L’insurrezione nel Salernitano e nel Cilento

Nel 25 giugno 1860, l’Atto Sovrano (la Costituzione) di Francesco II di Borbone, Re del Regno delle Due Sicilie

Da Wikipedia leggiamo che in conseguenza dello sbarco di Giuseppe Garibaldi in Sicilia e della sua rapida avanzata fece alcune concessioni liberali, in ciò consigliato dal suo primo ministro Carlo Filangieri, richiamando in vigore lo Statuto costituzionale (già concesso da Ferdinando II brevemente nel 1848) con atto sovrano del 25 giugno 1860. Intanto, Cavour dava ordine al generale Cialdini di partire alla volta di Napoli con l’esercito piemontese per impossessarsi del Regno delle Due Sicilie e ordinava all’ammiraglio Persano di seguire da lontano l’impresa di Garibaldi. Lorenzo Predome (….), nel suo,I Lucani nella lotta per la libertà e per l’Unità d’Italia, ed. Resta, Bari, 1966, a p. 74, in proposito scriveva: “La II° Guerra dell’Indipendenza d’Italia (1859) portò l’annessione della Lombardia al Piemonte; le popolazioni della Toscana, della Romagna, delle Marche, con plebiscito, proclamarono l’annessione delle proprie regioni al regno d’Italia con a capo Vittorio Emanuele II. Mancava il regno delle Due Sicilie che era ancora feudo del Borbone. Giuseppe Garibaldi ruppe ogni indugio e col tacito consenso del Ministro Cavour, e invitato dai patrioti siciliani, il 5 maggio 1860, …salpò da Quarto (Genova) e sbarcò in Sicilia a Marsala con le sue Camicie Rosse.”.  Domenico Demarco (….), nel suo “Il crollo del Regno delle Due Sicilie – I. La struttura sociale”, Napoli, 1860, l’autore, a p. 153, in proposito scriveva: “L’annunzio della costituzione, espressione di un cambiamento politico avvenuto, fu festeggiato con ogni sorta di dimostrazioni. A Napoli si ebbero commozioni e deliri di gioia da una parte, smarrimento e paura dall’altra, ed è facile immaginare quello che accadde altrove. Ognuno interpretò quella concessione a modo suo: i proprietari vi scorsero la diminuzione dei tributi; gli intellettuali, la libertà politica; i contadini delle province, la spartizione dei pubblici demani, gli ambiziosi, il potere; ciascuno un proprio vantaggio personale (3). Ne sultarono i proprietari, i quali speravano che il Parlamento avrebbe ridotto l’imposta fondiaria che loro sembrava gravosissima, che più larghi aiuti avrebbero avuto dalla bonifica dei terreni, che avrebbe ridotto il dazio di esportazione sull’olio e sui cereali, che maggiore autonomia avrebbe concesso ai Consigli Comunali – Ducurionati – e ai Consigli provinciali e distrettuali in loro mani. Il ceto medio, costituito in massima parte di legali, medici, maestri, letterari, salutò nella costituzione la speranza di nuovi, più lauti uffizi e di più alte cariche, vide in essa, cessata la censura della polizia e del clero, l’arbitrio e la trapotenza della polizia, la premessa di una vita intellettuale più larga e più libera, più sicura la libertà individuale, riconosciuta e rispettata la libertà di pensiero e di parola.”. Giuseppe Lazzaro (….), nel suo, Memorie sulla rivoluzione nell’Italia meridionale dal 1848 al 7 settembre 1860, Napoli, 1867, nel capitolo….”Sapri”, a pp. 179-180 e ssg., in proposito scriveva: “Un moto insurrezionale come quello di cui Sapri fu l’episodio più doloroso, dovea di necessità produrre gravissimi effetti. Se si riusciva, la faccia del mondo si mutava; se no, la tirannide si consolidava, ma le parti politiche si ricomponevano.”

Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 51, in proposito scriveva che: “IX. Il più vecchio della schiera garibaldina, ma giovane di cuore ed ancora fresco in volto, era di Omignano (71): Leonino Vinciprova, nome caro e devoto ai cilentani, uomo che in apparenza era freddo, glaciale, ma di animo indomito, di coraggio leonino etc…Fido ed affettuoso parente di Francesco Mazziotti, che l’aveva messo a capo della sua azienda, era stato uno della schiera che aveva partecipato e diretto i moti rivoluzionari del Cilento del gennaio e del luglio 1848. Aveva consumato tutto il suo vasto patrimonio per sostenere ed appoggiare la causa della rivoluzione, stringendosi in attiva corrispondenza con diversi eletti uomini della provincia, come i fratelli Carlo e Giovanni De Angelis (73), Angelo e Carlo Pavone, il marchese De Stefano, e soprattutto col suo parente Terenzio Barzellone di Sanza, setterio fin dal 1820. Etc…(p.54) Passato a Genova, v’era rimasto fino al ’60, anno in cui, sospinto dall’ansietà dei nuovi avvenimenti in Sicilia, non durò fatica ad intendersi con l’Eroe, rispondendo alla nuova diana di lui ed imbarcandosi, etc…(81).”. De Crescenzo, a p. 71, in proposito scriveva pure che: “VIII. Intanto, il segretario di stato Orini aveva disposto, per ordine del Dittatore, che Leonino Vinciprova, capitano dello Stato Maggiore, si recasse, con permesso indefinito, a Genova, per ‘affari di servizio’, insieme con Vincenzo Carbonelli e Nicola Mignogna, l’uno medico dello Stato maggiore generale e l’altro capitano tesoriere. Il Vinciprova s’imbarcò ben volentieri con i due amici e, dopo sei giorni, fu a conferire a Genova in casa Bertani, che gli mostrò una lettera di Garibaldi in cui appariva manifesto che il generale stesso più che Mazzini voleva si procedesse oltre. Il danaro non era sufficiente allo scopo, tuttavia ciò non fece perdere d’animo il Bertani, che seppe compiere stupendamente la missione affidatagli, per agevolare l’impresa di Sicilia, etc…”.

Davis Ottati (…), nel suo, Dal Feudo alla libertà – un paese del Sud, ed. Pananti, Firenze, 1995, a p. 69, in proposito scriveva che: “I Borboni, parlando del Cilento, l’avevano definita “la terra dei tristi”(1).”. Ottati, a p. 69, nella nota (1) postillava: “(1) La definizione era dovuta al Ministro di Polizia F.S. Del Carretto. Cfr. Cesare Paribelli: “I salernitani amano le loro armi più delle loro donne…”.”.

Nel 1860, il rientro di molti patrioti esiliati dai Re di Napoli 

Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rvoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 100 e ssg., in proposito scriveva che: Le truppe napoletane avevano arrestato, oltre ai membri della colonna Pisacane, circa centotrenta salernitani, ma con scarsissimi appigli giuridici. Alla fine la maggioranza fu rilasciata e sottoposta in genere a misure di polizia (52). La vicenda dei dodici principali imputati, tra cui Michele Magnoni, si concluse solo dopo due anni di prigione, scontati senza che fosse mai emessa una condanna, perché la Magistratura non aveva trovato le prove. Salito al trono Francesco II si cercò una soluzione per un caso che ancora sollevava polemiche e critiche internazionali. Così si decise di spedire in esilio i più pericolosi: Matina, Magnoni, Padula ed Antonio Santelmo e mandare gli altri in un’isola a domicilio forzoso (53).”Pinto, a p. 101, continuando il suo racconto scriveva che: “10. Michele Magnoni trentenne raggiungeva a Genova per condividere quell’esperienza dell’esilio che avevano conosciuto tanti suoi conterranei, a partire da quel Vinciprova che era stato uno dei suoi capi nel ’48 ai fratelli Del Mastro con cui aveva tante assonanze nella propria militanza radicale. Con loro e i vecchi colleghi di galera Padula e Santelmo si trovò tra i Mille. Sei mesi dopo la decisione regia, infatti, tornavano nel Regno, con i primi due vapori di Garibaldi e con altri salernitani in cui c’erano altri reduci del ’48. E si apriva un altro capitolo per conoscere la storia profonda del Risorgimento meridionale.”. Su Wikipedia leggiamo che dopo la concessione della costituzione da parte di Francesco II nel giugno 1860, il comitato riprese vigore, sotto la direzione di Silvio Spaventa e con d’Afflitto tra i suoi membri più attivi. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a p. 387, in proposito scriveva che: “I moderati meridionali, essendo restii a qualunque rivoluzione, si accontentavano della costituzione borbonica. E questo orientamento politico retrivo si verificava a Salerno come nelle altre province del Mezzogiorno, tra le quali Potenza, dove di fronte alla corrente progressiva capeggiata da Giacinto Albini, vi era quella dei costituzionalisti, in massima parte formata da grossi proprietari terrieri, che era rappresentata da Nicola Alianelli. Ond’è che giustamente Michele Lacava, concordando col pensiero del de Meo, nota “che gli uomini del 1848 presero parte secondaria nella rivoluzione del 1860; le persecuzioni, le galere, avevano in essi fatto venir meno la fede dell’avvenire della Patria. La rivoluzione del 1860 fu in gran parte opera della gioventù che non aveva precedenti positivi. E la parte moderata del Comitato potentino fece del tutto per far mostrare Potenza fredda e fino ad un punto anche avversa alla rivoluzione”(19). La lotta operta e sorda fra le due tendenze non fece che indebolire la compagine del Comitato napoletano il quale di fronte agli avvenimenti che incalzavano si mostrava indeciso e tentennante: questa indecisione si ripercuoteva con tristi effetti nelle province.”. Cassese, a p. 388, nella nota (19) postillava: “(19) Vedi Lacava, Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero, Napoli, A. Morano, 1865.”.  Edoardo Pedio (….), nel suo, La prodittatura lucana nel 1860 in “Atti congresso di Bologna del R. Istituto Storia del Risorgimento”, Napoli, Miceli, 1939, XVII, pp. 317 ss., a p. 4 e ss., in proposito scriveva: I dissidi sorsero dopo, specialmente quando l’amnistia concessa da Francesco II aveva fatto tornare gli esuli napoletani da Torino, interpreti e difensori della politica di Cavour. Questi esuli erano tornati tra gli applausi del popolo, circondati dall’aureola del martirio, e illuminati dallo splendore dell’ingegno, temprato dall’esperienza e dai duri anni dell’esilio. La loro azione fu a Napoli efficacissima, e il Comitato dell’Ordine non senza una certa diffidenza, dovette subirne l’influenza. Si formò un nuovo Direttorio con prevalenza di cavourriani. I rancori rimasero celati in principio, ma si manifestarono in aperto contrasto, quando giunnse da Genova Giuseppe Libertini, con la missione di ostacolare ad ogni costo l’indirizzo piemontese. Così intorno a lui si formò un ‘Comitato d’Azione’.”. Alfonso Scirocco (….), nel suo “I democratici italiani da Sapri a Porta Pia”, a pp. 31-32, in proposito scriveva che: “I democratici cercavano intanto di organizzarsi intorno a Garibaldi, sia quando questi era a capo dei volontari nell’Italia centrale (98), sia quando nel novembre lasciò il comando. Il risentimento verso Farini e Fanti preparò il suo ritiro dalla ‘Società Nazionale e lo rese disponibile per diventare lo esponente degli antichi repubblicani che, dopo aver aderito lealmente alla guerra regia, si rendevano conto dell’impossibilità di agire senza l’appoggio della monarchia sabauda e cercavano faticosamente di formulare un programma per assumere una posizione precisa nella vita politica italiana (99).”Domenico Demarco (….), nel suo “Il crollo del Regno delle Due Sicilie – I. La struttura sociale”, Napoli, 1860, l’autore, nella “Prefazione”, scriveva: “Ai primi del 1860, gli esuli siciliani del 1849, R. Pilo, G. La Masa, F. Crispi, tentarono di convincere Garibaldi a mettersi a capo di una impresa extra legale, della liberazione della Sicilia, e riuscirono ancche a persuadere il re di Sardegna, Vittorio Emanuele II, di consentire che la spedizione fosse preparata in territorio piemontese. Così, non ostante le esitazioni di Garibaldi, desideroso di non allungare la lista dei tentativi mazziniani falliti, e l’opposizione del Cavour, che non si sentiva di compromettere l’opera fino allora perseguita, l’impresa venne deliberata. Un migliaio di volontari, in parte reduci dalla guerra del 1859, in parte stranieri, irregolari della lunga lotta che da anni si combatteva in Europa, per il trionfo dei principi della libertà e della nazionalità, la mattina del 5 maggio 1860, s’imbarcavano clandestinamente a Quarto, non lntano da Genova, e sei girni dopo sbarcavano sulla costa occidentale della Sicilia, a Marsala…..Il successo ridonò al governo piemontese e al Cavour l’ardire di cui poco prima essi avevano mancato: non soltanto i volontari accorrono numerosi, ma la loro partenza è favorita, organizzata dal governo di Torino. Rinforzato da questi aiuti, due mesi più tardi, Garibaldi, dopo aver spezzato tutte le resistenze borboniche, valicava lo Stretto e metteva piede sulla parte continentale del paese. Da questo momento ha principio l’incredibile collasso interno del regno, che farà di questa seconda fase dell’impresa quasi una passeggiata militare.”. Giuseppe Lazzaro (….), nel suo, Memorie sulla rivoluzione nell’Italia meridionale dal 1848 al 7 settembre 1860, Napoli, 1867, nel capitolo….”Sapri”, a p. 202 e ssg., in proposito scriveva: “…qui riappare sulla scena Giacinto Albini già noto ai lettori di queste memorie. Egli, perseguitato dalla Polizia, avea dovuto rimaner latitante come una belva inseguita dal cacciatore. Ai pericoli politici si erano aggiunti quelli naturali: intendo del tremuoto del 1857 che rovind mezza Basilicata (1). L’ Albini, come dissi, arrecava alla causa liberale il concorso d’un paziente e non interrotto lavoro che sì egli come i suoi amici aveano fatto in Basilicata fin dal 1850. La sventura di Sapri se avea interrotto i lavori e sperperato i lavoratori della Basilicata, non avea nè distrutto i primi, nè scorati i secondi. Centro principale del lavorio politico era stato il paese di Montemurro patria de’ due fratelli Albini, Giacinto e Niccola. Da colà si era proceduto a rannodare rapporti con la provincia di Bari la quale non era stata mai sorda alle voci che le venivano, sia da Napoli sia dalla * Basilicata. Queste due province perciò erano collegate strettamente fra loro, talchè il concorso dell’ Albini non limitavasi alla sua Provincia, ma estendevasi al Barese del quale conoscea per attenenze politiche i patrioti più operosi. Il tremuoto del 16 decembre 1857 distrusse Montemurro riducendolo ad un mucchio di rovine. Per questo, il lavoro politico, il centro di cospirazione fu trasferito a Corleto paese dove erano alcuni parenti dell’Albini , fra cui Carmine Senise, operoso patriota nel quale il lettore avrà occasione d’ imbattersi più d’una volta nel corso di questa narrazione.“.

NICOLA MIGNOGNA

Su Nicola Mignogna ha scritto Giuseppe Pupino-Carbonelli (….), nel suo, Nicola Mignogna nella Storia dell’Unità d’Italia – con lettere indeite etc.., Napoli, tip. Morano, 1889 ed in particolare Tommaso Pedio (….), nel suo, La Basilicata nel Risorgimento politico Italiano (1700-1870) – Saggio di un Dizionario bio-bibliografico – con Presentazione del Prof. Ernesto Pontieri, vol. I-II, Potenza, 1962, a p. 117, in proposito scriveva che: “A Genova continuò la sua attività nelle file del movimento mazziniano: ebbe parte nella Spedizione di Carlo Pisacane e nei fatti di Genova del giugno 1857. Nel 1860 fu tra i Mille. Fallito il tentativo di invadere il territorio dello Stato Pontificio, venne distaccato da Giuseppe Garibaldi in Basilicata con l’incarico di controllare l’attività del movimento liberale lucano che, organizzato da Giacinto Albini, aveva incondizionatamente aderito al programma del Comitato dell’Ordine. Nonostante la sua ativa partecipazione alla insurrezione lucana, la sua missione non raggiunse lo scopo per cui egli era stato inviato in Basilicata: i posti di maggiore responsabilità vennero affidati dall’Albini ad esponenti del Comitato dell’Ordine. Nel settembre del 1860 si riunì all’esercito garibaldino e si distinse nella battaglia di Maddaloni. Fervente repubblicano, aderì ai Comitati di Provvedimento a Garibaldi per Roma e Venezia. Nel 1862 ebbe da Garibaldi l’incarico di organizzare i radicali lucani e di spianare l’avanzata delle truppe garibaldine provenienti dalla Calabria e dirette a Roma. Morì povero a Giugliano in Campania il 31 dicembre 1870. Della monografia del P. C. interessa direttamente la Basilicata quanto si riferisce ai contrasti tra le varie correnti liberali ed al periodo in cui, tra l’agosto ed il settembre del 1860, il Mignogna fu prodittatore con l’Albini (pp. 175 ss.). “. Si veda pure Giuseppe Lazzaro (….), ed il suo “Memorie sulla rivoluzione dell’Italia Meridionale dal 1848 al 7 settembre 1860”, Napoli, 1897. Giuseppe Lazzaro (….), nel suo, Memorie sulla rivoluzione nell’Italia meridionale dal 1848 al 7 settembre 1860, Napoli, 1867, nel capitolo….”Sapri”, a p. 188, in proposito scriveva: “…La lettera partì pochi giorni dopo, e in questo modo, iniziatore il Mignogna e intermediario il Rizzo, furono stretti fra Napoli e Genova rapporti che, svolgendosi, misero capo, come dirò più tardi, alle relazioni tra il Comitato ordine ed Agostino Bertani. La iniziativa del Mignogna, per gli effetti avuti, potè dirsi provvidenziale, imperocchè potè dare all’Hudson l’ occasione di raccogliere nuovamente gli amici, e ritornare all’opera. Oltre a ciò , una corrispondenza regolare con Genova, e con uomo come il Mignogna, potea dare al gruppo napolitano de’ mezzi che, insignificanti colà, erano efficacissimi a Napoli.”. Su Nicola Mignogna si veda pure Alessandro Criscuolo, Nicola Mignogna. «L’uomo puro» di Garibaldi. Attraverso gli scritti di Alessandro Criscuolo, a cura di D. Sellitti, Edita Casa Editrice & Libraria, 2012. Su Wikipedia leggiamo che Nicolò Cataldo Mignogna (Taranto, 28 dicembre 1808 – Giugliano in Campania, 31 gennaio 1870) è stato un patriota e politico italiano. Fu uno dei 1089 componenti della Spedizione dei Mille guidata da Giuseppe Garibaldi. Nel 1836 si iscrisse alla Giovine Italia e partecipò ai moti del 1848. Poiché era stata trovata una corrispondenza cifrata nella sua abitazione, nel 1855 fu processato e condannato all’esilio perpetuo dal Regno delle Due Sicilie. Si recò allora a Genova, dove conobbe Giuseppe Garibaldi che lo nominò tesoriere della spedizione dei Mille. A Talamone fu aggregato alla III Compagnia di Giuseppe La Masa e si imbarcò sul Lombardo. Fece amicizia con Emilio Petruccelli, con cui il 5 agosto convocò il comitato d’azione. Il 15 agosto il comitato emise un comunicato che invitava tutti i liberali a convergere a Potenza dove, grazie ad una rivolta civile, fu costituito il governo prodittatoriale nelle persone di Giacinto Albini e di Mignogna. Il 4 settembre 1860 Garibaldi giunse a Fortino di Lagonegro dove fu accolto da Mignogna e da Pietro Lacava, i quali posero gli omaggi del governo lucano e gli consegnarono a nome del popolo seimila ducati, devoluti ai soldati borbonici disertori. Nel 1862 Mignogna seguì Garibaldi in Aspromonte divenendo tesoriere dei Mille nella campagna comandata da Benedetto Cairoli. Visse la vecchiaia sostenuto da cittadini tarantini anonimi. Rifiutò la candidatura alla Camera dei deputati, ma accettò di far parte del Consiglio Comunale di Napoli dove venne eletto nel 1862 e riconfermato nel 1865. Si ritirò poi dalla vita politica e si trasferì a Giugliano, dove prese in affitto una porzione del lago di Patria per sfruttarlo per la pesca. Morì il 31 gennaio 1870 a Giugliano. Sulla Treccani on-line, Giuseppe Paladino ha scritto che strinse in amicizia con il Settembrini. Partecipò alle dimostrazioni di Napoli per la concessione della costituzione, e combatté sulle barricate il 15 maggio 1848. Con la reazione s’iscrisse alla setta degli Unitarî, e fu arrestato con il Settembrini il 23 giugno 1849. Ma, non essendosi raccolte prove a suo carico, il M., che si era finto ebete, venne rilasciato. Nel 1855, su denunzia di un tale Pierro, fu di nuovo arrestato, processato e, l’anno dopo, ebbe bando perpetuo dal regno. Si recò a Genova, dove continuò a cospirare, tenendosi in relazione con il Mazzini e con il Fabrizi. Nel 1860 si unì ai Mille, nella compagnia Cairoli, fino a Palermo. Di là tornò a Genova e in Piemonte, per incarico di Garibaldi, allo scopo di trovare nuove forze. Ne ripartì nell’agosto e partecipò alla sollevazione della Basilicata (Lucania), accompagnando di poi il dittatore a Napoli e combattendo contro i borbonici sul Volturno. Quando Garibaldi fu costretto a partire, il Mignogna, rifiutato ogni uffizio e grado, tornò a fare l’agitatore. Unitosi con il generale a Caprera, nel 1862, lo accompagnò a Palermo e poi in Calabria. Dopo Aspromonte, si rifugiò a Napoli, e vi rimase nascosto sino all’amnistia. Continuò poi a tenersi in rapporto col Mazzini, sempre organizzando i comitati d’azione. Nell’agosto 1863 fu eletto consigliere comunale di Napoli, rinunziando alla candidatura a deputato. Malandato in salute, non poté partecipare alla campagna del’66 e a quella garibaldina del ’67: si adoperò tuttavia a raccogliere armi al confine pontificio meridionale. Raffaele De Cesare (….), nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, 1909, ripubblicato nel ………, nel cap. XV, a pp. 831-832, ci parla dei Comitati napoletani e scriveva che: Il Mignogna era stato uno dei Mille, e Garibaldi lo aveva inviato sul continente per effrettarvi l’insurrezione, con Giuseppe Pace, Domenico Damis, Ferdinando Bianchi e Francesco Stocco. Questi restarono in Calabria, dove furono utilissimi all’insurrezione: Pace e Damis, nel circondario di Castrovillari; Bianchi in quello di Cosenza, e Stocco in provincia di Catanzaro, dove pure si era costituito un comitato insurrezionale il 24 agosto, che proclamò la rivoluzione, e il 26 indisse il plebiscito per la nomina dei prodittatori. Il maggior pericolo per la dinastia lo rappresentava il comitato dell’Ordine, che aveva più seguito e più credito a molti mezzi ed era in diretta relazione con Cavour, coi suoi agenti di Napoli e singolarmente col Visconti Venosta, col Mezzacapo, col Ribotty, col Finzi e con Villamarina; e, dopo il 3 agosto, col Persano.”. Su Wikipedia leggiamo che dopo la concessione della costituzione da parte di Francesco II nel giugno 1860, il comitato riprese vigore, sotto la direzione di Silvio Spaventa e con d’Afflitto tra i suoi membri più attivi.

Nel 5 e 6 maggio 1860, da Quarto alla Sicilia, Michele MAGNONI ed il litigio con Bixio sul piroscafo “Lombardo” nel viaggio per la Sicilia

Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rvoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 101, continuando il suo racconto scriveva che: “10. Michele Magnoni….Magnoni fu inquadrato nelle prime formazioni che ordinò Garibaldi a Orbetello (58).”. Pinto, a p. 102, nella nota (58) postillava che: “(58) Secondo De Crescenzo, Magnoni ebbe un litigio con Bixio in nave, ma non ci sono dati che lo confermano, G.. De Crescenzo, L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane cit., p. 58.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 84, in proposito scriveva che:“Infatti, lieto dell’incarico e fiducioso nel risultato, insieme coi fratelli Lucio e Salvatore abbandonò al Faro di Messina lo Stato Maggiore dell’Orsini, si mosse con le schiere liberatrici e fra le acclamazioni delle turbe arrivò al suo paese, ..etc…”., e a p. 58, in proposito scriveva che: “Della traversata da Quarto alla Sicilia nulla ho rintracciato che possa riguardare direttamente i nostri, salvo un incidente che riflette il Magnoni e che sarà opportuno raccontare se non altro per intercalare al racconto qualche episodio. Questi che al momento della partenza era sul ‘Lombardo’ come gli altri nostri, ora si trova sull’altro piroscafo. Come mai ? Ecco cosa era avvenuto. Improvvisamente s’erano uditi dei gridi, seguiti da animate discussioni, che avevano fatto accorrere molti volontari sul ponte del piroscafo. Il Bixio aveva iniziato col Magnoni una polemica su cose di politica (se non fosse stato opportuno salpare col divieto di Cavour e se fosse conveniente annettere subito la Sicilia al regno di Vittorio Emanuele) che ad un certo momento non era andata più a genio al focoso patriota cilentano. Il Bixio, che neppure era di temperamento troppo placido, non aveva sopportato qualche scatto dell’altro. Certo è che il Magnoni, da quel momento, non aveva voluto essere più alla dipendenza di Bixio ed indispettito era passato a quella diretta di Garibaldi (2). E lungo il tragitto il Magnoni ebbe occasione di spiegare ai compagni le sue vedute politiche.”. De Crescenzo, nella nota (2) si dilunga sul Bixio ed il suo carattere focoso ma non cita nessun riferimento bibliografico dell’accaduto. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a p. 384, in proposito scriveva che: “Intanto il 4 aprile Palermo insorge; tutta la provincia di Salerno è come elettrizzata dalla notizia e si prepara ad agire. Si apprende che Giovanni Matina, l’instancabile cospiratore e garibaldino, era giunto da Genova a Napoli; ed allora il Comitato salernitano inviò sollecitamente a lui Antonio Carrano ed Antonio de Meo per prospettare lo stato della provincia e per ottenere istruzioni. Questi il 1° maggio s’incontrarono col Matina, il quale comunicò loro il seguente telegramma giunto da Genova: “Oggi partiremo per il continente e con noi verrà Garibaldi”. Seguiva un proscritto: “Si è sospesa per oggi la partenza”(15). Gli emissari, tornati a Salerno, deliberarono con i compagni del Comitato popolare di dar comunicazione del telegramma al barone Giovanni Bottiglieri e a Matteo Luciani per indurli a far causa col Comitato e a serrare le fila in vista dei prossimi rivolgimenti. I due influenti rappresentanti della borghesia mettono in dubbio l’autenticità del documento, si mostrano restii a dare la loro collaborazione etc…Passò così in vani tentativi di progetti e di intesa tutto il mese di maggio.. Cassese, a p. 384, nella nota (15) postillava: “(15) Vedi dichiarazione del de Meo in op. cit., p. 63”. Cassese si riferisce all’opera di Alfieri d’Evandro. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, a p…., in proposito scriveva che: “…………”Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 98, in proposito scriveva: “Michele che si trovava nel carcere della Vicaria a Napoli, fu espulso dal Regno nel 1857 con “bando perpetuo”. Esiliato a Genova – dove conobbe ed amò Agnese Guerriero, che fu per tutta la vita la compagna delle sue ansie e dei suoi dolori – s’imbarcò con i Mille di Garibaldi e si distinse per il suo valore alla presa di Corleone. Il 2 agosto, Garibaldi gli diede il compito di recarsi in provincia di Salerno e preparare la rivoluzione. Michele, con entusiasmo, si portò a Rutino e con i fratelli Lucio e Salvatore formò una colonna di uomini armati, che unitasi agli insorti di Laureana, di Torchiara, di Castellabate, di Stella Cilento e di Cicerale, andò incontro a Garibaldi, dal quale aveva avuto la nomina a pro-dittatore.”.

Nel luglio 1860, Garibaldi dalla Sicilia invia in Calabria ed in Basilicata uomini suoi fidati

Alessandro Serra (….), nel suo, L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a p. 323, in proposito scriveva: “Giusta sua promessa, nel luglio Garibaldi mandò in Calabria alcuni ufficiali calabresi, cioè gli uomini che dovevano rendersi conto della situazione e collaborare attivamente con i comitati. Così a S. Demetrio Corone ritornò Raffaele Mauro, fratello di Domenico, tutti e due dei Mille, tutti e due perseguitati…etc…”. Raffaele De Cesare (….), nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, 1909, ripubblicato nel ………, nel cap. XV, a pp. 831-832, ci parla dei Comitati napoletani e scriveva che: Il Mignogna era stato uno dei Mille, e Garibaldi lo aveva inviato sul continente per effrettarvi l’insurrezione, con Giuseppe Pace, Domenico Damis, Ferdinando Bianchi e Francesco Stocco. Questi restarono in Calabria, dove furono utilissimi all’insurrezione: Pace e Damis, nel circondario di Castrovillari; Bianchi in quello di Cosenza, e Stocco in provincia di Catanzaro, dove pure si era costituito un comitato insurrezionale il 24 agosto, che proclamò la rivoluzione, e il 26 indisse il plebiscito per la nomina dei prodittatori. Il maggior pericolo per la dinastia lo rappresentava il comitato dell’Ordine, che aveva più seguito e più credito a molti mezzi ed era in diretta relazione con Cavour, coi suoi agenti di Napoli e singolarmente col Visconti Venosta, col Mezzacapo, col Ribotty, col Finzi e con Villamarina; e, dopo il 3 agosto, col Persano.”. Amedeo La Greca (….), nel suo “Appunti di Storia del Cilento”, ed. Centro di produzione culturale per il Cilento, Acciaroli, 2001, a p. 272, in proposito scriveva che: “Nella notte tra il 5 e il 6 maggio i Mille di Garibaldi partivano alla volta della Sicilia. Fra di essi vi erano cinque cilentani, audaci patrioti che si erano distinti nei moti del 1848 ed erano riusciti a sfuggire alla polizia borbonica: Filippo Patella, prete di Agropoli; Leonino Vinciprova, di Celso; Paolo e Michele Del Mastro, di Ortodonico; Michele Magoni, di Rutino. Avuta ragione dei forti contingenti borbonici, sia per defezione di parte di questi sia per l’appoggio della popolazione, a Calatafimi (15 maggio), a Palermo (27 maggio) ove perse la vita Michele Del Mastro, e a Milazzo (20 luglio), i Mille, ormai rinforzati da migliaia di volontari, passarono lo stretto dii Messina. Garibaldi allora pianificò l’avanzata spedendo in ogni regione noti patrioti che si erano distinti in precedenti moti insurrezionali; nel Cilento inviò Michele Magnoni e Leonino Vinciprova. Il 4 settembre si imbarcò a Maratea e raggiunse Sapri, da dove il pomeriggio si diresse al passo del Fortino di Casaletto Spartano e da qui penetrò etc….Da tutti i paesi del Cilento intanto si radunavano volontari sotto la guida di vecchi indomiti liberali, quali Teodosio De Dominicis, Carlo De Angelis, Enrico Del Mercato, Raffaele Zammarrelli, Raffaele Coccoli, Francesco Del Giudice, Andrea De Ciuttiis, Ferdinando Vairo. Questi reparti marciarono verso sud per unirsi a Garibaldi; altri provenienti dai paesi nei dintorni di Vallo, guidati da Raffaele Passarelli, Alessandro Pinto, Cesare Valiante, Giovanni Tipoldi si diressero verso Sala Consilina; mentre un forte contingente di volontari e di ex guardie urbane, al comando di Leonino Vinciprova, attese nella marina di Acciaroli armi e munizioni che dovevano arrivare da Salerno. Incaricato di questa missione era Alessandro Dumas (padre), il grande romanziere francese che, con altri stranieri, aveva seguito Garibaldi, attratto dal fascino di questo eroe-avventuriero. Effettivamente il 5 settembre la goletta Emma giunse al largo di Acciaroli, accolta da manifestazioni di giubilo dai popolani venuti anche dai paesi collinari. La comandava Cristofaro Muratori, il noto scrittore, che scese a terra e si diresse a Celso, ove nel palazzo dei Mazziotti indisse una riunione dei Sindaci dei Comuni vicini e proclamò decaduto Ferdinando II. Il giorno dopo in molti si mossero per marciare alla volta di Sala Consilina. Qui tutti i volontari del Cilento furono organizzati in cinque battaglioni comandati rispettivamente dai maggiori Trotta, Carlo De Angelis, Enrico Del Mercato, Raffaele Zammarrelli e Francesco Galloppi, che formarono una brigata al comando del colonnello Luigi Fabrizi e inquadrata nella XVI divisione comandata da Nino Bixio, che si distinse nella battaglia del Volturno (1° ottobre).”.

Il COMITATO DELL’ORDINE

Immacolata Venturi (….), nel suo “L’insurrezione lucana del 1860 fra storia e storiografia”, ed. Villani, 2016, a p. 42 e ssg., in proposito scriveva che: “La disfatta di Sanza fu un durissimo e fatale colpo per i progetti di stampo mazziniano. La rivoluzione mazziniana non poteva essere vincente. Il mancato supporto delle popolazioni locali era solo una delle cause. Di fatto la politica internazionale era ancora troppo lontana dal voler supportare una soluzione “italiana”, tanto più rivoluzionaria. Perciò, piuttosto che puntare ancora su improbabili insorgenze popolari come quella di Pisacane, per il biennio successivo si cominciò a pianificare un’insurrezione “dall’interno”(77). Ove possibile, si pensò di organizzare in maniera più capillare una rete di comitati locali, modellata su quella dei Circoli Costituzionali del 1848. Un momento di sbandamento e di blocco si ebbe dopo che, nella notte tra il 16 e il 17 dicembre 1857, un terremoto di grande portata travolse la zona occidentale della Basilicata. Le operazioni delle forze liberali ripresero a fatica e nella più totale precarietà, dato che il sisma aveva reso difficili le ordinarie operazioni della vita cittadina e il poco solido apparato economico stentava a ripartire (78). A ciò si unì una recrudescenza delle azioni di polizia, che portarono a rastrellamenti, fino a toccare Lecce. Insomma, tramontò definitivamente la speranza di una rivoluzione democratica, mazziniana e repubblicana (79); ma non tramontò l’idea di una Italia unita. Infatti, le aspirazioni liberali non si arrestarono, esprimendosi, anzi, nei modi e nelle forme di una “cospirazione alla luce del giorno”, con innalzamento di bandiere tricolori e altro. Un rapporto redatto dalla polizia borbonica serve a dare un’idea del mondo cospirativo. Il Comitato di Napoli (rinominatosi, nell’aprile del 1860, “Comitato Napoletano della Società Nazionale Italiana”) continuava a insistere sul ruolo della Basilicata come motore dell’insurrezione “preventiva” (81). Gli si unì la “Società Nazionale” facente capo a Lafarina a Torino e, a Genova, ad Agostino Bertani. Il Comitato di Napoli diventò “Comitato dell’Ordine” (82), che – si legge in Racioppi – etc…Il Comitato dell’Ordine, perciò, si terrà in diretta ed esclusiva corrispondenza con me qual delegato del General Garibaldi.” (83). L’unione tra i vari comitati non fu sempre pacifica, soprattutto nei rapporti tra Genova e la Basilicata, anche perché si era piuttosto restii, da parte dei basilicatesi, ad uno sbarco di Garibaldi sul continente, in quanto etc…Si aggiungeva che l’arrivo di Giuseppe Libertini da Genova diede l’avvio ad un “Comitato di Azione” nel quale entrarono Filippo Agresti (84), Luigi Zuppetti, Nicola Mignogna, Vincenzo Carbonelli, Giovanni Matina e Giuseppe Ricciardi. Questo dualismo, per fortuna, aveva comunque, come punto d’incontro, l’organizzazione di una rete “preventiva” sul territorio basilicatese, onde evitare schieramenti di borbonici nell’area “cerniera” di Auletta (85).”. Venturi, a p. 42, nella nota (77) postillava: “(77) G. Pécout, Il lungo Risorgimento. La nascita dell’Italia contemporanea (1770-1922), Milano, Bruno Mondadori, 2011”. Raffaele De Cesare (….), nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, 1909, ripubblicato nel ………, nel cap. XV, a pp. 831-832, ci parla dei Comitati napoletani e scriveva che: “Erano giorni di esaltazione e di generale trepidazione insieme. Spaventa aveva assunto la direzione effettiva del comitato dell’Ordine, che si ricostituì con Pier Silvestro Leopardi, per presidente, Gennaro Bellelli per segretario, e con un Consiglio Direttivo, formato da Rodolfo d’Afflitto, Andrea Colonna, Pisanelli, Caracciolo etc….Spaventa, che spingeva, quasi sfidando il governo, il lavoro diretto a far insorgere le provincie continentali, soprattutto la Basilicata e la Calabria, prima che Garibaldi sbarcasse sul continente, o almeno prima che arrivasse a Napoli, secondo il desiderio e i consigli di Cavour. Il Comitato mandò Gennaro De Filippo a Messina, per assicurare il Dittatore che sul continente tutto si disponeva secondo il suo desiderio di quei giorni: fare cioè insorgere le provincie, prima del suo sbarco in Calabria. Il comitato d’Azione venne su quando il comitato dell’Ordine, rifatto il 9 luglio, dopo il ritorno degli esuli, assunse un contegno decisamente cavourriano, onde per reazione si accentuò garibaldino, con una tinta di mazziniano e di municipale. Lo fondarono e ne furono la maggiore forza Giuseppe Libertini, Giuseppe Ricciardi, Filippo Agresti, Nicola Mignogna, nonché Giacinto Albini e Giuseppe Lazzaro: però i due comitati si trovarono d’accordo nel promuovere l’insurrezione nelle provincie prima dello sbarco di Garibaldi; e poiché la provincia, la quale si assicurava meglio apparecchiata ad insorgere, e dalla quale si chiedevano capi militari e civili, era la Basilicata, il comitato dell’Ordine fece partire per Corleto, dove aveva sede un comitato insurrezionale, il colonnello Boldoni e Pietro Lacava, ai quali si unirono il Mignogna e l’Albini del comitato d’Azione. Il Mignogna era stato uno dei Mille, e Garibaldi lo aveva inviato sul continente per effrettarvi l’insurrezione, con Giuseppe Pace, Domenico Damis, Ferdinando Bianchi e Francesco Stocco. Questi restarono in Calabria, dove furono utilissimi all’insurrezione: Pace e Damis, nel circondario di Castrovillari; Bianchi in quello di Cosenza, e Stocco in provincia di Catanzaro, dove pure si era costituito un comitato insurrezionale il 24 agosto, che proclamò la rivoluzione, e il 26 indisse il plebiscito per la nomina dei prodittatori. Il maggior pericolo per la dinastia lo rappresentava il comitato dell’Ordine, che aveva più seguito e più credito a molti mezzi ed era in diretta relazione con Cavour, coi suoi agenti di Napoli e singolarmente col Visconti Venosta, col Mezzacapo, col Ribotty, col Finzi e con Villamarina; e, dopo il 3 agosto, col Persano.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a p. 68, in proposito scriveva che: “VI. Fin dal tempo dell’approdo di Garibaldi a Marsala un’attiva corrispondenza si era scambiata tra il Comitato di Napoli ed i nuclei liberali delle provincie per preparare in queste una insurrezione. Si venne all’intesa che essa sarebbe stata iniziata, alla notizia dello sbarco di Garibaldi sul continente, da parte della Basilicata. le altre provincie avrebbero seguito il movimento. “La provincia di Salerno” dicevano le istruzioni “dovrà lanciare i suoi alle spalle delle truppe, che per avventura muovessero su Potenza e Calabria” (1)….”. Mazziotti, a p. 68, nella nota (1) postillava: “(1) La cronistoria del dott. Michele Lacava narra diffusamente il lungo lavorio, che precedette questi accordi.”. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a p. 375, in proposito scriveva che: “Si vanno già delineando le due correnti politiche che vedremo in atto al principio del ’60, e che ora si saggiano, si scrutano e si studiano nella ricerca affannosa di un programma di azione immediata da svolgere in comune con intenti chiaramente unitari. Questi intenti per lo meno, fin dal ’59, la parte popolare avanzata li aveva già saldamente radicati nell’animo. Si può dire lo stesso della borghesia cittadina e rurale del Salernitano ? E’ quel che vedremo in seguito.”. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a pp. 377-378, in proposito scriveva che: “Abbiamo visto quali furono i primi tentativi e come da Napoli si lavorasse alacremente per costituire dei comitati provinciali; ma tutto codesto lavoro doveva rimanere infruttuoso sia a causa delle immediate reazioni della polizia, sia perchè mancava un elemento dirigente attivo che sapesse coordinare avvedutamente gli sforzi. Ma che cos’era e che cosa rappresentava il Comitato napoletano detto dell’Ordine ? Sentiamolo dalla bocca del De Cesare, storico diligente e minuzioso: “Le notizie politiche messe fuori dal Comitato dell’Ordine, che rapppresentò la prima organizzazione delle forze liberali, e fuse insieme i vecchi elementi repubblicani, piuttosto scarsi, e gli elementi moderati monarchici, più numerosi e autorevoli, e i quali non vedevano salute che nel Piemonte, erano comunicate nello stabilimento musicale di Teodoro Cottrau, ai frequentatori di esso, ed a Giuseppe Gravina, e tanto bastava perchè in poco tempo tutta Napoli ne fosse piena….Una delle ragioni del successo di quel Comitato fu il nome, felicemente escogitato dal giovane studente Giuseppe Lombardi di San Gregorio Magno, uno dei più operosi, anzi dei più temerari nelle cospirazioni di quel tempo. Il Comitato dell’Ordine si cominciò a riunire sulla fine del 1857 in casa di Giuseppe Lazzaro e ne fecero parte Gennaro de Filippo, Camillo Caracciolo, Giacinto Albini, Francesco de Siervo, il detto Lombardi e pochi altri…..Com’era chiaro, il Comitato aveva due anime, le quali più tardi lo porteranno fatalmente a scindersi: una avanzata, progressista e repubblicana, che traeva ispirazione dal verbo, mazziniano; l’altra moderata, conservatrice, monarchica, che era sotto l’influsso della politica piemontese e savoiarda. Queste due opposte correnti politiche per il momento camminano sulla stessa strada e collaborano attivamente fra loro secondo il principio concordemente accettato dell’unità a tutti i costi. La stessa situazione, dove più, dove meno chiaramente, si rispecchia nelle province, nelle quali il Comitato è riuscito a formarsi. A dare energico impulso per la costituzione del Comitato nel Salernitano giunse opportuno nel novembre del ’59 un ardito emissario del Comitato napoletano: Beniamino Marciano (6)…Il Marciano giunse a Salerno il 16 novembre per impartire insegnamento nelle pubbliche scuole.”Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a p. 382, in proposito scriveva che: “Fu così che, nel febbraio del ’60, fu costituito finalmente il Comitato salernitano, del quale fecero parte il Marciano, Vincenzo Trucillo, gli avvocati Nicola Ferretti, Pietro del Mercato e Antonio de Meo, l’architetto Francesco de Pasquale, gli operai Matteo Rossi e Michele Casola.”. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a pp. 383-384, in proposito scriveva che: “Il Comitato popolare, malgrado la fiera opposizione borghese, continuava per la sua strada. Era stata già creata una fitta rete di abili corrispondenti, i quali, specialmente nella zona sud, avevano formato attivi centri rivoluzionari: Antonio Carrano operava a Diano, Lorenzo Curzio a S. Angelo Fasanella, la famiglia Magnone nel Cilento, Francesco Gagliardi a Montesano, Vincenzo Castagna a Campagna, Francesco Cristaino a Sicignano, a così via (13).”. Cassese, a p. 384, nella nota (13) postillava: “(13) Vedi dichiarazione del de Meo, in op. cit. pag. 65.”. Cassese si riferisce all’opera di Alfieri d’Evandro. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a p. 388-389, in proposito scriveva che: “In mezzo a tanto sfacelo di tutta l’impalcatura statale napoletana, gli emigrati, in gran parte, con a capo Silvio Spaventa s’impadronirono del Comitato dell’Ordine dandogli un deciso indirizzo piemontese e collegandolo alla Società Nazionale del La Farina direttamente ispirata dal Conte di Cavour. L’ala sinistra del Comitato dinanzi a codesta virata di bordo s’impennò e giunse ad accusare i nuovi dirigenti di essere “individui, i quali, vendutisi all’egemonia piemontese, volevano attraversare lo sbarco di Garibaldi sul continente, ed impedire lo sviluppo della rivoluzione”(22). Di contraccolpo, gli elementi dissidenti, che traevano ispirazioni dal Bertani, uomo di Garibaldi, e dal Comitato di Genova, si staccarono definitivamente per creare il Comitato d’Azione, al quale presero parte Giuseppe Libertini, Filippo Agresti, Luigi Zuppetta, Nicola Mignogna, Vincenzo Carbonelli, Giuseppe Ricciardi, il salernitano Giovanni Matina ed altri.”. Su Wikipedia leggiamo che Rodolfo D’Afflitto, la sua carriera ha inizio nel 1834, dopo aver studiato legge ed amministrazione dopo una carriera nella burocrazia borbonica, fu arrestato nel 1859 come cospiratore liberale nel Comitato dell’Ordine, ma fu subito rilasciato. Dopo la concessione della costituzione da parte di Francesco II nel giugno 1860, il comitato riprese vigore, sotto la direzione di Silvio Spaventa e con d’Afflitto tra i suoi membri più attivi. Il comitato si impegnò prima ad ottenere un pronunciamento dell’esercito a favore dell’annessione al Piemonte e poi – dopo il fallito colloquio del D. con il generale De Sauget – a provocare l’insurrezione del continente prima dell’arrivo di Garibaldi, per impedire una svolta rivoluzionaria. Anche questa seconda iniziativa non ebbe l’effetto desiderato, provocando solo una parziale insurrezione in Basilicata. Sul Comitato Napoletano di cui Silvio Spaventa era uno dei membri più attivi, su Wikipedia leggiamo che il piroscafo Stewart, che doveva condurlo insieme ad altri 68 condannati politici in America, in seguito all’ammutinamento organizzato dal figlio di Luigi Settembrini (Raffaele Settembrini) ufficiale della marina mercantile britannica, lo condusse in Irlanda (6 marzo 1859) presso Queenstown, nella Baia di Cork; da qui raggiunse Londra e quindi Torino, dove entrò in contatto con Cavour divenendo uno dei fedeli seguaci e uno dei principali fautori della sua politica. Venne inviato nuovamente a Napoli da Cavour e dai Savoia nel luglio 1860 per preparare all’annessione di quei territori meridionali a quello che poi sarebbe divenuto Regno d’Italia: si adoperò, senza successo, perché questa avvenisse il prima possibile, senza attendere l’arrivo a Napoli di Garibaldi, il quale poi, assunto il titolo di Dittatore, lo espulse (il 25 settembre 1860). Tornò a Napoli ad ottobre, assumendo la carica di ministro di Polizia nel governo luogotenenziale (dal novembre 1860 al luglio 1861), fronteggiando energicamente la difficile situazione napoletana (fino a subire un clamoroso attentato, cui riuscì a sfuggire), anche con l’aiuto del corregionale barone Rodrigo Nolli. Restò in carica anche sotto i luogotenenti Luigi Carlo Farini, Eugenio Emanuele di Savoia-Villafranca e Gustavo Ponza di San Martino. La madre, Anna Maria Croce era prozia del celebre filosofo Benedetto Croce. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro, 1861, a p….., in proposito scriveva che: “…………”. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a pp. 390-391, in proposito scriveva che: “Il 16 agosto del 1860 il Comitato di Corleto proclamò l’insurrezione in Basilicata secondo l’impegno assunto col Comitato dell’Ordine di Napoli. Il giorno successivo anche tutto il Salernitano avrebbe dovuto inalberare la bandiera della insurrezione, ma ciò non avvenne, dando luogo ad aspre rampogne e ad accuse di gretto spirito di municipalismo e di invidia a carico dei patrioti salernitani: accuse ripetute ancora nelle solenni pagine della storia del Racioppi e in quelle della “Cronistoria” del Lacava. Ma quale fondatezza avevano codeste accuse? E quale ragione ebbero i Salernitani per non insorgere in tempo dovuto? A promuovere l’insurrezione nella nostra Provincia fu incaricato l’ardente Giovanni Matina, il quale, come abbiamo visto, faceva parte del Comitato d’Azione o Unitario. Senonché egli ebbe contemporaneamente l’incarico da entrambi i Comitati (25); ma, nell’alternativa, egli non volle smentire la sua devozione a Garibaldi e preferì accettare disciplinatamente l’indirizzo, gli uomini ed i sussidi del Comitato Unitario o d’Azione. Conseguentemente egli era tenuto a seguire la linea politica tracciata dal suo Comitato, che era quella di attendere Garibaldi perché gli apparisse il vero ed unico artefice della rivoluzione. Di qui il ritardo dell’insurrezione nel Salernitano, ritardo che trova giustificazione non nell’avidia municipalista, come vogliono il Racioppi ed il Lacava, ma in un orientamento politico volontariamente accettato con assoluta dedizione patriottica. Il Matina, fedele al suo partito e sfidando le ire dei suoi avversari, volle sincronizzare la sua azione con quella del Generale. Etc…”. Raffaele De Cesare (….), nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, 1909, ripubblicato nel ………, nel cap. XVII, a p. 885, ci parla dei Comitati napoletani e scriveva che: “Il comitato centrale dell’Ordine, fondato a Napoli come si è detto con programma politico pari a quello della Società Nazionale, diramò le sue file nelle provincie, ma con scarso successo; e solo trovò qualche seguito in Calabria e in Puglia, e più propriamente nelle Provincie di Cosenza e di Bari. Di quel primo nucleo di lberali di Terra di Bari, chiamatosi anch’esso comitato dell’Ordine, fecero parte alcuni vecchi mazziniani e carbonari; ne fu capo cvisibile Pietro Tisci, e sede la città di Trani, dove il Tisci, etc…”. Giuseppe Garibaldi, ebbe negli anni avvenire diverse amarezze causate da inevitabili dissapori con il Cavour e con i suoi partigiani. Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a pp. 381-382 e ssg., in proposito scriveva che: “In Napoli più che a Palermo aveva il cavourismo lavorato indefessamente, e vi trovai non piccoli ostacoli. Corroborato poi dalla notizia che l’esercito sardo invadeva lo Stato pontificio, esso diventava insolente. Quel partito, basato sulla corruzione , nulla avea lasciato d’intentato. Esso s’era prima lusingato di fermarci al di là dello Stretto, e circoscrivere l’ azione nostra alla sola Sicilia. Perciò aveva chiamato in sussidio il magnanimo padrone, e già un vascello della marina militare francese era comparso nel Faro; ma ci valse immensamente il veto di lord John Russel, che in nome d’ Albione imponeva al sire di Francia di non mischiarsi nelle cose nostre. Quello che più mi urtava nei maneggi di cotesto partito era di trovarne le traccie in certi individui che mi erano cari, e di cui mai avrei dubitato. Gli uomini incorruttibili erano dominati coll’ ipocrita ma terribile pretesto della necessità ! La necessità d’esser codardi ! La necessità di ravvolgersi nel fango davanti ad un simulacro di effimera potenza, e non sentire, non capire la robusta, imponente, maschia volontà d’un popolo che, volendo essere ad ogni costo, si dispone a frangere cotesti simulacri e disperderli nel letamaio da dove scaturirono. Cotesto partito, composto di compri giornali , di grassi proconsoli e di parassiti d’ ogni genere, sempre pronto a servire, con ogni specie d’abbassamento e di prostituzione , chi lo paga, e pronto sempre a tradire il padrone quando questi minaccia di crollare, quel partito, dico, mi fa l’effetto dei vermi sul cadavere: il loro numero ne segna il grado di putridume ! In ragion diretta del numero di questi vermi, si può valutare la corruzione d’ un popolo. Io ebbi a soffrire delle mortificazioni da quei signori che la facevan da protettori dopo le nostre vittorie e che ci avrebbero dato il calcio dell’ asino, come lo diedero a Francesco II, se si fosse stati sconfitti, le quali mortificazioni io certo non avrei tollerato, se si fosse d’altro trattato che della causa santa dell ‘ Italia. Per esempio, giungono due battaglioni dell’ esercito sardo non dimandati, con lo scopo reale di non lasciar fuggire la preda della ricca Partenope ed assicurarla, ma col pretesto di mettersi ai miei ordini, se richiesti. Io li chiedo, e mi si risponde che devesi ottenere il beneplacito dell’ ambasciatore ; questi, consultato, risponde che si deve chiedere il permesso a Torino. Ed i miei prodi compagni frattanto si battevano e vincevano sul Volturno, non solamente senza il concorso di un solo soldato dell’ esercito regolare, ma privi dei contingenti che la gioventù generosa di tutta Italia voleva inviarci , e che Cavour e Farini trattenevano od imprigionavano. I pochi giorni passati in Napoli, dopo l’accoglienza gentile fattami da quel popolo generoso, furono piuttosto di nausea, appunto per le mene e sollecitudini di quei tali cagnotti delle monarchie, che altro non sono in sostanza che sacerdoti del ventre, Aspiranti immorali e ridicoli, che usarono i più ignobili espedienti per rovesciare quel povero diavolo di Franceschiello, colpevole solo d’esser nato sui gradini d’un trono, e per sostituirlo del modo che tutti sanno. Tutti sanno le trame d’una tentata insurrezione, che doveva aver luogo prima dell’arrivo dei Mille per toglier loro il merito di cacciar il Borbone, e farsene poi belli costoro presso l’Italia, con poca fatica e merito. Ciò poteva benissimo eseguirsi se coi grossi stipendi la monarchia sapesse infondere ne’ suoi agenti un po ‘ più di coraggio, e meno amor della pelle. Non ebbero il coraggio d’una rivoluzione i fautori sabaudi, ed era allora tanto facile di edificare sulle fondamenta altrui, maestri come sono in tali appropriazioni; ma ne ebbero molto per intrigare, tramare, sovvertire l’ ordine pubblico, e mentre nulla avean contribuito alla gloriosa spedizione, quando poco rimaneva da fare ed era divenuto il compimento facile, la smargiassavano da protettori ed alleati nostri, sbarcando truppe dell’esercito sardo in Napoli (per assicurare la gran preda, s ‘ intende), e giunsero al punto di protezionismo da inviarci due compagnie dello stesso esercito il giorno dopo la battaglia del Volturno, il 2 ottobre. Sempre il calcio dell’ asino !”. Su Wikipedia leggiamo che Pietro Lacava (Corleto Perticara, 26 ottobre 1835 – Roma, 26 dicembre 1912) è stato un politico italiano. Figlio di Domenico Giuseppe e Brigida Francolino, fu studente a Napoli e Latronico, dove frequentò i corsi di giurisprudenza dell’Arcieri. In questo ambito accademico conobbe ed ebbe rapporti con Giacinto Albini, con cui era legato da vincoli di parentela, e, nonostante la dichiarata fede borbonica della sua famiglia, divenne uno dei più attivi esponenti del movimento liberale. Nel 1857 fu, con Giuseppe Albini e Giuseppe Lazzaro, fra i fondatori del Comitato dell’ordine, che aveva come programma l’unità italiana sotto la monarchia sabauda. In veste di segretario del Comitato, organizzò l’importante dimostrazione degli studenti universitari del 6 aprile 1860 che si tenne a Napoli in largo di S. Francesco da Paola (oggi piazza del Plebiscito). A tale manifestazione parteciparono molti giovani lucani, fra cui il fratello di Pietro, Michele Lacava, Aurelio Casale di Spinoso, Graziano e Gerardo Marinelli di Abriola, Michele Del Monte di Moliterno. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a p. 387, in proposito scriveva che: “I moderati meridionali, essendo restii a qualunque rivoluzione, si accontentavano della costituzione borbonica. E questo orientamento politico retrivo si verificava a Salerno come nelle altre province del Mezzogiorno, tra le quali Potenza, dove di fronte alla corrente progressiva capeggiata da Giacinto Albini, vi era quella dei costituzionalisti, in massima parte formata da grossi proprietari terrieri, che era rappresentata da Nicola Alianelli. Ond’è che giustamente Michele Lacava, concordando col pensiero del de Meo, nota “che gli uomini del 1848 presero parte secondaria nella rivoluzione del 1860; le persecuzioni, le galere, avevano in essi fatto venir meno la fede dell’avvenire della Patria. La rivoluzione del 1860 fu in gran parte opera della goiventù che non aveva precedenti positivi. E la parte moderata del Comitato potentino fece del tutto per far mostrare Potenza fredda e fino ad un punto anche avversa alla rivoluzione”(19). La lotta operta e sorda fra le due tendenze non fece che indebolire la compagine del Comitato napoletano il quale di fronte agli avvenimenti che incalzavano si mostrava indeciso e tentennante: questa indecisione si ripercuoteva con tristi effetti nelle province.”. Cassese, a p. 388, nella nota (19) postillava: “(19) Vedi Lacava, Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero, Napoli, A. Morano, 1865.”. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a p. 388-389, in proposito scriveva che: “In mezzo a tanto sfacelo dutl’impalcatura statale napoletana, gli emigrati, in gran parte, con a capo Silvio Spaventa s’impadronirono del Comitato dell’Ordine dandogli un deciso indirizzo piemontese e collegandolo alla Società Nazionale del La Farina direttamente ispirata dal Conte di Cavour. L’ala sinistra del Comitato dinanzi a codesta virata di bordo s’impennò e giunse ad accusare i nuovi dirigenti di essere “individui, i quali, vendutisi all’egemonia piemontese, volevano attraversare lo sbarco di Garibaldi sul continente, ed impedire lo sviluppo della rivoluzione” (22). Di contraccolpo, gli elementi dissidenti, che traevano ispirazioni dal Bertani, uomo di Garibaldi, e dal Comitato di Genova, si staccarono definitivamente per creare il Comitato d’Azione, al quale presero parte Giuseppe Libertini, Filippo Agresti, Luigi Zuppetta, Nicola Mignogna, Vincenzo Carbonelli, Giuseppe Ricciardi, il salernitano Giovanni Matina ed altri.”. Edoardo Pedio (….), nel suo, La prodittatura lucana nel 1860 in “Atti congresso di Bologna del R. Istituto Storia del Risorgimento”, Napoli, Miceli, 1939, XVII, pp. 317 ss., a p. 4 e ss., in proposito scriveva: Questo atteggiamento creò due correnti nel regno napoletano: una più scarsa di simpatia verso il Piemonte, l’altra più numerosa di odio contro il Borbone, che, specialmente dopo che la Francia e l’Inghilterra ebbero richiamati dalla capitale i loro rappresentanti, fu giudicato ostacolo quasi unico contro il civile progresso. Così quando il Mazzini nel 1856 lanciò il suo appello, che chiamava tutti gli uomini liberi a raccogliersi sotto il vessillo dell’Unità, a Napoli si formò il ‘Centro Promotore del sud Peninsulare’…..E quando Carlo Pisacane ideò la sua spedizione nell’Italia Meridionale, il comitato napoletano aveva fatto assegnamento sulla Lucania, più che sul Cilento. L’impresa Pisacane ebbe una conclusione dolorosa e triste, che portò il dolore e lo sconforto nelle provincie meridionali, affievolendone lo spirito di organizzazione. Ma un nuovo avvenimento riaccese gli animi repressi: la seconda Guerra d’Indipendenza. Un nuovo partito, ispirato da Cavour e diretto da Lafarina, sorgeva intanto a Torino. Il programma del nuovo partito era come si sa: ‘Indipendenza, Unione, Casa Savoia’. La nuova associazione risvegliò gli antichi mazziniani di Napoli. Essi riordinarono le file del vecchio centro, che mutò nome. Si chiamò ‘Comitato Centrale dell’Ordine’ e fondò un suo organo clandestino: ‘Il Corriere di Napoli’. Ad Albini, che era uno dei componenti il Comitato di Napoli, fu affidata la cura di tutte le provincie meridionali, e specialmente della Provincia di Potenza. Egli chiamò in vita l’antica organizzazione del 1857, per quanto inattiva ancora in piedi, perchè contro di essa la reazione non aveva incrudelito come era avvenuto nel Cilento, per opera dell’intendente Rosica, uomo temperato e mite e che non aveva neanche creduto alle accuse mosse dall’intendente di Salerno. Nell’agosto del 1859 il Comitato dell’Ordine di Napoli aveva dato disposizioni per la rivolta…..(p. 6) L’insurezione si voleva subito durante l’agosto, ma non se ne fece nulla e non fu un male. A Napoli intanto incominciano i dissidi politici. Il Comitato dell’Ordine, che prima faceva capo al partito Laarina, quando nel suo seno entrò il Matina, si orientò risolutamente verso Genova e il Bertani. Il Comitato, però per quanto formato da uomini di diverse mentalità politiche, operò in principio concordemente. I dissidi sorsero dopo, specialmente quando l’amnistia concessa da Francesco II aveva fatto tornare gli esuli napoletani da Torino, interpreti e difensori della politica di Cavour. Questi esuli erano tornati tra gli applausi del popolo, circondati dall’aureola del martirio, e illuminati dallo splendore dell’ingegno, temprato dall’esperienza e dai duri anni dell’esilio. La loro azione fu a Napoli efficacissima, e il Comitato dell’Ordine non senza una certa diffidenza, dovette subirne l’influenza. Si formò un nuovo Direttorio con prevalenza di cavourriani. I rancori rimasero celati in principio, ma si manifestarono in aperto contrasto, quando giunnse da Genova Giuseppe Libertini, con la missione di ostacolare ad ogni costo l’indirizzo piemontese. Così intorno a lui si formò un ‘Comitato d’Azione’.”. Alfonso Scirocco (….), nel suo “I democratici italiani da Sapri a Porta Pia”, a pp. 31-32, in proposito scriveva che: “I democratici cercavano intanto di organizzarsi intorno a Garibaldi, sia quando questi era a capo dei volontari nell’Italia centrale (98), sia quando nel novembre lasciò il comando. Il risentimento verso Farini e Fanti preparò il suo ritiro dalla ‘Società Nazionale e lo rese disponibile per diventare lo esponente degli antichi repubblicani che, dopo aver aderito lealmente alla guerra regia, si rendevano conto dell’impossibilità di agire senza l’appoggio della monarchia sabauda e cercavano faticosamente di formulare un programma per assumere una posizione precisa nella vita politica italiana (99).”Alfonso Scirocco (….), nel suo “I democratici italiani da Sapri a Porta Pia”, a p. 53, in proposito scriveva che: “Dal dicembre ’58 i democratici avevano accettato la subordinazione ai moderati ed il ruolo di fiancheggiatori dello Stato sabaudo e non potevano mutare il loro atteggiamento nel bel mezzo di una impresa difficilissima, che richiedeva la mobilitazione di tutte le energia: lo improvviso irrigidimento di Bertani provocò la dissoluzione politica del gruppo che si era raccolto intorno a Garibaldi nel gennaio del ’59.”Saverio Cilibrizzi (….), nel suo, I grandi Lucani nella storia della nuova Italia (da Mario Pagano etc…), ed. Conte, Napoli, a p. 30, in proposito scriveva: “Ma le innumerevoli condanne al carcere e all’esilio non valsero a far finire le cospirazioni. Esse, invece, ebbero proprio allora un potentissimo impulso per opera di Giacinto Albini, giustamente definito da Crispi “il Mazzini della Lucania”. Vedremo in seguito che, nella sua immensa opera di propaganda, Giacinto Albini ebbe grandi collaboratori, fra cui, in prima linea, il fratello Nicola, Carmine Senise e Pietro Lacava. Qui ci limitiamo a dire che dopo la guerra in Crimea e soprattutto dopo il fallimento della spedizione di Sapri, i cospiratori lucani abbandonarono definitivamente il programma mazziniano ed accettarono la formula, alla quale aveva già aderito Giuseppe Garibaldi: “Italia e Vittorio Emanuele. Nel 1860, la Lucania dette un contributo veramente decisivo al trionfo completo della leggendaria spedizione dei Mille.. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 164, in proposito scriveva che: “Tornati in patria, gli esuli politici, molti dei quali attratti dalla politica cavouriana, diedero al Comitato d’Ordine un carattere più moderato. Ciò portò inevitabilmente a divergenze interne e, quando i mazziniani si resero conto della massiccia presenza dei cavouriani nel Comitato d’Ordine, i quali spingevano per il Plebiscito e l’immediata annessione del regno al Piemonte, diedero vita al ‘Comitato Unitario Nazionale’, un comitato di stampo democratico, alternativo al Comitato d’Ordine. Il Comitato del Distretto di Vallo ebbe due Commissari: Lucio Magnoni, aderente al Comitato Unitario Nazionale, e Stefano Passaro, del Comitato d’Ordine, i quali collabrorarono nelle loro azioni, anche se a prevalere erano le posizioni del Magnoni (215). Per il Cilento venne designato il Sottotenente di artiglieria Michele Magnoni di Rutino, uno dei Mille. Per quanto separati, i due Comitati miravano entrambi alla rivoluzione ma, mentre il Comitato d’Ordine, di ispirazione cavouriana, aveva prospettato una insurrezione a Napoli, prima dello sbarco di Garibaldi sul continente, il Comitato Unitario, d’impronta garibaldina, prospettava l’inizio della rivoluzione solo in seguito allo sbarco di Garibaldi in Calabria. La diversità di vedute sulle strategie da seguire portò inevitabilmente ad inutili polemiche, che causarono un ritardo nell’avvio del movimento rivoluzionario nel napoletano e di conseguenza nel salernitano. Finita la campagna siciliana, il governo borbonico etc…”. Del Duca, a p. 164, nella nota (215) postillava che: “(215) F. Policicchio, Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro, in L. Rossi, Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno, cit. pag. 275.”. Infatti, Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro”, a p. 275, in proposito scriveva che: “Ovunque sorsero Comitati per appoggiare Garibaldi nell’impresa di formare l’Italia unita. L’ala moderata nel “Comitato dell’Ordine” si sentì più solida a partire dal 25 giugno, dopo che i patrioti uscirono allo scoperto a seguito della concessa amnistia. Nel momeno in cui i Mazziniani avvertirono la massiccia presenza dei cavouriani nel “Comitato dell’Ordine” che premeva per il Plebiscito e l’immediata annessione della Sicilia al Piemonte, anche per le preoccupazioni di carattere internazionali, diedero vita al “Comitato Unitario Nazionale” aderendovi anche il salese Giovanni Matina, uno dei più fieri patrioti che passò gran tempo nelle prigioni borboniche. Il Comitato del distretto di Vallo ebbe due commissari: Lucio Magnoni aderente al Comitato Unitario e il colonnello Stefano Passaro del Comitato dell’Ordine, i quali “procedettero d’amore e d’accordo, ma le disposizioni che valevano erano quelle del Magnoni” (12).”. Policicchio, a p. 275, nella nota (12) postillava: “(12) F. Franco, La rivoluzione garibaldina del 1860 nel Salernitano, Rufolo e Cantelmo, Salerno, pp. 23-4.”. Policicchio citava il testo di Francesco Franco. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 147, in proposito scriveva che: “Il contrasto tra democratici e moderati nel salernitano avanzò in connessione con la situazione generale e col più vasto antagonismo tra Cavour e Garibaldi, a tal punto che l’1 settembre 1860 il De Dominicis, Comandante el Primo corpo insurrezionale nel distretto di Vallo e in stretti rapporti con il Comitato dell’Ordine, rifiutò di consegnare le armi sbrcate ad Acciaroli per la rivoluzione, a Leonino Vinciprova, del Comitato d’Azione. Ad insurrezione conclusa, il movimento moderato si diresse contro il Matina, nominato Governatore della Provincia che era stata l’anima della rivoluzione, allo scopo di screditare con le più svariate accuse, gli uomini della rivoluzione e nel complesso tutta la spedizione garibaldina in funzione dell’esaltazione monarchico-cavourriana che offriva la possibilità di ritornare al tradizionale conservatorismo del ceto dirigente meridionale. Con la fine del governo della dittatura i chiuse la fase rivoluzionaria e iniziò quella legalitaria e agli uomini della rivoluzione succedettero quelli della moderazione e dell’ordine mentre, la rivoluzione non aveva toccato neanche minimamente la struttura sociale: le vecchie clientele continuavano a seguire i loro padroni, ed i loro capi. I moderati vinsero la partita finale in quanto riuscirono ad imporre la tattica cavourriana di imporre la sua soluzione unitaria moderato-sabauda mentre gli uomini delle file democratiche che avevano trascorso la vita in esilio e nelle galere borboniche, che avevano acceso e guidato la rivoluzione, vennero ben presto posti sotto lo stretto controllo della polizia come elementi pericolosi per quello Stato che essi stessi contribuirono ad edificare.”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 124, in proposito scriveva che: “Salerno non riuscì ad istituire un solo Comitato d’azione, nonostante gli sforzi praticati dai Magnoni e dal Matina, e da altre persone spedite appositamente da Napoli. Tutto dipendeva, come si evince da scritti del tempo, dalla indifferenza della borghesia, la quale, benchè si dicesse ovunque animata da sensi patriottici e da spirito liiberale, pure non seppe dimostrare, da noi, di essere viva e vitale verso i problemi della Liberà”. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 263, in proposito scriveva che: “Ancora nell’ottobre del 1859 non era stato possibile creare a Salerno un Comitato insurrezionale malgrado gli sforzi di audaci cospiratori come Giovanni Matina, Michele Magnoni e altri inviati appositamente colà dal Comitato centrale dell’ordine di Napoli. I Documenti D’Evandro (89) informano che ciò andava imputato non al popolo salernitano, ma alla borghesia “la quale benchè si dice animata da sensi patriottici pure non l’ha dimostrato fino a questo momento”. Verso la fine del 1859 il ‘Comitato napoletano dell’Ordine’, da poco costituitosi, incaricò (novembre 1859) B. Marciano di creare a Salerno un Comitato, che costituì dopo che A. Di Meo gli rese possibile di annodare relazioni con la campagna: e precisamente con i fratelli Magnoni (Cilento), Lorenzo Curcio (Valle S. Angelo) e con Antonio Carrano e Vincenzo Padula (Valle del Tanagro). Nel febbraio del 1860 si poté così formare a Salerno un Comitato provinciale le cui prime sedute si tennero nella sagrestia della chiesa dell’Annunziata, preparata all’uopo dal sacerdote Giuseppe Medici. La rete dei cospiratori cilentani era costituita dai fratelli Magnoni (Lucio, Michele, Salvatore e Nicola) di Rutino, che mantenevano stretti rapporti con Teodosio de Dominicis (Ascea), Gennaro Pagano (Pisciotta) e Pietro Giordano (Ceraso)(90), prima delle loro condanne e liberazioni, delle quali l’ultima a seguito dell’aministria concessa il 25 giugno e pubblicata il 3 luglio nel ‘Giornale Ufficiale’.”. Ebner, a p. 263, nella nota (90) postillava: “(90) D’Evandro cit., Appendice, Docum. 4 (relazione Lorenzo Curzio) “Egli (Giovanni Matina) corrispondeva in Salerno con Antonio Di Meo; e questi trasmetteva agli altri cospiratori della provincia le fila della congiura, ai bravi fratelli Magnoni, a Pietro Giordano, ed a Gennaro Pagano nel Cilento”.”.

IL COMITATO D’AZIONE

Raffaele De Cesare (….), nel suo“La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, 1909, ripubblicato nel ………, nel cap. XV, a pp. 831-832, ci parla dei Comitati napoletani e scriveva che: “Il comitato d’Azione venne su quando il comitato dell’Ordine, rifatto il 9 luglio, dopo il ritorno degli esuli, assunse un contegno decisamente cavourriano, onde per reazione si accentuò garibaldino, con una tinta di mazziniano e di municipale. Lo fondarono e ne furono la maggiore forza Giuseppe Libertini, Giuseppe Ricciardi, Filippo Agresti, Nicola Mignogna, nonché Giacinto Albini e Giuseppe Lazzaro: però i due comitati si trovarono d’accordo nel promuovere l’insurrezione nelle provincie prima dello sbarco di Garibaldi; e poiché la provincia, la quale si assicurava meglio apparecchiata ad insorgere, e dalla quale si chiedevano capi militari e civili, era la Basilicata, il comitato dell’Ordine fece partire per Corleto, dove aveva sede un comitato insurrezionale, il colonnello Boldoni e Pietro Lacava, ai quali si unirono il Mignogna e l’Albini del comitato d’Azione. Il Mignogna era stato uno dei Mille, e Garibaldi lo aveva inviato sul continente per effrettarvi l’insurrezione, con Giuseppe Pace, Domenico Damis, Ferdinando Bianchi e Francesco Stocco. Questi restarono in Calabria, dove furono utilissimi all’insurrezione: Pace e Damis, nel circondario di Castrovillari; Bianchi in quello di Cosenza, e Stocco in provincia di Catanzaro, dove pure si era costituito un comitato insurrezionale il 24 agosto, che proclamò la rivoluzione, e il 26 indisse il plebiscito per la nomina dei prodittatori. Il maggior pericolo per la dinastia lo rappresentava il comitato dell’Ordine, che aveva più seguito e più credito a molti mezzi ed era in diretta relazione con Cavour, coi suoi agenti di Napoli e singolarmente col Visconti Venosta, col Mezzacapo, col Ribotty, col Finzi e con Villamarina; e, dopo il 3 agosto, col Persano.”. Immacolata Venturi (….), nel suo “L’insurrezione lucana del 1860 fra storia e storiografia”, ed. Villani, 2016, a p. 42 e ssg., in proposito scriveva che: “Il Comitato di Napoli (rinominatosi, nell’aprile del 1860, “Comitato Napoletano della Società Nazionale Italiana”) continuava a insistere sul ruolo della Basilicata come motore dell’insurrezione “preventiva” (81). Gli si unì la “Società Nazionale” facente capo a Lafarina a Torino e, a Genova, ad Agostino Bertani. Il Comitato di Napoli diventò “Comitato dell’Ordine” (82), che – si legge in Racioppi – etc…Il Comitato dell’Ordine, perciò, si terrà in diretta ed esclusiva corrispondenza con me qual delegato del General Garibaldi.” (83). L’unione tra i vari comitati non fu sempre pacifica, soprattutto nei rapporti tra Genova e la Basilicata, anche perché si era piuttosto restii, da parte dei basilicatesi, ad uno sbarco di Garibaldi sul continente, in quanto etc…Si aggiungeva che l’arrivo di Giuseppe Libertini da Genova diede l’avvio ad un “Comitato di Azione” nel quale entrarono Filippo Agresti (84), Luigi Zuppetti, Nicola Mignogna, Vincenzo Carbonelli, Giovanni Matina e Giuseppe Ricciardi. Questo dualismo, per fortuna, aveva comunque, come punto d’incontro, l’organizzazione di una rete “preventiva” sul territorio basilicatese, onde evitare schieramenti di borbonici nell’area “cerniera” di Auletta (85).”. Venturi, a p. 42, nella nota (77) postillava: “(77) G. Pécout, Il lungo Risorgimento. La nascita dell’Italia contemporanea (1770-1922), Milano, Bruno Mondadori, 2011”. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a pp. 377-378, in proposito scriveva che: “….Sentiamolo dalla bocca del De Cesare, storico diligente e minuzioso: “…..Com’era chiaro, il Comitato aveva due anime, le quali più tardi lo porteranno fatalmente a scindersi: una avanzata, progressista e repubblicana, che traeva ispirazione dal verbo, mazziniano; l’altra moderata, conservatrice, monarchica, che era sotto l’influsso della politica piemontese e savoiarda. Queste due opposte correnti politiche per il momento camminano sulla stessa strada e collaborano attivamente fra loro secondo il principio concordemente accettato dell’unità a tutti i costi. La stessa situazione, dove più, dove meno chiaramente, si rispecchia nelle province, nelle quali il Comitato è riuscito a formarsi. A dare energico impulso per la costituzione del Comitato nel Salernitano giunse opportuno nel novembre del ’59 un ardito emissario del Comitato napoletano: Beniamino Marciano (6)…Il Marciano giunse a Salerno il 16 novembre per impartire insegnamento nelle pubbliche scuole.”Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a p. 382, in proposito scriveva che: “Fu così che, nel febbraio del ’60, fu costituito finalmente il Comitato salernitano, del quale fecero parte il Marciano, Vincenzo Trucillo, gli avvocati Nicola Ferretti, Pietro del Mercato e Antonio de Meo, l’architetto Francesco de Pasquale, gli operai Matteo Rossi e Michele Casola.”. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a pp. 383-384, in proposito scriveva che: “Il Comitato popolare, malgrado la fiera opposizione borghese, continuava per la sua strada. Era stata già creata una fitta rete di abili corrispondenti, i quali, specialmente nella zona sud, avevano formato attivi centri rivoluzionari: Antonio Carrano operava a Diano, Lorenzo Curzio a S. Angelo Fasanella, la famiglia Magnone nel Cilento, Francesco Gagliardi a Montesano, Vincenzo Castagna a Campagna, Francesco Cristaino a Sicignano, a così via (13).”. Cassese, a p. 384, nella nota (13) postillava: “(13) Vedi dichiarazione del de Meo, in op. cit. pag. 65.”. Cassese si riferisce all’opera di Alfieri d’Evandro. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a p. 388-389, in proposito scriveva che: “In mezzo a tanto sfacelo di tutta l’impalcatura statale napoletana, gli emigrati, in gran parte, con a capo Silvio Spaventa s’impadronirono del Comitato dell’Ordine dandogli un deciso indirizzo piemontese e collegandolo alla Società Nazionale del La Farina direttamente ispirata dal Conte di Cavour. L’ala sinistra del Comitato dinanzi a codesta virata di bordo s’impennò e giunse ad accusare i nuovi dirigenti di essere “individui, i quali, vendutisi all’egemonia piemontese, volevano attraversare lo sbarco di Garibaldi sul continente, ed impedire lo sviluppo della rivoluzione”(22). Di contraccolpo, gli elementi dissidenti, che traevano ispirazioni dal Bertani, uomo di Garibaldi, e dal Comitato di Genova, si staccarono definitivamente per creare il Comitato d’Azione, al quale presero parte Giuseppe Libertini, Filippo Agresti, Luigi Zuppetta, Nicola Mignogna, Vincenzo Carbonelli, Giuseppe Ricciardi, il salernitano Giovanni Matina ed altri.”. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rivoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 102, in proposito scriveva che: “A Napoli in competizione con il Comitato d’ordine, il gruppo radicale aveva costituito un Comitato d’Azione, dove c’erano oltre a Matina, Libertini, Mignogna, Agresti e Zuppetti. Per loro la sollevazione nel sud del salernitano serviva a bloccare le comunicazioni con la Calabria ed ad aprire la strada a Garibaldi ma anche a segnare un punto di vantaggio dei radicali nella competizione per la leadership con i moderati del Comitato d’ordine (60). Era questo il naturale riferimento politico ed organizzativo dei Magnoni.”. Pinto, a p. 102, nella nota (60) postillava: “(60) Roberto Parrella, Consenso sociale e partecipazione politica all’iniziativa garibaldina, in Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno cit.. Vedi anche R. PARRELLA, Notabili a salerno prima e dopo l’unità, E-doxa, Roma, 2003.”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a pp. XIV-XV, in proposito scriveva che: “Sarebbe una vera ingratitudine, ed un falsare la storia il voler negare al Nicotera una gran parte nelle cagioni del nuovo ordinamento, ed io sarei per dire che egli soccumbendo vinse assai meglio che se avesse trionfato…..Matina inspirante, le pratiche acquistarono maggiore efficacia e dopo qualche anno per impulso del Comitato napoletano un altro se ne fondava a Salerno. La storia della provincia deve ricordare con affetto i nomi di coloro che si fecero centro periglioso de’ nuovi e segreti movimenti. Beniamino Marciani, Antonio De Meo, Pietro Del Mercato, Nicola Ferretti e Francesco De Pasquale; nè dimenticherà di voi, etc…”Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a pp. 386-387, in proposito scriveva che: “Fu così che sorse, al principio di giugno, un Comitato nettamente borghese, inizialmente agnostico sul piano politico. “Era, scrive il già citato de Meo, un Comitato senza programma, senza simbolo di fede, e senza essere riconosciuto che dai soli componenti: il motto che lo rappresentava rivelava la ingiustizia di un esercizio, a solo intento di fare una cosa nuova onde far vedere che Salerno era indipendente da Napoli” (17). La formazione del nuovo Comitato, di cui erano a capo Sergio Pacifico, Modestino Faiella e Giovanni Luciani, segnò definitivamente il distacco fra le due correnti, e significò che la borghesia salernitana non intendeva contribuire col suo danaro – insistentemente richiesto dai popolari – ad alimentare una rivoluzione etc…Allora, dichiara il de Meo, ci persuademmo che tutti i nostri sforzi erano infruttuosi etc…Questi rilievi del de Meo sono di un’esattezza puntuale.”. Cassese, a p. 384, nella nota (15) postillava: “(15) Vedi dichiarazione del de Meo in op. cit., p. 63”. Cassese si riferisce all’opera di Alfieri d’Evandro. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a p. 387, in proposito scriveva che: “I moderati meridionali, essendo restii a qualunque rivoluzione, si accontentavano della costituzione borbonica. E questo orientamento politico retrivo si verificava a Salerno come nelle altre province del Mezzogiorno, tra le quali Potenza, dove di fronte alla corrente progressiva capeggiata da Giacinto Albini, vi era quella dei costituzionalisti, in massima parte formata da grossi proprietari terrieri, che era rappresentata da Nicola Alianelli. Ond’è che giustamente Michele Lacava, concordando col pensiero del de Meo, nota “che gli uomini del 1848 presero parte secondaria nella rivoluzione del 1860; le persecuzioni, le galere, avevano in essi fatto venir meno la fede dell’avvenire della Patria. La rivoluzione del 1860 fu in gran parte opera della goiventù che non aveva precedenti positivi. E la parte moderata del Comitato potentino fece del tutto per far mostrare Potenza fredda e fino ad un punto anche avversa alla rivoluzione”(19). La lotta operta e sorda fra le due tendenze non fece che indebolire la compagine del Comitato napoletano il quale di fronte agli avvenimenti che incalzavano si mostrava indeciso e tentennante: questa indecisione si ripercuoteva con tristi effetti nelle province.”. Cassese, a p. 388, nella nota (19) postillava: “(19) Vedi Lacava, Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero, Napoli, A. Morano, 1865.”.   Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro, 1861, a p….., in proposito scriveva che: “……”. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a pp. 390-391, in proposito scriveva che: “Il 16 agosto del 1860 il Comitato di Corleto proclamò l’insurrezione in Basilicata secondo l’impegno assunto col Comitato dell’Ordine di Napoli. Il giorno successivo anche tutto il Salernitano avrebbe dovuto inalberare la bandiera della insurrezione, ma ciò non avvenne, dando luogo ad aspre rampogne e ad accuse di gretto spirito di municipalismo e di invidia a carico dei patrioti salernitani: accuse ripetute ancora nelle solenni pagine della storia del Racioppi e in quelle della “Cronistoria” del Lacava. Ma quale fondatezza avevano codeste accuse? E quale ragione ebbero i Salernitani per non insorgere in tempo dovuto? A promuovere l’insurrezione nella nostra Provincia fu incaricato l’ardente Giovanni Matina, il quale, come abbiamo visto, faceva parte del Comitato d’Azione o Unitario. Senonché egli ebbe contemporaneamente l’incarico da entrambi i Comitati (25); ma, nell’alternativa, egli non volle smentire la sua devozione a Garibaldi e preferì accettare disciplinatamente l’indirizzo, gli uomini ed i sussidi del Comitato Unitario o d’Azione. Conseguentemente egli era tenuto a seguire la linea politica tracciata dal suo Comitato, che era quella di attendere Garibaldi perché gli apparisse il vero ed unico artefice della rivoluzione. Di qui il ritardo dell’insurrezione nel Salernitano, ritardo che trova giustificazione non nell’avidia municipalista, come vogliono il Racioppi ed il Lacava, ma in un orientamento politico volontariamente accettato con assoluta dedizione patriottica. Il Matina, fedele al suo partito e sfidando le ire dei suoi avversari, volle sincronizzare la sua azione con quella del Generale. Etc…”. Raffaele De Cesare (….), nel suo“La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, 1909, ripubblicato nel ………, nel cap. XVII, a p. 885, ci parla dei Comitati napoletani e scriveva che: “Il comitato centrale dell’Ordine, fondato a Napoli come si è detto con programma politico pari a quello della Società Nazionale, diramò le sue file nelle provincie, ma con scarso successo; e solo trovò qualche seguito in Calabria e in Puglia, e più propriamente nelle Provincie di Cosenza e di Bari. Di quel primo nucleo di lberali di Terra di Bari, chiamatosi anch’esso comitato dell’Ordine, fecero parte alcuni vecchi mazziniani e carbonari; ne fu capo cvisibile Pietro Tisci, e sede la città di Trani, dove il Tisci, etc…”. Giovanni Di Capua (….), nel suo Onofrio Pacelli – Contributo alla storia del Risorgimento nel Salernitano, a cura del Comune di Ricigliano, Ed. Cantelmi, Salerno, 1985, a pp. 42-43, in proposito scriveva che: “Dopo il 1860, al movimento di ispirazione mazziniana che conteneva un programma repubblicano e rivoluzionario, da attuare secondo i princìpi della ‘Giovane Italia’, fu dato il nome di Partito d’Azione. Composto da elementi molto diversi per origine e intenzioni, che andavano dai mazziniani ortodossi a uomini insofferenti di ogni disciplina e a democratici radicali venati di socialismo, l’atttività del Partito d’Azione si esplicò nella preparazione e nell’appoggio dato alle imprese di Garibaldi, che si conclusero infelicemente all’Aspromonte (1862) e a Mentana (1867).”. Ruggero Moscati (….), nel suo “La Fine del Regno di Napoli – Documenti borbonici del 1859-60, Le Monnier, Firenze, 1960, a p……, in proposito scriveva che: “……….”. Edoardo Pedio (….), nel suo, La prodittatura lucana nel 1860 in “Atti congresso di Bologna del R. Istituto Storia del Risorgimento”, Napoli, Miceli, 1939, XVII, pp. 317 ss., a p. 6, in proposito scriveva: “A Napoli intanto incominciano i dissidi politici. Il Comitato dell’Ordine, che prima faceva capo al partito Lafarina, quando nel suo seno entrò il Matina, si orientò risolutamente verso Genova e il Bertani. Il Comitato, però per quanto formato da uomini di diverse mentalità politiche, operò in principio concordemente. I dissidi sorsero dopo, specialmente quando l’amnistia concessa da Francesco II aveva fatto tornare gli esuli napoletani da Torino, interpreti e difensori della politica di Cavour. Questi esuli erano tornati tra gli applausi del popolo, circondati dall’aureola del martirio, e illuminati dallo splendore dell’ingegno, temprato dall’esperienza e dai duri anni dell’esilio. La loro azione fu a Napoli efficacissima, e il Comitato dell’Ordine non senza una certa diffidenza, dovette subirne l’influenza. Si formò un nuovo Direttorio con prevalenza di cavourriani. I rancori rimasero celati in principio, ma si manifestarono in aperto contrasto, quando giunnse da Genova Giuseppe Libertini, con la missione di ostacolare ad ogni costo l’indirizzo piemontese. Così intorno a lui si formò un ‘Comitato d’Azione’. Il loro programma era unitario ed ebbe la formula: unità, sovranità nazionale, con Vittorio Emanuele a Roma.”. Su Giuseppe Libertini, su Wikipedia leggiamo che con il colpo di Stato di Ferdinando II, che revocava la costituzione concessa mesi prima, gli eventi precipitarono e Libertini si trovò dinanzi alla scelta obbligata di sciogliere il comitato e darsi all’esilio. Nei primi anni cinquanta dell’Ottocento si chiudevano infatti i processi relativi ai fatti e agli sconvolgimenti di quegli anni, dai quali Libertini ed i suoi principali collaboratori uscirono con gravi condanne detentive. Libertini riparò dunque a Corfù e di lì a Londra, dove entrò in un rapporto di stretta collaborazione con Mazzini. Nel frangente unitario, assieme agli altri repubblicani mazziniani, tra cui anche Vincenzo Abati, egli dovette accodarsi alla soluzione monarchica, già tracciata dalla Società Nazionale e accettata dallo stesso Garibaldi. Giuseppe Lazzaro (….), nel suo, Memorie sulla rivoluzione nell’Italia meridionale dal 1848 al 7 settembre 1860, Napoli, 1867, nel capitolo….”Sapri”, a p. 208 e ssg., in proposito scriveva: “E’ però da notare che nella Provincia di Salerno quel dualismo tra autorevoli, e giovani, era molto più pronunciato che a Napoli stesso.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 164, in proposito scriveva che: “Tornati in patria, gli esuli politici, molti dei quali attratti dalla politica cavouriana, diedero al Comitato d’Ordine un carattere più moderato. Ciò portò inevitabilmente a divergenze interne e, quando i mazziniani si resero conto della massiccia presenza dei cavouriani nel Comitato d’Ordine, i quali spingevano per il Plebiscito e l’immediata annessione del regno al Piemonte, diedero vita al ‘Comitato Unitario Nazionale’, un comitato di stampo democratico, alternativo al Comitato d’Ordine. Il Comitato del Distretto di Vallo ebbe due Commissari: Lucio Magnoni, aderente al Comitato Unitario Nazionale, e Stefano Passaro, del Comitato d’Ordine, i quali collabrorarono nelle loro azioni, anche se a prevalere erano le posizioni del Magnoni (215). Per il Cilento venne designato il Sottotenente di artiglieria Michele Magnoni di Rutino, uno dei Mille. Per quanto separati, i due Comitati miravano entrambi alla rivoluzione ma, mentre il Comitato d’Ordine, di ispirazione cavouriana, aveva prospettato una insurrezione a Napoli, prima dello sbarco di Garibaldi sul continente, il Comitato Unitario, d’impronta garibaldina, prospettava l’inizio della rivoluzione solo in seguito allo sbarco di Garibaldi in Calabria. La diversità di vedute sulle strategie da seguire portò inevitabilmente ad inutili polemiche, che causarono un ritardo nell’avvio del movimento rivoluzionario nel napoletano e di conseguenza nel salernitano. Finita la campagna siciliana, il governo borbonico etc…”. Del Duca, a p. 164, nella nota (215) postillava che: “(215) F. Policicchio, Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro, in L. Rossi, Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno, cit. pag. 275.”. Infatti, Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro”, a p. 275, in proposito scriveva che: “Ovunque sorsero Comitati per appoggiare Garibaldi nell’impresa di formare l’Italia unita. L’ala moderata nel “Comitato dell’Ordine” si sentì più solida a partire dal 25 giugno, dopo che i patrioti uscirono allo scoperto a seguito della concessa amnistia. Nel momeno in cui i Mazziniani avvertirono la massiccia presenza dei cavouriani nel “Comitato dell’Ordine” che premeva per il Plebiscito e l’immediata annessione della Sicilia al Piemonte, anche per le preoccupazioni di carattere internazionali, diedero vita al “Comitato Unitario Nazionale” aderendovi anche il salese Giovanni Matina, uno dei più fieri patrioti che passò gran tempo nelle prigioni borboniche. Il Comitato del distretto di Vallo ebbe due commissari: Lucio Magnoni aderente al Comitato Unitario e il colonnello Stefano Passaro del Comitato dell’Ordine, i quali “procedettero d’amore e d’accordo, ma le disposizioni che valevano erano quelle del Magnoni” (12).”. Policicchio, a p. 275, nella nota (12) postillava: “(12) F. Franco, La rivoluzione garibaldina del 1860 nel Salernitano, Rufolo e Cantelmo, Salerno, pp. 23-4.”. Policicchio citava il testo di Francesco Franco. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 147, in proposito scriveva che: “Il contrasto tra democratici e moderati nel salernitano avanzò in connessione con la situazione generale e col più vasto antagonismo tra Cavour e Garibaldi, a tal punto che l’1 settembre 1860 il De Dominicis, Comandante del Primo corpo insurrezionale nel distretto di Vallo e in stretti rapporti con il Comitato dell’Ordine, rifiutò di consegnare le armi sbarcate ad Acciaroli per la rivoluzione, a Leonino Vinciprova, del Comitato d’Azione. Ad insurrezione conclusa, il movimento moderato si diresse contro il Matina, nominato Governatore della Provincia che era stata l’anima della rivoluzione, allo scopo di screditare con le più svariate accuse, gli uomini della rivoluzione e nel complesso tutta la spedizione garibaldina in funzione dell’esaltazione monarchico-cavourriana che offriva la possibilità di ritornare al tradizionale conservatorismo del ceto dirigente meridionale. Con la fine del governo della dittatura si chiuse la fase rivoluzionaria e iniziò quella legalitaria e agli uomini della rivoluzione succedettero quelli della moderazione e dell’ordine mentre, la rivoluzione non aveva toccato neanche minimamente la struttura sociale: le vecchie clientele continuavano a seguire i loro padroni, ed i loro capi. I moderati vinsero la partita finale in quanto riuscirono ad imporre la tattica cavourriana di imporre la sua soluzione unitaria moderato-sabauda mentre gli uomini delle file democratiche che avevano trascorso la vita in esilio e nelle galere borboniche, che avevano acceso e guidato la rivoluzione, vennero ben presto posti sotto lo stretto controllo della polizia come elementi pericolosi per quello Stato che essi stessi contribuirono ad edificare.”.

Nell’agosto del 1860, i dissidi e contrasti fra Mazziniani (Repubblicani e radicali) e Cavouriani (liberali ex attendibili e moderati), i dissidi fra i due Comitati dell’Ordine e dell’Azione

Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a p. 389, in proposito scriveva che: “Di contraccolpo, gli elementi dissidenti, che traevano ispirazione dal Bertani, uomo di Garibaldi, e dal Comitato di Genova, si staccarono definitivamente per creare il Comitato d’Azione, al quale presero parte Giuseppe Libertini, Filippo Agresti, Luigi Zuppetta, Nicola Mignogna, Vincenzo Carbonelli, Giuseppe Ricciardi, il salernitano Giovanni Matina ed altri.”. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a pp. 390-391, in proposito scriveva che: “Il 16 agosto del 1860 il Comitato di Corleto proclamò l’insurrezione in Basilicata secondo l’impegno assunto col Comitato dell’Ordine di Napoli. Il giorno successivo anche tutto il Salernitano avrebbe dovuto inalberare la bandiera della insurrezione, ma ciò non avvenne, dando luogo ad aspre rampogne e ad accuse di gretto spirito di municipalismo e di invidia a carico dei patrioti salernitan: accuse ripetute ancora nelle solenni pagine della storia del Racioppi e in quelle della “Cronistoria” del Lacava. Ma quale fondatezza avevano codeste accuse? E quale ragione ebbero i Salernitani per non insorgere in tempo dovuto? A promuovere l’insurrezione nella nostra Provincia fu incaricato l’ardente Giovanni Matina, il quale, come abbiamo visto, faceva parte del Comitato d’Azione o Unitario. Senonché egli ebbe contemporaneamente l’incarico da entrambi i Comitati (25); ma, nell’alternativa, egli non volle smentire la sua devozione a Garibaldi e preferì accettare disciplinatamente l’indirizzo, gli uomini ed i sussidi del Comitato Unitario o d’Azione. Conseguentemente egli era tenuto a seguire la linea politica tracciata dal suo Comitato, che era quella di attendere Garibaldi perché gli apparisse il vero ed unico artefice della rivoluzione. Di qui il ritardo dell’insurrezione nel Salernitano, ritardo che trova giustificazione non nell’avidia municipalista, come vogliono il Racioppi ed il Lacava, ma in un orientamento politico volontariamente accettato con assoluta dedizione patriottica. Il Matina, fedele al suo partito, e sfidando le ire degli avversari, volle sincronizzare la sua azione con quella del Generale. Il quale, sbarcato il 20 agosto in Calabria, marciava speditamente verso la Capitale.”. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a pp. 392-392, in proposito scriveva che: “Il capo morale dell’insurrezione salernitana nel ’60 fu certamente Giovanni Matina. Egli, come s’è detto, con decreto del 23 agosto emanato dal Comitato d’Azione, fu ominato “Alto Commissario politico e civile nei distretti di Salerno, Sala e Campagna”. Per il distretto di Vallo fu nominato allo stesso ufficio Lucio Magnoni. Il documento a favore del Matina dice che la nomina “importa imperio assoluto, in talune emergenze, anche sul potere militare; ed avrà (il Commissario) il potere di nominare altri impiegati civili. Egli (continua il documento) corrisponderà direttamente col Comitato Unitario di Napoli (26). Questo documento è molto importante, sia per l’ampiezza dei poteri conferiti al Matina, sia anche perché gli si riconosceva assoluta autonomia rispetto non solo all’altro Comitato, quello dell’ordine, di Salerno, ma anche nei riguardi degli analoghi Comitati delle provincie contermini.”. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a p. 389, in proposito scriveva che: “In che consisteva il disaccordo fra i due Comitati? “La disunione, scrisse il 29 agosto C. Di Persano al Cavour, che persiste fra i due Comitati dell’Ordine e dell’Azione, il primo dei quali vuole l’insurrezione subito a fine di obbligare il Re ad andarsene senza l’intervento del generale Garibaldi, mentre il secondo fa invece ogni suo possibile per ritardarla, bramoso che non abbia luogo se non per mezzo di lui, e che succeda fragorosa e tutta in suo nome, mi persuade, Eccellenza, che la via propria da seguirsi sarebbe un perfetto accordo col Generale….” (23). Si trattava, dunque, di fare una rivoluzione preventiva che diminuisse il prestigio, o che lo contenesse entro limiti modesti, del partito d’Azione e di Garibaldi per evitare che venissero poste certe istanze repubblicane che avrebbero potuto cambiare la linea strutturale dell’edificio nazionale disegnato dalla mente geniale di Cavour. La battaglia fu aspra ed accanita in tutti i maggiori centri del Regno; e fu combattuta con tutte le armi dell’astuzia borghese.”. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a pp. 390-391, in proposito scriveva che: “Il 16 agosto del 1860 il Comitato di Corleto proclamò l’insurrezione in Basilicata secondo l’impegno assunto col Comitato dell’Ordine di Napoli. Il giorno successivo anche tutto il Salernitano avrebbe dovuto inalberare la bandiera della insurrezione, ma ciò non avvenne, dando luogo ad aspre rampogne e ad accuse di gretto spirito di municipalismo e di invidia a carico dei patrioti salernitani: accuse ripetute ancora nelle solenni pagine della storia del Racioppi e in quelle della “Cronistoria” del Lacava. Ma quale fondatezza avevano codeste accuse? E quale ragione ebbero i Salernitani per non insorgere in tempo dovuto? A promuovere l’insurrezione nella nostra Provincia fu incaricato l’ardente Giovanni Matina, il quale, come abbiamo visto, faceva parte del Comitato d’Azione o Unitario. Senonché egli ebbe contemporaneamente l’incarico da entrambi i Comitati (25); ma, nell’alternativa, egli non volle smentire la sua devozione a Garibaldi e preferì accettare disciplinatamente l’indirizzo, gli uomini ed i sussidi del Comitato Unitario o d’Azione. Conseguentemente egli era tenuto a seguire la linea politica tracciata dal suo Comitato, che era quella di attendere Garibaldi perché gli apparisse il vero ed unico artefice della rivoluzione. Di qui il ritardo dell’insurrezione nel Salernitano, ritardo che trova giustificazione non nell’avidia municipalista, come vogliono il Racioppi ed il Lacava, ma in un orientamento politico volontariamente accettato con assoluta dedizione patriottica. Il Matina, fedele al suo partito e sfidando le ire dei suoi avversari, volle sincronizzare la sua azione con quella del Generale. Etc…”. Raffaele De Cesare (Memor) (….), nel suo “La fine di un Regno – Dal 1855 al 6 settembre 1860 con prefazione di Raffaele De Cesare”, a pp. 461-462, in proposito scriveva che: “All’alba del sei Garibaldi fu in Auletta, dove ricevè Giacinto Albini, l’altro prodittatore di Basilicata, e lo nominò governatore della stessa provincia, con pieni poteri. E in quella guisa che, il giorno innanzi, a Casalnuovo, aveva nominato Bertani segretario generale della dittatura, da Auletta scrisse ai due comitati di Napoli, come invito alla concordia, queste parole: “Ai signori Giuseppe Libertini, Raffaele Conforti, Giuseppe Pisanelli, Filippo Agresti, Camillo Caracciolo di Bella, Giuseppe Ricciardı e Andrea Colonna : Per il bene della causa dell’unità italiana, vi prego di riunirvi a comporre il comitato unitario nazionale. Attendo ogni aiuto dal vostro illuminato e ardente patriottismo„ . Libertini, Agresti e Ricciardi appartenevano al comitato di Azione ; Pisanelli, Caracciolo e Colonna, al comitato dell’Ordine, e Raffaele Conforti a nessuno dei due , ma aveva la fiducia di entrambi.”. Giuseppe Garibaldi, ebbe negli anni avvenire diverse amarezze causate da inevitabili dissapori con il Cavour e con i suoi partigiani. Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a pp. 381-382 e ssg., in proposito scriveva che: “In Napoli più che a Palermo aveva il cavourismo lavorato indefessamente, e vi trovai non piccoli ostacoli. Corroborato poi dalla notizia che l’esercito sardo invadeva lo Stato pontificio, esso diventava insolente. Quel partito, basato sulla corruzione, nulla avea lasciato d’intentato. Esso s’era prima lusingato di fermarci al di là dello Stretto, e circoscrivere l’ azione nostra alla sola Sicilia. Perciò aveva chiamato in sussidio il magnanimo padrone, e già un vascello della marina militare francese era comparso nel Faro; ma ci valse immensamente il veto di lord John Russel, che in nome d’ Albione imponeva al sire di Francia di non mischiarsi nelle cose nostre. Quello che più mi urtava nei maneggi di cotesto partito era di trovarne le traccie in certi individui che mi erano cari, e di cui mai avrei dubitato. Gli uomini incorruttibili erano dominati coll’ ipocrita ma terribile pretesto della necessità ! La necessità d’esser codardi ! La necessità di ravvolgersi nel fango davanti ad un simulacro di effimera potenza, e non sentire, non capire la robusta, imponente, maschia volontà d’un popolo che, volendo essere ad ogni costo, si dispone a frangere cotesti simulacri e disperderli nel letamaio da dove scaturirono. Cotesto partito, composto di compri giornali , di grassi proconsoli e di parassiti d’ ogni genere, sempre pronto a servire, con ogni specie d’abbassamento e di prostituzione, chi lo paga, e pronto sempre a tradire il padrone quando questi minaccia di crollare, quel partito, dico, mi fa l’effetto dei vermi sul cadavere : il loro numero ne segna il grado di putridume ! In ragion diretta del numero di questi vermi, si può valutare la corruzione d’ un popolo. Io ebbi a soffrire delle mortificazioni da quei signori che la facevan da protettori dopo le nostre vittorie e che ci avrebbero dato il calcio dell’ asino, come lo diedero a Francesco II, se si fosse stati sconfitti, le quali mortificazioni io certo non avrei tollerato, se si fosse d’altro trattato che della causa santa dell’Italia. Per esempio, giungono due battaglioni dell’ esercito sardo non dimandati, con lo scopo reale di non lasciar fuggire la preda della ricca Partenope ed assicurarla, ma col pretesto di mettersi ai miei ordini, se richiesti. Io li chiedo, e mi si risponde che devesi ottenere il beneplacito dell’ ambasciatore ; questi, consultato, risponde che si deve chiedere il permesso a Torino. Ed i miei prodi compagni frattanto si battevano e vincevano sul Volturno, non solamente senza il concorso di un solo soldato dell’ esercito regolare, ma privi dei contingenti che la gioventù generosa di tutta Italia voleva inviarci , e che Cavour e Farini trattenevano od imprigionavano. I pochi giorni passati in Napoli, dopo l’accoglienza gentile fattami da quel popolo generoso, furono piuttosto di nausea, appunto per le mene e sollecitudini di quei tali cagnotti delle monarchie, che altro non sono in sostanza che sacerdoti del ventre, Aspiranti immorali e ridicoli, che usarono i più ignobili espedienti per rovesciare quel povero diavolo di Franceschiello, colpevole solo d’esser nato sui gradini d’un trono, e per sostituirlo del modo che tutti sanno. Tutti sanno le trame d’una tentata insurrezione, che doveva aver luogo prima dell’arrivo dei Mille per toglier loro il merito di cacciar il Borbone, e farsene poi belli costoro presso l’Italia, con poca fatica e merito. Ciò poteva benissimo eseguirsi se coi grossi stipendi la monarchia sapesse infondere ne’ suoi agenti un po ‘ più di coraggio, e meno amor della pelle . Non ebbero il coraggio d’una rivoluzione i fautori sabaudi, ed era allora tanto facile di edificare sulle fondamenta altrui, maestri come sono in tali appropriazioni; ma ne ebbero molto per intrigare, tramare, sovvertire l’ ordine pubblico, e mentre nulla avean contribuito alla gloriosa spedizione, quando poco rimaneva da fare ed era divenuto il compimento facile, la smargiassavano da protettori ed alleati nostri, sbarcando truppe dell’esercito sardo in Napoli (per assicurare la gran preda, s’intende), e giunsero al punto di protezionismo da inviarci due compagnie dello stesso esercito il giorno dopo la battaglia del Volturno, il 2 ottobre. Sempre il calcio dell’ asino !”Edoardo Pedio (….), nel suo, La prodittatura lucana nel 1860 in “Atti congresso di Bologna del R. Istituto Storia del Risorgimento”, Napoli, Miceli, 1939, XVII, pp. 317 ss., a p. 6, in proposito scriveva: “I dissidi sorsero dopo, specialmente quando l’amnistia concessa da Francesco II aveva fatto tornare gli esuli napoletani da Torino, interpreti e difensori della politica di Cavour. Questi esuli erano tornati tra gli applausi del popolo, circondati dall’aureola del martirio, e illuminati dallo splendore dell’ingegno, temprato dall’esperienza e dai duri anni dell’esilio. La loro azione fu a Napoli efficacissima, e il Comitato dell’Ordine non senza una certa diffidenza, dovette subirne l’influenza. Si formò un nuovo Direttorio con prevalenza di cavourriani. I rancori rimasero celati in principio, ma si manifestarono in aperto contrasto, quando giunse da Genova Giuseppe Libertini, con la missione di ostacolare ad ogni costo l’indirizzo piemontese. Così intorno a lui si formò un ‘Comitato d’Azione’.”. Su Giuseppe Libertini, su Wikipedia leggiamo che con il colpo di Stato di Ferdinando II, che revocava la costituzione concessa mesi prima, gli eventi precipitarono e Libertini si trovò dinanzi alla scelta obbligata di sciogliere il comitato e darsi all’esilio. Nei primi anni cinquanta dell’Ottocento si chiudevano infatti i processi relativi ai fatti e agli sconvolgimenti di quegli anni, dai quali Libertini ed i suoi principali collaboratori uscirono con gravi condanne detentive. Libertini riparò dunque a Corfù e di lì a Londra, dove entrò in un rapporto di stretta collaborazione con Mazzini. Nel frangente unitario, assieme agli altri repubblicani mazziniani, tra cui anche Vincenzo Abati, egli dovette accodarsi alla soluzione monarchica, già tracciata dalla Società Nazionale e accettata dallo stesso Garibaldi. Alfonso Scirocco (….), nel suo “I democratici italiani da Sapri a Porta Pia”, a p. 53, in proposito scriveva che: “Dal dicembre ’58 i democratici avevano accettato la subordinazione ai moderati ed il ruolo di fiancheggiatori dello Stato sabaudo e non potevano mutare il loro atteggiamento nel bel mezzo di una impresa difficilissima, che richiedeva la mobilitazione di tutte le energia: lo improvviso irrigidimento di Bertani provocò la dissoluzione politica del gruppo che si era raccolto intorno a Garibaldi nel gennaio del ’59.”Alfonso Scirocco (….), nel suo “I democratici italiani da Sapri a Porta Pia”, a pp. 56-57, in proposito scriveva che: “Ma nel ’60 ancor più che nel ’59, Mazzini era privo di mezzi, non trovava collaborazione e sul piano pratico la sua intensa attività non otteneva risultati (47). Allo stato della documentazione non ci sembra quindi di potere affermare, come fa il Romano, che nel ’60 la lotta politica ebbe dimensioni trilaterale e si fondò sui rapporti reciprocamente condizionanti Mazzin-Garibaldi-Cavour (48), se non nel senso che Mazzini fu lo sprone all’intransigenza bertaniana e lo stimolò dialettico della politica cavouriana.”. Lorenzo Predome (….), nel suo, I Lucani nella lotta per la libertà e per l’Unità d’Italia, ed. Resta, Bari, 1966, a p. 73, in proposito scriveva: “Il Comitato Centrale della Società Nazionale Unitaria, aveva la sua sede a Napoli. Ogni Comitato era diviso in due sezioi: una di consulenza e l’altra di azione. Il concetto della Società era prevalentemente repubblicano, ma il dissidio fra moderati e radicali sembrava insanabile, perchè questi volevano seguire la via tracciata dal Mazzini, mentre gli altri si adattarono volentieri a desiderare l’Unità d’Italia con a capo Vittorio Emanuele II°. Essi erano stati influenzati dall’azione dei molti giovani, già profughi nel Piemonte, che diffusero e patrocinarono quanto avevano appreso durante il loro esilio nel Piemonte. I moderati, infatti, consolidarono la loro posizione chiamando a raccolta i galantuomini, la nuova borghesia, i proprietari agricoltori, per svolgere una energica azione per la Unità d’Italia, trascurando tutta la gran massa proletaria che in prosieguo divenne turbolente e astiosa contro i governi che si succedettero dal 1860 al 1865.”. Predome cita il testo di Saverio Cilibrizzi (….) ed  suo “I grandi lucani nella storia della nuova Italia”, Conte Editore, Napoli. Saverio Cilibrizzi (….), nel suo, I grandi Lucani nella storia della nuova Italia (da Mario Pagano etc…), ed. Conte, Napoli, a p….., in proposito scriveva: “Ma le innumerevoli condanne al carcere e all’esilio non valsero a far finire le cospirazioni. Esse, invece, ebbero proprio allora un potentissimo impulso per opera di Giacinto Albini, giustamente definito da Crispi “il Mazzini della Lucania”. Vedremo in seguito che, nella sua immensa opera di propaganda, Giacinto Albini ebbe grandi collaboratori, fra cui, in prima linea, il fratello Nicola, Carmine Senise e Pietro Lacava. Qui ci limitiamo a dire che dopo la guerra in Crimea e soprattutto dopo il fallimento della spedizione di Sapri, i cospiratori lucani abbandonarono definitivamente il programma mazziniano ed accettarono la formula, alla quale aveva già aderito Giuseppe Garibaldi: “Italia e Vittorio Emanuele. Nel 1860, la Lucania dette un contributo veramente decisivo al trionfo completo della leggendaria spedizione dei Mille. Prima di metter in risalto questa eccezionale cooperazione, è opportuno accennare ad un interessante episodio, di cui fu protagonista un lucano.”. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La Spedizione di Sapri”, ed. Laterza, nel 1969, a p. 79, in proposito scriveva che: “Ad aumentare il marasma morale e sociale contribuì in modo notevolissimo la piccola borghesia che tiranneggiava le popolazioni di tutti i comuni rurali mediante il monopolio delle cariche amministrative e giudiziarie. Quasi sempre il sindaco, il capourbano, il supplente giudiziario, il cancelliere comunale, l’esattore ed il parroco uscivano da una o due famiglie ora alleate ed ora ostili, in ogni caso pronte ai più impensati compromessi quando si trattava di difendere comuni interessi. Senza allontanarci dal circondario di Sanza, rileviamo come imperava “il dispotismo dela famiglia dei sedicenti Baroni Gallotti, la quale – riferisce il sottintendente – memore delle grandezze e poteri de’ passati feudatari, vorrebbe esercitarvi un pieno dispotismo”. Intriganti, corrotti, immorali, i Gallotti tiranneggiavano il comune di Morigerati. …”. Inoltre, sempre il Cassese, sugli attendibili del periodo pre-unitario scriveva: “Da questa borghesia turbolenta, faccendiera e senza scrupoli, pronta ad ogni predominio che le consentiva un pacifico sfruttmento delle popolazioni rurali, non c’era da attendersi se non uno sfacciato doppio gioco, una calcolata condotta che le permetteva al momento giusto di dimostrare di essere stata fedele al governo, oppure vantare il proprio liberalismo.”. Cassese, a p. 80, nella nota (71) postillava: “(71) Parecchi documenti provano codesto atteggiamento di molti attendibili….Carmine Perazzo di Torraca, poi, che nel ’48 era stato ufficiale della G.N., chiese ed ottene di essere cancellato dalle liste, ed egual premio ebbe d. Giuseppe De Petrinis di Sala “in modo lodevole in cui si è comportato – scrisse Ajossa al sottintendente di Sala il 2 settembre ’57 – all’occasione del noto avvenimento di Sapri” (Gab. dell’Intendenza, B. 77, vol. II, c. 2). Giusto tre anni dopo il De Petrinis, diventato maggiore delle truppe garibaldine, ebbe l’onore di ospitare Giuseppe Garibaldi quando giunse a Sala il 5 settembre. Cfr. M. Mazziotti, L’insurrezione salernitana nel 1860, in Arch. Stor. Sal., I (1921), p. 136.”.  Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 164, in proposito scriveva che: “Tornati in patria, gli esuli politici, molti dei quali attratti dalla politica cavouriana, diedero al Comitato d’Ordine un carattere più moderato. Ciò portò inevitabilmente a divergenze interne e, quando i mazziniani si resero conto della massiccia presenza dei cavouriani nel Comitato d’Ordine, i quali spingevano per il Plebiscito e l’immediata annessione del regno al Piemonte, diedero vita al ‘Comitato Unitario Nazionale’, un comitato di stampo democratico, alternativo al Comitato d’Ordine. Il Comitato del Distretto di Vallo ebbe due Commissari: Lucio Magnoni, aderente al Comitato Unitario Nazionale, e Stefano Passaro, del Comitato d’Ordine, i quali collabrorarono nelle loro azioni, anche se a prevalere erano le posizioni del Magnoni (215). Per il Cilento venne designato il Sottotenente di artiglieria Michele Magnoni di Rutino, uno dei Mille. Per quanto separati, i due Comitati miravano entrambi alla rivoluzione ma, mentre il Comitato d’Ordine, di ispirazione cavouriana, aveva prospettato una insurrezione a Napoli, prima dello sbarco di Garibaldi sul continente, il Comitato Unitario, d’impronta garibaldina, prospettava l’inizio della rivoluzione solo in seguito allo sbarco di Garibaldi in Calabria. La diversità di vedute sulle strategie da seguire portò inevitabilmente ad inutili polemiche, che causarono un ritardo nell’avvio del movimento rivoluzionario nel napoletano e di conseguenza nel salernitano. Finita la campagna siciliana, il governo borbonico etc…”. Del Duca, a p. 164, nella nota (215) postillava che: “(215) F. Policicchio, Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro, in L. Rossi, Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno, cit. pag. 275.”. Infatti, Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro”, a p. 275, in proposito scriveva che: “Ovunque sorsero Comitati per appoggiare Garibaldi nell’impresa di formare l’Italia unita. L’ala moderata nel “Comitato dell’Ordine” si sentì più solida a partire dal 25 giugno, dopo che i patrioti uscirono allo scoperto a seguito della concessa amnistia. Nel momeno in cui i Mazziniani avvertirono la massiccia presenza dei cavouriani nel “Comitato dell’Ordine” che premeva per il Plebiscito e l’immediata annessione della Sicilia al Piemonte, anche per le preoccupazioni di carattere internazionali, diedero vita al “Comitato Unitario Nazionale” aderendovi anche il salese Giovanni Matina, uno dei più fieri patrioti che passò gran tempo nelle prigioni borboniche. Il Comitato del distretto di Vallo ebbe due commissari: Lucio Magnoni aderente al Comitato Unitario e il colonnello Stefano Passaro del Comitato dell’Ordine, i quali “procedettero d’amore e d’accordo, ma le disposizioni che valevano erano quelle del Magnoni” (12).”. Policicchio, a p. 275, nella nota (12) postillava: “(12) F. Franco, La rivoluzione garibaldina del 1860 nel Salernitano, Rufolo e Cantelmo, Salerno, pp. 23-4.”. Policicchio citava il testo di Francesco Franco. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 263, in proposito scriveva che: “Ancora nell’ottobre del 1859 non era stato possibile creare a Salerno un Comitato insurrezionale malgrado gli sforzi di audaci cospiratori come Giovanni Matina, Michele Magnoni e altri inviati appositamente colà dal Comitato centrale dell’ordine di Napoli. I Documenti D’Evandro (89) informano che ciò andava imputato non al popolo salernitano, ma alla borghesia “la quale benchè si dice animata da sensi patriottici pure non l’ha dimostrato fino a questo momento”. Verso la fine del 1859 il ‘Comitato napoletano dell’Ordine’, da poco costituitosi, incaricò (novembre 1859) B. Marciano di creare a Salerno un Comitato, che costituì dopo che A. Di Meo gli rese possibile di annodare relazioni con la campagna: e precisamente con i fratelli Magnoni (Cilento), Lorenzo Curcio (Valle S. Angelo) e con Antonio Carrano e Vincenzo Padula (Valle del Tanagro). Nel febbraio del 1860 si poté così formare a Salerno un Comitato provinciale le cui prime sedute si tennero nella sagrestia della chiesa dell’Annunziata, preparata all’uopo dal sacerdote Giuseppe Medici.. Ebner, a p. 263, nella nota (90) postillava: “(90) D’Evandro cit., Appendice, Docum. 4 (relazione Lorenzo Curzio) “Egli (Giovanni Matina) corrispondeva in Salerno con Antonio Di Meo; e questi trasmetteva agli altri cospiratori della provincia le fila della congiura, ai bravi fratelli Magnoni, a Pietro Giordano, ed a Gennaro Pagano nel Cilento”.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 147, in proposito scriveva che: “Il contrasto tra democratici e moderati nel salernitano avanzò in connessione con la situazione generale e col più vasto antagonismo tra Cavour e Garibaldi, a tal punto che l’1 settembre 1860 il De Dominicis, Comandante el Primo corpo insurrezionale nel distretto di Vallo e in stretti rapporti con il Comitato dell’Ordine, rifiutò di consegnare le armi sbarcate ad Acciaroli per la rivoluzione, a Leonino Vinciprova, del Comitato d’Azione. Ad insurrezione conclusa, il movimento moderato si diresse contro il Matina, nominato Governatore della Provincia che era stata l’anima della rivoluzione, allo scopo di screditare con le più svariate accuse, gli uomini della rivoluzione e nel complesso tutta la spedizione garibaldina in funzione dell’esaltazione monarchico-cavourriana che offriva la possibilità di ritornare al tradizionale conservatorismo del ceto dirigente meridionale. Con la fine del governo della dittatura si chiuse la fase rivoluzionaria e iniziò quella legalitaria e agli uomini della rivoluzione succedettero quelli della moderazione e dell’ordine mentre, la rivoluzione non aveva toccato neanche minimamente la struttura sociale: le vecchie clientele continuavano a seguire i loro padroni, ed i loro capi. I moderati vinsero la partita finale in quanto riuscirono ad imporre la tattica cavourriana di imporre la sua soluzione unitaria moderato-sabauda mentre gli uomini delle file democratiche che avevano trascorso la vita in esilio e nelle galere borboniche, che avevano acceso e guidato la rivoluzione, vennero ben presto posti sotto lo stretto controllo della polizia come elementi pericolosi per quello Stato che essi stessi contribuirono ad edificare.”.

Nel 1860, le condizioni del basso CILENTO, del VALLO di DIANO e del LAGONEGRESE

Silvia Siniscalchi (….), nel suo “Il Cilento tra immaginario collettivo e realtà geografica”, in “Il viaggio di C.T. Ramage attraverso il Cilento nella prima metà del XIX secolo”, a pp. 223-224, in proposito scriveva che: “Ritenuta un mondo a sé, con «usanze e consuetudini di stampo primitivo, “la terra dei tristi”, secondo la definizione della polizia borbonica, ossia “terra di assassini e di briganti, dove la violenza era legge comunque, la vendetta privata principio indiscusso”»(26), la «vasta montuosa, ed amena regione del Cilento»(27)(fig. 1) incuteva timore con il suo misterioso topo-coronimo (di uso tardo ma di antica origine)(28), i dubbi conini (29), i paesaggi selvaggi, i centri abbarbicati su cime irte e scoscese, le marine spesso deserte30. I viaggiatori del tempo non oltrepassavano Paestum (già di per sé diicilmente raggiungibile (31), «perché il cammino era insicuro, infestato dai briganti, denso di pericoli»(32), come avvertivano Macfarlane e, ancora, diversi anni dopo, Lenormant, che considerava «i luoghi al di là di Paestum come terre ove prima di penetrare era ragionevole far testamento»(33).”. Francois Lenormant (….), nel 1883, nel suo “A travers l’Apulie et la Lucanie”, vol. II, a pp. 235-236 e ssg., parlando del Cilento impervio e suggestivo, nel 1883, in proposito scriveva che: “Un napoletano condannato a questa spedizione farebbe testamento prima di intraprenderla. La situazione è così grave che mi ci sono voluti diversi anni per ottenere le informazioni necessarie per organizzare un’escursione. Nelle guide turistiche non ho trovato alcuna informazione sull’argomento e ho cercato informazioni invano a Napoli e a Sallanches. Anche in quest’ultima città, nessuna delle società di noleggio che di solito forniscono carrozze agli stranieri era a conoscenza dei percorsi, delle distanze e delle posizioni reclinate possibili nel Cilento, e non aveva un cocchiere che si prendesse la briga di imbarcarsi a casaccio. È al signor La Cava che devo la mia capacità di esaudire questo desiderio a lungo accarezzato, di fare un viaggio lì, purtroppo troppo breve, ma che mi riprometto di ripetere un’altra volta, più completamente, spingendomi fino a Policastro e Sapri, per visitare, dopo Velia, i siti delle antiche città di Molpa, Pisso e Scidro. Ho degli amici a Rotino, ed è stato tramite loro che è riuscito a conoscere la conformazione del nostro piccolo paese. Per il turista che volesse andarci nello stato attuale e senza tale assistenza, è Eboli che deve andare. Solo lì troverà indicazioni precise e potrà accordarsi con un trasportatore. Infatti, in attesa che il Cilento venga attraversato dalla ferrovia, il primo tratto della linea Napoli-Reggio lungo il Mar Tirreno, quasi ultimato e che sarà presto aperto fino a Ogliastro, è la stazione di Eboli a servire le comunicazioni di questa regione con Salerno, Napoli e il resto d’Italia. I cocchieri della città sono quindi abituati ad andarci. Ci sono persino carrozze che, in diversi punti del percorso, forniscono il servizio postale per Vallo e da lì a Policastro, e se non vi dispiace la folla, con i contadini, si possono affittare posti a sedere a un prezzo bassissimo, proprio come in una diligenza. Ciò che ha reso il Cilento finora un paese inesplorato e inavvicinabile, come isolato dal resto del mondo e in cui i viaggiatori non penetrano, è la formidabile reputazione ancora legata al suo nome. Il solo sentirlo fa sì che la gente si faccia il segno della croce a Napoli e a Salerno. Suscita pensieri di pericolo da parte dei briganti che ispirano una sorta di terrore. Andare nel Cilento, per molti, sembra entrare in un covo di ladri.Si potrebbe facilmente credere che non sia possibile farlo senza prendere la precauzione di pagare un anticipo di ricatto. In effetti, questa regione fu per lungo tempo il covo e il rifugio delle bande che infestavano la pianura da Salerno a Paestum e la Valle Panoramica sulla strada per Potenza. Era da qui che i briganti scendevano a derubare contadini e passanti, ed era lì che si rifugiavano dopo il delitto, non appena si vedevano inseguiti. I contadini della zona, tuttavia, non erano gente benestante. Mi dicono che erano più inclini al brigantaggio di altri, e tra le bande che presero il Cilento come loro quartier generale, c’erano molte persone provenienti da altrove. Ma le gole e i boschi di questa regione offrivano loro eccezionali opportunità di nascondersi, al riparo da ogni perquisizione. Divisi in piccoli villaggi che non avrebbero potuto radunare un numero sufficiente di uomini per difendersi, gli abitanti erano in balia delle bande che si insediavano nei loro pressi;di conseguenza, si impegnavano a vivere in armonia con loro, fornendo loro vettovaglie e aiutandoli a nascondersi, invece di denunciarli. I proprietari terrieri si occupavano di queste bande e pagavano loro un tributo regolamentato da rispettare. Il risultato di questo fenomeno fu che la sicurezza era piuttosto elevata, nonostante la presenza di briganti, nel paese stesso, mentre le regioni circostanti erano soggette a devastazioni di cui erano il punto di partenza e, per così dire, il fulcro. L’accesso era reso molto difficoltoso anche dall’infestazione delle strade. Ma in realtà, c’era forse più pericolo andando da Salerno o da Paestum che da lì verso il Cilento. Attualmente, lì come ovunque, è in corso l’energica repressione portata avanti dal governo italiano da diversi anni, segnata da vere e proprie campagne militari contro le bande, ha completamente sradicato il brigantaggio.La sorveglianza attiva mira a renderne impossibile la ripresa. Non nascondo che l’abbondanza di gendarmeria, le cui brigate si possono vedere installate in quasi ogni villaggio del distretto di Vallo, e le pattuglie che controllano le strade, suggeriscono che se queste misure precauzionali fossero allentate, ci sarebbe ancora motivo di temere di vedere il vecchio stato di cose tornare. Ma i gendarmi sono lì, e la vista dei loro cappelli a tricorno, così come i loro volti onesti, è sufficiente a rassicurare anche i più timidi. Un tour del terribile Cilento è ormai sicuro come un’escursione alla periferia di Napoli; anche lì, chi sogna avventure pericolose deve rinunciare a incontrarle.Nel nostro secolo di ferrovie e governi costituzionali, viaggiare sta diventando decisamente prosaico ovunque.”. Su Francois Lenormant ha scritto Saverio Cilibrizzi (….), nel suo, I grandi Lucani nella storia della nuova Italia (da Mario Pagano etc…), ed. Conte, Napoli, a pp. 35-36, in proposito scriveva: “E’ necessario ora accennare alle condizioni fisiche, economiche, culturali, igieniche e demografiche di quella singolare regione del Mezzogiorno. Un insigne storico ed archeologogo francese, Francesco Lenormant, dopo aver visitato la Basilicata, la definì “la più selvaggia forse delle province d’Italia”. La superficie della regione è di 9987 chilometri quadrati, di cui soltanto l’ottava parte è pianeggiante. Il resto del suolo è costituito da montagne e da colline. L’Appennino Lucano abbraccia: il gruppo vulcanico del Volture, che alto 185 metri, etc…”. Cilibrizzi (…), a p. 36, continuando il suo racconto sulla Basilicata scriveva: “In primo luogo, la regione, per le sue catene di montagne, per le sue colline, per le sue vie dirupate e per la mancanza di porti sul mare, è, in gran parte, tagliata fuori da ogni commercio. Umberto Zanotti – Bianco, nell’interessantissimo libro, intitolato “La Basilicata”, ha giustamente scritto: “I suoi 88 chilometri di costiera ionica, talora coperti di dune, talora fertile e, sempre fortemente malarica, e i suoi 22 chilometri di scoscendimenti nella litoranea tirrenica, ove si annida l’unico suo porto, Maratea, la rendono ancora oggi quasi inaccessiblie per via di mare. All’epoca dell’unificazione, priva assolutamente di ferrovie, con soli 400 chilometri di strade rotabili, con 91 paesi senza comunicazioni, con le vallate dell’Ofanto, del Bradano, del Basento, dell’Agri e del Sinni senza argini, senza ponte alcuno, la Basilicata poteva dirsi veramente tagliata fuori dal commercio europeo”. E quasi non bastasse questo gravissimo isolamento naturale, la Basilicata è flagellata dalla malaria, dalle frane e dai frequenti terremoti. La malaria fece le sue vittime. Secondo un’inchiesta fatta nel 1887 dal dott. Giovanni Pica, solamente 9 Comuni della Basilicata, su 125, erano immuni dalla malaria. La maggiore diffusione della malaria si ha nella zona pianeggiante, lungo il confine con le puglie e lungo la riviera ionica.”. Domenico Demarco (….), nel suo “Il crollo del Regno delle Due Sicilie – I. La struttura sociale”, Napoli, 1860, l’autore, a p. 89, in proposito scriveva: “Il regno di Napoli, che per primo si era posto sulla strada delle costruzioni ferroviarie con la costruzione della linea Napoli-Portici, inaugurata nel 1839, e prolungata qualche anno dopo fino a Nocera e Salerno, e la Napoli-Caserta nel 1840 non fece nessun passo avanti. Il regno era ferroviariamente isolato a nord di Caserta fino a Firenze e a sud di Salerno fino alla Sicilia, dove non solo non si era costruito un solo chilometro di ferrovia, ma appena si era formulato qualche progetto (101). Le comunicazioni marittime non furono in condizioni migliori. La marina mercantile del regno era rimasta molto danneggiata dalle precedenti convenzioni stipulate con l’Inghilterra, la Francia e la Spagna. E, soltanto dopo le tariffe del 1823-1824, i nuovi trattati commerciali stipulati nel 1845, ed altre favorevoli circostanze, era riuscita a risollevarsi dalla depressione in cui era precipitata (102).”.  Giuseppe D’Amico (….), nel suo “Vicende e figure del Vallo di Diano nel periodo postunitario”, a pp. 15-16, in proposito scriveva: “I garibaldini restarono impressionati dalle condizioni in cui versavano i paesi attraversati, a causa delle ferite inferte dal terribile terremoto che si verificò nella notte tra il 16 ed il 17 dicembre del 1857. E’ opportuno ricordare, in proposito due testimonianze: l’inglese Charles Stuart Forbes, comandante della marina inglese al seguito di Garibaldi, scrive: “….I paesi sono sparsi sui lati delle montagne ed il bestiame appare trascinante lungo le rive del Negro, che attraversa la valle, ricca di testimonianze classiche e antiche e, sono spiacente aggiungere, recenti rovine perchè questo fu l’epicentro del terremoto del dicembre del 1857. Si deve immaginare che interi villaggi, specialmente sul lato orientale dove sono stati abbattuti come un pacco di carte, causando non solo rovine, ma la morte di migliaia”. Da parte sua Stefano Canzio, sergente della Compagnia dei 43 carabinieri genovesi, futuro genero di Garibaldi, molto colpito da quel triste spettacolo, scrive: “Lungo la strada da Sala ad Auletta non si vedono che case distrutte dal terremoto del 16 dicembre 1857. Polla è interamente rovinata.”. Antonio Allocati (….), nell’Introduzione al testo a sua cura, dell’Archivio di Stato di Napoli, Il Mezzogiorno verso l’Unità d’Italia 1734-1860 – catalogo della mostra documentaria, Napoli, L’Arte Tipografica, 1860, a pp. XXVII ecc.., in proposito scriveva: “Furono sviluppate la rete stradale e la marina mercantile, fu riorganizzato il servizio postale, furono poste linee telegrafiche tra l Calabria e la Sicilia, furono valorizzati agricoltura e commercio. Ma tutto ciò non bastava. Il regime era politicamente in crisi. Il regno posto “tra l’acqua salata e l’acqua benedetta”, come con altri intenti soleva dire Ferdinando, non poteva espandersi, e, senza aspirazioni, si condannava ad una immobilità fatale. Invece il paese era ben vivo ed insofferente di una politica cieca e incapace di vedere quali fossero le vie da batte per il bene della nazione. Le rivolte dei contadini dal ’48 in poi furono continue. Essi invano avevano atteso la Costituzione la diminuzione dei balzelli e la rivendicazione dei demani pubblici usurpati. Quando nel ’60 i garibaldini cominciarono a vincere in Sicilia, i contadini insorsero da per tutto in Calabria, nel Cilento, nell’avellinese, sempre mossi dal desiderio della terra. Nel salernitano, a Sassano, si formò un’associazione clandestina di resistenza e di mutuo soccorso. Neanche il popolo delle città rimaneva quieto: gli operai, i disoccupati, i nullatenenti chiedevano miglioramenti. Eppure il commercio si sviluppava, la marina napoletana si spingeva in porti lontani, favorita dai trattati commerciali. Ma quell’attività arricchiva soltanto la nuova borghesia industriale e commerciale, che si costituiva accanto a quella terriera, già favorita dalle leggi del Decennio. Etc…Per tutte queste cause Garibaldi trovò un ambiente maturo alla rivoluzione. Scomparsa la feudalità, il popolo si divideva sostanzialmente in due classi: capitalisti e proprietari da una parte, operai e contadini dall’altra. L’evoluzione economica del paese favoriva la prima a scapito della seconda. Ma nessuna delle due classi era contenta della politica borbonica: capitalisti e proprietari, ‘ ‘galantuomini’, volevano una partecipazione attiva alla politica; gli operai migliori salari e i contadini le terre sospirate da decenni. I primi si riuniscono in società più o meno segrete, i secondi si abbandonano ad incomposti moti di ribellione, che si intensificano verso la fine del regno. Nella crisi politica, economica e sociale che da vari anni travagliava il paese fu possibile ai garibaldini annientare la resistenza dell’esercito napoletano, che pure aveva un’ufficialità e uno stato maggiore ben preparati. Il 7 settembre del 1860 Garibaldi entrava in Napoli. Il regime borbonico finiva.”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a pp. 163-164, in proposito scriveva che: “V. Da quel giorno lo sfacelo continuò colla celerità spaventosa d’ una putrefazione. Padrone delle due rive del Faro e di lungo tratto della sponda tirrena, raccolti ormai nelle Calabrie da venti a venticinquemila uomini, e libero di farli avanzare per terra e per mare secondo i casi e le opportunità ; acclamato, festeggiato, portato sulle braccia dalle popolazioni accorrenti in armi sui suoi passi, Garibaldi s’innoltrava verso Napoli colla rapidità d’una folgore e la maestà d’un trionfo. Bellum ambulando perfecerunt, fu detto dei Cesariani nella Gallia, e così poteva dirsi di Garibaldi. La sua non era una guerra, era una passeggiata militare. La rivoluzione non lo scortava soltanto, lo precedeva. Fino dal 17 agosto, prima ancora dello sbarco di Garibaldi a Melito, Poterza cacciava i pochi Gendarmi che la custodivano, e tutta la Basilicata si vendicava in libertà. All’ annunzio della vittoria di Reggio tutte le Calabrie insorgevano; Cosenza costringeva il generale Caldarelli a capitolare con una brigata intera ed a ritirarsi a Salerno col patto di non più guerreggiare contro Garibaldi; a Foggia le truppe facevan causa comune col popolo; a Bari altrettanto: sicchè il generale Flores, comandante militare delle Puglie, era costretto a riparare cogli avanzi dei fedeli nel Principato, fuga da un incendio in un precipizio. Il generale Viale posto con dodicimila uomini a guardia della Termopile di Monteleone, minacciato da una sedizione pari a quella che aveva forzato il Briganti, non osando attendere Garibaldi, batteva in precipitosa ritirata, abbandonando agl’ invasori una delle chiavi della Calabria. Succedutogli nel comando il generale Ghio, egli pure continuò la ritirata ; ma pervenuto a Soveria-Manelli, tra Tiriolo e Cosenza, fosse stanchezza della lunga corsa, fosse disperato proposito, pensò di prendervi campo e di attendere di piè fermo l’ instancabile persecutore. Fu la sua rovina. Quando egli arrivava a Soveria, le alture, che da oriente e da settentrione la dominano, erano già occupate dalle bande calabresi dello Stocco, ed egli si trovava già prima di combattere quasi aggirate. Garibaldi frattanto lo incalzava di fronte, e vista l’infelice posizione del suo nemico, non gli lasciò un istante di posa. Egli che faceva quella guerra correndo le poste, precedendo di sette giorni la sua stessa avanguardia, esploratore degli esploratori, era giunto in…..”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a pp. 165-166, in proposito scriveva che: “Si preparava nuovamente ad insorgere il vecchio triangolo rivoluzionario, dalla Calabria alla Basilicata, dal Cilento al Vallo di Diano. I liberali cilentani, guidati da Matina, avevano scelto come in passato quest’area non solo per il radicamento politico delle idee liberali, ma anche per motivi strategici. Il Cilento infatti, era confinante con la Lucania, già in rivolta, e la Calabria, da dove avanzava Garibaldi, controllava l’unica grande strada d’accesso alla capitale, ed era facilmente difendibile poichè rappresentava una morfologia fatta da montagne e colline. L’area a nord della provincia invece, era del tutto impraticabile poichè era lì che si stava concentrando il grosso dell’esercito borbonico, circa 40.000 uomini che probabilmente avrebbero sconfitto i garibaldini (216). Finalmente il movimento cominciò a prendere forza anche nella provincia di Salerno. Il 23 agosto, Giovanni Matina etc…”. Del Duca, a p. 165, nella nota (216) postillava che: “(216) C. Pinto, La “Nazione armata”, in Garibaldi il mito e l’antimito, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008, pag. 118.”.

ALEXANDRE DUMAS, padre, l’Impresa dei Mille, la sua goletta Emma

(Fig. n….) – Ritratto fotografico di Alexandre Dumas eseguito da Felix Nadar

L’impresa dei Mille, oltre che essere narrata nelle memorie di Giuseppe Cesare Abba (Da Quarto al Volturno. Noterelle di uno dei mille ), fu seguita da reporters eccezionali come Friedrich Engels e Alexandre Dumas, padre (1803 – 1870). L’entusiastico reportage giornalistico di quest’ultimo ebbe una grande eco e fu pubblicato in volume col titolo Les Garibaldiens (1861). Questo libro è da considerare il risultato letterario di una parentesi marziale dell’autore, noto essenzialmente per drammi romantici in prosa come Henri III et sa cour (1829), Antony (1831), La Tour de Nesle (1832), e per romanzi storici popolari famosissimi come Les Trois Mousquetaires (1844) e Le Comte de Montecristo (1841-1845). Da Wikipedia leggiamo che Alexandre Dumas, spesso chiamato Alexandre Dumas padre per distinguerlo dal figlio omonimo (Villers-Cotterêts, 24 luglio 1802 – Neuville-lès-Dieppe, 5 dicembre 1870), è stato uno scrittore e drammaturgo francese. Maestro del romanzo storico e del teatro romantico, ebbe un figlio omonimo, Alexandre Dumas, anch’egli scrittore. È famoso soprattutto per i capolavori Il conte di Montecristo e la trilogia dei moschettieri formata da I tre moschettieri, Vent’anni dopo e Il visconte di Bragelonne. Nel 1860 decise di realizzare Il grande viaggio di Ulisse e iniziò una crociera nel Mediterraneo; saputo però che Giuseppe Garibaldi era partito per la Spedizione dei Mille, lo raggiunse per mare, fornendogli, con i soldi messi da parte per il suo viaggio, armi, munizioni e camicie rosse. Fu testimone oculare della battaglia di Calatafimi, che descrisse ne I garibaldini, pubblicato nel 1861. Dumas, che era stato il contatto tra Garibaldi ed il ministro dell’interno del neocostituito governo liberale Liborio Romano, era al fianco di Garibaldi nel giorno del suo ingresso a Napoli: oltre che amico e ammiratore dello stesso Garibaldi, Dumas era come lui membro della massoneria, essendo stato iniziato nel 1862 nella Loggia napoletana “Fede italica” con Luigi Zuppetta. Nel 20 agosto quando nella baia di Salerno approda lo yacht Emma di Alessandro Dumas, inviato a Salerno da Garibaldi per conoscere la preparazione politica e militare degli insorti. Da Wikipedia leggiamo che nel 1860 decise di realizzare “Il grande viaggio di Ulisse” e iniziò una crociera nel Mediterraneo; saputo però che Giuseppe Garibaldi era partito per la Spedizione dei Mille, lo raggiunse per mare, fornendogli, con i soldi messi da parte per il suo viaggio, armi, munizioni e camicie rosse. Treveljan, a p. 190 (Dobelli), nella nota (3) postillava: “(3) Dumas, 285-288, 295, 308-311, 315. Il colloquio fra il Dumas e il Liborio ebbe luogo il 23 agosto.”. Treveljan, citando il Dumas, si riferiva all’opera di Alexandre Dumas padre, e a p. 426 scriveva: “Dumas = Dumas (padre) – Les Garibaldiens, 1861. La seconda parte del libro tratta delle peripezie e degli intrighi dell’autore durante la sua fermata in Sicilia e Napoli, giugno-ottobre 1860.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a pp. 129-130, in proposito scriveva che: “VI. …..goletta Emma del celebre romanziere Alessandro Dumas padre, racconta l’Oddo (3). Questa il 18 agosto era approdata nel golfo di Salerno. Il Curatolo descrive così l’autore dei tre moschettieri: “Un omaccione tutto vestito di bianco, dalla folta capigliatura di creolo ricoperta da un largo cappello di paglia, adorno di una penna azzurra, di una bianca e di una rossa”(4). Etc…”. Mazziotti, a p. 129, nella nota (4) postillava: “(4) Curatolo, A. Dumas nel 1860, articolo del Tempo del 19 giugno 1919.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 94, in proposito scriveva pure che: “XI…..il romanziere francese Dumas padre, con un suo piccolo legno di trasporto, la goletta Emma’, così denominata dalla leggiadra fanciulla che lo seguiva e che indossava un abito da marinaio per bizzarria estetica del compagno (32).. De Crescenzo, a p. 94, nella nota (33) postillava di Giacomo Oddo, “I Mille di Marsala”, 1863, e che l’autore fosse il fratello Giuseppe Oddo, uno della Spedizione che aveva 54 anni. Amedeo La Greca (….), nel suo “Appunti di Storia del Cilento”, ed. Centro di produzione culturale per il Cilento, Acciaroli, 2001, a p. 272, in proposito scriveva che: Alessandro Dumas (padre), il grande romanziere francese che, con altri stranieri, aveva seguito Garibaldi, attratto dal fascino di questo eroe-avventuriero. Effettivamente il 5 settembre la goletta Emma giunse al largo di Acciaroli, accolta da manifestazioni di giubilo dai popolani venuti anche dai paesi collinari.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 95-96-97-98, in proposito scriveva pure che: “….montò una barchetta con alcuni marinai e salì a bordo della goletta che, di tanto in tanto, mandava colpi di fucile, e gli si presentò dapprima un omaccione tutto vestito di bianco, dalla folta capigliatura di creolo, ricoperta da un largo cappello di paglia, adorno di una penna azzurra di una bianca e di una rossa (40). Era costui il romanziere Dumas, etc…”. Alexandre Dumas (padre)(….), nel suo “I Garibaldini – scene, impressioni, ricordi della spedizione dei mille” (o Les Garibaldiens)(io posseggo il testo con traduzione di Anna Franchi – forse la traduzione di Une odyssée en 1860, 1861-1862 [prima pubblicazione in una forma accorciata col titolo Les Garibaldiens. Révolution de Sicile et de Naples, 1861), ed. Società Milanese, Sesto San Giovanni. Dumas, nel 1860 decise di realizzare Il grande viaggio di Ulisse e iniziò una crociera nel Mediterraneo; saputo però che Giuseppe Garibaldi era partito per la Spedizione dei Mille, lo raggiunse per mare, fornendogli, con i soldi messi da parte per il suo viaggio, armi, munizioni e camicie rosse. Fu testimone oculare della battaglia di Calatafimi, che descrisse ne I garibaldini, pubblicato nel 1861.[6] Dumas, che era stato il contatto tra Garibaldi ed il ministro dell’interno del neocostituito governo liberale Liborio Romano, era al fianco di Garibaldi nel giorno del suo ingresso a Napoli: oltre che amico e ammiratore dello stesso Garibaldi, Dumas era come lui membro della massoneria,[7] essendo stato iniziato nel 1862 nella Loggia napoletana “Fede italica”[8] con Luigi Zuppetta. Dumas (….), ne parla nel suo capitolo XVIII, “Prescrizione dell’Emma” – Porto di Picciotta, 5 settembre 1860, a pp. 298-299 (a pp. 176-177), in proposito scriveva che: Il 5, a mezzogiorno, ci trovavamo di fronte al villaggio di Picciotta, etc…”. Da Wikipedia leggiamo che nel 1860 decise di realizzare “Il grande viaggio di Ulisse” e iniziò una crociera nel Mediterraneo; saputo però che Giuseppe Garibaldi era partito per la Spedizione dei Mille, lo raggiunse per mare, fornendogli, con i soldi messi da parte per il suo viaggio, armi, munizioni e camicie rosse. Treveljan, a p. 190 (Dobelli), nella nota (3) postillava: “(3) Dumas, 285-288, 295, 308-311, 315. Il colloquio fra il Dumas e il Liborio ebbe luogo il 23 agosto.”. Treveljan, citando il Dumas, si riferiva all’opera di Alexandre Dumas padre, e a p. 426 scriveva: “Dumas = Dumas (padre) – Les Garibaldiens, 1861. La seconda parte del libro tratta delle peripezie e degli intrighi dell’autore durante la sua fermata in Sicilia e Napoli, giugno-ottobre 1860.”

Nel 27 agosto 1860, a Paola, SALVATI, latore di una lettera di Alexandre DUMAS sbarcò per portare la lettera a Garibaldi che gli verrà consegnata a Soveria

Alexandre Dumas (….), che era stato il contatto tra Garibaldi ed il ministro dell’interno del neocostituito governo liberale Liborio Romano, era al fianco di Garibaldi nel giorno del suo ingresso a Napoli. L’opera letteraria in cui il Dumas più di tutte ha descritto i Mille è “Les Garibaldiens”. Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a p. 129, nella nota (3) postillava: “(3) Giacomo Oddo, I Mille di Marsala, 1866, pag. 192”. Mazziotti, a p. 129, nella nota (4) postillava: “(4) Curatolo, A. Dumas nel 1860, articolo del Tempo del 19 giugno 1919.”. Mazziotti, a p. 130, nella nota (1) postillava: “(1) Oddo, opera citata, pag. 794 – Del Muratori dà molte notizie un opuscolo di Luigi Minervini – Dichiarazione cronologica sopra i fatti della rivoluzione di Napoli, pag. 21 Trani, Tipografia Cannone, 1861.”. Giacomo Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala”, nel 1866, a p. 794, in proposito scriveva che: “…………..”Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a p. 481, in proposito scriveva che: “….fu per intiero annientato dalle poché fucilate di Reggio, dalle operazioni strategiche d’Alta Fiumara e Soveria e dalla rapida marcia del condottiero italiano. XXX. Nella storia non riscontrasi esempio d’una campagna inaugurata con si favorevoli auspicii e come questa eseguita a passo di corsa o di carica. Ventidue tappe comuni separano Reggio da Napoli: ei volontari le percorsero in soli sedici giorni, tre dei quali furono dati al riposo nelle stazioni di Marcellinara e Cosenza. Garibaldi avanzavasi con tanta celerità che nessuno e nemmeno i suoi generali sapevano dove con precisione cercarlo. Egli passava pel turbine delle insurrezioni, acclamato e favorito dai popoli e protetto dal proprio suo nome: davanti i suoi passi sparivan gli ostacoli e i nemici și disfacevano al suo avvicinarsi. La fama delle sue gesta riempiva le intiere provincie e gli era sufficiente salvaguardia contro le insidie o gli scoperti conati della vinta fazione borbonica. La fervida fantasia meridionale, ispirata ad un cielo di fuoco, attribuiva alla sua persona poteri eccedenti ogni limite umano: la sua comparsa quanto le prodigiose vittorie da lui riportate, gli uni riempivano di superstizioso terrore e di amore entusiasta e rispetto gli altri. Nessuno avrebbe osato attentare alla vita di lui, difesa, come là supponevasi, da un’egida fatale e divina che il rendea invulnerabile. Più ancora la mente del volgo, ristretta alle idee di religione o fanatismo, associava il nome di Garibaldi alla interminabile gerarchia dei santi , profeti ed arcangeli etc…”. Emma Bice Dobelli (….), nel suo “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, del 1913, traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….) e del suo “Garibaldi and the formation of Italy”, nel Cap. VII, a p. 190, in proposito scriveva che: “Nel bel mezzo di queste scene di confusione e di trionfo che si svolgevano nella squallida strada di Soveria, arrivò un corriere per Garibaldi con una lettera di Alessandro Dumas, da poco arrivato a Napoli sulla sua goletta. Egli scriveva per informare Garibaldi d’un colloquio che aveva avuto colà con Liborio Romano, allora Ministro del Re e il personaggio di gran lunga più influente d’ogni altro in Napoli (2). “Liborio – diceva la lettera – è pronto a mettersi a vostra disposizione con due altri suoi colleghi di Gabinetto, al primo tentativo reazionario del Re. Al verificarsi di un tal tentativo egli si riterrebbe prosciolto dal suo giuramento di fedeltà, e si propone di lasciar Napoli con gli altri due Ministri e di presentarsi a voi proclamando il Re deposto e voi riconosciuto Dittatore” (3). Garibaldi fece dar di volta al corriere, incaricandolo di dire a Liborio che i napoletani dovevano tenersi pronti ad insorgere in qualsiasi momento etc…”. Treveljan, a p. 190 (Dobelli), nella nota (2) postillava: “(2) Vedasi addietro, pag. 20-23”Treveljan, a p. 190 (Dobelli), nella nota (3) postillava: “(3) Dumas, 285-288, 295, 308-311, 315. Il colloquio fra il Dumas e il Liborio ebbe luogo il 23 agosto.”. Treveljan, citando il Dumas, si riferiva all’opera di Alexandre Dumas padre, e a p. 426 scriveva: “Dumas = Dumas (padre) – Les Garibaldiens, 1861. La seconda paarte del libro tratta delle peripezie e degli intrighi dell’autore durante la sua fermata in Sicilia e Napoli, giugno-ottobre 1860.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 394-395, in proposito scriveva che: “Passata la notte in Soveria Garibaldi, al mattino del dì seguente con la sua avanzata con celerità ancor maggiore perché un certo Salvati, venuto per mare da Napoli al Pizzo, dopo lungo cammino l’ha raggiunto nella notte, e gli ha rimesso una lettera di Alessandro Dumas. In essa il romanziere francese gli dice che Liborio Romano s’è recato la sera del 23 agosto a bordo della sua goletta ‘Emma’, da poco giunta nel porto di Napoli, per comunicargli ch’egli, Don Liborio, è “pronto a mettersi agli ordini di Garibaldi al minimo tentativo reazionario del Re” ritenendosi sciolto in tal caso da ogni giuramento di fedeltà….Etc…Come nuova prova di tale vanagloria e della grande importanza ch’egli voleva assumere, tolgo dall’Archivio Sirtori questa lettera che pochi giorni dopo egli dirigeva a Garibaldi: “Napoli 28 agosto 1860. Buono e caro amico – La Signora P….vi metterà al corrente della situazione e di ciò che io posso a Napoli. Se voi lo credete conveniente, inviate questi ordini: – che Liborio Romano dia le sue dimissioni (da ministro) e sia proclamato prodittatore e che si abbiano alla tal ora del tal giorno un movimento e dei colpi di fucile. Io ci sarò etc…Il latore vi dirà di diffidare di Villamarina e dell’ammiraglio Sardo: tutto ciò è La Farina e Cavour…Io vi supplico: evitate Salerno se lo potete. Una battaglia è inutile etc…Del resto datemi vostri ordini e poteri per Romano o per chiunque altro.”.”Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 100, in proposito scriveva che: “XIV. E’ necessario, prima di chiudere questo capitolo, fare un passo indietro, per conoscere quali relazioni passassero fra il romanziere francese e Liborio Romano, ministro del re di Napoli (48). E’ facile comprendere che, senza una precedente intesa col Romano, il Dumas non avrebbe potuto agire nelle nostre contrade nel modo che abbiamo narrato. Tale intesa durava da qualche tempo; però i due erano ancora divenuti ad un abboccamento. Il 22 agosto etc…”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 101-102, in proposito scriveva che: “Dopo il colloquio, il Dumas inviò a Garibaldi una lettera, importante soprattutto per le informazioni su quanto operò nella zona di Salerno. Essa era compilata in questi termini: “Amico, Io devo scrivervi a lungo e parlarvi di seri affari; leggete con attenzione. Malgrado il desiderio di raggiungervi, io rimango a Napoli, ove credo essere utile alla nostra causa. Ecco senza chiamar precisamente i napoletani etc….Liborio Romano etc…”(52). Letta la lettera, Garibaldi ordinò al latore di ritornare subito a Napoli per far dire al Romano di mantenere il popolo in quei buoni sentimenti etc…”. De Crescenzo, a p. 104, nella nota (52) postillava: “(52) Questa lettera fu consegnata al Dittatore a Soveria Manelli da Salvati, che, mosso dal golfo di Napoli sul Franklin, era approdato a S. Lucido presso la città di Paola.”. De Crescenzo, riassume il senso della lettera scritta da Dumas a Garibaldi, da pp. 102 e ssg. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 103-104 , riassumento la lettera che il Dumas scrisse a Garibaldi e a lui pervenuta intorno al 27 agosto, scriveva: “Liborio Romano o si ritirerà a bordo della nave ammiraglia inglese o verrà a raggiungervi; una volta a bordo della fregata inglese o presso di voi, egli proclamerà la decadenza del re e vi riconoscerà per dittatore. Egli ha dalla sua parte il popolo ed i diecimila uomini della guardia nazionale, oppure, se voi operate uno sbarco, sia nel golfo di Policastro, sia in quello di Salerno, egli spaventerà talmente il re che il re partirà.”.

Nel 28 agosto 1860, a Soveria, Garibaldi ricevè la lettera di Alexandre DUMAS padre portatagli da SALVATI e ORIGONI

Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 804, riferendosi alla lettera del Dumas a Garibaldi, in proposito scriveva che: “…› lo dispongo adunque di Salerno, e di otto a diecimila uomini nei dintorni. Se Medici, Menotti, Türr o qualsiasi altro vi vuol disbarcare, io disbarcherò il primo come parlamentario, e di li ad un’ora i soldati e la città saranno vostri. Invece di Salerno voi potete sbarcare in tutto il Cilento, poco importa il luogo, è la terra del patriottismo. Ecco ciò che io feci di più. Ricevei per intermediario di uno dei loro ufficiali promessa dai bersaglieri del re di non tirare sul popolo; un giovine di nome Bolognetti è l’intermediario fra essi e me. Etc…”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 805, riferendosi alla lettera del Dumas a Garibaldi, in proposito scriveva che: “Egli ha dalla sua parte il popolo e i dodicimila uomini della Guardia nazionale ; oppure , se voi operate uno sbarco, sia nel golfo di Policastro, sia in quello di Salerno, egli spaventerà talmente il re che il re partirà. Allora di buon grado o di malgrado lo proclameranno prodittatore e voi non avrete da far altro che venire. Datemi su questo punto vostre istruzioni. Il signor Salvati, membro del Comitato garibaldino, parte con Orrigoni per raggiungervi, parlategli di tutto, eccetto di quelle preposizioni di Romano ; esse sono fra quattro persone soltanto, voi, egli, Muratori, ed io. Non rispondete dunque che a me in riguardo a don Liborio Romano.”. Dunque, l’Oddo, nel riportare il testo della lettera di Alexandre Dumas a Garibaldi scriveva che Salvati e Orrigoni partirono per portare la lettera a Garibaldi che si trovava in marcia verso Napoli ma ancora si trovava nei pressi di Soveria Manelli. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 822, riferendosi alla lettera del Dumas a Garibaldi, in proposito scriveva che: “Fu a Soveria- Manelli che Garibaldi ricevette la lettera di Alessandro Dumas. Portatore della lettera era Salvati, che, partito dal golfo di Napoli col Franklin, approdava a San Lucedo presso Paola. La rivoluzione quivi era già fatta; la bandiera tricolore con lo scudo di Casa Savoia vi sventolava. Il comitato del paese si recò a bordo del Franklin, diede notizie delle Calabrie e ne ebbe di Napoli dallo stesso Salvati. Nessuno però sapeva precisamente dove Garibaldi si fosse . Il Franklin continuò il suo viaggio sino al Pizzo. Là Salvati seppe come Garibaldi fosse a Catanzaro; senza perder tempo vi si recò, ma Garibaldi era già partito per Maida e per Tiriolo; Salvati gli corse dietro; non lo raggiunse però che a Soveria – Manelli, dopo la resa del generale Ghio; gli consegnò la lettera. Garibaldi la lesse, e tosto diede ordine allo stesso Salvati di ritornare immantinente in Napoli per dire a Liborio Romano che mantenesse il popolo in quei buoni sentimenti in che pareva di essere, che lo preparasse all’insurrezione, ma che non gli lasciasse far nulla di decisivo prima dell’arrivo di lui . Sopratutto ripetè due volte queste raccomandazioni : Che non vi sia rivoluzione armata per le vie di Napoli; ciò costò troppo caro a Palermo . Indi soggiunse : L’uomo che vorrei vedere alla testa di Napoli è Cosenz . Dite ciò a Dumas ed a Romano ; a quest’ultimo raccomandate che faccia il possibile affinchè il re parta ; ma nessuna sommossa senza di me ; ciò sarebbe troppo pericoloso. Diede una carta di passo a Salvati, e tre cavalli per ritornare a Pizzo . Da Pizzo Salvati recossi in Messina per trovar modo di ritornare celeremente nelle acque di Napoli.”. Emma Bice Dobelli (….), nel suo “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, del 1913, traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi and the formation of Italy”, a p. 190, in proposito scriveva che: “Nel bel mezzo di queste scene di confusione e di trionfo che si svolgevano nella squallida strada di Soveria, arrivò un corriere per Garibaldi con una lettera di Alessandro Dumas, da poco arrivato a Napoli sulla sua goletta. Egli scriveva per informare Garibaldi d’un colloquio che aveva avuto colà con Liborio Romano, allora Ministro del Re e il personaggio di gran lunga più influente d’ogni altro in Napoli (2). “Liborio – diceva la lettera – è pronto a mettersi a vostra disposizione con due altri suoi colleghi di Gabinetto, al primo tentativo reazionario del Re. Al verificarsi di un tal tentativo egli si riterrebbe prosciolto dal suo giuramento di fedeltà, e si propone di lasciar Napoli con gli altri due Ministri e di presentarsi a voi proclamando il Re deposto e voi riconosciuto Dittatore” (3). Garibaldi fece dar di volta al corriere, incaricandolo di dire a Liborio che i napoletani dovevano tenersi pronti ad insorgere in qualsiasi momento etc…”. Treveljan, a p. 190 (Dobelli), nella nota (2) postillava: “(2) Vedasi addietro, pag. 20-23”Treveljan, a p. 190 (Dobelli), nella nota (3) postillava: “(3) Dumas, 285-288, 295, 308-311, 315. Il colloquio fra il Dumas e il Liborio ebbe luogo il 23 agosto.”. Treveljan, citando il Dumas, si riferiva all’opera di Alexandre Dumas padre, e a p. 426 scriveva: “Dumas = Dumas (padre) – Les Garibaldiens, 1861. La seconda paarte del libro tratta delle peripezie e degli intrighi dell’autore durante la sua fermata in Sicilia e Napoli, giugno-ottobre 1860.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 395, in proposito scriveva che: “Passata la notte in Soveria Garibaldi, al mattino del dì seguente con la sua avanzata con celerità ancor maggiore perché un certo Salvati, venuto per mare da Napoli al Pizzo, dopo lungo cammino l’ha raggiunto nella notte, e gli ha rimesso una lettera di Alessandro Dumas. In essa il romanziere francese gli dice che Liborio Romano s’è recato la sera del 23 agosto a bordo della sua goletta ‘Emma’, da poco giunta nel porto di Napoli, per comunicargli ch’egli, Don Liborio, è “pronto a mettersi agli ordini di Garibaldi al minimo tentativo reazionario del Re” ritenendosi sciolto in tal caso da ogni giuramento di fedeltà….Etc…Come nuova prova di tale vanagloria e della grande importanza ch’egli voleva assumere, tolgo dall’Archivio Sirtori questa lettera che pochi giorni dopo egli dirigeva a Garibaldi: “Napoli 28 agosto 1860. Buono e caro amico – La Signora P….vi metterà al corrente della situazione e di ciò che io posso a Napoli. Se voi lo credete conveniente, inviate questi ordini: – che Liborio Romano dia le sue dimissioni (da ministro) e sia proclamato prodittatore e che si abbiano alla tal ora del tal giorno un movimento e dei colpi di fucile. Io ci sarò etc…Il latore vi dirà di diffidare di Villamarina e dell’ammiraglio Sardo: tutto ciò è La Farina e Cavour…Io vi supplico: evitate Salerno se lo potete. Una battaglia è inutile etc…Del resto datemi vostri ordini e poteri per Romano o per chiunque altro.”.”. Da Wikipedia leggiamo che nel 1860 decise di realizzare Il grande viaggio di Ulisse e iniziò una crociera nel Mediterraneo; saputo però che Giuseppe Garibaldi era partito per la Spedizione dei Mille, lo raggiunse per mare, fornendogli, con i soldi messi da parte per il suo viaggio, armi, munizioni e camicie rosse. Fu testimone oculare della battaglia di Calatafimi, che descrisse ne I garibaldini, pubblicato nel 1861. Dumas, che era stato il contatto tra Garibaldi ed il ministro dell’interno del neocostituito governo liberale Liborio Romano, era al fianco di Garibaldi nel giorno del suo ingresso a Napoli: oltre che amico e ammiratore dello stesso Garibaldi, Dumas era come lui membro della massoneria,[7] essendo stato iniziato nel 1862 nella Loggia napoletana “Fede italica” con Luigi Zuppetta. L’opera letteraria in cui il Dumas più di tutte ha descritto i Mille è “Les Garibaldiens”. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, sulla scorta del De Cesare, a p. 265, in proposito scriveva che: Garibaldi aveva toccato la spiaggia nei pressi di Scalea (2 settembre), da dove era poi salpato per Sapri su una barca condotta da due soli marinai (3 settembre). Il generale vi era stato indotto principalmente dalle insistenze di A. Dumas padre, che gli aveva scritto “invece che a Salerno potete sbarcare in tutto il Cilento, poco importa il luogo, è la terra del patriottismo”(93).”. Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, p. 130 riporta da G. Oddo, I Mille di Marsala, 1866, p. 794, la notizia dello sbarco di A. Dumas ad Acciaroli.”. Ed invece, come abbiamo visto per Garibaldi non è importato poco il luogo prescelto per il suo sbarco che fu Sapri. Garibaldi seguì il suo intuito ed istinto e scelse di sbarcare a Sapri, dove peraltro aveva ordinato a Turr di fare sbarcare le altre truppe garibaldine. Tuttavia devo precisare che il Dumas, padre, aveva indicato semplicemente le coste del basso Cilento. Inoltre, come si è visto dal racconto dei testimoni diretti come Agostino Bertani che era al seguito di Garibaldi, la comitiva e la barca che li portò a Sapri non proveniva da “Scalea (2 settembre), da dove era poi salpato per Sapri su una barca condotta da due soli marinai (3 settembre).”, come scrive Ebner, (il 2 settembre forse salpò da Scalea, ma il 3 settembre imbarcò la comitiva a Castrocucco dove viaggiò per mare fino alla spiaggia di Sapri. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 101 e ssg., in proposito scriveva che: “Dopo il colloquio, il Dumas inviò a Garibaldi una lettera, importante soprattutto per le informazioni su quanto operò nella zona di Salerno. Essa era compilata in questi termini: “Amico, Io devo scrivervi a lungo e parlarvi di seri affari; leggete con attenzione. Malgrado il desiderio di raggiungervi, io rimango a Napoli, ove credo essere utile alla nostra causa. Ecco senza chiamar precisamente i napoletani etc….Liborio Romano etc…”(52). Letta la lettera, Garibaldi ordinò al latore di ritornare subito a Napoli per far dire al Romano di mantenere il popolo in quei buoni sentimenti etc…”. De Crescenzo, a p. 104, nella nota (52) postillava: “(52) Questa lettera fu consegnata al Dittatore a Soveria Mannelli da Salvati, che, mosso dal golfo di Napoli sul Franklin, era approdato a S. Lucido presso la città di Paola.”. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: Garibaldi aveva toccato la spiaggia nei pressi di Scalea (2 settembre), da dove era poi salpato per Sapri su una barca condotta da due soli marinai (3 settembre). Il generale vi era stato indotto principalmente dalle insistenze di A. Dumas padre, che gli aveva scritto “invece che a Salerno potete sbarcare in tutto il Cilento, poco importa il luogo, è la terra del patriottismo” (93).”. Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, p. 130 etc..”. Ebner scriveva che dopo lo sbarco a Sapri dispose che le colonne di Teodosio de Dominicis, Gennaro Pagano e Pietro Giordano marciassero per il Vallo di Diano. Agrati scrive che la lettera si trova conservata nell’Archivio Sirtori. Da Wikipedia leggiamo che a Soveria Manelli, Il 30 agosto 1860 un corpo dell’esercito borbonico di 12 000 uomini, comandato dal generale Ghio, si arrese alle truppe garibaldine di Stocco, in seguito all’azione diplomatica svolta da Ferdinando Bianchi ed Eugenio Tano e sotto la minaccia dell’imminente arrivo dei volontari guidati dal maggiore Pasquale Mileti. I motivi alla base della resa delle truppe borboniche non sono del tutto noti; le conseguenze furono tuttavia determinanti per l’occupazione del Sud. Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche” (quindicesima tiratura), Firenze, Barbèra, 1888, a pp. 379-380 e ssg., in proposito scriveva che: “La nostra marcia lungo le Calabrie fu un vero e splendido trionfo, progredendo celeremente tra marziali e fervidissime popolazioni, una gran parte delle quali già in armi contro l’oppressore borbonico. A Soveria mise giù le armi la divisione Vial, forte di circa ottomila uomini, dandoci un materiale immenso in cannoni, moschetti e munizioni. La brigata Caldarelli capitolò colla colonna calabrese di Morelli a Cosenza. Infine dopo una corsa celere di pochi giorni da Reggio a Napoli, precedendo sempre le mie colonne che non potevan raggiungermi per quanto procedessero a marcie forzate, io giunsi nella bella Partenope.”

LE ARMI, AIUTI E MUNIZIONI PER LA RIVOLUZIONE

Nel 7 agosto 1860, PIETRO LACAVA si mise alla ricerca delle armi inviate dal Governo Piemontese e l‘invio di ARMI ed aiuti PIEMONTESI ai rivoltosi del Cilento e della Basilicata

(Fig. n….) Ritratto fotografico di Pietro LACAVA

Sappiamo che il Governo Piemontese aveva inviato delle armi nel Cilento ed abbiamo contezza di tutto ciò attraverso una lettera di Giacinto Albini ed anche dalla testimonianza diretta di Pietro Lacava che il 7 settembre si recò nel Cilento, viaggio di cui ho già detto. Pare che queste armi furono ritirate ad Ascea dalla colonna del De Dominicis. Memor (Raffaele De Cesare), nel suo “La fine di un Regno”, ed. …….., in proposito, a p. 437 scriveva che: “Il governo prodittatoriale fece partire, nella notte dal 20 al 21, Pietro Lacava per Napoli, dando a lui, non una lettera, come si disse, ma la copia degli atti dell’insurrezione, che il Lacava nascose in fondo alla vettura. E parti. Giunto in Auletta, si trovò in mezzo ai soldati bavaresi, che l’avrebbero fucilato, se fosse stata perquisita la carrozza. Lo salvò un vecchio prete, chiamato Caggiano, il quale disse agli ufficiali, che quel giovane era figliuolo del giudice Baccicalupi, destituito dal governo insurrezionale. E Lacava passò. Giunto a Napoli, andò subito da don Liborio, a casa ; e gli espose la gravità della situazione, e tutt’i pericoli di un eccidio, perchè il governo insurrezionale disponeva, disse, di molte forze, e aveva il favore delle popolazioni di tutta la provincia. Don Liborio non rispose e non promise nulla. Lacava informò anche i due Comitati, invocando il loro concorso, per scongiurare il pericolo, che minacciava la rivoluzione. Il reggimento fu richiamato, e tornò a Salerno, la sera del 22, lasciando in Auletta vettovaglie e foraggi. Scongiurato il pericolo, la rivoluzione si affermò, in tutta la Basilicata, e si estese nelle vicine provincie di Avellino, Salerno e Bari, senza più mistero.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a pp. 68-69, in proposito scriveva che: “VI. Fin dal tempo dell’approdo di Garibaldi a Marsala un’attiva corrispondenza si era scambiata tra il Comitato di Napoli ed i nuclei liberali delle provincie per preparare in queste una insurrezione. Si venne all’intesa che essa sarebbe stata iniziata, alla notizia dello sbarco di Garibaldi sul continente, da parte della Basilicata. Le altre provincie avrebbero seguito il movimento. “La provincia di Salerno” dicevano le istruzioni “dovrà lanciare i suoi alle spalle delle truppe, che per avventura muovessero su Potenza e Calabria” (1) Etc…”. Mazziotti, a p. 68, nella nota (1) postillava: “(1) La Cronistoria del Dott. Michele Lacava narra del lungo lavorio, che precedette questi accordi.. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921),a pp. 68-69 continuando il suo racconto scriveva pure che: “Il Governo di Torino ed il Comitato d’azione di Genova promettevano invio di armi. Nel Diario di Persano si legge in data del 10 agosto 1860 che sul legno Dora vi e rano tremila fucili, di cui duemila dovevano essere consegnati sulla spiaggia di Salerno a Francesco Stocco (2). Il giorno 12 la Dora tornò « dopo avere sbarcato felicemente le armi per la Calabria « (3). II 23 agosto lo stesso Persano scrive « Mando il Tanaro a sbarcare il resto delle armi su la spiaggia di Salerno « ma essendo avvennta un’avaria, gli sostituì il Governolo. Questo legno -tornò il 26, ma nel Diario non è detto se avesse, e su quale spiaggia sbarcato le armi. « La spedizione del Dora « scrive il Nisco per lo sbarco delle armi non fu completamente felice: quelle sbarcate a Mondragone furono catturate dai gendarmi e dai doganieri ivi stanziati: le altre sbarcate sulla spiaggia salernitana furono trasportate opportunamente nella Basilicata e in Calabria e produssero un effetto morale immenso sulle popolazioni: esse vennero date ai cittadini in nome d’Italia e di Vittorio Emanuele e le autorità e le regie truppe lasciavano fare e lasciavano passare (4). Il Comitato d’azione di Genova aveva promesso di inviare nella provincia di Salerno, facendoli sbarcare in una delle marine del Cilento un buon numero di fucili. Nell’agosto del 1860 Giacinto Albini scriveva questa lettera: (5). « Abbiamo certezza di avere uno sbarco di 4000 fucili nel Cilento, 2000 saranno per Basilicata. Il Barone Mazziotti è partito per il Cilento (1). Da un’ora all’altra 1000 tra calabri, siculi e napolitani approderanno in Calabria per dare il primo impulso alla rivolta. Rispondete immantinente. Poscia Garibaldi con poderoso esercito. Gli Abbruzzi e le Marche appiccicheranno all’altro capo contemporaneamente. Spero trovarmi presto tra voi. Addio ». Alla ricerca di queste armi il Lacava partiva il giorno 7 agosto per il Cilento ed il suo viaggio è narrato in un diario pubblicato nella detta Cronistoria della insurrezione lucana. Muovendo da Salerno si fermò a S. Antuono e poi di là per S. Mango andò ad Omignano, ove doveva incontrarsi con Leonino Vinciprova, che aveva avuto dal Comitato incarico di ricevere le armi. Il Lacava, essendo partito il Vinciprova, conferì con il fratello di lui Raffaele e con i cugini Pierluigi e Pasquale Vasaturo, e di là andò a Cannicchio in casa di Giuseppe Pisani. Niuna notizia di armi! Il Lacava si recò a Celso ove si trattenne due giorni in casa Mazziotti, e poi andò ad Omignano ove s ’ incontrò con il Vinciprova, il quale assunse l’impegno, quando giungessero le armi, di farle tenere in luogo sicuro al Lacava che tornò a Salerno e di là si reco in Avellino per conferire con quei liberali.”. Questo scriveva il Mazziotti riguardo le armi, il Lacava ed il Vinciprova. Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a pp. 190 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: Finalmente il giorno 30 dell’agosto il moto del Salernitano ebbe principio. Cagione vera d’indugio alla parte occidentale della provincia era la presenza infino ad Eboli di regie truppe e di mercenarii bavaresi; le quali non pria del 26 agosto si ritrassero, ad intenti di difesa, sulla linea di Avellino: cagione d’indugio alla parte occidentale e meriggia della provincia era lo arrivo del signor Matina; il quale indugiava per provvedere pecunia, capi militari, e le armi promesse; (e queste non prima dell’agosto spirante furono disbarcate alla marina di Acciarole): cagione suprema di tutto fu un nuovo screzio tra le due braccia del comitato napoletano, Ordine ed Azione.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a pp. 68-69, in proposito scriveva che: “Il ‘Comitato d’Azione’ di Genova aveva promesso di inviare nella provincia di Salerno, facendoli sbarcare in una delle marine del Cilento un buon numero di fucili. Nell’agosto del 1860 Giacinto Albini scriveva questa lettera: (5) “Abbiamo certezza di avere uno sbarco di 4000 fucili nel Cilento, 2000 saranno per Basilicata. Il Barone Mazziotti è partito per il Cilento (1) Da un’ora all’altra 1000 tra calibri siculi e napoletani approderanno in Calabria etc…”. Mazziotti, a p. 68, nella nota (5) postillava: “(5) Lacava – opera citata, pag. 390. Non è chiara a chi sia diretta.”. Mazziotti continuando il suo racconto scriveva pure che: “Il Governo di Torino ed il Comitato di Azione di Genova promettevano invio di armi.”. Sulla lettera di GIACINTO ALBINI, Michele Lacava (….), fratello di Pietro, nel suo “Cronistoria documentata della Rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero perl Michele Lacava”, Napoli, Morano, 1895, a p. 390, in proposito pubblicò alcune lettere, tra cui: “XLII. Agosto 60. Abbiamo certezza di avere uno sbarco di 4000 fucili nel Cilento, 2 mila saranno per Basilicata. Il Barone Mazziotta è partito pel Cilento. Da un’ora all’altra 1000 tra Calabri e Siculi e Napolitani approderanno in Calabria per dare il 1 ° impulso alla rivolta. Rispondete immantinenti. Poscia Garibaldi con poderoso esercito. Gli Abruzzi e le Marche appiccheranno all’altro capo contemporaneamente. Spero trovarmi presto tra voi. G. Albini.”, e, sempre a p. 390 presentava un’altra lettera di Carmine Senise: “….Carmine Senise a Francesco Paolo Lavecchia. Corleto 8 Agosto 1860. Caro Ciccio Paolo. Scrivo da Corleto ove mi trovo da ieri sera, donde ripartirò quest’oggi. Con rincrescimento ho appreso essere costà surte delle gare fra voi. Per l ‘ amore di Dio non diamo questi brutti esempi. I tempi che corrono richieggono massimo accordo fra tutti, ed eccessiva prudenza e tolleranza in coloro i quali sono alla direzione delle cose. Sento che vorrebbesi stabilire costà altro Comitato: ciò non sarà mai e per rispetto agli uomini vecchi, e per principio di vedere armonizzati i municipii in un solo nucleoforte e compatto: nell’aspettativa, cioè, de ‘ capi militari, delle armi e di Garibaldi. Affrettate la spedizione della statistica del vostro centro, che pretendesi in cifra. Credo spedirti altro modulo di statistica generale con la indicazione degli altri paesi di cotesto centro, in linea de’ quali segnerete le cifre che vi daranno le loro statistiche municipali.”, e, sempre a pp. 390 presentava un’altra lettera del Senise: Carmine Senise a F. P. Lavecchia. 12 Agosto 1860. Carissimo, M’interessa oltremodo che tu non rimanessi l’ultimo fra tanti ad adempiere all’invio delle statistiche….Dimani a sera viene Giacinto con i capi; le armi le avremo fra due o tre giorni: sono già partite le persone per rilevar gli uni e le altre. Prima dei venti ci troveremo in campo, perchè Garibaldi così vuole.”Riguardo Pietro Lacava, il Can. Raffaele Raele (….), nel suo La città di Lagonegro nella sua vita religiosa, Buenos Aires, 1944, a p. 34, in proposito scriveva che: “Oltre di essi abbiamo visto dei Ministri; nel 1858 il concittadino Avvocato Generale Cesare Gallotti, venuto per affari personali, quando era Direttore del Ministero di Giustizia, nel 1890 i Ministri Finali e Lacava, il quale nel 1860 era stato Sottogovernatore in Lagonegro, nel 1902 il Presidente dei Ministri Zanardelli. questi tre ebbero ospitalità nel Palazzo della Sottoprefettura.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a p. 69, in proposito scriveva che: “Alla ricerca di queste armi il Lacava partiva il giorno 7 agosto per il Cilento ed il suo viaggio è narrato in un diario pubblicato nella detta Cronistoria della insurrezione lucana. Muovendo da Salerno si fermò a S. Antuono e poi di là per S. Mango andò ad Omignano, ove doveva incontrarsi con Leonino Vinciprova, che aveva avuto dal Comitato incarico di ricevere le armi. Il Lacava, essendo partito il Vinciprova, conferì con il fratello di lui Raffaele e con i cugini Pierluigi e Pasquale Vasaturo, e di là andò a Cannicchio in casa di Giuseppe Pisani. Ninna notizia di armi! Il Lacava si recò a Celso ove si trattenne due giorni in casa Mazziotti, e poi andò ad Omignano ove s ’ incontrò con il Vinciprova, il quale assunse l ‘impegno, q u an d o giunges sero le armi, di farle tenere in luogo sicuro al Lacava che tornò a Salerno e di là si recò in Avellino per conferire con quei liberali.”. Mazziotti cita il testo di Michele Lacava, fratello di Pietro che, scrisse “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava, Napoli, ed………., 1895. Dunque, Mazziotti riporta la lettera di Giacinto Albini dell’agosto 1860 che scriveva a……… L’Albini, nell’agosto del 1860 scriveva: “Abbiamo certezza di avere uno sbarco di 4000 fucili nel Cilento, 2000 saranno per Basilicata. Il Barone Mazziotti è partito per il Cilento (1). Da un’ora all’altra 1000 tra calibri siculi e napoletani approderanno in Calabria. Rispondete immantinente. Poscia Garibaldi con poderoso esercito etc…Spero trovarmi presto tra voi. Addio”.”.  Inoltre, Mazziotti, a p. 69, in proposito “Alla ricerca di queste armi il Lacava partiva il giorno 7 agosto per il Cilento e il suo viaggio è narrato in un Diario pubblicato nella detta Cronistoria della insurrezione lucana. Muovendo da Salerno si fermò a S. Antuono e poi di là per S. Mango andò ad Omignano, ove doveva incontrarsi con Leonino Vinciprova, che aveva avuto dal Comitato incarico di ricevere le armi. Il Lacava, essendo partito il Vinciprova, conferì con il fratello di lui Raffaele, e con i cugini Pierluigi e Pasquale Vasaturo, e di là andò a Cannicchio a casa di Giuseppe Pisani. Niuna notizia di armi!. Il Lacava andò a Celso dove si trattenne in casa Mazziotti etc..”. Mazziotti, a p. 69, nella nota (1) postillava: “(1) Il Mazziotti come ho narrato nel libro ‘Ricordi di famiglia’, dovette il 15 agosto recarsi a Torino a conferire col conte di Cavour per incarico ricevuto dal marchese Villamarina ministro del Piemonte in Napoli.”. Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a pp. 68-69, in proposito scriveva che: “Nel Diario di Persano si legge in data 10 agosto 1860 che sul legno Dora vi erano tremila fucili, di cui 2000 dovevano essere consegnati sulla spiaggia di Salerno a Francesco Stocco (2). Il giorno 12 la Dora tornò “dopo avere sbarcato felicemente le armi per la Calabria” (3). Il 23 agosto lo stesso Persano scrive “Mando il Tanaro a sbarcare il resto delle armi su la spiaggia di Salerno”, ma essendo avvenuta una avaria gli sostituì il Governolo. Questo legno tornò il 26, ma nel Diario non è detto se avesse, e su quale spiaggia avesse sbarcato le armi. “La spedizione del Dora” scrive il Nisco per lo sbarco delle armi non fu completamente felice: quelle sbarcate a Mondragone furono catturate dai gendarmi e dai doganieri ivi stanziati: le altre sbarcate sulla spiaggia salernitana furono trasportate opportunamente nella Basilicata e in Calabria etc…(4).”. Mazziotti, a p. 68, nella nota (2) postillava: “(2-3) Persano, opera citata, pag. 130 e 134”. L’opera dell’ammiraglio “Persano” è in realtà Carlo Pellion (….), conte di Persano che nel  Diario privato-politico-militare nella campagna navale degli anni 1860 e 1861, Firenze, poi Torino, stab. Civelli, poi tip. Arnaldi, 1869-1871 (in 4 voll.). E’ a quest’opera che il Mazziotti si riferisce. Mazziotti scriveva che nel suo Diario, il conte di Persano – ammiraglio dello Stato Piemontese – riferiva che il 12 agosto 1860, il piroscafo Sardo “DORA”, ritornò a Napoli, presso l’ammiragliato Piemontese di stanza a Napoli, “dopo aver sbarcato felicemente le armi per la Calabria”. Sempre il Persano scriveva nel suo Diario che il 23 agosto 1860 mandò “…il Tanaro a sbarcare il resto delle armi su la spiaggia di Salerno”, ma essendo avvenuta una avaria gli sostituì il Governolo.”. Sempre il Mazziotti riferisce di una notizia del Nisco (….), che scriveva: “…“La spedizione del Dora” scrive il Nisco per lo sbarco delle armi non fu completamente felice: quelle sbarcate a Mondragone furono catturate dai gendarmi e dai doganieri ivi stanziati: le altre sbarcate sulla spiaggia salernitana furono trasportate opportunamente nella Basilicata e in Calabria etc…(4).”. Mazziotti, a p. 68, nella nota (4) postillava: “(4) Nisco, Francesco 2°, pag. 97.”. Infatti, Nicola Nisco (….), nel suo “Francesco 2°”, ed….., Napoli, 18….., a pp. 78-79, in proposito scriveva: “Ripigliando la narrazione dello svolgimento rivoluzionario, trascrivo dal Diario di Persano quanto egli nota sotto la data del 10 agosto intorno allo sbarco dei fucili da me portati col piroscafo la Dora. « Di questi fucili , mille dovevano essere sbarcati a Mondragone, di poco a nord dalle foci del Volturno ; gli altri si dovevano depositare alla spiaggia di Salerno e rimetterli a Francesco Stocco. Un capitano mercantile di nome Domenico Antonio Ventura ha preso imbarco sulla Dora per servire da pilota ed indicare il punto di approdo. Tutto questo venne combinato di accordo col Nisco, il quale trovò e presentommi il capitano Ventura per tale bisogno ». La spedizione del Dora per lo sbarco delle armi non fu completamente felice; quelle sbarcate a Mondragone furono catturate dai gendarmi e dai doganieri ivi stanziati; le altre sbarcate sulla spiaggia salernitana furono trasportate opportunamente nella Basilicata ed in Calabria e produssero un effetto morale immenso sulle popolazioni; esse vennero date ai cittadini in nome d’Italia e di Vittorio Emmanuele, e le autorità e le truppe regie lasciavano fare e lasciavano passare.”. Ma, vi sono pure altre notizie – di cui ci parla dettagliatamente il Mazziotti – che vi sono state delle armi e munizioni attese nel circondario di Pollica che, erano state promesse dal Comitato Unitario d’Ordine di Napoli.

Nel 18 agosto 1860, a Salerno, ALEXANDRE DUMAS, padre, l’Impresa dei Mille, la sua goletta EMMA portò aiuti e armi ai rivoluzionari Cilentani

Da Wikipedia leggiamo che nel 1860 decise di realizzare “Il grande viaggio di Ulisse” e iniziò una crociera nel Mediterraneo; saputo però che Giuseppe Garibaldi era partito per la Spedizione dei Mille, lo raggiunse per mare, fornendogli, con i soldi messi da parte per il suo viaggio, armi, munizioni e camicie rosse. Treveljan, a p. 190 (Dobelli), nella nota (3) postillava: “(3) Dumas, 285-288, 295, 308-311, 315. Il colloquio fra il Dumas e il Liborio ebbe luogo il 23 agosto.”. Treveljan, citando il Dumas, si riferiva all’opera di Alexandre Dumas padre, e a p. 426 scriveva: “Dumas = Dumas (padre) – Les Garibaldiens, 1861. La seconda parte del libro tratta delle peripezie e degli intrighi dell’autore durante la sua fermata in Sicilia e Napoli, giugno-ottobre 1860.”. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, sulla scorta del De Cesare, a p. 265, in proposito scriveva che: Il generale vi era stato indotto principalmente dalle insistenze di A. Dumas padre, che gli aveva scritto “invece che a Salerno potete sbarcare in tutto il Cilento, poco importa il luogo, è la terra del patriottismo”(93).”. Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, p. 130 riporta da G. Oddo, I Mille di Marsala, 1866, p. 794, la notizia dello sbarco di A. Dumas ad Acciaroli.”. Ed invece, come abbiamo visto per Garibaldi non è importato poco il luogo prescelto per il suo sbarco che fu Sapri. Garibaldi seguì il suo intuito ed istinto e scelse di sbarcare a Sapri, dove peraltro aveva ordinato a Turr di fare sbarcare le altre truppe garibaldine. Tuttavia devo precisare che il Dumas, padre, aveva indicato semplicemente le coste del basso Cilento. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 792, in proposito scriveva che: “I nostri lettori ricordano Alessandro Dumas; noi lo lasciammo in Sicilia, testimone oculare della battaglia di Milazzo. Garibaldi apprezzò le offerte del celebre scrittore francese e le accettò. Dumas parti per la Francia, fece acquisto di munizioni e di armi, ritornò in Messina pochi di prima del disbarco di Melito, consegnò tutto al generale Medici, e la sera del 16 agosto ripartì. Il di 18 alle cinque dopo mezzogiorno gittava l’ancora nel golfo di Salerno. Suo primo pensiero fu di mettersi in relazione con alcuni pescatori di quelle spiagge per aver notizie, ma quelli nulla sapevano, solo gli fecero conoscere che la guarnigione borbonica in Salerno ascendeva solamente ad ottocento uomini. Dumas aspettava la notizia del disbarco, questa non venne; si decise partire per Napoli, un vento di ponente lo fece ritornare nelle acque di Salerno. I salernitani videro l’arrivo di quel legno, e vollero saperne più addentro. Il francese dottor Weylandt montò una barchetta, e venne sul legno di Dumas; i due connazionali si abbracciarono e si scambiaron le notizie che ciascuno portava. Aspettavansi da un momento all’altro in Salerno le regie truppe che dovevano passare nella Basilicata a reprimervi quella rivoluzione etc…”. Vi sono notizie e testimonianze circa queste armi che la goletta Emma di Alexandre Dumas portò ad Acciaroli. Di queste armi – di cui ci parla anche l’Oddo (….), ne ho parlato nel precedente paragrafo. Ma, vi sono pure altre notizie – di cui ci parla dettagliatamente il Mazziotti – che vi sono state delle armi e munizioni attese nel circondario di Pollica che, erano state promesse dal Comitato Unitario d’Ordine di Napoli. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a pp. 129-130, in proposito scriveva che: “VI. Nel circondario di Pollica, si attendevano, per insorgere, armi ed un capo militare promessi dai Comitati, ma in vana attesa trascorsero varii giorni. Dovevano giungere ad Acciaroli, marina di quel Comune, per mezzo della goletta Emma del celebre romanziere Alessandro Dumas padre, racconta l’Oddo (3). Questa il 18 agosto era approdata nel golfo di Salerno. Il Curatolo descrive così l’autore dei tre moschettieri: “Un omaccione tutto vestito di bianco, dalla folta capigliatura di creolo ricoperta da un largo cappello di paglia, adorno di una penna azzurra, di una bianca e di una rossa” (4). A bordo della goletta andò il suo compatriota dott. Weylandt, il quale gli comunicò che si aspettavano a Salerno soldati regi per recarsi in Basilicata a reprimere la rivoluzione. Il Dumas, per mezzo del suo connazionale, fornì sessanta fucili a due colpi e venticinque carabine ai montanari dei paesi per cui dovevano passare le truppe, per impedire tale passaggio. Difatti, continua l’Oddo, a Salerno il generale Scotti con cinquemila svizzeri non potette passare. La sera a bordo dell’Emma vi fu una festa, cui intervennero signore salernitane. Il giorno dopo la goletta partì per Napoli.”. Mazziotti, a p. 129, nella nota (3) postillava: “(3) Giacomo Oddo, I Mille di Marsala, 1866, pag. 192”. Mazziotti, a p. 129, nella nota (4) postillava: “(4) Curatolo, A. Dumas nel 1860, articolo del Tempo del 19 giugno 1919.”. Mazziotti, a p. 130, nella nota (1) postillava: “(1) Oddo, opera citata, pag. 794 – Del Muratori dà molte notizie un opuscolo di Luigi Minervini – Dichiarazione cronologica sopra i fatti della rivoluzione di Napoli, pag. 21 Trani, Tipografia Cannone, 1861.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a pp. 129-130, in proposito scriveva che: “VI. Nel circondario di Pollica, si attendevano, per insorgere, armi ed un capo militare promessi dai Comitati, ma in vana attesa trascorsero varii giorni. Dovevano giungere ad Acciaroli, marina di quel Comune, per mezzo della goletta Emma del celebre romanziere Alessandro Dumas padre, racconta l’Oddo (3).”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a pp. 129-130, in proposito scriveva che: “VI. Nel circondario di Pollica, si attendevano, per insorgere, armi ed un capo militare promessi dai Comitati, ma in vana attesa trascorsero varii giorni. Dovevano giungere ad Acciaroli, marina di quel Comune, per mezzo della goletta Emma del celebre romanziere Alessandro Dumas padre, racconta l’Oddo (3).”. Secondo il Mazziotti, le armi promesse dai due Comitati ai rivoltosi del Salernitano dovevano giungere ad Acciaroli tramite il romanziere francese Dumas. Ma, come abbiamo visto, le armi che consegnò Dumas sono altre. Delle armi consegnate dal Dumas ne parla anche il monaco Oddo (…) che citava anche una Cronaca del MURATORI, un personaggio di cui parlerò in seguito. Mazziotti, a p. 129, nella nota (3) postillava: “(3) Giacomo Oddo, I Mille di Marsala, 1866, pag. 192”. Mazziotti, a p. 129, nella nota (4) postillava: “(4) Curatolo, A. Dumas nel 1860, articolo del Tempo del 19 giugno 1919.”. Mazziotti, a p. 130, nella nota (1) postillava: “(1) Oddo, opera citata, pag. 794 – Del Muratori dà molte notizie un opuscolo di Luigi Minervini – Dichiarazione cronologica sopra i fatti della rivoluzione di Napoli, pag. 21 Trani, Tipografia Cannone, 1861.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 94-95, in proposito scriveva pure che: “XI. Ma chi avrebbe dato loro le armi, le munizioni ad un buon capo militare per muovere il popolo del circondario di Pollica ? Le armi, è vero, erano state già promesse dal Piemonte, ma l’attesa di esse era stata vana per diversi giorni. I comitati avevano assicurato che li avrebbe portati alla marina di Acciaroli il romanziere francese Dumas padre, con un suo piccolo legno di trasporto, la goletta Emma’, così denominata dalla leggiadra fanciulla che lo seguiva e che indossava un abito da marinaio per bizzarria estetica del compagno (32). La goletta aveva gittato l’ancora nel golfo di Salerno alle 5 pomeridiane del 18 agosto. “Il primo pensiero degli uomini della goletta – racconta l’Oddo (33) – fu quello di mettersi in relazione con alcuni delle spiagge per aver notizie, ma quelli risposero di poter solamente informarlo che la guarnigione borbonica in Salerno ascendeva ad ottocento uomini (34). Il Dumas aspettava la notizia del disbarco, ma questa non venne; allora decise a partire per Napoli, senonchè un vento di ponente lo fece ritornare nelle acque di Salerno. I Salernitani essendosi accorti dell’arrivo di quel legno, vollero saperne di più addietro”.”. De Crescenzo, a p. 94, nella nota (32) postillava che: “(32) Il Dumas era andato in Sicila per assistere alla battaglia di Milazzo; poi, avendo promesso armi e munizioni a Garibaldi, si era recato in Francia per acquistarle. Con esse ritornò in Sicilia ed a Messina, pochi giorni prima dello sbarco di Melito, le consegnò al Medici. Ripartì la sera del 16 Agosto.”. Dunque, Dumas il 16 agosto 1860 partì dalla Sicilia con la sua goletta Emma ed il 18 arrivò nella rada di Salerno. La goletta aveva gittato l’ancora nel golfo di Salerno alle 5 pomeridiane del 18 agosto.”. De Crescenzo, a p. 94, nella nota (33) postillava di Giacomo Oddo, “I Mille di Marsala”, 1863, e che l’autore fosse il fratello Giuseppe Oddo, uno della Spedizione che aveva 54 anni. De Crescenzo, a p. 95 continuando il suo racconto scriveva pure che: “Quel passaggio in terra lucana avrebbe potuto essere impedito dai montanari, i quali erano padroni delle vie che attraverso Eboli menavano da Vietri a Potenza. E siccome essi erano senz’armi e senza munizioni, il Dumas li provvide di sessanta fucili a due colpi e di venticinque (35) carabine per scongiurare il passaggio, e pregò il dottor Wejlandt di fargli conoscere i loro capi. Il connazionale accettò la proposta, scese di nuovo a terra e, dopo qualche oretta, ritornò seguito da alcuni montanari incaricati dai compagni di accettare le armi.”. De Crescenzo, a p. 95, nella nota (35) postillava: “(35) Così riferisce il Mazziotti, ma in una cronaca del tempo, lasciata dall’avvocato Gaetano Mottola, soldato della 4° Compagnia della Guardia Nazionale agli ordini di Rocco Positano, si legge che il Dumas portò “degli schioppi semplici con daga alla punta e due colpi a discreto prezzo e fucili a due colpi leggerissimi a sette piastre l’uno per venderli”. Evidentemente il Mazziotti dovette ignorare la cronaca in parola.”Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 100, riferendosi a LEONINO VINCIPROVA, in proposito scriveva: Garibaldi lo incaricò di andare ad Acciaroli con Pietro La Cava e prendere in consegna la nave di Dumas con tutte le armi e munizioni, che poi dovevano servire per la sommossa nel napoletano. Ma le armi non giungevano e di lì La Cava partì per Napoli, rimanendo il Vinciprova ad attenderle. Si pensò ad “una indegna canzonatura fatta dal Comitato di Napoli”, (così scrisse in una lettera il La Cava).”. Dunque Infante (….) scriveva che il Lacava se ne partì per Napoli mentre il VINCIPROVA restò ad attendere le armi.

Filippo PATELLA di Agropoli, patriota cilentano

Da Wikipedia leggiamo che dopo la sconfitta della Repubblica Romana tornò a Napoli, dove visse per qualche tempo nascosto in casa di persone fidate per non essere scoperto dalla polizia borbonica. Qualche tempo dopo riuscì ad imbarcarsi su una nave da guerra francese e a raggiungere Genova. Fu esule in Francia e nel nord Italia, dove fece il professore di Italiano, latino e greco fino a quando apprese che Garibaldi si accingeva a capitanare una spedizione nell’Italia meridionale. Patella accorse subito a Genova ed il 5 maggio 1860 salpò dallo scoglio di Quarto con i “Mille”.[2] In Sicilia si distinse nella battaglia di Calatafimi, dove combatté al fianco di Nino Bixio, ed anche nella presa di Palermo e Milazzo. Raggiunta Napoli, partecipò alla battaglia del Volturno e venne nominato colonnello. Per i suoi atti di eroismo fu insignito della medaglia al valore militare. Dopo lo scioglimento dell’Esercito Meridionale e la partenza di Garibaldi per Caprera, Patella tornò a Napoli e riprese l’insegnamento nei licei. Fu nominato preside del liceo Umberto I di Napoli, dove rimase per venticinque anni e chiuse la sua carriera di educatore nel 1890. Morì l’11 gennaio 1898. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a p. 385, in proposito scriveva che: “Mentre a Milazzo cadeva eroicamente Vincenzo Padula di Padula e a Palermo moriva combattendo Michele del Mastro di Agropoli, ed un altro pugno di eroici salernitani – Giuseppe Pessolani, Ovidio Serino, Antonio Santelmo, Leonino Vinciprova, Michele Magnoni, Francesco Paolo del Mastro e Filippo Patella – seguiva la bandiera folgorante dell’Eroe nazionale; mentre i patrioti rimasti in provincia, uniti intorno al Comitato popolare, approdavano, come si è detto, armi ed armati, gli elementi borghesi etc…”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 74 e ssg., in proposito scriveva che: “Tra i volontari – quasi tutti “Cacciatori delle Alpi” – si trovavano pure nove salernitani, già cospiratori e incarcerati quali ‘attendibili’: Antonio Santelmo da Padula; C. Chizzolini da Capitello; Michele e Francesco Del Mastro da Ortodonico; Michele Magnoni da Rutino; Vincenzo Padula da Padula; Filippo Patella da Agropoli; Giuseppe Maria Pessolano da Atena Lucana; Leonino Vinciprova da Salerno.”. Catello Nastro (….), nel suo “Cilento storie e leggende”, ed. Arti Grafiche del Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1984, a pp. 173-174, in proposito scriveva che: “Anche nella battaglia di Palermo il Petella si distinse assieme agli altri amici che avevano seguito Garibaldi: il Padula, il Serino, il Pessolani, Francesco Paolo Del Mastro. Nella storica battaglia della presa di Calatafimi Filippo Patella combatté a fianco di Nino Bixio per quattro ore di continuo. Per questo suo atto di eroismo gli fu conferita la medaglia al valor militare. Giuseppe Garibaldi riconobbe il valore dei cilentani e l’apporto che essi potevano dare alla causa della patria.”. Su Filippo Patella ha scritto pure Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a pp. 101, in proposito scriveva: “Filippo Patella….

I COMITATI SALERNITANI E LA RETE DEI COSPIRATORI CILENTANI

Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a pp. 263-264, in proposito scriveva che: “Ancora nell’ottobre 1859 non era stato possibile creare a Salerno un Comitato insurrezionale malgrado gli sforzi di audaci cospiratori come Giovanni Matina, Michele Magnoni e altri inviati appositamente colà dal ‘Comitato centrale dell’Ordine di Napoli’. I Documenti D’Evandro (89) informano che ciò andava imputato non al popolo salernitano, ma alla borghesia “la quale benchè si dice animata da sensi patriottici pure non l’ha dimostrato fino a questo momento”. Verso la fine del 1859 il Comitato napoletano dell’Ordine’, da poco costituitosi, incaricò (novembre 1859) B. Marciano di creare a Salerno un Comitato, che costituì dopo che A. Di Meo gli rese possibile di annodare relazioni con la campagna: e precisamente con i fratelli Magnoni (Cilento), Lorenzo Curzio (Valle S. Angelo) e con Antonio Carrano e Vincenzo Padula (Valle del Tanagro). Nel febbraio del 1860 si poté così formare a Salerno un Comitato provinciale le cui prime sedute si tennero nella sagrestia della chiesa dell’Annunziata, preparata all’uopo dal sacerdote Giuseppe Medici. La rete dei cospiratori cilentani era costituita dai fratelli Magnoni (Lucio, Michele, Salvatore e Nicola) di Rutino, che mantenevano stretti rapporti con Teodosio de Dominicis (Ascea), Gennaro Pagano (Pisciotta) e Pietro Giordano (Ceraso)(90), prima delle loro condanne e liberazioni, delle quali l’ultima a seguito dell’amnistia concessa il 25 giugno e pubblicata il 3 luglio nel ‘Giornale Ufficiale’.”. Ebner, a p. 263, nella nota (90) postillava che: “(90) D’Evandro cit., Appendice, Docum n. 4 (Relazione Lorenzo Curzio) “Egli (Giovanni Matina) corrispondeva in Salerno con Antonio di Meo; e questi trasmetteva agli altri cospiratori della provincia le fila della congiura, ai bravi fratelli Magnoni, a Pietro Giordano, ed a Gennaro Pagano nel Cilento.”. Nicola Nisco (….), nel suo “Ferdinando II ed il suo Regno per Nicola Nisco”, nel 1884, a p. 191, in proposito scriveva che: E per meglio far conoscere quale animo ebbe Ferdinando II, nei primi anni del suo regno chiamato Tito, ricorderò che quanti erano in Napoli ed ancora son vivi si debbono rammentare, fossero pure a quella corte devoti, il prete Peluso al fine del luglio del 1848 e negli ultimi tristissimi che successero seduto sotto il portone della reggia in mezzo agli uffiziali della guardia e passeggiare nella piazza gaiamente col generale Torchiarolo, capitano della guardia del corpo. Il procuratore generale Scura che aveva ordinato il processo contro il Peluso e chiesto di sottoporlo ad accusa venne destituito; (p. 194). Per compiere poi l’oltraggio alla pubblica moralità e l’eccesso del regio potere, si ordinava l’accusa e poscia la condanna di Cristofaro Falcone, del di lui figlio e di altri, per essere andati due giorni dopo il terribile dramma di Acquafredda nella marina di Sapri, a ricercare il Carducci, e per aver tenuto col Passero e con Ulisse de Dominicis convegno a Vibonati ‘per liberare il Carducci che supponevano tenuto in ostaggio dai reazionarii di Sapri’.”. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel secolo XIX – Considerazioni storiche ed economico-sociali nel centenario dell’Impresa dei Mille”, Istituto Meridionale di Cultura, Portici, Arti Grafiche, 1961, a p. 83, in proposito scriveva che: “La spedizione di Sapri era così finita per incomprensione di popolo, per tradimento di uomini responsabili, per un non giustificato comportamento dei responsabili di certi orientamenti politici, per concezioni dottrinarie e forse anche per un eccessivo entusiasmo dei capi della spedizione. Nel regno borbonico ancora una volta era fallita la rivoluzione, ma per coloro che vegliavano sui destini della Patria avvenire e sognavano la libertà del popolo italiano nell’unità dell’Italia lo sbarco di Sapri e il combattimento di Padula furono esempio luminoso di fede e di dedizione al dovere, compiuto da una schiera insigne di patrioti.”. Mario Menghini (….), nel suo “La spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli”, a p. 312, in proposito scriveva: “Il Cilento e tutta la provincia di Salerno era da più giorni insorta. Bisogna dire il vero, il centro da cui erano partiti ordini, danari, capi militari per la rivoluzione di tutto il regno, era stato Napoli. Il Comitato dell’ordine aveva discusso troppo, è vero, ma non era stato ozioso; tutti si erano adoperati a convertire l’esercito, e far insorgere le provincie ; il lavoro non era stato mai interrotto.”. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a p. 385, in proposito scriveva che: “Mentre a Milazzo cadeva eroicamente Vincenzo Padula di Padula e a Palermo moriva combattendo Michele del Mastro di Agropoli, ed un altro pugno di eroici salernitani – Giuseppe Pessolani, Ovidio Serino, Antonio Santelmo, Leonino Vinciprova, Michele Magnoni, Francesco Paolo del Mastro e Filippo Patella – seguiva la bandiera folgorante dell’Eroe nazionale; mentre i patrioti rimasti in provincia, uniti intorno al Comitato popolare, approdavano, come si è detto, armi ed armati, gli elementi borghesi etc…”. Giovanni Giociano (….), in storie Camerotane, Edizione dell’Ippogrifo, Sarno, 1985, a p. 133, in proposito scriveva che: “Il Cilento è già insorto, quando Garibaldi arriva a Sapri il 3 settembre 1860. Da Lentiscosa partono tre giovani Sabato Marotta, Gaetano D’Onofrio e Antonio Cernicchiaro, e si uniscono ai garibaldini, mentre i galantuomini non si espongono: etc..”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 108, in proposito scriveva che: “molti giovani salernitani, accesi dall’entusiasmo per le vittorie garibaldine, avevano tentato di raggiungere la Sicilia con mezzi di fortuna per arruolarsi, ma v’era riuscito solamente Francesco Spirito della vicina San Mango.”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 74 e ssg., in proposito scriveva che: “Tra i volontari – quasi tutti “Cacciatori delle Alpi” – si trovavano pure nove salernitani, già cospiratori e incarcerati quali ‘attendibili’: Antonio Santelmo da Padula; C. Chizzolini da Capitello; Michele e Francesco Del Mastro da Ortodonico; Michele Magnoni da Rutino; Vincenzo Padula da Padula; Filippo Patella da Agropoli; Giuseppe Maria Pessolano da Atena Lucana; Leonino Vinciprova da Salerno. Due dei salernitani s’immolarono: Michele Del Mastro cadde nella battaglia di Palermo, e Vincenzo Padula cadde fulminato da una scarica di mitraglia a Milazzo. Di lui così scrive il patriota Antonio Alfieri d’Evandro: “Avrai, un dì, con gli altri, la gratitudine di una nazione, che è la tomba più bella, e l’apoteosi della immortalità”.”. Dunque, il Romagnano annoverava tra i “Mille” della Spedizione di Giuseppe Garibaldi anche il conterraneo “C. Chizzolini di Capitello”, ma egli errava perchè non si tratta di “Capitello”, paese rivierasco vicino Sapri ma si tratta di Camillo Chizzolini di Campitello di Marcaria (Mantova), figlio del conte Carlo e di Candida Baguzzi e studente di medicina al quarto anno, partecipò nel 1860 alla Spedizione dei Mille di Garibaldi. Si laureò in medicina. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel secolo XIX – Considerazioni storiche ed economico-sociali nel centenario dell’Impresa dei Mille”, Istituto Meridionale di Cultura, Portici, Arti Grafiche, 1961, a p. 87, in proposito scriveva che: “Colonne di patrioti, intanto, da tutti i Comuni della regione si erano messe in marcia e si dirigevano celermente o verso Corleto o verso Potenza. In quasi tutti i Comuni della Basilicata verso la metà di Agosto le municipalità borboniche erano state sostituite con le municipalità rivoluzionarie e ovunque con il tricolore di Italia erano stati esposti i ritratti di Vittorio Emanuele e di Giuseppe Garibaldi. A Trecchina, dove già da tempo era sorto un Comitato rivoluzionario prima carbonaro e poi mazziniano e di cui facevano parte Gennaro Schettini, l’avv. Domenico Vita, il notaio Federico Schettini, l’avv. Francesco Schettini, il 10 agosto 1860 il sacerdote Raffaele Schettini rivolse ai popoli dell’Italia meridionale, “ai fratelli di tante memorie”, ai fratelli di tanti dolori e di tante speranze, un’ode per incitare i Campani e i Lucani, i Pugliesi e i Sanniti a prendere le armi per mettere in fuga l’odiato tiranno.”. Guida, a p. 89, in proposito aggiungeva: “Movimenti insurrezionali si ebbero in quasi tutti i paesi del Lagonegrese, dove da tempo operavano Sottocentri dei Comitati rivoluzionari. Nei vari Comuni erano stati poi costituiti Comitati Municipali, composti di professionisti, di sacerdoti e di operai. A Trecchina troviamo: Presidente il sacerdote Raffaele Schettini e membri il sac. Vincenzo Maimone, il notaio Federico Schettini, l’avv. Domenico Vita, l’avv. Francesco Schettini, Giuseppe Alagia, Angelo Vitarella e Giuseppe Larocca….A Lauria etc…”. Amedeo La Greca (….), nel suo “Appunti di Storia del Cilento”, ed. Centro di produzione culturale per il Cilento, Acciaroli, 2001, a p. 272, in proposito scriveva che: “Nella notte tra il 5 e il 6 maggio i Mille di Garibaldi partivano alla volta della Sicilia. Fra di essi vi erano cinque cilentani, audaci patrioti che si erano distinti nei moti del 1848 ed erano riusciti a sfuggire alla polizia borbonica: Filippo Patella, prete di Agropoli; Leonino Vinciprova, di Celso; Paolo e Michele Del Mastro, di Ortodonico; Michele Magoni, di Rutino. Avuta ragione dei forti contingenti borbonici, sia per defezione di parte di questi sia per l’appoggio della popolazione, a Calatafimi (15 maggio), a Palermo (27 maggio) ove perse la vita Michele Del Mastro, e a Milazzo (20 luglio), i Mille, ormai rinforzati da migliaia di volontari, passarono lo stretto dii Messina. Garibaldi allora pianificò l’avanzata spedendo in ogni regione noti patrioti che si erano distinti in precedenti moti insurrezionali; nel Cilento inviò Michele Magnoni e Leonino Vinciprova. Il 4 settembre si imbarcò a Maratea e raggiunse Sapri, da dove il pomeriggio si diresse al passo del Fortino di Casaletto Spartano e da qui penetrò etc….Da tutti i paesi del Cilento intanto si radunavano volontari sotto la guida di vecchi indomiti liberali, quali Teodosio De Dominicis, Carlo De Angelis, Enrico Del Mercato, Raffaele Zammarrelli, Raffaele Coccoli, Francesco Del Giudice, Andrea De Ciuttiis, Ferdinando Vairo. Questi reparti marciarono verso sud per unirsi a Garibaldi; altri provenienti dai paesi nei dintorni di Vallo, guidati da Raffaele Passarelli, Alessandro Pinto, Cesare Valiante, Giovanni Tipoldi si diressero verso Sala Consilina; etc…”. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 42, in proposito scriveva: “Erano giunti a Sala anche gli uomini capitanati da Galloppi di Polla, le schiere del Caruso di Auletta e quelle del Costa da Sant’Arsenio, anchora gl’insorti del De Benedictis da San Giacomo, e quelle capitanate dal Sant’Elmo da Padula. Sala divenne in poco tempo un formicaio di uomini, tutti armati, tanto che lo stesso Matina si preoccupò di dare loro disciplina e ordine. A queste schiere si aggiunse l’arrivo di quelle facenti capo all’abate Andrea Marotta di Postiglione, a Pasquale Bosco di Buccino, a Nicola Domini di Castel San Lorenzo e quelle capitanate da Claudio Guerdile di Buccino, quelle di Agostino Volpe, che – dopo aver attraversato parecchi paesi del distretto, come scrive il D’Evandro, sempre col proposito di dover sorgere dal popolo nuovi seguaci di libertà – l’intera colonna si portò a Sala, in quanto già sapeva che ivi sarebbero convenuti altri ribelli, provenienti da Bellosguardo. A questo punto per rigore storico, dobbiamo dire che se tutto questo fervore rivoluzionario poté attuarsi, lo dobbiamo anche alle solerte opera di patriotti come Reginaldo Abbamonte di Ottati, di Michele Cristaino di Sicignano, Giuseppe d’Elia di Roccadaspide, di Domenico Diodati di Castelluccio, di don Giovanni de Augustinis, di Aniello Ioca, Giovanni Giardini di Castelluccio, Carlo Salerno, del capitano Gabriele Passaro di Castel San Lorenzo e di Carlo Sabatelli di Felitto. Il De Angelis onde dare alla rivoluzione un moto uniforme e compatto insieme a Costabile Comunale tenne un’altra riunione in casa di Giuseppe Pisani a Cannicchio, dove oltre a stabilirsi ed insorgere all’indomani si decise che tutti i proprietari del Cilento dovessero offrire del denaro, creare un fondo cassa, per destinarlo alle colonne insurrezionali. Il De Angelis avvertì gli amici di Castellabate di mettersi in marcia. Essi con 200 uomini si diressero a Rutino, così fecero anche le schiere di Laureana, di Matonti, quelle di Stella capitanate dallo Zammarrelli, quelle di Sessa, quelle di Cicerale sotto il comando dell’attivo Andrea de Ciutiis ed infine quelle di Ferdinando Vairo di Torchiara, tutte sotto l’alto comando di Salvatore Magnoni.”. Catello Nastro (….), nel suo “Cilento storie e leggende”, ed. Arti Grafiche del Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1984, a pp. 173-174, in proposito scriveva che: “Anche nella battaglia di Palermo il Petella si distinse assieme agli altri amici che avevano seguito Garibaldi: il Padula, il Serino, il Pessolani, Francesco Paolo Del Mastro. Nella storica battaglia della presa di Calatafimi Filippo Patella combatté a fianco di Nino Bixio per quattro ore di continuo. Per questo suo atto di eroismo gli fu conferita la medaglia al valor militare. Giuseppe Garibaldi riconobbe il valore dei cilentani e l’apporto che essi potevano dare alla causa della patria. Il 2 agosto del 1860, da Messina, aveva incaricato Michele Magnoni di Rutino, sottotenente di artiglieria, presso lo stato maggiore al Faro di Messina, di recarsi nella provincia di Salerno per promuovervi la insurrezione in favore della causa nazionale…..Non appena nel Cilento si sparse la voce dell’arrivo di Garibaldi ci fu un grosso fermento: a Rutino giunsero le colonne di Costabile Forziati di Castellabate, di Nicola Amoresano di Ortodonico, di Maffia di Serramezzana, di Francesco Coco di Perdifumo, di Cocozza di Vatolla (ed anche in questo caso troviamo imegnati nella lotta due preti: don Giovanni Cocozza e don Nicola Carpinelli). Tutte queste forze, agli ordini di Carlo De Angelis, si mossero per Gioi Cilento ove giunsero il 1° settembre.”. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rivoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 104 e ssg., in proposito scriveva che: “11. I Magnoni convocarono il loro campo nel loro fortino storico, a Rutino il 27 agosto, il giorno in cui iniziava la rivoluzione. Là, con i militi delle Guardie Nazionali, convennero i vecchi professionisti delle ribellioni cimentane. De Angelis di Castellabate, Del Mercato di Laureana, Zammarelli e lo stesso Michele Magnoni erano nominati comandanti delle compagnie. Erano tutti reduci delle rivolte risorgimentali, spesso figli o nipoti di uccisi e condannati. Il capitano Vairo di Torchiara fu indicato commissario politico e Ignazio Cagnano Quartier Mastro generale. Ora colonne armate alla meno peggio, con vestiti e simboli di ogni tipo, accompagnate dalle bande dei paesi con improbabili camice rosse attraversarono il Cilento come tante altre volte ma stavolta come avanguardia dell’Esercito Meridionale. Michele Magnoni partì dal Basso Cilento con la sua compagnia per primo, per unirsi a Teodosio De Dominicis, altro uomo di tradizione rivoluzionaria, ma cavouriano, che scendeva nel Golfo di Policastro. Insieme avrebbero dovuto ricevere Garibaldi.”. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 51, in proposito scriveva: “Michele Magnoni il 28 si diresse verso Ascea, ove trovò già pronti gli uomini di Teodosio de Dominicis, il quale, chiamata alle armi la Guardia Nazionale del distretto di Vallo, marciò con essa verso Pisciotta. Una colonna imponente: circa 3 mila uomini, occupò Centola, Foria, Roccagloriosa, Poderia, Camerota, tutti al grido di “Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia, Viva il Dittatore Garibaldi”.”. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a pp. 147-148, in proposito scriveva che: “Con l’arrivo di Garibaldi nel Vallo di Diano molti volontari accorsero dal Golfo di Policastro e dal Cilento per arrolarsi tra le camicie rosse. Grazie ad un’indagine di qualche anno fa del giornalista Romolo Amicarella (71) è possibile conoscere i nomi di quasi tutti quei volontari comune per comune. Nel Golfo di Policastro e nella Valle del Bussento pare siano stati rispettivamente il giudice regio di Vibonati Francesco Saverio Cajazzo e il barone Giovanni Gallotti da Sapri (poi promosso maggiore) ad arrolare e ad organizzare i volontari.”. In questo passaggio, particolarmente interessante il Fusco scriveva che il giudice regio di Vibonati, Francesco Saverio Cajazzo (…) e il barone di Battaglia, Giovanni Gallotti, da Sapri ebbero un ruolo importante negli arruolamenti dei volontari del Golfo di Policastro. Fusco, a p. 354, nella nota (71) postillava del testo di Romolo Amicarella (….) e del suo Combattenti per l’indipendenza italiana della provincia di Salerno. Campagne dal 1848 al 1870, Lodi, ed. Ellebi, 2000. Fusco, a p. 148 continuando il suo racconto, sempre sulla scorta di Amicarella scriveva pure che: “Da Caselle partirono Carlo Navazio di Alessio, Antonio Marsicano di Giuseppe, Giuseppe La Porta (caporale) e Cesare Soria (caporale)(72); etc…”. Fusco, a p. 354, nella nota (71) postillava che: “(71) R. Amicarella, Combattenti per l’indipendenza italiana della provincia di Salerno. Campagne dal 1848 al 1870, Lodi, ed. Ellebi, 2000. Fusco, a p. 354, nella nota (72) postillava che: “(72) Ivi, p. 112; F. Fusco, Caselle in Pittari. Economia ecc..cit., I, p. 88 e nn. 431-432-433.”. Il testo postillato da Fusco è Felice Fusco (….), “Economia e Società a Sanza tra ‘Otto e Novecento e i 36 giorni etc…”, in “Euresis” rivista del Liceo Classico di Sala, IX 1993. Fusco, a p. 148 continuando il suo racconto, sempre sulla scorta di Amicarella scriveva pure che: “Da Caselle partirono Carlo Navazio di Alessio, Antonio Marsicano di Giuseppe, Giuseppe La Porta (caporale) e Cesare Soria (caporale)(72); da Ispani Antonio Carvelli (sergente)(73); da Sanza Pasquale Bertone (caporale), Antonio Bettelemone, Nicola Bonomo (sottotenente), Nicola De Luca, Antonio Massicano, Nicola Melluso e Domenico Rinaldo (74); da Vallo della Lucania oltre 700 (75); da Novi Velia Nicola Amato, Pasquale Ambrogio, Angelo Fariello, Felice Giuliano, Felice Giacomo Trana e Filippo Uzzi (76), circa 20 da Piaggine Soprane (77); da Torre Orsaia Saverio Iannuto, Giuseppe Navazio e Gabriele Speranza (78); circa 50 da Sala (79); 35 da Atena (80); 40 da Auletta (81); Angelo Bellezza, Antonio Bellezza, Carlo Di Mieri e Giuseppe Manzione da Bonabitacolo (82); e via dicendo.”. Fusco, a p. 354, nella nota (73) postillava: “(73) Amicarella, p. 112”. Fusco, a p. 354, nella nota (74) postillava: “(74) R. Amicarella, p. 126”. Fusco, a p. 354, nella nota (75) postillava: “(75) R. Amicarella, pp. 134-135”. Fusco, a p. 354, nella nota (76) postillava: “(76) R. Amicarella, p. 156”. Fusco, a p. 354, nella nota (77) postillava: “(77) R. Amicarella, p. 160 e sg.”. Fusco, a p. 354, nella nota (78) postillava: “(78) R. Amicarella, p. 172”. Fusco, a p. 354, nella nota (79) postillava: “(79) R. Amicarella, p. 105-107”. Fusco, a p. 354, nella nota (80) postillava: “(80) R. Amicarella, p. 170 sg.”. Fusco, a p. 355, nella nota (81) postillava: “(81) R. Amicarella, p. 140 sg.”. Fusco, a p. 355, nella nota (82) postillava: “(82) R. Amicarella, p. 109 sg.”. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p. 148, in proposito scriveva che: “Alla fine di agosto Lucio Magnone fece partire verso Sala una colonna di armati al comando del fratello Michele e di Teodosio De Dominicis. Furono occupate in successione Ascea, Pisciotta, Centola, Foria, Poderia, Camerota, Roccagloriosa, Torre Orsaia, Castel Ruggero e Caselle…Le truppe (circa 1500 uomini) di de Dominicis, seguite a breve distanza da altri volontari agli ordini di Salvatore Magnone (fratello di Lucio e di Michele), da Caselle mossero verso oriente per “andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro” (84). Fusco, a p. 355, nella nota (84) postillava: “(84) Cfr. Il Lampo (quotidiano) del 3 settembre 1860. F. Policicchio, Le Camicie Rosse ecc.., p. 278 sg. Etc…”. La frase, per “andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro” dovrebbe essere stata raccolta dal giornale “Il Lampo” del 3 settembre 1860.

INSORGONO IL CILENTO ED IL SALERNITANO

Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a pp. 165-166, in proposito scriveva che: “Si preparava nuovamente ad insorgere il vecchio triangolo rivoluzionario, dalla Calabria alla Basilicata, dal Cilento al Vallo di Diano. I liberali cilentani, guidati da Matina, avevano scelto come in passato quest’area non solo per il radicamento politico delle idee liberali, ma anche per motivi strategici. Il Cilento infatti, era confinante con la Lucania, già in rivolta, e la Calabria, da dove avanzava Garibaldi, controllava l’unica grande strada d’accesso alla capitale, ed era facilmente difendibile poichè rappresentava una morfologia fatta da montagne e colline. L’area a nord della provincia invece, era del tutto impraticabile poichè era lì che si stava concentrando il grosso dell’esercito borbonico, circa 40.000 uomini che probabilmente avrebbero sconfitto i garibaldini (216). Finalmente il movimento cominciò a prendere forza anche nella provincia di Salerno. Il 23 agosto, Giovanni Matina venne nominato dal Comitato Centrale, Alto Commissario politico e civile per i distretti di Salerno e Sala, e Salvatore Magnoni, ricevette il comando di un corpo d’insurrezione nel distretto di Vallo in qualità di Alto Commissario per l’insurrezione nel Cilento, mentre una nave piemontese avrebbe dovuto sbarcare nel Cilento. Il 26 agosto la provincia di Catanzaro insorgeva, formando un governo provvisorio e dichiarando decaduta la monarchia borbonica mentre il giorno 27, tutto l’Appennino Calabro era in rivolta e la provincia di Cosenza era in mano ai liberali. Nelle stesse ore, mentre si organizzavano le masse d’insorti al fine di favorire la vittoriosa avanzata di Garibaldi, iniziava l’insurrezione salernitana. Il 27 agosto insorgeva il distretto di Vallo, mentre il 30 Sala Consilina. Il quotidiano “Il Lampo” il 27 agosto assicurava “da fonti veritiere, che la provincia era in fermento, massimamente il Distretto di Vallo, mentre tutte le forze militari erano concentrate in Salerno” (217). l’insurrezione nel distretto di Vallo veniva guidata dai fratelli Magnoni e da Stefano Passaro, mentre Lucio Magnoni, Commissario Delegato esponeva al Comitato Unitario Nazionale che “In virtù dè poteri conferitomi da codesto Consiglio in nome del Dittatore Garibaldi, etc…”.”. Questa Relazione/Rapporto di Lucio Magnoni inviata al Comitato napoletano è stata pubblicata dall’Alfieri d’Evandro (….). Del Duca, a p. 165, nella nota (216) postillava che: “(216) C. Pinto, La “Nazione armata”, in Garibaldi il mito e l’antimito, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008, pag. 118.”. Del Duca, a p. 217, nella nota (217) postillava che: “(217) A.S.S., Giornali, Notizie circa il fermento della Provincia di Principato Citeriore per l’imminente scoppio della rivoluzione, “Il Lampo”, n. 26, Napoli, 27 agosto 1860.”.

L’INSURREZIONE ARMATA NEL CILENTO

GIOVANNI MATINA E LA SUA RETE DI COSPIRATORI

(Fig. n…..) – Dipinto del ritratto di Giovanni Matina

Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 263, nella nota (90) postillava che: “(90) D’Evandro cit., Appendice, Docum n. 4 (Relazione Lorenzo Curzio) “Egli (Giovanni Matina) corrispondeva in Salerno con Antonio di Meo; e questi trasmetteva agli altri cospiratori della provincia le fila della congiura, ai bravi fratelli Magnoni, a Pietro Giordano, ed a Gennaro Pagano nel Cilento.”. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 264, in proposito scriveva che: “Durante la campagna di Sicilia, l’instancabile Giovanni Matina, per incarico del ‘Comitato napoletano dell’Ordine’ si era recato a Palermo per ricevere ordini e istruzioni da Garibaldi. Tornato a Napoli, nella mattinata del 10 agosto il Comitato gli dava “autorità di promuovere l’insurrezione” a Sala e a Campagna, assicurandogli il concorso di altri noti liberali della provincia, quali Stefano Passero nella Valle di Novi che teneva le file (91) di un’altra rete di cospiratori. Il Matina, però, nel dissenso “tra le due Braccia del Comitato, Ordine e Azione”, preferì seguire l’azione dell’Unitario, che il 23 lo nominò Alto Commissario politico non solo di Sala e Campagna, ma anche di Salerno. Stefano Passero rimase però sempre nel Comitato dell’Ordine, come vedremo.”. Ebner, a p. 263, nella nota (90) postillava che: “(90) D’Evandro cit., Appendice, Docum. n. 4 (Relazione Lorenzo Curzio) “Egli (Giovanni Matina) corrispondeva in Salerno con Antonio di Meo; e questi trasmetteva agli altri cospiratori della provincia le fila della congiura, ai bravi fratelli Magnoni, a Pietro Giordano, ed a Gennaro Pagano nel Cilento.”. Ebner si riferiva ai “Documenti” pubblicati da Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro, 1861, da cui ho tratto i documenti che ivi ripubblico. Ebner, a p. 264, nella nota (91) postillava che: “(91) G. Racioppi, Storia dei moti di Basilicata e delle provincie contermini nel 1860, Napoli, 1867, p. 175, ma v. pure a p. 176 sui dissensi tra i due Comitati napoletani: quello dell’Ordine al quale, per l’autorità di Silvio Spaventa, si dette un carattere apertamente cavourriano (inizio dell’insurrezione da Napoli e poi sbarco di Garibaldi) e quello d’azione dell’unitario, nel quale i liberali più avanzati, dice il Mazziotti p. 67, promuovevano l’inizio del movimento delle provincie e lo sbarco del generale in Calabria.”. Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a pp. 190 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Ma, tornato di soppiatto da Genova l’esiliato Matina, cooperanti con esso lui l’avvocato De Meo e il professore Marciani, un nucleo operativo si costituì prestamente tra’ i più generosi e arrisicati giovani; i quali in breve tempo sparsero i loro influssi tra’ molti e vivaci popolani e artieri e trafficanti della città, e per le loro terre della provincia: poscia i risollevati spiriti dopo le prime vittorie di Sicilia consentirono che un altro centro di azione moderata uomini di credito per intelligenza e dovizie. Trai due centri, allora e poi, non fecero disfatta gli screzii, i rancori e le offese; le quali crebbero poscia per la provincia, come crebbero nella città capo dello Stato, secondo che la vittoria si facea più prossima e secura. Era nei concerti, che il moto si manifestasse sincrono nelle provincie orientali del Regno; però nelle Calabrie e alla Basilicata avesse a precedere, ma a tener dietro il Salernitano; come quello che avea già grande nerbo di truppe regie a guarnigione e ad offesa. In nome del general Garibaldi venne, sull’entrare di Agosto, il signor Lucio Magnone a fine di promuovere lo insorgimento del Salernitano, allora che di simili ufficii erano commessi dal generale a quanti ne sollecitassero il mandato appo lui per le altre provincie; ma la parte viva, pronta, a levarsi sull’armi, teneva ai cenni del signor Matina; e lui aspettavano. Quando i capi dell’impresa di Basilicata partirono di Napoli, si accontarono col comitato del Salernitano, che questo, pronto che era ai cimenti, avrebbe seguito senz’altro indugio che di un giorno, il fatto di quella. Ma insediato il governo di Potenza, il Salernitano non si levò con quella precisa celerità che gli animi concitati speravano: onde ai tanti messi si aggiunse il signor Nicola Albini, che ebbe ufficio di Commissario del governo prodittatoriale Lucano a quel di Salerno. E il colonnello Boldoni, a sospingere la cosa con efficaci sussidii, fece muovere sui confini di Sala con cinquecento uomini armati il signor Francesco Pomarici; ma l’ombrantesi alterigia di municipio protestò di questo, in passando i confini, intervento nell’autonomia propria: e fu mestieri non venire innanzi perchè si canzasse il pericolo di zuffe intestina. Finalmente il giorno 30 dell’agosto il moto del Salernitano ebbe principio. Cagione vera d’indugio alla parte occidentale della provincia era la presenza infino ad Eboli di regie truppe e di mercenarii bavaresi; le quali non pria del 26 agosto si ritrassero, ad intenti di difesa, sulla linea di Avellino: cagione d’indugio alla parte occidentale e meriggia della provincia era lo arrivo del signor Matina; il quale indugiava per provvedere pecunia, capi militari, e le armi promesse; (e queste non prima dell’agosto spirante furono disbarcate alla marina di Acciarole): cagione suprema di tutto fu un nuovo screzio tra le due braccia del comitato napoletano, Ordine ed Azione. Trovo che il Comitato dell’Ordine ed Unità Nazionale, addi 10 agosto, conferiva al signor Giovanni Matina “autorità di promuovere la insurrezione nel distretto di Sala e Campagna in favore della causa nazionale unitaria italiana in accordo del movimento di Basilicata; e a tale oggetto (soggiunge l’atto del mandato) il comitato provinciale metterebbe a disposizione di lui le somme necessarie per la iniziativa e prosieguo”.”. Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a p. 140 e ssg., riferendosi a Boldoni, in proposito scriveva che: “Eletto da questa parte all’impresa di Basilicata, non pria che fossero nel carro della ferrovia egli conobbe Nicolò Mignogna; e non pria che a Corleto seppe aver lui uno special mandato, e forse la confidenza, del General Garibaldi. E Nicolò Mignogna, di Taranto, vecchio apostolo della libertà, esperto tramatore di congiure a pro di essa; e di essa provato amante ai travagli della carcere frequente e dell’esiglio, era in Genova vissuto tra coloro, che, non reputando l’amor della patria siccome cianciera virtù da accademia, estimano quella esser più patriottica politica che sia men pigra agl’impazienti. Ito in Sicilia uno dei Mille, fu poscia in Napoli in quel gruppo di uomini, animosi e operativi, che in quel momento di focosa contraddizione al comitato dell’Ordine rifatto, costituirono il comitato dell’Azione. Questo, e le antecedenti brighe che vennero al Boldoni dal suo comando dei volontari, di Piacenza, non metteano sentimenti di mutua soddisfazione tra essi, etc…”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. II, gennaio 1921), a pp. 124-125 , in proposito scriveva che: “III. Nella provincia di Salerno le file erano ben formate. A disporle all’azione aveva molto giovato l’opera incessante di Giovanni Matina da Teggiano, anima ardente di cospiratore. Egli espulso dal Regno, era riuscito a tornare clandestinamente da Genova a Napoli ed a mettersi in corrispondenza con i principali nuclei liberali della provincia. Sorpreso ed imprigionato nel Castello dell’Ovo dalla polizia ne uscì per effetto del decreto di aministia che seguì la concessione dello statuto del 21 giugno 1860. Nel manoscritto citato nell’avvetenza a questa narrazione, leggo che Matina si recò allora a Palermo, previo accordi con il Comitato Unitario, per conferire e ricevere ordini da Garibaldi,  e fece ritorno in Napoli verso la metà di Luglio. Il Comitato dell’Ordine diede il 10 agosto al Matina “autorità di promuovere l’insurrezione nei distretti di Sala e Campagna a favore della causa unitaria italiana in accordo col movimento di Basilicata: e a tale oggetto il Comitato provinciale metteva a disposizione le somme necessarie per l’iniziativa e prosiego (1). Prometteva inoltre il concorso di cospicui cittadini in altre parti della provincia; nel Vallo di Novi il sig. Stefano Passero e per l’indirizzo militare il colonnello Materazzo (2)….Il Matina, nel dissenso tra i due Comitati preferì seguire quello Unitario, il quale nominò il 23 agosto Commissario politico e civile nei distretti di Salerno, Sala e Campagna avendo dato per altro distretto eguali poteri a Lucio Magnoni (4). Nominava in pari tempo Salvatore Magnoni comandante di un corpo di insurrezione nel distretto di Vallo. Il Comitato Centrale dell’Ordine aveva invece destinato a promuovere l’insurrezione nel distretto di Vallo Stefano Passero; ma il patriottismo dei due egregi uomini evitò ogni conflitto ed entrambi cooperarono nobilmente al santissimo scopo.”. Mazziotti, a p. 124, nella nota (1 e 2) postillava: “(1-2) Racioppi, op. cit. pag. 192. Il col. Materazzo, poi generale, era stato uno dei valorosi difensori di Venezia nel 48.”. Dunque, Mazziotti, sulla scorta del De Cesare e del Racioppi scriveva il Comitato napoletano dell’Ordine prometteva al Matina: “…il concorso di cospicui cittadini in altre parti della provincia; nel Vallo di Novi il sig. Stefano Passero e per l’indirizzo militare il colonnello Materazzo (2).”. Inoltre, sul Passero, il Mazziotti scriveva pure che, il Comitato Centrale dell’Ordine: Il Comitato Centrale dell’Ordine aveva invece destinato a promuovere l’insurrezione nel distretto di Vallo Stefano Passero; ma il patriottismo dei due egregi uomini evitò ogni conflitto ed entrambi cooperarono nobilmente al santissimo scopo.”. Mazziotti proseguendo il suo racconto a p. 125 scriveva: “Il Matina mosse da Napoli per Salerno il 23 agosto stesso, accompagnato da Luigi Fabrizi, scelto, disse egli stesso in una Relazione al Ministro della Guerra “dai capi che preparavano l’insurrezione nella provincia di Salerno” (5).”. Il Mazziotti si riferisce ad un manoscritto di De Meo, forse Ettore Di Meo (?). Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a p. 388-389, in proposito scriveva che: “In mezzo a tanto sfacelo di tutt’impalcatura statale napoletana, gli emigrati, in gran parte, con a capo Silvio Spaventa s’impadronirono del Comitato dell’Ordine dandogli un deciso indirizzo piemontese e collegandolo alla Società Nazionale del La Farina direttamente ispirata dal Conte di Cavour. L’ala sinistra del Comitato dinanzi a codesta virata di bordo s’impennò e giunse ad accusare i nuovi dirigenti di essere “individui, i quali, vendutisi all’egemonia piemontese, volevano attraversare lo sbarco di Garibaldi sul continente, ed impedire lo sviluppo della rivoluzione” (22). Di contraccolpo, gli elementi dissidenti, che traevano ispirazioni dal Bertani, uomo di Garibaldi, e dal Comitato di Genova, si staccarono definitivamente per creare il Comitato d’Azione, al quale presero parte Giuseppe Libertini, Filippo Agresti, Luigi Zuppetta, Nicola Mignogna, Vincenzo Carbonelli, Giuseppe Ricciardi, il salernitano Giovanni Matina ed altri.”. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a pp. 383-384, in proposito scriveva che: “Il Comitato popolare, malgrado la fiera opposizione borghese, continuava per la sua strada. Era stata già creata una fitta rete di abili corrispondenti, i quali, specialmente nella zona sud, avevano formato attivi centri rivoluzionari: Antonio Carrano operava a Diano, Lorenzo Curzio a S. Angelo Fasanella, la famiglia Magnone nel Cilento, Francesco Gagliardi a Montesano, Vincenzo Castagna a Campagna, Francesco Cristaino a Sicignano, a così via (13).”. Cassese, a p. 384, nella nota (13) postillava: “(13) Vedi dichiarazione del de Meo, in op. cit. pag. 65.”. Cassese si riferisce all’opera di Alfieri d’Evandro. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a p. 388-389, in proposito scriveva che: “In mezzo a tanto sfacelo dutta l’impalcatura statale napoletana, gli emigrati, in gran parte, con a capo Silvio Spaventa s’impadronirono del Comitato dell’Ordine dandogli un deciso indirizzo piemontese e collegandolo alla Società Nazionale del La Farina direttamente ispirata dal Conte di Cavour. L’ala sinistra del Comitato dinanzi a codesta virata di bordo s’impennò e giunse ad accusare i nuovi dirigenti di essere “individui, i qauli, vendutisi all’egemonia piemontese, volevano attraversare lo sbarco di Garibaldi sul continente, ed impedire lo sviluppo della rivoluzione”(22). Di contraccolpo, gli elementi dissidenti, che traevano ispirazioni dal Bertani, uomo di Garibaldi, e dal Comitato di Genova, si staccarono definitivamente per creare il Comitato d’Azione, al quale presero parte Giuseppe Libertini, Filippo Agresti, Luigi Zuppetta, Nicola Mignogna, Vincenzo Carbonelli, Giuseppe Ricciardi, il salernitano Giovanni Matina ed altri.”. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a pp. 390-391, in proposito scriveva che: “Il 16 agosto del 1860 il Comitato di Corleto proclamò l’insurrezione in Basilicata secondo l’impegno assunto col Comitato dell’Ordine di Napoli. Il giorno successivo anche tutto il Salernitano avrebbe dovuto inalberare la bandiera della insurrezione, ma ciò non avvenne, dando luogo ad aspre rampogne e ad accuse di gretto spirito di municipalismo e di invidia a carico dei patrioti salernitan: accuse ripetute ancora nelle solenni pagine della storia del Racioppi e in quelle della “Cronistoria” del Lacava. Ma quale fondatezza avevano codeste accuse? E quale ragione ebbero i Salernitani per non insorgere in tempo dovuto? A promuovere l’insurrezione nella nostra Provincia fu incaricato l’ardente Giovanni Matina, il quale, come abbiamo visto, faceva parte del Comitato d’Azione o Unitario. Senonché egli ebbe contemporaneamente l’incarico da entrambi i Comitati (25); ma, nell’alternativa, egli non volle smentire la sua devozione a Garibaldi e preferì accettare disciplinatamente l’indirizzo, gli uomini ed i sussidi del Comitato Unitario o d’Azione. Conseguentemente egli era tenuto a seguire la linea politica tracciata dal suo Comitato, che era quella di attendere Garibaldi perché gli apparisse il vero ed unico artefice della rivoluzione. Di qui il ritardo dell’insurrezione nel Salernitano, ritardo che trova giustificazione non nell’avidia municipalista, come vogliono il Racioppi ed il Lacava, ma in un orientamento politico volontariamente accettato con assoluta dedizione patriottica. Il Matina, fedele al suo partito e sfidando le ire dei suoi avversari, volle sincronizzare la sua azione con quella del Generale. Etc….”. Edoardo Pedio (….), nel suo, La prodittatura lucana nel 1860 in “Atti congresso di Bologna del R. Istituto Storia del Risorgimento”, Napoli, Miceli, 1939, XVII, pp. 317 ss., a p. 3, in proposito scriveva: “Per intendere come si giunse e come funzionò la Prodittatura Lucana, è utile dare uno sguardo generale e riassuntivo a tutto quel movimento liberale, che si era svolto in quella regione dal 1848 in poi. Gli eventi di quell’anno e quelli che seguirono, cacciarono anche là molte persone nelle galere, altre ne spinsero in esilio, ne spaventarono e paralizzarono altre; mentre d’altra parte sorgeva un elemento giovane e nuovo, che, prima ignoto o appartato, ripigliava quel movimento in conformità della sua educazione e delle condizioni generali. Avvenuta l’insurrezione del 18 Agosto 1860, tutto il paese, com’è facile immaginare, si trovò innanzi a nuovi compiti, soprattutto a compiti reali ed anche urgenti…..In questa azione si trovarono a cooperare con le loro passioni, coi loro presupposti, con i loro precedenti sopravanzati al 1848, patrioti allora liberati dalle galere, reduci dall’esilio ed elementi nuovi, con tutte le modalità e varietà, che sogliono presentare questi avvenimenti; …..(p. 4) Questo atteggiamento creò due correnti nel regno napoletano: una più scarsa di simpatia verso il Piemonte, l’altra più numerosa di odio contro il Borbone, che, specialmente dopo che la Francia e l’Inghilterra ebbero richiamati dalla capitale i loro raprresentanti, fu giudicato ostacolo quasi unico contro il civile progresso. Così quando il Mazzini nel 1856 lanciò il suo appello, che chiamava tutti gli uomini liberi a raccogliersi sotto il vessillo dell’Unità, a Napoli si formò il ‘Centro Promotore del sud Peninsulare’…..E quando Carlo Pisacane ideò la sua spedizione nell’Italia Meridionale, il comitato napoletano aveva fatto assegnamento sulla Lucania, più che sul Cilento. L’impresa Pisacane ebbe una conclusione dolorosa e triste, che portò il dolore e lo sconforto nelle provincie meridionali, affievolendone lo spirito di organizzazione. Ma un nuovo avvenimento riaccese gli animi repressi: la seconda Guerra d’Indipendenza. Un nuovo partito, ispirato da Cavour e diretto da Lafarina, sorgeva intanto a Torino. Il programma del nuovo partito era come si sa: ‘Indipendenza, Unione, Casa Savoia’. La nuova associazione risvegliò gli antichi mazziniani di Napoli. Essi riordinarono le file del vecchio centro, che mutò nome. Si chiamò ‘Comitato Centrale dell’Ordine’ e fondò un suo organo clandestino: ‘Il Corriere di Napoli’. Ad Albini, che era uno dei componenti il Comitato di Napoli, fu affidata la cura di tutte le provincie meridionali, e specialmente della Provincia di Potenza. Egli chiamò in vita l’antica organizzazione del 1857, per quanto inattiva ancora in piedi, perchè contro di essa la reazione non aveva incrudelito come era avvenuto nel Cilento, per opera dell’intendente Rosica, uomo temperato e mite e che non aveva neanche creduto alle accuse mosse dall’intendente di Salerno. Nell’agosto del 1859 il Comitato dell’Ordine di Napoli aveva dato disposizioni per la rivolta…..(p. 6) L’insurezione si voleva subito durante l’agosto, ma non se ne fece nulla e non fu un male. A Napoli intanto incominciano i dissidi politici. Il Comitato dell’Ordine, che prima faceva capo al partito Laarina, quando nel suo seno entrò il Matina, si orientò risolutamente verso Genova e il Bertani. Il Comitato, però per quanto formato da uomini di diverse mentalità politiche, operò in principio concordemente. I dissidi sorsero dopo, specialmente quando l’amnistia concessa da Francesco II aveva fatto tornare gli esuli napoletani da Torino, interpreti e difensori della politica di Cavour. Questi esuli erano tornati tra gli applausi del popolo, circondati dall’aureola del martirio, e illuminati dallo splendore dell’ingegno, temprato dall’esperienza e dai duri anni dell’esilio. La loro azione fu a Napoli efficacissima, e il Comitato dell’Ordine non senza una certa diffidenza, dovette subirne l’influenza. Si formò un nuovo Direttorio con prevalenza di cavourriani. I rancori rimasero celati in principio, ma si manifestarono in aperto contrasto, quando giunnse da Genova Giuseppe Libertini, con la missione di ostacolare ad ogni costo l’indirizzo piemontese. Così intorno a lui si formò un ‘Comitato d’Azione’.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a pp. 165-166, in proposito scriveva che: Finalmente il movimento cominciò a prendere forza anche nella provincia di Salerno. Il 23 agosto, Giovanni Matina venne nominato dal Comitato Centrale, Alto Commissario politico e civile per i distretti di Salerno e Sala, e Salvatore Magnoni, ricevette il comando di un corpo d’insurrezione nel distretto di Vallo in qualità di Alto Commissario per l’insurrezione nel Cilento, mentre una nave piemontese avrebbe dovuto sbarcare nel Cilento.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 147, in proposito scriveva che: “Il contrasto tra democratici e moderati nel salernitano avanzò in connessione con la situazione generale e col più vasto antagonismo tra Cavour e Garibaldi, a tal punto che l’1 settembre 1860 il De Dominicis, Comandante el Primo corpo insurrezionale nel distretto di Vallo e in stretti rapporti con il Comitato dell’Ordine, rifiutò di consegnare le armi sbrcate ad Acciaroli per la rivoluzione, a Leonino Vinciprova, del Comitato d’Azione. Ad insurrezione conclusa, il movimento moderato si diresse contro il Matina, nominato Governatore della Provincia che era stata l’anima della rivoluzione, allo scopo di screditare con le più svariate accuse, gli uomini della rivoluzione e nel complesso tutta la spedizione garibaldina in funzione dell’esaltazione monarchico-cavourriana che offriva la possibilità di ritornare al tradizionale conservatorismo del ceto dirigente meridionale. Con la fine del governo della dittatura i chiuse la fase rivoluzionaria e iniziò quella legalitaria e agli uomini della rivoluzione succedettero quelli della moderazione e dell’ordine mentre, la rivoluzione non aveva toccato neanche minimamente la struttura sociale: le vecchie clientele continuavano a seguire i loro padroni, ed i loro capi. I moderati vinsero la partita finale in quanto riuscirono ad imporre la tattica cavourriana di imporre la sua soluzione unitaria moderato-sabauda mentre gli uomini delle file democratiche che avevano trascorso la vita in esilio e nelle galere borboniche, che avevano acceso e guidato la rivoluzione, vennero ben presto posti sotto lo stretto controllo della polizia come elementi pericolosi per quello Stato che essi stessi contribuirono ad edificare.”. Francesco Franco (….), nel suo La Rivoluzione Garibaldina del 1860 del Salernitano, Quaderni del Circolo Culturale Salernitano, ed. Rufolo e Cantelmo, Salerno, 1959, a pp. 18-19, in proposito scriveva che: “Il Comitato dell’Ordine, a prevalenza moderata, restò unito per poco, dato che gli elementi democratici mazziniani premettero dall’interno e lo spaccarono. Parte rilevante nell’operazione ebbe il capo dei democratici salernitani, Giovanni Matina, persona veramente notevole.. Liberato per effetto della Coostituzione, rispolverata da Francesco II il 25 di maggio, si recò, per istruzioni, da Garibaldi in Sicilia e ne tornò a metà luglio. Fu durante questa sua assenza che gli esuli napoletani d’ispirazione cavourriana, tornati dal Piemonte, fecero il colpo di mano nel Comitato dell’Ordine; ma il Matina, rientrato, stabilì subito intese con i mazziniani pugliesi Giuseppe Libertini, Nicola Mignogna e altri, e fu spaccato il Comitato dell’Ordine. I mazziniani per loro conto costituirono il ‘Comitato Unitario Nazionale’ e così la rivoluzione delle provincie meridionali ebbe due centri direttivi, uno moderato cavourriano, l’altro democratico-mazziniano, spesso in aspra contesa fra loro. La rivalità fra le due parti si colorì spesso di tinte drammatiche, tesa com’era ognuna ad assicurarsi il controllo delle provincie. In Basilicata, per esempio, prevalsero i moderati, in provincia di Salerno i democratici.”. Franco, a pp. 20-21, in proposito aggiungeva: “Ad ogni buon conto, nel febbraio del 1860 il Marciani e il de Meo diedero vita al Comitato rivoluzionario Salernitano, composto, oltre che da loro, dagli avvocati Nicola Ferretti e Pietro del Mercato, dall’architetto Francesco de Pasquale. Secondo il Mazziotti, vi appartenevano anche i popolani Matteo Rossi e Michele Casola. Il Comitato potè contare su una rete cospirativa provinciale, facente capo per S. Angelo a Fasanella a Lorenzo Curzio, per Rutino e Vallo di Diano ad Antoni Carrano e, per altre zone, ad altri minori patrioti. La parte più interesata della rivolta era quella sud della provincia.”. Franco, a p. 22 in proposito aggiungeva: “A Napoli, nel luglio, gli esuli moderati rientrati dal Piemonte s’impossessarono del Comitato dell’Ordine. I moderati salernitani, non potendo fare altrettanto col comitato locale, ne crearono uno loro comprendendo Sergio Pacifico, Modestino Faiella, Giovanni Luciani. Sicchè non solo a Napoli si ebbe un Comitato progressivo e uno conservatore, ma anche a Salerno. A Salerno però il comitato conservatore non ebbe voce in capitolo al momento dell’insurrezione. L’altro era troppo ativo e troppo provato dai dinieghi precedenti. Il Comitato dell’Ordine, quello conservatore di Napoli, riuscì ad inviare il colonnello Boldoni in Basilicata e a controllare in certa misura Giacinto Albini, nonostante a questi si affiancasse risolutamente Nicola Mignogna, mazziniano. Nel complesso, i moti di Basilicata risentirono in larga misura di direttive moderate. Qui nel salernitano, i democratici si imposero con estrema decisione. Giovanni Matina, liberato dal carcere e corso in Sicilia da Garibaldi per ricevere istruzioni, n’era tornato con la notizia che lo sbarco sul continente sarebbe avvenuto non più tardi del 15 agosto. Aveva poi spaccato, come sappiamo, il napoletano Comitato dell’Ordine e dato vita a quello Unitario. Il Comitato dell’Ordine, sapendo che niente poteva avvenire nel Salernitano senza Matina e non essendo in grado di scavalcarlo, cercò di accattivarselo o, meglio, di affermare su lui e sul Salernitano la propria giurisdizione, conferendogli in data 10 agosto “autorità di promuovere l’insurrezione nei distretti di Sala e Campagna a favore della causa unitaria italiana in accordo col movimento di Basilicata”. La lotta fra il Comitato dell’Ordine e quello Unitario, di cui troviamo testimonianza in documenti noti, si rivela attraverso una serie di colpi drammatici. Nel mandato che il Comitato etc…Matina tagliò corto, non tenne conto del mandato e accettò invece quello del Comitato Unitario, di cui egli stesso era esponente. Cosicchè in data 23 agosto “in nome di Garibaldi e del suo rappresentante Agostino Bertani” si deliberava: “…il cittadino Giovanni Matina…si porti in provincia di Salerno e propriamente nel distretto di Salerno, Sala e Campagna in qualità di alto Commissario Politico e Civile, il che comporta imperio assoluto in talune circostanze anche sul potere militare.”. Mandato, come si vede ben più ampio e sostanzioso di quello che il comitato rivale aveva cercato d’insinuare.”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 74 e ssg., in proposito scriveva che: “Tra i volontari – quasi tutti “Cacciatori delle Alpi” – si trovavano pure nove salernitani, già cospiratori e incarcerati quali ‘attendibili’: Antonio Santelmo da Padula; C. Chizzolini da Capitello; Michele e Francesco Del Mastro da Ortodonico; Michele Magnoni da Rutino; Vincenzo Padula da Padula; Filippo Patella da Agropoli; Giuseppe Maria Pessolano da Atena Lucana; Leonino Vinciprova da Salerno. Due dei salernitani s’immolarono: Michele Del Mastro cadde nella battaglia di Palermo, e Vincenzo Padula cadde fulminato da una scarica di mitraglia a Milazzo. Di lui così scrive il patriota Antonio Alfieri d’Evandro: “Avrai, un dì, con gli altri, la gratitudine di una nazione, che è la tomba più bella, e l’apoteosi della immortalità”.”. Dunque, il Romagnano annoverava tra i “Mille” della Spedizione di Giuseppe Garibaldi anche il conterraneo C. Chizzolini di Capitello, ma egli errava perchè non si tratta di Capitello, paese rivierasco vicino Sapri ma si tratta di Camillo Chizzolini di Campitello di Marcaria (Mantova), figlio del conte Carlo e di Candida Baguzzi e studente di medicina al quarto anno, partecipò nel 1860 alla Spedizione dei Mille di Garibaldi. Si laureò in medicina. In “Gli avvenimenti d’Italia del 1860 – etc…”, vol. I, a p. 160, in proposito è scritto che: “Ai primi di settembre, oltre alle provincie Calabresi era in movimento la Basilicata ed una parte del Pricipato Ulteriore. A Potenza e nella provincia di Salerno erano instituiti Governi provvisorii. Certo Giovanni Mutina aveva sollevato il distretto di Campagna ed assunto il titolo di prodittatore. Fatto questo movimento, tutta la provincia era insorta, meno il distretto di Salerno.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 91, in proposito scriveva che: “E nominava, inoltre, come capo militare dell’insurrezione del Salernitano, il cittadino Luigi Fabrizi di Modena, che, sebbene malfermo di salute, accettò volentieri l’incarico (31).”. De Crescenzo, a p. 91, nella nota (31) postillava: “(31) Era medico del generale Nicola (1805-1885) e del celebre medico “anima di patriota, sangue freddo e buon soldato” come lo definì uno storico. Aveva partecipato etc…”. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a pp. 40-41, in proposito scriveva: “Un nucleo operativo fu formato in tal senso da Giovanni Matina, solerte, popolare cospiratore di Teggiano. Questi ritornato dall’esilio da Genova, aiutato da Beniamino Marciani e dall’avv. Antonio Di Meo cercò subito di predisporre all’azione le file insurrezionali della provincia, coadiuvando l’azione di Garibaldi. Ma nonnostante la netta opposizione della borghesia locale, l’opera del Matina trovò sbocco nella classe degli “artieri e nei negozianti che viveva nella speranza di un mutamento”. Da questi contatti nacquero solide basi per coinvolgere tutti alla lotta contro la tirannide dei borboni ed il loro annientamento. Infatti eccellente fu l’opera patriottica di Matteo Rossi, figlio di un calzolaio, tendente a predisporre lo spirito pubblico al nuovo ordine di cose. Egli assunse il delicato compito di recarsi a Napoli due volte la settimana, a proprie spese, per recapitare la corrispondenza dei sottocomitati del Cilento al Comitato Centrale facente capo a Luigi Settembrini. I comitati del Cilento erano presieduti dai fratelli Magnoni di Rutino e da Michele Casola, ambedue ebbero influsso sul popolo, tanto che in breve tempo poterono creare nuovi centri rivoluzionari in tutta la provincia con lo scopo di concorrere al movimento non appena vi fosse stata la rivolta. Il Comitato Centrale di Napoli visti i seri preparativi nella provincia e nel Cilento, il 23 agosto nominò Commissario Politico e Civile nei distretti di Salerno, Sala e Campagna “in nome del Dittatore Garibaldi” il Matina…”. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rvoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 101, in proposito scriveva che: “10. Michele Magnoni….Nel frattempo il suo vecchio compagno Matina era tornato nel continente per preparare l’insurrezione. L’attività politica era diventata quasi palese dopo l’amnistia e l’Atto Sovrano di concessione della Costituzione. A centinaia tornarono dall’esilio, dal carcere o dal confino e nessuno ringraziò il povero Francesco II perché si gettarono quasi tutti nell’indefessa organizzazione dell’insurrezione o dell’annessione. E tra questi, oltre a Matina ancora arrestato e di nuovo libero, c’erano anche Lucio e Salvatore Magnoni, che non erano più relegati e poterono ricominciare liberamente la battaglia politica (59). Il fratello di Michele, Lucio, il primo agosto fu indicato come referente politico del Comitato d’Azione nel Cilento (61). Il 2 agosto Michele fu inviato da Garibaldi nel Continente ad attrezzare la rivolta cilentana (62). Con lui c’erano i salernitani superstiti dei Mille: Vinciprova, Del Mastro e Santelmo (63). Nelle settimane successive le vittorie in Calabria facevano crescere la tensione tanto verso l’insurrezione quanto verso i cavouriani del Comitato d’ordine. Lucio Magnoni era nominato dal Comitato d’Azione Alto commissario militare e civile e inviato a promuovere la rivolta nel Cilento (64). Giovanni Matina era responsabile del resto della provincia insieme a Luigi Fabrizi capo militare (65).. Pinto, a p. 101, nela nota (59) postillava che: “(59) Matteo Mazziotti, La reazione borbonica nel Regno di Napoli cit., p. 353-4.”. Pinto, a p. 102, nela nota (61) postillava che: “(61) Il comitato d’Azione al sig. Commissario Civile e Militare Michele Magnoni, Napoli 1 agosto 1860, APM.”. Pinto, a p. 103, nela nota (62) postillava che: “(62) Giuseppe Garibaldi a Michele Magnoni, Messina 2 agosto 1860, APM.”. Pinto, a p. 103, nella nota (65) postillava: “(65)  A. Alfieri D’Evandro, Della insurrezione nazionale del salernitano del 1860, Stamperia del Vaglio, Napoli, 1861.”. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rvoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 102, continuando il suo racconto scriveva che: “Nelle settimane successive le vittorie in Calabria facevano crescere la tensione tanto verso l’insurrezione quanto verso i cavouriani del Comitato d’ordine. Lucio Magnoni era nominato dal Comitato d’Azione Alto commissario militare e civile e inviato a promuovere la rivolta nel Cilento (64). Giovanni Matina era responsabile del resto della provincia insieme a Luigi Fabrizi capo militare (65).”. Pinto, a p. 102, nella nota (64) postillava: “(64) 64 Il Comitato Unitario Nazionale a Luigi Magnoni, Napoli 10, 22 e 23 agosto, APM.”. Pinto, a p. 102, nella nota (65) postillava: “(65) A. Alfieri D’Evandro, Della insurrezione nazionale del salernitano del 1860, Stamperia del Vaglio, Napoli, 1861.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a pp. 163, in proposito scriveva che: “Il Quadro cambiò definitivamente con la concessione dell’Atto Sovrano del 25 giugno 1860. Di fronte all’avanzata garibaldina infatti, Francesco II, con la speranza di arrestare la rivoluzione, ripristinò la Costituzione del 1848, concesse un’amnistia per tutti i reati politici richiamando gli esuli, riprendendo, su suggerimento di Napoleone III, le trattative per un’alleanza con il Piemonte. La notizia giunta, nella provincia Citeriore, destò grande gioia ed aspettative. Già dalle settimane successive, i patrioti cominciarono a tornare dai terrtori d’esilio a centinaia e, insieme a quelli che uscirono dal carcere, poterono spendere l’autorevolezza di oltre un decennio di lotte politiche pagate a caro prezzo, riprendendo i contatti con i rivoltosi del luogo, e ridando slancio dinamico all’iniziativa politica nei distretti. Soprattutto Giovanni Matina, etc…”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a pp. 158-159, in proposito scriveva che: “Nel Cilento il nome e la fama di Garibaldi cominciò a diffondersi ancora prima che venisse accesa la scintilla della rivolta. La notizia dello sbarco di Garibadi a Marsala e le successive vittorie in Sicilia, alle quali contribuiron anche cinque Cilentani tra i mille, nonchè l’opera dei fratelli Magnoni a capo del Comitato del Cilento e il medico Passaro di Vallo, che organizzava diversi gruppi da reclutare nelle file garialdine, avevano destato un vivo entusiasmo dando nuovo vigore alle forze rivoluzionarie di tutta la provincia etc…..Non si riesce a comprenere alla lettura delle fonti archivistiche, se sia stata l’abilità della popolazione e degli attedibili nel dissimulare la situazione o il disorientamento della polizia e dei funzionari pubblici, ta di fatto che proprio quando in Sicilia si proseguiva la rivolta, dal distretto di Vallo venivano inviate relazioni confortanti, nonostante che la penuria agricola ed economica rendesse il popolo irrequieto. Il Sottointendente di Vallo, in un suo rapporto sullo spirito pubblico scriveva: “Posso infine etc….”(206).”. Del Duca, a p. 159, nella nota (206) postillava: “A.S.S., Gabinetto, Intendenza, Affari Generali, 1860, Relazione del Sottointendente di Vallo sullo spirito pubblico nel distretto di Vallo, busta 82, fascicolo 9.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 158, in proposito scriveva che: “La notizia infatti dello sbarco di Garibaldi a Marsala e le successive vittorie in Sicilia, alle quali contribuirono anche cinque cilentani tra i mille, nonchè l’opera dei fratelli Magnoni a capo del Comitato del Cilento e il medico Passaro di Vallo, che organizzava diversi gruppi da reclutare nelle file garibaldine, avevano destato un vivo entusiasmo dando nuovo vigore alle forze rivoluzionarie di tutta la provincia che ormai, ritenevano i tempi maturi per passare dalle strategie alle azioni.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a pp. 144-145, in proposito scriveva che: “A Salerno invece, giunse il 10 agosto Giovanni Matina, reduce dall’esilio, con l’incarico di promuovere l’insurrezione nel distretto di Salerno, Sala e Campagna, mentre per il distretto di Vallo il Comitato d’Azione incaricò Lucio Magnone. Era ormai tutto pronto e si attendevano solo le armi per insorgere ma, invano, i due comitati napoletano e salernitano tentarono di raggiungere un accordo, avvolti da screzi, rancori ed offese.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 147, in proposito scriveva che: “Il contrasto tra democratici e moderati nel salernitano avanzò in connessione con la situazione generale e col più vasto antagonismo tra Cavour e Garibaldi, a tal punto che l’1 settembre 1860 il De Dominicis, Comandante del Primo corpo insurrezionale nel distretto di Vallo e in stretti rapporti con il Comitato dell’Ordine, rifiutò di consegnare le armi sbrcate ad Acciaroli per la rivoluzione, a Leonino Vinciprova, del Comitato d’Azione. Etc…”. Davis Ottati (…), nel suo, Dal Feudo alla libertà – un paese del Sud, ed. Pananti, Firenze, 1995, a p. 98, in proposito scriveva che: “Si intensificavano a quel tempo le formazioni di Comitati insurrezionali e Governi provvisori. Sicchè quando il Turr sbarcò a Sapri – dove il tre settembre trovò ad attenderlo Garibaldi – si misero in movimento tre colonne, fra cui quella di Rustow che entrò in Sala il 5 settembre. Nel capoluogo era già iniziata, fin dal 30 agosto, l’insurrezione con notevole concentramento di insorti provenienti da diversi centri del Vallo di Diano, circa 3000 uomini, formando un governo provvisorio il cui nimatore e capo era lo sperimentato patriota Giovanni Matina (54) di Teggiano insieme con Luigi Fabrizi di Modena. Il Matina fu nominato prodittatore in data 23 agosto 1860 dal Comitato d’Azione ed elesse a suo segretario e capo di Stato Maggiore, Antonio Alfieri d’Evandro. Il Governo provvisorio aveva potere assoluto su tutte le autorità civili e militari della provincia. Sempre da Sala il 30 agosto il prodittatore Giovanni Matina inviava a Garibaldi in Calabria un dispaccio per chiedere se una colonna insurrezionale che si era formata doveva raggiungere la Calabria oppure restare a Sala per rafforzare il movimento rivoluzionario. La risposta di Garibaldi fu quella di non muoversi ed attendere la sua venuta.”.

Nel 23 agosto 1860, Giovanni MATINA è nominato Alto Commisario politico e civile dei distretti di Salerno, Sala e Campagna

Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a pp. 190 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: Trovo che il Comitato dell’Ordine ed Unità Nazionale, addi 10 agosto, conferiva al signor Giovanni Matina “autorità di promuovere la insurrezione nel distretto di Sala e Campagna in favore della causa nazionale unitaria italiana in accordo del movimento di Basilicata; e a tale oggetto (soggiunge l’atto del mandato) il comitato provinciale metterebbe a disposizione di lui le somme necessarie per la iniziativa e prosieguo”. Prometteva inoltre il concorso di cospicui cittadini in altre parti della provincia; nel Vallo di Novi il signor Stefano Passero; e per lo indirizzo militare dello insieme il Colonnello Materazzo. Il Matina invece non accettò che lo indirizzo, gli uomini, e i sussidi del ‘Comitato Unitario’; dal quale il 23 di agosto, fu nominato “Alto Commissario politico e civile dei distretti di Salerno, Sala e Campagna (1)”; doppoichè pel distretto di Vallo avea dato nome ed ufficio medesimo a Lucio Magnone. Venne con esso loro a reggere lo indirizzo militare il signor Luigi Fabrizii di Modena; il quale uscito di famiglia celebratamente devota a libertà, avea con tre fratelli esulato d’Italia dopo i casi di lombardia, del Veneto e di Roma nel 1848; poscia di capitano nella legione Anglo-italica in Crimea.”Racioppi, a p. 192, nella nota (1) postillava: “(1) “Il che importa (soggiunge il documento) imperio assoluto, in talune emergenze, anche sul potere militare; ed avrà potere di nominare altr impiegati civili. Egli corrisponderà direttamente col comitato Unitario in Napoli”. – Questo documento si dice dato in nome del Dittator Garibaldi e del suo rappresentante Agostino “Bertani”. Questo documento di nomina del Matina si trova pubblicato nel testo di Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a p. XVIII, in proposito scriveva che: “In quella Stefano Passero avea proclamata l’insurrezione in Vallo di Diano, Teodosio de Dominicis in Ascea ed i fratelli Magnone in Torchiara. Lasciando a ciascun capo di dilungarsi sulle proprie operazioni son dolente che tra i documenti non si rattrovi la relazione dell’egregio de Dominicis. L’amico nostro, impedito dal redigerla per fisica indisposizione, era stato soccorso dagl’operosi cittadini Gennaro Pagano e Luigi Giordano ed avea diviso le sue colonne in tre battaglioni che marciando per Policastro si ricongiunsero a Sapri con gl’insorti di Magnoni ed ingrossarono le nostre file nel Vallo di Diano. Così le masse di tutte le forze della rivoluzione riconcentrandosi in quella strategica vallea e Fabrizii fece occupare solidamente le gole di Campestrino e del Fortino stabilendo il quartier generale allo Scorzo. I regi spaventati fuggirono a Salerno, quei di Calabria tagliati fuori deposero le armi e Garibaldi lasciato in marcia l’esercito, volò a ricongiungersi a noi e dopo pochi giorni entrava a Napoli….Il movimento fu unanime, popolare, non funestato da un solo eccesso. Duolmi il dirlo, ma stigmatizzerò il tristo perchè fu solo, un tale soltanto si permise e maltrattare e rubare il Sindaco di Morigerati di orologio, schioppo e cappello, il Sindaco avea anche sofferto per causa di libertà e quel tale accompagnava le colonne. Il ripeto fu solo.”Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a p. 379, in proposito scriveva che: “Scoppia in Potenza la rivoluzione: si ricevono danari da Napoli: il 25 agosto si parte per Sala da Marciani a raggiungere Matina e Fabrizi a Diano; il 28 comincia la rivoluzione: si stabilisce a Sala un governo provvisorio prodittatoriale: Matina Prodittatore, Alfieri d’Evandro segretario”(10).”. Cassese, a p. 381, nella nota (10) postillava: “(10) Dichiarazione del de Meo in Alfieri d’Evandro, op. cit., p. 59 e ssg.”. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a p. 388-389, in proposito scriveva che: “In mezzo a tanto sfacelo di tutta l’impalcatura statale napoletana, gli emigrati, in gran parte, con a capo Silvio Spaventa s’impadronirono del Comitato dell’Ordine dandogli un deciso indirizzo piemontese e collegandolo alla Società Nazionale del La Farina direttamente ispirata dal Conte di Cavour. L’ala sinistra del Comitato dinanzi a codesta virata di bordo s’impennò e giunse ad accusare i nuovi dirigenti di essere “individui, i quali, vendutisi all’egemonia piemontese, volevano attraversare lo sbarco di Garibaldi sul continente, ed impedire lo sviluppo della rivoluzione” (22). Di contraccolpo, gli elementi dissidenti, che traevano ispirazioni dal Bertani, uomo di Garibaldi, e dal Comitato di Genova, si staccarono definitivamente per creare il Comitato d’Azione, al quale presero parte Giuseppe Libertini, Filippo Agresti, Luigi Zuppetta, Nicola Mignogna, Vincenzo Carbonelli, Giuseppe Ricciardi, il salernitano Giovanni Matina ed altri.”. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a pp. 390-391, in proposito scriveva che: “Il 16 agosto del 1860 il Comitato di Corleto proclamò l’insurrezione in Basilicata secondo l’impegno assunto col Comitato dell’Ordine di Napoli. Il giorno successivo anche tutto il Salernitano avrebbe dovuto inalberare la bandiera della insurrezione, ma ciò non avvenne, dando luogo ad aspre rampogne e ad accuse di gretto spirito di municipalismo e di invidia a carico dei patrioti salernitan: accuse ripetute ancora nelle solenni pagine della storia del Racioppi e in quelle della “Cronistoria” del Lacava. Ma quale fondatezza avevano codeste accuse? E quale ragione ebbero i Salernitani per non insorgere in tempo dovuto? A promuovere l’insurrezione nella nostra Provincia fu incaricato l’ardente Giovanni Matina, il quale, come abbiamo visto, faceva parte del Comitato d’Azione o Unitario. Senonché egli ebbe contemporaneamente l’incarico da entrambi i Comitati (25); ma, nell’alternativa, egli non volle smentire la sua devozione a Garibaldi e preferì accettare disciplinatamente l’indirizzo, gli uomini ed i sussidi del Comitato Unitario o d’Azione. Conseguentemente egli era tenuto a seguire la linea politica tracciata dal suo Comitato, che era quella di attendere Garibaldi perché gli apparisse il vero ed unico artefice della rivoluzione. Di qui il ritardo dell’insurrezione nel Salernitano, ritardo che trova giustificazione non nell’avidia municipalista, come vogliono il Racioppi ed il Lacava, ma in un orientamento politico volontariamente accettato con assoluta dedizione patriottica. Il Matina, fedele al suo partito, e sfidando le ire degli avversari, volle sincronizzare la sua azione con quella del Generale. Il quale, sbarcato il 20 agosto in Calabria, marciava speditamente verso la Capitale.”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro, 1861, a p….., in proposito scriveva che: “……”Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a pp. 392-392, in proposito scriveva che: “Il capo morale dell’insurrezione salernitana nel ’60 fu certamente Giovanni Matina. Egli, come s’è detto, con decreto del 23 agosto emanato dal Comitato d’Azione, fu nominato “Alto Commissario politico e civile nei distretti di Salerno, Sala e Campagna”. Per il distretto di Vallo fu nominato allo stesso ufficio Lucio Magnoni. Il documento a favore del Matina dice che la nomina “importa imperio assoluto, in talune emergenze, anche sul potere militare; ed avrà (il Commissario) il potere di nominare altri impiegati civili. Egli (continua il documento) corrisponderà direttamente col Comitato Unitario di Napoli (26). Questo documento è molto importante, sia per l’ampiezza dei poteri conferiti al Matina, sia anche perché gli si riconosceva assoluta autonomia rispetto non solo all’altro Comitato, quello dell’ordine, di Salerno, ma anche nei riguardi degli analoghi Comitati delle provincie contermini.”. Raffaele De Cesare (….), nel suo“La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, 1909, ripubblicato nel ………, nel cap. XVII, a p. 898, ci parla dei Comitati napoletani e scriveva che: “Da Reggio a Napoli non fu più tirato un colpo di fucile etc….”. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 264, in proposito scriveva che: “Durante la campagna di Sicilia, l’instancabile Giovanni Matina, per incarico del ‘Comitato napoletano dell’Ordine’ si era recato a Palermo per ricevere ordini e istruzioni da Garibaldi. Tornato a Napoli, nella mattinata del 10 agosto il Comitato gli dava “autorità di promuovere l’insurrezione” a Sala e Campagna, assicurandogli il concorso di altri noti liberali della provincia, quali Stefano Passero nella Valle di Novi che teneva le file (91) di un’altra rete di cospiratori. Il Matina, però, nel dissenso “tra le due Braccia del Comitato, Ordine e Azione”, preferì seguire l’azione dell’Unitario, che il 23 lo nominò Alto Commissario politico, non solo di Sala e Campagna, ma anche di Salerno. Stefano Passero rimase però sempre nel Comitato dell’Ordine, come vedremo.”. Ebner, a p. 264, nella nota (91) postillava: “(91) G. Racioppi, Storia dei moti di Basilicata e delle provincie contermini nel 1860, Napoli, 1867, p. 175, ma v. pure a p. 176 sui dissensi tra i due Comitati napoletani: quello dell’Ordine al quale, per l’autorità di Silvio Spaventa, si dette un carattere apertamente cavourriano (inizio dell’insurrezione da Napoli e poi sbarco di Garibaldi) e quello d’azione dell’unitario, nel quale i liberali più avanzati, dice il Mazziotti p. 67, promuovevano l’inizio del movimento delle provincie e lo sbarco del generale in Calabria.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 165, in proposito scriveva che: “I liberali Cilentani, guidati da Matina, avevano scelto come in passato quest’area non solo per il radicamento politico delle idee liberali, ma anche per motivi strategici. Il Cilento infatti era confinante con la Lucania, già in rivolta, e la Calabria, da dove avanzava Garibaldi, controllava l’unica grande strada d’accesso alla capitale, ed era facilmente difendibile poichè presentava una morfologia fatta da montagne e colline. L’area a nord della provincia invece, era del tutto impraticabile poichè era lì che si stava concentrando il grosso dell’esercito borbonico, circa 40.000 uomini che probabilmente avrebbero sconfitto i garibaldini (216). Finalmente il movimento incominciò a prendere forza anche nella provincia di Salerno. Il 23 agosto, Giovanni Matina venne nominato dal Comitato Centrale, Alto Commissario politico e civile peri distretti di Salerno e di Sala, e Salvatore Magnoni, ricevette il comando di un corpo d’insurrezione nel distretto di Vallo in qualità di Alto Commissario per l’insurrezione nel Cilento, mentre una nave piemontese avrebbe dovuto sbarcare armi nel Cilento……Il 27 agosto insorgeva il distretto di Vallo, mentre il 30 Sala Consilina. Il quotidiano “Il Lampo” il 27 agosto assicurava “da fonti veritiere, che la provincia è tutta in fermento, massimamente il distretto di Vallo, mentre tutte le forze militari sono concentrate a Salerno”(217). L’insurrezione nel distretto di Vallo veniva guidata dai fratelli Magnoni e da Stefaro Passaro, mentre Lucio Magnoni, Commissario Delegato esponeva al Comitato Unitario Nazionale che: “In virtù dei poteri conferitimi da codesto Consiglio in nome del Dittatore Garibaldi etc….”(218).”. Del Duca, a p. 165, nella nota (216) postillava: “(216) C. Pinto, La “Nazione Armata”, in ‘Garibaldi il mito e l’antimito, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008, p. 118.”. Del Duca, a p. 166, nella nota (217) postillava: “(217) A.S.S. Giornali, Notizie circa il fenomeno della provincia di Principato Citeriore per l’imminente scoppio della rivoluzione, “Il Lampo”, n. 26, Napoli, 27 agosto 1860″. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 155 e ssg., in proposito scriveva che: “Alle 16 di quello stesso giorno, il comandante dei “Mille” ripartì, dirigendosi alla volta di Auletta ove era atteso. Lo accompagnava, in carrozza, Giovanni Matina, il quale – nominato Governatore della Provincia – doveva raggiungere il capoluogo. Etc…”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 159 e ssg., in proposito scriveva che: “Ad Auletta, Garibaldi giunse sul far della sera, accompagnato dalla Giunta insurrezionale etc…(p. 160). Nella “galleria” di Casa Mari, Garibaldi ricevè i rappresentanti di alcuni comitati rivoluzionari di Basilicata, tra cui il Prodittatore Giacinto Albini di Marsiconuovo, conosciuto quale principale cospiratore della generosa terra di Lucania. L’Albini, proprio in Auletta, venne nominato Governatore di detta regione, con pieni poteri, e quale ‘Prodittatore’, già in data 24 agosto, aveva emanato la seguente ordinanza: “Chiunque, sotto qualsiasi pretesto, senza autorizzazione o mandato del Governo provvisorio, organizzi bande, sieno o no armate, o faccia parte delle medesime, o dia istruzione per organizzarsi, turbando in modo qualunque l’ordine pubblico, sarà punito di morte!”.”. Marc Monnier (…..), nel suo“Garibaldi. La conquête des Deux-Siciles”, Paris, Lévy, 1861 (si veda la sua traduzione il testo di Rocco Escalona (….), nel suo, Marc Monnier, Garibaldi e la rivoluzione delle due Sicilie, Napoli, 1861, a pp. 250-251, riferendosi a dopo il 23 agosto 1860, in proposito scriveva che: “I comuni sospetti son disarmati; le giunte insurrezionali funzionano dovunque; 1500 vi son già arrivati a Sapri, e per mancanza di altre armi per andare al combattimento, i contadini si son fatti delle picche lunghe 15 palmi. I fucili giunti da Sapri confermano la notizia dello sbarco operato in quel punto, già celebre della Storia delle incursioni moderne. Si assicura dovunque che il numero de ‘ patriotti scesi su quel luogo si eleva a 6000, e che son comandati dal figlio di Garibaldi.”. Questa notizia non trova conferma in altri autori ma, ciò che scrive il Monnier, ovvero che “I fucili giunti da Sapri confermano la notizia dello sbarco operato in quel punto, già celebre nella Storia” è molto probabile che egli si riferisca allo sbarco dei volontari portati da Turr e da Rustow da Paola. Francesco Franco (….), nel suo La Rivoluzione Garibaldina del 1860 del Salernitano, Quaderni del Circolo Culturale Salernitano, ed. Rufolo e Cantelmo, Salerno, 1959, a pp. 22-23 in proposito aggiungeva: “A Napoli, nel luglio, gli esuli moderati rientrati dal Piemonte s’impossessarono del Comitato dell’Ordine. I moderati salernitani, non potendo fare altrettanto col comitato locale, ne crearono uno loro comprendendo Sergio Pacifico, Modestino Faiella, Giovanni Luciani. Sicchè non solo a Napoli si ebbe un Comitato progressivo e uno conservatore, ma anche a Salerno. A Salerno però il comitato conservatore non ebbe voce in capitolo al momento dell’insurrezione. L’altro era troppo ativo e troppo provato dai dinieghi precedenti. Il Comitato dell’Ordine, quello conservatore di Napoli, riuscì ad inviare il colonnello Boldoni in Basilicata e a controllare in certam isura Giacinto Albini, nonostante a questi si affiancasse risolutamente Nicola Mignogna, mazziniano. Nel complesso, i moti di Basilicata risentirono in larga misura di direttive moderate. Qui nel salernitano, i democratici si imposero con estrema decisione. Giovanni Matina, liberato dal carcere e corso in Sicilia da Garibaldi per ricevere istruzioni, n’era tornato con la notizia che lo sbarco sul continente sarebbe avvenuto non più tardi del 15 agosto. Aveva poi spaccato, come sappiamo, il napoletano Comitato dell’Ordine e dato vita a quello Unitario. Il Comitato dell’Ordine, sapendo che niente poteva avvenire nel Salernitano senza Matina e non essendo in grado di scavalcarlo, cercò di accattivarselo o, meglio, di affermare su lui e sul Salernitano la propria giurisdizione, conferendogli in data 10 agosto “autorità di promuovere l’insurrezione nei distretti di Sala e Campagna a favore della causa unitaria italiana in accordo col movimento di Basilicata”. La lotta fra il Comitato dell’Ordine e quello Unitario, di cui troviamo testimonianza in documenti noti, si rivela attraverso una serie di colpi drammatici. Nel mandato che il Comitato etc…Matina tagliò corto, non tenne conto del mandato e accettò invece quello del Comitato Unitario, di cui egli stesso era esponente. Cosicchè in data 23 agosto “in nome di Garibaldi e del suo rappresentante Agostino Bertani” si deliberava: “…il cittadino Giovanni Matina…si porti in provincia di Salerno e propriamente nel distretto di Salerno, Sala e Campagna in qualità di alto Commissario Politico e Civile, il che comporta imperio assoluto in talune circostanze anche sul potere militare.”. Mandato, come si vede ben più ampio e sostanzioso di quello che il comitato rivale aveva cercato d’insinuare.”. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a pp. 40-41, in proposito scriveva: Il Comitato Centrale di Napoli visti i seri preparativi nella provincia e nel Cilento, il 23 agosto nominò Commissario Politico e Civile nei distretti di Salerno, Sala e Campagna “in nome del Dittatore Garibaldi” il Matina….Il Matina lo stesso giorno partì per Salerno con Luigi Fabrizi per esporre i piani dell’azione a Nicola Ferretti e a Raffaele Rinaldi. A questa riunione intervennero tutti i membri del Comitato Provinciale: Giuseppe Spera, Antonio di Meo, Francesco de Pasquale, e Marciani; inoltre erano presenti Agostino Volpe, Giovanni Perrotta, Francesco Cristaino, Vincenzo ed Eusebio Castagna, Claudio Guerdile. In casa Rinaldi intervennero i cilentani. 

Nel 23 agosto 1860, la riunione in casa RINALDI

Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a pp. 40-41, in proposito scriveva: Il Matina lo stesso giorno partì per Salerno con Luigi Fabrizi per esporre i piani dell’azione a Nicola Ferretti e a Raffaele Rinaldi. A questa riunione intervennero tutti i membri del Comitato Provinciale: Giuseppe Spera, Antonio di Meo, Francesco de Pasquale, e Marciani; inoltre erano presenti Agostino Volpe, Giovanni Perrotta, Francesco Cristaino, Vincenzo ed Eusebio Castagna, Claudio Guerdile. In casa Rinaldi intervennero i cilentani. In casa Rinaldi intervennero i cilentani Pagano di Pisciotta, Lucio Magnoni di Rutino, Francesco Alario di Moio della Civitella, Teodosio de Dominicis di Ascea, Stefano Passero di Vallo, il Bottiglieri e Lorenzo Curcio di S. Angelo a Fasanella. Francesco Alario nel suo discorso si disse pronto a far marciare le varie colonne cilentane che già si erano costituite nei dintorni di Sala.”. Dell’epopea di questo patriota ne parlò Matteo Mazziotti (….), nel suo “Memorie di Carlo de Angelis pubblicate a cura di Matteo Mazziotti”, ed. Albrighi e Segati, Milano, 1908, dove, nel Cap. VI, capo III, a p. 130 e ssg., in proposito scriveva che: “Io ero con Assanti, Stocco, Vinciprova tra coloro che dovevano prendere parte alla spedizione; ma per alcune divergenze insorte presi la determinazione di rimanere, come fecero diversi altri, e tornai a Riva da mio fratello. Quivi attesi con ansia il risultato della spedizione. Taccio del corso della rivoluzione, delle vittorie di Garibaldi, delle quali fui dopo alquanti giorni informato esattamente dal Vinciprova con una lettera in cifre, giusta accordi presi con lui e con Mazziotti quando partii da Genova. Allorchè nel 29 giugno i giornali annunziarono che Francesco Borbone il giorno 26 aveva conceduto le franchigie costituzionali, non ne ebbi una buona impressione, perchè prevedevo quali ne sarebbero state le conseguenze. II. Si esitò da me e dagli altri sulle determinazioni da prendersi, se tornare cioè a Napoli, affidandoci all’ amnistia borbonica, ovvero attendere ancora gli avvenimenti. Infine si prese la risoluzione di partire e quindi la sera del 12 luglio da Riva partii per Genova, ove, la sera del 13, mi imbarcai per Napoli sul piroscafo delle Messaggerie Le Capitole insieme con Mazziotti, Spaventa, il generale Mezzacapo, Giuseppe Ricciardi, il duca Di San Donato ed altri. Mentre io ero sdraiato una sera sul cassero del piroscafo, mi si accostò lo Spaventa e, discorrendo degli avvenimenti, mi disse che bisognava cominciare a far qualche cosa sul continente prima che vi fosse sbarcato Garibaldi e che questi erano gli intendimenti del Cavour. Io risposi che conoscevo le intenzioni del governo sardo, che ritornavo in Napoli per prendere accordi con gli amici e che, come avevo fatto altre volte, non avrei mancato (anche in questa occasione) di compiere il mio dovere di cittadino . Arrivammo a Napoli la mattina del 16 alle ore 7. Il ministro dell’interno Liborio Romano venne ad incontrarci sul piroscafo; vennero pure mio figlio Peppino e mio fratello Pompeo, che ansiosi di rivedermi erano corsi in Napoli. Rimasi in Napoli fino al 27 luglio per prendere le necessarie intelligenze sul da farsi e mi recai quindi a Salerno, ove mi trattenni qualche giorno per conferire con altri amici. Il giorno 2 agosto in compagnia di Nicola Ferretti andai a Torre Annunziata per parlare con un tale Cesaro intorno allo sbarco di alcune armi che si voleva fare in quella rada. Poscia dovetti ritornare a Napoli il 6 agosto e, la sera dello stesso giorno, a Salerno, dove mi imbarcai per Castellabate insieme con mio zio Giambattista Forziati e con Nicola Pepi, venuti a prendermi. Giungemmo la mattina del 7. All’apparire della barca che ci portava alla punta di Tresino, sapendosi la mia venuta, gli abitanti della campagna del Lago e poscia di Amalfitana e della Marina (1) ci salutarono con continui spari di schioppo fino a che la barca non approdò alla Marina e propriamente alla casa di Nicola Pepi, ove facemmo breve sosta nell’ Isca della Chitarra (2). Tutta quella buona popolazione, fanciulli, donne, giovani e vecchi, mi vennero incontro subito che posi piede a terra, mi abbracciavano e mi baciavano, dandomi, con sommo mio compiacimento, dimostrazione di affetto, cordialità e stima. Mi imbarcai novellamente su di una barchetta, con la quale dalla casina di S. Marco era venuto ad incontrarmi mio fratello Pompeo, e, giunto nella detta casina verso le ore 10 dello stesso giorno 7, riabbracciai pure l’altro mio fratello Francesco. Durante i pochi giorni che rimasi nella casina fui visitato da tutta la popolazione. Nella domenica mi recai a Castellabate in casa di mio zio Giambattista; a premura di lui, della moglie e dei figli vi rimasi tre giorni, dopo dei quali ritornai a S. Marco.”. Mazziotti, a p. 132, in proposito aggiungeva che: “III. Frattanto mi arrivavano le nuove delle mosse del generale Garibaldi, il quale era prossimo a sbarcare nelle nostre contrade: perciò, giusta gli accordi presi in Napoli, occorreva tenerci pronti ad insorgere. Ebbi colloqui con Carlo Pavone, Del Mercato, Silvio Cagnano ed altri cilentani, prima in casa Magnoni in Rutino, indi alla marina di Castellabate nella casina di Alfonso Materazzi, poi in Agropoli nella casina del signor Torre ed in Sessa in casa di Mariano Coccoli, ove convennero i fratelli baroni Coppola di Valle, il barone Luigi Del Giudice di S. Mango, Del Mercato, Cagnano, Zammarrelli e diversi altri principali proprietari del Cilento, per deliberare se, essendo già scoppiata la rivoluzione a Corleto in Basilicata, conveniva al Cilento insorgere immediatamente. Anche in Acciaroli (1), ove condussi meco pure Costabile Comunale, allora sindaco di Castellabate, nella casina di Giuseppe Pisani di Cannicchio (2), vi fu un’ultima riunione con le persone di sopra indicate e diverse altre: si convenne che nel successivo giorno 30 le diverse colonne cilentane si sarebbero messe in movimento in varie direzioni. Etc…”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 81, in proposito aggiungeva che: “All’adunanza, invece, in casa Rinaldi intervennero tra gli altri Francesco Alario di Moio della Civitella, il barone Bottiglieri, Lorenzo Curzio di Sant’Angelo a Fasanella, Teodosio De Dominicis di Ascea, Lucio Magnoni, Stefano Passero ed un tal Pagano di Pisciotta, nomi noti all’intera provincia, che da tempo avevano educata la loro terra a sentimenti ed a liete speranze (15).”. De Crescenzo, a p. 81, nella nota (15) postillava: “(15) Preponderava in Provincia, come è facile comprendere, un elemento liberale capitanato da famiglie ricche nobili ed influenti.”. Dunque, il giorno ……………….1860 vi fu una riunione in casa Rinaldi a ……..dove partecipò anche “Stefano Passero”. Amedeo La Greca (….), nel suo “Appunti di Storia del Cilento”, ed. Centro di produzione culturale per il Cilento, Acciaroli, 2001, a p. 272, in proposito scriveva che: Da tutti i paesi del Cilento intanto si radunavano volontari sotto la guida di vecchi indomiti liberali, quali Teodosio De Dominicis, Carlo De Angelis, Enrico Del Mercato, Raffaele Zammarrelli, Raffaele Coccoli, Francesco Del Giudice, Andrea De Ciuttiis, Ferdinando Vairo. Questi reparti marciarono verso sud per unirsi a Garibaldi; altri provenienti dai paesi nei dintorni di Vallo, guidati da Raffaele Passarelli, Alessandro Pinto, Cesare Valiante, Giovanni Tipoldi si diressero verso Sala Consilina; etc…”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 80, in proposito scriveva che: “III. Ricevuta comunicazione della nomina a Napoli, dove già aveva penato per due mesi nel castello dell’Ovo (13). Il Matina partì presto alla volta di Salerno. Gli teneva compagnia il fratello del grande patriota Nicola Fabrizi, Luigi, giovane ardimentoso, che già s’era fatto notare tra i proseliti del Menotti, nonchè nella difesa di Roma e nella guerra di Crimea. Essi arrivarono a Salerno le sera dello stesso giorno 23 agosto e si recarono da un noto ed operoso patriota, animatore di masse, Nicola Ferretti, che da tempo aveva aperto la sua abitazione (14) a sedute politiche, alle quali convenivano quanti etc…”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 81, in proposito scriveva che: “La sera del 18 agosto arrivò a Salerno anche Luigi Fabrizi, che il Comitato Centrale di Napoli aveva destinato come comandante supremo della rivoluzione in provincia. Egli alloggiò anche in casa Ferretti e la De Pace lo mise al corrente di tutto.”. Forse quì vi è un errore perchè De Crescenzo prima scrive che arrivarono a Salerno il 23 agosto e poi scrive il 18 agosto il Fabrizi. Forse si tratta del 28 agosto. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 81, in proposito scriveva che: “In tale intesa e con diversi volontari, ai quali apparteneva anche Giovanni Guglielmi, il 25 agosto lasciarono Salerno il Fabrizi il Matina il Curzio ed il De Meo. La presidenza del comitato salernitano fu lasciata alla De Pace, la quale seppe dirigere con ammirevole competenza tutto il movimento, finchè la sera del 6 settembre non giunse Garibaldi coi suoi.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 165, in proposito scriveva che: Finalmente il movimento incominciò a prendere forza anche nella provincia di Salerno. Il 23 agosto, Giovanni Matina venne nominato dal Comitato Centrale, Alto Commissario politico e civile peri distretti di Salerno e di Sala, e Salvatore Magnoni, ricevette il comando di un corpo d’insurrezione nel distretto di Vallo in qualità di Alto Commissario per l’insurrezione nel Cilento, etc…”. Matteo Mazziotti (….), ed il suo “La reazione borbonica nel Regno di Napoli (Episodi dal 1849 al 1860)”, editrice Dante Alighieri, Albrighi – Segati e C., 1912, Mazziotti, a pp. 157-158, in proposito scriveva pure che: Il Mercadante fu escarcerato il 15 aprile 1858: Cristofaro Falcone scontò anche egli la relegazione a Ventotene, ove morì il 1854 di colera come narrerò in seguito.”.

Nel 27 agosto 1860, Francesco Saverio CAJAZZO, giudice regio di Vibonati proclamò l’insurrezione nel Golfo di Policastro

Felice Fusco (…), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri”, a p. 147, in proposito scriveva che: “Con l’arrivo di Garibaldi nel Vallo di Diano molti volontari accorsero dal Golfo di Policastro e dal Cilento per arrolarsi tra le camicie rosse. Grazie ad un’indagine di qualche anno fa del giornalista Romolo Amicarella (71) è possibile conoscere i nomi di quasi tutti quei volontari comune per comune. Nel golfo di Policastro e nella Valle del Bussento pare siano stati rispettivamente il giudice regio di Vibonati Francesco Saverio Cajazzo e il barone Giovani Gallotti da Sapri (poi promosso maggiore) ad arrolare e ad organizzare i volontari. Da Caselle partirono Carlo Navazio di Alessio, Antonio Marsicano di Giuseppe, etc…”. Fusco, a p. 354, nella nota (71) postillava: “(71) R. Amicarella, Combattenti per l’indipendenza italiana della provincia di Salerno (campagne dal 1848 al 1870), Lodi, Ellebi, s. d.”. Fusco, a p. 354, nella nota (73) postillava: “(73) R. Amicarella, Combattenti per l’indipendenza, cit., p. 112”. Si tratta di Romolo Amicarella. E’ probabile che la carica di maggiore riguardi l’Esercito Meridionale. Sul giudice Regio del Circondario di Vibonati, Francesco Saverio Cajazzo, ha scritto Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 124, in proposito scriveva che: “Il 27 agosto 1860 l’insurrezione, organizzata da Francesco Saverio Cajazzo, Giudice del Circondario di Vibonati, venne proclamata anche nel golfo di Policastro quando i capi colonna Teodosio de Dominicis da Ascea e Basilio Iannicelli da Ceraso, aiutati da Gennaro Pagano e Luigi Giordano, si posero in marcia verso Policastro, Vibonati e Sapri. Francesco Saverio Cajazzo, facendosene promotore, questuò fondi fra le casse comunali del circondario che poi destinò a Lucio Magnoni (15).”. Policicchio, a p. 124, nella nota (14) postillava: “(14) A. Alfieri D’Evandro, Della insurrezione…., cit. p. 8; G. De Crescenzo, I salernitani nell’epoca garibaldina del 1860, Jovane, Salerno, 1939; oppure A. Infante, Garibaldi nel Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1983, p. 52.”Policicchio, a p. 124, nella nota (15) postillava: “(15) ACTRC, Registro raccolta delibere Decurionali, delibera del 6.11.1860, p. 199, 199v. Altri personaggi che meritano menzione ed elogi in quel periodo rivoluzionario furono Giuseppe Giffoni di Vibonati, Socrate Falcone di Policastro, Luigi Barselloni e Giuseppe Curcio di Sanza.”. Ferruccio Policicchio (…) che, nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in AA.VV. “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, a cura di Luigi Russo, ed. Plectica), a p. 280, in proposito scriveva che: “Il 27 agosto l’insurrezione venne proclamata anche nel Golfo di Policastro, organizzata da Francesco Saverio Cajazzo, Giudice del Circondario di Vibonati. Il Decurionato di Torraca, riunitosi il 14 ottobre 1860, manifestò esser doveroso, da parte di tutto il Circondario, rendere pubblica lode al Giudice per aver saputo, col suo contegno indipendente e giusto, garantire gli attendibili politici col rischio di perdere la carica; per avere bene avviato lo spirito pubblico alle nuove idee; infine per il ruolo svolto, nel Distretto e fuori, teso a conseguire l’acclamazione di Garibaldi per l’unità d’Italia.”. Policicchio, a p. 286, nella nota (36) postillava: “(36) Archivio Comunale di Torraca, verbale Decurionale del 14.10.1860”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 124, dopo aver parlato dell’occupazione di alcuni paesi del basso Cilento, tra cui Roccagloriosa da parte della colonna del De Dominicis, in proposito scriveva che: Francesco Saverio Cajazzo, facendosene promotore, questuò fondi fra le casse comunali del circondario che poi destinò a Lucio Magnoni (15).”. Policicchio, a p. 124, nella nota (14) postillava: “(14) A. Alfieri D’Evandro, Della insurrezione…., cit. p. 8; G. De Crescenzo, I salernitani nell’epoca garibaldina del 1860, Jovane, Salerno, 1939; oppure A. Infante, Garibaldi nel Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1983, p. 52.”Policicchio, a p. 124, nella nota (15) postillava: “(15) ACTRC, Registro raccolta delibere Decurionali, delibera del 6.11.1860, p. 199, 199v. Altri personaggi che meritano menzione ed elogi in quel periodo rivoluzionario furono Giuseppe Giffoni di Vibonati, Socrate Falcone di Policastro, Luigi Barselloni e Giuseppe Curcio di Sanza.”. Ferruccio Policicchio (…) che, nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a pp. 285-286, in proposito scriveva che: “A Vibonati Garibaldi…..Di sicuro al suo cospetto ebbe il Regio Giudice Francesco Saverio Cajazzo, preparatore dell’insurrezione nel Golfo, cui rivolse queste parole: “vi ringrazio a nome del popolo, la Patria vi sarà riconoscente”(36). Affidò il governo di Vibonati al Sindaco Giuseppe Giffoni Barone, a Vincenzo Pugliese, capitano della Guardia Nazionale, e allo stesso giudice Cajazzo, scelti per fede patriottica che, tra l’altro, ebbero anche il compito di gestire il plebiscito.”. Policicchio, a p. 286, nella nota (36) postillava: “(36) Archivio Comunale di Torraca, verbale Decurionale del 14.10.1860”. Dunque, Policicchio scriveva che Garibaldi, a Vibonati incontrò, scrive lui, “sicuramente”“….il Regio Giudice Francesco Saverio Cajazzo, preparatore dell’insurrezione nel Golfo, cui rivolse queste parole: “vi ringrazio a nome del popolo, la Patria vi sarà riconoscente.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 124, in proposito scriveva che: “Il 14 ottobre seguente, Pietro Paolo Perazzo, sindaco di Torraca, in apertura della seduta decurionale, manifestò esser doveroso, da parte di tutto il circondario, rendere pubblico omaggio di lode al Giudice per aver saputo, col suo impegno indipendente e giusto, garantire gli attendibili politici resistendo alle mali arti dei denunzianti e alle diverse pressioni etc…; e infine per il ruolo svolto, nel Distretto e fuori, al fine di tenere l’acclamazione di Vittorio Emanuele e Giuseppe Garibaldi a favore dell’unità d’Italia. Il Decurionato…gli riconobbe i fatti esposti dal Sindaco.”. Francesco Saverio Cajazzo prima di essere trasferito a Vibonati prestò servizio a Padula (16) e, ancor prima, a Melito. A Padula non visse una esperienza positiva. Il capo brigata della gendarmeria di Padula, etc…”. Policicchio, a p. 124, nella nota (15) postillava: “ACTRC (Archivio Comunale di Torraca, Registro raccolta delibere Decurionali, delibera del 6.11.1860, p. 199, 199v. Altri personaggi che meritano menzione ed elogi in quel periodo rivoluzionario furono Giuseppe Giffoni di Vibonati. Socrate Falcone di Policastro. Luigi Barzelloni e Giuseppe Curcio di Sanza.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 125, in proposito scriveva che: “Francesco Saverio Cajazzo prima di essere trasferito a Vibonati prestò servizio a Padula (16) e, ancor prima, a Melito. A Padula non visse una esperienza positiva. Etc…”

I FRATELLI MAGNONI di Rutino

(Fig. n….) – Ritratto fotografico di Michele Magnoni di Rutino

Nell’agosto del 1860, i fratelli MAGNONI di Rutino: MICHELE, LUCIO, SALVATORE, NICOLA e DOMENICO

Nel 1998, in occasione della redazione dell’“Analisi: Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma e su incarico del Comune di Sapri redissi per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) e, parlando della storica “Spedizione di Sapri” di Carlo Pisacane, sulla scorta del resoconto storico di Leopoldo Cassese (….) in proposito così scrivevo che: “A Sapri, Carlo Pisacane avrebbe dovuto incontrare Matteo Giordano e quegli uomini che il comitato napoletano gli aveva indicato ed allo scopo di vincere le loro titubanze si reca per primo a casa dei Gallotti ove trova solo i fratelli Emanuele ed il sacerdote don Filomeno, il quale avverte il Pisacane che il padre e gli altri due fratelli, Salvatore e Raffaele si trovano al Fortino.”. A Sapri, Carlo Pisacane avrebbe dovuto incontrare Matteo Giordano e quegli uomini che il comitato napoletano gli aveva indicato. Paolo Emilio Bilotti (….), che, nel suo “La Spedizione di Sapri – da Genova a Sanza”, ci parla degli eventi a Sapri e, a p. 186, in proposito scriveva che: “Pisacane inoltre sapeva che al suo arrivo a Sapri si sarebbe dovuto trovare il sarto Matteo Giordano da Omignano, persona indicata dai corrispondenti, da cui avrebbe dovuto far capo, perchè fidatissimo dipendente della famiglia Magnone (2); ma d’altronde l’opera attivissima degli attendibili politici di antica data, cioè D. Raffaele La Corte, D. Angelo Tinelli, D. Giovanni Gallotti, e sovra tutti l’instancabile arciprete D. Nicola Timpanelli (3) nessuna traccia di sè aveva lasciata ?. “. Bilotti, a p. 186, nella nota (2) postillava: “(2) Stato degli imputati assenti, redatto dal sottointendente di Sala a 16 giugno 1860.”.  Bilotti, a p. 204, in proposito scriveva pure che: “…e, quindi scrisse ad Albini, a Libertini ed a Magnoni, il quale ultimo, specialmente, avrebbe dovuto a mezzo di suo nipote Ferdinando Vairo far trovare a Sapri, all’arrivo della Spedizione, uomini ed armi come aveva fatto, benchè inutilmente, in occasione del progettato e non effettuato sbarco del giorno 13 (1).”. Bilotti, a p. 204, nella nota (1) postillava: “(1) De Monte – Cronaca.”. Il Bilotti, a p. 205, in proposito scriveva ancora che: “Il Magnoni assicurò d’avere immediatamente scritto al nipote quanto occorreva, ma comunicò ancora che in Salerno vi era stato in quella giornata grande movimento di truppe dirette nel Cilento ed in Calabria dove “correva voce fosse avvenuto uno sbarco”. Il testo citato dal Bilotti è quello di Luigi De Monte (….), ovvero “Cronache del comitato segreto di Napoli su la Spedizione di Sapri”. Nel 1975, già il sacerdote Luigi Tancredi (….), nel suo “Il Golfo di Policastro”, parlando dello sbarco di Pisacane a Sapri, a p. 62, in proposito scriveva che: “Non soltanto gli emissari di Magnone dovevano incontrarlo a Sapri, ma anche gli “attendibili” (sospetti politici) specialmente il sarto Matteo Giordano, e il possidente Giovanni Gallotti che dovevano sollevare la città, e ingrossare le file con numerosi amici.”. Paolo Emilio Bilotti (….), che, nel suo “La Spedizione di Sapri – da Genova a Sanza”, a p. 328, in proposito scriveva che: “E pure Sanza come la maggior parte dei comuni della provincia di Salerno, aveva anch’essa avuto i suoi liberali, principalissimi tra i quali, D. Terenzio, D. Luigi e D. Rocco Barzellona (1).”. Su don Terenzio, Bilotti, a p. 328, nella nota (1) postillava: “(1) Il primo già settario fin dal 1820, avea ricettato nei suoi casini di Torre di Panno e Sirippi Costabile Carducci, quando nel 1848 fu nel Cilento, e di lì lo aveva fatto accompagnare in Calabria e poco dopo lo aveva richiamato per tentare nuove rivolte, quando quel patriotta caduto nelle mani degli urbani di Sapri, fu fatto assassinare dal famigerato prete Peluso. Il Barzellona era stato in attiva corrispondenza col su parente D. Leonino Vinciprova da Omignano etc…”. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rvoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 100 e ssg., in proposito scriveva che: Le truppe napoletane avevano arrestato, oltre ai membri della colonna Pisacane, circa centotrenta salernitani, ma con scarsissimi appigli giuridici. Alla fine la maggioranza fu rilasciata e sottoposta in genere a misure di polizia (52). La vicenda dei dodici principali imputati, tra cui Michele Magnoni, si concluse solo dopo due anni di prigione, scontati senza che fosse mai emessa una condanna, perché la Magistratura non aveva trovato le prove. Salito al trono Francesco II si cercò una soluzione per un caso che ancora sollevava polemiche e critiche internazionali. Così si decise di spedire in esilio i più pericolosi: Matina, Magnoni, Padula ed Antonio Santelmo e mandare gli altri in un’isola a domicilio forzoso (53).”Pinto, a p. 101, continuando il suo racconto scriveva che: “10. Michele Magnoni trentenne raggiungeva a Genova per condividere quell’esperienza dell’esilio che avevano conosciuto tanti suoi conterranei, a partire da quel Vinciprova che era stato uno dei suoi capi nel ’48 ai fratelli Del Mastro con cui aveva tante assonanze nella propria militanza radicale. Con loro e i vecchi colleghi di galera Padula e Santelmo si trovò tra i Mille. Sei mesi dopo la decisione regia, infatti, tornavano nel Regno, con i primi due vapori di Garibaldi e con altri salernitani in cui c’erano altri reduci del ’48. E si apriva un altro capitolo per conoscere la storia profonda del Risorgimento meridionale.”. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a pp. 375-376, in proposito scriveva che: “Intanto il nuovo Intendente, avuto sentore delle pericolose trame che si ordivano, si può dire, sotto i suoi occhi e proprio nel carcere centrale, stimò opportuno troncarle proponendo al governo che, Matina, Padula, Magnoni e Santelmo venissero dimessi dal carcere e mandati in esilio. Difatti questi nello ottobre del ’59 furono fatti partire per Genova; e così il povero Morelli credette di aver riacquistata la pace perduta. Rimasero, però, ancora in carcere i fratelli Salvatore e Lucio Magnoni, i quali, rimasti per il momento isolati, assumeranno di lì a pochi mesi il controllo rivoluzionario a cui già aveva posto mano il loro congiunto. Liberati dal carcere nel settembre del ’59 (3), furono inviati a domicilio forzoso a Mercato Sanseverino, ma il Ministro Ajossa, che conosceva bene la provincia, ritenendo che codesto paese fosse poco adatto, perchè “attendibilissimo”, ne mosse rimprovero all’Intendente, ingiungedogli di trasferili a Positano, dove nell’ottobre furono altresì confinati La Francesca e d. Raffaele Naddeo.”. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rvoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 100 e ssg., in proposito scriveva che: Le truppe napoletane avevano arrestato, oltre ai membri della colonna Pisacane, circa centotrenta salernitani, ma con scarsissimi appigli giuridici. Alla fine la maggioranza fu rilasciata e sottoposta in genere a misure di polizia (52). La vicenda dei dodici principali imputati, tra cui Michele Magnoni, si concluse solo dopo due anni di prigione, scontati senza che fosse mai emessa una condanna, perché la Magistratura non aveva trovato le prove. Salito al trono Francesco II si cercò una soluzione per un caso che ancora sollevava polemiche e critiche internazionali. Così si decise di spedire in esilio i più pericolosi: Matina, Magnoni, Padula ed Antonio Santelmo e mandare gli altri in un’isola a domicilio forzoso (53). Nel frattempo anche i fratelli Lucio e Michele Magnoni avevano conosciuto di nuovo il carcere. Lo stesso per un fratello minore, Domenico, che viveva a Cava e probabilmente non era implicato e fu assolto (54). Più drammatica la vicenda del padre, ormai plurinquisito dalla Magistratura borbonica. Fu trattenuto in carcere fino alla fine del ’59 e poi inviato in domicilio forzoso a Salerno fino all’aprile del ’60 (55). I fratelli furono confinati prima a Mercato San Severino e poi, visto che lì continuavano ad operare, a Positano, che all’epoca era molto meno appetibile di ora. Anche lì mantennero le file del partito, in relazione con Beniamino Marciano che stava riorganizzando il comitato a Salerno. Alcune lettere scritte da Positano, conservate nell’Archivio di famiglia, sono un documento prezioso per quella confusa fase che precedeva la Spedizione garibaldina (56). Il fratello Nicola, l’unico libero a Rutino, era segnalato dal Sottointendente di Vallo come il più pericoloso del circondario. Lo stesso funzionario però doveva prendere atto che la rete di solidarietà intorno era sempre efficacissima perché nessuno ha voluto sottoscrivere una dichiarazione che lo confermava (57).”. Pinto, a p. 101, continuando il suo racconto scriveva che: “10. Michele Magnoni trentenne raggiungeva a Genova per condividere quell’esperienza dell’esilio che avevano conosciuto tanti suoi conterranei, a partire da quel Vinciprova che era stato uno dei suoi capi nel ’48 ai fratelli Del Mastro con cui aveva tante assonanze nella propria militanza radicale. Con loro e i vecchi colleghi di galera Padula e Santelmo si trovò tra i Mille. Sei mesi dopo la decisione regia, infatti, tornavano nel Regno, con i primi due vapori di Garibaldi e con altri salernitani in cui c’erano altri reduci del ’48. E si apriva un altro capitolo per conoscere la storia profonda del Risorgimento meridionale. Magnoni fu inquadrato nelle prime formazioni che ordinò Garibaldi a Orbetello (58). Dopo Calatafimi, come ufficiale di artiglieria, fu aggregato al distaccamento di Vincenzo Orsini, con cui restò fino alla fine della campagna di Sicilia. Mentre Garibaldi entrava a Palermo, Magnoni fu coinvolto nella manovra diversiva del colonnello siciliano che si diresse verso Corleone con i feriti e l’artiglieria e fu attaccato furiosamente dai borbonici e gli svizzeri del colonnello Von Mechel. All’inizio di giugno partecipò alla fondazione dell’Esercito Meridionale e poi alla conclusione della campagna nella Sicilia occidentale. Nel frattempo il suo vecchio compagno Matina era tornato nel continente per preparare l’insurrezione. L’attività politica era diventata quasi palese dopo l’amnistia e l’Atto Sovrano di concessione della Costituzione. A centinaia tornarono dall’esilio, dal carcere o dal confino e nessuno ringraziò il povero Francesco II perché si gettarono quasi tutti nell’indefessa organizzazione dell’insurrezione o dell’annessione. E tra questi, oltre a Matina ancora arrestato e di nuovo libero, c’erano anche Lucio e Salvatore Magnoni, che non erano più relegati e poterono ricominciare liberamente la battaglia politica (59)”. Pinto, a p. 102, nella nota (58) postillava che: “(58) R. CORSELLI, La campagna del 1860 in Sicilia, in Il Generale Giuseppe Garibaldi, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico, Roma 2007, pp. 162-63: P. PIERI, Storia militare del Risorgimento italiano cit, pp. 653-5. Secondo De Crescenzo, Magnoni ebbe un litigio con Bixio in nave, ma non ci sono dati che lo confermano, G.. DE CRESCENZO, L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane cit., p. 58.”. Pinto, a p. 102, nella nota (59) postillava che: “(59)  Matteo Mazziotti, La reazione borbonica nel Regno di Napoli cit., p. 353-4.”. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rivoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 81, in proposito scriveva che: “Michele era il più conosciuto della famiglia…E’ possibile ricostruire la prima parte della sua attività politica,….Le Fonti sono quelle conservate nell’Archivio di Stato di Salerno per i processi tra il ’48 e il ’59, il materiale del Comitato Segreto di Napoli e l’Archivio Privato degli Eredi.”. Dunque, l’Archivio Privato Magnoni è un archivio in mano agli Eredi della famiglia Magnoni. Pinto, a p. 88, in proposito scriveva che: Il campo cilentano fu ordinato a Torchiara. Esiste una discreta documentazione utile a comprendere il ruolo dei Magnoni e il rituale rivoluzionario. All’inizio di luglio queste formazioni paramilitari diventarono operative, guidate da Giovan Battista Riccio e dai principali quadri del radicalismo salernitano, Filippo Patella, Leonino Vinciprova, Ovidio Serino. Tra gli ufficiali più impegnati troviamo il padre dei Magnoni, Luigi con i figli Salvatore e Lucio e il giovanissimo Michele. Giuseppe Pessolani e il lucano Caputo con una grossa colonna partita dal Vallo di Diano arrivarono a Rutino e poi tornarono a Sala mentre i Cilentani si dirigevano verso il capoluogo del Distretto (21).”. Pinto, a p. 88, in proposito scriveva che: “(21) L. CASSESE, La borghesia salernitana nei moti del ’48, cit., pp. 182-3.”. Infatti, nel testo citato, Leopoldo Cassese, elenca e ci parla delle famiglie borghesi e benestanti del Cilento che diedero maggior prova di patriottismo soprattutto a partire dai moti rivoluzionari del ’48. Pinto, a p. 103, in proposito scriveva che: “Nell’archivio dei Magnoni c’è un’interessante documentazione su come fu resa operativa la Guardia Nazionale. In genere una parte servì per formare colonne di volontari, il resto per garantire il servizio di guarnigione (66)”. Pinto, a p. 103, nella nota (66) postillava: “(66) Ordinanza del Commissario Lucio Magnoni Rutino, 1 agosto 1860, APM.”. Molti di questi documenti, come le Ordinanze di Lucio Magnoni, fraello di Michele e di Salvatore, furo pubblicate dall’Alfieri D’Evandro. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, a p. 63, in proposito scriveva che: “Michele Magnoni di Rutino…Dal suo paese nativo si adoperava a procurare al Comitato numerosi proseliti. Michele Magnoni arrestato nel novembre del 1856 con il padre suo, Luigi, e con il fratello minore Nicola, per mezzo di suo nipote Ferdinando Vairo manteneva attiva corrispondenza con il Comitato di Napoli e con i liberali del Cilento. L’opera del Comitato di Napoli condusse alla sventurata ma gloriosa Spedizione di Sapri, a le stragi di Padula e di Sanza, al famoso processo di Salerno contro il Nicotera ed i suoi compagni. In tale processo vennero complicati ben cento sedici persone della Provincia di Salerno (3). Etc…”. Mazziotti, a p. 63, nella nota (3) postillava: “(3) Bilotti, La Spedizione di Sapri, p. 451.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 127, in proposito scriveva che: “Lucio Magnoni con i fratelli Salvatore e Michele, quest’ultimo autorizzato da Garibaldi con disposizione del 2 agosto da Messina a recarsi nella provincia di Salerno per promuovervi l’insurrezione, etc…(3)…”. Mazziotti, a p. 127, nella nota (3) postillava: “(3) Relazione di Lucio Magnoni. Opuscolo di Altieri, p. 69.”. Qui vi è un errore di stampa perchè il Mazziotti si riferisce al testo di Alfieri d’Evandro (….), ed il suo “L’insurrezione armata etc…”. Matteo Mazziotti scrisse anche “Ricordi di famiglia (1780-1860)”. , dove ci parla del padre e della sua attività rivoluzionaria al servizio della libertà. In questo testo, Mazziotti scrive delle notizie intorno alla consegna nel Cilento di armi e di Alexandre Dumas padre. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 264, in proposito scriveva che: “Con i Mille era sbarcato a Marsala anche Michele Magnoni, etc…”. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rivoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 107 e ssg., in proposito scriveva che: I Magnoni, come gran parte dei loro colleghi che abbiamo visto nel Cilento, era classe dirigente locale, socialmente affermata e radicata, già prima del ’60. Molte volte erano sindaci e ufficiali della Guardia Nazionale, in ogni caso dotati di un consenso sociale tale da assegnargli una funzione primaria di opinion leader territoriale. Se questo discorso si può allargare ad una più vasta area del Mezzogiorno si può ricercare quella cultura profonda, quella popolarità del nazionalismo italiano che ha fatto recentemente scrivere a Banti e Ginsborg di un movimento di massa (73). Da questo punto di partenza si può allargare il quesito al periodo successivo, proprio perché nella biografia dei Magnoni vi sono tanti elementi costitutivi della futura narrazione del Risorgimento e quindi dell’identità dell’Italia liberale: la tradizione familiare, la cospirazione, il processo, la latitanza, il carcere, l’esilio, il volontariato, insieme alle ritualità rivoluzionarie, al martirologio patriottico, ai temi romantici, ai simboli, alle metafore rivoluzionarie e alle figure che diventeranno le icone della nazione Unità. E così si può ripartire da un ultimo tema per la nuova ricerca.”. Pinto, a p. 107, nella nota (73) postillava: “(73)  A.M. Banti, P. Gingsborg, Per una nuova storia del Risorgimento, in Storia d’Italia, Il Risorgimento, Annali 22, a cura di A. Banti e P. Ginsborg, Einaudi, Torino, 2007.”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a p. XVIII, in proposito scriveva che: “In quella Stefano Passero avea proclamata l’insurrezione in Vallo di Diano, Teodosio de Dominicis in Ascea ed i fratelli Magnone in Torchiara. Lasciando a ciascun capo di dilungarsi sulle proprie operazioni son dolente che tra i documenti non si rattrovi la relazione dell’egregio de Dominicis. L’amico nostro, impedito dal redigerla per fisica indisposizione, era stato soccorso dagl’operosi cittadini Gennaro Pagano e Luigi Giordano ed avea diviso le sue colonne in tre battaglioni che marciando per Policastro si ricongiunsero a Sapri con gl’insorti di Magnoni ed ingrossarono le nostre file nel Vallo di Diano. Così le masse di tutte le forze della rivoluzione riconcentrandosi in quella strategica vallea e Fabrizii fece occupare solidamente le gole di Campestrino e del Fortino stabilendo il quartier generale allo Scorzo. I regi spaventati fuggirono a Salerno, quei di Calabria tagliati fuori deposero le armi e Garibaldi lasciato in marcia l’esercito, volò a ricongiungersi a noi e dopo pochi giorni entrava a Napoli….Il movimento fu unanime, popolare, non funestato da un solo eccesso. Duolmi il dirlo, ma stigmatizzerò il tristo perchè fu solo, un tale soltanto si permise e maltrattare e rubare il Sindaco di Morigerati di orologio, schioppo e cappello, il Sindaco avea anche sofferto per causa di libertà e quel tale accompagnava le colonne. Il ripeto fu solo.”. Sul testo suo, l’Alfieri d’Evandro non potè pubblicare il resoconto del de Dominicis, in quanto, egli scrive: che tra i documenti non si rattrovi la relazione dell’egregio de Dominicis. L’amico nostro, impedito dal redigerla per fisica indisposizione, etc…”. Dunque, pare che il resoconto delle operazioni svolte dal de Dominicis non si trovasse perchè, il d’Evandro scrive che il de Dominicis era infermo.

Nel 2 agosto 1860, a Messina, Garibaldi nominò Michele MAGNONI pro-dittatore e lo autorizzò a dare inizio all’insurrezione nel Cilento

Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 264, in proposito scriveva che: “Con i Mille era sbarcato a Marsala anche Michele Magnoni, al quale il generale diede poi l’incarico (Messina 2 agosto) di promuovere a Salerno “la insurrezione a favore della causa nazionale”. Giunto a Napoli e informatone il Comitato Unitario d’azione, Michele Magnoni ottenne per il fratello Lucio (23 agosto) la nomina ad “Alto Commissario Politico e Civile pel distretto di Vallo, in provincia di Salerno, il che importa imperio assoluto in talune emergenze anche sul potere militare” e per il fratello Salvatore (24 agosto) quella di Comandante del Corpo d’insurrezione sempre per lo stesso distretto. Etc…(92).”. Ebner, a p. 264, nella nota (92) postillava: “(92) D’Evandro, cit., Docum., n. 3 bis (Relazione Lucio Magnoni). Vi è trascritto l’ordine del Dittatore, di cui è una riproduzione in G. De Crescenzo, I salernitani nell’epopea garibaldina del 1860, Salerno 1939. L. Magnoni emise a Rutino, il 31 agosto, la seguente ordinanza valida per tutti i paesi controllati dalla sua rete: “Unità d’Italia // Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia // Il Generale Garibaldi Dittatore // etc…”.  Infatti, Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 84-85, in proposito scriveva che: “L’esempio di Campagna seguiva anche Rutino. Garibaldi aveva disposto, fin dal 2 agosto, con un onorevole foglio, interamente scritto e firmato dalla sua invincibile mano, che Michele Magnoni lo precedesse nel Salernitano per attizzare il fuoco e promuovervi la rivolta. “Andate, rivoluzionate, perchè la diplomazia non vuole farvi passare lo stretto; altrettanto faranno le Calabrie, e quando un popolo armato vi chiamerà allora lo stretto sarà passato, si vuole o no”. Così gli scriveva il Dittatore in una lettera privata. La delicata ed onorifica missione affidatagli prova come in lui avesse intravista la favilla suscitatrice di quel grande incendio, che veramente si determinò in provincia. Ed ecco il testo dell’incarico: “Comando Generale dell’Esercito Nazionale in Sicilia. Messina 2 agosto 1860. E’ autorizzato da me il Sotto-tenente di Artiglieria Michele Magnoni di recarsi nella provincia di Salerno per promuovervi l’insurrezione in favore della causa nazionale. Garibaldi”. (21).”. Gennaro De Crescenzo, a p. 84, nella nota (21) postillava: “(21) L’originale di tale incarico, come gli estratti dei documenti esistenti nel Grande Archivio di Napoli, le notizie attestate dal Municipio di Rutino, il discorso del Mirabelli, i giornali del 1860, sono stati messi a mia disposizione da Teresita Magnoni, discendente dai patrioti.”. Dunque, De Crescenzo scriveva che il documento originale dell’inarico dato da Garibaldi a Michele Magnoni si trova conservato presso l’Archivio di Stato di Napoli (ex Grande Archivio). Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 84-85, in proposito scriveva che: “Infatti, lieto dell’incarico e fiducioso nel risultato, insieme coi fratelli Lucio e Salvatore abbandonò al Faro di Messina lo Stato Maggiore dell’Orsini, si mosse con le schiere liberatrici e fra le acclamazioni delle turbe arrivò al suo paese, proclamandovi la rivolta il 27 agosto e ponendosi alla testa di circa cento giovani appartenenti a famiglie di Salerno e dei paesi vicini, convenuti a Rutino: erano venuti con Carlo De Angelis da Castellabate, con Enrico del Mercato etc…”. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rvoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 101, in proposito scriveva che: “10….Nel frattempo il suo vecchio compagno Matina era tornato nel continente per preparare l’insurrezione. L’attività politica era diventata quasi palese dopo l’amnistia e l’Atto Sovrano di concessione della Costituzione. A centinaia tornarono dall’esilio, dal carcere o dal confino e nessuno ringraziò il povero Francesco II perché si gettarono quasi tutti nell’indefessa organizzazione dell’insurrezione o dell’annessione. E tra questi, oltre a Matina ancora arrestato e di nuovo libero, c’erano anche Lucio e Salvatore Magnoni, che non erano più relegati e poterono ricominciare liberamente la battaglia politica (59). Il fratello di Michele, Lucio, il primo agosto fu indicato come referente politico del Comitato d’Azione nel Cilento (61). Il 2 agosto Michele fu inviato da Garibaldi nel Continente ad attrezzare la rivolta cilentana (62). Con lui c’erano i salernitani superstiti dei Mille: Vinciprova, Del Mastro e Santelmo (63). Nelle settimane successive le vittorie in Calabria facevano crescere la tensione tanto verso l’insurrezione quanto verso i cavouriani del Comitato d’ordine. Lucio Magnoni era nominato dal Comitato d’Azione Alto commissario militare e civile e inviato a promuovere la rivolta nel Cilento (64).”. Pinto, a p. 101, nela nota (59) postillava che: “(59) M. Mazziotti, La reazione borbonica nel Regno di Napoli cit., p. 353-4.”. Pinto, a p. 102, nela nota (61) postillava che: “(61) Il comitato d’Azione al sig. Commissario Civile e Militare Michele Magnoni, Napoli 1 agosto 1860, APM.”. Pinto, a p. 103, nela nota (62) postillava che: “(62) Giuseppe Garibaldi a Michele Magnoni, Messina 2 agosto 1860, APM.”. Pinto, a p. 103, nela nota (64) postillava che: “(64) Il Comitato Unitario Nazionale a Luigi Magnoni, Napoli 10, 22 e 23 agosto, APM.”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 74 e ssg., in proposito scriveva che: “Tra i volontari – quasi tutti “Cacciatori delle Alpi” – si trovavano pure nove salernitani, già cospiratori e incarcerati quali ‘attendibili’: Antonio Santelmo da Padula; C. Chizzolini da Capitello; Michele e Francesco Del Mastro da Ortodonico; Michele Magnoni da Rutino; Vincenzo Padula da Padula; Filippo Patella da Agropoli; Giuseppe Maria Pessolano da Atena Lucana; Leonino Vinciprova da Salerno. Due dei salernitani s’immolarono: Michele Del Mastro cadde nella battaglia di Palermo, e Vincenzo Padula cadde fulminato da una scarica di mitraglia a Milazzo. Di lui così scrive il patriota Antonio Alfieri d’Evandro: “Avrai, un dì, con gli altri, la gratitudine di una nazione, che è la tomba più bella, e l’apoteosi della immortalità”.”. Dunque, il Romagnano annoverava tra i “Mille” della Spedizione di Giuseppe Garibaldi anche il conterraneo C. Chizzolini di Capitello, ma egli errava perchè non si tratta di “Capitello”, paese rivierasco vicino Sapri ma si tratta di Camillo Chizzolini di Campitello di Marcaria (Mantova), figlio del conte Carlo e di Candida Baguzzi e studente di medicina al quarto anno, partecipò nel 1860 alla Spedizione dei Mille di Garibaldi. Si laureò in medicina. Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a pp. 190 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Ma, tornato di soppiatto da Genova l’esiliato Matina, cooperanti con esso lui l’avvocato De Meo e il professore Marciani, un nucleo operativo si costituì prestamente tra’ i più generosi e arrisicati giovani; i quali in breve tempo sparsero i loro influssi tra’ molti e vivaci popolani e artieri e trafficanti della città, e per le loro terre della provincia: poscia i risollevati spiriti dopo le prime vittorie di Sicilia consentirono che un altro centro di azione moderata uomini di credito per intelligenza e dovizie. Trai due centri, allora e poi, non fecero disfatta gli screzii, i rancori e le offese; le quali crebbero poscia per la provincia, come crebbero nella città capo dello Stato, secondo che la vittoria si facea più prossima e secura. Era nei concerti, che il moto si manifestasse sincrono nelle provincie orientali del Regno; però nelle Calabrie e alla Basilicata avesse a precedere, ma a tener dietro il Salernitano; come quello che avea già grande nerbo di truppe regie a guarnigione e ad offesa. In nome del general Garibaldi venne, sull’entrare di Agosto, il signor Lucio Magnone a fine di promuovere lo insorgimento del Salernitano, allora che di simili ufficii erano commessi dal generale a quanti ne sollecitassero il mandato appo lui per le altre provincie; ma la parte viva, pronta, a levarsi sull’armi, teneva ai cenni del signor Matina; e lui aspettavano. Quando i capi dell’impresa di Basilicata partirono di Napoli, si accontarono col comitato del Salernitano, che questo, pronto che era ai cimenti, avrebbe seguito senz’altro indugio che di un giorno, il fatto di quella. Ma insediato il governo di Potenza, il Salernitano non si levò con quella precisa celerità che gli animi concitati speravano: onde ai tanti messi si aggiunse il signor Nicola Albini, che ebbe ufficio di Commissario del governo prodittatoriale Lucano a quel di Salerno. E il colonnello Boldoni, a sospingere la cosa con efficaci sussidii, fece muovere sui confini di Sala con cinquecento uomini armati il signor Francesco Pomarici; ma l’ombrantesi alterigia di municipio protestò di questo, in passando i confini, intervento nell’autonomia propria: e fu mestieri non venire innanzi perchè si canzasse il pericolo di zuffe intestina. Finalmente il giorno 30 dell’agosto il moto del Salernitano ebbe principio. Cagione vera d’indugio alla parte occidentale della provincia era la presenza infino ad Eboli di regie truppe e di mercenarii bavaresi; le quali non pria del 26 agosto si ritrassero, ad intenti di difesa, sulla linea di Avellino: cagione d’indugio alla prte occidentale e meriggia della provincia era lo arrivo del signor Matina; il quale indugiava per provvedere pecunia, capi militari, e le armi promesse; ( e queste non prima dell’agosto spirante furono disbarcate alla marina di Acciarole): cagione suprema di tutto fu un nuovo screzio tra le due braccia del comitato napoletano, Ordine ed Azione. Trovo che il Comitato dell’Ordine ed Unità Nazionale, addi 10 agosto, conferiva al signor Giovanni Matina “autorità di promuovere la insurrezione nel distretto di Sala e Campagna in favore della causa nazionale unitaria italiana in accordo del movimento di Basilicata; e a tale oggetto (soggiunge l’atto del mandato) il comitato provinciale metterebbe a disposizione di lui le somme necessarie per la iniziativa e prosieguo”. Prometteva inoltre il concorso di cospicui cittadini in altre parti della provincia; nel Vallo di Novi il signor Stefano Passero; e per lo indirizzo militare dello insieme il Colonnello Materazzo.”Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a pp. 383-384, in proposito scriveva che: “Il Comitato popolare, malgrado la fiera opposizione borghese, continuava per la sua strada. Era stata già creata una fitta rete di abili corrispondenti, i quali, specialmente nella zona sud, avevano formato attivi centri rivoluzionari: Antonio Carrano operava a Diano, Lorenzo Curzio a S. Angelo Fasanella, la famiglia Magnone nel Cilento, Francesco Gagliardi a Montesano, Vincenzo Castagna a Campagna, Francesco Cristaino a Sicignano, a così via (13).”. Cassese, a p. 384, nella nota (13) postillava: “(13) Vedi dichiarazione del de Meo, in op. cit. pag. 65.”. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a p. 384, in proposito scriveva che: “Intanto il 4 aprile Palermo insorge; tutta la provincia di Salerno è come elettrizzata dalla notizia e si prepara ad agire. Si apprende che Giovanni Matina, l’instancabile cospiratore e garibaldino, era giunto da Genova a Napoli; ed allora il Comitato salernitano inviò sollecitamente alui Antonio Carrano ed Antonio de Meo per prospettare lo stato della provincia e per ottenere istruzioni. Questi il 1° maggio s’incontrarono col Matina, il quale comunicò loro il seguente telegramma giunto da Genova: “Oggi partiremo per il continente e con noi verrà Garibaldi”. Seguiva un proscritto: “Si è sospesa per oggi la partenza”(15). Gli emissari, tornati a Salerno, deliberarono con i compagni del Comitato popolare di dar comunicazione del telegramma al barone Giovanni Bottiglieri e a Matteo Luciani per indurli a far causa col Comitato e a serrare le fila in vista dei prossimi rivolgimenti. I due influenti rappresentanti della borghesia mettono in dubbio l’autenticità del documento, si mostrano restii a dare la loro collaborazione etc…Passò così in vani tentativi di progetti e di intesa tutto il mese di maggio.. Cassese, a p. 384, nella nota (15) postillava: “(15) Vedi dichiarazione del de Meo in op. cit., p. 63”. Cassese si riferisce all’opera di Alfieri d’Evandro. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, a p…., in proposito scriveva che: “…………”Domenico Demarco (….), nel suo “Il crollo del Regno delle Due Sicilie – I. La struttura sociale”, Napoli, 1860, l’autore, nell’ “4. Epilogo”, a pp. 183-184, in proposito scriveva: “I proprietari non possono più invocare dal governo in dissoluzione e mentre l’esercito borbonico si sfascia l’appoggio della forza pubblica, per difendere la vita e le proprietà. Perciò di fronte alla rivolta dei contadini essi affrettano il crollo del regno favorendo la formazione di governi provvisori (92), soli in grado di porre un freno ai tumulti, e in Garibaldi vedono l’unico uomo che in quel momento possa far rispettare la proprietà e mettere fine ai disordini. Etc..”. Demarco, a p. 183, nella nota (92) postillava: “(92) A Potenza, il 19 agosto, si era formato un governo prodittatoriale (G. Racioppi, Storia dei moti, ecc…, cit., p. 120; A. Romano-Manebrini, Documenti sulla rivoluzione di Napoli, ecc.., cit., p. 60). Il Cilento e la provincia di Salerno erano insorti da più giorni (M. Menghini, La spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli, Torino, 1907, p. 312; e la narrazione di A. de Meo, in A. Alfieri d’Evandro, Della insurrezione nazionale del Salernitano, ecc..ecc.., cit., pp. 58-66). Ad Altamura, il 30 Agosto, è proclamato il governo provvisorio (G. Racioppi, Storia dei moti, ecc.ecc.., cit., pp. 168-169).”. Demarco, a p. 183, nella nota (92) postillava: “(92) Il Cilento e la provincia di Salerno erano insorti da più giorni (M. Menghini, La spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli, Torino, 1907, p. 312; “. Infatti, Mario Menghini (….), nel suo “La spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli”, a p. 312, in proposito scriveva: “Il Cilento e tutta la provincia di Salerno era da più giorni insorta. Bisogna dire il vero, il centro da cui erano partiti ordini, danari, capi militari per la rivoluzione di tutto il regno, era stato Napoli. Il Comitato dell’ordine aveva discusso troppo, è vero, ma non era stato ozioso; tutti si erano adoperati a convertire l’esercito, e far insorgere le provincie ; il lavoro non era stato mai interrotto.”. Catello Nastro (….), nel suo “Cilento storie e leggende”, ed. Arti Grafiche del Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1984, a pp. 173-174, in proposito scriveva che: “Il 2 agosto del 1860, da Messina, aveva incaricato Michele Magnoni di Rutino, sottotenente di artiglieria, presso lo stato maggiore al Faro di Messina, di recarsi nella provincia di Salerno per promuovervi la insurrezione in favore della causa nazionale. Il Magnoni si portò a Rutino ove giunsero altri rivoltosi provenienti da tutti i paesi del Cilento: Orria, Perito, Cireale, Torchiara, Prignano, Ogliastro, Lustra. Etc…”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 164, in proposito scriveva che: “Tornati in patria, gli esuli politici, molti dei quali attratti dalla politica cavouriana, diedero al Comitato d’Ordine un carattere più moderato. Ciò portò inevitabilmente a divergenze interne e, quando i mazziniani si resero conto della massiccia presenza dei cavouriani nel Comitato d’Ordine, i quali spingevano per il Plebiscito e l’immediata annessione del regno al Piemonte, diedero vita al ‘Comitato Unitario Nazionale’, un comitato di stampo democratico, alternativo al Comitato d’Ordine. Il Comitato del Distretto di Vallo ebbe due Commissari: Lucio Magnoni, aderente al Comitato Unitario Nazionale, e Stefano Passaro, del Comitato d’Ordine, i quali collabrorarono nelle loro azioni, anche se a prevalere erano le posizioni del Magnoni (215). Per il Cilento venne designato il Sottotenente di artiglieria Michele Magnoni di Rutino, uno dei Mille.”. Del Duca, a p. 164, nella nota (215) postillava che: “(215) F. Policicchio, Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro, in L. Rossi, Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno, cit. pag. 275.”. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 51, in proposito scriveva: “Michele, lasciato il suo Stato Maggiore al Faro di Messina, si portò a Rutino, dove a capo di numerosi insorti, provenienti da Orria, da Perito, da Cicerale, da Torchiara, da Prignano, da Ogliastro e da Lustra, insieme ai germani Lucio e Salvatore proclamarono l’insurrezione il 27 agosto. Michele Magnoni il 28 si diresse verso Ascea, ove trovò già pronti gli uomini di Teodosio de Dominicis, il quale, chiamata alle armi la Guardia Nazionale del distretto di Vallo, marciò con essa verso Pisciotta. Una colonna imponente: circa 3 mila uomini, occupò Centola, Foria, Roccagloriosa, Poderia, Camerota, tutti al grido di “Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia, Viva il Dittatore Garibaldi”.”. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 98, in proposito scriveva: “Michele che si trovava nel carcere della Vicaria a Napoli, fu espulso dal Regno nel 1857 con “bando perpetuo”. Esiliato a Genova – dove conobbe ed amò Agnese Guerriero, che fu per tutta la vita la compagna delle sue ansie e dei suoi dolori – s’imbarcò con i Mille di Garibaldi e si distinse per il suo valore alla presa di Corleone. Il 2 agosto, Garibaldi gli diede il compito di recarsi in provincia di Salerno e preparare la rivoluzione. Michele, con entusiasmo, si portò a Rutino e con i fratelli Lucio e Salvatore formò una colonna di uomini armati, che unitasi agli insorti di Laureana, di Torchiara, di Castellabate, di Stella Cilento e di Cicerale, andò incontro a Garibaldi, dal quale aveva avuto la nomina a pro-dittatore.”.

Nel 1° agosto 1860, il COMITATO D’AZIONE o UNITARIO nominò LUCIO MAGNONI di Rutino, come referente per il Cilento

Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rvoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 101, in proposito scriveva che: “10…A centinaia tornarono dall’esilio, dal carcere o dal confino e nessuno ringraziò il povero Francesco II perché si gettarono quasi tutti nell’indefessa organizzazione dell’insurrezione o dell’annessione. E tra questi, oltre a Matina ancora arrestato e di nuovo libero, c’erano anche Lucio e Salvatore Magnoni, che non erano più relegati e poterono ricominciare liberamente la battaglia politica (59). Il fratello di Michele, Lucio, il primo agosto fu indicato come referente politico del Comitato d’Azione nel Cilento (61). ….Lucio Magnoni era nominato dal Comitato d’Azione Alto commissario militare e civile e inviato a promuovere la rivolta nel Cilento (64).”. Pinto, a p. 101, nela nota (59) postillava che: “(59) M. Mazziotti, La reazione borbonica nel Regno di Napoli cit., p. 353-4.”. Pinto, a p. 102, nela nota (61) postillava che: “(61) Il comitato d’Azione al sig. Commissario Civile e Militare Michele Magnoni, Napoli 1 agosto 1860, APM.”. Pinto, a p. 103, nela nota (64) postillava che: “(64) Il Comitato Unitario Nazionale a Luigi Magnoni, Napoli 10, 22 e 23 agosto, APM.”Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 264, in proposito scriveva che: “Giunto a Napoli e informatone il Comitato Unitario d’azione, Michele Magnoni ottenne per il fratello Lucio (23 agosto) la nomina ad “Alto Commissario Politico e Civile pel distretto di Vallo, in provincia di Salerno, il che importa imperio assoluto in talune emergenze anche sul potere militare” e per il fratello Salvatore (24 agosto) quella di Comandante del Corpo d’insurrezione sempre per lo stesso distretto. Etc…(92).”. Ebner, a p. 264, nella nota (92) postillava: “(92) D’Evandro, cit., Docum., n. 3 bis (Relazione Lucio Magnoni).”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, a p…., in proposito scriveva che: “…………”. Domenico Demarco (….), nel suo “Il crollo del Regno delle Due Sicilie – I. La struttura sociale”, Napoli, 1860, l’autore, nell’ “4. Epilogo”, a pp. 183-184, in proposito scriveva: I proprietari non possono più invocare dal governo in dissoluzione e mentre l’esercito borbonico si sfascia l’appoggio della forza pubblica, per difendere la vita e le proprietà. Perciò di fronte alla rivolta dei contadini essi affrettano il crollo del regno favorendo la formazione di governi provvisori (92), etc…”. Demarco, a p. 183, nella nota (92) postillava: “(92) Il Cilento e la provincia di Salerno erano insorti da più giorni (M. Menghini, La spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli, Torino, 1907, p. 312; “. Infatti, Mario Menghini (….), nel suo “La spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli”, a p. 312, in proposito scriveva: “Il Cilento e tutta la provincia di Salerno era da più giorni insorta. Bisogna dire il vero, il centro da cui erano partiti ordini, danari, capi militari per la rivoluzione di tutto il regno, era stato Napoli. Il Comitato dell’ordine aveva discusso troppo, è vero, ma non era stato ozioso; tutti si erano adoperati a convertire l’esercito, e far insorgere le provincie ; il lavoro non era stato mai interrotto.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 164, in proposito scriveva che: “Tornati in patria, gli esuli politici, molti dei quali attratti dalla politica cavouriana, diedero al Comitato d’Ordine un carattere più moderato. Ciò portò inevitabilmente a divergenze interne e, quando i mazziniani si resero conto della massiccia presenza dei cavouriani nel Comitato d’Ordine, i quali spingevano per il Plebiscito e l’immediata annessione del regno al Piemonte, diedero vita al ‘Comitato Unitario Nazionale’, un comitato di stampo democratico, alternativo al Comitato d’Ordine. Il Comitato del Distretto di Vallo ebbe due Commissari: Lucio Magnoni, aderente al Comitato Unitario Nazionale, e Stefano Passaro, del Comitato d’Ordine, i quali collabrorarono nelle loro azioni, anche se a prevalere erano le posizioni del Magnoni (215). Per il Cilento venne designato il Sottotenente di artiglieria Michele Magnoni di Rutino, uno dei Mille. Per quanto separati, i due Comitati miravano entrambi alla rivoluzione ma, mentre il Comitato d’Ordine, di ispirazione cavouriana, aveva prospettato una insurrezione a Napoli, prima dello sbarco di Garibaldi sul continente, il Comitato Unitario, d’impronta garibaldina, prospettava l’inizio della rivoluzione solo in seguito allo sbarco di Garibaldi in Calabria. La diversità di vedute sulle strategie da seguire portò inevitabilmente ad inutili polemiche, che causarono un ritardo nell’avvio del movimento rivoluzionario nel napoletano e di conseguenza nel salernitano. Finita la campagna siciliana, il governo borbonico etc…”. Del Duca, a p. 164, nella nota (215) postillava che: “(215) F. Policicchio, Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro, in L. Rossi, Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno, cit. pag. 275.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a pp. 165-166, in proposito scriveva che: Finalmente il movimento cominciò a prendere forza anche nella provincia di Salerno. Il 23 agosto, Giovanni Matina venne nominato dal Comitato Centrale, Alto Commissario politico e civile per i distretti di Salerno e Sala, e Salvatore Magnoni, ricevette il comando di un corpo d’insurrezione nel distretto di Vallo in qualità di Alto Commissario per l’insurrezione nel Cilento, mentre una nave piemontese avrebbe dovuto sbarcare nel Cilento…..Il 27 agosto insorgeva il distretto di Vallo, mentre il 30 Sala Consilina. Il quotidiano “Il Lampo” il 27 agosto assicurava “da fonti veritiere, che la provincia era in fermento, massimamente il Distretto di Vallo, mentre tutte le forze militari erano concentrate in Salerno” (217). L’insurrezione nel distretto di Vallo veniva guidata dai fratelli Magnoni e da Stefano Passaro, mentre Lucio Magnoni, Commissario Delegato esponeva al Comitato Unitario Nazionale che “In virtù dè poteri conferitomi da codesto Consiglio in nome del Dittatore Garibaldi, etc…”.”. Questa Relazione/Rapporto di Lucio Magnoni inviata al Comitato napoletano è stata pubblicata dall’Alfieri d’Evandro (….). Del Duca, a p. 165, nella nota (216) postillava che: “(216) C. Pinto, La “Nazione armata”, in Garibaldi il mito e l’antimito, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008, pag. 118.”. Del Duca, a p. 217, nella nota (217) postillava che: “(217) A.S.S., Giornali, Notizie circa il fermento della Provincia di Principato Citeriore per l’imminente scoppio della rivoluzione, “Il Lampo”, n. 26, Napoli, 27 agosto 1860.”. Francesco Franco (….), nel suo La Rivoluzione Garibaldina del 1860 del Salernitano, Quaderni del Circolo Culturale Salernitano, ed. Rufolo e Cantelmo, Salerno, 1959, a pp. 23-24, dopo di aver scritto del mandato al Matina, in proposito scriveva che: “Restava escluso il distretto di Vallo. Per questo il Comitato Unitario si affrettò a nominare Lucio Magnoni, quello dell’Ordine tentò di opporgli Stefano PASSERO. I due commissari in realtà procedettero d’amore e d’accordo, ma le disposizioni che valevano erano quelle di Magnoni. Così tutta la provincia fu sotto il controllo dei mazziniani.”.

Nel 23 e 24 agosto 1860, il Comitato napoletano nominò LUCIO MAGNONI, Alto Commissario Politico e Civile per il Distretto di Vallo

(Fig. n….) – Lucio Magnoni di Rutino

Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 264, in proposito scriveva che: “Con i Mille era sbarcato a Marsala anche Michele Magnoni, al quale il generale diede poi l’incarico (Messina 2 agosto) di promuovere a Salerno “la insurrezione a favore della causa nazionale”. Giunto a Napoli e informatone il Comitato Unitario d’azione, Michele Magnoni ottenne per il fratello Lucio (23 agosto) la nomina ad “Alto Commissario Politico e Civile pel distretto di Vallo, in provincia di Salerno, il che importa imperio assoluto in talune emergenze anche sul potere militare” e per il fratello Salvatore (24 agosto) quella di Comandante del Corpo d’insurrezione sempre per lo stesso distretto….(92).”. Ebner, a p. 264, nella nota (92) postillava: “(92) D’Evandro, cit., Docum., n. 3 bis (Relazione Lucio Magnoni). Vi è trascritto l’ordine del Dittatore, di cui è una riproduzione in G. De Crescenzo, I salernitani nell’epopea garibaldina del 1860, Salerno 1939.”. Alfieri d’Evandro scriveva che MICHELE MAGNONI, il 2 agosto 1860 a Messina ricevette direttamente da Garibaldi l’incarico di scendere nel Cilento e promuovere l’insurrezione armata contro i Borboni. Arrivato nel Cilento, MICHELE MAGNONI ottenne dal Comitato Unitario d’Azione la nomina dei due suoi fratelli, LUCIO e SALVATORE, che si misero subito a lavoro. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. II, gennaio 1921), a pp. 124-125 , in proposito scriveva che: “III. Nella provincia di Salerno le file erano ben formate….Il Matina, nel dissenso tra i due Comitati preferì seguire quello Unitario, il quale nominò il 23 agosto Commissario politico e civile nei distretti di Salerno, Sala e Campagna avendo dato per altro distretto eguali poteri a Lucio Magnoni (4). Nominava in pari tempo Salvatore Magnoni comandante di un corpo di insurrezione nel distretto di Vallo. Il Comitato Centrale dell’Ordine aveva invece destinato a promuovere l’insurrezione nel distretto di Vallo Stefano Passero; ma il patriottismo dei due egregi uomini evitò ogni conflitto ed entrambi cooperarono nobilmente al santissimo scopo.”. Mazziotti, a p. 124, nella nota (1 e 2) postillava: “(1-2) Racioppi, op. cit. pag. 192. Il col. Materazzo, poi generale, era stato uno dei valorosi difensori di Venezia nel 48.”. Mazziotti, a p. 124, nella nota (4) postillava: “(4) Lacava – Opera già citata, pag. 510”. Mazziotti proseguendo il suo racconto a p. 125 scriveva: “Il Matina mosse da Napoli per Salerno il 23 agosto stesso, accompagnato da Luigi Fabrizi, scelto, disse egli stesso in una Relazione al Ministro della Guerra “dai capi che preparavano l’insurrezione nella provincia di Salerno”(5).”. Il Mazziotti si riferisce ad un manoscritto di De Meo, forse Ettore Di Meo (?). Mazziotti, a p. 125, nella nota (5) postillava: “(5) Pubblicata dall’Alfieri di Evandro, opuscolo citato pag. 77.”. Mazziotti scriveva che Lucio Magnoni fu nominato dal Comitato d’Azione la nomina a Commissario politico e civile nei distretti di Salerno, per il Distretto di Vallo e, per il fratello Salvatore la nomina a comandante di un corpo di insurrezione nel distretto di Vallo. Mazziotti scriveva pure che: Il Comitato Centrale dell’Ordine aveva invece destinato a promuovere l’insurrezione nel distretto di Vallo Stefano Passero; ma il patriottismo dei due egregi uomini evitò ogni conflitto ed entrambi cooperarono nobilmente al santissimo scopo.”. Dunque, Mazziotti mette in evidenza i dissidi fra i due Comitati Napoletani. Per il Distretto di Vallo della Lucania il Comitato dell’Ordine aveva nominato Stefano Passero, mentre il Comitato d’Azione aveva nominato Lucio Magnoni. Mazziotti però aggiunge che nonostante i dissidi fra i due Comitati, “il patriottismo dei due egregi uomini evitò ogni conflitto ed entrambi cooperarono nobilmente al santissimo scopo.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 84-85, riferendosi a MICHELE MAGNONI, in proposito scriveva che: “Infatti, lieto dell’incarico e fiducioso nel risultato, insieme coi fratelli Lucio e Salvatore abbandonò al Faro di Messina lo Stato Maggiore dell’Orsini, si mosse con le schiere liberatrici e fra le acclamazioni delle turbe arrivò al suo paese, proclamandovi la rivolta il 27 agosto etc…”. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: “La relazione di Lucio Magnoni conferma l’invio di messi fidati a Ceraso, Ascea e Pisciotta. Sicché la colonna partita poi da Rutino, e rinforzatasi lungo la via, incontrò a Velia gli insorti di Ceraso (vi si erano uniti circa 80 giovani di Vallo) al comando di Pietro Giordano etc…”Pietro Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, etc…”. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rvoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 101, in proposito scriveva che: “10….A centinaia tornarono dall’esilio, dal carcere o dal confino e nessuno ringraziò il povero Francesco II perché si gettarono quasi tutti nell’indefessa organizzazione dell’insurrezione o dell’annessione. E tra questi, oltre a Matina ancora arrestato e di nuovo libero, c’erano anche Lucio e Salvatore Magnoni, che non erano più relegati e poterono ricominciare liberamente la battaglia politica (59). Il fratello di Michele, Lucio, il primo agosto fu indicato come referente politico del Comitato d’Azione nel Cilento (61). Il 2 agosto Michele fu inviato da Garibaldi nel Continente ad attrezzare la rivolta cilentana (62). Con lui c’erano i salernitani superstiti dei Mille: Vinciprova, Del Mastro e Santelmo (63). Nelle settimane successive le vittorie in Calabria facevano crescere la tensione tanto verso l’insurrezione quanto verso i cavouriani del Comitato d’ordine. Lucio Magnoni era nominato dal Comitato d’Azione Alto commissario militare e civile e inviato a promuovere la rivolta nel Cilento (64).”. Pinto, a p. 101, nela nota (59) postillava che: “(59) M. Mazziotti, La reazione borbonica nel Regno di Napoli cit., p. 353-4.”. Pinto, a p. 102, nela nota (61) postillava che: “(61) Il comitato d’Azione al sig. Commissario Civile e Militare Michele Magnoni, Napoli 1 agosto 1860, APM.”. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rvoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 81, in proposito scriveva che: “Michele era il più conosciuto della famiglia…E’ possibile ricostruire la prima parte della sua attività politica,….Le Fonti sono quelle conservate nell’Archivio di Stato di Salerno per i processi tra il ’48 e il ’59, il materiale del Comitato Segreto di Napoli e l’Archivio Privato degli Eredi.”. Dunque, l’Archivio Privato Magnoni è un archivio in mano agli Eredi della famiglia Magnoni. Pinto, a p. 88, in proposito scriveva che: Il campo cilentano fu ordinato a Torchiara. Esiste una discreta documentazione utile a comprendere il ruolo dei Magnoni e il rituale rivoluzionario. All’inizio di luglio queste formazioni paramilitari diventarono operative, guidate da Giovan Battista Riccio e dai principali quadri del radicalismo salernitano, Filippo Patella, Leonino Vinciprova, Ovidio Serino. Tra gli ufficiali più impegnati troviamo il padre dei Magnoni, Luigi con i figli Salvatore e Lucio e il giovanissimo Michele. Giuseppe Pessolani e il lucano Caputo con una grossa colonna partita dal Vallo di Diano arrivarono a Rutino e poi tornarono a Sala mentre i Cilentani si dirigevano verso il capoluogo del Distretto (21).”. Pinto, a p. 88, in proposito scriveva che: “(21) Leopoldo Cassese, La borghesia salernitana nei moti del ’48, cit., pp. 182-3.”. Infatti, nel testo citato, Leopoldo Cassese, elenca e ci parla delle famiglie borghesi e benestanti del Cilento che diedero maggior prova di patriottismo soprattutto a partire dai moti rivoluzionari del ’48. Pinto, a p. 103, in proposito scriveva che: “Nell’archivio dei Magnoni c’è un’interessante documentazione su come fu resa operativa la Guardia Nazionale. In genere una parte servì per formare colonne di volontari, il resto per garantire il servizio di guarnigione (66)”. Pinto, a p. 103, nella nota (66) postillava: “(66) Ordinanza del Commissario Lucio Magnoni Rutino, 1 agosto 1860, APM.”. Molti di questi documenti, come le Ordinanze di Lucio Magnoni, fraello di Michele e di Salvatore, furo pubblicate dall’Alfieri D’Evandro. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 164, in proposito scriveva che: “Tornati in patria, gli esuli politici, molti dei quali attratti dalla politica cavouriana, diedero al Comitato d’Ordine un carattere più moderato. Ciò portò inevitabilmente a divergenze interne e, quando i mazziniani si resero conto della massiccia presenza dei cavouriani nel Comitato d’Ordine, i quali spingevano per il Plebiscito e l’immediata annessione del regno al Piemonte, diedero vita al ‘Comitato Unitario Nazionale’, un comitato di stampo democratico, alternativo al Comitato d’Ordine. Il Comitato del Distretto di Vallo ebbe due Commissari: Lucio Magnoni, aderente al Comitato Unitario Nazionale, e Stefano Passaro, del Comitato d’Ordine, i quali collabrorarono nelle loro azioni, anche se a prevalere erano le posizioni del Magnoni (215). Per il Cilento venne designato il Sottotenente di artiglieria Michele Magnoni di Rutino, uno dei Mille. Per quanto separati, i due Comitati miravano entrambi alla rivoluzione ma, mentre il Comitato d’Ordine, di ispirazione cavouriana, aveva prospettato una insurrezione a Napoli, prima dello sbarco di Garibaldi sul continente, il Comitato Unitario, d’impronta garibaldina, prospettava l’inizio della rivoluzione solo in seguito allo sbarco di Garibaldi in Calabria. La diversità di vedute sulle strategie da seguire portò inevitabilmente ad inutili polemiche, che causarono un ritardo nell’avvio del movimento rivoluzionario nel napoletano e di conseguenza nel salernitano. Finita la campagna siciliana, il governo borbonico etc…”. Del Duca, a p. 164, nella nota (215) postillava che: “(215) F. Policicchio, Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro, in L. Rossi, Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno, cit. pag. 275.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a pp. 165-166, in proposito scriveva che: Finalmente il movimento cominciò a prendere forza anche nella provincia di Salerno. Il 23 agosto, Giovanni Matina venne nominato dal Comitato Centrale, Alto Commissario politico e civile per i distretti di Salerno e Sala, e Salvatore Magnoni, ricevette il comando di un corpo d’insurrezione nel distretto di Vallo in qualità di Alto Commissario per l’insurrezione nel Cilento, mentre una nave piemontese avrebbe dovuto sbarcare nel Cilento….Il 27 agosto insorgeva il distretto di Vallo, mentre il 30 Sala Consilina. Il quotidiano “Il Lampo” il 27 agosto assicurava “da fonti veritiere, che la provincia era in fermento, massimamente il Distretto di Vallo, mentre tutte le forze militari erano concentrate in Salerno” (217). l’insurrezione nel distretto di Vallo veniva guidata dai fratelli Magnoni e da Stefano Passaro, mentre Lucio Magnoni, Commissario Delegato esponeva al Comitato Unitario Nazionale che “In virtù dè poteri conferitomi da codesto Consiglio in nome del Dittatore Garibaldi, etc…”.”. Questa Relazione/Rapporto di Lucio Magnoni inviata al Comitato napoletano è stata pubblicata dall’Alfieri d’Evandro (….). Del Duca, a p. 165, nella nota (216) postillava che: “(216) C. Pinto, La “Nazione armata”, in Garibaldi il mito e l’antimito, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008, pag. 118.”. Del Duca, a p. 217, nella nota (217) postillava che: “(217) A.S.S., Giornali, Notizie circa il fermento della Provincia di Principato Citeriore per l’imminente scoppio della rivoluzione, “Il Lampo”, n. 26, Napoli, 27 agosto 1860.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a pp. 144-145, in proposito scriveva che: “A Salerno invece, giunse il 10 agosto Giovanni Matina, reduce dall’esilio, con l’incarico di promuovere l’insurrezione nel distretto di Salerno, Sala e Campagna, mentre per il distretto di Vallo il Comitato d’Azione incaricò Lucio Magnone. Era ormai tutto pronto e si attendevano solo le armi per insorgere ma, invano, i due comitati napoletano e salernitano tentarono di raggiungere un accordo, avvolti da screzi, rancori ed offese.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 147, in proposito scriveva che: “Il contrasto tra democratici e moderati nel salernitano avanzò in connessione con la situazione generale e col più vasto antagonismo tra Cavour e Garibaldi, a tal punto che l’1 settembre 1860 il De Dominicis, Comandante del Primo corpo insurrezionale nel distretto di Vallo e in stretti rapporti con il Comitato dell’Ordine, rifiutò di consegnare le armi sbrcate ad Acciaroli per la rivoluzione, a Leonino Vinciprova, del Comitato d’Azione. Etc…”. Francesco Franco (….), nel suo La Rivoluzione Garibaldina del 1860 del Salernitano, Quaderni del Circolo Culturale Salernitano, ed. Rufolo e Cantelmo, Salerno, 1959, a pp. 23-24, dopo di aver scritto del mandato al Matina, in proposito scriveva che: “Restava escluso il distretto di Vallo. Per questo il Comitato Unitario si affrettò a nominare Lucio Magnoni, quello dell’Ordine tentò di opporgli Stefano PASSERO. I due commissari in realtà procedettero d’amore e d’accordo, ma le disposizioni che valevano erano quelle di Magnoni. Così tutta la provincia fu sotto il controllo dei mazziniani.”.

Nel 23 agosto 1860, il Comitato Centrale di Napoli elesse SALVATORE MAGNONI Comandante del Distretto di Vallo della Lucania (ex Vallo di Novi) 

(Fig. n….) – Relazione di Lucio Magnoni (stralcio) –  in Alfieri d’Evandro (…), doc. n. 3 bis in “Appendice”, p. 67

Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a pp. 40-41, in proposito scriveva: Il Comitato Centrale di Napoli visti i seri preparativi nella provincia e nel Cilento, il 23 agosto nominò Commissario Politico e Civile nei distretti di Salerno, Sala e Campagna “in nome del Dittatore Garibaldi” il Matina. Invece Salvatore Magnoni fu nominato “a comandante del Distretto di Vallo.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 165, in proposito scriveva che: Finalmente il movimento incominciò a prendere forza anche nella provincia di Salerno. Il 23 agosto, Giovanni Matina venne nominato dal Comitato Centrale, Alto Commissario politico e civile peri distretti di Salerno e di Sala, e Salvatore Magnoni, ricevette il comando di un corpo d’insurrezione nel distretto di Vallo in qualità di Alto Commissario per l’insurrezione nel Cilento, mentre una nave piemontese avrebbe dovuto sbarcare armi nel Cilento.”. Del Duca, a p. 165, nella nota (216) postillava: “(216) C. Pinto, La “Nazione Armata”, in ‘Garibaldi il mito e l’antimito, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008, p. 118.”. Del Duca, a p. 166, nella nota (217) postillava: “(217) A.S.S. Giornali, Notizie circa il fenomeno della provincia di Principato Citeriore per l’imminente scoppio della rivoluzione, “Il Lampo”, n. 26, Napoli, 27 agosto 1860″. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. II, gennaio 1921), a pp. 124-125 , in proposito scriveva che: “III. Nella provincia di Salerno le file erano ben formate….Il Matina, nel dissenso tra i due Comitati preferì seguire quello Unitario, il quale nominò il 23 agosto Commissario politico e civile nei distretti di Salerno, Sala e Campagna avendo dato per altro distretto eguali poteri a Lucio Magnoni (4). Nominava in pari tempo Salvatore Magnoni comandante di un corpo di insurrezione nel distretto di Vallo.”. Mazziotti, a p. 124, nella nota (1 e 2) postillava: “(1-2) Racioppi, op. cit. pag. 192.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 127, in proposito scriveva che: “Lucio Magnoni con i fratelli Salvatore e Michele, …..la iniziarono il 27 agosto a Rutino formando una compatta colonna con gli insorti venuti da Castellabate al comando di Carlo De Angelis, da Laurana sotto la guida di Guido Del Mercato e di Ignazio Cagnano, da Stella Cilento con Raffaele Zammarelli, da Sessa con Raffaele Coccoli e Francesco Del Giudice, da Cicerale con Andrea De Ciutiis, da Torchiara con Ferdinando Vairo. L’intera colonna era al comando di Salvatore Magnoni.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 84-85, riferendosi a MICHELE MAGNONI, in proposito scriveva che: “Infatti, lieto dell’incarico e fiducioso nel risultato, insieme coi fratelli Lucio e Salvatore abbandonò al Faro di Messina lo Stato Maggiore dell’Orsini, si mosse con le schiere liberatrici e fra le acclamazioni delle turbe arrivò al suo paese, proclamandovi la rivolta il 27 agosto e ponendosi alla testa di circa cento giovani appartenenti a famiglie di Salerno e dei paesi vicini, convenuti a Rutino: erano venuti con Carlo De Angelis da Castellabate, con Enrico del Mercato ed Ignazio Cagnano da Laureana, con Raffaele Zammarrelli da Stella Cilento (22), con Raffaele Coccoli e Francesco Del Giudice da Sessa, con Andrea De Cutiis da Cicerale, con Ferdinando Vairo da Torchiara. Essi, dopo aver formata una ben serrata schiera, si misiero alla dipendenza di Salvatore Magnoni. VI. Michele, il giorno seguente, si diresse alla volta del mezzogiorno e toccò Ascea. Al suo apparire etc…”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a pp. 132-133 e ssg., in proposito scriveva che: “Da Rutino, era partito Salvatore Magnoni a capo di molti volontari del Cilento; etc…”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 94, in proposito scriveva che: “XI. Mentre le colonne insurrezionali di Vallo, l’anima delle quali era, come già dicemmo Stefano Passero, si muovevano per convergere verso i paesi che già avevano preparate le loro forze, Salvatore Magnoni, alla testa di numerosi e bravi insorti cilentani, partiva da Rutino, in compagnia del fratello Lucio, alto commissario civile e militare, per aggiungere nuova esca all’azione, per gettare lievito più forte e fecondo alla meta. Infatti, egli esercita un’influenza non minore dello slancio del suo cuore e, raccolti lungo il cammino altri uomini infervorati, va ad accrescere le intrepide schiere vallesi. Ma chi avrebbe dato le armi etc…”. Sulla colonna d’insorti cilentani capitanata da MICHELE MAGNONI ha scritto pure Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 51, in proposito scriveva: “Michele, ….si portò a Rutino, dove a capo di numerosi insorti, provenienti da Orria, da Perito, da Cicerale, da Torchiara, da Prignano, da Ogliastro e da Lustra, insieme ai germani Lucio e Salvatore proclamarono l’insurrezione il 27 agosto. Michele Magnoni il 28 si diresse verso Ascea, ove trovò già pronti gli uomini di Teodosio de Dominicis, il quale, chiamata alle armi la Guardia Nazionale del distretto di Vallo, marciò con essa verso Pisciotta. Una colonna imponente: circa 3 mila uomini, occupò Centola, Foria, Roccagloriosa, Poderia, Camerota, tutti al grido di “Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia, Viva il Dittatore Garibaldi”.”. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 98, in proposito scriveva: “Michele, con entusiasmo, si portò a Rutino e con i fratelli Lucio e Salvatore formò una colonna di uomini armati, che unitasi agli insorti di Laureana, di Torchiara, di Castellabate, di Stella Cilento e di Cicerale, andò incontro a Garibaldi, dal quale aveva avuto la nomina a pro-dittatore.”. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p. 148, in proposito scriveva che: Le truppe (circa 1500 uomini) di de Dominicis, seguite a breve distanza da altri volontari agli ordini di Salvatore Magnone (fratello di Lucio e di Michele), da Caselle mossero verso oriente per “andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro” (84). Fusco, a p. 355, nella nota (84) postillava: “(84) Cfr. Il Lampo (quotidiano) del 3 settembre 1860. F. Policicchio, Le Camicie Rosse ecc.., p. 278 sg. Etc…”Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rivoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 88, in proposito scriveva che: Il campo cilentano fu ordinato a Torchiara…..Tra gli ufficiali più impegnati troviamo il padre dei Magnoni, Luigi con i figli Salvatore e Lucio e il giovanissimo Michele. Giuseppe Pessolani e il lucano Caputo con una grossa colonna partita dal Vallo di Diano arrivarono a Rutino e poi tornarono a Sala mentre i Cilentani si dirigevano verso il capoluogo del Distretto (21).”. Pinto, a p. 103, in proposito scriveva che: “Nell’archivio dei Magnoni c’è un’interessante documentazione su come fu resa operativa la Guardia Nazionale. In genere una parte servì per formare colonne di volontari, il resto per garantire il servizio di guarnigione (66)”. Pinto, a p. 103, nella nota (66) postillava: “(66) Ordinanza del Commissario Lucio Magnoni Rutino, 1 agosto 1860, APM.”.

STEFANO PASSERO

Nel 23 agosto 1860, il Comitato dell’Ordine di Napoli (Comitato Provinciale di Salerno) nominò STEFANO PASSERO, Commissario per promuovere l’insurrezione per il Distretto di Vallo della Lucania 

Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Trieste, 1868, Vol. II, a pp. 172-173, in proposito scriveva che: Stefano Passero la proclamò in quel di Vallo a’ 31 agosto; si fece comandante l’esercito del distretto, fè comitati a Gioj, a Stio, a Laurino. Cose facili ed impunite; che la podestà regia secondava, le soldatesche ritraevansi a Salerno, e i popoli senz’armi, tenuti compressi da’ governanti e da’ ribelli, non potevano fiatare. Intanto il Turr sbarcava gente a Sapri il 2 settembre.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a pp. 144-145, in proposito scriveva che: “A Salerno invece, giunse il 10 agosto Giovanni Matina, reduce dall’esilio, con l’incarico di promuovere l’insurrezione nel distretto di Salerno, Sala e Campagna, mentre per il distretto di Vallo il Comitato d’Azione incaricò Lucio Magnone. Era ormai tutto pronto e si attendevano solo le armi per insorgere ma, invano, i due comitati napoletano e salernitano tentarono di raggiungere un accordo, avvolti da screzi, rancori ed offese. Il 24 agosto Stefano Passero, che era incaricato dal Comitato dell’Ordine di Napoli di preparare l’insurrezione nel Vallo di Novi, informò in una lettera da Napoli il liberale Nicola Pagano circa uno sbarco di fucili nella marina di Ascea: “Cittadino fratello, a fine di promuovere la rivoluzione, con brevetto di ieri, venni accreditato presso il comitato provinciale di Salerno, da questo centrale dell’Ordine. Etc…”.”. Stefano Passero forte dell’incarico ricevuto dal Comitato provinciale di Salerno del Comitato dell’Ordine di Napoli – in contrapposizione alla nomina del Magnoni – il 24 agosto 1860 scriverà all’amico NICOLA PAGANO ordinandogli di andare ad Ascea per prendere le armi che il Governo Piemontese inviava. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. II, gennaio 1921), a pp. 124-125 , in proposito scriveva che: “III. Nella provincia di Salerno le file erano ben formate….Il Comitato Centrale dell’Ordine aveva invece destinato a promuovere l’insurrezione nel distretto di Vallo Stefano Passero; ma il patriottismo dei due egregi uomini evitò ogni conflitto ed entrambi cooperarono nobilmente al santissimo scopo.”. Mazziotti, a p. 124, nella nota (1 e 2) postillava: “(1-2) Racioppi, op. cit. pag. 192.”. Mazziotti, a p. 124, nella nota (4) postillava: “(4) Lacava – Opera già citata, pag. 510”. Mazziotti scriveva pure che: Il Comitato Centrale dell’Ordine aveva invece destinato a promuovere l’insurrezione nel distretto di Vallo Stefano Passero; ma il patriottismo dei due egregi uomini evitò ogni conflitto ed entrambi cooperarono nobilmente al santissimo scopo.”. Dunque, Mazziotti mette in evidenza i dissidi fra i due Comitati Napoletani. Per il Distretto di Vallo della Lucania il Comitato dell’Ordine aveva nominato STEFANO PASSERO, mentre il Comitato d’Azione aveva nominato Lucio Magnoni. Mazziotti però aggiunge che nonostante i dissidi fra i due Comitati, “il patriottismo dei due egregi uomini evitò ogni conflitto ed entrambi cooperarono nobilmente al santissimo scopo.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 164, in proposito scriveva che: “Tornati in patria, gli esuli politici, molti dei quali attratti dalla politica cavouriana, diedero al Comitato d’Ordine un carattere più moderato. Ciò portò inevitabilmente a divergenze interne e, quando i mazziniani si resero conto della massiccia presenza dei cavouriani nel Comitato d’Ordine, i quali spingevano per il Plebiscito e l’immediata annessione del regno al Piemonte, diedero vita al ‘Comitato Unitario Nazionale’, un comitato di stampo democratico, alternativo al Comitato d’Ordine. Il Comitato del Distretto di Vallo ebbe due Commissari: Lucio Magnoni, aderente al Comitato Unitario Nazionale, e Stefano Passaro, del Comitato d’Ordine, i quali collabrorarono nelle loro azioni, anche se a prevalere erano le posizioni del Magnoni (215).”. Del Duca, a p. 164, nella nota (215) postillava che: “(215) F. Policicchio, Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro, in L. Rossi, Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno, cit. pag. 275.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a pp. 165-166, in proposito scriveva che: L’insurrezione nel distretto di Vallo veniva guidata dai fratelli Magnoni e da Stefano Passaro, mentre Lucio Magnoni, etc…”. Francesco Franco (….), nel suo La Rivoluzione Garibaldina del 1860 del Salernitano, Quaderni del Circolo Culturale Salernitano, ed. Rufolo e Cantelmo, Salerno, 1959, a pp. 23-24, dopo di aver scritto del mandato al Matina, in proposito scriveva che: “Restava escluso il distretto di Vallo. Per questo il Comitato Unitario si affrettò a nominare Lucio Magnoni, quello dell’Ordine tentò di opporgli Stefano PASSERO. I due commissari in realtà procedettero d’amore e d’accordo, ma le disposizioni che valevano erano quelle di Magnoni. Così tutta la provincia fu sotto il controllo dei mazziniani.”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a p. XVIII, in proposito scriveva che: “In quella Stefano Passero avea proclamata l’insurrezione in Vallo di Diano, etc…”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. II, gennaio 1921), a pp. 124-125 , in proposito scriveva che: Il 28 agosto Stefano Passero etc…. Antonio Alfieri d’Evandro (…), nel 1861, nel suo “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, a pp. 68-69, in proposito scriveva pure: E nel tempo stesso, diressi al Comitato in Napoli un rapporto che trascrivo. Ai Signori Presidente e Componenti il Comitato Unitario Nazionale di Napoli. Signori, in vista dei poteri conferitomi etc…In conseguenza di ciò….”La mattina di ieri muovevano a capo di considerevoli forze Nazionali i signori Passaro di Vallo e Ferrara di S. Biase, l’uno battendo la via di Gioi, Laurino, Piaggine per uscire a Diano, l’altro quella di Cuccaro, Laurino, Rofrano per fortificarsi a Sanza.”. Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a pp. 192-193 e ssg., in proposito scriveva che: Nel giorno medesimo mentre Lucio Magnone leva il popolo in Rotino e raccoglie gl’insorgenti de’ contigui paesi, Stefano Passaro fa prendere le armi alle milizie della città e del distretto di Vallo, e le guida per la vie di Policastro e del Fortino all’obiettivo di tutti, che era Sala-Consilina. Ma questo terzo e più grosso contingente di armati non aspettarono i primi arrivati nel Vallo di Diano ed il Fabrizii: imperocchè per le ormai propalate vittorie del general Garibaldi nelle Calabrie, perduti dell’animo i rari sostegni del vecchio governo, e bollenti i popoli di novità, stimarono essere ormai non di preriglio, ma di piacente e festosa mostra lo entrare nella città di Sala. Laonde il mattino del giorno 30 con mille uomini armati vennero tra pubbliche acclamazioni in quella città; e tosto il Sottointendente “rassegnò il potere (dice l’atto che fu scritto) nelle mani del popolo insorto, e per esso del cittadino Colonnello Giovanni Matina, commissario civile e militare della provincia, che assume il titolo di prodittatore con facoltà di nominare il governo provvisorio insurrezionale”. Il Fabrizii era di avviso, che questo moto si fosse raccolto sotto unico indirizzo, sì civile sì militare, al moto che ormai potea dirsi ordinato nella prossima Basilicata: ma al consiglio avrebbero fatto incaglio i municipali spiriti, e fecero. Però il Mattina assume la Prodittatura del Salernitano, e manifesta nel primo suo atto: “La provincia di Salerno etc….”Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a pp. 132-133 e ssg., in proposito scriveva che: “Da Rutino, era partito Salvatore Magnoni a capo di molti volontari del Cilento; e i patrioti Stefano Passaro di Vallo della Lucania e Ferrara di San Biase, seguiti da alcuni manipoli di ardimentosi, avevano preso l’uno la via di Gioi, Laurino, Piaggine; l’altro quella di Cuccaro, Laurito, Rofrano e Sanza, per convergere poi, nel “Vallo di Diano”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 94, in proposito scriveva che: “XI. Mentre le colonne insurrezionali di Vallo, l’anima delle quali era, come già dicemmo Stefano Passero, si muovevano per convergere verso i paesi che già avevano preparate le loro forze, Salvatore Magnoni, alla testa di numerosi e bravi insorti cilentani, partiva da Rutino, in compagnia del fratello Lucio, alto commissario civile e militare, per aggiungere nuova esca all’azione, per gettare lievito più forte e fecondo alla meta. Infatti, egli esercita un’influenza non minore dello slancio del suo cuore e, raccolti lungo il cammino altri uomini ifervorati, va ad accrescere le intrepide schiere vallesi. Ma chi avrebbe dato le armi etc…”. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rivoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 104 e ssg., in proposito scriveva che: “11…Una formazione guidata da un altro reduce del ’48, Stefano Passaro, legato al Comitato d’Ordine, promuoveva la rivolta a Vallo della Lucania, poi attraversava l’alto Cilento per sbucare a Diano, mentre la colonna Ferrara arrivò a Sanza, dove giustiziò Laveglia e gli altri che avevano organizzato l’eccidio di Pisacane.”. Pinto, a p. 104, nella nota (68) postillava: “(68) Ordinanza del Commissario Lucio Magnoni Rutino, 1 agosto 1860, APM.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 165, in proposito scriveva che: L’insurrezione nel distretto di Vallo veniva guidata dai fratelli Magnoni e da Stefaro Passaro, mentre Lucio Magnoni, Commissario Delegato esponeva al Comitato Unitario Nazionale che: “In virtù dei poteri conferitimi da codesto Consiglio in nome del Dittatore Garibaldi etc….”(218).”. Del Duca, a p. 165, nella nota (216) postillava: “(216) C. Pinto, La “Nazione Armata”, in ‘Garibaldi il mito e l’antimito, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008, p. 118.”. Del Duca, a p. 166, nella nota (217) postillava: “(217) A.S.S. Giornali, Notizie circa il fenomeno della provincia di Principato Citeriore per l’imminente scoppio della rivoluzione, “Il Lampo”, n. 26, Napoli, 27 agosto 1860″. Cosimo De Giorgi (….), nel suo “Viaggio nel Cilento”, ed. Galzerano, a p. 228 e ssg., ci parla dei Magnoni nella rivolta del ’48 e del grande ruolo che ebbero i Magnoni. Davis Ottati (….), nel suo “Dal Feudo alla liberà – un paese del Sud”, ed. Pananti, Firenze, a p. 98 e ssg., in proposito scriveva che: Il fenomeno del volontarismo che aveva alimentato validamente le primigenie schiere garibaldine, era a quel tempo già in declino ed i motivi, tanto per esemplificare, erano due: il primo, perché Garibaldi aveva rinsanguato le sue colonne, e, dalla fase dello spontaneismo pittoresco della guerriglia, era passato alla più razionale organizzazione militare, secondo, perchè con i successi le titubanze sabaude erano fugate, subentrando al loro posto la paura di essere tagliati fuori, quindi provvedendo a far muovere esercito e maina. E’ spiegabile così il mediocre afflusso di uomini del principato – da scartare quindi l’opinione razzistica secondo cui lo stato maggiore di Garibaldi avrebbe operato un’odiosa discriminazione verso l’apporto meridionale – tenendo ben presente che i “quadri” rivoluzionari come i Padula, i Pessolani, i Santelmo, i Magnone e molti altri, erano già nelle sue file garibaldine e a Milazzo appunto cadeva il prete Vicenzo Padula, senza contare la colonna Passero di cui si dirà.”. Ottati (…), a p. 98 aggiungeva che: “Stefano Passero (55), intanto, ebbe magior fortuna perché avendo organizzato nel Cilento una colonna di 1.000 uomini armati gli venne ordinato di muoversi dal Vallo di Diano e portarsi verso Salerno. La colonna Passero poi si unì alle file garibaldine, partecipando onorevolmente alla battaglia di Capua.”. Ottati, a p. 98, nella nota (54) postillava: “(54) Io stesso ho conosciuto il nipote, il notaio Matina, neli anni trenta, di Teggiano che frequentava mio padre tutte le volte che si recava a Sala.”. Ottati, a p. 98, nella nota (55) postillava: “(55) Il Passero era un medico. Fu condannato alla decapitazione dai borboni ma sfuggì alla pena dandosi alla clandestinità.”. Su Stefano Passero ha scritto Matteo Mazziotti (….), nel suo “La reazione borbonica nel Regno di Napoli”,

Nel 23 agosto 1860, il Comitato napoletano dell’Ordine nominò STEFANO PASSERO

Antonio Alfieri d’Evandro (…), nel 1861, nel suo “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, a pp. 72 e ssg., nell’“Appendice”, al “Doc. n. 5”, ovvero la “Relazione Rapporto di STEFANO PASSERO” inviata al Comitato Napoletano, che, in proposito scriveva che: “A 23 Agosto 1860 il Comitato dell’Ordine, comunicava a Comitato provinciale di Salerno, il seguente Ordine. “Il Capitano della Guardia Nazionale Sig. Stefano Passero di Vallo è accreditato presso il Comitato Provinciale di Salerno nella qualità di “promotore o direttore del movimento insurrezionale del Distretto di Vallo di accordo con cotesto provinciale o con gli altri capi precedentemente nominati e da nominarsi. ».. Il Passero proseguendo la sua relazione sui fatti, a p. 74, in proposito scriveva che: In forza e per effetto di questo mandato il Signor Stefano Passero etc…”. Il Passero, nel suo Rapporto si firmava: Noi Stefano Passero etc…Il Comandante in capo della insurrezione dell’Alto Cilento Stefano Passero.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. II, gennaio 1921), a pp. 124-125 , in proposito scriveva che: “III. Il Comitato Centrale dell’Ordine aveva invece destinato a promuovere l’insurrezione nel distretto di Vallo Stefano Passero; ma il patriottismo dei due egregi uomini evitò ogni conflitto ed entrambi cooperarono nobilmente al santissimo scopo.”. Mazziotti, a p. 124, nella nota (1 e 2) postillava: “(1-2) Racioppi, op. cit. pag. 192. Il col. Materazzo, poi generale, era stato uno dei valorosi difensori di Venezia nel 48.”. Mazziotti scriveva pure che: Il Comitato Centrale dell’Ordine aveva invece destinato a promuovere l’insurrezione nel distretto di Vallo Stefano Passero; ma il patriottismo dei due egregi uomini evitò ogni conflitto ed entrambi cooperarono nobilmente al santissimo scopo.”. Dunque, Mazziotti mette in evidenza i dissidi fra i due Comitati Napoletani. Per il Distretto di Vallo della Lucania il Comitato dell’Ordine aveva nominato Stefano Passero, mentre il Comitato d’Azione aveva nominato Lucio Magnoni. Mazziotti però aggiunge che nonostante i dissidi fra i due Comitati, “il patriottismo dei due egregi uomini evitò ogni conflitto ed entrambi cooperarono nobilmente al santissimo scopo.”. Mazziotti scriveva che il patriottismo tra Lucio Magnoni ed il Passero evitò conflitti tra i due che cooperarono abilmente per la riuscita delle operazioni. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 264, in proposito scriveva che: “Durante la campagna di Sicilia, l’instancabile Giovanni Matina, per incarico del ‘Comitato napoletano dell’Ordine’ si era recato a Palermo per ricevere ordini e istruzioni da Garibaldi. Tornato a Napoli, nella mattinata del 10 agosto il Comitato gli dava “autorità di promuovere l’insurrezione” a Sala e Campagna, assicurandogli il concorso di altri noti liberali della provincia, quali Stefano Passero nella Valle di Novi che teneva le file (91) di un’altra rete di cospiratori. Il Matina, però, nel dissenso “tra le due Braccia del Comitato, Ordine e Azione”, preferì seguire l’azione dell’Unitario, che il 23 lo nominò Alto Commissario politico, non solo di Sala e Campagna, ma anche di Salerno. Stefano Passero rimase però sempre nel Comitato dell’Ordine, come vedremo.”. Ebner scriveva che il “Comitato napoletano dell’Ordine”, il 10 agosto 1860 assicurò al Matina il concorso di altri noti liberali della provincia, quali Stefano Passero nella Valle di Novi che teneva le file (91) di un’altra rete di cospiratori.”. Dunque, Ebner scriveva che STEFANO PASSERO della Valle di Novi “teneva le file (91) di un’altra rete di cospiratori”. Quale fosse la rete dei cospiratori tenuta da STEFANO PASSERO di Novi non è detto. Ebner aggiunge solo che il Passero Stefano Passero rimase però sempre nel Comitato dell’Ordine, come vedremo.”. Ebner, a p. 265, nella nota (94) postillava: “(94) Il 23 agosto 1860 il Comitato Centrale dell’Ordine comunicava al Comitato provinciale di Salerno che il “Capitano della Guardia Nazionale Sig. Stefano Passero di Vallo è accreditato presso il Comitato Provinciale di Salerno nelle qualità di promotore o direttore del Movimento insurrezionale nel Distretto di Vallo” facendogli tenere 500 ducati.”. Dunque, Ebner postillava che il 23 agosto 1860, “…il Comitato Centrale dell’Ordine comunicava al Comitato provinciale di Salerno”, comunicava che Stefano Passero di Vallo è accreditato presso il Comitato Provinciale di Salerno nelle qualità di promotore o direttore del Movimento insurrezionale nel Distretto di Vallo”.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 164, in proposito scriveva che: Il Comitato del Distretto di Vallo ebbe due Commissari: Lucio Magnoni, aderente al Comitato Unitario Nazionale, e Stefano Passaro, del Comitato d’Ordine, i quali collabrorarono nelle loro azioni, anche se a prevalere erano le posizioni del Magnoni (215).”. Del Duca, a p. 164, nella nota (215) postillava che: “(215) F. Policicchio, Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro, in L. Rossi, Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno, cit. pag. 275.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a pp. 165-166, in proposito scriveva che: L’insurrezione nel distretto di Vallo veniva guidata dai fratelli Magnoni e da Stefano Passaro, mentre Lucio Magnoni, Commissario Delegato esponeva al Comitato Unitario Nazionale che “In virtù dè poteri conferitomi da codesto Consiglio in nome del Dittatore Garibaldi, etc…”.”. Questa Relazione/Rapporto di Lucio Magnoni inviata al Comitato napoletano è stata pubblicata dall’Alfieri d’Evandro (….). Francesco Franco (….), nel suo La Rivoluzione Garibaldina del 1860 del Salernitano, Quaderni del Circolo Culturale Salernitano, ed. Rufolo e Cantelmo, Salerno, 1959, a pp. 23-24, dopo di aver scritto del mandato al Matina, in proposito scriveva che: “Restava escluso il distretto di Vallo. Per questo il Comitato Unitario si affrettò a nominare Lucio Magnoni, quello dell’Ordine tentò di opporgli Stefano PASSERO. I due commissari in realtà procedettero d’amore e d’accordo, ma le disposizioni che valevano erano quelle di Magnoni. Così tutta la provincia fu sotto il controllo dei mazziniani.”.

Le commissioni istituite per la raccolta di danaro da parte di STEFANO PASSERO

Antonio Alfieri d’Evandro (…), nel 1861, nel suo “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, a pp. 72 e ssg., nell’“Appendice”, al “Doc. n. 5”, ovvero la “Relazione Rapporto di STEFANO PASSERO” inviata al Comitato Napoletano, che, in proposito scriveva che: “A 23 Agosto 1860 il Comitato dell’Ordine, comunicava a Comitato provinciale di Salerno, il seguente Ordine. “Il Capitano della Guardia Nazionale Sig. Stefano Passero di Vallo è accreditato presso il Comitato Provinciale di Salerno nella qualità di “promotore o direttore del movimento insurrezionale del Distretto di Vallo di accordo con cotesto provinciale o con gli altri capi precedentemente nominati e da nominarsi. ».. Il Passero proseguendo la sua relazione sui fatti, a p. 74, in proposito scriveva che: In forza e per effetto di questo mandato il Signor Stefano Passero etc…”. Il Passero, nel suo Rapporto si firmava: Noi Stefano Passero etc…Il Comandante in capo della insurrezione dell’Alto Cilento Stefano Passero.”. Alfieri d’Evandro (…), nel 1861, nel suo “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, a pp. 73-74, nell’“Appendice”, al “Doc. n. 5”, ovvero la “Relazione Rapporto di STEFANO PASSERO” inviata al Comitato Napoletano, che, in proposito scriveva che: In forza e per effetto di questo mandato il Signor Stefano Passero riuniva in sua casa tutti i notabili di Vallo e manifestava ad essi l’ordine soprascritto e i diversi proclami ricevuti dal comitato medesimo, annunziava aver dal Comitato Provinciale ricevuto D. 500 per iniziare il movimento insurrezionale, dietro di che si passava alla creazione di tre Commissioni, come rilevasi dal seguente 1. ° Bullettino rivoluzionario della Lucania occidentale, pubblicato al 30 Agosto 1860 dal Comitato Centrale dell’ ordine. “Noi Stefano Passero, in virtù di poteri conferitici dal Comitato centrale dell’ ordine e dell’ unità Nazionale, di accordo co’ cittadini di Vallo, dichiariamo iniziata l’insurrezione, avente per iscopo la formazione del Regno d’Italia sotto lo scettro costituzionale del Re Vittorio Emmanuele sotto la Dittatura dell’ invitto eroe Garibaldi. E affinchè l’insurrezione medesima non devii dal suo scopo viene stabilita in questo Capoluogo: 1. Una Commissione incaricata di raccogliere armi e munizioni di ogni specie. 2. Una commissione diretta a raccogliere delle somme per offerte volontarie. 3. Una commissione destinata a provvedere alla pubblica sicurezza durante il tempo, in cui alle Autorità governative manca la forza morale per la esecuzione delle leggi e per l’amministrazione della giustizia . Il Comandante in capo della insurrezione dell’Alto Cilento Stefano Passero. » Dalla prima commissione furono raccolte armi , che vennerò distribuite ai volontarii che seguivano il Comandante Passero. Dalla seconda commissione si ricevettero volontariamente offerte per D. 3000 circa e di questa somma non furono introitati che solo D. 1200 passati al Comandante Passero a fine di pagarsi gl’individui , che lo seguivano, e per supplire ad ogni altra spesa occorrente nel movimento insurrezionale. Dalla terza commissione ben si provvide allo scopo per cui era stata creata.”. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, nella nota (94) postillava: “(94) Il 23 agosto 1860 il Comitato Centrale dell’Ordine comunicava al Comitato provinciale di Salerno che il “Capitano della Guardia Nazionale Sig. Stefano Passero di Vallo è accreditato presso il Comitato Provinciale di Salerno nelle qualità di promotore o direttore del Movimento insurrezionale nel Distretto di Vallo” facendogli tenere 500 ducati. Va ricordato che nel distretto di Vallo erano stati già raccolti nel 1859 d. 471, dei quali 300 vennero rimessi al Comitato provinciale e 171 conservati a Vallo per fare cartucce.”. Dunque, Pietro Ebner scriveva che, nel Distretto di Vallo, il “Movimento insurrezionale nel Distretto di Vallo” (il cui promotore e Direttore accreditato dal Comitato Centrale dell’Ordine, era Stefano Passero), gli fece tenere 500 ducati ed “erano stati già raccolti nel 1859 d. 471, dei quali 300 vennero rimessi al Comitato provinciale e 171 conservati a Vallo per fare cartucce.”Dunque, tra il 23 ed il 28 agosto 1860, Stefano Passero istituì tre Commissioni. Il D’Evandro scriveva che: “Dalla prima commissione furono raccolte armi, che vennero distribuite ai volontarii che seguivano il Comandante Passero…..”. D’Evandro continuando la sua relazione scriveva: “Il 28 Agosto 1860 affluivano sulla piazza di Vallo le guardie nazionali de’ Comuni di Novi, Cannalonga, etc…”, e poi aggiungeva: “Molti volontari di essi comuni ingrossavano le file degl’insorti del Distretto; il municipio provvedendo a quanto occorreva alla insorta colonna che fu largamente pagata dal Comandante Passero. Altrettanto avveniva in Stio, in Laurino, in Piaggine, e in Sano. Etc…”. Dunque, D’Evandro scriveva che nel Distretto di Vallo della Lucania, il Municipio di Vallo della Lucania provvedè a quanto occorresse alla colonna di Stefaro Passero, ed aggiunge che le spese vive per l’occorrente “fu largamente pagata dal Comandante Passero”.

Nel 27 agosto 1860, a Rutino, i fratelli MAGNONI: LUCIO, MICHELE e SALVATORE e NICOLA proclamavano l’Insurrezione armata nel Cilento

Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 264, riferendosi alla Relazione di Lucio Magnoni (….), in proposito scriveva che: Il 27 agosto, a Rutino, “si proclamava da noi la insurrezione Nazionale e congiungendosi con De Dominicis, Pagano e Giordano, raccolte tutte le forze insurrezionali che approssimativamente ammontavano a 3000 uomini, si marciò pel Vallo di Policastro” (92).”. Ebner, a p. 264, nella nota (92) postillava: “(92) D’Evandro, cit., Docum., n. 3 bis (Relazione Lucio Magnoni). Vi è trascritto l’ordine del Dittatore, di cui è una riproduzione in G. De Crescenzo, I salernitani nell’epopea garibaldina del 1860, Salerno 1939. L. Magnoni emise a Rutino, il 31 agosto, la seguente ordinanza valida per tutti i paesi controllati dalla sua rete: “Unità d’Italia // Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia // Il Generale Garibaldi Dittatore // etc…”.  Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: “La relazione di Lucio Magnoni conferma l’invio di messi fidati a Ceraso, Ascea e Pisciotta. Sicché la colonna partita da Rutino, e rinforzata lungo la via, incontrò a Velia gli insorti di Ceraso (vi si erano uniti circa 80 giovani di Vallo) al comando di Pietro Giordano. Ad Ascea, Teodosio De Dominicis distribuì a coloro che ne mancavano, i 500 fucili rimessi dal Comitato d’azione di Genova per il Cilento, sbarcati a Pioppi e da lui ritirati.”. Pietro Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, etc…”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. II, gennaio 1921), a pp. 124-125 , in proposito scriveva che: “III. Nella provincia di Salerno le file erano ben formate….Il Matina, nel dissenso tra i due Comitati preferì seguire quello Unitario, il quale nominò il 23 agosto Commissario politico e civile nei distretti di Salerno, Sala e Campagna avendo dato per altro distretto eguali poteri a Lucio Magnoni (4). Nominava in pari tempo Salvatore Magnoni comandante di un corpo di insurrezione nel distretto di Vallo. Il Comitato Centrale dell’Ordine aveva invece destinato a promuovere l’insurrezione nel distretto di Vallo Stefano Passero; ma il patriottismo dei due egregi uomini evitò ogni conflitto ed entrambi cooperarono nobilmente al santissimo scopo.”. Mazziotti, a p. 124, nella nota (1 e 2) postillava: “(1-2) Racioppi, op. cit. pag. 192. Il col. Materazzo, poi generale, era stato uno dei valorosi difensori di Venezia nel 48.”. Mazziotti proseguendo il suo racconto a p. 125 scriveva: “Il Matina mosse da Napoli per Salerno il 23 agosto stesso, accompagnato da Luigi Fabrizi, scelto, disse egli stesso in una Relazione al Ministro della Guerra “dai capi che preparavano l’insurrezione nella provincia di Salerno”(5).”. Il Mazziotti si riferisce ad un manoscritto di De Meo, forse Ettore Di Meo (?).  Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 127, in proposito scriveva che: “Lucio Magnoni con i fratelli Salvatore e Michele, …..la iniziarono il 27 agosto a Rutino formando una compatta colonna con gli insorti venuti da Castellabate al comando di Carlo De Angelis, da Laurana sotto la guida di Guido Del Mercato e di Ignazio Cagnano, da Stella Cilento con Raffaele Zammarelli, da Sessa con Raffaele Coccoli e Francesco Del Giudice, da Cicerale con Andrea De Ciutiis, da Torchiara con Ferdinando Vairo. L’intera colonna era al comando di Salvatore Magnoni.”. Mazziotti proseguendo il suo racconto sulle colonne formatisi a Rutino aggiungeva delle altre colonne che andarono verso il Golfo di Policastro e scriveva: “Nello stesso tempo il giorno 28 agosto in piena intelligenza con Lucio Magnoni, Teodosio De Dominicis, della antica e patriottica famiglia di Ascea, proclamava la rivolta nel suo comune ed organizzava masse di insorti. In tutto il distretto di Vallo per ordine del Magnoni si mobilizzava la guardia nazionale. Il De Dominicis con essa muoveva per Pisciotta, quindi per Centola, Foria, Poderia, Camerota e Roccagloriosa, tra il giubilo di quelle popolazioni. Questa colonna ebbe ordine dal Magnoni di raccogliere guardie nazionali in tutti i comuni del Vallo di Policastro ed occupare la linea tra Sapri e Lagonegro (3). Difatti il giorno 3 occuparono Torreorsaia e Castelruggero e quindi accamparono su quella linea. A la colonna si riunirono Pietro Giordano e Gennaro Pagano. Il 28 agosto Stefano Passero etc…. Mazziotti, a p. 127, nella nota (3) postillava: “(3) Relazione di Lucio Magnoni. Opuscolo di Altieri, p. 69.”. Qui vi è un errore di stampa perchè il Mazziotti si riferisce al testo di Alfieri d’Evandro (….), ed il suo “L’insurrezione armata etc…”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”,  ed. Cecchini, Venezia, 1861, a p. 311, in proposito scriveva: Subito che il governo insurrezionale della Basilicata si vide al sicuro, impiegò tutte le sue forze per importare col mezzo di agenti l’insurrezione anche nel Principato ed estenderla anche nella Terra di Lavoro e negli Abruzzi. Dal 15 agosto in poi insorsero Eboli, la Šala, il distretto di Cilento nel Principato citeriore. I regii lasciarono tranquillamente succedere tutto ciò , ma non però quando videro che la rivoluzione cominciava ad agitarsi anche nel Principato ulteriore.”. Molti di questi documenti, come le Ordinanze di Lucio Magnoni, fraello di Michele e di Salvatore, furo pubblicate dall’Alfieri D’Evandro. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a p. XVIII, in proposito scriveva che: “….furono attivissimi. In quella Stefano Passero avea proclamata l’insurrezione in Vallo di Diano, Teodosio de Dominicis in Ascea ed i fratelli Magnone in Torchiara. Lasciando a ciascun capo di dilungarsi sulle proprie operazioni son dolente che tra i documenti non si rattrovi la relazione dell’egregio de Dominicis. L’amico nostro, impedito dal redigerla per fisica indisposizione, era stato soccorso dagl’operosi cittadini Gennaro Pagano e Luigi Giordano ed avea diviso le sue colonne in tre battaglioni che marciando per Policastro si ricongiunsero a Sapri con gl’insorti di Magnoni ed ingrossarono le nostre file nel Vallo di Diano. Così le masse di tutte le forze della rivoluzione riconcentrandosi in quella strategica vallea e Fabrizii fece occupare solidamente le gole di Campestrino e del Fortino stabilendo il quartier generale allo Scorzo. I regi spaventati fuggirono a Salerno, quei di Calabria tagliati fuori deposero le armi e Garibaldi lasciato in marcia l’esercito, volò a ricongiungersi a noi e dopo pochi giorni entrava a Napoli….Il movimento fu unanime, popolare, non funestato da un solo eccesso. Duolmi il dirlo, ma stigmatizzerò il tristo perchè fu solo, un tale soltanto si permise e maltrattare e rubare il Sindaco di Morigerati di orologio, schioppo e cappello, il Sindaco avea anche sofferto per causa di libertà e quel tale accompagnava le colonne. Il ripeto fu solo.”. Dunque, il Segretario della Prodittatura di Sala Consilina, Antonio Alfieri d’Evandro (….) scriveva che uno dei capi della rivolta cilentana, TEODOSIO DE DOMINICIS, era stato soccorso dagl’operosi cittadini Gennaro Pagano e Luigi Giordano”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, a p. 68, in “Appendice”, nel documento “N° 3 bis”, in proposito scriveva che Lucio Magnoni: “E nel frattempo stesso, diressi al Comitato in Napoli un rapporto che trascrivo: AI SIGNORI, Presidente e Componenti il Comitato Nazionale in Napoli. Signori….la conseguenza di ciò martedì scorso faceva partire mio fratello Michele col cittadino Teodosio de Dominicis per Ascea; i quali messe sotto le armi quella Guardia Nazionale, muovevano verso Pisciotta con forze imponenti ed occupavano Centola, Foria, Camerata, e Rocca Gloriosa tra le grida entusiastiche di quelle popolazioni etc…Ho loro ordinato di gittarsi nel Vallo di Policastro, raccogliere tutte quelle forze ed andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro…..Rutino il primo settembre 1860. Lucio Magnoni.”. Antonio Alfieri d’Evandro (…), nel 1861, nel suo “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, a p. 67, nell’Appendice, in proposito scriveva che: “Recatoci sopra luogo, e preso concerti con tutt’i capi del movimento, il giorno 27 Agosto in Rutino si proclamava da noi l’insurrezione Nazionale, e congiundendoci con de Dominicis, Pagano, e Giordano, raccolte tutte le forze insurrezionali, che approssimativamente ammontavano a 3000 uomini, si marciò pel Vallo di Policastro. La notte del 3 settembre mio fratello Michele con pochi uomini andò ad incontrare il generale Garibaldi sbarcato a Sapri, e ne ricevette le disposizioni per la marcia nel Vallo di Diano.”. Il d’Evandro, a pp. 68-69, in proposito scriveva pure: “E nel tempo stesso, diressi al Comitato in Napoli un rapporto che trascrivo. Ai Signori Presidente e Componenti il Comitato Unitario Nazionale di Napoli. Signori, in vista dei poteri conferitomi etc…In conseguenza di ciò martedì scorso facevo partire mio fratello Michele col cittadino Teodosio de Dominicis per Ascea; i quali messe sotto le armi quella Guardia Nazionale, muovevano verso Pisciotta con forze imponenti ed occupavano Centola, Foria, Poderia, Camerata, e Rocca Gloriosa tra le grida entusiastiche di quelle popolazioni di Viva etc…Ho loro ordinato di gittarsi nel Vallo di Policastro, raccogliere tutte quelle forze ed andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro…..La mattina di ieri muovevano a capo di considerevoli forze Nazionali i signori Passaro di Vallo e Ferrara di S. Biase, l’uno battendo la via di Gioi, Laurino, Piaggine per uscire a Diano, l’altro quella di Cuccaro, Laurino, Rofrano per fortificarsi a Sanza…..Rutino primo Settembre 1860.”. Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a pp. 192-193 e ssg., in proposito scriveva che: “Pertanto il 27 di agosto Giovanni Matina, Lorenzo Curzio ed altri nove animosi dettero pubblico incorniciamento alla impresa nella piccola terra di Sant’Angelo a Fasanella; ove erano raccolti gl’insorgenti de’ prossimi paesi di Sicignano, di Postiglione e di Galdo; i quali raggiunti che furono da quelli di Roscigno, di Ottati e di Corleto-celentana, sboccarono il giorno 29 nel vallo di Diano. Quello stesso giorno Claudio Guerrile gridava per Buccino e circostanti terre del distretto di Campagna la insurrezione; e ingrossando di passo in passo sue file toccava alla posta il giorno convenuto. Nel giorno medesimo mentre Lucio Magnone leva il popolo in Rotino e raccoglie gl’insorgenti de’ contigui paesi, Stefano Passaro fa prendere le armi alle milizie della città e del distretto di Vallo, e le guida per la vie di Policastro e del Fortino all’obiettivo di tutti, che era Sala-Consilina. Ma questo terzo e più grosso contingente di armati non aspettarono i primi arrivati nel Vallo di Diano ed il Fabrizii: imperocchè per le ormai propalate vittorie del general Garibaldi nelle Calabrie, perduti dell’animo i rari sostegni del vecchio governo, e bollenti i popoli di novità, stimarono essere ormai non di preriglio, ma di piacente e festosa mostra lo entrare nella città di Sala. Laonde il mattino del giorno 30 con mille uomini armati vennero tra pubbliche acclamazioni in quella città; e tosto il Sottointendente “rassegnò il potere (dice l’atto che fu scritto) nelle mani del popolo insorto, e per esso del cittadino Colonnello Giovanni Matina, commissario civile e militare della provincia, che assume il titolo di prodittatore con facoltà di nominare il governo provvisorio insurrezionale”. Il Fabrizii era di avviso, che questo moto si fosse raccolto sotto unico indirizzo, sì civile sì militare, al moto che ormai potea dirsi ordinato nella prossima Basilicata: ma al consiglio avrebbero fatto incaglio i municipali spiriti, e fecero. Però il Mattina assume la Prodittatura del Salernitano, e manifesta nel primo suo atto: “La provincia di Salerno etc….”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Documenti”, a pp. 7-8, in proposito scriveva che: “N.° 9 bis. Ai Signori Presidenti e Componenti il Comitato Unitario Nazionale di Napoli. Signori…In conseguenza di ciò martedì scorso faceva partire mio fratello Michele col cittadino Teodosio de Dominicis per Ascea; i quali messa sotto le armi quella Guardia Nazionale, movevano verso Pisciotta con forze imponenti ed occupavano Centola, Foria, Poderia, Camerota e Rocca Gloriosa tra le grida entusiastiche di quelle popolazioni di Viva Vittorio Emmanuele Re d’Italia, Viva il Dittatore Garibaldi. Ho loro ordinato di gittarsi nel Vallo di Policastro, raccogliere tutte quelle forze ed andar ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro. La notte di martedì a giovedì partiva pure da Rutino l’altro mio fratello Salvatore a capo di molti volontarii del Cilento e della Provincia per andare a raggiungere le suddette forze Nazionali. La mattina di ieri muovevano a capo di considerevoli forze Nazionali i signori Passaro di Vallo e Ferraro di S. Biase, l’uno battendo la via di Gioi, Laurino Piaggine per riuscire a Diano, l’altro di Cuccaro, Laurino, Rofrano, pe fortificarsi a Sansa. Domani poi muoveranno dal Cilento tre battaglioni ben armati ed equipaggiati e si dirigeranno pure verso il Vallo di Diano dove si anderanno a concentrare tutte le forze di Salerno per mettersi a disposizione del Dittatore…..Rutino primo Settembre 1860.”Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Trieste, 1868, Vol. II, a pp. 172-173, in proposito scriveva che: “Per appoggiare i moti di Basilicata mandarono nel Salernitano un Giovanni Matina e un Luigi Fabrizi modenese; che accozzato una mano de’ più caldi corsero a Sala, dove il sottointendente Luigi Guerritore a’ 30 agosto con solenne atto, riconoscendo Vittorio e Garibaldi, rassegnava nelle mani del popolo insorto’ la podestà, e dichiarava ‘mettere nelle mani del colonnello Matina e del cittadino Fabrizi tutti i poteri militari’ (ch’egli stesso non aveva!). Codesti due, proclamatisi quegli prodittatore, questi ‘capo dell’insurrezione’, gridarono decaduti i Borboni, inaugurarono Vittorio con Garibaldi dittatore. Posero le armi nelle casse, crearono un cassiere; ma vedendo le popolazioni masticarla male, fecero commissarii ‘organizzatori’ delle rivolture in ogni parte; e per infrenare la reazione stamparono al 1° settembre un’ordinanza per disarmare i cittadini della provincia, con giudizi marziali, e stessa pena a qualunquee uffiziale civile e militare non desse braccio agli esecutori. Un Lucio Magnoni, uno di tal commissarii, con altra ordinanza minacciò fucilazione per gli ‘arrolamenti d’armati’. Ribassarono il sale; e decretarono a’ 4 settembre un indulto agl’imputati condannati ‘per qualsivolglia ragione’, fuorchè chi gli fosse per reazione; così liberarono i ladri, e carcerarono gli onesti. Negli stessi modi un Lorenzo Curcio proclamò a’ 27 agosto la rivoluzione in S. Angelo in Fasanella, e poi un Claudio Guerdile, nel distretto di Campagna. Stefano Passero la proclamò in quel di Vallo a’ 31 agosto; si fece comandante l’esercito del distretto, fè comitati a Gioj, a Stio, a Laurino. Cose facili ed impunite; che la podestà regia secondava, le soldatesche ritraevansi a Salerno, e i popoli senz’armi, tenuti compressi da’ governanti e da’ ribelli, non potevano fiatare. Intanto il Turr sbarcava gente a Sapri il 2 settembre.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 84-85, riferendosi a MICHELE MAGNONI, in proposito scriveva che: “Infatti, lieto dell’incarico e fiducioso nel risultato, insieme coi fratelli Lucio e Salvatore abbandonò al Faro di Messina lo Stato Maggiore dell’Orsini, si mosse con le schiere liberatrici e fra le acclamazioni delle turbe arrivò al suo paese, proclamandovi la rivolta il 27 agosto e ponendosi alla testa di circa cento giovani appartenenti a famiglie di Salerno e dei paesi vicini, convenuti a Rutino: erano venuti con Carlo De Angelis da Castellabate, con Enrico del Mercato ed Ignazio Cagnano da Laureana, con Raffaele Zammarrelli da Stella Cilento (22), con Raffaele Coccoli e Francesco Del Giudice da Sessa, con Andrea De Cutiis da Cicerale, con Ferdinando Vairo da Torchiara. Essi, dopo aver formata una ben serrata schiera, si misiero alla dipendenza di Salvatore Magnoni. VI. Michele, il giorno seguente, si diresse alla volta del mezzogiorno e toccò Ascea. Al suo apparire etc…”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a pp. 132-133 e ssg., in proposito scriveva che: “Da Rutino, era partito Salvatore Magnoni a capo di molti volontari del Cilento; e i patrioti Stefano Passaro di Vallo della Lucania e Ferrara di San Biase, seguiti da alcuni manipoli di ardimentosi, avevano preso l’uno la via di Gioi, Laurino, Piaggine; l’altro quella di Cuccaro, Laurito, Rofrano e Sanza, per convergere poi, nel “Vallo di Diano”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 94, in proposito scriveva che: “XI. Mentre le colonne insurrezionali di Vallo, l’anima delle quali era, come già dicemmo Stefano Passero, si muovevano per convergere verso i paesi che già avevano preparate le loro forze, Salvatore Magnoni, alla testa di numerosi e bravi insorti cilentani, partiva da Rutino, in compagnia del fratello Lucio, alto commissario civile e militare, per aggiungere nuova esca all’azione, per gettare lievito più forte e fecondo alla meta. Infatti, egli esercita un’influenza non minore dello slancio del suo cuore e, raccolti lungo il cammino altri uomini ifervorati, va ad accrescere le intrepide schiere vallesi. Ma chi avrebbe dato le armi etc…”. Sulla colonna d’insorti cilentani capitanata da MICHELE MAGNONI ha scritto pure Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 51, in proposito scriveva: “Michele, lasciato il suo Stato Maggiore al Faro di Messina, si portò a Rutino, dove a capo di numerosi insorti, provenienti da Orria, da Perito, da Cicerale, da Torchiara, da Prignano, da Ogliastro e da Lustra, insieme ai germani Lucio e Salvatore proclamarono l’insurrezione il 27 agosto. Michele Magnoni il 28 si diresse verso Ascea, ove trovò già pronti gli uomini di Teodosio de Dominicis, il quale, chiamata alle armi la Guardia Nazionale del distretto di Vallo, marciò con essa verso Pisciotta. Una colonna imponente: circa 3 mila uomini, occupò Centola, Foria, Roccagloriosa, Poderia, Camerota, tutti al grido di “Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia, Viva il Dittatore Garibaldi”.”. Dunque, Infante, sulla scorta del De Crescenzo e di una cronaca del tempo scriveva che MICHELE MAGNONI, si partì da Rutino e si diresse ad Ascea dove si riunì con la colonna del de Dominicis. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, a p. 137 e ssg., in proposito scriveva che: “Venne affrettata anche la riorganizzazione della Guardia Nazionale alla quale Lucio Magnoni indirizò un proclama, esortendo tutti a mettersi sotto il comando della “spada gloriosa” di Garibaldi, etc…”. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 98, in proposito scriveva: “Michele che si trovava nel carcere della Vicaria a Napoli, fu espulso dal Regno nel 1857 con “bando perpetuo”. Esiliato a Genova – dove conobbe ed amò Agnese Guerriero, che fu per tutta la vita la compagna delle sue ansie e dei suoi dolori – s’imbarcò con i Mille di Garibaldi e si distinse per il suo valore alla presa di Corleone. Il 2 agosto, Garibaldi gli diede il compito di recarsi in provincia di Salerno e preparare la rivoluzione. Michele, con entusiasmo, si portò a Rutino e con i fratelli Lucio e Salvatore formò una colonna di uomini armati, che unitasi agli insorti di Laureana, di Torchiara, di Castellabate, di Stella Cilento e di Cicerale, andò incontro a Garibaldi, dal quale aveva avuto la nomina a pro-dittatore.”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, parla dei volontari e cospiratori che parteciparono alle prime operazioni prodromiche nel Cilento, nel cap. XII, a pp. 116 e ssg. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p. 148, in proposito scriveva che: “Alla fine di agosto Lucio Magnone fece partire verso Sala una colonna di armati al comando del fratello Michele e di Teodosio De Dominicis. Furono occupate in successione Ascea, Pisciotta, Centola, Foria, Poderia, Camerota, Roccagloriosa, Torre Orsaia, Castel Ruggero e Caselle. In quest’ultimo borgo il decurionato fu costretto a consegnare cento ducati a De Dominicis: “Giunto in comune, il generale De Dominicis domandò tutto il denaro che si trovava in cassa, tanto che dell’esattore fondiario, quanto del Comune, onde sostenere le spese giornaliere….l’Amministrazione pensando ch’era inutile ogni ragione…con saviezza pensò di offrire al generale medesimo gratuitamente somma di docati 100, che accolse pacificamente e con ogni soddisfazione dell’amministrazione medesima, e così si salvò il residuo del denaro, che nel cennato fondo di cassa rinnovata”(83). Le truppe (circa 1500 uomini) di de Dominicis, seguite a breve distanza da altri volontari agli ordini di Salvatore Magnone (fratello di Lucio e di Michele), da Caselle mossero verso oriente per “andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro” (84). Fusco, a p. 355, nella nota (83) postillava: “(83) ACC, cart. 18 A, c.s. non n.”. Fusco, a p. 355, nella nota (84) postillava: “(84) Cfr. Il Lampo (quotidiano) del 3 settembre 1860. F. Policicchio, Le Camicie Rosse ecc.., p. 278 sg. Etc…”Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rivoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 88, in proposito scriveva che: Il campo cilentano fu ordinato a Torchiara…..Tra gli ufficiali più impegnati troviamo il padre dei Magnoni, Luigi con i figli Salvatore e Lucio e il giovanissimo Michele. Giuseppe Pessolani e il lucano Caputo con una grossa colonna partita dal Vallo di Diano arrivarono a Rutino e poi tornarono a Sala mentre i Cilentani si dirigevano verso il capoluogo del Distretto (21).”. Pinto, a p. 103, in proposito scriveva che: “Nell’archivio dei Magnoni c’è un’interessante documentazione su come fu resa operativa la Guardia Nazionale. In genere una parte servì per formare colonne di volontari, il resto per garantire il servizio di guarnigione (66)”. Pinto, a p. 103, nella nota (66) postillava: “(66) Ordinanza del Commissario Lucio Magnoni Rutino, 1 agosto 1860, APM.”. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rivoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 104 e ssg., in proposito scriveva che: “11…I Magnoni convocarono il loro campo nel loro fortino storico, a Rutino il 27 agosto, il giorno in cui iniziava la rivoluzione…..Michele Magnoni partì dal Basso Cilento con la sua compagnia per primo, per unirsi a Teodosio De Dominicis, altro uomo di tradizione rivoluzionaria, ma cavouriano, che scendeva nel Golfo di Policastro. Insieme avrebbero dovuto ricevere Garibaldi. Il fratello lanciò il consueto ordine del giorno che annunciava l’arrivo del Generale e lo seguì con il grosso dei volontari. Tutti i suoi ordini del giorno e i manifesti, tra i toni retorici del momento, erano zeppi di richiami alla disciplina oltre che avvertimenti chiari per qualsiasi aggressione alla proprietà privata. Molte lezioni del ’48 erano apprese (68). Una formazione guidata da un altro reduce del ’48, Stefano Passaro, legato al Comitato d’Ordine, promuoveva la rivolta a Vallo della Lucania, poi attraversava l’alto Cilento per sbucare a Diano, mentre la colonna Ferrara arrivò a Sanza, dove giustiziò Laveglia e gli altri che avevano organizzato l’eccidio di Pisacane.”. Pinto, a p. 104, nella nota (68) postillava: “(68) Ordinanza del Commissario Lucio Magnoni Rutino, 1 agosto 1860, APM.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 165, in proposito scriveva che: Finalmente il movimento incominciò a prendere forza anche nella provincia di Salerno. Il 23 agosto, Giovanni Matina venne nominato dal Comitato Centrale, Alto Commissario politico e civile peri distretti di Salerno e di Sala, e Salvatore Magnoni, ricevette il comando di un corpo d’insurrezione nel distretto di Vallo in qualità di Alto Commissario per l’insurrezione nel Cilento, mentre una nave piemontese avrebbe dovuto sbarcare armi nel Cilento……Il 27 agosto insorgeva il distretto di Vallo, mentre il 30 Sala Consilina. Il quotidiano “Il Lampo” il 27 agosto assicurava “da fonti veritiere, che la provincia è tutta in fermento, massimamente il distretto di Vallo, mentre tutte le forze militari sono concentrate a Salerno”(217). L’insurrezione nel distretto di Vallo veniva guidata dai fratelli Magnoni e da Stefaro Passaro, mentre Lucio Magnoni, Commissario Delegato esponeva al Comitato Unitario Nazionale che: “In virtù dei poteri conferitimi da codesto Consiglio in nome del Dittatore Garibaldi etc….”(218).”. Del Duca, a p. 165, nella nota (216) postillava: “(216) C. Pinto, La “Nazione Armata”, in ‘Garibaldi il mito e l’antimito, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008, p. 118.”. Del Duca, a p. 166, nella nota (217) postillava: “(217) A.S.S. Giornali, Notizie circa il fenomeno della provincia di Principato Citeriore per l’imminente scoppio della rivoluzione, “Il Lampo”, n. 26, Napoli, 27 agosto 1860″. Cosimo De Giorgi (….), nel suo “Viaggio nel Cilento”, ed. Galzerano, a p. 228 e ssg., ci parla dei Magnoni nella rivolta del ’48 e del grande ruolo che ebbero i Magnoni.

DA RUTINO A SAPRI – MICHELE MAGNONI – TEODOSIO DE DOMINICIS – GENNARO PAGANO – PIETRO GIORDANO

Nel 27 agosto 1860,  a RUTINO, MICHELE MAGNONI, insieme ad un centinaio di giovani Cilentani proclamò l’insurrezione armata

(Fig. n….) – Ritratto fotografico di Michele Magnoni

Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a p. XVIII, in proposito scriveva che: “In quella Stefano Passero avea proclamata l’insurrezione in Vallo di Diano, Teodosio de Dominicis in Ascea ed i fratelli Magnone in Torchiara.”. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 264, in proposito scriveva che: “Con i Mille era sbarcato a Marsala anche Michele Magnoni, al quale il generale diede poi l’incarico (Messina 2 agosto) di promuovere a Salerno “la insurrezione a favore della causa nazionale”. Giunto a Napoli e informatone il Comitato Unitario d’azione, Michele Magnoni ottenne per il fratello Lucio (23 agosto) la nomina ad “Alto Commissario Politico e Civile pel distretto di Vallo, in provincia di Salerno, il che importa imperio assoluto in talune emergenze anche sul potere militare” e per il fratello Salvatore (24 agosto) quella di Comandante del Corpo d’insurrezione sempre per lo stesso distretto….(92).”. Ebner, a p. 264, nella nota (92) postillava: “(92) D’Evandro, cit., Docum., n. 3 bis (Relazione Lucio Magnoni). Vi è trascritto l’ordine del Dittatore, di cui è una riproduzione in G. De Crescenzo, I salernitani nell’epopea garibaldina del 1860, Salerno 1939.”. Alfieri d’Evandro scriveva che MICHELE MAGNONI, il 2 agosto 1860 a Messina ricevette direttamente da Garibaldi l’incarico di scendere nel Cilento e promuovere l’insurrezione armata contro i Borboni. Arrivato nel Cilento, MICHELE MAGNONI ottenne dal Comitato Unitario d’Azione la nomina dei due suoi fratelli, LUCIO e SALVATORE, che si misero subito a lavoro. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. II, gennaio 1921), a pp. 124-125 , in proposito scriveva che: “III. Nella provincia di Salerno le file erano ben formate….Il Matina, nel dissenso tra i due Comitati preferì seguire quello Unitario, il quale nominò il 23 agosto Commissario politico e civile nei distretti di Salerno, Sala e Campagna avendo dato per altro distretto eguali poteri a Lucio Magnoni (4). Nominava in pari tempo Salvatore Magnoni comandante di un corpo di insurrezione nel distretto di Vallo. Il Comitato Centrale dell’Ordine aveva invece destinato a promuovere l’insurrezione nel distretto di Vallo Stefano Passero; ma il patriottismo dei due egregi uomini evitò ogni conflitto ed entrambi cooperarono nobilmente al santissimo scopo.”. Mazziotti, a p. 124, nella nota (1 e 2) postillava: “(1-2) Racioppi, op. cit. pag. 192. Il col. Materazzo, poi generale, era stato uno dei valorosi difensori di Venezia nel 48.”. Mazziotti scriveva che Lucio Magnoni fu nominato dal Comitato d’Azione la nomina a Commissario politico e civile nei distretti di Salerno, per il Distretto di Vallo e, per il fratello Salvatore la nomina a comandante di un corpo di insurrezione nel distretto di Vallo. Mazziotti scriveva pure che: Il Comitato Centrale dell’Ordine aveva invece destinato a promuovere l’insurrezione nel distretto di Vallo Stefano Passero; ma il patriottismo dei due egregi uomini evitò ogni conflitto ed entrambi cooperarono nobilmente al santissimo scopo.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. II, gennaio 1921), a p. 127, in proposito scriveva che: “Lucio Magnoni con i fratelli Salvatore e Michele, …..la iniziarono il 27 agosto a Rutino formando una compatta colonna con gli insorti venuti da Castellabate al comando di Carlo De Angelis, da Laurana sotto la guida di Guido Del Mercato e di Ignazio Cagnano, da Stella Cilento con Raffaele Zammarelli, da Sessa con Raffaele Coccoli e Francesco Del Giudice, da Cicerale con Andrea De Ciutiis, da Torchiara con Ferdinando Vairo. L’intera colonna era al comando di Salvatore Magnoni. Nello stesso tempo il giorno 28 agosto in piena intelligenza con Lucio Magnoni, Teodosio De Dominicis, della antica e patriottica famiglia di Ascea, proclamava la rivolta nel suo comune ed organizzava masse di insorti. In tutto il distretto di Vallo per ordine del Magnoni si mobilizzava la guardia nazionale. Il De Dominicis con essa muoveva per Pisciotta, quindi per Centola, Foria, Poderia, Camerota e Roccagloriosa, tra il giubilo di quelle popolazioni. Questa colonna ebbe ordine dal Magnoni di raccogliere guardie nazionali in tutti i comuni del Vallo di Policastro ed occupare la linea tra Sapri e Lagonegro 3). Difatti il giorno 3 occuparono Torreorsaia e Castelruggero e quindi accamparono su quella linea. A la colonna si riunirono Pietro Giordano e Gennaro Pagano. Il 28 agosto Stefano Passero etc…. Mazziotti, a p. 127, nella nota (3) postillava: “(3) Relazione di Lucio Magnoni. Opuscolo di Altieri, p. 69.”. Qui vi è un errore di stampa perchè il Mazziotti si riferisce al testo di Alfieri d’Evandro (….), ed il suo “L’insurrezione armata etc…”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 84-85, riferendosi a MICHELE MAGNONI, in proposito scriveva che: “Infatti, lieto dell’incarico e fiducioso nel risultato, insieme coi fratelli Lucio e Salvatore abbandonò al Faro di Messina lo Stato Maggiore dell’Orsini, si mosse con le schiere liberatrici e fra le acclamazioni delle turbe arrivò al suo paese, proclamandovi la rivolta il 27 agosto e ponendosi alla testa di circa cento giovani appartenenti a famiglie di Salerno e dei paesi vicini, convenuti a Rutino: erano venuti con Carlo De Angelis da Castellabate, con Enrico del Mercato ed Ignazio Cagnano da Laureana, con Raffaele Zammarrelli da Stella Cilento (22), con Raffaele Coccoli e Francesco Del Giudice da Sessa, con Andrea De Cutiis da Cicerale, con Ferdinando Vairo da Torchiara. Essi, dopo aver formata una ben serrata schiera, si misiero alla dipendenza di Salvatore Magnoni.”. De Crescenzo (…),  p. 84, nella nota (22) postillava: “(22) Raffaele Zammarrelli era stato attivo organizzatore nel mandamento di Pollica.”. Dunque, il De Crescenzo scriveva che Michele Magnoni, forte dell’incarico ricevuto a Messina da Garibaldi, ritornato nel suo Cilento, si unì con gli altri due fratelli (Lucio e Salvatore) che il 27 agosto 1860, a Rutino proclamò la Insurrezione Armata. A Rutino, il 27 agosto 1860 arrivarono diversi giovani volontari che appartenevano alle buone famiglie del Salernitano. Essi erano circa 100 giovani. Michele MAGNONI, nel convegno che si diedero a Rutino, si mise alla testa di questi giovani volontari cilentani. Però il De Crescenzo, a pp. 85-86, riferendosi al 28 agosto 1860, dopo aver proclamato l’insurrezione a Rutino, riferendosi a Pietro Giordano, in proposito scriveva che: “VII…Nello stesso dì, Pietro Giordano (23), deciso a tutto affrontare, proclamava la rivoluzione a Ceraso, sua patria, spiegando zelo infaticabile ed operosità prodigiosa. A lui si rannodava, nello stesso giorno, una schiera di circa ottanta giovani vallesi, che si diressero ad Ascea.”. De Crescenzo scriveva che la schiera di “circa ottanta giovani di Vallo”, forse i 100 giovani salernitani di cui aveva già parlato, si unirono alla colonna di Pietro GIORDANO e si diressero ad Ascea. Dunque, si posero sotto il comando di Michele Magnoni ma ad Ascea si misero sotto il comando di Pietro Giordano. De Crescenzo, a p. a pp. 86, nella nota (23) postillava: “(23) Aveva quarantaquattro anni, essendo nato il 1816. M. nel 1889.”. De Crescenzo, a p. 84-85 aveva scritto che i circa 100 giovani delle famiglie salernitane erano Carlo De Angelis da Castellabate, con Enrico del Mercato ed Ignazio Cagnano da Laureana, con Raffaele Zammarrelli da Stella Cilento (22), con Raffaele Coccoli e Francesco Del Giudice da Sessa, con Andrea De Cutiis da Cicerale, con Ferdinando Vairo da Torchiara.”. De Crescenzo, a p. 85, nella nota (22) postillava: “(22) Raffaele Zammarrellira stato attivo organizzatore nel mandamento di Pollica”. Dunque, nella schiera dei volontari salernitani comandati da Michele Magnoni, vi erano CARLO DE ANGELIS (di Castellabate), ENRICO DEL MERCATO, IGNAZIO CAGNANO (da Laureana), RAFFAELE ZAMMARELLI (di Torchiara). Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a pp. 192-193 e ssg., in proposito scriveva che: Nel giorno medesimo mentre Lucio Magnone leva il popolo in Rotino e raccoglie gl’insorgenti de’ contigui paesi, Stefano Passaro fa prendere le armi alle milizie della città e del distretto di Vallo, e le guida per la vie di Policastro e del Fortino all’obiettivo di tutti, che era Sala-Consilina.”. Amedeo La Greca (….), nel suo “Appunti di Storia del Cilento”, ed. Centro di produzione culturale per il Cilento, Acciaroli, 2001, a p. 272, in proposito scriveva che: Da tutti i paesi del Cilento intanto si radunavano volontari sotto la guida di vecchi indomiti liberali, quali Teodosio De Dominicis, Carlo De Angelis, Enrico Del Mercato, Raffaele Zammarrelli, Raffaele Coccoli, Francesco Del Giudice, Andrea De Ciuttiis, Ferdinando Vairo. Questi reparti marciarono verso sud per unirsi a Garibaldi; altri provenienti dai paesi nei dintorni di Vallo, guidati da Raffaele Passarelli, Alessandro Pinto, Cesare Valiante, Giovanni Tipoldi si diressero verso Sala Consilina; etc…”. Catello Nastro (….), nel suo “Cilento storie e leggende”, ed. Arti Grafiche del Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1984, a pp. 173-174, in proposito scriveva che: Il 2 agosto del 1860, da Messina, aveva incaricato Michele Magnoni di Rutino, sottotenente di artiglieria, presso lo stato maggiore al Faro di Messina, di recarsi nella provincia di Salerno per promuovervi la insurrezione in favore della causa nazionale. Il Magnoni si portò a Rutino ove giunsero altri rivoltosi provenienti da tutti i paesi del Cilento: Orria, Perito, Cireale, Torchiara, Prignano, Ogliastro, Lustra. Il 27 agosto il Cilento insorgeva ancora una volta: ad Agropoli, in casa Torre, si dovevano gettare le basi della rivolta. Grande doveva essere la gioia di Filippo PATELLA e degli altri cilentani al seguito della spedizione dei Mille, quando, occupata la Sicilia, attraversando lo stretto di Messina, conquistata la Calabria e la Basilicata, l’esercito di Garibaldi si avvicinava al Cilento. Il 3 settembre 1860, alle tre e mezzo Garibaldi giunge a Sapri; i Sapresi accorrono sulla spiaggia per salutare il condottiero. Il giorno precedente già erano sbarcati a Sapri il generale Rustow e le brigate Milano e Spinazzi. Garibaldi ordinò alla prima, composta da 900 uomini, di portarsi a Vibonati e di poi proseguire per Padula, a breve distanza seguiva la la brigata Puppi e la brigata Spinazzi. Tutte queste forze furono concentrate a Sapri per portarsi poi in avanti con rapidità ed aiutare Garibaldi: si trattava di oltre 1.500 soldati. Non appena nel Cilento si sparse la voce dell’arrivo di Garibaldi ci fu un grosso fermento: a Rutino giunsero le colonne di Costabile Forziati di Castellabate, di Nicola Amoresano di Ortodonico, di Maffia di Serramezzana, di Francesco Coco di Perdifumo, di Cocozza di Vatolla (ed anche in questo caso troviamo imegnati nella lotta due preti: don Giovanni Cocozza e don Nicola Carpinelli). Tutte queste forze, agli ordini di Carlo De Angelis, si mossero per Gioi Cilento ove giunsero il 1° settembre. Da qui proseguirono per Stio, Laurino, Piaggine e poi giunsero nel Vallo di Diano ove si incontrarono con la colonna di Stefano Passero che proveniva da Vallo. Si proseguì per S. Pietro, poi per Polla; l’indomani ripresero il cammino toccando Auletta, Postiglione, Serre, infine Eboli e Salerno ove attesero Giuseppe Garibaldi. Lode e gloria ai martiri ed ai patrioti cilentani che attesero Garibaldi nella loro terra, maggiormente lode e gloria a Filippo Patella eroe garibaldino agropolese, che partecipò alla spedizione dei Mille fin dallo scoglio di Quarto. Un altro Garibaldino, Giuseppe Cesare Abba di Giuseppe, nato a Cairo, in provincia di Savona, nel suo libro “Da Quarto la Volturno – noterelle di uno dei Mille” ci attesta la presenza di molti ecclesiastici tra le file di Garibaldi.”. Sulla colonna d’insorti cilentani capitanata da MICHELE MAGNONI ha scritto pure Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 51, in proposito scriveva: “Michele, lasciato il suo Stato Maggiore al Faro di Messina, si portò a Rutino, dove a capo di numerosi insorti, provenienti da Orria, da Perito, da Cicerale, da Torchiara, da Prignano, da Ogliastro e da Lustra, insieme ai germani Lucio e Salvatore proclamarono l’insurrezione il 27 agosto. Michele Magnoni il 28 si diresse verso Ascea, ove trovò già pronti gli uomini di Teodosio de Dominicis, il quale, chiamata alle armi la Guardia Nazionale del distretto di Vallo, marciò con essa verso Pisciotta. Una colonna imponente: circa 3 mila uomini, occupò Centola, Foria, Roccagloriosa, Poderia, Camerota, tutti al grido di “Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia, Viva il Dittatore Garibaldi”.”. Dunque, Infante, sulla scorta del De Crescenzo e di una cronaca del tempo scriveva che MICHELE MAGNONI, si partì da Rutino e si diresse ad Ascea dove si riunì con la colonna del de Dominicis. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 98, in proposito scriveva: “Michele che si trovava nel carcere della Vicaria a Napoli, fu espulso dal Regno nel 1857 con “bando perpetuo”. Esiliato a Genova – dove conobbe ed amò Agnese Guerriero, che fu per tutta la vita la compagna delle sue ansie e dei suoi dolori – s’imbarcò con i Mille di Garibaldi e si distinse per il suo valore alla presa di Corleone. Il 2 agosto, Garibaldi gli diede il compito di recarsi in provincia di Salerno e preparare la rivoluzione. Michele, con entusiasmo, si portò a Rutino e con i fratelli Lucio e Salvatore formò una colonna di uomini armati, che unitasi agli insorti di Laureana, di Torchiara, di Castellabate, di Stella Cilento e di Cicerale, andò incontro a Garibaldi, dal quale aveva avuto la nomina a pro-dittatore.”. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rivoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 104 e ssg., in proposito scriveva che: “11…I Magnoni convocarono il loro campo nel loro fortino storico, a Rutino il 27 agosto, il giorno in cui iniziava la rivoluzione…..Michele Magnoni partì dal Basso Cilento con la sua compagnia per primo, per unirsi a Teodosio De Dominicis, altro uomo di tradizione rivoluzionaria, ma cavouriano, che scendeva nel Golfo di Policastro. Insieme avrebbero dovuto ricevere Garibaldi. Il fratello lanciò il consueto ordine del giorno che annunciava l’arrivo del Generale e lo seguì con il grosso dei volontari. Tutti i suoi ordini del giorno e i manifesti, tra i toni retorici del momento, erano zeppi di richiami alla disciplina oltre che avvertimenti chiari per qualsiasi aggressione alla proprietà privata. Molte lezioni del ’48 erano apprese (68). Una formazione guidata da un altro reduce del ’48, Stefano Passaro, legato al Comitato d’Ordine, promuoveva la rivolta a Vallo della Lucania, poi attraversava l’alto Cilento per sbucare a Diano, mentre la colonna Ferrara arrivò a Sanza, dove giustiziò Laveglia e gli altri che avevano organizzato l’eccidio di Pisacane.”. Pinto, a p. 104, nella nota (68) postillava: “(68) Ordinanza del Commissario Lucio Magnoni Rutino, 1 agosto 1860, APM.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 165, in proposito scriveva che: Finalmente il movimento incominciò a prendere forza anche nella provincia di Salerno. Il 23 agosto, Giovanni Matina venne nominato dal Comitato Centrale, Alto Commissario politico e civile peri distretti di Salerno e di Sala, e Salvatore Magnoni, ricevette il comando di un corpo d’insurrezione nel distretto di Vallo in qualità di Alto Commissario per l’insurrezione nel Cilento, mentre una nave piemontese avrebbe dovuto sbarcare armi nel Cilento……Il 27 agosto insorgeva il distretto di Vallo, mentre il 30 Sala Consilina. Il quotidiano “Il Lampo” il 27 agosto assicurava “da fonti veritiere, che la provincia è tutta in fermento, massimamente il distretto di Vallo, mentre tutte le forze militari sono concentrate a Salerno” (217). L’insurrezione nel distretto di Vallo veniva guidata dai fratelli Magnoni e da Stefaro Passaro, mentre Lucio Magnoni, Commissario Delegato esponeva al Comitato Unitario Nazionale che: “In virtù dei poteri conferitimi da codesto Consiglio in nome del Dittatore Garibaldi etc….”(218).”. Del Duca, a p. 165, nella nota (216) postillava: “(216) C. Pinto, La “Nazione Armata”, in ‘Garibaldi il mito e l’antimito, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008, p. 118.”. Del Duca, a p. 166, nella nota (217) postillava: “(217) A.S.S. Giornali, Notizie circa il fenomeno della provincia di Principato Citeriore per l’imminente scoppio della rivoluzione, “Il Lampo”, n. 26, Napoli, 27 agosto 1860″. Questa Relazione/Rapporto di Lucio Magnoni inviata al Comitato napoletano è stata pubblicata dall’Alfieri d’Evandro (….). Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a pp. 165-166, in proposito scriveva che: L’insurrezione nel distretto di Vallo veniva guidata dai fratelli Magnoni e da Stefano Passaro, mentre Lucio Magnoni, Commissario Delegato esponeva al Comitato Unitario Nazionale che “In virtù dè poteri conferitomi da codesto Consiglio in nome del Dittatore Garibaldi, etc…”.”. Questa Relazione/Rapporto di Lucio Magnoni inviata al Comitato napoletano è stata pubblicata dall’Alfieri d’Evandro (….). Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 51, in proposito scriveva: “Michele, lasciato il suo Stato Maggiore al Faro di Messina, si portò a Rutino, dove a capo di numerosi insorti, provenienti da Orria, da Perito, da Cicerale, da Torchiara, da Prignano, da Ogliastro e da Lustra, insieme ai germani Lucio e Salvatore proclamarono l’insurrezione il 27 agosto.”. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 51, in proposito scriveva: Michele Magnoni il 28 si diresse ad Ascea etc..”.

(Fig. n….) – Relazione di Lucio Magnoni (stralcio) –  in Alfieri d’Evandro (…), doc. n. 3 bis in “Appendice”, p. 67

Nel 27 agosto 1860, a Postiglione, LORENZO CURCIO 

Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a pp. XVI-XVII-XVIII, in proposito scriveva che: “Io, tenendo le promesse, mossi da Napoli con una scelta compagnia di volontari e traversando la sospettosa guarnigione di Salerno m’avviai a raggiunger gl’insorti a Sala; la mia gente avea a comandante in secondo l’ egregio e generoso mio amico Agostino de Stefano che poscia ne prese il comando. Il 28 giunto ad Eboli dichiarai l’insurrezione, ruppi i fili del telegrafo ed il 29 di buon mattino giunto a Sala mi ricongiunsi a Matina e con 3000 insorti del Vallo fu solennemente proclamato il governo Provvisorio del quale fui Segretario essendovi lo stesso Matina Prodittatore. Frai Capi delle Colonne notanvansi Lorenzo Curzio, Francesco Galoppi Antonio Carrano e Tommaso Costa, il Maggiore de Petrinis ed Andrea Bigotti, il Capitano Santelmo e fratelli, Paolo Scolpini, il Capitano Marone ed il Capitano Caruso, Filomeno Padula, Francesco Gagliardi e Gerbasio, de Benedictis, Lorenzo Mottola e Gaetano Sabatelli, il Capitano Marone, il Capitano Costa di S. Arsenio, Arsenio Spinelli di S. Rufo il Capitano Matina, l’abate Pagano, Pasquale Cerruti, Luigi Barzelloni, il Sindaco del Bagno il Capitano Pessolani, e rividi tra gl’ insorti il mio giovane compagno di scuola Donato d’Elia, i due giovani Fratelli Ricco, l’egregio e leale Francesco Vitolo; e si fu allora che mi siparò innante la figura simpatica di te o mio generoso amico Saverio Salerno tutto infiammato di sensi liberi e cui la vita brillava ancora di sue fresche illusioni. Egli lasciando il comando del contingente del suo Comune a Gabriele Capo fiero ed audace popolano, rimase alla mia immediazione con Lorenzo Mottola e Gaetano Sabatelli per divider meco se non la gloria delle battaglie, quella penosissima e non ingloriosa dell’organizzazione. Intanto Claudio Guerdile ed Agostino Volpe coadiuvati dall’ egregio Pasquale Bosco di Buccino, dal prode Niccola Domini di Castello e dall’ abate Marotta di Postiglione ministro dell’ altare e di libertà fervidissimo, aveano parimenti messo in insurrezione il Distretto di Campagna e moveano a ricongiungersi allo Scorzo col grosso di loro colonne che potevano ammontare a 1500 ad un bel circa. Furono attivissimamente secondati nelle loro operazioni dai cittadini Francesco Caruso di Aquara, dal Capitano Cristaino di Sicignano, dal Sindaco Giuseppe d’Elia di Roccadespide, da Michele Badetti, Capozzali, dal Capitano Pepe ed Aniello Joca, da Domenico Diodati e Giovanni Giardini di Castelluccia, da Reginaldo Abbamonte di Ottati, da Carlo Salerno dall’arciprete Giovanni de Augustinis e dal Capitano Gabriele Passaro di Castel San Lorenzo, e da Carlo Sabatelli di Felitto non degenere dai suoi. In quella Stefano Passero avea proclamata l’insurrezzione in Vallo, Teodosio de Dominicis in Ascea ed i fratelli Magnone in Torchiara.”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a p. XVI, in proposito scriveva che: “Capi dell’ insurrezzione il Comune di Sant’ Angelo a Fasanella per inaugurar il movimento e fatto sosta un giorno a Salerno quivi si recarono ed il 27 di agosto proclamarono là rivoluzione e la decadenza de’ Borboni tra l’entusiasmo della popolazione già pronta per le cure dell’egregio Curzio, elettrizzata dal caldo patriottismo del bravo giovane Matteo Macchiaroli che capitaneggiò il contingente del suo comune. Si cantò un Te Deum s’istallò una giunta e fecesi rotta il 28 pel vallo di Diano dove le armi erano state già trasportate per cura dell’operoso Carrano, e che per la sua postura topografica erasi scelto a lungo di convegno generale degl’ insorti.”. Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a pp. 192-193 e ssg., in proposito scriveva che: “Pertanto il 27 di agosto Giovanni Matina, Lorenzo Curzio ed altri nove animosi dettero pubblico incorniciamento alla impresa nella piccola terra di Sant’Angelo a Fasanella; ove erano raccolti gl’insorgenti de’ prossimi paesi di Sicignano, di Postiglione e di Galdo; i quali raggiunti che furono da quelli di Roscigno, di Ottati e di Corleto-celentana, sboccarono il giorno 29 nel vallo di Diano. Quello stesso giorno Claudio Guerrile gridava per Buccino e circostanti terre del distretto di Campagna la insurrezione; e ingrossando di passo in passo sue file toccava alla posta il giorno convenuto. Nel giorno medesimo mentre Lucio Magnone leva il popolo in Rotino e raccoglie gl’insorgenti de’ contigui paesi, Stefano Passaro fa prendere le armi alle milizie della città e del distretto di Vallo, e le guida per la vie di Policastro e del Fortino all’obiettivo di tutti, che era Sala-Consilina.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Trieste, 1868, Vol. II, a pp. 172-173, in proposito scriveva che: “Negli stessi modi un Lorenzo Curcio proclamò a’ 27 agosto la rivoluzione in S. Angelo in Fasanella, e poi un Claudio Guerdile, nel distretto di Campagna. Stefano Passero la proclamò in quel di Vallo a’ 31 agosto; si fece comandante l’esercito del distretto, etc…”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a pp. 128-129, in proposito scriveva: V. La colonna partita da Bellosguardo raggiunse il giorno 30 Sala Consilina capoluogo del distretto ed a breve distanza vi pervennero altre colonne.”. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 41, in proposito scriveva: “Raggiunta tale intesa il 25 agosto il Curcio, il di Meo, il Matina e il Fabrizi partirono da Salerno pr Eboli per discutere con alcuni amici del posto, e qui furono accolti entusiasticamente dai fratelli Del Giudice, i quali concordarono sui programmi. Così avvenne pure a Postiglione e a Sant’Angelo a Fasanella, dove furono ospitati in casa di Curcio e dove relazonarono che era tempo di agire concretamente. Infatti, il 27, proprio in questo paese, intuito il succo del coolloquio dei patrioti, avvenuto in casa Curcio, alcuni giovani abbatterono lo stemma del governo di casa Savoia. Indi unitisi con i rivoltosi, comandati da Matteo Macchiaroli, si recarono in chiesa a cantare il “Te Deum”.”. Francesco Franco (….), nel suo La Rivoluzione Garibaldina del 1860 del Salernitano, Quaderni del Circolo Culturale Salernitano, ed. Rufolo e Cantelmo, Salerno, 1959, a p. 26, in proposito scriveva che: “Il 27 agosto 1860 Giovanni Matina, Lorenzo Curzio e altri audaci, nel comune di S. Angelo a Fasanella, proclamano decaduto il Governo Borbonico e instaurato quello di Casa Savoia, abbattuto lo stemma dei Borboni, si recano in chiesa a cantare il Te Deum, poi il Matina arringa “il popolo con calde e animose parole”. In sincronia, fra il 27 e il 29, insorge il Cilento, la zona di Sicignano, di Campagna, di Buccino, il Vallo di Diano. Solo il Vallo di Diano presenta tremila insorti. E’ Sala Consilina, nel Vallo di Diano, l’obiettivo delle colonne rivoluzionarie. Quivi arriva il Matina il 30 di agosto. Impone al sottointendente Luigi Guerritore di rassegnare le dimissioni e trasferirgli i poteri. Insedia il Governo Prodittatoriale. Prodittatore è lui stesso, il Matina, comandante delle truppe insurrezionali Luigi Fabrizi, Segretario del Governo è Antonio Alfieri d’Evandro, venuto da Napoli con una compagnia di volontari.”. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 42, in proposito scriveva: “Al moto insurrezionale di Sant’Angelo a Fasanella fece subito seguito l’azione rivoluzionaria di altri comuni del salernitano vedi Galdo, Sicignano e Postiglione. In quest’ultimo comune animose schiere capeggiate da Francesco Cristaino e dall’abate Andrea Marotta si dichiararono pronte a combattere. Inoltre a Bellosguardo, Ottati e Rescigno centinaia di volontari si erano messi a disposizione dello stesso Curcio, per cui al primo appello si unirono ai gruppi di San Rufo, di Diano e Corleto e tutti si riversarono entusiasticamente a Sala, dove erano attesi da Michele Matina.”. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 42, in proposito scriveva: “Erano giunti a Sala anche gli uomini capitanati da Galloppi di Polla, le schiere del Caruso di Auletta e quelle del Costa da Sant’Arsenio, ancora gl’insorti del De Benedictis da San Giacomo, e quelle capitanate dal Sant’Elmo da Padula. Sala divenne in poco tempo un formicaio di uomini, tutti armati, tanto che lo stesso Matina si preoccupò di dare loro disciplina e ordine. A queste schiere si aggiunse l’arrivo di quelle facenti capo all’abate Andrea Marotta di Postiglione, a Pasquale Bosco di Buccino, a Nicola Domini di Castel San Lorenzo e quelle capitanate da Claudio Guerdile di Buccino, quelle di Agostino Volpe, che – dopo aver attraversato parecchi paesi del distretto, come scrive il D’Evandro, sempre col proposito di dover sorgere dal popolo nuovi seguaci di libertà – l’intera colonna si portò a Sala, in quanto già sapeva che ivi sarebbero convenuti altri ribelli, provenienti da Bellosguardo. A questo punto per rigore storico, dobbiamo dire che se tutto questo fervore rivoluzionario poté attuarsi, lo dobbiamo anche alle solerte opera di patriotti come Reginaldo Abbamonte di Ottati, di Michele Cristaino di Sicignano, Giuseppe d’Elia di Roccadaspide, di Domenico Diodati di Castelluccio, di don Giovanni de Augustinis, di Aniello Ioca, Giovanni Giardini di Castelluccio, Carlo Salerno, del capitano Gabriele Passaro di Castel San Lorenzo e di Carlo Sabatelli di Felitto.”.  Amedeo La Greca (….), nel suo “Appunti di Storia del Cilento”, ed. Centro di produzione culturale per il Cilento, Acciaroli, 2001, a p. 272, in proposito scriveva che: Questi reparti marciarono verso sud per unirsi a Garibaldi; altri provenienti dai paesi nei dintorni di Vallo, guidati da Raffaele Passarelli, Alessandro Pinto, Cesare Valiante, Giovanni Tipoldi si diressero verso Sala Consilina;….Il giorno dopo in molti si mossero per marciare alla volta di Sala Consilina. Qui tutti i volontari del Cilento furono organizzati in cinque battaglioni comandati rispettivamente dai maggiori Trotta, Carlo De Angelis, Enrico Del Mercato, Raffaele Zammarrelli e Francesco Galloppi, che formarono una brigata al comando del colonnello Luigi Fabrizi e inquadrata nella XVI divisione comandata da Nino Bixio, che si distinse nella battaglia del Volturno (1° ottobre).”. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rivoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 104 e ssg., in proposito scriveva che: “11. Nel giro di due settimane tutto il vecchio triangolo rivoluzionario era in rivolta. Il 15 agosto fu proclamata l’insurrezione in Basilicata, il 26 agosto a Catanzaro, il 27 a Cosenza. Il 23 agosto il Comitato d’Azione decise di iniziare la fase operativa nel salernitano. I rivoluzionari ormai ovunque controllavano la Guardia Nazionale, l’unica istituzione dotata di un minimo di armamento e di munizioni. Questa fu immediatamente mobilitata e divenne come nelle altre occasioni lo strumento per l’organizzazione di volontari. Nell’archivio dei Magnoni c’è un’interessante documentazione su come fu resa operativa la Guardia Nazionale. In genere una parte servì per formare colonne di volontari, il resto per garantire il servizio di guarnigione (66). Si temeva sempre qualche reazione e tra i primi ordini c’era quello di disarmare ogni potenziale partigiano borbonico. Nel complesso costituirono almeno tre grossi gruppi di volontari dal distretto di Campagna, da quello di Sala e dagli Alburni, mentre più complesso fu il ciclo operativo dei cilentani. Qui furono organizzati più distaccamenti di volontari che percorsero il territorio, compiendo un’azione a metà tra la dimostrazione di forza militare e l’affermazione di una leadership politica. I Magnoni ne furono protagonisti gestendo con delicatezza e successo la competizione con i cavouriani. Ancora una volta siamo di fronte ad un fenomeno interessante per comprendere il radicamento di una memoria rivoluzionaria e di una tradizione politica. Nel Cilento furono arruolati circa tremila volontari divisi su 4 colonne, cifre su cui concordano storici come Pieri ed eruditi locali (le cronache dell’epoca danno un numero naturalmente molto maggiore) (67). La lezione del ’48 era chiara e la disciplina l’unico modo per tenere insieme le formazioni. I Magnoni convocarono il loro campo nel loro fortino storico, a Rutino il 27 agosto, il giorno in cui iniziava la rivoluzione. Là, con i militi delle Guardie Nazionali, convennero i vecchi professionisti delle ribellioni cilentane. De Angelis di Castellabate, Del Mercato di Laureana, Zammarelli e lo stesso Michele Magnoni erano nominati comandanti delle compagnie. Erano tutti reduci delle rivolte risorgimentali, spesso figli o nipoti di uccisi e condannati. Il capitano Vairo di Torchiara fu indicato commissario politico e Ignazio Cagnano Quartier Mastro generale. Ora colonne armate alla meno peggio, con vestiti e simboli di ogni tipo, accompagnate dalle bande dei paesi con improbabili camice rosse attraversarono il Cilento come tante altre volte ma stavolta come avanguardia dell’Esercito Meridionale. Michele Magnoni partì dal Basso Cilento con la sua compagnia per primo, per unirsi a Teodosio De Dominicis, altro uomo di tradizione rivoluzionaria, ma cavouriano, che scendeva nel Golfo di Policastro. Insieme avrebbero dovuto ricevere Garibaldi. Il fratello lanciò il consueto ordine del giorno che annunciava l’arrivo del Generale e lo seguì con il grosso dei volontari. Tutti i suoi ordini del giorno e i manifesti, tra i toni retorici del momento, erano zeppi di richiami alla disciplina oltre che avvertimenti chiari per qualsiasi aggressione alla proprietà privata. Molte lezioni del ’48 erano apprese (68). Una formazione guidata da un altro reduce del ’48, Stefano Passaro, legato al Comitato d’Ordine, promuoveva la rivolta a Vallo della Lucania, poi attraversava l’alto Cilento per sbucare a Diano, mentre la colonna Ferrara arrivò a Sanza, dove giustiziò Laveglia e gli altri che avevano organizzato l’eccidio di Pisacane.”. Pinto, a p. 104, nella nota (68) postillava: “(68) Ordinanza del Commissario Lucio Magnoni Rutino, 1 agosto 1860, APM.”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 131, in proposito scriveva che: “In Sant’Angelo, – ove Lorenzo Curcio era conosciuto come attivo cospiratore – vi fu grande manifestazione di popolo esultante; ivi si formarono i manipoli di combattenti, che dovranno raggiungere il Vallo di Diano, prescelto quale luogo di convergenza di questi armati etc…”.

Nel 27 agosto 1860, insorgono BELLOSGUARDO, Ottati, Rescigno etc…la cui colonna era capitanata da MACCHIAROLI

Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a pp. 192-193 e ssg., in proposito scriveva che: “Pertanto il 27 di agosto Giovanni Matina, Lorenzo Curzio ed altri nove animosi dettero pubblico incorniciamento alla impresa nella piccola terra di Sant’Angelo a Fasanella; ove erano raccolti gl’insorgenti de’ prossimi paesi di Sicignano, di Postiglione e di Galdo; i quali raggiunti che furono da quelli di Roscigno, di Ottati e di Corleto-celentana, sboccarono il giorno 29 nel vallo di Diano. Quello stesso giorno Claudio Guerrile gridava per Buccino e circostanti terre del distretto di Campagna la insurrezione; e ingrossando di passo in passo sue file toccava alla posta il giorno convenuto. Nel giorno medesimo mentre Lucio Magnone leva il popolo in Rotino e raccoglie gl’insorgenti de’ contigui paesi, Stefano Passaro fa prendere le armi alle milizie della città e del distretto di Vallo, e le guida per la vie di Policastro e del Fortino all’obiettivo di tutti, che era Sala-Consilina.”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a pp. XVI-XVII-XVIII, in proposito scriveva che: “Io, tenendo le promesse, mossi da Napoli con una scelta compagnia di volontari e traversando la sospettosa guarnigione di Salerno m’avviai a raggiunger gl’insorti a Sala; la mia gente avea a comandante in secondo l’ egregio e generoso mio amico Agostino de Stefano che poscia ne prese il comando. Il 28 giunto ad Eboli dichiarai l’insurrezione, ruppi i fili del telegrafo ed il 29 di buon mattino giunto a Sala mi ricongiunsi a Matina e con 3000 insorti del Vallo fu solennemente proclamato il governo Provvisorio del quale fui Segretario essendovi lo stesso Matina Prodittatore. Frai Capi delle Colonne notanvansi Lorenzo Curzio, Francesco Galoppi Antonio Carrano e Tommaso Costa, il Maggiore de Petrinis ed Andrea Bigotti, il Capitano Santelmo e fratelli, Paolo Scolpini, il Capitano Marone ed il Capitano Caruso, Filomeno Padula, Francesco Gagliardi e Gerbasio, de Benedictis, Lorenzo Mottola e Gaetano Sabatelli, il Capitano Marone, il Capitano Costa di S. Arsenio, Arsenio Spinelli di S. Rufo il Capitano Matina, l’abate Pagano, Pasquale Cerruti, Luigi Barzelloni, il Sindaco del Bagno il Capitano Pessolani, e rividi tra gl’ insorti il mio giovane compagno di scuola Donato d’Elia, i due giovani Fratelli Ricco, l’egregio e leale Francesco Vitolo; e si fu allora che mi siparò innante la figura simpatica di te o mio generoso amico Saverio Salerno tutto infiammato di sensi liberi e cui la vita brillava ancora di sue fresche illusioni. Egli lasciando il comando del contingente del suo Comune a Gabriele Capo fiero ed audace popolano, rimase alla mia immediazione con Lorenzo Mottola e Gaetano Sabatelli per divider meco se non la gloria delle battaglie, quella penosissima e non ingloriosa dell’organizzazione. Intanto Claudio Guerdile ed Agostino Volpe coadiuvati dall’ egregio Pasquale Bosco di Buccino, dal prode Niccola Domini di Castello e dall’ abate Marotta di Postiglione ministro dell’ altare e di libertà fervidissimo, aveano parimenti messo in insurrezione il Distretto di Campagna e moveano a ricongiungersi allo Scorzo col grosso di loro colonne che potevano ammontare a 1500 ad un bel circa. Furono attivissimamente secondati nelle loro operazioni dai cittadini Francesco Caruso di Aquara, dal Capitano Cristaino di Sicignano, dal Sindaco Giuseppe d’Elia di Roccadespide, da Michele Badetti, Capozzali, dal Capitano Pepe ed Aniello Joca, da Domenico Diodati e Giovanni Giardini di Castelluccia, da Reginaldo Abbamonte di Ottati, da Carlo Salerno dall’arciprete Giovanni de Augustinis e dal Capitano Gabriele Passaro di Castel San Lorenzo, e da Carlo Sabatelli di Felitto non degenere dai suoi. In quella Stefano Passero avea proclamata l’insurrezzione in Vallo, Teodosio de Dominicis in Ascea ed i fratelli Magnone in Torchiara.”. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 42, in proposito scriveva: “Al moto insurrezionale di Sant’Angelo a Fasanella fece subito seguito l’azione rivoluzionaria di altri comuni del salernitano vedi Galdo, Sicignano e Postiglione. In quest’ultimo comune animose schiere capeggiate da Francesco Cristaino e dall’abate Andrea Marotta si dichiararono pronte a combattere. Inoltre a Bellosguardo, Ottati e Rescigno centinaia di volontari si erano messi a disposizione dello stesso Curcio, per cui al primo appello si unirono ai gruppi di San Rufo, di Diano e Corleto e tutti si riversarono entusiasticamente a Sala, dove erano attesi da Michele Matina.”. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 42, in proposito scriveva: “Erano giunti a Sala anche gli uomini capitanati da Galloppi di Polla, le schiere del Caruso di Auletta e quelle del Costa da Sant’Arsenio, ancora gl’insorti del De Benedictis da San Giacomo, e quelle capitanate dal Sant’Elmo da Padula. Sala divenne in poco tempo un formicaio di uomini, tutti armati, tanto che lo stesso Matina si preoccupò di dare loro disciplina e ordine. A queste schiere si aggiunse l’arrivo di quelle facenti capo all’abate Andrea Marotta di Postiglione, a Pasquale Bosco di Buccino, a Nicola Domini di Castel San Lorenzo e quelle capitanate da Claudio Guerdile di Buccino, quelle di Agostino Volpe, che – dopo aver attraversato parecchi paesi del distretto, come scrive il D’Evandro, sempre col proposito di dover sorgere dal popolo nuovi seguaci di libertà – l’intera colonna si portò a Sala, in quanto già sapeva che ivi sarebbero convenuti altri ribelli, provenienti da Bellosguardo. A questo punto per rigore storico, dobbiamo dire che se tutto questo fervore rivoluzionario poté attuarsi, lo dobbiamo anche alle solerte opera di patriotti come Reginaldo Abbamonte di Ottati, di Michele Cristaino di Sicignano, Giuseppe d’Elia di Roccadaspide, di Domenico Diodati di Castelluccio, di don Giovanni de Augustinis, di Aniello Ioca, Giovanni Giardini di Castelluccio, Carlo Salerno, del capitano Gabriele Passaro di Castel San Lorenzo e di Carlo Sabatelli di Felitto.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a pp. 128-129, in proposito scriveva: V. La colonna partita da Bellosguardo raggiunse il giorno 30 Sala Consilina capoluogo del distretto ed a breve distanza vi pervennero altre colonne. Su la strada provinciale, che passa al disotto della città, trovarono Giuseppe De Petrinis etc…”. Mazziotti, a p. 129, nella nota (1-2) postillava: “(1-2) Alfieri d ’Evandro — opera citata documenti.”. Amedeo La Greca (….), nel suo “Appunti di Storia del Cilento”, ed. Centro di produzione culturale per il Cilento, Acciaroli, 2001, a p. 272, in proposito scriveva che: Questi reparti marciarono verso sud per unirsi a Garibaldi; altri provenienti dai paesi nei dintorni di Vallo, guidati da Raffaele Passarelli, Alessandro Pinto, Cesare Valiante, Giovanni Tipoldi si diressero verso Sala Consilina;….Il giorno dopo in molti si mossero per marciare alla volta di Sala Consilina. Qui tutti i volontari del Cilento furono organizzati in cinque battaglioni comandati rispettivamente dai maggiori Trotta, Carlo De Angelis, Enrico Del Mercato, Raffaele Zammarrelli e Francesco Galloppi, che formarono una brigata al comando del colonnello Luigi Fabrizi e inquadrata nella XVI divisione comandata da Nino Bixio, che si distinse nella battaglia del Volturno (1° ottobre).”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 130, in proposito scriveva che: “In Bellosguardo, così – primo tre i primi paesi della provincia – prese vita la sollevazione contro il regime borbonico, al grido di Viva Garibaldi, viva l’unità d’Italia ! Vennero abbattute le insegne del Governo, ed al posto della bandiera coi gigli d’oro, si fece garrire il tricolore’, simbolo dell’unità della Patria. Dalle “cronache” del tempo e dagli atti del Comune, si apprende che nel pomeriggio del 27 agosto, Bellosguardo dichiarò decaduto il regime borbonico. E in quella stessa sera, una colonna di animosi, guidata dal MACCHIAROLI, – bandiera in testa – si portò a Sant’Angelo Fasanella, ove erano convenuti altri manipoli di patrioti, provenienti dalle vicine contrade, ove erano scoppiate rivolte antiborboniche.”.

Nel 24 agosto 1860, STEFANO PASSERO scriveva a NICOLA PAGANO (forse parente di Gennaro Pagano) delle armi e gli ordinava di andarle a prelevare. Il Pagano che le prelevò a Pioppi (vicino Acciaroli), li portò ad Ascea dove li consegnò al de Dominicis – che non le fece avere al Vinciprova 

Dunque, in questo paragrafo dirò della lettera che STEFANO PASSERO scrisse a NICOLA PAGANO. Il PASSERO, il 23 agosto 1860 venne accreditato dal Comitato dell’Ordine che si contrapponeva all’altro Comitato – quello dell’Azione- a cui era accreditato Lucio Magnoni. Subito dopo, il Passero prese delle sue autonome iniziative, come ad esempio quella secondo cui egli ordinò a NICOLA PAGANO di ritirare le armi che servivano alla rivoluzione e che i vari capi insurrezione attendevano. Alcuni ci parlano di armi che portò il romanziere francese Alexandre Dumas, con il suo Yact Emma, mentre altri ci parlano di armi inviate da Persano, ovvero aiuti del Governo Piemontese; altri ancora ci parlano di armi promesse ed inviate dal Comitato Bertani (….). Su Stefano Passero ha scritto anche Mazziotti. Ad esempio Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a p. 127 aggiungeva che: “VI. Nel circondario di Pollica si attendevano, per insorgere, armi ed un capo militare promessi dai Comitati, ma in vana attesa trascorsero varii giorni. Dovevano giungere ad Acciaroli, marina di quel Comune, per mezzo della goletta Emma del celebre romanziere Alessandro Dumas padre, racconta l’Oddo (3). Questa il 18 agosto era approdata nel golfo di Salerno.”. Ma, altre armi arrivarono con lo Yact Emma anche il 5 settembre 1860. Ma non sono di queste che parlo ora. Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a p. 125 aggiungeva che: “Il Matina nel dissenso tra i due Comitati, preferì di seguire l’azione di quello Unitario, il quale lo nominò il 23 agosto alto commissario politico e civile nei distretti di Salerno, Sala e Campagna avendo dato per l’altro distretto eguali poteri a Lucio Magnoni ‘*). Nominava in pari tempo Salvatore Magnoni comandante di un corpo di insurrezione nel distretto di Vallo. Il Comitato centrale dell’Ordine aveva invece destinato a promuovere l’insurrezione nel distretto di Vallo Stefano Passero; ma il patriottismo dei due egregi uomini evitò ogni conflitto ed entrambi cooperarono nobilmente al santissimo scopo.”. Dunque, il 23 agosto il Comitato centrale dell’Ordine aveva nominato Stefano Passero che doveva promuovere nel Distretto di Vallo l’insurrezione. Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a pp. 127-128 aggiungeva che: “Il 28 agosto Stefano Passero, in esecuzione degli accordi presi col Comitato dell’Ordine, con i liberali di Vallo e di alcuni comuni vicini, tra cui Cristofaro Ferrara di S. Biase, promosse una adunanza numerosa di guardie nazionali di Novi, di Cannalonga, longa, di Castelnuovo, di Moio, di Stio e di Sacco. Il sottointendente di Vallo, Giuseppe Giannelli di Nocera, non volle fare adesione al movimento, ma rassegnò i suoi poteri. Vennero formate due colonne: una prima comandata dal Passero prese la via di Gioi, Laurino, Piaggine, Sacco, Diano e Sala; la seconda guidata dal Ferrara muoveva per Cuccaro, Laurito, Rofrano ed accampava a Sanza. Ivi imprigionò Sabino Laveglia, il triste capourbano che aveva guidato la popolazione di Sanza contro Carlo Pisacane. Sembra che una mano di insorti avesse fucilato il Laveglia nello stesso locale della prigione.”. Sull’opera e l’iniziativa solerte del Passero Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nell’”Appendice”, a pp. 72-73-74, ha pubblicato la sua Relazione-Rapporto di Stefano Passero che aveva inviato al Comitato dell’Ordine, ed in proposito scriveva che: A’ 23 Agosto 1860 il Comitato Centrale dell’Ordine, comunicava al Comitato provinciale di Salerno il seguente ordine. « Il Capitano della Guardia Nizionale Sig . Stefano Passero di Vallo è accreditato presso il Comitato Provinciale di Salerno nella qualità di promotore o direttore del movimento insurrezionale del Distretto di Vallo di accordo con cotesto provinciale o con gli altri capi precedentemente nominati e da nominarsi. » In forza e per effetto di questo mandato il Signor Stefano Passero riuniva in sua casa tutti i notabili di Vallo e manifestava ad essi l’ordine soprascritto e i diversi proclami ricevuti dal comitato medesimo, annunziava aver dal Comitato Provinciale ricevuto D. 500 per iniziare il movimento insurrezionale, dietro di che si passava alla creazione di tre Commissioni, come rilevasi dal seguente 1. ° Bullettino rivoluzionario della Lucania occidentale , pubblicato al 30 Agosto 1860 dal Comitato Centrale dell’ ordine. << Noi Stefano Passero , in virtù di poteri conferitici dal Comitato
<< centrale dell’ ordine e dell’ unità Nazionale, di accordo co’ cittadini di Vallo, dichiariamo iniziata l’insurrezione, avente per iscopo la formazione del Regno d’Italia sotto lo scettro costituzionale del Re Vittorio Emmanuele sotto la Dittatura dell’ invitto eroe Garibaldi. E affinchè l’insurrezione medesima non devii dal suo scopo viene stabilita in questo Capoluogo: 1. Una Commissione incaricata di raccogliere armi e munizioni di ogni specie. 2. Una commissione diretta a raccogliere delle somme per offerte volontarie. 3. Una commissione destinata a provvedere alla pubblica sicurezza durante il tempo, in cui alle Autorità governative manca la forza morale per la esecuzione delle leggi e per l’amministrazione della giustizia etc…”. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 263, nella nota (90) postillava: “(90) D’Evandro cit., Appendice, Docum. 4 (relazione Lorenzo Curzio) “Egli (Giovanni Matina) corrispondeva in Salerno con Antonio Di Meo; e questi trasmetteva agli altri cospiratori della provincia le fila della congiura, ai bravi fratelli Magnoni, a Pietro Giordano, ed a Gennaro Pagano nel Cilento”.”. E qui si cita GENNARO PAGANO che forse era un parente stretto del NICOLA PAGANO a cui il PASSERO affidò il compito di andare a ritirare le armi a Pioppi. Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a pp. 190 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: Finalmente il giorno 30 dell’agosto il moto del Salernitano ebbe principio….e le armi promesse; (e queste non prima dell’agosto spirante furono disbarcate alla marina di Acciarole): cagione suprema di tutto fu un nuovo screzio tra le due braccia del comitato napoletano, Ordine ed Azione.”. Dunque, sulle “armi promesse” il Racioppi scriveva che queste, non arrivarono “che prima dell’agosto spirante” (che vuol dire verso la fine del mese di Agosto 1860. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rivoluzione meridionale (1848-1860)”, a pp. 104-105 e ssg., in proposito scriveva che: “11. Nonostante le posizioni politiche evidentemente differenti i rivoltosi erano più o meno restati uniti, anche se non mancarono tensioni. La più grave riguardò la divisione delle armi sbarcate sulla costa cilentana da una nave piemontese. De Dominicis, moderato, non volle dividerle con Vinciprova, non riconoscendogli il grado. Ma poi si accordò con Magnoni per l’autorevolezza indiscussa e le divisero tra le due colonne (69). Nessuno tra i radicali del Principato, quasi tutti ex mazziniani, mise in discussione il programma Italia e Vittorio Emanuele II. Il primo settembre Magnoni era nominato presidente della giunta provvisoria del Cilento e subito De Dominicis lo riconosceva (70).”. Pinto, a p. 105, nella nota (69) postillava: “(69) Matteo Mazziotti, L’insurrezione salernitana nel 1860 cit., pp. 68-72.”. Pinto, a p. 105, nella nota (70) postillava: “(70) Giovanni Matina a Lucio Magnoni, Sala 1 settembre 1860, e Teodosio De Dominicis a Lucio Magnoni, Centola 1 settembre 1860, in APM.”. Il passaggio di Pinto però riguarda altre armi che effettivamente arrivarono ad Acciaroli – forse pure dal Dumas – ma si tratta delle armi che furono portate da Genaro PAGANO al DE DOMINICIS e che il de Dominicis ad Ascea diede a Salvatore Magnoni. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro”, a p. 275, in proposito scriveva che: Il Comitato del distretto di Vallo ebbe due commissari: Lucio Magnoni aderente al Comitato Unitario e il colonnello Stefano Passaro del Comitato dell’Ordine, i quali “procedettero d’amore e d’accordo, ma le disposizioni che valevano erano quelle del Magnoni” (12).”. Policicchio, a p. 275, nella nota (12) postillava: “(12) F. Franco, La rivoluzione garibaldina del 1860 nel Salernitano, Rufolo e Cantelmo, Salerno, pp. 23-4.”. Policicchio citava il testo di Francesco Franco. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a pp. 165-166, in proposito scriveva che: Finalmente il movimento cominciò a prendere forza anche nella provincia di Salerno. Il 23 agosto, Giovanni Matina venne nominato dal Comitato Centrale, Alto Commissario politico e civile per i distretti di Salerno e Sala, e Salvatore Magnoni, ricevette il comando di un corpo d’insurrezione nel distretto di Vallo in qualità di Alto Commissario per l’insurrezione nel Cilento, mentre una nave piemontese avrebbe dovuto sbarcare nel Cilento…..L‘insurrezione nel distretto di Vallo veniva guidata dai fratelli Magnoni e da Stefano Passaro, mentre Lucio Magnoni, Commissario Delegato esponeva al Comitato Unitario Nazionale che “In virtù dè poteri conferitomi da codesto Consiglio in nome del Dittatore Garibaldi, etc…”.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 147, in proposito scriveva che: “Il contrasto tra democratici e moderati nel salernitano avanzò in connessione con la situazione generale e col più vasto antagonismo tra Cavour e Garibaldi, a tal punto che l’1 settembre 1860 il De Dominicis, Comandante del Primo corpo insurrezionale nel distretto di Vallo e in stretti rapporti con il Comitato dell’Ordine, rifiutò di consegnare le armi sbarcate ad Acciaroli per la rivoluzione, a Leonino Vinciprova, del Comitato d’Azione.”. Dunque, Silvano Del Duca scriveva che l 1° settembre 1860 il de Dominicis – che era in stretti rapporti con il Comitato dell’Ordine “rifiutò di consegnare le armi sbarcate ad Acciaroli per la rivoluzione, a Leonino Vinciprova, del Comitato d’Azione.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a pp. 144-145, in proposito scriveva che: A Salerno invece, giunse il 10 agosto Giovanni Matina, reduce dall’esilio, con l’incarico di promuovere l’insurrezione nel distretto di Salerno, Sala e Campagna, mentre per il distretto di Vallo il Comitato d’Azione incaricò Lucio Magnone. Era ormai tutto pronto e si attendevano solo le armi per insorgere ma, invano, i due comitati napoletano e salernitano tentarono di raggiungere un accordo, avvolti da screzi, rancori ed offese.”. La notizia delle armi che arrivarono alla marina di Ascea e che furono ritirare dal De Dominicis – che si trovava lì con la sua colonna di insorti cilentani – proviene dal Mazziotti. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921),a pp. 68-69 continuando il suo racconto scriveva pure che: “Il Governo di Torino ed il Comitato d’azione di Genova promettevano invio di armi.”. Il Mazziotti prosegue con le armi che il Lacava invano, il 7 agosto 1860 cercò andandosi ad incontrare con Vinciprova a Celso in casa Mazziotti. Ma chi prese in consegna le armi arrivate ad Acciaroli ? E le armi arrivarono ad ACCIAROLI o a PIOPPI ?. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: Ad Ascea, Teodosio De Dominicis distribuì a coloro che ne mancavano, i 500 fucili rimessi dal Comitato d’azione di Genova per il Cilento, sbarcati a Pioppi e da lui ritirati….(93).”. Pietro Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, riporta da G. Oddo, I Mille di Marsala, 1866, p. 794, la notizia dello sbarco di A. Dumas ad Acciaroli.”. Dunque, Ebner scriveva che le armi sbarcarono a Pioppi e furono portate ad Ascea al de Dominicis. Su queste armi e sul passaggio da Cannicchio – piccolo casale del Cilento, ha scritto pure Tommaso Pedio (….), nel suo “La Basilicata nel Risorgimento politico Italiano (1700-1870) – Saggio di un Dizionario bio-bibliografico”, a p. 123 cita il testo di De Crescenzo e scriveva: “(555) Alfredo De Crescenzo Alfredo, Lo sbarco garibaldino ad Acciaroli nel 1860, in Numero unico per l’Anniversario della fondazione della Lega Navale a Salerno, Salerno, 1938. Acciaroli è una frazione del comune di Pollica, nel Cilento, e l’unico approdo, prima della Licosa, che offre una certa sicurezza sulla costa cilentana. Gli uomini che sbarcarono avevano il compito di proteggere la marcia delle colonne che, attraverso il lagonegrese, sarebbero passate per il Vallo di Diano dirette a Salerno. Lo sbarco, contrariamente a quel che assume il d. C., non avvenne nel porto di Acciaroli, ma in località tra Lupini e la Torre del Caleo, dove sbocca un sentiero che conduce a Cannicchio, piccolo centro abitato a meno di un chilometro dall’abitato di Celso, patria dei Mazziotti. Dalla famiglia Piantieri di Cannicchio si conserva una lettera inedita di Garibaldi con la quale si ringraziavano i componenti di quella famiglia che, insieme ai Pisani, altra famiglia di Cannicchio imparentata con i Carducci di Capaccio, avevano accolto le avanguardie garibaldine nelle loro case guidandole, successivamente, attraverso i paesi interni del Cilento verso la pianura di Eboli. Etc…”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 94-95, in proposito scriveva pure che: “XI. Ma chi avrebbe dato loro le armi, le munizioni ad un buon capo militare per muovere il popolo del circondario di Pollica ? Le armi, è vero, erano state già promesse dal Piemonte, ma l’attesa di esse era stata vana per diversi giorni. I comitati avevano assicurato che li avrebbe portati alla marina di Acciaroli il romanziere francese Dumas padre, con un suo piccolo legno di trasporto, la goletta Emma’, etc…”. Dunque, il De Crescenzo scriveva che: Le armi, è vero, erano state già promesse dal Piemonte, ma l’attesa di esse era stata vana per diversi giorni.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a p. 70, in proposito scriveva: “Nell’elegante catalogo della ‘Mostra di ricordi storici del Risorgimento meridionale d’Italia’, a p. 319 si legge che Odoardo Moreno, già alunno di Tribunale in provincia di Salerno, imprigionato nel febbraio del 1860 e poi scarcerato per decisione della Gran Corte Criminale di Salerno, provvide alle armi occorrenti (per la sollevazione del Cilento) trasportandole con gran rischio della vita, in due volte alla spiaggia di Ascea sui piroscafi sardi il “Tanaro” ed il “Governolo”. Si trattava adunque delle armi spedite dal Cavour non di quelle promesse dal Comitato di Genova.”. Dunque, Mazziotti (….), sulla scorta dell’ “….elegante catalogo della ‘Mostra di ricordi storici del Risorgimento meridionale d’Italia’, a p. 319″, vi è esposto un documento dove “si legge che ODOARDO MORENO” – che era stato “…già alunno di Tribunale in provincia di Salerno, imprigionato nel febbraio del 1860 e poi scarcerato per decisione della Gran Corte Criminale di Salerno”, “provvide alle armi occorrenti (per la sollevazione del Cilento) trasportandole con gran rischio della vita, in due volte alla spiaggia di Ascea sui piroscafi sardi il “Tanaro” ed il “Governolo”. Mazziotti aggiunge che le armi che “due volte” il MORENO, aveva trasportato “alla spiaggia di Ascea sui piroscafi sardi il TANARO e sul GOVERNOLO”, molto probabilmente erano le “Si trattava adunque delle armi spedite dal Cavour non di quelle promesse dal Comitato di Genova.”. Nel 1921, ci parla il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921),a pp. 68-69 continuando il suo racconto scriveva pure che: “Il compianto Marchese Atenolfi mi riferiva che le armi furono sbarcate alla punta detta del Fico, presso il villaggio di Pioppi nel Comune di Pollica e quindi trasportate ad Ascea dove li ritirò Teodoro De Dominicis.”. Dunque, Mazziotti conferma le notizie circa queste armi che arrivarono a PIOPPI e non ad Acciaroli. Ma chi ritirò le armi a Pioppi ?. Mazziotti (….), a p. 70, dopo aver detto di EDOARDO MORENO che avrebbe trasportato con il Tanaro le armi cita Nicola Nisco. Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a p. 70 aggiungeva che: “Il Nisco narra un importante episodio. Egli scrive: « La Dora nella sua rotta (per il trasporto delle armi) mi lasciava a Salerno. Ivi andai per trattare con alcuni capi del regio esercito ai quali aveva fatto prevenzione un generale mio amico. Loro schiettamente dissi non avere missione di indurli a tradimento, solamente di trovar modo a serbare l’esercito a l’Italia, qualora fossero persuasi della inutilità della resistenza. Essi mi risposero che la rivoluzione da ogni parte premeva sull’ esercito e che la resistenza avrebbe prodotto un eccidio, non una vittoria, ma che preferivano ad un pronunciamento a WdL spagnuola, vergognoso in faccia al nemico, la dissoluzione. Soggiungevano non essere stati mai chiamati codardi i soldati francesi, che non si sono battuti contro proprii concittadini in rivoltura e noi sa ranno i napoletani se non si batteranno: avrebbero nome di traditori, se essendovi ancora il re inalzassero o seguissero la bandiera di un altro principe. Molto discorsero su l’effetto dissolvente prodotto nell’ esercito dalle dimissioni del gen. Nunziante le quali avevano fatto venir meno nell’ufficialità il sentimento della stabilità della dinastia » (1).”. Mazziotti, a p. 70, nella nota (1) postillava: “(1) Opera citata a p. 97”. Mazziotti, a p. 97 cita: “Nicola Nisco, Francesco 2°.”. Infatti, Nicola Nisco (….), nel suo “Francesco 2°”, ed….., Napoli, 18….., a p. 79, in proposito scriveva: “La Dora nella sua rotta mi lasciava in Salerno. Ivi andai per trattare con alcuni capi del regio esercito, ai quali aveva fatto prevenzione un generale mio amico. Loro schiettamente dissi: non aver missione d’indurli a tradimento, solamente di trovar modo a serbare l’esercito all’Italia, qualora fossero persuasi della inutilità della resistenza. Essi mi risposero che la rivoluzione da ogni parte premeva sull’esercito, e che la resistenza avrebbe prodotto un eccidio non una vittoria, ma che preferivano ad un pronunziamento alla spagnola, vergognoso in faccia al nemico, la dissoluzione. Soggiungevano non essere stati mai chiamati codardi i soldati francesi che non si sono battuti contro i proprii concittadini in rivoltura, e nol saranno i napoletani se non si batteranno; avrebbero nome di traditori se, essendovi ancora il re, innalzassero o seguissero la bandiera di un altro principe. Molto discorsero sull’effetto dissolvente prodotto nell’esercito dalle demissioni del generale Nunziante, le quali avevano fatto venir meno nell’ uffizialità il sentimento della stabilità della dinastia. Da questo convegno io ritornava col convincimento del trionfo sicuro della causa dell’ unità, e dello inevitabile disfacimento dell’ esercito, il quale se non seguì l’esempio del toscano, ne fu cagione principalmente l’essere stata la bassa forza col sistema della sostituzione e dei cambi ridotta affatto separata dalla borghesia, e divenuta, col sistema dello spionaggio, nemica dell’ufficialità. E cotal mio convincimento espressi schiettamente al Persano quando mi comunicava il telegramma allora ricevuto dal Cavour che diceva: << Nunziante è a Berna; etc…”. Sul MURATORI, il Mazziotti scrive ancora ma si riferisce all’episodio dell’arrivo delle armi il 5 settembre 1860. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a pp. 165-166, in proposito scriveva che: “…Salvatore Magnoni, ricevette il comando di un corpo d’insurrezione nel distretto di Vallo in qualità di Alto Commissario per l’insurrezione nel Cilento, mentre una nave piemontese avrebbe dovuto sbarcare nel Cilento.”. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 100, riferendosi a LEONINO VINCIPROVA, in proposito scriveva: Garibaldi lo incaricò di andare ad Acciaroli con Pietro La Cava e prendere in consegna la nave di Dumas con tutte le armi e munizioni, che poi dovevano servire per la sommossa nel napoletano. Ma le armi non giungevano e di lì La Cava partì per Napoli, rimanendo il Vinciprova ad attenderle. Si pensò ad “una indegna canzonatura fatta dal Comitato di Napoli”, (così scrisse in una lettera il La Cava).”. Dunque Infante (….) scriveva che il Lacava se ne partì per Napoli mentre il VINCIPROVA restò ad attendere le armi. Però in questo caso il Nisco chiarisce poco il movimento di queste armi. Trovo interessante ciò che ha scritto Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, che, a p. 145 scriveva che: “Il 24 agosto Stefano Passero, che era incaricato dal Comitato dell’Ordine di Napoli di preparare l’insurrezione nel Vallo di Novi, informò in una lettera da Napoli il liberale Nicola Pagano circa uno sbarco di fucili nella marina di Ascea: etc…(184) “. Il Del Duca, sulla base della documentazione conservata presso l’Archivio di Stato di Salerno scriveva che STEFANO PASSERO, il 24 agosto 1860 scriveva e avvertiva il liberale NICOLA PAGANO. Del Duca, a p. 145, nella nota (184) postillava: “(184) A.S.S., Gabinetto di Prefettura, 1860, Sbarco di fucili alla marina di Ascea, busta 1, fascicolo 1.”. STEFANO PASSERO scriveva al cittadino liberale NICOLA PAGANO (forse parente e fiduciario di GENNARO PAGANO di Pisciotta): “Cittadino fratello, a fine di promuovere la rivoluzione, con brevetto di ieri, venni accreditato presso il comitato provinciale di Salerno, da questo centrale dell’Ordine. In conseguenza non dubito che dietro un brevissimo ma pronto abboccamento, vi imbarcherete sul vapore regio “Tanaro” onde andare a sbarcare alla marina di Ascea numero ottocento fucili militari con le analoghe provvigioni. Vi prevengo che, semmai i 400 gendarmi, i quali trovansi in Vallo, avvertiti della cosa, prendessero le mosse per molestarvi, ho piena fiducia in voi, se, in tal caso, proclamiate la rivoluzione col prestigio glorioso nome di Vittorio Emanuele Re d’Italia una. Noi accorreremo subito. Per questo e per quanto altro potrà accadere, fido nei vostri noti meriti patriottici, nella vostra energia e nella vostra attività, ricordandovi i travagli da voi e dai vostri fratelli sempre sofferti, per combattere la efferata dinastia borbonica” (184).”. Dunque, il Del Duca traendo dall’Archivio di Stato di Salerno un documento poco noto, ovvero la lettera che il 24 agosto 1860 Stefano PASSERO, incaricato dal COMITATO DELL’ORDINE di Napoli, di promuovere la insurrezione armata nel Cilento, informò il liberale NICOLA PAGANO dei fucili che dovevano essere sbarcati ad Ascea. Il Passero scriveva al Pagano e lo pregava di “…imbarcherete sul vapore regio “Tanaro” onde andare a sbarcare alla marina di Ascea numero ottocento fucili militari con le analoghe provvigioni.”. Inoltre, il Passero scrivendo al Pagano dei fucili che si portava ad Ascea attraverso il piroscafo della marina Piemontese, “Tanaro”, lo avvertiva dei pericoli etc…..STEFANO PASSERO ordinava al liberale NICOLA PAGANO di andare a ritirare le armi che Persano inviava con il piroscafo sardo “TANARO” e di andarle a portare ad Ascea dove erano attese dal DE DOMINICIS e che il de Dominicis – come vedremo scrive al VINCIPROVA il 1° settembre 1860, di non averle voluto consegnarle a lui. Dunque, le armi arrivarono ad Acciaroli – presumibilmente nei giorni prima del 1° settembre 1860. Arrivaro ad ACCIAROLI e furono ritirate da…………………….che li portò e li consegnò ad ASCEA a TEODOSIO DE DOMINICIS il quale non li volle dare a LEONINO VINCIPROVA – del Comitato d’Azione, sebbene, il VINCIPROVA, come scrive Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 100, parlando di LEONINO VINCIPROVA, in proposito scriveva: “Garibaldi lo incaricò di andare ad Acciaroli con Pietro La Cava e prendere in consegna la nave di Dumas con tutte le armi e munizioni, che poi dovevano servire per la sommossa nel napoletano. Ma le armi non giungevano e di lì La Cava partì per Napoli, rimanendo il Vinciprova ad attenderle. Si pensò ad “una indegna canzonatura fatta dal Comitato di Napoli”, (così scrisse in una lettera il La Cava).”. Dunque Infante (….) scriveva che il Lacava se ne partì per Napoli mentre il VINCIPROVA restò mentre il Lacava se ne partì per Napoli. Passaggio importante dell’intricata vicenda è ciò che scrisse STEFANO PASSERO. Dunque, dall’Archivio di Stato di Salerno, Gabinetto Prefettura, 1860 (busta 1, fascicolo 1) si evince l’incartamento “Sbarco di fucili alla marina di Ascea”. In questi documenti vi è una lettera che STEFANO PASSERO – delegato dal Comitato dell’Ordine (Comitato Provinciale di Salerno) quale Commissario Organizzatore per il Distretto di Vallo – che indirizzò al liberale NICOLA PAGANO (forse un parente di Gennaro Pagano di Pisciotta). Nella lettera il Passero gli comunicava che: “…a fine di promuovere la rivoluzione, con brevetto di ieri, venni accreditato presso il comitato provinciale di Salerno, da questo centrale dell’Ordine.” e, gli ordinava di vi imbarcherete sul vapore regio “Tanaro” onde andare a sbarcare alla marina di Ascea numero ottocento fucili militari con le analoghe provvigioni.”. La lettera di Passaro è del 24 agosto 1860. Egli informato dal Comitato che il governo Piemontese inviava tramite il Persano delle armi per la rivoluzione (circa 800 fucili e provvigioni) avvertiva Nicola Pagano.

Dopo il 26 agosto 1860, NICOLA PAGANO ed il ritiro delle armi inviate dal Governo Piemontese giunte a Pioppi con il “TANARO” e il “GOVERNOLO”

Dunque, in questo paragrafo dirò della lettera che STEFANO PASSERO scrisse a NICOLA PAGANO. Il PASSERO, il 23 agosto 1860 venne accreditato dal Comitato dell’Ordine che si contrapponeva all’altro Comitato – quello dell’Azione- a cui era accreditato Lucio Magnoni. Subito dopo, il Passero prese delle sue autonome iniziative, come ad esempio quella secondo cui egli ordinò a NICOLA PAGANO di ritirare le armi che servivano alla rivoluzione e che i vari capi insurrezione attendevano. Alcuni ci parlano di armi che portò il romanziere francese Alexandre Dumas, con il suo Yact Emma, mentre altri ci parlano di armi inviate da Persano, ovvero aiuti del Governo Piemontese; altri ancora ci parlano di armi promesse ed inviate dal Comitato Bertani (….). Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a pp. 144-145, in proposito scriveva che: “A Salerno invece, giunse il 10 agosto Giovanni Matina, reduce dall’esilio, con l’incarico di promuovere l’insurrezione nel distretto di Salerno, Sala e Campagna, mentre per il distretto di Vallo il Comitato d’Azione incaricò Lucio Magnone. Era ormai tutto pronto e si attendevano solo le armi per insorgere ma, invano, i due comitati napoletano e salernitano tentarono di raggiungere un accordo, avvolti da screzi, rancori ed offese. Il 24 agosto Stefano Passero, che era incaricato dal Comitato dell’Ordine di Napoli di preparare l’insurrezione nel Vallo di Novi, informò in una lettera da Napoli il liberale Nicola Pagano circa uno sbarco di fucili nella marina di Ascea: “Cittadino fratello, a fine di promuovere la rivoluzione, con brevetto di ieri, venni accreditato presso il comitato provinciale di Salerno, da questo centrale dell’Ordine. In conseguenza non dubito che dietro un brevissimo ma pronto abboccamento, vi imbarcherete sul vapore regio “Tanaro” onde andare a sbarcare alla marina di Ascea numero ottocento fucili militari con le analoghe provvigioni. Vi prevengo che, semmai i 400 gendarmi, i quali trovansi in Vallo, etc…(184)”. Del Duca, a p. 145, nella nota (185) postillava: “(185) A.S.S., Gabinetto di Prefettura, 1860, Sbarco di fucili alla marina di Ascea, busta 1, fascicolo 1.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 147, in proposito scriveva che: “Il contrasto tra democratici e moderati nel salernitano avanzò in connessione con la situazione generale e col più vasto antagonismo tra Cavour e Garibaldi, a tal punto che l’1 settembre 1860 il De Dominicis, Comandante del Primo corpo insurrezionale nel distretto di Vallo e in stretti rapporti con il Comitato dell’Ordine, rifiutò di consegnare le armi sbrcate ad Acciaroli per la rivoluzione, a Leonino Vinciprova, del Comitato d’Azione. Etc…”.

Nel …..agosto 1860, NICOLA PAGANO ed il ritiro delle armi inviate dal governo Piemontese (o dal Comitato Bertani fin dal 1° agosto 1860 ?) furono portate a Pioppi sul piroscafo TANARO e GOVERNOLO da NICOLA PAGANO (su ordine di STEFANO PASSARO), e poi trasportate e ritirate ad Ascea da TEODOSIO DE DOMINICIS

Dunque, in questo paragrafo dirò della lettera che STEFANO PASSERO scrisse a NICOLA PAGANO. Il PASSERO, il 23 agosto 1860 venne accreditato dal Comitato dell’Ordine che si contrapponeva all’altro Comitato – quello dell’Azione- a cui era accreditato Lucio Magnoni. Subito dopo, il Passero prese delle sue autonome iniziative, come ad esempio quella secondo cui egli ordinò a NICOLA PAGANO di ritirare le armi che servivano alla rivoluzione e che i vari capi insurrezione attendevano. Alcuni ci parlano di armi che portò il romanziere francese Alexandre Dumas, con il suo Yact Emma, mentre altri ci parlano di armi inviate da Persano, ovvero aiuti del Governo Piemontese; altri ancora ci parlano di armi promesse ed inviate dal Comitato Bertani (….). Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a pp. 144-145, in proposito scriveva che: “A Salerno invece, giunse il 10 agosto Giovanni Matina, reduce dall’esilio, con l’incarico di promuovere l’insurrezione nel distretto di Salerno, Sala e Campagna, mentre per il distretto di Vallo il Comitato d’Azione incaricò Lucio Magnone. Era ormai tutto pronto e si attendevano solo le armi per insorgere ma, invano, i due comitati napoletano e salernitano tentarono di raggiungere un accordo, avvolti da screzi, rancori ed offese. Il 24 agosto Stefano Passero, che era incaricato dal Comitato dell’Ordine di Napoli di preparare l’insurrezione nel Vallo di Novi, informò in una lettera da Napoli il liberale Nicola Pagano circa uno sbarco di fucili nella marina di Ascea: “Cittadino fratello, a fine di promuovere la rivoluzione, con brevetto di ieri, venni accreditato presso il comitato provinciale di Salerno, da questo centrale dell’Ordine. In conseguenza non dubito che dietro un brevissimo ma pronto abboccamento, vi imbarcherete sul vapore regio “Tanaro” onde andare a sbarcare alla marina di Ascea numero ottocento fucili militari con le analoghe provvigioni. Vi prevengo che, semmai i 400 gendarmi, i quali trovansi in Vallo, etc…(184)”. Del Duca, a p. 145, nella nota (185) postillava: “(185) A.S.S., Gabinetto di Prefettura, 1860, Sbarco di fucili alla marina di Ascea, busta 1, fascicolo 1.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 147, in proposito scriveva che: “Il contrasto tra democratici e moderati nel salernitano avanzò in connessione con la situazione generale e col più vasto antagonismo tra Cavour e Garibaldi, a tal punto che l’1 settembre 1860 il De Dominicis, Comandante del Primo corpo insurrezionale nel distretto di Vallo e in stretti rapporti con il Comitato dell’Ordine, rifiutò di consegnare le armi sbrcate ad Acciaroli per la rivoluzione, a Leonino Vinciprova, del Comitato d’Azione. Etc…”.

Nel 26 agosto 1860, ad Ascea, le armi inviate dal governo Piemontese (o dal Comitato Bertani fin dal 1° agosto 1860 ?) furono portate a Pioppi sul piroscafo TANARO e GOVERNOLO da GENNARO PAGANO (su ordine di STEFANO PASSARO), e poi trasportate e ritirate ad Ascea da TEODOSIO DE DOMINICIS – che non volle consegnare al VINCIPROVA. Il de Dominicis le distribuì ma in parte alla sua colonna e condivise pure dal De Dominicis con la colonna di Michele Magnoni

La notizia delle armi che arrivarono alla marina di Ascea e che furono ritirare dal De Dominicis – che si trovava lì con la sua colonna di insorti cilentani – proviene dal Mazziotti. Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a pp. 190 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: Finalmente il giorno 30 dell’agosto il moto del Salernitano ebbe principio. Cagione vera d’indugio alla parte occidentale della provincia era la presenza infino ad Eboli di regie truppe e di mercenarii bavaresi; le quali non pria del 26 agosto si ritrassero, ad intenti di difesa, sulla linea di Avellino: cagione d’indugio alla parte occidentale e meriggia della provincia era lo arrivo del signor Matina; il quale indugiava per provvedere pecunia, capi militari, e le armi promesse; (e queste non prima dell’agosto spirante furono disbarcate alla marina di Acciarole): cagione suprema di tutto fu un nuovo screzio tra le due braccia del comitato napoletano, Ordine ed Azione.”. Dunque, sulle “armi promesse” il Racioppi scriveva che queste, non arrivarono “che prima dell’agosto spirante” (che vuol dire verso la fine del mese di Agosto 1860. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921),a pp. 68-69 continuando il suo racconto scriveva pure che: “Il Governo di Torino ed il Comitato d’azione di Genova promettevano invio di armi.”. Il Mazziotti prosegue con le armi che il Lacava invano, il 7 agosto 1860 cercò andandosi ad incontrare con Vinciprova a Celso in casa Mazziotti. Mazziotti, a pp. 68-69, aggiungeva pure che: “Il Comitato d’azione di Genova aveva promesso di inviare nella provincia di Salerno, facendoli sbarcare in una delle marine del Cilento un buon numero di fucili. Nell’agosto del 1860 Giacinto Albini scriveva questa lettera: (5). « Abbiamo certezza di avere uno sbarco di 4000 fucili nel Cilento, 2000 saranno per Basilicata. Il Barone Mazziotti è partito per il Cilento….etc…”. Il Mazziotti, a p. 69 aggiunge che alla ricerca di queste armi arrivate nel Cilento, il Lacava partirà il 7 agosto 1860. Mazziotti, a pp. 69-70 aggiungeva pure che: “Il compianto Marchese Atenolfi mi riferiva che le armi furono sbarcate alla punta detta del Fico, presso il villaggio di Pioppi nel Comune di Pollica e quindi trasportate ad Ascea dove li ritirò Teodoro De Dominicis.”. Dunque, il Mazziotti scriveva che le armi – che il Lacava si era partito il 7 agosto 1860 per trovarle ed inviarle in Basilicata – secondo l’amico compianto marchese ATENOLFI, queste armi  furono sbarcate alla punta detta del Fico, presso il villaggio di Pioppi nel Comune di Pollica” e da Pioppi, furono trasportate ad Ascea dove “furono ritirate da TEODOSIO DE DOMINICIS”. Dunque, Mazziotti riferiva che, il Marchese ATENOLFI gli riferiva che “…le armi furono sbarcate alla punta detta del Fico, presso il villaggio di Pioppi nel Comune di Pollica e quindi trasportate ad Ascea dove li ritirò Teodoro De Dominicis.”. Dunque, Mazziotti, sulla scorta dell’amico marchese Atinolfi scriveva che il DE DOMINICIS ritirò le armi ad Ascea dove erano state trasportate da dove erano state sbarcate alla punta detta del Fico, presso il villaggio di Pioppi nel Comune di Pollica.”. Dunque, Mazziotti, sulla scorta dell’amico marchese Atinolfi scriveva che il DE DOMINICIS ritirò le armi ad Ascea dove erano state trasportate da dove erano state sbarcate “…alla punta detta del Fico, presso il villaggio di Pioppi nel Comune di Pollica.”. Di queste armi inviate, pare che il Governo provvisorio di Basilicata avesse chiesto conto al de Dominicis, il quale, il 1° settembre 1860 risponde con una lettera scrivendo al Governo provvisorio di Basilicata. Dunque, secondo il Mazziotti la prova che il De Dominicis avesse prelevato le armi e aiuti ad Ascea si trova in un suo scritto, ovvero nella Relazione/Rapporto che il De Dominicis invia al Comitato dell’Ordine Napoletano. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a p. 69, in proposito scriveva che: “VI…Il compianto Marchese Atenolfi mi riferiva che le armi furono sbarcate alla punta detta del Fico, presso il villaggio di Pioppi nel Comune di Pollica e quindi trasportate ad Ascea dove li ritirò Teodoro De Dominicis. La notizia trova perfetto riscontro in una nota scritta dallo stesso De Dominicis che qui trascrivo: Etc..”. Dunque, Mazziotti scriveva che aveva saputo dal “marchese Atenolfi”, suo amico, che le armi furono sbarcate alla “punta del Fico” presso il villaggio di Pioppi nel comune di Pollica. Mazziotti, a pp. 69-70 pubblicava quella che ha chiamato la “nota scritta” del De Dominicis da lui indirizzata al “Cittadino Leonino Vinciprova in Omignano”. Mazziotti (….) continuando il suo racconto, a pp. 69-70, aggiungeva pure che: “La notizia trova perfetto riscontro in una nota scritta dallo stesso De Dominicis che qui trascrivo: etc…”. Secondo il Mazziotti, la notizia dello sbarco delle armi a Pioppi e poi trasportate e ritirate ad Ascea dal De Dominicis trova riscontro in uno scritto dello stesso DE DOMINICIS, egli scriveva dal “Comando del primo corpo d’Insurrezione in Distretto di Vallo. Quartier generale in Centola, 1° settembre 1860 (2).”. La lettera invata dal De Dominicis, è firmata Il Comandante il primo corpo d’insurrezione Teodosio De Dominicis.”. Mazziotti, a p. 69, nella nota (1) postillava: “(1) 1) Il Mazziotti, come ho narrato nel libro Ricordi di famiglia, dovette il 15 agosto recarsi a Torino a conferire col conte di Cavour per incarico ricevuto dal marchese Villamarina ministro del Piemonte in Napoli.”. Mazziotti, a p. 69, nella nota (2) postillava: “(2) Evidentemente il governo provvisorio di Basilicata e il Matina chiedevano conto di quelle armi.”.

(Fig. n….) – Nota scritta, da Centola, del 1° settembre 1860 di Teodosio de Dominicis indirizzata al “cittadino Leonino Vinciprova di Omignano”, pubblicata da Matteo Mazziotti (…), p. 70

Mazziotti, a p. 70 pubblicò quella che chiamò la “nota scritta” del De Dominicis indirizzata il 1° settembre 1860 da Centola al Vinciprova di Omignano: “Signore. E’ vero che dal Comitato centrale di Napoli mi son giunti avanti ieri cinquecento fucili; ma il Comitato avendoli messi liberamente a mia disposizione e senza obbligo di farne ripartizione, così ho creduto spedirne sette casse al mio collega cittadino Salvatore Magnoni, unico che riconosco a mio uguale nel Distretto, il resto ne ho disposto per armare una porzione della innumerevole gente che mi seguiva inerme; posso assicurvi che la mia colonna è forte tanto che non vi sono fucili che bastino. Per conseguenza di ciò potete assicurare da mia parte il Governo Prodittoriale di Basilicata, che il Commissario Civile Cittadino Matina che ad onta etc…Firmato…Il Comandante il primo corpo d’insurrezione Teodosio De Dominicis.”. Insomma era accaduto che il de Dominicis aveva disposto arbitrariamente delle armi inviate dal governo Piemontese (forse del Comitato Bertani). Fatto sta che Mazziotti, a p. 70, nella nota (2) postillava: “(2) Evidentemente il governo provvisorio di Basilicata ed il Matina chiedevano conto di quelle armi.”. Delle armi di cui si era impossessato arbitrariamente il de Dominicis. Mazziotti riporta a pp. 69-70 la “Nota” del De Dominicis al Vinciprova. Si tratta di una lettera che il De Dominicis scrisse al Vinciprova di Omignano, il 1° settembre dal campo di Centola che era stata da lui occupata. La lettera del de Dominicis si trova conservata ed è stata esposta nella Mostra del Risorgimento. Dunque, il DE DOMINICIS, che tutti scrivono essere Teodosio Junior, scriveva al Comitato della Basilicata il 1° settembre 1860 da Centola dove era arrivato con la sua colonna e con Gennaro PAGANO. Dunque, è da questa lettera del de Dominicis che si apprende che egli era a Centola il 1° settembre 1860. Il De Dominicis scriveva da CENTOLA, il 1° settembre 1860 dal: Comando del primo corpo d’insurrezione del distretto di Vallo. Quartier generale in Centola, 1° settembre 1860 …Il Comandante il primo corpo d’insurrezione Teodoro De Dominicis (2)…etc…”. Sempre il Mazziotti, a p. 70, in proposito scriveva: “Nell’elegante catalogo della ‘Mostra di ricordi storici del Risorgimento meridionale d’Italia’, a p. 319 si legge che Odoardo Moreno, già alunno di Tribunale in provincia di Salerno, imprigionato nel febbraio del 1860 e poi scarcerato per decisione della Gran Corte Criminale di Salerno, provvide alle armi occorrenti (per la sollevazione del Cilento) trasportandole con gran rischio della vita, in due volte alla spiaggia di Ascea sui piroscafi sardi il “Tanaro” ed il “Governolo”. Si trattava adunque delle armi spedite dal Cavour non di quelle promesse dal Comitato di Genova.”. Dunque, Mazziotti (….), sulla scorta dell’ “….elegante catalogo della ‘Mostra di ricordi storici del Risorgimento meridionale d’Italia’, a p. 319″, vi è esposto un documento dove “si legge che ODOARDO MORENO” – che era stato “…già alunno di Tribunale in provincia di Salerno, imprigionato nel febbraio del 1860 e poi scarcerato per decisione della Gran Corte Criminale di Salerno”, “provvide alle armi occorrenti (per la sollevazione del Cilento) trasportandole con gran rischio della vita, in due volte alla spiaggia di Ascea sui piroscafi sardi il “Tanaro” ed il “Governolo”. Mazziotti aggiunge che le armi che “due volte” il MORENO, aveva trasportato “alla spiaggia di Ascea sui piroscafi sardi il TANARO e sul GOVERNOLO”, molto probabilmente “Si trattava adunque delle armi spedite dal Cavour non di quelle promesse dal Comitato di Genova.”. Su queste armi, che arrivarono ad Ascea (il Mazziotti non dice quando arrivarono ad Ascea) ha scritto Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 147, in proposito scriveva che: “Il contrasto tra democratici e moderati nel salernitano avanzò in connessione con la situazione generale e col più vasto antagonismo tra Cavour e Garibaldi, a tal punto che l’1 settembre 1860 il De Dominicis, Comandante del Primo corpo insurrezionale nel distretto di Vallo e in stretti rapporti con il Comitato dell’Ordine, rifiutò di consegnare le armi sbarcate ad Acciaroli per la rivoluzione, a Leonino Vinciprova, del Comitato d’Azione.”. Dunque, secondo il Del Duca (….), il 1° settembre 1860, ad Ascea, il DE DOMINICIS, prese in consegna delle armi che non volle consegnare al VINCIPROVA a causa dei contrasti fra i due Comitati napoletani – contrasto che Il contrasto tra democratici e moderati nel salernitano avanzò in connessione con la situazione generale e col più vasto antagonismo tra Cavour e Garibaldi,”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a pp. 144-145, in proposito scriveva che: “Il 24 agosto Stefano Passero, che era incaricato dal Comitato dell’Ordine di Napoli di preparare l’insurrezione nel Vallo di Novi, informò in una lettera da Napoli il liberale Nicola Pagano circa uno sbarco di fucili nella marina di Ascea: “Cittadino fratello, a fine di promuovere la rivoluzione, con brevetto di ieri, venni accreditato presso il comitato provinciale di Salerno, da questo centrale dell’Ordine. In conseguenza non dubito che dietro un brevissimo ma pronto abboccamento, vi imbarcherete sul vapore regio “Tanaro” onde andare a sbarcare alla marina di Ascea numero ottocento fucili militari con le analoghe provvigioni. Vi prevengo che, semmai i 400 gendarmi, i quali trovansi in Vallo, etc…(184)”. Del Duca, a p. 145, nella nota (185) postillava: “(185) A.S.S., Gabinetto di Prefettura, 1860, Sbarco di fucili alla marina di Ascea, busta 1, fascicolo 1.”.

Teodosio DE DOMINICIS che era a capo della colonna sua che arrivò ad Ascea, verso la fine di Agosto 1860, era un Cavouriano e aderiva al Comitato dell’Ordine vicino al Cavour, mentre LEONINO VINCIPROVA aderiva al Comitato d’Azione. Infatti, sulla lettera di GIACINTO ALBINI e sulle armi che dovevano sbarcare nel Cilento ha scritto Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a pp. 144-145, in proposito scriveva che: “Si era già alla vigilia dell’Insurrezione e in questi giorni a Napoli i due comitati non riuscirono a raggiungere un accordo per dare una condotta unitaria al moto nelle province: in linea di massima fu stabilita la contemporanea insurrezione della Calabria, della Basilcata, del Salernitano, del Barese e della provincia di Avellino. A Salerno invece, giunse il 10 agosto Giovanni Matina, reduce dall’esilio, con l’incarico di promuovere l’insurrezione nel distretto di Salerno, Sala e Campagna, mentre per il distretto di Vallo il Comitato d’Azione incaricò Lucio Magnone. Era ormai tutto pronto e si attendevano solo le armi per insorgere ma, invano, i due comitati napoletano e salernitano tentarono di raggiungere un accordo, avvolti da screzi, rancori ed offese.”. Dunque, il Del Duca (….) mette in risalto la situazione nei due Comitati napoletani, anzi per meglio dire il Comitato napoletano chiamato dell’Ordine e quello di Azione. Tra i due Comitati sorsero screzi e dissapori tanto da nominare sul Cilento diversi responsabili dell’Insurrezione armata. Sull’invio di armi da parte del Governo Piemontese arrivati prima a Pioppi e trasportati ad Ascea dove furono poi, in seguito ritirati arbitrariamente da TEODOSIO DE DOMINICIS, oltre alla nota scritta dello stesso de Dominicis, indirizzata il 1° settembre 1860 da Centola al Vinviprova di Omignano, Silvano Del Duca ha pubblicato una nota scritta dal Passero.

Del Duca (….) continuando il suo racconto scriveva pure che, proprio a causa dei continui screzi e dissapori tra i due Comitati, a p. 145 scriveva che: “Il 24 agosto Stefano Passero, che era incaricato dal Comitato dell’Ordine di Napoli di preparare l’insurrezione nel Vallo di Novi, informò in una lettera da Napoli il liberale Nicola Pagano circa uno sbarco di fucili nella marina di Ascea: etc…(184) “. Il Del Duca, sulla base della documentazione conservata presso l’Archivio di Stato di Salerno scriveva che STEFANO PASSERO, il 24 agosto 1860 scriveva e avvertiva il liberale NICOLA PAGANO. Del Duca, a p. 145, nella nota (184) postillava: “(184) A.S.S., Gabinetto di Prefettura, 1860, Sbarco di fucili alla marina di Ascea, busta 1, fascicolo 1.”. Il Del Duca scriveva che Passero scriveva al Pagano: “Cittadino fratello, a fine di promuovere la rivoluzione, con brevetto di ieri, venni accreditato presso il comitato provinciale di Salerno, da questo centrale dell’Ordine. In conseguenza non dubito che dietro un brevissimo ma pronto abboccamento, vi imbarcherete sul vapore regio “Tanaro” onde andare a sbarcare alla marina di Ascea numero ottocento fucili militari con le analoghe provvigioni. Vi prevengo che, semmai i 400 gendarmi, i quali trovansi in Vallo, avvertiti della cosa, prendessero le mosse per molestarvi, ho piena fiducia in voi, se, in tal caso, proclamiate la rivoluzione col prestigio glorioso nome di Vittorio Emanuele Re d’Italia una. Noi accorreremo subito. Per questo e per quanto altro potrà accadere, fido nei vostri noti meriti patriottici, nella vostra energia e nella vostra attività, ricordandovi i travagli da voi e dai vostri fratelli sempre sofferti, per combattere la efferata dinastia borbonica” (184).”. Dunque, il Del Duca traendo dall’Archivio di Stato di Salerno un documento poco noto, ovvero la lettera che il 24 agosto 1860 Stefano PASSERO, incaricato dal COMITATO DELL’ORDINE di Napoli, di promuovere la insurrezione armata nel Cilento, informò il liberale NICOLA PAGANO dei fucili che dovevano essere sbarcati ad Ascea. Il Passero scriveva al Pagano e lo pregava di “…imbarcherete sul vapore regio “Tanaro” onde andare a sbarcare alla marina di Ascea numero ottocento fucili militari con le analoghe provvigioni.”. Inoltre, il Passero scrivendo al Pagano dei fucili che si portava ad Ascea attraverso il piroscafo della marina Piemontese, “Tanaro”, lo avvertiva dei pericoli etc…..Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 85-86, riferendosi al 28 agosto 1860, dopo aver proclamato l’insurrezione a Rutino, in proposito scriveva che: “VI. Armata per ordine del Magnoni la guardia nazionale del distretto di Vallo, il de Dominicis marciò con essa verso Pisciotta con circa trentamila uomini ed occupò altri paesi, che non tardarono a seguire l’esempio dei loro fratelli, e cioè Centola, Foria, Poderia, Camerota e Roccagloriosa, tra le grida entusiastiche della popolazione di ‘Viva Vittorio Emanuele re d’Italia! Viva il dittatore Garibaldi!. Etc…”. Del ritiro di queste armi, in seguito ritirate dal De Dominicis ne parla anche Pietro Ebner. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: “La relazione di Lucio Magnoni conferma l’invio di messi fidati a Ceraso, Ascea e Pisciotta. Sicché la colonna partita da Rutino, e rinforzata lungo la via, incontrò a Velia gli insorti di Ceraso (vi si erano uniti circa 80 giovani di Vallo) al comando di Pietro Giordano. Ad Ascea, Teodosio De Dominicis distribuì a coloro che ne mancavano, i 500 fucili rimessi dal Comitato d’azione di Genova per il Cilento, sbarcati a Pioppi e da lui ritirati.”. Dunque, Ebner scriveva che, ad Ascea, TEODOSIO DE DOMINICIS “distribuì a coloro che ne mancavano, i 500 fucili rimessi dal Comitato d’azione di Genova per il Cilento, sbarcati a Pioppi e da lui ritirati.”Dunque, sappiamo che, il Comitato centrale di Napoli inviò armi nel Cilento e pare che esse,  in una spiaggia del Cilento furono sbarcati 500 fucili che, pare, siano stati ritirati Teodoro de Dominicis ma, egli, riconoscendo l’autorità di Michele Magnoni, ne avesse condiviso con lui, sette casse. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: “La relazione di Lucio Magnoni conferma l’invio di messi fidati a Ceraso, Ascea e Pisciotta. Sicché la colonna partita da Rutino, e rinforzata lungo la via, incontrò a Velia gli insorti di Ceraso (vi si erano uniti circa 80 giovani di Vallo) al comando di Pietro Giordano. Ad Ascea, Teodosio De Dominicis distribuì a coloro che ne mancavano, i 500 fucili rimessi dal Comitato d’azione di Genova per il Cilento, sbarcati a Pioppi e da lui ritirati. Raggiunta Pisciotta, dove era in attesa Gennaro Pagano si divisero. Il grosso al comando di Teodosio De Dominicis proseguì per l’interno per tagliare le vie di accesso al mare. La colonna Giordano s’incamminò lungo la costa, a proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse e una più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco del generale. (93).”. Pietro Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, riporta da G. Oddo, I Mille di Marsala, 1866, p. 794, la notizia dello sbarco di A. Dumas ad Acciaroli. Dopo lo sbarco di Sapri, il Dittatore dispose “per la marcia nel Vallo di Diano” delle colonne De Dominicis-Pagano e Giordano che a Palinuro aveva dato finalmente sepoltura ai miseri resti di uno dei fratelli Capozzoli (RSS, 1966, PP. 63 E 78 e Pizzolorusso, cit., p. 118, il quale, a p. 238 riporta i nomi di coloro che presero parte alla battaglia del Volturno).”. Dunque, Ebner (….), sulla scorta del Mazziotti scriveva che “…Ad Ascea, Teodosio De Dominicis distribuì a coloro che ne mancavano, i 500 fucili rimessi dal Comitato d’azione di Genova per il Cilento, sbarcati a Pioppi e da lui ritirati.”. Teodosio de Dominicis aveva ritirato personalmente le armi che arrivarono a Pioppi, 500 fucili inviati dal Comitato d’azione di Genova – forse dal Bertani ? – armi inviati per il Cilento. Il de Dominicis li distribuì ad Ascea a tutti coloro che ne avessero di bisogno e che facevano parte delle diverse colonne che arrivarono ad Ascea. Nel 1921, ci parla il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921),a pp. 68-69 continuando il suo racconto scriveva pure che: “Il compianto Marchese Atenolfi mi riferiva che le armi furono sbarcate alla punta detta del Fico, presso il villaggio di Pioppi nel Comune di Pollica e quindi trasportate ad Ascea dove li ritirò Teodoro De Dominicis.”. Sono le armi di cui parlava anche Pietro Ebner (….) scriveva che: “Ad Ascea, Teodosio De Dominicis distribuì a coloro che ne mancavano, i 500 fucili etc…”, che come abbiamo visto lo stesso de Dominicis rispondendo al Comitato di Napoli scriveva che parte di questi fucili li aveva consegnati a Salvatore Magnoni. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: “Ad Ascea, Teodosio de Dominicis distribuì a coloro che ne mancavano, i 500 fucili rimessi dal Comitato d’azione di Genova per il Cilento, sbarcati a Pioppi e da lui ritirati. (93).”. Ebner si riferiva alle armi ritirate da GENNARO PAGANO e portate a DE DOMINICIS ad Ascea. Devo però dire che Pietro Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, riporta da G. Oddo, I Mille di Marsala, 1866, p. 794, la notizia dello sbarco di A. Dumas ad Acciaroli.”. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rivoluzione meridionale (1848-1860)”, a pp. 104-105 e ssg., in proposito scriveva che: “11. Nonostante le posizioni politiche evidentemente differenti i rivoltosi erano più o meno restati uniti, anche se non mancarono tensioni. La più grave riguardò la divisione delle armi sbarcate sulla costa cilentana da una nave piemontese. De Dominicis, moderato, non volle dividerle con Vinciprova, non riconoscendogli il grado. Ma poi si accordò con Magnoni per l’autorevolezza indiscussa e le divisero tra le due colonne (69). Nessuno tra i radicali del Principato, quasi tutti ex mazziniani, mise in discussione il programma Italia e Vittorio Emanuele II. Il primo settembre Magnoni era nominato presidente della giunta provvisoria del Cilento e subito De Dominicis lo riconosceva (70).”. Pinto, a p. 105, nella nota (69) postillava: “(69) Matteo Mazziotti, L’insurrezione salernitana nel 1860 cit., pp. 68-72.”. Pinto, a p. 105, nella nota (70) postillava: “(70) Giovanni Matina a Lucio Magnoni, Sala 1 settembre 1860, e Teodosio De Dominicis a Lucio Magnoni, Centola 1 settembre 1860, in APM.”. Il passaggio di Pinto però riguarda altre armi che effettivamente arrivarono ad Acciaroli – forse pure dal Dumas – ma si tratta delle armi che furono portate da Genaro PAGANO al DE DOMINICIS e che il de Dominicis ad Ascea diede a Salvatore Magnoni. Infatti, Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 94-95, in proposito scriveva pure che: “XI. Ma chi avrebbe dato loro le armi, le munizioni ad un buon capo militare per muovere il popolo del circondario di Pollica ? Le armi, è vero, erano state già promesse dal Piemonte, ma l’attesa di esse era stata vana per diversi giorni. I comitati avevano assicurato che li avrebbe portati alla marina di Acciaroli il romanziere francese Dumas padre, con un suo piccolo legno di trasporto, la goletta Emma’, etc…”. Dunque, il De Crescenzo scriveva che: Le armi, è vero, erano state già promesse dal Piemonte, ma l’attesa di esse era stata vana per diversi giorni.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 124, in proposito scriveva che: “Il 27 agosto 1860 l’insurrezione, organizzata da Francesco Saverio Cajazzo, Giudice del Circondario di Vibonati, venne proclamata anche nel golfo di Policastro quando i capi colonna Teodosio de Dominicis da Ascea e Basilio Iannicelli da Ceraso, aiutati da Gennaro Pagano e Luigi Giordano, si posero in marcia verso Policastro, Vibonati e Sapri. Giunti a Roccagloriosa, De Dominicis si rivolse alla colonna in questi termini: “Soldati, abbiamo effettuato questa mattina la nostra terza marcia, percorrendo ed operando in San Severino, Poderia, Celle e Roccagloriosa dove pernottiamo. Etc…(14). Francesco Saverio Cajazzo, facendosene promotore, questuò fondi fra le casse comunali del circondario che poi destinò a Lucio Magnoni (15).”. Policicchio, a p. 124, nella nota (14) postillava: “(14) A. Alfieri D’Evandro, Della insurrezione…., cit. p. 8; G. De Crescenzo, I salernitani nell’epoca garibaldina del 1860, Jovane, Salerno, 1939; oppure A. Infante, Garibaldi nel Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1983, p. 52.”Policicchio, a p. 124, nella nota (14) postillava: “(14) A. Alfieri D’Evandro, Della insurrezione…., cit. p. 8; etc…”. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 100, parlando di LEONINO VINCIPROVA, in proposito scriveva: “Anche dopo il fallimento della rivoluzione del 1848, il Vinciprova continuò a tramare contro l’oppressore. Nel 1860 prese parte all’occupazione dei due vapori della società Rubattino ed indossò la camicia rossa dei garibaldini. Insieme a questi sbarcò a Marsala, dove subito pose in evidenza il suo coraggio e la sua intelligenza di combattere e di organizzatore. Per questo Garibaldi lo incaricò di andare ad Acciaroli con Pietro La Cava e prendere in consegna la nave di Dumas con tutte le armi e munizioni, che poi dovevano servire per la sommossa nel napoletano. Ma le armi non giungevano e di lì La Cava partì per Napoli, rimanendo il Vinciprova ad attenderle. Si pensò ad “una indegna canzonatura fatta dal Comitato di Napoli”, (così scrisse in una lettera il La Cava).”. Dunque Infante (….) scriveva che il Lacava se ne partì per Napoli mentre il VINCIPROVA restò ad attendere le armi.

Su queste armi e sul passaggio da Cannicchio – piccolo casale del Cilento, ha scritto pure Tommaso Pedio (….), nel suo “La Basilicata nel Risorgimento politico Italiano (1700-1870) – Saggio di un Dizionario bio-bibliografico”, a p. 123 cita il testo di De Crescenzo e scriveva: “(555) Alfredo De Crescenzo Alfredo, Lo sbarco garibaldino ad Acciaroli nel 1860, in Numero unico per l’Anniversario della fondazione della Lega Navale a Salerno, Salerno, 1938. Acciaroli è una frazione del comune di Pollica, nel Cilento, e l’unico approdo, prima della Licosa, che offre una certa sicurezza sulla costa cilentana. Gli uomini che sbarcarono avevano il compito di proteggere la marcia delle colonne che, attraverso il lagonegrese, sarebbero passate per il Vallo di Diano dirette a Salerno. Lo sbarco, contrariamente a quel che assume il d. C., non avvenne nel porto di Acciaroli, ma in località tra Lupini e la Torre del Caleo, dove sbocca un sentiero che conduce a Cannicchio, piccolo centro abitato a meno di un chilometro dall’abitato di Celso, patria dei Mazziotti. Dalla famiglia Piantieri di Cannicchio si conserva una lettera inedita di Garibaldi con la quale si ringraziavano i componenti di quella famiglia che, insieme ai Pisani, altra famiglia di Cannicchio imparentata con i Carducci di Capaccio, avevano accolto le avanguardie garibaldine nelle loro case guidandole, successivamente, attraverso i paesi interni del Cilento verso la pianura di Eboli. Etc…”. Ma forse Pedio si riferiva alle armi che arrivarono solo il 5 settembre 1860. Credo che questa postilla del Pedio non si riferisca alle armi che ritirò NICOLA PAGANO a Pioppi e che poi portò ad Ascea.

Nel 28 agosto 1860, Pietro GIORDANO proclamava l’isurrezione a Ceraso

Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Documenti”, a pp. 7-8, in proposito scriveva che: “N.° 9 bis. Ai Signori Presidenti e Componenti il Comitato Unitario Nazionale di Napoli. Signori…In conseguenza di ciò martedì scorso faceva partire mio fratello Michele col cittadino Teodosio de Dominicis per Ascea; i quali messa sotto le armi quella Guardia Nazionale, movevano verso Pisciotta con forze imponenti ed occupavano Centola, Foria, Poderia, Camerota e Rocca Gloriosa tra le grida entusiastiche di quelle popolazioni di Viva Vittorio Emmanuele Re d’Italia, Viva il Dittatore Garibaldi. Ho loro ordinato di gittarsi nel Vallo di Policastro, raccogliere tutte quelle forze ed andar ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro. La notte di martedì a giovedì partiva pure da Rutino l’altro mio fratello Salvatore a capo di molti volontarii del Cilento e della Provincia per andare a raggiungere le suddette forze Nazionali. La mattina di ieri muovevano a capo di considerevoli forze Nazionali i signori Passaro di Vallo e Ferraro di S. Biase, l’uno battendo la via di Gioi, Laurino Piaggine per riuscire a Diano, l’altro di Cuccaro, Laurino, Rofrano, pe fortificarsi a Sansa. Domani poi muoveranno dal Cilento tre battaglioni ben armati ed equipaggiati e si dirigeranno pure verso il Vallo di Diano dove si anderanno a concentrare tutte le forze di Salerno per mettersi a disposizione del Dittatore…..Rutino primo Settembre 1860.”Antonio Pizzolorusso (….), nel suo “I Martiri per la libertà italiana della Provincia di Salerno”, a p. 118, in proposito scriveva: il battaglione della guardia nazionale, agli ordini di Teodosio de Dominicis, nipote al giustiziato del 1828, comandato dal maggiore Pietro Giordano, di Ceraso; etc…. Dunque, secondo il Pizzolorusso, PIETRO GIORDANO comandava un battaglione della Guardia Nazionale (rivoltosi cilentani) che si erano aggregati ai circa 3000 insorti cilentani che erano agli ordini di TEODOSIO DE DOMINICIS. Secondo il Pizzolorusso, il De Dominicis era il “nipote del giustiziato del 1828”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 85-86, riferendosi al 28 agosto 1860, dopo aver proclamato l’insurrezione a Rutino, in proposito scriveva che: “VII…Nello stesso dì, Pietro Giordano (23), deciso a tutto affrontare, proclamava la rivoluzione a Ceraso, sua patria, spiegando zelo infaticabile ed operosità prodigiosa. A lui si rannodava, nello stesso giorno, una schiera di circa ottanta giovani vallesi, che si diressero ad Ascea. Poco dopo, il Giordano, alla testa degli insorti, si recò anche lui ad Ascea aggregandosi a Teodosio de Dominicis incaricato dai due Comitati di Napoli di un comando superiore sulla colonna, come quello affidato a Salvatore Magnoni. Le masse dei rivoltosi, così organizzati, si recarono nella notte a Pisciotta, poi furono divise in due colonne: una al comando del Giordano si diresse verso la parte meridionale e marittima per poter proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse; l’altra, all’immediato comando del de Dominicis, intraprese la strada interna e, dopo aver percorso diversi paesi della contrada, giungeva a Capitello (Ispani) e si riannodava di bel nuovo col Giordano.. De Crescenzo, a p. a pp. 86, nella nota (23) postillava: “(23) Aveva quarantaquattro anni, essendo nato il 1816. M. nel 1889.”. Inoltre, sempre sul Giordano, il De Crescenzo (….), a pp. 85-86, riferendosi al 28 agosto 1860, dopo aver proclamato l’insurrezione a Rutino, riferendosi a Pietro Giordano, in proposito scriveva che: “VII…Nello stesso dì, Pietro Giordano (23), deciso a tutto affrontare, proclamava la rivoluzione a Ceraso, sua patria, spiegando zelo infaticabile ed operosità prodigiosa. A lui si rannodava, nello stesso giorno, una schiera di circa ottanta giovani vallesi, che si diressero ad Ascea.”. De Crescenzo scriveva che la schiera di “circa ottanta giovani di Vallo”, forse i 100 giovani salernitani di cui aveva già parlato, si unirono alla colonna di Pietro GIORDANO e si diressero ad Ascea. Dunque, si posero sotto il comando di Michele Magnoni ma ad Ascea si misero sotto il comando di Pietro Giordano. De Crescenzo, a p. a pp. 86, nella nota (23) postillava: “(23) Aveva quarantaquattro anni, essendo nato il 1816. M. nel 1889.”. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 264, riferendosi a Michele Magnoni, in proposito scriveva che: Il 27 agosto, a Rutino, “si proclamava da noi la insurrezione Nazionale e congiungendosi con De Dominicis, Pagano e Giordano, raccolte tutte le forze insurrezionali che approssimativamente ammontavano a 3000 uomini, si marciò pel Vallo di Policastro”(92).”. Ebner, a p. 264, nella nota (92) postillava: “(92) D’Evandro, cit., Docum., n. 3 bis (Relazione Lucio Magnoni). Vi è trascritto l’ordine del Dittatore, di cui è una riproduzione in G. De Crescenzo, I salernitani nell’epopea garibaldina del 1860, Salerno 1939.”. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: “La relazione di Lucio Magnoni conferma l’invio di messi fidati a Ceraso, Ascea e Pisciotta. Sicché la colonna partita poi da Rutino, e rinforzatasi lungo la via, incontrò a Velia gli insorti di Ceraso (vi si erano uniti circa 80 giovani di Vallo) al comando di Pietro Giordano. Ad Ascea, Teodosio De Dominicis distribuì a coloro che ne mancavano, i 500 fucili rimessi dal Comitato d’azione di Genova per il Cilento, sbarcati a Pioppi e da lui ritirati.”. Pietro Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, etc…”. Dunque, Ebner, sulla scorta di Mazziotti scriveva che “la colonna partita da Rutino” (riferendosi alla colonna di Michele Magnoni di cui faceva parte anche il de Dominicis) rinforzata lungo la via, incontrò a Velia gli insorti di Ceraso (vi si erano uniti circa 80 giovani di Vallo) al comando di Pietro Giordano.”. Ebner scriveva che a Velia la colonna del Magnoni si rinforzò con la colonna di Pietro Giordano di Ceraso a cui si erano uniti circa 80 giovani di Vallo. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: “Ad Ascea, Teodosio de Dominicis distribuì a coloro che ne mancavano, i 500 fucili rimessi dal Comitato d’azione di Genova per il Cilento, sbarcati a Pioppi e da lui ritirati. Raggiunta Pisciotta, dove era in attesa Gennaro Pagano con i suoi, dopo aver concertato un piano comune di azione, le colonne si divisero. Il grosso al comando di Teodosio De Dominicis proseguì per l’interno per tagliare le vie di accesso al mare. La colonna Giordano s’incamminò lungo la costa, a proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse e una più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco del generale…(93).”. Pietro Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, riporta da G. Oddo, I Mille di Marsala, 1866, p. 794, la notizia dello sbarco di A. Dumas ad Acciaroli. Dopo lo sbarco di Sapri, il Dittatore dispose “per la marcia nel Vallo di Diano” delle colonne De Dominicis-Pagano e Giordano che a Palinuro aveva dato finalmente sepoltura ai miseri resti di uno dei fratelli Capozzoli (RSS, 1966, PP. 63 E 78 e Pizzolorusso, cit., p. 118, il quale, a p. 238 riporta i nomi di coloro che presero parte alla battaglia del Volturno).”. Dunque, Ebner scriveva che a Pisciotta, piccolo paese del basso Cilento, e la colonna del DE DOMINICIS da poco arrivata si ricongiunse con la colonna di GENNARO PAGANO, con i suoi che era in attesa a Pisciotta. Ebner scrive pure che a PISCIOTTA, i capi colonna: de Dominicis, Pietro Giordano, Gennaro Pagano e Salvatore Magnoni “dopo aver concertato un piano comune d’azione, le colonne si divisero”. Secondo Ebner che scriveva sulla scorta del Mazziotti, le diverse colonne, a Pisciotta si divisero: la Colonna di Pietro Giordano di Ceraso – che si era ingrossata con 80 giovani di Vallo della Lucania “s’incamminò lungo la costa, a proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse” e, la colonna “più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco di Garibaldi”. Sulla colonna d’insorti cilentani capitanata da PIETRO GIORDANO ha scritto pure Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 52, in proposito scriveva: “Nello stesso giorno, a Ceraso, Pietro Giordano proclamò la rivoluzione, ed ebbe risposta all’aperto da circa 80 giovani, che aggregandosi con lui marciarono verso Ascea, dove si unirono alla schiera del De Dominicis e si marciò tutti uniti verso Pisciotta. Qui si formarono due colonne: una al comando di Giordano che operò nella fascia costiera per proteggere eventuali sbarchi garibaldini, la seconda invece al comando del De Dominicis che si diresse verso l’interno per reperire uomini e mezzi disponibili per la rivoluzione.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 124, in proposito scriveva che: “Il 27 agosto 1860 l’insurrezione, organizzata da Francesco Saverio Cajazzo, Giudice del Circondario di Vibonati, venne proclamata anche nel golfo di Policastro quando i capi colonna Teodosio de Dominicis da Ascea e Basilio Iannicelli da Ceraso, aiutati da Gennaro Pagano e Luigi Giordano, si posero in marcia verso Policastro, Vibonati e Sapri. Giunti a Roccagloriosa, De Dominicis si rivolse alla colonna in questi termini: “Soldati, abbiamo effettuato questa mattina la nostra terza marcia, percorrendo ed operando in San Severino, Poderia, Celle e Roccagloriosa dove pernottiamo. Etc…(14). Francesco Saverio Cajazzo, facendosene promotore, questuò fondi fra le casse comunali del circondario che poi destinò a Lucio Magnoni (15).”. Policicchio, a p. 124, nella nota (14) postillava: “(14) A. Alfieri D’Evandro, Della insurrezione…., cit. p. 8; G. De Crescenzo, I salernitani nell’epoca garibaldina del 1860, Jovane, Salerno, 1939; oppure A. Infante, Garibaldi nel Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1983, p. 52.”Policicchio, a p. 124, nella nota (15) postillava: “(15) ACTRC, Registro raccolta delibere Decurionali, delibera del 6.11.1860, p. 199, 199v. Altri personaggi che meritano menzione ed elogi in quel periodo rivoluzionario furono Giuseppe Giffoni di Vibonati, Socrate Falcone di Policastro, Luigi Barselloni e Giuseppe Curcio di Sanza.”.

Nel 2 settembre 1860, a Sapri arrivarono moltissimi INSORTI CILENTANI, al comando di MICHELE MAGNONI che ivi si accamparono in attesa di Garibaldi

Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 492-493, in proposito scriveva che: “LIII. – Contemporaneamente la decimaquinta divisione imbarcatasi, a norma delle avute istruzioni, nel piccolo porto di Paola, veleggiava con prospero vento alla volta di Sapri….La decimaquinta divisione, ingrossata dalle truppe disperse di già appartenenti al corpo di Luigi Pianciani state direttamente da Palermo trasportate a Paola, a Scaléa, a Policastro od a Sapri, sfilava colla massima secretezza e celerità sulla destra dell’esercito regio. A queste forze, già per sè considerevoli, si unirono tosto le bande insurrezionali del paese ed i numerosi distaccamenti dei Calabresi che avevano preceduto la marcia dell’ armata italiana. Con tutti questi corpi riuniti, il generale Türr, riuscendo a girare, come gli era stato ordinato l’estrema sinistra dei Regii, avrebbe potuto seriamente compromettere la loro posizione.”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, a p. 67, in “Appendice”, nel documento “N° 3 bis”, in proposito scriveva che: “Il 24 lo stesso Comitato nominava mio fratello Salvatore a Comandante di un Corpo d’insurrezione, come dalla credenziale che trascrivo. Etc…All’onorevole Cittadino Salvatore Magnoni. Recatoci sopra luogo, e presi concerti con tutti i capi del movimento, il giorno 27 agosto in Rutino si proclamava da noi la insurrezione Nazionale, e congiungendoci con de Dominicis, Pagano, e Giordano, raccolte tutte le forze insurrezionali, che approssimativamente ammontavano a 3000 uomini, si marciò pel Vallo di Policastro. La notte del 3 settembre mio fratello Michele con pochi uomini andò ad incontrare il Generale Garibaldi sbarcato a Sapri, e ne ricevette le disposizioni per la marcia nel Vallo di Diano.”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, a p. 67, in “Appendice”, in proposito scriveva che: La notte del 3 settembre mio fratello Michele con pochi uomini andò ad incontrare il Generale Garibaldi sbarcato a Sapri, e ne ricevette le disposizioni per la marcia nel Vallo di Diano. Etc…”. La relazione è di Lucio Magnoni, fratello di Michele. Lucio Magnoni, nella sua relazione-rapporto, (si veda Antonio Alfieri d’Evandro (…), nel 1861, nel suo “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, a p. 67, nell’“Appendice”) scriveva che: La notte del 3 settembre mio fratello Michele con pochi uomini andò ad incontrare il Generale Garibaldi sbarcato a Sapri, e ne ricevette le disposizioni per la marcia nel Vallo di Diano.”. Oltre a questo documento di Lucio Magnoni, vi è un altro documento che testimonia l’arrivo delle colonne a Capitello ed è dello stesso De Dominicis. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a p. XVIII, in proposito scriveva che: “….L’amico nostro, impedito dal redigerla per fisica indisposizione, era stato soccorso dagl’operosi cittadini Gennaro Pagano e Luigi Giordano ed avea diviso le sue colonne in tre battaglioni che marciando per Policastro si ricongiunsero a Sapri con gl’insorti di Magnoni ed ingrossarono le nostre file nel Vallo di Diano. Così le masse di tutte le forze della rivoluzione riconcentrandosi in quella strategica vallea e Fabrizii fece occupare solidamente le gole di Campestrino e del Fortino stabilendo il quartier generale allo Scorzo. Etc…”. Dunque, il segretario della Prodittatura Alfieri D’Evandro scriveva che “Gennaro Pagano e Luigi Giordano ed avea diviso le sue colonne in tre battaglioni che marciando per Policastro si ricongiunsero a Sapri con gl’insorti di Magnoni ed ingrossarono le nostre file nel Vallo di Diano.”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Documenti”, a pp. 7-8, in proposito scriveva che: “N.° 9 bis. Ai Signori Presidenti e Componenti il Comitato Unitario Nazionale di Napoli. Signori…In conseguenza di ciò martedì scorso faceva partire mio fratello Michele col cittadino Teodosio de Dominicis per Ascea; i quali messa sotto le armi quella Guardia Nazionale, movevano verso Pisciotta con forze imponenti ed occupavano Centola, Foria, Poderia, Camerota e Rocca Gloriosa tra le grida entusiastiche di quelle popolazioni di Viva Vittorio Emmanuele Re d’Italia, Viva il Dittatore Garibaldi. Ho loro ordinato di gittarsi nel Vallo di Policastro, raccogliere tutte quelle forze ed andar ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro. Etc…”. Dunque, dalla Relazione di Lucio Magnoni, si evince che il Magnoni ordinò ai rivoltosi cilentani capeggiati dai suoi fratelli di Ho loro ordinato di gittarsi nel Vallo di Policastro, raccogliere tutte quelle forze ed andar ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro. Etc…”. Tutte e tre le colonne si ricongiunsero a Sapri. La notizia di truppe di volontari cilentani ci è data pure dal colonnello Rustow che era rimasto a Sapri con le sue truppe (ex Divisione Pianciani), portate da Paola a Sapri insieme al generale Turr. Infatti, Rustow, nella traduzione di Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, a p. 17-18, in proposito scriveva: “La sera del 1° settembre, con 1600 uomini componenti la intiera brigata Milano, ed una parte della brigata Parma, c’imbarcammo su 6 vapori, e la mattina del 2 alle 9, entrammo nella baia di Sapri. Alla spiaggia eravi già gran movimento, ma non di truppe napolitane, la cui presenza sarebbe stata pur possibile, ma sibbene di guardie nazionali e di popolo. Etc…”. Rustow scrive chiaramente che sbarcati a Sapri con le sue truppe, insieme a Turr, la mattina del giorno 2 settembre 1860, a Sapri trovarono Alla spiaggia eravi già gran movimento, ma non di truppe napolitane, la cui presenza sarebbe stata pur possibile, ma sibbene di guardie nazionali e di popolo.”. Rustow scriveva nelle sue Memorie che sulla “spiaggia” di  Sapri, il 2 settembre 1860 trovarono “gran movimento di truppe, ma non di truppe napolitane”.  Rustow voleva intendere che a Sapri, il 2 settembre 1860 non vi erano truppe Regie o nemiche ma già vi erano truppe di volontari rivoluzionari. E’ molto probabile che a Sapri, in quei giorni, in previsione che si venne a sapere che a Sapri doveva arrivare Garibaldi, Michele Magnoni (lo scrive il fratello Lucio nella sua Relazione), con alcuni suoi uomini fidati si recò a Sapri per incontrare Giuseppe Garibaldi ivi atteso. Infatti, i volontari garibaldini e cilentani giudati da Michele Magnoni, stanziatisi provvisoriamente a Sapri, insieme alle truppe ivi portate dal Turr, ricevettero fucili e armi da Rustow.  Infatti, Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 17-18, in proposito scriveva pure che: A Sapri c’era d’uopo attendere gli ordini del Dittatore; per accellerare il cui arrivo, Turr, il giorno 3 di buon mattino si recò a Lazongro. Io aveva intanto assai da fare ad intendermela colle guardie nazionali dei contorni che domandavano armi. Fui abbastanza fortunato per poter loro distribuire 600 fucili, dei quali per buona ventura mi trovava provvisto, né mi mancarono ringraziamenti perciò. Potei osservare più tardi gli stessi fucili sotto lo mura di Capua fra le mani delle guardie nazionali mobilizzate.”. A questo proposito, ovvero in proposito a ciò che scrive Rustow: Fui abbastanza fortunato per poter loro distribuire 600 fucili, dei quali per buona ventura mi trovava provvisto, né mi mancarono ringraziamenti perciò. Potei osservare più tardi gli stessi fucili sotto lo mura di Capua fra le mani delle guardie nazionali mobilizzate.”, egli si riferisce molto probabilmente ai fucili della brigata. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 85-86, in proposito scriveva che: “VII…Le masse dei rivoltosi, così organizzati, si recarono nella notte a Pisciotta, poi furono divise in due colonne: una al comando del Giordano si diresse verso la parte meridionale e marittima per poter proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse; l’altra, all’immediato comando del de Dominicis, intraprese la strada interna e, dopo aver percorso diversi paesi della contrada, giungeva a Capitello (Ispani) e si riannodava di bel nuovo col Giordano. Quivi ebbero la ventura di trovare Garibaldi il quale, arrivato pochi momenti prima a Sapri, era stato già ricevuto da Michele Magnoni, che comandava l’avanzata alla testa della sua coorte. Le masse insurrezionali sostavano poche ore in Capitello. VIII…etc…”. Dunque, De Crescenzo scriveva che, “Michele Magnoni, che comandava l’avanzata alla testa della sua coorte”, si incontrò, il giorno dopo, a Sapri con Garibaldi. Si perché Michele Magnoni, con i suoi rivoltosi cilentani che comandava, avendo saputo che Turr e Rustow erano sbarcati il 2 settembre 1860 a Sapri, ivi si recò con i suoi rivoltosi Cilentani. Sappiamo che il De Dominicis ed il Giordano si trovavano nei paraggi di Sapri. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 264, in proposito scriveva che: “Con i Mille era sbarcato a Marsala anche Michele Magnoni, al quale il generale diede poi l’incarico (Messina 2 agosto) di promuovere a Salerno “la insurrezione a favore della causa nazionale”. Giunto a Napoli e informatone il Comitato Unitario d’azione, Michele Magnoni ottenne per il fratello Lucio (23 agosto) la nomina ad “Alto Commissario Politico e Civile pel distretto di Vallo, in provincia di Salerno, il che importa imperio assoluto in talune emergenze anche sul potere militare” e per il fratello Salvatore (24 agosto) quella di Comandante del Corpo d’insurrezione sempre per lo stesso distretto. Il 27 agosto, a Rutino, “si proclamava da noi la insurrezione Nazionale e congiungendosi con De Dominicis, Pagano e Giordano, raccolte tutte le forze insurrezionali che approssimativamente ammontavano a 3000 uomini, si marciò pel Vallo di Policastro”(92).”. Ebner, a p. 264, nella nota (92) postillava: “(92) D’Evandro, cit., Docum., n. 3 bis (Relazione Lucio Magnoni). Vi è trascritto l’ordine del Dittatore, di cui è una riproduzione in G. De Crescenzo, I salernitani nell’epopea garibaldina del 1860, Salerno 1939. L. Magnoni emise a Rutino, il 31 agosto, la seguente ordinanza valida per tutti i paesi controllati dalla sua rete: “Unità d’Italia // Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia // Il Generale Garibaldi Dittatore // etc…”. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: “La relazione di Lucio Magnoni conferma l’invio di messi fidati a Ceraso, Ascea e Pisciotta. Sicché la colonna partita da Rutino, e rinforzata lungo la via, incontrò a Velia gli insorti di Ceraso (vi si erano uniti circa 80 giovani di Vallo) al comando di Pietro Giordano. Ad Ascea, Teodosio De Dominicis distribuì a coloro che ne mancavano, i 500 fucili rimessi dal Comitato d’azione di Genova per il Cilento, sbarcati a Pioppi e da lui ritirati. Raggiunta Pisciotta, dove era in attesa Gennaro Pagano si divisero. Il grosso al comando di Teodosio De Dominicis proseguì per l’interno per tagliare le vie di accesso al mare. La colonna Giordano s’incamminò lungo la costa, a proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse e una più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco del generale. Garibaldi aveva toccato la spiaggia nei pressi di Scalea (2 settembre), da dove era poi salpato per Sapri su una barca condotta da due soli marinai (3 settembre). Il generale vi era stato indotto principalmente dalle insistenze di A. Dumas padre, che gli aveva scritto “invece che a Salerno potete sbarcare in tutto il Cilento, poco importa il luogo, è la terra del patriottismo”(93).”. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: “La relazione di Lucio Magnoni conferma….Raggiunta Pisciotta, dove era in attesa Gennaro Pagano si divisero. Il grosso al comando di Teodosio De Dominicis proseguì per l’interno per tagliare le vie di accesso al mare. La colonna Giordano s’incamminò lungo la costa, a proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse e una più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco del generale. Garibaldi aveva toccato la spiaggia nei pressi di Scalea (2 settembre), da dove era poi salpato per Sapri su una barca condotta da due soli marinai (3 settembre) (93).”. Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, p. 130 etc..”. Ebner scriveva che: “La colonna….più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco del generale.”. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rvoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 104, in proposito aggiungeva che: “Michele Magnoni partì dal Basso Cilento con la sua compagnia per primo, per unirsi a Teodosio De Dominicis, altro uomo di tradizione rivoluzionaria, ma cavouriano, che scendeva nel Golfo di Policastro. Insieme avrebbero dovuto ricevere Garibaldi. Etc…”. Pinto, a p. 104, nella nota (68) postillava: “(68) Ordinanza del Commissario Lucio Magnoni, Rutino 1 agosto 1860, APM.”. Matteo Mazziotti (….), nel 1902, nel suo “Memorie di Carlo De Angelis”, a p. 135, in proposito scriveva che: “Le altre forze insurrezionali del Cilento, comandate dal Magnoni, che avevano preso la direzione di Sapri e Sanza, vennero man mano piegando verso Nocera, donde alcune altre erano etc…”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “…Questa colonna ebbe ordini dal Magnoni di raccogliere guardie nazionali in tutti i comuni del Vallo di Policastro ed occupare la linea tra Sapri e Lagonegro (3). Difatti il giorno 3 occuparono Torreorsaia e Castelruggiero e quindi accamparono su quella linea. A la colonna si unirono Pietro Giordano e Giovanni Pagano.”. Il sac. don Giuseppe Cataldo (….), nel suo “Notizie storiche su Policastro Bussentino etc…”, testo dattiloscritto ed impaginato nel “Seminario Vescovile”, nel 1973, a pp. -76-77, in proposito scriveva che: Dopo una breve sosta in casa del Barone Gallotti, Garibaldi proseguì per Vibonati, dove pernottò in casa della famiglia Del Vecchio. Per Policastro passarono le colonne degli uomini del Magnoni e le forze del Maggiore De Dominicis, che si unirono a Capitello all’esercito del Maggiore Giordano; tutti questi attendevano Garibaldi e proteggevano eventuali sbarchi di “camicie rosse”. Ad inflittire le file dell’esercito garibaldino accorsero giovani di S. Marina e di Scario. Camminando verso Policastro Garibaldi restò ammirato alla vista dei maestosi ulivi, molto più grandi di quelli della sua nativa riviera ligure. Nei pressi di Villammare, s’imbattè in una colonna di rivoltosi Cilentani, diretti a Sapri per punire i colpevoli dell’assassinio di Costabile Carducci; ma li distolse dal triste proposito con quell’affabilità ed energia che il caso richiedeva. I Cilentani passando per Policastro avevano incendiato il palazzo del Cav. Felice Pecorelli e, dopo l’incontro con Garibaldi, ripiegarono su Sanza, dove trucidarono il capourbano Sabino Laveglia, il responsabile dell’eccidio di Pisacane. Da Vibonati Garibaldi marciò alla volta di Napoli, passando per Torraca, il Fortino di Battaglia, Eboli e Salerno: brillanti furono le manifestazioni di accoglienza da parte delle autorità locali e del popolo, grande fu l’entusiasmo; ma le truppe borboniche, che seguivano i garibaldini, erano sbandate, avvilite e disperse. La causa della libertà ormai aveva vinto !”.

Nel 2 settembre 1860, a Sapri, RUSTOW e la sua distribuzione di 600 fucili che, furono distribuiti alla GUARDIA NAZIONALE DEI DINTORNI o ai RIVOLTOSI CILENTANI DI MICHELE MAGNONI ?      

Oltre a queste informazioni, il Rustow aggiungeva che: “Io aveva intanto assai da fare ad intendermela colle guardie nazionali dei contorni che domandavano armi. Fui abbastanza fortunato per poter loro distribuire 600 fucili, dei quali per buona ventura mi trovava provvisto, né mi mancarono ringraziamenti perciò. Potei osservare più tardi gli stessi fucili sotto lo mura di Capua fra le mani delle guardie nazionali mobilizzate.”. Rustow scriveva di aver consegnato 600 fucili che avevano portato da Paola e li consegnò alle “Guardie Nazionali dei contorni” che nel frattempo si erano radunate anch’esse a Sapri. A Capo di una delle “Guardie Nazionali dei contorni”, ovvero dei paesi vicini, di cui parlerò in appresso, vi erano sicuramente i Gallotti di Sapri (i figli del barone Gallotti di Casaletto). A questo proposito, il Rustow osserva che i suoi fucili (600), li rivide a Capua: Potei osservare più tardi gli stessi fucili sotto lo mura di Capua fra le mani delle guardie nazionali mobilizzate.”. Garibaldi scrisse al Turr che a Sapri avrebbe dovuto lasciare “una solida base di uomini e mezzi.”. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzonero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a pp. 299-300, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: “Mentre Turr il 3 settembre di buon mattino partiva per Lagonegro onde ricevere gli ordini di Garibaldi, mentre Rustow si occupava dell’armamento della guardia nazionale dei dintorni, nella misura della provvista d’armi che aveva portate con sè, …etc…”. Dunque, Bizzonero scriveva che, il generale Turr, diretto verso Lagonegro, aveva portato con sè “…nella misura della provvista d’armi che aveva portate con sè….”. Rustow, nella traduzione di Bizzonero lasciava intendere che il generale Turr, lasciando Sapri si era allontanato con una buona “provvista di armi”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 824, in proposito scriveva che: Il giorno 3, Türr partiva per Lagonegro per trovarvi notizie ed ordini di Garibaldi, e Rustow occupavasi dell’armamento della Guardia nazionale del paese; quando inaspettatamente videsi apparire Garibaldi arrivato anch’esso a Sapri per via di mare.”. Marc Monnier (…..), nel suo “Garibaldi. La conquête des Deux-Siciles”, Paris, Lévy, 1861 (si veda la sua traduzione il testo di Rocco Escalona, Marc Monnier, Garibaldi e la rivoluzione delle due Sicilie, Napoli, 1861, a pp. 250-251, riferendosi a dopo il 23 agosto 1860, in proposito scriveva che: “I comuni sospetti son disarmati; le giunte insurrezionali funzionano dovunque ; 1500 vi son già arrivati a Sapri, e per mancanza di altre armi per andare al combattimento, i contadini si son fatti delle picche lunghe 15 palmi. I fucili giunti da Sapri confermano la notizia dello sbarco operato in quel punto, già celebre della Storia delle incursioni moderne. Si assicura dovunque che il numero de’ patriotti scesi su quel luogo si eleva a 6000, e che son comandati dal figlio di Garibaldi.”. Questa notizia non trova conferma in altri autori ma, ciò che scrive il Monnier, ovvero che I fucili giunti da Sapri confermano la notizia dello sbarco operato in quel punto, già celebre nella Storia” è molto probabile che egli si riferisca allo sbarco dei volontari portati da Turr e da Rustow da Paola.

Nel 2 settembre 1860, a Roccagloriosa, Teodosio DE DOMINICIS arriva con i suoi volontari occupandola e pernottandovi

Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 127, in proposito scriveva che: “Lucio Magnoni con i fratelli Salvatore e Michele,…..In tutto il distretto di Vallo per ordine del Magnoni si mobilizzava la guardia nazionale…..Il De Dominicis con essa muoveva per Pisciotta, quindi per Centola, Foria, Poderia, Camerota e Roccagloriosa, tra il giubilo di quelle popolazioni. Questa colonna ebbe ordine dal Magnoni di raccogliere guardie nazionali in tutti i comuni del Vallo di Policastro ed occupare la linea tra Sapri e Lagonegro (3). Difatti il giorno 3 occuparono Torreorsaia e Castelruggero e quindi accamparono su quella linea. A la colonna si unirono Pietro Giordano e Gennaro Pagano.”. Mazziotti, a p. 127, nella nota (3) postillava: “(3) Relazione di Lucio Magnoni. Opuscolo di Altieri, p. 69.”. Qui vi è un errore di stampa perchè il Mazziotti si riferisce al testo di Alfieri d’Evandro (….), ed il suo “L’insurrezione armata etc…”. Infatti, Antonio Alfieri d’Evandro (…), nel 1861, nel suo “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, a pp. 68-69, nell’“Appendice”, riferendosi alla Relazione di Lucio Magnoni, in proposito pubblicava il documento e scriveva che: “E nel tempo stesso, diressi al Comitato in Napoli un rapporto che trascrivo. Ai Signori Presidente e Componenti il Comitato Unitario Nazionale di Napoli. Signori, in vista dei poteri conferitomi etc…In conseguenza di ciò martedì scorso facevo partire mio fratello Michele col cittadino Teodosio de Dominicis per Ascea; i quali messe sotto le armi quella Guardia Nazionale, muovevano verso Pisciotta con forze imponenti ed occupavano Centola, Foria, Poderia, Camerata, e Rocca Gloriosa tra le grida entusiastiche di quelle popolazioni di Viva etc…Ho loro ordinato di gittarsi nel Vallo di Policastro, raccogliere tutte quelle forze ed andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro…..La mattina di ieri muovevano a capo di considerevoli forze Nazionali i signori Passaro di Vallo e Ferrara di S. Biase, l’uno battendo la via di Gioi, Laurino, Piaggine per uscire a Diano, l’altro quella di Cuccaro, Laurino, Rofrano per fortificarsi a Sanza. Etc…Rutino il primo settembre 1860. Il Commissario Delegato Lucio Magnoni.”. Questo è l’estratto della Relazione di Lucio Magnoni indirizzata al Presidente e Componenti il Comitato Unitario Nazionale di Napoli, citata da Mazziotti e pubblicata dall’Alfieri D’Evandro. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Documenti”, a pp. 7-8, in proposito scriveva che: “N.° 9 bis. AI SIGNORI PRESIDENTI E COMPONENTI IL COMITATO UNITARIO NAZIONALE DI NAPOLI. Signori. In virtù dei poteri conferitimi etc…In conseguenza di ciò martedì scorso faceva partire mio fratello Michele col cittadino Teodosio de Dominicis per Ascea; i quali messa sotto le armi quella Guardia Nazionale, moveano verso Pisciotta con forze imponenti ed occupavano Centola, Foria, Poderia, Camerota e Rocca Gloriosa tra le grida entusiastiche di quelle popolazioni di Viva Vittorio Emmanuele Re d’Italia, Viva il Dittatore Garibaldi. Ho loro ordinato di gittarsi nel Vallo di Policastro, raccogliere tutte quelle forze ed andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro. La notte di martedì a giovedì partiva pure da Rutino l’altro mio fratello Salvatore a capo di molti volontarii del Cilento e della Provincia per andare a raggiungere le suddette forze Nazionali. La mattina di ieri movevano a capo di considerevoli forze Nazionali i signori Passaro di Vallo e Ferraro di S. Biase, l’uno battendo la via di Gioi, Laurino Piaggine per riuscire a Diano, l’altro quello di Cuccaro, Laurino, Rofrano, per fortificarsi a Sansa. Domani poi moveranno dal Cilento tre battaglioni ben armati ed equipaggiati e si dirigeranno pure verso il Vallo di Dianodove si anderanno a concentrare tutte le forze di Salerno per mettersi a disposizione del Dittatore. Etc…Rutino primo Settembre 1860. Il Commissario Delegato – Lucio Magnoni etc…Per copia conforme – Il Delegato del Governo – Antonio Alfieri d’Evandro.”. Il Commissario delegato Lucio Magnoni scriveva al Comitato di Napoli da Rutino, il 1° Settembre 1860. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Documenti”, a pp. 8-9, in proposito scriveva che: N.° 9 ter – 1° Corpo d’Insurrezione del Distretto di Vallo – Ordine del Giorno. Roccagloriosa 2 settembre 1860. Soldati, Abbiamo effettuata questa mattina la nostra terza marcia percorrendo ed operando in Sanseverino, Poderia, Celle e Roccagloriosa in dove pernottiamo – Domani andremo a Torreorsaja e Castelloruggiero. – La nostra militare organizzazione progredisce, e prestamente saremo soldati disciplinati se voi vi continuate a prestare ubbidienti ai superiori ordini, e pronti ad eseguirne le norme che vi van dettando. E’ mia ambizione condurre una coorte lodevole per virtù militari e patriottiche al Generale Dittatore Garibaldi. Tradirete voi le mie speranze ? Non voglio credere etc….A Sapri è sbarcata questa mattina una colonna di 4000 Garibaldini comandati dal Generale Turr. Domani la stessa marcerà per Lagonegro. Da bravi soldati il momento supremo è per noi venuto, e con ogni nostro sforzo, coi palpiti del cuore aneliamo l’ora del congiungimento coi nostri valorosi fratelli Italiani. Viva l’Italia – Viva Vittorio Emanuele – Viva Garibaldi. Il Generale Comandante – Teodosio de Dominicis.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 85-86, riferendosi al 28 agosto 1860, dopo aver proclamato l’insurrezione a Rutino, in proposito scriveva che: “VI….Da Roccagloriosa, dove pernottò con i suoi, il de Dominicis il 2 settembre dirigeva quest’ordine del giorno alle truppe: “Soldati, Abbiamo effettuata questa mattina la nostra terza marcia, percorrendo ed operando in Sanseverino, Poderia, Celle e Roccagloriosa, dove pernottiamo. Domani andremo a Torreorsaia e Castelruggiero. La nostra militare organizzazione progredisce e prestamente etc….A Sapri è sbarcata questa mattina una colonna di quattromila garibaldini comandata dal generale Turr. Domani la stessa marcerà per Lagonegro. Da bravi soldati, il momento supremo per noi è venuto etc….”. Queste parole ravvivarono le speranze, accrebbero coraggio, disposero meglio gli animi ai fatti che stavano maturando.”. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: “La relazione di Lucio Magnoni conferma…Il grosso al comando di Teodosio De Dominicis proseguì per l’interno per tagliare le vie di accesso al mare. La colonna Giordano s’incamminò lungo la costa, a proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse e una più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco del generale..(93).”. Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, p. 130 etc…”. Ebner scriveva che dopo lo sbarco a Sapri dispose che le colonne di Teodosio de Dominicis, Gennaro Pagano e Pietro Giordano marciassero per il Vallo di Diano. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 264, in proposito scriveva che: Il 27 agosto, a Rutino, “si proclamava da noi la insurrezione Nazionale e congiungendosi con De Dominicis, Pagano e Giordano, raccolte tutte le forze insurrezionali che approssimativamente ammontavano a 3000 uomini, si marciò pel Vallo di Policastro”(92).”. Ebner a p. 264, nella nota (92) postillava: “(92) D’Evandro, cit., Docum., n. 3 bis (Relazione Lucio Magnoni). Vi è trascritto l’ordine del Dittatore, di cui è una riproduzione in G. De Crescenzo, I salernitani nell’epopea garibaldina del 1860, Salerno 1939. Etc…”. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p. 148, in proposito scriveva che: “Alla fine di agosto Lucio Magnone fece partire verso Sala una colonna di armati al comando del fratello Michele e di Teodosio De Dominicis. Furono occupate in successione Ascea, Pisciotta, Centola, Foria, Poderia, Camerota, Roccagloriosa, Torre Orsaia, Castel Ruggero e Caselle.. Riguardo Roccagloriosa, Fusco, a p. 355, nella nota (84) postillava: “(84) …Anche il decurionato di Roccagloriosa aveva fornito a De Dominicis “razioni e formaggi” per oltre 100 ducati (ASS, Governatorato, b. 12, f. 499); etc…”. Dunque, Fusco scriveva che la truppa al comando del De Dominicis era composta da circa 1500 volontari cilentani, a cui si aggiunsero, a breve distanza le truppe comandate da Salvatore Magnoni che mossero da Caselle in Pittari per andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro.  Fusco, a p. 355, nella nota (84) postillava: “(84) Cfr. Il Lampo (quotidiano) del 3 settembre 1860. F. Policicchio, Le Camicie Rosse ecc.., p. 278 sg. Anche il decurionato di Roccagloriosa aveva fornito a De Dominicis “razioni e formaggi” per oltre 100 ducati (ASS, Governatorato, b. 12, f. 499); Etc..”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 124, in proposito scriveva che: “Il 27 agosto 1860 l’insurrezione, organizzata da Francesco Saverio Cajazzo, Giudice del Circondario di Vibonati, venne proclamata anche nel golfo di Policastro quando i capi colonna Teodosio de Dominicis da Ascea e Basilio Iannicelli da Ceraso, aiutati da Gennaro Pagano e Luigi Giordano, si posero in marcia verso Policastro, Vibonati e Sapri. Giunti a Roccagloriosa, De Dominicis si rivolse alla colonna in questi termini: “Soldati, abbiamo effettuato questa mattina la nostra terza marcia, percorrendo ed operando in San Severino, Poderia, Celle e Roccagloriosa dove pernottiamo. Etc…(14). Francesco Saverio Cajazzo, facendosene promotore, questuò fondi fra le casse comunali del circondario che poi destinò a Lucio Magnoni (15).”. Policicchio, a p. 124, nella nota (14) postillava: “(14) A. Alfieri D’Evandro, Della insurrezione…., cit. p. 8; G. De Crescenzo, I salernitani nell’epoca garibaldina del 1860, Jovane, Salerno, 1939; oppure A. Infante, Garibaldi nel Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1983, p. 52.”Policicchio, a p. 124, nella nota (14) postillava: “(14) A. Alfieri D’Evandro, Della insurrezione…., cit. p. 8; etc…”. Ferruccio Policicchio, inLe Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a p. 281, in proposito scriveva che: “Il 28 agosto gli uomini di Teodosio de Dominicis occuparono Camerota, Centola, Foria e Roccagloriosa. In quest’ultima località, alla colonna si rivolse in questi termini: “Soldati abbiamo effettuato questa mattina la nostra terza marcia, percorrendo ed operando in San Severino, Poderia, Celle, e Roccagloriosa dove pernottiamo. Domani andremo a Torre Orsaia e Castel Ruggiero. La nostra organizzazione militare progredisce, e precisamente saremo soldati disciplinati, se voi continuate a prestare ubbidienti ai superiori ordini, pronti a eseguire le norme che vi van dettando (24).”. Policicchio, a p. 281, nella nota (24) postillava: “(24) A. Infante, Garibaldi nel Cilento, Arti grafiche del Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1983, p. 52; G. De Crescenzo, L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane, Linotip S. Jannone, Salerno, 1960.”. Infatti, Antonio Infante (…), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, nel capitolo “Il Cilento insorge”, a p. 52, in proposito scriveva che: “Il 28….verso Pisciotta. Qui si formarono due colonne: una al comando di Giordano che operò nella fascia costiera per proteggere eventuali sbarchi garibaldini, la seconda invece al comando di De Dominicis che si diresse verso l’interno per reperire uomini e mezzi disponibili per la rivoluzione.”. Infante, a p. 52 scriveva pure che: “Una colonna imponente: circa 3 mila uomini, occupò Centola, Foria, Roccagloriosa, Poderia, Camerota, tutti al grido di “Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia, Viva il Dittatore Garibaldi”. A Roccagloriosa il De Dominicis emanò il seguente ordine del giorno alla colonna: “Soldati, abbiamo  effettuato questa mattina la nostra terza marcia, percorrendo ed operando in San Severino, Poderia, Celle, e Roccagloriosa dove pernottiamo. Domani andremo a Torre Orsaia e Castel Ruggiero. La nostra organizzazione militare progredisce, e precisamente saremo soldati disciplinati, se voi continuate a prestare ubbidienti ai superiori ordini, pronti a eseguire le norme che vi van dettando. E’ mia ambizione condurre una corte lodevole per virtù militari e patriottiche al Generale Dittatore Garibaldi. Tradirete voi le mie speranze ? Non voglio credere, mentre fu nostro scopo, in abbandonare le volostre case, di difendere la causa nazionale, e per raggiungerlo é d’uopo divenir soldati, e lo diverrete sempre se il vogliate. A Sapri questa mattina è sbarcata una colonna di 4 mila garibaldini comandata dal Generale Turr. Domani la stessa marcerà per Lagonegro. Da bravi soldati, il momento supremo è per noi venuto, etc…”. Dunque, si tratta dell’Ordine del Giorno che il de Dominicis dichiarò ai suoi volontari. Secondo l’Infante, si parla dello sbarco di Turr a Sapri che, avvenne il 2 settembre, ma questo documento, secondo Policicchio ed altri fu letto a Roccagloriosa il 28 agosto 1860. Mi chiedo se questo fosse possibile ?. Infante, a p. 52, aggiunge che: “Fu un momento di giubilo per tutti, che ascoltarono il de Dominicis – dice una cronaca del tempo.”. Pare che la cronaca del tempo, che citava l’infante sia il “Lampo”. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rvoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 104, in proposito aggiungeva che: “Michele Magnoni partì dal Basso Cilento con la sua compagnia per primo, per unirsi a Teodosio De Dominicis, altro uomo di tradizione rivoluzionaria, ma cavouriano, che scendeva nel Golfo di Policastro. Insieme avrebbero dovuto ricevere Garibaldi. Il fratello lanciò il consueto ordine del giorno che annunciava l’arrivo del Generale e lo seguì con il grosso dei volontari. Tutti i suoi ordini del giorno e i manifesti, tra i toni retorici del momento, erano zeppi di richiami alla disciplina oltre che avvertimenti chiari per qualsiasi aggressione alla proprietà privata. Molte lezioni del ’48 erano apprese (68). Una formazione guidata da un altro reduce del ’48, Stefano Passaro, legato al Comitato d’Ordine, promuoveva la rivolta a Vallo della Lucania, poi attraversava l’alto Cilento per sbucare a Diano, mentre la colonna Ferrara arrivò a Sanza, dove giustiziò Laveglia e gli altri che avevano organizzato l’eccidio di Pisacane.”. Pinto, a p. 104, nella nota (68) postillava: “(68) Ordinanza del Commissario Lucio Magnoni, Rutino 1 agosto 1860, APM.”. Pinto, a p. 105, in proposito scriveva che: “12. Il 3 settembre il Generale sbarcava a Sapri seguendo le prime brigate della Divisione Turr. Trovò Michele Magnoni e De Dominicis, poi continuò per il Fortino, Sala e Auletta mentre tutte le colonne insurrezionali confluivano su Sala. I Magnoni si divisero tra chi seguì la campagna e chi restò a tenere la direzione politica del Cilento.. Dunque, Pinto scriveva che la truppa al comando del De Dominicis era composta da circa 1500 volontari cilentani, a cui si aggiunsero, a breve distanza le truppe comandate da Salvatore Magnoni che mossero da Caselle in Pittari per andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 85-86, in proposito scriveva che: “VI. Michele, il giorno seguente, si diresse alla volta del mezzogiorno e toccò Ascea. Al suo apparire i liberali inalberarono la bandiera della libertà, organizzando schiere di volontari sotto la direzione di Teodosio de Dominicis. Armata per ordine del Magnoni la guardia nazionale del distretto di Vallo, il de Dominicis marciò con essa verso Pisciotta con circa trentamila uomini ed occupò altri paesi, che non tardarono a seguire l’esempio dei loro fratelli, e cioè Centola, Foria, Poderia, Camerota e Roccagloriosa, ecc…Da Roccagloriosa, dove pernottò con i suoi, il de Dominicis il 2 settembre dirigeva quest’ordine del giorno alle truppe: “Soldati, Abbiamo effttuata questa mattina la nostra teza marcia, percorrendo ed operando in Sanseverino, Poderia, Celle e Roccagloriosa, dove pernottiamo. Domani andrmo a Torreorsaia e Castelruggiero. La nostra militare organizzazione progredisce e prestamente saremo ai superiori ordini e pronti ad eseguirne le norme che vi van dettando. E’ mia ambizione condurre una coorte lodevole per virtù militari e patriottiche al generale dittatore Garibaldi. Tradirete voi le mie speranze? Non voglio credere , mentre fu nostro scopo, in abbandonare le vostre case, di difendere la causa nazionale, e per raggiungerlo è d’uopo divenir soldati, e lo diverrete sempre che il vogliate. A Sapri è sbarcata questa mattina una colonna di quattromila garibaldini comandata dal generale Turr. Domani la stessa marcerà per Lagonegro. Da bravi soldati, il momento etc…”.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 85-86, riferendosi al 28 agosto 1860, dopo aver proclamato l’insurrezione a Rutino, in proposito scriveva che: “VII…Le masse dei rivoltosi, così organizzati, si recarono nella notte a Pisciotta, poi furono divise in due colonne: una al comando del Giordano si diresse verso la parte meridionale e marittima per poter proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse; l’altra, all’immediato comando del de Dominicis, intraprese la strada interna e, dopo aver percorso diversi paesi della contrada, giungeva a Capitello (Ispani) e si riannodava di bel nuovo col Giordano.. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 167, in proposito scriveva che: “Il 28 agosto, i volontari guidati da Teodosio De Dominicis occuparono Camerota, Centola, Foria, Poderia e Roccagloriosa e, in quest’ultimo paese De Dominicis si rivolse alla colonna di volontari dicendo: “Soldati, abbiamo effettato questa mattina la nostra marcia, percorrendo ed operando in San Severino, Poderia, Celle e Roccagloriosa dove pernottiamo. Domani andremo a Torre Orsaia e Castel Ruggiero. La nostra organizzazione militare etc…(220).”. Del Duca, a p. 167, nella nota (220) postillava: “(220) F. Policicchio, Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro, in ‘Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno, op. cit., p. 280”. Del Duca continuando il suo racconto, a p. 167, in proposito scriveva: “Infatti giungevano notizie dello sbarco di numerosi garibaldini a Palinuro, accolti con entusiasmo dagli abitanti e dalle Guardie Nazionali. E forse a Palinuro si mise in scena l’episodio più intenso sul piano simbolico degli avvenimenti del ’60. Arrivati al vecchio forte infatti, un battiglione di volontari della colonna guidata dal De Dominicis, nipote di uno dei fucilati, rimosse i resti delle teste dei decapitati dei mori del ’28 ad opera della ferocia del regime borbonico. Le teste erano state conficcate su dei pali come avvertimento perenne per i rivoluzionari del regno borbonico, e vi erano rimaste più di trent’anni, fino a quando i garibaldini le staccarono, dando loro sepoltura e commemorazione (221).”. Del Duca, a p. 168, nel nta (221) postillva: “(221) C. Pinto, La “Nazione Armata” in ‘Garibaldi il mito e l’antimito’, cit., pag. 148″. Infatti, Carmine Pinto (….), nel suo “La “Nazione Armata””, in “Garibaldi il mito e l’antimito” di Eugenia Granito e Luigi Rossi, a p. 148, in proposito scriveva: “Anche gli episodi più efferati come l’esposizione ultradecennale delle teste dei decapitati del ’28 nei loro paesi la decisero i vertici militari….Forse l’episodio più intenso oltre che più rappresentativo sul piano simbolico rispetto alla costituzione di una memoria del nazionalismo salernitano del ’60 sulle ‘ferocie’ dello Stato borbonico avenne a Palinuro. Arrivati al vecchio forte, un battaglione di volontari della colonna del De Dominicis, nipote di uno dei fucilati, rimosse i resti delle teste dei decapitati del ’28. Le teste erano state conficcate su dei pali ad eterno ammonimento per i rivoluzionari del Regno borbonio e c’erano restate, secondo la ‘leggenda nera’ del Regno delle Due Sicilie, più di trent’anni, fino a quando un capo battaglione della colonna, il maggiore Giordano, le staccò organizzandone sepoltura e commemorazione (144).”. Pinto, a p. 148, nella nota (144) postillava: “(144) A. Pizzolorusso, I martiri per la libertà italiana della provincia di Salerno, cit., p. 118.”.

ASCEA E I DE DOMINICIS: TEODOSIO, ULISSE E TEODOSIO

Da Wikipedia leggiamo che TEODOSIO DE DOMINICIS era figlio di ULISSE che era figlio dell’avvocato Teodosio de Dominicis, patriota cilentano, fucilato in piazza Porta Nova a Salerno per aver partecipato ai moti cilentani del 1828. Fu deputato al Parlamento borbonico del 1848. Perseguitato dai Borboni per le sue idee liberal-radicali, riuscì a fuggire a Malta e da qui si rifugiò nel Regno di Sardegna, a Genova, dove visse fino al 1860. Dopo l’unità d’Italia, nella VIII legislatura, fu eletto deputato al Parlamento Nazionale nel collegio di Montecorvino Rovella. Morì l’anno dopo, nel 1862. Ascea, un piccolo casale del basso Cilento era la patria di questa storica e patriottica famiglia. Sul “cittadino” TEODOSIO DE DOMINICIS ha scritto Antonio Pizzolorusso (….), nel suo “I Martiri per la libertà italiana della Provincia di Salerno”, a p. 118, in proposito scriveva: il battaglione della guardia nazionale, agli ordini di Teodosio de Dominicis, nipote al giustiziato del 1828, comandato dal maggiore Pietro Giordano, di Ceraso; etc…. Dunque, secondo il Pizzolorusso, PIETRO GIORDANO comandava un battaglione della Guardia Nazionale (rivoltosi cilentani) che si erano aggregati ai circa 3000 insorti cilentani che erano agli ordini di TEODOSIO DE DOMINICIS. Ma chi era TEODOSIO DE DOMINICIS. Secondo il Pizzolorusso egli era il “nipote del giustiziato del 1828”. Il comandante Teodosio de Dominicis era nipote del Teodosio de Dominicis che venne giustiziato nel 1828 dalle truppe regie borboniche per aver partecipato ai moti del ’28. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p. 355, nella nota (84) postillava: “(84) Teodosio era figlio di Ulisse, morto nel 1862, a sua volta figlio di Teodosio (nato nel 1773) fatto fucilare da Del Carretto nel 1828. Nel Collegio di Vallo Teodosio fu eletto deputato al parlamento nazionale nel 1876 e nel 1880.”. Dunque Felice Fusco scriveva che Teodosio de Dominicis – di cui stò parlando – era figlio di ULISSE DE DOMINICIS di Ascea. Su TEODOSIO DE DOMINICIS ha scritto Domenico Demarco (….), nel suo “Il crollo del Regno delle Due Sicilie – I. La struttura sociale”, Napoli, 1860, l’autore, nell’ “4. Epilogo”, a pp. 183-184, in proposito scriveva: E accorrono, “nobili e blebei, proprietari e commercianti”, a combattere pel “riscatto della patria” (93).”. Demarco, a p. 183, nella nota (93) postillava: “(93) Dal preambolo dell’ordine del giorno del gen. T. De Dominicis, Vallo, 4 settembre 1860 (Il Garibaldi, n. 14, 6 settembre 1860, p. 54; v. anche la corrispondenza da Altamura ne ‘La opinione nazionale’, a. I, n. 34, 4 settembre 1860, p. 136).”. Dunque, il Demarco cita il “preambolo dell’Ordine del giorno 4 settembre 1860 del gen. T. De Dominicis”. Lo chiama “generale” TEODOSIO DE DOMINICIS (il preambolo citato è stato scritto a Vallo della Lucania. Demarco postillava che questo documento scritto a Vallo della Lucania fosse stato pubblicato sul giornale “Il Garibaldi”, n. 14 del 6 settembre 1860. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 127, in proposito scriveva che: Nello stesso tempo, il giorno 28 agosto in piena intelligenza con Lucio Magnoni, Teodosio De Dominicis, dell’antica e patriottica famiglia d’Ascea, proclamava la rivolta nel suo comune ed organizzava masse d’Insorti.”. Mazziotti, a p. 127, nella nota (3) postillava: “(3) Relazione di Lucio Magnoni. Opuscolo di Altieri, p. 69.”. Qui vi è un errore di stampa perchè il Mazziotti si riferisce al testo di Alfieri d’Evandro (….), ed il suo “L’insurrezione armata etc…”. Matteo Mazziotti (….), ed il suo “La reazione borbonica nel Regno di Napoli (Episodi dal 1849 al 1860)”, editrice Dante Alighieri, Albrighi – Segati e C., 1912, Mazziotti, a pp. 157-158, in proposito scriveva pure che: Il Mercadante fu escarcerato il 15 aprile 1858: Cristofaro Falcone scontò anche egli la relegazione a Ventotene, ove morì il 1854 di colera come narrerò in seguito.”. Pietro Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, etc…”. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a pp. 40-41, in proposito scriveva: “Anche a Vallo il medico Stefano Passero riuscì ad organizzare molte squadre con l’intento di rafforzare le schiere garibaldine all’occorrenza. Il Comitato Centrale di Napoli visti i seri preparativi nella provincia e nel Cilento, il 23 agosto nominò Commissario Politico e Civile nei distretti di Salerno, Sala e Campagna “in nome del Dittatore Garibaldi” il Matina. Invece Salvatore Magnoni fu nominato “a comandante del Distretto di Vallo…..In casa Rinaldi intervennero i cilentani Pagano di Pisciotta, Lucio Magnoni di Rutino, Francesco Alario di Moio della Civitella, Teodosio de Dominicis di Ascea, Stefano Passero di Vallo, il Bottiglieri e Lorenzo Curcio di S. Angelo a Fasanella.”. Amedeo La Greca (….), nel suo “Appunti di Storia del Cilento”, ed. Centro di produzione culturale per il Cilento, Acciaroli, 2001, a p. 272, in proposito scriveva che: Da tutti i paesi del Cilento intanto si radunavano volontari sotto la guida di vecchi indomiti liberali, quali Teodosio De Dominicis, Carlo De Angelis, Enrico Del Mercato, Raffaele Zammarrelli, Raffaele Coccoli, Francesco Del Giudice, Andrea De Ciuttiis, Ferdinando Vairo. Questi reparti marciarono verso sud per unirsi a Garibaldi; altri provenienti dai paesi nei dintorni di Vallo, guidati da Raffaele Passarelli, Alessandro Pinto, Cesare Valiante, Giovanni Tipoldi si diressero verso Sala Consilina; etc…”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 81, in proposito aggiungeva che: “All’adunanza, invece, in casa Rinaldi intervennero tra gli altri Francesco Alario di Moio della Civitella, il barone Bottiglieri, Lorenzo Curzio di Sant’Angelo a Fasanella, Teodosio De Dominicis di Ascea, Lucio Magnoni, Stefano Passero ed un tal Pagano di Pisciotta, nomi noti all’intera provincia, che da tempo avevano educata la loro terra a sentimenti ed a liete speranze (15).”. De Crescenzo, a p. 81, nella nota (15) postillava: “(15) Preponderava in Provincia, come è facile comprendere, un elemento liberale capitanato da famiglie ricche nobili ed influenti.”. Lucio Magnoni (…), nella sua Relazione/Rapporto inviata al Comitato napoletano, da Rutino, il 1° settembre 1860 scriveva il documento “N.° 9 bis.” pubblicato da Antonio Alfieri D’Evandro (….), nel suo “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Documenti”, a pp. 7-8: “Ai Signori Presidenti e Componenti il Comitato Unitario Nazionale di Napoli.”, da Rutino, il 1° settembre 1860 scriveva: “Signori…In conseguenza di ciò martedì scorso faceva partire mio fratello Michele col cittadino Teodosio de Dominicis per Ascea; i quali messa sotto le armi quella Guardia Nazionale, movevano verso Pisciotta con forze imponenti etc…”. Dunque, MICHELE MAGNONI col cittadino TEODOSIO DE DOMINICIS partirono per Ascea e, “messa sotto le armi la Guardia Nazionale” di Ascea, si spostarono a Pisciotta e a Palinuro. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: “La relazione di Lucio Magnoni conferma l’invio di messi fidati a Ceraso, Ascea e Pisciotta. Sicché la colonna partita da Rutino, e rinforzata lungo la via, incontrò a Velia gli insorti di Ceraso (vi si erano uniti circa 80 giovani di Vallo) al comando di Pietro Giordano. Ad Ascea, Teodosio De Dominicis distribuì a coloro che ne mancavano, i 500 fucili rimessi dal Comitato d’azione di Genova per il Cilento, sbarcati a Pioppi e da lui ritirati. Raggiunta Pisciotta, dove era in attesa Gennaro Pagano si divisero. Il grosso al comando di Teodosio De Dominicis proseguì per l’interno per tagliare le vie di accesso al mare. La colonna Giordano s’incamminò lungo la costa, a proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse e una più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco del generale. (93).”. Pietro Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, riporta da G. Oddo, I Mille di Marsala, 1866, p. 794, la notizia dello sbarco di A. Dumas ad Acciaroli. Dopo lo sbarco di Sapri, il Dittatore dispose “per la marcia nel Vallo di Diano” delle colonne De Dominicis-Pagano e Giordano che a Palinuro aveva dato finalmente sepoltura ai miseri resti di uno dei fratelli Capozzoli (RSS, 1966, PP. 63 E 78 e Pizzolorusso, cit., p. 118, il quale, a p. 238 riporta i nomi di coloro che presero parte alla battaglia del Volturno).”. Dunque, Ebner scriveva che a Pisciotta, piccolo paese del basso Cilento, era in attesa la colonna di GENNARO PAGANO che si ricongiunse alla corposa colonna di Teodosio DE DOMINICIS. Ebner scrive pure che a Pisciotta, i capi colonna: de Dominicis, Pietro Giordano, Gennaro Pagano e Salvatore Magnoni “dopo aver concertato un piano comune d’azione, le colonne si divisero”. Secondo Ebner che scriveva sulla scorta del Mazziotti, le diverse colonne, a Pisciotta si divisero: la Colonna di Pietro Giordano di Ceraso – che si era ingrossata con 80 giovani di Vallo della Lucania “s’incamminò lungo la costa, a proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse” e, la colonna “più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco di Garibaldi”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 81, in proposito aggiungeva che: “All’adunanza, invece, in casa Rinaldi intervennero tra gli altri Francesco Alario di Moio della Civitella, il barone Bottiglieri, Lorenzo Curzio di Sant’Angelo a Fasanella, Teodosio De Dominicis di Ascea, Lucio Magnoni, Stefano Passero ed un tal Pagano di Pisciotta, nomi noti all’intera provincia, che da tempo avevano educata la loro terra a sentimenti ed a liete speranze (15).”. De Crescenzo, a p. 81, nella nota (15) postillava: “(15) Preponderava in Provincia, come è facile comprendere, un elemento liberale capitanato da famiglie ricche nobili ed influenti.”. Dunque, secondo il De Crescenzo, Teodosio de Dominicis era di Ascea. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a p. XVIII, in proposito scriveva che: “In quella Stefano Passero avea proclamata l’insurrezione in Vallo di Diano, Teodosio de Dominicis in Ascea ed i fratelli Magnone in Torchiara. Lasciando a ciascun capo di dilungarsi sulle proprie operazioni son dolente che tra i documenti non si rattrovi la relazione dell’egregio de Dominicis. L’amico nostro, impedito dal redigerla per fisica indisposizione, era stato soccorso dagl’operosi cittadini Gennaro Pagano e Luigi Giordano ed avea diviso le sue colonne in tre battaglioni che marciando per Policastro si ricongiunsero a Sapri con gl’insorti di Magnoni ed ingrossarono le nostre file nel Vallo di Diano.”. Dunque, riguardo il de Dominicis, l’Alfieri d’Evandro scriveva che la sua Relazione/Rapporto “….L’amico nostro, impedito dal redigerla per fisica indisposizione”. Infatti, nei documenti pubblicati dall’Alfieri d’Evandro non vi pubblicata alcun relazione del de Dominicis. Dunque, il Segretario della Prodittatura di Sala Consilina, Antonio Alfieri d’Evandro (….) scriveva che uno dei capi della rivolta cilentana, TEODOSIO DE DOMINICIS, era stato soccorso dagl’operosi cittadini Gennaro Pagano e Luigi Giordano”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 85-86, riferendosi al 28 agosto 1860, dopo aver proclamato l’insurrezione a Rutino, in proposito scriveva che: “VII…Nello stesso dì, Pietro Giordano (23), deciso a tutto affrontare, proclamava la rivoluzione a Ceraso, sua patria, spiegando zelo infaticabile ed operosità prodigiosa. A lui si rannodava, nello stesso giorno, una schiera di circa ottanta giovani vallesi, che si diressero ad Ascea. Poco dopo, il Giordano, alla testa degli insorti, si recò anche lui ad Ascea aggregandosi a Teodosio de Dominicis incaricato dai due Comitati di Napoli di un comando superiore sulla colonna, come quello affidato a Salvatore Magnoni.”. Dunque, De Crescenzo scriveva che Pietro Giordano, insieme ad 80 giovani di Vallo della Lucania andarono ad Ascea unendosi ai rivoltosi di Teodosio de Dominicis. Secondo il De Crescenzo, Teodosio de Dominicis era stato “incaricato dai due Comitati di Napoli di un comando superiore sulla colonna” simile al comando affidato a Michele Magnoni. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 124, in proposito scriveva che: “Il 27 agosto 1860 l’insurrezione, organizzata da Francesco Saverio Cajazzo, Giudice del Circondario di Vibonati, venne proclamata anche nel golfo di Policastro quando i capi colonna Teodosio de Dominicis da Ascea e Basilio Iannicelli da Ceraso, aiutati da Gennaro Pagano e Luigi Giordano, si posero in marcia verso Policastro, Vibonati e Sapri. Giunti a Roccagloriosa, etc…(14).”. Policicchio, a p. 124, nella nota (14) postillava: “(14) A. Alfieri D’Evandro, Della insurrezione…., cit. p. 8; G. De Crescenzo, I salernitani nell’epoca garibaldina del 1860, Jovane, Salerno, 1939; oppure A. Infante, Garibaldi nel Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1983, p. 52.”Carmine Pinto (….), nel suo “La “Nazione Armata””, in “Garibaldi il mito e l’antimito” di Eugenia Granito e Luigi Rossi, a p. 148, parlando dell’episodio di Palinuro che vide protagonista il de Dominicis, in proposito scriveva: “Arrivati al vecchio forte, un battaglione di volontari della colonna del De Dominicis, nipote di uno dei fucilati, etc…”. Lo zio di Teodosio de Dominicis era Teodosio de Dominicis che fu uno dei fucilati per la repressione dei moti del ’28. Pinto, a p. 148, nella nota (144) postillava: “(144) A. Pizzolorusso, I martiri per la libertà italiana della provincia di Salerno, cit., p. 118.”.

Matteo Mazziotti (….), ed il suo “La reazione borbonica nel Regno di Napoli (Episodi dal 1849 al 1860)”, editrice Dante Alighieri, Albrighi – Segati e C., 1912, Mazziotti, a pp. 157-158, in proposito scriveva pure che: Il Mercadante fu escarcerato il 15 aprile 1858: Cristofaro Falcone scontò anche egli la relegazione a Ventotene, ove morì il 1854 di colera come narrerò in seguito.”.

Nel 28 agosto 1860, la colonna di insorti cilentani di TEODOSIO DE DOMINICIS ad Ascea, Pisciotta, Centola, Camerota, etc..

Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 127, in proposito scriveva che: Nello stesso tempo, il giorno 28 agosto in piena intelligenza con Lucio Magnoni, Teodosio De Dominicis, dell’antica e patriottica famiglia d’Ascea, proclamava la rivolta nel suo comune ed organizzava masse d’Insorti.”. Mazziotti, a p. 127, nella nota (3) postillava: “(3) Relazione di Lucio Magnoni. Opuscolo di Altieri, p. 69.”. Qui vi è un errore di stampa perchè il Mazziotti si riferisce al testo di Alfieri d’Evandro (….), ed il suo “L’insurrezione armata etc…”. Pietro Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, etc…”. Riguardo l’opera rivoluzionaria di Teodosio De Dominicis, hanno scritto diversi autori e storici. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921),a pp. 68-69 continuando il suo racconto scriveva pure che: “Il compianto Marchese Atenolfi mi riferiva che le armi furono sbarcate alla punta detta del Fico, presso il villaggio di Pioppi nel Comune di Pollica e quindi trasportate ad Ascea dove li ritirò Teodoro De Dominicis.”. Mazziotti (….) continuando il suo racconto, a pp. 69-70, aggiungeva pure che: “La notizia trova perfetto riscontro in una nota scritta dallo stesso De Dominicis che qui trascrivo: “Comando del primo corpo d’Insurrezione in Distretto di Vallo. Quartier generale in Centola, 1° settembre 1860 (2). Signore. E’ vero che dal Comitato centrale di Napoli mi son giunti avanti ieri cinquecento fucili; ma il Comitato avendoli messi liberamente a mia disposizione e senza obbligo di farne ripartizione, così ho creduto spedirne sette casse al mio collega cittadino Salvatore Magnoni, unico che riconosco a mio uguale nel Distretto, il resto ne ho disposto per armare una porzione della innumerevole gente che mi seguiva inerme; posso assicurvi che la mia colonna è forte tanto che non vi sono fucili che bastino. Per conseguenza di ciò potete assicurare da mia parte il Governo Prodittoriale di Basilicata, che il Commissario Civile Cittadino Matina che ad onta etc…Firmato…Il Comandante il primo corpo d’insurrezione Teodosio De Dominicis.”. La lettera invata dal De Dominicis, è firmata Il Comandante il primo corpo d’insurrezione Teodosio De Dominicis.”. Mazziotti, a p. 69, nella nota (2) postillava: “(2) Evidentemente il governo provvisorio di Basilicata e il Matina chiedevano conto di quelle armi.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 81, in proposito aggiungeva che: “All’adunanza, invece, in casa Rinaldi intervennero tra gli altri Francesco Alario di Moio della Civitella, il barone Bottiglieri, Lorenzo Curzio di Sant’Angelo a Fasanella, Teodosio De Dominicis di Ascea, Lucio Magnoni, Stefano Passero ed un tal Pagano di Pisciotta, nomi noti all’intera provincia, che da tempo avevano educata la loro terra a sentimenti ed a liete speranze (15).”. De Crescenzo, a p. 81, nella nota (15) postillava: “(15) Preponderava in Provincia, come è facile comprendere, un elemento liberale capitanato da famiglie ricche nobili ed influenti.”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a p. XVIII, in proposito scriveva che: “In quella Stefano Passero avea proclamata l’insurrezione in Vallo di Diano, Teodosio de Dominicis in Ascea ed i fratelli Magnone in Torchiara. Lasciando a ciascun capo di dilungarsi sulle proprie operazioni son dolente che tra i documenti non si rattrovi la relazione dell’egregio de Dominicis. L’amico nostro, impedito dal redigerla per fisica indisposizione, era stato soccorso dagl’operosi cittadini Gennaro Pagano e Luigi Giordano ed avea diviso le sue colonne in tre battaglioni che marciando per Policastro si ricongiunsero a Sapri con gl’insorti di Magnoni ed ingrossarono le nostre file nel Vallo di Diano. Così le masse di tutte le forze della rivoluzione riconcentrandosi in quella strategica vallea e Fabrizii fece occupare solidamente le gole di Campestrino e del Fortino stabilendo il quartier generale allo Scorzo. I regi spaventati fuggirono a Salerno, quei di Calabria tagliati fuori deposero le armi e Garibaldi lasciato in marcia l’esercito, volò a ricongiungersi a noi e dopo pochi giorni entrava a Napoli….Il movimento fu unanime, popolare, non funestato da un solo eccesso. Duolmi il dirlo, ma stigmatizzerò il tristo perchè fu solo, un tale soltanto si permise e maltrattare e rubare il Sindaco di Morigerati di orologio, schioppo e cappello, il Sindaco avea anche sofferto per causa di libertà e quel tale accompagnava le colonne. Il ripeto fu solo.”. Dunque, il Segretario della Prodittatura di Sala Consilina, Antonio Alfieri d’Evandro (….) scriveva che uno dei capi della rivolta cilentana, TEODOSIO DE DOMINICIS, era stato soccorso dagl’operosi cittadini Gennaro Pagano e Luigi Giordano”. Su TEODOSIO DE DOMINICIS ha scritto Domenico Demarco (….), nel suo “Il crollo del Regno delle Due Sicilie – I. La struttura sociale”, Napoli, 1860, l’autore, nell’ “4. Epilogo”, a pp. 183-184, in proposito scriveva: E accorrono, “nobili e blebei, proprietari e commercianti”, a combattere pel “riscatto della patria” (93).”. Demarco, a p. 183, nella nota (93) postillava: “(93) Dal preambolo dell’ordine del giorno del gen. T. De Dominicis, Vallo, 4 settembre 1860 (Il Garibaldi, n. 14, 6 settembre 1860, p. 54; v. anche la corrispondenza da Altamura ne ‘La opinione nazionale’, a. I, n. 34, 4 settembre 1860, p. 136).”. Dunque, il Demarco cita il “preambolo dell’Ordine del giorno 4 settembre 1860 del gen. T. De Dominicis”. Lo chiama “generale” TEODOSIO DE DOMINICIS (il preambolo citato è stato scritto a Vallo della Lucania. Demarco postillava che questo documento scritto a Vallo della Lucania fosse stato pubblicato sul giornale “Il Garibaldi”, n. 14 del 6 settembre 1860. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 264, riferendosi a Michele Magnoni, in proposito scriveva che: Il 27 agosto, a Rutino, “si proclamava da noi la insurrezione Nazionale e congiungendosi con De Dominicis, Pagano e Giordano, raccolte tutte le forze insurrezionali che approssimativamente ammontavano a 3000 uomini, si marciò pel Vallo di Policastro”(92).”. Ebner, a p. 264, nella nota (92) postillava: “(92) D’Evandro, cit., Docum., n. 3 bis (Relazione Lucio Magnoni). Vi è trascritto l’ordine del Dittatore, di cui è una riproduzione in G. De Crescenzo, I salernitani nell’epopea garibaldina del 1860, Salerno 1939.”. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: “La relazione di Lucio Magnoni conferma l’invio di messi fidati a Ceraso, Ascea e Pisciotta. Sicché la colonna partita poi da Rutino, e rinforzatasi lungo la via, incontrò a Velia gli insorti di Ceraso (vi si erano uniti circa 80 giovani di Vallo) al comando di Pietro Giordano etc…”Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: “La relazione di Lucio Magnoni conferma l’invio di messi fidati a Ceraso, Ascea e Pisciotta. Sicché la colonna partita da Rutino, e rinforzata lungo la via, incontrò a Velia gli insorti di Ceraso (vi si erano uniti circa 80 giovani di Vallo) al comando di Pietro Giordano. Ad Ascea, Teodosio De Dominicis distribuì a coloro che ne mancavano, i 500 fucili rimessi dal Comitato d’azione di Genova per il Cilento, sbarcati a Pioppi e da lui ritirati.”. Pietro Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, etc…”. Dunque, Ebner, sulla scorta di Mazziotti scriveva che “la colonna partita da Rutino” (riferendosi alla colonna di Michele Magnoni di cui faceva parte anche il de Dominicis) rinforzata lungo la via, incontrò a Velia gli insorti di Ceraso (vi si erano uniti circa 80 giovani di Vallo) al comando di Pietro Giordano.”. Ebner scriveva che a Velia la colonna del Magnoni si rinforzò con la colonna di Pietro Giordano di Ceraso a cui si erano uniti circa 80 giovani di Vallo. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: “Ad Ascea, Teodosio de Dominicis distribuì a coloro che ne mancavano, i 500 fucili rimessi dal Comitato d’azione di Genova per il Cilento, sbarcati a Pioppi e da lui ritirati. Raggiunta Pisciotta, dove era in attesa Gennaro Pagano con i suoi, dopo aver concertato un piano comune di azione, le colonne si divisero. Il grosso al comando di Teodosio De Dominicis proseguì per l’interno per tagliare le vie di accesso al mare. La colonna Giordano s’incamminò lungo la costa, a proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse e una più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco del generale…(93).”. Pietro Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, riporta da G. Oddo, I Mille di Marsala, 1866, p. 794, la notizia dello sbarco di A. Dumas ad Acciaroli. Dopo lo sbarco di Sapri, il Dittatore dispose “per la marcia nel Vallo di Diano” delle colonne De Dominicis-Pagano e Giordano che a Palinuro aveva dato finalmente sepoltura ai miseri resti di uno dei fratelli Capozzoli (RSS, 1966, PP. 63 E 78 e Pizzolorusso, cit., p. 118, il quale, a p. 238 riporta i nomi di coloro che presero parte alla battaglia del Volturno).”. Dunque, Ebner scriveva che a Pisciotta, piccolo paese del basso Cilento, era in attesa la colonna di GENNARO PAGANO che si ricongiunse alla corposa colonna di Teodosio DE DOMINICIS. Ebner scrive pure che a Pisciotta, i capi colonna: de Dominicis, Pietro Giordano, Gennaro Pagano e Salvatore Magnoni “dopo aver concertato un piano comune d’azione, le colonne si divisero”. Secondo Ebner che scriveva sulla scorta del Mazziotti, le diverse colonne, a Pisciotta si divisero: la Colonna di Pietro Giordano di Ceraso – che si era ingrossata con 80 giovani di Vallo della Lucania “s’incamminò lungo la costa, a proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse” e, la colonna “più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco di Garibaldi”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 124, in proposito scriveva che: “Il 27 agosto 1860 l’insurrezione, organizzata da Francesco Saverio Cajazzo, Giudice del Circondario di Vibonati, venne proclamata anche nel golfo di Policastro quando i capi colonna Teodosio de Dominicis da Ascea e Basilio Iannicelli da Ceraso, aiutati da Gennaro Pagano e Luigi Giordano, si posero in marcia verso Policastro, Vibonati e Sapri. Francesco Saverio Cajazzo, facendosene promotore, questuò fondi fra le casse comunali del circondario che poi destinò a Lucio Magnoni (15).”. Policicchio, a p. 124, nella nota (14) postillava: “(14) A. Alfieri D’Evandro, Della insurrezione…., cit. p. 8; G. De Crescenzo, I salernitani nell’epoca garibaldina del 1860, Jovane, Salerno, 1939; oppure A. Infante, Garibaldi nel Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1983, p. 52.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 124, in proposito scriveva che: “Il 27 agosto 1860 l’insurrezione, organizzata da Francesco Saverio Cajazzo, Giudice del Circondario di Vibonati, venne proclamata anche nel golfo di Policastro quando i capi colonna Teodosio de Dominicis da Ascea e Basilio Iannicelli da Ceraso, aiutati da Gennaro Pagano e Luigi Giordano, si posero in marcia verso Policastro, Vibonati e Sapri. Giunti a Roccagloriosa, De Dominicis si rivolse alla colonna in questi termini: “Soldati, abbiamo effettuato questa mattina la nostra terza marcia, percorrendo ed operando in San Severino, Poderia, Celle e Roccagloriosa dove pernottiamo. Etc…(14).. Policicchio, a p. 124, nella nota (14) postillava: “(14) A. Alfieri D’Evandro, Della insurrezione…., cit. p. 8; G. De Crescenzo, I salernitani nell’epoca garibaldina del 1860, Jovane, Salerno, 1939; oppure A. Infante, Garibaldi nel Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1983, p. 52.”Sulla colonna d’insorti cilentani capitanata da TEODOSIO DE DOMINICIS ha scritto pure Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 51, in proposito scriveva: “Michele, lasciato il suo Stato Maggiore al Faro di Messina, si portò a Rutino, dove a capo di numerosi insorti, provenienti da Orria, da Perito, da Cicerale, da Torchiara, da Prignano, da Ogliastro e da Lustra, insieme ai germani Lucio e Salvatore proclamarono l’insurrezione il 27 agosto. Michele Magnoni il 28 si diresse verso Ascea, ove trovò già pronti gli uomini di Teodosio de Dominicis, il quale, chiamata alle armi la Guardia Nazionale del distretto di Vallo, marciò con essa verso Pisciotta. Una colonna imponente: circa 3 mila uomini, occupò Centola, Foria, Roccagloriosa, Poderia, Camerota, tutti al grido di “Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia, Viva il Dittatore Garibaldi”.”. Dunque, Infante, sulla scorta del De Crescenzo e di una cronaca del tempo scriveva che MICHELE MAGNONI, si partì da Rutino e si diresse ad Ascea dove si riunì con la colonna del de Dominicis. Inoltre, Infante scriveva che da Ascea, le colonne di Salvatore Magnoni e del de Dominicis andarono a Pisciotta. Infante, a p. 52, in proposito aggiungeva pure che: “Il 28 a Pisciotta mentre Gennaro Pagano sventolava la bandiera tricolore, molti giovani in poco tempo si radunarono in piazza e decisero di marciare.”. Infante, a p. 52, aggiungeva che: “…verso Ascea, dove si unirono alla schiera del De Dominicis e si marciò tutti uniti verso Pisciotta. Qui si formarono due colonne: una al comando di Giordano che operò nella fascia costiera per proteggere eventuali sbarchi garibaldini, la seconda invece al comando del De Dominicis che si diresse verso l’interno per reperire uomini e mezzi disponibili per la rivoluzione.”.

Nel 27 agosto 1860, le ARMI ritirate ad Ascea da Teodosio de Dominicis e consegnate a SALVATORE MAGNONI

Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a pp. 190 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: Finalmente il giorno 30 dell’agosto il moto del Salernitano ebbe principio. Cagione vera d’indugio alla parte occidentale della provincia era la presenza infino ad Eboli di regie truppe e di mercenarii bavaresi; le quali non pria del 26 agosto si ritrassero, ad intenti di difesa, sulla linea di Avellino: cagione d’indugio alla parte occidentale e meriggia della provincia era lo arrivo del signor Matina; il quale indugiava per provvedere pecunia, capi militari, e le armi promesse; ( e queste non prima dell’agosto spirante furono disbarcate alla marina di Acciarole): cagione suprema di tutto fu un nuovo screzio tra le due braccia del comitato napoletano, Ordine ed Azione. Trovo che il Comitato dell’Ordine ed Unità Nazionale, addi 10 agosto, conferiva al signor Giovanni Matina “autorità di promuovere la insurrezione nel distretto di Sala e Campagna in favore della causa nazionale unitaria italiana in accordo del movimento di Basilicata; e a tale oggetto (soggiunge l’atto del mandato) il comitato provinciale metterebbe a disposizione di lui le somme necessarie per la iniziativa e prosieguo”. Prometteva inoltre il concorso di cospicui cittadini in altre parti della provincia; nel Vallo di Novi il signor Stefano Passero; e per lo indirizzo militare dello insieme il Colonnello Materazzo.”Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. II, gennaio 1921), a p. 127, in proposito scriveva che: Nello stesso tempo, il giorno 28 agosto in piena intelligenza con Lucio Magnoni, Teodosio De Dominicis, dell’antica e patriottica famiglia d’Ascea, proclamava la rivolta nel suo comune ed organizzava masse d’Insorti. In tutto il distretto di Vallo per ordine del Magnoni si mobilizzava la guardia nazionale. Etc…”. Mazziotti, a p. 127, nella nota (3) postillava: “(3) Relazione di Lucio Magnoni. Opuscolo di Altieri, p. 69.”. La notizia delle armi che arrivarono alla marina di Ascea e che furono ritirare dal De Dominicis – che si trovava lì con la sua colonna di insorti cilentani – proviene dal Mazziotti. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921),a pp. 68-69 continuando il suo racconto scriveva pure che: “Il Governo di Torino ed il Comitato d’azione di Genova promettevano invio di armi.”. Il Mazziotti prosegue con le armi che il Lacava invano, il 7 agosto 1860 cercò andandosi ad incontrare con Vinciprova a Celso in casa Mazziotti. Mazziotti, a pp. 68-69, aggiungeva pure che: “Il Comitato d’azione di Genova aveva promesso di inviare nella provincia di Salerno, facendoli sbarcare in una delle marine del Cilento un buon numero di fucili. Nell’agosto del 1860 Giacinto Albini scriveva questa lettera: (5). « Abbiamo certezza di avere uno sbarco di 4000 fucili nel Cilento, 2000 saranno per Basilicata. Il Barone Mazziotti è partito per il Cilento….etc…”. Il Mazziotti, a p. 69 aggiunge che alla ricerca di queste armi arrivate nel Cilento, il Lacava partirà il 7 agosto 1860. Mazziotti, a pp. 69-70 aggiungeva pure che: “VI…Il compianto Marchese Atenolfi mi riferiva che le armi furono sbarcate alla punta detta del Fico, presso il villaggio di Pioppi nel Comune di Pollica e quindi trasportate ad Ascea dove li ritirò Teodoro De Dominicis. La notizia trova perfetto riscontro in una nota scritta dallo stesso De Dominicis che qui trascrivo: Etc..”. Di queste armi inviate, pare che il Governo provvisorio di Basilicata avesse chiesto conto al de Dominicis, il quale, il 1° settembre 1860 risponde con una lettera scrivendo al Governo provvisorio di Basilicata. Dunque, secondo il Mazziotti la prova che il De Dominicis avesse prelevato le armi e aiuti ad Ascea si trova in un suo scritto, ovvero nella Relazione/Rapporto che il De Dominicis invia al Comitato dell’Ordine Napoletano. Secondo il Mazziotti, la notizia dello sbarco delle armi a Pioppi e poi trasportate e ritirate ad Ascea dal De Dominicis trova riscontro in uno scritto dello stesso DE DOMINICIS, egli scriveva dal “Comando del primo corpo d’Insurrezione in Distretto di Vallo. Quartier generale in Centola, 1° settembre 1860 (2).”. La lettera invata dal De Dominicis, è firmata Il Comandante il primo corpo d’insurrezione Teodosio De Dominicis.”. Mazziotti, a p. 69, nella nota (1) postillava: “(1) 1) Il Mazziotti, come ho narrato nel libro Ricordi di famiglia, dovette il 15 agosto recarsi a Torino a conferire col conte di Cavour per incarico ricevuto dal marchese Villamarina ministro del Piemonte in Napoli.”. Mazziotti, a p. 69, nella nota (2) postillava: “(2) Evidentemente il governo provvisorio di Basilicata e il Matina chiedevano conto di quelle armi.”.

Mazziotti, a p. 70 pubblicò quella che chiamò la “nota” del De Dominicis indirizzata il 1° settembre 1860 da Centola al Vinciprova di Omignano: “Signore. E’ vero che dal Comitato centrale di Napoli mi son giunti avanti ieri cinquecento fucili; ma il Comitato avendoli messi liberamente a mia disposizione e senza obbligo di farne ripartizione, così ho creduto spedirne sette casse al mio collega cittadino Salvatore Magnoni, unico che riconosco a mio uguale nel Distretto, il resto ne ho disposto per armare una porzione della innumerevole gente che mi seguiva inerme; posso assicurvi che la mia colonna è forte tanto che non vi sono fucili che bastino. Per conseguenza di ciò potete assicurare da mia parte il Governo Prodittoriale di Basilicata, che il Commissario Civile Cittadino Matina che ad onta etc…Firmato…Il Comandante il primo corpo d’insurrezione Teodosio De Dominicis.”. Insomma era accaduto che il de Dominicis aveva disposto arbitrariamente delle armi inviate dal governo Piemontese (forse del Comitato Bertani). Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 147, in proposito scriveva che: “Il contrasto tra democratici e moderati nel salernitano avanzò in connessione con la situazione generale e col più vasto antagonismo tra Cavour e Garibaldi, a tal punto che l’1 settembre 1860 il De Dominicis, Comandante el Primo corpo insurrezionale nel distretto di Vallo e in stretti rapporti con il Comitato dell’Ordine, rifiutò di consegnare le armi sbarcate ad Acciaroli per la rivoluzione, a Leonino Vinciprova, del Comitato d’Azione.”. Fatto sta che Mazziotti, a p. 70, nella nota (2) postillava: “(2) Evidentemente il governo provvisorio di Basilicata ed il Matina chiedevano conto di quelle armi.”. Delle armi di cui si era impossessato arbitrariamente il de Dominicis. Mazziotti riporta a pp. 69-70 la “Nota” del De Dominicis al Vinciprova. Si tratta di una lettera che il De Dominicis scrisse al Vinciprova di Omignano, il 1° settembre dal campo di Centola che era stata da lui occupata. La lettera del de Dominicis si trova conservata ed è stata esposta nella Mostra del Risorgimento. Dunque, il DE DOMINICIS, che tutti scrivono essere Teodosio Junior, scriveva al Comitato della Basilicata il 1° settembre 1860 da Centola dove era arrivato con la sua colonna e con Gennaro PAGANO. Dunque, è da questa lettera del de Dominicis che si apprende che egli era a Centola il 1° settembre 1860. Il De Dominicis scriveva da CENTOLA, il 1° settembre 1860 dal: Comando del primo corpo d’insurrezione del distretto di Vallo. Quartier generale in Centola, 1° settembre 1860 …Il Comandante il primo corpo d’insurrezione Teodoro De Dominicis (2)…etc…”. Sempre il Mazziotti, a p. 70, in proposito scriveva: “Al cittadino Leonino Vinciprova in Omignano….Nell’elegante catalogo della ‘Mostra di ricordi storici del Risorgimento meridionale d’Italia’, a p. 319 si legge che Odoardo Moreno, già alunno di Tribunale in provincia di Salerno, imprigionato nel febbraio del 1860 e poi scarcerato per decisione della Gran Corte Criminale di Salerno, provvide alle armi occorrenti (per la sollevazione del Cilento) trasportandole con gran rischio della vita, in due volte alla spiaggia di Ascea sui piroscafi sardi il “Tanaro” ed il “Governolo”. Si trattava adunque delle armi spedite dal Cavour non di quelle promesse dal Comitato di Genova.”. Dunque, Mazziotti (….), sulla scorta dell’ “….elegante catalogo della ‘Mostra di ricordi storici del Risorgimento meridionale d’Italia’, a p. 319″, vi è esposto un documento dove “si legge che ODOARDO MORENO” – che era stato “…già alunno di Tribunale in provincia di Salerno, imprigionato nel febbraio del 1860 e poi scarcerato per decisione della Gran Corte Criminale di Salerno”, “provvide alle armi occorrenti (per la sollevazione del Cilento) trasportandole con gran rischio della vita, in due volte alla spiaggia di Ascea sui piroscafi sardi il “Tanaro” ed il “Governolo”. Mazziotti aggiunge che le armi che “due volte” il MORENO, aveva trasportato “alla spiaggia di Ascea sui piroscafi sardi il TANARO e sul GOVERNOLO”, molto probabilmente erano le “Si trattava adunque delle armi spedite dal Cavour non di quelle promesse dal Comitato di Genova.”. Dunque, erano le armi che il governo Piemontese (Sardo) e non erano armi promesse dal Comitato di Genova (cioè le armi raccolte dal Bertani). Su queste armi ha scritto pure il Pedio (….). Sempre a proposito di queste armi, Mazziotti, a p. 70 aggiungeva che: “Il Nisco narra un importante episodio. Egli scrive: « La Dora nella sua rotta (per il trasporto delle armi) mi lasciava a Salerno. Ivi andai per trattare con alcuni capi del regio esercito ai quali aveva fatto prevenzione un generale mio amico. Loro schiettamente dissi non avere missione di indurli a tradimento, solamente di trovar modo a serbare l’esercito a l’Italia, qualora fossero persuasi della inutilità della resistenza. Essi mi risposero che la rivoluzione da ogni parte premeva sull’ e se r cito e che la resistenza avrebbe prodotto un eccidio, non una vittoria, ma che preferivano ad un pronunciamentoaWdL spagnuola, vergognoso in faccia al nemico, la dissoluzione. So ggiungevano n on essere stati mai chiamati codardi i soldati francesi, che non si sono battuti contro proprii concittadini in rivoltura e noi sa ranno i napoletani se non si batteranno: avrebbe ro nome di traditori, se essendovi ancora il re inalzassero o seguissero la bandie ra di un altro principe. Molto discorsero su l’effetto dissolvente prodotto nell’ esercito dalle dimissioni del gen. Nunziante le quali avevano fatto venir meno nell’ufficialità il sentimento della stabilità della dinastia » (1).”. Su queste armi, che arrivarono ad Ascea (il Mazziotti non dice quando arrivarono ad Ascea) ha scritto Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 147, in proposito scriveva che: “Il contrasto tra democratici e moderati nel salernitano avanzò in connessione con la situazione generale e col più vasto antagonismo tra Cavour e Garibaldi, a tal punto che l’1 settembre 1860 il De Dominicis, Comandante del Primo corpo insurrezionale nel distretto di Vallo e in stretti rapporti con il Comitato dell’Ordine, rifiutò di consegnare le armi sbarcate ad Acciaroli per la rivoluzione, a Leonino Vinciprova, del Comitato d’Azione.”. Dell’invio delle armi piemontesi, degli aiuti ne parlo per il 30 agosto 1860. Dunque, secondo il Del Duca (….), il 1° settembre 1860, ad Ascea, il DE DOMINICIS, prese in consegna delle armi che non volle consegnare al VINCIPROVA a causa dei contrasti fra i due Comitati napoletani – contrasto che Il contrasto tra democratici e moderati nel salernitano avanzò in connessione con la situazione generale e col più vasto antagonismo tra Cavour e Garibaldi,”. Teodosio DE DOMINICIS che era a capo della colonna sua che arrivò ad Ascea, verso la fine di Agosto 1860, era un Cavouriano e aderiva al Comitato dell’Ordine vicino al Cavour, mentre LEONINO VINCIPROVA aderiva al Comitato d’Azione. Infatti, sulla lettera di GIACINTO ALBINI e sulle armi che dovevano sbarcare nel Cilento ha scritto Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a pp. 144-145, in proposito scriveva che: “Si era già alla vigilia dell’Insurrezione e in questi giorni a Napoli i due comitati non riuscirono a raggiungere un accordo per dare una condotta unitaria al moto nelle province: in linea di massima fu stabilita la contemporanea insurrezione della Calabria, della Basilcata, del Salernitano, del Barese e della provincia di Avellino. A Salerno invece, giunse il 10 agosto Giovanni Matina, reduce dall’esilio, con l’incarico di promuovere l’insurrezione nel distretto di Salerno, Sala e Campagna, mentre per il distretto di Vallo il Comitato d’Azione incaricò Lucio Magnone. Era ormai tutto pronto e si attendevano solo le armi per insorgere ma, invano, i due comitati napoletano e salernitano tentarono di raggiungere un accordo, avvolti da screzi, rancori ed offese.”. Dunque, il Del Duca (….) mette in risalto la situazione nei due Comitati napoletani, anzi per meglio dire il Comitato napoletano chiamato dell’Ordine e quello di Azione. Tra i due Comitati sorsero screzi e dissapori tanto da nominare sul Cilento diversi responsabili dell’Insurrezione armata. Sull’invio di armi da parte del Governo Piemontese arrivati prima a Pioppi e trasportati ad Ascea dove furono poi, in seguito ritirati arbitrariamente da TEODOSIO DE DOMINICIS, oltre alla nota scritta dello stesso de Dominicis, indirizzata il 1° settembre 1860 da Centola al Vinviprova di Omignano, Silvano Del Duca ha pubblicato una nota scritta dal Passero. Del Duca (….) continuando il suo racconto scriveva pure che, proprio a causa dei continui screzi e dissapori tra i due Comitati, a p. 145 scriveva che: “Il 24 agosto Stefano Passero, che era incaricato dal Comitato dell’Ordine di Napoli di preparare l’insurrezione nel Vallo di Novi, informò in una lettera da Napoli il liberale Nicola Pagano circa uno sbarco di fucili nella marina di Ascea: etc…(184) “. Il Del Duca, sulla base della documentazione conservata presso l’Archivio di Stato di Salerno scriveva che STEFANO PASSERO, il 24 agosto 1860 scriveva e avvertiva il liberale NICOLA PAGANO. Del Duca, a p. 145, nella nota (184) postillava: “(184) A.S.S., Gabinetto di Prefettura, 1860, Sbarco di fucili alla marina di Ascea, busta 1, fascicolo 1.”. Il Del Duca scriveva che Passero scriveva al Pagano: “Cittadino fratello, a fine di promuovere la rivoluzione, con brevetto di ieri, venni accreditato presso il comitato provinciale di Salerno, da questo centrale dell’Ordine. In conseguenza non dubito che dietro un brevissimo ma pronto abboccamento, vi imbarcherete sul vapore regio “Tanaro” onde andare a sbarcare alla marina di Ascea numero ottocento fucili militari con le analoghe provvigioni. Vi prevengo che, semmai i 400 gendarmi, i quali trovansi in Vallo, avvertiti della cosa, prendessero le mosse per molestarvi, ho piena fiducia in voi, se, in tal caso, proclamiate la rivoluzione col prestigio glorioso nome di Vittorio Emanuele Re d’Italia una. Noi accorreremo subito. Per questo e per quanto altro potrà accadere, fido nei vostri noti meriti patriottici, nella vostra energia e nella vostra attività, ricordandovi i travagli da voi e dai vostri fratelli sempre sofferti, per combattere la efferata dinastia borbonica” (184).”. Dunque, il Del Duca traendo dall’Archivio di Stato di Salerno un documento poco noto, ovvero la lettera che il 24 agosto 1860 Stefano PASSERO, incaricato dal COMITATO DELL’ORDINE di Napoli, di promuovere la insurrezione armata nel Cilento, informò il liberale NICOLA PAGANO dei fucili che dovevano essere sbarcati ad Ascea. Il Passero scriveva al Pagano e lo pregava di “…imbarcherete sul vapore regio “Tanaro” onde andare a sbarcare alla marina di Ascea numero ottocento fucili militari con le analoghe provvigioni.”. Inoltre, il Passero scrivendo al Pagano dei fucili che si portava ad Ascea attraverso il piroscafo della marina Piemontese, “Tanaro”, lo avvertiva dei pericoli etc…..Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 85-86, riferendosi al 28 agosto 1860, dopo aver proclamato l’insurrezione a Rutino, in proposito scriveva che: “VI. Armata per ordine del Magnoni la guardia nazionale del distretto di Vallo, il de Dominicis marciò con essa verso Pisciotta con circa trentamila uomini ed occupò altri paesi, che non tardarono a seguire l’esempio dei loro fratelli, e cioè Centola, Foria, Poderia, Camerota e Roccagloriosa, tra le grida entusiastiche della popolazione di ‘Viva Vittorio Emanuele re d’Italia! Viva il dittatore Garibaldi!. Etc…”. Del ritiro di queste armi, in seguito ritirate dal De Dominicis ne parla anche Pietro Ebner. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: “La relazione di Lucio Magnoni conferma l’invio di messi fidati a Ceraso, Ascea e Pisciotta. Sicché la colonna partita da Rutino, e rinforzata lungo la via, incontrò a Velia gli insorti di Ceraso (vi si erano uniti circa 80 giovani di Vallo) al comando di Pietro Giordano. Ad Ascea, Teodosio De Dominicis distribuì a coloro che ne mancavano, i 500 fucili rimessi dal Comitato d’azione di Genova per il Cilento, sbarcati a Pioppi e da lui ritirati.”. Dunque, Ebner scriveva che, ad Ascea, TEODOSIO DE DOMINICIS “distribuì a coloro che ne mancavano, i 500 fucili rimessi dal Comitato d’azione di Genova per il Cilento, sbarcati a Pioppi e da lui ritirati.”Dunque, sappiamo che, il Comitato centrale di Napoli inviò armi nel Cilento e pare che esse,  in una spiaggia del Cilento furono sbarcati 500 fucili che, pare, siano stati ritirati Teodoro de Dominicis ma, egli, riconoscendo l’autorità di Michele Magnoni, ne avesse condiviso con lui, sette casse. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: “La relazione di Lucio Magnoni conferma l’invio di messi fidati a Ceraso, Ascea e Pisciotta. Sicché la colonna partita da Rutino, e rinforzata lungo la via, incontrò a Velia gli insorti di Ceraso (vi si erano uniti circa 80 giovani di Vallo) al comando di Pietro Giordano. Ad Ascea, Teodosio De Dominicis distribuì a coloro che ne mancavano, i 500 fucili rimessi dal Comitato d’azione di Genova per il Cilento, sbarcati a Pioppi e da lui ritirati. Raggiunta Pisciotta, dove era in attesa Gennaro Pagano si divisero. Etc…”. Dunque, Ebner (….), sulla scorta del Mazziotti scriveva che “…Ad Ascea, Teodosio De Dominicis distribuì a coloro che ne mancavano, i 500 fucili rimessi dal Comitato d’azione di Genova per il Cilento, sbarcati a Pioppi e da lui ritirati.”. Teodosio de Dominicis aveva ritirato personalmente le armi che arrivarono a Pioppi, 500 fucili inviati dal Comitato d’azione di Genova – forse dal Bertani ? – armi inviati per il Cilento. Il de Dominicis li distribuì ad Ascea a tutti coloro che ne avessero di bisogno e che facevano parte delle diverse colonne che arrivarono ad Ascea. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rivoluzione meridionale (1848-1860)”, a pp. 104-105 e ssg., in proposito scriveva che: “11. Nonostante le posizioni politiche evidentemente differenti i rivoltosi erano più o meno restati uniti, anche se non mancarono tensioni. La più grave riguardò la divisione delle armi sbarcate sulla costa cilentana da una nave piemontese. De Dominicis, moderato, non volle dividerle con Vinciprova, non riconoscendogli il grado. Ma poi si accordò con Magnoni per l’autorevolezza indiscussa e le divisero tra le due colonne (69). Nessuno tra i radicali del Principato, quasi tutti ex mazziniani, mise in discussione il programma Italia e Vittorio Emanuele II. Il primo settembre Magnoni era nominato presidente della giunta provvisoria del Cilento e subito De Dominicis lo riconosceva (70).”. Pinto, a p. 105, nella nota (69) postillava: “(69) Matteo Mazziotti, L’insurrezione salernitana nel 1860 cit., pp. 68-72.”. Pinto, a p. 105, nella nota (70) postillava: “(70) Giovanni Matina a Lucio Magnoni, Sala 1 settembre 1860, e Teodosio De Dominicis a Lucio Magnoni, Centola 1 settembre 1860, in APM.”. Il passaggio di Pinto però riguarda altre armi che effettivamente arrivarono ad Acciaroli – forse pure dal Dumas – ma si tratta delle armi che furono portate da Genaro PAGANO al DE DOMINICIS e che il de Dominicis ad Ascea diede a Salvatore Magnoni. Infatti, Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 94-95, in proposito scriveva pure che: “XI. Ma chi avrebbe dato loro le armi, le munizioni ad un buon capo militare per muovere il popolo del circondario di Pollica ? Le armi, è vero, erano state già promesse dal Piemonte, ma l’attesa di esse era stata vana per diversi giorni. I comitati avevano assicurato che li avrebbe portati alla marina di Acciaroli il romanziere francese Dumas padre, con un suo piccolo legno di trasporto, la goletta Emma’, etc…”. Dunque, il De Crescenzo scriveva che: Le armi, è vero, erano state già promesse dal Piemonte, ma l’attesa di esse era stata vana per diversi giorni.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 124, in proposito scriveva che: “Il 27 agosto 1860 l’insurrezione, organizzata da Francesco Saverio Cajazzo, Giudice del Circondario di Vibonati, venne proclamata anche nel golfo di Policastro quando i capi colonna Teodosio de Dominicis da Ascea e Basilio Iannicelli da Ceraso, aiutati da Gennaro Pagano e Luigi Giordano, si posero in marcia verso Policastro, Vibonati e Sapri. Giunti a Roccagloriosa, De Dominicis si rivolse alla colonna in questi termini: “Soldati, abbiamo effettuato questa mattina la nostra terza marcia, percorrendo ed operando in San Severino, Poderia, Celle e Roccagloriosa dove pernottiamo. Etc…(14). Francesco Saverio Cajazzo, facendosene promotore, questuò fondi fra le casse comunali del circondario che poi destinò a Lucio Magnoni (15).”. Policicchio, a p. 124, nella nota (14) postillava: “(14) A. Alfieri D’Evandro, Della insurrezione…., cit. p. 8; G. De Crescenzo, I salernitani nell’epoca garibaldina del 1860, Jovane, Salerno, 1939; oppure A. Infante, Garibaldi nel Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1983, p. 52.”Policicchio, a p. 124, nella nota (14) postillava: “(14) A. Alfieri D’Evandro, Della insurrezione…., cit. p. 8; etc…”. Sulle armi portate ad Ascea e ritirate dal de Dominicis che ivi si trovava con la sua colonna ha scritto Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a pp. 144-145, in proposito scriveva che: “A Salerno invece, giunse il 10 agosto Giovanni Matina, reduce dall’esilio, con l’incarico di promuovere l’insurrezione nel distretto di Salerno, Sala e Campagna, mentre per il distretto di Vallo il Comitato d’Azione incaricò Lucio Magnone. Era ormai tutto pronto e si attendevano solo le armi per insorgere ma, invano, i due comitati napoletano e salernitano tentarono di raggiungere un accordo, avvolti da screzi, rancori ed offese. Il 24 agosto Stefano Passero, che era incaricato dal Comitato dell’Ordine di Napoli di preparare l’insurrezione nel Vallo di Novi, informò in una lettera da Napoli il liberale Nicola Pagano circa uno sbarco di fucili nella marina di Ascea: “Cittadino fratello, a fine di promuovere la rivoluzione, con brevetto di ieri, venni accreditato presso il comitato provinciale di Salerno, da questo centrale dell’Ordine. In conseguenza non dubito che dietro un brevissimo ma pronto abboccamento, vi imbarcherete sul vapore regio “Tanaro” onde andare a sbarcare alla marina di Ascea numero ottocento fucili militari con le analoghe provvigioni. Vi prevengo che, semmai i 400 gendarmi, i quali trovansi in Vallo, etc…(184)”. Del Duca, a p. 145, nella nota (185) postillava: “(185) A.S.S., Gabinetto di Prefettura, 1860, Sbarco di fucili alla marina di Ascea, busta 1, fascicolo 1.”.

Nel 28 agosto 1860, GENNARO PAGANO di Pisciotta e gli insorti cilentani di Pisciotta e dei paesi vicini della zona dell’Alento attendeva a PISCIOTTA la colonna del De Dominicis

Su Gennaro PAGANO ha scritto Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 81, in proposito aggiungeva che: “All’adunanza, invece, in casa Rinaldi intervennero tra gli altri Francesco Alario di Moio della Civitella, il barone Bottiglieri, Lorenzo Curzio di Sant’Angelo a Fasanella, Teodosio De Dominicis di Ascea, Lucio Magnoni, Stefano Passero ed un tal Pagano di Pisciotta, nomi noti all’intera provincia, che da tempo avevano educata la loro terra a sentimenti ed a liete speranze (15).”. De Crescenzo, a p. 81, nella nota (15) postillava: “(15) Preponderava in Provincia, come è facile comprendere, un elemento liberale capitanato da famiglie ricche nobili ed influenti.”. Dunque, il giorno ……………….1860 vi fu una riunione in casa RINALDI a ……..dove partecipò anche “un tal Pagano di Pisciotta”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 85-86, riferendosi al 28 agosto 1860, dopo aver proclamato l’insurrezione a Rutino, in proposito scriveva che: “VI. Michele, il giorno seguente, si diresse alla volta del mezzogiorno e toccò Ascea. Al suo apparire i liberali inalberarono la bandiera della libertà, organizzando schiere di volontari sotto la direzione di Teodosio de Dominicis. Armata per ordine del Magnoni la guardia nazionale del distretto di Vallo, il de Dominicis marciò con essa verso Pisciotta con circa trentamila (qui c’è un errore perchè dovevano essere tremila) uomini ed occupò altri paesi, che non tardarono a seguire l’esempio dei loro fratelli, e cioè Centola, Foria, Poderia, Camerota e Roccagloriosa, tra le grida entusiastiche della popolazione di ‘Viva Vittorio Emanuele re d’Italia! Viva il dittatore Garibaldi!. Etc…”. Dunque De Crescenzo scriveva che Michele Magnoni da Vallo della Lucania si diresse verso Sapri e passò ad Ascea. Scrive pure che con Michele vi erano circa 3000 insorti e vi era pure Teodosio De Dominicis che arrivò con i suoi a Pisciotta. Che cosa era accaduto ?. Antonio Alfieri d’Evandro (…), nel 1861, nel suo “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, a p. 67, nell’“Appendice”, a p. 67 pubblicava il seguente documento Relazione/Rapporto di SALVATORE MAGNONI (fratello di lucio e di Michele (….) riportava le credenziali del fratello SALVATORE MAGNONI rilasciate il 24 agosto 1860 dal “Comitato Unitario Nazionale” (Comitato napoletano) che lo nominava: “Comandante di un corpo d’insurrezione Salernitana nel Distretto di Vallo”. D’Evandro trascrive il Rapporto del Magnoni (Salvatore) e scriveva: Recatoci sopra luogo, e preso concerti con tutt’i capi del movimento, il giorno 27 Agosto in Rutino si proclamava da noi l’insurrezione Nazionale, etc…”, poi aggiunge che: “…e congiundendoci con de Dominicis, Pagano, e Giordano, raccolte tutte le forze insurrezionali, che approssimativamente ammontavano a 3000 uomini, si marciò pel Vallo di Policastro.”. Dunque, il Salvatore Magnoni in questo documento scrive che congiuntosi con “DE DOMINICIS, PAGANO e GIORDANO”. Oltre a queste notizie Salvatore Magnoni aggiungeva che: “La notte del 3 settembre mio fratello Michele con pochi uomini andò ad incontrare il generale Garibaldi sbarcato a Sapri, e ne ricevette le disposizioni per la marcia nel Vallo di Diano.”. De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 86, riferendosi al 28 agosto 1860, dopo aver proclamato l’insurrezione a Rutino, in proposito scriveva che: “VII. A Pisciotta, il patriota Gennaro Pagano usciva all’alba del 28 dal suo nascondiglio dove s’era rifugiato in attesa di eventi e, inalberando una bandiera tricolore, chiamava i paesani alla rivoluzione.”. De Crescenzo scriveva che il 28 agosto 1860, avendo saputo dell’adunata di Vallo della Lucania, GENNARO PAGANO usciva dal suo nascondiglio – in cui era nascosto a causa della condanna a morte che pendeva sul suo capo – e chiamava i paesani alla rivoluzione. Cosa accadde a Pisciotta ?. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a p. XVIII, riferendosi al de Dominicis, in proposito scriveva che: “L’amico nostro, impedito dal redigerla per fisica indisposizione, era stato soccorso dagl’operosi cittadini Gennaro Pagano e Luigi Giordano ed avea diviso le sue colonne in tre battaglioni che marciando per Policastro si ricongiunsero a Sapri con gl’insorti di Magnoni ed ingrossarono le nostre file nel Vallo di Diano. Etc…”. Dunque, il Segretario della Prodittatura di Sala Consilina, Antonio Alfieri d’Evandro (….) scriveva che uno dei capi della rivolta cilentana, TEODOSIO DE DOMINICIS, era stato soccorso dagl’operosi cittadini Gennaro Pagano e Luigi Giordano”. Antonio Alfieri d’Evandro (…), nel 1861, nel suo “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, a pp. 68-69, nell’“Appendice”, pubblicava il seguente documento Relazione/Rapporto datato 1° settembre 1860 di LUCIO MAGNONI (fratello di Michele e Salvatore) indirizzandolo al “E nel tempo stesso, diressi al Comitato in Napoli un rapporto che trascrivo. Ai Signori Presidente e Componenti il Comitato Unitario Nazionale di Napoli.”. Magnoni scriveva nel rapporto che: “….martedì scorso facevo partire mio fratello Michele col cittadino Teodosio de Dominicis per Ascea; i quali messe sotto le armi quella Guardia Nazionale, muovevano verso Pisciotta con forze imponenti ed occupavano Centola, Foria, Poderia, Camerata, e Rocca Gloriosa tra le grida entusiastiche di quelle popolazioni di Viva etc…Ho loro ordinato di gittarsi nel Vallo di Policastro, raccogliere tutte quelle forze ed andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro…..La mattina di ieri muovevano a capo di considerevoli forze Nazionali i signori Passaro di Vallo e Ferrara di S. Biase, l’uno battendo la via di Gioi, Laurino, Piaggine per uscire a Diano, l’altro quella di Cuccaro, Laurino, Rofrano per fortificarsi a Sanza.”. Dunque, Lucio Magnoni, il 1° settembre 1860 scriveva che il fratello MICHELE MAGNONI e TEODOSIO DE DOMINICIS partivano da Vallo della Lucania partivano per Ascea. Ad Ascea essi “messe sotto le armi quella Guardia Nazionale, muovevano verso Pisciotta con forze imponenti ed occupavano Centola, etc…”. Dunque Magnoni scriveva che, ad Ascea armate le masse insurrezionali e le Guardie Nazionali essi muovevano verso Pisciotta e da Pisciotta – forse unitisi al PAGANO andarono ad occupare i paesi di Centola, Foria, Poderia, Camerata, e Rocca Gloriosa, dove pernottò. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 127, in proposito scriveva che: Nello stesso tempo, il giorno 28 agosto in piena intelligenza con Lucio Magnoni, Teodosio De Dominicis, dell’antica e patriottica famiglia d’Ascea, proclamava la rivolta nel suo comune ed organizzava masse d’Insorti. In tutto il distretto di Vallo per ordine del Magnoni si mobilizzava la guardia nazionale. Il De Dominicis con essa muoveva per Pisciotta, quindi per Centola, Foria, Poderia, Camerota e Roccagloriosa, tra il giubilo di quelle popolazioni. Questa colonna ebbe ordine dal Magnoni di raccogliere guardie nazionali in tutti i comuni del Vallo di Policastro ed occupare la linea tra Sapri e Lagonegro (3). Difatti il giorno 3 occuparono Torreorsaia e Castelruggero e quindi accamparono su quella linea. A la colonna si unirono Pietro Giordano e Gennaro Pagano.”. Mazziotti, a p. 127, nella nota (3) postillava: “(3) Relazione di Lucio Magnoni. Opuscolo di Altieri, p. 69.”. Qui vi è un errore di stampa perchè il Mazziotti si riferisce al testo di Alfieri d’Evandro (….), ed il suo “L’insurrezione armata etc…”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 85-86, riferendosi al 28 agosto 1860, dopo aver proclamato l’insurrezione a Rutino, in proposito scriveva che: “VII…Nello stesso dì, Pietro Giordano (23), deciso a tutto affrontare, proclamava la rivoluzione a Ceraso, sua patria, spiegando zelo infaticabile ed operosità prodigiosa. A lui si rannodava, nello stesso giorno, una schiera di circa ottanta giovani vallesi, che si diressero ad Ascea. Poco dopo, il Giordano, alla testa degli insorti, si recò anche lui ad Ascea aggregandosi a Teodosio de Dominicis incaricato dai due Comitati di Napoli di un comando superiore sulla colonna, come quello affidato a Salvatore Magnoni.”. Dunque, ad Ascea, le due colonne, quella del GIORDANO e quella del DE DOMINICIS, “Le masse dei rivoltosi, così organizzati, si recarono nella notte a Pisciotta, etc…”. Dunque, le due colonne si diressero a Pisciotta dove incontrarono la massa di rivoltosi organizzati dal Pagano. A Pisciotta, la colonna – unica al comando di TEODOSIO DE DOMINICIS “…furono divise in due colonne: una al comando del Giordano si diresse verso la parte meridionale e marittima per poter proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse; l’altra, all’immediato comando del de Dominicis, intraprese la strada interna e, dopo aver percorso diversi paesi della contrada, giungeva a Capitello (Ispani) e si riannodava di bel nuovo col Giordano.. Dunque, la colonna del GIORDANO “si diresse verso la parte meridionale e marittima per poter proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse”, e la colonna del De Dominicis dopo aver percorso diversi paesi della contrada, giungeva a Capitello (Ispani) e si riannodava di bel nuovo col Giordano.. Dunque, secondo il De Crescenzo, le due colonne si riunirono di nuovo a Capitello dove incontrarono Garibaldi. Mi chiedo a quale colonna si unì il Pagano ?. Sappiamo solo che i rivoltosi organizzati dal Pagano provenivano da pisciotta e dai paesi vicini. Tuttavia, si può dire che la colonna dei rivoltosi del Pagano si riunirono a Pisciotta e da lì proseguirono con le due colonne del GIORDANO e del DE DOMINICIS. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 264, riferendosi a Michele Magnoni, in proposito scriveva che: Il 27 agosto, a Rutino, “si proclamava da noi la insurrezione Nazionale e congiungendosi con De Dominicis, Pagano e Giordano, raccolte tutte le forze insurrezionali che approssimativamente ammontavano a 3000 uomini, si marciò pel Vallo di Policastro”(92).”. Ebner, a p. 264, nella nota (92) postillava: “(92) D’Evandro, cit., Docum., n. 3 bis (Relazione Lucio Magnoni). Vi è trascritto l’ordine del Dittatore, di cui è una riproduzione in G. De Crescenzo, I salernitani nell’epopea garibaldina del 1860, Salerno 1939.”. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: “La relazione di Lucio Magnoni conferma l’invio di messi fidati a Ceraso, Ascea e Pisciotta. Sicché la colonna partita poi da Rutino, e rinforzatasi lungo la via, incontrò a Velia gli insorti di Ceraso (vi si erano uniti circa 80 giovani di Vallo) al comando di Pietro Giordano etc…”Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: “La relazione di Lucio Magnoni conferma l’invio di messi fidati a Ceraso, Ascea e Pisciotta. Sicché la colonna partita da Rutino, e rinforzata lungo la via, incontrò a Velia gli insorti di Ceraso (vi si erano uniti circa 80 giovani di Vallo) al comando di Pietro Giordano. Ad Ascea, Teodosio De Dominicis distribuì a coloro che ne mancavano, i 500 fucili rimessi dal Comitato d’azione di Genova per il Cilento, sbarcati a Pioppi e da lui ritirati.”. Pietro Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, etc…”. Dunque, Ebner, sulla scorta di Mazziotti scriveva che “la colonna partita da Rutino” (riferendosi alla colonna di Michele Magnoni di cui faceva parte anche il de Dominicis) rinforzata lungo la via, incontrò a Velia gli insorti di Ceraso (vi si erano uniti circa 80 giovani di Vallo) al comando di Pietro Giordano.”. Ebner scriveva che a Velia la colonna del Magnoni si rinforzò con la colonna di Pietro Giordano di Ceraso a cui si erano uniti circa 80 giovani di Vallo. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: “Ad Ascea, Teodosio de Dominicis distribuì a coloro che ne mancavano, i 500 fucili rimessi dal Comitato d’azione di Genova per il Cilento, sbarcati a Pioppi e da lui ritirati. Raggiunta Pisciotta, dove era in attesa Gennaro Pagano con i suoi, dopo aver concertato un piano comune di azione, le colonne si divisero. Il grosso al comando di Teodosio De Dominicis proseguì per l’interno per tagliare le vie di accesso al mare. La colonna Giordano s’incamminò lungo la costa, a proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse e una più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco del generale…(93).”. Pietro Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, riporta da G. Oddo, I Mille di Marsala, 1866, p. 794, la notizia dello sbarco di A. Dumas ad Acciaroli. Dopo lo sbarco di Sapri, il Dittatore dispose “per la marcia nel Vallo di Diano” delle colonne De Dominicis-Pagano e Giordano che a Palinuro aveva dato finalmente sepoltura ai miseri resti di uno dei fratelli Capozzoli (RSS, 1966, PP. 63 E 78 e Pizzolorusso, cit., p. 118, il quale, a p. 238 riporta i nomi di coloro che presero parte alla battaglia del Volturno).”. Dunque, Ebner scriveva che a Pisciotta, piccolo paese del basso Cilento, era in attesa la colonna di GENNARO PAGANO che si ricongiunse alla corposa colonna di Teodosio DE DOMINICIS. Ebner scrive pure che a Pisciotta, i capi colonna: de Dominicis, Pietro Giordano, Gennaro Pagano e Salvatore Magnoni “dopo aver concertato un piano comune d’azione, le colonne si divisero”. Secondo Ebner che scriveva sulla scorta del Mazziotti, le diverse colonne, a Pisciotta si divisero: la Colonna di Pietro Giordano di Ceraso – che si era ingrossata con 80 giovani di Vallo della Lucania “s’incamminò lungo la costa, a proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse” e, la colonna “più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco di Garibaldi”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 124, in proposito scriveva che: “Il 27 agosto 1860 l’insurrezione, organizzata da Francesco Saverio Cajazzo, Giudice del Circondario di Vibonati, venne proclamata anche nel golfo di Policastro quando i capi colonna Teodosio de Dominicis da Ascea e Basilio Iannicelli da Ceraso, aiutati da Gennaro Pagano e Luigi Giordano, si posero in marcia verso Policastro, Vibonati e Sapri. Francesco Saverio Cajazzo, facendosene promotore, questuò fondi fra le casse comunali del circondario che poi destinò a Lucio Magnoni (15).”. Policicchio, a p. 124, nella nota (14) postillava: “(14) A. Alfieri D’Evandro, Della insurrezione…., cit. p. 8; G. De Crescenzo, I salernitani nell’epoca garibaldina del 1860, Jovane, Salerno, 1939; oppure A. Infante, Garibaldi nel Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1983, p. 52.”Policicchio, a p. 124, nella nota (15) postillava: “(15) Altri personaggi che meritano menzione ed elogi in quel periodo rivoluzionario furono Giuseppe Giffoni di Vibonati, Socrate Falcone di Policastro, Luigi Barselloni e Giuseppe Curcio di Sanza.”. Dunque, Ferruccio Policicchio (….) scriveva che i capi colonna TEODOSIO DE DOMNICIS di Ascea e BASILIO IANNICELLI di Ceraso furono aiutati da GENNARO PAGANO e LUIGI GIORDANO. Riguardo l’opera rivoluzionaria di Teodosio De Dominicis, hanno scritto diversi autori e storici. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a pp. 40-41, in proposito scriveva: “Anche a Vallo il medico Stefano Passero riuscì ad organizzare molte squadre con l’intento di rafforzare le schiere garibaldine all’occorrenza. Il Comitato Centrale di Napoli visti i seri preparativi nella provincia e nel Cilento, il 23 agosto nominò Commissario Politico e Civile nei distretti di Salerno, Sala e Campagna “in nome del Dittatore Garibaldi” il Matina. Invece Salvatore Magnoni fu nominato “a comandante del Distretto di Vallo…..In casa Rinaldi intervennero i cilentani Pagano di Pisciotta, Lucio Magnoni di Rutino, Francesco Alario di Moio della Civitella, Teodosio de Dominicis di Ascea, Stefano Passero di Vallo, il Bottiglieri e Lorenzo Curcio di S. Angelo a Fasanella.”. Sulla colonna d’insorti cilentani capitanata da GENNARO PAGANO ha scritto pure Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 51, in proposito scriveva: “Michele, lasciato il suo Stato Maggiore al Faro di Messina, si portò a Rutino, dove a capo di numerosi insorti, provenienti da Orria, da Perito, da Cicerale, da Torchiara, da Prignano, da Ogliastro e da Lustra, insieme ai germani Lucio e Salvatore proclamarono l’insurrezione il 27 agosto. Michele Magnoni il 28 si diresse verso Ascea, ove trovò già pronti gli uomini di Teodosio de Dominicis, il quale, chiamata alle armi la Guardia Nazionale del distretto di Vallo, marciò con essa verso Pisciotta. Una colonna imponente: circa 3 mila uomini, occupò Centola, Foria, Roccagloriosa, Poderia, Camerota, tutti al grido di “Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia, Viva il Dittatore Garibaldi”.”. Dunque, Infante, sulla scorta del De Crescenzo e di una cronaca del tempo scriveva che MICHELE MAGNONI, si partì da Rutino e si diresse ad Ascea dove si riunì con la colonna del de Dominicis. Inoltre, Infante scriveva che da Ascea, le colonne di Salvatore Magnoni e del de Dominicis andarono a Pisciotta. Infante, a p. 52, in proposito aggiungeva pure che: “Il 28 a Pisciotta mentre Gennaro Pagano sventolava la bandiera tricolore, molti giovani in poco tempo si radunarono in piazza e decisero di marciare.”. Infante, a p. 52, aggiungeva che: “…verso Ascea, dove si unirono alla schiera del De Dominicis e si marciò tutti uniti verso Pisciotta. Qui si formarono due colonne: una al comando di Giordano che operò nella fascia costiera per proteggere eventuali sbarchi garibaldini, la seconda invece al comando del De Dominicis che si diresse verso l’interno per reperire uomini e mezzi disponibili per la rivoluzione.”.

DA RUTINO AD ASCEA

Nel 28 agosto 1860, MICHELE MAGNONI con la sua colonna di insorti cilentani, da Rutino andò ad Ascea ricongiungendosi con la colonna di TEODOSIO DE DOMINICIS

Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 264, in proposito scriveva che: “Con i Mille era sbarcato a Marsala anche Michele Magnoni, al quale il generale diede poi l’incarico (Messina 2 agosto) di promuovere a Salerno “la insurrezione a favore della causa nazionale”. Giunto a Napoli e informatone il Comitato Unitario d’azione, Michele Magnoni ottenne per il fratello Lucio (23 agosto) la nomina ad “Alto Commissario Politico e Civile pel distretto di Vallo, in provincia di Salerno, il che importa imperio assoluto in talune emergenze anche sul potere militare” e per il fratello Salvatore (24 agosto) quella di Comandante del Corpo d’insurrezione sempre per lo stesso distretto….(92).”. Ebner, a p. 264, nella nota (92) postillava: “(92) D’Evandro, cit., Docum., n. 3 bis (Relazione Lucio Magnoni). Vi è trascritto l’ordine del Dittatore, di cui è una riproduzione in G. De Crescenzo, I salernitani nell’epopea garibaldina del 1860, Salerno 1939.”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a p. XVIII, in proposito scriveva che: “In quella Stefano Passero avea proclamata l’insurrezione in Vallo di Diano, Teodosio de Dominicis in Ascea ed i fratelli Magnone in Torchiara. Lasciando a ciascun capo di dilungarsi sulle proprie operazioni son dolente che tra i documenti non si rattrovi la relazione dell’egregio de Dominicis. L’amico nostro, impedito dal redigerla per fisica indisposizione, era stato soccorso dagl’operosi cittadini Gennaro Pagano e Luigi Giordano ed avea diviso le sue colonne in tre battaglioni che marciando per Policastro si ricongiunsero a Sapri con gl’insorti di Magnoni ed ingrossarono le nostre file nel Vallo di Diano.”. Dunque, il d’Evandro scriveva che i fratelli Magnoni avevano proclamata l’insurrezione a Torchiara. Il d’Evandro scriveva che TEODOSIO DE DOMINICIS aveva proclamato l’insurrezione ad Ascea, suo paese natio, e quì fu soccorso dagl’operosi cittadini Gennaro Pagano e Luigi Giordano”. Il d’Evandro scriveva che ad Ascea, alla colonna del de Dominicis si erano unite le due colonne di GENNARO PAGANO e di PIETRO GIORDANO. Magnoni scriveva altresì che le tre colonne che si formarono ad Ascea diventarono tre battaglioni “che marciando per Policastro si ricongiunsero a Sapri con gl’insorti di Magnoni”. A quale Magnoni si riferiva ? Lucio Magnoni si riferiva alla colonna del fratello MICHELE o alla colonna del fratello SALVATORE ?. Proseguendo il suo racconto, il Magnoni scriveva che tutte le colonne Vallesi si ricongiunsero a Sala Consilina: “….ed ingrossarono le nostre file nel Vallo di Diano. Così le masse di tutte le forze della rivoluzione riconcentrandosi in quella strategica vallea e Fabrizii fece occupare solidamente le gole di Campestrino e del Fortino stabilendo il quartier generale allo Scorzo.”. Sul testo suo, l’Alfieri d’Evandro non potè pubblicare il resoconto del de Dominicis, in quanto, egli scrive: che tra i documenti non si rattrovi la relazione dell’egregio de Dominicis. L’amico nostro, impedito dal redigerla per fisica indisposizione, etc…”. Dunque, pare che il resoconto delle operazioni svolte dal de Dominicis non si trovasse perchè, il d’Evandro scrive che il de Dominicis era infermo. Il Commissario civile e militare Lucio Magnoni (….), nel 1° settembre 1860 scrisse da Rutino una Relazione-Rapporto indirizzandola ai Ai Signori Presidenti e Componenti il Comitato Unitario Nazionale di Napoli. Signori…”, il doc. n. 9 pubblicato da Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Documenti”, a pp. 7-8, in proposito scriveva che: “…In conseguenza di ciò martedì scorso faceva partire mio fratello Michele col cittadino Teodosio de Dominicis per Ascea; i quali messa sotto le armi quella Guardia Nazionale, movevano verso Pisciotta con forze imponenti ed occupavano Centola, Foria, Poderia, Camerota e Rocca Gloriosa tra le grida entusiastiche di quelle popolazioni di Viva Vittorio Emmanuele Re d’Italia, Viva il Dittatore Garibaldi. Ho loro ordinato di gittarsi nel Vallo di Policastro, raccogliere tutte quelle forze ed andar ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro.”. A queste notizie storiche, il Magnoni aggiunge pure nella sua Relazione che: “La notte di martedì a giovedì partiva pure da Rutino l’altro mio fratello Salvatore a capo di molti volontarii del Cilento e della Provincia per andare a raggiungere le suddette forze Nazionali.”. Dunque, il Magnoni scrivendo al Comitato dice che “nella notte di martedì a giovedì”, suo fratello SALVATORE MAGNONI partiva pure da Rutino l’altro mio fratello Salvatore a capo di molti volontarii del Cilento e della Provincia per andare a raggiungere le suddette forze Nazionali.”. Inoltre, il Magnoni relazionava che “La mattina di ieri”, quindi il 31 agosto 1860, “muovevano a capo di considerevoli forze Nazionali i signori Passaro di Vallo e Ferraro di S. Biase, l’uno battendo la via di Gioi, Laurino Piaggine per riuscire a Diano, l’altro di Cuccaro, Laurino, Rofrano, pe fortificarsi a Sansa. Domani poi muoveranno dal Cilento tre battaglioni ben armati ed equipaggiati e si dirigeranno pure verso il Vallo di Diano dove si anderanno a concentrare tutte le forze di Salerno per mettersi a disposizione del Dittatore.”Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Trieste, 1868, Vol. II, a pp. 172-173, in proposito scriveva che: Un Lucio Magnoni, uno di tal commissarii, con altra ordinanza minacciò fucilazione per gli ‘arrolamenti d’armati’. Ribassarono il sale; e decretarono a’ 4 settembre un indulto agl’imputati condannati ‘per qualsivolglia ragione’, fuorchè chi gli fosse per reazione; così liberarono i ladri, e carcerarono gli onesti. Negli stessi modi un Lorenzo Curcio proclamò a’ 27 agosto la rivoluzione in S. Angelo in Fasanella, e poi un Claudio Guerdile, nel distretto di Campagna. Stefano Passero la proclamò in quel di Vallo a’ 31 agosto; si fece comandante l’esercito del disstretto, fè comitati a Gioj, a Stio, a Laurino. Cose facili ed impunite; che la podestà regia secondava, le soldatesche ritraevansi a Salerno, e i popoli senz’armi, tenuti compressi da’ governanti e da’ ribelli, non potevano fiatare. Intanto il Turr sbarcava gente a Sapri il 2 settembre.”. Dunque, il de Sivo (….) scriveva che: Stefano Passero la proclamò in quel di Vallo a’ 31 agosto; si fece comandante l’esercito del disstretto, fè comitati a Gioj, a Stio, a Laurino.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 85-86, riferendosi al 28 agosto 1860, dopo aver proclamato l’insurrezione a Rutino, in proposito scriveva che: “VI. Michele, il giorno seguente, si diresse alla volta del mezzogiorno e toccò Ascea. Al suo apparire i liberali inalberarono la bandiera della libertà, organizzando schiere di volontari sotto la direzione di Teodosio de Dominicis. Armata per ordine del Magnoni la guardia nazionale del distretto di Vallo, il de Dominicis marciò con essa verso Pisciotta con circa trentamila (qui c’è un errore perchè dovevano essere tremila) uomini ed occupò altri paesi, che non tardarono a seguire l’esempio dei loro fratelli, e cioè Centola, Foria, Poderia, Camerota e Roccagloriosa, tra le grida entusiastiche della popolazione di ‘Viva Vittorio Emanuele re d’Italia! Viva il dittatore Garibaldi!. Etc…”De Crescenzo scriveva che MICHELE MAGNONI, da Rutino va ad occupare Ascea. Michele era alla testa di circa un centinaio di Giovani cilentani e salernitani. A questo punto però spunta TEODOSIO DE DOMINICIS. Infatti De Crescenzo scriveva che Michele Magnoni che era alla testa di circa 100 giovani salernitani arrivò ad Ascea. Ad Ascea – scrive il De Crescenzo –  “le schiere di volontari sotto la direzione di Teodosio de Dominicis.”. Dunque, De Crescenzo oette che nel frattempo il De Dominicis era pure esso arrivato ad Acea ed ad Ascea si unì ai volontari di Michele Magnoni. De Crescenzo scriveva che, il De Dominicis aveva marciato da Vallo a Pisciotta con circa “trentamila” (forse vi è un errore perchè erano tremila) uomini. Il De Dominicis, a Vallo della Lucania aveva armato la Guardia nazionale del Distretto su ordine del Magnoni. Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a pp. 192-193 e ssg., in proposito scriveva che: Nel giorno medesimo mentre Lucio Magnone leva il popolo in Rotino e raccoglie gl’insorgenti de’ contigui paesi, Stefano Passaro fa prendere le armi alle milizie della città e del distretto di Vallo, e le guida per la vie di Policastro e del Fortino all’obiettivo di tutti, che era Sala-Consilina.”. Dunque, Racioppi scriveva che alle colonne di Michele Magnoni e di Teodosio De Dominicis che si portarono nel Golfo di Policastro, si unì anche la colonna di STEFANO PASSARO. La colonna del Passaro, marciò da Vallo ed arrivò a Pisciotta dove si unì con le colonne del Magnoni e del Dominicis. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a pp. 51-52, in proposito scriveva: “Michele Magnoni il 28 si diresse verso Ascea, ove trovò già pronti gli uomini di Teodosio De Dominicis, il quale, chiamata alle armi la Guardia Nazionale del distretto di Vallo, marciò con essa verso Pisciotta. Una colonna imponente: circa 3 mila uomini, etc…”. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 264, riferendosi a Michele Magnoni, in proposito scriveva che: Il 27 agosto, a Rutino, “si proclamava da noi la insurrezione Nazionale e congiungendosi con De Dominicis, Pagano e Giordano, raccolte tutte le forze insurrezionali che approssimativamente ammontavano a 3000 uomini, si marciò pel Vallo di Policastro”(92).”. Ebner, a p. 264, nella nota (92) postillava: “(92) D’Evandro, cit., Docum., n. 3 bis (Relazione Lucio Magnoni). Vi è trascritto l’ordine del Dittatore, di cui è una riproduzione in G. De Crescenzo, I salernitani nell’epopea garibaldina del 1860, Salerno 1939.”. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: “La relazione di Lucio Magnoni conferma l’invio di messi fidati a Ceraso, Ascea e Pisciotta. Sicché la colonna partita poi da Rutino, e rinforzatasi lungo la via, incontrò a Velia gli insorti di Ceraso (vi si erano uniti circa 80 giovani di Vallo) al comando di Pietro Giordano etc…”Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: “La relazione di Lucio Magnoni conferma l’invio di messi fidati a Ceraso, Ascea e Pisciotta. Sicché la colonna partita da Rutino, e rinforzata lungo la via, incontrò a Velia gli insorti di Ceraso (vi si erano uniti circa 80 giovani di Vallo) al comando di Pietro Giordano. Ad Ascea, Teodosio De Dominicis distribuì a coloro che ne mancavano, i 500 fucili rimessi dal Comitato d’azione di Genova per il Cilento, sbarcati a Pioppi e da lui ritirati.”. Pietro Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, etc…”. Dunque, Ebner, sulla scorta di Mazziotti scriveva che “la colonna partita da Rutino” (riferendosi alla colonna di Michele Magnoni di cui faceva parte anche il de Dominicis) rinforzata lungo la via, incontrò a Velia gli insorti di Ceraso (vi si erano uniti circa 80 giovani di Vallo) al comando di Pietro Giordano.”. Ebner scriveva che a Velia la colonna del Magnoni si rinforzò con la colonna di Pietro Giordano di Ceraso a cui si erano uniti circa 80 giovani di Vallo. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: “Ad Ascea, Teodosio de Dominicis distribuì a coloro che ne mancavano, i 500 fucili rimessi dal Comitato d’azione di Genova per il Cilento, sbarcati a Pioppi e da lui ritirati. Raggiunta Pisciotta, dove era in attesa Gennaro Pagano con i suoi, dopo aver concertato un piano comune di azione, le colonne si divisero. Il grosso al comando di Teodosio De Dominicis proseguì per l’interno per tagliare le vie di accesso al mare. La colonna Giordano s’incamminò lungo la costa, a proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse e una più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco del generale…(93).”. Pietro Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, riporta da G. Oddo, I Mille di Marsala, 1866, p. 794, la notizia dello sbarco di A. Dumas ad Acciaroli. Dopo lo sbarco di Sapri, il Dittatore dispose “per la marcia nel Vallo di Diano” delle colonne De Dominicis-Pagano e Giordano che a Palinuro aveva dato finalmente sepoltura ai miseri resti di uno dei fratelli Capozzoli (RSS, 1966, PP. 63 E 78 e Pizzolorusso, cit., p. 118, il quale, a p. 238 riporta i nomi di coloro che presero parte alla battaglia del Volturno).”. Dunque, Ebner scriveva che a Pisciotta, piccolo paese del basso Cilento, era in attesa la colonna di GENNARO PAGANO che si ricongiunse alla corposa colonna di Teodosio DE DOMINICIS. Ebner scrive pure che a Pisciotta, i capi colonna: de Dominicis, Pietro Giordano, Gennaro Pagano e Salvatore Magnoni “dopo aver concertato un piano comune d’azione, le colonne si divisero”. Secondo Ebner che scriveva sulla scorta del Mazziotti, le diverse colonne, a Pisciotta si divisero: la Colonna di Pietro Giordano di Ceraso – che si era ingrossata con 80 giovani di Vallo della Lucania “s’incamminò lungo la costa, a proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse” e, la colonna “più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco di Garibaldi”. Sulla colonna d’insorti cilentani capitanata da MICHELE MAGNONI ha scritto pure Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 51, in proposito scriveva: “Michele, lasciato il suo Stato Maggiore al Faro di Messina, si portò a Rutino, dove a capo di numerosi insorti, provenienti da Orria, da Perito, da Cicerale, da Torchiara, da Prignano, da Ogliastro e da Lustra, insieme ai germani Lucio e Salvatore proclamarono l’insurrezione il 27 agosto. Michele Magnoni il 28 si diresse verso Ascea, ove trovò già pronti gli uomini di Teodosio de Dominicis, il quale, chiamata alle armi la Guardia Nazionale del distretto di Vallo, marciò con essa verso Pisciotta. Una colonna imponente: circa 3 mila uomini, occupò Centola, Foria, Roccagloriosa, Poderia, Camerota, tutti al grido di “Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia, Viva il Dittatore Garibaldi”.”. Dunque, Infante, sulla scorta del De Crescenzo e di una cronaca del tempo scriveva che MICHELE MAGNONI, si partì da Rutino e si diresse ad Ascea dove si riunì con la colonna del de Dominicis. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 98, in proposito scriveva: “Michele che si trovava nel carcere della Vicaria a Napoli, fu espulso dal Regno nel 1857 con “bando perpetuo”. Esiliato a Genova – dove conobbe ed amò Agnese Guerriero, che fu per tutta la vita la compagna delle sue ansie e dei suoi dolori – s’imbarcò con i Mille di Garibaldi e si distinse per il suo valore alla presa di Corleone. Il 2 agosto, Garibaldi gli diede il compito di recarsi in provincia di Salerno e preparare la rivoluzione. Michele, con entusiasmo, si portò a Rutino e con i fratelli Lucio e Salvatore formò una colonna di uomini armati, che unitasi agli insorti di Laureana, di Torchiara, di Castellabate, di Stella Cilento e di Cicerale, andò incontro a Garibaldi, dal quale aveva avuto la nomina a pro-dittatore.”. Inoltre, Infante scriveva che da Ascea, le colonne di Salvatore Magnoni e del de Dominicis andarono a Pisciotta. Infante, a p. 52, in proposito aggiungeva pure che: “Il 28 a Pisciotta mentre Gennaro Pagano sventolava la bandiera tricolore, molti giovani in poco tempo si radunarono in piazza e decisero di marciare.”. Infante, a p. 52, aggiungeva che: “…verso Ascea, dove si unirono alla schiera del De Dominicis e si marciò tutti uniti verso Pisciotta. Qui si formarono due colonne: una al comando di Giordano che operò nella fascia costiera per proteggere eventuali sbarchi garibaldini, la seconda invece al comando del De Dominicis che si diresse verso l’interno per reperire uomini e mezzi disponibili per la rivoluzione.”.

A CERASO PIETRO GIORDANO

Nel 28 agosto 1860, a CERASO, 80 giovani di Vallo della Lucania che si unirono alla colonna d’insorti cilentani capeggiata da PIETRO GIORDANO

Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 85-86, riferendosi al 28 agosto 1860, dopo aver proclamato l’insurrezione a Rutino, in proposito scriveva che: “VII…Nello stesso dì, Pietro Giordano (23), deciso a tutto affrontare, proclamava la rivoluzione a Ceraso, sua patria, spiegando zelo infaticabile ed operosità prodigiosa. A lui si rannodava, nello stesso giorno, una schiera di circa ottanta giovani vallesi, che si diressero ad Ascea. Poco dopo, il Giordano, alla testa degli insorti, si recò anche lui ad Ascea aggregandosi a Teodosio de Dominicis incaricato dai due Comitati di Napoli di un comando superiore sulla colonna, come quello affidato a Salvatore Magnoni.”. De Crescenzo aggiungeva pure che la colonna del De Dominicis intraprese la strada interna e, dopo aver percorso diversi paesi della contrada, giungeva a Capitello (Ispani) e si riannodava di bel nuovo col Giordano.. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: “Sicché la colonna partita poi da Rutino, e rinforzatasi lungo la via, incontrò a Velia gli insorti di Ceraso (vi si erano uniti circa 80 giovani di Vallo) al comando di Pietro Giordano etc…”. Ebner aggiungeva pure che, a questa colonna- quella del Giordano – “Ad Ascea, Teodosio De Dominicis distribuì a coloro che ne mancavano, i 500 fucili rimessi dal Comitato d’azione di Genova per il Cilento, sbarcati a Pioppi e da lui ritirati.”. Pietro Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, etc…”. Sugli 80 giovani vallesi che si unirono alla colonna di Pietro Giordano, Pietro Ebner, a p. 266, dove, riferendosi al rapporto che il 30 agosto 1860 il Sottointendente inviò a Salerno, scriveva che: “Nel rapporto, tuttavia, non è cenno dei raduni, in corso nell’interno, in attesa delle colonne da Rutino e Vallo convergenti verso Valle del Tanagro e della marcia di Rutino verso Sapri. Ed è strano, tanto più che molti giovani di Vallo già si erano uniti alla colonna Giordano partita da Ceraso. Evidentemente il liberale sottointendente Giannelli comunicò solo quanto non poteva fare a meno di dire, cioè quel che aveva visto di persona. Etc…”. Il Rapporto del Sottointendente di Vallo della Lucania del 30 agosto 1860 ne ha scritto il De Crescenzo. Michele MAGNONI, nel convegno che si diedero a Rutino, si mise alla testa di questi giovani volontari cilentani. Però il De Crescenzo, a pp. 85-86, riferendosi al 28 agosto 1860, dopo aver proclamato l’insurrezione a Rutino, riferendosi a Pietro Giordano, in proposito scriveva che: “VII…Nello stesso dì, Pietro Giordano (23), deciso a tutto affrontare, proclamava la rivoluzione a Ceraso, sua patria, spiegando zelo infaticabile ed operosità prodigiosa. A lui si rannodava, nello stesso giorno, una schiera di circa ottanta giovani vallesi, che si diressero ad Ascea.”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a pp. 132-133 e ssg., in proposito scriveva che: “Da Rutino, era partito Salvatore Magnoni a capo di molti volontari del Cilento; e i patrioti Stefano Passaro di Vallo della Lucania e Ferrara di San Biase, seguiti da alcuni manipoli di ardimentosi, avevano preso l’uno la via di Gioi, Laurino, Piaggine; l’altro quella di Cuccaro, Laurito, Rofrano e Sanza, per convergere poi, nel “Vallo di Diano”. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a pp. 52-53, in proposito scriveva: “Nello stesso giorno, a Ceraso, Pietro Giordano proclamò la rivoluzione, ed ebbe risposta all’appello da circa 80 giovani, che aggregandosi con lui marciarono verso Ascea, dove si unirono alla schiera del de Dominicis e si marciò tutti uniti verso Pisciotta.”.

Nel 28 agosto 1860, ad Ascea, una colonna di PIETRO GIORDANO si univa a quella di TEODOSIO DE DOMINICIS

Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 85-86, riferendosi al 28 agosto 1860, dopo aver proclamato l’insurrezione a Rutino, in proposito scriveva che: “VII…Nello stesso dì, Pietro Giordano (23), deciso a tutto affrontare, proclamava la rivoluzione a Ceraso, sua patria, spiegando zelo infaticabile ed operosità prodigiosa. A lui si rannodava, nello stesso giorno, una schiera di circa ottanta giovani vallesi, che si diressero ad Ascea. Poco dopo, il Giordano, alla testa degli insorti, si recò anche lui ad Ascea aggregandosi a Teodosio de Dominicis incaricato dai due Comitati di Napoli di un comando superiore sulla colonna, come quello affidato a Salvatore Magnoni. Le masse dei rivoltosi, così organizzati, si recarono nella notte a Pisciotta, poi furono divise in due colonne: una al comando del Giordano si diresse verso la parte meridionale e marittima per poter proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse; l’altra, all’immediato comando del de Dominicis, intraprese la strada interna e, dopo aver percorso diversi paesi della contrada, giungeva a Capitello (Ispani) e si riannodava di bel nuovo col Giordano.. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 124, in proposito scriveva che: “Il 27 agosto 1860 l’insurrezione, organizzata da Francesco Saverio Cajazzo, Giudice del Circondario di Vibonati, venne proclamata anche nel golfo di Policastro quando i capi colonna Teodosio de Dominicis da Ascea e Basilio Iannicelli da Ceraso, aiutati da Gennaro Pagano e Luigi Giordano, si posero in marcia verso Policastro, Vibonati e Sapri. Francesco Saverio Cajazzo, facendosene promotore, questuò fondi fra le casse comunali del circondario che poi destinò a Lucio Magnoni (15).”. Policicchio, a p. 124, nella nota (14) postillava: “(14) A. Alfieri D’Evandro, Della insurrezione…., cit. p. 8; G. De Crescenzo, I salernitani nell’epoca garibaldina del 1860, Jovane, Salerno, 1939; oppure A. Infante, Garibaldi nel Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1983, p. 52.”Policicchio, a p. 124, nella nota (15) postillava: “(15) Altri personaggi che meritano menzione ed elogi in quel periodo rivoluzionario furono Giuseppe Giffoni di Vibonati, Socrate Falcone di Policastro, Luigi Barselloni e Giuseppe Curcio di Sanza.”. Dunque, Ferruccio Policicchio (….) scriveva che i capi colonna TEODOSIO DE DOMNICIS di Ascea e BASILIO IANNICELLI di Ceraso furono aiutati da GENNARO PAGANO e LUIGI GIORDANO. Riguardo l’opera rivoluzionaria di Teodosio De Dominicis, hanno scritto diversi autori e storici. Antonio Alfieri d’Evandro (…), nel 1861, nel suo “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, a p. 67, nell’“Appendice”, a p. 67 pubblicava il seguente documento Relazione/Rapporto di SALVATORE MAGNONI (fratello di lucio e di Michele (….) riportava le credenziali del fratello SALVATORE MAGNONI rilasciate il 24 agosto 1860 dal “Comitato Unitario Nazionale” (Comitato napoletano) che lo nominava: “Comandante di un corpo d’insurrezione Salernitana nel Distretto di Vallo”. D’Evandro trascrive il Rapporto del Magnoni (Salvatore) e scriveva: Recatoci sopra luogo, e preso concerti con tutt’i capi del movimento, il giorno 27 Agosto in Rutino si proclamava da noi l’insurrezione Nazionale, etc…”, poi aggiunge che: “…e congiundendoci con de Dominicis, Pagano, e Giordano, raccolte tutte le forze insurrezionali, che approssimativamente ammontavano a 3000 uomini, si marciò pel Vallo di Policastro.”. Dunque, il Salvatore Magnoni in questo documento scrive che congiuntosi con “DE DOMINICIS, PAGANO e GIORDANO”. Oltre a queste notizie Salvatore Magnoni aggiungeva che: “La notte del 3 settembre mio fratello Michele con pochi uomini andò ad incontrare il generale Garibaldi sbarcato a Sapri, e ne ricevette le disposizioni per la marcia nel Vallo di Diano.”. De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 86, riferendosi al 28 agosto 1860, dopo aver proclamato l’insurrezione a Rutino, in proposito scriveva che: “VII. A Pisciotta, il patriota Gennaro Pagano usciva all’alba del 28 dal suo nascondiglio dove s’era rifugiato in attesa di eventi e, inalberando una bandiera tricolore, chiamava i paesani alla rivoluzione.”. De Crescenzo scriveva che il 28 agosto 1860, avendo saputo dell’adunata di Vallo della Lucania, GENNARO PAGANO usciva dal suo nascondiglio – in cui era nascosto a causa della condanna a morte che pendeva sul suo capo – e chiamava i paesani alla rivoluzione. Cosa accadde a Pisciotta ?. Il Commissario delegato Lucio Magnoni (….), il 1° settembre 1860, da Rutino scriveva al Comitato Napoletano AI SIGNORI PRESIDENTI E COMPONENTI IL COMITATO UNITARIO NAZIONALE DI NAPOLI, il “Doc. n. 9” pubblicato da Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Documenti”, a pp. 7-8: “Signori. In virtù dei poteri conferitimi etc…In conseguenza di ciò martedì scorso faceva partire mio fratello Michele col cittadino Teodosio de Dominicis per Ascea; i quali messa sotto le armi quella Guardia Nazionale, moveano verso Pisciotta con forze imponenti ed occupavano Centola, Foria, Poderia, Camerota e Rocca Gloriosa tra le grida entusiastiche di quelle popolazioni di Viva Vittorio Emmanuele Re d’Italia, Viva il Dittatore Garibaldi. Ho loro ordinato di gittarsi nel Vallo di Policastro, raccogliere tutte quelle forze ed andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro. La notte di martedì a giovedì partiva pure da Rutino l’altro mio fratello Salvatore a capo di molti volontarii del Cilento e della Provincia per andare a raggiungere le suddette forze Nazionali. La mattina di ieri movevano a capo di considerevoli forze Nazionali i signori Passaro di Vallo e Ferraro di S. Biase, l’uno battendo la via di Gioi, Laurino Piaggine per riuscire a Diano, l’altro quello di Cuccaro, Laurino, Rofrano, per fortificarsi a Sansa. Domani poi moveranno dal Cilento tre battaglioni ben armati ed equipaggiati e si dirigeranno pure verso il Vallo di Diano dove si anderanno a concentrare tutte le forze di Salerno per mettersi a disposizione del Dittatore.”. Dunque, Lucio Magnoni, il 1° settembre 1860 scriveva che il fratello MICHELE MAGNONI e TEODOSIO DE DOMINICIS partivano da Vallo della Lucania partivano per Ascea. Ad Ascea essi “messe sotto le armi quella Guardia Nazionale, muovevano verso Pisciotta con forze imponenti ed occupavano Centola, etc…”. Dunque Magnoni scriveva che, ad Ascea armate le masse insurrezionali e le Guardie Nazionali essi muovevano verso Pisciotta e da Pisciotta – forse unitisi al PAGANO andarono ad occupare i paesi di Centola, Foria, Poderia, Camerata, e Rocca Gloriosa, dove pernottò. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, a p. 68, in “Appendice”, nel documento “N° 3 bis”, in proposito scriveva che Lucio Magnoni: “E nel frattempo stesso, diressi al Comitato in Napoli un rapporto che trascrivo: AI SIGNORI, Presidente e Componenti il Comitato Nazionale in Napoli. Signori….la conseguenza di ciò martedì scorso faceva partire mio fratello Michele col cittadino Teodosio de Dominicis per Ascea; i quali messe sotto le armi quella Guardia Nazionale, muovevano verso Pisciotta con forze imponenti ed occupavano Centola, Foria, Camerata, e Rocca Gloriosa tra le grida entusiastiche di quelle popolazioni etc…Ho loro ordinato di gittarsi nel Vallo di Policastro, raccogliere tutte quelle forze ed andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro…..Rutino il primo settembre 1860. Lucio Magnoni.”. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 264, riferendosi a Michele Magnoni, in proposito scriveva che: Il 27 agosto, a Rutino, “si proclamava da noi la insurrezione Nazionale e congiungendosi con De Dominicis, Pagano e Giordano, raccolte tutte le forze insurrezionali che approssimativamente ammontavano a 3000 uomini, si marciò pel Vallo di Policastro”(92).”. Ebner, a p. 264, nella nota (92) postillava: “(92) D’Evandro, cit., Docum., n. 3 bis (Relazione Lucio Magnoni). Vi è trascritto l’ordine del Dittatore, di cui è una riproduzione in G. De Crescenzo, I salernitani nell’epopea garibaldina del 1860, Salerno 1939.”. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: “La relazione di Lucio Magnoni conferma l’invio di messi fidati a Ceraso, Ascea e Pisciotta. Sicché la colonna partita poi da Rutino, e rinforzatasi lungo la via, incontrò a Velia gli insorti di Ceraso (vi si erano uniti circa 80 giovani di Vallo) al comando di Pietro Giordano etc…”Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: “La relazione di Lucio Magnoni conferma l’invio di messi fidati a Ceraso, Ascea e Pisciotta. Sicché la colonna partita da Rutino, e rinforzata lungo la via, incontrò a Velia gli insorti di Ceraso (vi si erano uniti circa 80 giovani di Vallo) al comando di Pietro Giordano. Ad Ascea, Teodosio De Dominicis distribuì a coloro che ne mancavano, i 500 fucili rimessi dal Comitato d’azione di Genova per il Cilento, sbarcati a Pioppi e da lui ritirati.”. Pietro Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, etc…”. Dunque, Ebner, sulla scorta di Mazziotti scriveva che “la colonna partita da Rutino” (riferendosi alla colonna di Michele Magnoni di cui faceva parte anche il de Dominicis) rinforzata lungo la via, incontrò a Velia gli insorti di Ceraso (vi si erano uniti circa 80 giovani di Vallo) al comando di Pietro Giordano.”. Ebner scriveva che a Velia la colonna del Magnoni si rinforzò con la colonna di Pietro Giordano di Ceraso a cui si erano uniti circa 80 giovani di Vallo. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 127, in proposito scriveva che: Nello stesso tempo, il giorno 28 agosto in piena intelligenza con Lucio Magnoni, Teodosio De Dominicis, dell’antica e patriottica famiglia d’Ascea, proclamava la rivolta nel suo comune ed organizzava masse d’Insorti. In tutto il distretto di Vallo per ordine del Magnoni si mobilizzava la guardia nazionale. Il De Dominicis con essa muoveva per Pisciotta, quindi per Centola, Foria, Poderia, Camerota e Roccagloriosa, tra il giubilo di quelle popolazioni. Questa colonna ebbe ordine dal Magnoni di raccogliere guardie nazionali in tutti i comuni del Vallo di Policastro ed occupare la linea tra Sapri e Lagonegro (3). Difatti il giorno 3 occuparono Torreorsaia e Castelruggero e quindi accamparono su quella linea. A la colonna si unirono Pietro Giordano e Gennaro Pagano.”. Mazziotti, a p. 127, nella nota (3) postillava: “(3) Relazione di Lucio Magnoni. Opuscolo di Altieri, p. 69.”. Qui vi è un errore di stampa perchè il Mazziotti si riferisce al testo di Alfieri d’Evandro (….), ed il suo “L’insurrezione armata etc…”. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: “Ad Ascea, Teodosio de Dominicis distribuì a coloro che ne mancavano, i 500 fucili rimessi dal Comitato d’azione di Genova per il Cilento, sbarcati a Pioppi e da lui ritirati. Raggiunta Pisciotta, dove era in attesa Gennaro Pagano con i suoi, dopo aver concertato un piano comune di azione, le colonne si divisero. Il grosso al comando di Teodosio De Dominicis proseguì per l’interno per tagliare le vie di accesso al mare. La colonna Giordano s’incamminò lungo la costa, a proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse e una più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco del generale…(93).”. Pietro Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, riporta da G. Oddo, I Mille di Marsala, 1866, p. 794, la notizia dello sbarco di A. Dumas ad Acciaroli. Dopo lo sbarco di Sapri, il Dittatore dispose “per la marcia nel Vallo di Diano” delle colonne De Dominicis-Pagano e Giordano che a Palinuro aveva dato finalmente sepoltura ai miseri resti di uno dei fratelli Capozzoli (RSS, 1966, PP. 63 E 78 e Pizzolorusso, cit., p. 118, il quale, a p. 238 riporta i nomi di coloro che presero parte alla battaglia del Volturno).”. Dunque, Ebner scriveva che a Pisciotta, piccolo paese del basso Cilento, era in attesa la colonna di GENNARO PAGANO che si ricongiunse alla corposa colonna di Teodosio DE DOMINICIS. Ebner scrive pure che a Pisciotta, i capi colonna: de Dominicis, Pietro Giordano, Gennaro Pagano e Salvatore Magnoni “dopo aver concertato un piano comune d’azione, le colonne si divisero”. Secondo Ebner che scriveva sulla scorta del Mazziotti, le diverse colonne, a Pisciotta si divisero: la Colonna di Pietro Giordano di Ceraso – che si era ingrossata con 80 giovani di Vallo della Lucania “s’incamminò lungo la costa, a proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse” e, la colonna “più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco di Garibaldi”. Sulla colonna d’insorti cilentani capitanata da PIETRO GIORDANO ha scritto pure Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 51, in proposito scriveva: “Michele Magnoni il 28 si diresse verso Ascea, ove trovò già pronti gli uomini di Teodosio de Dominicis, il quale, chiamata alle armi la Guardia Nazionale del distretto di Vallo, marciò con essa verso Pisciotta. Una colonna imponente: circa 3 mila uomini, occupò Centola, Foria, Roccagloriosa, Poderia, Camerota, tutti al grido di “Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia, Viva il Dittatore Garibaldi”.”. Dunque, Infante, sulla scorta del De Crescenzo e di una cronaca del tempo scriveva che MICHELE MAGNONI, si partì da Rutino e si diresse ad Ascea dove si riunì con la colonna del de Dominicis. Inoltre, Infante scriveva che da Ascea, le colonne di Salvatore Magnoni e del de Dominicis andarono a Pisciotta. Infante, a p. 52, in proposito aggiungeva pure che: “Il 28 a Pisciotta mentre Gennaro Pagano sventolava la bandiera tricolore, molti giovani in poco tempo si radunarono in piazza e decisero di marciare.”. Infante, a p. 52, aggiungeva che: “…verso Ascea, dove si unirono alla schiera del De Dominicis e si marciò tutti uniti verso Pisciotta. Qui si formarono due colonne: una al comando di Giordano che operò nella fascia costiera per proteggere eventuali sbarchi garibaldini, la seconda invece al comando del De Dominicis che si diresse verso l’interno per reperire uomini e mezzi disponibili per la rivoluzione.”. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a pp. 52-53, in proposito scriveva: “Nello stesso giorno, a Ceraso, Pietro Giordano proclamò la rivoluzione, ed ebbe risposta all’appello da circa 80 giovani, che aggregandosi con lui marciarono verso Ascea, dove si unirono alla schiera del de Dominicis e si marciò tutti uniti verso Pisciotta.”.

A questo punto però devo aggiungere ciò che scriveva Felice Fusco (….) che riporta delle notizie riguardando le colonne che occuparono Caselle in Pittari e non parla di MICHELE MAGNONI ma ci parla di SALVATORE MAGNONI. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a pp. 147-148, in proposito scriveva che: “Con l’arrivo di Garibaldi nel Vallo di Diano molti volontari accorsero dal Golfo di Policastro e dal Cilento per arrolarsi tra le camicie rosse. Grazie ad un’indagine di qualche anno fa del giornalista Romolo Amicarella (71) è possibile conoscere i nomi di quasi tutti quei volontari comune per comune. Nel Golfo di Policastro e nella Valle del Bussento pare siano stati rispettivamente il giudice regio di Vibonati Francesco Saverio Cajazzo e il barone Giovanni Gallotti da Sapri (poi promosso maggiore) ad arrolare e ad organizzare i volontari.”. Fusco, a p. 354, nella nota (71) postillava del testo di Romolo Amicarella (….) e del suo Combattenti per l’indipendenza italiana della provincia di Salerno. Campagne dal 1848 al 1870, Lodi, ed. Ellebi, 2000. In questo passaggio, particolarmente interessante il Fusco scriveva che il giudice regio di Vibonati, Francesco Saverio Cajazzo (…) e il barone di Battaglia, Giovanni Gallotti, da Sapri ebbero un ruolo importante negli arruolamenti dei volontari del Golfo di Policastro. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p. 148, in proposito scriveva che: “Alla fine di agosto Lucio Magnone fece partire verso Sala una colonna di armati al comando del fratello Michele e di Teodosio De Dominicis. Furono occupate in successione Ascea, Pisciotta, Centola, Foria, Poderia, Camerota, Roccagloriosa, Torre Orsaia, Castel Ruggero e Caselle.”. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p. 148, parlando della colonna del de Dominicis, in proposito aggiungeva pure che: Le truppe (circa 1500 uomini) di de Dominicis, seguite a breve distanza da altri volontari agli ordini di Salvatore Magnone (fratello di Lucio e di Michele), da Caselle mossero verso oriente per “andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro” (84). Dunque, Fusco, sulla scorta del Policicchio (….) e del giornale “Il Lampo” del 3 settembre 1860 scriveva che le colonne del de Dominicis e di “altri volontari agli ordini di SALVATORE MAGNONE” (Fusco chiama MAGNONE sia Lucio che Salvatore) scriveva che le due colonne “..da Caselle mossero verso oriente” per “andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro”. Fusco, a p. 355, nella nota (84) postillava: “(84) Cfr. Il Lampo (quotidiano) del 3 settembre 1860. F. Policicchio, Le Camicie Rosse ecc.., p. 278 sg. Etc…”. La frase, per “andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro” dovrebbe essere stata raccolta dal giornale “Il Lampo” del 3 settembre 1860. Questa frase è contenuta nell’Alfieri d’Evandro come vedremo. Secondo il Fusco, alla colonna del de Dominicis si aggregarono “altri volontari agli ordini di Salvatore Magnoni”. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p. 148, in proposito scriveva che: “Alla fine di agosto Lucio Magnone fece partire verso Sala una colonna di armati al comando del fratello Michele e di Teodosio De Dominicis. Furono occupate in successione Ascea, Pisciotta, Centola, Foria, Poderia, Camerota, Roccagloriosa, Torre Orsaia, Castel Ruggero e Caselle.”. Fusco, a p. 148, in proposito scriveva pure che: “Le truppe (circa 1500 uomini) di de Dominicis, seguite a breve distanza da altri volontari agli ordini di Salvatore Magnone (fratello di Lucio e di Michele), da Caselle mossero verso oriente per “andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro” (84). Dunque, Fusco scriveva che la truppa al comando del De Dominicis era composta da circa 1500 volontari cilentani, a cui si aggiunsero, a breve distanza le truppe comandate da Salvatore Magnoni che mossero da Caselle in Pittari per andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro.  Fusco, a p. 355, nella nota (84) postillava: “(84) Cfr. Il Lampo (quotidiano) del 3 settembre 1860. F. Policicchio, Le Camicie Rosse ecc.., p. 278 sg. Anche il decurionato di Roccagloriosa aveva fornito a De Dominicis “razioni e formaggi” per oltre 100 ducati (ASS, Governatorato, b. 12, f. 499); e a Torre Orsaia il sindaco aveva assicurato al maggiore Michele Pagano, agli ordini del De Dominicis, 4000 razioni di pane, carne vaccina per oltre 30 ducati, biada per 11 ducati, fieno per 1 ducato (ACT = Archivio Comunale di Torre Orsaia, Registro delle deliberazioni decurionali, p. 64 sg.). Anche il decurionato di Sassano dovette assicurare agli uomini di De Dominicis 3000 razioni e alloggi per tutti (P. Russo, Un brandello ecc…, cit., p. 64). Etc..”.

A PISCIOTTA

Nel 28 agosto 1860, a PISCIOTTA, si riunirono le quattro colonne di insorti cilentani, di MICHELE MAGNONI, di TEODOSIO DE DOMINICIS e di PIETRO GIORDANO e di GENNARO PAGANO

Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Documenti”, a pp. 7-8 pubblicava la Relazione-Rapporto di Lucio Magnoni che aveva trasmesso Ai Signori Presidenti e Componenti il Comitato Unitario Nazionale di Napoli.”. La Relazione del Magnoni è il documento “n. 9 bis.”, ed è stata redatta a Rutino il 1° settembre 1860. Magnoni scriveva che: “In conseguenza di ciò martedì scorso faceva partire mio fratello Michele col cittadino Teodosio de Dominicis per Ascea; i quali messa sotto le armi quella Guardia Nazionale, movevano verso Pisciotta con forze imponenti ed occupavano Centola, Foria, Poderia, Camerota e Rocca Gloriosa tra le grida entusiastiche di quelle popolazioni di Viva Vittorio Emmanuele Re d’Italia, Viva il Dittatore Garibaldi. Ho loro ordinato di gittarsi nel Vallo di Policastro, raccogliere tutte quelle forze ed andar ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro. La notte di martedì a giovedì partiva pure da Rutino l’altro mio fratello Salvatore a capo di molti volontarii del Cilento e della Provincia per andare a raggiungere le suddette forze Nazionali. Etc…”. Dunque, in questa Relazione il Magnoni descrive il movimento delle forze insurrezionali nella nostra zona. Esse si partirono da punti diversi. Da Rutino si mosse il fratello di Lucio, MICHELE MAGNONI che si ricongiunse ad Ascea con TEODOSIO DE DOMINICIS. Da Rutino si mosse il fratello di Lucio, MICHELE MAGNONI che si ricongiunse ad Ascea con TEODOSIO DE DOMINICIS. Dunque, dalla relazione di Lucio si evinche che MICHELE MAGNONI si riunì con le forze considerevoli del de Dominicis ad Ascea. Non si unì l’altro fratello SALVATORE MAGNONI. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a p. XVIII, riferendosi al de Dominicis, in proposito scriveva che: “L’amico nostro, impedito dal redigerla per fisica indisposizione, era stato soccorso dagl’operosi cittadini Gennaro Pagano e Luigi Giordano ed avea diviso le sue colonne in tre battaglioni che marciando per Policastro si ricongiunsero a Sapri con gl’insorti di Magnoni ed ingrossarono le nostre file nel Vallo di Diano…..Il movimento fu unanime, popolare, non funestato da un solo eccesso. Duolmi il dirlo, ma stigmatizzerò il tristo perchè fu solo, un tale soltanto si permise e maltrattare e rubare il Sindaco di Morigerati di orologio, schioppo e cappello, il Sindaco avea anche sofferto per causa di libertà e quel tale accompagnava le colonne. Il ripeto fu solo.. Dunque, il Segretario della Prodittatura di Sala Consilina, Antonio Alfieri d’Evandro (….) scriveva che uno dei capi della rivolta cilentana, TEODOSIO DE DOMINICIS, era stato soccorso dagl’operosi cittadini Gennaro Pagano e Luigi Giordano”. Infatti, nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921),a pp. 68-69 riguardo le armi che furono ritirate da Teodosio de Dominicis, il Mazziotti riporta la lettera “una nota scritta” di Teodosio de Dominicis che, il 1° settembre 1860, da Centola scriveva e rispondeva al Comitato Centrale di Napoli. De Dominicis rispondeva sulle armi e si qualificava: “Comando del primo corpo d’Insurrezione in Distretto di Vallo. Quartier generale in Centola, 1° settembre 1860 (2).”. De Dominicis scriveva al Comitato: “….così ho creduto spedirne sette casse al mio collega cittadino Salvatore Magnoni, unico che riconosco a mio uguale nel Distretto, il resto ne ho disposto per armare una porzione della innumerevole gente che mi seguiva inerme; posso assicurvi che la mia colonna è forte tanto che non vi sono fucili che bastino. Etc... Dunque, de Dominicis scriveva che, dopo averle ritirate e portate ad Ascea “ho creduto spedirne sette casse al mio collega cittadino Salvatore Magnoni, etc..”. Dunque, se le aveva spedite sette casse di armi a Salvatore Magnoni se ne deduce che ad incontrarlo a Pisciotta non era SALVATORE MAGNONI ma era l’altro fratello MICHELE MAGNONI. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. II, gennaio 1921), a p. 127, riferendosi al 27 agosto 1860, in proposito scriveva che: Il De Dominicis con essa muoveva per Pisciotta, quindi per Centola, Foria, Poderia, Camerota e Roccagloriosa, tra il giubilo di quelle popolazioni. Questa colonna ebbe ordine dal Magnoni di raccogliere guardie nazionali in tutti i comuni del Vallo di Policastro ed occupare la linea tra Sapri e Lagonegro (3). Difatti il giorno 3 occuparono Torreorsaia e Castelruggero e quindi accamparono su quella linea. A la colonna si riunirono Pietro Giordano e Gennaro Pagano.”. Dunque, Mazziotti, sulla scorta della relazione di Lucio Magnoni pubblicata dal d’Evandro scriveva che la colonna del DE DOMINICIS si recò a Pisciotta: Il De Dominicis con essa muoveva per Pisciotta, etc…”. Mazziotti scriveva pure che alla colonna del de Dominicis si unirono le due colonne di Pietro Giordano e di Gennaro Pagano. Mazziotti, a p. 127, nella nota (3) postillava: “(3) Relazione di Lucio Magnoni. Opuscolo di Altieri, p. 69.”. Qui vi è un errore di stampa perchè il Mazziotti si riferisce al testo di Alfieri d’Evandro (….), ed il suo “L’insurrezione armata etc…”. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: “La relazione di Lucio Magnoni conferma l’invio di messi fidati a Ceraso, Ascea e Pisciotta. Sicché la colonna partita poi da Rutino, e rinforzatasi lungo la via, incontrò a Velia gli insorti di Ceraso (vi si erano uniti circa 80 giovani di Vallo) al comando di Pietro Giordano.. Pietro Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, etc…”. Dunque, Ebner, sulla scorta di Mazziotti scriveva che “la colonna partita da Rutino” (riferendosi alla colonna di Michele Magnoni di cui faceva parte anche il de Dominicis) rinforzata lungo la via, incontrò a Velia gli insorti di Ceraso (vi si erano uniti circa 80 giovani di Vallo) al comando di Pietro Giordano.”. Ad Ascea c’era la colonna di PIETRO GIORDANO di Ceraso che attendeva il De Dominicis. Dunque, ad Ascea si riunirono le tre colonne con MAGNONI, DE DOMINICIS e GIORDANO. Essi andarono a Pisciotta dove li attendeva GENNARO PAGANO con la sua colonna. Gennaro Pagano era di Pisciotta e riunì diversi insorti della zona dell’Alento. Ebner scriveva che a Velia la colonna del Magnoni si rinforzò con la colonna di Pietro Giordano di Ceraso a cui si erano uniti circa 80 giovani di Vallo. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 85-86, riferendosi al 28 agosto 1860, dopo aver proclamato l’insurrezione a Rutino, in proposito scriveva che: “VII…Nello stesso dì, Pietro Giordano (23), deciso a tutto affrontare, proclamava la rivoluzione a Ceraso, sua patria, spiegando zelo infaticabile ed operosità prodigiosa. A lui si rannodava, nello stesso giorno, una schiera di circa ottanta giovani vallesi, che si diressero ad Ascea. Poco dopo, il Giordano, alla testa degli insorti, si recò anche lui ad Ascea aggregandosi a Teodosio de Dominicis incaricato dai due Comitati di Napoli di un comando superiore sulla colonna, come quello affidato a Salvatore Magnoni.”. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: “Raggiunta Pisciotta, dove era in attesa Gennaro Pagano con i suoi, dopo aver concertato un piano comune di azione, le colonne si divisero. Il grosso al comando di Teodosio De Dominicis proseguì per l’interno per tagliare le vie di accesso al mare. La colonna Giordano s’incamminò lungo la costa, a proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse e una più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco del generale…(93).”. Dunque, Ebner scriveva che a Pisciotta, piccolo paese del basso Cilento, e la colonna del DE DOMINICIS da poco arrivata si ricongiunse con la colonna di GENNARO PAGANO, con i suoi che era in attesa a Pisciotta. Ebner scrive pure che a PISCIOTTA, i capi colonna: de Dominicis, Pietro Giordano, Gennaro Pagano e Salvatore Magnoni “dopo aver concertato un piano comune d’azione, le colonne si divisero”. Secondo Ebner che scriveva sulla scorta del Mazziotti, le diverse colonne, a Pisciotta si divisero: la Colonna di Pietro Giordano di Ceraso – che si era ingrossata con 80 giovani di Vallo della Lucania “s’incamminò lungo la costa, a proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse” e, la colonna “più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco di Garibaldi”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 85-86, riferendosi al 28 agosto 1860, dopo aver proclamato l’insurrezione a Rutino, in proposito scriveva che: “VII…Le masse dei rivoltosi, così organizzati, si recarono nella notte a Pisciotta, etc…”.Dunque, de Crescenzo scriveva che le tre colonne si recarono nella notte a Pisciotta – dove li attendeva la colonna di GENNARO PAGANO di Pisciotta. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 124, in proposito scriveva che: “…quando i capi colonna Teodosio de Dominicis da Ascea e Basilio Iannicelli da Ceraso, aiutati da Gennaro Pagano e Luigi Giordano, si posero in marcia verso Policastro, Vibonati e Sapri.”. De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 85-86, riferendosi al 28 agosto 1860, dopo aver proclamato l’insurrezione a Rutino, in proposito scriveva che: “VII…Le masse dei rivoltosi, poi furono divise in due colonne: una al comando del Giordano si diresse verso la parte meridionale e marittima per poter proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse; l’altra, all’immediato comando del de Dominicis, intraprese la strada interna e, dopo aver percorso diversi paesi della contrada, giungeva a Capitello (Ispani) e si riannodava di bel nuovo col Giordano.. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 167, in proposito scriveva che: “Il 28 agosto, i volontari guidati da Teodosio De Dominicis occuparono Camerota, Centola, Foria, Poderia e Roccagloriosa e, in quest’ultimo paese De Dominicis etc…”. Dunque, Ebner scriveva che a Pisciotta, piccolo paese del basso Cilento, era in attesa la colonna di GENNARO PAGANO che si ricongiunse alla corposa colonna di Teodosio DE DOMINICIS. Ebner scrive pure che a Pisciotta, i capi colonna: de Dominicis, Pietro Giordano, Gennaro Pagano e Salvatore Magnoni “dopo aver concertato un piano comune d’azione, le colonne si divisero”. Secondo Ebner che scriveva sulla scorta del Mazziotti, le diverse colonne, a Pisciotta si divisero: la Colonna di Pietro Giordano di Ceraso – che si era ingrossata con 80 giovani di Vallo della Lucania “s’incamminò lungo la costa, a proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse” e, la colonna “più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco di Garibaldi”. Sulla colonna d’insorti cilentani capitanata da MICHELE MAGNONI ha scritto pure Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 51, in proposito scriveva: “Michele, lasciato il suo Stato Maggiore al Faro di Messina, si portò a Rutino, dove a capo di numerosi insorti, provenienti da Orria, da Perito, da Cicerale, da Torchiara, da Prignano, da Ogliastro e da Lustra, insieme ai germani Lucio e Salvatore proclamarono l’insurrezione il 27 agosto. Michele Magnoni il 28 si diresse verso Ascea, ove trovò già pronti gli uomini di Teodosio de Dominicis, il quale, chiamata alle armi la Guardia Nazionale del distretto di Vallo, marciò con essa verso Pisciotta. Una colonna imponente: circa 3 mila uomini, occupò Centola, Foria, Roccagloriosa, Poderia, Camerota, tutti al grido di “Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia, Viva il Dittatore Garibaldi”.”. Dunque, Infante, sulla scorta del De Crescenzo e di una cronaca del tempo scriveva che MICHELE MAGNONI, si partì da Rutino e si diresse ad Ascea dove si riunì con la colonna del de Dominicis. Inoltre, Infante scriveva che da Ascea, le colonne di Salvatore Magnoni e del de Dominicis andarono a Pisciotta. Infante, a p. 52, in proposito aggiungeva pure che: “Il 28 a Pisciotta mentre Gennaro Pagano sventolava la bandiera tricolore, molti giovani in poco tempo si radunarono in piazza e decisero di marciare.”. Infante, a p. 52, aggiungeva che: “…verso Ascea, dove si unirono alla schiera del De Dominicis e si marciò tutti uniti verso Pisciotta. Qui si formarono due colonne: una al comando di Giordano che operò nella fascia costiera per proteggere eventuali sbarchi garibaldini, la seconda invece al comando del De Dominicis che si diresse verso l’interno per reperire uomini e mezzi disponibili per la rivoluzione.”. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a pp. 52-53, in proposito scriveva: “Nello stesso giorno, a Ceraso, Pietro Giordano proclamò la rivoluzione, ed ebbe risposta all’appello da circa 80 giovani, che aggregandosi con lui marciarono verso Ascea, dove si unirono alla schiera del de Dominicis e si marciò tutti uniti verso Pisciotta.”.

Nel 30 agosto 1860, un battaglione della colonna del DE DOMINICIS al comando di PIETRO GIORDANO andò a Palinuro

Antonio Pizzolorusso (….), nel suo “I Martiri per la libertà italiana della Provincia di Salerno”, a p. 118, in proposito scriveva: “Il 29 giugno 1829, condotti a Palinuro sotto il telegrafo, che un anno prima avevano distrutto, furono fucilati, e le loro teste staccate dal busto, infisse sopra pali, furono ivi esposte ad atroce spettacolo. Venuta l’era di libertà, il 1860, il battaglione della guardia nazionale, agli ordini di Teodosio de Dominicis, nipote al giustiziato del 1828, comandato dal maggiore Pietro Giordano, di Ceraso; tolse quell’avvanzo di ossame, che ricordava la barbarie è la ferocia dei despoti, e celebrati solenni onori funebri, li uni ai loro corpi sotterra.”. Dunque, il Pizzolorusso ci segnala questo episodio dell’insurrezione nel basso Cilento ed in particolare a Palinuro dove il battaglione della Guardia Nazionale comandata dal maggiore Pietro Giordano ed agli ordini di Teodosio De Dominicis decisero di recarsi e dove essi commemorarono i martiri dei moti del ’28, i fratelli Capozzoli che furono trucidati a Palinuro il 29 giugno 1829. Antonio Pizzolorusso (….), nel suo “I Martiri per la libertà italiana della Provincia di Salerno”, a p. 118, in proposito scriveva: il battaglione della guardia nazionale, agli ordini di Teodosio de Dominicis, nipote al giustiziato del 1828, comandato dal maggiore Pietro Giordano, di Ceraso; etc…. Dunque, secondo il Pizzolorusso, PIETRO GIORDANO comandava un battaglione della Guardia Nazionale (rivoltosi cilentani) che si erano aggregati ai circa 3000 insorti cilentani che erano agli ordini di TEODOSIO DE DOMINICIS. Secondo il Pizzolorusso, il De Dominicis era il “nipote del giustiziato del 1828”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, anche sulla scorta del Policicchio, a p. 167, in proposito scriveva: “Infatti giungevano notizie dello sbarco di numerosi garibaldini a Palinuro, accolti con entusiasmo dagli abitanti e dalle Guardie Nazionali. E forse a Palinuro si mise in scena l’episodio più intenso sul piano simbolico degli avvenimenti del ’60. Arrivati al vecchio forte infatti, un battiglione di volontari della colonna guidata dal De Dominicis, nipote di uno dei fucilati, rimosse i resti delle teste dei decapitati dei mori del ’28 ad opera della ferocia del regime borbonico. Le teste erano state conficcate su dei pali come avvertimento perenne per i rivoluzionari del regno borbonico, e vi erano rimaste più di trent’anni, fino a quando i garibaldini le staccarono, dando loro sepoltura e commemorazione (221).”. Del Duca, a p. 168, nel nta (221) postillva: “(221) C. Pinto, La “Nazione Armata” in ‘Garibaldi il mito e l’antimito’, cit., pag. 148″. Infatti, Carmine Pinto (….), nel suo “La “Nazione Armata””, in “Garibaldi il mito e l’antimito” di Eugenia Granito e Luigi Rossi, a p. 148, in proposito scriveva: “Anche gli episodi più efferati come l’esposizione ultradecennale delle teste dei decapitati del ’28 nei loro paesi la decisero i vertici militari….Forse l’episodio più intenso oltre che più rappresentativo sul piano simbolico rispetto alla costituzione di una memoria del nazionalismo salernitano del ’60 sulle ‘ferocie’ dello Stato borbonico avenne a Palinuro. Arrivati al vecchio forte, un battaglione di volontari della colonna del De Dominicis, nipote di uno dei fucilati, rimosse i resti delle teste dei decapitati del ’28. Le teste erano state conficcate su dei pali ad eterno ammonimento per i rivoluzionari del Regno borbonico e c’erano restate, secondo la ‘leggenda nera’ del Regno delle Due Sicilie, più di trent’anni, fino a quando un capo battaglione della colonna, il maggiore Giordano, le staccò organizzandone sepoltura e commemorazione (144).”. Pinto, a p. 148, nella nota (144) postillava: “(144) A. Pizzolorusso, I martiri per la libertà italiana della provincia di Salerno, cit., p. 118.”. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: “Ad Ascea, Teodosio de Dominicis distribuì a coloro che ne mancavano, i 500 fucili rimessi dal Comitato d’azione di Genova per il Cilento, sbarcati a Pioppi e da lui ritirati. Raggiunta Pisciotta, dove era in attesa Gennaro Pagano con i suoi, dopo aver concertato un piano comune di azione, le colonne si divisero. Il grosso al comando di Teodosio De Dominicis proseguì per l’interno per tagliare le vie di accesso al mare. La colonna Giordano s’incamminò lungo la costa, a proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse e una più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco del generale…(93).”. Pietro Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, riporta da G. Oddo, I Mille di Marsala, 1866, p. 794, la notizia dello sbarco di A. Dumas ad Acciaroli. Dopo lo sbarco di Sapri, il Dittatore dispose “per la marcia nel Vallo di Diano” delle colonne De Dominicis-Pagano e Giordano che a Palinuro aveva dato finalmente sepoltura ai miseri resti di uno dei fratelli Capozzoli (RSS, 1966, PP. 63 E 78 e Pizzolorusso, cit., p. 118, il quale, a p. 238 riporta i nomi di coloro che presero parte alla battaglia del Volturno).”.

MICHELE MAGNONI DA RUTINO A SAPRI

Nel 28 agosto 1860, la colonna di MICHELE MAGNONI, da Rutino si portò nel Golfo di Policastro e si unì alla colonna del De Dominicis

Alcun vogliono che SALVATORE MAGNONI, da Rutino sia partito per andare direttamente nel Vallo di Diano e che, invece sia stato il fratello MICHELE a scendere nel golfo di Policastro per incontrare Garibaldi. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a p. XVIII, a p. 264, in proposito scriveva che: “Giunto a Napoli e informatone il Comitato Unitario d’azione, Michele Magnoni ottenne per il fratello Lucio (23 agosto) la nomina ad “Alto Commissario Politico e Civile pel distretto di Vallo, in provincia di Salerno, il che importa imperio assoluto in talune emergenze anche sul potere militare” e per il fratello Salvatore (24 agosto) quella di Comandante del Corpo d’insurrezione sempre per lo stesso distretto….(92).”. Ebner, a p. 264, nella nota (92) postillava: “(92) D’Evandro, cit., Docum., n. 3 bis (Relazione Lucio Magnoni). Vi è trascritto l’ordine del Dittatore, di cui è una riproduzione in G. De Crescenzo, I salernitani nell’epopea garibaldina del 1860, Salerno 1939.”. Ebner sulla scorta del D’Evandro scriveva la stessa cosa. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 264, in proposito scriveva che: “Giunto a Napoli e informatone il Comitato Unitario d’azione, Michele Magnoni ottenne per il fratello Lucio (23 agosto) la nomina ad “Alto Commissario Politico e Civile pel distretto di Vallo, in provincia di Salerno, il che importa imperio assoluto in talune emergenze anche sul potere militare” e per il fratello Salvatore (24 agosto) quella di Comandante del Corpo d’insurrezione sempre per lo stesso distretto….(92).”. Ebner, a p. 264, nella nota (92) postillava: “(92) D’Evandro, cit., Docum., n. 3 bis (Relazione Lucio Magnoni).”. Dunque, Salvatore Magnoni, ad opera del fratello Lucio ricevette la nomina a COMANDANTE DEL CORPO D’INSURREZIONE PER IL DISTRETTO DI VALLO. E’ in questo documento che il Commissario Lucio Magnoni scrivendo al Comitato diceva che la colonna Vallese si divise in due colonne, una con a capo il Passero e l’altra con a capo il Ferrara. Come si è detto SALVATORE MAGNONI di Rutino, fratello di Lucio e di Michele, il 24 agosto 1860 rivevette dal Comitato Unitario d’Azione, la nomina “di Comandante del Corpo d’insurrezione per il Distretto di Vallo.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. II, gennaio 1921), a p. 127, in proposito scriveva che: “Lucio Magnoni con i fratelli Salvatore e Michele, quest’ultimo autorizzato da Garibaldi con disposizione del 2 agosto da Messina a recarsi nella provincia di Salerno per promuovervi l’insurrezione, la iniziarono il 27 agosto a Rutino formando una compatta colonna con gli insorti venuti da Castellabate al comando di Carlo De Angelis, da Laurana sotto la guida di Giudo Del Mercato e di Ignazio Cagnano, da Stella Cilento con Raffaele Zammarelli, da Sessa con Raffaele Coccoli e Francesco Del Giudice, da Cicerale con Andrea De Ciutiis, da Torchiara con Ferdinando Vairo. L’intera colonna era al comando di Salvatore Magnoni.”. Dunque, il Mazziotti scriveva che l’intera colonna di insorti cilentani provenienti a Rutino con diversi capi tra cui il de Angelis ed il Vairo “si mise al comando di Salvatore Magnoni”. Mazziotti, a p. 127, nella nota (3) postillava: “(3) Relazione di Lucio Magnoni. Opuscolo di Altieri, p. 69.”. Qui vi è un errore di stampa perchè il Mazziotti si riferisce al testo di Alfieri d’Evandro (….), ed il suo “L’insurrezione armata etc…”. Inoltre, però, il Mazziotti, a p. 127 aggiungeva che: “Nello stesso tempo il giorno 28 agosto in piena intelligenza con Lucio Magnoni, Teodosio De Dominicis, della antica e patriottica famiglia di Ascea, proclamava la rivolta nel suo comune ed organizzava masse di insorti. In tutto il distretto di Vallo per ordine del Magnoni si mobilizzava la guardia nazionale. Il De Dominicis con essa muoveva per Pisciotta, quindi per Centola, Foria, Poderia, Camerota e Roccagloriosa, tra il giubilo di quelle popolazioni. Questa colonna ebbe ordine dal Magnoni di raccogliere guardie nazionali in tutti i comuni del Vallo di Policastro ed occupare la linea tra Sapri e Lagonegro 3). Difatti il giorno 3 occuparono Torreorsaia e Castelruggero e quindi accamparono su quella linea. A la colonna si riunirono Pietro Giordano e Gennaro Pagano.”. Mazziotti non parlava di MICHELE MAGNONI ma scriveva che l’intera colonna di insorti cilentani riunitisi a Rutino si misero al comando di Salvatore Magnoni. Sarà invece Lucio Magnoni, nella sua Relazione/Rapporto che spiegherà meglio ciò che accadde. Infatti, il Commissario delegato Lucio Magnoni scriveva al Comitato di Napoli da Rutino, il 1° Settembre 1860 “Rutino primo Settembre 1860. Il Commissario Delegato – Lucio Magnoni etc…Per copia conforme – Il Delegato del Governo – Antonio Alfieri d’Evandro.” scriveva al Comitato di Napoli da Rutino, il 1° Settembre 1860, il documento “N. 9 bis” pubblicato da Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Documenti”, a pp. 7-8, in proposito scriveva che: “…AI SIGNORI PRESIDENTI E COMPONENTI IL COMITATO UNITARIO NAZIONALE DI NAPOLI.”. Magnoni scriveva al Comitato: “Signori. In virtù dei poteri conferitimi etc…” e, riferendosi al “martedì scorso” scriveva che: La notte di martedì a giovedì partiva pure da Rutino l’altro mio fratello Salvatore a capo di molti volontarii del Cilento e della Provincia per andare a raggiungere le suddette forze Nazionali.”, poi aggiunge: La mattina di ieri movevano a capo di considerevoli forze Nazionali i signori Passaro di Vallo e Ferraro di S. Biase, l’uno battendo la via di Gioi, Laurino Piaggine per riuscire a Diano, l’altro quello di Cuccaro, Laurino, Rofrano, per fortificarsi a Sansa.”, poi ancora aggiunge che: Domani poi moveranno dal Cilento tre battaglioni ben armati ed equipaggiati e si dirigeranno pure verso il Vallo di Diano dove si anderanno a concentrare tutte le forze di Salerno per mettersi a disposizione del Dittatore. Etc…”, e qui si riferisce alle colonne del de Angelis ed altri che si partiranno da Rutino per andare nel Vallo di Diano, insieme alla colonna di SALVATORE MAGNONI. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, a p. XVIII, riferendosi al De Dominicis, in proposito scriveva che: “…era stato soccorso dagl’operosi cittadini Gennaro Pagano e Luigi Giordano ed avea diviso le sue colonne in tre battaglioni che marciando per Policastro si ricongiunsero a Sapri con gl’insorti di Magnoni ed ingrossarono le nostre file nel Vallo di Diano.”. Dunque, il d’Evandro scriveva che alla colonna del De Dominicis – che si diresse verso il Golfo di Policastro – si riunì a Sapri la colonna del Magnoni. Si trattava della colonna di SALVATORE o di MICHELE MAGNONI ?. Antonio Alfieri d’Evandro (…), nel 1861, nel suo “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, a p. 67, nell’Appendice, in proposito scriveva che: “Recatoci sopra luogo, e preso concerti con tutt’i capi del movimento, il giorno 27 Agosto in Rutino si proclamava da noi l’insurrezione Nazionale, e congiundendoci con de Dominicis, Pagano, e Giordano, raccolte tutte le forze insurrezionali, che approssimativamente ammontavano a 3000 uomini, si marciò pel Vallo di Policastro. La notte del 3 settembre mio fratello Michele con pochi uomini andò ad incontrare il generale Garibaldi sbarcato a Sapri, e ne ricevette le disposizioni per la marcia nel Vallo di Diano.”. Dunque, nella sua Relazione rapporto inviata al Comitato di Napoli e pubblicata dal d’Evandro, Lucio Magnoni scriveva che: “La notte del 3 settembre mio fratello Michele con pochi uomini andò ad incontrare il generale Garibaldi sbarcato a Sapri, e ne ricevette le disposizioni per la marcia nel Vallo di Diano.”. Dunque, il fratello che si unì alle colonne del De Dominicis e del Giordano era il fratello MICHELE MAGNONI e non Salvatore. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 264, riferendosi a Michele Magnoni, in proposito scriveva che: Il 27 agosto, a Rutino, “si proclamava da noi la insurrezione Nazionale e congiungendosi con De Dominicis, Pagano e Giordano, raccolte tutte le forze insurrezionali che approssimativamente ammontavano a 3000 uomini, si marciò pel Vallo di Policastro” (92).”. Ebner, a p. 264, nella nota (92) postillava: “(92) D’Evandro, cit., Docum., n. 3 bis (Relazione Lucio Magnoni). Vi è trascritto l’ordine del Dittatore, di cui è una riproduzione in G. De Crescenzo, I salernitani nell’epopea garibaldina del 1860, Salerno 1939.”. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: “La relazione di Lucio Magnoni conferma l’invio di messi fidati a Ceraso, Ascea e Pisciotta. Sicché la colonna partita poi da Rutino, e rinforzatasi lungo la via, incontrò a Velia gli insorti di Ceraso (vi si erano uniti circa 80 giovani di Vallo) al comando di Pietro Giordano. Ad Ascea, Teodosio De Dominicis distribuì a coloro che ne mancavano, i 500 fucili rimessi dal Comitato d’azione di Genova per il Cilento, sbarcati a Pioppi e da lui ritirati.”. Pietro Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, etc…”. Dunque, Ebner, sulla scorta di Mazziotti scriveva che “la colonna partita da Rutino” (riferendosi alla colonna di Michele Magnoni di cui faceva parte anche il de Dominicis) rinforzata lungo la via, incontrò a Velia gli insorti di Ceraso (vi si erano uniti circa 80 giovani di Vallo) al comando di Pietro Giordano.”. Ebner scriveva che a Velia la colonna del Magnoni si rinforzò con la colonna di Pietro Giordano di Ceraso a cui si erano uniti circa 80 giovani di Vallo. Dunque, Ebner scriveva che: “Ad Ascea, Teodosio De Dominicis distribuì a coloro che ne mancavano, i 500 fucili etc…”, che come abbiamo visto lo stesso de Dominicis rispondendo al Comitato di Napoli scriveva che parte di questi fucili li aveva consegnati a Salvatore Magnoni. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: “Ad Ascea, Teodosio de Dominicis distribuì a coloro che ne mancavano, i 500 fucili rimessi dal Comitato d’azione di Genova per il Cilento, sbarcati a Pioppi e da lui ritirati. Raggiunta Pisciotta, dove era in attesa Gennaro Pagano con i suoi, dopo aver concertato un piano comune di azione, le colonne si divisero. Il grosso al comando di Teodosio De Dominicis proseguì per l’interno per tagliare le vie di accesso al mare. La colonna Giordano s’incamminò lungo la costa, a proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse e una più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco del generale…(93).”. Pietro Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, riporta da G. Oddo, I Mille di Marsala, 1866, p. 794, la notizia dello sbarco di A. Dumas ad Acciaroli.”. Dunque, Ebner scriveva che a Pisciotta, piccolo paese del basso Cilento, era in attesa la colonna di GENNARO PAGANO che si ricongiunse alla corposa colonna di Teodosio DE DOMINICIS. Ebner scriveva pure che a Pisciotta, La colonna Giordano s’incamminò lungo la costa, a proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse e una più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco del generale..”. Dunque, Ebner – come pure il Mazziotti scriveva di Michele Magnoni che si spinse verso Sapri. Ebner scriveva che a Pisciotta, i capi colonna de Dominicis, Pietro Giordano, Gennaro Pagano e Salvatore Magnoni “dopo aver concertato un piano comune d’azione, le colonne si divisero”. Secondo Ebner che scriveva sulla scorta del Mazziotti, le diverse colonne, a Pisciotta si divisero: la Colonna di Pietro Giordano di Ceraso – che si era ingrossata con 80 giovani di Vallo della Lucania “s’incamminò lungo la costa, a proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse” e, la colonna “più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco di Garibaldi”. Sugli insorti cilentani che poi si unirono alla colonna del Salvatore Magnoni ha scritto Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 84-85, riferendosi a MICHELE MAGNONI, in proposito scriveva che: “Infatti, lieto dell’incarico e fiducioso nel risultato, insieme coi fratelli Lucio e Salvatore abbandonò al Faro di Messina lo Stato Maggiore dell’Orsini, si mosse con le schiere liberatrici e fra le acclamazioni delle turbe arrivò al suo paese, proclamandovi la rivolta il 27 agosto e ponendosi alla testa di circa cento giovani appartenenti a famiglie di Salerno e dei paesi vicini, convenuti a Rutino: erano venuti con Carlo De Angelis da Castellabate, con Enrico del Mercato ed Ignazio Cagnano da Laureana, con Raffaele Zammarrelli da Stella Cilento (22), con Raffaele Coccoli e Francesco Del Giudice da Sessa, con Andrea De Cutiis da Cicerale, con Ferdinando Vairo da Torchiara. Essi, dopo aver formata una ben serrata schiera, si misiero alla dipendenza di Salvatore Magnoni. VI. Michele, il giorno seguente, si diresse alla volta del mezzogiorno e toccò Ascea. Al suo apparire etc…”.  Dunque, De Crescenzo, in proposito scriveva che a Rutino: “…proclamandovi la rivolta il 27 agosto e ponendosi alla testa di circa cento giovani appartenenti a famiglie di Salerno e dei paesi vicini, convenuti a Rutino: erano venuti con Carlo De Angelis da Castellabate, con Enrico del Mercato ed Ignazio Cagnano da Laureana, con Raffaele Zammarrelli da Stella Cilento (22), con Raffaele Coccoli e Francesco Del Giudice da Sessa, con Andrea De Cutiis da Cicerale, con Ferdinando Vairo da Torchiara. Essi, dopo aver formata una ben serrata schiera, si misiero alla dipendenza di Salvatore Magnoni.”. Dunque, queste schiere di insorti cilentani arrivati a Rutino “si misero alla dipendenza di Salvatore Magnoni”. De Crescenzo scriveva che SALVATORE si mise “alla testa di circa cento giovani appartenenti a famiglie di Salerno e dei paesi vicini, convenuti a Rutino: etc…”. Chi erano questi giovani appartenenti alle famiglie di Salerno e paesi vicini ? “….erano venuti con Carlo De Angelis da Castellabate, con Enrico del Mercato ed Ignazio Cagnano da Laureana, con Raffaele Zammarrelli da Stella Cilento (22), con Raffaele Coccoli e Francesco Del Giudice da Sessa, con Andrea De Cutiis da Cicerale, con Ferdinando Vairo da Torchiara.”. De Crescenzo (…),  p. 84, nella nota (22) postillava: “(22) Raffaele Zammarrelli era stato attivo organizzatore nel mandamento di Pollica.”. De Crescenzo scriveva che la schiera di “circa ottanta giovani di Vallo”, forse i 100 giovani salernitani di cui aveva già parlato, si unirono alla colonna di Pietro GIORDANO e si diressero ad Ascea. Dunque, si posero sotto il comando di Michele Magnoni ma ad Ascea si misero sotto il comando di Pietro Giordano. De Crescenzo, a p. a pp. 86, nella nota (23) postillava: “(23) Aveva quarantaquattro anni, essendo nato il 1816. M. nel 1889.”. De Crescenzo, a p. 84-85 aveva scritto che i circa 100 giovani delle famiglie salernitane erano Carlo De Angelis da Castellabate, con Enrico del Mercato ed Ignazio Cagnano da Laureana, con Raffaele Zammarrelli da Stella Cilento (22), con Raffaele Coccoli e Francesco Del Giudice da Sessa, con Andrea De Cutiis da Cicerale, con Ferdinando Vairo da Torchiara.”. De Crescenzo, a p. 85, nella nota (22) postillava: “(22) Raffaele Zammarrelli era stato attivo organizzatore nel mandamento di Pollica”. Dunque, nella schiera dei volontari salernitani comandati da Michele Magnoni, vi erano CARLO DE ANGELIS (di Castellabate), ENRICO DEL MERCATO, IGNAZIO CAGNANO (da Laureana), RAFFAELE ZAMMARELLI (di Torchiara). A Rutino, il 27 agosto 1860 arrivarono diversi giovani volontari che appartenevano alle buone famiglie del Salernitano. Essi erano circa 100 giovani. Michele MAGNONI, nel convegno che si diedero a Rutino, si mise alla testa di questi giovani volontari cilentani. Però il De Crescenzo, a pp. 85-86, riferendosi al 28 agosto 1860, dopo aver proclamato l’insurrezione a Rutino, riferendosi a Pietro Giordano, in proposito scriveva che: “VII…Nello stesso dì, Pietro Giordano (23), deciso a tutto affrontare, proclamava la rivoluzione a Ceraso, sua patria, spiegando zelo infaticabile ed operosità prodigiosa. A lui si rannodava, nello stesso giorno, una schiera di circa ottanta giovani vallesi, che si diressero ad Ascea.”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a pp. 132-133 e ssg., in proposito scriveva che: “Da Rutino, era partito Salvatore Magnoni a capo di molti volontari del Cilento; e i patrioti Stefano Passaro di Vallo della Lucania e Ferrara di San Biase, seguiti da alcuni manipoli di ardimentosi, avevano preso l’uno la via di Gioi, Laurino, Piaggine; l’altro quella di Cuccaro, Laurito, Rofrano e Sanza, per convergere poi, nel “Vallo di Diano”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 94, in proposito scriveva che: “XI. Mentre le colonne insurrezionali di Vallo, l’anima delle quali era, come già dicemmo Stefano Passero, si muovevano per convergere verso i paesi che già avevano preparate le loro forze, Salvatore Magnoni, alla testa di numerosi e bravi insorti cilentani, partiva da Rutino, in compagnia del fratello Lucio, alto commissario civile e militare, per aggiungere nuova esca all’azione, per gettare lievito più forte e fecondo alla meta. Infatti, egli esercita un’influenza non minore dello slancio del suo cuore e, raccolti lungo il cammino altri uomini infervorati, va ad accrescere le intrepide schiere vallesi. Ma chi avrebbe dato le armi etc…”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 84, riferendosi a MICHELE MAGNONI, in proposito scriveva che: VI. Michele, il giorno seguente, si diresse alla volta del mezzogiorno e toccò Ascea. Al suo apparire i liberali inalberarono la bandiera della libertà, organizzando schiere di volontari sotto la direzione di Teodosio de Dominicis….Armata la guardia nazionale del distretto di Vallo, il de Dominicis marciò con essa verso Pisciotta con circa trentamila uomini ed occupò altri paesi, che non tardarono a seguire l’esempio dei loro fratelli, e cioè Centola, Foria, Poderia, Camerota e Roccagloriosa, etc..”. Dunque, il de Crescenzo (….) scriveva che fu il de Dominicis ad occupare tutti i paesi dell’entroterra del golfo di Policastro. Sulle forze insurrezionali riuniisi a Rutino con i Magnoni – che poi si spostarono nel Golfo di Policastro – ha scritto Catello Nastro (….), nel suo “Cilento storie e leggende”, ed. Arti Grafiche del Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1984, a pp. 173-174, in proposito scriveva che: Il Magnoni si portò a Rutino ove giunsero altri rivoltosi provenienti da tutti i paesi del Cilento: Orria, Perito, Cireale, Torchiara, Prignano, Ogliastro, Lustra….Non appena nel Cilento si sparse la voce dell’arrivo di Garibaldi ci fu un grosso fermento: a Rutino giunsero le colonne di Costabile Forziati di Castellabate, di Nicola Amoresano di Ortodonico, di Maffia di Serramezzana, di Francesco Coco di Perdifumo, di Cocozza di Vatolla (ed anche in questo caso troviamo imegnati nella lotta due preti: don Giovanni Cocozza e don Nicola Carpinelli). Tutte queste forze, agli ordini di Carlo De Angelis, si mossero per Gioi Cilento ove giunsero il 1° settembre. Da qui proseguirono per Stio, Laurino, Piaggine e poi giunsero nel Vallo di Diano ove si incontrarono con la colonna di Stefano Passero che proveniva da Vallo. Si proseguì per S. Pietro, poi per Polla; l’indomani ripresero il cammino toccando Auletta, Postiglione, Serre, infine Eboli e Salerno ove attesero Giuseppe Garibaldi.”. Dunque, Catello Nastro scriveva che “queste forze agli ordini di Carlo De Angelis”, da Rutino dove si erano riuniti con i Magnoni “si mossero per Gioi Cilento dove giunsero il 1° settembre”. Nastro (….) aggiungeva che, la colonna del Magnoni e dei giovanissimi ragazzi al comando di Carlo De Angelis (….) arrivati a Gioi Cilento il 1° settembre 1860, proseguirono Da qui proseguirono per Stio, Laurino, Piaggine e poi giunsero nel Vallo di Diano ove si incontrarono con la colonna di Stefano Passero che proveniva da Vallo. Si proseguì per S. Pietro, poi per Polla; l’indomani ripresero il cammino toccando Auletta, Postiglione, Serre, infine Eboli e Salerno ove attesero Giuseppe Garibaldi.”. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rivoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 88, in proposito scriveva che: Il campo cilentano fu ordinato a Torchiara…..Tra gli ufficiali più impegnati troviamo il padre dei Magnoni, Luigi con i figli Salvatore e Lucio e il giovanissimo Michele. Giuseppe Pessolani e il lucano Caputo con una grossa colonna partita dal Vallo di Diano arrivarono a Rutino e poi tornarono a Sala mentre i Cilentani si dirigevano verso il capoluogo del Distretto (21).”. Pinto, a p. 103, in proposito scriveva che: “Nell’archivio dei Magnoni c’è un’interessante documentazione su come fu resa operativa la Guardia Nazionale. In genere una parte servì per formare colonne di volontari, il resto per garantire il servizio di guarnigione (66)”. Pinto, a p. 103, nella nota (66) postillava: “(66) Ordinanza del Commissario Lucio Magnoni Rutino, 1 agosto 1860, APM.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 165, in proposito scriveva che: Finalmente il movimento incominciò a prendere forza anche nella provincia di Salerno. Il 23 agosto, Giovanni Matina venne nominato dal Comitato Centrale, Alto Commissario politico e civile peri distretti di Salerno e di Sala, e Salvatore Magnoni, ricevette il comando di un corpo d’insurrezione nel distretto di Vallo in qualità di Alto Commissario per l’insurrezione nel Cilento, etc…(217).”. Del Duca, a p. 165, nella nota (216) postillava: “(216) C. Pinto, La “Nazione Armata”, in ‘Garibaldi il mito e l’antimito, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008, p. 118.”. Del Duca, a p. 166, nella nota (217) postillava: “(217) A.S.S. Giornali, Notizie circa il fenomeno della provincia di Principato Citeriore per l’imminente scoppio della rivoluzione, “Il Lampo”, n. 26, Napoli, 27 agosto 1860″. Sulla colonna d’insorti cilentani capitanata da MICHELE MAGNONI ha scritto pure Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 51, in proposito scriveva: “Michele, lasciato il suo Stato Maggiore al Faro di Messina, si portò a Rutino, dove a capo di numerosi insorti, provenienti da Orria, da Perito, da Cicerale, da Torchiara, da Prignano, da Ogliastro e da Lustra, insieme ai germani Lucio e Salvatore proclamarono l’insurrezione il 27 agosto. Michele Magnoni il 28 si diresse verso Ascea, ove trovò già pronti gli uomini di Teodosio de Dominicis, il quale, chiamata alle armi la Guardia Nazionale del distretto di Vallo, marciò con essa verso Pisciotta. Una colonna imponente: circa 3 mila uomini, occupò Centola, Foria, Roccagloriosa, Poderia, Camerota, tutti al grido di “Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia, Viva il Dittatore Garibaldi”.”. Dunque, Infante, sulla scorta del De Crescenzo e di una cronaca del tempo scriveva che MICHELE MAGNONI, si partì da Rutino e si diresse ad Ascea dove si riunì con la colonna del de Dominicis. Inoltre, Infante scriveva che da Ascea, le colonne di Salvatore Magnoni e del de Dominicis andarono a Pisciotta. Infante, a p. 52, in proposito aggiungeva pure che: “Il 28 a Pisciotta mentre Gennaro Pagano sventolava la bandiera tricolore, molti giovani in poco tempo si radunarono in piazza e decisero di marciare.”. Infante, a p. 52, aggiungeva che: “…verso Ascea, dove si unirono alla schiera del De Dominicis e si marciò tutti uniti verso Pisciotta. Qui si formarono due colonne: una al comando di Giordano che operò nella fascia costiera per proteggere eventuali sbarchi garibaldini, la seconda invece al comando del De Dominicis che si diresse verso l’interno per reperire uomini e mezzi disponibili per la rivoluzione.”. Nel Golfo di Policastro arrivarono colonne con a capo Salvatore Magnoni ?. Ma come abbiamo visto gli storici sono di diverso avviso. Non si trattava di Salvatore ma di Michele Magnoni, come scrive pure Carmine Pinto (….) che, nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rivoluzione meridionale (1848-1860)” scriveva che era MICHELE MAGNONI ad unirsi ai rivoltosi cilentani e non l’altro fratello SALVATORE. Pinto, a p. 104 aggiunge che: “Michele Magnoni partì dal Basso Cilento con la sua compagnia per primo, per unirsi a Teodosio De Dominicis, altro uomo di tradizione rivoluzionaria, ma cavouriano, che scendeva nel Golfo di Policastro. Insieme avrebbero dovuto ricevere Garibaldi.”.

Nel 28 agosto 1860, a PISCIOTTA, si riunirono le quattro colonne di insorti cilentani, di MICHELE MAGNONI, di TEODOSIO DE DOMINICIS e di PIETRO GIORDANO e di GENNARO PAGANO si divisero e presero strade diverse

Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a p. XVIII, in proposito scriveva che: “L’amico nostro, impedito dal redigerla per fisica indisposizione, era stato soccorso dagl’operosi cittadini Gennaro Pagano e Luigi Giordano ed avea diviso le sue colonne in tre battaglioni che marciando per Policastro si ricongiunsero a Sapri con gl’insorti di Magnoni ed ingrossarono le nostre file nel Vallo di Diano.”. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, riferendosi al de Dominicis in proposito scriveva che: “Raggiunta Pisciotta, dove era in attesa Gennaro Pagano con i suoi, dopo aver concertato un piano comune di azione, le colonne si divisero. Il grosso al comando di Teodosio De Dominicis proseguì per l’interno per tagliare le vie di accesso al mare. La colonna Giordano s’incamminò lungo la costa, a proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse e una più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco del generale…(93).”. Dunque, Ebner scriveva che a Pisciotta, piccolo paese del basso Cilento, era in attesa la colonna di GENNARO PAGANO che si ricongiunse alla corposa colonna di Teodosio DE DOMINICIS. Ebner scrive pure che a Pisciotta, i capi colonna: de Dominicis, Pietro Giordano, Gennaro Pagano e Salvatore Magnoni “dopo aver concertato un piano comune d’azione, le colonne si divisero”. Secondo Ebner che scriveva sulla scorta del Mazziotti, le diverse colonne, a Pisciotta si divisero: la Colonna di Pietro Giordano di Ceraso – che si era ingrossata con 80 giovani di Vallo della Lucania “s’incamminò lungo la costa, a proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse” e, la colonna “più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco di Garibaldi”. Dunque, Ebner scriveva che la colonna  Il grosso al comando di Teodosio De Dominicis proseguì per l’interno per tagliare le vie di accesso al mare.”, la colonna “La colonna Giordano s’incamminò lungo la costa, a proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse”, mentre l’altra colonna “…e una più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco del generale…(93).”. Pietro Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, riporta da G. Oddo, I Mille di Marsala, 1866, p. 794, la notizia dello sbarco di A. Dumas ad Acciaroli. Dopo lo sbarco di Sapri, il Dittatore dispose “per la marcia nel Vallo di Diano” delle colonne De Dominicis-Pagano e Giordano che a Palinuro aveva dato finalmente sepoltura ai miseri resti di uno dei fratelli Capozzoli (RSS, 1966, PP. 63 E 78 e Pizzolorusso, cit., p. 118, il quale, a p. 238 riporta i nomi di coloro che presero parte alla battaglia del Volturno).”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. II, gennaio 1921), a p. 127, riferendosi al 27 agosto 1860, in proposito scriveva che: Il De Dominicis con essa muoveva per Pisciotta, quindi per Centola, Foria, Poderia, Camerota e Roccagloriosa, tra il giubilo di quelle popolazioni. Questa colonna ebbe ordine dal Magnoni di raccogliere guardie nazionali in tutti i comuni del Vallo di Policastro ed occupare la linea tra Sapri e Lagonegro (3). Difatti il giorno 3 occuparono Torreorsaia e Castelruggero e quindi accamparono su quella linea. A la colonna si riunirono Pietro Giordano e Gennaro Pagano.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 85-86, riferendosi al 28 agosto 1860, dopo aver proclamato l’insurrezione a Rutino, in proposito scriveva che: “VII..Poco dopo, il Giordano, alla testa degli insorti, si recò anche lui ad Ascea aggregandosi a Teodosio de Dominicis incaricato dai due Comitati di Napoli di un comando superiore sulla colonna, come quello affidato a Salvatore Magnoni. Le masse dei rivoltosi, così organizzati, si recarono nella notte a Pisciotta, poi furono divise in due colonne: una al comando del Giordano si diresse verso la parte meridionale e marittima per poter proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse; l’altra, all’immediato comando del de Dominicis, intraprese la strada interna e, dopo aver percorso diversi paesi della contrada, giungeva a Capitello (Ispani) e si riannodava di bel nuovo col Giordano.. Sulla colonna d’insorti cilentani capitanata da MICHELE MAGNONI ha scritto pure Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 51, in proposito scriveva: “Michele, lasciato il suo Stato Maggiore al Faro di Messina, si portò a Rutino, dove a capo di numerosi insorti, provenienti da Orria, da Perito, da Cicerale, da Torchiara, da Prignano, da Ogliastro e da Lustra, insieme ai germani Lucio e Salvatore proclamarono l’insurrezione il 27 agosto. Michele Magnoni il 28 si diresse verso Ascea, ove trovò già pronti gli uomini di Teodosio de Dominicis, il quale, chiamata alle armi la Guardia Nazionale del distretto di Vallo, marciò con essa verso Pisciotta. Una colonna imponente: circa 3 mila uomini, occupò Centola, Foria, Roccagloriosa, Poderia, Camerota, tutti al grido di “Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia, Viva il Dittatore Garibaldi”.”. Dunque, Infante, sulla scorta del De Crescenzo e di una cronaca del tempo scriveva che MICHELE MAGNONI, si partì da Rutino e si diresse ad Ascea dove si riunì con la colonna del de Dominicis. Inoltre, Infante scriveva che da Ascea, le colonne di Salvatore Magnoni e del de Dominicis andarono a Pisciotta. Infante, a p. 52, in proposito aggiungeva pure che: “Il 28 a Pisciotta mentre Gennaro Pagano sventolava la bandiera tricolore, molti giovani in poco tempo si radunarono in piazza e decisero di marciare.”. Infante, a p. 52, aggiungeva che: “…verso Ascea, dove si unirono alla schiera del De Dominicis e si marciò tutti uniti verso Pisciotta. Qui si formarono due colonne: una al comando di Giordano che operò nella fascia costiera per proteggere eventuali sbarchi garibaldini, la seconda invece al comando del De Dominicis che si diresse verso l’interno per reperire uomini e mezzi disponibili per la rivoluzione.”.

Nel 1° settembre 1860, MICHELE MAGNONI veniva nominato …….e subito il De Dominicis lo riconosceva

Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rvoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 105, in proposito scriveva che: “Il primo settembre Magnoni era nominato presidente della giunta provvisoria del Cilento e subito De Dominicis lo riconosceva (70).”. Pinto, a p. 105, nella nota (70) postillava: “(70) Giovanni Matina a Lucio Magnoni, Sala 1 settembre 1860, e Teodosio De Dominicis a Lucio Magnoni, Centola 1 settembre 1860, in APM.”. Il Commissario delegato Lucio Magnoni (….), il 1° settembre 1860, da Rutino scriveva al Comitato Napoletano AI SIGNORI PRESIDENTI E COMPONENTI IL COMITATO UNITARIO NAZIONALE DI NAPOLI, il “Doc. n. 9” pubblicato da Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Documenti”, a pp. 7-8: “Signori. In virtù dei poteri conferitimi etc…In conseguenza di ciò martedì scorso faceva partire mio fratello Michele col cittadino Teodosio de Dominicis per Ascea; i quali messa sotto le armi quella Guardia Nazionale, moveano verso Pisciotta con forze imponenti ed occupavano Centola, Foria, Poderia, Camerota e Rocca Gloriosa tra le grida entusiastiche di quelle popolazioni di Viva Vittorio Emmanuele Re d’Italia, Viva il Dittatore Garibaldi. Ho loro ordinato di gittarsi nel Vallo di Policastro, raccogliere tutte quelle forze ed andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro. La notte di martedì a giovedì partiva pure da Rutino l’altro mio fratello Salvatore a capo di molti volontarii del Cilento e della Provincia per andare a raggiungere le suddette forze Nazionali. La mattina di ieri movevano a capo di considerevoli forze Nazionali i signori Passaro di Vallo e Ferraro di S. Biase, l’uno battendo la via di Gioi, Laurino Piaggine per riuscire a Diano, l’altro quello di Cuccaro, Laurino, Rofrano, per fortificarsi a Sansa. Domani poi moveranno dal Cilento tre battaglioni ben armati ed equipaggiati e si dirigeranno pure verso il Vallo di Diano dove si anderanno a concentrare tutte le forze di Salerno per mettersi a disposizione del Dittatore. Etc…Rutino primo Settembre 1860. Il Commissario Delegato – Lucio Magnoni etc…Per copia conforme – Il Delegato del Governo – Antonio Alfieri d’Evandro.”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 824, in proposito scriveva che: Erano circa mille e cinquecento uomini ; cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma ; il resto di questa e tutta la brigata Bologna dovevan fare lo stesso viaggio al più presto possibile. Con quei mille e cinquecento uomini, Türr, la mattina del 2 settembre, disbarcava a Sapri. In questo modo l’avanguardia trovossi quasi di cinque tappe avanti il grosso dell’esercito che marciava da Soveria-Manelli sopra Cosenza per la strada consolare…..Etc….Il giorno 3, Türr partiva per Lagonegro per trovarvi notizie ed ordini di Garibaldi, e Rustow occupavasi dell’armamento della Guardia nazionale del paese; quando inaspettatamente videsi apparire Garibaldi arrivato anch’esso a Sapri per via di mare. A Rustow fu dato ordine di partire la stessa sera con la brigata Milano, la sola veramente completa , per Vibonate. Forte di novecento uomini questa brigata la notte del 3 arrivava a Vibonate, donde spingevasi rapidamente più avanti al di là di Padula. La brigata borbonica , comandata dal generale Caldarelli, e che, come di sopra narrammo, dopo aver capitolato coi rivoluzionari di Cosenza, ritiravasi sopra Salerno, giusto a Padula venne ad incontrarsi con Garibaldi. I volontari di Stocco le erano alle spalle, la brigata Milano era poco distante. Garibaldi intimò la resa a Caldarelli, e questi venne a capitolazione. Ecco altri quattromila uomini disarmati e dispersi. Ecco ai nomi dei generali vinti, Gallotti, Mellendez, Briganti, Viale, Ghio, aggiunto quello di Caldarelli; ecco nuovi fortunati avvenimenti per la rivoluzione, tristissime infauste notizie per Francesco II.”Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 147, in proposito scriveva che: “Il contrasto tra democratici e moderati nel salernitano avanzò in connessione con la situazione generale e col più vasto antagonismo tra Cavour e Garibaldi, a tal punto che l’1 settembre 1860 il De Dominicis, Comandante el Primo corpo insurrezionale nel distretto di Vallo e in stretti rapporti con il Comitato dell’Ordine, rifiutò di consegnare le armi sbarcate ad Acciaroli per la rivoluzione, a Leonino Vinciprova, del Comitato d’Azione.”.

Nel 1° settembre 1860, la colonna d’insorti cilentani di Teodosio DE DOMINICIS occupava CAMEROTA

Nel 1° settembre 1860, la colonna d’insorti cilentani di Teodoro DE DOMINICIS occupava CENTOLA

Dai documenti in nostro possesso sappiamo che la colonna d’insorti cilentani capeggiati da Teodosio de Dominicis, da Pisciotta marciò fino a CENTOLA che fu occupata. Infatti, LUCIO MAGNONI, Commissario delegato dal Comitato, il 1° settembre 1860, da Rutino scriveva al Comitato Napoletano AI SIGNORI PRESIDENTI E COMPONENTI IL COMITATO UNITARIO NAZIONALE DI NAPOLI, il “Doc. n. 9” pubblicato da Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Documenti”, a pp. 7-8: “Signori. In virtù dei poteri conferitimi etc…In conseguenza di ciò martedì scorso faceva partire mio fratello Michele col cittadino Teodosio de Dominicis per Ascea; i quali messa sotto le armi quella Guardia Nazionale, moveano verso Pisciotta con forze imponenti ed occupavano Centola, Foria, Poderia, Camerota e Rocca Gloriosa tra le grida entusiastiche di quelle popolazioni di Viva Vittorio Emmanuele Re d’Italia, Viva il Dittatore Garibaldi. Ho loro ordinato di gittarsi nel Vallo di Policastro, raccogliere tutte quelle forze ed andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro…..Etc…Rutino primo Settembre 1860. Il Commissario Delegato – Lucio Magnoni etc…Per copia conforme – Il Delegato del Governo – Antonio Alfieri d’Evandro.”. Dunque, de Dominicis con la sua colonna di armati cittadini cilentani occupava diversi paesi dell’Alento e del Golfo di Policastro. Dopo Pisciotta arrivarono a CENTOLA, piccolo paese dell’entroterra e non lontano dalla costa e da Palinuro. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a p. 127, in proposito scriveva che: “Il De Dominicis con essa muoveva per Pisciotta, quindi per Centola, Foria, Poderia, Camerota e Roccagloriosa, tra il giubilo di quelle popolazioni. Questa colonna ebbe ordini dal Magnoni di raccogliere Guardie Nazionali in tutti i comuni del Vallo di Policastro ed occupare la linea tra Sapri e Lagonegro (3). Difatti giorno 3 occuparono Torre Orsaia e Castelruggero e quindi accamparono su quella linea. A la colonna si unirono Pietro Giordano e Gennaro Pagano.”. Mazziotti, a p. 127, nella nota (3) postillava: “(3) Relazione di Lucio Magnoni. Opuscolo Altieri, pag. 69.”. Marc Monnier (…..), nel suo“Garibaldi. La conquête des Deux-Siciles”, Paris, Lévy, 1861 (si veda la sua traduzione il testo di Rocco Escalona, Marc Monnier, Garibaldi e la rivoluzione delle due Sicilie, Napoli, 1861, a pp. 250-251, riferendosi a dopo il 23 agosto 1860, in proposito scriveva che: “I comuni sospetti son disarmati; le giunte insurrezionali funzionano dovunque; 1500 vi son già arrivati a Sapri, e per mancanza di altre armi per andare al combattimento, i contadini si son fatti delle picche lunghe 15 palmi. I fucili giunti da Sapri confermano la notizia dello sbarco operato in quel punto, già celebre della Storia delle incursioni moderne. Si assicura dovunque che il numero de ‘ patriotti scesi su quel luogo si eleva a 6000, e che son comandati dal figlio di Garibaldi.”. Questa notizia non trova conferma in altri autori ma, ciò che scrive il Monnier, ovvero che “I fucili giunti da Sapri confermano la notizia dello sbarco operato in quel punto, già celebre nella Storia” è molto probabile che egli si riferisca allo sbarco dei volontari portati da Turr e da Rustow da Paola. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 85-86, in proposito scriveva che: “VI. Michele, il giorno seguente, si diresse alla volta del mezzogiorno e toccò Ascea. Al suo apparire i liberali inalberarono la bandiera della libertà, organizzando schiere di volontari sotto la direzione di Teodosio de Dominicis. Armata per ordine del Magnoni la guardia nazionale del distretto di Vallo, il de Dominicis marciò con essa verso Pisciotta con circa trentamila uomini ed occupò altri paesi, che non tardarono a seguire l’esempio dei loro fratelli, e cioè Centola, Foria, Poderia, Camerota e Roccagloriosa, ecc…”. Qui vi è un errore di trascrizione perchè non si trattava di “tretamila” uomini ma di tremila. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 51, in proposito scriveva: “Michele Magnoni il 28 si diresse verso Ascea, ove trovò già pronti gli uomini di Teodosio de Dominicis, il quale, chiamata alle armi la Guardia Nazionale del distretto di Vallo, marciò con essa verso Pisciotta. Una colonna imponente: circa 3 mila uomini, occupò Centola, Foria, Roccagloriosa, Poderia, Camerota, tutti al grido di “Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia, Viva il Dittatore Garibaldi”.”. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a pp. 147-148, in proposito scriveva che: “Con l’arrivo di Garibaldi nel Vallo di Diano molti volontari accorsero dal Golfo di Policastro e dal Cilento per arrolarsi tra le camicie rosse. Grazie ad un’indagine di qualche anno fa del giornalista Romolo Amicarella (71) è possibile conoscere i nomi di quasi tutti quei volontari comune per comune. Nel Golfo di Policastro e nella Valle del Bussento pare siano stati rispettivamente il giudice regio di Vibonati Francesco Saverio Cajazzo e il barone Giovanni Gallotti da Sapri (poi promosso maggiore) ad arrolare e ad organizzare i volontari.”. Fusco, a p. 354, nella nota (71) postillava che: “(71) R. Amicarella, Combattenti per l’indipendenza italiana della provincia di Salerno. Campagne dal 1848 al 1870, Lodi, ed. Ellebi, 2000. Fusco, a p. 354, nella nota (72) postillava che: “(72) Ivi, p. 112; F. Fusco, Caselle in Pittari. Economia ecc..cit., I, p. 88 e nn. 431-432-433.”. Il testo postillato da Fusco è Felice Fusco (….), Economia e Società a Sanza tra ‘Otto e Novecento e i 36 giorni etc…”, in “Euresis” rivista del Liceo Classico di Sala, IX 1993. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p. 148, in proposito scriveva che: “Alla fine di agosto Lucio Magnone fece partire verso Sala una colonna di armati al comando del fratello Michele e di Teodosio De Dominicis. Furono occupate in successione Ascea, Pisciotta, Centola, Foria, Poderia, Camerota, Roccagloriosa, Torre Orsaia, Castel Ruggero e Caselle….Le truppe (circa 1500 uomini) di de Dominicis, seguite a breve distanza da altri volontari agli ordini di Salvatore Magnone (fratello di Lucio e di Michele), da Caselle mossero verso oriente per “andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro” (84). Fusco, a p. 355, nella nota (83) postillava: “(83) ACC, cart. 18 A, c.s. non n.”. Dunque, Fusco, sulla scorta dei documenti conservati presso l’“ACC” (Archivio Comunale di Caselle in Pittari). Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 167, in proposito scriveva che: “Il 28 agosto, i volontari guidati da Teodosio De Dominicis occuparono Camerota, Centola, Foria, Poderia e Roccagloriosa etc…(220).”. Del Duca, a p. 167, nella nota (220) postillava: “(220) F. Policicchio, Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro, in ‘Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno, op. cit., p. 280”. Del Duca continuando il suo racconto, a p. 167, in proposito scriveva: “Infatti giungevano notizie dello sbarco di numerosi garibaldini a Palinuro, accolti con entusiasmo dagli abitanti e dalle Guardie Nazionali….etc…(221). Del Duca, a p. 168, nella nota (221) postillva: “(221) C. Pinto, La “Nazione Armata” in ‘Garibaldi il mito e l’antimito’, cit., pag. 148″. Sull’arrivo a Centola vi è un documento del de Doinicis che ne attesta la veridicità della notizia. Il documento è citato da Matteo Mazziotti (….), che, nel 1921, nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), ci parla delle armi – inviate dal governo Piemontese o armi raccolte dal Bertani – arrivate alla marina di Ascea e ritirate a Pisciotta dal de Dominicis. Pisciotta era la patria del de Dominicis che apparteneva ad una nota famiglia liberale ed antiborbonica. Di queste armi inviate, pare che il Governo provvisorio di Basilicata avesse chiesto conto al de Dominicis, il quale, il 1° settembre 1860 risponde con una lettera scrivendo al Governo provvisorio di Basilicata. Secondo il Mazziotti, la notizia dello sbarco delle armi a Pioppi e poi trasportate e ritirate ad Ascea dal De Dominicis trova riscontro in uno scritto dello stesso DE DOMINICIS, egli scriveva dal “Comando del primo corpo d’Insurrezione in Distretto di Vallo. Quartier generale in Centola, 1° settembre 1860 (2).”. Teodosio DE DOMINICIS, da Centola, il 1° settembre 1860, dove si trovava con la sua colonna d’insorti cilentani, e con il suo “Quartier generale di Centola”, si dichiara essere ed è firmata Il Comandante il primo corpo d’insurrezione Teodosio De Dominicis.”. Dunque, il De Dominicis, che tutti scrivono essere Teodosio Junior, scriveva al Comitato della Basilicata il 1° settembre 1860 da Centola dove era arrivato con la sua colonna e con Gennaro Pagano. Dunque, è da questa lettera del de Dominicis che si apprende che egli era a Centola il 1° settembre 1860. La lettera del de Dominicis è pubblicata dal Mazziotti. Mazziotti, a p. 69, in proposito scriveva che: “VI…quindi trasportate ad Ascea dove li ritirò Teodoro De Dominicis. La notizia trova perfetto riscontro in una nota scritta dallo stesso De Dominicis che qui trascrivo:  “Comando del primo corpo d’Insurrezione del distretto di Vallo. Quartier generale in Centola, 1° settembre 1860 (2). Etc…Firmato…Il Comandante il primo corpo d’insurrezione Teodosio De Dominicis.”. Secondo il Mazziotti la prova che il De Dominicis avesse prelevato le armi e aiuti ad Ascea si trova in un suo scritto, una lettera che il de Dominicis scrisse al “Cittadino Leonino Vinciprova di Omignano”. Sulla lettera del de Dominicis, il Mazziotti, a p. 69, nella nota (2) postillava: “(2) Evidentemente il governo provvisorio di Basilicata e il Matina chiedevano conto di quelle armi.”.

Mazziotti, a p. 70 pubblicò quella che egli chiama “una nota scritta” del De Dominicis indirizzata il 1° settembre 1860 da Centola al Vinciprova di Omignano: “Signore. E’ vero che dal Comitato centrale di Napoli mi son giunti avanti ieri cinquecento fucili; ma il Comitato avendoli messi liberamente a mia disposizione e senza obbligo di farne ripartizione, così ho creduto spedirne sette casse al mio collega cittadino Salvatore Magnoni, unico che riconosco a mio uguale nel Distretto, il resto ne ho disposto per armare una porzione della innumerevole gente che mi seguiva inerme; posso assicurvi che la mia colonna è forte tanto che non vi sono fucili che bastino. Per conseguenza di ciò potete assicurare da mia parte il Governo Prodittoriale di Basilicata, che il Commissario Civile Cittadino Matina che ad onta etc…Firmato…Il Comandante il primo corpo d’insurrezione Teodosio De Dominicis.”. Insomma era accaduto che il de Dominicis aveva disposto arbitrariamente delle armi inviate dal governo Piemontese (forse del Comitato Bertani).

Nel 2 settembre 1860, la colonna di Teodosio DE DOMINICIS occupò FORIA, PODERIA, CELLE DI BULGHERIA

Dai documenti in nostro possesso sappiamo che la colonna d’insorti cilentani capeggiati da Teodosio de Dominicis, da Pisciotta marciò fino a CENTOLA che fu occupata. Infatti, LUCIO MAGNONI, Commissario delegato dal Comitato, il 1° settembre 1860, da Rutino scriveva al Comitato Napoletano AI SIGNORI PRESIDENTI E COMPONENTI IL COMITATO UNITARIO NAZIONALE DI NAPOLI, il “Doc. n. 9” pubblicato da Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Documenti”, a pp. 7-8: “Signori. In virtù dei poteri conferitimi etc…In conseguenza di ciò martedì scorso faceva partire mio fratello Michele col cittadino Teodosio de Dominicis per Ascea; i quali messa sotto le armi quella Guardia Nazionale, moveano verso Pisciotta con forze imponenti ed occupavano Centola, Foria, Poderia, Camerota e Rocca Gloriosa tra le grida entusiastiche di quelle popolazioni di Viva Vittorio Emmanuele Re d’Italia, Viva il Dittatore Garibaldi. Ho loro ordinato di gittarsi nel Vallo di Policastro, raccogliere tutte quelle forze ed andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro…..Etc…Rutino primo Settembre 1860. Il Commissario Delegato – Lucio Magnoni etc…Per copia conforme – Il Delegato del Governo – Antonio Alfieri d’Evandro.”. Dunque, de Dominicis con la sua colonna di armati cittadini cilentani occupava diversi paesi dell’Alento e del Golfo di Policastro. Dopo Pisciotta arrivarono a FORIA, PODERIA, CELLE DI BULGHERIA, piccoli paesi dell’entroterra e non lontano dalla costa e da Palinuro.

Nel 2 settembre 1860, la colonna di Teodosio DE DOMINICIS occupò CASELLE IN PITTARI

Il Commissario delegato Lucio Magnoni (….), il 1° settembre 1860, da Rutino scriveva al Comitato Napoletano AI SIGNORI PRESIDENTI E COMPONENTI IL COMITATO UNITARIO NAZIONALE DI NAPOLI, il “Doc. n. 9” pubblicato da Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Documenti”, a pp. 7-8: “Signori. In virtù dei poteri conferitimi etc…In conseguenza di ciò martedì scorso faceva partire mio fratello Michele col cittadino Teodosio de Dominicis per Ascea; i quali messa sotto le armi quella Guardia Nazionale, moveano verso Pisciotta con forze imponenti ed occupavano Centola, Foria, Poderia, Camerota e Rocca Gloriosa tra le grida entusiastiche di quelle popolazioni di Viva Vittorio Emmanuele Re d’Italia, Viva il Dittatore Garibaldi. Ho loro ordinato di gittarsi nel Vallo di Policastro, raccogliere tutte quelle forze ed andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro. La notte di martedì a giovedì partiva pure da Rutino l’altro mio fratello Salvatore etc…”. Antonio Alfieri d’Evandro (…), nel 1861, nel suo “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, a p. 67, nell’“Appendice”, in proposito scriveva che: “Recatoci sopra luogo, e preso concerti con tutt’i capi del movimento, il giorno 27 Agosto in Rutino si proclamava da noi l’insurrezione Nazionale, e congiundendoci con de Dominicis, Pagano, e Giordano, raccolte tutte le forze insurrezionali, che approssimativamente ammontavano a 3000 uomini, si marciò pel Vallo di Policastro. La notte del 3 settembre mio fratello Michele con pochi uomini andò ad incontrare il generale Garibaldi sbarcato a Sapri, e ne ricevette le disposizioni per la marcia nel Vallo di Diano.”. Dunque, nella sua Relazione rapporto inviata al Comitato di Napoli e pubblicata dal d’Evandro, Lucio Magnoni scriveva che: “La notte del 3 settembre mio fratello Michele con pochi uomini andò ad incontrare il generale Garibaldi sbarcato a Sapri, e ne ricevette le disposizioni per la marcia nel Vallo di Diano.”. Dunque, il fratello che si unì alle colonne del De Dominicis e del Giordano era il fratello MICHELE MAGNONI e non Salvatore. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: “Ad Ascea, Teodosio de Dominicis distribuì a coloro che ne mancavano, i 500 fucili rimessi dal Comitato d’azione di Genova per il Cilento, sbarcati a Pioppi e da lui ritirati. Raggiunta Pisciotta, dove era in attesa Gennaro Pagano con i suoi, dopo aver concertato un piano comune di azione, le colonne si divisero. Il grosso al comando di Teodosio De Dominicis proseguì per l’interno per tagliare le vie di accesso al mare. La colonna Giordano s’incamminò lungo la costa, a proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse e una più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco del generale…(93).”. Pietro Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, riporta da G. Oddo, I Mille di Marsala, 1866, p. 794, la notizia dello sbarco di A. Dumas ad Acciaroli.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 84, riferendosi a MICHELE MAGNONI, in proposito scriveva che: VI. Michele, il giorno seguente, si diresse alla volta del mezzogiorno e toccò Ascea. Al suo apparire i liberali inalberarono la bandiera della libertà, organizzando schiere di volontari sotto la direzione di Teodosio de Dominicis….Armata la guardia nazionale del distretto di Vallo, il de Dominicis marciò con essa verso Pisciotta con circa trentamila uomini ed occupò altri paesi, che non tardarono a seguire l’esempio dei loro fratelli, e cioè Centola, Foria, Poderia, Camerota e Roccagloriosa, etc..”. Dunque, il de Crescenzo (….) scriveva che fu il de Dominicis ad occupare tutti i paesi dell’entroterra del golfo di Policastro. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 51, in proposito scriveva: “Michele Magnoni il 28 si diresse verso Ascea, ove trovò già pronti gli uomini di Teodosio de Dominicis, il quale, chiamata alle armi la Guardia Nazionale del distretto di Vallo, marciò con essa verso Pisciotta. Una colonna imponente: circa 3 mila uomini, occupò Centola, Foria, Roccagloriosa, Poderia, Camerota, tutti al grido di “Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia, Viva il Dittatore Garibaldi”.”. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a pp. 147-148, in proposito scriveva che: “Con l’arrivo di Garibaldi nel Vallo di Diano molti volontari accorsero dal Golfo di Policastro e dal Cilento per arrolarsi tra le camicie rosse. Grazie ad un’indagine di qualche anno fa del giornalista Romolo Amicarella (71) è possibile conoscere i nomi di quasi tutti quei volontari comune per comune. Nel Golfo di Policastro e nella Valle del Bussento pare siano stati rispettivamente il giudice regio di Vibonati Francesco Saverio Cajazzo e il barone Giovanni Gallotti da Sapri (poi promosso maggiore) ad arrolare e ad organizzare i volontari.”. Fusco, a p. 148 continuando il suo racconto, sempre sulla scorta di Amicarella scriveva pure che: “Da Caselle partirono Carlo Navazio di Alessio, Antonio Marsicano di Giuseppe, Giuseppe La Porta (caporale) e Cesare Soria (caporale)(72); etc…”. Fusco, a p. 354, nella nota (71) postillava che: “(71) R. Amicarella, Combattenti per l’indipendenza italiana della provincia di Salerno. Campagne dal 1848 al 1870, Lodi, ed. Ellebi, 2000. Fusco, a p. 354, nella nota (72) postillava che: “(72) Ivi, p. 112; F. Fusco, Caselle in Pittari. Economia ecc..cit., I, p. 88 e nn. 431-432-433.”. Il testo postillato da Fusco è Felice Fusco (….), “Economia e Società a Sanza tra ‘Otto e Novecento e i 36 giorni etc…”, in “Euresis” rivista del Liceo Classico di Sala, IX 1993. Fusco, a p. 148 continuando il suo racconto, sempre sulla scorta di Amicarella scriveva pure che: “Da Caselle partirono Carlo Navazio di Alessio, Antonio Marsicano di Giuseppe, Giuseppe La Porta (caporale) e Cesare Soria (caporale)(72); da Ispani Antonio Carvelli (sergente)(73); da Sanza Pasquale Bertone (caporale), Antonio Bettelemone, Nicola Bonomo (sottotenente), Nicola De Luca, Antonio Massicano, Nicola Melluso e Domenico Rinaldo (74); da Vallo della Lucania oltre 700 (75); da Novi Velia Nicola Amato, Pasquale Ambrogio, Angelo Fariello, Felice Giuliano, Felice Giacomo Trana e Filippo Uzzi (76), circa 20 da Piaggine Soprane (77); da Torre Orsaia Saverio Iannuto, Giuseppe Navazio e Gabriele Speranza (78); circa 50 da Sala (79); 35 da Atena (80); 40 da Auletta (81); Angelo Bellezza, Antonio Bellezza, Carlo Di Mieri e Giuseppe Manzione da Bonabitacolo (82); e via dicendo.”. Fusco, a p. 354, nella nota (73) postillava: “(73) Amicarella, p. 112”. Fusco, a p. 354, nella nota (74) postillava: “(74) R. Amicarella, p. 126”. Fusco, a p. 354, nella nota (75) postillava: “(75) R. Amicarella, pp. 134-135”. Fusco, a p. 354, nella nota (76) postillava: “(76) R. Amicarella, p. 156”. Fusco, a p. 354, nella nota (77) postillava: “(77) R. Amicarella, p. 160 e sg.”. Fusco, a p. 354, nella nota (78) postillava: “(78) R. Amicarella, p. 172”. Fusco, a p. 354, nella nota (79) postillava: “(79) R. Amicarella, p. 105-107”. Fusco, a p. 354, nella nota (80) postillava: “(80) R. Amicarella, p. 170 sg.”. Fusco, a p. 355, nella nota (81) postillava: “(81) R. Amicarella, p. 140 sg.”. Fusco, a p. 355, nella nota (82) postillava: “(82) R. Amicarella, p. 109 sg.”. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p. 148, in proposito scriveva che: “Alla fine di agosto Lucio Magnone fece partire verso Sala una colonna di armati al comando del fratello Michele e di Teodosio De Dominicis. Furono occupate in successione Ascea, Pisciotta, Centola, Foria, Poderia, Camerota, Roccagloriosa, Torre Orsaia, Castel Ruggero e Caselle. In quest’ultimo borgo il decurionato fu costretto a consegnare cento ducati a De Dominicis: etc…”. Fusco, a pp. 147-148 riportava pure parte del testo della Delibera Decurionale di Caselle in Pittari (di cui alla nota 83) dove era scritto che, il generale DE DOMINICIS (Teodosio): “Giunto in comune, il generale De Dominicis domandò tutto il denaro che si trovava in cassa, tanto che dell’esattore fondiario, quanto del Comune, onde sostenere le spese giornaliere….l’Amministrazione pensando ch’era inutile ogni ragione…con saviezza pensò di offrire al generale medesimo gratuitamente somma di docati 100, che accolse pacificamente e con ogni soddisfazione dell’amministrazione medesima, e così si salvò il residuo del denaro, che nel cennato fondo di cassa rinnovata” (83).”. Fusco, a p. 355, nella nota (83) postillava: “(83) ACC, cart. 18 A, c.s. non n.”. Dunque, Fusco, sulla scorta dei documenti conservati presso l’“ACC” (Archivio Comunale di Caselle in Pittari). Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p. 148, parlando della colonna del de Dominicis, in proposito aggiungeva pure che: Le truppe (circa 1500 uomini) di de Dominicis, seguite a breve distanza da altri volontari agli ordini di Salvatore Magnone (fratello di Lucio e di Michele), da Caselle mossero verso oriente per “andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro” (84). Fusco, a p. 355, nella nota (84) postillava: “(84) Cfr. Il Lampo (quotidiano) del 3 settembre 1860. F. Policicchio, Le Camicie Rosse ecc.., p. 278 sg. Etc…”. La frase, per “…andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro” dovrebbe essere stata raccolta dal giornale “Il Lampo” del 3 settembre 1860. Questa frase è contenuta nell’Alfieri d’Evandro come vedremo. Secondo il Fusco, alla colonna del de Dominicis si aggregarono “altri volontari agli ordini di Salvatore Magnoni”. Dunque, Fusco, sulla scorta del Policicchio (….) e del giornale “Il Lampo” del 3 settembre 1860 scriveva che le colonne del de Dominicis e di “altri volontari agli ordini di SALVATORE MAGNONE” (Fusco chiama MAGNONE sia Lucio che Salvatore) scriveva che le due colonne “…..da Caselle mossero verso oriente” per “andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro”. Infatti, Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie rosse del Golfo di Policastro”, a p. 278 (come postillava il Fusco) ci parla del “Brigantaggio”, nel circondario ma non dice nulla sui movimenti insurrezionali che avvennero in quel periodo nell’entroterra del Golfo di Policastro. Ciò che scriveva il Policicchio lo citerò negli argomenti seguenti. Ad ogni buon conto devo precisare che ciò che scriveva il Fusco su Caselle in Pittari, non riguardava Salvatore Magnoni – pare che fosse il fratello MICHELE – ma riguardava il passaggio della colonna di TEODOSIO DE DOMINICIS. Infatti, il Fusco, a p. 148, traendo dalla rivista del tempo “Il Lampo” (del 3 settembre 1860), in proposito scriveva: Le truppe (circa 1500 uomini) di de Dominicis, seguite a breve distanza da altri volontari agli ordini di Salvatore Magnone (fratello di Lucio e di Michele), da Caselle mossero verso oriente per “andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro” (84). Fusco scriveva che la colonna di insorti cilentani capitanati dal De Dominicis – seguiti a breve distanza dalla colonna di SALVATORE MAGNONI – si mossero “…da Caselle mossero verso oriente per “andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro”. Fusco scriveva che le due colonne si mossero da “Caselle in Pittari” per “andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro”. La frase è contenuta nel rapporto del Commissario Delegato Lucio Magnoni che spedì al Comitato Napoletano, ma il Magnoni non parla di Caselle in Pittari. Lucio Magnoni scriveva che, dopo Ascea, Pisciotta, Palinuro de Dominicis e la colonna dei suoi volontari “occupavano Centola, Foria, Poderia, Camerota e Rocca Gloriosa”, non ci parla di Caselle in Pittari. Tuttavia, riguardo la tappa di Caselle in Pittari, Fusco cita alcuni documenti decurionali del Comune che attestano spese per il passaggio dei volontari cilentani.  Fusco, a p. 354, nella nota (72) postillava che: “(72) Ivi, p. 112; F. Fusco, Caselle in Pittari. Economia ecc..cit., I, p. 88 e nn. 431-432-433.”. Il testo postillato da Fusco è Felice Fusco (….), “Economia e Società a Sanza tra ‘Otto e Novecento e i 36 giorni etc…”, in “Euresis” rivista del Liceo Classico di Sala, IX 1993.

Nel 3 settembre 1860, la colonna d’insorti cilentani al comando di Teodosio DE DOMINICIS occupò ROCCAGLORIOSA

Dai documenti in nostro possesso sappiamo che la colonna d’insorti cilentani capeggiati da Teodosio de Dominicis, da Pisciotta marciò fino a CENTOLA che fu occupata. Infatti, LUCIO MAGNONI, Commissario delegato dal Comitato, il 1° settembre 1860, da Rutino scriveva al Comitato Napoletano AI SIGNORI PRESIDENTI E COMPONENTI IL COMITATO UNITARIO NAZIONALE DI NAPOLI, il “Doc. n. 9” pubblicato da Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Documenti”, a pp. 7-8: “Signori. In virtù dei poteri conferitimi etc…In conseguenza di ciò martedì scorso faceva partire mio fratello Michele col cittadino Teodosio de Dominicis per Ascea; i quali messa sotto le armi quella Guardia Nazionale, moveano verso Pisciotta con forze imponenti ed occupavano Centola, Foria, Poderia, Camerota e Rocca Gloriosa tra le grida entusiastiche di quelle popolazioni di Viva Vittorio Emmanuele Re d’Italia, Viva il Dittatore Garibaldi. Ho loro ordinato di gittarsi nel Vallo di Policastro, raccogliere tutte quelle forze ed andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro…..Etc…Rutino primo Settembre 1860. Il Commissario Delegato – Lucio Magnoni etc…Per copia conforme – Il Delegato del Governo – Antonio Alfieri d’Evandro.”. Dunque, de Dominicis con la sua colonna di armati cittadini cilentani occupava diversi paesi dell’Alento e del Golfo di Policastro. Dopo Pisciotta arrivarono a ROCCAGLORIOSA, piccolo paese dell’entroterra e non lontano dalla costa e da Palinuro e da Sapri. Antonio Alfieri d’Evandro (…), nel 1861, nel suo “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, a p. 67, nell’“Appendice”, in proposito scriveva che: “Recatoci sopra luogo, e preso concerti con tutt’i capi del movimento, il giorno 27 Agosto in Rutino si proclamava da noi l’insurrezione Nazionale, e congiundendoci con de Dominicis, Pagano, e Giordano, raccolte tutte le forze insurrezionali, che approssimativamente ammontavano a 3000 uomini, si marciò pel Vallo di Policastro. La notte del 3 settembre mio fratello Michele con pochi uomini andò ad incontrare il generale Garibaldi sbarcato a Sapri, e ne ricevette le disposizioni per la marcia nel Vallo di Diano.”. Dunque, nella sua Relazione rapporto inviata al Comitato di Napoli e pubblicata dal d’Evandro, Lucio Magnoni scriveva che: “La notte del 3 settembre mio fratello Michele con pochi uomini andò ad incontrare il generale Garibaldi sbarcato a Sapri, e ne ricevette le disposizioni per la marcia nel Vallo di Diano.”. Dunque, il fratello che si unì alle colonne del De Dominicis e del Giordano era il fratello MICHELE MAGNONI e non Salvatore. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: “Ad Ascea, Teodosio de Dominicis distribuì a coloro che ne mancavano, i 500 fucili rimessi dal Comitato d’azione di Genova per il Cilento, sbarcati a Pioppi e da lui ritirati. Raggiunta Pisciotta, dove era in attesa Gennaro Pagano con i suoi, dopo aver concertato un piano comune di azione, le colonne si divisero. Il grosso al comando di Teodosio De Dominicis proseguì per l’interno per tagliare le vie di accesso al mare. La colonna Giordano s’incamminò lungo la costa, a proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse e una più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco del generale…(93).”. Pietro Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, riporta da G. Oddo, I Mille di Marsala, 1866, p. 794, la notizia dello sbarco di A. Dumas ad Acciaroli.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 84, riferendosi a MICHELE MAGNONI, in proposito scriveva che: VI. Michele, il giorno seguente, si diresse alla volta del mezzogiorno e toccò Ascea. Al suo apparire i liberali inalberarono la bandiera della libertà, organizzando schiere di volontari sotto la direzione di Teodosio de Dominicis….Armata la guardia nazionale del distretto di Vallo, il de Dominicis marciò con essa verso Pisciotta con circa trentamila uomini ed occupò altri paesi, che non tardarono a seguire l’esempio dei loro fratelli, e cioè Centola, Foria, Poderia, Camerota e Roccagloriosa, etc..”. Dunque, il de Crescenzo (….) scriveva che fu il de Dominicis ad occupare tutti i paesi dell’entroterra del golfo di Policastro. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 51, in proposito scriveva: “Michele Magnoni il 28 si diresse verso Ascea, ove trovò già pronti gli uomini di Teodosio de Dominicis, il quale, chiamata alle armi la Guardia Nazionale del distretto di Vallo, marciò con essa verso Pisciotta. Una colonna imponente: circa 3 mila uomini, occupò Centola, Foria, Roccagloriosa, Poderia, Camerota, tutti al grido di “Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia, Viva il Dittatore Garibaldi”.”. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p. 148, in proposito scriveva che: “Alla fine di agosto Lucio Magnone fece partire verso Sala una colonna di armati al comando del fratello Michele e di Teodosio De Dominicis. Furono occupate in successione Ascea, Pisciotta, Centola, Foria, Poderia, Camerota, Roccagloriosa, Torre Orsaia, Castel Ruggero e Caselle. In quest’ultimo borgo il decurionato fu costretto a consegnare cento ducati a De Dominicis: etc…”. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p. 148, parlando della colonna del de Dominicis, in proposito aggiungeva pure che: Le truppe (circa 1500 uomini) di de Dominicis, seguite a breve distanza da altri volontari agli ordini di Salvatore Magnone (fratello di Lucio e di Michele), da Caselle mossero verso oriente per “andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro” (84). Fusco, a p. 355, nella nota (84) postillava: “(84) Cfr. Il Lampo (quotidiano) del 3 settembre 1860. F. Policicchio, Le Camicie Rosse ecc.., p. 278 sg. Etc…”. La frase, per “…andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro” dovrebbe essere stata raccolta dal giornale “Il Lampo” del 3 settembre 1860. Questa frase è contenuta nell’Alfieri d’Evandro come vedremo. Secondo il Fusco, alla colonna del de Dominicis si aggregarono “altri volontari agli ordini di Salvatore Magnoni”. Sul passaggio ed il pernottamento della colonna del de Dominicis a Roccagloriosa, Mazziotti pubblicò un Ordine del Giorno del de Dominicis. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a p. 127, sulla scorta della Relazione/Rapporto che Lucio Magnoni – inviata al Comitato Napoletano il 1° settembre 1860, in proposito scriveva che: “Il De Dominicis con essa muoveva per Pisciotta, quindi per Centola, Foria, Poderia, Camerota e Roccagloriosa, tra il giubilo di quelle popolazioni. Questa colonna ebbe ordini dal Magnoni di raccogliere Guardie Nazionali in tutti i comuni del Vallo di Policastro ed occupare la linea tra Sapri e Lagonegro (3). Difatti giorno 3 occuparono Torre Orsaia e Castelruggero e quindi accamparono su quella linea. A la colonna si unirono Pietro Giordano e Gennaro Pagano.”. Mazziotti scriveva che la colonna del de Dominicis, il giorno 3 settembre 1860 occupò Torre Orsaia e Castel Ruggiero. Sappiamo che la colonna di de Dominicis si fermò e pernottò a Roccagloriosa. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 85-86, in proposito scriveva che: “VI….Da Roccagloriosa, dove pernottò con i suoi, il de Dominicis il 2 settembre dirigeva quest’ordine del giorno alle truppe: “Soldati, abbiamo effettuato questa mattina la nostra terza marcia, percorrendo ed operando in San Severino, Poderia, Celle e Roccagloriosa dove pernottiamo. Etc..”.”. L’“Ordine del giorno” di Teodosio de Dominicis rivolto alla sua colonna a Roccagloriosa, il 2 settembre 1860 è stato pubblicato da Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, a p. 8. Il documento pubblicato da Antonio Alfieri d’Evandro (….), in “Documenti”, “N. 9 ter” – p. 8, così recita: “…..1° CORPO D’INSURREZIONE DEL DISTRETTO DI VALLO”: Ordine del giorno, Roccagloriosa 2 Settembre 1860. Soldati Abbiamo effettuata questa mattina la nostra terza marcia percorrendo ed operando in Sanseverino, Paderia, Celle e Roccagloriosa in dove pernottiamo. – Domani andremo a Torreorsaja e Castelloruggiero.- La nostra militare organizzazione progredisce, e prestamente saremo soldati disciplinati se voi vi continuate a prestare ubbidienti ai superiori ordini, e pronti ad eseguirne le norme che vi van dettando. È mia ambizione condurre una coorte lodevole per virtù militari e patriottiche al Generale Dittatore Garibaldi. Tradirete voi le mie speranze ? Non voglio credere, mentre fu vostro scopo in abbandonare le vostre case di difendere la causa Nazionale, e per raggiungerlo è d’uopo divenir soldati, e lo diverrete sempre che il vogliate. A Sapri è sbarcata questa mattina una colonna di 4000 Garibaldiani comandati dal Generale Turr. Domani la stessa marcerà per Lagonegro. Da bravi soldati il momento supremo è per noi venuto, e con ogni nostro sforzo, coi palpiti del cuore aneliamo l’ora del congiungimento coi nostri valorosi fratelli Italiani. Viva l’Italia Viva Vittorio Emmanuele – Viva Garibaldi. Il Generale Comandante – Teodosio de Dominicis.”.

(Fig. n….) – Ordine del giorno di Teodosio de Dominicis, del 2 settembre 1860 da Roccagloriosa – in Alfieri d’Evandro (…), in “Documenti”, doc. n. 9 ter – p. 8

Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 124, in proposito scriveva che: “Il 27 agosto 1860 l’insurrezione, organizzata da Francesco Saverio Cajazzo, Giudice del Circondario di Vibonati, venne proclamata anche nel golfo di Policastro quando i capi colonna Teodosio de Dominicis da Ascea e Basilio Iannicelli da Ceraso, aiutati da Gennaro Pagano e Luigi Giordano, si posero in marcia verso Policastro, Vibonati e Sapri. Giunti a Roccagloriosa, De Dominicis si rivolse alla colonna in questi termini: “Soldati, abbiamo effettuato questa mattina la nostra terza marcia, percorrendo ed operando in San Severino, Poderia, Celle e Roccagloriosa dove pernottiamo. Etc…(14). Francesco Saverio Cajazzo, facendosene promotore, questuò fondi fra le casse comunali del circondario che poi destinò a Lucio Magnoni (15).”. Policicchio, a p. 124, nella nota (14) postillava: “(14) A. Alfieri D’Evandro, Della insurrezione…., cit. p. 8; G. De Crescenzo, I salernitani nell’epoca garibaldina del 1860, Jovane, Salerno, 1939; oppure A. Infante, Garibaldi nel Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1983, p. 52.”Policicchio, a p. 124, nella nota (14) postillava: “(14) A. Alfieri D’Evandro, Della insurrezione…., cit. p. 8; etc…”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 167, in proposito scriveva che: “Il 28 agosto, i volontari guidati da Teodosio De Dominicis occuparono Camerota, Centola, Foria, Poderia e Roccagloriosa e, in quest’ultimo paese De Dominicis si rivolse alla colonna di volontari dicendo: “Soldati, abbiamo effettato questa mattina la nostra marcia, percorrendo ed operando in San Severino, Poderia, Celle e Roccagloriosa dove pernottiamo. Domani andremo a Torre Orsaia e Castel Ruggiero. La nostra organizzazione militare progredisce etc…(220).”. Del Duca, a p. 167, nella nota (220) postillava: “(220) F. Policicchio, Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro, in ‘Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno, op. cit., p. 280”. Del Duca continuando il suo racconto, a p. 167, in proposito scriveva: “Infatti giungevano notizie dello sbarco di numerosi garibaldini a Palinuro, accolti con entusiasmo dagli abitanti e dalle Guardie Nazionali….etc…(221). Del Duca, a p. 168, nel nta (221) postillva: “(221) C. Pinto, La “Nazione Armata” in ‘Garibaldi il mito e l’antimito’, cit., pag. 148″. Policicchio, a p. 157, nella nota (15) postillava: “(15) ASS., Governatorato, b. 4 f. 118”. Policicchio, a pp. 160-161, in proposito scriveva pure: “Secondo il conto materiale ‘fuori stato’, ossia non previsto in bilancio, dell’anno 1860 del Comune di Roccagloriosa, reso dal cassiere Giuseppe Caruso (20), furono spesi 114,26 ducati di cui 109,46 “per razioni e foraggi somministrate alla colonna insurrezionale comandata dal sig.’ De Dominicis, ed approvata dal sig’ Governatore” ed ancora ducati 4,80 “a due Garibaldini dello Stato Maggiore, in virtù di bono rilasciato e spedito all’Intendente giusta la sua richiesta” (21).”. Policicchio, a p. 161, nella nota (21) postillava: “(21) ASS., Governatorato, b. 12, f. 499.”.

Nel 1° settembre 1860, MICHELE PAGANO – della colonna del de Dominicis – occupò TORRE ORSAIA e CASTELRUGGIERO

Come ho già detto, la colonna del de Dominicis dopo aver occupato moltissimi piccoli paesi dell’entroterra del golfo di Policastro si portò anche a Torre Orsaia e a Castelruggiero. Lo scrive lo stesso De Dominicis in un suo “Ordine del Giorno” del 2 settembre 1860, da Roccagloriosa. L’“Ordine del giorno” di Teodosio de Dominicis rivolto alla sua colonna a Roccagloriosa, il 2 settembre 1860 è stato pubblicato da Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, a p. 8. Il documento pubblicato da Antonio Alfieri d’Evandro (….), in “Documenti”, “N. 9 ter” – p. 8, così recita: “…..1° CORPO D’INSURREZIONE DEL DISTRETTO DI VALLO”: Ordine del giorno, Roccagloriosa 2 Settembre 1860. Soldati……..Domani la stessa marcerà per Lagonegro. Da bravi soldati il momento supremo è per noi venuto, e con ogni nostro sforzo, coi palpiti del cuore aneliamo l’ora del congiungimento coi nostri valorosi fratelli Italiani. Viva l’Italia Viva Vittorio Emmanuele – Viva Garibaldi. Il Generale Comandante – Teodosio de Dominicis.”. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p. 148, in proposito scriveva che: “Alla fine di agosto Lucio Magnone fece partire verso Sala una colonna di armati al comando del fratello Michele e di Teodosio De Dominicis. Furono occupate in successione Ascea, Pisciotta, Centola, Foria, Poderia, Camerota, Roccagloriosa, Torre Orsaia, Castel Ruggero e Caselle….(83). Le truppe (circa 1500 uomini) di de Dominicis, seguite a breve distanza da altri volontari agli ordini di Salvatore Magnone (fratello di Lucio e di Michele), da Caselle mossero verso oriente per “andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro” (84). Fusco, a p. 355, nella nota (83) postillava: “(83) ACC, cart. 18 A, c.s. non n.”. Fusco, a p. 355, nella nota (84) postillava: “(84) ….e a Torre Orsaia il sindaco aveva assicurato al maggiore Michele Pagano, agli ordini del De Dominicis, 4000 razioni di pane, carne vaccina per oltre 30 ducati, biada per 11 ducati, fieno per 1 ducato (ACT = Archivio Comunale di Torre Orsaia, Registro delle deliberazioni decurionali, p. 64 sg.).”. Dunque, Fusco (…), a p. 355 postillava che a TORRE ORSAIA: “il Sindaco aveva assicurato al maggiore MICHELE PAGANO, 4000 razioni di pane, carne vaccina per oltre 30 ducati, biada per 11 ducati e fieno per 1 ducato”. Fusco postillava che dette notizie provenivano dall’Archivio Comunale di Torre Orsaia, e precisamente a p. 64 e ssg. del “Registro delle Delibere del Decurionato”, del Comune di Torre Orsaia. Ovviamente si tratta di Delibere Decurionali dei primi di settembre 1860 e dei giorni seguenti. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 153, dedica un’intero capitolo alle spese sostenute dai Municipi: “Capitolo Nono – Costi della Spedizione”, ed in proposito scriveva che: I comandanti delle truppe insurrezionali, nei loro molteplici dislocamenti, presero dalle casse dei municipi, a volte anche con difficoltà, il denaro stimato bisognevole per le quotidiane forniture a uomini e animali, o per le paghe agli arruolati. Ovunque, quindi, il passaggio delle truppe collegate alla causa garibaldina produsse innumerevoli spese alle diverse tesorerie comunali.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a pp. 168-169, in proposito scriveva: “…Unanimi furono le adesioni dei comuni della provincia al nuovo governo e numerose le manifestazioni di giubilo della popolazione come avvenne a Torre Orsaia, dove “universale del Circondario fu l’esultanza per il nuovo governo e particolarmente sentita la riconoscenza dei componenti della Guardia Nazionale nei confronti di Garibaldi per averli liberati dal più cieco dispotismo che per tanti anni aveva gravato su di loro” (225).”. Del Duca, a p. 169, nella nota (225) postillava: “(225) A.S.S., Gabinetto, Intendenza, Affari Generali, Rapporto del capitano della Guardia Nazionale, busta 1, fascicolo 5.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 156, in proposito scriveva che: “Il Maggiore Michele Pagano, il 1° settembre 1860, al Sindaco di Torre Orsaja, ordinò quattromila razioni di pane e carne per le colonne insurrezionali. Nei dintorni si aggirava la colonna comandata da Teodosio De Dominicis che si divise tra i Comuni del circondario. A Torre Orsaja giunsero in seicento, inclusi i vetturini al seguito. Furono forniti di pane, carne e biada. Dodici tomoli di grano furono prelevati dal Monte Frumentario e inoltre: “furono necessari cantari due e rotoli quaranta di carne vaccina che furono pagati in ragione di grana 13 a rotolo, quindi il suo importo è dt. 31,20. Tomoli 11 di biada alla ragione di carlini dieci il tomolo, il cui importo è di dt. 11,00. Ancora 50 moggi di fieno che furono comprati per grana due l’uno, e quindi per questo oggetto si ha l’esito di un docato”. La spesa complessiva, facendo rimanere quella del grano a carico del Monte Frumentario (10), fu di ducati 43,20: “inoltre lo stesso Maggiore Pagano in data degli undici corrente da Eboli ordinava pagare dt. 21,60 a’ mulattieri di questo Comune che per otto giorni starono con sei vetture al seguito della colonna”. Il seguente 23 settembre, il Decurionato discusse l’argomento e, per le ristrette finanze, decise: “che invece di dt. 21,60 ordinati pagarsi ai vetturini di questo Comune, gli si diano docati 9,60, poichè loro è sufficiente una piastra al giorno per sei vetture, avendo questi ricevuto il foraggio ed i vetturini le spese cibarie. Il collegio trova giusto regolare l’esito di Dt. 43,20 per carne e biada e fieno e perciò delibera che questa somma venga accoppiata a quella di Dt. 9,60 che in uno si ha la spesa totale di Dt. 52,80 sia prelevata dall’art. 47 addetta alla spesa de’ detenuti delle prigioni di questo Circondario”(11).”. Policicchio, a p. 156, nella nota (10) postillava: “(10) Questa decisione, il 28 dicembre, dal Governatore non venne approvata perché il grano del Monte Frumentario era il sollievo dei poveri e la spesa delle razioni doveva formarsi a totale del Comune.”. Policicchio, a p. 157, nella nota (11) postillava: “(11) ACTRO, Registro raccolta delibere Decurionali di Torre Orsaja., pp. 64, 64v.”. Policicchio, a p. 157, in proposito scriveva pure: “In ottobre passarono da Torre Orsaja due sergenti piemontesi che, girando “per affari di servizio”, obbligarono i comuni a far loro somministrazioni. Il Decurionato dovette loro sborsare 7,20 ducati più uno per i vetturini che da Torre li portarono a Policastro e da qui a Santa Marina. A fine dicembre due ufficiali francesi si misero a girare il Cilento con l’intento di reclutare uomini per la Legione francese che si stava organizzando in Napoli (12). La carrozza servita per loro uso costò al comune di Vallo 16 duati (13).”. Policicchio, a p. 157, nella nota (12) postillava: “(12) Un figlio di Tortorella, Nicola Polito di Giuseppe e Giovanna Abramo, nato il due aprile 1797, soldato della 14° divisione, perse la vita a Parigi, nell’ospedale militare, il 17 febbraio 1861.”. Policicchio, a p. 157, nella nota (13) postillava: “(13) ACVLL, Serie V, vol. 21, contabilità anno 1860, cc. 65, 65.”. Policicchio, a p. 157, in proposito scriveva pure: “Il 7 ottobre 1860 si trovarono a transitare da Laurito il Sergente Giovanni Severo col Caporal Maggiore Pietro Bertoni della 6° Compagnia della Brigata Cacciatori delle Alpi, i quali, dal Cassiere comunale prelevarono ducati tre e grana 60, per vettovaglie e spese di viaggio, senza lasciar buoni di ricevuta. Il Sindaco, Antonio Speranza, prontamente scrisse al Governatore per farsi autorizzare l’esborso e domandò come comportarsi qualora si fossero verificati simili casi (14).”. Policicchio, a p. 157, nella nota (14) postillava: “(14) ASS., Governatorato, b. 4, f. 130”

Nel 3 settembre 1860, Teodosio DE DOMINICIS e le loro colonne d’insorti andarono a Torre Orsaia e Castelruggiero

Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 127, in proposito scriveva che: Il De Dominicis con essa muoveva per Pisciotta, quindi per Centola, Foria, Poderia, Camerota e Roccagloriosa, tra il giubilo di quelle popolazioni. Questa colonna ebbe ordine dal Magnoni di raccogliere guardie nazionali in tutti i comuni del Vallo di Policastro ed occupare la linea tra Sapri e Lagonegro (3). Difatti il giorno 3 occuparono Torreorsaia e Castelruggero e quindi accamparono su quella linea. A la colonna si unirono Pietro Giordano e Gennaro Pagano.”. Mazziotti, a p. 127, nella nota (3) postillava: “(3) Relazione di Lucio Magnoni. Opuscolo di Altieri, p. 69.”. Qui vi è un errore di stampa perchè il Mazziotti si riferisce al testo di Alfieri d’Evandro (….), ed il suo “L’insurrezione armata etc…”. Infatti, Antonio Alfieri d’Evandro (…), nel 1861, nel suo “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, a pp. 68-69, nell’“Appendice”, riferendosi alla Relazione di Lucio Magnoni, in proposito pubblicava il documento e scriveva che: “E nel tempo stesso, diressi al Comitato in Napoli un rapporto che trascrivo. Ai Signori Presidente e Componenti il Comitato Unitario Nazionale di Napoli. Signori, in vista dei poteri conferitomi etc…In conseguenza di ciò martedì scorso facevo partire mio fratello Michele col cittadino Teodosio de Dominicis per Ascea; i quali messe sotto le armi quella Guardia Nazionale, muovevano verso Pisciotta con forze imponenti ed occupavano Centola, Foria, Poderia, Camerata, e Rocca Gloriosa tra le grida entusiastiche di quelle popolazioni di Viva etc…Ho loro ordinato di gittarsi nel Vallo di Policastro, raccogliere tutte quelle forze ed andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro…..La mattina di ieri muovevano a capo di considerevoli forze Nazionali i signori Passaro di Vallo e Ferrara di S. Biase, l’uno battendo la via di Gioi, Laurino, Piaggine per uscire a Diano, l’altro quella di Cuccaro, Laurino, Rofrano per fortificarsi a Sanza. Etc…Rutino il primo settembre 1860. Il Commissario Delegato Lucio Magnoni.”. Questo è l’estratto della Relazione di Lucio Magnoni indirizzata al Presidente e Componenti il Comitato Unitario Nazionale di Napoli, citata da Mazziotti e pubblicata dall’Alfieri D’Evandro. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, a p. 8, in “Documenti”, in proposito scriveva che: “N.° 9 ter – 1° Corpo d’Insurrezione del Distretto di Vallo – Ordine del Giorno. Roccagloriosa 2 settembre 1860. Soldati, Abbiamo effettuata questa mattina la nostra terza marcia percorrendo ed operando in Sanseverino, Poderia, Celle e Roccagloriosa in dove pernottiamo – Domani andremo a Torreorsaja e Castelloruggiero. – La nostra militare organizzazione progredisce, e prestamente saremo soldati disciplinati se voi vi etc…A Sapri è sbarcata questa mattina una colonna di 4000 Garibaldini comandati dal Generale Turr. Domani la stessa marcerà per Lagonegro. Da bravi soldati il momento supremo è per noi venuto, e con ogni nostro sforzo, coi palpiti del cuore aneliamo l’ora del congiungimento coi nostri valorosi fratelli Italiani. Viva l’Italia – Viva Vittorio Emanuele – Viva Garibaldi. Il Generale Comandante – Teodosio de Dominicis.”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Documenti”, a pp. 7-8, in proposito scriveva che: “N.° 9 bis. AI SIGNORI PRESIDENTI E COMPONENTI IL COMITATO UNITARIO NAZIONALE DI NAPOLI. Signori. In virtù dei poteri conferitimi etc…In conseguenza di ciò martedì scorso faceva partire mio fratello Michele col cittadino Teodosio de Dominicis per Ascea; i quali messa sotto le armi quella Guardia Nazionale, moveano verso Pisciotta con forze imponenti ed occupavano Centola, Foria, Poderia, Camerota e Rocca Gloriosa tra le grida entusiastiche di quelle popolazioni di Viva Vittorio Emmanuele Re d’Italia, Viva il Dittatore Garibaldi. Ho loro ordinato di gittarsi nel Vallo di Policastro, raccogliere tutte quelle forze ed andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro. La notte di martedì a giovedì partiva pure da Rutino l’altro mio fratello Salvatore a capo di molti volontarii del Cilento e della Provincia per andare a raggiungere le suddette forze Nazionali. La mattina di ieri movevano a capo di considerevoli forze Nazionali i signori Passaro di Vallo e Ferraro di S. Biase, l’uno battendo la via di Gioi, Laurino Piaggine per riuscire a Diano, l’altro quello di Cuccaro, Laurino, Rofrano, per fortificarsi a Sansa. Domani poi moveranno dal Cilento tre battaglioni ben armati ed equipaggiati e si dirigeranno pure verso il Vallo di Dianodove si anderanno a concentrare tutte le forze di Salerno per mettersi a disposizione del Dittatore. Etc…Rutino primo Settembre 1860. Il Commissario Delegato – Lucio Magnoni etc…Per copia conforme – Il Delegato del Governo – Antonio Alfieri d’Evandro.”. Il Commissario delegato Lucio Magnoni scriveva al Comitato di Napoli da Rutino, il 1° Settembre 1860. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 85-86, in proposito scriveva che: “VI. Michele, il giorno seguente, si diresse alla volta del mezzogiorno e toccò Ascea. Al suo apparire i liberali inalberarono la bandiera della libertà, organizzando schiere di volontari sotto la direzione di Teodosio de Dominicis. Armata per ordine del Magnoni la guardia nazionale del distretto di Vallo, il de Dominicis marciò con essa verso Pisciotta con circa trentamila uomini ed occupò altri paesi, che non tardarono a seguire l’esempio dei loro fratelli, e cioè Centola, Foria, Poderia, Camerota e Roccagloriosa, ecc…Da Roccagloriosa, dove pernottò con i suoi, il de Dominicis il 2 settembre dirigeva quest’ordine del giorno alle truppe: “Soldati, Abbiamo effettuata questa mattina la nostra teza marcia, percorrendo ed operando in Sanseverino, Poderia, Celle e Roccagloriosa, dove pernottiamo. Domani andrmo a Torreorsaia e Castelruggiero. La nostra militare organizzazione progredisce e prestamente saremo ai superiori ordini e pronti ad eseguirne le norme che vi van dettando. E’ mia ambizione condurre una coorte lodevole per virtù militari e patriottiche al generale dittatore Garibaldi. Tradirete voi le mie speranze? Non voglio credere , mentre fu nostro scopo, in abbandonare le vostre case, di difendere la causa nazionale, e per raggiungerlo è d’uopo divenir soldati, e lo diverrete sempre che il vogliate. A Sapri è sbarcata questa mattina una colonna di quattromila garibaldini comandata dal generale Turr. Domani la stessa marcerà per Lagonegro. Da bravi soldati, il momento etc…”.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 85-86, riferendosi al 28 agosto 1860, dopo aver proclamato l’insurrezione a Rutino, in proposito scriveva che: “VII…Le masse dei rivoltosi, così organizzati, si recarono nella notte a Pisciotta, poi furono divise in due colonne: una al comando del Giordano si diresse verso la parte meridionale e marittima per poter proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse; l’altra, all’immediato comando del de Dominicis, intraprese la strada interna e, dopo aver percorso diversi paesi della contrada, giungeva a Capitello (Ispani) e si riannodava di bel nuovo col Giordano.. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: “La relazione di Lucio Magnoni conferma….Il grosso al comando di Teodosio De Dominicis proseguì per l’interno per tagliare le vie di accesso al mare. La colonna Giordano s’incamminò lungo la costa, a proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse e una più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco del generale…..(93).”. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 264, in proposito scriveva che: Il 27 agosto, a Rutino, “si proclamava da noi la insurrezione Nazionale e congiungendosi con De Dominicis, Pagano e Giordano, raccolte tutte le forze insurrezionali che approssimativamente ammontavano a 3000 uomini, si marciò pel Vallo di Policastro”(92).”. Ebner, a p. 264, nella nota (92) postillava: “(92) D’Evandro, cit., Docum., n. 3 bis (Relazione Lucio Magnoni). Vi è trascritto l’ordine del Dittatore, di cui è una riproduzione in G. De Crescenzo, I salernitani nell’epopea garibaldina del 1860, Salerno 1939. Etc…”. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p. 148, in proposito scriveva che: “Alla fine di agosto Lucio Magnone fece partire verso Sala una colonna di armati al comando del fratello Michele e di Teodosio De Dominicis. Furono occupate in successione Ascea, Pisciotta, Centola, Foria, Poderia, Camerota, Roccagloriosa, Torre Orsaia, Castel Ruggero e Caselle.. Riguardo Roccagloriosa, Fusco, a p. 355, nella nota (84) postillava: “(84) …Anche il decurionato di Roccagloriosa aveva fornito a De Dominicis “razioni e formaggi” per oltre 100 ducati (ASS, Governatorato, b. 12, f. 499); etc…”. Dunque, Fusco scriveva che la truppa al comando del De Dominicis era composta da circa 1500 volontari cilentani, a cui si aggiunsero, a breve distanza le truppe comandate da Salvatore Magnoni che mossero da Caselle in Pittari per andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro.  Fusco, a p. 355, nella nota (84) postillava: “(84) Cfr. Il Lampo (quotidiano) del 3 settembre 1860. F. Policicchio, Le Camicie Rosse ecc.., p. 278 sg. Anche il decurionato di Roccagloriosa aveva fornito a De Dominicis “razioni e formaggi” per oltre 100 ducati (ASS, Governatorato, b. 12, f. 499); e a Torre Orsaia il sindaco aveva assicurato al maggiore Michele Pagano, agli ordini del De Dominicis, 4000 razioni di pane, carne vaccina per oltre 30 ducati, biada per 11 ducati, fieno per 1 ducato (ACT = Archivio Comunale di Torre Orsaia, Registro delle deliberazioni decurionali, p. 64 sg.). Anche il decurionato di Sassano dovette assicurare agli uomini di De Dominicis 3000 razioni e alloggi per tutti (P. Russo, Un brandello ecc…, cit., p. 64). Teodosio era figlio di Ulisse, morto nel 1862, a sua volta figlio di Teodosio (nato nel 1773) fatto fucilare da Del Carretto nel 1828. Nel Collegio di Vallo Teodosio fu eletto deputato al parlamento nazionale nel 1876 e nel 1880.”. Ferruccio Policicchio, inLe Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a p. 281, in proposito scriveva che: “Il 28 agosto gli uomini di Teodosio de Dominicis occuparono Camerota, Centola, Foria e Roccagloriosa. In quest’ultima località, alla colonna si rivolse in questi termini: “Soldati, ……Domani andremo a Torre Orsaia e Castel Ruggiero. Etc…(24).”. Policicchio, a p. 281, nella nota (24) postillava: “(24) A. Infante, Garibaldi nel Cilento, Arti grafiche del Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1983, p. 52; G. De Crescenzo, L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane, Linotip S. Jannone, Salerno, 1960.”. Infatti, Antonio Infante (…), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, nel capitolo “Il Cilento insorge”, a p. 52, in proposito scriveva che: A Roccagloriosa il De Dominicis emanò il seguente ordine del giorno alla colonna: “Soldati, abbiamo  effettuato questa mattina la nostra terza marcia, percorrendo ed operando in San Severino, Poderia, Celle, e Roccagloriosa dove pernottiamo. Domani andremo a Torre Orsaia e Castel Ruggiero. La nostra organizzazione militare progredisce, e precisamente saremo soldati disciplinati, se voi continuate a prestare ubbidienti ai superiori ordini, pronti a eseguire le norme che vi van dettando. E’ mia ambizione condurre una corte lodevole per virtù militari e patriottiche al Generale Dittatore Garibaldi. Etc…”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 124, in proposito scriveva che: …..i capi colonna Teodosio de Dominicis da Ascea e Basilio Iannicelli da Ceraso, aiutati da Gennaro Pagano e Luigi Giordano, si posero in marcia verso Policastro, Vibonati e Sapri. Giunti a Roccagloriosa, De Dominicis si rivolse alla colonna in questi termini: “Soldati, abbiamo effettuato questa mattina la nostra terza marcia, percorrendo ed operando in San Severino, Poderia, Celle e Roccagloriosa dove pernottiamo. Domani andremo a Torre Orsaia e Castel Ruggiero. Etc…”(14).. Policicchio, a p. 124, nella nota (14) postillava: “(14) A. Alfieri D’Evandro, Della insurrezione…., cit. p. 8; G. De Crescenzo, I salernitani nell’epoca garibaldina del 1860, Jovane, Salerno, 1939; oppure A. Infante, Garibaldi nel Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1983, p. 52. Etc…. E’ interessante ciò che postillava Felice Fusco. Fusco, a p. 355, nella nota (84) postillava: “(84) …..e a Torre Orsaia il sindaco aveva assicurato al maggiore Michele Pagano, agli ordini del De Dominicis, 4000 razioni di pane, carne vaccina per oltre 30 ducati, biada per 11 ducati, fieno per 1 ducato (ACT = Archivio Comunale di Torre Orsaia, Registro delle deliberazioni decurionali, p. 64 sg.). Etc…. Roberto Parrella (….), nel suo “Consenso sociale e partecipazione politica al’iniziativa garibaldina”, in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a p. 22, in proposito scriveva che: “Anche a Torreorsaia, “universale” nel circondario fu l’esultanza per il nuovo governo (23) e particolarmente sentita la riconoscenza dei componenti della Guardia Nazionale nei confronti di Garibaldi “per averli liberati dal più cieco dispotismo” che per tanti anni aveva gravato su di loro (24). A Sapri per celebrare l’occasione vennero ordinati tre giorni di festa, durante i quali, oltre ai tradizionali canti organizzati in chiesa, furono sparati colpi di cannone ed eretti in piazza “toselli ornati di ricche cere” al sovrano e al dittatore, mentre fu offerto agli indigeni un “lauto banchetto” dal barone Gallotti, capitano della locale Guardia Nazionale (25).”. Parrella, a p. 22, nella nota (23) postillava: “(23) ASS, Prefettura, Gabinetto, b. 1, f. 5, rapporto del giudice regio, 15 settembre 1860.”. Parrella, a p. 22, nella nota (24) postillava: “(24) ASS, Prefettura, Gabinetto, b. 1, f. 5, rapporto del capitano della Guardia Nazionale, 16 settembre 1860.”. Parrella, a p. 22, nella nota (25) postillava: “(25) ASS, Prefettura, Gabinetto, b. 1, f. 5, rapporto del 22 settembre 1860.”.

Nel 3 settembre 1860, la colonna del DE DOMINICIS a MORIGERATI

Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a p. XVIII, in proposito scriveva che: Il movimento fu unanime, popolare, non funestato da un solo eccesso. Duolmi il dirlo, ma stigmatizzerò il tristo perchè fu solo, un tale soltanto si permise e maltrattare e rubare il Sindaco di Morigerati di orologio, schioppo e cappello, il Sindaco avea anche sofferto per causa di libertà e quel tale accompagnava le colonne. Il ripeto fu solo.”. Dunque, il d’Evandro, nei cenni generali citava l’episodio vergognoso che era accaduto a Morigerati in cui, il Sindaco era stato derubato di alcuni suoi averi allorquando la colonna del de Dominicis ivi era passata per questionare fondi. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a pp. 155-156, in proposito scriveva che: “Il Decurionato di Torraca, chiamato a deliberare sulle spese sostenute dal Comune per l’insurrezione, verbalizzò il seguente (9): “Motivo di spesa: 1- Alla colonna insurrezionale di Magnoni per mano del Giudice di Vibonati sig. Cajazzo, fra docati cento offerti da altri comuni. Torraca ha sborsato Dti. 24 e Gr. 00.; 2- Piombo rotoli 50 somministrato al Giudice Cajazzo per munizione delle guardie mobili prima della venuta di Garibaldi: Dt. 8, e Gr. 80; 3 – Vitto ai soldati garibaldini passati in detaglio da questo comune: Dti. 13, e Gr. 00; A due corrieri spediti a Sala uno all’arrivo di Tur a Sapri ed un altro per il ricapito di un plico al Dittatore: Dti. 1 e Gr. 30; 4- Biada per vetture dei garibaldini rimasti a pernottare in questo comune: Dti. 1, e Gr. 90; 5 – Fieno e paglia: Dti., 1 e, Gr. 10; 6 – Vettura a Giuseppe Nicola Cesarini fino a Casalnuovo due giorni: Dti. 1, e Gr. 00; Ad Antonio Bifano fino a Sala due muli due giorni: Dti. 2, e Gr. 40.; ……. Policicchio, a p. 155, nella nota (9) postillava: “(9) ACTRC, Registro raccolta delibere Decurionali, delibera del 6.11.1860, p. 199, 199v. Dalla trascrizione del Verbale si evince che lo scritturale non seppe scrivere il nome del generale Turr.”.

Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 156, in proposito scriveva che: “Il Maggiore Michele Pagano, il 1° settembre 1860, al Sindaco di Torre Orsaja, ordinò quattromila razioni di pane e carne per le colonne insurrezionali. Nei dintorni si aggirava la colonna comandata da Teodosio De Dominicis che si divise tra i Comuni del circondario. A Torre Orsaja giunsero in seicento, inclusi i vetturini al seguito. Furono forniti di pane, carne e biada. Dodici tomoli di grano furono prelevati dal Monte Frumentario e inoltre: “furono necessari cantari due e rotoli quaranta di carne vaccina che furono pagati in ragione di grana 13 a rotolo, quindi il suo importo è dt. 31,20. Tomoli 11 di biada alla ragione di carlini dieci il tomolo, il cui importo è di dt. 11,00. Ancora 50 moggi di fieno che furono comprati per grana due l’uno, e quindi per questo oggetto si ha l’esito di un docato”. La spesa complessiva, facendo rimanere quella del grano a carico del Monte Frumentario (10), fu di ducati 43,20: “inoltre lo stesso Maggiore Pagano in data degli undici corrente da Eboli ordinava pagare dt. 21,60 a’ mulattieri di questo Comune che per otto giorni starono con sei vetture al seguito della colonna”. Il seguente 23 settembre, il Decurionato discusse l’argomento e, per le ristrette finanze, decise: “che invece di dt. 21,60 ordinati pagarsi ai vetturini di questo Comune, gli si diano docati 9,60, poichè loro è sufficiente una piastra al giorno per sei vetture, avendo questi ricevuto il foraggio ed i vetturini le spese cibarie. Il collegio trova giusto regolare l’esito di Dt. 43,20 per carne e biada e fieno e perciò delibera che questa somma venga accoppiata a quella di Dt. 9,60 che in uno si ha la spesa totale di Dt. 52,80 sia prelevata dall’art. 47 addetta alla spesa de’ detenuti delle prigioni di questo Circondario”(11).”. Policicchio, a p. 156, nella nota (10) postillava: “(10) Questa decisione, il 28 dicembre, dal Governatore non venne approvata perché il grano del Monte Frumentario era il sollievo dei poveri e la spesa delle razioni doveva formarsi a totale del Comune.”. Policicchio, a p. 157, nella nota (11) postillava: “(11) ACTRO, Registro raccolta delibere Decurionali di Torre Orsaja., pp. 64, 64v.”. Policicchio, a p. 157, in proposito scriveva pure: “In ottobre passarono da Torre Orsaja due sergenti piemontesi che, girando “per affari di servizio”, obbligarono i comuni a far loro somministrazioni. Il Decurionato dovette loro sborsare 7,20 ducati più uno per i vetturini che da Torre li portarono a Policastro e da qui a Santa Marina. A fine dicembre due ufficiali francesi si misero a girare il Cilento con l’intento di reclutare uomini per la Legione francese che si stava organizzando in Napoli (12). La carrozza servita per loro uso costò al comune di Vallo 16 duati (13).”. Policicchio, a p. 157, nella nota (12) postillava: “(12) Un figlio di Tortorella, Nicola Polito di Giuseppe e Giovanna Abramo, nato il due aprile 1797, soldato della 14° divisione, perse la vita a Parigi, nell’ospedale militare, il 17 febbraio 1861.”. Policicchio, a p. 157, nella nota (13) postillava: “(13) ACVLL, Serie V, vol. 21, contabilità anno 1860, cc. 65, 65.”. Policicchio, a p. 157, in proposito scriveva pure: “Il 7 ottobre 1860 si trovarono a transitare da Laurito il Sergente Giovanni Severo col Caporal Maggiore Pietro Bertoni della 6° Compagnia della Brigata Cacciatori delle Alpi, i quali, dal Cassiere comunale prelevarono ducati tre e grana 60, per vettovaglie e spese di viaggio, senza lasciar buoni di ricevuta. Il Sindaco, Antonio Speranza, prontamente scrisse al Governatore per farsi autorizzare l’esborso e domandò come comportarsi qualora si fossero verificati simili casi (14).”. Policicchio, a p. 157, nella nota (14) postillava: “(14) ASS., Governatorato, b. 4, f. 130”Policicchio, a p. 157, in proposito scriveva pure: “Nei primi giorni d’aprile 1861 ancora vi erano residui dell’Esercito Meridionale. A Camerota vi giunse un garibaldino di nome Ambrogio Biella di Milano, di professione orologiaio. Trovato il posto incantevole e libero dall’ormai sciolto Esercito garibaldino, vi rimase ad esercitare la sua arte. Ma il 14 aprile ebbe una rissa con alcuni della Gurdia Nazionale del luogo, riportò una ferita che dai medici fu giudicata mortale. Il milite era privo di mezzi e dal Comune venne aiutato per non farlo morire facendogli somministrare tutto ciò che gli veniva prescritto dai medici. Etc..”. Policicchio, a p. 157, nella nota (15) postillava: “(15) ASS., Governatorato, b. 4 f. 118”. Policicchio, a pp. 160-161, in proposito scriveva pure: “Secondo il conto materiale ‘fuori stato’, ossia non previsto in bilancio, dell’anno 1860 del Comune di Roccagloriosa, reso dal cassiere Giuseppe Caruso (20), furono spesi 114,26 ducati di cui 109,46 “per razioni e foraggi somministrate alla colonna insurrezionale comandata dal sig.’ De Dominicis, ed approvata dal sig’ Governatore” ed ancora ducati 4,80 “a due Garibaldini dello Stato Maggiore, in virtù di bono rilasciato e spedito all’Intendente giusta la sua richiesta”(21).”. Policicchio, a p. 161, nella nota (21) postillava: “(21) ASS., Governatorato, b. 12, f. 499.”. Policicchio, a p. 161, in proposito scriveva pure: “Il Sindaco di S. Giovanni a Piro dovette somministrare al Colonnello Oriano Temes e al suo seguito, sei vetture per recarsi a Vallo. Del che ne fu rilasciato relativo “bono” di undici ducati e 40 grana (22). Nel medesimo Comune si presentarono il primo sergente dei carabinieri Salvatore Amispergh; Nicola Santoro, terzo sergente, Gaetano Curcio ed Eduardo Biscaglia caporali, tutti dello stesso corpo, i quali dichirarono che: “…partivano da Paola il giorno 18 corrente mese di marzo (1861) alle ore 23 imbarcati sul vapore denominato Torrente come conduttori di sessanta soldati sbandati…etc…(23).”. Policicchio, a p. 161, nella nota (23) postillava: “(23) ACSGP, Registroraccolta delibere Decurionali anni 1861-1871, delibera del 20.3.1861, p. 185v.”. Policicchio, a p. 161, in proposito scriveva pure: “E siccome le spese straordinarie assorbite dalle truppe insurrezionali sostenute dal Comune ammontano a oltre 300 ducati, per l’importo dei detti 24 ducati il cassiere dovette ricorrere ad un prestito. Per tale motivo: “è inabilitato a poter fra fronte ad altri pagamenti e deve ricusare qualunque mandato”(24).”. Policicchio, a p. 161, nella nota (24) postillava: “(24) Ivi, delibera del 5 Aprile e 3 maggio 1861, pp. 187-188v.”Ferruccio Policicchio (…) che, nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a pp. 292-293, in proposito scriveva che: “Anche il Sindaco di S. Giovanni a Piro dovette somministrare al colonnello Oriano Temes e al suo seguito, sei “vetture” per recarsi a Vallo. Del che ne fu rilasciato buono di 11 ducati e grana 40 (51). Nel medesimo Comune si presentarono il primo sergente dei carabinieri Salvatore Amispergh; Nicola Santoro, terzo sergente, Gaetano Curcio ed Eduardo Biscaglia caporali, tutti dello stesso corpo, i quali: “partivano da Paola il giorno 18 corrente mese di marzo (1861) alle ore 23 imbarcati sul vapore denominato Torrente come conduttori di di cento sessanta soldati sbandati, per i quali ebbero colà le rispettive diarie per una sola giornata etc…”(52).”. Policicchio, a p. 292, nella nota (51) postillava: “(51) Archivio Comunale di S. Giovanni a Piro, Registro Raccolta delle Delibere Decurionali anni 1851-1871, delibera del 16-3-1861, p. 186.”. Policicchio, a p. 293, nella nota (52) postillava: “(52) Archivio Comunale di S. Giovanni a Piro, Registro Raccolta delle Delibere Decurionali anni 1851-1871, p. 185v., delibera del 20-3-1861.”. Policicchio, a p. 293, in proposito scriveva pure: “Per soddisfare il deliberato e reperire i 24 ducati, il cassiere dovette ricorrere ad un prestito. Le spese straordinarie assorbite dalle truppe insurrezionali e sostenute dal Comune ammontavano a oltre 300 ducati e, per tale motivo, il cassiere “è inabilitato” a poter far fronte ad altri pagamenti e deve ricusare qualunque mandato”(53).”. Policicchio, a p. 293, nella nota (53) postillava: “(53) Archivio Comunale di S. Giovanni a Piro, Registro Raccolta delle Delibere Decurionali anni 1851-1871, p. 186, delibera del 5-4 e 3-5-1861”. Ferruccio Policicchio (…) che, nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a p. 293, in proposito scriveva che: “Il denaro speso dal Comune di Vibonati per le varie somministrazioni alle colonne in movimento pose in lite, per oltre dieci anni, Cassiere e Amministratori. Mentre il Governo provvisorio del Principato Citra riconobbe la somma di 487,80 ducati, il Cassere Luigi Brandi, invece, pretendeva il riconoscimento della spesa per 844,60 ducati. Dopo un lungo esame dei conti e proluungate discussioni, il Consiglio Comunale, considerando mendace e contraddittorio il reclamo prodotto dal Cassiere, il 20 agosto 1872 deliberò (54): “1° Che la effettiva somma somministrata nel 1860 per trasporti militari alle colonne dell’esercito meridionale, comandate dal Dittatore Garibaldi dall’ex Tesoriere di questo Comune signor Luigi Brandi fu di ducati 487:80 e non già di ducati 844:60, come sostiene nel reclamo presentato al Signor Prefetto della Provincia. Etc…”.

Nel 3 settembre 1860, la colonna d’insorti andò pure a MORIGERATI, che occupò 

Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a p. XVIII, in proposito scriveva che: “In quella Stefano Passero avea proclamata l’insurrezione in Vallo di Diano, Teodosio de Dominicis in Ascea ed i fratelli Magnone in Torchiara. Lasciando a ciascun capo di dilungarsi sulle proprie operazioni son dolente che tra i documenti non si rattrovi la relazione dell’egregio de Dominicis. L’amico nostro, impedito dal redigerla per fisica indisposizione, era stato soccorso dagl’operosi cittadini Gennaro Pagano e Luigi Giordano ed avea diviso le sue colonne in tre battaglioni che marciando per Policastro si ricongiunsero a Sapri con gl’insorti di Magnoni ed ingrossarono le nostre file nel Vallo di Diano. Così le masse di tutte le forze della rivoluzione riconcentrandosi in quella strategica vallea e Fabrizii fece occupare solidamente le gole di Campestrino e del Fortino stabilendo il quartier generale allo Scorzo. I regispaventati fuggirono a Salerno, quei di Calabria tagliati fuori deposero le armi e Garibaldi lasciato in marcia l’esercito, volò a ricongiungersi a noi e dopo pochi giorni entrava a Napoli….Il movimento fu unanime, popolare, non funestato da un solo eccesso. Duolmi il dirlo, ma stigmatizzerò il tristo perchè fu solo, un tale soltanto si permise e maltrattare e rubare il Sindaco di Morigerati di orologio, schioppo e cappello, il Sindaco avea anche sofferto per causa di libertà e quel tale accompagnava le colonne. Il ripeto fu solo.”. Dunque, il d’Evandro scriveva che: Il movimento fu unanime, popolare, non funestato da un solo eccesso. Duolmi il dirlo, ma stigmatizzerò il tristo perchè fu solo, un tale soltanto si permise e maltrattare e rubare il Sindaco di Morigerati di orologio, schioppo e cappello, il Sindaco avea anche sofferto per causa di libertà e quel tale accompagnava le colonne. Il ripeto fu solo.”. Questa notizia dovrà essere maggiormente indagata. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 85-86, in proposito scriveva che: “VI. Michele, il giorno seguente, si diresse alla volta del mezzogiorno e toccò Ascea. Al suo apparire i liberali inalberarono la bandiera della libertà, organizzando schiere di volontari sotto la direzione di Teodosio de Dominicis. Armata per ordine del Magnoni la guardia nazionale del distretto di Vallo, il de Dominicis marciò con essa verso Pisciotta con circa trentamila uomini ed occupò altri paesi, che non tardarono a seguire l’esempio dei loro fratelli, e cioè Centola, Foria, Poderia, Camerota e Roccagloriosa, ecc…Da Roccagloriosa, dove pernottò con i suoi, il de Dominicis il 2 settembre dirigeva quest’ordine del giorno alle truppe: “Soldati, Abbiamo effttuata questa mattina la nostra terza marcia, percorrendo ed operando in Sanseverino, Poderia, Celle e Roccagloriosa, dove pernottiamo. Domani andremo a Torreorsaia e Castelruggiero. La nostra militare organizzazione progredisce e prestamente saremo ai superiori ordini e pronti ad eseguirne le norme che vi van dettando. E’ mia ambizione condurre una coorte lodevole per virtù militari e patriottiche al generale dittatore Garibaldi. Tradirete voi le mie speranze? Non voglio credere , mentre fu nostro scopo, in abbandonare le vostre case, di difendere la causa nazionale, e per raggiungerlo è d’uopo divenir soldati, e lo diverrete sempre che il vogliate. A Sapri è sbarcata questa mattina una colonna di quattromila garibaldini comandata dal generale Turr. Domani la stessa marcerà per Lagonegro. Da bravi soldati, il momento etc…”.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 85-86, riferendosi al 28 agosto 1860, dopo aver proclamato l’insurrezione a Rutino, in proposito scriveva che: “VII…Le masse dei rivoltosi, così organizzati, si recarono nella notte a Pisciotta, poi furono divise in due colonne: una al comando del Giordano si diresse verso la parte meridionale e marittima per poter proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse; l’altra, all’immediato comando del de Dominicis, intraprese la strada interna e, dopo aver percorso diversi paesi della contrada, giungeva a Capitello (Ispani) e si riannodava di bel nuovo col Giordano..

Nel 3 settembre 1860, MICHELE MAGNONI, con la sua colonna d’insorti cilentani si portò a Sapri per coprire lo sbarco di Garibaldi e dove lo incontrò

E’ molto probabile che a Sapri, in quei giorni, in previsione che si venne a sapere che a Sapri doveva arrivare Garibaldi, Michele Magnoni (lo scrive il fratello Lucio nella sua Relazione), con alcuni suoi uomini fidati si recò a Sapri per incontrare Giuseppe Garibaldi ivi atteso. Infatti, i volontari garibaldini e cilentani giudati da Michele Magnoni, stanziatisi provvisoriamente a Sapri, insieme alle truppe ivi portate dal Turr, ricevettero fucili e armi da Rustow. Oltre alla notizia che a Sapri si concentrarono molte forze insurrezionali, brigate di cittadini del cilento insorti liberamente, vi è l’altra notizia che alcuni capi degli insorti, oltre a recarsi a Sapri in quei primi giorni di settembre 1860 incontrarono Garibaldi. La notizia dell’incontro di MICHELE MAGNONI (….), fratello di Lucio, capi degli insorti e Garibaldi, vi è la notizia che nel corso di quell’incontro, Garibaldi lasciò detto al Magnoni le istruzioni militari per il prosieguo delle operazioni delle colonne degli insorti cilentani. Oltre alla notizia che in quei giorni, a Sapri, si concentrarono molte forze insurrezionali, brigate di cittadini del cilento insorti liberamente, vi è l’altra notizia che alcuni capi degli insorti, si incontrarono con Garibaldi. Attraverso alcuni documenti pubblicati da Alfieri d’Evandro (….) ed altri conservati presso l’Archivio Privato della Famiglia Magnoni di Rutino si evince che uno dei capi degli Insorti Cilentani, MICHELE MAGNONI, si spinse con la sua colonna o con pochi uomini a Sapri per dare appoggio e coprire l’arrivo e lo sbarco di Garibaldi. Dalle testimonianze dirette del colonnello Rustow, nelle sue versioni scritte in tedesco e delle traduzioni del suo Diario, sappiamo che a Sapri, in quei ultimi giorni di Agosto e i primi di Settembre 1860 si concentrarono diverse gruppi di insorti cilentani capeggiati da diversi patrioti, di cui parlerò. Sappiamo che Rustow, arrivato a Sapri il 2 settembre 1860 con il generale Turr, dopo aver riordinato le sue truppe portate a Sapri da Paola, fece distribuire armi, fucili e munizioni agli insorti cilentani che si erano concentrati a Sapri anche in attesa di potere incontrare Garibaldi, che ancora tuttavia non era arrivato. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Egli, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 456, dal Diario di Bertani, in proposito scriveva che: “Là sulla spiaggia, accampati in buon ordine, i volontari della legione acclamano Garibaldi e son raggianti. Egli li carezza con gli occhi e li anima colla parola. Sappiamo che gli altri corpi a marcia forzata corrono verso di noi. Martedì 4 settembre all’alba. Garibaldi a cavallo; noi seguiamo per una stretta vallata, i volontari camminano in buon ordine facendo echeggiare la montagna degli evviva al loro duce e dei loro canti. In quelle valli echeggiarono tre anni fa i colpi di fucile che disperdevano l’eroico drappello guidato da Pisacane. Si arriva ad un piccolo gruppo di case chiamato Fortino, sulla strada che da Lagonegro per Casalnuovo mette a Sala.”Dunque, Bertani, attraverso la White ci dice che: “Sappiamo che gli altri corpi a marcia forzata corrono verso di noi, etc…”. A chi si riferiva il Bertani in questo breve passaggio ? Si riferiva alle altre Brigate che sarebbero arrivate a Sapri nei giorni seguenti provenienti dalla Sicilia. Forse il Bertani si riferiva pure alle colonne di insorti Cilentani ed ai loro capi che pure continuavano ad arrivare ed ad ingrossarsi in quei giorni da tutti i paesi del Cilento. Infatti, Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 492-493, in proposito scriveva che: “LIII. – A queste forze, già per sè considerevoli, si unirono tosto le bande insurrezionali del paese ed i numerosi distaccamenti dei Calabresi che avevano preceduto la marcia dell’ armata italiana.”. Dunque, il Perini li chiama “bande insurrezionali del paese”. Il colonnello Rustow, nella traduzione del suo libro di Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, a p. 17-18, in proposito scriveva: “Alla spiaggia eravi già gran movimento, ma non di truppe napolitane, la cui presenza sarebbe stata pur possibile, ma sibbene di guardie nazionali e di popolo. Etc…”. Dunque scrive chiaramente che sbarcati a Sapri con le sue truppe, insieme a Turr, la mattina del giorno 2 settembre 1860, a Sapri trovarono sulla spiaggia di Sapri ad aspettarli guardie nazionali e di popolo.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 17-18, in proposito scriveva pure che: “…guardie nazionali mobilizzate.”. Oltre alla notizia che a Sapri si concentrarono molte forze insurrezionali, brigate di cittadini del cilento insorti liberamente, vi è l’altra notizia che alcuni capi degli insorti, oltre a recarsi a Sapri in quei primi giorni di settembre 1860 incontrarono Garibaldi. La notizia dell’incontro di MICHELE MAGNONI (….), fratello di Lucio, capi degli insorti e Garibaldi, vi è la notizia che nel corso di quell’incontro, Garibaldi lasciò detto al Magnoni le istruzioni militari per il prosieguo delle operazioni delle colonne degli insorti cilentani. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a p. XVIII, in proposito scriveva che: “In quella Stefano Passero avea proclamata l’insurrezione in Vallo di Diano, Teodosio de Dominicis in Ascea ed i fratelli Magnone in Torchiara. Lasciando a ciascun capo di dilungarsi sulle proprie operazioni son dolente che tra i documenti non si rattrovi la relazione dell’egregio de Dominicis. L’amico nostro, impedito dal redigerla per fisica indisposizione, era stato soccorso dagl’operosi cittadini Gennaro Pagano e Luigi Giordano ed avea diviso le sue colonne in tre battaglioni che marciando per Policastro si ricongiunsero a Sapri con gl’insorti di Magnoni ed ingrossarono le nostre file nel Vallo di Diano. Etc…”. Perini (….), continuava scrivendo che: “A queste forze, già per sè considerevoli, si unirono tosto le bande insurrezionali del paese ed i numerosi distaccamenti dei Calabresi che avevano preceduto la marcia dell’ armata italiana. Con tutti questi corpi riuniti, etc…”. Dove si riunirono tutte queste forze, Perini sottintende a Sapri. Le notizie sui movimenti insurrezionali nel basso Cilento in quei giorni di Settembre 1860 e l’arrivo a Sapri degli insorti cilentani è testimoniato dai documenti pubblicati da Alfieri d’Evandro (….) che pubblicò soprattutto la Relazione di Lucio Magnoni indirizzata al Comitato Napoletano. Devo precisare che tra i documenti di cui parlavo l’Alfieri d’Evandro scrive non esserci la Relazione di Teodosio DE DOMINICIS, uno dei capi di una delle colonne di Insorti cilentani che si portarono verso il Golfo di Policastro ed occuparono diversi paesi del Basso Cilento, non molto distanti da Sapri, dove si attendeva l’arrivo di Garibaldi. Le notizie sui movimenti insurrezionali nel basso Cilento in quei giorni di Settembre 1860 e l’arrivo a Sapri degli insorti cilentani è testimoniato dai documenti pubblicati da Alfieri d’Evandro (….) che pubblicò soprattutto la Relazione di Lucio Magnoni indirizzata al Comitato Napoletano. La notizia di truppe di volontari cilentani ci è data pure dal colonnello Rustow che era rimasto a Sapri con le sue truppe (ex Divisione Pianciani), portate da Paola a Sapri insieme al generale Turr. Infatti, Rustow, nella traduzione di Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, a p. 17-18, in proposito scriveva: “….nella baia di Sapri. Alla spiaggia eravi già gran movimento, ma non di truppe napolitane, la cui presenza sarebbe stata pur possibile, ma sibbene di guardie nazionali e di popolo. Etc…”. Rustow scrive chiaramente che sbarcati a Sapri con le sue truppe, insieme a Turr, la mattina del giorno 2 settembre 1860, a Sapri trovarono Alla spiaggia eravi già gran movimento, ma non di truppe napolitane, la cui presenza sarebbe stata pur possibile, ma sibbene di guardie nazionali e di popolo.”. Rustow scriveva nelle sue Memorie che sulla “spiaggia” di  Sapri, il 2 settembre 1860 trovarono “gran movimento di truppe, ma non di truppe napolitane”.  Rustow scrive chiaramente che sbarcati a Sapri con le sue truppe, insieme a Turr, la mattina del giorno 2 settembre 1860, a Sapri trovarono Alla spiaggia eravi già gran movimento, ma non di truppe napolitane, la cui presenza sarebbe stata pur possibile, ma sibbene di guardie nazionali e di popolo.”. Rustow scriveva nelle sue Memorie che sulla “spiaggia” di  Sapri, il 2 settembre 1860 trovarono “gran movimento di truppe, ma non di truppe napolitane”.  Rustow voleva intendere che a Sapri, il 2 settembre 1860 non vi erano truppe Regie o nemiche ma già vi erano truppe di volontari rivoluzionari. Un testimone d’eccezione è stato il colonnello Rustow. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 17-18, in proposito scriveva pure che: A Sapri c’era d’uopo attendere gli ordini del Dittatore; per accellerare il cui arrivo, Turr, il giorno 3 di buon mattino si recò a Lazongro. Io aveva intanto assai da fare ad intendermela colle guardie nazionali dei contorni che domandavano armi. Fui abbastanza fortunato per poter loro distribuire 600 fucili, dei quali per buona ventura mi trovava provvisto, né mi mancarono ringraziamenti perciò. Potei osservare più tardi gli stessi fucili sotto lo mura di Capua fra le mani delle guardie nazionali mobilizzate.”. A questo proposito, ovvero in proposito a ciò che scrive Rustow: Fui abbastanza fortunato per poter loro distribuire 600 fucili, dei quali per buona ventura mi trovava provvisto, né mi mancarono ringraziamenti perciò. Potei osservare più tardi gli stessi fucili sotto lo mura di Capua fra le mani delle guardie nazionali mobilizzate.”, egli si riferisce molto probabilmente ai fucili della brigata. Alfieri d’Evandro racconta che, sebbene il De Dominicis non avesse potuto relazionare su quegli avvenimenti, “dolente che tra i documenti non si rattrovi la relazione dell’egregio de Dominicis perché l’amico nostro, impedido dal redigerla per fisica indisposizione,…”, con la sua colonna, il DE DOMINICIS, prima di recarsi con la sua colonna nel Vallo di Diano dove tutti si riunirono, era stato soccorso dagl’operosi cittadini Gennaro Pagano e Luigi Giordano ed avea diviso le sue colonne in tre battaglioni che marciando per Policastro si ricongiunsero a Sapri con gl’insorti di Magnoni..”. Dunque, Alfieri d’Evandro scriveva che i tre “battaglioni” o colonne di insorti cilentani comandati dal DE DOMINICIS, GENNARO PAGANO E LUIGI GIORDANO marciarono fino al Golfo di Policastro dove si raggiunsero e si unirono al battaglione di MICHELE MAGNONI (dei fratelli Magnoni, forse c’era anche SALVATORE MAGNONI). Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a p. XVIII, in proposito scriveva che: “….Teodosio de Dominicis….L’amico nostro, impedito dal redigerla per fisica indisposizione, era stato soccorso dagl’operosi cittadini Gennaro Pagano e Luigi Giordano ed avea diviso le sue colonne in tre battaglioni che marciando per Policastro si ricongiunsero a Sapri con gl’insorti di Magnoni ed ingrossarono le nostre file nel Vallo di Diano.”. Dunque, l’Alfieri d’Evandro scriveva che Teodosio DE DOMINICIS era stato soccorso dai cittadini GENNARO PAGANO e da LUIGI GIORDANO ed aveva diviso le sue colonne in tre battaglioni, che marciando per Policastro si ricongiunsero a Sapri con gl’insorti di Magnoni.”. Dunque, secondo l’Alfieri d’Evandro le tre colonne con i tre capi si riunirono a Sapri con la colonna del MAGNONI. Antonio Alfieri d’Evandro pubblicherà le diverse Relazioni dei capi insurrezionali che furono inviate al Comitato Unitario per la Rivoluzione a Napoli. D’Evandro pubblicherà la Relazione-rapporto di Lucio Magnoni, fratello di Michele. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a p. XVIII, in proposito scriveva che: “Lasciando a ciascun capo di dilungarsi sulle proprie operazioni son dolente che tra i documenti non si rattrovi la relazione dell’egregio de Dominicis. L’amico nostro, impedito dal redigerla per fisica indisposizione, era stato soccorso dagl’operosi cittadini Gennaro Pagano e Luigi Giordano ed avea diviso le sue colonne in tre battaglioni che marciando per Policastro si ricongiunsero a Sapri con gl’insorti di Magnoni ed ingrossarono le nostre file nel Vallo di Diano. Etc…”. Alfieri d’Evandro racconta che, sebbene il De Dominicis non avesse potuto relazionare su quegli avvenimenti, “dolente che tra i documenti non si rattrovi la relazione dell’egregio de Dominicis perché l’amico nostro, impedido dal redigerla per fisica indisposizione,…”, con la sua colonna, il DE DOMINICIS, prima di recarsi con la sua colonna nel Vallo di Diano dove tutti si riunirono, era stato soccorso dagl’operosi cittadini Gennaro Pagano e Luigi Giordano ed avea diviso le sue colonne in tre battaglioni che marciando per Policastro si ricongiunsero a Sapri con gl’insorti di Magnoni..”. LUCIO MAGNONI che, nella sua Relazione/Rapporto inviata al Comitato Napoletano (Comitato Unitario Nazionale), datata 31 agosto 1860 da Rutino e pubblicata da Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, a p. 67, in “Appendice”, nel documento “N° 3 bis”, in proposito scriveva che: “Recatoci sopra luogo, e presi concerti con tutti i capi del movimento, il giorno 27 agosto in Rutino si proclamava da noi la insurrezione Nazionale, e congiungendoci con de Dominicis, Pagano, e Giordano, raccolte tutte le forze insurrezionali, che approssimativamente ammontavano a 3000 uomini, si marciò pel Vallo di Policastro. La notte del 3 settembre mio fratello Michele con pochi uomini andò ad incontrare il Generale Garibaldi sbarcato a Sapri, e ne ricevette le disposizioni per la marcia nel Vallo di Diano. Non avendo voluto dimenticare le disposizioni per l’amministrazione politica nuovamente inaugurata, avevo dato fuori il seguente decreto: etc…”. Dunque, nella relazione di Lucio Magnoni scrive chiaramente che: La notte del 3 settembre mio fratello Michele con pochi uomini andò ad incontrare il Generale Garibaldi sbarcato a Sapri, e ne ricevette le disposizioni per la marcia nel Vallo di Diano. Non avendo voluto dimenticare le disposizioni per l’amministrazione politica nuovamente inaugurata, avevo dato fuori il seguente decreto: etc…”. Dunque, Lucio Magnoni scriveva, il 31 agosto 1860, da Rutino al Comitato Napoletano che, suo fratello MICHELE MAGNONI, “la notte del 3 settembre”, “con pochi uomini andò ad incontrare il Generale Garibaldi sbarcato a Sapri”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, a pp. 127-128, riferendosi alla colonna del De Dominicis, in proposito scriveva che: “Questa colonna ebbe ordini dal Magnoni di raccogliere guardie nazionali in tutti i comuni del Vallo di Policastro ed occupare la linea tra Sapri e Lagonegro (3). Difatti il giorno 3 occuparono Torreorsaia e Castelruggiero e quindi accamparono su quella linea. A la colonna si unirono Pietro Giordano e Giovanni Pagano.”. Mazziotti, a p. 127, nella nota (3) postillava che: “(3) …………………………”. Matteo Mazziotti (….), nel 1902, nel suo “Memorie di Carlo De Angelis”, a p. 135, in proposito scriveva che: “Le altre forze insurrezionali del Cilento, comandate dal Magnoni, che avevano preso la direzione di Sapri e Sanza, vennero man mano piegando verso Nocera, donde alcune altre erano etc…”. Sulla questione ha scritto anche Pietro Ebner. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: “La relazione di Lucio Magnoni….La colonna Giordano s’incamminò lungo la costa, a proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse e una più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco del generale. (93).. Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) Dopo lo sbarco a Sapri, il Dittatore dispose “per la marcia nel Vallo di Diano” delle colonne De Dominicis-Pagano e Giordano. Etc…”. E’ interessante ciò che scrisse Ebner. Ebner scriveva che MICHELE MAGNONI “si spinse a Sapri a copertura dello sbarco del generale”. Dunque, Lucio Magnoni, relazionava che aveva dato ordini al fratello Michele Magnoni di dirigersi verso Sapri. Dunque, oltre a queste interessanti notizie storiche vi è la notizia più interessante per Sapri e cioè che MICHELE MAGNONI si spinse fino a Sapri per coprire lo sbarco di Garibaldi avvenuto a Sapri il 3 settembre 1860. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 264, in proposito scriveva che: “Con i Mille era sbarcato a Marsala anche Michele Magnoni, al quale il generale diede poi l’incarico (Messina 2 agosto) di promuovere a Salerno “la insurrezione a favore della causa nazionale”. Giunto a Napoli e informatone il Comitato Unitario d’azione, Michele Magnoni ottenne per il fratello Lucio (23 agosto) la nomina ad “Alto Commissario Politico e Civile pel distretto di Vallo, in provincia di Salerno, il che importa imperio assoluto in talune emergenze anche sul potere militare” e per il fratello Salvatore (24 agosto) quella di Comandante del Corpo d’insurrezione sempre per lo stesso distretto. Il 27 agosto, a Rutino, “si proclamava da noi la insurrezione Nazionale e congiungendosi con De Dominicis, Pagano e Giordano, raccolte tutte le forze insurrezionali che approssimativamente ammontavano a 3000 uomini, si marciò pel Vallo di Policastro”(92).”. Ebner, a p. 264, nella nota (92) postillava: “(92) D’Evandro, cit., Docum., n. 3 bis (Relazione Lucio Magnoni). Vi è trascritto l’ordine del Dittatore, di cui è una riproduzione in G. De Crescenzo, I salernitani nell’epopea garibaldina del 1860, Salerno 1939. L. Magnoni emise a Rutino, il 31 agosto, la seguente ordinanza valida per tutti i paesi controllati dalla sua rete: “Unità d’Italia // Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia // Il Generale Garibaldi Dittatore // etc…”. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: La relazione di Lucio Magnoni conferma l’invio di messi fidati a Ceraso, Ascea e Pisciotta. Sicché la colonna partita da Rutino, e rinforzata lungo la via, incontrò a Velia gli insorti di Ceraso (vi si erano uniti circa 80 giovani di Vallo) al comando di Pietro Giordano. Ad Ascea, Teodosio De Dominicis distribuì a coloro che ne mancavano, i 500 fucili rimessi dal Comitato d’azione di Genova per il Cilento, sbarcati a Pioppi e da lui ritirati. Raggiunta Pisciotta, dove era in attesa Gennaro Pagano si divisero. Il grosso al comando di Teodosio De Dominicis proseguì per l’interno per tagliare le vie di accesso al mare. La colonna Giordano s’incamminò lungo la costa, a proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse e una più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco del generale. Garibaldi aveva toccato la spiaggia nei pressi di Scalea (2 settembre), da dove era poi salpato per Sapri su una barca condotta da due soli marinai (3 settembre). Il generale vi era stato indotto principalmente dalle insistenze di A. Dumas padre, che gli aveva scritto “invece che a Salerno potete sbarcare in tutto il Cilento, poco importa il luogo, è la terra del patriottismo”(93).”. Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, p. 130 etc..”. Ebner scriveva che: “La colonna….più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco del generale.”. Dunque, oltre a queste interessanti notizie storiche vi è la notizia più interessante per Sapri e cioè che MICHELE MAGNONI si spinse fino a Sapri per coprire lo sbarco di Garibaldi avvenuto a Sapri il 3 settembre 1860. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: La colonna Giordano s’incamminò lungo la costa, a proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse e una più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco del generale……Etc…(93).”. Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, p. 130 etc..”. Degli autori coevi è il De Crescenzo che scrive che Michele Magnoni incontrò Garibaldi a Sapri prima che egli partisse per Vibonati (ammesso che Garibaldi fosse partito da Sapri per andare a Vibonati). Gennaro De Crescenzo (….) è l’unico storico coevo che aggiunge delle notizie nuove rispetto agli storici che scrissero in seguito a Garibaldi. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 86-87, riferendosi alla colonna del De Dominicis, in proposito scriveva che: “VII…Quivi ebbero la ventura di trovare Garibaldi il quale, arrivato pochi momenti prima a Sapri, era stato già ricevuto da Michele Magnoni, che comandava l’avanzata alla testa della sua coorte. Le masse insurrezionali sostavano poche ore in Capitello. VIII…etc…”. Dunque, De Crescenzo scriveva che, “Michele Magnoni, che comandava l’avanzata alla testa della sua coorte”, si incontrò a Sapri con Garibaldi. De Crescenzo aggiunge pure che il De Crescenzo ed il Giordano, al comando delle loro due colonne di insorti si riunirono a Capitello dove “….ebbero la ventura di trovare Garibaldi il quale, arrivato pochi momenti prima a Sapri, era stato già ricevuto da Michele Magnoni”. Sulla scorta del De Crescenzo, questa notizia è riportata anche da un altro storico locale, il sac. don Giuseppe Cataldo (….), nel suo “Notizie storiche su Policastro Bussentino etc…”, testo dattiloscritto ed impaginato nel “Seminario Vescovile”, nel 1973, a pp. -76-77, in proposito scriveva che: Dopo una breve sosta in casa del Barone Gallotti, Garibaldi proseguì per Vibonati, dove pernottò in casa della famiglia Del Vecchio. Per Policastro passarono le colonne degli uomini del Magnoni e le forze del Maggiore De Dominicis, che si unirono a Capitello all’esercito del Maggiore Giordano; tutti questi attendevano Garibaldi e proteggevano eventuali sbarchi di “camicie rosse”. Ad inflittire le file dell’esercito garibaldino accorsero giovani di S. Marina e di Scario. Etc…”. Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 58, in proposito scriveva che: “Intanto Garibaldi la sera del giorno 3 settembre partì per Vibonati, ove fu ospitato dalla famiglia Del Vecchio, e ove gli furono presentati da Michele Magnoni il De Dominicis e Gennaro Pagano.”. Secondo Infante (…), Garibaldi incontrò a Vibonati alcuni capi della colonna di Cilentani insorti come Michele Magnoni, il De Deminicis e Gennaro Pagano che, come ha scritto Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 86-87, in proposito scriveva che: “…..Le masse  dei rivoltosi, …..divise in due colonne: …..l’altra, all’immediato comando del de Dominicis, intraprese la strada interna e, dopo aver percorso diversi paesi della contrada, giungeva a Capitello (Ispani) e si rannodava di bel nuovo col Giordano. Quivi ebbero la ventura di trovare Garibaldi il quale, arrivato pochi momenti prima a Sapri, era stato già ricevuto da Michele Magnoni, che comandava l’avanzata alla testa della sua coorte. Le masse insurrezionali sostavano poche ore in Capitello. VIII…etc…”. Strana è la notizia dataci da Felice Fusco (…), che, nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p. 148, in proposito scriveva che: Le truppe (circa 1500 uomini) di de Dominicis, seguite a breve distanza da altri volontari agli ordini di Salvatore Magnone (fratello di Lucio e di Michele), da Caselle mossero verso oriente per “andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro”(84). Fusco, a p. 355, nella nota (83) postillava: “(83) ACC, cart. 18 A, c.s. non n.”. Fusco, a p. 355, nella nota (84) postillava: “(84) Cfr. Il Lampo (quotidiano) del 3 settembre 1860. Etc…”. Pur documentata, il Fusco ci da notizie circa la presenza di SALVATORE MAGNONI e non del fratello MICHELE.  Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rivoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 104, in proposito aggiungeva che: “Michele Magnoni partì dal Basso Cilento con la sua compagnia per primo, per unirsi a Teodosio De Dominicis, altro uomo di tradizione rivoluzionaria, ma cavouriano, che scendeva nel Golfo di Policastro. Insieme avrebbero dovuto ricevere Garibaldi. Il fratello lanciò il consueto ordine del giorno che annunciava l’arrivo del Generale e lo seguì con il grosso dei volontari. Tutti i suoi ordini del giorno e i manifesti, tra i toni retorici del momento, erano zeppi di richiami alla disciplina oltre che avvertimenti chiari per qualsiasi aggressione alla proprietà privata. Molte lezioni del ’48 erano apprese (68). Una formazione guidata da un altro reduce del ’48, Stefano Passaro, legato al Comitato d’Ordine, promuoveva la rivolta a Vallo della Lucania, poi attraversava l’alto Cilento per sbucare a Diano, mentre la colonna Ferrara arrivò a Sanza, dove giustiziò Laveglia e gli altri che avevano organizzato l’eccidio di Pisacane.”. Pinto, a p. 104, nella nota (68) postillava: “(68) Ordinanza del Commissario Lucio Magnoni, Rutino 1 agosto 1860, APM.”. Pinto, a p. 105, in proposito scriveva che: “12. Il 3 settembre il Generale sbarcava a Sapri seguendo le prime brigate della Divisione Turr. Trovò Michele Magnoni e De Dominicis, poi continuò per il Fortino, Sala e Auletta mentre tutte le colonne insurrezionali confluivano su Sala. I Magnoni si divisero tra chi seguì la campagna e chi restò a tenere la direzione politica del Cilento.. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rivoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 104, in proposito aggiungeva che: “Michele Magnoni partì dal Basso Cilento con la sua compagnia per primo, per unirsi a Teodosio De Dominicis, altro uomo di tradizione rivoluzionaria, ma cavouriano, che scendeva nel Golfo di Policastro. Insieme avrebbero dovuto ricevere Garibaldi.”. Pinto, a p. 104, nella nota (68) postillava: “(68) Ordinanza del Commissario Lucio Magnoni, Rutino 1 agosto 1860, APM.”. Pinto, a p. 105, in proposito scriveva che: “12. Il 3 settembre il Generale sbarcava a Sapri seguendo le prime brigate della Divisione Turr. Trovò Michele Magnoni e De Dominicis, poi continuò per il Fortino, Sala e Auletta mentre tutte le colonne insurrezionali confluivano su Sala. I Magnoni si divisero tra chi seguì la campagna e chi restò a tenere la direzione politica del Cilento.. Dunque, Carmine Pinto scriveva che, Garibaldi, sbarcato a Sapri il 3 settembre 1860 trovò Michele Magnoni e Teodosio De Dominicis che lo attendevano e prima che egli partisse per il Fortino lo incontrarono. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 100, in proposito scriveva che: La comitiva Garibaldina, a cui si era unito da Sapri anche il Turr, era preceduta dai volontari del Cilento e dai Garibaldini sbarcati a Sapri che fecero echeggiare le valli circostanti di canti patriottici e di grida: “Viva la libertà! Viva l’Unità d’Italia! Viva Garibaldi!”; erano uomini dei campi e delle botteghe, professionisti e impiegati che all’annunzio dell’arrivo del biondo Eroe avevano abbandonato il lavoro ed erano accorsi per unire fremiti di libertà a quelli degli artefici dell’unità d’Italia, per dividere con loro nel periglio i rischi e i sacrifici.”.  Dunque, a questo punto del racconto e degli eventi resta il dubbio se Michele Magnoni fosse stato ricevuto da Garibaldi a Sapri o a Vibonati e quindi resta il dubbio se Garibaldi, prima di partire da Sapri nella notte del 4 settembre per Vibonati ed il Fortino avesse pernottato a Sapri e non a Vibonati, come vogliono alcuni. Catello Nastro (….), nel suo “Cilento storie e leggende”, ed. Arti Grafiche del Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1984, a pp. 173-174, in proposito scriveva che: Il 3 settembre 1860, alle tre e mezzo Garibaldi giunge a Sapri; i Sapresi accorrono sulla spiaggia per salutare il condottiero.”.

A CAPITELLO

Nel 3 settembre 1860, le colonne d’INSORTI CILENTANI: le colonne (provenienti da Roccagloriosa, Torre Orsaia e Castelruggiero) al comando di Teodosio DE DOMINICIS, di Cristofaro FERRARA di S. Biase, di Gennaro PAGANO e di Luigi o Pietro GIORDANO si riunirono a CAPITELLO, nel Comune di Ispani

Da alcuni documenti si evince che, dopo aver occupato diversi Municipi e Comuni del basso Cilento, le truppe insurrezionali formatisi in quei giorni, le colonne comandate da Teodosio DE DOMINICIS e da Luigi (forse è errato perchè si tratta di Pietro) GIORDANO, arrivarono a Sapri e si accamparono a CAPITELLO. Pare che la colonna al comando di TEODOSIO DE DOMINICIS si sia accampata a CAPITELLO. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p. 148, in proposito scriveva che: “Alla fine di agosto Lucio Magnone fece partire verso Sala una colonna di armati al comando del fratello Michele e di Teodosio De Dominicis. Furono occupate in successione Ascea, Pisciotta, Centola, Foria, Poderia, Camerota, Roccagloriosa, Torre Orsaia, Castel Ruggero e Caselle.”. Riguardo queste notizie vi sono alcuni documenti e Relazioni dei capi degli Insorti Cilentani che furono pubblicate da Antonio Alfieri d’Evandro (….), nell’Appendice del suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861. Sempre il D’Evandro però, a proposito del Teodosio De Dominicis scriveva che la sua Relazione/Rapporto mancava. Infatti, l’Alfieri d’Evandro, a p. XVIII, in proposito scriveva che: Lasciando a ciascun capo di dilungarsi sulle proprie operazioni son dolente che tra i documenti non si rattrovi la relazione dell’egregio de Dominicis. L’amico nostro, impedito dal redigerla per fisica indisposizione, era stato soccorso dagl’operosi cittadini Gennaro Pagano e Luigi Giordano ed avea diviso le sue colonne in tre battaglioni che marciando per Policastro si ricongiunsero a Sapri con gl’insorti di Magnoni ed ingrossarono le nostre file nel Vallo di Diano….. Qui però vi è un errore perchè non si tratta di Luigi ma di Pietro Giordano. Secondo il D’Evandro, la Relazione del De Dominicis macava perchè egli fu impedito a redigerla per indisposizione fisica. La figura del De Dominicis è importante perché queste notizie storiche, se confermate avvalorano le notizie circa il passaggio della sua colonna da Vibonati e avvalorano pure il passaggio di Garibaldi da Vibonati. Oltre però ai documenti di cui ho accennato, pubblicati dal d’Evandro (….) che allora ricopriva la carica di Segretario della Prodittatura del Matina a Sala Consilina, abbiamo anche i documenti recentemente pubblicati provenienti dall’Archivio Privato della famiglia Magnoni. Innanzitutto vediamo a quanto ammontavano gli uomini volontari degli Insorti Cilentani. Il D’Evandro (….), nell’Appendice, pubblicò la Relazione/Rapporto di Lucio Magnoni inviata al Comitato Unitario Nazionale (Comitato insurrezionale Napoletano)(vedi Appendice, pp. 66-67), in cui Lucio Magnoni scrivendo il suo Rapporto al Comitato inseriva la nomina del fratello MICHELE MAGNONI, quale “Comandante di un corpo d’insurrezione Salernitano nel Distretto di Vallo, come dalla credenziale del 22 Agosto 1860 del Comitato Napoletano”. Scriveva il Magnoni Lucio (….) che: “Il 24 lo stesso Comitato nominava mio fratello Salvatore a Comandante di un Corpo d’insurrezione, come dalla credenziale che trascrivo. Etc…All’onorevole Cittadino Salvatore Magnoni.”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a p. XVIII, in proposito scriveva che: “In quella Stefano Passero avea proclamata l’insurrezione in Vallo di Diano, Teodosio de Dominicis in Ascea ed i fratelli Magnone in Torchiara. Lasciando a ciascun capo di dilungarsi sulle proprie operazioni son dolente che tra i documenti non si rattrovi la relazione dell’egregio de Dominicis. L’amico nostro, impedito dal redigerla per fisica indisposizione, era stato soccorso dagl’operosi cittadini Gennaro Pagano e Luigi Giordano ed avea diviso le sue colonne in tre battaglioni che marciando per Policastro si ricongiunsero a Sapri con gl’insorti di Magnoni ed ingrossarono le nostre file nel Vallo di Diano. Etc…”. Alfieri d’Evandro racconta che, sebbene il De Dominicis non avesse potuto relazionare su quegli avvenimenti, “dolente che tra i documenti non si rattrovi la relazione dell’egregio de Dominicis perché l’amico nostro, impedido dal redigerla per fisica indisposizione,…”, con la sua colonna, il DE DOMINICIS, prima di recarsi con la sua colonna nel Vallo di Diano dove tutti si riunirono, era stato soccorso dagl’operosi cittadini Gennaro Pagano e Luigi Giordano ed avea diviso le sue colonne in tre battaglioni che marciando per Policastro si ricongiunsero a Sapri con gl’insorti di Magnoni..”. LUCIO MAGNONI che, nella sua Relazione/Rapporto inviata al Comitato Napoletano (Comitato Unitario Nazionale), datata 31 agosto 1860 da Rutino e pubblicata da Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, a p. 67, in “Appendice”, nel documento “N° 3 bis”, in proposito scriveva che: “Recatoci sopra luogo, e presi concerti con tutti i capi del movimento, il giorno 27 agosto in Rutino si proclamava da noi la insurrezione Nazionale, e congiungendoci con de Dominicis, Pagano, e Giordano, raccolte tutte le forze insurrezionali, che approssimativamente ammontavano a 3000 uomini, si marciò pel Vallo di Policastro. La notte del 3 settembre mio fratello Michele con pochi uomini andò ad incontrare il Generale Garibaldi sbarcato a Sapri, e ne ricevette le disposizioni per la marcia nel Vallo di Diano. Non avendo voluto dimenticare le disposizioni per l’amministrazione politica nuovamente inaugurata, avevo dato fuori il seguente decreto: etc…” aggiungendo pure che: “La notte del 3 settembre mio fratello Michele con pochi uomini andò ad incontrare il Generale Garibaldi sbarcato a Sapri, e ne ricevette le disposizioni per la marcia nel Vallo di Diano. Non avendo voluto dimenticare le disposizioni per l’amministrazione politica nuovamente inaugurata, avevo dato fuori il seguente decreto: etc…”. Dunque, il corpo insurrezionale comandato dal Magnoni e dal De Dominicis era composto “che approssimativamente ammontavano a 3000 uomini, etc…”. La colonna degli insorti Cilentani scesa nel Golfo di Policastro ammontava a circa 3000 uomini. LUCIO MAGNONI che, nella sua Relazione/Rapporto inviata al Comitato Napoletano (Comitato Unitario Nazionale), datata 31 agosto 1860 da Rutino e pubblicata da Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, a pp. 68-69, in “Appendice”, nel “Doc. 9 bis”: “E nel tempo stesso, diressi al Comitato in Napoli un rapporto che trascrivo. Ai Signori Presidente e Componenti il Comitato Unitario Nazionale di Napoli. Signori, in vista dei poteri conferitomi etc…In conseguenza di ciò martedì scorso facevo partire mio fratello Michele col cittadino Teodosio de Dominicis per Ascea; i quali messe sotto le armi quella Guardia Nazionale, muovevano verso Pisciotta con forze imponenti ed occupavano Centola, Foria, Poderia, Camerata, e Rocca Gloriosa tra le grida entusiastiche di quelle popolazioni di Viva etc…Ho loro ordinato di gittarsi nel Vallo di Policastro, raccogliere tutte quelle forze ed andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro…..La mattina di ieri muovevano a capo di considerevoli forze Nazionali i signori Passaro di Vallo e Ferrara di S. Biase, l’uno battendo la via di Gioi, Laurino, Piaggine per uscire a Diano, l’altro quella di Cuccaro, Laurino, Rofrano per fortificarsi a Sanza.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 127, in proposito scriveva che: Nello stesso tempo, il giorno 28 agosto in piena intelligenza con Lucio Magnoni, Teodosio De Dominicis, dell’antica e patriottica famiglia d’Ascea, proclamava la rivolta nel suo comune ed organizzava masse d’Insorti. In tutto il distretto di Vallo per ordine del Magnoni si mobilizzava la guardia nazionale. Il De Dominicis con essa muoveva per Pisciotta, quindi per Centola, Foria, Poderia, Camerota e Roccagloriosa, tra il giubilo di quelle popolazioni. Questa colonna ebbe ordine dal Magnoni di raccogliere guardie nazionali in tutti i comuni del Vallo di Policastro ed occupare la linea tra Sapri e Lagonegro (3). Difatti il giorno 3 occuparono Torreorsaia e Castelruggero e quindi accamparono su quella linea. A la colonna si unirono Pietro Giordano e Gennaro Pagano.”. Mazziotti, a p. 127, nella nota (3) postillava: “(3) Relazione di Lucio Magnoni. Opuscolo di Altieri, p. 69.”. Qui vi è un errore di stampa perchè il Mazziotti si riferisce al testo di Alfieri d’Evandro (….), ed il suo “L’insurrezione armata etc…”. Matteo Mazziotti (….), nel 1902, nel suo “Memorie di Carlo De Angelis”, a p. 135, in proposito scriveva che: “Le altre forze insurrezionali del Cilento, comandate dal Magnoni, che avevano preso la direzione di Sapri e Sanza, vennero man mano piegando verso Nocera, donde alcune altre erano etc…”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “…Questa colonna ebbe ordini dal Magnoni di raccogliere guardie nazionali in tutti i comuni del Vallo di Policastro ed occupare la linea tra Sapri e Lagonegro (3). Difatti il giorno 3 occuparono Torreorsaia e Castelruggiero e quindi accamparono su quella linea. A la colonna si unirono Pietro Giordano e Giovanni Pagano.”. Gennaro De Crescenzo non parla affatto di Vibonati ma parla di Capitello. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 85-86, riferendosi al 28 agosto 1860, dopo aver proclamato l’insurrezione a Rutino, in proposito scriveva che: “VII…Nello stesso dì, Pietro Giordano (23), deciso a tutto affrontare, proclamava la rivoluzione a Ceraso, sua patria, spiegando zelo infaticabile ed operosità prodigiosa. A lui si rannodava, nello stesso giorno, una schiera di circa ottanta giovani vallesi, che si diressero ad Ascea. Poco dopo, il Giordano, alla testa degli insorti, si recò anche lui ad Ascea aggregandosi a Teodosio de Dominicis incaricato dai due Comitati di Napoli di un comando superiore sulla colonna, come quello affidato a Salvatore Magnoni. Le masse dei rivoltosi, così organizzati, si recarono nella notte a Pisciotta, poi furono divise in due colonne: una al comando del Giordano si diresse verso la parte meridionale e marittima per poter proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse; l’altra, all’immediato comando del de Dominicis, intraprese la strada interna e, dopo aver percorso diversi paesi della contrada, giungeva a Capitello (Ispani) e si riannodava di bel nuovo col Giordano. Quivi ebbero la ventura di trovare Garibaldi il quale, arrivato pochi momenti prima a Sapri, era stato già ricevuto da Michele Magnoni, che comandava l’avanzata alla testa della sua coorte. Le masse insurrezionali sostavano poche ore in Capitello. VIII…etc…”. Dunque, le due colonne di insorti, quella di Pietro Giordano si riunì con la colonna di Gennaro Pagano e di Teodosio de Dominicis ad Ascea ed insieme vennero nel Golfo di Policastro. Secondo alcuni documenti pare che la colonna, posta al comando supremo di Salvatore Magnoni si fosse accampata a Capitello. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 85-86, riferendosi al 28 agosto 1860, dopo aver proclamato l’insurrezione a Rutino, in proposito scriveva che: “VII…Le masse dei rivoltosi, così organizzati, si recarono nella notte a Pisciotta, poi furono divise in due colonne: una al comando del Giordano si diresse verso la parte meridionale e marittima per poter proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse; l’altra, all’immediato comando del de Dominicis, intraprese la strada interna e, dopo aver percorso diversi paesi della contrada, giungeva a Capitello (Ispani) e si riannodava di bel nuovo col Giordano. Quivi ebbero la ventura di trovare Garibaldi il quale, arrivato pochi momenti prima a Sapri, era stato già ricevuto da Michele Magnoni, che comandava l’avanzata alla testa della sua coorte. Le masse insurrezionali sostavano poche ore in Capitello.”. Pare che essi, arrivati vicino a Sapri, a Capitello (oggi nel Comune di Ispani), si incontrarono con Garibaldi, diretto a Vibonati e poi al Fortino. Sempre il De Crescenzo fornisce diverse versioni. Sulla scorta del Pesce (….) Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 86-87, in proposito scriveva che: “Le masse dei rivoltosi, così organizzate si recarono a Pisciotta, poi furono divise in due colonne: una al comando del Giordano si diresse verso la parte meridionale e marittima per poter proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse; l’altra, all’immediato comando del de Dominicis, intraprese la strada interna e, dopo aver percorso diversi paesi della contrada, giungeva a Capitello (Ispani) e si rannodava di bel nuovo col Giordano. Quivi ebbero la ventura di trovare Garibaldi il quale, arrivato pochi momenti prima a Sapri, era stato già ricevuto da Michele Magnoni, che comandava l’avanzata alla testa della sua coorte. Le masse insurrezionali sostavano poche ore in Capitello. VIII…etc…”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 112 e ssg., in proposito scriveva che: IV. Sull’imbrunire del giorno 3 Garibaldi montò a cavallo e partì per Vibonati (9), dove ospite l’intera notte della famiglia Del Vecchio. Lì Michele Magnoni, ottenutane licenza, gli presentò i signori De Dominicis e Gennaro Pagano, cui fu dallo stesso comunicato l’ordine dell’ulteriore movimento.”. De Crescenzo, a p. 87 aggiungeva che a Capitello, le masse insurrezionali del De Dominicis dopo aver incontrato Garibaldi: “Le masse insurrezionali sostavano poche ore in Capitello. VIII…etc…”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 85-86, in proposito scriveva che: “VI…Da Roccagloriosa, dove pernottò coi suoi, il De Dominicis il 2 settembre 1860 dirigeva quest’ordine del giorno alle sue truppe: Soldati, …..etc…”. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 264, riferendosi a Michele Magnoni, in proposito scriveva che: Il 27 agosto, a Rutino, “si proclamava da noi la insurrezione Nazionale e congiungendosi con De Dominicis, Pagano e Giordano, raccolte tutte le forze insurrezionali che approssimativamente ammontavano a 3000 uomini, si marciò pel Vallo di Policastro”(92).”. Ebner, a p. 264, nella nota (92) postillava: “(92) D’Evandro, cit., Docum., n. 3 bis (Relazione Lucio Magnoni). Vi è trascritto l’ordine del Dittatore, di cui è una riproduzione in G. De Crescenzo, I salernitani nell’epopea garibaldina del 1860, Salerno 1939.”. L’Alfieri D’Evandro, riferendosi a Teodosio de Dominicis scrive chiaramente che “…L’amico nostro, ….avea diviso le sue colonne in tre battaglioni che marciando per Policastro si ricongiunsero a Sapri con gl’insorti di Magnoni ed ingrossarono le nostre file nel Vallo di Diano.. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: La colonna Giordano s’incamminò lungo la costa, a proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse e una più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco del generale (93).”. Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, p. 130 etc…”Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p. 148, in proposito scriveva che: Le truppe (circa 1500 uomini) di de Dominicis, seguite a breve distanza da altri volontari agli ordini di Salvatore Magnone (fratello di Lucio e di Michele), da Caselle mossero verso oriente per “andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro”(84). Fusco, a p. 355, nella nota (84) postillava: “(84) Cfr. Il Lampo (quotidiano) del 3 settembre 1860. Etc…”. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p. 355, nella nota (84) postillava: “(84) Anche il decurionato di Sassano dovette assicurare agli uomini di De Dominicis 3000 razioni e alloggi per tutti (P. Russo, Un brandello ecc…, cit., p. 64). Teodosio era figlio di Ulisse, morto nel 1862, a sua volta figlio di Teodosio (nato nel 1773) fatto fucilare da Del Carretto nel 1828. Nel Collegio di Vallo Teodosio fu eletto deputato al parlamento nazionale nel 1876 e nel 1880.”. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 100, in proposito scriveva che: “…i volontari del Cilento e dai Garibaldini sbarcati a Sapri che fecero echeggiare le valli circostanti di canti patriottici e di grida: “Viva la libertà! Viva l’Unità d’Italia! Viva Garibaldi!”; erano uomini dei campi e delle botteghe, professionisti e impiegati che all’annunzio dell’arrivo del biondo Eroe avevano abbandonato il lavoro ed erano accorsi per unire fremiti di libertà a quelli degli artefici dell’unità d’Italia, per dividere con loro nel periglio i rischi e i sacrifici.”. Questa colonna di insorti cilentani fu da Garibaldi sciolta in seguito quando egli arrivò a Sala. Giovanni Ciociano (….), nel suo “Storie camerotane”, a p. 133, in proposito scriveva che: “Il Cilento è già insorto, quando Garibaldi arriva a Sapri il 3 settembre 1860. Da Lentiscosa partono tre giovani Sabato Marotta, Gaetano d’Onofrio e Antonio Cernicchiaro, e si uniscono ai garibaldini, mentre i galantuomini non si espongono: ammirano di lontano l’eroismo di Francesco II nella difesa di Gaeta, si commuovono quando parte per l’esilio….”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 117 e ssg., in proposito scriveva che: V.  Dal quartiere generale di Casalnuovo Garibaldi….E decretò inoltre lo scioglimento della banda d’insorti comandata dal de Dominicis, che s’era mossa dal Cilento ed era arrivata a Sanza.”. Il De Crescenzo scriveva che le  “Le masse insurrezionali sostavano poche ore in Capitello.”. Il sac. don Giuseppe Cataldo (….), nel suo “Notizie storiche su Policastro Bussentino etc…”, testo dattiloscritto ed impaginato nel “Seminario Vescovile”, nel 1973, a pp. -76-77, in proposito scriveva che: Per Policastro passarono le colonne degli uomini del Magnoni e le forze del Maggiore De Dominicis, che si unirono a Capitello all’esercito del Maggiore Giordano; tutti questi attendevano Garibaldi e proteggevano eventuali sbarchi di “camicie rosse”. Ad inflittire le file dell’esercito garibaldino accorsero giovani di S. Marina e di Scario.. Alle notizie storiche che ho scritto predentemente si aggiunge che, secondo alcuni documenti conservati nell’Archivio Privato della famiglia Magnoni di Rutino, Garibaldi partitosi da Sapri nel tardo pomeriggio, diretto a Vibonati, incontrò a Capitello (ma forse si tratta nell’entroterra di Villammare), alcuni capi degli Insorti Cilentani che, provenienti dai paesi del basso Cilento che avevano occupato, si erano accampati a Capitello. Infatti, saputo che a Sapri, il 3 settembre 1860, Garibaldi doveva sbarcare nella baia di Sapri, alcuni capi di insorti cilentani si erano spinti in direzione di Sapri per incontrare Garibaldi. Questi documenti ci dicono che a Sapri era andato Michele Magnoni per coprire lo sbarco di Garibaldi. Michele Magnoni, fratello di Lucio, si tenne costantemente in contatto con le masse e le colonne dei rivoltosi cilentani che, in quei giorni avevano occupato molti Municipi e Comuni del basso Cilento. Le notizie storiche circa la presenza della colonna del De Dominicis a Capitello, il 3 settembre è suffragata da due documenti citati da Anna Sole (….) e da Eugenia Granito (….) che hanno pubblicato entrambe nel testo “Garibaldi, il mito e l’antimito – Documenti e testimonianze”, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008. I due documenti provengono entrambi dall’Archivio Privato della Famiglia Magnoni a Rutino. Eugenia Granito (….), nel suo saggio “Garibaldi e Salerno – Documenti e testimonianze – Catalogo della Mostra documentaria – Archivio di Stato di Salerno, ottobre 2007 – giugno 2008”, a cura di Eugenia Granito, Cap. I°, di Eugenia Granito, in “Documenti e testimonianze, in Garibaldi, il mito e l’antimito”, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008, che, a p. 159, in proposito scriveva che: “La sua presenza infiammava gli animi ed incitava alla lotta: “Il Generale Dittatore Garibaldi è a tre miglia distante da noi” scrive Teodosio De Dominicis, comandante del 1° Corpo d’Insurrezione del Distretto di Vallo il 3 settembre 1860. “Egli è sbarcato con 1500 volontari in Sapri oggi stesso – si è abbivaccato in Vibonati con la sua eclettica schiera. Viva l’Eroe d’Italia – Soldati animo, i vostri voti sono raggiunti – la presenza dell’illustre Generale riempie i vuoti del nostro cuore, appaga ogni nostra speranza (15) (….).”. Granito, a p. 159, nella nota (15) postillava: (15) Archivio Privato Magnoni, ordine del giorno del Comando del 1° Corpo d’Insurrezione del Distretto di Vallo, datato Capitello, 3 settembre 1860.”. Dunque, la Granito, ci parla di due documenti conservati presso l’Archivio Privato della famiglia Magnoni di Rutino. In questo documento, redatto da TEODOSIO DE DOMINICIS dal “COMANDO DEL 1° CORPO D’INSURREZIONE DEL DISTRETTO DI VALLO” a Capitello, datato 3 settembre 1860 parlando ai suoi volontari diceva dello sbarco di Garibaldi a Sapri con 1500 garibaldini. Il de Dominicis scriveva da Capitello che: “Il Generale Dittatore Garibaldi è a tre miglia distante da noi. Egli è sbarcato con 1500 volontari in Sapri oggi stesso – si è abbivaccato in Vibonati con la sua eclettica schiera. Viva l’Eroe d’Italia – Soldati animo, i vostri voti sono raggiunti – la presenza dell’illustre Generale riempie i vuoti del nostro cuore, appaga ogni nostra speranza.” (15). La Granito, a p….., nella nota (15) postillava che il documento si trova conservato presso l’Archivio Privato della Famiglia Magnoni a Rutino. Diceva pure che Garibaldi “..si è abbivaccato in Vibonati con la sua eclettica schiera”. Dunque, Eugenia Granito riporta il testo dell’“Ordine del giorno” di TEODOSIO DE DOMINICIS scritto da CAPITELLO il 3 settembre 1860. Eugenia Granito (…), a p. 159, continuando il suo racconto, in proposito scriveva che: “..”Il più bel giorno della mia vita – incalza l’indomani il De Dominicis – è stato questo d’oggi. Mi son recato a visitare l’illustre Eroe d’Italia in Vibonati. Il tenervi parola del Dittatore è impresa non per le mie forze. Il molto che annunziava il mondo intero con la stampa e col vivo della voce è niente al confronto della realtà. Le qualità eroiche e generose dell’invitto Guerriero sorpassano ogni detto (16).”.”. Granito, a p. 159, nella nota (16) postillava: (16) Archivio Privato Magnoni, (Ivi), ordine del giorno del Comando del 1° Corpo d’Insurrezione del Distretto di Vallo, datato Capitello, 4 settembre 1860.”. Dunque, Eugenia Granito riporta il testo dell’“Ordine del giorno” di TEODOSIO DE DOMINICIS scritto da CAPITELLO il 4 settembre 1860. In questo documento datato 4 settembre 1860, da Capitello, suffraga la notizia storica secondo cui, a Capitello, insieme alla colonna del de Dominicis si era unita anche la colonna di CRISTOFARO FERRARA. Secondo questo documento, a Capitello, vi era anche la colonna di CRISTOFARO FERRARA. Della presenza della colonna del FERRARA nel golfo di Policastro, in quei giorni – oltre allo scritto del Pesce –  vi sono alcuni documenti conservati presso l’Archivio Privato della Famiglia Magnoni di Rutino. La presenza del Ferrara nella colonna del De Dominicis, ovvero la presenza di Cristofaro Ferrara che si era unito ai 3000 rivoltosi accampatisi a Capitello comandati da Teodosio De Dominicis è attestato da un documento dello stesso De Dominicis conservato presso l’Archivio Privato della Famiglia Magnoni e pubblicato da Anna Sole. Anna Sole (….), nel suo saggio “I garibaldini salernitani”, “3.3 Magnoni”, in “Documenti e testimonianze, in Garibaldi, il mito e l’antimito”, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008, a p. 242, pubblicava il testo di un documento, conservato presso l’Archivio della Famiglia Magnoni di Rutino, datato da Capitello: “Gran riposo in Capitello, 4 settembre 1860.”. Si tratta del documento: “Ordine del giorno del Comando del 1° Corpo d’insurrezione del distretto di Vallo (Archivio privato Magnoni).”.”. La Sole, a p. 242 scriveva pure che: “Il Generale Comandante Teodosio de Dominiciis si rivolge ai soldati dicendo che quando è andato “a visitare l’illustre Eroe d’Italia in Vibonati” è stato il più bel giorno della sua vita ed elogiando “le qualità eroiche e generose dell’invitto Guerriero” che vanno al di là di quel che si dice di lui. Garibaldi, nel lasciare Vibonati, ha dato opportune disposizioni sulla condotta da seguire e il Comando in capo di tutte le forze insurrezionali sulla provincia, è stato preso dal Generale Cosenz mentre si attende in Sapri un terzo sbarco di Garibaldini. Il Ferrara conclude incitando i soldati e inneggiando a “Viva l’Italia, Viva Vittorio Emanuele, Viva Garibaldi”.”. Secondo questo documento (“Ordine del giorno del 1° Corpo d’insurrezione del distretto di Vallo”), il 4 settembre 1860, datato e scritto a CAPITELLO, il Teodosio DE DOMINICIS, Comandante del 1° Corpo d’insurrezione del Distretto di Vallo della Lucania, la Sole (….) scriveva che: Il Ferrara conclude incitando i soldati e inneggiando a “Viva l’Italia, Viva Vittorio Emanuele, Viva Garibaldi”.”. Dunque, secondo l’“Ordine del giorno del 4 settembre 1860”, da Capitello, Anna Sole faceva notare che si evince al 1° Corpo dinsurrezione del Distretto di Vallo vi era anche il comandante CRISTOFARO FERRARA. Questo documento proviene dall’Archivio Magnoni. Dunque, secondo questo documento, in cui si scrive l’“Ordine del giorno del 1° Corpo d’insurrezione del distretto di Vallo”, datato 4 settembre 1860, da Capitello e conservato nell’Archivio privato Magnoni, il comandante del corpo, Teodosio De Dominiciis, si rivolge ai volontari cilentani della sua colonna e gli dice che quando lui è andato a visitare Garibaldi a Vibonati “…è stato il più bel giorno della sua vita”. Dunque, secondo questo documento il De Dominicis si era recato a Vibonati dove aveva incontrato Garibaldi. Inoltre, la Sole (….), continuando il suo racconto, in proposito scriveva pure che: “Garibaldi, nel lasciare Vibonati, ha dato opportune disposizioni sulla condotta da seguire e il Comando in capo di tutte le forze insurrezionali sulla provincia, è stato preso dal Generale Cosenz mentre si attende in Sapri un terzo sbarco di Garibaldini. Il Ferrara conclude incitando i soldati e inneggiando a “Viva l’Italia, Viva Vittorio Emanuele, Viva Garibaldi”.”. Sole, aggiunge che secondo il documento, nell’adunata a Capitello, vi era anche Cristoforo Ferrara che,  conclude incitando i soldati e inneggiando a “Viva l’Italia, Viva Vittorio Emanuele, Viva Garibaldi”.”. Dunque, secondo questo documento conservato nell’APM, Anna Sole scriveva che Cristoforo Ferrara era presente all’adunata a Capitello di giorno 4 settembre 1860, insieme alla colonna del De Dominicis, il quale, sempre secondo questo documento era già stato a visitare Garibaldi a Vibonati. Granito, ci parla dell’altro documento datato giorno 4 settembre 1860 e sempre conservato presso l’APM. Il documento data 4 settembre 1860, redatto sempre a Capitello dal De Dominicis che dice che quel giorno, forse di buon mattino, il De Dominicis si era recato a Vibonati a visitare Garibaldi:  Mi son recato a visitare l’illustre Eroe d’Italia in Vibonati.”. Dunque, questi due documenti o rapporti del De Dominicis conservati presso l’APM, dimostrano che il 3 settembre 1860 il De Dominicis con il suo corpo d’Insurrezione armato era a Capitello e dimostra pure che il 4 settembre 1860, egli si era recato a Vibonati dove, Garibaldi, si era “abbivaccato”, ovvero si fosse fermato a Vibonati prima di ripartire per Torraca e per il Fortino. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 86-87, in proposito scriveva che: “VII…Nello stesso dì, Pietro Giordano (23), deciso a tutto affrontare, proclamava la rivoluzione a Ceraso, sua patria, spiegando zelo infaticabile ed operosità prodigiosa. A lui si rannodava, nello stesso giorno, una schiera di circa ottanta giovani vallesi, che si diressero ad Ascea. Poco dopo, il Giordano, alla testa degli insorti, si recò anche lui ad Ascea aggregandosi a Teodosio de Dominicis incaricato dai due Comitati di Napoli di un comando superiore sulla colonna, come quello affidato a Salvatore Magnoni. Le masse  dei rivoltosi, così organizzate si recarono a Pisciotta, poi furono divise in due colonne: una al comando del Giordano si diresse verso la parte meridionale e marittima per poter proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse; l’altra, all’immediato comando del de Dominicis, intraprese la strada interna e, dopo aver percorso diversi paesi della contrada, giungeva a Capitello (Ispani) e si rannodava di bel nuovo col Giordano. Quivi ebbero la ventura di trovare Garibaldi il quale, arrivato pochi momenti prima a Sapri, era stato già ricevuto da Michele Magnoni, che comandava l’avanzata alla testa della sua coorte. Le masse insurrezionali sostavano poche ore in Capitello. VIII…etc…”. Dunque, De Crescenzo scriveva che, “Michele Magnoni, che comandava l’avanzata alla testa della sua coorte”, si incontrò a Sapri con Garibaldi e, scriveva pure che il De Dominicis e la sua colonna di insorti cilentani giungeva a Capitello (Ispani) e si riannodava di bel nuovo col Giordano.”. De Crescenzo aggiunge pure che il De Crescenzo ed il Giordano, al comando delle loro due colonne di insorti si riunirono a Capitello dove “….ebbero la ventura di trovare Garibaldi il quale, arrivato pochi momenti prima a Sapri, era stato già ricevuto da Michele Magnoni”. Teodosio de Dominicis pare sia stato ucciso nei moti del 1828. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rivoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 104, in proposito aggiungeva che: “Michele Magnoni partì dal Basso Cilento con la sua compagnia per primo, per unirsi a Teodosio De Dominicis, altro uomo di tradizione rivoluzionaria, ma cavouriano, che scendeva nel Golfo di Policastro. Insieme avrebbero dovuto ricevere Garibaldi. Il fratello lanciò il consueto ordine del giorno che annunciava l’arrivo del Generale e lo seguì con il grosso dei volontari. Tutti i suoi ordini del giorno e i manifesti, tra i toni retorici del momento, erano zeppi di richiami alla disciplina oltre che avvertimenti chiari per qualsiasi aggressione alla proprietà privata. Molte lezioni del ’48 erano apprese (68). Una formazione guidata da un altro reduce del ’48, Stefano Passaro, legato al Comitato d’Ordine, promuoveva la rivolta a Vallo della Lucania, poi attraversava l’alto Cilento per sbucare a Diano, mentre la colonna Ferrara arrivò a Sanza, dove giustiziò Laveglia e gli altri che avevano organizzato l’eccidio di Pisacane.”. Pinto, a p. 104, nella nota (68) postillava: “(68) Ordinanza del Commissario Lucio Magnoni, Rutino 1 agosto 1860, APM.”. Pinto, a p. 105, in proposito scriveva che: “12. Il 3 settembre il Generale sbarcava a Sapri seguendo le prime brigate della Divisione Turr. Trovò Michele Magnoni e De Dominicis, poi continuò per il Fortino, Sala e Auletta mentre tutte le colonne insurrezionali confluivano su Sala. I Magnoni si divisero tra chi seguì la campagna e chi restò a tenere la direzione politica del Cilento.. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rivoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 104, in proposito aggiungeva che: “Michele Magnoni partì dal Basso Cilento con la sua compagnia per primo, per unirsi a Teodosio De Dominicis, altro uomo di tradizione rivoluzionaria, ma cavouriano, che scendeva nel Golfo di Policastro. Insieme avrebbero dovuto ricevere Garibaldi.”. Pinto, a p. 104, nella nota (68) postillava: “(68) Ordinanza del Commissario Lucio Magnoni, Rutino 1 agosto 1860, APM.”. Pinto, a p. 105, in proposito scriveva che: “12. Il 3 settembre il Generale sbarcava a Sapri seguendo le prime brigate della Divisione Turr. Trovò Michele Magnoni e De Dominicis, poi continuò per il Fortino, Sala e Auletta mentre tutte le colonne insurrezionali confluivano su Sala. I Magnoni si divisero tra chi seguì la campagna e chi restò a tenere la direzione politica del Cilento.. Dunque, Carmine Pinto scriveva che, Garibaldi, sbarcato a Sapri il 3 settembre 1860 “trovò Michele Magnoni e Teodosio De Dominicis” che lo attendevano e prima che egli partisse per il Fortino lo incontrarono. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 124, in proposito scriveva che: “Il 27 agosto 1860 l’insurrezione, organizzata da Francesco Saverio Cajazzo, Giudice del Circondario di Vibonati, venne proclamata anche nel golfo di Policastro quando i capi colonna Teodosio de Dominicis da Ascea e Basilio Iannicelli da Ceraso, aiutati da Gennaro Pagano e Luigi Giordano, si posero in marcia verso Policastro, Vibonati e Sapri. Giunti a Roccagloriosa, De Dominicis si rivolse alla colonna in questi termini: “Soldati, abbiamo effettuato questa mattina la nostra terza marcia, percorrendo ed operando in San Severino, Poderia, Celle e Roccagloriosa dove pernottiamo. Etc…(14). Francesco Saverio Cajazzo, facendosene promotore, questuò fondi fra le casse comunali del circondario che poi destinò a Lucio Magnoni (15).”. Policicchio, a p. 124, nella nota (14) postillava: “(14) A. Alfieri D’Evandro, Della insurrezione…., cit. p. 8; G. De Crescenzo, I salernitani nell’epoca garibaldina del 1860, Jovane, Salerno, 1939; oppure A. Infante, Garibaldi nel Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1983, p. 52.”Policicchio, a p. 124, nella nota (15) postillava: “(15) ACTRC, Registro raccolta delibere Decurionali, delibera del 6.11.1860, p. 199, 199v. Altri personaggi che meritano menzione ed elogi in quel periodo rivoluzionario furono Giuseppe Giffoni di Vibonati, Socrate Falcone di Policastro, Luigi Barselloni e Giuseppe Curcio di Sanza.”Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 173, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: Nel suo soggiorno a Vibonati, prima di partire, Garibaldi incontrò anche il Generale Comandante del Primo Corpo d’insurrezione del distretto di Vallo Teodosio De Dominicis il quale, al suo ritorno, rivolgendosi ai suoi soldati disse che era andato “a visitare l’illustre Eroe d’Italia a Vibonati’, è stato il più bel giorno della sua vita ed elogiando le qualità eroiche e generose dell’invitto Guerriero che vanno al di là di quel che si dice di lui. Garibaldi, nel lasciare Vibonati, ha dato opportune disposizioni sulla condotta da seguire e il Comando in capo di tutte le forze insurrezionali nella provincia, è stato preso dal Generale Cosenza mentre si attende in Sapri un terzo imbarco di Garibaldini. Conclude incitando i soldati e inneggiando a Viva l’Italia, Viva Vittorio Emmanuele, Viva Garibaldi” (237).”. Del Duca, a p. 174, nella nota (237) postillava: “(237) A. Sole, Catalogo della Mostra documentaria ‘Garibaldi e Salerno. Documenti e testimonianze, in Garibaldi il mito e l’antimito, cit., pag. 242.”

Nel 3 settembre 1860, Garibaldi diede ordini a Michele MAGNONI sulla marcia nel Vallo di Diano per gli insorti cilentani

Riguardo l’incontro di Garibaldi con Michele Magnoni, fratello di Lucio, vi è la notizia che nel corso di quell’incontro, Garibaldi lasciò detto al Magnoni le istruzioni militari per il prosieguo delle operazioni delle colonne degli insorti cilentani. Infatti, Lucio Magnoni, nella sua relazione-rapporto, (si veda Antonio Alfieri d’Evandro (…), nel 1861, nel suo “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, a p. 67, nell’“Appendice”) scriveva che: “La notte del 3 settembre mio fratello Michele con pochi uomini andò ad incontrare il Generale Garibaldi sbarcato a Sapri, e ne ricevette le disposizioni per la marcia nel Vallo di Diano.”. Quali fossero queste disposizioni non ci è dato di sapere. Anche Anna Sole (….), nel suo saggio “I garibaldini salernitani”, “3.3 Magnoni”, in “Documenti e testimonianze, in“Garibaldi, il mito e l’antimito”, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008, che, a p. 242, dopo aver riportato un documento conservato nell’Archivio Privato della famiglia Magnoni, a firma del De Dominicis, in proposito scriveva che: “Garibaldi, nel lasciare Vibonati, ha dato opportune disposizioni sulla condotta da seguire e il Comando in capo di tutte le forze insurrezionali sulla provincia, è stato preso dal Generale Cosenz mentre si attende in Sapri un terzo sbarco di Garibaldini.”. Dunque, secondo Anna Sole (….), Garibaldi, “nel lasciare Vibonati”, diede ordini a Michele Magnoni (?) “…disposizioni sulla condotta da seguire” nella marcia verso il Vallo di Diano. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 112 e ssg., in proposito scriveva che: “IV. Sull’imbrunire del giorno 3 Garibaldi montò a cavallo e partì per Vibonati (9), dove ospite l’intera notte della famiglia Del Vecchio. Lì Michele Magnoni, ottenutane licenza, gli presentò i signori De Dominicis e Gennaro Pagano, cui fu dallo stesso comunicato l’ordine dell’ulteriore movimento.”. E’ proprio questa notizia, la notizia del passaggio di Garibaldi e del suo pernottamento a Vibonati che il De Crescenzo però, a p. 112, nella nota (9) postilava: “(9) Il Treveljan riferisce invece che il Dittatore sbarcò sulla spiaggia di Sapri e vi passò la notte in una capanna di legno.”. Inoltre, De Crescenzo parlandoci di Vibonati riferisce dell’incontro con Michele Magnoni, infatti egli scrive: “Lì Michele Magnoni, ottenutane licenza, gli presentò i signori De Dominicis e Gennaro Pagano”. Dunque, secondo le informazioni del De Crescenzo, di cui non rivela la fonte, Garibaldi: 1- si reca e pernotta a Vibonati in casa Del Vecchio; 2- a Vibonati, e non a Sapri, Garibaldi incontra Michele Magnoni, Teodosio De Dominicis e Gennaro Pagano; 3 – ………………………..Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Egli, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 456, dal Diario di Bertani, in proposito scriveva che: “Là sulla spiaggia, accampati in buon ordine, i volontari della legione acclamano Garibaldi e son raggianti. Egli li carezza con gli occhi e li anima colla parola. Sappiamo che gli altri corpi a marcia forzata corrono verso di noi. Martedì 4 settembre all’alba. Garibaldi a cavallo; noi seguiamo per una stretta vallata, i volontari camminano in buon ordine facendo echeggiare la montagna degli evviva al loro duce e dei loro canti. In quelle valli echeggiarono tre anni fa i colpi di fucile che disperdevano l’eroico drappello guidato da Pisacane. Si arriva ad un piccolo gruppo di case chiamato Fortino, sulla strada che da Lagonegro per Casalnuovo mette a Sala.”. Dunque, come nell’altro testo “Ire d’oltretomba”, il Bertani annotò che egli e Garibaldi partirono il 4 settembre da Sapri e si recarono direttamente al Fortino. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 100, in proposito scriveva che: “La comitiva Garibaldina, a cui si era unito da Sapri anche il Turr, era preceduta dai volontari del Cilento e dai Garibaldini sbarcati a Sapri che fecero echeggiare le valli circostanti di canti patriottici e di grida: “Viva la libertà! Viva l’Unità d’Italia! Viva Garibaldi!”; erano uomini dei campi e delle botteghe, professionisti e impiegati che all’annunzio dell’arrivo del biondo Eroe avevano abbandonato il lavoro ed erano accorsi per unire fremiti di libertà a quelli degli artefici dell’unità d’Italia, per dividere con loro nel periglio i rischi e i sacrifici.”

Nel 3 settembre 1860, a Vibonati ?, il DE DOMINICIS e il PAGANO ricevettero istruzioni da Garibaldi

Un’altra notizia interessate è quella dataci da Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) Dopo lo sbarco di Sapri, il Dittatore dispose “per la marcia nel Vallo di Diano” delle colonne De Dominicis-Pagano e Giordano etc..”. Infatti, pare che il de Dominicis ed il Giordano furono presentati a Garibaldi dal Michele Magnoni, e qualcuno scrive che l’incontro avvenne a Vibonati. Qualcuno scriveva che fu a Vibonati che il de Dominicis ed il Pagano ebbero disposizioni dal Dittatore sulla marcia nel Vallo di Diano. Infatti, è lo stesso Lucio Magnoni nel suo Rapporto Relazione inviata al Comitato di Napoli e pubblicata da Antonio Alfieri d’Evandro (…), nel 1861, nel suo “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, a p. 67, nell’Appendice, in proposito scriveva che: “La notte del 3 settembre mio fratello Michele con pochi uomini andò ad incontrare il generale Garibaldi sbarcato a Sapri, e ne ricevette le disposizioni per la marcia nel Vallo di Diano.”.

Nella notte del 3 settembre 1860, a Sapri, MICHELE MAGNONI, con la sua colonna d’insorti Cilentani incontrò Garibaldi e poi insieme (?) da Capitello e da Vibonati risalirono al Fortino

Abbiamo visto che a Sapri era arrivata la piccola colonna di MICHELE MAGNONI che, nell’imminenza dell’arrivo di Garibaldi si era portato con la sua piccola colonna a Sapri per coprire lo sbarco del Dittatore. Arrivato Garibaldi a Sapri MICHELE MAGNONI lo incontrò e con lui – molto probabilmente si recò a Vibonati dove, alcuni storici vogliono che Garibaldi diede le ultime sue disposizioni per le operazioni nel Vallo di Diano – che doveva essere la prossima tappa. Non sappiamo se il Magnoni si recò al Fortino dopo la sosta e l’incontro con Garibaldi. Attraverso alcuni documenti pubblicati da Alfieri d’Evandro (….) ed altri conservati presso l’Archivio Privato della Famiglia Magnoni di Rutino si evince che uno dei capi degli Insorti Cilentani, MICHELE MAGNONI, si spinse con la sua colonna o con pochi uomini a Sapri per dare appoggio e coprire l’arrivo e lo sbarco di Garibaldi. Dalle testimonianze dirette del colonnello Rustow, nelle sue versioni scritte in tedesco e delle traduzioni del suo Diario, sappiamo che a Sapri, in quei ultimi giorni di Agosto e i primi di Settembre 1860 si concentrarono diverse gruppi di insorti cilentani capeggiati da diversi patrioti, di cui parlerò. Sappiamo che Rustow, arrivato a Sapri il 2 settembre 1860 con il generale Turr, dopo aver riordinato le sue truppe portate a Sapri da Paola, fece distribuire armi, fucili e munizioni agli insorti cilentani che si erano concentrati a Sapri anche in attesa di potere incontrare Garibaldi, che ancora tuttavia non era arrivato. Il 3 settembre 1860, dopo aver occupato alcuni paesi del basso Cilento (il 3 settembre erano a Torre Orsaia e Castelruggiero), TEODOSIO DE DOMINICIS con la sua folta colonna d’insorti cilentani aveva formato un suo Quartiere generale a CAPITELLO e lì attendeva Magnoni che nel frattempo si era spinto fino a Sapri avendo saputo dell’arrivo del Generale Turr e delle sue truppe che ivi si accamparono in attesa dell’arrivo del Generale. Sulla questione ha scritto anche Pietro Ebner. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: La colonna Giordano s’incamminò lungo la costa, a proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse e una più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco del generale. (93)”. Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, p. 130 etc..”. Ebner scriveva che: “La colonna….più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco del generale.”. Dunque, oltre a queste interessanti notizie storiche vi è la notizia più interessante per Sapri e cioè che MICHELE MAGNONI si spinse fino a Sapri per coprire lo sbarco di Garibaldi avvenuto a Sapri il 3 settembre 1860. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: La colonna Giordano s’incamminò lungo la costa, a proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse e una più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco del generale……Etc…(93).”. Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, p. 130 etc..”. Dunque, Lucio Magnoni, relazionava che aveva dato ordini al fratello Michele Magnoni di dirigersi verso Sapri. Dunque, oltre a queste interessanti notizie storiche vi è la notizia più interessante per Sapri e cioè che MICHELE MAGNONI si spinse fino a Sapri per coprire lo sbarco di Garibaldi avvenuto a Sapri il 3 settembre 1860. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 17-18, in proposito scriveva pure che: A Sapri c’era d’uopo attendere gli ordini del Dittatore; per accellerare il cui arrivo, Turr, il giorno 3 di buon mattino si recò a Lazongro. Io aveva intanto assai da fare ad intendermela colle guardie nazionali dei contorni che domandavano armi. Fui abbastanza fortunato per poter loro distribuire 600 fucili, dei quali per buona ventura mi trovava provvisto, né mi mancarono ringraziamenti perciò. Potei osservare più tardi gli stessi fucili sotto lo mura di Capua fra le mani delle guardie nazionali mobilizzate.”. A questo proposito, ovvero in proposito a ciò che scrive Rustow: Fui abbastanza fortunato per poter loro distribuire 600 fucili, dei quali per buona ventura mi trovava provvisto, né mi mancarono ringraziamenti perciò. Potei osservare più tardi gli stessi fucili sotto lo mura di Capua fra le mani delle guardie nazionali mobilizzate.”, egli si riferisce molto probabilmente ai fucili della brigata. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a p. XVIII, in proposito scriveva che: “….Teodosio de Dominicis….L’amico nostro, impedito dal redigerla per fisica indisposizione, era stato soccorso dagl’operosi cittadini Gennaro Pagano e Luigi Giordano ed avea diviso le sue colonne in tre battaglioni che marciando per Policastro si ricongiunsero a Sapri con gl’insorti di Magnoni ed ingrossarono le nostre file nel Vallo di Diano.”. Dunque, l’Alfieri d’Evandro scriveva che Teodosio DE DOMINICIS era stato soccorso dai cittadini GENNARO PAGANO e da LUIGI GIORDANO ed aveva diviso le sue colonne in tre battaglioni, che marciando per Policastro si ricongiunsero a Sapri con gl’insorti di Magnoni.”. Dunque, secondo l’Alfieri d’Evandro le tre colonne con i tre capi si riunirono a Sapri con la colonna del MAGNONI. Antonio Alfieri d’Evandro pubblicherà le diverse Relazioni dei capi insurrezionali che furono inviate al Comitato Unitario per la Rivoluzione a Napoli. D’Evandro pubblicherà la Relazione-rapporto di Lucio Magnoni, fratello di Michele. Dunque, il d’Evandro scriveva che le colonne di Gennaro Pagano e Luigi Giordano ed avea diviso le sue colonne in tre battaglioni che marciando per Policastro si ricongiunsero a Sapri con gl’insorti di Magnoni, etc…”. Quì forse vi è un errore perchè non si tratta di Luigi Giordano ma di Pietro. E’ lo stesso Commissario delegato LUCIO MAGNONI, fratello di MICHELE che scrivendo al Comitato napoletano scriveva che suo fratello MICHELE, “la notte del 3 settembre mio fratello Michele con pochi uomini andò ad incontrare il Generale Garibaldi sbarcato a Sapri”. LUCIO MAGNONI che, nella sua Relazione/Rapporto inviata al Comitato Napoletano (Comitato Unitario Nazionale), datata 31 agosto 1860 da Rutino e pubblicata da Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, a p. 67, in “Appendice”, nel documento “N° 3 bis”, in proposito scriveva che: “La notte del 3 settembre mio fratello Michele con pochi uomini andò ad incontrare il Generale Garibaldi sbarcato a Sapri, e ne ricevette le disposizioni per la marcia nel Vallo di Diano. Non avendo voluto dimenticare le disposizioni per l’amministrazione politica nuovamente inaugurata, avevo dato fuori il seguente decreto: etc…”. Dunque, a questo proposito devo aggiungere che Lucio Magnoni scriveva pure che, il fratello Michele, la notte del 3 settembre 1860 recatosi a Sapri dove incontrò Garibaldi da poco sbarcato ne ricevette le disposizioni per la marcia nel Vallo di Diano.”. Alcuni storici, però hanno scritto che Michele Magnoni le “disposizioni per il Vallo di Diano” li ricevette da Garibaldi non all’incontro a Sapri ma a Vibonati dove – sempre secondo loro – Michele Magnoni presentò a Garibaldi li amici de Dominicis e Gennaro Pagano. Dunque, Lucio Magnoni scriveva, il 31 agosto 1860, da Rutino al Comitato Napoletano che, suo fratello MICHELE MAGNONI, “la notte del 3 settembre”, “con pochi uomini andò ad incontrare il Generale Garibaldi sbarcato a Sapri”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, a pp. 127-128, riferendosi alla colonna del De Dominicis, in proposito scriveva che: “Questa colonna ebbe ordini dal Magnoni di raccogliere guardie nazionali in tutti i comuni del Vallo di Policastro ed occupare la linea tra Sapri e Lagonegro (3). Difatti il giorno 3 occuparono Torreorsaia e Castelruggiero e quindi accamparono su quella linea. A la colonna si unirono Pietro Giordano e Giovanni Pagano.”. Mazziotti, a p. 127, nella nota (3) postillava che: “(3) …………………………”. Matteo Mazziotti (….), nel 1902, nel suo “Memorie di Carlo De Angelis”, a p. 135, in proposito scriveva che: “Le altre forze insurrezionali del Cilento, comandate dal Magnoni, che avevano preso la direzione di Sapri e Sanza, vennero man mano piegando verso Nocera, donde alcune altre erano etc…”. Degli autori coevi è il De Crescenzo che scrive che Michele Magnoni incontrò Garibaldi a Sapri prima che egli partisse per Vibonati (ammesso che Garibaldi fosse partito da Sapri per andare a Vibonati). Gennaro De Crescenzo (….) è l’unico storico coevo che aggiunge delle notizie nuove rispetto agli storici che scrissero in seguito a Garibaldi. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 86-87, riferendosi alla colonna del De Dominicis che si trovava a CAPITELLO, in proposito scriveva che: “VII…Quivi ebbero la ventura di trovare Garibaldi il quale, arrivato pochi momenti prima a Sapri, era stato già ricevuto da Michele Magnoni, che comandava l’avanzata alla testa della sua coorte. Le masse insurrezionali sostavano poche ore in Capitello. VIII…etc…”. Dunque, De Crescenzo scriveva che, “Michele Magnoni, che comandava l’avanzata alla testa della sua coorte”, si incontrò a Sapri con Garibaldi. De Crescenzo aggiunge pure che il De Crescenzo ed il Giordano, al comando delle loro due colonne di insorti si riunirono a Capitello dove “….ebbero la ventura di trovare Garibaldi il quale, arrivato pochi momenti prima a Sapri, era stato già ricevuto da Michele Magnoni”. Sulla scorta del De Crescenzo, questa notizia è riportata anche da un altro storico locale, il sac. don Giuseppe Cataldo (….), nel suo “Notizie storiche su Policastro Bussentino etc…”, testo dattiloscritto ed impaginato nel “Seminario Vescovile”, nel 1973, a pp. -76-77, in proposito scriveva che: Dopo una breve sosta in casa del Barone Gallotti, Garibaldi proseguì per Vibonati, dove pernottò in casa della famiglia Del Vecchio. Per Policastro passarono le colonne degli uomini del Magnoni e le forze del Maggiore De Dominicis, che si unirono a Capitello all’esercito del Maggiore Giordano; tutti questi attendevano Garibaldi e proteggevano eventuali sbarchi di “camicie rosse”. Ad inflittire le file dell’esercito garibaldino accorsero giovani di S. Marina e di Scario. Etc…”. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 100, in proposito scriveva che: La comitiva Garibaldina, a cui si era unito da Sapri anche il Turr, era preceduta dai volontari del Cilento e dai Garibaldini sbarcati a Sapri che fecero echeggiare le valli circostanti di canti patriottici e di grida: “Viva la libertà! Viva l’Unità d’Italia! Viva Garibaldi!”; erano uomini dei campi e delle botteghe, professionisti e impiegati che all’annunzio dell’arrivo del biondo Eroe avevano abbandonato il lavoro ed erano accorsi per unire fremiti di libertà a quelli degli artefici dell’unità d’Italia, per dividere con loro nel periglio i rischi e i sacrifici.”.  Dunque, a questo punto del racconto e degli eventi resta il dubbio se Michele Magnoni fosse stato ricevuto da Garibaldi a Sapri o a Vibonati e quindi resta il dubbio se Garibaldi, prima di partire da Sapri nella notte del 4 settembre per Vibonati ed il Fortino avesse pernottato a Sapri e non a Vibonati, come vogliono alcuni. Catello Nastro (….), nel suo “Cilento storie e leggende”, ed. Arti Grafiche del Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1984, a pp. 173-174, in proposito scriveva che: Il 3 settembre 1860, alle tre e mezzo Garibaldi giunge a Sapri; i Sapresi accorrono sulla spiaggia per salutare il condottiero.”. Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 58, in proposito scriveva che: “Intanto Garibaldi la sera del giorno 3 settembre partì per Vibonati, ove fu ospitato dalla famiglia Del Vecchio, e ove gli furono presentati da Michele Magnoni il De Dominicis e Gennaro Pagano.”. Secondo Infante (…), Garibaldi incontrò a Vibonati alcuni capi della colonna di Cilentani insorti come Michele Magnoni, il De Deminicis e Gennaro Pagano che, come ha scritto Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 86-87, in proposito scriveva che: “…..Le masse  dei rivoltosi, …..divise in due colonne: …..l’altra, all’immediato comando del de Dominicis, intraprese la strada interna e, dopo aver percorso diversi paesi della contrada, giungeva a Capitello (Ispani) e si rannodava di bel nuovo col Giordano. Quivi ebbero la ventura di trovare Garibaldi il quale, arrivato pochi momenti prima a Sapri, era stato già ricevuto da Michele Magnoni, che comandava l’avanzata alla testa della sua coorte. Le masse insurrezionali sostavano poche ore in Capitello. VIII…etc…”. Strana è la notizia dataci da Felice Fusco (…), che, nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p. 148, in proposito scriveva che: Le truppe (circa 1500 uomini) di de Dominicis, seguite a breve distanza da altri volontari agli ordini di Salvatore Magnone (fratello di Lucio e di Michele), da Caselle mossero verso oriente per “andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro”(84). Fusco, a p. 355, nella nota (83) postillava: “(83) ACC, cart. 18 A, c.s. non n.”. Fusco, a p. 355, nella nota (84) postillava: “(84) Cfr. Il Lampo (quotidiano) del 3 settembre 1860. Etc…”. Pur documentata, il Fusco ci da notizie circa la presenza di SALVATORE MAGNONI e non del fratello MICHELE.  Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rivoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 104, in proposito aggiungeva che: Michele Magnoni partì dal Basso Cilento con la sua compagnia per primo, per unirsi a Teodosio De Dominicis, altro uomo di tradizione rivoluzionaria, ma cavouriano, che scendeva nel Golfo di Policastro. Insieme avrebbero dovuto ricevere Garibaldi.”. Pinto, a p. 105, in proposito scriveva che: “12. Il 3 settembre il Generale sbarcava a Sapri seguendo le prime brigate della Divisione Turr. Trovò Michele Magnoni e De Dominicis, poi continuò per il Fortino, Sala e Auletta mentre tutte le colonne insurrezionali confluivano su Sala. I Magnoni si divisero tra chi seguì la campagna e chi restò a tenere la direzione politica del Cilento.. Dunque, Carmine Pinto scriveva che, Garibaldi, sbarcato a Sapri il 3 settembre 1860 trovò Michele Magnoni e Teodosio De Dominicis che lo attendevano e prima che egli partisse per il Fortino lo incontrarono.

Nel 30-31 agosto 1860, i Municipi e le Giunte Insurrezionali deliberarono e sostennero le SPESE vive per il mantenimento della truppa dei volontari garibaldini  

Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Trieste, 1868, Vol. II, a pp. 172-173, in proposito scriveva che: “…Posero le armi nelle casse, crearono un cassiere; ma vedendo le popolazioni masticarla male, fecero commissarii ‘organizzatori’ delle rivolture in ogni parte; e per infrenare la reazione stamparono al 1° settembre un’ordinanza per disarmare i cittadini della provincia, con giudizi marziali, e stessa pena a qualunque uffiziale civile e militare non desse braccio agli esecutori. Un Lucio Magnoni, uno di tal commissarii, con altra ordinanza minacciò fucilazione per gli ‘arrolamenti d’armati’. Ribassarono il sale; e decretarono a’ 4 settembre un indulto agl’imputati condannati ‘per qualsivolglia ragione’, fuorchè chi gli fosse per reazione; così liberarono i ladri, e carcerarono gli onesti.”. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a pp. 392-392, in proposito scriveva che: Lo stesso giorno 30 agosto, nel quale egli spiegò tutta la sua energica attività, dopo aver assunta la prodittatura nel Salernitano, nominò il Fabrizi capo militare dell’insurrezione col grado di colonnello. Credette così di aver assicurata al moto anche l’autonomia militare. Il prodittatore, dopo avere installato il governo provvisorio con poteri assoluti su tutte le autorità civili e militari della provincia, ordinò che tutti i funzionari rimanessero al loro posto, corrispondendo direttamente col governo provvisorio; nominò suo segretario e capo di stato maggiore il cittadino Alfieri d’Evandro e creò un cassiere centrale in persona del capitano Antonio Carraro (28). Con successivi decreti del 1° e del 4 settembre creò una “Giunta Centrale d’insurrezione”, divisa in quattro dicasteri, e le Giunte insurrezionali in ogni comune.”Stessa cosa avvenne nel Distretto di Vallo. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, nella nota (94) postillava: “(94) Il 23 agosto 1860 il Comitato Centrale dell’Ordine comunicava al Comitato provinciale di Salerno che il “Capitano della Guardia Nazionale Sig. Stefano Passero di Vallo è accreditato presso il Comitato Provinciale di Salerno nelle qualità di promotore o direttore del Movimento insurrezionale nel Distretto di Vallo” facendogli tenere 500 ducati. Va ricordato che nel distretto di Vallo erano stati già raccolti nel 1859 d. 471, dei quali 300 vennero rimessi al Comitato provinciale e 171 conservati a Vallo per fare cartucce.”. Dunque, Pietro Ebner scriveva che, nel Distretto di Vallo, il “Movimento insurrezionale nel Distretto di Vallo” (il cui promotore e Direttore accreditato dal Comitato Centrale dell’Ordine, era Stefano Paasero), gli fece tenere 500 ducati ed “erano stati già raccolti nel 1859 d. 471, dei quali 300 vennero rimessi al Comitato provinciale e 171 conservati a Vallo per fare cartucce.”Infatti, Antonio Alfieri d’Evandro (…), nel 1861, nel suo “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, a pp. 72-73, nell’“Appendice”, in proposito aveva scritto: “A 23 Agosto 1860 il Comitato dell’Ordine, comunicava a Comitato provinciale di Salerno, il seguente Ordine. “Il Capitano della Guardia Nazionale Sig. Stefano Passero di Vallo è accreditato presso il Comitato Provinciale di Salerno nella qualità di “promotore etc…”.”. Il D’Evandro, continuando il suo racconto scriveva pure che: “In forza e per effetto di questo mandato il Signor Stefano Passero riuniva in casa tutti i notabili di Vallo e manifestava ad essi l’ordine soprascritto e i diversi proclami ricevuti dal comitato medesimo, annunziava aver dal Comitato Provinciale ricevuto D. 500 per iniziare il movimento insurrezionale, dietro di che si passava alla creazione di tre Commissioni, come rilevasi dal seguente 1° Bullettino rivoluzionario della Lucania occidentale, pubblicato al 30 agosto 1860 dal Comitato Centrale dell’ordine. “Noi Stefano Passero etc…Il Comandante in capo della insurrezione dell’Alto Cilento Stefano Passero.”.”. Dunque, tra il 23 ed il 28 agosto 1860, Stefano Passero istituì tre Commissioni. Il D’Evandro scriveva che: “Dalla prima commissione furono raccolte armi, che vennero distribuite ai volontarii che seguivano il Comandante Passero…..”. D’Evandro continuando la sua relazione scriveva: “Il 28 Agosto 1860 affluivano sulla piazza di Vallo le guardie nazionali de’ Comuni di Novi, Cannalonga, etc…”, e poi aggiungeva: “Molti volontari di essi comuni ingrossavano le file degl’insorti del Distretto; il municipio provvedendo a quanto occorreva alla insorta colonna che fu largamente pagata dal Comandante Passero. Altrettanto avveniva in Stio, in Laurino, in Piaggine, e in Sano. Etc…”. Dunque, D’Evandro scriveva che nel Distretto di Vallo della Lucania, il Municipio di Vallo della Lucania provvedè a quanto occorresse alla colonna di Stefaro Passero, ed aggiunge che le spese vive per l’occorrente “fu largamente pagata dal Comandante Passero”. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p. 148, in proposito scriveva che: “Alla fine di agosto Lucio Magnone fece partire verso Sala una colonna di armati al comando del fratello Michele e di Teodosio De Dominicis. Furono occupate in successione Ascea, Pisciotta, Centola, Foria, Poderia, Camerota, Roccagloriosa, Torre Orsaia, Castel Ruggero e Caselle. In quest’ultimo borgo il decurionato fu costretto a consegnare cento ducati a De Dominicis: “Giunto in comune, il generale De Dominicis domandò tutto il denaro che si trovava in cassa, tanto che dell’esattore fondiario, quanto del Comune, onde sostenere le spese giornaliere….l’Amministrazione pensando ch’era inutile ogni ragione…con saviezza pensò di offrire al generale medesimo gratuitamente somma di docati 100, che accolse pacificamente e con ogni soddisfazione dell’amministrazione medesima, e così si salvò il residuo del denaro, che nel cennato fondo di cassa rinnovata”(83). Le truppe (circa 1500 uomini) di de Dominicis, seguite a breve distanza da altri volontari agli ordini di Salvatore Magnone (fratello di Lucio e di Michele), da Caselle mossero verso oriente per “andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro”(84). Fusco, a p. 355, nella nota (83) postillava: “(83) ACC, cart. 18 A, c.s. non n.”. Fusco, a p. 355, nella nota (84) postillava: “(84) Cfr. Il Lampo (quotidiano) del 3 settembre 1860. F. Policicchio, Le Camicie Rosse ecc.., p. 278 sg. Anche il decurionato di Roccagloriosa aveva fornito a De Dominicis “razioni e formaggi” per oltre 100 ducati (ASS, Governatorato, b. 12, f. 499); e a Torre Orsaia il sindaco aveva assicurato al maggiore Michele Pagano, agli ordini del De Dominicis, 4000 razioni di pane, carne vaccina per oltre 30 ducati, biada per 11 ducati, fieno per 1 ducato (ACT = Archivio Comunale di Torre Orsaia, Registro delle deliberazioni decurionali, p. 64 sg.). Anche il decurionato di Sassano dovette assicurare agli uomini di De Dominicis 3000 razioni e alloggi per tutti (P. Russo, Un brandello ecc…, cit., p. 64). Teodosio era figlio di Ulisse, morto nel 1862, a sua volta figlio di Teodosio (nato nel 17773) fatto fucilare da Del Carretto nel 1828. Nel Collegio di Vallo Teodosio fu eletto deputato al parlamento nazionale nel 1876 e nel 1880.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 153, dedica un’intero capitolo alle spese sostenute dai Municipi: “Capitolo Nono – Costi della Spedizione”, ed in proposito scriveva che: I comandanti delle truppe insurrezionali, nei loro molteplici dislocamenti, presero dalle casse dei municipi, a volte anche con difficoltà, il denaro stimato bisognevole per le quotidiane forniture a uomini e animali, o per le paghe agli arruolati. Ovunque, quindi, il passaggio delle truppe collegate alla causa garibaldina produsse innumerevoli spese alle diverse tesorerie comunali.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 153, in proposito scriveva che: Il Comune di Scalea, “pel passaggio della fanteria e cavalleria dell’Esercito Meridionale del Generale Garibaldi”, secondo lo stato delle spese sostenute e presentato dal Sindaco, ascese a ducati tredici e grana venticinque. Il Decurionato propose di prelevare la somma dal fondo dalle ‘imprevedute’ (3).”. Policicchio, a p. 153, nella nota (3) postillava: “(3) ACSCL, Registro raccolta dele Delibere Decurionali, delibera del 18.9.1860, p. 111. Anche C. Manco, Scalea prima e dopo, s.c.e., 1969, p. 78; C. Cosenza, Le deliberazioni Decurionali (1830-1861) s.c.e. e data, p. 88; G. Celico, Santi e Briganti, Diamante, 2002, p. 298.”.  Carmine Manco (….), nel suo “Scalea prima e dopo”, a p. 78, in proposito scriveva che: La gente delusa fu, in parte compensata, pochi giorni dopo, dalla visita di molti garibaldini. Una delibera comunale del 18 ottobre 1860 omologò le spese per il soggiorno dei garibaldini. Il nuovo consiglio comunale legalmente costituito, formato da G. de Cesare, Francesco Cupido, Giovanni Cupido, Emanuele Pepe, deliberò, nel 1861, d’intitolare il monte pecuniario che portava il nome di Ferdinando di Borbone a Giuseppe Garibaldi. Omologò inoltre le spese dei festeggiamenti per la proclamazione del regno d’Italia. Conferì la cittadinanza onoraria ad Alessandro Dumas padre che aveva a Scalea amici e ammiratori. Donato Cupido fu liberato e mandato a combattere il colera a Lagonegro.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 154, in proposito scriveva che: “Ai primi di settembre, dopo gli imbarchi effettuati a Paola, per mantenere l’ordine pubblico, nella città vi rimasero alcuni militi al comando del primo Tenente Ercole Posteraro. Questi, in arretrato di otto giorni, cominciò dal 17 settembre, a reclamare il pagamento giornaliero degli individui al suo comando. Il 19 settembre, il sindaco, al Governatore di Cosenza, così giustificava: “Da due giorni Ercole Posteraro con 45 individui si trova quì, io gli ho fatto passare le razioni di viveri e glie le continuerò sino chè vi staranno. Ho creduto non passar loro il denaro perchè debbo mantenere la Guardia Nazionale mobilitata, se l’autorità sua dispone diversamente.”. Il reclamo nasceva dal fatto che i militi erano prossimi a imbarcarsi e, per evitare inconvenienti, fu ordinato: “(….) disporrà che dalle somme esistenti in suo potere siano pagate le giornate che si reclamano, previo aggiusto colla relativa contabilità e che mo trasmetterà insieme al bono corrispondente.”(4).”. Policicchio, a p. 154, nella nota (4) postillava: “(4) ASC, Governo di Calabria Citra, b. 1, f. 2.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 124, dopo aver parlato dell’occupazione di alcuni paesi del basso Cilento, tra cui Roccagloriosa da parte della colonna del De Dominicis, in proposito scriveva che: Francesco Saverio Cajazzo, facendosene promotore, questuò fondi fra le casse comunali del circondario che poi destinò a Lucio Magnoni (15).”. Policicchio, a p. 124, nella nota (15) postillava: “(15) ACTRC, Registro raccolta delibere Decurionali, delibera del 6.11.1860, p. 199, 199v. Altri personaggi che meritano menzione ed elogi in quel periodo rivoluzionario furono Giuseppe Giffoni di Vibonati, Socrate Falcone di Policastro, Luigi Barselloni e Giuseppe Curcio di Sanza.”. Dunque, la notizia dataci dal Policicchio proviene dall’Archivio Comunale di Torraca. Si tratta della Delibera decurionale del 6 novembre 1860. Ferruccio Policicchio (…) che, nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a pp. 285-286, in proposito scriveva che: “A Vibonati Garibaldi…..Di sicuro al suo cospetto ebbe il Regio Giudice Francesco Saverio Cajazzo, preparatore dell’insurrezione nel Golfo, cui rivolse queste parole: “vi ringrazio a nome del popolo, la Patria vi sarà riconoscente”(36). Affidò il governo di Vibonati al Sindaco Giuseppe Giffoni Barone, a Vincenzo Pugliese, capitano della Guardia Nazionale, e allo stesso giudice Cajazzo, scelti per fede patriottica che, tra l’altro, ebbero anche il compito di gestire il Plebiscito.”. Policicchio, a p. 286, nella nota (36) postillava: “(36) Archivio Comunale di Torraca, verbale Decurionale del 14.10.1860”. Dunque, Policicchio scriveva che Garibaldi, a Vibonati incontrò, scrive lui, “sicuramente”“….il Regio Giudice Francesco Saverio Cajazzo, preparatore dell’insurrezione nel Golfo, cui rivolse queste parole: “vi ringrazio a nome del popolo, la Patria vi sarà riconoscente.”. Paola Margarita (….), nel suo “1.2. Il 1860 nelle cronache del giornale “Il Lampo”.” (sta nel “Catalogo della mostra documentaria. Documenti e tetimonianze”, nel libro “Garibaldi, il mito e l’antimito”, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008) e, a p. 186 riporta il seguente documento del 31 agosto 1860, a Sala: “Sala, 31 agosto 1860. Il Prodittatore Giovanni Matina dichiara legittimo lo stato d’insurrezione della provincia (ASS, Giornali, “Il Lampo”, suppl. al n. 32, Napoli 4 settembre 1860). “Il Prodittatore Matina, installata la Prodittatura, dichiara legittimo lo Stato Insurrezionale della Provincia e ordina che tutti gli atti di governo sia per l’amministrazione civile che giudiziaria portino l’intestazione “Vittorio Emmanuele Re d’Italia e il Generale Giuseppe Garibaldi Dittatore delle Due Sicilie”. Ordina, inoltre, che si affidi il comando dell’esercito al colonnello Luigi Fabrizi, che sia installata una Giunta Insurrezionale in tutti i Municipi della Provincia composta da tre individui noti per la fede patriottica, scelti dai commissari a ciò delegati. La giunta municipale così composta avrà pieni poteri per far eseguire tutte le disposizioni che emanerà il governo, per mantenere l’ordine interno, per l’apertura di liste di volontari e per formare una cassa del pubblico danaro.”. Questi provvedimenti e Atti emanati dal Governo provvisorio del Matina verrano pubblicati anche in Alfieri d’Evandro (….). L’Archivio di Stato di Salerno, Prefettura, Gabinetto, “b. 1, f. 5”, rapporto del 12 settembre 1860, contiene il rapporto del 22 settembre 1860. Storia archivistica: Il fondo era già conservato nell’antico Archivio provinciale a cui era pervenuto dalla Prefettura di Salerno a partire dal 1873 e poi ancora all’inizio del sec. XX. Un ulteriore versamento risale al 1940 e l’ultimo, relativo al Cemento armato, al marzo 2013. Ad oggi è parzialmente riordinato e consultabile sulla base di inventari, per le serie sistemate, e di elenchi di versamento per le serie ancora in corso di ordinamento. Le carte del Gabinetto della Prefettura di Salerno sono giunte all’Archivio di Stato di Salerno per versamenti, il primo effettuato all’inizio del secolo e il secondo nel 1940. La documentazione è stata inventariata nel 1954. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a pp. 168-169, in proposito scriveva che: “Si stabiliva inoltre, “che tutti i funzionari conservino provvisoriamente i propri posti, e che le somme provenienti da tutte le contribuzioni dovranno essere versate presso un Cassiere Centrale”(223).”. Del Duca, a p. 168, nella nota (223) postillava: “(223) A.S.S., Giornali, Dichiarazione del Prodittatore della Provincia di Salerno e del Capo Militare delle forze insurrezionali, “Il Lampo”, n. 32, Napoli 4 settembre 1860.”. Del Duca, a pp. 168-169, in proposito scriveva: “….Giovanni Matina nominato Commissario Civile della Provincia, che assume il titolo di Prodittatore con facoltà di nominare il Governo provvisorio insurrezionale aggregandosi quei cittadini che nel suo patriottismo crederà opportuno”(224). Unanimi furono le adesioni dei comuni della provincia al nuovo governo e numerose le manifestazioni di giubilo della popolazione come avvenne a Torre Orsaia, dove “universale del Circondario fu l’esultanza per il nuovo governo e particolarmente sentita la riconoscenza dei componenti della Guardia Nazionale nei confronti di Garibaldi per averli liberati dal più cieco dispotismo che per tanti anni aveva gravato su di loro”(225).”. Del Duca, a p. 169, nella nota (224) postillava: “(224) F. Policicchio, Le camicie Rosse nel Golfo di Policastro, in Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno, op. cit., nota n° 14 pag. 275.” Del Duca, a p. 169, nella nota (225) postillava: “(225) A.S.S., Gabinetto, Intendenza, Affari Generali, Rapporto del capitano della Guardia Nazionale, busta 1, fascicolo 5.”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a p. XVIII, in proposito scriveva che: Il movimento fu unanime, popolare, non funestato da un solo eccesso. Duolmi il dirlo, ma stigmatizzerò il tristo perchè fu solo, un tale soltanto si permise e maltrattare e rubare il Sindaco di Morigerati di orologio, schioppo e cappello, il Sindaco avea anche sofferto per causa di libertà e quel tale accompagnava le colonne. Il ripeto fu solo.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 154, in proposito scriveva che: “In Basilicata, dal 18 agosto al 28 settembre, dall’esattore fondiario di Trecchina, Episcopia e altri Comuni, cumulativamente, furono prelevati 39 ducati. E ancora, dalle pubbliche casse di S. Chirico, Episcopia, Calvera, Lauria e Lagonegro, in uno, furono prelevati 462 ducati (5).”. Policicchio, a p. 154, nella nota (5) postillava: “(5) G. Racioppi, Storia dei moti di Basilicata ecc.., cit., p. 348.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 154, in proposito scriveva che: “Con il carico di organizzare le giunte municipali secondo il volere del nuovo Governo provvisorio della Provincia salernitana istituito a Sala, nel Golfo, fu inviato Vincenzo Vecchio che con sé portò alcune Guardie Nazionali. Per la loro diaria, in quell’occasione, il comune di Vibonati sopportò la spesa di ducati sette e grana 80 la cui somma fu prelevata dal capitolo delle “imprevedute” (6). Il denaro speso dal Comune di Vibonati per le varie somministrazioni alle colonne in movimento pose in lite, per oltre dieci anni, Cassiere e Amministratori. Il Governo provvisorio del Principato Citra riconobbe la somma di 487,80 ducati; il Cassiere Luigi Brandi, invece, pretendeva il riconoscimento di 844,70 ducati. Dopo lungo esame dei conti e prolungate discussioni, il Consiglio, considerando mendace e contraddittorio il reclamo prodotto dal Cassiere, il 20 agostro 1872 deliberò: (7): “1° Che la effettiva somma somministrata nel 1860 per trasporti militari alle colonne dell’esercito meridionale, comandate dal Dittatore Garibaldi dall’ex Tesoriere di questo Comune signor Luigi Brandi fu di ducati 487:80 e non già di ducati 844:60, come sostiene nel reclamo presentato al Signor Prefetto della Provincia. Etc…(8).”.”. Policicchio, a p. 155, nella nota (7) postillava: “(7) ACVBN, , Ivi, b. 3, f. 2, Delibera del 20 agosto 1872.”. Policicchio, a p. 155, nella nota (8) postillava: “(8) La somma veniva provata dalla seguente inconfutabile missiva inviata al Sindaco: “Salerno 22 9vembre 1860 n. 75= Governo del Principato Citeriore = Signore, con il suo rapporto del 15 volgente mese mi sono pervenute le contabilità per la diaria amministrata a varie colonne dell’esercito meridionale Italiano del prode Dittatore Garibaldi, dell’ammontare di Dti. 487:80; eetc…= Pel Governatore Il Segretario Generale Calende”.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a pp. 155-156, in proposito scriveva che: “Il Decurionato di Torraca, chiamato a deliberare sulle spese sostenute dal Comune per l’insurrezione, verbalizzò il seguente (9): “Motivo di spesa: 1- Alla colonna insurrezionale di Magnoni per mano del Giudice di Vibonati sig. Cajazzo, fra docati cento offerti da altri comuni. Torraca ha sborsato Dti. 24 e Gr. 00.; 2- Piombo rotoli 50 somministrato al Giudice Cajazzo per munizione delle guardie mobili prima della venuta di Garibaldi: Dt. 8, e Gr. 80; 3 – Vitto ai soldati garibaldini passati in detaglio da questo comune: Dti. 13, e Gr. 00; A due corrieri spediti a Sala uno all’arrivo di Tur a Sapri ed un altro per il ricapito di un plico al Dittatore: Dti. 1 e Gr. 30; 4- Biada per vetture dei garibaldini rimasti a pernottare in questo comune: Dti. 1, e Gr. 90; 5 – Fieno e paglia: Dti., 1 e, Gr. 10; 6 – Vettura a Giuseppe Nicola Cesarini fino a Casalnuovo due giorni: Dti. 1, e Gr. 00; Ad Antonio Bifano fino a Sala due muli due giorni: Dti. 2, e Gr. 40.; ……. Policicchio, a p. 155, nella nota (9) postillava: “(9) ACTRC, Registro raccolta delibere Decurionali, delibera del 6.11.1860, p. 199, 199v. Dalla trascrizione del Verbale si evince che lo scritturale non seppe scrivere il nome del generale Turr.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 156, in proposito scriveva che: “Il Maggiore Michele Pagano, il 1° settembre 1860, al Sindaco di Torre Orsaja, ordinò quattromila razioni di pane e carne per le colonne insurrezionali. Nei dintorni si aggirava la colonna comandata da Teodosio De Dominicis che si divise tra i Comuni del circondario. A Torre Orsaja giunsero in seicento, inclusi i vetturini al seguito. Furono forniti di pane, carne e biada. Dodici tomoli di grano furono prelevati dal Monte Frumentario e inoltre: “furono necessari cantari due e rotoli quaranta di carne vaccina che furono pagati in ragione di grana 13 a rotolo, quindi il suo importo è dt. 31,20. Tomoli 11 di biada alla ragione di carlini dieci il tomolo, il cui importo è di dt. 11,00. Ancora 50 moggi di fieno che furono comprati per grana due l’uno, e quindi per questo oggetto si ha l’esito di un docato”. La spesa complessiva, facendo rimanere quella del grano a carico del Monte Frumentario (10), fu di ducati 43,20: “inoltre lo stesso Maggiore Pagano in data degli undici corrente da Eboli ordinava pagare dt. 21,60 a’ mulattieri di questo Comune che per otto giorni starono con sei vetture al seguito della colonna”. Il seguente 23 settembre, il Decurionato discusse l’argomento e, per le ristrette finanze, decise: “che invece di dt. 21,60 ordinati pagarsi ai vetturini di questo Comune, gli si diano docati 9,60, poichè loro è sufficiente una piastra al giorno per sei vetture, avendo questi ricevuto il foraggio ed i vetturini le spese cibarie. Il collegio trova giusto regolare l’esito di Dt. 43,20 per carne e biada e fieno e perciò delibera che questa somma venga accoppiata a quella di Dt. 9,60 che in uno si ha la spesa totale di Dt. 52,80 sia prelevata dall’art. 47 addetta alla spesa de’ detenuti delle prigioni di questo Circondario”(11).”. Policicchio, a p. 156, nella nota (10) postillava: “(10) Questa decisione, il 28 dicembre, dal Governatore non venne approvata perché il grano del Monte Frumentario era il sollievo dei poveri e la spesa delle razioni doveva formarsi a totale del Comune.”. Policicchio, a p. 157, nella nota (11) postillava: “(11) ACTRO, Registro raccolta delibere Decurionali di Torre Orsaja., pp. 64, 64v.”. Policicchio, a p. 157, in proposito scriveva pure: “In ottobre passarono da Torre Orsaja due sergenti piemontesi che, girando “per affari di servizio”, obbligarono i comuni a far loro somministrazioni. Il Decurionato dovette loro sborsare 7,20 ducati più uno per i vetturini che da Torre li portarono a Policastro e da qui a Santa Marina. A fine dicembre due ufficiali francesi si misero a girare il Cilento con l’intento di reclutare uomini per la Legione francese che si stava organizzando in Napoli (12). La carrozza servita per loro uso costò al comune di Vallo 16 duati (13).”. Policicchio, a p. 157, nella nota (12) postillava: “(12) Un figlio di Tortorella, Nicola Polito di Giuseppe e Giovanna Abramo, nato il due aprile 1797, soldato della 14° divisione, perse la vita a Parigi, nell’ospedale militare, il 17 febbraio 1861.”. Policicchio, a p. 157, nella nota (13) postillava: “(13) ACVLL, Serie V, vol. 21, contabilità anno 1860, cc. 65, 65.”. Policicchio, a p. 157, in proposito scriveva pure: “Il 7 ottobre 1860 si trovarono a transitare da Laurito il Sergente Giovanni Severo col Caporal Maggiore Pietro Bertoni della 6° Compagnia della Brigata Cacciatori delle Alpi, i quali, dal Cassiere comunale prelevarono ducati tre e grana 60, per vettovaglie e spese di viaggio, senza lasciar buoni di ricevuta. Il Sindaco, Antonio Speranza, prontamente scrisse al Governatore per farsi autorizzare l’esborso e domandò come comportarsi qualora si fossero verificati simili casi (14).”. Policicchio, a p. 157, nella nota (14) postillava: “(14) ASS., Governatorato, b. 4, f. 130”Policicchio, a p. 157, in proposito scriveva pure: “Nei primi giorni d’aprile 1861 ancora vi erano residui dell’Esercito Meridionale. A Camerota vi giunse un garibaldino di nome Ambrogio Biella di Milano, di professione orologiaio. Trovato il posto incantevole e libero dall’ormai sciolto Esercito garibaldino, vi rimase ad esercitare la sua arte. Ma il 14 aprile ebbe una rissa con alcuni della Gurdia Nazionale del luogo, riportò una ferita che dai medici fu giudicata mortale. Il milite era privo di mezzi e dal Comune venne aiutato per non farlo morire facendogli somministrare tutto ciò che gli veniva prescritto dai medici. Etc..”. Policicchio, a p. 157, nella nota (15) postillava: “(15) ASS., Governatorato, b. 4 f. 118”. Policicchio, a pp. 160-161, in proposito scriveva pure: “Secondo il conto materiale ‘fuori stato’, ossia non previsto in bilancio, dell’anno 1860 del Comune di Roccagloriosa, reso dal cassiere Giuseppe Caruso (20), furono spesi 114,26 ducati di cui 109,46 “per razioni e foraggi somministrate alla colonna insurrezionale comandata dal sig.’ De Dominicis, ed approvata dal sig’ Governatore” ed ancora ducati 4,80 “a due Garibaldini dello Stato Maggiore, in virtù di bono rilasciato e spedito all’Intendente giusta la sua richiesta”(21).”. Policicchio, a p. 161, nella nota (21) postillava: “(21) ASS., Governatorato, b. 12, f. 499.”. Policicchio, a p. 161, in proposito scriveva pure: “Il Sindaco di S. Giovanni a Piro dovette somministrare al Colonnello Oriano Temes e al suo seguito, sei vetture per recarsi a Vallo. Del che ne fu rilasciato relativo “bono” di undici ducati e 40 grana (22). Nel medesimo Comune si presentarono il primo sergente dei carabinieri Salvatore Amispergh; Nicola Santoro, terzo sergente, Gaetano Curcio ed Eduardo Biscaglia caporali, tutti dello stesso corpo, i quali dichirarono che: “…partivano da Paola il giorno 18 corrente mese di marzo (1861) alle ore 23 imbarcati sul vapore denominato Torrente come conduttori di sessanta soldati sbandati…etc…(23).”. Policicchio, a p. 161, nella nota (23) postillava: “(23) ACSGP, Registroraccolta delibere Decurionali anni 1861-1871, delibera del 20.3.1861, p. 185v.”. Policicchio, a p. 161, in proposito scriveva pure: “E siccome le spese straordinarie assorbite dalle truppe insurrezionali sostenute dal Comune ammontano a oltre 300 ducati, per l’importo dei detti 24 ducati il cassiere dovette ricorrere ad un prestito. Per tale motivo: “è inabilitato a poter fra fronte ad altri pagamenti e deve ricusare qualunque mandato”(24).”. Policicchio, a p. 161, nella nota (24) postillava: “(24) Ivi, delibera del 5 Aprile e 3 maggio 1861, pp. 187-188v.”Ferruccio Policicchio (…) che, nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a pp. 292-293, in proposito scriveva che: “Anche il Sindaco di S. Giovanni a Piro dovette somministrare al colonnello Oriano Temes e al suo seguito, sei “vetture” per recarsi a Vallo. Del che ne fu rilasciato buono di 11 ducati e grana 40 (51). Nel medesimo Comune si presentarono il primo sergente dei carabinieri Salvatore Amispergh; Nicola Santoro, terzo sergente, Gaetano Curcio ed Eduardo Biscaglia caporali, tutti dello stesso corpo, i quali: “partivano da Paola il giorno 18 corrente mese di marzo (1861) alle ore 23 imbarcati sul vapore denominato Torrente come conduttori di di cento sessanta soldati sbandati, per i quali ebbero colà le rispettive diarie per una sola giornata etc…”(52).”. Policicchio, a p. 292, nella nota (51) postillava: “(51) Archivio Comunale di S. Giovanni a Piro, Registro Raccolta delle Delibere Decurionali anni 1851-1871, delibera del 16-3-1861, p. 186.”. Policicchio, a p. 293, nella nota (52) postillava: “(52) Archivio Comunale di S. Giovanni a Piro, Registro Raccolta delle Delibere Decurionali anni 1851-1871, p. 185v., delibera del 20-3-1861.”. Policicchio, a p. 293, in proposito scriveva pure: “Per soddisfare il deliberato e reperire i 24 ducati, il cassiere dovette ricorrere ad un prestito. Le spese straordinarie assorbite dalle truppe insurrezionali e sostenute dal Comune ammontavano a oltre 300 ducati e, per tale motivo, il cassiere “è inabilitato” a poter far fronte ad altri pagamenti e deve ricusare qualunque mandato”(53).”. Policicchio, a p. 293, nella nota (53) postillava: “(53) Archivio Comunale di S. Giovanni a Piro, Registro Raccolta delle Delibere Decurionali anni 1851-1871, p. 186, delibera del 5-4 e 3-5-1861”. Ferruccio Policicchio (…) che, nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a p. 293, in proposito scriveva che: “Il denaro speso dal Comune di Vibonati per le varie somministrazioni alle colonne in movimento pose in lite, per oltre dieci anni, Cassiere e Amministratori. Mentre il Governo provvisorio del Principato Citra riconobbe la somma di 487,80 ducati, il Cassere Luigi Brandi, invece, pretendeva il riconoscimento della spesa per 844,60 ducati. Dopo un lungo esame dei conti e proluungate discussioni, il Consiglio Comunale, considerando mendace e contraddittorio il reclamo prodotto dal Cassiere, il 20 agosto 1872 deliberò (54): “1° Che la effettiva somma somministrata nel 1860 per trasporti militari alle colonne dell’esercito meridionale, comandate dal Dittatore Garibaldi dall’ex Tesoriere di questo Comune signor Luigi Brandi fu di ducati 487:80 e non già di ducati 844:60, come sostiene nel reclamo presentato al Signor Prefetto della Provincia. Etc…” 

Nel ….settembre 1860, la questua di fondi per spese al Comune di SAN GIOVANNI A PIRO

Ferruccio Policicchio (….), a p. 161, in proposito scriveva pure: “Il Sindaco di S. Giovanni a Piro dovette somministrare al Colonnello Oriano Temes e al suo seguito, sei vetture per recarsi a Vallo. Del che ne fu rilasciato relativo “bono” di undici ducati e 40 grana (22). Nel medesimo Comune si presentarono il primo sergente dei carabinieri Salvatore Amispergh; Nicola Santoro, terzo sergente, Gaetano Curcio ed Eduardo Biscaglia caporali, tutti dello stesso corpo, i quali dichirarono che: “…partivano da Paola il giorno 18 corrente mese di marzo (1861) alle ore 23 imbarcati sul vapore denominato Torrente come conduttori di sessanta soldati sbandati…etc…(23).”. Policicchio, a p. 161, nella nota (23) postillava: “(23) ACSGP, Registro raccolta delibere Decurionali anni 1861-1871, delibera del 20.3.1861, p. 185v.”. Policicchio, a p. 161, in proposito scriveva pure: “E siccome le spese straordinarie assorbite dalle truppe insurrezionali sostenute dal Comune ammontano a oltre 300 ducati, per l’importo dei detti 24 ducati il cassiere dovette ricorrere ad un prestito. Per tale motivo: “è inabilitato a poter fra fronte ad altri pagamenti e deve ricusare qualunque mandato”(24).”. Policicchio, a p. 161, nella nota (24) postillava: “(24) Ivi, delibera del 5 Aprile e 3 maggio 1861, pp. 187-188v.”Ferruccio Policicchio (…) che, nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a pp. 292-293, in proposito scriveva che: “Anche il Sindaco di S. Giovanni a Piro dovette somministrare al colonnello Oriano Temes e al suo seguito, sei “vetture” per recarsi a Vallo. Del che ne fu rilasciato buono di 11 ducati e grana 40 (51). Nel medesimo Comune si presentarono il primo sergente dei carabinieri Salvatore Amispergh; Nicola Santoro, terzo sergente, Gaetano Curcio ed Eduardo Biscaglia caporali, tutti dello stesso corpo, i quali: “partivano da Paola il giorno 18 corrente mese di marzo (1861) alle ore 23 imbarcati sul vapore denominato Torrente come conduttori di di cento sessanta soldati sbandati, per i quali ebbero colà le rispettive diarie per una sola giornata etc…”(52).”. Policicchio, a p. 292, nella nota (51) postillava: “(51) Archivio Comunale di S. Giovanni a Piro, Registro Raccolta delle Delibere Decurionali anni 1851-1871, delibera del 16-3-1861, p. 186.”. Policicchio, a p. 293, nella nota (52) postillava: “(52) Archivio Comunale di S. Giovanni a Piro, Registro Raccolta delle Delibere Decurionali anni 1851-1871, p. 185v., delibera del 20-3-1861.”. Policicchio, a p. 293, in proposito scriveva pure: “Per soddisfare il deliberato e reperire i 24 ducati, il cassiere dovette ricorrere ad un prestito. Le spese straordinarie assorbite dalle truppe insurrezionali e sostenute dal Comune ammontavano a oltre 300 ducati e, per tale motivo, il cassiere “è inabilitato” a poter far fronte ad altri pagamenti e deve ricusare qualunque mandato”(53).”. Policicchio, a p. 293, nella nota (53) postillava: “(53) Archivio Comunale di S. Giovanni a Piro, Registro Raccolta delle Delibere Decurionali anni 1851-1871, p. 186, delibera del 5-4 e 3-5-1861”.

Nel 3 settembre 1860, il Decurionato di Sassano assicurò 3000 razioni e alloggi per gl’insorti della colonna del De Dominicis

Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p. 148, in proposito scriveva che: Le truppe (circa 1500 uomini) di de Dominicis, seguite a breve distanza da altri volontari agli ordini di Salvatore Magnone (fratello di Lucio e di Michele), da Caselle mossero verso oriente per “andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro” (84). Fusco, a p. 355, nella nota (83) postillava: “(83) ACC, cart. 18 A, c.s. non n.”. Fusco, a p. 355, nella nota (84) postillava: “(84) Cfr. Anche il decurionato di Sassano dovette assicurare agli uomini di De Dominicis 3000 razioni e alloggi per tutti (P. Russo, Un brandello ecc…, cit., p. 64).”. Fusco postillava del testo di Pasquale Russo (….) e del suo Un brandello dell’impresa dei Mille, dal Fortino ad Auletta, Sala Consilina, 5 settembre 1997, relazione tenuta. Di questo testo esiste anche una recente riedizione ed. Grafespress, Castelcivita (SA), 2000, bibliograficamente ben aggiornato e informato. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 153, dedica un’intero capitolo alle spese sostenute dai Municipi: “Capitolo Nono – Costi della Spedizione”, ed in proposito scriveva che: I comandanti delle truppe insurrezionali, nei loro molteplici dislocamenti, presero dalle casse dei municipi, a volte anche con difficoltà, il denaro stimato bisognevole per le quotidiane forniture a uomini e animali, o per le paghe agli arruolati. Ovunque, quindi, il passaggio delle truppe collegate alla causa garibaldina produsse innumerevoli spese alle diverse tesorerie comunali.”.

NELLA VALLE DI NOVI (OGGI VALLO DELLA LUCANIA)

STEFANO PASSERO di Vallo di Novi (oggi Vallo della Lucania)

Su Stefano Passero vi è un passo di Nicola Nisco (….), che ci racconta del Passero durante i moti del ’48 e Carducci. Nicola Nisco (….), nel suo “Ferdinando II ed il suo Regno per Nicola Nisco”, nel 1884, a p. 191, in proposito scriveva che: E per meglio far conoscere quale animo ebbe Ferdinando II, nei primi anni del suo regno chiamato Tito, ricorderò che quanti erano in Napoli ed ancora son vivi si debbono rammentare, fossero pure a quella corte devoti, il prete Peluso al fine del luglio del 1848 e negli ultimi tristissimi che successero seduto sotto il portone della reggia in mezzo agli uffiziali della guardia e passeggiare nella piazza gaiamente col generale Torchiarolo, capitano della guardia del corpo. Il procuratore generale Scura che aveva ordinato il processo contro il Peluso e chiesto di sottoporlo ad accusa venne destituito; (p. 194). Per compiere poi l’oltraggio alla pubblica moralità e l’eccesso del regio potere, si ordinava l’accusa e poscia la condanna di Cristofaro Falcone, del di lui figlio e di altri, per essere andati due giorni dopo il terribile dramma di Acquafredda nella marina di Sapri, a ricercare il Carducci, e per aver tenuto col Passero e con Ulisse de Dominicis convegno a Vibonati ‘per liberare il Carducci che supponevano tenuto in ostaggio dai reazionarii di Sapri’.”. Dunque, riguardo STEFANO PASSERO, il Nisco, a p. 194, in proposito scriveva che: “….si ordinava l’accusa e poscia la condanna di Cristofaro Falcone, del di lui figlio e di altri, per essere andati due giorni dopo il terribile dramma di Acquafredda nella marina di Sapri, a ricercare il Carducci, e per aver tenuto col Passero e con Ulisse de Dominicis convegno a Vibonati ‘per liberare il Carducci che supponevano tenuto in ostaggio dai reazionarii di Sapri’.”, ovvero il Procuratore Scura ordinò l’accusa e la condanna di CRISTOFARO FALCONE di Policastro, del figlio e di altri: STEFANO PASSERO e Ulisse de Dominicis (….) per essersi dato “convegno a Vibonati ‘per liberare il Carducci che supponevano tenuto in ostaggio dai reazionarii di Sapri’.”. Dunque, Stefano PASSERO di Vallo (o di Novi) era stato implicato nei moti del ’48 tanto da partecipare anche alla vendetta per l’uccisione – da parte dei Pelusiani di Sapri – di Costabile Carducci. Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a pp. 190 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “…..il Comitato dell’Ordine ed Unità Nazionale, ….Prometteva inoltre il concorso di cospicui cittadini in altre parti della provincia; nel Vallo di Novi il signor Stefano Passero; e per lo indirizzo militare dello insieme il Colonnello Materazzo. Il Matina invece non accettò che lo indirizzo, gli uomini, e i sussidi del ‘Comitato Unitario’; etc…”. Dunque, Racioppi scriveva che, il Comitato dell’Ordine ed Unità Nazionale aveva nominato contestualmente al Matina anche il sig. STEFANO PASSERO, “il suo cospicuo concorso come cospicuo cittadino”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Trieste, 1868, Vol. II, a pp. 172-173, in proposito scriveva che: Negli stessi modi un Lorenzo Curcio proclamò a’ 27 agosto la rivoluzione in S. Angelo in Fasanella, e poi un Claudio Guerdile, nel distretto di Campagna. Stefano Passero la proclamò in quel di Vallo a’ 31 agosto; si fece comandante l’esercito del distretto, fè comitati a Gioj, a Stio, a Laurino. Cose facili ed impunite; che la podestà regia secondava, le soldatesche ritraevansi a Salerno, e i popoli senz’armi, tenuti compressi da’ governanti e da’ ribelli, non potevano fiatare. Intanto il Turr sbarcava gente a Sapri il 2 settembre.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. II, gennaio 1921), a pp. 124-125 , in proposito scriveva che: “III. Nella provincia di Salerno le file erano ben formate. A disporle all’azione aveva molto giovato l’opera incessante di Giovanni Matina da Teggiano, anima ardente di cospiratore. Egli espulso dal Regno, era riuscito a tornare clandestinamente da Genova a Napoli ed a mettersi in corrispondenza con i principali nuclei liberali della provincia. Sorpreso ed imprigionato nel Castello dell’Ovo dalla polizia ne uscì per effetto del decreto di aministia che seguì la concessione dello statuto del 21 giugno 1860. Nel manoscritto citato nell’avvetenza a questa narrazione, leggo che Matina si recò allora a Palermo, previo accordi con il Comitato Unitario, per conferire e ricevere ordini da Garibaldi,  e fece ritorno in Napoli verso la metà di Luglio. Il Comitato dell’Ordine diede il 10 agosto al Matina “autorità di promuovere l’insurrezione nei distretti di Sala e Campagna a favore della causa unitaria italiana in accordo col movimento di Basilicata: e a tale oggetto il Comitato provinciale metteva a disposizione le somme necessarie per l’iniziativa e prosiego (1). Prometteva inoltre il concorso di cospicui cittadini in altre parti della provincia; nel Vallo di Novi il sig. Stefano Passero e per l’indirizzo militare il colonnello Materazzo (2)….Il Matina, nel dissenso tra i due Comitati preferì seguire quello Unitario, il quale nominò il 23 agosto Commissario politico e civile nei distretti di Salerno, Sala e Campagna avendo dato per altro distretto eguali poteri a Lucio Magnoni (4). Nominava in pari tempo Salvatore Magnoni comandante di un corpo di insurrezione nel distretto di Vallo. Il Comitato Centrale dell’Ordine aveva invece destinato a promuovere l’insurrezione nel distretto di Vallo Stefano Passero; ma il patriottismo dei due egregi uomini evitò ogni conflitto ed entrambi cooperarono nobilmente al santissimo scopo.”. Mazziotti, a p. 124, nella nota (1 e 2) postillava: “(1-2) Racioppi, op. cit. pag. 192. Il col. Materazzo, poi generale, era stato uno dei valorosi difensori di Venezia nel 48.”. Dunque, Mazziotti, sulla scorta del De Cesare e del Racioppi scriveva il Comitato napoletano dell’Ordine prometteva al Matina: “…il concorso di cospicui cittadini in altre parti della provincia; nel Vallo di Novi il sig. Stefano Passero e per l’indirizzo militare il colonnello Materazzo (2).”. Inoltre, sul Passero, il Mazziotti scriveva pure che, il Comitato Centrale dell’Ordine: Il Comitato Centrale dell’Ordine aveva invece destinato a promuovere l’insurrezione nel distretto di Vallo Stefano Passero; ma il patriottismo dei due egregi uomini evitò ogni conflitto ed entrambi cooperarono nobilmente al santissimo scopo.”. Per il Distretto di Vallo della Lucania il Comitato dell’Ordine aveva nominato Stefano Passero, mentre il Comitato d’Azione aveva nominato Lucio Magnoni. Mazziotti però aggiunge che nonostante i dissidi fra i due Comitati, “il patriottismo dei due egregi uomini evitò ogni conflitto ed entrambi cooperarono nobilmente al santissimo scopo.”. Antonio Alfieri d’Evandro (…), nel 1861, nel suo “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, a pp. 72-73, nell’“Appendice”, in proposito scriveva che: “A 23 Agosto 1860 il Comitato dell’Ordine, comunicava a Comitato provinciale di Salerno, il seguente Ordine. “Il Capitano della Guardia Nazionale Sig. Stefano Passero di Vallo è accreditato presso il Comitato Provinciale di Salerno nella qualità di “promotore etc…”.”. Marc Monnier (…..), nel suo “Garibaldi. La conquête des Deux-Siciles”, Paris, Lévy, 1861 (si veda la sua traduzione il testo di Rocco Escalona, Marc Monnier, Garibaldi e la rivoluzione delle due Sicilie, Napoli, 1861, a p. 268, in proposito scriveva che: “Ecco d’altronde le notizie della guerra, tirate dagli ultimi bollettini (numero 17 a 21 ) del comitato dell’ ordine. Il 30 agosto Stefano Passaro, in virtù de’ poteri che gli sono stati conferiti dal comitato centrale, ha dichiarato l’ insurrezione cominciata nella Lucania occidentale. Ha organizzato una commissione per raccogliere armi e munizioni d’ogni specie, una commissione per riunire offerte volontarie, ed una commissione destinata a provvedere alla sicurezza pubblica.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 81, in proposito aggiungeva che: “All’adunanza, invece, in casa Rinaldi intervennero tra gli altri Francesco Alario di Moio della Civitella, il barone Bottiglieri, Lorenzo Curzio di Sant’Angelo a Fasanella, Teodosio De Dominicis di Ascea, Lucio Magnoni, Stefano Passero ed un tal Pagano di Pisciotta, nomi noti all’intera provincia, che da tempo avevano educata la loro terra a sentimenti ed a liete speranze (15).”. De Crescenzo, a p. 81, nella nota (15) postillava: “(15) Preponderava in Provincia, come è facile comprendere, un elemento liberale capitanato da famiglie ricche nobili ed influenti.”. Dunque, il giorno ……………….1860 vi fu una riunione in casa Rinaldi a ……..dove partecipò anche “Stefano Passero”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 87-88, in proposito scriveva che: “VIII. Anche a Vallo si organizzavano senza indugio le squadre, per opera di Raffaele Passarelli (24), di Alessandro Pinto, di Cesare Valiante e di Giovanni Tipoldi, ufficiale della sanità militare. Ma colui che sopratutto non era rimasto inerte fu Stefano Passero. Costui, nello stesso giorno in cui Ascea insorgeva, rapido come la folgore, in virtù dei poteri conferitegli dal Comitato centrale, ruinì molte guardie nazionali di quale centro e dei comuni vicini, quali Novi Cannalonga Castelnuovo Moio Stio e Sacco, organizzò una prima commissione per raccogliere armi e munizioni d’ogni specie, una seconda per raccogliere offerte ed una terza destinata a provvedere alla pubblica sicurezza.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, riferendosi al 28 agosto 1860, dopo aver proclamato l’insurrezione a Rutino, a pp. 88, in proposito scriveva che: “Salutare effetto produssero queste parole, giacchè tutta la gente adunata sentì come un nuovo impulso e, con armi con capi con insegne e bandiere, si schierò nella piazza maggiore di Vallo (30 agosto). In questa fiammata d’entusiasmo il Passero trovò un valido aiuto nel fervido ed audace cospiratore di S. Biase: Cristofaro Ferrara.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 78, in proposito scriveva che: “…come quello costituito nel Vallo di Novi per merito di Stefano Passero, uomo poco oltre i quarant’anni, deciso ed energico, già condannato alla decapitazione dal re Ferdinando per le sue ideee liberali e costretto perciò a latitare, per cinque anni, da un paese all’altro.”. Sempre il De Crescenzo, a pp. 79-80, in proposito aggiungeva pure che: “D’altra parte, il secondo comitato (Comitato dell’ordine) aveva pensato di affidare al Passero il compito di provocare la sommossa a Vallo. Ma sia il Magnoni che il Passero seppero tanto abilmente comportarsi che, pur dando il loro energico e fattivo contributo, scongiurarono ogni malumore tra i Comitati.”. Ancora, il De Crescenzo, a p. 81, in proposito aggiungeva che: “All’adunanza, invece, in casa Rinaldi intervennero tra gli altri Francesco Alario di Moio della Civitella, il barone Bottiglieri, Lorenzo Curzio di Sant’Angelo a Fasanella, Teodosio De Dominicis di Ascea, Lucio Magnoni, Stefano Passero ed un tal Pagano di Pisciotta, nomi noti all’intera provincia, che da tempo avevano educata la loro terra a sentimenti ed a liete speranze (15).”. De Crescenzo, a p. 81, nella nota (15) postillava: “(15) Preponderava in Provincia, come è facile comprendere, un elemento liberale capitanato da famiglie ricche nobili ed influenti.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 87-88, in proposito scriveva che: “VIII. Anche a Vallo si organizzavano senza indugio le squadre, per opera di Raffaele Passarelli (24), di Alessandro Pinto, di Cesare Valiante e di Giovanni Tipoldi, ufficiale della sanità militare. Ma colui che sopratutto non era rimasto inerte fu Stefano passero. Costui, nello stesso giorno in cui Ascea insorgeva, rapido come la folgore, in virtù dei poteri conferitegli dal Comitato centrale, ruinì molte guardie nazionali di quale centro e dei comuni vicini, quali Novi Cannalonga Castelnuovo Moio Stio e Sacco, organizzò una prima commissione per raccogliere armi e munizioni d’ogni specie, una seconda per raccogliere offerte ed una terza destinata a provvedere alla pubblica sicurezza.”. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 264, in proposito scriveva che: “Durante la campagna di Sicilia, l’instancabile Giovanni Matina, per incarico del ‘Comitato napoletano dell’Ordine’ si era recato a Palermo per ricevere ordini e istruzioni da Garibaldi. Tornato a Napoli, nella mattinata del 10 agosto il Comitato gli dava “autorità di promuovere l’insurrezione” a Sala e Campagna, assicurandogli il concorso di altri noti liberali della provincia, quali Stefano Passero nella Valle di Novi che teneva le file (91) di un’altra rete di cospiratori. Il Matina, però, nel dissenso “tra le due Braccia del Comitato, Ordine e Azione”, preferì seguire l’azione dell’Unitario, che il 23 lo nominò Alto Commissario politico, non solo di Sala e Campagna, ma anche di Salerno. Stefano Passero rimase però sempre nel Comitato dell’Ordine, come vedremo.”. Ebner scriveva che il “Comitato napoletano dell’Ordine”, il 10 agosto 1860 assicura al Matina il concorso di altri noti liberali della provincia, quali Stefano Passero nella Valle di Novi che teneva le file (91) di un’altra rete di cospiratori.”. Dunque, Ebner scriveva che STEFANO PASSERO della Valle di Novi “teneva le file (91) di un’altra rete di cospiratori”. Quale fosse la rete dei cospiratori tenuta da STEFANO PASSERO di Novi non è detto. Ebner aggiunge solo che il Passero Stefano Passero rimase però sempre nel Comitato dell’Ordine, come vedremo.”. Ebner, a p. 264, nella nota (91) postillava: “(91) G. Racioppi, Storia dei moti di Basilicata e delle provincie contermini nel 1860, Napoli, 1867, p. 175, ma v. pure a p. 176 sui dissensi tra i due Comitati napoletani: quello dell’Ordine al quale, per l’autorità di Silvio Spaventa, si dette un carattere apertamente cavourriano (inizio dell’insurrezione da Napoli e poi sbarco di Garibaldi) e quello d’azione dell’unitario, nel quale i liberali più avanzati, dice il Mazziotti p. 67, promuovevano l’inizio del movimento delle provincie e lo sbarco del generale in Calabria.”. Ebner, a p. 265 aggiunge in proposito scriveva pure che: “In esecuzione degli accordi intervenuti con il Comitato napoletano dell’Ordine, dal quale aveva avuto pieni poteri per la sua rete (94), Stefano Passero, d’intesa con Cristoforo Ferrara di S. Biase e altri notabili di Vallo, promosse un’adunanza delle guardie nazionali di Novi, Cannalonga, Moio, Stio e Sacco.”. Ebner, a p. 265, nella nota (94) postillava: “(94) Il 23 agosto 1860 il Comitato Centrale dell’Ordine comunicava al Comitato provinciale di Salerno che il “Capitano della Guardia Nazionale Sig. Stefano Passero di Vallo è accreditato presso il Comitato Provinciale di Salerno nelle qualità di promotore o direttore del Movimento insurrezionale nel Distretto di Vallo” facendogli tenere 500 ducati. Va ricordato che nel distretto di Vallo erano stati già raccolti nel 1859 d. 471, dei quali 300 vennero rimessi al Comitato provinciale e 171 conservati a Vallo per fare cartucce.”. Dunque secondo la relazione di STEFANO PASSERO, pubblicata dall’Alfieri D’Evandro, il 30 agosto 1860, Stefano Passero, a Vallo (?) proclamò l’inizio dell’insurrezione armata. Dunque, Pietro Ebner scriveva che, nel Distretto di Vallo, il “Movimento insurrezionale nel Distretto di Vallo” (il cui promotore e Direttore accreditato dal Comitato Centrale dell’Ordine, era Stefano Passero), gli fece tenere 500 ducati ed “erano stati già raccolti nel 1859 d. 471, dei quali 300 vennero rimessi al Comitato provinciale e 171 conservati a Vallo per fare cartucce.”Infatti, Antonio Alfieri d’Evandro (…), nel 1861, nel suo “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, a pp. 72 e ssg., nell’“Appendice”, al “Doc. n. 5”, ovvero la “Relazione Rapporto di STEFANO PASSERO” inviata al Comitato Napoletano, che, in proposito scriveva che: “A 23 Agosto 1860 il Comitato dell’Ordine, comunicava a Comitato provinciale di Salerno, il seguente Ordine. “Il Capitano della Guardia Nazionale Sig. Stefano Passero di Vallo è accreditato presso il Comitato Provinciale di Salerno nella qualità di “promotore etc…”. Il Passero si firmava: pubblicato al 30 agosto 1860 dal Comitato Centrale dell’ordine. “Noi Stefano Passero etc…Il Comandante in capo della insurrezione dell’Alto Cilento Stefano Passero.”.”. Antonio Alfieri d’Evandro (…), nel 1861, nel suo “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, a pp. 72-73, nell’“Appendice”, pubblicava la Relazione-Rapporto di Stefano Passero (doc. n. 5), dove descrive il succedersi degli avvenimenti e scriveva: “Dalla prima commissione furono raccolte armi, che vennero distribuite ai volontarii che seguivano il Comandante Passero…..”. D’Evandro continuando la sua relazione scriveva: “Il 28 Agosto 1860 affluivano sulla piazza di Vallo le guardie nazionali de’ Comuni di Novi, Cannalonga, etc…”, e poi aggiungeva: “Molti volontari di essi comuni ingrossavano le file degl’insorti del Distretto; il municipio provvedendo a quanto occorreva alla insorta colonna che fu largamente pagata dal Comandante Passero. Altrettanto avveniva in Stio, in Laurino, in Piaggine, e in Sano. Etc…”. Dunque, D’Evandro scriveva che nel Distretto di Vallo della Lucania, il Municipio di Vallo della Lucania provvedè a quanto occorresse alla colonna di Stefaro Passero, ed aggiunge che le spese vive per l’occorrente “fu largamente pagata dal Comandante Passero”. Passero (….), nella sua relazione scriveva pure che: “Il giorno 28 agosto 1860 affluivano sulla piazza di Vallo le guardie nazionali de’ Comuni di Novi, Cannalonga, di Majo, Stio e di Sano, alle quali si univa molta gente armata di Vallo con parte della guardia nazionale e fra le entusiastiche grida di Viva l’unità e Indipendenza d’Italia, la colonna insurrezionale preceduta da banda musicale muoveva alla volta di Gioia. Colà si procedè al disarmo di coloro che per pubblica opinione erano tenuti avversi etc…Molti volontari di essi comuni ingrossavano le file degli insorti del Distretto; il municipio provvedendo a quanto occorreva alla insorta colonna che fu largamente pagata dal Comandante Passero. Altrettanto avveniva in Stio, in Laurino, in Piaggine, e in Sano. Arrivata la colonna del Sig. Passero nel Vallo di Diano, forte di circa mille uomini, colà trovava l’insurrezione avvanzata, di già proclamato un governo provvisorio e il Generale Garibaldi, tra le acclamazioni etc…, giunto in Sala. Per ordine del Dittatore, la colonna percorrendo Diano, S. Arsenio, Polla, Eboli etc…”. Dunque, il Passero ci parla di un raduno a Vallo della Lucania avvenuto il giorno 28 agosto 1860. Antonio Alfieri d’Evandro (…), nel 1861, nel suo “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, a pp. 68-69, nell’“Appendice”, dalla relazione-rapporto di Lucio Magnoni, in proposito scriveva che: “E nel tempo stesso, diressi al Comitato in Napoli un rapporto che trascrivo. Ai Signori Presidente e Componenti il Comitato Unitario Nazionale di Napoli…..La mattina di ieri muovevano a capo di considerevoli forze Nazionali i signori Passaro di Vallo e Ferrara di S. Biase, l’uno battendo la via di Gioi, Laurino, Piaggine per uscire a Diano, l’altro quella di Cuccaro, Laurino, Rofrano per fortificarsi a Sanza.”. Infatti, sulla scorta di tali documenti, nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a pp. 127-128, in proposito scriveva che: Vennero formate due colonne: una prima comandata dal Passero, prese la via di Gioi, Laurino, Piaggine, Sacco, Diano e Sala; etc…(1)”. Mazziotti, a p. 128, nella nota (1) postillava: “(1) De Cesare, La fine di un Regno.”. Su Stefano Passero ha scritto anche Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, dove, a p. 40, in proposito scriveva che: “Anche a Vallo il medico Stefano Passero riuscì ad organizzare molte squadre con l’intento di rinforzare le schiere garibaldine all’occorrenza.”. Dunque, il cittadino Stefano PASSERO era un medico di Vallo. Infante, a p. 41, scriveva pure che: “In casa Rinaldi intervennero i Cilentani Pagano di Pisciotta, Lucio Magnoni di Rutino, Francesco Alario di Moio della Civitella, Teodosio de Dominicis di Ascea, Stefano Passero di Vallo, il Bottiglieri e Lorenzo Curcio di S. Angelo a Fasanella.”. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rivoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 104, in proposito aggiungeva che: Una formazione guidata da un altro reduce del ’48, Stefano Passaro, legato al Comitato d’Ordine, promuoveva la rivolta a Vallo della Lucania, poi attraversava l’alto Cilento per sbucare a Diano, mentre la colonna Ferrara arrivò a Sanza, dove giustiziò Laveglia e gli altri che avevano organizzato l’eccidio di Pisacane.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a pp. 165-166, in proposito scriveva che: L’insurrezione nel distretto di Vallo veniva guidata dai fratelli Magnoni e da Stefano Passaro, mentre Lucio Magnoni, Commissario Delegato esponeva al Comitato Unitario Nazionale che “In virtù dè poteri conferitomi da codesto Consiglio in nome del Dittatore Garibaldi, etc…”.”. Questa Relazione/Rapporto di Lucio Magnoni inviata al Comitato napoletano è stata pubblicata dall’Alfieri d’Evandro (….). Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 164, in proposito scriveva che: “Tornati in patria, gli esuli politici, molti dei quali attratti dalla politica cavouriana, diedero al Comitato d’Ordine un carattere più moderato. Ciò portò inevitabilmente a divergenze interne e, quando i mazziniani si resero conto della massiccia presenza dei cavouriani nel Comitato d’Ordine, i quali spingevano per il Plebiscito e l’immediata annessione del regno al Piemonte, diedero vita al ‘Comitato Unitario Nazionale’, un comitato di stampo democratico, alternativo al Comitato d’Ordine. Il Comitato del Distretto di Vallo ebbe due Commissari: Lucio Magnoni, aderente al Comitato Unitario Nazionale, e Stefano Passaro, del Comitato d’Ordine, i quali collabrorarono nelle loro azioni, anche se a prevalere erano le posizioni del Magnoni (215).”. Del Duca, a p. 164, nella nota (215) postillava che: “(215) F. Policicchio, Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro, in L. Rossi, Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno, cit. pag. 275.”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 132, in proposito scriveva che: “Ecco Teodosio De Dominicis – il buon Teodosio da Ascea, – e Stefano Passaro, a capo degl’insorti delle vallate del Lambro e del Bussento, dell’Antilia e del Gelbison, rifare la via di Pisacane dopo l’adunata di Vallo della Lucania. Da Rutino, era partito Salvatore Magnoni a capo di molti volontari del Cilento; e i patrioti Stefano Passaro di Vallo della Lucania e Ferrara di San Biase, seguiti da alcuni manipoli di ardimentosi, avevano preso l’uno la via di Gioi, Launino, Piaggine; l’altro quella di Cuccaro, Laurito, Rofrano e Sanza, per convergere poi, nel “Vallo di Diano”. Dunque, in questo paragrafo dirò della lettera che STEFANO PASSERO scrisse a NICOLA PAGANO. Il PASSERO, il 23 agosto 1860 venne accreditato dal Comitato dell’Ordine che si contrapponeva all’altro Comitato – quello dell’Azione- a cui era accreditato Lucio Magnoni. Subito dopo, il Passero prese delle sue autonome iniziative, come ad esempio quella secondo cui egli ordinò a NICOLA PAGANO di ritirare le armi che servivano alla rivoluzione e che i vari capi insurrezione attendevano. Alcuni ci parlano di armi che portò il romanziere francese Alexandre Dumas, con il suo Yact Emma, mentre altri ci parlano di armi inviate da Persano, ovvero aiuti del Governo Piemontese; altri ancora ci parlano di armi promesse ed inviate dal Comitato Bertani (….). Su Stefano Passero ha scritto anche Mazziotti. Ad esempio Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a p. 127 aggiungeva che: “VI. Nel circondario di Pollica si attendevano, per insorgere, armi ed un capo militare promessi dai Comitati, ma in vana attesa trascorsero varii giorni. Dovevano giungere ad Acciaroli, marina di quel Comune, per mezzo della goletta Emma del celebre romanziere Alessandro Dumas padre, racconta l’Oddo (3). Questa il 18 agosto era approdata nel golfo di Salerno.”. Ma, altre armi arrivarono con lo Yact Emma anche il 5 settembre 1860. Ma non sono di queste che parlo ora. Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a p. 125 aggiungeva che: “Il Matina nel dissenso tra i due Comitati, preferì di seguire l’azione di quello Unitario, il quale lo nominò il 23 agosto alto commissario politico e civile nei distretti di Salerno, Sala e Campagna avendo dato per l’altro distretto eguali poteri a Lucio Magnoni ‘*). Nominava in pari tempo Salvatore Magnoni comandante di un corpo di insurrezione nel distretto di Vallo. Il Comitato centrale dell’Ordine aveva invece destinato a promuovere l’insurrezione nel distretto di Vallo Stefano Passero; ma il patriottismo dei due egregi uomini evitò ogni conflitto ed entrambi cooperarono nobilmente al santissimo scopo.”. Dunque, il 23 agosto il Comitato centrale dell’Ordine aveva nominato Stefano Passero che doveva promuovere nel Distretto di Vallo l’insurrezione. Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a pp. 127-128 aggiungeva che: “Il 28 agosto Stefano Passero, in esecuzione degli accordi presi col Comitato dell’Ordine, con i liberali di Vallo e di alcuni comuni vicini, tra cui Cristofaro Ferrara di S. Biase, promosse una adunanza numerosa di guardie nazionali di Novi, di Cannalonga, longa, di Castelnuovo, di Moio, di Stio e di Sacco. Il sottointendente di Vallo, Giuseppe Giannelli di Nocera, non volle fare adesione al movimento, ma rassegnò i suoi poteri. Vennero formate due colonne: una prima comandata dal Passero prese la via di Gioi, Laurino, Piaggine, Sacco, Diano e Sala; la seconda guidata dal Ferrara muoveva per Cuccaro, Laurito, Rofrano ed accampava a Sanza. Ivi imprigionò Sabino Laveglia, il triste capourbano che aveva guidato la popolazione di Sanza contro Carlo Pisacane. Sembra che una mano di insorti avesse fucilato il Laveglia nello stesso locale della prigione.”. Sull’opera e l’iniziativa solerte del Passero Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nell’”Appendice”, a pp. 72-73-74, ha pubblicato la sua Relazione-Rapporto di Stefano Passero che aveva inviato al Comitato dell’Ordine, ed in proposito scriveva che: A’ 23 Agosto 1860 il Comitato Centrale dell’Ordine, comunicava al Comitato provinciale di Salerno il seguente ordine. « Il Capitano della Guardia Nizionale Sig . Stefano Passero di Vallo è accreditato presso il Comitato Provinciale di Salerno nella qualità di promotore o direttore del movimento insurrezionale del Distretto di Vallo di accordo con cotesto provinciale o con gli altri capi precedentemente nominati e da nominarsi. » In forza e per effetto di questo mandato il Signor Stefano Passero riuniva in sua casa tutti i notabili di Vallo e manifestava ad essi l’ordine soprascritto e i diversi proclami ricevuti dal comitato medesimo, annunziava aver dal Comitato Provinciale ricevuto D. 500 per iniziare il movimento insurrezionale, dietro di che si passava alla creazione di tre Commissioni, come rilevasi dal seguente 1. ° Bullettino rivoluzionario della Lucania occidentale, pubblicato al 30 Agosto 1860 dal Comitato Centrale dell’ ordine. << Noi Stefano Passero , in virtù di poteri conferitici dal Comitato centrale dell’ ordine e dell’ unità Nazionale, di accordo co’ cittadini di Vallo, dichiariamo iniziata l’insurrezione, avente per iscopo la formazione del Regno d’Italia sotto lo scettro costituzionale del Re Vittorio Emmanuele sotto la Dittatura dell’ invitto eroe Garibaldi. E affinchè l’insurrezione medesima non devii dal suo scopo viene stabilita in questo Capoluogo: 1. Una Commissione incaricata di raccogliere armi e munizioni di ogni specie. 2. Una commissione diretta a raccogliere delle somme per offerte volontarie. 3. Una commissione destinata a provvedere alla pubblica sicurezza durante il tempo, in cui alle Autorità governative manca la forza morale per la esecuzione delle leggi e per l’amministrazione della giustizia etc…”. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 263, nella nota (90) postillava: “(90) D’Evandro cit., Appendice, Docum. 4 (relazione Lorenzo Curzio) “Egli (Giovanni Matina) corrispondeva in Salerno con Antonio Di Meo; e questi trasmetteva agli altri cospiratori della provincia le fila della congiura, ai bravi fratelli Magnoni, a Pietro Giordano, ed a Gennaro Pagano nel Cilento”.”. E qui si cita GENNARO PAGANO che forse era un parente stretto del NICOLA PAGANO a cui il PASSERO affidò il compito di andare a ritirare le armi a Pioppi. Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a pp. 190 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: Finalmente il giorno 30 dell’agosto il moto del Salernitano ebbe principio….e le armi promesse; (e queste non prima dell’agosto spirante furono disbarcate alla marina di Acciarole): cagione suprema di tutto fu un nuovo screzio tra le due braccia del comitato napoletano, Ordine ed Azione.”. Dunque, sulle “armi promesse” il Racioppi scriveva che queste, non arrivarono “che prima dell’agosto spirante” (che vuol dire verso la fine del mese di Agosto 1860. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rivoluzione meridionale (1848-1860)”, a pp. 104-105 e ssg., in proposito scriveva che: “11. Nonostante le posizioni politiche evidentemente differenti i rivoltosi erano più o meno restati uniti, anche se non mancarono tensioni. La più grave riguardò la divisione delle armi sbarcate sulla costa cilentana da una nave piemontese. De Dominicis, moderato, non volle dividerle con Vinciprova, non riconoscendogli il grado. Ma poi si accordò con Magnoni per l’autorevolezza indiscussa e le divisero tra le due colonne (69). Nessuno tra i radicali del Principato, quasi tutti ex mazziniani, mise in discussione il programma Italia e Vittorio Emanuele II. Il primo settembre Magnoni era nominato presidente della giunta provvisoria del Cilento e subito De Dominicis lo riconosceva (70).”. Pinto, a p. 105, nella nota (69) postillava: “(69) Matteo Mazziotti, L’insurrezione salernitana nel 1860 cit., pp. 68-72.”. Pinto, a p. 105, nella nota (70) postillava: “(70) Giovanni Matina a Lucio Magnoni, Sala 1 settembre 1860, e Teodosio De Dominicis a Lucio Magnoni, Centola 1 settembre 1860, in APM.”. Il passaggio di Pinto però riguarda altre armi che effettivamente arrivarono ad Acciaroli – forse pure dal Dumas – ma si tratta delle armi che furono portate da Genaro PAGANO al DE DOMINICIS e che il de Dominicis ad Ascea diede a Salvatore Magnoni. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro”, a p. 275, in proposito scriveva che: Il Comitato del distretto di Vallo ebbe due commissari: Lucio Magnoni aderente al Comitato Unitario e il colonnello Stefano Passaro del Comitato dell’Ordine, i quali “procedettero d’amore e d’accordo, ma le disposizioni che valevano erano quelle del Magnoni” (12).”. Policicchio, a p. 275, nella nota (12) postillava: “(12) F. Franco, La rivoluzione garibaldina del 1860 nel Salernitano, Rufolo e Cantelmo, Salerno, pp. 23-4.”. Policicchio citava il testo di Francesco Franco. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a pp. 165-166, in proposito scriveva che: Finalmente il movimento cominciò a prendere forza anche nella provincia di Salerno. Il 23 agosto, Giovanni Matina venne nominato dal Comitato Centrale, Alto Commissario politico e civile per i distretti di Salerno e Sala, e Salvatore Magnoni, ricevette il comando di un corpo d’insurrezione nel distretto di Vallo in qualità di Alto Commissario per l’insurrezione nel Cilento, mentre una nave piemontese avrebbe dovuto sbarcare nel Cilento…..L‘insurrezione nel distretto di Vallo veniva guidata dai fratelli Magnoni e da Stefano Passaro, mentre Lucio Magnoni, Commissario Delegato esponeva al Comitato Unitario Nazionale che “In virtù dè poteri conferitomi da codesto Consiglio in nome del Dittatore Garibaldi, etc…”.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 147, in proposito scriveva che: “Il contrasto tra democratici e moderati nel salernitano avanzò in connessione con la situazione generale e col più vasto antagonismo tra Cavour e Garibaldi, a tal punto che l’1 settembre 1860 il De Dominicis, Comandante del Primo corpo insurrezionale nel distretto di Vallo e in stretti rapporti con il Comitato dell’Ordine, rifiutò di consegnare le armi sbarcate ad Acciaroli per la rivoluzione, a Leonino Vinciprova, del Comitato d’Azione.”. Dunque, Silvano Del Duca scriveva che l 1° settembre 1860 il de Dominicis – che era in stretti rapporti con il Comitato dell’Ordine “rifiutò di consegnare le armi sbarcate ad Acciaroli per la rivoluzione, a Leonino Vinciprova, del Comitato d’Azione.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a pp. 144-145, in proposito scriveva che: A Salerno invece, giunse il 10 agosto Giovanni Matina, reduce dall’esilio, con l’incarico di promuovere l’insurrezione nel distretto di Salerno, Sala e Campagna, mentre per il distretto di Vallo il Comitato d’Azione incaricò Lucio Magnone. Era ormai tutto pronto e si attendevano solo le armi per insorgere ma, invano, i due comitati napoletano e salernitano tentarono di raggiungere un accordo, avvolti da screzi, rancori ed offese.”. La notizia delle armi che arrivarono alla marina di Ascea e che furono ritirare dal De Dominicis – che si trovava lì con la sua colonna di insorti cilentani – proviene dal Mazziotti. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921),a pp. 68-69 continuando il suo racconto scriveva pure che: “Il Governo di Torino ed il Comitato d’azione di Genova promettevano invio di armi.”. Il Mazziotti prosegue con le armi che il Lacava invano, il 7 agosto 1860 cercò andandosi ad incontrare con Vinciprova a Celso in casa Mazziotti. Ma chi prese in consegna le armi arrivate ad Acciaroli ? E le armi arrivarono ad ACCIAROLI o a PIOPPI ?. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: Ad Ascea, Teodosio De Dominicis distribuì a coloro che ne mancavano, i 500 fucili rimessi dal Comitato d’azione di Genova per il Cilento, sbarcati a Pioppi e da lui ritirati….(93).”. Pietro Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, riporta da G. Oddo, I Mille di Marsala, 1866, p. 794, la notizia dello sbarco di A. Dumas ad Acciaroli.”. Dunque, Ebner scriveva che le armi sbarcarono a Pioppi e furono portate ad Ascea al de Dominicis. Su queste armi e sul passaggio da Cannicchio – piccolo casale del Cilento, ha scritto pure Tommaso Pedio (….), nel suo “La Basilicata nel Risorgimento politico Italiano (1700-1870) – Saggio di un Dizionario bio-bibliografico”, a p. 123 cita il testo di De Crescenzo e scriveva: “(555) Alfredo De Crescenzo Alfredo, Lo sbarco garibaldino ad Acciaroli nel 1860, in Numero unico per l’Anniversario della fondazione della Lega Navale a Salerno, Salerno, 1938. Acciaroli è una frazione del comune di Pollica, nel Cilento, e l’unico approdo, prima della Licosa, che offre una certa sicurezza sulla costa cilentana. Gli uomini che sbarcarono avevano il compito di proteggere la marcia delle colonne che, attraverso il lagonegrese, sarebbero passate per il Vallo di Diano dirette a Salerno. Lo sbarco, contrariamente a quel che assume il d. C., non avvenne nel porto di Acciaroli, ma in località tra Lupini e la Torre del Caleo, dove sbocca un sentiero che conduce a Cannicchio, piccolo centro abitato a meno di un chilometro dall’abitato di Celso, patria dei Mazziotti. Dalla famiglia Piantieri di Cannicchio si conserva una lettera inedita di Garibaldi con la quale si ringraziavano i componenti di quella famiglia che, insieme ai Pisani, altra famiglia di Cannicchio imparentata con i Carducci di Capaccio, avevano accolto le avanguardie garibaldine nelle loro case guidandole, successivamente, attraverso i paesi interni del Cilento verso la pianura di Eboli. Etc…”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 94-95, in proposito scriveva pure che: “XI. Ma chi avrebbe dato loro le armi, le munizioni ad un buon capo militare per muovere il popolo del circondario di Pollica ? Le armi, è vero, erano state già promesse dal Piemonte, ma l’attesa di esse era stata vana per diversi giorni. I comitati avevano assicurato che li avrebbe portati alla marina di Acciaroli il romanziere francese Dumas padre, con un suo piccolo legno di trasporto, la goletta Emma’, etc…”. Dunque, il De Crescenzo scriveva che: Le armi, è vero, erano state già promesse dal Piemonte, ma l’attesa di esse era stata vana per diversi giorni.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a p. 70, in proposito scriveva: “Nell’elegante catalogo della ‘Mostra di ricordi storici del Risorgimento meridionale d’Italia’, a p. 319 si legge che Odoardo Moreno, già alunno di Tribunale in provincia di Salerno, imprigionato nel febbraio del 1860 e poi scarcerato per decisione della Gran Corte Criminale di Salerno, provvide alle armi occorrenti (per la sollevazione del Cilento) trasportandole con gran rischio della vita, in due volte alla spiaggia di Ascea sui piroscafi sardi il “Tanaro” ed il “Governolo”. Si trattava adunque delle armi spedite dal Cavour non di quelle promesse dal Comitato di Genova.”. Dunque, Mazziotti (….), sulla scorta dell’ “….elegante catalogo della ‘Mostra di ricordi storici del Risorgimento meridionale d’Italia’, a p. 319″, vi è esposto un documento dove “si legge che ODOARDO MORENO” – che era stato “…già alunno di Tribunale in provincia di Salerno, imprigionato nel febbraio del 1860 e poi scarcerato per decisione della Gran Corte Criminale di Salerno”, “provvide alle armi occorrenti (per la sollevazione del Cilento) trasportandole con gran rischio della vita, in due volte alla spiaggia di Ascea sui piroscafi sardi il “Tanaro” ed il “Governolo”. Mazziotti aggiunge che le armi che “due volte” il MORENO, aveva trasportato “alla spiaggia di Ascea sui piroscafi sardi il TANARO e sul GOVERNOLO”, molto probabilmente erano le “Si trattava adunque delle armi spedite dal Cavour non di quelle promesse dal Comitato di Genova.”. Nel 1921, ci parla il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921),a pp. 68-69 continuando il suo racconto scriveva pure che: “Il compianto Marchese Atenolfi mi riferiva che le armi furono sbarcate alla punta detta del Fico, presso il villaggio di Pioppi nel Comune di Pollica e quindi trasportate ad Ascea dove li ritirò Teodoro De Dominicis.”. Dunque, Mazziotti conferma le notizie circa queste armi che arrivarono a PIOPPI e non ad Acciaroli. Ma chi ritirò le armi a Pioppi ?. Mazziotti (….), a p. 70, dopo aver detto di EDOARDO MORENO che avrebbe trasportato con il Tanaro le armi cita Nicola Nisco. Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a p. 70 aggiungeva che: “Il Nisco narra un importante episodio. Egli scrive: « La Dora nella sua rotta (per il trasporto delle armi) mi lasciava a Salerno. Ivi andai per trattare con alcuni capi del regio esercito ai quali aveva fatto prevenzione un generale mio amico. Loro schiettamente dissi non avere missione di indurli a tradimento, solamente di trovar modo a serbare l’esercito a l’Italia, qualora fossero persuasi della inutilità della resistenza. Essi mi risposero che la rivoluzione da ogni parte premeva sull’ esercito e che la resistenza avrebbe prodotto un eccidio, non una vittoria, ma che preferivano ad un pronunciamento a WdL spagnuola, vergognoso in faccia al nemico, la dissoluzione. Soggiungevano non essere stati mai chiamati codardi i soldati francesi, che non si sono battuti contro proprii concittadini in rivoltura e noi sa ranno i napoletani se non si batteranno: avrebbero nome di traditori, se essendovi ancora il re inalzassero o seguissero la bandiera di un altro principe. Molto discorsero su l’effetto dissolvente prodotto nell’ esercito dalle dimissioni del gen. Nunziante le quali avevano fatto venir meno nell’ufficialità il sentimento della stabilità della dinastia » (1).”. Mazziotti, a p. 70, nella nota (1) postillava: “(1) Opera citata a p. 97”. Mazziotti, a p. 97 cita: “Nicola Nisco, Francesco 2°.”. Infatti, Nicola Nisco (….), nel suo “Francesco 2°”, ed….., Napoli, 18….., a p. 79, in proposito scriveva: “La Dora nella sua rotta mi lasciava in Salerno. Ivi andai per trattare con alcuni capi del regio esercito, ai quali aveva fatto prevenzione un generale mio amico. Loro schiettamente dissi: non aver missione d’indurli a tradimento, solamente di trovar modo a serbare l’esercito all’Italia, qualora fossero persuasi della inutilità della resistenza. Essi mi risposero che la rivoluzione da ogni parte premeva sull’esercito, e che la resistenza avrebbe prodotto un eccidio non una vittoria, ma che preferivano ad un pronunziamento alla spagnola, vergognoso in faccia al nemico, la dissoluzione. Soggiungevano non essere stati mai chiamati codardi i soldati francesi che non si sono battuti contro i proprii concittadini in rivoltura, e nol saranno i napoletani se non si batteranno; avrebbero nome di traditori se, essendovi ancora il re, innalzassero o seguissero la bandiera di un altro principe. Molto discorsero sull’effetto dissolvente prodotto nell’esercito dalle demissioni del generale Nunziante, le quali avevano fatto venir meno nell’ uffizialità il sentimento della stabilità della dinastia. Da questo convegno io ritornava col convincimento del trionfo sicuro della causa dell’ unità, e dello inevitabile disfacimento dell’ esercito, il quale se non seguì l’esempio del toscano, ne fu cagione principalmente l’essere stata la bassa forza col sistema della sostituzione e dei cambi ridotta affatto separata dalla borghesia, e divenuta, col sistema dello spionaggio, nemica dell’ufficialità. E cotal mio convincimento espressi schiettamente al Persano quando mi comunicava il telegramma allora ricevuto dal Cavour che diceva: << Nunziante è a Berna; etc…”. Sul MURATORI, il Mazziotti scrive ancora ma si riferisce all’episodio dell’arrivo delle armi il 5 settembre 1860. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a pp. 165-166, in proposito scriveva che: “…Salvatore Magnoni, ricevette il comando di un corpo d’insurrezione nel distretto di Vallo in qualità di Alto Commissario per l’insurrezione nel Cilento, mentre una nave piemontese avrebbe dovuto sbarcare nel Cilento.”. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 100, riferendosi a LEONINO VINCIPROVA, in proposito scriveva: Garibaldi lo incaricò di andare ad Acciaroli con Pietro La Cava e prendere in consegna la nave di Dumas con tutte le armi e munizioni, che poi dovevano servire per la sommossa nel napoletano. Ma le armi non giungevano e di lì La Cava partì per Napoli, rimanendo il Vinciprova ad attenderle. Si pensò ad “una indegna canzonatura fatta dal Comitato di Napoli”, (così scrisse in una lettera il La Cava).”. Dunque Infante (….) scriveva che il Lacava se ne partì per Napoli mentre il VINCIPROVA restò ad attendere le armi. Però in questo caso il Nisco chiarisce poco il movimento di queste armi. Trovo interessante ciò che ha scritto Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, che, a p. 145 scriveva che: “Il 24 agosto Stefano Passero, che era incaricato dal Comitato dell’Ordine di Napoli di preparare l’insurrezione nel Vallo di Novi, informò in una lettera da Napoli il liberale Nicola Pagano circa uno sbarco di fucili nella marina di Ascea: etc…(184) “. Il Del Duca, sulla base della documentazione conservata presso l’Archivio di Stato di Salerno scriveva che STEFANO PASSERO, il 24 agosto 1860 scriveva e avvertiva il liberale NICOLA PAGANO. Del Duca, a p. 145, nella nota (184) postillava: “(184) A.S.S., Gabinetto di Prefettura, 1860, Sbarco di fucili alla marina di Ascea, busta 1, fascicolo 1.”. STEFANO PASSERO scriveva al cittadino liberale NICOLA PAGANO (forse parente e fiduciario di GENNARO PAGANO di Pisciotta): “Cittadino fratello, a fine di promuovere la rivoluzione, con brevetto di ieri, venni accreditato presso il comitato provinciale di Salerno, da questo centrale dell’Ordine. In conseguenza non dubito che dietro un brevissimo ma pronto abboccamento, vi imbarcherete sul vapore regio “Tanaro” onde andare a sbarcare alla marina di Ascea numero ottocento fucili militari con le analoghe provvigioni. Vi prevengo che, semmai i 400 gendarmi, i quali trovansi in Vallo, avvertiti della cosa, prendessero le mosse per molestarvi, ho piena fiducia in voi, se, in tal caso, proclamiate la rivoluzione col prestigio glorioso nome di Vittorio Emanuele Re d’Italia una. Noi accorreremo subito. Per questo e per quanto altro potrà accadere, fido nei vostri noti meriti patriottici, nella vostra energia e nella vostra attività, ricordandovi i travagli da voi e dai vostri fratelli sempre sofferti, per combattere la efferata dinastia borbonica” (184).”. Dunque, il Del Duca traendo dall’Archivio di Stato di Salerno un documento poco noto, ovvero la lettera che il 24 agosto 1860 Stefano PASSERO, incaricato dal COMITATO DELL’ORDINE di Napoli, di promuovere la insurrezione armata nel Cilento, informò il liberale NICOLA PAGANO dei fucili che dovevano essere sbarcati ad Ascea. Il Passero scriveva al Pagano e lo pregava di “…imbarcherete sul vapore regio “Tanaro” onde andare a sbarcare alla marina di Ascea numero ottocento fucili militari con le analoghe provvigioni.”. Inoltre, il Passero scrivendo al Pagano dei fucili che si portava ad Ascea attraverso il piroscafo della marina Piemontese, “Tanaro”, lo avvertiva dei pericoli etc…..STEFANO PASSERO ordinava al liberale NICOLA PAGANO di andare a ritirare le armi che Persano inviava con il piroscafo sardo “TANARO” e di andarle a portare ad Ascea dove erano attese dal DE DOMINICIS e che il de Dominicis – come vedremo scrive al VINCIPROVA il 1° settembre 1860, di non averle voluto consegnarle a lui. Dunque, le armi arrivarono ad Acciaroli – presumibilmente nei giorni prima del 1° settembre 1860. Arrivaro ad ACCIAROLI e furono ritirate da…………………….che li portò e li consegnò ad ASCEA a TEODOSIO DE DOMINICIS il quale non li volle dare a LEONINO VINCIPROVA – del Comitato d’Azione, sebbene, il VINCIPROVA, come scrive Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 100, parlando di LEONINO VINCIPROVA, in proposito scriveva: “Garibaldi lo incaricò di andare ad Acciaroli con Pietro La Cava e prendere in consegna la nave di Dumas con tutte le armi e munizioni, che poi dovevano servire per la sommossa nel napoletano. Ma le armi non giungevano e di lì La Cava partì per Napoli, rimanendo il Vinciprova ad attenderle. Si pensò ad “una indegna canzonatura fatta dal Comitato di Napoli”, (così scrisse in una lettera il La Cava).”. Dunque Infante (….) scriveva che il Lacava se ne partì per Napoli mentre il VINCIPROVA restò mentre il Lacava se ne partì per Napoli. Passaggio importante dell’intricata vicenda è ciò che scrisse STEFANO PASSERO. Dunque, dall’Archivio di Stato di Salerno, Gabinetto Prefettura, 1860 (busta 1, fascicolo 1) si evince l’incartamento “Sbarco di fucili alla marina di Ascea”. In questi documenti vi è una lettera che STEFANO PASSERO – delegato dal Comitato dell’Ordine (Comitato Provinciale di Salerno) quale Commissario Organizzatore per il Distretto di Vallo – che indirizzò al liberale NICOLA PAGANO (forse un parente di Gennaro Pagano di Pisciotta). Nella lettera il Passero gli comunicava che: “…a fine di promuovere la rivoluzione, con brevetto di ieri, venni accreditato presso il comitato provinciale di Salerno, da questo centrale dell’Ordine.” e, gli ordinava di vi imbarcherete sul vapore regio “Tanaro” onde andare a sbarcare alla marina di Ascea numero ottocento fucili militari con le analoghe provvigioni.”. La lettera di Passaro è del 24 agosto 1860. Egli informato dal Comitato che il governo Piemontese inviava tramite il Persano delle armi per la rivoluzione (circa 800 fucili e provvigioni) avvertiva Nicola Pagano.

 

Nel 28-29 e 30 agosto 1860, a VALLO della LUCANIA

Memor (Raffaele De Cesare), nel suo “La fine di un Regno”, ed. …….., in proposito, a pp. 444 scriveva che: “Anche più allarmante era quello inviato, il 31 agosto, dal Giannattasio, intendente di Salerno, per comunicarne al ministro dell’interno un altro, speditogli da Giuseppe Giannelli, sottintendente a Vallo. Uditelo nella sua integrità: ” Eccellenza, “Con due telegrammi ho rassegnato a V. E. ciò che mi ha riferito il Sotto Intendente di Sala qui giunto quest’ oggi, e ciò che mi ha scritto il Sotto Intendente di Vallo circa i gravi avvenimenti succeduti ieri in que’ Distretti. Col primo di essi le soggiunsi che domani lo stesso Sotto Intendente di Sala avrebbe avuto l’onore di conferirsi in Napoli presso l’E. V. ad oggetto di ragguagliarla dei particolari di tali avvenimenti. Con l’altro le dissi che avrei in seguito comunicato a V. E. il rapporto del Sotto Intendente di Vallo, che ora le trascrivo, per essere cosi concepito: “La calma e la tranquillità nell’ordine pubblico di questo distretto, e specialmente di questo Capoluogo, stato eccezionale nei passati giorni, è finita tutta ad un tratto questa mattina 30 agosto. Verso mezzo giorno numerose masse di gente armata sono venute da vari punti del distretto in questo Capoluogo, ed al loro arrivo i tamburi della G. Nazionale hanno suonato a raccolta. Quindi un gran numero di uomini ricchi, poveri, vecchi, giovani specialmente quelli che si reputavano attaccatissimi alla Dinastia Borbonica, sono convenuti in armi nella pubblica piazza ove spiegata una bandiera con lo stemma della Real Casa di Savoja e coi colori Italiani, ordinati ed armati in maniera assai regolare, sono partiti di qui al grido di Viva Vittorio Emanuele. Lo stesso pare che sia avvenuto anche in altri siti, o che sia prossimo ad avvenire, benchè niun rapporto uffiziale mi sia ancora pervenuto. Qui intanto i più notevoli cittadini provvedono alla tranquillità pubblica. Comprenderà bene quale difficoltà abbia la mia posizione attuale. Ciononpertanto debbo assicurarla che la pace ed i diritti costituiti dei privati sono oltremodo rispettati Tutti spinti dal solo sentimento politico, e coloro che tengono etc…”. Sempre Memor (…), a p. 445, in proposito aggiungeva che: “Il giorno dopo, un altro, allarmantissimo, ne spediva lo stesso sottintendente di Vallo, e fu questo: * Dopo averle rassegnato il rapporto della data di ieri, intorno alla sollevazione di gente armata verificatasi in questo Capoluogo, mi è arrivata notizia, che un simile movimento ha avuto luogo in tutto il Distretto, dimodochè l’insurrezione può dirsi esservi divenuta generale: ed esser partite numerose bande di armati da molte parti di esso verso le alture. Etc…”.”.

Nel 28 agosto 1860, l’adunata di insorti cilentani a VALLO DELLA LUCANIA (ex VALLO DI NOVI)

Il 28 agosto 1860, si tenne a Vallo della Lucania una grande adunata di insorti cilentani. All’epoca il piccolo paese di Vallo della Lucania (…) si chiamava Vallo di Novi. Nel corso dell’adunata generale, il Sottointendente Giannelli rassegnò le sue dimissioni. Antonio Alfieri d’Evandro (…), nel 1861, nel suo “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, a pp. 72 e ssg., nell’“Appendice”, al “Doc. n. 5”, ovvero la “Relazione Rapporto di STEFANO PASSERO” inviata al Comitato Napoletano, che, a pp. 74-75, in proposito scriveva che: A 23 Agosto 1860 il Comitato dell’Ordine, comunicava a Comitato provinciale di Salerno, il seguente Ordine. “Il Capitano della Guardia Nazionale Sig. Stefano Passero di Vallo è accreditato presso il Comitato Provinciale di Salerno nella qualità di “promotore o direttore del movimento insurrezionale del Distretto di Vallo di accordo con cotesto provinciale o con gli altri capi precedentemente nominati e da nominarsi.”.”. Il Passero continuando la sua Relazione Rapporto inviata al Comitato napoletano e pubblicata dal d’Evandro scriveva pure che: In forza e per effetto di questo mandato il Signor Stefano Passero riuniva in casa tutti i notabili di Vallo e manifestava ad essi l’ordine soprascritto e i diversi proclami ricevuti dal comitato medesimo, annunziava aver dal Comitato Provinciale ricevuto D. 500 per iniziare il movimento insurrezionale, dietro di che si passava alla creazione di tre Commissioni, come rilevasi dal seguente 1° Bullettino rivoluzionario della Lucania occidentale, pubblicato al 30 agosto 1860 dal Comitato Centrale dell’ordine. “Noi Stefano Passero, in virtù di poteri conferitici dal Comitato centrale dell’ ordine e dell’ unità Nazionale, di accordo co’ cittadini di Vallo, dichiariamo iniziata l’insurrezione, avente per iscopo la formazione del Regno d’Italia sotto lo scettro costituzionale del Re Vittorio Emmanuele sotto la Dittatura dell’ invitto eroe Garibaldi. E affinchè l’insurrezione medesima non devii dal suo scopo viene stabilita in questo Capoluogo: 1. Una Commissione incaricata di raccogliere armi e munizioni di ogni specie. Etc..”. In questo proclama il Passero si firmava: “Il Comandante in capo della insurrezione dell’Alto Cilento Stefano Passero.”. Dalla prima commissione furono raccolte armi, che vennero distribuite ai volontarii che seguivano il Comandante Passero.”. Sempre alla stessa Relazione publicata dal D’Evandro, a pp. 73-74, il Passero scriveva: Il giorno 28 agosto 1860 affluivano sulla piazza di Vallo le guardie nazionali de’ Comuni di Novi, Cannalonga, di Majo, Stio e di Sano, alle quali si univa molta gente armata di Vallo con parte della guardia nazionale e fra le entusiastiche grida di Viva l’unità e Indipendenza d’Italia, la colonna insurrezionale preceduta da banda musicale muoveva alla volta di Gioia. Colà si procedè al disarmo di coloro che per pubblica opinione erano tenuti avversi etc…Molti volontari di essi comuni ingrossavano le file degli insorti del Distretto; il municipio provvedendo a quanto occorreva alla insorta colonna che fu largamente pagata dal Comandante Passero. Altrettanto avveniva in Stio, in Laurino, in Piaggine, e in Sano. Arrivata la colonna del Sig. Passero nel Vallo di Diano, forte di circa mille uomini, colà trovava l’insurrezione avvanzata, di già proclamato un governo provvisorio e il Generale Garibaldi, tra le acclamazioni etc…, giunto in Sala. Per ordine del Dittatore, la colonna percorrendo Diano, S. Arsenio, Polla, Eboli etc…”. Dunque, il Passero ci parla di un raduno a Vallo della Lucania avvenuto il giorno 28 agosto 1860. Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a pp. 192-193 e ssg., riferendosi al giorno 29 agosto 1860, in proposito scriveva che: Nel giorno medesimo mentre Lucio Magnone leva il popolo in Rotino e raccoglie gl’insorgenti de’ contigui paesi, Stefano Passaro fa prendere le armi alle milizie della città e del distretto di Vallo, e le guida per la vie di Policastro e del Fortino all’obiettivo di tutti, che era Sala-Consilina.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Trieste, 1868, Vol. II, a pp. 172-173, in proposito scriveva che: Stefano Passero la proclamò in quel di Vallo a’ 31 agosto; si fece comandante l’esercito del distretto, fè comitati a Gioj, a Stio, a Laurino. Cose facili ed impunite; che la podestà regia secondava, le soldatesche ritraevansi a Salerno, e i popoli senz’armi, tenuti compressi da’ governanti e da’ ribelli, non potevano fiatare. Intanto il Turr sbarcava gente a Sapri il 2 settembre.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Il 28 agosto Stefano Passero, in esecuzione degli accordi presi con il Comitato dell’Ordine, con i liberali di Vallo e di alcuni comuni vicini, tra cui Cristofaro Ferrara di S. Biase, promosse una adunanza numerosa di guardie nazionali di Novi, di Cannalonga, di Castelnuovo, di Moio, di Stio e di Sacco. Il sottointendente di Vallo Giuseppe Giannelli di Nocera, non volle aderire al movimento ma rassegnò i suoi poteri. Vennero formate due colonne: una prima comandata dal Passero, prese la via di Gioi, Laurino, Piaggine, Sacco, Diano e Sala; la seconda guidata dal Ferrara muoveva per Cuccaro, Laurito, Rofrano ed accampava a Sanza. Una relazione del Sottointendente di Vallo Giuseppe Giannelli all’Intendente Giannattasio narra il movimento avvenuto in Vallo e la partenza delle colonne al grido di viva Vittorio Emanuele (1).”. Mazziotti, a p. 128, nella nota (1) postillava: “(1) De Cesare, La fine di un Regno.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. II, gennaio 1921), a pp. 124-125 , in proposito scriveva che: “III….Il Comitato dell’Ordine….il Comitato provinciale metteva a disposizione le somme necessarie per l’iniziativa e prosiego (1). Prometteva inoltro il concorso di cospicui cittadini in altre parti della provincia; nel Vallo di Novi il sig. Stefano Passero e per l’indirizzo militare il colonnello Materazzo (2)….”. Mazziotti, proseguendo il suo racconto scriveva che: “Il Matina, nel dissenso tra i due Comitati preferì seguire quello Unitario, il quale nominò il 23 agosto Commissario politico e civile nei distretti di Salerno, Sala e Campagna avendo dato per altro distretto eguali poteri a Lucio Magnoni (4). Nominava in pari tempo Salvatore Magnoni comandante di un corpo di insurrezione nel distretto di Vallo.”. Mazziotti, a p. 124, nella nota (1 e 2) postillava: “(1-2) Racioppi, op. cit. pag. 192. Il col. Materazzo, poi generale, era stato uno dei valorosi difensori di Venezia nel 48.”. Mazziotti scriveva che Il Comitato Centrale dell’Ordine aveva invece destinato a promuovere l’insurrezione nel distretto di Vallo Stefano Passero; ma il patriottismo dei due egregi uomini evitò ogni conflitto ed entrambi cooperarono nobilmente al santissimo scopo.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 78, in proposito scriveva che: “…come quello costituito nel Vallo di Novi per merito di Stefano Passero, etc…”. Sempre il De Crescenzo, a pp. 79-80, in proposito aggiungeva pure che: “D’altra parte, il secondo comitato (Comitato dell’ordine) aveva pensato di affidare al Passero il compito di provocare la sommossa a Vallo. Ma sia il Magnoni che il Passero seppero tanto abilmente comportarsi che, pur dando il loro energico e fattivo contributo, scongiurarono ogni malumore tra i Comitati.”. Ancora, il De Crescenzo, a p. 81, in proposito aggiungeva che: “All’adunanza, invece, in casa Rinaldi intervennero tra gli altri Francesco Alario di Moio della Civitella, il barone Bottiglieri, Lorenzo Curzio di Sant’Angelo a Fasanella, Teodosio De Dominicis di Ascea, Lucio Magnoni, Stefano Passero ed un tal Pagano di Pisciotta, nomi noti all’intera provincia, che da tempo avevano educata la loro terra a sentimenti ed a liete speranze (15).”. De Crescenzo, a p. 81, nella nota (15) postillava: “(15) Preponderava in Provincia, come è facile comprendere, un elemento liberale capitanato da famiglie ricche nobili ed influenti.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 87-88, in proposito scriveva che: “VIII. Anche a Vallo si organizzavano senza indugio le squadre, per opera di Raffaele Passarelli (24), di Alessandro Pinto, di Cesare Valiante e di Giovanni Tipoldi, ufficiale della sanità militare. Ma colui che sopratutto non era rimasto inerte fu Stefano passero. Costui, nello stesso giorno in cui Ascea insorgeva, rapido come la folgore, in virtù dei poteri conferitegli dal Comitato centrale, ruinì molte guardie nazionali di quale centro e dei comuni vicini, quali Novi Cannalonga Castelnuovo Moio Stio e Sacco, organizzò una prima commissione per raccogliere armi e munizioni d’ogni specie, una seconda per raccogliere offerte ed una terza destinata a provvedere alla pubblica sicurezza.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, riferendosi al 28 agosto 1860, dopo aver proclamato l’insurrezione a Rutino, a pp. 88, in proposito scriveva che: “Salutare effetto produssero queste parole, giacchè tutta la gente adunata sentì come un nuovo impulso e, con armi con capi con insegne e bandiere, si schierò nella piazza maggiore di Vallo (30 agosto). In questa fiammata d’entusiasmo il Passero trovò un valido aiuto nel fervido ed audace cospiratore di S. Biase: Cristofaro Ferrara. Etc…”. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 264, in proposito scriveva che: “Durante la campagna di Sicilia, l’instancabile Giovanni Matina, per incarico del ‘Comitato napoletano dell’Ordine’ si era recato a Palermo per ricevere ordini e istruzioni da Garibaldi. Tornato a Napoli, nella mattinata del 10 agosto il Comitato gli dava “autorità di promuovere l’insurrezione” a Sala e Campagna, assicurandogli il concorso di altri noti liberali della provincia, quali Stefano Passero nella Valle di Novi che teneva le file (91) di un’altra rete di cospiratori. Il Matina, però, nel dissenso “tra le due Braccia del Comitato, Ordine e Azione”, preferì seguire l’azione dell’Unitario, che il 23 lo nominò Alto Commissario politico, non solo di Sala e Campagna, ma anche di Salerno. Stefano Passero rimase però sempre nel Comitato dell’Ordine, come vedremo.”. Ebner scriveva che il “Comitato napoletano dell’Ordine”, il 10 agosto 1860 assicura al Matina il concorso di altri noti liberali della provincia, quali Stefano Passero nella Valle di Novi che teneva le file (91) di un’altra rete di cospiratori.”. Dunque, Ebner scriveva che STEFANO PASSERO della Valle di Novi “teneva le file (91) di un’altra rete di cospiratori”. Quale fosse la rete dei cospiratori tenuta da STEFANO PASSERO di Novi non è detto. Ebner aggiunge solo che il Passero Stefano Passero rimase però sempre nel Comitato dell’Ordine, come vedremo.”. Ebner, a p. 264, nella nota (91) postillava: “(91) G. Racioppi, Storia dei moti di Basilicata e delle provincie contermini nel 1860, Napoli, 1867, p. 175, ma v. pure a p. 176 sui dissensi tra i due Comitati napoletani: quello dell’Ordine al quale, per l’autorità di Silvio Spaventa, si dette un carattere apertamente cavourriano (inizio dell’insurrezione da Napoli e poi sbarco di Garibaldi) e quello d’azione dell’unitario, nel quale i liberali più avanzati, dice il Mazziotti p. 67, promuovevano l’inizio del movimento delle provincie e lo sbarco del generale in Calabria.”. Ebner, a p. 265 aggiunge in proposito scriveva pure che: “In esecuzione degli accordi intervenuti con il Comitato napoletano dell’Ordine, dal quale aveva avuto pieni poteri per la sua rete (94), Stefano Passero, d’intesa con Cristoforo Ferrara di S. Biase e altri notabili di Vallo, promosse un’adunanza delle guardie nazionali di Novi, Cannalonga, Moio, Stio e Sacco.”. Ebner, a p. 265, nella nota (94) postillava: “(94) Il 23 agosto 1860 il Comitato Centrale dell’Ordine comunicava al Comitato provinciale di Salerno che il “Capitano della Guardia Nazionale Sig. Stefano Passero di Vallo è accreditato presso il Comitato Provinciale di Salerno nelle qualità di promotore o direttore del Movimento insurrezionale nel Distretto di Vallo” facendogli tenere 500 ducati. Va ricordato che nel distretto di Vallo erano stati già raccolti nel 1859 d. 471, dei quali 300 vennero rimessi al Comitato provinciale e 171 conservati a Vallo per fare cartucce.”. Dunque secondo la relazione di STEFANO PASSERO, pubblicata dall’Alfieri D’Evandro, il 30 agosto 1860, Stefano Passero, a Vallo (?) proclamò l’inizio dell’insurrezione armata. Dunque, Pietro Ebner scriveva che, nel Distretto di Vallo, il “Movimento insurrezionale nel Distretto di Vallo” (il cui promotore e Direttore accreditato dal Comitato Centrale dell’Ordine, era Stefano Passero), gli fece tenere 500 ducati ed “erano stati già raccolti nel 1859 d. 471, dei quali 300 vennero rimessi al Comitato provinciale e 171 conservati a Vallo per fare cartucce.”. De Crescenzo scriveva pure che il “Bollettino della rivoluzione” dell’epoca riferiva: “Un bollettino del tempo riferisce: “Non è stata che una passeggiata militare tra unanime acclamazioni. Le donne ed i fanciulli seguivano il corteo gridando: Viva Vittorio Emmanuele” Viva Garibaldi! La musica militare suonava a festa; etc…”.”. Sul “Bollettino” ha scritto Pietro Ebner (….) nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, nella nota (94) postillava: “(94) A sèguito del mandato ricevuto il Passero pubblicava (v. “Bullettino rivoluzionario della Lucania occidentale”, 30 agosto 1860, in D’Evandro, Docum. n. 5) l’ordine seguente: “Noi Stefano Passero // in virtù dei poteri conferitimi dal Comitato Centrale dell’Ordine e dell’Unità Nazionale, di accordo co’ cittadini di Vallo dichiariamo iniziata l’insurrezione…..// Il Comandante in capo della insurrezione dell’alto Cilento   // Stefano Passero.”.”. Dunque secondo la relazione di Stefano Passero, pubblicata dall’Alfieri D’Evandro, il 30 agosto 1860, Stefano Passero, a Vallo (?) proclamò l’inizio dell’insurrezione armata. Ebner scrive che Passero pubblicò la sua Relazione e l’Ordine impartito sul “Bullettino rivoluzionario della Lucania occidentale” che, a sua volta, fu ripubblicato da Antonio Alfieri d’Evandro (…), nel 1861, nel suo “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, a p. 73, nell’“Appendice”, Documento n. 5. Il documento citato fu pubblicato sul “Bullettino etc…” dal Comitato Centrale dell’Ordine. Tuttavia, sebbene molte relazioni furono pubblicate dall’Alfieri D’Evandro, è doveroso aggiungere ciò che scriveva Pietro Ebner, a p. 266, dove, riferendosi al rapporto che il 30 agosto 1860 il Sottointendente inviò a Salerno, scriveva che: “Nel rapporto, tuttavia, non è cenno dei raduni, in corso nell’interno, in attesa delle colonne da Rutino e Vallo convergenti verso Valle del Tanagro e della marcia di Rutino verso Sapri. Ed è strano, tanto più che molti giovani di Vallo già si erano uniti alla colonna Giordano partita da Ceraso. Evidentemente il liberale sottointendente Giannelli comunicò solo quanto non poteva fare a meno di dire, cioè quel che aveva visto di persona. Etc…”. Su Stefano Passero ha scritto anche Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, dove, a p. 40, in proposito scriveva che: “Anche a Vallo il medico Stefano Passero riuscì ad organizzare molte squadre con l’intento di rinforzare le schiere garibaldine all’occorrenza.”. Infante, a p. 41, scriveva pure che: “In casa Rinaldi intervennero i Cilentani Pagano di Pisciotta, Lucio Magnoni di Rutino, Francesco Alario di Moio della Civitella, Teodosio de Dominicis di Ascea, Stefano Passero di Vallo, il Bottiglieri e Lorenzo Curcio di S. Angelo a Fasanella.”. Infante, a pp. 53-54, in proposito scriveva: “Anche a Vallo, si proclamò la rivolta organizzata da Raffaele Passarelli, da Alessandro Pinto, Cesare Valiante, Giovanni Tipoldi e da Stefano Passero. A quest’ultimo fu affidato l’incarico da parte del Comitato Centrale di riunire le Guardie Nazionali di Novi, Cannalonga, Castelnuovo, Moio, Sacco, Stio, Campora, San Biase, Orria, Perito, Piano, Ostiglianno, Salento, Gioi e Cardile per poi marciare verso Sala….Ciò avvenne il 30 agosto e tale fu l’ordinamento delle masse, che il Sottointendente di Vallo, Giannelli, entusiasta di quanto avveniva consegnò ai suoi superiori le sue dimissioni. Le ondate di entusiasmo delle masse furono evidenziate da un bollettino: “Non è stata una passeggiata etc…Uscendo da Vallo, la colonna contava già più di mille uomini. Essa è stata accolta dappertutto con la stessa gioia e s’ingrossa ad ogni passo di nuovi volontari.”….Si formarono due colonne: la prima fu affidata al Passero che si diresse a Policastro, la seconda affidata al Ferrara di San Biase che si portò a Cuccaro, a Laurito, a Rofrano, infine a Sanza, dove fu fucilato in carcere il terribile Capourbano Sabino Laveglia, etc…Le due Colonne Vallesi, dopo essersi ingrosate di molti uomini penetrarono in Sala molto prima di quelle di Fabrizi e Matina.”. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rivoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 104, in proposito aggiungeva che: Una formazione guidata da un altro reduce del ’48, Stefano Passaro, legato al Comitato d’Ordine, promuoveva la rivolta a Vallo della Lucania, poi attraversava l’alto Cilento per sbucare a Diano, mentre la colonna Ferrara arrivò a Sanza, dove giustiziò Laveglia e gli altri che avevano organizzato l’eccidio di Pisacane.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a pp. 165-166, in proposito scriveva che: L’insurrezione nel distretto di Vallo veniva guidata dai fratelli Magnoni e da Stefano Passaro, mentre Lucio Magnoni, Commissario Delegato esponeva al Comitato Unitario Nazionale che “In virtù dè poteri conferitomi da codesto Consiglio in nome del Dittatore Garibaldi, etc…”.”. Questa Relazione/Rapporto di Lucio Magnoni inviata al Comitato napoletano è stata pubblicata dall’Alfieri d’Evandro (….). Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 132, in proposito scriveva che: “Ecco Teodosio De Dominicis – il buon Teodosio da Ascea, – e Stefano Passaro, a capo degl’insorti delle vallate del Lambro e del Bussento, dell’Antilia e del Gelbison, rifare la via di Pisacane dopo l’adunata di Vallo della Lucania. Da Rutino, era partito Salvatore Magnoni a capo di molti volontari del Cilento; e i patrioti Stefano Passaro di Vallo della Lucania e Ferrara di San Biase, seguiti da alcuni manipoli di ardimentosi, avevano preso l’uno la via di Gioi, Launino, Piaggine; l’altro quella di Cuccaro, Laurito, Rofrano e Sanza, per convergere poi, nel “Vallo di Diano”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a pp. 165-166, in proposito scriveva che: Nelle stesse ore, mentre si organizzavano le masse d’insorti al fine di favorire la vittoriosa avanzata di Garibaldi, iniziava l’insurrezione salernitana. Il 27 agosto insorgeva il distretto di Vallo, mentre il 30 Sala Consilina. Il quotidiano “Il Lampo” il 27 agosto assicurava “da fonti veritiere, che la provincia era in fermento, massimamente il Distretto di Vallo, mentre tutte le forze militari erano concentrate in Salerno” (217). l’insurrezione nel distretto di Vallo veniva guidata dai fratelli Magnoni e da Stefano Passaro, mentre Lucio Magnoni, Commissario Delegato esponeva al Comitato Unitario Nazionale che “In virtù dè poteri conferitomi da codesto Consiglio in nome del Dittatore Garibaldi, etc…”.”. Questa Relazione/Rapporto di Lucio Magnoni inviata al Comitato napoletano è stata pubblicata dall’Alfieri d’Evandro (….). Del Duca, a p. 165, nella nota (216) postillava che: “(216) C. Pinto, La “Nazione armata”, in Garibaldi il mito e l’antimito, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008, pag. 118.”. Del Duca, a p. 217, nella nota (217) postillava che: “(217) A.S.S., Giornali, Notizie circa il fermento della Provincia di Principato Citeriore per l’imminente scoppio della rivoluzione, “Il Lampo”, n. 26, Napoli, 27 agosto 1860.”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 132, in proposito scriveva che: “Ecco Teodosio De Dominicis – il buon Teodosio da Ascea, – e Stefano Passaro, a capo degl’insorti delle vallate del Lambro e del Bussento, dell’Antilia e del Gelbison, rifare la via di Pisacane dopo l’adunata di Vallo della Lucania. Da Rutino, era partito Salvatore Magnoni a capo di molti volontari del Cilento; e i patrioti Stefano Passaro di Vallo della Lucania e Ferrara di San Biase, seguiti da alcuni manipoli di ardimentosi, avevano preso l’uno la via di Gioi, Launino, Piaggine; l’altro quella di Cuccaro, Laurito, Rofrano e Sanza, per convergere poi, nel “Vallo di Diano”.

Nel 30 o 31 agosto 1860, a Vallo della Lucania, la colonna di insorti cilentani comandata da  STEFANO PASSERO

Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Trieste, 1868, Vol. II, a pp. 172-173, in proposito scriveva che: Negli stessi modi un Lorenzo Curcio proclamò a’ 27 agosto la rivoluzione in S. Angelo in Fasanella, e poi un Claudio Guerdile, nel distretto di Campagna. Stefano Passero la proclamò in quel di Vallo a’ 31 agosto; si fece comandante l’esercito del distretto, fè comitati a Gioj, a Stio, a Laurino. Cose facili ed impunite; che la podestà regia secondava, le soldatesche ritraevansi a Salerno, e i popoli senz’armi, tenuti compressi da’ governanti e da’ ribelli, non potevano fiatare. Intanto il Turr sbarcava gente a Sapri il 2 settembre.”. Dunque, il de Sivo (….) riguardo Stefano Passero scriveva che proclamò l’insurrezione armata a Vallo della Lucania (ex Vallo di Novi) il 31 agosto 1860 e si fee nominare Comandante del Distretto di Novi. Marc Monnier (…..), nel suo “Garibaldi. La conquête des Deux-Siciles”, Paris, Lévy, 1861 (si veda la sua traduzione il testo di Rocco Escalona, Marc Monnier, Garibaldi e la rivoluzione delle due Sicilie, Napoli, 1861, a p. 268, in proposito scriveva che: “Ecco d’altronde le notizie della guerra, tirate dagli ultimi bollettini (numero 17 a 21 ) del comitato dell’ ordine. Il 30 agosto Stefano Passaro, in virtù de’ poteri che gli sono stati conferiti dal comitato centrale, ha dichiarato l’ insurrezione cominciata nella Lucania occidentale. Ha organizzato una commissione per raccogliere armi e munizioni d’ogni specie, una commissione per riunire offerte volontarie, ed una commissione destinata a provvedere alla sicurezza pubblica.”. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 264, in proposito scriveva che: “Durante la campagna di Sicilia, l’instancabile Giovanni Matina, per incarico del ‘Comitato napoletano dell’Ordine’ si era recato a Palermo per ricevere ordini e istruzioni da Garibaldi. Tornato a Napoli, nella mattinata del 10 agosto il Comitato gli dava “autorità di promuovere l’insurrezione” a Sala e Campagna, assicurandogli il concorso di altri liberali della provincia, quali Stefano Passero nella Valle di Novi che teneva le file (91) di un’altra rete di cospiratori. Il Matina, però, nel dissenso “tra le due Braccia del Comitato, Ordine e Azione”, preferì seguire l’azione dell’Unitario, che il 23 lo nominò Alto Commissario politico non solo di Sala e Campagna, ma anche di Salerno. Stefano Passero rimase però sempre nel Comitato dell’Ordine, come vedremo.”. Ebner, a p. 265, in proposito scriveva pure che: “In esecuzione degli accordi intervenuti con il Comitato napoletano dell’Ordine, dal quale aveva avuto pieni poteri per la sua rete (94), Stefano Passero, d’intesa con Cristoforo Ferrara di S. Biase e altri notabili di Vallo, promosse un’adunanza delle guardie nazionali di Novi, Cannalonga, Moio, Stio e Sacco.”. Ebner, a p. 265, nella nota (94) postillava: “(94) Il 23 agosto 1860 il Comitato Centrale dell’Ordine comunicava al Comitato provinciale di Salerno che il “Capitano della Guardia Nazionale Sig. Stefano Passero di Vallo è accreditato presso il Comitato Provinciale di Salerno nelle qualità di promotore o direttore del Movimento insurrezionale nel Distretto di Vallo” facendogli tenere 500 ducati. Va ricordato che nel distretto di Vallo erano stati già raccolti nel 1859 d. 471, dei quali 300 vennero rimessi al Comitato provinciale e 171 conservati a Vallo per fare cartucce. A sèguito del mandato ricevuto il Passero pubblicava (v. “Bullettino rivoluzionario della Lucania occidentale”, 30 agosto 1860, in D’Evandro, Docum. n. 5) l’ordine seguente: “Noi Stefano Passero // in virtù dei poteri conferitimi dal Comitato Centrale dell’Ordine e dell’Unità Nazionale, di accordo co’ cittadini di Vallo dichiariamo iniziata l’insurrezione…..// Il Comandante in capo della insurrezione dell’alto Cilento   // Stefano Passero.”.”. Dunque secondo la relazione di Stefano Passero, pubblicata dall’Alfieri D’Evandro, il 30 agosto 1860, Stefano Passero, a Vallo (?) proclamò l’inizio dell’insurrezione armata. Ebner scrive che Passero pubblicò la sua Relazione e l’Ordine impartito sul “Bullettino rivoluzionario della Lucania occidentale” che, a sua volta, fu ripubblicato da Antonio Alfieri d’Evandro (…), nel 1861, nel suo “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, a p. 73, nell’“Appendice”, Documento n. 5. Il documento citato fu pubblicato sul “Bullettino etc…” dal Comitato Centrale dell’Ordine. Infatti, Antonio Alfieri d’Evandro (…), nel 1861, nel suo “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, a pp. 72 e ssg., nell’“Appendice”, al “Doc. n. 5”, ovvero la “Relazione Rapporto di STEFANO PASSERO” inviata al Comitato Napoletano, che, a p. 74, in proposito scriveva che: In forza e per effetto di questo mandato il Signor Stefano Passero riuniva in casa tutti i notabili di Vallo e manifestava ad essi l’ordine soprascritto e i diversi proclami ricevuti dal comitato medesimo, annunziava aver dal Comitato Provinciale ricevuto D. 500 per iniziare il movimento insurrezionale, dietro di che si passava alla creazione di tre Commissioni, come rilevasi dal seguente 1° Bullettino rivoluzionario della Lucania occidentale, pubblicato al 30 agosto 1860 dal Comitato Centrale dell’ordine. “Noi Stefano Passero etc…Il Comandante in capo della insurrezione dell’Alto Cilento Stefano Passero.”. Dalla prima commissione furono raccolte armi, che vennero distribuite ai volontarii che seguivano il Comandante Passero. Dalla seconda commissione si ricevettero volontariamente offerte per D. 3000 circa e di questa somma non furono introitati che solo D. 1200 passati al Comandante Passero a fine di pagarsi gl’individui, che lo seguivano, e per supplire ad ogni altra spesa occorrente nel movimento insurrezionale. Dalla terza commissione ben si provvide allo scopo per cui era stata creata.”. Il Passero proseguendo la sua relazione sui fatti, a pp. 74-75, in proposito scriveva che: Il giorno 28 Agosto 1860 affluivano sulla piazza di Vallo le guardie nazionali de’ Comuni di Novi, Cannalonga, Castelnuovo, di Majo, Stio e di Sano, alle quali si univa molta gente armata di Vallo con parte della guardia nazionale e fra le entusiastiche grida di Viva l’unità e Indipendenza d’Italia, la colonna insurrezionale preceduta da banda musicale muoveva alla volta di Gioia. Colà si procedè al disarmo di coloro che per pubblica opinione erano tenuti avversi al movimento della nostra rigenerazione: fu creata una commissione con lo scopo di provvedere alla pubblica sicurezza. Molti volontarii di essi comuni ingrossarono le file degl’insorti del Distretto; il municipio provvedendo a quanto occorreva alla insorta colonna che fu largamente pagala dal Comandante Passero. Altrettanto avveniva in Stio, in Laurino, in Piaggine, e in Sano. Arrivata la colonna del sig. Passero nel Vallo di Diano, etc..”. Sempre sull’adunata e le spese sostenute, il Passero nel suo Rapporto pubblicato dal D’Evandro scriveva pure che: Da quel giorno la colonna del Sig. Passero incominciò a ricevere il prest a conto del Governo, restando in cassa dalla somma riunita di D. 500 avuti dal Comitato Provinciale e di D. 1200 introitati per offerte volontarie dei cittadini di Vallo solo D.400 circa, somma residuale, che per consentimento della commissione e degli stessi interessati venne destinata all’acquisto degli strumenti musicali per la banda nazionale di Vallo. 7 Oltre la somma restata in cassa di D. 400 circa il sig. Passero vanta un credito di D. 300 circa verso i comuni di Majo, di Monteforte, Laurino ed altri per diaria somministrata dalla cassa di Vallo agli individui etc…”Dunque, tra il 23 ed il 28 agosto 1860, Stefano Passero istituì tre Commissioni. Il D’Evandro scriveva che: “Dalla prima commissione furono raccolte armi, che vennero distribuite ai volontarii che seguivano il Comandante Passero…..”. D’Evandro continuando la sua relazione scriveva: “Il 28 Agosto 1860 affluivano sulla piazza di Vallo le guardie nazionali de’ Comuni di Novi, Cannalonga, etc…”, e poi aggiungeva: “Molti volontari di essi comuni ingrossavano le file degl’insorti del Distretto; il municipio provvedendo a quanto occorreva alla insorta colonna che fu largamente pagata dal Comandante Passero. Altrettanto avveniva in Stio, in Laurino, in Piaggine, e in Sano. Etc…”. Dunque, D’Evandro scriveva che nel Distretto di Vallo della Lucania, il Municipio di Vallo della Lucania provvedè a quanto occorresse alla colonna di Stefaro Passero, ed aggiunge che le spese vive per l’occorrente “fu largamente pagata dal Comandante Passero”. Antonio Alfieri d’Evandro (…), nel 1861, nel suo “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, a pp. 72-73, nell’“Appendice”, in proposito scriveva che: Arrivata la colonna del sig. Passero nel Vallo di Diano, forte di circa mille uomini, colà trovava l’insurrezione avvanzata, etc…”. Tuttavia, sebbene molte relazioni furono pubblicate dall’Alfieri D’Evandro, è doveroso aggiungere ciò che scriveva Pietro Ebner, a p. 266, dove, riferendosi al rapporto che il 30 agosto 1860 il Sottointendente inviò a Salerno, scriveva che: “Nel rapporto, tuttavia, non è cenno dei raduni, in corso nell’interno, in attesa delle colonne da Rutino e Vallo convergenti verso Valle del Tanagro e della marcia di Rutino verso Sapri. Ed è strano, tanto più che molti giovani di Vallo già si erano uniti alla colonna Giordano partita da Ceraso. Evidentemente il liberale sottointendente Giannelli comunicò solo quanto non poteva fare a meno di dire, cioè quel che aveva visto di persona. Etc…”. Altre notizie interessanti su quei movimenti insurrezionali provengono dai documenti pubblicati dall’Alfieri D’Evandro. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, nella nota (94) postillava: “(94) Il 23 agosto 1860 il Comitato Centrale dell’Ordine comunicava al Comitato provinciale di Salerno che il “Capitano della Guardia Nazionale Sig. Stefano Passero di Vallo è accreditato presso il Comitato Provinciale di Salerno nelle qualità di promotore o direttore del Movimento insurrezionale nel Distretto di Vallo” facendogli tenere 500 ducati. Va ricordato che nel distretto di Vallo erano stati già raccolti nel 1859 d. 471, dei quali 300 vennero rimessi al Comitato provinciale e 171 conservati a Vallo per fare cartucce.”. Dunque, Pietro Ebner scriveva che, nel Distretto di Vallo, il “Movimento insurrezionale nel Distretto di Vallo” (il cui promotore e Direttore accreditato dal Comitato Centrale dell’Ordine, era Stefano Paasero), gli fece tenere 500 ducati ed “erano stati già raccolti nel 1859 d. 471, dei quali 300 vennero rimessi al Comitato provinciale e 171 conservati a Vallo per fare cartucce.”Antonio Alfieri d’Evandro (…), nel 1861, nel suo “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, a pp. 68-69, nell’“Appendice”, dalla relazione-rapporto di Lucio Magnoni, in proposito scriveva che: “E nel tempo stesso, diressi al Comitato in Napoli un rapporto che trascrivo. Ai Signori Presidente e Componenti il Comitato Unitario Nazionale di Napoli…..La mattina di ieri muovevano a capo di considerevoli forze Nazionali i signori Passaro di Vallo e Ferrara di S. Biase, l’uno battendo la via di Gioi, Laurino, Piaggine per uscire a Diano, l’altro quella di Cuccaro, Laurino, Rofrano per fortificarsi a Sanza.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 87 e ssg., in proposito scriveva che: VIII. Anche a Vallo si organizzarono senza indugio le squadre, per opera di Raffaele Passarelli (24), di Alessandro Pinto, di Cesare Valiante e di Giovanni Tipoldi, ufficiale della sanità militare. Ma colui che soprattutto non era rimasto inerte fu Stefano Passero. Costui, nello stesso giorno in cui Ascea insorgeva, rapido come la folgore, in virtù dei poteri conferitigli dal Comitato centrale, riunì molte guardie nazionali di quel centro e dei comuni vicini, quali Novi Cannalonga Castelnuovo Moio Stio e Sacco, organizzò una prima commissione per raccogliere le armi e munizioni d’ogni specie, una seconda per raccogliere offerte ed una terza destinata a provvedere alla pubblica sicurezza.”. De Crescenzo, a p. 88, in proposito scriveva pure: “….tutta la gente si schierò nella piazza maggiore di Vallo (30 agosto). In questa fiammata d’entusiasmo il Passero trovò un valido aiuto nel fervido ed audace cospiratore di S. Biase: Cristofaro Ferrara. Di fronte a tale movimento il sottointendente di Vallo, tale Giuseppe Giannelli nocerese, protestò e credette opportuno dare le dimissioni. Un bollettino del tempo riferisce: “Non è stata che una passeggiata militare tra unanime acclamazioni etc…”. Di quell’adunata d’insorti si formarono due colonne: l’una con a capo il Passero, l’altra col Ferrara. La colonna del Passero al grido di ‘Viva il re Vittorio Emmanuele! si diresse, per la via di Policastro e del Fortino, verso Gioia Laurino Piaggine Sacco e Diano coll’intento di arrivare a Sala; quella del Ferrara invece si avviò per Cuccaro Laurito Rofrano e si fortificò a Sanza, dove sorprese ed imprigionò e, pare, fucilasse in carcere l’infame capo urbano Sabino Laveglia, che tre anni prima aveva sollevato i sanzesi contro Pisacane. Etc…. Dunque, come scrive il De Crescenzo, si formarono due colonne: una al comando di Stefano Passero e l’altra al comando di Cristororo Ferrara. Le due colonne a questo punto presero due strade diverse. La colonna di Stefano Passero, si diresse  “….al grido di ‘Viva il re Vittorio Emmanuele! si diresse, per la via di Policastro e del Fortino, verso Gioia Laurino Piaggine Sacco e Diano coll’intento di arrivare a Sala.”. Dunque, la colonna d’insorti, circa mille uomini, comandati da Stefano PASSERO si diresse per la via di Policastro verso i paesi di Gioia, Laurino, Piaggine, Sacco e Diano. Su Stefano Passero ha scritto anche Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, dove, a p. 40, in proposito scriveva che: “Anche a Vallo il medico Stefano Passero riuscì ad organizzare molte squadre con l’intento di rinforzare le schiere garibaldine all’occorrenza.”. Infante, a p. 41, scriveva pure che: “In casa Rinaldi intervennero i Cilentani Pagano di Pisciotta, Lucio Magnoni di Rutino, Francesco Alario di Moio della Civitella, Teodosio de Dominicis di Ascea, Stefano Passero di Vallo, il Bottiglieri e Lorenzo Curcio di S. Angelo a Fasanella.”. Infante, a pp. 53-54, in proposito scriveva: “Anche a Vallo, si proclamò la rivolta organizzata da Raffaele Passarelli, da Alessandro Pinto, Cesare Valiante, Giovanni Tipoldi e da Stefano Passero. A quest’ultimo fu affidato l’incarico da parte del Comitato Centrale di riunire le Guardie Nazionali di Novi, Cannalonga, Castelnuovo, Moio, Sacco, Stio, Campora, San Biase, Orria, Perito, Piano, Ostiglianno, Salento, Gioi e Cardile per poi marciare verso Sala….Ciò avvenne il 30 agosto e tale fu l’ordinamento delle masse, che il Sottointendente di Vallo, Giannelli, entusiasta di quanto avveniva consegnò ai suoi superiori le sue dimissioni. Le ondate di entusiasmo delle masse furono evidenziate da un bollettino: “Non è stata una passeggiata etc…Uscendo da Vallo, la colonna contava già più di mille uomini. Essa è stata accolta dappertutto con la stessa gioia e s’ingrossa ad ogni passo di nuovi volontari.”..”. Dunque, Infante, sulla scorta del D’Evandro scriveva che in seguito alla riunione in casa Rinaldi, a STEFANO PASSERO, il Comitato Centrale napoletano gli affidò “…l’incarico da parte del Comitato Centrale di riunire le Guardie Nazionali di Novi, Cannalonga, Castelnuovo, Moio, Sacco, Stio, Campora, San Biase, Orria, Perito, Piano, Ostiglianno, Salento, Gioi e Cardile per poi marciare verso Sala….”. Infante scriveva pure che, il 30 agosto 1860 si ebbe a Vallo della Lucania una riunione degli Insorti cilentani organizzati dai vari capi tra cui il Passero. Il Passero nel “Bollettino della rivoluzione” scriveva che: “Non è stata una passeggiata etc…Uscendo da Vallo, la colonna contava già più di mille uomini. Essa è stata accolta dappertutto con la stessa gioia e s’ingrossa ad ogni passo di nuovi volontari.”. Infante scriveva pure che, uscendo e lasciando Vallo della Lucania, il 30 agosto 1860: Si formarono due colonne: la prima fu affidata al Passero che si diresse a Policastro, la seconda affidata al Ferrara di San Biase che si portò a Cuccaro, a Laurito, a Rofrano, infine a Sanza, etc…”. Dunque, Infante, sulla scorta del D’Evandro scriveva che prima di riunirsi tutti a Sala (Sala Consilina), le due colonne si divisero: una colonna capeggiata dal Passero si diresse a Policastro e, l’altra colonna capeggiata dal FERRARA di S. Biase, attraversò alcuni paesi (Cuccaro Laurito Rofrano) e si andò a stabilire a Sanza, dove vi fu il triste episodio dell’assassinio del Laveglia. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rvoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 104, in proposito aggiungeva che: Molte lezioni del ’48 erano apprese (68). Una formazione guidata da un altro reduce del ’48, Stefano Passaro, legato al Comitato d’Ordine, promuoveva la rivolta a Vallo della Lucania, poi attraversava l’alto Cilento per sbucare a Diano, mentre la colonna Ferrara arrivò a Sanza, dove giustiziò Laveglia e gli altri che avevano organizzato l’eccidio di Pisacane.”. Pinto, a p. 104, nella nota (68) postillava: “(68) Ordinanza del Commissario Lucio Magnoni, Rutino 1 agosto 1860, APM.”. Pinto, a p. 105, in proposito scriveva che: “12. Il 3 settembre il Generale sbarcava a Sapri seguendo le prime brigate della Divisione Turr. Trovò Michele Magnoni e De Dominicis, poi continuò per il Fortino, Sala e Auletta mentre tutte le colonne insurrezionali confluivano su Sala. I Magnoni si divisero tra chi seguì la campagna e chi restò a tenere la direzione politica del Cilento.. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a p. XVIII, in proposito scriveva che: “In quella Stefano Passero avea proclamata l’insurrezione in Vallo di Diano, Teodosio de Dominicis in Ascea ed i fratelli Magnone in Torchiara. Lasciando a ciascun capo di dilungarsi sulle proprie operazioni son dolente che tra i documenti non si rattrovi la relazione dell’egregio de Dominicis. L’amico nostro, impedito dal redigerla per fisica indisposizione, era stato soccorso dagl’operosi cittadini Gennaro Pagano e Luigi Giordano ed avea diviso le sue colonne in tre battaglioni che marciando per Policastro si ricongiunsero a Sapri con gl’insorti di Magnoni ed ingrossarono le nostre file nel Vallo di Diano. Così le masse di tutte le forze della rivoluzione riconcentrandosi in quella strategica vallea e Fabrizii fece occupare solidamente le gole di Campestrino e del Fortino stabilendo il quartier generale allo Scorzo. I regi spaventati fuggirono a Salerno, quei di Calabria tagliati fuori deposero le armi e Garibaldi lasciato in marcia l’esercito, volò a ricongiungersi a noi e dopo pochi giorni entrava a Napoli etc…”. Il Commissario delegato Lucio Magnoni scriveva al Comitato di Napoli da Rutino, il 1° Settembre 1860 “Rutino primo Settembre 1860. Il Commissario Delegato – Lucio Magnoni etc…Per copia conforme – Il Delegato del Governo – Antonio Alfieri d’Evandro.”. Il Commissario delegato Lucio Magnoni scriveva al Comitato di Napoli da Rutino, il 1° Settembre 1860. Questo documento è stato pubblicato da Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Documenti”, a pp. 7-8, in proposito scriveva che: “N.° 9 bis. AI SIGNORI PRESIDENTI E COMPONENTI IL COMITATO UNITARIO NAZIONALE DI NAPOLI. Signori. In virtù dei poteri conferitimi etc…”, il Magnoni, riferendosi al “martedì scorso” scriveva che: La notte di martedì a giovedì partiva pure da Rutino l’altro mio fratello Salvatore a capo di molti volontarii del Cilento e della Provincia per andare a raggiungere le suddette forze Nazionali.”, poi aggiunge: La mattina di ieri movevano a capo di considerevoli forze Nazionali i signori Passaro di Vallo e Ferraro di S. Biase, l’uno battendo la via di Gioi, Laurino Piaggine per riuscire a Diano, l’altro quello di Cuccaro, Laurino, Rofrano, per fortificarsi a Sansa. Domani poi moveranno dal Cilento tre battaglioni ben armati ed equipaggiati e si dirigeranno pure verso il Vallo di Diano dove si anderanno a concentrare tutte le forze di Salerno per mettersi a disposizione del Dittatore. Etc…”. E’ in questo documento che il Commissario Lucio Magnoni scrivendo al Comitato diceva che la colonna Vallese si divise in due colonne, una con a capo il Passero e l’altra con a capo il Ferrara. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a pp. 144-145, in proposito scriveva che: “Si era già alla vigilia dell’Insurrezione e in questi giorni a Napoli i due comitati non riuscirono a raggiungere un accordo per dare una condotta unitaria al moto nelle province: in linea di massima fu stabilita la contemporanea insurrezione della Calabria, della Basilcata, del Salernitano, del Barese e della provincia di Avellino. A Salerno invece, giunse il 10 agosto Giovanni Matina, reduce dall’esilio, con l’incarico di promuovere l’insurrezione nel distretto di Salerno, Sala e Campagna, mentre per il distretto di Vallo il Comitato d’Azione incaricò Lucio Magnone. Era ormai tutto pronto e si attendevano solo le armi per insorgere ma, invano, i due comitati napoletano e salernitano tentarono di raggiungere un accordo, avvolti da screzi, rancori ed offese.”. Dunque, il Del Duca (….) mette in risalto la situazione nei due Comitati napoletani, anzi per meglio dire il Comitato napoletano chiamato dell’Ordine e quello di Azione. Tra i due Comitati sorsero screzi e dissapori tanto da nominare sul Cilento diversi responsabili dell’Insurrezione armata. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 158, in proposito scriveva che: “La notizia infatti dello sbarco di Garibaldi a Marsala e le successive vittorie in Sicilia, alle quali contribuirono anche cinque cilentani tra i mille, nonchè l’opera dei fratelli Magnoni a capo del Comitato del Cilento e il medico Passaro di Vallo, che organizzava diversi gruppi da reclutare nelle file garibaldine, avevano destato un vivo entusiasmo dando nuovo vigore alle forze rivoluzionarie di tutta la provincia che ormai, ritenevano i tempi maturi per passare dalle strategie alle azioni.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a pp. 144-145, in proposito scriveva che: “A Salerno invece, giunse il 10 agosto Giovanni Matina, reduce dall’esilio, con l’incarico di promuovere l’insurrezione nel distretto di Salerno, Sala e Campagna, mentre per il distretto di Vallo il Comitato d’Azione incaricò Lucio Magnone. Era ormai tutto pronto e si attendevano solo le armi per insorgere ma, invano, i due comitati napoletano e salernitano tentarono di raggiungere un accordo, avvolti da screzi, rancori ed offese.”. Del Duca (….) continuando il suo racconto scriveva pure che, proprio a causa dei continui screzi e dissapori tra i due Comitati, a p. 145 scriveva che: “Il 24 agosto Stefano Passero, che era incaricato dal Comitato dell’Ordine di Napoli di preparare l’insurrezione nel Vallo di Novi, informò in una lettera da Napoli il liberale Nicola Pagano circa uno sbarco di fucili nella marina di Ascea: “Cittadino fratello, a fine di promuovere la rivoluzione, con brevetto di ieri, venni accreditato presso il comitato provinciale di Salerno, da questo centrale dell’Ordine. In conseguenza non dubito che dietro un brevissimo ma pronto abboccamento, vi imbarcherete sul vapore regio “Tanaro” onde andare a sbarcare alla marina di Ascea numero ottocento fucili militari con le analoghe provvigioni. Vi prevengo che, semmai i 400 gendarmi, i quali trovansi in Vallo, avvertiti della cosa, prendessero le mosse per molestarvi, ho piena fiducia in voi, se, in tal caso, proclamiate la rivoluzione col prestigio glorioso nome di Vittorio Emanuele Re d’Italia una. Noi accorreremo subito. Per questo e per quanto altro potrà accadere, fido nei vostri noti meriti patriottici, nella vostra energia e nella vostra attività, ricordandovi i travagli da voi e dai vostri fratelli sempre sofferti, per combattere la efferata dinastia borbonica” (184).”. Del Duca, a p. 145, nella nota (184) postillava: “(184) A.S.S., Gabinetto di Prefettura, 1860, Sbarco di fucili alla marina di Ascea, busta 1, fascicolo 1.”. Dunque, il Del Duca traendo dall’Archivio di Stato di Salerno un documento poco noto, ovvero la lettera che il 24 agosto 1860 Stefano PASSERO, incaricato dal COMITATO DELL’ORDINE di Napoli, di promuovere la insurrezione armata nel Cilento, informò e rivolgeva al liberale NICOLA PAGANO dei fucili che dovevano essere sbarcati ad Ascea. Il Passero scriveva al Pagano e lo pregava di “..imbarcherete sul vapore regio “Tanaro” onde andare a sbarcare alla marina di Ascea numero ottocento fucili militari con le analoghe provvigioni.”. Inoltre, il Passero scrivendo al Pagano dei fucili che si portava ad Ascea attraverso il piroscafo della marina Piemontese, “Tanaro”, lo avvertiva dei pericoli etc…Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 147, in proposito scriveva che: “Il contrasto tra democratici e moderati nel salernitano avanzò in connessione con la situazione generale e col più vasto antagonismo tra Cavour e Garibaldi, a tal punto che l’1 settembre 1860 il De Dominicis, Comandante el Primo corpo insurrezionale nel distretto di Vallo e in stretti rapporti con il Comitato dell’Ordine, rifiutò di consegnare le armi sbarcate ad Acciaroli per la rivoluzione, a Leonino Vinciprova, del Comitato d’Azione. Ad insurrezione conclusa, il movimento moderato si diresse contro il Matina, nominato Governatore della Provincia che era stata l’anima della rivoluzione, allo scopo di screditare con le più svariate accuse, gli uomini della rivoluzione e nel complesso tutta la spedizione garibaldina in funzione dell’esaltazione monarchico-cavourriana che offriva la possibilità di ritornare al tradizionale conservatorismo del ceto dirigente meridionale. Etc…”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 167, in proposito scriveva che: “Il 28 agosto, i volontari guidati da Teodosio De Dominicis occuparono Camerota, Centola, Foria, Poderia e Roccagloriosa e, in quest’ultimo paese De Dominicis si rivolse alla colonna di volontari dicendo: “Soldati, abbiamo effettato questa mattina la nostra marcia, percorrendo ed operando in San Severino, Poderia, Celle e Roccagloriosa dove pernottiamo. Domani andremo a Torre Orsaia e Castel Ruggiero. La nostra organizzazione militare etc…(220).”. Del Duca, a p. 167, nella nota (220) postillava: “(220) F. Policicchio, Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro, in ‘Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno, op. cit., p. 280”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a pp. 132-133 e ssg., in proposito scriveva che: “Da Rutino, era partito Salvatore Magnoni a capo di molti volontari del Cilento; e i patrioti Stefano Passaro di Vallo della Lucania e Ferrara di San Biase, seguiti da alcuni manipoli di ardimentosi, avevano preso l’uno la via di Gioi, Laurino, Piaggine; l’altro quella di Cuccaro, Laurito, Rofrano e Sanza, per convergere poi, nel “Vallo di Diano”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 132, in proposito scriveva che: “Ecco Teodosio De Dominicis – il buon Teodosio da Ascea, – e Stefano Passaro, a capo degl’insorti delle vallate del Lambro e del Bussento, dell’Antilia e del Gelbison, rifare la via di Pisacane dopo l’adunata di Vallo della Lucania. Da Rutino, era partito Salvatore Magnoni a capo di molti volontari del Cilento; e i patrioti Stefano Passaro di Vallo della Lucania e Ferrara di San Biase, seguiti da alcuni manipoli di ardimentosi, avevano preso l’uno la via di Gioi, Launino, Piaggine; l’altro quella di Cuccaro, Laurito, Rofrano e Sanza, per convergere poi, nel “Vallo di Diano”.

Nel 28 agosto 1860, nel VALLO DI NOVI (oggi Vallo della Lucania), le dimissioni del Sottointendente di Vallo della Lucania, Giuseppe GIANNELLI

Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a pp. 192-193 e ssg., in proposito scriveva che: Ma questo terzo e più grosso contingente di armati non aspettarono i primi arrivati nel Vallo di Diano ed il Fabrizii: imperocchè per le ormai propalate vittorie del general Garibaldi nelle Calabrie, perduti dell’animo i rari sostegni del vecchio governo, e bollenti i popoli di novità, stimarono essere ormai non di periglio, ma di piacente e festosa mostra lo entrare nella città di Sala. Laonde il mattino del giorno 30 con mille uomini armati vennero tra pubbliche acclamazioni in quella città; e tosto il Sottointendente “rassegnò il potere (dice l’atto che fu scritto) nelle mani del popolo insorto, e per esso del cittadino Colonnello Giovanni Matina, commissario civile e militare della provincia, che assume il titolo di prodittatore con facoltà di nominare il governo provvisorio insurrezionale”. Etc…”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Il 28 agosto Stefano Passero, in esecuzione degli accordi presi con il Comitato dell’Ordine, con i liberali di Vallo e di alcuni comuni vicini, tra cui Cristofaro Ferrara di S. Biase, promosse una adunanza numerosa di guardie nazionali di Novi, di Cannalonga, di Castelnuovo, di Moio, di Stio e di Sacco. Il sottointendente di Vallo Giuseppe Giannelli di Nocera, non volle aderire al movimento ma rassegnò i suoi poteri. Vennero formate due colonne: una prima comandata dal Passero, prese la via di Gioi, Laurino, Piaggine, Sacco, Diano e Sala; la seconda guidata dal Ferrara muoveva per Cuccaro, Laurito, Rofrano ed accampava a Sanza. Una relazione del Sottointendente di Vallo Giuseppe Giannelli all’Intendente Giannattasio narra il movimento avvenuto in Vallo e la partenza delle colonne al grido di viva Vittorio Emanuele (1).”. Mazziotti, a p. 128, nella nota (1) postillava: “(1) De Cesare, La fine di un Regno.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, riferendosi al 28 agosto 1860, dopo aver proclamato l’insurrezione a Rutino, a pp. 88, in proposito scriveva che: “Salutare effetto produssero queste parole, giacchè tutta la gente adunata sentì come un nuovo impulso e, con armi con capi con insegne e bandiere, si schierò nella piazza maggiore di Vallo (30 agosto). In questa fiammata d’entusiasmo il Passero trovò un valido aiuto nel fervido ed audace cospiratore di S. Biase: Cristofaro Ferrara. Di fronte a talle movimento il sottintendente di Vallo, tale Giuseppe Giannelli nocerese, protestò e credette opportuno dare le dimissioni. Un bollettino del tempo riferisce: “Non è stata che una passeggiata militare tra unanime acclamazioni. Le donne ed i fanciulli seguivano il corteo gridando: Viva Vittorio Emmanuele” Viva Garibaldi! La musica militare suonava a festa; etc…”.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, sulla scorta del Mazziotti scriveva che a Vallo della Lucania, il 30 agosto 1860, in occasione dell’adunata generale degli insorti cilentani organizzata soprattutto da Stefano Passero, Di fronte a tale movimento il sottintendente di Vallo, tale Giuseppe Giannelli nocerese, protestò e credette opportuno dare le dimissioni.”. Il sottointendente del Vallo di Novi (ora Vallo della Lucania), GIUSEPPE GIANNELLI, il 30 agosto 1860 si dimise dalla sua carica. Sulle dimissioni del GIANNELLI, ha scritto pure Pietro Ebner. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a pp. 265-266, in proposito scriveva che: “In esecuzione degli accordi intervenuti con il Comitato napoletano dell’Ordine, dal quale aveva avuto pieni poteri per la sua rete (94), Stefano Passero, d’intesa con Cristoforo Ferrara di S. Biase e altri notabili di Vallo, promosse un’adunanza delle guardie nazionali di Novi, Cannalonga, Moio, Stio e Sacco.”. Ebner aggiunge che: “Solo il 30, però, il sottointendente inviò a Salerno un allarmatissimo rapporto urgente, che l’intendente trascrisse fedelmente nella sua relazione al ministro dell’Interno (95). Nel rapporto, tuttavia, non è cenno dei raduni, in corso nell’interno, in attesa delle colonne di Rutino e Vallo convergenti verso la Valle del Tanagro e della marcia da Rutino verso Sapri. Ed è strano, tanto più che molti giovani di Vallo già si erano uniti alla colonna del Giordano partita da Ceraso. Evidentemente il liberale sottointendente Giannelli comunicò solo quando non poteva fare a meno di dire, cioè quel che aveva visto di persona. Il rapporto, pertanto si limita a riferire che la tranquillità del distretto era cessata d’improvviso la mattina del 30 agosto, quando la popolazione di Vallo, chiamata a raccolta dal rullo dei tamburi della guardia nazionale, aveva inneggiato in piazza a Vittorio Emanuele. A questo primo rapporto ne seguì un secondo più allarmante il giorno successivo (il 31 agosto), nel quale il sottointendente, nel chiedere istruzioni a un governo ormai già in dissoluzione, segnalava con mal celata soddisfazione che nel distretto “l’insurrezione può dirsi esservi divenuta generale” (96).”. Ebner, a p. 266, nella nota (95) postillava: “(95) De Cesare, cit., II, Città di Castello, 1909, p. 388 sg.: “la calma e la tranquillità nell’ordine pubblico etc…”. Ebner, a p. 266, nella nota (96) postillava: “(96) Giuseppe Giannelli di Nocera era stato nominato sottointendente di Vallo l’8 agosto), che ebbe poi le funzioni di Prefetto di Trapani, così scrive nel suo rapporto all’intendente Giannattasio (De Cesare, cit., ibid.) “mi è arrivata notizia, che un simile movimento ha avuto luogo in tutto il distretto, etc…”.”.

Nel 30 o 31 agosto 1860, a Vallo della Lucania (ex Vallo di Novi), la colonna degli insorti cilentani si divise in due colonne: la colonna del PASSERO e la colonna del FERRARA

Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, dove, a p. 53, riferendosi al “Bollettino della rivoluzione della Lucania Occidentale”, dove era scritto che: “…”Uscendo da Vallo, la colonna contava già più di mille uomini. Essa è stata accolta dappertutto con la stessa gioia e s’ingrossa ad ogni passo di nuovi volontari.”…etc…”. Infante, a p. 53, aggiungeva che, a Vallo della Lucania, uscendo dal paese: “Si formarono due colonne: la prima fu affidata al Passero che si diresse a Policastro, la seconda affidata al Ferrara di San Biase che si portò a Cuccaro, a Laurito, a Rofrano, infine a Sanza, dove fu fucilato in carcere il terribile Capourbano Sabino Laveglia, etc…Le due Colonne Vallesi, dopo essersi ingrosate di molti uomini penetrarono in Sala molto prima di quelle di Fabrizi e Matina.”. Dunque, Infante scriveva che uscendo da Vallo la colonna degli insorti cilentani si divise in due: 1- la colonna capitanata da Stefano Passero “che si diresse a Policastro”, mentre l’altra “colonna affidata al Ferrara di San Biase” si portò a Cuccaro, a Laurito, a Rofrano ed infine a Sanza. Entrambe le colonne da diverse posizioni si portarono a Sala Consilina. Infatti, Infante, a pp. 53-54, in proposito scriveva pure: “Le due colonne Vallesi, dopo essersi ingrossate di molti uomini penetrarono in Sala molto prima di quelle di Fabrizi e Matina.”. Antonio Infante traeva queste notizie dalle Relazioni-rapporto di Stefano Passero che fu pubblicata dall’Alfieri d’Evandro. Dunque, Infante scriveva che uscendo da Vallo la colonna degli insorti cilentani si divise in due: 1- la colonna capitanata da Stefano Passero “che si diresse a Policastro”. La prima domanda che ci chiediamo se è vero che, la colonna di Stefano PASSERO, prima di recarsi a Sala si fosse recata nel golfo di Policastro. La colonna Vallese del Passero si recò nel golfo di Policastro ? Si unì con le forze del de Dominicis ?. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a p. XVIII, in proposito scriveva che: “In quella Stefano Passero avea proclamata l’insurrezione in Vallo di Diano, Teodosio de Dominicis in Ascea ed i fratelli Magnone in Torchiara. Lasciando a ciascun capo di dilungarsi sulle proprie operazioni son dolente che tra i documenti non si rattrovi la relazione dell’egregio de Dominicis. L’amico nostro, impedito dal redigerla per fisica indisposizione, era stato soccorso dagl’operosi cittadini Gennaro Pagano e Luigi Giordano ed avea diviso le sue colonne in tre battaglioni che marciando per Policastro si ricongiunsero a Sapri con gl’insorti di Magnoni ed ingrossarono le nostre file nel Vallo di Diano.”. Dunque, il d’Evandro scriveva che “Stefano Passero avea proclamata l’insurrezione in Vallo di Diano” e poi aggiunge che il de Dominicis coadiuvato dal Giordano e da Pagano si buttò nel golfo di Policastro. Il d’Evandro non parla di Stefano Passero che si dirige nel Golfo di Policastro. Poi, proseguendo il suo racconto scriveva che: “Così le masse di tutte le forze della rivoluzione riconcentrandosi in quella strategica vallea e Fabrizii fece occupare solidamente le gole di Campestrino e del Fortino stabilendo il quartier generale allo Scorzo.”. Questo il d’Evando nei Cenni suoi generali. Il Commissario delegato Lucio Magnoni scriveva al Comitato di Napoli da Rutino, il 1° Settembre 1860 “Rutino primo Settembre 1860. Il Commissario Delegato – Lucio Magnoni etc…Per copia conforme – Il Delegato del Governo – Antonio Alfieri d’Evandro.”. Il Commissario delegato Lucio Magnoni scriveva al Comitato di Napoli da Rutino, il 1° Settembre 1860. Questo documento è stato pubblicato da Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Documenti”, a pp. 7-8, in proposito scriveva che: “N.° 9 bis. AI SIGNORI PRESIDENTI E COMPONENTI IL COMITATO UNITARIO NAZIONALE DI NAPOLI. Signori. In virtù dei poteri conferitimi etc…”, il Magnoni, riferendosi al “martedì scorso” scriveva che: La notte di martedì a giovedì partiva pure da Rutino l’altro mio fratello Salvatore a capo di molti volontarii del Cilento e della Provincia per andare a raggiungere le suddette forze Nazionali.”, poi aggiunge: La mattina di ieri movevano a capo di considerevoli forze Nazionali i signori Passaro di Vallo e Ferraro di S. Biase, l’uno battendo la via di Gioi, Laurino Piaggine per riuscire a Diano, l’altro quello di Cuccaro, Laurino, Rofrano, per fortificarsi a Sansa. Domani poi moveranno dal Cilento tre battaglioni ben armati ed equipaggiati e si dirigeranno pure verso il Vallo di Diano dove si anderanno a concentrare tutte le forze di Salerno per mettersi a disposizione del Dittatore. Etc…”. E’ in questo documento che il Commissario Lucio Magnoni scrivendo al Comitato diceva che la colonna Vallese si divise in due colonne, una con a capo il Passero e l’altra con a capo il Ferrara. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a pp. 127-128, in proposito scriveva che: Vennero formate due colonne: una prima comandata dal Passero, prese la via di Gioi, Laurino, Piaggine, Sacco, Diano e Sala; etc…(1)”. Mazziotti, a p. 128, nella nota (1) postillava: “(1) De Cesare, La fine di un Regno.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 88, in proposito scriveva pure: Di quell’adunata d’insorti si formarono due colonne: l’una con a capo il Passero, l’altra col Ferrara. La colonna del Passero al grido di ‘Viva il re Vittorio Emmanuele! si diresse, per la via di Policastro e del Fortino, verso Gioia Laurino Piaggine Sacco e Diano coll’intento di arrivare a Sala; quella del Ferrara invece si avviò per Cuccaro Laurito Rofrano e si fortificò a Sanza, dove sorprese ed imprigionò e, pare, fucilasse in carcere l’infame capo urbano Sabino Laveglia, che tre anni prima aveva sollevato i sanzesi contro Pisacane. Etc…. Dunque, come scrive il De Crescenzo, si formarono due colonne: una al comando di Stefano Passero e l’altra al comando di Cristororo Ferrara. Le due colonne a questo punto presero due strade diverse. La colonna di Stefano Passero, si diresse  “….al grido di ‘Viva il re Vittorio Emmanuele! si diresse, per la via di Policastro e del Fortino, verso Gioia Laurino Piaggine Sacco e Diano coll’intento di arrivare a Sala.”. Dunque, la colonna d’insorti, circa mille uomini, comandati da Stefano PASSERO si diresse per la via di Policastro verso i paesi di Gioia, Laurino, Piaggine, Sacco e Diano. Dunque, un altro che scriveva che il Passero marciava verso il GOlfo di Policastro è il de Crescenzo (…). Invece, Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rvoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 104, in proposito aggiungeva che: Molte lezioni del ’48 erano apprese (68). Una formazione guidata da un altro reduce del ’48, Stefano Passaro, legato al Comitato d’Ordine, promuoveva la rivolta a Vallo della Lucania, poi attraversava l’alto Cilento per sbucare a Diano, mentre la colonna Ferrara arrivò a Sanza, dove giustiziò Laveglia e gli altri che avevano organizzato l’eccidio di Pisacane.”. Pinto, a p. 104, nella nota (68) postillava: “(68) Ordinanza del Commissario Lucio Magnoni, Rutino 1 agosto 1860, APM.”. Catello Nastro (….), nel suo “Cilento storie e leggende”, ed. Arti Grafiche del Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1984, a pp. 173-174, in proposito scriveva che: Non appena nel Cilento si sparse la voce dell’arrivo di Garibaldi ci fu un grosso fermento: a Rutino giunsero le colonne di Costabile Forziati di Castellabate, di Nicola Amoresano di Ortodonico, di Maffia di Serramezzana, di Francesco Coco di Perdifumo, di Cocozza di Vatolla (ed anche in questo caso troviamo imegnati nella lotta due preti: don Giovanni Cocozza e don Nicola Carpinelli). Tutte queste forze, agli ordini di Carlo De Angelis, si mossero per Gioi Cilento ove giunsero il 1° settembre. Da qui proseguirono per Stio, Laurino, Piaggine e poi giunsero nel Vallo di Diano ove si incontrarono con la colonna di Stefano Passero che proveniva da Vallo. Si proseguì per S. Pietro, poi per Polla; l’indomani ripresero il cammino toccando Auletta, Postiglione, Serre, infine Eboli e Salerno ove attesero Giuseppe Garibaldi.”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a pp. 132-133 e ssg., in proposito scriveva che: “Da Rutino, era partito Salvatore Magnoni a capo di molti volontari del Cilento; e i patrioti Stefano Passaro di Vallo della Lucania e Ferrara di San Biase, seguiti da alcuni manipoli di ardimentosi, avevano preso l’uno la via di Gioi, Laurino, Piaggine; l’altro quella di Cuccaro, Laurito, Rofrano e Sanza, per convergere poi, nel “Vallo di Diano”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 132, in proposito scriveva che: “Ecco Teodosio De Dominicis – il buon Teodosio da Ascea, – e Stefano Passaro, a capo degl’insorti delle vallate del Lambro e del Bussento, dell’Antilia e del Gelbison, rifare la via di Pisacane dopo l’adunata di Vallo della Lucania. Da Rutino, era partito Salvatore Magnoni a capo di molti volontari del Cilento; e i patrioti Stefano Passaro di Vallo della Lucania e Ferrara di San Biase, seguiti da alcuni manipoli di ardimentosi, avevano preso l’uno la via di Gioi, Laurino, Piaggine; l’altro quella di Cuccaro, Laurito, Rofrano e Sanza, per convergere poi, nel “Vallo di Diano”.

Nel 30 agosto 1860, a Sala, proveniente da Sanza, dove si era fortificata arrivò la colonna di insorti cilentani di Stefano PASSERO o PASSARO

Antonio Alfieri d’Evandro (…), nel 1861, nel suo “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, a pp. 72 e ssg., nell’“Appendice”, al “Doc. n. 5”, ovvero la “Relazione Rapporto di STEFANO PASSERO” inviata al Comitato Napoletano, che, a pp. 74-75, in proposito scriveva che: Arrivata la colonna del sig. Passero nel Vallo di Diano, forte di circa mille uomini, colà trovava l’insurrezione avvanzata, di già proclamato un governo provvisorio e il Generale Garibaldi , tra le acclamazioni di un popolo fremente di gioja, giunto in Sala. Per ordine del Dittatore la colonna, percorrendo Diano, S. Arsenio, Polla, Eboli giungeva in Salerno, e quivi stanziata un giorno per ordine del comandante in capo le forze insurrezionali della Provincia di Salerno Sig. Fabrizii, si recava in Nocera il giorno 11 Settembre 1860. Da quel giorno la colonna del Sig. Passero incominciò a ricevere il prest a conto del Governo, restando in cassa dalla somma riunita di D. 500 avuti dal Comitato Provinciale e di D. 1200 introitati per offerte volontarie dei cittadini di Vallo solo D.400 circa, somma residuale, che per consentimento della commissione e degli stessi interessati venne destinata all’acquisto degli strumenti musicali per la banda nazionale di Vallo. 7 Oltre la somma restata in cassa di D. 400 circa il sig. Passero vanta un credito di D. 300 circa verso i comuni di Majo, di Monteforte, Laurino ed altri per diaria somministrata dalla cassa di Vallo agli individui etc…”Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, dove, a p. 53, aggiungeva che, a Vallo della Lucania, uscendo dal paese: Le due Colonne Vallesi, dopo essersi ingrosate di molti uomini penetrarono in Sala molto prima di quelle di Fabrizi e Matina.”. Infante, a pp. 53-54, in proposito scriveva pure: “Le due colonne Vallesi, dopo essersi ingrossate di molti uomini penetrarono in Sala molto prima di quelle di Fabrizi e Matina.”. Antonio Infante traeva queste notizie dalle Relazioni-rapporto di Stefano Passero che fu pubblicata dall’Alfieri d’Evandro. Infante, a p. 54, in proposito aggiungeva che: “Sulla strada provinciale di Sala s’incontrarono le forze del Maggiore della Guardia Nazionale Giuseppe De Petris e quelle del sottointendente Luigi Guerritore. Al Matina, che li seguiva a distanza, fu consigliato dallo stesso Guerritore di non provocare sommosse, altrimenti avrebbe compromesso la vita degli abitanti di Sala. Quel sottointendente infatti al fine di evitare eventuali luttuosi eventi tra le forze insurrezionali convenute a Sala e le forze borboniche si dimise da tale carica, consegnando allo stesso Matina i poteri civili e militari.”. Antonio Alfieri d’Evandro (…), nel 1861, nel suo “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, a pp. 72-73, nell’“Appendice”, in proposito scriveva che: Arrivata la colonna del sig. Passero nel Vallo di Diano, forte di circa mille uomini, colà trovava l’insurrezione avvanzata, etc…”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a pp. 127-128, in proposito scriveva che: Vennero formate due colonne: una prima comandata dal Passero, prese la via di Gioi, Laurino, Piaggine, Sacco, Diano e Sala; etc…(1)”. Mazziotti, a p. 128, nella nota (1) postillava: “(1) De Cesare, La fine di un Regno.”. Mazziotti, a p. 128, in proposito scriveva: “V. La colonna partita da Bellosguardo raggiunse giorno 30 Sala Consilina capoluogo del distretto e a breve distanza vi pervennero altre colonne. Su la strada provinciale, che passa al di sotto della città, trovarono Giuseppe De Petrinis maggiore della guardia nazionale ed il sottointendente Luigi Guerritore, il quale scongiurò il Matina, che seguiva la colonna etc…”. Leopoldo Cassese (….), nel 1969, nel suo “La spedizione di Sapri”, a p. 73, nella nota (60) postillava che: “(60) V….Nel 1860 le schiere garibaldine, giunte nel Vallo di Diano etc…”. Stefano Macchiaroli nel 1868, nel suo “Diano e l’omonima sua valle”, Napoli, G. Rondinella, 1868, pp. 72-73 sg, in proposito scriveva che: “Finalmente nel luglio del detto anno del 1860 la colonna Cilentana, che plaudente operava con Giuseppe Garibaldi il nuovo ordine di cose, etc…”. Dunque, secondo il Macchiaroli, già nel luglio 1860, le schiere garibaldine operavano nel Vallo di Diano ma, egli si riferiva alle colonne di insorti cilentani. Macchiaroli scrive sulla scorta di Felice Venosta (…) e del suo “Carlo Pisacane”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 88-89 e ssg., in proposito scriveva che: VIII. Questo nucleo di armati, superiore agli altri – circa tremila insorti – non attese il Fabrizi ed i volontari precedentemente giunti nel Vallo di Diano (26), perchè, incoraggiato dalle vittorie di Garibaldi, aveva stimato bene di entrare subito a Sala. Vi entrò difatti a mezzogiorno del 30 agosto, insieme ad una trentina di soldati di Garibaldi, comandati da Fabrizio da Nupone, gridando etc…”. Il De Crescenzo scriveva che la colonna del Passero arrivava a Sala. De Crescenzo, a p. 89, nella nota (26) postillava: “(26) Il Vallo di Diano era stato scelto a luogo di convegno generale per la sua posizione geografica.”. Sempre il De Crescenzo, a p. 94, in proposito scriveva pure che: “XI. Mentre le colonne insurrezionali di Vallo, l’anima delle quali era, come già dicemmo, il Passero, si muovevano pr convergere verso i paesi che già avevano preparate le loro forze, etc…”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a p. XVIII, in proposito scriveva che: “In quella Stefano Passero avea proclamata l’insurrezione in Vallo di Diano, Teodosio de Dominicis in Ascea ed i fratelli Magnone in Torchiara. Lasciando a ciascun capo di dilungarsi sulle proprie operazioni son dolente che tra i documenti non si rattrovi la relazione dell’egregio de Dominicis. L’amico nostro, impedito dal redigerla per fisica indisposizione, era stato soccorso dagl’operosi cittadini Gennaro Pagano e Luigi Giordano ed avea diviso le sue colonne in tre battaglioni che marciando per Policastro si ricongiunsero a Sapri con gl’insorti di Magnoni ed ingrossarono le nostre file nel Vallo di Diano. Così le masse di tutte le forze della rivoluzione riconcentrandosi in quella strategica vallea e Fabrizii fece occupare solidamente le gole di Campestrino e del Fortino stabilendo il quartier generale allo Scorzo.”. Il Commissario delegato Lucio Magnoni scriveva al Comitato di Napoli da Rutino, il 1° Settembre 1860 “Rutino primo Settembre 1860. Il Commissario Delegato – Lucio Magnoni etc…Per copia conforme – Il Delegato del Governo – Antonio Alfieri d’Evandro.”. Il Commissario delegato Lucio Magnoni scriveva al Comitato di Napoli da Rutino, il 1° Settembre 1860. Questo documento è stato pubblicato da Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Documenti”, a pp. 7-8, in proposito scriveva che: “N.° 9 bis. AI SIGNORI PRESIDENTI E COMPONENTI IL COMITATO UNITARIO NAZIONALE DI NAPOLI. Signori. In virtù dei poteri conferitimi etc…”, il Magnoni, riferendosi al “martedì scorso” scriveva che: La notte di martedì a giovedì partiva pure da Rutino l’altro mio fratello Salvatore a capo di molti volontarii del Cilento e della Provincia per andare a raggiungere le suddette forze Nazionali.”, poi aggiunge: La mattina di ieri movevano a capo di considerevoli forze Nazionali i signori Passaro di Vallo e Ferraro di S. Biase, l’uno battendo la via di Gioi, Laurino Piaggine per riuscire a Diano, l’altro quello di Cuccaro, Laurino, Rofrano, per fortificarsi a Sansa. Domani poi moveranno dal Cilento tre battaglioni ben armati ed equipaggiati e si dirigeranno pure verso il Vallo di Dianodove si anderanno a concentrare tutte le forze di Salerno per mettersi a disposizione del Dittatore. Etc…”. Il Commissario delegato Lucio Magnoni scriveva al Comitato di Napoli da Rutino, il 1° Settembre 1860. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rvoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 104, in proposito aggiungeva che: Molte lezioni del ’48 erano apprese (68). Una formazione guidata da un altro reduce del ’48, Stefano Passaro, legato al Comitato d’Ordine, promuoveva la rivolta a Vallo della Lucania, poi attraversava l’alto Cilento per sbucare a Diano, mentre la colonna Ferrara arrivò a Sanza, dove giustiziò Laveglia e gli altri che avevano organizzato l’eccidio di Pisacane.”. Pinto, a p. 104, nella nota (68) postillava: “(68) Ordinanza del Commissario Lucio Magnoni, Rutino 1 agosto 1860, APM.”. Pinto, a p. 105, in proposito scriveva che: “12. Il 3 settembre il Generale sbarcava a Sapri seguendo le prime brigate della Divisione Turr. Trovò Michele Magnoni e De Dominicis, poi continuò per il Fortino, Sala e Auletta mentre tutte le colonne insurrezionali confluivano su Sala. I Magnoni si divisero tra chi seguì la campagna e chi restò a tenere la direzione politica del Cilento.. Leopoldo Cassese (….), nel 1969, nel suo “La spedizione di Sapri”, a p. 73, nella nota (60) postillava che: “(60) V….Nel 1860 le schiere garibaldine, giunte nel Vallo di Diano etc…”. Catello Nastro (….), nel suo “Cilento storie e leggende”, ed. Arti Grafiche del Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1984, a pp. 173-174, in proposito scriveva che: Non appena nel Cilento si sparse la voce dell’arrivo di Garibaldi ci fu un grosso fermento: a Rutino giunsero le colonne di Costabile Forziati di Castellabate, di Nicola Amoresano di Ortodonico, di Maffia di Serramezzana, di Francesco Coco di Perdifumo, di Cocozza di Vatolla (ed anche in questo caso troviamo imegnati nella lotta due preti: don Giovanni Cocozza e don Nicola Carpinelli). Tutte queste forze, agli ordini di Carlo De Angelis, si mossero per Gioi Cilento ove giunsero il 1° settembre. Da qui proseguirono per Stio, Laurino, Piaggine e poi giunsero nel Vallo di Diano ove si incontrarono con la colonna di Stefano Passero che proveniva da Vallo. Si proseguì per S. Pietro, poi per Polla; l’indomani ripresero il cammino toccando Auletta, Postiglione, Serre, infine Eboli e Salerno ove attesero Giuseppe Garibaldi.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 124, in proposito scriveva che: “Il 27 agosto 1860 l’insurrezione, organizzata da Francesco Saverio Cajazzo, Giudice del Circondario di Vibonati, venne proclamata anche nel golfo di Policastro quando i capi colonna Teodosio de Dominicis da Ascea e Basilio Iannicelli da Ceraso, aiutati da Gennaro Pagano e Luigi Giordano, si posero in marcia verso Policastro, Vibonati e Sapri. Giunti a Roccagloriosa, De Dominicis si rivolse alla colonna in questi termini: “Soldati, abbiamo effettuato questa mattina la nostra terza marcia, percorrendo ed operando in San Severino, Poderia, Celle e Roccagloriosa dove pernottiamo. Etc…(14). Francesco Saverio Cajazzo, facendosene promotore, questuò fondi fra le casse comunali del circondario che poi destinò a Lucio Magnoni (15).”. Policicchio, a p. 124, nella nota (14) postillava: “(14) A. Alfieri D’Evandro, Della insurrezione…., cit. p. 8; G. De Crescenzo, I salernitani nell’epoca garibaldina del 1860, Jovane, Salerno, 1939; oppure A. Infante, Garibaldi nel Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1983, p. 52.”Policicchio, a p. 124, nella nota (14) postillava: “(14) A. Alfieri D’Evandro, Della insurrezione…., cit. p. 8; etc…”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 167, in proposito scriveva che: “Il 28 agosto, i volontari guidati da Teodosio De Dominicis occuparono Camerota, Centola, Foria, Poderia e Roccagloriosa e, in quest’ultimo paese De Dominicis si rivolse alla colonna di volontari dicendo: “Soldati, abbiamo effettato questa mattina la nostra marcia, percorrendo ed operando in San Severino, Poderia, Celle e Roccagloriosa dove pernottiamo. Domani andremo a Torre Orsaia e Castel Ruggiero. La nostra organizzazione militare etc…(220).”. Del Duca, a p. 167, nella nota (220) postillava: “(220) F. Policicchio, Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro, in ‘Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno, op. cit., p. 280”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a pp. 132-133 e ssg., in proposito scriveva che: “Da Rutino, era partito Salvatore Magnoni a capo di molti volontari del Cilento; e i patrioti Stefano Passaro di Vallo della Lucania e Ferrara di San Biase, seguiti da alcuni manipoli di ardimentosi, avevano preso l’uno la via di Gioi, Laurino, Piaggine; l’altro quella di Cuccaro, Laurito, Rofrano e Sanza, per convergere poi, nel “Vallo di Diano”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 132, in proposito scriveva che: “Ecco Teodosio De Dominicis – il buon Teodosio da Ascea, – e Stefano Passaro, a capo degl’insorti delle vallate del Lambro e del Bussento, dell’Antilia e del Gelbison, rifare la via di Pisacane dopo l’adunata di Vallo della Lucania. Da Rutino, era partito Salvatore Magnoni a capo di molti volontari del Cilento; e i patrioti Stefano Passaro di Vallo della Lucania e Ferrara di San Biase, seguiti da alcuni manipoli di ardimentosi, avevano preso l’uno la via di Gioi, Laurino, Piaggine; l’altro quella di Cuccaro, Laurito, Rofrano e Sanza, per convergere poi, nel “Vallo di Diano”.

CRISTOFORO FERRARA DI SAN BIASE

Un altro dei grandi patrioti del cilento che in quegli anni si fece largo tra le schiere dei volontari che si ribellarono ai Borboni, già dai tempi del ’48 è CRISTOFARO FERRARA di S. Biase, un piccolo casale del Cilento. Le notizie storiche che ho accennato riguardano soprattutto la colonna di Cristofaro FERRARA di S. Biase, di cui accennerò. Il suo paese natio era S. Biase, una frazione di Ceraso – piccolo casale del Cilento. Nei primi giorni di settembre 1860, a Vallo della Lucania si formarono alcune colonne di insorti Cilentani che poi, si portarono su ordine di Lucio Magnoni (….), si portarono verso il Golfo di Policastro. Felice Fusco (….), nel suo “Sanza – linee di una storia dalle origini alla seconda metà del Novecento”, 2002, a p, 286, in proposito scriveva: “Cristoforo Ferrara di S. Biase, frazione di Ceraso, apparteneva ad una nota famiglia di liberali cilentani. Già distintosi nei moti del ’48 quando aveva fatto parte del governo provvisorio vallese insieme con Ottavio Valiante e Teodosio De Dominicis (319), nel ’65 fu eletto deputato nel Collegio di Vallo a spese del moderato Pasquale Atenolfi.”. All’epoca Vallo della Lucania – comune della provincia di Salerno – era detto “Vallo di Novi”. Molto vicino il Vallo di Novi vi era questa piccola frazione detta S. Biase.San Biase, piccolo casale cilentano è una piccola frazione di CERASO, piccolo paesino della Valle di Novi. Su Cristoforo Ferrara ha scritto Antonio Pizzolorusso (….), nel suo “I Martiri per la libertà italiana della Provincia di Salerno”, a p. 118, in proposito scriveva: “…………………………..”. Su Ferrara ha scritto anche Felice Fusco (…), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri”, a p. 148 spiegava che la colonna d’insorti Cilentani che si recarono a Sanza era: “…l’altra capitanata da Cristofaro Ferrara da San Biase (frazione di Ceraso) che, attraverso Cuccaro, Laurito e Rofrano, si accampò a Sanza (85). Ferrara, già combattente dei moti del ’48 e membro del governo provvisorio vallese insieme con Ottavio Valiante, Teodosio De Dominicis e Raffaele Passarelli (86), intese vendicare l’uccisione di Pisacane e dei suoi rivoltosi (87).”. Fusco, a p. 355, nella nota (85) postillava: “(85) Cfr. Il Lampo del 3 settembre; F. Policicchio, Le Camicie Rosse ecc.., cit., p. 279. Nella colonna di Ferrara c’era un amico personale di Nicotera, il riciglianese Onofrio Pacelli (1831-1905) di Vincenzo, amico pure di Giovanni Passannante che nel 1878 attentò alla vita di Umberto I. Cfr. G. Di Capua, Onofrio Pacelli. Contributo alla storia del Risorgimento italiano”, Salerno, Cantelmi, 1985, p. 35.. Felice Fusco, postillava che nella colonna di insorti Cilentani di Cristofaro Ferrara vi era un amico personale di Giovanni Nicotera, il riciglianese Onofrio Pacelli (1831-1905), figlio di Vincenzo Pacelli e amico pure di Giovanni Passannante che nel 1878 attentò alla vita di Umberto I. Il Fusco cita il testo di Giovanni Di Capua (….) ed il suo Onofrio Pacelli. Contributo alla storia del Risorgimento italiano”, Salerno, Cantelmi, 1985. Dunque, Fusco, sulla scorta del Di Capua, scriveva che nella colonna del Ferrara vi erano Onofro Pacelli, figlio di Vincenzo Pacelli di Ricigliano e amico di Giovanni Passannante e di Giovanni Nicotera. Come vedremo la figura di Cristofaro Ferrara viene spesso citata per diversi momenti dell’insurrezione nel basso Cilento. Oltre ad essere noto per la sua opera patriottica nel ’48, il Ferrara farà parte del “Comitato insurrezionale Vallese” (governo provvisorio), insieme ad altre figure di spicco, come membro del governo provvisorio vallese insieme con Ottavio Valiante, Teodosio De Dominicis e Raffaele Passarelli (86), etc…”. Fusco, a p. 355, nella nota (86) postillava: “(86) ……………………………”. Inoltre, attraverso alcuni documenti del De Dominicis conservati presso l’Archivio Privato della Famiglia Magnoni di Rutino, pare che la figura del Ferrara e della colonna che egli condusse da Vallo della Lucania a Capitello, fosse presente all’adunata accampamento degl’insorti cilentani che fecero parte delle schiere condotte a Capitello da Teodosio De Dominicis. Oltre a queste notizie, la figura del Ferrara è legata alle notizie secondo cui – come vedremo egli, con la sua colonna, prima di arrivare a Sala Consilina si era fortificato a Sanza, dove, pare si sia macchiato dell’uccisione dei responsabili dell’uccisione di Carlo Pisacane. Cristofaro Ferrara, infatti ebbe un importante ruolo anche nella “Spedizione di Sapri” di Carlo Pisacane. Tutte queste notizie saranno qui meglio discusse. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, riferendosi al 28 agosto 1860, dopo aver proclamato l’insurrezione a Rutino, a pp. 88, in proposito scriveva che: “….il Passero trovò un valido aiuto nel fervido ed audace cospiratore di S. Biase: Cristofaro Ferrara.”. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva pure che: “Stefano Passero, d’intesa con Cristoforo Ferrara di S. Biase e altri notabili di Vallo, etc…”. Dunque, pure Ebner, scriveva che CRISTOFARO FERRARA era di S. Biase ed era un “notabile di Vallo”.

ONOFRIO PACELLI, riciglianese, nella colonna di insorti Cilentani con alla testa Cristofaro FERRARA di S. Biase

Le notizie storiche che ho accennato riguardano soprattutto la colonna di Cristofaro FERRARA di S. Biase, di cui accennerò. Il suo paese natio era S. Biase, una frazione di Ceraso – piccolo casale del Cilento. Nei primi giorni di settembre 1860, a Vallo della Lucania si formarono alcune colonne di insorti Cilentani che poi, si portarono su ordine di Lucio Magnoni (….), si portarono verso il Golfo di Policastro. Pare che nella colonna di insorti Cilentani vi fosse un amico personale di Nicotera, il riciglianese ONOFRIO PACELLI. Su Onofrio Pacelli ha scritto Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri”, a p. 148 spiegava che la colonna d’insorti Cilentani che si recarono a Sanza era: “…l’altra capitanata da Cristofaro Ferrara da San Biase (frazione di Ceraso) che, attraverso Cuccaro, Laurito e Rofrano, si accampò a Sanza (85).”. Fusco, a p. 355, nella nota (85) postillava: “(85) ….Nella colonna di Ferrara c’era un amico personale di Nicotera, il riciglianese Onofrio Pacelli (1831-1905) di Vincenzo, amico pure di Giovanni Passannante che nel 1878 attentò alla vita di Umberto I. Cfr. G. Di Capua, Onofrio Pacelli. Contributo alla storia del Risorgimento italiano”, Salerno, Cantelmi, 1985, p. 35.. Felice Fusco postillava che nella colonna di insorti Cilentani di Cristofaro Ferrara vi era un amico personale di Giovanni Nicotera, il riciglianese Onofrio Pacelli (1831-1905), figlio di Vincenzo Pacelli e amico pure di Giovanni Passannante che nel 1878 attentò alla vita di Umberto I. Il Fusco cita il testo di Giovanni Di Capua (….) ed il suo Onofrio Pacelli. Contributo alla storia del Risorgimento italiano”, Salerno, Cantelmi, 1985. Dunque, Fusco, sulla scorta del Di Capua, scriveva che nella colonna del Ferrara vi erano Onofro Pacelli, figlio di Vincenzo Pacelli, di Ricigliano e amico di Giovanni Passannante e di Giovanni Nicotera. Fusco cita il libro su Pacelli (…) di Giovanni Di Capua (….), e del suo “Contributo alla Storia del Risorgimento italiano”, ed. Cantelmi, Salerno, 1985, che posseggo. In questo testo Di Capua delinea la storia della vita dell’insigne patriota di Ricigliano. Giovanni Di Capua (….), nel suo  “Onofrio Pacelli – Contributo alla storia del Risorgimento nel Salernitano”, a cura del Comune di Ricigliano, Ed. Cantelmi, Salerno, 1985, a p. 35, in proposito scriveva che: “A quella infelice spedizione prese parte, come comandante in seconda, anche Giovanni Nicotera (21) che, in seguito, divenne amico personale di Onofrio Pacelli. Nicotera, che durante il processo tenne un atteggiamento non sempre irreprensibile, fu eletto Deputato di Salerno sin dal 1861 e conservò il mandato sino alla morte. Oratore focoso, abile capo partito della Sinistra, presto vi emerse e, quando questa raggiunse il potere, divenne Ministro dell’Interno col Depretis (marzo 1876 – dic. 1877) e col Rudinì (febbr. 1891 – maggio 1892). Nel 1860, costituitisi i Comitati Rivoluzionari per preparare l’arrivo di Garibaldi nel territorio della Provincia di Salerno, Onofrio Pacelli ne fece parte e fu a Sanza, con Magnoni (22) di Rutino, per punire i trucidatori di Pisacane.”. Di Capua, a p. 35, nella nota (22) postillava: “(22) v. G. De Crescenzo, Dizionario salernitano etc.., cit., alla voce MAGNONI, pp. 246-247.”. E’ probabile che Pacelli partecipò all’adunata del 30 agosto 1860 di Vallo della Lucania dove Stefano Passero e Cristofaro Ferrara di S. Biase, in accordo con il Comitato Centrale dell’Ordine (Comitato insurrezionale napoletano). Dunque, secondo il Di Capua, che scriveva la notizia sulla scorta di Gennaro De Crescenzo, Onofrio Pacelli, insieme a Magnoni (forse Salvatore) di Rutino, si era recato a Sanza per punire i responsabili dell’uccisione di Pisacane e di Giovan Battista Falcone. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 88, riferendosi all’adunata tenutasi a Vallo della Lucania il 30 agosto 1860, in proposito scriveva pure: “Salutare effetto produssero queste parole, giacché tutta la gente adunata sentì come un impulso e, con armi con capi con insegne e bandiere, si schierò nella piazza maggiore di Vallo (30 agosto). In questa fiammata d’entusiasmo il Passero trovò un valido aiuto nel fervido ed audace cospiratore di S. Biase: Cristofaro Ferrara.”. E’ probabile che Onofrio Pacelli si unì alla colonna di Cristofaro Ferrara. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rvoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 104, in proposito aggiungeva che: Molte lezioni del ’48 erano apprese (68). Una formazione guidata da un altro reduce del ’48, Stefano Passaro, legato al Comitato d’Ordine, promuoveva la rivolta a Vallo della Lucania, poi attraversava l’alto Cilento per sbucare a Diano, mentre la colonna Ferrara arrivò a Sanza, dove giustiziò Laveglia e gli altri che avevano organizzato l’eccidio di Pisacane.”. Pinto, a p. 104, nella nota (68) postillava: “(68) Ordinanza del Commissario Lucio Magnoni, Rutino 1 agosto 1860, APM.”.

Nel 28 agosto 1860, la colonna di Cristofaro FERRARA di S. Biase (frazione di Ceraso)

Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Il 28 agosto Stefano Passero, in esecuzione degli accordi presi con il Comitato dell’Ordine, con i liberali di Vallo e di alcuni comuni vicini, tra cui Cristofaro Ferrara di S. Biase, promosse una adunanza numerosa di guardie nazionali di Novi, di Cannalonga, di Castelnuovo, di Moio, di Stio e di Sacco. Il sottointendente di Vallo Giuseppe Giannelli di Nocera, non volle aderire al movimento ma rassegnò i suoi poteri. Vennero formate due colonne: una prima comandata dal Passero, prese la via di Gioi, Laurino, Piaggine, Sacco, Diano e Sala; la seconda guidata dal Ferrara muoveva per Cuccaro, Laurito, Rofrano ed accampava a Sanza. Una relazione del Sottointendente di Vallo Giuseppe Giannelli all’Intendente Giannattasio narra il movimento avvenuto in Vallo e la partenza delle colonne al grido di viva Vittorio Emanuele (1).”. Mazziotti, a p. 128, nella nota (1) postillava: “(1) De Cesare, La fine di un Regno.”. Sempre il Mazziotti, a p. 128, in proposito scriveva: “V. La colonna partita da Bellosguardo raggiunse giorno 30 Sala Consilina capoluogo del distretto e a breve distanza vi pervennero altre colonne. Su la strada provinciale, che passa al di sotto della città, trovarono Giuseppe De Petrinis maggiore della guardia nazionale ed il sottointendente Luigi Guerritore, il quale scongiurò il Matina, che seguiva la colonna etc…”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. II, gennaio 1921), a pp. 124-125 , in proposito scriveva che: “III….Il Comitato dell’Ordine….il Comitato provinciale metteva a disposizione le somme necessarie per l’iniziativa e prosiego (1). Prometteva inoltro il concorso di cospicui cittadini in altre parti della provincia; nel Vallo di Novi il sig. Stefano Passero e per l’indirizzo militare il colonnello Materazzo (2)….”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 87-88, in proposito scriveva che: “VIII. Anche a Vallo si organizzavano senza indugio le squadre, per opera di Raffaele Passarelli (24), di Alessandro Pinto, di Cesare Valiante e di Giovanni Tipoldi, ufficiale della sanità militare. Ma colui che sopratutto non era rimasto inerte fu Stefano Passero. Costui, nello stesso giorno in cui Ascea insorgeva, rapido come la folgore, in virtù dei poteri conferitegli dal Comitato centrale, ruinì molte guardie nazionali di quale centro e dei comuni vicini, quali Novi Cannalonga Castelnuovo Moio Stio e Sacco, organizzò una prima commissione per raccogliere armi e munizioni d’ogni specie, una seconda per raccogliere offerte ed una terza destinata a provvedere alla pubblica sicurezza.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, riferendosi al 28 agosto 1860, dopo aver proclamato l’insurrezione a Rutino, a pp. 88, in proposito scriveva che: “Salutare effetto produssero queste parole, giacchè tutta la gente adunata sentì come un nuovo impulso e, con armi con capi con insegne e bandiere, si schierò nella piazza maggiore di Vallo (30 agosto). In questa fiammata d’entusiasmo il Passero trovò un valido aiuto nel fervido ed audace cospiratore di S. Biase: Cristofaro Ferrara. Di fronte a talle movimento il sottintendente di Vallo, tale Giuseppe Giannelli nocerese, protestò e credette opportuno dare le dimissioni. Un bollettino del tempo riferisce: “Non è stata che una passeggiata militare tra unanime acclamazioni. Le donne ed i fanciulli seguivano il corteo gridando: Viva Vittorio Emmanuele” Viva Garibaldi! La musica militare suonava a festa; etc…”.”. Il Commissario delegato Lucio Magnoni (….), il 1° settembre 1860, da Rutino scriveva al Comitato Napoletano AI SIGNORI PRESIDENTI E COMPONENTI IL COMITATO UNITARIO NAZIONALE DI NAPOLI, il “Doc. n. 9” pubblicato da Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Documenti”, a pp. 7-8: “Signori. In virtù dei poteri conferitimi etc…In conseguenza di ciò martedì scorso faceva partire mio fratello Michele col cittadino Teodosio de Dominicis per Ascea; i quali messa sotto le armi quella Guardia Nazionale, moveano verso Pisciotta con forze imponenti ed occupavano Centola, Foria, Poderia, Camerota e Rocca Gloriosa tra le grida entusiastiche di quelle popolazioni di Viva Vittorio Emmanuele Re d’Italia, Viva il Dittatore Garibaldi. Ho loro ordinato di gittarsi nel Vallo di Policastro, raccogliere tutte quelle forze ed andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro. La notte di martedì a giovedì partiva pure da Rutino l’altro mio fratello Salvatore a capo di molti volontarii del Cilento e della Provincia per andare a raggiungere le suddette forze Nazionali. La mattina di ieri movevano a capo di considerevoli forze Nazionali i signori Passaro di Vallo e Ferraro di S. Biase, l’uno battendo la via di Gioi, Laurino Piaggine per riuscire a Diano, l’altro quello di Cuccaro, Laurino, Rofrano, per fortificarsi a Sansa. Domani poi moveranno dal Cilento tre battaglioni ben armati ed equipaggiati e si dirigeranno pure verso il Vallo di Diano dove si anderanno a concentrare tutte le forze di Salerno per mettersi a disposizione del Dittatore. Etc…Rutino primo Settembre 1860. Il Commissario Delegato – Lucio Magnoni etc…Per copia conforme – Il Delegato del Governo – Antonio Alfieri d’Evandro.”. Il documento del Magnoni è datato “Rutino, primo settembre 1860”. Lucio Magnoni scriveva al Comitato delle colonne comandate e condotte da Vallo della Lucania dai suoi fratelli Salvatore e di Michele. Poi aggiunge che: La mattina di ieri muovevano a capo di considerevoli forze Nazionali i signori Passaro di Vallo e Ferraro di S. Biase, l’uno battendo la via di Gioi, Laurino Piaggine per riuscire a Diano, l’altro di Cuccaro, Laurino, Rofrano, pe fortificarsi a Sansa.”. Dunque, il Magnoni scrivendo al Comitato napoletano il 1° settembre 1860 da Rutino, e riferendosi al giorno 31 agosto 1860, in proposito scriveva che Stefano Passaro di Vallo e Cristofaro Ferrara si muovevano a capo di considerevoli forze Nazionali”. Magnoni scriveva pure che la colonna di Cristofaro FERRARA, “…l’altro di Cuccaro, Laurino, Rofrano, pe fortificarsi a Sansa. Domani poi muoveranno dal Cilento tre battaglioni ben armati ed equipaggiati e si dirigeranno pure verso il Vallo di Diano dove si anderanno a concentrare tutte le forze di Salerno per mettersi a disposizione del Dittatore.. Sulla Relazione/Rapporto del Magnoni inviata al Comitato Napoletano, Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rivoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 104, nella nota (68) postillava: “(68) Ordinanza del Commissario Lucio Magnoni, Rutino 1 agosto 1860, APM.”. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 264, in proposito scriveva che: “Durante la campagna di Sicilia, l’instancabile Giovanni Matina, per incarico del ‘Comitato napoletano dell’Ordine’ si era recato a Palermo per ricevere ordini e istruzioni da Garibaldi. Tornato a Napoli, nella mattinata del 10 agosto il Comitato gli dava “autorità di promuovere l’insurrezione” a Sala e Campagna, assicurandogli il concorso di altri liberali della provincia, quali Stefano Passero nella Valle di Novi che teneva le file (91) di un’altra rete di cospiratori. Il Matina, però, nel dissenso “tra le due Braccia del Comitato, Ordine e Azione”, preferì seguire l’azione dell’Unitario, che il 23 lo nominò Alto Commissario politico non solo di Sala e Campagna, ma anche di Salerno. Stefano Passero rimase però sempre nel Comitato dell’Ordine, come vedremo.”. Ebner, a p. 265, in proposito scriveva pure che: “In esecuzione degli accordi intervenuti con il Comitato napoletano dell’Ordine, dal quale aveva avuto pieni poteri per la sua rete (94), Stefano Passero, d’intesa con Cristoforo Ferrara di S. Biase e altri notabili di Vallo, promosse un’adunanza delle guardie nazionali di Novi, Cannalonga, Moio, Stio e Sacco.”. Ebner, a p. 265, nella nota (94) postillava: “(94) Il 23 agosto 1860 il Comitato Centrale dell’Ordine comunicava al Comitato provinciale di Salerno che il “Capitano della Guardia Nazionale Sig. Stefano Passero di Vallo è accreditato presso il Comitato Provinciale di Salerno nelle qualità di promotore o direttore del Movimento insurrezionale nel Distretto di Vallo” facendogli tenere 500 ducati. Va ricordato che nel distretto di Vallo erano stati già raccolti nel 1859 d. 471, dei quali 300 vennero rimessi al Comitato provinciale e 171 conservati a Vallo per fare cartucce. A sèguito del mandato ricevuto il Passero pubblicava (v. “Bullettino rivoluzionario della Lucania occidentale”, 30 agosto 1860, in D’Evandro, Docum. n. 5) l’ordine seguente: “Noi Stefano Passero // in virtù dei poteri conferitimi dal Comitato Centrale dell’Ordine e dell’Unità Nazionale, di accordo co’ cittadini di Vallo dichiariamo iniziata l’insurrezione…..// Il Comandante in capo della insurrezione dell’alto Cilento   // Stefano Passero.”.”. Dunque secondo la relazione di Stefano PASSARO, pubblicata dall’Alfieri D’Evandro, il 30 agosto 1860, Stefano Passero, a Vallo (?) proclamò l’inizio dell’insurrezione armata. Ebner scrive che Passero pubblicò la sua Relazione e l’Ordine impartito sul “Bullettino rivoluzionario della Lucania occidentale” che, a sua volta, fu ripubblicato da Antonio Alfieri d’Evandro (…), nel 1861, nel suo “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, a p. 73, nell’“Appendice”, Documento n. 5. Il documento citato fi pubblicato sul “Bullettino” dal Comitato Centrale dell’Ordine. Altre notizie interessanti su quei movimenti insurrezionali provengono dai documenti pubblicati dall’Alfieri D’Evandro. Antonio Alfieri d’Evandro (…), nel 1861, nel suo “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, a p. 67, nell’Appendice, in proposito scriveva che: “Recatoci sopra luogo, e preso concerti con tutt’i capi del movimento, il giorno 27 Agosto in Rutino si proclamava da noi l’insurrezione Nazionale, e congiundendoci con de Dominicis, Pagano, e Giordano, raccolte tutte le forze insurrezionali, che approssimativamente ammontavano a 3000 uomini, si marciò pel Vallo di Policastro. La notte del 3 settembre mio fratello Michele con pochi uomini andò ad incontrare il generale Garibaldi sbarcato a Sapri, e ne ricevette le disposizioni per la marcia nel Vallo di Diano.”. Il d’Evandro, a pp. 68-69, in proposito scriveva pure: “E nel tempo stesso, diressi al Comitato in Napoli un rapporto che trascrivo. Ai Signori Presidente e Componenti il Comitato Unitario Nazionale di Napoli. Signori, ….La mattina di ieri muovevano a capo di considerevoli forze Nazionali i signori Passaro di Vallo e Ferrara di S. Biase, l’uno battendo la via di Gioi, Laurino, Piaggine per uscire a Diano, l’altro quella di Cuccaro, Laurino, Rofrano per fortificarsi a Sanza.”. Detto questo, il D’Evandro aggiunge sulla Relazione – mancante – del De Dominicis che: “L’amico nostro, impedito dal redigerla per fisica indisposizione, era stato soccorso dagl’operosi cittadini Gennaro Pagano e Luigi Giordano ed avea diviso le sue colonne in tre battaglioni che marciando per Policastro si ricongiunsero a Sapri con gl’insorti di Magnoni ed ingrossarono le nostre file nel Vallo di Diano. Così le masse di tutte le forze della rivoluzione riconcentrandosi in quella strategica vallea e Fabrizii fece occupare solidamente le gole di Campestrino e del Fortino stabilendo il quartier generale allo Scorzo. I regi spaventati fuggirono a Salerno, quei di Calabria tagliati fuori deposero le armi e Garibaldi lasciato in marcia l’esercito, volò a ricongiungersi a noi e dopo pochi giorni entrava a Napoli….”. Sul testo suo, l’Alfieri d’Evandro non potè pubblicare il resoconto del de Dominicis, in quanto, egli scrive: che tra i documenti non si rattrovi la relazione dell’egregio de Dominicis. L’amico nostro, impedito dal redigerla per fisica indisposizione, etc…”. Dunque, pare che il resoconto delle operazioni svolte dal de Dominicis non si trovasse perchè, il d’Evandro scrive che il de Dominicis era infermo. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 87-88, in proposito scriveva che: “VIII. Anche a Vallo si organizzavano senza indugio le squadre, per opera di Raffaele Passarelli (24), di Alessandro Pinto, di Cesare Valiante e di Giovanni Tipoldi, ufficiale della sanità militare. Ma colui che sopratutto non era rimasto inerte fu Stefano passero. Costui, nello stesso giorno in cui Ascea insorgeva, rapido come la folgore, in virtù dei poteri conferitegli dal Comitato centrale, ruinì molte guardie nazionali di quale centro e dei comuni vicini, quali Novi Cannalonga Castelnuovo Moio Stio e Sacco, organizzò una prima commissione per raccogliere armi e munizioni d’ogni specie, una seconda per raccogliere offerte ed una terza destinata a provvedere alla pubblica sicurezza.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 88, riferendosi al discorso di Lucio Magnoni, nell’adunata a Vallo della Lucania, in proposito scriveva che: “VIII. Di quell’adunata d’insorti si formarono due colonne: l’una con a capo il Passero, l’altra col Ferrara. La colonna del Passero al grido di Viva il re Vittorio Emmanuele ! si diresse, per la via di Policastro e del Fortino, verso Gioi Laurino Piaggine Sacco e Diano coll’intento di arrivare a Sala; quella del Ferrara invece si avviò verso Cuccaro Laurito Rofrano e si fortificò a Sanza, dove sorprese ed imprigionò e, pare fucilasse in carcere l’infame capo urbano Sabino Laveglia, che tre anni prima aveva sollevato i sanzesi contro Pisacane.”. Dunque, De Crescenzo scriveva che a Vallo della Lucania, dopo il discorso di Lucio Magnoni si formarono due colonne di insorti cilentani. Una colonna vi era a capo Stefano Passaro, e l’altra vi era il Ferrara. La colonna del Passero, secondo il De Crescenzo “…si diresse, per la via di Policastro e del Fortino, verso Gioi Laurino Piaggine Sacco e Diano coll’intento di arrivare a Sala; etc..”. Forse alla colonna di Stefano Passaro si unirono alcuni volontari cilentani. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 124, in proposito scriveva che: “….i capi colonna Teodosio de Dominicis da Ascea e Basilio Iannicelli da Ceraso, aiutati da Gennaro Pagano e Luigi Giordano, si posero in marcia verso Policastro, Vibonati e Sapri. (15).”. Policicchio, a p. 124, nella nota (15) postillava: “(15) Altri personaggi che meritano menzione ed elogi in quel periodo rivoluzionario furono Giuseppe Giffoni di Vibonati, Socrate Falcone di Policastro, Luigi Barselloni e Giuseppe Curcio di Sanza.”. Devo ulteriormente indagare queste figure di volontari cilentani. Si tratta di BASILIO IANNICELLI da Ceraso, Socrate FALCONE di Policastro etc… Forse questa colonna, arrivata a Palinuro partecipò ad un’operazione simbolica ma importante per ravvivare e vendicare gli animi feriti. Di questo episodio ho parlato a proposito della colonna di Pietro GIORDANO. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rivoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 104, in proposito aggiungeva che: Una formazione guidata da un altro reduce del ’48, Stefano Passaro, legato al Comitato d’Ordine, promuoveva la rivolta a Vallo della Lucania, poi attraversava l’alto Cilento per sbucare a Diano, mentre la colonna Ferrara arrivò a Sanza, dove giustiziò Laveglia e gli altri che avevano organizzato l’eccidio di Pisacane.”. Felice Fusco (…), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri”, a p. 148 spiegava che la colonna d’insorti Cilentani che si recarono a Sanza era: “…l’altra capitanata da Cristofaro Ferrara da San Biase (frazione di Ceraso) che, attraverso Cuccaro, Laurito e Rofrano, si accampò a Sanza (85). Ferrara, già combattente dei moti del ’48 e membro del governo provvisorio vallese insieme con Ottavio Valiante, Teodosio De Dominicis e Raffaele Passarelli (86), intese vendicare l’uccisione di Pisacane e dei suoi rivoltosi (87).”. Fusco, a p. 355, nella nota (85) postillava: “(85) Cfr. Il Lampo del 3 settembre; F. Policicchio, Le Camicie Rosse ecc.., cit., p. 279. Nella colonna di Ferrara c’era un amico personale di Nicotera, il riciglianese Onofrio Pacelli (1831-1905) di Vincenzo, amico pure di Giovanni Passannante che nel 1878 attentò alla vita di Umberto I. Cfr. G. Di Capua, Onofrio Pacelli. Contributo alla storia del Risorgimento italiano”, Salerno, Cantelmi, 1985, p. 35.. Felice Fusco, postillava che nella colonna di insorti Cilentani di Cristofaro Ferrara vi era un amico personale di Giovanni Nicotera, il riciglianese Onofrio Pacelli (1831-1905), figlio di Vincenzo Pacelli e amico pure di Giovanni Passannante che nel 1878 attentò alla vita di Umberto I. Il Fusco cita il testo di Giovanni Di Capua (….) ed il suo Onofrio Pacelli. Contributo alla storia del Risorgimento italiano”, Salerno, Cantelmi, 1985. Dunque, Fusco, sulla scorta del Di Capua, scriveva che nella colonna del Ferrara vi erano Onofro Pacelli, figlio di Vincenzo Pacelli di Ricigliano e amico di Giovanni Passannante e di Giovanni Nicotera. Il sac. don Giuseppe Cataldo (….), nel suo “Notizie storiche su Policastro Bussentino etc…”, testo dattiloscritto ed impaginato nel “Seminario Vescovile”, nel 1973, a pp. -76-77, in proposito scriveva che: “Garibaldi, ….Nei pressi di Villammare, s’imbattè in una colonna di rivoltosi Cilentani, diretti a Sapri per punire i colpevoli dell’assassinio di Costabile Carducci; ma li distolse dal triste proposito con quell’affabilità ed energia che il caso richiedeva. I Cilentani passando per Policastro avevano incendiato il palazzo del Cav. Felice Pecorelli e, dopo l’incontro con Garibaldi, ripiegarono su Sanza, dove trucidarono il capourbano Sabino Laveglia, il responsabile dell’eccidio di Pisacane.”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a pp. 132-133 e ssg., in proposito scriveva che: “Da Rutino, era partito Salvatore Magnoni a capo di molti volontari del Cilento; e i patrioti Stefano Passaro di Vallo della Lucania e Ferrara di San Biase, seguiti da alcuni manipoli di ardimentosi, avevano preso l’uno la via di Gioi, Laurino, Piaggine; l’altro quella di Cuccaro, Laurito, Rofrano e Sanza, per convergere poi, nel “Vallo di Diano”

Leopoldo Cassese (….), nel 1969, nel suo “La spedizione di Sapri”, a p. 73, nella nota (60) postillava che: “(60) V….Nel 1860 le schiere garibaldine, giunte nel Vallo di Diano etc…”. Stefano Macchiaroli nel 1868, nel suo “Diano e l’omonima sua valle”, Napoli, G. Rondinella, 1868, pp. 72-73 sg, in proposito scriveva che: “Finalmente nel luglio del detto anno del 1860 la colonna Cilentana, che plaudente operava con Giuseppe Garibaldi il nuovo ordine di cose, etc…”. Dunque, secondo il Macchiaroli, già nel luglio 1860, le schiere garibaldine operavano nel Vallo di Diano ma, egli si riferiva alle colonne di insorti cilentani. Macchiaroli scrive sulla scorta di Felice Venosta (…) e del suo “Carlo Pisacane”.

Nel 30 agosto 1860, la colonna di insorti cilentani di Cristofaro FERRARA di S. Biase che si accampò a SANZA

Nei primi giorni di settembre 1860, a Vallo della Lucania si formarono alcune colonne di insorti Cilentani che poi, si portarono su ordine di Lucio Magnoni (….), si portarono verso il Golfo di Policastro. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Vennero formate due colonne: una prima comandata dal Passero, prese la via di Gioi, Laurino, Piaggine, Sacco, Diano e Sala; la seconda guidata dal Ferrara muoveva per Cuccaro, Laurito, Rofrano ed accampava a Sanza. Ivi imprigionò Sabino Laveglia, il triste capourbano che aveva guidato la popolazione di Sanza contro Carlo Pisacane. Sembra che una mano di insorti avesse fucilato il Laveglia nello stesso locale della prigione. Dai Registri dello Stato Civile risulta morto il 7 settembre. Una relazione del Sottointendente di Vallo Giuseppe Giannelli all’Intendente Giannattasio narra il movimento avvenuto in Vallo e la partenza delle colonne al grido di viva Vittorio Emanuele (1).”. Mazziotti, a p. 128, nella nota (1) postillava: “(1) De Cesare, La fine di un Regno.”. Dunque, la colonna di Cristoforo Ferrara di S. Biase, riunitasi a Vallo in sieme ad altre colonne di insorti si divise e prese la strada che portava ai piccoli paesini di Cuccaro, Laurito, Rofrano e quindi a Sanza, dove essi si accamparono fortificandosi.  Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva pure che: “In esecuzione degli accordi intervenuti con il Comitato napoletano dell’Ordine, dal quale aveva avuto pieni poteri per la sua rete (94), Stefano Passero, d’intesa con Cristoforo Ferrara di S. Biase e altri notabili di Vallo, promosse un’adunanza delle guardie nazionali di Novi, Cannalonga, Moio, Stio e Sacco.”. Ebner, a p. 265, nella nota (94) postillava: “(94) A sèguito del mandato ricevuto il Passero pubblicava (v. “Bullettino rivoluzionario della Lucania occidentale”, 30 agosto 1860, in D’Evandro, Docum. n. 5) l’ordine seguente: “Noi Stefano Passero // in virtù dei poteri conferitimi dal Comitato Centrale dell’Ordine e dell’Unità Nazionale, di accordo co’ cittadini di Vallo dichiariamo iniziata l’insurrezione…..// Il Comandante in capo della insurrezione dell’alto Cilento   // Stefano Passero.”.”. Dunque, secondo la relazione di Stefano Passero, pubblicata dall’Alfieri D’Evandro, il 30 agosto 1860, Stefano Passero, a Vallo (?) proclamò l’inizio dell’insurrezione armata. Ebner scrive che Passero pubblicò la sua Relazione e l’Ordine impartito sul “Bullettino rivoluzionario della Lucania occidentale” che, a sua volta, fu ripubblicato da Antonio Alfieri d’Evandro (…), nel 1861, nel suo “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, a p. 73, nell’“Appendice”, Documento n. 5. Il documento citato fu pubblicato sul “Bullettino etc…” dal Comitato Centrale dell’Ordine. Tuttavia, sebbene molte relazioni furono pubblicate dall’Alfieri D’Evandro, è doveroso aggiungere ciò che scriveva Pietro Ebner, a p. 266, dove, riferendosi al rapporto che il 30 agosto 1860 il Sottointendente inviò a Salerno, scriveva che: “Nel rapporto, tuttavia, non è cenno dei raduni, in corso nell’interno, in attesa delle colonne da Rutino e Vallo convergenti verso Valle del Tanagro e della marcia di Rutino verso Sapri. Ed è strano, tanto più che molti giovani di Vallo già si erano uniti alla colonna Giordano partita da Ceraso. Evidentemente il liberale sottointendente Giannelli comunicò solo quanto non poteva fare a meno di dire, cioè quel che aveva visto di persona. Etc…”. Altre notizie interessanti su quei movimenti insurrezionali provengono dai documenti pubblicati dall’Alfieri D’Evandro. Antonio Alfieri d’Evandro (…), nel 1861, nel suo “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, a pp. 68-69, nell’“Appendice”, in proposito scriveva che: “E nel tempo stesso, diressi al Comitato in Napoli un rapporto che trascrivo. Ai Signori Presidente e Componenti il Comitato Unitario Nazionale di Napoli…..La mattina di ieri muovevano a capo di considerevoli forze Nazionali i signori Passaro di Vallo e Ferrara di S. Biase, l’uno battendo la via di Gioi, Laurino, Piaggine per uscire a Diano, l’altro quella di Cuccaro, Laurino, Rofrano per fortificarsi a Sanza.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 88 e ssg., in proposito scriveva che: “VIII…tutta la gente si schierò nella piazza maggiore di Vallo (30 agosto). In questa fiammata d’entusiasmo il Passero trovò un valido aiuto nel fervido ed audace cospiratore di S. Biase: Cristofaro Ferrara. Di fronte a tale movimento il sottointendente di Vallo, tale Giuseppe Giannelli nocerese, protestò e credette opportuno dare le dimissioni. Un bollettino del tempo riferisce: “Non è stata che una passeggiata militare tra unanime acclamazioni etc…”. Di quell’adunata d’insorti si formarono due colonne: l’una con a capo il Passero, l’altra col Ferrara. La colonna del Passero al grido di ‘Viva il re Vittorio Emmanuele! si diresse, per la via di Policastro e del Fortino, verso Gioia Laurino Piaggine Sacco e Diano coll’intento di arrivare a Sala; quella del Ferrara invece si avviò per Cuccaro Laurito Rofrano e si fortificò a Sanza, dove sorprese ed imprigionò e, pare, fucilasse in carcere l’infame capo urbano Sabino Laveglia, che tre anni prima aveva sollevato i sanzesi contro Pisacane. Etc…”. Dunque, come scrive il De Crescenzo, si formarono due colonne: una al comando di Stefano Passero e l’altra al comando di Cristororo Ferrara. Le due colonne a questo punto presero due strade diverse. La colonna del Ferrara si diresse a Sanza, dove si fortificò e si rese responsabile della vendetta sui responsabili dell’eccidio dei Trecento di Carlo Pisacane. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rvoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 104, in proposito aggiungeva che: “….mentre la colonna Ferrara arrivò a Sanza, dove giustiziò Laveglia e gli altri che avevano organizzato l’eccidio di Pisacane.”. Pinto, a p. 104, nella nota (68) postillava: “(68) Ordinanza del Commissario Lucio Magnoni, Rutino 1 agosto 1860, APM.”. Felice Fusco (…), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri”, a p. 148 spiegava che la colonna d’insorti Cilentani che si recarono a Sanza era: “…l’altra capitanata da Cristofaro Ferrara da San Biase (frazione di Ceraso) che, attraverso Cuccaro, Laurito e Rofrano, si accampò a Sanza (85). Ferrara, già combattente dei moti del ’48 e membro del governo provvisorio vallese insieme con Ottavio Valiante, Teodosio De Dominicis e Raffaele Passarelli (86), intese vendicare l’uccisione di Pisacane e dei suoi rivoltosi (87).”. Fusco, a p. 355, nella nota (85) postillava: “(85) Cfr. Il Lampo del 3 settembre; F. Policicchio, Le Camicie Rosse ecc.., cit., p. 279. Nella colonna di Ferrara c’era un amico personale di Nicotera, il riciglianese Onofrio Pacelli (1831-1905) di Vincenzo, amico pure di Giovanni Passannante che nel 1878 attentò alla vita di Umberto I. Cfr. G. Di Capua, Onofrio Pacelli. Contributo alla storia del Risorgimento italiano”, Salerno, Cantelmi, 1985, p. 35.”. Felice Fusco, postillava che nella colonna di insorti Cilentani di Cristofaro Ferrara vi era un amico personale di Giovanni Nicotera, il riciglianese Onofrio Pacelli (1831-1905), figlio di Vincenzo Pacelli e amico pure di Giovanni Passannante che nel 1878 attentò alla vita di Umberto I. Il Fusco cita il testo di Giovanni Di Capua (….) ed il suo “Onofrio Pacelli. Contributo alla storia del Risorgimento italiano”, Salerno, Cantelmi, 1985. Dunque, Fusco, sulla scorta del Di Capua, scriveva che nella colonna del Ferrara vi erano Onofro Pacelli, figlio di Vincenzo Pacelli di Ricigliano e amico di Giovanni Passannante e di Giovanni Nicotera. Un’altra notizia che riguarda la colonna di insorti cilentani comandata da Cristoforo Ferrara è quella del passaggio a Policastro dove fu incendiata la casa del Cav. Pecorelli, borbonico di fama. Il sac. don Giuseppe Cataldo (….), nel suo “Notizie storiche su Policastro Bussentino etc…”, testo dattiloscritto ed impaginato nel “Seminario Vescovile”, nel 1973, a pp. -76-77, in proposito scriveva che: “Garibaldi, ….Nei pressi di Villammare, s’imbattè in una colonna di rivoltosi Cilentani, diretti a Sapri per punire i colpevoli dell’assassinio di Costabile Carducci; ma li distolse dal triste proposito con quell’affabilità ed energia che il caso richiedeva. I Cilentani passando per Policastro avevano incendiato il palazzo del Cav. Felice Pecorelli e, dopo l’incontro con Garibaldi, ripiegarono su Sanza, dove trucidarono il capourbano Sabino Laveglia, il responsabile dell’eccidio di Pisacane.”. La notizia del passaggio di Cristoforo Ferrara da Policastro vi è una relazione del De Dominicis, inedita e non pubblicata nell’opuscolo di Alfieri D’Evandro, che riporta Anna Sole e conservato presso l’Archivio Privato della famiglia Magnoni. Anna Sole (….), ed il suo saggio “I garibaldini salernitani”, “3.3 Magnoni”, in “Documenti e testimonianze, in Garibaldi, il mito e l’antimito”, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008, che, a p. 242, in proposito scriveva che: “Gran riposo in Capitello, 4 settembre 1860. Ordine del giorno del Comando del 1° Corpo d’insurrezione del distretto di Vallo” (Archivio privato Magnoni). Il Generale Comandante Teodosio de Dominiciis si rivolge ai soldati dicendo che quando è andato “a visitare l’illustre Eroe d’Italia in Vibonati” è stato il più bel giorno della sua vita ed elogiando “le qualità eroiche e generose dell’invitto Guerriero” che vanno al di là di quel che si dice di lui.”. Questo documento proviene dall’Archivio Magnoni. Dunque, secondo questo documento, in cui si scrive l’“Ordine del giorno del 1° Corpo d’insurrezione del distretto di Vallo”, datato 4 settembre 1860, da Capitello e conservato nell’Archivio privato Magnoni, il comandante del corpo, Teodosio De Dominiciis, si rivolge ai volontari cilentani della sua colonna e gli dice che quando lui è andato a visitare Garibaldi a Vibonati “…è stato il più bel giorno della sua vita”. Dunque, secondo questo documento il De Dominicis si era recato a Vibonati dove aveva incontrato Garibaldi. Inoltre, Sole, continuando il suo racconto, in proposito scriveva pure che: “Garibaldi, nel lasciare Vibonati, ha dato opportune disposizioni sulla condotta da seguire e il Comando in capo di tutte le forze insurrezionali sulla provincia, è stato preso dal Generale Cosenz mentre si attende in Sapri un terzo sbarco di Garibaldini. Il Ferrara conclude incitando i soldati e inneggiando a “Viva l’Italia, Viva Vittorio Emanuele, Viva Garibaldi”.”. Sole, aggiunge che secondo il documento, nell’adunata a Capitello, vi era anche Cristoforo Ferrara che,  “conclude incitando i soldati e inneggiando a “Viva l’Italia, Viva Vittorio Emanuele, Viva Garibaldi”.”. Dunque, secondo questo documento conservato nell’APM, Anna Sole scriveva che Cristoforo Ferrara era presente all’adunata a Capitello di giorno 4 settembre 1860, insieme alla colonna del De Dominicis, il quale, sempre secondo questo documento era già stato a visitare Garibaldi a Vibonati. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 124, in proposito scriveva che: “Il 27 agosto 1860 l’insurrezione, organizzata da Francesco Saverio Cajazzo, Giudice del Circondario di Vibonati, venne proclamata anche nel golfo di Policastro quando i capi colonna Teodosio de Dominicis da Ascea e Basilio Iannicelli da Ceraso, aiutati da Gennaro Pagano e Luigi Giordano, si posero in marcia verso Policastro, Vibonati e Sapri. Giunti a Roccagloriosa, De Dominicis si rivolse alla colonna in questi termini: “Soldati, abbiamo effettuato questa mattina la nostra terza marcia, percorrendo ed operando in San Severino, Poderia, Celle e Roccagloriosa dove pernottiamo. Etc…(14). Francesco Saverio Cajazzo, facendosene promotore, questuò fondi fra le casse comunali del circondario che poi destinò a Lucio Magnoni (15).”. Policicchio, a p. 124, nella nota (14) postillava: “(14) A. Alfieri D’Evandro, Della insurrezione…., cit. p. 8; G. De Crescenzo, I salernitani nell’epoca garibaldina del 1860, Jovane, Salerno, 1939; oppure A. Infante, Garibaldi nel Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1983, p. 52.”Policicchio, a p. 124, nella nota (14) postillava: “(14) A. Alfieri D’Evandro, Della insurrezione…., cit. p. 8; etc…”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 132, in proposito scriveva che: “Ecco Teodosio De Dominicis – il buon Teodosio da Ascea, – e Stefano Passaro, a capo degl’insorti delle vallate del Lambro e del Bussento, dell’Antilia e del Gelbison, rifare la via di Pisacane dopo l’adunata di Vallo della Lucania. Da Rutino, era partito Salvatore Magnoni a capo di molti volontari del Cilento; e i patrioti Stefano Passaro di Vallo della Lucania e Ferrara di San Biase, seguiti da alcuni manipoli di ardimentosi, avevano preso l’uno la via di Gioi, Laurino, Piaggine; l’altro quella di Cuccaro, Laurito, Rofrano e Sanza, per convergere poi, nel “Vallo di Diano”.

Altre notizie interessanti su quei movimenti insurrezionali provengono dai documenti pubblicati dall’Alfieri D’Evandro. Antonio Alfieri d’Evandro (…), nel 1861, nel suo “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, a pp. 68-69, nell’“Appendice”, in proposito scriveva che: “E nel tempo stesso, diressi al Comitato in Napoli un rapporto che trascrivo. Ai Signori Presidente e Componenti il Comitato Unitario Nazionale di Napoli…..La mattina di ieri muovevano a capo di considerevoli forze Nazionali i signori Passaro di Vallo e Ferrara di S. Biase, l’uno battendo la via di Gioi, Laurino, Piaggine per uscire a Diano, l’altro quella di Cuccaro, Laurino, Rofrano per fortificarsi a Sanza.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 88 e ssg., in proposito scriveva che: “VIII…tutta la gente si schierò nella piazza maggiore di Vallo (30 agosto). In questa fiammata d’entusiasmo il Passero trovò un valido aiuto nel fervido ed audace cospiratore di S. Biase: Cristofaro Ferrara. Di fronte a tale movimento il sottointendente di Vallo, tale Giuseppe Giannelli nocerese, protestò e credette opportuno dare le dimissioni. Un bollettino del tempo riferisce: “Non è stata che una passeggiata militare tra unanime acclamazioni etc…”. Di quell’adunata d’insorti si formarono due colonne: l’una con a capo il Passero, l’altra col Ferrara. La colonna del Passero al grido di ‘Viva il re Vittorio Emmanuele! si diresse, per la via di Policastro e del Fortino, verso Gioia Laurino Piaggine Sacco e Diano coll’intento di arrivare a Sala; quella del Ferrara invece si avviò per Cuccaro Laurito Rofrano e si fortificò a Sanza, dove sorprese ed imprigionò e, pare, fucilasse in carcere l’infame capo urbano Sabino Laveglia, che tre anni prima aveva sollevato i sanzesi contro Pisacane. Etc…”. Il Commissario delegato Lucio Magnoni (….), il 1° settembre 1860, da Rutino scriveva al Comitato Napoletano AI SIGNORI PRESIDENTI E COMPONENTI IL COMITATO UNITARIO NAZIONALE DI NAPOLI, il “Doc. n. 9” pubblicato da Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Documenti”, a pp. 7-8: “Signori. In virtù dei poteri conferitimi etc…In conseguenza di ciò martedì scorso faceva partire mio fratello Michele col cittadino Teodosio de Dominicis per Ascea; i quali messa sotto le armi quella Guardia Nazionale, moveano verso Pisciotta con forze imponenti ed occupavano Centola, Foria, Poderia, Camerota e Rocca Gloriosa tra le grida entusiastiche di quelle popolazioni di Viva Vittorio Emmanuele Re d’Italia, Viva il Dittatore Garibaldi. Ho loro ordinato di gittarsi nel Vallo di Policastro, raccogliere tutte quelle forze ed andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro. La notte di martedì a giovedì partiva pure da Rutino l’altro mio fratello Salvatore a capo di molti volontarii del Cilento e della Provincia per andare a raggiungere le suddette forze Nazionali. La mattina di ieri movevano a capo di considerevoli forze Nazionali i signori Passaro di Vallo e Ferraro di S. Biase, l’uno battendo la via di Gioi, Laurino Piaggine per riuscire a Diano, l’altro quello di Cuccaro, Laurino, Rofrano, per fortificarsi a Sansa. Domani poi moveranno dal Cilento tre battaglioni ben armati ed equipaggiati e si dirigeranno pure verso il Vallo di Diano dove si anderanno a concentrare tutte le forze di Salerno per mettersi a disposizione del Dittatore. Etc…Rutino primo Settembre 1860. Il Commissario Delegato – Lucio Magnoni etc…Per copia conforme – Il Delegato del Governo – Antonio Alfieri d’Evandro.”. Dunque, come scrive il De Crescenzo, si formarono due colonne: una al comando di Stefano Passero e l’altra al comando di Cristororo Ferrara. Le due colonne a questo punto presero due strade diverse. La colonna del Ferrara si diresse a Sanza, dove si fortificò e si rese responsabile della vendetta sui responsabili dell’eccidio dei Trecento di Carlo Pisacane. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 85, riferendosi all’adunata tenutasi a Vallo della Lucania il 30 agosto 1860, in proposito scriveva pure: “Da Roccagloriosa, dove pernottò con i suoi, il De Dominicis il 2 settembre dirigeva quest’ordine del giorno alle truppe: Soldati, etc…”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 88, riferendosi all’adunata tenutasi a Vallo della Lucania il 30 agosto 1860, in proposito scriveva pure: “Salutare effetto produssero queste parole, giacché tutta la gente adunata sentì come un impulso e, con armi con capi con insegne e bandiere, si schierò nella piazza maggiore di Vallo (30 agosto). In questa fiammata d’entusiasmo il Passero trovò un valido aiuto nel fervido ed audace cospiratore di S. Biase: Cristofaro Ferrara…..Uscendo da Vallo la colonna contava più di mille uomini….Di quell’adunata d’insorti si formarono due colonne: l’una con a capo il Passero, l’altra col Ferrara. La colonna del Passero al grido di ‘Viva il re Vittorio Emmanuele ! si diresse, per la via di Policastro e del Fortino, verso Gioia Laurino Piaggine Sacco e Diano coll’intento di arrivare a Sala; quella del Ferrara invece si avviò per Cuccaro Laurito Rofrano e si fortificò a Sanza, dove sorprese ed imprigionò e, pare, fucilasse in carcere l’infame capo urbano Sabino Laveglia, che tre anni prima aveva sollevato i sanzesi contro Pisacane. Etc…. Dunque, come scrive il De Crescenzo, si formarono due colonne: una al comando di Stefano Passero e l’altra al comando di Cristororo Ferrara. Le due colonne a questo punto presero due strade diverse. La colonna del Ferrara si diresse a Sanza, dove si fortificò e si rese responsabile della vendetta sui responsabili dell’eccidio dei Trecento di Carlo Pisacane. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 76, nel “Sommario”, in proposito scriveva pure: “VIII. La rivoluzione a Vallo: Stefano Passero a Cristofaro Ferrara principali organizzatori delle colonne dei volontari. Etc…”. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rvoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 104, in proposito aggiungeva che: Una formazione guidata da un altro reduce del ’48, Stefano Passaro, legato al Comitato d’Ordine, promuoveva la rivolta a Vallo della Lucania, poi attraversava l’alto Cilento per sbucare a Diano, mentre la colonna Ferrara arrivò a Sanza, dove giustiziò Laveglia e gli altri che avevano organizzato l’eccidio di Pisacane.”. Pinto, a p. 104, nella nota (68) postillava: “(68) Ordinanza del Commissario Lucio Magnoni, Rutino 1 agosto 1860, APM.”. Su Cristofaro Ferrara ha scritto anche Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri”, a p. 148 spiegava che la colonna d’insorti Cilentani che si recarono a Sanza era: “…l’altra capitanata da Cristofaro Ferrara da San Biase (frazione di Ceraso) che, attraverso Cuccaro, Laurito e Rofrano, si accampò a Sanza (85). Ferrara, già combattente dei moti del ’48 e membro del governo provvisorio vallese insieme con Ottavio Valiante, Teodosio De Dominicis e Raffaele Passarelli (86), intese vendicare l’uccisione di Pisacane e dei suoi rivoltosi (87).”. Fusco, a p. 355, nella nota (85) postillava: “(85) Cfr. Il Lampo del 3 settembre; F. Policicchio, Le Camicie Rosse ecc.., cit., p. 279. Nella colonna di Ferrara c’era un amico personale di Nicotera, il riciglianese Onofrio Pacelli (1831-1905) di Vincenzo, amico pure di Giovanni Passannante che nel 1878 attentò alla vita di Umberto I. Cfr. G. Di Capua, Onofrio Pacelli. Contributo alla storia del Risorgimento italiano”, Salerno, Cantelmi, 1985, p. 35.. Felice Fusco, postillava che nella colonna di insorti Cilentani di Cristofaro FERRARA vi era un amico personale di Giovanni Nicotera, il riciglianese Onofrio PACELLI (1831-1905), figlio di Vincenzo Pacelli e amico pure di Giovanni PASSANNANTE che nel 1878 attentò alla vita di Umberto I. Il Fusco cita il testo di Giovanni Di Capua (….) ed il suo Onofrio Pacelli. Contributo alla storia del Risorgimento italiano”, Salerno, Cantelmi, 1985. Dunque, Fusco, sulla scorta del Di Capua, scriveva che nella colonna del Ferrara vi erano Onofro Pacelli, figlio di Vincenzo Pacelli, di Ricigliano e amico di Giovanni Passannante e di Giovanni Nicotera. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri”, a p. 355, nella nota (87) postillava: “(87) M. Mazziotti, L’insurrezione salernitana del 1860, in “Archivio Storico della Provincia di Salerno”, I (1921), p. 128: “Vennero formate due colonne: una prima comandata da Stefano Passero etc..; la seconda guidata da Cristoforo Ferrara di S. Biase muoveva per Cuccaro, Laurito, Rofrano ed accampava a Sanza. Etc…”. Sulla colonna del FERRARA di S. Biase, Gennaro De Crescenzo (….), nel suo, L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane, Salerno, Linotip. S. Jannone, 1960, a pp. 116-117, parlando di Casalbuono, in proposito scriveva che: E decretò inoltre lo scioglimento della banda d’insorti comandata dal De Dominicis, che s’era mossa dal Cilento ed era arrivata a Sanza.”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a p. XVIII, in proposito scriveva che: “In quella Stefano Passero avea proclamata l’insurrezione in Vallo di Diano, Teodosio de Dominicis in Ascea ed i fratelli Magnone in Torchiara. Lasciando a ciascun capo di dilungarsi sulle proprie operazioni son dolente che tra i documenti non si rattrovi la relazione dell’egregio de Dominicis. L’amico nostro, impedito dal redigerla per fisica indisposizione, era stato soccorso dagl’operosi cittadini Gennaro Pagano e Luigi Giordano ed avea diviso le sue colonne in tre battaglioni che marciando per Policastro si ricongiunsero a Sapri con gl’insorti di Magnoni ed ingrossarono le nostre file nel Vallo di Diano. Così le masse di tutte le forze della rivoluzione riconcentrandosi in quella strategica vallea e Fabrizii fece occupare solidamente le gole di Campestrino e del Fortino stabilendo il quartier generale allo Scorzo. I regi spaventati fuggirono a Salerno, quei di Calabria tagliati fuori deposero le armi e Garibaldi lasciato in marcia l’esercito, volò a ricongiungersi a noi e dopo pochi giorni entrava a Napoli….Il movimento fu unanime, popolare, non funestato da un solo eccesso. Duolmi il dirlo, ma stigmatizzerò il tristo perchè fu solo, un tale soltanto si permise e maltrattare e rubare il Sindaco di Morigerati di orologio, schioppo e cappello, il Sindaco avea anche sofferto per causa di libertà e quel tale accompagnava le colonne. Il ripeto fu solo.”. Antonio Pizzolorusso (…..), nel suo, I martiri per la libertà italiana della provincia di Salerno, Salerno, Tip. Nazionale, 1885, a p. 234, in proposito scriveva che: “Partitosi, il 14 luglio assume il ministero dell’interno, e Garibaldi resosi padrone della Sicilia, passa il Faro il 20 agosto, e ordina a Rustow di congiungersi in Paola al Generale Turr, ed egli imbarcatosi per Sapri li raggiunse il giorno 3 settembre ed ordina al primo d’ inoltrarsi con una brigata verso Vibonati e avanzarsi sulla via consolare. Rustow esegui perfettamente tali ordini, tagliò la via al generale Caldarelli, che secondo la convenzione di Cosenza si recava a Salerno, e l’ indusse a deporre le armi; ed entrò la sera trionfante in Sala Consilina, pervenendo la dimane ad Eboli, ove fu raggiunto da Garibaldi, che con molta esultanza fu accolto dal…..”. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rvoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 104, in proposito aggiungeva che: “Michele Magnoni partì dal Basso Cilento con la sua compagnia per primo, per unirsi a Teodosio De Dominicis, altro uomo di tradizione rivoluzionaria, ma cavouriano, che scendeva nel Golfo di Policastro. Insieme avrebbero dovuto ricevere Garibaldi. Il fratello lanciò il consueto ordine del giorno che annunciava l’arrivo del Generale e lo seguì con il grosso dei volontari. Tutti i suoi ordini del giorno e i manifesti, tra i toni retorici del momento, erano zeppi di richiami alla disciplina oltre che avvertimenti chiari per qualsiasi aggressione alla proprietà privata. Molte lezioni del ’48 erano apprese (68). Una formazione guidata da un altro reduce del ’48, Stefano Passaro, legato al Comitato d’Ordine, promuoveva la rivolta a Vallo della Lucania, poi attraversava l’alto Cilento per sbucare a Diano, mentre la colonna Ferrara arrivò a Sanza, dove giustiziò Laveglia e gli altri che avevano organizzato l’eccidio di Pisacane.”. Pinto, a p. 104, nella nota (68) postillava: “(68) Ordinanza del Commissario Lucio Magnoni, Rutino 1 agosto 1860, APM.”. Pinto, a p. 105, in proposito scriveva che: “12. Il 3 settembre il Generale sbarcava a Sapri seguendo le prime brigate della Divisione Turr. Trovò Michele Magnoni e De Dominicis, poi continuò per il Fortino, Sala e Auletta mentre tutte le colonne insurrezionali confluivano su Sala. I Magnoni si divisero tra chi seguì la campagna e chi restò a tenere la direzione politica del Cilento.. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 124, in proposito scriveva che: “Il 27 agosto 1860 l’insurrezione, organizzata da Francesco Saverio Cajazzo, Giudice del Circondario di Vibonati, venne proclamata anche nel golfo di Policastro quando i capi colonna Teodosio de Dominicis da Ascea e Basilio Iannicelli da Ceraso, aiutati da Gennaro Pagano e Luigi Giordano, si posero in marcia verso Policastro, Vibonati e Sapri. Giunti a Roccagloriosa, De Dominicis si rivolse alla colonna in questi termini: “Soldati, abbiamo effettuato questa mattina la nostra terza marcia, percorrendo ed operando in San Severino, Poderia, Celle e Roccagloriosa dove pernottiamo. Etc…(14). Francesco Saverio Cajazzo, facendosene promotore, questuò fondi fra le casse comunali del circondario che poi destinò a Lucio Magnoni (15).”. Policicchio, a p. 124, nella nota (14) postillava: “(14) A. Alfieri D’Evandro, Della insurrezione…., cit. p. 8; G. De Crescenzo, I salernitani nell’epoca garibaldina del 1860, Jovane, Salerno, 1939; oppure A. Infante, Garibaldi nel Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1983, p. 52.”Policicchio, a p. 124, nella nota (14) postillava: “(14) A. Alfieri D’Evandro, Della insurrezione…., cit. p. 8; etc…”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a pp. 132-133 e ssg., in proposito scriveva che: “Da Rutino, era partito Salvatore Magnoni a capo di molti volontari del Cilento; e i patrioti Stefano Passaro di Vallo della Lucania e Ferrara di San Biase, seguiti da alcuni manipoli di ardimentosi, avevano preso l’uno la via di Gioi, Laurino, Piaggine; l’altro quella di Cuccaro, Laurito, Rofrano e Sanza, per convergere poi, nel “Vallo di Diano”

Nel 4 settembre 1860, la colonna di insorti Cilentani con alla testa Cristofaro FERRARA di S. Biase 

Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 76, nel “Sommario”, in proposito scriveva pure: “VIII. La rivoluzione a Vallo: Stefano Passero a Cristofaro Ferrara principali organizzatori delle colonne dei volontari. Etc…”. Dopo l’adunata d’insorti Cilentani a Vallo della Lucania, queste colonne si mossero per strade diverse. Nei primi giorni di settembre 1860, a Vallo della Lucania si formarono alcune colonne di insorti Cilentani che poi, si portarono su ordine di Lucio Magnoni (….), si portarono verso il Golfo di Policastro. Pare che nella colonna di insorti Cilentani vi fosse un amico personale di Nicotera, il riciglianese ONOFRIO PACELLI. Su Onofrio Pacelli ha scritto Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri”, a p. 148 spiegava che la colonna d’insorti Cilentani che si recarono a Sanza era: “…l’altra capitanata da Cristofaro Ferrara da San Biase (frazione di Ceraso) che, attraverso Cuccaro, Laurito e Rofrano, si accampò a Sanza (85).”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a pp. 127-128, riferendosi all’adunata di Vallo della Lucania in proposito scriveva che: Vennero formate due colonne: una prima comandata dal Passero, prese la via di Gioi, Laurino, Piaggine, Sacco, Diano e Sala; la seconda guidata dal Ferrara muoveva per Cuccaro, Laurito, Rofrano ed accampava a Sanza….(1).”. Mazziotti, a p. 128, nella nota (1) postillava: “(1) De Cesare, La fine di un Regno.”. Dunque, la colonna di Cristoforo Ferrara di S. Biase, riunitasi a Vallo in sieme ad altre colonne di insorti si divise e prese la strada che portava ai piccoli paesini di Cuccaro, Laurito, Rofrano e quindi a Sanza, dove essi si accamparono fortificandosi. A Vallo si formarono due colonne, una era quella capeggiata da Stefano PASSERO, e l’altra era capeggiata da CRISTOFARO FERRARA, di S. Biase. Sempre il Mazziotti, scriveva in proposito che: Una relazione del Sottointendente di Vallo Giuseppe Giannelli all’Intendente Giannattasio narra il movimento avvenuto in Vallo e la partenza delle colonne al grido di viva Vittorio Emanuele (1).”. Mazziotti, a p. 128, nella nota (1) postillava: “(1) De Cesare, La fine di un Regno.”. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rvoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 104, in proposito aggiungeva che: Una formazione guidata da un altro reduce del ’48, Stefano Passaro, legato al Comitato d’Ordine, promuoveva la rivolta a Vallo della Lucania, poi attraversava l’alto Cilento per sbucare a Diano, mentre la colonna Ferrara arrivò a Sanza, dove giustiziò Laveglia e gli altri che avevano organizzato l’eccidio di Pisacane.”. Pinto, a p. 104, nella nota (68) postillava: “(68) Ordinanza del Commissario Lucio Magnoni, Rutino 1 agosto 1860, APM.”. Sul FERRARA e la sua colonna, nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a pp. 127-128, riferendosi all’adunata di Vallo della Lucania in proposito scriveva che: Il 28 agosto Stefano Passero, in esecuzione degli accordi presi col Comitato dell’Ordine, con i liberali di Vallo e di alcuni comuni vicini, tra cui Cristofaro Ferrara di S. Biase, promosse una adunanza numerosa di guardie nazionali di Novi, di Cannalonga, di Castelnuovo, di Moio, di Stio e di Sacco. Il sottointendente di Vallo, Giuseppe Giannelli di Nocera, non volle fare adesione al movimento, ma rassegnò i suoi poteri. Vennero formate due colonne: una prima comandata dal Passero prese la via di Gioi, Laurino, Piaggine, Sacco, Diano e Sala; la seconda guidata dal Ferrara muoveva per Cuccaro, Laurito, Rofrano ed accampava a Sanza. Ivi imprigionò Sabino Laveglia, il triste capourbano che aveva guidato la popolazione di Sanza contro Carlo Pisacane. Sembra che una mano di insorti avesse fucilato il Laveglia nello stesso locale della prigione. Dai registri dello Stato civile risulta morto nel carcere il 7 settembre. Nella relazione del sottintendente di Vallo Giuseppe Giannelli all’intendente Giannattasio narra il movimento avvenuto in Vallo e la partenza delle colonne al grido di viva Vittorio Emanuele (1).”. Mazziotti, a p. 128, nella nota (1) postillava: “(1) De Cesare, La Fine di un Regno.”. Dunque, il Mazziotti racconta dell’adunata che si ebbe a Vallo della Lucania il 30 agosto 1860. Fu promossa da STEFANO PASSERO ma vi partecipò anche CRISTOFARO FERRARA di S. Biase – di cui ho già scritto. Mazziotti scrive che a Vallo vennero formate due distinte colonne d’insorti cilentani. Mazziotti scrive che la colonna del Ferrara: la seconda guidata dal Ferrara muoveva per Cuccaro, Laurito, Rofrano ed accampava a Sanza.”. Poi il Mazziotti aggiunge che la colonna del Ferrara, a Sanza fu autrice della morte di Sabino Laveglia. Ma dopo Vallo della Lucania, il 30 agosto 1860, mi chiedo, quando sia arrivato a Policastro CRISTOFARO FERRARA  con la sua colonna ?. Le notizie circa la presenza di questa colonna nel golfo di Policastro – prima che questa si stanziasse a SANZA, potrebbero essere veritiere ?. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva pure che: “In esecuzione degli accordi intervenuti con il Comitato napoletano dell’Ordine, dal quale aveva avuto pieni poteri per la sua rete (94), Stefano Passero, d’intesa con Cristoforo Ferrara di S. Biase e altri notabili di Vallo, promosse un’adunanza delle guardie nazionali di Novi, Cannalonga, Moio, Stio e Sacco.”. Ebner, a p. 265, nella nota (94) postillava: “(94) A sèguito del mandato ricevuto il Passero pubblicava (v. “Bullettino rivoluzionario della Lucania occidentale”, 30 agosto 1860, in D’Evandro, Docum. n. 5) l’ordine seguente: “Noi Stefano Passero // in virtù dei poteri conferitimi dal Comitato Centrale dell’Ordine e dell’Unità Nazionale, di accordo co’ cittadini di Vallo dichiariamo iniziata l’insurrezione…..// Il Comandante in capo della insurrezione dell’alto Cilento   // Stefano Passero.”.”. Dunque, secondo la relazione di Stefano Passero, pubblicata dall’Alfieri D’Evandro, il 30 agosto 1860, Stefano Passero, a Vallo (?) proclamò l’inizio dell’insurrezione armata. Ebner scrive che Passero pubblicò la sua Relazione e l’Ordine impartito sul “Bullettino rivoluzionario della Lucania occidentale” che, a sua volta, fu ripubblicato da Antonio Alfieri d’Evandro (…), nel 1861, nel suo “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, a p. 73, nell’“Appendice”, Documento n. 5. Il documento citato fu pubblicato sul “Bullettino etc…” dal Comitato Centrale dell’Ordine. Tuttavia, sebbene molte relazioni furono pubblicate dall’Alfieri D’Evandro, è doveroso aggiungere ciò che scriveva Pietro Ebner, a p. 266, dove, riferendosi al rapporto che il 30 agosto 1860 il Sottointendente inviò a Salerno, scriveva che: “Nel rapporto, tuttavia, non è cenno dei raduni, in corso nell’interno, in attesa delle colonne da Rutino e Vallo convergenti verso Valle del Tanagro e della marcia di Rutino verso Sapri. Ed è strano, tanto più che molti giovani di Vallo già si erano uniti alla colonna Giordano partita da Ceraso. Evidentemente il liberale sottointendente Giannelli comunicò solo quanto non poteva fare a meno di dire, cioè quel che aveva visto di persona. Etc…”Dunque, Ebner si chiede come mai nel rapporto delll’Intendente Giannelli (….) – ed io dico pure nel “Bollettino della Rivoluzione” – pubblicato dal d’Evandro – non vi siano notizie sui movimenti delle colonne costituitisi a Vallo. Altre notizie interessanti su quei movimenti insurrezionali provengono dai documenti pubblicati dall’Alfieri D’Evandro. Il Commissario delegato LUCIO MAGNONI, nella sua Relazione/Rapporto inviata al AI SIGNORI PRESIDENTI E COMPONENTI IL COMITATO UNITARIO NAZIONALE DI NAPOLI. Signori…etc…”, pubblicato da Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Documenti”, (Doc. 9 bis), a pp. 7-8. La relazione è stata scritta a Rutino ed è datata 1° settembre 1860 e dunque, egli si riferisce al giorno 31 agosto 1860: La mattina di ieri movevano a capo di considerevoli forze Nazionali i signori Passaro di Vallo e Ferraro di S. Biase, l’uno battendo la via di Gioi, Laurino Piaggine per riuscire a Diano, l’altro quello di Cuccaro, Laurino, Rofrano, per fortificarsi a Sansa. Domani poi moveranno dal Cilento tre battaglioni ben armati ed equipaggiati e si dirigeranno pure verso il Vallo di Diano dove si anderanno a concentrare tutte le forze di Salerno per mettersi a disposizione del Dittatore. Etc..”. Dunque, Lucio Magnoni riferendosi al 31 agosto 1860 scrivendo al Comitato diceva che: “La mattina di ieri muovevano a capo di considerevoli forze Nazionali i signori Passaro di Vallo e Ferrara di S. Biase, l’uno battendo la via di Gioi, Laurino, Piaggine per uscire a Diano, l’altro quella di Cuccaro, Laurino, Rofrano per fortificarsi a Sanza.”. Magnoni scriveva che il 31 agosto 1860 da Vallo della Lucania si erano partite le due colonne d’insorti cilentani con a capo STEFANO PASSERO e CRISTOFARO FERRARA di S. Biase. Secondo il Magnoni Ferrara con la sua colonna marciò (“battendo”) sulla strada per di Cuccaro, Laurino, Rofrano per fortificarsi a Sanza.”. Dunque, secondo il Magnoni il Ferrara andò anche a Rofrano. Ricordo che a Rofrano, il 6 settembre 1860 vi era il Quartier Generale di Lucio Magnoni. Sulla questione e sui movimenti degli insorti ha scritto anche Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a p. XVIII, in proposito scriveva che: “In quella Stefano Passero avea proclamata l’insurrezione in Vallo di Diano, Teodosio de Dominicis in Ascea ed i fratelli Magnone in Torchiara. Etc…”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 88, riferendosi all’adunata tenutasi a Vallo della Lucania il 30 agosto 1860, in proposito scriveva pure: “VIII. Salutare effetto produssero queste parole, giacché tutta la gente adunata sentì come un impulso e, con armi con capi con insegne e bandiere, si schierò nella piazza maggiore di Vallo (30 agosto). In questa fiammata d’entusiasmo il Passero trovò un valido aiuto nel fervido ed audace cospiratore di S. Biase: Cristofaro Ferrara. Di fronte a tale movimento il sottointendente di Vallo, tale Giuseppe Giannelli nocerese, protestò e credette opportuno dare le dimissioni. Un bollettino del tempo riferisce: “Non è stata che una passeggiata militare tra unanime acclamazioni etc…”. Di quell’adunata d’insorti si formarono due colonne: l’una con a capo il Passero, l’altra col Ferrara. La colonna del Passero al grido di ‘Viva il re Vittorio Emmanuele! si diresse, per la via di Policastro e del Fortino, verso Gioia Laurino Piaggine Sacco e Diano coll’intento di arrivare a Sala; quella del Ferrara invece si avviò per Cuccaro Laurito Rofrano e si fortificò a Sanza, dove sorprese ed imprigionò e, pare, fucilasse in carcere l’infame capo urbano Sabino Laveglia, che tre anni prima aveva sollevato i sanzesi contro Pisacane. Etc…”. De Crescenzo scriveva che: Di quell’adunata d’insorti si formarono due colonne: l’una con a capo il Passero, l’altra col Ferrara.” e poi aggiunge che le due colonne partitesi da Vallo della Lucania, quella di: “del Ferrara invece si avviò per Cuccaro Laurito Rofrano e si fortificò a Sanza, etc…”. Dunque, come scrive il De Crescenzo, si formarono due colonne: una al comando di Stefano Passero e l’altra al comando di Cristororo Ferrara. Le due colonne a questo punto presero due strade diverse. Dunque, la colonna del FERRARA da Vallo della Lucania dove si riunì con Stefano Passaro il 30 agosto 1860, si partì e marciò arrivando a ROFRANO, per poi – scrive il de Crescenzo arrivare a fortificarsi a Sanza. La colonna del Ferrara si diresse a Sanza, dove si fortificò e si rese responsabile della vendetta sui responsabili dell’eccidio dei Trecento di Carlo Pisacane. Su Cristofaro Ferrara ha scritto anche Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri”, a p. 148 spiegava che la colonna d’insorti Cilentani che si recarono a Sanza era: “…l’altra capitanata da Cristofaro Ferrara da San Biase (frazione di Ceraso) che, attraverso Cuccaro, Laurito e Rofrano, si accampò a Sanza (85). Ferrara, già combattente dei moti del ’48 e membro del governo provvisorio vallese insieme con Ottavio Valiante, Teodosio De Dominicis e Raffaele Passarelli (86), intese vendicare l’uccisione di Pisacane e dei suoi rivoltosi (87).”. Fusco, a p. 355, nella nota (85) postillava: “(85) Cfr. Il Lampo del 3 settembre; F. Policicchio, Le Camicie Rosse ecc.., cit., p. 279. Nella colonna di Ferrara c’era un amico personale di Nicotera, il riciglianese Onofrio Pacelli (1831-1905) di Vincenzo, amico pure di Giovanni Passannante che nel 1878 attentò alla vita di Umberto I. Cfr. G. Di Capua, Onofrio Pacelli. Contributo alla storia del Risorgimento italiano”, Salerno, Cantelmi, 1985, p. 35.. Felice Fusco, postillava che nella colonna di insorti Cilentani di Cristofaro FERRARA vi era un amico personale di Giovanni Nicotera, il riciglianese Onofrio PACELLI (1831-1905), figlio di Vincenzo Pacelli e amico pure di Giovanni PASSANNANTE che nel 1878 attentò alla vita di Umberto I. Il Fusco cita il testo di Giovanni Di Capua (….) ed il suo Onofrio Pacelli. Contributo alla storia del Risorgimento italiano”, Salerno, Cantelmi, 1985. Dunque, Fusco, sulla scorta del Di Capua, scriveva che nella colonna del Ferrara vi erano Onofro Pacelli, figlio di Vincenzo Pacelli, di Ricigliano e amico di Giovanni Passannante e di Giovanni Nicotera. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri”, a p. 355, nella nota (87) postillava: “(87) M. Mazziotti, L’insurrezione salernitana del 1860, in “Archivio Storico della Provincia di Salerno”, I (1921), p. 128: “Vennero formate due colonne: una prima comandata da Stefano Passero etc..; la seconda guidata da Cristoforo Ferrara di S. Biase muoveva per Cuccaro, Laurito, Rofrano ed accampava a Sanza. Etc…”. Sulla colonna del FERRARA di S. Biase, Gennaro De Crescenzo (….), nel suo, L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane, Salerno, Linotip. S. Jannone, 1960, a pp. 116-117, parlando di Casalbuono, in proposito scriveva che: E decretò inoltre lo scioglimento della banda d’insorti comandata dal De Dominicis, che s’era mossa dal Cilento ed era arrivata a Sanza.”. Antonio Pizzolorusso (…..), nel suo, I martiri per la libertà italiana della provincia di Salerno, Salerno, Tip. Nazionale, 1885, a p. 234, in proposito scriveva che: “Partitosi, il 14 luglio assume il ministero dell’interno, e Garibaldi resosi padrone della Sicilia, passa il Faro il 20 agosto, e ordina a Rustow di congiungersi in Paola al Generale Turr, ed egli imbarcatosi per Sapri li raggiunse il giorno 3 settembre ed ordina al primo d’ inoltrarsi con una brigata verso Vibonati e avanzarsi sulla via consolare. Rustow esegui perfettamente tali ordini, tagliò la via al generale Caldarelli, che secondo la convenzione di Cosenza si recava a Salerno, e l’ indusse a deporre le armi; ed entrò la sera trionfante in Sala Consilina, pervenendo la dimane ad Eboli, ove fu raggiunto da Garibaldi, che con molta esultanza fu accolto dal…..”. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rivoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 104, in proposito aggiungeva che: Una formazione guidata da un altro reduce del ’48, Stefano Passaro, legato al Comitato d’Ordine, promuoveva la rivolta a Vallo della Lucania, poi attraversava l’alto Cilento per sbucare a Diano, mentre la colonna Ferrara arrivò a Sanza, dove giustiziò Laveglia e gli altri che avevano organizzato l’eccidio di Pisacane.”. Pinto, a p. 104, nella nota (68) postillava: “(68) Ordinanza del Commissario Lucio Magnoni, Rutino 1 agosto 1860, APM.”. Pinto, a p. 105, in proposito scriveva che: “12. Il 3 settembre il Generale sbarcava a Sapri seguendo le prime brigate della Divisione Turr. Trovò Michele Magnoni e De Dominicis, poi continuò per il Fortino, Sala e Auletta mentre tutte le colonne insurrezionali confluivano su Sala. I Magnoni si divisero tra chi seguì la campagna e chi restò a tenere la direzione politica del Cilento..

Nel 3 settembre 1860, a Capitello vi era anche la colonna di CRISTOFARO FERRARA

FeliceAbbiamo visto come la folta colonna d’insorti cilentani dopo aver occupato diversi paesi del basso Cilento avesse eletto a Quartiere generale il piccolo paese costiero di CAPITELLO. Alla colonna del de Dominicis si erano unite le due colonna del Pagano e del Giordano. Da alcuni documenti provenienti dall’Archivio Privato della famiglia Magnoni si evince che a quelle colonne si era unita anche la colonna di CRISTOFARO FERRARA. Le notizie storiche circa la presenza della colonna del De Dominicis a Capitello, il 3 settembre è suffragata da due documenti citati da Anna Sole (….) e da Eugenia Granito (….) che hanno pubblicato entrambe nel testo “Garibaldi, il mito e l’antimito – Documenti e testimonianze”, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008. I due documenti provengono entrambi dall’Archivio Privato della Famiglia Magnoni a Rutino. Eugenia Granito (….), nel suo saggio “Garibaldi e Salerno – Documenti e testimonianze – Catalogo della Mostra documentaria – Archivio di Stato di Salerno, ottobre 2007 – giugno 2008”, a cura di Eugenia Granito, Cap. I°, di Eugenia Granito, in “Documenti e testimonianze, in Garibaldi, il mito e l’antimito”, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008, che, a p. 159, in proposito scriveva che: “La sua presenza infiammava gli animi ed incitava alla lotta: “Il Generale Dittatore Garibaldi è a tre miglia distante da noi” scrive Teodosio De Dominicis, comandante del 1° Corpo d’Insurrezione del Distretto di Vallo il 3 settembre 1860. “Egli è sbarcato con 1500 volontari in Sapri oggi stesso – si è abbivaccato in Vibonati con la sua eclettica schiera. Viva l’Eroe d’Italia – Soldati animo, i vostri voti sono raggiunti – la presenza dell’illustre Generale riempie i vuoti del nostro cuore, appaga ogni nostra speranza (15) (….).”. Granito, a p. 159, nella nota (15) postillava: (15) Archivio Privato Magnoni, ordine del giorno del Comando del 1° Corpo d’Insurrezione del Distretto di Vallo, datato Capitello, 3 settembre 1860.”. Dunque, la Granito, ci parla di due documenti conservati presso l’Archivio Privato della famiglia Magnoni di Rutino. In questo documento, redatto da TEODOSIO DE DOMINICIS dal “COMANDO DEL 1° CORPO D’INSURREZIONE DEL DISTRETTO DI VALLO” a Capitello, datato 3 settembre 1860 parlando ai suoi volontari diceva dello sbarco di Garibaldi a Sapri con 1500 garibaldini. Il de Dominicis scriveva da Capitello che: “Il Generale Dittatore Garibaldi è a tre miglia distante da noi. Egli è sbarcato con 1500 volontari in Sapri oggi stesso – si è abbivaccato in Vibonati con la sua eclettica schiera. Viva l’Eroe d’Italia – Soldati animo, i vostri voti sono raggiunti – la presenza dell’illustre Generale riempie i vuoti del nostro cuore, appaga ogni nostra speranza.” (15). La Granito, a p….., nella nota (15) postillava che il documento si trova conservato presso l’Archivio Privato della Famiglia Magnoni a Rutino. Diceva pure che Garibaldi “..si è abbivaccato in Vibonati con la sua eclettica schiera”. Dunque, Eugenia Granito riporta il testo dell’“Ordine del giorno” di TEODOSIO DE DOMINICIS scritto da CAPITELLO il 3 settembre 1860. Eugenia Granito (…), a p. 159, continuando il suo racconto, in proposito scriveva che: “..”Il più bel giorno della mia vita – incalza l’indomani il De Dominicis – è stato questo d’oggi. Mi son recato a visitare l’illustre Eroe d’Italia in Vibonati. Il tenervi parola del Dittatore è impresa non per le mie forze. Il molto che annunziava il mondo intero con la stampa e col vivo della voce è niente al confronto della realtà. Le qualità eroiche e generose dell’invitto Guerriero sorpassano ogni detto (16).”.”. Granito, a p. 159, nella nota (16) postillava: (16) Archivio Privato Magnoni, (Ivi), ordine del giorno del Comando del 1° Corpo d’Insurrezione del Distretto di Vallo, datato Capitello, 4 settembre 1860.”. Dunque, Eugenia Granito riporta il testo dell’“Ordine del giorno” di TEODOSIO DE DOMINICIS scritto da CAPITELLO il 4 settembre 1860. Questo documento datato 4 settembre 1860, da Capitello, suffraga la notizia storica secondo cui, a Capitello, insieme alla colonna del de Dominicis si era unita anche la colonna di CRISTOFARO FERRARA. Secondo questo documento, a Capitello, vi era anche la colonna di CRISTOFARO FERRARA. Della presenza della colonna del FERRARA nel golfo di Policastro, in quei giorni – oltre allo scritto del Pesce –  vi sono alcuni documenti conservati presso l’Archivio Privato della Famiglia Magnoni di Rutino. La presenza del Ferrara nella colonna del De Dominicis, ovvero la presenza di Cristofaro Ferrara che si era unito ai 3000 rivoltosi accampatisi a Capitello comandati da Teodosio De Dominicis è attestato da un documento dello stesso De Dominicis conservato presso l’Archivio Privato della Famiglia Magnoni e pubblicato da Anna Sole. Anche Anna Sole (….), nel suo saggio “I garibaldini salernitani”, “3.3 Magnoni”, in “Documenti e testimonianze, in Garibaldi, il mito e l’antimito”, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008, a p. 242, pubblicava il testo di un documento, conservato presso l’Archivio della Famiglia Magnoni di Rutino, datato da Capitello: “Gran riposo in Capitello, 4 settembre 1860.”. Si tratta del documento: “Ordine del giorno del Comando del 1° Corpo d’insurrezione del distretto di Vallo (Archivio privato Magnoni).”.”. La Sole, a p. 242 scriveva pure che: “Il Generale Comandante Teodosio de Dominiciis si rivolge ai soldati dicendo che quando è andato “a visitare l’illustre Eroe d’Italia in Vibonati” è stato il più bel giorno della sua vita ed elogiando “le qualità eroiche e generose dell’invitto Guerriero” che vanno al di là di quel che si dice di lui. Garibaldi, nel lasciare Vibonati, ha dato opportune disposizioni sulla condotta da seguire e il Comando in capo di tutte le forze insurrezionali sulla provincia, è stato preso dal Generale Cosenz mentre si attende in Sapri un terzo sbarco di Garibaldini. Il Ferrara conclude incitando i soldati e inneggiando a “Viva l’Italia, Viva Vittorio Emanuele, Viva Garibaldi”.”. Secondo questo documento (“Ordine del giorno del 1° Corpo d’insurrezione del distretto di Vallo”), il 4 settembre 1860, datato e scritto a CAPITELLO, il Teodosio DE DOMINICIS, Comandante del 1° Corpo d’insurrezione del Distretto di Vallo della Lucania, la Sole (….) scriveva che: Il Ferrara conclude incitando i soldati e inneggiando a “Viva l’Italia, Viva Vittorio Emanuele, Viva Garibaldi”.”. Dunque, secondo l’“Ordine del giorno del 4 settembre 1860”, da Capitello, Anna Sole faceva notare che si evince al 1° Corpo dinsurrezione del Distretto di Vallo vi era anche il comandante CRISTOFARO FERRARA. Dunque, secondo questo documento, in cui si scrive l’“Ordine del giorno del 1° Corpo d’insurrezione del distretto di Vallo”, datato 4 settembre 1860, da Capitello e conservato nell’Archivio privato Magnoni, il comandante del corpo, Teodosio De Dominiciis, si rivolge ai volontari cilentani della sua colonna e gli dice che quando lui è andato a visitare Garibaldi a Vibonati “…è stato il più bel giorno della sua vita”. Dunque, secondo questo documento il De Dominicis si era recato a Vibonati dove aveva incontrato Garibaldi. Sole, aggiunge che secondo il documento, nell’adunata a Capitello, vi era anche Cristoforo Ferrara che,  conclude incitando i soldati e inneggiando a “Viva l’Italia, Viva Vittorio Emanuele, Viva Garibaldi”.”. Dunque, secondo questo documento conservato nell’APM, Anna Sole scriveva che Cristoforo Ferrara era presente all’adunata a Capitello di giorno 4 settembre 1860, insieme alla colonna del De Dominicis, il quale, sempre secondo questo documento era già stato a visitare Garibaldi a Vibonati. Granito, ci parla dell’altro documento datato giorno 4 settembre 1860 e sempre conservato presso l’APM. Il documento datato 4 settembre 1860, redatto sempre a Capitello dal De Dominicis che dice che quel giorno, forse di buon mattino, il De Dominicis si era recato a Vibonati a visitare Garibaldi:  Mi son recato a visitare l’illustre Eroe d’Italia in Vibonati.”. Dunque, questi due documenti o rapporti del De Dominicis conservati presso l’APM, dimostrano che il 3 settembre 1860 il De Dominicis con il suo corpo d’Insurrezione armato era a Capitello e dimostra pure che il 4 settembre 1860, egli si era recato a Vibonati dove, Garibaldi, si era “abbivaccato”, ovvero si fosse fermato a Vibonati prima di ripartire per Torraca e per il Fortino. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rivoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 104, in proposito aggiungeva che: Una formazione guidata da un altro reduce del ’48, Stefano Passaro, legato al Comitato d’Ordine, promuoveva la rivolta a Vallo della Lucania, poi attraversava l’alto Cilento per sbucare a Diano, mentre la colonna Ferrara arrivò a Sanza, dove giustiziò Laveglia e gli altri che avevano organizzato l’eccidio di Pisacane.”. Pinto, a p. 104, nella nota (68) postillava: “(68) Ordinanza del Commissario Lucio Magnoni, Rutino 1 agosto 1860, APM.”. Dunque, oltre a queste notizie storiche che ci danno il FERRARA a Capitello e le notizie storiche secondo cui il Ferrara con la sua colonna andò a fortificarsi a Sanza, vi è l’altra notizia dataci da Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 117 e ssg., in proposito scriveva che: V.  Dal quartiere generale di Casalnuovo Garibaldi….E decretò inoltre lo scioglimento della banda d’insorti comandata dal de Dominicis, che s’era mossa dal Cilento ed era arrivata a Sanza.”. Il De Crescenzo scriveva che le  “Le masse insurrezionali sostavano poche ore in Capitello.”. Dunque, secondo questo documento (ordine del giorno del 4 settembre 1860, a Capitello) conservato nell’APM, Anna Sole scriveva che Cristoforo Ferrara era presente all’adunata a Capitello, insieme alla colonna del De Dominicis, il quale, sempre secondo questo documento era già stato a visitare Garibaldi a Vibonati. Forse la colonna di insorti ritornava da Vibonati ed era già diretta verso Sanza o vers il Vallo di Diano. Forse la colonna degli insorti cilentani del De Dominicis, fermatasi a Capitello era già sulla strada del ritorno e lasciava il golfo di Policastro.Come si è visto, sia Eugenia ranito che Anna Sole citano due documenti provenienti dall’Archivio privato Magnoni (A.P.M.) Come ho già detto in precedenza questo documento pubblicato dalla Granito (….), datato 3 settembre 1860 da Capitello è conservato presso l’Archivio Privato della famiglia Magnoni di Rutino. Su questi documenti, anche Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 84, nella nota (21) postillava: “(21) L’originale di tale incarico, come gli estratti dei documenti esistenti nel Grande Archivio di Napoli, le notizie attestate dal Municipio di Rutino, il discorso del Mirabelli, i giornali del 1860, sono stati messi a disposizione da Teresita Magnoni, discendente dei patrioti.”.

Nel 30 giugno 1857, il Cav. Felice PECORELLI, capourbano di Policastro Bussentino e Santa Marina

Sul cav. Pecorelli filoborbonico di Policastro Bussentino (Santa Marina), ha scritto Paolo Emilio Bilotti (….), nel suo “La Spedizione di Sapri – da Genova a Sanza”, ci parla degli eventi a Sapri, nei cap. X e XI e, a p. 234, in proposito scriveva che: “I cacciatori quindi recatisi a Tortorella ed ivi raggiunti anche dal cav. Felice Pecorelli con la sua squadriglia, proseguirono per Casaletto dove giunsero nelle ore pomeridiane e si accamparono nel largo detto Campo (2) per passarvi la notte. Il giorno seguente ripresero il cammino per Buonabitacolo.”. Nel 1975, già il sacerdote Luigi Tancredi (….), nel suo “Il Golfo di Policastro”, parlando dello sbarco di Pisacane a Sapri, a p. 68, in proposito scriveva che: “Il capourbano di Santa Marina cav. Felice Pecorelli, anche lui per chiedere una ricompensa, chiamava Pisacane “Socialista”, e altri l’hanno imitato. Dubitiamo che Pecorelli sapesse cosa fosse il socialismo, ma lo intendeva semplicemente come insulto. Il fatto storico è che Pisacane era mazziniano. E Mazzini era tanto poco marxista, quanto Marx era mazziniano. E’ tutt’è due non sono sospetti di fascismo”. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La Spedizione di Sapri”, ed. Laterza, nel 1969 parlando degli attendibili e delle famiglie potenti cilentane e del loro facile voltafaccia, a p. 80-81, in proposito scriveva che: “Il ricordo delle effervescenze del Quarantotto, quando le bande contadine del Cilento portarono nella lotta il peso dei loro più immediati interessi ed avanzarono rivendicazioni sulla terra di carattere “comunistico”, risvegliarono la paura dei “rossi” e paralizzarono il timido entusiasmo dei meno reazionari rappresentanti della borghesia locale (72).”. Cassese, a p. 81, nella nota (72) postillava: “(72) E’ interessante rilevare la determinazione di “socialisti” data ai compagni di Pisacane. Il capourbano di S. Marina e Policastro, cav. Felice Pecorelli, nel chiedere, come tanti altri, un premio per l’opera svolta, dice che, unitosi con le regie truppe, era corso a “tracciare le orme dei ‘rivoltosi socialisti’, che venian rotti in Padula” (Gab. dell’Intendenza, B. 77, vol. VIII, c. 183).”. Dunque Cassese cita un documento conservato presso l’Archivio di Stato di Salerno, “Gabinetto dell’Intendenza, busta 77, voll. VIII, c. 183”.

Nel 4 settembre 1860, alle 5 del mattino, a Villammare, Garibaldi, galoppando per andare a Vibonati s’imbattè in un una colonna di insorti Cilentani con alla testa Cristofaro FERRARA di S. Biase, che erano diretti a Sapri per incendiare la casa dei PELUSO e vendicare la morte di Costabile Carducci. Garibaldi li distolse dal triste proponimento. Ma essi ritornarono indietro e, prima di partire per Sanza, a Policastro alla casa del Cav. PECORELLI

Abbiamo detto della colonna d’insorti cilentani raccoltisi all’adunata a Vallo della Lucania. A Vallo si incontrò la colonna di CRISTOFARO FERRARA che partitosi da Vallo si portò anche a Rofrano prima di accamparsi a Sanza. Il 31 agosto 1860 si partirono da Vallo. Secondo alcuni documenti ed alcuni storici locali vi sono alcune notizie storiche secondo cui la colonna del FERRARA si portò a Sapri. La colonna era diretta a Sapri per vendicare l’uccisione di Costabile Carducci etc…Secondo lo storico locale Avv. Carlo Pesce, Garibaldi incontrò la colonna – probabilmente del Ferrara e la distolse dal triste proponimento. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a pp. 398-399, in proposito scriveva pure che: “III….Lungo quella via – dove Garibaldi rimase ammirato dei maestosi ulivi, che trovò ancora più maestosi di quelli della sua nativa riviera ligure – s’imbattè in una colonna d’insorti Cilentani, diretti a Sapri, dove volevano punire i colpevoli del truce assassinio di Costabile Carducci, ma il Dittatore li distolse dal triste proponimento, con quell’affabilità ed energia che il caso richiedeva. I Celentani allora, dopo aver dato alle fiamme il palazzo del Cav. Pecorelli in Policastro, ripiegarono su Sanza, etc…”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, nel 1911, a pp. 29-30, in proposito scriveva che: “….e quindi, montato un cavallo morello, e seguito pure dal Generale Tur, che aveva incontrato colà, partì per Vibonati, dove passò la notte in casa della patriottica famiglia Del Vecchio. Lungo quella via – dove Garibaldi rimase ammirato dei maestosi ulivi, che trovò ancora più maestosi di quelli della sua nativa riviera ligure – s’imbatté in una Colonna d’insorti Celentani, diretti a Sapri, dove volevano punire i colpevoli del truce assassinio di Costabile Carducci, ma il Dittatore li distolse dal triste proponimento, con quell’affabilità ed energia che il caso richiedeva. I Celentani allora, dopo aver dato alle fiamme il palazzo del Cav. Pecorelli in Policastro, ripiegarono su Sanza, dove vollero vendicare la morte di Carlo Pisacane, trucidando il Capo Urbano, tuttocchè fosse stato rinchiuso in quelle carceri, Sabino Laveglia, il quale aveva ordinato nel 1 luglio 1857 l’eccidio dei valorosi precursori di Garibaldi.”. Dunque, in questo passaggio, Pesce (….) ci da alcune notizie storiche e scrive: “una colonna d’insorti Celentani”  – non scrive chi fossero questi “Celentani”. A parte la notizia del pernottamento di Garibaldi a Vibonati, scriveva pure che, Garibaldi, cavalcando lungo la via che portava a Vibonati “…s’imbattè in una colonna d’insorti Cilentani, diretti a Sapri,…etc…”. Pesce scrive pure che la colonna di insorti cilentani erano diretti a Sapri “….dove volevano punire i colpevoli del truce assassinio di Costabile Carducci…”. Costabile Carducci fu un eroe dei moti rivoluzionari del ’48 nel Regno delle Due Sicilie e fu trucidato a Sapri dalla fazione filoborbonica dei “Pelusiani” di Sapri. Il Pesce, non scrive chi fossero e al comendo di chi fosse la colonna di insorti cilentani. Egli, però, non poteva che riferirsi che alla colonna di Cristofaro Ferrara di S. Biase. Pesce (….) si riferiva sicuramente agli insorti cilentani della colonna del FERRARA perchè scriveva che questa colonna: “…ripiegarono su Sanza, dove vollero vendicare la morte di Carlo Pisacane, trucidando il Capo Urbano, tuttocchè fosse stato rinchiuso in quelle carceri, Sabino Laveglia, il quale aveva ordinato nel 1 luglio 1857 l’eccidio dei valorosi precursori di Garibaldi.”. Sarà la colonna d’insorti Cilentani del FERRARA che occuperà Sanza dopo aver bruciato a Policastro il palazzo del Cav. Pecorelli e che a Sanza sarà responsabile della vendetta sui responsabili dell’eccidio di Carlo Pisacane. Inoltre, apprendiamo dal Pesce che, la colonna del Ferrara era arrivata a Sapri, il 3 settembre 1860, cioè il giorno che era arrivato Garibaldi a Sapri. E’ probabile che la colonna del FERRARA, che aveva già occupato Sanza, si fosse partita per Sapri, dove si era recata per uccidere i Peluso e così vendicare la morte di Costabile Carducci, ma, secondo quanto scrive il Pesce, incontrarono Garibaldi che li distolse dal triste proponimento e quindi ritornando a Sanza, dove vendicarono Carlo Pisacane, passarono per Policastro dove bruciarono il palazzo del cav. Pecorelli. Queste notizie storiche – compresa quella del passaggio e del pernottamento di Garibaldi a Vibonati – e non a Sapri – furono poi in seguito riprese da diversi storici locali e non. Insomma non vi è scritto da nessuna parte la notizia – che secondo alcuni storici – tra cui il Pesce – Garibaldi incontrò dei facinorosi e la colonna del Ferrara. Alcuni documenti conservati presso l’Archivio Privato della famiglia Magnoni (….) di Rutino, avvalorano le notizie storiche secondo cui Garibaldi non dormì a Sapri ma, verso sera si spinse direttamente verso Vibonati. Da questi documenti si evince che Garibaldi, nel breve viaggio che fece per arrivare a Vibonati incontrò a Capitello le truppe insurrezionali al comando di Teodosio De Dominicis, del Pagano e del Giordano – erano circa 3000 uomini del Cilento – che, ivi si ricongiunsero e ivi si accamparono. Dunque, riepilogando è acclarato che il FERRARA si trovasse con la sua colonna nel Golfo di Policastro e secondo alcuni documenti di cui parlerò si trovava accampato a Capitello insieme alle colonne del DE DOMINICIS e del GIORDANO. Avevano occupato Roccagloriosa dove il De Dominicis, il 2 settembre 1860 pernottò. Secondo alcuni storici, alcuni insorti cilentani si staccarono e si diressero a Sapri per vendicare Costabile Carducci – patriota cilentano dei moti del ’48. Secondo alcuni storici gli insorti – diretti a Sapri – incontrarono Giuseppe Garibaldi che stava andando a Vibonati. Secondo questi storici – Garibaldi li distolse dai tristi proponimenti. Sempre secondo questi storici, gli insorti Cilentani si diressero a Policastro per incendiare la casa del Cav. Pecorelli – noto borbonico e responsabile della reazione borbonica per i moti del ’28 e del ’48. Nei primi giorni di settembre 1860, a Vallo della Lucania si formarono alcune colonne di insorti Cilentani che poi, si portarono su ordine di Lucio Magnoni (….), si portarono verso il Golfo di Policastro. Il primo storico a rendere pubbliche queste notizie fu l’avv. Carlo Pesce di Lagonegro (….). Il Commissario delegato Lucio Magnoni scriveva al Comitato di Napoli da Rutino, il 1° Settembre 1860. Dunque, come scrive il De Crescenzo, si formarono due colonne: una al comando di Stefano Passero e l’altra al comando di Cristororo Ferrara. Le due colonne a questo punto presero due strade diverse. La colonna del Ferrara si diresse a Sanza, dove si fortificò e si rese responsabile della vendetta sui responsabili dell’eccidio dei Trecento di Carlo Pisacane. Sul FERRARA e la sua colonna, nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a pp. 127-128, riferendosi all’adunata di Vallo della Lucania in proposito scriveva che: Il 28 agosto Stefano Passero, in esecuzione degli accordi presi col Comitato dell’Ordine, con i liberali di Vallo e di alcuni comuni vicini, tra cui Cristofaro Ferrara di S. Biase, promosse una adunanza numerosa di guardie nazionali di Novi, di Cannalonga, di Castelnuovo, di Moio, di Stio e di Sacco. Il sottointendente di Vallo, Giuseppe Giannelli di Nocera, non volle fare adesione al movimento, ma rassegnò i suoi poteri. Vennero formate due colonne: una prima comandata dal Passero prese la via di Gioi, Laurino, Piaggine, Sacco, Diano e Sala; la seconda guidata dal Ferrara muoveva per Cuccaro, Laurito, Rofrano ed accampava a Sanza. Ivi imprigionò Sabino Laveglia, il triste capourbano che aveva guidato la popolazione di Sanza contro Carlo Pisacane. Sembra che una mano di insorti avesse fucilato il Laveglia nello stesso locale della prigione. Dai registri dello Stato civile risulta morto nel carcere il 7 settembre. Nella relazione del sottintendente di Vallo Giuseppe Giannelli all’intendente Giannattasio narra il movimento avvenuto in Vallo e la partenza delle colonne al grido di viva Vittorio Emanuele (1).”. Mazziotti, a p. 128, nella nota (1) postillava: “(1) De Cesare, La Fine di un Regno.”. Dunque, il Mazziotti – sulla scrta del De Cesare (….) ci dice che la colonna del Ferrara – fortificatasi a Sanza – “avesse fucilato il Laveglia”. Mazziotti, a p. 128, in proposito scriveva che la colonna del “Ferrara muoveva per Cuccaro, Laurito, Rofrano ed accampava a Sanza. Ivi imprigionò Sabino Laveglia, il triste capourbano che aveva guidato la popolazione di Sanza contro Carlo Pisacane.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 86-87, in proposito scriveva che: “VII…Le masse  dei rivoltosi, così organizzate si recarono a Pisciotta, poi furono divise in due colonne: una al comando del Giordano si diresse verso la parte meridionale e marittima per poter proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse; l’altra, all’immediato comando del de Dominicis, intraprese la strada interna e, dopo aver percorso diversi paesi della contrada, giungeva a Capitello (Ispani) e si rannodava di bel nuovo col Giordano. Quivi ebbero la ventura di trovare Garibaldi il quale, arrivato pochi momenti prima a Sapri, era stato già ricevuto da Michele Magnoni, che comandava l’avanzata alla testa della sua coorte. Le masse insurrezionali sostavano poche ore in Capitello. VIII…etc…”. Dunque, De Crescenzo – anche sulla base di documenti messigli a disposizione da Teresita Magnoni (….) scriveva che: VII…Quivi ebbero la ventura di trovare Garibaldi il quale, arrivato pochi momenti prima a Sapri, era stato già ricevuto da Michele Magnoni, che comandava l’avanzata alla testa della sua coorte.”. Dunque, de Crescenzo, a differenza del Pesce (….) – che non diceva quale fosse la colonna che aveva incontrato Garibaldi sulla strada per Vibonati – il de Crescenzo invece si riferisce alla colonna del de Dominicis e non quella del Ferrara. Anche lo storico locale, il sac. don Giuseppe Cataldo (….), nel suo “Notizie storiche su Policastro Bussentino etc…”, testo dattiloscritto ed impaginato nel “Seminario Vescovile”, nel 1973, a pp. -76-77, in proposito scriveva che: Camminando verso Policastro Garibaldi restò ammirato alla vista dei maestosi ulivi, molto più grandi di quelli della sua nativa riviera ligure. Nei pressi di Villammare, s’imbattè in una colonna di rivoltosi Cilentani, diretti a Sapri per punire i colpevoli dell’assassinio di Costabile Carducci; ma li distolse dal triste proposito con quell’affabilità ed energia che il caso richiedeva. I Cilentani passando per Policastro avevano incendiato il palazzo del Cav. Felice Pecorelli e, dopo l’incontro con Garibaldi, ripiegarono su Sanza, dove trucidarono il capourbano Sabino Laveglia, il responsabile dell’eccidio di Pisacane.”. Dunque, il Cataldo scriveva che Garibaldi, partitosi da Sapri e diretto a Vibonati, per poi risalire al Fortino: “….s’imbattè in una colonna di rivoltosi Cilentani, diretti a Sapri per punire i colpevoli dell’assassinio di Costabile Carducci; ma li distolse dal triste proposito con quell’affabilità ed energia che il caso richiedeva.”. Il Cataldo però scriveva pure che: I Cilentani passando per Policastro avevano incendiato il palazzo del Cav. Felice Pecorelli e, dopo l’incontro con Garibaldi, ripiegarono su Sanza”. Cataldo scriveva che la colonna di insorti Cilentani, quando arrivarono a Villammare, dove li incontrò, avevano già incendiato a Policastro il Palazzo del Cav. Pecorelli. Cataldo scriveva che i rivoltosi furono distolti da Garibaldi ad andare a Sapri ad incendiare la casa dei Peluso. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri”, a p. 355, nella nota (87) postillava: “(87) M. Mazziotti, L’insurrezione salernitana del 1860, in “Archivio Storico della Provincia di Salerno”, I (1921), p. 128: “Vennero formate due colonne: una prima comandata da Stefano Passero etc..; la seconda guidata da Cristoforo Ferrara di S. Biase muoveva per Cuccaro, Laurito, Rofrano ed accampava a Sanza. Etc…”. Fusco, a p. 356, nella nota (94) postillava: “(94) C. Pesce, Storia della città di Lagonegro ecc.., cit., p. 399: “(Lungo la strada per Vibonati Garibaldi) s’imbattè in una Colonna d’insorti Cilentani, diretti a Sapri, dove volevano punire i colpevoli del truce assassinio di Costabile Carducci, ma il Dittatore li distolse dal triste proponimento…”. Fusco, a p. 149 continuando a scrivere sulla colonna d’insorti Cilentani a Sanza aggiungeva che: “….né – come ha affermato qualche altro (94) – un manipolo di insorti che, portandosi a Sapri per vendicare l’uccisione di Costabile Carducci, ne fu dissuaso dallo stesso Garibaldi e ripiegò verso Sanza per punire gli uccisori di Pisacane.”. Fusco, a p. 356, nella nota (94) postillava: “(94) C. Pesce, Storia della città di Lagonegro ecc.., cit., p. 399: etc…”, ripete il passo del Pesce. Dunque, anche Fusco non dice che “quella colonna d’insorti cilentani” fosse quella del Ferrara. La notizia dataci dal Pesce (….) – che ricordiamo condizionò anche il Mazziotti – è data anche dal recente saggio su Torraca di Giorgio Mallamaci (…), nel suo “Torraca – Storia di un borgo del Cilento”, parlando della “I moti del 1928 e del 1848” continuando a parlare di Torraca, a p. 97 proseguendo il suo racconto sul Laveglia scriveva che: “Nel 1860, con l’arrivo dei garibaldini nel Vallo di Diano, giustizia fu fatta. Laveglia e gli altri responsabili dell’eccidio furono fatti prigionieri e rinchiusi a Sanza nel carcere circondariale sito in via S. Angelo a Corte. La loro morte fu segnata non dalle truppe garibaldine che si erano limitate ad arrestarli, ma da alcune persone della zona guidate da Cristoforo Ferrara, che in Sapri volevano ancora vendicare la morte di Costabile Carducci. Garibaldi riuscì a dissuaderli a commettere atti che non davano onore alla causa da lui intrapresa. Nonostante tali consigli, gli stessi si diressero alla volta di Sanza per vendicare il massacro di Pisacane avvenuto tre anni prima.”. Dunque, il Mallamaci (….), sulla scorta del Fusco (….) scriveva che la vendetta sugli uccisori di Pisacane avvenne: “….da alcune persone della zona guidate da Cristoforo Ferrara, che in Sapri volevano ancora vendicare la morte di Costabile Carducci. Garibaldi riuscì a dissuaderli a commettere atti che non davano onore alla causa da lui intrapresa.”. Infatti, il Mallamaci concludeva che nonostante le raccomandazioni di Garibaldi, che li aveva incontrati a Villammare, il gruppo di insorti Cilentani, guidati da Cristoforo FERRARA, Nonostante tali consigli, gli stessi si diressero alla volta di Sanza per vendicare il massacro di Pisacane avvenuto tre anni prima.”. Detto questo però devo precisare che alcuni documenti suffragano le notizie dateci dal Pesce. Alcuni documenti ci dicono che CRISTOFARO FERRARA era a Capitello. Della presenza della colonna del FERRARA nel golfo di Policastro, in quei giorni – oltre allo scritto del Pesce –  vi sono alcuni documenti conservati presso l’Archivio Privato della Famiglia Magnoni di Rutino. La presenza del Ferrara nella colonna del De Dominicis, ovvero la presenza di Cristofaro Ferrara che si era unito ai 3000 rivoltosi accampatisi a Capitello comandati da Teodosio De Dominicis è attestato da un documento dello stesso De Dominicis conservato presso l’Archivio Privato della Famiglia Magnoni e pubblicato da Anna Sole. Anna Sole (….), nel suo saggio “I garibaldini salernitani”, “3.3 Magnoni”, in “Documenti e testimonianze, in Garibaldi, il mito e l’antimito”, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008, a p. 242, pubblicava il testo di un documento, conservato presso l’Archivio della Famiglia Magnoni di Rutino, datato da Capitello: “Gran riposo in Capitello, 4 settembre 1860.”. Si tratta del documento: “Ordine del giorno del Comando del 1° Corpo d’insurrezione del distretto di Vallo (Archivio privato Magnoni).”.”. La Sole, a p. 242 scriveva pure che: “Il Generale Comandante Teodosio de Dominiciis si rivolge ai soldati dicendo che quando è andato “a visitare l’illustre Eroe d’Italia in Vibonati” è stato il più bel giorno della sua vita ed elogiando “le qualità eroiche e generose dell’invitto Guerriero” che vanno al di là di quel che si dice di lui. Garibaldi, nel lasciare Vibonati, ha dato opportune disposizioni sulla condotta da seguire e il Comando in capo di tutte le forze insurrezionali sulla provincia, è stato preso dal Generale Cosenz mentre si attende in Sapri un terzo sbarco di Garibaldini. Il Ferrara conclude incitando i soldati e inneggiando a “Viva l’Italia, Viva Vittorio Emanuele, Viva Garibaldi”.”. Secondo questo documento (“Ordine del giorno del 1° Corpo d’insurrezione del distretto di Vallo”), il 4 settembre 1860, datato e scritto a CAPITELLO, il Teodosio DE DOMINICIS, Comandante del 1° Corpo d’insurrezione del Distretto di Vallo della Lucania, la Sole (….) scriveva che: Il Ferrara conclude incitando i soldati e inneggiando a “Viva l’Italia, Viva Vittorio Emanuele, Viva Garibaldi”.”. Dunque, secondo l’“Ordine del giorno del 4 settembre 1860”, da Capitello, Anna Sole faceva notare che si evince al 1° Corpo dinsurrezione del Distretto di Vallo vi era anche il comandante CRISTOFARO FERRARA. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rivoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 104, in proposito aggiungeva che: Una formazione guidata da un altro reduce del ’48, Stefano Passaro, legato al Comitato d’Ordine, promuoveva la rivolta a Vallo della Lucania, poi attraversava l’alto Cilento per sbucare a Diano, mentre la colonna Ferrara arrivò a Sanza, dove giustiziò Laveglia e gli altri che avevano organizzato l’eccidio di Pisacane.”. Pinto, a p. 104, nella nota (68) postillava: “(68) Ordinanza del Commissario Lucio Magnoni, Rutino 1 agosto 1860, APM.”. Pinto, a p. 105, in proposito scriveva che: “12. Il 3 settembre il Generale sbarcava a Sapri seguendo le prime brigate della Divisione Turr. Trovò Michele Magnoni e De Dominicis, poi continuò per il Fortino, Sala e Auletta mentre tutte le colonne insurrezionali confluivano su Sala. I Magnoni si divisero tra chi seguì la campagna e chi restò a tenere la direzione politica del Cilento.

Nel 3 settembre 1860, a Vallo della Lucania, LUCIO MAGNONI

Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 100, in proposito scriveva che: La comitiva Garibaldina, a cui si era unito da Sapri anche il Turr, era preceduta dai volontari del Cilento e dai Garibaldini sbarcati a Sapri che fecero echeggiare le valli circostanti di canti patriottici e di grida: “Viva la libertà! Viva l’Unità d’Italia! Viva Garibaldi!”; erano uomini dei campi e delle botteghe, professionisti e impiegati che all’annunzio dell’arrivo del biondo Eroe avevano abbandonato il lavoro ed erano accorsi per unire fremiti di libertà a quelli degli artefici dell’unità d’Italia, per dividere con loro nel periglio i rischi e i sacrifici.”Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 111-112 e ssg., in proposito scriveva che: “Lucio Magnoni, visto la necessità di un rapido movimento delle forze insurrezionali, ordinò alle colonne del distretto di Vallo di marciare per il Vallo di Diano, accompagnandole con questo ordine del giorno: “Vallo 3 settembre 1860. Compagni, Io son contento di voi. Ieri avete fatta una marcia da vecchi soldati ed ora voglio dare un compenso alle vostre fatiche, sicuro che tornerà grato più che qualunque altro premio. Eccovelo. Il genenale Turr è sbarcato con una brigata dell’invincibile armata del Dittatore sulle spiagge di Sapri. Etc…Lucio Magnoni.“. E difatti le forze, riunitesi con quelle di Diano e di Campagna ed ingrossate da molti volontari giunti da ogni parte, fugarono i quarantamila borbonici da Salerno, che erano risoluti a sgominare le schiere garibaldine, e poi li fugarono anche a Napoli (8).”. De Crescenzo, a p. 112, nella nota (8) postillava: “(8) Qualche storico invece dice, che i soldati borbonici partirono da Salerno dopo che giunse il telegramma di Garibaldi all’Intendente, inviato dal Fortino col quale desiderava trentamila razioni per i suoi soldati.”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 492-493, in proposito scriveva che: “LIII. – Contemporaneamente la decimaquinta divisione imbarcatasi, a norma delle avute istruzioni, nel piccolo porto di Paola, veleggiava con prospero vento alla volta di Sapri….La decimaquinta divisione, ingrossata dalle truppe disperse di già appartenenti al corpo di Luigi Pianciani state direttamente da Palermo trasportate a Paola, a Scaléa, a Policastro od a Sapri, sfilava colla massima secretezza e celerità sulla destra dell’esercito regio. A queste forze, già per sè considerevoli, si unirono tosto le bande insurrezionali del paese ed i numerosi distaccamenti dei Calabresi che avevano preceduto la marcia dell’ armata italiana. Con tutti questi corpi riuniti, il generale Türr, riuscendo a girare, come gli era stato ordinato l’estrema sinistra dei Regii, avrebbe potuto seriamente compromettere la loro posizione.”.

Nell’agosto 1860, il VALLO di DIANO

Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a p. XVI, in proposito scriveva che: “Capi dell’ insurrezzione il Comune di Sant’ Angelo a Fasanella per inaugurar il movimento e fatto sosta un giorno a Salerno quivi si recarono ed il 27 di agosto proclamarono là rivoluzione e la decadenza de’ Borboni tra l’entusiasmo della popolazione già pronta per le cure dell’egregio Curzio, elettrizzata dal caldo patriottismo del bravo giovane Matteo Macchiaroli che capitaneggiò il contingente del suo comune. Si cantò un Ted Deum s’istallò una giunta e fecesi rotta il 28 pel vallo di Diano dove le armi erano state già trasportate per cura dell’operoso Carrano, e che per la sua postura topografica erasi scelto a lungo di convegno generale degl’ insorti. Il Vallo è un largo e lungo bacino tutto circondato dai monti che lo rendono inaccessibile e difendibilissimo, con due varchi l’ uno a Campestrino ove la strada per un ponte gittato su due burroni sale sui monti e che quindi bastano poche compagnie di uomini a difendere dall’alto delle rocce aventi a ridosso la magnifica posizione dello Scorzo ove può accampare un armata, e dall’opposto lato della valle i posti del Fortino che corrono tra monti e soli vi danno accesso, ove del pari bastano de’ posti asserragliati per battere un armata che vi si voglia aprire il varco: il passo di Compestrino guarda a Salerno e quello del Fortino alle Calabrie, la valle è fertile abitata da popolazioni rischiose e sparsa di grosse città e di popolose borgate. Come ognun vede adunque la posizione non poteva esser meglio scelta.”. Francesco Franco (….), nel suo La Rivoluzione Garibaldina del 1860 del Salernitano, Quaderni del Circolo Culturale Salernitano, ed. Rufolo e Cantelmo, Salerno, 1959, a p. 26, riferendosi al Fabrizi, in proposito scriveva che: In una relazione del Fabrizi troviamo messo in luce il significato dell’occupazione in forze del Vallo di Diano. Quella Valle interamente chiusa tra monti era sulla via delle Calabrie e poteva offrire possibilità di eccellente difesa contro le truppe che i Borboni avevano disseminato fra Eboli e Salerno e che potevano, con nuovi rinforzi, schierarsi in numero di 50.000, al fine di tagliare la via verso Napoli al generale Garibaldi. Inoltre, nelle Calabrie vagavano ancora reparti borbonici di migliaia di uomini. Il Fabrizi, che riunì ai suoi ordini, durante tutto il corso delle operazioni, dieci-undicimila uomini, presidiò il Vallo a sud, sulla linea da Casalbuono-Fortino, in zona accidentata appoggiata a pendici montane, per resistere agli eventuali attacchi provenienti dalle Calabrie, e a questo proposito stanziò 1500 uomini di riserva alla Certosa di Padula, in linea arretrata, nel cuore del Vallo. Verso Nord dispose 300 uomini sull’aspra fiancata di Campestrino e schierò allo Scorzo 2500 uomini, stendendoli da Postiglione a Buccino. Stabilì il coando ad Auletta.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a pp. 165-166, in proposito scriveva che: “Si preparava nuovamente ad insorgere il vecchio triangolo rivoluzionario, dalla Calabria alla Basilicata, dal Cilento al Vallo di Diano. I liberali cilentani, guidati da Matina, avevano scelto come in passato quest’area non solo per il radicamento politico delle idee liberali, ma anche per motivi strategici. Il Cilento infatti, era confinante con la Lucania, già in rivolta, e la Calabria, da dove avanzava Garibaldi, controllava l’unica grande strada d’accesso alla capitale, ed era facilmente difendibile poichè rappresentava una morfologia fatta da montagne e colline. L’area a nord della provincia invece, era del tutto impraticabile poichè era lì che si stava concentrando il grosso dell’esercito borbonico, circa 40.000 uomini che probabilmente avrebbero sconfitto i garibaldini (216). Finalmente il movimento cominciò a prendere forza anche nella provincia di Salerno. Il 23 agosto, Giovanni Matina etc…”. Del Duca, a p. 165, nella nota (216) postillava che: “(216) C. Pinto, La “Nazione armata”, in Garibaldi il mito e l’antimito, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008, pag. 118.”.

Nel 30 agosto 1860, la marcia delle colonne di insorti cilentani del MATINA, del CURZIO e del GUERRILE che si recano nel VALLO DI DIANO e a Sala Consilina

Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a p. XVI, in proposito scriveva che: “Capi dell’ insurrezzione il Comune di Sant’ Angelo a Fasanella per inaugurar il movimento e fatto sosta un giorno a Salerno quivi si recarono ed il 27 di agosto proclamarono là rivoluzione e la decadenza de’ Borboni tra l’entusiasmo della popolazione già pronta per le cure dell’egregio Curzio, elettrizzata dal caldo patriottismo del bravo giovane Matteo Macchiaroli che capitaneggiò il contingente del suo comune. Si cantò un Te Deum s’istallò una giunta e fecesi rotta il 28 pel vallo di Diano dove le armi erano state già trasportate per cura dell’operoso Carrano, e che per la sua postura topografica erasi scelto a lungo di convegno generale degl’ insorti.”. Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a pp. 192-193 e ssg., in proposito scriveva che: “Pertanto il 27 di agosto Giovanni Matina, Lorenzo Curzio ed altri nove animosi dettero pubblico incorniciamento alla impresa nella piccola terra di Sant’Angelo a Fasanella; ove erano raccolti gl’insorgenti de’ prossimi paesi di Sicignano, di Postiglione e di Galdo; i quali raggiunti che furono da quelli di Roscigno, di Ottati e di Corleto-celentana, sboccarono il giorno 29 nel vallo di Diano. Quello stesso giorno Claudio Guerrile gridava per Buccino e circostanti terre del distretto di Campagna la insurrezione; e ingrossando di passo in passo sue file toccava alla posta il giorno convenuto.”. Il Racioppi, dopo aver detto delle colonne del Matina, del Curzio e del Guerrile, continuando il suo racconto sull’adunata a Sala Consilina aggiungeva che: “Nel giorno medesimo mentre Lucio Magnone leva il popolo in Rotino e raccoglie gl’insorgenti de’ contigui paesi, Stefano Passaro fa prendere le armi alle milizie della città e del distretto di Vallo, e le guida per la vie di Policastro e del Fortino all’obiettivo di tutti, che era Sala-Consilina. Ma questo terzo e più grosso contingente di armati non aspettarono i primi arrivati nel Vallo di Diano ed il Fabrizii: imperocchè per le ormai propalate vittorie del generale Garibaldi nelle Calabrie, perduti dell’animo i rari sostegni del vecchio governo, e bollenti i popoli di novità, stimarono essere ormai non di preriglio, ma di piacente e festosa mostra lo entrare nella città di Sala.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Trieste, 1868, Vol. II, a pp. 172-173, in proposito scriveva che: “Per appoggiare i moti di Basilicata mandarono nel Salernitano un Giovanni Matina e un Luigi Fabrizi modenese; che accozzato una mano de’ più caldi corsero a Sala, dove il sottointendente Luigi Guerritore a’ 30 agosto con solenne atto, riconoscendo Vittorio e Garibaldi, rassegnava nelle mani del popolo insorto’ la podestà, e dichiarava ‘mettere nelle mani del colonnello Matina e del cittadino Fabrizi tutti i poteri militari’ (ch’egli stesso non aveva!). Codesti due, proclamatisi quegli prodittatore, questi ‘capo dell’insurrezione’, gridarono decaduti i Borboni, inaugurarono Vittorio con Garibaldi dittatore. Posero le armi nelle casse, crearono un cassiere; ma vedendo le popolazioni masticarla male, fecero commissarii ‘organizzatori’ delle rivolture in ogni parte; e per infrenare la reazione stamparono al 1° settembre un’ordinanza per disarmare i cittadini della provincia, con giudizi marziali, e stessa pena a qualunquee uffiziale civile e militare non desse braccio agli esecutori. Un Lucio Magnoni, uno di tal commissarii, con altra ordinanza minacciò fucilazione per gli ‘arrolamenti d’armati’. Ribassarono il sale; e decretarono a’ 4 settembre un indulto agl’imputati condannati ‘per qualsivolglia ragione’, fuorchè chi gli fosse per reazione; così liberarono i ladri, e carcerarono gli onesti. Negli stessi modi un Lorenzo Curcio proclamò a’ 27 agosto la rivoluzione in S. Angelo in Fasanella, e poi un Claudio Guerdile, nel distretto di Campagna.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Trieste, 1868, Vol. II, a pp. 172-173, in proposito scriveva che: “Negli stessi modi un Lorenzo Curcio proclamò a’ 27 agosto la rivoluzione in S. Angelo in Fasanella, e poi un Claudio Guerdile, nel distretto di Campagna. Stefano Passero la proclamò in quel di Vallo a’ 31 agosto; si fece comandante l’esercito del distretto, fè comitati a Gioj, a Stio, a Laurino. Cose facili ed impunite; che la podestà regia secondava, le soldatesche ritraevansi a Salerno, e i popoli senz’armi, tenuti compressi da’ governanti e da’ ribelli, non potevano fiatare. Intanto il Turr sbarcava gente a Sapri il 2 settembre.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a pp. 128-129, in proposito scriveva: V. La colonna partita da Bellosguardo raggiunse il giorno 30 Sala Consilina capoluogo del distretto ed a breve distanza vi pervennero altre colonne. Su la strada provinciale, che passa al disotto della città, trovarono Giuseppe De Petrinis maggiore della guardia nazionale ed il sottintendente Luigi Guerritore, il quale scongiurò il Matina, che seguiva la colonna, a non promuovere la rivolta colà per non attirare sventure sul capoluogo del distretto. Il sottintendente chiese otto ore di tempo per deliberare: ma dovette ben presto cedere a le intimazioni del Matina ed alle circostanze, tanto più che era animato da fervidi sentimenti liberali Venne formato il seguente verbale. Etc…”. Mazziotti, a p. 129, nella nota (1-2) postillava: “(1-2) Alfieri d ’Evandro — opera citata documenti.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 88 e sgg., riferendosi alle colonne di insorti Cilentani dell’adunata di Vallo della Lucania del 30 agosto 1860, in proposito scriveva che: “Questo nucleo di armati, superiore agli altri – circa tremila insorti – non attese il Fabrizi ed i volontari precedentemente giunti nel vallo di Diano (26), perchè, incoraggiato dalle vittorie di Garibaldi, aveva stimato bene di entrare subito a Sala. Vi entrò infatti a mezzogiorno del 30 agosto 1860, insieme ad unna trentina di soldati di Garibaldi, comandati da Fabrizio da Nupone, gridando: Viva l’Italia! Viva Vittorio Emmanuele ! Viva Garibaldi !..”. De Crescenzo, a p. 89, nella nota (26) postillava: “(26) Il vallo di Diano era stato scelto a lugo di convegno generale per la sua posizione topografica.”. Dunque, De Crescenzo scriveva che le colonne di insorti Cilentani che complessivamente erano circa tremila uomini e che entrarono in Sala Consilina il 30 agosto 1860, entrarono in Sala insieme a una trentina di soldati di Garibaldi comandati da “FABRIZIO DA NUPONE”. Ma a quale nucleo di armati si riferiva il De Crescenzo ? Quali colonne arrivarono prima a Sala e l’occuparono? De Crescenzo si riferiva al nucleo di armati (di rivoltosi cilentani) che si erano dati appuntamento a Vallo della Lucania e a pp. 88, in proposito scriveva che: “Salutare effetto produssero queste parole, giacchè tutta la gente adunata sentì come un nuovo impulso e, con armi con capi con insegne e bandiere, si schierò nella piazza maggiore di Vallo (30 agosto). In questa fiammata d’entusiasmo il Passero trovò un valido aiuto nel fervido ed audace cospiratore di S. Biase: Cristofaro Ferrara.”. Sempre riferendosi al nucleo di armati riunitisi a Vallo della Lucania (ex Vallo di Novi), “le colonne Vallesi”, il 30 agosto 1860, De Crescenzo, a p. 88. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 89-90 e sgg., riferendosi alle colonne di insorti Cilentani dell’adunata di Vallo della Lucania del 30 agosto 1860, in proposito scriveva che: “IX. Il maggiore della guardia nazionale Giuseppe De Petrinis ed il sottointendente Luigi Guerritore s’incontrarono con le colonne sulla strada provinciale. Il Matina, che seguiva la colonna, fu dal Guerritore consigliato di non provocare in quel luogo la sommossa, perche avrebbe potuto pregiudicare Sala. Ma il Matina si recò presto dal sottointendente, il quale rassegnò nelle sue mani i poteri civili e militari, che nutriva anch’egli sentimenti liberali.”. Francesco Franco (….), nel suo La Rivoluzione Garibaldina del 1860 del Salernitano, Quaderni del Circolo Culturale Salernitano, ed. Rufolo e Cantelmo, Salerno, 1959, a p. 26, in proposito scriveva che: “Il 27 agosto 1860 Giovanni Matina, Lorenzo Curzio e altri audaci, nel comune di S. Angelo a Fasanella, proclamano decaduto il Governo Borbonico e instaurato quello di Casa Savoia, abbattuto lo stemma dei Borboni, si recano in chiesa a cantare il Te Deum, poi il Matina arringa “il popolo con calde e animose parole”. In sincronia, fra il 27 e il 29, insorge il Cilento, la zona di Sicignano, di Campagna, di Buccino, il Vallo di Diano. Solo il Vallo di Diano presenta tremila insorti. E’ Sala Consilina, nel Vallo di Diano, l’obiettivo delle colonne rivoluzionarie. Quivi arriva il Matina il 30 di agosto. Impone al sottointendente Luigi Guerritore di rassegnare le dimissioni e trasferirgli i poteri. Insedia il Governo Prodittatoriale. Prodittatore è lui stesso, il Matina, comandante delle truppe insurrezionali Luigi Fabrizi, Segretario del Governo è Antonio Alfieri d’Evandro, venuto da Napoli con una compagnia di volontari.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 89-90 e sgg., riferendosi alle colonne di insorti Cilentani dell’adunata di Vallo della Lucania del 30 agosto 1860, in proposito scriveva che: “Altre colonne di volontari, facendo eco ai fratelli, arrivavano poco dopo in quella città. In seguito – 25 giugno 1911 – a ricordo di coloro che da Vallo e dalla regione Cilentana avevano seguito entusiasti il biondo Condottiero (27) fu apposta sul portale del Municipio una lapide commemorativa con questa iscrizione: “AGLI EROI CILENTANI E LUCANI etc…”. De Crescenzo, a p. 89, nella nota (27) postillava: “(27) Tra i Cilentani che efficacemente cooperarono a favorire il movimento unitario si ricorda anche Antonio Luigi Pinto di Casalicchio (1806-1884), già carbonaro, imprigionato nelle carceri di Salerno e di Vallo.”. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 42, in proposito scriveva: “Erano giunti a Sala anche gli uomini capitanati da Galloppi di Polla, le schiere del Caruso di Auletta e quelle del Costa da Sant’Arsenio, ancora gl’insorti del De Benedictis da San Giacomo, e quelle capitanate dal Sant’Elmo da Padula. Sala divenne in poco tempo un formicaio di uomini, tutti armati, tanto che lo stesso Matina si preoccupò di dare loro disciplina e ordine. A queste schiere si aggiunse l’arrivo di quelle facenti capo all’abate Andrea Marotta di Postiglione, a Pasquale Bosco di Buccino, a Nicola Domini di Castel San Lorenzo e quelle capitanate da Claudio Guerdile di Buccino, quelle di Agostino Volpe, che – dopo aver attraversato parecchi paesi del distretto, come scrive il D’Evandro, sempre col proposito di dover sorgere dal popolo nuovi seguaci di libertà – l’intera colonna si portò a Sala, in quanto già sapeva che ivi sarebbero convenuti altri ribelli, provenienti da Bellosguardo. A questo punto per rigore storico, dobbiamo dire che se tutto questo fervore rivoluzionario poté attuarsi, lo dobbiamo anche alle solerte opera di patriotti come Reginaldo Abbamonte di Ottati, di Michele Cristaino di Sicignano, Giuseppe d’Elia di Roccadaspide, di Domenico Diodati di Castelluccio, di don Giovanni de Augustinis, di Aniello Ioca, Giovanni Giardini di Castelluccio, Carlo Salerno, del capitano Gabriele Passaro di Castel San Lorenzo e di Carlo Sabatelli di Felitto.”. Felice Fusco (….), nel suo “Sanza – Linee di una storia dalle origini alla seconda metà del Novecento”, a p. 285, in proposito scriveva che: “Alla fine dell’agosto del 1860 Sala e il Vallo di Diano pullulavano di migliaia di insorti giunti dal potentino, dal Lagonegrese, dal Golfo di Policastro, e da Vallo della Lucania (303). Beniamino Marciano parlò di “Fiumana di gente umana”, di “ebrezza patriottica”, e Alfieri d’Evandro addirittura di “idea universale penetrata profondamente tra le masse”(304). Da Sanza affluirono a Sala Luigi Barzelloni (305) di Terenzio, il notaio Giuseppe Curcio (306), il sottotenente Nicola Bonomo, il caporle Pasquale Bertone, i soldati Antonio Bettelemone, Nicola De Luca, Antonio Massicano, Nicola Melluso e Domenico Rinaldo (307). Costoro fatta eccezione per Luigi e Giuseppe, pur non avendo partecipato all’insurrezione garibaldina in Sicilia e in Calabria (308), presero parte, verosimilmente, alla battaglia del Volturno del primo ottobre 1860 e all’essedio di Gaeta etc…(309).”. Fusco, a p….., nella nota (303) postillava che: “(303) …………………..”.

Nel 29 agosto 1860, le colonne di insorti con Lorenzo CURZIO etc.. si portarono a SALA (ora Consilina) dove erano attesi da Giovanni MATINA

Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a pp. 192-193 e ssg., riferendosi al 29 agosto 1860, in proposito scriveva che: “Quello stesso giorno Claudio Guerrile gridava per Buccino e circostanti terre del distretto di Campagna la insurrezione; e ingrossando di passo in passo sue file toccava alla posta il giorno convenuto. Nel giorno medesimo mentre Lucio Magnone leva il popolo in Rotino e raccoglie gl’insorgenti de’ contigui paesi, Stefano Passaro fa prendere le armi alle milizie della città e del distretto di Vallo, e le guida per la vie di Policastro e del Fortino all’obiettivo di tutti, che era Sala-Consilina. Ma questo terzo e più grosso contingente di armati non aspettarono i primi arrivati nel Vallo di Diano ed il Fabrizii: imperocchè per le ormai propalate vittorie del general Garibaldi nelle Calabrie, perduti dell’animo i rari sostegni del vecchio governo, e bollenti i popoli di novità, stimarono essere ormai non di preriglio, ma di piacente e festosa mostra lo entrare nella città di Sala. Etc…”. Questo documento è stato pubblicato da Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861. Nell’agosto del 1860, galvanizzato dai primi successi di Garibaldi, che nel recente passato aveva mostrato di tenerlo in una certa considerazione, il Fabrizi non esitò a partire per il Sud. Da Napoli si portò con Giovanni Matina nella zona di Salerno, che alla vigilia dell’arrivo del Garibaldi riuscì a fare insorgere senza però sentirsi poi in grado di assumere il comando militare della provincia che pure gli era stato offerto. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a pp. XVI-XVII-XVIII, in proposito scriveva che: “Io, tenendo le promesse, mossi da Napoli con una scelta compagnia di volontari e traversando la sospettosa guarnigione di Salerno m’avviai a raggiunger gl’insorti a Sala ; la mia gente avea a comandante in secondo l’ egregio e generoso mio amico Agostino de Stefano che poscia ne prese il comando. Il 28 giunto ad Eboli dichiarai l’insurrezione, ruppi i fili del telegrafo ed il 29 di buon mattino giunto a Sala mi ricongiunsi a Matina e con 3000 insorti del Vallo fu solennemente proclamato il governo Provvisorio del quale fui Segretario essendovi lo stesso Matina Prodittatore. Frai Capi delle Colonne notanvansi Lorenzo Curzio, Francesco Galoppi Antonio Carrano e Tommaso Costa, il Maggiore de Petrinis ed Andrea Bigotti, il Capitano Santelmo e fratelli, Paolo Scolpini, il Capitano Marone ed il Capitano Caruso, Filomeno Padula, Francesco Gagliardi e Gerbasio, de Benedictis, Lorenzo Mottola e Gaetano Sabatelli, il Capitano Marone, il Capitano Costa di S. Arsenio, Arsenio Spinelli di S. Rufo il Capitano Matina, l’abate Pagano, Pasquale Cerruti, Luigi Barzelloni, il Sindaco del Bagno il Capitano Pessolani, e rividi tra gl’ insorti il mio giovane compagno di scuola Donato d’Elia, i due giovani Fratelli Ricco, l’egregio e leale Francesco Vitolo; e si fu allora che mi siparò innante la figura simpatica di te o mio generoso amico Saverio Salerno tutto infiammato di sensi liberi e cui la vita brillava ancora di sue fresche illusioni. Egli lasciando il comando del contingente del suo Comune a Gabriele Capo fiero ed audace popolano, rimase alla mia immediazione con Lorenzo Mottola e Gaetano Sabatelli per divider meco se non la gloria delle battaglie, quella penosissima e non ingloriosa dell’organizzazione. Intanto Claudio Guerdile ed Agostino Volpe coadiuvati dall’ egregio Pasquale Bosco di Buccino, dal prode Niccola Domini di Castello e dall’ abate Marotta di Postiglione ministro dell’ altare e di libertà fervidissimo, aveano parimenti messo in insurrezione il Distretto di Campagna e moveano a ricongiungersi allo Scorzo col grosso di loro colonne che potevano ammontare a 1500 ad un bel circa. Furono attivissimamente secondati nelle loro operazioni dai cittadini Francesco Caruso di Aquara, dal Capitano Cristaino di Sicignano, dal Sindaco Giuseppe d’Elia di Roccadespide, da Michele Badetti, Capozzali, dal Capitano Pepe ed Aniello Joca, da Domenico Diodati e Giovanni Giardini di Castelluccia, da Reginaldo Abbamonte di Ottati, da Carlo Salerno dall’arciprete Giovanni de Augustinis e dal Capitano Gabriele Passaro di Castel San Lorenzo, e da Carlo Sabatelli di Felitto non degenere dai suoi. In quella Stefano Passero avea proclamata l’insurrezzione in Vallo, Teodosio de Dominicis in Ascea ed i fratelli Magnone in Torchiara.”.

Nel 29 e 30 agosto 1860, l’ingresso e l’occupazione dei rivoltosi cilentani in SALA CONSILINA e le dimissioni del Sottointendente Luigi Guerritore

Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a p. 193 aggiungeva che a Sala Consilina, “…il mattino del giorno 30 con mille uomini armati vennero tra pubbliche acclamazioni in quella città; e tosto il Sottointendente “rassegnò il potere (dice l’atto che fu scritto) nelle mani del popolo insorto, e per esso del cittadino Colonnello Giovanni Matina, commissario civile e militare della provincia, che assume il titolo di prodittatore con facoltà di nominare il governo provvisorio insurrezionale”. Il Fabrizii era di avviso, che questo moto si fosse raccolto sotto unico indirizzo, sì civile sì militare, al moto che ormai potea dirsi ordinato nella prossima Basilicata: ma al consiglio avrebbero fatto incaglio i municipali spiriti, e fecero. Però il Mattina assume la Prodittatura del Salernitano, e manifesta nel primo suo atto: “La provincia di Salerno etc….”. Racioppi racconta dell’ingresso dei rivoltosi a Sala, dell’instaurazione del Governo Provvisorio e le conseguenti dimissioni del Sottointendente LUIGI GUERRITORE. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Trieste, 1868, Vol. II, a pp. 172-173, in proposito scriveva che: “Per appoggiare i moti di Basilicata mandarono nel Salernitano un Giovanni Matina e un Luigi Fabrizi modenese; che accozzato una mano de’ più caldi corsero a Sala, dove il sottointendente Luigi Guerritore a’ 30 agosto con solenne atto, riconoscendo Vittorio e Garibaldi, rassegnava nelle mani del popolo insorto’ la podestà, e dichiarava ‘mettere nelle mani del colonnello Matina e del cittadino Fabrizi tutti i poteri militari’ (ch’egli stesso non aveva!). Codesti due, proclamatisi quegli prodittatore, questi ‘capo dell’insurrezione’, gridarono decaduti i Borboni, inaugurarono Vittorio con Garibaldi dittatore. Posero le armi nelle casse, crearono un cassiere; ma vedendo le popolazioni masticarla male, fecero commissarii ‘organizzatori’ delle rivolture in ogni parte; e per infrenare la reazione stamparono al 1° settembre un’ordinanza per disarmare i cittadini della provincia, con giudizi marziali, e stessa pena a qualunquee uffiziale civile e militare non desse braccio agli esecutori. Un Lucio Magnoni, uno di tal commissarii, con altra ordinanza minacciò fucilazione per gli ‘arrolamenti d’armati’. Ribassarono il sale; e decretarono a’ 4 settembre un indulto agl’imputati condannati ‘per qualsivolglia ragione’, fuorchè chi gli fosse per reazione; così liberarono i ladri, e carcerarono gli onesti.”. Il de Sivo (….) aggiungeva che: “Negli stessi modi un Lorenzo Curcio proclamò a’ 27 agosto la rivoluzione in S. Angelo in Fasanella, e poi un Claudio Guerdile, nel distretto di Campagna. Stefano Passero la proclamò in quel di Vallo a’ 31 agosto; si fece comandante l’esercito del distretto, fè comitati a Gioj, a Stio, a Laurino. Cose facili ed impunite; che la podestà regia secondava, le soldatesche ritraevansi a Salerno, e i popoli senz’armi, tenuti compressi da’ governanti e da’ ribelli, non potevano fiatare. Intanto il Turr sbarcava gente a Sapri il 2 settembre.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a pp. 128-129, in proposito scriveva: V. La colonna partita da Bellosguardo raggiunse il giorno 30 Sala Consilina capoluogo del distretto ed a breve distanza vi pervennero altre colonne. Su la strada provinciale, che passa al disotto della città, trovarono Giuseppe De Petrinis maggiore della guardia nazionale ed il sottintendente Luigi Guerritore, il quale scongiurò il Matina, che seguiva la colonna, a non promuovere la rivolta colà per non attirare sventure sul capoluogo del distretto. Il sottintendente chiese otto ore di tempo per deliberare: ma dovette ben presto cedere a le intimazioni del Matina ed alle circostanze, tanto più che era animato da fervidi sentimenti liberali Venne formato il seguente verbale. “ In nome di Vittorio Emanuele Re d’Italia e del Generale Garibaldi Dittatore„. “ L’anno 1860 il dì 30 agosto in Sala nella casa de! Sottintendente “ Il Sottintendente del distretto Luigi Guerritore alla presenza di 300 insorti capitanati dal benemerito cittadino colonnello Giovanni Matina e proclamanti lo stato insurrezionale, l’unità italiana con Re Vittorio Emanuele, il generale Garibaldi dittatore e la piena decadenza della dinastia dei Borboni, dichiara di rassegnare il suo potere nelle mani del popolo insorto e per esso del cittadino colonnello Giovanni Matina commissario civile e militare della provincia che assume il titolo di prodittatore con facoltà di nominare il governo provvisorio insurrezionale aggregandosi quei cittadini che nel suo patriottismo crederà opportuno …“ Di tutto si è redatto processo verbale in presenza del popolo sottoscrivendosi dal sottintendente dimissionario e dal colonnello prodittatore Immediatamente il Matina leggeva dal balcone della sottintendenza, tra le acclamazioni entusiastiche del popolo, un decreto dichiarando decaduti i Borboni ed inaugurato il regno di Vittorio Emanuele con la dittatura di Garibaldi *).”. Mazziotti, a p. 129, nella nota (1-2) postillava: “(1-2) Alfieri d ’Evandro — opera citata documenti.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 88 e sgg., riferendosi alle colonne di insorti Cilentani dell’adunata di Vallo della Lucania del 30 agosto 1860, in proposito scriveva che: “Questo nucleo di armati, superiore agli altri – circa tremila insorti – non attese il Fabrizi ed i volontari precedentemente giunti nel vallo di Diano (26), perchè, incoraggiato dalle vittorie di Garibaldi, aveva stimato bene di entrare subito a Sala. Vi entrò infatti a mezzogiorno del 30 agosto 1860, insieme ad unna trentina di soldati di Garibaldi, comandati da Fabrizio da Nupone, gridando: Viva l’Italia! Viva Vittorio Emmanuele ! Viva Garibaldi !..”. De Crescenzo, a p. 89, nella nota (26) postillava: “(26) Il vallo di Diano era stato scelto a lugo di convegno generale per la sua posizione topografica.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 89-90 e sgg., riferendosi alle colonne di insorti Cilentani dell’adunata di Vallo della Lucania del 30 agosto 1860, in proposito scriveva che: “IX….Il Matina, che seguiva la colonna, fu dal Guerritore consigliato di non provocare in quel luogo la sommossa, perche avrebbe potuto pregiudicare Sala. Ma il Matina si recò presto dal sottointendente, il quale rassegnò nelle sue mani i poteri civili e militari, che nutriva anch’egli sentimenti liberali. Consegnò quindi il potere al colonnello Matina, commissario civile e militare della provincia, che assunse il titolo di prodittatore del Salernitano (28) con facoltà di nominare il governo provvisorio insurrezionale (29).”. De Crescenzo, a p. 90, nella nota (28) postillava: “(28) Il Matina ebbe a coadiuvatori Francesco La Francesca, l’insigne giurista Antonio Giudice, Angelo Andrea De Sanctis e l’avvocato Origlia Alfonso.”. Amedeo La Greca (….), nel suo “Appunti di Storia del Cilento”, ed. Centro di produzione culturale per il Cilento, Acciaroli, 2001, a p. 272, in proposito scriveva che: Questi reparti marciarono verso sud per unirsi a Garibaldi; altri provenienti dai paesi nei dintorni di Vallo, guidati da Raffaele Passarelli, Alessandro Pinto, Cesare Valiante, Giovanni Tipoldi si diressero verso Sala Consilina;….Il giorno dopo in molti si mossero per marciare alla volta di Sala Consilina. Qui tutti i volontari del Cilento furono organizzati in cinque battaglioni comandati rispettivamente dai maggiori Trotta, Carlo De Angelis, Enrico Del Mercato, Raffaele Zammarrelli e Francesco Galloppi, che formarono una brigata al comando del colonnello Luigi Fabrizi e inquadrata nella XVI divisione comandata da Nino Bixio, che si distinse nella battaglia del Volturno (1° ottobre).”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a pp. 168-169, in proposito scriveva che: “All’alba del 30, centinaia di volontari si portarono entusiasti a Sala, dove Giovanni Matina, alla testa di 3000 insorti, proclamava la dittatura assumento il titolo di prodittatore della provincia di Salerno e vi insediò un governo provvisorio insurrezionale a cui si sottomisero le massime autorità regie. Si stabiliva inoltre, “che tutti i funzionari conservino provvisoriamente i propri posti, e che le somme provenienti da tutte le contribuzioni dovranno essere versate presso un Cassiere Centrale”(223).”. Del Duca, a p. 168, nella nota (223) postillava: “(223) A.S.S., Giornali, Dichiarazione del Prodittatore della Provincia di Salerno e del Capo Militare delle forze insurrezionali, “Il Lampo”, n. 32, Napoli 4 settembre 1860.”. Del Duca, a pp. 168-169, in proposito scriveva: “Il Sottointendente di Sala infatti, in un verbale così riportava: “L’anno 1860, il 30 agosto, in Sala nella casa della Sottointendenza. Il Sottointendente del Distretto D. Luigi Guerritore, alla presenza di 3000 uomini armati, capitanati dal benemerito cittadino Giovanni Matina, etc… (224).”. Del Duca, a p. 169, nella nota (224) postillava: “(224) F. Policicchio, Le camicie Rosse nel Golfo di Policastro, in Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno, op. cit., nota n° 14 pag. 275.”. Del Duca, a p. 169, nella nota (225) postillava: “(225) A.S.S., Gabinetto, Intendenza, Affari Generali, Rapporto del capitano della Guardia Nazionale, busta 1, fascicolo 5.”. Francesco Franco (….), nel suo La Rivoluzione Garibaldina del 1860 del Salernitano, Quaderni del Circolo Culturale Salernitano, ed. Rufolo e Cantelmo, Salerno, 1959, a p. 26, in proposito scriveva che: “Il 27 agosto 1860 Giovanni Matina, Lorenzo Curzio e altri audaci, nel comune di S. Angelo a Fasanella, proclamano decaduto il Governo Borbonico e instaurato quello di Casa Savoia, abbattuto lo stemma dei Borboni, si recano in chiesa a cantare il Te Deum, poi il Matina arringa “il popolo con calde e animose parole”. In sincronia, fra il 27 e il 29, insorge il Cilento, la zona di Sicignano, di Campagna, di Buccino, il Vallo di Diano. Solo il Vallo di Diano presenta tremila insorti. E’ Sala Consilina, nel Vallo di Diano, l’obiettivo delle colonne rivoluzionarie. Quivi arriva il Matina il 30 di agosto. Impone al sottointendente Luigi Guerritore di rassegnare le dimissioni e trasferirgli i poteri. Insedia il Governo Prodittatoriale. Prodittatore è lui stesso, il Matina, comandante delle truppe insurrezionali Luigi Fabrizi, Segretario del Governo è Antonio Alfieri d’Evandro, venuto da Napoli con una compagnia di volontari.”. Felice Fusco (….), nel suo “Sanza – Linee di una storia dalle origini alla seconda metà del Novecento”, a p. 285, in proposito scriveva che: A Sala dimessosi il sottointendente Luigi Guerritore che dagli inizi di Luglio aveva sostituito Luigi Calvosa (310), assunse i pieni poteri in veste di prodittatore Giovanni Matina. Nei primi giorni di settembre il governo provvisorio emise i primi decreti di nomina: dei Commissari organizzatori nei singoli Circondari (per quelli di Sanza, Padula, Sapri e Vibonati fu nominato Vincenzo Del Vecchio (311) e nei capoluogo di Distretto etc…”. Fusco, a p….., nella nota (310) postillava che: “(310) …………………..”.

(Fig. n….) – Ritratto dipinto di Giovanni Matina

Nel 30 agosto 1860, il GOVERNO PRODITTATORIALE di SALA CONSILINA ed i suoi Atti deliberativi

Giacomo Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a pp. 190 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: Trovo che il Comitato dell’Ordine ed Unità Nazionale, addi 10 agosto, conferiva al signor Giovanni Matina “autorità di promuovere la insurrezione nel distretto di Sala e Campagna in favore della causa nazionale unitaria italiana in accordo del movimento di Basilicata; e a tale oggetto (soggiunge l’atto del mandato) il comitato provinciale metterebbe a disposizione di lui le somme necessarie per la iniziativa e prosieguo”. Prometteva inoltre il concorso di cospicui cittadini in altre parti della provincia; nel Vallo di Novi il signor Stefano Passero; e per lo indirizzo militare dello insieme il Colonnello Materazzo.”. Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a pp. 192-193 e ssg., in proposito scriveva che: “Pertanto il 27 di agosto Giovanni Matina, Lorenzo Curzio ed altri nove animosi dettero pubblico incorniciamento alla impresa nella piccola terra di Sant’Angelo a Fasanella; ove erano raccolti gl’insorgenti de’ prossimi paesi di Sicignano, di Postiglione e di Galdo; i quali raggiunti che furono da quelli di Roscigno, di Ottati e di Corleto-celentana, sboccarono il giorno 29 nel vallo di Diano. Quello stesso giorno Claudio Guerrile gridava per Buccino e circostanti terre del distretto di Campagna la insurrezione; e ingrossando di passo in passo sue file toccava alla posta il giorno convenuto. Nel giorno medesimo mentre Lucio Magnone leva il popolo in Rotino e raccoglie gl’insorgenti de’ contigui paesi, Stefano Passaro fa prendere le armi alle milizie della città e del distretto di Vallo, e le guida per la vie di Policastro e del Fortino all’obiettivo di tutti, che era Sala-Consilina. Ma questo terzo e più grosso contingente di armati non aspettarono i primi arrivati nel Vallo di Diano ed il Fabrizii: imperocchè per le ormai propalate vittorie del generale Garibaldi nelle Calabrie, perduti dell’animo i rari sostegni del vecchio governo, e bollenti i popoli di novità, stimarono essere ormai non di preriglio, ma di piacente e festosa mostra lo entrare nella città di Sala. Laonde il mattino del giorno 30 con mille uomini armati vennero tra pubbliche acclamazioni in quella città; e tosto il Sottointendente “rassegnò il potere (dice l’atto che fu scritto) nelle mani del popolo insorto, e per esso del cittadino Colonnello Giovanni Matina, commissario civile e militare della provincia, che assume il titolo di prodittatore con facoltà di nominare il governo provvisorio insurrezionale”. Il Fabrizii era di avviso, che questo moto si fosse raccolto sotto unico indirizzo, sì civile sì militare, al moto che ormai potea dirsi ordinato nella prossima Basilicata: ma al consiglio avrebbero fatto incaglio i municipali spiriti, e fecero. Però il Mattina assume la Prodittatura del Salernitano, e manifesta nel primo suo atto: “La provincia di Salerno etc….”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Trieste, 1868, Vol. II, a pp. 172-173, in proposito scriveva che: “Per appoggiare i moti di Basilicata mandarono nel Salernitano un Giovanni Matina e un Luigi Fabrizi modenese; che accozzato una mano de’ più caldi corsero a Sala, dove il sottointendente Luigi Guerritore a’ 30 agosto con solenne atto, riconoscendo Vittorio e Garibaldi, rassegnava nelle mani del popolo insorto’ la podestà, e dichiarava ‘mettere nelle mani del colonnello Matina e del cittadino Fabrizi tutti i poteri militari’ (ch’egli stesso non aveva!). Codesti due, proclamatisi quegli prodittatore, questi ‘capo dell’insurrezione’, gridarono decaduti i Borboni, inaugurarono Vittorio con Garibaldi dittatore. Posero le armi nelle casse, crearono un cassiere; ma vedendo le popolazioni masticarla male, fecero commissarii ‘organizzatori’ delle rivolture in ogni parte; e per infrenare la reazione stamparono al 1° settembre un’ordinanza per disarmare i cittadini della provincia, con giudizi marziali, e stessa pena a qualunquee uffiziale civile e militare non desse braccio agli esecutori. Un Lucio Magnoni, uno di tal commissarii, con altra ordinanza minacciò fucilazione per gli ‘arrolamenti d’armati’. Ribassarono il sale; e decretarono a’ 4 settembre un indulto agl’imputati condannati ‘per qualsivolglia ragione’, fuorchè chi gli fosse per reazione; così liberarono i ladri, e carcerarono gli onesti. Negli stessi modi un Lorenzo Curcio proclamò a’ 27 agosto la rivoluzione in S. Angelo in Fasanella, e poi un Claudio Guerdile, nel distretto di Campagna. Stefano Passero la proclamò in quel di Vallo a’ 31 agosto; si fece comandante l’esercito del distretto, fè comitati a Gioj, a Stio, a Laurino. Cose facili ed impunite; che la podestà regia secondava, le soldatesche ritraevansi a Salerno, e i popoli senz’armi, tenuti compressi da’ governanti e da’ ribelli, non potevano fiatare. Intanto il Turr sbarcava gente a Sapri il 2 settembre.”. Alcuni documenti sono stati pubblicati da Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, a p. 194, dopo aver descritto per intero il documento pubblicato dall’Evandro, continua scrivendo: ” – Art. 4.° Nominiamo a nostro segretario interino il cittadino signor Antonio Alfieri d’Evandro. – Sala 30 agosto 1860″. Il municipio di Sala fa subitamente “atto di adesione” alle nuove potestà; così gli altri uffiziali dello Stato. Il nuovo governo ordinò per i suoi commissarii in ciascuno comune le Giunte-insurrezionali; e pel proprio organismo una “Giunta centrale d’insurrezione” come la disse; la quale per vero non ebbe balia che di “occuparsi sotto gli ordini e dipendenza immediata del Prodittatore del disbrigo degli affari correnti e di dettaglio, qualunque essi siano, eccetto le cose di guerra (1)”; e cotesti affari distribuì in quattro “dicasteri”. Ordinò con provvisione singolarissima ai cominciamenti di libero Stato il disarmamento di tutti coloro, cui non fosse licenza della polizia (al certo non potrebbe intendersi che la borbonica) di portare le armi….etc….”. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a pp. 392-392, in proposito scriveva che: Lo stesso giorno 30 agosto, nel quale egli spiegò tutta la sua energica attività, dopo aver assunta la prodittatura nel Salernitano, nominò il Fabrizi capo militare dell’insurrezione col grado di colonnello. Credette così di aver assicurata al moto anche l’autonomia militare. Il prodittatore, dopo avere installato il governo provvisorio con poteri assoluti su tutte le autorità civili e militari della provincia, ordinò che tutti i funzionari rimanessero al loro posto, corrispondendo direttamente col governo provvisorio; nominò suo segretario e capo di stato maggiore il cittadino Alfieri d’Evandro e creò un cassiere centrale in persona del capitano Antonio Carraro (28). Con successivi decreti del 1° e del 4 settembre creò una “Giunta Centrale d’insurrezione”, divisa in quattro dicasteri, e le Giunte insurrezionali in ogni comune.”Renato Dentoni Litta (….), nel suo “Echi garibaldini nell’Archivio di Stato di Salerno”, nel testo “Garibaldi, il mito e l’antimito”, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008) e, a pp. 298-299, in proposito scriveva che: Primo governatore della Provincia di Salerno fu Giovanni Matina, irruente liberale originario di Teggiano, etc…L’attività di questi primi giorni del governatorato fu certamente convulsa, come testimoniano alcuni dei primi documenti che recano ancora il sigillo borbonico frettolosamente annullato con un tratto di penna. Dalla loro lettura si evince un’evidente opera di controllo ed epurazione dai ranghi degli uffici provinciali di tutte le persone ritenute non degne o di scarsa fiducia in quanto eccessivamente legati al precedente governo. Si trattava di una preoccupazione importante che fu tenuta in massima considerazione anche successivamente, etc…”. Francesco Franco (….), nel suo La Rivoluzione Garibaldina del 1860 del Salernitano, Quaderni del Circolo Culturale Salernitano, ed. Rufolo e Cantelmo, Salerno, 1959, a p. 26, in proposito scriveva che: “Il 27 agosto 1860 Giovanni Matina, Lorenzo Curzio e altri audaci, nel comune di S. Angelo a Fasanella, proclamano decaduto il Governo Borbonico e instaurato quello di Casa Savoia, abbattuto lo stemma dei Borboni, si recano in chiesa a cantare il Te Deum, poi il Matina arringa “il popolo con calde e animose parole”. In sincronia, fra il 27 e il 29, insorge il Cilento, la zona di Sicignano, di Campagna, di Buccino, il Vallo di Diano. Solo il Vallo di Diano presenta tremila insorti. E’ Sala Consilina, nel Vallo di Diano, l’obiettivo delle colonne rivoluzionarie. Quivi arriva il Matina il 30 di agosto. Impone al sottointendente Luigi Guerritore di rassegnare le dimissioni e trasferirgli i poteri. Insedia il Governo Prodittatoriale. Prodittatore è lui stesso, il Matina, comandante delle truppe insurrezionali Luigi Fabrizi, Segretario del Governo è Antonio Alfieri d’Evandro, venuto da Napoli con una compagnia di volontari.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 89, in proposito aggiungeva che: “IX…..Ma il Matina si recò presto dal sottointendente, il quale rassegnò nelle sue mani i poteri civili e militari, che nutriva anch’egli sentimenti liberali. Consegnò quindi il potere al colonnello Matina, commissario civile e militare della provincia, che assunse il titolo di prodittatore del Salernitano (28) con facoltà di nominare il governo provvisorio insurrezionale (29).”. De Crescenzo, a p. 90, nella nota (28) postillava: “(28) Il Matina ebbe a coadiuvatori Francesco La Francesca, l’insigne giurista Antonio Giudice, Angelo Andrea De Sanctis e l’avvocato Origlia Alfonso.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 90, riferendosi al Matina, in proposito scriveva che: “IX. Il primo suo atto nell’assumere l’ufficio fu il seguente, che proclamò il 30 agosto 1860 da Sala, dal balcone della sottointendenza, tra l’entusiasmo della folla. “La provincia di Salerno è in stato d’insurrezione e proclama, conforme alla volontà del popolo, la decadenza della dinastia dei Borboni e il regno di Vittorio Emmanuele col generale Garibaldi dittatore. E in virtù dei poteri concessi proclama: 1) Un governo provvisorio è installato (30); da esso esclusivamente dipenderanno tutte le autorità civili e militari della provincia etc…”. De Crescenzo, a p. 93, in proposito aggiungeva che: “X. Il giorno dopo ordinò che si costituisse a Sala il governo insurrezionale, affinchè presto estendesse e consolidasse il movimento, onde facilitare la strada al compimento dell’impresa. Detto, fatto, Il governo ebbe a componenti uomini di forte tempra e di provati sentimenti come Arcangelo Ferri di Sassano e Luigi Trezza di Diano. Per formare poi le giunte insurrezionali municipali etc…”. Felice Fusco (…), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri”, a p. 155, in proposito scriveva che: “In virtù della circolare del primo settembre emanata dal governo provvisorio salese (“Cittadino sindaco. Essendosi felicemente inaugurata una nuova era…..convocherà immediatamente il Decurionato e lo farà deliberare per l’atto di adesione al Governo Unitario Nazionale…)(103) i decurionati dei vari borghi dei due distretti si affrettarono a votare l’atto formale di adesione al governo di Vittorio Emanuele II. Etc…”. Fusco, a p. 358, nella nota (103) postillava: “(103) Cfr. Il Lampo, Napoli, Bullettino 484 del 5 settembre 1860, n. 34; P. Russo, Un brandello ecc.., cit., p. 42 e n. 87”. Fusco, oltre a citare il giornale “Il Lampo”, di cui alcuni esemplari sono conservati presso l’Archivio di Stato di Salerno, citava anche il testo di Pasquale Russo (….) e del suo “Un brandello dell’impresa dei Mille. Dal Fortino ad Auletta”, ed. Grafespress, Castelcivita (SA), 2000, bibliograficamente ben aggiornato e informato. Riguardo la Circolare citata dal Fusco, Paola Margarita (….), nel suo “1.2. Il 1860 nelle cronache del giornale “Il Lampo”.” (sta nel “Catalogo della mostra documentaria. Documenti e tetimonianze”, nel libro “Garibaldi, il mito e l’antimito”, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008) e, a p. 186 riporta il seguente documento del 31 agosto 1860, a Sala: “Sala, 31 agosto 1860. Il Prodittatore Giovanni Matina dichiara legittimo lo stato d’insurrezione della provincia (ASS, Giornali, “Il Lampo”, suppl. al n. 32, Napoli 4 settembre 1860). “Il Prodittatore Matina, installata la Prodittatura, dichiara legittimo lo Stato Insurrezionale della Provincia e ordina che tutti gli atti di governo sia per l’amministrazione civile che giudiziaria portino l’intestazione “Vittorio Emmanuele Re d’Italia e il Generale Giuseppe Garibaldi Dittatore delle Due Sicilie”. Ordina, inoltre, che si affidi il comando dell’esercito al colonnello Luigi Fabrizi, che sia installata una Giunta Insurrezionale in tutti i Municipi della Provincia composta da tre individui noti per la fede patriottica, scelti dai commissari a ciò delegati. La giunta municipale così composta avrà pieni poteri per far eseguire tutte le disposizioni che emanerà il governo, per mantenere l’ordine interno, per l’apertura di liste di volontari e per formare una cassa del pubblico danaro.”. Questi provvedimenti e Atti emanati dal Governo provvisorio del Matina verrano pubblicati anche in Alfieri d’Evandro (….). L’Archivio di Stato di Salerno, Prefettura, Gabinetto, “b. 1, f. 5”, rapporto del 12 settembre 1860, contiene il rapporto del 22 settembre 1860. Storia archivistica: Il fondo era già conservato nell’antico Archivio provinciale a cui era pervenuto dalla Prefettura di Salerno a partire dal 1873 e poi ancora all’inizio del sec. XX. Un ulteriore versamento risale al 1940 e l’ultimo, relativo al Cemento armato, al marzo 2013. Ad oggi è parzialmente riordinato e consultabile sulla base di inventari, per le serie sistemate, e di elenchi di versamento per le serie ancora in corso di ordinamento. Le carte del Gabinetto della Prefettura di Salerno sono giunte all’Archivio di Stato di Salerno per versamenti, il primo effettuato all’inizio del secolo e il secondo nel 1940. La documentazione è stata inventariata nel 1954. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a pp. 144-145, in proposito scriveva che: “A Salerno invece, giunse il 10 agosto Giovanni Matina, reduce dall’esilio, con l’incarico di promuovere l’insurrezione nel distretto di Salerno, Sala e Campagna, mentre per il distretto di Vallo il Comitato d’Azione incaricò Lucio Magnone. Era ormai tutto pronto e si attendevano solo le armi per insorgere ma, invano, i due comitati napoletano e salernitano tentarono di raggiungere un accordo, avvolti da screzi, rancori ed offese. Il 24 agosto Stefano Passero, che era incaricato dal Comitato dell’Ordine di Napoli di preparare l’insurrezione nel Vallo di Novi, informò in una lettera da Napoli il liberale Nicola Pagano circa uno sbarco di fucili nella marina di Ascea: “Cittadino fratello, a fine di promuovere la rivoluzione, con brevetto di ieri, venni accreditato presso il comitato provinciale di Salerno, da questo centrale dell’Ordine. In conseguenza non dubito che dietro un brevissimo ma pronto abboccamento, vi imbarcherete sul vapore regio “Tanaro” onde andare a sbarcare alla marina di Ascea numero ottocento fucili militari con le analoghe provvigioni. Vi prevengo che, semmai i 400 gendarmi, i quali trovansi in Vallo, etc…(184)”. Del Duca, a p. 145, nella nota (185) postillava: “(185) A.S.S., Gabinetto di Prefettura, 1860, Sbarco di fucili alla marina di Ascea, busta 1, fascicolo 1.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a pp. 168-169, in proposito scriveva che: “All’alba del 30, centinaia di volontari si portarono entusiasti a Sala, dove Giovanni Matina, alla testa di 3000 insorti, proclamava la dittatura assumento il titolo di prodittatore della provincia di Salerno e vi insediò un governo provvisorio insurrezionale a cui si sottomisero le massime autorità regie. Si stabiliva inoltre, “che tutti i funzionari conservino provvisoriamente i propri posti, e che le somme provenienti da tutte le contribuzioni dovranno essere versate presso un Cassiere Centrale”(223).”. Del Duca, a p. 168, nella nota (223) postillava: “(223) A.S.S., Giornali, Dichiarazione del Prodittatore della Provincia di Salerno e del Capo Militare delle forze insurrezionali, “Il Lampo”, n. 32, Napoli 4 settembre 1860.”. Del Duca, a pp. 168-169, in proposito scriveva: “Il Sottointendente di Sala infatti, in un verbale così riportava: “L’anno 1860, il 30 agosto, in Sala nella casa della Sottointendenza. Il Sottointendente del Distretto D. Luigi Guerritore, alla presenza di 3000 uomini armati, capitanati dal benemerito cittadino Giovanni Matina, e proclamanti lo stato insurrezionale, l’Unità d’Italia con Re Vittorio Emmanuele ed il Generale Garibaldi Dittatore, e la piena decadenza della dinastia dei Borboni, dichiara di rassegnare il suo potere nelle mani del popolo insorto e per esso del cittadino Giovanni Matina nominato Commissario Civile della Provincia, che assume il titolo di Prodittatore con facoltà di nominare il Governo provvisorio insurrezionale aggregandosi quei cittadini che nel suo patriottismo crederà opportuno” (224). Unanimi furono le adesioni dei comuni della provincia al nuovo governo e numerose le manifestazioni di giubilo della popolazione come avvenne a Torre Orsaia, dove “universale del Circondario fu l’esultanza per il nuovo governo e particolarmente sentita la riconoscenza dei componenti della Guardia Nazionale nei confronti di Garibaldi per averli liberati dal più cieco dispotismo che per tanti anni aveva gravato su di loro”(225).”. Del Duca, a p. 169, nella nota (224) postillava: “(224) F. Policicchio, Le camicie Rosse nel Golfo di Policastro, in Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno, op. cit., nota n° 14 pag. 275.” Del Duca, a p. 169, nella nota (225) postillava: “(225) A.S.S., Gabinetto, Intendenza, Affari Generali, Rapporto del capitano della Guardia Nazionale, busta 1, fascicolo 5.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 147, in proposito scriveva che: “Il contrasto tra democratici e moderati nel salernitano avanzò in connessione con la situazione generale e col più vasto antagonismo tra Cavour e Garibaldi, a tal punto che l’1 settembre 1860 il De Dominicis, Comandante del Primo corpo insurrezionale nel distretto di Vallo e in stretti rapporti con il Comitato dell’Ordine, rifiutò di consegnare le armi sbrcate ad Acciaroli per la rivoluzione, a Leonino Vinciprova, del Comitato d’Azione. Ad insurrezione conclusa, il movimento moderato si diresse contro il Matina, nominato Governatore della Provincia che era stata l’anima della rivoluzione, allo scopo di screditare con le più svariate accuse, gli uomini della rivoluzione e nel complesso tutta la spedizione garibaldina in funzione dell’esaltazione monarchico-cavourriana che offriva la possibilità di ritornare al tradizionale conservatorismo del ceto dirigente meridionale. Con la fine del governo della dittatura si chiuse la fase rivoluzionaria e iniziò quella legalitaria e agli uomini della rivoluzione succedettero quelli della moderazione e dell’ordine mentre, la rivoluzione non aveva toccato neanche minimamente la struttura sociale: le vecchie clientele continuavano a seguire i loro padroni, ed i loro capi. I moderati vinsero la partita finale in quanto riuscirono ad imporre la tattica cavourriana di imporre la sua soluzione unitaria moderato-sabauda mentre gli uomini delle file democratiche che avevano trascorso la vita in esilio e nelle galere borboniche, che avevano acceso e guidato la rivoluzione, vennero ben presto posti sotto lo stretto controllo della polizia come elementi pericolosi per quello Stato che essi stessi contribuirono ad edificare.”. Felice Fusco (….), nel suo “Sanza – Linee di una storia dalle origini alla seconda metà del Novecento”, a p. 285, in proposito scriveva che: A Sala dimessosi il sottointendente Luigi Guerritore che dagli inizi di Luglio aveva sostituito Luigi Calvosa (310), assunse i pieni poteri in veste di prodittatore Giovanni Matina. Nei primi giorni di settembre il governo provvisorio emise i primi decreti di nomina: dei Commissari organizzatori nei singoli Circondari (per quelli di Sanza, Padula, Sapri e Vibonati fu nominato Vincenzo Del Vecchio (311) e nei capoluogo di Distretto etc…”. Fusco, a p….., nella nota (310) postillava che: “(310) …………………..”.

LUIGI FABRIZI, incaricato da Giovanni Matina

Dalla Treccani on-line leggiamo che Luigi Fabrizi, nell’agosto del 1860, galvanizzato dai primi successi di Garibaldi, che nel recente passato aveva mostrato di tenerlo in una certa considerazione, il Fabrizi non esitò a partire per il Sud. Da Napoli si portò con Giovanni Matina nella zona di Salerno, che alla vigilia dell’arrivo del Garibaldi riuscì a fare insorgere senza però sentirsi poi in grado di assumere il comando militare della provincia che pure gli era stato offerto. Non rinunziò tuttavia ad organizzare una colonna di siciliani e a prendere le redini di una brigata di 1.500 uomini che, inserita nella divisione Bixio, il 1º ottobre al Volturno fu schierata di riserva, a San Salvatore nei pressi di Maddaloni, alle spalle della brigata Eberhard, e dopo la repentina ritirata di quest’ultima ne occupò disciplinatamente le posizioni. Il 28 e il 29 ott. 1860 il F. si trovò ancora ad affrontare le truppe borboniche: la seconda volta, combattendo davanti a Capua “completamente allo scoperto” (come avrebbe scritto l’8 novembre al fratello Nicola in una lettera conservata in Roma, Arch. centr. dello Stato, Carte Fabrizi, scatola 2), fu raggiunto da un colpo di mitraglia che gli frantumò il braccio destro in tre punti. Una lunghissima convalescenza, resa più sofferta dal mancato accoglimento di ogni sua richiesta di concessione del comando di una piazza, non bastò a restituirgli l’uso del braccio. Ebbe inizio allora una estenuante lotta con la burocrazia per il riconoscimento dei servizi prestati: alla fine, ritiratosi a Castelnuovo in Garfagnana dopo essere stato collocato a riposo col grado di colonnello, il F. ottenne una medaglia d’argento e, a partire dal 16 maggio 1863, una pensione che non teneva conto, come egli aveva chiesto, della sua partecipazione alle guerre nazionali dal 1831 in poi. Colto da una crisi cardiaca mentre si trovava a Pisa presso il figlio, il F. morì il 28 febbr. 1865. Si veda E. Casanova, La Brigata Fabrizi da Salerno a Capua, in Bollett. d. Uff. storico, V (1930), pp. 170-180.

Nel 30 agosto 1860, a Sala, il colonnello MATINA nominò colonnello e capo militare dell’insurrezione nel Salernitano il cittadino Luigi FABRIZI di Modena

Nell’agosto del 1860, galvanizzato dai primi successi di Garibaldi, che nel recente passato aveva mostrato di tenerlo in una certa considerazione, il Fabrizi non esitò a partire per il Sud. Da Napoli si portò con Giovanni Matina nella zona di Salerno, che alla vigilia dell’arrivo del Garibaldi riuscì a fare insorgere senza però sentirsi poi in grado di assumere il comando militare della provincia che pure gli era stato offerto. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a p. 379, in proposito scriveva che: “Scoppia in Potenza la rivoluzione: si ricevono danari da Napoli: il 25 agosto si parte per Sala da Marciani a raggiungere Matina e Fabrizi a Diano; il 28 comincia la rivoluzione: si stabilisce a Sala un governo provvisorio prodittatoriale: Matina Prodittatore, Alfieri d’Evandro segretario”(10).”. Cassese, a p. 381, nella nota (10) postillava: “(10) Dichiarazione del de Meo in Alfieri d’Evandro, op. cit., p. 59 e ssg.”. Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a pp. 190 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: Venne con esso loro a reggere lo indirizzo militare il signor Luigi Fabrizii di Modena; il quale uscito di famiglia celebratamente devota a libertà, avea con tre fratelli esulato d’Italia dopo i casi di lombardia, del Veneto e di Roma nel 1848; poscia di capitano nella legione Anglo-italica in Crimea.”Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a p. 192 e ssg., in proposito scriveva che: “Il Matina invece non accettò che lo indirizzo, gli uomini, e i sussidi del ‘Comitato Unitario’; dal quale il 23 di agosto, fu nominato “Alto Commissario politico e civile dei distretti di Salerno, Sala e Campagna (1)”; doppoichè pel distretto di Vallo avea dato nome ed ufficio medesimo a Lucio Magnone. Venne con esso loro a reggere lo indirizzo militare il signor Luigi Fabrizii di Modena; il quale uscito di famiglia celebratamente devota a libertà, avea con tre fratelli esulato d’Italia dopo i casi di lombardia, del Veneto e di Roma nel 1848; poscia di capitano nella legione Anglo-italica in Crimea.”Dalla Treccani on line leggiamo che Luigi Fabrizi, nacque a Modena il 3 febbr. 1812, ultimo di quattro figli, da Ambrogio, avvocato, e da Barbara Piretti. Passata l’epoca delle rivoluzioni, il Fabrizi si stabilì a Genova e si legò ad elementi come Rosalino Pilo, Carlo Pisacane e Francesco Abignente. Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a pp. 192-193 e ssg., in proposito scriveva che: “Pertanto il 27 di agosto Giovanni Matina, Lorenzo Curzio ed altri nove animosi dettero pubblico incorniciamento alla impresa nella piccola terra di Sant’Angelo a Fasanella; ove erano raccolti gl’insorgenti de’ prossimi paesi di Sicignano, di Postiglione e di Galdo; i quali raggiunti che furono da quelli di Roscigno, di Ottati e di Corleto-celentana, sboccarono il giorno 29 nel vallo di Diano. Quello stesso giorno Claudio Guerrile gridava per Buccino e circostanti terre del distretto di Campagna la insurrezione; e ingrossando di passo in passo sue file toccava alla posta il giorno convenuto. Nel giorno medesimo mentre Lucio Magnone leva il popolo in Rotino e raccoglie gl’insorgenti de’ contigui paesi, Stefano Passaro fa prendere le armi alle milizie della città e del distretto di Vallo, e le guida per la vie di Policastro e del Fortino all’obiettivo di tutti, che era Sala-Consilina. Ma questo terzo e più grosso contingente di armati non aspettarono i primi arrivati nel Vallo di Diano ed il Fabrizii: imperocchè per le ormai propalate vittorie del general Garibaldi nelle Calabrie, perduti dell’animo i rari sostegni del vecchio governo, e bollenti i popoli di novità, stimarono essere ormai non di preriglio, ma di piacente e festosa mostra lo entrare nella città di Sala. Laonde il mattino del giorno 30 con mille uomini armati etc…”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Trieste, 1868, Vol. II, a pp. 172-173, in proposito scriveva che: “Per appoggiare i moti di Basilicata mandarono nel Salernitano un Giovanni Matina e un Luigi Fabrizi modenese; che accozzato una mano de’ più caldi corsero a Sala, dove il sottointendente Luigi Guerritore a’ 30 agosto con solenne atto, riconoscendo Vittorio e Garibaldi, rassegnava nelle mani del popolo insorto’ la podestà, e dichiarava ‘mettere nelle mani del colonnello Matina e del cittadino Fabrizi tutti i poteri militari’ (ch’egli stesso non aveva!). Codesti due, proclamatisi quegli prodittatore, questi ‘capo dell’insurrezione’, gridarono decaduti i Borboni, inaugurarono Vittorio con Garibaldi dittatore. Posero le armi nelle casse, crearono un cassiere; ma vedendo le popolazioni masticarla male, fecero commissarii ‘organizzatori’ delle rivolture in ogni parte; e per infrenare la reazione stamparono al 1° settembre un’ordinanza per disarmare i cittadini della provincia, con giudizi marziali, e stessa pena a qualunque uffiziale civile e militare non desse braccio agli esecutori. Un Lucio Magnoni, uno di tal commissarii, con altra ordinanza minacciò fucilazione per gli ‘arrolamenti d’armati’. Ribassarono il sale; e decretarono a’ 4 settembre un indulto agl’imputati condannati ‘per qualsivolglia ragione’, fuorchè chi gli fosse per reazione; così liberarono i ladri, e carcerarono gli onesti. Negli stessi modi un Lorenzo Curcio proclamò a’ 27 agosto la rivoluzione in S. Angelo in Fasanella, e poi un Claudio Guerdile, nel distretto di Campagna. Stefano Passero la proclamò in quel di Vallo a’ 31 agosto; si fece comandante l’esercito del disstretto, fè comitati a Gioj, a Stio, a Laurino. Cose facili ed impunite; che la podestà regia secondava, le soldatesche ritraevansi a Salerno, e i popoli senz’armi, tenuti compressi da’ governanti e da’ ribelli, non potevano fiatare. Intanto il Turr sbarcava gente a Sapri il 2 settembre.”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a pp. XI-XII, in proposito scriveva che: Notatosi il bisogno di un capo Militare si gittarono gli occhi su Luigi Fabrizii da Modena. Matina lo invitò al rischioso ballo e tuttocchè infermiccio, valendo più in lui l’amore all’Italia che alla vita n’ebbe del sì. Egli fratello del Generale Nicola e del celebre Medico era degno delle domestiche tradizioni. Giovane ancora il 1831 lo vide combattere in Casa Menotti, indi congiuratore e profugo, nel 1848 etc…”. Dunque, il d’Evando nei sui Cenni generali cita il colonnello Luigi Fabrizi di Modena che fu incaricato da Giovanni Matina di comandare l’omonima Brigata. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a p. XVI, in proposito scriveva che: “…s’installò una giunta e fecesi rotta il 28 per Vallo di Diano dove le armi erano state già trasportate per cura dall’operoso Carrano, e che per la sua postura topografica erasi scelto a lungo di convegno generale degl’insorti. Il Vallo è un largo e lungo bacino tutto circondato dai monti che lo rendono inaccessibile e difendibilissimo, con due varchi l’uno a Campestrino ove la strada per un ponte gittato su due burroni sale sui monti e che quindi bastano poche compagnie di uomini a difendere dall’alto delle rocce, aventi a ridosso la magnifica posizione dello Scorzo ove può accampare un armata, e dall’opposto lato della valle i posti del Fortino che corrono tra monti e soli vi danno accesso, ove del pari bastano de’ posti asserragliati per battere un armata che vi si voglia aprire il varco: il passo di Campestrino guarda a Salerno e quello del Fortino alle Calabrie, la valle è fertile abitata da popolazioni rischiose e sparsa di grosse città e di popolose borgate. Come ognun vede adunque la posizione non poteva essere meglio scelta.”Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a p. XVIII, in proposito scriveva che: Così le masse di tutte le forze della rivoluzione riconcentrandosi in quella strategica vallea e Fabrizii fece occupare solidamente le gole di Campestrino e del Fortino stabilendo il quartier generale allo Scorzo. I regi spaventati fuggirono a Salerno, quei di Calabria tagliati fuori deposero le armi e Garibaldi lasciato in marcia l’esercito, volò a ricongiungersi a noi e dopo pochi giorni entrava a Napoli.”. Dunque, il d’Evandro scriveva che il colonnello Luigi Fabrizi, dopo avere accolto la nomina del Matina, raccolse nel Vallo di Diano tutte le forze insurrezionali provenienti dal Cilento e dalla Basilicata. Fabrizi fece occupare le gole di Campestrino e del Fortino e stabilì il suo quartiere generale allo Scorzo. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Appendice”, a p. 77, in proposito scriveva che: “N.° 7. Comando della Brigata Fabrizii. Napoli li 13 Gennaio 1861. Generale ministro. La giustizia reclama la di Lei attenzione sulle circostanze che pongono il corpo da me comandato nel dritto uguale agli altri corpi attivi nella guerra Meridionale…..A Campestrino collocai 300 uomini come punto di appoggio avendo fatto occupare fortemente Caggiano. A S. Lorenzo di Padula stanziai altri 1500 uomini, i quali avevano la loro vanguardia a Casalnuovo, e Fortino, onde contrastare la ritirata dei Regii, respinti dal Generale Garibaldi. Collocai il mio Quartier Generale ad Auletta. Queste forze permisero al Generale Garibaldi di portarsi in Napoli il giorno 7 Settembre: quantunque staccato dalle proporie forze vincitrici in Calabria. Il giorno 8, 1500 uomini delle mie truppe passarono nella Provincia di Avellino, e vi domarono la reazione. Il giorno 12 e seguenti domai le reazioni di Scafati, di Angri, e di Castellammare. Etc…”. Il colonnello Fabrizi, comandante dell’omonima sua Brigata, scrivendo il 13 gennaio 1861 al Ministro lamentandosi per lo scioglimento dei corpi dei garibaldini, compreso il suo, dell’Esercito Meridionale racconta ciò che fece nel Vallo di Diano, ad Eboli, al Fortino, a Sala, prima che ad egli ed ai suoi uomini gli fosse stato rodinato di andare a combattere a Maddaloni etc…Fabrizi spiega che a Padula, presso la Certosa di S. Lorenzo, dove gli uomini di Garibaldi riuscirono a relegare parte dei soldati borbonici del generale Caldarelli, egli aveva dislocato, oltre 1500 soldati della sua Brigata. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a p. XVIII, in proposito scriveva che: Così le masse di tutte le forze della rivoluzione riconcentrandosi in quella strategica vallea e Fabrizii fece occupare solidamente le gole di Campestrino e del Fortino stabilendo il quartier generale allo Scorzo.”Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a pp. 390-391, in proposito scriveva che: “Il 16 agosto del 1860 il Comitato di Corleto proclamò l’insurrezione in Basilicata secondo l’impegno assunto col Comitato dell’Ordine di Napoli. Il giorno successivo anche tutto il Salernitano avrebbe dovuto inalberare la bandiera della insurrezione, ma ciò non avvenne, dando luogo ad aspre rampogne e ad accuse di gretto spirito di municipalismo e di invidia a carico dei patrioti salernitan: accuse ripetute ancora nelle solenni pagine della storia del Racioppi e in quelle della “Cronistoria” del Lacava. Ma quale fondatezza avevano codeste accuse? E quale ragione ebbero i Salernitani per non insorgere in tempo dovuto? A promuovere l’insurrezione nella nostra Provincia fu incaricato l’ardente Giovanni Matina, il quale, come abbiamo visto, faceva parte del Comitato d’Azione o Unitario. Senonché egli ebbe contemporaneamente l’incarico da entrambi i Comitati (25); ma, nell’alternativa, egli non volle smentire la sua devozione a Garibaldi e preferì accettare disciplinatamente l’indirizzo, gli uomini ed i sussidi del Comitato Unitario o d’Azione. Conseguentemente egli era tenuto a seguire la linea politica tracciata dal suo Comitato, che era quella di attendere Garibaldi perché gli apparisse il vero ed unico artefice della rivoluzione. Di qui il ritardo dell’insurrezione nel Salernitano, ritardo che trova giustificazione non nell’avidia municipalista, come vogliono il Racioppi ed il Lacava, ma in un orientamento politico volontariamente accettato con assoluta dedizione patriottica. Il Matina, fedele al suo partito e sfidando le ire dei suoi avversari, volle sincronizzare la sua azione con quella del Generale. Il quale, sbarcato il 20 agosto in Calabria, marciava speditamente verso la Capitale. Il 30 agosto, proprio quando Garibaldi si approssimava alla provincia di Salerno, Giovanni Matina con Luigi Fabrizi, appartenente alla storia famiglia modenese, e con altri compagni di fede, iniziava l’insurrezione a Sala, dove furono concentrati tremila insorti del Vallo di Diano. Allora, dato il segnale, tutta la provincia fu in fiamme, tranne il Capoluogo, ancora per poco sotto il controllo delle truppe borboniche che di giorno in giorno, in numero sempre più crescente, abbandonavano le armi.”Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a pp. 392-392, in proposito scriveva che: “Il capo morale dell’insurrezione salernitana nel ’60 fu certamente Giovanni Matina. Egli, come s’è detto, con decreto del 23 agosto emanato dal Comitato d’Azione, fu ominato “Alto Commissario politico e civile nei distretti di Salerno, Sala e Campagna”. Per il distretto di Vallo fu nominato allo stesso ufficio Lucio Magnoni. Il documento a favore del Matina dice che la nomina “importa imperio assoluto, in talune emergenze, anche sul potere militare; ed avrà (il Commissario) il potere di nominare altri impiegati civili. Egli (continua il documento) corrisponderà direttamente col Comitato Unitario di Napoli (26). Questo documento è molto importante, sia per l’ampiezza dei poteri conferiti al Matina, sia anche perché gli si riconosceva assoluta autonomia rispetto non solo all’altro Comitato, quello dell’ordine, di Salerno, ma anche nei riguardi degli analoghi Comitati delle provincie contermini. Sicchè quando, subito dopo la proclamazione dell’insurrezione, avvenuta in Sala il 30 agosto, il Fabrizi avanzò il parere che il moto fosse coordinato, secondo un unico indirizzo, tanto civile che militare, a quello della vicina Basilicata, il Matina vi si oppose, non tanto per i “minicipali spiriti”, come vuole il Racioppi (27), quanto perché egli, attenendosi fedelmente alla lettera del decreto, intendeva di neutralizzare in certo senso e sminuire nel corso degli avvenimenti l’importanza politica del Comitato di Potenza, dando al moto nel Salernitano un indirizzo diverso da quello. In altri termini il Matina sperava di poter togliere l’iniziativa politica al Comitato potentino e di incanalare le forze nella provincia di Salerno – la quale, essendo prossima alla Capitale, poteva assolvere un ruolo decisivo – , verso il partito più spregiudicato e più audace. Lo stesso giorno 30 agosto, nel quale egli spiegò tutta la sua energica attività, dopo aver assunta la prodittatura nel Salernitano, nominò il Fabrizi capo militare dell’insurrezione col grado di colonnello. Credette così di aver assicurata al moto anche l’autonomia militare. Il prodittatore, dopo avere installato il governo provvisorio con poteri assoluti su tutte le autorità civili e militari della provincia, ordinò che tutti i funzionari rimanessero al loro posto, corrispondendo direttamente col governo provvisorio; nominò suo segretario e capo di stato maggiore il cittadino Alfieri d’Evandro e creò un cassiere centrale in persona del capitano Antonio Carraro (28). Con successivi decreti del 1° e del 4 settembre creò una “Giunta Centrale d’insurrezione”, divisa in quattro dicasteri, e le Giunte insurrezionali in ogni comune.”Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a p. 393, in proposito scriveva che: “Lo stesso giorno 30 agosto, nel quale egli spiegò tutta la sua energica attività, dopo aver assunta la prodittatura nel Salernitano, nominò il Fabrizi capo militare dell’insurrezione col grado di colonnello. Credette così di aver assicurata al moto anche l’autonomia militare.”. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a p. 395, riferendosi al dispaccio di Garibaldi al Matina del 31 agosto, in proposito scriveva che: “Evidentemente il piano del Prodittatore cominciava a far delle falle, perché, in conseguenza delle istruzioni ricevute, e probabilmente per altre pressioni, egli dovette cedere anche al Fabrizi col quale aveva avuto, come s’è visto, un’iniziale contrasto d’opinione. Difatti, il parere del Capo militare, che si dovesse stringere contatto con le forze rivoluzionarie della vicina Basilicata, dove operava il colonnello Camillo Boldoni, prevalse nettamente dopo due o tre giorni. E peciò il Fabrizi si affrettò ad emanare il seguente ordine del giorno: “La rivoluzione deve tendere ad unificarsi: quindi etc..” (32). La corrente politica, che faceva capo al Comitato dell’Ordine, aveva in tal modo vinto nettamente ed il prodittatore Matina dovette sacrificare le sue convinzioni di partito ai supremi interessi della patria. Con questa vittoria incominciò nel Salernitano la fase della grande manovra avvolgente da parte della borghesia moderata, che sarà indi a poco perfezionata mediante quel compromesso con le forze regie piemontesi, che sembrò scaturire per forza naturale da ragioni oggettive, mentre invece fu un congegno politco abilmente achtettato in difesa dei privilegi di classe. Anche il volontarismo, che fu il nerbo della rivoluzione del Risorgimento, cominciò ad accusare i primi colpi, fino a che dovrà capitolare difronte alle forze disciplinate dell’esercito regolare piemontese…..In conseguenza del nuovo orientamento il colonnello Fabrizi nominò capo di stato maggiore Lorenzo Curzio, mentre Antonio Alfieri d’Evandro fu nominato delegato civile e militare del distretto di Sala da Giovanni Matina. Questi a sua volta, il 5 settembre, fu nominato da Garibaldi, che era già giunto a Sala, governatore della Provincia di Salerno “con poteri illimitati”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 203, in proposito scriveva che: “Questi onori semi-divini furono tributati però per alcuni giorni ad un personaggio che non era il vero Garibaldi, giacchè fra Sala Consilina e Eboli, le popolazioni presero “l’inglese di Garibaldi”, il Peard, per Garibaldi stesso. Durante questa sua strana avventura il Peard era in compagnia del Gallenga, corrispondente del ‘Times’, di C. S. Forbes, comandante della Marina inglese e del Fabrizi, tutti e tre incaricati dal Dittatore di precederlo, per ispezionare le posizioni militari. La brigatella attraversate le file del Caldarelli prima che si sbandassero, nella sua qualità di non combattente, aveva seguita la strada maestra per tutto il tragitto di Cosenza in poi, guadagnando cinquanta miglia di vantaggio su Garibaldi che aveva dovuto fare il giro della costa. Nel pomeriggio del 3 settembre, mentre Garibaldi filava a vele spiegate nella baia di Sapri, il Peard entrava ad Auletta in mezzo alle grida del “più frenetico entusiasmo”, come egli notò nel suo Diario.”. Dobelli, a p. 198, nella nota (1) postillava: “(1) Ms. Peard, Journal, 3 settembre”. Dobelli, a p. 439, di Peard scriveva: “Peard = Treveljan (G.M.) – War-Journals of Garibaldi’s Englishman. Pubblicazione di parte del giornale di J. W. Peard per il 1860 nel ‘Cornhill Magazine, giugno 1908. Vedasi anche un altro articolo di Miss Frances M. Peard apparso nella stessa rivista nell’agosto 1903 sotto il titolo: ‘Garibaldi’s Englishman.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 135, in proposito scriveva che: “Un singolare equivoco accadeva intanto. In Calabria il Dittatore aveva incaricato l’inglese Peard, C. S. Forbes comandante della marina inglese ed il Fabrizi di precederlo per esaminare le posizioni militari importanti e riferirgli. Costoro accompagnati anche da Galenga corrispondente del ‘Times’, riuscirono a passare attraverso le file del Caldarelli prima che si sbandassero e a proseguire fino ad Auletta. La popolazione scambiando quell’inglese per Garibaldi, etc…Il dì successivo la piccola brigata, accompagnata dalla banda etcc…salì al comune di Postiglione (2-3). Etc…”. Mazziotti, a p. 135, nella nota (2-3) postillava: “(2-3) Treveljan, – opera citata, pag. 202-207.”Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 156 e ssg., in proposito scriveva che: “Come si vede, Garibaldi faceva da battistada a tutti, ma quel giorno – diretto ad Auletta – seppe che il suo vecchio Aiutante in Campo Colonnello Fabrizi, alla testa del Battaglione “Tanagro”, che faceva parte della sua Brigata, era già a ‘Campostrino’, e sarebbe andato oltre, mantenendosi in avanguardia per la sicurezza del Generale. Il “Vallo di Diano”, dopo Sala Consilina, andava sempre più restringendosi. Sotto la montagna, alla sinistra dl Tanagro etc…”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 81, in proposito scriveva che: “La sera del 18 agosto arrivò a Salerno anche Luigi Fabrizi, che il Comitato Centrale di Napoli aveva destinato come comandante supremo della rivoluzione in provincia. Egli alloggiò anche in casa Ferretti e la De Pace lo mise al corrente di tutto.”. Forse quì vi è un errore perchè De Crescenzo prima scrive che arrivarono a Salerno il 23 agosto e poi scrive il 18 agosto il Fabrizi. Forse si tratta del 28 agosto. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 81, in proposito scriveva che: “In tale intesa e con diversi volontari, ai quali apparteneva anche Giovanni Guglielmi, il 25 agosto lasciarono Salerno il Fabrizi il Matina il Curzio ed il De Meo. La presidenza del comitato salernitano fu lasciata alla De Pace, la quale seppe dirigere con ammirevole competenza tutto il movimento, finchè la sera del 6 settembre non giunse Garibaldi coi suoi.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 91, riferendosi al Matina, in proposito scriveva che: “E nominava, inoltre, come capo militare dell’insurrezione del Salernitano, il cittadino Luigi Fabrizi di Modena, che, sebbene malfermo di salute, accettò volentieri l’incarico 31).”. De Crescenzo, a p. 91, nella nota (31) postillava: “(31) Era fratello del generale Nicola (1805-1885) e del celebre medico “anima patriota, sangue freddo e buon soldato” come lo definì uno storico. Aveva partecipato a tutte le precedenti battaglie dell’indipendenza, dalle quali aveva riportato lodi e manzioni onorevoli. Difatti, nel 1831, come altrove dicemmo, aveva combattuto in casa di Ciro Menotti, etc…”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 80, in proposito scriveva che: “III. Ricevuta comunicazione della nomina a Napoli, dove già aveva penato per due mesi nel castello dell’Ovo (13). Il Matina partì presto alla volta di Salerno. Gli teneva compagnia il fratello del grande patriota Nicola Fabrizi, Luigi, giovane ardimentoso, che già s’era fatto notare tra i proseliti del Menotti, nonchè nella difesa di Roma e nella guerra di Crimea. Essi arrivarono a Salerno le sera dello stesso giorno 23 agosto e si recarono da un noto ed operoso patriota, animatore di masse, Nicola Ferretti, che da tempo aveva aperto la sua abitazione (14) a sedute politiche, alle quali convenivano quanti etc…”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 170 e ssg., in proposito scriveva che: “In quello stesso pomeriggio, Garibaldi stava per giungere a Salerno. Era partito all’alba da Auletta, preceduto dal Battaglione “Tanagro” della colonna Fabrizi, che aveva schierato avamposti di sicurezza – come scrisse il suo Comandante – alla “Duchessa” di Postiglione, e raccolto la riserva alla “Taverna dell’Olmo”…..(p. 170) Sullo Scorzo, altro schieramento di volontari in armi; ma su tutto il percorso, anche là dove non sorgevano case, si allineavano, sui ciglioni dei poderi, creature semplici, ansiose di vedere l’Eroe da vicino etc…”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 184 e ssg., in proposito scriveva che: “La brigata Fabrizi – formata buona parte da salernitani – venne inquadrata nella XVI Divisione, comandata da Nino Bixio. Il 1° e il 3 ottobre, prese parte ai combattimenti che si svolsero sul Volturno, e propriamente sulle alture di San Salvatore ed ai Ponti della Valle, estrema destra dello schieramento garibaldino. Per gli atti di valore compiuti, venne decorato al Valor Militare il Maggiore Galloppo, comandante del Battaglione “Tanagro”, ed è da ricordare anche che sotto ‘Capua’ si batterono coraggiosamente i patrioti salernitani Michele Matina, Lorenzo Curzio, Pasquale Cerruti, e il Capitano Trotta. E quando Fabrizi – che riportò ferita in combattimento – prese congedo dalla Brigata, così, tra l’altro si espresse in un significativo ordine del giorno: “………..”. Ed al Ministro della Guerra, più tardi, Fabrizi così scrisse: “……………….”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a pp. 144-145, in proposito scriveva che: “A Salerno invece, giunse il 10 agosto Giovanni Matina, reduce dall’esilio, con l’incarico di promuovere l’insurrezione nel distretto di Salerno, Sala e Campagna, mentre per il distretto di Vallo il Comitato d’Azione incaricò Lucio Magnone. Era ormai tutto pronto e si attendevano solo le armi per insorgere ma, invano, i due comitati napoletano e salernitano tentarono di raggiungere un accordo, avvolti da screzi, rancori ed offese. Il 24 agosto Stefano Passero, che era incaricato dal Comitato dell’Ordine di Napoli di preparare l’insurrezione nel Vallo di Novi, informò in una lettera da Napoli il liberale Nicola Pagano circa uno sbarco di fucili nella marina di Ascea: “Cittadino fratello, a fine di promuovere la rivoluzione, con brevetto di ieri, venni accreditato presso il comitato provinciale di Salerno, da questo centrale dell’Ordine. In conseguenza non dubito che dietro un brevissimo ma pronto abboccamento, vi imbarcherete sul vapore regio “Tanaro” onde andare a sbarcare alla marina di Ascea numero ottocento fucili militari con le analoghe provvigioni. Vi prevengo che, semmai i 400 gendarmi, i quali trovansi in Vallo, etc…(184)”. Del Duca, a p. 145, nella nota (185) postillava: “(185) A.S.S., Gabinetto di Prefettura, 1860, Sbarco di fucili alla marina di Ascea, busta 1, fascicolo 1.”.  Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 147, in proposito scriveva che: “Il contrasto tra democratici e moderati nel salernitano avanzò in connessione con la situazione generale e col più vasto antagonismo tra Cavour e Garibaldi, a tal punto che l’1 settembre 1860 il De Dominicis, Comandante el Primo corpo insurrezionale nel distretto di Vallo e in stretti rapporti con il Comitato dell’Ordine, rifiutò di consegnare le armi sbarcate ad Acciaroli per la rivoluzione, a Leonino Vinciprova, del Comitato d’Azione. Ad insurrezione conclusa, il movimento moderato si diresse contro il Matina, nominato Governatore della Provincia che era stata l’anima della rivoluzione, allo scopo di screditare con le più svariate accuse, gli uomini della rivoluzione e nel complesso tutta la spedizione garibaldina in funzione dell’esaltazione monarchico-cavourriana che offriva la possibilità di ritornare al tradizionale conservatorismo del ceto dirigente meridionale. Etc…”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Appendice”, a p. 77, in proposito scriveva che: “N.° 7. Comando della Brigata Fabrizii. Napoli li 13 Gennaio 1861. Generale ministro. La giustizia reclama la di Lei attenzione sulle circostanze che pongono il corpo da me comandato nel dritto uguale agli altri corpi attivi nella guerra Meridionale…..A Campestrino collocai 300 uomini come punto di appoggio avendo fatto occupare fortemente Caggiano. A S. Lorenzo di Padula stanziai altri 1500 uomini, i quali avevano la loro vanguardia a Casalnuovo, e Fortino, onde contrastare la ritirata dei Regii, respinti dal Generale Garibaldi. Collocai il mio Quartier Generale ad Auletta. Queste forze permisero al Generale Garibaldi di portarsi in Napoli il giorno 7 Settembre: quantunque staccato dalle proporie forze vincitrici in Calabria. Il giorno 8, 1500 uomini delle mie truppe passarono nella Provincia di Avellino, e vi domarono la reazione. Il giorno 12 e seguenti domai le reazioni di Scafati, di Angri, e di Castellammare. Etc…”. Il colonnello Fabrizi, comandante dell’omonima sua Brigata, scrivendo il 13 gennaio 1861 al Ministro lamentandosi per lo scioglimento dei corpi dei garibaldini, compreso il suo, dell’Esercito Meridionale racconta ciò che fece nel Vallo di Diano, ad Eboli, al Fortino, a Sala, prima che ad egli ed ai suoi uomini gli fosse stato rodinato di andare a combattere a Maddaloni etc…Fabrizi spiega che a Padula, presso la Certosa di S. Lorenzo, dove gli uomini di Garibaldi riuscirono a relegare parte dei soldati borbonici del generale Caldarelli, egli aveva dislocato, oltre 1500 soldati della sua Brigata. Dalla Treccani on line leggiamo che Luigi Fabrizi, nacque a Modena il 3 febbr. 1812, ultimo di quattro figli, da Ambrogio, avvocato, e da Barbara Piretti. Passata l’epoca delle rivoluzioni, il Fabrizi si stabilì a Genova e si legò ad elementi come Rosalino Pilo, Carlo Pisacane e Francesco Abignente. Francesco Franco (….), nel suo La Rivoluzione Garibaldina del 1860 del Salernitano, Quaderni del Circolo Culturale Salernitano, ed. Rufolo e Cantelmo, Salerno, 1959, a p. 26, in proposito scriveva che: “Prodittatore è lui stesso, il Matina, comandante delle truppe insurrezionali Luigi Fabrizi, Segretario del Governo è Antonio Alfieri d’Evandro, venuto da Napoli con una compagnia di volontari. Il Fabrizi è sperimentato patriota, vecchio combattente della patria italiana. Nel 1831 era stato con Ciro Menotti, aveva poi combattuto in Romagna, aveva vagato fra gli esilii di Francia, Corsica, Corfù, Malta, aveva difeso la Repubblica mazziniana di Roma nel 1849, aveva partecipato alla guerra di Crimea. In una relazione del Fabrizi troviamo messo in luce il significato dell’occupazione in forze del Vallo di Diano. Quella Valle interamente chiusa tra monti era sulla via delle Calabrie e poteva offrire possibilità di eccellente difesa contro le truppe che i Borboni avevano disseminato fra Eboli e Salerno e che potevano, con nuovi rinforzi, schierarsi in numero di 50.000, al fine di tagliare la via verso Napoli al generale Garibaldi. Inoltre, nelle Calabrie vagavano ancora reparti borbonici di migliaia di uomini. Il Fabrizi, che riunì ai suoi ordini, durante tutto il corso delle operazioni, dieci-undicimila uomini, presidiò il Vallo a sud, sulla linea da Casalbuono-Fortino, in zona accidentata appoggiata a pendici montane, per resistere agli eventuali attacchi provenienti dalle Calabrie, e a questo proposito stanziò 1500 uomini di riserva alla Certosa di Padula, in linea arretrata, nel cuore del Vallo. Verso Nord dispose 300 uomini sull’aspra fiancata di Campestrino e schierò allo Scorzo 2500 uomini, stendendoli da Postiglione a Buccino. Stabilì il coando ad Auletta.”. Alfonso Maria Tufano (….) nel capitolo di storia del testo “Padula prima e durante la Certosa – ecc…”, Associazione Amici del Cassero, Grafiche Zaccara, Lagonegro, 1995, a pp. 22-23, in proposito scriveva che: “Nell’estate del 1860, il colonnello Luigi Fabrizi, comandante in capo delle forze insurrezionali salernitane pro-Garibaldi, sceglie la Certosa di San Lorenzo come caposaldo a sud dello schieramento contro le truppe borboniche, tagliando le comunicazioni tra Napoli ed il resto del Regno delle due Sicilie e garantendo l’avanzata al Generale di Nizza, che il 5 settembre, proprio a Padula, stipulò la resa con il pari grado borbonico Cardarelli, già sconfitto in Calabria.”.

Nel 30 agosto 1860, Garibaldi dettò a Donato MORELLI l’ordine per il prodittatore Giovanni MATINA (che era a Sala) di non muoversi e di organizzare la loro rivoluzione

Memor (Raffaele De Cesare), nel suo “La fine di un Regno”, ed. …….., in proposito, a pp. 449-450 scriveva che: “…capitolato Caldarelli col comitato di Cosenza; sbandato Ghio con diecimila uomini a Soveria Mannelli, oramai la strada sino a Salerno era sgombra da soldati; sgombra veramente no, anzi ingombra di soldati paurosi o inermi, che salutavano, con terrore, i vincitori, al loro apparire. Lo sbandamento di Soveria fu l’episodio decisivo di quella campagna, per cui si affermò il trionfo della rivoluzione sul continente, e ispirò a Garibaldi il celebre telegramma, da lui dettato a Donato Morelli, la mattina del 31 agosto, nella casa rustica di Acrifoglio: “Dite al mondo che ieri coi miei prodi calabresi feci abbassare le armi a 10 000 soldati, comandati dal generale Ghio. Il trofeo della resa fu dodici cannoni da campo, diecimila fucili, trecento cavalli, un numero poco minore di muli, e immenso materiale da guerra. Trasmettete a Napoli, e dovunque, la lieta novella„ .”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 109 e ssg., in proposito scriveva una lettera senza data che: “…il Ghio, il quale lasciò nelle mani di Garibaldi diecimila fucili, dodici cannoni da campagna, seicento cavalli e muli ed un immenso materiale da guerra. Ottenuto ciò, Garibaldi inviava a Sala Consilina, al prodittatore Giovanni Matina, questa significativa comunicazione, dettata il 30 agosto 1860 a Donato Morelli, uno dei capi degli insorti Calabresi: “State fermi ed organizzate le vostre rivoluzioni. Non c’è bisogno di venire al mio incontro: verrò io da voi. Dite al mondo intero che coi miei prodi calabresi ho fatto abbassare le armi a diecimila soldati comandati dal generale Ghio….Trasmettete a Napoli e dovunque la lieta novella. Io parto per Rogliano. Agropoli, ore otto del mattino. Etc…Giuseppe Garibaldi”. Credo che però De Crescenzo abbia commesso l’errore di scrivere “Agropoli” e non “Agrifogli”. De Crescenzo pubblicherà in “Appendice A*” la il dispaccio inviato a Giovanni Matina che aveva assunto la prodittatura a Sala Consilina, e a p. 237, nella nota (*) postillerà: (*) Gli originali di queste lettere si conservano nell’Archivio Storico del Museo Nazionale di S. Martino a Napoli.”.  Marc Monnier (…..), nel suo “Garibaldi. La conquête des Deux-Siciles”, Paris, Lévy, 1861 (si veda la sua traduzione il testo di Rocco Escalona, Marc Monnier, Garibaldi e la rivoluzione delle due Sicilie, Napoli, 1861, a p. 270, in proposito scriveva che: “Ecco un manifesto del comitato dell’azione: A Sala il dittatore Garibaldi al prodittatore Giovanni Matina (risposta). « State fermi ed organizzate le vostre rivoluzioni. Non fa bisogno venire al mio incontro ; verrò io da voi . Dite al mondo intero che con i miei bravi Calabresi ho fatto abbassare le armi a 10,000 soldati comandati dal generale Ghio. I trofei della vittoria furono 12 cannoni, 10 mila fucili, 300 cavalli, alcuni muli ed un immenso materiale da guerra. Io parto per Rogliano. Agrifogli, le otto antimeridiane ! ».”. Giuseppe D’Amico (….), nel suo “Vicende e figure del Vallo di Diano nel periodo postunitario”, a p. 15, in proposito scriveva: “Intanto, Giunte insurrezionali venivano create in tutti i comuni. Quindi, telegrafò a Garibaldi ritenendo utile unirsi a lui, ma il Generale gli fece sapere che era più opportuno organizzare la rivoluzione in loco.”Davis Ottati (…), nel suo, Dal Feudo alla libertà – un paese del Sud, ed. Pananti, Firenze, 1995, a p. 98, in proposito scriveva che: Il Governo provvisorio aveva potere assoluto su tutte le autorità civili e militari della provincia. Sempre da Sala il 30 agosto il prodittatore Giovanni Matina inviava a Garibaldi in Calabria un dispaccio per chiedere se una colonna insurrezionale che si era formata doveva raggiungere la Calabria oppure restare a Sala per rafforzare il movimento rivoluzionario. La risposta di Garibaldi fu quella di non muoversi ed attendere la sua venuta.”.

Nel 30 e 31 agosto 1860, le Ordinanze ed i proclami di Lucio MAGNONI nominato COMMISSARIO ORGANIZZATORE per il Distretto di Vallo

(Fig. n….) – Relazione di Lucio Magnoni in Alfieri d’Evandro (…), in “Appendice”, doc. n. 3 bis p. 67

(Fig. n….) – Disposizione di Lucio Magnoni – in Alfieri d’Evandro (…), in “Documenti”, doc. n. 11 bis p. …..

Come vedremo, Lucio Magnoni, nei giorni dopo la proclamazione dell’Insurrezione armata nel Distretto di Vallo (27 agosto 1860), il 30, il 31, il 1° settembre si trovava a Rutino da cui non si era mosso e da cui dava disposizione con delega del Comitato Unitario Nazionale. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Trieste, 1868, Vol. II, a pp. 172-173, in proposito scriveva che: “…Posero le armi nelle casse, crearono un cassiere; ma vedendo le popolazioni masticarla male, fecero commissarii ‘organizzatori’ delle rivolture in ogni parte; e per infrenare la reazione stamparono al 1° settembre un’ordinanza per disarmare i cittadini della provincia, con giudizi marziali, e stessa pena a qualunque uffiziale civile e militare non desse braccio agli esecutori. Un Lucio Magnoni, uno di tal commissarii, con altra ordinanza minacciò fucilazione per gli ‘arrolamenti d’armati’. Ribassarono il sale; e decretarono a’ 4 settembre un indulto agl’imputati condannati ‘per qualsivolglia ragione’, fuorchè chi gli fosse per reazione; così liberarono i ladri, e carcerarono gli onesti.”. Pietro Ebner (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 264, riferendosi alla Relazione di Lucio Magnoni (….), in proposito scriveva che: Il 27 agosto, a Rutino, “si proclamava da noi la insurrezione Nazionale e congiungendosi con De Dominicis, Pagano e Giordano, raccolte tutte le forze insurrezionali che approssimativamente ammontavano a 3000 uomini, si marciò pel Vallo di Policastro” (92).”. Ebner, a p. 264, nella nota (92) postillava: “(92) D’Evandro, cit., Docum., n. 3 bis (Relazione Lucio Magnoni). Vi è trascritto l’ordine del Dittatore, di cui è una riproduzione in G. De Crescenzo, I salernitani nell’epopea garibaldina del 1860, Salerno 1939. Etc…”. Infatti, Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, a p. 68, in “Appendice”, nel documento “N° 3 bis”, in proposito scriveva che Lucio Magnoni: “E nel frattempo stesso, diressi al Comitato in Napoli un rapporto che trascrivo: AI SIGNORI, Presidente e Componenti il Comitato Nazionale in Napoli. Signori….la conseguenza di ciò martedì scorso faceva partire mio fratello Michele col cittadino Teodosio de Dominicis per Ascea; i quali messe sotto le armi quella Guardia Nazionale, muovevano verso Pisciotta con forze imponenti ed occupavano Centola, Foria, Camerata, e Rocca Gloriosa tra le grida entusiastiche di quelle popolazioni etc…Ho loro ordinato di gittarsi nel Vallo di Policastro, raccogliere tutte quelle forze ed andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro…..Rutino il primo settembre 1860. Lucio Magnoni.”. Ebner, a p. 264, nella nota (92) postillava pure che, riferendosi a Lucio Magnoni: “(92) L. Magnoni emise a Rutino, il 31 agosto, la seguente ordinanza valida per tutti i paesi controllati dalla sua rete: “Unità d’Italia // Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia // Il Generale Garibaldi Dittatore // Il Commissario delegato Lucio Magnoni // In virtù del potere conferitogli dal Comitato Unitario Nazionale, giusta le ordinanze I, 22 e 23 agosto 1860 // Viste le condizioni generali del Regno e degli ordini del Dittatore Garibaldi // Ordina quanto segue: // Art. 1° Parte della Guardia Nazionale del Distretto di Vallo è mobilizzata e messa sul piede di guerra // L’altra parte poi rimarrà a guardia del Comune sotto il comando di un cittadino scelto dal Capitano. Questo comandante provvisorio ed il Municipio risponderanno dell’ordine pubblico. // Art. 2° etc…Rutino, 31 agosto 1860 // Il Commissario Delegato Lucio Magnoni.”. Dunque, il 30 agosto 1860, Lucio Magnoni si trovava a Rutino e dava disposizioni politiche e militari circa l’organizzazione della Guardia Nazionale. A questa Ordinanza seguì un discorso che Lucio Magnoni tenne a Rutino ed indirizzò alle colonne degli insorti Vallesi. Infatti, Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 53, in proposito scriveva: “Lucio Magnoni, delegato del Comitato Unitario, rivolse agli ufficiali e ai soldati in marcia, questo storico proclama: “Ufficiali e soldati La spada di Garibaldi è sul punto di far piegare la bilancia su cui ancor bubbiamente si pesavano i destini d’Italia. All’armi! Corriamo etc…”. Questo proclama scosse gli animi, per cui tanti si raccolsero con insegne e bandiere e si schierarono con l’esercito. Ciò avvenne il 30 agosto e tale fu l’ordinamento delle masse, che il sottointendente di Vallo, Giannelli, entusiasta di quanto avveniva consegnò ai suoi superiori le sue dimissioni.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. II, gennaio 1921), a p. 127 , in proposito scriveva che: “III….In tutto il distretto di Vallo per ordine del Magnoni si mobilizzava la guardia nazionale.”. Mazziotti, a p. 127, nella nota (3) postillava: “(3) Relazione di Lucio Magnoni. Opuscolo di Altieri, p. 69.”. Qui vi è un errore di stampa perchè il Mazziotti si riferisce al testo di Alfieri d’Evandro (….), ed il suo “L’insurrezione armata etc…”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 165, in proposito scriveva che: L’insurrezione nel distretto di Vallo veniva guidata dai fratelli Magnoni e da Stefaro Passaro, mentre Lucio Magnoni, Commissario Delegato esponeva al Comitato Unitario Nazionale che: “In virtù dè poteri conferitimi da codesto Consiglio in nome del Dittatore Garibaldi, il più brevemente che da me s’è potuto, ho mobilizzata e messa sul piede di Guerra la Guardia Nazionale di questo distretto. In conseguenza di martedì scorso 28 agosto, etc…Rutino 1° settembre 1860 (218)”. Del Duca riporta integralmente la Relazione rapporto che Lucio Magnoni indirizzava al Comitato Unitario Nazionale, doc. 9 bis pubblicato da Antonio Alfieri d’Evandro e che il Del Duca, a p. 167, nella nota (218) postillava: “(218) A.S.S., Giornali, Notizie dell’insurrezione nel distretto di Vallo, “Il Lampo”, n° 32, Napoli, 3 settembre 1860.”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Documenti”, a pp. 7-8, in proposito scriveva che: “N.° 9 bis. Ai Signori Presidenti e Componenti il Comitato Unitario Nazionale di Napoli. Signori…In conseguenza di ciò martedì scorso faceva partire mio fratello Michele col cittadino Teodosio de Dominicis per Ascea; i quali messa sotto le armi quella Guardia Nazionale, movevano verso Pisciotta con forze imponenti ed occupavano Centola, Foria, Poderia, Camerota e Rocca Gloriosa tra le grida entusiastiche di quelle popolazioni di Viva Vittorio Emmanuele Re d’Italia, Viva il Dittatore Garibaldi. Ho loro ordinato di gittarsi nel Vallo di Policastro, raccogliere tutte quelle forze ed andar ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro. La notte di martedì a giovedì partiva pure da Rutino l’altro mio fratello Salvatore a capo di molti volontarii del Cilento e della Provincia per andare a raggiungere le suddette forze Nazionali. La mattina di ieri muovevano a capo di considerevoli forze Nazionali i signori Passaro di Vallo e Ferraro di S. Biase, l’uno battendo la via di Gioi, Laurino Piaggine per riuscire a Diano, l’altro di Cuccaro, Laurino, Rofrano, pe fortificarsi a Sansa. Domani poi muoveranno dal Cilento tre battaglioni ben armati ed equipaggiati e si dirigeranno pure verso il Vallo di Diano dove si anderanno a concentrare tutte le forze di Salerno per mettersi a disposizione del Dittatore…..Rutino primo Settembre 1860.”Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, a p. 137 e ssg., in proposito scriveva che: “Venne affrettata anche la riorganizzazione della Guardia Nazionale alla quale Lucio Magnoni indirizzò un proclama, esortendo tutti a mettersi sotto il comando della “spada gloriosa” di Garibaldi, etc…”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 94, in proposito scriveva che: “XI. Mentre le colonne insurrezionali di Vallo, l’anima delle quali era, come già dicemmo Stefano Passero, si muovevano per convergere verso i paesi che già avevano preparate le loro forze, Salvatore Magnoni, alla testa di numerosi e bravi insorti cilentani, partiva da Rutino, in compagnia del fratello Lucio, alto commissario civile e militare, per aggiungere nuova esca all’azione, per gettare lievito più forte e fecondo alla meta. Infatti, egli esercita un’influenza non minore dello slancio del suo cuore e, raccolti lungo il cammino altri uomini infervorati, va ad accrescere le intrepide schiere vallesi. Ma chi avrebbe dato le armi etc…”. Dunque, il de Crescenzo scriveva che: “Salvatore Magnoni, alla testa di numerosi e bravi insorti cilentani, partiva da Rutino, in compagnia del fratello Lucio, alto commissario civile e militare, etc…”. Salvatore Magnoni partì da Rutino alla testa di alcune colonne giunte a Rutino tra cui quella del de Angelis, ma che partisse anche Lucio Magnoni non mi risulta. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a pp. 132-133 e ssg., in proposito scriveva che: “Da Rutino, era partito Salvatore Magnoni a capo di molti volontari del Cilento; e i patrioti Stefano Passaro di Vallo della Lucania e Ferrara di San Biase, seguiti da alcuni manipoli di ardimentosi, avevano preso l’uno la via di Gioi, Laurino, Piaggine; l’altro quella di Cuccaro, Laurito, Rofrano e Sanza, per convergere poi, nel “Vallo di Diano”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 133, in proposito scriveva che: “Qualche giorno più tardi, Lucio Magnoni, coadiuvato dai patrioti Carlo Pavone, Raffaele Coccoli, ed Emilio Galdi, partiva alla testa di tre battaglioni d’insorti, comandati rispettivamente dai maggiori Carlo de Angelis, Enrico del Mercato, Raffaele Zamarelli, col Commissario di guerra Ferdinando Vairo.”. Amedeo La Greca (….), nel suo “Appunti di Storia del Cilento”, ed. Centro di produzione culturale per il Cilento, Acciaroli, 2001, a p. 272, in proposito scriveva che: Questi reparti marciarono verso sud per unirsi a Garibaldi; altri provenienti dai paesi nei dintorni di Vallo, guidati da Raffaele Passarelli, Alessandro Pinto, Cesare Valiante, Giovanni Tipoldi si diressero verso Sala Consilina; etc…”. Amedeo La Greca, ap. 272 continuando il suo racconto e riferendosi al giorno 6 settembre 1860, “Il giorno dopo in molti si mossero per marciare alla volta di Sala Consilina. Qui tutti i volontari del Cilento furono organizzati in cinque battaglioni comandati rispettivamente dai maggiori Trotta, Carlo De Angelis, Enrico Del Mercato, Raffaele Zammarrelli e Francesco Galloppi, che formarono una brigata al comando del colonnello Luigi Fabrizi e inquadrata nella XVI divisione comandata da Nino Bixio, che si distinse nella battaglia del Volturno (1° ottobre).”. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rivoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 88, in proposito scriveva che: Il campo cilentano fu ordinato a Torchiara…..Tra gli ufficiali più impegnati troviamo il padre dei Magnoni, Luigi con i figli Salvatore e Lucio e il giovanissimo Michele. Giuseppe Pessolani e il lucano Caputo con una grossa colonna partita dal Vallo di Diano arrivarono a Rutino e poi tornarono a Sala mentre i Cilentani si dirigevano verso il capoluogo del Distretto (21).”. Pinto, a p. 103, in proposito scriveva che: “Nell’archivio dei Magnoni c’è un’interessante documentazione su come fu resa operativa la Guardia Nazionale. In genere una parte servì per formare colonne di volontari, il resto per garantire il servizio di guarnigione (66)”. Pinto, a p. 103, nella nota (66) postillava: “(66) Ordinanza del Commissario Lucio Magnoni Rutino, 1 agosto 1860, APM.”. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rivoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 104 e ssg., riferendosi a LUCIO MAGNONI, in proposito scriveva che: “11….Il fratello lanciò il consueto ordine del giorno che annunciava l’arrivo del Generale e lo seguì con il grosso dei volontari. Tutti i suoi ordini del giorno e i manifesti, tra i toni retorici del momento, erano zeppi di richiami alla disciplina oltre che avvertimenti chiari per qualsiasi aggressione alla proprietà privata. Molte lezioni del ’48 erano apprese (68).”. Pinto, a p. 104, nella nota (68) postillava: “(68) Ordinanza del Commissario Lucio Magnoni Rutino, 1 agosto 1860, APM.”

Nel ….settembre 1860, VINCENZO DEL VECCHIO di Vibonati, COMMISSARIO ORGANIZZATORE nomitato dal Governo Provvisorio di Sala Consilina

Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 154, in proposito scriveva che: “Con il carico di organizzare le giunte municipali secondo il volere del nuovo Governo provvisorio della Provincia salernitana istituito a Sala, nel Golfo, fu inviato Vincenzo Vecchio che con sé portò alcune Guardie Nazionali. Per la loro diaria, in quell’occasione, il comune di Vibonati sopportò la spesa di ducati sette e grana 80 la cui somma fu prelevata dal capitolo delle “imprevedute” (6). Il denaro speso dal Comune di Vibonati per le varie somministrazioni alle colonne in movimento pose in lite, per oltre dieci anni, Cassiere e Amministratori. Il Governo provvisorio del Principato Citra riconobbe la somma di 487,80 ducati; il Cassiere Luigi Brandi, invece, pretendeva il riconoscimento di 844,70 ducati. Dopo lungo esame dei conti e prolungate discussioni, il Consiglio, considerando mendace e contraddittorio il reclamo prodotto dal Cassiere, il 20 agostro 1872 deliberò: (7): “1° Che la effettiva somma somministrata nel 1860 per trasporti militari alle colonne dell’esercito meridionale, comandate dal Dittatore Garibaldi dall’ex Tesoriere di questo Comune signor Luigi Brandi fu di ducati 487:80 e non già di ducati 844:60, come sostiene nel reclamo presentato al Signor Prefetto della Provincia. Etc…(8).”.”. Policicchio, a p. 155, nella nota (7) postillava: “(7) ACVBN, , Ivi, b. 3, f. 2, Delibera del 20 agosto 1872.”. Policicchio, a p. 155, nella nota (8) postillava: “(8) La somma veniva provata dalla seguente inconfutabile missiva inviata al Sindaco: “Salerno 22 9vembre 1860 n. 75= Governo del Principato Citeriore = Signore, con il suo rapporto del 15 volgente mese mi sono pervenute le contabilità per la diaria amministrata a varie colonne dell’esercito meridionale Italiano del prode Dittatore Garibaldi, dell’ammontare di Dti. 487:80; eetc…= Pel Governatore Il Segretario Generale Calende”.”.

CARLO DE ANGELIS

Dalla Treccani on-line leggiamo che Carlo de Angelis (….), nel saputo che a Rivoli si trovava il fratello Giovanni, vi si reco per riabbracciarlo; raggiunta poi Milano, vi si fermò per riprendere i contatti con i numerosi patrioti meridionali che vi si trovavano. Il 4 apr. 1860, scoppiata la rivoluzione in Sicilia, il D. venne chiamato a Genova per collaborare alla preparazione della spedizione garibaldina. Decisa l’operazione, venne incaricato da Garibaldi di recarsi a Firenze, per prendere contatto con F. De Blasiis e F. Berardi e per sondare l’offinione dei numerosi esuli abruzzesi li presenti. Il risultato fu negativo, e rientrò a Genova per riferire. La spedizione fu perciò rinviata; quando però ebbe luogo, il D. rimase a Genova. Giunta la notizia dell’amnistia, si affrettò a partire invece per Napoli, assieme allo Spaventa e a numerosi altri esuli; vi giunse il 16 luglio 1860, e alcuni giorni dopo partì per Salerno raggiungendo poi il Cilento dove fu accolto con grandi manifestazioni. A Castellabate organizzò subito una colonna di guardie nazionali per controllare la situazione al passaggio di Garibaldi, e con essa attraversò diversi paesi scendendo nel Vallo di Diano. Mentre si trovava a Polla gli giunse la notizia che Garibaldi, il 7 settembre, era entrato a Napoli; con la sua colonna si affrettò a raggiungere Salerno, dove incontrò i vecchi amici patrioti e Beniarnino Marciano che era stato incaricato dal Comitato di Napoli di organizzare l’insurrezione assieme ai capi patrioti del luogo, in vista dell’arrivo di Garibaldi dalla Calabria. Sconfitti definitivamente i Borboni, il D. fu invitato ad entrare nell’amministrazione del nuovo Stato. Il 21 ott. 1860 venne nominato vicegovernatore di Campagna; nel luglio del 1861 divenne sottoprefetto di Lagonegro, e successivamente di Tempio Pausania, poi di Cotrone Bruno in provincia di Catanzaro, quindi consigliere di prefettura a Genova, e poi ancora a Bari. Rimase nell’amministrazione degli Interni fino al 1879 quando, a sua richiesta, venne collocato a riposo. Si ritirò nella casa di campagna in San Marco di Castellabate, dove riprese a scrivere le memoriesulla scorta degli appunti che aveva fissato sulla carta durante gli anni turbinosi della sua vita. Morì in San Marco il 5 sett. 1899. Dell’epopea di questo patriota ne parlò Matteo Mazziotti (….), nel suo “Memorie di Carlo de Angelis pubblicate a cura di Matteo Mazziotti”, ed. Albrighi e Segati, Milano, 1908, dove, nel Cap. VI, capo III, a p. 130 e ssg., in proposito scriveva che: “Io ero con Assanti, Stocco, Vinciprova tra coloro che dovevano prendere parte alla spedizione; ma per alcune divergenze insorte presi la determinazione di rimanere, come fecero diversi altri, e tornai a Riva da mio fratello. Quivi attesi con ansia il risultato della spedizione. Taccio del corso della rivoluzione, delle vittorie di Garibaldi, delle quali fui dopo alquanti giorni informato esattamente dal Vinciprova con una lettera in cifre, giusta accordi presi con lui e con Mazziotti quando partii da Genova. Allorchè nel 29 giugno i giornali annunziarono che Francesco Borbone il giorno 26 aveva conceduto le franchigie costituzionali, non ne ebbi una buona impressione, perchè prevedevo quali ne sarebbero state le conseguenze. II. Si esitò da me e dagli altri sulle determinazioni da prendersi, se tornare cioè a Napoli, affidandoci all’ amnistia borbonica, ovvero attendere ancora gli avvenimenti. Infine si prese la risoluzione di partire e quindi la sera del 12 luglio da Riva partii per Genova, ove, la sera del 13, mi imbarcai per Napoli sul piroscafo delle Messaggerie Le Capitole insieme con Mazziotti, Spaventa, il generale Mezzacapo, Giuseppe Ricciardi, il duca Di San Donato ed altri. Mentre io ero sdraiato una sera sul cassero del piroscafo, mi si accostò lo Spaventa e, discorrendo degli avvenimenti, mi disse che bisognava cominciare a far qualche cosa sul continente prima che vi fosse sbarcato Garibaldi e che questi erano gli intendimenti del Cavour. Io risposi che conoscevo le intenzioni del governo sardo, che ritornavo in Napoli per prendere accordi con gli amici e che, come avevo fatto altre volte, non avrei mancato (anche in questa occasione) di compiere il mio dovere di cittadino . Arrivammo a Napoli la mattina del 16 alle ore 7. Il ministro dell’interno Liborio Romano venne ad incontrarci sul piroscafo; vennero pure mio figlio Peppino e mio fratello Pompeo, che ansiosi di rivedermi erano corsi in Napoli. Rimasi in Napoli fino al 27 luglio per prendere le necessarie intelligenze sul da farsi e mi recai quindi a Salerno, ove mi trattenni qualche giorno per conferire con altri amici. Il giorno 2 agosto in compagnia di Nicola Ferretti andai a Torre Annunziata per parlare con un tale Cesaro intorno allo sbarco di alcune armi che si voleva fare in quella rada. Poscia dovetti ritornare a Napoli il 6 agosto e, la sera dello stesso giorno, a Salerno, dove mi imbarcai per Castellabate insieme con mio zio Giambattista Forziati e con Nicola Pepi, venuti a prendermi. Giungemmo la mattina del 7. All’apparire della barca che ci portava alla punta di Tresino, sapendosi la mia venuta, gli abitanti della campagna del Lago e poscia di Amalfitana e della Marina (1) ci salutarono con continui spari di schioppo fino a che la barca non approdò alla Marina e propriamente alla casa di Nicola Pepi, ove facemmo breve sosta nell’ Isca della Chitarra (2). Tutta quella buona popolazione, fanciulli, donne, giovani e vecchi, mi vennero incontro subito che posi piede a terra, mi abbracciavano e mi baciavano, dandomi, con sommo mio compiacimento, dimostrazione di affetto, cordialità e stima. Mi imbarcai novellamente su di una barchetta, con la quale dalla casina di S. Marco era venuto ad incontrarmi mio fratello Pompeo, e, giunto nella detta casina verso le ore 10 dello stesso giorno 7, riabbracciai pure l’altro mio fratello Francesco. Durante i pochi giorni che rimasi nella casina fui visitato da tutta la popolazione. Nella domenica mi recai a Castellabate in casa di mio zio Giambattista; a premura di lui, della moglie e dei figli vi rimasi tre giorni, dopo dei quali ritornai a S. Marco.”. Mazziotti, a p. 132, in proposito aggiungeva che: “III. Frattanto mi arrivavano le nuove delle mosse del generale Garibaldi, il quale era prossimo a sbarcare nelle nostre contrade: perciò, giusta gli accordi presi in Napoli, occorreva tenerci pronti ad insorgere. Ebbi colloqui con Carlo Pavone, Del Mercato, Silvio Cagnano ed altri cilentani, prima in casa Magnoni in Rutino, indi alla marina di Castellabate nella casina di Alfonso Materazzi, poi in Agropoli nella casina del signor Torre ed in Sessa in casa di Mariano Coccoli, ove convennero i fratelli baroni Coppola di Valle, il barone Luigi Del Giudice di S. Mango, Del Mercato, Cagnano, Zammarrelli e diversi altri principali proprietari del Cilento, per deliberare se, essendo già scoppiata la rivoluzione a Corleto in Basilicata, conveniva al Cilento insorgere immediatamente. Anche in Acciaroli (1), ove condussi meco pure Costabile Comunale, allora sindaco di Castellabate, nella casina di Giuseppe Pisani di Cannicchio (2), vi fu un’ultima riunione con le persone di sopra indicate e diverse altre: si convenne che nel successivo giorno 30 le diverse colonne cilentane si sarebbero messe in movimento in varie direzioni. Si stabilì di richiedere ai principali proprietari di offrire volontariamente delle somme per formare un fondo di cassa per il mantenimento delle colonne senza ricorrere alle casse pubbliche. Avvertii i comandanti le guardie nazionali di Ortodonico, Perdifumo e Serramezzana di muovere il di 30 per riunirsi a me sul Mercato, come pure avvertii tutti quelli del Comune di Castellabate che volevano seguirmi. Partii con circa duecento individui, fra i quali due figli del detto mio zio Giambattista, Costabile e Francesco Paolo. La notte e parte del giorno seguente riposammo in Rutino. Io ero alloggiato in casa Magnoni. Ivi mi arrivò un messo con una lettera del commissario civile, il quale mi annunziava che Garibaldi era già al confine della nostra provincia con quella di Basilicata. Ne avvisai il pubblico con manifesti e con un corriere i miei fratelli in Castellabate. Indi con tutta la colonna sotto i miei ordini, cioè la compagnia di Castellabate comandata da Costabile Forziati, quella di Ortodonico da Nicola Amoresano, quella di Serramezzana da un tale Maffia, quella di Perdifumo da Francesco Coco e quella di Vatolla da Cocozza, con due preti liberali, il parroco Giovanni Cocozza e Nicola Carpinelli, mossi per Gioi, ove giunsi la notte del 1º settembre e fui alloggiato in casa di Giovanni Salati. Etc…”.

Nel 27 agosto 1860, a Rutino, 100 GIOVANI delle migliori famiglie Salernitane arrivati con il DE ANGELIS si posero sotto il comando di SALVATORE MAGNONI

Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a pp. 192-193 e ssg., in proposito scriveva che: Nel giorno medesimo mentre Lucio Magnone leva il popolo in Rotino e raccoglie gl’insorgenti de’ contigui paesi, etc…”. Antonio Alfieri d’Evandro (…), nel 1861, nel suo “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, a pp. 72-73, nell’“Appendice”, pubblicava la Relazione-Rapporto di Stefano Passero (doc. n. 5), dove descrive il succedersi degli avvenimenti e scriveva: “Dalla prima commissione furono raccolte armi, che vennero distribuite ai volontarii che seguivano il Comandante Passero…..”. D’Evandro continuando la sua relazione scriveva: “Il 28 Agosto 1860 affluivano sulla piazza di Vallo le guardie nazionali de’ Comuni di Novi, Cannalonga, etc…”, e poi aggiungeva: “Molti volontari di essi comuni ingrossavano le file degl’insorti del Distretto; il municipio provvedendo a quanto occorreva alla insorta colonna che fu largamente pagata dal Comandante Passero. Altrettanto avveniva in Stio, in Laurino, in Piaggine, e in Sano. Etc…”. Passero (….), nella sua relazione scriveva pure che: “Il giorno 28 agosto 1860 affluivano sulla piazza di Vallo le guardie nazionali de’ Comuni di Novi, Cannalonga, di Majo, Stio e di Sano, alle quali si univa molta gente armata di Vallo con parte della guardia nazionale e fra le entusiastiche grida di Viva l’unità e Indipendenza d’Italia, la colonna insurrezionale preceduta da banda musicale muoveva alla volta di Gioia. Colà si procedè al disarmo di coloro che per pubblica opinione erano tenuti avversi etc…Molti volontari di essi comuni ingrossavano le file degli insorti del Distretto; il municipio provvedendo a quanto occorreva alla insorta colonna che fu largamente pagata dal Comandante Passero. Altrettanto avveniva in Stio, in Laurino, in Piaggine, e in Sano. Arrivata la colonna del Sig. Passero nel Vallo di Diano, forte di circa mille uomini, colà trovava l’insurrezione avvanzata, di già proclamato un governo provvisorio e il Generale Garibaldi, tra le acclamazioni etc…, giunto in Sala. Per ordine del Dittatore, la colonna percorrendo Diano, S. Arsenio, Polla, Eboli etc…”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. II, gennaio 1921), a p. 127, in proposito scriveva che: “Lucio Magnoni con i fratelli Salvatore e Michele, …..la iniziarono il 27 agosto a Rutino formando una compatta colonna con gli insorti venuti da Castellabate al comando di Carlo De Angelis, da Laurana sotto la guida di Guido Del Mercato e di Ignazio Cagnano, da Stella Cilento con Raffaele Zammarelli, da Sessa con Raffaele Coccoli e Francesco Del Giudice, da Cicerale con Andrea De Ciutiis, da Torchiara con Ferdinando Vairo. L’intera colonna era al comando di Salvatore Magnoni. Nello stesso tempo il giorno 28 agosto in piena intelligenza con Lucio Magnoni, Teodosio De Dominicis, etc…”. Proseguendo il suo racconto Mazziotti ci parla dell’altra colonna al comando di TEODOSIO DE DOMINICIS e di Michele Magnoni che si riunirono verso Sapri. Mazziotti, a p. 127, nella nota (3) postillava: “(3) Relazione di Lucio Magnoni. Opuscolo di Altieri, p. 69.”. Qui vi è un errore di stampa perchè il Mazziotti si riferisce al testo di Alfieri d’Evandro (….), ed il suo “L’insurrezione armata etc…”. Inoltre, Mazziotti, aggiungeva della colonna Vallese di Stefano Passero. Mazziotti, a p. 127 scriveva pure che: Il 28 agosto Stefano Passero etc…. Dell’epopea di CARLO DE ANGELIS ne parlò Matteo Mazziotti (….), nel suo “Memorie di Carlo de Angelis pubblicate a cura di Matteo Mazziotti”, ed. Albrighi e Segati, Milano, 1908, dove, nel Cap. VI, capo III, a p. 132, in proposito aggiungeva che: “III. Frattanto mi arrivavano le nuove delle mosse del generale Garibaldi, il quale era prossimo a sbarcare nelle nostre contrade: perciò, giusta gli accordi presi in Napoli, occorreva tenerci pronti ad insorgere. Ebbi colloqui con Carlo Pavone, Del Mercato, Silvio Cagnano ed altri cilentani, prima in casa Magnoni in Rutino, indi alla marina di Castellabate nella casina di Alfonso Materazzi, poi in Agropoli nella casina del signor Torre ed in Sessa in casa di Mariano Coccoli, ove convennero i fratelli baroni Coppola di Valle, il barone Luigi Del Giudice di S. Mango, Del Mercato, Cagnano, Zammarrelli e diversi altri principali proprietari del Cilento, per deliberare se, essendo già scoppiata la rivoluzione a Corleto in Basilicata, conveniva al Cilento insorgere immediatamente. Anche in Acciaroli (1), ove condussi meco pure Costabile Comunale, allora sindaco di Castellabate, nella casina di Giuseppe Pisani di Cannicchio (2), vi fu un’ultima riunione con le persone di sopra indicate e diverse altre: si convenne che nel successivo giorno 30 le diverse colonne cilentane si sarebbero messe in movimento in varie direzioni. Si stabili di richiedere ai principali proprietari di offrire volontariamente delle somme per formare un fondo di cassa per il mantenimento delle colonne senza ricorrere alle casse pubbliche. Avvertii i comandanti le guardie nazionali di Ortodonico, Perdifumo e Serramezzana di muovere il di 30 per riunirsi a me sul Mercato, come pure avvertii tutti quelli del Comune di Castellabate che volevano seguirmi. Partii con circa duecento individui, fra i quali due figli del detto mio zio Giambattista, Costabile e Francesco Paolo. La notte e parte del giorno seguente riposammo in Rutino. Io ero alloggiato in casa Magnoni. Ivi mi arrivò un messo con una lettera del commissario civile, il quale mi annunziava che Garibaldi era già al confine della nostra provincia con quella di Basilicata. Ne avvisai il pubblico con manifesti e con un corriere i miei fratelli in Castellabate. Indi con tutta la colonna sotto i miei ordini, cioè la compagnia di Castellabate comandata da Costabile Forziati, quella di Ortodonico da Nicola Amoresano, quella di Serramezzana da un tale Maffia, quella di Perdifumo da Francesco Coco e quella di Vatolla da Cocozza, con due preti liberali, il parroco Giovanni Cocozza e Nicola Carpinelli, mossi per Gioi, ove giunsi la notte del 1º settembre e fui alloggiato in casa di Giovanni Salati. Etc…”. Dunque, Mazziotti scriveva dal Diario di Carlo de Angelis che egli con la sua gente il 30 agosto 1860 si mosse con altre colonne di insorti Cilentani; il 30 agosto 1860 di muovere il di 30 per riunirsi a me sul Mercato, etc…” e, che, con 200 uomini la sua colonna partì per Rutino dove pernottò in casa Magnoni. In casa Magnoni ricevette la lettera del Commissario civile, e da Rutino, il 31 agosto 1860 partì con la sua colonna di insorti cilentani arrivò a Gioi Cilento “la notte del 1° settembre 1860 e fui alloggiato in casa di Giovanni Salati.”. Il 2 settembre 1860 “Il giorno seguente proseguimmo per Stio, Laurino, ove ci fermammo in casa del barone Valenti, e Piaggine; indi per Diano, in casa di Pasquale Carrano. A. Diano trovai Stefano Passero con la sua colonna.”. Dunque, Carlo de Angelis con la sua colonna arrivò a Diano il 2 settembre 1860. Da Diano la compagnia marciò per Auletta. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 84-85, riferendosi a MICHELE MAGNONI, in proposito scriveva che: “il 27 agosto e ponendosi alla testa di circa cento giovani appartenenti a famiglie di Salerno e dei paesi vicini, convenuti a Rutino: erano venuti con Carlo De Angelis da Castellabate, con Enrico del Mercato ed Ignazio Cagnano da Laureana, con Raffaele Zammarrelli da Stella Cilento (22), con Raffaele Coccoli e Francesco Del Giudice da Sessa, con Andrea De Cutiis da Cicerale, con Ferdinando Vairo da Torchiara. Essi, dopo aver formata una ben serrata schiera, si misiero alla dipendenza di Salvatore Magnoni.”. Dunque, De Crescenzo scriveva che a Rutino arrivarono pure 100 giovani delle migliori famiglie del Salernitano e dei paesi vicini. Questi giovanissimi ragazzi erano venuti a Rutino “con Carlo De Angelis da Castellabate, con Enrico del Mercato ed Ignazio Cagnano da Laureana, con Raffaele Zammarrelli da Stella Cilento (22), con Raffaele Coccoli e Francesco Del Giudice da Sessa, con Andrea De Cutiis da Cicerale, con Ferdinando Vairo da Torchiara.”. Dunque, il De Crescenzo scriveva che Michele Magnoni, forte dell’incarico ricevuto a Messina da Garibaldi, ritornato nel suo Cilento, si unì con gli altri due fratelli (Lucio e Salvatore) che il 27 agosto 1860, a Rutino proclamò la Insurrezione Armata. A Rutino, il 27 agosto 1860 arrivarono diversi giovani volontari che appartenevano alle buone famiglie del Salernitano. Essi erano circa 100 giovani. Michele MAGNONI, nel convegno che si diedero a Rutino, si mise alla testa di questi giovani volontari cilentani. De Crescenzo (…),  p. 84, nella nota (22) postillava: “(22) Raffaele Zammarrelli era stato attivo organizzatore nel mandamento di Pollica.”. Il De Crescenzo, sulla scorta del Mazziotti scriveva pure che, questi giovanissimi rampolli dopo aver formata una ben serrata schiera, si misiero alla dipendenza di Salvatore Magnoni.”. Dunque, sarà l’altro fratello di Lucio e di Michele, SALVATORE MAGNONI che si mise a capo della schiera di giovanissimi insorti. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. II, gennaio 1921), a pp. 124-125 , in proposito scriveva che: “III…Nominava in pari tempo Salvatore Magnoni comandante di un corpo di insurrezione nel distretto di Vallo.”. Mazziotti, a p. 124, nella nota (1 e 2) postillava: “(1-2) Racioppi, op. cit. pag. 192. Il col. Materazzo, poi generale, era stato uno dei valorosi difensori di Venezia nel 48.”. Anche Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 264, in proposito scriveva che, dal: “…Comitato Unitario d’azione, Michele Magnoni ottenne per il fratello Salvatore (24 agosto) quella di Comandante del Corpo d’insurrezione sempre per lo stesso distretto….(92).”. Ebner, a p. 264, nella nota (92) postillava: “(92) D’Evandro, cit., Docum., n. 3 bis (Relazione Lucio Magnoni).”. Dunque, secondo il doc. 3 Bis, Alfieri d’Evandro scriveva che SALVATORE MAGNONI era stato nominato “Comandante del Corpo d’Insurrezione del Distretto di Vallo”. Dunque, nella schiera dei volontari salernitani comandati da Salvatore Magnoni, vi erano CARLO DE ANGELIS (di Castellabate), ENRICO DEL MERCATO, IGNAZIO CAGNANO (da Laureana), RAFFAELE ZAMMARELLI (di Torchiara). Amedeo La Greca (….), nel suo “Appunti di Storia del Cilento”, ed. Centro di produzione culturale per il Cilento, Acciaroli, 2001, a p. 272, in proposito scriveva che: Da tutti i paesi del Cilento intanto si radunavano volontari sotto la guida di vecchi indomiti liberali, quali Teodosio De Dominicis, Carlo De Angelis, Enrico Del Mercato, Raffaele Zammarrelli, Raffaele Coccoli, Francesco Del Giudice, Andrea De Ciuttiis, Ferdinando Vairo. Questi reparti marciarono verso sud per unirsi a Garibaldi; altri provenienti dai paesi nei dintorni di Vallo, guidati da Raffaele Passarelli, Alessandro Pinto, Cesare Valiante, Giovanni Tipoldi si diressero verso Sala Consilina; etc…”. Catello Nastro (….), nel suo “Cilento storie e leggende”, ed. Arti Grafiche del Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1984, a pp. 173-174, in proposito scriveva che: Il Magnoni si portò a Rutino ove giunsero altri rivoltosi provenienti da tutti i paesi del Cilento: Orria, Perito, Cireale, Torchiara, Prignano, Ogliastro, Lustra. Il 27 agosto il Cilento insorgeva ancora una volta: ad Agropoli, in casa Torre, si dovevano gettare le basi della rivolta….Non appena nel Cilento si sparse la voce dell’arrivo di Garibaldi ci fu un grosso fermento: a Rutino giunsero le colonne di Costabile Forziati di Castellabate, di Nicola Amoresano di Ortodonico, di Maffia di Serramezzana, di Francesco Coco di Perdifumo, di Cocozza di Vatolla (ed anche in questo caso troviamo imegnati nella lotta due preti: don Giovanni Cocozza e don Nicola Carpinelli). Tutte queste forze, agli ordini di Carlo De Angelis, si mossero per Gioi Cilento ove giunsero il 1° settembre. Da qui proseguirono per Stio, Laurino, Piaggine e poi giunsero nel Vallo di Diano ove si incontrarono con la colonna di Stefano Passero che proveniva da Vallo. Si proseguì per S. Pietro, poi per Polla; l’indomani ripresero il cammino toccando Auletta, Postiglione, Serre, infine Eboli e Salerno ove attesero Giuseppe Garibaldi.”. Sulla colonna d’insorti cilentani capitanata da SALVATORE MAGNONI ha scritto pure Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 51, in proposito scriveva: “Michele, ….si portò a Rutino, dove a capo di numerosi insorti, provenienti da Orria, da Perito, da Cicerale, da Torchiara, da Prignano, da Ogliastro e da Lustra, insieme ai germani Lucio e Salvatore proclamarono l’insurrezione il 27 agosto….. Dunque, Infante, sulla scorta del De Crescenzo e di una cronaca del tempo scriveva che MICHELE MAGNONI, si partì da Rutino e si diresse ad Ascea dove si riunì con la colonna del de Dominicis. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 94, in proposito scriveva che: “XI. Mentre le colonne insurrezionali di Vallo, l’anima delle quali era, come dicemmo, il Passero, si muovevano per convergere verso i paesi che già avevano preparate le loro forze, SALVATORE MAGNONI, alla testa di numerosi e bravi insorti cilentani, partiva da Rutino, in compagnia del fratello Lucio, alto commissario civile e militare, per aggiungere nuova esca all’azione, per gettare lievito più forte e fecondo alla meta. Infatti egli esercita un’influenza non minore dello slancio del suo cuore e, raccolti lungo il cammino altri uomini infervorati, va ad accrescere le intrepide schiere Vallesi. Ma chi avrebbe dato loro le armi, le munizioni ed un buon capo militare per muovere il popolo del circondario di Pollica ? Etc..”. Sempre il De Crescenzo, a pp. 111-112, in proposito scriveva che: “Lucio Magnoni, visto la necessità di un rapido movimento delle forze insurrezionali, ordinò alle colonne del distretto di Vallo di marciare per il Vallo di Diano, accompagnandole con quest’ordine del giorno: “Vallo 3 settembre 1860…Compagni. Io son contento di voi….Lucio Magnoni.”. E difatti le forze, riunitesi con quelle di Diano e di Campagna ed ingrossate da molti volontari giunti da ogni parte, fugarono i quarantamila borbonici da Salerno, etc…”. Dunque, da ciò che scrive il De Crescenzo e dalla data dell’Ordine del giorno di Lucio Magnoni che solo il 3 settembre ordinò di gettarsi nel Vallo di Diano, si evince che la colonna di Salvatore Magnoni si mosse il 3 settembre 1860 per recarsi a Sala Consilina ?. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 51, in proposito scriveva: “Intanto Carlo de Angelis da alcuni giorni aveva iniziato una serie di contatti con le famiglie più in vista del Cilento, ossia con quelle cui più stava a cuore di risolvere la causa nazionale. Infatti, incontrò Enrico del Mercato e Silvio Cagnano di Laureana Cilento una prima volta in casa Magnoni a Rutino, poi in casa di Alfonso Materazzi a Castellabate, indi si portò ad Agropoli, dove in casa Torre stabilì un solido programma di rivolta. Convocò a Sessa Cilento in casa di Mariano Coccoli uomini di vasta risonanza in campo liberale, tra i quali intervennero i fratelli Coppola di Valle Cilento, Luigi del Giudice di San Mango Cilento, lo stesso del Mercato e Cagnano, inoltre Raffaele Zammarrelli di Sessa Cilento. Questi, dopo un’attenta valutazione dei fatti che erano avvenuti in Sicilia e alla ferma decisione di Garibaldi di attraversare lo stretto di Messina, deliberarono etc…”. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rvoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 88, in proposito scriveva che: Il campo cilentano fu ordinato a Torchiara. Esiste una discreta documentazione utile a comprendere il ruolo dei Magnoni e il rituale rivoluzionario. All’inizio di luglio queste formazioni paramilitari diventarono operative, guidate da Giovan Battista Riccio e dai principali quadri del radicalismo salernitano, Filippo Patella, Leonino Vinciprova, Ovidio Serino. Tra gli ufficiali più impegnati troviamo il padre dei Magnoni, Luigi con i figli Salvatore e Lucio e il giovanissimo Michele. Giuseppe Pessolani e il lucano Caputo con una grossa colonna partita dal Vallo di Diano arrivarono a Rutino e poi tornarono a Sala mentre i Cilentani si dirigevano verso il capoluogo del Distretto (21).”. Pinto, a p. 88, in proposito scriveva che: “(21) Leopoldo Cassese, La borghesia salernitana nei moti del ’48, cit., pp. 182-3.”Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rivoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 104 e ssg., in proposito scriveva che: “11…I Magnoni convocarono il loro campo nel loro fortino storico, a Rutino il 27 agosto, il giorno in cui iniziava la rivoluzione. Là, con i militi delle Guardie Nazionali, convennero i vecchi professionisti delle ribellioni cilentane. De Angelis di Castellabate, Del Mercato di Laureana, Zammarelli e lo stesso Michele Magnoni erano nominati comandanti delle compagnie. Erano tutti reduci delle rivolte risorgimentali, spesso figli o nipoti di uccisi e condannati. Il capitano Vairo di Torchiara fu indicato commissario politico e Ignazio Cagnano Quartier Mastro generale. Ora colonne armate alla meno peggio, con vestiti e simboli di ogni tipo, accompagnate dalle bande dei paesi con improbabili camice rosse attraversarono il Cilento come tante altre volte ma stavolta come avanguardia dell’Esercito Meridionale.”. Pinto, a p. 104, nella nota (68) postillava: “(68) Ordinanza del Commissario Lucio Magnoni Rutino, 1 agosto 1860, APM.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 165, in proposito scriveva che: “….e Salvatore Magnoni, ricevette il comando di un corpo d’insurrezione nel distretto di Vallo in qualità di Alto Commissario per l’insurrezione nel Cilento, mentre una nave piemontese avrebbe dovuto sbarcare armi nel Cilento……Il 27 agosto insorgeva il distretto di Vallo, mentre il 30 Sala Consilina. Il quotidiano “Il Lampo” il 27 agosto assicurava “da fonti veritiere, che la provincia è tutta in fermento, massimamente il distretto di Vallo, mentre tutte le forze militari sono concentrate a Salerno” (217). L’insurrezione nel distretto di Vallo veniva guidata dai fratelli Magnoni e da Stefaro Passaro, mentre Lucio Magnoni, Commissario Delegato esponeva al Comitato Unitario Nazionale che: “In virtù dei poteri conferitimi da codesto Consiglio in nome del Dittatore Garibaldi etc….” (218).”. Del Duca, a p. 165, nella nota (216) postillava: “(216) C. Pinto, La “Nazione Armata”, in ‘Garibaldi il mito e l’antimito, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008, p. 118.”. Del Duca, a p. 166, nella nota (217) postillava: “(217) A.S.S. Giornali, Notizie circa il fenomeno della provincia di Principato Citeriore per l’imminente scoppio della rivoluzione, “Il Lampo”, n. 26, Napoli, 27 agosto 1860″. Secondo Catello Nastro (….), nel suo “Cilento storie e leggende”, ed. Arti Grafiche del Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1984, a pp. 173-174, in proposito scriveva che: Tutte queste forze, agli ordini di Carlo De Angelis, si mossero per Gioi Cilento ove giunsero il 1° settembre. Da qui proseguirono per Stio, Laurino, Piaggine e poi giunsero nel Vallo di Diano ove si incontrarono con la colonna di Stefano Passero che proveniva da Vallo. Si proseguì per S. Pietro, poi per Polla; l’indomani ripresero il cammino toccando Auletta, Postiglione, Serre, infine Eboli e Salerno ove attesero Giuseppe Garibaldi.”. Secondo il Nastro (…) che scriveva sulla scorta del Mazziotti, la schiera di giovani con il de Angelis arrivarono a Gioi Cilento solo il 1° settembre 1860.

Sulla colonna d’insorti cilentani capitanata da Salvatore Magnoni ha scritto pure Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 42, in proposito scriveva: “Erano giunti a Sala anche gli uomini capitanati da Galloppi di Polla, le schiere del Caruso di Auletta e quelle del Costa da Sant’Arsenio, anchora gl’insorti del De Benedictis da San Giacomo, e quelle capitanate dal Sant’Elmo da Padula. Sala divenne in poco tempo un formicaio di uomini, tutti armati, tanto che lo stesso Matina si preoccupò di dare loro disciplina e ordine. A queste schiere si aggiunse l’arrivo di quelle facenti capo all’abate Andrea Marotta di Postiglione, a Pasquale Bosco di Buccino, a Nicola Domini di Castel San Lorenzo e quelle capitanate da Claudio Guerdile di Buccino, quelle di Agostino Volpe, che – dopo aver attraversato parecchi paesi del distretto, come scrive il D’Evandro, sempre col proposito di dover sorgere dal popolo nuovi seguaci di libertà – l’intera colonna si portò a Sala, in quanto già sapeva che ivi sarebbero convenuti altri ribelli, provenienti da Bellosguardo. A questo punto per rigore storico, dobbiamo dire che se tutto questo fervore rivoluzionario poté attuarsi, lo dobbiamo anche alle solerte opera di patriotti come Reginaldo Abbamonte di Ottati, di Michele Cristaino di Sicignano, Giuseppe d’Elia di Roccadaspide, di Domenico Diodati di Castelluccio, di don Giovanni de Augustinis, di Aniello Ioca, Giovanni Giardini di Castelluccio, Carlo Salerno, del capitano Gabriele Passaro di Castel San Lorenzo e di Carlo Sabatelli di Felitto. Il De Angelis onde dare alla rivoluzione un moto uniforme e compatto insieme a Costabile Comunale tenne un’altra riunione in casa di Giuseppe Pisani a Cannicchio, dove oltre a stabilirsi ed insorgere all’indomani si decise che tutti i proprietari del Cilento dovessero offrire del denaro, creare un fondo cassa, per destinarlo alle colonne insurrezionali. Il De Angelis avvertì gli amici di Castellabate di mettersi in marcia. Essi con 200 uomini si diressero a Rutino, così fecero anche le schiere di Laureana, di Matonti, quelle di Stella capitanate dallo Zammarrelli, quelle di Sessa, quelle di Cicerale sotto il comando dell’attivo Andrea de Ciutiis ed infine quelle di Ferdinando Vairo di Torchiara, tutte sotto l’alto comando di Salvatore Magnoni.”. Amedeo La Greca (….), nel suo “Appunti di Storia del Cilento”, ed. Centro di produzione culturale per il Cilento, Acciaroli, 2001, a p. 272, in proposito scriveva che: Da tutti i paesi del Cilento intanto si radunavano volontari sotto la guida di vecchi indomiti liberali, quali Teodosio De Dominicis, Carlo De Angelis, Enrico Del Mercato, Raffaele Zammarrelli, Raffaele Coccoli, Francesco Del Giudice, Andrea De Ciuttiis, Ferdinando Vairo. Questi reparti marciarono verso sud per unirsi a Garibaldi; altri provenienti dai paesi nei dintorni di Vallo, guidati da Raffaele Passarelli, Alessandro Pinto, Cesare Valiante, Giovanni Tipoldi si diressero verso Sala Consilina; etc…”. Catello Nastro (….), nel suo “Cilento storie e leggende”, ed. Arti Grafiche del Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1984, a pp. 173-174, in proposito scriveva che: Non appena nel Cilento si sparse la voce dell’arrivo di Garibaldi ci fu un grosso fermento: a Rutino giunsero le colonne di Costabile Forziati di Castellabate, di Nicola Amoresano di Ortodonico, di Maffia di Serramezzana, di Francesco Coco di Perdifumo, di Cocozza di Vatolla (ed anche in questo caso troviamo impegnati nella lotta due preti: don Giovanni Cocozza e don Nicola Carpinelli). Tutte queste forze, agli ordini di Carlo De Angelis, si mossero per Gioi Cilento ove giunsero il 1° settembre. Da qui proseguirono per Stio, Laurino, Piaggine e poi giunsero nel Vallo di Diano ove si incontrarono con la colonna di Stefano Passero che proveniva da Vallo. Si proseguì per S. Pietro, poi per Polla; l’indomani ripresero il cammino toccando Auletta, Postiglione, Serre, infine Eboli e Salerno ove attesero Giuseppe Garibaldi. Lode e gloria ai martiri ed ai patrioti cilentani che attesero Garibaldi nella loro terra, maggiormente lode e gloria a Filippo Patella eroe garibaldino agropolese, che partecipò alla spedizione dei Mille fin dallo scoglio di Quarto. Un altro Garibaldino, Giuseppe Cesare Abba di Giuseppe, nato a Cairo, in provincia di Savona, nel suo libro “Da Quarto la Volturno – noterelle di uno dei Mille” ci attesta la presenza di molti ecclesiastici tra le file di Garibaldi.”.

Nel 30 agosto 1860, CARLO DE ANGELIS (di Castellabate) e la sua colonna di insorti cilentani si riunì a Rutino in casa Magnoni

Dalla Treccani on-line leggiamo che Carlo de Angelis (….), giunta la notizia dell’amnistia, si affrettò a partire invece per Napoli, assieme allo Spaventa e a numerosi altri esuli; vi giunse il 16 luglio 1860, e alcuni giorni dopo partì per Salerno raggiungendo poi il Cilento dove fu accolto con grandi manifestazioni. A Castellabate organizzò subito una colonna di guardie nazionali per controllare la situazione al passaggio di Garibaldi, e con essa attraversò diversi paesi scendendo nel Vallo di Diano. Dell’epopea di questo patriota ne parlò Matteo Mazziotti (….), nel suo “Memorie di Carlo de Angelis pubblicate a cura di Matteo Mazziotti”, ed. Albrighi e Segati, Milano, 1908, dove, nel Cap. VI, capo III, a p. 132 e ssg., in proposito scriveva che: “III. Frattanto mi arrivavano le nuove delle mosse del generale Garibaldi, il quale era prossimo a sbarcare nelle nostre contrade: perciò, giusta gli accordi presi in Napoli, occorreva tenerci pronti ad insorgere. Ebbi colloqui con Carlo Pavone, Del Mercato, Silvio Cagnano ed altri cilentani, prima in casa Magnoni in Rutino, indi alla marina di Castellabate nella casina di Alfonso Materazzi, poi in Agropoli nella casina del signor Torre ed in Sessa in casa di Mariano Coccoli, ove convennero i fratelli baroni Coppola di Valle, il barone Luigi Del Giudice di S. Mango, Del Mercato, Cagnano, Zammarrelli e diversi altri principali proprietari del Cilento, per deliberare se, essendo già scoppiata la rivoluzione a Corleto in Basilicata, conveniva al Cilento insorgere immediatamente. Anche in Acciaroli (1), ove condussi meco pure Costabile Comunale, allora sindaco di Castellabate, nella casina di Giuseppe Pisani di Cannicchio (2), vi fu un’ultima riunione con le persone di sopra indicate e diverse altre: si convenne che nel successivo giorno 30 le diverse colonne cilentane si sarebbero messe in movimento in varie direzioni. Si stabilì di richiedere ai principali proprietari di offrire volontariamente delle somme per formare un fondo di cassa per il mantenimento delle colonne senza ricorrere alle casse pubbliche. Avvertii i comandanti le guardie nazionali di Ortodonico, Perdifumo e Serramezzana di muovere il di 30 per riunirsi a me sul Mercato, come pure avvertii tutti quelli del Comune di Castellabate che volevano seguirmi.”. Mazziotti, a p. 133, in proposito proseguendo il diario del de Angelis scriveva che il de Angelis con la sua colonna ed altri partirono per Rutino per recarsi dai Magnoni: “Partii con circa duecento individui, fra i quali due figli del detto mio zio Giambattista, Costabile e Francesco Paolo. La notte e parte del giorno seguente riposammo in Rutino. Io ero alloggiato in casa Magnoni. Ivi mi arrivò un messo con una lettera del commissario civile, il quale mi annunziava che Garibaldi era già al confine della nostra provincia con quella di Basilicata. Ne avvisai il pubblico con manifesti e con un corriere i miei fratelli in Castellabate. Indi con tutta la colonna sotto i miei ordini, cioè la compagnia di Castellabate comandata da Costabile Forziati, quella di Ortodonico da Nicola Amoresano, quella di Serramezzana da un tale Maffia, quella di Perdifumo da Francesco Coco e quella di Vatolla da Cocozza, con due preti liberali, il parroco Giovanni Cocozza e Nicola Carpinelli, mossi per Gioi, ove giunsi la notte del 1º settembre e fui alloggiato in casa di Giovanni Salati. Etc…”. Dunque, Mazziotti scriveva dal Diario di Carlo de Angelis che egli con la sua gente il 30 agosto 1860 si mosse con altre colonne di insorti Cilentani; il 30 agosto 1860 di muovere il di 30 per riunirsi a me sul Mercato, etc…” e, che, con 200 uomini la sua colonna partì per Rutino dove pernottò in casa Magnoni. In casa Magnoni ricevette la lettera del Commissario civile, e da Rutino, il 31 agosto 1860 partì con la sua colonna di insorti cilentani arrivò a Gioi Cilento “la notte del 1° settembre 1860 e fui alloggiato in casa di Giovanni Salati.”. Il 2 settembre 1860 “Il giorno seguente proseguimmo per Stio, Laurino, ove ci fermammo in casa del barone Valenti, e Piaggine; indi per Diano, in casa di Pasquale Carrano. A. Diano trovai Stefano Passero con la sua colonna.”. Dunque, Carlo de Angelis con la sua colonna arrivò a Diano il 2 settembre 1860. Da Diano la compagnia marciò per Auletta. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. II, gennaio 1921), a p. 127, riferendosi ai Magnoni, in proposito scriveva che: “….nella provincia di Salerno per promuovervi l’insurrezione, la iniziarono il 27 agosto a Rutino formando una compatta colonna con gli insorti venuti da Castellabate al comando di Carlo De Angelis, da Laurana sotto la guida di Giudo Del Mercato e di Ignazio Cagnano, da Stella Cilento con Raffaele Zammarelli, da Sessa con Raffaele Coccoli e Francesco Del Giudice, etc…L’intera colonna era al comando di Salvatore Magnoni.”. Dunque, Mazziotti (….) scriveva che le colonne di insorti tra cui quella del de Angelis e di altri, a Rutino erano sotto il comando di Salavatore Magnoni. Mazziotti, a p. 127, nella nota (3) postillava: “(3) Relazione di Lucio Magnoni. Opuscolo di Altieri, p. 69.”. Qui vi è un errore di stampa perchè il Mazziotti si riferisce al testo di Alfieri d’Evandro (….), ed il suo “L’insurrezione armata etc…”. Ricordiamo che SALVATORE MAGNONI era stato nominato Comandante del Corpo d’insurrezione del Distretto di Vallo della Lucania. Dunque, Mazziotti scriveva che a Rutino i Magnoni avevano iniziato l’insurrezione armata il 27 agosto 1860. Mazziotti però, aggiungeva pure che, sempre il 27 agosto 1860, a Rutino  formando una compatta colonna con gli insorti venuti da Castellabate al comando di Carlo De Angelis”, mentre nell’altro testo tratto dal diario del de Angelis vi è scritto che a Rutino, la colonna del de Angelis arriverà il 30 agosto 1860. Non mi trovo sulle date. Dal Mazziotti sappiamo che la riunione a Cannicchio tenne un’altra riunione in casa di Giuseppe Pisani a Cannicchio,”, (il Mazziotti scriveva: nella casina di Giuseppe Pisani di Cannicchio (2), vi fu un’ultima riunione con le persone di sopra indicate e diverse altre: si convenne che nel successivo giorno 30″. Dunque, il giorno 30 agosto 1860 la colonna doveva mettersi in marcia per andare a Rutino dai Magnoni e lì, le colonne con il de Angelis si posero sotto il comando di SALVATORE MAGNONI e si recarono a Sala. Sugli insorti cilentani che poi si unirono alla colonna del Salvatore Magnoni ha scritto Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 84-85, riferendosi a MICHELE MAGNONI, in proposito scriveva che: “Infatti, lieto dell’incarico e fiducioso nel risultato, insieme coi fratelli Lucio e Salvatore abbandonò al Faro di Messina lo Stato Maggiore dell’Orsini, si mosse con le schiere liberatrici e fra le acclamazioni delle turbe arrivò al suo paese, proclamandovi la rivolta il 27 agosto e ponendosi alla testa di circa cento giovani appartenenti a famiglie di Salerno e dei paesi vicini, convenuti a Rutino: erano venuti con Carlo De Angelis da Castellabate, con Enrico del Mercato ed Ignazio Cagnano da Laureana, con Raffaele Zammarrelli da Stella Cilento (22), con Raffaele Coccoli e Francesco Del Giudice da Sessa, con Andrea De Cutiis da Cicerale, con Ferdinando Vairo da Torchiara. Essi, dopo aver formata una ben serrata schiera, si misiero alla dipendenza di Salvatore Magnoni. VI. Michele, il giorno seguente, si diresse alla volta del mezzogiorno e toccò Ascea. Al suo apparire etc…”.  Dunque, De Crescenzo, in proposito scriveva che a Rutino: “…proclamandovi la rivolta il 27 agosto e ponendosi alla testa di circa cento giovani appartenenti a famiglie di Salerno e dei paesi vicini, convenuti a Rutino: erano venuti con Carlo De Angelis da Castellabate, con Enrico del Mercato ed Ignazio Cagnano da Laureana, con Raffaele Zammarrelli da Stella Cilento (22), con Raffaele Coccoli e Francesco Del Giudice da Sessa, con Andrea De Ciutiis da Cicerale, con Ferdinando Vairo da Torchiara. Essi, dopo aver formata una ben serrata schiera, si misiero alla dipendenza di Salvatore Magnoni.”. Dunque, queste schiere di insorti cilentani arrivati a Rutino “si misero alla dipendenza di Salvatore Magnoni”. De Crescenzo scriveva che SALVATORE si mise “alla testa di circa cento giovani appartenenti a famiglie di Salerno e dei paesi vicini, convenuti a Rutino: etc…”. Chi erano questi giovani appartenenti alle famiglie di Salerno e paesi vicini ? “….erano venuti con Carlo De Angelis da Castellabate, con Enrico del Mercato ed Ignazio Cagnano da Laureana, con Raffaele Zammarrelli da Stella Cilento (22), con Raffaele Coccoli e Francesco Del Giudice da Sessa, con Andrea De Ciutiis da Cicerale, con Ferdinando Vairo da Torchiara.”. De Crescenzo (…),  p. 84, nella nota (22) postillava: “(22) Raffaele Zammarrelli era stato attivo organizzatore nel mandamento di Pollica.”. De Crescenzo scriveva che la schiera di “circa ottanta giovani di Vallo”, forse i 100 giovani salernitani di cui aveva già parlato, si unirono alla colonna di Pietro GIORDANO e si diressero ad Ascea. Dunque, si posero sotto il comando di Michele Magnoni ma ad Ascea si misero sotto il comando di Pietro Giordano. De Crescenzo, a p. a pp. 86, nella nota (23) postillava: “(23) Aveva quarantaquattro anni, essendo nato il 1816. M. nel 1889.”. De Crescenzo, a p. 84-85 aveva scritto che i circa 100 giovani delle famiglie salernitane erano Carlo De Angelis da Castellabate, con Enrico del Mercato ed Ignazio Cagnano da Laureana, con Raffaele Zammarrelli da Stella Cilento (22), con Raffaele Coccoli e Francesco Del Giudice da Sessa, con Andrea De Cutiis da Cicerale, con Ferdinando Vairo da Torchiara.”. De Crescenzo, a p. 85, nella nota (22) postillava: “(22) Raffaele Zammarrellira stato attivo organizzatore nel mandamento di Pollica”. Dunque, nella schiera dei volontari salernitani comandati da Michele Magnoni, vi erano CARLO DE ANGELIS (di Castellabate), ENRICO DEL MERCATO, IGNAZIO CAGNANO (da Laureana), RAFFAELE ZAMMARELLI (di Torchiara). A Rutino, il 27 agosto 1860 arrivarono diversi giovani volontari che appartenevano alle buone famiglie del Salernitano. Essi erano circa 100 giovani. Michele MAGNONI, nel convegno che si diedero a Rutino, si mise alla testa di questi giovani volontari cilentani. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 84-85, riferendosi a MICHELE MAGNONI, in proposito scriveva che: “…si mosse con le schiere liberatrici e fra le acclamazioni delle turbe arrivò al suo paese, proclamandovi la rivolta il 27 agosto e ponendosi alla testa di circa cento giovani appartenenti a famiglie di Salerno e dei paesi vicini, convenuti a Rutino: erano venuti con Carlo De Angelis da Castellabate, con Enrico del Mercato ed Ignazio Cagnano da Laureana, con Raffaele Zammarrelli da Stella Cilento (22), con Raffaele Coccoli e Francesco Del Giudice da Sessa, con Andrea De Cutiis da Cicerale, con Ferdinando Vairo da Torchiara. Essi, dopo aver formata una ben serrata schiera, si misiero alla dipendenza di Salvatore Magnoni. VI. Michele, il giorno seguente, si diresse alla volta del mezzogiorno e toccò Ascea. Al suo apparire etc…”. De Crescenzo scriveva che SALVATORE si mise “alla testa di circa cento giovani appartenenti a famiglie di Salerno e dei paesi vicini, convenuti a Rutino: etc…”. Chi erano questi giovani appartenenti alle famiglie di Salerno e paesi vicini ? “….erano venuti con Carlo De Angelis da Castellabate, con Enrico del Mercato ed Ignazio Cagnano da Laureana, con Raffaele Zammarrelli da Stella Cilento (22), con Raffaele Coccoli e Francesco Del Giudice da Sessa, con Andrea De Ciutiis da Cicerale, con Ferdinando Vairo da Torchiara.”. De Crescenzo (…),  p. 84, nella nota (22) postillava: “(22) Raffaele Zammarrelli era stato attivo organizzatore nel mandamento di Pollica.”. De Crescenzo, a p. a pp. 86, nella nota (23) postillava: “(23) Aveva quarantaquattro anni, essendo nato il 1816. M. nel 1889.”. De Crescenzo, a p. 84-85 aveva scritto che i circa 100 giovani delle famiglie salernitane erano Carlo De Angelis da Castellabate, con Enrico del Mercato ed Ignazio Cagnano da Laureana, con Raffaele Zammarrelli da Stella Cilento (22), con Raffaele Coccoli e Francesco Del Giudice da Sessa, con Andrea De Ciutiis da Cicerale, con Ferdinando Vairo da Torchiara.”. De Crescenzo, a p. 85, nella nota (22) postillava: “(22) Raffaele Zammarrellira stato attivo organizzatore nel mandamento di Pollica”. Il De Crescenzo è chiaro nella risposta e scriveva che la schiera del de Angelis “si misiero alla dipendenza di Salvatore Magnoni.”. Dunque, nella schiera dei volontari salernitani comandati da Michele Magnoni, vi erano CARLO DE ANGELIS (di Castellabate), ENRICO DEL MERCATO, IGNAZIO CAGNANO (da Laureana), RAFFAELE ZAMMARELLI (di Torchiara). A Rutino, il 27 agosto 1860 arrivarono diversi giovani volontari che appartenevano alle buone famiglie del Salernitano. Essi erano circa 100 giovani. Mi chiedo da Rutino quale fosse l’itinerario seguito dalla colonna del de Agelis ? Il punto è il seguente. La colonna del de Angelis, a Rutino, essendosi messa sotto il comando di Salvatore Magnoni lo seguì nel golfo di Policastro o andò direttamente verso il Vallo di Diano ?. Dunque, queste schiere di insorti cilentani arrivati a Rutino “si misero alla dipendenza di Salvatore Magnoni”. De Crescenzo scriveva che la schiera di “circa ottanta giovani di Vallo”, forse i 100 giovani salernitani di cui aveva già parlato, si unirono alla colonna di Pietro GIORDANO e si diressero ad Ascea. SALVATORE MAGNONI, nel convegno che si diedero a Rutino, si mise alla testa di questi giovani volontari cilentani. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 94, in proposito scriveva che: “XI. Mentre le colonne insurrezionali di Vallo, l’anima delle quali era, come già dicemmo Stefano Passero, si muovevano per convergere verso i paesi che già avevano preparate le loro forze, Salvatore Magnoni, alla testa di numerosi e bravi insorti cilentani, partiva da Rutino, in compagnia del fratello Lucio, alto commissario civile e militare, per aggiungere nuova esca all’azione, per gettare lievito più forte e fecondo alla meta. Infatti, egli esercita un’influenza non minore dello slancio del suo cuore e, raccolti lungo il cammino altri uomini infervorati, va ad accrescere le intrepide schiere vallesi.”. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 51, in proposito scriveva: “Intanto Carlo de Angelis da alcuni giorni aveva iniziato una serie di contatti con le famiglie più in vista del Cilento, ossia con quelle cui più stava a cuore di risolvere la causa nazionale. Infatti, incontrò Enrico del Mercato e Silvio Cagnano di Laureana Cilento una prima volta in casa Magnoni a Rutino, poi in casa di Alfonso Materazzi a Castellabate, indi si portò ad Agropoli, dove in casa Torre stabilì un solido programma di rivolta. Convocò a Sessa Cilento in casa di Mariano Coccoli uomini di vasta risonanza in campo liberale, tra i quali intervennero i fratelli Coppola di Valle Cilento, Luigi del Giudice di San Mango Cilento, lo stesso del Mercato e Cagnano, inoltre Raffaele Zammarrelli di Sessa Cilento. Questi, dopo un’attenta valutazione dei fatti che erano avvenuti in Sicilia e alla ferma decisione di Garibaldi di attraversare lo stretto di Messina, deliberarono etc…”. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 42, in proposito scriveva: “Erano giunti a Sala….A questo punto per rigore storico, dobbiamo dire che se tutto questo fervore rivoluzionario poté attuarsi, lo dobbiamo anche alle solerte opera di patriotti come Reginaldo Abbamonte di Ottati, di Michele Cristaino di Sicignano, Giuseppe d’Elia di Roccadaspide, di Domenico Diodati di Castelluccio, di don Giovanni de Augustinis, di Aniello Ioca, Giovanni Giardini di Castelluccio, Carlo Salerno, del capitano Gabriele Passaro di Castel San Lorenzo e di Carlo Sabatelli di Felitto. Il De Angelis onde dare alla rivoluzione un moto uniforme e compatto insieme a Costabile Comunale tenne un’altra riunione in casa di Giuseppe Pisani a Cannicchio, dove oltre a stabilirsi ed insorgere all’indomani si decise che tutti i proprietari del Cilento dovessero offrire del denaro, creare un fondo cassa, per destinarlo alle colonne insurrezionali. Il De Angelis avvertì gli amici di Castellabate di mettersi in marcia. Essi con 200 uomini si diressero a Rutino, così fecero anche le schiere di Laureana, di Matonti, quelle di Stella capitanate dallo Zammarrelli, quelle di Sessa, quelle di Cicerale sotto il comando dell’attivo Andrea de Ciutiis ed infine quelle di Ferdinando Vairo di Torchiara, tutte sotto l’alto comando di Salvatore Magnoni.”. Infante, a p. 43, in proposito scriveva: “Il De Angelis avvertì gli amici di Castellabate di mettersi in marcia. Essi con 200 uomini si diressero a Rutino, così fecero anche le schiere di Laureana, di Matonti quelle di Stella capitanate dallo Zammarrelli, quelle di Sessa, quelle di Cicerale sotto il comando dell’attivo Andrea de Ciutiis ed infine quelle di Ferdinando Vairo di Torchiara, tutte sotto l’alto comando di Salvatore Magnoni.”. Dunque, Infante (….) scriveva che, il giorno ……….agosto 1860 Il De Angelis avvertì gli amici di Castellabate di mettersi in marcia. Essi con 200 uomini si diressero a Rutino etc…”. Dunque, Infante scriveva che il de Angelis si mise in marcia con la sua colonna per andare a Rutino dove arrivò con 200 uomini, il giorno dopo la riunione di Cannicchio. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p. 148, in proposito scriveva che: Le truppe (circa 1500 uomini) di de Dominicis, seguite a breve distanza da altri volontari agli ordini di Salvatore Magnone (fratello di Lucio e di Michele), da Caselle mossero verso oriente per “andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro” (84). Dunque, Fusco scriveva che le truppe al comando di Teodosio de Dominicis erano circa 1500 uomini, che erano “seguiti a breve distanza da altri volontari agli ordini di Salvatore Magnoni”. Però il De Crescenzo, a pp. 85-86, riferendosi al 28 agosto 1860, dopo aver proclamato l’insurrezione a Rutino, riferendosi a Pietro Giordano, in proposito scriveva che: “VII…Nello stesso dì, Pietro Giordano (23), deciso a tutto affrontare, proclamava la rivoluzione a Ceraso, sua patria, spiegando zelo infaticabile ed operosità prodigiosa. A lui si rannodava, nello stesso giorno, una schiera di circa ottanta giovani vallesi, che si diressero ad Ascea.”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a pp. 132-133 e ssg., in proposito scriveva che: “Da Rutino, era partito Salvatore Magnoni a capo di molti volontari del Cilento; e i patrioti Stefano Passaro di Vallo della Lucania e Ferrara di San Biase, seguiti da alcuni manipoli di ardimentosi, avevano preso l’uno la via di Gioi, Laurino, Piaggine; l’altro quella di Cuccaro, Laurito, Rofrano e Sanza, per convergere poi, nel “Vallo di Diano”. Fusco, a p. 355, nella nota (83) postillava: “(83) ACC, cart. 18 A, c.s. non n.”. Fusco, a p. 355, nella nota (84) postillava: “(84) Cfr. Il Lampo (quotidiano) del 3 settembre 1860. F. Policicchio, Le Camicie Rosse ecc.., p. 278 sg. Etc…”. Dunque, Felice Fusco (….), scriveva che Alla fine di agosto…..Le truppe (circa 1500 uomini) di de Dominicis, seguite a breve distanza da altri volontari agli ordini di Salvatore Magnone (fratello di Lucio e di Michele), da Caselle mossero verso oriente per “andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro” (84). Dunque, secondo il Fusco, la colonna agli ordini di SALVATORE MAGNONI seguiva a breve distanza la colonna del De Dominicis, nel golfo di Policastro e da Caselle mossero verso oriente per “andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro” (84). Sulle forze insurrezionali riuniisi a Rutino con i Magnoni – che poi si spostarono nel Golfo di Policastro – ha scritto Catello Nastro (….), nel suo “Cilento storie e leggende”, ed. Arti Grafiche del Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1984, a pp. 173-174, in proposito scriveva che: Il Magnoni si portò a Rutino ove giunsero altri rivoltosi provenienti da tutti i paesi del Cilento: Orria, Perito, Cireale, Torchiara, Prignano, Ogliastro, Lustra….Non appena nel Cilento si sparse la voce dell’arrivo di Garibaldi ci fu un grosso fermento: a Rutino giunsero le colonne di Costabile Forziati di Castellabate, di Nicola Amoresano di Ortodonico, di Maffia di Serramezzana, di Francesco Coco di Perdifumo, di Cocozza di Vatolla (ed anche in questo caso troviamo impegnati nella lotta due preti: don Giovanni Cocozza e don Nicola Carpinelli). Tutte queste forze, agli ordini di Carlo De Angelis, si mossero per Gioi Cilento ove giunsero il 1° settembre.”. Dunque, Catello Nastro scriveva che “queste forze agli ordini di Carlo De Angelis”, da Rutino dove si erano riuniti con i Magnoni “si mossero per Gioi Cilento dove giunsero il 1° setembre”. Amedeo La Greca (….), nel suo “Appunti di Storia del Cilento”, ed. Centro di produzione culturale per il Cilento, Acciaroli, 2001, a p. 272, in proposito scriveva che: Da tutti i paesi del Cilento intanto si radunavano volontari sotto la guida di vecchi indomiti liberali, quali Teodosio De Dominicis, Carlo De Angelis, Enrico Del Mercato, Raffaele Zammarrelli, Raffaele Coccoli, Francesco Del Giudice, Andrea De Ciuttiis, Ferdinando Vairo. Questi reparti marciarono verso sud per unirsi a Garibaldi; altri provenienti dai paesi nei dintorni di Vallo, guidati da Raffaele Passarelli, Alessandro Pinto, Cesare Valiante, Giovanni Tipoldi si diressero verso Sala Consilina; etc…”. Catello Nastro (….), nel suo “Cilento storie e leggende”, ed. Arti Grafiche del Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1984, a pp. 173-174, in proposito scriveva che: Tutte queste forze, agli ordini di Carlo De Angelis, si mossero per Gioi Cilento ove giunsero il 1° settembre. Da qui proseguirono per Stio, Laurino, Piaggine e poi giunsero nel Vallo di Diano ove si incontrarono con la colonna di Stefano Passero che proveniva da Vallo. Si proseguì per S. Pietro, poi per Polla; l’indomani ripresero il cammino toccando Auletta, Postiglione, Serre, infine Eboli e Salerno ove attesero Giuseppe Garibaldi.”. Dunque, Catello Nastro scriveva che “queste forze agli ordini di Carlo De Angelis”, da Rutino dove si erano riuniti con i Magnoni “si mossero per Gioi Cilento dove giunsero il 1° setembre”. Nastro (….) aggiungeva che, la colonna del Magnoni e dei giovanissimi ragazzi al comando di Carlo De Angelis (….) arrivati a Gioi Cilento il 1° settembre 1860, proseguirono Da qui proseguirono per Stio, Laurino, Piaggine e poi giunsero nel Vallo di Diano ove si incontrarono con la colonna di Stefano Passero che proveniva da Vallo. Si proseguì per S. Pietro, poi per Polla; l’indomani ripresero il cammino toccando Auletta, Postiglione, Serre, infine Eboli e Salerno ove attesero Giuseppe Garibaldi.”. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 51, in proposito scriveva: “Michele, lasciato il suo Stato Maggiore al Faro di Messina, si portò a Rutino, dove a capo di numerosi insorti, provenienti da Orria, da Perito, da Cicerale, da Torchiara, da Prignano, da Ogliastro e da Lustra, insieme ai germani Lucio e Salvatore proclamarono l’insurrezione il 27 agosto.”. Sulla colonna del de Angelis ha scritto anche Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rivoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 104 e ssg., in proposito scriveva che: “11….I Magnoni convocarono il loro campo nel loro fortino storico, a Rutino il 27 agosto, il giorno in cui iniziava la rivoluzione. Là, con i militi delle Guardie Nazionali, convennero i vecchi professionisti delle ribellioni cimentane. De Angelis di Castellabate, Del Mercato di Laureana, Zammarelli e lo stesso Michele Magnoni erano nominati comandanti delle compagnie. Erano tutti reduci delle rivolte risorgimentali, spesso figli o nipoti di uccisi e condannati. Il capitano Vairo di Torchiara fu indicato commissario politico e Ignazio Cagnano Quartier Mastro generale. Ora colonne armate alla meno peggio, con vestiti e simboli di ogni tipo, accompagnate dalle bande dei paesi con improbabili camice rosse attraversarono il Cilento come tante altre volte ma stavolta come avanguardia dell’Esercito Meridionale. Michele Magnoni partì dal Basso Cilento con la sua compagnia per primo, per unirsi a Teodosio De Dominicis, altro uomo di tradizione rivoluzionaria, ma cavouriano, che scendeva nel Golfo di Policastro. Insieme avrebbero dovuto ricevere Garibaldi. Il fratello lanciò il consueto ordine del giorno che annunciava l’arrivo del Generale e lo seguì con il grosso dei volontari. Tutti i suoi ordini del giorno e i manifesti, tra i toni retorici del momento, erano zeppi di richiami alla disciplina oltre che avvertimenti chiari per qualsiasi aggressione alla proprietà privata. Molte lezioni del ’48 erano apprese (68).”. Pinto, a p. 104, nella nota (68) postillava: “(68) Ordinanza del Commissario Lucio Magnoni Rutino, 1 agosto 1860, APM.”. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rivoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 88, in proposito scriveva che: Il campo cilentano fu ordinato a Torchiara…..Tra gli ufficiali più impegnati troviamo il padre dei Magnoni, Luigi con i figli Salvatore e Lucio e il giovanissimo Michele. Giuseppe Pessolani e il lucano Caputo con una grossa colonna partita dal Vallo di Diano arrivarono a Rutino e poi tornarono a Sala mentre i Cilentani si dirigevano verso il capoluogo del Distretto (21).”. Pinto, a p. 103, in proposito scriveva che: “Nell’archivio dei Magnoni c’è un’interessante documentazione su come fu resa operativa la Guardia Nazionale. In genere una parte servì per formare colonne di volontari, il resto per garantire il servizio di guarnigione (66)”. Pinto, a p. 103, nella nota (66) postillava: “(66) Ordinanza del Commissario Lucio Magnoni Rutino, 1 agosto 1860, APM.”. Sulle forze insurrezionali riunitisi a Rutino con i Magnoni – che poi si spostarono nel Golfo di Policastro – ha scritto Catello Nastro (….), nel suo “Cilento storie e leggende”, ed. Arti Grafiche del Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1984, a pp. 173-174, in proposito scriveva che: Il Magnoni si portò a Rutino ove giunsero altri rivoltosi provenienti da tutti i paesi del Cilento: Orria, Perito, Cireale, Torchiara, Prignano, Ogliastro, Lustra….Non appena nel Cilento si sparse la voce dell’arrivo di Garibaldi ci fu un grosso fermento: a Rutino giunsero le colonne di Costabile Forziati di Castellabate, di Nicola Amoresano di Ortodonico, di Maffia di Serramezzana, di Francesco Coco di Perdifumo, di Cocozza di Vatolla (ed anche in questo caso troviamo imegnati nella lotta due preti: don Giovanni Cocozza e don Nicola Carpinelli). Tutte queste forze, agli ordini di Carlo De Angelis, si mossero per Gioi Cilento ove giunsero il 1° settembre. Da qui proseguirono per Stio, Laurino, Piaggine e poi giunsero nel Vallo di Diano ove si incontrarono con la colonna di Stefano Passero che proveniva da Vallo. Si proseguì per S. Pietro, poi per Polla; l’indomani ripresero il cammino toccando Auletta, Postiglione, Serre, infine Eboli e Salerno ove attesero Giuseppe Garibaldi.”. Dunque, Catello Nastro scriveva che “queste forze agli ordini di Carlo De Angelis”, da Rutino dove si erano riuniti con i Magnoni “si mossero per Gioi Cilento dove giunsero il 1° settembre”. Nastro (….) aggiungeva che, la colonna del Magnoni e dei giovanissimi ragazzi al comando di Carlo De Angelis (….) arrivati a Gioi Cilento il 1° settembre 1860, proseguirono Da qui proseguirono per Stio, Laurino, Piaggine e poi giunsero nel Vallo di Diano ove si incontrarono con la colonna di Stefano Passero che proveniva da Vallo. Si proseguì per S. Pietro, poi per Polla; l’indomani ripresero il cammino toccando Auletta, Postiglione, Serre, infine Eboli e Salerno ove attesero Giuseppe Garibaldi.”. Amedeo La Greca (….), nel suo “Appunti di Storia del Cilento”, ed. Centro di produzione culturale per il Cilento, Acciaroli, 2001, a p. 272, in proposito scriveva che: Da tutti i paesi del Cilento intanto si radunavano volontari sotto la guida di vecchi indomiti liberali, quali Teodosio De Dominicis, Carlo De Angelis, Enrico Del Mercato, Raffaele Zammarrelli, Raffaele Coccoli, Francesco Del Giudice, Andrea De Ciuttiis, Ferdinando Vairo. Questi reparti marciarono verso sud per unirsi a Garibaldi; altri provenienti dai paesi nei dintorni di Vallo, guidati da Raffaele Passarelli, Alessandro Pinto, Cesare Valiante, Giovanni Tipoldi si diressero verso Sala Consilina; etc…”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 133, in proposito scriveva che: “Qualche giorno più tardi, Lucio Magnoni, coadiuvato dai patrioti Carlo Pavone, Raffaele Coccoli, ed Emilio Galdi, partiva alla testa di tre battaglioni d’insorti, comandati rispettivamente dai maggiori Carlo de Angelis, Enrico del Mercato, Raffaele Zamarelli, col Commissario di guerra Ferdinando Vairo.”.

Nel 30 agosto 1860, SALVATORE MAGNONI, al comando della grossa colonna di insorti Cilentani riunitisi a Rutino marceranno verso il Vallo di Diano 

Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a p. XVIII, a p. 264, in proposito scriveva che: “Giunto a Napoli e informatone il Comitato Unitario d’azione, Michele Magnoni ottenne per il fratello Lucio (23 agosto) la nomina ad “Alto Commissario Politico e Civile pel distretto di Vallo, in provincia di Salerno, il che importa imperio assoluto in talune emergenze anche sul potere militare” e per il fratello Salvatore (24 agosto) quella di Comandante del Corpo d’insurrezione sempre per lo stesso distretto….(92).”. Ebner, a p. 264, nella nota (92) postillava: “(92) D’Evandro, cit., Docum., n. 3 bis (Relazione Lucio Magnoni). Vi è trascritto l’ordine del Dittatore, di cui è una riproduzione in G. De Crescenzo, I salernitani nell’epopea garibaldina del 1860, Salerno 1939.”. Ebner sulla scorta del D’Evandro scriveva la stessa cosa. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 264, in proposito scriveva che: “Giunto a Napoli e informatone il Comitato Unitario d’azione, Michele Magnoni ottenne per il fratello Lucio (23 agosto) la nomina ad “Alto Commissario Politico e Civile pel distretto di Vallo, in provincia di Salerno, il che importa imperio assoluto in talune emergenze anche sul potere militare” e per il fratello Salvatore (24 agosto) quella di Comandante del Corpo d’insurrezione sempre per lo stesso distretto….(92).”. Ebner, a p. 264, nella nota (92) postillava: “(92) D’Evandro, cit., Docum., n. 3 bis (Relazione Lucio Magnoni).”. Dunque, Salvatore Magnoni, ad opera del fratello Lucio ricevette la nomina a COMANDANTE DEL CORPO D’INSURREZIONE PER IL DISTRETTO DI VALLO. E’ in questo documento che il Commissario Lucio Magnoni scrivendo al Comitato diceva che la colonna Vallese si divise in due colonne, una con a capo il Passero e l’altra con a capo il Ferrara. Come si è detto SALVATORE MAGNONI di Rutino, fratello di Lucio e di Michele, il 24 agosto 1860 rivevette dal Comitato Unitario d’Azione, la nomina “di Comandante del Corpo d’insurrezione per il Distretto di Vallo.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 165, in proposito scriveva che: Finalmente il movimento incominciò a prendere forza anche nella provincia di Salerno. Il 23 agosto, Giovanni Matina venne nominato dal Comitato Centrale, Alto Commissario politico e civile peri distretti di Salerno e di Sala, e Salvatore Magnoni, ricevette il comando di un corpo d’insurrezione nel distretto di Vallo in qualità di Alto Commissario per l’insurrezione nel Cilento, etc…(217).”. Del Duca, a p. 165, nella nota (216) postillava: “(216) C. Pinto, La “Nazione Armata”, in ‘Garibaldi il mito e l’antimito, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008, p. 118.”. Del Duca, a p. 166, nella nota (217) postillava: “(217) A.S.S. Giornali, Notizie circa il fenomeno della provincia di Principato Citeriore per l’imminente scoppio della rivoluzione, “Il Lampo”, n. 26, Napoli, 27 agosto 1860″. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. II, gennaio 1921), a p. 127, in proposito scriveva che: “Lucio Magnoni con i fratelli Salvatore e Michele, …..per promuovervi l’insurrezione, la iniziarono il 27 agosto a Rutino formando una compatta colonna con gli insorti venuti da Castellabate al comando di Carlo De Angelis, da Laurana sotto la guida di Giudo Del Mercato e di Ignazio Cagnano, da Stella Cilento con Raffaele Zammarelli, da Sessa con Raffaele Coccoli e Francesco Del Giudice, da Cicerale con Andrea De Ciutiis, da Torchiara con Ferdinando Vairo. L’intera colonna era al comando di Salvatore Magnoni.”. Dunque, il Mazziotti scriveva che l’intera colonna di insorti cilentani provenienti a Rutino con diversi capi tra cui il de Angelis ed il Vairo “si mise al comando di Salvatore Magnoni”. Mazziotti, a p. 127, nella nota (3) postillava: “(3) Relazione di Lucio Magnoni. Opuscolo di Altieri, p. 69.”. Qui vi è un errore di stampa perchè il Mazziotti si riferisce al testo di Alfieri d’Evandro (….), ed il suo “L’insurrezione armata etc…”. Lucio Magnoni, nella sua Relazione/Rapporto che spiegherà meglio ciò che accadde. Infatti, il Commissario delegato Lucio Magnoni scriveva al Comitato di Napoli da Rutino, il 1° Settembre 1860 “Rutino primo Settembre 1860. Il Commissario Delegato – Lucio Magnoni etc…Per copia conforme – Il Delegato del Governo – Antonio Alfieri d’Evandro.” scriveva al Comitato di Napoli da Rutino, il 1° Settembre 1860, il documento “N. 9 bis” pubblicato da Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Documenti”, a pp. 7-8, in proposito scriveva che: “…AI SIGNORI PRESIDENTI E COMPONENTI IL COMITATO UNITARIO NAZIONALE DI NAPOLI.”. Magnoni scriveva al Comitato: “Signori. In virtù dei poteri conferitimi etc…” e, riferendosi al “martedì scorso” scriveva che: La notte di martedì a giovedì partiva pure da Rutino l’altro mio fratello Salvatore a capo di molti volontarii del Cilento e della Provincia per andare a raggiungere le suddette forze Nazionali.”, poi aggiunge: La mattina di ieri movevano a capo di considerevoli forze Nazionali i signori Passaro di Vallo e Ferraro di S. Biase, l’uno battendo la via di Gioi, Laurino Piaggine per riuscire a Diano, l’altro quello di Cuccaro, Laurino, Rofrano, per fortificarsi a Sansa.”, poi ancora aggiunge che: Domani poi moveranno dal Cilento tre battaglioni ben armati ed equipaggiati e si dirigeranno pure verso il Vallo di Diano dove si anderanno a concentrare tutte le forze di Salerno per mettersi a disposizione del Dittatore. Etc…”, e qui si riferisce alle colonne del de Angelis ed altri che si partiranno da Rutino per andare nel Vallo di Diano, insieme alla colonna di SALVATORE MAGNONI. Pietro Ebner (….) scriveva che: “Ad Ascea, Teodosio De Dominicis distribuì a coloro che ne mancavano, i 500 fucili etc…”, che come abbiamo visto lo stesso de Dominicis rispondendo al Comitato di Napoli scriveva che parte di questi fucili li aveva consegnati a Salvatore Magnoni. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: “Ad Ascea, Teodosio de Dominicis distribuì a coloro che ne mancavano, i 500 fucili rimessi dal Comitato d’azione di Genova per il Cilento, sbarcati a Pioppi e da lui ritirati….(93).”. Pietro Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, riporta da G. Oddo, I Mille di Marsala, 1866, p. 794, la notizia dello sbarco di A. Dumas ad Acciaroli.”. Sugli insorti cilentani che poi si unirono alla colonna del Salvatore Magnoni ha scritto Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 84-85, riferendosi a MICHELE MAGNONI, in proposito scriveva che: “Infatti, lieto dell’incarico e fiducioso nel risultato, insieme coi fratelli Lucio e Salvatore abbandonò al Faro di Messina lo Stato Maggiore dell’Orsini, si mosse con le schiere liberatrici e fra le acclamazioni delle turbe arrivò al suo paese, proclamandovi la rivolta il 27 agosto e ponendosi alla testa di circa cento giovani appartenenti a famiglie di Salerno e dei paesi vicini, convenuti a Rutino: erano venuti con Carlo De Angelis da Castellabate, con Enrico del Mercato ed Ignazio Cagnano da Laureana, con Raffaele Zammarrelli da Stella Cilento (22), con Raffaele Coccoli e Francesco Del Giudice da Sessa, con Andrea De Cutiis da Cicerale, con Ferdinando Vairo da Torchiara. Essi, dopo aver formata una ben serrata schiera, si misiero alla dipendenza di Salvatore Magnoni.”. Dunque, queste schiere di insorti cilentani arrivati a Rutino “si misero alla dipendenza di Salvatore Magnoni”. De Crescenzo scriveva che SALVATORE si mise “alla testa di circa cento giovani appartenenti a famiglie di Salerno e dei paesi vicini, convenuti a Rutino: etc…”. Chi erano questi giovani appartenenti alle famiglie di Salerno e paesi vicini ? “….erano venuti con Carlo De Angelis da Castellabate, con Enrico del Mercato ed Ignazio Cagnano da Laureana, con Raffaele Zammarrelli da Stella Cilento (22), con Raffaele Coccoli e Francesco Del Giudice da Sessa, con Andrea De Cutiis da Cicerale, con Ferdinando Vairo da Torchiara.”. De Crescenzo (…),  p. 84, nella nota (22) postillava: “(22) Raffaele Zammarrelli era stato attivo organizzatore nel mandamento di Pollica.”. De Crescenzo scriveva che la schiera di “circa ottanta giovani di Vallo”, forse i 100 giovani salernitani di cui aveva già parlato, si unirono alla colonna di Pietro GIORDANO e si diressero ad Ascea. Dunque, si posero sotto il comando di Michele Magnoni ma ad Ascea si misero sotto il comando di Pietro Giordano. De Crescenzo, a p. a pp. 86, nella nota (23) postillava: “(23) Aveva quarantaquattro anni, essendo nato il 1816. M. nel 1889.”. De Crescenzo, a p. 84-85 aveva scritto che i circa 100 giovani delle famiglie salernitane erano Carlo De Angelis da Castellabate, con Enrico del Mercato ed Ignazio Cagnano da Laureana, con Raffaele Zammarrelli da Stella Cilento (22), con Raffaele Coccoli e Francesco Del Giudice da Sessa, con Andrea De Cutiis da Cicerale, con Ferdinando Vairo da Torchiara.”. De Crescenzo, a p. 85, nella nota (22) postillava: “(22) Raffaele Zammarrellira stato attivo organizzatore nel mandamento di Pollica”. Dunque, nella schiera dei volontari salernitani comandati da Michele Magnoni, vi erano CARLO DE ANGELIS (di Castellabate), ENRICO DEL MERCATO, IGNAZIO CAGNANO (da Laureana), RAFFAELE ZAMMARELLI (di Torchiara). A Rutino, il 27 agosto 1860 arrivarono diversi giovani volontari che appartenevano alle buone famiglie del Salernitano. Essi erano circa 100 giovani. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 94, in proposito scriveva che: “XI. Mentre le colonne insurrezionali di Vallo, l’anima delle quali era, come già dicemmo Stefano Passero, si muovevano per convergere verso i paesi che già avevano preparate le loro forze, Salvatore Magnoni, alla testa di numerosi e bravi insorti cilentani, partiva da Rutino, in compagnia del fratello Lucio, alto commissario civile e militare, per aggiungere nuova esca all’azione, per gettare lievito più forte e fecondo alla meta. Infatti, egli esercita un’influenza non minore dello slancio del suo cuore e, raccolti lungo il cammino altri uomini infervorati, va ad accrescere le intrepide schiere vallesi. Ma chi avrebbe dato le armi etc…”. Dunque, de Crescenzo scriveva che: Salvatore Magnoni, alla testa di numerosi e bravi insorti cilentani, partiva da Rutino, in compagnia del fratello Lucio”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a pp. 132-133 e ssg., in proposito scriveva che: “Da Rutino, era partito Salvatore Magnoni a capo di molti volontari del Cilento; e i patrioti Stefano Passaro di Vallo della Lucania e Ferrara di San Biase, seguiti da alcuni manipoli di ardimentosi, avevano preso l’uno la via di Gioi, Laurino, Piaggine; l’altro quella di Cuccaro, Laurito, Rofrano e Sanza, per convergere poi, nel “Vallo di Diano”. Sulle forze insurrezionali riuniisi a Rutino con i Magnoni – che poi si spostarono nel Golfo di Policastro – ha scritto Catello Nastro (….), nel suo “Cilento storie e leggende”, ed. Arti Grafiche del Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1984, a pp. 173-174, in proposito scriveva che: Il Magnoni si portò a Rutino ove giunsero altri rivoltosi provenienti da tutti i paesi del Cilento: Orria, Perito, Cireale, Torchiara, Prignano, Ogliastro, Lustra….Non appena nel Cilento si sparse la voce dell’arrivo di Garibaldi ci fu un grosso fermento: a Rutino giunsero le colonne di Costabile Forziati di Castellabate, di Nicola Amoresano di Ortodonico, di Maffia di Serramezzana, di Francesco Coco di Perdifumo, di Cocozza di Vatolla (ed anche in questo caso troviamo imegnati nella lotta due preti: don Giovanni Cocozza e don Nicola Carpinelli). Tutte queste forze, agli ordini di Carlo De Angelis, si mossero per Gioi Cilento ove giunsero il 1° settembre. Da qui proseguirono per Stio, Laurino, Piaggine e poi giunsero nel Vallo di Diano ove si incontrarono con la colonna di Stefano Passero che proveniva da Vallo. Si proseguì per S. Pietro, poi per Polla; l’indomani ripresero il cammino toccando Auletta, Postiglione, Serre, infine Eboli e Salerno ove attesero Giuseppe Garibaldi.”. Dunque, Catello Nastro scriveva che “queste forze agli ordini di Carlo De Angelis”, da Rutino dove si erano riuniti con i Magnoni “si mossero per Gioi Cilento dove giunsero il 1° settembre”. Nastro (….) aggiungeva che, la colonna del Magnoni e dei giovanissimi ragazzi al comando di Carlo De Angelis (….) arrivati a Gioi Cilento il 1° settembre 1860, proseguirono Da qui proseguirono per Stio, Laurino, Piaggine e poi giunsero nel Vallo di Diano ove si incontrarono con la colonna di Stefano Passero che proveniva da Vallo. Si proseguì per S. Pietro, poi per Polla; l’indomani ripresero il cammino toccando Auletta, Postiglione, Serre, infine Eboli e Salerno ove attesero Giuseppe Garibaldi.”. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rivoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 88, in proposito scriveva che: Il campo cilentano fu ordinato a Torchiara…..Tra gli ufficiali più impegnati troviamo il padre dei Magnoni, Luigi con i figli Salvatore e Lucio e il giovanissimo Michele. Giuseppe Pessolani e il lucano Caputo con una grossa colonna partita dal Vallo di Diano arrivarono a Rutino e poi tornarono a Sala mentre i Cilentani si dirigevano verso il capoluogo del Distretto (21).”. Pinto, a p. 103, in proposito scriveva che: “Nell’archivio dei Magnoni c’è un’interessante documentazione su come fu resa operativa la Guardia Nazionale. In genere una parte servì per formare colonne di volontari, il resto per garantire il servizio di guarnigione (66)”. Pinto, a p. 103, nella nota (66) postillava: “(66) Ordinanza del Commissario Lucio Magnoni Rutino, 1 agosto 1860, APM.”.

Nel 1°e 2 settembre 1860, la colonna di Carlo DE ANGELIS, da Gioi Cilento marciò fino a DIANO (ora Teggiano) 

Dalla Treccani on-line leggiamo che Carlo de Angelis (….), a Castellabate organizzò subito una colonna di guardie nazionali per controllare la situazione al passaggio di Garibaldi, e con essa attraversò diversi paesi scendendo nel Vallo di Diano. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. II, gennaio 1921), a p. 127, riferendosi ai Magnoni, in proposito scriveva che: “….nella provincia di Salerno per promuovervi l’insurrezione, la iniziarono il 27 agosto a Rutino formando una compatta colonna con gli insorti venuti da Castellabate al comando di Carlo De Angelis, da Laurana sotto la guida di Giudo Del Mercato e di Ignazio Cagnano, da Stella Cilento con Raffaele Zammarelli, da Sessa con Raffaele Coccoli e Francesco Del Giudice, etc…L’intera colonna era al comando di Salvatore Magnoni.”. Dunque, Mazziotti (….) scriveva che le colonne di insorti tra cui quella del de Angelis e di altri, a Rutino erano sotto il comando di Salavatore Magnoni. Mazziotti, a p. 127, nella nota (3) postillava: “(3) Relazione di Lucio Magnoni. Opuscolo di Altieri, p. 69.”. Qui vi è un errore di stampa perchè il Mazziotti si riferisce al testo di Alfieri d’Evandro (….), ed il suo “L’insurrezione armata etc…”. Infatti, Lucio Magnoni, nella sua Relazione Rapporto inviata al “Comitato Unitario Nazionale di Napoli”, redatta a Rutino il 1° settembre 1860 e pubblicata in Alfieri d’Evandro (….), nel suo “L’insurrezione armata etc…”, a p, in “Appendice”, a p. 69, in proposito scriveva pure che:

Dunque, Mazziotti scriveva che a Rutino i Magnoni avevano iniziato l’insurrezione armata il 27 agosto 1860. Mazziotti però, aggiungeva pure che, sempre il 27 agosto 1860, a Rutino  formando una compatta colonna con gli insorti venuti da Castellabate al comando di Carlo De Angelis…”, mentre nell’altro testo tratto dal diario del de Angelis vi è scritto che a Rutino, la colonna del de Angelis arriverà il 30 agosto 1860. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 94, in proposito scriveva che: “XI. Mentre le colonne insurrezionali di Vallo, l’anima delle quali era, come già dicemmo Stefano Passero, si muovevano per convergere verso i paesi che già avevano preparate le loro forze, Salvatore Magnoni, alla testa di numerosi e bravi insorti cilentani, partiva da Rutino, in compagnia del fratello Lucio, alto commissario civile e militare, per aggiungere nuova esca all’azione, per gettare lievito più forte e fecondo alla meta. Infatti, egli esercita un’influenza non minore dello slancio del suo cuore e, raccolti lungo il cammino altri uomini infervorati, va ad accrescere le intrepide schiere vallesi.”. Dunque, de Crescenzo scriveva che la grossa colonna condotta da Carlo De Angelis (….), composta da 200 uomini si diresse a Rutino, dove si riunirono con altre colonne provenienti dai paesi vicini (le schiere di Laureana, di Matonti, quelle di Stella capitanate dallo Zammarrelli, quelle di Sessa, quelle di Cicerale sotto il comando dell’attivo Andrea de Ciutiis ed infine quelle di Ferdinando Vairo di Torchiara”), ed insieme ai fratelli Magnoni di Rutino marciarono verso il Vallo di Diano. Infante scriveva che queste schiere o colonne di insorti erano comandate da SALVATORE MAGNONI. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a pp. 58-59, in proposito scriveva: “A Rutino infatti giunsero le colonne di Costabile Forziati di Castellabate, di Nicola Amoresano di Ortodonico, quelle di Maffia di Serramezzana, di Francesco Coco di Perdifumo, inoltre, quelle di Cocozza di Vatolla, quest’ultimo coadiuvato da due preti, e più precisamente da don Giovanni Cocozza e da don Nicola Carpinelli. Tutti, agli ordini di Carlo De Angelis, si mossero per Gioi dove giunsero il primo di settembre.”. Dell’epopea di questo patriota ne parlò Matteo Mazziotti (….), nel suo “Memorie di Carlo de Angelis pubblicate a cura di Matteo Mazziotti”, ed. Albrighi e Segati, Milano, 1908, dove, nel Cap. VI, capo III, a p. 132 e ssg., riferendosi alla riunione – l’ultima – a Cannicchio, in proposito aggiungeva che: “III….vi fu un’ultima riunione con le persone di sopra indicate e diverse altre: si convenne che nel successivo giorno 30 le diverse colonne cilentane si sarebbero messe in movimento in varie direzioni. Si stabilì di richiedere ai principali proprietari di offrire volontariamente delle somme per formare un fondo di cassa per il mantenimento delle colonne senza ricorrere alle casse pubbliche. Avvertii i comandanti le guardie nazionali di Ortodonico, Perdifumo e Serramezzana di muovere il di 30 per riunirsi a me sul Mercato, come pure avvertii tutti quelli del Comune di Castellabate che volevano seguirmi. Partii con circa duecento individui, fra i quali due figli del detto mio zio Giambattista, Costabile e Francesco Paolo. La notte e parte del giorno seguente riposammo in Rutino. Io ero alloggiato in casa Magnoni. Ivi mi arrivò un messo con una lettera del commissario civile, il quale mi annunziava che Garibaldi era già al confine della nostra provincia con quella di Basilicata. Ne avvisai il pubblico con manifesti e con un corriere i miei fratelli in Castellabate. Indi con tutta la colonna sotto i miei ordini, cioè la compagnia di Castellabate comandata da Costabile Forziati, quella di Ortodonico da Nicola Amoresano, quella di Serramezzana da un tale Maffia, quella di Perdifumo da Francesco Coco e quella di Vatolla da Cocozza, con due preti liberali, il parroco Giovanni Cocozza e Nicola Carpinelli, mossi per Gioi, ove giunsi la notte del 1º settembre e fui alloggiato in casa di Giovanni Salati. Etc…”. Dunque, Mazziotti scriveva dal Diario di Carlo de Angelis che egli con la sua gente il 30 agosto 1860 si mosse con altre colonne di insorti Cilentani; il 30 agosto 1860 di muovere il di 30 per riunirsi a me sul Mercato, etc…” e, che, con 200 uomini la sua colonna partì per Rutino dove pernottò in casa Magnoni. Mazziotti, a p. 133, in proposito proseguendo il diario del de Angelis scriveva che il de Angelis con la sua colonna ed altri partirono per Rutino per recarsi dai Magnoni: “Partii con circa duecento individui, fra i quali due figli del detto mio zio Giambattista, Costabile e Francesco Paolo. La notte e parte del giorno seguente riposammo in Rutino. Io ero alloggiato in casa Magnoni. Ivi mi arrivò un messo con una lettera del commissario civile, il quale mi annunziava che Garibaldi era già al confine della nostra provincia con quella di Basilicata. Ne avvisai il pubblico con manifesti e con un corriere i miei fratelli in Castellabate. Indi con tutta la colonna sotto i miei ordini, cioè la compagnia di Castellabate comandata da Costabile Forziati, quella di Ortodonico da Nicola Amoresano, quella di Serramezzana da un tale Maffia, quella di Perdifumo da Francesco Coco e quella di Vatolla da Cocozza, con due preti liberali, il parroco Giovanni Cocozza e Nicola Carpinelli, mossi per Gioi, ove giunsi la notte del 1º settembre e fui alloggiato in casa di Giovanni Salati. Etc…”. Dunque, Mazziotti scriveva dal Diario di Carlo de Angelis che egli con la sua gente il 30 agosto 1860 si mosse con altre colonne di insorti Cilentani; il 30 agosto 1860 di muovere il di 30 per riunirsi a me sul Mercato, etc…” e, che, con 200 uomini la sua colonna partì per Rutino dove pernottò in casa Magnoni. In casa Magnoni ricevette la lettera del Commissario civile, e da Rutino, il 31 agosto 1860 partì con la sua colonna di insorti cilentani arrivò a Gioi Cilento “la notte del 1° settembre 1860 e fui alloggiato in casa di Giovanni Salati.”. Il 2 settembre 1860 “Il giorno seguente proseguimmo per Stio, Laurino, ove ci fermammo in casa del barone Valenti, e Piaggine; indi per Diano, in casa di Pasquale Carrano. A. Diano trovai Stefano Passero con la sua colonna.”. Dunque, Carlo de Angelis con la sua colonna arrivò a Diano il 2 settembre 1860. Dal Mazziotti sappiamo che la riunione a Cannicchio tenne un’altra riunione in casa di Giuseppe Pisani a Cannicchio,”, (il Mazziotti scriveva: nella casina di Giuseppe Pisani di Cannicchio (2), vi fu un’ultima riunione con le persone di sopra indicate e diverse altre: si convenne che nel successivo giorno 30″. Dunque, il giorno 30 agosto 1860 la colonna doveva mettersi in marcia per andare a Rutino dai Magnoni e lì, le colonne con il de Angelis si posero sotto il comando di SALVATORE MAGNONI e si recarono a Sala. Sugli insorti cilentani che poi si unirono alla colonna del Salvatore Magnoni ha scritto Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 84-85, riferendosi a MICHELE MAGNONI, in proposito scriveva che: “Infatti, lieto dell’incarico e fiducioso nel risultato, insieme coi fratelli Lucio e Salvatore abbandonò al Faro di Messina lo Stato Maggiore dell’Orsini, si mosse con le schiere liberatrici e fra le acclamazioni delle turbe arrivò al suo paese, proclamandovi la rivolta il 27 agosto e ponendosi alla testa di circa cento giovani appartenenti a famiglie di Salerno e dei paesi vicini, convenuti a Rutino: erano venuti con Carlo De Angelis da Castellabate, con Enrico del Mercato ed Ignazio Cagnano da Laureana, con Raffaele Zammarrelli da Stella Cilento (22), con Raffaele Coccoli e Francesco Del Giudice da Sessa, con Andrea De Cutiis da Cicerale, con Ferdinando Vairo da Torchiara. Essi, dopo aver formata una ben serrata schiera, si misiero alla dipendenza di Salvatore Magnoni. VI. Michele, il giorno seguente, si diresse alla volta del mezzogiorno e toccò Ascea. Al suo apparire etc…”. Dunque, De Crescenzo, in proposito scriveva che a Rutino: “…proclamandovi la rivolta il 27 agosto e ponendosi alla testa di circa cento giovani appartenenti a famiglie di Salerno e dei paesi vicini, convenuti a Rutino: erano venuti con Carlo De Angelis da Castellabate, con Enrico del Mercato ed Ignazio Cagnano da Laureana, con Raffaele Zammarrelli da Stella Cilento (22), con Raffaele Coccoli e Francesco Del Giudice da Sessa, con Andrea De Ciutiis da Cicerale, con Ferdinando Vairo da Torchiara. Essi, dopo aver formata una ben serrata schiera, si misiero alla dipendenza di Salvatore Magnoni.”. Dunque, queste schiere di insorti cilentani arrivati a Rutino “si misero alla dipendenza di Salvatore Magnoni”. De Crescenzo scriveva che SALVATORE si mise “alla testa di circa cento giovani appartenenti a famiglie di Salerno e dei paesi vicini, convenuti a Rutino: etc…”. Chi erano questi giovani appartenenti alle famiglie di Salerno e paesi vicini ? “….erano venuti con Carlo De Angelis da Castellabate, con Enrico del Mercato ed Ignazio Cagnano da Laureana, con Raffaele Zammarrelli da Stella Cilento (22), con Raffaele Coccoli e Francesco Del Giudice da Sessa, con Andrea De Ciutiis da Cicerale, con Ferdinando Vairo da Torchiara.”. De Crescenzo (…),  p. 84, nella nota (22) postillava: “(22) Raffaele Zammarrelli era stato attivo organizzatore nel mandamento di Pollica.”. De Crescenzo scriveva che la schiera di “circa ottanta giovani di Vallo”. De Crescenzo, a p. a pp. 86, nella nota (23) postillava: “(23) Aveva quarantaquattro anni, essendo nato il 1816. M. nel 1889.”. De Crescenzo, a p. 84-85 aveva scritto che i circa 100 giovani delle famiglie salernitane erano Carlo De Angelis da Castellabate, con Enrico del Mercato ed Ignazio Cagnano da Laureana, con Raffaele Zammarrelli da Stella Cilento (22), con Raffaele Coccoli e Francesco Del Giudice da Sessa, con Andrea De Cutiis da Cicerale, con Ferdinando Vairo da Torchiara.”. De Crescenzo, a p. 85, nella nota (22) postillava: “(22) Raffaele Zammarrellira stato attivo organizzatore nel mandamento di Pollica”. Dunque, nella schiera dei volontari salernitani comandati da Michele Magnoni, vi erano CARLO DE ANGELIS (di Castellabate), ENRICO DEL MERCATO, IGNAZIO CAGNANO (da Laureana), RAFFAELE ZAMMARELLI (di Torchiara). A Rutino, il 27 agosto 1860 arrivarono diversi giovani volontari che appartenevano alle buone famiglie del Salernitano. Essi erano circa 100 giovani. Michele MAGNONI, nel convegno che si diedero a Rutino, si mise alla testa di questi giovani volontari cilentani. De Crescenzo scriveva che SALVATORE si mise “alla testa di circa cento giovani appartenenti a famiglie di Salerno e dei paesi vicini, convenuti a Rutino: etc…”. Chi erano questi giovani appartenenti alle famiglie di Salerno e paesi vicini ? “….erano venuti con Carlo De Angelis da Castellabate, con Enrico del Mercato ed Ignazio Cagnano da Laureana, con Raffaele Zammarrelli da Stella Cilento (22), con Raffaele Coccoli e Francesco Del Giudice da Sessa, con Andrea De Ciutiis da Cicerale, con Ferdinando Vairo da Torchiara.”. De Crescenzo (…),  p. 84, nella nota (22) postillava: “(22) Raffaele Zammarrelli era stato attivo organizzatore nel mandamento di Pollica.”. De Crescenzo, a p. 84-85 aveva scritto che i circa 100 giovani delle famiglie salernitane erano Carlo De Angelis da Castellabate, con Enrico del Mercato ed Ignazio Cagnano da Laureana, con Raffaele Zammarrelli da Stella Cilento (22), con Raffaele Coccoli e Francesco Del Giudice da Sessa, con Andrea De Ciutiis da Cicerale, con Ferdinando Vairo da Torchiara.”. De Crescenzo, a p. 85, nella nota (22) postillava: “(22) Raffaele Zammarrellira stato attivo organizzatore nel mandamento di Pollica”. Il De Crescenzo è chiaro nella risposta e scriveva che la schiera del de Angelis “si misiero alla dipendenza di Salvatore Magnoni.”. Dunque, nella schiera dei volontari salernitani comandati da Michele Magnoni, vi erano CARLO DE ANGELIS (di Castellabate), ENRICO DEL MERCATO, IGNAZIO CAGNANO (da Laureana), RAFFAELE ZAMMARELLI (di Torchiara). A Rutino, il 27 agosto 1860 arrivarono diversi giovani volontari che appartenevano alle buone famiglie del Salernitano. Essi erano circa 100 giovani. Mi chiedo da Rutino quale fosse l’itinerario seguito dalla colonna del de Agelis ? Il punto è il seguente. La colonna del de Angelis, a Rutino, essendosi messa sotto il comando di Salvatore Magnoni lo seguì nel golfo di Policastro o andò direttamente verso il Vallo di Diano ?. Dunque, queste schiere di insorti cilentani arrivati a Rutino “si misero alla dipendenza di Salvatore Magnoni”. SALVATORE MAGNONI, nel convegno che si diedero a Rutino, si mise alla testa di questi giovani volontari cilentani. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a pp. 132-133 e ssg., in proposito scriveva che: “Da Rutino, era partito Salvatore Magnoni a capo di molti volontari del Cilento; e i patrioti Stefano Passaro di Vallo della Lucania e Ferrara di San Biase, seguiti da alcuni manipoli di ardimentosi, avevano preso l’uno la via di Gioi, Laurino, Piaggine; l’altro quella di Cuccaro, Laurito, Rofrano e Sanza, per convergere poi, nel “Vallo di Diano”. Sulle forze insurrezionali riuniisi a Rutino con i Magnoni – che poi si spostarono nel Golfo di Policastro – ha scritto Catello Nastro (….), nel suo “Cilento storie e leggende”, ed. Arti Grafiche del Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1984, a pp. 173-174, in proposito scriveva che: Il Magnoni si portò a Rutino ove giunsero altri rivoltosi provenienti da tutti i paesi del Cilento: Orria, Perito, Cireale, Torchiara, Prignano, Ogliastro, Lustra….Non appena nel Cilento si sparse la voce dell’arrivo di Garibaldi ci fu un grosso fermento: a Rutino giunsero le colonne di Costabile Forziati di Castellabate, di Nicola Amoresano di Ortodonico, di Maffia di Serramezzana, di Francesco Coco di Perdifumo, di Cocozza di Vatolla (ed anche in questo caso troviamo imegnati nella lotta due preti: don Giovanni Cocozza e don Nicola Carpinelli). Tutte queste forze, agli ordini di Carlo De Angelis, si mossero per Gioi Cilento ove giunsero il 1° settembre. Etc…. Dunque, Catello Nastro scriveva che “queste forze agli ordini di Carlo De Angelis”, da Rutino dove si erano riuniti con i Magnoni “si mossero per Gioi Cilento dove giunsero il 1° setembre”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 133, in proposito scriveva che: “Qualche giorno più tardi, Lucio Magnoni, coadiuvato dai patrioti Carlo Pavone, Raffaele Coccoli, ed Emilio Galdi, partiva alla testa di tre battaglioni d’insorti, comandati rispettivamente dai maggiori Carlo de Angelis, Enrico del Mercato, Raffaele Zamarelli, col Commissario di guerra Ferdinando Vairo.”. Amedeo La Greca (….), nel suo “Appunti di Storia del Cilento”, ed. Centro di produzione culturale per il Cilento, Acciaroli, 2001, a p. 272, in proposito scriveva che: Questi reparti marciarono verso sud per unirsi a Garibaldi; altri provenienti dai paesi nei dintorni di Vallo, guidati da Raffaele Passarelli, Alessandro Pinto, Cesare Valiante, Giovanni Tipoldi si diressero verso Sala Consilina; etc…”. Amedeo La Greca, ap. 272 continuando il suo racconto e riferendosi al giorno 6 settembre 1860, “Il giorno dopo in molti si mossero per marciare alla volta di Sala Consilina. Qui tutti i volontari del Cilento furono organizzati in cinque battaglioni comandati rispettivamente dai maggiori Trotta, Carlo De Angelis, Enrico Del Mercato, Raffaele Zammarrelli e Francesco Galloppi, che formarono una brigata al comando del colonnello Luigi Fabrizi e inquadrata nella XVI divisione comandata da Nino Bixio, che si distinse nella battaglia del Volturno (1° ottobre).”. Amedeo La Greca (….), nel suo “Appunti di Storia del Cilento”, ed. Centro di produzione culturale per il Cilento, Acciaroli, 2001, a p. 272, in proposito scriveva che: Da tutti i paesi del Cilento intanto si radunavano volontari sotto la guida di vecchi indomiti liberali, quali Teodosio De Dominicis, Carlo De Angelis, Enrico Del Mercato, Raffaele Zammarrelli, Raffaele Coccoli, Francesco Del Giudice, Andrea De Ciuttiis, Ferdinando Vairo. Questi reparti marciarono verso sud per unirsi a Garibaldi; altri provenienti dai paesi nei dintorni di Vallo, guidati da Raffaele Passarelli, Alessandro Pinto, Cesare Valiante, Giovanni Tipoldi si diressero verso Sala Consilina; etc…”. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 51, in proposito scriveva: “Michele, lasciato il suo Stato Maggiore al Faro di Messina, si portò a Rutino, dove a capo di numerosi insorti, provenienti da Orria, da Perito, da Cicerale, da Torchiara, da Prignano, da Ogliastro e da Lustra, insieme ai germani Lucio e Salvatore proclamarono l’insurrezione il 27 agosto.”. Sulla colonna del de Angelis ha scritto anche Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rivoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 104 e ssg., in proposito scriveva che: “11….I Magnoni convocarono il loro campo nel loro fortino storico, a Rutino il 27 agosto, il giorno in cui iniziava la rivoluzione. Là, con i militi delle Guardie Nazionali, convennero i vecchi professionisti delle ribellioni cimentane. De Angelis di Castellabate, Del Mercato di Laureana, Zammarelli e lo stesso Michele Magnoni erano nominati comandanti delle compagnie. Erano tutti reduci delle rivolte risorgimentali, spesso figli o nipoti di uccisi e condannati. Il capitano Vairo di Torchiara fu indicato commissario politico e Ignazio Cagnano Quartier Mastro generale. Ora colonne armate alla meno peggio, con vestiti e simboli di ogni tipo, accompagnate dalle bande dei paesi con improbabili camice rosse attraversarono il Cilento come tante altre volte ma stavolta come avanguardia dell’Esercito Meridionale. Michele Magnoni partì dal Basso Cilento con la sua compagnia per primo, per unirsi a Teodosio De Dominicis, altro uomo di tradizione rivoluzionaria, ma cavouriano, che scendeva nel Golfo di Policastro. Insieme avrebbero dovuto ricevere Garibaldi. Il fratello lanciò il consueto ordine del giorno che annunciava l’arrivo del Generale e lo seguì con il grosso dei volontari. Tutti i suoi ordini del giorno e i manifesti, tra i toni retorici del momento, erano zeppi di richiami alla disciplina oltre che avvertimenti chiari per qualsiasi aggressione alla proprietà privata. Molte lezioni del ’48 erano apprese (68).”. Pinto, a p. 104, nella nota (68) postillava: “(68) Ordinanza del Commissario Lucio Magnoni Rutino, 1 agosto 1860, APM.”. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rivoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 88, in proposito scriveva che: Il campo cilentano fu ordinato a Torchiara…..Tra gli ufficiali più impegnati troviamo il padre dei Magnoni, Luigi con i figli Salvatore e Lucio e il giovanissimo Michele. Giuseppe Pessolani e il lucano Caputo con una grossa colonna partita dal Vallo di Diano arrivarono a Rutino e poi tornarono a Sala mentre i Cilentani si dirigevano verso il capoluogo del Distretto (21).”. Pinto, a p. 103, in proposito scriveva che: “Nell’archivio dei Magnoni c’è un’interessante documentazione su come fu resa operativa la Guardia Nazionale. In genere una parte servì per formare colonne di volontari, il resto per garantire il servizio di guarnigione (66)”. Pinto, a p. 103, nella nota (66) postillava: “(66) Ordinanza del Commissario Lucio Magnoni Rutino, 1 agosto 1860, APM.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a pp. 168-169, in proposito scriveva che: “All’alba del 30, centinaia di volontari si portarono entusiasti a Sala, dove Giovanni Matina, alla testa di 3000 insorti, proclamava la dittatura assumento il titolo di prodittatore della provincia di Salerno e vi insediò un governo provvisorio insurrezionale a cui si sottomisero le massime autorità regie. Si stabiliva inoltre, “che tutti i funzionari conservino provvisoriamente i propri posti, e che le somme provenienti da tutte le contribuzioni dovranno essere versate presso un Cassiere Centrale” (223).”. Del Duca, a p. 168, nella nota (223) postillava: “(223) A.S.S., Giornali, Dichiarazione del Prodittatore della Provincia di Salerno e del Capo Militare delle forze insurrezionali, “Il Lampo”, n. 32, Napoli 4 settembre 1860.”.

Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 84-85, riferendosi a MICHELE MAGNONI, in proposito scriveva che: “….proclamandovi la rivolta il 27 agosto e ponendosi alla testa di circa cento giovani appartenenti a famiglie di Salerno e dei paesi vicini, convenuti a Rutino: erano venuti con Carlo De Angelis da Castellabate, con Enrico del Mercato ed Ignazio Cagnano da Laureana, con Raffaele Zammarrelli da Stella Cilento (22), con Raffaele Coccoli e Francesco Del Giudice da Sessa, con Andrea De Cutiis da Cicerale, con Ferdinando Vairo da Torchiara. Essi, dopo aver formata una ben serrata schiera, si misiero alla dipendenza di Salvatore Magnoni. VI. Michele, il giorno seguente, si diresse alla volta del mezzogiorno e toccò Ascea. Al suo apparire etc…”. Dunque, queste schiere di insorti cilentani arrivati a Rutino “si misero alla dipendenza di Salvatore Magnoni”. De Crescenzo scriveva che SALVATORE si mise “alla testa di circa cento giovani appartenenti a famiglie di Salerno e dei paesi vicini, convenuti a Rutino: etc…”. Chi erano questi giovani appartenenti alle famiglie di Salerno e paesi vicini ? “….erano venuti con Carlo De Angelis da Castellabate, con Enrico del Mercato ed Ignazio Cagnano da Laureana, con Raffaele Zammarrelli da Stella Cilento (22), con Raffaele Coccoli e Francesco Del Giudice da Sessa, con Andrea De Cutiis da Cicerale, con Ferdinando Vairo da Torchiara.”. De Crescenzo (…),  p. 84, nella nota (22) postillava: “(22) Raffaele Zammarrelli era stato attivo organizzatore nel mandamento di Pollica.”. De Crescenzo scriveva che la schiera di “circa ottanta giovani di Vallo”, forse i 100 giovani salernitani di cui aveva già parlato, si unirono alla colonna di Pietro GIORDANO e si diressero ad Ascea. Dunque, si posero sotto il comando di Michele Magnoni ma ad Ascea si misero sotto il comando di Pietro Giordano. De Crescenzo, a p. a pp. 86, nella nota (23) postillava: “(23) Aveva quarantaquattro anni, essendo nato il 1816. M. nel 1889.”. Dunque, nella schiera dei volontari salernitani comandati da Michele Magnoni, vi erano CARLO DE ANGELIS (di Castellabate), ENRICO DEL MERCATO, IGNAZIO CAGNANO (da Laureana), RAFFAELE ZAMMARELLI (di Torchiara). A Rutino, il 27 agosto 1860 arrivarono diversi giovani volontari che appartenevano alle buone famiglie del Salernitano. Essi erano circa 100 giovani. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a pp. 42-43, in proposito scriveva: “Il De Angelis onde dare alla rivoluzione un moto uniforme e compatto insieme a Costabile Comunale tenne un’altra riunione in casa di Giuseppe Pisani a Cannicchio, dove oltre a stabilirsi ed insorgere all’indomani si decise che tutti i proprietari del Cilento dovessero offrire del denaro, creare un fondo cassa, per destinarlo alle colonne insurrezionali. Il De Angelis avvertì gli amici di Castellabate di mettersi in marcia. Essi con 200 uomini si diressero a Rutino, così fecero anche le schiere di Laureana, di Matonti, quelle di Stella capitanate dallo Zammarrelli, quelle di Sessa, quelle di Cicerale sotto il comando dell’attivo Andrea de Ciutiis ed infine quelle di Ferdinando Vairo di Torchiara, tutte sotto l’alto comando di Salvatore Magnoni.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. II, gennaio 1921), a p. 127, in proposito scriveva che: “Lucio Magnoni con i fratelli Salvatore e Michele, …..l’insurrezione, la iniziarono il 27 agosto a Rutino formando una compatta colonna con gli insorti venuti da Castellabate al comando di Carlo De Angelis, da Laurana sotto la guida di Giudo Del Mercato e di Ignazio Cagnano, da Stella Cilento con Raffaele Zammarelli, da Sessa con Raffaele Coccoli e Francesco Del Giudice, da Cicerale con Andrea De Ciutiis, da Torchiara con Ferdinando Vairo. L’intera colonna era al comando di Salvatore Magnoni.”.

Dopo il 1°settembre 1860, la colonna del DE ANGELIS, da Gioi Cilento arrivarono a STIO, LAURINO, PIAGGINE e poi a Teggiano dove incontrò la colonna di STEFANO PASSERO

A Rutino, in casa Magnoni arrivarono molte colonne provenienti da diversi paesi dell’entroterra e del basso Cilento. Si riunirono in casa Magnoni. Alcune colonne iniziarono a marciare con i loro capi – tra cui il de Angelis – e si recarono a Gioi Cilento dove arrivarono il 1° settembre 1860. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a pp. 58-59, in proposito scriveva: “Tutti, agli ordini di Carlo De Angelis, si mossero per Gioi dove giunsero il primo di settembre. Qui trovarono ospitalità nel palazzo di Giovanni Salati, etc..”. Infante scriveva che la colonna del de Angelis arrivò a Gioi Cilento il 1° settembre 1860 e fu ospitata nel “Palazzo di Giovanni Salati”. Infante poi aggiunge che la colonna del de Angelis, da Gioi Cilento, “successivamente proseguirono per Stio. Giunsero a Laurito, si fermarono a ristorarsi nel palazzo del Barone Valenti, poi furono a Piaggine”, e solo dopo essere arrivati a Piaggine, la colonna del de Angelis marciò “…e di qui marciarono per il Vallo di Diano, dove s’incontrarono con la colonna di Stefano Passero proveniente da Vallo.”. Catello Nastro (….), nel suo “Cilento storie e leggende”, ed. Arti Grafiche del Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1984, a pp. 173-174, in proposito scriveva che: “Tutte queste forze, agli ordini di Carlo De Angelis, si mossero per Gioi Cilento ove giunsero il 1° settembre. Da qui proseguirono per Stio, Laurino, Piaggine e poi giunsero nel Vallo di Diano ove si incontrarono con la colonna di Stefano Passero che proveniva da Vallo. Si proseguì per S. Pietro, poi per Polla; l’indomani ripresero il cammino toccando Auletta, Postiglione, Serre, infine Eboli e Salerno ove attesero Giuseppe Garibaldi.”. Dunque, Catello Nastro scriveva che “queste forze agli ordini di Carlo De Angelis”, da Rutino dove si erano riuniti con i Magnoni “si mossero per Gioi Cilento dove giunsero il 1° settembre”. Nastro (….) aggiungeva che, la colonna del Magnoni e dei giovanissimi ragazzi al comando di Carlo De Angelis (….) arrivati a Gioi Cilento il 1° settembre 1860, proseguirono Da qui proseguirono per Stio, Laurino, Piaggine e poi giunsero nel Vallo di Diano ove si incontrarono con la colonna di Stefano Passero che proveniva da Vallo. Si proseguì per S. Pietro, poi per Polla; l’indomani ripresero il cammino toccando Auletta, Postiglione, Serre, infine Eboli e Salerno ove attesero Giuseppe Garibaldi.”. Dell’epopea di questo patriota ne parlò Matteo Mazziotti (….), nel suo “Memorie di Carlo de Angelis pubblicate a cura di Matteo Mazziotti”, ed. Albrighi e Segati, Milano, 1908, dove, nel Cap. VI, capo III, a p. 133, in proposito proseguendo il diario del de Angelis scriveva che il de Angelis: “….mossi per Gioi, ove giunsi la notte del 1º settembre e fui alloggiato in casa di Giovanni Salati. Etc…Il giorno seguente proseguimmo per Stio, Laurino, ove ci fermammo in casa del barone Valenti, e Piaggine; indi per Diano, in casa di Pasquale Carrano. A. Diano trovai Stefano Passero con la sua colonna.”. Dunque, nel suo diario raccontato dal Mazziotti, il de Angelis scriveva che, la sua colonna si fermò in casa del Barone VALENTI a Laurino, poi proseguì per Piaggine e da lì arrivò a “Diano”, ovvero l’attuale Teggiano – che all’epoca si chiamava “Diano”. De Angelis racconta che a Diano (Teggiano), si incontrò con la colonna di STEFANO PASSERO proveniente da Vallo della Lucania. Dunque, secondo il racconto del de Angelis, nel suo diario pubblicato dal Mazziotti, egli, insieme alla sua colonna d’insorti cilentani marcia e fa lo stesso percorso di STEFANO PASSERO. De Angelis racconta che da Gioi Cilento si reca a Stio, a Laurino e a Piaggine. Però, Lucio MAGNONI, nel suo Rapporto-Relazione che inviò al Comitato, da Rutino, il 1° settembre 1860, ovvero il “Doc. 9 bis” pubblicato, a pp. 7-8 da Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, in proposito scriveva che: La mattina di ieri (dunque si tratta del 30 agosto 1860), “…muovevano a capo di considerevoli forze Nazionali i signori Passaro di Vallo e Ferraro di S. Biase, l’uno battendo la via di Gioi, Laurino Piaggine per riuscire a Diano, l’altro di Cuccaro, Laurino, Rofrano, pe fortificarsi a Sansa. Domani poi muoveranno dal Cilento tre battaglioni ben armati ed equipaggiati e si dirigeranno pure verso il Vallo di Diano dove si anderanno a concentrare tutte le forze di Salerno per mettersi a disposizione del Dittatore…..Rutino primo Settembre 1860.”. Lucio Magnoni scriveva che “Passero di Vallo” (la matina del 30 agosto 1860) battendo la via di Gioi, Laurino Piaggine per riuscire a Diano”, che è lo stesso percorso che farà il de Angelis pochi giorni dopo. Arrivò a “Diano” ovvero l’attuale Teggiano. Matteo Mazziotti (….), nel suo “Memorie di Carlo de Angelis pubblicate a cura di Matteo Mazziotti”, ed. Albrighi e Segati, Milano, 1908, dove, nel Cap. VI, capo III, a p. 133, in proposito proseguendo il diario del de Angelis scriveva che il de Angelis: “….e Piaggine; indi per Diano, in casa di Pasquale Carrano. A. Diano trovai Stefano Passero con la sua colonna.”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a pp. 132-133 e ssg., in proposito scriveva che: “Da Rutino, era partito Salvatore Magnoni a capo di molti volontari del Cilento; e i patrioti Stefano Passaro di Vallo della Lucania e Ferrara di San Biase, seguiti da alcuni manipoli di ardimentosi, avevano preso l’uno la via di Gioi, Laurino, Piaggine; l’altro quella di Cuccaro, Laurito, Rofrano e Sanza, per convergere poi, nel “Vallo di Diano”.

Nel 5 settembre 1860, le armi (del BERTANI), inviate dal Comitato di Genova e portate da CRISTOFARO MURATORI e da ALEXANDRE DUMAS con la goletta EMMA e attese dal VINCIPROVA 

Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 100, parlando di LEONINO VINCIPROVA, in proposito scriveva: “Anche dopo il fallimento della rivoluzione del 1848, il Vinciprova continuò a tramare contro l’oppressore. Nel 1860 prese parte all’occupazione dei due vapori della società Rubattino ed indossò la camicia rossa dei garibaldini. Insieme a questi sbarcò a Marsala, dove subito pose in evidenza il suo coraggio e la sua intelligenza di combattere e di organizzatore. Per questo Garibaldi lo incaricò di andare ad Acciaroli con Pietro La Cava e prendere in consegna la nave di Dumas con tutte le armi e munizioni, che poi dovevano servire per la sommossa nel napoletano. Ma le armi non giungevano e di lì La Cava partì per Napoli, rimanendo il Vinciprova ad attenderle. Si pensò ad “una indegna canzonatura fatta dal Comitato di Napoli”, (così scrisse in una lettera il La Cava).”. Infante aggiungeva che: “Ma verso le 14 del 5 settembre del 1860, si vide fermare la goletta EMMA poco lontano dalla spiaggia di Acciaroli, sulla quale era il grande romanziere francese Dumas. Il Vinciprova salì a bordo e incontrò Cristofaro Muratori, cospiratore siciliano, vestito da ufficiale garibaldino, con il quale infervorarono la gioventù cilentana a combattere. Partirono per Cannicchio, poi andarono a Celso da dove si spedì una circolare a tutti i cittadini, etc…”. Dunque Infante (….) scriveva che il Lacava se ne partì per Napoli e retò ad attendere le armi che non arrivavano LEONINO VINCIPROVA. Infante scriveva pure che le armi arrivarono il 5 settembre 1860 con la goletta Emma di Alexandre Dumas, nella rada di Acciaroli. Sulla goletta vi era il cospiratore CRISTOFARO MURATORI. A raccontarci dell’evento fu il monaco Oddo (….), ma lo stesso Alexandre Dumas (padre)(….), nel suo “I Garibaldini – scene, impressioni, ricordi della spedizione dei mille” (o Les Garibaldiens)(io posseggo il testo con traduzione di Anna Franchi – forse la traduzione di Une odyssée en 1860, 1861-1862 [prima pubblicazione in una forma accorciata col titolo Les Garibaldiens. Révolution de Sicile et de Naples, 1861), ed. Società Milanese, Sesto San Giovanni. Dumas (….), ne parla nel suo capitolo XVIII, “Proscrizione dell’Emma” – Porto di Picciotta, 5 settembre 1860, a pp. 298-299 (a pp. 176-177), in proposito scriveva che: Il 5, a mezzogiorno, ci trovavamo di fronte al villaggio di Picciotta, dove ci eravamo fermati ad aspettare un peschereccio dal quale volevamo chiedere informazioni su dove si trovasse Garibaldi. Il capitano ci disse che le ultime notizie annunciavano uno sbarco a Sapri e l’arrivo di Garibaldi a Cozenza. Mentre parlavamo con la nave, fummo avvistati dal villaggio di Picciotta;una barca piena di uomini si allontanò dalla riva e si diresse verso di noi. Tutti quegli uomini erano ansiosi di avere notizie;noi gliele demmo: dicemmo loro che Garibaldi era atteso a Napoli e che gli sarebbe bastato presentarsi per essere accolto con entusiasmo. Non avevano ancora osato fare nulla sulla costa;ma, quando appresero la notizia, e soprattutto chi gliela stava dando, gridarono: “Viva Garibaldi! Viva l’Italia unita!”. Che credevo che fosse un’opportunità per mostrare le camicie rosse che avevo fatto confezionare a bordo e che avevano tanto colpito l’attenzione di Sua Maestà Francesco II. Vorremmo notare di passaggio che era arrivato con mille ducati di sottoscrizioni volontarie, che, durante il mio soggiorno nel Golfo di Napoli, mi avevano effettivamente aiutato a sostenere i nostri agenti che inviammo in tutte le direzioni per proclamare la rivoluzione, per aiutare i nostri amici in fuga, per distribuire armi gratuitamente e per pagare la confezione delle camicie rosse. Dico ‘confezionare’ perché una sola persona aveva donato abbastanza stoffa per quattrocento camicie. E la cosa più meravigliosa fu che questi eccellenti patrioti chiesero, e chiedono tuttora, che io tenga segreti i loro nomi.”. Ridotto alle mie sole risorse, non avrei potuto fare nemmeno la metà di quello che ho fatto. I nostri uomini, che non si aspettavano tanta generosità, passarono dall’entusiasmo alla frenesia. In mancanza di ghiaccio, ognuno cercava l’attenzione del suo compagno, lanciando vere e proprie grida di gioia. Alla vista di ciò che stava accadendo in mare, e senza comprendere questo cambiamento di abbigliamento, altre due barche, cariche fino al collo, si staccarono dalla riva e si diressero verso di noi, remando con tutte le loro forze. I nuovi arrivati ​​a loro volta ricevettero il loro contingente di camicie rosse e unirono i loro applausi a quelli dei loro compagni. Uno di loro, un giovane di diciotto o vent’anni, sentendosi ispirato, mi chiese una penna, inchiostro e carta, e improvvisò un proclama che io certamente avrei ritenuto incapace di fare, e che fu letto immediatamente e accolto da applausi. Facemmo l’appello: eravamo circa cinquanta. Noi ci consideravamo un numero sufficientemente numeroso per fomentare una rivolta a Cilento. Muratori, travolto dall’entusiasmo generale, dichiarò che mi avrebbe lasciato il comando di questi cinquanta volontari. Lo nominai capitano, nomina che fu confermata all’unanimità;nominai l’autore del proclama suo luogotenente; diedi a ciascuno di loro un fucile e venticinque cartucce, e partirono. Muratori prese con sé tre o quattrocento franchi, lasciandomi il resto del suoLa sua borsa era notevolmente ridotta.Il povero ragazzo era salito a bordo con oltre trecento luigi e gli erano rimasti a malapena mille franchi.Nel suo patriottismo, aveva regalato il denaro a mani nude.Osservai le quattro imbarcazioni che, questa volta, non avrebbero smentito il signor Delamarre e che sembravano proprio essere pilotate da bucanieri.Un attimo dopo aver raggiunto la terraferma, Muratori e i suoi uomini scomparvero tra le montagne.”Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 95-96-97-98, in proposito scriveva pure che: “Il giorno seguente, alle 11 antimeridiane precise, la goletta si mosse dirigendosi verso Napoli, dove giunse circa la mezzanotte (39). XII. Solamente il 5 settembre 1860, alla vigilia dell’ingresso trionfale del Dittatore a Salerno, la videro fermarsi, verso le due p.m. e poco lontano dalla rada di Acciaroli – marina del comune di Pollica – Leonino Vinciprova e Pietro Lacava, mandati da Garibaldi insieme con Vincenzo Carbonelli – audace cospiratore di Secondigliano – e col ferreo Mignogna, ad attendere le armi promesse ed a provocare l’insurrezione nel Napoletano e, per conseguenza nel Salernitano. Chi avrebbe potuto preparare il terreno politico nelle nostre zone se non il Vinciprova che conosceva addentro uomini e cose, avendo partecipato, credente convinto nell’unità della patria, a tutti i moti liberali della sua provincia ?. Il patriota cilentano “rivoluzionario di cuore e di fatti”, come lo chiama l’Oddo, montò una barchetta con alcuni marinai e salì a bordo della goletta che, di tanto in tanto, mandava colpi di fucile, e gli si presentò dapprima un omaccione tutto vestito di bianco, dalla folta capigliatura di creolo, ricoperta da un largo cappello di paglia, adorno di una penna azzurra di una bianca e di una rossa (40). Era costui il romanziere Dumas, accompagnato dal frate GIOVANNI PANTALEO e da un focoso giovane siciliano in divisa di ufficiale garibaldino, CRISTOFARO MURATORI, il cui pronto ingegno e la grande presenza di spirito lo avevano reso pratico delle congiure rivoluzionarie. Era reduce da lunga prigionia e dall’esilio, giacchè era stato tre anni incarcerato a Messina, diciotto mesi relegato nell’isola di Ustica, poi esiliato in Francia, donde, dopo l’attentato di Felice Orsini, era stato inviato in Africa. Ora era presidente del Comitato generale segreto di Napoli ed aveva la missione di far sollevare il resto della provincia (41). Costui, dopo poco, presa una carabina sulle spalle, scese a terra con gli altri, portando un considerevole numero di camicie rosse armi e munizioni, che aveva spedito da Genova Agostino Bertani fin dal 1° agosto.”. Dunque, il De Crescenzo, sulla base del racconto del Minervini (….) scriveva che CRISTOFARO MURATORI, che si trovava sulla goletta Emma di Alexandre Dumas, il 5 settembre 1860 scese a terra “…presa una carabina sulle spalle, scese a terra con gli altri, portando un considerevole numero di camicie rosse armi e munizioni, che aveva spedito da Genova Agostino Bertani fin dal 1° agosto.”. Dunque, il Muratori – che era il Presidente del COMITATO GENERALE SEGRETO NAPOLETANO, aveva portato aiuti armi e munizioni che il Bertani, da Genova, sin dal 1° agosto 1860 aveva fatto pervenire in Sicilia. Ricordo che il Bertani e Garibaldi avevano iniziato la sottoscrizione per i 10.000 fucili. De Crescenzo, a p. 98, nella nota (41) postillava: “(41) L. Minervini, Dichiarazione cronologica sopra i fatti della Rivoluzione di Napoli, Trani, Cannone, 1861.”. De Crescenzo, sul CRISTOFARO MURATORI scriveva che: “….accompagnato dal frate GIOVANNI PANTALEO e da un focoso giovane siciliano in divisa di ufficiale garibaldino, CRISTOFARO MURATORI, il cui pronto ingegno e la grande presenza di spirito lo avevano reso pratico delle congiure rivoluzionarie. Era reduce da lunga prigionia e dall’esilio, giacchè era stato tre anni incarcerato a Messina, diciotto mesi relegato nell’isola di Ustica, poi esiliato in Francia, donde, dopo l’attentato di Felice Orsini, era stato inviato in Africa. Ora era presidente del Comitato generale segreto di Napoli ed aveva la missione di far sollevare il resto della provincia (41).”. Dunque, il De Crescenzo, sulla base del racconto del Minervini (….) scriveva che CRISTOFARO MURATORI, “…era presidente del Comitato generale segreto di Napoli ed aveva la missione di far sollevare il resto della provincia (41).”. De Crescenzo, a p. 98, nella nota (41) postillava di Minervini (….) e della sua Luigi Minervini – Dichiarazione cronologica sopra i fatti della rivoluzione di Napoli, pag. 21 Trani, Tipografia Cannone, 1861.”.”. De Crescenzo, a p. 98, nella nota (41) postillava di Minervini (….) e della sua Luigi Minervini – Dichiarazione cronologica sopra i fatti della rivoluzione di Napoli, pag. 21 Trani, Tipografia Cannone, 1861.”. De Crescenzo, sulla scorta forse del Minervini, a p. 98, scriveva pure che MURATORI: “Costui, dopo poco, presa una carabina sulle spalle, scese a terra con gli altri, portando un considerevole numero di camicie rosse armi e munizioni, che aveva spedito da Genova Agostino Bertani fin dal 1° agosto.”. Dunque, secondo il de Crescenzo (…) che traeva notizie dal Minervini (…), il MURATORI aveva portato con la goletta Emma del Dumas le armi spedite “…da Genova Agostino Bertani fin dal 1° agosto”. Dunque, le armi che furono date dal Muratori al Vinciprova, il 5 settembre 1860 erano arrivate a Pioppi già dal 1° agosto 1860. Sono queste le armi – spedite dal Comitato di Genova del Bertani il 1° agosto 1860 – che in parte furono ritirate dal de Dominicis ? Si trattava delle armi di cui, nel 1921, ci parla il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921),a pp. 68-69 continuando il suo racconto scriveva pure che: “Il compianto Marchese Atenolfi mi riferiva che le armi furono sbarcate alla punta detta del Fico, presso il villaggio di Pioppi nel Comune di Pollica e quindi trasportate ad Ascea dove li ritirò Teodoro De Dominicis.”. Sono le armi di cui parlava anche Pietro Ebner (….) scriveva che: “Ad Ascea, Teodosio De Dominicis distribuì a coloro che ne mancavano, i 500 fucili etc…”, che come abbiamo visto lo stesso de Dominicis rispondendo al Comitato di Napoli scriveva che parte di questi fucili li aveva consegnati a Salvatore Magnoni. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: “Ad Ascea, Teodosio de Dominicis distribuì a coloro che ne mancavano, i 500 fucili rimessi dal Comitato d’azione di Genova per il Cilento, sbarcati a Pioppi e da lui ritirati. (93).”. Non sono queste le armi che furono portate dalla goletta Emma di Alexandre Dumas (padre) e dal Muratori – che si trovava sulla goletta, poi ritirate da Leonino Vinciprova. Ebner si riferiva alle armi ritirate da GENNARO PAGANO e portate a DE DOMINICIS ad Ascea. Devo però dire che Pietro Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, riporta da G. Oddo, I Mille di Marsala, 1866, p. 794, la notizia dello sbarco di A. Dumas ad Acciaroli.”. Infatti, sia l’Oddo che il Mazziotti poi ci parlano di queste armi e di ciò che accadde il 5 settembre 1860 ad Acciaroli. Sul Muratori ha scritto pure il Mazziotti. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a p. 129, nella nota (3) postillava: “(3) Giacomo Oddo, I Mille di Marsala, 1866, pag. 192”. Mazziotti, a p. 130, nella nota (1) postillava: “(1) Oddo, opera citata, pag. 794 – Del Muratori dà molte notizie un opuscolo di Luigi Minervini – Dichiarazione cronologica sopra i fatti della rivoluzione di Napoli, pag. 21 Trani, Tipografia Cannone, 1861.”. Mazziotti, a p. 130, riferendosi alle armi che arrivarono solo il 5 settembre 1860 ad Acciaroli, in proposito scriveva: “VI…Soltanto il 5 settembre la goletta con il Dumas si avvicinò a la rada di Acciaroli. La attendeva Leonino Vinciprova, che aveva preso parte a la spedizione dei mille ed era stato mandato da Garibaldi, col Mignogna e col Carbonelli, per promuovere la rivolta nelle provincie napoletane. Egli trovò a bordo della goletta il Dumas e Cristoforo Muratori, siciliano, ardente patriota, già segretario del Crispi (*)…etc…(1).”. Mazziotti, a p. 130, nella nota (1) postillava: “(1) Oddo — Opera citata pag. 794 — Del Muratori dà molte notizie un opuscolo di Luigi Minervini — Dichiarazione cronologica sopra i fatti della rivoluzione di Napoli pag. ?1 — Trani Tipografia Cannone 1861.”. Mazziotti, a p. 129, nella nota (3) postillava: “(3) Giacomo Oddo, I Mille di Marsala, 1866, pag. 192”. Dunque, Mazziotti scriveva che CRISTOFARO MURATORI, che si trovava sulla goletta del Dumas, il giorno 5 settembre 1860 era “siciliano, già segretario di Crispi”. Riguardo la citazione dell’Oddo (….), il Mazziotti, a p. 129, nella nota (3) postillava: “(3) Giacomo Oddo, I Mille di Marsala, 1866, pag. 192”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a pp. 794-795, in proposito scriveva che: “Prima di continuare a parlar di Dumas e di certi fatti rivoluzionari combinati nelle acque di Napoli tra lui ed altre persone diremo ancora dell’ Emma, di quella goletta che ha la sua parte nella storia della nostra rivoluzione. Essa aveva portato armi in Salerno, e nei primi di settembre altre armi portava alla marina di Acciaroli. I volontari del Cilento partivano i primi di settembre, ed avviavansi verso il Vallo Diano per unirsi agli altri dei vicini paesi e raggiungere Garibaldi. Certo Vinciprova, rivoluzionario di cuore e di fatti, recossi alla marina di Acciaroli per attendervi armi già promesse, ma che non erano ancora arrivate. Verso le 2 pomeridiane del 5 settembre si fermò poco lungi dalla spiaggia la goletta Emma, che di tratto in tratto interrompeva il silenzio con colpi di fucile. Il Vinciprova montò una barchetta con alquanti marinai, si accostò all’ Emma, sali a bordo, ed oltre a Dumas vi trovò Cristoforo Muratori, che i nostri lettori conoscono. Egli era vestito da ufficiale garibaldino; sua missione era di sollevare il resto della provincia. Si stabilì che il Muratori scenderebbe a terra, vi radunerebbe tutta la gioventù volonterosa di combattere, ne prenderebbe il comando, e raggiungerebbe Garibaldi. In questo frattempo l’ Emma era circondata da tutte le barchette che ritrovavansi in Acciaroli; si dispensarono quantità di camicie rosse, ed armi e munizioni, ed il Muratori, presa una carabina sulle spalle, scese con gli altri, festeggiato dalla moltitudine, che, come per incanto, erasi tutta vestita di rosso. Il telegrafo segnalò un disbarco di garibaldini. Le popolazioni lo credettero pure, e con incredibile entusiasmo si diedero a seguire i volontari. Fu improvvisato un pranzo a Muratori, che passò tra gli evviva all’Italia e a Garibaldi. La sera si parti e si proseguì il viaggio da Cannicchio al Celso, luogo natio del barone Mazziotti etc…”. Dunque, l’Oddo racconta che: “Verso le 2 pomeridiane del 5 settembre si fermò poco lungi dalla spiaggia la goletta Emma, che di tratto in tratto interrompeva il silenzio con colpi di fucile. Il Vinciprova montò una barchetta con alquanti marinai, si accostò all’ Emma, sali a bordo, ed oltre a Dumas vi trovò Cristoforo Muratori, che i nostri lettori conoscono.”. L’Oddo scriveva pure che la colonna di insorti Cilentani – tra cui il Muratori ed il Vinciguerra, La sera si parti e si proseguì il viaggio da Cannicchio al Celso, luogo natio del barone Mazziotti etc…”. Dunque, il racconto dell’Oddo ci parla dell’arrivo a Celso in casa del barone Mazziotti (…). Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 95-96, in proposito scriveva pure che: “XII. Solamente il 5 settembre 1860, alla vigilia dell’ingresso trionfale del Dittatore a Salerno, la videro fermarsi, verso le due p.m. e poco lontano dalla rada di Acciaroli – marina del comune di Pollica – Leonino Vinciprova e Pietro Lacava, mandati da Garibaldi insieme con Vincenzo Carbonelli – audace cospiratore di Secondigliano- e col ferreo Mignogna, ad attendere le armi promesse ed a provocare l’insurrezione nel Napoletano e, per conseguenza nel Salernitano.”. Dunque, il tutto si rimanda alla consegna di un buon carico di armi che avverà solo il 5 settembre 1860. Sul Muratori ha scritto anche il de Crescenzo (….). Su queste armi e sul passaggio da Cannicchio – piccolo casale del Cilento, ha scritto pure Tommaso Pedio (….), nel suo “La Basilicata nel Risorgimento politico Italiano (1700-1870) – Saggio di un Dizionario bio-bibliografico”, a p. 123 cita il testo di De Crescenzo e scriveva: “(555) Alfredo De Crescenzo Alfredo, Lo sbarco garibaldino ad Acciaroli nel 1860, in Numero unico per l’Anniversario della fondazione della Lega Navale a Salerno, Salerno, 1938. Acciaroli è una frazione del comune di Pollica, nel Cilento, e l’unico approdo, prima della Licosa, che offre una certa sicurezza sulla costa cilentana. Gli uomini che sbarcarono avevano il compito di proteggere la marcia delle colonne che, attraverso il lagonegrese, sarebbero passate per il Vallo di Diano dirette a Salerno. Lo sbarco, contrariamente a quel che assume il d. C., non avvenne nel porto di Acciaroli, ma in località tra Lupini e la Torre del Caleo, dove sbocca un sentiero che conduce a Cannicchio, piccolo centro abitato a meno di un chilometro dall’abitato di Celso, patria dei Mazziotti. Dalla famiglia Piantieri di Cannicchio si conserva una lettera inedita di Garibaldi con la quale si ringraziavano i componenti di quella famiglia che, insieme ai Pisani, altra famiglia di Cannicchio imparentata con i Carducci di Capaccio, avevano accolto le avanguardie garibaldine nelle loro case guidandole, successivamente, attraverso i paesi interni del Cilento verso la pianura di Eboli. Etc…”. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rivoluzione meridionale (1848-1860)”, a pp. 104-105 e ssg., in proposito scriveva che: 11. Nonostante le posizioni politiche evidentemente differenti i rivoltosi erano più o meno restati uniti, anche se non mancarono tensioni. La più grave riguardò la divisione delle armi sbarcate sulla costa cilentana da una nave piemontese. De Dominicis, moderato, non volle dividerle con Vinciprova, non riconoscendogli il grado. Ma poi si accordò con Magnoni per l’autorevolezza indiscussa e le divisero tra le due colonne (69). Nessuno tra i radicali del Principato, quasi tutti ex mazziniani, mise in discussione il programma Italia e Vittorio Emanuele II. Il primo settembre Magnoni era nominato presidente della giunta provvisoria del Cilento e subito De Dominicis lo riconosceva (70).”. Pinto, a p. 105, nella nota (69) postillava: “(69) Matteo Mazziotti, L’insurrezione salernitana nel 1860 cit., pp. 68-72.”. Pinto, a p. 105, nella nota (70) postillava: “(70) Giovanni Matina a Lucio Magnoni, Sala 1 settembre 1860, e Teodosio De Dominicis a Lucio Magnoni, Centola 1 settembre 1860, in APM.”. Il passaggio di Pinto però riguarda altre armi che effettivamente arrivarono ad Acciaroli – forse pure dal Dumas – ma si tratta delle armi che furono portate da Genaro PAGANO al DE DOMINICIS e che il de Dominicis ad Ascea diede a Salvatore Magnoni. Infatti, Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 94-95, in proposito scriveva pure che: “XI. Ma chi avrebbe dato loro le armi, le munizioni ad un buon capo militare per muovere il popolo del circondario di Pollica ? Le armi, è vero, erano state già promesse dal Piemonte, ma l’attesa di esse era stata vana per diversi giorni. I comitati avevano assicurato che li avrebbe portati alla marina di Acciaroli il romanziere francese Dumas padre, con un suo piccolo legno di trasporto, la goletta Emma’, etc…”. Dunque, il De Crescenzo scriveva che: Le armi, è vero, erano state già promesse dal Piemonte, ma l’attesa di esse era stata vana per diversi giorni.”. Amedeo La Greca (….), nel suo “Appunti di Storia del Cilento”, ed. Centro di produzione culturale per il Cilento, Acciaroli, 2001, a p. 272, in proposito scriveva che: Effettivamente il 5 settembre la goletta Emma giunse al largo di Acciaroli, accolta da manifestazioni di giubilo dai popolani venuti anche dai paesi collinari. La comandava Cristofaro Muratori, il nto scrittore, che scese a terra e si diresse a Celso, ove nel palazzo dei Mazziotti indisse una riunione dei Sindaci dei Comuni vicini e proclamò decaduto Ferdinando II. Il giorno dopo in molti si mossero per marciare alla volta di Sala Consilina. Qui tutti i volontari del Cilento furono organizzati in cinque battaglioni comandati rispettivamente dai maggiori Trotta, Carlo De Angelis, Enrico Del Mercato, Raffaele Zammarrelli e Francesco Galloppi, che formarono una brigata al comando del colonnello Luigi Fabrizi e inquadrata nella XVI divisione comandata da Nino Bixio, che si distinse nella battaglia del Volturno (1° ottobre).”. Dunque le armi che il Lacava e il Vinciprova attendevano arrivarono ad Acciaroli solo il 5 settembre 1860. Sulle armi che dovevano arrivare dal Piemonte, Amedeo La Greca (….), nel suo “Appunti di Storia del Cilento”, ed. Centro di produzione culturale per il Cilento, Acciaroli, 2001, a p. 272, in proposito scriveva che: Da tutti i paesi del Cilento intanto si radunavano volontari ………si diressero verso Sala Consilina; mentre un forte contingente di volontari e di ex guardie urbane, al comando di Leonino Vinciprova, attese nella marina di Acciaroli armi e munizioni che dovevano arrivare da Salerno.”. Amedeo La Greca (….), nel suo “Appunti di Storia del Cilento”, ed. Centro di produzione culturale per il Cilento, Acciaroli, 2001, a p. 272, in proposito scriveva che: “….mentre un forte contingente di volontari e di ex guardie urbane, al comando di Leonino Vinciprova, attese nella marina di Acciaroli armi e munizioni che dovevano arrivare da Salerno. Incaricato di questa missione era Alessandro Dumas (padre), il grande romanziere francese che, con altri stranieri, aveva seguito Garibaldi, attratto dal fascino di questo eroe-avventuriero. Effettivamente il 5 settembre la goletta Emma giunse al largo di Acciaroli, accolta da manifestazioni di giubilo dai popolani venuti anche dai paesi collinari.”. Dunque le armi che il Lacava e il Vinciprova attendevano arrivarono ad Acciaroli solo il 5 settembre 1860. Anche in questo caso, il La Greca (….) connette le armi del Piemonte con quelle promesse dal Dumas e scriveva: “Incaricato di questa missione era Alessandro Dumas (padre), il grande romanziere francese che, con altri stranieri, aveva seguito Garibaldi, attratto dal fascino di questo eroe-avventuriero. Effettivamente il 5 settembre la goletta Emma giunse al largo di Acciaroli, accolta da manifestazioni di giubilo dai popolani venuti anche dai paesi collinari.”. Dunque le armi che il LACAVA e il VINCIPROVA  attendevano arrivarono ad Acciaroli solo il 5 settembre 1860.

Nel 5 e 6 settembre 1860, Cristofaro MURATORI, gli insorti cilentani e la riunione a Celso in casa MAZZIOTTI e la marcia per Rutino da LUCIO MAGNONI

A raccontarci dell’evento fu il monaco Oddo (….), ma lo stesso Alexandre Dumas (padre)(….), nel suo “I Garibaldini – scene, impressioni, ricordi della spedizione dei mille” (o Les Garibaldiens)(io posseggo il testo con traduzione di Anna Franchi – forse la traduzione di Une odyssée en 1860, 1861-1862 [prima pubblicazione in una forma accorciata col titolo Les Garibaldiens. Révolution de Sicile et de Naples, 1861), ed. Società Milanese, Sesto San Giovanni. Dumas (….), ne parla nel suo capitolo XVIII, “Proscrizione dell’Emma” – Porto di Picciotta, 5 settembre 1860, a pp. 298-299 (a pp. 176-177), in proposito scriveva che: Il 5, a mezzogiorno, ci trovavamo di fronte al villaggio di Picciotta, dove ci eravamo fermati ad aspettare un peschereccio dal quale volevamo chiedere informazioni su dove si trovasse Garibaldi. Il capitano ci disse che le ultime notizie annunciavano uno sbarco a Sapri e l’arrivo di Garibaldi a Cozenza. Mentre parlavamo con la nave, fummo avvistati dal villaggio di Picciotta;una barca piena di uomini si allontanò dalla riva e si diresse verso di noi. Tutti quegli uomini erano ansiosi di avere notizie;noi gliele demmo: dicemmo loro che Garibaldi era atteso a Napoli e che gli sarebbe bastato presentarsi per essere accolto con entusiasmo. Non avevano ancora osato fare nulla sulla costa;ma, quando appresero la notizia, e soprattutto chi gliela stava dando, gridarono: “Viva Garibaldi! Viva l’Italia unita!”. Che credevo che fosse un’opportunità per mostrare le camicie rosse che avevo fatto confezionare a bordo e che avevano tanto colpito l’attenzione di Sua Maestà Francesco II. Vorremmo notare di passaggio che era arrivato con mille ducati di sottoscrizioni volontarie, che, durante il mio soggiorno nel Golfo di Napoli, mi avevano effettivamente aiutato a sostenere i nostri agenti che inviammo in tutte le direzioni per proclamare la rivoluzione, per aiutare i nostri amici in fuga, per distribuire armi gratuitamente e per pagare la confezione delle camicie rosse. Dico ‘confezionare’ perché una sola persona aveva donato abbastanza stoffa per quattrocento camicie. E la cosa più meravigliosa fu che questi eccellenti patrioti chiesero, e chiedono tuttora, che io tenga segreti i loro nomi.”. Ridotto alle mie sole risorse, non avrei potuto fare nemmeno la metà di quello che ho fatto. I nostri uomini, che non si aspettavano tanta generosità, passarono dall’entusiasmo alla frenesia. In mancanza di ghiaccio, ognuno cercava l’attenzione del suo compagno, lanciando vere e proprie grida di gioia. Alla vista di ciò che stava accadendo in mare, e senza comprendere questo cambiamento di abbigliamento, altre due barche, cariche fino al collo, si staccarono dalla riva e si diressero verso di noi, remando con tutte le loro forze. I nuovi arrivati ​​a loro volta ricevettero il loro contingente di camicie rosse e unirono i loro applausi a quelli dei loro compagni. Uno di loro, un giovane di diciotto o vent’anni, sentendosi ispirato, mi chiese una penna, inchiostro e carta, e improvvisò un proclama che io certamente avrei ritenuto incapace di fare, e che fu letto immediatamente e accolto da applausi. Facemmo l’appello: eravamo circa cinquanta. Noi ci consideravamo un numero sufficientemente numeroso per fomentare una rivolta a Cilento. Muratori, travolto dall’entusiasmo generale, dichiarò che mi avrebbe lasciato il comando di questi cinquanta volontari. Lo nominai capitano, nomina che fu confermata all’unanimità;nominai l’autore del proclama suo luogotenente; diedi a ciascuno di loro un fucile e venticinque cartucce, e partirono. Muratori prese con sé tre o quattrocento franchi, lasciandomi il resto del suoLa sua borsa era notevolmente ridotta.Il povero ragazzo era salito a bordo con oltre trecento luigi e gli erano rimasti a malapena mille franchi.Nel suo patriottismo, aveva regalato il denaro a mani nude.Osservai le quattro imbarcazioni che, questa volta, non avrebbero smentito il signor Delamarre e che sembravano proprio essere pilotate da bucanieri. Un attimo dopo aver raggiunto la terraferma, Muratori e i suoi uomini scomparvero tra le montagne.”Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a p. 129, nella nota (3) postillava: “(3) Giacomo Oddo, I Mille di Marsala, 1866, pag. 192”. Mazziotti, a p. 130, nella nota (1) postillava: “(1) Oddo, opera citata, pag. 794 – Del Muratori dà molte notizie un opuscolo di Luigi Minervini – Dichiarazione cronologica sopra i fatti della rivoluzione di Napoli, pag. 21 Trani, Tipografia Cannone, 1861.”. Mazziotti, a p. 130, riferendosi alle armi che arrivarono solo il 5 settembre 1860 ad Acciaroli, in proposito scriveva: “VI…Soltanto il 5 settembre la goletta con il Dumas si avvicinò a la rada di Acciaroli. La attendeva Leonino Vinciprova, che aveva preso parte a la spedizione dei mille ed era stato mandato da Garibaldi, col Mignogna e col Carbonelli, per promuovere la rivolta nelle provincie napoletane. Egli trovò a bordo della goletta il Dumas e Cristoforo Muratori, siciliano, ardente patriota, già segretario del Crispi *). Il Muratori scese a terra portando un buon numero di camicie rosse, di armi e di munizioni, e postosi a la testa di un gruppo di insorti, che avevano indossata la gloriosa divisa, proseguì per Cannicchio e per Celso ove prese alloggio la sera in casa del barone Mazziotti. Il giorno dopo si tenne nel palazzo di lui una numerosa adunanza di liberali con i quali, percorrendo i comuni di Stella, di Omignano e di Sessa, andò a Rutino e poi a Salerno (1).”. Mazziotti, a p. 130, nella nota (1) postillava: “(1) Oddo — Opera citata pag. 794 — Del Muratori dà molte notizie un opuscolo di Luigi Minervini — Dichiarazione cronologica sopra i fatti della rivoluzione di Napoli pag. ?1 — Trani Tipografia Cannone 1861.”. Dunque, dell’arrivo di queste armi ad Acciaroli il 5 settembre 1860, Matteo Mazziotti, sulla scorta dell’Oddo (….) scriveva che CRISTOFARO MURATORI proseguì per Cannicchio e per Celso dove, in casa Mazziotti, si tenne una numerosa adunanza di liberali con i quali, percorrendo i comuni di Stella, di Omignano e di Sessa, andò a Rutino e poi a Salerno (1).”. Riguardo la citazione dell’Oddo (….), il Mazziotti, a p. 129, nella nota (3) postillava: “(3) Giacomo Oddo, I Mille di Marsala, 1866, pag. 192”. Infatti, il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a pp. 794-795, in proposito scriveva che: Le popolazioni lo credettero pure, e con incredibile entusiasmo si diedero a seguire i volontari. Fu improvvisato un pranzo a Muratori, che passò tra gli evviva all’Italia e a Garibaldi. La sera si parti e si proseguì il viaggio da Cannicchio al Celso, luogo natio del barone Mazziotti noto per patriottismo. Il paese fu illuminato, la dimostrazione durò tutta la notte. Il Muratori, qual inviato del generale Garibaldi, alloggiò nel palazzo Mazziotti.”. Dunque, l’Oddo scriveva che la sera la schiera di rivoltosi ed insorti Cilentani partirono da Acciaroli e da Pollica per andare a Cannicchio e da Cannicchio proseguirono per andare a Celso, un piccolo casale del Cilento, patria dei baroni Mazziotti. Sul passaggio da Cannicchio – piccolo casale del Cilento, ha scritto pure Tommaso Pedio (….), nel suo “La Basilicata nel Risorgimento politico Italiano (1700-1870) – Saggio di un Dizionario bio-bibliografico”, a p. 123 cita il testo di De Crescenzo e scriveva: “(555) Alfredo De Crescenzo Alfredo, Lo sbarco garibaldino ad Acciaroli nel 1860, in Numero unico per l’Anniversario della fondazione della Lega Navale a Salerno, Salerno, 1938. Acciaroli è una frazione del comune di Pollica, nel Cilento, e l’unico approdo, prima della Licosa, che offre una certa sicurezza sulla costa cilentana. Gli uomini che sbarcarono avevano il compito di proteggere la marcia delle colonne che, attraverso il lagonegrese, sarebbero passate per il Vallo di Diano dirette a Salerno. Lo sbarco, contrariamente a quel che assume il d. C., non avvenne nel porto di Acciaroli, ma in località tra Lupini e la Torre del Caleo, dove sbocca un sentiero che conduce a Cannicchio, piccolo centro abitato a meno di un chilometro dall’abitato di Celso, patria dei Mazziotti. Dalla famiglia Piantieri di Cannicchio si conserva una lettera inedita di Garibaldi con la quale si ringraziavano i componenti di quella famiglia che, insieme ai Pisani, altra famiglia di Cannicchio imparentata con i Carducci di Capaccio, avevano accolto le avanguardie garibaldine nelle loro case guidandole, successivamente, attraverso i paesi interni del Cilento verso la pianura di Eboli. Etc…”. Arrivati a Celso si riunirono in casa del barone Mazziotti. Vi era anche il Muratori. Oddo (….), a p. 794 proseguendo il suo racconto scriveva pure che, in casa Mazziotti, a Celso: “La notte stessa si spedi una circolare a tutti i sindaci, capi della Guardia nazionale, parrochi di tutti i comuni che compongono il circondario di Pollina, invitandoli a trovarsi tutti al palazzo Mazziotti, dove sarebbesi tenuta una riunione a richiesta del Muratori. All’ora prescritta , allo spuntare del giorno, oltre alle invitate autorità, convennero tutti i buoni cittadini ed i più intelligenti del paese. La riunione fu oltremodo numerosa. Il Muratori prese la parola, e fece ai congregati un’allocuzione calda d’amor patrio che durò più di un’ora. Il suo discorso provò la necessità di dichiarare la decadenza di Francesco II, e di tutta la sua dinastia, proclamare Vittorio Emanuele re d’Italia, e costituire nello stesso tempo un governo provvisorio. Muratori assicurò sul suo onore che in Napoli le cose erano disposte in modo che Garibaldi entrerebbe in trionfo senza tirare un colpo di fucile. Dopo lui, altri prese la parola confermando quanto il Muratori aveva detto. Si venne alla votazione, e ad unanimità si dichiarò la decadenza di Francesco II, e si proclamò il regno di Vittorio Emanuele re d’Italia.”. L’Oddo aggiungeva pure che da casa Mazziotti, a Celso, la colonna d’insorti cilentani: “La sera la comitiva parti da Celso per Omignano attraversando San Giovanni, Malafede e Guerrazzano; dappertutto ovazioni e feste. Il popolo del Cilento, sempre primo a levarsi contra la tirannide, dava prova di non esser degenerato. La Guardia nazionale di Omignano accompagnò i garibaldini sino a Vatino, ove giunti al far del giorno, il viaggio fu proseguito fino a Salerno. Le armi dell’Emma producevano coteste marcie trionfali degli insorti in mezzo ai popoli insorgenti. Etc…”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 99, riferendosi a Salerno il 5 settembre 1860, in proposito scriveva pure che: “XIII. Si diresse poi quella massa di volontari al villaggio di Cannicchio e di là, la sera stessa, arrivò a Celso, altro villaggio di circa ottocento abitanti su di un vasto piano dominato dal monte Stella, dove fu lietamente accolta nel palazzo del barone Mazziotti, noto per sentimenti liberali; ….il Muratori pernottò in casa Mazziotti. Quella notte stessa si pensò opportunamente di diramare una circolare a tutti i Sindaci, ai capi della guardia nazionale ed ai parroci dei comuni e circondari di Pollica (46), perchè si fossero riuniti all’alba del dì seguente, per desiderio del Muratori, in casa Mazziotti. Molti e provati liberali, oltre agli invitati, convennero nelle sale ospitali del palazzo baronale. Il Muratori parlò con entusiasmo più di un’ora, per dimostrare la necessità di dichiarare decaduto il governo di Francesco II, etc… – riferisce anche l’Oddo (…) etc…(47)”. De Crescenzo, a p. 99, nella nota (46) postillava: “(46) I Comuni erano, oltre Pollica, Casalvelino, Omignano, S. Mauro Cilento, Sessa Cilento, Stella Cilento.”. De Crescenzo, a p. 100, nella nota (47) postillava: “(46) Oddo, I Mille di Marsala, op. cit.”. De Crescenzo, a p. 101, in proposito aggiungeva: “Infine decisero di recarsi, tutti armati, a Salerno. Fu una marcia trionfale: la sera, la comitiva si mosse da Celso diretta ad Omignano, attraversando San Giovanni, Malafede e Guerrazzano e ricevendo dovunque prolungate acclamazioni. Ad Omignano la guardia nazionale volle accompagnare i Garibaldini fino a Rutino, dove si arrivò all’alba e poi si proseguì per Salerno.”. Dunque, la colonna d’insorti, da Celso marciò armata fino a Rutino dove si connsee con gli insorti raccolti da Lucio Magnoni, che il giorno dopo, il 6 settembre 1860 marciò per Polla ed Auletta. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rivoluzione meridionale (1848-1860)”, a pp. 104-105 e ssg., in proposito scriveva che: 11. Nonostante le posizioni politiche evidentemente differenti i rivoltosi erano più o meno restati uniti, anche se non mancarono tensioni. La più grave riguardò la divisione delle armi sbarcate sulla costa cilentana da una nave piemontese. De Dominicis, moderato, non volle dividerle con Vinciprova, non riconoscendogli il grado. Ma poi si accordò con Magnoni per l’autorevolezza indiscussa e le divisero tra le due colonne (69). Nessuno tra i radicali del Principato, quasi tutti ex mazziniani, mise in discussione il programma Italia e Vittorio Emanuele II. Il primo settembre Magnoni era nominato presidente della giunta provvisoria del Cilento e subito De Dominicis lo riconosceva (70).”. Pinto, a p. 105, nella nota (69) postillava: “(69) Matteo Mazziotti, L’insurrezione salernitana nel 1860 cit., pp. 68-72.”. Pinto, a p. 105, nella nota (70) postillava: “(70) Giovanni Matina a Lucio Magnoni, Sala 1 settembre 1860, e Teodosio De Dominicis a Lucio Magnoni, Centola 1 settembre 1860, in APM.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 87-88, in proposito scriveva che: “VIII. Anche a Vallo si organizzavano senza indugio le squadre, per opera di Raffaele Passarelli (24), di Alessandro Pinto, di Cesare Valiante e di Giovanni Tipoldi, ufficiale della sanità militare. Ma colui che sopratutto non era rimasto inerte fu Stefano Passero. Costui, nello stesso giorno in cui Ascea insorgeva, rapido come la folgore, in virtù dei poteri conferitegli dal Comitato centrale, ruinì molte guardie nazionali di quale centro e dei comuni vicini, quali Novi Cannalonga Castelnuovo Moio Stio e Sacco, organizzò una prima commissione per raccogliere armi e munizioni d’ogni specie, una seconda per raccogliere offerte ed una terza destinata a provvedere alla pubblica sicurezza.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 94-95, in proposito scriveva pure che: “XI. Ma chi avrebbe dato loro le armi, le munizioni ad un buon capo militare per muovere il popolo del circondario di Pollica ? Le armi, è vero, erano state già promesse dal Piemonte, ma l’attesa di esse era stata vana per diversi giorni. I comitati avevano assicurato che li avrebbe portati alla marina di Acciaroli il romanziere francese Dumas padre, con un suo piccolo legno di trasporto, la goletta Emma’, etc…”. Dunque, il De Crescenzo scriveva che: Le armi, è vero, erano state già promesse dal Piemonte, ma l’attesa di esse era stata vana per diversi giorni.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 111-112, in proposito scriveva pure che: “Lucio Magnoni, visto la necessità di un rapido movimento delle forze insurrezionali, ordinò alle colonne del distretto di Vallo di marciare per il Vallo di Diano, accompagnandole con questo ordine del giorno: “Vallo 3 settembre 1860, Compagni, Io son contento di voi etc…”.”. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a pp. 100-101, parlando di LEONINO VINCIPROVA, in proposito scriveva: Ma verso le 14 del 5 settembre del 1860, si vide fermare la goletta EMMA poco lontano dalla spiaggia di Acciaroli, sulla quale era il grande romanziere francese Dumas. Il Vinciprova salì a bordo e incontrò Cristofaro Muratori, cospiratore siciliano, vestito da ufficiale garibaldino, con il quale infervorarono la gioventù cilentana a combattere. Partirono per Cannicchio, poi andarono a Celso da dove si spedì una circolare a tutti i cittadini, ai capi della Guardia Nazionale, ai parroci di tutto il circondario di Pollica, con l’invito di recarsi al Palazzo Mazziotti, dove il giorno seguente si dichiarò la decadenza di Francesco II e si proclamò “Vittorio Emanuele Re d’Italia”. Di qui il Vinciprova e il Muratori si recarono a Rutino, dove col Magnoni fecero convergere tutte le forze insurrezionali.”. Dunque, Infante scriveva che arrivati a Celso in casa del barone Mazziotti, dopo aver diramato una Circolare a tutti i capi delle Guardie Nazionali del Circondario, Lucio Magnoni e Leonino Vinciprova, con le colonne di insorti cilentani, si recarono a Rutino, patria dei MAGNONI e “dove fecero convergere tutte le forze insurrezionali”. Amedeo La Greca (….), nel suo “Appunti di Storia del Cilento”, ed. Centro di produzione culturale per il Cilento, Acciaroli, 2001, a p. 272, in proposito scriveva che: Da tutti i paesi del Cilento intanto si radunavano volontari sotto la guida di vecchi indomiti liberali, quali Teodosio De Dominicis, Carlo De Angelis, Enrico Del Mercato, Raffaele Zammarrelli, Raffaele Coccoli, Francesco Del Giudice, Andrea De Ciuttiis, Ferdinando Vairo. Questi reparti marciarono verso sud per unirsi a Garibaldi; altri provenienti dai paesi nei dintorni di Vallo, guidati da Raffaele Passarelli, Alessandro Pinto, Cesare Valiante, Giovanni Tipoldi si diressero verso Sala Consilina; etc…”. Amedeo La Greca (….), nel suo “Appunti di Storia del Cilento”, ed. Centro di produzione culturale per il Cilento, Acciaroli, 2001, a p. 272, in proposito scriveva che: Effettivamente il 5 settembre la goletta Emma giunse al largo di Acciaroli, accolta da manifestazioni di giubilo dai popolani venuti anche dai paesi collinari. La comandava Cristofaro Muratori, il nto scrittore, che scese a terra e si diresse a Celso, ove nel palazzo dei Mazziotti indisse una riunione dei Sindaci dei Comuni vicini e proclamò decaduto Ferdinando II. Il giorno dopo in molti si mossero per marciare alla volta di Sala Consilina. Qui tutti i volontari del Cilento furono organizzati in cinque battaglioni comandati rispettivamente dai maggiori Trotta, Carlo De Angelis, Enrico Del Mercato, Raffaele Zammarrelli e Francesco Galloppi, che formarono una brigata al comando del colonnello Luigi Fabrizi e inquadrata nella XVI divisione comandata da Nino Bixio, che si distinse nella battaglia del Volturno (1° ottobre).”.

Nel 3 e 4 settembre 1860, LUCIO MAGNONI e, la sua colonna d’insorti cilentani si partì da Rutino, si diresse a Polla dove sostò il 7 settembre 1860 e si incontrò con le colonne di FERRARA e del de ANGELIS

Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 794, in proposito scriveva che: I volontari del Cilento partivano i primi di settembre, ed avviavansi verso il Vallo Diano per unirsi agli altri dei vicini paesi e raggiungere Garibaldi. Certo Vinciprova, rivoluzionario di cuore e di fatti, recossi alla marina di Acciaroli per attendervi armi già promesse, ma che non erano ancora arrivate.”. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rivoluzione meridionale (1848-1860)”, a pp. 104-105 e ssg., in proposito scriveva che: 11….Il primo settembre Magnoni era nominato presidente della giunta provvisoria del Cilento e subito De Dominicis lo riconosceva (70).”. Pinto, a p. 105, nella nota (69) postillava: “(69) Matteo Mazziotti, L’insurrezione salernitana nel 1860 cit., pp. 68-72.”. Pinto, a p. 105, nella nota (70) postillava: “(70) Giovanni Matina a Lucio Magnoni, Sala 1 settembre 1860, e Teodosio De Dominicis a Lucio Magnoni, Centola 1 settembre 1860, in APM.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. II, gennaio 1921), a p. 127, riferendosi ai Magnoni, in proposito scriveva che: “….nella provincia di Salerno per promuovervi l’insurrezione, la iniziarono il 27 agosto a Rutino formando una compatta colonna con gli insorti venuti da Castellabate al comando di Carlo De Angelis, da Laurana sotto la guida di GuIdo Del Mercato e di Ignazio Cagnano, da Stella Cilento con Raffaele Zammarelli, da Sessa con Raffaele Coccoli e Francesco Del Giudice, etc…L’intera colonna era al comando di Salvatore Magnoni.”. Dunque, Mazziotti (….) scriveva che le colonne di insorti tra cui quella del de Angelis e di altri, a Rutino erano sotto il comando di Salavatore Magnoni. Mazziotti, a p. 127, nella nota (3) postillava: “(3) Relazione di Lucio Magnoni. Opuscolo di Altieri, p. 69.”. Qui vi è un errore di stampa perchè il Mazziotti si riferisce al testo di Alfieri d’Evandro (….), ed il suo “L’insurrezione armata etc…”. Infatti, Lucio Magnoni, nella sua Relazione-Rapporto inviata al “Comitato Unitario Nazionale di Napoli”, redatta a Rutino il 1° settembre 1860 e pubblicata in Alfieri d’Evandro (….), nel suo “L’insurrezione armata etc…”, a p, in “Appendice”, a p. 69, in proposito scriveva pure che:

Dunque, in un suo rapporto inviato al Comitato Napoletano, pubblicato dal d’Evandro a p. 69, LUCIO MAGNONI scriveva che: “In pari tempo si procedette all’organizzazione delle forze insurrezionali messe sotto gli ordini de’ Maggiori Carlo de Angelis, Errico del Mercato, Michele Magnone e Raffaele Zamarelli con Ferdinando Vairo Commissario di Guerra e Ignazio Cagnano Quartier Mastro Generale. Etc..”. Dunque, riunitisi a Rutino dove vi era la residenza dei Magnoni, e LUCIO MAGNONI aveva elevato a suo Quartiere Generale, gli insorti cilentani capeggiati da Carlo de Angelis si erano fermati, il 30 agosto 1860.  Mazziotti scriveva che a Rutino i Magnoni avevano iniziato l’insurrezione armata il 27 agosto 1860. Mazziotti però, aggiungeva pure che, sempre il 27 agosto 1860, a Rutino  formando una compatta colonna con gli insorti venuti da Castellabate al comando di Carlo De Angelis…”, mentre nell’altro testo tratto dal diario del de Angelis vi è scritto che a Rutino, la colonna del de Angelis arriverà il 30 agosto 1860. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 84-85, riferendosi a MICHELE MAGNONI, in proposito scriveva che: “Infatti, lieto dell’incarico e fiducioso nel risultato, insieme coi fratelli Lucio e Salvatore abbandonò al Faro di Messina lo Stato Maggiore dell’Orsini, si mosse con le schiere liberatrici e fra le acclamazioni delle turbe arrivò al suo paese, proclamandovi la rivolta il 27 agosto e ponendosi alla testa di circa cento giovani appartenenti a famiglie di Salerno e dei paesi vicini, convenuti a Rutino: erano venuti con Carlo De Angelis da Castellabate, con Enrico del Mercato ed Ignazio Cagnano da Laureana, con Raffaele Zammarrelli da Stella Cilento (22), con Raffaele Coccoli e Francesco Del Giudice da Sessa, con Andrea De Cutiis da Cicerale, con Ferdinando Vairo da Torchiara. Essi, dopo aver formata una ben serrata schiera, si misiero alla dipendenza di Salvatore Magnoni. VI. Michele, il giorno seguente, si diresse alla volta del mezzogiorno e toccò Ascea. Al suo apparire etc…”. De Crescenzo (…),  p. 84, nella nota (22) postillava: “(22) Raffaele Zammarrelli era stato attivo organizzatore nel mandamento di Pollica.”. De Crescenzo scriveva che la schiera di “circa ottanta giovani di Vallo”. De Crescenzo, a p. a pp. 86, nella nota (23) postillava: “(23) Aveva quarantaquattro anni, essendo nato il 1816. M. nel 1889.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 94, in proposito scriveva che: “XI. Mentre le colonne insurrezionali di Vallo, l’anima delle quali era, come dicemmo, il Passero, si muovevano per convergere verso i paesi che già avevano preparate le loro forze, SALVATORE MAGNONI, alla testa di numerosi e bravi insorti cilentani, partiva da Rutino, in compagnia del fratello Lucio, alto commissario civile e militare, per aggiungere nuova esca all’azione, per gettare lievito più forte e fecondo alla meta. Infatti egli esercita un’influenza non minore dello slancio del suo cuore e, raccolti lungo il cammino altri uomini infervorati, va ad accrescere le intrepide schiere Vallesi. Ma chi avrebbe dato loro le armi, le munizioni ed un buon capo militare per muovere il popolo del circondario di Pollica ? Etc..”. Dunque, il de Crescenzo scriveva che da Rutino partiva SALVATORE MAGNONI “…in compagnia del fratello Lucio, alto commissario civile e militare, etc..”. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a pp. 58-59, in proposito scriveva: “A Rutino infatti giunsero le colonne di Costabile Forziati di Castellabate, di Nicola Amoresano di Ortodonico, quelle di Maffia di Serramezzana, di Francesco Coco di Perdifumo, inoltre, quelle di Cocozza di Vatolla, quest’ultimo coadiuvato da due preti, e più precisamente da don Giovanni Cocozza e da don Nicola Carpinelli. Tutti, agli ordini di Carlo De Angelis, si mossero per Gioi dove giunsero il primo di settembre.”. Matteo Mazziotti (….), nel suo “Memorie di Carlo de Angelis pubblicate a cura di Matteo Mazziotti”, ed. Albrighi e Segati, Milano, 1908, dove, nel Cap. VI, capo III, dal Diario di Carlo de Angelis, a p. 132 e ssg., in proposito scriveva che: “III….Avvertii i comandanti le guardie nazionali di Ortodonico, Perdifumo e Serramezzana di muovere il di 30 per riunirsi a me sul Mercato, come pure avvertii tutti quelli del Comune di Castellabate che volevano seguirmi. Partii con circa duecento individui, fra i quali due figli del detto mio zio Giambattista, Costabile e Francesco Paolo. La notte e parte del giorno seguente riposammo in Rutino. Io ero alloggiato in casa Magnoni.”. Dunque, Mazziotti scriveva dal Diario di Carlo de Angelis che egli con la sua gente il 30 agosto 1860 si mosse con altre colonne di insorti Cilentani; il 30 agosto 1860 di muovere il di 30 per riunirsi a me sul Mercato, etc…” e, che, con 200 uomini la sua colonna partì per Rutino dove pernottò in casa Magnoni. De Angelis continuando il suo racconto nel Mazziotti scriveva pure che, da Rutino, dopo aver riposato in casa Mazziotti: “Ivi mi arrivò un messo con una lettera del commissario civile, il quale mi annunziava che Garibaldi era già al confine della nostra provincia con quella di Basilicata. Ne avvisai il pubblico con manifesti e con un corriere i miei fratelli in Castellabate. Indi con tutta la colonna sotto i miei ordini, cioè la compagnia di Castellabate comandata da Costabile Forziati, quella di Ortodonico da Nicola Amoresano, quella di Serramezzana da un tale Maffia, quella di Perdifumo da Francesco Coco e quella di Vatolla da Cocozza, con due preti liberali, il parroco Giovanni Cocozza e Nicola Carpinelli, mossi per Gioi, ove giunsi la notte del 1º settembre e fui alloggiato in casa di Giovanni Salati. Etc…”. Dunque, Mazziotti scriveva dal Diario di Carlo de Angelis che egli con la sua gente il 30 agosto 1860 si mosse con altre colonne di insorti Cilentani; il 30 agosto 1860 di muovere il di 30 per riunirsi a me sul Mercato, etc…” e, che, con 200 uomini la sua colonna partì per Rutino dove pernottò in casa Magnoni. De Angelis, in casa Magnoni, a Rutino, ricevette la lettera del Commissario civile, e da Rutino, il 31 agosto 1860 partì con la sua colonna di insorti cilentani arrivò a Gioi Cilento “la notte del 1° settembre 1860 e fui alloggiato in casa di Giovanni Salati.”. Il 2 settembre 1860 “Il giorno seguente proseguimmo per Stio, Laurino, ove ci fermammo in casa del barone Valenti, e Piaggine; indi per Diano, in casa di Pasquale Carrano. A. Diano trovai Stefano Passero con la sua colonna.”. Dunque, Carlo de Angelis con la sua colonna arrivò a Diano il 2 settembre 1860. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a pp. 132-133 e ssg., in proposito scriveva che: “Da Rutino, era partito Salvatore Magnoni a capo di molti volontari del Cilento; e i patrioti Stefano Passaro di Vallo della Lucania e Ferrara di San Biase, seguiti da alcuni manipoli di ardimentosi, avevano preso l’uno la via di Gioi, Laurino, Piaggine; l’altro quella di Cuccaro, Laurito, Rofrano e Sanza, per convergere poi, nel “Vallo di Diano”. Sulle forze insurrezionali riuniisi a Rutino con i Magnoni – che poi si spostarono nel Golfo di Policastro – ha scritto Catello Nastro (….), nel suo “Cilento storie e leggende”, ed. Arti Grafiche del Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1984, a pp. 173-174, in proposito scriveva che: Il Magnoni si portò a Rutino ove giunsero altri rivoltosi provenienti da tutti i paesi del Cilento: Orria, Perito, Cireale, Torchiara, Prignano, Ogliastro, Lustra….Non appena nel Cilento si sparse la voce dell’arrivo di Garibaldi ci fu un grosso fermento: a Rutino giunsero le colonne di Costabile Forziati di Castellabate, di Nicola Amoresano di Ortodonico, di Maffia di Serramezzana, di Francesco Coco di Perdifumo, di Cocozza di Vatolla (ed anche in questo caso troviamo imegnati nella lotta due preti: don Giovanni Cocozza e don Nicola Carpinelli). Tutte queste forze, agli ordini di Carlo De Angelis, si mossero per Gioi Cilento ove giunsero il 1° settembre. Da qui proseguirono per Stio, Laurino, Piaggine e poi giunsero nel Vallo di Diano ove si incontrarono con la colonna di Stefano Passero che proveniva da Vallo. Si proseguì per S. Pietro, poi per Polla; l’indomani ripresero il cammino toccando Auletta, Postiglione, Serre, infine Eboli e Salerno ove attesero Giuseppe Garibaldi.”. Dunque, Catello Nastro scriveva che “queste forze agli ordini di Carlo De Angelis”, da Rutino dove si erano riuniti con i Magnoni “si mossero per Gioi Cilento dove giunsero il 1° settembre”. Nastro (….) aggiungeva che, la colonna del Magnoni e dei giovanissimi ragazzi al comando di Carlo De Angelis (….) arrivati a Gioi Cilento il 1° settembre 1860, proseguirono Da qui proseguirono per Stio, Laurino, Piaggine e poi giunsero nel Vallo di Diano ove si incontrarono con la colonna di Stefano Passero che proveniva da Vallo. Si proseguì per S. Pietro, poi per Polla; l’indomani ripresero il cammino toccando Auletta, Postiglione, Serre, infine Eboli e Salerno ove attesero Giuseppe Garibaldi.”.Dunque, Nastro scriveva che la colonna del de Angelis – giunta nel Vallo di Diano – “ove si incontrarono con la colonna di Stefano Passero”, mentre Infante (….) scriveva che a Polla il de Angelis si incontrò con le colonne di Lucio Magnoni e del Ferrara. LUCIO MAGNONI, nella sua Relazione-Rapporto che inviò al Comitato Napoletano, Ai Signori Presidenti e Componenti il Comitato Unitario Nazionale di Napoli.”, pubblicato da Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Documenti”, a pp. 7-8, in proposito scriveva che: “N.° 9 bis.”, scriveva che: Signori…In conseguenza di ciò martedì scorso…..”, etc.. e poi aggiungeva che: “..Domani poi muoveranno dal Cilento tre battaglioni ben armati ed equipaggiati e si dirigeranno pure verso il Vallo di Diano dove si anderanno a concentrare tutte le forze di Salerno per mettersi a disposizione del Dittatore…..Rutino primo Settembre 1860.”. Dunque, è lui stesso che scrivendo al Comitato Napoletano, il 1° settembre 1860, Lucio Magnoni ci dice che, il 2 settembre 1860 (il rapporto è del 1° settembre 1860) muoveranno dal Cilento “tre battaglioni” “ben armati e ben equipaggiati” che si dirigeranno verso il Vallo di Diano. Si riferiva ai tre battaglioni di cui uno comandato dal de Angelis. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a pp. 132-133 e ssg., in proposito scriveva che: “Da Rutino, era partito Salvatore Magnoni a capo di molti volontari del Cilento; e i patrioti Stefano Passaro di Vallo della Lucania e Ferrara di San Biase, seguiti da alcuni manipoli di ardimentosi, avevano preso l’uno la via di Gioi, Laurino, Piaggine; l’altro quella di Cuccaro, Laurito, Rofrano e Sanza, per convergere poi, nel “Vallo di Diano”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 133, in proposito scriveva che: “Qualche giorno più tardi, Lucio Magnoni, coadiuvato dai patrioti Carlo Pavone, Raffaele Coccoli, ed Emilio Galdi, partiva alla testa di tre battaglioni d’insorti, comandati rispettivamente dai maggiori Carlo de Angelis, Enrico del Mercato, Raffaele Zamarelli, col Commissario di guerra Ferdinando Vairo.”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 133, in proposito scriveva che: “Qualche giorno più tardi, Lucio Magnoni, coadiuvato dai patrioti Carlo Pavone, Raffaele Coccoli, ed Emilio Galdi, partiva alla testa di tre battaglioni d’insorti, comandati rispettivamente dai maggiori Carlo de Angelis, Enrico del Mercato, Raffaele Zamarelli, col Commissario di guerra Ferdinando Vairo.”. Dunque, Romagnano scriveva che a Rutino, LUCIO MAGNONI, “qualche giorno più tardi” (cioè dopo il 30 agosto 1860), “partiva alla testa di tre battaglioni d’insorti”. Romagnano scriveva pure che i tre battaglioni erano comandati dai tre Maggiori: “Carlo de Angelis, Enrico del Mercato, Raffaele Zamarelli, col Commissario di guerra Ferdinando Vairo.”. Amedeo La Greca (….), nel suo “Appunti di Storia del Cilento”, ed. Centro di produzione culturale per il Cilento, Acciaroli, 2001, a p. 272 continuando il suo racconto e riferendosi al giorno 6 settembre 1860, “…Il giorno dopo in molti si mossero per marciare alla volta di Sala Consilina. Qui tutti i volontari del Cilento furono organizzati in cinque battaglioni comandati rispettivamente dai maggiori Trotta, Carlo De Angelis, Enrico Del Mercato, Raffaele Zammarrelli e Francesco Galloppi, che formarono una brigata al comando del colonnello Luigi Fabrizi e inquadrata nella XVI divisione comandata da Nino Bixio, che si distinse nella battaglia del Volturno (1° ottobre).”. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rivoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 104 e ssg., in proposito scriveva che: “11….Il fratello lanciò il consueto ordine del giorno che annunciava l’arrivo del Generale e lo seguì con il grosso dei volontari. Tutti i suoi ordini del giorno e i manifesti, tra i toni retorici del momento, erano zeppi di richiami alla disciplina oltre che avvertimenti chiari per qualsiasi aggressione alla proprietà privata. Molte lezioni del ’48 erano apprese (68).”. Pinto, a p. 104, nella nota (68) postillava: “(68) Ordinanza del Commissario Lucio Magnoni Rutino, 1 agosto 1860, APM.”. Dunque, anche Pinto (….) scriveva che “LUCIO MAGNONI” “…lanciò il consueto ordine del giorno che annunciava l’arrivo del Generale e lo seguì con il grosso dei volontari.”. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rivoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 88, in proposito scriveva che: Il campo cilentano fu ordinato a Torchiara…..Tra gli ufficiali più impegnati troviamo il padre dei Magnoni, Luigi con i figli Salvatore e Lucio e il giovanissimo Michele. Giuseppe Pessolani e il lucano Caputo con una grossa colonna partita dal Vallo di Diano arrivarono a Rutino e poi tornarono a Sala mentre i Cilentani si dirigevano verso il capoluogo del Distretto (21).”. Pinto, a p. 103, in proposito scriveva che: “Nell’archivio dei Magnoni c’è un’interessante documentazione su come fu resa operativa la Guardia Nazionale. In genere una parte servì per formare colonne di volontari, il resto per garantire il servizio di guarnigione (66)”. Pinto, a p. 103, nella nota (66) postillava: “(66) Ordinanza del Commissario Lucio Magnoni Rutino, 1 agosto 1860, APM.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Trieste, 1868, Vol. II, a pp. 172-173, in proposito scriveva che: “…Posero le armi nelle casse, crearono un cassiere; ma vedendo le popolazioni masticarla male, fecero commissarii ‘organizzatori’ delle rivolture in ogni parte; e per infrenare la reazione stamparono al 1° settembre un’ordinanza per disarmare i cittadini della provincia, con giudizi marziali, e stessa pena a qualunque uffiziale civile e militare non desse braccio agli esecutori. Un Lucio Magnoni, uno di tal commissarii, con altra ordinanza minacciò fucilazione per gli ‘arrolamenti d’armati’. Ribassarono il sale; e decretarono a’ 4 settembre un indulto agl’imputati condannati ‘per qualsivolglia ragione’, fuorchè chi gli fosse per reazione; così liberarono i ladri, e carcerarono gli onesti.”. Amedeo La Greca (….), nel suo “Appunti di Storia del Cilento”, ed. Centro di produzione culturale per il Cilento, Acciaroli, 2001, a p. 272, in proposito scriveva che: Da tutti i paesi del Cilento intanto si radunavano volontari sotto la guida di vecchi indomiti liberali, quali Teodosio De Dominicis, Carlo De Angelis, Enrico Del Mercato, Raffaele Zammarrelli, Raffaele Coccoli, Francesco Del Giudice, Andrea De Ciuttiis, Ferdinando Vairo. Questi reparti marciarono verso sud per unirsi a Garibaldi; altri provenienti dai paesi nei dintorni di Vallo, guidati da Raffaele Passarelli, Alessandro Pinto, Cesare Valiante, Giovanni Tipoldi si diressero verso Sala Consilina; etc…”. Amedeo La Greca, ap. 272 continuando il suo racconto e riferendosi al giorno 6 settembre 1860, “Il giorno dopo in molti si mossero per marciare alla volta di Sala Consilina. Qui tutti i volontari del Cilento furono organizzati in cinque battaglioni comandati rispettivamente dai maggiori Trotta, Carlo De Angelis, Enrico Del Mercato, Raffaele Zammarrelli e Francesco Galloppi, che formarono una brigata al comando del colonnello Luigi Fabrizi e inquadrata nella XVI divisione comandata da Nino Bixio, che si distinse nella battaglia del Volturno (1° ottobre).”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 111-112, in proposito scriveva che: “Lucio Magnoni, visto la necessità di un rapido movimento delle forze insurrezionali, ordinò alle colonne del distretto di Vallo di marciare per il Vallo di Diano, accompagnandole con quest’ordine del giorno: “Vallo 3 settembre 1860…Compagni, Io son contento di voi. Ieri avete fatta una marcia da vecchi soldati ed ora voglio dare un compenso alle vostre fatiche, sicuro che tornerà grato più che qualunque altro premio. Eccovelo. Il generale Turr è sbarcato con una brigata dell’invincibile armata del Dittatore sulle spiagge di Sapri. Non amate voi di premio abbracciare questi prodi compagni di armi e dire al loro Generale: Giudateci alle patrie battaglie ? Fidate del vostro Lucio Magnoni”. E difatti le forze, riunitesi con quelle di Diano e di Campagna ed ingrossate da molti volontari giunti da ogni parte, etc…”. Dunque, a proposito di Lucio Magnoni, il de Crescenzo pubblicò il proclama datato 3 settembre 1860. De Crescenzo però non dice dove fu scritto. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a pp. 100-101, parlando di LEONINO VINCIPROVA, in proposito scriveva: “….con l’invito di recarsi al Palazzo Mazziotti, dove il giorno seguente si dichiarò la decadenza di Francesco II e si proclamò “Vittorio Emanuele Re d’Italia”. Di qui il Vinciprova e il Muratori si recarono a Rutino, dove col Magnoni fecero convergere tutte le forze insurrezionali.”. Dunque, Infante (….) scriveva che arrivati a Celso in casa del barone Mazziotti, dopo aver diramato una Circolare a tutti i capi delle Guardie Nazionali del Circondario, Lucio Magnoni e Leonino Vinciprova, con le colonne di insorti cilentani, si recarono a Rutino, patria dei MAGNONI e “dove fecero convergere tutte le forze insurrezionali”. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 59, in proposito scriveva: Si proseguì per San Pietro, per Polla e qui sostarono per un breve riposo, durante il quale incontrarono Cristofaro Ferrara e Lucio Magnoni. L’indomani ripresero il cammino toccando Auletta, Postiglione, Serre, infine Eboli e Salerno, dove attesero il Dittatore.”. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a pp. 57-58, in proposito scriveva: “Lucio Magnoni intanto per anticipare lo spostamento delle forze borboniche ordinò alle colonne del Distretto di Vallo di dirigersi verso il Vallo di Diano. Ecco il testo dello storico ordine del Giorno: “Vallo 3 settembre 1860 “Compagni, Io son contento etc…”.”. Questo testo di Ordine del Giorno del 3 settembre 1860, scritto a Vallo della Lucania è stato pubblicato dall’Alfieri d’Evandro (…), in “Documenti”, doc. n. ….., p……

(Fig. n….) – Ordinanza di Lucio Magnoni, redatta dal Comando di Vallo della Lucania il 3 settembre 1860 – in Alfieri d’Evandro (…), in “Documenti”, doc. n. ….., p……

(Fig. n….) – Disposizione di Lucio Magnoni, redatta dal Comando di Rofrano del 6 settembre 1860 – in Alfieri d’Evandro (…), in “Documenti”, doc. n. 26 p. 20

Nel 7 o 8 settembre 1860, la colonna del DE ANGELIS, a Polla, si incontrò con Lucio MAGNONI e con la colonna di Cristoforo FERRARA

Da Diano la colonna del De Angelis marciò per Auletta. Matteo Mazziotti (….), nel suo “Memorie di Carlo de Angelis pubblicate a cura di Matteo Mazziotti”, ed. Albrighi e Segati, Milano, 1908, dove, nel Cap. VI, capo III, a p. 134, in proposito scriveva: “Proseguimmo per S. Pietro, Polla, ove restammo una notte, e poi Auletta, Postiglione, Serre Eboli e Salerno. Lungo tutta questa marcia mi studiai, ora con buone esortazioni ora con minacce, di far rispettare le famiglie e gli averi di tutti; e vi riuscii non ostante le cattive intenzioni di alcuni. In Polla mi incontrai con Cristoforo Ferrara e Lucio Magnoni ed ebbi la notizia che Garibaldi il giorno 7 era entrato in Napoli. Da Polla avevo spedito un espresso ai miei fratelli a Castellabate, ordinando, a nome di Garibaldi, che tutte e tre le compagnie di guardie nazionali fossero partite per Salerno, ove le avrei attese.”. Dunque, il de Angelis, nel suo Diario pubblicato dal Mazziotti scriveva che: In Polla mi incontrai con Cristoforo Ferrara e Lucio Magnoni ed ebbi la notizia che Garibaldi il giorno 7 era entrato in Napoli.”. Dunque, de Angelis scriveva che arrivati a POLLA si incontrarono con la colonna di CRISTOFORO FERRARA e con LUCIO MAGNONI. Inoltre, siccome egli scrive che – a Polla – incontrandosi con il Ferrara venne a sapere che il 7 settembre 1860 Garibaldi era arrivato a Napoli se ne desume che egli, con la sua colonna si trovava a Polla solo il 7 settembre 1860 o l’8. Dunque, quando si incontrarono a Polla, Lucio Magnoni, Cristofaro Ferrara e Carlo de Angelis era già passato il 7 settembre 1860, cioè Garibaldi era già a Napoli. De Angelis scriveva che il 7 settembre o dopo il 7, si era incontrato con Lucio Magnoni. Sulle forze insurrezionali riuniisi a Rutino con i Magnoni – che poi si spostarono nel Golfo di Policastro – ha scritto Catello Nastro (….), nel suo “Cilento storie e leggende”, ed. Arti Grafiche del Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1984, a pp. 173-174, in proposito scriveva che: Il Magnoni si portò a Rutino ove giunsero altri rivoltosi provenienti da tutti i paesi del Cilento: Orria, Perito, Cireale, Torchiara, Prignano, Ogliastro, Lustra….Non appena nel Cilento si sparse la voce dell’arrivo di Garibaldi ci fu un grosso fermento: a Rutino giunsero le colonne di Costabile Forziati di Castellabate, di Nicola Amoresano di Ortodonico, di Maffia di Serramezzana, di Francesco Coco di Perdifumo, di Cocozza di Vatolla (ed anche in questo caso troviamo imegnati nella lotta due preti: don Giovanni Cocozza e don Nicola Carpinelli). Tutte queste forze, agli ordini di Carlo De Angelis, si mossero per Gioi Cilento ove giunsero il 1° settembre. Da qui proseguirono per Stio, Laurino, Piaggine e poi giunsero nel Vallo di Diano ove si incontrarono con la colonna di Stefano Passero che proveniva da Vallo. Si proseguì per S. Pietro, poi per Polla; l’indomani ripresero il cammino toccando Auletta, Postiglione, Serre, infine Eboli e Salerno ove attesero Giuseppe Garibaldi.”. Dunque, Catello Nastro scriveva che “queste forze agli ordini di Carlo De Angelis”, da Rutino dove si erano riuniti con i Magnoni “si mossero per Gioi Cilento dove giunsero il 1° settembre”. Nastro (….) aggiungeva che, la colonna del Magnoni e dei giovanissimi ragazzi al comando di Carlo De Angelis (….) arrivati a Gioi Cilento il 1° settembre 1860, proseguirono Da qui proseguirono per Stio, Laurino, Piaggine e poi giunsero nel Vallo di Diano ove si incontrarono con la colonna di Stefano Passero che proveniva da Vallo. Si proseguì per S. Pietro, poi per Polla; l’indomani ripresero il cammino toccando Auletta, Postiglione, Serre, infine Eboli e Salerno ove attesero Giuseppe Garibaldi.”.Dunque, Nastro scriveva che la colonna del de Angelis – giunta nel Vallo di Diano – “ove si incontrarono con la colonna di Stefano Passero”, mentre il de Angelis – nel suo diario pubblicato dal Mazziotti scriveva che a Polla si incontrò con le colonne di Lucio Magnoni e del Ferrara. Dunque, Catello Nastro scriveva che “queste forze agli ordini di Carlo De Angelis”, da Rutino dove si erano riuniti con i Magnoni “si mossero per Gioi Cilento dove giunsero il 1° settembre”. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 59, in proposito scriveva: Si proseguì per San Pietro, per Polla e qui sostarono per un breve riposo, durante il quale incontrarono Cristofaro Ferrara e Lucio Magnoni. L’indomani ripresero il cammino toccando Auletta, Postiglione, Serre, infine Eboli e Salerno, dove attesero il Dittatore.”. Il De Angelis, continuando il suo racconto aggiungeva pure che: Difatti la mattina del giorno 11 settembre mio fratello Francesco, i miei figli, mio zio, Nicola Pepi, Costabile Matarazzo, Andrea Guglielmini, Gerardo Perrotti, Francesco Paolo Jaquinto e gli altri ufficiali e sotto-ufficiali delle rispettive compagnie sbarcarono a Salerno. Nello stesso giorno anche mio fratello Giovanni, che il di prima era arrivato a Napoli insieme con G. B. Riccio allora capitano, venne a Salerno. Da Nocera, ove si era formato il quartier generale, venne a Salerno il colonnello Luigi Fabrizi, comandante in capo di tutte le forze insurrezionali del Salernitano; ci incontrammo nel palazzo dell’ Intendenza, ove al lora era governatore civile e militare Giovanni Mattina.”.

Nell’agosto del 1860, i COMITATI MUNICIPALI (giunte Decurionali) dei Comuni del Governo provvisorio Prodittatoriale

Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIXI secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 89, in proposito scriveva che: “Nei vari Comuni erano stati poi costituiti Comitati Municipali, composti di professionisti, di sacerdoti e di operai. A Trecchina troviamo: Presidente il sacerdote Raffaele Schettini e membri il sac. Vincenzo Maimone, il notaio Federico Schettini, l’avv. Domenico Vita, l’avv. Federico Schettini, Giuseppe Alagia, Angelo Vitarella e Giuseppe Larocca. A Lauria: l’avv. Francesco Maria Gallo, presidente e il sac. Nicola Imbellone, il dott. Biase Giordano, il sac. Francesco Lamboglia, Tommaso Ferrara, Angelo Raffaele Imbellone, Biase Antonio Pansardi, il sac. Nicola Palmieri, il dott. Alfonso Reale, l’avv. Giovanni Girardi, l’avv. Pietro Ielpo, l’avv. Nicolangelo Viceconti, l’Arciprete Nicola Carlunni, l’agrimensore Pietro Caino, il dott. Luigi Sarubbi e altri. A Lagonegro: l’avv. Aniello Picardi, il farmcista Gennaro Aldinio e Antonio Picardi.”. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIXI secolo – Considerazioni storiche etc…”, a pp. 87-88, in proposito scriveva che: “Questo governo, che sedeva in permanenza nell’antica sede dell’Intendenza, proclamò legittimo lo stato di insurrezione della regione, affidò il comando dell’esercizio patriottico al benemerito colonnello Camillo Boldoni, che nominò Capo di Stato Maggiore Carmine Senise, e dispose che in tutti i Municipi della Provincia fosse immediatamente costituita una Giunta insurrezionale “composta di tre individui, noti per fede patriottica ed energia”(1). Tale Giunta municipale – ordinava il Governo Pro-dittatoriale – “ha tutti i poteri necessari: 1) per fare eseguire tutte le disposizioni, che emaneranno dal Governo Pro-dittatoriale; 2) per mantenere l’ordine interno; 3) per rispondere ai bisogni dell’insurrezione con moizzare immantinenti un terzo della Guardia Nazionale, con aprire liste di volontari, formare una cassa del pubblico denaro, ed altre offerte spontanee; e con provvedere che il Municipio tenga a disposizione della Patria uomini, armi e munizioni”(2). Il Sottocentro di Rotonda, diretto da Bernardino Fasanelli, Emanuele Priante, Gerolamo Iorio, etc…comprendeva i comuni di Rotonda, Lagonegro (3), Rivello, Nemoli, Trecchina, Maratea, Castelluccio, Superiore Cadtelluccio Inferiore, Viggianello e Sanseverino; etc….. Guida, a p. 88, nella nota (1) postillava: “(1) A Lagonegro la Giunta insurrezionale fu costituita dall’avv. Aniello Picardi, dal farmacista Gennaro Aldinio e da Antonio Picardi. La Giunta simise subito in corrispondenza coi Comitati di Cosenza, di Castrovillari, di Rotonda e di Potenza.”. Guida, a p. 88, nella nota (2) postillava: “(2) Lacava M., Cronistoria etc…, pag. 499.”. Guida, a p. 88, nella nota (3) postillava: “(3) Non era stato possibile costituire un Sottocentro a Lagonegro perchè in questa cittadina avevano sede la Sotto Intendenza e il Commissariato Borbonici e severa e sospettosa era la sorveglianza della gendarmeria.”. Marc Monnier (…..), nel suo “Garibaldi. La conquête des Deux-Siciles”, Paris, Lévy, 1861 (si veda la sua traduzione il testo di Rocco Escalona, Marc Monnier, Garibaldi e la rivoluzione delle due Sicilie, Napoli, 1861, a pp. 250-251, riferendosi a dopo il 23 agosto 1860, in proposito scriveva che: “I comuni sospetti son disarmati; le giunte insurrezionali funzionano dovunque ; 1500 vi son già arrivati a Sapri, e per mancanza di altre armi per andare al combattimento, i contadini si son fatti delle picche lunghe 15 palmi. I fucili giunti da Sapri confermano la notizia dello sbarco operato in quel punto, già celebre della Storia delle incursioni moderne. Si assicura dovunque che il numero de ‘ patriotti scesi su quel luogo si eleva a 6000, e che son comandati dal figlio di Garibaldi.”. Questa notizia non trova conferma in altri autori ma, ciò che scrive il Monnier, ovvero che I fucili giunti da Sapri confermano la notizia dello sbarco operato in quel punto, già celebre nella Storia” è molto probabile che egli si riferisca allo sbarco dei volontari portati da Turr e da Rustow da Paola.

Nel 31 agosto 1860, la formazione delle GIUNTE INSURREZIONALI istituite per ogni Municipio dalla GIUNTA CENTRALE D’INSURREZIONE diretta da Giovanni Matina, del Governo di Sala

Marc Monnier (…..), nel suo “Garibaldi. La conquête des Deux-Siciles”, Paris, Lévy, 1861 (si veda la sua traduzione il testo di Rocco Escalona, Marc Monnier, Garibaldi e la rivoluzione delle due Sicilie, Napoli, 1861, a pp. 250-251, riferendosi a dopo il 23 agosto 1860, in proposito scriveva che: “I comuni sospetti son disarmati ; le giunte insurrezionali funzionano dovunque ; 1500 vi son già arrivati a Sapri, e per mancanza di altre armi per andare al combattimento, i contadini si son fatti delle picche lunghe 15 palmi. I fucili giunti da Sapri confermano la notizia dello sbarco operato in quel punto, già celebre della Storia delle incursioni moderne. Si assicura dovunque che il numero de ‘ patriotti scesi su quel luogo si eleva a 6000 , e che son comandati dal figlio di Garibaldi.”. Questa notizia non trova conferma in altri autori ma, ciò che scrive il Monnier, ovvero che I fucili giunti da Sapri confermano la notizia dello sbarco operato in quel punto, già celebre nella Storia” è molto probabile che egli si riferisca allo sbarco dei volontari portati da Turr e da Rustow da Paola. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a pp. 392-392, riferendosi a Giovanni Matina, in proposito scriveva che: Il prodittatore, dopo avere installato il governo provvisorio con poteri assoluti su tutte le autorità civili e militari della provincia, ordinò che tutti i funzionari rimanessero al loro posto, corrispondendo direttamente col governo provvisorio; nominò suo segretario e capo di stato maggiore il cittadino Alfieri d’Evandro e creò un cassiere centrale in persona del capitano Antonio Carraro (28). Con successivi decreti del 1° e del 4 settembre creò una “Giunta Centrale d’insurrezione”, divisa in quattro dicasteri, e le Giunte insurrezionali in ogni comune.”Alcuni documenti sono stati pubblicati da Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, a p. 194, dopo aver descritto per intero il documento pubblicato dall’Evandro, continua scrivendo: ” – Art. 4.° Nominiamo a nostro segretario interino il cittadino signor Antonio Alfieri d’Evandro. – Sala 30 agosto 1860″. Il municipio di Sala fa subitamente “atto di adesione” alle nuove potestà; così gli altri uffiziali dello Stato. Il nuovo governo ordinò per i suoi commissarii in ciascuno comune le Giunte-insurrezionali; e pel proprio organismo una “Giunta centrale d’insurrezione” come la disse; la quale per vero non ebbe balia che di “occuparsi sotto gli ordini e dipendenza immediata del Prodittatore del disbrigo degli affari correnti e di dettaglio, qualunque essi siano, eccetto le cose di guerra (1)”; e cotesti affari distribuì in quattro “dicasteri”. Ordinò con provvisione singolarissima ai cominciamenti di libero Stato il disarmamento di tutti coloro, cui non fosse licenza della polizia (al certo non potrebbe intendersi che la borbonica) di portare le armi….etc….”. Paola Margarita (….), nel suo “1.2. Il 1860 nelle cronache del giornale “Il Lampo”.” (sta nel “Catalogo della mostra documentaria. Documenti e tetimonianze”, nel libro “Garibaldi, il mito e l’antimito”, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008) e, a p. 186 riporta il seguente documento del 31 agosto 1860, a Sala: “Sala, 31 agosto 1860. Il Prodittatore Giovanni Matina dichiara legittimo lo stato d’insurrezione della provincia (ASS, Giornali, “Il Lampo”, suppl. al n. 32, Napoli 4 settembre 1860). “Il Prodittatore Matina, installata la Prodittatura, dichiara legittimo lo Stato Insurrezionale della Provincia e ordina che tutti gli atti di governo sia per l’amministrazione civile che giudiziaria portino l’intestazione “Vittorio Emmanuele Re d’Italia e il Generale Giuseppe Garibaldi Dittatore delle Due Sicilie”. Ordina, inoltre, che si affidi il comando dell’esercito al colonnello Luigi Fabrizi, che sia installata una Giunta Insurrezionale in tutti i Municipi della Provincia composta da tre individui noti per la fede patriottica, scelti dai commissari a ciò delegati. La giunta municipale così composta avrà pieni poteri per far eseguire tutte le disposizioni che emanerà il governo, per mantenere l’ordine interno, per l’apertura di liste di volontari e per formare una cassa del pubblico danaro.”. Questi provvedimenti e Atti emanati dal Governo provvisorio del Matina verrano pubblicati anche in Alfieri d’Evandro (….). Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 93, riferendosi al Matina, in proposito scriveva che: “Per formare poi le giunte insurrezionali municipali in tutta la provincia, nominò com commissari organizzatori per il distretto di Sala – coll’ordine di mettersi subito in missione con i pieni poteri e di eleggere a membri delle giunte i cittadini più noti per energia rivoluzionaria, per principi unitari e probità personale – i signori Aniello Ioca di Roscigno e Nicola De Onestis di Diano; per il distretto di Campagna destinava Giacomo Perrotta di Campagna stesso e Pasquale Bosco di Buccino; infine Andrea Curzio era assegnato al Vallo di S. Angelo, suo luogo natio. Il De Onestis il Ferri il Trezza e Domenico Falcone di Sala costituirono infine la Giunta centrale di governo il 4 settembre 1860.”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 155 e ssg., in proposito scriveva che: “Quasi tutte le Giunte Insurrezionali furono presentate in Sala al Dittatore, il quale indossava la divisa garibaldina ed un cappello a larghe falde. E fu nominato Delegato Civile e Militare A. Alfieri d’Evandro, venuto nel “Vallo” da Napoli con molti volontari, ed al quale venne affidato l’incarico di vettovagliare l’esercito che sarebbe giunto, nei giorni di poi, diretto a Napoli.”. Felice Fusco (…), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri”, a p. 155, in proposito scriveva che: “In virtù della circolare del primo settembre emanata dal governo provvisorio salese (“Cittadino sindaco. Essendosi felicemente inaugurata una nuova era…..convocherà immediatamente il Decurionato e lo farà deliberare per l’atto di adesione al Governo Unitario Nazionale…)(103) i decurionati dei vari borghi dei due distretti si affrettarono a votare l’atto formale di adesione al governo di Vittorio Emanuele II. Etc…”. Fusco, a p. 358, nella nota (103) postillava: “(103) Cfr. Il Lampo, Napoli, Bullettino 484 del 5 settembre 1860, n. 34; P. Russo, Un brandello ecc.., cit., p. 42 e n. 87”. Fusco, oltre a citare il giornale “Il Lampo”, di cui alcuni esemplari sono conservati presso l’Archivio di Stato di Salerno, citava anche il testo di Pasquale Russo (….) e del suo “Un brandello dell’impresa dei Mille. Dal Fortino ad Auletta”, ed. Grafespress, Castelcivita (SA), 2000, bibliograficamente ben aggiornato e informato. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p. 145, in proposito scriveva che: “I primi decreti del governo provvisorio furono emanati subito, nei primi giorni di settembre: nomina dei commissari organizzatori dei singoli circondari (per quelli di Sanza, Padula, Sapri e Vibonati fu nominato Vincenzo Del Vecchio (48) e capoluoghi di distretto (per Sala etc…”. Fusco, a p. 351, nella nota (48) postillava: “(48) Per questione di omonimia non si sa se sia l’ex decurione salese (cfr. n. 46) o, più probabilmente, il possidente vibonatese che ospitò Garibaldi tra il 3 e il 4 settembre.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a pp. 168-169, in proposito scriveva che: “Si stabiliva inoltre, “che tutti i funzionari conservino provvisoriamente i propri posti, e che le somme provenienti da tutte le contribuzioni dovranno essere versate presso un Cassiere Centrale”(223).”. Del Duca, a p. 168, nella nota (223) postillava: “(223) A.S.S., Giornali, Dichiarazione del Prodittatore della Provincia di Salerno e del Capo Militare delle forze insurrezionali, “Il Lampo”, n. 32, Napoli 4 settembre 1860.”. Del Duca, a pp. 168-169, in proposito scriveva: “….Giovanni Matina nominato Commissario Civile della Provincia, che assume il titolo di Prodittatore con facoltà di nominare il Governo provvisorio insurrezionale aggregandosi quei cittadini che nel suo patriottismo crederà opportuno”(224). Unanimi furono le adesioni dei comuni della provincia al nuovo governo e numerose le manifestazioni di giubilo della popolazione come avvenne a Torre Orsaia, dove “universale del Circondario fu l’esultanza per il nuovo governo e particolarmente sentita la riconoscenza dei componenti della Guardia Nazionale nei confronti di Garibaldi per averli liberati dal più cieco dispotismo che per tanti anni aveva gravato su di loro”(225).”. Del Duca, a p. 169, nella nota (224) postillava: “(224) F. Policicchio, Le camicie Rosse nel Golfo di Policastro, in Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno, op. cit., nota n° 14 pag. 275.” Del Duca, a p. 169, nella nota (225) postillava: “(225) A.S.S., Gabinetto, Intendenza, Affari Generali, Rapporto del capitano della Guardia Nazionale, busta 1, fascicolo 5.”.

Nel 30 agosto 1860, a Lagonegro giunse l’avv. Giuseppe MANGO da poco nominato Commissario Civile e la costituzione della GIUNTA INSURREZIONALE di Lagonegro (PZ) 

L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 16-17, in proposito scriveva che: “Nel 29 Agosto il Governo prodittatoriale di Potenza nominò pure un Commissario Civile’ per ciascun Distretto della Provincia con tutte le attribuzioni dei passati Sottointendenti, anzi coi pieni poteri ‘per le nomine delle cariche municipali e dei gradi delle Guardie Nazionali, in sostituzione di coloro che o non godessero la pubblica fiducia o non avessero accettato il nuovo ordine di cose’. Pel Circondario di Lagonegro fu nominato il nostro illustre cittadino Avv. Giuseppe Mango, il quale già in Potenza aveva preso parte onorata ed attiva nell’insurrezione lucana. Il Mango giunse in Lagonegro nel 30 Agosto, e prese stanza nel palazzo della Sottointendenza, donde spiegò tutta la sua operosità, pridenza ed energia in qui momenti difficili e pericolosi a prò della causa liberale, e raccogliere attorno a sè i varii partiti, di che la storia gli tributa lode (1).”. Pesce, a pp. 17-18, nella nota (1) postillava che: “(1) L’Avvocato Cav. Giuseppe Mango, nato in Lagonegro nel 1816, d’eletto……….”. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIXI secolo – Considerazioni storiche etc…”, a pp. 100-101, in proposito scriveva: “Sullo spiazzo del Fortino attendevano Garibaldi tutti i componenti il Comitato insurrezionale di Lagonegro, tra cui il presidente Aniello Picardi, il Commissario Civile avv. Giuseppe Mango, i fratelli Aldinio, Nicola Alagia, Antonio Ladaga e la Guardia Nazionale al completo; giunsero poi il Pro-dittatore della Basilicata Nicola Mignogna e il segretario del Governo Provvisorio Pietro Lacava che in nome della Basilicata e di tutti gli insorti diedero il benvenuto al Dittatore e gli consegnarono la somma di seimila ducati (1). Garibaldi strinse la mano al Mignogna e gli disse: “Bravo Mignogna, Voi avete ben meritato della Patria”. Riguardo l’avv. Giuseppe Mango, Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, ed. Gutemberg, 2011, a p. 143, in proposito scriveva che: “Intanto al Commissario Civile di Potenza, Giuseppe Mango (27), venuto appositamente da Lagonegro, il 5 settembre giunse l’ordine di far preparare 25 mila razioni di viveri per le truppe di artiglieria prossime a passare (28)”. Policicchio, a p. 143, nella nota (28) postillava: “(28) C. Pesce, Lagonegro nella rivoluzione del 1860, Tip. Lucana, Lagonegro, 1911, p. 49.”.

La GIUNTA INSURREZIONALE di Vibonati

(Fig. n….) – Verbale della Giunta Decurionale di Vibonati del 4 settembre 1860 inoltrato al Governo Prodittatoriale di Sala Consilina – Archivio Comunale di Vibonati, b. 3, f. 1

Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a pp. 285-286, in proposito scriveva che: “Affidò il governo di Vibonati al Sindaco Giuseppe Giffoni Barone, a Vincenzo Pugliese, capitano della Guardia Nazionale, e allo stesso giudice Cajazzo, scelti per fede patriottica che, tra l’altro, ebbero anche il compito di gestire il plebiscito.”. Policicchio, a p. 286, nella nota (36) postillava: “(36) Archivio Comunale di Torraca, verbale Decurionale del 14.10.1860”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Vibonati nel secolo decimonono”, vol. II, a p. 381, in proposito scriveva che: “Il Decurionato certificò il suo passaggio così verbalizzando: (….) Visto che nella forma Costituzionale etc…” (19).”. Policicchio, a p. 381, nella nota (19) postillava: “(19) ACV, B.3 F.1, Delibera Decurionale del 4 settembre 1860 inoltrata all’istituto Governo Pro-dittatoriale della Provincia di Sala. Giuseppe Giffoni Barone (Sindaco), Carmine Giffoni, Francesco Colimodio, Raffaele Colimodio, Vincenzo Pugliese Lacorte, Francesco Pugliesi, Domenico Giffoni, Tommaso Curzio, Fabrizio Pifano, Giuseppe Pugliesi, Nicola del Vecchio (Decurioni).”. La notizia dunque la si apprende da un verbale del Decurionato di Torraca. La notizia, in seguito fu ripresa dal Fusco. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Vibonati nel secolo decimonono”, vol .II, a pp. 380-381, in proposito scriveva che: “Il Generale, a Vibonati, lasciò una ‘Giunta Comunale Insurrezionale’ in commissione permanente composta dal Sindaco e da Vincenzo Pugliese, capitano della Guardia Nazionale. I due, insieme al giudice Francesco Saverio Chiazza, tra l’altro, ebbero anche il compito di gestire il Plebiscito disposto con decreti dittatoriale dell’8 e 12 ottobre 1860.”. Credo che vi sia stato un errore di trascrizione perchè si tratta di Francesco Saverio Cajazza o Cajazzo. Dunque, il generale Garibaldi lasciò il governo del paese di Vibonati ai tre uomini di fede: il Sindaco, il barone Giuseppe Giffoni, Vincenzo Pugliese, capitano della Guardia Nazionale ed al giudice Regio del Circondario di Vibonati, Francesco Saverio Cajazzo. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p. 145, in proposito scriveva che: “I primi decreti del governo provvisorio furono emanati subito, nei primi giorni di settembre: nomina dei commissari organizzatori dei singoli circondari (per quelli di Sanza, Padula, Sapri e Vibonati fu nominato Vincenzo Del Vecchio (48) e capoluoghi di distretto (per Sala etc…”. Fusco, a p. 351, nella nota (48) postillava: “(48) Per questione di omonimia non si sa se sia l’ex decurione salese (cfr. n. 46) o, più probabilmente, il possidente vibonatese che ospitò Garibaldi tra il 3 e il 4 settembre.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 173, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: A Vibonati Garibaldi venne ospitato dal liberale Nicola Del Vecchio, incontrando il Regio Giudice di Vibonati Francesco Saverio Cajazzo, che aveva organizzato l’insurrezione nel Golfo, a cui rivolse parole di ringraziamento “a nome del popolo, la Patria vi sarà riconoscente”, e affidò il governo di Vibonati al Sindaco Giuseppe Giffoni, a Vincenzo Pugliese, capitano della Guardia Nazionale, e dello stesso Giudice Cajazzo, scelti per la loro fede patriottica (236).”. Del Duca, a p. 174, nella nota (236) postillava: “(236) A. Sole, Catalogo della Mostra documentaria ‘Garibaldi e Salerno. Documenti e testimonianze, in Garibaldi il mito e l’antimito, cit., pag. 242.”. Ferruccio Policicchio (….) ed al suo “Vibonati nel secolo Decimonono”, vol. II, dove, a p. 381, nel nota (19) postillava: “(19) ACV, B.3 F.1, Delibera Decurionale del 4 settembre 1860 inoltrata al’istituito Governo Pro-dittatoriale dell Provincia di Sala. Giuseppe Giffoni Barone (Sindaco), Carmine Giffoni, Francesco Colimodio, Raffaele Colimodio, Vincenzo Pugliese Lacorte, Francesco Pugliesi, Domenico Giffoni, Tommaso Curzio, Fabrizio Pifano, Giuseppe Pugliesi, Nicola del Vecchio (Decurioni).”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a pp. 174-175, in proposito scriveva che: Come il Decurionato di Vibonati, altri Decurionati al passaggio di Garibaldi dichiararono decaduta la dinastia borbonica, riconoscendo ancor prima che un plebiscito lo legittimasse, l’annessione immediata al Piemonte e proclamarono l’Unità d’Italia sotto la corona sabauda.”. Del Duca, a p. 175, nella nota (238) postillava: “(238) F. Policicchio, Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro, in ‘Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno’, cit., pagg. 290-291.”.

In seguito al 1857, Giovanni GIFFONI di Vibonati, perseguitato dalle autorità borboniche

Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 124, in proposito scriveva che: “Il 27 agosto 1860 l’insurrezione, organizzata da Francesco Saverio Cajazzo, Giudice del Circondario di Vibonati, venne proclamata anche nel golfo di Policastro quando i capi colonna Teodosio de Dominicis da Ascea e Basilio Iannicelli da Ceraso, aiutati da Gennaro Pagano e Luigi Giordano, si posero in marcia verso Policastro, Vibonati e Sapri. Giunti a Roccagloriosa, De Dominicis si rivolse alla colonna in questi termini: “Soldati, abbiamo effettuato questa mattina la nostra terza marcia, percorrendo ed operando in San Severino, Poderia, Celle e Roccagloriosa dove pernottiamo. Etc…(14). Francesco Saverio Cajazzo, facendosene promotore, questuò fondi fra le casse comunali del circondario che poi destinò a Lucio Magnoni (15).”. Policicchio, a p. 124, nella nota (14) postillava: “(14) A. Alfieri D’Evandro, Della insurrezione…., cit. p. 8; G. De Crescenzo, I salernitani nell’epoca garibaldina del 1860, Jovane, Salerno, 1939; oppure A. Infante, Garibaldi nel Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1983, p. 52.”Policicchio, a p. 124, nella nota (15) postillava: “(15) ACTRC, Registro raccolta delibere Decurionali, delibera del 6.11.1860, p. 199, 199v. Altri personaggi che meritano menzione ed elogi in quel periodo rivoluzionario furono Giuseppe Giffoni di Vibonati, Socrate Falcone di Policastro, Luigi Barselloni e Giuseppe Curcio di Sanza.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a pp. 208-209, in proposito scriveva che: “Un ricorso per risentimento, a nome Saverio Polito, accusava D. Giovanni Giffoni di Vibonati d’essere stato il “gran fabbro” dello sbarco di Pisacane. Egli, che esercitava la professione di cancelliere presso il Giudicato circondariale, nel 1848, si rese operoso nei processi politici, quindi, ben conosciuto dalle autorità (29). Consapevole dei malevoli sentimenti contro di lui nutriti per aver raccolto molta e profonda avversione, temendo effetti di reazione vendicativa a suo danno, quando sbarcò il “bel Capitano”, atterrito, il mattino del 29 giugno, si rifugiò a Camerota. ‘Raccoglieva larga messe di odiosità tra i suoi conterranei appunto per essersi reso operoso strumento in una processura politica qui compilata parecchi anni addietro a carico di molti individui; odiosità in cui incorsero seco lui per la stessa causa anche tre fratelli Perazzo nipoti di quel sacerdote D. Biase Perazzo, nella cui casa sarebbesi voluto trasformare in una settaria fucina, e non per questo la sua famiglia fu sempre ritenuta di sentimenti elevati al Real trono.”. Il sottointendente ritenne falsa la firma improntata al nome di Saverio Polito “per il niun risultato che si hanno avuto con le più efficaci investigazioni da me spiegate all’oggetto” e considero la denuncia “un complesso di abominevoli calunnie. La condotta del Giffoni in fatto di politica non soffre acciacco veruno”(30).”. Policicchio, a p. 208, nella nota (29) postillava che: “(29) Con missiva del 12 gennaio 1858 da Positano fu trasferito a Sanza.”. Policicchio, a p. 208, nella nota (30) postillava che: “(30) ASS, Intendenza, Gabinetto, b. 31, f. 42.”.

Nel 4 settembre 1860 (secondo Ferruccio Policicchio) Garibaldi, a Vibonati incontrò il giudice Regio del Mandamento di Vibonati, Francesco Saverio CAJAZZO

Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro”, ed. Gutemberg, a p. 137, è di diverso avviso ed in proposito scriveva: “In casa Del Vecchio Garibaldi incontrò Teodosio de Dominicis il quale, ai compagni disse d’esser stato quello “il più bel giorno della sua vita” (9). V’incontrò anche il Giudice regio di Vibonati, Francesco Saverio Cajazzo, preparatore della rivolta del Golfo, a cui, come faceva con tutti coloro che lo aiutavano nelle sue avventure, rivolse queste nobili e generose parole: “Vi ringrazio a nome del popolo, la Patria vi sarà riconoscente”(10).”. Policicchio, a p. 137, nella nota (9) postillava: “(9) A. Sole, Documenti e testimonianze, in Garibaldi, il mito e l’antimito, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008, p. 242.”. Policicchio, a p. 137, nella nota (10) postillava: “(10) ACTRR (Archivio Comunale di Torraca), Registro raccolta delibere decurionali, Verbale del 14.10.1860.”. Policicchio citava il documento conservato presso l’Archivio Comunale di Torraca, oggi all’Archivio di Stato di Salerno, ovvero il Verbale della seduta decurionale del 14 ottobre 1860, nella “Raccolta delibere decurionali”. Dunque, mi par di capire che la notizia dataci dal Policicchio secondo cui Garibaldi avrebbe incontrato il Giudice Francesco Saverio Cajazzo in casa del Vecchio a Vibonati provenga dal verbale del Decurionato del Comune di Torraca. Sulla frase di ringraziamento che, secodo Policicchio, Garibaldi disse al Giudice Regio di Vibonati, Francesco Saverio Cajazzo, Policicchio (….), sulla scorta del documento conservato presso l’Archivio Comunale di Torraca (vedi nota 10 a p. 137: “(10) ACTRR (Archivio Comunale di Torraca), Registro raccolta delibere decurionali, Verbale del 14.10.1860.”, Policicchio scriveva che Garibaldi rivolto al Giudice Regio di Vibonati, Francesco Saverio Cajazzo (in casa Del Vecchio): “….a cui, come faceva con tutti coloro che lo aiutavano nelle sue avventure, rivolse queste nobili e generose parole: “Vi ringrazio a nome del popolo, la Patria vi sarà riconoscente”(10).”, posso aggiungere e far notare che, la stessa frase pare che, Garibaldi l’avesse detta in un altra occasione. Ferruccio Policicchio (…) che, nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in AA.VV. “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, a cura di Luigi Russo, ed. Plectica), a p. 280, in proposito scriveva che: “Il 27 agosto l’insurrezione venne proclamata anche nel Golfo di Policastro, organizzata da Francesco Saverio Cajazzo, Giudice del Circondario di Vibonati. Il Decurionato di Torraca, riunitosi il 14 ottobre 1860, manifestò esser doveroso, da parte di tutto il Circondario, rendere pubblica lode al Giudice per aver saputo, col suo contegno indipendente e giusto, garantire gli attendibili politici col rischio di perdere la carica; per avere bene avviato lo spirito pubblico alle nuove idee; infine per il ruolo svolto, nel Distretto e fuori, teso a conseguire l’acclamazione di Garibaldi per l’unità d’Italia.”. Policicchio, a p. 286, nella nota (36) postillava: “(36) Archivio Comunale di Torraca, verbale Decurionale del 14.10.1860”. Ferruccio Policicchio (…) che, nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a pp. 285-286, in proposito scriveva che: “A Vibonati Garibaldi…..Di sicuro al suo cospetto ebbe il Regio Giudice Francesco Saverio Cajazzo, preparatore dell’insurrezione nel Golfo, cui rivolse queste parole: “vi ringrazio a nome del popolo, la Patria vi sarà riconoscente”(36). Affidò il governo di Vibonati al Sindaco Giuseppe Giffoni Barone, a Vincenzo Pugliese, capitano della Guardia Nazionale, e allo stesso giudice Cajazzo, scelti per fede patriottica che, tra l’altro, ebbero anche il compito di gestire il plebiscito.”. Policicchio, a p. 286, nella nota (36) postillava: “(36) Archivio Comunale di Torraca, verbale Decurionale del 14.10.1860”. Dunque, Policicchio scriveva che Garibaldi, a Vibonati incontrò, scrive lui, “sicuramente”“….il Regio Giudice Francesco Saverio Cajazzo, preparatore dell’insurrezione nel Golfo, cui rivolse queste parole: “vi ringrazio a nome del popolo, la Patria vi sarà riconoscente.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 124, in proposito scriveva che: “Il 14 ottobre seguente, Pietro Paolo Perazzo, sindaco di Torraca, in apertura della seduta decurionale, manifestò esser doveroso, da parte di tutto il circondario, rendere pubblico omaggio di lode al Giudice per aver saputo, col suo impegno indipendente e giusto, garantire gli attendibili politici resistendo alle mali arti dei denunzianti e alle diverse pressioni etc…; e infine per il ruolo svolto, nel Distretto e fuori, al fine di tenere l’acclamazione di Vittorio Emanuele e Giuseppe Garibaldi a favore dell’unità d’Italia. Il Decurionato…gli riconobbe i fatti esposti dal Sindaco.”. Francesco Saverio Cajazzo prima di essere trasferito a Vibonati prestò servizio a Padula (16) e, ancor prima, a Melito. A Padula non visse una esperienza positiva. Il capo brigata della gendarmeria di Padula, etc…”. Policicchio, a p. 124, nella nota (13) postillava: “(13) ASS, Intendenza Gabinetto, b. 109, f. 74.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 124, nella nota (15) postillava: “(15) ACTRC (Archivio Comunale di Torraca, Registro raccolta delibere Decurionali, delibera del 6.11.1860, p. 199, 199v. Altri personaggi che meritano menzione ed elogi in quel periodo rivoluzionario furono Giuseppe Giffoni di Vibonati. Socrate Falcone di Policastro. Luigi Barzelloni e Giuseppe Curcio di Sanza.”. Sul Pietro Paolo Perazzo o Perazzi, nel ……, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 132, in proposito scriveva che: “Garibaldi di là scrisse la mattina stessa al Turr, …..così: “….Stesera probabilmente pernotteremo a Vibonati”. Il mio compianto amico Pietro Paolo Perazzi da Torraca, in una lettera, che purtroppo ora non ritrovo,  ma di cui conservo ancora qualche appunto, mi raccontava lo sbarco del dittatore il quale in effetto verso sera andò a cavallo da Sapri a Vibonati, ove pernottò a casa Del Vecchio.”. Sulla notizia fornita da Policicchio, ovvero che Garibaldi incontrò a Vibonati sicuramente il giudice Cajazzo, Felice Fusco (…), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri”, a p. 352, nella nota (60) postillava: “(60) Cfr. il telegramma di condoglianze inviato a Caprera da un comitato vibonatese nel 1882, in occasione della morte del generale (‘La Gazzetta del Circondario di Sala C.na, n. 37, 12 giugno 1882; P. Russo: Un brandello ecc…, cit., p. 29, n. 59). Ferruccio Policicchio (Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro, in AA.VV.: Garibaldi e garibaldini ecc.., cit., p. 285 sg.) scrive che in casa di Nicola Del Vecchio, marito di Antonia Gallotti, Garibaldi incontrò tra gli altri il giudice regio Francesco Saverio Cajazzo, il sindaco Giuseppe Giffoni e il capitano della Guardia Nazionale Vincenzo Pugliese.”. Sulla relazione del de Dominicis, Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a p. XVIII, in proposito scriveva che: “In quella Stefano Passero avea proclamata l’insurrezione in Vallo di Diano, Teodosio de Dominicis in Ascea ed i fratelli Magnone in Torchiara. Lasciando a ciascun capo di dilungarsi sulle proprie operazioni son dolente che tra i documenti non si rattrovi la relazione dell’egregio de Dominicis. L’amico nostro, impedito dal redigerla per fisica indisposizione, era stato soccorso dagl’operosi cittadini Gennaro Pagano e Luigi Giordano ed avea divis le sue colonne in tre battaglioni che marciando per Policastro si ricongiunsero a Sapri con gl’insorti di Magnoni ed ingrossarono le nostre file nel Vallo di Diano.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 173, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: Poi incominciò a marciare da Sapri alle ore 17 ponendosi a capo della colonna, proseguendo per Vibonati….A Vibonati Garibaldi venne ospitato dal liberale Nicola Del Vecchio, incontrando il Regio Giudice di Vibonati Francesco Saverio Cajazzo, che aveva organizzato l’insurrezione nel Golfo, a cui rivolse parole di ringraziamento “a nome del popolo, la Patria vi sarà riconoscente”, e affidò il governo di Vibonati al Sindaco Giuseppe Giffoni, a Vincenzo Pugliese, capitano della Guardia Nazionale, e dello stesso Giudice Cajazzo, scelti per la loro fede patriottica (236). Nel suo soggiorno a Vibonati, prima di partire, Garibaldi incontrò anche il Generale Comandante del Primo Corpo d’insurrezione del distretto di Vallo Teodosio De Dominicis il quale, al suo ritorno, rivolgendosi ai suoi soldati disse che era andato “a visitare l’illustre Eroe d’Italia a Vibonati’, è stato il più bel giorno della sua vita ed elogiando le qualità eroiche e generose dell’invitto Guerriero che vanno al di là di quel che si dice di lui. Garibaldi, nel lasciare Vibonati, ha dato opportune disposizioni sulla condotta da seguire e il Comando in capo di tutte le forze insurrezionali nella provincia, è stato preso dal Generale Cosenza mentre si attende in Sapri un terzo imbarco di Garibaldini. Conclude incitando i soldati e inneggiando a Viva l’Italia, Viva Vittorio Emmanuele, Viva Garibaldi” (237).”. Del Duca, a p. 174, nella nota (237) postillava: “(237) A. Sole, Catalogo della Mostra documentaria ‘Garibaldi e Salerno. Documenti e testimonianze, in Garibaldi il mito e l’antimito, cit., pag. 242.”. Il testo di Anna Sole (….), riporta un documento del De Dominicis tratto dall’Archivio Privato Magnoni. Invece, riguardo queste notizie il Del Duca si è riferito a Ferruccio Policicchio (….) ed al suo “Vibonati nel secolo Decimonono”, vol. II, dove, a pp. 380-381, in proposito scriveva: “Durante la prodigiosa ascesa con gli avvenimenti che portarono Garibaldi e i Mille a liberare la Sicilia e Napoli, Vibonati ebbe ad ospitare il Generale nella notte tra il 3 e il 4 settembre 1860, in casa Del Vecchio (18), oggi De Nicolellis, dove il letto conservato ancora come allora e una lapide marmorea con epigrafe ne ricordano l’evento. Il Decurionato certificò il suo passaggio così verbalizzando: “(….) Visto lo stato di oppressione sia morale, che materiale patito dalle popolazioni del Continente, e specialmente dei cittadini di questo Comune. Visto che..etc…Essendo pure questo Popolo ispirato fiduciosamente nella perona di Garibaldi nella fausta notte ch’ebbe l’onore accoglierlo nelle sue mura. Unanimamente, liberamente, etc..(19).”.”. Policicchio, a p. 381, nella nta (18) postillava: “(18) La casa e stata da poco (1841) ristrutturata.”. Policicchio, . 381, nel nota (19 potillava: “(19) ACV, B.3 F.1, Delibera Decurionale del 4 settembre 1860 inoltrata al’istituito Governo Pro-dittatoriale dell Provincia di Sala. Giuseppe Giffoni Barone (Sindaco), Carmine Giffoni, Francesco Colimodio, Raffaele Colimodio, Vincenzo Pugliese Lacorte, Francesco Pugliesi, Domenico Giffoni, Tommaso Curzio, Fabrizio Pifano, Giuseppe Pugliesi, Nicola del Vecchio (Decurioni).”. Dunque, in primo luogo, il documento, di cui il Policicchio pubblica il testo scritto, è il Verbale della seduta Decurionale del Comune di Vibonati, del 4 settembre 1860 che venne trasmessa al Governatore Pro-Dittatore del Distretto di Sala Consilina, Giovanni Matina ed al suo Segretario Alfieri D’Evandro. Policicchio scrive che il documento si trova conservato presso l’Archivio Comunale di Vibonati (ACV), ma del documento non abbiamo potuto avere contezza. Ne tantomento questo importante documento è stato pubblicato dall’Alfieri D’Evandro. Ferruccio Policicchio (….) ed al suo “Vibonati nel secolo Decimonono”, vol. II, dove, a p. 385, in proposito scriveva: “…..i Municipi ebbero il carico di far conoscere alle superiori autorità sia la buona che la cattiva condotta degli impiegati e i Decurionati furono invitati a manifestarsi. In altre parole, iniziò la caccia ai compromessi col precedente regime e si chiese che venissero poste in luce tutte le qualità personali, negative o positive che fossero, dei pubblici incaricati. Sul conto del Magistrato locale, il Decurionato espose: “(….) il Giudice D. Francesco Saverio Chiazza, preposto al governo ed all’amministrazione della giustizia in questo Circondario, quando il dispotismo Borbonico era tuttavia nel suo apogeo, manifestò chiara la sua opinione politica quale si addice ad un uomo ben noto, istruito, e che sente il vero amor di Patria etc…” (28).” Policicchio, a p. 385, nella nota (28) postillava: “(28) ACV, B.3 F.1., Delibera Decurionale del 22 ottobre 1860”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a pp. 174-175, in proposito scriveva che: “All’alba del 4 settembre Garibaldi e le Camicie Rosse lasciarono Vibonati mentre l’Assemblea Decurionale deliberava: “Visto lo stato di oppressione sia morale, che materiale patito dalle popolazioni del continente, e specialmente dei cittadini di questo Comune. Visto che nella forma Costituzionale sotto la dinastia dei Borbone, non vi è sicurezza presente né guarentigia avvenire. Visto che per costituirsi effettivamente, e duraturamente la Nazionalità Italiana è necessaria fondersi in un Popolo solo. Visto la gloria Civile, Militare del magnanimo Vittorio Emmanuele, ed il progresso delle istituzioni del Piemonte avveratosi nell’ultimo decennio. Viste le glorie militari, ed i sacrifici del prode, e generoso Giuseppe Garibaldi. Essendo pure questo Popolo ispirato fiduciosamente nella persona di Garibaldi nella fausta notte ch’ebbe l’onore accoglierlo nelle sue mura. Unanimemente, liberamente, e ponderatamente rendendosi interprete dei cittadini che rappresenta fa solenne atto di adesione al Governo unitario Nazionale acclamando Re Vittorio Emmanuele di Savoia, e Dittatore Giuseppe Garibaldi” (238). Come il Decurionato di Vibonati, altri Decurionati al passaggio di Garibaldi dichiararono decaduta la dinastia borbonica, riconoscendo ancor prima che un plebiscito lo legittimasse, l’annessione immediata al Piemonte e proclamarono l’Unità d’Italia sotto la corona sabauda.”. Del Duca, a p. 175, nella nota (238) postillava: “(238) F. Policicchio, Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro, in ‘Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno’, cit., pagg. 290-291.”. Il sac. don Giuseppe Cataldo (….), nel suo “Notizie storiche su Policastro Bussentino etc…”, testo dattiloscritto ed impaginato nel “Seminario Vescovile”, nel 1973, a pp. -76-77, in proposito scriveva che: Per Policastro passarono le colonne degli uomini del Magnoni e le forze del Maggiore De Dominicis, che si unirono a Capitello all’esercito del Maggiore Giordano; tutti questi attendevano Garibaldi e proteggevano eventuali sbarchi di “camicie rosse”. Ad inflittire le file dell’esercito garibaldino accorsero giovani di S. Marina e di Scario. Camminando verso Policastro Garibaldi restò ammirato alla vista dei maestosi ulivi, molto più grandi di quelli della sua nativa riviera ligure. Nei pressi di Villammare, s’imbattè in una colonna di rivoltosi Cilentani, diretti a Sapri per punire i colpevoli dell’assassinio di Costabile Carducci; ma li distolse dal triste proposito con quell’affabilità ed energia che il caso richiedeva. I Cilentani passando per Policastro avevano incendiato il palazzo del Cav. Felice Pecorelli e, dopo l’incontro con Garibaldi, ripiegarono su Sanza, dove trucidarono il capourbano Sabino Laveglia, il responsabile dell’eccidio di Pisacane. Da Vibonati Garibaldi marciò alla volta di Napoli, passando per Torraca, il Fortino di Battaglia, Eboli e Salerno: brillanti furono le manifestazioni di accoglienza da parte delle autorità locali e del popolo, grande fu l’entusiasmo; ma le truppe borboniche, che seguivano i garibaldini, erano sbandate, avvilite e disperse. La causa della libertà ormai aveva vinto !”.

Nel 4 settembre, 1860, Garibaldi (secondo Policicchio) nominò la GIUNTA INSURREZIONALE di Vibonati 

Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a pp. 285-286, in proposito scriveva che: “A Vibonati Garibaldi fu ospite di Nicola del Vecchio, marito di Antonia Gallotti, e, secondo alcuni, incontrò Teodosio de Dominicis. Di sicuro al suo cospetto ebbe il Regio Giudice Francesco Saverio Cajazzo, preparatore dell’insurrezione nel Golfo, cui rivolse queste parole: “vi ringrazio a nome del popolo, la Patria vi sarà riconoscente”(36). Affidò il governo di Vibonati al Sindaco Giuseppe Giffoni Barone, a Vincenzo Pugliese, capitano della Guardia Nazionale, e allo stesso giudice Cajazzo, scelti per fede patriottica che, tra l’altro, ebbero anche il compito di gestire il plebiscito.”. Policicchio, a p. 286, nella nota (36) postillava: “(36) Archivio Comunale di Torraca, verbale Decurionale del 14.10.1860”. Dunque, Policicchio scriveva che Garibaldi, a Vibonati incontrò, scrive lui, “sicuramente”“….il Regio Giudice Francesco Saverio Cajazzo, preparatore dell’insurrezione nel Golfo, cui rivolse queste parole: “vi ringrazio a nome del popolo, la Patria vi sarà riconoscente.”(36).”. La notizia del passaggio di Garibaldi è attestato dal Verbale del Decurionato del 14 ottobre 1860. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Vibonati nel secolo decimonono”, vol. II, a p. 381, in proposito scriveva che: “Il Decurionato certificò il suo passaggio così verbalizzando: (….) Visto che nella forma Costituzionale etc…” (19).”. Policicchio, a p. 381, nella nota (19) postillava: “(19) ACV, B.3 F.1, Delibera Decurionale del 4 settembre 1860 inoltrata all’istituto Governo Pro-dittatoriale della Provincia di Sala. Giuseppe Giffoni Barone (Sindaco), Carmine Giffoni, Francesco Colimodio, Raffaele Colimodio, Vincenzo Pugliese Lacorte, Francesco Pugliesi, Domenico Giffoni, Tommaso Curzio, Fabrizio Pifano, Giuseppe Pugliesi, Nicola del Vecchio (Decurioni).”. La notizia dunque la si apprende da un verbale del Decurionato di Torraca. La notizia, in seguito fu ripresa dal Fusco. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Vibonati nel secolo decimonono”, vol .II, a pp. 380-381, in proposito scriveva che: “Il Generale, a Vibonati, lasciò una ‘Giunta Comunale Insurrezionale’ in commissione permanente composta dal Sindaco e da Vincenzo Pugliese, capitano della Guardia Nazionale. I due, insieme al giudice Francesco Saverio Chiazza, tra l’altro, ebbero anche il compito di gestire il Plebiscito disposto con decreti dittatoriale dell’8 e 12 ottobre 1860.”. Credo che vi sia stato un errore di trascrizione perchè si tratta di Francesco Saverio Cajazza o Cajazzo. Dunque, il generale Garibaldi lasciò il governo del paese di Vibonati ai tre uomini di fede: il Sindaco, il barone Giuseppe Giffoni, Vincenzo Pugliese, capitano della Guardia Nazionale ed al giudice Regio del Circondario di Vibonati, Francesco Saverio Cajazzo. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p. 145, in proposito scriveva che: “I primi decreti del governo provvisorio furono emanati subito, nei primi giorni di settembre: nomina dei commissari organizzatori dei singoli circondari (per quelli di Sanza, Padula, Sapri e Vibonati fu nominato Vincenzo Del Vecchio (48) e capoluoghi di distretto (per Sala etc…”. Fusco, a p. 351, nella nota (48) postillava: “(48) Per questione di omonimia non si sa se sia l’ex decurione salese (cfr. n. 46) o, più probabilmente, il possidente vibonatese che ospitò Garibaldi tra il 3 e il 4 settembre.”. Il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 132, in proposito scriveva che: “Garibaldi di là scrisse la mattina stessa al Turr, …..così: “….Stesera probabilmente pernotteremo a Vibonati”. Il mio compianto amico Pietro Paolo Perazzi da Torraca, in una lettera, che purtroppo ora non ritrovo,  ma di cui conservo ancora qualche appunto, mi raccontava lo sbarco del dittatore il quale in effetto verso sera andò a cavallo da Sapri a Vibonati, ove pernottò a casa Del Vecchio.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 173, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: Poi incominciò a marciare da Sapri alle ore 17 ponendosi a capo della colonna, proseguendo per Vibonati….A Vibonati Garibaldi venne ospitato dal liberale Nicola Del Vecchio, incontrando il Regio Giudice di Vibonati Francesco Saverio Cajazzo, che aveva organizzato l’insurrezione nel Golfo, a cui rivolse parole di ringraziamento “a nome del popolo, la Patria vi sarà riconoscente”, e affidò il governo di Vibonati al Sindaco Giuseppe Giffoni, a Vincenzo Pugliese, capitano della Guardia Nazionale, e dello stesso Giudice Cajazzo, scelti per la loro fede patriottica (236). Nel suo soggiorno a Vibonati, prima di partire, Garibaldi incontrò anche il Generale Comandante del Primo Corpo d’insurrezione del distretto di Vallo Teodosio De Dominicis il quale, al suo ritorno, rivolgendosi ai suoi soldati disse che era andato “a visitare l’illustre Eroe d’Italia a Vibonati’, è stato il più bel giorno della sua vita ed elogiando le qualità eroiche e generose dell’invitto Guerriero che vanno al di là di quel che si dice di lui. Garibaldi, nel lasciare Vibonati, ha dato opportune disposizioni sulla condotta da seguire e il Comando in capo di tutte le forze insurrezionali nella provincia, è stato preso dal Generale Cosenza mentre si attende in Sapri un terzo imbarco di Garibaldini. Conclude incitando i soldati e inneggiando a Viva l’Italia, Viva Vittorio Emmanuele, Viva Garibaldi” (237).”. Del Duca, a p. 174, nella nota (237) postillava: “(237) A. Sole, Catalogo della Mostra documentaria ‘Garibaldi e Salerno. Documenti e testimonianze, in Garibaldi il mito e l’antimito, cit., pag. 242.”. Il testo di Anna Sole (….), riporta un documento del De Dominicis tratto dall’Archivio Privato Magnoni. Invece, riguardo queste notizie il Del Duca si è riferito a Ferruccio Policicchio (….) ed al suo “Vibonati nel secolo Decimonono”, vol. II, dove, a pp. 380-381, in proposito scriveva: “Durante la prodigiosa ascesa con gli avvenimenti che portarono Garibaldi e i Mille a liberare la Sicilia e Napoli, Vibonati ebbe ad ospitare il Generale nella notte tra il 3 e il 4 settembre 1860, in casa Del Vecchio (18), oggi De Nicolellis, dove il letto conservato ancora come allora e una lapide marmorea con epigrafe ne ricordano l’evento. Il Decurionato certificò il suo passaggio così verbalizzando: “(….) Visto lo stato di oppressione sia morale, che materiale patito dalle popolazioni del Continente, e specialmente dei cittadini di questo Comune. Visto che..etc…Essendo pure questo Popolo ispirato fiduciosamente nella perona di Garibaldi nella fausta notte ch’ebbe l’onore accoglierlo nelle sue mura. Unanimamente, liberamente, etc..(19).”.”. Policicchio, a p. 381, nella nta (18) postillava: “(18) La casa e stata da poco (1841) ristrutturata.”. Policicchio, . 381, nel nota (19 potillava: “(19) ACV, B.3 F.1, Delibera Decurionale del 4 settembre 1860 inoltrata al’istituito Governo Pro-dittatoriale dell Provincia di Sala. Giuseppe Giffoni Barone (Sindaco), Carmine Giffoni, Francesco Colimodio, Raffaele Colimodio, Vincenzo Pugliese Lacorte, Francesco Pugliesi, Domenico Giffoni, Tommaso Curzio, Fabrizio Pifano, Giuseppe Pugliesi, Nicola del Vecchio (Decurioni).”. Dunque, in primo luogo, il documento, di cui il Policicchio pubblica il testo scritto, è il Verbale della seduta Decurionale del Comune di Vibonati, del 4 settembre 1860 che venne trasmessa al Governatore Pro-Dittatore del Distretto di Sala Consilina, Giovanni Matina ed al suo Segretario Alfieri D’Evandro. Policicchio scrive che il documento si trova conservato presso l’Archivio Comunale di Vibonati (ACV). Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a pp. 174-175, in proposito scriveva che: “All’alba del 4 settembre Garibaldi e le Camicie Rosse lasciarono Vibonati mentre l’Assemblea Decurionale deliberava: “Visto lo stato di oppressione sia morale, che materiale patito dalle popolazioni del continente, e specialmente dei cittadini di questo Comune. Visto che nella forma Costituzionale sotto la dinastia dei Borbone, non vi è sicurezza presente né guarentigia avvenire. Visto che per costituirsi effettivamente, e duraturamente la Nazionalità Italiana è necessaria fondersi in un Popolo solo. Visto la gloria Civile, Militare del magnanimo Vittorio Emmanuele, ed il progresso delle istituzioni del Piemonte avveratosi nell’ultimo decennio. Viste le glorie militari, ed i sacrifici del prode, e generoso Giuseppe Garibaldi. Essendo pure questo Popolo ispirato fiduciosamente nella persona di Garibaldi nella fausta notte ch’ebbe l’onore accoglierlo nelle sue mura. Unanimemente, liberamente, e ponderatamente rendendosi interprete dei cittadini che rappresenta fa solenne atto di adesione al Governo unitario Nazionale acclamando Re Vittorio Emmanuele di Savoia, e Dittatore Giuseppe Garibaldi”(238). Come il Decurionato di Vibonati, altri Decurionati al passaggio di Garibaldi dichiararono decaduta la dinastia borbonica, riconoscendo ancor prima che un plebiscito lo legittimasse, l’annessione immediata al Piemonte e proclamarono l’Unità d’Italia sotto la corona sabauda.”. Del Duca, a p. 175, nella nota (238) postillava: “(238) F. Policicchio, Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro, in ‘Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno’, cit., pagg. 290-291.”.

Nel 3 settembre 1860, a Vibonati (?), Michele MAGNONI presentò a Garibaldi i capi colonna TEODOSIO DE DOMINICIS e GENNARO PAGANO a cui lasciò le disposizioni per la marcia nel dispose per la marcia nel Vallo di Diano

Secondo alcuni documenti tratti dall’Archivio Privato della Famiglia Magnoni di Rutino, Garibaldi, dopo aver lasciato Sapri e diretto al Fortino si fermò a Vibonati dove aveva inviato il colonnello Rustow con le sue truppe. Alcuni autori danno per certo il passaggio di Garibaldi da Vibonati. Da alcuni documenti redatti dal comandante De Dominicis (….) si evince che egli, il 3 settembre 1860 aveva incontrato Garibaldi a Vibonati. Secondo alcuni autori, Michele Magnoni si recò a Vibonati, dove gli presentò TEODOSIO DE DOMINICIS e GENNARO PAGANO. E’ molto probabile che Michele Magnoni proveniva da Sapri dove si era recato con la sua colonna prima che arrivasse Garibaldi – attese il suo imminente arrivo – e poi lo accompagnò a Vibonati dove secondo alcuni gli presento i due patrioti che comandavano tre colonne di insorti cilentani raccoltisi – come vogliono alcuni documenti – a Capitello. Tutto ciò accade nella notte tra il 3 settembre ed il 4 settembre 1860. Ricordiamo che la colonna del De Dominicis aveva già occupato alcuni paesi del basso Cilento e la notte del 3 settembre 1860 pernottò a Roccagloriosa. Il 4 settembre 1860 la colonna di De Dominicis aveva occupato Torre Orsaia e Castelruggiero. E’ lo stesso Commissario delegato LUCIO MAGNONI, fratello di MICHELE che scrivendo al Comitato napoletano scriveva che suo fratello MICHELE, “la notte del 3 settembre mio fratello Michele con pochi uomini andò ad incontrare il Generale Garibaldi sbarcato a Sapri”. LUCIO MAGNONI che, nella sua Relazione/Rapporto inviata al Comitato Napoletano (Comitato Unitario Nazionale), datata 31 agosto 1860 da Rutino e pubblicata da Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, a p. 67, in “Appendice”, nel documento “N° 3 bis”, in proposito scriveva che: “Recatoci sopra luogo, e presi concerti con tutti i capi del movimento, il giorno 27 agosto in Rutino si proclamava da noi la insurrezione Nazionale, e congiungendoci con de Dominicis, Pagano, e Giordano, raccolte tutte le forze insurrezionali, che approssimativamente ammontavano a 3000 uomini, si marciò pel Vallo di Policastro. La notte del 3 settembre mio fratello Michele con pochi uomini andò ad incontrare il Generale Garibaldi sbarcato a Sapri, e ne ricevette le disposizioni per la marcia nel Vallo di Diano. Non avendo voluto dimenticare le disposizioni per l’amministrazione politica nuovamente inaugurata, avevo dato fuori il seguente decreto: etc…” aggiungendo pure che: “La notte del 3 settembre mio fratello Michele con pochi uomini andò ad incontrare il Generale Garibaldi sbarcato a Sapri, e ne ricevette le disposizioni per la marcia nel Vallo di Diano. Non avendo voluto dimenticare le disposizioni per l’amministrazione politica nuovamente inaugurata, avevo dato fuori il seguente decreto: etc…”. LUCIO MAGNONI che, nella sua Relazione/Rapporto inviata al Comitato Napoletano (Comitato Unitario Nazionale), datata 31 agosto 1860 da Rutino e pubblicata da Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, a p. 67, in “Appendice”, nel documento “N° 3 bis”, in proposito scriveva che: “La notte del 3 settembre mio fratello Michele con pochi uomini andò ad incontrare il Generale Garibaldi sbarcato a Sapri, e ne ricevette le disposizioni per la marcia nel Vallo di Diano. Non avendo voluto dimenticare le disposizioni per l’amministrazione politica nuovamente inaugurata, avevo dato fuori il seguente decreto: etc…”. Dunque, a questo proposito devo aggiungere che Lucio Magnoni scriveva pure che, il fratello Michele, la notte del 3 settembre 1860 recatosi a Sapri dove incontrò Garibaldi da poco sbarcato ne ricevette le disposizioni per la marcia nel Vallo di Diano.”. Alcuni storici, però hanno scritto che Michele Magnoni le “disposizioni per il Vallo di Diano” li ricevette da Garibaldi non all’incontro a Sapri ma a Vibonati dove – sempre secondo loro – Michele Magnoni presentò a Garibaldi li amici de Dominicis e Gennaro Pagano. Dunque, Lucio Magnoni scriveva, il 31 agosto 1860, da Rutino al Comitato Napoletano che, suo fratello MICHELE MAGNONI, “la notte del 3 settembre”, “con pochi uomini andò ad incontrare il Generale Garibaldi sbarcato a Sapri”. Dunque, nella relazione di Lucio Magnoni scrive chiaramente che: La notte del 3 settembre mio fratello Michele con pochi uomini andò ad incontrare il Generale Garibaldi sbarcato a Sapri, e ne ricevette le disposizioni per la marcia nel Vallo di Diano.”. Dunque, Lucio Magnoni scriveva, il 31 agosto 1860, da Rutino al Comitato Napoletano che, suo fratello MICHELE MAGNONI, “la notte del 3 settembre”, “con pochi uomini andò ad incontrare il Generale Garibaldi sbarcato a Sapri”. Lucio Magnoni scriveva pure che suo fratello MICHELE “…ricevette le disposizioni per la marcia nel Vallo di Diano”. Dunque, è acclarato che MICHELE MAGNONI si recò ad incontrare Garibaldi e che lo avesse incontrato. Non è acclarato che ciò fosse accaduto a Sapri, come pure le parole di Magnoni non dimostrano che suo fratello MICHELE avesse incontrato Garibaldi a Vibonati, come sostengono alcuni. Ciò che è certo sono le parole del Magnoni che scrive chiaramente: La notte del 3 settembre mio fratello Michele con pochi uomini andò ad incontrare il Generale Garibaldi sbarcato a Sapri, etc..”. Se Michele si fosse recato a Vibonati ad incontrare Garibaldi a Vibonati non vedo perché non scriverlo visto che il Commissario per il Distretto, Del Vecchio era di Vibonati. Il D’Evandro scriveva pure che Michele Magnoni, incontrando Garibaldi a Vibonati, nella notte del 3 settembre 1860: “….ne ricevette le disposizioni per la marcia nel Vallo di Diano.”. Mi chiedo se la “presentazione del De Dominicis e del Pagano a Garibaldi” avvenne a Vibonati o avvenne a Sapri – dove la colonna del Magnoni si era recata “nella notte del 3 settembre” ? Alcuni storici vogliono che, in occasione di un ulteriore incontro che si tenne a Vibonati, il Magnoni avesse presentato de Dominicis e Pagano. Dunque, secondo questa notizia Garibaldi passò per Vibonati. Sulla notizia che Garibaldi si recò a Vibonati, sempre Matteo Mazziotti (….), a p. 132, dopo aver citato il telegramma di Garibaldi inviato da Sapri al generale Turr, in proposito scriveva che: “II. Il mio compianto amico Pietro Paolo Perazzi da Torraca in una lettera, che purtroppo ora non ritrovo, ma di cui conservo qualche appunto, mi raccontava lo sbarco del dittatore il quale in effetto verso sera andò a cavallo da Sapri a Vibonati, ove pernottò in casa Del Vecchio.”. Dunque, il Mazziotti, sulla base di una lettera scrittagli dal suo amico di Torraca, Pietro Paolo Perazzi (….), voleva che Garibaldi da Sapri si fosse recato a Vibonati. Ma ritorniamo alla nostra notizia, secondo cui, MICHELE MAGNONI, a Vibonati presentò i suoi due amici e capi colonna TEODOSIO DE DOMINICIS e GENNARO PAGANO. Dunque, oltre a queste interessanti notizie storiche vi è la notizia più interessante per Sapri e cioè che MICHELE MAGNONI si spinse fino a Sapri per coprire lo sbarco di Garibaldi avvenuto a Sapri il 3 settembre 1860. Dunque, oltre a queste interessanti notizie storiche vi è la notizia più interessante per Sapri e cioè che MICHELE MAGNONI si spinse fino a Sapri per coprire lo sbarco di Garibaldi avvenuto a Sapri il 3 settembre 1860. Degli autori coevi è il De Crescenzo che scrive che Michele Magnoni incontrò Garibaldi a Sapri prima che egli partisse per Vibonati (ammesso che Garibaldi fosse partito da Sapri per andare a Vibonati). Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 85-86, riferendosi al 28 agosto 1860, dopo aver proclamato l’insurrezione a Rutino, in proposito scriveva che: “VII…..due colonne: una al comando del Giordano si diresse verso la parte meridionale e marittima per poter proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse; l’altra, all’immediato comando del de Dominicis, intraprese la strada interna e, dopo aver percorso diversi paesi della contrada, giungeva a Capitello (Ispani) e si riannodava di bel nuovo col Giordano. Quivi ebbero la ventura di trovare Garibaldi il quale, arrivato pochi momenti prima a Sapri, era stato già ricevuto da Michele Magnoni, che comandava l’avanzata alla testa della sua coorte. Le masse insurrezionali sostavano poche ore in Capitello. VIII…etc…”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 112 e ssg., in proposito scriveva che: IV. Sull’imbrunire del giorno 3 Garibaldi montò a cavallo e partì per Vibonati (9), dove ospite l’intera notte della famiglia Del Vecchio. Lì Michele Magnoni, ottenutane licenza, gli presentò i signori De Dominicis e Gennaro Pagano, cui fu dallo stesso comunicato l’ordine dell’ulteriore movimento.”. De Crescenzo, a p. 87 aggiungeva che a Capitello, le masse insurrezionali del De Dominicis dopo aver incontrato Garibaldi: “Le masse insurrezionali sostavano poche ore in Capitello. VIII…etc…”. Sulla scorta del De Crescenzo, questa notizia è riportata anche da un altro storico locale, il sac. don Giuseppe Cataldo (….), nel suo “Notizie storiche su Policastro Bussentino etc…”, testo dattiloscritto ed impaginato nel “Seminario Vescovile”, nel 1973, a pp. -76-77, in proposito scriveva che: Dopo una breve sosta in casa del Barone Gallotti, Garibaldi proseguì per Vibonati, dove pernottò in casa della famiglia Del Vecchio. Per Policastro passarono le colonne degli uomini del Magnoni e le forze del Maggiore De Dominicis, che si unirono a Capitello all’esercito del Maggiore Giordano; tutti questi attendevano Garibaldi e proteggevano eventuali sbarchi di “camicie rosse”. Ad inflittire le file dell’esercito garibaldino accorsero giovani di S. Marina e di Scario. Etc…”. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) Dopo lo sbarco a Sapri, il Dittatore dispose “per la marcia nel Vallo di Diano” delle colonne De Dominicis-Pagano e Giordano. Etc…”. Ricordiamo pure che il de Dominicis non aveva voluto consegnare le armi arrivate a Pioppi e portate e da lui ritirate ad Ascea. Probabilmente portate da Nicola Pagano che era stato incaricato da Stefano Passero e che tale episodio aveva causato malumori e fraintendimenti tra i diversi Comitati. Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 58, in proposito scriveva che: “Intanto Garibaldi la sera del giorno 3 settembre partì per Vibonati, ove fu ospitato dalla famiglia Del Vecchio, e ove gli furono presentati da Michele Magnoni il De Dominicis e Gennaro Pagano.”. Secondo Infante (…), Garibaldi incontrò a Vibonati alcuni capi della colonna di Cilentani insorti come Michele Magnoni, il De Deminicis e Gennaro Pagano. Secondo Infante (…), Garibaldi incontrò a Vibonati alcuni capi della colonna di Cilentani insorti come Michele Magnoni, il De Deminicis e Gennaro Pagano che, come ha scritto Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 86-87, in proposito scriveva che: “…..Le masse  dei rivoltosi, …..divise in due colonne: …..l’altra, all’immediato comando del de Dominicis, intraprese la strada interna e, dopo aver percorso diversi paesi della contrada, giungeva a Capitello (Ispani) e si rannodava di bel nuovo col Giordano. Quivi ebbero la ventura di trovare Garibaldi il quale, arrivato pochi momenti prima a Sapri, era stato già ricevuto da Michele Magnoni, che comandava l’avanzata alla testa della sua coorte. Le masse insurrezionali sostavano poche ore in Capitello. VIII…etc…”. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 100, in proposito scriveva che: La comitiva Garibaldina, a cui si era unito da Sapri anche il Turr, era preceduta dai volontari del Cilento e dai Garibaldini sbarcati a Sapri che fecero echeggiare le valli circostanti di canti patriottici e di grida: “Viva la libertà! Viva l’Unità d’Italia! Viva Garibaldi!”; erano uomini dei campi e delle botteghe, professionisti e impiegati che all’annunzio dell’arrivo del biondo Eroe avevano abbandonato il lavoro ed erano accorsi per unire fremiti di libertà a quelli degli artefici dell’unità d’Italia, per dividere con loro nel periglio i rischi e i sacrifici.”.  Dunque, a questo punto del racconto e degli eventi resta il dubbio se Michele Magnoni fosse stato ricevuto da Garibaldi a Sapri o a Vibonati e quindi resta il dubbio se Garibaldi, prima di partire da Sapri nella notte del 4 settembre per Vibonati ed il Fortino avesse pernottato a Sapri e non a Vibonati, come vogliono alcuni. Catello Nastro (….), nel suo “Cilento storie e leggende”, ed. Arti Grafiche del Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1984, a pp. 173-174, in proposito scriveva che: Il 3 settembre 1860, alle tre e mezzo Garibaldi giunge a Sapri; i Sapresi accorrono sulla spiaggia per salutare il condottiero.”. Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 58, in proposito scriveva che: “Intanto Garibaldi la sera del giorno 3 settembre partì per Vibonati, ove fu ospitato dalla famiglia Del Vecchio, e ove gli furono presentati da Michele Magnoni il De Dominicis e Gennaro Pagano.”. Strana è la notizia dataci da Felice Fusco (…), che, nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p. 148, in proposito scriveva che: Le truppe (circa 1500 uomini) di de Dominicis, seguite a breve distanza da altri volontari agli ordini di Salvatore Magnone (fratello di Lucio e di Michele), da Caselle mossero verso oriente per “andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro”(84). Fusco, a p. 355, nella nota (83) postillava: “(83) ACC, cart. 18 A, c.s. non n.”. Fusco, a p. 355, nella nota (84) postillava: “(84) Cfr. Il Lampo (quotidiano) del 3 settembre 1860. Etc…”. Pur documentate, il Fusco ci da notizie circa la presenza di SALVATORE MAGNONI e non del fratello MICHELE.  Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rivoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 104, in proposito aggiungeva che: Michele Magnoni partì dal Basso Cilento con la sua compagnia per primo, per unirsi a Teodosio De Dominicis, altro uomo di tradizione rivoluzionaria, ma cavouriano, che scendeva nel Golfo di Policastro. Insieme avrebbero dovuto ricevere Garibaldi.”. Pinto, a p. 105, in proposito scriveva che: “12. Il 3 settembre il Generale sbarcava a Sapri seguendo le prime brigate della Divisione Turr. Trovò Michele Magnoni e De Dominicis, poi continuò per il Fortino, Sala e Auletta mentre tutte le colonne insurrezionali confluivano su Sala. I Magnoni si divisero tra chi seguì la campagna e chi restò a tenere la direzione politica del Cilento.. Dunque, Carmine Pinto scriveva che, Garibaldi, sbarcato a Sapri il 3 settembre 1860 trovò Michele Magnoni e Teodosio De Dominicis che lo attendevano e prima che egli partisse per il Fortino lo incontrarono. Dunque, anche Pinto non sostiene la tesi che Michele Magnoni avesse incontrato Garibaldi a Vibonati ma dice chiaramente che Garibaldi, sbarcando a Sapri il 3 settembre 1860 “trovò Michele Magnoni e de Dominicis”. Carlo Pesce (….), ma anche Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, nel capitolo “La marcia attraverso la Provincia”, a p. 112, dopo aver detto dell’arrivo di Garibaldi e dei suoi accompagnatori a Sapri, il 3 settembre 1860 scriveva che: IV. Sull’imbrunire del giorno 3 Garibaldi montò a cavallo e partì per Vibonati (9), dove fu ospite l’intera notte della famiglia Del Vecchio. Lì Michele Magnoni, ottenutane licenza, gli presentò i signori De Dominicis e Gennaro Pagano, cui fu dallo stesso comunicato l’ordine dell’ulteriore movimento. Etc…”. Dunque, De Crescenzo, oltre a scrivere che Garibaldi, da Sapri si recò a Vibonati dove fu ospitato in casa Del Vecchio, IV. Sull’imbrunire del giorno 3 Garibaldi montò a cavallo e partì per Vibonati (9), dove ospite l’intera notte della famiglia Del Vecchio. Etc..”., senza postillare nessun riferimento bibliografico alla notizia, scriveva pure che l’altra notizia che, in casa Del Vecchio, o comunque a Vibonati, e non a Sapri, Garibaldi: IV…..Lì Michele Magnoni, ottenutane licenza, gli presentò i signori De Dominicis e Gennaro Pagano, cui fu dallo stesso comunicato l’ordine dell’ulteriore movimento.”. Dunque, il De Crescenzo scriveva che, Michele Magnoni incontrò Garibaldi a Vibonati (e non a Sapri), in casa Del Vecchio, dove il Magnoni, gli presentò Teodosio de Dominicis e Gennaro Pagano (che si erano uniti, forse a Capitello, alla colonna di Michele Magnoni) e scrive pure che ai due insorti, Garibaldi IV…cui fu dallo stesso comunicato l’ordine dell’ulteriore movimento.”. Questo passaggio però è controverso in quanto lo stesso De Crescenzo, a p. 86 scriveva e dava notizie contraddittorie scrivendo che de Dominicis aveva incontrato Garibaldi a Capitello dove la colonna si era fermata e scriveva che Michele Magnoni aveva incontrato Garibaldi a Sapri e non a Vibonati. Tuttavia, sia la notizia della presenza delle truppe a Capitello e quella dell’incontro con Garibaldi a Villammare e, l’altra che Garibaldi galoppava per raggiungere le truppe ed andare al Fortino, passando prima per Vibonati, sono avvalorate da alcuni “Ordini del giorno” del De Dominicis, conservati presso l’Archivio Privato della famiglia Magnoni (…). Infatti, Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro”, ed. Gutemberg, a p. 137, è di diverso avviso ed in proposito scriveva: “In casa Del Vecchio Garibaldi incontrò Teodosio de Dominicis il quale, ai compagni disse d’esser stato quello “il più bel giorno della sua vita” (9).”. Policicchio, a p. 137, nella nota (9) postillava: “(9) A. Sole, Documenti e testimonianze, in Garibaldi, il mito e l’antimito, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008, p. 242.”. Policicchio cita il testo di Anna Sole. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 173, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: Poi incominciò a marciare da Sapri alle ore 17 ponendosi a capo della colonna, proseguendo per Vibonati….A Vibonati Garibaldi venne ospitato dal liberale Nicola Del Vecchio, incontrando il Regio Giudice di Vibonati Francesco Saverio Cajazzo, che aveva organizzato l’insurrezione nel Golfo, a cui rivolse parole di ringraziamento “a nome del popolo, la Patria vi sarà riconoscente”, e affidò il governo di Vibonati al Sindaco Giuseppe Giffoni, a Vincenzo Pugliese, capitano della Guardia Nazionale, e dello stesso Giudice Cajazzo, scelti per la loro fede patriottica (236). Nel suo soggiorno a Vibonati, prima di partire, Garibaldi incontrò anche il Generale Comandante del Primo Corpo d’insurrezione del distretto di Vallo Teodosio De Dominicis il quale, al suo ritorno, rivolgendosi ai suoi soldati disse che era andato “a visitare l’illustre Eroe d’Italia a Vibonati’, è stato il più bel giorno della sua vita ed elogiando le qualità eroiche e generose dell’invitto Guerriero che vanno al di là di quel che si dice di lui. Garibaldi, nel lasciare Vibonati, ha dato opportune disposizioni sulla condotta da seguire e il Comando in capo di tutte le forze insurrezionali nella provincia, è stato preso dal Generale Cosenza mentre si attende in Sapri un terzo imbarco di Garibaldini. Conclude incitando i soldati e inneggiando a Viva l’Italia, Viva Vittorio Emmanuele, Viva Garibaldi” (237).”. Del Duca, a p. 174, nella nota (237) postillava: “(237) A. Sole, Catalogo della Mostra documentaria ‘Garibaldi e Salerno. Documenti e testimonianze, in Garibaldi il mito e l’antimito, cit., pag. 242.”. Sia il Policicchio che il Del Duca citano due documenti del de Dominicis che sono conservati presso l’Archivio Privato della Famiglia Magnoni di Rutino. Questi documenti sono due “Ordine del giorno”, scritti da TEODOSIO DE DOMINICIS da Capitello – uno è datato 3 settembre 1860 e l’altro è datato 4 settembre 1860 e si riferisce al 3 settembre 1860. Le notizie storiche circa la presenza della colonna del De Dominicis a Capitello, il 3 settembre è suffragata da due documenti citati da Anna Sole (….) e da Eugenia Granito (….) che hanno pubblicato entrambe nel testo “Garibaldi, il mito e l’antimito – Documenti e testimonianze”, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008. I due documenti provengono entrambi dall’Archivio Privato della Famiglia Magnoni a Rutino. Eugenia Granito (….), nel suo saggio “Garibaldi e Salerno – Documenti e testimonianze – Catalogo della Mostra documentaria – Archivio di Stato di Salerno, ottobre 2007 – giugno 2008”, a cura di Eugenia Granito, Cap. I°, di Eugenia Granito, in “Documenti e testimonianze, in Garibaldi, il mito e l’antimito”, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008. In particolare si tratta di due documenti pubblicati da Anna Sole (….) e da Eugenia Granito (…). Anna Sole (….), nel suo saggio “I garibaldini salernitani”, “3.3 Magnoni”, in “Documenti e testimonianze, in Garibaldi, il mito e l’antimito”, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008, che, a p. 242 pubblicava il testo di un documento, conservato presso l’Archivio della Famiglia Magnoni di Rutino, datato da Capitello: “Gran riposo in Capitello, 4 settembre 1860.”. Si tratta del documento: “Ordine del giorno del Comando del 1° Corpo d’insurrezione del distretto di Vallo (Archivio privato Magnoni).”.”. Il DE DOMINICIS, da CAPITELLO, riferendosi al giorno precedente 3 settembre 1860 scriveva che: “Gran riposo in Capitello, 4 settembre 1860. Ordine del giorno del Comando del 1° Corpo d’insurrezione del distretto di Vallo (Archivio privato Magnoni).”. Il Generale Comandante Teodosio de Dominiciis si rivolge ai soldati dicendo che quando è andato “a visitare l’illustre Eroe d’Italia in Vibonati” è stato il più bel giorno della sua vita ed elogiando “le qualità eroiche e generose dell’invitto Guerriero” che vanno al di là di quel che si dice di lui. in capo di tutte le forze insurrezionali sulla provincia, è stato preso dal Generale Cosenz mentre si attende in Sapri un terzo sbarco di Garibaldini. Il Ferrara conclude incitando i soldati e inneggiando a “Viva l’Italia, Viva Vittorio Emanuele, Viva Garibaldi”.”. De Dominicis aggiungeva pure che, rivolgendosi alla colonna d’insorti cilentani: Il Ferrara conclude incitando i soldati e inneggiando a “Viva l’Italia, Viva Vittorio Emanuele, Viva Garibaldi”.”. Dunque, secondo l’“Ordine del giorno del 4 settembre 1860”, da Capitello, Anna Sole faceva notare che si evince al 1° Corpo dinsurrezione del Distretto di Vallo vi era anche il comandante CRISTOFARO FERRARA. Faccio notare che l’“Ordine del giorno” è del 4 settembre 1860, ma si riferisce a fatti avvenuti il giorno prima, ovvero il giorno 3 settembre 1860. De Dominicis, rivolgendosi ai suoi soldati a Capitello, diceva che: quando è andato “a visitare l’illustre Eroe d’Italia in Vibonati” è stato il più bel giorno della sua vita ed elogiando “le qualità eroiche e generose dell’invitto Guerriero” “. In verità, in questo documento non è scritto “quando è andato a visitare” Garibaldi ma poi aggiunge che: “quando è andato “a visitare l’illustre Eroe d’Italia in Vibonati”“è stato il più bel giorno della sua vita ed elogiando “le qualità eroiche e generose dell’invitto Guerriero” che vanno al di là di quel che si dice di lui.”. Dunque, questo documento, datato 4 settembre 1860 – ma che si riferisce al 3 settembre 1860 – il de Dominicis avvalora la notizia che egli – il DE DOMINICIS si sia recato a Vibonati ad incontrare Garibaldi. Dunque, avvalora anche l’altra notizia che il DE DOMINICIS e GENNARO PAGANO furono presentati a Garibaldi da MICHELE MAGNONI a Vibonati. Anna Sole (….), continuando il suo racconto, in proposito scriveva pure che: “Garibaldi, nel lasciare Vibonati, ha dato opportune disposizioni sulla condotta da seguire e il Comando in capo di tutte le forze insurrezionali sulla provincia, è stato preso dal Generale Cosenz mentre si attende in Sapri un terzo sbarco di Garibaldini. Il Ferrara conclude incitando i soldati e inneggiando a “Viva l’Italia, Viva Vittorio Emanuele, Viva Garibaldi”.”. Anna Sole, sulla base del documento di cui pubblica il testo e conservato nell’Archivio privato Magnoni, scriveva che Garibaldi, prima di lasciare Vibonati lasciò ai capi colonna degli insorti cilentani che vennero a visitarlo, Michele MAGNONI, Teodosio DE DOMINICIS, Gennaro PAGANO e Pietro GIORDANO, disposizioni sulla “condotta da seguire”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 173, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: Nel suo soggiorno a Vibonati, prima di partire, Garibaldi incontrò anche il Generale Comandante del Primo Corpo d’insurrezione del distretto di Vallo Teodosio De Dominicis il quale, al suo ritorno, rivolgendosi ai suoi soldati disse che era andato “a visitare l’illustre Eroe d’Italia a Vibonati’, è stato il più bel giorno della sua vita ed elogiando le qualità eroiche e generose dell’invitto Guerriero che vanno al di là di quel che si dice di lui. Garibaldi, nel lasciare Vibonati, ha dato opportune disposizioni sulla condotta da seguire e il Comando in capo di tutte le forze insurrezionali nella provincia, è stato preso dal Generale Cosenza mentre si attende in Sapri un terzo imbarco di Garibaldini. Conclude incitando i soldati e inneggiando a Viva l’Italia, Viva Vittorio Emmanuele, Viva Garibaldi” (237).”. Del Duca, a p. 174, nella nota (237) postillava: “(237) A. Sole, Catalogo della Mostra documentaria ‘Garibaldi e Salerno. Documenti e testimonianze, in Garibaldi il mito e l’antimito, cit., pag. 242.”

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