Sapri, in due studi di Giulio Schmiedt

Gli studi

Nel 1987, pubblicai a stampa (1) uno studio sulle origini e la storia di Sapri. Lo studio, iniziato a Salerno e poi proseguito a Napoli, fu condotto su vari fronti. Le scarse informazioni che la storiografia locale metteva a disposizione e le scarse fonti archi-vistiche dell’epoca, rendevano incerti i risultati ma, la ricerca di nuove fonti, meritava ulteriori approfondimenti ed indagini. Anche se oggi non vi è rimasta memoria di tutto ciò, questo studio fa luce su alcuni aspetti e caratteristiche peculiari che l’aspro territorio del Golfo di Policastro ha avuto nei secoli. Come vedremo, lo studio delle poche fonti fino a noi giunte, anche se andrebbero ulteriormente indagate, restituisce un piccolo ma utile contributo alla storia del ‘basso Cilento’ e di Sapri nei secoli. Nello studio redatto per il Comune di Sapri, per la redazione del nuovo P.R.G. di Sapri – oggi conservato negli Archivi del Comune – scrivevo e riportavo alcune notizie e documenti che dal punto di vista strettamente bibliografico e storiografico, restano di estremo interesse. Recentemente abbiamo chiesto ed ottenuto dall’Istituto Geografico Militare di Firenze (I.G.M) che lo conserva, un disegno manoscritto del 1819 (Fig. 4) che fù pubblicato da Giulio Schmiedt (2) nel 1975.

Sapri in due studi di Giulio Schmiedt.

Lo studioso  Giulio Schmiedt (2), nel 1975, pubblicò un’interessantissimo studio per i tipi dell’Istituto Geografico Militare di Firenze. Nel suo studio, sugli ‘Antichi porti d’Italia’ (2), (Fig. 11), lo Schmiedt (2), riferiva che: “Dopo il porto di Policastro il Portolano del Mediterraneo (172), elenca nel Sinus Laus gli scali di Marina di Vibonati, di Sapri e di Maratea, ma non si hanno elementi che documentino se in epoca greca fossero frequentati. Per quanto riguarda il primo (Vibonati) si può solo dire che fu probabilmente uno scalo lucano chiamato Vibo ad Sicam e che il secondo (Sapri) fu sicuramente uno scalo romano, di cui rimarrebbero semisommerse alcune strutture sulla costa immediatamente a nord di Punta del Fortino” (riferendosi al punto ove si trova il Faro Pisacane) (2), a cui abbiamo dedicato lo studio: “Il vecchio Fortino borbonico a Sapri”, a cui rinviamo per gli opportuni approfondimenti e che vediamo illustrato nella foto del satellite di Figg. 1-2.

Punta Fortino a Sapri

(Fig. 1) Punta del Fortino in località Fortino a Sapri – veduta da satellite.

Località Fortino a Sapri

(Fig. 2) Località Fortino a Sapri – veduta da satellite.

Lo studioso Giulio Schmiedt, nel suo interessantissimo studio di Fig. 18 (2), citato, parlando del ‘Portolano del Mediterraneo’, a pag. 79, nella nota (176), si riferisce al ‘Compasso de navigare’ (Fig. 3)(4), e poi aggiunge e cita il testo di P. Luigi Cavalcanti, Guida del Pilota per le coste e i porti del Regno delle due Sicilie, 1846, che parla degli scali dell’area a p. 46. (7). Schmiedt, parlando dello scalo di Policastro a p. 78, sembra si riferisca ad un ‘Portolano del Mediterraneo’, moderno. Certo risulta strana la citazione di un ‘Sinus Laus’ e di un ‘Vibo ad Sicam’. Non sappiamo se il geografo e studioso Giulio Schmiedt, si riferiva al ‘Compasso de navigare‘.  Schmiedt (2), a p. 63, parlando di Punta Campanella e Punta Licosa, cita il Compasso (132) e poi a p. 79, lo cita nuovamente (176), citando anche il testo che ne parla: di P. Luigi Cavalcanti, Guida del Pilota per le coste e i porti del Regno delle due Sicilie, 1846 (7). Le uniche carte geografiche conosciute e datate prima del XIII secolo, sono alcune carte geografiche contenute in alcuni Codici miniati manoscritti e non sono portolani o carte nautiche. La più antica carta nautica o portolano a noi giunta e conosciuta è la cosiddetta ‘Carta Pisana‘ di cui abbiamo parlato in uno studio quì pubblicato, datata 1290 e che pare sia una Carta nautica annessa all’opera ‘Lo Compasso de navegare’, datato gennaio 1296 (XIII secolo)(4), di cui parla anche lo Schmiedt (2).  Crediamo che Schmiedt, abbia citato il ‘Vibo ad Sicam’ e ‘Sapri’, riferendosi al testo di Cavalcanti del 1846 (7), che non può riferirsi all’opera medievale in quanto essa fu scoperta e pubblicata dal Prof. Motzo nel 1947 (7). Inoltre, come vedremo appresso, il Compasso de navegare, opera anonima del 1296 (XIII secolo), cita Panicastro (Policastro) e non parla dello scalo di  Sapri, che invece, figura tra i porti conosciuti della ‘Carta Pisana’, con il toponimo di ‘Sapra’.

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(Fig. 3) Pagina 17 r del portolano medievale “lo Compasso de Navegare” di autore ignoto – la pagina è quella che descrive gli approdi e le coste da Salerno in giù (4).

Nel suo studio, Schmiedt (Fig. 12)(2), pubblicò lo schizzo illustrato nell’immagine di Fig. 3, che illustra un disegno del 1819 eseguito dal Tenente Blois del Genio Militare Napoletano (5). Si tratta del rilievo in scala 1:5000 della baia naturale di Sapri e del piccolo centro abitato. Il disegno di Fig. 4, pubblicato dallo Schmiedt (2) nel 1975 e da noi citato in alcuni nostri studi (1), nel 1987 e poi da Scarfone (8) nel 2014, è conservato presso il Nuovo Archivio, sede S. Marco dell’Istituto Geografico Militare di Firenze. Su questo rilievo militare, lo Schmiedt (2), scriveva in proposito: un vecchio schizzo eseguito nel 1819 a cura del Tenente Blois del Genio Napoletano” e, poi ancora: “Particolare della costa occidentale della baia di Sapri, dedotto da un rilievo a scala 1:500 eseguito nel 1819 dal Tenente Blois del Genio Militare Napoletano. Si notano i resti dell’antico molo di “Le Cammerelle”.

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(Fig. 4) “Porto di Sapri’, Rilievo originale eseguito dal Ten. Blois del Genio Napoletano. Sono riportati resti dell’antico porto romano.”, datato 1 gennaio 1819, rilievo in scala 1: 5000, con la seguente collocazione: cart. n. 82, doc. n. 52, Comune di Sapri, Prov. Salerno;  vecchio schizzo pubblicato dallo Schmiedt (2), è conservato presso il Nuovo Archivio, sede S. Marco dell’Istituto Geografico Militare di Firenze, Sezione ‘Stampe Antiche’: (n. 141142).

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(Fig. 4) “Particolare della costa occidentale della baia di Sapri“, vecchio schizzo disegnato a mano libera ed eseguito nel 1819 a cura del Tenente Blois del Genio militare Napoletano, dedotto da un rilievo a scala 1:5000 e tratto dal testo di Schmiedt (3), oggi conservato all’Istituto Geografico Militare di Firenze (5).

L’altro studio di Schmiedt (3)

In un altro suo pregevole studio, Schmiedt (3), pubblicò le immagini illustratate nelle Figg. 5-6-7-8-14, che illustrano alcune strutture semisommerse di alcune Ville d’epoca romana del litorale Laziale, che somigliano in modo assolutamente inequivocabile alle strutture semisommerse dette ‘Pilae’ a S. Croce a Sapri. Le immagini illustratate nelle Figg. 5-6-7-8-14, pubblicate da Schmiedt (3), rappresentano alcune strutture di due ville d’epoca romana, costruite lungo la costa laziale: la Villa della Nave o villa del patrizio romano Gneo Fonteio a Serapo (località di Gaeta) e, la Villa della Regione Sarinola o di Cicerone a Formia, di cui parleremo.

Le ‘Pilae’ a S. Croce sono simili alle strutture della Villa della Nave a Serapo

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(Fig. 5) Villa della Nave a Serapo – Rilievo delle strutture portuali, simili alle ‘Pilae’.

L’immagine di Fig. 5, pubblicata da Schmiedt (3),nella parte alta, illustra un disegno che rappresenta alcune strutture della ‘Villa della Nave’ o villa del patrizio romano Gneo Fonteio a Serapo (località di Gaeta), dove con la lettera “C si indicano i resti di sovrastrutture 1,2,3,4,5 = fondazioni sommerse di una veranda sul mare” che, come possiamo vedere dal raffronto delle due immagini di Fig. 6, si rassomigliano con le ‘Pilae’ in località S. Croce a Sapri, illuastrate nell’immagine satellitale di Figg. 7-8. Secondo lo Schmiedt (3), le strutture della villa d’epoca romana del patrizio Gneo Fonteio, sono delle strutture o “fondazioni sommerse di una veranda sul mare”. In realtà, le strutture illustrate da Schmiedt (3) e le ‘Pilae’ a S. Croce, sono delle strutture (forse portuali), semisommerse. Anche se oggi, in ambedue i casi, questre strutture o opere strutturali, sono immerse nell’acqua del mare ed affiorano per pochi centimetri fuori il pelo dell’acqua, rappresentano delle opere che in antichità si elevavano dal pelo dell’acqua di mare per diversi metri, tanto da costituire dei grandi e poderosi piloni di sostruzione di una passerella o di una veranda – come vuole lo Schmiedt. Credo si tratti di una struttura portuale elevata ed utilizzata come veranda o pontile flangiflutti,  per il passaggio delle onde e l’attracco ed il ricovero dei navigli. Il molo flangiflutti, semisommerso ed elevato – oggi la parte costruita elevata e fuori mare è poca ma si vede –  è stato costruito  in quel punto a difesa delle violente mareggiate nei giorni di forte libecciata. Infatti, a Sapri, si può vedere come nei giorni di forte vento, il mare in burrasca, scarica e dirige tutta la sua violenta forza e onde verso la direzione delle ‘Pilae’, costruite in quel punto per proteggere i piccoli legni ricoverati nel porticciolo della villa patrizia di S. Croce. Cio è dimostrato dalla tipologia costruttiva e dai materiali utilizzati per la loro costruzione. Si vede chiaramente come queste strutture, siano nate per essere state costruite immerse nell’acqua del mare, dall’uso della malta idraulica utilizzata – la pozzolana – per le costruzioni in acqua. Infatti, le ‘pilae’ a S. Croce, sono per metà costruite con mattoni di tufo legati da un’impasto di inerte e pozzolana, fino al pelo dell’acqua di mare, mentre la parte che oggi affiora dal mare si vede costruita con diversi materiali: ciotoli di pietra locale mista ad una poltiglia di calce normale.

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(Fig. 6) Villa della Nave a Serapo – le strutture portuali semisommerse, simili alle ‘Pilae’. 

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(Fig. 7) Villa della Nave a Serapo – le strutture portuali semisommerse, simili alle ‘Pilae’. 

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(Fig. 8) Villa della Nave a Serapo – le strutture portuali semisommerse, simili alle ‘Pilae’. 

Resti della villa Nave o di Gneo Fonteio a Serapo a Gaeta

(Fig. 9) Villa della Nave o di Gneo Fonteio a Serapo (località di Gaeta), visti dal satellite. Come si può ben vedere, queste strutture semisommerse, somigliano moltissimo allo stesso tipo di strutture semisommerse dette ‘Pilae’, poste lungo il litorale Saprese, illustrate nella Fig. 7 e nella Fig. 8.

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(Fig. 10) Strutture semisommerse dette ‘Pilae’, a Sapri, molto simili a quelle a Serapo.

Le Pilae a S. Croce

(Fig. 11) Strutture semisommerse dette ‘Pilae’, a Sapri, molto simili a quelle a Serapo.

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(Fig. 12) Strutture semisommerse dette ‘Pilae’, in località S. Croce a Sapri

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(Fig. 13) Strutture semisommerse dette ‘Pilae’, in località S. Croce a Sapri

Le Cammerelle a S. Croce a Sapri

Sempre nell’altro suo pregevole studio (3), lo Schmiedt, pubblicò l’immagine della Fig…. , che illustra alcune i criptoportici  della Villa della Regione Sarinola a Formia, d’epoca romana. Pare si tratti della Villa di Cicerone, che sappiamo avesse visitato anche la nostra Sapri. Si tratta della villa illustrata nell’immagine di Fig. 11, sottostante che illustra in particolare i criptoportici della Villa di Cicerone a Formia, pressochè identici a quelli di S. Croce. I resti, attribuiti alla residenza dell’oratore, si stendono sotto villa Rubino a Formia, di cui ci occuperemo in seguito e a cui dedicheremo gli opportuni approfondimenti (9).

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(Fig. 14) Villa di Cicerone a Formia – i criptoportici simili alle ‘Cammerelle’ di Sapri.

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(Fig. 15) Villa di Cicerone a Formia – i criptoportici simili alle ‘Cammerelle’ di Sapri.

Si tratta di una ventina di piccoli ambienti limitrofi alla battigia del mare che sono molto simili alle ‘Cammerelle’ di S. Croce a Sapri.  Si tratta di strutture d’epoca romana che la tradizione orale chiama “‘Cammerelle(piccole camerette) che,  molto probabilmente, dovevano essere delle strutture portuali per il deposito di derrate alimentari destinate alla villa patrizia d’epoca romana di cui vediamo i resti a S. Croce ed illustrati nell’immagine d’epoca di Fig. 9 e nel nostro rilievo architettonico illustrato in Fig. 10. Nelle immagini di Figg. 14 e 15, pubblicate da Schmiedt (3), si rappresenta la veduta di criptoportici della villa romana di Regione Sarinola”, ovvero della Villa romana di Cicerone a Formia-Minturno, oggi chiamata Villa Rubino. I criptoportici della Villa romana (Figg. 14-15), sono molto simili alle nostre ‘Cammerelle‘ in località Santa Croce. Come si può vedere dal raffronto delle due immagini di Fig. 16 e quelle illustrate nelle due Fig. 14 e Fig. 15, le strutture sono molto simili. Le strutture portuali o annesse alla Villa patrizia di Sapri, risultano molto simili alle ville patrizie lungo il litorale laziale scoperte a Serapo,  Formia e Sperlonga ed in particolare le Cammerelle a Sapri, risultano molto simili ai ‘criptoportici’ della Villa di Cicerone a Formia, o Villa della Regione Sarinola (come la chiama Schmiedt (3)).

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(Fig. 16) Le ‘Cammerelle’ e l’Istituto e la Specola a S. Croce a Sapri, nei primi del ‘900.

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(Fig. 17) Attanasio F., rilievo architettonico del prospetto principale delle strutture d’epoca romana a S. Croce a Sapri, da me eseguito nei primi anni ’80.

Nate bibliografiche:

(1) Attanasio F., “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10; l’articolo fu citato dal Cesarino F., La Lucania del Barone Antonini, stà in ” I Corsivi”, n. 3, 1988; “I villaggi deserti del Cilento”, rivista ‘i Corsivi’, Gen.- Feb.,1988, anno III, n. 1-2, Sapri, pp. 12-13; ” Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, rivista “I Corsivi”, Sa- pri, 1987, p. 9-10; “La pittura locale a Villa Guariglia“, rivista “I Corsivi”, Luglio 1987, anno II, n. 7, Sapri, p. 29; “Notizie storiche su Castelruggero“, rivista “I Corsivi”, Sapri, dic. 1988, anno II, n. 12, pp. 13-14; “Per un centro di storia cilentana“, rivista “I Corsivi”, Sapri, Nov. 1986, anno I, n. 9, p. 23; “Per un’ area di riequilibrio naturale”, rivista “I Corsivi”, Agosto 1986, anno I, n. 6, Sapri, p. 17; “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, rivista ‘Progetto’, Salerno, Luglio 1994, anno V, n. 2., pp. 3-4; “Per una politica del recupero“, Rivista ‘Progetto’, Salerno, Maggio 1994, Anno V, n. 1, pag. 11; “I villaggi deserti del Cilento”, “Progetto”, Salerno, Aprile 1995, anno VI, n. 2, p. 16; “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Re-golatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998.

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(2) (Fig. 18) Schmiedt G., Antichi porti d’Italia – Gli scali Fenicio-punici – I porti della Magna Grecia, Parte II- I Porti delle Colonie Greche, stà nella rivista dell’I.G.M. “L’Universo”, ed. I.G.M., Firenze, 1975 (che noi possediamo in originale), pp. 78-79.

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(3) (Fig. 18) Schmiedt G., ‘Il livello antico del Mar Tirreno‘, Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1972, pp. 134, 138 (Figg. 5-6-7-8-9-14-15-16-17-18).

(4) (Fig. 3) Trattasi del più antico portolano conosciuto, di autore anonimo e chiamato: ‘Lo Compasso de navegare’, o Codice Hamilton 396, datato a metà del secolo XIII (incipit porta la data del 1296 ma è molto più antico, forse delineato venti anni prima e su documenti molto più antichi). Pubblicato da B. R. MOTZO sotto il titolo: “Il Compasso da Navigare, opera italiana detta metà del secolo XIII”, stà in Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Cagliari, Cagliari, voI. VIII, 1947. Recentemente è stato tradotto da Debanne A., Lo Compasso de navegare, Edizione del Codice Hamilton 396, Editore Peter Lang Gmbh, Internationaler Verlag Der W, 2011. Oggi, il codice Hamilton 396 è conservato alla Handschriftenabteilung della Staatsbibliothek di Berlino. Si veda quì pubblicato lo studio ad esso dedicato. Schmiedt G., op. cit. (2), pp. 78-79, a pag. 78, quando parla di Sapri, alla voce ‘il Portolano del mediterraneo’, l’autore alla nota (172): “Cfr. op. cit., supra, p. 166”, che rimanda alla nota (171) – “Nel Portolano del Mediterraneo (Basso Tirreno e Ionio occidentale) a p. 166 viene esplicitamente ricordato che le isobate dei m 5 passano a m 600 da Policastro.”. Il ‘Portolano del Mediterraneo’, a cui si riferisce lo Schmiedt, forse è quello citato alla nota (166) di p. 77. Lo cita nelle pagine precedenti in alcune note,  e fa esplicito riferimento al ‘Compasso de navegare’, per es. alla nota (132). Si veda pure: P. Luigi Cavalcanti, Guida del Pilota per le coste e i porti del Regno delle due Sicilie, 1846, Napoli, Reale Tipografia Militare. Inoltre, si veda pure: il ‘Portolano del Mediterraneo’ del Lamberti, del 1865; il Portolano attribuito ad Alvise ca de Mosto, bollettino. Società Geografica italiana, 1893 e O. Marinelli, Atlante dei tipi geografici, I.G.M., Firenze, 1815.

(5)(Fig. 4) Particolare della costa occidentale della baia di Sapri, tratto da Schmiedt G., op. cit. (3), p. 78-79; Schmiedt, alla nota 173 di p. 78, scrive in proposito: un vecchio schizzo ecc.. eseguito nel 1819 a cura del Tenente Blois del Genio Napoletano” e, poi ancora: “Particolare della costa occidentale della baia di Sapri, dedotto da un rilievo a scala 1:500 eseguito nel 1819 dal Tenente Blois del Genio Militare Napoletano. Si notano i resti dell’antico molo di “Le Cammerelle”. Recentemente, nel 2014, la carta in questione è stata pubblicata da Scarfone A., op. cit. (8). Il vecchio schizzo pubblicato dallo Schmiedt (2), è conservato presso il Nuovo Archivio, sede S. Marco dell’Istituto Geografico Militare di Firenze, Sezione ‘Stampe Antiche’: (n. 141142) ‘Porto di Sapri’, Rilievo originale eseguito dal Ten. Blois del Genio Napoletano. Sono riportati resti dell’antico porto romano.”, datato 1 gennaio 1819, rilievo in scala 1: 5000, con la seguente collocazione: cart. n. 82, doc. n. 52, Comune di Sapri, Prov. Salerno. La carta può essere richiesta collegandosi al link dell’IGM:  https://www.igmi.org/carte-antiche/digitale_300_dpi/carta-1507626269.46?searchterm=Ten.+Blois+

(6) Beguinot C., Il Cilento – Problemi urbanistici, ed. del Centro Studi per il Cilento e il Vallo di Diano, collana diretta da Ruggero Moscati, VIII, Napoli, 1960.

(7) P. Luigi Cavalcanti, Guida del Pilota per le coste e i porti del Regno delle due Sicilie, Napoli, 1846, p. 46.

(8) Scarfone A., “Presenze geomitologiche nell’area costiera di Sapri”, stà in ‘Memorie descrittive della Carta Geologica d’Italia, XCVI (2014), pp. 447-460, pubblicato su un sito dell’ISPRA.

(9) la compongono vari ambienti rettangolari a nord e un settore residenziale a est, organizzato su tre terrazze; al centro sono due ninfei di età repubblicana. È la testimonianza meglio visibile della romana Formiae, che era dotata di un impianto termale presso piazza della Vittoria, di una peschiera in corrispondenza della Villa comunale, e di un teatro, in parte fungente da appoggio per le abitazioni soprastanti. I materiali rinvenuti sono parzialmente esposti nell’Museo archologico nazionale sottostante al Municipio, dove spiccano un gruppo acefalo di Leda col cigno, una statua di Ares e una ricca documentazione epigrafica sulla gens Vitruvia. A oriente del nucleo abitato inizia il Parco regionale suburbano di Gianola-Monte di Scauri, una superficie di 290 ettari a prevalente macchia mediterranea conserva resti archeologici di una villa romana e di una cisterna ottagonale, chiamata Tempio di Giano, databili al I sec. a.C. Un piccolo approdo, il porticciolo di Gianola del 1930, sorge sui resti di una peschiera romana. Il tratto di costa antistante il parco è Oasi Blu marina gestita dal WWF che organizza diverse attività (v. anche dintorni di Minturno).

Nel 1350, ‘Safri’ nell’Atlante Tammar-Luxor(o)

Gli studi

Nel 1987 pubblicai a stampa (1) uno studio sulle origini ed il ruolo dello scalo naturale della baia e del porto di Sapri, negli anni bui del medioevo. Lo studio, iniziato a Salerno e poi a Napoli, fu condotto su vari fronti. Le scarse informazioni che la storiografia locale metteva a disposizione e le scarse fonti archivistiche dell’epoca, rendevano incerti i risultati ma il periodo medioevale meritava ulteriori approfondimenti ed indagini e la ricerca di nuove fonti. Dopo diversi tentativi e dalle diverse notizie che emersero, mi resi conto che ne era valsa la pena. Con la progressiva e definitiva dissoluzione dello Impero romano e, la caduta degli ultimi Imperatori romani, tutta l’Italia fu interessata da continue guerre ed invasioni di popolazioni ‘barbariche’. Le invasioni degli Unni, Ostrogoti, Visigoti, i Vandali di Genserico e, Arabi, produssero sulle popolazioni già stremate, devastazione, pestilenze e, carestie. In questi secoli, anni bui del medioevo, i pochi centri costieri del ‘Cilento’ si desertificarono, restando dei piccoli villaggi di pescatori e ove talvolta, come è il caso di Sapri e Policastro, avevano un porto. Anche se oggi non vi è rimasta memoria di tutto ciò, questo studio cerca di far luce su alcuni aspetti e caratteristiche peculiari che l’aspro territorio del ‘basso Cilento’ e del Golfo di Policastro ha avuto nei secoli. Come vedremo, lo studio delle poche fonti fino a noi giunte, anche se andrebbero ulteriormente indagate restituisce un piccolo ma utile contributo alla storia del ‘basso Cilento’ e di Sapri nei secoli, le sue origini e l’evoluzione storico-urbana del centro costiero. Dall’analisi di alcuni vecchi scritti ed autori della bibliografia antiquaria ed anche in alcune antiche carte nautiche medievali e a stampa, vediamo come il toponimo di Sapri, nell’anticihità sia stato trasformato in Safri. Alla trasformazione del toponimo di Sapri in Safri, in antichità, abbiamo dedicato lo studio: “Safri”, a cui rinviamo per gli opportuni approfondimenti. In particolare in questo studio, cercheremo di fare degli approfondimenti circa la presenza del toponimo di Sapri nell’Atlante Tammar-Luxoro o Luxor (3), (Fig. 1), dove il toponimo di Sapri, figura trasformato in ‘Safri‘.

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(Fig. 1) Carta nautica del “Mediterraneo centrale” tratta dall’Atlante Tammar-Luxoro, Tavv. III e IV. Di autore ignoto, dei primi del XIV secolo (3), conservato alla Biblioteca Civica Berio di Genova.

Tammar-Luxor ricevuto dalla Biblioteca civica di Berio a Genova

(Fig. 2) Particolare tratto dalla Carta nautica del “Mediterraneo centrale” tratta dall’Atlante Tammar-Luxor(o), Tav. IV. Ingrandimento con i toponimi dei porti lungo la nostra costa tirrenica. Si vede, dopo ‘Panicastra (Policastro) Safri’ (5)

Il Safri, ricordato dall’Antonini

Sulla notizia riferita dall’Antonini (2) a proposito di Sapri che “Mario Negro lo chiama Safri “, è una notizia che viene confermata. Infatti, in altri studi sulle antiche carte nautiche e peripli rintracciati, quì pubblicati (….), abbiamo segnalato la citazione del toponimo medievale di Safri su alcune carte nautiche tardo medievali. E’ lo Almagià che in un suo pregevole studio, elenca i toponimi presenti sulle antiche carte (….).  Il toponimo di Sapri, secondo il prospetto dell’Almagià (….) è Safrì sulle prime carte fino a noi giunte. Safri figura sulla carta del Delorto, il Tammar-Luxoro (Fig. 2) e sulla carta detta De Combitis. Queste tre carte del XIII secolo, tra i porti della costa tirrenica annoverano Safri.

‘Safri’ sulle antiche carte nautiche del XIII e XIV secolo

La notizia tratta dall’Antonini, che Mario Negro la chiamava Safri’ci viene con- fermata dai nostri studi ed approfondimenti sul caso. Attraverso lo studio toponomastico da noi condotto attraverso lo studio della cartografia medievale, sulle antiche carte nau- tiche, quì pubblicati (2), si è potuto accertare che il toponimo di ‘Safri’, figura su alcuni documenti antichi ed in particolare Sapri, viene annoverato con il toponimo di ‘Safri’ su alcune carte nautiche e su alcuni portolani. La citazione di un porto o di un approdo co- nosciuto di ‘Safri’, viene confermata dall’Almagià (2) che in un suo pregevole prospetto (2), elenca i toponimi o nomi dei porti presenti sulle più antiche carte nautiche e porto- lani conosciuti (Fig. 3) (2). L’Almagià, nel suo pregevole prospetto, afferma che il toponi- mo del porto di Sapri, trasformato in ‘Safri‘, figura nell’AtlanteTammar-Luxoro’ (Fig. 1-2) (4).

Il toponimo di Safri nell’Atlante Tammar-Luxoro del XIII o inizi XIV secolo (Fig. 1).

Sapri, risulta annoverato con il toponimo di Safri in uno dei più antichi documenti della cartografia nautica che si conosce, il così detto Atlante Tammar-Luxor, così chiamato dal cognome del suo scopritore, il Prof. Tammar Luxoro (uno dei riformatori dell’Accademia Ligustica di Belle Arti, di famiglia ricca genovese), che lo scoprì tra le carte di famiglia, nel 1861. Il Tammar Luxoro Atlas o Atlante Luxoro, è di autore ignoto ed è uno dei più antichi cimeli di cartografia nautica che si siano conservati in tutto il mondo. E’, da collo- carsi alla fine del secolo XIII, o ai primi anni del secolo XIV (4); Il Tammar Luxoro Atlas o Atlante Luxoro, è di autore ignoto ed è una raccolta anonima di portolani italiani, com- posto da otto piccole tavole (tabulae), di fogli membranacei a colori manoscritti, mm. 226 x 155. Attualmente è conservato presso la Biblioteca Civica Berio a Genova (5). L’autore è sconosciuto. Alcuni ritengono che il suo autore sia Pietro Vesconte mentre altri pensano sia stato realizzato da Francesco de Cesanis di Venezia. (2). L’Almagià (2), scrive in proposito a p. 22: “Tra i più antichi documenti della cartografia nautica si annovera di solito anche il così detto Atlante Tammar-Luxoro. Anche questo Atlante è tuttavia certamente da collocarsi nella prima metà del secolo XIV. “. Dall’Almagia (2)(Fig. 3) e dal Desimoni (4), nella “coste napolitane, terre di lavoro e principati” (4), vengono elencati i toponimi riportati nell’antico testo e nella carta allegata che illustra le coste dell’Italia meridionale, nella sezione A della ‘Tavola quarta‘ (Fig. 1-2), figurano i toponimi di “Safri” (Sapri), Capo de Licosa, Palinuo (Palinuro), Panicastra (Policastro), Foresta (Bosco), Safri (Sapri), Malatri (Maratea), Tim (Isola di Dino), San Nicolo, Scallia (Scalea, scritto in rosso perchè importante). La Tav. IV (dx) è quella dove si vedono i centri costieri della costa tirrenica dell’Italia e dove figura il centro costiero di ‘Safri‘ (2). I toponimi elencati dal Desimoni (4) e dall’Almagià (2), li confermo in quanto, ho esaminato de visu la fotoriproduzione della (Figg. 1-2) che ho ottenuto dalla Biblioteca Civica di Berio su gentile concessione del Comune di Genova.

Tammar-Luxor ricevuto dalla Biblioteca civica di Berio a Genova

(Fig. 2) Particolare tratto dalla Carta nautica del “Mediterraneo centrale” tratta dall’Atlante Tammar-Luxoro, Tav. IV. Ingrandimento con i toponimi dei porti lungo la nostra costa tirrenica. Si vede, dopo ‘Panicastra (Policastro) Safri’.

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(Fig. 4) Pagina 65 dell’Atlante Tammar Luxor(o), illustrato da Desimoni e Belgrano (4).

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(Fig. 3) Prospetto dell’Almagià, sulla toponomastica nelle più antiche carte nautiche (2)

Note bibliografiche:

(1) Attanasio Francesco, “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10; l’articolo fu citato dal Cesarino F., La Lucania del Barone Antonini, stà in ” I Corsivi”, n. 3, 1988; “I villaggi deserti del Cilento”, rivista ‘i Corsivi’, Gen.- Feb.,1988, anno III, n. 1-2, Sapri, pp. 12-13; ” Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, rivista “I Corsivi”, Sa- pri, 1987, p. 9-10; “La pittura locale a Villa Guariglia“, rivista “I Corsivi”, Luglio 1987, anno II, n. 7, Sapri, p. 29; “Notizie storiche su Castelruggero“, rivista “I Corsivi”, Sapri, dic. 1988, anno II, n. 12, pp. 13-14; “Per un centro di storia cilentana“, rivista “I Corsivi”, Sapri, Nov. 1986, anno I, n. 9, p. 23; “Per un’ area di riequilibrio naturale”, rivista “I Corsivi”, Agosto 1986, anno I, n. 6, Sapri, p. 17; “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, rivista ‘Progetto’, Salerno, Luglio 1994, anno V, n. 2., pp. 3-4; “Per una politica del recupero“, Rivista ‘Progetto’, Salerno, Maggio 1994, Anno V, n. 1, pag. 11; “I villaggi deserti del Cilento”, “Progetto”, Salerno, Aprile 1995, anno VI, n. 2, p. 16; “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Re-golatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998.

(2) (Fig. 3) Almagià R., Toponomastica dell’Italia in alcune carte nautiche medioevali, stà in Monumenta Italia Cartographica, I.P.S., Firenze, 1929, Forni editore, Appendice I, I – Coste liguri e tirreniche della penisola, p. 68. Si veda dello stesso autore p. 3.

(3) (Fig. 1-2) Carta nautica del “Mediterraneo centrale” tratta dall’Atlante Tammar-Luxoro, Tavv. III e IV. Di autore ignoto, è una raccolta anonima di 8 piccole tavole o Carte nautiche e portolani italiani dei primi del XIV secolo, attualmente conservate presso la Biblioteca Civica Berio a Genova. I toponimi elencati dal Desimoni (4) e dall’Almagià (2), li confermo in quanto ho esaminato de visu la fotoriproduzione della (Fig. 1-2) che ho ottenuto dalla Biblioteca Civica di Berio su gentile concessione del Comune di Genova. Riprodotto ed illustrato da Desimoni C., op. cit. (4).

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(4) Desimoni C. e L.T. Belgrano, Atlante Idrografico del medioevo posseduto dal Prof. Tammar Luxoro, coste napolitane, terre di lavoro e principati, Genova, 1867, Tavola IV, pag. 65, stà in ‘Atti Società Ligure di Storia Patria’, Tomo V, Genova, Tip. dei Sordomuti, 1867; visibile sulla rete sul sito di Google play alla pagina: https://play.google.com/books/reader?id=_GU_AAAAYAAJ&printsec=frontcover&output=reader&hl=it&pg=GBS.PA65. Si veda pre di Desimoni C., Le carte nautiche italiane del medio evo, a proposito di un libro del prof. Fischer, Atti Soc. Ligure di Storia Patria. Vol. XIX, 15.

(5) Carte nautiche da musei e biblioteche della Liguria dal XIV al XVII secolo, Ed. Analisi, 1988, Mostra a Genova, Palazzo Belimbau, a cura di Gaetano Ferro, p. 32.

SAFRI

Gli studi

Nel 1987, pubblicai a stampa (1) uno studio sulle origini e la storia di Sapri. Lo studio, iniziato a Salerno e poi proseguito a Napoli, fu condotto su vari fronti. Le scarse informazioni che la storiografia locale metteva a disposizione e le scarse fonti archi-vistiche dell’epoca, rendevano incerti i risultati ma, la ricerca di nuove fonti, meritava ulteriori approfondimenti ed indagini. Anche se oggi non vi è rimasta memoria di tutto ciò, questo studio fa luce su alcuni aspetti e caratteristiche peculiari che l’aspro territorio del Golfo di Policastro ha avuto nei secoli. Come vedremo, lo studio delle poche fonti fino a noi giunte, anche se andrebbero ulteriormente indagate, restituisce un piccolo ma utile contributo alla storia del ‘basso Cilento’ e di Sapri nei secoli. Nello studio redatto per il Comune di Sapri, per la redazione del nuovo P.R.G. di Sapri – oggi conservato negli Archivi del Comune – scrivevo e riportavo alcune notizie e documenti che dal punto di vista strettamente bibliografico e storiografico, restano di estremo interesse (1). Dall’analisi di alcuni vecchi scritti ed autori della bibliografia antiquaria ed anche in alcune antiche carte nautiche medievali e a stampa, vediamo come il toponimo di Sapri, nell’anticihità sia stato trasformato in Safri.

Sapri nella Lucania di Antonini: Mario Negro lo chiama Safri,…

Assume particolare importanza la citazione di un ‘Safri’ di Giuseppe Antonini, nella sua ‘Lucania’ (3) che, parlando di Sapri, riferisce alcune interessanti notizie che andrebbero ulteriormente indagate. Giuseppe Antonini, Barone di S. Biase, nella sua ‘Lucania’, per i tipi di Tomberli (3)(Fig. 1), riferisce: “ Luca Olstenio nelle note all’Italia antica di Cluverio pag. 1263. dice: Mario Negro lo chiama Safri,…(4). L’interessantissima notizia citata dall’Antonini (3) che Mario Nigro, “..lo chiama Safri,.” è stata tratta dal testo scritto in latino dell’erudito Mario Nigro (4), il quale, parlando di Sapri, lo chiamava ‘Safri‘ (4). L’antico testo di Mario Nigro o Dominicus Marius Niger, Veneto, è stato compilato nel 1557 a Basilea ed è intitolato: Geographie, commentarorium libri XI ecc…In questo testo del 1557, il veneto Mario Nigro, commenta il libro XI della Geografia di Strabone. Negro Mario (o Dominicus Marius Niger, Veneto), Geographie, commentarorium libri XI nunc primum ecc…., nel suo indice (Index), alla voce Safri, rimanda a ‘Safri castellum’ a p. 199. Infatti, nella ‘Lucanie Regiones fitus’, di Geographie Commentarii VII, a p. 199 (4), Mario Nigro, proposito di Sapri, scrive: “Inde Safri: Malatia (cb) castella. Postea Laus amnis in mare audit.” che tradotto significa: “Allora Safri, Malatia castelli. Dopo il fiume Laus sfocia nel mare aperto”.

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(Fig. 1) Pagina 430 della ‘Lucania’, I Discorsi’,  dell’Antonini (3).

‘Safri’ in Mario Nigro, citato dall’Antonini 

Sulla ‘Geografia’ di Tolomeo, trascritta e tradotta dal greco in latino, si basarono e trassero molte notizie alcuni eruditi e studiosi del ‘500, come ad esempio Negro Mario (o Domini- cus Marius Niger, Veneto), Geographie, commentarorium libri XI nunc primum ecc…, nella ‘Lucanie Regiones fitus’, di Geographie Commentarii VII che, nel 1557, (4), nell’indice, alla voce di Sapri, lo chiama ‘Safri castellum’ = p. 199. (4) (Fig. 2).

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(Fig. 2) Mario Nigro (4), 1557, p. 199.

Mario Nigro (4), a p. 199 scrive a proposito di Safri castellum: ” Mox Talaus urbis fuit Sybaritarum colonia paululum à mari semota, prope cuius locum in litore maris castellu est quod iuniores Paleocastrum uocant, Talao finui imminens, ubi & ammis Talaus Dianius nunc in radicibus Apenini exortus apud Masecum castellum: ad leva penes se alterum Sal- lam nomine relinques penetratos suterraneis speluncis monte in mare it. Inde Safri: Ma- latia castella. Postea Laus amnis in mare uadit, Laino modo nomine in quo ager Lucanius terminatur. In mediterraneo aut haec habentur, Ulci Compsas antiqua oppida. Item aliud Potentia no in celebre cui nomen ad hoc tepus restat, non procul à fonte Pyxi cui adiacent. Inde Blanda oppidum fuit situ ualidum.”. Che tradotto dal latino sarebbe: Poco dopo, Ta- lon della città era un sibarita, una colonia un po ‘dal mare diminuisce con l’altezza, nei pressi del luogo di cui ci, sulla riva del mare, villaggio è che il giovane Paleocastrum sono chiamati, di Talaus i seni della, che si affaccia sul, e dove ha animis Talon Dianius ora ai piedi delle piste della sorto tra Masecum il villaggio, alla mano sinistra è nelle mani di lui c’era un altro Sallam il nome del sarà per la penetrare grotte auterra montagna al mare. Poi castelli (i villaggi) di ‘Safri’, e Malatia. Dopo il fiume Laus sfocia nel mare aperto, ‘va’, il campo di Laino Lucanius, del modo in cui termina nel nome del. Queste parole si trovano al suo interno, o, punizione dell’iniquità: compsam antiche città. Famosa anche per nessun altra forza il cui nome rimane a questo momento, non lontano dalla fonte Pyxi cui è adiacente. Da questo è la situazione del soggiorno è stata la città di liscio dalla lingua.”. Queste interessantissime notizie riportate da scrittori testimoni del loro tempo andrebbero ulteriormente indagate o meglio tradotte. Alla luce delle recenti conferme possiamo affermare che il toponimo di ‘Safri‘ è confermato da otto documenti: Mario Ni- gro (4), Antonini (3), la carta nautica di Angelino Dalorto (Fig. 5), l’Atlante Tammar-Luxo- ro (Fig. 7-8) e nella carta de Corbitis (Fig. 6), la Carta d’Italia annessa all’Isolario di Cristofaro Buontelmonti (Fig. 7).

L’Ebner

Anche l’Ebner nel suo ‘Chiesa Baroni e popoli nel Cilento’, a pag. 589 (17), parlando di Sa-pri, scrive che oltre ad avere i toponimi di ‘Portum‘ e ‘Portus Saprorum’ veniva chiamato ‘Safri’. Non sappiamo come facesse l’Ebner a confermarci la notizia di un ‘Safri’ ma pre-sumiamo che egli, avesse letto qualcosa forse proprio in Mario Nigro (4), oppure su una delle tavole tolemaiche che portano il suo nome: il Codice Latino Ebner (13), la cui immagine di Fig. 3 è stata tratta da Borri (13). Non abbiamo potuto esaminare de visu l’immagine dall’originale e non possiamo confermare la nostra ipotesi che l’Ebner, citando il toponimo di ‘Safri’, si riferissse alla sua carta manoscritta tratta dalla Geografia di Claudio Tolomeo.

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(Fig. 3) Particolare della Carta d’Italia, annessa al Codice latino manoscritto Ebner (13).

‘Safri’ sulle più antiche carte nautiche del XIII e XIV secolo

La notizia riferita dall’Antonini (3), ovvero che Mario Nigro (4) lo chiamava Safri’ci viene confermata dai nostri studi ed approfondimenti sul caso. Infatti, attraverso lo studio toponomastico da noi condotto attraverso lo studio della cartografia medievale, sulle an-tiche carte nautiche e peripli rintracciati, quì pubblicati (2), si è potuto accertare che il to- ponimo di ‘Safri’, figura su alcuni documenti antichi manoscritti. Sapri, viene annoverato con il toponimo di ‘Safri’ su alcune carte nautiche e su alcuni portolani. La citazione di un porto o di un approdo conosciuto di ‘Safri‘, viene confermata dall’Almagià (7) che in un suo pregevole prospetto (8)(Fig. 4), elenca i toponimi o nomi dei porti presenti sulle più antiche carte nautiche e portolani conosciuti. L’Almagià (8), nel suo pregevole pros- petto, afferma che il toponimo del porto di Sapri, trasformato in ‘Safri‘, figura sulla carta del Dalorto (Fig. 5), il Tammar-Luxoro (Figg. 7-8) e sulla ‘carta detta ‘De Combitis’ (Fig. 6). Le  antichissime tre carte nautiche del XIII secolo, tra i porti della costa tirrenica annoverano ‘Safri’.

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(Fig. 4) Prospetto dell’Almagià, sulla toponomastica nelle più antiche carte nautiche (8).

‘Safri’ nella carta nautica del Dalorto, del 1339

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(Fig. 5) Carta nautica “Dal mar Baltico al mar Rosso”, di Angelino De Dalorto, del 1339 (9).

‘Safri’ nella carta nautica dell’Atlante Corbitis, del 1384

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(Fig. 6) L’Italia in una carta dell’Atlante nautico Corbitis già detto Combitis. In questa car- ta Sapri, figura con il toponimo di Safri (10).

Il toponimo di Safri nell’Atlante Tammar-Luxoro del XIII o inizi XIV secolo (Fig. 8).

Sapri, risulta annoverato con il toponimo di Safri in uno dei più antichi documenti della cartografia nautica che si conosce, il così detto Atlante Tammar-Luxor, così chiamato dal cognome del suo scopritore, il Prof. Tammar Luxoro (uno dei riformatori dell’Accademia Ligustica di Belle Arti, di famiglia ricca genovese), che lo scoprì tra le carte di famiglia, nel 1861. Il Tammar Luxoro Atlas o Atlante Luxoro, è di autore ignoto ed è uno dei più antichi cimeli di cartografia nautica che si siano conservati in tutto il mondo. E’, da collo- carsi alla fine del secolo XIII, o ai primi anni del secolo XIV (12); Il Tammar Luxoro Atlas o Atlante Luxoro, è di autore ignoto ed è una raccolta anonima di portolani italiani, com- posto da otto piccole tavole (tabulae), di fogli membranacei a colori manoscritti, mm. 226 x 155. Attualmente è conservato presso la Biblioteca Civica Berio a Genova (13). L’autore è sconosciuto. Alcuni ritengono che il suo autore sia Pietro Vesconte mentre altri pensa- no sia stato realizzato da Francesco de Cesanis di Venezia. (13). L’Almagià (7), scrive in proposito a p. 22: “Tra i più antichi documenti della cartografia nautica si annovera di solito anche il così detto Atlante Tammar-Luxoro. Anche questo Atlante è tuttavia certamente da collocarsi nella prima metà del secolo XIV.“. Dall’Almagia (7)(Fig. 6) e dal Desimoni (12), nella “coste napolitane, terre di lavoro e principati” (12), vengono elencati i toponimi riportati nell’antico testo e nella carta allegata che illustra le coste dell’Italia meridionale, nella sezione A della ‘Tavola quarta‘ (Fig. 7-8), figurano i toponimi di “Safri” (Sapri), Capo de Licosa, Palinuo (Palinuro), Panicastra (Policastro), Foresta (Bosco), Safri (Sapri), Malatri (Maratea), Tim (Isola di Dino), San Nicolo, Scallia (Scalea, scritto in  rosso), come si può vedere nell’immagine di Fig. 8, ingrandita. La Tav. IV (dx) è quella dove si vedono i centri costieri della costa tirrenica dell’Italia e dove figura il centro costiero di ‘Safri‘ (7). I toponimi elencati dal Desimoni (12) e dall’Almagià (7), li confermo in quanto ho esaminato de visu la fotoriproduzione della (Fig. 7) che ho ottenuto dalla Biblioteca Civica di Berio su gentile concessione del Comune di Genova (Figg. 7-8).

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(Fig. 7) Carta nautica del “Mediterraneo centrale” tratta dall’Atlante Tammar-Luxoro, Tav. III, IV. Di autore ignoto, dei primi del XIV secolo (11).

Tammar-Luxor ricevuto dalla Biblioteca civica di Berio a Genova

(Fig. 8) Particolare della Carta nautica del “Mediterraneo centrale” tratta dall’Atlante Tammar-Luxoro, Tav. IV. Ingrandimento con i toponimi dei porti lungo la nostra costa tirrenica. Si vede, dopo ‘Panicastra (Policastro) Safri’ (11).  

‘Safri’ nella carta nautica del 1373 di Francesco Pizigano alla Biblioteca Ambrosiana

L’altra carta nautica attribuita a Francesco Pizzigani ‘Portolano del Mediterraneo’, che quì pubblichiamo (Fig. 9) è datata 1373 ed è conservata alla Biblioteca Ambrosiana a Milano. Il più antico manufatto cartografico originale della Biblioteca del Congresso: un grafico nautico. Secondo quarto del XIV secolo. Anche questa carta nautica o portolano datata 1373, risulta essere molto interessante per il toponimo originario di Sapri. L’immagine della carta in questione (Fig. 9) si può ottenere collegandosi al sito: https://en.wikipedia. org/wiki/Portolan_chart. Recentemente abbiamo ottenuto dalla Biblioteca Ambrosiana di Milano, la fotoriproduzione del file digitale tratto dall’originale della carta nautica di Francesco Pizigano del 1373 (4)(Fig. 9) e della foto successiva ingrandita con le nostre coste dell’Italia del sud che quì pubblichiamo (Fig. 9). In essa si possono vedere i porti di Salerno e Scalia (Scalea), segnati di colore rosso, mentre con il colore nero (oggi un grigio sbiadito e con una scrittura gotica), vengono elencati i porti minori tra cui quello di Sapri e Policastro. Purtroppo, come si può vedere, i toponimi dei porti della nostra costa, non sono decifrabili a causa delle linee di distanza convergenti proprio verso il porto di Sapri. Non abbiamo potuto esaminare de visu l’originale e, purtroppo dall’ingrandimento del file digitale si evince che le linee di distanze di colore rosso, convergendo tutte in un punto adiacente alla porzione che interessa propio i toponimi dei porti che a noi interessano, non si distinguono con chiarezza i toponimi ivi riportati. Nell’ingrandimento (Fig. 9), si vede, sotto il toponimo di ‘Panecastro‘ (Policastro), segnato anche questo con il colore nero il toponimo del porto di Sapri, noi leggiamo un ‘Safri’.

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(Fig. 9) Carta nautica di Francesco Pizzigano del 1373, ‘Portolano del Mediterraneo’, con- servata alla Biblioteca Ambrosiana a Milano – fotoriproduzione dall’originale – Ingrandi- mento della fotoriproduzione su concessione della Biblioteca Ambrosia di Milano (13).

La ‘Carta del Mediterraneo’, contenuta nell’”Isolario” del Buontelmonti del 1420, esemplare contenuto nel Codice Hamilton 108, conservato alla Biblioteca Statale di Berlino

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(Fig. 14) Particolare delle coste dell’Italia meridionale in una carta contenuta nel Codice Hamilton 108 (20), contenente l’Isolario di Cristoforo Buontelmonti, del 1420 (prima metà del secolo XV),  tratta e pubblicata dal testo di Lago (19).

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(Fig. 15) Esemplare del ‘Liber Insularim Archipelagi cum pictura’, di Buontelmonti, conservato alla Biblioteca Medicea-Laurenziana di Firenze

La ‘Carta del Mediterraneo’, contenuta nell’”Isolario” del Buontelmonti del 1420, esemplare conservato alla Bibliotteca Medicea-Laurenziana di Firenze

In questa Carta del Mediterraneo (18), illustrata nelle immagini che seguono, figura il toponimo di ‘Saffri’, tra i luoghi o i porti e gli scali marittimi del litorale Tirrenico dell’Italia meridionale. Si tratta di una carta geografica contenuta nel ‘Liber Insularum Archipelagi cum pictura’ (20), di Cristoforo Buontelmonti, contenuto nel Codice latino di derivazione Tolemaica, Codice Plut. XXIX, 25 (Plut. 29.25), pp. cc. 62v e 63r, posseduto dalla Biblioteca Nazionale Medicea-Laurenziana di Firenze, e citata da Luciano Lago (19), op. cit., Tav. VII, dopo pag. 185 e s.  Questa carta, fu pubblicata dall’Almagià, op. cit. (7), Tav. X. bis, ed è quella contenuta nell’Isolario, conservato nella Biblioteca Medicea-Laurenziana di Firenze, XXIX, 25 della seconda metà del secolo XV.

Plut., 7

Plut. 9

Plut. 9

(Fig. 16) Particolare della ‘Carta del Mediterraneo’, contenuta nel ‘Liber Insularum Archipelagi cum pictura’ (20), di Cristoforo Buontelmonti, contenuto nel Codice latino di derivazione Tolemaica, Plut. 29.25, pp. cc. 62v e 63r, posseduto dalla Biblioteca Nazionale Medicea-Laurenziana di Firenze.

‘Safri’ nelle carte nautiche della Biblioteca Palatina di Parma

Recentemente ho acquisito un testo che ci parla delle carte nautiche conservate alla Bi- blioteca Palatina di Parma. Si tratta del testo: Carte per navigare. La raccolta di portolani della Biblioteca Palatina di Parma, a cura di Andrea De Pasquale che racconta ed illustra la mostra ‘Mirabilia Palatina’ del 2002, tenutasi alla Biblioteca Palatina di Parma, dove sono conservate alcune interessantissime carte nautiche del XV e XVI secolo. In queste carte nautiche manoscritte e miniate, abbiamo trovato i toponimi dei porti o scali marit-timi maggiori e minori delle nostre coste. Quì presentiamo e parleremo delle carte nauti- che conservate alla Biblioteca Palatina di Parma dove il toponimo del porto o scalo marit-timo di Sapri figura con Safri . Non abbiamo potuto esaminare de visu le carte che quì presentiamo ma dagli ingrandimenti si può leggere chiaramente il toponimo di Sapri tra- sformato in ‘Safri’. Oltre alle due carte nautiche attribuite a Francesco e Domenico (fra- telli) Pizigano (o Pizzigano o (i)), che abbiamo presentato in un nostro scritto ivi pubbli- cato, il toponimo di Sapri, figura trasformato in ‘Safri’ negli scali marittimi conosciuti delle seguenti carte conservate alla Biblioteca Palatina di Parma:  

‘Safri’ nell’Atlante nautico di Anonimo del 2° quarto del secolo XV

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(Fig. 10) Atlante nautico di Anonimo del 1624, conservato alla BPM (Ms. parm. 1624).

 ‘Safri’ nell’Atlante nautico del 1512 di Vesconte Maggiolo 

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(Fig. 11) Atlante nautico di Vesconte Maggiolo del 1512

In seguito all’Atlante nautico di Vesconte Maggiolo, del 1512, in cui lo scalo marittimo di Sapri figura con il toponimo di ‘Safri’, con il nuovo Atlante nautico di Vesconte e di Giovanni Maggiolo, del 1525 (tredici anni dopo), il toponimo dello scalo marittimo di Sapri figurerà come Sapri e non più ‘Safri’. Anzi in alcuni casi, il toponimo dello scalo marittimo di Sapri figurerà come Porto di Sapri. Fino alla metà del XVI secolo il toponimo dello scalo di Sapri figurerà annoverato con il toponimo di ‘Safri‘ per poi trasformarsi in seguito come ‘Sapri’ o a volte Porto di Sapri’, come ad esempio nell’Atlante nautico di Giovan Battista e Pietro Cavallini del 1654, conservato alla Biblioteca Palatina di Parma.

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(Fig. 12) ‘Porto de Sapri’, nell’Atlante nautico di Giovan Battista e Pietro Cavallini del 1654

L’Alfano nel 1823

L’Alfano (4), nel suo ‘Istorica descrizione del Regno di Napoli’, del 1823, a proposito di Sa- pri dice: “Terra sopra un falso piano bagnato dal Mar Tirreno, d’aria buona, Diocesi di Policastro, 64 miglia da Salerno distante, feudo di Carafa Spina. Anticamente fu detta Si-pron, edificata dai Sibariti, quando dopo la disfatta avuta dai Crotoniati nell’Olimpiade settantesima, furono costretti a disertare dai propri Luoghi. Vi è un vecchio Porto considerevole, che ha due miglia di perimetro, è mezzo miglio di apertura. Produce grani, frutta, vini generosi, oli eccellenti, e il mare da abbondante pesca. Fa di popolazione 1489.”. Noi questo abbiamo letto in Alfano a p. 135 (16), mentre l’Ebner (17) afferma che l’Alfano (16) scriveva di Sapri: all’imboccatura di esso (del porto di Sapri – della sua baia), varie vestigia di antichi magazzini, e molte mura stanno mezze sepolte nell’acqua: da queste reliquie argomentasi essere stata una colonia assai antica, o almeno un porto di considerazione. Credono alcuni che sia stata l’antica città di Velia; me è più probabile che avendo i Crotoniati distrutta la città di Sibari nella Calabria, alcuni Sibariti fuggiti andarono a edificarvi un castello col nome di Sibaron, poi Sipron, e finalmente Sapri, nominato anche Safri.”. 

Note bibliografiche:

(1) Attanasio F., “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10; l’articolo fu citato dal Cesarino F., La Lucania del Barone Antonini, stà in ” I Corsivi”, n. 3, 1988; “I villaggi deserti del Cilento”, rivista ‘i Corsivi’, Gen.- Feb.,1988, anno III, n. 1-2, Sapri, pp. 12-13; ” Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, rivista “I Corsivi”, Sa- pri, 1987, p. 9-10; “La pittura locale a Villa Guariglia“, rivista “I Corsivi”, Luglio 1987, anno II, n. 7, Sapri, p. 29; “Notizie storiche su Castelruggero“, rivista “I Corsivi”, Sapri, dic. 1988, anno II, n. 12, pp. 13-14; “Per un centro di storia cilentana“, rivista “I Corsivi”, Sapri, Nov. 1986, anno I, n. 9, p. 23; “Per un’ area di riequilibrio naturale”, rivista “I Corsivi”, Agosto 1986, anno I, n. 6, Sapri, p. 17; “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, rivista ‘Progetto’, Salerno, Luglio 1994, anno V, n. 2., pp. 3-4; “Per una politica del recupero“, Rivista ‘Progetto’, Salerno, Maggio 1994, Anno V, n. 1, pag. 11; “I villaggi deserti del Cilento”, “Progetto”, Salerno, Aprile 1995, anno VI, n. 2, p. 16; “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Re-golatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998.

(2) Attanasio F., “Sapri in alcune carte di Angelino Dalorto o Dulcert del 1300″; vedi pure: “Safri nell’Atlante Corbitis del XIII secolo”; si veda pure: Safri nell’Atlante Tammar-Luxo- ro”; ivi quì: Sapri rouinatawordpress.com.

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(3) Antonini G., La Lucania – discorsi, discorso XI, parte II, ed. Tomberli, Napoli, 1797.

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(4) Negro Mario (o Dominicus Marius Niger, Veneto), Geographie, commentarorium libri XI nunc primum ecc…, Basilea, 1557, nella ‘Lucanie Regiones fitus’, di Geographie Com- mentarii VII, p. 199. L’antico testo di Mario Nigro o Dominicus Marius Niger, Veneto, com- menta il libro XI della Geografia di Strabone e, si può scaricare gratis da Google libri alla pagina: https://books.google.it/books?id=hCGivYjTfhEC&pg=PR2&dq=Dominicus+Marius+ Niger,+Geographia,+Basileae,+1557&hl=it&sa=X&redir_esc=y#v=onepage&q=Dominicus Marius Niger%2C Geographia%2C

(5) (Fig. 2) Filippo Cluverio, Italia antiqua, carta geografica, del 1624. Carta d’Italia inseri- ta nell’”Italia antiqua” di Filippo Cluverio del 1624, Lugduni Batavorum, Elsevier, 1624, mm 282×363. Pubblicata postuma per la prima volta a Leiden nel 1624, se ne conoscono non meno di 25 edizioni almeno fino al 1729, pubblicate ad Amsterdam, Venezia, Londra, Parigi, Oxford, ecc. dai più prestigiosi editori dell’epoca.

(6) Holstenius (Olstenio) Lucas, (Note  all’Italia antiqua di Cluverio (5)), Lucae Holstenii Annotationes in geographiam sacram Caroli a S. Paulo; Italiam antiquam Cluverii et thesa- urum geograficum ortelii, ecc.., Roma, typis Iacobi Dragondelli, 1666 e altra edizione del 1624, pp. 22 e 288. Luca Olstenio, in questo libro, a p. 22  e a p. 288, parla e commenta le pagine 1262 e 1263 del libro di Filippo Cluverio o Philipp Cluverius o Philipp Cluver o Kluver, il quale scrisse l’Italia antiqua, che a p. 1263 parla di ‘Blanda oppidum’. Si veda pure: Almagià R., L’opera geografica di Luca Holsteno, Città del Vaticano, Biblioteca Apo- stolica Vaticana, 1942.

(7) Almagià R., Toponomastica dell’Italia in alcune carte nautiche medioevali, stà in “Mo- numenta Italia Cartographica”, I.P.S., Firenze, 1929, ed. Forni editore.

(8) (Fig. 4) Almagià R., op. cit., Appendice I, I – Coste liguri e tirreniche della penisola, p. 68.

(9) (Fig. 5) Carta nautica “Dal mar Baltico al mar Rosso”, di Angelino De Dalorto, del 1339. Carta nautica di Angelino De Dalorto, del 1339, è pubblicata da De La Ronciere A. M., M. Mollat Du Jourdin, I portolani, carte nautiche dal XIII al XVII secolo, ed. Bramante, Mila- no, 1992, tav. n. 7 a colori, del 1339 e, commento alla tavole, pagg. 193, 194, conservata Parigi, Biblioteca Nazionale di Francia, Cartes et Plans, Res. Ge B 696 (Fig. 5).

(10) (Fig. 6) L’Italia in una carta dell’Atlante nautico Corbitis già detto Combitis (2). In que- sta carta Sapri, figura con il toponimo di Safri. Tav. 2 (ff. 3 v- 4r): Mediterraneo centrale dal Peloponneso (limite orientale a zauatia) dall’Italia, alla Francia, con un breve tratto della costa spagnola fino a s[an]c[t]o felio. Conservato nella Biblioteca Marciana di Vene- zia, ms. It. VI, 213 (= 5982).

(11) (Fig. 7) Carta nautica del “Mediterraneo centrale” tratta dall’Atlante Tammar-Luxoro, Tav. III, IV. Di autore ignoto, è una raccolta anonima di portolani italiani dei primi del XIV secolo, otto piccole tavole, attualmente detenute presso la Biblioteca Civica Berio a Genova. I toponimi elencati dal Desimoni (9) e dall’Almagià (7), li confermo in quanto ho esaminato de visu la fotoriproduzione della (Fig. 1) che ho ottenuto dalla Biblioteca Civi- ca di Berio su gentile concessione del Comune di Genova.

(12) Almagià R., op. cit., pag. 3. Riprodotto ed illustrato da Desimoni C. o pubblicata in “Atti Società Ligure di Storia Patria“, Tomo V, 1867; Le carte nautiche italiane del medio evo, a proposito di un libro del prof. Fischer, Atti Soc. Ligure di Storia Patria. Vol. XIX, 15. Si veda anche Desimoni C. e L.T. Belgrano, Atlante Idrografico del medioevo posseduto dal Prof. Tammar Luxoro, coste napolitane, terre di lavoro e principati, Genova, 1867, Tavola IV, pag. 65, visibile sulla rete sul sito di Google play alla pagina: https://play.google.com/books/reader?id=_GU_AAAAYAAJ&printsec=frontcover&output=reader&hl=it&pg= GBS.PA65 . Si veda pure in proposito: Carte nautiche da musei e biblioteche della Liguria dal XIV al XVII secolo, Ed. Analisi, 1988, Mostra a Genova, Palazzo Belimbau, a cura di Gaetano Ferro, p. 32.

(13) (Fig. 9) Codice Latino Ebner, particolare della Carta d’Italia, annessa al Codice latino manoscritto Ebner. Questa carta è stata pubblicata da Borri A., op. cit. (4), CM3, p. 12. Pietro Ebner (17), è stato uno studioso medievalista del Cilento, forse lo scopritore dell’antico Codice (forse conservato alla Badia di Cava dei Tirreni), che conteneva l’antichissima carta manoscritta illustrata in Fig. 9.

(14) (Fig. 10) Carta nautica di Francesco Pizigano del 1373, Portolano del Mediterraneoconservata alla Biblioteca Ambrosiana a Milano (collocazione: manoscritti: SP_10_29). Si veda: Fischer (1886: p.148-51). Si veda pure il sito:  https://en.wikipedia.org/wiki/ Porto- lan_chart. L’immagine che pubblichiamo (Fig. 3) è la fotoriproduzione ordinata ed otte- nuta su concessione dalla Biblioteca Ambrosiana di Milano.

(15) (Fig. 11) Carta nautica di Francesco e Domenico Pizzigano, firmata e datata 1367, conservata nella Biblioteca Palatina di Parma (Ms. Parm. 1612), Membr., 1367 (dicembre 12), Venezia, cm. 87 x 128. La carta è stata pubblicata da Gorreri S., stà in Carte per navi- gare, la raccolta di portolani della Biblioteca Palatina di Parma, a cura di De Pasquale A., ed. MUP, Parma, 2009, p. 17. Le immagini delle carte nautiche dei fratelli Pizzigano, con- servate alla Biblioteca Palatina di Parma, sono tratte e pubblicate da Schuler C. J., Carto-grafare il mondo, ed. Logos, Modena, 2010, pp. 22-23.

(16) Alfano G.M., Istorica descrizione del Regno di Napoli, Napoli, 1823, p. 135.

(17) Ebner P., Chiesa, baroni e popoli del Cilento, ed. di storia e letteratura, Roma, 1982, vol. I, pp. 592, 592 e 593. Si veda pure dello stesso autore: Economia e società nel Cilento medievale, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 1979, vol. I-II.

(18) (Figg. 13) La ‘Carta del Mediterraneo’, contenuta nel ‘Liber Insularum Archipelagi cum pictura’ (20), di Cristoforo Buontelmonti, contenuto nel Codice latino di derivazione Tolemaica, Codice Plut. XXIX, 25 (Plut. 29.25), pp. cc. 62v e 63r, posseduto dalla Biblioteca Nazionale Medicea-Laurenziana di Firenze, e citata da Luciano Lago (19), op. cit., Tav. VII, dopo pag. 185 e s.  Questa carta, fu pubblicata dall’Almagià, op. cit. (7), Tav. X. bis, ed è quella contenuta nell’Isolario, conservato nella Biblioteca Medicea-Laurenziana di Firenze, XXIX, 25 della seconda metà del secolo XV.

(19) Lago L., Imago Mundi et Italiae – la versione del mondo e la scoperta dell’Italia nella cartografia antica (secoli X-XVI), con contributi di L. Gambi, M. Milanesi, L.Rombai, per la mostra di Cartografia storica allestita dall’Università degli Studi di Trieste, ed. La Mongolfiera, Trieste, 1994: Tav. V, stà nel cap.: ‘Le prime carte corografiche moderne dell’Italia’.

Plut

(20) (Fig. 16) L‘Isolario o ‘Liber Insularum Archipelagi cum pictura’, di Cristoforo Buontelmonti, del 1420, è contenuto nel codice Hamilton 108, conservato alla Biblioteca Statale (Handschriftenabteilung della Staatsbibliothek) di Berlino; si veda il testo con prefazione di Ludovico de Sinner, Helvetia, Berna, Lipsia et Barolini, 1824, Lightning Source UK Ltd, Milton Keynes UK; la versione Berlinese è l’unica che contiene la carta dell’Italia in questione. Ricordiamo che il Codice Hamilton, conservato a Berlino, è di notevole interesse. L‘Isolario del Buontelmonti, è stato scoperto dal fiorentino Poggio Bracciolini che lo pubblicò in un codice latino e, possono essere scaricate dal sito: https://www.bl.uk/catalogues/illuminatedmanuscripts/Results.asp, ma esistono altre versioni dello stesso codice scoperto da Poggio Bracciolini nel…..Esiste il codice Latino, conservato nella Biblioteca Medicea-Laurenziana di Firenze, che riporta la segnatura Plut. 29-25 (Figg. 9-10-11). L’Almagià (7), pubblicò anche altre due carte dell’Isolario del Buontelmonti, Tav. X. bis, che sono quelle contenute nell’Isolario, conservato nella Biblioteca Medicea-Laurenziana di Firenze, XXIX, 25 (collocazione: Plut.29.25), della seconda metà del secolo XV. Esiste anche una versione conservata nella Biblioteca Apostolica Vaticana, ovvero il codice Barb. Latino 270. Si veda in particolare il testo “Desciption des iles de l’Archipel par Christophe Buontelmonti – version grecque par un anonyme” di Emile Legrand, Paris, ed. Ernest Leroux, 1897; si veda pure: Campana A., ‘Da codici del Buontelmonti’, estratto da “Silloge Bizantina” in onore di Silvio Giuseppe Mercati, Roma, 1957.

 

 

L’Italia nei Codici latini manoscritti più antichi conosciuti, delineati prima della stampa della ‘Cosmographia’

Gli studi

Nel 1987, pubblicai a stampa uno studio (1) sulle origini ed il ruolo dello scalo naturale della baia e del porto di Sapri. Come è noto, la cartografia e le carte geografiche, manoscritte dell’antichità, possono fornire un valido contributo alla storiografia, alle origini e alla toponomastica dei luoghi, in quanto attraverso una serie di informazioni in essa contenute si può risalire all’età o alle origini di un luogo. L’antica cartografia manoscritta rimane una valida testimonianza del passato dei luoghi e della geografia più in generale. Le carte geografiche manoscritte nella antichità sono quelle inserite in alcuni Codici manoscritti, di origine greca, i Codici greci manoscritti, rintracciati nel lontano Oriente dove essi erano stati compilati e trascritti e, che a volte contenevano allegati cartografici di notevole importanza come mappe o carte geografiche manoscritte (1). Moltissimi di questi Codici, come quello del geografo alessandrino Claudio Tolomeo, erano sconosciuti allo stesso mondo latino che non li aveva mai copiati. Molti di questi codici greci furono rintracciati e riportati nel mondo latino ed occidentale solo agli albori del Rinascimento. Moltissimi dei Codici latini manoscritti come i Codex miniati da monaci amanuensi, forse derivati da antichi codici di origine più antica e greca, sono andati perduti e non sono stati mai del tutto rintracciati. In questo studio, cercheremo di fare degli approfondimenti circa la presenza del toponimo di Sapri sulle antiche mappe e carte geografiche, manoscritte, contenute nei più antichi e conosciuti Codici miniati e manoscritti in greco-latino, le cui carte ivi contenute e di chiara derivazione tolemaica, erano conosciute già prima della pubblicazione a stampa della ‘Cosmographia’ di Claudio Tolomeo. Dopo questo codice, tra i codici latini a noi noti e conosciuti che conservino l’originario tipo greco, vi è il Codice Laurenziano XXVIII, 49, che è il codice più autorevole della classe B.

Le carte annesse alla ‘Geografia’ di Claudio Tolomeo

Quella di Tolomeo è la più antica opera superstite e il suo planisfero è una mappa del mondo così come si presume venisse visto e rappresentato nel II secolo d.C. dalla Civiltà Occidentale. Esso venne realizzato sulla descrizione contenuta nel libro di Tolomeo, Geographia , scritto nel 150 circa d.C. Sebbene le mappe autentiche non siano mai state trovate, la ‘Geographia’, contiene migliaia di riferimenti di varie parti del mondo, con in più le coordinate, le quali hanno permesso ai cartografi di ricostruire la visione del mon- do di Tolomeo, quando il manoscritto venne riscoperto intorno al XIV secolo. Quella di Tolomeo è la più antica opera superstite che adoperi osservazioni astronomiche per de- terminare la latitudine e la longitudine delle località, inserendole così in un reticolato geografico, metodo che l’astronomo greco aveva ereditato dai suoi predecessori d’età ellenistica Eratostene di Cirene ed Ipparco di Nicea, le cui opere originali sono tuttavia disgraziatamente andate perdute. Il planisfero di Tolomeo è una mappa del mondo così come si presume venisse visto e rappresentato nel II secolo d. C. dalla Civiltà Occidentale. Intorno alle carte che corredano la γεωγραφία di Claudio Tolomeo nei manoscritti greci finora conosciuti – poco più di una trentina – solo una minoranza è accompagnata da carte. Nel 1396, il maestro greco Manuele Crisolora, assunto come docente dal Comune di Firenze, fece giungere in Italia, da Costantinopoli, dove fu scoperta, la ‘Geografia’ di Tolomeo. Quando il padre Jos Fischer (18), rese nota l’importante scoperta che, accanto ai codici greci già da lungo tempo conosciuti che contengono 27 carte, esiste un’altra classe di codici contenenti 64 carte. I documenti tolemaici cominciano con le carte d’Italia annesse ai codici greci della ‘Geographia’ di Tolomeo, già in circolazione molto prima che fosse eseguita la traduzione latina del testo da parte di Jacopo d’Agnolo della Scarperia, allievo del Crisolora, che la tradusse dal greco in latino tra il 1406 e il 1409 nella Curia romana e, con il nome di ‘Cosmographia’, la dedicò al Papa Alessandro V. Le carte manoscritte, contenute nei Codici latini redatti prima della pubblicazione a stampa della ‘Cosmographia’ di Claudio Tolomeo, derivano da quelle redatte dal geografo greco e alessandrino e, malgrado queste carte siano annesse ai codici greci e latini conservati sino ai nostri giorni, esse non sono opera sua. Solo dopo la sua traduzione dal greco in latino, il testo della ‘Geographia’ o  γεωγραφία di Claudio Tolome (scoperta a Costantinopoli, l’odierna Istambul in Turchia), la sua versione latina, venne data alle stampe a caratteri mobili, con il nome di ‘Cosmographia’. Malgrado nessuna delle carte manoscritte annesse ai codici greci e latini conservati sino ai nostri giorni sia opera dello stesso Tolomeo, è lecito comunque ritenere che siano state redatte (dal XI al XV secolo) sulla scorta di dati e di notizie tramandate dal geografo alessandrino: la qualifica di carte tolemaiche è perciò, corretta e pienamente accettabile. Nei codici della prima classe (classe A), le carte si trovano alla fine del testo, o intercalate al libro VIII, in quelli della seconda (classe B), sono inserite nei capitoli corrispondenti. Dei manoscritti greci, il Cuntz (6), ne indica sette fondamentali, dei quali tre soli contengono carte, e cioè il Vat. Urb. gr. 82, ed il Ven. Marc. gr. 516, che appartengono alla classe A, ed il Laurenziano XXVIII, 49 della classe B (Fig. 8-9). Recentemente Borri (3), ci illumina su diversi aspetti della cartografia antica e, scrive in proposito: “Con qualche semplificazione si ritiene che, in relazione alla regione italiana, sia opportuno prendere in considerazione un ristretto gruppo di carte manoscritte greche (corrispondenti a quelle del Capello C., inserite nel Gruppo 1, Redazione A), e più precisamente quelle annesse ai codici (codex): Urbinate Greco 82 (Urb. 82), realizzato tra il 1000 ed il 1100; Laurenziano 626 (Laurent. 626), dell’inizio del secolo XV; Marciano 388 (Marc. 388); Vindobonensis Hist. (Vind. Hist) (Figg. 2-3-4), realizzato nel 1454 circa. Per queste carte interessantissime essendo le più antiche conosciute, rimandiamo allo studio ivi pubblicato: “Sapri, nelle prime carte greche-tolemaiche conosciute.”. Riguardo le altre carte geografiche conosciute e fino a noi giunte, il Borri, dice in proposito: Un’attenta osservazione dei contorni, disegno orografico, ecc.., ci consente di affermare che che dai predetti codici greci (ed in particolare dal Vind. Hist) derivano le carte annesse ai codici latini che, come si vedrà, saranno la fonte delle prime carte a stampa della penisola italiana.” (3).

Le carte annesse ai Codici e Atlanti a stampa della ‘Cosmographia’ di Tolomeo del XV sec.

Come è noto, l’unica cartografia pervenutaci dal mondo antico è quella cosiddetta tole- maica, ovvero delle carte geografiche medioevali, copie manoscritte delle originarie car- te di origine greca contenute nella ‘Geographia’ di Claudio Tolomeo. Oltre a questi antichi Codici miniati, le cui carte manoscritte ivi contenute, sono di estremo interesse per gli studiosi di toponomastica medievale e di cui ci siamo occupati quì in altri studi, vi sono pure tutti i Codici miniati che seguiranno alla pubblicazione a stampa di Jacopo d’Agnolo della Scarperia, che, tra il 1406 e il 1409, tradusse nella curia romana dal greco in latino, l’opera di Claudio Tolomeo, γεωγραφία  (Gheografikè ufeghesis), giunta in Italia da Cos- tantinopoli nel 1396, dove fu scoperta, grazie al maestro greco Manuele Crisolora, assun- to come docente dal Comune di Firenze, e dandogli il nuovo nome di Cosmographia’.  Quando il padre Jos Fischer rese nota l’importante scoperta che, accanto ai codici greci già da lungo tempo conosciuti che contengono 27 carte, esiste un’altra classe di codici contenenti 64 carte. Nei codici della prima classe (classe A), le carte si trovano alla fine del testo, o intercalate al libro VIII, in quelli della seconda (classe B), sono inserite nei capitoli corrispondenti. Dei manoscritti greci, il Cuntz (3), ne indica sette fondamentali, dei quali tre soli contengono carte, e cioè il Vat. Urb. gr. 82, ed il Ven. Marc. gr. 516, che appartengono alla classe A, ed il Laurenziano XXVIII, 49 della classe B. Dei Codici latini pervenutici in seguito alla traduzione dell’opera tolemaica fatta da Jacopo d’Agnolo della Scarperia, vi è il  Vindobonensis Hist. (Vind. Hist), realizzato nel 1454 circa (Figg. 2-3-4).   Recentemente Borri (2), ci illumina su diversi aspetti della cartografia antica e, scrive in proposito: Un’attenta osservazione dei contorni, disegno orografico, ecc…., ci consente di affermare che che dai predetti codici greci (ed in particolare dal Vind. Hist) derivano le carte annesse ai codici latini che, come si vedrà, saranno la fonte delle prime carte a stampa della penisola italiana.” (2). La riscoperta di Tolomeo venne accolta con entusiasmo nell’Italia del primo Umanesimo: prima del 1410 era pronta la traduzione latina a cura di Jacopo d’Agnolo da Scarperia ma solo nel 1409 veniva messa in circolazione con la dedica ad Alessandro V. Era dapprima senza carte; queste vennero eseguite da umanisti fiorentini, Francesco di Lapacino e Domenico di Lionardo Buoninsegni, seguendo pedissequamente modelli greci. Se dobbiamo dare importanza per la loro antichità alle tipiche tavole vecchie, che derivate dalle edizioni latine, appaiono poi ancora riportate dalle prime edizioni a stampa, ben maggiore significato presentano le cosiddette tavole nuove nei loro diversi rifacimenti. Ecco cosa scrive in proposito Vincenzo Boni in una scheda dedicata ad una Cosmographia di Tolomeo, posseduta dalla Biblioteca Nazionale di Napoli (16): “Tolomeo, fervente assertore dei principi matematico-trigonometrici per la costruzione delle carte geografiche, aveva, purtroppo, per l’ovvia penuria propria dei suoi tempi, poche conoscenze astronomiche e, pertanto, la sua geografia ‘ecumenica’ trasferì nel medioevo, ma soprattutto nel rinascimento, errori di calcolo gravissimi, che determinarono conclusioni spesso fuorvianti all’epoca delle grandi scoperte geografiche. Dall’inizio del ‘400 e fino a quasi tutto il ‘500, per effetto della riscoperta dei testi classici e per la venerazione della cultura greco-latina, la geografia tolemaica era legge in virtù della grande autorevolezza dell’autore. Esemplari di codici tolemaici si custodivano gelosamente nelle più ricche biblioteche d’Italia e d’Europa, da quella degli Este a Ferrara, a quella dei Montefeltro ad Urbino, da quella romana della Curia a quella dei Medici a Firenze, da quella napoletana di Alfonso e Ferrante d’Aragona a quella di Mattia Corvino d’Ungheria e Luigi XII di Francia. Colombo stesso, pur estimatore – e probabilmente disegnatore – di carte nautiche, che, ben più precise, ma purtroppo non considerate scientifiche, pullulavano da almeno quattrocento anni in Europa, per la rappresentazione delle coste del Mediterrano, del continente europeo e dell’Africa settentrionale, dovendo affrontare un viaggio intorno al mondo, tenne in gran conto il geografo alessandrino, fidandosi della misura tolemaica della circonferenza terrestre, che non induceva a pensare ad un nuovo continente tra l’Europa e il Catai (Cina) e il mitico Zipangu (Giappone) estreme terre dell’Asia, di cui si avevano notizie.“.

LE CARTE GEOGRAFICHE DELL’ITALIA CONTENUTE NEI CODICI MINIATI GRECO-LATINI PIU’ ANTICHI CONOSCIUTI

Le tavole dell’Italia annesse ai codici latini realizzati nel XV secolo e derivati dai quattro precitati codici greci vengono tradizionalmente suddivise in cinque gruppi, originanti da altrettan to scuole di cartografia, e precisamente:

La carta dell’Italia annessa al Codice greco “Vindobonensis Historia” o VIND-HIST (Fig. 2-3-4) (10).

Codice Vind-Hist

(Fig. 2) Tabula VI del Codice VIND-HIST (10).

La carta d’Italia annessa al Codice greco “Vindobonensis Historia” o VIND-HIST o Codex Vindobonensis, della Geografia di Claudio Tolomeo, la cui copia tradotta in latino è stato realizzata nel 1454 circa e, conservato presso la Osterreichische Nationalbibliothek di Vienna, in Austria (Fig. 2)(9), contiene questa carta d’Italia manoscritta in greco (Figg. 1- 2). La carta d’Italia annessa e contenuta in questo antichissimo codice greco di deriva- zione tolemaica è probabilmente più antica. La carta del codice VIND-HIST è molto simile al codice Urb. gr. 82 ed è probabile che anche questa carta, come il suo codice, risalgano ad un periodo che va dal XII al XIII secolo.

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(Fig. 3) L’Italia nel Codice greco Vidobonensis Historia (Vind-Hist) (10).

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(Fig. 4) La carta dell’Italia nel Codice greco Vidobonensis Historia (Vind-Hist), particolare delle nostre coste (10).

Le carte d’Italia annesse ai Codici miniati e latini derivati dai Codici greci della Geografia di Tolomeo

Il Borri (4) afferma che: Un’attenta osservazione dei contorni, disegno orografico, ecc.., ci consente di affermare che dai predetti codici greci (ed in particolare dal Vind. Hist),  derivano le carte annesse ai codici latini che, come si vedrà, saranno la fonte delle prime carte a stampa della penisola italiana. Infatti, dalla carta manoscritta annessa al codice greco della ‘Geografia’ di Tolomeo, detto ‘Vindobonensis Hist.’ (Vind. Hist) (Figg. 2-3-4), ed altre simili, derivano le tavole manoscritte annesse ai codici latini che,  come si vedrà, “saranno la fonte delle prime carte a stampa della penisola italiana.” (3). I codici greci hanno ispirato le prime carte a stampa, come ad esempio la carta manoscritta annessa al codice latino detto LAURENTIANO XXX.1 (Figg. 10-11), conservato presso la Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze. Sono entrambe di derivazione tolemaica ed entrambe sono molto interessanti. Il più antico Codice latino con carte manoscritte finora conosciuto, il Vat. Lat. 5698 (Figg. 5-6-7) (11), appare nel corredo cartografico col tipo dell’Urbina- te greco 82 (stà nell’altro studio ivi). Nella prima, i toponimi dei luoghi sono segnati in rosso ed in nero. Sarebbe interessante approfondire lo studio dei toponimi ivi riportati.

La carta d’Italia annessa al Codice latino manoscritto (Cod. Vat. Lat. n. 5698) (11). 

Come ha detto il Borri (3), sia il Codice latino  LAURENTIANO XXX.1, conservato presso la Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze e questo Codice latino manoscritto (Codice  Vaticano Latino 5698), della prima metà del secolo XV, sono entrambe di derivazione to- lemaica ed entrambe sono molto interessanti per i numerosi toponimi ivi citati. E’ proba- bile che, come afferma il Borri (3), anche questo Codice latino da Un’ attenta osservazione dei contorni, disegno orografico, ecc.., ci consente di affermare che dai predetti codici greci (ed in particolare dal Vind. Hist) derivano le carte annesse ai codici latini…” (3)(Figg. 5-6-7), la carta d’Italia annessa al Codice latino manoscritto Cod. Vat. Lat. 5698, è il più antico codice latino conosciuto della Geographia di Claudio Tolomeo (prima metà del secolo XV). Nell’originale, la carta dell’Italia misura cm. 69 x 44,5. Il più antico Codice latino con carte manoscritte finora conosciuto, è il Vat. Lat. 5698 che, appare nel corredo cartografico col tipo dell’Urbinate greco 82. Dice l’Almagià (4) in proposito: “2- Carte dell’Italia della Sardegna e della Sicilia nel Cod. Vat. Lat. 5698, il più antico codice latino conosciuto della Geografia di Tolomeo conosciuto.”. La carta manoscritta che rappresenta l’Italia (Fig. 5), andrebbe ulteriormente indagata nei diversi toponimi ivi citati. 

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(Fig. 5) Carta d’Italia annessa al Codice Vaticano latino 5698, manoscritto,  il più antico Codice latino conosciuto. Questa immagine è tratta dal Mazzetti (8).

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(Fig. 6) Carta d’Italia annessa al Codice Vaticano latino 5698, manoscritto,  il più antico Codice latino conosciuto. Immagine, tratta dal Mazzetti (8), Tav. I.

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(Fig. 7) Carta d’Italia annessa al Codice Vaticano latino 5698, manoscritto,  il più antico Codice latino conosciuto. Immagine, tratta dal Mazzetti (8).

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(Fig. 8) Carta d’Italia annessa al Codice latino manoscritto Cod. Vat. Lat. 5698, il più antico Codice latino conosciuto. Immagine, tratta dall’Almagià (4).

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(Fig. 9) Carta d’Italia annessa al Codice latino manoscritto Cod. Vat. Lat. 5698, il più antico Codice latino conosciuto. Immagine, tratta dall’Almagià (4).

La carta d’Italia annessa al Codice Laurenziano – Codice Vat. Latino XXVIII, 49 (12).

Nei codici di derivazione tolemaica, manoscritti e tradotti in latino, vi è il Codice Lauren- ziano (Codice Vat. Latino XVIII, 49), conservato nella Biblioteca Laurenziana di Firenze.  Questo Codice latino, contenente la ‘Geografia’ di Tolomeo, contiene una carta d’Italia (Figg. 10-11), di cui pubblichiamo un particolare delle coste meridionali ed un ingrandi- mento particolare delle nostre coste, manoscritta, che riporta i toponimi dei luoghi in greco. Questa carta fù pubblicata da Almagià R. (4): Carta d’Italia nel codice XXVIII, 49 della Biblioteca Laurenziana di Firenze contenente la Geografia di Tolomeo nella redazione B con 64 carte (secolo XIV). L’originale misura cm. 53 x 34″ (10), i cui toponimi andrebbero ulteriormente indagati. Il Cuntz (6) ha dimostrato la stretta parantela fra questo codice Laurenziano e l’Urbinate greco 82, anche per le carte. Ed io aggiungerei soprattutto per le carte. Il Cuntz ritiene che le carte del codice Laurenziano siano state eseguite nel XIV (o XIII) secolo, usufruendo degli stessi materiali che hanno servito per il testo, ma facendo qualche aggiunta di origine straboniana (12). Le carte geografiche annesse a questo antichissimo codice greco, sono delineate da un autore che ci è ignoto e sebbene ricalcassero e citassero nomi o toponimi di luoghi che interessano anche la nostra zona, andrebbero perciò ulteriormente indagate.

Plut. 28.49, c. 30r - Copia

 

(Fig. 10) Carta d’Italia annessa al Codice Laurenziano – Codice Vat. Latino XXVIII, 49 (XIV secolo) (12).

Particolare

 

(Fig. 11) Carta d’Italia annessa al Codice Laurenziano – Codice Vat. Latino XXVIII, 49 (XIV secolo) (12).

Plut.28.49, part.

(Fig. 11) Carta d’Italia annessa al Codice Laurenziano – Codice Vat. Latino XXVIII, 49 (XIV secolo) (12) – particolare delle nostre coste.

La carta d’Italia annessa al Codice latino manoscritto LAURENT. XXX.1, conservato nella Biblioteca Laurenziana-Medicea di Firenze (12).

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(Fig. 12) Carta d’Italia annessa al Codice latino manoscritto LAURENT. XXX.1, conservato nella Biblioteca Laurenziana-Medicea di Firenze (13).

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(Fig. 13) Carta d’Italia annessa al Codice latino manoscritto LAURENT. XXX.1, conservato nella Biblioteca Laurenziana-Medicea di Firenze (13).

La carta d’Italia, annessa al Codice latino manoscritto Ebner (14).

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(Fig. 14) Particolare della Carta d’Italia, annessa al Codice latino manoscritto Ebner (14).

La carta d’Italia, annessa al Codice latino Laurenziano XXX.4 (BLF) (15).

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(Fig. 15) La carta d’Italia, annessa al Codice latino Laurenziano XXX.4 (BLF) (15). 

La carta d’Italia, annessa ad un Codice latino Braid. XV.26 (15).

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(Fig. 16) Carta d’Italia manoscritta annessa al Codice latino Braid. XV.26 (15).

La carta d’Italia, annessa ad un Codice manoscritto della Cosmographia di Claudio Tolomeo alla Biblioteca Nazionale di Napoli (17).  

L’immagine di Fig. 17 e la Fig. 18 (particolare del Mezzogiorno d’Italia), illustra la carta VII, Europe tabula sexta Sexta Europe Tabula Italiam continet et Cyrnum insulam cum ceteris adiacentibus insulis (cc. 83v – 84r), che si può vedere (insieme alle altre) sulla pagina internet: http://digitale.bnnonline.it/index.php?it/105/le-tavole. Si tratta della immagine 8 di 28, contenuta in un Codice manoscritto della ‘Cosmographia’ di Claudio Tolomeo, posseduto dalla Biblioteca Nazionale di Napoli. Da una scheda sull’opera, sul sito della Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli, Vincenzo Boni, scriveva in proposito che: Il codice napoletano appartiene al fondo Farnese, risalente a papa Paolo III, già cardinale Alessandro Farnese (1468-1549), portato a Napoli, nel 1736, da Carlo di Borbone, figlio di Elisabetta Farnese, dopo la conquista del Regno di Napoli nel 1734.” (17). Da un’attenta analisi, questa Carta manoscritta, risulta quasi identica a quella annessa all’Atlante di Borso d’Este – La Cosmographia di Claudio Tolomeo, altro Codice miniato e manoscritto, conservato alla Biblioteca Estense Universitaria di Modena. Ad onor di causa dobbiamo precisare al riguardo che il Codice Napoletano, risulta essere ancora più antico del Codice Modenese.

Ms.V F 32 07

(Fig. 17) VIIEurope tabula sexta Sexta Europe Tabula Italiam continet et Cyrnum insulam cum ceteris adiacentibus insulis (cc. 83v – 84r), l’Italia tratta dalla Tav. VII della ‘Cosmographia’ di Tolomeo, contenuta in un Codice napoletano posseduto dalla BNN (17).

Ms.V F 32 07, conv. 1

(Fig. 18) Particolare dell’Italia tratta dalla VII tavola (Fig. 17), della ‘Cosmographia’ di Tolomeo, contenuta in un Codice napoletano posseduto dalla BNN (17).

Note bibliografiche:

(1) Attanasio F., “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10; l’articolo fu citato dal Cesarino F., La Lucania del Barone Antonini, stà in ” I Corsivi”, n. 3, 1988; “I villaggi deserti del Cilento”, rivista ‘i Corsivi’, Gen.- Feb.,1988, anno III, n. 1-2, Sapri, pp. 12-13; ” Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, rivista “I Corsivi”, Sa- pri, 1987, p. 9-10; “La pittura locale a Villa Guariglia“, rivista “I Corsivi”, Luglio 1987, anno II, n. 7, Sapri, p. 29; “Notizie storiche su Castelruggero“, rivista “I Corsivi”, Sapri, dic. 1988, anno II, n. 12, pp. 13-14; “Per un centro di storia cilentana“, rivista “I Corsivi”, Sapri, Nov. 1986, anno I, n. 9, p. 23; “Per un’ area di riequilibrio naturale”, rivista “I Corsivi”, Agosto 1986, anno I, n. 6, Sapri, p. 17; “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, rivista ‘Progetto’, Salerno, Luglio 1994, anno V, n. 2., pp. 3-4; “Per una politica del recupero“, Rivista ‘Progetto’, Salerno, Maggio 1994, Anno V, n. 1, pag. 11; “I villaggi deserti del Cilento”, “Progetto”, Salerno, Aprile 1995, anno VI, n. 2, p. 16; “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Re-golatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998.

(2) I.G. De Agostini, Mostra tenutasi a Milano: Segni e sogni della terra – il disegno del mondo dal mito di Atlante alla geografia delle reti, ed. de Agostini, 2001, p. 56.

(3) Borri A., L’Italia nell’antica cartografia, 1477-1799,  ed. Priuli e Verlucca, Torino, 1999

(4) Almagià R., Monumenta Italia Cartographica, I.P.S., Firenze, 1929, Forni editore, Tav. I.

(5) Capello F.C., Descrizione degli itinerari alpini di Jaque Signot, Codici e stampe dei se- coli XV e XVI, Rivista Geografica italiana, vol. LVII, 1950.

(6) Cuntz O., Die Geographic des Ptolemaus, Berlino, Weidmann, 1923, pp. 18-20.

(7) Brotton J., Le Grandi mappe, ed. Gribaudo, II edizione, 2016, stampato a Hong Kong, p. 24.

(8) Mazzetti E, Cartografia generale del Mezzogiorno e della Sicilia, a cura di E. Mazzetti, scritti di Roberto Almagià, Ernesto Pontieri, Rosario La Duca, ed. Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 1972.

(9) (Fig. 1) Planisfero di Tolomeo  ricostituito dalla Geographia tolemaica (circa 150 d.C.) nel XV secolo, che mostra la “Sinae” (Cina) all’estrema destra, oltre l’isola di “Taprobane” (Sri Lanka, più grande del normale) e l’“Aurea Chersonesus” (penisola del Sud-Est asiati- co). Questa carta è stata pubblicata da Brotton J. (7).

(10) (Figg. 2-3-4) L’immagine che pubblichiamo riguarda la carta manoscritta annessa al Codice greco “Vindobonensis Historia” o VINDHIST, (Codex Vindobonensis), realizzato nel 1454 circa e, conservato presso la Osterreichische Nationalbibliothek di Vienna, in Austria (Fig. 2). L’Italia nel Codice greco o Codex Vidobonensis (Vind-Hist) e, particolare. Questa carta è stata pubblicata da Borri A., op. cit. (3), CM1, p. 11.

(11) (Figg. 5-6-7-8-9) Carta d’Italia annessa al Codice latino manoscritto Cod. Vat. Lat. 5698, il più antico Codice latino conosciuto. Questa carta è stata pubblicata anche da Mazzetti E., op. cit. (8), Tomo II,  Tavola I. La carta d’Italia di Figg. 6-7 è stata pubblicata da Almagià, op. cit. (4), Tav. I bis, 2). Le immagini di Figg. 8-9, sono tratte dal testo di Almagià, op. cit. (4), Tav. I.

(12) (Figg. 10-11) Carta d’Italia annessa al Codice Laurenziano (Codice Vat. Latino XVIII, 49) (XIV secolo), della Biblioteca Laurenziana di Firenze, contenente la ‘Geografia’ di Tolomeo, pubblicata da Almagià R., op. cit. (5), Tavola II e nel Capitolo Primo: La cartografia dell’Italia anteriormente al secolo XV, p. 1-2-3. L’Almagià dice in proposito: “Carta d’Italia nel codice XXVIII, 49 della Biblioteca Laurenziana di Firenze contenente la Geografia di Tolomeo nella redazione B con 64 carte (secolo XIV). L’originale misura cm. 53 x 34.”. 

(13) (Figg. 12-13) Carta d’Italia annessa al Codice latino manoscritto LAURENT. XXX.1, conservato nella Biblioteca Laurenziana-Medicea di Firenze. Questa carta è stata pub- blicata da Borri A., op. cit. (3), CM2, p. 12.

(14) (Fig. 14) Carta d’Italia, particolare, annessa al Codice latino manoscritto Ebner. Que- sta carta è stata pubblicata da Borri A., op. cit. (4), CM3, p. 12.

(15) (Fig. 15) Stralcio della carta d’Italia, annessa al Codice latino Laurenziano XXX.4. Questa carta d’Italia è tratta da un Codice miniato della Cosmographia di Claudio Tolo- meo, il Codice vaticano latino Laurenziano XXX.4, conservato presso la Biblioteca Nazio- nale di Francia a Parigi. Forse di autore anonimo è uno dei primi Codici miniati con la traduzione in latino dell’opera cartografica ‘Geographia‘ di Claudio Tolomeo, dei primi del XIV secolo. Questa carta è quasi simile a quella contenuta nell’Atlante di Borso d’Este curato da Nicolà Germanico (o il Tedesco).

(16) (Fig. 16) Carta d’Italia manoscritta annessa al Codice latino Braid. XV.26, venne utiliz- zata insieme alla carta annessa al Codice Urb. Lat. 273, dall’Ignoto Berlingheriano quale modello per realizzare a Firenze la tavola di derivazione tolemaica a stampa del 1482, Novella Italia di Ignoto Berlingheriano (autore anonimo) annessa alla Geografia di Tolo- meo, in terza rima, curata da Francesco Berlinghieri, 1482 (12), stà quì in Sapri, nelle pri- me carte a stampa; nota (12) (Fig. 6); questa carta (Fig. 12) è pubblicata in Borri A. (4), C. M.5, p. 13.

(17) (Fig. 17-18) Si tratta dell’immagine 8 di 28, VIIEurope tabula sexta Sexta Europe Tabula Italiam continet et Cyrnum insulam cum ceteris adiacentibus insulis (cc. 83v – 84r), contenuta in un’esemplare di un Codice manoscritto della ‘Cosmographia’ di Claudio Tolomeo, posseduto dalla Biblioteca Nazionale di Napoli. Oggi conservato alla Biblioteca Nazionale di Napoli, abbiamo tratto l’immagine di un particolare della Carta dell’Italia della Tav. VII, che ha la seguente collocazione: Claudio Tolomeo, Cosmographia, Ms. membr., lat., sec. XV (1460-66), cc. I-II,124,III-IV, Biblioteca Nazionale di Napoli, ms. V. F. 32″, che si può vedere sulla pagina internet: http://digitale.bnnonline.it/index.php?it/105/le-tavole. Da una scheda sull’opera manoscritta, sul sito della BNN, di Vincenzo Boni, traiamo le seguenti informazioni: Il codice napoletano appartiene al fondo Farnese, risalente a papa Paolo III, già cardinale Alessandro Farnese (1468-1549), portato a Napoli, nel 1736, da Carlo di Borbone, figlio di Elisabetta Farnese, dopo la conquista del Regno di Napoli nel 1734.”. 

(18) Fischer Theobald, Sammlung mittela Iterlice Welt-und-See-Karten italienischen ursprungs ecc…(raccolta di mappamondi e carte marittime del medio evo d’origine italiana e da Biblioteche e d’Archivi italiani), Venezia, ed. Ongania, 1886.


Nel 1456, Sapri nella carta del Massajo

La carta d’Italia del Massajo, forse del 1456

Un altro disegnatore di manoscritti del ‘Geographia’ fu il pittore fiorentino Pietro del Massaio. L’assistente tecnico di Donnus Nicolaus Germanus, che lavorava a Firenze come cosmografo (e forse stampatore) che, nel 1466, presentò in visione a Borso d’Este, duca di Ferrara, il manoscritto di un Geographia. Il manoscritto è tuttora conservato nella Biblioteca D’Este a Modena. Pietro del Massajo, assistente e disegnatore del Nicolò Germanico era l’artista che disegnava le mappe secondo le indicazioni del cosmografo Nicolò Germanico, i cui testi invece erano scritti da Ugo Cominelli, un noto miniaturista originario di Mezières sulla Mosella. Della scuola del Massaio, che si ispira, tra altri, al Codice Laurent. XXX.1, con riferimento sia alla tavola tolemaica, sia alla tavola nuova è lItalia Novella’ di Pietro del Massajo annessa al codice latino 4802 della ‘Geografia’ di Claudio Tolomeo del 1450, dipinta a colori dal Massajo nel 1456 (Fig. 1), su pergamena e conservata insieme al codice latino nella Biblioteca Nazionale di Parigi. Questa carta è citata anche dall’Almagià (3). In essa si vedono  chiaramente riportati i toponimi di ‘Palamida’ (Palinuro), ‘Policastro’ e Sapri (1) (Fig. 1). L”Italia Novella’ di Pietro del Massajo, forse del 1450, è una carta manoscritta dipinta a colori. L’originale misura circa cm. 75 x 53. Purtroppo, il toponimo di Sapri è eroso ma guardando de visu la carta, il toponimo vi è citato.

f. 127r

(Fig. 1) L’”Italia Novella”, carta manoscritta e dipinta a colori dal fiorentino Pietro del Massajo, del 1456, annessa al Codice Latino 4802 della Geografia di Tolomeo (1), conservato alla Biblioteca Nazionale di Francia (1-2).

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(Fig. 1) L’”Italia Novella”, carta di Pietro del Massajo particolare delle nostre coste, dove si vede chiaramente riportati i toponimi di ‘Palamida’ (Palinuro), ‘Policastro’ (scritto in rosso perchè più importante o porto franco) e Sapri (1-2)

Pietro del Massajo, cod. Urb.Lat. 277

(Fig…) Particolare della nostra zona nella carta d’Italia contenuta nel codice Vaticano Urbinate Latino 277 conservato alla Biblioteca Apostolica Vaticana a Roma, datato 1456, interamente digitalizzato. Le carte annesse a questo antico codice di Jacobus Angelus (Jacopo Angelo della Scarperia), furono commentate da Ugo Cominelli di Mezières ed illustrate da Pietro del Massajo

L'Italia di Tolomeo di Pietro del Massajo nel Cod.vat. Urb.Lat.277

(Fig. 3) Carta d’Italia annessa alla ‘Cosmographia’ (la Geografia) di Claudio Tolomeo, riprodotta e contenuta nel codice Latino 4802 di Jacobus Angelus, (Jacopo Angelo della Scarperia) non datato, forse delineato nel 1456 conservato alla Biblioteca Nazionale di Francia Parigi e collocato come Par.Lat. 17542

La ‘Cosmographia’ di Claudio Tolomeo

La geografia di Tolomeo, del 150 d.C., fu riscoperta dal bizantino Massimo Planude, circa un secolo dopo l’umanista greco Emanuele Crisolora ne inviò in Italia una copia, che fu tradotta in latino da Jacopo di Angelo della Scarperia. A Pietro del Massajo (Firenze 1424-1496), pittore e miniatore, noto per lo più per una serie di lavori a carattere artigianale, è attribuita, grazie anche ad una nota aggiunta dal copista Ugo Cominelli di Mezières all’interno dei volumi, la decorazione e l’illustrazione di tre codici miniati della Geografia di Tolomeo. Il più antico dei tre è considerato il Par. Lat. 17542 ex 4802 della Biblioteca Nazionale di Parigi, del 1456, mentre il Vat. Lat. 5699 e l’Urb. Lat. 277 sono rispettivamente del 1469 e del 1472; i codici contengono, oltre a un mappamondo e una serie di tavole geografiche, alcune vedute di città, tra cui quella di Firenze. I tre disegni sono strettamente simili, anche se graficamente si può riconoscere una maggiore delicatezza nel tratto dell’esemplare parigino, e molto probabilmente vanno riferiti ad un archetipo di fine trecento.

Il Codice della Cosmographia di Tolomeo di Jacobo Angelus (Jacopo Angelo della Scarperia), codice conservato alla Biblioteca Nazionale di Francia a Parigi e collocato come Par.Lat. 17542, del 1456, il più antico esistente che riproduce le tavole della ‘Cosmographia’ di Tolomeo

Della versione della ‘Geographia’ di Tolomeo del Germanico, del 1466 e disegnata dal fiorentino Pietro del Massajo, si conoscono diversi manoscritti e, divenne la base per le mappe della prima edizione a stampa del ‘Geographia’, fatta a Bologna nel 1477. Ci sono giunti tre manoscritti firmati dai due uomini, datati 1469, 1472 e il terzo senza data. Il terzo senza data è proprio il n. 4802, conservato alla Biblioteca Nazinale di Francia da cui abbiamo tratto l’immagine di Fig. 1 (1). Un altro manoscritto anonimo è così somigliante a questi tre che è stato da molti attribuito a Pietro del Massaio. Il Codice Parigino Latino 4802 della ‘Cosmographia’ di Claudio Tolomeo è un codice latino di Jacobus Angelus, non datato, forse delineato nel 1456 e conservato alla Biblioteca Nazionale di Francia Parigi. Da questo codice, che contiene le carte dipinte, attribuite a Pietro Massajo, abbiamo tratto l'”Italia Novella”, forse delineata nel 1456 (Fig. 1). L’Almagià (3), sciveva in proposito: “Di questo Codice della Geografia di Tolomeo, sappiamo che era appartenuto alla Biblioteca di Alfonso V di Napoli.”.

L’altra carta del Massajo contenuta nel Codice Vaticano Urbinate Latino 277

Urb.lat.277_0267_fa_0125r.[01.xx.0000]_s

(Fig. 5) carta ‘Italia Novella’ di Pietro del Massajo, forse del 1456, contenuta nel  Codice Vaticano Urbinate Latino 277, della ‘Geografia’ di Claudio Tolomeo, conservato alla Biblioteca Apostolica Vaticana, consultabile con la segnatura: Urb.lat.277

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(Fig. 7) Particolare ingrandito delle nostre coste dell’‘Italia Novella’ di Pietro del Massajo annessa al codice parigino Part. Lat. 17542 ex 4802 di Jacopo Angelo della Scarperia

Note bibliografiche:

(1) (Fig. 1) L”Italia Novella’ di Pietro del Massajo del 1450, dipinta a colori. L’originale misura circa cm. 75 x 53. Questa carta e l’immagine sono tratte dall’Almagià (3), Tav. IX, 1), dove si vedono chiaramente riportati i toponimi di ‘Palamida’ (Palinuro), ‘Policastro’ e Sapri. Questa carta è stata citata dall’Almagià (3), Tav. IX, 1). L’immagine della Fig. 1, è la pagina 127r del Codice (2) ed è tratta dal sito della Biblioteca Nazionale di Francia a Parigi: http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b8454687p/f261.planchecontact. Questa carta ed altre del Massajo, sono annesse al Codice Parigino Latino 4802 della ‘Cosmographia’ di Claudio Tolomeo (2).

(2) (Fig. 3-4) Codice Parigino Latino 4802 della ‘Cosmographia’ di Claudio Tolomeo di Jacobus Angelus (Jacopo Angelo della Scarperia), non datato, forse delineato nel 1456 e conservato alla Biblioteca Nazionale di Francia Parigi, consultabile sul sito: http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b8454687p/f261.planchecontact. L’Almagià (3), sciveva in proposito: “Di questo Codice della Geografia di Tolomeo, sappiamo che era appartenuto alla Biblioteca di Alfonso V di Napoli.”.

Urb.277

(4) (Fig. 6) Codice Vaticano Urbinate Latino 277, della ‘Geografia’ di Claudio Tolomeo, conservato alla Biblioteca Apostolica Vaticana, consultabile con la segnatura: Urb.lat.277. Ptolomaei Claudii cosmographia, tabulae topographicae nonnullarum urbium, Veterani Friderici hexametri Sec. XV med. 2)

  • 2rv: Iacopo d’Angelo da Scarperia, sec. XV Iacobi Angeli Florentini praefatio in cosmographiam Ptolemaei Alexandrini ex graeco in latinum traducta ad Alexandrum V [in codice: “III”] summum pontificem Sec. XV med

(3) Almagià R., Monumenta Italia Cartographica, ed. I.P.S., Firenze, 1929, Forni editore, Tav. IX, 1).

Nel 1333, Sapri nella carta di Giovanni di Mauro da Carignano

portolano di Giovanni di Mauro da Carignano

(Fig. 1) “Tabula del Mediterraneo” di Giovanni di Mauro da Carignano del 1333.

Per la ricostruzione storica delle nostre terre e dei nostri luoghi nel periodo medievale, dai primordi fino al XVI secolo in poi, la documentazione sulle fonti storiche, sono molto scarse. Delle poche fonti e documentazione a noi pervenutaci, la cartografia medievale, e con essa le carte nautiche e portolani antichi, rappresentano delle valide testimonianze per la toponomastica dell’epoca. Attraverso la toponomastica medievale, che figura sulle carte antiche, possiamo suffragare alcune ipotesi sull’esistenza o meno di alcuni centri antichi. Come è noto, la cartografia (le carte geografiche), manoscritte dell’antichità, pos- sono fornire un valido contributo alla storiografia ed alla toponomastica dei luoghi in quanto, attraverso una serie di informazioni in essa contenute si può risalire all’epoca, alle origini di un luogo nell’antichità e quindi alla sua presenza, come ad esempio il to- ponimo di un luogo nell’antichità o la sua approssimativa ubicazione. L’antica cartogra- fia manoscritta rimane una valida testimonianza del passato dei luoghi e della geografia più in generale. E’ attraverso alcune antiche carte geografiche e/o portolani o carte nau- tiche medievali, in cui figura l’originanario toponimo di Sapri, che possiamo affermare con sufficiente certezza che questo centro, sia pur scalo marittimo di minore importanza (non figura mai in rosso), sia stato conosciuto nell’antichità. La scoperta del toponimo ‘Sapri’, in alcune carte medievali manoscritte, testimonia e prova l’esistenza documenta- ta di un approdo o un porto conosciuto dal nome di ‘Sapri’ nel XIV sec. Il toponimo di Sapri si ritrova, talvolta modificato in ‘Sapra’ o ‘Safri’ tra i centri costieri annoverati in molte carte nautiche e portolani del XIII e XIV secolo. Sapri, figura e viene annoverato tra i porti o approdi conosciuti sulla costa del Mare Tirreno dell’Italia. L’Almagià, in uno dei suoi studi del 1929 (2), pubblicava un’interessante prospetto sulla toponomastica medie- vale dell’Italia, attraverso alcune delle prime carte nautiche conosciute e, faceva notare come il toponimo di Sapri, insieme a Policastro, Palinuro e Maratea, figura tra le località costiere in alcune carte geografiche e nautiche medievali. E’ grazie anche agli studi dell’insigne esperto di cartografia e toponomastica medievale Roberto Almagià che, oggi possiamo affermare che il luogo o il porto di Sapri, fosse conosciuto nel XIII secolo.

ingrand Giovanni di Mauro

(Fig. 2) Carta nautica di Giovanni di Mauro da Carignano – particolare delle nostre coste.

Sapri nella carta nautica o portolano di Giovanni di Mauro da Carignano del 1333

Altro reperto cartografico dei primi del XIV secolo è la Carta nautica del “Mar Mediterraneo, del mar Nero e del mar Baltico fino al golfo di Finlandia”, datata 1333, del genovese Giovanni di Mauro da Carignano (Fig. 1)(2). Purtroppo questa bellissima carta corografica firmata da Giovanni di Mauro da Carignano, risalente forse ai primi anni del 1300, si conservava nell’Archivio di Stato di Firenze fino al 1929 quando la pubblicava Almagià (2) e Mori (2), è andata persa in occasione dell’ultimo conflitto mondiale. Giovanni da Carignano era Padre superiore (Rettore) della chiesa del Monastero di S. Marco a Genova, dal 1306 al 1314. Morì nel 1344 e la sua carta reca l’iscrizione attestante la sua paternità della carta (Fig. 1). Contemporaneo di un altro famoso cartografo genovese, Pietro Vesconte (il quale era in contatto con il veneziano Marino Senudo): entrambi firmavano le proprie mappe, modificando la tradizione all’anonimato diffusa fino ad allora. La firma di Giovanni si trova in corrispondenza del mar Baltico: «Presbiter Joannes Rector sancti Marci de portu Janue me fecit» (il prete Giovanni, rettore di san Marco al molo in Genova, mi realizzò). L’opera cartografica grazie alla quale si deve la sua fama è una carta nautica (carta – portolano) che supera i tradizionali confini delle mappe analoghe proponendosi come descrizione di tutta l’ecumene conosciuta, compreso Baltico, Asia ed Africa (Fig. 1). L’importante documento non è più consultabile, essendo stato distrutto nel 1943 durante un bombardamento a Napoli dove era esposto: precedentemente era stato conservato presso la Biblioteca Nazionale di Firenze. Sono disponibili alcune riproduzioni fotografiche, purtroppo datate e di qualità insoddisfacente. Almagià (2), a proposito della carta di Giovanni di Mauro: “3- I più antichi documenti della cartografia corografica d’Italia – Già la nota carta di Giovanni da Carignano ricorda al sua precedente – che è certo dei primissimi decenni, forse dei primi anni del secolo XIV, e rappresenta oltre al bacino del Mediterraneo; essa non è peraltro già più una carta nautica pura e semplice, perchè, come vedremo in seguito, dà già anche per l’Italia, alcune indicazioni sulle parte interne; ecc…..Il disegno delle coste italiane è già di gran lunga migliore della Carta Pisana e si avvicina molto al tipo che diverrà poi il più comune. La carta, che si conserva nell’Archivio di Stato di Firenze, è stata più volte riprodotta.” (Fig. 1).

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(Fig. 1) “Tabula del Mediterraneo” di Giovanni di Mauro da Carignano del 1333.

Note bibliografiche:

(1) Attanasio F., “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10; si veda pure: Attanasio F., “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998, a p. 15.

(2) (Fig. 1) Frate Giovanni di Mauro da Carignano, Carta nautica del “mar Mediterraneo, del mar Nero e del mar Baltico fino al golfo di Finlandia”. Questa carta si conserva all’Archivio di Stato di Firenze ed è stata più volte riprodotta – Collezione Ongania, Venezia, 1882, fascio III; la carta di Frate Giovanni da Carignano è stata riprodotta (poco bene per verità) nel ‘Periplus’ del Nordenskjold, Stoccolma, 1897 (tav. V). Si veda pure: Mori A., Osservazioni sulla cartografia romana, stà in Atti del III congresso nazionale di studi romani, p. 572-573. Si veda pure: UZIELLI Gustavo e AMAT DI SAN FILIPPO Pietro, Studi biografici e bibliografici sulla storia della geografia in Italia, vol. II: Mappamondi, carte nautiche, portolani ed altri monumenti cartografici specialmente italiani dei secoli XIII-XVII, Roma, Società Geografica Italiana, 1888, pp. 49–50 (scheda 9). Oggi la carta nautica del “mar Mediterraneo, del mar Nero e del mar Baltico fino al golfo di Finlandia”, è consultabile sul sito dell’Archivio di Stato di Firenze: http://www.archiviodistato.firenze.it/archividigitali/riproduzione/?id=148178. Almagià, op. cit. (3), ne parla a p. 3. Riguardo questa carta nei miei studi (1) così scrivevo: “Interessante è la carta di Giovanni da Carignano, che è dei prossimi decenni del XIV secolo (1300 ?) (90). (90) Questa carta si conserva all’Archivio di Stato di Firenze ed è stata più volte riprodotta. Collezione Ongania, Venezia, 1882, fascio III.

(3) Almagià R., Toponomastica dell’Italia in alcune carte nautiche medioevali, stà in “Mo- numenta Italia Cartographica”, I.P.S., Firenze, 1929, Forni editore, p. 3.

Nel 1300, Sapri in una carta contenuta nella ‘Cronaca’ di Fra’ Paolino Minorita

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(Fig. 1) Carta corografica dell’Italia, annessa ad una Cronaca di Fra Paolino Minorita, del XIV sec.: Codice Vaticano Latino 1960 (7).

Sapri, nella carta dell’Italia della Cronaca Fra Paolino Minorita

Per la ricostruzione storica delle nostre terre e dei nostri luoghi nel periodo medievale, dai primordi fino al XVI secolo in poi, la documentazione sulle fonti storiche sono molto scarse. Delle poche fonti e documentazione a noi pervenutaci, la cartografia medievale, e con essa le carte nautiche e portolani antichi, rappresentano delle valide testimonianze per la toponomastica dell’epoca. Attraverso la toponomastica medievale, che figura sulle carte antiche, possiamo suffragare alcune ipotesi sull’esistenza o meno di alcuni centri antichi. Come è noto, la cartografia (le carte geografiche), manoscritte dell’antichità, pos- sono fornire un valido contributo alla storiografia ed alla toponomastica dei luoghi in quanto, attraverso una serie di informazioni in essa contenute si può risalire all’epoca, alle origini di un luogo nell’antichità e quindi alla sua presenza, come ad esempio il to- ponimo di un luogo nell’antichità o la sua approssimativa ubicazione. L’antica cartogra- fia manoscritta rimane una valida testimonianza del passato dei luoghi e della geografia più in generale. E’ attraverso alcune antiche carte geografiche e/o portolani o carte nau- tiche medievali, in cui figura l’originanario toponimo di Sapri, che possiamo affermare con sufficiente certezza che questo centro, sia pur scalo marittimo di minore importanza (non figura mai in rosso), sia stato conosciuto nell’antichità. La scoperta del toponimo ‘Sapri’, in alcune carte medievali manoscritte, testimonia e prova l’esistenza documenta- ta di un approdo o un porto conosciuto dal nome di ‘Sapri’ nel XVI sec. Il toponimo di Sapri si ritrova, talvolta modificato in ‘Sapra’ o ‘Safri’ tra i centri costieri annoverati in molte carte nautiche e portolani del XIII e XIV secolo. Sapri, figura e viene annoverato tra i porti o approdi conosciuti sulla costa del Mare Tirreno dell’Italia. L’Almagià, in uno dei suoi studi del 1929 (2), pubblicava un’interessante prospetto sulla toponomastica medie- vale dell’Italia, attraverso alcune delle prime carte nautiche conosciute e, faceva notare come il toponimo di Sapri, insieme a Policastro (Policasta), Palinuro (Palanudo), Isola di Dino e Maratea (Maratea), figura tra le località costiere in alcune carte geografiche e nautiche medievali (3). E’ grazie anche agli studi dell’insigne esperto di cartografia e toponomastica medievale Roberto Almagià che, oggi possiamo affermare che il luogo o il porto di Sapri, fosse conosciuto nel XIII secolo. Nell’interessante prospetto dell’Almagià (3), ritroviamo l’antico toponimo di Sapri in ben altre tre carte nautiche medioevali. Secondo il prospetto dell’Almagià, l’antico toponimo di Sapri figura nella carta di ‘Fra Paolino’, in cui figura il toponimo di ‘Sapri’, successiva per datazione alle precedenti.

la carta di Fra Paolino

(Fig. 1) Carta dell’Italia annessa ad un Codice della Cronaca di Fra Paolino Minorita (secolo XIV), Codice Vaticano Latino 1960, pubblicata da Almagià (4-7).

L’Almagià, in un suo studio sulla toponomastica medievale (2), pubblica un interessante prospetto (Fig. 2)(3), dove elenca i toponimi che figurano in alcune antiche carte geografiche manoscritte ed in particolare i toponimi che figurano su questa carta lungo la costa tirrenica dell’Italia meridionale, all’altezza del Cilento e, del Golfo di Policastro, nell’elenco per questa carta l’Almagià dice che figurano i seguenti toponimi: Agpoli, cela, capo licosa, pisota, Palanudro, Policastro, Sapri, Maratea, dine, S. Nicolo, Scalea.  A proposito di questa carta, dice l’Almagià: Ma ancor prima della metà del secolo XIV un altro tentativo di combinazione di elementi desunti da carte nautiche con elementi desunti da altra provenienza veniva fatto con particolare riguardo all’Italia; se ne ha traccia purtoppo incompleta – in alcune carte annesse ad un codice della Cronaca di Fra Paolino Minorita, il famoso Codice Vaticano Latino 1960″ (2). Non abbiamo potuto esaminare de visu la carta in questione ma dal particolare tratto dal file digitale del Codice Vaticano Latino 1960 (Fig. 1), si legge chiaramente il toponimo di Sapri.

part, 1

(Fig. 3) Carta dell’Italia annessa ad una Cronaca del sec. XIV, di Fra Paolino Minorita (4-7).

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(Fig. 2) Prospetto dell’Almagià (3).

Frate Paolino Minorita, Vescovo di Pozzuoli

Più precisamente nella carta dell’’Italia’ (Figg. 1-2-3), annessa ad una ‘Cronaca’ scritta (ancor prima della metà del secolo XIV) da Frate Paolino Minorita, diventato Vescovo di Pozzuoli, nel 1324 e morto nel 1344. La Cronaca di Fra’ Paolino è il famoso  Codice Vaticano Latino 1960, cge si conserva alla Biblioteca Apostolica Vaticana (4). Frate Paolino Minorita Paolino nacque a Venezia nella seconda metà del sec. XIII. Entrò nell’ordine dei minori, fu a servizio della repubblica veneta. Egli fu infatti dapprima inquisitore nella Marca trevigiana e in seguito ottenne la carica di ambasciatore della Repubblica veneta al servizio di Roberto d’Angiò e di Giovanni XXII e della corte avignonese. Il 22 giugno 1324 fu creato vescovo di Pozzuoli e divenne uno dei consiglieri di re Roberto di Napoli; morì nel 1344. L’opera sua più conosciuta è il De regimine rectoris, scritto in italiano (8); esso si divide in tre parti: la prima tratta del governo individuale, la seconda del governo familiare, la terza del governo politico; e nelle divisioni e nel contenuto si rivela l’influenza del ‘De regimine principum’ di Egidio Romano. Un codice della Marciana attribuisce a Paolino una ‘Historia ab origine mundi’, incompleta; e, secondo un altro di Leida, sarebbe suo anche un Liber de Terra sancta; senza dubbio falsa è l’attribuzione che gli si fa d’un Liber secretorum fidelium crucis, che invece è del Vesconte-Senudo; sembra invece più probabile che abbia scritto un libro di ‘Gesta’, autobiografia. La carta corografica dell’Italia in questione (Fig. 1), è tratta dal Codice Vaticano Latino 1960 ed è stata pubblicata in Almagià (4). A proposito di questo cartografo, Piero Bonavero (6) dice in proposito: “Lavvio di queste strade s’intreccia con quelle carte corografiche d’Italia che trovano il più antico esempio nelle tavole annesse a un Codice della Cronaca di Fra’ Paolino Minorita, cioè il famoso Codice Vaticano Latino 1960. Queste carte d’Italia che risalgono alla prima metà del secolo XIV, hanno un’importanza eccezionale nella storia della cartografia. La grande Carta d’Italia intitolata: Italiae provinciae modernus situs, dipinta a colori su pergamena che si conserva al British Museum di Londra e la carta sciolta, anch’essa pergamenacea, forse del 1449, che raffigura l’intera Italia con le isole maggiori che si conserva nella raccolta Cicogna del Museo Civico Correr di Venezia.”.  

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(Fig. 3) Mappamondo, annesso ad una Cronaca di Fra’ Paolino Minorita, Vescovo di Pozzuoli (7).

Note bibliografiche:

(1) Attanasio Francesco, “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, Dicembre 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10; l’articolo fu citato dal Cesarino Felice, in ‘La Lucania del Barone Antonini’, stà in ” I Corsivi”, n. 3, 1988; “I villaggi deserti del Cilento”, rivista ‘i Corsivi’, Gen.- Feb., 1988, anno III, n. 1-2, Sapri, pp. 12-13; “La pittura locale a Villa Guariglia“, rivista “I Corsivi”, Luglio 1987, anno II, n. 7, Sapri, p. 29; “Notizie storiche su Castelruggero“, rivista “I Corsivi”, Sapri, dic. 1988, anno II, n. 12, pp. 13-14; “Per un centro di storia cilentana“, rivista “I Corsivi”, Sapri, Nov. 1986, anno I, n. 9, p. 23; “Per un’ area di riequilibrio naturale”, rivista “I Corsivi”, Agosto 1986, anno I, n. 6, Sapri, p. 17; “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, rivista ‘Progetto’, Salerno, Luglio 1994, anno V, n. 2., pp. 3-4; “Per una politica del recupero“, stà nella rivista ‘Progetto’, Salerno, Maggio 1994, Anno V, n. 1, pag. 11; “I villaggi deserti del Cilento”, “Progetto”, Salerno, Aprile 1995, anno VI, n. 2, p. 16; “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998 (Archivio Attanasio)

(2) Almagià Roberto, Toponomastica dell’Italia in alcune carte nautiche medioevali, stà in “Mo- numenta Italia Cartographica”, I.P.S., Firenze, 1929, Forni editore. Appendice I, p. 68, Tav. IV, 1.

(3) (Fig. 2) ibidem, Appendice I, I – Coste liguri e tirreniche della penisola, pp. 67, 68.

(4) (Figg. 1-2) Carta dell’Italia annessa ad un Codice della Cronaca di Fra Paolino Minorita (secolo XIV), Codice Vaticano Latino 1960 (7).

(5) il ricco notiziario di T. Accurti in Sbaraglia, Bibliotheca hist. bibl., III Supp. (1921), pp. 307-308, si veda anche il testo di Mori A., Le carte geografiche della cronaca di Fra Pao- lino Minorita: carte corografiche d’Italia coeve di Dante e di Petrarca.”, …………………………..

(6) Bonavero P., Riflessi italiani: l’identità di un paese attraverso la rappresentazione del suo territorio, ed. Touring, Milano, 2004, pp. 21-22.

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(7) Codice Vaticano Latino 1960, Paulini Minoritae de Venetiis opera historica Sec. XIV, vescovo di Pozzuoli, conservato alla Biblioteca Apostolica Vaticana, con la seguente segnatura: Vat.lat.1960, sul sito: https://digi.vatlib.it/view/MSS_Vat.lat.1960.

(8) Mussafia A.,  Altfranzösische Gedichte aus Venezianischen Handschriften, edizione di Vienna del 1848, in cui ci parla del ‘De regimine rectoris’, scritto in italiano da Frate Paolino Minorita.

Nel 1435, Scidro nella carta di Beccari(o)

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(Fig. 1) Carta nautica o portolano per i naviganti di Battista Beccari, del 1435 (3).

Nel 1978, pubblicai a stampa lo studio dal titolo: “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“ (1). In seguito, molte delle notizie storiche contenute nel precedente studio (1), con i do- vuti approfondimenti, frutto di studi e ricerche durati anni, furono da me pubblicate e contenute nella Relazione “Evoluzione storico-urbanistica di Sapri“, redatta per il nuovo Piano Regolatore Generale del Comune di Sapri, di cui fui incaricato e, depositata in Co- mune (1). Proprio nella Relazione redatta per il PRG del Comune di Sapri, in cui, parlan- do di ‘Scidro’ (la ‘Skidros‘, una delle tre colonie sibaritica citata dal geografo Strabone) (3), segnalai un’interessantissima notizia circa la citazione di una ‘Scidro‘ in una carta nauti- ca del XV secolo. In quello studio scrivevo:  “Se Sapri è un nome antico, è chiaro che non vi può corrispondere l’antica Skidros di Erodoto, a meno che ‘Scidros’ non sia una traduzione del nome in lucano o risalga ad un periodo pregreco e prelucano. In latino non esiste que- sto nome anche se scrittori locali ci dicono che ‘Scidrus’ passò nel 273 alla Lega di Roma. Molto più alla mano è però la derivazione dallo aggettivo greco ‘Sapros’ (putrido, marcio), con riferimento alla presenza di paludi” . “Scidro figura sulla carta nautica della nautica dell'” Italia” di Battista Becario, del 1435 (fig.3) (3)“. Infatti, il toponimo di Sapri, trasfor- mato in ‘Scidro’, figura nella carta nautica di Battista Beccari (o) (2). Nella carta nautica di Battista Beccario, datata 1435, tra le località costiere del Mare Tirreno, sotto la scritta del toponimo di Policastro, annovera e si legge chiaramente un “Scidro” (Fig. 1) (2). La carta, pubblicata da Almagià e da Silvana Gorreri (3), è conservata alla Biblioteca Pala- tina di Parma (3) ed è l’unica citazione del toponimo di Sapri, trasformato in un ‘Scidro‘. La ta- vola manoscritta su pergamena, è datata e firmata “Baptista Becharius civis Janue compo- sto hanc cartam anno domini millex.o CCCC.XXX.V di mense iulij”. I toponimi sono scritti in una piccola textualis con elementi corsivi in colore nero (come Scidro), ma in rosso e a moduolo maggiore le città più importanti (come Policastro). Nutriamo dei dubbi sulla correttezza del toponimo di ‘Scidro‘ citato nella carta del Beccari(o), in quanto ‘Sci- dro’ è citato sotto ‘Pollicastro’ (Policastro) e Maratia (Maratea) e non come di solito è ac- caduto nelle più vecchie carte nautiche che segnavano il toponimo di Sapri posto sotto Policastro ma prima di Maratea e Scalea. La carta del Beccari(o) è datata 1435 ed in quel periodo iniziavano a circolare le carte di derivazione tolemaica che verranno pubblicate più tardi a stampa.

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(Fig. 2) Carta nautica o portolano per i naviganti di Battista Beccari(o), del 1435 (3).

Battista Beccari, 1613, tav. 2, Palatina Parma(Fig. 3) Particolare delle coste meridionali della carta nautica di Battista Beccario (3).

La carta nautica di Battista Beccari(o) (Fig. 1-2-3).

La carta nautica di Battista Becari(o), del 1435, pubblicata (Fig. 1), con l’ingrandimento del particolare della costa Tirrenica de’Italia che cita il toponimo di ‘Scidro’, è conservata alla Biblioteca Palatina di Parma Italia (II, 21,1613)(3). E’ una carta nautica o portolano manoscritta e miniata su pergamena, firmato e datata, “Baptista Becharius civis Janue composto hanc cartam anno domini millex.o CCCC.XXX.V di mense iulij”, cm. 66 x 96,5, le- gatura cm 66,5 x 35,5. Battista Beccari, noto anche come Baptista Beccharius (nome an- che a volte “Beccaria”, “Beccari” o “Bedrazio”), fu un cartografo genovese del XV secolo. Praticamente nulla è noto della sua vita. Battista è probabilmente un parente (forse un figlio?) di un precedente cartografo genovese Francesco Beccario, autore di un portolano del 1403. Battista Beccario è autore di due grafici portolani notevoli conservati alla Baye- rische Staatsbibliothek di Monaco di Baviera (3).

Note bibliografiche:

(1) Attanasio F.,“Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10. Si veda pure: Silvestri A., ‘La popolazione del Cilento nel 1489’, Salerno, 1956; vedi pure Attanasio F., ‘I villaggi deserti del Cilento’, stà i “I Corsivi”, pp. 12, 13; Si veda pu-re: Attanasio F., “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale ( P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Frances-co Forte, 1998, p. 8.

(2) Cesarino F., Sapri archeologica, stà in “I Corsivi”, Marzo, 1987, n. 3, p. 5.

(3) La carta nautica di Battista Becario, del 1435, è conservata alla Biblioteca Palatina di Parma (Ms. Parm. 1613), Membr., 1435 (luglio). E’ stata pubblicata da Almagià R., Topono- mastica dell’Italia in alcune carte nautiche medioevali, stà in “Monumenta Italia Cartogra- phica”, I.P.S., Firenze, 1929, ed. Forni, tav. III, 3). La carta è stata pubblicata da Gorreri S., stà in Carte per navigare, la raccolta di porto- lani della Biblioteca Palatina di Parma, a cura di De Pasquale A., ed. MUP, Parma, 2009, tav. 2, p. 25. Battista Beccario è autore di due grafici portolani notevoli conservati alla Bayerische Staatsbibliothek di Monaco di Baviera, Germania (Mapp. XXV, 1y).

Nel 1365, ‘Safri’ nelle carte dei Pizzigano

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Gli studi

Per la ricostruzione storica delle nostre terre e dei nostri luoghi nel periodo medievale, dai primordi fino al XVI secolo in poi, la documentazione sulle fonti storiche sono molto scarse. Delle poche fonti e documentazione a noi pervenutaci, la cartografia medievale, e con essa le carte nautiche e portolani antichi e manoscritti, rappresentano delle valide testimonianze per la toponomastica dell’epoca. Attraverso la toponomastica medievale, che figura sulle carte antiche, possiamo suffragare alcune ipotesi sull’esistenza o meno di alcuni centri antichi. Come è noto, la cartografia ( le carte geografiche), manoscritte della antichità, possono fornire un valido contributo alla storiografia ed alla toponomastica dei luoghi in quanto, attraverso una serie di informazioni in essa contenute si può risali- re all’epoca, alle origini di un luogo nell’antichità e quindi alla sua presenza, come ad e- sempio il toponimo di un luogo nell’antichità o la sua approssimativa ubicazione. I por- tolani o le carte nautiche (le prime conosciute) realizzati nel XIII secolo in Italia, e più tardi in Spagna e Portogallo, noti per la loro precisione cartografica, che ci permettono di affermare che Sapri, sia pur scalo marittimo di minore importanza (non figura mai in rosso), sia stato conosciuto nell’antichità. La scoperta del toponimo ‘Sapri’, in alcune car- te medievali manoscritte, testimonia e prova l’esistenza documentata di un approdo o un porto conosciuto dal nome di ‘Sapri’ nel XVI sec. Il toponimo di Sapri si ritrova, talvolta modificato in ‘Sapra’ o ‘Safri’ tra i centri costieri annoverati in molte carte nautiche e portolani del XIII e XIV secolo. Sapri, figura e viene annoverato tra i porti o approdi cono- sciuti sulla costa del Mare Tirreno dell’Italia.

Sapri, in alcune carte nautiche dei fratelli Pizzigano, del 1365 (2).

Domenico e Francesco Pizzigano, noti come i fratelli Pizzigani, erano cartografi venezia- no del XIV secolo. Il suo nome è a volte dato come Pizigano (solo una ‘z’) nelle fonti più vecchie. I fratelli Pizzigani, sono principalmente conosciuti per la costruzione di un Por- tolano, firmato e datato 1367 (ma delineato due anni prima), conservato nella Biblioteca Palatina di Parma (2). Misura 138 per 92 centimetri, è uno dei più grandi mappe di quel periodo. Il portolano Pizigano del 1367 è notevole per andare oltre i normali confini geo- grafici di mappe contemporanee (Mediterraneo e Mar Nero) per includere ampie fasce dell’Oceano Atlantico, la penisola scandinava nord e il Mar Baltico e del Mar Caspio. C’è qualche controversia sulla paternità e l’attribuzione dell’autore. La nota sul bordo della mappa, afferma (in una sola lettura): “” MCCCLXVII./ Hoc opus compoxuid franciscus: /pizigano veneciarum et dom(i)n(icus) / pizigano in Venexia meffecit: / die decembris: “L’i- potesi comune è che si tratta di due fratelli, Francesco Pizzigano e Domenico Pizzigano, tra le varie ipotesi alternative che Francesco era figlio di Domenico, Piuttosto che suo fratello (e che Domenico potrebbe essere morto da questa data), che “domnus” è un titolo per un prete, che il vero nome del secondo autore è Marco, che una chiara lettura della nota di autore sembra più simile ‘Rardus’ – o (Ge) rardus, Gerardo; che ci potrebbero es- sere tre fratelli (Francesco, Domenico, Marco / Gerardo). Era consuetudine riferirsi ai fratelli come il Pizigani (uno z) La scoperta della mappa 1424 di Zuane Pizzigano nel XX secolo suggeriva una r – ortografia a un doppio z. Questa carta non viene citata da Alma- già e non viene segnalata nemmeno dallo studioso francese De La Ronciere che cita e pubblica un simile Atlante Veneziano del fine secolo XIV che, quì non pubblichiamo per- chè non riporta Sapri (3). Tuttavia, nelle due carte nautiche che quì pubblichiamo (Figg. 1-2-3), figura l’antico toponimo di Sapri. La carta alla Biblioteca Palatina di Parma, ri-  porta Sapri, il suo porto o il suo originario toponimo. Non abbiamo potuto esaminare de visu la carta conservata a Parma, ma dagli ingrandimenti delle loro fotoriproduzioni pubblicate a stampa, possiamo confermare che lo scalo marittimo di Sapri è citato.

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(Fig. 1) Carta nautica di Francesco e Domenico Pizzigano del 1365 (2).

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(Fig. 2) Carta nautica di Francesco e Domenico Pizzigano del 1365 (2).

La carta nautica del 1373 di Francesco Pizzigano alla Biblioteca Ambrosiana

L’altra carta nautica attribuita a Francesco Pizzigani ‘Portolano del Mediterraneo’, che quì pubblichiamo (Fig. 3) è datata 1373 ed è conservata alla Biblioteca Ambrosiana a Milano. Il più antico manufatto cartografico originale della Biblioteca del Congresso: un grafico nautico. Secondo quarto del XIV secolo. Anche questa carta nautica o portolano datata 1373, risulta essere molto interessante per il toponimo originario di Sapri. L’immagine della carta in questione (Fig. 3) si può ottenere collegandosi al sito: https://en.wikipedia. org/wiki/Portolan_chart. Recentemente abbiamo ottenuto dalla Biblioteca Ambrosiana di Milano, la fotoriproduzione del file digitale tratto dall’originale della carta nautica di Francesco Pizigano del 1373 (4)(Fig. 3) e della foto successiva ingrandita con le nostre co- ste dell’Italia del sud che quì pubblichiamo (Fig. 3 successiva). In essa si possono vedere i porti di Salerno e Scalia (Scalea), segnati di colore rosso, mentre con il colore nero (oggi un grigio sbiadito e con una scrittura gotica), vengono elencati i porti minori tra cui quel- lo di Sapri e Policastro. Purtroppo, come si può vedere, i toponimi dei porti della nostra costa, non sono decifrabili a causa delle linee di distanza convergenti proprio verso il porto di Sapri. Non abbiamo potuto esaminare de visu l’originale e, purtroppo dall’in- grandimento del file digitale si evince che le linee di distanze di colore rosso, convergen- do tutte in un punto adiacente alla porzio- ne che interessa propio i toponimi dei porti che a noi interessano, non si distinguono con chiarezza i toponimi ivi riportati. Nell’in- grandimento (Fig. 3), si vede, sotto il toponimo di ‘Panecastro‘ (Policastro), segnato an- che questo con il colore nero il toponimo del porto di Sapri, noi leggiamo un ‘Safri’.

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(Fig. 3) Carta nautica di Francesco Pizigano del 1373, ‘Portolano del Mediterraneo’, conser- vata alla Biblioteca Ambrosiana a Milano – fotoriproduzione dall’originale (4).

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(Fig. 3) Carta nautica di Francesco Pizigano del 1373, ‘Portolano del Mediterraneo’, conser- vata alla Biblioteca Ambrosiana a Milano – fotoriproduzione dall’originale (4).

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(Fig. 3) Carta nautica di Francesco Pizigano del 1373, ‘Portolano del Mediterraneo’, conser- vata alla Biblioteca Ambrosiana a Milano – fotoriproduzione dall’originale (4).

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(Fig. 3) Carta nautica di Francesco Pizigano del 1373, ‘Portolano del Mediterraneo’, conser- vata alla Biblioteca Ambrosiana a Milano – fotoriproduzione dall’originale – Ingrandimen to della fotoriproduzione su concessione della Biblioteca Ambrosia di Milano (4).

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(Fig. 4 e 5) Carta nautica di anonimo, fine secolo XIV, Biblioteca Nazionale di Parigi.

Bibliografia:

(1) Attanasio F., “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, n. 12, 1978;

(2) (Fig. 1-2) Carta nautica di Francesco e Domenico Pizigano, firmata e datata 1367, con- servata nella Biblioteca Palatina di Parma (Ms. Parm. 1612), Membr., 1367 (dicembre 12), Venezia, cm. 87 x 128. La carta è stata pubblicata da Gorreri S., stà in Carte per navigare, la raccolta di portolani della Biblioteca Palatina di Parma, a cura di De Pasquale A., ed. MUP, Parma, 2009, p. 17. Le immagini delle figure nn. 1-2, della carta dei fratelli Pizziga- ni, conservate alla Biblioteca Palatina di Parma, sono tratte e pubblicate da Schuler C. J., Cartografare il mondo, ed. Logos, Modena, 2010, pp. 22-23.

(3) (Fig. 4-5) De La Ronciere A. M., M. Mollat Du Jourdin, I portolani, carte nautiche dal XIII al XVII secolo, ed. Bramante, Milano, 1992, tav. n. 10 a colori e, commento alla tavole, pag. 199.

(4) (Fig. 3) Carta nautica di Francesco Pizigano del 1373, Portolano del Mediterraneocon- servata alla Biblioteca Ambrosiana a Milano (collocazione: manoscritti: SP_10_29). Si ve- da: Fischer (1886: p.148-51). Si veda pure il sito:  https://en.wikipedia.org/wiki/Portolan_ chart. L’immagine che pubblichiamo (Fig. 3) è la fotoriproduzione ordinata ed ottenuta su concessione dalla Biblioteca Ambrosiana di Milano.

 

Nel 1325, ‘Safri’ nelle carte nautiche di Angelino Dalorto o Dulcert

Per la ricostruzione storica delle nostre terre e dei nostri luoghi nel periodo medievale, dai primordi fino al XVI secolo in poi, la documentazione sulle fonti storiche sono molto scarse. Delle poche fonti e documentazione a noi pervenutaci, la cartografia medievale, e con essa le carte nautiche e portolani antichi e manoscritti, rappresentano delle valide testimonianze per la toponomastica dell’epoca. Attraverso la toponomastica medievale, che figura sulle carte antiche, possiamo suffragare alcune ipotesi sull’esistenza o meno di alcuni centri antichi. Come è noto, la cartografia ( le carte geografiche), manoscritte della antichità, possono fornire un valido contributo alla storiografia ed alla toponomastica dei luoghi in quanto, attraverso una serie di informazioni in essa contenute si può risali- re all’epoca, alle origini di un luogo nell’antichità e quindi alla sua presenza, come ad e- sempio il toponimo di un luogo nell’antichità o la sua approssimativa ubicazione. I por- tolani o le carte nautiche (le prime conosciute) realizzati nel XIII secolo in Italia, e più tardi in Spagna e Portogallo, noti per la loro precisione cartografica, che ci permettono di affermare che Sapri, sia pur scalo marittimo di minore importanza (non figura mai in rosso), sia stato conosciuto nell’antichità. La scoperta del toponimo ‘Sapri’, in alcune car- te medievali manoscritte, testimonia e prova l’esistenza documentata di un approdo o un porto conosciuto dal nome di ‘Sapri’ nel XVI sec. Il toponimo di Sapri si ritrova, talvolta modificato in ‘Sapra’ o ‘Safri tra i centri costieri annoverati in molte carte nautiche e portolani del XIII e XIV secolo. Sapri, figura e viene annoverato tra i porti o approdi cono- sciuti sulla costa del Mare Tirreno dell’Italia.

L’Almagià, in uno dei suoi studi del 1929 (2), pubblicava un’interessante prospetto sulla toponomastica medievale dell’Italia, attraverso alcune delle prime carte nautiche conos- ciute e, faceva notare come il toponimo di Safri ( Sapri), insieme a Policastro (Panicas- tro), Palinuro (Palinudi) e Maratea (Maratia), figura tra le località costiere in alcune car- te geografiche e nautiche medievali (3). E’ grazie anche agli studi dell’insigne esperto di cartografia e toponomastica medievale Roberto Almagià che, oggi possiamo affermare che il luogo o il porto di Sapri, fosse conosciuto nel XIII secolo. Nell’interessante prospet- to dell’Almagià (3), ritroviamo l’originario toponimo di Sapri, trasformato in ‘Safri‘. Se- condo il prospetto dell’Almagià (3), l’originario toponimo di Sapri, figura come scalo ma- rittimo di colore nero, sotto Policastro che è segnato di colore rosso (essendo un luogo più importante), in una delle carte nautiche o portolani più antiche e a noi giunte. Se- condo il prospetto dell’Almagià (Fig. 1)(3), l’antico toponimo di Sapri, figura nelle due carte nautiche di Angelino Dalorto (Figg. 2-3). In queste due carte del Dalorto, l’origina- rio toponimo dello scalo marittimo o porto di Sapri, viene segnato con il toponimo di Safri’. Si tratta di due carte bellissime di notevole importanza per la storia della carto- grafia e della toponomastica medievale in quanto esse sono datate al 1325 la prima (Fig. 2) ed al 1339 la seconda (Fig. 3) e, la presenza in queste carte del XIV secolo, del toponimo di Safri, è una importantissima testimonianza che ai primi del 1300, Sapri era un luogo conosciuto. Noi non abbiamo potuto esaminare de visu le due carte in quanto la prima si trova conservata a Firenze mentre la seconda è conservata alla Biblioteca Nazionale di Francia, ma abbiamo fatto degli ingrandimenti delle loro riproduzioni pubblicate a stam- pa e possiamo confermare il prospetto pubblicato dall’Almagià (3), ovvero che Sapri, figu- ra come Safri.

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(Fig. 1) Prospetto di Almagià (3).

Sapri o ‘Safri‘, in una carta nautica di Angelino Dalorto del 1325.

Troviamo Sapri anche in una carta nautica o portolano, che risale al 1325 (Fig. 2), di An- gelino De Dalorto (Dalorto), il più antico cartografo da noi conosciuto dopo il Vesconte, anch’egli genovese, come ha dimostrato il Magnaghi (4). Questa carta manoscritta, è con- servata presso la Biblioteca del Principe Corsini a Firenze (Fig. 2). Nel 1887 era stata in- fatti scoperta a Firenze una carta sicuramente italiana, del 1325 o 1330 (la data in numeri romani non è chiaramente leggibile), di cui l’autore era stato con difficoltà individuato in Angelino Dalorto o Dalorco, dal paese ligure di Orco Feglino: la somiglianza fra le due carte induceva a considerarle opera dello stesso cartografo. Il nome del cartografo è lo stesso ed è un nome tipicamente ligure;  L’iscrizione della carta italiana del 1325 è del tutto simile a quella della carta Dulcert (Fig. 3).

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(Fig. 2) Portolano del Mediterraneo di Angelino Dalorto del 1325, conservato a Firenze (4)

‘Safri’ nella carta nautica di Angelino Dulcert del 1339.

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(Fig. 3) Carta nautica “Dal mar Baltico al mar Rosso”, di Angelino De Dalorto, del 1339.

Nell’interessante prospetto dell’Almagià (3), ritroviamo nella carta del ‘Dalorto‘ l’antico toponimo di Sapri, trasformato in ‘Safri’ (Fig. 3) (3). Si tratta dell’altra carta datata del cartografo Angelino Dalorto, dove pure figura ‘Sapri’, trasformato nel toponimo di ‘Safri’ (3). La carta di cui parliamo è quella che reca il nome Angellino Dulcert datata 1339, conservata nella Biblioteca Nazionale di Parigi. Alcuni ritengono che si tratti sempre del genovese Angelino Dalorto, emigrato a Maiorca dove avrebbe fondato un’officina carto- grafica. Questa carta, dove figura ‘Sapri’, del 1339 (Fig. 3) è tra i primissimi documenti cartografici medievali. Scrive il De La Ronciere (7) in proposito: “Dal punto di vista della storia della cartografia, gli abitanti di Maiorca non sono da meno dei Genovesi. La prima carta eseguita precisamente a Maiorca è quella di Angelino Dulcert, che risale al 1339. Porta la firma in latino sul margine orientale, ai piedi dell’Imperatore Usbech:  “hoc opus fecit Angelino Dulcert ano M CCC XXX VIIII de mense Augusti in civitate maioricharum”. Sembrerebbe quindi un capolavoro di origine maiorchina. Tuttavia gli studiosi hanno dibattuto per oltre mezzo secolo sulla questione della nazionalità dell’autore. L’iscrizione della carta italiana del 1325 è del tutto simile a quella della carta Dulcert datata 1339 di Fig. 3. Su quest’ultima compare una scritta che esprime un elogio all’Italia, definita ‘gran- de tra tutte le altre regioni‘ e sembra poco verosimile sia scritto da un artefice maiorchi- no. La carta del Dulcert, conservata a Parigi (Fig. 3) è composta da 2 fogli in pergamena manoscritti e miniati, uniti in un unica carta, 750 x 1020 mm (Fig. 3). Nell’interessante prospetto dell’Almagià (3), ritroviamo nella carta del ‘Dalorto’, che insieme all’originario toponimo di Safri, figurano i toponimi di Palinudi (Palinuro), Foresta (?), Policastro, Maratia, Tim, ecc….(3). Noi non abbiamo esaminato de visu le due carte in questione, ma il prospetto dell’Almagià (3), ci conferma la scritta di un ‘Safri’. Il toponimo di ‘Safri’ è riportato in nero mentre quello vicino di Policastro viene riportato con il colore rosso.

Note bibliografiche:

(1) Attanasio F., “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, n. 12, 1987;

(2) Almagià R., Toponomastica dell’Italia in alcune carte nautiche medioevali, stà in “Mo- numenta Italia Cartographica”, I.P.S., Firenze, 1929, Forni editore. Appendice I, p. 68.

(3) ibidem, Appendice I, I – Coste liguri e tirreniche della penisola, pp. 67, 68.

(4) (Fig. 2). La carta è stata illustrata e riprodotta da Magnaghi A., “La carta nautica cos- truita nel 1325 da Angelino Dalorto offerta in dono al III Congresso Geografico Italiano.”, Firenze, 1898.

(Fig. 3) Carta nautica di Angelino De Dalorto, del 1339, è pubblicata da De La Ronciere A. M., M. Mollat Du Jourdin, I portolani, carte nautiche dal XIII al XVII secolo, ed. Bramante, Milano, 1992, tav. n. 7 a colori, del 1339 e, commento alla tavole, pagg. 193, 194, conserva- ta Parigi, Biblioteca Nazionale di Francia, Cartes et Plans, Res. Ge B 696 (Fig. 3).