Nell’agosto 1860, l’ESERCITO MERIDIONALE costituito da Giuseppe Garibaldi per lo sbarco in Calabria: la 15° Divisione (ex spedizione Pianciani ed altri) e la 16° Divisione affidata a Bixio
Da Wikipedia leggiamo che L’Esercito meridionale fu la forza armata che si costituì in seguito alla Spedizione dei Mille. Tale denominazione ufficiale fu data da Giuseppe Garibaldi. Questo esercito, composto da volontari italiani e anche stranieri, raggiunse circa 50.000 uomini. Gli ufficiali indossavano l’uniforme di colore rosso, e quindi tutti i combattenti, come i Mille, furono definiti “camicie rosse”. Venne disciolto prima della proclamazione del Regno d’Italia. Quando Garibaldi sbarcò a Marsala nel maggio 1860, la colonna di volontari italiani settentrionali era composta da I Mille (tra i quali 45 siciliani). A loro si aggregarono subito quasi 200 volontari siciliani. Quando il generale proclamò la Dittatura garibaldina della Sicilia a Salemi, ancora altri siciliani si arruolarono, guidati dai fratelli Sant’Anna. Il 14 maggio arrivarono 500 volontari siciliani, dalle campagne di Erice, al comando di Giuseppe Coppola e del medico Rocco La Russa e combatterono già nella battaglia di Calatafimi. Quando arrivarono a Palermo i picciotti erano 3.000 e al termine della battaglia erano arrivati a 6.602. Dopo la presa di Palermo (30 maggio), i Mille si erano ridotti a 600 unità, ma a giugno cominciarono ad arrivare via mare anche i rinforzi dall’Italia del nord: i primi furono quelli della spedizione Agnetta, arrivati a Marsala il 1 giugno; seguirono i 2.500 uomini al comando di Giacomo Medici; altri volontari, poi aggregati alla divisione di Enrico Cosenz, furono gli 800 partiti da Genova col vapore “Washington” il 2 luglio 1860 e sbarcati il 5 luglio a Palermo. Le file si ingrossarono nella battaglia di Milazzo, mentre il 16 luglio un’altra colonna, tra cui molti mantovani, partì da Genova, al comando di Gaetano Sacchi. Via, via giunsero nel meridione altri contingenti. Nell’armata garibaldina erano presenti numerosi altri volontari partiti da Genova e in parte da Livorno. Durante l’avanzata delle camicie rosse sempre più combattenti di tutte le province meridionali si aggregarono progressivamente all’armata. Da Wikipedia leggiamo che gli sbarchi dei rinforzi alla spedizione dei Mille avvennero nel 1860 durante la spedizione dei Mille. Dopo il primo sbarco, avvenuto a Marsala, che fu utile alla realizzazione di una testa di ponte, nel corso dei mesi successivi vennero effettuati in Sicilia numerosi altri sbarchi: infatti nel periodo da giugno a settembre 1860 giunsero un totale di circa 21.000 volontari, che assieme agli altri volontari arruolati nel Sud Italia contribuirono a formare il cd. Esercito Meridionale. Le partenze vennero quindi interrotte da Cavour, perché lo stesso aveva deciso di procedere alla occupazione dello Stato Pontificio. Il primo sbarco avvenne a Marsala: vennero effettuati in Sicilia numerosi altri sbarchi nel periodo da giugno a settembre 1860, per un totale di circa 21.000 volontari, che assieme agli altri volontari arruolati nel Sud Italia contribuirono a formare l’Esercito Meridionale. Le partenze delle navi di volontari venivano effettuate quasi sempre da Genova ed in alcuni casi da Livorno, effettuando scalo intermedio in Sardegna. Oltre allo storico Trevelyan, che ha redatto il sottoindicato riepilogo, gli sbarchi successivi sono descritti da vari autori, tra i quali Osvaldo Perini, il quale descrive in dettaglio anche la vicenda della cattura da parte della Marina Borbonica delle due navi della Spedizione Corte (Utile e Charles and Jane) con a bordo circa 930 volontari (vedi: La cattura del Gruppo Corte). Il Medici, coadiuvato dal maggiore Clemente Corte e da Daniele Cressini fondò un Ufficio militare, per arruolare altri volontari, da tutte le classi della società, da inviare in Sicilia con le relative dotazioni militari, ricorrendo ai comitati patriottici e a tutti i simpatizzanti, riuscendo a raccogliere circa 15.000 volontari. Il Perini illustra anche come il Comitato politico di Milano ed il Comitato politico di Ferrara, quest’ultimo condotto da Paolo Da Zara di Padova, contribuirono a raccogliere molti volontari e che il Comitato per l’Emigrazione Veneta di Milano, condotto da Pietro Correr aveva da solo raccolto oltre 8.000 volontari tra i quali anche un elevato numero di trentini e veneziani appartenenti in gran parte alle province ancora occupate dall’Austria. Si tratta del testo di Osvaldo Perini (…), e del suo, La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia, Editore F. Candiani, 1861. Luigi Susani (….), nel suo “Giuseppe Garibaldi e l’epopea dei “Mille” (1860)”, a pp. 26-28, riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “Subito dopo la capitolazione dei regi, Garibaldi provvide alle necessità del governo dell’isola. Organizzò la Guardia nazionale in cinque legioni per il servizio d’ordine pubblico nella capitale e sciolse quelle squadre siciliane che non riteneva sicure per l’ordine pubblico. Ma suo maggior pensiero fu quello di costituirsi un piccolo esercito organizzato, formò pertanto, considerandola a suo avviso, come una appendice dell’esercito sardo, una Divisione alla quale, per l’appunto, diede il numero 15° Divisione (perchè 14 erano le divisioni dell’esercito sardo) e la affidò al comando del Generale ungherese (promuovendolo con ciò di grado) Stefano Turr.”. Con un decreto del 2 luglio il governo dittatoriale di Garibaldi, “Comandante in capo delle forze nazionali in Sicilia”, emanava “l’organico dell’Esercito siciliano”, composto da due divisioni, XV e XVI, comandate rispettivamente da Stefano Turr e da Giuseppe Paternò, per complessive cinque brigate. Luigi Susani (….), nel suo “Giuseppe Garibaldi e l’epopea dei “Mille” (1860)”, a pp. 26-28, riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “Divisione alla quale, per l’appunto, diede il numero 15° Divisione (perchè 14 erano le divisioni dell’esercito sardo) e la affidò al comando del Generale ungherese (promuovendolo con ciò di grado) Stefano Turr.”. Con un ulteriore decreto del giorno successivo si emanava l’organico della “Marina militare siciliana”. Il 14 luglio fu istituito il Corpo dei Carabinieri di Sicilia. Con un ulteriore decreto del giorno successivo si emanava l’organico della “Marina militare siciliana”. Il 14 luglio fu istituito il Corpo dei Carabinieri di Sicilia. Giuseppe Paternò nel 1860 partecipò attivamente alla campagna meridionale di Giuseppe Garibaldi: il 2 luglio, con decreto dittatoriale n° 79 fu nominato tenente generale e comandante la XVIª Divisione dell’esercito meridionale, mentre il 30 agosto ricoprì l’incarico di segretario di Stato della Guerra del governo dittatoriale. Quando i garibaldini dal 19 agosto sbarcarono in Calabria, affluirono nell’esercito volontari calabresi e, giunti in Basilicata, si aggregarono a Garibaldi 2.000 uomini della Brigata Lucana e l’Esercito da siciliano, fu denominato meridionale. Garibaldi organizzò complessivamente i volontari dell’Esercito meridionale in quattro divisioni, ognuna composta da due o tre brigate. Così la XV Divisione fu posta al comando dell’ungherese Stefano Turr, la XVI di Giuseppe Paternò, poi sostituito al comando da Enrico Cosenz, la XVII di Giacomo Medici, la XVIII di Nino Bixio. Luigi Susani (….), nel suo “Giuseppe Garibaldi e l’epopea dei “Mille” (1860)”, a pp. 26-28, riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “Divisione alla quale, per l’appunto, diede il numero 15° Divisione (perchè 14 erano le divisioni dell’esercito sardo) e la affidò al comando del Generale ungherese (promuovendolo con ciò di grado) Stefano Turr.”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 97 e ssg., in proposito scriveva che: “Ma per continuare la marcia sul Continente, era necessario gettare le basi per la organizzazione di un Esercito Meridionale. L’espediente dei “Cacciatori di Sicilia” non dette buoni risultati, e il Corpo fu sciolto. Fu sciolto anche perchè da Genova sbarcarono il 17 giugno ben 4000 volontari al comando del Gen. Medici del Vascello, e qualche giorno dopo, altri 2000 volontari toccarono il suolo di Sicilia, al comando del Gen. Cosenz: ufficiali garibaldini entrambi, rimasti a Genova per l’arruolamento di uomini e l’acquisto di armi. E così, l’8 luglio, ai piedi del Monte S. Pellegrino, Garibaldi potè passare in rassegna i primi battaglioni del nuovo esercito liberatore.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a pp. 130-131, in proposito scriveva che: “Questo esercito doveva subito costituirsi in una divisione composta di due brigate, ciascuna delle quali di quattro battaglioni. Il comando della divisione e della 2° brigata fu assunto dal Turr e quello della 1° brigata da Bixio. Capo di Stato maggiore fu nominato il maggiore Spangaro. La sua forza iniziale non superava i mille uomini, ma doveva ben presto essere aumentata dai contingenti di altre due spedizioni che si preparavano a Cornigliano ed a Sestri, la prima di 900 uomini guidati da Clemente Corte, sbarcata il giorno 8 sul clipper americano ‘Charles and Iane e la seconda imbarcata il 10 sui piroscafi ‘Washington, Oregon e Franklin’ al comando di Medici e forte di altri 2500 volontari. Un piccolo rinforzo era intanto giunto da Genova, guidato da Carmelo Agnetta, esule siciliano, che con 60 uomini e un migliaio di fucili era sbarcato a Marsala, aveva percorso la via battuta dai Mille ed era arrivato il giorno 7 a Palermo. Altri 1500 fucili aveva pure mandato il Fabrizi da Malta.”. Cesari, a p. 138, in proposito scriveva: “La spedizione Medici…..Col suo arrivo si formarono pertanto fra il 20 e il 22 giugno tre colonne, la prima guidata da Medici, destinata ad avviarsi per il litorale, obiettivo Messina, la seconda guidata da Turr, composta dalla 2° brigata Eber della sua divisione, diretta a Misilmeri, Caltanisetta e Catania, la terza, comandata da Bixio e composta dalla 1° brigata, diretta a Corleone e a Girgenti. Tutte, compiute il loro itinerario dovevano concentrarsi alla punta del Faro.”. Cesari, a p. 141, in proposito scriveva che: “Il Cosenz, nominato allora generale, fu da Garibaldi incaricato di formare subito coi suoi 1500 uomini e con altri che vi si aggiunsero, una divisione, che dopo quella di Turr (15°) assunse in conformità dell’ordine del giorno precisato la numerazione di 16°, in continuazione cioè a quelle dell’esercito regolare. Per il momento questa divisione si compose di una sola brigata su due reggimenti, più una compagnia di carabinieri genovesi. Il comando del 1° reggimento fu dato al colonnello Fazioli e quello del 2° al colonnello Filippo Borghesi.”. Questa descrizione riguarda le compagnie in stanza in Sicilia che andarono all’attacco. Cesari nel capitolo VIII ci parla del “concentramento dei volontari alla Punta del Faro e della Spedizione Pianciani”, etc.., e a p. 151, in proposito scriveva: “La compagnia Sacchi non era comandata dal colonnello dello stesso nome, ma era chiamata così perchè formata dagli elementi più scelti della brigata che Garibaldi aveva affidato al Sacchi stesso, dopo che questi aveva lasciato il comando del 46° fanteria e date le sue dimissioni dall’esercito regolare per raggiungere la spedizione dei volontari in Sicilia.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “….nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, ebbe ordini da Garibaldi di portarli a Milazzo con tre brigate, mentre quella di Eberhard, imbarcata sul vapore ‘Franklin’, fu inviata alla costa meridionale dell’isola per unirsi alla colonna di Bixio. Essa dovette fare tutto il giro della Sicilia, perchè Bixio, si era portato a Taormina. Così il Rustow giungeva a Milazzo dove furono riuniti circa 3500 uomini, e Bixio con le forze dell’Eberhard, con 400 Siciliani reclutati durante la traversata dell’isola e con due compagnie del battaglione Chiassi (brigata Sacchi) veniva ad avere ai suoi ordini una forza complessiva che si può calcolare in altri 3500 combattenti.“. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 161, in proposito scriveva che: “Intanto il generale Cosenz imbarcava al Faro la compagnia francese De Flotte e la brigata Assanti, circa 1200 uomini, coi quali riusciva nella notte dal 21 al 22 di prendere terra a Favazzina, ricacciando a fucilate etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 76, in proposito scriveva che: “Con Decreto del 14 nominò Sirtori, Turr e Orsini al grado di Maggiore Generale, e Bixio a Colonnello Brigadiere.”. Carlo Pecorini-Mazoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 129, in proposito scriveva che: “La 15° Divisione Turr della forza complessiva di 4261 uomini (Doc. 41) occupava etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 129, in proprosito scriveva che: “Il Dittatore non aveva soltanto lavorato per organizzare un esercito, egli aveva fatto in poco tempo la sua marina che, oltre un gran numero di piccole barche, si componeva del ‘Tukory’, del ‘Waschington’, il ‘Franklin’, l’Oregon, la ‘Città di Torino’, il Fernet, l’Annita, l’Indipendance’.”. Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a pp. 212 e ssg., in proposito scriveva che: “Nelle Calabrie i regii, oltre al presidio di questa città, avevano le due divisioni Briganti e Melendez, in dodicimila uomini, che tenevano il paese tra Gallico e Punta del Pezzo; più innanzi, a Monteleone, era il maresciallo Vial con altrettanti; altri rinforzi approdavano a Paola; ed in Cosenza trentacinquemila uomini della brigata Caldarelli. Etc…”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a p. 341, in proposito scriveva che: “Non credo si possa ben sommare la gente corsagli da fuor del reame. Gli scrittori garibaldini dicono 1085 gli sbarcati a Marsala, poi i] Medici con 2500, poi il Cosenz cori 1600, e il Sacchi con 4500. Arrivavano inoltre a drappelli tuttodì da Italia Francia, Malta e Grecia, bruchi da ogni contrada’ accorrenti sulle terre nostre. Sembra su’ primi d’agosto avesse da ventimila stranieri; su’ Siciliani benchè l’ossero migliaia facea poco conto; e intenti a rapinare in patria, non volean passare il Faro. Laonde avendo ei visto i Regi ritrarsi intatti e frementi, stimò non bastargli quelli, e fe’ pensiero su’ novemila del Bertani; però udito quelli volersi gittar nel Romanesco, statuì andar egli a pigliarli. Lasciò al Sirtori il preparar la passata dello stretto’ e postar batterie sulle coste a Torre di Faro (dove’ s’organava il corpo di spedizione, coll’ aiuto de’legni inglesi e sardi); ed egli sparso d’andare a Torino per rispondere a voce a quel re sull’ assalir la Calabria, s’imbarcò sul Washington a’1 2 agosto.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a pp. 361-362, in proposito scriveva che: “§. 14. Numerazione de’ Garibaldini. Gli scrittori garibaldini enumerano le loro milizie così: il Bixio con 4500 presso Taormina e Giardina; altre dodici migliaia a scaloni sulle coste nord-est; le divisioni Cosenz e Medici e la brigata Eber Eresso Messina a Torre di Faro con ottomila ; la brigata Sacchi di 1500 presso Spadafora, e ‘1 Rustow con 4000 a Melazzo. Inoltre l’Orsini con gli artiglieri uniti a Palermo, dodici cannoni, una batteria da montagna, altra da campo e due mortai veniva ; per via tolse due mortai a Melazzo; e arrivò a Torre di Faro con trentanove pezzi, dove elevava sei batterie di costa, e altre galleggianti, e ponti da imbarcare cavalli. Da tale enumerazione sembrano i soli contati da trentunomila; ma giugnendovi quelli contro la cittadella, i corpi d’artiglieria, quelli rimasti a Palermo, e i 2300 del Nicotera, parrebbero da quarantamila.”. Gustav Rasch (….), nel cap. IX “La campagna garibaldina nel Napoletano”, nel suo, Garibaldi e Napoli nel 1860: note di un viaggiatore prussiano – introduzione, traduzione e note di Luigi Emery, ed. Laterza, Bari, 1938, a p. 135, in pproposito scriveva che: “L’avanzata di Garibaldi in Calabria fu una passeggiata militare. L’esercito garibaldino in Sicilia constava, il 18 agosto, quando ebbe luogo lo sbarco sulla costa calabrese (1), di 25.000 uomini di truppe regolari. Di questi 25.000 uomini, 18.000 erano concentrati a Messina e dintorni, mentre la colonna Bixio teneva in osservazione i presidi di Augusta e di Siracusa. Il complesso delle forze era ripartito in quattro Divisioni, sotto il comando dei generali Turr, Cosenz, Medici e Pianciani (1) .la cavalleria contava 500 uomini, l’artiglieria 450, il genio 120. La flotta si componeva di una pirocorvetta di undici vapori da trasporto, l’artiglieria di 17 fra obici da montagna e cannoni da campagna. Quasi tutto l’esercito era armato di carabine Enfield; 40.000 fucili si trovavano a Messina, pronti ad essere trasportati in Calabria. L’esercito comprendeva una compagnia ungherese di 50 uomini, una svizzera di 120, una francese di 17, una inglese di 25. Il colonnello Peard comandava un’ottima compagnia di fucilieri con carabine e revolver. Egli è quell’inglese di cui giornali tedeschi conservatori, che scrivono al soldo dell’Austria, durante la campagna del ’59 raccontarono la sciocca favola ch’egli si era aggregato ai Cacciatori delle Alpi etc…Mister Peard è un gentleman della Cornovaglia, persona rispettabile sotto ogni riguardo, e per giunta uomo di cuore, d’ingegno e di carattere. Ha vissuto a lungo in Italia e conosce bene le cose italiane…..Il corpo di spedizione, che due vapori portarono sul continente nella notte del 18 agosto, comprendeva 4200 uomini (1), parte della Brigata Bixio, parte della Brigata Eberhardt e 1000 uomini comandati dal Sacchi. Il figlio di Garibaldi, Menotti Garibaldi, comandava l’artiglieria, comprendente quattro obici da montagna, e un’ottima Compagnia di bersaglieri. La spedizione era comandata da Bixio e da Garibaldi…..”. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 52, nella nota (1) postillava: “Garibaldi scomparve appunto il giorno 12, senza che nulla di positivo si sapesse. Andò prima a Cagliari, poi a Palermo, per riunire a s’e le brigate Puppi, Gandini, Eberhardt, Tharrena, agli ordini del conte Luigi Pianciani che, insieme con quella del Nicotera (già scesa in Sicilia al comando del Sacchi), avevano costituito la famosa spedizione organizzata dal Mazzini, assenziente poi Garibaldi, per invadere lo Stato pontificio. Costretta dal Governo italiano a non oltrepassare la frontiera, fu in Toscana nuovamente imbarcata e venne — per varie vie — in Sicilia.”. Amedeo La Greca (….), nel suo “Appunti di Storia del Cilento”, ed. Centro di produzione culturale per il Cilento, Acciaroli, 2001, a p. 272, e riferendosi al 6 settembre 1860 in proposito scriveva che: “Il giorno dopo in molti si mossero per marciare alla volta di Sala Consilina. Qui tutti i volontari del Cilento furono organizzati in cinque battaglioni comandati rispettivamente dai maggiori Trotta, Carlo De Angelis, Enrico Del Mercato, Raffaele Zammarrelli e Francesco Galloppi, che formarono una brigata al comando del colonnello Luigi Fabrizi e inquadrata nella XVI divisione comandata da Nino Bixio, che si distinse nella battaglia del Volturno (1° ottobre).”. Davis Ottati (….), nel suo “Dal Feudo alla liberà – un paese del Sud”, ed. Pananti, Firenze, a p. 98 e ssg., in proposito scriveva che: “Il fenomeno del volontarismo che aveva alimentato validamente le primigenie schiere garibaldine, era a quel tempo già in declino ed i motivi, tanto per esemplificare, erano due: il primo, perché Garibaldi aveva rinsanguato le sue colonne, e, dalla fase dello spontaneismo pittoresco della guerriglia, era passato alla più razionale organizzazione militare, secondo, perchè con i successi le titubanze sabaude erano fugate, subentrando al loro posto la paura di essere tagliati fuori, quindi provvedendo a far muovere esercito e marina. E’ spiegabile così il mediocre afflusso di uomini del principato – da scartare quindi l’opinione razzistica secondo cui lo stato maggiore di Garibaldi avrebbe operato un’odiosa discriminazione verso l’apporto meridionale – tenendo ben presente che i “quadri” rivoluzionari come i Padula, i Pessolani, i Santelmo, i Magnone e molti altri, erano già nelle sue file garibaldine e a Milazzo appunto cadeva il prete Vicenzo Padula, senza contare la colonna Passero di cui si dirà.”. Da Wikipedia si apprende che erano presenti anche volontari stranieri, affluiti in tempi diversi. Risultano impiegati in combattimento il 1-2 ottobre, circa 200 cavalleggeri ungheresi e altri 200 fanti ungheresi. In precedenza furono impiegati 50 francesi di De Flotte caduto in Calabria. Erano presenti anche un centinaio di disertori borbonici stranieri comandati da Wolfe gruppi di britannici (19), la presenza di soldati stranieri borbonici era molto più alta, infatti al comando di Von Mechel erano 3.000 soldati, oltre ad alcune compagnie svizzere chiamate Schweizertruppen. Il 15 ottobre le navi Emperor e Melazzo sbarcano a Napoli la Legione Britannica, chiamata anche Garibaldi Excursionists composta di circa 600 volontari successivamente impiegati in alcuni combattimenti. La notizia del Wolf proviene dal Treveljan. In Sicilia parecchie migliaia di siciliani si arruolarono inquadrati in reggimenti e addestrati da ufficiali del luogo, del nord Italia e inglesi.. Era presente il tedesco Wilhelm Friedrich Rüstow, capo di stato maggiore di Divisione di Garibaldi, che scrisse un libro sulla Spedizione,tra i britannici erano presenti: Hugh Forbes, ingegnere e linguista inglese che aveva già combattuto con Garibaldi nel 1849, Percy Wyndham, l’irlandese artigliere Dick Dowling e per breve tempo gli americani Catham Roberdeau Wheat e Charles Carrol Hicks, che tornarono in America per combattere con i confederati, John Whitehead Peard, il “garibaldino-inglese” “sosia” di Garibaldi, con busto al Gianicolo di Roma e il carismatico inglese colonnello John William Dunne, che in Sicilia era soprannominato “milordo” dai coraggiosi ragazzi siciliani di strada arruolati nel suo reggimento, da non confondersi con la Legione Britannica, sbarcata solo successivamente a Napoli, nel reggimento di Dunne solo una parte degli ufficiali erano britannici e i soldati tutti sicilianI, Dunne fu ferito a Capua. Durante la battaglia del Volturno si distinte lo scozzese capitano Cowper di Aberdeen, che comandava una batteria di artiglieri e diversi altri scozzesi facevano parte dei volontari, anche per la grande popolarità di Garibaldi in Scozia, dove molti vedevano in lui il Wallace italiano.. Hugh Forbes, un ufficiale dell’esercito britannico, ha scritto questo manuale per addestrare i volontari patriottici nell’arte della guerra. Forbes descrive le tattiche utilizzate dall’esercito regolare e come le stesse possono essere adattate per la guerra irregolare. Questo manuale è stato scritto nel XIX secolo ma rimane attuale oggi, perché molti dei consigli di Forbes sono ancora validi per chiunque desideri addestrarsi alla guerra di guerriglia.
GARIBALDI CERCA VOLONTARI PER LO SBARCO SUL CONTINENTE
Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a pp. 189-190 e ssg., in proposito scriveva che: “Poche e deboli forze, chi faccia ragione, che restava ormai di affrontare tutto il nerbo del napoletano esercito; il quale avea già raccolti in tre corpi trentamila uomini nelle sole Calabrie, e potuto avrebbe contrapporgli in un solo punto ben cinquantamila sol dati. Era pertanto evidente necessità al Dittatore cosi di accrescere il nerbo di suoi combattenti, come di svigorirne l’ avversario mercè di parziali sollevamenti, che ne anestes sero i passi, 0 sparpagliassero le forze. A questo secondo intento, oltre alle molte promesse che gli venivano dei comitati di terra ferma, egli deve a quanti di suoi soldati nel riclriedessero, licenza o mandato di venirne in patria a capitanarvi o infocolarvi le insurrezioni; etc….(p. 191) Ad accrescere sue militari forze, il Generale sollecitava l’arrivo in Sicilia di quella quarta spedizione di volontarii, che, declinando il luglio, si raccoglievano in Sardegna nella rada di Terranova sotto il comando del Colonnello Pianciani. Quest’ accolta di milizie avea per pubblici propositi il venirne in Sicilia; ma lo intento segreto dei capi era invece di metterli in terra pontificia; ove, schivando di affrontarsi nei francesi, si ripromettevano d’impellere nei popoli della centrale Italia quel moto medesimo, che Garibaldi avea suscitato vittorioso allo estremo della penisola. Il governo sardo diede ausilii, come alle altre, e più che alle altre spedizioni, anche a questa di Terranova; e per questi fa voce si accontasse in Genova col Bertani il Farini ministro; il quale volle promesso, e invigilava atlesamente, che si eseguisse davvero lo sbarco non ad altre spiagge che in Sicilia. Ma a mutare i reconditi, quanto audaci disegni sullo Stato papalino, non esscudo punto disposti nè il Berlani, nè molto meno il Pianciani, non parevano essi gran fatto proclivi alle sollecitazioni del general Garibaldi che li chiamava in Sicilia; parendo loro di venirne, treppo morbidi ai centri di un’ odiata diplomazia, là dove quelle forze riuscirebbero alla Sicilia superflue, alle sorti d’Italia disutili. Cotesti indugii volle il Generale vince re di sua persona; laonde, lasciata segretamente Palermo al 12 di agosto, venne subitamente al golfo degli Aranci; e menò seco, rassegnatone il comando dal Piacciani, la nuova brigata in Sicilia, ove approdava al 16 del mese. Questo indugio protrasse fino alla seconda metà del mese stesso le operazioni di guerra in terra ferma. Di quei giorni la diplomazia, segnatamente la russa, ma non ultima la francese, premevano appo il Conte di Cavour, perché fosse venuto in accordi col Re di Napoli, e fatto ostacolo a Garibaldi di passare sul continente, ritirandogli quei morali conforti e materiali sussidii che gli venivano dal governo sardo: condizione degli accordi era la promessa di cedere la Sicilia al re di Sardegna. A rattenere i progressi del vincitore non mica facile ai consigli della diplomazia, Francia proponeva all’ Inghilterra di spedire un loro navilio nello stretto Messinese; ma questa schermendosi dello invito, contraddisse allo intervento; e il conte di Cavour fu lasciato libero nei suoi propositi. La cui politica, nonché tale da opporsi alla spedizione prima e posteriori di Garibaldi, era quella anzi di sospingerlo innanzi; come al buon senso dicome al buon senso di ogni onesto giudizio dovrebbe apparire evidente, se documenti e testimonianze non fossero venuti poscia a confermarlo.”. Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a p. 207 e ssg., in proposito scriveva che: “Sgombra per la capitolazione di Messina del 28 di luglio l’ultima spanna di siciliana terra, il General Garibaldi e sul Faro per venirne in terra ferma a compimento di sua operosa epopea. Numerate sue schiere ai primi giorni di agosto, gli pare non potesse fare a fidanza che non soli ottomila uomini atti a venirne, con fortuna di animo pronto, a nuove venture; oltre a quattromila, o nuovi del tutto, o quasi nuovi ai cimenti di guerra, giovanotti siciliani (1). Pochi e deboli forze, chi faccia ragione, che restava ormai da affrontare tutto il nerbo del napoletano esercito; il quale avea già raccolti in tre corpi trentamila uomini nelle sole Calabrie, e potuto avrebbe contrapporgli in un solo punto ben cinquantamila soldati. Era pertanto evidente necessità del Dittatore così di accrescere il nerbo de’ suoi combattenti, come di svigorirne l’avversario mercè di parziali sollevamenti, che ne arrestassero i passi o sparpagliassero le forze. A questo secondo intento, oltre alle molte promesse che gli venivano dai comitati di terra ferma, egli dava a quanti di suoi soldati nel richiedessero, licenza o mandato di venirne in patria a capitanarvi o infocolarvi le insurrezioni; e al 6 dell’agosto fece sbarcare alle spiagge calabresi di Cannitello, di Altafiumana e di Bianco, manipoli di suoi soldati, condotti da un giovane e ardimentoso capo, il Missori; etc…”.
LEONINO VINCIPROVA, INVIATO DI GARIBALDI A GENOVA DA AGOSTINO BERTANI

Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 51, in proposito scriveva che: “IX. Il più vecchio della schiera garibaldina, ma giovane di cuore ed ancora fresco in volto, era di Omignano (71): Leonino Vinciprova, nome caro e devoto ai cilentani, uomo che in apparenza era freddo, glaciale, ma di animo indomito, di coraggio leonino etc…Fido ed affettuoso parente di Francesco Mazziotti, che l’aveva messo a capo della sua azienda, era stato uno della schiera che aveva partecipato e diretto i moti rivoluzionari del Cilento del gennaio e del luglio 1848. Aveva consumato tutto il suo vasto patrimonio per sostenere ed appoggiare la causa della rivoluzione, stringendosi in attiva corrispondenza con diversi eletti uomini della provincia, come i fratelli Carlo e Giovanni De Angelis (73), Angelo e Carlo Pavone, il marchese De Stefano, e soprattutto col suo parente Terenzio Barzellone di Sanza, setterio fin dal 1820. Etc…”. De Crescenzo, a p. 51, nella nota (71) postillava: “(71) Secondo l’elenco ufficiale dei Mille di Marsala, risulta nato a Salerno; ma probabilmente si volle indicarlo come nato a Salerno.”. De Crescenzo, a p. 51, nella nota (72) postillava: “(72)Cfr. Memorie di Carlo de Angelis, pubblicate a cura di Matteo Mazziotti, Roma – Milano, Albrighi e Segati e C., 1908; P. E. Bilotti, La Spedizione di Sapri, Salerno, Iovane, 1907.”. De Crescenzo, a p. 55, continuando il suo racconto scriveva pure che: “Passato a Genova, v’era rimasto fino al ’60, anno in cui, sospinto dall’ansietà dei nuovi avvenimenti in Sicilia, non durò fatica ad intendersi con l’Eroe, rispondendo alla nuova diana di lui ed imbarcandosi, etc…(81).”. De Crescenzo, a p. 55, nella nota (81) postillava: “(81) Poteva considerarsi della schiera salernitana anche Giovanni Tigre trentacinquenne, che, sebbene veneziano, aveva scelto il meridione d’Italia e propriamente Salerno per sua dimora, etc…”. De Crescenzo, a p. 71, in proposito scriveva pure che: “VIII. Intanto, il segretario di stato Orsini aveva disposto, per ordine del Dittatore, che Leonino Vinciprova, capitano dello Stato Maggiore, si recasse, con permesso indefinito, a Genova, per ‘affari di servizio’, insieme con Vincenzo Carbonelli e Nicola Mignogna, l’uno medico dello Stato maggiore generale e l’altro capitano tesoriere. Il Vinciprova s’imbarcò ben volentieri con i due amici e, dopo sei giorni, fu a conferire a Genova in casa Bertani, che gli mostrò una lettera di Garibaldi in cui appariva manifesto che il generale stesso più che Mazzini voleva si procedesse oltre. Il danaro non era sufficiente allo scopo, tuttavia ciò non fece perdere d’animo il Bertani, che seppe compiere stupendamente la missione affidatagli, per agevolare l’impresa di Sicilia, etc…”.
LE TRUPPE DELLA SPEDIZIONE BERTANI-PIANCIANI
Michele Topa (….), nel suo “Così finirono i borboni di Napoli”, ed. Fausto Fiorentino, Napoli, a p. 246 e ssg., in proposito scriveva che: “A un’invasione degli Stati della Chiesa si disponevano anche Bertani, Mazzini e Nicotera, che, con danaro mandato da Garibaldi, con l’aiuto di Ricasoli, avevano approntato una Spedizione di novemila uomini, bene armati, al comando del Colonnello Luigi Pianciani. I volontari erano stati divise in sei brigate, delle quali quattro, partendo da Genova, sarebbero dovute sbarcare a Montalto sulla Costa laziale, mentre le altre, due avrebbero dovuto muovere dalla Toscana ed impegnare le forze papali comandate dal generale Lamoricière. Il piccolo esercito, poi, calando sul Napoletano, avrebbe dovuto investire le truppe di Francesco II, andando incontro ai garibaldini. Ma al progetto si oppose Cavour e Vittorio Emanuele, comunicando al Bertani che il Piemonte era pronto a concentrastare anche con la forza un attacco agli Stati del Papa organizzato in territorio del Regno sardo. Il Bertani, dopo vani tentativi per ottenere il consenso di Torino a quell’impresa, giunse a patti con Cavour: i volontari sarebbero partiti a scagloni per Golfo Aranci e di qui avrebbero raggiunta la Sicilia, liberi poi, se lo ritenevano, di assalire lo Stato Pontificio. Cavour, allora, non aveva ottenuto ancora da Napoleone III l’assenso per l’invasione delle Marche e dell’Umbria, e furono anche i preparativi della Spedizione Bertani, agitati come spauracchio dal Primo Ministro sardo, che spinsero l’Imperatore a permettere l’occupazione delle due provincie da parte dell’Esercito regolare piemontese. I volontari del Bertani, come era stato convenuto, raggiungevano a scaglioni Golfo Aranci, ma una volta qui giunti, dopo breve sosta, erano costretti dalle autorità Piemontesi a partire per la Sicilia. In tal modo Cavour evitava che si concentrasse tutta la spedizione in territorio sardo, col pericolo che di lì si dirigesse contro i dominii del Papa. I volontari, protestavano, ma, assente il Bertani, che si era recato al Faro per concertarsi con Garibaldi, fu giocoforza piegarsi al volere di Cavour. E così la nave “Torino”, con la brigata comandata dal Colonnello Carlo Eberhardt, giunse inattesa a Palermo, dove fu raggiunta il giorno dopo dalla “Amazon” con altri duemilacinquecento uomini, i quali, privi di acqua, viveri e medicinali, impediti di scendere a terra, tumultuavano. Garibaldi, dal Faro, era partito insieme al Bertani, diretto a Golfo Aranci, dove entrambi ritenevano di trovare concentrata tutta la Spedizione; ma invece non vi trovarono che il piroscafo “Isèere”, il “Calatafimi” e il “Garibaldi” col brigantino “Shepherd”, e appena arrivati appresero che i volontari imbarcati sulle navi erano di grande agitazione, perchè reclutati per andare a combattere le forze papali, non volevano saperne di recarsi in Sicilia. Garibaldi era giunto a Golfo Aranci a bordo del “Washngton”, e dopo aver placato con la sua sola presenza i volontari e dato l’ordine, che nessuno osò discutere, di partire tutti per Palermo, con lo stesso “Washington”, direttosi alla Maddalena per caricare carbone, volle portarsi nella sua Caprera e sostarvi brevemente. Il Dittatore si trattenne nell’isola qualche ora, concedendosi, dopo mesi di estenuanti fatiche di guerra, una fugace vacanza. A sera, il “Washington” fece rotta per Cagliari dove si erano raccolte le altre navi per caricare combustibile, e dove era giunto anche l’ultimo piroscafo della spedizione, il “Byzantin”, sul quale viaggiava il colonnello Pianciani. Questi saputo che Garibaldi e Bertani erano assieme, obbedì all’ordine di raggiungere Palermo, ma una volta nell’Isola, chiese e ottenne un colloquio col Dittatore. Garibaldi gli disse che era sua intenzione di far passare tutte le truppe di cui disponeva sul Continente per marciare su Napoli, bastando a un attacco agli Stati romani le forze radunate in Toscana. Pianciani protestò e si dimise, dichiarando che egli e i suoi uomini si erano riuniti e armati per combattere nelle terre Pontificie, non in Calabria. La verità è che Pianciani, come la maggioranza dei volontari della Spedizione, era repubblicano, e aveva accettato il programma “Italia e Vittorio Emanuele” per le stesse ragioni che spingevano allora, i più ardenti e ostinati mazziniani ed accantonare il problema istituzionale: bisognava agire, ora o mai più, per unificare la Penisola; poi si sarebbe discusso di come organizzarla politicamente e quali istituzioni darle. C’era, insomma, in quegli uomini, una riserva mentale verso i Savoia e la monarchia che il diffidente Cavour ben conosceva, e, dal punto di vista del Primo Ministro sardo, giustificava le misure prese contro la Spedizione. La quale Spedizione, inoltre, avrebbe impedito al Piemonte di attuare il piano elaborato dal Conte: invadere l’umbria e Marche con le truppe regolari, e porre un “alt” all’avanzatA garibaldina e al crescente prestigio dell'”avventuriero eroico”. Dimessosi il Pianciani, il comando in capo della Spedizione fu preso da Guglielmo Rustow, il quale, il 20 agosto, con il grosso dei suoi uomini si trovava a Milazzo, mentre una divisione rimaneva a Palermo e un’altr era stata trasferita a Taormina. In tal modo Cavour aveva raggiunto in pieno il suo obiettivo: la Spedizione Bertani-Pianciani era scompaginata. Rimanevano in Toscana le due brigate organizzate da Nicotera, ma anch’esse furono costrette a recarsi in Sicilia, portando così a oltre ventimila i volontari su cui poteva contare Garibaldi per passare in Calabria.”.
Nei primi di Giugno 1860, l’organizzazione per la creazione delle truppe della “Spedizione BERTANI-PIANCIANI”, le truppe preparate da Agostino BERTANI per invadere lo Stato Pontificio. I Cacciatori di Bologna, la brigata “PARMA poi SPINAZZI” e la Brigata BOLOGNA poi “PUPPI”
Da Wikipedia leggiamo che Luigi Pianciani, esule in Francia e a Londra collaborò alle iniziative mazziniane. Partecipò alla campagna meridionale del 1860 guidando nell’agosto una spedizione a sostegno delle truppe garibaldine forte di circa 8.940 uomini che prese il suo nome. La spedizione si componeva del gruppo Pianciani di 6.000 uomini, che avrebbe dovuto sbarcare nel nord del Lazio e muovere verso l’Umbria, dove doveva congiungersi con altri 2.000 uomini di Nicotera provenienti dalla Toscana, quindi i due gruppi avrebbero dovuto congiungersi con altri circa 1.000 volontari provenienti dalla Romagna verso le Marche, il totale di circa 9.000 volontari avrebbe poi dovuto puntare verso sud, prendendo l’esercito borbonico in una manovra cosiddetta tenaglia. Tale piano non ebbe però pratica attuazione in quanto Cavour indirizzò la spedizione verso la Sardegna e poi verso Sud, non vedendo attuato il piano inizialmente previsto il Pianciani si dimise. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a pp. 154-155-156, in proposito scriveva che: “II. In sullo scorcio di giugno Agostino Bertani spronato dal Mazzini, ma assenziente Garibaldi, aveva posto mano all’ ordinamento d ‘ una spedizione destinata ad invadere gli Stati pontificii, e se la fortuna secondava a spingersi anche nel Regno. Il corpo (novemila uomini al più), commesso al comando supremo di Luigi Pianciani, uomo più politico che guerresco, era diviso pomposamente in sei brigate: una delle quali, agli ordini di Giovanni Nicotera, veniva ordinandosi a Castelpucci poco lunge da Firenze e doveva da quel lato penetrare nell’Umbria fino a Perugia; un’ altra si raccoglieva nelle Romagne ed aveva per obbiettivo le Marche; mentre le altre quattro erano già radunate tra Genova e la Spezia col disegno di sbarcare sulla costa pontificia in vicinanza di Montalto e là per Viterbo rannodarsi alle altre colonne.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 137 e ssg., in proposito scriveva che: “Bertani, vuotati e rivuotati i suoi arsenali e magazzini per la Sicilia soddisfacendo ad ogni richiesta di Garibaldi, aveva allestita una legione di seimila uomini, armi, munizioni e sufficienti mezzi di trasporto. Mancavagli un capo noto per prendere il supremo comando; Medici, Bixio, Cosenz, Sacchi e altre stelle minori erano con Garibaldi. Il colonnello Charras, francese , aveva fatto un magnifico piano d’invasione, ma a lui non bastava il cuore a cozzare coi suoi compatrioti. ‘ Garibaldi aveva suggerito Brignone, generale piemontese, ma l’idea sola fece venire la pelle d’oca a Fanti e a Cavour , sicchè Bertani persuase il colonnello Pianciani ad accettare il comando provvisorio , col Rustow, bravo ufficiale tedesco, per capo di stato maggiore.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, ecc…, a pp. 259-260 e ssg., in proposito scriveva che: “Incominciò il Cavour con l’opporsi risolutamente l’azione del partito più avanzato, quello mazziniano, rappresentato in Genova dal Bertani. Costui stava da tempo organizzando una grande spedizione per attuare il suo piano di uno sbarco nel Pontificio e per muovere attraverso questo Stato incontro a Garibaldi. L’esercito napoletano si sarebbe trovato così tra due fuochi. Verso la fine di luglio egli ormai aveva ultimato i suoi preparativi. Grazie a 5 milioni avuti dal nuovo Governo di Sicilia – che aveva rinvenuto nella zecca di Palermo con gran quantità di numerario in argento messo fuori corso dal governo borbonico per essere fuso e coniato di nuovo – , ai quali s’erano aggiunte altre 850 mila lire incassate dai diversi sottocomitati costituiti dal Bertani stesso in una ventina di città dell’Italia settentrionale e centrale, – grazie, dicevo, a questa somma, il Bertani, d’accordo col Mazzini, aveva radunati circa 9 mila uomini, li aveva armati e organizzati alla megli assai di quanto non fossero stati quelli di tutte le altre spedizioni precedenti, che la nuova superava anche e di gran lunga nel numero dei volontari. Lo storico tedesco Guglielmo Rustow ci dà, al riguardo, particolari minuti e precisi. Egli era giunto il 1° luglio a Genova ed era stato fatto Capo di Stato maggiore del Corpo che si stava formando, del quale era comandante il colonnello Luigi Pianciani, uomo non di guerra ma di saldi principi mazziniani e che, come il Maestro, faceva in tale occasione tacere le sue idee repubblicane. Costui pubblicò in quello stesso 1860 una storia della prima parte della sua spedizione – Dell’andamento delle cose in Italia – che con quanto ne scrisse il Rustow forma la fonte principale al riguardo particolari minuti e precisi.“. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, ecc…, a p. 260 e ssg., in proposito scriveva che: “La spedizione comprendeva 7720 uomini di linea organizzato su 24 Battaglioni, organizzato su 24 Battaglioni, più un Battaglione di Cacciatori con 580 uomini, 120 Guide, 220 uomini del Genio e 180 d’Artiglieria, che con 120 addetti all’Intendenza ed al Servizio Sanitario, oltre ai Comandi di Stato Maggiore di Brigata, formavano un totale di 8940 uomini. Queste sono cifre del Pianciani, alquanto diverse da quelle del Rustow, che però non differiscono di molto e stanno anch’esse a dimostrar l’importanza della spedizione. La quale era costituita da sei Brigate distinte, oltre che con un numero progressivo, col nome della provincia che per ognuna aveva dato il massimo contingente di volontari. Così la 1° Brigata era chiamata ‘Genova’, la 2° ‘Parma’, la 3° Milano, la 4° Bologna, la 5° Toscana, e l’ultima, la 6° Abruzzi. Le prime quattro dovevano imbarcarsi a Genova, ove erano concentrate; le prime due, ch’erano in Toscana, avrebbero invaso gli Stati pontifici ed attirato le truppe papali comandate da Lamoricière. Tale compito era affidato specialmente alla Brigata Abruzzi che sarebbe entrata nelle Marche al comando di Caucci. La brigata ‘Toscana’ comandata dal Nicotera, avrebbe invasa l’Umbria ed assalita Perugia. Le prime 4 agli ordini rispetivamente dei colonnelli Eberhardt, Tharrena, Cantini e Puppi, sarebbero sbarcate sulla costa pontificia presso Montalto. Etc…”. Qui però trovo un errore perchè il comandante della 3° brigata Milano non era “Cantini” ma Gandini. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, ecc…, a p. 261, in proposito scriveva che: “I vapori della spedizione erano otto, e due di essi avevano a rimorchio due velieri, sì che formavano una squadra di dieci legni in tutto. Se n’era dato il comando supremo al colonnello Pianciani perché coloro sui quali si er contato dapprima, Medici, Cosenz, Sacchi, erano già partiti per l’Isola. Anche un colonnello Charras francese s’era limitato a suggerire un piano che non pare fosse disposto a metter personalmente in atto. Dell’essere venuti a mancare questi capi, il Mazzini si lagnava col Crispi in una lettera del 18 luglio: “….Eravamo già pronti due o tre volte quando cenni imperiosi di Garibaldi etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 334, in proposito scriveva che: “Restavano le ultime due Brigate nell’Italia centrale – la ‘Toscana’ e l’Abruzzi – alle quali bisognava impedire d’invadere gli Stati della Chiesa, non solo per evitare grossi guai, ma perché ormai Cavour s’era deciso a compier egli stesso quell’impresa. Il Nicotera s’era presentato l’8 luglio al Comitato Bertani di Firenze, insieme col dottor Achille Sacchi, munito d’una lettera del Bertani stesso da cui appariva incaricato “di provvedere a quanto occorre per l’invasione dele finitime provincie delle Marche e dell’Umbria”. Giuseppe Dolfi, uno dei capi del partito avanzato fiorentino, l’aveva introdotto dal Ricasoli il 14 e da questi il Nicotera aveva avuto accoglienze oltremodo lusinghiere e benevole così che non solo ne aveva ottenuto tolleranza, ma aiuto. Egli stesso scrive al Bertani che già nei primi giorni il Ricasoli gli ha fornito fucili e vestiario. E perché si veda quali intelligenze vi fossero col nemico, riporto queste parole del Nicotera: “Mi si assicura che fra due o tre giorni verrà un aiutante di campo di Pianell, il quale ci darà tutti i piani e le corrispondenze col generale pontificio Lamoricière.”. Persino gli aiutanti del ministro della Guerra borbonico erano spie!. Il Ricasoli aveva anche autorizzata l’invasione del Pontificio, etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, ecc…, a pp……., in proposito scriveva che: “…Bertani, che lasciato al suo posto a Genova Alessandro Antongini milanese, era arrivato a Palermo la sera del 10 agosto come già sappiamo. Alcuni, e fra questi il pur tanto accurato Comandini, lo fanno arrivare il dì dopo.”. Poi, a p. 325 riferendosi al Bertani aggiunge che: “Non avrebbe certo accettato di toccare la Sicilia e avrebbe evitato così i malumori e le proteste, di cui s’erano fatti interpreti il Nicotera, Achille Sacchi, e lo stesso Mazzini, il quale etc….Il Bertani, impressionato da tali avvertimenti, nell’atto di partire aveva messo in guardia il Pianciani, e aveva creduto bastasse, con queste parole: “Colonnello – I volontari tutti uniti aspetteranno nel Golfo Aranci. Voi arriverete ultimo con lo Stato Maggiore. etc…”.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 152, in proposito scriveva che: “A capo di questi volontari si era posto il colonnello Pianciani, il quale si era scelto il Rustow come capo di stato maggiore. Il primo scaglione partì da Genova nella notte dal 7 all’8 agosto, seguito a breve distanza da altri due, che si imbarcarono rispettivamente a Genova e a Laspezia. Erano in tutto 5 o 6 mila uomini ordinati su quattro brigate, agli ordini dei colonnelli Eberhard, Tarrena, Gandini e Puppi. Una brigata si era formata in Toscana e in Romagna, pronta ad avanzare nel continente al comando di Nicotera.”. Cesari, a p. 155, in proposito scriveva: “Secondo il piano prefissato, le truppe del Pianciani dovevano dirigersi all’isola di Montecristo e gettarsi poi sulla costa di Montalto, etc…Per cui lo stesso Cavour telegrafò il 15 agosto all’ammiraglio Persano di inviare il ‘Monzambano’ ed il ‘Tripoli’ in crociera sulle coste pontificie per impedire qualunque sbarco di volontari. Garibaldi, edotto a sua volta di questo tentativo, che veniva a compromettere tutta l’opera sua, fece sapere al Pianciani che lo disapprovava e che sarebbe stato più gradito l’invio di rinforzi in Sicilia.“. Agostino Bertani (….), nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, dove, il Bertani, a pp. 71 e ssg., in proposito scriveva che: “Narro al pubblico per la prima volta questo piccolo episodio della campagna politica del 1860. …..corpi di volontari della legione da me preparata per invadere lo Stato pontificio alla quale, bramosa di misurarsi coll’armi senza esserci sino all’ora riuscita, procurai con ogni sforzo di affrettare sul cammino di Napoli l’incontro col nemico.”. Sulle truppe organizzate dal Bertani ha scritto Giuseppe Bandi (…), nel suo “I Mille”, (con prefazione di Stefano Canzio), ed. Vie Nuove, 19…., a p. 161, in proposito scriveva della Spedizione Pianciani: “Un proposito siffatto piaceva grandemente a Giuseppe Mazzini, il quale fu sollecito ad offrirsi a Garibaldi come aiutatore nella impresa. Garibaldi accettò la cooperazione di Mazzini, senza pensare lì per lì al rischio in cui si metteva col pigliare a chius’occhi un tal cooperatore; e dette incarico a Giovanni Nicotera di recarsi subito (come già narrai) in Toscana, per mettere insieme una legione di volontari. Mentre il Nicotera facea gente in Toscana, altri corpi di volontari si formavano altrove, sotto il comando supremo del conte Luigi Pianciani, il quale facendo calcolo d’avere sotto i suoi ordini ottomila uomini e anche più, si disponeva ad assalire lo Stato del papa, per terra e per mare. Etc…”. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a p. 208, in proposito scriveva: “Ad accrescere sue militari forze, il Generale sollecitava lo arrivo in Sicilia di quella quarta spedizione di volontari, che declinando il luglio, si raccoglievano in Sardegna nella rada di Terranova sotto il comando del Colonnello Pianciani. Quest’accolta di milizie avea per pubblici propositi di venirne in Sicilia; ma lo intento segreto dei capi era invece di metterli in terra pontificia: ove schivando di affrontarsi nei francesi, si ripromettevano d’impellere nei popoli della centrale Italia quel moto medesimo, che Garibaldi aveva suscitato vittorioso all’estremo della penisola. Il governo sardo diede ausilii, come alle altre, e più che alle altre spedizioni, anche a questa di Terranova, e per questi fu voce si accontasse in Genova col Bertani il Farini ministro; il quale volle promesso, e invigilava attentamente, che si eseguisse davvero lo sbarco non ad altre spiagge che in Sicilia.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 6, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Coi primi d’agosto, da 8 a 9 mila uomini si trovavano già sotto le armi. Essi furono raccolti in 22 deboli battaglioni, 5 compagnie di Bersaglieri di Genova e di Milano; 2 compagnie del Genio, e si ebbero inoltre 8 cannoni rigati da quattro. Anche la cavalleria non mancò del tutto, sebbene in principio non fosse costituita che da 30 guide toscane. L’esercito venne diviso in 6 piccole brigate, alle quali si diede il nome dei paesi dov’erano state formate, o di quelli che avevano fornito il maggior contingente per la loro formazione.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 6, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “L’esercito venne diviso in 6 piccole brigate, alle quali si diede il nome dei paesi dov’erano state formate, o di quelli che avevano fornito il maggior contingente per la loro formazione.”. Dunque, in questo passaggio Rustow scriveva che al piccolo esercito partito da Genova per la Sardegna, comandato dal colonnello Pianciani, era costituito da 6 Brigate a cui venne dato il nome delle città di provenienza dei volontari e quindi si ebbero la: “Così la 1° Brigata si chiamò Genova; la 2° Parma; la 3° Milano; la 4° Bologna; la 5° Toscana; la 6à degli Abruzzi. Il colonnello Pianciani ne aveva il comando in capo; io fui capo dello Stato Maggiore e Comandante in secondo.”. Rustow aggiunge che il piccolo esercito di volontari era comandato dal colonnello Pianciani che volle Rustow come capo di Stato maggiore e comandante in secondo. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a pp. 27-28-29-30, in proposito scriveva che: “In quel tempo, poiché l’esercito riunito in Sicilia sotto gli ordini diretti del generale Garibaldi veniva giudicato sufficiente per invadere il regno di Napoli e cacciare i Borboni, era stato messo insieme un corpo di seimila uomini che, sotto gli ordini del colonnello Pianciani, avrebbe dovuto successivamente concentrarsi sull’isola di Sardegna, per lanciarsi di là, al momento opportuno, negli Stati pontifici ed attaccare le truppe incaricate di difenderli…..Etc…(pp. 28-29). Per quanto fossero stati segreti i preparativi che avevano presieduto a quella spedizione, il ministero piemontese ne avea avuto sentore, e si era mostrato fermamente deciso ad opporvisi, anche a costo di ricorrere alla forza; così, lo stesso giorno in cui il colonnello Pianciani s’imbarcava a Genova per andare a raggiungere le sue truppe, acquartierate nella zona paludosa e male scelta di Terranova, tre battaglioni di bersaglieri (1), arrivati in tutta fretta da Torino, etc…”. Il colonnello Cesari Cesari (….) descritta la situazione dei volontari in Sicilia inizia a parlarci dei volontari della spedizione Pianciani. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 125-126, in proposito scriveva che: “…il Dittatore avvisava a tutt’i mezzi per aumentare le sue forze di terra e di mare allo scopo di eseguire il suo sbarco in Calabria, una spedizione così detta di Terranova (1) già concertata dallo stesso Garibaldi, allestita da Bertani e comandata dal colonnello Conte Luigi Pianciani, trovavasi pronta a partire da Genova e Livorno per invadere gli Stati del Papa e suscitarvi la rivolta; essa componevasi di sei brigate: Intendenza, Ambulanza, Cacciatori, Guide, Genio, Artiglieria, in tutto 8940 uomini compresi gli uffiziali; tra i comandanti di brigata eravi Giovanni Nicotera giovane arditissimo, arrischiato fino alla temerità, patriota ardente, compagno di Carlo Pisacane nella spedizione di Sapri, dove ferito gravemente cadde in mano ai soldati di re Ferdinando, che per timore di aggiungere altre machie di sangue alla sua corona, lo mandò alla galera a vita.”. Pecorini-Manzoni, a p. 126, nella nota (1) postillava: “(1) Significava la nuova terra da aggiungersi alle già fatte italiane.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Garibaldi….era costretto ad opporsi alla Spedizione degli Stati Pontifici ed era corso a Cagliari per ritirare sotto il suo comando quel forte corpo di volontari che con tanta cura era stato organizzato militarmente dal colonnello Pianciani coadiuvato da Rustow, mentre l’organizzazione amministrativa era devoluta all’intelligente lavoro dell’Intendente Sanni, coll’assistenza del Commissario di guerra Francesco della Lucia. Questo corpo mutando direzione era da Garibaldi destinato a servire allo sbarco in Calabria. Etc..”. Alberto Dallolio (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille nelle memorie Bolognesi”, Bologna, ed. Zanichelli, 1910, a p. 168, in proposito scriveva: “L’otto Agosto intanto, giorno di grandi e gloriose memorie per la città nostra, il battaglione dei “Cacciatori di Bologna” (1) partiva per Genova sotto gli ordini di Giambattista Cattabeni (2). Il maggiore Cattabeni, di Senigallia, apparteneva ad una famiglia di patriotti, alla quale non disdice il nome attribuitole da un biografo: “i Cairoli delle Marche”. Nel ’48 era etc…”. I “Cacciatori di Bologna” partirono per Genova al comando del maggiore Giambattista Cattabeni, di Senigallia. A Bologna fu organizzatore dei Cacciatori Bolognesi, che avrebbero dovuto partecipare alla liberazione delle Marche, ma a causa della situazione internazionale l’azione venne dirottata in Sicilia, imbarcandosi da Genova per il Sud. Dallolio, a p. 168 scriveva pure che: “Il Bertani l’aveva mandato a comandare questo primo battaglione bolognese e a capo di esso si trovò, come ho detto nell’infausta giornata di Caiazzo; Garibaldi premiò il valore, sepur sfortunato, col promuoverlo a colonnello etc…”. Dallolio, a p. 169 scriveva che: “I volontari bolognesi andavano a far parte della 4° Brigata comandata dal colonnello Pianciani: etc…”. Dallolio scriveva che, i volontari “Cacciatori di Bologna”, in Sardegna, nel golfo degli Aranci furono aggregati alla 4° Brigata comandata dal colonnello Pianciani. Dallolio aggiunge pure che: “la 5° si stava organizzando in Toscana dal Nicotera: della 6° da formarsi nelle Romagne era stato nominato comandante il colonnello Caucci Molara, commilitone di Garibaldi nella difesa di Roma.”. Alberto Dallolio (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille nelle memorie Bolognesi”, Bologna, ed. Zanichelli, 1910, aggiunge pure che: “la 5° si stava organizzando in Toscana dal Nicotera: della 6° da formarsi nelle Romagne era stato nominato comandante il colonnello Caucci Molara, commilitone di Garibaldi nella difesa di Roma.”. Dunque, secondo il Dallolio (….), al comando della Brigata “ROMAGNA”, fu messo il colonnello Filippo CAUCCI-MOLARA, che era stato “commilitone di Garibaldi nella difesa della Repubblica Romana”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 88, in proposito scriveva che: “Quella Abruzzi, al comando del Caucci, avrebbe dovuto varcare il confine marchigiano, entrare nel Montefeltro, mentre quella Toscana passare nell’Umbria e puntare su Perugia. Per questa spedizione il Mazzini aveva detto al Bertani che “2000 in Toscana, 500 in Romagna erano più che sufficienti; egli contava sull’insurrezione della popolazione etc…”. Maraldi, a p. 88, nella nota (1) postillava: “(1) W. Rustow, La brigata Milano nella Campagna etc…”. Maraldi, a p. 88, nella nota (2) postillava: “(2) L. Pianciani, Dell’andamento delle cose in Italia, Milano, 1860 e Pittaluga, op. cit., p. 127-128 e 129.”. Dunque, la 5° Brigata si stava organizzando in Toscana al comando di Giovanni Nicotera. Alberto Dallolio (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille nelle memorie Bolognesi”, Bologna, ed. Zanichelli, 1910, riguardo il colonnello Gandini, che accompagnerà e comanderà la Brigata “Milano” a Paola e poi a Sapri, insieme al Rustow e a Turr, a p. 347, in proposito pubblicò una lettera di Carlo Bertoni (1) a Filippo Stanzani che racconta un episodio al Golfo degli Aranci e, scriveva: “V. Carlo Bertoni (1) a Filippo Stanzani. A bordo del Clipper il Shepherd, a poche miglia da Cagliari il 14 Agosto 1860. “Carissimo Stanzani. Ti scrivo due righe per dar seguito all’altra mia che ti scrissi da Genova domenica mattina alle ore sette. La spedizione era composta di due brigate, una delle quali (comandata dal Colonnello Gandini, la terza) era imbarca sopra il vapore Garibaldi, il quale rimorchiava un grossissimo Clipper Americano chiamato il ‘Shepherd’, a bordo del quale era imbarcata l’altra divisione (la quarta) comandata dal Colonnello Puppi, e della quale fa parte il nostro Battaglione dei Cacciatori di Bologna. Dopo un felice viaggio giungemmo jeri sull’imbrunire al Golfo degli Aranci, nell’Isola di Sardegna, dove ci avevano preceduti moltissimo dei nostri, e dove trovammo altri tre vapori all’ancora, e vedemmo a terra sulla riva molti volontari che si esercitavano. Poco dopo il nostro arrivo giungeva in porto un grosso vapore, il quale, senza gettar l’ancora, veniva a noi vicino, e girava intorno al nostro bastimento…..Il Colonnello Puppi, il bravo Cattabeni, Bassi ed io ci mettemmo sulla sponda etc…”. Dunque, dalla lettera-racconto del Bertoni si evince che il colonnello Gandini, accompagnava i volontari della brigata Milano, imbarcatasi a Genova sul vapore Garibaldi ed il colonnello Puppi accompagnava l’altra Brigata detta “Bologna” che era composta dai “Cacciatori di Bologna”. Dalla lettera del Bertoni, indirizzata a Filippo Stanzani, si evince che le truppe arrivarono nel porto naturale del Golfo degli Aranci in Sardegna il giorno 13 agosto 1860. Partitisi da Genova, arrivarono il 13, dove furono raggiunti da Bertani e da Garibaldi. Alberto Dallolio (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille nelle memorie Bolognesi”, Bologna, ed. Zanichelli, 1910, a pp. 155-156, in proposito scriveva che: “Fra le carte del Comitato etc…Un quarto “Repertorio al ruolo generale dei volontari spediti dal Comitato di provvedimento di Bologna al generale Garibaldi” ha un riepilogo dal quale risulta un numero di 1060, ma 229 di essi sono indicati come duplicati, cosicchè il numero esatto rimarrebbe di 831. Finalmente nel rendiconto finale si parla di 1208 volontari. Tuttavia, se si consideri che in questo numero finale di 1208 sono certamente compresi i volontari della spedizione Sacchi, mandati a Genova il 17 luglio, a richiesta del Cressini e d’accordo, come abbiamo veduto, con la Società Nazionale, dei quali non conosciamo il numero, ma che, avrebbero dovuto essere 300, si può concludere che l’ultima delle cifre indicate rappresenta esattamente il lavoro del Comitato, che fornì per tal modo circa 1200 volontari.”. Dallolio continuando il suo racconto, a p. 156, in proposito scriveva che, le truppe condotte da Genova in Sardegna nel golfo degli Aranci, la spedizione cosidetta “Terranova”, “….non partecipano a tutta la prima parte della campagna, poichè quasi tutti arrivarono quando Garibaldi stava per passare, od era già passato, sul continente, nel quale non ebbe per verità gran che a combattere fino a Napoli: ma furono impegnati nei combattimenti successivi: il battaglione comandato dal Cattabeni ebbe parte precipua nel disgraziato fatto d’arme a Caiazzo.”, e poi aggiunge che: “I volontari spediti dal Comitato bolognese avevano assunto il nome di ‘Cacciatori di Bologna’, e furono ordinati in quattro battaglioni, più o meno completi. Il primo, come ho detto, fu comandato dal maggiore Cattabeni: il secondo dal maggiore Luigi Bossi: il terzo dal maggiore Ferdinando Ferracini: il quarto dal capitano ff. di maggiore Giambattista Pantotti, che prima apparteneva al secondo battaglione. Il 1° battaglione, secondo il ruolo che si conserva, aveva la forza di 381 uomini, dei quali 20 ufficiali, 26 sottoufficiali, 31 caporali, 6 trombettieri e 298 cacciatori. Il secondo, come risulta da un ruolo datato da Milazzo, 22 agosto, aveva 16 ufficiali, 21 sottufficiali, 27 caporali, 3 trombettieri e 195 cacciatori: totale 262 uomini. Il terzo, conforme al ruolo datato pure da Milazzo 25 agosto, contava 271 uomini, di cui 8 ufficiali, 23 sottoufficiali, 31 caporali, 5 trombettieri e 204 cacciatori. Il quarto, pure da un ruolo datato da Milazzo, 25 agosto, risulta composto da 11 ufficiali, 23 sottoufficiali, 31 caporali, 5 trombettieri e 204 cacciatori: totale 274 uomini. Ciò darebbe una forza complessiva di 1188 uomini, che corrisponderebbe quasi esattamente a quella dianzi indicata. I quattro battaglioni formavano la brigata Bologna comandata dal colonnello Puppi di Siena, morto poi dinanzi a Capua. Essa fu posta dapprima agli ordini del colonnello Pianciani e fece parte della cosidetta spedizione Bertani del Golfo degli Aranci. Più tardi fu incorporata alla Divisione Turr: decimata a Capua e a Caiazzo, fu sciolta, e la residua forza fu dal Turr aggregata alla brigata Sacchi.”. Dunque, Dallolio scriveva che tra i volontari spediti da Genova nel golfo degli Aranci vi erano i “Cacciatori di Bologna”, i quali arrivati a Palermo diventarono la “Brigata Bologna”, che era composta da quattro battaglioni che in Sardegna erano al comando del colonnello Puppi di Siena, che poi, in seguito morì a Capua. Nel golfo degli Aranci, la brigata Bologna era comandata dal colonnello Pianciani e fece parte della cosiddetta “spedizione Bertani del golfo degli Aranci” ma quando arrivò a Palermo, Garibaldi, la tolse al comando del Pianciani, che si dimise e, l’aggregò e la incorporò alla “Divisione Turr”. La brigata Bologna, o Puppi, fu decimata a Capua e a Cajazzo e quindi, rimastane poche forze essa fu sciolta. Il colonnello Puppi morì a Capua, ucciso da una mitragliata borbonica. Dallolio scriveva pure che dopo la battaglia di Cajazzo, in cui morirono molti della brigata Bologna, “decimata a Capua e a Caiazzo, fu sciolta, e la residua forza fu dal Turr aggregata alla brigata Sacchi.”. La brigata “Bologna” diventò la brigata “Sacchi”. Infatti, nel 1860, lasciato l’esercito regio per dissidi con i suoi superiori, Bossi corse ad arruolarsi con i volontari di Garibaldi impegnati nella campagna dell’Italia meridionale. Maggiore comandante del 3º Reggimento della Brigata del colonnello Puppi poi Brigata “Sacchi”, Bossi concluse la spedizione con il grado di tenente colonnello. Il testo di Gualtiero Castellini, Pagine garibaldine (1848-1866). Dalle Memorie del Maggiore Nicostrato Castellini, Torino, Ed. Fratelli Bocca, 1909, ci parla di questi eroi garibaldini. Da Wikiepdia leggiamo che Luigi Bossi, nel 1860, lasciato l’esercito regio per dissidi con i suoi superiori, Bossi corse ad arruolarsi con i volontari di Garibaldi impegnati nella campagna dell’Italia meridionale. Maggiore comandante del 3º Reggimento della Brigata del colonnello Puppi poi Brigata “Sacchi”, Bossi concluse la spedizione con il grado ditenente colonnello. Sempre da Wikipedia leggiamo che Giambattista Cattabeni, a a Bologna fu organizzatore dei Cacciatori Bolognesi, che avrebbero dovuto partecipare alla liberazione delle Marche, ma a causa della situazione internazionale l’azione venne dirottata in Sicilia, imbarcandosi da Genova per il Sud. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, in questo passaggio, il Pecorini-Manzoni scriveva che una volta in Sicilia, a Palermo, le truppe della ex spedizione Pianciani, vennero denominate: “Tharena” (poi chiamata Spinazzi), “Milano”, comandata dal Rustow, “Puppi” (poi in seguito chiamata “Sacchi”), la “Nicotera” (poi in seguito chiamata “Spangaro”). Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 152, in proposito scriveva che: “Erano in tutto 5 o 6 mila uomini ordinati su quattro brigate, agli ordini dei colonnelli Eberhard, Tarrena, Gandini e Puppi. Una brigata si era formata in Toscana e in Romagna, pronta ad avanzare nel continente al comando di Nicotera.”. Cesari, a p. 155, in proposito scriveva: “Così infatti avvenne e dopo pochi giorni di sosta a Golfo Aranci, nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, etc…”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 6, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “L’esercito venne diviso in 6 piccole brigate, alle quali si diede il nome dei paesi dov’erano state formate, o di quelli che avevano fornito il maggior contingente per la loro formazione.”. Dunque, in questo passaggio Rustow scriveva che al piccolo esercito partito da Genova per la Sardegna, comandato dal colonnello Pianciani, era costituito da 6 Brigate a cui venne dato il nome delle città di provenienza dei volontari e quindi si ebbero la: “Così la 1° Brigata si chiamò Genova; la 2° Parma; la 3° Milano; la 4° Bologna; la 5° Toscana; la 6° degli Abruzzi. Il colonnello Pianciani ne aveva il comando in capo; io fui capo dello Stato Maggiore e Comandante in secondo.”. Rustow aggiunge che il piccolo esercito di volontari era comandato dal colonnello Pianciani che volle Rustow come capo di Stato maggiore e comandante in secondo. Il testo di Gualtiero Castellini, Pagine garibaldine (1848-1866). Dalle Memorie del Maggiore Nicostrato Castellini, Torino, Ed. Fratelli Bocca, 1909, ci parla di questi eroi garibaldini. Da Wikiepdia leggiamo che Luigi Bossi, nel 1860, lasciato l’esercito regio per dissidi con i suoi superiori, Bossi corse ad arruolarsi con i volontari di Garibaldi impegnati nella campagna dell’Italia meridionale. Maggiore comandante del 3º Reggimento della Brigata del colonnello Puppi poi Brigata “Sacchi”, Bossi concluse la spedizione con il grado ditenente colonnello. Sempre da Wikipedia leggiamo che Giambattista Cattabeni, a a Bologna fu organizzatore dei Cacciatori Bolognesi, che avrebbero dovuto partecipare alla liberazione delle Marche, ma a causa della situazione internazionale l’azione venne dirottata in Sicilia, imbarcandosi da Genova per il Sud. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 88, in proposito scriveva che: “Il Bertani (1) aveva mobilitato circa novemila uomini, organizzati ed armati come nessun’altra spedizione. La spedizione era divisa in 24 battaglioni, (2) più un battaglione di cacciatori con 580 uomini, 120 guide, 220 uomini del genio, 180 di artiglieria e 120 addetti alla Intendenza. Si trattava in tutto di sei brigate: 1° la Genova; 2° la Parma; 3° la Milano; 4° la Bologna; 5° la Toscana; 6° la Abruzzi. Le prime quattro, agli ordini dei rispettivi comandanti colonnelli Eberhardt, Tharrena, Cantini, Puppi, dovevano concentrarsi nel Golfo degli Aranci, per agire sulla costa dello Stato pontificio. Quella Abruzzi, al comando del Caucci, avrebbe dovuto varcare il confine marchigiano, entrare nel Montefeltro, mentre quella Toscana passare nell’Umbria e puntare su Perugia. Per questa spedizione il Mazzini aveva detto al Bertani che “2000 in Toscana, 500 in Romagna erano più che sufficienti; egli contava sull’insurrezione della popolazione etc…”. Maraldi, a p. 88, nella nota (1) postillava: “(1) W. Rustow, La brigata Milano nella Campagna etc…”. Maraldi, a p. 88, nella nota (2) postillava: “(2) L. Pianciani, Dell’andamento delle cose in Italia, Milano, 1860 e Pittaluga, op. cit., p. 127-128 e 129.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 85, in proposito scriveva che: “Oltre alla formazione del battaglione del Montefeltro, al Comitato di Provvedimento (3) si deve la formazione della Brigata Emilia comandata dal Puppi, morto poi eroicamente a Capua, e composta di quattro battaglioni, uno dei quali comandato dal valoroso patriota marchigiano Cattabeni. Questa brigata, inviata al Golfo degli Aranci per fare parte della spedizione Pianciani, fu più tardi incorporata nella divisione Turr e destinata per il suo valore a Capua ed a Caiazzo.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a pp. 338-339, in proposito scriveva che: “Il Piemonte intanto armava a furia volontarii, per gittarli nel pontificio a fare il resto. Adunava gente a Genova il medico Bertani, lasciatovi dal Garibaldi; e vi mettea colonnelli un Rustow prussiano, e un Pianciani fuoriuscito romano, di casa beneficatissima dal papa, e ch’iora aspirava ad assalirlo. Reclutava in Toscana il calabrese Nicotera , già compagno del Pesacane, preso a Sanza, graziato del capo da re Ferdinando, allora per grazia uscito dal carcere di Favignana, corso a sdebitarsi da settario, ripigliando la fellonia. Adunò a Castelpucci, aiutato dal Ricasoli governante per Vittorio in Toscana, e con danari avuti da esso per le mani del panicocolo cavaliere Dolfi, duemilatrecent’ uomini, il più venuti dal Garibaldi stesso; che come indisciplinatissimi se n’era con quel pretesto sbarazzato. Facevali istruire da uffiziali sardi venuti a posta, e volea farli capitanare dal Cosenz, poi dall’Ulloa, e ne corsero pratiche; ma questi si nego d’andar contro. il papa, e propose gittarsi nel regno sua patria, in Basilicata, a patto di non far l’annessione immediata ; onde fu ricusato. Però egli, come dissi, accettata l’amnistia , ritornò a casa tranquillo. Il Nicotera volea sorprendere Perugia ; ma si scoperse la trama. Era a Firenze un comitato per ribellare lo Stato romano, e far disertare i papalini; ‘ e una volta era giunto a pattuire per quattromila franchi la diserzione d’un battaglione da Viterbo ; ma aspettandosi la venia da Torino , si spillo la cosa; il battaglione fu mutato , e in Viterbo si fecero arresti. La venia ministeriale arrivò dopo. Molto contavano sulle diserzioni ; e n’avean buono in mano, come si vide a Castelfidardo…….(p. 340) Per l’effetto il Bertani cominciò a mandare la masnada in Sardegna; e lasciato un Antonnini a reclutare , volse in Sicilia a confabulare con l’eroe.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “Questi, fallitogli il rapimento del vascello, tirò in Sardegna a pigliarsi i novemila raccolti dal Bertani. Il Pianciani che li comandava assicura che fossero 8940 in tutto, divise in sei brigate, un battaglione carabinieri, due squadroni di guide, due compagnie di genio, due batterie rigate da campo, e i servigi amministrativi e sanitarii: ogni brigata aver quattro battaglioni, ciascuno quattro compagnie, sicchè se ne potesse accrescere la gente senza alterare i quadri.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a p. 258, in proposito scriveva: “Garibaldi risolse di servirsi di questo mezzo, ed aumentare la sua azione col diffondere le voci più diverse ed erronee. Come questo mezzo abbia ottenuto un successo sul quale lo stesso Garibaldi appena poteva far conto , lo vedremo quanto prima. Garibaldi non poteva sapere in anticipazione fin dove sarebbe riescito, e per quanto si figurasse ogni circostanza favorevole, doveva sempre desiderare un rinforzo di quella parte delle sue truppe, delle quali poteva immediatamente e con sicurezza disporre. Al principio di agosto un tale rinforzo potè essere a disposizione di Gariballi. Era quella piccola, armata che alla sua partenza dall ‘ alta Italia assunse il nome di divisione o spedizione di Terranova. La spedizione di Terranova era stata organizzata dall’attività di Mazzini e del dottor Bertani, lasciato a Genova come rappresentante di Garibaldi allo scopo di agire contro gli Stati della Chiesa. Comandante in capo di essa era il colonnello Pianciani e capo dello stato maggiore generale il colonnell G. Rüstow, che avevano specialmente diretto l’organizzazione. La forza della spedizione ammontava a circa 9000 uomini. Questa piccola armata era ripartita in sei piccole brigate. Le quattro prime brigate, secondo il piano stabilito prima degli ostacoli sorti in processo di tempo, partendo da Genova e dalla Spezia, dovevano anzi tutto raccogliersi presso Montecristo e di là sbarcare presso Montalto sulle coste pontificie, indi, evitando uno scontro coi francesi, spingersi nella direzione di Viterbo o di Montefiascone contro l’ala sinistra dell’armata di Lamoricière, disperdendo le forze che trovassero isolate, evitando però i corpi di truppa riuniti e prevalenti di numero; la quinta brigata, formata in Toscana, doveva di là, avanzando per terra, impadronirsi della città di Perugia, e poi operare in unione alle brigate sbarcate presso Montalto. La sesta brigata, formata nella Romagna, doveva alcuni giorni prima dello sbarco gettarsi nelle Marche, attirandosi l’attenzione di Lamoricière , ed in tal guisa agevolare le operazioni dello sbarco e quelle su Perugia.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a p. 259, in proposito scriveva: “Da questo luogo di ritrovo la spedizione fu detta spedizione di Terranova, al che non era estraneo il pensiero nascosto, non essere destinata per la Sicilia ma per altra nuova terra.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a p. 264, in proposito scriveva: “Avendo egli fatto vela senza lasciarsi addietro alcuna notizia , la cosa destò dell’inquietudine fra gli uomini della seconda brigata, Tharrena (Parma) , che intanto era arrivata.”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 291-292, in proposito scriveva: “La spedizione Terranova era stata organizzata mercè l’attività di Mazzini e del dott. Bertani rimasto a Genova, quale rappresentante di Garibaldi, per fare qualche intrapresa nello stato pontificio. Comandante in capo ne era il colonnello Pianciani, capo dello stato maggiore generale il colonnello W. Rüstow, i quali due ne avevano curato l’organizzazione. La forza di quella spedizione ascendeva a circa 9000 uomini, divisi in sei piccole brigate. Le quattro prime brigate dovevano (secondo il piano fissato definitivamente prima degli ostacoli sorvenuti ) movendo da Genova e dalla Spezia raccogliersi da prima a Monte Cristo e di là sbarcare presso Montalto nello stato pontificio , avanzando quindi, per evitare qualsiasi conflitto coi francesi, alla volta di Viterbo o Montefiascone verso l’ala sinistra dell’armata di Lamoriciére, respingendo le forze isolate, ma evitando quelle che fossero concentrate e superiori di numero; la quinta brigata formata in Toscana doveva avanzarsi di là per terra onde impadronirsi della città di Perugia e quindi operare di concerto colle brigate sbarcate a Montalto. La sesta brigata organizzata nella Romagna doveva qualche giorno prima dello sbarco irrompere nelle Marche attirando sopra di sè l’attenzione di Lamoriciére, facilitando in tal guisa l’operazioni dello sbarco e l’attacco di Perugia. Quel piccolo corpo doveva da ultimo entrare per gli Abruzzi nel regno di Napoli , formando la sua unione coll’esercito principale di Garibaldi.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 137 e ssg., in proposito scriveva che: “Ai due estremi dell’Italia meridionale ardeva il fuoco rivoluzionario. La Sicilia era libera ‘meno il forte di Messina: bande armate percorrevano le provincie del Regno aspettando Garibaldi per dargli mano. Gli Stati rimasti al Papa erano allora debolmente difesi. Concentrate erano in Roma le poche truppe francesi, con le quali nessuno sognava venire alle mani calcolando che, accerchiata Roma dal fuoco rivoluzionario, Napoleone si sarebbe risolto a ritirare la sua protezione dal Papa, che allo stesso tempo lo sfidava e lo motteggiava. Era il quarto d’ora propizio, e chi aveva tempo non aspettava tempo. Bertani, vuotati e rivuotati i suoi arsenali e magazzini per la Sicilia soddisfacendo ad ogni richiesta di Garibaldi, aveva allestita una legione di seimila uomini, armi, munizioni e sufficienti mezzi di trasporto. Mancavagli un capo noto per prendere il supremo comando; Medici, Bixio, Cosenz, Sacchi e altre stelle minori erano con Garibaldi. Il colonnello Charras, francese , aveva fatto un magnifico piano d’invasione, ma a lui non bastava il cuore a cozzare coi suoi compatrioti. ‘ Garibaldi aveva suggerito Brignone, generale piemontese, ma l’idea sola fece venire la pelle d’oca a Fanti e a Cavour, sicchè Bertani persuase il colonnello Pianciani ad accettare il comando provvisorio , col Rustow, bravo ufficiale tedesco, per capo di stato maggiore.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, a pp. 263-264, in proposito scriveva che: “Della convenzione col Farini, il Bertani così informava Garibaldi: “Genova, 3 agosto 1860. Caro Generale – Voi mi lasciate senza una parola circa la condotta da tenere etc…”. Già il Bertani prevedeva, si direbbe, l’intenzione di Garibaldi di trattenere la spedizione nell’Isola o di condurla altrove. Dice il Pianciani che si ebbero grandi proteste fra i volontari per la deviazione e che, per quel che lo riguarda, egli vi si rassegnò, perché dalla Sicilia avrebbero poi potuto raggiungere la mèta prima fissata, alla qual condizione soltanto egli aveva accettato il comando supremo. Questo per le truppe delle 4 Brigate, ch’erano a Genova e dintorni. Quanto all’altre due, ch’erano stanziate parte con Nicotera a Castel Pucci (Firenze) e parte con Caucci in Romagna, si sarebbero accordate con Ricasoli, il quale era stato il 31 luglio e il 1° agosto a Torino e aveva con Cavour e con Farini combinato ogni cosa al riguardo. Il che non impedisce al Cavour di diffidare anche di lui. Pochi giorni dopo infatti egli scrive: “Sono inquieto su Ricasoli. I successi di Garibaldi l’hanno esaltato etc…”. L’imbarco a Genova cominciò il 7 agosto: gli ultimi volontari col Pianciani e il Rustow partirono il 13 sul ‘Byzantin’. L’accordo era di concentrarsi tutti a Golfo Aranci.“. Sull’opera incessante del Bertani e sulla costituzione della Spedizione, Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 451-452, dal Diario di Bertani, in proposito scriveva che: “L’aggettivo ‘dimessa’ suonava trionfo. Questa è la vera storia della spedizione del golfo degli Aranci; nè saremo entrati in tanti particolari senza la persistenza di Turr nel dare a credere che ‘egli’ e la sua ‘divisione’ fossero gli unici al soccorso di Garibaldi nelle vicinanze e nell’entrata a Napoli; mentre non aveva seco che la ‘dimessa spedizione’ già condotta a Paola. A leggere l’immenso volume di 496 pagine, intitolato ‘Storia della 15ma divisione Turr, si direbbe che tutto fece lui e senza di lui nulla si fece. Egli invece dal 2 luglio, quando lasciò Palermo per incomodi di salute, non ebbe comando attivo se non dopo il 7 settembre per domare la reazione in Ariano; poi il 19, disgraziatamente, sul Volturno, nell’assenza di Garibaldi che era a Palermo….Da un’altra parte Rustow nella sua storia scritta in tedesco, poi tradotta in italiano (1), parla “del suo lavoro, il cui tema consisteva nella organizzazione di un piccolo esercito per combattere Lamorcière.” Ma stabilito altrimenti nei decreti della provvidenza, Rustow lo condusse in salvo e, secondo lui, a lui solo si devono le gesta della legione sul Volturno. Bertani non è nominato neppure una volta. Ora la verità è che tutti i comitati di provvedimenti aiutarono; Giacomo Sani intendente assiduo ed esperto contribuì assai; Bertani e sotto i suoi ordini Rustow ordinarono militarmente le brigate, e sul Volturno Rustow e i valorosi che le componevano fecero il loro dovere. Ma Bertani, il quale non leva mai a nessuno il suo merito, anzi fregiò molti col proprio, fu quello che creò, spedì o condusse a Garibaldi le legioni. E l’aver ordinato la rivoluzione nel Regno e nel Pontificio è pur lavoro suo, nè Domeneddio può togliergli quella gloria.”. La White-Mario, a p. 453, dal Diario di Bertani, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi ‘La Guerra d’Italia nel 1860’ e specialmente la ‘Brigata Milano, tradotta da Elisio Porro.”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 155 scriveva: “Che una siffatta impresa non potesse essere tollerata dal Governo di Vittorio Emanuele, s’intende da sè. Ogni istituzione vive della logica sua. La Monarchia non poteva abbandonare il Papato alle mani della rivoluzione senza esporsi o ad esautorare sè stessa, se la rivoluzione trionfava, o a rovinare l’ Italia, se la rivoluzione soccombeva. Oltre di che era da cansare il pericolo sommo che la rivoluzione trascorrendo, com’è natura sua, andasse a dar di cozzo contro Roma, scatenando dalle violate mura la collera della Francia, e i fulmini dell’ intera Cattolicità. Importava dunque che una siffatta spedizione fosse comunque impedita, e il Gabinetto di Torino deliberò che la fosse ad ogni costo. Diverso però, secondo la diversa mente degli esecutori, il metodo d ‘ esecuzione. Mentre il barone Ricasoli, sempre governatore di Toscana, ubbidendo alla sua rigida, ma schietta natura, scioglieva senz’altro la brigata di Castelpucci, sostenendo per alcune ore lo stesso Nicotera, il Farini deliberava appigliarsi piuttosto al sistema dei temporeggiamenti e degli artificii, e recatosi a Genova si studiò persuadere il Bertani stesso a rinunciare all ‘ ideata impresa. In sulle prime il delegato di Garibaldi resistette; ma il Ministro di re Vittorio avendo alla fine smascherato il suo fermo proposito d’impedire la divisata. spedizione anche colla forza, le due parti vennero pelminor male ad un compromesso, mercè del quale tutte le truppe predisposte all’impresa di Roma s’imbarcherebbero in più riprese per la baia di Terranova, nell’isola di Sardegna, e di là non appena radunate continuerebbero per Sicilia, onde mettersi quivi agli ordini di Garibaldi. Fino a qual punto però un siffatto componimento fosse sincero, sarebbe prudente non scandagliare. Certo nessuno de’ due contraenti svelò chiaramente il suo pensiero: vecchi cospiratori entrambi, entrambi convinti di giovare alla patria, facevano probabilmente a chi meglio gabbava l’altro. Il Farini intanto che concedeva la radunata in Sardegna, spiccava bastimenti da guerra perchè obbligassero i volontari , mano mano che arrivavano al convegno, a continuare per la Sicilia; il Bertani, mentre s’era impegnato a proseguire per Palermo, faceva intendere ai Comandanti la mèta vera della spedizione esser sempre le coste romane, verso le quali appena radunato il naviglio dovevano essere drizzate le prue. Ciò stabilito pertanto, ciascuno a seconda del suo disegno si mise in moto.”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 184-185 e ssg., in proposito scriveva che: “Io mi proponeva, subito che fossi arrivato al Golfo degli Aranci, e avessi trovata riunita la spedizione come doveva essere, di mandare immediatamente un piccolo vapore a Livorno con le istruzioni necessarie per Caucci e Nicotera, indicando il giorno nel quale ciascuno di loro dovesse passare il confine; a ciò , come ho già avvertito, ero autorizzato, obbligato vorrei dire, dagli ordini di Garibaldi……I legni che facevano parte di quella spedizione erano il Bizantino, il Torino, l’Ammazzone , l’Isère, il Garibaldi, il Calatafimi, il Veasel , il Veloce ( che doveva partire da Genova il di dopo quello nel quale io era partito ), e tutti questi vapori; a vela avevamo lo Sheaperd clipper americano rimorchiato dal Garibaldi, un’altro clipper che avrebbe rimorchiato il Veloce. Dieci legni fra tutti. I comandanti dei legni avevano dal Comitato l’ordine di riconoscermi come comandante in capo della spedizione, ed uniformarsi alle mie istruzioni (doc . lettera K). Alcuni di loro sapevano di che si trattasse, tutti dovevano immaginarlo, e credo avrebbero generalmente eseguito quanto io avessi ordinato. Se taluno, prevenuto forse dal Ministero, avesse voluto fare diversamente , avrei saputo costringerlo a fare quello che voleva io , e per questo fine aveva collocato sui diversi bordi uomini capaci di prendere, quando occorresse, il comando del bastimento.”. Genova di Revel (….), nel suo “Da Ancona a Napoli”, Milano, Fratelli Dumolard, 1892, a p. 16, in proposito scriveva che: “A mio fratello da Firenze, 22 agosto: “Fui a Livorno, ed onorato d’invito a pranzo dal Principe di Carignano. Me ne ha contate delle belle. Bertani e Pianciani avevano organizzata una spedizione in aiuto di Garibaldi coi fondi avuti dalla Società Nazionale, ma quando erano in procinto di partire si seppe che avvece della Sicilia tendewano alle provincie romane. Farini non perdette tempo per far rispettare questa volta la sua circolare, e portatosi a Genova, si combinò che la partenza si facesse dalla Sardegna. Intanto Garibaldi informato della cosa è giunto inaspettatamente in Sardegna e col suo ascendente, appoggiato da un nostro bastimento da guerra spedito appositamente colà, deve avere cambiati i capi, e si spera che porterà seco in Sicilia tutta la banda. Il Principe mi disse che se avessero sbarcato in Toscana, Ricasoli aveva già tutto disposto per fermarli. Il Principe ha scritto per avere un bastimento da guerra onde impedire uno sbarco ed evitare una collisione.”. Quest’assenza segreta di Garibaldi durata più di una settimana eccitò commozione, ma cessò quando apparve e preparò il passaggio dello stretto.”. Eliseo Porro (…..) che era: “Sergente nei Bersaglieri della Brigata Milano”, dunque diretto testimone degli avvenimenti di cui parlo, nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), le sue Memorie sulla Campagna d’Italia nel 1860 scriveva che: “Per voi, cari commilitoni, m’accinsi alla traduzione del presente racconto , dal suo originale alemanno che un fortuito azzardo mi pose fra le mani e ciò prima che l’originale stesso fosse pubblicato; però le mie cognizioni nella lingua tedesca essendo limitate, abbisognai dell’ajuto di benevoli amici.”, e poi ancora: “Nel mentre che vi presento il racconto dei fatti ai quali avemmo l’onore di prender parte, mi permetto di ricordarvi che noi siamo i figli non indegni dei nostri padri che con gloria sostennero sempre il vessillo della Civiltà; del che come non ci scordammo nella scorsa campagna, non dovremmo giammai scordarcene ogni volta il nostro illustre Capo in nome della Patria ci richiami intorno al sacro Tricolore.”. Porro, a p. 5, in proposito scriveva: “I comitati dell’Italia settentrionale incaricati di adunare gli elementi per la nostra organizzazione, avevano lavorato indefessamente, senza risparmio di fatiche, e per quanto era comportato dalle circostanze, non lasciarono neppur mancare il denaro. Coi primi d’agosto, da 8 a 9 mila uomini si trovavano già sotto le armi. Essi furono raccolti in 22 deboli battaglioni; 5 compagnie di bersaglieri di Genova e di Milano; 2 compagnie del Genio, e si ebbero inoltre 8 cannoni rigati da quattro. Anche la cavalleria non mancò del tutto, sebbene in principio non fosse costituita che da 30 guide toscane. L’esercito venne diviso in 6 piccole brigate, alle quale si diede il nome dei paesi dov ‘ erano state formate, o di quelli che avevano fornito il maggior contingente per la loro formazione. Così la 1.ª Brigata si chiamò Genova ; la 2.ª Parma; la 3.ª Milano; la 4. Bologna; la 5. Toscana; la 6. degli Abruzzi. II colonnello Pianciani ne aveva il comando in capo; io fui capo dello stato maggiore e comandante in secondo.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 122-123, in proposito scriveva che: “XXI. Nè gli eventi del distaccamento di Talamone, nè la decisione del Medici e del Malenchini di portare le loro truppe in Sicilia estinsero il concetto della diversione nell’Umbria, nelle Marche, e negli Abbruzzi. In quegli stessi giorni nei quali Medici e Malenchini partivano per la Sicilia, il Comitato Centrale aveva già iniziata un’ altra grande raccolta di uomini e di armi per la diversione. Spegnevasi col mese di maggio l’eco dell’episodio di Talamone e coi primi di giugno si iniziava la spedizione di Medici -Malenchini la quale si compì fra l’8 ed il 10 giugno; ma prima che Medici movesse, ecco in preparazione un’altra spedizione destinata alla diversione. Infatti il 29 dello stesso maggio, appena Garibaldi era entrato in Palermo, Mazzini scriveva da Genova al Dolfi: << Il centro dei pericoli per la Sicilia ora che Garibaldi vi è, non è in Sicilia; è in Napoli nel Regno. È là che bisogna vibrare tutti i colpi; là si salva la Sicilia per sempre e si fa l’Italia. Conquistando al moto il terreno pontificio ed il regno, si fa atto di solidarietà italiana. Garibaldi intende perfettamente questo; e lasciò detto, e replicava in una lettera scritta pochi giorni or sono da Salemi a Bertani, che bisogna invadere gli Stati pontifici ed andare oltre. Serbate, ed organizzate in nome d’Italia gli elementi per questo. Sapete che è lo scopo di Bertani e mio. » p . 94. Ed il 19 giugno, in una risposta diretta a Palermo a Nicotera, Mosto è Savi , scriveva : « Stiamo etc…”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 129-130, in proposito scriveva che: “XXII. Alla fine di luglio la divisione era allestita e preparata ad eseguire il suo piano. Ma appunto la fine di luglio, segna il momento storico culminante di suprema crisi politico-militare nella memoranda rivoluzione del 1860. Infatti: La Sicilia è libera meno la fortezza di Messina, ma intorbidata da faccendieri. Il passaggio di Garibaldi sul continente appare ed è difficilissimo. La costituzione data a Napoli, aveva scatenato tutte le passioni estreme. Il ritorno degli esiliati, audacissimi, suscitava conflitti che tenevano gli animi in sussulto. Etc…”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “….Ebbe per capo di stato maggiore il colonnello W. Rustow emigrato tedesco, scrittore militare di grido, e per aiutante generale il colonnello Picozzi; intendente il maggiore Sani; medico capo il maggiore Gemelli; commissario il maggiore Della Lucia. Vi erano ufficiali superiori distintissimi quali Spinazzi, De Criarzi, Cattabene, Pedotti. La spedizione era stata organizzata in sei brigate di linea, ciascuna formata su quattro battaglioni di quattro compagnie caduno non irregimentati. Le sei brigate erano numerate , denominate e comandate come segue: a 1ª Brigata Genova colonnello Eberhardt. a 2ª Brigata Parma colonnello Tharrena. a 3 Brigata Milano colonnello Gandini. a 4ª Brigata Bologna colonnello Puppi. a 5 Brigata Toscana colonnello Nicotera. 6ª Brigata Romagna colonnello Caucci. Inoltre eravi un battaglione carabinieri, due squadroni guide, due compagnie del genio, due batterie rigate da campagna. un servizio amministrativo. Gli effettivi delle compagnie erano di soli 80 uomini, ma vi era sicurezza di aumentarli, ciò che si sarebbe avverato senza ulteriore alterazione dei quadri. La forza totale al 31 luglio era di 8940 uomini. Questo ordinamento delle truppe era giustificato dallo scopo al quale erano destinate. L’invasione dell’Umbria e delle Marche doveva effettuarsi per mare e per terra contemporaneamente. Le quattro prime brigate partendo da Genova e Spezia, dovevano sbarcare col comandante della Divisione a Montalto, portarsi a Toscanella, e di qui marciare su Orvieto per la via di Montefiascone e per quella di Viterbo. La 5ª brigata dalla Toscana doveva sorprendere Perugia e poi operare d’accordo colle quattro sbarcate a Montalto. La 6ª brigata, dalla Romagna precedendo di qualche giorno le altre doveva invadere le Marche per l’Alto Appennino, manovrando fra Urbino e Gubbio, richiamare l’attenzione del nemico da quella parte per facilitare l’operazione principale, operare insomma una diversione della diversione, come scrisse il Pianciani.”.
LUIGI PIANCIANI

Da Wikipedia leggiamo che Luigi Pianciani, esule in Francia e a Londra collaborò alle iniziative mazziniane. Partecipò alla campagna meridionale del 1860 guidando nell’agosto una spedizione a sostegno delle truppe garibaldine forte di circa 8.940 uomini che prese il suo nome. La spedizione si componeva del gruppo Pianciani di 6.000 uomini, che avrebbe dovuto sbarcare nel nord del Lazio e muovere verso l’Umbria, dove doveva congiungersi con altri 2.000 uomini di Nicotera provenienti dalla Toscana, quindi i due gruppi avrebbero dovuto congiungersi con altri circa 1.000 volontari provenienti dalla Romagna verso le Marche, il totale di circa 9.000 volontari avrebbe poi dovuto puntare verso sud, prendendo l’esercito borbonico in una manovra cosiddetta tenaglia. Tale piano non ebbe però pratica attuazione in quanto Cavour indirizzò la spedizione verso la Sardegna e poi verso Sud, non vedendo attuato il piano inizialmente previsto il Pianciani si dimise. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a pp. 154-155-156, in proposito scriveva che: “II. In sullo scorcio di giugno Agostino Bertani spronato dal Mazzini, ma assenziente Garibaldi, aveva posto mano all’ ordinamento d ‘ una spedizione destinata ad invadere gli Stati pontificii, e se la fortuna secondava a spingersi anche nel Regno. Il corpo (novemila uomini al più), commesso al comando supremo di Luigi Pianciani, uomo più politico che guerresco, era diviso pomposamente in sei brigate: una delle quali, agli ordini di Giovanni Nicotera, etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, ecc…, a pp. 259-260 e ssg., in proposito scriveva che: “Egli era giunto il 1° luglio a Genova ed era stato fatto Capo di Stato maggiore del Corpo che si stava formando, del quale era comandante il colonnello Luigi Pianciani, uomo non di guerra ma di saldi principi mazziniani e che, come il Maestro, faceva in tale occasione tacere le sue idee repubblicane. Costui pubblicò in quello stesso 1860 una storia della prima parte della sua spedizione – Dell’andamento delle cose in Italia – che con quanto ne scrisse il Rustow forma la fonte principale al riguardo particolari minuti e precisi.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, ecc…, a p. 261, in proposito scriveva che: “I vapori della spedizione erano otto, e due di essi avevano a rimorchio due velieri, sì che formavano una squadra di dieci legni in tutto. Se n’era dato il comando supremo al colonnello Pianciani perché coloro sui quali si er contato dapprima, Medici, Cosenz, Sacchi, erano già partiti per l’Isola. Anche un colonnello Charras francese s’era limitato a suggerire un piano che non pare fosse disposto a metter personalmente in atto. Dell’essere venuti a mancare questi capi, il Mazzini si lagnava col Crispi in una lettera del 18 luglio: “….Eravamo già pronti due o tre volte quando cenni imperiosi di Garibaldi etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, ecc…, a p. 263, in proposito scriveva che: “Dice il Pianciani che si ebbero grandi proteste fra i volontari per la deviazione e che, per quel che lo riguarda, egli vi si rassegnò, perché dalla Sicilia, avrebbero poi potuto raggungere la mèta prima fissata, alla qual condizione soltanto egli aveva accettato il comando supremo. Questo per le truppe delle 4 Brigate, ch’erano a Genova e dintorni.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 152, in proposito scriveva che: “A capo di questi volontari si era posto il colonnello Pianciani, il quale si era scelto il Rustow come capo di stato maggiore.”. Da Wikipedia leggiamo che Luigi Pianciani era figlio primogenito del Conte Vincenzo Pianciani e di Amalia Ruspoli, figlia del Principe Ruspoli di Cerveteri. Partecipò alla campagna meridionale del 1860 guidando nell’agosto una spedizione a sostegno delle truppe garibaldine forte di circa 8.940 uomini che prese il suo nome. Giuseppe Bandi (…), nel suo “I Mille”, (con prefazione di Stefano Canzio), ed. Vie Nuove, 19…., a p. 161, in proposito scriveva della Spedizione Pianciani: “Mentre il Nicotera facea gente in Toscana, altri corpi di volontari si formavano altrove, sotto il comando supremo del conte Luigi Pianciani, il quale facendo calcolo d’avere sotto i suoi ordini ottomila uomini e anche più, si disponeva ad assalire lo Stato del papa, per terra e per mare. Etc…”. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a p. 208, in proposito scriveva: “Ad accrescere sue militari forze, il Generale sollecitava lo arrivo in Sicilia di quella quarta spedizione di volontari, che declinando il luglio, si raccoglievano in Sardegna nella rada di Terranova sotto il comando del Colonnello Pianciani.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 6, in proposito scriveva: “Il colonnello Pianciani ne aveva il comando in capo; io fui capo dello Stato Maggiore e Comandante in secondo.”. Rustow aggiunge che il piccolo esercito di volontari era comandato dal colonnello Pianciani che volle Rustow come capo di Stato maggiore e comandante in secondo. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a pp. 28-29, in proposito scriveva che: “….così, lo stesso giorno in cui il colonnello Pianciani s’imbarcava a Genova per andare a raggiungere le sue truppe, acquartierate nella zona paludosa e male scelta di Terranova, tre battaglioni di bersaglieri (1), arrivati in tutta fretta da Torino, etc…”. Il colonnello Cesari Cesari (….) descritta la situazione dei volontari in Sicilia inizia a parlarci dei volontari della spedizione Pianciani. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 125-126, in proposito scriveva che: “…il Dittatore avvisava a tutt’i mezzi per aumentare le sue forze di terra e di mare allo scopo di eseguire il suo sbarco in Calabria, una spedizione così detta di Terranova (1) già concertata dallo stesso Garibaldi, allestita da Bertani e comandata dal colonnello Conte Luigi Pianciani, trovavasi pronta a partire da Genova e Livorno per invadere gli Stati del Papa etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “Così infatti avvenne e dopo pochi giorni di sosta a Golfo Aranci, nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, etc…”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 88, nella nota (2) postillava: “(2) L. Pianciani, Dell’andamento delle cose in Italia, Milano, 1860 e Pittaluga, op. cit., p. 127-128 e 129.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a pp. 338-339, in proposito scriveva che: “Il Piemonte intanto armava a furia volontarii, per gittarli nel pontificio a fare il resto. Adunava gente a Genova il medico Bertani, lasciatovi dal Garibaldi; e vi mettea colonnelli un Rustow prussiano, e un Pianciani fuoriuscito romano, di casa beneficatissima dal papa, e ch’iora aspirava ad assalirlo.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “Pianciani,….L’incontrò presso al porto in una barca venutagli incontro a ingiungergli di voltar per Palermo. Egli, romano, che forte si struggea di farla al Papa, si turbò; per via sopraggiunselo il Gulnara, avviso di guerra sardo, che a nome del governo andava comandando a tutti quei legni di sfilare a Palermo. Giunservi la sera del 17; ma il Pianciani ricusò di far quella guerra, e se ne tornò a Livorno; il surrogò il prussiano Rustow, che li menò a ordinarli a Melazzo.“. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a p. 258, in proposito scriveva: “Comandante in capo di essa era il colonnello Pianciani e capo dello stato maggiore generale il colonnell G. Rüstow, che avevano specialmente diretto l’organizzazione.”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 291-292, in proposito scriveva: “Comandante in capo ne era il colonnello Pianciani, capo dello stato maggiore generale il colonnello W. Rüstow, i quali due ne avevano curato l’organizzazione.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 137 e ssg., in proposito scriveva che: “Bertani, vuotati e rivuotati i suoi arsenali e magazzini per la Sicilia soddisfacendo ad ogni richiesta di Garibaldi, aveva allestita una legione di seimila uomini, armi, munizioni e sufficienti mezzi di trasporto. Mancavagli un capo noto per prendere il supremo comando; Medici, Bixio, Cosenz, Sacchi e altre stelle minori erano con Garibaldi. Il colonnello Charras, francese , aveva fatto un magnifico piano d’invasione, ma a lui non bastava il cuore a cozzare coi suoi compatrioti. ‘ Garibaldi aveva suggerito Brignone, generale piemontese, ma l’idea sola fece venire la pelle d’oca a Fanti e a Cavour , sicchè Bertani persuase il colonnello Pianciani ad accettare il comando provvisorio , col Rustow, bravo ufficiale tedesco, per capo di stato maggiore.”. Eliseo Porro (…..) che era: “Sergente nei Bersaglieri della Brigata Milano”, dunque diretto testimone degli avvenimenti di cui parlo, nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), le sue Memorie sulla Campagna d’Italia nel 1860, a p. 5, in proposito scriveva: “II colonnello Pianciani ne aveva il comando in capo; io fui capo dello stato maggiore e comandante in secondo.”. Genova di Revel (….), nel suo “Da Ancona a Napoli”, Milano, Fratelli Dumolard, 1892, a p. 16, in proposito scriveva che: “Bertani e Pianciani avevano organizzata una spedizione in aiuto di Garibaldi coi fondi avuti dalla Società Nazionale, etc…”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 126-127, in proposito scriveva che: “Il Comitato allora affidò il comando della diversione al colonnello Pianciani, il quale già funzionava da capo di stato maggiore della spedizione sin da quando se ne era iniziata l’organizzazione, più volte ridotta e ricompletata dopo le spedizioni di Medici, di Malenchini, di Cosenz e di Sacchi per la Sicilia. Il Pianciani patriota illustre, liberale a tutta prova sin dalla sua giovinezza; colonnello sin dal 1848; passato a Venezia ove aveva reso importanti servizii ; comandante della divisione di Ancona nel 1849, dove compì difficilissime operazioni, era indicatissimo per tale importante missione. Appartenente a cospicua famiglia titolata dell’Umbria, conosceva minuziosamente lo scacchiere della spedizione.”.
ACHILLE SACCHI e GIUSEPPE DOLFI e la formazione della colonna della “BRIGATA TOSCANA” o di “CASTEL PUCCI”

(Fig. n….) – Foto di Achille Sacchi
Da Wikipedia leggiamo che ACHILLE SACCHI, Studente di medicina a Pavia, partecipò ai moti lombardi del 1848. Successivamente accorse alla difesa della Repubblica Romana, rimanendo ferito nella battaglia di Porta S.Pancrazio. Partecipò alla riunione[1] del 2 novembre 1850, costitutiva del comitato rivoluzionario di Mantova. Sfuggì alla cattura rifugiandosi prima in Piemonte poi in Svizzera. Non giovandosi dell’amnistia austriaca si stabilì a Genova dove esercitava la professione medica in cooperazione con Agostino Bertani. Nel 1859 era tra i Cacciatori delle Alpi e nel 1860 raggiunse Garibaldi combattendo sul Volturno. Finalmente nel 1866, unitasi Mantova al Regno d’Italia, rientrò nella città natale dove lavorò per la diffusione delle idee democratiche e repubblicane federaliste. L’impegno politico negli enti pubblici mantovani, insieme alla sua professione di medico, lo portò ad occuparsi della pellagra che colpiva le masse contadine mantovane a causa di una dieta esclusivamente basata sul granoturco e a propugnare un più efficace e umano trattamento dei malati di mente. In un blog sulla rete troviamo scritto che Achille Sacchi, fu coinvolto nella preparazione del moto milanese mazziniano del 6 febbraio 1853, venne arrestato ed estradato in Svizzera. Si trasferì quindi a Genova, dove fu attivo negli ambienti mazziniani con gli amici Alberto Mario, Jessie White, Maurizio Quadrio e Sara Nathan, esercitando la professione medica in collaborazione con Agostino Bertani. Il 7 giugno 1858 sposò a Como Elena Casati, impegnata nel movimento femminile in sostegno a Mazzini, da cui ebbe 15 figli (di cui 10 sopravvissero), nessuno dei quali battezzato. In conseguenza del fallito tentativo insurrezionale di Carlo Pisacane, risalente al 1857 e in gran parte finanziato da Elena, i Sacchi furono espulsi dal regno di Sardegna e si trasferirono a Pisa, dove Achille ottenne la cattedra di mineralogia. Dopo i tentativi falliti di Mazzini, nel 1859 fu con Bertani tra i democratici e mazziniani convinti della necessità di appoggiare Cavour e la monarchia sabauda. Definito da Garibaldi il “medico che si batte”, ad aprile lasciò l’insegnamento e si arruolò come assistente sanitario nei Cacciatori delle Alpi comandati dal generale. Tornato a Pisa, partecipò ad attività cospirative nel centro Italia e ai preparativi per la spedizione dei mille. Nel settembre 1860 si unì a Garibaldi a Napoli e prese parte alla battaglia del Volturno. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 137-138 e ssg., in proposito scriveva che: “La colonna toscana fu ordinata da Dolfi, Achille Sacchi e Nicotera; etc…”. Qui la White si riferisce ad Achille Sacchi. La White aggiungeva che GIUSEPPE DOLFI: “….aveva aiutato Malenchini per la sua spedizione siciliana, ed ora era tutto intento a quella per il Centro. In risposta a certi quesiti di Bertani, Dolfi risponde: con Ricasoli sono sempre in buone relazioni. Non ostante la mia dichiarazione che con La Farina non ci sono mai stato, non ci sono nè ci sarò, egli mi mantiene la sua fiducia, perchè sa che quando gli ho detto – sono con loro lo sono di fatto, e quando non lo sono glielo dico francamente, ed allora non lo sono: nell’ un caso e nell’ altro ho tenuto sempre la parola; la lealtà è con noi. Rapporto a impedire ogni manifestazione politica che non sia il grido e il programma di Garibaldi, siate certo che non succede, e credo che non vi voglia molta fatica: mi darebbe pensiero se dovessi fare il contrario. Nicotera andò a Firenze con lettera di presentazione di Bertani, in data del 16 giugno, ove si legge: Il Nicotera accetta il programma del general Garibaldi, e ne vuole la più energica e pronta esplicazione. Ha fede nell’azione, e massime oggi crede indispensabile alla presente e futura salvezza dell’Italia la propagazione della rivoluzione a tutti i punti del continente italiano tuttora etc…”. Sulla questione ha scritto Evelina Rinaldi, Achille Sacchi, il medico che si batte (1827-1890), Modena, Società tip. Modenese, 1927 pubblicato nel……………………….e, a p. 148, in proposito scriveva che: “V. Il 1860 – Achille Sacchi nel ‘Italia centrale – La Brigata di Castel Pucci – La spedizione di Oaribaldi e la battaglia del Volturno. Tornato in Pisa, al silenzio raccolto degli studi e alla serenità della vita familiare, Achille Sacchi attese che nuovi eventi lo chiamassero ancora a offrire alla patria la sua attività e la sua intelligenza. Oli avvenimenti che si svolsero nel 1860 gli offersero, dopo una breve sosta, un nuovo campo d’azione. Agostino Bertani non aveva forse chiamato il Nostro, per l’imbarco notturno del 5 maggio, perchè aveva in animo di destinarlo ad altra impresa, di affidargli un compito diverso, ma non meno difficile, nell’adempimento del quale Achille Sacchi cercò di troare un compenso al rammarico provato di non aver seguito l’Eroe nella schiera dei Mille. Sappiamo come il Bertani, d’accordo con Giuseppe Mazzini, avesse ideato, contemporaneamente all’impresa di Garibaldi, una spedizione nell’Italia centrale, destinata ad invadere gli stati pontifici, e, se favorita dal successo, a spingersi anche nel regno di Napoli (2). Dopo gli accordi presi col Bertani, in Genova, (3) ad esaminare sul luogo là situazione, il Nostro partì subito per f irenze, ove rimase colpito dall’accorrere di tutte le truppe piemontesi, accasermate in Toscana, I confine dell’Umbria; tanto che, mentre non disconosce, in quel momento, la fiducia delle popolazioni nelle istituzioni del governo, nota, un certo allarme nel governo stesso, il quale, « nella tema che Garibaldi abbia « il progetto di sbarcare altrove che in Sicilia, di tutta sommuovere l’Italia etc…”. Rinaldi, continuando il suo racconto, a p. 152, in proposito scriveva che: “Per quanto può dedursi da vari elementi, il termine prestabilito per un’ operazione decisiva doveva essere il mese di luglio. Sulla fine del giugno infatti, gettate ormai le basi del lavoro, il Mazzini e il Bertani mandarono il Sacchi a Palermo da Garibaldi, per esporgli la situazione dell’Italia ceritrale, esortarlo a intervenire e a dare il suo assenso. Con ansia, il Mazzini attendeva il ritorno del messaggero, tanto che scriveva nel frattempo, direttamente a Garibaldi: « Aspettiamo Sacchi con impazienza febbrile: Dio faccia che non ci apporti un divieto ali’ azione >> (3). Il Sacchi giunse in Palermo la sera del 30 giugno : la mattina dopo, si presentò subito al Generale, al quale espose l’ oggetto della sua missione. Ma Garibaldi dichiarò di non poter abbandonare la Sicilia, dove desiderava raccogliere « tutti gli uomini e i mezzi che si possono trarre dal resto d’ Italia, e muovere fra un mese o un mese e mezzo per le Calabrie )). Soltanto allora egli credeva possibile « una diversione delle forze nemiche, attaccando 1; 111 altro punto )). Mostrò inoltre !a sua contrarietà ad agire nello Stato Pontificio, per timore della f rancia « Vuole aver prima Napoli, per essere forte abbastanza da non temere anche quella complicazione ) ). Il Sacchi, riferendo in una lettera al Bertani (4) il resultato di questo colloquio, disse di restare ancora in Palermo alcuni giorni, per tentare, con l’aiuto di Mario e di Crispi, di « riconciliare Garibaldi col suo programma di due mesi fa ». Programma che, per quanto così caldeggiato da Mazzini e dai suoi fautori, incontrò la disapprovazione anche di alcuni fra gìi stessi Mazziniani (1). Senza entrare nell’ esame critico dei fatti, il che non è nostro compito, dobbiamo però osservare che le opposizioni, occulte o palesi, degli amici e degli avversari politici, nonchè lo stesso contegno di Garibaldi, non diminuirono I’ ardore dei dirigenti, nè scossero il loro convincimento nella bontà della causa. E l’ attività del Sacchi continuò ad esplicarsi fino a che, per necessità di cose, egli non dovè lasciare il suo posto. — Ai primi di luglio, dopo la visita a Palermo, il Bertani lo presentò, inFirenze, al Comitato Toscano ( 2 ), insieme col Nicotera, che uscito dalle carceri di Favignana, rifiutando l’ invito di Garibaldi di recarsi nelle Calabrie, aveva preferito raggiunger Mazzini e partecipare alla liberazione dell’ Italia centrale. D’ intesa col Dolfi, anima del Comitato (3), Sacchi e Nicotera danno opera a organizzare la 5a Brigata, che doveva, secondo il piano dei dirigenti, penetrare nell’ Umbria fino a Perugia ( 4 ). Sembrava, in quel momento, che anche il governo appoggiasse questo programma: certo lo favoriva il Ricasoli, che assegnò per la 5a Brigata, la· villa di Castel Pucci.”. La Rinaldi continua il suo racconto interessante anche sul ruolo che ebbe Nicotera. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 146 e ssg., in proposito scriveva che: “Il 25 luglio fu fatto intendere a Bertani che il governo si opporrebbe a viva forza a qualsiasi tentativo di sbarco negli Stati pontifici. Fu poi gentilmente invitato a Torino. Non se ne diede per inteso, non si mosse.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 149 e ssg., in proposito scriveva che: “Alle nove ant. del 1 ° agosto, Bertani andò all’Albergo. Il colloquio fu sostenuto: Farini conciliante, Bertani rigido.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 152 e ssg., in proposito scriveva che: “In quel colloquio fu combinata una specie di convenzione, della quale non abbiamo la copia e appena qualche nota in mano di Bertani. Il Saffi scrive: etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 260-261, in proposito scriveva che: “La Brigata Toscana comandata da Nicotera, avrebbe invasa l’Umbria ed assalita Perugia. Le prime 4 agli ordini rispettivamente dei colonnelli Eberhardt, Tharrena, Cantini e Puppi, sarebbero sbarcate sulla costa pontificia presso Montalto. I vapori della spedizione erano otto, e due di essi avevano a rimorchio due velieri, sì che formavano una squadra di dieci legni in tutto. Se n’era dato il comando al colonnello Pianciani perché coloro sui quali si era contato sapprima, Medici, Cosenz, Sacchi, erano già partiti per l’Isola.”. Qui l’Agrati si riferisce ad ACHILLE SACCHI. Agrati scriveva che il Sacchi aveva già raggiunto “l’Isola” riferendosi alla Sicilia dove era andato per unirsi a Garibaldi. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi“Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 155 scriveva: “Mentre il barone Ricasoli, sempre governatore di Toscana, ubbidendo alla sua rigida, ma schietta natura, scioglieva senz’altro la brigata di Castelpucci, sostenendo per alcune ore lo stesso Nicotera, il Farini deliberava appigliarsi piuttosto al sistema dei temporeggiamenti e degli artificii, e recatosi a Genova si studiò persuadere il Bertani stesso a rinunciare all’ ideata impresa…..Al finire del luglio la sciolta brigata di Castelpucci, passata al comando di Gaetano Sacchi, sbarcava tranquillamente a Palermo, e passava tosto ad ingrossare le schiere del Faro: poco dopo Agostino Bertani arrivava a Messina ad annunziare al Dittatore l’avvenuto compromesso; ai 13 di agosto il Farini pubblicava un bando inutilmente provocatore etc…”. Dunque, Guerzoni scriveva che: “Al finire del luglio la sciolta brigata di Castelpucci, passata al comando di Gaetano Sacchi, sbarcava tranquillamente a Palermo”. Mi chiedo se è un errore ma non riesco a capire se si tratti di Achille Sacchi o di Gaetano Sacchi. Guerzoni scriveva che, dopo lo scioglimento della Brigata di Castelpucci (le Brigate di Toscana dove andràorganizzata da Nicotera), alla fine di luglio, questa fu dirottata a Palermo ed il suo comando fu affidato al colonnello GAETANO SACCHI, di cui ho già parlato. Sacchi era andato a Palermo con altri volontari, di cui ho già parlato e dunque, la sua colona si ingrossò ulteriormente. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a pp. 338-339, riferendosi a Nicotera, in proposito scriveva che: “Adunò a Castelpucci, aiutato dal Ricasoli governante per Vittorio in Toscana, e con danari avuti da esso per le mani del panicocolo cavaliere Dolfi, duemilatrecent’ uomini, il più venuti dal Garibaldi stesso; che come indisciplinatissimi se n’era con quel pretesto sbarazzato. Facevali istruire da uffiziali sardi venuti a posta, e volea farli capitanare dal Cosenz, poi dall’Ulloa, e ne corsero pratiche; etc…”. Alfredo Capone (….), nel suo, Giovanni Nicotera e il “mito” di Sapri, Centro Studi per il Cilento e il Vallo di Diano, Ottobre, Roma, 1967, nel capitolo III: “Nicotera a Castel Pucci”, a pp. 65 e ssg., in proposito scriveva: “Il 22 giugno Nicotera difatti giunse a Genova (9) e subito si mise in contatto con Mazzini…..Nicotera, difatti partì subito per Firenze indirizato al Dolfi al quale Bertani lo presentò con un biglietto in cui, fra l’altro, si garantiva la genuinità della repentina conversione di Nicotera al programma garibaldino: “Il Nicotera accetta il programma del generale Garibaldi e ne vuole la più energica etc…”(11).”. Capone, a p. 65, nella nota (10) postillava: “(10) Crispi, ……….”. Capone, a p. 65, nella nota (11) postillava: “(11) J. White Mario, op, cit., p. 34.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 334, in proposito scriveva che: “Giuseppe Dolfi, uno dei capi del partito avanzato fiorentino, l’aveva introdotto dal Ricasoli il 14 e da questi il Nicotera aveva avuto accoglienze oltremodo lusinghiere e benevole così che non solo ne aveva ottenuto tolleranza, ma aiuto. Egli stesso scrive al Bertani che già nei primi giorni il Ricasoli gli ha fornito fucili e vestiario. E perché si veda quali intelligenze vi fossero col nemico, riporto queste parole del Nicotera: “Mi si assicura che fra due o tre giorni verrà un aiutante di campo di Pianell, il quale ci darà tutti i piani e le corrispondenze col generale pontificio Lamoricière.”. Persino gli aiutanti del ministro della Guerra borbonico erano spie!. Il Ricasoli aveva anche autorizzata l’invasione del Pontificio, etc…”.
Nell’8 agosto 1860, da Genova e La Spezia, le partenze delle truppe della “Spedizione BERTANI-PIANCIANI”, le truppe preparate da Agostino BERTANI per invadere lo Stato Pontificio che, da Garibaldi, invece saranno dirottate in Sicilia
Eliseo Porro (…..), nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), a p. 7-8, in proposito scriveva che: “Ma nei decreti della Provvidenza era stabilito altrimenti, e Garibaldi si trovò costretto a variare la esecuzione dei nostri piani, abbisognando egli stesso di attirare a sè delle nuove forze per appoggiare l’ideato suo passaggio dalla Sicilia alle coste di Calabria. A Genova nella notte dal 7 all’8 agosto incominciò l’imbarco delle nostre truppe, le quali veleggiarono dapprima verso il romito golfo di Terranova sulla costa settentrionale della Sardegna, dove le prime quattro brigate dovevano riunirsi, riposarsi alcuni giorni, addestrarsi un poco agli esercizi, per dirigersi poi verso il continente. Il 15, al molo vecchio di Genova sul vapore francese il Byzantin, furono imbarcate le ultime truppe delle quali potevasi disporre, e con esse lo stato maggiore.”. Alberto Dallolio (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille nelle memorie Bolognesi”, Bologna, ed. Zanichelli, 1910, a p. 168, in proposito scriveva: “L’otto Agosto intanto, giorno di grandi e gloriose memorie per la città nostra, il battaglione dei “Cacciatori di Bologna” (1) partiva per Genova sotto gli ordini di Giambattista Cattabeni (2). Il maggiore Cattabeni, di Senigallia, apparteneva ad una famiglia di patriotti, alla quale non disdice il nome attribuitole da un biografo: “i Cairoli delle Marche”. Nel ’48 era etc…”. I “Cacciatori di Bologna” partirono per Genova al comando del maggiore Giambattista Cattabeni, di Senigallia. A Bologna fu organizzatore dei Cacciatori Bolognesi, che avrebbero dovuto partecipare alla liberazione delle Marche, ma a causa della situazione internazionale l’azione venne dirottata in Sicilia, imbarcandosi da Genova per il Sud. Dallolio, a p. 168 scriveva pure che: “Il Bertani l’aveva mandato a comandare questo primo battaglione bolognese e a capo di esso si trovò, come ho detto nell’infausta giornata di Caiazzo; Garibaldi premiò il valore, sepur sfortunato, col promuoverlo a colonnello etc…”. Dallolio, a p. 169 scriveva che: “I volontari bolognesi andavano a far parte della 4° Brigata comandata dal colonnello Pianciani: etc…”. Dallolio scriveva che, i volontari “Cacciatori di Bologna”, in Sardegna, nel golfo degli Aranci furono aggregati alla 4° Brigata comandata dal colonnello Pianciani. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 152, in proposito scriveva che: “Il primo scaglione partì da Genova nella notte dal 7 all’8 agosto, seguito a breve distanza da altri due, che si imbarcarono rispettivamente a Genova e a Laspezia. Erano in tutto 5 o 6 mila uomini ordinati su quattro brigate, agli ordini dei colonnelli Eberhard, Tarrena, Gandini e Puppi. Una brigata si era formata in Toscana e in Romagna, pronta ad avanzare nel continente al comando di Nicotera.”. Cesari, a p. 155, in proposito scriveva: “Secondo il piano prefissato, le truppe del Pianciani dovevano dirigersi all’isola di Montecristo e gettarsi poi sulla costa di Montalto, etc…Per cui lo stesso Cavour telegrafò il 15 agosto all’ammiraglio Persano di inviare il ‘Monzambano’ ed il ‘Tripoli’ in crociera sulle coste pontificie per impedire qualunque sbarco di volontari. Garibaldi, edotto a sua volta di questo tentativo, che veniva a compromettere tutta l’opera sua, fece sapere al Pianciani che lo disapprovava e che sarebbe stato più gradito l’invio di rinforzi in Sicilia.“. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a p. 340, in proposito scriveva che: “Partiano da Genova la notte seguente al 7 agosto per Terranova di Sardegna, dove nell’assenza del Bertani s’ ordinavano. Appellarono quella divisione Terranova anche per accennare a un nuova terra da unire all’ Italia, quella del Papa. Dirò poi come partissero le genti del Nicotera da Toscana. Intanto apertamente da Genova, da Livorno e pur da qualche porto francese passavano in Sicilia uomini, arme e danari ogni dì. I reggimenti piemontesi s’assottigliavano per diserzioni non punite, e alla spicciolata ingrossavano il Garibaldi.”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a pp. 27-28-29-30, in proposito scriveva che: “Per quanto fossero stati segreti i preparativi che avevano presieduto a quella spedizione, il ministero piemontese ne avea avuto sentore, e si era mostrato fermamente deciso ad opporvisi, anche a costo di ricorrere alla forza; così, lo stesso giorno in cui il colonnello Pianciani s’imbarcava a Genova per andare a raggiungere le sue truppe, acquartierate nella zona paludosa e male scelta di Terranova, tre battaglioni di bersaglieri (1), arrivati in tutta fretta da Torino, etc…”. Il colonnello Cesari Cesari (….) descritta la situazione dei volontari in Sicilia inizia a parlarci dei volontari della spedizione Pianciani. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 125-126, in proposito scriveva che: “….allestita da Bertani e comandata dal colonnello Conte Luigi Pianciani, trovavasi pronta a partire da Genova e Livorno per invadere gli Stati del Papa e suscitarvi la rivolta; etc..”. Alberto Dallolio (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille nelle memorie Bolognesi”, Bologna, ed. Zanichelli, 1910, riguardo il colonnello Gandini, che accompagnerà e comanderà la Brigata “Milano” a Paola e poi a Sapri, insieme al Rustow e a Turr, a p. 347, in proposito pubblicò una lettera di Carlo Bertoni (1) a Filippo Stanzani che racconta un episodio al Golfo degli Aranci e, scriveva: “V. Carlo Bertoni (1) a Filippo Stanzani. A bordo del Clipper il Shepherd, a poche miglia da Cagliari il 14 Agosto 1860. “Carissimo Stanzani. Ti scrivo due righe per dar seguito all’altra mia che ti scrissi da Genova domenica mattina alle ore sette. La spedizione era composta di due brigate, una delle quali (comandata dal Colonnello Gandini, la terza) era imbarca sopra il vapore Garibaldi, il quale rimorchiava un grossissimo Clipper Americano chiamato il ‘Shepherd’, a bordo del quale era imbarcata l’altra divisione (la quarta) comandata dal Colonnello Puppi, e della quale fa parte il nostro Battaglione dei Cacciatori di Bologna. Dopo un felice viaggio giungemmo jeri sull’imbrunire al Golfo degli Aranci, nell’Isola di Sardegna, dove ci avevano preceduti moltissimo dei nostri, e dove trovammo altri tre vapori all’ancora, e vedemmo a terra sulla riva molti volontari che si esercitavano. Poco dopo il nostro arrivo giungeva in porto un grosso vapore, il quale, senza gettar l’ancora, veniva a noi vicino, e girava intorno al nostro bastimento…..Il Colonnello Puppi, il bravo Cattabeni, Bassi ed io ci mettemmo sulla sponda etc…”. Dunque, dalla lettera-racconto del Bertoni si evince che il colonnello Gandini, accompagnava i volontari della brigata Milano, imbarcatasi a Genova sul vapore Garibaldi ed il colonnello Puppi accompagnava l’altra Brigata detta “Bologna” che era composta dai “Cacciatori di Bologna”. Dalla lettera del Bertoni, indirizzata a Filippo Stanzani, si evince che le truppe arrivarono nel porto naturale del Golfo degli Aranci in Sardegna il giorno 13 agosto 1860. Partitisi da Genova, arrivarono il 13, dove furono raggiunti da Bertani e da Garibaldi. Alberto Dallolio (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille nelle memorie Bolognesi”, Bologna, ed. Zanichelli, 1910, a pp. 155-156, in proposito scriveva che: “Tuttavia, se si consideri che in questo numero finale di 1208 sono certamente compresi i volontari della spedizione Sacchi, mandati a Genova il 17 luglio, a richiesta del Cressini e d’accordo, come abbiamo veduto, con la Società Nazionale, dei quali non conosciamo il numero, ma che, avrebbero dovuto essere 300, etc…”. Dunque, secondo il Dallolio, i volontari della Spedizione Sacchi, che furono i primi ad arrivare a Palermo, in Sicilia, erano stati mandati prima a Genova, il 17 luglio 1860. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 85, in proposito scriveva che: “Oltre alla formazione del battaglione del Montefeltro, al Comitato di Provvedimento (3) si deve la formazione della Brigata Emilia comandata dal Puppi, morto poi eroicamente a Capua, e composta di quattro battaglioni, uno dei quali comandato dal valoroso patriota marchigiano Cattabeni. Questa brigata, inviata al Golfo degli Aranci per fare parte della spedizione Pianciani, fu più tardi incorporata nella divisione Turr e destinata per il suo valore a Capua ed a Caiazzo.”. Maraldi, parlando della Brigata Emilia, comandata dal Puppi, era composta da 4 battaglioni, uno dei quali era comandato dal marchigiano CATTABENI. Maraldi scriveva che la Brigata Emilia, poi PUPPI, fu inviata a Golfo Aranci per far parte della Spedizione Pianciani-Bertani. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a pp. 338-339, in proposito scriveva che: “Il Piemonte intanto armava a furia volontarii, per gittarli nel pontificio a fare il resto. Adunava gente a Genova il medico Bertani, …..La venia ministeriale arrivò dopo. Molto contavano sulle diserzioni; e n’avean buono in mano, come si vide a Castelfidardo…….(p. 340) Per l’effetto il Bertani cominciò a mandare la masnada in Sardegna; e lasciato un Antonnini a reclutare, volse in Sicilia a confabulare con l’eroe.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a p. 258, in proposito scriveva: “Questa piccola armata era ripartita in sei piccole brigate. Le quattro prime brigate, secondo il piano stabilito prima degli ostacoli sorti in processo di tempo, partendo da Genova e dalla Spezia, dovevano anzi tutto raccogliersi presso Montecristo e di là sbarcare presso Montalto sulle coste pontificie, etc…”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 291-292, in proposito scriveva: “La spedizione Terranova era stata organizzata mercè l’attività di Mazzini e del dott. Bertani rimasto a Genova, quale rappresentante di Garibaldi, per fare qualche intrapresa nello stato pontificio.”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 30, in proposito scriveva che: “Fu lunedì 13 agosto che gli uomini di questa spedizione, la quale di lì a tre giorni doveva essere sciolta, s’imbarcarono verso mezzogiorno, scortati da una parte della popolazione genovese, che li salutava con i suoi più caldi voti ed addii. La sera, fu il nostro turno. Un piroscafo era stato messo a nostra disposizione. A sera dunque, verso le dieci, senza uniforme, il generale Turr, il conte Sandor Téléki, il colonnello Frappolli ed io prendemmo la strada della Marina (1). Una barca ci aspettava. La notte era splendida, senza luna e scintillante di stelle. Passammo attraverso le navi addormentate, e con poche remate raggiungemmo la scaletta della ‘Provence’. Ciascuno si recò a vedere la cabina che gli era stata assegnata, poi salimmo sul ponte, ci sedemmo, e senza parlare contemplammo il cielo, n cui la luce del faro di Genova spiccava come in’immensa meteora.”. Questo è il racconto della partenza da Genova. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, a pp. 263-264, in proposito scriveva che: “…a Golfo degli Aranci. Giunti in quel porto, trovammo soltanto una parte della spedizione, essendosi il maggior numero già diretto per Palermo.”. Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a p. 207 e ssg., in proposito scriveva che: “Sgombra per la capitolazione di Messina del 28 di luglio l’ultima spanna di siciliana terra, il General Garibaldi e sul Faro per venirne in terra ferma a compimento di sua operosa epopea. Numerate sue schiere ai primi giorni di agosto, gli pare non potesse fare a fidanza che non soli ottomila uomini atti a venirne, con fortuna di animo pronto, a nuove venture; oltre a quattromila, o nuovi del tutto, o quasi nuovi ai cimenti di guerra, giovanotti siciliani (1). Pochi e deboli forze, chi faccia ragione, che restava ormai da affrontare tutto il nerbo del napoletano esercito; il quale avea già raccolti in tre corpi trentamila uomini nelle sole Calabrie, e potuto avrebbe contrapporgli in un solo punto ben cinquantamila soldati. Era pertanto evidente necessità del Dittatore così di accrescere il nerbo de’ suoi combattenti, come di svigorirne l’avversario mercè di parziali sollevamenti, che ne arrestassero i passi o sparpagliassero le forze. A questo secondo intento, oltre alle molte promesse che gli venivano dai comitati di terra ferma, egli dava a quanti di suoi soldati nel richiedessero, licenza o mandato di venirne in patria a capitanarvi o infocolarvi le insurrezioni; e al 6 dell’agosto fece sbarcare alle spiagge calabresi di Cannitello, di Altafiumana e di Bianco, manipoli di suoi soldati, condotti da un giovane e ardimentoso capo, il Missori; etc…”. Niccola Nisco (….), nel suo “Francesco II”, a pp. 117, riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “S’imbarcava sul Washington, e, non curando la robusta crociera, navigava al golfo degli Aranci in Sardegna, ove trovavansi i volontari che il Bertani aveva riuniti a Spezia ed a Genova per operare con gli altri riuniti dal Pianciani nell ‘ Umbria e dal Nicotera in quel di Toscana a Castelpucci, e fattili imbarcare su i piroscafi Franklin e Torino mandava a Palermo e di là a Taormina, ove era il Bixio con la sua divisione. Vi giungeva egli stesso la mattina del 19, ed immediatemente ordinava a Bixio d’imbarcare tutta la gente su due vapori venuti da Palermo. Udito però, scrive il Guerzoni, che le navi avevano bisogno di urgenti raddobbi, si fa per alcuni istanti
Nell’8 agosto 1860, da Genova, la partenza della BRIGATA GENOVA (EBERHARDT, comandata dal colonnello EBERHARD, sul vapore TORINO
Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, ecc…, a p. 260 e ssg., in proposito scriveva che: “La spedizione….La quale era costituita da sei Brigate distinte, oltre che con un numero progressivo, col nome della provincia che per ognuna aveva dato il massimo contingente di volontari. Così la 1° Brigata era chiamata ‘Genova’, la 2° ‘Parma’, la 3° Milano, la 4° Bologna, la 5° Toscana, e l’ultima, la 6° Abruzzi. Le prime quattro dovevano imbarcarsi a Genova, ove erano concentrate; …etc…..Le prime 4 agli ordini rispetivamente dei colonnelli Eberhardt, Tharrena, Cantini e Puppi, sarebbero sbarcate sulla costa pontificia presso Montalto. Etc…”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 140, in proposito scriveva che: “Intanto l’invio dei vapori sul luogo di concentramento era già incominciato. Prima a partire è stata la Brigata Genova Eberhard, che mosse il giorno 8 agosto imbarcata sul Torino. Poco dopo partì la Brigata Parma Tharrena, imbarcata sui vapori Amazone ed Isère.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 145-146-147, in proposito scriveva che: “La brigata Genova prima partita da Genova il giorno 8, come abbiamo visto, giunta al Golfo degli Aranci fu subito avvicinata dalla Gulnara, etc…”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “….Ebbe per capo di stato maggiore il colonnello W. Rustow emigrato tedesco, scrittore militare di grido, e per aiutante generale il colonnello Picozzi; intendente il maggiore Sani; medico capo il maggiore Gemelli; commissario il maggiore Della Lucia. Vi erano ufficiali superiori distintissimi quali Spinazzi, De Criarzi, Cattabene, Pedotti. La spedizione era stata organizzata in sei brigate di linea, ciascuna formata su quattro battaglioni di quattro compagnie caduno non irregimentati. Le sei brigate erano numerate, denominate e comandate come segue: a 1ª Brigata Genova colonnello Eberhardt.; a. 2° Brigata Tharrena. Etc..”. Dunque, la Brigata Eberhardt, la seconda Brigata dell’ex spedizione Pianciani-Bertani, non era più a golfo Aranci, il 14 agosto 1860, quando arrivò Garibaldi perchè essa era stata fatta partire per Palermo. Sulla Brigata “Eberhrardt” aggiungeva che la Brigata era una delle 4 Brigate che: “Le quattro prime brigate partendo da Genova e Spezia, dovevano sbarcare col comandante della Divisione a Montalto, portarsi a Toscanella, e di qui marciare su Orvieto per la via di Montefiascone e per quella di Viterbo.“. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 152, in proposito scriveva che: “Il primo scaglione partì da Genova nella notte dal 7 all’8 agosto, seguito a breve distanza da altri due, che si imbarcarono rispettivamente a Genova e a Laspezia. Erano in tutto 5 o 6 mila uomini ordinati su quattro brigate, agli ordini dei colonnelli Eberhard, Tarrena, Gandini e Puppi. Una brigata si era formata in Toscana e in Romagna, pronta ad avanzare nel continente al comando di Nicotera.”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Eberhard al suo arrivo in Palermo ricevette il comando di far vela intorno alla costa orientale e meridionale dell’ isola; e gli venne aggiunto il Franklin con alcune centinaja d’ uomini. Questi corpi di truppe dovevano poscia unirsi alla divisione Bixio, già stanziata sulla costa orientale della Sicilia ed occupavasi anche nel giorno 13 a soffoccare l’agitazione in Bronte distretto dell’ Etna. La congiunzione ebbe luogo a Taormina e la divisione Bixio fu portata con questo rinforzo a circa 4500 uomini. La brigata Tharrena fu trattenuta a Palermo ed in essa manifestossi, più che altrove, un certo spirito d’insubordinazione.”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 30, in proposito scriveva che: “Fu lunedì 13 agosto che gli uomini di questa spedizione, la quale di lì a tre giorni doveva essere sciolta, s’imbarcarono verso mezzogiorno, scortati da una parte della popolazione genovese, che li salutava con i suoi più caldi voti ed addii. La sera, fu il nostro turno. Un piroscafo era stato messo a nostra disposizione. A sera dunque, verso le dieci, senza uniforme, il generale Turr, il conte Sandor Téléki, il colonnello Frappolli ed io prendemmo la strada della Marina (1). Una barca ci aspettava. La notte era splendida, senza luna e scintillante di stelle. Passammo attraverso le navi addormentate, e con poche remate raggiungemmo la scaletta della ‘Provence’. Ciascuno si recò a vedere la cabina che gli era stata assegnata, poi salimmo sul ponte, ci sedemmo, e senza parlare contemplammo il cielo, n cui la luce del faro di Genova spiccava come in’immensa meteora.”. Questo è il racconto della partenza da Genova.
Nell’8 agosto 1860, da Genova, la partenza della BRIGATA PARMA (o THARRENA, comandata dal colonnello THARRENA (poi in seguito SPINAZZI), imbarcatasi sul vapore AMAZZONE e ISERE
Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, ecc…, a p. 260 e ssg., in proposito scriveva che: “La spedizione….La quale era costituita da sei Brigate distinte, oltre che con un numero progressivo, col nome della provincia che per ognuna aveva dato il massimo contingente di volontari. Così la 1° Brigata era chiamata ‘Genova’, la 2° ‘Parma’, la 3° Milano, la 4° Bologna, la 5° Toscana, e l’ultima, la 6° Abruzzi. Le prime quattro dovevano imbarcarsi a Genova, ove erano concentrate; …etc…..Le prime 4 agli ordini rispetivamente dei colonnelli Eberhardt, Tharrena, Cantini e Puppi, sarebbero sbarcate sulla costa pontificia presso Montalto. Etc…”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 140, in proposito scriveva che: “Intanto l’invio dei vapori sul luogo di concentramento era già incominciato. Prima a partire è stata la Brigata Genova Eberhard, che mosse il giorno 8 agosto imbarcata sul Torino. Poco dopo partì la Brigata Parma Tharrena, imbarcata sui vapori Amazone ed Isère.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “….Ebbe per capo di stato maggiore il colonnello W. Rustow emigrato tedesco, scrittore militare di grido, e per aiutante generale il colonnello Picozzi; intendente il maggiore Sani; medico capo il maggiore Gemelli; commissario il maggiore Della Lucia. Vi erano ufficiali superiori distintissimi quali Spinazzi, De Criarzi, Cattabene, Pedotti. La spedizione era stata organizzata in sei brigate di linea, ciascuna formata su quattro battaglioni di quattro compagnie caduno non irregimentati. Le sei brigate erano numerate, denominate e comandate come segue: a 1ª Brigata Genova colonnello Eberhardt.; a 2ª Brigata Parma colonnello Tharrena. Etc..”. Sulla Brigata “Tharrena” aggiungeva che la Brigata era una delle 4 Brigate che: “L’invasione dell’Umbria e delle Marche doveva effettuarsi per mare e per terra contemporaneamente. Le quattro prime brigate partendo da Genova e Spezia, dovevano sbarcare col comandante della Divisione a Montalto, portarsi a Toscanella, e di qui marciare su Orvieto per la via di Montefiascone e per quella di Viterbo.“. Dunque, la Brigata Parma o Tharrena, la seconda Brigata dell’ex spedizione Pianciani-Bertani. Sulla Brigata “Tharrena” aggiungeva che la Brigata era una delle 4 Brigate che: “Le quattro prime brigate partendo da Genova e Spezia, dovevano sbarcare col comandante della Divisione a Montalto, portarsi a Toscanella, e di qui marciare su Orvieto per la via di Montefiascone e per quella di Viterbo.“. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 148, in proposito scriveva che: “Tharrena però, uomo serio e risoluto, fermavasi.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 145-146-147, in proposito scriveva che: “La brigata Genova prima partita da Genova il giorno 8, come abbiamo visto, giunta al Golfo degli Aranci fu subito avvicinata dalla Gulnara, etc…”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 145-146-147, in proposito scriveva che: “Il Torino aveva ripreso la navigazione, e la sua prora era già sulla rotta di Palermo, quando giungevano in vista del Golfo degli Aranci l’Amazone e l’Isera, portanti la brigata Parma (Tharrena). Questa vedendo allontanarsi dal luogo del concentramento la brigata che per la prima ivi era giunta, sentì una scossa deleteria. Nacquero subito incertezze e mormorii. Ma Tharrena fece dirigere le sue navi al luogo designato.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 152, in proposito scriveva che: “Il primo scaglione partì da Genova nella notte dal 7 all’8 agosto, seguito a breve distanza da altri due, che si imbarcarono rispettivamente a Genova e a Laspezia. Erano in tutto 5 o 6 mila uomini ordinati su quattro brigate, agli ordini dei colonnelli Eberhard, Tarrena, Gandini e Puppi. Una brigata si era formata in Toscana e in Romagna, pronta ad avanzare nel continente al comando di Nicotera.”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, riferendosi alle ue Brigate Eberard e Tharena, arrivate subito a Palermo, in proposito scriveva: “Questi corpi di truppe dovevano poscia unirsi alla divisione Bixio, già stanziata sulla costa orientale della Sicilia ed occupavasi anche nel giorno 13 a soffoccare l’agitazione in Bronte distretto dell’ Etna. La congiunzione ebbe luogo a Taormina e la divisione Bixio fu portata con questo rinforzo a circa 4500 uomini. La brigata Tharrena fu trattenuta a Palermo ed in essa manifestossi, più che altrove, un certo spirito d’insubordinazione.”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 30, in proposito scriveva che: “Fu lunedì 13 agosto che gli uomini di questa spedizione, la quale di lì a tre giorni doveva essere sciolta, s’imbarcarono verso mezzogiorno, scortati da una parte della popolazione genovese, che li salutava con i suoi più caldi voti ed addii. La sera, fu il nostro turno. Un piroscafo era stato messo a nostra disposizione. A sera dunque, verso le dieci, senza uniforme, il generale Turr, il conte Sandor Téléki, il colonnello Frappolli ed io prendemmo la strada della Marina (1). Una barca ci aspettava. La notte era splendida, senza luna e scintillante di stelle. Passammo attraverso le navi addormentate, e con poche remate raggiungemmo la scaletta della ‘Provence’. Ciascuno si recò a vedere la cabina che gli era stata assegnata, poi salimmo sul ponte, ci sedemmo, e senza parlare contemplammo il cielo, n cui la luce del faro di Genova spiccava come in’immensa meteora.”. Questo è il racconto della partenza da Genova. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Avendo Tharrena chiesto il suo congedo, il maggiore Spinazzi ebbe il comando di quella brigata…..“. Dunque, Rustow scriveva che avendo “Tharrena”, che comandava la Brigata Parma, avendo chiesto le sue dimissioni dal comando della stessa, il comando fu affidato al maggiore SPINAZZI. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, ecc…, a p. 332, in proposito scriveva che: “..con lui se ne va Tharrena e qualche altro.”.
BERTANI SI RECA A GENOVA
Nei primi di agosto 1860, il Governo Piemontese, Cavour e l’invio della nave GULNARA
Da Wikipedia leggiamo che tale piano non ebbe però pratica attuazione in quanto Cavour indirizzò la spedizione verso la Sardegna e poi verso Sud, non vedendo attuato il piano inizialmente previsto il Pianciani si dimise. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a p. 208, in proposito scriveva: “Il governo sardo diede ausilii, come alle altre, e più che alle altre spedizioni, anche a questa di Terranova, e per questi fu voce si accontasse in Genova col Bertani il Farini ministro; il quale volle promesso, e invigilava attentamente, che si eseguisse davvero lo sbarco non ad altre spiagge che in Sicilia.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 146 e ssg., in proposito scriveva che: “Il 25 luglio fu fatto intendere a Bertani che il governo si opporrebbe a viva forza a qualsiasi tentativo di sbarco negli Stati pontifici. Fu poi gentilmente invitato a Torino. Non se ne diede per inteso, non si mosse.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 149 e ssg., in proposito scriveva che: “Alle nove ant. del 1° agosto, Bertani andò all’Albergo. Il colloquio fu sostenuto : Farini conciliante, Bertani rigido.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 152 e ssg., in proposito scriveva che: “In quel colloquio fu combinata una specie di convenzione, della quale non abbiamo la copia e appena qualche nota in mano di Bertani. Il Saffi scrive: etc…”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a p. 340, in proposito scriveva che: “Partiano da Genova la notte seguente al 7 agosto per Terranova di Sardegna, dove nell’assenza del Bertani s’ ordinavano. Appellarono quella divisione Terranova anche per accennare a un nuova terra da unire all’ Italia, quella del Papa. Dirò poi come partissero le genti del Nicotera da Toscana. Intanto apertamente da Genova, da Livorno e pur da qualche porto francese passavano in Sicilia uomini, arme e danari ogni dì. I reggimenti piemontesi s’assottigliavano per diserzioni non punite, e alla spicciolata ingrossavano il Garibaldi.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, ecc…, a p. 263, in proposito scriveva che: “Il Bertani dovette chinare il capo e venire a trattative col Governo piemontese. Il conte Guido Borromeo, segretario del Farini ministro dell’interno di Torino, si recava a Genova il 1° di agosto e poco dopo vi si recava lo stesso Farini, con cui il Bertani, presenti anche Aurelio Saffi e il Pianciani, conveniva che la spedizione sarebbe partita da punti diversi della riviera ligure per scaglioni, con metà Golfo Aranci dove si sarebbe riunita. Di là, si sarebbe diretta in Sicilia, e non altrove, secondo il volere del Re. Della convenzione col Farini, il Bertani così informava Garibaldi: “Genova, 3 agosto 1860, …etc…”. Già il Bertani prevedeva, si direbbe, l’intenzione di Garibaldi di trattenere la spedizione nell’Isola o di condurla altrove. Dice il Pianciani che si ebbero grandi proteste fra i volontari per la deviazione e che, per quel che lo riguarda, egli vi si rassegnò, perché dalla Sicilia, avrebbero poi potuto raggungere la mèta prima fissata, alla qual condizione soltanto egli aveva accettato il comando supremo. Questo per le truppe delle 4 Brigate, ch’erano a Genova e dintorni. Quando alle altre due, ch’erano stanziate parte con Nicotera a Castel Pucci (Firenze) e parte con Caucci in Romagna, si sarrebbero accordate con Ricasoli, il quale era stato il 31 luglio e il 1° agosto a Torino e aveva con Cavour e Farini combinato ogni cosa al riguardo.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, ecc…, a pp. 263-264, in proposito scriveva che: “Il Bertani dovette chinare il capo e venire a trattative col Governo piemontese. Il conte Guido Borromeo, segretario del Farini ministro dell’interno di Torino, si recava a Genova il 1° di agosto e poco dopo vi si recava lo stesso Farini, con cui il Bertani, presenti anche Aurelio Saffi e il Pianciani, conveniva che la spedizione sarebbe partita da punti diversi della riviera ligure per scaglioni, con metà Golfo Aranci dove si sarebbe riunita. Di là, si sarebbe diretta in Sicilia, e non altrove, secondo il volere del Re. Della convenzione col Farini, il Bertani così informava Garibaldi: “Genova, 3 agosto 1860, …etc…”. Dice il Pianciani che si ebbero grandi proteste fra i volontari per la deviazione e che, per quel che lo riguarda, egli vi si rassegnò, perché dalla Sicilia, avrebbero poi potuto raggungere la mèta prima fissata, alla qual condizione soltanto egli aveva accettato il comando supremo. Questo per le truppe delle 4 Brigate, ch’erano a Genova e dintorni. Quando alle altre due, ch’erano stanziate parte con Nicotera a Castel Pucci (Firenze) e parte con Caucci in Romagna, si sarrebbero accordate con Ricasoli, il quale era stato il 31 luglio e il 1° agosto a Torino e aveva con Cavour e Farini combinato ogni cosa al riguardo. Il che non impedisce al Cavour di diffidare anche di lui. Pochi giorni dopo infatti egli scrive: “Sono inquieto su Ricasoli. I successi di Garibaldi l’hanno esaltato etc…”. L’imbarco a Genova cominciò il 7 agosto: gli ultimi volontari col Pianciani e il Rustow partirono il 13 sul ‘Byzantin’. L’accordo era di concentrarsi tutti a Golfo Aranci.“. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, ecc…, a p. 264, in proposito scriveva che: “L’imbarco a Genova cominciò il 7 agosto: gli ultimi volontari col Pianciani e il Rustow partirono il 13 sul ‘Byzantin’. L’accordo era di concentrarsi tutti a Golfo Aranci. Ma il Rustow dice che la partenza a scaglioni rese più facile al Cavour l’impedire quel concentramento, inviando le navi in Sicilia di mano in mano che arrivavano. Il Cavour aveva posto in azione a Golfo Aranci la Gulnara, nave da guerra sarda, la quale obbligava subito a ripartire ogni vapore del Bertani, senza attendere gli altri. La cosa era tanto più agevole in quanto il Bertani era partito da Genova per Palermo il 7 agosto e non v’era quindi pericolo ch’egli potesse opporsi all’infrazione evidente degli accordi. Il Bertani, infatti, privo di notizie di Garibaldi, aveva deciso di recarsi da lui, etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Verona, 1937, a pp. 325-326, in proposito scriveva che: “Eppure proprio alla forza ricorse il Governo sardo. Il Torino, la prima delle navi del Bertani, arrivato al Golfo Aranci vi aveva trovata la ‘Gulnara’ che l’aveva costretto a ripartire subito per Palermo. E’ innegabile che in questo modo il Governo di Torino compiva un sopruso e non si teneva ai patti. Esso dava così ragione al Mazzini e agli altri che non lo credevano in buona fede nelle trattative col Bertani, i cui vapori avevano pieno diritto di restare a Golfo Aranci finché a loro piacesse. Etc..”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a pp. 27-28-29-30, in proposito scriveva che: “Per quanto fossero stati segreti i preparativi che avevano presieduto a quella spedizione, il ministero piemontese ne avea avuto sentore, e si era mostrato fermamente deciso ad opporvisi, anche a costo di ricorrere alla forza; così, lo stesso giorno in cui il colonnello Pianciani s’imbarcava a Genova per andare a raggiungere le sue truppe, acquartierate nella zona paludosa e male scelta di Terranova, tre battaglioni di bersaglieri (1), arrivati in tutta fretta da Torino, etc…”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 163 e ssg., in proposito scriveva che: “Che Bertani sospettasse qualche tranello, si vede dalle sue istruzioni a Pianciani ; ma, avendo fatto quanto era umanamente possibile per isventarlo, e oltremodo impensierito di non aver da dieci giorni ricevuto lettera alcuna di Garibaldi, l’8 agosto lasciava Genova per raggiungerlo in Sicilia.”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 155 scriveva: “Il Farini intanto che concedeva la radunata in Sardegna, spiccava bastimenti da guerra perchè obbligassero i volontari, mano mano che arrivavano al convegno, a continuare per la Sicilia; il Bertani, mentre s’era impegnato a proseguire per Palermo, faceva intendere ai Comandanti la mèta vera della spedizione esser sempre le coste romane, verso le quali appena radunato il naviglio dovevano essere drizzate le prue. Ciò stabilito pertanto, ciascuno a seconda del suo disegno si mise in moto. Al finire del luglio la sciolta brigata di Castelpucci, passata al comando di Gaetano Sacchi, sbarcava tranquillamente a Palermo, e passava tosto ad ingrossare le schiere del Faro: poco dopo Agostino Bertani arrivava a Messina ad annunziare al Dittatore l’avvenuto compromesso; ai 13 di agosto il Farini pubblicava un bando inutilmente provocatore, in cui, sconfessate tutte le passate spedizioni, vietava le presenti e le future, e proclamava l’Italia dover essere degl’Italiani, non delle sètte; una cannoniera della marina sarda, la Gulnara, navigava per Terranova onde aspettarvi al varco i volontari e forzarli a proseguire per Palermo; le due brigate infine, nominate dai loro comandanti Eberhardt e Tharrena, grosse non più che di duemila uomini ciascuna imbarcati sui due piroscafi il Franklin e il Torino, approdavano nel pomeriggio del 13 agosto nel Golfo degli Aranci, dove però, trovata la Gulnara e da essa ricevuta l’ intimazione di continuare la rotta, volenti o nolenti, mormoranti o rassegnati, ubbidirono. Ed ecco la cagione della scomparsa di Garibaldi dal Faro. Etc…”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 103-104, in proposito scriveva che: “Bisognava, quindi, fermare tutti i movimenti insurrezionali, che agivano fuori dell’orbita di queste direttive del Governo. Già fino dal 30 luglio, prima che fosse diramata la circolare, il Barone Ricasoli era stato chiamato a Torino dal Cavour, che gli comunicò doversi impedire alla brigata Nicotera la progettata invasione nell’Umbria.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 106, in proposito scriveva che: “La diversione, pensata e propugnata dal Mazzini, da Garibaldi, preparata con tanta tenacia dal Bertani, che vide con non poca amarezza attraversati e scompigliati i suoi piani (2), si compiva così sotto altra forma dal Governo, ma con gli stessi intenti e gli stessi risultati conseguiti da quegli ardenti patrioti: l’unificazione dell’Italia muovendo le leve dal centro e dal sud.”. Carlo Agrati (….), nel suo Da Palermo al Volturno, ed. Mondadori, Verona, 1937, a pp. 325-326, in proposito scriveva che: “Eppure proprio alla forza ricorse il Governo sardo. Il Torino, la prima delle navi del Bertani, arrivato al Golfo Aranci vi aveva trovata la ‘Gulnara’ che l’aveva costretto a ripartire subito per Palermo. E’ innegabile che in questo modo il Governo di Torino compiva un sopruso e non si teneva ai patti. Esso dava così ragione al Mazzini e agli altri che non lo credevano in buona fede nelle trattative col Bertani, i cui vapori avevano pieno diritto di restare a Golfo Aranci finché a loro piacesse. Etc..”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 155 scriveva: “Che una siffatta impresa non potesse essere tollerata dal Governo di Vittorio Emanuele, s’intende da sè. Ogni istituzione vive della logica sua. La Monarchia non poteva abbandonare il Papato alle mani della rivoluzione senza esporsi o ad esautorare sè stessa, se la rivoluzione trionfava, o a rovinare l’ Italia, se la rivoluzione soccombeva. Oltre di che era da cansare il pericolo sommo che la rivoluzione trascorrendo , com’è natura sua, andasse a dar di cozzo contro Roma, scatenando dalle violate mura la collera della Francia, e i fulmini dell’ intera Cattolicità. Importava dunque che una siffatta spedizione fosse comunque impedita, e il Gabinetto di Torino deliberò che la fosse ad ogni costo. Diverso però, secondo la diversa mente degli esecutori, il metodo d ‘ esecuzione. Mentre il barone Ricasoli, sempre governatore di Toscana, ubbidendo alla sua rigida, ma schietta natura, scioglieva senz’altro la brigata di Castelpucci, sostenendo per alcune ore lo stesso Nicotera, il Farini deliberava appigliarsi piuttosto al sistema dei temporeggiamenti e degli artificii, e recatosi a Genova si studiò persuadere il Bertani stesso a rinunciare all ‘ ideata impresa. In sulle prime il delegato di Garibaldi resistette; ma il Ministro di re Vittorio avendo alla fine smascherato il suo fermo proposito d’impedire la divisata. spedizione anche colla forza, le due parti vennero pelminor male ad un compromesso, mercè del quale tutte le truppe predisposte all’impresa di Roma s’imbarcherebbero in più riprese per la baia di Terranova, nell’isola di Sardegna, e di là non appena radunate continuerebbero per Sicilia, onde mettersi quivi agli ordini di Garibaldi. Fino a qual punto però un siffatto componimento fosse sincero, sarebbe prudente non scandagliare. Certo nessuno de’ due contraenti svelò chiaramente il suo pensiero: vecchi cospiratori entrambi, entrambi convinti di giovare alla patria, facevano probabilmente a chi meglio gabbava l’altro. Il Farini intanto che concedeva la radunata in Sardegna, spiccava bastimenti da guerra perchè obbligassero i volontari, mano mano che arrivavano al convegno, a continuare per la Sicilia; il Bertani, mentre s’era impegnato a proseguire per Palermo, faceva intendere ai Comandanti la mèta vera della spedizione esser sempre le coste romane, verso le quali appena radunato il naviglio dovevano essere drizzate le prue. Ciò stabilito pertanto, ciascuno a seconda del suo disegno si mise in moto. Al finire del luglio la sciolta brigata di Castelpucci, passata al comando di Gaetano Sacchi, sbarcava tranquillamente a Palermo, e passava tosto ad ingrossare le schiere del Faro: poco dopo Agostino Bertani arrivava a Messina ad annunziare al Dittatore l’avvenuto compromesso; ai 13 di agosto il Farini pubblicava un bando inutilmente provocatore, in cui, sconfessate tutte le passate spedizioni, vietava le presenti e le future, e proclamava l’Italia dover essere degl’Italiani, non delle sètte; una cannoniera della marina sarda, la Gulnara, navigava per Terranova onde aspettarvi al varco i volontari e forzarli a proseguire per Palermo; le due brigate infine, nominate dai loro comandanti Eberhardt e Tharrena, grosse non più che di duemila uomini ciascuna imbarcati sui due piroscafi il Franklin e il Torino, approdavano nel pomeriggio del 13 agosto nel Golfo degli Aranci, dove però, trovata la Gulnara e da essa ricevuta l’ intimazione di continuare la rotta, volenti o nolenti, mormoranti o rassegnati, ubbidirono. Ed ecco la cagione della scomparsa di Garibaldi dal Faro. Etc…”. Genova di Revel (….), nel suo “Da Ancona a Napoli”, Milano, Fratelli Dumolard, 1892, a p. 16, in proposito scriveva che: “A mio fratello da Firenze, 22 agosto : “Fui a Livorno, ed onorato d’invito a pranzo dal Principe di Carignano. Me ne ha contate delle belle. Bertani e Pianciani avevano organizzata una spedizione in aiuto di Garibaldi coi fondi avuti dalla Società Nazionale, ma quando erano in procinto di partire si seppe che avvece della Sicilia tendewano alle provincie romane. Farini non perdette tempo per far rispettare questa volta la sua circolare, e portatosi a Genova, si combinò che la partenza si facesse dalla Sardegna. Intanto Garibaldi informato della cosa è giunto inaspettatamente in Sardegna e col suo ascendente, appoggiato da un nostro bastimento da guerra spedito appositamente colà, deve avere cambiati i capi, e si spera che porterà seco in Sicilia tutta la banda. Il Principe mi disse che se avessero sbarcato in Toscana, Ricasoli aveva già tutto disposto per fermarli. Il Principe ha scritto per avere un bastimento da guerra onde impedire uno sbarco ed evitare una collisione.”. Quest’assenza segreta di Garibaldi durata più di una settimana eccitò commozione, ma cessò quando apparve e preparò il passaggio dello stretto.”. Genova di Revel (….), nel suo “Da Ancona a Napoli”, Milano, Fratelli Dumolard, 1892, a p. 16, in proposito scriveva che: “Bertani e Pianciani avevano organizzata una spedizione in aiuto di Garibaldi coi fondi avuti dalla Società Nazionale, ma quando erano in procinto di partire si seppe che avvece della Sicilia tendewano alle provincie romane. Farini non perdette tempo per far rispettare questa volta la sua circolare, e portatosi a Genova, si combinò che la partenza si facesse dalla Sardegna.”.
Nel 10 agosto 1860, a Palermo, l’arrivo del BERTANI da Genova e l’11 l’ incontro con il DEPRETIS

Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 135-136, in proposito scriveva che: “Ma i legami posti da Farini, ed il sospetto che questi avrebbe definitivamente impedita qualsiasi operazione negli Stati pontifici, spinsero Bertani a cercare un appoggio al suo intento, e decise di partire subito egli solo per la Sicilia, per riferire ogni cosa al generale Garibaldi, affinchè Egli, qual giudice supremo, decidesse sull’impiego delle truppe accorse ed arruolate in suo nome, le quali intanto si sarebbero riunite a Terranova. Bertani partendo per la Sicilia in cerca del dittatore, delegò le sue funzioni di capo del Comitato a Mauro Macchi e G. Brambilla. Al comandante lasciò scritto: « Colonnello Piancianciani etc….”.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 96-97, in proposito scriveva che: “Partito il Bertani l’8 agosto, ecco che invece il 13 arriva la tanta attesa lettera di Garibaldi con la quale lo avvertiva “che sperava di passare sul continente prima del 15. Fate ogni sforzo per mandarmi qui i fucili a Messina, a Torre del Faro prima dell’epoca. Circa le operazioni negli Stati Pontifici e napoletani spingete a tutta oltranza”(2). Se questa lettera fosse pervenuta per tempo, il Bertani certamente avrebbe resistito alle intimazioni del Farini, non sarebbe partito da Genova e la spedizione, lui presente, forse non sarebbe si sbandata come avvenne. Il 10 agosto il Bertani sbarcava a Palermo ricevuto con effetto dal Depretis, l’11 sul vapore Elba arrivava a Torre del Faro e in quel momento era la seguente: nello Stretto la flotta borbonica vigilava etc….Garibaldi, udito il racconto particolareggiato del Bertani circa la approntata grossa spedizione, le difficoltà, anzi le opposizioni fatte dal Governo al compimento del programma, “in un lampo, senza discussione, senza manifestare i suoi progetti”(1) decise di partire per Terranova. Nessuno sapeva di questa decisione e della partenza, tranne il Sirtori a cui aveva scritto: “Sig. Generale Sirtori, io lascio a voi il comando dell’esercito e della marina, dovendo assentarmi qualche giorno. G. Garibaldi”(2).”. Maraldi, a p. 96, nella nota (1) postillava: “(1) G. Pittaluga, op. cit., p. 135-146”. Maraldi, a p. 96, nella sua nota (2) postillava: “(2) Archivio Bertani, Elenco 2°, plico 1°.”. Maraldi, a p. 97, nella nota (1) postillava: “(1) G. Pittaluga, op. cit., p. 141”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, ecc…, a p. 264, in proposito scriveva che: “La cosa era tanto più agevole in quanto il Bertani era partito da Genova per Palermo il 7 agosto e non v’era quindi pericolo ch’egli potesse opporsi all’infrazione evidente degli accordi. Il Bertani, infatti, privo di notizie di Garibaldi, aveva deciso di recarsi da lui, fors’anche nella speranza, non solo di indurlo a lasciar partire i sui per il Pontificio, ma di convincerlo a condurveli egli stesso. Egli giungeva nella sera del 10 nella capitale dell’Isola, e ne ripartiva poche ore dopo per arrivare nella notte sul 12 al Faro.“. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 323, in proposito scriveva che: “Garibaldi, a dir il vero, non poteva immaginare che cosa fosse successo per giustificare quel viaggio imprevisto del Bertani, né poteva sapere che cosa gli venisse a dirgli e ad offrirgli, né tanto meno, a quali contrarietà si volesse riferire nella sua lettera. Che io mi sappia, il Bertani non gli aveva mai scritto nulla in proposito. Che cos’era avvenuto ? Comunque, egli non poteva che attendere il Bertani, che lasciato al suo posto a Genova Alessandro Antogini milanese, era arrivato a Palermo la sera del 10 agosto come già sappiamo. Alcuni, e fra questi il pur tanto accurato Comandini, lo fanno arrivare il dì dopo. Per togliere ogni dubbio, ecco questi due documenti dell’archivio Sirtori: “Palermo, 10 agosto ore 7,30 pom. Al Dittatore, Faro – E’ giunto Bertani, solo. Parte stasera per Messina. DEPRETIS”. E il secondo: “Palermo 10 agosto ore 9,30 pom. Il segretario di Stato alla Marina al generale Sirtori – Sta per partire pel Faro il vapore Elba col signor Bertani e 200 soldati. L’Elba inoltre rimorchia un brigantino carico di materiale.”. Nella notte fra l’11 ed il 12, dopo circa 24 ore di navigazione, il Bertani arriva al Faro. E su questo, sono d’accordo tutti: per cui non si spiega come il Comandini e gli altri non si siano accorti ch’essi riducevano a tre o quattr’ore la durata di un viaggio per mare di circa 20 chilometri, con la velocità delle navi d’allora e per di più con un brigantino carico a rimorchio. Al Faro il Bertani era sbarcato quasi a mezzanotte e poiché etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”.”, ed. Laterza, Bari, 1940, nel capitolo: “La campagna del 1860”, ecc…, a pp. 197-198 e ssg., in proposito scriveva che: “…Garibaldi per tre volte cedette a Sirtori il governo dello Stato nominandolo Prodittatore, nella sua assenza. La prima fu alla vigilia della battaglia di Milazzo del 20 luglio, quando Garibaldi accorse in aiuto del Medici: la seconda fu al Faro il 12 di agosto quand’egli con Bertani ne partì per la Sardegna a raggiungere a Golfo Aranci la spedizione cosiddetta di Terranova….Fu durante l’assenza di Garibaldi, e precisamente il 14 agosto, che il Sirtori dovette prendere una decisione della massima importanza a proposito delle truppe numerose della spedizione allestita dal Bertani, le quali di mano in mano che giungevano in Sardegna, venivano obbligate da un vapore sardo a ripartire immediatamente per Palermo. In questa città risiedevano Agostino Depretis, prodittatore della Sicilia, il quale non sapeva quali provvedimenti adottare per quella gente armata ed organizzata, che egli non si attendeva poiché da nessuna parte era stato avvisato del suo arrivo, senza contare ch’egli era nell’impossibilità assoluta di fornir loro viveri ed alloggi. Onde sollecitava dal Dittatore e dal Quartier Generale dell’esercito urgentissime istruzioni e immediati provvedimenti. Nell’impossibilità di chiedere, nonché di ottenere istruzioni dal Dittatore lontano, il Sirtori si trovò costretto a provvedere di sua iniziativa, e rispose al Depretis ordinandogli di far subito ripartire da Palermo quelle truppe per i porti dello Stretto di Messina, decidendo così quel passaggio sul continente, cui Garibaldi, tornato dalla Sardegna, fu appena in tempo a partecipare.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 136 e ssg., in proposito scriveva che: “Per spiegare questo telegramma bisogna ritornare a Genova, ove Bertani, mentre dirigeva l’azione sul Napoletano e mandava armi e volontari a Garibaldi in Sicilia , aveva allestito finalmente la spedizione per l’Umbria e le Marche.”.
Nel 30 luglio 1860, a Messina, Garibaldi scrisse a Bertani
Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 163 e ssg., in proposito scriveva che: “Che Bertani sospettasse qualche tranello, si vede dalle sue istruzioni a Pianciani; ma, avendo fatto quanto era umanamente possibile per isventarlo, e oltremodo impensierito di non aver da dieci giorni ricevuto lettera alcuna di Garibaldi, l’8 agosto lasciava Genova per raggiungerlo in Sicilia. Soltanto il giorno 13 agosto giungeva in Genova la seguente lettera di Garibaldi, spedita il 30 luglio da Messina: Comando generale dell’ esercito nazionale in Sicilia. Caro Bertani, Io spero di passare sul continente napoletano prima del 15. Fate ogni sforzo per mandarmi dei fucili qui, a Messina, a Torre del Faro , prima di quell’epoca. Circa alle operazioni negli Stati pontifici e napoletani spingetele a tutta oltranza. Vostro G. Garibaldi.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 138-139, in proposito scriveva che: “Garibaldi a Messina volendo approfittare della partenza per Genova del sig. Sisto Vinciguerra romano, scriveva di suo pugno in presenza di questo la seguente lettere da consegnare a Bertani. « Messina 30 luglio 1860. Caro BERTANI, << Io spero di passare sul continente napolitano prima del 15. << Fate ogni sforzo per mandarmi dei fucili qui a Messina, a Torre del Faro, prima di quell’epoca. << Circa alle operazioni negli Stati Pontifici e Napolitani spingete a tutta oltranza. << Vostro G. GARIBALDI . ».”. Pittaluga aggiunse a p. 139 che: “La lettera viaggiava da Messina a Genova, mentre Bertani viaggiava in senso opposto, mentre Farini disponeva a ritroso dell’una e dell’altro . La lettera fu rimessa al comitato in Genova soltanto il 13 agosto mattina, e Macchi in persona subito andò col Vinciguerra a casa di Pianciani per leggerla assieme , salvo a trasmettergliene copia in tutta forma, come poi fece.
Nell’11 agosto 1860, al Faro di Messina, l’arrivo di BERTANI che cerca e incontra Garibaldi
Agostino Bertani, che era stato a Genova per discutere col Governo Sardo la questione dei volontari da lui organizzati per gli Stati Pontifici, lasciò l’8 agosto 1860 Genova per arrivare il 10 a Palermo. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 155 scriveva: “Al finire del luglio la sciolta brigata di Castelpucci, passata al comando di Gaetano Sacchi, sbarcava tranquillamente a Palermo, e passava tosto ad ingrossare le schiere del Faro: poco dopo Agostino Bertani arrivava a Messina ad annunziare al Dittatore l’avvenuto compromesso; etc…”. Dunque, il Guerzoni scriveva che Bertani, arrivato a Palermo (da Genova) cercava Garibaldi per dirgli dell’avvenuto “compromesso” o patto stabilito con il Farini e col Governo Sardo. Guezoni scriveva che arrivato a Palermo “poco dopo Agostino Bertani arrivava a Messina ad annunziare al Dittatore l’avvenuto compromesso; etc…”. Ciò che Guerzoni chiama “compromesso” sarà detta dagli storici “Diversione” (del Cavour). Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 157 proseguendo il suo racconto sul viaggio di Garibaldi per Golfo Aranci scriveva: “Toccata con mano, dopo quindici giorni di vani sperimenti, la difficoltà del passaggio dello Stretto, misurata l’esiguità delle proprie forze e persuaso che in essa stava il maggior ostacolo all’impresa ; udito dal Bertani che in Sardegna stava aspettando una bella ed agguerrita legione di circa ottomila armati, co’ quali poteva d’un colpo solo addoppiare il suo esercito; convinto anche più che la spedizione romana, utile un tempo, era divenuta intempestiva e che a Roma si poteva marciar più spediti e sicuramente per la via di Napoli , delibera, quasi all’improvviso, di correre egli stesso nel Golfo degli Aranci a prendere quel prezioso soccorso e portarselo seco in Sicilia…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, a p. 264, in proposito scriveva che: “Il Bertani, infatti, privo di notizie di Garibaldi, aveva deciso di recarsi da lui, fors’anche nella speranza, non solo di indurlo a lasciar partire i suoi per il Pontificio, ma di convincerlo a condurveli egli stesso. Egli giungeva nella sera del 10 nella capitale dell’Isola, e ne ripartiva poche ore dopo per arrivare nella notte sul 12 al Faro.”. Dunque, Bertani, proveniente da Genova giunge a Palermo il 10 settembre e il 12 settembre 1860 giunge al Faro nella speranza di poter incontrare Garibaldi. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a p. 323, in proposito scriveva che: “Garibaldi, a dir il vero, non poteva immaginare che cosa fosse successo per giustificare quel viaggio imprevisto del Bertani, né poteva sapere che cosa egli venisse a dirgli e ad offrirgli, etc…Che cos’era avvenuto ? Comunque egli non poteva che attendere il Bertani, che lasciato al suo posto a Genova Alessandro Antongini milanese, era arrivato a Palermo la sera del 10 agosto come già sappiamo. Alcuni, e fra questi il pur tanto accurato Comandini, lo fanno arrivare il dì dopo.”. Poi, a p. 325 riferendosi al Bertani aggiunge che: “Non avrebbe certo accettato di toccare la Sicilia e avrebbe evitato così i malumori e le proteste, di cui s’erano fatti interpreti il Nicotera, Achille Sacchi, e lo stesso Mazzini, il quale etc….Il Bertani, impressionato da tali avvertimenti, nell’atto di partire aveva messo in guardia il Pianciani, e aveva creduto bastasse, con queste parole: “Colonnello – I volontari tutti uniti aspetteranno nel Golfo Aranci. Voi arriverete ultimo con lo Stato Maggiore. etc…”.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, a p. 324, in proposito scriveva che: “Nella notte fra l’11 ed il 12, dopo circa 24 ore di navigazione, il Bertani arriva al Faro….Al Faro, il Bertani era sbarcato quasi a mezzanotte etc…”. Agrati prosegue il suo racconto e giunge alla partenza di Bertani e di Garibaldi per la Sardegna, verso Golfo Aranci, dove erano state raccolte le truppe. Carlo Agrati (….), nel suo, “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”.”, ed. Laterza, Bari, 1940, nel capitolo: “La campagna del 1860”, ecc…, a pp. 197-198 e ssg., in proposito scriveva che: “…Garibaldi per tre volte cedette a Sirtori il governo dello Stato nominandolo Prodittatore, nella sua assenza. La prima fu alla vigilia della battaglia di Milazzo del 20 luglio, quando Garibaldi accorse in aiuto del Medici: la seconda fu al Faro il 12 di agosto quand’egli con Bertani ne partì per la Sardegna a raggiungere a Golfo Aranci la spedizione cosiddetta di Terranova..”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 326-327, in proposito scriveva che: “Ma, il Bertani dice chiaro che alle 8 del mattino egli era già con lui a bordo del ‘Washington’, e lo conferma una corrispondenza della ‘Gazzetta di Genova’: “Il Bertani giunse al mattino e poco dopo ripartì col Generale”. Essi, quindi, lasciarono il Faro nella ferma convinzione di trovare a Golfo Aranci tutta la gente del Pianciani. La decisione di prtire era stata improvvisa. Etc…”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 165 e ssg., riferendosi al taccuino di Bertani, in proposito scriveva che: “Poi nota: 10 agosto. Arrivo a Palermo. Depretis m’accoglie con affetto, promette che le cambiali verranno tutte pagate. È seccato dagli annessionisti venuti a sciami. Non crede attuabile la spedizione nel Pontificio. Alla sera m’imbarco sull’Elba. Veggo Milazzo, il forte, ricordo Migliavacca. ‘ Si vedono i vapori in crociera. Alle undici si vede il Faro, le coste di Calabria a ridosso. A mezzanotte innanzi al Faro. Cannoneggiamento la notte dalla punta di Capo-Passero, il forte e la fregata incrociano. Minaccie a noi da terra. Sbarco; incontro Castiglia, Caldesi, Stagnetti. Mi corico sulla sabbia bella scena di quella spiaggia sabbiosa. All’alba del 12 veggo Cosenz: andiamo assieme dal generale nel suo quartier generale sull’alto della Torre del Faro. Ora è difficile a dirsi chi fu più sorpreso: Garibaldi a veder comparire Bertani nel suo nido d’aquila, o questi di sentire che il generale fin dal 30 luglio gli aveva scritto di spingere le operazioni nello Stato pontificio a tutta oltranza. Baciato e abbracciato il fido amico, etc…”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 96-97, in proposito scriveva che: “Il 10 agosto il Bertani sbarcava a Palermo ricevuto con effetto dal Depretis, l’11 sul vapore Elba arrivava a Torre del Faro e in quel momento era la seguente: nello Stretto la flotta borbonica vigilava etc….Garibaldi, udito il racconto particolareggiato del Bertani circa la approntata grossa spedizione, le difficoltà, anzi le opposizioni fatte dal Governo al compimento del programma, “in un lampo, senza discussione, senza manifestare i suoi progetti”(1) decise di partire per Terranova. Nessuno sapeva di questa decisione e della partenza, tranne il Sirtori a cui aveva scritto: “Sig. Generale Sirtori, io lascio a voi il comando dell’esercito e della marina, dovendo assentarmi qualche giorno. G. Garibaldi”(2).”. Maraldi, a p. 96, nella nota (1) postillava: “(1) G. Pittaluga, op. cit., p. 135-146”. Maraldi, a p. 96, nella sua nota (2) postillava: “(2) Archivio Bertani, Elenco 2°, plico 1°.”. Maraldi, a p. 97, nella nota (1) postillava: “(1) G. Pittaluga, op. cit., p. 141”. Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche” (quindicesima tiratura), Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373 e ssg., in proposito scriveva che: “In quei giorni giunse da Genova il dottor Bertani, e mi annunciò che dovevano riunirsi agli Aranci, sulla costa orientale della Sardegna, circa cinquemila dei nostri, da lui riuniti a Genova e spediti a quella via prima della sua partenza di là. Tale determinazione di formare cotesta gente agli Aranci aveva origine da coloro che, come Mazzini, Bertani, Nicotera, ec., senza disapprovare le spedizioni nostre nell’Italia meridionale, opinavano doversi fare diversioni nello Stato pontificio o su Napoli ! o forse ancora repugnavano di sottomettersi all ‘ ubbidienza della Dittatura. Per non urtare intieramente coll’ idea strategica di quei signori , mi nacque il pensiero di raggiungere io stesso cotesti cinquemila uomini, e con essi tentare un colpo di mano su Napoli.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 140-141, in proposito scriveva che: “Mentre questa flotta di dieci bastimenti naviga a scaglioni distanziati, coll’ intento di concentrarsi a Terranova, conviene trasportarci al Faro di Messina, ove nella notte dell’11 al 12 giungeva Bertani in cerca di Garibaldi. Il generale dormiva nella Torre del Faro. All’alba ricevette Bertani; ed appena appresa la situazione, in un lampo, senza discussione, senza manifestare i suoi progetti , senza assentire esplicitamente ai concetti altrui, senza far conoscere l’esame delle probabili conseguenze, decise di partire al più presto per Terranova sul Whashington già pronto a sua disposizione. Silenziosamente l’alma terra vivifica nel suo grembo fecondo i germi multiformi destinati a risplendere alla luce del sole: nella mente del Grande capitano del popolo, che in quindici giorni dall’11 al 27 maggio, da Marsala a Palermo aveva conquistato la Sicilia, silenziosamente germogliavano il 12 agosto le più complesse concezioni politico-militari, i più inconciliabili conflitti di cose, di persone e di elementi, colla visione chiara della migliore risultante per il bene d’Italia, con la riserva dei ripieghi per le mille immancabili contrarietà. Fatto chiamare il generale Sirtori suo capo di stato maggiore, riaffermò i suoi intendimenti per lo sbarco in Calabria e le direttive per compierlo; e gli rimise con apposito ordine il comando dell’esercito meridionale, dovendo temporaneamente assentarsi.”.
Nell’11 agosto 1860, a Golfo Aranci in Sardegna l’arrivo delle truppe della Spedizione Bertani-Pianciani. Partendo da Genova e La Spezia arrivarono in Sardegna le prime due Brigate: GENOVA (comandata dal colonnello EBERHARDT) sul vapore TORINO e PARMA (comandata dal colonnelo THARRENA, poi SPINAZZI), sui vapori AMAZONE e ISERE, che furono subito dirottate in Sicilia, dalla nave piemontese GULNARA
Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 133, riferendosi alla Convenzione stipulata tra il ministro Farini ed il Bertani, in proposito scriveva che: “…I volontari devono partire non da un solo porto, ma da punti diversi; i volontari devono partire in più convogli di uno od al più due vapori, coll’intervallo di uno o due giorni l’uno dall’altro; il governo permette alla spedizione di concentrarsi nel porto di Terranova per ordinarsi, armarsi, equipaggiarsi. È da questo punto di prestabilito concentramento, che tutta la spedizione prese ufficialmente il nome di Spedizione di Terranova, adottato nei posti e nella corrispondenza, coll’intendimento di alludere con quel nome alla Terranova da congiungere a quella già redenta, cioè alle terre soggette al Papa.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 140, in proposito scriveva che: “Intanto l’invio dei vapori sul luogo di concentramento era già incominciato. Prima a partire è stata la Brigata Genova Eberhard, che mosse il giorno 8 agosto imbarcata sul Torino. Poco dopo partì la Brigata Parma Tharrena, imbarcata sui vapori Amazone ed Isère. Vi fu poi un intervallo di tre giorni a causa di ostacoli di varia natura frapposti dal governo il quale tendeva in tutti i modi a far fallire il convenuto concentramento a Terranova. Nei giorni 11 e 12 partirono poi sui vapori Garibaldi, Calatafimi e Weasel e sul clipper Sheaperd, le Brigate Milano (Gandini ) e Bologna (Puppi). E finalmente nel pomeriggio del giorno 13 partì lo stato maggiore sul Bisantino. Non rimase a Genova che qualche centinaio di uomini , ed una parte del materiale, che dovevano partire il 14 sul vapore Veloce rimorchiante un altro clipper americano. Mentre questa flotta di dieci bastimenti naviga a scaglioni distanziati, coll’ intento di concentrarsi a Terranova, conviene trasportarci al Faro di Messina, ove nella notte dell’11 al 12 giungeva Bertani in cerca di Garibaldi.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 145-146-147, in proposito scriveva che: “Adunque contemporaneamente dal Faro e da Genova, convergevano nel Golfo degli Aranci la mente e le braccia, il Comandante ed i soldati. Ma vi era anche un altro elemento marittimo che aveva diretto la sua prora al Golfo degli Aranci Il compromesso sottoscritto da Bertani e da Farini non rassicurava quest’ultimo nè il governo sulla sua esecuzione, e lo lasciava nel dubbio che Bertani l’avrebbe eluso, quando avesse potuto far movere ordinati uniti e compatti dal Golfo degli Aranci i seimila uomini colà concentrati. Trovando giustificazione nelle supreme necessità politiche, si adoperò perchè fallisse ilconcentramento, facendo in modo che i bastimenti, i quali dovevano arrivare separati ad uno ad uno, appena giungessero al convegno, fossero avviati a Palermo. A tale intento, d’accordo col ministro della marina Cavour, e con quello della guerra Fanti, incaricò una nave da guerra, la Gulnara, comandata da un capitano di corvetta molto adatto al compito che gli si affidava, di recarsi nelle acque del Golfo degli Aranci ad attendere ciascun legno carico di garibaldini man mano che arrivava, e presentandosi al comandante adoperarsi in guisa da indurlo a nome del governo colla intimazione e colla persuasione a proseguire per Palermo, dove doveva farsi il concentramento. La brigata Genova prima partita da Genova il giorno 8, come abbiamo visto, giunta al Golfo degli Aranci fu subito avvicinata dalla Gulnara, il cui comandante presentatosi al colonnello Eberhardt gli espose che per mutate condizioni politico-militari, la spedizione doveva andare a Palermo; avere egli formale mandato di ordinare a nome del Governo che i legni coi volontari man mano che arrivavano al Golfo degli Aranci dovessero immediatamente continuare per la Sicilia senza attendere quelli che dovevano seguire. Eseguendo con molta abilità e grande impegno le istruzioni ricevute , quel comandante lasciò capire che il ministro della guerra Fanti lo aveva incaricato di parlare direttamente a nome suo al valoroso colonnello Eberhardt. In pari tempo l’equipaggio della Gulnara abilmente preparato si adoperava nello stesso senso presso i garibaldini del Torino. Tutto questo maneggio convinse abbastanza facilmente il comandante del primo scaglione della spedizione a girare di bordo, ed a proseguire per Palermo; a fare cioè diversamente, anzi a fare l’opposto di quello che doveva, di quello che gli prescrivevano tassative istruzioni personali dei suoi superiori diretti, illustrate e rafforzate dai precedenti della spedizione ad esso ben noti. La nave Gulnara sedusse Eberhardt, più che la fiamma dell’odalisca omonima abbia affascinato Corrado. Il Torino aveva ripreso la navigazione, e la sua prora era già sulla rotta di Palermo, quando giungevano in vista del Golfo degli Aranci l’Amazone e l’Isera, portanti la brigata Parma (Tharrena). Questa vedendo allontanarsi dal luogo del concentramento la brigata che per la prima ivi era giunta, sentì una scossa deleteria. Nacquero subito incertezze e mormorii. Ma Tharrena fece dirigere le sue navi al luogo designato. Qui il comandante e l’equipaggio della Gulnara avevano miglior gioco alla loro manovra basandosi sul precedente della partenza di Eberhardt. Oltre all’ordine formale del Governo, fu aggiunto che da notizie ed informazioni private risultava che tutta la spedizione dovesse andare da Genova e da Livorno direttamente in Sicilia, dove già eransi recati prima Bertani e poi Pianciani stesso. Fra gli ufficiali di questa brigata ve ne fu uno proveniente dall’esercito regolare, il quale in buona o mala fede, per istinto di obbedienza al Governo, o per subdolo incarico avutone, audacemente propugnava l’obbligo di obbedire all’ordine che il comandante della Gulnar a aveva intimato, e ciò in odio alle prescrizioni del comandante della spedizione. Aggiungasi che a Terranova non erano ancora giunti i viveri ordinati per le due prime brigate che già avrebbero dovuto trovarvisi, e che giunsero in realtà alcune ore dopo. Tharrena però, uomo serio e risoluto, fermavasi. Ma turbato da dubbi, premuto da difficoltà, e da insistenti sollecitazioni , finì per decidersi a recarsi egli pure a Palermo.”.
Nel 12 agosto 1860, a Palermo l’arrivo delle truppe della Spedizione Bertani-Pianciani che dovettero ripartire da Golfo Aranci in Sardegna: le prime due Brigate: GENOVA (comandate dal colonnello EBERHARDT) sul vapore TORINO e la PARMA (comandata dal colonnelo THARRENA, poi SPINAZZI), sui vapori AMAZONE e ISERE, che furono subito dirottate in Sicilia, dalla nave piemontese GULNARA
L’11 e il 12 arrivarono a Palermo, dove vi era il Depretis, due Brigate della Spedizione Bertani-Pianciani che, la nave sarda “Gulnara”, a Golfo Aranci aveva intimato la partenza per Palermo. Le due Brigate organizzate dal Bertani erano la Tharrena e la Eberhardt, che viaggiarono sui vapori Franklin e Torino. Sebbene tra grandi difficoltà, il generale Sirtori, decise di sua iniziativa di spostarle da Palermo a Taormina, dove poi, il 19 agosto 1860 potettero imbarcarsi le truppe del Bixio con Garibaldi al seguito, che parrarono lo Stretto e per sbarcare in Calabria. Fu il primo sbarco di successo dell’Esercito Meridionale di Garibaldi. Ci aveva provato prima Musolino. Tale piano non ebbe però pratica attuazione in quanto Cavour indirizzò la spedizione verso la Sardegna e poi verso Sud, non vedendo attuato il piano inizialmente previsto il Pianciani si dimise. I garibaldini della “Spedizione Bertani-Pianciani” sbarcarono in Sicilia dove Garibaldi ed i suoi Mille avevano già conquistato la Sicilia. Essi parteciparono alle operazioni di Milazzo. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 155 scriveva: “Al finire del luglio la sciolta brigata di Castelpucci, passata al comando di Gaetano Sacchi, sbarcava tranquillamente a Palermo, e passava tosto ad ingrossare le schiere del Faro: poco dopo Agostino Bertani arrivava a Messina ad annunziare al Dittatore l’avvenuto compromesso; ai 13 di agosto il Farini pubblicava un bando inutilmente provocatore, in cui, sconfessate tutte le passate spedizioni, vietava le presenti e le future, e proclamava l’Italia dover essere degl’Italiani, non delle sètte; una cannoniera della marina sarda, la Gulnara, navigava per Terranova onde aspettarvi al varco i volontari e forzarli a proseguire per Palermo; le due brigate infine, nominate dai loro comandanti Eberhardt e Tharrena, grosse non più che di duemila uomini ciascuna imbarcati sui due piroscafi il Franklin e il Torino, approdavano nel pomeriggio del 13 agosto nel Golfo degli Aranci, dove però, trovata la Gulnara e da essa ricevuta l’ intimazione di continuare la rotta, volenti o nolenti, mormoranti o rassegnati, ubbidirono. Ed ecco la cagione della scomparsa di Garibaldi dal Faro. Etc…”. Dunque, il Guerzoni racconta che arrivati a Golfo Aranci in Sardegna, alcune Brigate della Spedizione “Terranova”, così denominate dal Bertani, vennero indotte dal Governo Sardo ad imbarcarsi sul vapore Sardo GULNARA, che li dirottò a Palermo, su volere del Cavour. Si trattava delle due Brigate EBERHARD e THARRENA, circa 2000 uomini che dovettero imbarcarsi il 13 agosto 1860 sui vapori Franklin e Torino. Infatti, arrivando a Golfo Aranci, Garibaldi e Bertani non li trovarono. Secondo il Guerzoni, le due Brigate Eberhard e Tharrena si mossero subito da Genova ed il 13 agosto 1860 arrivarono a Golfo Aranci in Sardegna dove però trovarono la “Gulnara”, che li obbligò a ripartire per Palermo. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, ecc…, a p. 264, in proposito scriveva che: “L’imbarco a Genova cominciò il 7 agosto: gli ultimi volontari col Pianciani e il Rustow partirono il 13 sul ‘Byzantin’. L’accordo era di concentrarsi tutti a Golfo Aranci. Ma il Rustow dice che la partenza a scaglioni rese più facile al Cavour l’impedire quel concentramento, inviando le navi in Sicilia di mano in mano che arrivavano. Il Cavour aveva posto in azione a Golfo Aranci la Gulnara, nave da guerra sarda, la quale obbligava subito a ripartire ogni vapore del Bertani, senza attendere gli altri. La cosa era tanto più agevole in quanto il Bertani era partito da Genova per Palermo il 7 agosto e non v’era quindi pericolo ch’egli potesse opporsi all’infrazione evidente degli accordi. Il Bertani, infatti, privo di notizie di Garibaldi, aveva deciso di recarsi da lui, etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo Da Palermo al Volturno, ed. Mondadori, Verona, 1937, a pp. 325-326, in proposito scriveva che: “Eppure proprio alla forza ricorse il Governo sardo. Il Torino, la prima delle navi del Bertani, arrivato al Golfo Aranci vi aveva trovata la ‘Gulnara’ che l’aveva costretto a ripartire subito per Palermo. E’ innegabile che in questo modo il Governo di Torino compiva un sopruso e non si teneva ai patti. Esso dava così ragione al Mazzini e agli altri che non lo credevano in buona fede nelle trattative col Bertani, i cui vapori avevano pieno diritto di restare a Golfo Aranci finché a loro piacesse. Etc..”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 155 scriveva: “Che una siffatta impresa non potesse essere tollerata dal Governo di Vittorio Emanuele, s’intende da sè. Ogni istituzione vive della logica sua. La Monarchia non poteva abbandonare il Papato alle mani della rivoluzione senza esporsi o ad esautorare sè stessa, se la rivoluzione trionfava, o a rovinare l’ Italia, se la rivoluzione soccombeva……il Farini deliberava appigliarsi piuttosto al sistema dei temporeggiamenti e degli artificii, e recatosi a Genova si studiò persuadere il Bertani stesso a rinunciare all ‘ ideata impresa. In sulle prime il delegato di Garibaldi resistette; ma il Ministro di re Vittorio avendo alla fine smascherato il suo fermo proposito d’impedire la divisata spedizione anche colla forza, le due parti vennero pelminor male ad un compromesso, mercè del quale tutte le truppe predisposte all’impresa di Roma s’imbarcherebbero in più riprese per la baia di Terranova, nell’isola di Sardegna, e di là non appena radunate continuerebbero per Sicilia, onde mettersi quivi agli ordini di Garibaldi…..Il Farini intanto che concedeva la radunata in Sardegna, spiccava bastimenti da guerra perchè obbligassero i volontari, mano mano che arrivavano al convegno, a continuare per la Sicilia; etc…”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “…Pianciani…Egli, romano, che forte si struggea di farla al Papa, si turbò; per via sopraggiunselo il Gulnara, avviso di guerra sardo, che a nome del governo andava comandando a tutti quei legni di sfilare a Palermo.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 169 e ssg., in proposito scriveva che: “Si entrò nel golfo: Bertani prende gli ordini dal generale e scende nella lancia; percorre i diversi bordi. V’è l’ Isère che ha sbarcato i genovesi, i quali danno bello spettacolo intorno agli accesi fuochi; v’è il Clipper, il Generale Garibaldi, il Calatafimi; il Weasel era andato a Terranova per carbone. In tutto quattro, invece di seimila uomini; i cavalli e le armi tutto in regola. Ma il Torino e l’Amazzone con gli altri duemila ? Erano partiti per Palermo condottivi da Eberhard, che docilmente aveva obbedito alle intimazioni del Gulnara, vapore di guerra sardo.”. La White-Mario, traendo dal taccuino del Bertani scriveva che Garibaldi, arrivato a Golfo Aranci con Bertani trovò solo 4000 uomini invece di 6000. Garibaldi non trovò il vapore Torino e l’Amazzone che si erano partiti per Palermo, indotti dalla nave da guerra Piemontese “Gulnara”, condotti dal colonnello Eberhard. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a p. 186 e ssg., in proposito scriveva che: “Si è detto che legni da guerra Sardi si sarebbero opposti alla esecuzione del nostro disegno. lo posso dichiarare che da Genova in Sardegna, sulle coste di quell’Isola, e poi da Cagliari a Palermo, non ho mai incontrato, non ho mai potuto neppure, malgrado le ricerche non interrotte, scorgere in lontananza un bastimento qualunque, che potesse sospettarsi fosse un legno da guerra della marina Sarda: il ministero confidava assai più nell’intrigo, di quello che nella violenza per impedire che la nostra spedizione avesse effetto. Non dico io già di credere incapace il ministero Piemontese di usare violenza contro noi; dico solo non averlo fatto in sino allora per quanto sapessi io, e ciò per prudenza forse meglio che per men tristo volere. Alla violenza avrebbe forse ricorso quando fosse stato certo che l’intrigo non poteva riuscirgli, ma ciò diveniva men facile non essendo stati i nostri legni nè scortati , nè sorvegliati, malgrado quanto erasi vociferato di voler fare.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, ecc…, a pp. 325-326, in proposito scriveva che: “Eppure, proprio alla forza ricorre il Governo sardo. Il Torino, la prima delle navi del Bertani, arrivato al Golfo Aranci vi aveva trovato la Gulnara che l’aveva costretto a ripartire subito per Palermo. E’ innegabile che in questo modo il Governo di Torino compiva un sopruso e non si teneva ai patti. Esso dava, così, ragione al Mazzini…etc…Certo si è che che né le navi né i volontari poterono più trovarsi più riuniti. Lo stesso Treveljan s’inganna quando afferma che ciò avvenne pochi giorni dopo a Palermo. Il Torino, con la Brigata Eberhardt e con ben 1500 volontari, era già allora in viaggio per altri lidi. Questo vapore era giunto infatti nella capitale dell’Isola affatto inatteso il 12, lo stesso giorno in cui il Bertani era partito con Garibaldi dal Faro. Il Depretis si affrettava a a telegrafare, credendo ancora Garibaldi al Faro: “Palermo 12, ore 2,20 pom. Al Dittatore, Faro – E’ arrivato il Torino col colonnello Ebehardt e 1500 uomini disarmati, proveniente da Golfo Aranci. Il comandante dice che un vapore da guerra sardo ha ordinato loro di proseguire la rotta etc…”. Insomma, nel porto di Palermo, il 12 agosto 1860, il Depretis si ritrovò in modo inatteso i due vapori del Bertani, il Torino e l’Amazon e le truppe delle due Brigate Tharrena (1500 uomini) e l’Amazon con 2500 uomini disarmati ed affamati. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 344, in proposito scriveva che: “Il giorno stesso, il 12 ripeto, giungono inaspettati a Palermo, il ‘Torino’ e più tardi, l’Amazon con parte dei volontari del Bertani. Quest’eventualità né Garibaldi né il Sirtori l’avevano preveduta: tanto meno il Depretis, prodittatore laggiù, il quale si affretta a chiedere istruzioni al Faro. Ma Garibaldi è già lontano e il Sirtori non sa che cosa fare e non risponde al Depretis, né subito né per tutto il giorno seguente, il 13, forse nella speranza che Garibaldi si faccia vivo e gli dica in qualche modo come deve comportarsi. Garibaldi, invece, è in mare e fino alla sera del 13 non giunge a Golfo Aranci, né vi è modo alcuno di fargli sapere l’inattesa novità.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, ecc…, a pp. 327, in proposito scriveva che: “Intanto, a Palermo, il Depretis, che invano attende le sollecite istruzioni, non sa che cosa fare. Provvede acqua, carbone e viveri, ma i volontari a terra non li lascia scendere. Ed essi, naturalmente, protestano. Avviene di peggio il dì seguente, quando giunge un secondo vapore del cui arrivo il Prodittatore s’affretta ad informare il Sirtori: “Palermo 13 agosto ore 1,45 pom.”. Generale Sirtori etc…firmato Depretis”…..etc… (p. 328). E Depretis provvede ai necessari preparativi che richiedono l’intera giornata. Primi partono, il dì seguente, il Torino e il Franklin e stanno per partire altri vapori quando arriva l’ordine di Garibaldi di trattenere tutte le navi in Palermo. Il Depretis ne avverte subito il Sirtori.“. Agrati, riferendosi a Garibaldi, da Cagliari, a p. 344 scriveva che Garibaldi: “ordina al Depretis di trattenere a Palermo tutti i vapori, nella speranza che con la intera spedizione Pianciani egli possa dalla Sicilia sbarcare in qualche punto della costa calabrese. Ma non vi è telegrafo e questo ordine arriva al Depretis con una lettera del Bertani affidata ad un vapore, probabilmente sardo, il quale non giunge a Palermo che il 15, troppo tardi come abbiamo visto, etc…”. Agrati, a p. 345, aggiunge: “…il Sirtori, dopo avere atteso tutto il giorno 13 istruzioni di Garibaldi, essendo pericoloso e dannoso trattenere più a lungo i 2500 volontari a Palermo – lo dice al Depretis – si decide il 14 mattina ad applicare il programma già concertato col Dittatore e telegrafa al Depretis- e questo di sua iniziativa – che mandi anche i vapori del Bertani a Taormina, mentre invia l’Oregon ad inforare Garibaldi di quanto succede.”. Eliseo Porro (…..), nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), a p. 7-8, in proposito scriveva che: “Il 14 alle quattro dopo mezzodì, volsimo verso la baja degli Aranci onde scoprire se ivi si trovasse qualcuno dei nostri legni, ma non se ne rinvenne. Allora piegammo verso il golfo di Terranova; ma ivi pure a nostra ingrata sorpresa non ne trovammo veruna traccia. Dalle notizie raccolte però, ebbimo sentore che i legni giunti poco prima, erano ripartiti verso il sud; etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”, a cura di Adolfo Omodeo”, a pp. 197-198, in proposito scriveva che: “Fu durante l’assenza di Garibaldi, e precisamente il 14 agosto, che il Sirtori dovette prendere una decisione della massima importanza a proposito delle truppe numerose della spedizione allestita dal Bertani, le quali di mano in mano che giungevano in Sardegna, venivan obbligate da un vapore sardo a ripartire immediatamente per Palermo. In questa città risiedeva Agostino Depretis, prodittatore della Sicilia, il quale non sapeva quali provvedimenti adottare per quella gente armata ed organizzata, che egli non si attendeva poichè da nessuna parte era stato avvisato del suo arrivo, senza contare ch’egli era nell’impossibilità assoluta di fornir loro viveri ed alloggi. Onde sollecitava dal Dittatore e dal Quartier Generale dell’esercito urgentissime istruzioni e immediati provvedimenti. Nell’impossibilità di chiedere, nonchè di ottenere istruzioni dal Dittatore lontano, il Sirtori si trovò costretto a provvedere di sua iniziativa, e rispose al Depretis ordinandogli di far subito ripartire da Palermo quelle truppe per i porti dello Stretto di Messina, decidendo così quel passaggio sul continente, a cui Garibaldi, tornando dalla Sardegna, fu appena in tempo a partecipare. Tale passaggio naturalmente era già stato tra loro discusso ed anche combinato, almeno nelle sue linee generali, ma non era stato precisato nei suoi dettagli n’è s’era stabilita la data della sua attuazione. Spetta quindi senza alcun dubbio al Sirtori l’averlo ordinato per la notte del 19 agosto: spetta cioè a lui esclusivamente il merito di avere, sotto la propria responsabilità, appiccato l’incendio della rivolta in Calabria, iniziando così la conquista del continente e determinando il crollo completo della monarchia borbonica. Garibaldi stesso, nelle sue Memorie autobiografiche riconosce al suo Capo di Stato Maggiore tutto il merito della sua rapida decisione: “…Il generale Sirtori aveva già disposto in mia assenza che due piroscafi nostri facessero il giro di Sicilia, giungendo a Taormina. Fu codesta una savia e felice risoluzione.”.”. Dunque, Agrati scriveva che il 14 settembre 1860, a Palermo arrivavano in continuazione volontari garibaldini ivi portati da un vapore Sardo (Gulnara) che li aveva obbligati a partire dalla Sardegna (golfo Aranci e Cagliari), per Palermo. Agostino Depretis, Prodittatore della Sicilia, e il generale Sirtori, in asssenza di istruzioni di Garibaldi, che non sapeva nulla, avevano difficoltà ad accoglierle nel porto di Palermo in quanto non si poteva far fronte alle esigenze di vitto e alloggio decoroso. In quelle giornate, Bertani aveva noleggiato il vapore Garibaldi per andare in Sardegna e portare le truppe da egli organizzate in Sicilia. Agrati quì parla anche del passaggio in Calabria. Carlo Agrati (….), nel suo “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”, a cura di Adolfo Omodeo”, a p. 199, proseguendo il suo racconto scriveva pure che Bertani evitò l’arresto di Depretis, ordinato dal Sirtori, perchè egli non si fermò a Palermo con le truppe dell’ex spedizione Pianciani: “Nella rapida avanzata dei vari corpi garibaldini sulla capitale del Regno borbonico, il Sirtori, cui Garibaldi, come abbiamo visto, aveva ceduto il comando supremo ebbe indubbiamente la parte principale. Il coordinare i movimenti delle molteplici e sparse unità, il provvedere alle loro necessità materiali e ai mezzi del loro trasporto, e non di rado quelli stessi necessari alle truppe nemiche, travolte e fuggenti nel massimo scompiglio, tutto l’insieme insomma delle misure richieste dalle due armate, etc…”. Genova di Revel (….), nel suo “Da Ancona a Napoli”, Milano, Fratelli Dumolard, 1892, a p. 16, in proposito scriveva che: “Intanto Garibaldi informato della cosa è giunto inaspettatamente in Sardegna e col suo ascendente, appoggiato da un nostro bastimento da guerra spedito appositamente colà, deve avere cambiati i capi, e si spera che porterà seco in Sicilia tutta la banda. Il Principe mi disse che se avessero sbarcato in Toscana, Ricasoli aveva già tutto disposto per fermarli. Il Principe ha scritto per avere un bastimento da guerra onde impedire uno sbarco ed evitare una collisione.”. Quest’assenza segreta di Garibaldi durata più di una settimana eccitò commozione, ma cessò quando apparve e preparò il passaggio dello stretto.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 145-146-147, in proposito scriveva che: “Trovando giustificazione nelle supreme necessità politiche, si adoperò perchè fallisse il concentramento, facendo in modo che i bastimenti, i quali dovevano arrivare separati ad uno ad uno, appena giungessero al convegno, fossero avviati a Palermo. A tale intento, d’accordo col ministro della marina Cavour, e con quello della guerra Fanti, incaricò una nave da guerra, la Gulnara, comandata da un capitano di corvetta molto adatto al compito che gli si affidava, di recarsi nelle acque del Golfo degli Aranci ad attendere ciascun legno carico di garibaldini man mano che arrivava, e presentandosi al comandante adoperarsi in guisa da indurlo a nome del governo colla intimazione e colla persuasione a proseguire per Palermo, dove doveva farsi il concentramento. La brigata Genova prima partita da Genova il giorno 8, come abbiamo visto, giunta al Golfo degli Aranci fu subito avvicinata dalla Gulnara, il cui comandante presentatosi al colonnello Eberhardt gli espose che per mutate condizioni politico-militari, la spedizione doveva andare a Palermo; avere egli formale mandato di ordinare a nome del Governo che i legni coi volontari man mano che arrivavano al Golfo degli Aranci dovessero immediatamente continuare per la Sicilia senza attendere quelli che dovevano seguire. Eseguendo con molta abilità e grande impegno le istruzioni ricevute, quel comandante lasciò capire che il ministro della guerra Fanti lo aveva incaricato di parlare direttamente a nome suo al valoroso colonnello Eberhardt. In pari tempo l’equipaggio della Gulnara abilmente preparato si adoperava nello stesso senso presso i garibaldini del Torino. Tutto questo maneggio convinse abbastanza facilmente il comandante del primo scaglione della spedizione a girare di bordo, ed a proseguire per Palermo; a fare cioè diversamente, anzi a fare l’opposto di quello che doveva, di quello che gli prescrivevano tassative istruzioni personali dei suoi superiori diretti, illustrate e rafforzate dai precedenti della spedizione ad esso ben noti. La nave Gulnara sedusse Eberhardt, più che la fiamma dell’odalisca omonima abbia affascinato Corrado. Il Torino aveva ripreso la navigazione, e la sua prora era già sulla rotta di Palermo , quando giungevano in vista del Golfo degli Aranci l’Amazone e l’Isera, portanti la brigata Parma (Tharrena). Questa vedendo allontanarsi dal luogo del concentramento la brigata che per la prima ivi era giunta, sentì una scossa deleteria. Nacquero subito incertezze e mormorii. Ma Tharrena fece dirigere le sue navi al luogo designato. Qui il comandante e l’equipaggio della Gulnara avevano miglior gioco alla loro manovra basandosi sul precedente della partenza di Eberhardt. Oltre all’ordine formale del Governo, fu aggiunto che da notizie ed informazioni private risultava che tutta la spedizione dovesse andare da Genova e da Livorno direttamente in Sicilia, dove già eransi recati prima Bertani e poi Pianciani stesso. Fra gli ufficiali di questa brigata ve ne fu uno proveniente dall’esercito regolare, il quale in buona o mala fede, per istinto di obbedienza al Governo, o per subdolo incarico avutone, audacemente propugnava l’obbligo di obbedire all’ordine che il comandante della Gulnara aveva intimato, e ciò in odio alle prescrizioni del comandante della spedizione. Aggiungasi che a Terranova non erano ancora giunti i viveri ordinati per le due prime brigate che già avrebbero dovuto trovarvisi, e che giunsero in realtà alcune ore dopo. Tharrena però, uomo serio e risoluto, fermavasi. Ma turbato da dubbi, premuto da difficoltà, e da insistenti sollecitazioni , finì per decidersi a recarsi egli pure a Palermo.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 148, in proposito scriveva che: “Aggiungasi che a Terranova non erano ancora giunti i viveri ordinati per le due prime brigate che già avrebbero dovuto trovarvisi, e che giunsero in realtà alcune ore dopo. Tharrena però, uomo serio e risoluto, fermavasi. Ma turbato da dubbi, premuto da difficoltà , e da insistenti sollecitazioni, finì per decidersi a recarsi egli pure a Palermo.”.
Nel 12 agosto 1860, a Palermo, l’arrivo delle truppe della Spedizione Bertani-Pianciani che dovettero ripartire da Golfo Aranci in Sardegna: le prime due Brigate: GENOVA (comandate dal colonnello EBERHARDT) sul vapore TORINO e PARMA (comandata dal colonnelo THARRENA, poi SPINAZZI), sui vapori AMAZONE e ISERE, che furono subito dirottate in Sicilia, dalla nave piemontese GULNARA
L’11 e il 12 arrivarono a Palermo, dove vi era il Depretis, due Brigate della Spedizione Bertani-Pianciani che, la nave sarda “Gulnara”, a Golfo Aranci aveva intimato la partenza per Palermo. Le due Brigate organizzate dal Bertani erano la Tharrena e la Eberhardt, che viaggiarono sui vapori Franklin e Torino. Sebbene tra grandi difficoltà, il generale Sirtori, decise di sua iniziativa di spostarle da Palermo a Taormina, dove poi, il 19 agosto 1860 potettero imbarcarsi le truppe del Bixio con Garibaldi al seguito, che parrarono lo Stretto e per sbarcare in Calabria. Fu il primo sbarco di successo dell’Esercito Meridionale di Garibaldi. Ci aveva provato prima Musolino. Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche” (quindicesima tiratura), Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373 e ssg., in proposito scriveva che: “….dirigendoci al Golfo degli Aranci. Giunti in quel porto, trovammo soltanto una parte della spedizione, essendosi il maggior numero già diretto per Palermo. Tale circostanza mi fece cambiar d’ opinione sul progetto per Napoli.”. Carlo Agrati (….), nel suo Da Palermo al Volturno, ed. Mondadori, Verona, 1937, a pp. 325-326, in proposito scriveva che: “Eppure proprio alla forza ricorse il Governo sardo. Il Torino, la prima delle navi del Bertani, arrivato al Golfo Aranci vi aveva trovata la ‘Gulnara’ che l’aveva costretto a ripartire subito per Palermo. E’ innegabile che in questo modo il Governo di Torino compiva un sopruso e non si teneva ai patti. Esso dava così ragione al Mazzini e agli altri che non lo credevano in buona fede nelle trattative col Bertani, i cui vapori avevano pieno diritto di restare a Golfo Aranci finché a loro piacesse. Etc..”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 344, in proposito scriveva che: “Il giorno stesso, il 12 ripeto, giungono inaspettati a Palermo, il ‘Torino’ e più tardi, l’Amazon con parte dei volontari del Bertani. Quest’eventualità né Garibaldi né il Sirtori l’avevano preveduta: tanto meno il Depretis, prodittatore laggiù, il quale si affretta a chiedere istruzioni al Faro. Ma Garibaldi è già lontano e il Sirtori non sa che cosa fare…”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, a pp. 154-155, in proposito scriveva che: “….Perciò le partenze di spedizioni in massa dal porto di Genova cessarono, e soltanto qualche centinaia di individui forniti di passaporti governativi raggiunsero separatamente il mezzogiorno (2).”. Treveljan, a p. 155, nella nota (2) postillava: “(2) Pittaluga, 159-161; Mem. Stor. Mil., II, 179; F.O. Sard., n. 332, Brown all’Hudson, 27 agosto 1860.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 148, in proposito scriveva che: “…quando giugevano in vista del Golfo degli Aranci, l’Amazone e l’Isera, portanti la Brigata Parma (Tharrena), etc….Tharrena però, uomo serio e risoluto, fermavasi….Le altre due brigate, Milano (Gandini) e Bologna (Puppi), per gli ostacoli già accennati giunsero al convegno soltanto la sera del 13, coi vapori Weasel, Garibaldi, Calatafini e col Clipper Sheaperd.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 103-104, riferendosi alla Brigata di Castel Pucci, in proposito scriveva che: “Dal 1° al 3 agosto tutta la 5° brigata, disarmata e scortata dai bersaglieri, venne fatta imbarcare a Livorno per la Sicilia. Il Nicotera, giunto a Palermo con la sua spedizione, si dimise, ed il comando passò per ordine superiore al colonnello Sprangaro. Etc..”. Però devo dire che in questo pssaggio il Maraldi scrive delle date che forse sono sbagliate. Carlo Agrati (….), nel suo Da Palermo al Volturno, ed. Mondadori, Verona, 1937, a p. 345, aggiunge: “…il Sirtori, dopo avere atteso tutto il giorno 13 istruzioni di Garibaldi, essendo pericoloso e dannoso trattenere più a lungo i 2500 volontari a Palermo – lo dice al Depretis – etc…”. Dunque, a Palermo, prima che fossero arrivati i volontariportati da Garibaldi, ovvero intorno al 12 o 13 agosto 1860, vi era una truppa di 2500 volontari garibaldini dirottati dal Governo Sardo. Carlo Agrati (….), nel suo “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”, a cura di Adolfo Omodeo”, a pp. 197-198, in proposito scriveva che: “Fu durante l’assenza di Garibaldi, e precisamente il 14 agosto, che il Sirtori dovette prendere una decisione della massima importanza a proposito delle truppe numerose della spedizione allestita dal Bertani, le quali di mano in mano che giungevano in Sardegna, venivan obbligate da un vapore sardo a ripartire immediatamente per Palermo.”. Dunque, Agrati scriveva che il 14 settembre 1860, a Palermo arrivavano in continuazione volontari garibaldini ivi portati da un vapore Sardo (Gulnara) che li aveva obbligati a partire dalla Sardegna (golfo Aranci e Cagliari), per Palermo. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “…..Nella mattina del 14 Garibaldi fu nel golfo degli aranci, ma non vi trovò che la più parte della terza e della quarta brigata. Gandini e Puppi, della divisione Terranova, avendo la prima e seconda brigata Eberhard e Tharrena già lasciato il golfo e fatto vela verso Palermo; ….etc…”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 263-264, in proposito scriveva: “La mattina del 14 Garibaldi era nel golfo degli Aranci, ma non vi trovò che la massima parte della terza e quarta brigata della divisione di Terranova, cioè le brigate Gandini e Puppi, mentre la prima e seconda brigata , Eberhard e Tharrena, avevano già abbandonato il golfo veleggiando per Palermo; il resto della terza e quarta brigata, collo stato maggiore generale delle suddette truppe, non era ancora arrivato.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 264-265, in proposito scriveva: “La brigata Tharrena venne trattenuta in Palermo e si mostrava dell’umore più inquieto.”. Dunque, Rustow, nella traduzione di Bizzozero dice che la Brigata Eberhard e la Brigata Tharrena erano già partiti dal Golfo Aranci per Palermo. Infatti Garibaldi a Golfo Aranci trovò solo le due Brigate Gandini e Puppi, ovvero la Milano e la Bologna. Rustow, continuando il suo racconto scriveva pure che: “La brigata Eberhard (Genova) arrivata per la prima nel golfo degli aranci a bordo del Torino, fu tosto attaccata dal Gulnara e persuasa a far vela verso Palermo senza attendere l’arrivo di altri navigli o di altre truppe. Senza opporre grande resistenza e contro il preciso tenore delle istruzioni avute, Eberhard si lasciò indurre a partire. Il vederlo fare vela, senza lasciar alcun avviso, rese inquiete le truppe della seconda brigata Tharrena (Parma) che frattanto era arrivata. La Gulnara ed alcuni, che si spacciavano per plenipotenziarii di Garibaldi, calmarono quella inquietudine, approfittando anche della circostanza che erasi fatta sentire una certa carestia di viveri, cui non potevasi riparare così presto in quel povero paese. Ed in questo modo anche Tharrena si lasciò indurre a proseguire il viaggio verso Palermo; “. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, a pp. 263-264, in proposito scriveva che: “Ma il Rustow dice che la partenza a scaglioni rese più facile al Cavour l’impedire quel concentramento, inviando le navi in Sicilia di mano in mano che arrivavano. Il Cavour aveva posto di stazione a Golfo Aranci la ‘Gulnara’, nave da guerra sarda, la quale obbligava subito a ripartire ogni vapore del Bertani, senza attendere gli altri. La cosa era tanto più agevole in quanto il Bertani era partito da Genova per Palermo il 7 agosto e non v’era quindi pericolo ch’egli potesse opporsi all’infrazione evidente degli accordi. Il Bertani, infatti, privo di notizie di Garibaldi, aveva deciso di recarsi da lui, etc…”. Dunque, Agrati scriveva che i primi volontari della spedizione Bertani, comandati da Pianciani e Capo di Stato Maggiore Rustow partirono da Genova il 7 agosto e gli ultimi arrivarono il 13 agosto 1860 a Golfo degli Aranci in Sardegna. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 330-331, in proposito scriveva che: “Appena giunto a Golfo degli Aranci, Garibaldi…. Ma invano avevano cercato il ‘Torino e l’Amazon, che, a quello che si disse loro, erano partiti per Palermo.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Garibaldi….A Cagliari Garibaldi trovò una parte della spedizione, mentre un’altra aveva fatto rotta per Palermo; Etc..”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a p. 341, in proposito scriveva che: “Non credo si possa ben sommare la gente corsagli da fuor del reame. Gli scrittori garibaldini dicono 1085 gli sbarcati a Marsala, poi il Medici con 2500, poi il Cosenz.con 1600, e il Sacchi con 1500. Arrivavano inoltre a drappelli tuttodì da Italia, Francia, Malta e Grecia, bruchi da ogni contrada accorrenti sulle terre nostre. Sembra su ‘ primi d’agosto avesse da ventimila stranieri ; su ‘ Siciliani , benchè fossero migliaia facea poco conto; etc…”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “Il Garibaldi giunto il 14 a Cagliari, solo parte ne trovò, che già due brigate navigavano a Palermo, e parte dell’altre due stavano per arrivare da Genova; etc…”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 155 scriveva: “Il Farini intanto che concedeva la radunata in Sardegna, spiccava bastimenti da guerra perchè obbligassero i volontari, mano mano che arrivavano al convegno, a continuare per la Sicilia; il Bertani, mentre s’era impegnato a proseguire per Palermo, faceva intendere ai Comandanti la mèta vera della spedizione esser sempre le coste romane, verso le quali appena radunato il naviglio dovevano essere drizzate le prue. Ciò stabilito pertanto, ciascuno a seconda del suo disegno si mise in moto. Al finire del luglio la sciolta brigata di Castelpucci, passata al comando di Gaetano Sacchi, sbarcava tranquillamente a Palermo, e passava tosto ad ingrossare le schiere del Faro: poco dopo Agostino Bertani arrivava a Messina ad annunziare al Dittatore l’avvenuto compromesso; ai 13 di agosto il Farini pubblicava un bando inutilmente provocatore, in cui, sconfessate tutte le passate spedizioni, vietava le presenti e le future, e proclamava l’Italia dover essere degl’Italiani, non delle sètte; una cannoniera della marina sarda, la Gulnara, navigava per Terranova onde aspettarvi al varco i volontari e forzarli a proseguire per Palermo; le due brigate infine, nominate dai loro comandanti Eberhardt e Tharrena, grosse non più che di duemila uomini ciascuna imbarcati sui due piroscafi il Franklin e il Torino, approdavano nel pomeriggio del 13 agosto nel Golfo degli Aranci, dove però, trovata la Gulnara e da essa ricevuta l’ intimazione di continuare la rotta, volenti o nolenti, mormoranti o rassegnati, ubbidirono. Ed ecco la cagione della scomparsa di Garibaldi dal Faro. Etc…”. Guerzoni, a p. 157, riferendosi a Garibaldi scriveva: “Lasciato nella notte del 12 il Faro, …..Colà ode che le due brigate (quella Eberhardt e Tharrena, di cui dicemmo) son già in viaggio per Palermo; etc…”. Dunque, il Guerzoni racconta che arrivati a Golfo Aranci in Sardegna, alcune Brigate della Spedizione “Terranova”, così denominate dal Bertani, vennero indotte dal Governo Sardo ad imbarcarsi sul vapore Sardo GULNARA, che li dirottò a Palermo, su volere del Cavour. Si trattava delle due Brigate EBERHARD e THARRENA, circa 2000 uomini che dovettero imbarcarsi il 13 agosto 1860 sui vapori Franklin e Torino. Infatti, arrivando a Golfo Aranci, Garibaldi e Bertani non li trovarono. Secondo il Guerzoni, le due Brigate Eberhard e Tharrena si mossero subito da Genova ed il 13 agosto 1860 arrivarono a Golfo Aranci in Sardegna dove però trovarono la “Gulnara”, che li obbligò a ripartire per Palermo. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 169 e ssg., in proposito scriveva che: “Si entrò nel golfo: Bertani prende gli ordini dal generale e scende nella lancia; percorre i diversi bordi. V’è l’ Isère che ha sbarcato i genovesi, i quali danno bello spettacolo intorno agli accesi fuochi; v’è il Clipper, il Generale Garibaldi, il Calatafimi; il Weasel era andato a Terranova per carbone. In tutto quattro, invece di seimila uomini; i cavalli e le armi tutto in regola. Ma il Torino e l’Amazzone con gli altri duemila ? Erano partiti per Palermo condottivi da Eberhard, che docilmente aveva obbedito alle intimazioni del Gulnara, vapore di guerra sardo. Pianciani collo stato maggiore non era ancora giunto. Bertani ritorna sul Washington e riferisce; prega il generale di mostrarsi ai volontari, insospettiti della vicinanza del vapore che temono venuto per parte del governo a disperdere anche loro. Garibaldi è furioso per la partenza dei due vapori, ma sale sul Clipper, e alla vista dell’amato volto gli evviva rintuonano e riecheggiano nel golfo. Non un sorriso però illumina la faccia del generale: ogni occasione per eseguire un grosso sbarco sopra Napoli o sul littorale del Pontificio era scomparsa, e il duce si crucciava per il tempo perduto, per il Faro abbandonato, per i pionieri asserragliati. Fissa Cagliari per radunare tutti, e volendo andare lui alla Maddalena per fare carbone (o per ispirarsi a Caprera ? ), Bertani monta a bordo d’altro legno, risoluto a non più abbandonare la spedizione e fare eseguire gli ordini di Garibaldi qualunque siano per essere. A tutte le domande ansiose, alle osservazioni dispettose di non pochi degli ardenti fautori della spedizione nel Pontificio, egli risponde: < Si va dove , quando , come Garibaldi ordinerà . E i volontari s’acquetarono pur fremendo.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 169 e ssg., in proposito scriveva che: “Si entrò nel golfo: Bertani prende gli ordini dal generale e scende nella lancia; percorre i diversi bordi. V’è l’ Isère che ha sbarcato i genovesi, i quali danno bello spettacolo intorno agli accesi fuochi; v’è il Clipper, il Generale Garibaldi, il Calatafimi; il Weasel era andato a Terranova per carbone. In tutto quattro, invece di seimila uomini; i cavalli e le armi tutto in regola. Ma il Torino e l’Amazzone con gli altri duemila ? Erano partiti per Palermo condottivi da Eberhard, che docilmente aveva obbedito alle intimazioni del Gulnara, vapore di guerra sardo.”. La White-Mario, traendo dal taccuino del Bertani scriveva che Garibaldi, arrivato a Golfo Aranci con Bertani trovò solo 4000 uomini invece di 6000. Garibaldi non trovò il vapore Torino e l’Amazzone che si erano partiti per Palermo, indotti dalla nave da guerra Piemontese “Gulnara”, condotti dal colonnello Eberhard. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 145-146-147, in proposito scriveva che: “Trovando giustificazione nelle supreme necessità politiche, si adoperò perchè fallisse il concentramento, facendo in modo che i bastimenti, i quali dovevano arrivare separati ad uno ad uno, appena giungessero al convegno, fossero avviati a Palermo. A tale intento, d’accordo col ministro della marina Cavour, e con quello della guerra Fanti, incaricò una nave da guerra, la Gulnara, comandata da un capitano di corvetta molto adatto al compito che gli si affidava, di recarsi nelle acque del Golfo degli Aranci ad attendere ciascun legno carico di garibaldini man mano che arrivava, e presentandosi al comandante adoperarsi in guisa da indurlo a nome del governo colla intimazione e colla persuasione a proseguire per Palermo, dove doveva farsi il concentramento. La brigata Genova prima partita da Genova il giorno 8, come abbiamo visto, giunta al Golfo degli Aranci fu subito avvicinata dalla Gulnara, il cui comandante presentatosi al colonnello Eberhardt gli espose che per mutate condizioni politico-militari, la spedizione doveva andare a Palermo; avere egli formale mandato di ordinare a nome del Governo che i legni coi volontari man mano che arrivavano al Golfo degli Aranci dovessero immediatamente continuare per la Sicilia senza attendere quelli che dovevano seguire. Eseguendo con molta abilità e grande impegno le istruzioni ricevute , quel comandante lasciò capire che il ministro della guerra Fanti lo aveva incaricato di parlare direttamente a nome suo al valoroso colonnello Eberhardt. In pari tempo l’equipaggio della Gulnara abilmente preparato si adoperava nello stesso senso presso i garibaldini del Torino. Tutto questo maneggio convinse abbastanza facilmente il comandante del primo scaglione della spedizione a girare di bordo, ed a proseguire per Palermo; a fare cioè diversamente, anzi a fare l’opposto di quello che doveva, di quello che gli prescrivevano tassative istruzioni personali dei suoi superiori diretti, illustrate e rafforzate dai precedenti della spedizione ad esso ben noti. La nave Gulnara sedusse Eberhardt, più che la fiamma dell’odalisca omonima abbia affascinato Corrado. Il Torino aveva ripreso la navigazione, e la sua prora era già sulla rotta di Palermo , quando giungevano in vista del Golfo degli Aranci l’Amazone e l’Isera, portanti la brigata Parma (Tharrena). Questa vedendo allontanarsi dal luogo del concentramento la brigata che per la prima ivi era giunta, sentì una scossa deleteria. Nacquero subito incertezze e mormorii. Ma Tharrena fece dirigere le sue navi al luogo designato. Qui il comandante e l’equipaggio della Gulnara avevano miglior gioco alla loro manovra basandosi sul precedente della partenza di Eberhardt. Oltre all’ordine formale del Governo, fu aggiunto che da notizie ed informazioni private risultava che tutta la spedizione dovesse andare da Genova e da Livorno direttamente in Sicilia, dove già eransi recati prima Bertani e poi Pianciani stesso. Fra gli ufficiali di questa brigata ve ne fu uno proveniente dall’esercito regolare, il quale in buona o mala fede, per istinto di obbedienza al Governo, o per subdolo incarico avutone, audacemente propugnava l’obbligo di obbedire all’ordine che il comandante della Gulnara a aveva intimato, e ciò in odio alle prescrizioni del comandante della spedizione. Aggiungasi che a Terranova non erano ancora giunti i viveri ordinati per le due prime brigate che già avrebbero dovuto trovarvisi, e che giunsero in realtà alcune ore dopo. Tharrena però, uomo serio e risoluto, fermavasi. Ma turbato da dubbi, premuto da difficoltà, e da insistenti sollecitazioni , finì per decidersi a recarsi egli pure a Palermo.”.
Nel 12 agosto 1860, l’arrivo a Palermo della Brigata GENOVA (EBERHARDT, comandata dal colonnello EBERHARD, sul vapore TORINO
Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 169 e ssg., in proposito scriveva che: “Si entrò nel golfo: Bertani prende gli ordini dal generale e scende nella lancia; percorre i diversi bordi. V’è l’ Isère che ha sbarcato i genovesi, i quali danno bello spettacolo intorno agli accesi fuochi; v’è il Clipper, il Generale Garibaldi, il Calatafimi; il Weasel era andato a Terranova per carbone. In tutto quattro, invece di seimila uomini; i cavalli e le armi tutto in regola. Ma il Torino e l’Amazzone con gli altri duemila ? Erano partiti per Palermo condottivi da Eberhard, che docilmente aveva obbedito alle intimazioni del Gulnara, vapore di guerra sardo.”. La White-Mario, traendo dal taccuino del Bertani scriveva che Garibaldi, arrivato a Golfo Aranci con Bertani trovò solo 4000 uomini invece di 6000. Garibaldi non trovò il vapore Torino e l’Amazzone che si erano partiti per Palermo, indotti dalla nave da guerra Piemontese “Gulnara”, condotti dal colonnello Eberhard. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 145-146-147, in proposito scriveva che: “La brigata Genova prima partita da Genova il giorno 8, come abbiamo visto, giunta al Golfo degli Aranci fu subito avvicinata dalla Gulnara, il cui comandante presentatosi al colonnello Eberhardt gli espose che per mutate condizioni politico-militari, la spedizione doveva andare a Palermo; avere egli formale mandato di ordinare a nome del Governo che i legni coi volontari man mano che arrivavano al Golfo degli Aranci dovessero immediatamente continuare per la Sicilia senza attendere quelli che dovevano seguire. Eseguendo con molta abilità e grande impegno le istruzioni ricevute, quel comandante lasciò capire che il ministro della guerra Fanti lo aveva incaricato di parlare direttamente a nome suo al valoroso colonnello Eberhardt. In pari tempo l’equipaggio della Gulnara abilmente preparato si adoperava nello stesso senso presso i garibaldini del Torino. Tutto questo maneggio convinse abbastanza facilmente il comandante del primo scaglione della spedizione a girare di bordo, ed a proseguire per Palermo; a fare cioè diversamente, anzi a fare l’opposto di quello che doveva, di quello che gli prescrivevano tassative istruzioni personali dei suoi superiori diretti, illustrate e rafforzate dai precedenti della spedizione ad esso ben noti. La nave Gulnara sedusse Eberhardt, più che la fiamma dell’odalisca omonima abbia affascinato Corrado. Il Torino aveva ripreso la navigazione, e la sua prora era già sulla rotta di Palermo, quando giungevano in vista del Golfo degli Aranci l’Amazone e l’Isera, portanti la brigata Parma (Tharrena). Questa vedendo allontanarsi dal luogo del concentramento la brigata che per la prima ivi era giunta, sentì una scossa deleteria. Nacquero subito incertezze e mormorii. Ma Tharrena fece dirigere le sue navi al luogo designato. Qui il comandante e l’equipaggio della Gulnara avevano miglior gioco alla loro manovra basandosi sul precedente della partenza di Eberhardt.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 344, in proposito scriveva che: “Il giorno stesso, il 12 ripeto, giungono inaspettati a Palermo, il ‘Torino’ e più tardi, l’Amazon con parte dei volontari del Bertani. Quest’eventualità né Garibaldi né il Sirtori l’avevano preveduta: tanto meno il Depretis, prodittatore laggiù, il quale si affretta a chiedere istruzioni al Faro. Ma Garibaldi è già lontano e il Sirtori non sa che cosa fare…”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Eberhard al suo arrivo in Palermo ricevette il comando di far vela intorno alla costa orientale e meridionale dell’ isola; e gli venne aggiunto il Franklin con alcune centinaja d’ uomini. Questi corpi di truppe dovevano poscia unirsi alla divisione Bixio, già stanziata sulla costa orientale della Sicilia ed occupavasi anche nel giorno 13 a soffoccare l’agitazione in Bronte distretto dell’ Etna. La congiunzione ebbe luogo a Taormina e la divisione Bixio fu portata con questo rinforzo a circa 4500 uomini. La brigata Tharrena fu trattenuta a Palermo ed in essa manifestossi, più che altrove, un certo spirito d’insubordinazione.”. Infatti, nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “…..Nella mattina del 14 Garibaldi fu nel golfo degli aranci, ma non vi trovò che la più parte della terza e della quarta brigata. Gandini e Puppi, della divisione Terranova, avendo la prima e seconda brigata Eberhard e Tharrena già lasciato il golfo e fatto vela verso Palermo; e non essendo ancora arrivato il resto della terza e della quarta brigata collo stato maggiore delle truppe suddette. Rüstow.”. Dunque, la Brigata Eberhard, la seconda Brigata dell’ex spedizione Pianciani-Bertani, non era più a golfo Aranci, il 14 agosto 1860, quando arrivò Garibaldi perchè essa era stata fatta partire per Palermo. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “….Ebbe per capo di stato maggiore il colonnello W. Rustow emigrato tedesco, scrittore militare di grido, e per aiutante generale il colonnello Picozzi; intendente il maggiore Sani; medico capo il maggiore Gemelli; commissario il maggiore Della Lucia. Vi erano ufficiali superiori distintissimi quali Spinazzi, De Criarzi, Cattabene, Pedotti. La spedizione era stata organizzata in sei brigate di linea, ciascuna formata su quattro battaglioni di quattro compagnie caduno non irregimentati. Le sei brigate erano numerate, denominate e comandate come segue: a 1ª Brigata Genova colonnello Eberhardt.; a. 2° Brigata Tharrena. Etc..”. Sulla Brigata “Eberhrardt” aggiungeva che la Brigata era una delle 4 Brigate che: “L’invasione dell’Umbria e delle Marche doveva effettuarsi per mare e per terra contemporaneamente. Le quattro prime brigate partendo da Genova e Spezia, dovevano sbarcare col comandante della Divisione a Montalto, portarsi a Toscanella, e di qui marciare su Orvieto per la via di Montefiascone e per quella di Viterbo.“.
Nel 12 agosto 1860, l’arrivo a Palermo della la Brigata PARMA (comandata dal colonnello THARRENA (poi dal colonnello SPINAZZI) sui vapori AMAZZONE e ISIRE
Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 169 e ssg., in proposito scriveva che: “Si entrò nel golfo: Bertani prende gli ordini dal generale e scende nella lancia; percorre i diversi bordi. V’è l’ Isère che ha sbarcato i genovesi, i quali danno bello spettacolo intorno agli accesi fuochi; v’è il Clipper, il Generale Garibaldi, il Calatafimi; il Weasel era andato a Terranova per carbone. In tutto quattro, invece di seimila uomini; i cavalli e le armi tutto in regola. Ma il Torino e l’Amazzone con gli altri duemila ? Erano partiti per Palermo condottivi da Eberhard, che docilmente aveva obbedito alle intimazioni del Gulnara, vapore di guerra sardo.”. Dunque, la White scriveva che il vapore Amazzone era ripartito da Golfo Aranci, sollecitato dalla nave sarda Gulnara con la Brigata PARMA ed il suo comandante Tharrena. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 148, in proposito scriveva che: “Aggiungasi che a Terranova non erano ancora giunti i viveri ordinati per le due prime brigate che già avrebbero dovuto trovarvisi, e che giunsero in realtà alcune ore dopo. Tharrena però, uomo serio e risoluto, fermavasi. Ma turbato da dubbi, premuto da difficoltà , e da insistenti sollecitazioni, finì per decidersi a recarsi egli pure a Palermo.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 145-146-147, in proposito scriveva che: “Il Torino aveva ripreso la navigazione, e la sua prora era già sulla rotta di Palermo, quando giungevano in vista del Golfo degli Aranci l’Amazone e l’Isera, portanti la brigata Parma (Tharrena). Questa vedendo allontanarsi dal luogo del concentramento la brigata che per la prima ivi era giunta, sentì una scossa deleteria. Nacquero subito incertezze e mormorii. Ma Tharrena fece dirigere le sue navi al luogo designato. Qui il comandante e l’equipaggio della Gulnara avevano miglior gioco alla loro manovra basandosi sul precedente della partenza di Eberhardt. Oltre all’ordine formale del Governo, fu aggiunto che da notizie ed informazioni private risultava che tutta la spedizione dovesse andare da Genova e da Livorno direttamente in Sicilia, dove già eransi recati prima Bertani e poi Pianciani stesso. Fra gli ufficiali di questa brigata ve ne fu uno proveniente dall’esercito regolare, il quale in buona o mala fede, per istinto di obbedienza al Governo, o per subdolo incarico avutone, audacemente propugnava l’obbligo di obbedire all’ordine che il comandante della Gulnara a aveva intimato, e ciò in odio alle prescrizioni del comandante della spedizione. Aggiungasi che a Terranova non erano ancora giunti i viveri ordinati per le due prime brigate che già avrebbero dovuto trovarvisi, e che giunsero in realtà alcune ore dopo. Tharrena però, uomo serio e risoluto, fermavasi. Ma turbato da dubbi, premuto da difficoltà, e da insistenti sollecitazioni, finì per decidersi a recarsi egli pure a Palermo.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 145-146-147, in proposito scriveva che: “Il Torino aveva ripreso la navigazione, e la sua prora era già sulla rotta di Palermo, quando giungevano in vista del Golfo degli Aranci l’Amazone e l’Isera, portanti la brigata Parma (Tharrena). Questa vedendo allontanarsi dal luogo del concentramento la brigata che per la prima ivi era giunta, sentì una scossa deleteria.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 344, in proposito scriveva che: “Il giorno stesso, il 12 ripeto, giungono inaspettati a Palermo, il ‘Torino’ e più tardi, l’Amazon con parte dei volontari del Bertani. Quest’eventualità né Garibaldi né il Sirtori l’avevano preveduta: tanto meno il Depretis, prodittatore laggiù, il quale si affretta a chiedere istruzioni al Faro. Ma Garibaldi è già lontano e il Sirtori non sa che cosa fare…”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “…..Nella mattina del 14 Garibaldi fu nel golfo degli aranci, ma non vi trovò che la più parte della terza e della quarta brigata. Gandini e Puppi, della divisione Terranova, avendo la prima e seconda brigata Eberhard e Tharrena già lasciato il golfo e fatto vela verso Palermo; e non essendo ancora arrivato il resto della terza e della quarta brigata collo stato maggiore delle truppe suddette. Rüstow.”. Dunque, la Brigata Tharrena, la seconda Brigata dell’ex spedizione Pianciani-Bertani, non era più a golfo Aranci, il 14 agosto 1860, quando arrivò Garibaldi perchè essa era stata fatta partire per Palermo. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, riferendosi alle ue Brigate Eberard e Tharena, arrivate subito a Palermo, in proposito scriveva: “Questi corpi di truppe dovevano poscia unirsi alla divisione Bixio, già stanziata sulla costa orientale della Sicilia ed occupavasi anche nel giorno 13 a soffoccare l’agitazione in Bronte distretto dell’ Etna. La congiunzione ebbe luogo a Taormina e la divisione Bixio fu portata con questo rinforzo a circa 4500 uomini. La brigata Tharrena fu trattenuta a Palermo ed in essa manifestossi, più che altrove, un certo spirito d’insubordinazione.”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Rüstow stesso coll’ equipaggio del Bizantino era già nella mattina del 18 a Milazzo, dove giunsero nei giorni seguenti anche il resto delle truppe; così che nel giorno 21 vi aveva già riuniti 4000 uomini circa. Avendo Tharrena chiesto il suo congedo, il maggiore Spinazzi ebbe il comando di quella brigata…..Rüstow si diede ora premura di organizzare quelle truppe a Milazzo, provvedendole di armi e munizioni, facendole esercitare, al quale oggetto non avevasi potuto fino allora approfittare d’alcun giorno, salvo per la prima brigata in Genova. Parleremo in seguito della quinta e sesta brigata rimaste nella Media Italia, e che in seguito al nuovo indirizzo preso dalle cose erano state divise dalle prime quattro.”. Dunque, Rustow scriveva che avendo “Tharrena”, che comandava la Brigata Parma, avendo chiesto le sue dimissioni dal comando della stessa, il comando fu affidato al maggiore SPINAZZI. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “….Ebbe per capo di stato maggiore il colonnello W. Rustow emigrato tedesco, scrittore militare di grido, e per aiutante generale il colonnello Picozzi; intendente il maggiore Sani; medico capo il maggiore Gemelli; commissario il maggiore Della Lucia. Vi erano ufficiali superiori distintissimi quali Spinazzi, De Criarzi, Cattabene, Pedotti. La spedizione era stata organizzata in sei brigate di linea, ciascuna formata su quattro battaglioni di quattro compagnie caduno non irregimentati. Le sei brigate erano numerate , denominate e comandate come segue: a 1ª Brigata Genova colonnello Eberhardt.; a. 2° Brigata Tharrena. Etc..”. Sulla Brigata “Tharrena” aggiungeva che la Brigata era una delle 4 Brigate che: “L’invasione dell’Umbria e delle Marche doveva effettuarsi per mare e per terra contemporaneamente. Le quattro prime brigate partendo da Genova e Spezia, dovevano sbarcare col comandante della Divisione a Montalto, portarsi a Toscanella, e di qui marciare su Orvieto per la via di Montefiascone e per quella di Viterbo.“.
Nel 13 agosto 1860, i maneggi di CAVOUR e la CIRCOLARE FARINI del GOVERNO SARDO che bloccava i volontari organizzati dal BERTANI e dal NICOTERA

Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 132-133, in proposito scriveva che: “XXIII. Il governo di Torino, conscio della situazione generale, delle intenzioni e del piano della spedizione Pianciani determina di impedirla ed a tal uopo, proprio alla fine di luglio, il ministro dell’interno Farini si reca a Genova per indurre il comitato centrale a rinunziarvi. Fa conoscere a Bertani ed a Saffi del Comitato centrale che desidera vederli all’Albergo d’Italia dove alloggiava, e quivi, previe proteste di stima ed altri complimenti, espone che per incarico del ministero doveva occuparsi della spedizione Pianciani la quale, per le generali condizioni politiche non poteva effettuarsi direttamente dai porti del regno italiano alle spiaggie pontificie. Che era perfettamente d’accordo sulla necessità di liberare le province ancora soggette al Papa; che però non si poteva precipitare; che il governo stesso loavrebbe fatto colle truppe regolari e soggiungeva: fra pochi giorni daremo fiato alle nostre trombe». Che perciò era deciso intendimento del governo di impedire che la spedizione Pianciani eseguisse la diversione coll’invadere gli Stati del papa, e che soltanto avrebbe permesso che fosse partita per la Sicilia, dove Garibaldi ne avrebbe disposto a suo talento. Alle varie osservazioni di Bertani il Farini rispose sempre con fermezza, sino a conchiudere che il governo avrebbe impedita a qualunque costo, anche colla forza, l’attuazione della progettata spedizione. Ma poichè l’autorità in politica non consiste soltanto nell’impiego della forza, il quale può anche produrre dolorose e disastrose conseguenze, si finì per convenire in una transazione, formulata in una convenzione scritta in duplice copia, firmata da Farini e Bertani che stabiliva: I volontari devono partire non da un solo porto, ma da punti diversi; i volontari devono partire in più convogli di uno od al più due vapori, coll’intervallo di uno o due giorni l’uno dall’altro; il governo permette alla spedizione di concentrarsi nel porto di Terranova per ordinarsi, armarsi, equipaggiarsi. È da questo punto di prestabilito concentramento, che tutta la spedizione prese ufficialmente il nome di Spedizione di Terranova, adottato nei posti e nella corrispondenza, coll’intendimento di alludere con quel nome alla Terranova da congiungere a quella già redenta , cioè alle terre soggette al Papa.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 145-146-147, in proposito scriveva che: “Trovando giustificazione nelle supreme necessità politiche, si adoperò perchè fallisse il concentramento, facendo in modo che i bastimenti, i quali dovevano arrivare separati ad uno ad uno, appena giungessero al convegno, fossero avviati a Palermo. A tale intento, d’accordo col ministro della marina Cavour, e con quello della guerra Fanti, incaricò una nave da guerra, la Gulnara, comandata da un capitano di corvetta molto adatto al compito che gli si affidava, di recarsi nelle acque del Golfo degli Aranci ad attendere ciascun legno carico di garibaldini man mano che arrivava, e presentandosi al comandante adoperarsi in guisa da indurlo a nome del governo colla intimazione e colla persuasione a proseguire per Palermo, dove doveva farsi il concentramento. La brigata Genova prima partita da Genova il giorno 8, come abbiamo visto, giunta al Golfo degli Aranci fu subito avvicinata dalla Gulnara, il cui comandante presentatosi al colonnello Eberhardt gli espose che per mutate condizioni politico-militari, la spedizione doveva andare a Palermo; avere egli formale mandato di ordinare a nome del Governo che i legni coi volontari man mano che arrivavano al Golfo degli Aranci dovessero immediatamente continuare per la Sicilia senza attendere quelli che dovevano seguire. Eseguendo con molta abilità e grande impegno le istruzioni ricevute, quel comandante lasciò capire che il ministro della guerra Fanti lo aveva incaricato di parlare direttamente a nome suo al valoroso colonnello Eberhardt. In pari tempo l’equipaggio della Gulnara abilmente preparato si adoperava nello stesso senso presso i garibaldini del Torino. Tutto questo maneggio convinse abbastanza facilmente il comandante del primo scaglione della spedizione a girare di bordo, ed a proseguire per Palermo; a fare cioè diversamente, anzi a fare l’opposto di quello che doveva, di quello che gli prescrivevano tassative istruzioni personali dei suoi superiori diretti, illustrate e rafforzate dai precedenti della spedizione ad esso ben noti. La nave Gulnara sedusse Eberhardt, più che la fiamma dell’odalisca omonima abbia affascinato Corrado. Il Torino aveva ripreso la navigazione, e la sua prora era già sulla rotta di Palermo, quando giungevano in vista del Golfo degli Aranci l’Amazone e l’Isera, portanti la brigata Parma (Tharrena). Questa vedendo allontanarsi dal luogo del concentramento la brigata che per la prima ivi era giunta, sentì una scossa deleteria. Nacquero subito incertezze e mormorii. Ma Tharrena fece dirigere le sue navi al luogo designato. Qui il comandante e l’equipaggio della Gulnara avevano miglior gioco alla loro manovra basandosi sul precedente della partenza di Eberhardt. Oltre all’ordine formale del Governo, fu aggiunto che da notizie ed informazioni private risultava che tutta la spedizione dovesse andare da Genova e da Livorno direttamente in Sicilia, dove già eransi recati prima Bertani e poi Pianciani stesso. Fra gli ufficiali di questa brigata ve ne fu uno proveniente dall’esercito regolare, il quale in buona o mala fede, per istinto di obbedienza al Governo, o per subdolo incarico avutone, audacemente propugnava l’obbligo di obbedire all’ordine che il comandante della Gulnara a aveva intimato, e ciò in odio alle prescrizioni del comandante della spedizione. Aggiungasi che a Terranova non erano ancora giunti i viveri ordinati per le due prime brigate che già avrebbero dovuto trovarvisi, e che giunsero in realtà alcune ore dopo. Tharrena però, uomo serio e risoluto, fermavasi. Ma turbato da dubbi, premuto da difficoltà, e da insistenti sollecitazioni, finì per decidersi a recarsi egli pure a Palermo.”. Denis Mack Smith (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860” (il titolo originale Cavour and Garibaldi nel 1860), ristampato da Einaudi, Torino, nel 1958, nel capitolo “Sconfitta di Cavour a Napoli”, a pp. 190-191, in proposito scriveva che: “…; mentre Garibaldi molto scontento sia di Cavour sia di Bertani, dové ritornare al suo primitivo progetto di avanzare da Messina attraverso la Calabria. Bertani, dal canto suo, si affrettò a condurre il rimanente dei suoi uomini a sud, per unirsi a Garibaldi. Un ultimo tentativo fu compiuto dai radicali del Nord. Appena Cavour ebbe riacquistato un saldo controllo su Genova, Mazzini si spostò su un terreno più compromettente, più vicino al confine dello Stato pontificio. A Genova il suo giornale era stato censurato e confiscato sempre più di frequente via via che i moderati riconquistavano le loro posizioni (1); così, verso la metà di agosto, egli abbandonò il suo nascondiglio e si recò in Toscana, dove c’era una notevole corrente di malcontento contro il regime piemontese (2). Fino a quel momento Ricasoli era riuscito a conservare a Firenze un considerevole grado di autonomia regionale, attestato dal fatto che aveva permesso, e financo incoraggiato, che venisse organizzato, a cura del barone Nicotera, un corpo di volontari di poco inferiore a quello appena partito da Genova, col proposito di collaborare con Bertani per marciare insieme su Roma. Il mutamento dell’atteggiamento di Cavour verso i volontari non fu quindi minimamente approvato o compreso dal suo collega di Firenze, il quale, nonostante le frenetiche note inviategli sia da Cavour sia da Farini, non volle, o forse non poté, scovare Mazzini per arrestarlo; né, d’altronde, venne sciolto il corpo volontario di Nicotera. Il governatore della Toscana.”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 155 scriveva: “Che una siffatta impresa non potesse essere tollerata dal Governo di Vittorio Emanuele, s’intende da sè. Ogni istituzione vive della logica sua. La Monarchia non poteva abbandonare il Papato alle mani della rivoluzione senza esporsi o ad esautorare sè stessa, se la rivoluzione trionfava, o a rovinare l’ Italia, se la rivoluzione soccombeva. Oltre di che era da cansare il pericolo sommo che la rivoluzione trascorrendo, com’è natura sua, andasse a dar di cozzo contro Roma, scatenando dalle violate mura la collera della Francia, e i fulmini dell’ intera Cattolicità. Importava dunque che una siffatta spedizione fosse comunque impedita, e il Gabinetto di Torino deliberò che la fosse ad ogni costo. Diverso però, secondo la diversa mente degli esecutori, il metodo d ‘ esecuzione. Mentre il barone Ricasoli, sempre governatore di Toscana, ubbidendo alla sua rigida, ma schietta natura, scioglieva senz’altro la brigata di Castelpucci, sostenendo per alcune ore lo stesso Nicotera, il Farini deliberava appigliarsi piuttosto al sistema dei temporeggiamenti e degli artificii, e recatosi a Genova si studiò persuadere il Bertani stesso a rinunciare all ‘ ideata impresa. In sulle prime il delegato di Garibaldi resistette; ma il Ministro di re Vittorio avendo alla fine smascherato il suo fermo proposito d’impedire la divisata. spedizione anche colla forza, le due parti vennero pelminor male ad un compromesso, mercè del quale tutte le truppe predisposte all’impresa di Roma s’imbarcherebbero in più riprese per la baia di Terranova, nell’isola di Sardegna, e di là non appena radunate continuerebbero per Sicilia, onde mettersi quivi agli ordini di Garibaldi. Fino a qual punto però un siffatto componimento fosse sincero, sarebbe prudente non scandagliare. Certo nessuno de’ due contraenti svelò chiaramente il suo pensiero: vecchi cospiratori entrambi, entrambi convinti di giovare alla patria, facevano probabilmente a chi meglio gabbava l’altro. Il Farini intanto che concedeva la radunata in Sardegna, spiccava bastimenti da guerra perchè obbligassero i volontari, mano mano che arrivavano al convegno, a continuare per la Sicilia; il Bertani, mentre s’era impegnato a proseguire per Palermo, faceva intendere ai Comandanti la mèta vera della spedizione esser sempre le coste romane, verso le quali appena radunato il naviglio dovevano essere drizzate le prue. Ciò stabilito pertanto, ciascuno a seconda del suo disegno si mise in moto. Al finire del luglio la sciolta brigata di Castelpucci, passata al comando di Gaetano Sacchi, sbarcava tranquillamente a Palermo, e passava tosto ad ingrossare le schiere del Faro: poco dopo Agostino Bertani arrivava a Messina ad annunziare al Dittatore l’avvenuto compromesso; ai 13 di agosto il Farini pubblicava un bando inutilmente provocatore, in cui, sconfessate tutte le passate spedizioni, vietava le presenti e le future, e proclamava l’Italia dover essere degl’Italiani, non delle sètte; una cannoniera della marina sarda, la Gulnara, navigava per Terranova onde aspettarvi al varco i volontari e forzarli a proseguire per Palermo; le due brigate infine, nominate dai loro comandanti Eberhardt e Tharrena, grosse non più che di duemila uomini ciascuna imbarcati sui due piroscafi il Franklin e il Torino, approdavano nel pomeriggio del 13 agosto nel Golfo degli Aranci, dove però, trovata la Gulnara e da essa ricevuta l’ intimazione di continuare la rotta, volenti o nolenti, mormoranti o rassegnati, ubbidirono. Ed ecco la cagione della scomparsa di Garibaldi dal Faro. Etc…”. Ida Nazari Micheli (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860 – cronistoria documentata”, Roma, Tipografia Cooperativa Sociale, 1911, nel “Capo IV° – 1 settembre-31 dicembre”, a pp. 149-150 e ssg., in proposito scriveva che: “Il Governo di Torino era sempre più preoccupato delle influenze mazziniane presso Garibaldi e specialmente ora che il Generale di tanto in tanto accennava a voler compiere l’unità d’Italia senza sostare; mentre Mazzini, sempre in Italia, con Bertani lavorava per organizzare la grande spedizione nello Stato Pontificio, da lui ideata e che ormai appareva imminente; se questa avveniva era la rovina. A scongiurare tale pericolo, il 13 agosto Farini diramò a tutti i Governi e agli intendenti generali la seguente circolare: “Sollevati, or son tre mesi, i Siciliani allo acquisto della libertà, ed accorsi in aiuto etc…E perchè il sottoscritto deve compiere l’ordinamento della Guardia nazionale mobile e preparare la formazione dei corpi composti di volontari della Guardia Nazionale che la legge abilita, non vuolsi altrimenti permettere che altri faccia incetta e raccolta di soldati volontari (I).”. Nazari, a p. 150, nella nota (I) postillava che: “(I) Su questo punto specialmente insistendo, venne pubblicata nel ‘Monitore Toscano’ del 20 settembre successivo una circolare di Ricasoli, in data 18 settembre, diretta ai Prefetti della Toscana. Dichiara che si devono impedire gli arruolamenti di volontari, sieno fatti da Comitati speciali o da individui, senza legale mandato.”. Dunque, la Nazari richiama alla Circolare Farini che vietava nuovi arruolamenti di volontari a discapito di Garibaldi e la conseguente attività di Ricasoli contro Nicotera e la Brigata Toscana. Niccola Nisco (….), nel suo “Francesco II”, a pp. 117, riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “S’imbarcava sul Washington, e, non curando la robusta crociera, navigava al golfo degli Aranci in Sardegna, ove trovavansi i volontari che il Bertani aveva riuniti a Spezia ed a Genova per operare con gli altri riuniti dal Pianciani nell ‘ Umbria e dal Nicotera in quel di Toscana a Castelpucci, e fattili imbarcare su i piroscafi Franklin e Torino mandava a Palermo e di là a Taormina, ove era il Bixio con la sua divisione. Vi giungeva egli stesso la mattina del 19, ed immediatemente ordinava a Bixio d’imbarcare tutta la gente su due vapori venuti da Palermo.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, a pp. 154-155, in proposito scriveva che: “Per tal modo tutte le forze raccolte dal Bertani a danno del Papa, più di 8000 uomini in tutto, finirono con l’andare ad accrescere le file di Garibaldi, rendendogli servizi indispensabili nell’opera di occupazione e poi di difesa di Napoli. Si può dire ch’essi fossero gli ultimi volontari che gli pervenissero dal nord giacchè, il 13 agosto, Cavour, allarmato dalla incessante minaccia dei partiti estremi circa l’invasione del territorio papale, e ormai fermo nella determinazione di effettuar l’invasione lui stesso, aveva proibito che si continuasse l’arruolamento e la spedizione dei volontari sotto qualsiasi pretesto, non solo, ma si era accinto a fare osservare il suo decreto alla lettera con gran meraviglia di tutto il mondo diplomatico europeo. Perciò le partenze di spedizioni in massa dal porto di Genova cessarono, e soltanto qualche centinaia di individui forniti di passaporti governativi raggiunsero separatamente il mezzogiorno (2).”. Treveljan, a p. 155, nella nota (2) postillava: “(2) Pittaluga, 159-161; Mem. Stor. Mil., II, 179; F.O. Sard., n. 332, Brown all’Hudson, 27 agosto 1860.”. La Dobelli, a p. 155, in proposito aggiungeva: “Si può dire ch’essi fossero gli ultimi volontari che gli pervenissero dal nord giacchè, il 13 agosto, Cavour, allarmato dalla incessante minaccia dei partiti estremi circa l’invasione del territorio papale, e ormai fermo nella determinazione di effettuar l’invasione lui stesso, aveva proibito che si continuasse l’arruolamento e la spedizione dei volontari sotto qualsiasi pretesto, non solo, ma si era accinto a far osservare il suo decreto alla lettera con gran meraviglia di tutto il mondo diplomatico europeo. Perciò le partenze di spedizioni di massa dal porto di Genova cessarono, e soltanto qualche centinaia di individui forniti di passaporti governativi raggiunsero separatamente il mezzogiorno (2).”. Dobelli, a p. 155, nella nota (2) postillava: “(2) Pittaluga, 159-161; Mem. Stor. milit., II, 179; F. O. Sard., n. 332, Brown all’Hudson, 27 agosto 1860.”. Agostino Bertani, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che, Garibaldi, dalla Sardegna dove si era recato con Bertani: “Poi di propria ispirazione scrive a Nicotera consigliandolo di passare la frontiera tosco-romana e di agire subito etc…Queste istruzioni chiariscono di nuovo come Garibaldi non avesse mai abbandonata l’idea prediletta.”. Sempre la White, sulla scorta del Diario del Bertani, aggiunge che, Bertani, arrivato di nuovo in Sicilia: “Bertani, giunto che fu a Palermo, radunati con Rustow, secondo gli ordini di Garibaldi, quattomila cinquecento volontari a Milazzo, poi che aveva saputo della violenza usata da Ricasoli per costringere la quinta brigata a sbarcare a Palermo facendola anzi scortare da Livorno, e aveva letta la circolare di Farini che proibiva assolutamente altri arruolamenti di volontari sul continente, visto che il generale aveva spedito la brigata Eberhard a Trapani, studiava ogni mezzo per raggiungerlo. Etc…”. Bertani, a Milazzo, intendo a ricongiungersi con Garibaldi, da poco sbarcato in Calabria, con il contingente delle truppe ex Spedizione Pianciani (circa 4000 uomini affidati da Garibaldi, al colonnello Rustow), “….aveva saputo della violenza usata da Ricasoli per costringere la quinta brigata a sbarcare a Palermo dfacendola anzi scortare da Livorno” e, aveva letto la circolare di Farini (indotta da Cavour) del blocco degli arruolamenti di volontari. Carlo Agrati (….), nel suo Da Palermo al Volturno, ed. Mondadori, Verona, 1937, a pp. 335-336, riferendosi a Ricasoli, governatore della Toscana, in proposito scriveva che: “Comunque, ecco il 31 agosto la famosa circolare del Farini ai governatori e prefetti ed intendenti, che parve ed era realmente una minaccia e una sfida: “…Il Governo etc…”. Inutile dire gli strilli e le ire dei mazziniani contro queste parole del Farini, che si vollero non a torto dirette anche contro Garibaldi; certo, lo erano contro il Bertani e il Nicotera ed erano un chiaro monito per il Ricasoli, il quale aveva dovuto mutar contegno nei suoi rapporti coi volontari ed opporsi alla progettata invasione da parte loro degli Stati della Chiesa.”. Argomento che tratterò innanzi (31 agosto 1860). Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 82, in proposito scriveva che: “Affidato al Pianciani il Comando in capo, si dava al barone Nicotera il comando dei volontari arruolati in Toscana. Era noto che il Nicotera, verso la fine di giugno, aveva avuto l’offerta del comando di una brigata per passare lo Stretto ed invadere la Calabria, ma aveva preferito di restare per prendere parte alla spedizione dell’Italia Centrale. L’8 luglio il Bertani presentava il Nicotera al Comitato di Firenze così (2): “Il Nicotera accetta il programma etc…”. Il Nicotera ed i membri del Comitato Toscano furono da principio assecondati anche dal Governatore Bettino Ricasoli nel loro proposito di attuare il loro piano insurrezionale.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 103-104, in proposito scriveva che: “Bisognava, quindi, fermare tutti i movimenti insurrezionali, che agivano fuori dell’orbita di queste direttive del Governo. Già fino dal 30 luglio, prima che fosse diramata la circolare, il Barone Ricasoli era stato chiamato a Torino dal Cavour, che gli comunicò doversi impedire alla brigata Nicotera la progettata invasione nell’Umbria. Il Ricasoli, ritornato a Firenze, eseguì l’ordine scrupolosamente, scongiurando nello stesso tempo, con la massima energia, un conflitto fra i volontari di Castel Pucci e la truppa, minacciato dal Nicotera. Dal 1° al 3 agosto tutta la 5° brigata, disarmata e scortata dai bersaglieri, venne fatta imbarcare a Livorno per la Sicilia. Il Nicotera, giunto a Palermo con la sua spedizione, si dimise, ed il comando passò per ordine superiore al colonnello Sprangaro. La brigata da Palermo andò a Sapri per mare, poi a Salerno e il 10 settembre entrava in Napoli e partecipava alla battaglia del Volturno ove si distinse.”. Quì però ho dei dubbi su ciò che scriveva il Maraldi in quanto, scrivendo che: “Dal 1° al 3 agosto tutta la 5° brigata, disarmata e scortata dai bersaglieri, venne fatta imbarcare a Livorno per la Sicilia.”, credo vi sia un errore perchè si tratta del settembre e non agosto. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Rüstow si diede ora premura di organizzare quelle truppe a Milazzo, provvedendole di armi e munizioni, facendole esercitare, al quale oggetto non avevasi potuto fino allora approfittare d’alcun giorno, salvo per la prima brigata in Genova. Parleremo in seguito della quinta e sesta brigata rimaste nella Media Italia , e che in seguito al nuovo indirizzo preso dalle cose erano state divise dalle prime quattro.”. Dunque, Rustow racconta che a Milazzo, in attesa di nuove disposizioni faceva esercitare il suo piccolo esercito e scrive che però non vi erano i volontari della prima Brigata Genova. Poi agiunge che nelle pagine seguenti parlerà della 5° e 6° Brigata che erano rimaste in Toscana. Rustow si riferiva alla metà del mese di Agosto mentre era arrivato a Milazzo. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 106, in proposito scriveva che: “La diversione, pensata e propugnata dal Mazzini, da Garibaldi, preparata con tanta tenacia dal Bertani, che vide con non poca amarezza attraversati e scompigliati i suoi piani (2), si compiva così sotto altra forma dal Governo, ma con gli stessi intenti e gli stessi risultati conseguiti da quegli ardenti patrioti: l’unificazione dell’Italia muovendo le leve dal centro e dal sud.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 102, in proposito aggiungeva che: “Passando in tal modo, secondo l’ordine di Garibaldi, la legione alle dipendenze del Generale Turr, la diversione nel Pontificio, per la quale il Bertani aveva operato con tanta pertinacia, con tanto entusiasmo, era ormai messa definitivamente da parte. Il Governo aveva così raggiunto il suo intento: sconvolta prima, e poi fatta fallire completamente la spedizione Pianciani.”. Aristide Arzano (….), nel suo, Il dissidio fra Garibaldi e Depretis sull’annessione della Sicilia, Città di Castello, Tip. Unione Arti Grafiche, 1913, a pp. 1-2 scriveva che: “1. Le passioni che dominarono gli eventi politici e guerreschi del 1860, la lotta che, palese in parte ed occulta il più, fu allora impegnata non tanto fra Mazzini e Cavour, quanto fra i loro più intransigenti seguaci (2); la patriottica cospirazione, vera od apparente (3), fra Vittorio Emanuele II e Garibaldi, etc…”. Arzano, a p. 1, nella nota (2) postillava: “(2) Se Fanti, Farini, Lafarina, Montezemolo, Cordova erano definiti più cavouriani di Cavour (cfr. Curatulo, 403, Pallavicini a Garibaldi), Nicotera, Mario, Brusco, Pianciani, ecc…erano creduti anche più mazziniani di Mazzini. Come per i retrivi era un rivoluzionario Cavour, così pei mazziniani intransigenti Garibaldi non era che un docile monarchico. (Cfr. Bandi, 25; Chiala, IV, CLI). Fortunatamente l’uno e l’altro ponendo a dura prova i legami che li univano ai loro partiti ruscirono a comporre in fascio la maggior somma di forze italiane.”. Denis Mack Smith (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860” (il titolo originale Cavour and Garibaldi nel 1860), ristampato da Einaudi, Torino, nel 1958, nel capitolo “Sconfitta di Cavour a Napoli”, a p. 192, in proposito scriveva che: “Giovanni Nicotera era uno dei più arrabbiati radicali, ancor meno disposto di Mazzini a compromessi sulla questione della repubblica, sebbene avesse momentaneamente accettato il programma di Garibaldi; si considerava assolutamente indipendente nel suo comando sui volontari in Toscana e riteneva di non doverne rispondere a nessuno, nemmeno a Garibaldi, ed anche più tardi, diventato una delle più eminenti figure nel governo del Regno d’Italia, doveva farsi notare per il temperamento autoritario e intrattabile. Nel 1860, l’opposizione di Cavour che si manifestò inaspettatamente in modo così brutale andava al di là della sua capacità di sopportazione: in una lettera del 4 agosto, che Ricasoli intercettò secondo il suo solito, scriveva che avrebbe condotto innanzi il piano d’invasione del territorio romano anche a costo di combattere contro l’esercito piemontese (4): affermazione questa che non torna punto a suo credito. Tuttavia, nonostante queste esplosioni, continuò ad esser protetto da Ricasoli, poiché questi due baroni, uno monarchico-conservatore e l’altro democratico e repubblicano, si trovavano più volte a pensar e ad agire nello stesso senso.”. Mack Smith,a p. 192, nella nota (4) postillava che: “(4) Nicotera e Bertani, 4 agosto (copia in BR ASF, b. T, f. P); nelle due buste G e T ci sono le lettere e documenti diplomatici diretti al cardinale Antonelli, etc…, alcuni originali di lettere di Nicotera e Guerrazzi che Ricasoli deve avere addirittura confiscate, e copie di telegrammi di Elliot a Russell, tutti intercettati in Toscana.”. Denis Mack Smith scriveva pure che il barone Giovanni Nicotera, che liberato su interessamento di Garibaldi subito si recò a Genova dove: “aveva costituito in Toscana un corpo volontario, ma Cavour l’aveva catturato e spedito in Sicilia come in una specie di lazzaretto.”. Aristide Arzano (….), nel suo, Il dissidio fra Garibaldi e Depretis sull’annessione della Sicilia, Città di Castello, Tip. Unione Arti Grafiche, 1913, a pp. 1-2 scriveva che: “1. Le passioni che dominarono gli eventi politici e guerreschi del 1860, la lotta che, palese in parte ed occulta il più, fu allora impegnata non tanto fra Mazzini e Cavour, quanto fra i loro più intransigenti seguaci (2); la patriottica cospirazione, vera od apparente (3), fra Vittorio Emanuele II e Garibaldi, etc…”. Arzano, a p. 1, nella nota (2) postillava: “(2) Se Fanti, Farini, Lafarina, Montezemolo, Cordova erano definiti più cavouriani di Cavour (cfr. Curatulo, 403, Pallavicini a Garibaldi), Nicotera, Mario, Brusco, Pianciani, ecc…erano creduti anche più mazziniani di Mazzini. Come per i retrivi era un rivoluzionario Cavour, così pei mazziniani intransigenti Garibaldi non era che un docile monarchico. (Cfr. Bandi, 25; Chiala, IV, CLI). Fortunatamente l’uno e l’altro ponendo a dura prova i legami che li univano ai loro partiti ruscirono a comporre in fascio la maggior somma di forze italiane.”. Antonio Pizzolorusso (…..), nel suo, I martiri per la libertà italiana della provincia di Salerno, Salerno, Tip. Nazionale, 1885, a p. 227, in proposito scriveva che: “Per la qual cosa d’accordo col Pianciani, si gitta in Toscana e quivi col Ricasoli, governatore dopo la fuga del gran duca, assoldò gente, alla quale venne assegnato il locale di Castel Pucci e aspettò che Garibaldi gli ordinasse di marciare avanti, ma questo ordine non venne e il giorno in cui Nicotera e i suoi, impazienti di scontrarsi col nemico; salpavano dal porto di Livorno, il governo glielo impedì, furono costretti sciogliersi e per altre vie raggiungere Garibaldi a Capua ed aver quivi la somma ventura di salvare le truppe del generale Stocco completamente circondate dai regi.“. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 52, nella nota (1) postillava: “Andò prima a Cagliari, poi a Palermo, per riunire a s’e le brigate Puppi, Gandini, Eberhardt, Tharrena, agli ordini del conte Luigi Pianciani che, insieme con quella del Nicotera (già scesa in Sicilia al comando del Sacchi), avevano costituito la famosa spedizione organizzata dal Mazzini, assenziente poi Garibaldi, per invadere lo Stato pontificio. Costretta dal Governo italiano a non oltrepassare la frontiera, fu in Toscana nuovamente imbarcata e venne — per varie vie — in Sicilia.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a pp. 338-339, in proposito scriveva che: “Il Piemonte intanto armava a furia volontarii, per gittarli nel pontificio a fare il resto. Adunava gente a Genova il medico Bertani, lasciatovi dal Garibaldi; e vi mettea colonnelli un Rustow prussiano, e un Pianciani fuoriuscito romano, di casa beneficatissima dal papa, e ch’iora aspirava ad assalirlo. Reclutava in Toscana il calabrese Nicotera, già compagno del Pesacane, preso a Sanza, graziato del capo da re Ferdinando, allora per grazia uscito dal carcere di Favignana, corso a sdebitarsi da settario, ripigliando la fellonia. Adunò a Castelpucci , aiutato dal Ricasoli governante per Vittorio in Toscana, e con danari avuti da esso per le mani del panicocolo cavaliere Dolfi, duemilatrecent’ uomini, il più venuti dal Garibaldi stesso; che come indisciplinatissimi se n’era con quel pretesto sbarazzato. Facevali istruire da uffiziali sardi venuti a posta, e volea farli capitanare dal Cosenz, poi dall’Ulloa, e ne corsero pratiche; ma questi si nego d’andar contro. il papa, e propose gittarsi nel regno sua patria, in Basilicata, a patto di non far l’annessione immediata; onde fu ricusato. Però egli, come dissi, accettata l’amnistia, ritornò a casa tranquillo. Il Nicotera volea sorprendere Perugia ; ma si scoperse la trama. Era a Firenze un comitato per ribellare lo Stato romano, e far disertare i papalini; ‘ e una volta era giunto a pattuire per quattromila franchi la diserzione d’un battaglione da Viterbo ; ma aspettandosi la venia da Torino, si spillo la cosa; il battaglione fu mutato, e in Viterbo si fecero arresti. La venia ministeriale arrivò dopo. Molto contavano sulle diserzioni ; e n’avean buono in mano, come si vide a Castelfidardo…….(p. 340) Per l’effetto il Bertani cominciò a mandare la masnada in Sardegna ; e lasciato un Antonnini a reclutare, volse in Sicilia a confabulare con l’eroe.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a p. 340, in proposito scriveva che: “Partiano da Genova la notte seguente al 7 agosto per Terranova di Sardegna, dove nell’assenza del Bertani s’ ordinavano. Appellarono quella divisione Terranova anche per accennare a un nuova terra da unire all’ Italia, quella del Papa. Dirò poi come partissero le genti del Nicotera da Toscana. Intanto apertamente da Genova, da Livorno e pur da qualche porto francese passavano in Sicilia uomini, arme e danari ogni dì. I reggimenti piemontesi s’assottigliavano per diserzioni non punite, e alla spicciolata ingrossavano il Garibaldi.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “Eran parte di queste bande le raccolte dal Nicotera, dicevan da 2300 uomini a Castelpucci presso Firenze; il più soldati vestiti rossi, ch’ avean da entrare nel pontificio. A queste il Pianciani con un bando disse : « La nostra bandiera ha i colori « della nazione ; essa vi deve porre lo stemma. » Questo putiva di repubblica; e oltracciò s’ aveva a ubbidire a Napoleone, che non volea tocco allora il papa; però il mattino del 28 arrestarono a Firenze il Nicotera e il Sacchi uno de’ suoi maggiori. Dopo poche ore liberaronli, dissesi, a patto d’andar subito con la gente in Sicilia, e con promessa di quarantamila franchi ed altro. Imbarcati a Livorno, aspettavano la moneta e l’altre promesse fatte dal Ricasoli, e non si movevano; ma accorsero cannoni sul molo, e un Commissario di polizia loro ingiunse partissero, o andrebbero a picco. Il Nicotera rabbioso protestò, e andò; ma dopo pochi dì stampò una lettera al Ricasoli, tutta insulti; dove gli rinfacciò: « Mi prometteste: Se Torino si oppone mi « torrò la maschera, e verrò con voi; ora, sig. barone, quante sorte di maschere avete sul viso’? » Fu svelato appresso ei fremesse, perchè non quaranta, ma solo trentamila franchi gli dettero. Certo quei soldati sardi mascherati colla casacca rossa sforzati furono dal governo di Vittorio a venir contro noi, mentre ancora quel re teneva i nostri legati in corte. Le maschere di cotesta gente sono infinite.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 137-138 e ssg., in proposito scriveva che: “La colonna toscana fu ordinata da Dolfi, Achille Sacchi e Nicotera; il quale, uscito da Favignana e avuto l’offerta da Garibaldi del comando di una brigata per passare in Calabria, disse francamente al dittatore che preferiva raggiungere Mazzini e prendere parte alla liberazione dell’Italia centrale. Il generale acconsentì, ma non gli diede incarico formale, perchè non potendo capitanare egli stesso la spedizione ne lasciava a loro la responsabilità. Sembrami che nella mente di Garibaldi fosse il pensiero, che soli capitani possibili per tale spedizione fossero Medici o lui. — Che il duce dovesse capitanare quella spedizione in persona fu la speranza accarezzata da Bertani. Al quale intanto fu da Mazzini presentato Nicotera, chè in quel momento Beppe Dolfi aveva scritto domandando un capo per ordinare le forze rivoluzionarie della Toscana. Questi aveva aiutato Malenchini per la sua spedizione siciliana, ed ora era tutto intento a quella per il Centro. In risposta a certi quesiti di Bertani, Dolfi risponde: con Ricasoli sono sempre in buone relazioni. Non ostante la mia dichiarazione che con La Farina non ci sono mai stato, non ci sono nè ci sarò , egli mi mantiene la sua fiducia, perchè sa che quando gli ho detto – sono con loro lo sono di fatto, e quando non lo sono glielo dico francamente, ed allora non lo sono: nell’ un caso e nell’ altro ho tenuto sempre la parola; la lealtà è con noi. Rapporto a impedire ogni manifestazione politica che non sia il grido e il programma di Garibaldi, siate certo che non succede, e credo che non vi voglia molta fatica: mi darebbe pensiero se dovessi fare il contrario. Nicotera andò a Firenze con lettera di presentazione di Bertani, in data del 16 giugno, ove si legge: Il Nicotera accetta il programma del general Garibaldi, e ne vuole la più energica e pronta esplicazione. Ha fede nell’azione, e massime oggi crede indispensabile alla presente e futura salvezza dell’Italia la propagazione della rivoluzione a tutti i punti del continente italiano tuttora etc…”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 146 e ssg., in proposito scriveva che: “Il 25 luglio fu fatto intendere a Bertani che il governo si opporrebbe a viva forza a qualsiasi tentativo di sbarco negli Stati pontifici. Fu poi gentilmente invitato a Torino. Non se ne diede per inteso, non si mosse.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 149 e ssg., in proposito scriveva che: “Alle nove ant. del 1 ° agosto, Bertani andò all’Albergo. Il colloquio fu sostenuto: Farini conciliante, Bertani rigido.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 152 e ssg., in proposito scriveva che: “In quel colloquio fu combinata una specie di convenzione, della quale non abbiamo la copia e appena qualche nota in mano di Bertani. Il Saffi scrive: etc…”. Genova di Revel (….), nel suo “Da Ancona a Napoli”, Milano, Fratelli Dumolard, 1892, a p. 16, in proposito scriveva che: “A mio fratello da Firenze, 22 agosto: “Fui a Livorno, ed onorato d’invito a pranzo dal Principe di Carignano. Me ne ha contate delle belle. Bertani e Pianciani avevano organizzata una spedizione in aiuto di Garibaldi coi fondi avuti dalla Società Nazionale, ma quando erano in procinto di partire si seppe che avvece della Sicilia tendevano alle provincie romane. Farini non perdette tempo per far rispettare questa volta la sua circolare, e portatosi a Genova, si combinò che la partenza si facesse dalla Sardegna. Intanto Garibaldi informato della cosa è giunto inaspettatamente in Sardegna e col suo ascendente, appoggiato da un nostro bastimento da guerra spedito appositamente colà, deve avere cambiati i capi, e si spera che porterà seco in Sicilia tutta la banda. Il Principe mi disse che se avessero sbarcato in Toscana, Ricasoli aveva già tutto disposto per fermarli. Il Principe ha scritto per avere un bastimento da guerra onde impedire uno sbarco ed evitare una collisione.”. Quest’assenza segreta di Garibaldi durata più di una settimana eccitò commozione, ma cessò quando apparve e preparò il passaggio dello stretto.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 135-136, in proposito scriveva che: “Ma i legami posti da Farini, ed il sospetto che questi avrebbe definitivamente impedita qualsiasi operazione negli Stati pontifici, spinsero Bertani a cercare un appoggio al suo intento, e decise di partire subito egli solo per la Sicilia, per riferire ogni cosa al generale Garibaldi, affinchè Egli, qual giudice supremo, decidesse sull’impiego delle truppe accorse ed arruolate in suo nome, le quali intanto si sarebbero riunite a Terranova. Bertani partendo per la Sicilia in cerca del dittatore, delegò le sue funzioni di capo del Comitato a Mauro Macchi e G. Brambilla. Al comandante lasciò scritto: « Colonnello Piancianciani etc….”.”.
Nel 13 agosto 1860, a Palermo, DEPRETIS, SIRTORI e le difficoltà logistiche per l’arrivo improvviso dei volontari, raccolti in Sardegna, dirottati dal Governo Sardo a Palermo
Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 344, in proposito scriveva che: “Il giorno stesso, il 12 ripeto, giungono inaspettati a Palermo, il ‘Torino’ e più tardi, l’Amazon con parte dei volontari del Bertani. Quest’eventualità né Garibaldi né il Sirtori l’avevano preveduta: tanto meno il Depretis, prodittatore laggiù, il quale si affretta a chiedere istruzioni al Faro. Ma Garibaldi è già lontano e il Sirtori non sa che cosa fare e non risponde al Depretis, né subito né per tutto il giorno seguente, il 13, forse nella speranza che Garibaldi si faccia vivo e gli dica in qualche modo come deve comportarsi. Garibaldi, invece, è in mare e fino alla sera del 13 non giunge a Golfo Aranci, né vi è modo alcuno di fargli sapere l’inattesa novità.”. Poi, a p. 344, l’Agrati continuando il suo racconto scriveva che Garibaldi: “ordina al Depretis di trattenere a Palermo tutti i vapori, nella speranza che con la intera spedizione Pianciani egli possa dalla Sicilia sbarcare in qualche punto della costa calabrese. Ma non vi è telegrafo e questo ordine arriva al Depretis con una lettera del Bertani affidata ad un vapore, probabilmente sardo, il quale non giunge a Palermo che il 15, troppo tardi come abbiamo visto, etc…”. Agrati, a p. 345, aggiunge: “…il Sirtori, dopo avere atteso tutto il giorno 13 istruzioni di Garibaldi, essendo pericoloso e dannoso trattenere più a lungo i 2500 volontari a Palermo – lo dice al Depretis – si decide il 14 mattina ad applicare il programma già concertato col Dittatore e telegrafa al Depretis- e questo di sua iniziativa – che mandi anche i vapori del Bertani a Taormina, mentre invia l’Oregon ad inforare Garibaldi di quanto succede.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”, a cura di Adolfo Omodeo”, a pp. 197-198, in proposito scriveva che: “Fu durante l’assenza di Garibaldi, e precisamente il 14 agosto, che il Sirtori dovette prendere una decisione della massima importanza a proposito delle truppe numerose della spedizione allestita dal Bertani, le quali di mano in mano che giungevano in Sardegna, venivan obbligate da un vapore sardo a ripartire immediatamente per Palermo. In questa città risiedeva Agostino Depretis, prodittatore della Sicilia, il quale non sapeva quali provvedimenti adottare per quella gente armata ed organizzata, che egli non si attendeva poichè da nessuna parte era stato avvisato del suo arrivo, senza contare ch’egli era nell’impossibilità assoluta di fornir loro viveri ed alloggi. Onde sollecitava dal Dittatore e dal Quartier Generale dell’esercito urgnitissime istruzioni e immediati provvedimenti. Nell’impossibilità di chiedere, nonchè di ottenere istruzioni dal Dittatore lontano, il Sirtori si trovò costretto a provvedere di sua iniziativa, e rispose al Depretis ordinandogli di far subito ripartire da Palermo quelle truppe per i porti dello Stretto di Messina, decidendo così quel passaggio sul continente, a cui Garibaldi, tornando dalla Sardegna, fu appena in tempo a partecipare. Tale passaggio naturalmente era già stato tra loro discusso ed anche combinato, almeno nelle sue linee generali, ma non era stato precisato nei suoi dettagli n’è s’era stabilita la data della sua attuazione. Spetta quindi senza alcun dubbio al Sirtori l’averlo ordinato per la notte del 19 agosto: spetta cioè a lui esclusivamente il merito di avere, sotto la propria responsabilità, appiccato l’incendio della rivolta in Calabria, iniziando così la conquista del continente e determinando il crollo completo della monarchia borbonica. Garibaldi stesso, nelle sue Memorie autobiografiche riconosce al suo Capo di Stato Maggiore tutto il merito della sua rapida decisione: “…Il generale Sirtori aveva già disposto in mia assenza che due piroscafi nostri facessero il giro di Sicilia, giungendo a Taormina. Fu codesta una savia e felice risoluzione.”.”. Dunque, Agrati scriveva che il 14 settembre 1860, a Palermo arrivavano in continuazione volontari garibaldini ivi portati da un vapore Sardo (Gulnara) che li aveva obbligati a partire dalla Sardegna (golfo Aranci e Cagliari), per Palermo. Agostino Depretis, Prodittatore della Sicilia, e il generale Sirtori, in asssenza di istruzioni di Garibaldi, che non sapeva nulla, avevano difficoltà ad accoglierle nel porto di Palermo in quanto non si poteva far fronte alle esigenze di vitto e alloggio decoroso. In quelle giornate, Bertani aveva noleggiato il vapore Garibaldi per andare in Sardegna e portare le truppe da egli organizzate in Sicilia. Agrati quì parla anche del passaggio in Calabria. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, ecc…, a pp. 327, in proposito scriveva che: “Intanto, a Palermo, il Depretis, che invano attende le sollecite istruzioni, non sa che cosa fare. Provvede acqua, carbone e viveri, ma i volontari a terra non li lascia scendere. Ed essi, naturalmente, protestano. Avviene di peggio il dì seguente, quando giunge un secondo vapore del cui arrivo il Prodittatore s’affretta ad informare il Sirtori: “Palermo 13 agosto ore 1,45 pom.”. Generale Sirtori, Faro – sono giunti i due vapori Torino e Amazon con 2500 uomini. L’Isère restò a Golfo Aranci con l’equipaggio in completa insubordinazione. Fornisco le navi di viveri per 5 giorni e sto trattando il nolo per farle tornare al loro posto. etc…firmato Depretis”…..etc… (p. 328)…..E Depretis provvede ai necessari preparativi che richiedono l’intera giornata. Primi partono, il dì seguente, il Torino e il Franklin e stanno per partire altri vapori quando arriva l’ordine di Garibaldi di trattenere tutte le navi in Palermo. Il Depretis ne avverte subito il Sartori.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”, a cura di Adolfo Omodeo”, a pp. 199, in proposito scriveva che: “Col Bertani il Sirtori aveva avuto anche un grave incidente a proposito del vapore Garibaldi che quello aveva noleggiato per la sua spedizione, col patto di rilasciarlo libero non appena avesse sbarcata in Sicilia la gente che trasportava. Garibaldi aveva ordinato al Sirtori di requisire detto vapore per il passaggio delle sue truppe in Calabria e il Sirtori trasmise l’ordine al Bertani. Ma questi non tenne in nessun conto la proibizione permettendo che il vapore se ne andasse. Il Sirtori irritato, che al suo ordine il Bertani così apertamente disobbedisse, telegrafò senz’altro al Depretis che lo arrestasse nel caso egli avesse ad approdare a Palermo.”. Agrati, a p. 199, proseguendo il suo racconto scriveva pure che Bertani evitò l’arresto di Depretis, ordinato dal Sirtori, perchè egli non si fermò a Palermo con le truppe dell’ex spedizione Pianciani: “Ma il Bertani non si fermò a Palermo allora, e fu ventura che si evitasse così un grave e doloroso incidente: il rapido succedersi degli eventi impedì poi che l’ordine venisse mai eseguito. Nella rapida avanzata dei vari corpi garibaldini sulla capitale del Regno borbonico, il Sirtori, cui Garibaldi, come abbiamo visto, aveva ceduto il comando supremo ebbe indubbiamente la parte principale. Il coordinare i movimenti delle molteplici e sparse unità, il provvedere alle loro necessità materiali e ai mezzi del loro trasporto, e non di rado quelli stessi necessari alle truppe nemiche, travolte e fuggenti nel massimo scompiglio, tutto l’insieme insomma delle misure richieste dalle due armate, etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a p. 363, in proposito scriveva che: “A proposito del vapore ‘Garibaldi’ noleggiato dal Bertani per la sua spedizione, nasce tra il Sirtori e il Bertani stesso un increscioso e, credo, ignorato incidente. Il Bertani imbarcato su quel vapore, era giunto da Palermo a Milazzo la sera del 20 agosto.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a p. 341, in proposito scriveva che: “Non credo si possa ben sommare la gente corsagli da fuor del reame. Gli scrittori garibaldini dicono 1085 gli sbarcati a Marsala, poi il Medici con 2500, poi il Cosenz.con 1600, e il Sacchi con 1500. Arrivavano inoltre a drappelli tuttodì da Italia, Francia, Malta e Grecia, bruchi da ogni contrada accorrenti sulle terre nostre. Sembra su ‘ primi d’agosto avesse da ventimila stranieri; su ‘ Siciliani, benchè fossero migliaia facea poco conto; e intenti a rapinare in patria , non volean passare il Faro. Laonde avendo ei visto i Regi ritrarsi intatti e frementi, stimò non bastargli quelli, e fè pensiero sù novemila del Bertani; però udito quelli volersi gittare nel Romanesco, statuì ad andare egli a pigliarli. Lasciò al Sirtori il preparar la passata dello Stretto, e postar batterie sulle coste a Torre di Faro (dove s’organava il corpo di Spedizione, coll’aiuto de’ legni inglesi e sardi); ed egli sparso d’andare a Torino, per rispondere a voce a quel Re sull’assalir la Calabria, s’imbarcò sul Washington a’ 12 agosto.”. Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373, in proposito scriveva che: “M’ imbarcai dunque con Agostino Bertani a bordo del Washington, dirigendoci al Golfo degli Aranci. Giunti in quel porto, trovammo soltanto una parte della spedizione, essendosi il maggior numero già diretto per Palermo. Tale circostanza mi fece cambiar d’ opinione sul progetto per Napoli. Imbarcammo parte della gente sul Washington, perchè fosse più comoda, passammo alla Maddalena per far carbone, di lì a Cagliari, a Palermo, a Milazzo, e tornammo a Punta di Faro, ove il generale Sirtori avea già disposto due piroscafi nostri, il Torino ed il Franklin, perchè facessero il giro della Sicilia da settentrione ad occidente e ostro sino nella parte orientale dell’ isola a Taormina. Fu cotesta una savia e felice risoluzione. I due piroscafi suddetti giunsero a Giardini, porto di Taormina, v’ imbarcarono la divisione Bixio, etc…”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 141-142, in proposito scriveva che: “L’inopinata partenza di Garibaldi per ignota destinazione, suscitò mille voci , mille sospetti, mille supposizioni. Abba registrò quel giorno la seguente noterella: « Si sente da tutti come qualchecosa sia venuta meno nell’aria, nella natura, in noi». Ma Egli partiva fidente. Dove il suo spirito presiedeva, dove Sirtori disponeva, Bixio eseguiva, i fattori del successo rimanevano tuttora saldi e potenti.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”, a cura di Adolfo Omodeo”, a p. 199, proseguendo il suo racconto scriveva pure che Bertani evitò l’arresto di Depretis, ordinato dal Sirtori, perchè egli non si fermò a Palermo con le truppe dell’ex spedizione Pianciani: “Nella rapida avanzata dei vari corpi garibaldini sulla capitale del Regno borbonico, il Sirtori, cui Garibaldi, come abbiamo visto, aveva ceduto il comando supremo ebbe indubbiamente la parte principale. Il coordinare i movimenti delle molteplici e sparse unità, il provvedere alle loro necessità materiali e ai mezzi del loro trasporto, e non di rado quelli stessi necessari alle truppe nemiche, travolte e fuggenti nel massimo scompiglio, tutto l’insieme insomma delle misure richieste dalle due armate, etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, ecc…, a pp. 325-326, in proposito scriveva che: “Eppure, proprio alla forza ricorre il Governo sardo. Il Torino, la prima delle navi del Bertani, arrivato al Golfo Aranci vi aveva trovato la Gulnara che l’aveva costretto a ripartire subito per Palermo. E’ innegabile che in questo modo il Governo di Torino compiva un sopruso e non si teneva ai patti. Esso dava, così, ragione al Mazzini…etc…Certo si è che che né le navi né i volontari poterono più trovarsi più riuniti. Lo stesso Treveljan s’inganna quando afferma che ciò avvenne pochi giorni dopo a Palermo. Il Torino, con la Brigata Eberhardt e con ben 1500 volontari, era già allora in viaggio per altri lidi. Questo vapore era giunto infatti nella capitale dell’Isola affatto inatteso il 12, lo stesso giorno in cui il Bertani era partito con Garibaldi dal Faro. Il Depretis si affrettava a a telegrafare, credendo ancora Garibaldi al Faro: “Palermo 12, ore 2,20 pom. Al Dittatore, Faro – E’ arrivato il Torino col colonnello Eberhardt e 1500 uomini disarmati, proveniente da Golfo Aranci. Il comandante dice che un vapore da guerra sardo ha ordinato loro di proseguire la rotta etc…”.
Sirtori ordina le partenze dei vapori FRANKLIN E TORINO per TAORMINA
Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, a pp. 157, riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “….Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda. Nè a Palermo perde il tempo. La brigata Eberhardt era già stata avviata sul Torino a raggiungere il Bixio a Taormina; Etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, ecc…, a pp. 325-326, in proposito scriveva che: “Il Torino, con la Brigata Eberhardt e con ben 1500 volontari, era già allora in viaggio per altri lidi. Questo vapore era giunto infatti nella capitale dell’Isola affatto inatteso il 12, lo stesso giorno in cui il Bertani era partito con Garibaldi dal Faro. Il Depretis si affrettava a a telegrafare, credendo ancora Garibaldi al Faro: “Palermo 12, ore 2,20 pom. Al Dittatore, Faro – E’ arrivato il Torino col colonnello Eberhardt e 1500 uomini disarmati, proveniente da Golfo Aranci. Il comandante dice che un vapore da guerra sardo ha ordinato loro di proseguire la rotta etc…”. Insomma, nel porto di Palermo, il 12 agosto 1860, il Depretis si ritrovò in modo inatteso i due vapori del Bertani, il Torino e l’Amazon e le truppe delle due Brigate Tharrena (1500 uomini) e l’Amazon con 2500 uomini disarmati ed affamati. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 344, in proposito scriveva che: “Il giorno stesso, il 12 ripeto, giungono inaspettati a Palermo, il ‘Torino’ e più tardi, l’Amazon con parte dei volontari del Bertani. Quest’eventualità né Garibaldi né il Sirtori l’avevano preveduta: tanto meno il Depretis, prodittatore laggiù, il quale si affretta a chiedere istruzioni al Faro. Ma Garibaldi è già lontano e il Sirtori non sa che cosa fare e non risponde al Depretis, né subito né per tutto il giorno seguente, il 13, forse nella speranza che Garibaldi si faccia vivo e gli dica in qualche modo come deve comportarsi. Garibaldi, invece, è in mare e fino alla sera del 13 non giunge a Golfo Aranci, né vi è modo alcuno di fargli sapere l’inattesa novità.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, ecc…, a pp. 327, in proposito scriveva che: “Intanto, a Palermo, il Depretis, che invano attende le sollecite istruzioni, non sa che cosa fare. Provvede acqua, carbone e viveri, ma i volontari a terra non li lascia scendere. Ed essi, naturalmente, protestano. Avviene di peggio il dì seguente, quando giunge un secondo vapore del cui arrivo il Prodittatore s’affretta ad informare il Sirtori: “Palermo 13 agosto ore 1,45 pom.”. Generale Sirtori etc…firmato Depretis”…..etc… (p. 328). E Depretis provvede ai necessari preparativi che richiedono l’intera giornata. Primi partono, il dì seguente, il Torino e il Franklin e stanno per partire altri vapori quando arriva l’ordine di Garibaldi di trattenere tutte le navi in Palermo. Il Depretis ne avverte subito il Sirtori.“. Agrati, riferendosi a Garibaldi, da Cagliari, a p. 344 scriveva che Garibaldi: “ordina al Depretis di trattenere a Palermo tutti i vapori, nella speranza che con la intera spedizione Pianciani egli possa dalla Sicilia sbarcare in qualche punto della costa calabrese. Ma non vi è telegrafo e questo ordine arriva al Depretis con una lettera del Bertani affidata ad un vapore, probabilmente sardo, il quale non giunge a Palermo che il 15, troppo tardi come abbiamo visto, etc…”. Agrati, a p. 345, aggiunge: “…il Sirtori, dopo avere atteso tutto il giorno 13 istruzioni di Garibaldi, essendo pericoloso e dannoso trattenere più a lungo i 2500 volontari a Palermo – lo dice al Depretis – si decide il 14 mattina ad applicare il programma già concertato col Dittatore e telegrafa al Depretis- e questo di sua iniziativa – che mandi anche i vapori del Bertani a Taormina, mentre invia l’Oregon ad inforare Garibaldi di quanto succede.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, ecc…, a p. 329, in proposito scriveva che: “A Trapani, poi, i due vapori non s’erano potuti fermare: erano già passati al largo innanzi alla città e avevano proseguito così indisturbati sino alla mèta che il Sirtori aveva loro fissata.”. Insomma, accadde che Sirtori, spazientito della mancata risposta di Garibaldi prese di sua iniziativa la saggia decisione di spostare subito le truppe del Bertani. Garibaldi, nelle sue “Memorie” lodò le sagge decisioni di Sirtori che, in sua assenza, prese delle importanti decisioni che si rivelarono utili per lo sbarco in Calabria. L’11 e il 12 erano arrivate a Palermo, dove vi era il Depretis, due Brigate della Spedizione Bertani-Pianciani che, la nave sarda “Gulnara”, a Golfo Aranci aveva intimato la partenza per Palermo. Le due Brigate organizzate dal Bertani erano la Tharrena e la …………., che viaggiarono sui vapori Franklin e Torino. Sebbene tra grandi difficoltà, il generale Sirtori, decise di sua iniziativa di spostarle da Palermo a Taormina, dove poi, il 19 agosto 1860 potettero imbarcarsi le truppe del Bixio con Garibaldi al seguito, che parrarono lo Stretto e per sbarcare in Calabria. Fu il primo sbarco di successo dell’Esercito Meridionale di Garibaldi. Ci aveva provato prima Musolino. Sulla risoluzione adottata dal Sirtori, Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373 e ssg., in proposito scriveva che: “…..passammo alla Maddalena per far carbone, di lì a Cagliari, a Palermo, a Milazzo, e tornammo a Punta di Faro, ove il generale Sirtori avea già disposto due piroscafi nostri, il Torino ed il Franklin, perchè facessero il giro della Sicilia da settentrione ad occidente e ostro sino nella parte orientale dell’ isola a Taormina. Fu cotesta una savia e felice risoluzione. I due piroscafi suddetti giunsero a Giardini, porto di Taormina, v’ imbarcarono la divisione Bixio, e la passarono felicemente a Melito in Calabria.”. Dunque, il generale Sirtori, nominato da Garibaldi, Capo di Stato Maggiore ad interim, di sua iniziativa decide di far spostare le truppe a Giardini, ai piedi di Taormina, verso l’estrema punta della Sicilia, pronti per passare lo Stretto di Messina e poter sbarcare sul Continente (in Calabria). A questo punto del racconto l’Agrati scrive della lodi che Garibaldi, nelle sue “Memorie” fece a Sirtori per la felice organizzazione delle truppe di Bixio che fece trovare pronte a Garibaldi a Giardini. (si veda pp. 342 etc.. o p. 345). Carlo Agrati (….), nel suo “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”, a cura di Adolfo Omodeo”, a pp. 197-198, in proposito scriveva che: “Fu durante l’assenza di Garibaldi, e precisamente il 14 agosto, che il Sirtori dovette prendere una decisione della massima importanza a proposito delle truppe numerose della spedizione allestita dal Bertani, le quali di mano in mano che giungevano in Sardegna, venivan obbligate da un vapore sardo a ripartire immediatamente per Palermo. In questa città risiedeva Agostino Depretis, prodittatore della Sicilia, il quale non sapeva quali provvedimenti adottare per quella gente armata ed organizzata, che egli non si attendeva poichè da nessuna parte era stato avvisato del suo arrivo, senza contare ch’egli era nell’impossibilità assoluta di fornir loro viveri ed alloggi. Onde sollecitava dal Dittatore e dal Quartier Generale dell’esercito urgentissime istruzioni e immediati provvedimenti. Nell’impossibilità di chiedere, nonchè di ottenere istruzioni dal Dittatore lontano, il Sirtori si trovò costretto a provvedere di sua iniziativa, e rispose al Depretis ordinandogli di far subito ripartire da Palermo quelle truppe per i porti dello Stretto di Messina, decidendo così quel passaggio sul continente, a cui Garibaldi, tornando dalla Sardegna, fu appena in tempo a partecipare. Tale passaggio naturalmente era già stato tra loro discusso ed anche combinato, almeno nelle sue linee generali, ma non era stato precisato nei suoi dettagli n’è s’era stabilita la data della sua attuazione. Spetta quindi senza alcun dubbio al Sirtori l’averlo ordinato per la notte del 19 agosto: spetta cioè a lui esclusivamente il merito di avere, sotto la propria responsabilità, appiccato l’incendio della rivolta in Calabria, iniziando così la conquista del continente e determinando il crollo completo della monarchia borbonica. Garibaldi stesso, nelle sue Memorie autobiografiche riconosce al suo Capo di Stato Maggiore tutto il merito della sua rapida decisione: “…Il generale Sirtori aveva già disposto in mia assenza che due piroscafi nostri facessero il giro di Sicilia, giungendo a Taormina. Fu codesta una savia e felice risoluzione.”.”. Dunque, Agrati scriveva che il 14 settembre 1860, a Palermo arrivavano in continuazione volontari garibaldini ivi portati da un vapore Sardo (Gulnara) che li aveva obbligati a partire dalla Sardegna (golfo Aranci e Cagliari), per Palermo. Agostino Depretis, Prodittatore della Sicilia, e il generale Sirtori, in asssenza di istruzioni di Garibaldi, che non sapeva nulla, avevano difficoltà ad accoglierle nel porto di Palermo in quanto non si poteva far fronte alle esigenze di vitto e alloggio decoroso. In quelle giornate, Bertani aveva noleggiato il vapore Garibaldi per andare in Sardegna e portare le truppe da egli organizzate in Sicilia. Agrati quì parla anche del passaggio in Calabria. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “….ebbe ordini da Garibaldi di portarli a Milazzo con tre brigate, mentre quella di Eberhard, imbarcata sul vapore ‘Franklin’, fu inviata alla costa meridionale dell’isola per unirsi alla colonna di Bixio. Essa dovette fare tutto il giro della Sicilia, perchè Bixio, si era portato a Taormina.“. Agostino Bertani, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., riferendosi a Bertani, in proposito scriveva che: “…..e aveva letta la circolare di Farini che proibiva assolutamente altri arruolamenti di volontari sul continente, visto che il generale aveva spedito la brigata Eberhard a Trapani, studiava ogni mezzo per raggiungerlo. Etc…”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Le brigate Parma, Bologna, Milano, partirono lo stesso giorno per Milazzo, mentre la Torino, per ordine del Sirtori, stava raggiungendo Giardini girando l’Isola per l’occidente e porsi agli ordini di Bixio, che si apprestava a varcare lo Stretto.”.
GARIBALDI PARTE PER LA SARDEGNA
Nel 12 agosto 1860, da Palermo, la partenza di GARIBALDI e BERTANI, in incognito vanno in Sardegna
Arrivato a Torre del Faro di Messina, Agostino Bertani incontra Garibaldi e gli riferisce del piccolo esercito che attendeva a Golfo Aranci. Garibaldi convintosi dell’opportunità di avere con sè quel piccolo esercito organizzato dal Bertani, decise con lui di partire in incognita recandosi in Sardegna. Partiranno al mattino presto, alle 8 da Torre di Faro. Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373, in proposito scriveva che: “In quei giorni giunse da Genova il dottor Bertani, e mi annunciò che dovevano riunirsi agli Aranci, sulla costa orientale della Sardegna, circa cinquemila dei nostri, da lui riuniti a Genova e spediti a quella via prima della sua partenza di là. Tale determinazione di formare cotesta gente agli Aranci aveva origine da coloro che, come Mazzini, Bertani, Nicotera, ec. , senza disapprovare le spedizioni nostre nell ‘ Italia meridionale, opinavano doversi fare diversioni nello Stato pontificio o su Napoli ! o forse ancora repugnavano di sottomettersi all’ ubbidienza della Dittatura. Per non urtare intieramente coll’ idea strategica di quei signori, mi nacque il pensiero di raggiungere io stesso cotesti cinquemila uomini, e con essi tentare un colpo di mano su Napoli. M’ imbarcai dunque con Agostino Bertani a bordo del Washington, dirigendoci al Golfo degli Aranci.”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 155 scriveva: “Al finire del luglio la sciolta brigata di Castelpucci, passata al comando di Gaetano Sacchi, sbarcava tranquillamente a Palermo, e passava tosto ad ingrossare le schiere del Faro: poco dopo Agostino Bertani arrivava a Messina ad annunziare al Dittatore l’avvenuto compromesso; ai 13 di agosto il Farini pubblicava un bando inutilmente provocatore, in cui, sconfessate tutte le passate spedizioni, vietava le presenti e le future, e proclamava l’Italia dover essere degl’Italiani, non delle sètte; una cannoniera della marina sarda, la Gulnara, navigava per Terranova onde aspettarvi al varco i volontari e forzarli a proseguire per Palermo; le due brigate infine, nominate dai loro comandanti Eberhardt e Tharrena, grosse non più che di duemila uomini ciascuna imbarcati sui due piroscafi il Franklin e il Torino, approdavano nel pomeriggio del 13 agosto nel Golfo degli Aranci, dove però, trovata la Gulnara e da essa ricevuta l’ intimazione di continuare la rotta, volenti o nolenti, mormoranti o rassegnati, ubbidirono. Ed ecco la cagione della scomparsa di Garibaldi dal Faro. Etc…”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 154, in proposito scriveva che: “Quando infatti vide i Borbonici ben bene sprofondati nell’ illusione, e fu certo ormai che tutti i loro sguardi e tutte le loro forze erano converse all’unico punto del Faro, Garibaldi commette al Sirtori il comando supremo dell’esercito, gli raccomanda di continuare come prima in quelle finte e in quegli apparecchi che avevano tanto giovato fino allora, e la notte del 12 scompare. Dov’ era andato ? Etc…”. Guerzoni, a p. 157 proseguendo il suo racconto sul viaggio di Garibaldi per Golfo Aranci scriveva: “Toccata con mano, dopo quindici giorni di vani sperimenti, la difficoltà del passaggio dello Stretto, misurata l’esiguità delle proprie forze e persuaso che in essa stava il maggior ostacolo all’impresa ; udito dal Bertani che in Sardegna stava aspettando una bella ed agguerrita legione di circa ottomila armati, co’ quali poteva d’un colpo solo addoppiare il suo esercito; convinto anche più che la spedizione romana, utile un tempo, era divenuta intempestiva e che a Roma si poteva marciar più spediti e sicuramente per la via di Napoli , delibera, quasi all’improvviso, di correre egli stesso nel Golfo degli Aranci a prendere quel prezioso soccorso e portarselo seco in Sicilia…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, a p. 264, in proposito scriveva che: “Il Bertani, infatti, privo di notizie di Garibaldi, aveva deciso di recarsi da lui, fors’anche nella speranza, non solo di indurlo a lasciar partire i suoi per il Pontificio, ma di convincerlo a condurveli egli stesso. Egli giungeva nella sera del 10 nella capitale dell’Isola, e ne ripartiva poche ore dopo per arrivare nella notte sul 12 al Faro.”. Dunque, Bertani, proveniente da Genova giunge a Palermo il 10 settembre e il 12 settembre 1860 giunge al Faro nella speranza di poter incontrare Garibaldi. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a p. 323, in proposito scriveva che: “Garibaldi, a dir il vero, non poteva immaginare che cosa fosse successo per giustificare quel viaggio imprevisto del Bertani, né poteva sapere che cosa egli venisse a dirgli e ad offrirgli, etc…Che cos’era avvenuto ? Comunque egli non poteva che attendere il Bertani, che lasciato al suo posto a Genova Alessandro Antongini milanese, era arrivato a Palermo la sera del 10 agosto come già sappiamo. Alcuni, e fra questi il pur tanto accurato Comandini, lo fanno arrivare il dì dopo.”. Poi, a p. 325 riferendosi al Bertani aggiunge che: “Non avrebbe certo accettato di toccare la Sicilia e avrebbe evitato così i malumori e le proteste, di cui s’erano fatti interpreti il Nicotera, Achille Sacchi, e lo stesso Mazzini, il quale etc….Il Bertani, impressionato da tali avvertimenti, nell’atto di partire aveva messo in guardia il Pianciani, e aveva creduto bastasse, con queste parole: “Colonnello – I volontari tutti uniti aspetteranno nel Golfo Aranci. Voi arriverete ultimo con lo Stato Maggiore. etc…”.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, a p. 324, in proposito scriveva che: “Nella notte fra l’11 ed il 12, dopo circa 24 ore di navigazione, il Bertani arriva al Faro….Al Faro, il Bertani era sbarcato quasi a mezzanotte etc…”. Agrati prosegue il suo racconto e giunge alla partenza di Bertani e di Garibaldi per la Sardegna, verso Golfo Aranci, dove erano state raccolte le truppe. Carlo Agrati (….), nel suo, “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”.”, ed. Laterza, Bari, 1940, nel capitolo: “La campagna del 1860”, ecc…, a pp. 197-198 e ssg., in proposito scriveva che: “…Garibaldi per tre volte cedette a Sirtori il governo dello Stato nominandolo Prodittatore, nella sua assenza. La prima fu alla vigilia della battaglia di Milazzo del 20 luglio, quando Garibaldi accorse in aiuto del Medici: la seconda fu al Faro il 12 di agosto quand’egli con Bertani ne partì per la Sardegna a raggiungere a Golfo Aranci la spedizione cosiddetta di Terranova..”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 326-327, in proposito scriveva che: “Ma, il Bertani dice chiaro che alle 8 del mattino egli era già con lui a bordo del ‘Washington’, e lo conferma una corrispondenza della ‘Gazzetta di Genova’: “Il Bertani giunse al mattino e poco dopo ripartì col Generale”. Essi, quindi, lasciarono il Faro nella ferma convinzione di trovare a Golfo Aranci tutta la gente del Pianciani. La decisione di prtire era stata improvvisa. Etc…”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 165 e ssg., riferendosi al taccuino di Bertani, in proposito scriveva che: “Poi nota: 10 agosto. Arrivo a Palermo. Depretis m’accoglie con affetto, promette che le cambiali verranno tutte pagate. È seccato dagli annessionisti venuti a sciami. Non crede attuabile la spedizione nel Pontificio. Alla sera m’imbarco sull’Elba. Veggo Milazzo, il forte , ricordo Migliavacca. ‘ Si vedono i vapori in crociera. Alle undici si vede il Faro, le coste di Calabria a ridosso. A mezzanotte innanzi al Faro. Cannoneggiamento la notte dalla punta di Capo-Passero, il forte e la fregata incrociano. Minaccie a noi da terra. Sbarco; incontro Castiglia, Caldesi, Stagnetti. Mi corico sulla sabbia bella scena di quella spiaggia sabbiosa. All’alba del 12 veggo Cosenz: andiamo assieme dal generale nel suo quartier generale sull’alto della Torre del Faro. Ora è difficile a dirsi chi fu più sorpreso: Garibaldi a veder comparire Bertani nel suo nido d’aquila, o questi di sentire che il generale fin dal 30 luglio gli aveva scritto di spingere le operazioni nello Stato pontificio a tutta oltranza . Baciato e abbracciato il fido amico, etc…”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 167 e ssg., in proposito scriveva che: “Le notizie dunque portate da Bertani arrivarono in buon punto; onde, dati gli ordini a Sirtori e Cosenz di dividere le forze e confondere le idee dei regi con finti passaggi e continui allarmi, disse a Bertani: « Partiamo per il golfo sul Washington e subito . Alle otto e mezzo salparono ; e Bertani a bordo del Washington scrive alla marchesa Ernesta Cambiaso: Ho meco Garibaldi a bordo e con lui navigo al golfo degli Aranci . Ho avuto una felice ispirazione di venire. Alle dodici e mezza della notte sabato-domenica fummo innanzi alla Torre del Faro di Messina.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a p. 258, in proposito scriveva: “Garibaldi risolse di servirsi di questo mezzo, ed aumentare la sua azione col diffondere le voci più diverse ed erronee. Come questo mezzo abbia ottenuto un successo sul quale lo stesso Garibaldi appena poteva far conto, lo vedremo quanto prima. Garibaldi non poteva sapere in anticipazione fin dove sarebbe riescito, e per quanto si figurasse ogni circostanza favorevole, doveva sempre desiderare un rinforzo di quella parte delle sue truppe, delle quali poteva immediatamente e con sicurezza disporre. Al principio di agosto un tale rinforzo potè essere a disposizione di Garibaldi. Era quella piccola, armata che alla sua partenza dall ‘ alta Italia assunse il nome di divisione o spedizione di Terranova. La spedizione di Terranova era stata organizzata dall’attività di Mazzini e del dottor Bertani, lasciato a Genova come rappresentante di Garibaldi allo scopo di agire contro gli Stati della Chiesa. Comandante in capo di essa era il colonnello Pianciani e capo dello stato maggiore generale il colonnell G. Rüstow, che avevano specialmente diretto l’organizzazione.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a p. 259, in proposito scriveva: “Da questo luogo di ritrovo la spedizione fu detta spedizione di Terranova, al che non era estraneo il pensiero nascosto, non essere destinata per la Sicilia ma per altra nuova terra.”. Giuseppe Bandi (…), nel suo “I Mille”, (con prefazione di Stefano Canzio), ed. Vie Nuove, 19….,riferendosi a Garibaldi, a p. 162, in proposito scriveva che: “Per tale scopo, partì segretamente e di nottetempo, senza curarsi del rischio che correva, nel pigliar il mare in luogo tanto vegliato dalle navi borboniche; e quando ci accorgemmo della sua assenza, egli era già nel golfo degli Aranci.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Garibaldi….era costretto ad opporsi alla Spedizione degli Stati Pontifici ed era corso a Cagliari per ritirare etc….Questo corpo mutando direzione era da Garibaldi destinato a servire allo sbarco in Calabria. Etc..”. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a p. 208, in proposito scriveva: “Ad accrescere sue militari forze, il Generale sollecitava lo arrivo in Sicilia di quella quarta spedizione di volontari, che declinando il luglio, si raccoglievano in Sardegna nella rada di Terranova sotto il comando del Colonnello Pianciani. Quest’accolta di milizie avea per pubblici propositi di venirne in Sicilia; ma lo intento segreto dei capi era invece di metterli in terra pontificia: ove schivando di affrontarsi nei francesi, si ripromettevano d’impellere nei popoli della centrale Italia quel moto medesimo, che Garibaldi aveva suscitato vittorioso all’estremo della penisola. Il governo sardo diede ausilii, come alle altre, e più che alle altre spedizioni, anche a questa di Terranova, e per questi fu voce si accontasse in Genova col Bertani il Farini ministro; il quale volle promesso, e invigilava attentamente, che si eseguisse davvero lo sbarco non ad altre spiagge che in Sicilia. Ma a mutare i reconditi, quanto audaci disegni sulla Stato papalino, non essendo punto disposti nè il Bertani, ne molto meno il Pianciani, non parevano essi gran fatto proclivi alle sollecitazioni di Garibaldi che li chiamava in Sicilia; parendo loro di venirne troppo morbidi ai cenni di un’odiata diplomazia, laddove quelle forze riuscirebbero alla Sicilia superflue, alle sorti d’Italia disutili. “. Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a p. 209, in proposito scriveva che: “La spedizione adunque, che di Terranova veniva in Sicilia a mezzo l’agosto, diè abilità al Dittatore di sospingersi alla seconda parte della impresa, che incominciava dal non agevole, per le molte crociere del napoletano naviglio, passaggio del Faro. Aveva egli radunato a Torre di Faro, etc…”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 96-97, in proposito scriveva che: “Il 10 agosto il Bertani sbarcava a Palermo ricevuto con effetto dal Depretis, l’11 sul vapore Elba arrivava a Torre del Faro e in quel momento era la seguente: nello Stretto la flotta borbonica vigilava etc….Garibaldi, udito il racconto particolareggiato del Bertani circa la approntata grossa spedizione, le difficoltà, anzi le opposizioni fatte dal Governo al compimento del programma, “in un lampo, senza discussione, senza manifestare i suoi progetti”(1) decise di partire per Terranova. Nessuno sapeva di questa decisione e della partenza, tranne il Sirtori a cui aveva scritto: “Sig. Generale Sirtori, io lascio a voi il comando dell’esercito e della marina, dovendo assentarmi qualche giorno. G. Garibaldi”(2).”. Maraldi, a p. 96, nella nota (1) postillava: “(1) G. Pittaluga, op. cit., p. 135-146”. Maraldi, a p. 96, nella sua nota (2) postillava: “(2) Archivio Bertani, Elenco 2°, plico 1°.”. Maraldi, a p. 97, nella nota (1) postillava: “(1) G. Pittaluga, op. cit., p. 141”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 97, in proposito scriveva che: “Nelle sue Memorie (3) così egli spiega quella sua risoluzione: “Bertani mi annunciò che dovevano riuniirsi agli Aranci circa 5000 uomini dei nostri. Tale determinazione di formare codesta gente agli Aranci aveva origine da coloro che come Mazzini, Nicotera, ecc.. senza disapprovare la spedizione nostra nel meridionale, opinavano doversi fare diversioni nello Stato Pontificio, su Napoli, o forse anche repugnavano di sottomettersi alla obbedienza della dittatura. Per non urtare intieramente con le idee strategiche di quei signori mi nacque il pensiero di raggiungere io stesso quei cinquemila uomini e con essi tentare un colpo di mano su Napoli (4).”. Maraldi, a p. 97, nella nota (3) postillava: “(3) G. Pittaluga, op. cit., p. 141”. Maraldi, a p. 97, nella sua nota (3) postillava: “(2) C. Agrati, da Palermo al Volturno, p. 327”. Maraldi, a p. 97, nella nota (3) postillava: “(3) Stese quando il dissenso con Mazzini era divenuto acutissimo.”. Maraldi, a p. 97, nella nota (4) postillava: “(4) G. Garibaldi, Memorie, Barbera, p. 374.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 98, in proposito scriveva che: “Garibaldi, dopo le disposizioni date al suo Capo di Stato Maggiore, il giorno 12 alle ore 8,30 s’imbarcava con il Bertani sul Washington per approdare in Sardegna e per raggiungere gli uomini concentrati al Golfo degli Aranci.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a p. 341, in proposito scriveva che: “Non credo si possa ben sommare la gente corsagli da fuor del reame. Gli scrittori garibaldini dicono 1085 gli sbarcati a Marsala, poi il Medici con 2500, poi il Cosenz.con 1600, e il Sacchi con 1500. Arrivavano inoltre a drappelli tuttodì da Italia, Francia, Malta e Grecia, bruchi da ogni contrada accorrenti sulle terre nostre. Sembra su ‘ primi d’agosto avesse da ventimila stranieri; su ‘ Siciliani, benchè fossero migliaia facea poco conto; e intenti a rapinare in patria, non volean passare il Faro. Laonde avendo ei visto i Regi ritrarsi intatti e frementi, stimò non bastargli quelli, e fè pensiero sù novemila del Bertani; però udito quelli volersi gittare nel Romanesco, statuì ad andare egli a pigliarli. Lasciò al Sirtori il preparar la passata dello Stretto, e postar batterie sulle coste a Torre di Faro (dove s’organava il corpo di Spedizione, coll’aiuto de’ legni inglesi e sardi); ed egli sparso d’andare a Torino, per rispondere a voce a quel Re sull’assalir la Calabria, s’imbarcò sul Washington a’ 12 agosto.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 142-143, in proposito scriveva che: “Durante la traversata Bertani scrisse la seguente lettera ad un amico da far recapitare da Terranova: << A bordo del Whashington, 12 agosto 1860. << Ho meco Garibaldi a bordo, e con lui navigo al Golfo degli Aranci per piombare di là inaspettato sullo Stato romano e rimettere la quistione italiana sulla vera base ed aprire i varchi alle correnti di gioventù italiana che verrà a fare di Roma la capitale della nostra Italia. « Ho avuto una felice ispirazione di venire. Alle 12 e mezzo della notte sabato-domenica, fummo innanzi alla Torre del Faro di Messina. Si cannoneggiava dall’estrema Calabria: un tentativo fatto poche ore prima da 200 uomini sembra fallito. Scesi di bordo e ascesi alla Torre del Faro, passando in mezzo a varie sentinelle e uomini sdraiati per ogni dove su quella spiaggia sabbiosa, vastissima.”, poi, a p. 143 aggiungeva: “A quella ringhiera ho vissuto mezz’ora di vita hi patriottica italiana; Garibaldi ha aderito al mio progetto. « Parmi di aver sciolto il problema di cui appena osavo immaginare la spiegazione. Egli si decise in un momento a capitanare la spedizione, diede gli ordini al Washington immediatamente, ed alle otto e mezza eravamo già a bordo».”.
A GOLFO ARANCI IN SARDEGNA
Nel 13 agosto 1860, a GOLFO ARANCI (Sardegna), l’arrivo di Garibaldi e Bertani, che dalla Sicilia, in tutto segreto si erano recati in Sardegna a prendere le truppe della “Spedizione Bertani-Pianciani”, le truppe preparate dal Bertani per invadere lo Stato Pontificio e dirottarle in Sicilia
Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373, in proposito scriveva che: “In quei giorni giunse da Genova il dottor Bertani, e mi annunciò che dovevano riunirsi agli Aranci, sulla costa orientale della Sardegna, circa cinquemila dei nostri, da lui riuniti a Genova e spediti a quella via prima della sua partenza di là. Tale determinazione di formare cotesta gente agli Aranci aveva origine da coloro che, come Mazzini, Bertani, Nicotera, ec. , senza disapprovare le spedizioni nostre nell ‘ Italia meridionale, opinavano doversi fare diversioni nello Stato pontificio o su Napoli ! o forse ancora repugnavano di sottomettersi all’ ubbidienza della Dittatura. Per non urtare intieramente coll’ idea strategica di quei signori, mi nacque il pensiero di raggiungere io stesso cotesti cinquemila uomini, e con essi tentare un colpo di mano su Napoli. M’ imbarcai dunque con Agostino Bertani a bordo del Washington, dirigendoci al Golfo degli Aranci. Giunti in quel porto, trovammo soltanto una parte della spedizione, essendosi il maggior numero già diretto per Palermo. Tale circostanza mi fece cambiar d’ opinione sul progetto per Napoli. Imbarcammo parte della gente sul Washington, perchè fosse più comoda, passammo alla Maddalena per far carbone, di lì a Cagliari, a Palermo, a Milazzo, e tornammo a Punta di Faro, etc…”. Garibaldi, a p. 373, nella nota (1) postillava: “(1) Il generale Turr era passato sul continente per motivi di salute, ed avea lasciato il comando della brigata Eber.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 330-331, in proposito scriveva che: “Appena giunto a Golfo degli Aranci, Garibaldi aveva scritto al Nicotera ch’egli andava con le altre Brigate in Sicilia e che le forze di cui esso Nicotera disponeva erano più che sufficienti per l’impresa negli Stati papali. Il che, prova che già era tornato al primitivo progetto. Riprendendo la narrazione dei fatti, Garibaldi e Bertani, sul ‘Washngton’, erano entrati nel Golfo degli Aranci sulla sera del 13 agosto senza aver incontrate navi nemiche, poiché queste erano ormai concentrate tutte nello Stretto, e vi avevano trovato l’Isère, il Calatafimi, il Garibaldi col brigantino Shepeard, e avevano saputo che con questi era anche il ‘Wessel’, il quale, però, al momento si trovava a Terranova per Carbone. Ma invano avevano cercato il ‘Torino e l’Amazon, che, a quello che si disse loro, erano partiti per Palermo. Garibaldi era salito sul ‘Shepeard tra i volontari, che, già in agitazione e tumulto, si erano placati come per incanto alla sua vista e, ascoltate le sue parole, non avevano fatto opposizione alcuna al suo ordine di partire per Palermo. Il Bertani era rimasto, invece, assai male e aveva voluto quell’ordine per iscritto. Garibaldi lo aveva accontentato subito, dopo di che aveva scritto al Nicotera nel senso che ho detto. Mentre quei legni facevano i preparativi per la partenza, egli, imbarcati sul ‘Waschington’ 400 volontari affinché gli altri avessero a stare meno pigiati sui rispettivi vapori, s’era diretto alla Maddalena per provvedersi a sua volta di carbone. Questa, almeno, è la ragione indicata dal Mario, ma, evidentemente, non era la sola, perché, in tal caso, Garibaldi si sarebbe diretto alla più vicina Terranova. Altra, e forse più forte ragione era che con quel più lungo tragitto, Garibaldi s’accostava alla sua diletta Caprera, alla quale, infatti, fece una rapida visita mentre il ‘Washington imbarcava il carbone. Il Treveljan, narrando di queste poche ore passate dal Dittatore nella pace silenziosa dei suoi campi e delle sue rocce, etc…Poi, calata la sera, il ‘Washington’ riprende la via del ritorno durante la quale fa sosta a Cagliari etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Garibaldi….era costretto ad opporsi alla Spedizione degli Stati Pontifici ed era corso a Cagliari per ritirare etc….Questo corpo mutando direzione era da Garibaldi destinato a servire allo sbarco in Calabria. A Cagliari Garibaldi trovò una parte della spedizione, mentre un’altra aveva fatto rotta per Palermo; Etc..”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a pp. 27-28-29-30, in proposito scriveva che: “Questo progetto, maturato in segreto dagli uomini della fazione estremista, era stato comunicato a Garibaldi, secondo quanto ho motivo di credere, solo all’ultimo momento. Garibaldi, con quel raro buon senso pratico che lo distingue, vi si oppose; si recò personalmente in Sardegna, con una sola parola dislocò la spedizione e la fece dirigere verso la Sicilia sotto il comando dei suoi principali capi, escluso il colonnello Pianciani, che, avendo impegnato la sua parola per l’invasione degli Stati pontifici, credette di doversi ritirare quando si vide in contrasto col generale in capo dell’esercito meridionale (1)….Etc…(p. 30). Fu lunedì 13 agosto che gli uomini di questa spedizione, la quale di lì a tre giorni doveva essere sciolta, s’imbarcarono verso mezzogiorno, scortati da una parte della popolazione genovese, che li salutava con i suoi più caldi voti ed addii. La sera, fu il nostro turno.”. Maxime Du Champ (….), nel suo“La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, a p. 39, riferendosi al colonnello Ludovico Frapolli, in proposito scriveva che: “..ma, alle cinque di mattina fui svegliato da un ufficiale il quale veniva ad avvertirmi che Garibaldi, sbarcato verso mezzanotte a Palermo, sarebbe ripartito per Messina in mattinata ed a noi erano stati riservati dei posti sul suo piroscafo. Infatti, mentre ognuno faceva andare Garibaldi, secondo la sua immaginazione, in uno o in un altro luogo, egli si era recato in Sardegna per sciogliere la spedizione progettata dal colonnello Pianciani; poi, al momento di ritornare in Sicilia, sentendosi così vicino al suo isolotto di Caprera, non aveva resistito e vi aveva condotto gli amici che l’accompagnavano.”. Maxime Du Champ (….), nel suo“La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, a p. 41 rcconta della partenza sua e delle truppe dal Golfo degli Aranci per andare in Sicilia e scriveva: “Un’ora dopo essere stati avvertiti, ci trovammo a bordo dell’Amazon, un vaporetto inglese, il cui comandante, un tipo allegro ed energico, era fuori di sé dalla gioia perché aveva l’onore di trasportare Garibaldi, ‘the lion of the day (1). Quando arrivammo, una parte dello stato maggiore del generale era già riunito sul cassero, e potei vedere alcuni degli uomini la cui illuminata devozione non è tra i meriti meno gloriosi del dittatore: Vecchi, prima di tutti, grande proprietario di miniere di rame, storico, poeta, il quale ama Garibali, etc…Froscianti, uno sfratato; non abbandona mai Garibaldi; nella vita quotidiana, obbedisce ai suoi ordini; etc…”. Durante la Spedizione dei Mille fu costantemente al fianco di Garibaldi, del quale divenne amico e confidente al punto che, dopo la Terza Guerra di Indipendenza, venne chiamato a Caprera per amministrare i beni del Generale. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a p. 208, in proposito scriveva: “Cotesti indugi volle il Generale vincere di sua persona; laonde, lasciata segretamente Palermo al 12 di agosto, venne subitamente al golfo degli Aranci, e menò seco, rassegnatone il comando dal Pianciani, la nuova brigata di Sicilia, ove approdava al 16 del mese. Questo indugio protrasse fino alla seconda metà del mese stesso le operazioni di guerra in terra ferma.”. Il colonnello Cesari Cesari (….) descritta la situazione dei volontari in Sicilia inizia a parlarci dei volontari della spedizione Pianciani. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a pp. 152-156, in proposito scriveva che: “Prima di narrare il passaggio della spedizione Bixio nel continente, vediamo quali altri avvenimenti si maturavano in quei giorni…..Etc…Garibaldi, edotto a sua volta di questo tentativo, che veniva a compromettere tutta l’opera sua, fece sapere al Pianciani che lo disapprovava e che sarebbe stato più gradito l’invio di rinforzi in Sicilia. Così infatti avvenne e dopo pochi giorni di sosta a Golfo Aranci, nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, etc…”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, a p. 154, in proposito scriveva che: “Garibaldi invece, senza dar libero sfogo allo sdegno del momento, riabbracciò subito il partito contemplato tre giorni avanti, di servirsi degli uomini del Pianciani per forzarsi il passaggio sullo Stretto (3). Intanto giacchè il caso lo aveva spinto a portata della sua diletta Caprera (4), egli elesse di prendervi un riposo di qualche ora, aggirandosi qua e là in mezzo ai cespugli fragranti e ai massi granitici, chiamando per nome le sue mucche favorite e facendole mangiare nel cavo della propria mano, con tutto lo slancio di gioia e d’affetto con cui un collegiale in vacanza per un giorno a metà trimestre, saluta la sua casa (1). Dopo di ciò, egli riprese la via di Palermo, dove la spedizione Pianciani riunita di bel nuovo, apparve forte di 6000 uomini.”. Dobelli (Treveljan), a p. 153, nella nota (3) postillava: “(3) Mem., 374; Ciàmpoli, 175.”. Dobelli (Treveljan), a p. 153, nella nota (4) postillava: “(4) Il bisogno di carbone l’aveva fatto fermare alla Maddalena. Mem., 374.“. Dobelli (Treveljan), a p. 154, nella nota (3) postillava: “(3) Mem., 374; Ciàmpoli, 175.”. Dobelli (Treveljan), a p. 154, nella nota (1) postillava: “(1) Guerzoni, II, 159; Du Champ, 19-20; Bertani, II, 169-170; Durand Brager, 164-165.“. Dobelli (Treveljan), a p. 154, nella nota (2) postillava: “(2) Pianciani, 212-213; Mem. Stor. Mil., II, 182; Turr, Risposta, 15-16.”. Denis Mack Smith (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860” (il titolo originale Cavour and Garibaldi nel 1860), ristampato da Einaudi, Torino, nel 1958, nel capitolo “Sconfitta di Cavour a Napoli”, a pp. 190-191, in proposito scriveva che: “…; mentre Garibaldi molto scontento sia di Cavour sia di Bertani, dové ritornare al suo primitivo progetto di avanzare da Messina attraverso la Calabria. Bertani, dal canto suo, si affrettò a condurre il rimanente dei suoi uomini a sud, per unirsi a Garibaldi.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Arrivato il giorno 13 il Pianciani con lo Stato Maggiore a Golfo Aranci, non trovò nessuno con sua grande sorpresa e disappunto; fece allora dirigere il piroscafo a Cagliari sperando di avere colà precise notizie e, mentre stava per entrare in porto, una lancia gli si avvicinò e riconobbe in essa Garibaldi, il quale, dopo essere stato col Washinngton alla Maddalena per fare carbone, aveva fatto sosta nel porto per tornare a Palermo seguito dai vapori delle due brigate. Garibaldi domandò al Pianciani quanti uomini aveva nella sua spedizione e saputolo e assicuratosi che a bordo vi era sufficiente acqua e carbone gli disse: “Colonnello, partirete subito per Palermo” e al capitano della nave ordinò ad alta voce “a Palermo, e facciamo di arrivare il più presto possibile” (1). Il Pianciani, disorientato e scoraggiato, ubbidì, ma, appena giunto a Palermo, volle incontrarsi col Dittatore, fermo come era sempre nel voler portare la spedizione nelle terre pontificie. Etc…”. Maraldi, a p. 99, nella nota (1) postillava: “(1) L. Pianciani, op. cit.”. Maraldi, a p. 101, nella nota (1) postillava: “(1) G. Pittaluga, op. cit., p. 157, 158.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a p. 341, in proposito scriveva che: “…e fè pensiero sù novemila del Bertani; però udito quelli volersi gittare nel Romanesco, statuì ad andare egli a pigliarli. Lasciò al Sirtori il preparar la passata dello Stretto, e postar batterie sulle coste a Torre di Faro (dove s’organava il corpo di Spedizione, coll’aiuto de’ legni inglesi e sardi); ed egli sparso d’andare a Torino, per rispondere a voce a quel Re sull’assalir la Calabria, s’imbarcò sul Washington a’ 12 agosto.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “Questi, fallitogli il rapimento del vascello, tirò in Sardegna a pigliarsi i novemila raccolti dal Bertani. Il Pianciani che li comandava assicura che fossero 8940 in tutto, divise in sei brigate, un battaglione carabinieri, due squadroni di guide, due compagnie di genio, due batterie rigate da campo, e i servigi amministrativi e sanitarii: ogni brigata aver quattro battaglioni, ciascuno quattro compagnie, sicchè se ne potesse accrescere la gente senza alterare i quadri. Il Garibaldi giunto il 14 a Cagliari, solo parte ne trovò, che già due brigate navigavano a Palermo, e parte dell’altre due stavano per arrivare da Genova; dove il Pianciani aspettò sinchè ebbe la moneta dal governo; però fu alla baia di Terranova sul tardi di quella sera; e raggiunse a Cagliari il Nizzardo che v’ avea menato il resto della gente. L’incontrò presso al porto in una barca venutagli incontro a ingiungergli di voltar per Palermo. Egli, romano, che forte si struggea di farla al Papa, si turbò; per via sopraggiunselo il Gulnava, avviso di guerra sardo, che a nome del governo andava comandando a tutti quei legni di sfilare a Palermo. Griunservi la sera del 17; ma il Pianciani ricusò di far quella guerra, e se ne tornò a Livorno ; il surrogò il prussiano Rustow, che li menò a ordinarli a Melazzo. Eran parte di queste bande le raccolte dal Nicotera, dicevan da 2300 uomini a Castelpucci presso Firenze; il più soldati vestiti rossi, ch’ avean da entrare nel pontificio. A queste il Pianciani con un bando disse : « La nostra bandiera ha i colori « della nazione ; essa vi deve porre lo stemma. » Questo putiva di repubblica; e oltracciò s’ aveva a ubbidire a Napoleone, che non volea tocco allora il papa; però il mattino del 28 arrestarono a Firenze il Nicotera e il Sacchi uno de’ suoi maggiori. Dopo poche ore liberaronli, dissesi, a patto d’andar subito con la gente in Sicilia, e con promessa di quarantamila franchi ed altro. Imbarcati a Livorno, aspettavano la moneta e l’altre promesse fatte dal Ricasoli, e non si movevano; ma accorsero cannoni sul molo, e un Commissario di polizia loro ingiunse partissero, o andrebbero a picco. Il Nicotera rabbioso protestò, e andò; ma dopo pochi dì stampò una lettera al Ricasoli, tutta insulti ; dove gli rinfacciò : « Mi prometteste : Se Torino si oppone mi « torrò la maschera, e verrò con voi ; ora, sig. barone, quante sorte di maschere avete sul viso’? » Fu svelato appresso ei fremesse, perchè non quaranta, ma solo trentamila franchi gli dettero. Certo quei soldati sardi mascherati colla casacca rossa sforzati furono dal governo di Vittorio a venir contro noi, mentre ancora quel re teneva i nostri legati in corte. Le maschere di cotesta gente sono infinite.”. Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373, in proposito scriveva che: “Occupammo dunque lo Stretto di Messina dal Faro a quella città; frattanto le colonne Bixio ed Eber (1) ci raggiungevano per le vie di Girgenti e Caltanissetta, e si formava una quarta divisione Cosenz. Dimodochè ci trovammo ben presto con una forza imponente per noi assuefatti ad averne ben pоса. Nello Stretto di Messina. Giunti allo Stretto bisognava passarlo. Sicilia reintegrata nella grande famiglia italiana era certo un bellissimo acquisto ! Ma che ? Dovevamo noi, per compiacere alla diplomazia, lasciare incompleta, monca, la patria nostra ? E le Calabrie e Napoli che ci aspettavano a braccia aperte ? Ed il resto d’ Italia ancora servo dello straniero o del prete ? Bisognava dunque passare lo Stretto, a dispetto della vigilanza somma dei Borbonici, e di chi per loro ! Un giorno si potè per mezzo d’ un Calabrese, parteggiante nostro, aprire intelligenza con alcuni militari del presidio della fortezza d’ Alta Fiumara, molto importante punto della costa orientale dello Stretto. Incaricai i colonnelli Missori e Musolino di passare con dugento uomini nella notte, e procurare d’ impadronirsi del forte suddetto. Ma sia per difetto d’accordi, per paura della guida, o per altri motivi, l’impresa fallì ! La gente sbarcata s’incontrò con una pattuglia nemica, che fu sconfitta, ma che dette l’allarme, sicchè i nostri furono obbligati di prendere la montagna. Il preludio dell’ impresa non era favorevole, e convenne abbandonare il progetto di passare lo Stretto a Faro, cercando di eseguire il passaggio in altra parte. In quei giorni giunse da Genova il dottor Bertani, e mi annunciò che dovevano riunirsi agli Aranci, sulla costa orientale della Sardegna, circa cinquemila dei nostri, da lui riuniti a Genova e spediti a quella via prima della sua partenza di là. Tale determinazione di formare cotesta gente agli Aranci aveva origine da coloro che, come Mazzini, Bertani, Nicotera, ec. , senza disapprovare le spedizioni nostre nell ‘ Italia meridionale, opinavano doversi fare diversioni nello Stato pontificio o su Napoli ! o forse ancora repugnavano di sottomettersi all’ ubbidienza della Dittatura. Per non urtare intieramente coll’ idea strategica di quei signori, mi nacque il pensiero di raggiungere io stesso cotesti cinquemila uomini, e con essi tentare un colpo di mano su Napoli. M’ imbarcai dunque con Agostino Bertani a bordo del Washington, dirigendoci al Golfo degli Aranci. Giunti in quel porto, trovammo soltanto una parte della spedizione, essendosi il maggior numero già diretto per Palermo. Tale circostanza mi fece cambiar d’ opinione sul progetto per Napoli. Imbarcammo parte della gente sul Washington, perchè fosse più comoda, passammo alla Maddalena per far carbone, di lì a Cagliari, a Palermo, a Milazzo, e tornammo a Punta di Faro, ove il generale Sirtori avea già disposto due piroscafi nostri, il Torino ed il Franklin, perchè facessero il giro della Sicilia da settentrione ad occidente e ostro sino nella parte orientale dell’ isola a Taormina. Fu cotesta una savia e felice risoluzione. I due piroscafi suddetti giunsero a Giardini, porto di Taormina, v’ imbarcarono la divisione Bixio, e la passarono felicemente a Melito in Calabria. Dovendo la spedizione de’ due piroscafi colla divisione Bixio partire da Giardini per la Calabria, lo stesso giorno del mio arrivo a Faro io m’ imbarcai per Messina, vi presi una vettura, e giunsi a tempo per imbarcarmi col Franklin, e passare anch’ io in Calabria.”. Garibaldi, a p. 373, nella nota (1) postillava: “(1) Il generale Turr era passato sul continente per motivi di salute, ed avea lasciato il comando della brigata Eber.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 263-264, in proposito scriveva: “La mattina del 14 Garibaldi era nel golfo degli Aranci, ma non vi trovò che la massima parte della terza e quarta brigata della divisione di Terranova, cioè le brigate Gandini e Puppi, mentre la prima e seconda brigata , Eberhard e Tharrena, avevano già abbandonato il golfo veleggiando per Palermo; il resto della terza e quarta brigata, collo stato maggiore generale delle suddette truppe, non era ancora arrivato.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 264-265, in proposito scriveva: “La brigata Tharrena venne trattenuta in Palermo e si mostrava dell’umore più inquieto. Il Bisantino, che portava porzione delle brigate Gandini e Puppi e tutto lo stato maggiore generale, benchè tutte le truppe fossero già imbarcate alle 8 ore di mattina , venne però trattenuto in Genova fino al pomeriggio del 13, in conseguenza delle manovre del governo piemontese che quel giorno trattenne il danaro spettante alla spedizione e ne indugiò il pagamento con inconcludenti pretesti. Rüstow insisteva per essere o spedito egli stesso, appena fosse possibile, nel golfo degli Aranci o perchè Pianciani precorresse la spedizione, onde avere in anticipazione un comando superiore per tenere unita la spedizione. Pianciani aveva creduto di non poter aderire al progetto, mentre nelle sue istruzioni dicevasi che dovesse imbarcarsi in ultimo collo stato maggiore generale, Così il Bisantino non arrivò che tardi nel pomeriggio del 14 al golfo degli Aranci, indi alla baja di Terranova.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “Garibaldi però la mattina del 14 non vi trovò che la maggior parte delle brigate Gandini ( Milano) e Puppi (Bologna) e tosto se le prese con sè dirigendosi a Cagliari. Per Cagliari navigò quindi anche il Bisantino, non avendo Pianciani trovate le altre navi nella baja di Terranova e non avendo rilevato sullo stato delle cose che notizie ancora poco chiare. Nel pomeriggio del 15 il Bisantino arrivò in rada di Cagliari. Ivi incontrò lo stesso Garibaldi col grosso delle brigate Gandini e Puppi, e Garibaldi ordinò a Pianciani di tosto far vela per Palermo ove dovevano seguirlo anche le altre navi appena si fossero rifornite di carbone.”. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 52, nella nota (1) postillava: “Garibaldi scomparve appunto il giorno 12, senza che nulla di positivo si sapesse. Andò prima a Cagliari, poi a Palermo, per riunire a s’e le brigate Puppi, Gandini, Eberhardt, Tharrena, agli ordini del conte Luigi Pianciani che, insieme con quella del Nicotera (già scesa in Sicilia al comando del Sacchi), avevano costituito la famosa spedizione organizzata dal Mazzini, assenziente poi Garibaldi, per invadere lo Stato pontificio. Costretta dal Governo italiano a non oltrepassare la frontiera, fu in Toscana nuovamente imbarcata e venne — per varie vie — in Sicilia.”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 159 proseguendo il suo racconto scriveva: “Lasciato nella notte del 12 il Faro, delude prodigiosamente la crociera borbonica e dà fondo, sul mattino del 14, nel Golfo degli Aranci. Colà ode che le due brigate (quella Eberhardt e Tharrena, di cui dicemmo) son già in viaggio per Palermo; ma ci trova invece il grosso di altre due (Gandini e Puppi) raggiunte nella giornata stessa dai loro distaccamenti e dall’intero Stato Maggiore della spedizione col Pianciani in persona. Allora si presenta improvviso a quella gioventù già devota a lui più che non volesse parere; vince col fascino della parola e anche più dell’aspetto gli scrupoli degli uni, la repugnanza degli altri, e preso, colla sicurezza di chi non teme di vederselo contrastato, il bastone del comando, fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 169 e ssg., in proposito scriveva che: “Si entrò nel golfo: Bertani prende gli ordini dal generale e scende nella lancia; percorre i diversi bordi. V’è l’ Isère che ha sbarcato i genovesi, i quali danno bello spettacolo intorno agli accesi fuochi; v’è il Clipper, il Generale Garibaldi, il Calatafimi; il Weasel era andato a Terranova per carbone. In tutto quattro, invece di seimila uomini; i cavalli e le armi tutto in regola. Ma il Torino e l’Amazzone con gli altri duemila ? Erano partiti per Palermo condottivi da Eberhard, che docilmente aveva obbedito alle intimazioni del Gulnara, vapore di guerra sardo. Pianciani collo stato maggiore non era ancora giunto. Bertani ritorna sul Washington e riferisce; prega il generale di mostrarsi ai volontari, insospettiti della vicinanza del vapore che temono venuto per parte del governo a disperdere anche loro. Garibaldi è furioso per la partenza dei due vapori, ma sale sul Clipper, e alla vista dell’amato volto gli evviva rintuonano e riecheggiano nel golfo. Non un sorriso però illumina la faccia del generale: ogni occasione per eseguire un grosso sbarco sopra Napoli o sul littorale del Pontificio era scomparsa, e il duce si crucciava per il tempo perduto, per il Faro abbandonato, per i pionieri asserragliati. Fissa Cagliari per radunare tutti, e volendo andare lui alla Maddalena per fare carbone (o per ispirarsi a Caprera ? ), Bertani monta a bordo d’altro legno, risoluto a non più abbandonare la spedizione e fare eseguire gli ordini di Garibaldi qualunque siano per essere. A tutte le domande ansiose, alle osservazioni dispettose di non pochi degli ardenti fautori della spedizione nel Pontificio, egli risponde: < Si va dove, quando, come Garibaldi ordinerà. E i volontari s’acquetarono pur fremendo.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 148-149-150, in proposito scriveva che: “Le altre due brigate Milano (Gandini) e Bologna (Puppi), per gli ostacoli già accennati, giunsero al convegno soltanto la sera del 13, coi vapori Weasel, Garibaldi, Calatafimi e col clipper Sheaperd. Il comandante della Gulnara disponevasi a persuaderle a proseguire anch’esse per Palermo, quando il Whasington giungeva esso pure a Terranova. Nella relazione ai rappresentanti dei Comitati di provvedimenti, Bertani ha scritto : « Ricorderò il vivissimo dolore del generale Garibaldi ed il mio, quando giunti dal Faro di Messina al Golfo degli Aranci la sera del 13 agosto ultimo giorno per il fissato convegno non vi trovammo tutta la gente ivi diretta da Genova, e che io aveva promesso al generale. Fu allora necessità fatale il desistere dall’ardita impresa che il generale voleva compiere. Scrisse Garibaldi nelle sue memorie. « Giunti in quel porto trovammo soltanto una parte della spedizione, essendosi il maggior numero già diretto per Palermo. Tale circostanza mi fece cambiar d’opinione sul progetto per Napoli. Imbarcammo parte della gente sul Washington perchè fosse più comoda, passammo alla Maddalena per far carbone, di lì a Cagliari, a Palermo, a Milazzo, e tornammo a punta di Faro (374). La successione dei fatti fu la seguente : Chiarito che la spedizione era già per metà a Palermo, Garibaldi decise di portare colà anche il rimanente. Ma siccome il Washington abbisognava di carbone, ordinò alle brigate Gandini e Puppi (Milano e Bologna) di recarsi ad aspettarlo a Cagliari.’ La Gulnara, trionfante del suo successo, accompagnò da lontano quei bastimenti. Il Dittatore sul Washington si recò a far carbone alla Maddalena. Mentre il bastimento caricava il combustibile, Egli si recò a visitare la sua diletta casa alla vicina Caprera, e tornato a bordo raggiunse a Cagliari le due brigate.”.
Nel 13 agosto 1860, a Golfo Aranci, l’arrivo di GARIBALDI e BERTANI, ed i volontari garibaldini ivi raccolti: le Brigate della Spedizione TERRANOVA, con una parte della Brigata BOLOGNA o PUPPI ed una parte della Brigata MILANO o GANDINI (forse vi erano già il maggiore Giovan Battista CATTABENI di Senigallia e l’ex brigata BOLOGNA, divenuta Brigata PUPPI, il maggiore BASSI di Siena e FERRACINI)
Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373 e ssg., in proposito scriveva che: “….al Golfo degli Aranci. Giunti in quel porto, trovammo soltanto una parte della spedizione, essendosi il maggior numero già diretto per Palermo. Tale circostanza mi fece cambiar d’ opinione sul progetto per Napoli. Imbarcammo parte della gente sul Washington, perchè fosse più comoda, passammo alla Maddalena per far carbone, di lì a Cagliari, a Palermo, a Milazzo, e tornammo a Punta di Faro, ove il generale Sirtori avea già disposto due piroscafi nostri, il Torino ed il Franklin, perchè facessero il giro della Sicilia da settentrione ad occidente e ostro sino nella parte orientale dell’ isola a Taormina.”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “…..Nella mattina del 14 Garibaldi fu nel golfo degli aranci, ma non vi trovò che la più parte della terza e della quarta brigata. Gandini e Puppi, della divisione Terranova, avendo la prima e seconda brigata Eberhard e Tharrena già lasciato il golfo e fatto vela verso Palermo; e non essendo ancora arrivato il resto della terza e della quarta brigata collo stato maggiore delle truppe suddette. Rüstow.”. Dunque, Rustow racconta che a Golfo Aranci, Garibaldi trovò solo una parte della Spedizione “Terranova” (così battezzata dal Bertani che ‘avva organizzata). Garibaldi “vi trovò che la più parte della terza e della quarta brigata. Gandini e Puppi, della divisione Terranova”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 159, riferendosi a Garibaldi in Sardegna, a Golfo Aranci, quando ……..scriveva: “Allora si presenta improvviso a quella gioventù già devota a lui più che non volesse parere; vince col fascino della parola e anche più dell’aspetto gli scrupoli degli uni, la repugnanza degli altri, e preso, colla sicurezza di chi non teme di vederselo contrastato, il bastone del comando, etc…” e, prima di partire per Palermo, “…fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Guerzoni scriveva che Garibadi, dopo aver fatto una escursione a Caprera comanda i volontari di seguirlo a Cagliari e di là andare a Palermo. Secondo il Guerzoni, Garibaldi arriverà con queste truppe il 17 agosto 1860. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “Questi, fallitogli il rapimento del vascello, tirò in Sardegna a pigliarsi i novemila raccolti dal Bertani. Il Pianciani che li comandava assicura che fossero 8940 in tutto, divise in sei brigate, un battaglione carabinieri, due squadroni di guide, due compagnie di genio, due batterie rigate da campo, e i servigi amministrativi e sanitarii: ogni brigata aver quattro battaglioni, ciascuno quattro compagnie, sicchè se ne potesse accrescere la gente senza alterare i quadri. Il Garibaldi giunto il 14 a Cagliari, solo parte ne trovò, che già due brigate navigavano a Palermo, e parte dell’altre due stavano per arrivare da Genova; dove il Pianciani aspettò sinchè ebbe la moneta dal governo; però fu alla baia di Terranova sul tardi di quella sera; e raggiunse a Cagliari il Nizzardo che v’ avea menato il resto della gente. Etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a p. 331, riferendosi al Bertani, in proposito scriveva che: “Mentre quei legni facevano i preparativi per la partenza, egli, imbarcati sul ‘Waschington’ 400 volontari affinché gli altri avessero a stare meno pigiati sui rispettivi vapori, s’era diretto alla Maddalena per provvedersi a sua volta di carbone. Questa, almeno, è la ragione indicata dal Mario, ma, evidentemente, non era la sola, perché, in tal caso, Garibaldi si sarebbe diretto alla più vicina Terranova. Altra, e forse più forte ragione era che con quel più lungo tragitto, Garibaldi s’accostava alla sua diletta Caprera, alla quale, infatti, fece una rapida visita mentre il ‘Washington imbarcava il carbone. Il Treveljan, narrando di queste poche ore passate dal Dittatore nella pace silenziosa dei suoi campi e delle sue rocce, etc…Poi, calata la sera, il ‘Washington’ riprende la via del ritorno durante la quale fa sosta a Cagliari ove trova, insieme con gli altri vapori che si stanno a provvedersi di combustibile, anche il Byzantin, l’ultima nave della spedizione Bertani che porta il Pianciani con lo Stato maggiore.”. Proseguendo la narrazione, l’Agrati, a p. 332, riferendosi alla condotta del Pianciani, che anch’esso arrivò in Sardegna, in proposito scriveva pure: “Saputo che in seguito ad ordine di Garibaldi tutti gli altri s’eran diretti al sud e che con Garibaldi v’era il Bertani, il Pianciani aveva proseguito anch’egli per Cagliari, e vi era appena giunto il pomeriggio del 15, allorchè era apparso il ‘Washington’ col Dittatore proveniente da Caprera.”. Pianciani scriverà nelle sue memorie che vide apparire Garibaldi. Bertani era con Garibaldi, e con egli da Caprera era arrivato a Cagliari ?. Agrati, a p. 332, in proposito aggiunge: “Ma, come gli si dice che il Bertani, col quale confida dipotersi spiegare all’arrivo, è a bordo del ‘Washngton’ col Dittatore, il Pianciani obbedisce e riparte.”. Dunque, il Pianciani partì dalla Sardegna per Palermo proprio perchè gli dissero che sul vapore ‘Washngton’ vi era Garibaldi e Bertani che riartivano dalla Sardegna per portare i volontari garibaldini a Palermo. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 342, in proposito scriveva che: “Ma torniamo a Garibaldi. L’abbiamo visto giungere nella sera del 16 agosto a Palermo, da cui mancava da un mese: il Bertani l’aveva lasciato in Sardegna. Passata la notte nella sua cameretta di Palazzo Reale, etc…il 22 agosto il Dittatore s’era imbarcato per Messina…”. Dunque, Agrati scriveva che il Bertani era rimasto in Sardegna mentre Garibaldi già era ripertito per Palermo. Infatti, Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Il Bertani giunse a Palermo quando Garibaldi era già partito, e, sempre fermo nell’idea di tentare la diversione, si affrettò a vedere il Pianciani per intendersi con lui.”. Garibaldi già era partito per Trapani dopo essere giunto a Palermo e Bertani non lo trova. Bertani arrva dalla Sadegna ma non trova Garibaldi a Palermo. Agrati, a p. 332, riferendosi al Pianciani e a Rustow, in proposito scriveva: “Il 16 sera giunge a Palermo, e mentre le truppe restano a bordo egli, impaziente, scende a terra sperando di parlare con Garibaldi che è giunto prima di lui.”. Dunque, l’Agrati scrive che Garibaldi e quindi pure il Bertani erano già arrivati a Palermo, prima che arrivasse la nave con il Pianciani. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a p. 208, in proposito scriveva: “Cotesti indugi volle il Generale vincere di sua persona; laonde, lasciata segretamente Palermo al 12 di agosto, venne subitamente al golfo degli Aranci, e menò seco, rassegnatone il comando dal Pianciani, la nuova brigata di Sicilia, ove approdava al 16 del mese. Questo indugio protrasse fino alla seconda metà del mese stesso le operazioni di guerra in terra ferma.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 169 e ssg., in proposito scriveva che: “Si entrò nel golfo: Bertani prende gli ordini dal generale e scende nella lancia; percorre i diversi bordi. V’è l’ Isère che ha sbarcato i genovesi, i quali danno bello spettacolo intorno agli accesi fuochi; v’è il Clipper, il Generale Garibaldi, il Calatafimi ; il Weasel era andato a Terranova per carbone . In tutto quattro, invece di seimila uomini; i cavalli e le armi tutto in regola. Ma il Torino e l’Amazzone con gli altri duemila ? Erano partiti per Palermo condottivi da Eberhard, che docilmente aveva obbedito alle intimazioni del Gulnara, vapore di guerra sardo. Pianciani collo stato maggiore non era ancora giunto. Bertani ritorna sul Washington e riferisce; prega il generale di mostrarsi ai volontari, insospettiti della vicinanza del vapore che temono venuto per parte del governo a disperdere anche loro. Garibaldi è furioso per la partenza dei due vapori, ma sale sul Clipper, e alla vista dell’amato volto gli evviva rintuonano e riecheggiano nel golfo. Non un sorriso però illumina la faccia del generale: ogni occasione per eseguire un grosso sbarco sopra Napoli o sul littorale del Pontificio era scomparsa, e il duce si crucciava per il tempo perduto, per il Faro abbandonato, per i pionieri asserragliati. Fissa Cagliari per radunare tutti, e volendo andare lui alla Maddalena per fare carbone (o per ispirarsi a Caprera ? ), Bertani monta a bordo d’altro legno, risoluto a non più abbandonare la spedizione e fare eseguire gli ordini di Garibaldi qualunque siano per essere. A tutte le domande ansiose, alle osservazioni dispettose di non pochi degli ardenti fautori della spedizione nel Pontificio, egli risponde: < Si va dove, quando, come Garibaldi ordinerà. E i volontari s’acquetarono pur fremendo.”. Agostino Bertani, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo, domanda diecimila cartucce. Questi temendo nuovo sperpero fa consegnare le cartucce, ma vuole rimanere coi volontari, e a sua giustificazione prega il generale di dare l’ordine in iscritto per Palermo. Eccolo: “Esercito meridionale, Cagliari, 15 agosto 1860. Caro Bertani, Con tutta la gente che avete a disposizione venite a raggiungermi in Sicilia. – G. Garibaldi.”…..Etc….Bertani, giunto che fu a Palermo, etc…”. Dunque, la White scriveva che Garibaldi, il 15 agosto 1860, da Palermo scrive un ordine a Bertani. Fu il Bertani che chiese espressamente l’ordine scritto a Garibaldi che lo indirizzò a Cagliari. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 159 proseguendo il suo racconto scriveva: “….fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Dunque, il Guerzoni scriveva che Garibaldi arriverà a Palermo il 17 agosto 1860. La cosa è confermata anche dal Pianciani. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “Il Garibaldi…a Palermo. Griunservi la sera del 17; ma il Pianciani ricusò di far quella guerra, e se ne tornò a Livorno ; il surrogò il prussiano Rustow, che li menò a ordinarli a Melazzo.”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Frattanto Garibaldi, che nella mattina dei 17 agosto aveva già lasciato Palermo per recarsi nella costa orientale della Sicilia , cominciò le sue operazioni per passare nelle Calabrie.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “Così infatti avvenne e dopo pochi giorni di sosta a Golfo Aranci, nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo.“. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, a p. 154, in proposito scriveva che: “Dopo di ciò, egli riprese la via di Palermo, dove la spedizione Pianciani riunita di bel nuovo, apparve forte di 6000 uomini. Una volta là, il Bertani rinnovò i suoi scongiuri per persuaderlo a far vela verso lo Stato Pontificio, ma il Dittatore era ormai assorto nel problema del passaggio dello Stretto. Il Pianciani allora, presentate le sue dimissioni, riprese la via del ritorno. Ma il Bertani rimase sul teatro della guerra nella speranza di affermare il suo ascendente su Garibaldi in opposizione ai consigli più moderati del Medici, Turr, Bixio e Cosenz, tutti convinti della necessità di evitare una rottura con Cavour (2).”. Dobelli (Treveljan), a p. 154, nella nota (2) postillava: “(2) Pianciani, 212-213; Mem. Stor. Mil., II, 182; Turr, Risposta, 15-16.”. Dobelli cita il testo “Memorie Storiche e Militari” del Comando del Corpo di Stato Maggiore-Ufficio Storico, vol. II; Pittaluga Giovanni, La Diversione – note garibaldine sulla campagna del 1860, Roma, 1904. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 263-264, in proposito scriveva: “La mattina del 14 Garibaldi era nel golfo degli Aranci, ma non vi trovò che la massima parte della terza e quarta brigata della divisione di Terranova, cioè le brigate Gandini e Puppi, mentre la prima e seconda brigata, Eberhard e Tharrena, avevano già abbandonato il golfo veleggiando per Palermo; il resto della terza e quarta brigata, collo stato maggiore generale delle suddette truppe, non era ancora arrivato.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 264-265, in proposito scriveva: “La brigata Tharrena venne trattenuta in Palermo e si mostrava dell’umore più inquieto. Il Bisantino, che portava porzione delle brigate Gandini e Puppi e tutto lo stato maggiore generale, benchè tutte le truppe fossero già imbarcate alle 8 ore di mattina, venne però trattenuto in Genova fino al pomeriggio del 13, etc…”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “Garibaldi però la mattina del 14 non vi trovò che la maggior parte delle brigate Gandini ( Milano) e Puppi (Bologna) e tosto se le prese con sè dirigendosi a Cagliari. Per Cagliari navigò quindi anche il Bisantino, non avendo Pianciani trovate le altre navi nella baja di Terranova e non avendo rilevato sullo stato delle cose che notizie ancora poco chiare. Nel pomeriggio del 15 il Bisantino arrivò in rada di Cagliari. Ivi incontrò lo stesso Garibaldi col grosso delle brigate Gandini e Puppi, e Garibaldi ordinò a Pianciani di tosto far vela per Palermo ove dovevano seguirlo anche le altre navi appena si fossero rifornite di carbone. Il 16 di sera il Bisantino toccò Palermo.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “Il Garibaldi giunto il 14 a Cagliari, solo parte ne trovò, che già due brigate navigavano a Palermo, e parte dell’altre due stavano per arrivare da Genova; dove il Pianciani aspettò sinchè ebbe la moneta dal governo; però fu alla baia di Terranova sul tardi di quella sera; e raggiunse a Cagliari il Nizzardo che v’ avea menato il resto della gente. L’incontrò presso al porto in una barca venutagli incontro a ingiungergli di voltar per Palermo.“. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 52, nella nota (1) postillava: “Garibaldi scomparve appunto il giorno 12, senza che nulla di positivo si sapesse. Andò prima a Cagliari, poi a Palermo, per riunire a s’e le brigate Puppi, Gandini, Eberhardt, Tharrena, agli ordini del conte Luigi Pianciani che, insieme con quella del Nicotera (già scesa in Sicilia al comando del Sacchi), avevano costituito la famosa spedizione organizzata dal Mazzini, assenziente poi Garibaldi, per invadere lo Stato pontificio. Costretta dal Governo italiano a non oltrepassare la frontiera, fu in Toscana nuovamente imbarcata e venne — per varie vie — in Sicilia.”. Alberto Dallolio (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille nelle memorie Bolognesi”, Bologna, ed. Zanichelli, 1910, riguardo il colonnello Gandini, che accompagnerà e comanderà la Brigata “Milano” a Paola e poi a Sapri, insieme al Rustow e a Turr, a p. 347, in proposito pubblicò una lettera di Carlo Bertoni (1) a Filippo Stanzani che racconta un episodio al Golfo degli Aranci e, scriveva: “V. Carlo Bertoni (1) a Filippo Stanzani. A bordo del Clipper il Shepherd, a poche miglia da Cagliari il 14 Agosto 1860. “Carissimo Stanzani. Ti scrivo due righe per dar seguito all’altra mia che ti scrissi da Genova domenica mattina alle ore sette. La spedizione era composta di due brigate, una delle quali (comandata dal Colonnello Gandini, la terza) era imbarca sopra il vapore Garibaldi, il quale rimorchiava un grossissimo Clipper Americano chiamato il ‘Shepherd’, a bordo del quale era imbarcata l’altra divisione (la quarta) comandata dal Colonnello Puppi, e della quale fa parte il nostro Battaglione dei Cacciatori di Bologna…..Il Colonnello Puppi, il bravo Cattabeni, Bassi ed io ci mettemmo sulla sponda etc…”. Dunque, dalla lettera-racconto del Bertoni si evince che il colonnello Gandini, accompagnava i volontari della brigata Milano, imbarcatasi a Genova sul vapore Garibaldi ed il colonnello Puppi accompagnava e comandava l’altra Brigata detta “Bologna” che era composta dai “Cacciatori di Bologna”. Dalla lettera si evince che il vapore “Garibaldi” rimorchiava “un grossissimo Clipper Americano chiamato il ‘Shepherd’, a bordo del quale era imbarcata l’altra divisione (la quarta) comandata dal Colonnello Puppi, e della quale fa parte il nostro Battaglione dei Cacciatori di Bologna.”. Dunque, dalla lettera del Bertoni si evinche che il 14 agosto 1860, a Cagliari, la Brigata Puppi (la 4° della spedizione Pianciani), veniva rimorchiata, su un grosso Clipper americano chiamato “Shepherd” dal vapore Garbaldi. Dalla lettera del Bertoni, indirizzata a Filippo Stanzani, si evince che le truppe arrivarono nel porto naturale del Golfo degli Aranci in Sardegna il giorno 13 agosto 1860. Partitisi da Genova, arrivarono il 13, dove furono raggiunti da Bertani e da Garibaldi. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 330-331, in proposito scriveva che: “Riprendendo la narrazione dei fatti, Garibaldi e Bertani, sul Washington, erano entrati nel Golfo Aranci sulla sera del 13 agosto senza aver incontrate navi nemiche, poiché queste ormai erano concentrate tutte nello Stretto, e vi avevano trovato l’Isère, il Calatafimi, il Garibaldi col brigantino Shepeard, e avevano saputo che con questi vi era anche il Wessel, il quale, però al momento si trovava a Terranova per carbone….Garibaldi era salito sul Shepeard tra i volontari, che, già in agitazione e tumulto, si erano placati come per incanto alla sua vista e, ascoltate le sue parole, non avevano fatto opposizione alcuna al suo ordine di partire per Palermo. Il Bertani era rimasto, invece assai male e aveva voluto quell’ordine per iscritto. Garibaldi lo aveva accontentato subito, ….”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 148, in proposito scriveva che: “…quando giugevano in vista del Golfo degli Aranci, l’Amazone e l’Isera, portanti la Brigata ‘Parma’ (Tharrena), etc….Tharrena però, uomo serio e risoluto, fermavasi….Le altre due brigate, ‘Milano’ (Gandini) e ‘Bologna’ (Puppi), per gli ostacoli già accennati giunsero al convegno soltanto la sera del 13, coi vapori Weasel, Garibaldi, Calatafini e col Clipper Sheaperd.”. Agrati scriveva che Garibaldi e Bertani, arrivati a Golfo Aranci, il 13 agosto di sera “avevano trovato l’Isère, il Calatafimi, il Garibaldi col brigantino Shepeard, e avevano saputo che con questi vi era anche il Wessel, il quale, però al momento si trovava a Terranova per carbone”. Agrati scriveva che Garibaldi era salito sul “Shepeard”, tra i volontari e dare l’ordine di seguirli a Palermo. Abbiamo visto che sul “grossissimo Clipper Americano chiamato il ‘Shepherd’”, vi erano i volontari della 4° Brigata PUPPI. Agrati continuando e riferendosi al Bertani, in proposito scriveva che: “Mentre quei legni facevano i preparativi per la partenza, egli, imbarcati sul ‘Washington 400 volontari affinché gli altri avessero a stare meno pigiati sui rispettivi vapori, s’era diretto alla Maddalena per provvedersi a sua volta di carbone….Poi, calata la sera, il Washington riprende la via del ritorno durante la quale fa sosta a Cagliari over trova, insieme con gli altri vapori che vi stanno a provvedersi di combustibile, anche il ‘Bysantin, l’ultima nave della spedizione Bertani che porta il Pianciani con lo stato maggiore.”. Agrati scriveva che Bertani imbarcò sul Washington 400 volontari per meglio distribuirli visto che erano parecchi e gli altri vapori non bastavano. Arrivato il Washington con Garibaldi a Cagliari, dove fa sosta e, Garibaldi trova tutti gli altri vapori, con i volontari.
Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 148-149-150, in proposito scriveva che: “Le altre due brigate Milano (Gandini) e Bologna (Puppi), per gli ostacoli già accennati, giunsero al convegno soltanto la sera del 13, coi vapori Weasel, Garibaldi, Calatafimi e col clipper Sheaperd. Il comandante della Gulnara disponevasi a persuaderle a proseguire anch’esse per Palermo, quando il Whasington giungeva esso pure a Terranova. Nella relazione ai rappresentanti dei Comitati di provvedimenti, Bertani ha scritto : « Ricorderò il vivissimo dolore del generale Garibaldi ed il mio, quando giunti dal Faro di Messina al Golfo degli Aranci la sera del 13 agosto ultimo giorno per il fissato convegno non vi trovammo tutta la gente ivi diretta da Genova, e che io aveva promesso al generale. Fu allora necessità fatale il desistere dall’ardita impresa che il generale voleva compiere. Scrisse Garibaldi nelle sue memorie. « Giunti in quel porto trovammo soltanto una parte della spedizione, essendosi il maggior numero già diretto per Palermo. Tale circostanza mi fece cambiar d’opinione sul progetto per Napoli. Imbarcammo parte della gente sul Washington perchè fosse più comoda, passammo alla Maddalena per far carbone, di lì a Cagliari, a Palermo, a Milazzo, e tornammo a punta di Faro (374). La successione dei fatti fu la seguente : Chiarito che la spedizione era già per metà a Palermo, Garibaldi decise di portare colà anche il rimanente. Ma siccome il Washington abbisognava di carbone, ordinò alle brigate Gandini e Puppi (Milano e Bologna) di recarsi ad aspettarlo a Cagliari.’ La Gulnara, trionfante del suo successo, accompagnò da lontano quei bastimenti. Il Dittatore sul Washington si recò a far carbone alla Maddalena. Mentre il bastimento caricava il combustibile, Egli si recò a visitare la sua diletta casa alla vicina Caprera, e tornato a bordo raggiunse a Cagliari le due brigate.”.
Nel 14 agosto 1860, a Golfo Aranci, da Genova, l’arrivo del vapore BYZANTIN con lo Stato Maggiore della Spedizione TERRANOVA: il colonnello PIANCIANI, il colonnello RUSTOW, con una parte della Brigata BOLOGNA o PUPPI ed una parte della Brigata MILANO o GANDINI, il maggiore Giovan Battista CATTABENI di Senigallia e l’ex brigata BOLOGNA, divenuta Brigata PUPPI, il maggiore BASSI di Siena e FERRACINI (da rivedere)
Eliseo Porro (…..), nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), a p. 7-8, in proposito scriveva che: “Il 15, al molo vecchio di Genova sul vapore francese il Byzantin, furono imbarcate le ultime truppe delle quali potevasi disporre, e con esse lo stato maggiore. Il tempo alquanto torbido, quando il Byzantin levò l’áncora, ossia verso mezzogiorno, si rischiarò per lasciar luogo al più splendido cielo che mai possa esser veduto in Italia. Il 14 alle quattro dopo mezzodì, volsimo verso la baja degli Aranci onde scoprire se ivi si trovasse qualcuno dei nostri legni, ma non se ne rinvenne. Allora piegammo verso il golfo di Terranova; ma ivi pure a nostra ingrata sorpresa non ne trovammo veruna traccia. Dalle notizie raccolte però, ebbimo sentore che i legni giunti poco prima, erano ripartiti verso il sud; e si decise allora che il Byzantin dovesse dirigersi a Cagliari, dove giunsimo nelle ore pomeridiane del 15. Qui incontrammo infatti la maggior parte dei legni che facevano parte della spedizione di Terranova. Non si tosto ebbimo gettato l’ancora e spedito in ricognizione per essere informati dei motivi che avevano prodotto la divergenza dalle prestabilite disposizioni , quando apparve una lancia che ci recò a bordo la persona stessa di Garibaldi . Il giubilo con cui l’incomparabile Generale fu accolto dai nostri soldati è cosa indescrivibile.”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “…..Nella mattina del 14 Garibaldi fu nel golfo degli aranci, ma non vi trovò che la più parte della terza e della quarta brigata. Gandini e Puppi, della divisione Terranova, avendo la prima e seconda brigata Eberhard e Tharrena già lasciato il golfo e fatto vela verso Palermo; e non essendo ancora arrivato il resto della terza e della quarta brigata collo stato maggiore delle truppe suddette. Rüstow.”. Rustow, continuando il suo racconto scriveva che: “Il Bizantino, che aveva a bordo una parte della brigata Gandini e Puppi e tutto lo Stato maggiore, sebbene tutte le truppe fossero imbarcate fino dalle otto della mattina, era però rimasto a Genova fino al pomeriggio del 13 in seguito alle meschine mano. E così il Bizantino non arrivò che verso la sera del 14 nel golfo degli aranci e quindi nel seno di Terranova. Ma Garibaldi non avendovi trovato nella mattina del 14 che una gran parte delle brigate Gandini ( Milano) e Puppi ( Bologna ), le aveva condotte subito con sè a Cagliari. Anche il Bizantino si diresse tosto a quella volta, non avendo Pianciani trovato nel seno di Terranova gli altri navigli e non avendo ottenuto precise notizie sullo stato delle cose. Nel pomeriggio del 15 arrivò desso nella rada di Cagliari. Vi trovò Garibaldi stesso col grosso delle brigate Gandini e Puppi e Garibaldi imparti tosto l’ordine a Pianciani di proseguire il viaggio verso Palermo , dove dovevano seguire gli altri bastimenti, tosto che si fossero provveduti di carbone. Alla sera del 16 il Bizantino arrivò a Palermo. Etc…”. Dunque, a Golfo Aranci Garibaldi trovò una parte delle due Brigate Milano e Puppi ed un’altra parte venne a Golfo Aranci, partendo da Genova, il 13 agosto 1860, con il colonnello Pianciani e lo stato maggiore dell’ex spedizione Bertani-Pianciani. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “Questi, fallitogli il rapimento del vascello, tirò in Sardegna a pigliarsi i novemila raccolti dal Bertani. Il Pianciani che li comandava assicura che fossero 8940 in tutto, divise in sei brigate, un battaglione carabinieri, due squadroni di guide, due compagnie di genio, due batterie rigate da campo, e i servigi amministrativi e sanitarii: ogni brigata aver quattro battaglioni, ciascuno quattro compagnie, sicchè se ne potesse accrescere la gente senza alterare i quadri. Il Garibaldi giunto il 14 a Cagliari, solo parte ne trovò, che già due brigate navigavano a Palermo, e parte dell’altre due stavano per arrivare da Genova; dove il Pianciani aspettò sinchè ebbe la moneta dal governo; però fu alla baia di Terranova sul tardi di quella sera; e raggiunse a Cagliari il Nizzardo che v’ avea menato il resto della gente. L’incontrò presso al porto in una barca venutagli incontro a ingiungergli di voltar per Palermo. Egli, romano, che forte si struggea di farla al Papa, si turbò; per via sopraggiunselo il Gulnara, avviso di guerra sardo, che a nome del governo andava comandando a tutti quei legni di sfilare a Palermo. Giunservi la sera del 17; ma il Pianciani ricusò di far quella guerra, e se ne tornò a Livorno; il surrogò il prussiano Rustow, che li menò a ordinarli a Melazzo.”. Dunque, De Sivo scriveva che Pianciani, ultimo ad arrivare nella Baia di Terranova in Sardegna, si era partito da Genova, “dove il Pianciani aspettò sinchè ebbe la moneta dal governo;”. De Sivo scrive che Pianciani, non avendo trovato nessuno alla Baia di Terranova (a Golfo Aranci), in Sardegna, dove era arrivato a tarda sera del 14 agosto 1860, con il vapore “Byzantino”, si reca a Cagliari dove incontrò Garibaldi che gli parlò e lo comandò di andare a Palermo con le due Brigate che portava, la MILANO e la BOLOGNA (PUPPI). Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a pp. 27-28-29-30, in proposito scriveva che: “Per quanto fossero stati segreti i preparativi che avevano presieduto a quella spedizione, il ministero piemontese ne avea avuto sentore, e si era mostrato fermamente deciso ad opporvisi, anche a costo di ricorrere alla forza; così, lo stesso giorno in cui il colonnello Pianciani s’imbarcava a Genova per andare a raggiungere le sue truppe, acquartierate nella zona paludosa e male scelta di Terranova, tre battaglioni di bersaglieri (1), arrivati in tutta fretta da Torino, etc…”. Alberto Dallolio (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille nelle memorie Bolognesi”, Bologna, ed. Zanichelli, 1910, riguardo il colonnello Gandini, che accompagnerà e comanderà la Brigata “Milano” a Paola e poi a Sapri, insieme al Rustow e a Turr, a p. 347, in proposito pubblicò una lettera di Carlo Bertoni (1) a Filippo Stanzani che racconta un episodio al Golfo degli Aranci e, scriveva: “V. Carlo Bertoni (1) a Filippo Stanzani. A bordo del Clipper il Shepherd, a poche miglia da Cagliari il 14 Agosto 1860. “Carissimo Stanzani. Ti scrivo due righe per dar seguito all’altra mia che ti scrissi da Genova domenica mattina alle ore sette. La spedizione era composta di due brigate, una delle quali (comandata dal Colonnello Gandini, la terza) era imbarca sopra il vapore Garibaldi, il quale rimorchiava un grossissimo Clipper Americano chiamato il ‘Shepherd’, a bordo del quale era imbarcata l’altra divisione (la quarta) comandata dal Colonnello Puppi, e della quale fa parte il nostro Battaglione dei Cacciatori di Bologna. Dopo un felice viaggio giungemmo jeri sull’imbrunire al Golfo degli Aranci, nell’Isola di Sardegna, dove ci avevano preceduti moltissimo dei nostri, e dove trovammo altri tre vapori all’ancora, e vedemmo a terra sulla riva molti volontari che si esercitavano. Poco dopo il nostro arrivo giungeva in porto un grosso vapore, il quale, senza gettar l’ancora, veniva a noi vicino, e girava intorno al nostro bastimento…..Il Colonnello Puppi, il bravo Cattabeni, Bassi ed io ci mettemmo sulla sponda etc…”. Dunque, dalla lettera-racconto del Bertoni si evince che il colonnello Gandini, accompagnava i volontari della brigata Milano, imbarcatasi a Genova sul vapore Garibaldi ed il colonnello Puppi accompagnava l’altra Brigata detta “Bologna” che era composta dai “Cacciatori di Bologna”. Dalla lettera del Bertoni, indirizzata a Filippo Stanzani, si evince che le truppe arrivarono nel porto naturale del Golfo degli Aranci in Sardegna il giorno 13 agosto 1860. Partitisi da Genova, arrivarono il 13, dove furono raggiunti da Bertani e da Garibaldi. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 85, in proposito scriveva che: “Oltre alla formazione del battaglione del Montefeltro, al Comitato di Provvedimento (3) si deve la formazione della Brigata Emilia comandata dal Puppi, morto poi eroicamente a Capua, e composta di quattro battaglioni, uno dei quali comandato dal valoroso patriota marchigiano Cattabeni. Questa brigata, inviata al Golfo degli Aranci per fare parte della spedizione Pianciani, fu più tardi incorporata nella divisione Turr e destinata per il suo valore a Capua ed a Caiazzo.”. Maraldi, parlando della Brigata Emilia, comandata dal Puppi, era composta da 4 battaglioni, uno dei quali era comandato dal marchigiano CATTABENI. Maraldi scriveva che la Brigata Emilia, poi PUPPI, fu inviata a Golfo Aranci per far parte della Spedizione Pianciani-Bertani. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 30, in proposito scriveva che: “Fu lunedì 13 agosto che gli uomini di questa spedizione, la quale di lì a tre giorni doveva essere sciolta, s’imbarcarono verso mezzogiorno, scortati da una parte della popolazione genovese, che li salutava con i suoi più caldi voti ed addii. La sera, fu il nostro turno. Un piroscafo era stato messo a nostra disposizione. A sera dunque, verso le dieci, senza uniforme, il generale Turr, il conte Sandor Téléki, il colonnello Frappolli ed io prendemmo la strada della Marina (1). Una barca ci aspettava. La notte era splendida, senza luna e scintillante di stelle. Passammo attraverso le navi addormentate, e con poche remate raggiungemmo la scaletta della ‘Provence’. Ciascuno si recò a vedere la cabina che gli era stata assegnata, poi salimmo sul ponte, ci sedemmo, e senza parlare contemplammo il cielo, in cui la luce del faro di Genova spiccava come in’immensa meteora.”. Questo è il racconto della partenza da Genova. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 159 proseguendo il suo racconto sul viaggio di Garibaldi per Golfo Aranci scriveva: “III. ….sul mattino del 14, nel Golfo degli Aranci. Colà ode che le due brigate (quella Eberhardt e Tharrena, di cui dicemmo) son già in viaggio per Palermo; ma ci trova invece il grosso di altre due (Gandini e Puppi) raggiunte nella giornata stessa dai loro distaccamenti e dall’intero Stato Maggiore della spedizione col Pianciani in persona. Etc…”. Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 159, riferendosi a Garibaldi in Sardegna, a Golfo Aranci, quando ……..scriveva: “Allora si presenta improvviso a quella gioventù già devota a lui più che non volesse parere; vince col fascino della parola e anche più dell’aspetto gli scrupoli degli uni, la repugnanza degli altri, e preso, colla sicurezza di chi non teme di vederselo contrastato, il bastone del comando, etc…” e, prima di partire per Palermo, “…fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Guerzoni scriveva che Garibadi, dopo aver fatto una escursione a Caprera comanda i volontari di seguirlo a Cagliari e di là andare a Palermo. Secondo il Guerzoni, Garibaldi arriverà con queste truppe il 17 agosto 1860. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a p. 331, riferendosi al Bertani, in proposito scriveva che: “….Garibaldi s’accostava alla sua diletta Caprera, alla quale, infatti, fece una rapida visita mentre il ‘Washington imbarcava il carbone…..Poi, calata la sera, il ‘Washington’ riprende la via del ritorno durante la quale fa sosta a Cagliari ove trova, insieme con gli altri vapori che si stanno a provvedersi di combustibile, anche il Byzantin, l’ultima nave della spedizione Bertani che porta il Pianciani con lo Stato maggiore.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, a pp. 263-264, in proposito scriveva che: “L’imbarco a Genova cominciò il 7 agosto: gli ultimi volontari col Pianciani e il Rustow partirono il 13 sul ‘Byzantin’. L’accordo era di concentrarsi tutti a Golfo Aranci.“. Dunque, Agrati scriveva che al ritorno da Caprera, Garibaldi va con il vapore Washington a Cagliari, dove ritrova il Bertani con gli altri vapori e gli altri volontari intenti a far rifornimento di combustibile. A Cagliari, il 15 agosto 1860, arriva anche il vapore “Byzantin”, che partitosi da Genova, portava con se il colonnello Pianciani ed il suo Stato Maggiore (dell’x spedizione per gli Stati Papali), dunque anche il Rustow ed una parte della brigata Bologna (la 4° Brigata), detta poi Puppi. Il vapore Byzantin era arrivato a Golfo Aranci ma non aveva trovato nessuno. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a p. 332, in proposito scriveva che: “Saputo che in seguito ad ordine di Garibaldi tutti gli altri s’eran diretti al sud e che con Garibaldi v’era il Bertani, il Pianciani aveva proseguito anch’egli per Cagliari, e vi era appena giunto il pomeriggio del 15, allorchè era apparso il ‘Washington’ col Dittatore proveniente da Caprera.”. Pianciani scriverà nelle sue memorie che vide apparire Garibaldi. Bertani era con Garibaldi, e con egli da Caprera era arrivato a Cagliari ?. Agostino Bertani, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo, domanda diecimila cartucce. Questi temendo nuovo sperpero fa consegnare le cartucce, ma vuole rimanere coi volontari, e a sua giustificazione prega il generale di dare l’ordine in iscritto per Palermo. Eccolo: “Esercito meridionale, Cagliari, 15 agosto 1860. Caro Bertani, Con tutta la gente che avete a disposizione venite a raggiungermi in Sicilia. – G. Garibaldi.”…..Etc….Bertani, giunto che fu a Palermo, etc…”. Dunque, la White scriveva che Garibaldi, il 15 agosto 1860, da Palermo scrive un ordine a Bertani. Fu il Bertani che chiese espressamente l’ordine scritto a Garibaldi che lo indirizzò a Cagliari. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a p. 208, in proposito scriveva: “Cotesti indugi volle il Generale vincere di sua persona; laonde, lasciata segretamente Palermo al 12 di agosto, venne subitamente al golfo degli Aranci, e menò seco, rassegnatone il comando dal Pianciani, la nuova brigata di Sicilia, ove approdava al 16 del mese. Questo indugio protrasse fino alla seconda metà del mese stesso le operazioni di guerra in terra ferma.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 263-264, in proposito scriveva: “La mattina del 14 Garibaldi era nel golfo degli Aranci, ma non vi trovò che la massima parte della terza e quarta brigata della divisione di Terranova, cioè le brigate Gandini e Puppi, mentre la prima e seconda brigata, Eberhard e Tharrena, avevano già abbandonato il golfo veleggiando per Palermo; il resto della terza e quarta brigata, collo stato maggiore generale delle suddette truppe, non era ancora arrivato.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 264-265, in proposito scriveva: “La brigata Tharrena venne trattenuta in Palermo e si mostrava dell’umore più inquieto. Il Bisantino, che portava porzione delle brigate Gandini e Puppi e tutto lo stato maggiore generale, benchè tutte le truppe fossero già imbarcate alle 8 ore di mattina, venne però trattenuto in Genova fino al pomeriggio del 13, in conseguenza delle manovre del governo piemontese che quel giorno trattenne il danaro spettante alla spedizione e ne indugiò il pagamento con inconcludenti pretesti. Rüstow insisteva per essere o spedito egli stesso, appena fosse possibile, nel golfo degli Aranci o perchè Pianciani precorresse la spedizione, onde avere in anticipazione un comando superiore per tenere unita la spedizione. Pianciani aveva creduto di non poter aderire al progetto, mentre nelle sue istruzioni dicevasi che dovesse imbarcarsi in ultimo collo stato maggiore generale, Così il Bisantino non arrivò che tardi nel pomeriggio del 14 al golfo degli Aranci, indi alla baja di Terranova.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “Garibaldi però la mattina del 14 non vi trovò che la maggior parte delle brigate Gandini ( Milano) e Puppi (Bologna) e tosto se le prese con sè dirigendosi a Cagliari. Per Cagliari navigò quindi anche il Bisantino, non avendo Pianciani trovate le altre navi nella baja di Terranova e non avendo rilevato sullo stato delle cose che notizie ancora poco chiare. Nel pomeriggio del 15 il Bisantino arrivò in rada di Cagliari. Ivi incontrò lo stesso Garibaldi col grosso delle brigate Gandini e Puppi, e Garibaldi ordinò a Pianciani di tosto far vela per Palermo ove dovevano seguirlo anche le altre navi appena si fossero rifornite di carbone. Il 16 di sera il Bisantino toccò Palermo. Il 17 mattina Pianciani ebbe un abboccamento con Garibaldi. Garibaldi disse che non poteva acconsentire alla spedizione nella Romagna, perchè non poteva far senza della divisione per la sua intrapresa contro il continente napoletano. Ciò deve essere espressamente ricordato, giacchè, per motivi facili a capirsi, si era diffusa la voce menzognera che Garibaldi avrebbe condotto in persona la spedizione di Terranova nello Stato Pontificio, se la mattina del 14 avesse trovato nel golfo degli Aranci più dei 2000 uomini di Gandini e Puppi. Soltanto questa scarsità di uomini lo avrebbe indotto a condurre la spedizione nella Sicilia. In conseguenza delle spiegazioni di Garibaldi , Pianciani , che aveva promesso di non andare in altro sito che nella Romagna, si dimise dal suo comando, e Garibaldi trasmise il comando sulle tre brigate riunite Tharrena, Gandini e Puppi al capo dello stato maggiore generale, colonnello brigadiere Rüstow, che ebbe in pari tempo incarico di raccogliere ed organizzare la divisione a Milazzo.”. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 52, nella nota (1) postillava: “Garibaldi scomparve appunto il giorno 12, senza che nulla di positivo si sapesse. Andò prima a Cagliari, poi a Palermo, per riunire a s’e le brigate Puppi, Gandini, Eberhardt, Tharrena, agli ordini del conte Luigi Pianciani che, insieme con quella del Nicotera (già scesa in Sicilia al comando del Sacchi), avevano costituito la famosa spedizione organizzata dal Mazzini, assenziente poi Garibaldi, per invadere lo Stato pontificio. Costretta dal Governo italiano a non oltrepassare la frontiera, fu in Toscana nuovamente imbarcata e venne — per varie vie — in Sicilia.”. Agrati, a p. 332, in proposito aggiunge: “Ma, come gli si dice che il Bertani, col quale confida dipotersi spiegare all’arrivo, è a bordo del ‘Washington’ col Dittatore, il Pianciani obbedisce e riparte.”. Dunque, il Pianciani partì dalla Sardegna per Palermo proprio perchè gli dissero che sul vapore ‘Washington’ vi era Garibaldi e Bertani che ripartivano dalla Sardegna per portare i volontari garibaldini a Palermo. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Nel pomeriggio del 15 arrivò desso nella rada di Cagliari. Vi trovò Garibaldi stesso col grosso delle brigate Gandini e Puppi e Garibaldi imparti tosto l’ordine a Pianciani di proseguire il viaggio verso Palermo, dove dovevano seguire gli altri bastimenti, tosto che si fossero provveduti di carbone. Alla sera del 16 il Bizantino arrivò a Palermo.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Questo corpo mutando direzione era da Garibaldi destinato a servire allo sbarco in Calabria. A Cagliari Garibaldi trovò una parte della spedizione, mentre un’altra aveva fatto rotta per Palermo; posteriormente vide arrivare altro vapore della spedizione, sul quale eravi imbarcato un numero di volontari, lo Stato Maggiore ed il comandante Colonnello Pianciani. Il Generale si recava a bordo di questo legno…etc…e domandava per prima cosa a Pianciani quanti uomini avesse con lui etc…Per rispondere a questo, Pianciani chiamò il capitano, e quando ne fu informato soggiunse: “ebbene Colonnello: partirete subito per Palermo”. Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156 e ssg., in proposito scriveva pure che: “Allora questi fece cortesi saluti ed auguri a Pianciani, il quale nel congedarsi presentò al Dittatore il colonnello Rustow come quello al quale cedeva il comando delle tre brigate, Parma, Milano e Bologna (Tharrena, Gandini, Puppi), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero l’ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo.”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 188 e ssg., in proposito scriveva che: “Nel Golfo degli Aranci non trovai un legno neppure di quelli che dovevano esservi; sperai in un male inteso per il nome appunto che la nostra spedizione portava, e che i nostri bastimenti, tratti pure dalla maggior comodità degli approvigionamenti, fossero nel Golfo di Terranova. Quei due Golfi può realmente dirsi formarne uno solo, fra loro è Ponticello promontorio che poco sporge nel mare , ed è quella parte del Golfo che prende più precisamente il nome di Terranuova la più meridionale, si addentra nelle terre in sino alla città, è al coperto di tutti i venti formando un porto naturale dei più sicuri. Ciò pure mi faceva sperare che ivi fossero i nostri legni, e tanto più che dei colpi di vento avevano avuto luogo nei giorni precedenti. Colà pertanto mi condussi col Bisantino; ma inutilmente, là neppure trovai quelli che avrebbero dovuto aspettarmi; seppi da alcune barche pescareccie ancorate nel Golfo, che si erano veduti vapori ad entrarvi ma che poi n’erano partiti. Andai io stesso alla città per tentare di raccogliere maggiori notizie, ivi trovai due ufficiali e qualche soldato dei nostri che mi dissero essere stati autorizzati di scendere a terra, ma che quando avevano voluto tornare a bordo, non trovarono più i bastimenti; essi furono imbarcati sul Bisantino. In Terranova erano ancora buoi ed altre provvisioni destinate alla truppa, altre se ne aspettavano dall’ interno dell’ Isola; spedii colà perchè non venissero, e di quelle che v’erano prési meco quanto poteva, ordinando si vendesse il rimanente e mandasse il prodotto al comitato di Genova; ringraziai quei buoni abitanti dell’ interesse grandissimo del quale avevano dato pruova perchè la spedizione di nulla mancasse, e tornai a bordo ordinando che si partisse subito per Cagliari.”. Dunque, Pianciani, racconta che arrivato a Golfo Aranci, in Sardegna, nella Baia di Terranova, con il suo vapore “Bizantino”, si recò personalmente nella piccola cittadina “Andai io stesso alla città per tentare di raccogliere maggiori notizie, ivi trovai due ufficiali e qualche soldato dei nostri che mi dissero essere stati autorizzati di scendere a terra, ma che quando avevano voluto tornare a bordo, non trovarono più i bastimenti; essi furono imbarcati sul Bisantino.”. Pianciani racconta che fece salire sul suo vapore due ufficiali e qualche soldato della Spedizione a cui avevano vietato di imbarcarsi in quanto i loro bastimenti erano già ripartiti. Presumo fossero i bastimenti Torino e Amazzone che avevano portato a Palermo le due Brigate Eberhard e Tharrena. Tuttavia, Pianciani partitosi da Genova con Rustow portava una parte della Brigata MILANO ed una parte della Brigata PUPPI. Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373, in proposito scriveva che: “In quei giorni giunse da Genova il dottor Bertani, e mi annunciò che dovevano riunirsi agli Aranci, sulla costa orientale della Sardegna, circa cinquemila dei nostri, da lui riuniti a Genova e spediti a quella via prima della sua partenza di là. Tale determinazione di formare cotesta gente agli Aranci aveva origine da coloro che, come Mazzini, Bertani, Nicotera, ec. , senza disapprovare le spedizioni nostre nell ‘ Italia meridionale, opinavano doversi fare diversioni nello Stato pontificio o su Napoli ! o forse ancora repugnavano di sottomettersi all’ ubbidienza della Dittatura. Per non urtare intieramente coll’ idea strategica di quei signori, mi nacque il pensiero di raggiungere io stesso cotesti cinquemila uomini, e con essi tentare un colpo di mano su Napoli. M’ imbarcai dunque con Agostino Bertani a bordo del Washington, dirigendoci al Golfo degli Aranci. Giunti in quel porto, trovammo soltanto una parte della spedizione, essendosi il maggior numero già diretto per Palermo. Tale circostanza mi fece cambiar d’ opinione sul progetto per Napoli. Imbarcammo parte della gente sul Washington, perchè fosse più comoda, passammo alla Maddalena per far carbone, di lì a Cagliari, a Palermo, a Milazzo, e tornammo a Punta di Faro, ove il generale Sirtori avea già disposto due piroscafi nostri, il Torino ed il Franklin, perchè facessero il giro della Sicilia da settentrione ad occidente e ostro sino nella parte orientale dell’ isola a Taormina. Fu cotesta una savia e felice risoluzione. I due piroscafi suddetti giunsero a Giardini, porto di Taormina, v’ imbarcarono la divisione Bixio, e la passarono felicemente a Melito in Calabria. Dovendo la spedizione de’ due piroscafi colla divisione Bixio partire da Giardini per la Calabria, lo stesso giorno del mio arrivo a Faro io m’ imbarcai per Messina, vi presi una vettura, e giunsi a tempo per imbarcarmi col Franklin, e passare anch’ io in Calabria.”. Garibaldi, a p. 373, nella nota (1) postillava: “(1) Il generale Turr era passato sul continente per motivi di salute, ed avea lasciato il comando della brigata Eber.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 150-151-152, in proposito scriveva che: “Intanto il comandante Pianciani col suo stato maggiore partito nel pomeriggio del 13 da Genova sul Bisantino, a sua volta giungeva nel pomeriggio del 14 a Terranova pieno di speranze, confortato da lungo studio, da meditate combinazioni. Ma quale fu la sua delusione, il suo rammarico, non scorgendo nell’ampia distesa del golfo, nè in alcuna parte recondita di esso la menoma traccia delle sue truppe ! Soltanto una battaglia perduta può stendere tanta tristezza sull’animo di un comandante. Finalmente alcune barche peschereccie riferirono che erano bensì giunti alcuni vapori, ma che ne erano ripartiti ; afflitto dalla dura realtà, ma desideroso di penetrarne i particolari, Pianciani scese a Terranova, e vi trovò due suoi ufficiali ed alcuni soldati che dissero essere stati autorizzati a scendere, ma che quando avevano voluto risalire a bordo , non trovarono più i vapori. Pianciani li portò seco sul Bisantino, ordinando di navigare a tutto vapore per Cagliari, ove forse avrebbe trovato notizie, od almeno per mezzo del telegrafo avrebbe potuto comunicare con Genova e colla Sicilia. Avvicinandosi al porto di Cagliari il capitano del Bisantino avvertì che eranvi dei bastimenti che riteneva quelli di cui si andava in cerca. Pianciani sentì rinascere la sua speranza; ma avanzando ed osservando meglio riconobbe che mancavano il Torino, l’Amazone e l’Isera portanti le due prime brigate. Prima ancora che il Bisantino entrasse in porto, da un piroscafo in rada si staccò una lancia che venivagli incontro e che facevagli segnali perchè si fermasse. Poco dopo parve di riconoscere nella lancia il generale Garibaldi , e subito la visione divenne certezza con commozione di quanti erano a bordo, con maraviglia grande, perchè mentre da tutti si credeva che Egli fosse affaccendato in Sicilia, appariva in Sardegna. I volontari esaltati scoppiarono in calorosi evviva. Mentre Pianciani disponeva che si abbassasse la scala, il Dittatore, senza aspettare, si aggrappò alle parasartie e, con ammirabile agilità si arrampicò sul parapetto della nave, ove volle rimanere, scusandosi di non voler disturbare nessuno; poi (è Pianciani stesso che scrive tutto questo) domandato a Pianciani quanti uomini aveva nella sua spedizione, disse : « Sta bene ; colla vostra spedizione il nostro esercito sommerà a 30000 uomini; e comincia ad essere qualche cosa » . Assicuratosi poi che a bordo vi era sufficiente acqua e carbone , « ebbene colonnello partirete subito per Palermo » ; e stringendogli amichevolmente la mano: << State di buon animo colonnello; tutto va bene ; ci parleremo a Palermo dove io vi seguirò. » Pianciani domandò ancora al generale dove fosse Bertani; « a bordo con me; se volete parlare con lui, venite pure, ma egli può solo ripetervi quello che vi ho detto io ; del resto egli viene pure a Palermo, e là in ogni caso lo vedrete. » E da agile marinaio, come era salito ridiscese nella sua lancia. Pianciani voltosi al capitano ordinò ad alta voce: << A Palermo, e facciamo di arrivarvi il più presto possibile ». Bertani è furente; Pianciani è sconfortato; l’intera spedizione è perplessa ; tutta la Sicilia è inquieta per l’assenza del Dittatore ; questi vede fallita l’impresa per la quale aveva abbandonato l’iniziato passaggio in Calabria, ed aveva corso il pericolo di essere catturato dalla crociera borbonica; questi serenamente rassicurava tutti , dicendo << state di buon animo, tutto va bene » .
A CAGLIARI
Nel 15 agosto 1860, a Cagliari, l’arrivo del vapore BYZANTIN con lo Stato Maggiore della Spedizione TERRANOVA: il colonnello PIANCIANI, il colonnello RUSTOW, con una parte della Brigata BOLOGNA o PUPPI ed una parte della Brigata MILANO o GANDINI, il maggiore Giovan Battista CATTABENI di Senigallia e l’ex brigata BOLOGNA, divenuta Brigata PUPPI, il maggiore BASSI di Siena e FERRACINI
Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373, in proposito scriveva che: “M’ imbarcai dunque con Agostino Bertani a bordo del Washington, dirigendoci al Golfo degli Aranci. Giunti in quel porto, trovammo soltanto una parte della spedizione, essendosi il maggior numero già diretto per Palermo. Tale circostanza mi fece cambiar d’ opinione sul progetto per Napoli. Imbarcammo parte della gente sul Washington, perchè fosse più comoda, passammo alla Maddalena per far carbone, di lì a Cagliari, a Palermo, a Milazzo, e tornammo a Punta di Faro, ove il generale Sirtori avea già disposto due piroscafi nostri, il Torino ed il Franklin, perchè facessero il giro della Sicilia da settentrione ad occidente e ostro sino nella parte orientale dell’ isola a Taormina. Fu cotesta una savia e felice risoluzione. I due piroscafi suddetti giunsero a Giardini, porto di Taormina, v’ imbarcarono la divisione Bixio, e la passarono felicemente a Melito in Calabria. Dovendo la spedizione de’ due piroscafi colla divisione Bixio partire da Giardini per la Calabria, lo stesso giorno del mio arrivo a Faro io m’ imbarcai per Messina, vi presi una vettura, e giunsi a tempo per imbarcarmi col Franklin, e passare anch’ io in Calabria.”. Garibaldi, a p. 373, nella nota (1) postillava: “(1) Il generale Turr era passato sul continente per motivi di salute, ed avea lasciato il comando della brigata Eber.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 330-331, in proposito scriveva che: “Poi, calata la sera, il ‘Washington’ riprende la via del ritorno durante la quale fa sosta a Cagliari ove trova, insieme con gli altri vapori che si stanno a provvedersi di combustibile, anche il Byzantin, l’ultima nave della spedizione Bertani che porta il Pianciani con lo Stato maggiore. Costui, giusta l’ordine avuto, era partito ultimo da Genova persuaso di trovare tuttti gli altri che l’avevano preceduto, fermi per attenderlo a Golfo degli Aranci, dove invece non aveva trovato nessuno. Solo quel giorno – 13 luglio – a lui sarebbe stata rimessa la lettera diretta da Garibaldi al Bertani sin dal 30 giugno etc…In seguito all’ordine di Garibaldi tutti gli altri s’eran diretti al sud e che con Garibaldi v’era il Bertani, il Pianciani aveva proseguito anch’egli per Cagliari, e vi era appena giunto, nel pomeriggio del 15, allorché era apparso il ‘Waschington’ col Dittatore reduce da Caprera.“. Eliseo Porro (…..), nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), a p. 7-8, in proposito scriveva che: “Il 15, al molo vecchio di Genova sul vapore francese il Byzantin, furono imbarcate le ultime truppe delle quali potevasi disporre, e con esse lo stato maggiore. Il tempo alquanto torbido, quando il Byzantin levò l’áncora, ossia verso mezzogiorno, si rischiarò per lasciar luogo al più splendido cielo che mai possa esser veduto in Italia. Il 14 alle quattro dopo mezzodì , volsimo verso la baja degli Aranci onde scoprire se ivi si trovasse qualcuno dei nostri legni, ma non se ne rinvenne. Allora piegammo verso il golfo di Terranova; ma ivi pure a nostra ingrata sorpresa non ne trovammo veruna traccia. Dalle notizie raccolte però, ebbimo sentore che i legni giunti poco prima, erano ripartiti verso il sud; e si decise allora che il Byzantin dovesse dirigersi a Cagliari, dove giunsimo nelle ore pomeridiane del 15. Qui incontrammo infatti la maggior parte dei legni che facevano parte della spedizione di Terranova. Non si tosto ebbimo gettato l’ancora e spedito in ricognizione per essere informati dei motivi che avevano prodotto la divergenza dalle prestabilite disposizioni , quando apparve una lancia che ci recò a bordo la persona stessa di Garibaldi . Il giubilo con cui l’incomparabile Generale fu accolto dai nostri soldati è cosa indescrivibile.”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “…..Nella mattina del 14 Garibaldi fu nel golfo degli aranci, ma non vi trovò che la più parte della terza e della quarta brigata. Gandini e Puppi, della divisione Terranova, avendo la prima e seconda brigata Eberhard e Tharrena già lasciato il golfo e fatto vela verso Palermo; e non essendo ancora arrivato il resto della terza e della quarta brigata collo stato maggiore delle truppe suddette. Rüstow.”. Rustow, continuando il suo racconto scriveva che: “Il Bizantino, che aveva a bordo una parte della brigata Gandini e Puppi e tutto lo Stato maggiore, sebbene tutte le truppe fossero imbarcate fino dalle otto della mattina, era però rimasto a Genova fino al pomeriggio del 13 in seguito alle meschine mano. E così il Bizantino non arrivò che verso la sera del 14 nel golfo degli aranci e quindi nel seno di Terranova. Ma Garibaldi non avendovi trovato nella mattina del 14 che una gran parte delle brigate Gandini ( Milano) e Puppi ( Bologna ), le aveva condotte subito con sè a Cagliari. Anche il Bizantino si diresse tosto a quella volta, non avendo Pianciani trovato nel seno di Terranova gli altri navigli e non avendo ottenuto precise notizie sullo stato delle cose. Nel pomeriggio del 15 arrivò desso nella rada di Cagliari. Vi trovò Garibaldi stesso col grosso delle brigate Gandini e Puppi e Garibaldi imparti tosto l’ordine a Pianciani di proseguire il viaggio verso Palermo , dove dovevano seguire gli altri bastimenti, tosto che si fossero provveduti di carbone. Alla sera del 16 il Bizantino arrivò a Palermo. Etc…”. Dunque, a Golfo Aranci Garibaldi trovò una parte delle due Brigate Milano e Puppi ed un’altra parte venne a Golfo Aranci, partendo da Genova, il 13 agosto 1860, con il colonnello Pianciani e lo stato maggiore dell’ex spedizione Bertani-Pianciani. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “Questi, fallitogli il rapimento del vascello, tirò in Sardegna a pigliarsi i novemila raccolti dal Bertani. Il Pianciani che li comandava assicura che fossero 8940 in tutto, divise in sei brigate, un battaglione carabinieri, due squadroni di guide, due compagnie di genio, due batterie rigate da campo, e i servigi amministrativi e sanitarii: ogni brigata aver quattro battaglioni, ciascuno quattro compagnie, sicchè se ne potesse accrescere la gente senza alterare i quadri. Il Garibaldi giunto il 14 a Cagliari, solo parte ne trovò, che già due brigate navigavano a Palermo, e parte dell’altre due stavano per arrivare da Genova; dove il Pianciani aspettò sinchè ebbe la moneta dal governo; però fu alla baia di Terranova sul tardi di quella sera; e raggiunse a Cagliari il Nizzardo che v’ avea menato il resto della gente. L’incontrò presso al porto in una barca venutagli incontro a ingiungergli di voltar per Palermo. Egli, romano, che forte si struggea di farla al Papa, si turbò; per via sopraggiunselo il Gulnara, avviso di guerra sardo, che a nome del governo andava comandando a tutti quei legni di sfilare a Palermo. Giunservi la sera del 17; ma il Pianciani ricusò di far quella guerra, e se ne tornò a Livorno; il surrogò il prussiano Rustow, che li menò a ordinarli a Melazzo.”. Dunque, De Sivo scriveva che Pianciani, ultimo ad arrivare nella Baia di Terranova in Sardegna, si era partito da Genova, “dove il Pianciani aspettò sinchè ebbe la moneta dal governo;”. De Sivo scrive che Pianciani, non avendo trovato nessuno alla Baia di Terranova (a Golfo Aranci), in Sardegna, dove era arrivato a tarda sera del 14 agosto 1860, con il vapore “Byzantino”, si reca a Cagliari dove incontrò Garibaldi che gli parlò e lo comandò di andare a Palermo con le due Brigate che portava, la MILANO e la BOLOGNA (PUPPI). Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a pp. 27-28-29-30, in proposito scriveva che: “Per quanto fossero stati segreti i preparativi che avevano presieduto a quella spedizione, il ministero piemontese ne avea avuto sentore, e si era mostrato fermamente deciso ad opporvisi, anche a costo di ricorrere alla forza; così, lo stesso giorno in cui il colonnello Pianciani s’imbarcava a Genova per andare a raggiungere le sue truppe, acquartierate nella zona paludosa e male scelta di Terranova, tre battaglioni di bersaglieri (1), arrivati in tutta fretta da Torino, etc…”. Alberto Dallolio (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille nelle memorie Bolognesi”, Bologna, ed. Zanichelli, 1910, riguardo il colonnello Gandini, che accompagnerà e comanderà la Brigata “Milano” a Paola e poi a Sapri, insieme al Rustow e a Turr, a p. 347, in proposito pubblicò una lettera di Carlo Bertoni (1) a Filippo Stanzani che racconta un episodio al Golfo degli Aranci e, scriveva: “V. Carlo Bertoni (1) a Filippo Stanzani. A bordo del Clipper il Shepherd, a poche miglia da Cagliari il 14 Agosto 1860. “Carissimo Stanzani. Ti scrivo due righe per dar seguito all’altra mia che ti scrissi da Genova domenica mattina alle ore sette. La spedizione era composta di due brigate, una delle quali (comandata dal Colonnello Gandini, la terza) era imbarca sopra il vapore Garibaldi, il quale rimorchiava un grossissimo Clipper Americano chiamato il ‘Shepherd’, a bordo del quale era imbarcata l’altra divisione (la quarta) comandata dal Colonnello Puppi, e della quale fa parte il nostro Battaglione dei Cacciatori di Bologna. Dopo un felice viaggio giungemmo jeri sull’imbrunire al Golfo degli Aranci, nell’Isola di Sardegna, dove ci avevano preceduti moltissimo dei nostri, e dove trovammo altri tre vapori all’ancora, e vedemmo a terra sulla riva molti volontari che si esercitavano. Poco dopo il nostro arrivo giungeva in porto un grosso vapore, il quale, senza gettar l’ancora, veniva a noi vicino, e girava intorno al nostro bastimento…..Il Colonnello Puppi, il bravo Cattabeni, Bassi ed io ci mettemmo sulla sponda etc…”. Dunque, dalla lettera-racconto del Bertoni si evince che il colonnello Gandini, accompagnava i volontari della brigata Milano, imbarcatasi a Genova sul vapore Garibaldi ed il colonnello Puppi accompagnava l’altra Brigata detta “Bologna” che era composta dai “Cacciatori di Bologna”. Dalla lettera del Bertoni, indirizzata a Filippo Stanzani, si evince che le truppe arrivarono nel porto naturale del Golfo degli Aranci in Sardegna il giorno 13 agosto 1860. Partitisi da Genova, arrivarono il 13, dove furono raggiunti da Bertani e da Garibaldi. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 85, in proposito scriveva che: “Oltre alla formazione del battaglione del Montefeltro, al Comitato di Provvedimento (3) si deve la formazione della Brigata Emilia comandata dal Puppi, morto poi eroicamente a Capua, e composta di quattro battaglioni, uno dei quali comandato dal valoroso patriota marchigiano Cattabeni. Questa brigata, inviata al Golfo degli Aranci per fare parte della spedizione Pianciani, fu più tardi incorporata nella divisione Turr e destinata per il suo valore a Capua ed a Caiazzo.”. Maraldi, parlando della Brigata Emilia, comandata dal Puppi, era composta da 4 battaglioni, uno dei quali era comandato dal marchigiano CATTABENI. Maraldi scriveva che la Brigata Emilia, poi PUPPI, fu inviata a Golfo Aranci per far parte della Spedizione Pianciani-Bertani. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 30, in proposito scriveva che: “Fu lunedì 13 agosto che gli uomini di questa spedizione, la quale di lì a tre giorni doveva essere sciolta, s’imbarcarono verso mezzogiorno, scortati da una parte della popolazione genovese, che li salutava con i suoi più caldi voti ed addii. La sera, fu il nostro turno. Un piroscafo era stato messo a nostra disposizione. A sera dunque, verso le dieci, senza uniforme, il generale Turr, il conte Sandor Téléki, il colonnello Frappolli ed io prendemmo la strada della Marina (1). Una barca ci aspettava. La notte era splendida, senza luna e scintillante di stelle. Passammo attraverso le navi addormentate, e con poche remate raggiungemmo la scaletta della ‘Provence’. Ciascuno si recò a vedere la cabina che gli era stata assegnata, poi salimmo sul ponte, ci sedemmo, e senza parlare contemplammo il cielo, in cui la luce del faro di Genova spiccava come in’immensa meteora.”. Questo è il racconto della partenza da Genova. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 159 proseguendo il suo racconto sul viaggio di Garibaldi per Golfo Aranci scriveva: “III. ….sul mattino del 14, nel Golfo degli Aranci. Colà ode che le due brigate (quella Eberhardt e Tharrena, di cui dicemmo) son già in viaggio per Palermo; ma ci trova invece il grosso di altre due (Gandini e Puppi) raggiunte nella giornata stessa dai loro distaccamenti e dall’intero Stato Maggiore della spedizione col Pianciani in persona. Etc…”. Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 159, riferendosi a Garibaldi in Sardegna, a Golfo Aranci, quando ……..scriveva: “Allora si presenta improvviso a quella gioventù già devota a lui più che non volesse parere; vince col fascino della parola e anche più dell’aspetto gli scrupoli degli uni, la repugnanza degli altri, e preso, colla sicurezza di chi non teme di vederselo contrastato, il bastone del comando, etc…” e, prima di partire per Palermo, “…fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Guerzoni scriveva che Garibadi, dopo aver fatto una escursione a Caprera comanda i volontari di seguirlo a Cagliari e di là andare a Palermo. Secondo il Guerzoni, Garibaldi arriverà con queste truppe il 17 agosto 1860. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a p. 331, riferendosi al Bertani, in proposito scriveva che: “….Garibaldi s’accostava alla sua diletta Caprera, alla quale, infatti, fece una rapida visita mentre il ‘Washington imbarcava il carbone…..Poi, calata la sera, il ‘Washington’ riprende la via del ritorno durante la quale fa sosta a Cagliari ove trova, insieme con gli altri vapori che si stanno a provvedersi di combustibile, anche il Byzantin, l’ultima nave della spedizione Bertani che porta il Pianciani con lo Stato maggiore.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, a pp. 263-264, in proposito scriveva che: “L’imbarco a Genova cominciò il 7 agosto: gli ultimi volontari col Pianciani e il Rustow partirono il 13 sul ‘Byzantin’. L’accordo era di concentrarsi tutti a Golfo Aranci.“. Dunque, Agrati scriveva che al ritorno da Caprera, Garibaldi va con il vapore Washington a Cagliari, dove ritrova il Bertani con gli altri vapori e gli altri volontari intenti a far rifornimento di combustibile. A Cagliari, il 15 agosto 1860, arriva anche il vapore “Byzantin”, che partitosi da Genova, portava con se il colonnello Pianciani ed il suo Stato Maggiore (dell’x spedizione per gli Stati Papali), dunque anche il Rustow ed una parte della brigata Bologna (la 4° Brigata), detta poi Puppi. Il vapore Byzantin era arrivato a Golfo Aranci ma non aveva trovato nessuno. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a p. 332, in proposito scriveva che: “Saputo che in seguito ad ordine di Garibaldi tutti gli altri s’eran diretti al sud e che con Garibaldi v’era il Bertani, il Pianciani aveva proseguito anch’egli per Cagliari, e vi era appena giunto il pomeriggio del 15, allorchè era apparso il ‘Washington’ col Dittatore proveniente da Caprera.”. Pianciani scriverà nelle sue memorie che vide apparire Garibaldi. Bertani era con Garibaldi, e con egli da Caprera era arrivato a Cagliari ?. Agostino Bertani, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo, domanda diecimila cartucce. Questi temendo nuovo sperpero fa consegnare le cartucce, ma vuole rimanere coi volontari, e a sua giustificazione prega il generale di dare l’ordine in iscritto per Palermo. Eccolo: “Esercito meridionale, Cagliari, 15 agosto 1860. Caro Bertani, Con tutta la gente che avete a disposizione venite a raggiungermi in Sicilia. – G. Garibaldi.”…..Etc….Bertani, giunto che fu a Palermo, etc…”. Dunque, la White scriveva che Garibaldi, il 15 agosto 1860, da Palermo scrive un ordine a Bertani. Fu il Bertani che chiese espressamente l’ordine scritto a Garibaldi che lo indirizzò a Cagliari. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a p. 208, in proposito scriveva: “Cotesti indugi volle il Generale vincere di sua persona; laonde, lasciata segretamente Palermo al 12 di agosto, venne subitamente al golfo degli Aranci, e menò seco, rassegnatone il comando dal Pianciani, la nuova brigata di Sicilia, ove approdava al 16 del mese. Questo indugio protrasse fino alla seconda metà del mese stesso le operazioni di guerra in terra ferma.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 263-264, in proposito scriveva: “La mattina del 14 Garibaldi era nel golfo degli Aranci, ma non vi trovò che la massima parte della terza e quarta brigata della divisione di Terranova, cioè le brigate Gandini e Puppi, mentre la prima e seconda brigata, Eberhard e Tharrena, avevano già abbandonato il golfo veleggiando per Palermo; il resto della terza e quarta brigata, collo stato maggiore generale delle suddette truppe, non era ancora arrivato.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 264-265, in proposito scriveva: “La brigata Tharrena venne trattenuta in Palermo e si mostrava dell’umore più inquieto. Il Bisantino, che portava porzione delle brigate Gandini e Puppi e tutto lo stato maggiore generale, benchè tutte le truppe fossero già imbarcate alle 8 ore di mattina, venne però trattenuto in Genova fino al pomeriggio del 13, in conseguenza delle manovre del governo piemontese che quel giorno trattenne il danaro spettante alla spedizione e ne indugiò il pagamento con inconcludenti pretesti. Rüstow insisteva per essere o spedito egli stesso, appena fosse possibile, nel golfo degli Aranci o perchè Pianciani precorresse la spedizione, onde avere in anticipazione un comando superiore per tenere unita la spedizione. Pianciani aveva creduto di non poter aderire al progetto, mentre nelle sue istruzioni dicevasi che dovesse imbarcarsi in ultimo collo stato maggiore generale, Così il Bisantino non arrivò che tardi nel pomeriggio del 14 al golfo degli Aranci, indi alla baja di Terranova.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “Garibaldi però la mattina del 14 non vi trovò che la maggior parte delle brigate Gandini ( Milano) e Puppi (Bologna) e tosto se le prese con sè dirigendosi a Cagliari. Per Cagliari navigò quindi anche il Bisantino, non avendo Pianciani trovate le altre navi nella baja di Terranova e non avendo rilevato sullo stato delle cose che notizie ancora poco chiare. Nel pomeriggio del 15 il Bisantino arrivò in rada di Cagliari. Ivi incontrò lo stesso Garibaldi col grosso delle brigate Gandini e Puppi, e Garibaldi ordinò a Pianciani di tosto far vela per Palermo ove dovevano seguirlo anche le altre navi appena si fossero rifornite di carbone. Il 16 di sera il Bisantino toccò Palermo. Il 17 mattina Pianciani ebbe un abboccamento con Garibaldi. Garibaldi disse che non poteva acconsentire alla spedizione nella Romagna, perchè non poteva far senza della divisione per la sua intrapresa contro il continente napoletano. Ciò deve essere espressamente ricordato, giacchè, per motivi facili a capirsi, si era diffusa la voce menzognera che Garibaldi avrebbe condotto in persona la spedizione di Terranova nello Stato Pontificio, se la mattina del 14 avesse trovato nel golfo degli Aranci più dei 2000 uomini di Gandini e Puppi. Soltanto questa scarsità di uomini lo avrebbe indotto a condurre la spedizione nella Sicilia. In conseguenza delle spiegazioni di Garibaldi , Pianciani , che aveva promesso di non andare in altro sito che nella Romagna, si dimise dal suo comando, e Garibaldi trasmise il comando sulle tre brigate riunite Tharrena, Gandini e Puppi al capo dello stato maggiore generale, colonnello brigadiere Rüstow, che ebbe in pari tempo incarico di raccogliere ed organizzare la divisione a Milazzo.”. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 52, nella nota (1) postillava: “Garibaldi scomparve appunto il giorno 12, senza che nulla di positivo si sapesse. Andò prima a Cagliari, poi a Palermo, per riunire a s’e le brigate Puppi, Gandini, Eberhardt, Tharrena, agli ordini del conte Luigi Pianciani che, insieme con quella del Nicotera (già scesa in Sicilia al comando del Sacchi), avevano costituito la famosa spedizione organizzata dal Mazzini, assenziente poi Garibaldi, per invadere lo Stato pontificio. Costretta dal Governo italiano a non oltrepassare la frontiera, fu in Toscana nuovamente imbarcata e venne — per varie vie — in Sicilia.”. Agrati, a p. 332, in proposito aggiunge: “Ma, come gli si dice che il Bertani, col quale confida dipotersi spiegare all’arrivo, è a bordo del ‘Washington’ col Dittatore, il Pianciani obbedisce e riparte.”. Dunque, il Pianciani partì dalla Sardegna per Palermo proprio perchè gli dissero che sul vapore ‘Washington’ vi era Garibaldi e Bertani che ripartivano dalla Sardegna per portare i volontari garibaldini a Palermo. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Nel pomeriggio del 15 arrivò desso nella rada di Cagliari. Vi trovò Garibaldi stesso col grosso delle brigate Gandini e Puppi e Garibaldi imparti tosto l’ordine a Pianciani di proseguire il viaggio verso Palermo, dove dovevano seguire gli altri bastimenti, tosto che si fossero provveduti di carbone. Alla sera del 16 il Bizantino arrivò a Palermo.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Questo corpo mutando direzione era da Garibaldi destinato a servire allo sbarco in Calabria. A Cagliari Garibaldi trovò una parte della spedizione, mentre un’altra aveva fatto rotta per Palermo; posteriormente vide arrivare altro vapore della spedizione, sul quale eravi imbarcato un numero di volontari, lo Stato Maggiore ed il comandante Colonnello Pianciani. Il Generale si recava a bordo di questo legno…etc…e domandava per prima cosa a Pianciani quanti uomini avesse con lui etc…Per rispondere a questo, Pianciani chiamò il capitano, e quando ne fu informato soggiunse: “ebbene Colonnello: partirete subito per Palermo”. Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156 e ssg., in proposito scriveva pure che: “Allora questi fece cortesi saluti ed auguri a Pianciani, il quale nel congedarsi presentò al Dittatore il colonnello Rustow come quello al quale cedeva il comando delle tre brigate, Parma, Milano e Bologna (Tharrena, Gandini, Puppi), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero l’ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “Poi gli ordinò, senz’altro di proseguire per Palermo lasciandolo interdetto e deluso, ché il Pianciani quell’ordine non se lo attendeva. Egli aveva accettato di comandare la spedizione, pur di portarla negli Stati de Papa, e non in Sicilia: se mai l’avessero costretto a toccare l’Isola prima del Continente, era a Milazzo e non a Palermo ch’egli avrebbe dovuto andare. Così gli aveva lasciato scritto il Bertani. Ma, come gli si dice che il Bertani, col quale confida di potersi spiegare all’arrivo, è a bordo del ‘Washington’ col Dittatore, il Pianciani obbedisce e riparte. Il 16 giunge a Palermo, mentre le truppe restano a bordo egli, impaziente, scende a terra sperando di parlare con Garibaldi che è giunto prima di lui.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “Così infatti avvenne e dopo pochi giorni di sosta a Golfo Aranci, nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo.“. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 188 e ssg., in proposito scriveva che: “….ringraziai quei buoni abitanti dell’ interesse grandissimo del quale avevano dato pruova perchè la spedizione di nulla mancasse , e tornai a bordo ordinando che si partisse subito per Cagliari. Se ivi non avessi trovato i bastimenti avrei potuto almeno e più facilmente che altrove averne notizia. Avrei potuto a mezzo del Telegrafo comunicare con Genova, pormi direttamente in corrispondenza colla Sicilia, ricevere istruzioni: sollecitai per questo il Capitano del bastimento onde arrivasse a Cagliari tanto prima quanto più avesse potuto. Profitto della circostanza per rendere testimonianza di riconoscenza al Capitano del Bisantino, del quale sono dolente di non ricordare il nome; egli non solo in quella circostanza, ma sempre durante tutto il viaggio, mi diede prove di sua premura nel secondarmi dell’ opera sua e dei suoi, in tutto ciò che io volessi. Egli aveva un contratto è vero, ma sono ben lontano dal volere attribuire a ciò principalmente lo zelo che mostrava per noi; era perchè amava l’Italia nostra e quella causa che noi difendevamo; rispetto, ammirazione grandissima nudriva per Garibaldi, e noi sapeva volerlo coadjuvare nel miglior modo che per noi si potesse a poter mantenere quanto agli Italiani aveva promesso; ed infine, mi sia permesso pensare, perchè per me aveva pure concepito una qualche affezione: in dieciotto ore noi giungemmo a Cagliari. Avvicinandoci a quel porto fu il Capitano che il primo mi disse vedervi dei bastimenti, che credeva poter essere quelli della nostra spedizione, e quanto di quella notizia io fossi contento è facile imaginare; se nou che meglio in seguito osservando io stesso potei riconoscere che tutti non v’erano; mancava il Torino, l’Ammazzone e l’Isère. Mentre ci preparavamo ad entrare nel porto, da un piroscafo che era nella rada vedemmo staccarsi una lancia dalla quale si facevano segnali perchè ci fermassimo; dissi che si aspettasse. Etc…”. Dunque, Pianciani, racconta che arrivato a Golfo Aranci, in Sardegna, nella Baia di Terranova, con il suo vapore “Bizantino”, si recò personalmente nella piccola cittadina “Andai io stesso alla città per tentare di raccogliere maggiori notizie, ivi trovai due ufficiali e qualche soldato dei nostri che mi dissero essere stati autorizzati di scendere a terra, ma che quando avevano voluto tornare a bordo, non trovarono più i bastimenti; essi furono imbarcati sul Bisantino.”. Pianciani racconta che fece salire sul suo vapore due ufficiali e qualche soldato della Spedizione a cui avevano vietato di imbarcarsi in quanto i loro bastimenti erano già ripartiti. Presumo fossero i bastimenti Torino e Amazzone che avevano portato a Palermo le due Brigate Eberhard e Tharrena. Tuttavia, Pianciani partitosi da Genova con Rustow portava una parte della Brigata MILANO ed una parte della Brigata PUPPI. Dei soldati volontari garibaldini che Pianciani portava sul vapore Byzanti, da Genova ne parla quando racconta dell’incontro con Garibaldi a Cagliari. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 190 e ssg., in proposito scriveva che: “Garibaldi mi dimandava per prima cosa, quanti uomini avessi con me, e alla mia risposta replicava sta bene; colla vostra spedizione il nostro esercito sommerà a 30000 uomini, comincia ad essere qualche cosa, e subito dopo quant’ acqua e quanto carbone vi rimane ? per rispondere a questo chiamai il capitano, e quando ne fu informato Ebbene Colonnello, soggiunse, partirete subito per Palermo. Etc…”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 150, in proposito scriveva che: “Imbarcammo parte della gente sul Washington perchè fosse più comoda, passammo alla Maddalena per far carbone, di lì a Cagliari, a Palermo, a Milazzo, e tornammo a punta di Faro (374). La successione dei fatti fu la seguente: Chiarito che la spedizione era già per metà a Palermo, Garibaldi decise di portare colà anche il rimanente. Ma siccome il Washington abbisognava di carbone, ordinò alle brigate Gandini e Puppi (Milano e Bologna) di recarsi ad aspettarlo a Cagliari.’ La Gulnara, trionfante del suo successo, accompagnò da lontano quei bastimenti. Il Dittatore sul Washington si recò a far carbone alla Maddalena. Mentre il bastimento caricava il combustibile, Egli si recò a visitare la sua diletta casa alla vicina Caprera, e tornato a bordo raggiunse a Cagliari le due brigate.”.
Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 150-151-152, in proposito scriveva che: “Intanto il comandante Pianciani col suo stato maggiore partito nel pomeriggio del 13 da Genova sul Bisantino, a sua volta giungeva nel pomeriggio del 14 a Terranova pieno di speranze, confortato da lungo studio, da meditate combinazioni. Ma quale fu la sua delusione, il suo rammarico, non scorgendo nell’ampia distesa del golfo, nè in alcuna parte recondita di esso la menoma traccia delle sue truppe ! Soltanto una battaglia perduta può stendere tanta tristezza sull’animo di un comandante. Finalmente alcune barche peschereccie riferirono che erano bensì giunti alcuni vapori, ma che ne erano ripartiti ; afflitto dalla dura realtà, ma desideroso di penetrarne i particolari, Pianciani scese a Terranova, e vi trovò due suoi ufficiali ed alcuni soldati che dissero essere stati autorizzati a scendere, ma che quando avevano voluto risalire a bordo , non trovarono più i vapori. Pianciani li portò seco sul Bisantino, ordinando di navigare a tutto vapore per Cagliari, ove forse avrebbe trovato notizie, od almeno per mezzo del telegrafo avrebbe potuto comunicare con Genova e colla Sicilia. Avvicinandosi al porto di Cagliari il capitano del Bisantino avvertì che eranvi dei bastimenti che riteneva quelli di cui si andava in cerca. Pianciani sentì rinascere la sua speranza; ma avanzando ed osservando meglio riconobbe che mancavano il Torino, l’Amazone e l’Isera portanti le due prime brigate. Prima ancora che il Bisantino entrasse in porto, da un piroscafo in rada si staccò una lancia che venivagli incontro e che facevagli segnali perchè si fermasse. Poco dopo parve di riconoscere nella lancia il generale Garibaldi , e subito la visione divenne certezza con commozione di quanti erano a bordo, con maraviglia grande, perchè mentre da tutti si credeva che Egli fosse affaccendato in Sicilia, appariva in Sardegna. I volontari esaltati scoppiarono in calorosi evviva. Mentre Pianciani disponeva che si abbassasse la scala, il Dittatore, senza aspettare, si aggrappò alle parasartie e, con ammirabile agilità si arrampicò sul parapetto della nave, ove volle rimanere, scusandosi di non voler disturbare nessuno; poi (è Pianciani stesso che scrive tutto questo) domandato a Pianciani quanti uomini aveva nella sua spedizione, disse: « Sta bene ; colla vostra spedizione il nostro esercito sommerà a 30000 uomini; e comincia ad essere qualche cosa ». Assicuratosi poi che a bordo vi era sufficiente acqua e carbone , « ebbene colonnello partirete subito per Palermo »; e stringendogli amichevolmente la mano: << State di buon animo colonnello; tutto va bene ; ci parleremo a Palermo dove io vi seguirò. » Pianciani domandò ancora al generale dove fosse Bertani; « a bordo con me; se volete parlare con lui, venite pure, ma egli può solo ripetervi quello che vi ho detto io ; del resto egli viene pure a Palermo, e là in ogni caso lo vedrete. » E da agile marinaio, come era salito ridiscese nella sua lancia. Pianciani voltosi al capitano ordinò ad alta voce: << A Palermo, e facciamo di arrivarvi il più presto possibile ». Bertani è furente; Pianciani è sconfortato; l’intera spedizione è perplessa ; tutta la Sicilia è inquieta per l’assenza del Dittatore ; questi vede fallita l’impresa per la quale aveva abbandonato l’iniziato passaggio in Calabria, ed aveva corso il pericolo di essere catturato dalla crociera borbonica; questi serenamente rassicurava tutti , dicendo << state di buon animo , tutto va bene » .
Nel 15 agosto 1860, a Cagliari, l’incontro tra GARIBALDI ed il colonnello PIANCIANI, che era con RUSTOW ed una parte delle due Brigate MILANO e della Brigata PUPPI
Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373 e ssg., in proposito scriveva che: “Imbarcammo parte della gente sul Washington, perchè fosse più comoda, passammo alla Maddalena per far carbone, di lì a Cagliari, a Palermo, a Milazzo, e tornammo a Punta di Faro, ove il generale Sirtori avea già disposto due piroscafi nostri, il Torino ed il Franklin, perchè facessero il giro della Sicilia da settentrione ad occidente e ostro sino nella parte orientale dell’ isola a Taormina.”. Eliseo Porro (…..), nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), a p. 7-8, in proposito scriveva che: “Allora piegammo verso il golfo di Terranova; ma ivi pure a nostra ingrata sorpresa non ne trovammo veruna traccia. Dalle notizie raccolte però, ebbimo sentore che i legni giunti poco prima, erano ripartiti verso il sud; e si decise allora che il Byzantin dovesse dirigersi a Cagliari, dove giunsimo nelle ore pomeridiane del 15. Qui incontrammo infatti la maggior parte dei legni che facevano parte della spedizione di Terranova. Non si tosto ebbimo gettato l’ancora e spedito in ricognizione per essere informati dei motivi che avevano prodotto la divergenza dalle prestabilite disposizioni , quando apparve una lancia che ci recò a bordo la persona stessa di Garibaldi . Il giubilo con cui l’incomparabile Generale fu accolto dai nostri soldati è cosa indescrivibile. Garibaldi ingiunse a Pianciani di partire immediatamente per Palermo, ed ai bastimenti che al momento si trovavano sprovveduti di carbone, di seguire al più presto la medesima direzione.”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a pp. 157, in proposito scriveva che: “II…fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 159 proseguendo il suo racconto scriveva: “….fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 330-331, in proposito scriveva che: “Poi, calata la sera, il ‘Washington’ riprende la via del ritorno durante la quale fa sosta a Cagliari ove trova, insieme con gli altri vapori che si stanno a provvedersi di combustibile, anche il Byzantin, l’ultima nave della spedizione Bertani che porta il Pianciani con lo Stato maggiore. Costui, giusta l’ordine avuto, era partito ultimo da Genova persuaso di trovare tuttti gli altri che l’avevano preceduto, fermi per attenderlo a Golfo degli Aranci, dove invece non aveva trovato nessuno. Solo quel giorno – 13 luglio – a lui sarebbe stata rimessa la lettera diretta da Garibaldi al Bertani sin dal 30 giugno etc…“. Dunque, Agrati scriveva che, dopo la breve sosta a Caprera, il vapore Washington e Garibaldi, il 15 agosto 1860, arrivano a Cagliari dove, nel pomeriggio era arrivato anche la nave “Byzantin” che portava tutto lo Stato Maggiore della Spedizione “Terranova” (così battezzata dal Bertani). Agrati scriveva pure che: “In seguito all’ordine di Garibaldi tutti gli altri s’eran diretti al sud e che con Garibaldi v’era il Bertani, il Pianciani aveva proseguito anch’egli per Cagliari, e vi era appena giunto, nel pomeriggio del 15, allorché era apparso il ‘Waschington’ col Dittatore reduce da Caprera.“. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a p. 332, riferendosi alla condotta del Pianciani, che anch’esso arrivò in Sardegna, in proposito scriveva pure: “Saputo che in seguito ad ordine di Garibaldi tutti gli altri s’eran diretti al sud e che con Garibaldi v’era il Bertani, il Pianciani aveva proseguito anch’egli per Cagliari, e vi era appena giunto il pomeriggio del 15, allorchè era apparso il ‘Washington’ col Dittatore proveniente da Caprera.”. Pianciani scriverà nelle sue memorie che vide apparire Garibaldi. Dunque, Agrati scriveva che al ritorno da Caprera, Garibaldi va con il vapore Washington a Cagliari, dove ritrova il Bertani con gli altri vapori e gli altri volontari intenti a far rifornimento di combustibile. A Cagliari, il 15 agosto 1860, arriva anche il vapore “Byzantin”, che partitosi da Genova, portava con se il colonnello Pianciani ed il suo Stato Maggiore (dell’x spedizione per gli Stati Papali), dunque anche il Rustow ed una parte della brigata Bologna (la 4° Brigata), detta poi Puppi. Il vapore Byzantin era arrivato a Golfo Aranci ma non aveva trovato nessuno. Pianciani scriverà nelle sue memorie che vide apparire Garibaldi. Proseguendo la narrazione, l’Agrati, a p. 332, riferendosi alla condotta del Pianciani, che anch’esso arrivò in Sardegna, in proposito scriveva pure: “Saputo che in seguito ad ordine di Garibaldi tutti gli altri s’eran diretti al sud e che con Garibaldi v’era il Bertani, il Pianciani aveva proseguito anch’egli per Cagliari, e vi era appena giunto il pomeriggio del 15, allorchè era apparso il ‘Washington’ col Dittatore proveniente da Caprera.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “Poi gli ordinò, senz’altro di proseguire per Palermo lasciandolo interdetto e deluso, ché il Pianciani quell’ordine non se lo attendeva. Egli aveva accettato di comandare la spedizione, pur di portarla negli Stati de Papa, e non in Sicilia: se mai l’avessero costretto a toccare l’Isola prima del Continente, era a Milazzo e non a Palermo ch’egli avrebbe dovuto andare. Così gli aveva lasciato scritto il Bertani. Ma, come gli si dice che il Bertani, col quale confida di potersi spiegare all’arrivo, è a bordo del ‘Washington’ col Dittatore, il Pianciani obbedisce e riparte. Il 16 giunge a Palermo, mentre le truppe restano a bordo egli, impaziente, scende a terra sperando di parlare con Garibaldi che è giunto prima di lui.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “Così infatti avvenne e dopo pochi giorni di sosta a Golfo Aranci, nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo.“. Dunque, il Pianciani partì dalla Sardegna per Palermo proprio perchè gli dissero che sul vapore ‘Washngton’ vi era Garibaldi e Bertani che riartivano dalla Sardegna per portare i volontari garibaldini a Palermo. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Anche il Bizantino si diresse tosto a quella volta, non avendo Pianciani trovato nel seno di Terranova gli altri navigli e non avendo ottenuto precise notizie sullo stato delle cose. Nel pomeriggio del 15 arrivò desso nella rada di Cagliari. Vi trovò Garibaldi stesso col grosso delle brigate Gandini e Puppi e Garibaldi impartì tosto l’ordine a Pianciani di proseguire il viaggio verso Palermo, dove dovevano seguire gli altri bastimenti, tosto che si fossero provveduti di carbone. Alla sera del 16 il Bizantino arrivò a Palermo. Etc…”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “Nel pomeriggio del 15 il Bisantino arrivò in rada di Cagliari. Ivi incontrò lo stesso Garibaldi col grosso delle brigate Gandini e Puppi, e Garibaldi ordinò a Pianciani di tosto far vela per Palermo ove dovevano seguirlo anche le altre navi appena si fossero rifornite di carbone. Il 16 di sera il Bisantino toccò Palermo.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “….però fu alla baia di Terranova sul tardi di quella sera; e raggiunse a Cagliari il Nizzardo che v’ avea menato il resto della gente. L’incontrò presso al porto in una barca venutagli incontro a ingiungergli di voltar per Palermo. Egli, romano, che forte si struggea di farla al Papa, si turbò; per via sopraggiunselo il Gulnava, avviso di guerra sardo, che a nome del governo andava comandando a tutti quei legni di sfilare a Palermo. Griunservi la sera del 17; etc…”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; etc…”. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 52, nella nota (1) postillava: “Garibaldi scomparve appunto il giorno 12, senza che nulla di positivo si sapesse. Andò prima a Cagliari, poi a Palermo, per riunire a s’e le brigate Puppi, Gandini, Eberhardt, Tharrena, agli ordini del conte Luigi Pianciani che, insieme con quella del Nicotera (già scesa in Sicilia al comando del Sacchi), avevano costituito la famosa spedizione organizzata dal Mazzini, assenziente poi Garibaldi, per invadere lo Stato pontificio. Costretta dal Governo italiano a non oltrepassare la frontiera, fu in Toscana nuovamente imbarcata e venne — per varie vie — in Sicilia.”. Agrati, a p. 332, in proposito aggiunge: “Ma, come gli si dice che il Bertani, col quale confida dipotersi spiegare all’arrivo, è a bordo del ‘Washington’ col Dittatore, il Pianciani obbedisce e riparte.”. Dunque, il Pianciani partì dalla Sardegna per Palermo proprio perchè gli dissero che sul vapore ‘Washington’ vi era Garibaldi e Bertani che ripartivano dalla Sardegna per portare i volontari garibaldini a Palermo. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “A Cagliari Garibaldi trovò una parte della spedizione, mentre un’altra aveva fatto rotta per Palermo; posteriormente vide arrivare altro vapore della spedizione, sul quale eravi imbarcato un numero di volontari, lo Stato Maggiore ed il comandante Colonnello Pianciani. Il Generale si recava a bordo di questo legno…etc…e domandava per prima cosa a Pianciani quanti uomini avesse con lui etc…Per rispondere a questo, Pianciani chiamò il capitano, e quando ne fu informato soggiunse: “ebbene Colonnello: partirete subito per Palermo”. Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 190 e ssg., in proposito scriveva che: “Avvicinandoci a quel porto fu il Capitano che il primo mi disse vedervi dei bastimenti, che credeva poter essere quelli della nostra spedizione, e quanto di quella notizia io fossi contento è facile imaginare; se nou che meglio in seguito osservando io stesso potei riconoscere che tutti non v’erano; mancava il Torino, l’Ammazzone e l’Isère. Mentre ci preparavamo ad entrare nel porto, da un piroscafo che era nella rada vedemmo staccarsi una lancia dalla quale si facevano segnali perchè ci fermassimo; dissi che si aspettasse. Era in quella imbarcazione un marinajo che remigava e due uomini dalle camicie rosse, uno dei quali teneva il timone. Mia moglie, che pur mai di persona aveva veduto il Garibaldi, ma che molti ritratti ne aveva osservati, fu la prima a dire sul nostro bordo è il Generale. Aveva ragione; e a quelle parole potete credere qual fosse il tumulto che seguiva. Il Generale ripetevano i volontari, e gli evviva all’ Italia, a Garibaldi cominciavano. Garibaldi viene con noi, molti pensavano e dicevano ; ed io pure ho per un momento sperato che avesse risoluto di prendere egli stesso il comando della spedizione. Il Generale intanto arrivava a basso bordo del bastimento, io mi avvicinava là dove la barca era , e avrei voluto far discendere una scala, ma egli non aspettava, e aggrappandosi ai rivestimenti saliva sul parapetto della nave; io credeva sarebbe sceso sul ponte , e i volontari, che si affollavano per essergli più vicini, pregava si ritirassero per lasciarli almeno un posto ove scendere: e ciò essi, docili come sempre, facevano ; ma il Generale mi diceva non disturbassi nessuno, che sarebbe restato là come era, fra due corde, all’una delle quali si sosteneva. – Garibaldi mi dimandava per prima cosa, quanti uomini avessi con me, e alla mia risposta replicava sta bene; colla vostra spedizione il nostro esercito sommerà a 30000 uomini, comincia ad essere qualche cosa, e subito dopo quant’ acqua e quanto carbone vi rimane ? per rispondere a questo chiamai il capitano, e quando ne fu informato Ebbene Colonnello, soggiunse, partirete subito per Palermo. – Quella parola distrusse ad un tratto tutte le speranze delle quali in quegli ultimi giorni mi era pasciuto; taluni ufficiali, che erano poco distanti, dissero che io aveva impallidito, e ciò dovette esser vero, e il Generale avvedersene pure, giacchè, stringendomi amichevolmente la mano, soggiungeva: State di buon animo, Colonnello, tutto va bene, ci parleremo a Palermo, io vi seguirò, e così dicendo scendeva nella sua barchetta; io volli dimandare dove fosse il Bertani. A bordo con me, rispose: se volete parlar con lui venite pure, ma egli può solo ripetervi quello che vi ho detto io; del resto egli pure viene a Palermo e là in ogni caso lo vedrete. L’insistere mi sarebbe sembrato indiscreto; sicchè volgendomi al capitano: A Palermo replica ad alta voce perchè tutti i volontari sentissero e facciamo di arrivare il più presto possibile Garibaldi che già si allontanava credo sentisse egli pure, e mi parve udire che salutandomi dicesse , bravo, colonnello, che non si perda tempo.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 150-151-152, in proposito scriveva che: “Intanto il comandante Pianciani col suo stato maggiore partito nel pomeriggio del 13 da Genova sul Bisantino, a sua volta giungeva nel pomeriggio del 14 a Terranova pieno di speranze, confortato da lungo studio, da meditate combinazioni. Ma quale fu la sua delusione, il suo rammarico, non scorgendo nell’ampia distesa del golfo, nè in alcuna parte recondita di esso la menoma traccia delle sue truppe ! Soltanto una battaglia perduta può stendere tanta tristezza sull’animo di un comandante. Finalmente alcune barche peschereccie riferirono che erano bensì giunti alcuni vapori, ma che ne erano ripartiti ; afflitto dalla dura realtà, ma desideroso di penetrarne i particolari, Pianciani scese a Terranova, e vi trovò due suoi ufficiali ed alcuni soldati che dissero essere stati autorizzati a scendere, ma che quando avevano voluto risalire a bordo , non trovarono più i vapori. Pianciani li portò seco sul Bisantino, ordinando di navigare a tutto vapore per Cagliari, ove forse avrebbe trovato notizie, od almeno per mezzo del telegrafo avrebbe potuto comunicare con Genova e colla Sicilia. Avvicinandosi al porto di Cagliari il capitano del Bisantino avvertì che eranvi dei bastimenti che riteneva quelli di cui si andava in cerca. Pianciani sentì rinascere la sua speranza; ma avanzando ed osservando meglio riconobbe che mancavano il Torino, l’Amazone e l’Isera portanti le due prime brigate. Prima ancora che il Bisantino entrasse in porto, da un piroscafo in rada si staccò una lancia che venivagli incontro e che facevagli segnali perchè si fermasse. Poco dopo parve di riconoscere nella lancia il generale Garibaldi , e subito la visione divenne certezza con commozione di quanti erano a bordo, con maraviglia grande, perchè mentre da tutti si credeva che Egli fosse affaccendato in Sicilia, appariva in Sardegna. I volontari esaltati scoppiarono in calorosi evviva. Mentre Pianciani disponeva che si abbassasse la scala, il Dittatore, senza aspettare, si aggrappò alle parasartie e, con ammirabile agilità si arrampicò sul parapetto della nave, ove volle rimanere, scusandosi di non voler disturbare nessuno; poi (è Pianciani stesso che scrive tutto questo) domandato a Pianciani quanti uomini aveva nella sua spedizione, disse: « Sta bene; colla vostra spedizione il nostro esercito sommerà a 30000 uomini; e comincia ad essere qualche cosa » . Assicuratosi poi che a bordo vi era sufficiente acqua e carbone, « ebbene colonnello partirete subito per Palermo»; e stringendogli amichevolmente la mano: << State di buon animo colonnello; tutto va bene; ci parleremo a Palermo dove io vi seguirò. » Pianciani domandò ancora al generale dove fosse Bertani; « a bordo con me; se volete parlare con lui, venite pure, ma egli può solo ripetervi quello che vi ho detto io ; del resto egli viene pure a Palermo, e là in ogni caso lo vedrete. » E da agile marinaio, come era salito ridiscese nella sua lancia. Pianciani voltosi al capitano ordinò ad alta voce: << A Palermo, e facciamo di arrivarvi il più presto possibile ». Bertani è furente; Pianciani è sconfortato; l’intera spedizione è perplessa; tutta la Sicilia è inquieta per l’assenza del Dittatore ; questi vede fallita l’impresa per la quale aveva abbandonato l’iniziato passaggio in Calabria, ed aveva corso il pericolo di essere catturato dalla crociera borbonica; questi serenamente rassicurava tutti , dicendo << state di buon animo, tutto va bene ».” .
Nel 15 agosto 1860, a Cagliari, la partenza di GARIBALDI, sul vapore Washington con i volontari garibaldini diretti a Palermo
Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373 e ssg., in proposito scriveva che: “Imbarcammo parte della gente sul Washington, perchè fosse più comoda, passammo alla Maddalena per far carbone, di lì a Cagliari, a Palermo, a Milazzo, e tornammo a Punta di Faro, ove il generale Sirtori avea già disposto due piroscafi nostri, il Torino ed il Franklin, perchè facessero il giro della Sicilia da settentrione ad occidente e ostro sino nella parte orientale dell’ isola a Taormina.”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a pp. 157, in proposito scriveva che: “II…fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 52, nella nota (1) postillava: “Garibaldi scomparve appunto il giorno 12, senza che nulla di positivo si sapesse. Andò prima a Cagliari, poi a Palermo, per riunire a s’e le brigate Puppi, Gandini, Eberhardt, Tharrena, agli ordini del conte Luigi Pianciani che, insieme con quella del Nicotera (già scesa in Sicilia al comando del Sacchi), avevano costituito la famosa spedizione organizzata dal Mazzini, assenziente poi Garibaldi, per invadere lo Stato pontificio. Costretta dal Governo italiano a non oltrepassare la frontiera, fu in Toscana nuovamente imbarcata e venne — per varie vie — in Sicilia.”. Agrati, a p. 332, in proposito aggiunge: “Ma, come gli si dice che il Bertani, col quale confida dipotersi spiegare all’arrivo, è a bordo del ‘Washington’ col Dittatore, il Pianciani obbedisce e riparte.”. Dunque, il Pianciani partì dalla Sardegna per Palermo proprio perchè gli dissero che sul vapore ‘Washington’ vi era Garibaldi e Bertani che ripartivano dalla Sardegna per portare i volontari garibaldini a Palermo. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “………..“. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Vi trovò Garibaldi stesso col grosso delle brigate Gandini e Puppi e Garibaldi impartì tosto l’ordine a Pianciani di proseguire il viaggio verso Palermo, dove dovevano seguire gli altri bastimenti, tosto che si fossero provveduti di carbone.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “Ivi incontrò lo stesso Garibaldi col grosso delle brigate Gandini e Puppi, e Garibaldi ordinò a Pianciani di tosto far vela per Palermo ove dovevano seguirlo anche le altre navi appena si fossero rifornite di carbone.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo, domanda diecimila cartucce. Questi temendo nuovo sperpero fa consegnare le cartucce, ma vuole rimanere coi volontari, e a sua giustificazione prega il generale di dare l’ordine in iscritto per Palermo. Eccolo: “Esercito meridionale, Cagliari, 15 agosto 1860. Caro Bertani, Con tutta la gente che avete a disposizione venite a raggiungermi in Sicilia. – G. Garibaldi.”…..Etc….Bertani, giunto che fu a Palermo, etc…”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 170 e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo , domanda diecimila cartucce. Questi temendo nuovo sperpero fa consegnare le cartucce, ma vuole rimanere coi volontari, e a sua giustificazione prega il generale di dare l’ordine in iscritto per Palermo. Eccolo: Esercito Meridionale. Cagliari, 15 agosto 1860. Caro Bertani, Con tutta la gente che avete a disposizione venite a raggiungermi in Sicilia. G. Garibaldi.”. Dunque, la White scriveva che Garibaldi, il 15 agosto 1860, da Palermo scrive un ordine a Bertani. Fu il Bertani che chiese espressamente l’ordine scritto a Garibaldi che lo indirizzò a Cagliari. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 159 proseguendo il suo racconto scriveva: “….fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Dunque, il Guerzoni scriveva che Garibaldi arriverà a Palermo il 17 agosto 1860. La cosa è confermata anche dal Pianciani. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “Così infatti avvenne e dopo pochi giorni di sosta a Golfo Aranci, nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo.“. Dunque, il Pianciani partì dalla Sardegna per Palermo proprio perchè gli dissero che sul vapore ‘Washngton’ vi era Garibaldi e Bertani che riartivano dalla Sardegna per portare i volontari garibaldini a Palermo. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 197-198, in proposito scriveva che: “Giungemmo a Palermo alle 10 circa della sera del giorno 17 agosto ; il generale era arrivato poche ore prima di noi; etc…”. Dunque, Garibaldi, si partì da Cagliari il giorno 15 agosto 1860, sul Washington che arrivò a Palermo verso le ore 20,00 del giorno 17 agosto 1860. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 191 e ssg., in proposito scriveva che: “….indiscreto; sicchè volgendomi al capitano: A Palermo replica ad alta voce perchè tutti i volontari sentissero e facciamo di arrivare il più presto possibile Garibaldi che già si allontanava credo sentisse egli pure, e mi parve udire che salutandomi dicesse, bravo, colonnello, che non si perda tempo. – Potevo , dovevo io fare altrimenti ? Noi tutti avevamo promesso di seguire Garibaldi in quella magnanima impresa sua, per condurla al termine che le aveva prefisso, la completa liberazione, l’Unità dell’Italia . Quelle stesse ragioni che mi avevano determinato , dietro i suoi ordini, a spingere le operazioni sullo Stato Romano a tutta oltranza malgrado qualunque opposizione, qualunque ostacolo che avessi potuto superare , quelle stesse ragioni io dico, mi facevano allora una legge di andare a Palermo, comunque fossi convinto che la discesa sullo Stato Romano della nostra spedizione non avrebbe avuto più luogo. A che dunque parlare col Bertani ? avrebbe egli voluto dare ordini in opposizione di quelli del Generale ? sono……”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 150, riferendosi a Garibaldi a ciò che scrisse nelle sue “Memorie”, in proposito scriveva che: “Imbarcammo parte della gente sul Washington perchè fosse più comoda, passammo alla Maddalena per far carbone, di lì a Cagliari, a Palermo, a Milazzo, e tornammo a punta di Faro (374). La successione dei fatti fu la seguente : Chiarito che la spedizione era già per metà a Palermo, Garibaldi decise di portare colà anche il rimanente. Ma siccome il Washington abbisognava di carbone, ordinò alle brigate Gandini e Puppi (Milano e Bologna) di recarsi ad aspettarlo a Cagliari.’ La Gulnara, trionfante del suo successo, accompagnò da lontano quei bastimenti. Il Dittatore sul Washington si recò a far carbone alla Maddalena. Mentre il bastimento caricava il combustibile, Egli si recò a visitare la sua diletta casa alla vicina Caprera, e tornato a bordo raggiunse a Cagliari le due brigate.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 150-151-152, riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “E da agile marinaio, come era salito ridiscese nella sua lancia. Pianciani voltosi al capitano ordinò ad alta voce: << A Palermo, e facciamo di arrivarvi il più presto possibile ». Bertani è furente; Pianciani è sconfortato; l’intera spedizione è perplessa ; tutta la Sicilia è inquieta per l’assenza del Dittatore; questi vede fallita l’impresa per la quale aveva abbandonato l’iniziato passaggio in Calabria, ed aveva corso il pericolo di essere catturato dalla crociera borbonica; questi serenamente rassicurava tutti , dicendo << state di buon animo, tutto va bene » .
Nel 15 agosto 1860, a Cagliari, la partenza del colonnello PIANCIANI, di RUSTOW sul vapore Byzantin
Eliseo Porro (…..), nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), a p. 8, in proposito scriveva che: “Garibaldi ingiunse a Pianciani di partire immediatamente per Palermo, ed ai bastimenti che al momento si trovavano sprovveduti di carbone, di seguire al più presto la medesima direzione. Giunsimo a Palermo il 16 sera ad ora troppo avanzata per operare lo sbarco, etc…”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Vi trovò Garibaldi stesso col grosso delle brigate Gandini e Puppi e Garibaldi impartì tosto l’ordine a Pianciani di proseguire il viaggio verso Palermo, dove dovevano seguire gli altri bastimenti, tosto che si fossero provveduti di carbone. Alla sera del 16 il Bizantino arrivò a Palermo. Etc…”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “Nel pomeriggio del 15 il Bisantino arrivò in rada di Cagliari. Ivi incontrò lo stesso Garibaldi col grosso delle brigate Gandini e Puppi, e Garibaldi ordinò a Pianciani di tosto far vela per Palermo ove dovevano seguirlo anche le altre navi appena si fossero rifornite di carbone. Il 16 di sera il Bisantino toccò Palermo.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “Pianciani, ….e raggiunse a Cagliari il Nizzardo che v’ avea menato il resto della gente. L’incontrò presso al porto in una barca venutagli incontro a ingiungergli di voltar per Palermo. Egli, romano, che forte si struggea di farla al Papa, si turbò; per via sopraggiunselo il Gulnava, avviso di guerra sardo, che a nome del governo andava comandando a tutti quei legni di sfilare a Palermo. Griunservi la sera del 17;….“. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo, domanda diecimila cartucce. Questi temendo nuovo sperpero fa consegnare le cartucce, ma vuole rimanere coi volontari, e a sua giustificazione prega il generale di dare l’ordine in iscritto per Palermo. Eccolo: “Esercito meridionale, Cagliari, 15 agosto 1860. Caro Bertani, Con tutta la gente che avete a disposizione venite a raggiungermi in Sicilia. – G. Garibaldi.”…..Etc….Bertani, giunto che fu a Palermo, etc…”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 170 e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo , domanda diecimila cartucce. Questi temendo nuovo sperpero fa consegnare le cartucce, ma vuole rimanere coi volontari, e a sua giustificazione prega il generale di dare l’ordine in iscritto per Palermo. Eccolo: Esercito Meridionale. Cagliari, 15 agosto 1860. Caro Bertani, Con tutta la gente che avete a disposizione venite a raggiungermi in Sicilia. G. Garibaldi.”. Dunque, la White scriveva che Garibaldi, il 15 agosto 1860, da Palermo scrive un ordine a Bertani. Fu il Bertani che chiese espressamente l’ordine scritto a Garibaldi che lo indirizzò a Cagliari. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 159 proseguendo il suo racconto scriveva: “….fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Dunque, il Guerzoni scriveva che Garibaldi arriverà a Palermo il 17 agosto 1860. La cosa è confermata anche dal Pianciani. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Il Generale si recava a bordo di questo legno…etc…e domandava per prima cosa a Pianciani quanti uomini avesse con lui etc…Per rispondere a questo, Pianciani chiamò il capitano, e quando ne fu informato soggiunse: “ebbene Colonnello: partirete subito per Palermo”. Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “Poi gli ordinò, senz’altro di proseguire per Palermo lasciandolo interdetto e deluso, ché il Pianciani quell’ordine non se lo attendeva. Egli aveva accettato di comandare la spedizione, pur di portarla negli Stati de Papa, e non in Sicilia: se mai l’avessero costretto a toccare l’Isola prima del Continente, era a Milazzo e non a Palermo ch’egli avrebbe dovuto andare. Così gli aveva lasciato scritto il Bertani. Ma, come gli si dice che il Bertani, col quale confida di potersi spiegare all’arrivo, è a bordo del ‘Washington’ col Dittatore, il Pianciani obbedisce e riparte. Il 16 giunge a Palermo, mentre le truppe restano a bordo egli, impaziente, scende a terra sperando di parlare con Garibaldi che è giunto prima di lui.”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 197-198, in proposito scriveva che: “Giungemmo a Palermo alle 10 circa della sera del giorno 17 agosto ; il generale era arrivato poche ore prima di noi; etc…”. Dunque, Garibaldi, si partì da Cagliari il giorno 15 agosto 1860, sul Washington che arrivò a Palermo verso le ore 20,00 del giorno 17 agosto 1860. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 152-153, in proposito scriveva che: “E da agile marinaio, come era salito ridiscese nella sua lancia. Pianciani voltosi al capitano ordinò ad alta voce: << A Palermo, e facciamo di arrivarvi il più presto possibile ». Bertani è furente; Pianciani è sconfortato; l’intera spedizione è perplessa ; tutta la Sicilia è inquieta per l’assenza del Dittatore ; questi vede fallita l’impresa per la quale aveva abbandonato l’iniziato passaggio in Calabria, ed aveva corso il pericolo di essere catturato dalla crociera borbonica; questi serenamente rassicurava tutti , dicendo << state di buon animo , tutto va bene ».” . Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 154-155-156, in proposito scriveva che: “Lo scacco subìto al Golfo degli Aranci non aveva abbattuto lo spirito di Bertani, il quale continuava a macchinare intorno alla diversione. Il Dittatore come al solito non si pronunziava; tuttavia la necessità di ritornare in Sicilia, il tempo perduto, i pericoli corsi , gli ostacoli incontrati e tuttora persistenti, gli fecero dire della diversione che ormai era una minestra riscaldata. Mentre si svolgevano tutte queste cose in Sardegna, avveniva, nella notte del 13 al 14 agosto il tentativo di rapimento nel porto di Napoli, del vascello il Monarca. La coincidenza di questo fatto coll’assenza inopinata di Garibaldi dalla Sicilia , fecero attribuire a Garibaldi stesso il fallito tentativo tanto che lo affermarono nelle loro pregiate storie il RUSTow (p . 252 ) ; DE SIVO ( 138) ; PIGORINI-TURR ( 128 ); DELLI FRANCI ( 86). Ma non è vero affatto, come risulta dal racconto delle cose qui ora esposte, avvenute in Sardegna. La notte del 13 al 14 agosto, Garibaldi era nel Golfo di Terranova. Sul tentato rapimento, vedasi nel cenno biografico di Sgarallino Andrea.”.
Nel 16 agosto 1860, nel porto di Palermo l’arrivo di Garibaldi ed i volontari della Spedizione battezzata dal Bertani TERRANOVA, (le truppe di volontari dell’ex ‘Spedizione BERTANI-PIANCIANI: la Brigata BOLOGNA, che diventerà Brigata PUPPI, il maggiore Giovan Battista CATTABENI di Senigallia, divenuta Brigata PUPPI, il maggiore BASSI di Siena e FERRACINI
Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373 e ssg., in proposito scriveva che: “….al Golfo degli Aranci. Giunti in quel porto, trovammo soltanto una parte della spedizione, essendosi il maggior numero già diretto per Palermo. Tale circostanza mi fece cambiar d’ opinione sul progetto per Napoli. Imbarcammo parte della gente sul Washington, perchè fosse più comoda, passammo alla Maddalena per far carbone, di lì a Cagliari, a Palermo, a Milazzo, e tornammo a Punta di Faro, ove il generale Sirtori avea già disposto due piroscafi nostri, il Torino ed il Franklin, perchè facessero il giro della Sicilia da settentrione ad occidente e ostro sino nella parte orientale dell’ isola a Taormina. Fu cotesta una savia e felice risoluzione. I due piroscafi suddetti giunsero a Giardini, porto di Taormina, v’ imbarcarono la divisione Bixio, e la passarono felicemente a Melito in Calabria. Dovendo la spedizione de’ due piroscafi colla divisione Bixio partire da Giardini per la Calabria, lo stesso giorno del mio arrivo a Faro io m’ imbarcai per Messina, vi presi una vettura, e giunsi a tempo per imbarcarmi col Franklin, e passare anch’ io in Calabria.”. Garibaldi, a p. 373, nella nota (1) postillava: “(1) Il generale Turr era passato sul continente per motivi di salute, ed avea lasciato il comando della brigata Eber.”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a pp. 157, in proposito scriveva che: “II…fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 159 proseguendo il suo racconto scriveva: “Lasciato nella notte del 12 il Faro, delude prodigiosamente la crociera borbonica e dà fondo, sul mattino del 14, nel Golfo degli Aranci. Colà ode che le due brigate (quella Eberhardt e Tharrena, di cui dicemmo) son già in viaggio per Palermo; ma ci trova invece il grosso di altre due (Gandini e Puppi) raggiunte nella giornata stessa dai loro distaccamenti e dall’intero Stato Maggiore della spedizione col Pianciani in persona. Allora si presenta improvviso a quella gioventù già devota a lui più che non volesse parere; vince col fascino della parola e anche più dell’aspetto gli scrupoli degli uni, la repugnanza degli altri, e preso, colla sicurezza di chi non teme di vederselo contrastato, il bastone del comando, fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Dunque, il Guerzoni racconta che Garibaldi arrivato a Golfo degli Aranci in Sardegna vi trova solo due compagnie dell’ex Spedizione per gli Stati Pontifici, erano le due compagnie comandate dal Gandini e dal Puppi. Vi era pure Pianciani e Rustow con loro. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 159 proseguendo il suo racconto scriveva: “….fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Dunque, il Guerzoni scriveva che Garibaldi arriverà a Palermo il 17 agosto 1860. La cosa è confermata anche dal Pianciani. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a p. 331, riferendosi al Bertani, in proposito scriveva che: “Poi, calata la sera, il ‘Washington’ riprende la via del ritorno durante la quale fa sosta a Cagliari ove trova, insieme con gli altri vapori che si stanno a provvedersi di combustibile, anche il Byzantin, l’ultima nave della spedizione Bertani che porta il Pianciani con lo Stato maggiore.”. Proseguendo la narrazione, l’Agrati, a p. 332, riferendosi alla condotta del Pianciani, che anch’esso arrivò in Sardegna, in proposito scriveva pure: “Saputo che in seguito ad ordine di Garibaldi tutti gli altri s’eran diretti al sud e che con Garibaldi v’era il Bertani, il Pianciani aveva proseguito anch’egli per Cagliari, e vi era appena giunto il pomeriggio del 15, allorchè era apparso il ‘Washington’ col Dittatore proveniente da Caprera.”. Pianciani scriverà nelle sue memorie che vide apparire Garibaldi. Bertani era con Garibaldi, e con egli da Caprera era arrivato a Cagliari ?. Agrati, a p. 332, in proposito aggiunge: “Ma, come gli si dice che il Bertani, col quale confida dipotersi spiegare all’arrivo, è a bordo del ‘Washngton’ col Dittatore, il Pianciani obbedisce e riparte.”. Dunque, il Pianciani partì dalla Sardegna per Palermo proprio perchè gli dissero che sul vapore ‘Washngton’ vi era Garibaldi e Bertani che riartivano dalla Sardegna per portare i volontari garibaldini a Palermo. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 342, in proposito scriveva che: “Ma torniamo a Garibaldi. L’abbiamo visto giungere nella sera del 16 agosto a Palermo, da cui mancava da un mese: il Bertani l’aveva lasciato in Sardegna. Passata la notte nella sua cameretta di Palazzo Reale, etc…il 22 agosto il Dittatore s’era imbarcato per Messina…”. Dunque, Agrati scriveva che il Bertani era rimasto in Sardegna mentre Garibaldi già era ripertito per Palermo. Infatti, Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Il Bertani giunse a Palermo quando Garibaldi era già partito, e, sempre fermo nell’idea di tentare la diversione, si affrettò a vedere il Pianciani per intendersi con lui.”. Garibaldi già era partito per Trapani dopo essere giunto a Palermo e Bertani non lo trova. Bertani arriva dalla Sadegna ma non trova Garibaldi a Palermo. Agrati, a p. 332, riferendosi al Pianciani e a Rustow, in proposito scriveva: “Il 16 sera giunge a Palermo, e mentre le truppe restano a bordo egli, impaziente, scende a terra sperando di parlare con Garibaldi che è giunto prima di lui.”. Dunque, l’Agrati scrive che Bertani, arrivò sia dopo l’arrivo di Garibaldi che il 17 agosto 1860 era ripartito per Trapani e sia dopo l’arrivo del vapore Byzantin che portava il Pianciani e lo Stato Maggiore (Rustow etc…), il quale riuscì a parlare con Garibaldi prima che egli ripartisse per Trapani. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a p. 208, in proposito scriveva: “Cotesti indugi volle il Generale vincere di sua persona; laonde, lasciata segretamente Palermo al 12 di agosto, venne subitamente al golfo degli Aranci, e menò seco, rassegnatone il comando dal Pianciani, la nuova brigata di Sicilia, ove approdava al 16 del mese. Questo indugio protrasse fino alla seconda metà del mese stesso le operazioni di guerra in terra ferma.”. Agostino Bertani, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo, domanda diecimila cartucce. Questi temendo nuovo sperpero fa consegnare le cartucce, ma vuole rimanere coi volontari, e a sua giustificazione prega il generale di dare l’ordine in iscritto per Palermo. Eccolo: “Esercito meridionale, Cagliari, 15 agosto 1860. Caro Bertani, Con tutta la gente che avete a disposizione venite a raggiungermi in Sicilia. – G. Garibaldi.”…..Etc….Bertani, giunto che fu a Palermo, etc…”. Dunque, la White scriveva che Garibaldi, il 15 agosto 1860, da Palermo scrive un ordine a Bertani. Fu il Bertani che chiese espressamente l’ordine scritto a Garibaldi che lo indirizzò a Cagliari. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “Il Garibaldi…a Palermo. Griunservi la sera del 17; ma il Pianciani ricusò di far quella guerra, e se ne tornò a Livorno; il surrogò il prussiano Rustow, che li menò a ordinarli a Melazzo.”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Frattanto Garibaldi, che nella mattina dei 17 agosto aveva già lasciato Palermo per recarsi nella costa orientale della Sicilia , cominciò le sue operazioni per passare nelle Calabrie.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “Così infatti avvenne e dopo pochi giorni di sosta a Golfo Aranci, nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo.“. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, a p. 154, in proposito scriveva che: “Dopo di ciò, egli riprese la via di Palermo, dove la spedizione Pianciani riunita di bel nuovo, apparve forte di 6000 uomini. Una volta là, il Bertani rinnovò i suoi scongiuri per persuaderlo a far vela verso lo Stato Pontificio, ma il Dittatore era ormai assorto nel problema del passaggio dello Stretto. Il Pianciani allora, presentate le sue dimissioni, riprese la via del ritorno. Ma il Bertani rimase sul teatro della guerra nella speranza di affermare il suo ascendente su Garibaldi in opposizione ai consigli più moderati del Medici, Turr, Bixio e Cosenz, tutti convinti della necessità di evitare una rottura con Cavour (2).”. Dobelli (Treveljan), a p. 154, nella nota (2) postillava: “(2) Pianciani, 212-213; Mem. Stor. Mil., II, 182; Turr, Risposta, 15-16.”. Dobelli cita il testo “Memorie Storiche e Militari” del Comando del Corpo di Stato Maggiore-Ufficio Storico, vol. II; Pittaluga Giovanni, La Diversione – note garibaldine sulla campagna del 1860, Roma, 1904. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 263-264, in proposito scriveva: “La mattina del 14 Garibaldi era nel golfo degli Aranci, ma non vi trovò che la massima parte della terza e quarta brigata della divisione di Terranova, cioè le brigate Gandini e Puppi, mentre la prima e seconda brigata, Eberhard e Tharrena, avevano già abbandonato il golfo veleggiando per Palermo; il resto della terza e quarta brigata, collo stato maggiore generale delle suddette truppe, non era ancora arrivato.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 264-265, in proposito scriveva: “La brigata Tharrena venne trattenuta in Palermo e si mostrava dell’umore più inquieto. Il Bisantino, che portava porzione delle brigate Gandini e Puppi e tutto lo stato maggiore generale, benchè tutte le truppe fossero già imbarcate alle 8 ore di mattina, venne però trattenuto in Genova fino al pomeriggio del 13, etc…”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “Garibaldi però la mattina del 14 non vi trovò che la maggior parte delle brigate Gandini ( Milano) e Puppi (Bologna) e tosto se le prese con sè dirigendosi a Cagliari.”. Dunque, Rustow scriveva che Garibaldi, a Golfo Aranci, il 14 agosto 1860, insieme a Bertani aveva trovato la maggior parte della Brigate Milano e Bologna (la Gandini e la Puppi) e li portò a Cagliari per fare rifornimento. Poi, a p. 266 aggiunge che: “Per Cagliari navigò quindi anche il Bisantino, non avendo Pianciani trovate le altre navi nella baja di Terranova e non avendo rilevato sullo stato delle cose che notizie ancora poco chiare. Nel pomeriggio del 15 il Bisantino arrivò in rada di Cagliari. Ivi incontrò lo stesso Garibaldi col grosso delle brigate Gandini e Puppi, e Garibaldi ordinò a Pianciani di tosto far vela per Palermo ove dovevano seguirlo anche le altre navi appena si fossero rifornite di carbone. Il 16 di sera il Bisantino toccò Palermo.”. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 52, nella nota (1) postillava: “Garibaldi scomparve appunto il giorno 12, senza che nulla di positivo si sapesse. Andò prima a Cagliari, poi a Palermo, per riunire a s’e le brigate Puppi, Gandini, Eberhardt, Tharrena, agli ordini del conte Luigi Pianciani che, insieme con quella del Nicotera (già scesa in Sicilia al comando del Sacchi), avevano costituito la famosa spedizione organizzata dal Mazzini, assenziente poi Garibaldi, per invadere lo Stato pontificio. Costretta dal Governo italiano a non oltrepassare la frontiera, fu in Toscana nuovamente imbarcata e venne — per varie vie — in Sicilia.”. Eliseo Porro (…..), nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), a p. 8, in proposito scriveva che: “Giunsimo a Palermo il 16 sera ad ora troppo avanzata per operare lo sbarco, epperciò Pianciani, lo differi fino alle 4 della mattina seguente. Quando giunsi al bivacco , vidi Garibaldi e Pianciani, e seppi che quest’ultimo aveva già deposto il comando perchè avendo dato parola ai suoi amici politici che non sarebbe sbarcato su alcun punto d’Italia fuori dagli Stati Papalini , si ricusò di cooperare ad ogni altra destinazione determinata da Garibaldi per le nostre truppe. Con ciò egli pensò procedere da uomo d’onore.”. Giulio Adamoli, nel suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario”, Milano, ed. Treves, 1861, a pp. 145-146 scriveva che: “Il contingente straniero della 15° Divisione, già così ricco, si accrebbe, con la Spedizione Pianciani, che approdò in quei giorni a Messina. Appunto allora ci venne nientemeno che lo storico Guglielmo Rustow. Poichè gli avvolgimenti della diplomazia, ed alte influenze sventarono il disegno originario della spedizione, quello cioè di gettarsi sulle coste pontificie, e i suoi capi, il Pianciani e il Bertani, si dimisero, le brigate, di cui essa si componeva, vennero distribuite fra i comandi dell’esercito meridionale. Il colonnello Rustow, che era con il Pianciani, rimasto quindi in disponibilità, fu chiamato dal Turr a disimpegnare le funzioni di capo di stato maggiore della sua divisione. Così egli divenne mio superiore.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 148, in proposito scriveva che: “…quando giugevano in vista del Golfo degli Aranci, l’Amazone e l’Isera, portanti la Brigata ‘Parma’ (Tharrena), etc….Tharrena però, uomo serio e risoluto, fermavasi….Le altre due brigate, ‘Milano’ (Gandini) e ‘Bologna’ (Puppi), per gli ostacoli già accennati giunsero al convegno soltanto la sera del 13, coi vapori Weasel, Garibaldi, Calatafini e col Clipper Sheaperd.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156 e ssg., in proposito scriveva pure che: “Allora questi fece cortesi saluti ed auguri a Pianciani, il quale nel congedarsi presentò al Dittatore il colonnello Rustow come quello al quale cedeva il comando delle tre brigate, Parma, Milano e Bologna (Tharrena, Gandini, Puppi), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero l’ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo. I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, perchè era stata cambiata la destinazione per la quale eransi impegnati, e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. L’altra brigata Eberhardt,..di recarsi a Giardini agli ordini di Bixio.”. Dunque, in questo passaggio il Pittaluga scrive che Tharrena e Gandini si dimisero, ed il comando delle due loro brigate, la “Tharrena” e la “Milano” passarono rispettivamente ai due colonnelli Spinazzi e De Giorgi, ma a noi da altri autori non risulta. Dunque, secondo il generale Pittaluga, la brigata “Milano” non era più comandata dal colonnello Gandini che fu sostituito con De Giorgi. A me risulta che Gandini, che comandava la brigata “Milano” sbarcò a Paola e poi a Sapri. Sempre Pittaluga, a p. 157, riferendosi a Bertani, in proposito scriveva: “Milazzo. Quivi giunto trovò le tre brigate riunite sotto Rustow che gli fecero buona accoglienza….arrivò in quel giorno 19 agosto a Milazzo apportatore di un ordine del Dittatore che assegnava quelle truppe alla 15° Divisione comandata dal Turr stesso. Questi ordinò una rivista alla quale intervenne anche Bertani.”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a pp. 27-28-29-30, in proposito scriveva che: “Garibaldi, …..con una sola parola dislocò la spedizione e la fece dirigere verso la Sicilia sotto il comando dei suoi principali capi, escluso il colonnello Pianciani, che, avendo impegnato la sua parola per l’invasione degli Stati pontifici, credette di doversi ritirare quando si vide in contrasto col generale in capo dell’esercito meridionale (1).”. Du Champ, a p. 30, nella nota (1) postillava che: “(1) ……………………………………..”. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a p. 208, in proposito scriveva: “Ad accrescere sue militari forze, il Generale sollecitava lo arrivo in Sicilia di quella quarta spedizione di volontari, che declinando il luglio, si raccoglievano in Sardegna nella rada di Terranova sotto il comando del Colonnello Pianciani….Cotesti indugi volle il Generale vincere di sua persona; laonde, lasciata segretamente Palermo al 12 di agosto, venne subitamente al golfo degli Aranci, e menò seco, rassegnatone il comando dal Pianciani, la nuova brigata di Sicilia, ove approdava al 16 del mese. Questo indugio protrasse fino alla seconda metà del mese stesso le operazioni di guerra in terra ferma.”. Agostino Bertani, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo, domanda diecimila cartucce. Questi temendo nuovo sperpero fa consegnare le cartucce, ma vuole rimanere coi volontari, e a sua giustificazione prega il generale di dare l’ordine in iscritto per Palermo. Eccolo: “Esercito meridionale, Cagliari, 15 agosto 1860. Caro Bertani, Con tutta la gente che avete a disposizione venite a raggiungermi in Sicilia. – G. Garibaldi.”. Poi di propria ispirazione scrive a Nicotera consigliandolo di passare la frontiera tosco-romana e di agire subito etc…Queste istruzioni chiariscono di nuovo come Garibaldi non avesse mai abbandonata l’idea prediletta. Vero è che rifiutò di lasciar Pianciani, giunto a Palermo, partire colla spedizione lì per lì, per sbarcare negli Stati pontifici. Onde la sua dimissione da Garibaldi accettata con queste parole: “Non crediate però che io abbia cambiato il mio pensiero per quanto si riferisce allo Stato pontificio: desidero etc…”. Raggiunge Bixio a Giardino, etc…Bertani, giunto che fu a Palermo, radunati con Rustow, secondo gli ordini di Garibaldi, quattomila cinquecento volontari a Milazzo, poi che aveva saputo della violenza usata da Ricasoli per costringere la quinta brigata a sbarcare a Palermo disfacendola anzi scortare da Livorno, e aveva letta la circolare di Farini che proibiva assolutamente altri arruolamenti di volontari sul continente, visto che il generale aveva spedito la brigata Eberhard a Trapani, studiava ogni mezzo per raggiungerlo. Etc…”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, a p. 154, in proposito scriveva che: “Dopo di ciò, egli riprese la via di Palermo, dove la spedizione Pianciani riunita di bel nuovo, apparve forte di 6000 uomini. Una volta là, il Bertani rinnovò i suoi scongiuri per persuaderlo a far vela verso lo Stato Pontificio, ma il Dittatore era ormai assorto nel problema del passaggio dello Stretto. Il Pianciani allora, presentate le sue dimissioni, riprese la via del ritorno. Ma il Bertani rimase sul teatro della guerra nella speranza di affermare il suo ascendente su Garibaldi in opposizione ai consigli più moderati del Medici, Turr, Bixio e Cosenz, tutti convinti della necessità di evitare una rottura con Cavour (2).”. Dobelli (Treveljan), a p. 154, nella nota (2) postillava: “(2) Pianciani, 212-213; Mem. Stor. Mil., II, 182; Turr, Risposta, 15-16.”. Dobelli cita il testo “Memorie Storiche e Militari” del Comando del Corpo di Stato Maggiore-Ufficio Storico, vol. II; Pittaluga Giovanni, La Diversione – note garibaldine sulla campagna del 1860, Roma, 1904. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 444, in proposito scriveva che: “Rustow, Brig. Mil. = Rustow (Wilhelm) – La brigata “Milano” nella campagna dell’Italia meridionale del 1860. Versione dal tedesco. Eliseo Porro. Milano, tip. Salvi, 1861. Versione italiana del Die Brigate Milano, 1860. Il Rustow, un esule tedesco, era al comando di questa brigata o meglio piccolo battaglione “Milano”, già affidato al comando del Pianciani, poi a quello del Turr, a Sapri e al Volturno. Importante.”. Il colonnello Cesari Cesari (….) descritta la situazione dei volontari in Sicilia inizia a parlarci dei volontari della spedizione Pianciani. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 152, in proposito scriveva che: “A capo di questi volontari si era posto il colonnello Pianciani,…”. Cesari, a p. 155, in proposito scriveva: “Garibaldi, edotto a sua volta di questo tentativo, che veniva a compromettere tutta l’opera sua, fece sapere al Pianciani che lo disapprovava e che sarebbe stato più gradito l’invio di rinforzi in Sicilia. Così infatti avvenne e dopo pochi giorni di sosta a Golfo Aranci, nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 76, in proposito scriveva che: “Con Decreto del 14 nominò Sirtori, Turr e Orsini al grado di Maggiore Generale, e Bixio a Colonnello Brigadiere.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Questo corpo mutando direzione era da Garibaldi destinato a servire allo sbarco in Calabria. A Cagliari Garibaldi trovò una parte della spedizione, mentre un’altra aveva fatto rotta per Palermo; posteriormente vide arrivare altro vapore della spedizione, sul quale eravi imbarcato un numero di volontari, lo Stato Maggiore ed il comandante Colonnello Pianciani. Il Generale si recava a bordo di questo legno…etc…e domandava per prima cosa a Pianciani quanti uomini avesse con lui etc…Per rispondere a questo, Pianciani chiamò il capitano, e quando ne fu informato soggiunse: “ebbene Colonnello: partirete subito per Palermo”. Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, Pecorini-Manzoni, a p. 128, in proposito concludeva che: “Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri.”. Dunque, Pecorini scriveva che il conte Luigi Pianciani e Giovanni Nicotera, a Palermo, in seguito al colloquio con Garibaldi decisero di dimettersi dalla Spedizione e lasciarono le truppe a Garibaldi. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, ecc…, a pp. 327, in proposito scriveva che: “Intanto, a Palermo, il Depretis, che invano attende le sollecite istruzioni, non sa che cosa fare. Provvede acqua, carbone e viveri, ma i volontari a terra non li lascia scendere. Ed essi, naturalmente, protestano. Avviene di peggio il dì seguente, quando giunge un secondo vapore del cui arrivo il Prodittatore s’affretta ad informare il Sirtori: “Palermo 13 agosto ore 1,45 pom.”. Generale Sirtori etc…firmato Depretis”…..etc… (p. 328). E Depretis provvede ai necessari preparativi che richiedono l’intera giornata. Primi partono, il dì seguente, il Torino e il Franklin e stanno per partire altri vapori quando arriva l’ordine di Garibaldi di trattenere tutte le navi in Palermo. Il Depretis ne avverte subito il Sartori.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “Poi gli ordinò, senz’altro di proseguire per Palermo lasciandolo interdetto e deluso, ché il Pianciani quell’ordine non se lo attendeva. Egli aveva accettato di comandare la spedizione, pur di portarla negli Stati de Papa, e non in Sicilia: se mai l’avessero costretto a toccare l’Isola prima del Continente, era a Milazzo e non a Palermo ch’egli avrebbe dovuto andare. Così gli aveva lasciato scritto il Bertani. Ma, come gli si dice che il Bertani, col quale confida di potersi spiegare all’arrivo, è a bordo del ‘Washington’ col Dittatore, il Pianciani obbedisce e riparte. Il 16 giunge a Palermo, mentre le truppe restano a bordo egli, impaziente, scende a terra sperando di parlare con Garibaldi che è giunto prima di lui. Non lo vede, invece, che al mattino seguente e soltanto allora può esporgli le sue ragioni, a cui il Dittatore risponde ch’egli è fermamente deciso a portar tutte le truppe in Calabria e di là marciare sopra Napoli, e che il Pontificio bastano le truppe che sono in Toscana e in Romagna. Ma Pianciani non si arrende e non accetta il cambiamento di programma: egli s’è impegnato per gli Stati Romani, non per la Calabria; e, senz’altro, si dimette indicando il Rustow a suo successore. Con lui, se ne vanno il Tharrena e qualche altro. Pochi giorni dopo, il Pianciani pubblica una protesta dichiarandosi repubblicano, etc….A Palermo, il suo posto era stato preso dal Rustow, che quindi aveva assunto il comando della Divisione, battezzata allora dal Bertani stesso, di Terranova. Subito la sera del 17 il Rustow era partito per mare alla volta di Milazzo, con una parte della Divisione e vi era giunto sul mezzodì del 18. Nei due giorni seguenti era arrivato anche il resto, così che il 20 erano riuniti 3700 uomini; la Brigata Genova, dice il Rustow, fu trattenuta in Palermo per una eventuale dimostrazione in Calabria. Dopo alcuni giorni di sosta per manovre e per organizzare, la Divisione lasciava Milazzo il 26 e per via di terra giungeva il 28 al Faro. Lo scopo del Governo sardo era raggiunto. La spedizione Bertani-Pianciani era affatto sconvolta. Parte con l’Eberhardt a Taormina, parte a Palermo, e parte col Rustow sulla punta settentrionale dell’Isola. Restava le ultime due Brigate dell’Italia centrale – la ‘Toscane e l’Abruzzi – alle quali bisognava impedire d’invadere gli Stati della Chiesa.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 342, in proposito scriveva che: “Ma torniamo a Garibaldi. L’abbiamo visto giungere nella sera del 16 agosto a Palermo, da cui mancava da un mese: il Bertani l’aveva lasciato in Sardegna. Passata la notte nella sua cameretta di Palazzo Reale, etc…il 22 agosto il Dittatore s’era imbarcato per Messina…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 344, in proposito scriveva che: “Il giorno stesso, il 12 ripeto, giungono inaspettati a Palermo, il ‘Torino’ e più tardi, l’Amazon con parte dei volontari del Bertani…..e ordina al Depretis di trattenere a Palermo tutti i vapori, nella speranza che con la intera spedizione Pianciani egli possa dalla Sicilia sbarcare in qualche punto della costa calabrese. Ma non vi è telegrafo e questo ordine arriva al Depretis con una lettera del Bertani affidata ad un vapore, probabilmente sardo, il quale non giunge a Palermo che il 15, troppo tardi come abbiamo visto, etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 333, in proposito scriveva che: “Il Pianciani abbandonò la Sicilia il 20 agosto e andò in Toscana, donde, come ospite pericoloso, lo espulse il Ricasoli dopo pochi giorni, il 2 settembre. A Palermo, il suo posto era stato preso dal Rustow, che quindi aveva assunto il comando della Divisione, battezzata allora dal Bertani stesso, di ‘Terranova’.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a p. 363, in proposito scriveva che: “A proposito del vapore ‘Garibaldi’ noleggiato dal Bertani per la sua spedizione, nasce tra il Sirtori e il Bertani stesso un increscioso e, credo, ignorato incidente. Il Bertani imbarcato su quel vapore, era giunto da Palermo a Milazzo la sera del 20 agosto. Il Sirtori gli aveva già ordinato che gli mandasse la nave, ma il Bertani rifiutava perché il comandante di quella protestava che secondo gli impegni egli doveva tornar a Genova. Come lo seppe giunto a Milazzo, il Sirtori gli rinnovò l’ordine, giungendo sino al punto di minacciare di arresto il Bertani se ancora si rifiutasse d’obbedire. Questo almeno è quel che si deduce dalla seguente lettera, dato che non mi fu possibile rinvenire il testo dell’ordine Sirtori: “Da bordo del Garibaldi, 20 agosto ore 11 pom. Caro Sirtori – Sarà qui domani l’Independance’ che fa 11 miglia etc..”. Il Bertani si rifrisce alla fermezza con la quale aveva propugnata la fortunata spedizione dei Mille, alla quale, come vedemmo, il Sirtori ed il Medici erano stati avversi….Fortunatamente il Bertani non giunse a Palermo e Depretis non ebbe così da eseguire quell’ordine increscioso, che poi non venne più ricordato forse per il precipitare degli eventi.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”, a cura di Adolfo Omodeo”, a pp. 197-198, in proposito scriveva che: “Fu durante l’assenza di Garibaldi, e precisamente il 14 agosto, che il Sirtori dovette prendere una decisione della massima importanza a proposito delle truppe numerose della spedizione allestita dal Bertani, le quali di mano in mano che giungevano in Sardegna, venivan obbligate da un vapore sardo a ripartire immediatamente per Palermo. In questa città risiedeva Agostino Depretis, prodittatore della Sicilia, il quale non sapeva quali provvedimenti adottare per quella gente armata ed organizzata, che egli non si attendeva poichè da nessuna parte era stato avvisato del suo arrivo, senza contare ch’egli era nell’impossibilità assoluta di fornir loro viveri ed alloggi. Onde sollecitava dal Dittatore e dal Quartier Generale dell’esercito urgnitissime istruzioni e immediati provvedimenti. Nell’impossibilità di chiedere, nonchè di ottenere istruzioni dal Dittatore lontano, il Sirtori si trovò costretto a provvedere di sua iniziativa, e rispose al Depretis ordinandogli di far subito ripartire da Palermo quelle truppe per i porti dello Stretto di Messina, decidendo così quel passaggio sul continente, a cui Garibaldi, tornando dalla Sardegna, fu appena in tempo a partecipare. Tale passaggio naturalmente era già stato tra loro discusso ed anche combinato, almeno nelle sue linee generali, ma non era stato precisato nei suoi dettagli n’è s’era stabilita la data della sua attuazione. Spetta quindi senza alcun dubbio al Sirtori l’averlo ordinato per la notte del 19 agosto: spetta cioè a lui esclusivamente il merito di avere, sotto la propria responsabilità, appiccato l’incendio della rivolta in Calabria, iniziando così la conquista del continente e determinando il crollo completo della monarchia borbonica. Garibaldi stesso, nelle sue Memorie autobiografiche riconosce al suo Capo di Stato Maggiore tutto il merito della sua rapida decisione: “…Il generale Sirtori aveva già disposto in mia assenza che due piroscafi nostri facessero il giro di Sicilia, giungendo a Taormina. Fu codesta una savia e felice risoluzione.”.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Il Pianciani, disorientato e scoraggiato, ubbidì, ma, appena giunto a Palermo, volle incontrarsi col Dittatore. Garibaldi gli osservò che per varcare lo Stretto e proseguire nel Continente gli occorrevano molti uomini e armi e doveva quindi fare conto anche su quelli della spedizione; non aveva però abbandonato l’idea della diversione, che intanto si poteva fare con i volontari di Nicotera e di Caucci raccolti a Firenze e in Romagna; pregava perciò il Pianciani di rimanere a Palermo perchè intendeva valersene; ma il Pianciani obiettò che, mentre potevano restare i suoi sottoposti, egli, che aveva promesso e si era impegnato con tutti i volontari di portarli sul Pontificio, non riteneva di dover più rimanere loro capo in Sicilia, e contava quindi di raggiungere il Nicotera ed il Caucci per tentare con essi la diversione; suggerì come successore al comando il colonnello Rustow. Garibaldi non si oppose, accettò pure le dimissioni, per gli stessi motivi addotti dal Pianciani, del colonnello Tharena e del Gandini delle brigate Milano e Bologna, che furono sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. Le brigate Parma, Bologna, Milano, partirono lo stesso giorno per Milazzo, mentre la Torino, per ordine del Sirtori, stava raggiungendo Giardini girando l’Isola per l’occidente e porsi agli ordini di Bixio, che si apprestava a varcare lo Stretto. Il Bertani giunse a Palermo quando Garibaldi era già partito, e, sempre fermo nell’idea di tentare la diversione, si affrettò a vedere il Pianciani per intendersi con lui. Non fu poca la meraviglia quando seppe delle decisioni prese dal Dittatore e della rinuncia che il Pianciani stesso aveva fatto del comando della Divisione, la quale, come si è detto, si era già avviata per Milazzo. Bertani si lamentò con il Pianciani e gli altri comandanti del troppo precipitoso abbandono del comando e dichiarò che contava ancora di persuadere il Dittatore e che lo andava a tal fine a raggiungere subito.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “Il Garibaldi giunto il 14 a Cagliari, solo parte ne trovò, che già due brigate navigavano a Palermo, e parte dell’altre due stavano per arrivare da Genova; dove il Pianciani aspettò sinchè ebbe la moneta dal governo; però fu alla baia di Terranova sul tardi di quella sera; e raggiunse a Cagliari il Nizzardo che v’ avea menato il resto della gente. L’incontrò presso al porto in una barca venutagli incontro a ingiungergli di voltar per Palermo. Egli, romano, che forte si struggea di farla al Papa, si turbò; per via sopraggiunselo il Gulnara, avviso di guerra sardo, che a nome del governo andava comandando a tutti quei legni di sfilare a Palermo. Giunservi la sera del 17; ma il Pianciani ricusò di far quella guerra, e se ne tornò a Livorno; il surrogò il prussiano Rustow, che li menò a ordinarli a Melazzo.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 263-264, in proposito scriveva: “La mattina del 14 Garibaldi era nel golfo degli Aranci, ma non vi trovò che la massima parte della terza e quarta brigata della divisione di Terranova, cioè le brigate Gandini e Puppi, mentre la prima e seconda brigata, Eberhard e Tharrena, avevano già abbandonato il golfo veleggiando per Palermo; il resto della terza e quarta brigata, collo stato maggiore generale delle suddette truppe, non era ancora arrivato.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 264-265, in proposito scriveva: “La brigata Tharrena venne trattenuta in Palermo e si mostrava dell’umore più inquieto. Il Bisantino, che portava porzione delle brigate Gandini e Puppi e tutto lo stato maggiore generale, benchè tutte le truppe fossero già imbarcate alle 8 ore di mattina , venne però trattenuto in Genova fino al pomeriggio del 13, in conseguenza delle manovre del governo piemontese che quel giorno trattenne il danaro spettante alla spedizione e ne indugiò il pagamento con inconcludenti pretesti. Rüstow insisteva per essere o spedito egli stesso, appena fosse possibile, nel golfo degli Aranci o perchè Pianciani precorresse la spedizione, onde avere in anticipazione un comando superiore per tenere unita la spedizione. Pianciani aveva creduto di non poter aderire al progetto, mentre nelle sue istruzioni dicevasi che dovesse imbarcarsi in ultimo collo stato maggiore generale, Così il Bisantino non arrivò che tardi nel pomeriggio del 14 al golfo degli Aranci, indi alla baja di Terranova.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “Garibaldi però la mattina del 14 non vi trovò che la maggior parte delle brigate Gandini ( Milano) e Puppi (Bologna) e tosto se le prese con sè dirigendosi a Cagliari.”. Dunque, Rustow scriveva che Garibaldi, a Golfo Aranci, il 14 agosto 1860, insieme a Bertani aveva trovato la maggior parte della Brigate Milano e Bologna (la Gandini e la Puppi) e li portò a Cagliari per fare rifornimento. Poi, a p. 266 aggiunge che: “Per Cagliari navigò quindi anche il Bisantino, non avendo Pianciani trovate le altre navi nella baja di Terranova e non avendo rilevato sullo stato delle cose che notizie ancora poco chiare. Nel pomeriggio del 15 il Bisantino arrivò in rada di Cagliari. Ivi incontrò lo stesso Garibaldi col grosso delle brigate Gandini e Puppi, e Garibaldi ordinò a Pianciani di tosto far vela per Palermo ove dovevano seguirlo anche le altre navi appena si fossero rifornite di carbone. Il 16 di sera il Bisantino toccò Palermo. Il 17 mattina Pianciani ebbe un abboccamento con Garibaldi. Garibaldi disse che non poteva acconsentire alla spedizione nella Romagna, perchè non poteva far senza della divisione per la sua intrapresa contro il continente napoletano. Ciò deve essere espressamente ricordato, giacchè, per motivi facili a capirsi, si era diffusa la voce menzognera che Garibaldi avrebbe condotto in persona la spedizione di Terranova nello Stato Pontificio, se la mattina del 14 avesse trovato nel golfo degli Aranci più dei 2000 uomini di Gandini e Puppi. Soltanto questa scarsità di uomini lo avrebbe indotto a condurre la spedizione nella Sicilia. In conseguenza delle spiegazioni di Garibaldi, Pianciani, che aveva promesso di non andare in altro sito che nella Romagna, si dimise dal suo comando, e Garibaldi trasmise il comando sulle tre brigate riunite Tharrena, Gandini e Puppi al capo dello stato maggiore generale, colonnello brigadiere Rüstow, che ebbe in pari tempo incarico di raccogliere ed organizzare la divisione a Milazzo.”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Nel pomeriggio del 15 arrivò desso nella rada di Cagliari. Vi trovò Garibaldi stesso col grosso delle brigate Gandini e Puppi e Garibaldi imparti tosto l’ordine a Pianciani di proseguire il viaggio verso Palermo, dove dovevano seguire gli altri bastimenti, tosto che si fossero provveduti di carbone. Alla sera del 16 il Bizantino arrivò a Palermo. Nella mattina del 17 Pianciani ebbe un’ abbocamento con Garibaldi. Questi gli disse , che non poteva permettere la spedizione sul territorio romano, essendogli indispensabile quella divisione per la sua impresa sul continente napoletano. Bisogna fare espressa menzione di ciò, poichè , per motivi che si possono facilmente comprendere erasi sparsa la voce menzognera, che Garibaldi avrebbe condotta egli stesso la divisione Terranova nelle romagne, se avesse trovato la mattina del 14 più dei 2000 uomini di Gandini e Puppi nel golfo degli aranci, e che solo quel numero scarso di truppe lo aveva fatto risolvere di condurle in Sicilia. In seguito alle spiegazioni di Garibaldi, Pianciani, che aveva promesso di non andare altrove che nella Romagna, diede la sua dimissione, e Garibaldi trasmise il comando sopra delle tre brigate, allora ancor unite, Tharrena, Gandini e Puppi al colonnello brigadiere e fino allora capo dello stato maggiore Rüstow, che ricevette nello stesso tempo l’incarico di raccogliere la divisione in Milazzo e di organizzarla. Rüstow stesso coll’ equipaggio del Bizantino era già nella mattina del 18 a Milazzo, dove giunsero nei giorni seguenti anche il resto delle truppe; così che nel giorno 21 vi aveva già riuniti 4000 uomini circa. Avendo Tharrena chiesto il suo congedo, il maggiore Spinazzi ebbe il comando di quella brigata. A motivo della partenza di Pianciani, dello sviamento della divisione dalla sua originaria destinazione, dei malcontento e della dissensione che nè risultò quà e là, era sorvenuta una certa confusione negli affari, ed un certo numero di ufficiali e di soldati avevano voluto dimettersi con Pianciani a Palermo. Rüstow si diede ora premura di organizzare quelle truppe a Milazzo, provvedendole di armi e munizioni , facendole esercitare, al quale oggetto non avevasi potuto fino allora approfittare d’alcun giorno, salvo per la prima brigata in Genova. Parleremo in seguito della quinta e sesta brigata rimaste nella Media Italia, e che in seguito al nuovo indirizzo preso dalle cose erano state divise dalle prime quattro. Frattanto Garibaldi, che nella mattina dei 17 agosto aveva già lasciato Palermo per recarsi nella costa orientale della Sicilia, cominciò le sue operazioni per passare nelle Calabrie.”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Rüstow stesso coll’ equipaggio del Bizantino era già nella mattina del 18 a Milazzo, dove giunsero nei giorni seguenti anche il resto delle truppe; così che nel giorno 21 vi aveva già riuniti 4000 uomini circa. Avendo Tharrena chiesto il suo congedo, il maggiore Spinazzi ebbe il comando di quella brigata…..Rüstow si diede ora premura di organizzare quelle truppe a Milazzo, provvedendole di armi e munizioni, facendole esercitare, al quale oggetto non avevasi potuto fino allora approfittare d’alcun giorno, salvo per la prima brigata in Genova. Parleremo in seguito della quinta e sesta brigata rimaste nella Media Italia, e che in seguito al nuovo indirizzo preso dalle cose erano state divise dalle prime quattro.”. Dunque, Rustow scriveva che avendo “Tharrena”, che comandava la Brigata Parma, avendo chiesto le sue dimissioni dal comando della stessa, il comando fu affidato al maggiore SPINAZZI. Mario Menghini (….), nel suo “La spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli nei proclami etc…”, a p. 309, dal suo Diario e da una lettera dell’11 settembre 1860, da Napoli, in proposito scriveva che: “Vi dò una notizia, che son persuaso giungerà gradita a molti dei nostri amici, ed è che la 3° brigata Milano, comandata dal colonnello O. Gandini, è entrata la prima in Napoli, delle schiere garibaldine. E’ ben ordinata e ben tenuta: i soldati sono tutti giovani, ma le guerre nazionali hanno il merito di agguerrir presto l’artigiano, il contadino e lo studente. Al fiero sguardo, al portamento ardito, alla carnagione abbronzata e ad una certa serietà intelligente, il direste vecchi soldati. La 3° Brigata apparteneva all’ultima spedizione che partì da Genova ai primi d’agosto, e d’accordo con Garibaldi doveva scendere sulle terre romane.”. Mario Menghini scriveva che a Capua i volontari della 3° brigata, la brigata Milano erano comandati dal Gandini. Si vedrà in seguito che il comando sarà temporaneamente tolto al Rustow e dato al De Giorgi o De Giorgis. Ma abbiamo visto che a Palermo, il Gandini, si dimetterà insieme al Pianciani. Infatti, Giuseppe Maraldi (…), nel suo “La spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 100, riferendosi al rifiuto dato a Garibaldi dal Pianciani, a Palermo, in proposito scriveva che: “Le brigate, Parma, Bologna, Milano, ….Garibaldi non si oppose, accettò pure le dimissioni, per gli stessi motivi addotti dal Pianciani, del colonnello Tharena e del Gandini delle brigate Milano e Bologna, che furono sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi.”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a pp. 725-726, in proposito scriveva che: “A queste parole del Dittatore, Pianciani diede le sue dimissioni, e Garibaldi affidò il comando delle tre brigate Tarrena, Gandini e Puppi al colonnello brigadiere Rustow , che ebbe in pari tempo l’ordine di recarsi in Milazzo e di riunire ed organizzare colà tutta intera quella. Tarrena seguiva intanto l’esempio del Pianciani ed aveva preso il suo congedo; il maggiore Spinazzi ebbe il comando di quella brigata. La partenza di Pianciani, di Tarrena e di altri ufficiali aveva gittato un certo malcontento nei componenti quella spedizione numerosa ;”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 773, in proposito scriveva che: “Il giorno 24 agosto, il generale Garibaldi concentrò tutta la sua armata attiva, eccetto la divisione Rustow che stava tuttavia in Milazzo, nelle vicinanze di Scilla col seguente ordine: alla testa stavano le truppe arrivate di fresco da Sicilia ; poi le brigate Eber e Sacchi, indi la divisione Cosenz e la divisione Medici, e finalmente la divisione Bixio. L’artiglieria, che in parte era disbarcata, fu da Orsini impiegata a formare nuove batterie sul litorale dell’estrema Calabria, perchè l’esercito rivoluzionario, guardato…”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a pp. 361-362, in proposito scriveva che: “§. 14. Numerazione de’ Garibaldini. Gli scrittori garibaldini enumerano le loro milizie così: il Bixio con 4500 presso Taormina e Giardina; altre dodici migliaia a scaloni sulle coste nord-est ; le divisioni Cosenz e Medici e la brigata Eber Eresso Messina a Torre di Faro con ottomila; la brigata Sacchi di 1500 presso Spadafora, e ‘1 Rustow con 4000 a Melazzo. Inoltre l’Orsini con gli artiglieri uniti a Palermo, dodici cannoni, una batteria da montagna, altra da campo e due mortai veniva ; per via tolse due mortai a Melazzo ; e arrivò a Torre di Faro con trentanove pezzi, dove elevava sei batterie di costa, e altre galleggianti, e ponti da imbarcare cavalli. Da tale enumerazione sembrano i soli contati da trentunomila; ma giugnendovi quelli contro la cittadella, i corpi d’artiglieria, quelli rimasti a Palermo, e i 2300 del Nicotera, parrebbero da quarantamila.”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 197-198, in proposito scriveva che: “Giungemmo a Palermo alle 10 circa della sera del giorno 17 agosto ; il generale era arrivato poche ore prima di noi; un suo ajutante venne a dirmi come egli desiderasse che i volontarii restassero a bordo quella notte; io dimandai se per me particolarmente avesse qualche ordine, e sentendo che no, dopo aver date le disposizioni necessarie per lo sbarco nella mattina seguente, scesi a terra che desideravo parlare quanto prima potessi con Garibaldi. Nella sera non mi fu possibile, mi dissero però che egli era in piedi ogni giorno prima delle quattro.”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a p. 208, in proposito scriveva che: “Tornando al discorso che io ebbi con Garibaldi, egli conchiuse dicendomi restassi in Palermo dove, aggiunse cortesemente, avrei avuto un collocamento conveniente; io di questo lo ringraziai, pregandolo invece mi autorizzasse a partire; e da che egli sembrava insistere, soggiunsi : Generale, voi siete troppo uomo di onore per non sentire i doveri che impone una promessa; io sono oltremodo dolente di allontanarmi da voi , e ciò voi potete vedermi nel volto; ma io ho promesso a molti di andare nello Stato Romano, voi stesso ordinate chevadano in quello i volontarii che sono in Toscana, l’onore m’impone di raggiungerli, non per reclamare comandi, ma per unirmi ad essi e fare insieme tutto ciò che sarà possibile perchè i vostri voleri siano eseguiti , perchè quelle infelici popolazioni, che ci aspettano, siano in qualche modo soccorse ; se non riusciremo , io avrò almeno fatto il mio dovere, mantenuta la mia parola. Il Generale mi strinse la mano, aggiungendo dopo un momento di riflessione , voi partite dunque per … Livorno, io replicai; e così ebbe fine il nostro colloquio . – Avendo presentato a lui il colonnello Rüstow, come quello al quale io dovea cedere il comando : Voi lo riterreté , ei gli disse , durante l’assenza del colonnello Pianciani maniera cortese per farmi intendere come fosse dispiacente della determinazione che io avevo dovuto prendere.”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 210-211, in proposito scriveva che: “…quello nel quale lo lasciai a Palermo, delle offerte fattemi perchè rimanessi, del dispiacere mostrato perchè me ne andava. Rimasi quattro giorni a Palermo, aspettando la partenza del vapore per Livorno; intanto i corpi della spedizione che si trovavano già nella città, e che arrivavano dalla Sardegna, erano successivamente diretti a Melazzo ; dello sbarco imminente delle Calabrie si veniva dicendo, fra i più informati, e dopo due giorni se n’ebbe la notizia ufficiale.”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a p. 211, in proposito scriveva che: “…I più restarono , e quelli che vollero partire dimandarono e ottennero licenza regolare, furono forniti di foglio di via e di mezzo di trasporto per tornare.”. Dunque, non tutti i volontari dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani, arrivati a Palermo, si unirono alle truppe Garibaldine. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 152-153, in proposito scriveva che: “Pianciani domandò ancora al generale dove fosse Bertani; « a bordo con me; se volete parlare con lui, venite pure, ma egli può solo ripetervi quello che vi ho detto io ; del resto egli viene pure a Palermo, e là in ogni caso lo vedrete. » E da agile marinaio, come era salito ridiscese nella sua lancia. Pianciani voltosi al capitano ordinò ad alta voce: << A Palermo, e facciamo di arrivarvi il più presto possibile ». Bertani è furente; Pianciani è sconfortato; l’intera spedizione è perplessa; tutta la Sicilia è inquieta per l’assenza del Dittatore; questi vede fallita l’impresa per la quale aveva abbandonato l’iniziato passaggio in Calabria, ed aveva corso il pericolo di essere catturato dalla crociera borbonica; questi serenamente rassicurava tutti , dicendo << state di buon animo , tutto va bene ».” . Dunque, il Pittaluga, sulla scorta del Pianciani, scriveva che Pianciani, a Cagliari, prime che partissero per Palermo, chiedendo a Garibaldi di Bertani scrive che Garibaldi gli avesse risposto « a bordo con me; se volete parlare con lui, venite pure, ma egli può solo ripetervi quello che vi ho detto io ; del resto egli viene pure a Palermo, e là in ogni caso lo vedrete. ». Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 154-155-156, in proposito scriveva che: “Lo scacco subìto al Golfo degli Aranci non aveva abbattuto lo spirito di Bertani, il quale continuava a macchinare intorno alla diversione. Il Dittatore come al solito non si pronunziava; tuttavia la necessità di ritornare in Sicilia, il tempo perduto, i pericoli corsi, gli ostacoli incontrati e tuttora persistenti, gli fecero dire della diversione che ormai era una minestra riscaldata. Mentre si svolgevano tutte queste cose in Sardegna, avveniva, nella notte del 13 al 14 agosto il tentativo di rapimento nel porto di Napoli, del vascello il Monarca. La coincidenza di questo fatto coll’assenza inopinata di Garibaldi dalla Sicilia, fecero attribuire a Garibaldi stesso il fallito tentativo tanto che lo affermarono nelle loro pregiate storie il RUSTow (p . 252 ); DE SIVO ( 138) ; PIGORINI-TURR ( 128 ); DELLI FRANCI ( 86). Ma non è vero affatto, come risulta dal racconto delle cose qui ora esposte, avvenute in Sardegna. La notte del 13 al 14 agosto, Garibaldi era nel Golfo di Terranova. Sul tentato rapimento, vedasi nel cenno biografico di Sgarallino Andrea.”. Niccola Nisco (….), nel suo “Gli ultimi trentasei anni del Reame di Napoli (1824-1860)”, a pp. 117-118, riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “S’imbarcava sul Washington, e , non curando la robusta crociera , navigava al golfo degli Aranci in Sardegna, ove trovavansi i volontari che il Bertani aveva riuniti a Spezia ed a Genova per operare con gli altri riuniti dal Pianciani nell’ Umbria e dal Nicotera in quel di Toscana a Castelpucci, e fattili imbarcare su i piroscafi Franklin e Torino mandava a Palermo e di là a Taormina, ove era il Bixio con la sua divisione. Vi giungeva egli stesso la mattina del 19, ed immediatemente ordinava a Bixio d’imbarcare tutta la gente su due vapori venuti da Palermo. Udito però, scrive il Guerzoni, che le navi avevano bisogno di urgenti raddobbi, si fa per alcuni istanti. Pigiati in quei due piroscafi pieni di avarie e di magagne quattro mila uomini, nella notte del 19 agosto sferra da Taormina. Corre tutta quella notte non visto, non sospettato, nella direzione di Greco, ed ai primi albori
del 29 afferra presso Mèlito , tra capo delle Armi e capo Spartivento, il suolo calabrese.”.
Nel 16 di sera o era già 17 (?) agosto 1860, a Palermo arrivò, il colonnello PIANCIANI con lo Stato Maggiore, il colonnello RUSTOW, ed una parte della Brigata BOLOGNA o PUPPI (le truppe di volontari dell’ex ‘Spedizione PIANCIANI’ (poi detta di Terranova), il maggiore Giovan Battista CATTABENI di Senigallia, il maggiore BASSI di Siena e FERRACINI
Dalla Sardegna, il primo a ripartire per la Sicilia fu Garibaldi sul vapore Washington, ma sia Bertani che il Pianciani, che era arrivato sul “Byzantin”, ripartirono per la Sicilia solo dopo Garibaldi in quanto i vapori non avevano fatto del tutto rifornimento di carbone. Il colonnello Luigi Pianciani, comandante della Spedizione battezzata dal Bertani “Terranova”, si era partito d Genova, con Rustow e tutto lo Stato Maggiore, insieme ad altri volontari garibaldini che ancora non erano arrivati a Golfo Aranci. Si è visto che essi da Cagliari, ingiunti da Garibaldi dovettero ripartire per Palermo, ma essi non viaggiarono con Garibaldi che pure viaggiò per mare per Palermo ma ripartirono da Cagliari sul vapore Byzantin. Arrivarono a Palermo. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a pp. 157, in proposito scriveva che: “II…fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Il colonnello Rustow, nella traduzione di Eliseo Porro (…..), nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), a p. 8, in proposito scriveva che: “Giunsimo a Palermo il 16 sera ad ora troppo avanzata per operare lo sbarco, epperciò Pianciani, lo differi fino alle 4 della mattina seguente. Quando giunsi al bivacco, vidi Garibaldi e Pianciani, e seppi che quest’ultimo aveva già deposto il comando perchè avendo dato parola ai suoi amici politici che non sarebbe sbarcato su alcun punto d’Italia fuori dagli Stati Papalini, si ricusò di cooperare ad ogni altra destinazione determinata da Garibaldi per le nostre truppe. Con ciò egli pensò procedere da uomo d’onore.”. Dunque, il colonnello Rustow, che coe facente parte dello Stato Maggiore si imbarcò con Pianciani a Genova, scriveva che arrivarono da Cagliari a Palermo il 16 agosto 1860, ma di sera: “ad ora troppo avanzata per operare lo sbarco, epperciò Pianciani, lo differi fino alle 4 della mattina seguente.”. Infatti, Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 197-198, in proposito scriveva che: “Giungemmo a Palermo alle 10 circa della sera del giorno 17 agosto; il generale era arrivato poche ore prima di noi; un suo ajutante venne a dirmi come egli desiderasse che i volontarii restassero a bordo quella notte; io dimandai se per me particolarmente avesse qualche ordine, e sentendo che no, dopo aver date le disposizioni necessarie per lo sbarco nella mattina seguente, scesi a terra che desideravo parlare quanto prima potessi con Garibaldi. Nella sera non mi fu possibile, mi dissero però che egli era in piedi ogni giorno prima delle quattro.”. Dunque, il Pianciani testimonia essere arrivato a Palermo il 17 agosto 1860. Ma Pianciani scriveva che arrivarono a Palermo il 17 agosto 1860 perchè, infatti, il Rustow spiega che il Pianciani: “lo differi fino alle 4 della mattina seguente.”. A questo punto, però noto e faccio una precisazione. Agostino Bertani, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Bertani, giunto che fu a Palermo, radunati con Rustow, secondo gli ordini di Garibaldi, quattomila cinquecento volontari a Milazzo, etc…”. Dunque, da ciò che scriveva il Bertani nel suo Diario si evince che egli da Cagliari era arrivato a Palermo dopo di Garibaldi e quindi, da ciò deduco che forse Bertani si era imbarcato con Pianciani e Rustow sul vapore Byzantin. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 169 e ssg., riferendosi a Garibaldi a Golfo Aranci, in proposito scriveva che: “….Fissa Cagliari per radunare tutti, e volendo andare lui alla Maddalena per fare carbone (o per ispirarsi a Caprera ? ), Bertani monta a bordo d’altro legno, risoluto a non più abbandonare la spedizione e fare eseguire gli ordini di Garibaldi qualunque siano per essere. A tutte le domande ansiose, alle osservazioni dispettose di non pochi degli ardenti fautori della spedizione nel Pontificio, egli risponde: <Si va dove, quando, come Garibaldi ordinerà. E i volontari s’acquetarono pur fremendo.”. Dunque, dalle parole di Bertani e della White, traspare che, Garibaldi, prima di allontanarsi per andare a Caprera, sua isola amata (senza “Bertani monta a bordo d’altro legno), etc…”), Bertani, invece, salì su un altro vapore (che non era il Washington) dove vi erano parte delle sue truppe della Spedizione Terranova, scrive la White: “risoluto a non più abbandonare la spedizione e fare eseguire gli ordini di Garibaldi qualunque siano per essere.”. Agostino Bertani, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo, etc….”. Dunque, la White scriveva che, Garibaldi, “ritornato da Caprera a Cagliari”, (col Washington) nota che a Cagliari era arrivato (il 14 agosto 1860 anche il Pianciani, sul “Bysantin”, con una parte della brigata Puppi e con lo Stato Maggiore (Rustow ed altri. Riguardo a Bertani a Cagliari dopo il rientro di Garibaldi da Caprera, vediamo cosa scriveva un altro testimone di eccezione. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 190 e ssg., riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “…..stringendomi amichevolmente la mano, soggiungeva: “State di buon animo, Colonnello, tutto va bene, ci parleremo a Palermo, io vi seguirò, e così dicendo scendeva nella sua barchetta; io volli dimandare dove fosse il Bertani. A bordo con me, rispose: se volete parlar con lui venite pure, ma egli può solo ripetervi quello che vi ho detto io; del resto egli pure viene a Palermo e là in ogni caso lo vedrete. Etc..”. Dunque, Pianciani scriveva che Garibaldi gli disse che Bertani era sul vapore Washington e che con lui doveva viaggiare fino a Palermo, dove avrebbe potuto vedere ed incontrare. Dunque, a Cagliari, secondo quanto scrive il Pianciani, Bertani era con Garibaldi che gli promise che Bertani poteva vederlo a Palermo. Pianciani non incontrò Bertani a Cagliari. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 170 e ssg., riferendosi a Garibaldi a Golfo Aranci, in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi , trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo, domanda diecimila cartucce. Questi temendo nuovo sperpero fa consegnare le cartucce, ma vuole rimanere coi volontari, e a sua giustificazione prega il generale di dare l’ordine in iscritto per Palermo. Eccolo: “Esercito Meridionale. Cagliari , 15 agosto 1860. Caro Bertani, Con tutta la gente che avete a disposizione venite a raggiungermi in Sicilia. G. Garibaldi.”.”. Dunque, secondo ciò che scrisse la White, Garibaldi invitò Bertani a seguirlo a Palermo ma Bertani “vuole rimanere coi volontari, etc…” e, prega Garibaldi di scrivergli l’ordine di recarsi a Palermo. Dunque, Bertani non partì il 16 agosto 1860 da Cagliari con Garibaldi ma partì senza Garibaldi ed arrivò a Palermo solo dopo Garibaldi e solo dopo il Pianciani. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “Così infatti avvenne e dopo pochi giorni di sosta a Golfo Aranci, nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. “. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 264-265, in proposito scriveva: “Il Bisantino, che portava porzione delle brigate Gandini e Puppi e tutto lo stato maggiore generale, ………..”, poi continuando il suo discorso, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “Nel pomeriggio del 15 il Bisantino arrivò in rada di Cagliari. Ivi incontrò lo stesso Garibaldi col grosso delle brigate Gandini e Puppi, e Garibaldi ordinò a Pianciani di tosto far vela per Palermo ove dovevano seguirlo anche le altre navi appena si fossero rifornite di carbone. Il 16 di sera il Bisantino toccò Palermo. Il 17 mattina Pianciani ebbe un abboccamento con Garibaldi. Etc…”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Alla sera del 16 il Bizantino arrivò a Palermo. Nella mattina del 17 Pianciani ebbe un’ abbocamento con Garibaldi. Etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “Pianciani….Il 16 giunge a Palermo, mentre le truppe restano a bordo egli, impaziente, scende a terra sperando di parlare con Garibaldi che è giunto prima di lui.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 342, in proposito scriveva che: “Ma torniamo a Garibaldi. L’abbiamo visto giungere nella sera del 16 agosto a Palermo, da cui mancava da un mese: il Bertani l’aveva lasciato in Sardegna. Passata la notte nella sua cameretta di Palazzo Reale, etc…il 22 agosto il Dittatore s’era imbarcato per Messina…”. Dunque, Agrati scriveva che il Bertani era rimasto in Sardegna mentre Garibaldi già era ripertito per Palermo. Infatti, Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Il Bertani giunse a Palermo quando Garibaldi era già partito, e, sempre fermo nell’idea di tentare la diversione, si affrettò a vedere il Pianciani per intendersi con lui.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “Il Garibaldi…a Palermo. Griunservi la sera del 17; ma il Pianciani ricusò di far quella guerra, e se ne tornò a Livorno; il surrogò il prussiano Rustow, che li menò a ordinarli a Melazzo.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “….a Palermo. Giunservi la sera del 17; ma il Pianciani ricusò di far quella guerra, e se ne tornò a Livorno; il surrogò il prussiano Rustow, che li menò a ordinarli a Melazzo.”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Frattanto Garibaldi, che nella mattina dei 17 agosto aveva già lasciato Palermo per recarsi nella costa orientale della Sicilia, cominciò le sue operazioni per passare nelle Calabrie.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 154-155-156, in proposito scriveva che: “Dei vapori partiti da Cagliari per Palermo, giunse primo il Washington con Garibaldi nel pomeriggio del 16 agosto. Appena giunto il Dittatore si occupò delle gravissime cose politiche di quei giorni, dell’annessione prima di tutto, che era l’argomento della discordia; dei bisogni dell’esercito, delle disposizioni per il passaggio in Calabria. Pianciani giunse col Bisantino alle 10 di sera dello stesso 16 agosto, e, sceso a terra, cercò subito di essere ricevuto dal Dittatore, fissa sempre la mente di rimediare in qualche modo al disguido della diversione, e di indirizzarla alle terre pontificie dalla Sicilia stessa, cosa d’altronde che risultava nell’ordine d’idee stabilito nel compromesso di Genova con Farini. Il Dittatore essendo già a letto, gli fu detto di ritornare alle 4 dell’indomani mattina. Etc…”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a pp. 725-726, in proposito scriveva che: “……………………………..”. Michele Topa (….), nel suo “Così finirono i borboni di Napoli”, ed. Fausto Fiorentino, Napoli, a p. 246 e ssg., in proposito scriveva che: “A sera, il “Washington” fece rotta per Cagliari dove si erano raccolte le altre navi per caricare combustibile, e dove era giunto anche l’ultimo piroscafo della spedizione, il “Byzantin”, sul quale viaggiava il colonnello Pianciani. Questi saputo che Garibaldi e Bertani erano assieme, obbedì all’ordine di raggiungere Palermo, ma una volta nell’Isola, chiese e ottenne un colloquio col Dittatore. Garibaldi gli disse che era sua intenzione di far passare tutte le truppe di cui disponeva sul Continente per marciare su Napoli, bastando a un attacco agli Stati romani le forze radunate in Toscana. Pianciani protestò e si dimise, dichiarando che egli e i suoi uomini si erano riuniti e armati per combattere nelle terre Pontificie, non in Calabria. La verità è che Pianciani, come la maggioranza dei volontari della Spedizione, era repubblicano, e aveva accettato il programma “Italia e Vittorio Emanuele” per le stesse ragioni che spingevano allora, i più ardenti e ostinati mazziniani ed accantonare il problema istituzionale: bisognava agire, ora o mai più, per unificare la Penisola; poi si sarebbe discusso di come organizzarla politicamente e quali istituzioni darle. C’era, insomma, in quegli uomini, una riserva mentale verso i Savoia e la monarchia che il diffidente Cavour ben conosceva, e, dal punto di vista del Primo Ministro sardo, giustificava le misure prese contro la Spedizione. La quale Spedizione, inoltre, avrebbe impedito al Piemonte di attuare il piano elaborato dal Conte: invadere l’umbria e Marche con le truppe regolari, e porre un “alt” all’avanzat garibaldina e al crescente prestigio dell'”avventuriero eroico”. Dimessosi il Pianciani, il comando in capo della Spedizione fu preso da Guglielmo Rustow, il quale, il 20 agosto, con il grosso dei suoi uomini si trovava a Milazzo, mentre una divisione rimaneva a Palermo e un’altr era stata trasferita a Taormina. In tal modo Cavour aveva raggiunto in pieno il suo obiettivo: la Spedizione Bertani-Pianciani era scompaginata. Rimanevano in Toscana le due brigate organizzate da Nicotera, ma anch’esse furono costrette a recarsi in Sicilia, portando così a oltre ventimila i volontari su cui poteva contare Garibaldi per passare in Calabria.”.
Nel 17 agosto 1860, a Palermo, il colloquio tra GARIBALDI e il colonnello PIANCIANI che si dimise dal comando della Spedizione TERRANOVA (ex spedizione Bertani-Pianciani)
Eliseo Porro (…..), nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), a pp. 8-9, in proposito scriveva che: “Giunsimo a Palermo il 16 sera ad ora troppo avanzata per operare lo sbarco, epperciò Pianciani, lo differi fino alle 4 della mattina seguente. Quando giunsi al bivacco, vidi Garibaldi e Pianciani, e seppi che quest’ultimo aveva già deposto il comando perchè avendo dato parola ai suoi amici politici che non sarebbe sbarcato su alcun punto d’Italia fuori dagli Stati Papalini, si ricusò di cooperare ad ogni altra destinazione determinata da Garibaldi per le nostre truppe. Con ciò egli pensò procedere da uomo d’onore. In quanto a me, non vincolato come il colonnello Pianciani e d’altronde considerando che noi avevamo sempre riconosciuto Garibaldi come nostro capo supremo, pensai che a lui solo competesse il diritto di decidere sull’indirizzo delle nostre operazioni. Sebbene assai penoso ed amaro, mi riuscisse il rinunciare ad un’impresa per la quale aveva già tutto predisposto e che vagheggiava con viva passione, pure non esitai a ciecamente sottomettermi agli ordini di Garibaldi. Esso mi affidò il comando della spedizione, ossia della divisione di Terranova, che d’allora in poi fu così nominata, ingiungendomi d’imbarcare per le 4 pomeridiane dello stesso giorno, tosto che le truppe avessero fatto il rancio, e di salpare per Milazzo, dove tutta la parte disponibile della divisione doveva riunirsi. Vi arrivai il 18 a mezzodi e nei susseguenti due giorni fui raggiunto dagli altri legni.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a p. 266 aggiunge che: “Il 16 di sera il Bisantino toccò Palermo. Il 17 mattina Pianciani ebbe un abboccamento con Garibaldi. Garibaldi disse che non poteva acconsentire alla spedizione nella Romagna, perchè non poteva far senza della divisione per la sua intrapresa contro il continente napoletano. Ciò deve essere espressamente ricordato, giacchè, per motivi facili a capirsi, si era diffusa la voce menzognera che Garibaldi avrebbe condotto in persona la spedizione di Terranova nello Stato Pontificio, se la mattina del 14 avesse trovato nel golfo degli Aranci più dei 2000 uomini di Gandini e Puppi. Soltanto questa scarsità di uomini lo avrebbe indotto a condurre la spedizione nella Sicilia. In conseguenza delle spiegazioni di Garibaldi , Pianciani , che aveva promesso di non andare in altro sito che nella Romagna, si dimise dal suo comando, e Garibaldi trasmise il comando sulle tre brigate riunite Tharrena, Gandini e Puppi al capo dello stato maggiore generale, colonnello brigadiere Rüstow, che ebbe in pari tempo incarico di raccogliere ed organizzare la divisione a Milazzo.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “In conseguenza delle spiegazioni di Garibaldi, Pianciani, che aveva promesso di non andare in altro sito che nella Romagna, si dimise dal suo comando, etc…”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156 e ssg., in proposito scriveva pure che: “Allora questi fece cortesi saluti ed auguri a Pianciani, il quale nel congedarsi presentò al Dittatore il colonnello Rustow come quello al quale cedeva il comando delle tre brigate, Parma, Milano e Bologna (Tharrena, Gandini, Puppi), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero l’ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo. I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, perchè era stata cambiata la destinazione per la quale eransi impegnati, e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. L’altra brigata Eberhardt,..di recarsi a Giardini agli ordini di Bixio.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “Così infatti avvenne e dopo pochi giorni di sosta a Golfo Aranci, nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 332, in proposito scriveva che: “Ma Pianciani non si arrende e non accetta il cambiamento di programma: egli s’è impegnato per gli Stati Romani, non per la Calabria; e, senz’altro, si dimette indicando il Rustow a suo successore. Con lui, se ne vanno il Tharrena e qualche altro. Pochi giorni dopo, il Pianciani pubblica una protesta dichiarandosi repubblicano, ma affermando di aver lealmente accettato il programma “Italia e Vittorio Emanuele” cui intendeva tenersi fedele. Però, dice, ritener suo dovere “di opporsi a coloro che negoziano i popoli etc…”. Agrati, a p. 333, in proposito aggiunge che: “Il Pianciani abbandonò la Sicilia il 20 agosto e andò in Toscana, donde, come ospite pericoloso, lo espulse il Ricasoli dopo pochi giorni, il 2 settembre. A Palermo, il suo posto era stato preso dal Rustow, che quindi aveva assunro il comando della Divisione, battezzata allora dal Bertani stesso, di Terranova.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 170 e ssg., riferendosi a Garibaldi a Golfo Aranci, in proposito scriveva che: “Queste istruzioni chiariscono di nuovo come Garibaldi non avesse mai abbandonata l’idea prediletta. Vero è che rifiutò di lasciar Pianciani, giunto a Palermo, partire colla spedizione lì per lì, per sbarcare negli Stati pontifici. Onde la sua dimissione da Garibaldi accettata con queste parole: Non crediate però che io abbia cambiato di pensiero per quanto si riferisce allo Stato pontificio: desidero invece, e più che mai, che la insurrezione si promuova, si sostenga in quello energicamente; ma ciò può farsi benissimo coi volontari che sono in Firenze e nelle Romagne; molte volte si ottiene più con duemila uomini che con diecimila. Che facciano dunque, e se non potranno finire, comincino almeno: noi andremo ad incontrarli per terminar l’opera che avranno iniziata , e voi sapete che a me piace far presto.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 154-155-156, in proposito scriveva che: “Dei vapori partiti da Cagliari per Palermo, giunse primo il Washington con Garibaldi nel pomeriggio del 16 agosto. Appena giunto il Dittatore si occupò delle gravissime cose politiche di quei giorni, dell’annessione prima di tutto, che era l’argomento della discordia; dei bisogni dell’esercito, delle disposizioni per il passaggio in Calabria. Pianciani giunse col Bisantino alle 10 di sera dello stesso 16 agosto, e, sceso a terra, cercò subito di essere ricevuto dal Dittatore, fissa sempre la mente di rimediare in qualche modo al disguido della diversione, e di indirizzarla alle terre pontificie dalla Sicilia stessa, cosa d’altronde che risultava nell’ordine d’idee stabilito nel compromesso di Genova con Farini. Il Dittatore essendo già a letto, gli fu detto di ritornare alle 4 dell’indomani mattina. Ricevuto all’ora indicata, Garibaldi gli disse subito che per le sue operazioni gli occorreva di riunire quanti più uomini potesse, e che perciò doveva contare sulle truppe da lui Pianciani condotte in Sicilia. Ma subito soggiungeva che egli era sempre d’avviso che fosse utilissimo di operare la diversione nello Stato pontificio, di promuovere colà l’insurrezione, e di sostenerla energicamente; che intanto si facesse subito coi volontari di Nicotera e di Caucci apprestati a Firenze ed in Romagna ; « molte volte si ottiene più con 2000 uomini che con 10.000; che facciano adunque; e se non potranno finire comincino almeno, che noi andremo ad incontrarli per terminare assieme l’opera che avranno incominciata.>> Disse poi a Pianciani che rimanesse a Palermo che avrebbe pensato a valersi di Lui. Ma Pianciani fece osservare al Dittatore che potevano bensì restare i suoi sottoposti, e che li aveva esortati a ciò fare; non lui che aveva promesso di condurli altrove . Inoltre poichè il Dittatore aveva detto che poteva bastare a compiere la diversione nello Stato romano quella parte dei suoi dipendenti che si trovava tuttora in Toscana e Romagna, l’onore gli imponeva di raggiungerla per fare il possibile nel senso indicato dal Dittatore. Allora questi fece cortesi saluti ed auguri a Pianciani, il quale nel congedarsi presentò al Dittatore il colonnello Rustow come quello al quale cedeva il comando delle tre brigate Parma, Milano, Bologna (Tharrena , Gandini e Puppi ), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo. I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, perchè era stata cambiata la destinazione per la quale eransi impegnati, e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. L’altra brigata Eberhardt, appena toccato Palermo col Torino, aveva ricevuto ordine da Sirtori di girare attorno alla Sicilia per l’Occidente ed il Mezzogiorno, e di recarsi a Giardini agli ordini di Bixio.”. Michele Topa (….), nel suo “Così finirono i borboni di Napoli”, ed. Fausto Fiorentino, Napoli, a p. 246 e ssg., in proposito scriveva che: “A sera, il “Washington” fece rotta per Cagliari dove si erano raccolte le altre navi per caricare combustibile, e dove era giunto anche l’ultimo piroscafo della spedizione, il “Byzantin”, sul quale viaggiava il colonnello Pianciani. Questi saputo che Garibaldi e Bertani erano assieme, obbedì all’ordine di raggiungere Palermo, ma una volta nell’Isola, chiese e ottenne un colloquio col Dittatore. Garibaldi gli disse che era sua intenzione di far passare tutte le truppe di cui disponeva sul Continente per marciare su Napoli, bastando a un attacco agli Stati romani le forze radunate in Toscana.”.
LE DIMISSIONI DI PIANCIANI E LA NOMINA DI RUSTOW
Nel 17 agosto 1860, a Palermo, Garibaldi e le dimissioni dei comandanti dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani (chiamata TERRANOVA): PIANCIANI (Comandante in capo), il colonnello THARRENA (comandante della Brigata PARMA), che fu affidata al maggiore SPINAZZI e, il colonnello GANDINI (comandante della Brigata MILANO)
I garibaldini della “Spedizione Bertani-Pianciani” sbarcarono in Sicilia, a Palermo, ivi indirizzati da Garibaldi e dove Garibaldi ed i suoi Mille avevano già conquistato la Sicilia. In seguito all’arrivo di una parte delle truppe dell’ex Spedizione “Terranova” o ex “Spedizione Pianciani”, a Palermo, che Garibaldi e Bertani avevano trovate a Golfo Aranci ivi riunite, in seguito al colloquio che Garibaldi ebbe col il Comandante in Capo di dette truppe, il colonnello Pianciani, alcuni comandanti delle designate Brigate, insieme a lui si dimisero. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 154-155-156, in proposito scriveva che: “Pianciani giunse col Bisantino alle 10 di sera dello stesso 16 agosto, e, sceso a terra, cercò subito di essere ricevuto dal Dittatore, fissa sempre la mente di rimediare in qualche modo al disguido della diversione etc…”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 197-198, in proposito scriveva che: “Giungemmo a Palermo alle 10 circa della sera del giorno 17 agosto; il generale era arrivato poche ore prima di noi; etc…”. Dunque, Pianciani arrivò la sera del 17 agosto 1860 ma non potè vedere subito Garibaldi. Infatti, Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 6, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “L’esercito venne diviso in 6 piccole brigate, alle quali si diede il nome dei paesi dov’erano state formate, o di quelli che avevano fornito il maggior contingente per la loro formazione.”. Dunque, in questo passaggio Rustow scriveva che al piccolo esercito partito da Genova per la Sardegna, comandato dal colonnello Pianciani, era costituito da 6 Brigate a cui venne dato il nome delle città di provenienza dei volontari e quindi si ebbero la: “Così la 1° Brigata si chiamò Genova; la 2° Parma; la 3° Milano; la 4° Bologna; la 5° Toscana; la 6à degli Abruzzi. Il colonnello Pianciani ne aveva il comando in capo; io fui capo dello Stato Maggiore e Comandante in secondo.”. Rustow aggiunge che il piccolo esercito di volontari era comandato dal colonnello Pianciani che volle Rustow come capo di Stato maggiore e comandante in secondo. Garibaldi accettò le dimissioni di Pianciani, di Tharrena e di Gandini e li sostituì con altri comandanti. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a p. 211, in proposito scriveva che: “…I più restarono , e quelli che vollero partire dimandarono e ottennero licenza regolare, furono forniti di foglio di via e di mezzo di trasporto per tornare.”. Dunque, non tutti i volontari dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani, arrivati a Palermo, si unirono alle truppe Garibaldine. Inoltre Garibaldi, in quella occasione, il 17 agosto 1860 a Palermo nominò Capo di Stato Maggiore il colonnello Wilhelm RUSTOW, per gli italiani Guglielmo RUSTOW, che come vedremo li porterà a Sapri, insieme al generale TURR a cui era stato affidato il comando in Capo delle dette Truppe garibaldine. A Rustow, fu dato subito l’incarico di portare quelle truppe a Milazzo, dove arrivarono il 17-18 agosto 1860. Per questa fase, i maggiori testimoni restano il Rustow ed il Pianciani. Oltre al fatto che alcuni comandanti si dimisero, Garibaldi decise di aggregare queste truppe alla 15° Divisione, in quel momento affidata al generale TURR. Il generale Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, (prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “Il corpo di Rustow fu per ordine di Garibaldi unito alla 15. divisione comandata da Turr ….Vennero quindi imbarcati nella sera del 1. Settembre circa 1500 uomini, cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma; dovendo il resto della brigata Parma seguire il più presto possibile, ed anche quella di Bologna, in quanto lo avesero permesso il numero dei legni disponibili.”. Giulio Adamoli, nel suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario”, Milano, ed. Treves, 1861, a pp. 145-146 scriveva che: “Il contingente straniero della 15° Divisione, già così ricco, si accrebbe, con la Spedizione Pianciani, …..e i suoi capi, il Pianciani e il Bertani, si dimisero, le brigate, di cui essa si componeva, vennero distribuite fra i comandi dell’esercito meridionale. Il colonnello Rustow, che era con il Pianciani, rimasto quindi in disponibilità, fu chiamato dal Turr a disimpegnare le funzioni di capo di stato maggiore della sua divisione. Così egli divenne mio superiore.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Infatti partì, e il 18 arrivò a Milazzo, ma non trovò più il Generale; trovò invece le tre brigate comprendenti circa 4500 uomini comandate dal Rustow. A Milazzo il 19 agosto pervenne pure il Turr con l’ordine del Dittatore di aggregare i volontari di Terranova alla 15° Divisione.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a p. 258, in proposito scriveva: “Comandante in capo di essa era il colonnello Pianciani e capo dello stato maggiore generale il colonnell G. Rüstow, che avevano specialmente diretto l’organizzazione.“. Dunque, secondo la testimonianza stessa di Rustow, gli furono affidate le tre brigate “Tharrena” (che poi si dimise insieme a Pianciani e quindi passò al maggiore Spinazzi, la brigata “Milano” (Gandini) e “Puppi”. “Avendo Tharrena data la sua dimissione, la di lui brigata passò al maggiore Spinazzi.”. Dunque, “Tharrena”, che faceva parte del corpo di Spedizione ex Pianciani, si era dimesso a Palermo. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Avendo Tharrena chiesto il suo congedo, il maggiore Spinazzi ebbe il comando di quella brigata…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “….nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, ebbe ordini da Garibaldi di portarli a Milazzo con tre brigate, mentre quella di Eberhard, imbarcata sul vapore ‘Franklin’, fu inviata alla costa meridionale dell’isola per unirsi alla colonna di Bixio. Etc…”. Come abbiamo visto in precedenza, il colonnello Tharena comandava la Brigata PARMA. Dunque, Rustow scriveva che avendo “Tharrena”, che comandava la Brigata Parma, avendo chiesto le sue dimissioni dal comando della stessa, il comando fu affidato al maggiore SPINAZZI. Dunque, la BRIGATA PARMA ebbe come nuovo comandante il maggiore SPINAZZI.La brigata Parma, in origine comandata da Tharena e che in seguito alle dimissioni di Tharrena, fosse passata al maggiore Spinazzi. Tharena comandava la brigata “Parma” dell’ex spedizione Pianciani ma, insieme a Pianciani il 16 agosto 1860 diede le sue dimissioni. Su Wikipedia, alla voce “Pietro Spinazzi” leggiamo che Pietro Spinazzi, si arruolò nell’esercito regolare sabaudo, con il grado di capitano, stabilendosi nuovamente a Genova, per lasciarlo nel 1860 per seguire Giuseppe Garibaldi nella campagna dell’Italia meridionale al seguito della spedizione guidata da Luigi Pianciani, detta anche spedizione Terranova, forte di circa 8.940 uomini. Maggiore della 2ª Brigata “Parma”, comandata dal colonnello Tharrena, giunse in Sicilia via nave sbarcando a Palermo, l’11 agosto, e pochi giorni, a Milazzo, sostituì al comando della Brigata lo stesso colonnello Tharrena dimessosi in polemica con il comando generale in quanto cambiata le destinazione di impiego della sua unità. Durante la campagna guidò l’ex 2ª Brigata “Tharrena”, composta da 700 uomini circa, sempre agli ordini di Nino Bixio, comandante della 18ª Divisione dell’esercito meridionale, e per il valore dimostrato, il 1º ottobre nella battaglia del Volturno, durante il combattimento di Ponti della Valle di Maddaloni, fu elogiato ufficialmente dallo stesso, promosso al grado di tenente colonnello e proposto della croce al valore militare di Savoia che poi non ottenne. Il 21 maggio il Ministero della Guerra conferiva al luogotenente colonnello Pietro Spinazzi il comando del 2º Reggimento Volontari Italiani in formazione a Como. Il colonnello era nativo di Parma, sposato con figli, aveva oltre cinquant’anni d’età. Proveniva dai ranghi dell’esercito regolare che aveva lasciato volontariamente per inseguire l’irresistibile richiamo di Garibaldi. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156, in proposito scriveva che: “Ma Pianciani fece osservare al Dittatore che potevano bensì restare i suoi sottoposti, e che li aveva esortati a ciò fare; non lui che aveva promesso di condurli altrove. Inoltre poichè il Dittatore aveva detto che poteva bastare a compiere la diversione nello Stato romano quella parte dei suoi dipendenti che si trovava tuttora in Toscana e Romagna, l’onore gli imponeva di raggiungerla per fare il possibile nel senso indicato dal Dittatore. Allora questi fece cortesi saluti ed auguri a Pianciani, il quale nel congedarsi presentò al Dittatore il colonnello Rustow come quello al quale cedeva il comando delle tre brigate Parma, Milano, Bologna (Tharrena , Gandini e Puppi ), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo. I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, perchè era stata cambiata la destinazione per la quale eransi impegnati, e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. L’altra brigata Eberhardt, appena toccato Palermo col Torino, aveva ricevuto ordine da Sirtori di girare attorno alla Sicilia per l’Occidente ed il Mezzogiorno, e di recarsi a Giardini agli ordini di Bixio.”. Dunque, in questo passaggio il Pittaluga scrive che Tharrena e Gandini si dimisero, ed il comando delle due loro brigate, la “Tharrena” e la “Milano” passarono rispettivamente ai due colonnelli Spinazzi e De Giorgi, ma a noi da altri autori non risulta che a Sapri, la Brigata MILANO arrivasse con il De Giorgi o De Giorgis senza il colonnello GANDINI. In effetti, oltre al Pittaluga anche altri autori scrissero che GANDINI si era dimesso. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Il Pianciani, …..suggerì come successore al comando il colonnello Rustow. Garibaldi non si oppose, accettò pure le dimissioni, per gli stessi motivi addotti dal Pianciani, del colonnello Tharena e del Gandini delle brigate Milano e Bologna, che furono sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. Le brigate Parma, Bologna, Milano, partirono lo stesso giorno per Milazzo, etc…”. Dunque, secondo il generale Pittaluga, la brigata “Milano” non era più comandata dal colonnello Gandini che fu sostituito con De Giorgi. A me risulta che Gandini, che comandava la brigata “Milano” sbarcò a Paola e poi a Sapri. Dunque, Pittaluga scriveva che una volta allontanato il Pianciani e, dimessisi i colonnelli Tharrena e Gandini, che chiesero di essere dispensati, essi furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi o De Giorgis. Spinazzi sostituendo Tharrena, andava a comandare la Brigata “PARMA”; De Giorgi, sostituendo Gandini andava a comandare la Brigata “MILANO”. Dei colonnelli Spinazzi e De Giorgi o De Giorgis, ci parla Rustow che, il 3 settembre era con loro a Sapri. Per esempio, il colonnello Cesare Cesari, del Ministero della Guerra nel testo citato, a p. 172, in proposito scriveva che: “Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano a loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”. Dalla revisione di queste notizie troviamo il Gandini che condusse le truppe della brigata “Milano”, la brigata “Parma” condotta dal maggiore Spinazzi.A Palermo non era ancora arrivata la Brigata BOLOGNA o PUPPI. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, ecc…, a pp. 259-260 e ssg., addirittura lo chiama “CANTINI”, non “GANDINI” ed in proposito scriveva che: “Così la 1° Brigata era chiamata ‘Genova’, la 2° ‘Parma’, la 3° Milano, la 4° Bologna, la 5° Toscana, e l’ultima, la 6° Abruzzi….Le prime 4 agli ordini rispetivamente dei colonnelli Eberhardt, Tharrena, Cantini e Puppi, etc…”. E’ un errore di trascrizione ? Il comandante della 3° brigata Milano non era “Cantini” ma Gandini. Dalla revisione di queste notizie troviamo il colonnello “Gandini” che condusse le truppe della brigata “Milano”, la brigata “Parma” condotta dal maggiore Spinazzi. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, in questo passaggio, il Pecorini-Manzoni scriveva che una volta in Sicilia, a Palermo, le truppe della ex spedizione Pianciani, vennero denominate: “Tharena” (poi chiamata Spinazzi), “Milano”, comandata dal Rustow, “Puppi” (poi in seguito chiamata “Sacchi”), la “Nicotera” (poi in seguito chiamata “Spangaro”). Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Pecorini scriveva che dopo queste dimissioni, la truppa dell’ex spedizione Bertani-Pianciani veniva divisa: “Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, in questo passaggio, il Pecorini-Manzoni scriveva che una volta in Sicilia, a Palermo, le truppe della ex spedizione Pianciani, vennero denominate: “Tharena” (poi chiamata Spinazzi), “Milano”, comandata dal Rustow, “Puppi” (poi in seguito chiamata “Sacchi”), la “Nicotera” (poi in seguito chiamata “Spangaro”). Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 444, in proposito scriveva che: “Il Rustow, un esule tedesco, era al comando di questa brigata o meglio piccolo battaglione “Milano”, già affidato al comando del Pianciani, poi a quello del Turr, a Sapri e al Volturno. Importante.”. Traveljan (….), sulla scorta della White-Mario (….), che non vedeva di buon occhio i cavouriani Turr e Rustow, scriveva che all’“esule tedesco” Rustow, gli fu concesso da Garibaldi solo il comando della brigata “Milano”. Ma ciò non corrisponde al vero. Al Rustow, in seguito alle dimissioni del conte Luigi Pianciani, Garibaldi affidò lo Stato Maggiore delle tre brigate “Milano”, “Parma” e “Bologna”. La brigata “Milano” era comandata dal colonnello Gandini che pare si fosse dimesso e per questo motivo affidata al comando del maggiore De Giorgis; la brigata “Bologna”, comandata da Puppi; etc…Mario Menghini (….), nel suo “La spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli nei proclami etc…”, a p. 309, dal suo Diario e da una lettera dell’11 settembre 1860, da Napoli, in proposito scriveva che: “Vi dò una notizia, che son persuaso giungerà gradita a molti dei nostri amici, ed è che la 3° brigata Milano, comandata dal colonnello O. Gandini, è entrata la prima in Napoli, delle schiere garibaldine…..La 3° Brigata apparteneva all’ultima spedizione che partì da Genova ai primi d’agosto, e d’accordo con Garibaldi doveva scendere sulle terre romane.”. Mario Menghini scriveva che a Capua i volontari della 3° brigata, la brigata Milano erano comandati dal Gandini. Si vedrà in seguito che il comando sarà temporaneamente tolto al Rustow e dato al De Giorgi o De Giorgis. Ma abbiamo visto che a Palermo, il Gandini, si dimetterà insieme al Pianciani. Infatti, Giuseppe Maraldi (…), nel suo “La spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 100, riferendosi al rifiuto dato a Garibaldi dal Pianciani, a Palermo, in proposito scriveva che: “Le brigate, Parma, Bologna, Milano, ….Garibaldi non si oppose, accettò pure le dimissioni, per gli stessi motivi addotti dal Pianciani, del colonnello Tharena e del Gandini delle brigate Milano e Bologna, che furono sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 332, in proposito scriveva che: “Ma Pianciani non si arrende e non accetta il cambiamento di programma: egli s’è impegnato per gli Stati Romani, non per la Calabria; e, senz’altro, si dimette indicando il Rustow a suo successore. Con lui, se ne vanno il Tharrena e qualche altro. Etc…”. Michele Topa (….), nel suo “Così finirono i borboni di Napoli”, ed. Fausto Fiorentino, Napoli, a p. 246 e ssg., in proposito scriveva che: “Pianciani protestò e si dimise, dichiarando che egli e i suoi uomini si erano riuniti e armati per combattere nelle terre Pontificie, non in Calabria. La verità è che Pianciani, come la maggioranza dei volontari della Spedizione, era repubblicano, e aveva accettato il programma “Italia e Vittorio Emanuele” per le stesse ragioni che spingevano allora, i più ardenti e ostinati mazziniani ed accantonare il problema istituzionale: bisognava agire, ora o mai più, per unificare la Penisola; poi si sarebbe discusso di come organizzarla politicamente e quali istituzioni darle. C’era, insomma, in quegli uomini, una riserva mentale verso i Savoia e la monarchia che il diffidente Cavour ben conosceva, e, dal punto di vista del Primo Ministro sardo, giustificava le misure prese contro la Spedizione. La quale Spedizione, inoltre, avrebbe impedito al Piemonte di attuare il piano elaborato dal Conte: invadere l’Umbria e Marche con le truppe regolari, e porre un “alt” all’avanzata garibaldina e al crescente prestigio dell'”avventuriero eroico”..”.
LA NOMINA DI RUSTOW
Nel 16-17 agosto 1860, a Palermo, Garibaldi nominò il colonnello Wilhelm RUSTOW Capo di Stato Maggiore di tre brigate (che facevano parte dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani): la Brigata MILANO (comandata da CANTINI o GANDINI (?) affidata al maggiore DE GIORGIS ?), la Brigata PARMA (comandata dal maggiore SPINAZZI), la Brigata BOLOGNA (affidata al tenente PUPPI), che vennero così aggregate all’Esercito Meridionale ed alla 15° Divisione
I garibaldini della “Spedizione Bertani-Pianciani” sbarcarono in Sicilia, ivi indirizzati da Garibaldi e dove Garibaldi ed i suoi Mille avevano già conquistato la Sicilia. In seguito all’arrivo dell’ex Spedizione “Terranova” o “Spedizione Pianciani”, a Palermo ed alle dimissioni del loro capo Luigi Pianciani, Garibaldi decise di affidare l’incarico di Capo di Stato Maggiore al colonnello polacco Wilhelm Rustow, per gli italiani Guglielmo Rustow, al quale fu dato subito l’incarico di portare quelle truppe a Milazzo, dove arrivarono il 17-18 agosto 1860. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a p. 258, in proposito scriveva: “Comandante in capo di essa era il colonnello Pianciani e capo dello stato maggiore generale il colonnell G. Rüstow, che avevano specialmente diretto l’organizzazione. La forza della spedizione ammontava a circa 9000 uomini. Questa piccola armata era ripartita in sei piccole brigate…”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “In conseguenza delle spiegazioni di Garibaldi, Pianciani, che aveva promesso di non andare in altro sito che nella Romagna, si dimise dal suo comando, e Garibaldi trasmise il comando sulle tre brigate riunite Tharrena, Gandini e Puppi al capo dello stato maggiore generale, colonnello brigadiere Rüstow, che ebbe in pari tempo incarico di raccogliere ed organizzare la divisione a Milazzo.”. Dunque, secondo la testimonianza stessa di Rustow, gli furono affidate le tre brigate “Tharrena” (che poi si dimise insieme a Pianciani e quindi passò al maggiore Spinazzi, la brigata “Milano” (Gandini) e “Puppi”. “Rüstow stesso cogli uomini del Bisantino era già a Milazzo la mattina del 18, ove in pochi giorni arrivò anche il resto delle truppe , in guisa che il 21 vi aveva raccolti circa 4000 uomini. Avendo Tharrena data la sua dimissione, la di lui brigata passò al maggiore Spinazzi.”. Dunque, “Tharrena”, che faceva parte del corpo di Spedizione ex Pianciani, si era dimesso a Palermo. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 272-273, in proposito scriveva: “Il 24 agosto Garibaldi fece passare presso Scilla sul continente napoletano tutta la sua armata attiva, compresa anche la divisione Rüstow, la quale trovavasi tuttavia a Milazzo.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 6, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Coi primi d’agosto, da 8 a 9 mila uomini si trovavano già sotto le armi. Essi furono raccolti in 22 deboli battaglioni, 5 compagnie di Bersaglieri di Genova e di Milano; 2 compagnie del Genio, e si ebbero inoltre 8 cannoni rigati da quattro. Anche la cavalleria non mancò del tutto, sebbene in principio non fosse costituita che da 30 guide toscane. L’esercito venne diviso in 6 piccole brigate, alle quali si diede il nome dei paesi dov’erano state formate, o di quelli che avevano fornito il maggior contingente per la loro formazione.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 6, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “L’esercito venne diviso in 6 piccole brigate, alle quali si diede il nome dei paesi dov’erano state formate, o di quelli che avevano fornito il maggior contingente per la loro formazione.”. Dunque, in questo passaggio Rustow scriveva che al piccolo esercito partito da Genova per la Sardegna, comandato dal colonnello Pianciani, era costituito da 6 Brigate a cui venne dato il nome delle città di provenienza dei volontari e quindi si ebbero la: “Così la 1° Brigata si chiamò Genova; la 2° Parma; la 3° Milano; la 4° Bologna; la 5° Toscana; la 6à degli Abruzzi. Il colonnello Pianciani ne aveva il comando in capo; io fui capo dello Stato Maggiore e Comandante in secondo.”. Rustow aggiunge che il piccolo esercito di volontari era comandato dal colonnello Pianciani che volle Rustow come capo di Stato maggiore e comandante in secondo. Eliseo Porro (…..), nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), a pp. 8-9, in proposito scriveva che: “Esso mi affidò il comando della spedizione, ossia della divisione di Terranova, che d’allora in poi fu così nominata, ingiungendomi d’imbarcare per le 4 pomeridiane dello stesso giorno, tosto che le truppe avessero fatto il rancio, e di salpare per Milazzo, dove tutta la parte disponibile della divisione doveva riunirsi. Vi arrivai il 18 a mezzodi e nei susseguenti due giorni fui raggiunto dagli altri legni.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 9, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “I militi radunati a Milazzo, che in tutto ammontavano a 3700, formati dalle brigate Parma, Milano e Bologna, costituivano un rinforzo considerevole pel piccolo esercito di Garibaldi, che in realtà era ben lontano dal raggiungere il numero che i giornali gli attribuivano. La brigata Genova fu trattenuta da Garibaldi per giovarsene in una dimostrazione verso le Calabrie; Etc…”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Rüstow stesso coll’ equipaggio del Bizantino era già nella mattina del 18 a Milazzo, dove giunsero nei giorni seguenti anche il resto delle truppe ; così che nel giorno 21 vi aveva già riuniti 4000 uomini circa. Avendo Tharrena chiesto il suo congedo, il maggiore Spinazzi ebbe il comando di quella brigata…..Rüstow si diede ora premura di organizzare quelle truppe a Milazzo, provvedendole di armi e munizioni , facendole esercitare, al quale oggetto non avevasi potuto fino allora approfittare d’alcun giorno, salvo per la prima brigata in Genova. Parleremo in seguito della quinta e sesta brigata rimaste nella Media Italia, e che in seguito al nuovo indirizzo preso dalle cose erano state divise dalle prime quattro.”. Dunque, Rustow scriveva che avendo “Tharrena”, che comandava la Brigata Parma, avendo chiesto le sue dimissioni dal comando della stessa, il comando fu affidato al maggiore SPINAZZI. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156 e ssg., in proposito scriveva pure che: “Allora questi fece cortesi saluti ed auguri a Pianciani, il quale nel congedarsi presentò al Dittatore il colonnello Rustow come quello al quale cedeva il comando delle tre brigate Parma, Milano, Bologna (Tharrena , Gandini e Puppi ), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo. I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, perchè era stata cambiata la destinazione per la quale eransi impegnati, e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. L’altra brigata Eberhardt, appena toccato Palermo col Torino, aveva ricevuto ordine da Sirtori di girare attorno alla Sicilia per l’Occidente ed il Mezzogiorno, e di recarsi a Giardini agli ordini di Bixio.”. Dunque, in questo passaggio il Pittaluga scrive che Tharrena e Gandini si dimisero, ed il comando delle due loro brigate, la “Tharrena” e la “Milano” passarono rispettivamente ai due colonnelli Spinazzi e De Giorgi, ma a noi da altri autori non risulta. Dunque, secondo il generale Pittaluga, la brigata “Milano” non era più comandata dal colonnello Gandini che fu sostituito con De Giorgi. A me risulta che Gandini, che comandava la brigata “Milano” sbarcò a Paola e poi a Sapri. Dunque, Pittaluga scriveva che una volta allontanato il Pianciani e, dimessisi i colonnelli Tharrena e Gandini, che chiesero di essere dispensati, essi furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi o De Giorgis. Spinazzi sostituendo Tharrena, andava a comandare la Brigata “Parma”; De Giorgi, sostituendo Gandini andava a comandare la Brigata “Milano”. Dei colonnelli Spinazzi e De Giorgi o De Giorgis, ci parla Rustow che, il 3 settembre era con loro a Sapri. Giulio Adamoli, nel suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario”, Milano, ed. Treves, 1861, a pp. 145-146 scriveva che: “Il contingente straniero della 15° Divisione, già così ricco, si accrebbe, con la Spedizione Pianciani, …..e i suoi capi, il Pianciani e il Bertani, si dimisero, le brigate, di cui essa si componeva, vennero distribuite fra i comandi dell’esercito meridionale. Il colonnello Rustow, che era con il Pianciani, rimasto quindi in disponibilità, fu chiamato dal Turr a disimpegnare le funzioni di capo di stato maggiore della sua divisione. Così egli divenne mio superiore.”. Agostino Bertani, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Bertani, giunto che fu a Palermo, radunati con Rustow, secondo gli ordini di Garibaldi, quattomila cinquecento volontari a Milazzo, …Etc…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “….nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, ebbe ordini da Garibaldi di portarli a Milazzo con tre brigate, mentre quella di Eberhard, imbarcata sul vapore ‘Franklin’, fu inviata alla costa meridionale dell’isola per unirsi alla colonna di Bixio. Etc…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 152, in proposito scriveva che: “A capo di questi volontari si era posto il colonnello Pianciani, il quale si era scelto il Rustow come capo di stato maggiore…..Erano in tutto 5 o 6 mila uomini ordinati su quattro brigate, agli ordini dei colonnelli Eberhard, Tarrena, Gandini e Puppi. Una brigata si era formata in Toscana e in Romagna, pronta ad avanzare nel continente al comando di Nicotera.”. Il colonnello Cesari Cesari (….) descritta la situazione dei volontari in Sicilia inizia a parlarci dei volontari della spedizione Pianciani. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “…a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 130-131, riferendosi a Milazzo e a Garibaldi, in proposito scriveva che: “….quindi si recò a Milazzo; ivi giunto il colonnello Rustow mise in ordine la truppa, Bertani intervenne alla rivista. Appena il generale Turr arrivò sul fronte della truppa, questa si diede a gridare: “Andiamo a Roma!….Vogliamo Roma!…”……Garibaldi ….Diede quindi ordine a Rustow di partire con tutti per Torre di Faro, ed egli recavasi lo stesso giorno a Messina, e prepararsi al passaggio in Calabria.“. Dunque, a Milazzo, le truppe dell’ex spedizione Pianciani, organizzate dal Bertani furono da Garibaldi aggregate alla 15° Divisione affidata al colonnello Rustow. Dunque, queste due brigate dell’ex spedizione Pianciani prima che fossero portate da Rustow e da Bertani a Paola si trovavano a Milazzo in Sicilia, non molto distanti da Messina e dallo Stretto per le coste della Calabria. Per l’itinerario seguito dalle truppe fino a Sapri vedremo innanzi. Il colonnello Cesare Cesari, del Ministero della Guerra nel testo citato, a p. 172, in proposito scriveva che: “Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano a loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”. Dalla revisione di queste notizie troviamo il Gandini che condusse le truppe della brigata “Milano”, la brigata “Parma” condotta dal maggiore Spinazzi, la brigata Puppi condotta da ?. Rustow era Capo di Stato Maggiore ed era stato momentaneamente nominato comandante di queste forze dal Bertani come scrive l’Agrati (…). Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, ecc…, a pp. 259-260 e ssg., in proposito scriveva che: “Queste sono cifre del Pianciani, alquanto diverse da quelle del Rustow, che però non differiscono di molto e stanno anch’esse a dimostrar l’importanza della spedizione. La quale era costituita da sei Brigate distinte, oltre che con un numero progressivo, col nome della provincia che per ognuna aveva dato il massimo contingente di volontari. Così la 1° Brigata era chiamata ‘Genova’, la 2° ‘Parma’, la 3° Milano, la 4° Bologna, la 5° Toscana, e l’ultima, la 6° Abruzzi….Le prime 4 agli ordini rispetivamente dei colonnelli Eberhardt, Tharrena, Cantini e Puppi, sarebbero sbarcate sulla costa pontificia presso Montalto.”. Qui però trovo un errore perchè il comandante della 3° brigata Milano non era “Cantini” ma Gandini. Dalla revisione di queste notizie troviamo il colonnello “Gandini” che condusse le truppe della brigata “Milano”, la brigata “Parma” condotta dal maggiore Spinazzi, la brigata Puppi condotta da Puppi ?. Rustow era Capo di Stato Maggiore ed era stato momentaneamente nominato comandante di queste forze dal Bertani come scrive l’Agrati (…). Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “A Palermo, il suo posto era stato preso dal Rustow, che quindi aveva assunto il comando della Divisione, battezzata allora dal Bertani stesso, di Terranova….La spedizione Bertani-Pianciani era affatto sconvolta. Parte con l’Eberhardt a Taormina, parte a Palermo, e parte col Rustow sulla punta settentrionale dell’Isola.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: “Queste forze, dice il Rustow, eran l’intera Brigata “Milano” e alcuni reparti della “Parma”: il resto aveva dovuto restare al Faro poichè i vapori non erano sufficienti per il trasporto. Componevano la Brigata “Milano” 3 Battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi e il capitano Venuti, e 2 Compagnie di bersaglieri.”. Scrive l’Agrati che la brigata “Milano”, comandata dal Gandini, era composta da 3 battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi ed il capitano Venuti e due compagnie di Bersaglieri. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, ecc…, a pp……., in proposito scriveva che: “…Bertani, che lasciato al suo posto a Genova Alessandro Antongini milanese, era arrivato a Palermo la sera del 10 agosto come già sappiamo. Alcuni, e fra questi il pur tanto accurato Comandini, lo fanno arrivare il dì dopo.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Il Pianciani, …..suggerì come successore al comando il colonnello Rustow. Garibaldi non si oppose, accettò pure le dimissioni, per gli stessi motivi addotti dal Pianciani, del colonnello Tharena e del Gandini delle brigate Milano e Bologna, che furono sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. Le brigate Parma, Bologna, Milano, partirono lo stesso giorno per Milazzo, etc…”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Infatti partì, e il 18 arrivò a Milazzo, ma non trovò più il Generale; trovò invece le tre brigate comprendenti circa 4500 uomini comandate dal Rustow. A Milazzo il 19 agosto pervenne pure il Turr con l’ordine del Dittatore di aggregare i volontari di Terranova alla 15° Divisione.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 88, in proposito scriveva che: “Il Bertani (1) aveva mobilitato circa novemila uomini, organizzati ed armati come nessun’altra spedizione. La spedizione era divisa in 24 battaglioni, (2) più un battaglione di cacciatori con 580 uomini, 120 guide, 220 uomini del genio, 180 di artiglieria e 120 addetti alla Intendenza. Si trattava in tutto di sei brigate: 1° la Genova; 2° la Parma; 3° la Milano; 4° la Bologna; 5° la Toscana; 6° la Abruzzi. Le prime quattro, agli ordini dei rispettivi comandanti colonnelli Eberhardt, Tharrena, Cantini, Puppi, dovevano concentrarsi nel Golfo degli Aranci, per agire sulla costa dello Stato pontificio. Etc…”. Maraldi, a p. 88, nella nota (1) postillava: “(1) W. Rustow, La brigata Milano nella Campagna etc…”. Maraldi, a p. 88, nella nota (2) postillava: “(2) L. Pianciani, Del’andamento delle cose in Italia, Milano, 1860 e Pittaluga, op. cit., p. 127-128 e 129.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 85, in proposito scriveva che: “Oltre alla formazione del battaglione del Montefeltro, al Comitato di Provvedimento (3) si deve la formazione della Brigata Emilia comandata dal Puppi, morto poi eroicamente a Capua, e composta di quattro battaglioni, uno dei quali comandato dal valoroso patriota marchigiano Cattabeni. Questa brigata, inviata al Golfo degli Aranci per fare parte della spedizione Pianciani, fu più tardi incorporata nella divisione Turr e destinata per il suo valore a Capua ed a Caiazzo.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Pecorini scriveva che dopo queste dimissioni, la truppa dell’ex spedizione Bertani-Pianciani veniva divisa: “Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, in questo passaggio, il Pecorini-Manzoni scriveva che una volta in Sicilia, a Palermo, le truppe della ex spedizione Pianciani, vennero denominate: “Tharena” (poi chiamata Spinazzi), “Milano”, comandata dal Rustow, “Puppi” (poi in seguito chiamata “Sacchi”), la “Nicotera” (poi in seguito chiamata “Spangaro”). Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 444, in proposito scriveva che: “Il Rustow, un esule tedesco, era al comando di questa brigata o meglio piccolo battaglione “Milano”, già affidato al comando del Pianciani, poi a quello del Turr, a Sapri e al Volturno. Importante.”. Traveljan (….), sulla scorta della White-Mario (….), che non vedeva di buon occhio i cavouriani Turr e Rustow, scriveva che all’“esule tedesco” Rustow, gli fu concesso da Garibaldi solo il comando della brigata “Milano”. Ma ciò non corrisponde al vero. Al Rustow, in seguito alle dimissioni del conte Luigi Pianciani, Garibaldi affidò lo Stato Maggiore delle tre brigate “Milano”, “Parma” e “Bologna”. La brigata “Milano” era comandata dal colonnello Gandini che pare si fosse dimesso e per questo motivo affidata al comando del maggiore De Giorgis; la brigata “Bologna”, comandata da Puppi; la brigata Parma, in origine comandata da Tharena e che in seguito alle dimissioni di Tharrena, fosse passata al maggiore Spinazzi. Tharena comandava la brigata “Parma” dell’ex spedizione Pianciani ma, insieme a Pianciani il 16 agosto 1860 diede le sue dimissioni. Su Wikipedia, alla voce “Pietro Spinazzi” leggiamo che Pietro Spinazzi, si arruolò nell’esercito regolare sabaudo, con il grado di capitano, stabilendosi nuovamente a Genova, per lasciarlo nel 1860 per seguire Giuseppe Garibaldi nella campagna dell’Italia meridionale al seguito della spedizione guidata da Luigi Pianciani, detta anche spedizione Terranova, forte di circa 8.940 uomini. Maggiore della 2ª Brigata “Parma”, comandata dal colonnello Tharrena, giunse in Sicilia via nave sbarcando a Palermo, l’11 agosto, e pochi giorni, a Milazzo, sostituì al comando della Brigata lo stesso colonnello Tharrena dimessosi in polemica con il comando generale in quanto cambiata le destinazione di impiego della sua unità. Durante la campagna guidò l’ex 2ª Brigata “Tharrena”, composta da 700 uomini circa, sempre agli ordini di Nino Bixio, comandante della 18ª Divisione dell’esercito meridionale, e per il valore dimostrato, il 1º ottobre nella battaglia del Volturno, durante il combattimento di Ponti della Valle di Maddaloni, fu elogiato ufficialmente dallo stesso, promosso al grado di tenente colonnello e proposto della croce al valore militare di Savoia che poi non ottenne. Il 21 maggio il Ministero della Guerra conferiva al luogotenente colonnello Pietro Spinazzi il comando del 2º Reggimento Volontari Italiani in formazione a Como. Il colonnello era nativo di Parma, sposato con figli, aveva oltre cinquant’anni d’età. Proveniva dai ranghi dell’esercito regolare che aveva lasciato volontariamente per inseguire l’irresistibile richiamo di Garibaldi. Generale Giovanni Pittaluga, La diversione: note garibaldine sulla Campagna del 1860, Casa Editrice Italiana, Roma, 1904. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “….nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi.”. Mario Menghini (….), nel suo “La spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli nei proclami etc…”, a p. 309, dal suo Diario e da una lettera dell’11 settembre 1860, da Napoli, in proposito scriveva che: “Vi dò una notizia, che son persuaso giungerà gradita a molti dei nostri amici, ed è che la 3° brigata Milano, comandata dal colonnello O. Gandini, è entrata la prima in Napoli, delle schiere garibaldine…..La 3° Brigata apparteneva all’ultima spedizione che partì da Genova ai primi d’agosto, e d’accordo con Garibaldi doveva scendere sulle terre romane.”. Mario Menghini scriveva che a Capua i volontari della 3° brigata, la brigata Milano erano comandati dal Gandini. Si vedrà in seguito che il comando sarà temporaneamente tolto al Rustow e dato al De Giorgi o De Giorgis. Ma abbiamo visto che a Palermo, il Gandini, si dimetterà insieme al Pianciani. Infatti, Giuseppe Maraldi (…), nel suo “La spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 100, riferendosi al rifiuto dato a Garibaldi dal Pianciani, a Palermo, in proposito scriveva che: “Le brigate, Parma, Bologna, Milano, ….Garibaldi non si oppose, accettò pure le dimissioni, per gli stessi motivi addotti dal Pianciani, del colonnello Tharena e del Gandini delle brigate Milano e Bologna, che furono sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi.”. Alberto Dallolio (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille nelle memorie Bolognesi”, Bologna, ed. Zanichelli, 1910, a p. 168, in proposito scriveva: “L’otto Agosto intanto, giorno di grandi e gloriose memorie per la città nostra, il battaglione dei “Cacciatori di Bologna” (1) partiva per Genova sotto gli ordini di Giambattista Cattabeni (2). Il maggiore Cattabeni, di Senigallia, apparteneva ad una famiglia di patriotti, alla quale non disdice il nome attribuitole da un biografo: “i Cairoli delle Marche”. Nel ’48 era etc…”. I “Cacciatori di Bologna” partirono per Genova al comando del maggiore Giambattista Cattabeni, di Senigallia. A Bologna fu organizzatore dei Cacciatori Bolognesi, che avrebbero dovuto partecipare alla liberazione delle Marche, ma a causa della situazione internazionale l’azione venne dirottata in Sicilia, imbarcandosi da Genova per il Sud. Dallolio, a p. 168 scriveva pure che: “Il Bertani l’aveva mandato a comandare questo primo battaglione bolognese e a capo di esso si trovò, come ho detto nell’infausta giornata di Caiazzo; Garibaldi premiò il valore, sepur sfortunato, col promuoverlo a colonnello etc…”. Dallolio, a p. 169 scriveva che: “I volontari bolognesi andavano a far parte della 4° Brigata comandata dal colonnello Pianciani: etc…”. Dallolio scriveva che, i volontari “Cacciatori di Bologna”, in Sardegna, nel golfo degli Aranci furono aggregati alla 4° Brigata comandata dal colonnello Pianciani. Alberto Dallolio (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille nelle memorie Bolognesi”, Bologna, ed. Zanichelli, 1910, riguardo il colonnello Gandini, che accompagnerà e comanderà la Brigata “Milano” a Paola e poi a Sapri, insieme al Rustow e a Turr, a p. 347, in proposito pubblicò una lettera di Carlo Bertoni (1) a Filippo Stanzani che racconta un episodio al Golfo degli Aranci e, scriveva: “V. Carlo Bertoni (1) a Filippo Stanzani. A bordo del Clipper il Shepherd, a poche miglia da Cagliari il 14 Agosto 1860. “Carissimo Stanzani. Ti scrivo due righe per dar seguito all’altra mia che ti scrissi da Genova domenica mattina alle ore sette. La spedizione era composta di due brigate, una delle quali (comandata dal Colonnello Gandini, la terza) era imbarca sopra il vapore Garibaldi, il quale rimorchiava un grossissimo Clipper Americano chiamato il ‘Shepherd’, a bordo del quale era imbarcata l’altra divisione (la quarta) comandata dal Colonnello Puppi, e della quale fa parte il nostro Battaglione dei Cacciatori di Bologna…..Il Colonnello Puppi, il bravo Cattabeni, Bassi ed io ci mettemmo sulla sponda etc…”. Dunque, dalla lettera-racconto del Bertoni si evince che il colonnello Gandini, accompagnava i volontari della brigata Milano, imbarcatasi a Genova sul vapore Garibaldi ed il colonnello Puppi accompagnava l’altra Brigata detta “Bologna” che era composta dai “Cacciatori di Bologna”. Dalla lettera del Bertoni, indirizzata a Filippo Stanzani, si evince che le truppe arrivarono nel porto naturale del Golfo degli Aranci in Sardegna il giorno 13 agosto 1860. Partitisi da Genova, arrivarono il 13, dove furono raggiunti da Bertani e da Garibaldi. Alberto Dallolio (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille nelle memorie Bolognesi”, Bologna, ed. Zanichelli, 1910, a p. 156, in proposito scriveva che, le truppe condotte da Genova in Sardegna nel golfo degli Aranci, la spedizione cosidetta “I volontari spediti dal Comitato bolognese avevano assunto il nome di ‘Cacciatori di Bologna’, e furono ordinati in quattro battaglioni, più o meno completi. Il primo, come ho detto, fu comandato dal maggiore Cattabeni: il secondo dal maggiore Luigi Bossi: il terzo dal maggiore Ferdinando Ferracini: il quarto dal capitano ff. di maggiore Giambattista Pantotti, che prima apparteneva al secondo battaglione. Il 1° battaglione, secondo il ruolo che si conserva, aveva la forza di 381 uomini, dei quali 20 ufficiali, 26 sottoufficiali, 31 caporali, 6 trombettieri e 298 cacciatori. Il secondo, come risulta da un ruolo datato da Milazzo, 22 agosto, aveva 16 ufficiali, 21 sottufficiali, 27 caporali, 3 trombettieri e 195 cacciatori: totale 262 uomini. Il terzo, conforme al ruolo datato pure da Milazzo 25 agosto, contava 271 uomini, di cui 8 ufficiali, 23 sottoufficiali, 31 caporali, 5 trombettieri e 204 cacciatori. Il quarto, pure da un ruolo datato da Milazzo, 25 agosto, risulta composto da 11 ufficiali, 23 sottoufficiali, 31 caporali, 5 trombettieri e 204 cacciatori: totale 274 uomini. Ciò darebbe una forza complessiva di 1188 uomini, che corrisponderebbe quasi esattamente a quella dianzi indicata. I quattro battaglioni formavano la brigata Bologna comandata dal colonnello Puppi di Siena, morto poi dinanzi a Capua. Essa fu posta dapprima agli ordini del colonnello Pianciani e fece parte della cosidetta spedizione Bertani del Golfo degli Aranci. Più tardi fu incorporata alla Divisione Turr: decimata a Capua e a Caiazzo, fu sciolta, e la residua forza fu dal Turr aggregata alla brigata Sacchi.”. Dunque, Dallolio scriveva che tra i volontari spediti da Genova nel golfo degli Aranci vi erano i “Cacciatori di Bologna”, i quali arrivati a Palermo diventarono la “Brigata Bologna”, che era composta da quattro battaglioni che in Sardegna erano al comando del colonnello Puppi di Siena, che poi, in seguito morì a Capua. Nel golfo degli Aranci, la brigata Bologna era comandata dal colonnello Pianciani e fece parte della cosiddetta “spedizione Bertani del golfo degli Aranci” ma quando arrivò a Palermo, Garibaldi, la tolse al comando del Pianciani, che si dimise e, l’aggregò e la incorporò alla “Divisione Turr”. La brigata “Bologna”, o Puppi, fu decimata a Capua e a Cajazzo e quindi, rimastane poche forze essa fu sciolta. Il colonnello Puppi morì a Capua, ucciso da una mitragliata borbonica. Dallolio scriveva pure che dopo la battaglia di Cajazzo, in cui morirono molti della brigata Bologna, “decimata a Capua e a Caiazzo, fu sciolta, e la residua forza fu dal Turr aggregata alla brigata Sacchi.”. La brigata “Bologna” diventò la brigata “Sacchi”. Infatti, nel 1860, lasciato l’esercito regio per dissidi con i suoi superiori, Bossi corse ad arruolarsi con i volontari di Garibaldi impegnati nella campagna dell’Italia meridionale. Maggiore comandante del 3º Reggimento della Brigata del colonnello Puppi poi Brigata “Sacchi”, Bossi concluse la spedizione con il grado di tenente colonnello. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, in questo passaggio, il Pecorini-Manzoni scriveva che una volta in Sicilia, a Palermo, le truppe della ex spedizione Pianciani, vennero denominate: “Tharena” (poi chiamata Spinazzi), “Milano”, comandata dal Rustow, “Puppi” (poi in seguito chiamata “Sacchi”), la “Nicotera” (poi in seguito chiamata “Spangaro”). Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 152, in proposito scriveva che: “Erano in tutto 5 o 6 mila uomini ordinati su quattro brigate, agli ordini dei colonnelli Eberhard, Tarrena, Gandini e Puppi. Una brigata si era formata in Toscana e in Romagna, pronta ad avanzare nel continente al comando di Nicotera.”. Cesari, a p. 155, in proposito scriveva: “Così infatti avvenne e dopo pochi giorni di sosta a Golfo Aranci, nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, etc…”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 88, in proposito scriveva che: “Il Bertani (1) aveva mobilitato circa novemila uomini, organizzati ed armati come nessun’altra spedizione. La spedizione era divisa in 24 battaglioni, (2) più un battaglione di cacciatori con 580 uomini, 120 guide, 220 uomini del genio, 180 di artiglieria e 120 addetti alla Intendenza. Si trattava in tutto di sei brigate: 1° la Genova; 2° la Parma; 3° la Milano; 4° la Bologna; 5° la Toscana; 6° la Abruzzi. Le prime quattro, agli ordini dei rispettivi comandanti colonnelli Eberhardt, Tharrena, Cantini, Puppi, dovevano concentrarsi nel Golfo degli Aranci,….”. Maraldi, a p. 88, nella nota (2) postillava: “(2) L. Pianciani, Dell’andamento delle cose in Italia, Milano, 1860 e Pittaluga, op. cit., p. 127-128 e 129.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 85, in proposito scriveva che: “Oltre alla formazione del battaglione del Montefeltro, al Comitato di Provvedimento (3) si deve la formazione della Brigata Emilia comandata dal Puppi, morto poi eroicamente a Capua, e composta di quattro battaglioni, uno dei quali comandato dal valoroso patriota marchigiano Cattabeni. Questa brigata, inviata al Golfo degli Aranci per fare parte della spedizione Pianciani, fu più tardi incorporata nella divisione Turr e destinata per il suo valore a Capua ed a Caiazzo.”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 196-197, in proposito scriveva che: “Non aveva io stesso formato quel corpo, esclusivamente quasi può dirsi ? non conosceva io personalmente tutti gli ufficiali, ai quali aveva consegnato i loro brevetti, tutti i volontari quasi che avevo io stesso riuniti nelle prime compagnie, organizzati poi a battaglioni, a brigate ? Potevo io non essere dolente di dare la mia dimissione, ritirarmi, quando sapeva quali elementi quel corpo conteneva, e sapeva in conseguenza che si sarebbe distinto in qualunque luogo dove per servire l’Italia fosse stato impiegato ? errava io forse nel giudicarne? i fatti han già risposto per me. Il colonnello Puppi che è morto sul campo di battaglia; il colonnello Rüstow che come capo di Stato maggiore del generale Turr dirige i lavori di assedio intorno a Capua; il maggiore Cattabeni che s’ impadroni di Cajazzo, prendendolo —dicono i fogli, strada per strada, casa per casa, respingendo nel Volturno i regi che nel villaggio si erano fortificati; il capitano Pedotti, che tanto si distinse alla stazione di Capua, che tanto si addentrò fra i nemici da farne annunziare la morte perchè si credeva impossibile che fosse altrimenti, appartenevano tutti alla nostra spedizione. Apparteneva alla spedizione e il battaglione bolognese che comandava Cattabeni, e i cacciatori milanesi che seguivano il Pedotti, e i battaglioni lombardi dei quali si leggono gli elogii e alla testa dei quali si trovava il Rüstow. Erano della spedizione quei dieci milanesi del Genio che sotto un fuoco micidiale del nemico caricavano un pezzo sulle loro spalle ; e credo dei nostri fosse pure quell’eroico popolano Genovese lo Zuppo che li guidava ; egli aveva servito quel pezzo solo, durante mezz’ora, mentre uomini e cavalli morivano intorno a lui , e quando..”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 197-198, in proposito scriveva che: “Giungemmo a Palermo alle 10 circa della sera del giorno 17 agosto; il generale era arrivato poche ore prima di noi; un suo ajutante venne a dirmi come egli desiderasse che i volontarii restassero a bordo quella notte; io dimandai se per me particolarmente avesse qualche ordine, e sentendo che no, dopo aver date le disposizioni necessarie per lo sbarco nella mattina seguente, scesi a terra che desideravo parlare quanto prima potessi con Garibaldi. Nella sera non mi fu possibile, mi dissero però che egli era in piedi ogni giorno prima delle quattro.”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a p. 208, in proposito scriveva che: “Tornando al discorso che io ebbi con Garibaldi , egli conchiuse dicendomi restassi in Palermo dove, aggiunse cortesemente, avrei avuto un collocamento conveniente; io di questo lo ringraziai, pregandolo invece mi autorizzasse a partire ; e da che egli sembrava insistere, soggiunsi: Generale, voi siete troppo uomo di onore per non sentire i doveri che impone una promessa; io sono oltremodo dolente di allontanarmi da voi, e ciò voi potete vedermi nel volto; ma io ho promesso a molti di andare nello Stato Romano, voi stesso ordinate chevadano in quello i volontarii che sono in Toscana , l’onore m’impone di raggiungerli, non per reclamare comandi, ma per unirmi ad essi e fare insieme tutto ciò che sarà possibile perchè i vostri voleri siano eseguiti, perchè quelle infelici popolazioni, che ci aspettano, siano in qualche modo soccorse ; se non riusciremo , io avrò almeno fatto il mio dovere, mantenuta la mia parola. Il Generale mi strinse la mano, aggiungendo dopo un momento di riflessione , voi partite dunque per … Livorno, io replicai; e così ebbe fine il nostro colloquio . – Avendo presentato a lui il colonnello Rüstow, come quello al quale io dovea cedere il comando: Voi lo riterreté , ei gli disse , durante l’assenza del colonnello Pianciani maniera cortese per farmi intendere come fosse dispiacente della determinazione che io avevo dovuto prendere.”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 210-211, in proposito scriveva che: “…quello nel quale lo lasciai a Palermo, delle offerte fattemi perchè rimanessi, del dispiacere mostrato perchè me ne andava. Rimasi quattro giorni a Palermo, aspettando la partenza del vapore per Livorno; intanto i corpi della spedizione che si trovavano già nella città, e che arrivavano dalla Sardegna, erano successivamente diretti a Melazzo; dello sbarco imminente delle Calabrie si veniva dicendo, fra i più informati, e dopo due giorni se n’ebbe la notizia ufficiale.”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a p. 211, in proposito scriveva che: “…I più restarono , e quelli che vollero partire dimandarono e ottennero licenza regolare, furono forniti di foglio di via e di mezzo di trasporto per tornare.”. Dunque, non tutti i volontari dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani, arrivati a Palermo, si unirono alle truppe Garibaldine. Jessie White Mario (….), nel suo, Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 170, in proposito scriveva che: “Onde la sua dimissione da Garibaldi accettata con queste parole: “Non crediate che etc….”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “In seguito alle spiegazioni di Garibaldi, Pianciani, che aveva promesso di non andare altrove che nella Romagna, diede la sua dimissione, e Garibaldi trasmise il comando sopra delle tre brigate, allora ancor unite, Tharrena , Gandini e Puppi al colonnello brigadiere e fino allora capo dello stato maggiore Rüstow, che ricevette nello stesso tempo l’incarico di raccogliere la divisione in Milazzo e di organizzarla.”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Rüstow stesso coll’ equipaggio del Bizantino era già nella mattina del 18 a Milazzo, dove giunsero nei giorni seguenti anche il resto delle truppe ; così che nel giorno 21 vi aveva già riuniti 4000 uomini circa. Avendo Tharrena chiesto il suo congedo, il maggiore Spinazzi ebbe il comando di quella brigata…..Rüstow si diede ora premura di organizzare quelle truppe a Milazzo, provvedendole di armi e munizioni , facendole esercitare, al quale oggetto non avevasi potuto fino allora approfittare d’alcun giorno, salvo per la prima brigata in Genova. Parleremo in seguito della quinta e sesta brigata rimaste nella Media Italia, e che in seguito al nuovo indirizzo preso dalle cose erano state divise dalle prime quattro.”. Dunque, Rustow scriveva che avendo “Tharrena”, che comandava la Brigata Parma, avendo chiesto le sue dimissioni dal comando della stessa, il comando fu affidato al maggiore SPINAZZI. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 332, in proposito scriveva che: “Ma Pianciani non si arrende e non accetta il cambiamento di programma: egli s’è impegnato per gli Stati Romani, non per la Calabria; e, senz’altro, si dimette indicando il Rustow a suo successore. Con lui, se ne vanno il Tharrena e qualche altro. Pochi giorni dopo, il Pianciani pubblica una protesta dichiarandosi repubblicano, ma affermando di aver lealmente accettato il programma “Italia e Vittorio Emanuele” cui intendeva tenersi fedele. Però, dice, ritener suo dovere “di opporsi a coloro che negoziano i popoli etc…”. Agrati, a p. 333, in proposito aggiunge che: “Il Pianciani abbandonò la Sicilia il 20 agosto e andò in Toscana, donde, come ospite pericoloso, lo espulse il Ricasoli dopo pochi giorni, il 2 settembre. A Palermo, il suo posto era stato preso dal Rustow, che quindi aveva assunro il comando della Divisione, battezzata allora dal Bertani stesso, di Terranova.”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a pp. 157, in proposito scriveva che: “II…fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda. Nè a Palermo perde il tempo. La brigata Eberhardt era già stata avviata sul Torino a raggiungere il Bixio a Taormina; ora s’imbarca egli stesso scortato dal battaglione Chiassi sul Franklin: fa egli pure il giro dell’Isola; arriva il 19 mattina a Taormina; comanda al Bixio, che aveva sospirato quel comando per lunghi giorni, d’imbarcare tutta la gente raccolta , circa quattromila uomini, su due vapori venuti da Palermo; udito però che le navi hanno bisogno di urgenti raddobbi, si fa per alcuni istanti carpentiere e si mette egli stesso coll’ ascia e col martello a tappare falle e piantar chiavarde, e quando tutto è lesto, pigiati in quei due piroscafi, pieni di avaríe e di magagne, quei quattromila uomini, nella notte del 19 sferra da Taormina; corre tutta quella notte, non visto, non sospettato, nella direzione di greco, e ai primi albori del 20 afferra presso Melito, tra Capo dell’ Armi e Capo Spartivento, l’ estrema spiaggia calabrese.”. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La brigata Puppi (divisione del pari di Turr) …..”. Su questa Brigata Garibaldina abbiamo alcune notizie, alcune delle quali, come vedremo innanzi riguarderanno il suo sbarco nel porto naturale di Sapri. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 299-300, in proposito scriveva: “La sera del 1° vennero quindi imbarcati circa 1500 uomini, cioè tutta la brigata Milano e porzione della brigata Parma; il resto della brigata Parma doveva venir dietro nel termine possibilmente più breve ed anche la brigata Bologna doveva essere spedita a Sapri, appena le navi fossero disponibili.”. Il generale Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, (prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “Il corpo di Rustow fu per ordine di Garibaldi unito alla 15. divisione comandata da Turr ….Vennero quindi imbarcati nella sera del 1. Settembre circa 1500 uomini, cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma; dovendo il resto della brigata Parma seguire il più presto possibile, ed anche quella di Bologna, in quanto lo avesero permesso il numero dei legni disponibili.”. Michele Topa (….), nel suo “Così finirono i borboni di Napoli”, ed. Fausto Fiorentino, Napoli, a p. 246 e ssg., in proposito scriveva che: “Dimessosi il Pianciani, il comando in capo della Spedizione fu preso da Guglielmo Rustow, il quale, il 20 agosto, con il grosso dei suoi uomini si trovava a Milazzo, mentre una divisione rimaneva a Palermo e un’altr era stata trasferita a Taormina. In tal modo Cavour aveva raggiunto in pieno il suo obiettivo: la Spedizione Bertani-Pianciani era scompaginata. Rimanevano in Toscana le due brigate organizzate da Nicotera, ma anch’esse furono costrette a recarsi in Sicilia, portando così a oltre ventimila i volontari su cui poteva contare Garibaldi per passare in Calabria.”.
A CAGLIARI
Nel 15 agosto 1860, a Cagliari, l’arrivo del vapore BYZANTIN con lo Stato Maggiore della Spedizione TERRANOVA: il colonnello PIANCIANI, il colonnello RUSTOW, con una parte della Brigata BOLOGNA o PUPPI ed una parte della Brigata MILANO o GANDINI, il maggiore Giovan Battista CATTABENI di Senigallia e l’ex brigata BOLOGNA, divenuta Brigata PUPPI, il maggiore BASSI di Siena e FERRACINI
Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373, in proposito scriveva che: “M’ imbarcai dunque con Agostino Bertani a bordo del Washington, dirigendoci al Golfo degli Aranci. Giunti in quel porto, trovammo soltanto una parte della spedizione, essendosi il maggior numero già diretto per Palermo. Tale circostanza mi fece cambiar d’ opinione sul progetto per Napoli. Imbarcammo parte della gente sul Washington, perchè fosse più comoda, passammo alla Maddalena per far carbone, di lì a Cagliari, a Palermo, a Milazzo, e tornammo a Punta di Faro, ove il generale Sirtori avea già disposto due piroscafi nostri, il Torino ed il Franklin, perchè facessero il giro della Sicilia da settentrione ad occidente e ostro sino nella parte orientale dell’ isola a Taormina. Fu cotesta una savia e felice risoluzione. I due piroscafi suddetti giunsero a Giardini, porto di Taormina, v’ imbarcarono la divisione Bixio, e la passarono felicemente a Melito in Calabria. Dovendo la spedizione de’ due piroscafi colla divisione Bixio partire da Giardini per la Calabria, lo stesso giorno del mio arrivo a Faro io m’ imbarcai per Messina, vi presi una vettura, e giunsi a tempo per imbarcarmi col Franklin, e passare anch’ io in Calabria.”. Garibaldi, a p. 373, nella nota (1) postillava: “(1) Il generale Turr era passato sul continente per motivi di salute, ed avea lasciato il comando della brigata Eber.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 330-331, in proposito scriveva che: “Poi, calata la sera, il ‘Washington’ riprende la via del ritorno durante la quale fa sosta a Cagliari ove trova, insieme con gli altri vapori che si stanno a provvedersi di combustibile, anche il Byzantin, l’ultima nave della spedizione Bertani che porta il Pianciani con lo Stato maggiore. Costui, giusta l’ordine avuto, era partito ultimo da Genova persuaso di trovare tuttti gli altri che l’avevano preceduto, fermi per attenderlo a Golfo degli Aranci, dove invece non aveva trovato nessuno. Solo quel giorno – 13 luglio – a lui sarebbe stata rimessa la lettera diretta da Garibaldi al Bertani sin dal 30 giugno etc…In seguito all’ordine di Garibaldi tutti gli altri s’eran diretti al sud e che con Garibaldi v’era il Bertani, il Pianciani aveva proseguito anch’egli per Cagliari, e vi era appena giunto, nel pomeriggio del 15, allorché era apparso il ‘Waschington’ col Dittatore reduce da Caprera.“. Eliseo Porro (…..), nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), a p. 7-8, in proposito scriveva che: “Il 15, al molo vecchio di Genova sul vapore francese il Byzantin, furono imbarcate le ultime truppe delle quali potevasi disporre, e con esse lo stato maggiore. Il tempo alquanto torbido, quando il Byzantin levò l’áncora, ossia verso mezzogiorno, si rischiarò per lasciar luogo al più splendido cielo che mai possa esser veduto in Italia. Il 14 alle quattro dopo mezzodì , volsimo verso la baja degli Aranci onde scoprire se ivi si trovasse qualcuno dei nostri legni, ma non se ne rinvenne. Allora piegammo verso il golfo di Terranova; ma ivi pure a nostra ingrata sorpresa non ne trovammo veruna traccia. Dalle notizie raccolte però, ebbimo sentore che i legni giunti poco prima, erano ripartiti verso il sud; e si decise allora che il Byzantin dovesse dirigersi a Cagliari, dove giunsimo nelle ore pomeridiane del 15. Qui incontrammo infatti la maggior parte dei legni che facevano parte della spedizione di Terranova. Non si tosto ebbimo gettato l’ancora e spedito in ricognizione per essere informati dei motivi che avevano prodotto la divergenza dalle prestabilite disposizioni , quando apparve una lancia che ci recò a bordo la persona stessa di Garibaldi . Il giubilo con cui l’incomparabile Generale fu accolto dai nostri soldati è cosa indescrivibile.”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “…..Nella mattina del 14 Garibaldi fu nel golfo degli aranci, ma non vi trovò che la più parte della terza e della quarta brigata. Gandini e Puppi, della divisione Terranova, avendo la prima e seconda brigata Eberhard e Tharrena già lasciato il golfo e fatto vela verso Palermo; e non essendo ancora arrivato il resto della terza e della quarta brigata collo stato maggiore delle truppe suddette. Rüstow.”. Rustow, continuando il suo racconto scriveva che: “Il Bizantino, che aveva a bordo una parte della brigata Gandini e Puppi e tutto lo Stato maggiore, sebbene tutte le truppe fossero imbarcate fino dalle otto della mattina, era però rimasto a Genova fino al pomeriggio del 13 in seguito alle meschine mano. E così il Bizantino non arrivò che verso la sera del 14 nel golfo degli aranci e quindi nel seno di Terranova. Ma Garibaldi non avendovi trovato nella mattina del 14 che una gran parte delle brigate Gandini ( Milano) e Puppi ( Bologna ), le aveva condotte subito con sè a Cagliari. Anche il Bizantino si diresse tosto a quella volta, non avendo Pianciani trovato nel seno di Terranova gli altri navigli e non avendo ottenuto precise notizie sullo stato delle cose. Nel pomeriggio del 15 arrivò desso nella rada di Cagliari. Vi trovò Garibaldi stesso col grosso delle brigate Gandini e Puppi e Garibaldi imparti tosto l’ordine a Pianciani di proseguire il viaggio verso Palermo , dove dovevano seguire gli altri bastimenti, tosto che si fossero provveduti di carbone. Alla sera del 16 il Bizantino arrivò a Palermo. Etc…”. Dunque, a Golfo Aranci Garibaldi trovò una parte delle due Brigate Milano e Puppi ed un’altra parte venne a Golfo Aranci, partendo da Genova, il 13 agosto 1860, con il colonnello Pianciani e lo stato maggiore dell’ex spedizione Bertani-Pianciani. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “Questi, fallitogli il rapimento del vascello, tirò in Sardegna a pigliarsi i novemila raccolti dal Bertani. Il Pianciani che li comandava assicura che fossero 8940 in tutto, divise in sei brigate, un battaglione carabinieri, due squadroni di guide, due compagnie di genio, due batterie rigate da campo, e i servigi amministrativi e sanitarii: ogni brigata aver quattro battaglioni, ciascuno quattro compagnie, sicchè se ne potesse accrescere la gente senza alterare i quadri. Il Garibaldi giunto il 14 a Cagliari, solo parte ne trovò, che già due brigate navigavano a Palermo, e parte dell’altre due stavano per arrivare da Genova; dove il Pianciani aspettò sinchè ebbe la moneta dal governo; però fu alla baia di Terranova sul tardi di quella sera; e raggiunse a Cagliari il Nizzardo che v’ avea menato il resto della gente. L’incontrò presso al porto in una barca venutagli incontro a ingiungergli di voltar per Palermo. Egli, romano, che forte si struggea di farla al Papa, si turbò; per via sopraggiunselo il Gulnara, avviso di guerra sardo, che a nome del governo andava comandando a tutti quei legni di sfilare a Palermo. Giunservi la sera del 17; ma il Pianciani ricusò di far quella guerra, e se ne tornò a Livorno; il surrogò il prussiano Rustow, che li menò a ordinarli a Melazzo.”. Dunque, De Sivo scriveva che Pianciani, ultimo ad arrivare nella Baia di Terranova in Sardegna, si era partito da Genova, “dove il Pianciani aspettò sinchè ebbe la moneta dal governo;”. De Sivo scrive che Pianciani, non avendo trovato nessuno alla Baia di Terranova (a Golfo Aranci), in Sardegna, dove era arrivato a tarda sera del 14 agosto 1860, con il vapore “Byzantino”, si reca a Cagliari dove incontrò Garibaldi che gli parlò e lo comandò di andare a Palermo con le due Brigate che portava, la MILANO e la BOLOGNA (PUPPI). Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a pp. 27-28-29-30, in proposito scriveva che: “Per quanto fossero stati segreti i preparativi che avevano presieduto a quella spedizione, il ministero piemontese ne avea avuto sentore, e si era mostrato fermamente deciso ad opporvisi, anche a costo di ricorrere alla forza; così, lo stesso giorno in cui il colonnello Pianciani s’imbarcava a Genova per andare a raggiungere le sue truppe, acquartierate nella zona paludosa e male scelta di Terranova, tre battaglioni di bersaglieri (1), arrivati in tutta fretta da Torino, etc…”. Alberto Dallolio (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille nelle memorie Bolognesi”, Bologna, ed. Zanichelli, 1910, riguardo il colonnello Gandini, che accompagnerà e comanderà la Brigata “Milano” a Paola e poi a Sapri, insieme al Rustow e a Turr, a p. 347, in proposito pubblicò una lettera di Carlo Bertoni (1) a Filippo Stanzani che racconta un episodio al Golfo degli Aranci e, scriveva: “V. Carlo Bertoni (1) a Filippo Stanzani. A bordo del Clipper il Shepherd, a poche miglia da Cagliari il 14 Agosto 1860. “Carissimo Stanzani. Ti scrivo due righe per dar seguito all’altra mia che ti scrissi da Genova domenica mattina alle ore sette. La spedizione era composta di due brigate, una delle quali (comandata dal Colonnello Gandini, la terza) era imbarca sopra il vapore Garibaldi, il quale rimorchiava un grossissimo Clipper Americano chiamato il ‘Shepherd’, a bordo del quale era imbarcata l’altra divisione (la quarta) comandata dal Colonnello Puppi, e della quale fa parte il nostro Battaglione dei Cacciatori di Bologna. Dopo un felice viaggio giungemmo jeri sull’imbrunire al Golfo degli Aranci, nell’Isola di Sardegna, dove ci avevano preceduti moltissimo dei nostri, e dove trovammo altri tre vapori all’ancora, e vedemmo a terra sulla riva molti volontari che si esercitavano. Poco dopo il nostro arrivo giungeva in porto un grosso vapore, il quale, senza gettar l’ancora, veniva a noi vicino, e girava intorno al nostro bastimento…..Il Colonnello Puppi, il bravo Cattabeni, Bassi ed io ci mettemmo sulla sponda etc…”. Dunque, dalla lettera-racconto del Bertoni si evince che il colonnello Gandini, accompagnava i volontari della brigata Milano, imbarcatasi a Genova sul vapore Garibaldi ed il colonnello Puppi accompagnava l’altra Brigata detta “Bologna” che era composta dai “Cacciatori di Bologna”. Dalla lettera del Bertoni, indirizzata a Filippo Stanzani, si evince che le truppe arrivarono nel porto naturale del Golfo degli Aranci in Sardegna il giorno 13 agosto 1860. Partitisi da Genova, arrivarono il 13, dove furono raggiunti da Bertani e da Garibaldi. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 85, in proposito scriveva che: “Oltre alla formazione del battaglione del Montefeltro, al Comitato di Provvedimento (3) si deve la formazione della Brigata Emilia comandata dal Puppi, morto poi eroicamente a Capua, e composta di quattro battaglioni, uno dei quali comandato dal valoroso patriota marchigiano Cattabeni. Questa brigata, inviata al Golfo degli Aranci per fare parte della spedizione Pianciani, fu più tardi incorporata nella divisione Turr e destinata per il suo valore a Capua ed a Caiazzo.”. Maraldi, parlando della Brigata Emilia, comandata dal Puppi, era composta da 4 battaglioni, uno dei quali era comandato dal marchigiano CATTABENI. Maraldi scriveva che la Brigata Emilia, poi PUPPI, fu inviata a Golfo Aranci per far parte della Spedizione Pianciani-Bertani. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 30, in proposito scriveva che: “Fu lunedì 13 agosto che gli uomini di questa spedizione, la quale di lì a tre giorni doveva essere sciolta, s’imbarcarono verso mezzogiorno, scortati da una parte della popolazione genovese, che li salutava con i suoi più caldi voti ed addii. La sera, fu il nostro turno. Un piroscafo era stato messo a nostra disposizione. A sera dunque, verso le dieci, senza uniforme, il generale Turr, il conte Sandor Téléki, il colonnello Frappolli ed io prendemmo la strada della Marina (1). Una barca ci aspettava. La notte era splendida, senza luna e scintillante di stelle. Passammo attraverso le navi addormentate, e con poche remate raggiungemmo la scaletta della ‘Provence’. Ciascuno si recò a vedere la cabina che gli era stata assegnata, poi salimmo sul ponte, ci sedemmo, e senza parlare contemplammo il cielo, in cui la luce del faro di Genova spiccava come in’immensa meteora.”. Questo è il racconto della partenza da Genova. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 159 proseguendo il suo racconto sul viaggio di Garibaldi per Golfo Aranci scriveva: “III. ….sul mattino del 14, nel Golfo degli Aranci. Colà ode che le due brigate (quella Eberhardt e Tharrena, di cui dicemmo) son già in viaggio per Palermo; ma ci trova invece il grosso di altre due (Gandini e Puppi) raggiunte nella giornata stessa dai loro distaccamenti e dall’intero Stato Maggiore della spedizione col Pianciani in persona. Etc…”. Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 159, riferendosi a Garibaldi in Sardegna, a Golfo Aranci, quando ……..scriveva: “Allora si presenta improvviso a quella gioventù già devota a lui più che non volesse parere; vince col fascino della parola e anche più dell’aspetto gli scrupoli degli uni, la repugnanza degli altri, e preso, colla sicurezza di chi non teme di vederselo contrastato, il bastone del comando, etc…” e, prima di partire per Palermo, “…fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Guerzoni scriveva che Garibadi, dopo aver fatto una escursione a Caprera comanda i volontari di seguirlo a Cagliari e di là andare a Palermo. Secondo il Guerzoni, Garibaldi arriverà con queste truppe il 17 agosto 1860. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a p. 331, riferendosi al Bertani, in proposito scriveva che: “….Garibaldi s’accostava alla sua diletta Caprera, alla quale, infatti, fece una rapida visita mentre il ‘Washington imbarcava il carbone…..Poi, calata la sera, il ‘Washington’ riprende la via del ritorno durante la quale fa sosta a Cagliari ove trova, insieme con gli altri vapori che si stanno a provvedersi di combustibile, anche il Byzantin, l’ultima nave della spedizione Bertani che porta il Pianciani con lo Stato maggiore.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, a pp. 263-264, in proposito scriveva che: “L’imbarco a Genova cominciò il 7 agosto: gli ultimi volontari col Pianciani e il Rustow partirono il 13 sul ‘Byzantin’. L’accordo era di concentrarsi tutti a Golfo Aranci.“. Dunque, Agrati scriveva che al ritorno da Caprera, Garibaldi va con il vapore Washington a Cagliari, dove ritrova il Bertani con gli altri vapori e gli altri volontari intenti a far rifornimento di combustibile. A Cagliari, il 15 agosto 1860, arriva anche il vapore “Byzantin”, che partitosi da Genova, portava con se il colonnello Pianciani ed il suo Stato Maggiore (dell’x spedizione per gli Stati Papali), dunque anche il Rustow ed una parte della brigata Bologna (la 4° Brigata), detta poi Puppi. Il vapore Byzantin era arrivato a Golfo Aranci ma non aveva trovato nessuno. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a p. 332, in proposito scriveva che: “Saputo che in seguito ad ordine di Garibaldi tutti gli altri s’eran diretti al sud e che con Garibaldi v’era il Bertani, il Pianciani aveva proseguito anch’egli per Cagliari, e vi era appena giunto il pomeriggio del 15, allorchè era apparso il ‘Washington’ col Dittatore proveniente da Caprera.”. Pianciani scriverà nelle sue memorie che vide apparire Garibaldi. Bertani era con Garibaldi, e con egli da Caprera era arrivato a Cagliari ?. Agostino Bertani, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo, domanda diecimila cartucce. Questi temendo nuovo sperpero fa consegnare le cartucce, ma vuole rimanere coi volontari, e a sua giustificazione prega il generale di dare l’ordine in iscritto per Palermo. Eccolo: “Esercito meridionale, Cagliari, 15 agosto 1860. Caro Bertani, Con tutta la gente che avete a disposizione venite a raggiungermi in Sicilia. – G. Garibaldi.”…..Etc….Bertani, giunto che fu a Palermo, etc…”. Dunque, la White scriveva che Garibaldi, il 15 agosto 1860, da Palermo scrive un ordine a Bertani. Fu il Bertani che chiese espressamente l’ordine scritto a Garibaldi che lo indirizzò a Cagliari. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a p. 208, in proposito scriveva: “Cotesti indugi volle il Generale vincere di sua persona; laonde, lasciata segretamente Palermo al 12 di agosto, venne subitamente al golfo degli Aranci, e menò seco, rassegnatone il comando dal Pianciani, la nuova brigata di Sicilia, ove approdava al 16 del mese. Questo indugio protrasse fino alla seconda metà del mese stesso le operazioni di guerra in terra ferma.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 263-264, in proposito scriveva: “La mattina del 14 Garibaldi era nel golfo degli Aranci, ma non vi trovò che la massima parte della terza e quarta brigata della divisione di Terranova, cioè le brigate Gandini e Puppi, mentre la prima e seconda brigata, Eberhard e Tharrena, avevano già abbandonato il golfo veleggiando per Palermo; il resto della terza e quarta brigata, collo stato maggiore generale delle suddette truppe, non era ancora arrivato.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 264-265, in proposito scriveva: “La brigata Tharrena venne trattenuta in Palermo e si mostrava dell’umore più inquieto. Il Bisantino, che portava porzione delle brigate Gandini e Puppi e tutto lo stato maggiore generale, benchè tutte le truppe fossero già imbarcate alle 8 ore di mattina, venne però trattenuto in Genova fino al pomeriggio del 13, in conseguenza delle manovre del governo piemontese che quel giorno trattenne il danaro spettante alla spedizione e ne indugiò il pagamento con inconcludenti pretesti. Rüstow insisteva per essere o spedito egli stesso, appena fosse possibile, nel golfo degli Aranci o perchè Pianciani precorresse la spedizione, onde avere in anticipazione un comando superiore per tenere unita la spedizione. Pianciani aveva creduto di non poter aderire al progetto, mentre nelle sue istruzioni dicevasi che dovesse imbarcarsi in ultimo collo stato maggiore generale, Così il Bisantino non arrivò che tardi nel pomeriggio del 14 al golfo degli Aranci, indi alla baja di Terranova.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “Garibaldi però la mattina del 14 non vi trovò che la maggior parte delle brigate Gandini ( Milano) e Puppi (Bologna) e tosto se le prese con sè dirigendosi a Cagliari. Per Cagliari navigò quindi anche il Bisantino, non avendo Pianciani trovate le altre navi nella baja di Terranova e non avendo rilevato sullo stato delle cose che notizie ancora poco chiare. Nel pomeriggio del 15 il Bisantino arrivò in rada di Cagliari. Ivi incontrò lo stesso Garibaldi col grosso delle brigate Gandini e Puppi, e Garibaldi ordinò a Pianciani di tosto far vela per Palermo ove dovevano seguirlo anche le altre navi appena si fossero rifornite di carbone. Il 16 di sera il Bisantino toccò Palermo. Il 17 mattina Pianciani ebbe un abboccamento con Garibaldi. Garibaldi disse che non poteva acconsentire alla spedizione nella Romagna, perchè non poteva far senza della divisione per la sua intrapresa contro il continente napoletano. Ciò deve essere espressamente ricordato, giacchè, per motivi facili a capirsi, si era diffusa la voce menzognera che Garibaldi avrebbe condotto in persona la spedizione di Terranova nello Stato Pontificio, se la mattina del 14 avesse trovato nel golfo degli Aranci più dei 2000 uomini di Gandini e Puppi. Soltanto questa scarsità di uomini lo avrebbe indotto a condurre la spedizione nella Sicilia. In conseguenza delle spiegazioni di Garibaldi , Pianciani , che aveva promesso di non andare in altro sito che nella Romagna, si dimise dal suo comando, e Garibaldi trasmise il comando sulle tre brigate riunite Tharrena, Gandini e Puppi al capo dello stato maggiore generale, colonnello brigadiere Rüstow, che ebbe in pari tempo incarico di raccogliere ed organizzare la divisione a Milazzo.”. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 52, nella nota (1) postillava: “Garibaldi scomparve appunto il giorno 12, senza che nulla di positivo si sapesse. Andò prima a Cagliari, poi a Palermo, per riunire a s’e le brigate Puppi, Gandini, Eberhardt, Tharrena, agli ordini del conte Luigi Pianciani che, insieme con quella del Nicotera (già scesa in Sicilia al comando del Sacchi), avevano costituito la famosa spedizione organizzata dal Mazzini, assenziente poi Garibaldi, per invadere lo Stato pontificio. Costretta dal Governo italiano a non oltrepassare la frontiera, fu in Toscana nuovamente imbarcata e venne — per varie vie — in Sicilia.”. Agrati, a p. 332, in proposito aggiunge: “Ma, come gli si dice che il Bertani, col quale confida dipotersi spiegare all’arrivo, è a bordo del ‘Washington’ col Dittatore, il Pianciani obbedisce e riparte.”. Dunque, il Pianciani partì dalla Sardegna per Palermo proprio perchè gli dissero che sul vapore ‘Washington’ vi era Garibaldi e Bertani che ripartivano dalla Sardegna per portare i volontari garibaldini a Palermo. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Nel pomeriggio del 15 arrivò desso nella rada di Cagliari. Vi trovò Garibaldi stesso col grosso delle brigate Gandini e Puppi e Garibaldi imparti tosto l’ordine a Pianciani di proseguire il viaggio verso Palermo, dove dovevano seguire gli altri bastimenti, tosto che si fossero provveduti di carbone. Alla sera del 16 il Bizantino arrivò a Palermo.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Questo corpo mutando direzione era da Garibaldi destinato a servire allo sbarco in Calabria. A Cagliari Garibaldi trovò una parte della spedizione, mentre un’altra aveva fatto rotta per Palermo; posteriormente vide arrivare altro vapore della spedizione, sul quale eravi imbarcato un numero di volontari, lo Stato Maggiore ed il comandante Colonnello Pianciani. Il Generale si recava a bordo di questo legno…etc…e domandava per prima cosa a Pianciani quanti uomini avesse con lui etc…Per rispondere a questo, Pianciani chiamò il capitano, e quando ne fu informato soggiunse: “ebbene Colonnello: partirete subito per Palermo”. Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156 e ssg., in proposito scriveva pure che: “Allora questi fece cortesi saluti ed auguri a Pianciani, il quale nel congedarsi presentò al Dittatore il colonnello Rustow come quello al quale cedeva il comando delle tre brigate, Parma, Milano e Bologna (Tharrena, Gandini, Puppi), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero l’ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “Poi gli ordinò, senz’altro di proseguire per Palermo lasciandolo interdetto e deluso, ché il Pianciani quell’ordine non se lo attendeva. Egli aveva accettato di comandare la spedizione, pur di portarla negli Stati de Papa, e non in Sicilia: se mai l’avessero costretto a toccare l’Isola prima del Continente, era a Milazzo e non a Palermo ch’egli avrebbe dovuto andare. Così gli aveva lasciato scritto il Bertani. Ma, come gli si dice che il Bertani, col quale confida di potersi spiegare all’arrivo, è a bordo del ‘Washington’ col Dittatore, il Pianciani obbedisce e riparte. Il 16 giunge a Palermo, mentre le truppe restano a bordo egli, impaziente, scende a terra sperando di parlare con Garibaldi che è giunto prima di lui.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “Così infatti avvenne e dopo pochi giorni di sosta a Golfo Aranci, nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo.“. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 188 e ssg., in proposito scriveva che: “….ringraziai quei buoni abitanti dell’ interesse grandissimo del quale avevano dato pruova perchè la spedizione di nulla mancasse , e tornai a bordo ordinando che si partisse subito per Cagliari. Se ivi non avessi trovato i bastimenti avrei potuto almeno e più facilmente che altrove averne notizia. Avrei potuto a mezzo del Telegrafo comunicare con Genova, pormi direttamente in corrispondenza colla Sicilia, ricevere istruzioni: sollecitai per questo il Capitano del bastimento onde arrivasse a Cagliari tanto prima quanto più avesse potuto. Profitto della circostanza per rendere testimonianza di riconoscenza al Capitano del Bisantino, del quale sono dolente di non ricordare il nome; egli non solo in quella circostanza, ma sempre durante tutto il viaggio, mi diede prove di sua premura nel secondarmi dell’ opera sua e dei suoi, in tutto ciò che io volessi. Egli aveva un contratto è vero, ma sono ben lontano dal volere attribuire a ciò principalmente lo zelo che mostrava per noi; era perchè amava l’Italia nostra e quella causa che noi difendevamo; rispetto, ammirazione grandissima nudriva per Garibaldi, e noi sapeva volerlo coadjuvare nel miglior modo che per noi si potesse a poter mantenere quanto agli Italiani aveva promesso; ed infine, mi sia permesso pensare, perchè per me aveva pure concepito una qualche affezione: in dieciotto ore noi giungemmo a Cagliari. Avvicinandoci a quel porto fu il Capitano che il primo mi disse vedervi dei bastimenti, che credeva poter essere quelli della nostra spedizione, e quanto di quella notizia io fossi contento è facile imaginare; se nou che meglio in seguito osservando io stesso potei riconoscere che tutti non v’erano; mancava il Torino, l’Ammazzone e l’Isère. Mentre ci preparavamo ad entrare nel porto, da un piroscafo che era nella rada vedemmo staccarsi una lancia dalla quale si facevano segnali perchè ci fermassimo; dissi che si aspettasse. Etc…”. Dunque, Pianciani, racconta che arrivato a Golfo Aranci, in Sardegna, nella Baia di Terranova, con il suo vapore “Bizantino”, si recò personalmente nella piccola cittadina “Andai io stesso alla città per tentare di raccogliere maggiori notizie, ivi trovai due ufficiali e qualche soldato dei nostri che mi dissero essere stati autorizzati di scendere a terra, ma che quando avevano voluto tornare a bordo, non trovarono più i bastimenti; essi furono imbarcati sul Bisantino.”. Pianciani racconta che fece salire sul suo vapore due ufficiali e qualche soldato della Spedizione a cui avevano vietato di imbarcarsi in quanto i loro bastimenti erano già ripartiti. Presumo fossero i bastimenti Torino e Amazzone che avevano portato a Palermo le due Brigate Eberhard e Tharrena. Tuttavia, Pianciani partitosi da Genova con Rustow portava una parte della Brigata MILANO ed una parte della Brigata PUPPI. Dei soldati volontari garibaldini che Pianciani portava sul vapore Byzanti, da Genova ne parla quando racconta dell’incontro con Garibaldi a Cagliari. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 190 e ssg., in proposito scriveva che: “Garibaldi mi dimandava per prima cosa, quanti uomini avessi con me, e alla mia risposta replicava sta bene; colla vostra spedizione il nostro esercito sommerà a 30000 uomini, comincia ad essere qualche cosa, e subito dopo quant’ acqua e quanto carbone vi rimane ? per rispondere a questo chiamai il capitano, e quando ne fu informato Ebbene Colonnello, soggiunse, partirete subito per Palermo. Etc…”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 150, in proposito scriveva che: “Imbarcammo parte della gente sul Washington perchè fosse più comoda, passammo alla Maddalena per far carbone, di lì a Cagliari, a Palermo, a Milazzo, e tornammo a punta di Faro (374). La successione dei fatti fu la seguente: Chiarito che la spedizione era già per metà a Palermo, Garibaldi decise di portare colà anche il rimanente. Ma siccome il Washington abbisognava di carbone, ordinò alle brigate Gandini e Puppi (Milano e Bologna) di recarsi ad aspettarlo a Cagliari.’ La Gulnara, trionfante del suo successo, accompagnò da lontano quei bastimenti. Il Dittatore sul Washington si recò a far carbone alla Maddalena. Mentre il bastimento caricava il combustibile, Egli si recò a visitare la sua diletta casa alla vicina Caprera, e tornato a bordo raggiunse a Cagliari le due brigate.”.
Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 150-151-152, in proposito scriveva che: “Intanto il comandante Pianciani col suo stato maggiore partito nel pomeriggio del 13 da Genova sul Bisantino, a sua volta giungeva nel pomeriggio del 14 a Terranova pieno di speranze, confortato da lungo studio, da meditate combinazioni. Ma quale fu la sua delusione, il suo rammarico, non scorgendo nell’ampia distesa del golfo, nè in alcuna parte recondita di esso la menoma traccia delle sue truppe ! Soltanto una battaglia perduta può stendere tanta tristezza sull’animo di un comandante. Finalmente alcune barche peschereccie riferirono che erano bensì giunti alcuni vapori, ma che ne erano ripartiti ; afflitto dalla dura realtà, ma desideroso di penetrarne i particolari, Pianciani scese a Terranova, e vi trovò due suoi ufficiali ed alcuni soldati che dissero essere stati autorizzati a scendere, ma che quando avevano voluto risalire a bordo , non trovarono più i vapori. Pianciani li portò seco sul Bisantino, ordinando di navigare a tutto vapore per Cagliari, ove forse avrebbe trovato notizie, od almeno per mezzo del telegrafo avrebbe potuto comunicare con Genova e colla Sicilia. Avvicinandosi al porto di Cagliari il capitano del Bisantino avvertì che eranvi dei bastimenti che riteneva quelli di cui si andava in cerca. Pianciani sentì rinascere la sua speranza; ma avanzando ed osservando meglio riconobbe che mancavano il Torino, l’Amazone e l’Isera portanti le due prime brigate. Prima ancora che il Bisantino entrasse in porto, da un piroscafo in rada si staccò una lancia che venivagli incontro e che facevagli segnali perchè si fermasse. Poco dopo parve di riconoscere nella lancia il generale Garibaldi , e subito la visione divenne certezza con commozione di quanti erano a bordo, con maraviglia grande, perchè mentre da tutti si credeva che Egli fosse affaccendato in Sicilia, appariva in Sardegna. I volontari esaltati scoppiarono in calorosi evviva. Mentre Pianciani disponeva che si abbassasse la scala, il Dittatore, senza aspettare, si aggrappò alle parasartie e, con ammirabile agilità si arrampicò sul parapetto della nave, ove volle rimanere, scusandosi di non voler disturbare nessuno; poi (è Pianciani stesso che scrive tutto questo) domandato a Pianciani quanti uomini aveva nella sua spedizione, disse: « Sta bene; colla vostra spedizione il nostro esercito sommerà a 30000 uomini; e comincia ad essere qualche cosa ». Assicuratosi poi che a bordo vi era sufficiente acqua e carbone, « ebbene colonnello partirete subito per Palermo »; e stringendogli amichevolmente la mano: << State di buon animo colonnello; tutto va bene ; ci parleremo a Palermo dove io vi seguirò. » Pianciani domandò ancora al generale dove fosse Bertani; « a bordo con me; se volete parlare con lui, venite pure, ma egli può solo ripetervi quello che vi ho detto io ; del resto egli viene pure a Palermo, e là in ogni caso lo vedrete. » E da agile marinaio, come era salito ridiscese nella sua lancia. Pianciani voltosi al capitano ordinò ad alta voce: << A Palermo, e facciamo di arrivarvi il più presto possibile ». Bertani è furente; Pianciani è sconfortato; l’intera spedizione è perplessa ; tutta la Sicilia è inquieta per l’assenza del Dittatore ; questi vede fallita l’impresa per la quale aveva abbandonato l’iniziato passaggio in Calabria, ed aveva corso il pericolo di essere catturato dalla crociera borbonica; questi serenamente rassicurava tutti, dicendo << state di buon animo, tutto va bene ».
Nel 15 agosto 1860, a Cagliari, l’incontro tra GARIBALDI ed il colonnello PIANCIANI, che era con RUSTOW ed una parte delle due Brigate MILANO e della Brigata PUPPI
Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373 e ssg., in proposito scriveva che: “Imbarcammo parte della gente sul Washington, perchè fosse più comoda, passammo alla Maddalena per far carbone, di lì a Cagliari, a Palermo, a Milazzo, e tornammo a Punta di Faro, ove il generale Sirtori avea già disposto due piroscafi nostri, il Torino ed il Franklin, perchè facessero il giro della Sicilia da settentrione ad occidente e ostro sino nella parte orientale dell’ isola a Taormina.”. Eliseo Porro (…..), nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), a p. 7-8, in proposito scriveva che: “Allora piegammo verso il golfo di Terranova; ma ivi pure a nostra ingrata sorpresa non ne trovammo veruna traccia. Dalle notizie raccolte però, ebbimo sentore che i legni giunti poco prima, erano ripartiti verso il sud; e si decise allora che il Byzantin dovesse dirigersi a Cagliari, dove giunsimo nelle ore pomeridiane del 15. Qui incontrammo infatti la maggior parte dei legni che facevano parte della spedizione di Terranova. Non si tosto ebbimo gettato l’ancora e spedito in ricognizione per essere informati dei motivi che avevano prodotto la divergenza dalle prestabilite disposizioni , quando apparve una lancia che ci recò a bordo la persona stessa di Garibaldi . Il giubilo con cui l’incomparabile Generale fu accolto dai nostri soldati è cosa indescrivibile. Garibaldi ingiunse a Pianciani di partire immediatamente per Palermo, ed ai bastimenti che al momento si trovavano sprovveduti di carbone, di seguire al più presto la medesima direzione.”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a pp. 157, in proposito scriveva che: “II…fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 159 proseguendo il suo racconto scriveva: “….fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 330-331, in proposito scriveva che: “Poi, calata la sera, il ‘Washington’ riprende la via del ritorno durante la quale fa sosta a Cagliari ove trova, insieme con gli altri vapori che si stanno a provvedersi di combustibile, anche il Byzantin, l’ultima nave della spedizione Bertani che porta il Pianciani con lo Stato maggiore. Costui, giusta l’ordine avuto, era partito ultimo da Genova persuaso di trovare tuttti gli altri che l’avevano preceduto, fermi per attenderlo a Golfo degli Aranci, dove invece non aveva trovato nessuno. Solo quel giorno – 13 luglio – a lui sarebbe stata rimessa la lettera diretta da Garibaldi al Bertani sin dal 30 giugno etc…“. Dunque, Agrati scriveva che, dopo la breve sosta a Caprera, il vapore Washington e Garibaldi, il 15 agosto 1860, arrivano a Cagliari dove, nel pomeriggio era arrivato anche la nave “Byzantin” che portava tutto lo Stato Maggiore della Spedizione “Terranova” (così battezzata dal Bertani). Agrati scriveva pure che: “In seguito all’ordine di Garibaldi tutti gli altri s’eran diretti al sud e che con Garibaldi v’era il Bertani, il Pianciani aveva proseguito anch’egli per Cagliari, e vi era appena giunto, nel pomeriggio del 15, allorché era apparso il ‘Waschington’ col Dittatore reduce da Caprera.“. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a p. 332, riferendosi alla condotta del Pianciani, che anch’esso arrivò in Sardegna, in proposito scriveva pure: “Saputo che in seguito ad ordine di Garibaldi tutti gli altri s’eran diretti al sud e che con Garibaldi v’era il Bertani, il Pianciani aveva proseguito anch’egli per Cagliari, e vi era appena giunto il pomeriggio del 15, allorchè era apparso il ‘Washington’ col Dittatore proveniente da Caprera.”. Pianciani scriverà nelle sue memorie che vide apparire Garibaldi. Dunque, Agrati scriveva che al ritorno da Caprera, Garibaldi va con il vapore Washington a Cagliari, dove ritrova il Bertani con gli altri vapori e gli altri volontari intenti a far rifornimento di combustibile. A Cagliari, il 15 agosto 1860, arriva anche il vapore “Byzantin”, che partitosi da Genova, portava con se il colonnello Pianciani ed il suo Stato Maggiore (dell’x spedizione per gli Stati Papali), dunque anche il Rustow ed una parte della brigata Bologna (la 4° Brigata), detta poi Puppi. Il vapore Byzantin era arrivato a Golfo Aranci ma non aveva trovato nessuno. Pianciani scriverà nelle sue memorie che vide apparire Garibaldi. Proseguendo la narrazione, l’Agrati, a p. 332, riferendosi alla condotta del Pianciani, che anch’esso arrivò in Sardegna, in proposito scriveva pure: “Saputo che in seguito ad ordine di Garibaldi tutti gli altri s’eran diretti al sud e che con Garibaldi v’era il Bertani, il Pianciani aveva proseguito anch’egli per Cagliari, e vi era appena giunto il pomeriggio del 15, allorchè era apparso il ‘Washington’ col Dittatore proveniente da Caprera.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “Poi gli ordinò, senz’altro di proseguire per Palermo lasciandolo interdetto e deluso, ché il Pianciani quell’ordine non se lo attendeva. Egli aveva accettato di comandare la spedizione, pur di portarla negli Stati de Papa, e non in Sicilia: se mai l’avessero costretto a toccare l’Isola prima del Continente, era a Milazzo e non a Palermo ch’egli avrebbe dovuto andare. Così gli aveva lasciato scritto il Bertani. Ma, come gli si dice che il Bertani, col quale confida di potersi spiegare all’arrivo, è a bordo del ‘Washington’ col Dittatore, il Pianciani obbedisce e riparte. Il 16 giunge a Palermo, mentre le truppe restano a bordo egli, impaziente, scende a terra sperando di parlare con Garibaldi che è giunto prima di lui.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “Così infatti avvenne e dopo pochi giorni di sosta a Golfo Aranci, nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo.“. Dunque, il Pianciani partì dalla Sardegna per Palermo proprio perchè gli dissero che sul vapore ‘Washngton’ vi era Garibaldi e Bertani che riartivano dalla Sardegna per portare i volontari garibaldini a Palermo. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Anche il Bizantino si diresse tosto a quella volta, non avendo Pianciani trovato nel seno di Terranova gli altri navigli e non avendo ottenuto precise notizie sullo stato delle cose. Nel pomeriggio del 15 arrivò desso nella rada di Cagliari. Vi trovò Garibaldi stesso col grosso delle brigate Gandini e Puppi e Garibaldi impartì tosto l’ordine a Pianciani di proseguire il viaggio verso Palermo, dove dovevano seguire gli altri bastimenti, tosto che si fossero provveduti di carbone. Alla sera del 16 il Bizantino arrivò a Palermo. Etc…”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “Nel pomeriggio del 15 il Bisantino arrivò in rada di Cagliari. Ivi incontrò lo stesso Garibaldi col grosso delle brigate Gandini e Puppi, e Garibaldi ordinò a Pianciani di tosto far vela per Palermo ove dovevano seguirlo anche le altre navi appena si fossero rifornite di carbone. Il 16 di sera il Bisantino toccò Palermo.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “….però fu alla baia di Terranova sul tardi di quella sera; e raggiunse a Cagliari il Nizzardo che v’ avea menato il resto della gente. L’incontrò presso al porto in una barca venutagli incontro a ingiungergli di voltar per Palermo. Egli, romano, che forte si struggea di farla al Papa, si turbò; per via sopraggiunselo il Gulnava, avviso di guerra sardo, che a nome del governo andava comandando a tutti quei legni di sfilare a Palermo. Griunservi la sera del 17; etc…”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; etc…”. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 52, nella nota (1) postillava: “Garibaldi scomparve appunto il giorno 12, senza che nulla di positivo si sapesse. Andò prima a Cagliari, poi a Palermo, per riunire a s’e le brigate Puppi, Gandini, Eberhardt, Tharrena, agli ordini del conte Luigi Pianciani che, insieme con quella del Nicotera (già scesa in Sicilia al comando del Sacchi), avevano costituito la famosa spedizione organizzata dal Mazzini, assenziente poi Garibaldi, per invadere lo Stato pontificio. Costretta dal Governo italiano a non oltrepassare la frontiera, fu in Toscana nuovamente imbarcata e venne — per varie vie — in Sicilia.”. Agrati, a p. 332, in proposito aggiunge: “Ma, come gli si dice che il Bertani, col quale confida dipotersi spiegare all’arrivo, è a bordo del ‘Washington’ col Dittatore, il Pianciani obbedisce e riparte.”. Dunque, il Pianciani partì dalla Sardegna per Palermo proprio perchè gli dissero che sul vapore ‘Washington’ vi era Garibaldi e Bertani che ripartivano dalla Sardegna per portare i volontari garibaldini a Palermo. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “A Cagliari Garibaldi trovò una parte della spedizione, mentre un’altra aveva fatto rotta per Palermo; posteriormente vide arrivare altro vapore della spedizione, sul quale eravi imbarcato un numero di volontari, lo Stato Maggiore ed il comandante Colonnello Pianciani. Il Generale si recava a bordo di questo legno…etc…e domandava per prima cosa a Pianciani quanti uomini avesse con lui etc…Per rispondere a questo, Pianciani chiamò il capitano, e quando ne fu informato soggiunse: “ebbene Colonnello: partirete subito per Palermo”. Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 190 e ssg., in proposito scriveva che: “Avvicinandoci a quel porto fu il Capitano che il primo mi disse vedervi dei bastimenti, che credeva poter essere quelli della nostra spedizione, e quanto di quella notizia io fossi contento è facile imaginare; se nou che meglio in seguito osservando io stesso potei riconoscere che tutti non v’erano; mancava il Torino, l’Ammazzone e l’Isère. Mentre ci preparavamo ad entrare nel porto, da un piroscafo che era nella rada vedemmo staccarsi una lancia dalla quale si facevano segnali perchè ci fermassimo; dissi che si aspettasse. Era in quella imbarcazione un marinajo che remigava e due uomini dalle camicie rosse, uno dei quali teneva il timone. Mia moglie, che pur mai di persona aveva veduto il Garibaldi, ma che molti ritratti ne aveva osservati, fu la prima a dire sul nostro bordo è il Generale. Aveva ragione; e a quelle parole potete credere qual fosse il tumulto che seguiva. Il Generale ripetevano i volontari, e gli evviva all’ Italia, a Garibaldi cominciavano. Garibaldi viene con noi, molti pensavano e dicevano ; ed io pure ho per un momento sperato che avesse risoluto di prendere egli stesso il comando della spedizione. Il Generale intanto arrivava a basso bordo del bastimento, io mi avvicinava là dove la barca era , e avrei voluto far discendere una scala, ma egli non aspettava, e aggrappandosi ai rivestimenti saliva sul parapetto della nave; io credeva sarebbe sceso sul ponte , e i volontari, che si affollavano per essergli più vicini, pregava si ritirassero per lasciarli almeno un posto ove scendere: e ciò essi, docili come sempre, facevano ; ma il Generale mi diceva non disturbassi nessuno, che sarebbe restato là come era, fra due corde, all’una delle quali si sosteneva. – Garibaldi mi dimandava per prima cosa, quanti uomini avessi con me, e alla mia risposta replicava sta bene; colla vostra spedizione il nostro esercito sommerà a 30000 uomini, comincia ad essere qualche cosa, e subito dopo quant’ acqua e quanto carbone vi rimane ? per rispondere a questo chiamai il capitano, e quando ne fu informato Ebbene Colonnello, soggiunse, partirete subito per Palermo. – Quella parola distrusse ad un tratto tutte le speranze delle quali in quegli ultimi giorni mi era pasciuto; taluni ufficiali, che erano poco distanti, dissero che io aveva impallidito, e ciò dovette esser vero, e il Generale avvedersene pure, giacchè, stringendomi amichevolmente la mano, soggiungeva: State di buon animo, Colonnello, tutto va bene, ci parleremo a Palermo, io vi seguirò, e così dicendo scendeva nella sua barchetta; io volli dimandare dove fosse il Bertani. A bordo con me, rispose: se volete parlar con lui venite pure, ma egli può solo ripetervi quello che vi ho detto io; del resto egli pure viene a Palermo e là in ogni caso lo vedrete. L’insistere mi sarebbe sembrato indiscreto; sicchè volgendomi al capitano: A Palermo replica ad alta voce perchè tutti i volontari sentissero e facciamo di arrivare il più presto possibile Garibaldi che già si allontanava credo sentisse egli pure, e mi parve udire che salutandomi dicesse , bravo, colonnello, che non si perda tempo.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 150-151-152, in proposito scriveva che: “Intanto il comandante Pianciani col suo stato maggiore partito nel pomeriggio del 13 da Genova sul Bisantino, a sua volta giungeva nel pomeriggio del 14 a Terranova pieno di speranze, confortato da lungo studio, da meditate combinazioni. Ma quale fu la sua delusione, il suo rammarico, non scorgendo nell’ampia distesa del golfo, nè in alcuna parte recondita di esso la menoma traccia delle sue truppe ! Soltanto una battaglia perduta può stendere tanta tristezza sull’animo di un comandante. Finalmente alcune barche peschereccie riferirono che erano bensì giunti alcuni vapori, ma che ne erano ripartiti ; afflitto dalla dura realtà, ma desideroso di penetrarne i particolari, Pianciani scese a Terranova, e vi trovò due suoi ufficiali ed alcuni soldati che dissero essere stati autorizzati a scendere, ma che quando avevano voluto risalire a bordo , non trovarono più i vapori. Pianciani li portò seco sul Bisantino, ordinando di navigare a tutto vapore per Cagliari, ove forse avrebbe trovato notizie, od almeno per mezzo del telegrafo avrebbe potuto comunicare con Genova e colla Sicilia. Avvicinandosi al porto di Cagliari il capitano del Bisantino avvertì che eranvi dei bastimenti che riteneva quelli di cui si andava in cerca. Pianciani sentì rinascere la sua speranza; ma avanzando ed osservando meglio riconobbe che mancavano il Torino, l’Amazone e l’Isera portanti le due prime brigate. Prima ancora che il Bisantino entrasse in porto, da un piroscafo in rada si staccò una lancia che venivagli incontro e che facevagli segnali perchè si fermasse. Poco dopo parve di riconoscere nella lancia il generale Garibaldi , e subito la visione divenne certezza con commozione di quanti erano a bordo, con maraviglia grande, perchè mentre da tutti si credeva che Egli fosse affaccendato in Sicilia, appariva in Sardegna. I volontari esaltati scoppiarono in calorosi evviva. Mentre Pianciani disponeva che si abbassasse la scala, il Dittatore, senza aspettare, si aggrappò alle parasartie e, con ammirabile agilità si arrampicò sul parapetto della nave, ove volle rimanere, scusandosi di non voler disturbare nessuno; poi (è Pianciani stesso che scrive tutto questo) domandato a Pianciani quanti uomini aveva nella sua spedizione, disse: « Sta bene; colla vostra spedizione il nostro esercito sommerà a 30000 uomini; e comincia ad essere qualche cosa ». Assicuratosi poi che a bordo vi era sufficiente acqua e carbone, « ebbene colonnello partirete subito per Palermo »; e stringendogli amichevolmente la mano: << State di buon animo colonnello; tutto va bene; ci parleremo a Palermo dove io vi seguirò. » Pianciani domandò ancora al generale dove fosse Bertani; « a bordo con me; se volete parlare con lui, venite pure, ma egli può solo ripetervi quello che vi ho detto io ; del resto egli viene pure a Palermo, e là in ogni caso lo vedrete. » E da agile marinaio, come era salito ridiscese nella sua lancia. Pianciani voltosi al capitano ordinò ad alta voce: << A Palermo, e facciamo di arrivarvi il più presto possibile ». Bertani è furente; Pianciani è sconfortato; l’intera spedizione è perplessa; tutta la Sicilia è inquieta per l’assenza del Dittatore ; questi vede fallita l’impresa per la quale aveva abbandonato l’iniziato passaggio in Calabria, ed aveva corso il pericolo di essere catturato dalla crociera borbonica; questi serenamente rassicurava tutti , dicendo << state di buon animo, tutto va bene ».” .
Nel 15 agosto 1860, a Cagliari, la partenza di GARIBALDI, sul vapore Washington con i volontari garibaldini diretti a Palermo
Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373 e ssg., in proposito scriveva che: “Imbarcammo parte della gente sul Washington, perchè fosse più comoda, passammo alla Maddalena per far carbone, di lì a Cagliari, a Palermo, a Milazzo, e tornammo a Punta di Faro, ove il generale Sirtori avea già disposto due piroscafi nostri, il Torino ed il Franklin, perchè facessero il giro della Sicilia da settentrione ad occidente e ostro sino nella parte orientale dell’ isola a Taormina.”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a pp. 157, in proposito scriveva che: “II…fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 52, nella nota (1) postillava: “Garibaldi scomparve appunto il giorno 12, senza che nulla di positivo si sapesse. Andò prima a Cagliari, poi a Palermo, per riunire a s’e le brigate Puppi, Gandini, Eberhardt, Tharrena, agli ordini del conte Luigi Pianciani che, insieme con quella del Nicotera (già scesa in Sicilia al comando del Sacchi), avevano costituito la famosa spedizione organizzata dal Mazzini, assenziente poi Garibaldi, per invadere lo Stato pontificio. Costretta dal Governo italiano a non oltrepassare la frontiera, fu in Toscana nuovamente imbarcata e venne — per varie vie — in Sicilia.”. Agrati, a p. 332, in proposito aggiunge: “Ma, come gli si dice che il Bertani, col quale confida dipotersi spiegare all’arrivo, è a bordo del ‘Washington’ col Dittatore, il Pianciani obbedisce e riparte.”. Dunque, il Pianciani partì dalla Sardegna per Palermo proprio perchè gli dissero che sul vapore ‘Washington’ vi era Garibaldi e Bertani che ripartivano dalla Sardegna per portare i volontari garibaldini a Palermo. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “………..“. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Vi trovò Garibaldi stesso col grosso delle brigate Gandini e Puppi e Garibaldi impartì tosto l’ordine a Pianciani di proseguire il viaggio verso Palermo, dove dovevano seguire gli altri bastimenti, tosto che si fossero provveduti di carbone.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “Ivi incontrò lo stesso Garibaldi col grosso delle brigate Gandini e Puppi, e Garibaldi ordinò a Pianciani di tosto far vela per Palermo ove dovevano seguirlo anche le altre navi appena si fossero rifornite di carbone.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo, domanda diecimila cartucce. Questi temendo nuovo sperpero fa consegnare le cartucce, ma vuole rimanere coi volontari, e a sua giustificazione prega il generale di dare l’ordine in iscritto per Palermo. Eccolo: “Esercito meridionale, Cagliari, 15 agosto 1860. Caro Bertani, Con tutta la gente che avete a disposizione venite a raggiungermi in Sicilia. – G. Garibaldi.”…..Etc….Bertani, giunto che fu a Palermo, etc…”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 170 e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo , domanda diecimila cartucce. Questi temendo nuovo sperpero fa consegnare le cartucce, ma vuole rimanere coi volontari, e a sua giustificazione prega il generale di dare l’ordine in iscritto per Palermo. Eccolo: Esercito Meridionale. Cagliari, 15 agosto 1860. Caro Bertani, Con tutta la gente che avete a disposizione venite a raggiungermi in Sicilia. G. Garibaldi.”. Dunque, la White scriveva che Garibaldi, il 15 agosto 1860, da Palermo scrive un ordine a Bertani. Fu il Bertani che chiese espressamente l’ordine scritto a Garibaldi che lo indirizzò a Cagliari. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 159 proseguendo il suo racconto scriveva: “….fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Dunque, il Guerzoni scriveva che Garibaldi arriverà a Palermo il 17 agosto 1860. La cosa è confermata anche dal Pianciani. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “Così infatti avvenne e dopo pochi giorni di sosta a Golfo Aranci, nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo.“. Dunque, il Pianciani partì dalla Sardegna per Palermo proprio perchè gli dissero che sul vapore ‘Washngton’ vi era Garibaldi e Bertani che riartivano dalla Sardegna per portare i volontari garibaldini a Palermo. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 197-198, in proposito scriveva che: “Giungemmo a Palermo alle 10 circa della sera del giorno 17 agosto ; il generale era arrivato poche ore prima di noi; etc…”. Dunque, Garibaldi, si partì da Cagliari il giorno 15 agosto 1860, sul Washington che arrivò a Palermo verso le ore 20,00 del giorno 17 agosto 1860. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 191 e ssg., in proposito scriveva che: “….indiscreto; sicchè volgendomi al capitano: A Palermo replica ad alta voce perchè tutti i volontari sentissero e facciamo di arrivare il più presto possibile Garibaldi che già si allontanava credo sentisse egli pure, e mi parve udire che salutandomi dicesse, bravo, colonnello, che non si perda tempo. – Potevo , dovevo io fare altrimenti ? Noi tutti avevamo promesso di seguire Garibaldi in quella magnanima impresa sua, per condurla al termine che le aveva prefisso, la completa liberazione, l’Unità dell’Italia . Quelle stesse ragioni che mi avevano determinato , dietro i suoi ordini, a spingere le operazioni sullo Stato Romano a tutta oltranza malgrado qualunque opposizione, qualunque ostacolo che avessi potuto superare , quelle stesse ragioni io dico, mi facevano allora una legge di andare a Palermo, comunque fossi convinto che la discesa sullo Stato Romano della nostra spedizione non avrebbe avuto più luogo. A che dunque parlare col Bertani ? avrebbe egli voluto dare ordini in opposizione di quelli del Generale ? sono……”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 150, riferendosi a Garibaldi a ciò che scrisse nelle sue “Memorie”, in proposito scriveva che: “Imbarcammo parte della gente sul Washington perchè fosse più comoda, passammo alla Maddalena per far carbone, di lì a Cagliari, a Palermo, a Milazzo, e tornammo a punta di Faro (374). La successione dei fatti fu la seguente : Chiarito che la spedizione era già per metà a Palermo, Garibaldi decise di portare colà anche il rimanente. Ma siccome il Washington abbisognava di carbone, ordinò alle brigate Gandini e Puppi (Milano e Bologna) di recarsi ad aspettarlo a Cagliari.’ La Gulnara, trionfante del suo successo, accompagnò da lontano quei bastimenti. Il Dittatore sul Washington si recò a far carbone alla Maddalena. Mentre il bastimento caricava il combustibile, Egli si recò a visitare la sua diletta casa alla vicina Caprera, e tornato a bordo raggiunse a Cagliari le due brigate.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 150-151-152, riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “E da agile marinaio, come era salito ridiscese nella sua lancia. Pianciani voltosi al capitano ordinò ad alta voce: << A Palermo, e facciamo di arrivarvi il più presto possibile ». Bertani è furente; Pianciani è sconfortato; l’intera spedizione è perplessa ; tutta la Sicilia è inquieta per l’assenza del Dittatore; questi vede fallita l’impresa per la quale aveva abbandonato l’iniziato passaggio in Calabria, ed aveva corso il pericolo di essere catturato dalla crociera borbonica; questi serenamente rassicurava tutti , dicendo << state di buon animo, tutto va bene » . Niccola Nisco (….), nel suo “Gli ultimi trentasei anni del Reame di Napoli (1824-1860)”, a pp. 117-118, riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “S’imbarcava sul Washington, e , non curando la robusta crociera , navigava al golfo degli Aranci in Sardegna, ove trovavansi i volontari che il Bertani aveva riuniti a Spezia ed a Genova per operare con gli altri riuniti dal Pianciani nell’ Umbria e dal Nicotera in quel di Toscana a Castelpucci, e fattili imbarcare su i piroscafi Franklin e Torino mandava a Palermo e di là a Taormina, ove era il Bixio con la sua divisione. Vi giungeva egli stesso la mattina del 19, ed immediatemente ordinava a Bixio d’imbarcare tutta la gente su due vapori venuti da Palermo. Udito però, scrive il Guerzoni, che le navi avevano bisogno di urgenti raddobbi, si fa per alcuni istanti. Pigiati in quei due piroscafi pieni di avarie e di magagne quattro mila uomini, nella notte del 19 agosto sferra da Taormina. Corre tutta quella notte non visto, non sospettato, nella direzione di Greco , ed ai primi albori del 29 afferra presso Mèlito , tra capo delle Armi e capo Spartivento, il suolo calabrese.”.
Nel 15 agosto 1860, a Cagliari, la partenza del colonnello PIANCIANI, di RUSTOW sul vapore Byzantin
Eliseo Porro (…..), nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), a p. 8, in proposito scriveva che: “Garibaldi ingiunse a Pianciani di partire immediatamente per Palermo, ed ai bastimenti che al momento si trovavano sprovveduti di carbone, di seguire al più presto la medesima direzione. Giunsimo a Palermo il 16 sera ad ora troppo avanzata per operare lo sbarco, etc…”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Vi trovò Garibaldi stesso col grosso delle brigate Gandini e Puppi e Garibaldi impartì tosto l’ordine a Pianciani di proseguire il viaggio verso Palermo, dove dovevano seguire gli altri bastimenti, tosto che si fossero provveduti di carbone. Alla sera del 16 il Bizantino arrivò a Palermo. Etc…”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “Nel pomeriggio del 15 il Bisantino arrivò in rada di Cagliari. Ivi incontrò lo stesso Garibaldi col grosso delle brigate Gandini e Puppi, e Garibaldi ordinò a Pianciani di tosto far vela per Palermo ove dovevano seguirlo anche le altre navi appena si fossero rifornite di carbone. Il 16 di sera il Bisantino toccò Palermo.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “Pianciani, ….e raggiunse a Cagliari il Nizzardo che v’ avea menato il resto della gente. L’incontrò presso al porto in una barca venutagli incontro a ingiungergli di voltar per Palermo. Egli, romano, che forte si struggea di farla al Papa, si turbò; per via sopraggiunselo il Gulnava, avviso di guerra sardo, che a nome del governo andava comandando a tutti quei legni di sfilare a Palermo. Griunservi la sera del 17;….“. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo, domanda diecimila cartucce. Questi temendo nuovo sperpero fa consegnare le cartucce, ma vuole rimanere coi volontari, e a sua giustificazione prega il generale di dare l’ordine in iscritto per Palermo. Eccolo: “Esercito meridionale, Cagliari, 15 agosto 1860. Caro Bertani, Con tutta la gente che avete a disposizione venite a raggiungermi in Sicilia. – G. Garibaldi.”…..Etc….Bertani, giunto che fu a Palermo, etc…”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 170 e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo , domanda diecimila cartucce. Questi temendo nuovo sperpero fa consegnare le cartucce, ma vuole rimanere coi volontari, e a sua giustificazione prega il generale di dare l’ordine in iscritto per Palermo. Eccolo: Esercito Meridionale. Cagliari, 15 agosto 1860. Caro Bertani, Con tutta la gente che avete a disposizione venite a raggiungermi in Sicilia. G. Garibaldi.”. Dunque, la White scriveva che Garibaldi, il 15 agosto 1860, da Palermo scrive un ordine a Bertani. Fu il Bertani che chiese espressamente l’ordine scritto a Garibaldi che lo indirizzò a Cagliari. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 159 proseguendo il suo racconto scriveva: “….fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Dunque, il Guerzoni scriveva che Garibaldi arriverà a Palermo il 17 agosto 1860. La cosa è confermata anche dal Pianciani. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Il Generale si recava a bordo di questo legno…etc…e domandava per prima cosa a Pianciani quanti uomini avesse con lui etc…Per rispondere a questo, Pianciani chiamò il capitano, e quando ne fu informato soggiunse: “ebbene Colonnello: partirete subito per Palermo”. Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “Poi gli ordinò, senz’altro di proseguire per Palermo lasciandolo interdetto e deluso, ché il Pianciani quell’ordine non se lo attendeva. Egli aveva accettato di comandare la spedizione, pur di portarla negli Stati de Papa, e non in Sicilia: se mai l’avessero costretto a toccare l’Isola prima del Continente, era a Milazzo e non a Palermo ch’egli avrebbe dovuto andare. Così gli aveva lasciato scritto il Bertani. Ma, come gli si dice che il Bertani, col quale confida di potersi spiegare all’arrivo, è a bordo del ‘Washington’ col Dittatore, il Pianciani obbedisce e riparte. Il 16 giunge a Palermo, mentre le truppe restano a bordo egli, impaziente, scende a terra sperando di parlare con Garibaldi che è giunto prima di lui.”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 197-198, in proposito scriveva che: “Giungemmo a Palermo alle 10 circa della sera del giorno 17 agosto ; il generale era arrivato poche ore prima di noi; etc…”. Dunque, Garibaldi, si partì da Cagliari il giorno 15 agosto 1860, sul Washington che arrivò a Palermo verso le ore 20,00 del giorno 17 agosto 1860. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 152-153, in proposito scriveva che: “E da agile marinaio, come era salito ridiscese nella sua lancia. Pianciani voltosi al capitano ordinò ad alta voce: << A Palermo, e facciamo di arrivarvi il più presto possibile ». Bertani è furente; Pianciani è sconfortato; l’intera spedizione è perplessa ; tutta la Sicilia è inquieta per l’assenza del Dittatore ; questi vede fallita l’impresa per la quale aveva abbandonato l’iniziato passaggio in Calabria, ed aveva corso il pericolo di essere catturato dalla crociera borbonica; questi serenamente rassicurava tutti , dicendo << state di buon animo , tutto va bene ».” . Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 154-155-156, in proposito scriveva che: “Lo scacco subìto al Golfo degli Aranci non aveva abbattuto lo spirito di Bertani, il quale continuava a macchinare intorno alla diversione. Il Dittatore come al solito non si pronunziava; tuttavia la necessità di ritornare in Sicilia, il tempo perduto, i pericoli corsi , gli ostacoli incontrati e tuttora persistenti, gli fecero dire della diversione che ormai era una minestra riscaldata. Mentre si svolgevano tutte queste cose in Sardegna, avveniva, nella notte del 13 al 14 agosto il tentativo di rapimento nel porto di Napoli, del vascello il Monarca. La coincidenza di questo fatto coll’assenza inopinata di Garibaldi dalla Sicilia , fecero attribuire a Garibaldi stesso il fallito tentativo tanto che lo affermarono nelle loro pregiate storie il RUSTow (p . 252 ) ; DE SIVO ( 138) ; PIGORINI-TURR ( 128 ); DELLI FRANCI ( 86). Ma non è vero affatto, come risulta dal racconto delle cose qui ora esposte, avvenute in Sardegna. La notte del 13 al 14 agosto, Garibaldi era nel Golfo di Terranova. Sul tentato rapimento, vedasi nel cenno biografico di Sgarallino Andrea.”.
Nel 16 agosto 1860, nel porto di Palermo l’arrivo di Garibaldi ed i volontari della Spedizione battezzata dal Bertani TERRANOVA, (le truppe di volontari dell’ex ‘Spedizione BERTANI-PIANCIANI: la Brigata BOLOGNA, che diventerà Brigata PUPPI, il maggiore Giovan Battista CATTABENI di Senigallia, divenuta Brigata PUPPI, il maggiore BASSI di Siena e FERRACINI
Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373 e ssg., in proposito scriveva che: “….al Golfo degli Aranci. Giunti in quel porto, trovammo soltanto una parte della spedizione, essendosi il maggior numero già diretto per Palermo. Tale circostanza mi fece cambiar d’ opinione sul progetto per Napoli. Imbarcammo parte della gente sul Washington, perchè fosse più comoda, passammo alla Maddalena per far carbone, di lì a Cagliari, a Palermo, a Milazzo, e tornammo a Punta di Faro, ove il generale Sirtori avea già disposto due piroscafi nostri, il Torino ed il Franklin, perchè facessero il giro della Sicilia da settentrione ad occidente e ostro sino nella parte orientale dell’ isola a Taormina. Fu cotesta una savia e felice risoluzione. I due piroscafi suddetti giunsero a Giardini, porto di Taormina, v’ imbarcarono la divisione Bixio, e la passarono felicemente a Melito in Calabria. Dovendo la spedizione de’ due piroscafi colla divisione Bixio partire da Giardini per la Calabria, lo stesso giorno del mio arrivo a Faro io m’ imbarcai per Messina, vi presi una vettura, e giunsi a tempo per imbarcarmi col Franklin, e passare anch’ io in Calabria.”. Garibaldi, a p. 373, nella nota (1) postillava: “(1) Il generale Turr era passato sul continente per motivi di salute, ed avea lasciato il comando della brigata Eber.”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a pp. 157, in proposito scriveva che: “II…fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 159 proseguendo il suo racconto scriveva: “Lasciato nella notte del 12 il Faro, delude prodigiosamente la crociera borbonica e dà fondo, sul mattino del 14, nel Golfo degli Aranci. Colà ode che le due brigate (quella Eberhardt e Tharrena, di cui dicemmo) son già in viaggio per Palermo; ma ci trova invece il grosso di altre due (Gandini e Puppi) raggiunte nella giornata stessa dai loro distaccamenti e dall’intero Stato Maggiore della spedizione col Pianciani in persona. Allora si presenta improvviso a quella gioventù già devota a lui più che non volesse parere; vince col fascino della parola e anche più dell’aspetto gli scrupoli degli uni, la repugnanza degli altri, e preso, colla sicurezza di chi non teme di vederselo contrastato, il bastone del comando, fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Dunque, il Guerzoni racconta che Garibaldi arrivato a Golfo degli Aranci in Sardegna vi trova solo due compagnie dell’ex Spedizione per gli Stati Pontifici, erano le due compagnie comandate dal Gandini e dal Puppi. Vi era pure Pianciani e Rustow con loro. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 159 proseguendo il suo racconto scriveva: “….fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Dunque, il Guerzoni scriveva che Garibaldi arriverà a Palermo il 17 agosto 1860. La cosa è confermata anche dal Pianciani. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a p. 331, riferendosi al Bertani, in proposito scriveva che: “Poi, calata la sera, il ‘Washington’ riprende la via del ritorno durante la quale fa sosta a Cagliari ove trova, insieme con gli altri vapori che si stanno a provvedersi di combustibile, anche il Byzantin, l’ultima nave della spedizione Bertani che porta il Pianciani con lo Stato maggiore.”. Proseguendo la narrazione, l’Agrati, a p. 332, riferendosi alla condotta del Pianciani, che anch’esso arrivò in Sardegna, in proposito scriveva pure: “Saputo che in seguito ad ordine di Garibaldi tutti gli altri s’eran diretti al sud e che con Garibaldi v’era il Bertani, il Pianciani aveva proseguito anch’egli per Cagliari, e vi era appena giunto il pomeriggio del 15, allorchè era apparso il ‘Washington’ col Dittatore proveniente da Caprera.”. Pianciani scriverà nelle sue memorie che vide apparire Garibaldi. Bertani era con Garibaldi, e con egli da Caprera era arrivato a Cagliari ?. Agrati, a p. 332, in proposito aggiunge: “Ma, come gli si dice che il Bertani, col quale confida dipotersi spiegare all’arrivo, è a bordo del ‘Washngton’ col Dittatore, il Pianciani obbedisce e riparte.”. Dunque, il Pianciani partì dalla Sardegna per Palermo proprio perchè gli dissero che sul vapore ‘Washngton’ vi era Garibaldi e Bertani che riartivano dalla Sardegna per portare i volontari garibaldini a Palermo. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 342, in proposito scriveva che: “Ma torniamo a Garibaldi. L’abbiamo visto giungere nella sera del 16 agosto a Palermo, da cui mancava da un mese: il Bertani l’aveva lasciato in Sardegna. Passata la notte nella sua cameretta di Palazzo Reale, etc…il 22 agosto il Dittatore s’era imbarcato per Messina…”. Dunque, Agrati scriveva che il Bertani era rimasto in Sardegna mentre Garibaldi già era ripertito per Palermo. Infatti, Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Il Bertani giunse a Palermo quando Garibaldi era già partito, e, sempre fermo nell’idea di tentare la diversione, si affrettò a vedere il Pianciani per intendersi con lui.”. Garibaldi già era partito per Trapani dopo essere giunto a Palermo e Bertani non lo trova. Bertani arriva dalla Sadegna ma non trova Garibaldi a Palermo. Agrati, a p. 332, riferendosi al Pianciani e a Rustow, in proposito scriveva: “Il 16 sera giunge a Palermo, e mentre le truppe restano a bordo egli, impaziente, scende a terra sperando di parlare con Garibaldi che è giunto prima di lui.”. Dunque, l’Agrati scrive che Bertani, arrivò sia dopo l’arrivo di Garibaldi che il 17 agosto 1860 era ripartito per Trapani e sia dopo l’arrivo del vapore Byzantin che portava il Pianciani e lo Stato Maggiore (Rustow etc…), il quale riuscì a parlare con Garibaldi prima che egli ripartisse per Trapani. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a p. 208, in proposito scriveva: “Cotesti indugi volle il Generale vincere di sua persona; laonde, lasciata segretamente Palermo al 12 di agosto, venne subitamente al golfo degli Aranci, e menò seco, rassegnatone il comando dal Pianciani, la nuova brigata di Sicilia, ove approdava al 16 del mese. Questo indugio protrasse fino alla seconda metà del mese stesso le operazioni di guerra in terra ferma.”. Agostino Bertani, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo, domanda diecimila cartucce. Questi temendo nuovo sperpero fa consegnare le cartucce, ma vuole rimanere coi volontari, e a sua giustificazione prega il generale di dare l’ordine in iscritto per Palermo. Eccolo: “Esercito meridionale, Cagliari, 15 agosto 1860. Caro Bertani, Con tutta la gente che avete a disposizione venite a raggiungermi in Sicilia. – G. Garibaldi.”…..Etc….Bertani, giunto che fu a Palermo, etc…”. Dunque, la White scriveva che Garibaldi, il 15 agosto 1860, da Palermo scrive un ordine a Bertani. Fu il Bertani che chiese espressamente l’ordine scritto a Garibaldi che lo indirizzò a Cagliari. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “Il Garibaldi…a Palermo. Griunservi la sera del 17; ma il Pianciani ricusò di far quella guerra, e se ne tornò a Livorno; il surrogò il prussiano Rustow, che li menò a ordinarli a Melazzo.”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Frattanto Garibaldi, che nella mattina dei 17 agosto aveva già lasciato Palermo per recarsi nella costa orientale della Sicilia , cominciò le sue operazioni per passare nelle Calabrie.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “Così infatti avvenne e dopo pochi giorni di sosta a Golfo Aranci, nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo.“. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, a p. 154, in proposito scriveva che: “Dopo di ciò, egli riprese la via di Palermo, dove la spedizione Pianciani riunita di bel nuovo, apparve forte di 6000 uomini. Una volta là, il Bertani rinnovò i suoi scongiuri per persuaderlo a far vela verso lo Stato Pontificio, ma il Dittatore era ormai assorto nel problema del passaggio dello Stretto. Il Pianciani allora, presentate le sue dimissioni, riprese la via del ritorno. Ma il Bertani rimase sul teatro della guerra nella speranza di affermare il suo ascendente su Garibaldi in opposizione ai consigli più moderati del Medici, Turr, Bixio e Cosenz, tutti convinti della necessità di evitare una rottura con Cavour (2).”. Dobelli (Treveljan), a p. 154, nella nota (2) postillava: “(2) Pianciani, 212-213; Mem. Stor. Mil., II, 182; Turr, Risposta, 15-16.”. Dobelli cita il testo “Memorie Storiche e Militari” del Comando del Corpo di Stato Maggiore-Ufficio Storico, vol. II; Pittaluga Giovanni, La Diversione – note garibaldine sulla campagna del 1860, Roma, 1904. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 263-264, in proposito scriveva: “La mattina del 14 Garibaldi era nel golfo degli Aranci, ma non vi trovò che la massima parte della terza e quarta brigata della divisione di Terranova, cioè le brigate Gandini e Puppi, mentre la prima e seconda brigata, Eberhard e Tharrena, avevano già abbandonato il golfo veleggiando per Palermo; il resto della terza e quarta brigata, collo stato maggiore generale delle suddette truppe, non era ancora arrivato.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 264-265, in proposito scriveva: “La brigata Tharrena venne trattenuta in Palermo e si mostrava dell’umore più inquieto. Il Bisantino, che portava porzione delle brigate Gandini e Puppi e tutto lo stato maggiore generale, benchè tutte le truppe fossero già imbarcate alle 8 ore di mattina, venne però trattenuto in Genova fino al pomeriggio del 13, etc…”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “Garibaldi però la mattina del 14 non vi trovò che la maggior parte delle brigate Gandini ( Milano) e Puppi (Bologna) e tosto se le prese con sè dirigendosi a Cagliari.”. Dunque, Rustow scriveva che Garibaldi, a Golfo Aranci, il 14 agosto 1860, insieme a Bertani aveva trovato la maggior parte della Brigate Milano e Bologna (la Gandini e la Puppi) e li portò a Cagliari per fare rifornimento. Poi, a p. 266 aggiunge che: “Per Cagliari navigò quindi anche il Bisantino, non avendo Pianciani trovate le altre navi nella baja di Terranova e non avendo rilevato sullo stato delle cose che notizie ancora poco chiare. Nel pomeriggio del 15 il Bisantino arrivò in rada di Cagliari. Ivi incontrò lo stesso Garibaldi col grosso delle brigate Gandini e Puppi, e Garibaldi ordinò a Pianciani di tosto far vela per Palermo ove dovevano seguirlo anche le altre navi appena si fossero rifornite di carbone. Il 16 di sera il Bisantino toccò Palermo.”. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 52, nella nota (1) postillava: “Garibaldi scomparve appunto il giorno 12, senza che nulla di positivo si sapesse. Andò prima a Cagliari, poi a Palermo, per riunire a s’e le brigate Puppi, Gandini, Eberhardt, Tharrena, agli ordini del conte Luigi Pianciani che, insieme con quella del Nicotera (già scesa in Sicilia al comando del Sacchi), avevano costituito la famosa spedizione organizzata dal Mazzini, assenziente poi Garibaldi, per invadere lo Stato pontificio. Costretta dal Governo italiano a non oltrepassare la frontiera, fu in Toscana nuovamente imbarcata e venne — per varie vie — in Sicilia.”. Eliseo Porro (…..), nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), a p. 8, in proposito scriveva che: “Giunsimo a Palermo il 16 sera ad ora troppo avanzata per operare lo sbarco, epperciò Pianciani, lo differi fino alle 4 della mattina seguente. Quando giunsi al bivacco , vidi Garibaldi e Pianciani, e seppi che quest’ultimo aveva già deposto il comando perchè avendo dato parola ai suoi amici politici che non sarebbe sbarcato su alcun punto d’Italia fuori dagli Stati Papalini , si ricusò di cooperare ad ogni altra destinazione determinata da Garibaldi per le nostre truppe. Con ciò egli pensò procedere da uomo d’onore.”. Giulio Adamoli, nel suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario”, Milano, ed. Treves, 1861, a pp. 145-146 scriveva che: “Il contingente straniero della 15° Divisione, già così ricco, si accrebbe, con la Spedizione Pianciani, che approdò in quei giorni a Messina. Appunto allora ci venne nientemeno che lo storico Guglielmo Rustow. Poichè gli avvolgimenti della diplomazia, ed alte influenze sventarono il disegno originario della spedizione, quello cioè di gettarsi sulle coste pontificie, e i suoi capi, il Pianciani e il Bertani, si dimisero, le brigate, di cui essa si componeva, vennero distribuite fra i comandi dell’esercito meridionale. Il colonnello Rustow, che era con il Pianciani, rimasto quindi in disponibilità, fu chiamato dal Turr a disimpegnare le funzioni di capo di stato maggiore della sua divisione. Così egli divenne mio superiore.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 148, in proposito scriveva che: “…quando giugevano in vista del Golfo degli Aranci, l’Amazone e l’Isera, portanti la Brigata ‘Parma’ (Tharrena), etc….Tharrena però, uomo serio e risoluto, fermavasi….Le altre due brigate, ‘Milano’ (Gandini) e ‘Bologna’ (Puppi), per gli ostacoli già accennati giunsero al convegno soltanto la sera del 13, coi vapori Weasel, Garibaldi, Calatafini e col Clipper Sheaperd.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156 e ssg., in proposito scriveva pure che: “Allora questi fece cortesi saluti ed auguri a Pianciani, il quale nel congedarsi presentò al Dittatore il colonnello Rustow come quello al quale cedeva il comando delle tre brigate, Parma, Milano e Bologna (Tharrena, Gandini, Puppi), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero l’ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo. I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, perchè era stata cambiata la destinazione per la quale eransi impegnati, e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. L’altra brigata Eberhardt,..di recarsi a Giardini agli ordini di Bixio.”. Dunque, in questo passaggio il Pittaluga scrive che Tharrena e Gandini si dimisero, ed il comando delle due loro brigate, la “Tharrena” e la “Milano” passarono rispettivamente ai due colonnelli Spinazzi e De Giorgi, ma a noi da altri autori non risulta. Dunque, secondo il generale Pittaluga, la brigata “Milano” non era più comandata dal colonnello Gandini che fu sostituito con De Giorgi. A me risulta che Gandini, che comandava la brigata “Milano” sbarcò a Paola e poi a Sapri. Sempre Pittaluga, a p. 157, riferendosi a Bertani, in proposito scriveva: “Milazzo. Quivi giunto trovò le tre brigate riunite sotto Rustow che gli fecero buona accoglienza….arrivò in quel giorno 19 agosto a Milazzo apportatore di un ordine del Dittatore che assegnava quelle truppe alla 15° Divisione comandata dal Turr stesso. Questi ordinò una rivista alla quale intervenne anche Bertani.”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a pp. 27-28-29-30, in proposito scriveva che: “Garibaldi, …..con una sola parola dislocò la spedizione e la fece dirigere verso la Sicilia sotto il comando dei suoi principali capi, escluso il colonnello Pianciani, che, avendo impegnato la sua parola per l’invasione degli Stati pontifici, credette di doversi ritirare quando si vide in contrasto col generale in capo dell’esercito meridionale (1).”. Du Champ, a p. 30, nella nota (1) postillava che: “(1) ……………………………………..”. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a p. 208, in proposito scriveva: “Ad accrescere sue militari forze, il Generale sollecitava lo arrivo in Sicilia di quella quarta spedizione di volontari, che declinando il luglio, si raccoglievano in Sardegna nella rada di Terranova sotto il comando del Colonnello Pianciani….Cotesti indugi volle il Generale vincere di sua persona; laonde, lasciata segretamente Palermo al 12 di agosto, venne subitamente al golfo degli Aranci, e menò seco, rassegnatone il comando dal Pianciani, la nuova brigata di Sicilia, ove approdava al 16 del mese. Questo indugio protrasse fino alla seconda metà del mese stesso le operazioni di guerra in terra ferma.”. Agostino Bertani, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo, domanda diecimila cartucce. Questi temendo nuovo sperpero fa consegnare le cartucce, ma vuole rimanere coi volontari, e a sua giustificazione prega il generale di dare l’ordine in iscritto per Palermo. Eccolo: “Esercito meridionale, Cagliari, 15 agosto 1860. Caro Bertani, Con tutta la gente che avete a disposizione venite a raggiungermi in Sicilia. – G. Garibaldi.”. Poi di propria ispirazione scrive a Nicotera consigliandolo di passare la frontiera tosco-romana e di agire subito etc…Queste istruzioni chiariscono di nuovo come Garibaldi non avesse mai abbandonata l’idea prediletta. Vero è che rifiutò di lasciar Pianciani, giunto a Palermo, partire colla spedizione lì per lì, per sbarcare negli Stati pontifici. Onde la sua dimissione da Garibaldi accettata con queste parole: “Non crediate però che io abbia cambiato il mio pensiero per quanto si riferisce allo Stato pontificio: desidero etc…”. Raggiunge Bixio a Giardino, etc…Bertani, giunto che fu a Palermo, radunati con Rustow, secondo gli ordini di Garibaldi, quattomila cinquecento volontari a Milazzo, poi che aveva saputo della violenza usata da Ricasoli per costringere la quinta brigata a sbarcare a Palermo disfacendola anzi scortare da Livorno, e aveva letta la circolare di Farini che proibiva assolutamente altri arruolamenti di volontari sul continente, visto che il generale aveva spedito la brigata Eberhard a Trapani, studiava ogni mezzo per raggiungerlo. Etc…”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, a p. 154, in proposito scriveva che: “Dopo di ciò, egli riprese la via di Palermo, dove la spedizione Pianciani riunita di bel nuovo, apparve forte di 6000 uomini. Una volta là, il Bertani rinnovò i suoi scongiuri per persuaderlo a far vela verso lo Stato Pontificio, ma il Dittatore era ormai assorto nel problema del passaggio dello Stretto. Il Pianciani allora, presentate le sue dimissioni, riprese la via del ritorno. Ma il Bertani rimase sul teatro della guerra nella speranza di affermare il suo ascendente su Garibaldi in opposizione ai consigli più moderati del Medici, Turr, Bixio e Cosenz, tutti convinti della necessità di evitare una rottura con Cavour (2).”. Dobelli (Treveljan), a p. 154, nella nota (2) postillava: “(2) Pianciani, 212-213; Mem. Stor. Mil., II, 182; Turr, Risposta, 15-16.”. Dobelli cita il testo “Memorie Storiche e Militari” del Comando del Corpo di Stato Maggiore-Ufficio Storico, vol. II; Pittaluga Giovanni, La Diversione – note garibaldine sulla campagna del 1860, Roma, 1904. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 444, in proposito scriveva che: “Rustow, Brig. Mil. = Rustow (Wilhelm) – La brigata “Milano” nella campagna dell’Italia meridionale del 1860. Versione dal tedesco. Eliseo Porro. Milano, tip. Salvi, 1861. Versione italiana del Die Brigate Milano, 1860. Il Rustow, un esule tedesco, era al comando di questa brigata o meglio piccolo battaglione “Milano”, già affidato al comando del Pianciani, poi a quello del Turr, a Sapri e al Volturno. Importante.”. Il colonnello Cesari Cesari (….) descritta la situazione dei volontari in Sicilia inizia a parlarci dei volontari della spedizione Pianciani. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 152, in proposito scriveva che: “A capo di questi volontari si era posto il colonnello Pianciani,…”. Cesari, a p. 155, in proposito scriveva: “Garibaldi, edotto a sua volta di questo tentativo, che veniva a compromettere tutta l’opera sua, fece sapere al Pianciani che lo disapprovava e che sarebbe stato più gradito l’invio di rinforzi in Sicilia. Così infatti avvenne e dopo pochi giorni di sosta a Golfo Aranci, nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 76, in proposito scriveva che: “Con Decreto del 14 nominò Sirtori, Turr e Orsini al grado di Maggiore Generale, e Bixio a Colonnello Brigadiere.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Questo corpo mutando direzione era da Garibaldi destinato a servire allo sbarco in Calabria. A Cagliari Garibaldi trovò una parte della spedizione, mentre un’altra aveva fatto rotta per Palermo; posteriormente vide arrivare altro vapore della spedizione, sul quale eravi imbarcato un numero di volontari, lo Stato Maggiore ed il comandante Colonnello Pianciani. Il Generale si recava a bordo di questo legno…etc…e domandava per prima cosa a Pianciani quanti uomini avesse con lui etc…Per rispondere a questo, Pianciani chiamò il capitano, e quando ne fu informato soggiunse: “ebbene Colonnello: partirete subito per Palermo”. Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, Pecorini-Manzoni, a p. 128, in proposito concludeva che: “Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri.”. Dunque, Pecorini scriveva che il conte Luigi Pianciani e Giovanni Nicotera, a Palermo, in seguito al colloquio con Garibaldi decisero di dimettersi dalla Spedizione e lasciarono le truppe a Garibaldi. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, ecc…, a pp. 327, in proposito scriveva che: “Intanto, a Palermo, il Depretis, che invano attende le sollecite istruzioni, non sa che cosa fare. Provvede acqua, carbone e viveri, ma i volontari a terra non li lascia scendere. Ed essi, naturalmente, protestano. Avviene di peggio il dì seguente, quando giunge un secondo vapore del cui arrivo il Prodittatore s’affretta ad informare il Sirtori: “Palermo 13 agosto ore 1,45 pom.”. Generale Sirtori etc…firmato Depretis”…..etc… (p. 328). E Depretis provvede ai necessari preparativi che richiedono l’intera giornata. Primi partono, il dì seguente, il Torino e il Franklin e stanno per partire altri vapori quando arriva l’ordine di Garibaldi di trattenere tutte le navi in Palermo. Il Depretis ne avverte subito il Sartori.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “Poi gli ordinò, senz’altro di proseguire per Palermo lasciandolo interdetto e deluso, ché il Pianciani quell’ordine non se lo attendeva. Egli aveva accettato di comandare la spedizione, pur di portarla negli Stati de Papa, e non in Sicilia: se mai l’avessero costretto a toccare l’Isola prima del Continente, era a Milazzo e non a Palermo ch’egli avrebbe dovuto andare. Così gli aveva lasciato scritto il Bertani. Ma, come gli si dice che il Bertani, col quale confida di potersi spiegare all’arrivo, è a bordo del ‘Washington’ col Dittatore, il Pianciani obbedisce e riparte. Il 16 giunge a Palermo, mentre le truppe restano a bordo egli, impaziente, scende a terra sperando di parlare con Garibaldi che è giunto prima di lui. Non lo vede, invece, che al mattino seguente e soltanto allora può esporgli le sue ragioni, a cui il Dittatore risponde ch’egli è fermamente deciso a portar tutte le truppe in Calabria e di là marciare sopra Napoli, e che il Pontificio bastano le truppe che sono in Toscana e in Romagna. Ma Pianciani non si arrende e non accetta il cambiamento di programma: egli s’è impegnato per gli Stati Romani, non per la Calabria; e, senz’altro, si dimette indicando il Rustow a suo successore. Con lui, se ne vanno il Tharrena e qualche altro. Pochi giorni dopo, il Pianciani pubblica una protesta dichiarandosi repubblicano, etc….A Palermo, il suo posto era stato preso dal Rustow, che quindi aveva assunto il comando della Divisione, battezzata allora dal Bertani stesso, di Terranova. Subito la sera del 17 il Rustow era partito per mare alla volta di Milazzo, con una parte della Divisione e vi era giunto sul mezzodì del 18. Nei due giorni seguenti era arrivato anche il resto, così che il 20 erano riuniti 3700 uomini; la Brigata Genova, dice il Rustow, fu trattenuta in Palermo per una eventuale dimostrazione in Calabria. Dopo alcuni giorni di sosta per manovre e per organizzare, la Divisione lasciava Milazzo il 26 e per via di terra giungeva il 28 al Faro. Lo scopo del Governo sardo era raggiunto. La spedizione Bertani-Pianciani era affatto sconvolta. Parte con l’Eberhardt a Taormina, parte a Palermo, e parte col Rustow sulla punta settentrionale dell’Isola. Restava le ultime due Brigate dell’Italia centrale – la ‘Toscane e l’Abruzzi – alle quali bisognava impedire d’invadere gli Stati della Chiesa.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 342, in proposito scriveva che: “Ma torniamo a Garibaldi. L’abbiamo visto giungere nella sera del 16 agosto a Palermo, da cui mancava da un mese: il Bertani l’aveva lasciato in Sardegna. Passata la notte nella sua cameretta di Palazzo Reale, etc…il 22 agosto il Dittatore s’era imbarcato per Messina…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 344, in proposito scriveva che: “Il giorno stesso, il 12 ripeto, giungono inaspettati a Palermo, il ‘Torino’ e più tardi, l’Amazon con parte dei volontari del Bertani…..e ordina al Depretis di trattenere a Palermo tutti i vapori, nella speranza che con la intera spedizione Pianciani egli possa dalla Sicilia sbarcare in qualche punto della costa calabrese. Ma non vi è telegrafo e questo ordine arriva al Depretis con una lettera del Bertani affidata ad un vapore, probabilmente sardo, il quale non giunge a Palermo che il 15, troppo tardi come abbiamo visto, etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 333, in proposito scriveva che: “Il Pianciani abbandonò la Sicilia il 20 agosto e andò in Toscana, donde, come ospite pericoloso, lo espulse il Ricasoli dopo pochi giorni, il 2 settembre. A Palermo, il suo posto era stato preso dal Rustow, che quindi aveva assunto il comando della Divisione, battezzata allora dal Bertani stesso, di ‘Terranova’.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a p. 363, in proposito scriveva che: “A proposito del vapore ‘Garibaldi’ noleggiato dal Bertani per la sua spedizione, nasce tra il Sirtori e il Bertani stesso un increscioso e, credo, ignorato incidente. Il Bertani imbarcato su quel vapore, era giunto da Palermo a Milazzo la sera del 20 agosto. Il Sirtori gli aveva già ordinato che gli mandasse la nave, ma il Bertani rifiutava perché il comandante di quella protestava che secondo gli impegni egli doveva tornar a Genova. Come lo seppe giunto a Milazzo, il Sirtori gli rinnovò l’ordine, giungendo sino al punto di minacciare di arresto il Bertani se ancora si rifiutasse d’obbedire. Questo almeno è quel che si deduce dalla seguente lettera, dato che non mi fu possibile rinvenire il testo dell’ordine Sirtori: “Da bordo del Garibaldi, 20 agosto ore 11 pom. Caro Sirtori – Sarà qui domani l’Independance’ che fa 11 miglia etc..”. Il Bertani si rifrisce alla fermezza con la quale aveva propugnata la fortunata spedizione dei Mille, alla quale, come vedemmo, il Sirtori ed il Medici erano stati avversi….Fortunatamente il Bertani non giunse a Palermo e Depretis non ebbe così da eseguire quell’ordine increscioso, che poi non venne più ricordato forse per il precipitare degli eventi.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”, a cura di Adolfo Omodeo”, a pp. 197-198, in proposito scriveva che: “Fu durante l’assenza di Garibaldi, e precisamente il 14 agosto, che il Sirtori dovette prendere una decisione della massima importanza a proposito delle truppe numerose della spedizione allestita dal Bertani, le quali di mano in mano che giungevano in Sardegna, venivan obbligate da un vapore sardo a ripartire immediatamente per Palermo. In questa città risiedeva Agostino Depretis, prodittatore della Sicilia, il quale non sapeva quali provvedimenti adottare per quella gente armata ed organizzata, che egli non si attendeva poichè da nessuna parte era stato avvisato del suo arrivo, senza contare ch’egli era nell’impossibilità assoluta di fornir loro viveri ed alloggi. Onde sollecitava dal Dittatore e dal Quartier Generale dell’esercito urgnitissime istruzioni e immediati provvedimenti. Nell’impossibilità di chiedere, nonchè di ottenere istruzioni dal Dittatore lontano, il Sirtori si trovò costretto a provvedere di sua iniziativa, e rispose al Depretis ordinandogli di far subito ripartire da Palermo quelle truppe per i porti dello Stretto di Messina, decidendo così quel passaggio sul continente, a cui Garibaldi, tornando dalla Sardegna, fu appena in tempo a partecipare. Tale passaggio naturalmente era già stato tra loro discusso ed anche combinato, almeno nelle sue linee generali, ma non era stato precisato nei suoi dettagli n’è s’era stabilita la data della sua attuazione. Spetta quindi senza alcun dubbio al Sirtori l’averlo ordinato per la notte del 19 agosto: spetta cioè a lui esclusivamente il merito di avere, sotto la propria responsabilità, appiccato l’incendio della rivolta in Calabria, iniziando così la conquista del continente e determinando il crollo completo della monarchia borbonica. Garibaldi stesso, nelle sue Memorie autobiografiche riconosce al suo Capo di Stato Maggiore tutto il merito della sua rapida decisione: “…Il generale Sirtori aveva già disposto in mia assenza che due piroscafi nostri facessero il giro di Sicilia, giungendo a Taormina. Fu codesta una savia e felice risoluzione.”.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Il Pianciani, disorientato e scoraggiato, ubbidì, ma, appena giunto a Palermo, volle incontrarsi col Dittatore. Garibaldi gli osservò che per varcare lo Stretto e proseguire nel Continente gli occorrevano molti uomini e armi e doveva quindi fare conto anche su quelli della spedizione; non aveva però abbandonato l’idea della diversione, che intanto si poteva fare con i volontari di Nicotera e di Caucci raccolti a Firenze e in Romagna; pregava perciò il Pianciani di rimanere a Palermo perchè intendeva valersene; ma il Pianciani obiettò che, mentre potevano restare i suoi sottoposti, egli, che aveva promesso e si era impegnato con tutti i volontari di portarli sul Pontificio, non riteneva di dover più rimanere loro capo in Sicilia, e contava quindi di raggiungere il Nicotera ed il Caucci per tentare con essi la diversione; suggerì come successore al comando il colonnello Rustow. Garibaldi non si oppose, accettò pure le dimissioni, per gli stessi motivi addotti dal Pianciani, del colonnello Tharena e del Gandini delle brigate Milano e Bologna, che furono sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. Le brigate Parma, Bologna, Milano, partirono lo stesso giorno per Milazzo, mentre la Torino, per ordine del Sirtori, stava raggiungendo Giardini girando l’Isola per l’occidente e porsi agli ordini di Bixio, che si apprestava a varcare lo Stretto. Il Bertani giunse a Palermo quando Garibaldi era già partito, e, sempre fermo nell’idea di tentare la diversione, si affrettò a vedere il Pianciani per intendersi con lui. Non fu poca la meraviglia quando seppe delle decisioni prese dal Dittatore e della rinuncia che il Pianciani stesso aveva fatto del comando della Divisione, la quale, come si è detto, si era già avviata per Milazzo. Bertani si lamentò con il Pianciani e gli altri comandanti del troppo precipitoso abbandono del comando e dichiarò che contava ancora di persuadere il Dittatore e che lo andava a tal fine a raggiungere subito.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “Il Garibaldi giunto il 14 a Cagliari, solo parte ne trovò, che già due brigate navigavano a Palermo, e parte dell’altre due stavano per arrivare da Genova; dove il Pianciani aspettò sinchè ebbe la moneta dal governo; però fu alla baia di Terranova sul tardi di quella sera; e raggiunse a Cagliari il Nizzardo che v’ avea menato il resto della gente. L’incontrò presso al porto in una barca venutagli incontro a ingiungergli di voltar per Palermo. Egli, romano, che forte si struggea di farla al Papa, si turbò; per via sopraggiunselo il Gulnara, avviso di guerra sardo, che a nome del governo andava comandando a tutti quei legni di sfilare a Palermo. Giunservi la sera del 17; ma il Pianciani ricusò di far quella guerra, e se ne tornò a Livorno; il surrogò il prussiano Rustow, che li menò a ordinarli a Melazzo.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 263-264, in proposito scriveva: “La mattina del 14 Garibaldi era nel golfo degli Aranci, ma non vi trovò che la massima parte della terza e quarta brigata della divisione di Terranova, cioè le brigate Gandini e Puppi, mentre la prima e seconda brigata, Eberhard e Tharrena, avevano già abbandonato il golfo veleggiando per Palermo; il resto della terza e quarta brigata, collo stato maggiore generale delle suddette truppe, non era ancora arrivato.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 264-265, in proposito scriveva: “La brigata Tharrena venne trattenuta in Palermo e si mostrava dell’umore più inquieto. Il Bisantino, che portava porzione delle brigate Gandini e Puppi e tutto lo stato maggiore generale, benchè tutte le truppe fossero già imbarcate alle 8 ore di mattina , venne però trattenuto in Genova fino al pomeriggio del 13, in conseguenza delle manovre del governo piemontese che quel giorno trattenne il danaro spettante alla spedizione e ne indugiò il pagamento con inconcludenti pretesti. Rüstow insisteva per essere o spedito egli stesso, appena fosse possibile, nel golfo degli Aranci o perchè Pianciani precorresse la spedizione, onde avere in anticipazione un comando superiore per tenere unita la spedizione. Pianciani aveva creduto di non poter aderire al progetto, mentre nelle sue istruzioni dicevasi che dovesse imbarcarsi in ultimo collo stato maggiore generale, Così il Bisantino non arrivò che tardi nel pomeriggio del 14 al golfo degli Aranci, indi alla baja di Terranova.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “Garibaldi però la mattina del 14 non vi trovò che la maggior parte delle brigate Gandini ( Milano) e Puppi (Bologna) e tosto se le prese con sè dirigendosi a Cagliari.”. Dunque, Rustow scriveva che Garibaldi, a Golfo Aranci, il 14 agosto 1860, insieme a Bertani aveva trovato la maggior parte della Brigate Milano e Bologna (la Gandini e la Puppi) e li portò a Cagliari per fare rifornimento. Poi, a p. 266 aggiunge che: “Per Cagliari navigò quindi anche il Bisantino, non avendo Pianciani trovate le altre navi nella baja di Terranova e non avendo rilevato sullo stato delle cose che notizie ancora poco chiare. Nel pomeriggio del 15 il Bisantino arrivò in rada di Cagliari. Ivi incontrò lo stesso Garibaldi col grosso delle brigate Gandini e Puppi, e Garibaldi ordinò a Pianciani di tosto far vela per Palermo ove dovevano seguirlo anche le altre navi appena si fossero rifornite di carbone. Il 16 di sera il Bisantino toccò Palermo. Il 17 mattina Pianciani ebbe un abboccamento con Garibaldi. Garibaldi disse che non poteva acconsentire alla spedizione nella Romagna, perchè non poteva far senza della divisione per la sua intrapresa contro il continente napoletano. Ciò deve essere espressamente ricordato, giacchè, per motivi facili a capirsi, si era diffusa la voce menzognera che Garibaldi avrebbe condotto in persona la spedizione di Terranova nello Stato Pontificio, se la mattina del 14 avesse trovato nel golfo degli Aranci più dei 2000 uomini di Gandini e Puppi. Soltanto questa scarsità di uomini lo avrebbe indotto a condurre la spedizione nella Sicilia. In conseguenza delle spiegazioni di Garibaldi, Pianciani, che aveva promesso di non andare in altro sito che nella Romagna, si dimise dal suo comando, e Garibaldi trasmise il comando sulle tre brigate riunite Tharrena, Gandini e Puppi al capo dello stato maggiore generale, colonnello brigadiere Rüstow, che ebbe in pari tempo incarico di raccogliere ed organizzare la divisione a Milazzo.”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Nel pomeriggio del 15 arrivò desso nella rada di Cagliari. Vi trovò Garibaldi stesso col grosso delle brigate Gandini e Puppi e Garibaldi imparti tosto l’ordine a Pianciani di proseguire il viaggio verso Palermo, dove dovevano seguire gli altri bastimenti, tosto che si fossero provveduti di carbone. Alla sera del 16 il Bizantino arrivò a Palermo. Nella mattina del 17 Pianciani ebbe un’ abbocamento con Garibaldi. Questi gli disse , che non poteva permettere la spedizione sul territorio romano, essendogli indispensabile quella divisione per la sua impresa sul continente napoletano. Bisogna fare espressa menzione di ciò, poichè , per motivi che si possono facilmente comprendere erasi sparsa la voce menzognera, che Garibaldi avrebbe condotta egli stesso la divisione Terranova nelle romagne, se avesse trovato la mattina del 14 più dei 2000 uomini di Gandini e Puppi nel golfo degli aranci, e che solo quel numero scarso di truppe lo aveva fatto risolvere di condurle in Sicilia. In seguito alle spiegazioni di Garibaldi, Pianciani, che aveva promesso di non andare altrove che nella Romagna, diede la sua dimissione, e Garibaldi trasmise il comando sopra delle tre brigate, allora ancor unite, Tharrena, Gandini e Puppi al colonnello brigadiere e fino allora capo dello stato maggiore Rüstow, che ricevette nello stesso tempo l’incarico di raccogliere la divisione in Milazzo e di organizzarla. Rüstow stesso coll’ equipaggio del Bizantino era già nella mattina del 18 a Milazzo, dove giunsero nei giorni seguenti anche il resto delle truppe; così che nel giorno 21 vi aveva già riuniti 4000 uomini circa. Avendo Tharrena chiesto il suo congedo, il maggiore Spinazzi ebbe il comando di quella brigata. A motivo della partenza di Pianciani, dello sviamento della divisione dalla sua originaria destinazione, dei malcontento e della dissensione che nè risultò quà e là, era sorvenuta una certa confusione negli affari, ed un certo numero di ufficiali e di soldati avevano voluto dimettersi con Pianciani a Palermo. Rüstow si diede ora premura di organizzare quelle truppe a Milazzo, provvedendole di armi e munizioni , facendole esercitare, al quale oggetto non avevasi potuto fino allora approfittare d’alcun giorno, salvo per la prima brigata in Genova. Parleremo in seguito della quinta e sesta brigata rimaste nella Media Italia, e che in seguito al nuovo indirizzo preso dalle cose erano state divise dalle prime quattro. Frattanto Garibaldi, che nella mattina dei 17 agosto aveva già lasciato Palermo per recarsi nella costa orientale della Sicilia, cominciò le sue operazioni per passare nelle Calabrie.”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Rüstow stesso coll’ equipaggio del Bizantino era già nella mattina del 18 a Milazzo, dove giunsero nei giorni seguenti anche il resto delle truppe; così che nel giorno 21 vi aveva già riuniti 4000 uomini circa. Avendo Tharrena chiesto il suo congedo, il maggiore Spinazzi ebbe il comando di quella brigata…..Rüstow si diede ora premura di organizzare quelle truppe a Milazzo, provvedendole di armi e munizioni, facendole esercitare, al quale oggetto non avevasi potuto fino allora approfittare d’alcun giorno, salvo per la prima brigata in Genova. Parleremo in seguito della quinta e sesta brigata rimaste nella Media Italia, e che in seguito al nuovo indirizzo preso dalle cose erano state divise dalle prime quattro.”. Dunque, Rustow scriveva che avendo “Tharrena”, che comandava la Brigata Parma, avendo chiesto le sue dimissioni dal comando della stessa, il comando fu affidato al maggiore SPINAZZI. Mario Menghini (….), nel suo “La spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli nei proclami etc…”, a p. 309, dal suo Diario e da una lettera dell’11 settembre 1860, da Napoli, in proposito scriveva che: “Vi dò una notizia, che son persuaso giungerà gradita a molti dei nostri amici, ed è che la 3° brigata Milano, comandata dal colonnello O. Gandini, è entrata la prima in Napoli, delle schiere garibaldine. E’ ben ordinata e ben tenuta: i soldati sono tutti giovani, ma le guerre nazionali hanno il merito di agguerrir presto l’artigiano, il contadino e lo studente. Al fiero sguardo, al portamento ardito, alla carnagione abbronzata e ad una certa serietà intelligente, il direste vecchi soldati. La 3° Brigata apparteneva all’ultima spedizione che partì da Genova ai primi d’agosto, e d’accordo con Garibaldi doveva scendere sulle terre romane.”. Mario Menghini scriveva che a Capua i volontari della 3° brigata, la brigata Milano erano comandati dal Gandini. Si vedrà in seguito che il comando sarà temporaneamente tolto al Rustow e dato al De Giorgi o De Giorgis. Ma abbiamo visto che a Palermo, il Gandini, si dimetterà insieme al Pianciani. Infatti, Giuseppe Maraldi (…), nel suo “La spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 100, riferendosi al rifiuto dato a Garibaldi dal Pianciani, a Palermo, in proposito scriveva che: “Le brigate, Parma, Bologna, Milano, ….Garibaldi non si oppose, accettò pure le dimissioni, per gli stessi motivi addotti dal Pianciani, del colonnello Tharena e del Gandini delle brigate Milano e Bologna, che furono sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi.”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a pp. 725-726, in proposito scriveva che: “A queste parole del Dittatore, Pianciani diede le sue dimissioni, e Garibaldi affidò il comando delle tre brigate Tarrena, Gandini e Puppi al colonnello brigadiere Rustow , che ebbe in pari tempo l’ordine di recarsi in Milazzo e di riunire ed organizzare colà tutta intera quella. Tarrena seguiva intanto l’esempio del Pianciani ed aveva preso il suo congedo; il maggiore Spinazzi ebbe il comando di quella brigata. La partenza di Pianciani, di Tarrena e di altri ufficiali aveva gittato un certo malcontento nei componenti quella spedizione numerosa ;”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 773, in proposito scriveva che: “Il giorno 24 agosto, il generale Garibaldi concentrò tutta la sua armata attiva, eccetto la divisione Rustow che stava tuttavia in Milazzo, nelle vicinanze di Scilla col seguente ordine: alla testa stavano le truppe arrivate di fresco da Sicilia ; poi le brigate Eber e Sacchi, indi la divisione Cosenz e la divisione Medici, e finalmente la divisione Bixio. L’artiglieria, che in parte era disbarcata, fu da Orsini impiegata a formare nuove batterie sul litorale dell’estrema Calabria, perchè l’esercito rivoluzionario, guardato…”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a pp. 361-362, in proposito scriveva che: “§. 14. Numerazione de’ Garibaldini. Gli scrittori garibaldini enumerano le loro milizie così: il Bixio con 4500 presso Taormina e Giardina; altre dodici migliaia a scaloni sulle coste nord-est ; le divisioni Cosenz e Medici e la brigata Eber Eresso Messina a Torre di Faro con ottomila; la brigata Sacchi di 1500 presso Spadafora, e ‘1 Rustow con 4000 a Melazzo. Inoltre l’Orsini con gli artiglieri uniti a Palermo, dodici cannoni, una batteria da montagna, altra da campo e due mortai veniva ; per via tolse due mortai a Melazzo ; e arrivò a Torre di Faro con trentanove pezzi, dove elevava sei batterie di costa, e altre galleggianti, e ponti da imbarcare cavalli. Da tale enumerazione sembrano i soli contati da trentunomila; ma giugnendovi quelli contro la cittadella, i corpi d’artiglieria, quelli rimasti a Palermo, e i 2300 del Nicotera, parrebbero da quarantamila.”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 197-198, in proposito scriveva che: “Giungemmo a Palermo alle 10 circa della sera del giorno 17 agosto ; il generale era arrivato poche ore prima di noi; un suo ajutante venne a dirmi come egli desiderasse che i volontarii restassero a bordo quella notte; io dimandai se per me particolarmente avesse qualche ordine, e sentendo che no, dopo aver date le disposizioni necessarie per lo sbarco nella mattina seguente, scesi a terra che desideravo parlare quanto prima potessi con Garibaldi. Nella sera non mi fu possibile, mi dissero però che egli era in piedi ogni giorno prima delle quattro.”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a p. 208, in proposito scriveva che: “Tornando al discorso che io ebbi con Garibaldi, egli conchiuse dicendomi restassi in Palermo dove, aggiunse cortesemente, avrei avuto un collocamento conveniente; io di questo lo ringraziai, pregandolo invece mi autorizzasse a partire; e da che egli sembrava insistere, soggiunsi : Generale, voi siete troppo uomo di onore per non sentire i doveri che impone una promessa; io sono oltremodo dolente di allontanarmi da voi , e ciò voi potete vedermi nel volto; ma io ho promesso a molti di andare nello Stato Romano, voi stesso ordinate chevadano in quello i volontarii che sono in Toscana, l’onore m’impone di raggiungerli, non per reclamare comandi, ma per unirmi ad essi e fare insieme tutto ciò che sarà possibile perchè i vostri voleri siano eseguiti , perchè quelle infelici popolazioni, che ci aspettano, siano in qualche modo soccorse ; se non riusciremo , io avrò almeno fatto il mio dovere, mantenuta la mia parola. Il Generale mi strinse la mano, aggiungendo dopo un momento di riflessione , voi partite dunque per … Livorno, io replicai; e così ebbe fine il nostro colloquio . – Avendo presentato a lui il colonnello Rüstow, come quello al quale io dovea cedere il comando : Voi lo riterreté , ei gli disse , durante l’assenza del colonnello Pianciani maniera cortese per farmi intendere come fosse dispiacente della determinazione che io avevo dovuto prendere.”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 210-211, in proposito scriveva che: “…quello nel quale lo lasciai a Palermo, delle offerte fattemi perchè rimanessi, del dispiacere mostrato perchè me ne andava. Rimasi quattro giorni a Palermo, aspettando la partenza del vapore per Livorno; intanto i corpi della spedizione che si trovavano già nella città, e che arrivavano dalla Sardegna, erano successivamente diretti a Melazzo ; dello sbarco imminente delle Calabrie si veniva dicendo, fra i più informati, e dopo due giorni se n’ebbe la notizia ufficiale.”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a p. 211, in proposito scriveva che: “…I più restarono , e quelli che vollero partire dimandarono e ottennero licenza regolare, furono forniti di foglio di via e di mezzo di trasporto per tornare.”. Dunque, non tutti i volontari dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani, arrivati a Palermo, si unirono alle truppe Garibaldine. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 152-153, in proposito scriveva che: “Pianciani domandò ancora al generale dove fosse Bertani; « a bordo con me; se volete parlare con lui, venite pure, ma egli può solo ripetervi quello che vi ho detto io ; del resto egli viene pure a Palermo, e là in ogni caso lo vedrete. » E da agile marinaio, come era salito ridiscese nella sua lancia. Pianciani voltosi al capitano ordinò ad alta voce: << A Palermo, e facciamo di arrivarvi il più presto possibile ». Bertani è furente; Pianciani è sconfortato; l’intera spedizione è perplessa; tutta la Sicilia è inquieta per l’assenza del Dittatore; questi vede fallita l’impresa per la quale aveva abbandonato l’iniziato passaggio in Calabria, ed aveva corso il pericolo di essere catturato dalla crociera borbonica; questi serenamente rassicurava tutti , dicendo << state di buon animo , tutto va bene ».” . Dunque, il Pittaluga, sulla scorta del Pianciani, scriveva che Pianciani, a Cagliari, prime che partissero per Palermo, chiedendo a Garibaldi di Bertani scrive che Garibaldi gli avesse risposto « a bordo con me; se volete parlare con lui, venite pure, ma egli può solo ripetervi quello che vi ho detto io ; del resto egli viene pure a Palermo, e là in ogni caso lo vedrete. ». Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 154-155-156, in proposito scriveva che: “Lo scacco subìto al Golfo degli Aranci non aveva abbattuto lo spirito di Bertani, il quale continuava a macchinare intorno alla diversione. Il Dittatore come al solito non si pronunziava; tuttavia la necessità di ritornare in Sicilia, il tempo perduto, i pericoli corsi, gli ostacoli incontrati e tuttora persistenti, gli fecero dire della diversione che ormai era una minestra riscaldata. Mentre si svolgevano tutte queste cose in Sardegna, avveniva, nella notte del 13 al 14 agosto il tentativo di rapimento nel porto di Napoli, del vascello il Monarca. La coincidenza di questo fatto coll’assenza inopinata di Garibaldi dalla Sicilia, fecero attribuire a Garibaldi stesso il fallito tentativo tanto che lo affermarono nelle loro pregiate storie il RUSTow (p . 252 ); DE SIVO ( 138) ; PIGORINI-TURR ( 128 ); DELLI FRANCI ( 86). Ma non è vero affatto, come risulta dal racconto delle cose qui ora esposte, avvenute in Sardegna. La notte del 13 al 14 agosto, Garibaldi era nel Golfo di Terranova. Sul tentato rapimento, vedasi nel cenno biografico di Sgarallino Andrea.”. Niccola Nisco (….), nel suo “Gli ultimi trentasei anni del Reame di Napoli (1824-1860)”, a pp. 117-118, riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “S’imbarcava sul Washington, e , non curando la robusta crociera , navigava al golfo degli Aranci in Sardegna, ove trovavansi i volontari che il Bertani aveva riuniti a Spezia ed a Genova per operare con gli altri riuniti dal Pianciani nell’ Umbria e dal Nicotera in quel di Toscana a Castelpucci, e fattili imbarcare su i piroscafi Franklin e Torino mandava a Palermo e di là a Taormina, ove era il Bixio con la sua divisione. Vi giungeva egli stesso la mattina del 19, ed immediatemente ordinava a Bixio d’imbarcare tutta la gente su due vapori venuti da Palermo. Udito però, scrive il Guerzoni, che le navi avevano bisogno di urgenti raddobbi, si fa per alcuni istanti. Pigiati in quei due piroscafi pieni di avarie e di magagne quattro mila uomini, nella notte del 19 agosto sferra da Taormina. Corre tutta quella notte non visto, non sospettato, nella direzione di Greco, ed ai primi albori del 29 afferra presso Mèlito, tra capo delle Armi e capo Spartivento, il suolo calabrese.”.
Nel 16 di sera o era già 17 (?) agosto 1860, a Palermo arrivò il colonnello PIANCIANI con lo Stato Maggiore, il colonnello RUSTOW, ed una parte della Brigata BOLOGNA o PUPPI (le truppe di volontari dell’ex ‘Spedizione PIANCIANI’ (poi detta di Terranova), il maggiore Giovan Battista CATTABENI di Senigallia, il maggiore BASSI di Siena e FERRACINI
Dalla Sardegna, il primo a ripartire per la Sicilia fu Garibaldi sul vapore Washington, ma sia Bertani che il Pianciani, che era arrivato sul “Byzantin”, ripartirono per la Sicilia solo dopo Garibaldi in quanto i vapori non avevano fatto del tutto rifornimento di carbone. Il colonnello Luigi Pianciani, comandante della Spedizione battezzata dal Bertani “Terranova”, si era partito d Genova, con Rustow e tutto lo Stato Maggiore, insieme ad altri volontari garibaldini che ancora non erano arrivati a Golfo Aranci. Si è visto che essi da Cagliari, ingiunti da Garibaldi dovettero ripartire per Palermo, ma essi non viaggiarono con Garibaldi che pure viaggiò per mare per Palermo ma ripartirono da Cagliari sul vapore Byzantin. Arrivarono a Palermo. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a pp. 157, in proposito scriveva che: “II…fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Il colonnello Rustow, nella traduzione di Eliseo Porro (…..), nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), a p. 8, in proposito scriveva che: “Giunsimo a Palermo il 16 sera ad ora troppo avanzata per operare lo sbarco, epperciò Pianciani, lo differi fino alle 4 della mattina seguente. Quando giunsi al bivacco, vidi Garibaldi e Pianciani, e seppi che quest’ultimo aveva già deposto il comando perchè avendo dato parola ai suoi amici politici che non sarebbe sbarcato su alcun punto d’Italia fuori dagli Stati Papalini, si ricusò di cooperare ad ogni altra destinazione determinata da Garibaldi per le nostre truppe. Con ciò egli pensò procedere da uomo d’onore.”. Dunque, il colonnello Rustow, che coe facente parte dello Stato Maggiore si imbarcò con Pianciani a Genova, scriveva che arrivarono da Cagliari a Palermo il 16 agosto 1860, ma di sera: “ad ora troppo avanzata per operare lo sbarco, epperciò Pianciani, lo differi fino alle 4 della mattina seguente.”. Infatti, Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 197-198, in proposito scriveva che: “Giungemmo a Palermo alle 10 circa della sera del giorno 17 agosto; il generale era arrivato poche ore prima di noi; un suo ajutante venne a dirmi come egli desiderasse che i volontarii restassero a bordo quella notte; io dimandai se per me particolarmente avesse qualche ordine, e sentendo che no, dopo aver date le disposizioni necessarie per lo sbarco nella mattina seguente, scesi a terra che desideravo parlare quanto prima potessi con Garibaldi. Nella sera non mi fu possibile, mi dissero però che egli era in piedi ogni giorno prima delle quattro.”. Dunque, il Pianciani testimonia essere arrivato a Palermo il 17 agosto 1860. Ma Pianciani scriveva che arrivarono a Palermo il 17 agosto 1860 perchè, infatti, il Rustow spiega che il Pianciani: “lo differi fino alle 4 della mattina seguente.”. A questo punto, però noto e faccio una precisazione. Agostino Bertani, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Bertani, giunto che fu a Palermo, radunati con Rustow, secondo gli ordini di Garibaldi, quattomila cinquecento volontari a Milazzo, etc…”. Dunque, da ciò che scriveva il Bertani nel suo Diario si evince che egli da Cagliari era arrivato a Palermo dopo di Garibaldi e quindi, da ciò deduco che forse Bertani si era imbarcato con Pianciani e Rustow sul vapore Byzantin. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 169 e ssg., riferendosi a Garibaldi a Golfo Aranci, in proposito scriveva che: “….Fissa Cagliari per radunare tutti, e volendo andare lui alla Maddalena per fare carbone (o per ispirarsi a Caprera ? ), Bertani monta a bordo d’altro legno, risoluto a non più abbandonare la spedizione e fare eseguire gli ordini di Garibaldi qualunque siano per essere. A tutte le domande ansiose, alle osservazioni dispettose di non pochi degli ardenti fautori della spedizione nel Pontificio, egli risponde: <Si va dove, quando, come Garibaldi ordinerà. E i volontari s’acquetarono pur fremendo.”. Dunque, dalle parole di Bertani e della White, traspare che, Garibaldi, prima di allontanarsi per andare a Caprera, sua isola amata (senza “Bertani monta a bordo d’altro legno), etc…”), Bertani, invece, salì su un altro vapore (che non era il Washington) dove vi erano parte delle sue truppe della Spedizione Terranova, scrive la White: “risoluto a non più abbandonare la spedizione e fare eseguire gli ordini di Garibaldi qualunque siano per essere.”. Agostino Bertani, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo, etc….”. Dunque, la White scriveva che, Garibaldi, “ritornato da Caprera a Cagliari”, (col Washington) nota che a Cagliari era arrivato (il 14 agosto 1860 anche il Pianciani, sul “Bysantin”, con una parte della brigata Puppi e con lo Stato Maggiore (Rustow ed altri. Riguardo a Bertani a Cagliari dopo il rientro di Garibaldi da Caprera, vediamo cosa scriveva un altro testimone di eccezione. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 190 e ssg., riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “…..stringendomi amichevolmente la mano, soggiungeva: “State di buon animo, Colonnello, tutto va bene, ci parleremo a Palermo, io vi seguirò, e così dicendo scendeva nella sua barchetta; io volli dimandare dove fosse il Bertani. A bordo con me, rispose: se volete parlar con lui venite pure, ma egli può solo ripetervi quello che vi ho detto io; del resto egli pure viene a Palermo e là in ogni caso lo vedrete. Etc..”. Dunque, Pianciani scriveva che Garibaldi gli disse che Bertani era sul vapore Washington e che con lui doveva viaggiare fino a Palermo, dove avrebbe potuto vedere ed incontrare. Dunque, a Cagliari, secondo quanto scrive il Pianciani, Bertani era con Garibaldi che gli promise che Bertani poteva vederlo a Palermo. Pianciani non incontrò Bertani a Cagliari. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 170 e ssg., riferendosi a Garibaldi a Golfo Aranci, in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi , trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo, domanda diecimila cartucce. Questi temendo nuovo sperpero fa consegnare le cartucce, ma vuole rimanere coi volontari, e a sua giustificazione prega il generale di dare l’ordine in iscritto per Palermo. Eccolo: “Esercito Meridionale. Cagliari , 15 agosto 1860. Caro Bertani, Con tutta la gente che avete a disposizione venite a raggiungermi in Sicilia. G. Garibaldi.”.”. Dunque, secondo ciò che scrisse la White, Garibaldi invitò Bertani a seguirlo a Palermo ma Bertani “vuole rimanere coi volontari, etc…” e, prega Garibaldi di scrivergli l’ordine di recarsi a Palermo. Dunque, Bertani non partì il 16 agosto 1860 da Cagliari con Garibaldi ma partì senza Garibaldi ed arrivò a Palermo solo dopo Garibaldi e solo dopo il Pianciani. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “Così infatti avvenne e dopo pochi giorni di sosta a Golfo Aranci, nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. “. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 264-265, in proposito scriveva: “Il Bisantino, che portava porzione delle brigate Gandini e Puppi e tutto lo stato maggiore generale, ………..”, poi continuando il suo discorso, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “Nel pomeriggio del 15 il Bisantino arrivò in rada di Cagliari. Ivi incontrò lo stesso Garibaldi col grosso delle brigate Gandini e Puppi, e Garibaldi ordinò a Pianciani di tosto far vela per Palermo ove dovevano seguirlo anche le altre navi appena si fossero rifornite di carbone. Il 16 di sera il Bisantino toccò Palermo. Il 17 mattina Pianciani ebbe un abboccamento con Garibaldi. Etc…”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Alla sera del 16 il Bizantino arrivò a Palermo. Nella mattina del 17 Pianciani ebbe un’ abbocamento con Garibaldi. Etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “Pianciani….Il 16 giunge a Palermo, mentre le truppe restano a bordo egli, impaziente, scende a terra sperando di parlare con Garibaldi che è giunto prima di lui.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 342, in proposito scriveva che: “Ma torniamo a Garibaldi. L’abbiamo visto giungere nella sera del 16 agosto a Palermo, da cui mancava da un mese: il Bertani l’aveva lasciato in Sardegna. Passata la notte nella sua cameretta di Palazzo Reale, etc…il 22 agosto il Dittatore s’era imbarcato per Messina…”. Dunque, Agrati scriveva che il Bertani era rimasto in Sardegna mentre Garibaldi già era ripertito per Palermo. Infatti, Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Il Bertani giunse a Palermo quando Garibaldi era già partito, e, sempre fermo nell’idea di tentare la diversione, si affrettò a vedere il Pianciani per intendersi con lui.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “Il Garibaldi…a Palermo. Griunservi la sera del 17; ma il Pianciani ricusò di far quella guerra, e se ne tornò a Livorno; il surrogò il prussiano Rustow, che li menò a ordinarli a Melazzo.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “….a Palermo. Giunservi la sera del 17; ma il Pianciani ricusò di far quella guerra, e se ne tornò a Livorno; il surrogò il prussiano Rustow, che li menò a ordinarli a Melazzo.”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Frattanto Garibaldi, che nella mattina dei 17 agosto aveva già lasciato Palermo per recarsi nella costa orientale della Sicilia, cominciò le sue operazioni per passare nelle Calabrie.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 154-155-156, in proposito scriveva che: “Dei vapori partiti da Cagliari per Palermo, giunse primo il Washington con Garibaldi nel pomeriggio del 16 agosto. Appena giunto il Dittatore si occupò delle gravissime cose politiche di quei giorni, dell’annessione prima di tutto, che era l’argomento della discordia; dei bisogni dell’esercito, delle disposizioni per il passaggio in Calabria. Pianciani giunse col Bisantino alle 10 di sera dello stesso 16 agosto, e, sceso a terra, cercò subito di essere ricevuto dal Dittatore, fissa sempre la mente di rimediare in qualche modo al disguido della diversione, e di indirizzarla alle terre pontificie dalla Sicilia stessa, cosa d’altronde che risultava nell’ordine d’idee stabilito nel compromesso di Genova con Farini. Il Dittatore essendo già a letto, gli fu detto di ritornare alle 4 dell’indomani mattina. Etc…”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a pp. 725-726, in proposito scriveva che: “……………………………..”.
Nel 17 agosto 1860, a Palermo, il colloquio tra GARIBALDI e il colonnello PIANCIANI che si dimise dal comando della Spedizione TERRANOVA (ex spedizione Bertani-Pianciani)
Eliseo Porro (…..), nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), a pp. 8-9, in proposito scriveva che: “Giunsimo a Palermo il 16 sera ad ora troppo avanzata per operare lo sbarco, epperciò Pianciani, lo differi fino alle 4 della mattina seguente. Quando giunsi al bivacco, vidi Garibaldi e Pianciani, e seppi che quest’ultimo aveva già deposto il comando perchè avendo dato parola ai suoi amici politici che non sarebbe sbarcato su alcun punto d’Italia fuori dagli Stati Papalini, si ricusò di cooperare ad ogni altra destinazione determinata da Garibaldi per le nostre truppe. Con ciò egli pensò procedere da uomo d’onore. In quanto a me, non vincolato come il colonnello Pianciani e d’altronde considerando che noi avevamo sempre riconosciuto Garibaldi come nostro capo supremo, pensai che a lui solo competesse il diritto di decidere sull’indirizzo delle nostre operazioni. Sebbene assai penoso ed amaro, mi riuscisse il rinunciare ad un’impresa per la quale aveva già tutto predisposto e che vagheggiava con viva passione, pure non esitai a ciecamente sottomettermi agli ordini di Garibaldi. Esso mi affidò il comando della spedizione, ossia della divisione di Terranova, che d’allora in poi fu così nominata, ingiungendomi d’imbarcare per le 4 pomeridiane dello stesso giorno, tosto che le truppe avessero fatto il rancio, e di salpare per Milazzo, dove tutta la parte disponibile della divisione doveva riunirsi. Vi arrivai il 18 a mezzodi e nei susseguenti due giorni fui raggiunto dagli altri legni.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a p. 266 aggiunge che: “Il 16 di sera il Bisantino toccò Palermo. Il 17 mattina Pianciani ebbe un abboccamento con Garibaldi. Garibaldi disse che non poteva acconsentire alla spedizione nella Romagna, perchè non poteva far senza della divisione per la sua intrapresa contro il continente napoletano. Ciò deve essere espressamente ricordato, giacchè, per motivi facili a capirsi, si era diffusa la voce menzognera che Garibaldi avrebbe condotto in persona la spedizione di Terranova nello Stato Pontificio, se la mattina del 14 avesse trovato nel golfo degli Aranci più dei 2000 uomini di Gandini e Puppi. Soltanto questa scarsità di uomini lo avrebbe indotto a condurre la spedizione nella Sicilia. In conseguenza delle spiegazioni di Garibaldi , Pianciani , che aveva promesso di non andare in altro sito che nella Romagna, si dimise dal suo comando, e Garibaldi trasmise il comando sulle tre brigate riunite Tharrena, Gandini e Puppi al capo dello stato maggiore generale, colonnello brigadiere Rüstow, che ebbe in pari tempo incarico di raccogliere ed organizzare la divisione a Milazzo.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “In conseguenza delle spiegazioni di Garibaldi, Pianciani, che aveva promesso di non andare in altro sito che nella Romagna, si dimise dal suo comando, etc…”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156 e ssg., in proposito scriveva pure che: “Allora questi fece cortesi saluti ed auguri a Pianciani, il quale nel congedarsi presentò al Dittatore il colonnello Rustow come quello al quale cedeva il comando delle tre brigate, Parma, Milano e Bologna (Tharrena, Gandini, Puppi), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero l’ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo. I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, perchè era stata cambiata la destinazione per la quale eransi impegnati, e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. L’altra brigata Eberhardt,..di recarsi a Giardini agli ordini di Bixio.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “Così infatti avvenne e dopo pochi giorni di sosta a Golfo Aranci, nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 332, in proposito scriveva che: “Ma Pianciani non si arrende e non accetta il cambiamento di programma: egli s’è impegnato per gli Stati Romani, non per la Calabria; e, senz’altro, si dimette indicando il Rustow a suo successore. Con lui, se ne vanno il Tharrena e qualche altro. Pochi giorni dopo, il Pianciani pubblica una protesta dichiarandosi repubblicano, ma affermando di aver lealmente accettato il programma “Italia e Vittorio Emanuele” cui intendeva tenersi fedele. Però, dice, ritener suo dovere “di opporsi a coloro che negoziano i popoli etc…”. Agrati, a p. 333, in proposito aggiunge che: “Il Pianciani abbandonò la Sicilia il 20 agosto e andò in Toscana, donde, come ospite pericoloso, lo espulse il Ricasoli dopo pochi giorni, il 2 settembre. A Palermo, il suo posto era stato preso dal Rustow, che quindi aveva assunro il comando della Divisione, battezzata allora dal Bertani stesso, di Terranova.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 170 e ssg., riferendosi a Garibaldi a Golfo Aranci, in proposito scriveva che: “Queste istruzioni chiariscono di nuovo come Garibaldi non avesse mai abbandonata l’idea prediletta. Vero è che rifiutò di lasciar Pianciani, giunto a Palermo, partire colla spedizione lì per lì, per sbarcare negli Stati pontifici. Onde la sua dimissione da Garibaldi accettata con queste parole: Non crediate però che io abbia cambiato di pensiero per quanto si riferisce allo Stato pontificio: desidero invece, e più che mai, che la insurrezione si promuova, si sostenga in quello energicamente; ma ciò può farsi benissimo coi volontari che sono in Firenze e nelle Romagne; molte volte si ottiene più con duemila uomini che con diecimila. Che facciano dunque, e se non potranno finire, comincino almeno: noi andremo ad incontrarli per terminar l’opera che avranno iniziata , e voi sapete che a me piace far presto.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 154-155-156, in proposito scriveva che: “Dei vapori partiti da Cagliari per Palermo, giunse primo il Washington con Garibaldi nel pomeriggio del 16 agosto. Appena giunto il Dittatore si occupò delle gravissime cose politiche di quei giorni, dell’annessione prima di tutto, che era l’argomento della discordia; dei bisogni dell’esercito, delle disposizioni per il passaggio in Calabria. Pianciani giunse col Bisantino alle 10 di sera dello stesso 16 agosto, e, sceso a terra, cercò subito di essere ricevuto dal Dittatore, fissa sempre la mente di rimediare in qualche modo al disguido della diversione, e di indirizzarla alle terre pontificie dalla Sicilia stessa, cosa d’altronde che risultava nell’ordine d’idee stabilito nel compromesso di Genova con Farini. Il Dittatore essendo già a letto, gli fu detto di ritornare alle 4 dell’indomani mattina. Ricevuto all’ora indicata, Garibaldi gli disse subito che per le sue operazioni gli occorreva di riunire quanti più uomini potesse, e che perciò doveva contare sulle truppe da lui Pianciani condotte in Sicilia. Ma subito soggiungeva che egli era sempre d’avviso che fosse utilissimo di operare la diversione nello Stato pontificio, di promuovere colà l’insurrezione, e di sostenerla energicamente; che intanto si facesse subito coi volontari di Nicotera e di Caucci apprestati a Firenze ed in Romagna ; « molte volte si ottiene più con 2000 uomini che con 10.000; che facciano adunque; e se non potranno finire comincino almeno, che noi andremo ad incontrarli per terminare assieme l’opera che avranno incominciata.>> Disse poi a Pianciani che rimanesse a Palermo che avrebbe pensato a valersi di Lui. Ma Pianciani fece osservare al Dittatore che potevano bensì restare i suoi sottoposti, e che li aveva esortati a ciò fare; non lui che aveva promesso di condurli altrove . Inoltre poichè il Dittatore aveva detto che poteva bastare a compiere la diversione nello Stato romano quella parte dei suoi dipendenti che si trovava tuttora in Toscana e Romagna, l’onore gli imponeva di raggiungerla per fare il possibile nel senso indicato dal Dittatore. Allora questi fece cortesi saluti ed auguri a Pianciani, il quale nel congedarsi presentò al Dittatore il colonnello Rustow come quello al quale cedeva il comando delle tre brigate Parma, Milano, Bologna (Tharrena , Gandini e Puppi ), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo. I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, perchè era stata cambiata la destinazione per la quale eransi impegnati, e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. L’altra brigata Eberhardt, appena toccato Palermo col Torino, aveva ricevuto ordine da Sirtori di girare attorno alla Sicilia per l’Occidente ed il Mezzogiorno, e di recarsi a Giardini agli ordini di Bixio.”.
Nel 17 agosto 1860, a Palermo, Garibaldi e le dimissioni dei comandanti dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani (chiamata TERRANOVA): PIANCIANI (Comandante in capo), il colonnello THARRENA (comandante della Brigata PARMA), che fu affidata al maggiore SPINAZZI e, il colonnello GANDINI (comandante della Brigata MILANO)
I garibaldini della “Spedizione Bertani-Pianciani” sbarcarono in Sicilia, a Palermo, ivi indirizzati da Garibaldi e dove Garibaldi ed i suoi Mille avevano già conquistato la Sicilia. In seguito all’arrivo di una parte delle truppe dell’ex Spedizione “Terranova” o ex “Spedizione Pianciani”, a Palermo, che Garibaldi e Bertani avevano trovate a Golfo Aranci ivi riunite, in seguito al colloquio che Garibaldi ebbe col il Comandante in Capo di dette truppe, il colonnello Pianciani, alcuni comandanti delle designate Brigate, insieme a lui si dimisero. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 154-155-156, in proposito scriveva che: “Pianciani giunse col Bisantino alle 10 di sera dello stesso 16 agosto, e, sceso a terra, cercò subito di essere ricevuto dal Dittatore, fissa sempre la mente di rimediare in qualche modo al disguido della diversione etc…”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 197-198, in proposito scriveva che: “Giungemmo a Palermo alle 10 circa della sera del giorno 17 agosto; il generale era arrivato poche ore prima di noi; etc…”. Dunque, Pianciani arrivò la sera del 17 agosto 1860 ma non potè vedere subito Garibaldi. Infatti, Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 6, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “L’esercito venne diviso in 6 piccole brigate, alle quali si diede il nome dei paesi dov’erano state formate, o di quelli che avevano fornito il maggior contingente per la loro formazione.”. Dunque, in questo passaggio Rustow scriveva che al piccolo esercito partito da Genova per la Sardegna, comandato dal colonnello Pianciani, era costituito da 6 Brigate a cui venne dato il nome delle città di provenienza dei volontari e quindi si ebbero la: “Così la 1° Brigata si chiamò Genova; la 2° Parma; la 3° Milano; la 4° Bologna; la 5° Toscana; la 6à degli Abruzzi. Il colonnello Pianciani ne aveva il comando in capo; io fui capo dello Stato Maggiore e Comandante in secondo.”. Rustow aggiunge che il piccolo esercito di volontari era comandato dal colonnello Pianciani che volle Rustow come capo di Stato maggiore e comandante in secondo. Garibaldi accettò le dimissioni di Pianciani, di Tharrena e di Gandini e li sostituì con altri comandanti. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a p. 211, in proposito scriveva che: “…I più restarono , e quelli che vollero partire dimandarono e ottennero licenza regolare, furono forniti di foglio di via e di mezzo di trasporto per tornare.”. Dunque, non tutti i volontari dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani, arrivati a Palermo, si unirono alle truppe Garibaldine. Inoltre Garibaldi, in quella occasione, il 17 agosto 1860 a Palermo nominò Capo di Stato Maggiore il colonnello Wilhelm RUSTOW, per gli italiani Guglielmo RUSTOW, che come vedremo li porterà a Sapri, insieme al generale TURR a cui era stato affidato il comando in Capo delle dette Truppe garibaldine. A Rustow, fu dato subito l’incarico di portare quelle truppe a Milazzo, dove arrivarono il 17-18 agosto 1860. Per questa fase, i maggiori testimoni restano il Rustow ed il Pianciani. Oltre al fatto che alcuni comandanti si dimisero, Garibaldi decise di aggregare queste truppe alla 15° Divisione, in quel momento affidata al generale TURR. Il generale Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, (prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “Il corpo di Rustow fu per ordine di Garibaldi unito alla 15. divisione comandata da Turr ….Vennero quindi imbarcati nella sera del 1. Settembre circa 1500 uomini, cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma; dovendo il resto della brigata Parma seguire il più presto possibile, ed anche quella di Bologna, in quanto lo avesero permesso il numero dei legni disponibili.”. Giulio Adamoli, nel suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario”, Milano, ed. Treves, 1861, a pp. 145-146 scriveva che: “Il contingente straniero della 15° Divisione, già così ricco, si accrebbe, con la Spedizione Pianciani, …..e i suoi capi, il Pianciani e il Bertani, si dimisero, le brigate, di cui essa si componeva, vennero distribuite fra i comandi dell’esercito meridionale. Il colonnello Rustow, che era con il Pianciani, rimasto quindi in disponibilità, fu chiamato dal Turr a disimpegnare le funzioni di capo di stato maggiore della sua divisione. Così egli divenne mio superiore.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Infatti partì, e il 18 arrivò a Milazzo, ma non trovò più il Generale; trovò invece le tre brigate comprendenti circa 4500 uomini comandate dal Rustow. A Milazzo il 19 agosto pervenne pure il Turr con l’ordine del Dittatore di aggregare i volontari di Terranova alla 15° Divisione.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a p. 258, in proposito scriveva: “Comandante in capo di essa era il colonnello Pianciani e capo dello stato maggiore generale il colonnell G. Rüstow, che avevano specialmente diretto l’organizzazione.“. Dunque, secondo la testimonianza stessa di Rustow, gli furono affidate le tre brigate “Tharrena” (che poi si dimise insieme a Pianciani e quindi passò al maggiore Spinazzi, la brigata “Milano” (Gandini) e “Puppi”. “Avendo Tharrena data la sua dimissione, la di lui brigata passò al maggiore Spinazzi.”. Dunque, “Tharrena”, che faceva parte del corpo di Spedizione ex Pianciani, si era dimesso a Palermo. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Avendo Tharrena chiesto il suo congedo, il maggiore Spinazzi ebbe il comando di quella brigata…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “….nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, ebbe ordini da Garibaldi di portarli a Milazzo con tre brigate, mentre quella di Eberhard, imbarcata sul vapore ‘Franklin’, fu inviata alla costa meridionale dell’isola per unirsi alla colonna di Bixio. Etc…”. Come abbiamo visto in precedenza, il colonnello Tharena comandava la Brigata PARMA. Dunque, Rustow scriveva che avendo “Tharrena”, che comandava la Brigata Parma, avendo chiesto le sue dimissioni dal comando della stessa, il comando fu affidato al maggiore SPINAZZI. Dunque, la BRIGATA PARMA ebbe come nuovo comandante il maggiore SPINAZZI.La brigata Parma, in origine comandata da Tharena e che in seguito alle dimissioni di Tharrena, fosse passata al maggiore Spinazzi. Tharena comandava la brigata “Parma” dell’ex spedizione Pianciani ma, insieme a Pianciani il 16 agosto 1860 diede le sue dimissioni. Su Wikipedia, alla voce “Pietro Spinazzi” leggiamo che Pietro Spinazzi, si arruolò nell’esercito regolare sabaudo, con il grado di capitano, stabilendosi nuovamente a Genova, per lasciarlo nel 1860 per seguire Giuseppe Garibaldi nella campagna dell’Italia meridionale al seguito della spedizione guidata da Luigi Pianciani, detta anche spedizione Terranova, forte di circa 8.940 uomini. Maggiore della 2ª Brigata “Parma”, comandata dal colonnello Tharrena, giunse in Sicilia via nave sbarcando a Palermo, l’11 agosto, e pochi giorni, a Milazzo, sostituì al comando della Brigata lo stesso colonnello Tharrena dimessosi in polemica con il comando generale in quanto cambiata le destinazione di impiego della sua unità. Durante la campagna guidò l’ex 2ª Brigata “Tharrena”, composta da 700 uomini circa, sempre agli ordini di Nino Bixio, comandante della 18ª Divisione dell’esercito meridionale, e per il valore dimostrato, il 1º ottobre nella battaglia del Volturno, durante il combattimento di Ponti della Valle di Maddaloni, fu elogiato ufficialmente dallo stesso, promosso al grado di tenente colonnello e proposto della croce al valore militare di Savoia che poi non ottenne. Il 21 maggio il Ministero della Guerra conferiva al luogotenente colonnello Pietro Spinazzi il comando del 2º Reggimento Volontari Italiani in formazione a Como. Il colonnello era nativo di Parma, sposato con figli, aveva oltre cinquant’anni d’età. Proveniva dai ranghi dell’esercito regolare che aveva lasciato volontariamente per inseguire l’irresistibile richiamo di Garibaldi. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156, in proposito scriveva che: “Ma Pianciani fece osservare al Dittatore che potevano bensì restare i suoi sottoposti, e che li aveva esortati a ciò fare; non lui che aveva promesso di condurli altrove. Inoltre poichè il Dittatore aveva detto che poteva bastare a compiere la diversione nello Stato romano quella parte dei suoi dipendenti che si trovava tuttora in Toscana e Romagna, l’onore gli imponeva di raggiungerla per fare il possibile nel senso indicato dal Dittatore. Allora questi fece cortesi saluti ed auguri a Pianciani, il quale nel congedarsi presentò al Dittatore il colonnello Rustow come quello al quale cedeva il comando delle tre brigate Parma, Milano, Bologna (Tharrena , Gandini e Puppi ), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo. I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, perchè era stata cambiata la destinazione per la quale eransi impegnati, e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. L’altra brigata Eberhardt, appena toccato Palermo col Torino, aveva ricevuto ordine da Sirtori di girare attorno alla Sicilia per l’Occidente ed il Mezzogiorno, e di recarsi a Giardini agli ordini di Bixio.”. Dunque, in questo passaggio il Pittaluga scrive che Tharrena e Gandini si dimisero, ed il comando delle due loro brigate, la “Tharrena” e la “Milano” passarono rispettivamente ai due colonnelli Spinazzi e De Giorgi, ma a noi da altri autori non risulta che a Sapri, la Brigata MILANO arrivasse con il De Giorgi o De Giorgis senza il colonnello GANDINI. In effetti, oltre al Pittaluga anche altri autori scrissero che GANDINI si era dimesso. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Il Pianciani, …..suggerì come successore al comando il colonnello Rustow. Garibaldi non si oppose, accettò pure le dimissioni, per gli stessi motivi addotti dal Pianciani, del colonnello Tharena e del Gandini delle brigate Milano e Bologna, che furono sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. Le brigate Parma, Bologna, Milano, partirono lo stesso giorno per Milazzo, etc…”. Dunque, secondo il generale Pittaluga, la brigata “Milano” non era più comandata dal colonnello Gandini che fu sostituito con De Giorgi. A me risulta che Gandini, che comandava la brigata “Milano” sbarcò a Paola e poi a Sapri. Dunque, Pittaluga scriveva che una volta allontanato il Pianciani e, dimessisi i colonnelli Tharrena e Gandini, che chiesero di essere dispensati, essi furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi o De Giorgis. Spinazzi sostituendo Tharrena, andava a comandare la Brigata “PARMA”; De Giorgi, sostituendo Gandini andava a comandare la Brigata “MILANO”. Dei colonnelli Spinazzi e De Giorgi o De Giorgis, ci parla Rustow che, il 3 settembre era con loro a Sapri. Per esempio, il colonnello Cesare Cesari, del Ministero della Guerra nel testo citato, a p. 172, in proposito scriveva che: “Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano a loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”. Dalla revisione di queste notizie troviamo il Gandini che condusse le truppe della brigata “Milano”, la brigata “Parma” condotta dal maggiore Spinazzi.A Palermo non era ancora arrivata la Brigata BOLOGNA o PUPPI. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, ecc…, a pp. 259-260 e ssg., addirittura lo chiama “CANTINI”, non “GANDINI” ed in proposito scriveva che: “Così la 1° Brigata era chiamata ‘Genova’, la 2° ‘Parma’, la 3° Milano, la 4° Bologna, la 5° Toscana, e l’ultima, la 6° Abruzzi….Le prime 4 agli ordini rispetivamente dei colonnelli Eberhardt, Tharrena, Cantini e Puppi, etc…”. E’ un errore di trascrizione ? Il comandante della 3° brigata Milano non era “Cantini” ma Gandini. Dalla revisione di queste notizie troviamo il colonnello “Gandini” che condusse le truppe della brigata “Milano”, la brigata “Parma” condotta dal maggiore Spinazzi. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, in questo passaggio, il Pecorini-Manzoni scriveva che una volta in Sicilia, a Palermo, le truppe della ex spedizione Pianciani, vennero denominate: “Tharena” (poi chiamata Spinazzi), “Milano”, comandata dal Rustow, “Puppi” (poi in seguito chiamata “Sacchi”), la “Nicotera” (poi in seguito chiamata “Spangaro”). Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Pecorini scriveva che dopo queste dimissioni, la truppa dell’ex spedizione Bertani-Pianciani veniva divisa: “Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, in questo passaggio, il Pecorini-Manzoni scriveva che una volta in Sicilia, a Palermo, le truppe della ex spedizione Pianciani, vennero denominate: “Tharena” (poi chiamata Spinazzi), “Milano”, comandata dal Rustow, “Puppi” (poi in seguito chiamata “Sacchi”), la “Nicotera” (poi in seguito chiamata “Spangaro”). Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 444, in proposito scriveva che: “Il Rustow, un esule tedesco, era al comando di questa brigata o meglio piccolo battaglione “Milano”, già affidato al comando del Pianciani, poi a quello del Turr, a Sapri e al Volturno. Importante.”. Traveljan (….), sulla scorta della White-Mario (….), che non vedeva di buon occhio i cavouriani Turr e Rustow, scriveva che all’“esule tedesco” Rustow, gli fu concesso da Garibaldi solo il comando della brigata “Milano”. Ma ciò non corrisponde al vero. Al Rustow, in seguito alle dimissioni del conte Luigi Pianciani, Garibaldi affidò lo Stato Maggiore delle tre brigate “Milano”, “Parma” e “Bologna”. La brigata “Milano” era comandata dal colonnello Gandini che pare si fosse dimesso e per questo motivo affidata al comando del maggiore De Giorgis; la brigata “Bologna”, comandata da Puppi; etc…Mario Menghini (….), nel suo “La spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli nei proclami etc…”, a p. 309, dal suo Diario e da una lettera dell’11 settembre 1860, da Napoli, in proposito scriveva che: “Vi dò una notizia, che son persuaso giungerà gradita a molti dei nostri amici, ed è che la 3° brigata Milano, comandata dal colonnello O. Gandini, è entrata la prima in Napoli, delle schiere garibaldine…..La 3° Brigata apparteneva all’ultima spedizione che partì da Genova ai primi d’agosto, e d’accordo con Garibaldi doveva scendere sulle terre romane.”. Mario Menghini scriveva che a Capua i volontari della 3° brigata, la brigata Milano erano comandati dal Gandini. Si vedrà in seguito che il comando sarà temporaneamente tolto al Rustow e dato al De Giorgi o De Giorgis. Ma abbiamo visto che a Palermo, il Gandini, si dimetterà insieme al Pianciani. Infatti, Giuseppe Maraldi (…), nel suo “La spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 100, riferendosi al rifiuto dato a Garibaldi dal Pianciani, a Palermo, in proposito scriveva che: “Le brigate, Parma, Bologna, Milano, ….Garibaldi non si oppose, accettò pure le dimissioni, per gli stessi motivi addotti dal Pianciani, del colonnello Tharena e del Gandini delle brigate Milano e Bologna, che furono sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 332, in proposito scriveva che: “Ma Pianciani non si arrende e non accetta il cambiamento di programma: egli s’è impegnato per gli Stati Romani, non per la Calabria; e, senz’altro, si dimette indicando il Rustow a suo successore. Con lui, se ne vanno il Tharrena e qualche altro. Etc…”.
LA NOMINA DI RUSTOW
Nel 16-17 agosto 1860, a Palermo, Garibaldi nominò il colonnello Wilhelm RUSTOW Capo di Stato Maggiore di tre brigate (che facevano parte dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani): la Brigata MILANO (comandata da CANTINI o GANDINI (?) affidata al maggiore DE GIORGIS ?), la Brigata PARMA (comandata dal maggiore SPINAZZI), la Brigata BOLOGNA (affidata al tenente PUPPI), che vennero così aggregate all’Esercito Meridionale ed alla 15° Divisione
I garibaldini della “Spedizione Bertani-Pianciani” sbarcarono in Sicilia, ivi indirizzati da Garibaldi e dove Garibaldi ed i suoi Mille avevano già conquistato la Sicilia. In seguito all’arrivo dell’ex Spedizione “Terranova” o “Spedizione Pianciani”, a Palermo ed alle dimissioni del loro capo Luigi Pianciani, Garibaldi decise di affidare l’incarico di Capo di Stato Maggiore al colonnello polacco Wilhelm Rustow, per gli italiani Guglielmo Rustow, al quale fu dato subito l’incarico di portare quelle truppe a Milazzo, dove arrivarono il 17-18 agosto 1860. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a p. 258, in proposito scriveva: “Comandante in capo di essa era il colonnello Pianciani e capo dello stato maggiore generale il colonnell G. Rüstow, che avevano specialmente diretto l’organizzazione. La forza della spedizione ammontava a circa 9000 uomini. Questa piccola armata era ripartita in sei piccole brigate…”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “In conseguenza delle spiegazioni di Garibaldi, Pianciani, che aveva promesso di non andare in altro sito che nella Romagna, si dimise dal suo comando, e Garibaldi trasmise il comando sulle tre brigate riunite Tharrena, Gandini e Puppi al capo dello stato maggiore generale, colonnello brigadiere Rüstow, che ebbe in pari tempo incarico di raccogliere ed organizzare la divisione a Milazzo.”. Dunque, secondo la testimonianza stessa di Rustow, gli furono affidate le tre brigate “Tharrena” (che poi si dimise insieme a Pianciani e quindi passò al maggiore Spinazzi, la brigata “Milano” (Gandini) e “Puppi”. “Rüstow stesso cogli uomini del Bisantino era già a Milazzo la mattina del 18, ove in pochi giorni arrivò anche il resto delle truppe , in guisa che il 21 vi aveva raccolti circa 4000 uomini. Avendo Tharrena data la sua dimissione, la di lui brigata passò al maggiore Spinazzi.”. Dunque, “Tharrena”, che faceva parte del corpo di Spedizione ex Pianciani, si era dimesso a Palermo. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 272-273, in proposito scriveva: “Il 24 agosto Garibaldi fece passare presso Scilla sul continente napoletano tutta la sua armata attiva, compresa anche la divisione Rüstow, la quale trovavasi tuttavia a Milazzo.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 6, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Coi primi d’agosto, da 8 a 9 mila uomini si trovavano già sotto le armi. Essi furono raccolti in 22 deboli battaglioni, 5 compagnie di Bersaglieri di Genova e di Milano; 2 compagnie del Genio, e si ebbero inoltre 8 cannoni rigati da quattro. Anche la cavalleria non mancò del tutto, sebbene in principio non fosse costituita che da 30 guide toscane. L’esercito venne diviso in 6 piccole brigate, alle quali si diede il nome dei paesi dov’erano state formate, o di quelli che avevano fornito il maggior contingente per la loro formazione.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 6, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “L’esercito venne diviso in 6 piccole brigate, alle quali si diede il nome dei paesi dov’erano state formate, o di quelli che avevano fornito il maggior contingente per la loro formazione.”. Dunque, in questo passaggio Rustow scriveva che al piccolo esercito partito da Genova per la Sardegna, comandato dal colonnello Pianciani, era costituito da 6 Brigate a cui venne dato il nome delle città di provenienza dei volontari e quindi si ebbero la: “Così la 1° Brigata si chiamò Genova; la 2° Parma; la 3° Milano; la 4° Bologna; la 5° Toscana; la 6à degli Abruzzi. Il colonnello Pianciani ne aveva il comando in capo; io fui capo dello Stato Maggiore e Comandante in secondo.”. Rustow aggiunge che il piccolo esercito di volontari era comandato dal colonnello Pianciani che volle Rustow come capo di Stato maggiore e comandante in secondo. Eliseo Porro (…..), nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), a pp. 8-9, in proposito scriveva che: “Esso mi affidò il comando della spedizione, ossia della divisione di Terranova, che d’allora in poi fu così nominata, ingiungendomi d’imbarcare per le 4 pomeridiane dello stesso giorno, tosto che le truppe avessero fatto il rancio, e di salpare per Milazzo, dove tutta la parte disponibile della divisione doveva riunirsi. Vi arrivai il 18 a mezzodi e nei susseguenti due giorni fui raggiunto dagli altri legni.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 9, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “I militi radunati a Milazzo, che in tutto ammontavano a 3700, formati dalle brigate Parma, Milano e Bologna, costituivano un rinforzo considerevole pel piccolo esercito di Garibaldi, che in realtà era ben lontano dal raggiungere il numero che i giornali gli attribuivano. La brigata Genova fu trattenuta da Garibaldi per giovarsene in una dimostrazione verso le Calabrie; Etc…”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Rüstow stesso coll’ equipaggio del Bizantino era già nella mattina del 18 a Milazzo, dove giunsero nei giorni seguenti anche il resto delle truppe ; così che nel giorno 21 vi aveva già riuniti 4000 uomini circa. Avendo Tharrena chiesto il suo congedo, il maggiore Spinazzi ebbe il comando di quella brigata…..Rüstow si diede ora premura di organizzare quelle truppe a Milazzo, provvedendole di armi e munizioni , facendole esercitare, al quale oggetto non avevasi potuto fino allora approfittare d’alcun giorno, salvo per la prima brigata in Genova. Parleremo in seguito della quinta e sesta brigata rimaste nella Media Italia, e che in seguito al nuovo indirizzo preso dalle cose erano state divise dalle prime quattro.”. Dunque, Rustow scriveva che avendo “Tharrena”, che comandava la Brigata Parma, avendo chiesto le sue dimissioni dal comando della stessa, il comando fu affidato al maggiore SPINAZZI. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156 e ssg., in proposito scriveva pure che: “Allora questi fece cortesi saluti ed auguri a Pianciani, il quale nel congedarsi presentò al Dittatore il colonnello Rustow come quello al quale cedeva il comando delle tre brigate Parma, Milano, Bologna (Tharrena , Gandini e Puppi ), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo. I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, perchè era stata cambiata la destinazione per la quale eransi impegnati, e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. L’altra brigata Eberhardt, appena toccato Palermo col Torino, aveva ricevuto ordine da Sirtori di girare attorno alla Sicilia per l’Occidente ed il Mezzogiorno, e di recarsi a Giardini agli ordini di Bixio.”. Dunque, in questo passaggio il Pittaluga scrive che Tharrena e Gandini si dimisero, ed il comando delle due loro brigate, la “Tharrena” e la “Milano” passarono rispettivamente ai due colonnelli Spinazzi e De Giorgi, ma a noi da altri autori non risulta. Dunque, secondo il generale Pittaluga, la brigata “Milano” non era più comandata dal colonnello Gandini che fu sostituito con De Giorgi. A me risulta che Gandini, che comandava la brigata “Milano” sbarcò a Paola e poi a Sapri. Dunque, Pittaluga scriveva che una volta allontanato il Pianciani e, dimessisi i colonnelli Tharrena e Gandini, che chiesero di essere dispensati, essi furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi o De Giorgis. Spinazzi sostituendo Tharrena, andava a comandare la Brigata “Parma”; De Giorgi, sostituendo Gandini andava a comandare la Brigata “Milano”. Dei colonnelli Spinazzi e De Giorgi o De Giorgis, ci parla Rustow che, il 3 settembre era con loro a Sapri. Giulio Adamoli, nel suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario”, Milano, ed. Treves, 1861, a pp. 145-146 scriveva che: “Il contingente straniero della 15° Divisione, già così ricco, si accrebbe, con la Spedizione Pianciani, …..e i suoi capi, il Pianciani e il Bertani, si dimisero, le brigate, di cui essa si componeva, vennero distribuite fra i comandi dell’esercito meridionale. Il colonnello Rustow, che era con il Pianciani, rimasto quindi in disponibilità, fu chiamato dal Turr a disimpegnare le funzioni di capo di stato maggiore della sua divisione. Così egli divenne mio superiore.”. Agostino Bertani, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Bertani, giunto che fu a Palermo, radunati con Rustow, secondo gli ordini di Garibaldi, quattomila cinquecento volontari a Milazzo, …Etc…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “….nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, ebbe ordini da Garibaldi di portarli a Milazzo con tre brigate, mentre quella di Eberhard, imbarcata sul vapore ‘Franklin’, fu inviata alla costa meridionale dell’isola per unirsi alla colonna di Bixio. Etc…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 152, in proposito scriveva che: “A capo di questi volontari si era posto il colonnello Pianciani, il quale si era scelto il Rustow come capo di stato maggiore…..Erano in tutto 5 o 6 mila uomini ordinati su quattro brigate, agli ordini dei colonnelli Eberhard, Tarrena, Gandini e Puppi. Una brigata si era formata in Toscana e in Romagna, pronta ad avanzare nel continente al comando di Nicotera.”. Il colonnello Cesari Cesari (….) descritta la situazione dei volontari in Sicilia inizia a parlarci dei volontari della spedizione Pianciani. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “…a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 130-131, riferendosi a Milazzo e a Garibaldi, in proposito scriveva che: “….quindi si recò a Milazzo; ivi giunto il colonnello Rustow mise in ordine la truppa, Bertani intervenne alla rivista. Appena il generale Turr arrivò sul fronte della truppa, questa si diede a gridare: “Andiamo a Roma!….Vogliamo Roma!…”……Garibaldi ….Diede quindi ordine a Rustow di partire con tutti per Torre di Faro, ed egli recavasi lo stesso giorno a Messina, e prepararsi al passaggio in Calabria.“. Dunque, a Milazzo, le truppe dell’ex spedizione Pianciani, organizzate dal Bertani furono da Garibaldi aggregate alla 15° Divisione affidata al colonnello Rustow. Dunque, queste due brigate dell’ex spedizione Pianciani prima che fossero portate da Rustow e da Bertani a Paola si trovavano a Milazzo in Sicilia, non molto distanti da Messina e dallo Stretto per le coste della Calabria. Per l’itinerario seguito dalle truppe fino a Sapri vedremo innanzi. Il colonnello Cesare Cesari, del Ministero della Guerra nel testo citato, a p. 172, in proposito scriveva che: “Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano a loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”. Dalla revisione di queste notizie troviamo il Gandini che condusse le truppe della brigata “Milano”, la brigata “Parma” condotta dal maggiore Spinazzi, la brigata Puppi condotta da ?. Rustow era Capo di Stato Maggiore ed era stato momentaneamente nominato comandante di queste forze dal Bertani come scrive l’Agrati (…). Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, ecc…, a pp. 259-260 e ssg., in proposito scriveva che: “Queste sono cifre del Pianciani, alquanto diverse da quelle del Rustow, che però non differiscono di molto e stanno anch’esse a dimostrar l’importanza della spedizione. La quale era costituita da sei Brigate distinte, oltre che con un numero progressivo, col nome della provincia che per ognuna aveva dato il massimo contingente di volontari. Così la 1° Brigata era chiamata ‘Genova’, la 2° ‘Parma’, la 3° Milano, la 4° Bologna, la 5° Toscana, e l’ultima, la 6° Abruzzi….Le prime 4 agli ordini rispetivamente dei colonnelli Eberhardt, Tharrena, Cantini e Puppi, sarebbero sbarcate sulla costa pontificia presso Montalto.”. Qui però trovo un errore perchè il comandante della 3° brigata Milano non era “Cantini” ma Gandini. Dalla revisione di queste notizie troviamo il colonnello “Gandini” che condusse le truppe della brigata “Milano”, la brigata “Parma” condotta dal maggiore Spinazzi, la brigata Puppi condotta da Puppi ?. Rustow era Capo di Stato Maggiore ed era stato momentaneamente nominato comandante di queste forze dal Bertani come scrive l’Agrati (…). Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “A Palermo, il suo posto era stato preso dal Rustow, che quindi aveva assunto il comando della Divisione, battezzata allora dal Bertani stesso, di Terranova….La spedizione Bertani-Pianciani era affatto sconvolta. Parte con l’Eberhardt a Taormina, parte a Palermo, e parte col Rustow sulla punta settentrionale dell’Isola.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: “Queste forze, dice il Rustow, eran l’intera Brigata “Milano” e alcuni reparti della “Parma”: il resto aveva dovuto restare al Faro poichè i vapori non erano sufficienti per il trasporto. Componevano la Brigata “Milano” 3 Battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi e il capitano Venuti, e 2 Compagnie di bersaglieri.”. Scrive l’Agrati che la brigata “Milano”, comandata dal Gandini, era composta da 3 battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi ed il capitano Venuti e due compagnie di Bersaglieri. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, ecc…, a pp……., in proposito scriveva che: “…Bertani, che lasciato al suo posto a Genova Alessandro Antongini milanese, era arrivato a Palermo la sera del 10 agosto come già sappiamo. Alcuni, e fra questi il pur tanto accurato Comandini, lo fanno arrivare il dì dopo.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Il Pianciani, …..suggerì come successore al comando il colonnello Rustow. Garibaldi non si oppose, accettò pure le dimissioni, per gli stessi motivi addotti dal Pianciani, del colonnello Tharena e del Gandini delle brigate Milano e Bologna, che furono sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. Le brigate Parma, Bologna, Milano, partirono lo stesso giorno per Milazzo, etc…”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Infatti partì, e il 18 arrivò a Milazzo, ma non trovò più il Generale; trovò invece le tre brigate comprendenti circa 4500 uomini comandate dal Rustow. A Milazzo il 19 agosto pervenne pure il Turr con l’ordine del Dittatore di aggregare i volontari di Terranova alla 15° Divisione.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 88, in proposito scriveva che: “Il Bertani (1) aveva mobilitato circa novemila uomini, organizzati ed armati come nessun’altra spedizione. La spedizione era divisa in 24 battaglioni, (2) più un battaglione di cacciatori con 580 uomini, 120 guide, 220 uomini del genio, 180 di artiglieria e 120 addetti alla Intendenza. Si trattava in tutto di sei brigate: 1° la Genova; 2° la Parma; 3° la Milano; 4° la Bologna; 5° la Toscana; 6° la Abruzzi. Le prime quattro, agli ordini dei rispettivi comandanti colonnelli Eberhardt, Tharrena, Cantini, Puppi, dovevano concentrarsi nel Golfo degli Aranci, per agire sulla costa dello Stato pontificio. Etc…”. Maraldi, a p. 88, nella nota (1) postillava: “(1) W. Rustow, La brigata Milano nella Campagna etc…”. Maraldi, a p. 88, nella nota (2) postillava: “(2) L. Pianciani, Del’andamento delle cose in Italia, Milano, 1860 e Pittaluga, op. cit., p. 127-128 e 129.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 85, in proposito scriveva che: “Oltre alla formazione del battaglione del Montefeltro, al Comitato di Provvedimento (3) si deve la formazione della Brigata Emilia comandata dal Puppi, morto poi eroicamente a Capua, e composta di quattro battaglioni, uno dei quali comandato dal valoroso patriota marchigiano Cattabeni. Questa brigata, inviata al Golfo degli Aranci per fare parte della spedizione Pianciani, fu più tardi incorporata nella divisione Turr e destinata per il suo valore a Capua ed a Caiazzo.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Pecorini scriveva che dopo queste dimissioni, la truppa dell’ex spedizione Bertani-Pianciani veniva divisa: “Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, in questo passaggio, il Pecorini-Manzoni scriveva che una volta in Sicilia, a Palermo, le truppe della ex spedizione Pianciani, vennero denominate: “Tharena” (poi chiamata Spinazzi), “Milano”, comandata dal Rustow, “Puppi” (poi in seguito chiamata “Sacchi”), la “Nicotera” (poi in seguito chiamata “Spangaro”). Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 444, in proposito scriveva che: “Il Rustow, un esule tedesco, era al comando di questa brigata o meglio piccolo battaglione “Milano”, già affidato al comando del Pianciani, poi a quello del Turr, a Sapri e al Volturno. Importante.”. Traveljan (….), sulla scorta della White-Mario (….), che non vedeva di buon occhio i cavouriani Turr e Rustow, scriveva che all’“esule tedesco” Rustow, gli fu concesso da Garibaldi solo il comando della brigata “Milano”. Ma ciò non corrisponde al vero. Al Rustow, in seguito alle dimissioni del conte Luigi Pianciani, Garibaldi affidò lo Stato Maggiore delle tre brigate “Milano”, “Parma” e “Bologna”. La brigata “Milano” era comandata dal colonnello Gandini che pare si fosse dimesso e per questo motivo affidata al comando del maggiore De Giorgis; la brigata “Bologna”, comandata da Puppi; la brigata Parma, in origine comandata da Tharena e che in seguito alle dimissioni di Tharrena, fosse passata al maggiore Spinazzi. Tharena comandava la brigata “Parma” dell’ex spedizione Pianciani ma, insieme a Pianciani il 16 agosto 1860 diede le sue dimissioni. Su Wikipedia, alla voce “Pietro Spinazzi” leggiamo che Pietro Spinazzi, si arruolò nell’esercito regolare sabaudo, con il grado di capitano, stabilendosi nuovamente a Genova, per lasciarlo nel 1860 per seguire Giuseppe Garibaldi nella campagna dell’Italia meridionale al seguito della spedizione guidata da Luigi Pianciani, detta anche spedizione Terranova, forte di circa 8.940 uomini. Maggiore della 2ª Brigata “Parma”, comandata dal colonnello Tharrena, giunse in Sicilia via nave sbarcando a Palermo, l’11 agosto, e pochi giorni, a Milazzo, sostituì al comando della Brigata lo stesso colonnello Tharrena dimessosi in polemica con il comando generale in quanto cambiata le destinazione di impiego della sua unità. Durante la campagna guidò l’ex 2ª Brigata “Tharrena”, composta da 700 uomini circa, sempre agli ordini di Nino Bixio, comandante della 18ª Divisione dell’esercito meridionale, e per il valore dimostrato, il 1º ottobre nella battaglia del Volturno, durante il combattimento di Ponti della Valle di Maddaloni, fu elogiato ufficialmente dallo stesso, promosso al grado di tenente colonnello e proposto della croce al valore militare di Savoia che poi non ottenne. Il 21 maggio il Ministero della Guerra conferiva al luogotenente colonnello Pietro Spinazzi il comando del 2º Reggimento Volontari Italiani in formazione a Como. Il colonnello era nativo di Parma, sposato con figli, aveva oltre cinquant’anni d’età. Proveniva dai ranghi dell’esercito regolare che aveva lasciato volontariamente per inseguire l’irresistibile richiamo di Garibaldi. Generale Giovanni Pittaluga, La diversione: note garibaldine sulla Campagna del 1860, Casa Editrice Italiana, Roma, 1904. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “….nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi.”. Mario Menghini (….), nel suo “La spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli nei proclami etc…”, a p. 309, dal suo Diario e da una lettera dell’11 settembre 1860, da Napoli, in proposito scriveva che: “Vi dò una notizia, che son persuaso giungerà gradita a molti dei nostri amici, ed è che la 3° brigata Milano, comandata dal colonnello O. Gandini, è entrata la prima in Napoli, delle schiere garibaldine…..La 3° Brigata apparteneva all’ultima spedizione che partì da Genova ai primi d’agosto, e d’accordo con Garibaldi doveva scendere sulle terre romane.”. Mario Menghini scriveva che a Capua i volontari della 3° brigata, la brigata Milano erano comandati dal Gandini. Si vedrà in seguito che il comando sarà temporaneamente tolto al Rustow e dato al De Giorgi o De Giorgis. Ma abbiamo visto che a Palermo, il Gandini, si dimetterà insieme al Pianciani. Infatti, Giuseppe Maraldi (…), nel suo “La spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 100, riferendosi al rifiuto dato a Garibaldi dal Pianciani, a Palermo, in proposito scriveva che: “Le brigate, Parma, Bologna, Milano, ….Garibaldi non si oppose, accettò pure le dimissioni, per gli stessi motivi addotti dal Pianciani, del colonnello Tharena e del Gandini delle brigate Milano e Bologna, che furono sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi.”. Alberto Dallolio (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille nelle memorie Bolognesi”, Bologna, ed. Zanichelli, 1910, a p. 168, in proposito scriveva: “L’otto Agosto intanto, giorno di grandi e gloriose memorie per la città nostra, il battaglione dei “Cacciatori di Bologna” (1) partiva per Genova sotto gli ordini di Giambattista Cattabeni (2). Il maggiore Cattabeni, di Senigallia, apparteneva ad una famiglia di patriotti, alla quale non disdice il nome attribuitole da un biografo: “i Cairoli delle Marche”. Nel ’48 era etc…”. I “Cacciatori di Bologna” partirono per Genova al comando del maggiore Giambattista Cattabeni, di Senigallia. A Bologna fu organizzatore dei Cacciatori Bolognesi, che avrebbero dovuto partecipare alla liberazione delle Marche, ma a causa della situazione internazionale l’azione venne dirottata in Sicilia, imbarcandosi da Genova per il Sud. Dallolio, a p. 168 scriveva pure che: “Il Bertani l’aveva mandato a comandare questo primo battaglione bolognese e a capo di esso si trovò, come ho detto nell’infausta giornata di Caiazzo; Garibaldi premiò il valore, sepur sfortunato, col promuoverlo a colonnello etc…”. Dallolio, a p. 169 scriveva che: “I volontari bolognesi andavano a far parte della 4° Brigata comandata dal colonnello Pianciani: etc…”. Dallolio scriveva che, i volontari “Cacciatori di Bologna”, in Sardegna, nel golfo degli Aranci furono aggregati alla 4° Brigata comandata dal colonnello Pianciani. Alberto Dallolio (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille nelle memorie Bolognesi”, Bologna, ed. Zanichelli, 1910, riguardo il colonnello Gandini, che accompagnerà e comanderà la Brigata “Milano” a Paola e poi a Sapri, insieme al Rustow e a Turr, a p. 347, in proposito pubblicò una lettera di Carlo Bertoni (1) a Filippo Stanzani che racconta un episodio al Golfo degli Aranci e, scriveva: “V. Carlo Bertoni (1) a Filippo Stanzani. A bordo del Clipper il Shepherd, a poche miglia da Cagliari il 14 Agosto 1860. “Carissimo Stanzani. Ti scrivo due righe per dar seguito all’altra mia che ti scrissi da Genova domenica mattina alle ore sette. La spedizione era composta di due brigate, una delle quali (comandata dal Colonnello Gandini, la terza) era imbarca sopra il vapore Garibaldi, il quale rimorchiava un grossissimo Clipper Americano chiamato il ‘Shepherd’, a bordo del quale era imbarcata l’altra divisione (la quarta) comandata dal Colonnello Puppi, e della quale fa parte il nostro Battaglione dei Cacciatori di Bologna…..Il Colonnello Puppi, il bravo Cattabeni, Bassi ed io ci mettemmo sulla sponda etc…”. Dunque, dalla lettera-racconto del Bertoni si evince che il colonnello Gandini, accompagnava i volontari della brigata Milano, imbarcatasi a Genova sul vapore Garibaldi ed il colonnello Puppi accompagnava l’altra Brigata detta “Bologna” che era composta dai “Cacciatori di Bologna”. Dalla lettera del Bertoni, indirizzata a Filippo Stanzani, si evince che le truppe arrivarono nel porto naturale del Golfo degli Aranci in Sardegna il giorno 13 agosto 1860. Partitisi da Genova, arrivarono il 13, dove furono raggiunti da Bertani e da Garibaldi. Alberto Dallolio (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille nelle memorie Bolognesi”, Bologna, ed. Zanichelli, 1910, a p. 156, in proposito scriveva che, le truppe condotte da Genova in Sardegna nel golfo degli Aranci, la spedizione cosidetta “I volontari spediti dal Comitato bolognese avevano assunto il nome di ‘Cacciatori di Bologna’, e furono ordinati in quattro battaglioni, più o meno completi. Il primo, come ho detto, fu comandato dal maggiore Cattabeni: il secondo dal maggiore Luigi Bossi: il terzo dal maggiore Ferdinando Ferracini: il quarto dal capitano ff. di maggiore Giambattista Pantotti, che prima apparteneva al secondo battaglione. Il 1° battaglione, secondo il ruolo che si conserva, aveva la forza di 381 uomini, dei quali 20 ufficiali, 26 sottoufficiali, 31 caporali, 6 trombettieri e 298 cacciatori. Il secondo, come risulta da un ruolo datato da Milazzo, 22 agosto, aveva 16 ufficiali, 21 sottufficiali, 27 caporali, 3 trombettieri e 195 cacciatori: totale 262 uomini. Il terzo, conforme al ruolo datato pure da Milazzo 25 agosto, contava 271 uomini, di cui 8 ufficiali, 23 sottoufficiali, 31 caporali, 5 trombettieri e 204 cacciatori. Il quarto, pure da un ruolo datato da Milazzo, 25 agosto, risulta composto da 11 ufficiali, 23 sottoufficiali, 31 caporali, 5 trombettieri e 204 cacciatori: totale 274 uomini. Ciò darebbe una forza complessiva di 1188 uomini, che corrisponderebbe quasi esattamente a quella dianzi indicata. I quattro battaglioni formavano la brigata Bologna comandata dal colonnello Puppi di Siena, morto poi dinanzi a Capua. Essa fu posta dapprima agli ordini del colonnello Pianciani e fece parte della cosidetta spedizione Bertani del Golfo degli Aranci. Più tardi fu incorporata alla Divisione Turr: decimata a Capua e a Caiazzo, fu sciolta, e la residua forza fu dal Turr aggregata alla brigata Sacchi.”. Dunque, Dallolio scriveva che tra i volontari spediti da Genova nel golfo degli Aranci vi erano i “Cacciatori di Bologna”, i quali arrivati a Palermo diventarono la “Brigata Bologna”, che era composta da quattro battaglioni che in Sardegna erano al comando del colonnello Puppi di Siena, che poi, in seguito morì a Capua. Nel golfo degli Aranci, la brigata Bologna era comandata dal colonnello Pianciani e fece parte della cosiddetta “spedizione Bertani del golfo degli Aranci” ma quando arrivò a Palermo, Garibaldi, la tolse al comando del Pianciani, che si dimise e, l’aggregò e la incorporò alla “Divisione Turr”. La brigata “Bologna”, o Puppi, fu decimata a Capua e a Cajazzo e quindi, rimastane poche forze essa fu sciolta. Il colonnello Puppi morì a Capua, ucciso da una mitragliata borbonica. Dallolio scriveva pure che dopo la battaglia di Cajazzo, in cui morirono molti della brigata Bologna, “decimata a Capua e a Caiazzo, fu sciolta, e la residua forza fu dal Turr aggregata alla brigata Sacchi.”. La brigata “Bologna” diventò la brigata “Sacchi”. Infatti, nel 1860, lasciato l’esercito regio per dissidi con i suoi superiori, Bossi corse ad arruolarsi con i volontari di Garibaldi impegnati nella campagna dell’Italia meridionale. Maggiore comandante del 3º Reggimento della Brigata del colonnello Puppi poi Brigata “Sacchi”, Bossi concluse la spedizione con il grado di tenente colonnello. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, in questo passaggio, il Pecorini-Manzoni scriveva che una volta in Sicilia, a Palermo, le truppe della ex spedizione Pianciani, vennero denominate: “Tharena” (poi chiamata Spinazzi), “Milano”, comandata dal Rustow, “Puppi” (poi in seguito chiamata “Sacchi”), la “Nicotera” (poi in seguito chiamata “Spangaro”). Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 152, in proposito scriveva che: “Erano in tutto 5 o 6 mila uomini ordinati su quattro brigate, agli ordini dei colonnelli Eberhard, Tarrena, Gandini e Puppi. Una brigata si era formata in Toscana e in Romagna, pronta ad avanzare nel continente al comando di Nicotera.”. Cesari, a p. 155, in proposito scriveva: “Così infatti avvenne e dopo pochi giorni di sosta a Golfo Aranci, nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, etc…”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 88, in proposito scriveva che: “Il Bertani (1) aveva mobilitato circa novemila uomini, organizzati ed armati come nessun’altra spedizione. La spedizione era divisa in 24 battaglioni, (2) più un battaglione di cacciatori con 580 uomini, 120 guide, 220 uomini del genio, 180 di artiglieria e 120 addetti alla Intendenza. Si trattava in tutto di sei brigate: 1° la Genova; 2° la Parma; 3° la Milano; 4° la Bologna; 5° la Toscana; 6° la Abruzzi. Le prime quattro, agli ordini dei rispettivi comandanti colonnelli Eberhardt, Tharrena, Cantini, Puppi, dovevano concentrarsi nel Golfo degli Aranci,….”. Maraldi, a p. 88, nella nota (2) postillava: “(2) L. Pianciani, Dell’andamento delle cose in Italia, Milano, 1860 e Pittaluga, op. cit., p. 127-128 e 129.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 85, in proposito scriveva che: “Oltre alla formazione del battaglione del Montefeltro, al Comitato di Provvedimento (3) si deve la formazione della Brigata Emilia comandata dal Puppi, morto poi eroicamente a Capua, e composta di quattro battaglioni, uno dei quali comandato dal valoroso patriota marchigiano Cattabeni. Questa brigata, inviata al Golfo degli Aranci per fare parte della spedizione Pianciani, fu più tardi incorporata nella divisione Turr e destinata per il suo valore a Capua ed a Caiazzo.”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 196-197, in proposito scriveva che: “Non aveva io stesso formato quel corpo, esclusivamente quasi può dirsi ? non conosceva io personalmente tutti gli ufficiali, ai quali aveva consegnato i loro brevetti, tutti i volontari quasi che avevo io stesso riuniti nelle prime compagnie, organizzati poi a battaglioni, a brigate ? Potevo io non essere dolente di dare la mia dimissione, ritirarmi, quando sapeva quali elementi quel corpo conteneva, e sapeva in conseguenza che si sarebbe distinto in qualunque luogo dove per servire l’Italia fosse stato impiegato ? errava io forse nel giudicarne? i fatti han già risposto per me. Il colonnello Puppi che è morto sul campo di battaglia; il colonnello Rüstow che come capo di Stato maggiore del generale Turr dirige i lavori di assedio intorno a Capua; il maggiore Cattabeni che s’ impadroni di Cajazzo, prendendolo —dicono i fogli, strada per strada, casa per casa, respingendo nel Volturno i regi che nel villaggio si erano fortificati; il capitano Pedotti, che tanto si distinse alla stazione di Capua, che tanto si addentrò fra i nemici da farne annunziare la morte perchè si credeva impossibile che fosse altrimenti, appartenevano tutti alla nostra spedizione. Apparteneva alla spedizione e il battaglione bolognese che comandava Cattabeni, e i cacciatori milanesi che seguivano il Pedotti, e i battaglioni lombardi dei quali si leggono gli elogii e alla testa dei quali si trovava il Rüstow. Erano della spedizione quei dieci milanesi del Genio che sotto un fuoco micidiale del nemico caricavano un pezzo sulle loro spalle ; e credo dei nostri fosse pure quell’eroico popolano Genovese lo Zuppo che li guidava ; egli aveva servito quel pezzo solo, durante mezz’ora, mentre uomini e cavalli morivano intorno a lui , e quando..”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 197-198, in proposito scriveva che: “Giungemmo a Palermo alle 10 circa della sera del giorno 17 agosto; il generale era arrivato poche ore prima di noi; un suo ajutante venne a dirmi come egli desiderasse che i volontarii restassero a bordo quella notte; io dimandai se per me particolarmente avesse qualche ordine, e sentendo che no, dopo aver date le disposizioni necessarie per lo sbarco nella mattina seguente, scesi a terra che desideravo parlare quanto prima potessi con Garibaldi. Nella sera non mi fu possibile, mi dissero però che egli era in piedi ogni giorno prima delle quattro.”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a p. 208, in proposito scriveva che: “Tornando al discorso che io ebbi con Garibaldi , egli conchiuse dicendomi restassi in Palermo dove, aggiunse cortesemente, avrei avuto un collocamento conveniente; io di questo lo ringraziai, pregandolo invece mi autorizzasse a partire ; e da che egli sembrava insistere, soggiunsi: Generale, voi siete troppo uomo di onore per non sentire i doveri che impone una promessa; io sono oltremodo dolente di allontanarmi da voi, e ciò voi potete vedermi nel volto; ma io ho promesso a molti di andare nello Stato Romano, voi stesso ordinate chevadano in quello i volontarii che sono in Toscana , l’onore m’impone di raggiungerli, non per reclamare comandi, ma per unirmi ad essi e fare insieme tutto ciò che sarà possibile perchè i vostri voleri siano eseguiti, perchè quelle infelici popolazioni, che ci aspettano, siano in qualche modo soccorse ; se non riusciremo , io avrò almeno fatto il mio dovere, mantenuta la mia parola. Il Generale mi strinse la mano, aggiungendo dopo un momento di riflessione , voi partite dunque per … Livorno, io replicai; e così ebbe fine il nostro colloquio . – Avendo presentato a lui il colonnello Rüstow, come quello al quale io dovea cedere il comando: Voi lo riterreté , ei gli disse , durante l’assenza del colonnello Pianciani maniera cortese per farmi intendere come fosse dispiacente della determinazione che io avevo dovuto prendere.”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 210-211, in proposito scriveva che: “…quello nel quale lo lasciai a Palermo, delle offerte fattemi perchè rimanessi, del dispiacere mostrato perchè me ne andava. Rimasi quattro giorni a Palermo, aspettando la partenza del vapore per Livorno; intanto i corpi della spedizione che si trovavano già nella città, e che arrivavano dalla Sardegna, erano successivamente diretti a Melazzo; dello sbarco imminente delle Calabrie si veniva dicendo, fra i più informati, e dopo due giorni se n’ebbe la notizia ufficiale.”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a p. 211, in proposito scriveva che: “…I più restarono , e quelli che vollero partire dimandarono e ottennero licenza regolare, furono forniti di foglio di via e di mezzo di trasporto per tornare.”. Dunque, non tutti i volontari dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani, arrivati a Palermo, si unirono alle truppe Garibaldine. Jessie White Mario (….), nel suo, Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 170, in proposito scriveva che: “Onde la sua dimissione da Garibaldi accettata con queste parole: “Non crediate che etc….”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “In seguito alle spiegazioni di Garibaldi, Pianciani, che aveva promesso di non andare altrove che nella Romagna, diede la sua dimissione, e Garibaldi trasmise il comando sopra delle tre brigate, allora ancor unite, Tharrena , Gandini e Puppi al colonnello brigadiere e fino allora capo dello stato maggiore Rüstow, che ricevette nello stesso tempo l’incarico di raccogliere la divisione in Milazzo e di organizzarla.”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Rüstow stesso coll’ equipaggio del Bizantino era già nella mattina del 18 a Milazzo, dove giunsero nei giorni seguenti anche il resto delle truppe ; così che nel giorno 21 vi aveva già riuniti 4000 uomini circa. Avendo Tharrena chiesto il suo congedo, il maggiore Spinazzi ebbe il comando di quella brigata…..Rüstow si diede ora premura di organizzare quelle truppe a Milazzo, provvedendole di armi e munizioni , facendole esercitare, al quale oggetto non avevasi potuto fino allora approfittare d’alcun giorno, salvo per la prima brigata in Genova. Parleremo in seguito della quinta e sesta brigata rimaste nella Media Italia, e che in seguito al nuovo indirizzo preso dalle cose erano state divise dalle prime quattro.”. Dunque, Rustow scriveva che avendo “Tharrena”, che comandava la Brigata Parma, avendo chiesto le sue dimissioni dal comando della stessa, il comando fu affidato al maggiore SPINAZZI. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 332, in proposito scriveva che: “Ma Pianciani non si arrende e non accetta il cambiamento di programma: egli s’è impegnato per gli Stati Romani, non per la Calabria; e, senz’altro, si dimette indicando il Rustow a suo successore. Con lui, se ne vanno il Tharrena e qualche altro. Pochi giorni dopo, il Pianciani pubblica una protesta dichiarandosi repubblicano, ma affermando di aver lealmente accettato il programma “Italia e Vittorio Emanuele” cui intendeva tenersi fedele. Però, dice, ritener suo dovere “di opporsi a coloro che negoziano i popoli etc…”. Agrati, a p. 333, in proposito aggiunge che: “Il Pianciani abbandonò la Sicilia il 20 agosto e andò in Toscana, donde, come ospite pericoloso, lo espulse il Ricasoli dopo pochi giorni, il 2 settembre. A Palermo, il suo posto era stato preso dal Rustow, che quindi aveva assunro il comando della Divisione, battezzata allora dal Bertani stesso, di Terranova.”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a pp. 157, in proposito scriveva che: “II…fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda. Nè a Palermo perde il tempo. La brigata Eberhardt era già stata avviata sul Torino a raggiungere il Bixio a Taormina; ora s’imbarca egli stesso scortato dal battaglione Chiassi sul Franklin: fa egli pure il giro dell’Isola; arriva il 19 mattina a Taormina; comanda al Bixio, che aveva sospirato quel comando per lunghi giorni, d’imbarcare tutta la gente raccolta , circa quattromila uomini, su due vapori venuti da Palermo; udito però che le navi hanno bisogno di urgenti raddobbi, si fa per alcuni istanti carpentiere e si mette egli stesso coll’ ascia e col martello a tappare falle e piantar chiavarde, e quando tutto è lesto, pigiati in quei due piroscafi, pieni di avaríe e di magagne, quei quattromila uomini, nella notte del 19 sferra da Taormina; corre tutta quella notte, non visto, non sospettato, nella direzione di greco, e ai primi albori del 20 afferra presso Melito, tra Capo dell’ Armi e Capo Spartivento, l’ estrema spiaggia calabrese.”. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La brigata Puppi (divisione del pari di Turr) …..”. Su questa Brigata Garibaldina abbiamo alcune notizie, alcune delle quali, come vedremo innanzi riguarderanno il suo sbarco nel porto naturale di Sapri. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 299-300, in proposito scriveva: “La sera del 1° vennero quindi imbarcati circa 1500 uomini, cioè tutta la brigata Milano e porzione della brigata Parma; il resto della brigata Parma doveva venir dietro nel termine possibilmente più breve ed anche la brigata Bologna doveva essere spedita a Sapri, appena le navi fossero disponibili.”. Il generale Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, (prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “Il corpo di Rustow fu per ordine di Garibaldi unito alla 15. divisione comandata da Turr ….Vennero quindi imbarcati nella sera del 1. Settembre circa 1500 uomini, cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma; dovendo il resto della brigata Parma seguire il più presto possibile, ed anche quella di Bologna, in quanto lo avesero permesso il numero dei legni disponibili.”.
Le Brigate della Spedizione “TERRANOVA” (ex BERTANI-PIANCIANI)
Lo Stato Maggore di RUSTOW
Il Colonnello O. GANDINI Comandante della Brigata MILANO
Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 20, in proposito scriveva che: “Alle 5 di matina ripresimo la marcia. La notte mandai indietro un uomo fidato di Sapri con un ordine al maggiore Spinazzi onde ci seguisse con la brigata Parma tosto che fosse riunita, lasciando sul luogo l’ordine stesso per la brigata Bologna, la quale pure da Torre del Faro doveva arrivare a Sapri…..brigata Milano…si componeva di una sezione di bersaglieri costituita da due compagnie; e di tre battaglioni di linea, ognuno di 4 compagnie. Ogni battaglione era della forza di 300 uomini; i bersaglieri ammontavano a poco di 100 uomini ed erano comandati dal maggiore De Giorgi, ufficiale valente e formato alla buona scuola. Il maggiore Sessa comandava il 1° battaglione di linea; il maggior Montesi il 2°; il capitano Venuti, il 3°. Quest’ultimo era un eccellente maestro d’esercizi, severo nel servizio e qualche volta anche eccessivamente ruvido.“. Inoltre, sempre il Rustow, nella traduzione del Porro, a p. 22, in proposito scriveva che: “Garibaldi s’era recato fino a Forlino, io era rimasto indietro…..Potevano essere le 10 e mezzo del mattino all’incirca, quando io coi miei due ufficiali d’ordinanza ANTONIO BATTICOZZI e CESARE COMENDIO, questi un Lombardo, quello un Veronese, ragiunsi l’aspra e selvaggia cresta del Feralunga, sotto il monte Coruzzo, dalla quale si discende poi nella gola del Gauro che sbocca verso la solitaria taverna di Forlino, etc…”. Interessantissima questa descrizione dei luoghi che ci fa Rustow parlando della sua marcia da Vibonati al Fortino. Inoltre, Rustow ci dice che tra i suoi ufficiali della Brigata “Milano” che conduceva prima a Vibonati e poi al Fortino vi era Antonio Batticozzi e Cesare Comendio. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 19 e ssg., il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “….l’ordinamento della brigata Milano in questo punto in cui incominciarono seriamente le sue operazioni. La brigata si componeva di una sezione di bersaglieri costituita da due compagnie; e di tre battaglioni di linea, ognuno di 4 compagnie. Ogni battaglione era della forza di 300 uomini; i bersaglieri ammontavano a poco di 100 uomini ed erano comandati dal maggiore De Giorgi, ufficiale valente e formato alla buona scuola. Il maggiore Sessa comandava il 1° battaglione di linea; il maggior Montesi il 2°; il capitano Venuti, il 3°. Quest’ultimo era un eccellente maestro d’esercizi, severo nel servizio e qualche volta anche eccessivamente ruvido.”. Dunque, è il Rustow che testimoniava come la Brigata “Milano”, a Sapri, il 2 e il 3 settembre, si componeva di due Compagnie di Bersaglieri, oltre a tre battaglioni di linea, ed ogni Battaglione di linea era composto da 4 Compagnie. Ogni Battaglione di linea aveva una forza di 300 uomini. Rustow scriveva pure che “Il maggiore Sessa comandava il 1° battaglione di linea; il maggior Montesi il 2°; il capitano Venuti, il 3°”. Rustow scrive pure che la Sezione di Bersaglieri, costituita da n. 2 Compagnie “….ammontavano a poco di 100 uomini ed erano comandati dal maggiore De Giorgi, ufficiale valente e formato alla buona scuola.”. Dunque, il maggiore De Giorgi comandava la Sezione di Bersaglieri che ammontavano a poco più di 100 uomini. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo di Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 22 scriveva che: “Potevano essere le 10 e mezza del mattino all’incirca, quando io coi miei due ufficiali d’ordinanza Antonio Batticozzi e Cesare Comendio, questi un Lombardo, quello un Veronese, etc…”.Dunque, Rustow scriveva e citava i due ufficiali di ordinanza: ANTONIO BATTICOZZI, lombardo e CESARE COMENDIO, veronese. Infatti, Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 409-410, sulla scorta del Rustow, in proposito scriveva che: “Queste forze, dice il Rustow, eran l’intera Brigata “Milano” e alcuni reparti dell “Parma”: il resto aveva dovuto restare al Faro poichè i vapori non erano sufficienti per il trasporto. Componevano la Brigata “Milano” 3 Battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi e il capitano Venuti, e 2 Compagnie di bersaglieri. Il Turr imbarcò tutti il 1° settembre e sbarcò a Sapri alle 9 del mattino seguente. Alle 5 del pomeriggio ripartiva da Sapri per via di terra e poco prima del mezzogiorno del 4 settembre era al Fortino dopo aver bivaccato la prima notte a Vibonati ed aver costeggiato poi le falde del monte Cocuzzo. La Brigata “Bologna” ed il resto della “Parma” seguirono di lì a qualche giorno e il Rustow dice che quand’egli coi suoi, dopo il Fortino, s’avviò per la consolare, quell’altre truppe dell’antica Divisione Pianciani venivan dietro a due o tre giorni di marcia. Etc…”. Agrati, sulla scorta del Rustow scriveva che: “Componevano la Brigata “Milano” 3 Battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi e il capitano Venuti, e 2 Compagnie di bersaglieri.”. Agrati, a p. 409, scriveva che la brigata “Milano”, sbarcata a Sapri, con il Turr che l’aveva portata da Paola, era formata da tre battaglioni di 300 uomini ognuno. Essi erano guidati dai maggiori Montessi e Sessa ed il capitano Venuti. Agrati ci parla anche di De Giorgi o De Giorgis. Sul brigatiere De Giorgis, Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, nell’Indice dei nomi, a p. 629, in proposito scriveva che: “De Giorgis (brigadiere), 467” e, sul Venuti, a p. 635 scriveva: “Venuti….(capitano), 409, 467”. Dunque, l’Agrati scriveva che la Brigata Milano era composta da 3 battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori “SESSA”, “MONTESSI” ed il capitano “VENUTI”, più due Compagnie di Bersaglieri. Agrati, a p. 409, scriveva che la brigata “Milano”, sbarcata a Sapri, con il Turr che l’aveva portata da Paola, era formata da tre battaglioni di 300 uomini ognuno. Essi erano guidati dai maggiori Montessi e Sessa ed il capitano Venuti. Agrati ci parla anche del “maggiore De Giorgi” che egli chiama “De Giorgis”. Sul brigatiere De Giorgis, Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, nell’Indice dei nomi, a p. 629, in proposito scriveva che: “De Giorgis (brigadiere), 467” e, sul Venuti, a p. 635 scriveva: “Venuti….(capitano), 409, 467”. Infatti, Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, parlando dei battaglioni che combatterono la battaglia di Capua, a pp. 467, in proposito scriveva che: “…mentre Rustow muoveva contro Capua con 5300 uomini – lo dice egli stesso – così divisi: 1° La Brigata Eber col reggimento Cossovic: etc…2°. 2 Battaglioni della Brigata Spangaro: 900 uomini etc…3°. La Brigata “Milano” col maggiore De Giorgis; 850 uomini, dei quali però 300 in retroguardia agli ordini del capitano Venuti; 2 Battaglioni disponibili della Brigata Puppi – il 3° del Cattabeni lo vedemmo destinato all’attacco di Cajazzo etc..”. Sugli ufficiali della Brigata “Milano”, vi è la testimonianza diretta del Rustow. Inoltre, sempre il Rustow, nella traduzione del Porro, a p. 22, in proposito scriveva che: “Garibaldi s’era recato fino a Forlino, io era rimasto indietro…..Potevano essere le 10 e mezzo del mattino all’incirca, quando io coi miei due ufficiali d’ordinanza ANTONIO BATTICOZZI e CESARE COMENDIO, questi un Lombardo, quello un Veronese, ragiunsi l’aspra e selvaggia cresta del Feralunga, sotto il monte Coruzzo, dalla quale si discende poi nella gola del Gauro che sbocca verso la solitaria taverna di Forlino, etc…”. Inoltre, Rustow ci dice che tra i suoi ufficiali della Brigata “Milano” che conduceva prima a Vibonati e poi al Fortino vi era Antonio Batticozzi e Cesare Comendio. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: “Il Treveljan giustamente osserva che così buona parte delle forze raccolte dal partito mazziniano venivano a trovarsi al comando del più cavouriano fra i generali di Garibaldi. Queste forze, dice il Rustow, eran l’intera Brigata “Milano” e alcuni reparti dell “Parma”: il resto aveva dovuto restare al Faro poichè i vapori non erano sufficienti per il trasporto. Componevano la Brigata “Milano” 3 Battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi e il capitano Venuti, e 2 Compagnie di bersaglieri. Il Turr imbarcò tutti il 1° settembre e sbarcò a Sapri alle 9 del mattino seguente.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, parlando dei battaglioni che combatterono la battaglia di Capua, a pp. 467, in proposito scriveva che: “…mentre Rustow muoveva contro Capua con 5300 uomini – lo dice egli stesso – così divisi: 1° La Brigata Eber col reggimento Cossovic: etc…2°. 2 Battaglioni della Brigata Spangaro: 900 uomini etc…3°. La Brigata “Milano” col maggiore De Giorgis; 850 uomini, dei quali però 300 in retroguardia agli ordini del capitano Venuti; 2 Battaglioni disponibili della Brigata Puppi – il 3° del Cattabeni lo vedemmo destinato all’attacco di Cajazzo etc..”. La ricostruzione storica dell’Agrati non mi ritorna. Agrati scriveva che: “Il Turr imbarcò tutti il 1° settembre e sbarcò a Sapri alle 9 del mattino seguente.”. Dunque, Agrati scriveva che Turr sbarcava a Sapri alle 9 del mattino del giorno 2 settembre 1860, e fin qui mi trovo. Poi aggiunge: “Alle 5 del pomeriggio ripartiva da Sapri per via di terra….”. Agrati scriveva che il Turr ripartiva da Sapri, alle 5 del pomeriggio del giorno 2 settembre 1860. Il telegramma di Garibaldi che gli ordinava di partire da Sapri gli era arrivato la mattina stessa del 2 settembre o la notte del 3 settembre quando secondo alcuni egli ripartì da Sapri per portarsi a Lagonegro secondo gli ordini di Garibaldi ?. In primo luogo risulta che il generale Turr, su ordine di Garibaldi, il giorno 3 settembre aveva già lasciato Sapri per recarsi in perlustrazione verso Lagonegro dove dovevano trovarsi le truppe borboniche del generale Caldarelli. Inoltre, l’Agrati scrive che Turr si allontanò da Sapri alle 5 del pomeriggio del giorno 3 settembre, mentre Rustow testimoniava che si allontanò da Sapri alle 5 del mattino. Inoltre, Agrati scriveva pure che il Turr, “…e poco prima del mezzogiorno del 4 settembre era al Fortino dopo aver bivaccato la prima notte a Vibonati ed aver costeggiato poi le falde del monte Cocuzzo.”. Dal racconto del Rustow risulta che fu lui ad essere incaricato di allontanarsi da Sapri per recarsi con una parte della truppa arrivata a Sapri al Fortino o verso la strada Consolare. Inoltre, sempre dal racconto del Rustow risulta che fu lui, e non Turr a bivaccare e a pernottare a Vibonati. Agrati, a p. 409, scriveva che la brigata “Milano”, sbarcata a Sapri, con il Turr che l’aveva portata da Paola, era formata da tre battaglioni di 300 uomini ognuno. Essi erano guidati dai maggiori Montessi e Sessa ed il capitano Venuti. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “Ma Pianciani non si arrende e non accetta il cambiamento di programma: egli s’è impegnato per gli Stati Romani, non per la Calabria; e, senz’altro, si dimette indicando il Rustow a suo successore. Con lui, se ne vanno il Tharrena e qualche altro.”. Dunque, Agrati scriveva che secondo quanto scrisse Agostino Bertani, con Pianciani si dimisero il Tharrena e con lui se ne andò “qualche altro”. Agrati non scrive che si dimise Gandini. Agrati ci parla anche di De Giorgi o De Giorgis. Sul brigatiere De Giorgis, Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, nell’Indice dei nomi, a p. 629, in proposito scriveva che: “De Giorgis (brigadiere), 467” e, sul Venuti, a p. 635 scriveva: “Venuti….(capitano), 409, 467”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Sacchi – 8-9 settembre – Lagonegro; 10 settembre – Sapri sul mare; Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri; Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri-Vibanate; Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “. Dunque, il Pecorini-Manzoni nel suo specchietto ribadiva le date e le tappe delle singole Brigate. Riguardo Sapri leggiamo che arrivarono il giorno 2 settembre 1860 (e dunque si trovavano a Sapri alll’arrivo di Garibaldi il giorno 3 settembre), le due Brigate “Milano” ed una parte della Brigata “Spinazzi” o “Parma”. La Brigata “Puppi” ( o “Bologna”) sarà a Sapri il giorno 4 settembre 1860 e si mette in marcia subito per Vibonati. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 186, parlando della Spedizione di Ariano, in proprosito scriveva che: “Il tenente Canepa della Brigata Milano il 17 verso l’1 pom. sulla linea degli avamposti di Casapulla etc…”. Pecorini, sempre parlando di Capua, a p. 212, in proposito scriveva: “Comando della Brigata Milano: Luogotenente colonnello De Giorgis Carlo Felice, Capo di Stato Maggiore Capitano De Carolis; etc…furono anche aggregate a questa Divisione la brigata Corrao, già la Masa, e la Legione Inglese. (Doc. 80). Il Dittatore trasportava il suo quartiere generale a Caserta il giorno 27 settembre etc…”. Dunque, come ho già detto, verso il 20 settembre, il Comando della Brigata Milano passò al Luogotenente colonnello Carlo Felice De Giorgis. Sul sito della Presidenza della Repubblica è scritto che egli era Luogotenente colonnello di Fanteria che gli fu conferito il 30 novembre 1862. Su De Giorgis, il Pecorini, a p. 435, in proposito scriveva: “(Documento 64) 3° Brigata Milano. 3° Bataglione. Avamposto di Santa Prisca, 18 settembre 1860. Rapporto. Ieri verso un’ora pom.il sig. luogotenente Emilio Canepa, avente l’ispezione al battaglione percorreva la nostra linea, etc…”. Dunque, secondo questo rapporto, il Luogotenente Emilio Canepa ispezionò il Battaglione di Fanteria della Brigata Milano. Canepa viene più volte citato anche dal Rustow. Sul De Giorgis, il Pecorini, a p. 454, in proposito scriveva: “Documento 80. ESERCITO MERIDIONALE 15° Divisione Turr. Situazione Numerica della Forza della Suddetta Divisione al giorno 6 ottobre 1860: Corpo: Stato Maggiore della Divisione: Capo di Stato Maggiore, Colonnello Brigatiere Rustow; Genio: Capitano Tessera; Corpo Sanitario: Medico Divisionale Ziliani; Intendenza Militare: Intendente Ghiglione; Tribunale Militare: Avv. Fiscale, Bissoni Luigi; BRIGATA MILANO (2), Ten. Colonnello De Giogis; Corpo: Stato Maggiore: Capitano De Caroli; Bersaglieri Milanesi, Maggiore Mentesi; I° Battagl. Cacciatori Maggiore Sessa; 2° Battagl. Cacciatori, Maggiore Venuti; etc…”. Pecorini, a p. 454, nella nota (2) postillava: “(2) Già Gandini. Terza Brigata della Spedizione di Terranova.”. Dunque, il Pecorini cita gli ufficiali della Brigata Milano al 6 ottobre 1860 e sono: Carlo Felice De Giorgis, Tenente Colonnello; Capitano De Caroli, Capo di Stato Maggiore; Maggiore MENTESI, Capo di Stato Maggiore dei Bersaglieri Milanesi; Maggiore SESSA, Capo di Stato Maggiore del 1° Battaglione Cacciatori; Maggiore VENUTI, Capo di Stato Maggiore del 2° Battaglione dei Cacciatori. Su Carlo Felice De Giorgis, sul blog della Presidenza della Repubblica, si legge che era luogotenente colonnello di fanteria e, nel 30 novembre 1862 ebbe l’onoreficenza di Cavaliere Ordine Militare d’Italia. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 109 e ssg., in proposito scriveva che: “IV….Il generale Gandini, comandante della brigata Milano composta di novecento uomini, giunse anch’egli a Vibonati, etc…”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 109 e ssg., in proposito scriveva che: “III….Alba del giorno precedente v’era approdato il generale Rustovv con le brigate Milano e Spinazzi. Il Dittatore gli ordinò di avanzare con la prima brigata composta da novecento uomini, la sola veramente completa, per Vibonati, donde avrebbe proseguito per Padula. Mandò poi, a breve distanza, le brigate Spinazzi e Puppi. Era stato il Turr a concentrare queste forze a Sapri (circa 1500 uomini quasi tutti milanesi), …..”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 126-127 e ssg., in proposito scriveva che: “La spedizione era stata organizzata in sei brigate di linea, ciascuna formata su quattro battaglioni di quattro compagnie caduno non irregimentati. Le sei brigate erano numerate, denominate e comandate come segue : a 1ª Brigata Genova colonnello Eberhardt. a 2ª Brigata Parma colonnello Tharrena. a 3 Brigata Milano colonnello Gandini. a 4ª Brigata Bologna colonnello Puppi. a 5 Brigata Toscana colonnello Nicotera . 6ª Brigata Romagna colonnello Caucci. Inoltre eravi un battaglione carabinieri , due squadroni guide , due compagnie del genio , due batterie rigate da campagna. un servizio amministrativo. Gli effettivi delle compagnie erano di soli 80 uomini , ma vi era sicurezza di aumentarli , ciò che si sarebbe avverato senza ulteriore alterazione dei quadri . La forza totale al 31 luglio era di 8940 uomini.”. Dunque, Pittaluga, parlando della spedizione Pianciani-Bertani allestita per l’invasione degli Stati Pontifici, citava alcuni ufficiali e nomi che poi in seguito ritroveremo nello sbarco di queste truppe a Paola e a Sapri. Pittaluga oltre a dirci di Pianciani e di Rustow, cita il colonnello Picozzi, aiutante in campo di Rustow, cita l’intendente di Rustow il maggiore Sani, il maggiore Gemelli, medico capo, il maggiore Della Lucia, commissario, Spinazzi, ufficiale superiore, De Crianzi, ufficiale superiore, Cattabene, Pentotti, ufficiali superiori. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 148, in proposito scriveva che: “…quando giugevano in vista del Golfo degli Aranci, l’Amazone e l’Isera, portanti la Brigata ‘Parma’ (Tharrena), etc….Tharrena però, uomo serio e risoluto, fermavasi….Le altre due brigate, ‘Milano’ (Gandini) e ‘Bologna’ (Puppi), per gli ostacoli già accennati giunsero al convegno soltanto la sera del 13, coi vapori Weasel, Garibaldi, Calatafini e col Clipper Sheaperd.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156 e ssg., in proposito scriveva pure che: “Pianciani, il quale nel congedarsi presenò al Dittatore il colonnello Rustow come quello al quale cedeva il comando delle tre brigate, Parma, Milano e Bologna (Tharrena, Gandini, Puppi), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero l’ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo. I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, perchè era stata cambiata la destinazione per la quale eransi impegnati, e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi.”. Dunque, in questo passaggio il Pittaluga scrive che Tharrena e Gandini si dimisero, ed il comando delle due loro brigate, la “Tharrena” e la “Milano” passarono rispettivamente ai due colonnelli Spinazzi e De Giorgi o De Giorgis, ma a noi da altri autori non risulta. Dunque, secondo il generale Pittaluga, la brigata “Milano” non era più comandata dal colonnello Gandini che fu sostituito con De Giorgi. Dunque, Pittaluga scriveva che una volta allontanato il Pianciani e, dimessisi i colonnelli Tharrena e Gandini, che chiesero di essere dispensati, essi furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi o De Giorgis. Spinazzi sostituendo Tharrena, andava a comandare la Brigata “Parma”; De Giorgi, sostituendo Gandini andava a comandare la Brigata “Milano”. Dei colonnelli Spinazzi e De Giorgi o De Giorgis, ci parla Rustow che, il 3 settembre era con loro a Sapri. Di questo valoroso garibaldino ci ha parlato il Generale Giovanni Pittaluga, La diversione: note garibaldine sulla Campagna del 1860, Casa Editrice Italiana, Roma, 1904. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 157 e ssg., riferendosi al Bertani, in proposito scriveva pure che: “A Palermo apprese con rammarico da Pianciani quanto aveva deciso il Dittatore, ed il conseguente ritiro di Pianciani dal comando della Divisione che trovavasi a Milazzo, ed il congedo preso da Tharrena e da Gandini e da parecchi altri ufficiali . Ma non per questo si tenne per vinto. Disse a Pianciani che aveva avuto troppa fretta a lasciare il comando ; che conveniva di cercare ancora di convincere il Generale, e che a tal fine egli partiva subito per Milazzo. Quivi giunto trovò le tre brigate riunite sotto Rustow che gli fecero buona accoglienza. Non trovò più il Generale già partito per Giardini…”. Dunque, in questo passaggio il Pittaluga scrive che il “colonnello Tharrena” ed il “colonnello Gandini” si dimisero, ed il comando delle due loro brigate, la “Tharrena” e la “Milano” passarono rispettivamente ai due colonnelli “Spinazzi” e “De Giorgi”. Dunque, secondo il generale Pittaluga, la brigata “Milano” non era più comandata dal colonnello Gandini che fu sostituito con De Giorgi. La brigata “Milano”, comandata dal “maggiore De Giorgi” (in precedenza era comandata dal Gandini che si dimise insieme al Pianciani) e, la brigata “Parma” comandata dal maggiore Pietro Spinazzi (….) e, tutte sotto il comando del colonnello Wilhem Rustow che Garibaldi aveva nominato Capo di Stato Maggiore, in sostituzione del Pianciani e prima che Garibaldi nominasse Turr a Rotonda. Sul “Gandini” ha scritto, nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “….Garibaldi, il quale, giunto a Sapri, ordinava senz’altro al generale Rustow di avanzare con la sua brigata Milano, la prima che in quel momento si trovava già pronta e ordinata, per guadagnare rapidamente la strada consolare. A breve distanza mandò, al seguito di questa avanguardia, la brigata Spinazzi e poi la brigata Puppi…..Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli. Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano alla loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”. E poi, ancora, il Cesari, a p. 172, in proposito è scritto: “Così la sera del 3 settembre, il generale Gandini, comandante la brigata Milano, forte di 900 uomini, poteva giungere a Vibonati, etc…”. Dunque, il Cesari, ripropone la figura del “generale Gandini”, che, secondo lui comandava la Brigata “Milano”. Abbiamo visto, però, come il generale Gandini si fosse dimesso insieme al Nicotera ed al Pianciani a Palermo, all’arrivo della ex Spedizione Terranova dal Golfo degli Aranci. Dunque, insieme al Rustow ed al Turr, a Sapri, la Brigata Milano sbarcò col generale Gandini oppure questa Brigata garibaldina era comandata dal De Giorgi (che l’Agrati scriveva “De Giorgis” ?). Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 109 e ssg., in proposito scriveva che: “IV….Il generale Gandini, comandante della brigata Milano composta di novecento uomini, giunse anch’egli a Vibonati, etc…”. Anche Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a p. 195, si chiede: “..nel porto di Sapri, a capo dei circa 1600 uomini, componenti l’intera brigata Milano, comandata dal colonnello Gandini, e parte della brigata Parma agli ordini del maggiore Spinazzi (18).”. Quì Moliterni scriveva che la brigata “Milano” era comandata dal colonnello “Gandini”, ma su questa notizia nutriamo dei dubbi in quanto il colonnello Gandini, che comandava la brigata “Milano” e l’aveva portata con il Pianciani dal golfo degli Aranci a Palermo, si dimise con il colonnello Tharrena della brigata “Parma”, come scriverà il Dallolio. Nella nota (18), Moliterni postilla del racconto di Rustow nell’edizione e traduzione di E. Porro. Rustow non parla di Gandini ma scrive del colonnello De Giorgi. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156 e ssg., riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “Allora questi fece cortesi saluti ed auguri a Pianciani, il quale nel congedarsi presentò al Dittatore il colonnello Rustow come quello al quale cedeva il comando delle tre brigate, Parma, Milano e Bologna (Tharrena, Gandini, Puppi), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero l’ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo. I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, perchè era stata cambiata la destinazione per la quale eransi impegnati, e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. L’altra brigata Eberhardt,..di recarsi a Giardini agli ordini di Bixio.”. Sempre Pittaluga, a p. 157, riferendosi a Bertani, in proposito scriveva: “Milazzo. Quivi giunto trovò le tre brigate riunite sotto Rustow che gli fecero buona accoglienza….arrivò in quel giorno 19 agosto a Milazzo apportatore di un ordine del Dittatore che assegnava quelle truppe alla 15° Divisione comandata dal Turr stesso. Questi ordinò una rivista alla quale intervenne anche Bertani.”. Dunque, il generale Pittaluga scriveva che una volta allotanato il Pianciani e, dimessisi i colonnelli Tharrena e Gandini, che chiesero di essere dispensati, essi, furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. Spinazzi sostituendo Tharrena, andava a comandare la Brigata “Parma”; De Giorgi, sostituendo Gandini andava a comandare la Brigata “Milano”. Il Pittaluga è chiaro quando scrive che: “I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, ……e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. L’altra brigata Eberhardt,..di recarsi a Giardini agli ordini di Bixio.”. Come però faceva notare Moliterno (….), il “generale Gandini” viene espressamente citato dal Rustow, il quale era capo di Stato Maggiore della Brigata “Milano”. Infatti, Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 11, scriveva pure: “Ma i nostri legni bastarono appena per l’imbarco delle due brigate Milano e Parma, la brigata Bologna dovette restare al Faro. La brigata Milano e parte della brigata Parma erano con me sul vapore Rosolino Pilo. A mezzogiorno lasciammo dietro di noi la città di Tropea,etc…”. Dunque, Rustow parla espressamente della Calabria e, a pp. 12-13 aggiunge: “….Non mi rimase pertanto per altro partito che farle disbarcare a Tropea. Giunto quì in rada, ordinai al Colonnello Gandini, comandante della brigata Milano, di prender terra pel primo, ed appoggiato dai bersaglieri di Milano, e dai carabinieri di Genova, di disporre per l’ordinamento e l’esplorazione dell’interno etc…Il vapore Rosalino Pilo si allontanò….il suo esempio fu seguito anche dagli altri legni giunti poi, che avevano trasportato la brigata Parma, comandata dal valente maggiore Spinazzi. Ora non ci rimaneva che di continuare a piedi il viaggio pel Pizzo. Etc…”. Dunque, Rustow cita espressamente il “colonnello Gandini, comandante della brigata Milano…”. Sempre il Rustow, Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 34, in proposito scriveva che: “Alle 4 1/2 pomeridiane col 3° Battaglione della Brigata Milano, giunsi a Caserta dove trovavasi già la Brigata Bologna. Nei giorni 15 e 16 arrivò il resto della Brigata. Caserta doveva servirci di reidenza etc…Il colonnello Gandini aveva dovuto dimettere il comando della brigata Milano durante la spedizione di Ariano, ed il maggiore De Giorgi, fino ad ora comandante dei Bersaglieri, fu destinato ad occupare il suo posto. Il giorno 16, fui nominato capo dello Stato maggiore delle truppe che nelle vicinanze di Caserta si trovavano raccolte sulla sinistra del Volturno sotto il comando del Turr, trovandomi per tal modo sciolto dal comando della Divisione di Terranova, che ripresi solo il 19 settembre allorchè, come comandante dell’intiera ala sinistra, assunsi di condurla per la prima volta al fuoco.“. Dunque, il “colonnello Gandini”, secondo il racconto di Rustow (nella traduzione di Eliseo Porro) restò comandante della brigata Milano fino alla “Spedizione di Ariano”, in cui il generale Turr ebbe la disfatta del generale borbonico Bonanno, ed in quella occasione Gandini dovette cedere il suo posto al maggiore De Giorgi. Carlo Agrati, a p. 440, in proposito scriveva che: “Il 13 settembre tutta la Brigata “Milano” rientrava; era ad Avellino in quel giorno stesso, a Nola, il 14 e là riceveva l’ordine di portarsi direttamente a Caserta.”. L’Agrati cita il testo di Buttà (….), Un viaggio da Boccadifalco a Gaeta – Memorie della Rivoluzione del 1860 al 1861, Napoli, 1875. Sul colonnello, poi in seguito “Generale Gandini”, che comandava la Brigata “Milano” è stato più volte citato anche da Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 109 e ssg., in proposito scriveva che: “III….Alba del giorno precedente v’era approdato il generale Rustovv con le brigate Milano e Spinazzi. Il Dittatore gli ordinò di avanzare con la prima brigata composta da novecento uomini, la sola veramente completa, per Vibonati, donde avrebbe proseguito per Padula. Mandò poi, a breve distanza, le brigate Spinazzi e Puppi. Era stato il Turr a concentrare queste forze a Sapri (circa 1500 uomini quasi tutti milanesi), etc…”. De Crescenzo, a p. 112, riferendosi al giorno 3 settembre 1860, in proposito scriveva che: “IV. Il Generale Gandini, comandante della brigata ‘Milano’ composta di 900 uomini, giunse anch’egli a Vibonati, ma il giorno seguente, volendo spingersi più avanti, ripartì per il passo di monte Cucuzzo e Casalbuono.”. Dunque, il De Crescenzo scriveva che “il giorno seguente” (il giorno 4 settembre 1860), da Vibonati, il generale Gandini “comandante della brigata Milano, composta di 900 uomini” ordina di mettersi in marcia e dirigersi verso Casalnuovo. Nel De Crescenzo, ritroviamo il generale Gandini anche più avanti ed in particolare a p. 151, ove in proposito scriveva: “Lo Stato Maggiore del Dittatore desiderava che al momento dell’ingresso del Dittatore in Napoli vi fosse un discreto numero delle sue truppe, perciò fu ordinato con un telegramma al generale Gandini di muoversi subito da Eboli e recarsi a Vietri, dove aveva inizio la ferrovia. Il Gandini, tenendo presente che i suoi soldati erano stanchi, domandò chi di essi volesse partire. Quasi tutti risposero affermativamente e furono fatti salire su quanti carri potessero essere requisiti.”. Dunque, il Gandini condusse le truppe dei volontari della sua Brigata da Salerno a Vietri. De Crescenzo, a p. 159, scriveva pure che: “Il Rustow insieme alla brigata Milano, giunto in Eboli il 7, ebbe ordine di trovarsi a Napoli per il giorno dopo. Quest’ordine non fu però osservato, perchè i volontari erano stanchi per le lunghe marce e per giunta mancavano i carri per trasportarli. Il Rustow pensò allora di mandare a Salerno un distaccamento della guardia Nazionale. Etc…”. De Crescenzo, a p. 163, ritorna sulla stessa notizia di p. 151 e scriveva che: “Lo Stato Maggiore del Dittatore avrebbe desiderato che al momento dell’ingresso di Garibaldi in Napoli, vi si trovasse pronto un gran numero di garibaldini, perciò fu telegrafato subito al generale Gandini, comandante della brigata Milano, di partire presto da Eboli e di recarsi a Vietri…Gandini non credette opportuno di spingere i suoi militi, stanchi ormai dalle lunghe marce, etc…Il Gandini aveva sperato che giunto a Vietri le difficoltà sarebbero state superate, invece etc…”. Dunque, De Crescenzo cita più volte il generale Gandini che, ad Eboli, diresse le operazioni di marcia verso Salerno e verso Ariano, come vedremo. La testimonianza del Rustow, cozza con l’altra testimonianza del generale Giuseppe Pittaluga (…), che, nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156 e ssg., in proposito scriveva pure che: “Pianciani,…. cedeva il comando delle tre brigate, Parma, Milano e Bologna (Tharrena, Gandini, Puppi), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero l’ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo. I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, perchè era stata cambiata la destinazione per la quale eransi impegnati, e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano alla loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 15-16-17, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Pizzo…Alle cinque tutte le truppe si trovavano colà concentrate; ma i legni pel loro trasporto ivi stati predisposti, non bastavano che per una parte. Fu quindi imbarcata la intiera brigata Milano, ma una sola porzione della brigata Parma.”. Dunque, a Pizzo vennero imbarcati per Paola, l’intera Brigata “Milano” comandata dal maggiore De Giorgi ed una parte della Brigata “Parma” (o “Spinazzi”). Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 13, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Giunto quivi in rada, ordinai al colonnello Gandini, comandante della brigata Milano, di prender terra pel primo, e appoggiato dai Bersaglieri di Milano, e dai Carabinieri di Genova, di disporre per l’ordinamento di sicurezza ed un servizio di esplorazione, etc..Io rimasi a bordo onde sorvegliare lo sbarco etc…”. Rustow racconta lo sbarco della brigata Milano che si trovava imbarcata sul Rosalino Pilo, lasciata la città calabrese di Tropea e proseguire a marcia forzata verso Pizzo. Rustow, a p. 14 in proposito scriveva pure: “La brigata Milano coi suoi bersaglieri in testa…marciava…Per vero anche Spinazzi seguiva lestamente…”. Rustow, a p. 15 scriveva che: “La testa della colonna giunse a Monteleone alle ore 8, e la coda costituita dalla brigata Parma, non si arrivò che a mezzogiorno….per Pizzo, fu quindi imbarcata la intiera brigata Milano, ma una sola porzione della brigata Parma.”. Mario Menghini (….), nel suo “La spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli nei proclami etc…”, a p. 309, dal suo Diario e da una lettera dell’11 settembre 1860, da Napoli, in proposito scriveva che: “Vi dò una notizia, che son persuaso giungerà gradita a molti dei nostri amici, ed è che la 3° brigata Milano, comandata dal colonnello O. Gandini, è entrata la prima in Napoli, delle schiere garibaldine. E’ ben ordinata e ben tenuta: i soldati sono tutti giovani, ma le guerre nazionali hanno il merito di agguerrir presto l’artigiano, il contadino e lo studente. Al fiero sguardo, al portamento ardito, alla carnagione abbronzata e ad una certa serietà intelligente, il direste vecchi soldati. La 3° Brigata apparteneva all’ultima spedizione che partì da Genova ai primi d’agosto, e d’accordo con Garibaldi doveva scendere sulle terre romane.”. Mario Menghini scriveva che a Capua i volontari della 3° brigata, la brigata Milano erano comandati dal Gandini. Si vedrà in seguito che il comando sarà temporaneamente tolto al Rustow e dato al De Giorgi o De Giorgis. Ma abbiamo visto che a Palermo, il Gandini, si dimetterà insieme al Pianciani. Mario Menghini scriveva che a Capua i volontari della 3° brigata, la brigata Milano erano comandati dal Gandini. Si vedrà in seguito che il comando sarà temporaneamente tolto al Rustow e dato al De Giorgi o De Giorgis. Ma abbiamo visto che a Palermo, il Gandini, si dimetterà insieme al Pianciani. Infatti, Giuseppe Maraldi (…), nel suo “La spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 100, riferendosi al rifiuto dato a Garibaldi dal Pianciani, a Palermo, in proposito scriveva che: “Le brigate, Parma, Bologna, Milano, ….Garibaldi non si oppose, accettò pure le dimissioni, per gli stessi motivi addotti dal Pianciani, del colonnello Tharena e del Gandini delle brigate Milano e Bologna, che furono sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a pp. 194-195, in proposito scriveva che: “Così quei 1500 uomini della retroguardia diventavano l’avanguardia nella marcia su Napoli, grazie alla fortunata circostanza che li aveva forniti i mezzi di trasporto per mare, mentre gli altri dovevano avanzarsi per terra.”. Treveljan, a p. 194, nella nota (2) postillava: “(2) V. addietro, pagg. 152-155. Avevan lasciato la Sicilia e toccato il continente a Tropea, marciando di là a Pizzo per poi riprender il mare fino a Paola. Rustow, Brig. Milano, 11-16; Rustow, 299.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 444, in proposito scriveva che: “Il Rustow, un esule tedesco, era al comando di questa brigata o meglio piccolo battaglione “Milano”, già affidato al comando del Pianciani, poi a quello del Turr, a Sapri e al Volturno. Importante.”. Traveljan (….), sulla scorta della White-Mario (….), che non vedeva di buon occhio i cavouriani Turr e Rustow, scriveva che all’“esule tedesco” Rustow, gli fu concesso da Garibaldi solo il comando della brigata “Milano”.
Il maggiore DE GIORGIS della Brigata MILANO
Sul maggiore De Giorgis, il Pecorini, a p. 454, in proposito scriveva: “Documento 80. ESERCITO MERIDIONALE 15° Divisione Turr. Situazione Numerica della Forza della Suddetta Divisione al giorno 6 ottobre 1860: Corpo: Stato Maggiore della Divisione: Capo di Stato Maggiore, Colonnello Brigatiere Rustow; Genio: Capitano Tessera; Corpo Sanitario: Medico Divisionale Ziliani; Intendenza Militare: Intendente Ghiglione; Tribunale Militare: Avv. Fiscale, Bissoni Luigi; BRIGATA MILANO (2), Ten. Colonnello De Giogis; Corpo: Stato Maggiore: Capitano De Caroli; Bersaglieri Milanesi, Maggiore Mentesi; I° Battagl. Cacciatori Maggiore Sessa; 2° Battagl. Cacciatori, Maggiore Venuti; etc…”. Pecorini, a p. 454, nella nota (2) postillava: “(2) Già Gandini. Terza Brigata della Spedizione di Terranova.”. Dunque, il Pecorini cita gli ufficiali della Brigata Milano al 6 ottobre 1860 e sono: Carlo Felice De Giorgis, Tenente Colonnello; Capitano De Caroli, Capo di Stato Maggiore; Maggiore MENTESI, Capo di Stato Maggiore dei Bersaglieri Milanesi; Maggiore SESSA, Capo di Stato Maggiore del 1° Battaglione Cacciatori; Maggiore VENUTI, Capo di Stato Maggiore del 2° Battaglione dei Cacciatori. Su Carlo Felice De Giorgis, sul blog della Presidenza della Repubblica, si legge che era luogotenente colonnello di fanteria e, nel 30 novembre 1862 ebbe l’onoreficenza di Cavaliere Ordine Militare d’Italia. Sui Bersaglieri, il Rustow, Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 34, in proposito scriveva che: “Il colonnello Gandini aveva dovuto dimettere il comando della brigata Milano durante la spedizione di Ariano, ed il maggiore De Giorgi, fino ad ora comandante dei Bersaglieri, fu destinato ad occupare il suo posto.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 19 e ssg., il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “La brigata si componeva di una sezione di bersaglieri costituita da due compagnie; e di tre battaglioni di linea, ognuno di 4 compagnie. Ogni battaglione era della forza di 300 uomini; i bersaglieri ammontavano a poco di 100 uomini ed erano comandati dal maggiore De Giorgi, ufficiale valente e formato alla buona scuola. Il maggiore Sessa comandava il 1° battaglione di linea; il maggior Montesi il 2°; il capitano Venuti, il 3°. Quest’ultimo era un eccellente maestro d’esercizi, severo nel servizio e qualche volta anche eccessivamente ruvido.”. Dunque, è il Rustow che testimoniava come la Brigata “Milano”, a Sapri, il 3 settembre, si componeva di Bersaglieri ed era costituita da due Compagnie di Bersaglieri, oltre a tre battaglioni di linea, ed ogni Battaglione di linea era composto da 4 Compagnie. Ogni Battaglione di linea aveva una forza di 300 uomini. Rustow scriveva pure che “Il maggiore Sessa comandava il 1° battaglione di linea; il maggior Montesi il 2°; il capitano Venuti, il 3°”. Rustow scrive pure che la Sezione di Bersaglieri, costituita da n. 2 Compagnie “….ammontavano a poco di 100 uomini ed erano comandati dal maggiore De Giorgi, ufficiale valente e formato alla buona scuola.”. Dunque, il maggiore De Giorgi comandava la Sezione di Bersaglieri che ammontavano a poco più di 100 uomini. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 17-18, in proposito scriveva pure che: “I bersaglieri ed i carabinieri di Genova vennero destinati al servizio d’esplorazione, poichè credevano di trovarci in faccia al nemico, non senza un sospetto d’essere da esso circuiti.”. Dunque, secondo la testimonianza del colonnello Rustow, le truppe dei volontari condotti a Sapri ed ivi sbarcate, furono fatte accampare e poi il Rustow ordinò un servizio di esplorazione che affidò ai Bersaglieri ed ai Carabinieri di Genova.
Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 432, in proposito scriveva che: “(Documento 61) Brigata Sacchi 1° Reggimento. Vaccheria, presso S. Leucio, oggi 15 settembre 1860. Alle ore due dopo mezanotte il tenente Ferrabini Alessandro con una pattuglia etc…Il Luogotenente Colonnello L. Winkler.”. Dunque, in questo documento che riguarda la Brigata Sacchi del 1° Reggimento si cita il tenente FERRABINI ALESSANDRO. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 434, in proposito scriveva che: “(Documento 63) 15° Divisione Turr Brigata Puppi, Caserta, 16 settembre 1860. Sia lode al maggiore Ferracini, al capitano Tessera, etc…Firmato Puppi.”. Dunque, in questo documento, il colonnello PUPPI, cita il maggiore FERRACINI e il capitano TESSERA. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 432, in proposito scriveva che: “(Documento 64) 3° brigata Milano, 3° Battaglione, Avamposto di Santa Prisca, 18 settembre 1860. Rapporto. Ieri verso un’ora pom. il sig. luogotenente Emilio Canepa, avente l’ispezione al battaglione percorreva la nostra linea, etc….Egli consegnò allo Stato Maggiore del sig. brigatiere Eber in Santa Maria questi ufficiali napoletani. Il Comandante il Battaglione. Firmato Venuti.”. Dunque, in questo documento, VENUTI, Comandante il 3° Battaglione della 3° Brigata Milano, citava il luogotenente EMILIO CANEPA, ed il brigatiere EBER, dello Stato Maggiore di Rustow. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 436, in proposito scriveva che: “(Documento 66) Al Signor genrale Turr. S. Leucio, sera, 18 settembre 1860. In questa mattina con due compagnie della Brigata Puppi…etc…Vidimmo invece venire il 2° Reggimento della brigata Sacchi. Ho comunicato al Sig. colonnello Pellegrini che lo comanda la parola d’ordine e di campo. Dietro istruzioni del maggiore Ferracini etc…Firmato Alessandro DE-Bianchi Capitano della 1° Compagnia 3° Battaglione.”. Dunque, in questo documento indirizzato al generale Turr, il capitano della 1° Compagnia, 3° Battaglione, della Brigata PUPPI, il Capitano ALESSANDRO DE-BIANCHI, citava il colonnello PELLEGRINI che comandava il 2° Reggimento della Brigata SACCHI e citava il maggiore FERRACINI della Brigata sua Puppi. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 440, in proposito scriveva che: “(Documento 70) 15° Divisione (Turr) Brigata Milano. Rapporto del 19 settembre 1860 sotto Capua…..Caserta, 21 settembre 1860….coi bersaglieri in testa piazzai i due battaglioni di linea all’altezza dei battaglioni della brigata Puppi. Etc…, ed il 3° battaglione nuovamente comandato dal capitano sig. De Caroli, al quale affidai provvisoriamente il comando (sebbene già ferito sin dal principio della battaglia da una scheggia di mitraglia alla coscia sinistra) etc…Rileverà dai rapporti dei comandanti dei battaglioni, che qui le compiego, le perdite sofferte dalla brigata, e propongo per promozione di merito il sig. capitano De Caroli al grado di maggiore, lo stesso per il capitano Venuti, il sig. Vergani e Cavarrotti sotto-tenenti al 1° battaglione al grado di tenente, il furiere Zambetori al grado di sottotenente, i tenenti Magagna, Corbelli e Novelli del 2° battaglione al grado di capitano, il tenente Ferrari col braccio amputato al grado di Capitano. Del 3° battaglione propongo al grado di capitano il tenente Canepa, i sotto-tenenti Curti, Prunota, Pozzi, Monti, Geronimi etc…L’ajutante maggiore in 2° il tenente Zanner, il capitano Sig. Pifferi e capitano Mazzoni per un segno di distinzione, nonchè i sotto-tenenti Romualdi Alessandro, Ferrari Enrico, Lumari Luigi, Ragazzi Luigi e Ascarioni Lambro. Per i bersaglieri milanesi, cioè per il capitato Pedotti, tenente Oltrati, tenente Gadioli, sotto-tenente Rotondi, …sotto-tenente Quintini, etc..Raccomando il mio ajutante di campo Sig. Galuzzi. Firmato, il Comandante la Brigata DE GIORGIS.”. Come si è visto, a Capua, Rustow sostituì il Gandini, con De Giorgis che, pure faceva parte del corpo allegato alla XV Divisione di Turr. Notiamo che, in questo documento il comandante, il capitano o maggiore si firma DE GIORGIS. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 442, in proposito scriveva che: “(Documento 71) Sig. colonnello brigatiere Rustow. 15° Divisione (Turr) Brigata Milano. Rapporto del 19 settembre 1860 sotto Capua…..Santa Maria, 20 settembre 1860….dato l’ordine di ritirata i pochi nostri disimpegnati con alcuni bersaglieri lombardi (capitano Pedotti) restarono a mantenere il fuoco finchè tutti furono rientrati a Santa Maria, sbarrando etc…..l’esempio degli ufficiali, luogotenente Zancarini e sotto-tenenti Chiappa e Desimoni etc…Firmato Luogotenente Zancarini Giuseppe.”. In questo documento, il luogotenente ZANCARINI GIUSEPPE, comandante del …..scrive a Rustow il 20 settembre 1860 e cita l’ufficiale ZANCARINI e i sotto-tenenti CHIAPPA e DESIMONI. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 444, in proposito scriveva che: “(Documento 72) Al Colonnello Brigatiere Sacchi. 20 settembre 1860…..Si distinsero maggiormente per dovere e per coraggio ed intelligenza nel dirigere le compagnie, il maggiore Grioli, Occari, ed i capitani Stagni Gaetano della 15° e Calderoni Sivio della 10°. Firmato Tenente Colonnello Pellegrini.”. In questo documento, il tenente Colonnello Pellegrini della Brigata Sacchi, scrivendo al colonnello Gaetano SACCHI, citava il maggiore GRIOLI, OCCARI ed i capitani STAGNI GAETANO della XV Divisione e CALDERONI SILVIO della X Divisione. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 450, in proposito scriveva che: “(Documento 77) Signor generale Sacchi. Piedimonte, 22 settembre 1860. Il caporale Dellacqua della 9° Compagnia, ed il soldato Macchi dell’11° furono dei primi feriti….La compagnia comandata da Sgarallino, armata etc…Firmato Rachetti Capitano”. In questo documento, il capitano RACHETTI della Brigata Sacchi scrive al colonnello Gaetano Sacchi, e cita il caporale DELLACQUA della 9° compagnia ed il soldato MACCHI dell’11°. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 452, in proposito scriveva che: “(Documento 79) Brigata Sacchi, 2° Reggimento, Casino Reale di S. Leucio, 22 settembre 1860. …Col 3° Battaglione Grioli occupai etc…Col 4° battaglione Occari occupai il Casino Reale etc..ed il signor colonnello Albuzzi si ritirò colla sua gente e 3 compagnie 1° reggimento brigata Sacchi. I soldati del battaglione Grioli etc…Soltanto Musicò che trovavasi come sentinella, etc..unitamente ai soldati Maffoni e Camicie che portarono in salvo il ferito soldato Gianzani Angelo della 10° compagnia del mio reggimento. Musicò e Maffoni sono della 7° compagnia, Camicie dell’8° del battaglione Fabbri brigata Assanti….etc… Firmato G. Pellegrino.”. In questo documento, il Comandante del 3° Reggimento della Brigata Sacchi, G. PELLEGRINO, scriveva al Sacchi e citava il 3° battaglione GRIOLI, il 4° battaglione OCCARI, il colonnello ALBUZZI, colla sua gente, il soldato sentinella, MUSICO’, GIANZANI ANGELO, soldato ferito della 10° Compagnia del 3° Reggimento, i soldati MUSICO’ e MAFFONI e CAMICIE dela 7° compagnia dell’8° Battaglione FABBRI della Brigata ASSANTI.
Il Capitano APPEL triestino
Il generale borbonico Quandel-Vial, leggendo il “Giornale di bordo” redatto dall’ufficiale piemontese Garzia, capitano di Stato Maggiore che arrivò a Sapri con la nave francese “Brésil” noleggiata dal governo piemontese ed inviata a Sapri per prelevarvi eventuali truppe bisognose, trovò scritto che il capitano Garzia, per il giorno 4 settembre 1860 annotava che era arrivato a Sapri alle 8 del mattino del 4 settembre 1860 e, annotava pure che, arrivando nel porto di Sapri ha trovato cinque vapori garibaldini 2 o 3 brigantini mercantili. Il Capitano Garzia annotava pure che erano saliti sul “Brésil” “Il Capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del Generale Bustow (Rustow) ed altro Ufficiale Ungherese sono venuti a bordo ad assicurarmi, che in Sapri non vi era alcuno dei nostri, ma poteva trovarne a Maratea, Paola, Pizzo. Anche D. Antonio Buraglia di Maratea dava la stessa assicurazione.”.”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 577 ed in proposito scriveva che: “4 Settembre…Alle 8 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul vapore Brésil giunge nelle acque di Sapri, ed ecco ciò che trovo scritto nel Giornale di lui. “Quivi ho trovato cinque vapori Garibaldini 2 o 3 brigantini mercantili. La truppa Garibaldina sbarcata il giorno precedente e la mattina, compresa l’altra trasporta dall”Elvetie’ si fa ammontare a 8 o 9000 uomini. Garibaldi il 3 in barchetta da Ascea era andato a Sapri ed avea preso il cammino verso Lagonegro dove è giunto la sera del 3 o la mattina del 4. La truppa sbarcata poteva essere a Lagonegro e nel Vallo di Diana la sera del 4. Il Capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del Generale Bustow (Rustow) ed altro Ufficiale Ungherese sono venuti a bordo ad assicurarmi, che in Sapri non vi era alcuno dei nostri, ma poteva trovarne a Maratea, Paola, Pizzo. Anche D. Antonio Buraglia di Maratea dava la stessa assicurazione.”.”. In questo brano il Quandel-Vial riporta un brano del giornale di bordo del Brésil scritto dal capitano di Stato Maggiore della Marina Piemontese, Garzia, all’arrivo a Sapri che avrà un colloquio con il capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del colonnello Rustow sbarcati il 2 settembre con Turr ed i volontari garibaldini che si imbarcarono a Paola. Il Quandel ci parla di un capitano Appel triestino dello Stato Maggiore del colonnello Rustow, sbarcato a Sapri con le truppe provenienti da Paola. Infatti, il Quandel-Vial, parlando di Sapri in proposito scriveva che sul “Giornale di Bordo” del vapore Sardo o Piemontese “Brésil” condotta a Sapri dal Capitano di Stato Maggiore della Marina Piemontese “Garzia”, Vial trovò scritto o annotato che il Capitano Garzia, arrivato a Sapri il 4 settembre 1860, alle ore 20,00 (8 a.m.), trovò ed ebbe un colloquio con due ufficiali dell’Esercito Meridionale e della Divisione Turr, sbarcati a Sapri il giorno 2 settembre 1860. Garzia parlò con il Capitano dello Stato Maggiore di Rustow “APPEL triestino” e con un altro Ufficiale Ungherese: “Il Capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del Generale Bustow (Rustow) ed altro Ufficiale Ungherese sono venuti a bordo ad assicurarmi, che in Sapri non vi era alcuno dei nostri, etc….”. Il Quandel-Vial scriveva che nello Stato Maggiore del generale Rustow vi era il “Capitano APPEL triestino.”. Gli Ufficiali dello Stato Maggiore di Rustow, rimasti a Sapri, assicurarono il comandante Garzia del vapore “Brésil” che a Sapri “…non vi era alcuno dei nostri, ma poteva trovarne a Maratea, Paola, Pizzo. Anche D. Antonio Buraglia di Maratea dava la stessa assicurazione.”.”. Il Quandel-Vial scriveva che nello Stato Maggiore del generale Rustow vi era il “Capitano APPEL triestino.”. Gli Ufficiali dello Stato Maggiore di Rustow, rimasti a Sapri, assicurarono il comandante Garzia del vapore “Brésil” che, sebbene a Sapri non fossero rimasti soldati o Brigate di volontari Garibaldini, li avrebbero potuti incontrare a Maratea, a Paola e a Pizzo e quindi gli conveniva che proseguisse il suo viaggio di ricognizione. Sul Giornale di Bordo del vapore Brésil, il capitano Garzia scriveva pre che “Anche D. Antonio Buraglia di Maratea dava la stessa assicurazione.”.”. Don Antonio Buraglia di Maratea assicurava che a Sapri non vi era rimasto più nessuno. Don Antonio Buraglia è un nome legato a Maratea, un comune della provincia di Potenza, in Basilicata. In particolare, Piazza Buraglia rappresenta il cuore del centro storico di Maratea. Questa piazza è un punto vitale del borgo, con negozi, gallerie d’arte, bar e punti di ritrovo, e da essa si dipanano i caratteristici vicoli circostanti. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), che, a p. 203 e ssg., in proposito scriveva che: “Un consistente indizio, in tal senso è contenuto in alcuni brani del “giornale” redatto dal “Capitano di Stato Maggiore Garzia”, ……A Sapri, dove attraccò alle 8:00 del 4 settembre, il ‘Brésil’ trovò “5 vapori Garibaldini” e “2 o 3 brigantini mercantili” (37) probabilmente gli stessi dai quali, la mattina del 2 settembre, erano sbarcate la brigata Milano e parte della brigata Parma e, alle 23:00 settembre, la sopraggiunta brigata Puppi.”. Moliterni, a p. 203, nella nota (36) postillava: “(36) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Napoli, 1900, p. 576.”. Moliterni, a p. 203, nella nota (37) postillava: “(37) Ivi, p. 577.”.
PIETRO SPINAZZI COMANDANTE DELLA BRIGATA PARMA
Su Wikipedia, alla voce “Pietro Spinazzi” leggiamo che Pietro Spinazzi, si arruolò nell’esercito regolare sabaudo, con il grado di capitano, stabilendosi nuovamente a Genova, per lasciarlo nel 1860 per seguire Giuseppe Garibaldi nella campagna dell’Italia meridionale al seguito della spedizione guidata da Luigi Pianciani, detta anche spedizione Terranova, forte di circa 8.940 uomini. Maggiore della 2ª Brigata “Parma”, comandata dal colonnello Tharrena, giunse in Sicilia via nave sbarcando a Palermo, l’11 agosto, e pochi giorni, a Milazzo, sostituì al comando della Brigata lo stesso colonnello Tharrena dimessosi in polemica con il comando generale in quanto cambiata le destinazione di impiego della sua unità. Durante la campagna guidò l’ex 2ª Brigata “Tharrena”, composta da 700 uomini circa, sempre agli ordini di Nino Bixio, comandante della 18ª Divisione dell’esercito meridionale, e per il valore dimostrato, il 1º ottobre nella battaglia del Volturno, durante il combattimento di Ponti della Valle di Maddaloni, fu elogiato ufficialmente dallo stesso, promosso al grado di tenente colonnello e proposto della croce al valore militare di Savoia che poi non ottenne. Devo però aggiungere che prima di passare al corpo o Divisione XVIII di Bixio, il colonnello Pietro SPINAZZI, comandò la Brigata omonima che in precedenza era detta “Tharena”, ovvero la 2° Brigata dell’ex spedizione Pianciani, ovvero la spedizione per invadere gli Stati Pontifici organizzata da Agostino Bertani. Dimessosi Pianciani, a Palermo, Garibaldi lo sostituì con Pietro Spinazzi, e lo aggregò alla truppa comandata dal Rustow, con il nome di Brigata PARMA. La brigata Parma, non riuscì a d imbarcarsi tutta ed arrivare con Bertani e Rustow, tutta a Paola. Da Wikipedia leggiamo che il maggiore Pietro Spinazzi (Parma, … – Genova, post 1869) è stato un patriota, garibaldino e scrittore italiano. Si arruolò nell’esercito regolare sabaudo, con il grado di capitano, stabilendosi nuovamente a Genova, per lasciarlo nel 1860 per seguire Giuseppe Garibaldi nella campagna dell’Italia meridionale al seguito della spedizione guidata da Luigi Pianciani, detta anche spedizione Terranova, forte di circa 8.940 uomini. Maggiore della 2ª Brigata “Parma”, comandata dal colonnello Tharrena, giunse in Sicilia via nave sbarcando a Palermo, l’11 agosto, e pochi giorni, a Milazzo, sostituì al comando della Brigata lo stesso colonnello Tharrena dimessosi in polemica con il comando generale in quanto cambiata le destinazione di impiego della sua unità. Di Spinazzi ne parla anche Giacomo Oddo, I mille di Marsala: scene rivoluzionarie: opera dedicata alla Venezia …, 1863, pagina 981 e, come ho detto il Generale Giovanni Pittaluga, La diversione: note garibaldine sulla Campagna del 1860, Casa Editrice Italiana, Roma, 1904. A Paola, il 1° settembre 1860, la Brigata era ivi solo una parte di essa, mentre, solo dopo il 3 settembre 1860, iniziò ad arrivare a Sapri l’altra porzione della Brigata. Infatti, il 3 settembre, Rustow, marciando con la Brigata Milano verso Vibonati, inviò un ordine a Spinazzi che era rimasto a Sapri ad attendere il resto dei volontari garibaldini. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 20, in proposito scriveva che il 3 settembre, incontrado Garibaldi sulla spiaggia di Sapri, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Alle 5 di matina ripresimo la marcia. La notte mandai indietro un uomo fidato di Sapri con un ordine al maggiore Spinazzi onde ci seguisse con la brigata Parma tosto che fosse riunita, lasciando sul luogo l’ordine stesso per la brigata Bologna, la quale pure da Torre del Faro doveva arrivare a Sapri.”. La brigata “Puppi” (ex brigata “Bologna”) ancora non aveva potuto imbarcarsi a Paola con Turr e Rustow e quindi, questa brigata, il 2 settembre, all’arrivo di Turr e Rustow a Sapri non era ancora sbarcata. Si attendevano le truppe di parte della brigata “Parma” e di parte della brigata “Puppi” e quindi, il colonnello Rustow, portandosi verso Vibonati, inviò a Sapri, a maggiore Spinazzi un messaggio per le truppe che ancora dovevano essere riunite a Sapri. Il messaggio di Rustow era l’ordine a Spinazzi di proseguire verso Vibonati non appena le truppe delle due brigate “Parma” e “Bologna” fossero riunite a Sapri. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 11, scriveva pure: “Ma i nostri legni bastarono appena per l’imbarco delle due brigate Milano e Parma, la brigata Bologna dovette restare al Faro. La brigata Milano e parte della brigata Parma erano con me sul vapore Rosolino Pilo.”. Dunque, Rustow parla espressamente della Calabria e, a pp. 12-13 aggiunge: “….Il vapore Rosalino Pilo si allontanò….il suo esempio fu seguito anche dagli altri legni giunti poi, che avevano trasportato la brigata Parma, comandata dal valente maggiore Spinazzi. Ora non ci rimaneva che di continuare a piedi il viaggio pel Pizzo. Etc…”. Giuseppe Maraldi (…), nel suo “La spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 100, riferendosi al rifiuto dato a Garibaldi dal Pianciani, a Palermo, in proposito scriveva che: “Le brigate, Parma, Bologna, Milano, ….Garibaldi non si oppose, accettò pure le dimissioni, per gli stessi motivi addotti dal Pianciani, del colonnello Tharena e del Gandini delle brigate Milano e Bologna, che furono sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 88, in proposito scriveva che: “Il Bertani (1) aveva mobilitato circa novemila uomini, organizzati ed armati come nessun’altra spedizione. La spedizione era divisa in 24 battaglioni, (2) più un battaglione di cacciatori con 580 uomini, 120 guide, 220 uomini del genio, 180 di artiglieria e 120 addetti alla Intendenza. Si trattava in tutto di sei brigate: 1° la Genova; 2° la Parma; 3° la Milano; 4° la Bologna; 5° la Toscana; 6° la Abruzzi. Le prime quattro, agli ordini dei rispettivi comandanti colonnelli Eberhardt, Tharrena, Cantini, Puppi, dovevano concentrarsi nel Golfo degli Aranci, per agire sulla costa dello Stato pontificio. Etc…”. Maraldi, a p. 88, nella nota (1) postillava: “(1) W. Rustow, La brigata Milano nella Campagna etc…”. Maraldi, a p. 88, nella nota (2) postillava: “(2) L. Pianciani, Del’andamento delle cose in Italia, Milano, 1860 e Pittaluga, op. cit., p. 127-128 e 129.”. La brigata “Milano” era comandata dal colonnello “O. Gandini” che pare si fosse dimesso e per questo motivo affidata al comando del “maggiore De Giorgis”; la brigata “Bologna”, comandata da Puppi; la brigata Parma, in origine comandata da Tharena e che in seguito alle dimissioni di Tharrena, fosse passata al maggiore Spinazzi. Tharena comandava la brigata “Parma” dell’ex spedizione Pianciani ma, insieme a Pianciani il 16 agosto 1860 diede le sue dimissioni. Dei colonnelli Spinazzi e De Giorgi, ci parla Rustow che, il 3 settembre era con loro a Sapri. Oltre alle due precedenti Brigate, la Eberhard e la Puppi (….), componevano il contingente organizzato dal Bertani anche le due Brigate “Milano”, la brigata “Spinazzi” (ex Brigata “Parma” ed ancor prima Brigata Tharrena). La brigata “Milano”, comandata dal “maggiore De Giorgi” (in precedenza era comandata dal Gandini che si dimise insieme al Pianciani) e, la brigata “Parma” comandata dal maggiore “Pietro Spinazzi” (….) e, tutte sotto il comando del colonnello Wilhem Rustow che Garibaldi aveva nominato Capo di Stato Maggiore, in sostituzione del Pianciani e prima che Garibaldi nominasse Turr a Rotonda. Tutte queste Brigate facevano parte della XV Divisone dell’Esercito Meridionale. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, in questo passaggio, il Pecorini-Manzoni scriveva che una volta in Sicilia, a Palermo, le truppe della ex spedizione Pianciani, vennero denominate: “Tharena” (poi chiamata Spinazzi), “Milano”, comandata dal Rustow, “Puppi” (poi in seguito chiamata “Sacchi”), la “Nicotera” (poi in seguito chiamata “Spangaro”). Il colonnello era nativo di Parma, sposato con figli, aveva oltre cinquant’anni d’età. Proveniva dai ranghi dell’esercito regolare che aveva lasciato volontariamente per inseguire l’irresistibile richiamo di Garibaldi. Dalla revisione di queste notizie troviamo il colonnello “O. Gandini” che condusse le truppe della brigata “Milano”, la brigata “Parma” condotta dal “maggiore Spinazzi”, la brigata Puppi condotta da ?. Rustow era Capo di Stato Maggiore ed era stato momentaneamente nominato comandante di queste forze dal Bertani come scrive l’Agrati (…). In proposito a Pietro Spinazzi, Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Russo Luigi, Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a p. 281, in proposito scriveva che: “A Paola aveva lasciato il momentaneo comando al colonnello Guglielmo Rustow delle brigate Milano e Spiazzi con le quali, via mare, giunto a Pizzo la sera del 30 agosto, era salpato nella notte del 30-31.”. Quì Policicchio scrive erroneamente “Spiazzi” ma si tratta della brigata “Spinazzi”. Fa lo stesso errore Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. , in proposito scriveva che: “Intanto Stefano Turr, che era al seguito di Garibaldi, ebbe l’ordine di portarsi a Paola per imbarcare le truppe che erano giunte il giorno prima, dove lo attendeva il generale Guglielmo Rustow delle brigate Milano e Spiazzi con le quali era giunto a Pizzo la sera del 30 agosto, ed era salpato via mare nella notte tra il 30 e il 31 agosto. La mattina del primo settembre Turr giungeva a Paola e, prima di incamminarsi, scriveva a Nino Bixio che lo precedeva: “Le quattro brigate Eberhardt, Puppi, Milano, Spiazzi della dimessa spedizione Pianciani e Bertani sono state attaccate alla mia divisione….Parto oggi stesso per Paola, dove sono arrivate due delle suddette brigate, e farò di tutto per trovare imbarco, e spingermi per il Golfo di Policastro ed ivi sbarcare….”. Come ho già ribadito, non si tratta del maggiore “Spiazzi” ma di “Spinazzi”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 126-127 e ssg., in proposito scriveva che: “Ebbe per capo di stato maggiore il colonnello W. Rustow emigrato tedesco, scrittore militare di grido, e per aiutante generale il colonnello Picozzi; intendente il maggiore Sani; medico capo il maggiore Gemelli; commissario il maggiore Della Lucia. Vi erano ufficiali superiori distintissimi quali Spinazzi, De Criarzi, Cattabene, Pedotti. La spedizione era stata organizzata in sei brigate di linea, ciascuna formata su quattro battaglioni di quattro compagnie caduno non irregimentati. Le sei brigate erano numerate, denominate e comandate come segue: a 1ª Brigata Genova colonnello Eberhardt. a 2ª Brigata Parma colonnello Tharrena. La 3 Brigata Milano colonnello Gandini. La 4ª Brigata Bologna colonnello Puppi. a 5 Brigata Toscana colonnello Nicotera. 6ª Brigata Romagna colonnello Caucci. Inoltre eravi un battaglione carabinieri , due squadroni guide , due compagnie del genio , due batterie rigate da campagna. un servizio amministrativo. Gli effettivi delle compagnie erano di soli 80 uomini , ma vi era sicurezza di aumentarli , ciò che si sarebbe avverato senza ulteriore alterazione dei quadri. La forza totale al 31 luglio era di 8940 uomini.”. Dunque, Pittaluga, parlando della spedizione Pianciani-Bertani allestita per l’invasione degli Stati Pontifici, citava alcuni ufficiali e nomi che poi in seguito ritroveremo nello sbarco di queste truppe a Paola e a Sapri. Pittaluga oltre a dirci di Pianciani e di Rustow, cita il colonnello Picozzi, aiutante in campo di Rustow, cita l’intendente di Rustow il maggiore Sani, il maggiore Gemelli, medico capo, il maggiore Della Lucia, commissario, Spinazzi, ufficiale superiore, De Crianzi, ufficiale superiore, Cattabene, Pentotti, ufficiali superiori.
Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 20, in proposito scriveva che il 3 settembre, incontrado Garibaldi sulla spiaggia di Sapri, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Alle 5 di matina ripresimo la marcia. La notte mandai indietro un uomo fidato di Sapri con un ordine al maggiore Spinazzi onde ci seguisse con la brigata Parma tosto che fosse riunita, lasciando sul luogo l’ordine stesso per la brigata Bologna, la quale pure da Torre del Faro doveva arrivare a Sapri.”. La brigata “Puppi” (ex brigata “Bologna”) ancora non aveva potuto imbarcarsi a Paola con Turr e Rustow e quindi, questa brigata, il 2 settembre, all’arrivo di Turr e Rustow a Sapri non era ancora sbarcata. Si attendevano le truppe di parte della brigata “Parma” e di parte della brigata “Puppi” e quindi, il colonnello Rustow, portandosi verso Vibonati, inviò a Sapri, a maggiore Spinazzi un messaggio per le truppe che ancora dovevano essere riunite a Sapri. Il messaggio di Rustow era l’ordine a Spinazzi di proseguire verso Vibonati non appena le truppe delle due brigate “Parma” e “Bologna” fossero riunite a Sapri. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 11, scriveva pure: “Ma i nostri legni bastarono appena per l’imbarco delle due brigate Milano e Parma, la brigata Bologna dovette restare al Faro. La brigata Milano e parte della brigata Parma erano con me sul vapore Rosolino Pilo.”. Dunque, Rustow parla espressamente della Calabria e, a pp. 12-13 aggiunge: “….Il vapore Rosalino Pilo si allontanò….il suo esempio fu seguito anche dagli altri legni giunti poi, che avevano trasportato la brigata Parma, comandata dal valente maggiore Spinazzi. Ora non ci rimaneva che di continuare a piedi il viaggio pel Pizzo. Etc…”. Giuseppe Maraldi (…), nel suo “La spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 100, riferendosi al rifiuto dato a Garibaldi dal Pianciani, a Palermo, in proposito scriveva che: “Le brigate, Parma, Bologna, Milano, ….Garibaldi non si oppose, accettò pure le dimissioni, per gli stessi motivi addotti dal Pianciani, del colonnello Tharena e del Gandini delle brigate Milano e Bologna, che furono sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 88, in proposito scriveva che: “Il Bertani (1) aveva mobilitato circa novemila uomini, organizzati ed armati come nessun’altra spedizione. La spedizione era divisa in 24 battaglioni, (2) più un battaglione di cacciatori con 580 uomini, 120 guide, 220 uomini del genio, 180 di artiglieria e 120 addetti alla Intendenza. Si trattava in tutto di sei brigate: 1° la Genova; 2° la Parma; 3° la Milano; 4° la Bologna; 5° la Toscana; 6° la Abruzzi. Le prime quattro, agli ordini dei rispettivi comandanti colonnelli Eberhardt, Tharrena, Cantini, Puppi, dovevano concentrarsi nel Golfo degli Aranci, per agire sulla costa dello Stato pontificio. Etc…”. Maraldi, a p. 88, nella nota (1) postillava: “(1) W. Rustow, La brigata Milano nella Campagna etc…”. Maraldi, a p. 88, nella nota (2) postillava: “(2) L. Pianciani, Del’andamento delle cose in Italia, Milano, 1860 e Pittaluga, op. cit., p. 127-128 e 129.”. La brigata “Milano” era comandata dal colonnello “O. Gandini” che pare si fosse dimesso e per questo motivo affidata al comando del “maggiore De Giorgis”; la brigata “Bologna”, comandata da Puppi; la brigata Parma, in origine comandata da Tharena e che in seguito alle dimissioni di Tharrena, fosse passata al maggiore Spinazzi. Tharena comandava la brigata “Parma” dell’ex spedizione Pianciani ma, insieme a Pianciani il 16 agosto 1860 diede le sue dimissioni. Dei colonnelli Spinazzi e De Giorgi, ci parla Rustow che, il 3 settembre era con loro a Sapri. Oltre alle due precedenti Brigate, la Eberhard e la Puppi (….), componevano il contingente organizzato dal Bertani anche le due Brigate “Milano”, la brigata “Spinazzi” (ex Brigata “Parma” ed ancor prima Brigata Tharrena). La brigata “Milano”, comandata dal “maggiore De Giorgi” (in precedenza era comandata dal Gandini che si dimise insieme al Pianciani) e, la brigata “Parma” comandata dal maggiore “Pietro Spinazzi” (….) e, tutte sotto il comando del colonnello Wilhem Rustow che Garibaldi aveva nominato Capo di Stato Maggiore, in sostituzione del Pianciani e prima che Garibaldi nominasse Turr a Rotonda. Tutte queste Brigate facevano parte della XV Divisone dell’Esercito Meridionale. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, in questo passaggio, il Pecorini-Manzoni scriveva che una volta in Sicilia, a Palermo, le truppe della ex spedizione Pianciani, vennero denominate: “Tharena” (poi chiamata Spinazzi), “Milano”, comandata dal Rustow, “Puppi” (poi in seguito chiamata “Sacchi”), la “Nicotera” (poi in seguito chiamata “Spangaro”). Il colonnello era nativo di Parma, sposato con figli, aveva oltre cinquant’anni d’età. Proveniva dai ranghi dell’esercito regolare che aveva lasciato volontariamente per inseguire l’irresistibile richiamo di Garibaldi. Dalla revisione di queste notizie troviamo il colonnello “O. Gandini” che condusse le truppe della brigata “Milano”, la brigata “Parma” condotta dal “maggiore Spinazzi”, la brigata Puppi condotta da ?. Rustow era Capo di Stato Maggiore ed era stato momentaneamente nominato comandante di queste forze dal Bertani come scrive l’Agrati (…). In proposito a Pietro Spinazzi, Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Russo Luigi, Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a p. 281, in proposito scriveva che: “A Paola aveva lasciato il momentaneo comando al colonnello Guglielmo Rustow delle brigate Milano e Spiazzi con le quali, via mare, giunto a Pizzo la sera del 30 agosto, era salpato nella notte del 30-31.”. Quì Policicchio scrive erroneamente “Spiazzi” ma si tratta della brigata “Spinazzi”. Fa lo stesso errore Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. , in proposito scriveva che: “Intanto Stefano Turr, che era al seguito di Garibaldi, ebbe l’ordine di portarsi a Paola per imbarcare le truppe che erano giunte il giorno prima, dove lo attendeva il generale Guglielmo Rustow delle brigate Milano e Spiazzi con le quali era giunto a Pizzo la sera del 30 agosto, ed era salpato via mare nella notte tra il 30 e il 31 agosto. La mattina del primo settembre Turr giungeva a Paola e, prima di incamminarsi, scriveva a Nino Bixio che lo precedeva: “Le quattro brigate Eberhardt, Puppi, Milano, Spiazzi della dimessa spedizione Pianciani e Bertani sono state attaccate alla mia divisione….Parto oggi stesso per Paola, dove sono arrivate due delle suddette brigate, e farò di tutto per trovare imbarco, e spingermi per il Golfo di Policastro ed ivi sbarcare….”. Come ho già ribadito, non si tratta del maggiore “Spiazzi” ma di “Spinazzi”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 126-127 e ssg., in proposito scriveva che: “Ebbe per capo di stato maggiore il colonnello W. Rustow emigrato tedesco, scrittore militare di grido, e per aiutante generale il colonnello Picozzi; intendente il maggiore Sani; medico capo il maggiore Gemelli; commissario il maggiore Della Lucia. Vi erano ufficiali superiori distintissimi quali Spinazzi, De Criarzi, Cattabene, Pedotti. La spedizione era stata organizzata in sei brigate di linea, ciascuna formata su quattro battaglioni di quattro compagnie caduno non irregimentati. Le sei brigate erano numerate, denominate e comandate come segue: a 1ª Brigata Genova colonnello Eberhardt. a 2ª Brigata Parma colonnello Tharrena. La 3 Brigata Milano colonnello Gandini. La 4ª Brigata Bologna colonnello Puppi. a 5 Brigata Toscana colonnello Nicotera. 6ª Brigata Romagna colonnello Caucci. Inoltre eravi un battaglione carabinieri , due squadroni guide , due compagnie del genio , due batterie rigate da campagna. un servizio amministrativo. Gli effettivi delle compagnie erano di soli 80 uomini , ma vi era sicurezza di aumentarli , ciò che si sarebbe avverato senza ulteriore alterazione dei quadri. La forza totale al 31 luglio era di 8940 uomini.”. Dunque, Pittaluga, parlando della spedizione Pianciani-Bertani allestita per l’invasione degli Stati Pontifici, citava alcuni ufficiali e nomi che poi in seguito ritroveremo nello sbarco di queste truppe a Paola e a Sapri. Pittaluga oltre a dirci di Pianciani e di Rustow, cita il colonnello Picozzi, aiutante in campo di Rustow, cita l’intendente di Rustow il maggiore Sani, il maggiore Gemelli, medico capo, il maggiore Della Lucia, commissario, Spinazzi, ufficiale superiore, De Crianzi, ufficiale superiore, Cattabene, Pentotti, ufficiali superiori.
LA BRIGATA SPINAZZI (EX BRIGATA PARMA)
Una porzione della Brigata PARMA, comandata dal colonnello SPINAZZI, era stata portata da Bertani e Rustow a Paola e si trovava accampata a Paola in attesa di disposizioni del Dittatore. Dunque, una porzione della Brigata Parma, insieme alla Brigata MILANO si trovava a Paola, il 31 agosto 1860. Questa Brigata, su disposizione del Dittatore fu aggregata alla Divisione XV del generale Turr su ordine di Garibaldi. La Brigata Spinazzi, o PARMA, faceva parte della Divisione di Nino Bixio, la XVIII, ma passò a Turr, infatti, il generale Turr, da Cosenza, il 31agosto 1860 inviò un telegramma a Bixio dove gli scriveva che su ordine del Dittatore comandava lui la brigata Spinazzi. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 147-148, in proprosito scriveva che: “Pria di partire da Cosenza, Turr scrisse a Bixio: “Le quattro brigate, Eberhardt, Puppi, Milano, Spinazzi della dimessa spedizione Pianciani e Bertani sono attaccate alla mia divisione. Oggi riceverai l’ordine del Dittatore di formare la 18° Divisione sotto i tuoi ordini.“, che si trovava a Paola, con Rustow (una parte di essa). Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 20, in proposito scriveva che il 3 settembre, incontrado Garibaldi sulla spiaggia di Sapri, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Alle 5 di matina ripresimo la marcia. La notte mandai indietro un uomo fidato di Sapri con un ordine al maggiore Spinazzi onde ci seguisse con la brigata Parma tosto che fosse riunita, lasciando sul luogo l’ordine stesso per la brigata Bologna, la quale pure da Torre del Faro doveva arrivare a Sapri.”. La brigata “Puppi” (ex brigata “Bologna”) ancora non aveva potuto imbarcarsi a Paola con Turr e Rustow e quindi, questa brigata, il 2 settembre, all’arrivo di Turr e Rustow a Sapri non era ancora sbarcata. Si attendevano le truppe di parte della brigata “Parma” e di parte della brigata “Puppi” e quindi, il colonnello Rustow, portandosi verso Vibonati, inviò a Sapri, a maggiore Spinazzi un messaggio per le truppe che ancora dovevano essere riunite a Sapri. Il messaggio di Rustow era l’ordine a Spinazzi di proseguire verso Vibonati non appena le truppe delle due brigate “Parma” e “Bologna” fossero riunite a Sapri. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 11, scriveva pure: “Ma i nostri legni bastarono appena per l’imbarco delle due brigate Milano e Parma, la brigata Bologna dovette restare al Faro. La brigata Milano e parte della brigata Parma erano con me sul vapore Rosolino Pilo.”. Dunque, Rustow parla espressamente della Calabria e, a pp. 12-13 aggiunge: “….Il vapore Rosalino Pilo si allontanò….il suo esempio fu seguito anche dagli altri legni giunti poi, che avevano trasportato la brigata Parma, comandata dal valente maggiore Spinazzi. Ora non ci rimaneva che di continuare a piedi il viaggio pel Pizzo. Etc…”. Giuseppe Maraldi (…), nel suo “La spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 100, riferendosi al rifiuto dato a Garibaldi dal Pianciani, a Palermo, in proposito scriveva che: “Le brigate, Parma, Bologna, Milano, ….Garibaldi non si oppose, accettò pure le dimissioni, per gli stessi motivi addotti dal Pianciani, del colonnello Tharena e del Gandini delle brigate Milano e Bologna, che furono sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 88, in proposito scriveva che: “Il Bertani (1) aveva mobilitato circa novemila uomini, organizzati ed armati come nessun’altra spedizione. La spedizione era divisa in 24 battaglioni, (2) più un battaglione di cacciatori con 580 uomini, 120 guide, 220 uomini del genio, 180 di artiglieria e 120 addetti alla Intendenza. Si trattava in tutto di sei brigate: 1° la Genova; 2° la Parma; 3° la Milano; 4° la Bologna; 5° la Toscana; 6° la Abruzzi. Le prime quattro, agli ordini dei rispettivi comandanti colonnelli Eberhardt, Tharrena, Cantini, Puppi, dovevano concentrarsi nel Golfo degli Aranci, per agire sulla costa dello Stato pontificio. Etc…”. Maraldi, a p. 88, nella nota (1) postillava: “(1) W. Rustow, La brigata Milano nella Campagna etc…”. Maraldi, a p. 88, nella nota (2) postillava: “(2) L. Pianciani, Del’andamento delle cose in Italia, Milano, 1860 e Pittaluga, op. cit., p. 127-128 e 129.”. La brigata “Milano” era comandata dal colonnello “O. Gandini” che pare si fosse dimesso e per questo motivo affidata al comando del “maggiore De Giorgis”; la brigata “Bologna”, comandata da Puppi; la brigata Parma, in origine comandata da Tharena e che in seguito alle dimissioni di Tharrena, fosse passata al maggiore Spinazzi. Tharena comandava la brigata “Parma” dell’ex spedizione Pianciani ma, insieme a Pianciani il 16 agosto 1860 diede le sue dimissioni. Dei colonnelli Spinazzi e De Giorgi, ci parla Rustow che, il 3 settembre era con loro a Sapri. Oltre alle due precedenti Brigate, la Eberhard e la Puppi (….), componevano il contingente organizzato dal Bertani anche le due Brigate “Milano”, la brigata “Spinazzi” (ex Brigata “Parma” ed ancor prima Brigata Tharrena). La brigata “Milano”, comandata dal “maggiore De Giorgi” (in precedenza era comandata dal Gandini che si dimise insieme al Pianciani) e, la brigata “Parma” comandata dal maggiore “Pietro Spinazzi” (….) e, tutte sotto il comando del colonnello Wilhem Rustow che Garibaldi aveva nominato Capo di Stato Maggiore, in sostituzione del Pianciani e prima che Garibaldi nominasse Turr a Rotonda. Tutte queste Brigate facevano parte della XV Divisone dell’Esercito Meridionale. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, in questo passaggio, il Pecorini-Manzoni scriveva che una volta in Sicilia, a Palermo, le truppe della ex spedizione Pianciani, vennero denominate: “Tharena” (poi chiamata Spinazzi), “Milano”, comandata dal Rustow, “Puppi” (poi in seguito chiamata “Sacchi”), la “Nicotera” (poi in seguito chiamata “Spangaro”). Il colonnello era nativo di Parma, sposato con figli, aveva oltre cinquant’anni d’età. Proveniva dai ranghi dell’esercito regolare che aveva lasciato volontariamente per inseguire l’irresistibile richiamo di Garibaldi. Dalla revisione di queste notizie troviamo il colonnello “O. Gandini” che condusse le truppe della brigata “Milano”, la brigata “Parma” condotta dal “maggiore Spinazzi”, la brigata Puppi condotta da ?. Rustow era Capo di Stato Maggiore ed era stato momentaneamente nominato comandante di queste forze dal Bertani come scrive l’Agrati (…). In proposito a Pietro Spinazzi, Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Russo Luigi, Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a p. 281, in proposito scriveva che: “A Paola aveva lasciato il momentaneo comando al colonnello Guglielmo Rustow delle brigate Milano e Spiazzi con le quali, via mare, giunto a Pizzo la sera del 30 agosto, era salpato nella notte del 30-31.”. Quì Policicchio scrive erroneamente “Spiazzi” ma si tratta della brigata “Spinazzi”. Fa lo stesso errore Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. , in proposito scriveva che: “Intanto Stefano Turr, che era al seguito di Garibaldi, ebbe l’ordine di portarsi a Paola per imbarcare le truppe che erano giunte il giorno prima, dove lo attendeva il generale Guglielmo Rustow delle brigate Milano e Spiazzi con le quali era giunto a Pizzo la sera del 30 agosto, ed era salpato via mare nella notte tra il 30 e il 31 agosto. La mattina del primo settembre Turr giungeva a Paola e, prima di incamminarsi, scriveva a Nino Bixio che lo precedeva: “Le quattro brigate Eberhardt, Puppi, Milano, Spiazzi della dimessa spedizione Pianciani e Bertani sono state attaccate alla mia divisione….Parto oggi stesso per Paola, dove sono arrivate due delle suddette brigate, e farò di tutto per trovare imbarco, e spingermi per il Golfo di Policastro ed ivi sbarcare….”. Come ho già ribadito, non si tratta del maggiore “Spiazzi” ma di “Spinazzi”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 126-127 e ssg., in proposito scriveva che: “Ebbe per capo di stato maggiore il colonnello W. Rustow emigrato tedesco, scrittore militare di grido, e per aiutante generale il colonnello Picozzi; intendente il maggiore Sani; medico capo il maggiore Gemelli; commissario il maggiore Della Lucia. Vi erano ufficiali superiori distintissimi quali Spinazzi, De Criarzi, Cattabene, Pedotti. La spedizione era stata organizzata in sei brigate di linea, ciascuna formata su quattro battaglioni di quattro compagnie caduno non irregimentati. Le sei brigate erano numerate, denominate e comandate come segue: a 1ª Brigata Genova colonnello Eberhardt. a 2ª Brigata Parma colonnello Tharrena. La 3 Brigata Milano colonnello Gandini. La 4ª Brigata Bologna colonnello Puppi. a 5 Brigata Toscana colonnello Nicotera. 6ª Brigata Romagna colonnello Caucci. Inoltre eravi un battaglione carabinieri , due squadroni guide , due compagnie del genio , due batterie rigate da campagna. un servizio amministrativo. Gli effettivi delle compagnie erano di soli 80 uomini , ma vi era sicurezza di aumentarli , ciò che si sarebbe avverato senza ulteriore alterazione dei quadri. La forza totale al 31 luglio era di 8940 uomini.”. Dunque, Pittaluga, parlando della spedizione Pianciani-Bertani allestita per l’invasione degli Stati Pontifici, citava alcuni ufficiali e nomi che poi in seguito ritroveremo nello sbarco di queste truppe a Paola e a Sapri. Pittaluga oltre a dirci di Pianciani e di Rustow, cita il colonnello Picozzi, aiutante in campo di Rustow, cita l’intendente di Rustow il maggiore Sani, il maggiore Gemelli, medico capo, il maggiore Della Lucia, commissario, Spinazzi, ufficiale superiore, De Crianzi, ufficiale superiore, Cattabene, Pentotti, ufficiali superiori.
PIETRO PUPPI
LA BRIGATA PUPPI, ex Brigata EMILIA, poi BOLOGNA
Alberto Dallolio (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille nelle memorie Bolognesi”, Bologna, ed. Zanichelli, 1910, a p. 156, in proposito scriveva che, le truppe condotte da Genova in Sardegna nel golfo degli Aranci, la spedizione cosidetta “I volontari spediti dal Comitato bolognese avevano assunto il nome di ‘Cacciatori di Bologna’, e furono ordinati in quattro battaglioni, più o meno completi. Il primo, come ho detto, fu comandato dal maggiore Cattabeni: il secondo dal maggiore Luigi Bossi: il terzo dal maggiore Ferdinando Ferracini: il quarto dal capitano ff. di maggiore Giambattista Pantotti, che prima apparteneva al secondo battaglione. Il 1° battaglione, secondo il ruolo che si conserva, aveva la forza di 381 uomini, dei quali 20 ufficiali, 26 sottoufficiali, 31 caporali, 6 trombettieri e 298 cacciatori. Il secondo, come risulta da un ruolo datato da Milazzo, 22 agosto, aveva 16 ufficiali, 21 sottufficiali, 27 caporali, 3 trombettieri e 195 cacciatori: totale 262 uomini. Il terzo, conforme al ruolo datato pure da Milazzo 25 agosto, contava 271 uomini, di cui 8 ufficiali, 23 sottoufficiali, 31 caporali, 5 trombettieri e 204 cacciatori. Il quarto, pure da un ruolo datato da Milazzo, 25 agosto, risulta composto da 11 ufficiali, 23 sottoufficiali, 31 caporali, 5 trombettieri e 204 cacciatori: totale 274 uomini. Ciò darebbe una forza complessiva di 1188 uomini, che corrisponderebbe quasi esattamente a quella dianzi indicata. I quattro battaglioni formavano la brigata Bologna comandata dal colonnello Puppi di Siena, morto poi dinanzi a Capua. Essa fu posta dapprima agli ordini del colonnello Pianciani e fece parte della cosidetta spedizione Bertani del Golfo degli Aranci. Più tardi fu incorporata alla Divisione Turr: decimata a Capua e a Caiazzo, fu sciolta, e la residua forza fu dal Turr aggregata alla brigata Sacchi.”. Dunque, Dallolio scriveva che tra i volontari spediti da Genova nel golfo degli Aranci vi erano i “Cacciatori di Bologna”, i quali arrivati a Palermo diventarono la “Brigata Bologna”, che era composta da quattro battaglioni che in Sardegna erano al comando del colonnello Puppi di Siena, che poi, in seguito morì a Capua. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 85, in proposito scriveva che: “Oltre alla formazione del battaglione del Montefeltro, al Comitato di Provvedimento (3) si deve la formazione della Brigata Emilia comandata dal Puppi, morto poi eroicamente a Capua, e composta di quattro battaglioni, uno dei quali comandato dal valoroso patriota marchigiano Cattabeni. Questa brigata, inviata al Golfo degli Aranci per fare parte della spedizione Pianciani, fu più tardi incorporata nella divisione Turr e destinata per il suo valore a Capua ed a Caiazzo.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 88, in proposito scriveva che: “Il Bertani (1) aveva mobilitato circa novemila uomini, organizzati ed armati come nessun’altra spedizione. La spedizione era divisa in 24 battaglioni, (2) più un battaglione di cacciatori con 580 uomini, 120 guide, 220 uomini del genio, 180 di artiglieria e 120 addetti alla Intendenza. Si trattava in tutto di sei brigate: 1° la Genova; 2° la Parma; 3° la Milano; 4° la Bologna; 5° la Toscana; 6° la Abruzzi. Le prime quattro, agli ordini dei rispettivi comandanti colonnelli Eberhardt, Tharrena, Cantini, Puppi, dovevano concentrarsi nel Golfo degli Aranci, per agire sulla costa dello Stato pontificio. Etc…”. Maraldi, a p. 88, nella nota (1) postillava: “(1) W. Rustow, La brigata Milano nella Campagna etc…”. Maraldi, a p. 88, nella nota (2) postillava: “(2) L. Pianciani, Del’andamento delle cose in Italia, Milano, 1860 e Pittaluga, op. cit., p. 127-128 e 129.”. I garibaldini della “Spedizione Bertani-Pianciani” sbarcarono in Sicilia dove Garibaldi ed i suoi Mille avevano già conquistato la Sicilia. In particolare, la Brigata “Bologna”, poi in seguito denominata “PUPPI”, era approdata a Golfo Aranci in Sardegna e da lì, su ordine di Garibaldi fu dirottata a Palermo, ivi condotta dal colonnello Pianciani, il quale era stato precedentemente nominato Capo di Stato Maggiore della Spedizione negli Stati Pontifici. Questa Brigata andò a far parte e fu aggregata al contingente straniero della 15° Divisione. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, ecc…, a pp. 259-260 e ssg., in proposito scriveva che: “Queste sono cifre del Pianciani, alquanto diverse da quelle del Rustow, che però non differiscono di molto e stanno anch’esse a dimostrar l’importanza della spedizione. La quale era costituita da sei Brigate distinte, oltre che con un numero progressivo, col nome della provincia che per ognuna aveva dato il massimo contingente di volontari. Così la 1° Brigata era chiamata ‘Genova’, la 2° ‘Parma’, la 3° Milano, la 4° Bologna, la 5° Toscana, e l’ultima, la 6° Abruzzi….Le prime 4 agli ordini rispetivamente dei colonnelli Eberhardt, Tharrena, Cantini e Puppi, sarebbero sbarcate sulla costa pontificia presso Montalto.”. Qui però trovo un errore perchè il comandante della 3° brigata Milano non era “Cantini” ma Gandini. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 126-127 e ssg., in proposito scriveva che: “Ebbe per capo di stato maggiore il colonnello W. Rustow emigrato tedesco, scrittore militare di grido, e per aiutante generale il colonnello Picozzi; intendente il maggiore Sani; medico capo il maggiore Gemelli; commissario il maggiore Della Lucia. Vi erano ufficiali superiori distintissimi quali Spinazzi, De Criarzi, Cattabene, Pedotti. La spedizione era stata organizzata in sei brigate di linea, ciascuna formata su quattro battaglioni di quattro compagnie caduno non irregimentati. Le sei brigate erano numerate, denominate e comandate come segue: a 1ª Brigata Genova colonnello Eberhardt. a 2ª Brigata Parma colonnello Tharrena. a 3 Brigata Milano colonnello Gandini. a 4ª Brigata Bologna colonnello Puppi. a 5 Brigata Toscana colonnello Nicotera. 6ª Brigata Romagna colonnello Caucci. Inoltre eravi un battaglione carabinieri, due squadroni guide, due compagnie del genio, due batterie rigate da campagna. un servizio amministrativo. Gli effettivi delle compagnie erano di soli 80 uomini , ma vi era sicurezza di aumentarli, ciò che si sarebbe avverato senza ulteriore alterazione dei quadri. La forza totale al 31 luglio era di 8940 uomini.”. Dunque, Pittaluga, parlando della spedizione Pianciani-Bertani allestita per l’invasione degli Stati Pontifici, citava alcuni ufficiali e nomi che poi in seguito ritroveremo nello sbarco di queste truppe a Paola e a Sapri. Pittaluga oltre a dirci di Pianciani e di Rustow, cita il colonnello Picozzi, aiutante in campo di Rustow, cita l’intendente di Rustow il maggiore Sani, il maggiore Gemelli, medico capo, il maggiore Della Lucia, commissario, Spinazzi, ufficiale superiore, De Crianzi, ufficiale superiore, Cattabeni, Pentotti, ufficiali superiori. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 148, in proposito scriveva che: “…quando giugevano in vista del Golfo degli Aranci, l’Amazone e l’Isera, portanti la Brigata ‘Parma’ (Tharrena), etc….Tharrena però, uomo serio e risoluto, fermavasi….Le altre due brigate, ‘Milano’ (Gandini) e ‘Bologna’ (Puppi), per gli ostacoli già accennati giunsero al convegno soltanto la sera del 13, coi vapori Weasel, Garibaldi, Calatafini e col Clipper Sheaperd.”. Dunque, la Brigata Bologna, comandata dal Puppi e la Brigata Milano comandata dal Gandini giunsero al Golfo Aranci il 13 agosto 1860. Alberto Dallolio (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille nelle memorie Bolognesi”, Bologna, ed. Zanichelli, 1910, a p. 168, in proposito scriveva: “L’otto Agosto intanto, giorno di grandi e gloriose memorie per la città nostra, il battaglione dei “Cacciatori di Bologna” (1) partiva per Genova sotto gli ordini di Giambattista Cattabeni (2). Il maggiore Cattabeni, di Senigallia, apparteneva ad una famiglia di patriotti, alla quale non disdice il nome attribuitole da un biografo: “i Cairoli delle Marche”. Nel ’48 era etc…”. I “Cacciatori di Bologna” partirono per Genova al comando del maggiore Giambattista Cattabeni, di Senigallia. A Bologna fu organizzatore dei Cacciatori Bolognesi, che avrebbero dovuto partecipare alla liberazione delle Marche, ma a causa della situazione internazionale l’azione venne dirottata in Sicilia, imbarcandosi da Genova per il Sud. Dallolio, a p. 168 scriveva pure che: “Il Bertani l’aveva mandato a comandare questo primo battaglione bolognese e a capo di esso si trovò, come ho detto nell’infausta giornata di Caiazzo; Garibaldi premiò il valore, sepur sfortunato, col promuoverlo a colonnello etc…”. Dallolio, a p. 169 scriveva che: “I volontari bolognesi andavano a far parte della 4° Brigata comandata dal colonnello Pianciani: etc…”. Dallolio scriveva che, i volontari “Cacciatori di Bologna”, in Sardegna, nel golfo degli Aranci furono aggregati alla 4° Brigata comandata dal colonnello Pianciani. Nel golfo degli Aranci, la brigata Bologna era comandata dal colonnello Pianciani e fece parte della cosiddetta “spedizione Bertani del golfo degli Aranci” ma quando arrivò a Palermo, Garibaldi, la tolse al comando del Pianciani, che si dimise e, l’aggregò e la incorporò alla “Divisione Turr”. La brigata “Bologna”, o Puppi, fu decimata a Capua e a Cajazzo e quindi, rimastane poche forze essa fu sciolta. Il colonnello Puppi morì a Capua, ucciso da una mitragliata borbonica. Dallolio scriveva pure che dopo la battaglia di Cajazzo, in cui morirono molti della brigata Bologna, “decimata a Capua e a Caiazzo, fu sciolta, e la residua forza fu dal Turr aggregata alla brigata Sacchi.”. A Golfo Aranci li trovò Garibaldi che si era partito da Palermo. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 152, in proposito scriveva che: “Erano in tutto 5 o 6 mila uomini ordinati su quattro brigate, agli ordini dei colonnelli Eberhard, Tarrena, Gandini e Puppi. Una brigata si era formata in Toscana e in Romagna, pronta ad avanzare nel continente al comando di Nicotera.”. Cesari, a p. 155, in proposito scriveva: “Così infatti avvenne e dopo pochi giorni di sosta a Golfo Aranci, nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, etc…”. Il colonnello Cesare Cesari (….), nel 1921, nel suo “Corpi volontari dal 1848 al 1870 con XXI tavole fuori testo”, a p. 92, in proposito scriveva: “Cacciatori (di) Bologna. Chiamati Cacciatori di Bologna, l’ordinamento loro fu stabilito su 4 battaglioni, il 1° fu quello del Cattabeni, che si trovò al fatto d’armi di Cajazzo, il 2° si riunì agli ordini de maggiore Luigi Bossi, il 3° agli ordini del maggiore Ferdinando Ferracini ed il 4° col capitano G. Battista Pontotti.”. Ma, inizialmente la brigata Puppi era una delle brigate garibaldine arrivate a Palermo su ordine di Garibaldi che andò a prenderle a Golfo degli Aranci. Infatti, il colonnello Cesare Cesari, a p. 92 continuando il suo racconto scriveva pure che: “”Cacciatori (di) Bologna. Chiamati Cacciatori di Bologna…..il 2° si riunì agli ordini de maggiore Luigi Bossi, il 3° agli ordini del maggiore Ferdinando Ferracini ed il 4° col capitano G. Battista Pontotti. Questi ultimi tre giunsero nell’agosto a Milazzo e si riunirono ai garibaldini nella loro marcia sul continente.”. Dunque, a Milazzo (dopo l’arrivo a Palermo), i 4 battaglioni della Brigata Puppi erano comandati da LUIGI BOSSI, FERDINANDO FERRACINI e GIOVAN BATTISTA PANTOTTI. Da Wikipedia alla voce “Luigi Bossi” leggiamo che nel 1860, lasciato l’esercito regio per dissidi con i suoi superiori, Bossi corse ad arruolarsi con i volontari di Garibaldi impegnati nella campagna dell’Italia meridionale. Maggiore comandante del 3º Reggimento della Brigata del colonnello Puppi poi Brigata “Sacchi”, Bossi concluse la spedizione con il grado di tenente colonnello. Di lui ha scritto Gualtiero Castellini, Pagine garibaldine (1848-1866). Dalle Memorie del Maggiore Nicostrato Castellini, Torino, Ed. Fratelli Bocca, 1909. La brigata “Bologna” diventò la brigata “Sacchi”. Infatti, nel 1860, lasciato l’esercito regio per dissidi con i suoi superiori, Bossi corse ad arruolarsi con i volontari di Garibaldi impegnati nella campagna dell’Italia meridionale. Maggiore comandante del 3º Reggimento della Brigata del colonnello Puppi poi Brigata “Sacchi”, Bossi concluse la spedizione con il grado di tenente colonnello. Da Wikipedia leggiamo che Luigi Bossi, nel 1860, lasciato l’esercito regio per dissidi con i suoi superiori, Bossi corse ad arruolarsi con i volontari di Garibaldi impegnati nella campagna dell’Italia meridionale. Maggiore comandante del 3º Reggimento della Brigata del colonnello Puppi poi Brigata “Sacchi”, Bossi concluse la spedizione con il grado di tenente colonnello. Il colonnello Cesare Cesari, a p. 92 continuando il suo racconto scriveva pure che: “L’intiero corpo era comandato dal colonnello Puppi di Siena, che morì poi sotto le mura di Capua, lasciando il comando al Pianciani. Col Pianciani i volontari si divisero; una parte andò a golfo Aranci assieme al Bertani e l’altra si aggregò alla divisione Turr che la destinò alla brigata Sacchi. Si veda Dallolio, Spedizione dei Mille nelle Memorie bolognesi.”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 196-197, in proposito scriveva che: “Non aveva io stesso formato quel corpo, esclusivamente quasi può dirsi ? non conosceva io personalmente tutti gli ufficiali, ai quali aveva consegnato i loro brevetti, tutti i volontari quasi che avevo io stesso riuniti nelle prime compagnie, organizzati poi a battaglioni, a brigate ? Potevo io non essere dolente di dare la mia dimissione, ritirarmi, quando sapeva quali elementi quel corpo conteneva, e sapeva in conseguenza che si sarebbe distinto in qualunque luogo dove per servire l’Italia fosse stato impiegato ? errava io forse nel giudicarne? i fatti han già risposto per me. Il colonnello Puppi che è morto sul campo di battaglia; il colonnello Rüstow che come capo di Stato maggiore del generale Turr dirige i lavori di assedio intorno a Capua; il maggiore Cattabeni che s’ impadronì di Cajazzo, prendendolo — dicono i fogli, strada per strada, casa per casa, respingendo nel Volturno i regi che nel villaggio si erano fortificati; il capitano Pedotti, che tanto si distinse alla stazione di Capua, che tanto si addentrò fra i nemici da farne annunziare la morte perchè si credeva impossibile che fosse altrimenti, appartenevano tutti alla nostra spedizione. Apparteneva alla spedizione e il battaglione bolognese che comandava Cattabeni, e i cacciatori milanesi che seguivano il Pedotti, e i battaglioni lombardi dei quali si leggono gli elogii e alla testa dei quali si trovava il Rüstow. Erano della spedizione quei dieci milanesi del Genio che sotto un fuoco micidiale del nemico caricavano un pezzo sulle loro spalle; e credo dei nostri fosse pure quell’eroico popolano Genovese lo Zuppo che li guidava; egli aveva servito quel pezzo solo, durante mezz’ora, mentre uomini e cavalli morivano intorno a lui , e quando..”. Pianciani ci parla del colonnello Puppi, che in seguito morì a Capua sul campo di battaglia. Pianciani ci parla del maggiore Cattabeni che si impadronì di Cajazzo e respinse al Volturno l’esercito borbonico. Pianciani scrive che il maggiore Cattabeni comandava il battaglione dei Bolognesi. Pianciani ci parla del capitano Pedotti che si distinse a Capua e scrive che Pentotti era seguito dai cacciatori milanesi. Pianciani scriveva che appartenevano a questa spedizione “i battaglioni lombardi dei quali si leggono gli elogii e alla testa dei quali si trovava il Rüstow”. Pianciani scriveva che appartenevano “Erano della spedizione quei dieci milanesi del Genio che sotto un fuoco micidiale del nemico caricavano un pezzo sulle loro spalle; e credo dei nostri fosse pure quell’eroico popolano Genovese lo Zuppo che li guidava; egli aveva servito quel pezzo solo, durante mezz’ora, mentre uomini e cavalli morivano intorno a lui , e quando..”., ovvero faceva parte di quel corpo di spedizione da lui portato a Palermo dieci milanesi del Genio militare guidati da “Zuppo”, un popolano genovese. Del maggiore Cattabeni ha scritto Domenico Spadoni (….), nel suo “I Cairoli delle Marche (La famiglia Cattabeni)” Macerata, libreria Marchigiana, 1906, che, a p….., in proposito scriveva: “…………”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 6, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “L’esercito venne diviso in 6 piccole brigate, alle quali si diede il nome dei paesi dov’erano state formate, o di quelli che avevano fornito il maggior contingente per la loro formazione.”. Dunque, in questo passaggio Rustow scriveva che al piccolo esercito partito da Genova per la Sardegna, comandato dal colonnello Pianciani, era costituito da 6 Brigate a cui venne dato il nome delle città di provenienza dei volontari e quindi si ebbero la: “Così la 1° Brigata si chiamò Genova; la 2° Parma; la 3° Milano; la 4° Bologna; la 5° Toscana; la 6à degli Abruzzi. Il colonnello Pianciani ne aveva il comando in capo; io fui capo dello Stato Maggiore e Comandante in secondo.”. Rustow aggiunge che il piccolo esercito di volontari era comandato dal colonnello Pianciani che volle Rustow come capo di Stato maggiore e comandante in secondo. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 152, in proposito scriveva che: “A capo di questi volontari si era posto il colonnello Pianciani, il quale si era scelto il Rustow come capo di stato maggiore…..Erano in tutto 5 o 6 mila uomini ordinati su quattro brigate, agli ordini dei colonnelli Eberhard, Tarrena, Gandini e Puppi. Una brigata si era formata in Toscana e in Romagna, pronta ad avanzare nel continente al comando di Nicotera.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 148-149-150, in proposito scriveva che: “Le altre due brigate Milano (Gandini) e Bologna (Puppi), per gli ostacoli già accennati, giunsero al convegno soltanto la sera del 13, coi vapori Weasel, Garibaldi, Calatafimi e col clipper Sheaperd. Il comandante della Gulnara disponevasi a persuaderle a proseguire anch’esse per Palermo, quando il Whasington giungeva esso pure a Terranova. Etc…”.
Nel 17 agosto 1860, a Palermo, GARIBALDI ordinò a RUSTOW di portare a Milazzo le truppe dell’ex Spedizione Terranova
Il Generale Garibaldi, il 17 agosto 1860, arrivato a Palermo, in seguito al franco colloquio che ebbe con il colonnello Pianciani, su sua espressa proposta decise di affidare il Comando delle truppe dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani al colonnello Wilhelm (per gli italiani Guglielmo) RUSTOW e gli ordinò di portarle subito a Milazzo. Le truppe che Rustow portò a Milazzo su ordine di Garibaldi erano quelle che Garibaldi e Bertani trovarono a Golfo Aranci. Si tratta delle tre Brigate: la MILANO, LA BOLOGNA e la PARMA. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 128, aggiungeva che: “Pianciani condotti i suoi volontarî in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri. Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così : – Eberhardt, Tharena (poi Spinazzi ), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”.La Brigata Eberhardt era la Brigata GENOVA, la Brigata Tharena era la Brigata PARMA, che in seguito fu affidata al maggiore SPINAZZI, la Brigata MILANO e la Brigata BOLOGNA che fu chiamata Brigata PUPPI. La brigata Nicotera, poi in seguito chiamata SPANGARO, non faceva parte ancora del contingente arrivato a Palermo in quanto si trovava ancora da organizzare in Toscana. Pare che vi sia stata anche la Brigata GENOVA che fu trattenuta a Palermo per una manifestazione. Il generale Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, (prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “Il corpo di Rustow fu per ordine di Garibaldi unito alla 15. divisione comandata da Turr ….Vennero quindi imbarcati nella sera del 1. Settembre circa 1500 uomini, cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma; dovendo il resto della brigata Parma seguire il più presto possibile, ed anche quella di Bologna, in quanto lo avesero permesso il numero dei legni disponibili.”. Eliseo Porro (…..), nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), a pp. 8-9, in proposito scriveva che: “Sebbene assai penoso ed amaro, mi riuscisse il rinunciare ad un’impresa per la quale aveva già tutto predisposto e che vagheggiava con viva passione, pure non esitai a ciecamente sottomettermi agli ordini di Garibaldi. Esso mi affidò il comando della spedizione, ossia della divisione di Terranova, che d’allora in poi fu così nominata, ingiungendomi d’imbarcare per le 4 pomeridiane dello stesso giorno, tosto che le truppe avessero fatto il rancio, e di salpare per Milazzo, dove tutta la parte disponibile della divisione doveva riunirsi. Vi arrivai il 18 a mezzodi e nei susseguenti due giorni fui raggiunto dagli altri legni.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156, in proposito scriveva che: “Allora questi fece cortesi saluti ed auguri a Pianciani, il quale nel congedarsi presentò al Dittatore il colonnello Rustow come quello al quale cedeva il comando delle tre brigate Parma, Milano, Bologna (Tharrena , Gandini e Puppi ), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo. I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, perchè era stata cambiata la destinazione per la quale eransi impegnati, e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. L’altra brigata Eberhardt, appena toccato Palermo col Torino, aveva ricevuto ordine da Sirtori di girare attorno alla Sicilia per l’Occidente ed il Mezzogiorno, e di recarsi a Giardini agli ordini di Bixio.”.
GARIBALDI LASCIA PALERMO
Nel 17-18-19 agosto 1860, Garibaldi, da Palermo riparte per Messina, per il Faro e poi a Taormina e a GIARDINI, sulla costa orientale della Sicilia
Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Frattanto Garibaldi, che nella mattina dei 17 agosto aveva già lasciato Palermo per recarsi nella costa orientale della Sicilia, cominciò le sue operazioni per passare nelle Calabrie.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 171 e ssg., riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “Raggiunge Bixio a Giardino, dove da bravo calafato coll’ascia e martello rattoppò gli sdruci del Torino e del Franklin capaci appena di imbarcare duemila uomini; vi pigia dentro tremila trecentosessanta uomini sotto gli ordini di Bixio, tra questi la prima brigata della legione dispersa, e salpa nella notte del 19 dirigendosi a nord- est.”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a pp. 157, in proposito scriveva che: “II…fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda. Nè a Palermo perde il tempo. La brigata Eberhardt era già stata avviata sul Torino a raggiungere il Bixio a Taormina; ora s’imbarca egli stesso scortato dal battaglione Chiassi sul Franklin: fa egli pure il giro dell’Isola; arriva il 19 mattina a Taormina; comanda al Bixio, che aveva sospirato quel comando per lunghi giorni, d’imbarcare tutta la gente raccolta , circa quattromila uomini, su due vapori venuti da Palermo; udito però che le navi hanno bisogno di urgenti raddobbi, si fa per alcuni istanti carpentiere e si mette egli stesso coll’ ascia e col martello a tappare falle e piantar chiavarde, e quando tutto è lesto, pigiati in quei due piroscafi, pieni di avaríe e di magagne, quei quattromila uomini, nella notte del 19 sferra da Taormina; corre tutta quella notte, non visto, non sospettato, nella direzione di greco, e ai primi albori del 20 afferra presso Melito, tra Capo dell’ Armi e Capo Spartivento, l’ estrema spiaggia calabrese.”. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a p. 208, in proposito scriveva: “….la nuova brigata di Sicilia, ove approdava al 16 del mese. Questo indugio protrasse fino alla seconda metà del mese stesso le operazioni di guerra in terra ferma.”. Racioppi, a pp. 209-210, in proposito scriveva: “La spedizione adunque, che di Terranova veniva in Sicilia a mezzo l’agosto, numerando un ottomila uomini incirca, diè abilità al Dittatore di sospingersi alla seconda parte della impresa, che incominciava dal non agevole, per le molte crociere del napoletano naviglio, passaggio del Faro. Aveva egli radunato a Torre di Faro, in comando del Generale Orsini, trentacinque pezzi d’artiglieria, e censassanta barche e ponti volanti opportuni a traghettare uomini e cavalli; e quivi fatto allestimenti, che vi attraessero l’attenzione dell’inimico. Ma sopra cinque o sei altri punti delle coste orientali siciliane avea raccolte le truppe pronte al passaggio: era a Milazzo sul Tirreno la divisione Rustow; a Torre di Faro la divisione Cosenz e Medici; a Taormina, vero punto d’imbarco, le brigate Bixio ed Eberhard, in tutto un diciassette mila uomini. Il 19 agosto venne il Generale Garibaldi a Taormina; e la sera di quel giorno, sui piroscafi il ‘Torino’ ed il ‘Franklin’, fece imbarcare la divisione Bixio-Eberhard; che numerò allora sulle due navi 3360 uomini. “Il Generale (trascrivo le parole della prima relazione del generale Bixio) s’imbarca sul ‘Franklin’ etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 130-131, in proposito scriveva che: “Frattanto Garibaldi la mattina del 19 arrivando col generale Turr a Messina si portavano insieme a Giardini, ove la 1° Brigata (Bixio) della 15° Divisione Turr si preparava allo imbarco unitamente con altre truppe. Garibaldi diede ordine a Turr, che pure voleva partire per Calabria, di ritornare a Messina, onde con Sirtori, Cosenz e Medici preparare lo sbarco degli altri uomini sul continente, e prima di ogni altra cosa recarsi a Milazzo per attaccare alla sua Divisione i volontari della dimessa spedizione Bertani-Pianciani, onde non si sparpagliassero, cosa non improbabile, stante il disgusto che tuttavia provavano per essere stata mutata la loro destinazione su Roma per la quale erano fanatizzati. Turr ritornò a Messina, informò Sirtori, Medici e Cosenz che il Dittatore partiva con Bixio per sbarcare in Calabria; quindi si recò a Milazzo; ivi giunto il colonnello Rustow mise in ordine la truppa, Bertani intervenne alla rivista. Appena il generale Turr arrivò sul fronte della truppa, questa si diede a gridare: “Andiamo a Roma!….Vogliamo Roma!…” Aperte le righe il Generale passava lentamente la rivista, quindi disse: “In Sicilia comanda il Dittatore Garibaldi, la truppa marcia secondo i suoi ordini, ed a chi ciò non piacesse, non ha altro a fare che abbandonare l’Isola.” E queste parole bastarono a temperare l’ardore negli animi di quella generosa gioventù….Diede quindi ordine a Rustow di partire con tutti per Torre di Faro, ed egli recavasi lo stesso giorno a Messina, e prepararsi al passaggio in Calabria. Il Corpo della spedizione di Bixio a Giardini imbarcavasi il 19 sul ‘Franklin e sul Torino, e componevasi: 1° Brigata (Bixio) Divisione Turr, composta di 800 volontari che erano partiti con Bixio da Palermo; 700 siciliani da lui reclutati lungo le marce; la Brigata Eberhardt 2000 uomini, due Compagnie del battaglione Chiassi (Brigata Sacchi) 300. – In tutto 3500 imbarcati sopra due vapori che appena bastavano a 2000. Con questa nuova operazione si chiudeva l’impresa della spedizione di Sicilia, ed i Mille di Marsala raccoglievano la prima corona del loro trionfo sulla dominazione dei Borboni in una parte del reame.”. Pecorini, a p. 132, in proposito scriveva pure che: “Capo Secondo. Dal 20 agosto al 7 settembre. La notte del 19 Garibaldi con Bixio salpò dirigendosi a nord-est verso il Capo delle Armi; all’alba del 20 i due vapori accostarono verso terra, ma il ‘Torino’ sia per disaccortezza, sia per malizia del capitano investì nell’arena e vi rimase. Il Disbarco fu eseguito immediatamente etc…”. Dunque, secondo il Pecorini (che scriveva sulla scorta del racconto di Rustow), a Giardini diede ordine a Turr di recarsi a Milazzo a prendere i volontari dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Infatti partì, e il 18 arrivò a Milazzo, ma non trovò più il Generale; trovò invece le tre brigate comprendenti circa 4500 uomini comandate dal Rustow. Etc…”. Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373 e ssg., in proposito scriveva che: “Occupammo dunque lo Stretto di Messina dal Faro a quella città; frattanto le colonne Bixio ed Eber (1) ci raggiungevano per le vie di Girgenti e Caltanissetta, e si formava una quarta divisione Cosenz. Dimodochè ci trovammo ben presto con una forza imponente per noi assuefatti ad averne ben pоса. Nello Stretto di Messina. Giunti allo Stretto bisognava passarlo. Sicilia reintegrata nella grande famiglia italiana era certo un bellissimo acquisto ! Ma che ? Dovevamo noi, per compiacere alla diplomazia, lasciare incompleta, monca, la patria nostra ? E le Calabrie e Napoli che ci aspettavano a braccia aperte ? Ed il resto d’ Italia ancora servo dello straniero o del prete? Bisognava dunque passare lo Stretto, a dispetto della vigilanza somma dei Borbonici, e di chi per loro ! Un giorno si potè per mezzo d’ un Calabrese, parteggiante nostro, aprire intelligenza con alcuni militari del presidio della fortezza d’ Alta Fiumara, molto importante punto della costa orientale dello Stretto. Incaricai i colonnelli Missori e Musolino di passare con dugento uomini nella notte, e procurare d’ impadronirsi del forte suddetto. Ma sia per difetto d’accordi, per paura della guida, o per altri motivi, l’impresa fallì ! La gente sbarcata s’incontrò con una pattuglia nemica, che fu sconfitta, ma che dette l’allarme, sicchè i nostri furono obbligati di prendere la montagna. Il preludio dell’ impresa non era favorevole, e convenne abbandonare il progetto di passare lo Stretto a Faro , cercando di eseguire il passaggio in altra parte….Etc… (p. 374)…a Punta di Faro, ove il generale Sirtori avea già disposto due piroscafi nostri, il Torino ed il Franklin, perchè facessero il giro della Sicilia da settentrione ad occidente e ostro sino nella parte orientale dell’ isola a Taormina. Fu cotesta una savia e felice risoluzione. I due piroscafi suddetti giunsero a Giardini, porto di Taormina, v’ imbarcarono la divisione Bixio, e la passarono felicemente a Melito in Calabria. Dovendo la spedizione de’ due piroscafi colla divisione Bixio partire da Giardini per la Calabria, lo stesso giorno del mio arrivo a Faro io m’ imbarcai per Messina, vi presi una vettura, e giunsi a tempo per imbarcarmi col Franklin, e passare anch’ io in Calabria.”. Garibaldi, a p. 373, nella nota (1) postillava: “(1) Il generale Turr era passato sul continente per motivi di salute, ed avea lasciato il comando della brigata Eber.”. Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 375, in proposito scriveva che: “Giova qui narrare un incidente curioso successo a Giardini prima della nostra partenza per Calabria. Giunto in quel punto della costa orientale siciliana vi trovai il generale Bixio occupato ad imbarcare parte della sua gente e la brigata Eberard a bordo dei due piroscafi Torino e Franklin. Il magnifico Torino aveva già molta gente a bordo ed era in buonissimo stato. Il Franklin all’incontro andava a picco, era quasi pieno d’acqua, ed il macchinista protestava che non poteva far viaggio in tale stato. Da ciò Bixio si trovava molto contrariato , e si disponeva a partire col Torino solo. Io però, essendo stato a bordo del Franklin, ordinai a quasi tutti gli ufficiali di bordo di gettarsi in mare, sommergersi e cercare se potevano trovare la falla (1). Mandai nello stesso tempo sulla costa per avere degli escrementi di animali erbivori, e con quelli fare della purina. Così riuscimmo a stagnare alquanto il legno; il macchinista si abbonì, e sapendosi che io – stesso andrei col Franklin, si cominciò ad imbarcare il resto della gente, sicchè verso le dieci pomeridiane navigammo verso la costa di Calabria, ove si giunse felicemente..”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a p. 270, in proposito scriveva: “In quel frattempo Garibaldi, che la mattina del 17 agosto aveva già abbandonato Palermo, e si era recato sulle coste orientali della Sicilia, cominciò le sue operazioni per il passaggio in Calabria.”. Agostino Bertani, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Raggiunge Bixio a Giardino, etc…“. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 342, in proposito scriveva che: “Ma torniamo a Garibaldi. L’abbiamo visto giungere nella sera del 16 agosto a Palermo, da cui mancava da un mese: il Bertani l’aveva lasciato in Sardegna. Passata la notte nella sua cameretta di Palazzo Reale, etc…il 22 agosto il Dittatore s’era imbarcato per Messina…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 332, riferendosi a Pianciani, in proposito scriveva che: “Il 16 giunge a Palermo, ……scende a terra sperando di parlare con Garibaldi che è giunto prima di lui.”. Dunque, anche Garibaldi giunse a Palermo il 16 agosto 1860. Agrati, a p. 332 scrive che Pianciani incontrerà Garibaldi a Palermo il 17 agosto 1860. Quando riparte Garibaldi da Palermo ? Rustow partirà da Palermo e giunge a Milazzo con le truppe il giorno 18 agosto 1860. Agrati, a p. 342, in proposito aggiungeva che: “Ma torniamo a Garibaldi. L’abbiamo visto giungere nella sera del 16 agosto a Palermo, da cui mancava da un mese: il Bertani l’aveva lasciato in Sardegna. Passata la notte nella sua cameretta di Palazzo Reale, sopra Porta nuova, il mattino del 17 s’era recato a visitare istituzioni, conventi, quartieri, percorrendo in carrozza scoperta le vie che portavano ancora ben visibili le tracce dello spietato bombardamento nemico, fra lo stupore e il crescente entusiasmo della popolazione etc….Poi verso mezzodì – alle 11 ant. dice il ‘Diritto’ in una corrispondenza pubblicata il 22 agosto – il Dittatore s’era imbarcato per Messina, ed era giunto al Faro il mattino successivo.”. Agrati, a pp. 342-343 scriveva che: “Al Faro Garibaldi si trattenne pochissimo, che salì con Sirtori nella Torre e che si stette mezz’ora in tutto, poi si rimise in cammino per Messina risalendo a bordo del Washington…..In questa corrispondenza, pubblicata dall’Unità Italiana il 25 agosto e datata da Messina il 19, si dice che Garibaldi espresse allora la sua intenzione di passare lo Stretto col Bixio, mentre, come vedremo, egli si decise a ciò soltanto quando giunse a Taormina. Il corrispondente, quindi sarebbe stato profeta, ma quella data del 19, cioè a passaggio avvenuto, lascia dubitare che già lo scrivente fosse informato della partenza da Giardini, e infatti come proscritto della lettera stessa si dice che “Garibaldi è sbarcato felicemente a Giarre”, pur osservando che Giarre è in Sicilia e non in Calabria e che in tal caso lo Stretto non lo avrebbe passato. Prima ancora del mezzodì del 18, Garibaldi arriva a Messina. Ansioso di raggiungere le truppe che il Sirtori gli aveva detto concentrate a Giardini, ai piedi di Taormina, prosegue subito. Ma, poiché la via del mare non gli pare abbastanza sicura per le navi napoletane in crociera, prende una carrozza a tre cavalli e s’avvia di gran trotto per la bellissima strada costiera. Era pomeriggio avanzato quando giunse a Giardini. Lo dice il Canzio, che si trovava con lui: “18 agosto – Alle 4 pom. Garibaldi arriva a Giardini. Nella rada vi è il Torino e il Franklin etc…”. A questo punto del racconto l’Agrati scrive della lodi che Garibaldi, nelle sue “Memorie” fece a Sirtori per la felice organizzazione delle truppe di Bixio che fece trovare pronte a Garibaldi a Giardini. (si veda pp. 342 etc.. o p. 345). Carlo Agrati (….), nel suo, “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”.”, ed. Laterza, Bari, 1940, nel capitolo: “La campagna del 1860”, ecc…, a pp. 197-198 e ssg., in proposito scriveva che: “Garibaldi per tre volte cedette a Sirtori il governo dello Stato nominandolo Prodittatore, nella sua assenza. La prima fu alla vigilia della battaglia di Milazzo del 20 luglio, quando Garibaldi accorse in aiuto del Medici: la seconda fu al Faro il 12 di agosto quand’egli con Bertani ne partì per la Sardegna a raggiungere a Golfo Aranci la spedizione cosiddetta di Terranova. Una terza volta il Sirtori fu Prodittatore in Napoli il 14 settembre, ma egli già a Tarsia il 1° settembre aveva avuto il supremo comando dal Dittatore, che di là si avviò a tutta celerità sulla capitale, ove la situazione s’intorbidiva. Fu durante l’assenza di Garibaldi, e precisamente il 14 agosto, che il Sirtori dovette prendere una decisione della massima importanza a proposito delle truppe numerose della spedizione allestita dal Bertani, le quali di mano in mano che giungevano in Sardegna, venivano obbligate da un vapore sardo a ripartire immediatamente per Palermo. In questa città risiedevano Agostino Depretis, prodittatore della Sicilia, il quale non sapeva quali provvedimenti adottare per quella gente armata ed organizzata, che egli non si attendeva poiché da nessuna parte era stato avvisato del suo arrivo, senza contare ch’egli era nell’impossibilità assoluta di fornir loro viveri ed alloggi. Onde sollecitava dal Dittatore e dal Quartier Generale dell’esercito urgentissime istruzioni e immediati provvedimenti. Nell’impossibilitàto di chiedere, nonché di ottenere istruzioni dal Dittatore lontano, il Sirtori si trovò costretto a provvedere di sua iniziativa, e rispose al Depretis ordinandogli di far subito ripartire da Palermo quelle truppe per i porti dello Stretto di Messina, decidendo così quel passaggio sul continente, cui Garibaldi, tornato dalla Sardegna, fu appena in tempo a partecipare.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”, a cura di Adolfo Omodeo”, a p. 199, proseguendo il suo racconto scriveva pure che Bertani evitò l’arresto di Depretis, ordinato dal Sirtori, perchè egli non si fermò a Palermo con le truppe dell’ex spedizione Pianciani: “Nella rapida avanzata dei vari corpi garibaldini sulla capitale del Regno borbonico, il Sirtori, cui Garibaldi, come abbiamo visto, aveva ceduto il comando supremo ebbe indubbiamente la parte principale. Il coordinare i movimenti delle molteplici e sparse unità, il provvedere alle loro necessità materiali e ai mezzi del loro trasporto, e non di rado quelli stessi necessari alle truppe nemiche, travolte e fuggenti nel massimo scompiglio, tutto l’insieme insomma delle misure richieste dalle due armate, etc…”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 30, in proposito scriveva che: “Io avevo assistito alla partenza di Pianciani; più tardi, il suo contingente di truppa, diretto in un primo momento verso Milazzo ed il Faro, etc…”. Maxime Du Champ (….), nel suo“La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 61, in proposito scriveva che: ” – Che cos’è Milazzo ? – scriveva Napoleone etc…Accompagnai il generale Turr, il quale si imbarcò a mezzanotte per dare ordini al capo di una brigata che faceva parte della sua divisione. Mi ricordo una grande strada in pendio dove una lanterna oscillava solitaria, etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 130-131, in proprosito scriveva che: “Turr ritornò a Messina, informò Sirtori, Medici e Cosenz che il Dittatore partiva con Bixio per sbarcare in Calabria;….Il corpo della spedizione di Bixio a Giardini imbarcavasi il 19 sul ‘Franklin’ e sul ‘Torino’, e componevasi: 1° Brigata (Bixio) Divisione Turr, composta da 800 volontari che erano partiti con Bixio da Palermo; 700 siciliani da lui reclutati lungo le marce; la Brigata Eberhardt 2000 uomini, due Compagnie del battaglione Chiassi (Brigata Sacchi) 300. – In tutto 3500 imbarcati sopra due vapori che appena bastavano a 2000.”.
L’arrivo a Taormina dei vapori TORINO E FRANKLIN con la Brigata EBERHARDT
Nel 17 agosto 1860, l’arrivo nel porto di Taormina (Giardini) dei vapori Franklin e del Torino
Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a p. 343, riferendosi a Garibaldi scriveva che: “Ansioso di raggiungere le truppe che il Sirtori gli aveva detto concentrate a Giardini, ai piedi di Taormina, prosegue subito. Ma, poiché la via del mare non gli pare abbastanza sicura per le navi napoletane in crociera, prende una carrozza a tre cavalli e s’avvia di gran trotto per la bellissima strada costiera. Era pomeriggio avanzato quando giunse a Giardini. Lo dice il Canzio, che si trovava con lui: “18 agosto – Alle 4 pom. Garibaldi arriva a Giardini. Nella rada vi è il Torino e il Franklin. Allora stessa s’incomincia l’imbarco. Alle 9 pom. si parte.”. Le due navi erano giunte, dice il Durand-Brager, nel pomeriggio del 17 dal lungo giro compiuto a mezzogiorno dell’Isola.”. Dunque, l’Agrati scriveva che i due vapori, dopo aver fatto il giro della Sicilia arrivarono al porto di Taormina (Giardini), il 17 agosto 1860. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a pp. 157, riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “La brigata Eberhardt era già stata avviata sul Torino a raggiungere il Bixio a Taormina; ora s’imbarca egli stesso scortato dal battaglione Chiassi sul Franklin: fa egli pure il giro dell’Isola; arriva il 19 mattina a Taormina; etc….”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, ecc…, a pp. 325-326, in proposito scriveva che: “Il Torino, con la Brigata Eberhardt e con ben 1500 volontari, era già allora in viaggio per altri lidi. Questo vapore era giunto infatti nella capitale dell’Isola affatto inatteso il 12, lo stesso giorno in cui il Bertani era partito con Garibaldi dal Faro. Etc…”. Insomma, nel porto di Palermo, il 12 agosto 1860, il Depretis si ritrovò in modo inatteso i due vapori del Bertani, il Torino e l’Amazon e le truppe delle due Brigate Tharrena (1500 uomini) e l’Amazon con 2500 uomini disarmati ed affamati. Agrati, riferendosi a Garibaldi, da Cagliari, a p. 344 scriveva che Garibaldi: “ordina al Depretis di trattenere a Palermo tutti i vapori, nella speranza che con la intera spedizione Pianciani egli possa dalla Sicilia sbarcare in qualche punto della costa calabrese. Ma non vi è telegrafo e questo ordine arriva al Depretis con una lettera del Bertani affidata ad un vapore, probabilmente sardo, il quale non giunge a Palermo che il 15, troppo tardi come abbiamo visto, etc…”. Agrati, a p. 345, aggiunge: “…il Sirtori, dopo avere atteso tutto il giorno 13 istruzioni di Garibaldi, essendo pericoloso e dannoso trattenere più a lungo i 2500 volontari a Palermo – lo dice al Depretis – si decide il 14 mattina ad applicare il programma già concertato col Dittatore e telegrafa al Depretis- e questo di sua iniziativa – che mandi anche i vapori del Bertani a Taormina, mentre invia l’Oregon ad inforare Garibaldi di quanto succede.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, ecc…, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “Lo scopo del Governo sardo era raggiunto. La spedizione Bertani-Pianciani era affatto sconvolta. Parte con l’Eberhardt a Taormina, parte a Palermo, e parte col Rustow sulla punta settentrionale dell’Isola. Restava le ultime due Brigate dell’Italia centrale – la ‘Toscane e l’Abruzzi – alle quali bisognava impedire d’invadere gli Stati della Chiesa.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, ecc…, a p. 329, in proposito scriveva che: “A Trapani, poi, i due vapori non s’erano potuti fermare: erano già passati al largo innanzi alla città e avevano proseguito così indisturbati sino alla mèta che il Sirtori aveva loro fissata.”. Insomma, accadde che Sirtori, spazientito della mancata risposta di Garibaldi prese di sua iniziativa la saggia decisione di spostare subito le truppe del Bertani. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a p. 343, in proposito aggiungeva pure che: “Garibaldi nelle sue Memorie non ha che poche parole al riguardo, ed anche quelle di non grande chiarezza. “Il generale Sirtori aveva già disposto a punta di Faro due piroscafi nostri, il Torino ed il Franklin perché facessero il giro ad occidente e ad ostro dell’Isola sino a Taormina. Fu codesta una savia e felice risoluzione.”. Rileviamo come quel che Garibaldi dice dei due piroscafi non sia esatto: non dal Faro, ma da Palermo il Sirtori li aveva mandati a Taormina, né d’altronde a Palermo li aveva fatti mandare lui. Poi, c’è quella frase in cui loda la risoluzione di inviarli laggiù in modo che pare darne il merito al Sirtori. Ha voluto davvero dir questo ?”. Insomma, l’Agrati conferma che il generale Sirtori inviò a Taormina, nel vicino porto di Giardini, i due piroscafi su cui poi, si imbarcheranno Bixio e Garibaldi per la traversata sullo stretto di Messina e poter così sbarcare in Calabria. Che cosa era successo ?. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a p. 345, aggiunge: “…il Sirtori, dopo avere atteso tutto il giorno 13 istruzioni di Garibaldi, essendo pericoloso e dannoso trattenere più a lungo i 2500 volontari a Palermo – lo dice al Depretis – si decide il 14 mattina ad applicare il programma già concertato col Dittatore e telegrafa al Depretis- e questo di sua iniziativa – che mandi anche i vapori del Bertani a Taormina, mentre invia l’Oregon ad inforare Garibaldi di quanto succede.”. Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373 e ssg., in proposito scriveva che: “…..e tornammo a Punta di Faro, ove il generale Sirtori avea già disposto due piroscafi nostri, il Torino ed il Franklin, perchè facessero il giro della Sicilia da settentrione ad occidente e ostro sino nella parte orientale dell’ isola a Taormina. Fu cotesta una savia e felice risoluzione. I due piroscafi suddetti giunsero a Giardini, porto di Taormina, etc…”. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a p. 208, in proposito scriveva: “….la nuova brigata di Sicilia, ove approdava al 16 del mese. Questo indugio protrasse fino alla seconda metà del mese stesso le operazioni di guerra in terra ferma.”. Racioppi, a pp. 209-210, riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva: “Ma sopra cinque o sei altri punti delle coste orientali siciliane avea raccolte le truppe pronte al passaggio: era a Milazzo sul Tirreno la divisione Rustow; a Torre di Faro la divisione Cosenz e Medici; a Taormina, vero punto d’imbarco, le brigate Bixio ed Eberhard, in tutto un diciassette mila uomini. Etc…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “….ebbe ordini da Garibaldi di portarli a Milazzo con tre brigate, mentre quella di Eberhard, imbarcata sul vapore ‘Franklin’, fu inviata alla costa meridionale dell’isola per unirsi alla colonna di Bixio. Essa dovette fare tutto il giro della Sicilia, perchè Bixio, si era portato a Taormina. Così il Rustow giungeva a Milazzo dove furono riuniti circa 3500 uomini, e Bixio con le forze dell’Eberhard, con 400 Siciliani reclutati durante la traversata dell’isola e con due compagnie del battaglione Chiassi (brigata Sacchi) veniva ad avere ai suoi ordini una forza complessiva che si può calcolare in altri 3500 combattenti.“. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, linotip. S. Jannone, Salerno, 1961, a p. 107, in proposito scriveva che: “I. L’eroe, anzicchè approdare a Salerno, come s’era creduto, aveva, insieme col Bixio, varcato da Messina audacemente lo stretto la sera del 19 agosto, con due piroscafi, il Torino ed il Franklin, ed era sbarcato sul continente. Aveva condotto con sè circa quattromilacinquecento uomini che all’alba del 20 approdarono sulla spiaggia di Capo Spartivento, presso Melito. Con essi sono anche gli altri nostri partiti da Quarto e Gaetano Rocco di Campagna (1), imbarcatosi sul piroscafo Torino (2) insieme con ottocento volontari tutti romagnoli che, pervasi di intimo orgoglio, mettono piede sulla costa calabrese sotto un ostinato cannoneggiamento delle fregate regie.”. De Crescenzo, a p. 108, nella nota (1), postillava che: “(1) Era stato da Garibaldi nominato portabandiera nel I. Reggimento Eberkardt, Brigata Bixio.”. De Crescenzo, a p. 108, nella nota (2), postillava che: “(2) Il Rocco (1835-1913), per volere dello zio, si diede al sacerdozio; ma nel ’54, deposto l’abito talare, fuggì a Napoli etc…”. Emilio Zasio (….), nel suo “Da Marsala al Volturno – Ricordi di E. Z.”, ed. Camicia Rossa, Padova, Tip. Sacchetto, 1961, a pp. 74-75, riferendosi al fallito tentativo di Musolino, in proposito scriveva che: “A Bixio si die’ ordine di raggiungere con molti de ‘ suoi il punto accennato, ove il Torino, vapore, stava attendendoli. Era grande poderoso legno, e capiva a bordo quanti soldati mai, attissimo all’ufficio di trasporto.”.
Nel 15 agosto 1860 (?), NINO BIXIO fu nominato da Garibaldi, Maggior Generale e comandante della 15° Divisione dell’Esercito Meridionale
Da Wikipedia leggiamo che Nino Bixio fu promosso Maggior generale con decreto del 15 agosto 1860, gli venne affidato il comando della 15ª Divisione, con la quale sbarcò a Melito di Porto Salvo e, nella notte del 21 agosto, prese d’assalto la città di Reggio Calabria, conquistandola nella battaglia di Piazza Duomo. Durante i combattimenti il suo cavallo fu abbattuto da 19 pallottole, mentre Bixio se la cavò con una ferita al braccio sinistro. Prese parte alla battaglia di Calatafimi, comandando il 1º battaglione, e successivamente all’insurrezione di Palermo, guidando l’assalto al ponte dell’Ammiraglio. Nei combattimenti riportò una ferita alla clavicola causata da una palla vagante. Dopo una breve convalescenza, fu incaricato di guidare la 1ª Brigata della Divisione Turr verso Corleone e Girgenti, trovandosi a espletare incarichi di polizia militare, su disposizioni di Garibaldi, che temeva altri eccidi come quello accaduto a Partinico. La notizia citata in Wikipidia proviene dall’Album Storico Artistico dei Fratelli Terzaghi ma, il 15 agosto 1860, Garibaldi non poteva emettere il Decreto di nomina perchè egli arrivò a Palermo dalla Sardegna solo il giorno dopo.
BIXIO E GARIBALDI A GIARDINI (PORTO DI TAORMINA)
Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373 e ssg., in proposito scriveva che: “I due piroscafi suddetti giunsero a Giardini, porto di Taormina, v’ imbarcarono la divisione Bixio, e la passarono felicemente a Melito in Calabria. Dovendo la spedizione de’ due piroscafi colla divisione Bixio partire da Giardini per la Calabria, etc….“. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a pp. 209-210, riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva: “Ma sopra cinque o sei altri punti delle coste orientali siciliane avea raccolte le truppe pronte al passaggio: era a Milazzo sul Tirreno la divisione Rustow; a Torre di Faro la divisione Cosenz e Medici; a Taormina, vero punto d’imbarco, le brigate Bixio ed Eberhard, in tutto un diciassette mila uomini. Il 19 agosto venne il Generale Garibaldi a Taormina; e la sera di quel giorno, sui piroscafi il ‘Torino’ ed il ‘Franklin’, fece imbarcare la divisione Bixio-Eberhard; che numerò allora sulle due navi 3360 uomini. “Il Generale (trascrivo le parole della prima relazione del generale Bixio) s’imbarca sul ‘Franklin’ etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 342-343 scriveva che: “Prima ancora del mezzodì del 18, Garibaldi arriva a Messina. Ansioso di raggiungere le truppe che il Sirtori gli aveva detto concentrate a Giardini, ai piedi di Taormina, prosegue subito.”. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 171-172, riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “Raggiunge Bixio a Giardino , dove da bravo calafato coll’ascia e martello rattoppò gli sdruci del Torino e del Franklin capaci appena di imbarcare duemila uomini; vi pigia dentro tremila trecentosessanta uomini sotto gli ordini di Bixio, tra questi la prima brigata della legione dispersa, e salpa nella notte del 19 dirigendosi a nord- est . E finalmente afferra il suo capo saldo e sbarca uomini, armi , munizioni, fin le carrette, tra Capo dell ‘ Armi e Capo Spartivento sull ‘ estrema spiaggia calabrese. Qui ordina a Dezza di impadronirsi del telegrafo; il che questi fa dopo aver risposto nulla di nuovo all’ ufficiale di Capo dell’Armi che aveva domandato che cosa fossero quei vapori. Ma l’Aquila e il Fulminante cannoneggiano e il Torino arenato e gli sbarcati. I colpi rallegran la banda pioniera vissuta per dodici giorni in mezzo a quindicimila nemici, ora irrompendo su Bagnara, ora marciando a Pedovoli, poi ritornando ai Forestali , allettando sulla sua traccia le masse nemiche che così si assottigliavano alla marina. Infine, incalzata per ogni verso, volta oltre Appennino e giunge il 18 a San Lorenzo. Qui indusse il sindaco Rossi a proclamare la decadenza della dinastia borbonica, l’Italia Una con Vittorio Emanuele, la dittatura di Garibaldi. Sentito il cannone, Missori e i suoi precipitano giù a Mileto, salutati dalle bombe del nemico, accolti a braccia aperte da Garibaldi , e con esso marciano verso Reggio.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a p. 270, in proposito scriveva: “In quel frattempo Garibaldi, che la mattina del 17 agosto aveva già abbandonato Palermo, e si era recato sulle coste orientali della Sicilia, cominciò le sue operazioni per il passaggio in Calabria.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 272-273, in proposito scriveva: “Il 24 agosto Garibaldi fece passare presso Scilla sul continente napoletano tutta la sua armata attiva, compresa anche la divisione Rüstow, la quale trovavasi tuttavia a Milazzo. Giunte alla costa, le truppe si ordinarono in modo che le ultime arrivate si mettessero alla testa; innanzi a tutte le brigate Eber e Sacchi, indi la divisione Cosenz , la divisione Medici e la divisione Bixio….”. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a pp. 209-210, in proposito scriveva: “Ma sopra cinque o sei altri punti delle coste orientali siciliane avea raccolte le truppe pronte al passaggio: era a Milazzo sul Tirreno la divisione Rustow; a Torre di Faro la divisione Cosenz e Medici; a Taormina, vero punto d’imbarco, le brigate Bixio ed Eberhard, in tutto un diciassette mila uomini. Il 19 agosto venne il Generale Garibaldi a Taormina; e la sera di quel giorno, sui piroscafi il ‘Torino’ ed il ‘Franklin’, fece imbarcare la divisione Bixio-Eberhard; che numerò allora sulle due navi 3360 uomini. “Il Generale (trascrivo le parole della prima relazione del generale Bixio) s’imbarca sul ‘Franklin’ etc…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “….ebbe ordini da Garibaldi di portarli a Milazzo con tre brigate, mentre quella di Eberhard, imbarcata sul vapore ‘Franklin’, fu inviata alla costa meridionale dell’isola per unirsi alla colonna di Bixio. Essa dovette fare tutto il giro della Sicilia, perchè Bixio, si era portato a Taormina. Così il Rustow giungeva a Milazzo dove furono riuniti circa 3500 uomini, e Bixio con le forze dell’Eberhard, con 400 Siciliani reclutati durante la traversata dell’isola e con due compagnie del battaglione Chiassi (brigata Sacchi) veniva ad avere ai suoi ordini una forza complessiva che si può calcolare in altri 3500 combattenti.“. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 130, aggiungeva che: “Frattanto Garibaldi la mattina del 19 arrivando col generale Türr a Messina si portavano insieme a Giardini, ove la 1ª Brigata (Bixio) della 15ª Divisione Türr si preparava allo imbarco unitamente con altre truppe. Garibaldi diede ordine a Türr, che pure voleva partire per Calabria, di ritornare a Messina, onde’ con Sirtori, Cosenz e Medici preparare lo sbarco degli altri uomini sul continente, e prima di ogni altra cosa recarsi a Milazzo per attaccare alla sua Divisione i volontarî della dimessa spedizione Bertani – Pianciani, etc…”. Pecorini aggiungeva pure che: “Il Corpo della spedizione di Bixio a Giardini imbarcavasi il 19 sul ‘Franklin e sul Torino, e componevasi: 1° Brigata (Bixio) Divisione Turr, composta di 800 volontari che erano partiti con Bixio da Palermo; 700 siciliani da lui reclutati lungo le marce; la Brigata Eberhardt 2000 uomini, due Compagnie del battaglione Chiassi (Brigata Sacchi) 300. – In tutto 3500 imbarcati sopra due vapori che appena bastavano a 2000.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a pp. 361-362, in proposito scriveva che: “§. 14. Numerazione de’ Garibaldini. Gli scrittori garibaldini enumerano le loro milizie così: il Bixio con 4500 presso Taormina e Giardina; altre dodici migliaia a scaloni sulle coste nord-est ; le divisioni Cosenz e Medici e la brigata Eber Eresso Messina a Torre di Faro con ottomila; la brigata Sacchi di 1500 presso Spadafora, e ‘1 Rustow con 4000 a Melazzo. Inoltre l’Orsini con gli artiglieri uniti a Palermo, dodici cannoni, una batteria da montagna, altra da campo e due mortai veniva; per via tolse due mortai a Melazzo; e arrivò a Torre di Faro con trentanove pezzi, dove elevava sei batterie di costa, e altre galleggianti, e ponti da imbarcare cavalli. Da tale enumerazione sembrano i soli contati da trentunomila; ma giugnendovi quelli contro la cittadella, i corpi d’artiglieria, quelli rimasti a Palermo, e i 2300 del Nicotera, parrebbero da quarantamila.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Le brigate Parma, Bologna, Milano, partirono lo stesso giorno per Milazzo, mentre la Torino, per ordine del Sirtori, stava raggiungendo Giardini girando l’Isola per l’occidente e porsi agli ordini di Bixio, che si apprestava a varcare lo Stretto.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a p. 270, in proposito scriveva: “In quel frattempo Garibaldi, che la mattina del 17 agosto aveva già abbandonato Palermo, e si era recato sulle coste orientali della Sicilia, cominciò le sue operazioni per il passaggio in Calabria.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 272-273, in proposito scriveva: “Giunte alla costa, le truppe si ordinarono in modo che le ultime arrivate si mettessero alla testa; innanzi a tutte le brigate Eber e Sacchi, indi la divisione Cosenz , la divisione Medici e la divisione Bixio….”. Quando Rustow scrive che a Taormina vi era la Brigata Sacchi si riferisce alla Brigata Ebherardt che diventò Brigata SACCHI. Questa Brigata fu aggregata alla Divisione di Bixio. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156, in proposito scriveva che: “L’altra brigata Eberhardt, appena toccato Palermo col Torino, aveva ricevuto ordine da Sirtori di girare attorno alla Sicilia per l’Occidente ed il Mezzogiorno, e di recarsi a Giardini agli ordini di Bixio.”. Maxime Du Champ (….), nel suo“La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 61, in proposito scriveva che: ” – Che cos’è Milazzo ? – scriveva Napoleone etc…Accompagnai il generale Turr, il quale si imbarcò a mezzanotte per dare ordini al capo di una brigata che faceva parte della sua divisione. Mi ricordo una grande strada in pendio dove una lanterna oscillava solitaria, etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 129, in proposito scriveva che: “La 15° Divisione Turr della forza complessiva di 4261 uomini (Doc. 41) occupava allo arrivo del suo Generale i dintorni di Messina, la Divisione Medici con la Brigata Simonetti ed il reggimento Dunn pure Messina all’estrema destra, mentre la Divisione Cosenz e la Brigata Sacchi tenevano Capo Faro all’estrema sinistra.“. Su quanto accadesse a Taormina prima della partenza di Bixio con Garibaldi che sbarcarono in Calabria, vi è la testimonianza della giornalista inglese Jessie White-Mario (….), che in quei giorni fu infermiera distaccata vicino l’ambulanza di Stradivari. Jessie White Mario (….), nel suo, Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 173, continuando il su racconto tratto dal “Diario” di Bertani, scriveva: “….e il vice-capo dell ‘ambulanza, Stradivari, potè appena tenere riuniti medici sufficienti. Per eseguire gli ordini di Garibaldi, Bertani non aveva che il vaporetto l’Utile, venuto da Palermo coi cavalli della legione.”. La White, a p. 174, continuando il su racconto tratto dal “Diario” di Bertani, scriveva: “….Così il povero Ripari fino dal 22 fu sbalzato col personale e materiale d’ambulanza dall’Aberdeen ove pure era salito per ordine di Sirtori, e noi dovemmo sguizzare in barche pescherecce e sbarcare in mezzo ai regi e correre e correre per raggiungere Garibaldi.”. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a pp. 209-210, in proposito scriveva: “La spedizione adunque, che di Terranova veniva in Sicilia a mezzo l’agosto, numerando un ottomila uomini incirca, diè abilità al Dittatore di sospingersi alla seconda parte della impresa, che incominciava dal non agevole, per le molte crociere del napoletano naviglio, passaggio del Faro. Aveva egli radunato a Torre di Faro, in comando del Generale Orsini, trentacinque pezzi d’artiglieria, e censassanta barche e ponti volanti opportuni a traghettare uomini e cavalli; e quivi fatto allestimenti, che vi attraessero l’attenzione dell’inimico. Ma sopra cinque o sei altri punti delle coste orientali siciliane avea raccolte le truppe pronte al passaggio: era a Milazzo sul Tirreno la divisione Rustow; a Torre di Faro la divisione Cosenz e Medici; a Taormina, vero punto d’imbarco, le brigate Bixio ed Eberhard, in tutto un diciassette mila uomini. Il 19 agosto venne il Generale Garibaldi a Taormina; e la sera di quel giorno, sui piroscafi il ‘Torino’ ed il ‘Franklin’, fece imbarcare la divisione Bixio-Eberhard; che numerò allora sulle due navi 3360 uomini. “Il Generale (trascrivo le parole della prima relazione del generale Bixio) s’imbarca sul ‘Franklin’ etc…”. Racioppi scriveva che Garibaldi, sulla costa Siciliana e sullo Stretto di Messina, a Milazzo aveva radunato la divisione Rustow, che poi sarà quella che verrà a Paola e poi a Sapri. Garibaldi aveva fatto radunare a Torre del Faro, la divisione Cosenz e Medici e a Taormina, le brigate di Nino Bixio ed Eberhard che fece imbarcare il 19 agosto 1860. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 346, in proposito scriveva che: “A me par fuor di dubbio che il merito dell’organizazione della traversata risalga al Sirtori più che a Garibaldi. E ne è un’altra prova il fatto che Garibaldi giunse inatteso a Taormina proprio all’ultimo momento, quando già parte delle truppe del Bixio erano a bordo – il Durand-Brager scrive persino che l’imbarco era incominciato la mattina – onde è più lecito supporre che esse dovevano passare anche senza il Dittatore, sotto la guida di Bixio. Osservo, poi, che la traversata si compì proprio nel punto suggerito dalle lettere anonime degli ufficiali di marina napoletani e da quelle dei rifugiati nell’Aspromonte, alle quali si aggiunge un foglio di un informatore segreto – senza data né firma – che dice: “…Se si preferisce lo sbarco al di là del Capo dell’Armi, conviene proprio Mélito etc…”.“. Emilio Zasio (….), nel suo “Da Marsala al Volturno – Ricordi di E. Z.”, ed. Camicia Rossa, Padova, Tip. Sacchetto, 1961, a pp. 74-75, riferendosi al fallito tentativo di Musolino, in proposito scriveva che: “VI. – Calabria….Fallito lo scopo del furtivo passaggio, distribuiti i volontari a piccole masse intorno a Messina, Faro e luoghi adiacenti, sicuri che i regi avrebberci atteso, posto piede in Calabria, Garibaldi ideò nuova spedizione e scelse il paesello di Giardini, a sito d’imbarco, fuori vista dei legni borbonici, proprio sulla spiaggia che prospetta il mar di Malta. A Bixio si die’ ordine di raggiungere con molti de ‘ suoi il punto accennato, ove il Torino, vapore, stava attendendoli. Era grande poderoso legno, e capiva a bordo quanti soldati mai, attissimo all’ufficio di trasporto. Nel silenzio e in fretta salirono le truppe in numero di 2000 e più, e in rotta di Malta, il legno non ispirava sospetti. Navigò quasi volta la poppa alla Calabria e solcato gran tratto, viste l’acque libere dai temuti sguardi, cambiando direzione a sinistra, avanzò nel Jonio, e fu a Mileto ove toccaron terra i nuovi difensori. Il crepuscolo vespertino del 20 agosto , sorrideva all’arrivo dei nostri; e avvenne che sorgiunte le fregate regie nulla trovassero a predare dal vapore in fuori. Cannonate a tutta possa, feriti quattro o cinque e incendiato il legno. Le fiamme nutrite dalla pece giganti l’arsero, la chiglia una bragia, sommerse lento lento. Garibaldi non istette, procede a Reggio disponendo il vicino attacco. Fatto buio, irrompe in città, combatte, assale, fa prigionieri, prende posizioni e opportuni posti di difesa. Durante l’adoprarsi attivo in ogni senso a fine di vincere i pericoli soprastanti al passaggio dei nostri per la necessaria azione sul continente, ove speravasi l’intervento di maggiori e più agguerriti elementi, noi dei 180 fummo impediti da tentativi pel concorso di malaugurosi fatti; in quei di fino al 20 costretti a disastrosa vita, determinati a starcene e cooperare, calammo a Bagnara, e giù inosservati dal monte ci ponemmo dietro ad alta riva che circonda la piazza. A segno stabilito, sui nemici ivi raccolti, mandammo fucilate ; ne segui allarme e repentino movimento. Forti pattuglie di cavalli su pel monte, pervennero alla cima ed occuparono il più comodo transito nostro. Sostati, ci attesero, ma inutilmente Accortici, deviammo, e soli tre caddero fra loro. Riparammo a Forestari, cacciati da colonne, e più tardi a S. Stefano, e sottraemmo gran nerbo di forze ai regi per agevolare i passi ai nostri….”.
L’IMBARCO PER LA CALABRIA AL PORTO DI TAORMINA, GARIBALDI E BIXIO
Da Wikipedia leggiamo che Nino Bixio fu promosso Maggior generale con decreto del 15 agosto 1860, gli venne affidato il comando della 15ª Divisione, con la quale sbarcò a Melito di Porto Salvo. Nino Bixio partì insieme a Garibaldi, si imbarcò per sbarcare in Calabria, la notte del 18 agosto 1860 e, in proposito, in quei giorni, di quei giorni scrivevano Gustav Rasch (….), nel cap. IX “La campagna garibaldina nel Napoletano”, nel suo, Garibaldi e Napoli nel 1860: note di un viaggiatore prussiano – introduzione, traduzione e note di Luigi Emery, ed. Laterza, Bari, 1938, a pp. 137-138, in pproposito scriveva che: “Il corpo di spedizione, che due vapori portarono sul continente nella notte del 18 agosto, comprendeva 4200 uomini (1), parte della Brigata Bixio, parte della Brigata Eberhardt e 1000 uomini comandati dal Sacchi. Il figlio di Garibaldi, Menotti Garibaldi, comandava l’artiglieria, comprendente quattro obici da montagna, e un’ottima Compagnia di bersaglieri. La spedizione era comandata da Bixio e da Garibaldi…..etc…”. Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373, in proposito scriveva che: “I due piroscafi suddetti giunsero a Giardini, porto di Taormina, v’ imbarcarono la divisione Bixio, e la passarono felicemente a Melito in Calabria. Dovendo la spedizione de’ due piroscafi colla divisione Bixio partire da Giardini per la Calabria, lo stesso giorno del mio arrivo a Faro io m’ imbarcai per Messina, vi presi una vettura, e giunsi a tempo per imbarcarmi col Franklin, e passare anch’ io in Calabria.”. Garibaldi, a p. 373, nella nota (1) postillava: “(1) Il generale Turr era passato sul continente per motivi di salute, ed avea lasciato il comando della brigata Eber.”. Dunque, Garibaldi scriveva che in quei giorni, il generale Turr era ancora convalescente. Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 374 e ssg., in proposito scriveva che: “Bisognava dunque passare lo Stretto, …I due piroscafi suddetti giunsero a Giardini, porto di Taormina, v’ imbarcarono la divisione Bixio, e la passarono felicemente a Melito in Calabria. Dovendo la spedizione de’ due piroscafi colla divisione Bixio partire da Giardini per la Calabria, lo stesso giorno del mio arrivo a Faro io m’ imbarcai per Messina, vi presi una vettura, e giunsi a tempo per imbarcarmi col Franklin, e passare anch’ io in Calabria.”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Frattanto Garibaldi, che nella mattina dei 17 agosto aveva già lasciato Palermo per recarsi nella costa orientale della Sicilia, cominciò le sue operazioni per passare nelle Calabrie.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156, in proposito scriveva che: “L’altra brigata Eberhardt, appena toccato Palermo col Torino, aveva ricevuto ordine da Sirtori di girare attorno alla Sicilia per l’Occidente ed il Mezzogiorno, e di recarsi a Giardini agli ordini di Bixio.”. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 171-172, riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “Raggiunge Bixio a Giardino , dove da bravo calafato coll’ascia e martello rattoppò gli sdruci del Torino e del Franklin capaci appena di imbarcare duemila uomini; vi pigia dentro tremila trecentosessanta uomini sotto gli ordini di Bixio, tra questi la prima brigata della legione dispersa, e salpa nella notte del 19 dirigendosi a nord- est . E finalmente afferra il suo capo saldo e sbarca uomini, armi , munizioni, fin le carrette, tra Capo dell ‘ Armi e Capo Spartivento sull ‘ estrema spiaggia calabrese. Etc…”. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a pp. 209-210, riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva: “Ma sopra cinque o sei altri punti delle coste orientali siciliane avea raccolte le truppe pronte al passaggio: era a Milazzo sul Tirreno la divisione Rustow; a Torre di Faro la divisione Cosenz e Medici; a Taormina, vero punto d’imbarco, le brigate Bixio ed Eberhard, in tutto un diciassette mila uomini. Il 19 agosto venne il Generale Garibaldi a Taormina; e la sera di quel giorno, sui piroscafi il ‘Torino’ ed il ‘Franklin’, fece imbarcare la divisione Bixio-Eberhard; che numerò allora sulle due navi 3360 uomini. “Il Generale (trascrivo le parole della prima relazione del generale Bixio) s’imbarca sul ‘Franklin’ etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 342-343 scriveva che: “Prima ancora del mezzodì del 18, Garibaldi arriva a Messina. Ansioso di raggiungere le truppe che il Sirtori gli aveva detto concentrate a Giardini, ai piedi di Taormina, prosegue subito.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 342, in proposito scriveva che: “Ma torniamo a Garibaldi. L’abbiamo visto giungere nella sera del 16 agosto a Palermo, da cui mancava da un mese: il Bertani l’aveva lasciato in Sardegna. Passata la notte nella sua cameretta di Palazzo Reale, etc…il 22 agosto il Dittatore s’era imbarcato per Messina…”. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a pp. 209-210, in proposito scriveva: “Il 19 agosto venne il Generale Garibaldi a Taormina; e la sera di quel giorno, sui piroscafi il ‘Torino’ ed il ‘Franklin’, fece imbarcare la divisione Bixio-Eberhard; che numerò allora sulle due navi 3360 uomini. “Il Generale (trascrivo le parole della prima relazione del generale Bixio) s’imbarca sul ‘Franklin’ etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 130-131, in proposito scriveva che: “Il Corpo della spedizione di Bixio a Giardini imbarcavasi il 19 sul ‘Franklin e sul Torino, e componevasi: 1° Brigata (Bixio) Divisione Turr, composta di 800 volontari che erano partiti con Bixio da Palermo; 700 siciliani da lui reclutati lungo le marce; la Brigata Eberhardt 2000 uomini, due Compagnie del battaglione Chiassi (Brigata Sacchi) 300. – In tutto 3500 imbarcati sopra due vapori che appena bastavano a 2000.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 132, in proposito scriveva pure che: “Capo Secondo. Dal 20 agosto al 7 settembre. La notte del 19 Garibaldi con Bixio salpò dirigendosi a nord-est verso il Capo delle Armi; all’alba del 20 i due vapori accostarono verso terra, ma il ‘Torino’ sia per disaccortezza, sia per malizia del capitano investì nell’arena e vi rimase. Il Disbarco fu eseguito immediatamente etc…”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Le brigate Parma, Bologna, Milano, partirono lo stesso giorno per Milazzo, mentre la Torino, per ordine del Sirtori, stava raggiungendo Giardini girando l’Isola per l’occidente e porsi agli ordini di Bixio, che si apprestava a varcare lo Stretto.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a p. 270, in proposito scriveva: “In quel frattempo Garibaldi, che la mattina del 17 agosto aveva già abbandonato Palermo, e si era recato sulle coste orientali della Sicilia, cominciò le sue operazioni per il passaggio in Calabria.”. Maxime Du Champ (….), nel suo“La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 61, in proposito scriveva che: ” – Che cos’è Milazzo ? – scriveva Napoleone etc…Accompagnai il generale Turr, il quale si imbarcò a mezzanotte per dare ordini al capo di una brigata che faceva parte della sua divisione. Mi ricordo una grande strada in pendio dove una lanterna oscillava solitaria, etc…”. Va ricordato che lo sbarco sulla costa calabra fu reso possibile anche dalla mancata attuazione del blocco navale europeo, invocato da Francesco II e non attuato per decisione britannica, anche per l’intervento di Giacomo Filippo Lacaita, rifugiato politico in Inghilterra, il quale ebbe una parte importante nell’influenzare il ministro britannico Lord Russell sulla non ingerenza negli affari italiani. La notte tra il 18 e il 19 agosto 1860 Giuseppe Garibaldi e circa 3200/3500 Camicie Rosse, a bordo dei due piroscafi Torino e Franklin, partì da Naxos seguendo una rotta di attraversamento dello stretto più lunga e indiretta al fine di eludere il pattugliamento della flotta borbonica. Garibaldi era sul Franklin con 1200 uomini, mentre Bixio con circa altri 3000 uomini era imbarcato sul piroscafo Torino. Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a pp. 381-382 e ssg., in proposito scriveva che: “In Napoli più che a Palermo aveva il cavourismo lavorato indefessamente, e vi trovai non piccoli ostacoli. Corroborato poi dalla notizia che l’esercito sardo invadeva lo Stato pontificio, esso diventava insolente. Quel partito, basato sulla corruzione, nulla avea lasciato d’intentato. Esso s’era prima lusingato di fermarci al di là dello Stretto, e circoscrivere l’ azione nostra alla sola Sicilia. Perciò aveva chiamato in sussidio il magnanimo padrone, e già un vascello della marina militare francese era comparso nel Faro; ma ci valse immensamente il veto di lord John Russel, che in nome d’ Albione imponeva al sire di Francia di non mischiarsi nelle cose nostre.”. Garibaldi, in questo passaggio parla dei maneggi del partito di Cavour e scriveva che Cavour, contrariato per l’eventuale passaggio dalla Sicilia al Continente, fece di tutto per impedirlo tanto da chiamare in “sussidio” Napoleone III e la marina militare francese che comparse al Faro, ma in tale occasione lord John Russel “…imponeva al sire di Francia di non mischiarsi nelle cose nostre.”. Da Wikipedia leggiamo che intanto, mentre Garibaldi avanzava, erano stati ideati progetti per fermarlo, tramite un attentato alla sua vita, come risulta dal testo delle lettere scritte dal marchese di Villamarina al comandante d’Aste e dall’ammiraglio Persano allo stesso Garibaldi, nelle quali si rappresentava il pericolo di un tentativo di omicidio nei confronti del generale nizzardo, da parte di un finto disertore borbonico di nome Valentini, caporale della fanteria di marina borbonica e del bandito Giosafatte Tallarino accompagnato da altri sicari inviati al medesimo scopo. Gli agenti di Cavour offrirono il loro aiuto a Finzi, Visconti Venosta, Nisco, Mariano D’Ayala e Alessandro Nunziante per tentare una rivolta anti-borbonica e Persano lì arrivato con la flotta fece sbarcare anche una formazione di bersaglieri, ma l’esercito rimase fedele alle consegne ricevute, non coinvolgendo la città di Napoli in combattimenti; d’altra parte i mazziniani non agevolavano l’opera di Cavour e i cittadini della capitale attendevano l’arrivo di Garibaldi, senza peraltro impegnarsi e rischiare di persona. Francesco Crispi (….), nel suo “Crispi – Per un antico parlamentare col suo diario della spedizione dei Mille, Roma, ed. Edoardo Perino Tipografo, 1890, a p. 194, in proposito scriveva che: “…XL . Da Milazzo a Napoli. Dopo aver battuto a Milazzo le migliori truppe del Borbone e obbligata la guarnigione il 23 luglio a capitolare, Garibaldi s’era rapidamente portato in Messina. Egli era ormai padrone di tutta la Sicilia, tranne Messina, Augusta e Siracusa . Il generale Medici non tardò ad impossessarsi di Messina che non resistette. La punta del Faro e la costa fra il Faro e la città vennero fortificati. Ormai non si pensava più che a passare lo stretto, e, a tale scopo, a riunire forze sufficienti per abbattere gli ostacoli accumulati sulle coste di Calabria e per ispazzar via le truppe agglomeratevi. Garibaldi per un momento vagheggiò l’idea di comparire innanzi a Napoli e tentare uno di quei colpi di mano dei quali aveva il genio, ma l’abbandonò e lo sbarco ebbe luogo a Melito. Etc…”. Maxime Du Champ (….), nel suo“La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 62, in proposito scriveva che: “….; era il Faro, eravamo arrivati. Le ancore svolsero bruscamente le catene, e ci ancorammo nella parte più riparata di quello stretto. Innanzi a noi s’elevava la Sicilia, “all’ombra dell’Etna”; sulla nostra sinistra, Messina brillava etc…Alle nostre spalle si profilava la Calabria con le sue immense montagne scoscese, in cima alle quali bruciavano fuochi etc…(p. 63) Garibaldi sbarcò al Faro, poi lo vedemmo da lontano passare in carrozza sulla strada che costeggia il mare e raggiungere Messina. Egli si recava, senza riposarsi, a Taormina, per ispezionare la prima brigata che doveva tentare lo sbarco in terraferma. A stento riuscimmo a procurarci una barca che, spinta da tre rematori, ci consdusse assai rapidamente a Messina.”. Giovanni De Castro (….), nel suo “Giuseppe Sirtori”, Milano, ed. Dumolard, Milano, 1892, a p. 219, in proposito scriveva che: “I due piroscafi giunsero a Giardini, porto di Taormina, v’imbarcarono la divisione Bixio, e la tragittarono felicemente a Milito in Calabria….Lo stesso giorno del mio arrivo a Faro, io m’imbarcai per Messina, vi presi una vettura, e giunsi a tempo a Giardini per imbarcarmi col ‘Franklin’, e passare lo scopo; il 19 agosto Garibaldi toccava il suolo Calabrese e il giorno dopo prendeva a viva forza Reggio. Proseguì il trionfo sino a Napoli.”. Queste le uniche parole del De Castro sulla traversata delle Calabrie. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, a pp. 155-156, in proposito scriveva che: “…Garibaldi aveva ricevuto dal nord circa 20000 uomini (3) e al momento della traversata dello Stretto ne aveva già raccolti sotto i suoi ordini la massima parte; a questi eran poi da aggiungersi anche i volontari siciliani. Così egli si trovava a poter tener testa alle truppe di terraferma anche per numero; ma gl’incombeva per prima cosa di compierne il trasporto di là dallo Stretto sfuggendo alla vigilanza della flotta nemica; il che fino allora pareva dovesse essere, secondo i calcoli ordinari, ineffabile.”. Dobelli, a p. 155, nella nota (3) postillava: “(3) Appendice B.”. Fu per questi motivi che Garibaldi si organizzò anche una piccola flotta di navi che gli permettessero il veloce e sicuro sbarco sulle coste della Calabria. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 700, in proposito scriveva che: “Garibaldi sbarcò nella notte del 19 al 20 agosto sulla spiaggia di Melito, e la mattina del 20 s’incamminò verso Reggio. Bixio che si era imbarcato con lui a Taormina, e con lui era disceso a Melito, entrò il 21 a Reggio.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 132, in proposito scriveva pure che: “Capo Secondo. Dal 20 agosto al 7 settembre. La notte del 19 Garibaldi con Bixio salpò dirigendosi a nord-est verso il Capo delle Armi; all’alba del 20 i due vapori accostarono verso terra, ma il ‘Torino’ sia per disaccortezza, sia per malizia del capitano investì nell’arena e vi rimase. Il Disbarco fu eseguito immediatamente etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 129, in proprosito scriveva che: “Il Dittatore non aveva soltanto lavorato per organizzare un esercito, egli aveva fatto in poco tempo la sua marina che, oltre un gran numero di piccole barche, si componeva del ‘Tukory’, del ‘Waschington’, il ‘Franklin’, l’Oregon, la ‘Città di Torino’, il Fernet, l’Annita, l’Indipendance’.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 148, in proprosito scriveva che: “Il sollecito e bene organizzato trasporto per mare delle truppe Garibaldine è dovuto tutto all’opera zelante ed intelligente degli ufficiali superiori della marina militare di Garibaldi, Piola, Anguissola, Castiglia, Sandri, Maldini ed altri.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, a pp. 154-155, in proposito scriveva che: “Nel corso dell’anno dunque, Garibaldi aveva ricevuto dal nord circa 20000 uomini (3) e al momento della traversata dello Stretto ne aveva già raccolti sotto i suoi ordini la massima parte, a questi eran poi da aggiungersi anche i volontari siciliani. Così egli si trovava a poter tener testa alle truppe di terraferma anche per numero; ma gl’incombeva per prima cosa di compierne il trasporto di là dallo Stretto sfuggendo alla vigilanza della flotta nemica, il che fino allora pareva dovesse essere, secondo i calcoli ordinari, ineffettuabile.”. Genova di Revel (….), nel suo “Da Ancona a Napoli”, Milano, Fratelli Dumolard, 1892, a p. 16, in proposito scriveva che: “Il 20 agosto Garibaldi passò da Taormina a Melito, si fece padrone di Reggio ed unito agli altri suoi corpi sbarcati in vari punti, marciò rapidamente su Napoli.”. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a pp. 209-210, in proposito scriveva: “Ma sopra cinque o sei altri punti delle coste orientali siciliane avea raccolte le truppe pronte al passaggio: era a Milazzo sul Tirreno la divisione Rustow; a Torre di Faro la divisione Cosenz e Medici; a Taormina, vero punto d’imbarco, le brigate Bixio ed Eberhard, in tutto un diciassette mila uomini. Il 19 agosto venne il Generale Garibaldi a Taormina; e la sera di quel giorno, sui piroscafi il ‘Torino’ ed il ‘Franklin’, fece imbarcare la divisione Bixio-Eberhard; che numerò allora sulle due navi 3360 uomini. “Il Generale (trascrivo le parole della prima relazione del generale Bixio) s’imbarca sul ‘Franklin’ etc…”. Racioppi scriveva che Garibaldi, sulla costa Siciliana e sullo Stretto di Messina, a Milazzo aveva radunato la divisione Rustow, che poi sarà quella che verrà a Paola e poi a Sapri. Garibaldi aveva fatto radunare a Torre del Faro, la divisione Cosenz e Medici e a Taormina, le brigate di Nino Bixio ed Eberhard che fece imbarcare il 19 agosto 1860. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 346, in proposito scriveva che: “A me par fuor di dubbio che il merito dell’organizazione della traversata risalga al Sirtori più che a Garibaldi. E ne è un’altra prova il fatto che Garibaldi giunse inatteso a Taormina proprio all’ultimo momento, quando già parte delle truppe del Bixio erano a bordo – il Durand-Brager scrive persino che l’imbarco era incominciato la mattina – onde è più lecito supporre che esse dovevano passare anche senza il Dittatore, sotto la guida di Bixio. Osservo, poi, che la traversata si compì proprio nel punto suggerito dalle lettere anonime degli ufficiali di marina napoletani e da quelle dei rifugiati nell’Aspromonte, alle quali si aggiunge un foglio di un informatore segreto – senza data né firma – che dice: “…Se si preferisce lo sbarco al di là del Capo dell’Armi, conviene proprio Mélito etc…”.“. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 347, in proposito scriveva che: “Nella notte del 19 agosto, Garibaldi passò in Calabria con le truppe del Bixio. Questi, nella sua nota Relazione al Sirtori – esistente nell’originale all’Ambrosiana – equivoca di un giorno e dice la traversata avvenuta la notte seguente. Il suo equivoco ha tratto molti in inganno e tra questi il Guerzoni, il quale purtroppo afferma parecchie altre cose con eccessiva leggerezza, come quando dice che Garibaldi dal Faro sarebbe andato a Napoli, prima che a Golfo Aranci: cosa questa affatto immaginaria.”. Agrati, a p. 347, in proposito aggiungeva che: “Non v’è accordo neppure sul numero dei volontari imbarcati sul ‘Franklin’ e sul ‘Torino’: il Forbes li dice 3 mila sul Torino e 1200 sul Franklin, il Guerzoni 4 mila, e 4500 il Rustow complessivamente; il Treveljan, in base al rapporto Bixio, dà il numero di 3360, di poco superiore a quello che risulta dal quadro ufficiale in Archivio Sirtori di 3267 (1).”. Agrati, a p. 347, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi Appendice N. 9.”. Agrati, a pp. 347-348, in proposito aggiungeva che: “Mentre si faceva l’imbarco, Garibaldi scrisse al Sirtori la seguente lettera: “Taormina 18 agosto 1860. Generale etc…..G. Garibaldi”.”. Agrati, a p. 348, in proposito aggiungeva che: “Alle 9 – come s’è visto dal Canzio – le navi lasciano la Sicilia. Il Bixio comincia così il suo rapporto al Capo di Stato Maggiore: “Villa San Giovanni, 25 agosto 1860 etc….”. Agrati, a pp. 348-349, in proposito aggiungeva: “Il Bixio poi parla della falla prodotta nel Franklin come di un attentato, di un atto di sabotaggio diremmo oggi, e la versione appare verosimile sia per la cattiva volontà dei marinai alla partenza cui accenna lo stesso Bixio, sia perché nel viaggio intorno all’Isola nessuna falla s’era mai prodotta ed è strano che si producesse proprio quando la nave era ferma.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, linotip. S. Jannone, Salerno, 1961, a p. 107, in proposito scriveva che: “I. L’eroe, anzicchè approdare a Salerno, come s’era creduto, aveva, insieme col Bixio, varcato da Messina audacemente lo stretto la sera del 19 agosto, con due piroscafi, il Torino ed il Franklin, ed era sbarcato sul continente. Aveva condotto con sè circa quattromilacinquecento uomini che all’alba del 20 approdarono sulla spiaggia di Capo Spartivento, presso Melito. Con essi sono anche gli altri nostri partiti da Quarto e Gaetano Rocco di Campagna (1), imbarcatosi sul piroscafo Torino (2) insieme con ottocento volontari tutti romagnoli che, pervasi di intimo orgoglio, mettono piede sulla costa calabrese sotto un ostinato cannoneggiamento delle fregate regie. Il Bixio, per rendere agevole il disbarco, spinse il bastimento sulla spiaggia in modo che entrò per metà sulla terra. Quando ognuno fu a terra, le fregate si diedero tanto a mitragliare i volontari da costringerli a raggiungere le alture. Nondimeno le fregate, visto ormai inutile il cannoneggiamento, spedirono un’imbarcazione sul Torini vuoto ed abbandonato che, dopo essere stato saccheggiato, fu finanche incendiato. Poco lontano dal punto dello sbarco, in una cascina, erano nascoste le armi, di cui si impossessarono i garibaldini. Il Duce, imbarcatosi sul Tuchery, sbarcò in quei pressi col Menotti per iniziare la rotta su Reggio etc…”. De Crescenzo, a p. 108, nella nota (1), postillava che: “(1) Era stato da Garibaldi nominato portabandiera nel I. Reggimento Eberkardt, Brigata Bixio.”. De Crescenzo, a p. 108, nella nota (2), postillava che: “(2) Il Rocco (1835-1913), per volere dello zio, si diede al sacerdozio; ma nel ’54, deposto l’abito talare, fuggì a Napoli etc…”. Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a pp. 191-192 e ssg., in proposito scriveva che: “La spedizione adunque, che di Terranova veniva in Sicilia a mezzo l’agosto, numerando un ottomila uomini incirca, diè abilità al Dittatore di sospingersi alla seconda parte della impresa, che incominciava dal non agevole, per le molte crociere del napoletano naviglio, passaggio del Faro. Avea egli già radunato a Torre di Faro, in comando del Generale Orsini, trentacinque pezzi di artiglieria, e censessanta barche e ponti volanti opportuni a lragheltare uomini e cavalli; e quivi fatto allestimenti, che vi attraessero l‘ attenzione dell’ inimico. Ma sopra cinque o sei altri punti delle coste orientali siciliane avea raccolte le truppe pronte al passaggio: era a Milazzo sul Tirreno la divisione Bustow; a Torre di Faro la divisione Cosenz e Medici; a Taormina, vero punto di imbarco, le brigate Bixio ed Ebherard; in tutto un diciassette mila uomini. Il 19 agosto venne il General Garibaldi a Taormina; e la sera di quel giorno, sui piroscafi il Torino ed il Frwnklin, fece imbarcare la divisione Bixio-Ebherard; che numerò allora sulle due navi 3360 uomini.”. Su questo avvenimento vi è la testimonianza diretta, la Relazione del generale Nino Bixio.
GARIBALDI E BIXIO SBARCANO IN CALABRIA
Nel 19 agosto 1860, il passaggio dei Garibaldini di Cosenz e di Bixio sulle coste della Calabria
Da Wikipedia leggiamo che il 19 agosto 1860, eludendo la sorveglianza delle poche navi della marina borbonica, Garibaldi passò lo Stretto di Messina e sbarcò a sud di Reggio Calabria. Volendo sfruttare la superiorità numerica, Pianell e Francesco II ordinarono di concentrare gli attacchi sui nemici sbarcati; ma Vial, fin dal primo momento, perse i contatti con i suoi generali, i quali, d’altra parte, invece di tenere riunite le truppe le sfiancarono in marce inconcludenti. Nino Bixio, promosso Maggior generale con decreto del 15 agosto 1860, gli venne affidato il comando della 15ª Divisione, con la quale sbarcò a Melito di Porto Salvo e, nella notte del 21 agosto, prese d’assalto la città di Reggio Calabria, conquistandola nella battaglia di Piazza Duomo. Durante i combattimenti il suo cavallo fu abbattuto da 19 pallottole, mentre Bixio se la cavò con una ferita al braccio sinistro. Sulla spiaggia melitese di Rumbolo il 19 agosto 1860 avvenne lo sbarco dei Mille di Giuseppe Garibaldi che, dopo aver occupato la Sicilia, puntavano alla conquista delle terre del regno borbonico “al di qua del Faro”. Lo sbarco a Melito Porto Salvo è un episodio della spedizione dei Mille che segnò l’inizio delle operazioni dell’Esercito meridionale garibaldino sulla parte continentale del Regno delle Due Sicilie. Fu effettuato, nella notte tra il 18 e il 19 agosto 1860, da Giuseppe Garibaldi e da 3.500 camicie rosse con l’obbiettivo di attraversare lo stretto di Messina e risalire la penisola italiana. Nella zona dello sbarco si opponevano ai garibaldini circa 16.000 effettivi dell’esercito borbonico schierati a difesa della costa calabra[1]. Va ricordato che lo sbarco sulla costa calabra fu reso possibile anche dalla mancata attuazione del blocco navale europeo, invocato da Francesco II e non attuato per decisione britannica, anche per l’intervento di Giacomo Filippo Lacaita, rifugiato politico in Inghilterra, il quale ebbe una parte importante nell’influenzare il ministro britannico Lord Russell sulla non ingerenza negli affari italiani. La notte tra il 18 e il 19 agosto 1860 Giuseppe Garibaldi e circa 3200/3500 Camicie Rosse, a bordo dei due piroscafi Torino e Franklin, partì da Naxos seguendo una rotta di attraversamento dello stretto più lunga e indiretta al fine di eludere il pattugliamento della flotta borbonica. Garibaldi era sul Franklin con 1200 uomini, mentre Bixio con circa altri 3000 uomini era imbarcato sul piroscafo Torino. Altri sbarchi avvennero il 21, tra Favazzina e Scilla, ad opera di Enrico Cosenz. Con la presa di Melito Porto Salvo, i volontari garibaldini, dopo essersi organizzati logisticamente, anche grazie al successivo sbarco di ulteriori contingenti, partirono alla conquista di Reggio. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, linotip. S. Jannone, Salerno, 1961, a p. 107, in proposito scriveva che: “I. L’eroe, anzicchè approdare a Salerno, come s’era creduto, aveva, insieme col Bixio, varcato da Messina audacemente lo stretto la sera del 19 agosto, con due piroscafi, il Torino ed il Franklin, ed era sbarcato sul continente. Aveva condotto con sè circa quattromilacinquecento uomini che all’alba del 20 approdarono sulla spiaggia di Capo Spartivento, presso Melito. Con essi sono anche gli altri nostri partiti da Quarto e Gaetano Rocco di Campagna (1), imbarcatosi sul piroscafo Torino (2) insieme con ottocento volontari tutti romagnoli che, pervasi di intimo orgoglio, mettono piede sulla costa calabrese sotto un ostinato cannoneggiamento delle fregate regie. Il Bixio, per rendere agevole il disbarco, spinse il bastimento sulla spiaggia in modo che entrò per metà sulla terra. Quando ognuno fu a terra, le fregate si diedero tanto a mitragliare i volontari da costringerli a raggiungere le alture. Nondimeno le fregate, visto ormai inutile il cannoneggiamento, spedirono un’imbarcazione sul Torini vuoto ed abbandonato che, dopo essere stato saccheggiato, fu finanche incendiato. Poco lontano dal punto dello sbarco, in una cascina, erano nascoste le armi, di cui si impossessarono i garibaldini. Il Duce, imbarcatosi sul Tuchery, sbarcò in quei pressi col Menotti per iniziare la rotta su Reggio etc…”. De Crescenzo, a p. 108, nella nota (1), postillava che: “(1) Era stato da Garibaldi nominato portabandiera nel I. Reggimento Eberkardt, Brigata Bixio.”. De Crescenzo, a p. 108, nella nota (2), postillava che: “(2) Il Rocco (1835-1913), per volere dello zio, si diede al sacerdozio; ma nel ’54, deposto l’abito talare, fuggì a Napoli etc…”. Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 374 e ssg., in proposito scriveva che: “Bisognava dunque passare lo Stretto, …I due piroscafi suddetti giunsero a Giardini, porto di Taormina, v’ imbarcarono la divisione Bixio, e la passarono felicemente a Melito in Calabria.”. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 171-172, riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “Raggiunge Bixio a Giardino , dove da bravo calafato coll’ascia e martello rattoppò gli sdruci del Torino e del Franklin capaci appena di imbarcare duemila uomini; vi pigia dentro tremila trecentosessanta uomini sotto gli ordini di Bixio, tra questi la prima brigata della legione dispersa, e salpa nella notte del 19 dirigendosi a nord- est . E finalmente afferra il suo capo saldo e sbarca uomini, armi , munizioni, fin le carrette, tra Capo dell ‘ Armi e Capo Spartivento sull ‘ estrema spiaggia calabrese. Etc…”. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 700, in proposito scriveva che: “Garibaldi sbarcò nella notte del 19 al 20 agosto sulla spiaggia di Melito, e la mattina del 20 s’incamminò verso Reggio. Bixio che si era imbarcato con lui a Taormina, e con lui era disceso a Melito, entrò il 21 a Reggio.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 346, in proposito scriveva che: “Osservo, poi, che la traversata si compì proprio nel punto suggerito dalle lettere anonime degli ufficiali di marina napoletani e da quelle dei rifugiati nell’Aspromonte, alle quali si aggiunge un foglio di un informatore segreto – senza data né firma – che dice: “…Se si preferisce lo sbarco al di là del Capo dell’Armi, conviene proprio Mélito etc…”.“. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 347, in proposito scriveva che: “Nella notte del 19 agosto, Garibaldi passò in Calabria con le truppe del Bixio. Questi, nella sua nota Relazione al Sirtori – esistente nell’originale all’Ambrosiana – equivoca di un giorno e dice la traversata avvenuta la notte seguente. Il suo equivoco ha tratto molti in inganno e tra questi il Guerzoni, il quale purtroppo afferma parecchie altre cose con eccessiva leggerezza, come quando dice che Garibaldi dal Faro sarebbe andato a Napoli, prima che a Golfo Aranci: cosa questa affatto immaginaria.”. Agrati, a p. 347, in proposito aggiungeva che: “Non v’è accordo neppure sul numero dei volontari imbarcati sul ‘Franklin’ e sul ‘Torino’: il Forbes li dice 3 mila sul Torino e 1200 sul Franklin, il Guerzoni 4 mila, e 4500 il Rustow complessivamente; il Treveljan, in base al rapporto Bixio, dà il numero di 3360, di poco superiore a quello che risulta dal quadro ufficiale in Archivio Sirtori di 3267 (1).”. Agrati, a p. 347, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi Appendice N. 9.”. Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche” (quindicesima tiratura), Firenze, Barbèra, 1888, a p. 375, in proposito scriveva che: “CAPITOLO XII. Sul continente napoletano. Circa alla fine d’agosto 1860, e verso le 3 antimeridiane d’una bella giornata approdammo sulla spiaggia di Melito. All’alba era tutta la gente in terra con armi e bagagli, e senza l’arenamento del Torino, che non potè uscire malgrado gli sforzi fatti dal Franklin per tirarlo fuori, potevasi in quello stesso giorno procedere verso Reggio. Alle 3 pomeridiane comparvero tre vapori borbonici capitanati dal Fulminante, e cominciarono a cannoneggiare gente, vapore ed ogni cosa. Provarono anche di metter fuori il Torino, ma non potendovi riuscire lo incendiarono. Il Franklin era partito e fu salvo. Verso le 3 della mattina del giorno seguente ebbe luogo lo sbarco, e noi marciammo su Reggio. Passammo il Capo dell ‘ Armi per lo stradale e meriggiammo vicino ad un villaggio che si trova tra quel Capo e la bella sorella di Messina. La squadra nemica osservava i nostri movimenti. Verso sera riprendemmo la marcia su Reggio, e giunti ad una certa distanza dalla città obliquammo a destra per sentieri remoti, evitando così gli avamposti nemici che ci aspettavano sullo stradale. Il colonnello Antonino Plutino e vari patriotti reggiani erano con noi, dimodochè avevamo delle buone guide. Facemmo varie fermate durante la notte per lasciare riposare la gente e per riunirla, ed alle 2 della mattina assaltammo Reggio.”. Giovanni De Castro (….), nel suo “Giuseppe Sirtori”, Milano, ed. Dumolard, Milano, 1892, a p. 219, in proposito scriveva che: “I due piroscafi giunsero a Giardini, porto di Taormina, v’imbarcarono la divisione Bixio, e la tragittarono felicemente a Milito in Calabria….Lo stesso giorno del mio arrivo a Faro, io m’imbarcai per Messina, vi presi una vettura, e giunsi a tempo a Giardini per imbarcarmi col ‘Franklin’, e passare lo scopo; il 19 agosto Garibaldi toccava il suolo Calabrese e il giorno dopo prendeva a viva forza Reggio. Proseguì il trionfo sino a Napoli.”. Queste le uniche parole del De Castro sulla traversata delle Calabrie. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, a pp. 155-156, in proposito scriveva che: “…Garibaldi aveva ricevuto dal nord circa 20000 uomini (3) e al momento della traversata dello Stretto ne aveva già raccolti sotto i suoi ordini la massima parte; a questi eran poi da aggiungersi anche i volontari siciliani. Così egli si trovava a poter tener testa alle truppe di terraferma anche per numero; ma gl’incombeva per prima cosa di compierne il trasporto di là dallo Stretto sfuggendo alla vigilanza della flotta nemica; il che fino allora pareva dovesse essere, secondo i calcoli ordinari, ineffabile.”. Dobelli, a p. 155, nella nota (3) postillava: “(3) Appendice B.”. Fu per questi motivi che Garibaldi si organizzò anche una piccola flotta di navi che gli permettessero il veloce e sicuro sbarco sulle coste della Calabria. Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a pp. 209 e ssg., in proposito scriveva che: “La spedizione adunque, che di Terranova veniva in Sicilia a mezzo l’agosto, numerando un ottomila uomini incirca, diè abilità al Dittatore di sospingersi alla seconda parte dell’impresa, che incominciava dal non agevole, per le molte crociere, del napoletano naviglio, passaggio del Faro.”. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a pp. 209-210, in proposito scriveva: “La spedizione adunque, che di Terranova veniva in Sicilia a mezzo l’agosto, numerando un ottomila uomini incirca, diè abilità al Dittatore di sospingersi alla seconda parte della impresa, che incominciava dal non agevole, per le molte crociere del napoletano naviglio, passaggio del Faro. Aveva egli radunato a Torre di Faro, in comando del Generale Orsini, trentacinque pezzi d’artiglieria, e censassanta barche e ponti volanti opportuni a traghettare uomini e cavalli; e quivi fatto allestimenti, che vi attraessero l’attenzione dell’inimico. Ma sopra cinque o sei altri punti delle coste orientali siciliane avea raccolte le truppe pronte al passaggio: era a Milazzo sul Tirreno la divisione Rustow; a Torre di Faro la divisione Cosenz e Medici; a Taormina, vero punto d’imbarco, le brigate Bixio ed Eberhard, in tutto un diciassette mila uomini. Il 19 agosto venne il Generale Garibaldi a Taormina; e la sera di quel giorno, sui piroscafi il ‘Torino’ ed il ‘Franklin’, fece imbarcare la divisione Bixio-Eberhard; che numerò allora sulle due navi 3360 uomini. “Il Generale (trascrivo le parole della prima relazione del generale Bixio) s’imbarca sul ‘Franklin’ etc…”. Racioppi scriveva che Garibaldi, sulla costa Siciliana e sullo Stretto di Messina, a Milazzo aveva radunato la divisione Rustow, che poi sarà quella che verrà a Paola e poi a Sapri. Garibaldi aveva fatto radunare a Torre del Faro, la divisione Cosenz e Medici e a Taormina, le brigate di Nino Bixio ed Eberhard che fece imbarcare il 19 agosto 1860. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 132, in proposito scriveva pure che: “Capo Secondo. Dal 20 agosto al 7 settembre. La notte del 19 Garibaldi con Bixio salpò dirigendosi a nord-est verso il Capo delle Armi; all’alba del 20 i due vapori accostarono verso terra, ma il ‘Torino’ sia per disaccortezza, sia per malizia del capitano investì nell’arena e vi rimase. Il Disbarco fu eseguito immediatamente etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 134, in proprosito scriveva che: “Bixio nello stesso giorno che stipulava col generale Gallotti la convenzione di resa (Docum. 44, 45) mediante la quale cedevano in mano di Garibaldi 8 pezzi da compagna, due di grosso calibro, sei di trenta, 14 mortai, altri pezzi grossi e 5000 fucili con le relative munizioni, quindi trasmetteva a Sirtori Capo dello Stato Maggiore Generale, un interessante rapporto intorno etc…(Doc. 46.).”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 131, in proposito scriveva che: “Diede quindi ordine a Rustow di partire con tutti per Torre di Faro, ed egli recavasi lo stesso giorno a Messina, e prepararsi al passaggio in Calabria.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 128, in proposito scriveva che: “Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 76, in proposito scriveva che: “Con Decreto del 14 nominò Sirtori, Turr e Orsini al grado di Maggiore Generale, e Bixio a Colonnello Brigadiere.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: “Nella notte sul 19 agosto, Garibaldi passò in Calabria con le truppe del Bixio. Questi, nella sua nota Relazione al Sirtori – esistente nell’originale all’Ambrosiana – equivoca di un giorno e dice la traversata avvenuta la notte seguente. Il suo equivoco ha tratto molti in inganno e tra questi il Guerzoni, etc…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 161, in proposito scriveva che: “Intanto il generale Cosenz imbarcava al Faro la compagnia francese De Flotte e la brigata Assanti, circa 1200 uomini, coi quali riusciva nella notte dal 21 al 22 di prendere terra a Favazzina, ricacciando a fucilate etc…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 165, in proposito scriveva che: “Spedita questa avanguardia, lo stesso Garibaldi ordinava alla brigata Eber di muovere verso Palmi, alle brigate Milano e Spinazzi di occupare Tropea ed alle truppe del Cosenz di raggiungere Tiriolo, dove egli aveva messo il suo quartiere generale, per incalzare di là, alle spalle, la colonna borbonica di Ghio. Questa infatti trovava a Soveria i calabresi, i quali però per dispaccio di Sartori, male interpretato nel senso di lasciar passare la colonna Ghio etc….Nello stesso giorno la brigata Puppi saliva essa pure da Scilla a Monteleone e Garibaldi in vettura raggiungeva Rogliano per passarvi in rivista altre bande di nuova formazione organizzate da Donato Morelli. Dopo di che, continuava per Cosenza per unirsi quivi col Turr, il quale, raccolte le truppe dell’ex colonna Pianciani doveva condurle per mare a Policastro.”. Quì rilevo l’errore di scrivere che Turr doveva condurre le truppe a Policastro mentre si trata di condurle a Sapri nel golfo di Policastro. Carlo Pecorini-Mazoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 129, in proposito scriveva che: “La 15° Divisione Turr della forza complessiva di 4261 uomini (Doc. 41) occupava etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 129, in proprosito scriveva che: “Il Dittatore non aveva soltanto lavorato per organizzare un esercito, egli aveva fatto in poco tempo la sua marina che, oltre un gran numero di piccole barche, si componeva del ‘Tukory’, del ‘Waschington’, il ‘Franklin’, l’Oregon, la ‘Città di Torino’, il Fernet, l’Annita, l’Indipendance’.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 130-131, in proprosito scriveva che: “Turr ritornò a Messina, informò Sirtori, Medici e Cosenz che il Dittatore partiva con Bixio per sbarcare in Calabria;….Il corpo della spedizione di Bixio a Giardini imbarcavasi il 19 sul ‘Franklin’ e sul ‘Torino’, e componevasi: 1° Brigata (Bixio) Divisione Turr, composta da 800 volontari che erano partiti con Bixio da Palermo; 700 siciliani da lui reclutati lungo le marce; la Brigata Eberhardt 2000 uomini, due Compagnie del battaglione Chiassi (Brigata Sacchi) 300. – In tutto 3500 imbarcati sopra due vapori che appena bastavano a 2000.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 140-141, in proprosito scriveva che: “Intanto tra il 24 ed il 25 agosto la brigata Eber della divisione Turr, aveva affrettato il suo sbarco sopra battelli a vapore a Bagnara, meno il battaglione La Porta e la sezione ungherese etc….le brigate Puppi, Milano e Spinazzi (divisione Turr) etc…La brigata Bixio (divisione Turr) etc…”. Pecorini, a p. 141, in proposito scriveva: “Il 28 alle 6 ant. la brigata Eber partiva da Mileto per Monteleone, ed arrivava alla tappa alle 9 ant. ove accampava a piè del monte. Alle 6 pom. muoveva per Pizzo, ove giungeva alle 10 pom. ed ivi riceveva ordine di proseguire il cammino e di accamparsi al Piano dei sorrisi (Maida) ove arrivava dopo un’ora di marcia. Etc…Questo stesso giorno arrivavano in Messina le brigate Puppi, Milano e Spinazzi che soffermavano a Gesso e partivano subito per Torre di Faro….Lo stesso giorno 29 giungevano a Torre di Faro le brigate Puppi, Milano e Spinazzi in attesa d’imbarco per passare in Calabria. Le brigate Milano e Spinazzi in questo stesso giorno sbarcarono a Tropea; la brigata Sacchi etc…arriva il 28 a Pizzo.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 146-147, in proprosito scriveva che: “Da Rogliano il generale Turr manda a Bixio la seguente lettera: “Al signor generale Bixio, Comandante la I° brigata della 15° Divisione. “Tiriolo o Soveria. Dietro ordine del Generale Dittatore, il generale Bixio assumerà momentaneamente il comando delle truppe della 15° divisione che sono in marcia sulla Consolare, e prenderà posto tra Rogliano e Cosenza, etc…Rogliano, il 31 agosto 1860. Firmato Turr.”. Il Pecorini, a p. 147, in proposito scriveva che: “….due brigate della dimessa spedizione Pianciani, le quali fin da quando stavano a Milazzo erano state incorporate alla 15° divisione sbarcarono a Paola, etc…”. Pecorini-Manzoni, a p. 147, in proposito scriveva che: “Da Rogliano il Dittatore con Cosenz e Turr proseguì per Cosenza, dove pervenne l’avviso che due brigate della dimessa spedizione Pianciani, le quali fin da quando stavano a Milazzo erano state incorporate alla 15° divisione, sbarcarono a Paola, onde Garibaldi vi spedì immediatamente Turr, con ordine se è possibile d’imbarcarle per il golfo di Policastro, oppure di prendere la via di terra, per trovarsi al più presto sulla strada per Lagonegro, ed avanzare sopra Salerno.”. Pecorini, a pp. 147-148 aggiungeva che: “Pria di partire da Cosenza, Turr scrisse a Bixio: “Caro Bixio, Le quattro brigate Eberhardt, Puppi, Milano, Spinazzi della dimessa spedizione Pianciani e Bertani sono attacate alla mia divisione. Oggi riceverai l’ordine del Dittatore di formare la 18° Divisione sotto i tuoi ordini. La brigata Eber cogli ungheresi resteranno nella mia divisione, mandami subito oltre i signori accennati ieri, il colonnello Telky e Maxime du Camps….Parto oggi stesso per Paola, dove sono arrivate due delle suddette brigate, e farò di tutto per trovare imbarco, e spingermi per il golfo di Policastro, ed ivi sbarcare. Cosenza, 31 agosto 1860.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 148, in proprosito scriveva che: “Il sollecito e bene organizzato trasporto per mare delle truppe Garibaldine è dovuto tutto all’opera zelante ed intelligente degli ufficiali superiori della marina militare di Garibaldi, Piola, Anguissola, Castiglia, Sandri, Maldini ed altri.”. Il colonnello polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzonero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a p. 301, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: “1° settembre….In quel giorno era noto a Salerno lo sbarco presso Sapri; le truppe ivi sbarcate si computavano perlomeno a 4000 uomini e secondo i calcoli più alti fino a 15,000. Caldarelli si diceva a Salerno…”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, a pp. 154-155, in proposito scriveva che: “Nel corso dell’anno dunque, Garibaldi aveva ricevuto dal nord circa 20000 uomini (3) e al momento della traversata dello Stretto ne aveva già raccolti sotto i suoi ordini la massima parte, a questi eran poi da aggiungersi anche i volontari siciliani. Così egli si trovava a poter tener testa alle truppe di terraferma anche per numero; ma gl’incombeva per prima cosa di compierne il trasporto di là dallo Stretto sfuggendo alla vigilanza della flotta nemica, il che fino allora pareva dovesse essere, secondo i calcoli ordinari, ineffettuabile.”. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 909, in proposito scriveva che: “La mattina del 4 settembre, intanto, dopo la notizia dello sbarco della colonna Rustow a Sapri, la quale si diceva forte di quattromila uomini, mentre in realtà era assai di men numerosa, ad unanimità, deliberò di potersi resistere etc…“. Il De Cesare, a p. 898, in proposito scriveva pure: “Da Reggio a Napoli non fu tirato un colpo di fucile, e Garibaldi, dapprima con la sua avanguardia e poi procedendo questa, con poche guide e cavalieri e con Enrico Cosenz sempre vicino, da lui nominato ministro della guerra, proseguiva la sua marcia, acclamato come il Dio della vittoria. Trovava dunque lo Stato disciolto, e a lui si arrendevano generali abbandonati dai propri soldati. Quella campagna, o per dir meglio, quella marcia trionfale, attraverso le Calabrie, è stata narrata da me con documenti inediti e interessanti in un altro mio libro (8).”. De Cesare, a p. 1139, nella nota (8) postillava: “(8) Una famiglia di patrioti”. Emile Maison (….), nel suo, Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861. Il testo è molto interessante in quanto riporta alcune lettere di alcuni volontari della nostra zona. Nell’opera il Maison, a pp. 60-61 e ssg. trascriveva una lettera del 3 settembre 1860 da Paola e scriveva: “Les Calabrais s’enrôlent en foule sous son drapeau. Tous ces pittoresques Calabrais , avec leur chapeau haut de forme , leur veste de velours , leur culotte courte , leurs sandales et leurs grandes guêtres , leur long fusil sur l’épaule et leur giberne en bandoulière, sont admirables à voir . Ils portent en eux un certain caractère de fierté et de grandeur qui leur sied à merveille ¹ . Et les brigands , me demandera- t- on, puisqu’il s’agit des Calabres, où sont – ils ? que font-ils ? Hélas ! j’ai le regret d’annoncer qu’il n’en existe plus dans cette chère Calabre depuis la proclamation du gouvernement de Victor -Emmanuel. En ma qualité de coureur d’aventures , j’en ai cherché , et mes recherches ont été vaines; je n’ai rencontré que des gens….”, che tradotto significa: “I calabresi si stanno arruolando in massa sotto la sua bandiera. Tutti questi pittoreschi calabresi, con i loro cilindri, le loro giacche di velluto, i loro calzoni corti, i loro sandali e le loro ampie ghette, i loro lunghi fucili in spalla e le loro gilet a tracolla, sono ammirevoli da vedere. Portano dentro di sé un certo carattere di orgoglio e grandezza che si addice loro perfettamente. (1) E i briganti, mi si chiederà, visto che stiamo parlando dei calabresi, dove sono? Cosa stanno facendo? Ahimè! Mi dispiace annunciare che non ne sono rimasti in questa cara Calabria dopo la proclamazione del governo di Vittorio Emanuele. Nella mia qualità di messaggero d’avventure, ne ho cercati alcuni, e le mie ricerche sono state vane; ho solo incontrato persone offrendomi ospitalità con la proverbiale generosità degli highlander scozzesi di Scribe. Notai anche, tra le donne, figure magnifiche, veri volti da Madonna; sembravano creati appositamente per ispirare poeti e artisti…..Lascio Paola a mezzogiorno e salgo a bordo del Benvenuto, che è diretto a Napoli, dopo una sosta a Palermo. Due francesi, Félix Piette de Montfoucault e Alcime Cazeaux, sono con me. Per un’ora marciamo in concerto con il Calatafimi. Sta trasportando a Napoli il reggimento napoletano che ho incontrato ieri. La sua banda ci saluta più volte con l’Inno di Garibaldi. La incoraggio con i nostri più fragorosi applausi. Nel frattempo, un gruppo di focene ci delizia con un balletto nautico pieno di affascinante originalità.”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Parleremo in seguito della quinta e sesta brigata rimaste nella Media Italia, e che in seguito al nuovo indirizzo preso dalle cose erano state divise dalle prime quattro. Frattanto Garibaldi, che nella mattina dei 17 agosto aveva già lasciato Palermo per recarsi nella costa orientale della Sicilia , cominciò le sue operazioni per passare nelle Calabrie.”. Genova di Revel (….), nel suo “Da Ancona a Napoli”, Milano, Fratelli Dumolard, 1892, a p. 16, in proposito scriveva che: “Il 20 agosto Garibaldi passò da Taormina a Melito, si fece padrone di Reggio ed unito agli altri suoi corpi sbarcati in vari punti, marciò rapidamente su Napoli.”. Emilio Zasio (….), nel suo “Da Marsala al Volturno – Ricordi di E. Z.”, ed. Camicia Rossa, Padova, Tip. Sacchetto, 1961, a pp. 74-75, riferendosi al fallito tentativo di Musolino, in proposito scriveva che: “VI. – Calabria….Fallito lo scopo del furtivo passaggio, distribuiti i volontari a piccole masse intorno a Messina, Faro e luoghi adiacenti, sicuri che i regi avrebberci atteso, posto piede in Calabria, Garibaldi ideò nuova spedizione e scelse il paesello di Giardini, a sito d’imbarco, fuori vista dei legni borbonici, proprio sulla spiaggia che prospetta il mar di Malta. A Bixio si die’ ordine di raggiungere con molti de ‘ suoi il punto accennato, ove il Torino, vapore, stava attendendoli. Era grande poderoso legno, e capiva a bordo quanti soldati mai, attissimo all’ufficio di trasporto. Nel silenzio e in fretta salirono le truppe in numero di 2000 e più, e in rotta di Malta, il legno non ispirava sospetti. Navigò quasi volta la poppa alla Calabria e solcato gran tratto, viste l’acque libere dai temuti sguardi, cambiando direzione a sinistra, avanzò nel Jonio, e fu a Mileto ove toccaron terra i nuovi difensori. Il crepuscolo vespertino del 20 agosto, sorrideva all’arrivo dei nostri; e avvenne che sorgiunte le fregate regie nulla trovassero a predare dal vapore in fuori. Cannonate a tutta possa, feriti quattro o cinque e incendiato il legno. Le fiamme nutrite dalla pece giganti l’arsero, la chiglia una bragia, sommerse lento lento. Garibaldi non istette, procede a Reggio disponendo il vicino attacco. Fatto buio, irrompe in città, combatte, assale, fa prigionieri, prende posizioni e opportuni posti di difesa. Durante l’adoprarsi attivo in ogni senso a fine di vincere i pericoli soprastanti al passaggio dei nostri per la necessaria azione sul continente, ove speravasi l’intervento di maggiori e più agguerriti elementi, noi dei 180 fummo impediti da tentativi pel concorso di malaugurosi fatti ; in quei di fino al 20 costretti a disastrosa vita, determinati a starcene e cooperare, calammo a Bagnara, e giù inosservati dal monte ci ponemmo dietro ad alta riva che circonda la piazza. A segno stabilito, sui nemici ivi raccolti, mandammo fucilate ; ne segui allarme e repentino movimento. Forti pattuglie di cavalli su pel monte, pervennero alla cima ed occuparono il più comodo transito nostro. Sostati, ci attesero, ma inutilmente Accortici, deviammo, e soli tre caddero fra loro. Riparammo a Forestari, cacciati da colonne , e più tardi a S. Stefano, e sottraemmo gran nerbo di forze ai regi per agevolare i passi ai nostri……
Nel 18-19 agosto 1860, a MILAZZO, l’arrivo delle truppe di volontari dell’ex ‘spedizione PIANCIANI’ (poi detta di Terranova). L’aggregazione all’Esercito Meridionale ed alla 15° Divisione, con a capo il generale Istvan Turr, il colonnello RUSTOW, il maggiore Spinazzi (Brigata Parma) e il colonnello GANDINI (Brigata Milano)
I garibaldini della “Spedizione Bertani-Pianciani” sbarcarono in Sicilia dove Garibaldi ed i suoi Mille avevano già conquistato la Sicilia. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “In seguito alle spiegazioni di Garibaldi, Pianciani, che aveva promesso di non andare altrove che nella Romagna, diede la sua dimissione, e Garibaldi trasmise il comando sopra delle tre brigate, allora ancor unite, Tharrena, Gandini e Puppi al colonnello brigadiere e fino allora capo dello stato maggiore Rüstow, che ricevette nello stesso tempo l’incarico di raccogliere la divisione in Milazzo e di organizzarla. Rüstow stesso coll’ equipaggio del Bizantino era già nella mattina del 18 a Milazzo, dove giunsero nei giorni seguenti anche il resto delle truppe; così che nel giorno 21 vi aveva già riuniti 4000 uomini circa. Avendo Tharrena chiesto il suo congedo, il maggiore Spinazzi ebbe il comando di quella brigata. A motivo della partenza di Pianciani, dello sviamento della divisione dalla sua originaria destinazione , dei malcontento e della dissensione che nè risultò quà e là, era sorvenuta una certa confusione negli affari, ed un certo numero di ufficiali e di soldati avevano voluto dimettersi con Pianciani a Palermo. Rüstow si diede ora premura di organizzare quelle truppe a Milazzo, provvedendole di armi e munizioni, facendole esercitare, al quale oggetto non avevasi potuto fino allora approfittare d’alcun giorno, salvo per la prima brigata in Genova. Parleremo in seguito della quinta e sesta brigata rimaste nella Media Italia, e che in seguito al nuovo indirizzo preso dalle cose erano state divise dalle prime quattro. Frattanto Garibaldi, che nella mattina dei 17 agosto aveva già lasciato Palermo per recarsi nella costa orientale della Sicilia, cominciò le sue operazioni per passare nelle Calabrie.”. Dunque, Rustow scriveva che avendo “Tharrena”, che comandava la Brigata Parma, avendo chiesto le sue dimissioni dal comando della stessa, il comando fu affidato al maggiore SPINAZZI. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156, in proposito scriveva che: “Allora questi fece cortesi saluti ed auguri a Pianciani, il quale nel congedarsi presentò al Dittatore il colonnello Rustow come quello al quale cedeva il comando delle tre brigate Parma, Milano, Bologna (Tharrena , Gandini e Puppi ), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo. I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, perchè era stata cambiata la destinazione per la quale eransi impegnati, e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi.”. Pittaluga, a p. 157, riferendosi a Bertani, in proposito scriveva: “Milazzo…. Quivi giunto trovò le tre brigate riunite sotto Rustow che gli fecero buona accoglienza….arrivò in quel giorno 19 agosto a Milazzo apportatore di un ordine del Dittatore che assegnava quelle truppe alla 15° Divisione comandata dal Turr stesso. Questi ordinò una rivista alla quale intervenne anche Bertani.”. Dunque, Pittaluga scriveva che una volta allontanato il Pianciani e, dimessisi i colonnelli Tharrena e Gandini, che chiesero di essere dispensati, essi furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi o De Giorgis. Spinazzi sostituendo Tharrena, andava a comandare la Brigata “Parma”; De Giorgi, sostituendo Gandini andava a comandare la Brigata “Milano”. Dei colonnelli Spinazzi e De Giorgi, ci parla Rustow che, il 3 settembre era con loro a Sapri. Giulio Adamoli, nel suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario”, Milano, ed. Treves, 1861, a pp. 145-146 scriveva che: “Il contingente straniero della 15° Divisione, già così ricco, si accrebbe, con la Spedizione Pianciani, che approdò in quei giorni a Messina. Appunto allora ci venne nientemeno che lo storico Guglielmo Rustow. Poichè gli avvolgimenti della diplomazia, ed alte influenze sventarono il disegno originario della spedizione, quello cioè di gettarsi sulle coste pontificie, e i suoi capi, il Pianciani e il Bertani, si dimisero, le brigate, di cui essa si componeva, vennero distribuite fra i comandi dell’esercito meridionale. Il colonnello Rustow, che era con il Pianciani, rimasto quindi in disponibilità, fu chiamato dal Turr a disimpegnare le funzioni di capo di stato maggiore della sua divisione. Così egli divenne mio superiore.”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 30, in proposito scriveva che: “Io avevo assistito alla partenza di Pianciani; più tardi, il suo contingente di truppa, diretto in un primo momento verso Milazzo ed il Faro, etc…”. Maxime Du Champ (….), nel suo“La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 61, in proposito scriveva che: ” – Che cos’è Milazzo ? – scriveva Napoleone etc…Accompagnai il generale Turr, il quale si imbarcò a mezzanotte per dare ordini al capo di una brigata che faceva parte della sua divisione. Mi ricordo una grande strada in pendio dove una lanterna oscillava solitaria, etc…”. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a p. 208, in proposito scriveva: “….la nuova brigata di Sicilia, ove approdava al 16 del mese. Questo indugio protrasse fino alla seconda metà del mese stesso le operazioni di guerra in terra ferma.”. Racioppi, a pp. 209-210, in proposito scriveva: “La spedizione adunque, che di Terranova veniva in Sicilia a mezzo l’agosto, numerando un ottomila uomini incirca, diè abilità al Dittatore di sospingersi alla seconda parte della impresa, che incominciava dal non agevole, per le molte crociere del napoletano naviglio, passaggio del Faro. Aveva egli radunato a Torre di Faro, in comando del Generale Orsini, trentacinque pezzi d’artiglieria, e censassanta barche e ponti volanti opportuni a traghettare uomini e cavalli; e quivi fatto allestimenti, che vi attraessero l’attenzione dell’inimico. Ma sopra cinque o sei altri punti delle coste orientali siciliane avea raccolte le truppe pronte al passaggio: era a Milazzo sul Tirreno la divisione Rustow; etc…”. Agostino Bertani, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo, domanda diecimila cartucce. Questi temendo nuovo sperpero fa consegnare le cartucce, ma vuole rimanere coi volontari, e a sua giustificazione prega il generale di dare l’ordine in iscritto per Palermo. Eccolo: “Esercito meridionale, Cagliari, 15 agosto 1860. Caro Bertani, Con tutta la gente che avete a disposizione venite a raggiungermi in Sicilia. – G. Garibaldi.”. Poi di propria ispirazione scrive a Nicotera consigliandolo di passare la frontiera tosco-romana e di agire subito etc…Queste istruzioni chiariscono di nuovo come Garibaldi non avesse mai abbandonata l’idea prediletta. Vero è che rifiutò di lasciar Pianciani, giunto a Palermo, partire colla spedizione lì per lì, per sbarcare negli Stati pontifici. Onde la sua dimissione da Garibaldi accettata con queste parole: “Non crediate però che io abbia cambiato il mio pensiero per quanto si riferisce allo Stato pontificio: desidero etc…”. Raggiunge Bixio a Giardino, etc…”. La White aggiunge su Bertani che: “Bertani, giunto che fu a Palermo, radunati con Rustow, secondo gli ordini di Garibaldi, quattomila cinquecento volontari a Milazzo, poi che aveva saputo della violenza usata da Ricasoli per costringere la quinta brigata a sbarcare a Palermo disfacendola anzi scortare da Livorno, e aveva letta la circolare di Farini che proibiva assolutamente altri arruolamenti di volontari sul continente, visto che il generale aveva spedito la brigata Eberhard a Trapani, studiava ogni mezzo per raggiungerlo. Etc…”. Il colonnello Cesari Cesari (….) descritta la situazione dei volontari in Sicilia inizia a parlarci dei volontari della spedizione Pianciani. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “…a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 127-128, in proposito scriveva che: ” – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Pecorini scriveva che dopo queste dimissioni, la truppa dell’ex spedizione Bertani-Pianciani veniva divisa: “Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, in questo passaggio, il Pecorini-Manzoni scriveva che una volta in Sicilia, a Palermo, le truppe della ex spedizione Pianciani, vennero denominate: “Tharena” (poi chiamata Spinazzi), “Milano”, comandata dal Rustow, “Puppi” (poi in seguito chiamata “Sacchi”), la “Nicotera” (poi in seguito chiamata “Spangaro”). Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 129, in proposito scriveva che: “La 15° Divisione Turr della forza complessiva di 4261 uomini (Doc. 41) occupava allo arrivo del suo Generale i dintorni di Messina, la Divisione Medici con la Brigata Simonetti ed il reggimento Dunn pure Messina all’estrema destra, mentre la Divisione Cosenz e la Brigata Sacchi tenevano Capo Faro all’estrema sinistra.“. Il colonnello Cesare Cesari, del Ministero della Guerra nel testo citato, a p. 172, in proposito scriveva che: “Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano a loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”. Dalla revisione di queste notizie troviamo il Gandini che condusse le truppe della brigata “Milano”, la brigata “Parma” condotta dal maggiore Spinazzi, la brigata Puppi condotta da Puppi ?. Rustow era Capo di Stato Maggiore ed era stato momentaneamente nominato comandante di queste forze dal Bertani come scrive l’Agrati (…). Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “….nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, ebbe ordini da Garibaldi di portarli a Milazzo con tre brigate, mentre quella di Eberhard, imbarcata sul vapore ‘Franklin’, fu inviata alla costa meridionale dell’isola per unirsi alla colonna di Bixio. Essa dovette fare tutto il giro della Sicilia, perchè Bixio, si era portato a Taormina. Così il Rustow giungeva a Milazzo dove furono riuniti circa 3500 uomini, e Bixio con le forze dell’Eberhard, con 400 Siciliani reclutati durante la traversata dell’isola e con due compagnie del battaglione Chiassi (brigata Sacchi) veniva ad avere ai suoi ordini una forza complessiva che si può calcolare in altri 3500 combattenti.“. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, ecc…, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “Subito la sera del 17 il Rustow era partito per mare alla volta di Milazzo, con una parte della Divisione e vi era giunto sul mezzodì del 18. Nei due giorni seguenti era arrivato anche il resto, così che il 20 erano riuniti 3700 uomini; la Brigata Genova, dice il Rustow, fu trattenuta in Palermo per una eventuale dimostrazione in Calabria. Dopo alcuni giorni di sosta per manovre e per organizzare, la Divisione lasciava Milazzo il 26 e per via di terra giungeva il 28 al Faro. Lo scopo del Governo sardo era raggiunto. La spedizione Bertani-Pianciani era affatto sconvolta. Parte con l’Eberhardt a Taormina, parte a Palermo, e parte col Rustow sulla punta settentrionale dell’Isola. Restava le ultime due Brigate dell’Italia centrale – la ‘Toscane e l’Abruzzi – alle quali bisognava impedire d’invadere gli Stati della Chiesa.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “Ma Pianciani non si arrende e non accetta il cambiamento di programma: egli s’è impegnato per gli Stati Romani, non per la Calabria; e, senz’altro, si dimette indicando il Rustow a suo successore. Con lui, se ne vanno il Tharrena e qualche altro. Pochi giorni dopo, il Pianciani pubblica una protesta dichiarandosi repubblicano, ma affermando di aver lealmente accettato il programma “Italia e Vittorio Emanuele” cui intendeva tenersi fedele. Però, dice, ritener suo dovere “di opporsi a coloro che negoziano i popoli etc…”. Agrati, a p. 333, in proposito aggiunge che: “Il Pianciani abbandonò la Sicilia il 20 agosto e andò in Toscana, donde, come ospite pericoloso, lo espulse il Ricasoli dopo pochi giorni, il 2 settembre. A Palermo, il suo posto era stato preso dal Rustow, che quindi aveva assunro il comando della Divisione, battezzata allora dal Bertani stesso, di Terranova. Subito la sera del 17 il Rustow era partito per mare alla volta di Milazzo, con una parte della Divisione e vi era giunto sul mezzodì del 18. Nei due giorni seguenti era arrivato anche il resto, così che il 20 erano riuniti 3700 uomini; la Brigata Genova, dice il Rustow, fu trattenuta in Palermo per una eventuale dimostrazione in Calabria.”. Dunque, secondo l’Agrati, Rustow partì da Palermo per Milazzo il 17 agosto 1860, di sera, con una parte della sua Divisione. Rustow arrivò a Milazzo il giorno 18 agosto 1860. Rustow non portò la Brigata Genova (la Brigata che era stata comandata da Eberhardt), ma portò a Miazzo solo le due Brigate MILANO (comandata dal colonnello GANDINI (?) o DE GIORGIS) e, la PARMA (comandata da SPINAZZI), che il 20 agosto 1860 furono tutte riunite a Milazzo. Doveva esserci anche la Brigata BOLOGNA (in seguito denominata PUPPI). La Brigata GENOVA fu trattenuta a Palermo. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: “Queste forze, dice il Rustow, eran l’intera Brigata “Milano” e alcuni reparti della “Parma”: il resto aveva dovuto restare al Faro poichè i vapori non erano sufficienti per il trasporto. Componevano la Brigata “Milano” 3 Battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi e il capitano Venuti, e 2 Compagnie di bersaglieri.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 333, in proposito scriveva che: “A Palermo, il suo posto era stato preso dal Rustow, che quindi aveva assunto il comando della Divisione, battezzata allora dal Bertani stesso, di ‘Terranova’.”. Scrive l’Agrati che la brigata “Milano”, comandata dal Gandini, era composta da 3 battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi ed il capitano Venuti e due compagnie di Bersaglieri. Eliseo Porro (…..), nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), a pp. 8-9-10, in proposito scriveva che: “Esso mi affidò il comando della spedizione, ossia della divisione di Terranova, che d’allora in poi fu così nominata, ingiungendomi d’imbarcare per le 4 pomeridiane dello stesso giorno, tosto che le truppe avessero fatto il rancio, e di salpare per Milazzo, dove tutta la parte disponibile della divisione doveva riunirsi. Vi arrivai il 18 a mezzodi e nei susseguenti due giorni fui raggiunto dagli altri legni. I militi radunati a Milazzo, che in tutto ammontavano a 3700, formati dalle brigate Parma, Milano e Bologna, costituivano un rinforzo considerevole pel piccolo esercito di Garibaldi, che in realtà era ben lontano dal raggiungere il numero che i giornali gli attribuivano. La brigata Genova fu trattenuta da Garibaldi per giovarsene in una dimostrazione verso le Calabrie; e le brigate Toscana e degli Abruzzi stąvano ancora nelle piazze destinate alla loro organizzazione attendendo la notizia del nostro approdo sulle coste papaline. Fu in quei giorni che Garibaldi si dispose a trasferire la guerra dall’isola al continente. Io lo sapeva ed immaginava la parte brillante che mi era riservata una volta giunto sul teatro della guerra. Sapeva ď’altronde che a ciò non poteva giungere se non a spese delle mie truppe , della loro esistenza, del loro avvenire; perciò mi dedicai all’intento che ogni possibile vantaggio dovesse riuscire non in mio favor personale, ma della guerra e per Garibaldi. Ben tosto mi decisi in conformità delle esigenze del mio dovere, cioè a completar l’armamento, provvedere alle munizioni, e ad esercitare i soldati, per la qual cosa fino a quel momento non aveva mai trovato nè il tempo, nè il luogo ; ed infine ad organizzare un servizio militare. Così ho fatto; ma trovai assai meno agevole mantenere il mio proposito di quello che non sembrasse all’atto di assumerlo. In ogni giorno, non una sola volta , ma perfino due, tre volte mi si consigliava la immediata partenza verso il Faro. Resistetti riguardo alla via di mare e momentaneamente anche per quella di terra, poichè mi sembrava inopportuno consumare in marcie forzate truppe del tutto nuove per presentarle al nemico digiune affatto d’istruzione, affrante e disordinate. Le interpretazioni che si diedero alla mia opposizione, non furono le più lusinghiere, ed anzi seppi che sottomano si lavorava assai per allontanarmi dal comando, e se lo conservai e se le mie intenzioni, per quanto lo comportassero le circostanze, poterono essere applicate, credo doverne andar debitore precipuamente alla perspicacia del general Sirtori. Ebbi occasione più tardi di eseguire fatti importanti e di procacciarmi nell’esercito qualche favorevole riputazione, ma non credo che tutto quanto ho potuto fare per l’esercito di Garibaldi mi sia costato sforzo maggiore di quello d’aver superato me stesso nella cella del convento di S. Francesco di Paola, vincendo tutte le tentazioni ed opponendo alle minaccie le esigenze del mio dovere. Voi, o miei commilitoni, il sapete e più di tutti sai tu, o padre Francesco Bandiera, quanto mi riuscisse difficile scacciare il malumore, allorchè per procacciarmi un divagamento mi obbligasti al racconto della storia degli eroi della mitologia alemanna, rimastami tuttavia nella memoria come residuo degli studi della prima mia giovinezza. Quante volte ti accuorasti perchè della pasta che mi imbandivi in quantità bastevole per dodici persone, non ne potessi prendere la centesima parte ! Finalmente la sera del 26 agosto intrapresi la marcia verso il Faro, etc…“. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 444, in proposito scriveva che: “Rustow, Brig. Mil. = Rustow (Wilhelm) – La brigata “Milano” nella campagna dell’Italia meridionale del 1860. Versione dal tedesco. Eliseo Porro. Milano, tip. Salvi, 1861. Versione italiana del Die Brigate Milano, 1860. Il Rustow, un esule tedesco, era al comando di questa brigata o meglio piccolo battaglione “Milano”, già affidato al comando del Pianciani, poi a quello del Turr, a Sapri e al Volturno. Importante.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 194, in proposito scriveva che: “…Bertani….Era andato ad annunciargli che i 1500 uomini della ben equipaggiata spedizione da lui organizzata per invadere lo Stato Pontificio e fatta divergere poi da Cavour e da Garibaldi stesso sulla Sicilia e il mezzogiorno erano arrivati a Paola per via di mare (2).”. Treveljan, a p. 194, nella nota (2) postillava: “(2) V. addietro, pagg. 152-155. Avevan lasciato la Sicilia e toccato il continente a Tropea, marciando di là a Pizzo per poi riprender il mare fino a Paola. Rustow, Brig. Milano, 11-16; Rustow, 299.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, ecc…, a pp. 327, in proposito scriveva che: “Intanto, a Palermo, il Depretis, che invano attende le sollecite istruzioni, non sa che cosa fare. Provvede acqua, carbone e viveri, ma i volontari a terra non li lascia scendere. Ed essi, naturalmente, protestano. Avviene di peggio il dì seguente, quando giunge un secondo vapore del cui arrivo il Prodittatore s’affretta ad informare il Sirtori: “Palermo 13 agosto ore 1,45 pom.”. Generale Sirtori etc…firmato Depretis”…..etc… (p. 328). E Depretis provvede ai necessari preparativi che richiedono l’intera giornata. Primi partono, il dì seguente, il Torino e il Franklin e stanno per partire altri vapori quando arriva l’ordine di Garibaldi di trattenere tutte le navi in Palermo. Il Depretis ne avverte subito il Sartori.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “Poi gli ordinò, senz’altro di proseguire per Palermo lasciandolo interdetto e deluso, ché il Pianciani quell’ordine non se lo attendeva. Egli aveva accettato di comandare la spedizione, pur di portarla negli Stati de Papa, e non in Sicilia: se mai l’avessero costretto a toccare l’Isola prima del Continente, era a Milazzo e non a Palermo ch’egli avrebbe dovuto andare. Così gli aveva lasciato scritto il Bertani. Ma, come gli si dice che il Bertani, col quale confida di potersi spiegare all’arrivo, è a bordo del ‘Washington’ col Dittatore, il Pianciani obbedisce e riparte. Il 16 giunge a Palermo, mentre le truppe restano a bordo egli, impaziente, scende a terra sperando di parlare con Garibaldi che è giunto prima di lui. Non lo vede, invece, che al mattino seguente e soltanto allora può esporgli le sue ragioni, a cui il Dittatore risponde ch’egli è fermamente deciso a portar tutte le truppe in Calabria e di là marciare sopra Napoli, e che il Pontificio bastano le truppe che sono in Toscana e in Romagna. Ma Pianciani non si arrende e non accetta il cambiamento di programma: egli s’è impegnato per gli Stati Romani, non per la Calabria; e, senz’altro, si dimette indicando il Rustow a suo successore. Con lui, se ne vanno il Tharrena e qualche altro. Pochi giorni dopo, il Pianciani pubblica una protesta dichiarandosi repubblicano, etc….A Palermo, il suo posto era stato preso dal Rustow, che quindi aveva assunto il comando della Divisione, battezzata allora dal Bertani stesso, di Terranova. Subito la sera del 17 il Rustow era partito per mare alla volta di Milazzo, con una parte della Divisione e vi era giunto sul mezzodì del 18. Nei due giorni seguenti era arrivato anche il resto, così che il 20 erano riuniti 3700 uomini; la Brigata Genova, dice il Rustow, fu trattenuta in Palermo per una eventuale dimostrazione in Calabria. Dopo alcuni giorni di sosta per manovre e per organizzare, la Divisione lasciava Milazzo il 26 e per via di terra giungeva il 28 al Faro. Lo scopo del Governo sardo era raggiunto. La spedizione Bertani-Pianciani era affatto sconvolta. Parte con l’Eberhardt a Taormina, parte a Palermo, e parte col Rustow sulla punta settentrionale dell’Isola. Restava le ultime due Brigate dell’Italia centrale – la ‘Toscane e l’Abruzzi – alle quali bisognava impedire d’invadere gli Stati della Chiesa.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 342, in proposito scriveva che: “Ma torniamo a Garibaldi. L’abbiamo visto giungere nella sera del 16 agosto a Palermo, da cui mancava da un mese: il Bertani l’aveva lasciato in Sardegna. Passata la notte nella sua cameretta di Palazzo Reale, etc…il 22 agosto il Dittatore s’era imbarcato per Messina…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 344, in proposito scriveva che: “Il giorno stesso, il 12 ripeto, giungono inaspettati a Palermo, il ‘Torino’ e più tardi, l’Amazon con parte dei volontari del Bertani…..e ordina al Depretis di trattenere a Palermo tutti i vapori, nella speranza che con la intera spedizione Pianciani egli possa dalla Sicilia sbarcare in qualche punto della costa calabrese. Ma non vi è telegrafo e questo ordine arriva al Depretis con una lettera del Bertani affidata ad un vapore, probabilmente sardo, il quale non giunge a Palermo che il 15, troppo tardi come abbiamo visto, etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, ecc…, a pp. 333, in proposito scriveva che: “Dal canto suo il Nicotera, in un ordine del giorno ai suoi, grida: “Viva l’Italia, viva la libertà, viva Garibaldi!” ma neppur egli accenna al Re. Dal che, si vede subito come il Pianciani e gli altri intendano quella lealtà, con la quale, secondo vanno strombazzando, avrebbero accettata la monarchia di Vittorio Emanuele e quanto giustificata sia la diffidenza del Cavour a loro riguardo. Il Pianciani abbandonò la Sicilia il 20 agosto e andò in Toscana, donde, come ospite pericoloso, lo espulse il Ricasoli dopo pochi giorni, il 2 settembre. A Palermo, il suo posto era stato preso dal Rustow, che quindi aveva assunto il comando della Divisione, battezzata allora dal Bertani stesso, di Terranova.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Il Pianciani, …..suggerì come successore al comando il colonnello Rustow. Garibaldi non si oppose, accettò pure le dimissioni, per gli stessi motivi addotti dal Pianciani, del colonnello Tharena e del Gandini delle brigate Milano e Bologna, che furono sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. Le brigate Parma, Bologna, Milano, partirono lo stesso giorno per Milazzo, mentre la Torino, per ordine del Sirtori, stava raggiungendo Giardini girando l’Isola per l’occidente e porsi agli ordini di Bixio, che si apprestava a varcare lo Stretto. Il Bertani giunse a Palermo quando Garibaldi era già partito, e, sempre fermo nell’idea di tentare la diversione, si affrettò a vedere il Pianciani per intendersi con lui. Non fu poca la meraviglia quando seppe delle decisioni prese dal Dittatore e della rinuncia che il Pianciani stesso aveva fatto del comando della Divisione, la quale, come si è detto, si era già avviata per Milazzo. Bertani si lamentò con il Pianciani e gli altri comandanti del troppo precipitoso abbandono del comando e dichiarò che contava ancora di persuadere il Dittatore e che lo andava a tal fine a raggiungere subito.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Infatti partì, e il 18 arrivò a Milazzo, ma non trovò più il Generale; trovò invece le tre brigate comprendenti circa 4500 uomini comandate dal Rustow. A Milazzo il 19 agosto pervenne pure il Turr con l’ordine del Dittatore di aggregare i volontari di Terranova alla 15° Divisione. Prima della consegna degli uomini al nuovo comandante ebbe luogo una rivista, alla fine della quale parte dei volontari si misero a gridare: “Andiamo a Roma…vogliamo Roma”. Turr gridò allora: “In Sicilia comanda il Dittatore Garibaldi; la truppa marcia secondo i suoi ordini, ed a chi non piacesse, non ha altro a fare abbandonare l’isola”. A queste severe parole ogni sedizione cessò. Il Bertani, che era presente alla rivista, ricevette, per il tramite di Acerbi, il seguente dispaccio del Dittatore (1): “Caro Bertani, ho molto bisogno di voi, dunque venite con tutta la vostra gente. Vostro Garibaldi”. Egli ubbidì, e da Milazzo a marcie forzate condusse i suoi uomini al Faro. Qui telegrafò al Generale per sapere in quale punto della costa calabrese doveva sbarcare. Il 28 agosto, Agostino Plutino, uno dei capi insurrezionali dell’Aspromonte, nominato da Garibaldi governatore della Calabria, telegrafava al Bertani, per ordine sempre del Generale, di far sbarcare la sua colonna fra Pizzo e S. Eufemia marciando poi a Nicastro. Bertani eseguì l’ordine e dopo mille peripezie il 29 agosto sbarcava a Tropea e da qui proseguiva con le truppe, d’accordo col Rustow per Pizzo, ove trovò un ordine del Sirtori di avanzare a marcie forzate per raggiungere il Quartiere Generale, che da S. Pietro del Tiriolo proseguiva verso il Generale che, dice la Mario, lo abbracciò, poi diede ordine al Generale Turr di andare a raggiungere la legione e portarla al più presto sulla via di Lagonegro, ed al Bertani disse (2): “Voi restereco meco, ho bisogno di voi”. Maraldi, a p. 99, nella nota (1) postillava: “(1) Pianciani, op. cit.”. Maraldi, a p. 101, nella nota (2) postillava:“(2) J. W. Mario, op. cit., 172, 173, 174.”. Maraldi, a p. 102, in proposito aggiungeva che: “Passando in tal modo, secondo l’ordine di Garibaldi, la legione alle dipendenze del Generale Turr, la diversione nel Pontificio, per la quale il Bertani aveva operato con tanta pertinacia, con tanto entusiasmo, era ormai messa definitivamente da parte. Il Governo aveva così raggiunto il suo intento: sconvolta prima, e poi fatta fallire completamente la spedizione Pianciani.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a pp. 361-362, in proposito scriveva che: “§. 14. Numerazione de’ Garibaldini. Gli scrittori garibaldini enumerano le loro milizie così: il Bixio con 4500 presso Taormina e Giardina; altre dodici migliaia a scaloni sulle coste nord-est ; le divisioni Cosenz e Medici e la brigata Eber Eresso Messina a Torre di Faro con ottomila ; la brigata Sacchi di 1500 presso Spadafora, e ‘1 Rustow con 4000 a Melazzo. Inoltre l’Orsini con gli artiglieri uniti a Palermo, dodici cannoni, una batteria da montagna, altra da campo e due mortai veniva ; per via tolse due mortai a Melazzo; e arrivò a Torre di Faro con trentanove pezzi, dove elevava sei batterie di costa, e altre galleggianti, e ponti da imbarcare cavalli. Da tale enumerazione sembrano i soli contati da trentunomila; ma giugnendovi quelli contro la cittadella, i corpi d’artiglieria, quelli rimasti a Palermo, e i 2300 del Nicotera, parrebbero da quarantamila.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “Rüstow stesso cogli uomini del Bisantino era già a Milazzo la mattina del 18, ove in pochi giorni arrivò anche il resto delle truppe, in guisa che il 21 vi aveva raccolti circa 4000 uomini. Avendo Tharrena data la sua dimissione, la di lui brigata passò al maggiore Spinazzi. Per la partenza di Pianciani e la deviazione della divisione dal primitivo suo scopo, che suscitava qua e là qualche malumore e qualche recriminazione, l’ affare era in un certo disordine, e taluni degli uffiziali e soldati avevano in Palermo data la loro dimissione unitamente a Pianciani. Rüstow allora diede opera a riorganizzare le truppe a Milazzo, le provvidde di armi e munizioni e loro fece fare delle manovre, alle quali non si era finora potuto dedicare un sol giorno tranne per la prima brigata in Genova. Della quinta e sesta brigata, che in seguito all’andamento delle cose erano rimaste addietro nell’Italia Centrale disgiunte dal resto, avremo a tener parola più tardi.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a p. 270, in proposito scriveva: “In quel frattempo Garibaldi, che la mattina del 17 agosto aveva già abbandonato Palermo, e si era recato sulle coste orientali della Sicilia, cominciò le sue operazioni per il passaggio in Calabria.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 272-273, in proposito scriveva: “Il 24 agosto Garibaldi fece passare presso Scilla sul continente napoletano tutta la sua armata attiva, compresa anche la divisione Rüstow, la quale trovavasi tuttavia a Milazzo. Giunte alla costa, le truppe si ordinarono in modo che le ultime arrivate si mettessero alla testa; innanzi a tutte le brigate Eber e Sacchi, indi la divisione Cosenz , la divisione Medici e la divisione Bixio….”. Jessie White Mario (….), nel suo, Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 170, in proposito scriveva che: “Onde la sua dimissione da Garibaldi accettata con queste parole: “Non crediate che etc….”. La White, a p. 171, continuando il su racconto tratto dal “Diario” di Bertani, scriveva: “Bertani, giunto che fu a Palermo, radunati con Rustow, secondo gli ordini di Garibaldi, quattromila cinquecento volontari a Milazzo, etc…”. La White, a p. 173, continuando il su racconto tratto dal “Diario” di Bertani, scriveva: “Per eseguire gli ordini di Garibaldi, Bertani non aveva che il vaporetto l’Utile, venuto da Palermo coi cavalli della legione. Onde facendo marciare la gente da Milazzo, Gesso, Messina, al Faro, egli, precedendola, si assicurò i trasporti e telegrafò a Garibaldi a Reggio per sapere in che punto dovesse sbarcare colla gente. Risponde, il 28 agosto, Agostino Plutino , calabrese dei Mille, colui che raggiunse i pionieri sull’ Aspromonte e rimase con essi , ed ora era stato dal dittatore nominato governatore generale politico e militare della provincia di Calabria ultra prima con poteri illimitati: “……”(1).”. La White, a p. 174, continuando il su racconto tratto dal “Diario” di Bertani, scriveva: “Bertani intanto non si smarrì; lasciò la brigata Bologna coll’ordine di ficcarsi nel primo vapore vuoto, e imbarcate le brigate Milano e Parma sul Weasel, Dante, Calabria e il Pilo, sali su questo e s ‘ indirizzò per Santa Eufemia . Ma le sue pene erano tutt’altro che terminate. Alcuni capitani dei vapori e delle barche, interessati o pusillanimi , fecero impazzire i capi dei corpi , ‘ pretendendo di caricare poca gente, etc…”. La White, a pp. 179, continuando il su racconto tratto dal “Diario” di Bertani, scriveva: “….Ricevuto il dispaccio a Pizzo , Bertani con Acerbi sbarca a Paola, e, facendo il calcolo che per giungere a Lagonegro ci voglion trenta ore di vapore e novanta di marcia , va in persona a trovar Garibaldi a Rotonda per aver i suoi ordini.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 125-126, in proposito scriveva che: “Intanto che l’eletta schiera reggevasi in mezzo a poderose forze nemiche che non cessavano di attaccarla, e che il Dittatore avvisava a tutt’i mezzi per aumentare le sue forze di terra e di mare allo scopo di eseguire il suo sbarco in Calabria, una spedizione così detta di Terranova (1) già concertata dallo stesso Garibaldi, allestita da Bertani e comandata dal colonnello Conte Luigi Pianciani, trovavasi pronta a partire da Genova e Livorno per invadere gli Stati del Papa e suscitarvi la rivolta; essa componevasi di sei brigate: Intendenza, Ambulanza, Cacciatori, Guide, Genio, Artiglieria, in tutto 8940 uomini compresi gli uffiziali; tra i comandanti di brigata eravi Giovanni Nicotera giovane arditissimo, arrischiato fino alla temerità, patriota ardente, compagno di Pisacane nella spedizione di Sapri, dove ferito gravemente cadde in mano dei soldati di re Ferdinando, che per timore di aggiungere altre macchie di sangue alla sua corona, lo mandò alla galera a vita.”. Pecorini, a p. 126, nella nota (1) e postillava: “(1) Significava la nuova terra da aggiungersi alle già fatte italiane.”. Pecorini a p. 127 aggiungeva che: “Garibaldi in vista degli ostacoli del Governo di Torino, pressato dalla Diplomazia delle Potenze amiche, e segnatamente della Francia , era costretto di opporsi alla spedizione degli Stati Pontifici ed era corso a Cagliari per ritirare sotto il suo comando quel forte corpo di volontarî che con tanta cura era stato organizzato militarmente dal colonnello Pianciani coadiuvato da Rüstow , mentre l’organizzazione amministrativa era devoluta all’ intelligente lavoro dell’ Intendente militare Sanni, coll’assistenza del Commissario di guerra Francesco della Lucia. Questo corpo mutando direzione era da Garibaldi destinato a servire allo sbarco in Calabria. A Cagliari Garibaldi trovò una parte della spedizione, mentre un’altra aveva fatto rotta per Palermo; posteriormente vide arrivare altro vapore della spedizione, sul quale eravi imbarcato un numero di volontarî, lo Stato Maggiore ed il Comandante colonnello Pianciani.“. Pecorini, a p. 128, aggiungeva che: “Pianciani condotti i suoi volontarî in Palermo , una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri. Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così : – Eberhardt, Tharena (poi Spinazzi ), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Pecorini, a p. 130, aggiungeva che: “Lo stesso giorno la Brigata Sacchi riceveva ordine di portarsi a Spadafora per attendere i mezzi di trasporto, partiva nella stessa notte il 1° Reggimento, ma nella giornata del 17 si sospendeva la marcia del rimanente della Brigata. Il giorno 18 sbarcavano a Palermo le Brigate Puppi e Milano, le quali nello istesso giorno imbarcavansi per Milazzo.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 130, aggiungeva che: “Frattanto Garibaldi la mattina del 19 arrivando col generale Türr a Messina si portavano insieme a Giardini, ove la 1ª Brigata (Bixio) della 15ª Divisione Türr si preparava allo imbarco unitamente con altre truppe. Garibaldi diede ordine a Türr, che pure voleva partire per Calabria, di ritornare a Messina, onde’ con Sirtori, Cosenz e Medici preparare lo sbarco degli altri uomini sul continente, e prima di ogni altra cosa recarsi a Milazzo per attaccare alla sua Divisione i volontarî della dimessa spedizione Bertani – Pianciani, onde non si sparpagliassero, cosa non improbabile, stante il disgusto che tuttavia provavano per essere stata mutata la loro destinazione su Roma per la quale erano fanatizzati. Türr ritornò a Messina, informò Sirtori, Medici e Cosenz che il Dittatore partiva con Bixio per sbarcare in Calabria; quindi si recò a Milazzo; ivi giunto il Colonnello Rüstow mise in ordine la truppa, Bertani intervenne alla rivista. Appena il generale Türr arrivò sul fronte della truppa, questa si diede a gridare: « Andiamo a Roma ! … Vogliamo Roma ! … » Aperte le righe il Generale passava lentamente la rivista, quindi disse: In Sicilia comanda il Dittatore Garibaldi, la truppa marcia << secondo i suoi ordini, ed a chi ciò non piacesse, non ha altro << a fare che abbandonare l’Isola. » E queste parole bastarono a temperare l’ardore negli animi di quella generosa gioventù. Parlò poi all ‘ ufficialità, invitandola a mettere in opera ogni buon volere per mantenere ferma la disciplina, la quale in tutti i tempi e specialmente in quei momenti dovea essere base fondamentale di ordine e di organizzazione per poter compiere l’opera intrapresa con Garibaldi e conseguire lo scopo di ogni patriotta italiano. Diede quindi ordine a Rüstow di partire con tutti per Torre di Faro, ed egli recavasi lo stesso giorno a Messina, e preparavasi al passaggio in Calabria.”. Dunque, secondo il Pecorini (che scriveva sulla scorta del racconto di Rustow), a Giardini diede ordine a Turr di recarsi a Milazzo a prendere i volontari dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani. Dunque, a Milazzo, le truppe dell’ex spedizione Pianciani, organizzate dal Bertani furono da Garibaldi aggregate alla 15° Divisione affidata al colonnello Rustow. Dunque, queste due brigate dell’ex spedizione Pianciani prima che fossero portate da Rustow e da Bertani a Paola si trovavano a Milazzo in Sicilia, non molto distanti da Messina e dallo Stretto per le coste della Calabria. Per l’itinerario seguito dalle truppe fino a Sapri vedremo innanzi.
Nel 19 agosto 1860, a Milazzo, il generale TURR annuncia alle truppe che Garibaldi gli aveva dato il comando della 15° Divisione dell’Esercito Meridionale

I garibaldini della “Spedizione Bertani-Pianciani” sbarcarono in Sicilia dove Garibaldi aveva già conquistato la Sicilia. Essi parteciparono alle operazioni di Milazzo. A Milazzo, le truppe dell’ex spedizione Pianciani, organizzate dal Bertani furono da Garibaldi aggregate alla 15° Divisione affidata al generale Turr. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100 riferendosi al generale Turr, in proposito scriveva che: “A Milazzo il 19 agosto pervenne pure il Turr con l’ordine del Dittatore di aggregare i volontari di Terranova alla 15° Divisione. Prima della consegna degli uomini al nuovo comandante ebbe luogo una rivista, etc…”. Maraldi, a p. 101, nella nota (2) postillava:“(2) J. W. Mario, op. cit., 172, 173, 174.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 130, aggiungeva che: “Frattanto Garibaldi la mattina del 19 arrivando col generale Türr a Messina si portavano insieme a Giardini, ove la 1ª Brigata (Bixio) della 15ª Divisione Türr si preparava allo imbarco unitamente con altre truppe. Garibaldi diede ordine a Türr, che pure voleva partire per Calabria, di ritornare a Messina, onde’ con Sirtori, Cosenz e Medici preparare lo sbarco degli altri uomini sul continente, e prima di ogni altra cosa recarsi a Milazzo per attaccare alla sua Divisione i volontarî della dimessa spedizione Bertani – Pianciani, onde non si sparpagliassero, cosa non improbabile, stante il disgusto che tuttavia provavano per essere stata mutata la loro destinazione su Roma per la quale erano fanatizzati.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 156-157, in proposito scriveva che: “….ma arrivò in quel giorno 19 agosto a Milazzo il generale Türr apportatore di un ordine del Dittatore che assegnava quelle truppe alla 15ª Divisione comandata dal Türr stesso.”. Giulio Adamoli, nel suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario”, Milano, ed. Treves, 1861, a pp. 145-146 scriveva che: “Il contingente straniero della 15° Divisione, già così ricco, si accrebbe, con la Spedizione Pianciani, che approdò in quei giorni a Messina. Appunto allora ci venne nientemeno che lo storico Guglielmo Rustow…..Il colonnello Rustow, che era con il Pianciani, rimasto quindi in disponibilità, fu chiamato dal Turr a disimpegnare le funzioni di capo di stato maggiore della sua divisione. Così egli divenne mio superiore.”. Maxime Du Champ (….), nel suo“La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 61, in proposito scriveva che: ” – Che cos’è Milazzo ? – scriveva Napoleone etc…Accompagnai il generale Turr, il quale si imbarcò a mezzanotte per dare ordini al capo di una brigata che faceva parte della sua divisione. Mi ricordo una grande strada in pendio dove una lanterna oscillava solitaria, etc…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “Così il Rustow giungeva a Milazzo dove furono riuniti circa 3500 uomini, e Bixio con le forze dell’Eberhard, con 400 Siciliani reclutati durante la traversata dell’isola e con due compagnie del battaglione Chiassi (brigata Sacchi) veniva ad avere ai suoi ordini una forza complessiva che si può calcolare in altri 3500 combattenti.“. Giulio Adamoli, nel suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario”, Milano, ed. Treves, 1861, a pp. 145-146 scriveva che: “Il contingente straniero della 15° Divisione, già così ricco, si accrebbe, con la Spedizione Pianciani, che approdò in quei giorni a Messina. Appunto allora ci venne nientemeno che lo storico Guglielmo Rustow. Poichè gli avvolgimenti della diplomazia, ed alte influenze sventarono il disegno originario della spedizione, quello cioè di gettarsi sulle coste pontificie, e i suoi capi, il Pianciani e il Bertani, si dimisero, le brigate, di cui essa si componeva, vennero distribuite fra i comandi dell’esercito meridionale. Il colonnello Rustow, che era con il Pianciani, rimasto quindi in disponibilità, fu chiamato dal Turr a disimpegnare le funzioni di capo di stato maggiore della sua divisione. Così egli divenne mio superiore.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 129, in proposito scriveva che: “La 15° Divisione Turr della forza complessiva di 4261 uomini (Doc. 41) occupava allo arrivo del suo Generale i dintorni di Messina, la Divisione Medici con la Brigata Simonetti ed il reggimento Dunn pure Messina all’estrema destra, mentre la Divisione Cosenz e la Brigata Sacchi tenevano Capo Faro all’estrema sinistra.“. Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373, nella nota (1) postillava: “(1) Il generale Turr era passato sul continente per motivi di salute, ed avea lasciato il comando della brigata Eber.”.
IL VIAGGIO DI BERTANI DALLA SARDEGNA
Nel ….. agosto 1860, a Cagliari, la partenza di Agostino BERTANI e le sue truppe sul piroscafo noleggiato “Garibaldi”
Dalla Sardegna, il primo a ripartire per la Sicilia fu Garibaldi sul vapore Washington, ma sia Bertani che il Pianciani, che era arrivato sul “Byzantin”, ripartirono per la Sicilia solo dopo Garibaldi in quanto i vapori non avevano fatto del tutto rifornimento di carbone. Il colonnello Luigi Pianciani, comandante della Spedizione battezzata dal Bertani “Terranova”, si era partito d Genova, con Rustow e tutto lo Stato Maggiore, insieme ad altri volontari garibaldini che ancora non erano arrivati a Golfo Aranci. Si è visto che essi da Cagliari, ingiunti da Garibaldi dovettero ripartire per Palermo, ma essi non viaggiarono con Garibaldi che pure viaggiò per mare per Palermo ma ripartirono da Cagliari sul vapore Byzantin. Arrivarono a Palermo. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a pp. 157, in proposito scriveva che: “II…fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Agostino Bertani, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Bertani, giunto che fu a Palermo, radunati con Rustow, secondo gli ordini di Garibaldi, quattomila cinquecento volontari a Milazzo, etc…”. Dunque, da ciò che scriveva il Bertani nel suo Diario si evince che egli da Cagliari era arrivato a Palermo dopo di Garibaldi, ma pare che non si sia imbarcato con Garibaldi e giunto a Palermo insieme a Garibaldi. Infatti, Bertani non viaggiò con Pianciani che, pure vide Garibaldi a Cagliari che lo costrinse ad andare a Palermo. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo, domanda diecimila cartucce. Questi temendo nuovo sperpero fa consegnare le cartucce, ma vuole rimanere coi volontari, e a sua giustificazione prega il generale di dare l’ordine in iscritto per Palermo. Eccolo: “Esercito meridionale, Cagliari, 15 agosto 1860. Caro Bertani, Con tutta la gente che avete a disposizione venite a raggiungermi in Sicilia. – G. Garibaldi.”.”. Dunque, la White, traendo dal Diario del Bertani, scriveva che Agostino Bertani, a Cagliari, non partirà con Garibaldi che si era imbarcato sul Washington, ma “…ma vuole rimanere coi volontari”. Dunque, se Bertani, a Cagliari non partì con Garibaldi, quando partì per Palermo ? Cosa fece Bertani a Cagliari ?. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 169 e ssg., riferendosi a Garibaldi a Golfo Aranci, in proposito scriveva che: “….Fissa Cagliari per radunare tutti, e volendo andare lui alla Maddalena per fare carbone (o per ispirarsi a Caprera ? ), Bertani monta a bordo d’altro legno, risoluto a non più abbandonare la spedizione e fare eseguire gli ordini di Garibaldi qualunque siano per essere. A tutte le domande ansiose, alle osservazioni dispettose di non pochi degli ardenti fautori della spedizione nel Pontificio, egli risponde: <Si va dove, quando, come Garibaldi ordinerà. E i volontari s’acquetarono pur fremendo.”. Dunque, dalle parole di Bertani e della White, traspare che, Garibaldi, prima di allontanarsi per andare a Caprera, sua isola amata (senza “Bertani monta a bordo d’altro legno), etc…”), Bertani, invece, salì su un altro vapore (che non era il Washington) dove vi erano parte delle sue truppe della Spedizione Terranova, scrive la White: “risoluto a non più abbandonare la spedizione e fare eseguire gli ordini di Garibaldi qualunque siano per essere.”. Agostino Bertani, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo, etc….”. Dunque, la White scriveva che, Garibaldi, “ritornato da Caprera a Cagliari”, (col Washington) nota che a Cagliari era arrivato (il 14 agosto 1860 anche il Pianciani, sul “Bysantin”, con una parte della brigata Puppi e con lo Stato Maggiore (Rustow ed altri. Riguardo a Bertani a Cagliari dopo il rientro di Garibaldi da Caprera, vediamo cosa scriveva un altro testimone di eccezione. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 190 e ssg., riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “…..stringendomi amichevolmente la mano, soggiungeva: “State di buon animo, Colonnello, tutto va bene, ci parleremo a Palermo, io vi seguirò, e così dicendo scendeva nella sua barchetta; io volli dimandare dove fosse il Bertani. A bordo con me, rispose: se volete parlar con lui venite pure, ma egli può solo ripetervi quello che vi ho detto io; del resto egli pure viene a Palermo e là in ogni caso lo vedrete. Etc..”. Dunque, Pianciani scriveva che Garibaldi gli disse che Bertani era sul vapore Washington e che con lui doveva viaggiare fino a Palermo, dove avrebbe potuto vedere ed incontrare. Dunque, a Cagliari, secondo quanto scrive il Pianciani, Bertani era con Garibaldi che gli promise che Bertani poteva vederlo a Palermo. Pianciani, a Cagliari non incontrò Bertani. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 170 e ssg., riferendosi a Garibaldi a Golfo Aranci, in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo, domanda diecimila cartucce. Questi temendo nuovo sperpero fa consegnare le cartucce, ma vuole rimanere coi volontari, e a sua giustificazione prega il generale di dare l’ordine in iscritto per Palermo. Eccolo: “Esercito Meridionale. Cagliari , 15 agosto 1860. Caro Bertani, Con tutta la gente che avete a disposizione venite a raggiungermi in Sicilia. G. Garibaldi.”.”. Dunque, secondo ciò che scrisse la White, Garibaldi invitò Bertani a seguirlo a Palermo ma Bertani “vuole rimanere coi volontari, etc…” e, prega Garibaldi di scrivergli l’ordine di recarsi a Palermo. Dunque, Bertani non partì il 16 agosto 1860 da Cagliari con Garibaldi ma partì senza Garibaldi ed arrivò a Palermo solo dopo Garibaldi e solo dopo il Pianciani. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “Il Garibaldi…a Palermo. Griunservi la sera del 17; ma il Pianciani ricusò di far quella guerra, e se ne tornò a Livorno; il surrogò il prussiano Rustow, che li menò a ordinarli a Melazzo.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “….a Palermo. Giunservi la sera del 17; ma il Pianciani ricusò di far quella guerra, e se ne tornò a Livorno; il surrogò il prussiano Rustow, che li menò a ordinarli a Melazzo.”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Frattanto Garibaldi, che nella mattina dei 17 agosto aveva già lasciato Palermo per recarsi nella costa orientale della Sicilia, cominciò le sue operazioni per passare nelle Calabrie.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Il Bertani giunse a Palermo quando Garibaldi era già partito, e, sempre fermo nell’idea di tentare la diversione, si affrettò a vedere il Pianciani per intendersi con lui.”. Dunque, l’Agrati scriveva che Agostino Bertani non era partito da Cagliari con Garibaldi ma era rimasto in Sardegna. Infatti, Agostino Bertani, con altri volontari arriverà a Palermo ma solo dopo l’arrivo di Garibaldi (16 agosto 1860), solo dopo la partenza di Garibaldi per Trapani (17 agosto 1860) e solo dopo l’arrivo di Pianciani e Rustow, che a Palermo riuscirà a parlare con Garibaldi. Poi, proseguendo il nostro racconto, anche Bertani era rientrato dalla Sardegna con i suoi soldati e truppe dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani. Dunque, se Bertani arrivò a Palermo quando Garibaldi era già partito da Palermo, mi chiedo quando partì egli dalla Sardegna e quando arrivò in Sicilia ? Di sicuro Bertani arrivò a Palermo dopo il giorno 17 agosto 1860, giorno in cui Garibaldi era già in Sicilia e si incontrò con Pianciani, che per l’occasione si dimise. Dunque, su Bertani, che era rimasto in Sardegna a fare rifornimento, cosa sappiamo ?. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 342, in proposito scriveva che: “Ma torniamo a Garibaldi. L’abbiamo visto giungere nella sera del 16 agosto a Palermo, da cui mancava da un mese: il Bertani l’aveva lasciato in Sardegna. Passata la notte nella sua cameretta di Palazzo Reale, etc…il 22 agosto il Dittatore s’era imbarcato per Messina…”. Dunque, Agrati scriveva che il Bertani era rimasto in Sardegna mentre Garibaldi già era ripartito per Palermo. Nel titolo al saggio ho scritto che Bertani aveva noleggiato il vapore “Garibaldi”. Dunque, Bertani non partì il 16 agosto 1860 da Cagliari con Garibaldi ma partì senza Garibaldi ed arrivò a Palermo solo dopo Garibaldi e solo dopo il Pianciani. Infatti, Bertani, al rientro di Garibaldi dall’isola di Caprera, volle rimanere con le sue truppe e non salì sul vapore Washington dove era imbarcato Garibaldi che subito si diresse a Palermo. Agostino Bertani, con altri volontari arriverà a Palermo ma solo dopo l’arrivo di Garibaldi (16 agosto 1860), solo dopo la partenza di Garibaldi per Trapani (17 agosto 1860) e solo dopo l’arrivo di Pianciani e Rustow, che a Palermo riuscirà a parlare con Garibaldi. Poi, proseguendo il nostro racconto, anche Bertani era rientrato dalla Sardegna con i suoi soldati e truppe dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani. Ma quando Bertani rientra dalla Sardegna ? Inoltre dove si reca con i suoi volontari Bertani quando arriva in Sicilia dalla Sardegna ? Alcuni vogliono che Bertani arrivasse a Palermo. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a p. 363, in proposito scriveva che: “A proposito del vapore ‘Garibaldi’ noleggiato dal Bertani per la sua spedizione, nasce tra il Sirtori e il Bertani stesso un increscioso e, credo, ignorato incidente. Il Bertani imbarcato su quel vapore, era giunto da Palermo a Milazzo la sera del 20 agosto.”. Dunque, l’Agrati scriveva che Bertani si era imbarcato a Palermo con il vapore “Garibaldi”, noleggiato per portare alcune truppe dei volontari dell’ex spedizione che lui stesso chiamò “Spedizione Terranova”. Infatti, l’Agrati scriveva: “Il Bertani imbarcato su quel vapore, era giunto da Palermo a Milazzo la sera del 20 agosto.”. Dunque, secondo l’Agrati, Bertani arrivò a Milazzo, il 20 agosto 1860, proveniente da Palermo. A Milazzo, Bertani era andato perchè cercava di incontrare Garibaldi, ma ivi trovò le truppe sue ivi riunite con Rustow. Infatti, Carlo Agrati (….), nel suo “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”, a cura di Adolfo Omodeo”, a pp. 199, in proposito scriveva che: “Col Bertani il Sirtori aveva avuto anche un grave incidente a proposito del vapore Garibaldi che quello aveva noleggiato per la sua spedizione, col patto di rilasciarlo libero non appena avesse sbarcata in Sicilia la gente che trasportava.”. Dunque, Agrati scriveva che Agostino Bertani, a Palermo: “vapore Garibaldi che quello aveva noleggiato per la sua spedizione, col patto di rilasciarlo libero non appena avesse sbarcata in Sicilia la gente che trasportava.”. Agrati scriveva che il vapore “Garibaldi”, secondo il patto stipulato tra il Sirtori ed il Bertani, doveva essere rilasciato “non appena avesse sbarcata in Sicilia la gente che trasportava.”. Dunque, il vapore “Garibaldi” fu noleggiato dal Bertani per trasportare la sua “gente” in Sicilia. Dunque, questo vapore fu noleggiato prima di arrivare in Sicilia. E dove ? In Sardegna, dove Bertani aveva lasciato Garibaldi che subito era ripartito per la Sicilia. Bertani, a Palermo aveva noleggiato il vapore “Garibaldi” per trasportare in Sicilia le sue truppe provenienti da Cagliari. A causa di questo vapore “Garibaldi”, a p. 199, Agrati scrive che nacque un grave malinteso con il generale Sirtori perché “Garibaldi aveva ordinato al Sirtori di requisire detto vapore per il passaggio delle sue truppe in Calabria e il Sirtori trasmise l’ordine al Bertani. Ma questi non tenne in nessun conto la proibizione permettendo che il vapore se ne andasse. Il Sirtori irritato, che al suo ordine il Bertani così apertamente disobbedisse, telegrafò senz’altro al Depretis che lo arrestasse nel caso egli avesse ad approdare a Palermo.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a p. 363, in proposito scriveva che: “A proposito del vapore ‘Garibaldi’ noleggiato dal Bertani per la sua spedizione, nasce tra il Sirtori e il Bertani stesso un increscioso e, credo, ignorato incidente. Il Bertani imbarcato su quel vapore, era giunto da Palermo a Milazzo la sera del 20 agosto.”. Dunque, secondo l’Agrati, Bertani arrivò a Milazzo, proveniente da Palermo, il 20 agosto 1860. Bertani era andato a Milazzo perchè cercava di incontrare Garibaldi, ma ivi trovò le truppe sue ivi riunite con Rustow. Dunque, Bertani, dalla Sardegna si fermò prima a Palermo e poi proseguì per Milazzo. Egli proveniva dalla Sardegna sul vapore noleggiato “Garibaldi”. Siccome Sirtori aveva avuto ordine da Garibaldi che prima di partire per il continente aveva ordinato di fermare tutti i vapori a Trapani, il fatto che Bertani non fosse andato a Palermo dove lo attendeva il Depretis, fece nascere tra il Sirtori e Bertani un grave malinteso. Sul vapore “Garibaldi”, Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 169-170 e ssg., riferendosi all’arrivo di Garibaldi e Bertani a Golfo degli Aranci in Sardegna, in proposito scriveva che: “Bertani prende gli ordini dal generale e scende nella lancia; percorre i diversi bordi. V’è l’ Isère che ha sbarcato i genovesi, i quali danno bello spettacolo intorno agli accesi fuochi; v’è il Clipper, il Generale Garibaldi, il Calatafimi ; il Weasel era andato a Terranova per carbone. In tutto quattro, invece di seimila uomini; etc…”. Dunque, Bertani testimoniava nel suo Diario che alla rada di Golfo Aranci trovarono alcuni vapori tra cui il vapore “Il Generale Garibaldi”. La White, a p. 169, scriveva che: “Bertani monta a bordo d’altro legno, risoluto a non più abbandonare la spedizione e fare eseguire gli ordini di Garibaldi etc…”. Dunque, Bertani, a differenza di Garibaldi, “monta a bordo di altro legno”, ovvero non segue Garibaldi che è sul Washington e va a Caprera. Poi, a p. 171, in proposito scriveva che: “Bertani, giunto che fu a Palermo, radunati con Rustow, secondo gli ordini di Garibaldi, quattromila cinquecento volontari a Milazzo, etc…”. Dunque, la White conferma che Bertani giunse con i suoi volontari a Palermo e poi, a Milazzo si ricongiunse con Rustow e gli altri volontari. Rustow era partito il 17 da Palermo, su ordine di Garibaldi e dopo le dimissioni di Pianciani. A Palermo ancora non vi era Bertani che arriverà solo il 19 agosto 1860 e si recherà a Milazzo. Bertani e la White non dirà nulla sulla partenza di Bertani da Cagliari sul vapore “Il Generale Garibaldi” e non dirà molto sull’arrivo a Palermo, dove vi era il Depretis. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 152-153, in proposito scriveva che: “Pianciani domandò ancora al generale dove fosse Bertani; « a bordo con me; se volete parlare con lui, venite pure, ma egli può solo ripetervi quello che vi ho detto io ; del resto egli viene pure a Palermo, e là in ogni caso lo vedrete. » E da agile marinaio, come era salito ridiscese nella sua lancia. Pianciani voltosi al capitano ordinò ad alta voce: << A Palermo, e facciamo di arrivarvi il più presto possibile ». Bertani è furente; Pianciani è sconfortato; l’intera spedizione è perplessa; tutta la Sicilia è inquieta per l’assenza del Dittatore; questi vede fallita l’impresa per la quale aveva abbandonato l’iniziato passaggio in Calabria, ed aveva corso il pericolo di essere catturato dalla crociera borbonica; questi serenamente rassicurava tutti , dicendo << state di buon animo , tutto va bene ».” . Dunque, il Pittaluga, sulla scorta del Pianciani, scriveva che Pianciani, a Cagliari, prime che partissero per Palermo, chiedendo a Garibaldi di Bertani scrive che Garibaldi gli avesse risposto « a bordo con me; se volete parlare con lui, venite pure, ma egli può solo ripetervi quello che vi ho detto io ; del resto egli viene pure a Palermo, e là in ogni caso lo vedrete. ». Ma, il Pittaluga, proseguendo il suo racconto scriveva che: “Lo scacco subìto al Golfo degli Aranci non aveva abbattuto lo spirito di Bertani, il quale continuava a macchinare intorno alla diversione. Il Dittatore come al solito non si pronunziava ; tuttavia la necessità di ritornare in Sicilia, il tempo perduto, i pericoli corsi, gli ostacoli incontrati e tuttora persistenti , gli fecero dire della diversione che ormai era una minestra riscaldata.”. Pittaluga non dice nulla di Bertani che volle restare a Cagliari per meglio organizzare i suoi volontari (rifornimenti di combustibile etc..). Pittaluga, però, a pp. 156-157, in proposito scriveva: “Bertani intanto, giunto egli pure a Palermo quando il Dittatore era già partito, etc…”. Dunque, Pittaluga scriveva che Bertani arrivò a Palermo quando Garibaldi aveva già ricevuto il Pianciani ed era ripartito da Palermo, per recarsi verso Messina e Taormina. Dunque, Bertani, non era partito da Cagliari insieme a Garibaldi, sul vapore Washington ma era partito ed arrivato a Palermo il giorno 19 agosto 1860, dopo la partenza di Garibaldi da Palermo.
BERTANI IN VIAGGIO PER PALERMO
Nel ….. agosto 1860, a Palermo, l’arrivo di Agostino BERTANI, con il il vapore “Garibaldi” noleggiato e con cui porterà alcune truppe prima a Palermo e poi a Milazzo
Dunque, Bertani non partì il 16 agosto 1860 da Cagliari con Garibaldi ma partì senza Garibaldi ed arrivò a Palermo solo dopo Garibaldi e solo dopo il Pianciani. Infatti, Bertani, al rientro di Garibaldi dall’isola di Caprera, volle rimanere con le sue truppe e non salì sul vapore Washington dove era imbarcato Garibaldi che subito si diresse a Palermo. Agostino Bertani, con altri volontari arriverà a Palermo ma solo dopo l’arrivo di Garibaldi (16 agosto 1860), solo dopo la partenza di Garibaldi per Trapani (17 agosto 1860) e solo dopo l’arrivo di Pianciani e Rustow, che a Palermo riuscirà a parlare con Garibaldi. Poi, proseguendo il nostro racconto, anche Bertani era rientrato dalla Sardegna con i suoi soldati e truppe dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani. Garibaldi si era portato avanti. Garibaldi a Palermo aveva rivisto il Pianciani il quale si era dimesso e Garibaldi diede l’incarico a Rustow che sostituì Pianciani. Il comando era stato affidato a Turr. Garibaldi si allontana da Palermo e nel frattempo arrivò anche il Bertani il quale non trovandolo cerca in tutti i modi di raggiungerlo. Ma quando Bertani rientra dalla Sardegna ? Inoltre dove si reca con i suoi volontari Bertani quando arriva in Sicilia dalla Sardegna ? La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo, domanda diecimila cartucce. Questi temendo nuovo sperpero fa consegnare le cartucce, ma vuole rimanere coi volontari, e a sua giustificazione prega il generale di dare l’ordine in iscritto per Palermo. Eccolo: “Esercito meridionale, Cagliari, 15 agosto 1860. Caro Bertani, Con tutta la gente che avete a disposizione venite a raggiungermi in Sicilia. – G. Garibaldi.”.”. Dunque, la White, traendo dal Diario del Bertani, scriveva che Agostino Bertani, a Cagliari, non partirà con Garibaldi che si era imbarcato sul Washington, ma “…ma vuole rimanere coi volontari”. Dunque, se Bertani, a Cagliari non partì con Garibaldi, quando partì per Palermo ? Cosa fece Bertani a Cagliari ?. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 169 e ssg., riferendosi a Garibaldi a Golfo Aranci, in proposito scriveva che: “….Fissa Cagliari per radunare tutti, e volendo andare lui alla Maddalena per fare carbone (o per ispirarsi a Caprera ? ), Bertani monta a bordo d’altro legno, risoluto a non più abbandonare la spedizione e fare eseguire gli ordini di Garibaldi qualunque siano per essere. A tutte le domande ansiose, alle osservazioni dispettose di non pochi degli ardenti fautori della spedizione nel Pontificio, egli risponde: <Si va dove, quando, come Garibaldi ordinerà. E i volontari s’acquetarono pur fremendo.”. Dunque, dalle parole di Bertani e della White, traspare che, Garibaldi, prima di allontanarsi per andare a Caprera, sua isola amata (senza “Bertani monta a bordo d’altro legno), etc…”), Bertani, invece, salì su un altro vapore (che non era il Washington) dove vi erano parte delle sue truppe della Spedizione Terranova, scrive la White: “risoluto a non più abbandonare la spedizione e fare eseguire gli ordini di Garibaldi qualunque siano per essere.”. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Bertani, giunto che fu a Palermo, radunati con Rustow, secondo gli ordini di Garibaldi, quattomila cinquecento volontari a Milazzo, poi che aveva saputo della violenza usata da Ricasoli per costringere la quinta brigata a sbarcare a Palermo disfacendola anzi scortare da Livorno, e aveva letta la circolare di Farini che proibiva assolutamente altri arruolamenti di volontari sul continente, visto che il generale aveva spedito la brigata Eberhard a Trapani, studiava ogni mezzo per raggiungerlo. Etc…”. In questo passaggio la White-Mario scriveva che Bertani era giunto a Palermo, a differenza di Agrati che scrive che Bertani non andò a Palermo, ma si diresse direttamente a Milazzo. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 171-172 e ssg., riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “Bertani, giunto che fu a Palermo, radunati con Rustow, secondo gli ordini di Garibaldi, quattromila cinquecento volontari a Milazzo, poi che aveva saputo della violenza usata da Ricasoli per costringere la quinta brigata a sbarcare a Palermo facendola anzi scortare da Livorno, e aveva letta la circolare di Farini che proibiva assolutamente altri arrolamenti di volontari sul continente, visto che il generale aveva spedito la brigata di Eberhard a Trapani, studiava ogni mezzo per raggiungerlo.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, a p. 154, in proposito scriveva che: “Dopo di ciò, egli riprese la via di Palermo, dove la spedizione Pianciani riunita di bel nuovo, apparve forte di 6000 uomini. Una volta là, il Bertani rinnovò i suoi scongiuri per persuaderlo a far vela verso lo Stato Pontificio, ma il Dittatore era ormai assorto nel problema del passaggio dello Stretto. Il Pianciani allora, presentate le sue dimissioni, riprese la via del ritorno. Ma il Bertani rimase sul teatro della guerra nella speranza di affermare il suo ascendente su Garibaldi in opposizione ai consigli più moderati del Medici, Turr, Bixio e Cosenz, tutti convinti della necessità di evitare una rottura con Cavour (2).”. Dobelli (Treveljan), a p. 154, nella nota (2) postillava: “(2) Pianciani, 212-213; Mem. Stor. Mil., II, 182; Turr, Risposta, 15-16.”. E’ questo un passaggio che non mi convince. Il Treveljan scrive come se Bertani fosse arrivato a Palermo ed avesse potuto parlare con Garibaldi. Questo lo fece il Pianciani ma non il Bertani che arrivò a Palermo solo dopo che Garibaldi fosse ripartito per Trapani. Infatti, Bertani arrivato a Palermo apprende delle dimissioni del Pianciani. Infatti, la White-Mario (…..), traendo dal diario del Bertani scriveva: “…studiava ogni mezzo per raggiungerlo.”. Bertani, arrivato in Sicilia, cercò invano di raggiungere Garibaldi. Bertani, arrivato in Sicilia da Cagliari, si vide con il Pianciani (?), il quale gli mise al corrente della “Diversione” di Garibaldi e delle dimissioni sue. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 152-153, in proposito scriveva che: “Pianciani domandò ancora al generale dove fosse Bertani; « a bordo con me; se volete parlare con lui, venite pure, ma egli può solo ripetervi quello che vi ho detto io; del resto egli viene pure a Palermo, e là in ogni caso lo vedrete. » E da agile marinaio, come era salito ridiscese nella sua lancia. Pianciani voltosi al capitano ordinò ad alta voce: << A Palermo, e facciamo di arrivarvi il più presto possibile ». Bertani è furente; Pianciani è sconfortato; l’intera spedizione è perplessa; tutta la Sicilia è inquieta per l’assenza del Dittatore; questi vede fallita l’impresa per la quale aveva abbandonato l’iniziato passaggio in Calabria, ed aveva corso il pericolo di essere catturato dalla crociera borbonica; questi serenamente rassicurava tutti , dicendo << state di buon animo , tutto va bene ».”. Dunque, il Pittaluga, sulla scorta del Pianciani, scriveva che Pianciani, a Cagliari, prime che partissero per Palermo, chiedendo a Garibaldi di Bertani scrive che Garibaldi gli avesse risposto « a bordo con me; se volete parlare con lui, venite pure, ma egli può solo ripetervi quello che vi ho detto io ; del resto egli viene pure a Palermo, e là in ogni caso lo vedrete. ». Ma, il Pittaluga, proseguendo il suo racconto scriveva che: “Lo scacco subìto al Golfo degli Aranci non aveva abbattuto lo spirito di Bertani, il quale continuava a macchinare intorno alla diversione. Il Dittatore come al solito non si pronunziava; tuttavia la necessità di ritornare in Sicilia, il tempo perduto, i pericoli corsi, gli ostacoli incontrati e tuttora persistenti , gli fecero dire della diversione che ormai era una minestra riscaldata.”. Pittaluga non dice nulla di Bertani che volle restare a Cagliari per meglio organizzare i suoi volontari (rifornimenti di combustibile etc..). Pittaluga, però, a pp. 156-157, in proposito scriveva: “Bertani intanto , giunto egli pure a Palermo quando il Dittatore era già partito, etc…”. Dunque, Pittaluga scriveva che Bertani arrivò a Palermo quando Garibaldi aveva già ricevuto il Pianciani ed era ripartito da Palermo, per recarsi verso Messina e Taormina. Dunque, Bertani, non era partito da Cagliari insieme a Garibaldi, sul vapore Washington ma era partito ed arrivato a Palermo il giorno 19 agosto 1860, dopo la partenza di Garibaldi da Palermo. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 156-157, in proposito scriveva che: “Bertani intanto, giunto egli pure a Palermo quando il Dittatore era già partito, era sempre infervorato della diversione da eseguire con le truppe di Pianciani, ed erasi anche affaticato a coordinare tutta l’azione secondo la nuova situazione risultata a Cagliari. A Palermo apprese con rammarico da Pianciani quanto aveva deciso il Dittatore, ed il conseguente ritiro di Pianciani dal comando della Divisione che trovavasi a Milazzo, ed il congedo preso da Tharrena e da Gandini e da parecchi altri ufficiali. Ma non per questo si tenne per vinto. Disse a Pianciani che aveva avuto troppa fretta a lasciare il comando; che conveniva di cercare ancora di convincere il Generale, e che a tal fine egli partiva subito per Milazzo.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Il Bertani giunse a Palermo quando Garibaldi era già partito, e, sempre fermo nell’idea di tentare la diversione, si affrettò a vedere il Pianciani per intendersi con lui.”. Maraldi, continuando il suo racconto, riferendosi a Bertani scriveva: “Non fu poca la meraviglia quando seppe delle decisioni prese dal Dittatore e della rinuncia che il Pianciani stesso aveva fatto del comando della Divisione, la quale, come si è detto, si era già avviata per Milazzo. Bertani si lamentò con il Pianciani e gli altri comandanti del troppo precipitoso abbandono del comando e dichiarò che contava ancora di persuadere il Dittatore e che lo andava a tal fine a raggiungere subito.”. Nel frattempo, Bertani deve fronteggiare le richieste di Sirtori il quale aveva ricevuto l’ordine da Garibaldi di requisire tutti i navigli, anche quelli su cui viaggiavano le truppe e il Bertani, per poter effettuare lo sbarco in Calabria. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 171-172 e ssg., riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “I Cavouriani, ritornati a sciami a mettere l’isola sossopra per l’immediata annessione, avevano sparsa la voce che egli sfidando il Re, Cavour e Garibaldi stesso, voleva condurre in persona la spedizione negli Stati pontifici. Depretis, col quale Bertani stava in continui rapporti, rideva della stupida calunnia; Sirtori però fu indotto a crederla.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, riferendosi a Bertani, in proposito scriveva che: “Infatti partì, e il 18 arrivò a Milazzo, etc…”. Proseguendo il suo racconto, la White, a p. 172 ci parla dell’incomprensione sorta tra Sirtori e Bertani. Infatti, Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 172 e ssg., riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “I Cavouriani, ritornati a sciami a mettere l’isola sossopra per l’immediata annessione, avevano sparsa la voce che egli sfidando il Re, Cavour e Garibaldi stesso, voleva condurre in persona la spedizione negli Stati pontifici. Depretis, col quale Bertani stava in continui rapporti, rideva della stupida calunnia; Sirtori però fu indotto a crederla. Nel fatto questi, il giorno 20, dando a me, impaziente di raggiungere Alberto passato coi pionieri, la notizia dello sbarco di Garibaldi e il permesso di imbarcarmi con Ripari capo dell’ambulanza, soggiunse: “Ora spero che Bertani smetterà la sua ostinata idea di condurre le sue genti negli Stati pontifici.”.”. Qui la White scrive che Sirtori fu indotto a credere della stupida calunnia nei confronti di Bertani emanando l’ordine di arresto, che poi, per fortuna non fu eseguito. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a p. 332, riferendosi a Pianciani, all’incontro con Garibaldi a Cagliari, in proposito scriveva che: “Ma, come gli si dice che il Bertani, col quale confida di potersi spiegare all’arrivo, è a bordo del ‘Washington’ col Dittatore, il Pianciani obbedisce e riparte” per Palermo. Il 16 agosto 1860, a Palermo accade che: “Il 16 sera giunge a Palermo (Pianciani), e mentre le trupe restano a bordo egli, impaziente, scende a terra sperando di parlare con Garibaldi che è giunto prima di lui.”. Dunque, Garibaldi arriverà prima di Pianciani a Palermo, il 16 agosto 1860 ma senza Bertani di cui l’Agrati non accenna. Agrati riprenderà a parlarci di Bertani solo quando, a p. 342 scriveva che Bertani aveva lasciato Garibaldi in Sardegna. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 342, in proposito scriveva che: “Ma torniamo a Garibaldi. L’abbiamo visto giungere nella sera del 16 agosto a Palermo, da cui mancava da un mese: il Bertani l’aveva lasciato in Sardegna. Passata la notte nella sua cameretta di Palazzo Reale, etc…il 22 agosto il Dittatore s’era imbarcato per Messina…”. Dunque, Agrati scriveva che il Bertani era rimasto in Sardegna mentre Garibaldi già era ripartito per Palermo. Nel titolo al saggio ho scritto che Bertani aveva noleggiato il vapore “Garibaldi”. Dunque, Bertani non partì il 16 agosto 1860 da Cagliari con Garibaldi ma partì senza Garibaldi ed arrivò a Palermo solo dopo Garibaldi e solo dopo il Pianciani.
IL VIAGGIO DI BERTANI PER MILAZZO
Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 171-172 e ssg., riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “Bertani, giunto che fu a Palermo, radunati con Rustow, secondo gli ordini di Garibaldi, quattromila cinquecento volontari a Milazzo, poi che aveva saputo della violenza usata da Ricasoli per costringere la quinta brigata a sbarcare a Palermo facendola anzi scortare da Livorno, e aveva letta la circolare di Farini che proibiva assolutamente altri arrolamenti di volontari sul continente, visto che il generale aveva spedito la brigata di Eberhard a Trapani, studiava ogni mezzo per raggiungerlo.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Bertani, giunto che fu a Palermo, radunati con Rustow, secondo gli ordini di Garibaldi, quattomila cinquecento volontari a Milazzo, ….”. La White-Mario (…..), traendo dal diario del Bertani scriveva: “…studiava ogni mezzo per raggiungerlo.”. Bertani, arrivato in Sicilia, cercò invano di raggiungere Garibaldi. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, a p. 154, in proposito scriveva che: “….Ma il Bertani rimase sul teatro della guerra nella speranza di affermare il suo ascendente su Garibaldi in opposizione ai consigli più moderati del Medici, Turr, Bixio e Cosenz, tutti convinti della necessità di evitare una rottura con Cavour (2).”. Dobelli (Treveljan), a p. 154, nella nota (2) postillava: “(2) Pianciani, 212-213; Mem. Stor. Mil., II, 182; Turr, Risposta, 15-16.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 152-153, in proposito scriveva che: “Lo scacco subìto al Golfo degli Aranci non aveva abbattuto lo spirito di Bertani, il quale continuava a macchinare intorno alla diversione. Il Dittatore come al solito non si pronunziava; tuttavia la necessità di ritornare in Sicilia, il tempo perduto, i pericoli corsi, gli ostacoli incontrati e tuttora persistenti, gli fecero dire della diversione che ormai era una minestra riscaldata.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, riferendosi a Bertani, in proposito scriveva che: “….e dichiarò che contava ancora di persuadere il Dittatore e che lo andava a tal fine a raggiungere subito.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, riferendosi a Bertani, in proposito scriveva che: “Infatti partì, e il 18 arrivò a Milazzo, etc…”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 156-157, riferendosi a Bertani, in proposito scriveva che: “Ma non per questo si tenne per vinto. Disse a Pianciani che aveva avuto troppa fretta a lasciare il comando; che conveniva di cercare ancora di convincere il Generale, e che a tal fine egli partiva subito per Milazzo. Quivi giunto trovò le tre brigate riunite sotto Rustow che gli fecero buona accoglienza, Non trovò più il Generale già partito per Giardini. Voleva raggiungerlo; ma arrivò in quel giorno 19 agosto a Milazzo il generale Türr etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a p. 363, in proposito scriveva che: “A proposito del vapore ‘Garibaldi’ noleggiato dal Bertani per la sua spedizione, nasce tra il Sirtori e il Bertani stesso un increscioso e, credo, ignorato incidente. Il Bertani imbarcato su quel vapore, era giunto da Palermo a Milazzo la sera del 20 agosto.”. Dunque, l’Agrati scriveva che Bertani si era imbarcato a Palermo con il vapore “Garibaldi”, noleggiato per portare alcune truppe dei volontari dell’ex spedizione che lui stesso chiamò “Spedizione Terranova”. Infatti, l’Agrati scriveva: “Il Bertani imbarcato su quel vapore, era giunto da Palermo a Milazzo la sera del 20 agosto.”. Dunque, secondo l’Agrati, Bertani arrivò a Milazzo, il 20 agosto 1860, proveniente da Palermo. A Milazzo, Bertani era andato perchè cercava di incontrare Garibaldi, ma ivi trovò le truppe sue ivi riunite con Rustow. Infatti, Carlo Agrati (….), nel suo “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”, a cura di Adolfo Omodeo”, a pp. 199, in proposito scriveva che: “Col Bertani il Sirtori aveva avuto anche un grave incidente a proposito del vapore Garibaldi che quello aveva noleggiato per la sua spedizione, col patto di rilasciarlo libero non appena avesse sbarcata in Sicilia la gente che trasportava.”. Dunque, Agrati scriveva che Agostino Bertani, a Palermo: “vapore Garibaldi che quello aveva noleggiato per la sua spedizione, col patto di rilasciarlo libero non appena avesse sbarcata in Sicilia la gente che trasportava.”. Agrati scriveva che il vapore “Garibaldi”, secondo il patto stipulato tra il Sirtori ed il Bertani, doveva essere rilasciato “non appena avesse sbarcata in Sicilia la gente che trasportava.”. Dunque, il vapore “Garibaldi” fu noleggiato dal Bertani per trasportare la sua “gente” in Sicilia. Dunque, questo vapore fu noleggiato prima di arrivare in Sicilia. E dove ? In Sardegna, dove Bertani aveva lasciato Garibaldi che subito era ripartito per la Sicilia. Bertani, a Palermo aveva noleggiato il vapore “Garibaldi” per trasportare in Sicilia le sue truppe provenienti da Cagliari. A causa di questo vapore “Garibaldi”, a p. 199, Agrati scrive che nacque un grave malinteso con il generale Sirtori perché “Garibaldi aveva ordinato al Sirtori di requisire detto vapore per il passaggio delle sue truppe in Calabria e il Sirtori trasmise l’ordine al Bertani. Ma questi non tenne in nessun conto la proibizione permettendo che il vapore se ne andasse. Il Sirtori irritato, che al suo ordine il Bertani così apertamente disobbedisse, telegrafò senz’altro al Depretis che lo arrestasse nel caso egli avesse ad approdare a Palermo.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a p. 364, il telegramma di Sirtori a Depretis inviato da Messina il 22 agosto 1860: ““Messina 22 ore 8 e 45 ant. “Prodittatore Depretis – Se giunge Bertani a bordo del vapore Garibaldi, lo faccia arrestare. Quest’ordine severo è motivato dall’aver condotto via di qui senza ordine e senza avviso il piroscafo Garibaldi che per ordine del Dittatore doveva servire a portare truppe in Calabria.”.”. Nel telegramma il Sirtori chiama il vapore Garibaldi “piroscafo”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a p. 363, in proposito scriveva che: “A proposito del vapore ‘Garibaldi’ noleggiato dal Bertani per la sua spedizione, nasce tra il Sirtori e il Bertani stesso un increscioso e, credo, ignorato incidente. Il Bertani imbarcato su quel vapore, era giunto da Palermo a Milazzo la sera del 20 agosto.”. Dunque, secondo l’Agrati, Bertani arrivò a Milazzo, il 20 agosto 1860. A Milazzo, Bertani era andato perchè cercava di incontrare Garibaldi, ma ivi trovò le truppe sue ivi riunite con Rustow. Dunque, Bertani, dalla Sardegna si fermò prima a Palermo e poi proseguì per Milazzo. Egli proveniva dalla Sardegna sul vapore noleggiato “Garibaldi”. Siccome Sirtori aveva avuto ordine da Garibaldi che prima di partire per il continente aveva ordinato di fermare tutti i vapori a Trapani, fece nascere tra il Sirtori e Bertani un grave malinteso. Carlo Agrati (….), nel suo “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”, a cura di Adolfo Omodeo”, a p. 199, proseguendo il suo racconto scriveva pure che Bertani evitò l’arresto di Depretis, ordinato dal Sirtori, perchè egli non si fermò a Palermo con le truppe dell’ex spedizione Pianciani: “Ma il Bertani non si fermò a Palermo allora, e fu ventura che si evitasse così un grave e doloroso incidente: il rapido succedersi degli eventi impedì poi che l’ordine venisse mai eseguito. Nella rapida avanzata dei vari corpi garibaldini sulla capitale del Regno borbonico, il Sirtori, cui Garibaldi, come abbiamo visto, aveva ceduto il comando supremo ebbe indubbiamente la parte principale. Il coordinare i movimenti delle molteplici e sparse unità, il provvedere alle loro necessità materiali e ai mezzi del loro trasporto, e non di rado quelli stessi necessari alle truppe nemiche, travolte e fuggenti nel massimo scompiglio, tutto l’insieme insomma delle misure richieste dalle due armate, etc…”. Carlo Agrati, a p. 363 aggiungeva dell’intimazione a Bertani del Sirtori: “Il Sirtori gli aveva già ordinato che gli mandasse la nave, ma il Bertani rifiutava perché il comandante di quella protestava che secondo gli impegni egli doveva tornar a Genova. Come lo seppe giunto a Milazzo, il Sirtori gli rinnovò l’ordine, giungendo sino al punto di minacciare di arresto il Bertani se ancora si rifiutasse d’obbedire. Questo almeno è quel che si deduce dalla seguente lettera, dato che non mi fu possibile rinvenire il testo dell’ordine Sirtori: “Da bordo del Garibaldi, 20 agosto ore 11 pom. Caro Sirtori – Sarà qui domani l”Indépendance’ che fa 11 miglia all’ora…Così si potrà lasciare libero il Garibaldi il cui capitano protesta di non poter ulteriormente star fuori di Genova. Tu mi hai ridotto una questione d’onore ad una quistione di disciplina militare…Ti rammento che il Generale mi scrisse pochi giorni sono a Genova di fare ogni sforzo rivoluzionario sullo Stato pontificio e di Napoli e che quindi anche in ciò obbedìì ai suoi ordini. Etc…“. Il Bertani si rifrisce alla fermezza con la quale aveva propugnata la fortunata spedizione dei Mille, alla quale, come vedemmo, il Sirtori ed il Medici erano stati avversi….A. Bertani.”. Dunque, Agrati riportava la lettera o dispaccio che Bertani inviò a Sirtori, rispondendogli, il 20 agosto 1860, dal vapore Garibaldi, con cui viaggiava navigando per recarsi a Milazzo. Agrati, a p. 364, in proposito aggiungeva che: “Il Bertani si riferisce alla fermezza con la quale aveva propugnata la fotunata spedizione dei Mille, la quale, come vedemmo, il Sirtori ed il Medici erano stati avversi. Fu certamente il Cattabeni che portò la lettera al Sirtori, e questi, ben lungi dall’arrendersi alle ragioni del Bertani, dovette provocare quell’ordine esplicito del Dittatore di usare il ‘Garibaldi’ pel trasporto delle truppe in Calabria. A sua volta il Bertani, malgrado l”Indépendance’ non arrivasse che due giorni dopo, non tenne conto dell’ordine di Sirtori e lasciò libero il vapore, etc…”. Agrati, continuando il suo racconto, a p. 364 scriveva che: “per cui il Sirtori, credendo che il Bertani fosse con esso diretto a Palermo, telegrafò al Depretis: “Messina 22 ore 8 e 45 ant. “Prodittatore Depretis – Se giunge Bertani a bordo del vapore Garibaldi, lo faccia arrestare. Etc…”. Agrati, a p. 364 proseguendo il suo racconto scriveva che: “A sua volta il Bertani, malgrado l”Indépendance’ non arrivasse che due giorni dopo, non tenne conto dell’ordine di Sirtori e lasciò libero il vapore, per cui il Sirtori, credendo che il Bertani fosse con esso diretto a Palermo, telegrafò al Depretis: “Messina 22 ore 8 e 45 ant. “Prodittatore Depretis – Se giunge Bertani a bordo del vapore Garibaldi, lo faccia arrestare. Etc…”. Dunque, il Sirtori invia un telegramma a Depretis e gli scrive: “Messina 22 ore 8 e 45 ant. “Prodittatore Depretis – Se giunge Bertani a bordo del vapore Garibaldi, lo faccia arrestare. Quest’ordine severo è motivato dall’aver condotto via di qui senza ordine e senza avviso il piroscafo Garibaldi che per ordine del Dittatore doveva servire a portare truppe in Calabria.”.”. L’Agrati, dopo aver detto dello spiacevole fatto tra Sirtori e Bertani, ovvero l’ordine di Sirtori inviato a Depretis di arrestare il Bertani che si era allontanato con il vapore Garibaldi e, giustifica il Bertani scrivendo: “Fortunatamente il Bertani non giunse a Palermo e Depretis non ebbe così da eseguire quell’ordine increscioso, che poi non venne più ricordato forse per il precipitare degli eventi.”. Dunque, Agrati scriveva che “fortunatamente il Bertani non giunse a Palermo” dove vi era il Depretis che non poté eseguire l’ordine di arrestare il Bertani. Dunque, Agrati scriveva che Bertani non giunse a Palermo e così Depretis non poté eseguire l’ordine di arresto. Ma, Agrati aveva scritto che Bertani era partito da Palermo col vapore “Garibaldi” noleggiato a Palermo per portare le truppe a Milazzo. Infatti, Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a p. 363, in proposito scriveva che: “A proposito del vapore ‘Garibaldi’ noleggiato dal Bertani per la sua spedizione, nasce tra il Sirtori e il Bertani stesso un increscioso e, credo, ignorato incidente. Il Bertani imbarcato su quel vapore, era giunto da Palermo a Milazzo la sera del 20 agosto.”. Dunque, l’Agrati scriveva che Bertani si era imbarcato a Palermo con il vapore “Garibaldi”, noleggiato per portare alcune truppe dei volontari dell’ex spedizione che lui stesso chiamò “Spedizione Terranova”. Infatti, l’Agrati scriveva: “Il Bertani imbarcato su quel vapore, era giunto da Palermo a Milazzo la sera del 20 agosto.”. Dunque, perché l’Agrati, proseguendo il suo racconto scrive “fortunatamente il Bertani non giunse a Palermo.” dove vi era il Depretis che non poté eseguire l’ordine di arrestare il Bertani ? Bertani, proveniente dalla Sardegna, giunse o non giunse a Palermo dalla Sardegna prima di andare a Milazzo ?. Forse l’Agrati si riferiva al viaggio che Bertani faceva sul piroscafo “Garibaldi”, di cui, il suo capitano si rifiutava di ritornare a Palermo perché siccome il mare di Sicilia era infestato di piroscafi borbonici, il comandante del “Garibaldi” “protestava che secondo gli impegni egli doveva tornar a Genova”, cosa che peraltro fece qundo arrivarono a Milazzo. Forse la frase di Agrati si riferiva a quando il Bertani aveva già lasciato Palermo per andare a Milazzo e fu raggiunto dalla dispaccio del generale Sirtori che gli intimava di restituirgli e mandargli indietro il piroscafo “Garibaldi”, con cui Bertani era partito, senza voler sentire ragioni, da Palermo. L’Agrati si riferisse alla sua frase, a p. 363: “Il Sirtori gli aveva già ordinato che gli mandasse la nave, ma il Bertani rifiutava perché il comandante di quella protestava che secondo gli impegni egli doveva tornar a Genova.”, ovvero, siccome Sirtori aveva ricevuto l’ordine da Garibaldi che tutti i legni dovevano essere disponibili per lo sbarco in Calabria scrisse a Bertani di consegnare il vapore “Garibaldi” che Bertani aveva noleggiato a Palermo, ma: “…col patto di rilasciarlo libero non appena avesse sbarcata in Sicilia la gente che trasportava.”. Da questo passo si evince che Bertani si era imbarcato sul piroscafo da lui noleggiato a Genova e che si trovava a Golfo Aranci, il piroscafo “Garibaldi”, a Cagliari, diretto a Palermo.Dunque, tra il Bertani e il Sirtori vi era il “…patto di rilasciarlo libero non appena avesse sbarcata in Sicilia la gente che trasportava.”. Ma, dove fu fatto questo patto di cui parla l’Agrati ?. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a p. 344, in proposito scriveva che: “Garibaldi, invece è in mare e fino alla sera del 13 non giunge a Golfo Aranci, né vi è modo alcuno di fargli sapere l’inattesa novità. Egli si accorge che là soltanto che con altre navi non vi son più quei due vapori, in seguito alla cui mancanza abbandona il progetto etc…, e ordina al Depretis di trattenere a Palermo tutti i vapori, nella speranza che con la intera spedizione Pianciani egli possa dalla Sicilia sbarcare in qualche punto della costa calabrese. Ma non vi è telegrafo e questo ordine arriva al Depretis con una lettera del Bertani affidata ad un vapore, probabilmente sardo, il quale non giunge a Palermo che il 15, troppo tardi come abbiamo visto, poiché due vapori, il Torino e il Franklin sono già partiti in seguito ad altro ordine avuto dal Sirtori da Messina. Etc…”. In questo passaggio si parla dell’ordine che Garibaldi invia a Depretis e indirettamente a Sirtori ma esso arriva il 15 agosto 1860 a Palermo, dove si trovava il prodittatore della Sicilia Depretis. E’ sulla base di questo ordine che il Sirtori invia a Bertani che si trovava a Cagliari di restituire il piroscafo “Garibaldi” non appena sarebbe arrivato a Palermo. Il Bertani aveva stipulato il patto che egli avrebbe lasciato libero il vapore ed il suo Comandante solo dopo che i volontari fossero stati trasportati in Sicilia, cosa che, peraltro avvenne perché come si è visto Bertani arriverà col vapore “Garibaldi” in Sicilia e a Palermo. Ma, perché accadde l’increscioso malinteso tra il Bertani ed il generale Sirtori ? Agrati, a p. 363 aggiungeva dell’intimazione a Bertani del Sirtori: “Il Sirtori gli aveva già ordinato che gli mandasse la nave, ma il Bertani rifiutava perché il comandante di quella protestava che secondo gli impegni egli doveva tornar a Genova.”. Agrati scriveva pure che: “Come lo seppe giunto a Milazzo, il Sirtori gli rinnovò l’ordine, giungendo sino al punto di minacciare di arresto il Bertani se ancora si rifiutasse d’obbedire. Questo almeno è quel che si deduce dalla seguente lettera, dato che non mi fu possibile rinvenire il testo dell’ordine Sirtori: “Da bordo del Garibaldi, 20 agosto ore 11 pom. Caro Sirtori – Sarà qui domani l”Indépendance’ che fa 11 miglia etc..”. Il Bertani si rifrisce alla fermezza con la quale aveva propugnata la fortunata spedizione dei Mille, alla quale, come vedemmo, il Sirtori ed il Medici erano stati avversi….A. Bertani.”. Dunque, Agrati riportava la lettera o dispaccio che Bertani inviò a Sirtori, rispondendogli, il 20 agosto 1860. Bertani era in viaggio sul “Garibaldi”. Dunque, il 22 agosto 1860, Sirtori scrive a Depretis che se arrivava Bertani a Milazzo egli avrebbe dovuto arrestarlo. Dunque, da questo dispaccio del Sirtori si evince che Bertani, il 22 agosto 1860 ancora era in viaggio sul vapore “Garibaldi” e non era arrivato a Milazzo.
BERTANI ARRIVA A MILAZZO
Nel 19 agosto 1860, a Milazzo, l’arrivo da Palermo di AGOSTINO BERTANI che va in cerca di Garibaldi
Agostino Bertani, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Bertani, giunto che fu a Palermo, radunati con Rustow, secondo gli ordini di Garibaldi, quattomila cinquecento volontari a Milazzo, poi che aveva saputo della violenza usata da Ricasoli per costringere la quinta brigata a sbarcare a Palermo disfacendola anzi scortare da Livorno, e aveva letta la circolare di Farini che proibiva assolutamente altri arruolamenti di volontari sul continente, visto che il generale aveva spedito la brigata Eberhard a Trapani, studiava ogni mezzo per raggiungerlo. Etc…”. In questo passaggio la White-Mario scriveva che Bertani era giunto a Palermo, a differenza di Agrati che scriveva che Bertani non andò a Palermo. Bertani va a Milazzo cercando di raggiungere Garibaldi. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 171-172 e ssg., riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “Bertani, giunto che fu a Palermo, radunati con Rustow, secondo gli ordini di Garibaldi, quattromila cinquecento volontari a Milazzo, etc…”. La White aggiunge che Bertani, dopo aver riunito con Rustow le sue truppe a Milazzo: “….poi che aveva saputo della violenza usata da Ricasoli per costringere la quinta brigata a sbarcare a Palermo facendola anzi scortare da Livorno, e aveva letta la circolare di Farini che proibiva assolutamente altri arrolamenti di volontari sul continente, visto che il generale aveva spedito la brigata di Eberhard a Trapani, studiava ogni mezzo per raggiungerlo.”. Devo precisare però al riguardo che Bertani era sicuramente diffidente nei confronti di Cavour ma ciò che aveva saputo, ovvero della circolare di Farini e della violenza fatta a Nicotera dal Ricasoli non è fatto che avviene il 20 agosto 1860 ma ciò accade il 31 agosto 1860, dunque non è corretto ciò che scrive la White, la quale, tuttavia voleva dare un senso all’azione di Bertani che cerca di nuovo di raggiungere Garibaldi e sapere cosa doveva fare. Bertani, che era stato a Palermo e che aveva parlato con Depretis aveva certamente saputo della “diversione” che Cavour stava cercando di fare nei confronti delle truppe che, infatti furono dirottate da Golfo Aranci a Palermo. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a p. 363, in proposito scriveva che: “A proposito del vapore ‘Garibaldi’ noleggiato dal Bertani per la sua spedizione, nasce tra il Sirtori e il Bertani stesso un increscioso e, credo, ignorato incidente. Il Bertani imbarcato su quel vapore, era giunto da Palermo a Milazzo la sera del 20 agosto.”. Dunque, secondo l’Agrati, Bertani arrivò a Milazzo, proveniente da Palermo, il 20 agosto 1860. A Milazzo, Bertani era andato perchè cercava di incontrare Garibaldi, ma ivi trovò le truppe sue ivi riunite con Rustow. Genova di Revel (….), nel suo “Da Ancona a Napoli”, Milano, Fratelli Dumolard, 1892, a p. 16, in proposito scriveva che: “Il 20 agosto Garibaldi passò da Taormina a Melito, si fece padrone di Reggio ed unito agli altri suoi corpi sbarcati in vari punti, marciò rapidamente su Napoli.”. Dunque, il 22 agosto 1860, Sirtori scrive a Depretis che se arrivava Bertani a Milazzo egli avrebbe dovuto arrestarlo. Dunque, da questo dispaccio del Sirtori si evince che Bertani, il 22 agosto 1860 ancora era in viaggio sul vapore “Garibaldi” e non era arrivato a Milazzo. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, riferendosi a Bertani, in proposito scriveva che: “Infatti partì, e il 18 arrivò a Milazzo, ma non trovò più il Generale; trovò invece le tre brigate comprendenti circa 4500 uomini comandate dal Rustow. A Milazzo il 19 agosto pervenne pure il Turr con l’ordine del Dittatore di aggregare i volontari di Terranova alla 15° Divisione. Prima della consegna degli uomini al nuovo comandante ebbe luogo una rivista, alla fine della quale parte dei volontari si misero a gridare: “Andiamo a Roma…vogliamo Roma”. Turr gridò allora: “In Sicilia comanda il Dittatore Garibaldi; la truppa marcia secondo i suoi ordini, ed a chi non piacesse, non ha altro a fare abbandonare l’isola”. A queste severe parole ogni sedizione cessò. Il Bertani, che era presente alla rivista, ricevette, per il tramite di Acerbi, il seguente dispaccio del Dittatore (1): “Caro Bertani, ho molto bisogno di voi, dunque venite con tutta la vostra gente. Vostro Garibaldi”.”. Dunque, Maraldi scriveva che Bertani raggiunse Milazzo dove arrivò anche il generale Turr che convinse le truppe dei volontari garibaldini, non contenti della “diversione” (questi volontari organizzati da Bertani, in principio dovevano insieme al Pianciani invadere gli Stati Pontifici). Anche Agostino Bertani fu presente alla rivista dei volontari a Milazzo, il 19 agosto 1860. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 156-157, riferendosi a Bertani, in proposito scriveva che: “Ma non per questo si tenne per vinto. Disse a Pianciani che aveva avuto troppa fretta a lasciare il comando; che conveniva di cercare ancora di convincere il Generale, e che a tal fine egli partiva subito per Milazzo. a tal fine egli partiva subito per Milazzo. Quivi giunto trovò le tre brigate riunite sotto Rustow che gli fecero buona accoglienza, Non trovò più il Generale già partito per Giardini. Voleva raggiungerlo; ma arrivò in quel giorno 19 agosto a Milazzo il generale Türr apportatore di un ordine del Dittatore che assegnava quelle truppe alla 15ª Divisione comandata dal Türr stesso. Questi ordinò una rivista, alla quale intervenne anche Bertani. Appena il generale Türr arrivò sulla fronte delle truppe, etc…”. Dunque, Bertani, si recò con altre sue truppe a Milazzo dove trovò le sue truppe ivi portate da Rustow. Sull’increscioso malinteso accaduto tra il Sirtori ed il Bertani, Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 171-172 e ssg., riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “I Cavouriani, ritornati a sciami a mettere l’isola sottosopra per l’immediata annessione, avevano sparsa la voce che egli sfidando il Re, Cavour e Garibaldi stesso, voleva condurre in persona la spedizione negli Stati pontifici. Depretis, col quale Bertani stava in continui rapporti, rideva della stupida calunnia; Sirtori però fu indotto a crederla.”. La White, a p. 172, riferendosi al generale Sirtori aggiunge che: “Nel fatto questi, il giorno 20, dando a me, impaziente di raggiungere Alberto passato coi pionieri, la notizia dello sbarco di Garibaldi e il permesso di imbarcarmi con Ripari capo dell’ambulanza, soggiunse: “Ora spero che Bertani smetterà la sua ostinata idea di condurre le sue genti negli Stati pontifici. “Generale, “io risposi all’amico benevolo e venerando, “ho veduto stamani il Bertani a Milazzo, in mezzo ai volontari: egli non pensa che di eseguir gli ordini di Garibaldi e di raggiungerlo; non vuole però lasciarsi ghermire quella bella legione nè da Tizio nè da Caio, senza l’ordine di lui.”. Lo spero, “replicò, “troppo mi sarebbe dispiaciuto doverlo arrestare.”.”. Dunque, la White, che era stata a Milazzo, risponde a Sirtori che: “ho veduto stamani il Bertani a Milazzo, in mezzo ai volontari: egli non pensa che di eseguir gli ordini di Garibaldi e di raggiungerlo; non vuole però lasciarsi ghermire quella bella legione nè da Tizio nè da Caio, senza l’ordine di lui.”.”. La White aveva visto Bertani a Milazzo che partecipava alla rivista del generale Turr che invogliava le sue truppe, che non erano state tanto contente della “diversione” imposta da Cavour e che solo dopo l’intervento, a Milazzo di Bertani, si convinsero di andare con Garibaldi nelle provincie Napoletane e sbarcare in Calabria. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 130, aggiungeva che: “Türr ritornò a Messina, informò Sirtori, Medici e Cosenz che il Dittatore partiva con Bixio per sbarcare in Calabria; quindi si recò a Milazzo; ivi giunto il Colonnello Rüstow mise in ordine la truppa, Bertani intervenne alla rivista. Appena il generale Türr arrivò sul fronte della truppa, questa si diede a gridare: « Andiamo a Roma ! … Vogliamo Roma ! … » Aperte le righe il Generale passava lentamente la rivista, quindi disse: In Sicilia comanda il Dittatore Garibaldi, la truppa marcia << secondo i suoi ordini, ed a chi ciò non piacesse, non ha altro << a fare che abbandonare l’Isola. » E queste parole bastarono a temperare l’ardore negli animi di quella generosa gioventù. Parlò poi all’ufficialità, invitandola a mettere in opera ogni buon volere per mantenere ferma la disciplina, la quale in tutti i tempi e specialmente in quei momenti dovea essere base fondamentale di ordine e di organizzazione per poter compiere l’opera intrapresa con Garibaldi e conseguire lo scopo di ogni patriotta italiano. Diede quindi ordine a Rüstow di partire con tutti per Torre di Faro, ed egli recavasi lo stesso giorno a Messina, e preparavasi al passaggio in Calabria.”. Dunque, immagino che anche Bertani, su ordine di Turr partì con Rustow e con le sue truppe per Torre di Faro. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, il 20 agosto 1860, la giornalista White, moglie di Alberto Mario, ritornando a Milazzo scriveva che: “Trasognai, ma tornando a Milazzo trovai Bertani presso Cianciolo ferito; ambedue ridevano delle notizie già sparse del suo meditato arresto. Venne Türr, e passò in rivista la legione. < Andiamo a Roma ! Vogliamo andare a Roma ! scoppiò su tutta la fronte . Grido, al quale Bertani rispose : < Viva l’Italia ! Viva Garibaldi ! »; nè la disciplina fu scossa.”. La White, a questo punto aggiunge che: “Acerbi, andato per prendere istruzioni dal generale, ne ebbe per Bertani la seguente lettera, che mandò per telegrafo: Reggio, 22 agosto 1860. Caro Bertani, Ho molto bisogno di voi, dunque venite con tutta la vostra gente. Addio. – Vostro Garibaldi.”. La White, riferendosi a Milazzo dove ancora si trovava Bertani con le sue truppe, scriveva che, l’Intendente Acerbi era andato incontro a Garibaldi in Calabria. Acerbi, da Reggio Calabria, il 22 agosto 1860 telegrafò a Milazzo inviando una lettera o dispaccio per Agostino Bertani. Garibaldi ordinava a Bertani pregandolo di “Caro Bertani, Ho molto bisogno di voi, dunque venite con tutta la vostra gente. Addio. – Vostro Garibaldi.”. Fu questo l’ordine che attendeva Bertani. Dunque, Bertani, ricevuto il dispaccio da Garibaldi fece di tutto per sbarcare sul continente, in Calabria. La White, a pp. 173 prosegue scrivendo: “La caccia in quei giorni ai bipedi e quadrupedi e ai mezzi di trasporto per mare e per terra era fin comica si sentiva prima che si sapesse, che Garibaldi aveva abbandonato l’isola: anche invisibile, egli con magnetico fluido tutti attirava. I feriti di cui le case e le chiese di Milazzo erano piene, fuggirono; e il vice- capo dell ‘ ambulanza, Stradivari, potè appena tenere riuniti medici sufficienti. Per eseguire gli ordini di Garibaldi, Bertani non aveva che il vaporetto l’Utile, venuto da Palermo coi cavalli della legione. Onde facendo marciare la gente da Milazzo, Gesso, Messina, al Faro, egli, precedendola, si assicurò i trasporti e telegrafò a Garibaldi a Reggio per sapere in che punto dovesse sbarcare colla gente. Risponde, il 28 agosto, Agostino Plutino, calabrese dei Mille, colui che raggiunse i pionieri sull’ Aspromonte e rimase con essi, ed ora era stato dal dittatore nominato governatore generale politico e militare della provincia di Calabria ultra prima con poteri illimitati: (1).”. La White, a p. 173, nella nota (1) postillava che: “(1) Fatto questo da notarsi, dacchè una delle accuse mosse a Bertani fu che egli, quando divenne segretario generale, con arbitrio dittatoriale creò governatori a suo piacere. (2) Questo titolo innocentemente regalatogli da Plutino per telegrafo gli fruttò l’accusa di volere farsi generale ; ma egli si firmò sempre o Bertani o Bertani dott. Agostino.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Infatti partì, e il 18 arrivò a Milazzo, ma non trovò più il Generale; trovò invece le tre brigate comprendenti circa 4500 uomini comandate dal Rustow. A Milazzo il 19 agosto pervenne pure il Turr con l’ordine del Dittatore di aggregare i volontari di Terranova alla 15° Divisione. Prima della consegna degli uomini al nuovo comandante ebbe luogo una rivista, alla fine della quale parte dei volontari si misero a gridare: “Andiamo a Roma…vogliamo Roma”. Turr gridò allora: “In Sicilia comanda il Dittatore Garibaldi; la truppa marcia secondo i suoi ordini, ed a chi non piacesse, non ha altro a fare abbandonare l’isola”. A queste severe parole ogni sedizione cessò. Il Bertani, che era presente alla rivista, ricevette, per il tramite di Acerbi, il seguente dispaccio del Dittatore (1): “Caro Bertani, ho molto bisogno di voi, dunque venite con tutta la vostra gente. Vostro Garibaldi”.”. Maraldi, a p. 99, nella nota (1) postillava: “(1) Pianciani, op. cit.”. Maraldi, a p. 101, nella nota (2) postillava:“(2) J. W. Mario, op. cit., 172, 173, 174.”. Maraldi, a p. 102, in proposito aggiungeva che: “Passando in tal modo, secondo l’ordine di Garibaldi, la legione alle dipendenze del Generale Turr, la diversione nel Pontificio, per la quale il Bertani aveva operato con tanta pertinacia, con tanto entusiasmo, era ormai messa definitivamente da parte. Il Governo aveva così raggiunto il suo intento: sconvolta prima, e poi fatta fallire completamente la spedizione Pianciani.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, riferendosi a Bertani aggiungeva che: “Egli ubbidì, e da Milazzo a marcie forzate condusse i suoi uomini al Faro. Qui telegrafò al Generale per sapere in quale punto della costa calabrese doveva sbarcare. Il 28 agosto, Agostino Plutino, uno dei capi insurrezionali dell’Aspromonte, nominato da Garibaldi governatore della Calabria, telegrafava al Bertani, per ordine sempre del Generale, di far sbarcare la sua colonna fra Pizzo e S. Eufemia marciando poi a Nicastro. Bertani eseguì l’ordine e dopo mille peripezie il 29 agosto sbarcava a Tropea e da qui proseguiva con le truppe, d’accordo col Rustow per Pizzo, ove trovò un ordine del Sirtori di avanzare a marcie forzate per raggiungere il Quartiere Generale, che da S. Pietro del Tiriolo proseguiva verso il Generale che, dice la Mario, lo abbracciò, poi diede ordine al Generale Turr di andare a raggiungere la legione e portarla al più presto sulla via di Lagonegro, ed al Bertani disse (2): “Voi restereco meco, ho bisogno di voi”. Maraldi, a p. 99, nella nota (1) postillava: “(1) Pianciani, op. cit.”. Maraldi, a p. 101, nella nota (2) postillava:“(2) J. W. Mario, op. cit., 172, 173, 174.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “…Subito la sera del 17 il Rustow era partito per mare alla volta di Milazzo, con una parte della Divisione e vi era giunto sul mezzodì del 18. Nei due giorni seguenti era arrivato anche il resto, così che il 20 erano riuniti 3700 uomini; la Brigata Genova, dice il Rustow, fu trattenuta in Palermo per una eventuale dimostrazione in Calabria. Dopo alcuni giorni di sosta per manovre e per organizzare, la Divisione lasciava Milazzo il 26 e per via di terra giungeva il 28 al Faro.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “Dopo alcuni giorni di sosta per manovre e per organizzare, la Divisione lasciava Milazzo il 26 e per via di terra giungeva il 28 al Faro.”. Dunque, Agrati, riferendosi a Bertani scriveva che: “…la Divisione lasciava Milazzo il 26 e per via di terra giungeva al Faro il 28”. La Divisione di Rustow e Bertani, il 26 agosto si allontanava da Milazzo e marciando per via di terra, il 28 agosto 1860 arrivava al Faro (sempre in Sicilia). Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 158-159, riferendosi a Bertani, in proposito scriveva che: “Ma ciò non gli riuscì perchè quella stessa sera del 19 il Dittatore con Bixio, sugli sconquassati vapori il Franklin ed il Torino passava in Calabria. Bertani era perciò costretto a telegrafare a Pianciani tuttora a Palermo, che, stante la partenza del generale Dittatore, non vi era più modo di combinare la diversione. Il concetto della diversione subiva dunque un altro scacco. Non era ancora l’ultimo a precedere la rivincita.”.
A MILAZZO TURR PASSA IN RIVISTA LE TRUPPE
Nel 19 agosto 1860, a MILAZZO, l’arrivo del generale TURR a cui Garibaldi aveva dato il comando della 15° Divisione dell’Esercito Meridionale che includeva le truppe dell’ex Pianciani
I garibaldini della “Spedizione Bertani-Pianciani” sbarcarono in Sicilia dove Garibaldi aveva già conquistato la Sicilia. Essi parteciparono alle operazioni di Milazzo. A Milazzo, le truppe dell’ex spedizione Pianciani, organizzate dal Bertani furono da Garibaldi aggregate alla 15° Divisione affidata al colonnello Rustow. Dunque, queste due brigate dell’ex spedizione Pianciani prima che fossero portate da Rustow e da Bertani a Paola si trovavano a Milazzo in Sicilia, non molto distanti da Messina e dallo Stretto per le coste della Calabria. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 171-172 e ssg., riferendosi a Garibaldi, riferendosi a Bertani ed alla sua condotta, rispondendo al generale Sirtori, in proposito scriveva che: “…“ho veduto stamani il Bertani a Milazzo, in mezzo ai volontari: egli non pensa che di eseguir gli ordini di Garibaldi e di raggiungerlo; non vuole però lasciarsi ghermire quella bella legione nè da Tizio nè da Caio, senza l’ordine di lui.”.”. La White aveva visto Bertani a Milazzo che partecipava alla rivista del generale Turr che invogliava le sue truppe, che non erano state tanto contente della “diversione” imposta da Cavour e che solo dopo l’intervento, a Milazzo di Bertani, si convinsero di andare con Garibaldi nelle provincie Napoletane e sbarcare in Calabria. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 172 e ssg., riferendosi a Milazzo, in proposito scriveva che: “Venne Türr, e passò in rivista la legione. < Andiamo a Roma ! Vogliamo andare a Roma ! scoppiò su tutta la fronte. Grido, al quale Bertani rispose: < Viva l’Italia ! Viva Garibaldi ! »; nè la disciplina fu scossa. Acerbi, andato per prendere istruzioni dal generale, ne ebbe per Bertani la seguente lettera, che mandò per telegrafo: Reggio, 22 agosto 1860. Caro Bertani, Ho molto bisogno di voi, dunque venite con tutta la vostra gente. Addio. – Vostro Garibaldi.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Bertani si lamentò con il Pianciani e gli altri comandanti del troppo precipitoso abbandono del comando e dichiarò che contava ancora di persuadere il Dittatore e che lo andava a tal fine a raggiungere subito.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100 riferendosi al generale Turr, in proposito scriveva che: “A Milazzo il 19 agosto pervenne pure il Turr con l’ordine del Dittatore di aggregare i volontari di Terranova alla 15° Divisione. Prima della consegna degli uomini al nuovo comandante ebbe luogo una rivista, alla fine della quale parte dei volontari si misero a gridare: “Andiamo a Roma…vogliamo Roma”. Turr gridò allora: “In Sicilia comanda il Dittatore Garibaldi; la truppa marcia secondo i suoi ordini, ed a chi non piacesse, non ha altro a fare abbandonare l’isola”. A queste severe parole ogni sedizione cessò. Il Bertani, che era presente alla rivista, ricevette, per il tramite di Acerbi, il seguente dispaccio del Dittatore (1): “Caro Bertani, ho molto bisogno di voi, dunque venite con tutta la vostra gente. Vostro Garibaldi”.“. Maraldi, a p. 99, nella nota (1) postillava: “(1) Pianciani, op. cit.”. Maraldi, a p. 101, nella nota (2) postillava:“(2) J. W. Mario, op. cit., 172, 173, 174.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 130, aggiungeva che: “Frattanto Garibaldi la mattina del 19 arrivando col generale Türr a Messina si portavano insieme a Giardini, ove la 1ª Brigata (Bixio) della 15ª Divisione Türr si preparava allo imbarco unitamente con altre truppe. Garibaldi diede ordine a Türr, che pure voleva partire per Calabria, di ritornare a Messina, onde’ con Sirtori, Cosenz e Medici preparare lo sbarco degli altri uomini sul continente, e prima di ogni altra cosa recarsi a Milazzo per attaccare alla sua Divisione i volontarî della dimessa spedizione Bertani – Pianciani, onde non si sparpagliassero, cosa non improbabile, stante il disgusto che tuttavia provavano per essere stata mutata la loro destinazione su Roma per la quale erano fanatizzati. Türr ritornò a Messina, informò Sirtori, Medici e Cosenz che il Dittatore partiva con Bixio per sbarcare in Calabria; quindi si recò a Milazzo; ivi giunto il Colonnello Rüstow mise in ordine la truppa, Bertani intervenne alla rivista. Appena il generale Türr arrivò sul fronte della truppa, questa si diede a gridare : « Andiamo a Roma ! … Vogliamo Roma ! … » Aperte le righe il Generale passava lentamente la rivista, quindi disse: In Sicilia comanda il Dittatore Garibaldi, la truppa marcia << secondo i suoi ordini, ed a chi ciò non piacesse, non ha altro << a fare che abbandonare l’Isola. » E queste parole bastarono a temperare l’ardore negli animi di quella generosa gioventù. Parlò poi all’ufficialità, invitandola a mettere in opera ogni buon volere per mantenere ferma la disciplina, la quale in tutti i tempi e specialmente in quei momenti dovea essere base fondamentale di ordine e di organizzazione per poter compiere l’opera intrapresa con Garibaldi e conseguire lo scopo di ogni patriotta italiano. Diede quindi ordine a Rüstow di partire con tutti per Torre di Faro, ed egli recavasi lo stesso giorno a Messina, e preparavasi al passaggio in Calabria.”. Dunque, secondo il Pecorini (che scriveva sulla scorta del racconto di Rustow), a Giardini diede ordine a Turr di recarsi a Milazzo a prendere i volontari dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani. Dunque, a Milazzo, le truppe dell’ex spedizione Pianciani, organizzate dal Bertani furono da Garibaldi aggregate alla 15° Divisione affidata al colonnello Rustow. Dunque, queste due brigate dell’ex spedizione Pianciani prima che fossero portate da Rustow e da Bertani a Paola si trovavano a Milazzo in Sicilia, non molto distanti da Messina e dallo Stretto per le coste della Calabria. Per l’itinerario seguito dalle truppe fino a Sapri vedremo innanzi. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 156-157, riferendosi a Bertani, in proposito scriveva che: “…a tal fine egli partiva subito per Milazzo. Quivi giunto trovò le tre brigate riunite sotto Rustow che gli fecero buona accoglienza, Non trovò più il Generale già partito per Giardini. Voleva raggiungerlo; ma arrivò in quel giorno 19 agosto a Milazzo il generale Türr apportatore di un ordine del Dittatore che assegnava quelle truppe alla 15ª Divisione comandata dal Türr stesso. Questi ordinò una rivista, alla quale intervenne anche Bertani. Appena il generale Türr arrivò sulla fronte delle truppe, queste si diedero a gridare: « Andiamo a Roma! … Vogliamo Roma … ». Passata la rivista il generale Türr disse: « In Sicilia comanda il Dittatore Garibaldi ; la truppa marcia secondo i suoi ordini ; ed a chi ciò non piacesse, non ha altro a fare che abbandonare l’Isola ». E queste parole bastarono a temperare l’ardore di quella gioventù. Bertani che sperava sempre di ottenere per quelle truppe, che erano il risultato delle sue cure intense, ostinate e prolungate, un impiego speciale, ora che esse avevano calorosamente manifestato il loro desiderio, voleva fare ancora un tentativo presso il generale. Ma ciò non gli riuscì perchè quella stessa sera del 19 il Dittatore con Bixio, sugli sconquassati vapori il Franklin ed il Torino passava in Calabria. Bertani era perciò costretto a telegrafare a Pianciani tuttora a Palermo, che, stante la partenza del generale Dittatore, non vi era più modo di combinare la diversione. Il concetto della diversione subiva dunque un altro scacco. Non era ancora l’ultimo a precedere la rivincita.”. Giulio Adamoli, nel suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario”, Milano, ed. Treves, 1861, a pp. 145-146 scriveva che: “Il contingente straniero della 15° Divisione, già così ricco, si accrebbe, con la Spedizione Pianciani, che approdò in quei giorni a Messina. Appunto allora ci venne nientemeno che lo storico Guglielmo Rustow…..Il colonnello Rustow, che era con il Pianciani, rimasto quindi in disponibilità, fu chiamato dal Turr a disimpegnare le funzioni di capo di stato maggiore della sua divisione. Così egli divenne mio superiore.”. Maxime Du Champ (….), nel suo“La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 61, in proposito scriveva che: ” – Che cos’è Milazzo ? – scriveva Napoleone etc…Accompagnai il generale Turr, il quale si imbarcò a mezzanotte per dare ordini al capo di una brigata che faceva parte della sua divisione. Mi ricordo una grande strada in pendio dove una lanterna oscillava solitaria, etc…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “Così il Rustow giungeva a Milazzo dove furono riuniti circa 3500 uomini, e Bixio con le forze dell’Eberhard, con 400 Siciliani reclutati durante la traversata dell’isola e con due compagnie del battaglione Chiassi (brigata Sacchi) veniva ad avere ai suoi ordini una forza complessiva che si può calcolare in altri 3500 combattenti.“. Giulio Adamoli, nel suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario”, Milano, ed. Treves, 1861, a pp. 145-146 scriveva che: “Il contingente straniero della 15° Divisione, già così ricco, si accrebbe, con la Spedizione Pianciani, che approdò in quei giorni a Messina. Appunto allora ci venne nientemeno che lo storico Guglielmo Rustow. Poichè gli avvolgimenti della diplomazia, ed alte influenze sventarono il disegno originario della spedizione, quello cioè di gettarsi sulle coste pontificie, e i suoi capi, il Pianciani e il Bertani, si dimisero, le brigate, di cui essa si componeva, vennero distribuite fra i comandi dell’esercito meridionale. Il colonnello Rustow, che era con il Pianciani, rimasto quindi in disponibilità, fu chiamato dal Turr a disimpegnare le funzioni di capo di stato maggiore della sua divisione. Così egli divenne mio superiore.”. Maxime Du Champ (….), nel suo“La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 61, in proposito scriveva che: ” – Che cos’è Milazzo ? – scriveva Napoleone etc…Accompagnai il generale Turr, il quale si imbarcò a mezzanotte per dare ordini al capo di una brigata che faceva parte della sua divisione. Mi ricordo una grande strada in pendio dove una lanterna oscillava solitaria, etc…”. Maxime Du Champ (….), nel suo“La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, a p. 76, in proposito scriveva che: “Il 20 agosto avemmo una specie di festa in famiglia. In occasione del suo ritorno in Sicilia, il generale Turr aveva riunito a pranzo tutti gli ufficiali presenti a Messina della sua divisione, la più numerosa e la più importante dell’esercito meridionale. Questo pranzo, che coincideva con la festività di Santo Stefano d’Ungheria, si svolse nel palazzo che serviva da quartiere al colonnello di brigata Eber ed al suo stato maggiore. Fummo puntualissimi all’appuntamento, non c’è bisogno che lo dica; i generali Sirtori e Medici si sedettero l’uno alla destra l’altro alla sinistra del generale Turr, e tutt’intorno centocinquanta ufficiali, tutti in camicia rossa, presero posto ad un’enorme tavola a ferro di cavallo. Al levar delle mense, il tenente colonnello Spangaro (1) fece un brindisi al generale Turr; etc…”. Maxime Du Champ (….), nel suo“La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, a p. 43, in proposito scriveva che: “Cosa strana, Garibaldi nutre per i preti un odio che nemmeno gli enciclopedisti del diciottesimo secolo hanno provato; e dei due uomini che si è scelti per amici intimi, uno è un ex-parroco, l’altro un ex monaco! (1). Nel suo esercito, il generale che gli ispira maggior fiducia è Sirtori, che è stato monaco. C’era lì Basso, segretario devoto, sempre pronto, e che non soccombe sotto lo spaventevole compito di leggere la corrispondenza che ogni giorno arriva al generale dai quattro angoli della terra.”. Maceri, nel testo di Maxime Ducamp, a p. 43, nella nota (1) postillava: “(1) * Il “vecchietto, tozzo, barbuto, sempre all’erta” cui si accenna nel testo era l’ex-parroco mantovano Luigi Gusmaroli. Vale la pena confrontare la descrizione che ne fa il Duchamp con il profilo tracciatone all’Abba in ‘Da Quarto al Volturno’: “Curvetto, piccolo, tarchiato, passo da marinaio, capelli bianchi e lunghi, barba fatta, indovinata per parare quella del Generale; Gusmaroli, il vecchio parroco mantovano, può dare un’idea di quello che sarà Garibaldi, fra una ventina d’anni.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 129, in proposito scriveva che: “La 15° Divisione Turr della forza complessiva di 4261 uomini (Doc. 41) occupava allo arrivo del suo Generale i dintorni di Messina, la Divisione Medici con la Brigata Simonetti ed il reggimento Dunn pure Messina all’estrema destra, mentre la Divisione Cosenz e la Brigata Sacchi tenevano Capo Faro all’estrema sinistra.“.
Nel 19 agosto 1860, a Milazzo, Agostino BERTANI ricevè da Garibaldi un telegramma che lo invitava in Calabria
Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 172 e ssg., riferendosi a Milazzo, in proposito scriveva che: “Acerbi, andato per prendere istruzioni dal generale, ne ebbe per Bertani la seguente lettera, che mandò per telegrafo: Reggio, 22 agosto 1860. Caro Bertani, Ho molto bisogno di voi, dunque venite con tutta la vostra gente. Addio. – Vostro Garibaldi.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100 riferendosi al 19 agosto 1860, in proposito scriveva che: “Il Bertani, che era presente alla rivista, ricevette, per il tramite di Acerbi, il seguente dispaccio del Dittatore (1): “Caro Bertani, ho molto bisogno di voi, dunque venite con tutta la vostra gente. Vostro Garibaldi”.“. Maraldi, a p. 99, nella nota (1) postillava: “(1) Pianciani, op. cit.”. Maraldi, a p. 101, nella nota (2) postillava:“(2) J. W. Mario, op. cit., 172, 173, 174.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 130, aggiungeva che: “Frattanto Garibaldi la mattina del 19 arrivando col generale Türr a Messina si portavano insieme a Giardini, ove la 1ª Brigata (Bixio) della 15ª Divisione Türr si preparava allo imbarco unitamente con altre truppe. Garibaldi diede ordine a Türr, che pure voleva partire per Calabria, di ritornare a Messina, onde’ con Sirtori, Cosenz e Medici preparare lo sbarco degli altri uomini sul continente, e prima di ogni altra cosa recarsi a Milazzo per attaccare alla sua Divisione i volontarî della dimessa spedizione Bertani – Pianciani, onde non si sparpagliassero, cosa non improbabile, stante il disgusto che tuttavia provavano per essere stata mutata la loro destinazione su Roma per la quale erano fanatizzati.”. Dunque, come si vede, Pecorini, sulla scorta del Rustow non parlò affatto del telegramma di Garibaldi, che consegnato da Acerbi a Bertani lo invitava a venire con le sue truppe bene equipaggiate in Calabria. A Milazzo, Bertani aveva partecipato alla rivista che il generale Turr fece alle truppe ivi riunite. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 156-157, in proposito scriveva che: “Bertani che sperava sempre di ottenere per quelle truppe, che erano il risultato delle sue cure intense, ostinate e prolungate, un impiego speciale, ora che esse avevano calorosamente manifestato il loro desiderio, voleva fare ancora un tentativo presso il generale. Ma ciò non gli riuscì perchè quella stessa sera del 19 il Dittatore con Bixio, sugli sconquassati vapori il Franklin ed il Torino passava in Calabria. Bertani era perciò costretto a telegrafare a Pianciani tuttora a Palermo, che, stante la partenza del generale Dittatore, non vi era più modo di combinare la diversione. Il concetto della diversione subiva dunque un altro scacco. Non era ancora l’ultimo a precedere la rivincita.”.
Nel 26 agosto 1860, a Paola, il Maresciallo VIAL,
Cesare Morisani (….), nel suo, Ricordi storici. I fatti delle Calabrie nel luglio ed agosto 1860, Reggio, Tip. Caruso, 1872, a pp. 152, in proposito scriveva che: “…..in quel giorno stesso 26 Agosto si presentarono a Vial per dichiarargli che i loro corpi non si sarebbero battuti. Vial non seppe cacciar via quegl’inetti per farli sostituire da uffiziali capaci, non seppe superare quelle forti, ma superabili contrarietà, e attraversato in tutt’i modi, disperò di qualunque buon successo, disperò financo d’ assicurarsi la via colle armi, e s’appigliò al più umiliante partito, che gli restava, di domandare al nemico la ritirata. – All’ uompo spedì il capo dello Stato maggiore Colonnello Bertolini, facendolo imbarcare sul Vapore la Stella perchè la truppa si fosse ritirata sopra Salerno senz’ essere molestata. che ore dopo dalla partenza di Bertolini giungeva a Pizzo proveniente da Napoli un vapore francese, portante non già il generale Pianell, che prometteva di voler assumere il comando delle truppe in Calabria, non già altri generali da sostituire quelli, che fino allora aveano fatta cattiva prova, ma il maggiore Ludovigo De Sauget portante l’ordine, di lasciare interamente le Calabrie al nemico, e marciare in ritirata etc….”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 271-272, in proposito scriveva: “…..indubitabile che ai grandi successi di Garibaldi concorreva il contegno ignominioso dei napoletani. Se i generali ed uffiziali napoletani fossero stati brava gente, i rapidi successi di Garibaldi erano assolutamente impossibili. Ma è un grosso errore il credere che Garibaldi abbia operato col danaro per guadagnarsi dei traditori. Garibaldi non aveva danaro, e le perpetue strettezze pecuniarie dell’esercito meridionale non cessarono che dopo la presa di Napoli. È possibile che una volta od un’altra qualche furfante napoletano si risolvesse a prontamente capitolare, calcolando di poter usufruire a proprio vantaggio la cassa del reggimento o della brigata, ma anche questa cosa non può essersi verificata che di rado, poichè neppure le regie casse di guerra non erano troppo provviste. La causa principale dei rapidi successi di Garibaldi era senza questione lo stato di sfacelo in cui si trovava il paese, la mancanza di fede nella durata dello stato attuale, radicata appunto nel ceto colto civile e militare del paese, e la confusione che ne derivava. Erano le precise condizioni della Prussia nel 1806. Quegli stessi giovinastri che poche settimane prima impertinenti maltrattavano i loro soldati col più spaventevole arbitrio e sulla piazza d’armi avrebbero mangiati tutti gli eserciti del mondo, erano là imbambolati, appena la disciplina esterna più non bastasse, e si facesse appello all’uomo ed al merito personale.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 272-273, in proposito scriveva: “Il 24 agosto Garibaldi fece passare presso Scilla sul continente napoletano tutta la sua armata attiva, compresa anche la divisione Rüstow, la quale trovavasi tuttavia a Milazzo. Giunte alla costa, le truppe si ordinarono in modo che le ultime arrivate si mettessero alla testa; innanzi a tutte le brigate Eber e Sacchi, indi la divisione Cosenz, la divisione Medici e la divisione Bixio….Prima di narrare la marcia di Garibaldi attraverso le Calabrie, la Basilicata ed il Principato, per Napoli, è necessario intrattenerci alquanto dell’ insurrezione in queste provincie, la quale precorse l’esercito meridionale, indi vedere come a fronte degli avvenimenti si contenessero il re Francesco II, la sua corte ed il suo ministero. III. L’insurrezione nel continente napoletano. Contemporaneamente allo sbarco delle prime truppe di Garibaldi sul continente l’insurrezione destossi in tutto il territorio del re Francesco. L’armata di Garibaldi non è anzi tutto che il punto d’appoggio di questa insurrezione, che la precorre. È impossibile tenerle dietro in tutte le sue particolarità; è però necessario informare in qualche modo il lettore del modo in cui si diffuse.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a p. 276, in proposito scriveva: “Dopo il 25 agosto insorsero nel Principato citeriore Eboli, la Sala, il distretto del Cilento. I regii lasciavano tranquillamente che si facesse , ma non vedevano con altrettanta indifferenza che la rivoluzione si agitasse anche nel Principato ulteriore.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a p. 296, in proposito scriveva: “Durante i combattimenti di Villa San Giovanni e Piale, il general Viale, con parte delle sue truppe, erasi da Monteleone avanzato verso Bagnara ed aveva dato ordine allo stesso brigadiere Ruiz di attaccare i garibaldini. Questi erasi rifiutato di intraprendere l’attacco collo scarso numero di truppe che aveva. Viale quindi ritirossi di nuovo a Monteleone, si mise a letto ammalato e chiese la sua dimissione, appena vide in quale stato fuggivano i corpi di Briganti e Melendez, e quando seppe che i rinforzi i quali dovevano congiungersi con lui, allo sbarco presso Paola ne erano stati impediti da quegli abitanti.”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 492-493, in proposito scriveva che: “LV. La decimaquinta divisione, ingrossata dalle truppe disperse di già appartenenti al corpo di Luigi Pianciani state direttamente da Palermo trasportate a Paola, a Scaléa, a Policastro od a Sapri, sfilava colla massima secretezza e celerità sulla destra dell’esercito regio. A queste forze, già per sè considerevoli, si unirono tosto le bande insurrezionali del paese ed i numerosi distaccamenti dei Calabresi che avevano preceduto la marcia dell’ armata italiana. Con tutti questi corpi riuniti, il generale Türr, riuscendo a girare, come gli era stato ordinato l’estrema sinistra dei Regii, avrebbe potuto seriamente compromettere la loro posizione.”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a p. 487, in proposito scriveva che: “…XLII. Martedi 4 settembre i volontari levarono il campo dirigendosi verso Rogliano, dove giunsero e bivaccarono la notte seguente. All’alba del 5 si riposero in marcia e pervennero il giorno stesso a Cosenza, bella e pittoresca città, capo luogo della Calabria ulteriore. XLIII. Quivi i volontari pagavano un debito di patria e fraterna affezione e memoria. Il 24 luglio 1844 Cosenza era stata il teatro d’ infausta tragedia: Attilio ed Emilio Bandiera, Domenico Moro ed i loro compagni di gloria e sventura avevano quivi scontato col sangue la temerità giovanile e l’amore all’Italia. Un governo più equo o meno feroce avrebbe rispettato la loro gioventù e le loro illusioni: ma la Corte borbonica, avida mai sempre di sangue, tutti ad un tratto li fece dannare all’ ultima pena . Eglino subirono il loro destino con eroica rassegnazione e costanza : e furono l’un sopra l’altro fucilati etc….”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, a pp. 138-139, riferendosi al colonnello Ludovico Frapolli, in proposito scriveva che: “Garibaldi non era più a Bagnara, che aveva lasciato alcune ore prima del nostro arrivo; vi trovavamo invece il colonnello Frapolli, lo stesso con cui eravamo partiti da Genova…..Dopo aver parlato quella stessa mattina con Garibaldi, egli si preparava a ritornare in Sicilia per accellerare l’invio di truppe e dirigerle per mare non più a Reggio e su Scilla, ma molto più a nord, in previsione di una resistenza determinata, per lanciarle a Paola, dietro Cosenza, in maniera da tagliare la ritirata ai Napoletani, e su Sapri, per operare un movimento che potesse minacciare Salerno. Era il mezzo, escogitato assai bene dal Frapolli stesso, d’isolare gli uni dagli altri e di ridurre al nulla i diversi corpi regii che ancora occupavano in forze la strada di Napoli, e che potevano condenderci seriamente il passaggio nel caso poco probabile che al nostro avvicinarsi non si fosse sollevato tutto il paese. Frapolli partì solo sulla piccola imbarcazione per raggiungere Milazzo, e noi salimmo in carrozza per andare a raggiungere Garibaldi; etc…”. Dunque, Du Champ ci parla dell’arrivo di Turr a Bagnara calabra dove trovarono il colonnello Ludovico Frapolli (….), il quale aveva conversato con Garibaldi che da poco aveva lasciato Bagnara. Frapolli era in procinto d’imbarcarsi per la Sicilia, per andare a Milazzo e raccontava il piano di Garibaldi di non portare le truppe del Turr a Reggio e a Scilla ma di portarle a Sapri. Da Wikipedia leggiamo che Ludovico Frapolli, fu in Ingegniere, patriota. Partecipò a tutte le imprese garibaldine dal 1860 al 1871, dopo lunghi anni di esilio. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 140-141, in proprosito scriveva che: “Intanto tra il 24 ed il 25 agosto la brigata Eber della divisione Turr, aveva affrettato il suo sbarco sopra battelli a vapore a Bagnara, meno il battaglione La Porta e la sezione ungherese etc….le brigate Puppi, Milano e Spinazzi (divisione Turr) etc…La brigata Bixio (divisione Turr) etc…”. Pecorini, a p. 141, in proposito scriveva: “Il 28 alle 6 ant. la brigata Eber partiva da Mileto per Monteleone, ed arrivava alla tappa alle 9 ant. ove accampava a piè del monte. Alle 6 pom. muoveva per Pizzo, ove giungeva alle 10 pom. ed ivi riceveva ordine di proseguire il cammino e di accamparsi al Piano dei sorrisi (Maida) ove arrivava dopo un’ora di marcia. Etc…Questo stesso giorno arrivavano in Messina le brigate Puppi, Milano e Spinazzi che soffermavano a Gesso e partivano subito per Torre di Faro….Lo stesso giorno 29 giungevano a Torre di Faro le brigate Puppi, Milano e Spinazzi in attesa d’imbarco per passare in Calabria. Le brigate Milano e Spinazzi in questo stesso giorno sbarcarono a Tropea; la brigata Sacchi etc…arriva il 28 a Pizzo.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 141, in proposito scriveva che: “Lo stesso giorno 26 muovevano da Milazzo per Messina, dopo sette giorni di permanenza in quella città, le brigate Puppi, Milano, Spinazzi ( divisione Türr). La brigata Eber alle ore 8 ant. del 27 era in Rosarno ed accampava al di là del paese. Si rimetteva in marcia alle ore 6 pom. per Mileto dove giungeva alle 11 pom. ed accampava sulla strada di qua del paese; il servizio della guardia del campo, l’avanguardia e la retroguardia veniva prestato durante le marce per turno…..(riferendosi al 28 agosto)…Questo stesso giorno arrivavano in Messina le brigate Puppi, Milano e Spinazzi che soffermavano a Gesso e partivano subito per Torre di Faro. Dal Piano dei sorrisi partiva la colonna Eber il 29 per Maida alle 2 pom. e giungeva la tappa alle 11 di notte, dopo aver fatto una sosta a Fiumara Randaci. Lo stesso giorno 29 giungevano a Torre di Faro le brigate Puppi, Milano e Spinazzi in attesa d’imbarco per passare in Calabria. Le brigate Milano e Spinazzi in questo stesso giorno sbarcarono a Tropea; Etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 146, in proposito scriveva che: “Le brigate Milano e Spinazzi, passando per Monteleone, giungevano a Pizzo la sera dello stesso giorno 30, e partivano da colà nella notte del 30 al 31 per Paola.”. Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a p. 196 e ssg., in proposito scriveva che: “Il maresciallo Vial con dodicimila uomini era intorno a Monteleone; e per sostenere Briganti ordinò si marciasse alla volta di Bagnara. Ma lo spirito di diserzione agita sue truppe, lo spirito d’insurrezione le città circostanti; cosi, ch’egli non osa di spingersi innanzi; e gli eventi precipitano. L’ostile commuoversi delle popolazioni già prorompe manifesto; i comitati comandano a Catanzaro; bande d’insorgenti si no colgono al cenno di Stocco; e innanzi a queste una parte del 2.“ di linea, il giorno 26 mette giù le armi a Tiriolo senza colpo ferire; regii rinforzi approdati a Paola non possono muovere innanzi; Cosenza tutta in armi; Briganti è disfatta. Infermò Vial a letto; passa il comando al General Ghio. Il quale seppe incontanentei nuovi rovesci della capitolazione di Caldarelli; e, segregato, in mezzo a gagliardo incendio che da tutte parti da Reggio a Salerno 1’ avvolgeva, non pensò che a ritrarsi per Napoli, augurando, se gli arride fortuna, di incontrare in qualche rada del Tirreno regie navi, che gli facessero abilità di schivare i perigli della lunghissi ma marcia per terra.
BERTANI VIAGGIA IN MARE DIRETTO A MESSINA (TORRE DI FARO)
Nel 28 agosto 1860, Agostino BERTANI, viaggia con il vapore UTILE per raggiungere le sue truppe a Messina
Dopo aver ricevuto a Milazzo, il dispaccio di Garibaldi, dove Garibaldi lo invitava a portare le sue truppe in Calabria, Bertani, da Milazzo cerca di portare le sue genti al porto di Messina, a Torre di Faro. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 172-173, riferendosi a Bertani, in proposito scriveva che: “La caccia in quei giorni ai bipedi e quadrupedi e ai mezzi di trasporto per mare e per terra era fin comica si sentiva prima che si sapesse, che Garibaldi aveva abbandonato l’isola: anche invisibile, egli con magnetico fluido tutti attirava. I feriti di cui le case e le chiese di Milazzo erano piene, fuggirono; e il vice- capo dell ‘ ambulanza, Stradivari, potè appena tenere riuniti medici sufficienti. Per eseguire gli ordini di Garibaldi, Bertani non aveva che il vaporetto l’Utile, venuto da Palermo coi cavalli della legione. Onde facendo marciare la gente da Milazzo, Gesso, Messina, al Faro, egli, precedendola, si assicurò i trasporti e telegrafò a Garibaldi a Reggio per sapere in che punto dovesse sbarcare colla gente.“. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 174, in proposito scriveva che: “Senza la benevolenza del povero Nievo a Palermo, di Acerbi e di Nicola Fabrizi a Messina, Bertani davvero non avrebbe trovato trasporti tra tanti che se li leticavano per pigiarvi le genti loro, magari sloggiandone quelle degli altri. Così il povero Ripari fino dal 22 fu sbalzato col personale e materiale d’ambulanza dall’Aberdeen ove pure era salito per ordine di Sirtori, e noi dovemmo sguizzare in barche pescherecce e sbarcare in mezzo ai regi e correre e correre per raggiungere Garibaldi.“. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, riferendosi a Bertani aggiungeva che: “Egli ubbidì, e da Milazzo a marcie forzate condusse i suoi uomini al Faro. Qui telegrafò al Generale per sapere in quale punto della costa calabrese doveva sbarcare. Etc…”. Infatti, Eliseo Porro (…..), nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), a p. 10 proseguendo il suo racconto scriveva: “Finalmente la sera del 26 agosto intrapresi la marcia verso il Faro, e giunsi in quel giorno fino a Gesso; il 27 a Messina; il 28 alla Torre del Faro.”. Dunque, a Torre di Faro, il 28 agosto 1860, Bertani arrivò con alcune truppe imbarcatosi sul vapore Utile, che riuscì a trovare mentre il colonnello Rustow, da Milazzo dovette marciare con il grosso delle truppe dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 30, in proposito scriveva che: “Io avevo assistito alla partenza di Pianciani; più tardi, il suo contingente di truppa, diretto in un primo momento verso Milazzo ed il Faro, etc…”.
LA MARCIA DI RUSTOW PER MESSINA-TORRE DI FARO
Nel 26 e 27 agosto 1860, Torre di Faro, Messina, RUSTOW e le truppe di volontari dell’ex ‘spedizione TERRANOVA’ (ex Spedizione Bertani-Pianciani), ivi portate via terra da Milazzo ed ivi tutte riunite. Li raggiunge pure Agostino Bertani che li fa imarcare per la Calabria sul vapore UTILE
I garibaldini della “Spedizione Bertani-Pianciani” sbarcarono in Sicilia dove Garibaldi ed i suoi Mille avevano già conquistato la Sicilia. Essi parteciparono alle operazioni di Milazzo. A Milazzo, le truppe dell’ex spedizione Pianciani, organizzate dal Bertani furono da Garibaldi aggregate alla 15° Divisione affidata al colonnello Rustow. Dunque, queste due brigate dell’ex spedizione Pianciani prima che fossero portate da Rustow e da Bertani a Paola si trovavano a Milazzo in Sicilia, non molto distanti da Messina e dallo Stretto per le coste della Calabria. Le truppe furono spostate a marcie forzate a Torre di Faro. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, nell’“Allegato II: Riassunto delle Tabelle di Marcia dell’Esercito Meridionale”, a p. 515, riferendosi alla Brigata Milano, che è quella di cui stò parlando, in proprosito scriveva che: “28 agosto: Messina Torre di Faro; 29 agosto: Tropea Monteleone; 30 Pizzo; 31 Paola; 1 settembre: in mare per Sapri; 2 settembre: Sapri; 3 settembre: Vibonote; 4 settembre: Casalinuovo; 5 settembre Sala; 6 settembre Auletta; 7 settembre Eboli; 8 settembre Salerno; 9 settembre Napoli; 11 Avellino; 12 settembre Domenicane; 13 settembre Ariano; etc…”. Dunque, il Pecorini scriveva che la Brigata Milano si trovava a Torre di Faro il 28 agosto ed il 29 agosto era giunta a Tropea e Monteleone. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 823, in proposito scriveva che: “La divisione Rustow che trovavasi ancora in Milazzo, il 26 agosto aveva ricevuto l’ordine di marciare verso Torre di Faro per ivi imbarcarsi e muovere alla volta della Calabria. Essa arrivava il 28 a Torre di Faro, e la mattina del 29, le due brigate Milano e Parma s’imbarcarono per dirigersi nel golfo di Sant’Eufemia; la brigata Bologna dovette aspettare sulle coste di Sicilia, perchè i mezzi di trasporto mancavano. Etc…”. Eliseo Porro (…..), nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), a pp. 9-10-11, in proposito scriveva che: “In ogni giorno, non una sola volta, ma perfino due, tre volte mi si consigliava la immediata partenza verso il Faro. Resistetti riguardo alla via di mare e momentaneamente anche per quella di terra, poichè mi sembrava inopportuno consumare in marcie forzate truppe del tutto nuove per presentarle al nemico digiune affatto d’istruzione , affrante e disordinate. Etc…”. Rustow si lamentava del disordine che regnava a Milazzo. Poi, a p. 10 proseguendo il suo racconto scriveva: “Finalmente la sera del 26 agosto intrapresi la marcia verso il Faro, e giunsi in quel giorno fino a Gesso; il 27 a Messina; il 28 alla Torre del Faro. Quanto riuscissero utili le marcie per l’ordinamento delle truppe, lo mostrò l’esperienza. La colonna che dapprincipio si stendeva all’infinito potè a poco a poco essere raccolta, i militi abituarsi ad un rancio regolare e ad una certa celerità nel soddisfare ad ogni ramo del servizio militare. Che sarebbe avvenuto se ad ognuno avessi permesso di agire a proprio talento, poichè è a rimarcarsi che molti immaginavano che la colonna, a guisa di un viaggiatore pedestre dilettante, potesse d’un sol colpo fare una corsa da Milazzo a Torre del Faro ? Le colonne condotte da Garibaldi, giunte a Reggio avevano piegato verso il nord, diffondendo il terrore fra le demoralizzate truppe di Francesco II ed il giubilo nella gran maggioranza delle popolazioni. Per raggiungere queste colonne e procedere con esse di conserva malgrado la perdita di tempo incontrata, doveva imbarcarmi alla Torre del Faro ed approdare a Pizzo per formare l’estremità del sinistro fianco dell’esercito. Ma i nostri legni bastarono appena per l’imbarco delle due brigate Milano e Parma, cosicchè la brigata Bologna dovette restare al Faro. La brigata Milano e parte della brigata Parma erano con me sul vapore Rosolino Pilo.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a p. 270, in proposito scriveva: “In quel frattempo Garibaldi, che la mattina del 17 agosto aveva già abbandonato Palermo, e si era recato sulle coste orientali della Sicilia, cominciò le sue operazioni per il passaggio in Calabria.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 272-273, in proposito scriveva: “Il 24 agosto Garibaldi fece passare presso Scilla sul continente napoletano tutta la sua armata attiva, compresa anche la divisione Rüstow, la quale trovavasi tuttavia a Milazzo. Giunte alla costa, le truppe si ordinarono in modo che le ultime arrivate si mettessero alla testa; innanzi a tutte le brigate Eber e Sacchi, indi la divisione Cosenz, la divisione Medici e la divisione Bixio….”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 299-300, in proposito scriveva: “In pari tempo entrò in azione anche la divisione Rüstow. Il 26 agosto essa ebbe ordine di marciare da Milazzo a Torre di Faro onde colà essere imbarcata. Essendone la organizzazione ultimata, partì la stessa sera, ed arrivò in tre marcie, che servirono in pari tempo di esercizio a quelle giovani truppe, per Gesso e Messina, il 28 agosto a Torre di Faro, etc…”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, riferendosi a Bertani aggiungeva che: “Egli ubbidì, e da Milazzo a marcie forzate condusse i suoi uomini al Faro. Qui telegrafò al Generale per sapere in quale punto della costa calabrese doveva sbarcare.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 130, aggiungeva che: “Diede quindi ordine a Rüstow di partire con tutti per Torre di Faro, ed egli recavasi lo stesso giorno a Messina, e preparavasi al passaggio in Calabria.”. Dunque, secondo il Pecorini (che scriveva sulla scorta del racconto di Rustow), a Giardini diede ordine a Turr di recarsi a Milazzo a prendere i volontari dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “Così il Rustow giungeva a Milazzo dove furono riuniti circa 3500 uomini, e Bixio con le forze dell’Eberhard, con 400 Siciliani reclutati durante la traversata dell’isola e con due compagnie del battaglione Chiassi (brigata Sacchi) veniva ad avere ai suoi ordini una forza complessiva che si può calcolare in altri 3500 combattenti.“. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “Dopo alcuni giorni di sosta per manovre e per organizzare, la Divisione lasciava Milazzo il 26 e per via di terra giungeva il 28 al Faro. Lo scopo del Governo sardo era raggiunto. La spedizione Bertani-Pianciani era affatto sconvolta. Parte con l’Eberhardt a Taormina, parte a Palermo, e parte col Rustow sulla punta settentrionale dell’Isola.”. Dunque, Agrati racconta che, il colonnello Rustow arrivò la sera del 18 a Milazzo, al comando di una parte della sua Divisione (Divisione Turr) ed il 20 settembre 1860 era arrivata a Milazzo il resto della Divisione. Dopo alcuni giorni di sosta a Milazzo, la Divisione, il 28 riparte ed arriva al Faro. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 141, in proposito scriveva: “Il 28…..Questo stesso giorno arrivavano in Messina le brigate Puppi, Milano e Spinazzi che soffermavano a Gesso e partivano subito per Torre di Faro….Lo stesso giorno 29 giungevano a Torre di Faro le brigate Puppi, Milano e Spinazzi in attesa d’imbarco per passare in Calabria. Le brigate Milano e Spinazzi in questo stesso giorno sbarcarono a Tropea; la brigata Sacchi etc…arriva il 28 a Pizzo.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 141, in proposito scriveva che: “Lo stesso giorno 26 muovevano da Milazzo per Messina, dopo sette giorni di permanenza in quella città, le brigate Puppi, Milano, Spinazzi ( divisione Türr).”.
Nel 28 agosto 1860, da Reggio, Agostino PLUTINO invia un messaggio di Garibaldi a BERTANI con un messaggio telegrafico
Agostino Bertani che si trovava a Torre di Faro con le sue truppe e con Rustow telegrafò a Reggio Calabria per sapere dove si trovava Garibaldi e così poterlo raggiungere con le truppe che Garibaldi attendeva. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 173 e ssg., riferendosi a Bertani, in proposito scriveva che: “Bertani….e telegrafò a Garibaldi a Reggio per sapere in che punto dovesse sbarcare colla gente. Risponde, il 28 agosto, Agostino Plutino, calabrese dei Mille, colui che raggiunse i pionieri sull’ Aspromonte e rimase con essi, ed ora era stato dal dittatore nominato governatore generale politico e militare della provincia di Calabria ultra prima con poteri illimitati (1): etc…”. Dunque, la White scriveva che Agostino Bertani, il 27 agosto 1860 telegrafò a Reggio Calabria a Garibaldi che gli risponde da Reggio Calabria, il 28 agosto 1860 col tramite di Agostino Plutino, prodittatore della Calabria che gli risponde con il seguente messaggio telegrafico: «Reggio, 28 agosto 1860. Signore, In punto mi viene comunicato il seguente dispaccio elettrico per Lei: Fate sapere a Bertani a Torre di Faro che sbarchi la sua colonna a Santa Eufemia e che marci da costà a Nicastro. Per facilitare lo sbarco, Bertani deve portar seco barche. Mi avvisi se sbarcherà a Pizzo o a Santa Eufemia ( Pizzo , 28 , ore 5 ‘ /, pom. ). » La prego col ritorno del latore farmi tenere analoga risposta.- Il governatore generale Agostino Plutino. A. Bertani, generale di divisione, Torre di Faro.”. La White, a p. 173, nella nota (1) postillava che: “(1) Fatto questo da notarsi, dacchè una delle accuse mosse a Bertani fu che egli, quando divenne segretario generale, con arbitrio dittatoriale creò governatori a suo piacere. (2) Questo titolo innocentemente regalatogli da Plutino per telegrafo gli fruttò l’accusa di volere farsi generale ; ma egli si firmò sempre o Bertani o Bertani dott. Agostino.”. La White, a p. 174 proseguendo il suo racconto scriveva: “Bertani risponde a Plutino: “Vi prego partecipare al generale Garibaldi il seguente dispaccio: Scenderò a Santa Eufemia, condurrò barche meco, marcerò per Nicastro. Vi avvertirò appena sbarcato. Piola condusse vuoti a Palermo vapori destinati imbarco, perciò deve condurre uomini in due riprese. Vi prego altresì, signor governatore, di fare avvertire a Pizzo il tenente Francavilla condurre cavalli a Santa Eufemia subito.”. Dunque, la White scriveva che Bertani, dopo aver ricevuto a Torre di Faro l’ordine di Garibaldi inviatogli da Plutino, rispose al Governatore della Calabria con un dispaccio telegrafico dove gli annunciava che si sarebbe partito da Torre di Faro e si sarebbe diretto in Calabria, a Sant’Eufemia. Bertani, da Torre di Faro, prima di imbarcarsi sullo Stretto per andare in Calabria, diretto a Sant’Eufemia, telegrafa e risponde a Plutino, Governatore della Calabria per dirgli che vuole sbarcare con le sue truppe in Calabria. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, riferendosi a Bertani aggiungeva che: “Egli ubbidì, e da Milazzo a marcie forzate condusse i suoi uomini al Faro. Qui telegrafò al Generale per sapere in quale punto della costa calabrese doveva sbarcare. Il 28 agosto, Agostino Plutino, uno dei capi insurrezionali dell’Aspromonte, nominato da Garibaldi governatore della Calabria, telegrafava al Bertani, per ordine sempre del Generale, di far sbarcare la sua colonna fra Pizzo e S. Eufemia marciando poi a Nicastro. Bertani eseguì l’ordine e dopo mille peripezie il 29 agosto sbarcava a Tropea e da qui proseguiva con le truppe, d’accordo col Rustow per Pizzo, ove trovò un ordine del Sirtori di avanzare a marcie forzate per raggiungere il Quartiere Generale, che da S. Pietro del Tiriolo proseguiva verso il Generale che, dice la Mario, lo abbracciò, poi diede ordine al Generale Turr di andare a raggiungere la legione e portarla al più presto sulla via di Lagonegro, ed al Bertani disse (2): “Voi restereco meco, ho bisogno di voi”. Maraldi, a p. 99, nella nota (1) postillava: “(1) Pianciani, op. cit.”. Maraldi, a p. 101, nella nota (2) postillava:“(2) J. W. Mario, op. cit., 172, 173, 174.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 388-389, in proposito scriveva che: “Mentre così crolla tutta l’organizzazione borbonica, civile e militare, Garibaldi avanza rapidamente, trascinandosi dietro i suoi e spingendosi innanzi le torme dei vinti, tra i quali il panico, l’indisciplina, la dissoluzione non conoscon più limiti. Il 26 agosto il Dittatore è a Nicotera e di là scrive al Sirtori, senza sapere neppure con precisione dove si trovi: “Nicotera, 26 agosto 1860. Al Generale Sirtori a Mileto o sada da Rosarno a Mileto – Ebbi conferenza col Capo dello Stato Maggiore del maresciallo Vial e abbiam disposto il seguente: – Noi occuperemo Mileto domani etc…”. Il Sirtori riceve questa lettera nella notte stessa sul 27 al suo arrivo in Mileto e s’affretta a rispondere. Dice che il nemico si dirige al Pizzo dove s’imbarcherà e che Cosenz è partito da Rosarno la sera avanti con la sua 1° Brigata. Si imbarca pure a Torre di Faro il Bertani con circa 1500 uomini diretti al Pizzo. Il generale Milbitz, con la sua 2° Brigata della Divisione Cosenz, giunge a Nicotera il 27, sbarca e prosegue per Mileto….”.
LA BRIGATA BOLOGNA (PUPPI) RESTO’ AL FARO E NON POTE’ PARTIRE PER LA CALABRIA
Eliseo Porro (…..), nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), a p. 10 proseguendo il suo racconto scriveva: “Per raggiungere queste colonne e procedere con esse di conserva malgrado la perdita di tempo incontrata, doveva imbarcarmi alla Torre del Faro ed approdare a Pizzo per formare l’estremità del sinistro fianco dell’esercito. Ma i nostri legni bastarono appena per l’imbarco delle due brigate Milano e Parma, cosicchè la brigata Bologna dovette restare al Faro. La brigata Milano e parte della brigata Parma erano con me sul vapore Rosolino Pilo.”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 337-338, in proposito scriveva: “….si mise in movimento la sera stessa ed arrivò in tre marcie, che servirono nello stesso tempo di esercizio di quelle giovani truppe, per Gesso e Messina nel 28 agosto a Torre di Faro, e nella mattina successiva s’imbarcarono le due brigate Milano e Parma, mancando i legni per la brigata Bologna, per far vela verso il golfo di s. Eufemia.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 299-300, in proposito scriveva: “In pari tempo entrò in azione anche la divisione Rüstow. Il 26 agosto essa ebbe ordine di marciare da Milazzo a Torre di Faro onde colà essere imbarcata. Essendone la organizzazione ultimata, partì la stessa sera, ed arrivò in tre marcie, che servirono in pari tempo di esercizio a quelle giovani truppe, per Gesso e Messina , il 28 agosto a Torre di Faro, il 29 mattina per tempo furono imbarcate le due brigate Milano e Parma, mancando navi per la brigata Bologna, e furono dirette al golfo di Sant’Eufemia.”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 823, in proposito scriveva che: “La divisione Rustow che trovavasi ancora in Milazzo, il 26 agosto aveva ricevuto l’ordine di marciare verso Torre di Faro per ivi imbarcarsi e muovere alla volta della Calabria. Essa arrivava il 28 a Torre di Faro, e la mattina del 29, le due brigate Milano e Parma s’imbarcarono per dirigersi nel golfo di Sant’Eufemia; la brigata Bologna dovette aspettare sulle coste di Sicilia, perchè i mezzi di trasporto mancavano. Etc…”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 174-175 proseguendo ancora scriveva: “Bertani intanto non si smarrì; lasciò la brigata Bologna coll’ordine di ficcarsi nel primo vapore vuoto, e imbarcate le brigate Milano e Parma sul Weasel, Dante, Calabria e il Pilo, sali su questo e s ‘ indirizzò per Santa Eufemia.“. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 141, in proposito scriveva che: “Lo stesso giorno 26 muovevano da Milazzo per Messina, dopo sette giorni di permanenza in quella città, le brigate Puppi, Milano, Spinazzi ( divisione Türr). La brigata Eber alle ore 8 ant. del 27 era in Rosarno ed accampava al di là del paese. Si rimetteva in marcia alle ore 6 pom. per Mileto dove giungeva alle 11 pom. ed accampava sulla strada di qua del paese; il servizio della guardia del campo, l’avanguardia e la retroguardia veniva prestato durante le marce per turno…..(riferendosi al 28 agosto)…Questo stesso giorno arrivavano in Messina le brigate Puppi, Milano e Spinazzi che soffermavano a Gesso e partivano subito per Torre di Faro. Dal Piano dei sorrisi partiva la colonna Eber il 29 per Maida alle 2 pom. e giungeva la tappa alle 11 di notte, dopo aver fatto una sosta a Fiumara Randaci. Lo stesso giorno 29 giungevano a Torre di Faro le brigate Puppi, Milano e Spinazzi in attesa d’imbarco per passare in Calabria. Le brigate Milano e Spinazzi in questo stesso giorno sbarcarono a Tropea; Etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: “Queste forze, dice il Rustow, eran l’intera Brigata “Milano” e alcuni reparti della “Parma”: il resto aveva dovuto restare al Faro poichè i vapori non erano sufficienti per il trasporto. Componevano la Brigata “Milano” 3 Battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi e il capitano Venuti, e 2 Compagnie di bersaglieri.”. Il colonnello Cesare Cesari, del Ministero della Guerra nel testo citato, a p. 172, in proposito scriveva che: “Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguir per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano a loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”.
BERTANI E RUSTOW CON LE BRIGATE MILANO E SPINAZZI SI IMBARCANO PER LA CALABRIA
Nel 29 agosto 1860, a Messina, Torre di Faro, l’imbarco per lo sbarco in Calabria (a Tropea) di Bertani e di RUSTOW con le truppe di volontari dell’ex ‘spedizione TERRANOVA’ (ex Spedizione Bertani-Pianciani): le due Brigate Milano e Spinazzi si imbarcano e viaggiano per sbarcare in Calabria sui vapori WEISEL, DANTE, CALABRIA e PILO
I garibaldini della “Spedizione Bertani-Pianciani” furono portate da Milazzo a Torre del Faro e da Torre del Faro si imbarcarono per sbarcare in Calabria. Queste forze garibaldine, raccolte in precedenza dal Bertani, per via mare raggiunsero le coste della Calabria ma dovettero sbarcare a Tropea e non poterono arrivare via mare a Pizzo Calabro che fu raggiunta solo marciando da Tropea. I vapori che li avevano trasportati da Torre di Faro, via mare, li lasciarono e li fecero sbarcare a Tropea. Da Tropea, in Calabria, marciarono fino a Pizzo dove si imbarcarono per Paola. Le truppe dell’ex Spedizione Pianciani, organizzate dal Bertani furono da Garibaldi aggregate alla 15° Divisione affidata al colonnello Rustow e le sue Brigate, prima di arrivare a Paola, dovettero sbarcare in Calabria, dopo aver attraversato lo Stretto di Messina. Si partirono il 28 agosto 1860 dal porto di Messina, Torre di Faro e da lì, via mare attraversarono lo Stretto ma dovettero barcare a Tropea. I comandanti dei piroscafi noleggiati dal Bertani non vollero proseguire fino a Pizzo e dopo che essi avevano completato lo sbarco a Tropea immediatamente lasciarono lo Stretto per paura di incontrare Navi borboniche nemiche. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 389, in proposito scriveva che: “Il Sirtori riceve questa lettera nella notte stessa sul 27 al suo arrivo in Mileto e s’affretta a rispondere. Dice che il nemico si dirige al Pizzo dove si imbarcherà e che Cosenz è partito da Rosarno la sera avanti con la sua 1° Brigata. Si imbarca pure a Torre di Faro il Bertani con circa 1500 uomini diretto al Pizzo.”. Dunque, Agrati (….), a pp. 389, riferendosi al 27 agosto 1860, in proposito scriveva che: “Si imbarca pure a Torre di Faro il Bertani con circa 1500 uomini diretto al Pizzo.”. Dunque, Bertani lasciò Torre di Faro, con le sue truppe dell’ex spedizione Pianciani, il 27 agosto 1860. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, nell’“Allegato II: Riassunto delle Tabelle di Marcia dell’Esercito Meridionale”, a p. 515, riferendosi alla Brigata Milano, che è quella di cui stò parlando, in proprosito scriveva che: “28 agosto: Messina Torre di Faro; 29 agosto: Tropea Monteleone; 30 Pizzo; 31 Paola; 1 settembre: in mare per Sapri; 2 settembre: Sapri; 3 settembre: Vibonote; 4 settembre: Casalinuovo; 5 settembre Sala; 6 settembre Auletta; 7 settembre Eboli; 8 settembre Salerno; 9 settembre Napoli; 11 Avellino; 12 settembre Domenicane; 13 settembre Ariano; etc…”. Dunque, il Pecorini scriveva che la Brigata Milano si trovava a Torre di Faro il 28 agosto ed il 29 agosto era giunta a Tropea e Monteleone. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 173 e ssg., riferendosi a Bertani, in proposito scriveva che: “Per eseguire gli ordini di Garibaldi, Bertani non aveva che il vaporetto l’Utile, venuto da Palermo coi cavalli della legione. Onde facendo marciare la gente da Milazzo, Gesso, Messina, al Faro, egli, precedendola, si assicurò i trasporti e telegrafò a Garibaldi a Reggio per sapere in che punto dovesse sbarcare colla gente. Risponde, il 28 agosto, Agostino Plutino, calabrese dei Mille, colui che raggiunse i pionieri sull’ Aspromonte e rimase con essi, ed ora era stato dal dittatore nominato governatore generale politico e militare della provincia di Calabria ultra prima con poteri illimitati: “……”(1).”. La White, a p. 174 proseguendo il suo racconto scriveva: “Bertani risponde a Plutino: Vi prego partecipare al generale Garibaldi il seguente dispaccio: Scenderò a Santa Eufemia, condurrò barche meco, marcerò per Nicastro. Vi avvertirò appena sbarcato. Piola condusse vuoti a Palermo vapori destinati imbarco, perciò deve condurre uomini in due riprese. Vi prego altresì, signor governatore, di fare avvertire a Pizzo il tenente Francavilla condurre cavalli a Santa Eufemia subito.”. Dunque, la White scriveva che Bertani, dopo aver ricevuto a Torre di Faro l’ordine di Garibaldi inviatogli da Plutino, rispose al Governatore della Calabria con un dispaccio telegrafico dove gli annunciava che si sarebbe partito da Torre di Faro e si sarebbe diretto in Calabria, a Sant’Eufemia. Ma, come vedremo non poté sbarcare a Sant’Eufemia ma arrivò a Tropea. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 174-175 proseguendo ancora scriveva: “Bertani intanto non si smarrì; lasciò la brigata Bologna coll’ordine di ficcarsi nel primo vapore vuoto, e imbarcate le brigate Milano e Parma sul Weasel, Dante, Calabria e il Pilo, sali su questo e s ‘ indirizzò per Santa Eufemia. Ma le sue pene erano tutt’altro che terminate. Alcuni capitani dei vapori e delle barche, interessati o pusillanimi, fecero impazzire i capi dei corpi, ‘pretendendo di caricare poca gente, guastando o fingendo guaste le macchine per retrocedere alle spiaggie sicule o sbarcare su quel punto dell’opposta sponda che a loro paresse meno pericoloso.”. Dunque, i volontari garibaldini, Rustow e Bertani, dovettero sbarcare a Tropea e non a Sant’Eufemia perché il capitano del vapore “Pilo” li aveva sbarcati lì e se n’era andato. Sulla partenza di Bertani e delle truppe dal Faro per andare in Calabria. Poi continuando il racconto scriveva: “Nel bel mezzo dello stretto scende agitato il capitano del Pilo, avvertendo che quello del ‘Calabria’ aveva dato indietro per minaccia di un legno napoletano e ora voleva sbarcare la gente a Tropea. Qui di fatti la sbarcò e voltò prora per la Sicilia.”. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 11-12, scriveva pure: “Finalmente la sera del 26 agosto intrapresi la marcia verso il Faro, e giunsi in quel giorno fino a Gesso; il 27 a Messina; il 28 alla Torre del Faro. Quanto riuscissero utili le marcie per l’ordinamento delle truppe, lo mostrò l’esperienza. La colonna che dapprincipio si stendeva all’infinito potè a poco a poco essere raccolta, i militi abituarsi ad un rancio regolare e ad una certa celerità nel soddisfare ad ogni ramo del servizio militare. Che sarebbe avvenuto se ad ognuno avessi permesso di agire a proprio talento, poichè è a rimarcarsi che molti immaginavano che la colonna, a guisa di un viaggiatore pedestre dilettante, potesse d’un sol colpo fare una corsa da Milazzo a Torre del Faro ? Le colonne condotte da Garibaldi, giunte a Reggio avevano piegato verso il nord, diffondendo il terrore fra le demoralizzate truppe di Francesco II ed il giubilo nella gran maggioranza delle popolazioni. Etc…“. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 11, scriveva pure: “Ma i nostri legni bastarono appena per l’imbarco delle due brigate Milano e Parma, la brigata Bologna dovette restare al Faro.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 299-300, in proposito scriveva: “In pari tempo entrò in azione anche la divisione Rüstow. Il 26 agosto essa ebbe ordine di marciare da Milazzo a Torre di Faro onde colà essere imbarcata. Essendone la organizzazione ultimata, partì la stessa sera, ed arrivò in tre marcie, che servirono in pari tempo di esercizio a quelle giovani truppe, per Gesso e Messina, il 28 agosto a Torre di Faro, il 29 mattina per tempo furono imbarcate le due brigate Milano e Parma, mancando navi per la brigata Bologna, e furono dirette al golfo di Sant’Eufemia. Etc….”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 337-338, in proposito scriveva: “Nello stesso tempo entrò in azione anche la divisione Rüstow. Ai 26 aprile essa ebbe l’ordine di marciare da Milazzo e Torre di Faro per essere imbarcata. Essendo compiuta la sua organizzazione, si mise in movimento la sera stessa ed arrivò in tre marcie, che servirono nello stesso tempo di esercizio di quelle giovani truppe, per Gesso e Messina nel 28 agosto a Torre di Faro, e nella mattina successiva s’imbarcarono le due brigate Milano e Parma, mancando i legni per la brigata Bologna, per far vela verso il golfo di s. Eufemia. Nel mezzogiorno dello stesso di 29 agosto essendo stato obbligato a sbarcare a Tropea distante circa tre marcie da Soveria – Manelli, etc…”. Dunque, Rustow raccontava che il 29 agosto 1860, le sue truppe dovettero sbarcare a Tropea e non a Sant’Eufemia, in quanto: “….per la paura dei capitani di navigli d’un vapore da guerra napoletano incrociante in quelle acque, che pretendevano aver anche veduto, dovettero quelle due brigate partire da Tropaea in quella notte stessa e nel giorno 30 a mezzodì erano già riunite a Monteleone; andarono di là a Pizzo, s’imbarcarono di nuovo, in quanto bastavano quei navigli facendo vela verso Paola, dove arrivavano nel 31 agosto. Formando……”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 823, in proposito scriveva che: “La divisione Rustow che trovavasi ancora in Milazzo, il 26 agosto aveva ricevuto l’ordine di marciare verso Torre di Faro per ivi imbarcarsi e muovere alla volta della Calabria. Essa arrivava il 28 a Torre di Faro, e la mattina del 29, le due brigate Milano e Parma s’imbarcarono per dirigersi nel golfo di Sant’Eufemia; la brigata Bologna dovette aspettare sulle coste di Sicilia, perchè i mezzi di trasporto mancavano. Il disbarco non potè aver luogo a Sant’ Eufemia, perchè una fregata napoletana si credeva incrociasse in quelle acque. Le brigale Milano e Parma dovettero disbarcare in Tropea, distante tre giorni di cammino da Soveria-Manelli. La notte stessa partirono; ed il 30 agosto a mezzogiorno erano già riuniti in Monteleone. Etc…”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, a p. 154, in proposito scriveva che: “…………..“. Dobelli (Treveljan), a p. 154, nella nota (2) postillava: “(2) Pianciani, 212-213; Mem. Stor. Mil., II, 182; Turr, Risposta, 15-16.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 194, nella nota (2) postillava: “(2) V. addietro, pagg. 152-155. Avevan lasciato la Sicilia e toccato il continente a Tropea, marciando di là a Pizzo per poi riprender il mare fino a Paola. Rustow, Brig. Milano, 11-16; Rustow, 299.”. Dunque, Treveljan, nella traduzione della Dobelli scriveva che le truppe dell’ex spedizione Pianciani avevano lasciato la Sicilia sbarcando a Tropea. Marciarono da Tropea a Pizzo Calabro da cui si imbarcarono e per via mare raggiunsero il porticciolo di Paola. Sul percorso seguito dalle truppe del Rustow (ex Pianciani) abbiamo la testimonianza dello stesso Rustow. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: “Queste forze, dice il Rustow, eran l’intera Brigata “Milano” e alcuni reparti della “Parma”: il resto aveva dovuto restare al Faro poichè i vapori non erano sufficienti per il trasporto. Componevano la Brigata “Milano” 3 Battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi e il capitano Venuti, e 2 Compagnie di bersaglieri.”. Scrive l’Agrati che la brigata “Milano”, comandata dal “Gandini”, era composta da 3 battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi ed il capitano Venuti e due compagnie di Bersaglieri. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a p. 389, in proposito scriveva che: “Si imbarca pure a Torre di Faro il Bertani con circa 1500 uomini diretto a Pizzo. Il generale Milbitz, con la 2° Brigata della Divisione Cosenz, giunge a Nicotera il 27, sbarca e prosegue per Mileto….(p. 390). Bertani sbarca a Tropea, poiché i capitani dei vapori, spaventati dalla presenza di una nave che credono una fregata napoletana, l’han messo a terra là, invece che al Pizzo, dove si dirige per via ordinaria.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 332-333 scriveva che: “Dopo alcuni giorni di sosta per manovre e per organizzare, la Divisione lasciava Milazzo il 26 e per via di terra giungeva il 28 al Faro.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 388-389, in proposito scriveva che: “Si imbarca pure a Torre di Faro il Bertani con circa 1500 uomini diretti al Pizzo. Il generale Milbitz, con la sua 2° Brigata della Divisione Cosenz, giunge a Nicotera il 27, sbarca e prosegue per Mileto…..Bertani sbarca a Tropea, poiché i capitani dei vapori spaventati dalla presenza di una nave che credono una fregata napoletana, l’han messo a terra là, invece che al Pizzo, dove si dirige per via ordinaria.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: “In Cosenza arriva il Bertani, che ha lasciato a Paola i 1500 soldati da lui condotti per mare dal Faro a Tropea, poi per terra sino al Pizzo e in fine per mare di nuovo dal Pizzo a Paola…..Queste forze, dice il Rustow, eran l’intera Brigata “Milano” e alcuni reparti della “Parma”: il resto aveva dovuto restare al Faro poichè i vapori non erano sufficienti per il trasporto.”. Dunque, secondo Agrati, Agostino Bertani condusse questa Divisione, insieme a Rustow dal Faro a Tropea. Da Tropea, Bertani e Rustow, marceranno fino ad arrivare a Pizzo Calabro, dove si imbarcheranno, e via mare arriveranno a Paola. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, nell’“Allegato II: Riassunto delle Tabelle di Marcia dell’Esercito Meridionale”, a p. 515, riferendosi alla Brigata Milano, che è quella di cui stò parlando, in proprosito scriveva che: “28 agosto: Messina Torre di Faro; 29 agosto: Tropea Monteleone; 30 Pizzo; 31 Paola; 1 settembre: in mare per Sapri; 2 settembre: Sapri; 3 settembre: Vibonote; 4 settembre: Casalinuovo; 5 settembre Sala; 6 settembre Auletta; 7 settembre Eboli; 8 settembre Salerno; 9 settembre Napoli; 11 Avellino; 12 settembre Domenicane; 13 settembre Ariano; etc…”. Dunque, il Pecorini scriveva che la Brigata Milano si trovava a Torre di Faro il 28 agosto ed il 29 agosto era giunta a Tropea e Monteleone. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 141, in proposito scriveva: “Il 28…..Questo stesso giorno arrivavano in Messina le brigate Puppi, Milano e Spinazzi che soffermavano a Gesso e partivano subito per Torre di Faro….Lo stesso giorno 29 giungevano a Torre di Faro le brigate Puppi, Milano e Spinazzi in attesa d’imbarco per passare in Calabria. Le brigate Milano e Spinazzi in questo stesso giorno sbarcarono a Tropea; la brigata Sacchi etc…arriva il 28 a Pizzo.”. Il colonnello Cesare Cesari, del Ministero della Guerra nel testo citato, a p. 172, in proposito scriveva che: “Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguir per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano a loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”. Dalla revisione di queste notizie troviamo il Gandini che condusse le truppe della brigata “Milano”, la brigata “Parma” condotta dal maggiore Spinazzi, la brigata Puppi condotta da ?. Rustow era Capo di Stato Maggiore ed era stato momentaneamente nominato comandante di queste forze dal Bertani come scrive l’Agrati (…). Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “Così il Rustow giungeva a Milazzo dove furono riuniti circa 3500 uomini, e Bixio con le forze dell’Eberhard, con 400 Siciliani reclutati durante la traversata dell’isola e con due compagnie del battaglione Chiassi (brigata Sacchi) veniva ad avere ai suoi ordini una forza complessiva che si può calcolare in altri 3500 combattenti.“. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Bertani eseguì l’ordine e dopo mille peripezie il 29 agosto sbarcava a Tropea e da qui proseguiva con le truppe, d’accordo col Rustow per Pizzo, etc…”. Maraldi, a p. 99, nella nota (1) postillava: “(1) Pianciani, op. cit.”. Maraldi, a p. 101, nella nota (2) postillava:“(2) J. W. Mario, op. cit., 172, 173, 174.”. Dunque, il Maraldi è tra quelli che scriveva che il Bertani raggiunse Garibaldi a Rotonda (come scrisse il Treveljan) e non a Cosenza. Riprendendo il discorso, però, il Maraldi, scrive che Bertani raggiunse Garibaldi al Tiriolo, contraddicendo ciò che aveva scritto a p. 101. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 165, in proposito è scritto: “Spedita questa avanguardia, lo stesso Garibaldi ordinava alla brigata Eber di muovere da Bagnara verso Palmi, alle brigate Milano e Spinazzi di occupare Tropea ed alle truppe del Cosenz di raggiungere il Tiriolo, dove egli aveva messo il suo quartier generale, per incalzare di là, alle spalle, la colonna borbonica del Ghio.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano alla loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”.
BERTANI E RUSTOW IN VIAGGIO PER LA CALABRIA
Nel 29 agosto 1860, da Messina Torre di Faro, il viaggio per lo sbarco in Calabria (a Tropea) di Bertani e di RUSTOW con le truppe di volontari dell’ex ‘spedizione TERRANOVA’ (ex Spedizione Bertani-Pianciani): le due Brigate Milano e Spinazzi sui vapori WEISEL, DANTE, CALABRIA e PILO
Da Milazzo, le truppe dell’ex spedizione Pianciani, organizzate dal Bertani furono da Garibaldi aggregate alla 15° Divisione affidata al colonnello Rustow e, le due brigate dell’ex spedizione Pianciani prima che fossero portate da Rustow e da Bertani a Paola, si trovavano a Milazzo in Sicilia, e da lì furono portate marciando fino al porto di Messina, a Torre di Faro, per passare lo Stretto. Le truppe dell’ex Spedizione Pianciani, organizzate dal Bertani furono da Garibaldi aggregate alla 15° Divisione affidata al colonnello Rustow e le sue Brigate, prima di arrivare a Paola, dovettero sbarcare in Calabria, dopo aver attraversato lo Stretto di Messina. Si partirono il 28 agosto 1860 dal porto di Messina, Torre di Faro e da lì, via mare attraversarono lo Stretto ma dovettero barcare a Tropea. I comandanti dei piroscafi noleggiati dal Bertani non vollero proseguire fino a Pizzo e dopo che essi avevano completato lo sbarco a Tropea immediatamente lasciarono lo Stretto per paura di incontrare Navi borboniche nemiche. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 173 e ssg., riferendosi a Bertani, in proposito scriveva che: “Per eseguire gli ordini di Garibaldi, Bertani non aveva che il vaporetto l’Utile, venuto da Palermo coi cavalli della legione. Onde facendo marciare la gente da Milazzo, Gesso, Messina, al Faro, egli, precedendola, si assicurò i trasporti etc…”. La White, a pp. 174-175 proseguendo ancora scriveva: “Bertani intanto non si smarrì; lasciò la brigata Bologna coll’ordine di ficcarsi nel primo vapore vuoto, e imbarcate le brigate Milano e Parma sul Weasel, Dante, Calabria e il Pilo, sali su questo e s’indirizzò per Santa Eufemia. Ma le sue pene erano tutt’altro che terminate. Alcuni capitani dei vapori e delle barche, interessati o pusillanimi, fecero impazzire i capi dei corpi, ‘ pretendendo di caricare poca gente, guastando o fingendo guaste le macchine per retrocedere alle spiaggie sicule o sbarcare su quel punto dell’opposta sponda che a loro paresse meno pericoloso. Etc…”. Dunque, i volontari garibaldini, Rustow e Bertani, dovettero sbarcare a Tropea e non a Sant’Eufemia perché il capitano del vapore “Pilo” li aveva sbarcati lì e se n’era andato. Sulla partenza di Bertani e delle truppe dal Faro per andare in Calabria, Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 448 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Bertani intanto non si smarrì; lasciò la brigata Bologna coll’ordine di ficcarsi nel primo vapore vuoto, e imbarcate le brigate Milano e Parma sul ‘Weisel, Dante, Calabria’ e il Pilo, salì su questo e s’indirizzò per Sant’Eufemia. Ma le sue pene erano tutt’altro che terminate. Alcuni capitani dei vapori e delle barche, etc…”. Poi continuando il racconto scriveva: “Nel bel mezzo dello stretto scende agitato il capitano del Pilo, avvertendo che quello del ‘Calabria’ aveva dato indietro per minaccia di un legno napoletano e ora voleva sbarcare la gente a Tropea. Qui di fatti la sbarcò e voltò prora per la Sicilia.”. Dunque, i volontari garibaldini, Rustow e Bertani, dovettero sbarcare a Tropea e non a Sant’Eufemia perché il capitano del vapore “Pilo” li aveva sbarcati lì e se n’era andato. La White, a pp. 174-175 proseguendo ancora scriveva: “Ma le sue pene erano tutt’altro che terminate. Alcuni capitani dei vapori e delle barche, interessati o pusillanimi, fecero impazzire i capi dei corpi, ‘ pretendendo di caricare poca gente, guastando o fingendo guaste le macchine per retrocedere alle spiaggie sicule o sbarcare su quel punto dell ‘ opposta sponda che a loro paresse meno pericoloso. Nel bel mezzo dello stretto scende agitato il capitano del Pilo, avvertendo che quello del Calabria aveva dato indietro per minaccia di un legno napoletano e ora voleva sbarcare la gente a Tropea. Quì di fatti la sbarcò etc….”. La White, a p. 175 scriveva: “Bertani s’avvia per mare, Rustow per terra. Dov’è Garibaldi ? ecco la domanda vociferata mille e mille volte al dì. Dove era Garibaldi ? Questo sapevano soltanto i nemici e i pochi fortunati che trovarono quadrupedi per seguirlo. Di Melendes e Briganti che si erano arresi a San Giovanni, Garibaldi manda liberi i soldati contando sullo sfacelo delle altre legioni, accavallandosi l’ uno sull’ altro. I forti dello stretto spalancano le porte al passaggio del vincitori. Vuotati così Torre Cavallo, Altafiumara, Scilla, Bagnara, vietato l’ulteriore transito delle navi nemiche, protetto lo sbarco dei Garibaldini, egli manda Mario a Milbitz (Sirtori, Cosenz, Medici c’erano già) con l’ordine di raggiungerlo con tutta la gente. Medici lo lascia per condurre il suo corpo, Bixio per condurvi i vincitori di Reggio e San Giovanni: Ripari ritorna per prendere il resto dell’ ambulanza e mi manda dal generale per prendere gli ordini e possibilmente trovare i mezzi di trasporto per i materiali d’ambulanza.”. Sul percorso seguito dalle truppe del Rustow (ex Pianciani) abbiamo la testimonianza dello stesso Rustow. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 11-12, scriveva pure: “Le colonne condotte da Garibaldi, giunte a Reggio avevano piegato verso il nord, diffondendo il terrore fra le demoralizzate truppe di Francesco II ed il giubilo nella gran maggioranza delle popolazioni. Per raggiungere queste colonne e procedere con esse di conserva malgrado la perdita di tempo incontrata, doveva imbarcarmi alla Torre del Faro ed approdare a Pizzo per formare l’estremità del sinistro fianco dell’esercito. Ma i nostri legni bastarono appena per l’imbarco delle due brigate Milano e Parma, cosicchè la brigata Bologna dovette restare al Faro. La brigata Milano e parte della brigata Parma erano con me sul vapore Rosolino Pilo. A mezzogiorno, lasciammo dietro di noi la città di Tropea, la quale trovasi fondata su una immensa roccia che domina il mare, ed accostavamo il capo di Zambrone, quando il piccolo vapore inglese Weasel che trasportava i carabinieri genovesi ed i soldati del Genio e si trovava più avanzato di noi, improvvisamente virò di bordo dirigendosi a tutta forza verso il sud. Si disse che un vapore da guerra napoletano era stato veduto al di là del capo Zambrone. In quell’istante io mi trovava in cabina dettando ordini di servizio, ed essendomi penetrato il rumore d’allarme, accorsi tosto sul ponte, ordinai di caricar le armi e di mettere in ordine le truppe. Il mio intendimento non era che quello di avvicinarmi al vapore napoletano, e conscio delle vacillanti disposizioni della marina napoletana, incominciare le ostilità e dopo qualche esitanza che era certo d’incontrare, procedere all’arrembaggio. Osservando le faccie dei bravi Milanesi, m’avvidi che le mie intenzioni erano state indovinate. I miei ordini furono accolti con giubilo ed eseguiti con ammirabile puntualità. Di fronte al pericolo, il soldato incominciava a formarsi; vi furono peraltro sapienti ufficiali, che certo ebbero la stramba idea che io volessi soltanto da lontano intraprendere un combattimento a fuoco coi Napoletani !! Intanto che mi trovava così occupato nelle disposizioni pel combattimento, m’accorsi che il capitano del Rosolino Pilo aveva virato di bordo e rivolta la prua al seguito del Weasel. Mi recai tosto da lui per indurlo a rimanere, rappresentandogli che il nemico infine non era stato ancora veduto, che era quindi incerto se realmente esistesse e che non era pur impossibile che il Weasel avesse veduto delle ombre. Tutto inutile. Il capitano si ricusò, allegando il pessimo stato della sua macchina, la mancanza di provvigioni e che non poteva correre quel rischio trovando di suo dovere salvare il legno. Tali adunque erano le predisposizioni date per il trasporto delle mie truppe, ed in contingenze tali si osava farmi rimprovero perchè non le avessi fatte correre a rompicollo da Milazzo al Faro. Non mi rimase pertanto altro partito che di sbarcarle presso Tropea.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 12-13-14, scriveva pure: “Non mi rimase pertanto altro partito che di sbarcarle presso Tropea. Giunto quivi in rada, ordinai al colonnello Gandini, comandante della brigata Milano, di prender terra pel primo, ed appoggiato dai bersaglieri di Milano, e dai carabinieri di Genova, di disporre per l’ordinamento di sicurezza ed un servizio di esplorazione, e di collocare l’infanteria più verso l’interno del continente. Io rimasi a bordo onde sorvegliare lo sbarco e dare le opportune disposizioni pel caso del reale avvicinamento del vapore napoletano. Tutto ciò si eseguiva; ma lo sbarco si effettuava con lentezza, poichè il Rosolino Pilo si trovava assai distante da terra e le poche nostre lancie non potevano se non a lunghi intervalli ritornare da terra a bordo. Per ottenere una maggior celerità, voleva richiedere il concorso del Weasel; ma allorchè il Pilo un poco alleggerito potè d’alquanto avvicinarsi a terra e d’altronde fummo assicurati che il bastimento napoletano non si vedeva e che anzi la sua comparsa in queste acque era assai improbabile e che nel giorno antecedente erano stati veduti scorrere lungo le coste un legno da guerra francese ed uno inglese, lo sbarco si continuò con tutta calma e pace, ed i soldati furono accampati sulla spiaggia del mare. Tosto compiuto lo scarico, il Pilo se ne parti per Palermo onde rassettare la sua macchina e far provvista di vettovaglie. Il suo esempio fu imitato dagli altri legni giunti poi, che avevano trasportato la brigata Parma, comandata dal valente maggiore Spinazzi. Ora non ci rimaneva che di continuare a piedi il viaggio pel Pizzo. Etc…”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 337-338, in proposito scriveva: “Nello stesso tempo entrò in azione anche la divisione Rüstow. Ai 26 aprile essa ebbe l’ordine di marciare da Milazzo e Torre di Faro per essere imbarcata. Essendo compiuta la sua organizzazione, si mise in movimento la sera stessa ed arrivò in tre marcie, che servirono nello stesso tempo di esercizio di quelle giovani truppe, per Gesso e Messina nel 28 agosto a Torre di Faro, e nella mattina successiva s’imbarcarono le due brigate Milano e Parma, mancando i legni per la brigata Bologna, per far vela verso il golfo di s. Eufemia. Nel mezzogiorno dello stesso di 29 agosto essendo stato obbligato a sbarcare a Tropea distante circa tre marcie da Soveria – Manelli, etc…”. Dunque, Rustow raccontava che il 29 agosto 1860, le sue truppe dovettero sbarcare a Tropea e non a Sant’Eufemia, in quanto: “….per la paura dei capitani di navigli d’un vapore da guerra napoletano incrociante in quelle acque, che pretendevano aver anche veduto, dovettero quelle due brigate partire da Tropea in quella notte stessa e nel giorno 30 a mezzodì erano già riunite a Monteleone; andarono di là a Pizzo, s’imbarcarono di nuovo, in quanto bastavano quei navigli facendo vela verso Paola, dove arrivavano nel 31 agosto. Formando……”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 299-300, in proposito scriveva: “In pari tempo entrò in azione anche la divisione Rüstow. Il 26 agosto essa ebbe ordine di marciare da Milazzo a Torre di Faro onde colà essere imbarcata. Essendone la organizzazione ultimata, partì la stessa sera, ed arrivò in tre marcie, che servirono in pari tempo di esercizio a quelle giovani truppe, per Gesso e Messina , il 28 agosto a Torre di Faro, il 29 mattina per tempo furono imbarcate le due brigate Milano e Parma, mancando navi per la brigata Bologna, e furono dirette al golfo di Sant’Eufemia. Verso mezzodì dello stesso giorno, costrette a sbarcare presso Tropea, distante circa tre tappe da Soveria-Manelli, per la paura che il capitano della nave aveva di un vapore da guerra napoletano che riputavasi incrociare in quelle acque e pretendevasi anzi d’aver veduto, le due brigate si misero la stessa notte in marcia da Tropea, erano il 30 a mezzodì riunite presso Monteleone, di là si recarono al Pizzo, etc…”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 823, in proposito scriveva che: “La divisione Rustow che trovavasi ancora in Milazzo, il 26 agosto aveva ricevuto l’ordine di marciare verso Torre di Faro per ivi imbarcarsi e muovere alla volta della Calabria. Essa arrivava il 28 a Torre di Faro, e la mattina del 29, le due brigate Milano e Parma s’imbarcarono per dirigersi nel golfo di Sant’Eufemia; la brigata Bologna dovette aspettare sulle coste di Sicilia, perchè i mezzi di trasporto mancavano. Il disbarco non potè aver luogo a Sant’ Eufemia, perchè una fregata napoletana si credeva incrociasse in quelle acque. Le brigale Milano e Parma dovettero disbarcare in Tropea, distante tre giorni di cammino da Soveria-Manelli. La notte stessa partirono…Etc…”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 194, nella nota (2) postillava: “(2) V. addietro, pagg. 152-155. Avevan lasciato la Sicilia e toccato il continente a Tropea, marciando di là a Pizzo per poi riprender il mare fino a Paola. Rustow, Brig. Milano, 11-16; Rustow, 299.”. Dunque, Treveljan, nella traduzione della Dobelli scriveva che le truppe dell’ex spedizione Pianciani avevano lasciato la Sicilia sbarcando a Tropea. Marciarono da Tropea a Pizzo Calabro da cui si imbarcarono e per via mare raggiunsero il porticciolo di Paola. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a p. 389, in proposito scriveva che: “Si imbarca pure a Torre di Faro il Bertani con circa 1500 uomini diretto a Pizzo. Il generale Milbitz, con la 2° Brigata della Divisione Cosenz, giunge a Nicotera il 27, sbarca e prosegue per Mileto….(p. 390). Bertani sbarca a Tropea, poiché i capitani dei vapori, spaventati dalla presenza di una nave che credono una fregata napoletana, l’han messo a terra là, invece che al Pizzo, dove si dirige per via ordinaria.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Bertani eseguì l’ordine e dopo mille peripezie il 29 agosto sbarcava a Tropea e da qui proseguiva con le truppe, d’accordo col Rustow per Pizzo, etc…”. Maraldi, a p. 99, nella nota (1) postillava: “(1) Pianciani, op. cit.”. Maraldi, a p. 101, nella nota (2) postillava:“(2) J. W. Mario, op. cit., 172, 173, 174.”. Dunque, il Maraldi è tra quelli che scriveva che il Bertani raggiunse Garibaldi a Rotonda (come scrisse il Treveljan) e non a Cosenza. Riprendendo il discorso, però, il Maraldi, scrive che Bertani raggiunse Garibaldi al Tiriolo, contraddicendo ciò che aveva scritto a p. 101.
BERTANI E RUSTOW A TROPEA CON LA MILANO E LA SPINAZZI
Nel 29 agosto 1860, a Tropea, l’arrivo AGOSTINO BERTANI, RUSTOW, SPINAZZI e le truppe di volontari dell’ex ‘spedizione TERRANOVA’ (ex Spedizione Bertani-Pianciani, e ora 15° Divisione Turr), le Brigate: Milano, Parma e Bologna, al comando di Rustow
Le truppe dell’ex Spedizione Pianciani, organizzate dal Bertani furono da Garibaldi aggregate alla 15° Divisione affidata al colonnello Rustow e le sue Brigate, prima di arrivare a Paola, dovettero sbarcare in Calabria, dopo aver attraversato lo Stretto di Messina. Si partirono il 28 agosto 1860 dal porto di Messina, Torre di Faro e da lì, via mare attraversarono lo Stretto ma dovettero barcare a Tropea. I comandanti dei piroscafi noleggiati dal Bertani non vollero proseguire fino a Pizzo e dopo che essi avevano completato lo sbarco a Tropea immediatamente lasciarono lo Stretto per paura di incontrare Navi borboniche nemiche. Da Tropea, in Calabria, marciarono fino a Pizzo dove si imbarcarono per Paola. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 174 aggiunge pure che: “….a Tropea. Qui di fatti la sbarcò e voltò prora per la Sicilia. Bertani scende anche lui, combina con Rustow di marciare colle genti sbarcate verso Pizzo e manda questi due telegrammi: Tropea, 29. Sono qui con quasi tutta la gente. Spero mi segua presto il rimanente. Partiamo per Pizzo ove attendo ordini. E all’intendente generale Acerbi: Tropea, 29. Sono qui con quasi quattromila uomini, m’avvio a Pizzo, mancando mezzi trasporto invierò bagagli per barca costì. Se vuoi corrispondere vieni all’ufficio telegrafico e dimmi ov’è il generale. Acerbi pronto risponde: Pizzo, 29. Mandato messo col tuo telegramma in cerca del generale, creduto nei dintorni Tiriolo. Vieni qui come puoi. Bertani s’avvia per mare, Rustow per terra. Dov’è Garibaldi ? ecco la domanda vociferata mille volte al dì. Dove era Garibaldi ? “. Dunque, i volontari garibaldini, Rustow e Bertani, dovettero sbarcare a Tropea e non a Sant’Eufemia perché il capitano del vapore “Pilo” li aveva sbarcati lì e se n’era andato. La White, a p. 175 scriveva: “Bertani s’avvia per mare, Rustow per terra. Dov’è Garibaldi ? ecco la domanda vociferata mille e mille volte al dì. Dove era Garibaldi ? Questo sapevano soltanto i nemici e i pochi fortunati che trovarono quadrupedi per seguirlo. Etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, nell’“Allegato II: Riassunto delle Tabelle di Marcia dell’Esercito Meridionale”, a p. 515, riferendosi alla Brigata Milano, che è quella di cui stò parlando, in proprosito scriveva che: “28 agosto: Messina Torre di Faro; 29 agosto: Tropea Monteleone; 30 Pizzo; 31 Paola; 1 settembre: in mare per Sapri; 2 settembre: Sapri; 3 settembre: Vibonote; 4 settembre: Casalinuovo; 5 settembre Sala; 6 settembre Auletta; 7 settembre Eboli; 8 settembre Salerno; 9 settembre Napoli; 11 Avellino; 12 settembre Domenicane; 13 settembre Ariano; etc…”. Dunque, il Pecorini scriveva che la Brigata Milano si trovava a Torre di Faro il 28 agosto ed il 29 agosto era giunta a Tropea e Monteleone. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Agostino Bertani (….), nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 448 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “….a Tropea. Qui di fatti la sbarcò e voltò prora per la Sicilia. Bertani scende anche lui, combina con Rustow di marciare colle genti sbarcate verso Pizzo e manda questi due telegrammi: etc…”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 12-13-14, scriveva pure: “Non mi rimase pertanto altro partito che di sbarcarle presso Tropea. Giunto quivi in rada, ordinai al colonnello Gandini, comandante della brigata Milano, di prender terra pel primo, ed appoggiato dai bersaglieri di Milano, e dai carabinieri di Genova, di disporre per l’ordinamento di sicurezza ed un servizio di esplorazione, e di collocare l’infanteria più verso l’interno del continente. Io rimasi a bordo onde sorvegliare lo sbarco e dare le opportune disposizioni pel caso del reale avvicinamento del vapore napoletano. Tutto ciò si eseguiva; ma lo sbarco si effettuava con lentezza, poichè il Rosolino Pilo si trovava assai distante da terra e le poche nostre lancie non potevano se non a lunghi intervalli ritornare da terra a bordo. Per ottenere una maggior celerità, voleva richiedere il concorso del Weasel; ma allorchè il Pilo un poco alleggerito potè d’alquanto avvicinarsi a terra e d’altronde fummo assicurati che il bastimento napoletano non si vedeva e che anzi la sua comparsa in queste acque era assai improbabile e che nel giorno antecedente erano stati veduti scorrere lungo le coste un legno da guerra francese ed uno inglese, lo sbarco si continuò con tutta calma e pace, ed i soldati furono accampati sulla spiaggia del mare. Tosto compiuto lo scarico, il Pilo se ne parti per Palermo onde rassettare la sua macchina e far provvista di vettovaglie. Il suo esempio fu imitato dagli altri legni giunti poi, che avevano trasportato la brigata Parma, comandata dal valente maggiore Spinazzi. Ora non ci rimaneva che di continuare a piedi il viaggio pel Pizzo. Etc…”. Dunque, le truppe con Bertani e Rustow dovettero mettersi in marcia diretti a Pizzo come comandava il Sirtori ma non potettero andare per mare. Da Tropea dovettero subito mettersi in marcia. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 299-300, in proposito scriveva: “In pari tempo entrò in azione anche la divisione Rüstow. Il 26 agosto essa ebbe ordine di marciare da Milazzo a Torre di Faro onde colà essere imbarcata. Essendone la organizzazione ultimata, partì la stessa sera, ed arrivò in tre marcie, che servirono in pari tempo di esercizio a quelle giovani truppe, per Gesso e Messina , il 28 agosto a Torre di Faro, il 29 mattina per tempo furono imbarcate le due brigate Milano e Parma, mancando navi per la brigata Bologna, e furono dirette al golfo di Sant’Eufemia . Verso mezzodi dello stesso giorno, costrette a sbarcare presso Tropea, distante circa tre tappe da Soveria-Manelli, per la paura che il capitano della nave aveva di un vapore da guerra napoletano che riputavasi incrociare in quelle acque e pretendevasi anzi d’aver veduto, le due brigate si misero la stessa notte in marcia da Tropea, erano il 30 a mezzodì riunite presso Monteleone, di là si recarono al Pizzo, ove furono di nuovo imbarcate, in quanto bastavano le navi, e fecero vela per Paola ove giunsero il 31 agosto. Formando l’ala sinistra dell’armata, colla loro traversata per acqua avevano allora già avanzato di due o tre tappe la vanguardia del grosso dell’esercito, avendo Garibaldi dovuto trattenersi ancora buona parte del 31 agosto nei dintorni di Soveria-Manelli per dare compimento alla capitolazione.”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 337-338, in proposito scriveva: “Nello stesso tempo entrò in azione anche la divisione Rüstow. Ai 26 aprile essa ebbe l’ordine di marciare da Milazzo e Torre di Faro per essere imbarcata. Essendo compiuta la sua organizzazione, si mise in movimento la sera stessa ed arrivò in tre marcie, che servirono nello stesso tempo di esercizio di quelle giovani truppe, per Gesso e Messina nel 28 agosto a Torre di Faro, e nella mattina successiva s’imbarcarono le due brigate Milano e Parma, mancando i legni per la brigata Bologna, per far vela verso il golfo di s. Eufemia. Nel mezzogiorno dello stesso di 29 agosto essendo stato obbligato a sbarcare a Tropea distante circa tre marcie da Soveria – Manelli, etc…”. Dunque, Rustow raccontava che il 29 agosto 1860, le sue truppe dovettero sbarcare a Tropea e non a Sant’Eufemia, in quanto: “….per la paura dei capitani di navigli d’un vapore da guerra napoletano incrociante in quelle acque, che pretendevano aver anche veduto, dovettero quelle due brigate partire da Tropaea in quella notte stessa e nel giorno 30 a mezzodì erano già riunite a Monteleone; andarono di là a Pizzo, s’imbarcarono di nuovo, in quanto bastavano quei navigli facendo vela verso Paola, dove arrivavano nel 31 agosto. Formando……”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: “In Cosenza arriva il Bertani, che ha lasciato a Paola i 1500 soldati da lui condotti per mare dal Faro a Tropea, poi per terra sino al Pizzo e in fine per mare di nuovo dal Pizzo a Paola. Ha lasciato la truppa là ed è venuto a raggiungere Garibaldi, il quale manda subito il Turr a prendere il comando di quella gente e l’aggrega alla sua Divisione. Il Treveljan giustamente osserva che così buona parte delle forze raccolte dal partito mazziniano venivano a trovarsi al comando del più cavouriano fra i generali di Garibaldi. Queste forze, dice il Rustow, eran l’intera Brigata “Milano” e alcuni reparti della “Parma”: il resto aveva dovuto restare al Faro poichè i vapori non erano sufficienti per il trasporto. Componevano la Brigata “Milano” 3 Battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi e il capitano Venuti, e 2 Compagnie di bersaglieri.”. Scrive l’Agrati che la brigata “Milano”, comandata dal Gandini, era composta da 3 battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi ed il capitano Venuti e due compagnie di Bersaglieri. Inoltre, l’Agrati scriveva che Agostino Bertani, insieme al colonnello Rustow condussero queste truppe dal Faro a Tropea, via mare e, marciando via terra, da Tropea fino a Pizzo Calabro, e poi ancora viaggiando via mare da Pizzo a Paola. Arrivati a Paola, Agostino Bertani lasciò il comando al Rustow e partì per Cosenza dove andò ad incontrare Garibaldi. Rustow aspettò con le truppe sbarcate nel porto di Paola. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 165, in proposito è scritto: “Spedita questa avanguardia, lo stesso Garibaldi ordinava alla brigata Eber di muovere da Bagnara verso Palmi, alle brigate Milano e Spinazzi di occupare Tropea ed alle truppe del Cosenz di raggiungere il Tiriolo, dove egli aveva messo il suo quartier generale, per incalzare di là, alle spalle, la colonna borbonica del Ghio.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano alla loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”. Il colonnello Cesare Cesari, del Ministero della Guerra nel testo citato, a p. 173 pubblicò la cartina con gli itinerari seguiti dalle truppe garibaldine dove indica per la “Brig. Spinazzi e Milano” l’itinerario da Scilla a Nicotera via mare e per la “brigata Milano” l’itinerario via terra da Nicotera o Monteleone fino a Pizzo la marcia via terra per riprendere il mare fino a Paola. Dalla revisione di queste notizie troviamo il Gandini che condusse le truppe della brigata Milano, la brigata “Parma” condotta dal maggiore Spinazzi, la brigata Puppi condotta da ?. Rustow era Capo di Stato Maggiore ed era stato momentaneamente nominato comandante di queste forze dal Bertani come scrive l’Agrati (…). Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: “Queste forze, dice il Rustow, eran l’intera Brigata “Milano” e alcuni reparti della “Parma”: il resto aveva dovuto restare al Faro poichè i vapori non erano sufficienti per il trasporto. Componevano la Brigata “Milano” 3 Battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi e il capitano Venuti, e 2 Compagnie di bersaglieri.”. Scrive l’Agrati che la brigata “Milano”, comandata dal “Gandini”, era composta da 3 battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi ed il capitano Venuti e due compagnie di Bersaglieri. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 492-493 e ssg., in proposito scriveva che: “LV. – La decimaquinta divisione, ingrossata dalle truppe disperse di già appartenenti al corpo di Luigi Pianciani state direttamente trasportate da Palermo a Paola, a Scalea, a Policastro od a Sapri, sfilava con la massima autorità e secretezza e celerità sulla destra dell’esercito regio.”. L’itinerario come vedremo non è proprio questo. Maxime Du Champ (….), nel suo“La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, a p. 117, in proposito scriveva che: “La divisione del generale Turr aveva già oltrepassato lo stretto, escluso la brigata Eber, che, insieme con lo stato maggiore, era in attesa al Faro dei piroscafi che dovevano trasportarla in terraferma.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 9, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “I militi radunati a Milazzo, che in tutto ammontavano a 3700, formati dalle brigate Parma, Milano e Bologna, costituivano un rinforzo considerevole pel piccolo esercito di Garibaldi, che in realtà era ben lontano dal raggiungere il numero che i giornali gli attribuivano. La brigata Genova fu trattenuta da Garibaldi per giovarsene in una dimostrazione verso le Calabrie; Etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a p. 389, in proposito scriveva che: “Si imbarca pure a Torre di Faro il Bertani con circa 1500 uomini diretto a Pizzo. Il generale Milbitz, con la 2° Brigata della Divisione Cosenz, giunge a Nicotera il 27, sbarca e prosegue per Mileto….(p. 390). Bertani sbarca a Tropea, poiché i capitani dei vapori, spaventati dalla presenza di una nave che credono una fregata napoletana, l’han messo a terra là, invece che al Pizzo, dove si dirige per via ordinaria.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Bertani eseguì l’ordine e dopo mille peripezie il 29 agosto sbarcava a Tropea e da qui proseguiva con le truppe, d’accordo col Rustow per Pizzo, ove trovò un ordine del Sirtori di avanzare a marcie forzate per raggiungere il Quartiere Generale, che da S. Pietro del Tiriolo proseguiva verso Cosenza. Il Bertani si avviò in persona, e a Rotonda raggiunse il Generale che, dice la Mario, lo abbracciò, poi diede ordine al Generale Turr di andare a raggiungere la legione e portarla al più presto sulla via di Lagonegro, ed al Bertani disse (2): “Voi restereco meco, ho bisogno di voi”.”. Maraldi, a p. 99, nella nota (1) postillava: “(1) Pianciani, op. cit.”. Maraldi, a p. 101, nella nota (2) postillava:“(2) J. W. Mario, op. cit., 172, 173, 174.”. Dunque, il Maraldi è tra quelli che scriveva che il Bertani raggiunse Garibaldi a Rotonda (come scrisse il Treveljan) e non a Cosenza. Riprendendo il discorso, però, il Maraldi, scrive che Bertani raggiunse Garibaldi al Tiriolo, contraddicendo ciò che aveva scritto a p. 101. Infatti, Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, nel cap. “Segretario del Dittatore”, a pp. 107-108, in proposito scriveva che: “Ripigliamo il viaggio del Bertani dopo il suo sbarco in Calabria. Raggiunto a Tiriolo il Dittatore, fu, come si è detto, da questi ricevuto a braccia aperte: “Siete la provvidenza, gli disse. La gente della vostra legione sbarcò meco prima in Calabria. Con questi altri andremo a Napoli”. Fu allora che il Bertani abbandonò del tutto l’idea della diversione, ed ubbidendo ai voleri del Duce, lo seguì fedelmente fino a Napoli e divenne poi il suo collaboratore. Gioverebbe trascrivere dal suo vivace, interessante diario, la narrazione che egli fa del percorso da Cosenza, a Spezzano, a Castrovillari, lungo le tappe della trionfale marcia di Garibaldi.”. Dunque, Maraldi scriveva che Agostino Bertani raggiunse Garibaldi a Tiriolo, in Provincia di Catanzaro e molto distante sia da Paola. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 823, in proposito scriveva che: “….e la mattina del 29, le due brigate Milano e Parma s’imbarcarono per dirigersi nel golfo di Sant’Eufemia; la brigata Bologna dovette aspettare sulle coste di Sicilia, perchè i mezzi di trasporto mancavano. Il disbarco non potè aver luogo a Sant’ Eufemia, perchè una fregata napoletana si credeva incrociasse in quelle acque. Le brigale Milano e Parma dovettero disbarcare in Tropea, distante tre giorni di cammino da Soveria-Manelli. La notte stessa partirono; ed il 30 agosto a mezzogiorno erano già riuniti in Monteleone. Etc…”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 194, nella nota (2) postillava: “(2) V. addietro, pagg. 152-155. Avevan lasciato la Sicilia e toccato il continente a Tropea, marciando di là a Pizzo per poi riprender il mare fino a Paola. Rustow, Brig. Milano, 11-16; Rustow, 299.”. Dunque, Treveljan, nella traduzione della Dobelli scriveva che le truppe dell’ex spedizione Pianciani avevano lasciato la Sicilia sbarcando a Tropea. Marciarono da Tropea a Pizzo Calabro da cui si imbarcarono e per via mare raggiunsero il porticciolo di Paola. Sul percorso seguito dalle truppe del Rustow (ex Pianciani) abbiamo la testimonianza dello stesso Rustow. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 141, in proposito scriveva che: “Lo stesso giorno 26 muovevano da Milazzo per Messina, dopo sette giorni di permanenza in quella città, le brigate Puppi, Milano, Spinazzi ( divisione Türr) . La brigata Eber alle ore 8 ant. del 27 era in Rosarno ed accampava al di là del paese. Si rimetteva in marcia alle ore 6 pom. per Mileto dove giungeva alle 11 pom. ed accampava sulla strada di qua del paese; il servizio della guardia del campo, l’avanguardia e la retroguardia veniva prestato durante le marce per turno…..(riferendosi al 28 agosto)…Questo stesso giorno arrivavano in Messina le brigate Puppi, Milano e Spinazzi che soffermavano a Gesso e partivano subito per Torre di Faro. Dal Piano dei sorrisi partiva la colonna Eber il 29 per Maida alle 2 pom. e giungeva la tappa alle 11 di notte, dopo aver fatto una sosta a Fiumara Randaci. Lo stesso giorno 29 giungevano a Torre di Faro le brigate Puppi, Milano e Spinazzi in attesa d’imbarco per passare in Calabria. Le brigate Milano e Spinazzi in questo stesso giorno sbarcarono a Tropea; Etc…”.
Nel 29 agosto 1860, a Tropea, BERTANI riceve il telegramma dell’Intendente ACERBI e si avvia a Pizzo
Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 448 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “…a Tropea. Qui di fatti la sbarcò e voltò prora per la Sicilia. Bertani scende anche lui, combina con Rustow di marciare colle genti sbarcate verso Pizzo e manda questi due telegrammi: “Tropea, 29. Sono qui con quasi tutta la gente. Spero mi segua presto il rimanente. Partiamo per Pizzo ove attendo ordini.”. E all’intendente generale Acerbi: “Tropea, 29. Sono qui con quasi quattromila uomini, m’avvio a Pizzo, mancando mezzi trasporto invierò bagagli per barca costì. Se vuoi corrispondere vieni all’ufficio telegrafico e dimmi ov’è il generale.” Acerbi pronto risponde: “Pizzo, 29. Mandato messo col tuo telegramma in cerca del generale, creduto nei dintorni Tiriolo. Vieni qui come puoi.”. Bertani s’avvia per mare, Rustow per terra. Dov’è Garibaldi ? ecco la domanda vociferata mille volte al dì. Dove era Garibaldi ? “. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 174 aggiunge pure che: “….a Tropea…. Bertani scende anche lui, combina con Rustow di marciare colle genti sbarcate verso Pizzo e manda questi due telegrammi: Tropea, 29. Sono qui con quasi tutta la gente. Spero mi segua presto il rimanente. Partiamo per Pizzo ove attendo ordini. E all’intendente generale Acerbi: Tropea, 29. Sono qui con quasi quattromila uomini, m’avvio a Pizzo, mancando mezzi trasporto invierò bagagli per barca costì. Se vuoi corrispondere vieni all’ufficio telegrafico e dimmi ov’è il generale. Acerbi pronto risponde: Pizzo, 29. Mandato messo col tuo telegramma in cerca del generale, creduto nei dintorni Tiriolo. Vieni qui come puoi. Bertani s’avvia per mare, Rustow per terra.”. Secondo la White-Mario (….), Bertani, a Tropea scrive ad Acerbi, Intendente generale Acerbi, il seguente dispaccio o telegramma: “E all’intendente generale Acerbi: “Tropea, 29. Sono qui con quasi quattromila uomini, m’avvio a Pizzo, mancando mezzi trasporto invierò bagagli per barca costì. Se vuoi corrispondere vieni all’ufficio telegrafico e dimmi ov’è il generale.”.”. Acerbi gli risponde da Pizzo, in data 29 agosto 1860. Infatti, Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 174 aggiunge pure che: “Acerbi pronto risponde: Pizzo, 29. Mandato messo col tuo telegramma in cerca del generale, creduto nei dintorni Tiriolo. Vieni qui come puoi. Bertani s’avvia per mare, Rustow per terra.”. Dunque, Acerbi era a Pizzo Calabro e comunica a Bertani (ed indirettamente a Rustow), pregandolo di proseguire la marcia fino a Pizzo Calabro dove lo troverà. Infatti, l’Intendente Generale ACERBI si riunirà con Bertani, con Rustow e con le truppe a Pizzo Calabro.