Garibaldi a Sapri – da Sapri a Napoli

PARTENZA DI GARIBALDI DA SAPRI

(Fig. n….) – Carta del 1788, (credo una carta geografica del Ministero della Guerra Borbonica, apparsa sulla rete, e di cui ivi non riesco a pubblicare lo stralcio), su cui è scritto: “Foglio 24” e, “Gitto. Guerra. inc. Nap. 1788” è rappresentato parte del Cilento, con la costa del Golfo di Policastro ed i toponimi dell’entroterra, si vedono chiaramente i toponimi di questi luoghi. La carta in questione fa parte dell’“Atlante Geografico del Regno di Napoli” redatto da Rizzi-Zannoni. L’Atlante Geografico del Regno di Napoli (titolo completo: Giovanni Antonio Rizzi Zannoni (autore), Giuseppe Guerra (incisore) Atlante Geografico del Regno di Napoli compito e rettificato sotto i felici auspicj di Giuseppe Napoleone I re di Napoli e di Sicilia, Napoli 1808. L’atlante, in 31 fogli e in scala 1:114.545 (Valerio 1993, p.126), fu completato nel 1812. Il titolo venne modificato nel 1815, al rientro dei Borbone sul trono di Napoli: sostituendo la frase compito e rettificato . . . con delineato per ordine di Ferdinando IV Re delle Due Sicilie. L’opera, in effetti, era stata commissionata nel 1781 da Ferdinando IV di Napoli al geografo padovano Giovanni Antonio Rizzi Zannoni. La carta in questione si trova nella collezione on-line di David Rumsey Collection.

Nella notte del 3 al 4 settembre 1860, Garibaldi (secondo Agostino Bertani, Lacava e Treveljan) pernottò a Sapri in una capanna di paglia a Sapri ? Garibaldi, nella notte tra il 3 ed il 4 settembre 1860 dormì a Sapri e solo di buon mattino (alle 5) partì per passare da Vibonati ?   

Sappiamo che Garibaldi, che, il 3 settembre 1860, il primo pomeriggio, alle ore 15,30 era arrivato a Sapri. Sappiamo che, Garibaldi lasciò Sapri diretto al Fortino del Cervaro (Fortino di Casaletto Spartano – frazione di Battaglia) dove, sappiamo che arrivò con la sua piccola comitiva il giorno 4 settembre 1860. Siamo certi che Garibaldi fosse diretto al Fortino. Sappiamo per certo che a Sapri, Garibaldi avesse deciso di andare al Fortino del Cervaro ed abbiamo un utile documento che lo attesta. Si tratta del telegramma che egli spedisce da Sapri al generale Turr che era già verso il Fortino. Turr era partito il giorno prima da Sapri. Nel telegramma a Turr, Garibaldi esprime la sua intenzione di risalire da Sapri al Fortino del Cervaro. Dopo essersi fermato a Sapri, Garibaldi lasciò Sapri per andare al Fortino di Casaletto Spartano (frazione di Battaglia). Ma quale percorso fece Garibaldi insieme ad Agostino Bertani ed insieme al generale Cosenz e gli altri della comitiva ?. Risalì direttamente al Fortino risalendo le crine da Sapri passando per Torraca oppure deviò per Vibonati come vogliono alcuni documenti ed alcune testimonianze recentemente pubblicate ?. Pare che la piccola ed importante comitiva non solo arrivò a Vibonati ma vi si fermò dove, pare che Garibaldi pernottò quella stessa notte. La volontà di passare da Vibonati, Garibaldi l’aveva espressa nel dispaccio che egli inviò al generale Turr avvisandolo che sarebbe arrivato al Fortino. Infatti, Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 149, in proposito scriveva che: “Garibaldi giunto a Sapri scrisse a Turr la seguente lettera: “Sapri, 3 settembre 1860. Generale Turr, ….Sono giunto alle 3 1/2 pom. Io marcerò colla vostra colonna Milano e Spinazzi sino a Fortino, lasciando qui un forte distaccamento. Mandatemi a dire ove si trova la brigata Caldarelli. In ogni modo speditemi immediatamente notizie vostre a Fortino, o venite in quel punto voi stesso. Stasera probabilmente pernotteremo a Vibonati. Firmato G. Garibaldi.”. Dunque, il 3 settembre 1860 Garibaldi inviò al generale Turr che si trovava in avanscoperta nel Lagonegrese, il seguente messaggio: Stasera probabilmente pernotteremo a Vibonati. Firmato G. Garibaldi.”. Cosa era successo ? Perché mai Garibaldi volle passare da Vibonati deviando il suo percorso per il Fortino di Casaletto ? Garibaldi, era diretto al Fortino ma avrebbe potuto risalire per le strade poste al di sopra di Sapri e risalire direttamente verso il Lagonegrese. Questo percorso sarebbe stato più agevole ma, qualche motivo che non conosciamo spinse Garibaldi a passare da Vibonati. Pare che Garibaldi avesse scelto di risalire al Fortino passando prima per Vibonati (che è un piccolo paesino posto prima di Sapri), in quanto lì vi erano alcuni cittadini liberali che si erano impegnati particolarmente nell’organizzare la rivoluzione e contribuire, così facendo fattivamente alla riuscita della sua impresa. Ma ritorniamo alle testimonianze. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Egli, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 456, dal Diario di Bertani, in proposito scriveva che: Là sulla spiaggia, accampati in buon ordine, i volontari della legione acclamano Garibaldi e son raggianti. Egli li carezza con gli occhi e li anima colla parola. Sappiamo che gli altri corpi a marcia forzata corrono verso di noi. Martedì 4 settembre all’alba. Garibaldi a cavallo; noi seguiamo per una stretta vallata, i volontari camminano in buon ordine facendo echeggiare la montagna degli evviva al loro duce e dei loro canti. In quelle valli echeggiarono tre anni fa i colpi di fucile che disperdevano l’eroico drappello guidato da Pisacane. Si arriva ad un piccolo gruppo di case chiamato Fortino, sulla strada che da Lagonegro per Casalnuovo mette a Sala.”. Dunque, la giornalista ingelese, riportava dal Diario del Bertani che: Martedì 4 settembre all’alba.”. Bertani non diceva se si trattava della partenza da Sapri o della partenza da Vibonati come vogliono alcuni. Bertani annotava che il gruppo insieme a Garibaldi si era partito all’“alba del 4 settembre” (1860). Mi chiedo se il gruppo si fosse partito (per andare al Fortino) all’alba del 4 settembre da Sapri o da Vibonati ?. Bertani non lo dice ma scriveva che: “Garibaldi a cavallo; noi seguiamo per una stretta vallata, i volontari camminano in buon ordine facendo echeggiare la montagna degli evviva al loro duce e dei loro canti.”. Inoltre, Bertani aggiunge che durante il percorso che portava al Fortino, i volontari facevano “…echeggiare la montagna degli evviva al loro duce e dei loro canti.”. Mi chiedo se Bertani si riferisse alla partenza da Sapri o alla partenza da Vibonati, ovvero alla partenza all’alba del martedì del 4 settembre 1860 per risalire la “stretta vallata” verso il Fortino ?. Dalle parole di Bertani si potrebbe dedurre che si riferisse alla partenza da Sapri, dopo aver pernottato a Sapri, all’alba del 4 settembe, martedì, Garibaldi riparte con i volontari etc…Che il Bertani si riferisca alla partenza da Sapri e non da Vibonati, lo dice lo stesso Bertani quando nell’altro suo testo “Ire d’oltretomba” annotò che egli e Garibaldi partirono il 4 settembre da Sapri e si recarono direttamente al Fortino. Agostino Bertani (….), nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, dove, proseguendo il suo racconto, nel suo Diario, a p. 72 scriveva che: “Da Sapri, l’indomani, martedì 4 settembre, alle 5 di mattina, coll’istesso gruppo di compagni, più qualcuno del luogo, seguiva anch’io Garibaldi a cavallo per una stretta vallata che i volontari già in cammino facevano tutta echeggiare degli evviva al loro duce e di patriottiche canzoni.”. Dunque, Bertani scrive chiaramente che lui e Garibaldi partirono: “Da Sapri, l’indomani, martedì 4 settembre, alle 5 di mattina, coll’istesso gruppo di compagni, più qualcuno del luogo, etc…”. Ciò che scrive Bertani è chiaro. Se Bertani annotava che Garibaldi – e lui stesso – partirono da Sapri “Da Sapri, l’indomani, martedì 4 settembre, alle 5 di mattina, ….”, è pacifico ritenere che Bertani volesse intendere che Garibaldi – che si trovava a Sapri il 3 settembre 1860 – partendosi da Sapri “l’indomani, martedì 4 settembre, alle 5 di mattina”, fosse rimasto a Sapri a dormire, fosse rimasto a Sapri dal 3 settembre fino alla mattina delle ore 5 del 4 settembre 1860. Dunque, ciò che scrive il Bertani fa automaticamente cadere tutte le notizie che alcuni hanno scritto circa il pernottamento a Vibonati e non a Sapri. E’ vero che lo stesso Garibaldi – in un dispaccio inviato da Sapri al generale Turr scriveva che (Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 149), in proposito scriveva che: “Garibaldi giunto a Sapri scrisse a Turr la seguente lettera: “Sapri, 3 settembre 1860. Generale Turr, ….Sono giunto alle 3 1/2 pom. Io marcerò colla vostra colonna Milano e Spinazzi sino a Fortino, lasciando qui un forte distaccamento. Mandatemi a dire ove si trova la brigata Caldarelli. In ogni modo speditemi immediatamente notizie vostre a Fortino, o venite in quel punto voi stesso. Stasera probabilmente pernotteremo a Vibonati. Firmato G. Garibaldi.”. Ma, oltre a questa certezza, non sappiamo alcune cose. Su questo punto sono state dette diverse ipotesi dagli storici ma non vi sono certezze. Le uniche certezze sono le testimonianze di eccezione che ritroviamo negli scritti e nei Diari di Agostino Bertani e del colonnello Rustow. Gli storici hanno fatto diverse ipotesi. Sappiamo che a Sapri, insieme a Garibaldi, vi era il futuro ministro della Guerra, Enrico Cosenz. Sappiamo che non vi era il generale Turr, ma era con Garibaldi Agostino Bertani ed altri che poi ritroveremo al Fortino. Non sappiamo se Garibaldi avesse pernottato a Sapri. E’ un’ipotesi che hanno fatto alcuni storici attenendosi alla testimonianza diretta di Agostino Bertani. Non sappiamo a che ora Garibaldi e la sua piccola comitiva si fosse spostata da Sapri. Sappiamo solo per certo che Garibaldi, diretto al Fortino partiva da Sapri con la sua piccola comitiva. Aveva già mandato avanti parte dei volontari condotti dal colonnello Rustow. Come ho già scritto, la prima incertezza è quella di sapere dove Garibaldi avesse dormito nella notte tra il 3 settembre ed il 4 settembre 1860 ? Garibaldi dormì a Sapri ?. Se Garibaldi dormì a Sapri, dove dormì ? Garibaldi dormì in una capanna di legno sulla spiaggia di Sapri, dove lo trovò il colonnello Rustow ?, come sostiene lo storico Treveljan. Bertani scrive che, alle 5 del mattino del martedì 4 settembre 1860, lui e Garibaldi partirono da Sapri – e non da Vibonati. Inoltre Bertani testimoniava che chi era già a Vibonati, “i volontari già in cammino”. Erano i volontari garibaldini, le truppe della Brigata Milano condotta dal colonnello Rustow che si era avviato da Sapri, nel tardo pomeriggio su ordine di Garibaldi, il giorno 3 settembre 1860. I passaggi del Bertani non lasciano dubbi sul fatto che Garibaldi riposasse a Sapri e non a Vibonati – dove nel frattempo era arrivato Rustow. Secondo queste notizie Garibaldi probabilmente passò da Vibonati ma non vi pernottò la notte tra il 3 settembre – che era a Sapri – e la mattina del 4 settembre 1860. Del resto è anche vero che Bertani scriveva che: “…..seguiva anch’io Garibaldi a cavallo per una stretta vallata che i volontari già in cammino facevano tutta echeggiare degli evviva al loro duce e di patriottiche canzoni.”. Dunque, riepilogando Garibaldi e la piccola comitiva – compreso Bertani – il 4 settembre 1860 dopo aver pernottato a Sapri partirono all’alba” e raggiunsero le truppe del Rustow e dei volontari garibaldini a Vibonati e da lì proseguirono attraverso “strette vallate” il Fortino.  Bertani, indirettamente confermava la partenza di buona parte dei volontari garibaldini che, su ordine di Garibaldi, prima che egli si muovesse da Sapri, si anticiparono a lui e marciarono verso il Fortino. Un altro testimone di eccezione, riguardo il viaggio e la strada da Sapri a Vibonati è il colonnello polacco Wilhelm Rustow. Rustow però contraddice ciò che aveva scritto Bertani. Rustow sosteneva che Garibaldi arrivò verso Villammare e da lì, insieme arrivarono a Vibonati. Il colonnello Rustow, nel racconto e traduzione di Eliseo Porro (….), nel suo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow”, ed. Salvi, Milano, 1861, a p. 19, in proposito scriveva che: “Discendemmo alla marina di Vibonate per un sentiero orribile, tutto ingombro di sozzure, compiendo una marcia in confronto alla quale è un nonnulla quella descritta dai filologi nella Anabasi di Senofonte. Alla marina, la colonna fu soffermata onde si potesse raccogliere.”. Dunque, a differenza del Pesce, il Rustow scriveva che “discendendo alla marina di Vibonate”, il “sentiero” era “orribile” e tutto ingombro di sozzure”. Si erano messi in marcia ma ancora non erano giunti a Vibonati ed all’altezza di Villammare-Capitello, dovevano deviare per Vibonati e aggiunge che:  “Giunse infrattando Garibaldi accompagnato dal futuro ministro della guerra di Napoli e da alcuni ufficiali, e si mise esso stesso in testa alla colonna. Salimmo per una buona strada il Vallone del Mulinello e ci arrampicammo poi sull’altura dove è posta la sparpagliata città di Vibonate, che un tempo si estendeva fino alla baia di Sapri.”. Dunque, Rustow, secondo la traduzione di Eliseo Porro (….) scriveva e testimoniava che Garibaldi si unì a Rustow raggiungendolo sulla via per Vibonati. La piccola comitiva di Garibaldi, partita da Sapri,  si era ricongiunta a Rustow ed al resto delle truppe e si portò con esse, marciando a Vibonati, ma abbiamo visto che Bertani scrive il contrario. E’ vero ciò che scriveva Rustow: “Giunse infrattando Garibaldi accompagnato dal futuro ministro della guerra di Napoli e da alcuni ufficiali, e si mise esso stesso in testa alla colonna.”, ma non è verosimile che, insieme a Garibaldi: Salimmo per una buona strada il Vallone del Mulinello e ci arrampicammo poi sull’altura dove è posta la sparpagliata città di Vibonate, etc…”. Garibaldi si unì solo dopo a Vibonati con il suo piccolo gruppo e risalì verso il Fortino lasciando da solo Rustow con la brigata Milano. La notizia del pernottamento a Vibonati, anzicchè a Sapri fu rimessa in discussione anche dal De Crescenzo (….). Sulla scorta del Pesce (….), Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 112-113, in proposito scriveva che: IV. Sull’imbrunire del giorno 3 Garibaldi montò a cavallo e partì per Vibonati (9), dove ospite l’intera notte della famiglia Del Vecchio (9)…….Il mattino del giorno 4 settembre (era di martedì), il piccolo seguito del Generale, con un reparto delle brigate accennate, salì a cavallo (10) e prese una via mulattiera abbastanza ripida ad un’altezza media di circa settecento metri. Arrivò così al Fortino del Cervaro, etc…. De Crescenzo, a p. 112, nella nota (9) postillava che: “(9) Il Treveljan riferisce invece che il Dittatore sbarcò sulla spiaggia di Sapri e vi passò la notte in una capanna di legno.”. E’ interessante la nota del De Crescenzo che fa notare che lo storico Treveljan non sosteneva la tesi del pernottamento di Garibaldi a Vibonati ma bensì a Sapri. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 112, nella nota (9) postillava che: “(9) Il Treveljan riferisce invece che il Dittatore sbarcò sulla spiaggia di Sapri e vi passò la notte in una capanna di legno.”. E’ interessante la nota del De Crescenzo che fa notare che lo storico Treveljan non sosteneva la tesi del pernottamento di Garibaldi a Vibonati ma bensì a Sapri. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 112, nella nota (9) postillava che: “(9) Il Treveljan riferisce invece che il Dittatore sbarcò sulla spiaggia di Sapri e vi passò la notte in una capanna di legno.”. Si tratta del testo di George Macaulay Treveljan (….), Garibaldi and the Thousand (1909) (Garibaldi e i Mille). Docente di storia moderna all’Università di Cambridge (1927-40), poi rettore del Trinity College (1940-51), si dedicò inizialmente alla storia inglese del XIV secolo e dell’età degli Stuart, poi al Risorgimento italiano con una trilogia su Giuseppe Garibaldi. Ciò che scrive il De Crescenzo non è proprio corretto in quanto è vero che lo scittore inglese Treveljan riportò la notizia su Garibaldi a Sapri ma non lo fece sul testo Garibaldi and the Thousand (1909), dove, infatti, a p. 316, nell’Epilogo scriveva che: “the story of Garibaldi and the throusand down the taking of Palermo has an historical and artistic unity. In an later volume, entitled Garibaldi and the making of Italy, I have told the history of the following six months. The occupation of eastern Sicily, the battle of Milazzo, the crossing of the straits, the march throungh Calabria and the Basilicata etc…”. Dunque la notizia si trova nel testo “Garibaldi and the making of Italy”, nel 1911, che ci parla dei mesi successivi allo sbarco in Calabria. Treveljan, nel capitolo “The march throug Calabria”, a p. 156 e ssg., nel capitolo “In the bay of Sapri”, a p. 157, in proposito scriveva che: Meanwhile Garibaldi lanted there and spent the night in a straw hut upon the beach. Etc…”, che tradotto significa:  Nel frattempo Garibaldi attraccò lì e passò la notte in una capanna di paglia sulla spiaggia. Ecc…”. Dunque, come si può leggere, Treveljan scriveva che: Meanwhile Garibaldi lanted there and spent the night in a straw hut upon the beach.”, che tradotto significa: Nel frattempo Garibaldi attraccò lì e passò la notte in una capanna di paglia sulla spiaggia.”. Infatti, George Macaulay Treveljan (….), nel suo “Garibaldi and the making of Italy”, nel 1911, nel capitolo “The march throug Calabria”, a p. 156 e ssg., nel capitolo “In the bay of Sapri”, a p. 157, in proposito scriveva che: Next day the Dictator and Turr’s 1500 men, mostly Milanese, marched up all morning from Sapri by precipitous forest paths to a shoulder of Monte Cocuzzo, and thence descended on the Lagonegro hight-road, along which Caldarelli and his men where retreating. The road here runs at an average level of on 2000 feet. The point where Garibaldi dropped down on it from the west was the wayside tavern of il Fortino. Here, on September 4, he was overtaken by Piola etc…, che tradotto significa:  Nel frattempo Garibaldi attraccò lì e passò la notte in una capanna di paglia sulla spiaggia. Il giorno dopo il dittatore e i 1500 uomini di Turr, per lo più Milanesi, marciarono tutta la mattina da Sapri per sentieri forestali scoscesi fino a una spalla del Monte Cocuzzo, e da lì scesero sulla strada maestra di Lagonegro, lungo la quale Caldarelli e i suoi uomini si stavano ritirando. La strada qui corre a un livello medio di 2000 piedi. Il punto in cui Garibaldi vi scese da ovest era la taverna di strada del Fortino. Qui, il 4 settembre, fu raggiunto da Piola ecc…. Dunque, il Treveljan scriveva che Garibaldi non si mosse da Sapri e ivi pernottò. Inoltre, lo stesso Treveljan riferisce con la traduzione di Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 200, riferendosi alla spiaggia di Sapri, in proposito scriveva che: Qualche moderno Lucullo non tarderà ad imitarlo; per allora Garibaldi, sbarcò sulla spiaggia e vi passò la notte in una capanna di paglia.”. Anzi, Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 200, riferendosi al giorno 4 settembre ed in particolare “da Sapri” (e non da Vibonati), in proposito scriveva che: “Il giorno dopo egli conduceva i 1500 uomini del Turr, quasi tutti milanesi, fuori di Sapri, portandoli per gli scoscesi viottoli delle macchie fin su uno sprone del Monte Cocuzzo e di là calandoli sulla strada di Lagonegro per la quale il Caldarelli e i suoi si avanzavano in ritirata. Per quel tratto la strada corre ad un’altezza media di circa 700 metri e al punto in cui Garibaldi la toccò calando dalle alture occidentali, c’era l’osteria del Fortino. Etc…”. Treveljan nell’esporre lo sbarco a Sapri del generale Garibaldi è chiaro: egli scriveva che Garibaldi si pose a riposare in una piccola capanna di paglia non lontana dal posto di sbarco, ovvero l’attuale “banchina delle Camerelle”, ovvero il luogo dove ancora oggi, il località S. Croce, ancora non era stata costruita la “Specola” o “Osservatorio Astronomico” e vi era e si vedeva: A Sapri….Soltanto nell’acqua limpida si possono vedere le rovine dell’antico molo. Si estende dalle fondamenta di un palazzo costruito molto tempo fa da un magnate della Roma Imperiale, che scoprì la bellezza della piccola baia e portò lì l’intero apparato dell’antico lusso, lasciando i meno avventurosi in cerca di piacere a Puteoli e Baia. Qualche moderno Lucullo lo imiterà tra non molto; per allora Garibaldi, sbarcò sulla spiaggia e vi passò la notte in una capanna di paglia. Il giorno dopo egli conduceva i 1500 uomini del Turr, quasi tutti milanesi, fuori di Sapri, portandoli per gli scoscesi viottoli delle macchie fin su uno sprone del Monte Cocuzzo e di là calandoli sulla strada per Lagonegro etc…”. Dunque, lo storico Treveljan, in proposito scriveva: “….per allora Garibaldi, sbarcò sulla spiaggia e vi passò la notte in una capanna di paglia. Il giorno dopo egli conduceva i 1500 uomini del Turr, quasi tutti milanesi, fuori di Sapri, portandoli per gli scoscesi viottoli delle macchie fin su uno sprone del Monte Cocuzzo e di là calandoli sulla strada per Lagonegro etc…”. Lo storico Treveljan scriveva che solo il giorno dopo, il 4 settembre, Garibaldi si mosse da Sapri per andare al Fortino del Cervaro e soprattutto Treveljan non parlò mai di Vibonati. Treveljan scriveva chiaramente che: Il giorno dopo egli conduceva i 1500 uomini del Turr, quasi tutti milanesi, fuori di Sapri, portandoli per gli scoscesi viottoli delle macchie fin su uno sprone del Monte Cocuzzo e di là calandoli sulla strada per Lagonegro etc…”. La tesi della permanenza nella nottata a Sapri di Garibaldi – e non a Vibonati – fu sostenuta anche dallo storico George Macaulay Treveljan (….), nel suo “Garibaldi and the making of Italy”, nel 1911, nel capitolo “The march throug Calabria”, a p. 156 e ssg., nel capitolo “In the bay of Sapri”, a p. 157, in proposito scriveva che: Next day the Dictator and Turr’s 1500 men, mostly Milanese, marched up all morning from Sapri by precipitous forest paths to a shoulder of Monte Cocuzzo, and thence descended on the Lagonegro hight-road, along which Caldarelli and his men where retreating. The road here runs at an average level of on 2000 feet. The point where Garibaldi dropped down on it from the west was the wayside tavern of il Fortino. Here, on September 4, he was overtaken by Piola etc…, che tradotto significa:  Nel frattempo Garibaldi attraccò lì e passò la notte in una capanna di paglia sulla spiaggia. Il giorno dopo il dittatore e i 1500 uomini di Turr, per lo più Milanesi, marciarono tutta la mattina da Sapri per sentieri forestali scoscesi fino a una spalla del Monte Cocuzzo, e da lì scesero sulla strada maestra di Lagonegro, lungo la quale Caldarelli e i suoi uomini si stavano ritirando. La strada qui corre a un livello medio di 2000 piedi. Il punto in cui Garibaldi vi scese da ovest era la taverna di strada del Fortino. Qui, il 4 settembre, fu raggiunto da Piola ecc…. Dunque Treveljan scriveva che Garibaldi Nel frattempo Garibaldi attraccò lì e passò la notte in una capanna di paglia sulla spiaggia.”. Treveljan scriveva che Garibaldi non si mosse da Sapri e ivi pernottò e, solo il giorno dopo (il 4 settembre 1860) Il giorno dopo il dittatore e i 1500 uomini di Turr, per lo più Milanesi, marciarono tutta la mattina da Sapri per sentieri forestali scoscesi fino a una spalla del Monte Cocuzzo.”. Treveljan riferisce con la traduzione di Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 200, riferendosi alla spiaggia di Sapri, in proposito scriveva che: Qualche moderno Lucullo non tarderà ad imitarlo; per allora Garibaldi, sbarcò sulla spiaggia e vi passò la notte in una capanna di paglia.”. Anzi, Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 200, riferendosi al giorno 4 settembre ed in particolare “da Sapri” (e non da Vibonati), in proposito scriveva che: “Il giorno dopo egli conduceva i 1500 uomini del Turr, quasi tutti milanesi, fuori di Sapri, portandoli per gli scoscesi viottoli delle macchie fin su uno sprone del Monte Cocuzzo e di là calandoli sulla strada di Lagonegro per la quale il Caldarelli e i suoi si avanzavano in ritirata. Per quel tratto la strada corre ad un’altezza media di circa 700 metri e al punto in cui Garibaldi la toccò calando dalle alture occidentali, c’era l’osteria del Fortino. Etc…”. Dunque, Treveljan scriveva tutt’altro rispetto a ciò che scriveva Rustow. Rustow scriveva che, all’altezza di Villammare-Capitello, dovevano deviare per Vibonati e aggiunge che:  “Giunse infrattando Garibaldi accompagnato dal futuro ministro della guerra di Napoli e da alcuni ufficiali, e si mise esso stesso in testa alla colonna. Salimmo per una buona strada il Vallone del Mulinello e ci arrampicammo poi sull’altura dove è posta la sparpagliata città di Vibonate , che un tempo si estendeva fino alla baia di Sapri.”, confermando indirettamente che Garibaldi si era riunito alle colonne di insorti cilentani all’altezza di Capitello. Forse la tesi sostenuta dal Treveljan è docuta alla testimonianza – scritta in precedenza – del colonnello polacco Rustow. Il colonnello polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione italiana di Eliseo Porro, nel suo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow”, ed. Salvi, Milano, 1861, che a pp. 18-19 e ssg., in proposito scriveva che: Mi recai immantinente alla spiaggia, dove rinvenni Garibaldi in una capanna di paglia siffattamente circondato dal popolo da trovare alquanto difficile di potervi avvicinare.”. Il colonnello polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzonero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a pp. 299-300, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: ….a mezzodì dalla parte di mare arrivò a Sapri Garibaldi ….etc…”. Infatti, Eliseo Porro, nel suo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow”, ed. Salvi, Milano, 1861, che a pp. 18 e ssg., in proposito scriveva che: “Alle 4 pomeridiane….Mi recai immantinente alla spiaggia, dove rinvenni Garibaldi in una capanna di paglia siffattamente circondato dal popolo da trovare alquanto difficile di potervi avvicinare. Dopo breve saluto, mi chiese etc…”. Dunque, la notizia che Garibaldi da poco approdato sulla spiaggia di Sapri, si fosse fatto ricoverare in una capanna di paglia sulla spiaggia stessa, proveniva dal generale di brigata Wilhelm Rustow. Tuttavia, vi è da precisare che Rustow, andando avanti nel racconto suo, sosterrà l’altra tesi, ovvero che Garibaldi si spostò da Sapri non tanto tadivamente da quando si fosse spostato lui – che condusse la Brigata Milano a Vibonati. Rustow scriveva che Garibaldi giunse verso Villammare e si ricongiinse con lui e dunque indirettamente sostenne la tesi – sebbene non lo scrivesse espressamente – che, sia lui (Rustow) che Garibaldi raggiunsero – insieme – il piccolo paese di Vibonati – e questo avvenne nella tarda serata del 3 settembre 1860. Questa tesi – come vedremo – autorizzava alcuni scrittori postumi a scrivere che Garibaldi non aveva pernottato a Sapri ma a Vibonati, in casa della famiglia Del Vecchio. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 576 ed in proposito scriveva che: “3 Settembre. Press’a poco a mezzodì il Generale Garibaldi con le persone del suo seguito sbarca alla marina di Sapri, per rimanervi il resto del giorno e la notte. Nelle prime ore pomeridiane giunge nelle acque di Sapri il vapore Sardo la Dora e vi sbarca la persona, che vuole abboccarsi col Generale Garibaldi.“L’ufficiale borbonico Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, riferendosi al 3 settembre, a p. 576 ed in proposito scriveva che: “Press’a poco a mezzodì il Generale Garibaldi con le persone del suo seguito sbarca alla marina di Sapri, per rimanervi il resto del giorno e la notte.”. Dunque, il Quandel-Vial (…) scriveva che Garibaldi, arrivato a Sapri: Press’a poco a mezzodì il Generale Garibaldi con le persone del suo seguito sbarca alla marina di Sapri, per rimanervi il resto del giorno e la notte.”. Dunque, l’ufficiale borbonico nei rapporti militari dell’epoca trova scritto che Garibaldi rimarrà a Sapri il giorno e la notte.Dunque, sin qui ho citato tre autori e sorici che vogliono Garibaldi partitosi da Sapri all’alba del giorno dopo e quindi – sottointendendo che Garibaldi fosse rimasto a Sapri per pernottarvi. Nel 1909, Giacomo Racioppi (….), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860, per Giacomo Racioppi e con prefazione di Pietro Lacava”, a p. 219, in proposito scriveva che: “Quivi il giorno innanzi era approdata la divisione Rustow, già del Pianciani del golfo degli Aranci, di cui fu cenno poco indietro; che da Paola, messa insieme alla brigata Turr, a guadagnare terreno era fatta imbarcare per Sapri; onde mosse quinc’innanzi all’avanguardo dell’esercito meridionale. Con essa il Generale venne il giorno 4 all’osteria del Fortino, e al povero villaggio di Casalnuovo nel Vallo di Diano.”. Racioppi, nel 1909 scriveva che Garibaldi, il giorno 4 settembre andò al Fortino del Cervaro conducendo con se le brigate sbarcate a Sapri. Racioppi non specifica da dove partì Garibaldi. Secondo le poche righe del Racioppi, resta la domanda se Garibaldi, che sicuramente si partì da Sapri, diretto al Fortino, fosse passato per Vibonati e poi da lì risalito al Fortino oppure si fosse partito separatamente dal Rustow, avesse fatto lo stesso percorso di Pisacane, risalito a Torraca e poi al Fortino, senza andare a Vibonati. Di sicuro sappiamo che Garibaldi partì da Sapri ma dopo tempo dal Rustow. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a p. 701, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, in proposito aggiungeva che: “Il 1 Settembre il Generale Garibaldi era a Cosenza; la notte del 2 Settembre al 3 con sei compagni scese da Laino al mare; il giorno 3 va per mare a Sapri; da Sapri l’indomani martedì 4 Settembre parte e giunge al Fortino, e va a Casalnuovo; il 5 a Sala e pernotta ad Auletta; etc…”. Lacava, a p. 702 aggiunge che: “Per mare si portò a Sapri, e poi da Sapri risalì al Fortino di Lagonegro. Il 4 Settembre Garibaldi giunge al Fortino di Lagonegro, Confine tra la Provincia di Salerno e la Basilicata.”. Dunque, Lacava, ex garibaldino scriveva chiaramente che Garibaldi partì da Sapri il giorno 4 settembre e non parla affatto di Vibonati. Lacava scriveva: da Sapri l’indomani martedì 4 Settembre parte e giunge al Fortino, e va a Casalnuovo; il 5 a Sala e pernotta ad Auletta; etc…”. Dunque, Lacava scriveva a p. 701 che Garibaldi partì da Sapri il 4 settembre 1860, forse di buon mattino e giunge al Fortino del Cervaro. Lacava scrive 4 settembre e quindi secondo il Lacava, Garibaldi doveva essere partito da Sapri nella notte, di buon mattino. Dunque, Lacava, ex garibaldino scriveva chiaramente che Garibaldi partì da Sapri il giorno 4 settembre e non parla affatto di Vibonati. Lacava scriveva: da Sapri l’indomani martedì 4 Settembre parte e giunge al Fortino, e va a Casalnuovo; il 5 a Sala e pernotta ad Auletta; etc…”. Lacava lo ripete anche a p. 702. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a p. 704, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, in proposito aggiungeva che: “Ed ora trascriviamo il Bertani:….”Da Sapri, l’indomani, martedì 4 Settembre alle 5 di mattina, coll’istesso gruppo di compagni, più qualcuno del luogo, seguiva anch’io Garibaldi a cavallo per una stretta vallata che i volontarii già in cammino facevano tutta echeggiare degli evviva al loro duce e di patriottiche canzoni. In quelle valli echeggiarono tre anni prima i colpidi fucile che disperdevano gli arditi precursori del nostro giorno, guidati da Pisacane. Giunti, salendo ad un piccolo gruppo di case che si chiama ‘Fortino’, si trova sulla strada che da Lagonegro per Casalbono mette a Sala, vi trovammo alcuni amici politici, inviati dalle provincie vicine, che venivano a dare informazioni ed aiuti al Generale Garibaldi.”. Infatti, Michele Lacava cita il Diario del Bertani (….) che scriveva e testimoniava che la comitiva si partì da Sapri il giorno dopo, ovvero il 4 settembre 1860 – sottointendendo che Garibaldi avesse pernottato a Sapri. Giuseppe Alessandro Piola Caselli, Aneddoti della Marina Militare Sarda, Garibaldina ed Italiana (1843-1883), a cura di Francesco Adamoli, 2014, che ritroviamo on-line sulla rete, a pp. 100-101, in proposito scrive che: Impetuosamente impegnato nel dirigere l’avanzata su Napoli, il 4  Garibaldi, rimessosi in cammino con tutta la sua gente, con i 1.500 uomini di Bertani e quelli di Stefano Turr, passato il monte Olivella scende a Levante, sino a riprendere la carrozzabile, abbandonato alla Rotonda e sulla quale cammina l’avversario, il gen. Caldarelli, in località dove sorge l’osteria del Fortino (625).”. Adamoli, a p. 101, nella nota (625) postilla che: “(625) Agrati; Smith; L. Quandel Vial; etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 412, in proposito scriveva che: “Il giorno dopo, 4 settembre, Garibaldi si rimette in cammino con tutta quella gente, passa il monte Olivella e scende a levante, sino a riprendere la carrozzabile, abandonata alla Rotonda e sulla quale cammina il Caldarelli, in località dove sorge l’osteria del Fortino.”. Dunque, Agrati scriveva che: Il giorno dopo, 4 settembre, Garibaldi si rimette in cammino con tutta quella gente, passa il monte Olivella e scende a levante, sino a riprendere la carrozzabile, abandonata alla Rotonda e sulla quale cammina il Caldarelli, in località dove sorge l’osteria del Fortino.”. Sembrerebbe che l’Agrati con queste parole volesse intendere che Garibaldi, per risalire al Fortino, fosse partito direttamente da Sapri e non da Vibonati come sostenevano alcuni storici locali. Infatti, l’Agrati scriveva: “…Garibaldi si rimette in cammino con tutta quella gente, passa il monte Olivella etc…”. Agrati scrive che Garibaldi passa il monte Olivella che fa parte di una corona di monti a corolla di Sapri. L’Olivella è un monte ad oriente di Torraca. Infatti, l’Agrati, a p. 433, nella carta geografica che illustra l’itinerario seguito da Garibaldi non passa per Vibonati ma la linea rossa indica chiaramente che Garibaldi, da Sapri risale al Fortino verso Torraca e per il monte Olivella. La ricostruzione storica dell’Agrati non mi ritorna. In primo luogo risulta che il generale Turr, su ordine di Garibaldi, il giorno 3 settembre aveva già lasciato Sapri per recarsi in perlustrazione verso Lagonegro dove dovevano trovarsi le truppe borboniche del generale Caldarelli. Inoltre, l’Agrati scrive che Turr si allontanò da Sapri alle 5 del pomeriggio del giorno 3 settembre. Dal racconto del Rustow risulta che fu lui ad essere incaricato di allontanarsi da Sapri per recarsi con una parte della truppa arrivata a Sapri al Fortino o verso la strada Consolare. Inoltre, sempre dal racconto del Rustow risulta che fu lui, e non Turr a bivaccare e a pernottare a Vibonati. Nel 1909, Giacomo Racioppi (….), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860, per Giacomo Racioppi e con prefazione di Pietro Lacava”, a p. 219, in proposito scriveva che: “Quivi il giorno innanzi era approdata la divisione Rustow, già del Pianciani del golfo degli Aranci, di cui fu cenno poco indietro; che da Paola, messa insieme alla brigata Turr, a guadagnare terreno era fatta imbarcare per Sapri; onde mosse quinc’innanzi all’avanguardo dell’esercito meridionale. Con essa il Generale venne il giorno 4 all’osteria del Fortino, e al povero villaggio di Casalnuovo nel Vallo di Diano.”. Racioppi, nel 1909 scriveva che Garibaldi, il giorno 4 settembre andò al Fortino del Cervaro conducendo con se le brigate sbarcate a Sapri. Racioppi non specifica da dove partì Garibaldi. Secondo le poche righe del Racioppi, resta la domanda se Garibaldi, che sicuramente si partì da Sapri, diretto al Fortino, fosse passato per Vibonati e poi da lì risalito al Fortino oppure si fosse partito separatamente dal Rustow, avesse fatto lo stesso percorso di Pisacane, risalito a Torraca e poi al Fortino. Di sicuro sappiamo che Garibaldi partì da Sapri ma dopo tempo dal Rustow. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “….Garibaldi, il quale, giunto a Sapri, ordinava senz’altro al generale Rustow di avanzare con la sua brigata Milano, la prima che in quel momento si trovava già pronta e ordinata, per guadagnare rapidamente la strada consolare. A breve distanza mandò, al seguito di questa avanguardia, la brigata Spinazzi e poi la brigata Puppi…. Cesare Cesari scriveva che Garibaldi ordinava a Rustow di avanzare e scriveva pure che Garibaldi, da Sapri, mandò a breve distanza le altre brigate (la Spinazzi e la Puppi) che ancora non erano del tutto sbarcate e riunite a Sapri. Bertani, nel suo Diario testimoniava che Garibaldi partiva da Sapri e non da Vibonati. Anche il Lacava non dice nulla di Vibonati. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a p. XVIII, in proposito scriveva che: “In quella Stefano Passero avea proclamata l’insurrezione in Vallo di Diano, Teodosio de Dominicis in Ascea ed i fratelli Magnone in Torchiara. Lasciando a ciascun capo di dilungarsi sulle proprie operazioni son dolente che tra i documenti non si rattrovi la relazione dell’egregio de Dominicis. L’amico nostro, impedito dal redigerla per fisica indisposizione, era stato soccorso dagl’operosi cittadini Gennaro Pagano e Luigi Giordano ed avea divis le sue colonne in tre battaglioni che marciando per Policastro si ricongiunsero a Sapri con gl’insorti di Magnoni ed ingrossarono le nostre file nel Vallo di Diano. Così le masse di tutte le forze della rivoluzione riconcentrandosi in quella strategica vallea e Fabrizii fece occupare solidamente le gole di Campestrino e del Fortino stabilendo il quartier generale allo Scorzo. I regi spaventati fuggirono a Salerno, quei di Calabria tagliati fuori deposero le armi e Garibaldi lasciato in marcia l’esercito, volò a ricongiungersi a noi e dopo pochi giorni entrava a Napoli….Il movimento fu unanime, popolare, non funestato da un solo eccesso. Duolmi il dirlo, ma stigmatizzerò il tristo perchè fu solo, un tale soltanto si permise e maltrattare e rubare il Sindaco di Morigerati di orologio, schioppo e cappello, il Sindaco avea anche sofferto per causa di libertà e quel tale accompagnava le colonne. Il ripeto fu solo.”. Antonio Pizzolorusso (…..), nel suo, I martiri per la libertà italiana della provincia di Salerno, Salerno, Tip. Nazionale, 1885, a p. 234, in proposito scriveva che: “Partitosi, il 14 luglio assume il ministero dell’interno, e Garibaldi resosi padrone della Sicilia, passa il Faro il 20 agosto, e ordina a Rustow di congiungersi in Paola al Generale Turr, ed egli imbarcatosi per Sapri li raggiunse il giorno 3 settembre ed ordina al primo d’ inoltrarsi con una brigata verso Vibonati e avanzarsi sulla via consolare. Rustow esegui perfettamente tali ordini, tagliò la via al generale Caldarelli, che secondo la convenzione di Cosenza si recava a Salerno, e l’ indusse a deporre le armi; ed entrò la sera trionfante in Sala Consilina, pervenendo la dimane ad Eboli, ove fu raggiunto da Garibaldi, che con molta esultanza fu accolto dal…..”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 146 e ssg., in proposito scriveva che: “Nella notte dal 3 al 4 settembre fu alla testa delle truppe, ed accanto a lui cavalcava il fedele Turr, della generosa terra d’Ungheria ! Lo Stato Maggiore di Garibaldi era formato da ufficiali valorosi, già provati in aspre battaglie, tutte combattute per la libertà e la indipendenza dei popoli.”. In questo breve passaggio, il Romagnano – a parte l’errore di Turr che non era a Sapri e dunque non accompagnava Garibaldi – scriveva che Garibaldi lasciò Sapri “nella notte dal 3 al 4 settembre” e “fu alla testa delle truppe”. Romagnano, a p. 146 aggiunge pure che: “Lasciarono Sapri nella tarda sera, e non poche guide armate si erano unite all’avanguardia. Ma quali timori ? Nessuno timore: perchè la vampa del patriottismo era finalmente esplosa anche tra le popolazioni ignoranti, ed alle finestre dei paesini che si attraversavano, erano stati esposti piccoli tricolori, mentre sulla cima delle colline ardevano fuochi in segno di gioia e di saluto. Era festa, così, ovunque. E la gente più non si nascondeva, ma usciva sulle porte a far lume, nella speranza di vedere Garibaldi ‘con la spada d’oro al fianco’ e la camicia rossa come il suo gran cuore! Ecco ‘Torraca, Battaglia, Casaletto Spartano’. Era la strada dei “300”: una strada lunga e buia, in quel fatale 1857; ma breve e luminosa per i “Mille” di Garibaldi. Anche l’anfiteatro delle montagne, in quella notte di marcia, fu illuminato dalla luna, e ciò sembrò un lieto auspicio per coloro che, di trionfo in trionfo, si avvicinavano alla ‘Capitale’ per iconsegnarla all’Italia.”. Dunque, Romagnano scriveva che Garibaldi lasciò Sapri “nella tarda sera”,. Dunque ne devo dedurre che Garibaldi dovette lasciare Sapri“Nella notte dal 3 al 4 settembre” e a tarda sera ? cosa significa ? Inoltre, Romagnano non cita affatto Vibonati. Romagnano scriveva che Garibaldi partendosi a tarda sera da Sapri “….Ecco ‘Torraca, Battaglia, Casaletto Spartano’. Era la strada dei “300”: una strada lunga e buia, in quel fatale 1857; ma breve e luminosa per i “Mille” di Garibaldi.”.

Nel tardo pomeriggio del 3 settembre 1860, Garibaldi lasciò Sapri e si unì al resto resto delle Brigate di Rustow a VIBONATI dove alcuni vogliono che vi pernottò la notte tra il 3 ed il 4 settembre 1860 ? 

Sappiamo che Garibaldi, che, il 3 settembre 1860, il primo pomeriggio, alle ore 15,30 era arrivato a Sapri. Sappiamo che Garibaldi, lasciando Sapri era diretto al Fortino del Cervaro dove, sappiamo che arrivò con la sua piccola comitiva il giorno 4 settembre 1860. Siamo certi che Garibaldi fosse diretto al Fortino. Sappiamo per certo che a Sapri, Garibaldi avesse deciso di andare al Fortino del Cervaro ed abbiamo un utile documento che lo attesta. Si tratta del telegramma che egli spedisce da Sapri al generale Turr che era già verso il Fortino. Turr era partito il giorno prima da Sapri. Nel telegramma a Turr, Garibaldi esprime la sua intenzione di risalire da Sapri al Fortino del Cervaro. Ma, oltre a questa volontà, non sappiamo alcune cose.  Su questo punto sono state dette diverse ipotesi dagli storici ma non vi sono certezze. Le uniche certezze sono le testimonianze di eccezione che ritroviamo negli scritti e nei Diari di Agostino Bertani e del colonnello Rustow. Gli storici hanno fatto diverse ipotesi. Sappiamo che a Sapri, insieme a Garibaldi, vi era il futuro ministro della Guerra, Enrico Cosenz. Sappiamo che non vi era il generale Turr, ma era con Garibaldi Agostino Bertani ed altri che poi ritroveremo al Fortino. Non sappiamo se Garibaldi avesse pernottato a Sapri. E’ un’ipotesi che hanno fatto alcuni storici attenendosi alla testimonianza diretta di Agostino Bertani. Non sappiamo a che ora Garibaldi e la sua piccola comitiva si fosse spostata da Sapri. Sappiamo solo per certo che Garibaldi, diretto al Fortino partiva da Sapri con la sua piccola comitiva. Aveva già mandato avanti parte dei volontari condotti dal colonnello Rustow. Come ho già scritto, la prima incertezza è quella di sapere Garibaldi a che ora partì con la sua piccola comitiva da Sapri ?. La volontà di passare da Vibonati, Garibaldi l’aveva espressa nel dispaccio che egli inviò al generale Turr avvisandolo che sarebbe arrivato al Fortino. Infatti, Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 149, in proposito scriveva che: “Garibaldi giunto a Sapri scrisse a Turr la seguente lettera: “Sapri, 3 settembre 1860. Generale Turr, ….Sono giunto alle 3 1/2 pom. Io marcerò colla vostra colonna Milano e Spinazzi sino a Fortino, lasciando qui un forte distaccamento. Mandatemi a dire ove si trova la brigata Caldarelli. In ogni modo speditemi immediatamente notizie vostre a Fortino, o venite in quel punto voi stesso. Stasera probabilmente pernotteremo a Vibonati. Firmato G. Garibaldi.”. Dunque, il 3 settembre 1860 Garibaldi inviò al generale Turr che si trovava in avanscoperta nel Lagonegrese, il seguente messaggio: Stasera probabilmente pernotteremo a Vibonati. Firmato G. Garibaldi.”. Mi chiedo se è andata proprio così ? Alcuni testimoni di eccezione scrivono che Garibaldi dormì (pernottò) a Sapri, mentre altri scrivono che Garibaldi, lasciò Sapri senza pernottarvi e, nel tardo pomeriggio raggiunse la truppa che era partita verso le 17,00 del 3 settembre 1860 da Sapri con Rustow – diretta a Vibonati. Infatti, alcuni vogliono che Garibaldi raggiunse Rustow e le sue truppe verso Villammare-Capitello e da lì insieme si portarono a Vibonati, dove alcuni scrivono che Garibaldi pernottò. Come si è visto il primo a dire che voleva recarsi a Vibonati fu proprio Garibaldi. Lo aveva scritto nel dispaccio al generale Turr. Nell’ipotesi che Garibaldi, insieme alla sua piccola comitiva avesse pernottato a Sapri, e non a Vibonati, come vogliono alcuni, non sappiamo a che ora Garibaldi e la sua piccola comitiva si fosse spostata da Sapri. Sappiamo solo per certo che Garibaldi, diretto al Fortino partiva da Sapri con la sua piccola comitiva. Aveva già mandato avanti parte dei volontari condotti dal colonnello Rustow. Come ho già scritto, la prima incertezza è quella di sapere Garibaldi a che ora partì con la sua piccola comitiva da Sapri ?. La seconda incertezza è sapere quale fosse il percorso che Garibaldi, con la sua piccola comitiva, avesse fatto prima di arrivare al Fortino del Cervaro, frazione di Casaletto Spartano. Mi chiedo se Garibaldi andò al Fortino passando prima per Villammare, Capitello e Vibonati, come scriveva il Pesce ?. Alcuni scrittori e storici che hanno scritto dell’impresa dei “Mille” e di Giuseppe Garibaldi ritengono che Garibaldi si sia partito da Sapri, dove aveva pernottato, e da qui risalì direttamente al Fortino, passando da Torraca e rifacendo una galoppata che sostanzialmente ricalcava lo stesso itinerario di marcia, lo stesso percorso che, tre anni prima aveva fatto Carlo Pisacane. Secondo alcuni storici ed in particolare il testimone di eccezione che era Agostino Bertani, Garibaldi, Bertani e la sua ristretta comitiva risalirono direttamente al Fortino. Altri storici hanno creduto che Garibaldi, partendosi sempre da Sapri, avesse pernottato a Vibonati e solo da Vibonati risalì al Fortino. La volontà di passare da Vibonati ed ivi pernottarvi, Garibaldi l’aveva espressa nel dispaccio che egli inviò al generale Turr avvisandolo che sarebbe arrivato al Fortino. Infatti, Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 149, in proposito scriveva che: “Garibaldi giunto a Sapri scrisse a Turr la seguente lettera: “Sapri, 3 settembre 1860. Generale Turr, ….Sono giunto alle 3 1/2 pom. Io marcerò colla vostra colonna Milano e Spinazzi sino a Fortino, lasciando qui un forte distaccamento. Mandatemi a dire ove si trova la brigata Caldarelli. In ogni modo speditemi immediatamente notizie vostre a Fortino, o venite in quel punto voi stesso. Stasera probabilmente pernotteremo a Vibonati. Firmato G. Garibaldi.”. Dunque, il 3 settembre 1860 Garibaldi inviò al generale Turr che si trovava in avanscoperta nel Lagonegrese, il seguente messaggio: Stasera probabilmente pernotteremo a Vibonati. Firmato G. Garibaldi.”. Cosa era successo ? Perché mai Garibaldi volle passare da Vibonati deviando il suo percorso per il Fortino di Casaletto ? Garibaldi, era diretto al Fortino ma avrebbe potuto risalire per le strade poste al di sopra di Sapri e risalire direttamente verso il Lagonegrese. Questo percorso sarebbe stato più agevole ma, qualche motivo che non conosciamo spinse Garibaldi a passare da Vibonati. Pare che Garibaldi avesse scelto di risalire al Fortino passando prima per Vibonati (che è un piccolo paesino posto prima di Sapri), in quanto lì vi erano alcuni cittadini liberali che si erano impegnati particolarmente nell’organizzare la rivoluzione e contribuire, così facendo fattivamente alla riuscita della sua impresa. Abbiamo visto in precedenza come un testimone di eccezione, Agostino Bertani scrivesse nel suo Diario chiaramente che Garibaldi avesse pernottato a Sapri e si fosse partito da Sapri alle 5 del mattino del martedì 4 settembre 1860. In seguito, questa notizia fu suffrata da un altro storico/testimone che scrive questa notizia è il colonnello polacco Wilhelm Rustow (….). Rustow ha contraddetto Bertani che invece si trovava al seguito di Garibaldi. La notizia della partenza per il Fortino, di Garibaldi da Vibonati e non da Sapri e quindi l’eventuale pernottamento di Garibaldi a Vibonati deriva dall’altro testimone di eccezione che a quei tempi si trovò a Sapri. Si tratta del colonnello polacco Wilhelm Rustow, di cui leggiamo nella traduzione sua fatta da Eliseo Porro (….), nel suo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow”, ed. Salvi, Milano, 1861. Dunque, Rustow scriveva che da Sapri si partì alle 5, presumo del pomeriggio del 3 settembre. Rustow, che, nel racconto e traduzione di Eliseo Porro (….), nel suo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow”, ed. Salvi, Milano, 1861, a p. 19, in proposito scriveva che: “Discendemmo alla marina di Vibonate per un sentiero orribile, tutto ingombro di sozzure, compiendo una marcia in confronto alla quale è un nonnulla quella descritta dai filologi nella Anabasi di Senofonte. Alla marina, la colonna fu soffermata onde si potesse raccogliere.”. Dunque, in questo breve passaggio, Rustow scriveva che nel viaggio suo con la truppa (la Brigata Milano) che doveva portare a Vibonati su ordine di Garibaldi – arrivarono alla “Marina di Vibonati” che dovrebbe trattarsi di Villammare-Capitello. Rustow aggiunge che: “Alla marina, la colonna fu soffermata onde si potesse raccogliere”, ovvero scriveva che, la sua colonna – la Brigata Milano – arrivata a Villammare si fermò per aggregarsi. Si erano messi in marcia ma ancora non erano giunti a Vibonati ed all’altezza di Villammare-Capitello, dovevano deviare per Vibonati. Dunque, arrivati a Villammare (la marina di Vibonati), la colonna si ferma. Rustow, a questo punto aggiunge che: “Giunse infrattando Garibaldi accompagnato dal futuro ministro della guerra di Napoli e da alcuni ufficiali, e si mise esso stesso in testa alla colonna. Salimmo per una buona strada il Vallone del Mulinello e ci arrampicammo poi sull’altura dove è posta la sparpagliata città di Vibonate , che un tempo si estendeva fino alla baia di Sapri.”. Dunque, Rustow, secondo la traduzione di Eliseo Porro (….) scriveva e testimoniava che Garibaldi si unì a Rustow raggiungendolo sulla via per Vibonati. Rustow scriveva e testimoniava che, nel “frattempo” a Villammare, Garibaldi “Giunse accompagnato dal futuro ministro della guerra di Napoli e da alcuni ufficiali, e si mise esso stesso in testa alla colonna.”. Dunque, mi chiedo se il racconto di Rustow può essere credibile ? Rustow aggiunge che, Garibaldi e Cosenz si misero alla testa della colonna e lo dice subito dopo aver detto che la colonna si era fermata a Villammare. Poi, proseguendo il suo racconto, Rustow aggiunge che sia Garibaldi, Cosenz e lui:  Salimmo per una buona strada il Vallone del Mulinello e ci arrampicammo poi sull’altura dove è posta la sparpagliata città di Vibonate, che un tempo si estendeva fino alla baia di Sapri.”. Rustow scriveva e testimoniava chiaramente – contraddicendo Bertani – che anche Garibaldi si “arrampicò sull’altura dove è posto la città di Vibonate”. Ciò che mi suona strano è l’arrivo di Garibaldi – che anzicchè partirsi da Sapri il 4 settembre 1860, come vuole il Bertani – si partì da Sapri il 3 settembre 1860 – avendolo raggiunto a Villammare. Rustow non scrive nulla sugli incontri che Garibaldi ebbe a Vibonati. Questo passaggio non dimostra però, che Garibaldi pernottase a Vibonati, come vogliono alcuni, ma dimostrerebbe che Garibaldi si mise in marcia per il Fortino passando per Vibonati. Infatti, Rustow, nel suo racconto non dice nulla su Garibaldi a Vibonati. Rustow ci parla solo delle truppe di volontari garibaldini che pernottarono a Vibonati. Inoltre, Rustow, a p. 20, in proposito scriveva: “Alle 5 di mattina del giorno 4, ripresimo la marcia.”,  e poi a p. 21, scriveva pure: “Guidati da persone del luogo, la mattina del 4 settembre, discesimo pel Vallone del Molinello, per poi salire di nuovo, arrampicandoci con somma difficoltà etc…” e, poi, proseguendo il suo racconto, a p. 22, scriveva pure che: “Garibaldi s’era recato avanti fino a Forlino etc…”. Non dice altro di Garibaldi e non dice che egli si partì da Vibonati. Rustow ci parla solo delle truppe di volontari garibaldini che pernottarono a Vibonati. Inoltre, Rustow, a p. 20, in proposito scriveva: “Alle 5 di mattina del giorno 4, ripresimo la marcia.”,  e poi a p. 21, scriveva pure: “Guidati da persone del luogo, la mattina del 4 settembre, discesimo pel Vallone del Molinello, per poi salire di nuovo, arrampicandoci con somma difficoltà etc…” e, poi, proseguendo il suo racconto, a p. 22, scriveva pure che: “Garibaldi s’era recato avanti fino a Forlino etc…”. Non dice altro di Garibaldi e non dice che egli si partì da Vibonati. Non dice altro di Garibaldi e non dice che egli si partì da Vibonati. La notizia del pernottamento a Vibonati della comitiva di Garibaldi proviene dallo storico lagonegrese Avv. Carlo Pesce (….). L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a pp. 398-399, in proposito scriveva pure che: “III….Lungo quella via – dove Garibaldi rimase ammirato dei maestosi ulivi, che trovò ancora più maestosi di quelli della sua nativa riviera ligure – etc…”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, nel 1911, a pp. 29-30, in proposito scriveva che: “….e quindi, montato un cavallo morello, e seguito pure dal Generale Tur, che aveva incontrato colà, partì per Vibonati, dove passò la notte in casa della patriottica famiglia Del Vecchio. Lungo quella via – dove Garibaldi rimase ammirato dei maestosi ulivi, che trovò ancora più maestosi di quelli della sua nativa riviera ligure -etc…”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a pp. 398-399, in proposito scriveva pure che: “III….Lungo quella via – dove Garibaldi rimase ammirato dei maestosi ulivi, che trovò ancora più maestosi di quelli della sua nativa riviera ligure – etc…”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, nel 1911, a pp. 29-30, in proposito scriveva che: “….e quindi, montato un cavallo morello, e seguito pure dal Generale Tur, che aveva incontrato colà, partì per Vibonati, dove passò la notte in casa della patriottica famiglia Del Vecchio. Lungo quella via – dove Garibaldi rimase ammirato dei maestosi ulivi, che trovò ancora più maestosi di quelli della sua nativa riviera ligure -etc…”. Il viaggio di Garibaldi che lasciò Sapri, nella notte, alle 5 del mattino del giorno 4 settembre 1860, è accennato da un testimone di eccezione che lo seguiva con la sua piccola comitiva. Leggendo ciò che scrive l’Avv. Carlo Pesce in merito all’arrivo e al pernottamento di Garibaldi in casa Del Vecchio, l’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 400, citando il “Diario del Medico Agostino Bertani” (riportato dalla giornalista inglese Jessie White-Mario), ed al testo del “Colonnello polacco Rustow, La guerra Italiana del 1860”, a p. 398 , in proposito  trascriveva il testo del Bertani e scriveva che: “III. Garibaldi…., e quindi, montato un cavallo morello, e seguito pure dal generale Turr, che aveva incontrato colà, partì per Vibonati,  dove passò la notte in casa della patriottica famiglia Del Vecchio.”. Sempre il Pesce, a p. 400, traendo dal Diario del Bertani scriveva: “Da Sapri (è errato, deve intendersi da Vibonati che è assai vicina a Sapri), l’indomani, martedì 4 settembre, alle 5 di mattina, coll’istesso gruppo di compagni etc…” arrivammo al Fortino. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a p. 29, in proposito scriveva che: “rimase a Sapri con la sua Divisione il Colonnello Polacco Rustow, il quale scrisse pure le memorie di quella campagna col titolo: ‘La guerra Italiana del 1860’.”. Inoltre, il Pesce, aggiungeva nel suo racconto che: “Garibaldi si fermò in Sapri poche ore in casa del Barone Gallotti, dove volle pranzare assai frugalmente, e quindi, montato un cavallo morello, e seguito pure dal Generale Tur, che aveva incontrato colà, partì per Vibonati, dove passò la notte in casa della patriottica famiglia Del Vecchio. Lungo quella via – dove Garibaldi rimase ammirato dei maestosi ulivi, che trovò etc…”. Dunque, il Pesce racconta che Garibaldi si fermò a Sapri poche ore e che ripartì per Vibonati insieme al generale ungherese Stefano Turr. Devo però precisare che già la notizia della compagnia del Turr non ha conferma nel famoso telegramma che egli gli scrisse ordinandogli di portarsi verso Lagonegro. Turr era partito da Sapri, la mattina del giorno 3 settembre prima dell’arrivo di Garibaldi. Il Pesce, trascrivendo il testo tratto dal Diario del Bertani lo corregge. Dunque, il Pesce racconta che Garibaldi si fermò a Sapri poche ore e che ripartì per Vibonati insieme al generale ungherese Stefano Turr. Devo però precisare che già la notizia della compagnia del Turr non ha conferma nel famoso telegramma che egli gli scrisse ordinandogli di portarsi verso Lagonegro. Turr era partito da Sapri, la mattina del giorno 3 settembre prima dell’arrivo di Garibaldi. Sulla scorta del Pesce, nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, a p. 132, in proposito scriveva che: “Garibaldi di là scrisse la mattina stessa al Turr, che approdato a Sapri e che prontamente era andato senza seguito a Lagonegro per sorvegliare le mosse del generale borbonico Caldarelli, così: “Sono giunto qui alle 3 1/2. Io marcerò con la vostra colonna Milano e Spinazzi sino a Fortino, lasciando qui un forte distaccamento. Mandatemi a dire ove si trovi la brigata Caldarelli. In ogni modo speditemi immediatamente notizie vostre a Fortino o venite in quel punto voi stesso. Stesera probabilmente pernotteremo a Vibonati”.”. Il Mazziotti, non conferma la notizia che Garibaldi partì da Sapri alle 5 del mattino del giorno 4 settembre ma avvalora l’altra notizia che Garibaldi partì da Sapri la sera del 3 settembre e di pernottare a Vibonati, dove a p. 132, in proposito scriveva che: Il mio compianto amico Pietro Paolo Perazzi da Torraca, in una lettera, che purtroppo ora non ritrovo,  ma di cui conservo ancora qualche appunto, mi raccontava lo sbarco del dittatore il quale in effetto verso sera andò a cavallo da Sapri a Vibonati, ove pernottò a casa Del Vecchio.”. Dunque, la notizia del pernottamento di Garibaldi a Vibonati proveniva dal Pesce e su quella scorta anche il Mazziotti scriveva del pernottamento a Vibonati in casa Del Vecchio. La notizia del pernottamento a Vibonati, anzicchè a Sapri fu rimessa in discussione anche dal De Crescenzo (….). Sulla scorta del Pesce (….), Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 112-113, in proposito scriveva che: IV. Sull’imbrunire del giorno 3 Garibaldi montò a cavallo e partì per Vibonati (9), dove ospite l’intera notte della famiglia Del Vecchio (9)…….Il mattino del giorno 4 settembre (era di martedì), il piccolo seguito del Generale, con un reparto delle brigate accennate, salì a cavallo (10) e prese una via mulattiera abbastanza ripida ad un’altezza media di circa settecento metri. Arrivò così al Fortino del Cervaro, etc…. De Crescenzo, a p. 112, nella nota (9) postillava che: “(9) Il Treveljan riferisce invece che il Dittatore sbarcò sulla spiaggia di Sapri e vi passò la notte in una capanna di legno.”. E’ interessante la nota del De Crescenzo che fa notare che lo storico Treveljan non sosteneva la tesi del pernottamento di Garibaldi a Vibonati ma bensì a Sapri. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 112, nella nota (9) postillava che: “(9) Il Treveljan riferisce invece che il Dittatore sbarcò sulla spiaggia di Sapri e vi passò la notte in una capanna di legno.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 112-113, in proposito scriveva che: IV. Sull’imbrunire del giorno 3 Garibaldi montò a cavallo e partì per Vibonati (9), dove ospite l’intera notte della famiglia Del Vecchio (9)…….Il mattino del giorno 4 settembre (era di martedì), il piccolo seguito del Generale, con un reparto delle brigate accennate, salì a cavallo (10) e prese una via mulattiera abbastanza ripida ad un’altezza media di circa settecento metri. Arrivò così al Fortino del Cervaro, etc…. De Crescenzo, a p. 112, nella nota (9) postillava che: “(9) Il Treveljan riferisce invece che il Dittatore sbarcò sulla spiaggia di Sapri e vi passò la notte in una capanna di legno.”. E’ interessante la nota del De Crescenzo che fa notare che lo storico Treveljan non sosteneva la tesi del pernottamento di Garibaldi a Vibonati ma bensì a Sapri. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 100, in proposito scriveva che: “….fiume Noce e si fermò nel castello del barone Labanchi di Maratea, in attesa della barca che doveva condurlo a Sapri, dove in effetti giunse verso le ore 14 e dove già il giorno prima erano sbarcate, provenienti da Paola, la divisione Rustow e le Brigate Milano e Spinazzi della Divisione Turr. Si fermò per il pranzo in casa del barone Gallotti; poi si recò a Vibonati e passò la notte in casa della famiglia Del Vecchio. La mattina del 4 settembre, di buon’ora, riprese la marcia verso Torraca; attraversò i boschi del monte Salice e del monte Cocuzzo e giunse nelle prime ore del pomeriggio al Fortino di Lagonegro e si fermò proprio nella taverna nella quale nel 1857 Pisacane prese la decisione che doveva condurlo al vano combattimento sotto le mura della Certosa di S. Lorenzo di Padula e alla tragedia del 2 luglio 1857 a Sanza. La comitiva Garibaldina, a cui si era unito da Sapri anche il Turr, era preceduta dai volontari del Cilento e dai Garibaldini sbarcati a Sapri che fecero echeggiare le valli circostanti di canti patriottici e di grida: “Viva la libertà! Viva l’Unità d’Italia! Viva Garibaldi!”; erano uomini dei campi e delle botteghe, professionisti e impiegati che all’annunzio dell’arrivo del biondo Eroe avevano abbandonato il lavoro ed erano accorsi per unire fremiti di libertà a quelli degli artefici dell’unità d’Italia, per dividere con loro nel periglio i rischi e i sacrifici.”. Dunque, anche il Guida (….) scriveva che, Garibaldi: “….poi si recò a Vibonati e passò la notte in casa della famiglia Del Vecchio. La mattina del 4 settembre, di buon’ora, riprese la marcia verso Torraca; attraversò i boschi del monte Salice e del monte Cocuzzo e giunse nelle prime ore del pomeriggio al Fortino di Lagonegro, etc…”. Ricorre nello stesso errore anche Biagio Moliterni (….), nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a pp. 195-196, in proposito scriveva: “A Sapri, Garibaldi e Bertani trovarono i circa 1600 patrioti sbarcatevi il giorno precedente, a una parte dei quali, precisamente ai 900-1000 uomini della brigata Milano, fu ordinato di mettersi in marcia, intorno alle 17:00 sotto il comando del colonnello Guglielmo Rustow. Il Generale ed il suo ristretto seguito li raggiunsero lungo la via per Vibonati, centro nel quale pernottarono e da dove ripartirono alle 5:00 del mattino successivo (20).”. Moliterni, a p. 196, nella nota (20) postillava: “(20) Cfr. F. Policicchio, Le Camicie rosse nel golfo di Policastro, Fisciano, 2011, pp. 134-137.”. Dunque, Moliterni rifacendosi a Policicchio, scriveva la notizia del pernottamento di Garibaldi a Vibonati. E ancora, Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 173, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: Poi incominciò a marciare da Sapri alle ore 17 ponendosi a capo della colonna, proseguendo per Vibonati….”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 173, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: Poi incominciò a marciare da Sapri alle ore 17 ponendosi a capo della colonna, proseguendo per Vibonati….A Vibonati Garibaldi venne ospitato dal liberale Nicola Del Vecchio, etc…”. Sia il Policicchio (….), che il Del Duca (….) – nel sostenere la tesi dell’arrivo e pernottamento a Vibonati di Garibaldi, si rifanno ai documenti conservati nell’A.P.M. Infatti, Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 173, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , a p. 174, nella nota (237) postillava: “(237) A. Sole, Catalogo della Mostra documentaria ‘Garibaldi e Salerno. Documenti e testimonianze, in Garibaldi il mito e l’antimito, cit., pag. 242.”. Infatti, le notizie storiche che riguardano Vibonati, ovvero il passaggio di Garibaldi da Vibonati, il suo pernottamento a Vibonati, il passaggio da Capitello ecc.., provendono e sono suffragate da alcuni documenti – che come vedremo – sono conservati nell’Archivio Privato della Famiglia Magnoni di Rutino e sono stati pubblicati da due studiose, Anna Sole ed Eugenia Granito (….). Documenti questi interessantissimi ma su cui nutro dei dubbi. Le notizie storiche circa la presenza della colonna del De Dominicis a Capitello, il 3 settembre è suffragata da due documenti citati da Anna Sole (….) e da Eugenia Granito (….) che hanno pubblicato entrambe nel testo “Garibaldi, il mito e l’antimito – Documenti e testimonianze”, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008. I due documenti provengono entrambi dall’Archivio Privato della Famiglia Magnoni a Rutino. Anna Sole (….), ed il suo saggio “I garibaldini salernitani”, “3.3 Magnoni”, in “Documenti e testimonianze, in Garibaldi, il mito e l’antimito”, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008, che, a p. 242, in proposito scriveva che: “Gran riposo in Capitello, 4 settembre 1860. Ordine del giorno del Comando del 1° Corpo d’insurrezione del distretto di Vallo” (Archivio privato Magnoni). Il Generale Comandante Teodosio de Dominiciis si rivolge ai soldati dicendo che quando è andato “a visitare l’illustre Eroe d’Italia in Vibonati” è stato il più bel giorno della sua vita ed elogiando “le qualità eroiche e generose dell’invitto Guerriero” che vanno al di là di quel che si dice di lui.”. Questo documento proviene dall’Archivio Magnoni. Dunque, secondo questo documento, in cui si scrive l’“Ordine del giorno del 1° Corpo d’insurrezione del distretto di Vallo”, datato 4 settembre 1860, da Capitello e conservato nell’Archivio privato Magnoni, il comandante del corpo, Teodosio De Dominiciis, si rivolge ai volontari cilentani della sua colonna e gli dice che quando lui è andato a visitare Garibaldi a Vibonati “…è stato il più bel giorno della sua vita”. Dunque, secondo questo documento il De Dominicis si era recato a Vibonati dove aveva incontrato Garibaldi. Inoltre, Sole, continuando il suo racconto, in proposito scriveva pure che: “Garibaldi, nel lasciare Vibonati, ha dato opportune disposizioni sulla condotta da seguire e il Comando in capo di tutte le forze insurrezionali sulla provincia, è stato preso dal Generale Cosenz mentre si attende in Sapri un terzo sbarco di Garibaldini. Il Ferrara conclude incitando i soldati e inneggiando a “Viva l’Italia, Viva Vittorio Emanuele, Viva Garibaldi”.”. Sole, aggiunge che secondo il documento, nell’adunata a Capitello, vi era anche Cristoforo Ferrara che,  conclude incitando i soldati e inneggiando a “Viva l’Italia, Viva Vittorio Emanuele, Viva Garibaldi”.”. Dunque, secondo questo documento conservato nell’APM, Anna Sole scriveva che Cristoforo Ferrara era presente all’adunata a Capitello di giorno 4 settembre 1860, insieme alla colonna del De Dominicis, il quale, sempre secondo questo documento era già stato a visitare Garibaldi a Vibonati. Eugenia Granito (….), nel suo saggio “Garibaldi e Salerno – Documenti e testimonianze – Catalogo della Mostra documentaria – Archivio di Stato di Salerno, ottobre 2007 – giugno 2008”, a cura di Eugenia Granito, Cap. I°, di Eugenia Granito, in “Documenti e testimonianze, in Garibaldi, il mito e l’antimito”, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008, che, a p. 159, in proposito scriveva che: “La sua presenza infiammava gli animi ed incitava alla lotta: “Il Generale Dittatore Garibaldi è a tre miglia distante da noi” scrive Teodosio De Dominicis, comandante del 1° Corpo d’Insurrezione del Distretto di Vallo il 3 settembre 1860. “Egli è sbarcato con 1500 volontari in Sapri oggi stesso – si è abbivaccato in Vibonati con la sua eclettica schiera. Viva l’Eroe d’Italia – Soldati animo, i vostri voti sono raggiunti – la presenza dell’illustre Generale riempie i vuoti del nostro cuore, appaga ogni nostra speranza (15) (….).”. Granito, a p. 159, nella nota (15) postillava: (15) Archivio Privato Magnoni, ordine del giorno del Comando del 1° Corpo d’Insurrezione del Distretto di Vallo, datato Capitello, 3 settembre 1860.”. Dunque, la Granito, ci parla di un documento conservato presso l’Archivio Privato della famiglia Magnoni di Rutino. In questo documento, redatto da Teodosio De Dominicis a Capitello, datato 3 settembre 1860, per il “Comando del 1° Corpo d’Insurrezione del Distretto di Vallo”, con a capo il De Dominicis, ed il suo corpo di volontari ed insorti cilentani, che, parlando ai suoi volontari diceva dello sbarco di Garibaldi a Sapri con 1500 garibaldini. Dicea pure che Garibaldi “..si è abbivaccato in Vibonati con la sua eclettica schiera”. Eugenia Granito (…), a p. 159, continuando il suo racconto, in proposito scriveva che: “..”Il più bel giorno della mia vita – incalza l’indomani il De Dominicis – è stato questo d’oggi. Mi son recato a visitare l’illustre Eroe d’Italia in Vibonati. Il tenervi parola del Dittatore è impresa non per le mie forze. Il molto che annunziava il mondo intero con la stampa e col vivo della voce è niente al confronto della realtà. Le qualità eroiche e generose dell’invitto Guerriero sorpassano ogni detto (16).”.”. Granito, a p. 159, nella nota (16) postillava: (16) Archivio Privato Magnoni, (Ivi), ordine del giorno del Comando del 1° Corpo d’Insurrezione del Distretto di Vallo, datato Capitello, 4 settembre 1860.”. Granito, ci parla dell’altro documento datato giorno 4 settembre 1860 e sempre conservato presso l’APM. Il documento data 4 settembre 1860, redatto sempre a Capitello dal De Dominicis che dice che quel giorno, forse di buon mattino, il De Dominicis si era recato a Vibonati a visitare Garibaldi:  Mi son recato a visitare l’illustre Eroe d’Italia in Vibonati.”. Dunque, questi due documenti o rapporti del De Dominicis conservati presso l’APM, dimostrano che il 3 settembre 1860 il De Dominicis con il suo corpo d’Insurrezione armato era a Capitello e dimostra pure che il 4 settembre 1860, egli si era recato a Vibonati dove, Garibaldi, si era “abbivaccato”. Questi due documenti però dimostrano che Garibaldi si era fermato a Vibonati e non che vi avesse dormito, come vogliono alcuni. E’ molto probabile che Garibaldi, fosse arrivato a Vibonati dopo essere stato preceduto dalle sue truppe ivi portate da Rustow su suo ordine. Io credo che la notizia secondo cui Garibaldi, abbia riposato a Sapri per poi ripartire di mattino prestissimo passando per Vibonati e poi per Torraca, sia corretta. Non credo che Garibaldi abbia dormito a Vibonati. Alcuni vorrebbero che egli fosse partito, alle 5 del mattino da Vibonati e non da Sapri, ma suffragati da quali prove ?

GARIBALDI a VIBONATI ?

(Fig. n….) – il piccolo borgo di Vibonati abbarbicato su di uno sperone roccioso

Nella sera tra il 3 al 4 settembre 1860, Garibaldi partendosi da Sapri e diretto al Fortino di Casaletto, giunse prima alla marina di Vibonati (Villammare) proseguì per Vibonati dove pernottò ?

Alcuni scrittori e storici che hanno scritto dell’impresa dei “Mille” e di Giuseppe Garibaldi ritengono che Garibaldi, partitosi da Sapri – dove aveva pernottato – risalì direttamente al Fortino, passando da Torraca e rifacendo una galoppata che sostanzialmente ricalcava lo stesso itinerario di marcia, lo stesso percorso che, tre anni prima aveva fatto Carlo Pisacane. E’ lo stesso Agostino Bertani – che faceva parte – insieme al generale Cosenz – della piccola comitiva dello Stato Maggiore del Generale – a testimoniarlo e a dirlo chiaramente. Secondo alcuni storici ed in particolare il testimone di eccezione che era Agostino Bertani, Garibaldi, Bertani e la sua ristretta comitiva risalirono direttamente al Fortino. Secondo il Bertani, Garibaldi, lui e Cosenz si partirono da Sapri, all’alba del mattino del 4 settembre 1860. Dunque, secondo la testimonianza del Bertani, Garibaldi non poteva che pernottare a Sapri nella notte tra il 3 settembre ed il 4 settembre 1860. Agostino Bertani (….), nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, dove, proseguendo il suo racconto, nel suo Diario, a p. 72 scriveva che: “Da Sapri, l’indomani, martedì 4 settembre, alle 5 di mattina, coll’istesso gruppo di compagni, più qualcuno del luogo, seguiva anch’io Garibaldi a cavallo per una stretta vallata che i volontari già in cammino facevano tutta echeggiare degli evviva al loro duce e di patriottiche canzoni.”. Dunque, Bertani scrive chiaramente che lui e Garibaldi partirono: “Da Sapri, l’indomani, martedì 4 settembre, alle 5 di mattina, coll’istesso gruppo di compagni, più qualcuno del luogo, etc…”. Ciò che scrive Bertani è chiaro. Se Bertani annotava che Garibaldi – e lui stesso – partirono da Sapri “Da Sapri, l’indomani, martedì 4 settembre, alle 5 di mattina, ….”, è pacifico ritenere che Bertani volesse intendere che Garibaldi – che si trovava a Sapri il 3 settembre 1860 – partendosi da Sapri “l’indomani, martedì 4 settembre, alle 5 di mattina”, fosse rimasto a Sapri a dormire, fosse rimasto a Sapri dal 3 settembre fino alla mattina delle ore 5 del 4 settembre 1860. Dunque, ciò che scrive il Bertani fa automaticamente cadere tutte le notizie che alcuni hanno scritto circa il pernottamento a Vibonati e non a Sapri. Secondo ciò che scrive il Bertani (….) – come ho già detto – Garibaldi, dopo aver pernottato a Sapri, fosse andato direttamente al Fortino partendo da Sapri e passando eventualmente da Torraca, dove aveva preso delle guide del luogo. Ma alcuni storici locali e coevi vogliono che Garibaldi, partendosi sempre da Sapri, avesse pernottato a Vibonati e solo da Vibonati risalì al Fortino. Secondo queste notizie storiche – che contraddicono un testimone di eccezione quale è stato il Bertani – la comitiva di Garibaldi si era partita da Sapri, nella serata del 3 settembre 1860 e non vi aveva dormito. Queste notizie storiche sul passaggio di Garibaldi per Vibonati aggiungono pure che egli incontrò alcuni capi insurrezionali come Michele Magnoni e che dormì in casa della famiglia Del Vecchio. Io stesso, ingannato da uno scritto di Infante (….), nel 1998, in occasione della redazione dell’“Analisi: Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma e su incarico del Comune di Sapri che redissi per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.), in proposito così scrivevo che: Garibaldi, ordinò alla brigata Milano di portarsi a Vibonati e successivamente di proseguire a Padula, e la sera del 3 settembre 1860, partì per Vibonati, ove fu ospitato dalla famiglia Del Vecchio. (172) e di lì proseguirà per il Vallo di Diano verso Napoli capitale ripercorrendo dopo tre anni lo stesso itinerario percorso dallo sfortunato Pisacane.”. Nella mia nota (172) postillavo che: (172) Infante A., Garibaldi nel Cilento, Torchiara, 1984, pp. 57, 58.”. Infatti, Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 58, in proposito scriveva che: “Intanto Garibaldi la sera del giorno 3 settembre partì per Vibonati, ove fu ospitato dalla famiglia Del Vecchio, e ove gli furono presentati da Michele Magnoni il De Dominicis e Gennaro Pagano.”. Da Wikipedia leggiamo che “Vibonati è stato al centro dei sanguinosi moti cilentani del 1848 e, il 3 settembre 1860, ha ospitato Giuseppe Garibaldi, come ricorda una lapide posta sulla facciata del palazzo De Nicolelis.”. Nel 1998, sulla scorta dell’Infante riportavo la stessa sua notizia dell’arrivo di Garibaldi a Vibonati. La volontà di passare da Vibonati, Garibaldi l’aveva espressa nel dispaccio che egli inviò al generale Turr avvisandolo che sarebbe arrivato al Fortino. Infatti, Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 149, in proposito scriveva che: “Garibaldi giunto a Sapri scrisse a Turr la seguente lettera: “Sapri, 3 settembre 1860. Generale Turr, ….Sono giunto alle 3 1/2 pom. Io marcerò colla vostra colonna Milano e Spinazzi sino a Fortino, lasciando qui un forte distaccamento. Mandatemi a dire ove si trova la brigata Caldarelli. In ogni modo speditemi immediatamente notizie vostre a Fortino, o venite in quel punto voi stesso. Stasera probabilmente pernotteremo a Vibonati. Firmato G. Garibaldi.”. Dunque, il 3 settembre 1860 Garibaldi inviò al generale Turr che si trovava in avanscoperta nel Lagonegrese, il seguente messaggio: Stasera probabilmente pernotteremo a Vibonati. Firmato G. Garibaldi.”. Pecorini-Manzoni si riferiva alle brigate Milano e Spinazzi che furono portate da Rustow a Vibonati, dove pernottarono ed in seguito giungevano non al Fortino ma a Casalnuovo. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, a p. 132, in proposito scriveva che: “Garibaldi di là scrisse la mattina stessa al Turr, che approdato a Sapri e che prontamente era andato senza seguito a Lagonegro per sorvegliare le mosse del generale borbonico Caldarelli, così: “Sono giunto qui alle 3 1/2. Io marcerò con la vostra colonna Milano e Spinazzi sino a Fortino, lasciando qui un forte distaccamento. Mandatemi a dire ove si trovi la brigata Caldarelli. In ogni modo speditemi immediatamente notizie vostre a Fortino o venite in quel punto voi stesso. Stesera probabilmente pernotteremo a Vibonati”. Il mio compianto amico Pietro Paolo Perazzi da Torraca, in una lettera, che purtroppo ora non ritrovo,  ma di cui conservo ancora qualche appunto, mi raccontava lo sbarco del dittatore il quale in effetto verso sera andò a cavallo da Sapri a Vibonati, ove pernottò a casa Del Vecchio.”. Dunque, Mazziotti riportò la notizia del pernottamento di Garibaldi a Vibonati sulla scorta di una lettera scrittagli da Pier Paolo Perazzi di Torraca, che all’epoca era Sindaco di Torraca. Cosa era successo ? Perché mai Garibaldi volle passare da Vibonati deviando il suo percorso per il Fortino di Casaletto ? Garibaldi, era diretto al Fortino ma avrebbe potuto risalire per le strade poste al di sopra di Sapri e risalire direttamente verso il Lagonegrese. Questo percorso sarebbe stato più agevole ma, qualche motivo che non conosciamo spinse Garibaldi a passare da Vibonati. Pare che Garibaldi avesse scelto di risalire al Fortino passando prima per Vibonati (che è un piccolo paesino posto prima di Sapri), in quanto lì vi erano alcuni cittadini liberali che si erano impegnati particolarmente nell’organizzare la rivoluzione e contribuire, così facendo fattivamente alla riuscita della sua impresa. Ma ritorniamo alle testimonianze per la seconda ipotesi che avvalora Vibonati. Un altro testimone di eccezione, riguardo il viaggio e la strada da Sapri a Vibonati è il colonnello polacco Wilhelm Rustow. Rustow però contraddice ciò che aveva scritto Bertani. Rustow sosteneva che Garibaldi arrivò verso Villammare e da lì, insieme arrivarono a Vibonati. Il colonnello Rustow, nel racconto e traduzione di Eliseo Porro (….), nel suo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow”, ed. Salvi, Milano, 1861, a p. 19, in proposito scriveva che: “Discendemmo alla marina di Vibonate per un sentiero orribile, tutto ingombro di sozzure, compiendo una marcia in confronto alla quale è un nonnulla quella descritta dai filologi nella Anabasi di Senofonte. Alla marina, la colonna fu soffermata onde si potesse raccogliere.”. Dunque, a differenza del Pesce, il Rustow scriveva che “discendendo alla marina di Vibonate”, il “sentiero” era “orribile” e tutto ingombro di sozzure”. Si erano messi in marcia ma ancora non erano giunti a Vibonati ed all’altezza di Villammare-Capitello, dovevano deviare per Vibonati e aggiunge che:  “Giunse infrattando Garibaldi accompagnato dal futuro ministro della guerra di Napoli e da alcuni ufficiali, e si mise esso stesso in testa alla colonna. Salimmo per una buona strada il Vallone del Mulinello e ci arrampicammo poi sull’altura dove è posta la sparpagliata città di Vibonate, che un tempo si estendeva fino alla baia di Sapri.”. Dunque, Rustow, secondo la traduzione di Eliseo Porro (….) scriveva e testimoniava che Garibaldi si unì a Rustow raggiungendolo sulla via per Vibonati. La piccola comitiva di Garibaldi, partita da Sapri,  si era ricongiunta a Rustow ed al resto delle truppe e si portò con esse, marciando a Vibonati, ma abbiamo visto che Bertani scrive il contrario. E’ vero ciò che scriveva Rustow: “Giunse infrattando Garibaldi accompagnato dal futuro ministro della guerra di Napoli e da alcuni ufficiali, e si mise esso stesso in testa alla colonna.”, ma non è verosimile che, insieme a Garibaldi: Salimmo per una buona strada il Vallone del Mulinello e ci arrampicammo poi sull’altura dove è posta la sparpagliata città di Vibonate, etc…”. Garibaldi si unì solo dopo a Vibonati con il suo piccolo gruppo e risalì verso il Fortino lasciando da solo Rustow con la brigata Milano. Dunque, la notizia del pernottamento di Garibaldi a Vibonati e non a Sapri, potrebbe essere avvalorata da un testimone d’eccezione, il colonnello polacco Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….). Rustow incontrò Garibaldi sulla spiaggia di Sapri e ricevé l’ordine di organizzare le sue truppe, quelle affidategli da Turr che nel frattempo era partito da Sapri per andare a perlustrare la zona di Lagonegro. Nel 1861, Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, a p. 19, riferendosi al colloquio che egli ebbe con il generale Garibaldi sulla spiaggia di Sapri, intorno alle ore 16,30, in proposito scriveva che: ” – Fate disporre la brigata Milano per la marcia ed avvertitemi quando sarà pronta. Io stesso sarò con voi.”. Dunque, Rustow scriveva che Garibaldi gli ordinò di ordinare le sue truppe per mettersi in marcia per recarsi al Fortino, partire da Sapri con le truppe pronte per marciare verso il Fortino. Rustow scrive che Garibaldi oltre a dargli l’ordine di preparare le truppe gli disse pure: “Io stesso sarò con voi”. Rustow, a p. 29 continuando il suo racconto scrivevava: “Non occorreva gran tempo per disporre la brigata Milano. Alle 5 la marcia fu intrapresa.”. Dunque, Rustow scriveva che da Sapri si partì alle 5 – presumo del pomeriggio del 3 settembre. A questo punto del racconto, Rustow, a p. 19 scriveva pure: “Discendemmo alla marina di Vibonate per un sentiero orribile, tutto ingombro di sozzure, compiendo una marcia in confronto alla quale è un nonnulla quella descritta dai filologi nella Anabasi di Senofonte. Alla marina, la colonna fu soffermata onde si potesse raccogliere. Giunse infrattando Garibaldi accompagnato dal futuro ministro della guerra di Napoli e da alcuni ufficiali, e si mise esso stesso in testa alla colonna. Salimmo per una buona strada il Vallone del Mulinello e ci arrampicammo poi sull’altura dove è posta la sparpagliata città di Vibonate , che un tempo si estendeva fino alla baia di Sapri.”. Questo passaggio è particolarmente interessante perchè è proprio in questo passaggio che Rustow testimonia l’aggregarsi di Garibaldi alle sue truppe che nel frattempo si erano fermate per riposarsi alla “marina di Vibonati” che presumo fosse Villammare. Dopo questo passaggio, Rustow testimonia e dice: “Salimmo per una buona strada il Vallone del Mulinello e ci arrampicammo poi sull’altura dove è posta la sparpagliata città di Vibonate, che un tempo si estendeva fino alla baia di Sapri. I miei Milanesi bivaccavano nelle vie di Vibonate.” e descrivendo l’evendo scriveva: “Una quantità di fuochi d’allegria erano stati accesi dagli abitanti lungo la via che sale a quell’eminenza ed inoltre ci illuminarono anche gli angusti viottoli.”. A questo punto, Rustow, a p. 20, in proposito scriveva che: “Alle 5 di mattina del giorno 4, ripresimo la marcia.” e poi, a p. 21, riprende il racconto della marcia per il Fortino: “Guidati da persone del luogo, la mattina del 4 settembre discesimo pel Vallone del Molinello, per poi salire di nuovo, arrampicandoci con somma difficoltà fra gli aspri dirupi della Tempa dei Paglioli, etc…”. Dunque, Rustow scriveva che egli e le sue truppe iniziarono a marciare per il Fortino, lasciando Vibonati il giorno 4 settembre alle 5 del mattino. Garibaldi era con loro ? Garibaldi era a Vibonati ?. Rustow, a p. 21 scriveva: “Garibaldi s’era recato avanti fino a Forlino; io era rimasto indietro per sorvegliare la marcia della colonna lungamente sparpagliata, etc…”. Dunque, Rustow scrive chiaramente che egli, le sue truppe e Garibaldi stesso iniziarono a marciare da Vibonati per recarsi verso il Fortino del Cervaro alle 5 del mattino del giorno 4 settembre. Del racconto di Rustow, un punto a me pare controverso ed è quando egli scrive, riferendosi alla marcia da Sapri e prima che giungesse Garibaldi: “Discendemmo alla marina di Vibonate per un sentiero orribile, tutto ingombro di sozzure, compiendo una marcia in confronto alla quale è un nonnulla quella descritta dai filologi nella Anabasi di Senofonte. Alla marina, la colonna fu soffermata onde si potesse raccogliere.”. A quale luogo si riferiva Rustow, non molto distante dalla “buona strada vicina al Vallone del Molinello” prima di arrivare a Vibonati e, dove fu raccolta la truppa prima che arrivasse Garibaldi. Da Sapri, Rustow con le sue truppe sarebbe arrivato agevolmente alla “marina di Vibonate” (Villammare o Capitello) percorrendo la strada dell’Oliveto del Fortino di Sapri e l’Oliveto dove oggi si trova il Cimitero di Sapri per intenderci. Eliseo Porro (….), nella sua traduzione del testo russo di Rustow “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, scaricabile da Google libri; egli a p. 19, in proposito scriveva che: “Discendemmo alla marina di Vibonate per un sentiero orribile, tutto ingombro di sozzure, compiendo una marcia in confronto alla quale è un nonnulla quella descritta dai filologi nela Anabasi di Senofonte. Alla marina, la colonna fu soffermata onde si potesse raccogliere.”. Dunque, questo è il racconto di Rustow che da Sapri portava la colonna sua di garibaldini verso Vibonati su ordine di Garibaldi che si trovava a Sapri e solo dopo si partirà da Sapri con la sua comitiva insieme a Bertani e Cosenz. Rustow però fa un racconto strano perchè scrive che da Sapri,  “Discendemmo alla marina di Vibonate per un sentiero orribile etc…” e poi aggiunge: “Alla marina”, presumo di Vibonati, la colonna fu fermata “per raccoglierla” per poi risalire al paese di Vibonati. Ma, mi chiedo perchè Rustow dice che da Sapri scese alla marina di Vibonati visto che la strada per Vibonati, passando per l’Oliveto del nostro attuale Cimitero è pianeggiante ?. Rustow è l’unico testimone che scriveva che Garibaldi arrivò da lì a poco e si ricongiunse con Rustow e Gandini per salire a Vibonati paese. Rustow (nel Porro), a p. 19, aggiungeva che: “Giunse infrattanto Garibaldi accompagnato dal futuro ministro della guerra di Napoli, e da alcuni ufficiali, e si mise esso stesso in testa alla colonna”. Rustow scriveva che Garibaldi ed il generale Enrico Cosenz, giunse alla maria di Vibonati, cioè a Villammare, dove Rustow aveva riunito le truppe, forse anche la brigata Puppi, oltre alla Milano e Parma. Rustow, a p. 19 scrive ancora che: “Salimmo per una buona strada il Vallone del Molinello e ci arrampicammo poi sull’altura dove è posta la sparpagliata città di Vibonate, che un tempo si stendeva fino alla baia di Sapri.”.  Dunque, secondo Rustow, Garibaldi, Cosenz ed egli stesso insieme alle truppe salirono a Vibonati paese. Rustow scrive però “Salimmo per una buona strada il Vallone del Molinello“. Esiste questo “Vallone del Molinello” ?. Il Vallone del Molinello è il vallone che scorre vicino a Vibonati e si butta nel mare del Golfo di Policastro all’altezza di Villammare-Capitello. Si trova tra Villammare e Vibonati paese ?. In una carta del 1788, (credo una carta geografica del Ministero della Guerra Borbonica, apparsa sulla rete, e di cui ivi non riesco a pubblicare lo stralcio), su cui è scritto: “Foglio 24” e, “Gitto. Guerra. inc. Nap. 1788” è rappresentato parte del Cilento, con la costa del Golfo di Policastro ed i toponimi dell’entroterra, si vedono chiaramente i toponimi di questi luoghi. La carta in questione fa parte dell’“Atlante Geografico del Regno di Napoli” redatto da Rizzi-Zannoni. L’Atlante Geografico del Regno di Napoli (titolo completo: Giovanni Antonio Rizzi Zannoni (autore), Giuseppe Guerra (incisore) Atlante Geografico del Regno di Napoli compito e rettificato sotto i felici auspicj di Giuseppe Napoleone I re di Napoli e di Sicilia, Napoli 1808. L’atlante, in 31 fogli e in scala 1:114.545 (Valerio 1993, p.126), fu completato nel 1812. Il titolo venne modificato nel 1815, al rientro dei Borbone sul trono di Napoli: sostituendo la frase compito e rettificato . . . con delineato per ordine di Ferdinando IV Re delle Due Sicilie. L’opera, in effetti, era stata commissionata nel 1781 da Ferdinando IV di Napoli al geografo padovano Giovanni Antonio Rizzi Zannoni. La carta in questione si trova nella collezione on-line di David Rumsey Collection. Il vallone del Molinello scorre da Torraca verso la costa tra Villammare e Capitello e si vede anche attualmente. Il percorso fatto da Rustow, ed il suo racconto non collima con il racconto di Agostino Bertani, anch’egli testimone d’eccezione perchè accompagnava Garibaldi e con lui si partì da Sapri. Bertani, nel suo Diario scrive chiaramente che lui e Garibaldi si partirono il 4 settembre da Sapri, alle 5 del mattino e non da Vibonati come scriveva Rustow. Al contrario, Rustow partì subito da Sapri, il giorno 3 settembre, su ordine stesso di Garibaldi e Garibaldi lo raggiunse solo il giorno dopo a Vibonati. Pesce, a p. 30 scriveva pure che Garibaldi: “Da Vibonati il Dittatore, nel mattino del 4 Settembre, passando per Torraca, raggiunse, sulle pendici del monte Cervaro, la taverna del Fortino, etc…”. Pesce, contraddicendosi, seguendo il racconto di Agostino Bertani nel suo Diario, a p. 32, in proposito scriveva: “Nessuno di noi l’avrebbe sperata così facile e vicina!. Da Sapri…etc…” e aggiunge lui stesso: “…(è errato, deve intendersi da Vibonati che è assai vicino a Sapri), etc…” e prosegue il racconto di Bertani: “l’indomani mattina, martedì 4 Settembre, alle 5 di mattina, coll’istesso gruppo di compagni, più qualcuno del luogo, seguiva anch’io Garibaldi a cavallo etc….”.”. Stessa cosa, il Pesce, scriverà nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 400, citando il “Diario del Medico Agostino Bertani” (riportato dalla giornalista inglese Jessie White-Mario), ed al testo del “Colonnello polacco Rustow, La guerra Italiana del 1860”, a p. 400, traendo dal Diario del Bertani scriveva: “Da Sapri (è errato, deve intendersi da Vibonati che è assai vicina a Sapri), l’indomani, martedì 4 settembre, alle 5 di mattina, coll’istesso gruppo di compagni etc…” arrivammo al Fortino. Dunque, è un fatto che Pesce distorce e cambia la testimonianza di Bertani, che scriveva chiaramente “Da Sapri, l’indomani mattina, martedì 4 Settembre, alle 5 di mattina, coll’istesso gruppo di compagni, più qualcuno del luogo, seguiva anch’io Garibaldi a cavallo etc…”.”. Tuttavia, la versione di Eliseo Porro è diversa dalla versione del colonnello Wilhelm (Guglielmo) Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, ( prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “Mentre Turr alle 3 della mattina era partito per Lagonegro onde prendere gli ordini di Garibaldi, mentre Rustow era occupato nell’armamento della guardia nazionale dei dintorni, arrivò Garibaldi nel pomeriggio dalla parte di mare a Capri e dopo breve concerto impartì l’ordine a Rustow di partire quella sera stessa colla brigata Milano, la sola completa, alla volta di Vibonate, per raggiungere per quel sito la strada maestra consolare; doveva seguire la brigata Parma, appena raccolta a Sapri, come pure quella di Bologna subito che vi fosse arrivata. La brigata Milano arrivò tardi nella sera del 3 a Vibonate, e raggiunse il giorno dopo il passo del Monte Cocuzzo, passando a Fortino la strada consolare, su cui marciarono d’allora in poi, mentre le brigate Bologna e Parma la seguivano a 2 o 3 giorni di marcie, ed il grosso dell’esercito dai 4 ai 6. Etc…”. In questa versione, la prima traduzione italiana del Rustow, non vi è scritto nulla di Garibaldi a Vibonati ma il passaggio delle truppe a Vibonati riguarda solo Rustow. Agostino Bertani nel suo Diario, ovvero che Garibaldi ripartiva da Sapri e non Vibonati per andare al Fortino. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, a p. 132, in proposito scriveva che: “Garibaldi di là scrisse la mattina stessa al Turr, che approdato a Sapri e che prontamente era andato senza seguito a Lagonegro per sorvegliare le mosse del generale borbonico Caldarelli, così: “Sono giunto qui alle 3 1/2. Io marcerò con la vostra colonna Milano e Spinazzi sino a Fortino, lasciando qui un forte distaccamento. Mandatemi a dire ove si trovi la brigata Caldarelli. In ogni modo speditemi immediatamente notizie vostre a Fortino o venite in quel punto voi stesso. Stesera probabilmente pernotteremo a Vibonati”. Il mio compianto amico Pietro Paolo Perazzi da Torraca, in una lettera, che purtroppo ora non ritrovo,  ma di cui conservo ancora qualche appunto, mi raccontava lo sbarco del dittatore il quale in effetto verso sera andò a cavallo da Sapri a Vibonati, ove pernottò a casa Del Vecchio.”. Dunque, Mazziotti riportò la notizia del pernottamento di Garibaldi a Vibonati sulla scorta di una lettera scrittagli da Pier Paolo Perazzi di Torraca, che all’epoca era Sindaco di Torraca. Dunque, il Mazziotti, sulla scorta del Pesce (….), in proposito scriveva che: Il mio compianto amico Pietro Paolo Perazzi da Torraca, in una lettera, che purtroppo ora non ritrovo,  ma di cui conservo ancora qualche appunto, mi raccontava lo sbarco del dittatore il quale in effetto verso sera andò a cavallo da Sapri a Vibonati, ove pernottò a casa Del Vecchio.”. Dunque, Mazziotti riportò la notizia del pernottamento di Garibaldi a Vibonati sulla scorta di una lettera scrittagli da Pier Paolo Perazzi di Torraca, che all’epoca era Sindaco di Torraca. Il Mazziotti scriveva anche sulla scorta del Pesce (….). L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a p. 29, in proposito scriveva che: “….; nell’ampia e arenosa spiaggia di Sapri, dove, nel giorno innanzi, erano approdate, provenienti da Paola, su 5 vapori, la Divisione Rustow e le Brigate Milano e Spinazzi della Divisione Turr; queste proseguirono tosto all’avanguardia dell’esercito meridionale per Casalbuono e Sala per tagliare la via alla Brigata Borbonica del Caldarelli; etc…”. Pesce, proseguendo il suo racconto scriveva che: “….rimase a Sapri con la sua Divisione il Colonnello Polacco Rustow, il quale scrisse pure le memorie di quella campagna col titolo: ‘La guerra Italiana del 1860’. Garibaldi si fermò in Sapri poche ore in casa del Barone Gallotti, dove volle pranzare assai frugalmente, e quindi, montato un cavallo morello, e seguito pure dal Generale Tur, che aveva incontrato colà, partì per Vibonati, dove passò la notte in casa della patriottica famiglia Del Vecchio. Lungo quella via – dove Garibaldi rimase ammirato dei maestosi ulivi, che trovò etc…”. Devo però precisare che già la notizia della compagnia del Turr non ha conferma nel famoso telegramma che egli gli scrisse ordinandogli di portarsi verso Lagonegro. Turr era partito da Sapri, la mattina del giorno 3 settembre prima dell’arrivo di Garibaldi. Pesce scrisse queste notizie anche sulla scorta del testo del colonnello Rustow. Devo però precisare a riguardo che Pesce scrivendo: “….e seguito pure dal Generale Tur, che aveva incontrato colà, partì per Vibonati, etc…”, sbagliava in quanto sappiamo che Turr non era più a Sapri e quindi non poteva seguire Garibaldi a Vibonati. Tuttavia credo che la notizia del pernottamento di Garibaldi a Vibonati in casa Del Vecchio provenga da Pesce e dalla sua notizia, in seguito venne quella del Mazziotti. Antonio Pizzolorusso (….), nel suo I martiri per la libertà italiana della provincia di Salerno dall’anno 1820 al 1857 con appendice intorno al moto rivoluzionario del 1860 per Antonio Pizzolorusso, Salerno, Tipografia Nazionale, 1885, si veda l’ed. Ripostes, a pp. 234-235, in proposito scriveva che: “….e Garibaldi resosi padrone della Sicilia, passa il Faro il 20 agosto, e ordina a Rustow di congiungersi in Paola al Generale Turr, ed egli imbarcatosi per Sapri li raggiunse il giorno 3 settembre ed ordina al primo d’ inoltrarsi con una brigata verso Vibonati e avanzarsi sulla via consolare.”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 824, in proposito scriveva che: Il giorno 3, Türr partiva per Lagonegro per trovarvi notizie ed ordini di Garibaldi, e Rustow occupavasi dell’armamento della Guardia nazionale del paese; quando inaspettatamente videsi apparire Garibaldi arrivato anch’esso a Sapri per via di mare. A Rustow fu dato ordine di partire la stessa sera con la brigata Milano, la sola veramente completa, per Vibonate. Forte di novecento uomini questa brigata la notte del 3 arrivava a Vibonate, donde spingevasi rapidamente più avanti al di là di Padula. La brigata borbonica , comandata dal generale Caldarelli, e che, come di sopra narrammo, dopo aver capitolato coi rivoluzionari di Cosenza, ritiravasi sopra Salerno, giusto a Padula venne ad incontrarsi con Garibaldi. I volontari di Stocco le erano alle spalle, la brigata Milano era poco distante. Garibaldi intimò la resa a Caldarelli, e questi venne a capitolazione . Ecco altri quattromila uomini disarmati e dispersi. Ecco ai nomi dei generali vinti , Gallotti, Mellendez, Briganti , Viale, Ghio, aggiunto quello di Caldarelli; ecco nuovi fortunati avvenimenti per la rivoluzione, tristissime infauste notizie per Francesco II.”La notizia del pernottamento a Vibonati, anzicchè a Sapri fu rimessa in discussione anche dal De Crescenzo (….). Anche Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: Il Turr imbarcò tutti il 1° settembre e sbarcò a Sapri alle 9 del mattino seguente. Alle cinque del pomeriggio ripartiva da Sapri per via di terra e poco prima del mezzogiorno del 4 settembre era al Fortino dopo aver bivaccato la prima notte a Vibonati ed aver costeggiato poi le falde del monte Cocuzzo. La Brigata “Bologna” ed il resto della “Parma” seguirono di lì a qualche giorno e il Rustow dice che quand’egli coi suoi, dopo il Fortino, s’avviò per la consolare etc…”. L’Agrati scriveva che fu Turr a pernottare a Vibonati prima che risalisse al Fortino, ma ciò non corrisponde al vero secondo il racconto di Rustow. Turr non era in zona, veva lasciato Sapri, mentre Rustow si avviò alle 5 del pomeriggio con una parte della truppa di stanza a Sapri su ordine di Garibaldi. Rustow racconta di aver bivaccato con le sue truppe a Vibonati e di aver ivi pernottato. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 412, in proposito scriveva che: “Il giorno dopo, 4 settembre, Garibaldi si rimette in cammino con tutta quella gente, passa il monte Olivella e scende a levante, sino a riprendere la carrozzabile, abbandonata alla Rotonda e sulla quale cammina il Caldarelli, in località dove sorge l’osteria del Fortino.”. Sembrerebbe che l’Agrati con queste parole volesse intendere che Garibaldi, per risalire al Fortino, fosse partito direttamente da Sapri e non da Vibonati come sostenevano alcuni storici locali. Infatti, l’Agrati scriveva: “…Garibaldi si rimette in cammino con tutta quella gente, passa il monte Olivella etc…”.  Agrati scrive che Garibaldi passa il monte Olivella che fa parte di una corona di monti a corolla di Sapri. L’Olivella è un monte ad oriente di Torraca. Infatti, l’Agrati, a p. 433, nella carta geografica che illustra l’itinerario seguito da Garibaldi non passa per Vibonati ma la linea rossa indica chiaramente che Garibaldi, da Sapri risale al Fortino verso Torraca e per il monte Olivella. Sulla scorta del Pesce (….) Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 86-87, in proposito scriveva che: “Le masse dei rivoltosi, così organizzate si recarono a Pisciotta, poi furono divise in due colonne: una al comando del Giordano si diresse verso la parte meridionale e marittima per poter proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse; l’altra, all’immediato comando del de Dominicis, intraprese la strada interna e, dopo aver percorso diversi paesi della contrada, giungeva a Capitello (Ispani) e si rannodava di bel nuovo col Giordano. Quivi ebbero la ventura di trovare Garibaldi il quale, arrivato pochi momenti prima a Sapri, era stato già ricevuto da Michele Magnoni, che comandava l’avanzata alla testa della sua coorte. Le masse insurrezionali sostavano poche ore in Capitello. VIII…etc…”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 112 e ssg., in proposito scriveva che: IV. Sull’imbrunire del giorno 3 Garibaldi montò a cavallo e partì per Vibonati (9), dove ospite l’intera notte della famiglia Del Vecchio. Lì Michele Magnoni, ottenutane licenza, gli presentò i signori De Dominicis e Gennaro Pagano, cui fu dallo stesso comunicato l’ordine dell’ulteriore movimento. Il generale Gandini, comandante della brigata Milano composta di novecento uomini, giunse anch’egli a Vibonati, ma il giorno seguente, volendo spingersi più avanti, ripartì per il passo di Monte Cucuzzo e Casalbuono. Il mattino del giorno 4 settembre (era di martedì), il piccolo seguito del Generale, etc…”. De Crescenzo, a p. 112, nella nota (9) postillava che: “(9) Il Treveljan riferisce invece che il Dittatore sbarcò sulla spiaggia di Sapri e vi passò la notte in una capanna di legno.”. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 100, in proposito scriveva che: “….fiume Noce e si fermò nel castello del barone Labanchi di Maratea, in attesa della barca che doveva condurlo a Sapri, dove in effetti giunse verso le ore 14 e dove già il giorno prima erano sbarcate, provenienti da Paola, la divisione Rustow e le Brigate Milano e Spinazzi della Divisione Turr. Si fermò per il pranzo in casa del barone Gallotti; poi si recò a Vibonati e passò la notte in casa della famiglia Del Vecchio. La mattina del 4 settembre, di buon’ora, riprese la marcia verso Torraca; attraversò i boschi del monte Salice e del monte Cocuzzo e giunse nelle prime ore del pomeriggio al Fortino di Lagonegro e si fermò proprio nella taverna nella quale nel 1857 Pisacane prese la decisione che doveva condurlo al vano combattimento sotto le mura della Certosa di S. Lorenzo di Padula e alla tragedia del 2 luglio 1857 a Sanza. La comitiva Garibaldina, a cui si era unito da Sapri anche il Turr, era preceduta dai volontari del Cilento e dai Garibaldini sbarcati a Sapri che fecero echeggiare le valli circostanti di canti patriottici e di grida: “Viva la libertà! Viva l’Unità d’Italia! Viva Garibaldi!”; erano uomini dei campi e delle botteghe, professionisti e impiegati che all’annunzio dell’arrivo del biondo Eroe avevano abbandonato il lavoro ed erano accorsi per unire fremiti di libertà a quelli degli artefici dell’unità d’Italia, per dividere con loro nel periglio i rischi e i sacrifici.”. Dunque, anche il Guida (….) scriveva che, Garibaldi: “….poi si recò a Vibonati e passò la notte in casa della famiglia Del Vecchio. La mattina del 4 settembre, di buon’ora, riprese la marcia verso Torraca; attraversò i boschi del monte Salice e del monte Cocuzzo e giunse nelle prime ore del pomeriggio al Fortino di Lagonegro, etc…”. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p. 146, in proposito scriveva che: “….Garibaldi…trascorse la serata e la notte a Vibonati presso la famiglia Del Vecchio (60).”. Fusco, sulla famiglia Del Vecchio, a p. 352, nella nota (60) postillava: “(60) Cfr. il telegramma di condoglianze inviato a Caprera da un comitato vibonatese nel 1882, in occasione della morte del generale (La Gazzetta del Circondario di Sala C.na, n. 37, 12 giugno 1882; P. Russo, Un brandello ecc…, cit., p. 29, n. 59). Ferruccio Policicchio (Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro, in AA.VV., Garibaldi e garibaldini ecc…, p. 285 sg) scrive che in casa di Nicola Del Vecchio, marito di Antonia Gallotti, Garibaldi incontrò tra altri il giudice regio Francesco Saverio Cajazzo, il sindaco Giuseppe Giffoni e il capitano della Guardia Nazionale Vincenzo Pugliese.”. Angelo Guzzo (….), nel suo “Il Golfo di Policastro etc…”, parlando di Sapri, a p. 189, in proposito scriveva che: Sull’imbrunire del giorno 3 l’eroe montò a cavallo e partì alla volta di Vibonati dove fu ospite, per l’intera notte, della famiglia De Nicolellis (31).”. Guzzo, a p. 186, nella nota (31) postillava: “(31) G. De Crescenzo, L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane, Salerno, 1960, pagg. 110-111.”. Devo precisare a riguardo che De Crescenzo non scrisse “ospite della famiglia De Nicolellis” ma scrisse “ospite della famiglia Del Vecchio”. Tuttavia il palazzo della famiglia Del Vecchio, poi, in seguito appartenne alla famiglia De Nicolellis (….). Giorgio Mallamaci (…), nel suo “Torraca – Storia di un borgo del Cilento”, parlando della “I moti del 1928 e del 1848” continuando a parlare di Torraca, a pp. 96-97 e ssg., nel capitolo “Torraca, 29 giugno 1857”, in proposito scriveva che: “Il 3 settembre, il generale Giuseppe Garibaldi dopo essere sbarcato a Sapri, si diresse verso Vibonati, ospite di Nicola Del Vecchi, da qui il giorno dopo si recò al Fortino, facendo lo stesso percorso che aveva compiuto nel ’57 il Pisacane (attraversando quindi in parte, anche il territorio del comune di Torraca), dove incontrò Nicola Mignogna, Giacinto Albini, il futuro prodittatore della Basilicata e Pietro Lacava, artefici della liberazione di Potenza avvenuta il 18 agosto.”. Ricorre nello stesso errore anche Biagio Moliterni (….), nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a pp. 195-196, in proposito scriveva: “A Sapri, Garibaldi e Bertani trovarono i circa 1600 patrioti sbarcatevi il giorno precedente, a una parte dei quali, precisamente ai 900-1000 uomini della brigata Milano, fu ordinato di mettersi in marcia, intorno alle 17:00 sotto il comando del colonnello Guglielmo Rustow. Il Generale ed il suo ristretto seguito li raggiunsero lungo la via per Vibonati, centro nel quale pernottarono e da dove ripartirono alle 5:00 del mattino successivo (20).”. Moliterni, a p. 196, nella nota (20) postillava: “(20) Cfr. F. Policicchio, Le Camicie rosse nel golfo di Policastro, Fisciano, 2011, pp. 134-137.”. Dunque, Moliterni rifacendosi a Policicchio, scriveva la notizia del pernottamento di Garibaldi a Vibonati. Riguardo queste notizie il Del Duca si è riferito a Ferruccio Policicchio (….) ed al suo “Vibonati nel secolo Decimonono”, vol. II, dove, a pp. 380-381, che, in proposito scriveva: “Durante la prodigiosa ascesa con gli avvenimenti che portarono Garibaldi e i Mille a liberare la Sicilia e Napoli, Vibonati ebbe ad ospitare il Generale nella notte tra il 3 e il 4 settembre 1860, in casa Del Vecchio (18), oggi De Nicolellis, dove il letto conservato ancora come allora e una lapide marmorea con epigrafe ne ricordano l’evento. Il Decurionato certificò il suo passaggio così verbalizzando: “(….) Visto lo stato di oppressione sia morale, che materiale patito dalle popolazioni del Continente, e specialmente dei cittadini di questo Comune. Visto che..etc…Essendo pure questo Popolo ispirato fiduciosamente nella persona di Garibaldi nella fausta notte ch’ebbe l’onore accoglierlo nelle sue mura. Unanimamente, liberamente, etc..(19).”.”. Policicchio, a p. 381, nella nta (18) postillava: “(18) La casa e stata da poco (1841) ristrutturata.”. Policicchio, . 381, nel nota (19 potillava: “(19) ACV, B.3 F.1, Delibera Decurionale del 4 settembre 1860 inoltrata al’istituito Governo Pro-dittatoriale dell Provincia di Sala. Giuseppe Giffoni Barone (Sindaco), Carmine Giffoni, Francesco Colimodio, Raffaele Colimodio, Vincenzo Pugliese Lacorte, Francesco Pugliesi, Domenico Giffoni, Tommaso Curzio, Fabrizio Pifano, Giuseppe Pugliesi, Nicola del Vecchio (Decurioni).”. Dunque, in primo luogo, il documento, di cui il Policicchio pubblica il testo scritto, è il Verbale della seduta Decurionale del Comune di Vibonati, del 4 settembre 1860 che venne trasmessa al Governatore Pro-Dittatore del Distretto di Sala Consilina, Giovanni Matina ed al suo Segretario Alfieri D’Evandro. Policicchio scrive che il documento si trova conservato presso l’Archivio Comunale di Vibonati (ACV). Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro”, ed. Gutemberg, a p. 136, in proposito scriveva che: “Avvenne ciò che Garibaldi preannunciò: passò la notte a Vibonati e s’incontrò con Turr al Fortino….A Vibonati fu ospite di Nicola del Vecchio, (1801-1873) membro della famiglia più liberale del paese, etc…”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro”, ed. Gutemberg, a p. 137, è di diverso avviso ed in proposito scriveva: “In casa Del Vecchio Garibaldi incontrò Teodosio de Dominicis il quale, ai compagni disse d’esser stato quello “il più bel giorno della sua vita”(9). V’incontrò anche il Giudice regio di Vibonati, Francesco Saverio Cajazzo, preparatore della rivolta del Golfo, a cui, come faceva con tutti coloro che lo aiutavano nelle sue avventure, rivolse queste nobili e generose parole: “Vi ringrazio a nome del popolo, la Patria vi sarà riconoscente”(10).”. Policicchio, a p. 137, nella nota (10) postillava: “(10) ACTRR (Archivio Comunale di Torraca), Registro raccolta delibere decurionali, Verbale del 14.10.1860.”. Policicchio citava il documento conservato presso l’Archivio Comunale di Torraca, oggi all’Archivio di Stato di Salerno, ovvero il Verbale della seduta decurionale del 14 ottobre 1860, nella “Raccolta delibere decurionali”. Policicchio, a p. 137, nella nota (9) postillava: “(9) A. Sole, Documenti e testimonianze, in Garibaldi, il mito e l’antimito, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008, p. 242.”. Riguardo il presunto pernottamento di Garibaldi a Vibonati e non a Sapri, ed al telegramma che Garibaldi, in suo dispaccio annunciava al Turr, Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a p. 285, in proposito scriveva che: “Così avvenne, pernottò a Vibonati mentre Turr lo attese al Fortino (35). Per disporre la brigata Milano non fu necessario molto tempo, da Sapri si iniziò a marciare alle 17, appena giunto Garibaldi il quale si pose alla testa della Colonna.”. Dunque, Policicchio scriveva che “Così avvenne” cioè avvenne perchè era stato scritto nel dispaccio al Turr. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 173, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: Poi incominciò a marciare da Sapri alle ore 17 ponendosi a capo della colonna, proseguendo per Vibonati….A Vibonati Garibaldi venne ospitato dal liberale Nicola Del Vecchio, incontrando il Regio Giudice di Vibonati Francesco Saverio Cajazzo, che aveva organizzato l’insurrezione nel Golfo, a cui rivolse parole di ringraziamento “a nome del popolo, la Patria vi sarà riconoscente”, e affidò il governo di Vibonati al Sindaco Giuseppe Giffoni, a Vincenzo Pugliese, capitano della Guardia Nazionale, e dello stesso Giudice Cajazzo, scelti per la loro fede patriottica (236). Nel suo soggiorno a Vibonati, prima di partire, Garibaldi incontrò anche il Generale Comandante del Primo Corpo d’insurrezione del distretto di Vallo Teodosio De Dominicis il quale, al suo ritorno, rivolgendosi ai suoi soldati disse che era andato “a visitare l’illustre Eroe d’Italia a Vibonati’, è stato il più bel giorno della sua vita ed elogiando le qualità eroiche e generose dell’invitto Guerriero che vanno al di là di quel che si dice di lui. Garibaldi, nel lasciare Vibonati, ha dato opportune disposizioni sulla condotta da seguire e il Comando in capo di tutte le forze insurrezionali nella provincia, è stato preso dal Generale Cosenza mentre si attende in Sapri un terzo imbarco di Garibaldini. Conclude incitando i soldati e inneggiando a Viva l’Italia, Viva Vittorio Emmanuele, Viva Garibaldi” (237).”. Del Duca, a p. 174, nella nota (237) postillava: “(237) A. Sole, Catalogo della Mostra documentaria ‘Garibaldi e Salerno. Documenti e testimonianze, in Garibaldi il mito e l’antimito, cit., pag. 242.”Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 173, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: Poi incominciò a marciare da Sapri alle ore 17 ponendosi a capo della colonna, proseguendo per Vibonati….A Vibonati Garibaldi venne ospitato dal liberale Nicola Del Vecchio, etc…”. Sia il Policicchio (….), che il Del Duca (….) – nel sostenere la tesi dell’arrivo e pernottamento a Vibonati di Garibaldi, si rifanno ai documenti conservati nell’A.P.M. Infatti, Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 173, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , a p. 174, nella nota (237) postillava: “(237) A. Sole, Catalogo della Mostra documentaria ‘Garibaldi e Salerno. Documenti e testimonianze, in Garibaldi il mito e l’antimito, cit., pag. 242.”. Le notizie storiche che riguardano Vibonati, ovvero il passaggio di Garibaldi da Vibonati, il suo pernottamento a Vibonati, il passaggio da Capitello ecc.., provendono e sono suffragate da alcuni documenti – che come vedremo – sono conservati nell’Archivio Privato della Famiglia Magnoni di Rutino e sono stati pubblicati da due studiose, Anna Sole ed Eugenia Granito (….). Documenti questi interessantissimi ma su cui nutro dei dubbi. Le notizie storiche circa la presenza della colonna del De Dominicis a Capitello, il 3 settembre è suffragata da due documenti citati da Anna Sole (….) e da Eugenia Granito (….) che hanno pubblicato entrambe nel testo “Garibaldi, il mito e l’antimito – Documenti e testimonianze”, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008. I due documenti provengono entrambi dall’Archivio Privato della Famiglia Magnoni a Rutino. Anna Sole (….), ed il suo saggio “I garibaldini salernitani”, “3.3 Magnoni”, in “Documenti e testimonianze, in Garibaldi, il mito e l’antimito”, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008, che, a p. 242, in proposito scriveva che: “Gran riposo in Capitello, 4 settembre 1860. Ordine del giorno del Comando del 1° Corpo d’insurrezione del distretto di Vallo” (Archivio privato Magnoni). Il Generale Comandante Teodosio de Dominiciis si rivolge ai soldati dicendo che quando è andato “a visitare l’illustre Eroe d’Italia in Vibonati” è stato il più bel giorno della sua vita ed elogiando “le qualità eroiche e generose dell’invitto Guerriero” che vanno al di là di quel che si dice di lui.”. Questo documento proviene dall’Archivio Magnoni. Dunque, secondo questo documento, in cui si scrive l’“Ordine del giorno del 1° Corpo d’insurrezione del distretto di Vallo”, datato 4 settembre 1860, da Capitello e conservato nell’Archivio privato Magnoni, il comandante del corpo, Teodosio De Dominiciis, si rivolge ai volontari cilentani della sua colonna e gli dice che quando lui è andato a visitare Garibaldi a Vibonati “…è stato il più bel giorno della sua vita”. Dunque, secondo questo documento il De Dominicis si era recato a Vibonati dove aveva incontrato Garibaldi. Inoltre, Sole, continuando il suo racconto, in proposito scriveva pure che: “Garibaldi, nel lasciare Vibonati, ha dato opportune disposizioni sulla condotta da seguire e il Comando in capo di tutte le forze insurrezionali sulla provincia, è stato preso dal Generale Cosenz mentre si attende in Sapri un terzo sbarco di Garibaldini. Il Ferrara conclude incitando i soldati e inneggiando a “Viva l’Italia, Viva Vittorio Emanuele, Viva Garibaldi”.”. Sole, aggiunge che secondo il documento, nell’adunata a Capitello, vi era anche Cristoforo Ferrara che,  conclude incitando i soldati e inneggiando a “Viva l’Italia, Viva Vittorio Emanuele, Viva Garibaldi”.”. Dunque, secondo questo documento conservato nell’APM, Anna Sole scriveva che Cristoforo Ferrara era presente all’adunata a Capitello di giorno 4 settembre 1860, insieme alla colonna del De Dominicis, il quale, sempre secondo questo documento era già stato a visitare Garibaldi a Vibonati. Eugenia Granito (….), nel suo saggio “Garibaldi e Salerno – Documenti e testimonianze – Catalogo della Mostra documentaria – Archivio di Stato di Salerno, ottobre 2007 – giugno 2008”, a cura di Eugenia Granito, Cap. I°, di Eugenia Granito, in “Documenti e testimonianze, in Garibaldi, il mito e l’antimito”, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008, che, a p. 159, in proposito scriveva che: “La sua presenza infiammava gli animi ed incitava alla lotta: “Il Generale Dittatore Garibaldi è a tre miglia distante da noi” scrive Teodosio De Dominicis, comandante del 1° Corpo d’Insurrezione del Distretto di Vallo il 3 settembre 1860. “Egli è sbarcato con 1500 volontari in Sapri oggi stesso – si è abbivaccato in Vibonati con la sua eclettica schiera. Viva l’Eroe d’Italia – Soldati animo, i vostri voti sono raggiunti – la presenza dell’illustre Generale riempie i vuoti del nostro cuore, appaga ogni nostra speranza (15) (….).”. Granito, a p. 159, nella nota (15) postillava: (15) Archivio Privato Magnoni, ordine del giorno del Comando del 1° Corpo d’Insurrezione del Distretto di Vallo, datato Capitello, 3 settembre 1860.”. Dunque, la Granito, ci parla di un documento conservato presso l’Archivio Privato della famiglia Magnoni di Rutino. In questo documento, redatto da Teodosio De Dominicis a Capitello, datato 3 settembre 1860, per il “Comando del 1° Corpo d’Insurrezione del Distretto di Vallo”, con a capo il De Dominicis, ed il suo corpo di volontari ed insorti cilentani, che, parlando ai suoi volontari diceva dello sbarco di Garibaldi a Sapri con 1500 garibaldini. Dicea pure che Garibaldi “..si è abbivaccato in Vibonati con la sua eclettica schiera”. Eugenia Granito (…), a p. 159, continuando il suo racconto, in proposito scriveva che: “..”Il più bel giorno della mia vita – incalza l’indomani il De Dominicis – è stato questo d’oggi. Mi son recato a visitare l’illustre Eroe d’Italia in Vibonati. Il tenervi parola del Dittatore è impresa non per le mie forze. Il molto che annunziava il mondo intero con la stampa e col vivo della voce è niente al confronto della realtà. Le qualità eroiche e generose dell’invitto Guerriero sorpassano ogni detto (16).”.”. Granito, a p. 159, nella nota (16) postillava: (16) Archivio Privato Magnoni, (Ivi), ordine del giorno del Comando del 1° Corpo d’Insurrezione del Distretto di Vallo, datato Capitello, 4 settembre 1860.”. Granito, ci parla dell’altro documento datato giorno 4 settembre 1860 e sempre conservato presso l’APM. Il documento data 4 settembre 1860, redatto sempre a Capitello dal De Dominicis che dice che quel giorno, forse di buon mattino, il De Dominicis si era recato a Vibonati a visitare Garibaldi:  Mi son recato a visitare l’illustre Eroe d’Italia in Vibonati.”. Dunque, questi due documenti o rapporti del De Dominicis conservati presso l’APM, dimostrano che il 3 settembre 1860 il De Dominicis con il suo corpo d’Insurrezione armato era a Capitello e dimostra pure che il 4 settembre 1860, egli si era recato a Vibonati dove, Garibaldi, si era “abbivaccato”. Questi due documenti però dimostrano che Garibaldi si era fermato a Vibonati e non che vi avesse dormito, come vogliono alcuni. E’ molto probabile che Garibaldi, fosse arrivato a Vibonati dopo essere stato preceduto dalle sue truppe ivi portate da Rustow su suo ordine. Io credo che la notizia secondo cui Garibaldi, abbia riposato a Sapri per poi ripartire di mattino prestissimo passando per Vibonati e poi per Torraca, sia corretta. Non credo che Garibaldi abbia dormito a Vibonati. Dunque, secondo questo documento conservato nell’APM, Anna Sole scriveva che Cristoforo Ferrara era presente all’adunata a Capitello di giorno 4 settembre 1860, insieme alla colonna del De Dominicis, il quale, sempre secondo questo documento era già stato a visitare Garibaldi a Vibonati. Anna Sole, sulla base del documento di cui pubblica il testo e conservato nell’Archivio privato Magnoni, scriveva che Garibaldi, prima di lasciare Vibonati lasciò agli insorti cilentani che vennero a visitarlo, Michele Magnoni, Teodosio de Dominicis, Gennaro Pagano e Pietro Giordano, disposizioni sulla “condotta da seguire”.

Nella sera tra il 3 ed il 4 settembre 1860, ed il Verbale della Seduta Decurionale del 4 settembre 1860 (secondo Policicchio), che attesterebbe l’ospitalità data a Garibaldi a Vibonati   

Nel 4 Settembre 1860, a Vibonati fu sottoscritto l’Atto deliberativo del Municipio di Vibonati per l’adesione al Governo Unitario 

Alessandro Serra (….), nel suo L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a p. 325, in proposito scriveva che: “In quei giorni intanto numerosi comuni della provincia, seguendo l’esempio di Castrovillari e di Cosenza, dichiaravano decaduta la dinastia borbonica e proclamavano l’unità italiana sotto casa Savoia. Le deliberazioni comunali risentono dell’entusiasmo del tempo.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a pp. 174-175, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: “Alle 8:00 del giorno 4 settembre il Brèsil approdava nelle acque di Sapri dove già vi erano cinque vapori garibaldini e 2 o 3 brigantini mercantili. All’alba del 4 settembre Garibaldi e le Camicie Rosse lasciarono Vibonati mentre l’Assemblea Decurionale deliberava: “Visto lo stato di oppressione sia morale, che materiale partito dalle popolazioni del continente, e specialmente dei cittadini di questo Comune. Visto che nella forma Costituzionale sotto la dinastia Borbone, non vi è sicurezza presente né guarentigia avvenire. Visto che per costituirsi effettivamente, e duraturamente la Nazionalità Italiana è necessità fondersi in un Popolo solo. Visto la gloria Civile, Militare del magnanimo Vittorio Emmanuele, ed il progresso delle istituzioni del Piemonte avveratosi nell’ultimo decennio. Viste le glorie militari, ed i sacrifici del prode, e generoso Giuseppe Garibaldi. Essendo pure questo Popolo ispirato fiduciosamente nella persona di Garibaldi nella fausta notte ch’ebbe l’onore accoglierlo nelle sue mura. Unanimemente, liberamente, e ponderatamente rendendosi interprete dei cittadini che rappresenta fa solenne atto di adesione al Governo unitario Nazionale acclamando Re Vittorio Emmanuele di Savoia, e Direttore Giuseppe Garibaldi” (238). Come il Decurionato di Vibonati, altri Decurionati al passaggio di Garibaldi dichiararono decaduta la dinastia borbonica, riconoscendo ancor prima che un plebiscito lo legittimasse, l’annessione immediata al Piemonte e proclamarono l’Unità d’Italia sotto la corona Sabauda.”. Del Duca, a p. 175, nella nota (238) postillava: “(237) F. Policicchio, Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro, in Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno’, cit. pagg. 290-291.”. Il testo di Anna Sole (….), riporta un documento del De Dominicis tratto dall’Archivio Privato Magnoni. Invece, riguardo queste notizie il Del Duca si è riferito a Ferruccio Policicchio (….) ed al suo “Vibonati nel secolo Decimonono”, vol. II, dove, a pp. 380-381, in proposito scriveva: “Durante la prodigiosa ascesa con gli avvenimenti che portarono Garibaldi e i Mille a liberare la Sicilia e Napoli, Vibonati ebbe ad ospitare il Generale nella notte tra il 3 e il 4 settembre 1860, in casa Del Vecchio (18), oggi De Nicolellis, dove il letto conservato ancora come allora e una lapide marmorea con epigrafe ne ricordano l’evento. Il Decurionato certificò il suo passaggio così verbalizzando: “(….) Visto lo stato di oppressione sia morale, che materiale patito dalle popolazioni del Continente, e specialmente dei cittadini di questo Comune. Visto che..etc…Essendo pure questo Popolo ispirato fiduciosamente nella perona di Garibaldi nella fausta notte ch’ebbe l’onore accoglierlo nelle sue mura. Unanimamente, liberamente, etc..(19).”.”. Policicchio, a p. 381, nella nta (18) postillava: “(18) La casa e stata da poco (1841) ristrutturata.”. Policicchio, . 381, nel nota (19 potillava: “(19) ACV, B.3 F.1, Delibera Decurionale del 4 settembre 1860 inoltrata al’istituito Governo Pro-dittatoriale dell Provincia di Sala. Giuseppe Giffoni Barone (Sindaco), Carmine Giffoni, Francesco Colimodio, Raffaele Colimodio, Vincenzo Pugliese Lacorte, Francesco Pugliesi, Domenico Giffoni, Tommaso Curzio, Fabrizio Pifano, Giuseppe Pugliesi, Nicola del Vecchio (Decurioni).”. Dunque, in primo luogo, il documento, di cui il Policicchio pubblica il testo scritto, è il Verbale della seduta Decurionale del Comune di Vibonati, del 4 settembre 1860 che venne trasmessa al Governatore Pro-Dittatore del Distretto di Sala Consilina, Giovanni Matina ed al suo Segretario Alfieri D’Evandro. Policicchio scrive che il documento si trova conservato presso l’Archivio Comunale di Vibonati (ACV).  La notizia è interessante e secondo Policicchio confermerebbe una serie di notizie sull’ospitalità data a Garibaldi dai Vibonatesi tra la notte del 3 al 4 settembre 1860. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a pp. 290-291, in proposito scriveva che: “Le Camicie Rosse da Vibonati partirono all’alba di martedì 4 settembre e, lo stesso giorno, l’asemblea Decurionale testualmente deliberò: “Visto lo stato di oppressione sia morale etc…(46).”. Il testo della Delibera pubblicato dal Policicchio è lo stesso pubblicato dal Del Duca. Dunque, Policicchio afferma che l’Assemblea del Decurionato di Vibonati, del 4 settembre 1860, deliberava il passaggio di Garibaldi. Policicchio, a p. 291, nella nota (46) postillava: “(46) Archivio Comunale di Vibonati, b. 3, f. 1. Anche F. Policicchio, Vibonati nel secolo Decimonono, cit., pag. 386.”. Dunque, Policicchio afferma esserci presso l’Archivio Comunale di Vibonati, la busta n° 3, foglio 1 che contiene il testo del Vebale della Seduta storica. Ferruccio Policicchio (…), nel suo “Vibonati nel secolo Decimonono”, nel vol. II, a p. 385 ci parla della Delibera Decurionale: “(28) ACV, B,3, F.1, Delibera del 22 ottobre 1860”, dove si parla del “sul conto del Magistrato locale, il Durionato espose: (….) il Giudice D. Francesco Saverio Chiazza, preposto al governo ed all’amministrazione della giustizia in questo Circondario, quando il dispotismo Borbonico era tuttavia al suo apogeo, manifestò chiara la sua opinione politica etc…”, e a p. 386, nella nota (26) postillava di un’altra delibera: “(26) ACV B.3 F.2. Delibera del 20 agosto 1872.”. Policicchio, a p. 384, nella nota (27) postillava: “(27) La somma veniva provata dalla seguente inconfutabile missiva inviata al Sincaco: “Salerno 22 novembre 1860 n. 75 = Governo del Principato Citeriore = Signore, con il suo rapporto del 15 volgente mese mi sono pervenute le contabilità, per la diaria somministrata a varie colonne dell’esercito meridionale Italiano del prode Dittatore Garibaldi, nell’ammontare di Dt. 487:80; e nell’atto che approvo detta cifra di esito, le fo conoscere che in giornata vado a provocare la rivaluta a codesta cassa dal ramo della guerra = Pel Governatore Il Segretario Calende.”. In questo documento non si parla di diaria per Garibaldi ma si parla delle truppe garibaldine passate a Vibonati con Rustow. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a pp. 174-175, in proposito scriveva che: “All’alba del 4 settembre Garibaldi e le Camicie Rosse lasciarono Vibonati mentre l’Assemblea Decurionale deliberava: “Visto lo stato di oppressione sia morale, che materiale patito dalle popolazioni del continente, e specialmente dei cittadini di questo Comune. Visto che nella forma Costituzionale sotto la dinastia dei Borbone, non vi è sicurezza presente né guarentigia avvenire. Visto che per costituirsi effettivamente, e duraturamente la Nazionalità Italiana è necessaria fondersi in un Popolo solo. Visto la gloria Civile, Militare del magnanimo Vittorio Emmanuele, ed il progresso delle istituzioni del Piemonte avveratosi nell’ultimo decennio. Viste le glorie militari, ed i sacrifici del prode, e generoso Giuseppe Garibaldi. Essendo pure questo Popolo ispirato fiduciosamente nella persona di Garibaldi nella fausta notte ch’ebbe l’onore accoglierlo nelle sue mura. Unanimemente, liberamente, e ponderatamente rendendosi interprete dei cittadini che rappresenta fa solenne atto di adesione al Governo unitario Nazionale acclamando Re Vittorio Emmanuele di Savoia, e Dittatore Giuseppe Garibaldi”(238). Come il Decurionato di Vibonati, altri Decurionati al passaggio di Garibaldi dichiararono decaduta la dinastia borbonica, riconoscendo ancor prima che un plebiscito lo legittimasse, l’annessione immediata al Piemonte e proclamarono l’Unità d’Italia sotto la corona sabauda.”. Del Duca, a p. 175, nella nota (238) postillava: “(238) F. Policicchio, Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro, in ‘Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno’, cit., pagg. 290-291.”.  Riguardo gli Atti di adesione dei consigli Decurionali dei Municipi della zona ed in particolare del Municipio di Vibonati ha scritto Felice Fusco (…), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri”, a p. 155, in proposito scriveva che: “A Buonabitacolo “il colegio decurionale” etc….; e a Vibonati: “Unanimemente, liberamente, e ponderatamente rendendosi interprete dei cittadini che rappresenta fa solenne atto di adesione al governo unitario nazionale etc…”(105). A Montesano, …a Torre Orsaia (grande l’entusiasmo per Garibaldi “per averli liberati dal più cieco dispotismo”), a Sapri (l’adesione fu festeggiata con tre giornate di festa)(106). Gli atti di adesione al nuovo governo etc…”. Fusco, a p. 358, nella nota (105) postillava: “(105) ACV (= Archivio Comunale di Vibonati), b. 3, f. 1; F. Policicchio, Le Camicie Rosse, cit., p. 291.”. Fusco, a p. 359, nella nota (106) postillava: “(106) ASS, Gab. di Prefettura, b. 1, f. 5; AA.VV., Garibaldi e garibaldini ecc.., cit., p. 22. Etc…”.

(Fig. n….) – Portale marmoreo della famiglia Peluso a Vibonati – oggi distrutto – foto Attanasio 1970

Nella notte del 3 al 4 settembre 1860, Garibaldi a Vibonati fu ospitato e pernottò in casa del patriota e liberale NICOLA DEL VECCHIO ?

(Fig. n….) – Palazzo De Nicolellis (ex Del Vecchio), a Vibonati e, la camera da letto dove pare avesse pernottato Garibaldi nella notte tra il 3 ed il 4 settembre 1860 – foto tratta dal testo di Policicchio

Alcuni storici coevi hanno scritto che Garibaldi, lasciato Sapri, prima di arrivare al Fortino del Cervaro si sia diretto da Sapri, prima a Villammare e poi a Vibonati, dove, pare che, nella notte tra il 3 settembre 1860 ed il 4 settembre, abbia pernottato, ospitato a casa della famiglia Del Vecchio. Nel 1998, sulla scorta dell’Infante (….) riportavo la stessa sua notizia del pernottamento di Garibaldi a Vibonati. In questo mio saggio vorrei approfondire la notizia del pernottamento di Garibaldi a Vibonati, ed in particolare alla notizia che, secondo il Pesce ed il Mazziotti egli pernottò nella casa del patriota liberale Del Vecchio. Anche io, nel 1998, in occasione della redazione dell’“Analisi: Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma e su incarico del Comune di Sapri che redissi per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.), in proposito così scrivevo che: Garibaldi, ordinò alla brigata Milano di portarsi a Vibonati e successivamente di proseguire a Padula, e la sera del 3 settembre 1860, partì per Vibonati, ove fu ospitato dalla famiglia Del Vecchio. (172) e di lì proseguirà per il Vallo di Diano verso Napoli capitale ripercorrendo dopo tre anni lo stesso itinerario percorso dallo sfortunato Pisacane.”. Nella mia nota (172) postillavo che: (172) Infante A., Garibaldi nel Cilento, Torchiara, 1984, pp. 57, 58.”. Scrivevo, sulla scorta di Infante (….) che, in seguito alla partenza di Rustow e di alcune sue Brigate, la sera del 3 settembre 1860, Garibaldi,  partì per Vibonati, ove fu ospitato dalla famiglia Del Vecchio.”. Infatti, Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 58, in proposito scriveva che: “Intanto Garibaldi la sera del giorno 3 settembre partì per Vibonati, ove fu ospitato dalla famiglia Del Vecchio, e ove gli furono presentati da Michele Magnoni il De Dominicis e Gennaro Pagano.”. Da Wikipedia leggiamo che “Vibonati è stato al centro dei sanguinosi moti cilentani del 1848 e, il 3 settembre 1860, ha ospitato Giuseppe Garibaldi, come ricorda una lapide posta sulla facciata del palazzo De Nicolelis.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, a p. 132, in proposito scriveva che: Il mio compianto amico Pietro Paolo Perazzi da Torraca, in una lettera, che purtroppo ora non ritrovo,  ma di cui conservo ancora qualche appunto, mi raccontava lo sbarco del dittatore il quale in effetti verso sera andò a cavallo da Sapri a Vibonati, ove pernottò a casa Del Vecchio.”. Dunque, Mazziotti riportò la notizia del pernottamento di Garibaldi a Vibonati sulla scorta di una lettera scrittagli da Pier Paolo Perazzi di Torraca, che all’epoca era Sindaco di Torraca. Il Mazziotti scriveva anche sulla scorta del Pesce (….). L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a p. 29, in proposito scriveva che: “….; nell’ampia e arenosa spiaggia di Sapri, dove, nel giorno innanzi, erano approdate, provenienti da Paola, su 5 vapori, la Divisione Rustow e le Brigate Milano e Spinazzi della Divisione Turr; queste proseguirono tosto all’avanguardia dell’esercito meridionale per Casalbuono e Sala per tagliare la via alla Brigata Borbonica del Caldarelli; etc…”. Pesce, proseguendo il suo racconto scriveva che: “….rimase a Sapri con la sua Divisione il Colonnello Polacco Rustow, il quale scrisse pure le memorie di quella campagna col titolo: ‘La guerra Italiana del 1860’. Garibaldi si fermò in Sapri poche ore in casa del Barone Gallotti, dove volle pranzare assai frugalmente, e quindi, montato un cavallo morello, e seguito pure dal Generale Tur, che aveva incontrato colà, partì per Vibonati, dove passò la notte in casa della patriottica famiglia Del Vecchio. Lungo quella via – dove Garibaldi rimase ammirato dei maestosi ulivi, che trovò etc…”. Dunque, il Pesce scrisse queste notizie anche sulla scorta del testo del colonnello Rustow. Devo però precisare a riguardo che Pesce scrivendo: “….e seguito pure dal Generale Tur, che aveva incontrato colà, partì per Vibonati, etc…”, sbagliava in quanto sappiamo che Turr non era più a Sapri e quindi non poteva seguire Garibaldi a Vibonati. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a p. 285, in proposito scriveva che: “Così avvenne, pernottò a Vibonati mentre Turr lo attese al Fortino (35). Per disporre la brigata Milano non fu necessario molto tempo, da Sapri si iniziò a marciare alle 17, appena giunto Garibaldi il quale si pose alla testa della Colonna.”. Dunque, Policicchio scriveva che “Così avvenne” cioè avvenne perchè era stato scritto nel dispaccio al Turr. Dunque, come ho già scritto, la notizia del pernottamento di Garibaldi a Vibonati e non a Sapri, potrebbe essere avvalorata da un testimone d’eccezione, il colonnello polacco Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….). Rustow incontrò Garibaldi sulla spiaggia di Sapri e ricevé l’ordine di organizzare le sue truppe, quelle affidategli da Turr che nel frattempo era partito da Sapri per andare a perlustrare la zona di Lagonegro. Nel 1861, Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, a p. 19, riferendosi al colloquio che egli ebbe con il generale Garibaldi sulla spiaggia di Sapri, intorno alle ore 16,30, in proposito scriveva che: ” – Fate disporre la brigata Milano per la marcia ed avvertitemi quando sarà pronta. Io stesso sarò con voi.”. Dunque, Rustow scriveva che Garibaldi gli ordinò di ordinare le sue truppe per mettersi in marcia per recarsi al Fortino, partire da Sapri con le truppe pronte per marciare verso il Fortino. Rustow testimonia del passaggio di Garibaldi e delle sue truppe a Vibonati ma non dice nulla sul pernottamento di Garibaldi in casa Del Vecchio. Dunque, la notizia del pernottamento in casa Del Vecchio proviene esclusivamente dal Pesce, ed in seguito ripetuta dal Mazziotti che cita una lettera dell’amico di Torraca Perazzi. Perazzi apparteneva ad una famiglia di attendibili. Inoltre, come ho già scritto nel precedente saggio, Rustow, nell’altra versione della sua traduzione è molto diversa da quella di Eliseo Porro. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Egli, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 456, dal Diario di Bertani, in proposito scriveva che: Là sulla spiaggia, accampati in buon ordine, i volontari della legione acclamano Garibaldi e son raggianti. Egli li carezza con gli occhi e li anima colla parola. Sappiamo che gli altri corpi a marcia forzata corrono verso di noi. Martedì 4 settembre all’alba. Garibaldi a cavallo; noi seguiamo per una stretta vallata, i volontari camminano in buon ordine facendo echeggiare la montagna degli evviva al loro duce e dei loro canti. In quelle valli echeggiarono tre anni fa i colpi di fucile che disperdevano l’eroico drappello guidato da Pisacane. Si arriva ad un piccolo gruppo di case chiamato Fortino, sulla strada che da Lagonegro per Casalnuovo mette a Sala.”. Dunque, come nell’altro testo “Ire d’oltretomba”, il Bertani annotò che egli e Garibaldi partirono il 4 settembre da Sapri e si recarono direttamente al Fortino. Il Bertani, che accompagnava Cosenz e Garibaldi non parla affatto di Vibonati. Invece, il colonello Rustow, nella traduzione di Porro è di tutt’altro avviso. Eliseo Porro (….), nella sua traduzione del testo russo di Rustow “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, scaricabile da Google libri; egli a p. 19, in proposito scriveva che: “Discendemmo alla marina di Vibonate per un sentiero orribile, tutto ingombro di sozzure, compiendo una marcia in confronto alla quale è un nonnulla quella descritta dai filologi nela Anabasi di Senofonte. Alla marina, la colonna fu soffermata onde si potesse raccogliere.”. Dunque, questo è il racconto di Rustow che da Sapri portava la colonna sua di garibaldini verso Vibonati su ordine di Garibaldi che si trovava a Sapri e solo dopo si partirà da Sapri con la sua comitiva insieme a Bertani e Cosenz. Rustow però fa un racconto strano perchè scrive che da Sapri,  “Discendemmo alla marina di Vibonate per un sentiero orribile etc…” e poi aggiunge: “Alla marina”, presumo di Vibonati, la colonna fu fermata “per raccoglierla” per poi risalire al paese di Vibonati. Ma mi chiedo perchè Rustow dice che da Sapri scese alla marina di Vibonati visto che la strada per Vibonati, passando per l’Oliveto del nostro attuale Cimitero è pianeggiante ?. Rustow è l’unico testimone che scriveva che Garibaldi arrivò da lì a poco e si ricongiunse con Rustow e Gandini per salire a Vibonati paese. Rustow (nel Porro), a p. 19, aggiungeva che: “Giunse infrattanto Garibaldi accompagnato dal futuro ministro della guerra di Napoli, e da alcuni ufficiali, e si mise esso stesso in testa alla colonna”. Rustow scriveva che Garibaldi ed il generale Enrico Cosenz, giunse alla marina di Vibonati, cioè a Villammare, dove Rustow aveva riunito le truppe, forse anche la brigata Puppi, oltre alla Milano e Parma. Rustow, a p. 19 scrive ancora che: “Salimmo per una buona strada il Vallone del Molinello e ci arrampicammo poi sull’altura dove è posta la sparpagliata città di Vibonate, che un tempo si stendeva fino alla baia di Sapri.”.  Dunque, secondo Rustow, Garibaldi, Cosenz ed egli stesso insieme alle truppe salirono a Vibonati paese. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: Il Turr imbarcò tutti il 1° settembre e sbarcò a Sapri alle 9 del mattino seguente. Alle cinque del pomeriggio ripartiva da Sapri per via di terra e poco prima del mezzogiorno del 4 settembre era al Fortino dopo aver bivaccato la prima notte a Vibonati ed aver costeggiato poi le falde del monte Cocuzzo. La Brigata “Bologna” ed il resto della “Parma” seguirono di lì a qualche giorno e il Rustow dice che quand’egli coi suoi, dopo il Fortino, s’avviò per la consolare etc…”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 112 e ssg., in proposito scriveva che: IV. Sull’imbrunire del giorno 3 Garibaldi montò a cavallo e partì per Vibonati (9), dove ospite l’intera notte della famiglia Del Vecchio. Lì Michele Magnoni, ottenutane licenza, gli presentò i signori De Dominicis e Gennaro Pagano, cui fu dallo stesso comunicato l’ordine dell’ulteriore movimento. Il generale Gandini, comandante della brigata Milano composta di novecento uomini, giunse anch’egli a Vibonati, ma il giorno seguente, volendo spingersi più avanti, ripartì per il passo di Monte Cucuzzo e Casalbuono. Il mattino del giorno 4 settembre (era di martedì), il piccolo seguito del Generale, etc…”. De Crescenzo, a p. 112, nella nota (9) postillava che: “(9) Il Treveljan riferisce invece che il Dittatore sbarcò sulla spiaggia di Sapri e vi passò la notte in una capanna di legno.”. E’ interessante la nota del De Crescenzo che fa notare che lo storico Treveljan non sosteneva la tesi del pernottamento di Garibaldi a Vibonati ma bensì a Sapri. Dunque, la versione dello storico Treveljan è differente da alcuni storici locali. Treveljan non scrive nulla del passaggio e del pernottamento a Vibonati ma scrive chiaramente che Garibaldi pernottò a Sapri e che solo il giorno dopo, il 4 settembre, Garibaldi si portò verso Lagonegro per andare al Fortino. Probabilmente Garibaldi raggiunse Rustow a Vibonati al mattino seguente dopo aver pernottato a Sapri. Della versione di Treveljan ho già parlato nel precedente saggio. Il sac. don Giuseppe Cataldo (….), nel suo “Notizie storiche su Policastro Bussentino etc…”, testo dattiloscritto ed impaginato nel “Seminario Vescovile”, nel 1973, a pp. -76-77, in proposito scriveva che: Il 2 settembre erano approdate a Sapri, provenienti da Paola, su 5 vapori, la divisione Rustow e le Brigate Milano e Spinazzi della divisione Tur per inseguire ed ostacolare, per via di terra, la Brigata borbonica del Cardarelli. Dopo una breve sosta in casa del Barone Gallotti, Garibaldi proseguì per Vibonati, dove pernottò in casa della famiglia Del Vecchio. Etc…”. Angelo Guzzo (….), nel suo “Il Golfo di Policastro etc…”, parlando di Sapri, a p. 189, in proposito scriveva che: Sull’imbrunire del giorno 3 l’eroe montò a cavallo e partì alla volta di Vibonati dove fu ospite, per l’intera notte, della famiglia De Nicolellis (31).”. Guzzo, a p. 186, nella nota (31) postillava: “(31) G. De Crescenzo, L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane, Salerno, 1960, pagg. 110-111.”. Dunque, il Guzzo ci parla della famiglia De Nicolellis e postilla di Gennaro De Crescenzo. Ma, Gennaro De Crescenzo non parla della famiglia De Nicolellis ma anch’egli ci dice della famiglia Del Vecchio. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p. 146, in proposito scriveva che: “….Garibaldi…trascorse la serata e la notte a Vibonati presso la famiglia Del Vecchio (60).”. Fusco, sulla famiglia Del Vecchio, a p. 352, nella nota (60) postillava: “(60) Cfr. il telegramma di condoglianze inviato a Caprera da un comitato vibonatese nel 1882, in occasione della morte del generale (La Gazzetta del Circondario di Sala C.na, n. 37, 12 giugno 1882; P. Russo, Un brandello ecc…, cit., p. 29, n. 59). Ferruccio Policicchio (Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro, in AA.VV., Garibaldi e garibaldini ecc…, p. 285 sg) scrive che in casa di Nicola Del Vecchio, marito di Antonia Gallotti, Garibaldi incontrò tra altri il giudice regio Francesco Saverio Cajazzo, il sindaco Giuseppe Giffoni e il capitano della Guardia Nazionale Vincenzo Pugliese.”. Dunque, Nicola Del Vecchio era il marito di Antonia Gallotti. Felice Fusco, a suffragio della notizia che Garibaldi si fosse fermato a Vibonati, dove pernottò a casa della famiglia Del Vecchio riporta il “Telegramma di condoglianze inviato a Caprera da un Comitato di cittadini di Vibonati”, in occasione della morte del generale. Garibaldi morì a Caprera il 2 giugno 1882. Il telegramma pubblicato sulla Gazzetta del Circondario di Sala Consilina, n. 37, del 12 giugno 1882. Sulla famiglia Del Vecchio di Vibonati, Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p. 145, in proposito scriveva che: “I primi decreti del governo provvisorio furono emanati subito, nei primi giorni di settembre: nomina dei commissari organizzatori dei singoli circondari (per quelli di Sanza, Padula, Sapri e Vibonati fu nominato Vincenzo Del Vecchio (48) e capoluoghi di distretto (per Sala etc…”. Fusco, a p. 351, nella nota (48) postillava: “(48) Per questione di omonimia non si sa se sia l’ex decurione salese (cfr. n. 46) o, più probabilmente, il possidente vibonatese che ospitò Garibaldi tra il 3 e il 4 settembre.”. Sulla visita alla famiglia Del Vecchio, però, alcuni vogliono che Garibaldi si sia recato a far visita alla famiglia De Nicolellis. A Vibonati vi è anche una lapide in ricordo dello storico evento. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro”, ed. Gutemberg, a p. 136, in proposito scriveva che: “Avvenne ciò che Garibaldi preannunciò: passò la notte a Vibonati e s’incontrò con Turr al Fortino….A Vibonati fu ospite di Nicola del Vecchio, (1801-1873) membro della famiglia più liberale del paese, etc…”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Vibonati nel secolo Decimonono”, vol. II, a pp. 380-381, in proposito scriveva che: “Durante la prodigiosa ascesa con gli avvenimenti che portarono Garibaldi e i Mille a liberare la Sicilia e Napoli, Vibonati ebbe ad ospitare il Generale nella notte tra il 3 e il 4 settembre 1860, in casa Del Vecchio (18), oggi De Nicolellis, dove il letto conservato ancora come allora e una lapide marmorea con epigrafe ne ricordano l’evento. Il Decurionato certificò il suo passaggio così verbalizzando: (….) Visto lo stato di oppressione sia morale, che materiale patito dalle popolazioni del Continente, e specialmente dei cittadini di questo Comune. Etc…”. Policicchio, a p. 381, nella nota (18) postillava: “(18) La casa era stata da poco (1841) ristrutturata.”. Policicchio, a p. 393 pubblicò la foto della stanza e del letto su cui dormì Garibaldi nel Palazzo dell’ex famiglia Del Vecchio, oggi De Nicolellis. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a pp. 285-286, in proposito scriveva che: “A Vibonati Garibaldi fu ospite di Nicola del Vecchio, marito di Antonia Gallotti, e, secondo alcuni, incontrò Teodosio de Dominicis. Di sicuro al suo cospetto ebbe il Regio Giudice Francesco Saverio Cajazzo, preparatore dell’insurrezione nel Golfo, cui rivolse queste parole: “vi ringrazio a nome del popolo, la Patria vi sarà riconoscente”(36).”. Policicchio, a p. 286, nella nota (36) postillava: “(36) Archivio Comunale di Torraca, verbale Decurionale del 14.10.1860”. Policicchio, a p. 286, riportando il testo, in proposito scriveva: “Alle 5 di mattina del giorno 4 – proseguiamo con Rustow – ripresimo etc…”. Si tratta del testo che Policicchio indica a p. 286, nella nota (38) dove postillava: “(38) E. Porro, La brigata Milano cit., pp. 20-3”. Dunque, Policicchio scriveva che Garibaldi, a Vibonati incontrò, scrive lui, “sicuramente”“….il Regio Giudice Francesco Saverio Cajazzo, preparatore dell’insurrezione nel Golfo, cui rivolse queste parole: “vi ringrazio a nome del popolo, la Patria vi sarà riconoscente”(36).”. La notizia del passaggio di Garibaldi è attestato dal Verbale del Decurionato del 14 ottobre 1860. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a p. 290, in proposito scriveva che: “Dopo il passaggio di Garibaldi alcuni Decurionati cominciarono a dichiarare decaduta la dinastia Borbone e, ancor prima del Plebiscito, riconoscendo l’annessione immediata e incondizionata, proclamarono l’Unità facendo trasparire dalle deliberazioni l’entusiasmo del tempo. Le Camicie Rosse da Vibonati partirono all’alba di martedì 4 settembre e, lo stesso giorno, l’assemblea Decurionale testualmente deliberò: “Visto lo stato di oppressione sia morale partito dalle popolazioni del Continente….Essendo pure questo popolo ispirato fiduciosamente nella persona di Garibaldi nella fausta notte ch’ebbe l’onore accoglierlo nelle sue mura. Uninamente, liberamente, etc…(46).”.”. Policicchio, a p. 291, nella nota (46) postillava: “(46) Archivio Comunale di Vibonati, b. 3, f. 1. Anche F. Policicchio, Vibonati nel secolo Decimonono, cit., p. 386.”. Infatti, Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Vibonati nel secolo Decimonono”, vol. II, a p. 381, in proposito scriveva che: “Il Decurionato certificò il suo passaggio così verbalizzando: (….) Visto che nella forma Costituzionale etc…” (19).”. Policicchio, a p. 381, nella nota (19) postillava: “(19) ACV, B.3 F.1, Delibera Decurionale del 4 settembre 1860 inoltrata all’istituto Governo Pro-dittatoriale della Provincia di Sala. Giuseppe Giffoni Barone (Sindaco), Carmine Giffoni, Francesco Colimodio, Raffaele Colimodio, Vincenzo Pugliese Lacorte, Francesco Pugliesi, Domenico Giffoni, Tommaso Curzio, Fabrizio Pifano, Giuseppe Pugliesi, Nicola del Vecchio (Decurioni).”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro”, ed. Gutemberg, a p. 136, in proposito scriveva che: “A Vibonati Garibaldi fu ospite di Nicola del Vecchio, (1801-1873) etc…. Alfredo Schettini (….), nel suo “Trecchina nel presente e nel passato – 1936”, del 1947, Tip. Ferrari, Alessandria, a pp. 69-70, in proposito scriveva che: Garibaldi è ospite della famiglia Gallotti in Sapri e poscia della famiglia Del Vecchio a Vibonati. Etc..”. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a pp. 195-196, in proposito scriveva: “A Sapri, Garibaldi e Bertani trovarono i circa 1600 patrioti sbarcatevi il giorno precedente, a una parte dei quali, precisamente ai 900-1000 uomini della brigata Milano, fu ordinato di mettersi in marcia, intorno alle 17:00 sotto il comando del colonnello Guglielmo Rustow. Il Generale ed il suo ristretto seguito li raggiunsero lungo la via per Vibonati, centro nel quale pernottarono e da dove ripartirono alle 5:00 del mattino successivo (20).”. Moliterni, a p. 196, nella nota (20) postillava: “(20) Cfr. F. Policicchio, Le Camicie rosse nel golfo di Policastro, Fisciano, 2011, pp. 134-137.”. Dunque, Moliterni rifacendosi a Policicchio, scriveva la notizia del pernottamento di Garibaldi a Vibonati. Giorgio Mallamaci (…), nel suo “Torraca – Storia di un borgo del Cilento”, parlando della “I moti del 1928 e del 1848” continuando a parlare di Torraca, a pp. 96-97 e ssg., nel capitolo “Torraca, 29 giugno 1857”, in proposito scriveva che: “Il 3 settembre, il generale Giuseppe Garibaldi dopo essere sbarcato a Sapri, si diresse verso Vibonati, ospite di Nicola Del Vecchi, da qui il giorno dopo si recò al Fortino, facendo lo stesso percorso che aveva compiuto nel ’57 il Pisacane (attraversando quindi in parte, anche il territorio del comune di Torraca), dove incontrò Nicola Mignogna, Giacinto Albini, il futuro prodittatore della Basilicata e Pietro Lacava, artefici della liberazione di Potenza avvenuta il 18 agosto.”. Nel 2010, Riccardo Finelli (….), nel 2010, nel suo “150 anni dopo – ai quaranta allora sulle tracce di Garibaldi”, a pp. 154-155, in proposito scriveva: Giusto il tempo di scendere dalla scialuppa e poi scappò subito verso l’interno, a Vibonati, dove dormì la sera del 3 settembre. Quindi anche tu punti verso Vibonati, distante appena otto chilometri. Le stradicciole di Vibonati sono talmente strette che anche con lo scooter ti tocca far manovra per poterti girare agli incroci. Ti arrampichi come puoi fino al budello su cui si affaccia palazzo De Nicolellis, il domicilio garibaldino del paese. Ne ammiri la facciata gentilizia mentre l’aria immobile di questo mezzogiorno assolato s’impregna di borotalco e soffritto. Dai tinelli che danno sul vicoletto escono frammenti domestici di un’estrema provincia a tavola. riesci a sentire il biascicare delle mandibole, il rumore delle posate che graffiano i piatti e l’immancabile tv. Una campana batte la mezza. Il palazzo, al cui interno si dice vi sia ancora il letto originale su cui dormì Garibaldi, però è evidentemente sbarrato e sta imboccando la via dell’abbandono. L’unica traccia della passata grandezza, è la solita lapide a futura memoria. Che questa volta esagera così: “In questa casa il 3 settembre 1860 sostò pernottandovi Giuseppe Garibaldi il cui grido, consonante con i sentimenti delle genti, si fece destino nel perseguimento dell’unità d’Italia e della conquista delle libertà che di lui furono pensiero, tormento e vita. Il comune di Vibonati a memoria pose, 16/1/1983”. Ti passa sotto il naso una signora di certa età che annaspa lungo la salita trascinando due pesanti borse della spesa. Decidi di fare il bel gesto in cambio, speri, di qualche informazione. Mentre le trasporti il carico davanti la porticina a piano terra cinquanta metri più avanti, in effetti riesci a farti raccontare che da alcuni mesi è morta anche Rosa, l’ultima discendente diretta dei De Nicolellis, fino all’ultimo residente nel palazzo. Prima assieme alla sorella Giuseppina e negli ultimi anni da sola. Ti spiega che il palazzo è finito ad una pletora di eredi che, almeno fino adesso, non si sono fatti vedere e qualcuno mormora addirittura possa essere in vendita.. Il Fanelli cita la lapide che il Comune di Vibonati appose il 16 gennaio 1983 sulla facciata di casa De Nicolellis. La lapide marmorea ci dice che Garibaldi ivi sostò il 3 settembre 1860. Mi pare strano che si trattasse del 3 settembre e non della notte tra il 3 settembre ed il 4 settembre 1860. Anna Sole (….), nel suo saggio “I garibaldini salernitani”, “3.3 Magnoni”, in “Documenti e testimonianze, in Garibaldi, il mito e l’antimito”, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008, che, a p. 242, in proposito scriveva che: “Gran riposo in Capitello, 4 settembre 1860. Ordine del giorno del Comando del 1° Corpo d’insurrezione del distretto di Vallo” (Archivio privato Magnoni). Il Generale Comandante Teodosio de Dominiciis si rivolge ai soldati dicendo che quando è andato “a visitare l’illustre Eroe d’Italia in Vibonati” è stato il più bel giorno della sua vita ed elogiando “le qualità eroiche e generose dell’invitto Guerriero” che vanno al di là di quel che si dice di lui.”. Questo documento proviene dall’Archivio Magnoni. Dunque, secondo questo documento, in cui si scrive l’“Ordine del giorno del 1° Corpo d’insurrezione del distretto di Vallo”, datato 4 settembre 1860, da Capitello e conservato nell’Archivio privato Magnoni, il comandante del corpo, Teodosio De Dominiciis, si rivolge ai volontari cilentani della sua colonna e gli dice che quando lui è andato a visitare Garibaldi a Vibonati “…è stato il più bel giorno della sua vita”. Dunque, secondo questo documento il De Dominicis si era recato a Vibonati dove aveva incontrato Garibaldi. Inoltre, Sole, continuando il suo racconto, in proposito scriveva pure che: “Garibaldi, nel lasciare Vibonati, ha dato opportune disposizioni sulla condotta da seguire e il Comando in capo di tutte le forze insurrezionali sulla provincia, è stato preso dal Generale Cosenz mentre si attende in Sapri un terzo sbarco di Garibaldini. Il Ferrara conclude incitando i soldati e inneggiando a “Viva l’Italia, Viva Vittorio Emanuele, Viva Garibaldi”.”. Sole, aggiunge che secondo il documento, nell’adunata a Capitello, vi era anche Cristoforo Ferrara che,  conclude incitando i soldati e inneggiando a “Viva l’Italia, Viva Vittorio Emanuele, Viva Garibaldi”.”. Dunque, secondo questo documento il De Dominicis si era recato a Vibonati dove aveva incontrato Garibaldi. Inoltre, Sole, continuando il suo racconto, in proposito scriveva pure che: “Garibaldi, nel lasciare Vibonati, ha dato opportune disposizioni sulla condotta da seguire e il Comando in capo di tutte le forze insurrezionali sulla provincia, è stato preso dal Generale Cosenz mentre si attende in Sapri un terzo sbarco di Garibaldini. Il Ferrara conclude incitando i soldati e inneggiando a “Viva l’Italia, Viva Vittorio Emanuele, Viva Garibaldi”.”. Sole, aggiunge che secondo il documento, nell’adunata a Capitello, vi era anche Cristoforo Ferrara che,  conclude incitando i soldati e inneggiando a “Viva l’Italia, Viva Vittorio Emanuele, Viva Garibaldi”.”. Dunque, secondo questo documento conservato nell’APM, Anna Sole scriveva che Cristoforo Ferrara era presente all’adunata a Capitello di giorno 4 settembre 1860, insieme alla colonna del De Dominicis, il quale, sempre secondo questo documento era già stato a visitare Garibaldi a Vibonati. Anna Sole, sulla base del documento di cui pubblica il testo e conservato nell’Archivio privato Magnoni, scriveva che Garibaldi, prima di lasciare Vibonati lasciò agli insorti cilentani che vennero a visitarlo, Michele Magnoni, Teodosio de Dominicis, Gennaro Pagano e Pietro Giordano, disposizioni sulla “condotta da seguire”. Eugenia Granito (….), nel suo saggio “Garibaldi e Salerno – Documenti e testimonianze – Catalogo della Mostra documentaria – Archivio di Stato di Salerno, ottobre 2007 – giugno 2008”, a cura di Eugenia Granito, Cap. I°, di Eugenia Granito, in “Documenti e testimonianze, in Garibaldi, il mito e l’antimito”, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008, che, a p. 159, in proposito scriveva che: “La sua presenza infiammava gli animi ed incitava alla lotta: “Il Generale Dittatore Garibaldi è a tre miglia distante da noi” scrive Teodosio De Dominicis, comandante del 1° Corpo d’Insurrezione del Distretto di Vallo il 3 settembre 1860. “Egli è sbarcato con 1500 volontari in Sapri oggi stesso – si è abbivaccato in Vibonati con la sua eclettica schiera. Viva l’Eroe d’Italia – Soldati animo, i vostri voti sono raggiunti – la presenza dell’illustre Generale riempie i vuoti del nostro cuore, appaga ogni nostra speranza (15) (….).”. Granito, a p. 159, nella nota (15) postillava: (15) Archivio Privato Magnoni, ordine del giorno del Comando del 1° Corpo d’Insurrezione del Distretto di Vallo, datato Capitello, 3 settembre 1860.”. Dunque, la Granito, ci parla di un documento conservato presso l’Archivio Privato della famiglia Magnoni di Rutino. In questo documento, redatto da Teodosio De Dominicis a Capitello, datato 3 settembre 1860, per il “Comando del 1° Corpo d’Insurrezione del Distretto di Vallo”, con a capo il De Dominicis, ed il suo corpo di volontari ed insorti cilentani, che, parlando ai suoi volontari diceva dello sbarco di Garibaldi a Sapri con 1500 garibaldini. Dicea pure che Garibaldi “..si è abbivaccato in Vibonati con la sua eclettica schiera”. Eugenia Granito (…), a p. 159, continuando il suo racconto, in proposito scriveva che: “..”Il più bel giorno della mia vita – incalza l’indomani il De Dominicis – è stato questo d’oggi. Mi son recato a visitare l’illustre Eroe d’Italia in Vibonati. Il tenervi parola del Dittatore è impresa non per le mie forze. Il molto che annunziava il mondo intero con la stampa e col vivo della voce è niente al confronto della realtà. Le qualità eroiche e generose dell’invitto Guerriero sorpassano ogni detto (16).”.”. Granito, a p. 159, nella nota (16) postillava: (16) Archivio Privato Magnoni, (Ivi), ordine del giorno del Comando del 1° Corpo d’Insurrezione del Distretto di Vallo, datato Capitello, 4 settembre 1860.”. Granito, ci parla dell’altro documento datato giorno 4 settembre 1860 e sempre conservato presso l’APM. Il documento data 4 settembre 1860, redatto sempre a Capitello dal De Dominicis che dice che quel giorno, forse di buon mattino, il De Dominicis si era recato a Vibonati a visitare Garibaldi:  Mi son recato a visitare l’illustre Eroe d’Italia in Vibonati.”. Dunque, questi due documenti o rapporti del De Dominicis conservati presso l’APM, dimostrano che il 3 settembre 1860 il De Dominicis con il suo corpo d’Insurrezione armato era a Capitello e dimostra pure che il 4 settembre 1860, egli si era recato a Vibonati dove, Garibaldi, si era “abbivaccato”. Questi due documenti però dimostrano che Garibaldi si era fermato a Vibonati e non che vi avesse dormito, come vogliono alcuni. E’ molto probabile che Garibaldi, fosse arrivato a Vibonati dopo essere stato preceduto dalle sue truppe ivi portate da Rustow su suo ordine. Io credo che la notizia secondo cui Garibaldi, abbia riposato a Sapri per poi ripartire di mattino prestissimo passando per Vibonati e poi per Torraca, sia corretta. Non credo che Garibaldi abbia dormito a Vibonati. Sulla nomina dei “Commissari organizzatori dei singoli Circondari” ed in particolare di Vibonati e di Vincenzo Del Vecchio, ha scritto Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Documenti”, a pp. 15, in proposito scriveva che: “N° 16. Il Pro-Dittatore del Salernitano Cittadino Giovanni Matina. Visto il Decreto de’ 30 Agosto col quale si fissarono i Commissarii organizatori delle Giunte insurrezionali municipali, decretiamo quanto appresso: I Cittadini Antonio de Meo e Vincenzo del Vecchio sono nominati Commissarii Organizzatori dei circondarii di Padula, Montesano, Sanza e Vibonati. Essi avranno gli stessi poteri da’ nostri antecedenti Decreti Pro-Dittatoriali ai Commissarii Organizzatori concessi. Sala 4 Settembre 1860. Pel Dittatore Garibaldi – Il Pro-Dittatore – G. Matina. Il Segretario del Governo – Antonio Alfieri d’Evandro.”. Dunque, con questo Decreto del 4 Settembre 1860, promulgato a Sala Consilina dal Matina, Antonio de Meo e Vincenzo del Vecchio, cittadini, furono nominati Commissarii Organizzatori dei circondarii di Padula, Montesano, Sanza e Vibonati.”. Dunque, la nomina al cittadino Vincenzo del Vecchio avvenne dopo l’eventuale passaggio in Vibonati, del Fortino e di Casalnuovo. Questo Vincenzo del Vecchio è proprio colui di cui dubitava il Fusco. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a pp. XIX-XX, in proposito scriveva che: “L’esercito di passaggio trovò primo nel Vallo di Diano vettovaglie, trasporti ed alloggi comodi, ed in parte anche danaro. Fui in questo difficile compito giovato dallo spirito veramente patrio delle popolazioni e da una classe di Cittadini onorevolissimi che mi furon larghi del loro consiglio e del loro aiuto. Nè darò termine a questo breve cenno di me senza render pubbliche grazie ai Cittadini: Giuseppe de Petrinis, fratelli Pappafico, fratelli Bigotti, Michele Pandelli, Giuseppe Arcieri, fratelli del Vecchio, Giuseppe Rossi, P. Alfonso da Pescopagano, Giuseppe Guerdile di Sala, fratelli Santelmo, Filomeno Padula e Scolpini di Padula, fratelli de Honestis, Matina, Michele de Meo, Antonio Carrano, Giambattista Santoro e Michele Candia di Diano, fratelli Ferri, de Benedictis e Sabini di Sassano, Marone di S. Giacomo, Pagano e Matina di S. Rufo, Spinelli di S. Pietro, Galloppi e del Bagno di Polla, Mele e Costa di S. Arsenio, Caruso e Guerra di Auletta, Orazio Abbamonte di Salvitelle, Oro di Caggiano, Giuseppe Gifoni Barone di Vibonati, Socrate Falconi di Policastro, Luigi Barzelloni e Giuseppe Curcio di Sanza, Giuseppe Gagliardi, Volpe e Gerbasio di Montesano, Gallotti e Brandeleone e parecchi altri, che voglio mi perdonino se in mezzo alla folla delle rimembranze mi cade dimenticarli. Sappiamo però che il mio cuore palpita per essi e l’animo freme di dolce riconoscenza in ricordandogli; etc…”. Dunque, in questo passaggio il d’Evandro cita alcuni dei cittadini, all’epoca con una posizione più agiata, che, furono attivi collaboratori della sua Segreteria. D’Evandro cita, i “Cittadini onorevolissimi”: “…fratelli del Vecchio, …..Giuseppe Gifoni Barone di Vibonati, Socrate Falconi di Policastro, Gallotti e Brandeleone etc…”. Dunque, il d’Evandro cita anche il Gallotti ed i barone di Vibonati Giuseppe Giffoni. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 173, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: Poi incominciò a marciare da Sapri alle ore 17 ponendosi a capo della colonna, proseguendo per Vibonati….A Vibonati Garibaldi venne ospitato dal liberale Nicola Del Vecchio, incontrando il Regio Giudice di Vibonati Francesco Saverio Cajazzo, che aveva organizzato l’insurrezione nel Golfo, a cui rivolse parole di ringraziamento “a nome del popolo, la Patria vi sarà riconoscente”, e affidò il governo di Vibonati al Sindaco Giuseppe Giffoni, a Vincenzo Pugliese, capitano della Guardia Nazionale, e dello stesso Giudice Cajazzo, scelti per la loro fede patriottica (236). Nel suo soggiorno a Vibonati, prima di partire, Garibaldi incontrò anche il Generale Comandante del Primo Corpo d’insurrezione del distretto di Vallo Teodosio De Dominicis il quale, al suo ritorno, rivolgendosi ai suoi soldati disse che era andato “a visitare l’illustre Eroe d’Italia a Vibonati’, è stato il più bel giorno della sua vita ed elogiando le qualità eroiche e generose dell’invitto Guerriero che vanno al di là di quel che si dice di lui. Garibaldi, nel lasciare Vibonati, ha dato opportune disposizioni sulla condotta da seguire e il Comando in capo di tutte le forze insurrezionali nella provincia, è stato preso dal Generale Cosenza mentre si attende in Sapri un terzo imbarco di Garibaldini. Conclude incitando i soldati e inneggiando a Viva l’Italia, Viva Vittorio Emmanuele, Viva Garibaldi” (237).”. Del Duca, a p. 174, nella nota (237) postillava: “(237) A. Sole, Catalogo della Mostra documentaria ‘Garibaldi e Salerno. Documenti e testimonianze, in Garibaldi il mito e l’antimito, cit., pag. 242.”. Il testo di Anna Sole (….), riporta un documento del De Dominicis tratto dall’Archivio Privato Magnoni. Invece, riguardo queste notizie il Del Duca si è riferito a Ferruccio Policicchio (….) ed al suo “Vibonati nel secolo Decimonono”, vol. II, dove, a pp. 380-381, in proposito scriveva: “Durante la prodigiosa ascesa con gli avvenimenti che portarono Garibaldi e i Mille a liberare la Sicilia e Napoli, Vibonati ebbe ad ospitare il Generale nella notte tra il 3 e il 4 settembre 1860, in casa Del Vecchio (18), oggi De Nicolellis, dove il letto conservato ancora come allora e una lapide marmorea con epigrafe ne ricordano l’evento. Il Decurionato certificò il suo passaggio così verbalizzando: “(….) Visto lo stato di oppressione sia morale, che materiale patito dalle popolazioni del Continente, e specialmente dei cittadini di questo Comune. Visto che..etc…Essendo pure questo Popolo ispirato fiduciosamente nella persona di Garibaldi nella fausta notte ch’ebbe l’onore accoglierlo nelle sue mura. Unanimamente, liberamente, etc..(19).”.”. Policicchio, a p. 381, nella nta (18) postillava: “(18) La casa e stata da poco (1841) ristrutturata.”. Policicchio, . 381, nel nota (19 potillava: “(19) ACV, B.3 F.1, Delibera Decurionale del 4 settembre 1860 inoltrata al’istituito Governo Pro-dittatoriale dell Provincia di Sala. Giuseppe Giffoni Barone (Sindaco), Carmine Giffoni, Francesco Colimodio, Raffaele Colimodio, Vincenzo Pugliese Lacorte, Francesco Pugliesi, Domenico Giffoni, Tommaso Curzio, Fabrizio Pifano, Giuseppe Pugliesi, Nicola del Vecchio (Decurioni).”. Dunque, in primo luogo, il documento, di cui il Policicchio pubblica il testo scritto, è il Verbale della seduta Decurionale del Comune di Vibonati, del 4 settembre 1860 che venne trasmessa al Governatore Pro-Dittatore del Distretto di Sala Consilina, Giovanni Matina ed al suo Segretario Alfieri D’Evandro. Policicchio scrive che il documento si trova conservato presso l’Archivio Comunale di Vibonati (ACV), ma del documento non abbiamo potuto avere contezza. Ne tantomento questo importante documento è stato pubblicato dall’Alfieri D’Evandro. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 100, in proposito scriveva che: Si fermò per il pranzo in casa del barone Gallotti; poi si recò a Vibonati e passò la notte in casa della famiglia Del Vecchio. La mattina del 4 settembre, di buon’ora, riprese la marcia verso Torraca; attraversò i boschi del monte Salice e del monte Cocuzzo e giunse nelle prime ore del pomeriggio al Fortino di Lagonegro e si fermò proprio nella taverna nella quale nel 1857 Pisacane prese la decisione che doveva condurlo al vano combattimento sotto le mura della Certosa di S. Lorenzo di Padula e alla tragedia del 2 luglio 1857 a Sanza. La comitiva Garibaldina, a cui si era unito da Sapri anche il Turr, era preceduta dai volontari del Cilento e dai Garibaldini sbarcati a Sapri che fecero echeggiare le valli circostanti di canti patriottici e di grida: “Viva la libertà! Viva l’Unità d’Italia! Viva Garibaldi!”; erano uomini dei campi e delle botteghe, professionisti e impiegati che all’annunzio dell’arrivo del biondo Eroe avevano abbandonato il lavoro ed erano accorsi per unire fremiti di libertà a quelli degli artefici dell’unità d’Italia, per dividere con loro nel periglio i rischi e i sacrifici.”Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a pp. 174-175, in proposito scriveva che: “All’alba del 4 settembre Garibaldi e le Camicie Rosse lasciarono Vibonati mentre l’Assemblea Decurionale deliberava: “Visto lo stato di oppressione sia morale, che materiale patito dalle popolazioni del continente, e specialmente dei cittadini di questo Comune. Visto che nella forma Costituzionale sotto la dinastia dei Borbone, non vi è sicurezza presente né guarentigia avvenire. Visto che per costituirsi effettivamente, e duraturamente la Nazionalità Italiana è necessaria fondersi in un Popolo solo. Visto la gloria Civile, Militare del magnanimo Vittorio Emmanuele, ed il progresso delle istituzioni del Piemonte avveratosi nell’ultimo decennio. Viste le glorie militari, ed i sacrifici del prode, e generoso Giuseppe Garibaldi. Essendo pure questo Popolo ispirato fiduciosamente nella persona di Garibaldi nella fausta notte ch’ebbe l’onore accoglierlo nelle sue mura. Unanimemente, liberamente, e ponderatamente rendendosi interprete dei cittadini che rappresenta fa solenne atto di adesione al Governo unitario Nazionale acclamando Re Vittorio Emmanuele di Savoia, e Dittatore Giuseppe Garibaldi”(238). Come il Decurionato di Vibonati, altri Decurionati al passaggio di Garibaldi dichiararono decaduta la dinastia borbonica, riconoscendo ancor prima che un plebiscito lo legittimasse, l’annessione immediata al Piemonte e proclamarono l’Unità d’Italia sotto la corona sabauda.”. Del Duca, a p. 175, nella nota (238) postillava: “(238) F. Policicchio, Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro, in ‘Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno’, cit., pagg. 290-291.”.

(Fig. n….) – Costume di Vibonati tratto dal testo di Pietro Ebner, Chiese baroni e popolo nel Cilento, ed. …..

Nel 1860, VINCENZO DEL VECCHIO, Commissario Organizzatore del circondario di Vibonati nominato dal Governo Pro-Dittatoriale di Sala

Sulla famiglia Del Vecchio di Vibonati, Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p. 145, riferendosi al passaggio di Garibaldi, in proposito scriveva che: “I primi decreti del governo provvisorio furono emanati subito, nei primi giorni di settembre: nomina dei commissari organizzatori dei singoli circondari (per quelli di Sanza, Padula, Sapri e Vibonati fu nominato Vincenzo Del Vecchio (48) e capoluoghi di distretto (per Sala etc…”. Fusco, a p. 351, nella nota (48) postillava: “(48) Per questione di omonimia non si sa se sia l’ex decurione salese (cfr. n. 46) o, più probabilmente, il possidente vibonatese che ospitò Garibaldi tra il 3 e il 4 settembre.”. Felice Fusco (….), nel suo “Sanza linee di una storia dalle origini etc…”, a pp. 285-286, in proposito scriveva che: Nei primi giorni di settembre il governo provvisorio emise i primi decreti: nomina dei commissari organizzatori nei singoli Circondari (per quelli di Sanza, Padula, Sapri e Vibonati fu nominato VINCENZO DEL VECCHIO (311) e nei capoluoghi di Distretto; disarmo di quanti non aderivano al nuovo governo etc…”. Fusco, a p. 349, nella nota (311) postillava: “(311) Uno dei decurioni salesi (D. Ottati, Dal feudo alla libertà, Firenze, Pananti, 1966, p. 129; P. Russo, Un brandello, etc…cit., p. 20, n. 34; p. 25, n. 48).”. Sempre il Fusco, a p. 349, nella nota (314) postillava che: “(314) Del Vecchio erano imparentati coi Gallotti: Nicola Del Vecchio (1801-73), che ospitò Garibaldi, aveva sposato Antonia Gallotti.”. Sulla nomina dei “Commissari organizzatori dei singoli Circondari” ed in particolare di Vibonati e di Vincenzo Del Vecchio, ha scritto Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Documenti”, a pp. 15, in proposito scriveva che: “N° 16. Il Pro-Dittatore del Salernitano Cittadino Giovanni Matina. Visto il Decreto de’ 30 Agosto col quale si fissarono i Commissarii organizzatori delle Giunte insurrezionali municipali, decretiamo quanto appresso: I Cittadini Antonio de Meo e Vincenzo del Vecchio sono nominati Commissarii Organizzatori dei circondarii di Padula, Montesano, Sanza e Vibonati. Essi avranno gli stessi poteri da’ nostri antecedenti Decreti Pro-Dittatoriali ai Commissarii Organizzatori concessi. Sala 4 Settembre 1860. Pel Dittatore Garibaldi – Il Pro-Dittatore – G. Matina. Il Segretario del Governo – Antonio Alfieri d’Evandro.”. Dunque, con questo Decreto del 4 Settembre 1860, promulgato a Sala Consilina dal Matina, Antonio de Meo e Vincenzo del Vecchio, cittadini, furono nominati Commissarii Organizzatori dei circondarii di Padula, Montesano, Sanza e Vibonati.”. Dunque, la nomina al cittadino Vincenzo del Vecchio avvenne dopo l’eventuale passaggio in Vibonati, del Fortino e di Casalnuovo.

Nel 4 settembre 1860, a Vibonati, il palazzo del liberale NICOLA DEL VECCHIO, in seguito palazzo DE NICOLELLIS e, del figlio FABRIZIO

(Fig. n….) – Palazzo De Nicolellis (ex Del Vecchio) a Vibonati, in via……………….., al civico 189 – foto Attanasio

Nel 1998, in occasione della redazione dell’“Analisi: Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma e su incarico del Comune di Sapri che redissi per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.), in proposito così scrivevo che: Garibaldi, a Vibonati, ove fu ospitato dalla famiglia Del Vecchio. (172) etc…”. Nella mia nota (172) postillavo che: (172) Infante A., Garibaldi nel Cilento, Torchiara, 1984, pp. 57, 58.”. Infatti, Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 58, in proposito scriveva che: “Intanto Garibaldi la sera del giorno 3 settembre partì per Vibonati, ove fu ospitato dalla famiglia Del Vecchio, e ove gli furono presentati da Michele Magnoni il De Dominicis e Gennaro Pagano.”. Da Wikipedia leggiamo che “Vibonati è stato al centro dei sanguinosi moti cilentani del 1848 e, il 3 settembre 1860, ha ospitato Giuseppe Garibaldi, come ricorda una lapide posta sulla facciata del palazzo De Nicolelis.”. Il sac. don Giuseppe Cataldo (….), nel suo “Notizie storiche su Policastro Bussentino etc…”, testo dattiloscritto ed impaginato nel “Seminario Vescovile”, nel 1973, a pp. -76-77, in proposito scriveva che: Il 2 settembre erano approdate a Sapri, provenienti da Paola, su 5 vapori, la divisione Rustow e le Brigate Milano e Spinazzi della divisione Tur per inseguire ed ostacolare, per via di terra, la Brigata borbonica del Cardarelli. Dopo una breve sosta in casa del Barone Gallotti, Garibaldi proseguì per Vibonati, dove pernottò in casa della famiglia Del Vecchio. Etc…”. Dove si trova questo palazzo storico di Vibonati ? Chi era la famiglia del liberale Nicola Del Vecchio ?. Garibaldi, arrivato a Vibonati fu ospitato nel palazzo de Nicollellis, nel centro storico, dove oggi vi è una lapide in ricordo dello storico evento. Qualcuno mi diceva che il de Nicolellis fosse sposato con una Del Vecchio originari di Casaletto Spartano e con grosse proprietà al Fortino di Cervara. Forse i Del Vecchio avevano forti legami, forse anche di parentela con il barone di Bataglia don Giovanni Gallotti. Percorrendo il paese su Corso Umberto I si possono ammirare i tanti pregevoli portali che decorano i palazzi nobiliari del borgo antico, tanto che è consuetamente definito il borgo dei portali. Tra i palazzi spiccano il Palazzo De Nicolellis, risalante al 1400 circa, il quale ospitò il 3 settembre 1860 Giuseppe Garibaldi. Il Palazzo De Nicolellis è a Vibonati in c.so Umberto I, al civico 189. Dunque, il Palazzo dove fu ospitato Garibaldi vi abitava il liberale Nicola Del Vecchio con sua moglie Antonia Gallotti. La Gallotti era forse parente del barone di Battaglia don Giovanni Gallotti anch’egli eminente liberale e referente della zona. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p. 146, in proposito scriveva che: “….Garibaldi…trascorse la serata e la notte a Vibonati presso la famiglia Del Vecchio (60).”. Fusco, sulla famiglia Del Vecchio, a p. 352, nella nota (60) postillava: “(60) Ferruccio Policicchio (Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro, in AA.VV., Garibaldi e garibaldini ecc…, p. 285 sg) scrive che in casa di Nicola Del Vecchio, marito di Antonia Gallotti, etc…”. Dunque, Nicola Del Vecchio era il marito di Antonia Gallotti. Sulla famiglia Del Vecchio di Vibonati, Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p. 145, riferendosi al passaggio di Garibaldi, in proposito scriveva che: “I primi decreti del governo provvisorio furono emanati subito, nei primi giorni di settembre: nomina dei commissari organizzatori dei singoli circondari (per quelli di Sanza, Padula, Sapri e Vibonati fu nominato Vincenzo Del Vecchio (48) e capoluoghi di distretto (per Sala etc…”. Fusco, a p. 351, nella nota (48) postillava: “(48) Per questione di omonimia non si sa se sia l’ex decurione salese (cfr. n. 46) o, più probabilmente, il possidente vibonatese che ospitò Garibaldi tra il 3 e il 4 settembre.”. Sulla nomina dei “Commissari organizzatori dei singoli Circondari” ed in particolare di Vibonati e di Vincenzo Del Vecchio, ha scritto Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Documenti”, a pp. 15, in proposito scriveva che: “N° 16. Il Pro-Dittatore del Salernitano Cittadino Giovanni Matina. Visto il Decreto de’ 30 Agosto col quale si fissarono i Commissarii organizatori delle Giunte insurrezionali municipali, decretiamo quanto appresso: I Cittadini Antonio de Meo e Vincenzo del Vecchio sono nominati Commissarii Organizzatori dei circondarii di Padula, Montesano, Sanza e Vibonati. Essi avranno gli stessi poteri da’ nostri antecedenti Decreti Pro-Dittatoriali ai Commissarii Organizzatori concessi. Sala 4 Settembre 1860. Pel Dittatore Garibaldi – Il Pro-Dittatore – G. Matina. Il Segretario del Governo – Antonio Alfieri d’Evandro.”. Dunque, con questo Decreto del 4 Settembre 1860, promulgato a Sala Consilina dal Matina, Antonio de Meo e Vincenzo del Vecchio, cittadini, furono nominati Commissarii Organizzatori dei circondarii di Padula, Montesano, Sanza e Vibonati.”. Dunque, la nomina al cittadino Vincenzo del Vecchio avvenne dopo l’eventuale passaggio in Vibonati, del Fortino e di Casalnuovo. Questo Vincenzo del Vecchio è proprio colui di cui dubitava il Fusco. Sulla visita alla famiglia Del Vecchio parò alcuni vogliono che Garibaldi si sia recato a far visita alla famiglia De Nicolellis. A Vibonati vi è anche una lapide in ricordo dello storico evento. Angelo Guzzo (….), nel suo “Il Golfo di Policastro etc…”, parlando di Sapri, a p. 189, in proposito scriveva che: Sull’imbrunire del giorno 3 l’eroe montò a cavallo e partì alla volta di Vibonati dove fu ospite, per l’intera notte, della famiglia De Nicolellis (31).”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a pp. 285-286, in proposito scriveva che: “A Vibonati Garibaldi fu ospite di Nicola del Vecchio, marito di Antonia Gallotti, etc…”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Vibonati nel secolo decimonono”, vol .II, a pp. 380-381, in proposito scriveva che: “…., Vibonati ebbe ad ospitare il Generale nella notte tra il 3 e il 4 settembre 1860, in casa Del Vecchio (18), oggi De Nicolellis, dove il letto conservato ancora come allora e una lapide marmorea con epigrafe ne ricordano l’evento. Il Decurionato certificò il suo passaggio così verbalizzando: (….) Visto lo stato di oppressione sia morale, che materiale patito dalle popolazioni del Continente, e specialmente dei cittadini di questo Comune. Etc…”. Policicchio, a p. 381, nella nota (18) postillava: “(18) La casa era stata da poco (1841) ristrutturata.”. Policicchio, ap. 393 pubblicò la foto della stanza con il letto su cui dormì Garibaldi nel Palazzo dell’ex famiglia Del Vecchio, oggi De Nicolellis. Eliseo Porro (….), nella sua traduzione del testo russo di Rustow “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, scaricabile da Google libri; egli a pp. 18-19, in proposito scriveva che: Salimmo per una buona strada il Vallone del Mulinello e ci arrampicammo poi sull’altura dove è posta la sparpagliata città di Vibonate (….). I miei Milanesi bivaccavano nelle vie di Vibonate. Una quantità di fuochi d’allegria erano stati accesi dagli abitanti lungo la via che sale a quell’eminenza ed inoltre ci illuminarono anche gli angusti viottoli.”. Nel 2010, Riccardo Finelli (….), nel 2010, nel suo “150 anni dopo – ai quaranta allora sulle tracce di Garibaldi”, a pp. 154-155, in proposito scriveva: Giusto il tempo di scendere dalla scialuppa e poi scappò subito verso l’interno, a Vibonati, dove dormì la sera del 3 settembre. Quindi anche tu punti verso Vibonati, distante appena otto chilometri. Le stradicciole di Vibonati sono talmente strette che anche con lo scooter ti tocca far manovra per poterti girare agli incroci. Ti arrampichi come puoi fino al budello su cui si affaccia palazzo De Nicolellis, il domicilio garibaldino del paese. Ne ammiri la facciata gentilizia mentre l’aria immobile di questo mezzogiorno assolato s’impregna di borotalco e soffritto. Dai tinelli che danno sul vicoletto escono frammenti domestici di un’estrema provincia a tavola. riesci a sentire il biascicare delle mandibole, il rumore delle posate che graffiano i piatti e l’immancabile tv. Una campana batte la mezza. Il palazzo, al cui interno si dice vi sia ancora il letto originale su cui dormì Garibaldi, però è evidentemente sbarrato e sta imboccando la via dell’abbandono. L’unica traccia della passata grandezza, è la solita lapide a futura memoria. Che questa volta esagera così: “In questa casa il 3 settembre 1860 sostò pernottandovi Giuseppe Garibaldi il cui grido, consonante con i sentimenti delle genti, si fece destino nel perseguimento dell’unità d’Italia e della conquista delle libertà che di lui furono pensiero, tormento e vita. Il comune di Vibonati a memoria pose, 16/1/1983”. Ti passa sotto il naso una signora di certa età che annaspa lungo la salita trascinando due pesanti borse della spesa. Decidi di fare il bel gesto in cambio, speri, di qualche informazione. Mentre le trasporti il carico davanti la porticina a piano terra cinquanta metri più avanti, in effetti riesci a farti raccontare che da alcuni mesi è morta anche Rosa, l’ultima discendente diretta dei De Nicolellis, fino all’ultimo residente nel palazzo. Prima assieme alla sorella Giuseppina e negli ultimi anni da sola. Ti spiega che il palazzo è finito ad una pletora di eredi che, almeno fino adesso, non si sono fatti vedere e qualcuno mormora addirittura possa essere in vendita.. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro”, ed. Gutemberg, a p. 136, in proposito scriveva che: “A Vibonati Garibaldi fu ospite di Nicola del Vecchio, (1801-1873) membro della famiglia più liberale del paese, marito di Antonia Gallotti, compromesso politicamente nei rivolgimenti del ’48 e perciò compromesso nell’elenco degli attendibili insieme al congiunto Federico, dottore fisico e cerusico che, liberato dalla Gran Corte con decisione del 2 agosto 1851 per il reato politico attribuitogli, passò al potere della polizia e fu prima ‘emperato’ (7) a Sanza (8) e successivamente espatriato in Brasile dove morì il 4 febbraio 1868 all’età di anni 72.”. Policicchio, a p. 136, nella nota (7) postillava: “(7) Nel 1851, con R.R. del 7 ottobre, fu istituita in ogni provincia una commissione detta d’Empera, così definita dallo spagnolo ‘Emparar’ (relegare, confinare) etc…”. Policicchio, a p. 136, nella nota (8) postillava: “(8) Sul suo conto il Sottocapo Urbano onorario Sabino La veglia – dopo qualche anno più famoso Capo Urbano per aver combattuto Pisacane – nel 1852 relazionava: “Da circa otto mesi trovasi in questo comune confinato, qual imputato di politica reità un tale D. Federico del Vecchio da Vibonati. Etc…., e molto più perchè gode apertamente la protezione del Giudice e Capo Urbano i quali per aizzare gli animi si servono del cennato Del Vecchio come mezzo materiale; ….prudenza vuole che…., ma miglior sarebbe farlo menare sotto chiave per essere pernicioso alla società”. ASS., Intendenza, Gabinetto, b. 39, f. 1.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro”, ed. Gutemberg, a p. 209, in proposito scriveva che: “A Vibonati, già lo abbiamo detto, la famiglia liberale per eccellenza fu quella del legale Clemente del Vecchio. Un Francescantonio del Vecchio (31), dopo essere stato varie volte membro del Decurionato, “sebbene scarso di istruzione”, fu indicato per l’impiego presso l’ufficio del registro e bollo di Vibonati. A scagionarlo dalle noie di polizia, accordandogli piena riabilitazione, il Sottointendente intervenne in questi termini (32): “D. Francescantonio del Vecchio di Vibonati, proposto per soprannumero del registro e bollo, è diverso da quello che fu Clemente che nel dì di due novembre 1850 fu arrestato (…) sacerdote da più anni defunto (33). Il primo dunque è di buona condotta politica, morale e religiosa, non avendo dato mai ad osservare cosa alcuna e le ultime informazioni ricevute mi accennano che sia anche sufficientemente idoneo per la carica.”. Ovviamente la famiglia Del Vecchio, a Vibonati, non fu l’unica di idee liberali. Una denuncia anonima del 18 aprile 1851, nei confronti di Francescantonio Pugliese di Nicolalfonso che aveva chiesto il posto nella pubblica amministrazione, rivela una pagina risorgimentale quarantottesca che si sperava essere punita dalla reazione borbonica, forse perchè il denunciante aspirava anch’egli al posto (34) etc…”. Policicchio, a p. 209, nella nota (31) postillava: “(31) Figlio di Domenico e Maddalena Giffoni, marito di Serafina Pugliese morto 74enne a Vibonati il primo giugno 1878.”. Policicchio, a p. 209, nella nota (32) postillava: “(32) ASS, Intendenza, Gabinetto, b. 82, f. 27. Missiva del 24 febbraio 1858.”. Policicchio, a p. 209, nella nota (33) postillava: “(33) Dal registro dei misfatti dell’anno 1850, esistenti presso la cancelleria della G. C.C. del Principato Citeriore, sul conto di Francescantonio figlio di Clemente, sacerdote di Vibonati, risulta che questi fu arrestato con l’imputazione “di cospirazione tendente a distruggere e cambiare il Governo, con eccitare i sudduti e gli abitanti del Regno ed armarsi contro l’Autorità Reale; e da voci sediziose ed allarmanti profferite in luogo pubblico contro il Governo in Luglio 1848″. Con decisione del 2.8.1851 venne disposto di scarcerarsi, e conservarsi gli atti in archivio. Il sacerdote morì 40enne il 2 marzo 1853, ma il fratello Nicola (1801-1873) ospitò Garibaldi quando, salpato dal lido di Tortora, approdò a Sapri e pernottò a Vibonati.”. Dunque, Francescantonio Del Vecchio ed il fratello Nicola Del Vecchio erano figli di Clemente Del Vecchio, il sacerdote che si tolse l’abito talare partecipando ai moti insurrezionali del ’48. Clemente Del Vecchio era figlio di Domenico Del Vecchio e di Serafina Giffoni. Clemente del Vecchio era marito di Serafina Pugliese e morì 74enne a Vibonati il 1° giugno 1878. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a pp. XIX-XX, in proposito scriveva che: “L’esercito di passaggio trovò primo nel Vallo di Diano vettovaglie, trasporti ed alloggi comodi, ed in parte anche danaro. Fui in questo difficile compito giovato dallo spirito veramente patrio delle popolazioni e da una classe di Cittadini onorevolissimi che mi furon larghi del loro consiglio e del loro aiuto. Nè darò termine a questo breve cenno di me senza render pubbliche grazie ai Cittadini: Giuseppe de Petrinis, fratelli Pappafico, fratelli Bigotti, Michele Pandelli, Giuseppe Arcieri, fratelli del Vecchio, Giuseppe Rossi, P. Alfonso da Pescopagano, Giuseppe Guerdile di Sala, fratelli Santelmo, Filomeno Padula e Scolpini di Padula, fratelli de Honestis, Matina, Michele de Meo, Antonio Carrano, Giambattista Santoro e Michele Candia di Diano, fratelli Ferri, de Benedictis e Sabini di Sassano, Marone di S. Giacomo, Pagano e Matina di S. Rufo, Spinelli di S. Pietro, Galloppi e del Bagno di Polla, Mele e Costa di S. Arsenio, Caruso e Guerra di Auletta, Orazio Abbamonte di Salvitelle, Oro di Caggiano, Giuseppe Gifoni Barone di Vibonati, Socrate Falconi di Policastro, Luigi Barzelloni e Giuseppe Curcio di Sanza, Giuseppe Gagliardi, Volpe e Gerbasio di Montesano, Gallotti e Brandeleone e parecchi altri, che voglio mi perdonino se in mezzo alla folla delle rimembranze mi cade dimenticarli. Sappiamo però che il mio cuore palpita per essi e l’animo freme di dolce riconoscenza in ricordandogli; etc…”. Dunque, in questo passaggio il d’Evandro cita alcuni dei cittadini, all’epoca con una posizione più agiata, che, furono attivi collaboratori della sua Segreteria. D’Evandro cita, i “Cittadini onorevolissimi”: “…fratelli del Vecchio, …..Giuseppe Gifoni Barone di Vibonati, Socrate Falconi di Policastro, Gallotti e Brandeleone etc…”. Dunque, il d’Evandro cita anche il Gallotti ed i barone di Vibonati Giuseppe Giffoni. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 173, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: Poi incominciò a marciare da Sapri alle ore 17 ponendosi a capo della colonna, proseguendo per Vibonati….A Vibonati Garibaldi venne ospitato dal liberale Nicola Del Vecchio, incontrando il Regio Giudice di Vibonati Francesco Saverio Cajazzo, che aveva organizzato l’insurrezione nel Golfo, a cui rivolse parole di ringraziamento “a nome del popolo, la Patria vi sarà riconoscente”, e affidò il governo di Vibonati al Sindaco Giuseppe Giffoni, a Vincenzo Pugliese, capitano della Guardia Nazionale, e dello stesso Giudice Cajazzo, scelti per la loro fede patriottica (236). Nel suo soggiorno a Vibonati, prima di partire, Garibaldi incontrò anche il Generale Comandante del Primo Corpo d’insurrezione del distretto di Vallo Teodosio De Dominicis il quale, al suo ritorno, rivolgendosi ai suoi soldati disse che era andato “a visitare l’illustre Eroe d’Italia a Vibonati’, è stato il più bel giorno della sua vita ed elogiando le qualità eroiche e generose dell’invitto Guerriero che vanno al di là di quel che si dice di lui. Garibaldi, nel lasciare Vibonati, ha dato opportune disposizioni sulla condotta da seguire e il Comando in capo di tutte le forze insurrezionali nella provincia, è stato preso dal Generale Cosenza mentre si attende in Sapri un terzo imbarco di Garibaldini. Conclude incitando i soldati e inneggiando a Viva l’Italia, Viva Vittorio Emmanuele, Viva Garibaldi” (237).”. Del Duca, a p. 174, nella nota (237) postillava: “(237) A. Sole, Catalogo della Mostra documentaria ‘Garibaldi e Salerno. Documenti e testimonianze, in Garibaldi il mito e l’antimito, cit., pag. 242.”. Il testo di Anna Sole (….), riporta un documento del De Dominicis tratto dall’Archivio Privato Magnoni. Invece, riguardo queste notizie il Del Duca si è riferito a Ferruccio Policicchio (….) ed al suo “Vibonati nel secolo Decimonono”, vol. II, dove, a pp. 380-381, in proposito scriveva: “Durante la prodigiosa ascesa con gli avvenimenti che portarono Garibaldi e i Mille a liberare la Sicilia e Napoli, Vibonati ebbe ad ospitare il Generale nella notte tra il 3 e il 4 settembre 1860, in casa Del Vecchio (18), oggi De Nicolellis, dove il letto conservato ancora come allora e una lapide marmorea con epigrafe ne ricordano l’evento. Il Decurionato certificò il suo passaggio così verbalizzando: “(….) Visto lo stato di oppressione sia morale, che materiale patito dalle popolazioni del Continente, e specialmente dei cittadini di questo Comune. Visto che..etc…Essendo pure questo Popolo ispirato fiduciosamente nella perona di Garibaldi nella fausta notte ch’ebbe l’onore accoglierlo nelle sue mura. Unanimamente, liberamente, etc..(19).”.”. Policicchio, a p. 381, nella nta (18) postillava: “(18) La casa e stata da poco (1841) ristrutturata.”. Policicchio, . 381, nel nota (19 potillava: “(19) ACV, B.3 F.1, Delibera Decurionale del 4 settembre 1860 inoltrata al’istituito Governo Pro-dittatoriale dell Provincia di Sala. Giuseppe Giffoni Barone (Sindaco), Carmine Giffoni, Francesco Colimodio, Raffaele Colimodio, Vincenzo Pugliese Lacorte, Francesco Pugliesi, Domenico Giffoni, Tommaso Curzio, Fabrizio Pifano, Giuseppe Pugliesi, Nicola del Vecchio (Decurioni).”. Dunque, in primo luogo, il documento, di cui il Policicchio pubblica il testo scritto, è il Verbale della seduta Decurionale del Comune di Vibonati, del 4 settembre 1860 che venne trasmessa al Governatore Pro-Dittatore del Distretto di Sala Consilina, Giovanni Matina ed al suo Segretario Alfieri D’Evandro. Policicchio scrive che il documento si trova conservato presso l’Archivio Comunale di Vibonati (ACV), ma del documento non abbiamo potuto avere contezza. Ne tantomento questo importante documento è stato pubblicato dall’Alfieri D’Evandro. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 100, in proposito scriveva che: “….fiume Noce e si fermò nel castello del barone Labanchi di Maratea, in attesa della barca che doveva condurlo a Sapri, dove in effetti giunse verso le ore 14 e dove già il giorno prima erano sbarcate, provenienti da Paola, la divisione Rustow e le Brigate Milano e Spinazzi della Divisione Turr. Si fermò per il pranzo in casa del barone Gallotti; poi si recò a Vibonati e passò la notte in casa della famiglia Del Vecchio. La mattina del 4 settembre, di buon’ora, riprese la marcia verso Torraca; attraversò i boschi del monte Salice e del monte Cocuzzo e giunse nelle prime ore del pomeriggio al Fortino di Lagonegro e si fermò proprio nella taverna nella quale nel 1857 Pisacane prese la decisione che doveva condurlo al vano combattimento sotto le mura della Certosa di S. Lorenzo di Padula e alla tragedia del 2 luglio 1857 a Sanza. La comitiva Garibaldina, a cui si era unito da Sapri anche il Turr, era preceduta dai volontari del Cilento e dai Garibaldini sbarcati a Sapri che fecero echeggiare le valli circostanti di canti patriottici e di grida: “Viva la libertà! Viva l’Unità d’Italia! Viva Garibaldi!”; erano uomini dei campi e delle botteghe, professionisti e impiegati che all’annunzio dell’arrivo del biondo Eroe avevano abbandonato il lavoro ed erano accorsi per unire fremiti di libertà a quelli degli artefici dell’unità d’Italia, per dividere con loro nel periglio i rischi e i sacrifici.”

ANTONIA GALLOTTI di TORRACA, sposata con NICOLA DEL VECCHIO di VIBONATI

Dove si trova questo palazzo storico di Vibonati ? Chi era la famiglia del liberale Nicola Del Vecchio ?. Garibaldi, arrivato a Vibonati fu ospitato nel palazzo de Nicollellis, nel centro storico, dove oggi vi è una lapide in ricordo dello storico evento. Alcune persone di Vibonati mi dicevano che il de Nicolellis fosse sposato con una Del Vecchio originari di Casaletto Spartano e con grosse proprietà al Fortino di Cervara. Forse i Del Vecchio avevano forti legami, forse anche di parentela con il barone di Bataglia don Giovanni Gallotti. Percorrendo il paese su Corso Umberto I si possono ammirare i tanti pregevoli portali che decorano i palazzi nobiliari del borgo antico, tanto che è consuetamente definito il borgo dei portali. Tra i palazzi spiccano il Palazzo De Nicolellis, risalante al 1400 circa, il quale ospitò il 3 settembre 1860 Giuseppe Garibaldi. Il Palazzo De Nicolellis è a Vibonati in c.so Umberto I, al civico 189. Dunque, il Palazzo dove fu ospitato Garibaldi vi abitava il liberale Nicola Del Vecchio con sua moglie Antonia Gallotti. La Gallotti era forse parente del barone di Battaglia don Giovanni Gallotti anch’egli eminente liberale e referente della zona. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p. 146, in proposito scriveva che: “….Garibaldi…trascorse la serata e la notte a Vibonati presso la famiglia Del Vecchio (60).”. Fusco, sulla famiglia Del Vecchio, a p. 352, nella nota (60) postillava: “(60) Ferruccio Policicchio (Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro, in AA.VV., Garibaldi e garibaldini ecc…, p. 285 sg) scrive che in casa di Nicola Del Vecchio, marito di Antonia Gallotti, etc…”. Dunque, Nicola Del Vecchio era il marito di Antonia Gallotti. A Vibonati vi è anche una lapide in ricordo dello storico evento. Angelo Guzzo (….), nel suo “Il Golfo di Policastro etc…”, parlando di Sapri, a p. 189, in proposito scriveva che: Sull’imbrunire del giorno 3 l’eroe montò a cavallo e partì alla volta di Vibonati dove fu ospite, per l’intera notte, della famiglia De Nicolellis (31).”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a pp. 285-286, in proposito scriveva che: “A Vibonati Garibaldi fu ospite di Nicola del Vecchio, marito di Antonia Gallotti, etc…”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Vibonati nel secolo decimonono”, vol .II, a pp. 380-381, in proposito scriveva che: “…., Vibonati ebbe ad ospitare il Generale nella notte tra il 3 e il 4 settembre 1860, in casa Del Vecchio (18), oggi De Nicolellis, dove il letto conservato ancora come allora e una lapide marmorea con epigrafe ne ricordano l’evento. Il Decurionato certificò il suo passaggio così verbalizzando: (….) Visto lo stato di oppressione sia morale, che materiale patito dalle popolazioni del Continente, e specialmente dei cittadini di questo Comune. Etc…”. Policicchio, a p. 381, nella nota (18) postillava: “(18) La casa era stata da poco (1841) ristrutturata.”. Policicchio, ap. 393 pubblicò la foto della stanza con il letto su cui dormì Garibaldi nel Palazzo dell’ex famiglia Del Vecchio, oggi De Nicolellis. Le foto della stanza sono di Angelo Gentile e sono state tratte dal testo di De Crescenzo (….).  Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro”, ed. Gutemberg, a p. 136, in proposito scriveva che: “A Vibonati Garibaldi fu ospite di Nicola del Vecchio, (1801-1873) membro della famiglia più liberale del paese, marito di Antonia Gallotti, compromesso politicamente nei rivolgimenti del ’48 e perciò compromesso nell’elenco degli attendibili insieme al congiunto Federico, dottore fisico e cerusico che, liberato dalla Gran Corte con decisione del 2 agosto 1851 per il reato politico attribuitogli, passò al potere della polizia e fu prima ‘emperato’ (7) a Sanza (8) e successivamente espatriato in Brasile dove morì il 4 febbraio 1868 all’età di anni 72.”. Policicchio, a p. 136, nella nota (7) postillava: “(7) Nel 1851, con R.R. del 7 ottobre, fu istituita in ogni provincia una commissione detta d’Empera, così definita dallo spagnolo ‘Emparar’ (relegare, confinare) etc…”. Policicchio, a p. 136, nella nota (8) postillava: “(8) Sul suo conto il Sottocapo Urbano onorario Sabino La veglia – dopo qualche anno più famoso Capo Urbano per aver combattuto Pisacane – nel 1852 relazionava: “Da circa otto mesi trovasi in questo comune confinato, qual imputato di politica reità un tale D. Federico del Vecchio da Vibonati. Etc…., e molto più perchè gode apertamente la protezione del Giudice e Capo Urbano i quali per aizzare gli animi si servono del cennato Del Vecchio come mezzo materiale; ….prudenza vuole che…., ma miglior sarebbe farlo menare sotto chiave per essere pernicioso alla società”. ASS., Intendenza, Gabinetto, b. 39, f. 1.”. Dunque, Policicchio scriveva che a Vibonati, in occasione dei moti del ’48 si distinsero  “Nicola del Vecchio, (1801-1873) membro della famiglia più liberale del paese, marito di Antonia Gallotti, compromesso politicamente nei rivolgimenti del ’48 e perciò compromesso nell’elenco degli attendibili insieme al congiunto Federico, dottore fisico e cerusico…etc…”. Secondo Policicchio, nella notte tra il 3 ed il 4 settembre 1860, Nicola Del Vecchio e sua moglie Antonia Gallotti ospitarono Garibaldi, nel loro palazzotto, poi in seguito divenuto palazzo De Nicolellis. Policicchio scriveva che “Nicola Del Vecchio (1801-1873) era membro della famiglia più liberale del paese”. Sui Del Vecchio di Vibonati, Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro”, ed. Gutemberg, a p. 209, in proposito scriveva che: “A Vibonati, già lo abbiamo detto, la famiglia liberale per eccellenza fu quella del legale Clemente del Vecchio. Un Francescantonio del Vecchio (31), dopo essere stato varie volte membro del Decurionato, “sebbene scarso di istruzione”, fu indicato per l’impiego presso l’ufficio del registro e bollo di Vibonati. A scagionarlo dalle noie di polizia, accordandogli piena riabilitazione, il Sottointendente intervenne in questi termini (32): “D. Francescantonio del Vecchio di Vibonati, proposto per soprannumero del registro e bollo, è diverso da quello che fu Clemente che nel dì di due novembre 1850 fu arrestato (…) sacerdote da più anni defunto (33). Il primo dunque è di buona condotta politica, morale e religiosa, non avendo dato mai ad osservare cosa alcuna e le ultime informazioni ricevute mi accennano che sia anche sufficientemente idoneo per la carica.”. Ovviamente la famiglia Del Vecchio, a Vibonati, non fu l’unica di idee liberali. Una denuncia anonima del 18 aprile 1851, nei confronti di Francescantonio Pugliese di Nicolalfonso che aveva chiesto il posto nella pubblica amministrazione, rivela una pagina risorgimentale quarantottesca che si sperava essere punita dalla reazione borbonica, forse perchè il denunciante aspirava anch’egli al posto (34) etc…”. Policicchio, a p. 209, nella nota (31) postillava: “(31) Figlio di Domenico e Maddalena Giffoni, marito di Serafina Pugliese morto 74enne a Vibonati il primo giugno 1878.”. Policicchio, a p. 209, nella nota (32) postillava: “(32) ASS, Intendenza, Gabinetto, b. 82, f. 27. Missiva del 24 febbraio 1858.”. Policicchio, a p. 209, nella nota (33) postillava: “(33) Dal registro dei misfatti dell’anno 1850, esistenti presso la cancelleria della G. C.C. del Principato Citeriore, sul conto di Francescantonio figlio di Clemente, sacerdote di Vibonati, risulta che questi fu arrestato con l’imputazione “di cospirazione tendente a distruggere e cambiare il Governo, con eccitare i sudduti e gli abitanti del Regno ed armarsi contro l’Autorità Reale; e da voci sediziose ed allarmanti profferite in luogo pubblico contro il Governo in Luglio 1848″. Con decisione del 2.8.1851 venne disposto di scarcerarsi, e conservarsi gli atti in archivio. Il sacerdote morì 40enne il 2 marzo 1853, ma il fratello Nicola (1801-1873) ospitò Garibaldi quando, salpato dal lido di Tortora, approdò a Sapri e pernottò a Vibonati.”. Dunque, Francescantonio Del Vecchio ed il fratello Nicola Del Vecchio erano figli di Clemente Del Vecchio, il sacerdote che si tolse l’abito talare partecipando ai moti insurrezionali del ’48. Clemente Del Vecchio era figlio di Domenico Del Vecchio e di Serafina Giffoni. Clemente del Vecchio era marito di Serafina Pugliese e morì 74enne a Vibonati il 1° giugno 1878. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a pp. XIX-XX, in proposito scriveva che: “L’esercito di passaggio trovò primo nel Vallo di Diano vettovaglie, trasporti ed alloggi comodi, ed in parte anche danaro. Fui in questo difficile compito giovato dallo spirito veramente patrio delle popolazioni e da una classe di Cittadini onorevolissimi che mi furon larghi del loro consiglio e del loro aiuto. Nè darò termine a questo breve cenno di me senza render pubbliche grazie ai Cittadini: Giuseppe de Petrinis, fratelli Pappafico, fratelli Bigotti, Michele Pandelli, Giuseppe Arcieri, fratelli del Vecchio, Giuseppe Rossi, P. Alfonso da Pescopagano, Giuseppe Guerdile di Sala, fratelli Santelmo, Filomeno Padula e Scolpini di Padula, fratelli de Honestis, Matina, Michele de Meo, Antonio Carrano, Giambattista Santoro e Michele Candia di Diano, fratelli Ferri, de Benedictis e Sabini di Sassano, Marone di S. Giacomo, Pagano e Matina di S. Rufo, Spinelli di S. Pietro, Galloppi e del Bagno di Polla, Mele e Costa di S. Arsenio, Caruso e Guerra di Auletta, Orazio Abbamonte di Salvitelle, Oro di Caggiano, Giuseppe Gifoni Barone di Vibonati, Socrate Falconi di Policastro, Luigi Barzelloni e Giuseppe Curcio di Sanza, Giuseppe Gagliardi, Volpe e Gerbasio di Montesano, Gallotti e Brandeleone e parecchi altri, che voglio mi perdonino se in mezzo alla folla delle rimembranze mi cade dimenticarli. Sappiamo però che il mio cuore palpita per essi e l’animo freme di dolce riconoscenza in ricordandogli; etc…”. Dunque, in questo passaggio il d’Evandro cita alcuni dei cittadini, all’epoca con una posizione più agiata, che, furono attivi collaboratori della sua Segreteria. D’Evandro cita, i “Cittadini onorevolissimi”: “…fratelli del Vecchio, …..Giuseppe Gifoni Barone di Vibonati, Socrate Falconi di Policastro, Gallotti e Brandeleone etc…”. Dunque, il d’Evandro cita anche il Gallotti ed i barone di Vibonati Giuseppe Giffoni. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a pp. 173-174, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: Poi incominciò a marciare da Sapri alle ore 17 ponendosi a capo della colonna, proseguendo per Vibonati….A Vibonati Garibaldi venne ospitato dal liberale Nicola Del Vecchio, incontrando il Regio Giudice di Vibonati Francesco Saverio Cajazzo, che aveva organizzato l’insurrezione nel Golfo, a cui rivolse parole di ringraziamento “a nome del popolo, la Patria vi sarà riconoscente”, e affidò il governo di Vibonati al Sindaco Giuseppe Giffoni, a Vincenzo Pugliese, capitano della Guardia Nazionale, e dello stesso Giudice Cajazzo, scelti per la loro fede patriottica (236). Nel suo soggiorno a Vibonati, prima di partire, Garibaldi incontrò anche il Generale Comandante del Primo Corpo d’insurrezione del distretto di Vallo Teodosio De Dominicis il quale, al suo ritorno, rivolgendosi ai suoi soldati disse che era andato “a visitare l’illustre Eroe d’Italia a Vibonati’, è stato il più bel giorno della sua vita ed elogiando le qualità eroiche e generose dell’invitto Guerriero che vanno al di là di quel che si dice di lui. Garibaldi, nel lasciare Vibonati, ha dato opportune disposizioni sulla condotta da seguire e il Comando in capo di tutte le forze insurrezionali nella provincia, è stato preso dal Generale Cosenza mentre si attende in Sapri un terzo imbarco di Garibaldini. Conclude incitando i soldati e inneggiando a Viva l’Italia, Viva Vittorio Emmanuele, Viva Garibaldi” (237).”. Del Duca, a p. 174, nella nota (236) postillava: “(236) F. Policicchio, Le Camicie rosse nel golfo di Policastro, in Garibaldi e Garibaldini etc.., pp. 290-291.”. Del Duca, a p. 174, nella nota (237) postillava: “(237) A. Sole, Catalogo della Mostra documentaria ‘Garibaldi e Salerno. Documenti e testimonianze, in Garibaldi il mito e l’antimito, cit., pag. 242.”. Il testo di Anna Sole (….), riporta un documento del De Dominicis tratto dall’Archivio Privato Magnoni. Invece, riguardo queste notizie il Del Duca si è riferito a Ferruccio Policicchio (….) ed al suo “Vibonati nel secolo Decimonono”, vol. II, dove, a pp. 380-381, in proposito scriveva: “Durante la prodigiosa ascesa con gli avvenimenti che portarono Garibaldi e i Mille a liberare la Sicilia e Napoli, Vibonati ebbe ad ospitare il Generale nella notte tra il 3 e il 4 settembre 1860, in casa Del Vecchio (18), oggi De Nicolellis, dove il letto conservato ancora come allora e una lapide marmorea con epigrafe ne ricordano l’evento. Il Decurionato certificò il suo passaggio così verbalizzando: “(….) Visto lo stato di oppressione sia morale, che materiale patito dalle popolazioni del Continente, e specialmente dei cittadini di questo Comune. Visto che..etc…Essendo pure questo Popolo ispirato fiduciosamente nella perona di Garibaldi nella fausta notte ch’ebbe l’onore accoglierlo nelle sue mura. Unanimamente, liberamente, etc..(19).”.”. Policicchio, a p. 381, nella nta (18) postillava: “(18) La casa e stata da poco (1841) ristrutturata.”. Policicchio, . 381, nel nota (19 potillava: “(19) ACV, B.3 F.1, Delibera Decurionale del 4 settembre 1860 inoltrata al’istituito Governo Pro-dittatoriale dell Provincia di Sala. Giuseppe Giffoni Barone (Sindaco), Carmine Giffoni, Francesco Colimodio, Raffaele Colimodio, Vincenzo Pugliese Lacorte, Francesco Pugliesi, Domenico Giffoni, Tommaso Curzio, Fabrizio Pifano, Giuseppe Pugliesi, Nicola del Vecchio (Decurioni).”. Dunque, in primo luogo, il documento, di cui il Policicchio pubblica il testo scritto, è il Verbale della seduta Decurionale del Comune di Vibonati, del 4 settembre 1860 che venne trasmessa al Governatore Pro-Dittatore del Distretto di Sala Consilina, Giovanni Matina ed al suo Segretario Alfieri D’Evandro. Policicchio scrive che il documento si trova conservato presso l’Archivio Comunale di Vibonati (ACV), ma del documento non abbiamo potuto avere contezza. Ne tantomento questo importante documento è stato pubblicato dall’Alfieri D’Evandro. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 100, in proposito scriveva che: Si fermò per il pranzo in casa del barone Gallotti; poi si recò a Vibonati e passò la notte in casa della famiglia Del Vecchio.”. Felice Fusco (….), nel suo “Sanza linee di una storia dalle origini etc…”, a p. 349, nella nota (314) postillava che: “(314) Del Vecchio erano imparentati coi Gallotti: Nicola Del Vecchio (1801-73), che ospitò Garibaldi, aveva sposato Antonia Gallotti.”.

Nel 4 settembre 1860 (secondo Ferruccio Policicchio) Garibaldi, a Vibonati incontrò il giudice Regio del Mandamento di Vibonati, Francesco Saverio CAJAZZO

Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro”, ed. Gutemberg, a p. 137, è di diverso avviso ed in proposito scriveva: “In casa Del Vecchio Garibaldi incontrò Teodosio de Dominicis il quale, ai compagni disse d’esser stato quello “il più bel giorno della sua vita” (9). V’incontrò anche il Giudice regio di Vibonati, Francesco Saverio Cajazzo, preparatore della rivolta del Golfo, a cui, come faceva con tutti coloro che lo aiutavano nelle sue avventure, rivolse queste nobili e generose parole: “Vi ringrazio a nome del popolo, la Patria vi sarà riconoscente”(10).”. Policicchio, a p. 137, nella nota (9) postillava: “(9) A. Sole, Documenti e testimonianze, in Garibaldi, il mito e l’antimito, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008, p. 242.”. Policicchio, a p. 137, nella nota (10) postillava: “(10) ACTRR (Archivio Comunale di Torraca), Registro raccolta delibere decurionali, Verbale del 14.10.1860.”. Policicchio citava il documento conservato presso l’Archivio Comunale di Torraca, oggi all’Archivio di Stato di Salerno, ovvero il Verbale della seduta decurionale del 14 ottobre 1860, nella “Raccolta delibere decurionali”. Dunque, mi par di capire che la notizia dataci dal Policicchio secondo cui Garibaldi avrebbe incontrato il Giudice Francesco Saverio Cajazzo in casa del Vecchio a Vibonati provenga dal verbale del Decurionato del Comune di Torraca. Sulla frase di ringraziamento che, secodo Policicchio, Garibaldi disse al Giudice Regio di Vibonati, Francesco Saverio Cajazzo, Policicchio (….), sulla scorta del documento conservato presso l’Archivio Comunale di Torraca (vedi nota 10 a p. 137: “(10) ACTRR (Archivio Comunale di Torraca), Registro raccolta delibere decurionali, Verbale del 14.10.1860.”, Policicchio scriveva che Garibaldi rivolto al Giudice Regio di Vibonati, Francesco Saverio Cajazzo (in casa Del Vecchio): “….a cui, come faceva con tutti coloro che lo aiutavano nelle sue avventure, rivolse queste nobili e generose parole: “Vi ringrazio a nome del popolo, la Patria vi sarà riconoscente”(10).”, posso aggiungere e far notare che, la stessa frase pare che, Garibaldi l’avesse detta in un altra occasione. Ferruccio Policicchio (…) che, nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in AA.VV. “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, a cura di Luigi Russo, ed. Plectica), a p. 280, in proposito scriveva che: “Il 27 agosto l’insurrezione venne proclamata anche nel Golfo di Policastro, organizzata da Francesco Saverio Cajazzo, Giudice del Circondario di Vibonati. Il Decurionato di Torraca, riunitosi il 14 ottobre 1860, manifestò esser doveroso, da parte di tutto il Circondario, rendere pubblica lode al Giudice per aver saputo, col suo contegno indipendente e giusto, garantire gli attendibili politici col rischio di perdere la carica; per avere bene avviato lo spirito pubblico alle nuove idee; infine per il ruolo svolto, nel Distretto e fuori, teso a conseguire l’acclamazione di Garibaldi per l’unità d’Italia.”. Policicchio, a p. 286, nella nota (36) postillava: “(36) Archivio Comunale di Torraca, verbale Decurionale del 14.10.1860”. Ferruccio Policicchio (…) che, nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a pp. 285-286, in proposito scriveva che: “A Vibonati Garibaldi…..Di sicuro al suo cospetto ebbe il Regio Giudice Francesco Saverio Cajazzo, preparatore dell’insurrezione nel Golfo, cui rivolse queste parole: “vi ringrazio a nome del popolo, la Patria vi sarà riconoscente”(36). Affidò il governo di Vibonati al Sindaco Giuseppe Giffoni Barone, a Vincenzo Pugliese, capitano della Guardia Nazionale, e allo stesso giudice Cajazzo, scelti per fede patriottica che, tra l’altro, ebbero anche il compito di gestire il plebiscito.”. Policicchio, a p. 286, nella nota (36) postillava: “(36) Archivio Comunale di Torraca, verbale Decurionale del 14.10.1860”. Dunque, Policicchio scriveva che Garibaldi, a Vibonati incontrò, scrive lui, “sicuramente”“….il Regio Giudice Francesco Saverio Cajazzo, preparatore dell’insurrezione nel Golfo, cui rivolse queste parole: “vi ringrazio a nome del popolo, la Patria vi sarà riconoscente.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 124, in proposito scriveva che: “Il 14 ottobre seguente, Pietro Paolo Perazzo, sindaco di Torraca, in apertura della seduta decurionale, manifestò esser doveroso, da parte di tutto il circondario, rendere pubblico omaggio di lode al Giudice per aver saputo, col suo impegno indipendente e giusto, garantire gli attendibili politici resistendo alle mali arti dei denunzianti e alle diverse pressioni etc…; e infine per il ruolo svolto, nel Distretto e fuori, al fine di tenere l’acclamazione di Vittorio Emanuele e Giuseppe Garibaldi a favore dell’unità d’Italia. Il Decurionato…gli riconobbe i fatti esposti dal Sindaco.”. Francesco Saverio Cajazzo prima di essere trasferito a Vibonati prestò servizio a Padula (16) e, ancor prima, a Melito. A Padula non visse una esperienza positiva. Il capo brigata della gendarmeria di Padula, etc…”. Policicchio, a p. 124, nella nota (13) postillava: “(13) ASS, Intendenza Gabinetto, b. 109, f. 74.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 124, nella nota (15) postillava: “(15) ACTRC (Archivio Comunale di Torraca, Registro raccolta delibere Decurionali, delibera del 6.11.1860, p. 199, 199v. Altri personaggi che meritano menzione ed elogi in quel periodo rivoluzionario furono Giuseppe Giffoni di Vibonati. Socrate Falcone di Policastro. Luigi Barzelloni e Giuseppe Curcio di Sanza.”. Sul Pietro Paolo Perazzo o Perazzi, nel ……, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 132, in proposito scriveva che: “Garibaldi di là scrisse la mattina stessa al Turr, …..così: “….Stesera probabilmente pernotteremo a Vibonati”. Il mio compianto amico Pietro Paolo Perazzi da Torraca, in una lettera, che purtroppo ora non ritrovo,  ma di cui conservo ancora qualche appunto, mi raccontava lo sbarco del dittatore il quale in effetto verso sera andò a cavallo da Sapri a Vibonati, ove pernottò a casa Del Vecchio.”. Sulla notizia fornita da Policicchio, ovvero che Garibaldi incontrò a Vibonati sicuramente il giudice Cajazzo, Felice Fusco (…), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri”, a p. 352, nella nota (60) postillava: “(60) Cfr. il telegramma di condoglianze inviato a Caprera da un comitato vibonatese nel 1882, in occasione della morte del generale (‘La Gazzetta del Circondario di Sala C.na, n. 37, 12 giugno 1882; P. Russo: Un brandello ecc…, cit., p. 29, n. 59). Ferruccio Policicchio (Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro, in AA.VV.: Garibaldi e garibaldini ecc.., cit., p. 285 sg.) scrive che in casa di Nicola Del Vecchio, marito di Antonia Gallotti, Garibaldi incontrò tra gli altri il giudice regio Francesco Saverio Cajazzo, il sindaco Giuseppe Giffoni e il capitano della Guardia Nazionale Vincenzo Pugliese.”. Sulla relazione del de Dominicis, Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a p. XVIII, in proposito scriveva che: “In quella Stefano Passero avea proclamata l’insurrezione in Vallo di Diano, Teodosio de Dominicis in Ascea ed i fratelli Magnone in Torchiara. Lasciando a ciascun capo di dilungarsi sulle proprie operazioni son dolente che tra i documenti non si rattrovi la relazione dell’egregio de Dominicis. L’amico nostro, impedito dal redigerla per fisica indisposizione, era stato soccorso dagl’operosi cittadini Gennaro Pagano e Luigi Giordano ed avea divis le sue colonne in tre battaglioni che marciando per Policastro si ricongiunsero a Sapri con gl’insorti di Magnoni ed ingrossarono le nostre file nel Vallo di Diano.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 173, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: Poi incominciò a marciare da Sapri alle ore 17 ponendosi a capo della colonna, proseguendo per Vibonati….A Vibonati Garibaldi venne ospitato dal liberale Nicola Del Vecchio, incontrando il Regio Giudice di Vibonati Francesco Saverio Cajazzo, che aveva organizzato l’insurrezione nel Golfo, a cui rivolse parole di ringraziamento “a nome del popolo, la Patria vi sarà riconoscente”, e affidò il governo di Vibonati al Sindaco Giuseppe Giffoni, a Vincenzo Pugliese, capitano della Guardia Nazionale, e dello stesso Giudice Cajazzo, scelti per la loro fede patriottica (236). Nel suo soggiorno a Vibonati, prima di partire, Garibaldi incontrò anche il Generale Comandante del Primo Corpo d’insurrezione del distretto di Vallo Teodosio De Dominicis il quale, al suo ritorno, rivolgendosi ai suoi soldati disse che era andato “a visitare l’illustre Eroe d’Italia a Vibonati’, è stato il più bel giorno della sua vita ed elogiando le qualità eroiche e generose dell’invitto Guerriero che vanno al di là di quel che si dice di lui. Garibaldi, nel lasciare Vibonati, ha dato opportune disposizioni sulla condotta da seguire e il Comando in capo di tutte le forze insurrezionali nella provincia, è stato preso dal Generale Cosenza mentre si attende in Sapri un terzo imbarco di Garibaldini. Conclude incitando i soldati e inneggiando a Viva l’Italia, Viva Vittorio Emmanuele, Viva Garibaldi” (237).”. Del Duca, a p. 174, nella nota (237) postillava: “(237) A. Sole, Catalogo della Mostra documentaria ‘Garibaldi e Salerno. Documenti e testimonianze, in Garibaldi il mito e l’antimito, cit., pag. 242.”. Il testo di Anna Sole (….), riporta un documento del De Dominicis tratto dall’Archivio Privato Magnoni. Invece, riguardo queste notizie il Del Duca si è riferito a Ferruccio Policicchio (….) ed al suo “Vibonati nel secolo Decimonono”, vol. II, dove, a pp. 380-381, in proposito scriveva: “Durante la prodigiosa ascesa con gli avvenimenti che portarono Garibaldi e i Mille a liberare la Sicilia e Napoli, Vibonati ebbe ad ospitare il Generale nella notte tra il 3 e il 4 settembre 1860, in casa Del Vecchio (18), oggi De Nicolellis, dove il letto conservato ancora come allora e una lapide marmorea con epigrafe ne ricordano l’evento. Il Decurionato certificò il suo passaggio così verbalizzando: “(….) Visto lo stato di oppressione sia morale, che materiale patito dalle popolazioni del Continente, e specialmente dei cittadini di questo Comune. Visto che..etc…Essendo pure questo Popolo ispirato fiduciosamente nella perona di Garibaldi nella fausta notte ch’ebbe l’onore accoglierlo nelle sue mura. Unanimamente, liberamente, etc..(19).”.”. Policicchio, a p. 381, nella nta (18) postillava: “(18) La casa e stata da poco (1841) ristrutturata.”. Policicchio, . 381, nel nota (19 potillava: “(19) ACV, B.3 F.1, Delibera Decurionale del 4 settembre 1860 inoltrata al’istituito Governo Pro-dittatoriale dell Provincia di Sala. Giuseppe Giffoni Barone (Sindaco), Carmine Giffoni, Francesco Colimodio, Raffaele Colimodio, Vincenzo Pugliese Lacorte, Francesco Pugliesi, Domenico Giffoni, Tommaso Curzio, Fabrizio Pifano, Giuseppe Pugliesi, Nicola del Vecchio (Decurioni).”. Dunque, in primo luogo, il documento, di cui il Policicchio pubblica il testo scritto, è il Verbale della seduta Decurionale del Comune di Vibonati, del 4 settembre 1860 che venne trasmessa al Governatore Pro-Dittatore del Distretto di Sala Consilina, Giovanni Matina ed al suo Segretario Alfieri D’Evandro. Policicchio scrive che il documento si trova conservato presso l’Archivio Comunale di Vibonati (ACV), ma del documento non abbiamo potuto avere contezza. Ne tantomento questo importante documento è stato pubblicato dall’Alfieri D’Evandro. Ferruccio Policicchio (….) ed al suo “Vibonati nel secolo Decimonono”, vol. II, dove, a p. 385, in proposito scriveva: “…..i Municipi ebbero il carico di far conoscere alle superiori autorità sia la buona che la cattiva condotta degli impiegati e i Decurionati furono invitati a manifestarsi. In altre parole, iniziò la caccia ai compromessi col precedente regime e si chiese che venissero poste in luce tutte le qualità personali, negative o positive che fossero, dei pubblici incaricati. Sul conto del Magistrato locale, il Decurionato espose: “(….) il Giudice D. Francesco Saverio Chiazza, preposto al governo ed all’amministrazione della giustizia in questo Circondario, quando il dispotismo Borbonico era tuttavia nel suo apogeo, manifestò chiara la sua opinione politica quale si addice ad un uomo ben noto, istruito, e che sente il vero amor di Patria etc…” (28).” Policicchio, a p. 385, nella nota (28) postillava: “(28) ACV, B.3 F.1., Delibera Decurionale del 22 ottobre 1860”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a pp. 174-175, in proposito scriveva che: “All’alba del 4 settembre Garibaldi e le Camicie Rosse lasciarono Vibonati mentre l’Assemblea Decurionale deliberava: “Visto lo stato di oppressione sia morale, che materiale patito dalle popolazioni del continente, e specialmente dei cittadini di questo Comune. Visto che nella forma Costituzionale sotto la dinastia dei Borbone, non vi è sicurezza presente né guarentigia avvenire. Visto che per costituirsi effettivamente, e duraturamente la Nazionalità Italiana è necessaria fondersi in un Popolo solo. Visto la gloria Civile, Militare del magnanimo Vittorio Emmanuele, ed il progresso delle istituzioni del Piemonte avveratosi nell’ultimo decennio. Viste le glorie militari, ed i sacrifici del prode, e generoso Giuseppe Garibaldi. Essendo pure questo Popolo ispirato fiduciosamente nella persona di Garibaldi nella fausta notte ch’ebbe l’onore accoglierlo nelle sue mura. Unanimemente, liberamente, e ponderatamente rendendosi interprete dei cittadini che rappresenta fa solenne atto di adesione al Governo unitario Nazionale acclamando Re Vittorio Emmanuele di Savoia, e Dittatore Giuseppe Garibaldi” (238). Come il Decurionato di Vibonati, altri Decurionati al passaggio di Garibaldi dichiararono decaduta la dinastia borbonica, riconoscendo ancor prima che un plebiscito lo legittimasse, l’annessione immediata al Piemonte e proclamarono l’Unità d’Italia sotto la corona sabauda.”. Del Duca, a p. 175, nella nota (238) postillava: “(238) F. Policicchio, Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro, in ‘Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno’, cit., pagg. 290-291.”. Il sac. don Giuseppe Cataldo (….), nel suo “Notizie storiche su Policastro Bussentino etc…”, testo dattiloscritto ed impaginato nel “Seminario Vescovile”, nel 1973, a pp. -76-77, in proposito scriveva che: Per Policastro passarono le colonne degli uomini del Magnoni e le forze del Maggiore De Dominicis, che si unirono a Capitello all’esercito del Maggiore Giordano; tutti questi attendevano Garibaldi e proteggevano eventuali sbarchi di “camicie rosse”. Ad inflittire le file dell’esercito garibaldino accorsero giovani di S. Marina e di Scario. Camminando verso Policastro Garibaldi restò ammirato alla vista dei maestosi ulivi, molto più grandi di quelli della sua nativa riviera ligure. Nei pressi di Villammare, s’imbattè in una colonna di rivoltosi Cilentani, diretti a Sapri per punire i colpevoli dell’assassinio di Costabile Carducci; ma li distolse dal triste proposito con quell’affabilità ed energia che il caso richiedeva. I Cilentani passando per Policastro avevano incendiato il palazzo del Cav. Felice Pecorelli e, dopo l’incontro con Garibaldi, ripiegarono su Sanza, dove trucidarono il capourbano Sabino Laveglia, il responsabile dell’eccidio di Pisacane. Da Vibonati Garibaldi marciò alla volta di Napoli, passando per Torraca, il Fortino di Battaglia, Eboli e Salerno: brillanti furono le manifestazioni di accoglienza da parte delle autorità locali e del popolo, grande fu l’entusiasmo; ma le truppe borboniche, che seguivano i garibaldini, erano sbandate, avvilite e disperse. La causa della libertà ormai aveva vinto !”.

Nel 4 settembre, 1860, Garibaldi (secondo Policicchio) nominò la GIUNTA INSURREZIONALE di Vibonati 

Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a pp. 285-286, in proposito scriveva che: “A Vibonati Garibaldi fu ospite di Nicola del Vecchio, marito di Antonia Gallotti, e, secondo alcuni, incontrò Teodosio de Dominicis. Di sicuro al suo cospetto ebbe il Regio Giudice Francesco Saverio Cajazzo, preparatore dell’insurrezione nel Golfo, cui rivolse queste parole: “vi ringrazio a nome del popolo, la Patria vi sarà riconoscente”(36). Affidò il governo di Vibonati al Sindaco Giuseppe Giffoni Barone, a Vincenzo Pugliese, capitano della Guardia Nazionale, e allo stesso giudice Cajazzo, scelti per fede patriottica che, tra l’altro, ebbero anche il compito di gestire il plebiscito.”. Policicchio, a p. 286, nella nota (36) postillava: “(36) Archivio Comunale di Torraca, verbale Decurionale del 14.10.1860”. Dunque, Policicchio scriveva che Garibaldi, a Vibonati incontrò, scrive lui, “sicuramente”“….il Regio Giudice Francesco Saverio Cajazzo, preparatore dell’insurrezione nel Golfo, cui rivolse queste parole: “vi ringrazio a nome del popolo, la Patria vi sarà riconoscente.”(36).”. La notizia del passaggio di Garibaldi è attestato dal Verbale del Decurionato del 14 ottobre 1860. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Vibonati nel secolo decimonono”, vol. II, a p. 381, in proposito scriveva che: “Il Decurionato certificò il suo passaggio così verbalizzando: (….) Visto che nella forma Costituzionale etc…” (19).”. Policicchio, a p. 381, nella nota (19) postillava: “(19) ACV, B.3 F.1, Delibera Decurionale del 4 settembre 1860 inoltrata all’istituto Governo Pro-dittatoriale della Provincia di Sala. Giuseppe Giffoni Barone (Sindaco), Carmine Giffoni, Francesco Colimodio, Raffaele Colimodio, Vincenzo Pugliese Lacorte, Francesco Pugliesi, Domenico Giffoni, Tommaso Curzio, Fabrizio Pifano, Giuseppe Pugliesi, Nicola del Vecchio (Decurioni).”. La notizia dunque la si apprende da un verbale del Decurionato di Torraca. La notizia, in seguito fu ripresa dal Fusco. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Vibonati nel secolo decimonono”, vol .II, a pp. 380-381, in proposito scriveva che: “Il Generale, a Vibonati, lasciò una ‘Giunta Comunale Insurrezionale’ in commissione permanente composta dal Sindaco e da Vincenzo Pugliese, capitano della Guardia Nazionale. I due, insieme al giudice Francesco Saverio Chiazza, tra l’altro, ebbero anche il compito di gestire il Plebiscito disposto con decreti dittatoriale dell’8 e 12 ottobre 1860.”. Credo che vi sia stato un errore di trascrizione perchè si tratta di Francesco Saverio Cajazza o Cajazzo. Dunque, il generale Garibaldi lasciò il governo del paese di Vibonati ai tre uomini di fede: il Sindaco, il barone Giuseppe Giffoni, Vincenzo Pugliese, capitano della Guardia Nazionale ed al giudice Regio del Circondario di Vibonati, Francesco Saverio Cajazzo. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p. 145, in proposito scriveva che: “I primi decreti del governo provvisorio furono emanati subito, nei primi giorni di settembre: nomina dei commissari organizzatori dei singoli circondari (per quelli di Sanza, Padula, Sapri e Vibonati fu nominato Vincenzo Del Vecchio (48) e capoluoghi di distretto (per Sala etc…”. Fusco, a p. 351, nella nota (48) postillava: “(48) Per questione di omonimia non si sa se sia l’ex decurione salese (cfr. n. 46) o, più probabilmente, il possidente vibonatese che ospitò Garibaldi tra il 3 e il 4 settembre.”. Il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 132, in proposito scriveva che: “Garibaldi di là scrisse la mattina stessa al Turr, …..così: “….Stesera probabilmente pernotteremo a Vibonati”. Il mio compianto amico Pietro Paolo Perazzi da Torraca, in una lettera, che purtroppo ora non ritrovo,  ma di cui conservo ancora qualche appunto, mi raccontava lo sbarco del dittatore il quale in effetto verso sera andò a cavallo da Sapri a Vibonati, ove pernottò a casa Del Vecchio.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 173, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: Poi incominciò a marciare da Sapri alle ore 17 ponendosi a capo della colonna, proseguendo per Vibonati….A Vibonati Garibaldi venne ospitato dal liberale Nicola Del Vecchio, incontrando il Regio Giudice di Vibonati Francesco Saverio Cajazzo, che aveva organizzato l’insurrezione nel Golfo, a cui rivolse parole di ringraziamento “a nome del popolo, la Patria vi sarà riconoscente”, e affidò il governo di Vibonati al Sindaco Giuseppe Giffoni, a Vincenzo Pugliese, capitano della Guardia Nazionale, e dello stesso Giudice Cajazzo, scelti per la loro fede patriottica (236). Nel suo soggiorno a Vibonati, prima di partire, Garibaldi incontrò anche il Generale Comandante del Primo Corpo d’insurrezione del distretto di Vallo Teodosio De Dominicis il quale, al suo ritorno, rivolgendosi ai suoi soldati disse che era andato “a visitare l’illustre Eroe d’Italia a Vibonati’, è stato il più bel giorno della sua vita ed elogiando le qualità eroiche e generose dell’invitto Guerriero che vanno al di là di quel che si dice di lui. Garibaldi, nel lasciare Vibonati, ha dato opportune disposizioni sulla condotta da seguire e il Comando in capo di tutte le forze insurrezionali nella provincia, è stato preso dal Generale Cosenza mentre si attende in Sapri un terzo imbarco di Garibaldini. Conclude incitando i soldati e inneggiando a Viva l’Italia, Viva Vittorio Emmanuele, Viva Garibaldi” (237).”. Del Duca, a p. 174, nella nota (237) postillava: “(237) A. Sole, Catalogo della Mostra documentaria ‘Garibaldi e Salerno. Documenti e testimonianze, in Garibaldi il mito e l’antimito, cit., pag. 242.”. Il testo di Anna Sole (….), riporta un documento del De Dominicis tratto dall’Archivio Privato Magnoni. Invece, riguardo queste notizie il Del Duca si è riferito a Ferruccio Policicchio (….) ed al suo “Vibonati nel secolo Decimonono”, vol. II, dove, a pp. 380-381, in proposito scriveva: “Durante la prodigiosa ascesa con gli avvenimenti che portarono Garibaldi e i Mille a liberare la Sicilia e Napoli, Vibonati ebbe ad ospitare il Generale nella notte tra il 3 e il 4 settembre 1860, in casa Del Vecchio (18), oggi De Nicolellis, dove il letto conservato ancora come allora e una lapide marmorea con epigrafe ne ricordano l’evento. Il Decurionato certificò il suo passaggio così verbalizzando: “(….) Visto lo stato di oppressione sia morale, che materiale patito dalle popolazioni del Continente, e specialmente dei cittadini di questo Comune. Visto che..etc…Essendo pure questo Popolo ispirato fiduciosamente nella perona di Garibaldi nella fausta notte ch’ebbe l’onore accoglierlo nelle sue mura. Unanimamente, liberamente, etc..(19).”.”. Policicchio, a p. 381, nella nta (18) postillava: “(18) La casa e stata da poco (1841) ristrutturata.”. Policicchio, . 381, nel nota (19 potillava: “(19) ACV, B.3 F.1, Delibera Decurionale del 4 settembre 1860 inoltrata al’istituito Governo Pro-dittatoriale dell Provincia di Sala. Giuseppe Giffoni Barone (Sindaco), Carmine Giffoni, Francesco Colimodio, Raffaele Colimodio, Vincenzo Pugliese Lacorte, Francesco Pugliesi, Domenico Giffoni, Tommaso Curzio, Fabrizio Pifano, Giuseppe Pugliesi, Nicola del Vecchio (Decurioni).”. Dunque, in primo luogo, il documento, di cui il Policicchio pubblica il testo scritto, è il Verbale della seduta Decurionale del Comune di Vibonati, del 4 settembre 1860 che venne trasmessa al Governatore Pro-Dittatore del Distretto di Sala Consilina, Giovanni Matina ed al suo Segretario Alfieri D’Evandro. Policicchio scrive che il documento si trova conservato presso l’Archivio Comunale di Vibonati (ACV). Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a pp. 174-175, in proposito scriveva che: “All’alba del 4 settembre Garibaldi e le Camicie Rosse lasciarono Vibonati mentre l’Assemblea Decurionale deliberava: “Visto lo stato di oppressione sia morale, che materiale patito dalle popolazioni del continente, e specialmente dei cittadini di questo Comune. Visto che nella forma Costituzionale sotto la dinastia dei Borbone, non vi è sicurezza presente né guarentigia avvenire. Visto che per costituirsi effettivamente, e duraturamente la Nazionalità Italiana è necessaria fondersi in un Popolo solo. Visto la gloria Civile, Militare del magnanimo Vittorio Emmanuele, ed il progresso delle istituzioni del Piemonte avveratosi nell’ultimo decennio. Viste le glorie militari, ed i sacrifici del prode, e generoso Giuseppe Garibaldi. Essendo pure questo Popolo ispirato fiduciosamente nella persona di Garibaldi nella fausta notte ch’ebbe l’onore accoglierlo nelle sue mura. Unanimemente, liberamente, e ponderatamente rendendosi interprete dei cittadini che rappresenta fa solenne atto di adesione al Governo unitario Nazionale acclamando Re Vittorio Emmanuele di Savoia, e Dittatore Giuseppe Garibaldi”(238). Come il Decurionato di Vibonati, altri Decurionati al passaggio di Garibaldi dichiararono decaduta la dinastia borbonica, riconoscendo ancor prima che un plebiscito lo legittimasse, l’annessione immediata al Piemonte e proclamarono l’Unità d’Italia sotto la corona sabauda.”. Del Duca, a p. 175, nella nota (238) postillava: “(238) F. Policicchio, Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro, in ‘Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno’, cit., pagg. 290-291.”.

In seguito al 1857, Giovanni GIFFONI di Vibonati, perseguitato dalle autorità borboniche

Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 124, in proposito scriveva che: “Il 27 agosto 1860 l’insurrezione, organizzata da Francesco Saverio Cajazzo, Giudice del Circondario di Vibonati, venne proclamata anche nel golfo di Policastro quando i capi colonna Teodosio de Dominicis da Ascea e Basilio Iannicelli da Ceraso, aiutati da Gennaro Pagano e Luigi Giordano, si posero in marcia verso Policastro, Vibonati e Sapri. Giunti a Roccagloriosa, De Dominicis si rivolse alla colonna in questi termini: “Soldati, abbiamo effettuato questa mattina la nostra terza marcia, percorrendo ed operando in San Severino, Poderia, Celle e Roccagloriosa dove pernottiamo. Etc…(14). Francesco Saverio Cajazzo, facendosene promotore, questuò fondi fra le casse comunali del circondario che poi destinò a Lucio Magnoni (15).”. Policicchio, a p. 124, nella nota (14) postillava: “(14) A. Alfieri D’Evandro, Della insurrezione…., cit. p. 8; G. De Crescenzo, I salernitani nell’epoca garibaldina del 1860, Jovane, Salerno, 1939; oppure A. Infante, Garibaldi nel Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1983, p. 52.”Policicchio, a p. 124, nella nota (15) postillava: “(15) ACTRC, Registro raccolta delibere Decurionali, delibera del 6.11.1860, p. 199, 199v. Altri personaggi che meritano menzione ed elogi in quel periodo rivoluzionario furono Giuseppe Giffoni di Vibonati, Socrate Falcone di Policastro, Luigi Barselloni e Giuseppe Curcio di Sanza.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a pp. 208-209, in proposito scriveva che: “Un ricorso per risentimento, a nome Saverio Polito, accusava D. Giovanni Giffoni di Vibonati d’essere stato il “gran fabbro” dello sbarco di Pisacane. Egli, che esercitava la professione di cancelliere presso il Giudicato circondariale, nel 1848, si rese operoso nei processi politici, quindi, ben conosciuto dalle autorità (29). Consapevole dei malevoli sentimenti contro di lui nutriti per aver raccolto molta e profonda avversione, temendo effetti di reazione vendicativa a suo danno, quando sbarcò il “bel Capitano”, atterrito, il mattino del 29 giugno, si rifugiò a Camerota. ‘Raccoglieva larga messe di odiosità tra i suoi conterranei appunto per essersi reso operoso strumento in una processura politica qui compilata parecchi anni addietro a carico di molti individui; odiosità in cui incorsero seco lui per la stessa causa anche tre fratelli Perazzo nipoti di quel sacerdote D. Biase Perazzo, nella cui casa sarebbesi voluto trasformare in una settaria fucina, e non per questo la sua famiglia fu sempre ritenuta di sentimenti elevati al Real trono.”. Il sottointendente ritenne falsa la firma improntata al nome di Saverio Polito “per il niun risultato che si hanno avuto con le più efficaci investigazioni da me spiegate all’oggetto” e considero la denuncia “un complesso di abominevoli calunnie. La condotta del Giffoni in fatto di politica non soffre acciacco veruno”(30).”. Policicchio, a p. 208, nella nota (29) postillava che: “(29) Con missiva del 12 gennaio 1858 da Positano fu trasferito a Sanza.”. Policicchio, a p. 208, nella nota (30) postillava che: “(30) ASS, Intendenza, Gabinetto, b. 31, f. 42.”.

PARTENZA DI RUSTOW DA VIBONATI

Nel 4 settembre 1860, da Vibonati, partenza del colonnello polacco Rustow, per raggiungere la strada Consolare verso il Vallo di Diano   

Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo di Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 20, nelle sue memorie scriveva che: I miei Milanesi bivaccavano nelle vie di Vibonate…..Alle 5 di mattina del giorno 4, ripresimo la marcia. La notte mandai indietro un uomo fidato di Sapri con un ordine per il maggiore Spinazzi onde ci seguisse con la brigata Parma tosto che fosse riunita, lasciando sul luogo l’ordine stesso per la brigata Bologna, la quale pure da Torre del Faro, doveva arrivare a Sapri. Ometto qui molte e molti particolari interessanti, riservandomi di farne cenno in altra occasione, lusingandomi per ora di far cosa gradita al lettore soltanto col fargli conoscere qual fosse l’ordinamento della brigata Milano in questo punto in cui incominciarono seriamente le sue operazioni. Etc…Guidate da persone del luogo, la mattina del 4 settembre, discesimo pel Vallone del Molinello, per poi salire di nuovo, arrampicandoci con somma difficoltà fra gli aspri dirupi della Tempa dei Paglioli da dove discendevano delle donne che portavano sul capo forti carichi di ghiaccio per la preparazione dei gelati. Etc…”. Inoltre, sempre il Rustow, nella traduzione del Porro parlando della marcia da Vibonati al Fortino, a p. 22 scriveva che: “I bersaglieri erano in testa e come di consueto avevano incominciata la marcia al passo ginnastico, che furono ben tosto costretti di moderare fra quei viottoli montani aspri, angusti e pericolosi. Garibaldi s’era recato avanti fino a Forlino; io era rimasto indietro per sorvegliare la marcia della colonna lungamente sparpagliata, ed arrestarla e raccoglierla nei luoghi opportuni. Avevamo percorso una via certamente impraticabile per qualunque armata regolare; ma a noi pure costò il sacrificio di alcuni uomini e di alcuni muli caduti fra i precipizi. Inoltre il giorno 4 settembre fu un giorno di vero strazio per le calzature della brigata. Potevano essere le 10 e mezza del mattino all’incirca,  quando io coi miei due ufficiali d’ordinanza Antonio Batticozzi e Cesare Comendio, questi un Lombardo, quello un Veronese, raggiunsi l’aspra e selvaggia crespa del Feralunga sotto il monte Cocuzzo, dalla quale poi si discende nella gola del Gauro che sbocca presso la solitaria taverna del Forlino sulla gran strada consolare. La discesa implicava delle serie difficoltà; ma ce ne consolammo grazie alla limpida e fresca acqua di fonte ritrovata, beneficio del quale non avevamo potuto fruire prima d’allora, e colla quale ci rinfrescammo assai gradevolmente. Giunti a Forlino alle 11 e mezzo, Etc…”. Dunque, Rustow testimoniava che si mise in marcia da Vibonati il giorno 4 settembre 1860, alle 5 del mattino ed arrivò al Fortino alle 11 del mattino del giorno 4 settembre per mettersi in marcia per Casalbuono di sera ed arrivare lì il giorno 5 settembre. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzonero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a p. 300, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: “Mentre Turr il 3 settembre di buon mattino partiva per Lagonegro onde ricevere gli ordini di Garibaldi, mentre Rustow si occupava dell’armamento della guardia nazionale dei dintorni, nella misura della provvista d’armi che aveva portate con sè, a mezzodì dalla parte di mare arrivò a Sapri Garibaldi e dopo un breve abboccamento diede ordine a Rustow di marciare la sera stessa per Vibonate colla brigata Milano, la sola completa, onde occupare in quella località la strada consolare; la brigata Parma doveva doveva seguirla, appena si fosse raccolta a Sapri, e la brigata Bologna, appena vi fosse arrivata. La brigata Milano arrivò a tarda sera del 3 a Vibonate e raggiunse il 4 il passo di monte Cocuzzo oltrepassando presso Fortino la strada consolare, sulla quale da allora in poi continuò a progredire, mentre le brigate Bologna e Parma la seguivano alla distanza di due o tre giorni di marcia, il grosso dell’armata da quattro fino a sei. Il 4 settembre, la brigata Milano, forte di circa 900 uomini, er già sulla strada consolare presso Casalnuovo. Il 5 marciava avanti sulle orme della regia brigata Caldarelli verso Sala. Caldarelli avaa fatto alto a Padula onde meglio adempiere la sua capitolazione conchiusa coi Calabresi a Cosenza, per la quale egli non doveva battersi con Garibaldi. Il rapido avanzarsi della brigata Milano lo tagliò fuori da Salerno ed egli capitolò con Garibaldi. Il 6 la brigata Milano marciava sopra Auletta, ed il 7 settembre sopra Eboli. Lo stesso giorno in cui la piccola avanguardia toccava questo punto, il dittatore entrava nella capitale abbandonata da Francesco II.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Sacchi – 8-9 settembre – Lagonegro; 10 settembre – Sapri sul mare; Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri; Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri-Vibanate; Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “….Garibaldi, il quale, giunto a Sapri, ordinava senz’altro al generale Rustow di avanzare con la sua brigata Milano, la prima che in quel momento si trovava già pronta e ordinata, per guadagnare rapidamente la strada consolare. A breve distanza mandò, al seguito di questa avanguardia, la brigata Spinazzi e poi la brigata Puppi…..Contemporaneamente la brigata Puppi….si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano alla loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “Così la sera del 3 settembre, il generale Gandini, comandante la brigata Milano, forte di 900 uomini, poteva giungere a Vibonati, ripartire il 4 per il passo di monte Cocuzzo e Castelnuovo, e il 5 marciare su Sala e arrivare ad Eboli il giorno 7, etc…”. Giacomo Racioppi (….), nel 1909, nel suo “Storia dei moti della basilicata e delle provincie contermini nel 1860”, a p. 219, in proposito scriveva che: Quivi il giorno innanzi era approdata la divisione Rustow, già del Pianciani del golfo degli Aranci, di cui fu cenno poco indietro; che da Paola, messa insieme alla brigata Turr, a guadagnare terreno era fatta imbarcare per Sapri; donde mosse quinc’innanzi all’avanguardo dell’esercito meridionale. Con essa il Generale venne il giorno 4 all’osteria del Fortino, e al povero villaggio di Casalnuovo nel vallo di Diano.”. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo di Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 20-21, nelle sue memorie scriveva che: La brigata si componeva di una sezione di bersaglieri costituita da due compagnie; e di tre battaglioni di linea, ognuno di 4 compagnie. Ogni battaglione era della forza di 300 uomini; i bersaglieri ammontavano a poco di 100 uomini ed erano comandati dal maggiore De Giorgi, ufficiale valente e formato alla buona scuola. Il maggiore Sessa comandava il 1° battaglione di linea; il maggior Montesi il 2°; il capitano Venuti, il 3°. Quest’ultimo era un eccellente maestro d’esercizi, severo nel servizio e qualche volta anche eccessivamente ruvido. I bersaglieri portavano blouse e pantaloni verde scuro e cappelli neri con piume grigie; erano armati con fucili rigati austriaci. La linea portava giacchetta e pantaloni di traliccio greggio, in gran parte berretto rosso foggiato a somiglianza di quelli degli ufficiali francesi, e pel resto, berretto bleu filettato di rosso; per soprabbito avevano cappotti piemontesi. Quanto alle coperte, erasene potuto rinvenire soltanto una parte per le truppe. La calzatura era di pessima qualità, ciò che fu comprovato dalle poche marcie fatte, ed io mi trovava continuamente nell’apprensione di vedere dopo altre quattro cinque tappe le truppe letteralmente a piedi nudi. Sebbene ciascun soldato non si trovasse munito con più che venti cartucce, le quali era inoltre costretto di portar nel sacco del pane o in tasca, e che per deficienza di mezzi di trasporto non si potesse aver lusinga di una pronta rifornitura; pare nessuno se ne dava fastidio. I segni distintivi dei gradi erano per gli ufficiali delle striscie d’argento o d’oro all’ingiro del kepi: una pel sottotenente; due pel tenente; tre pel capitano; quattro pel maggiore. Il colonnello ne aveva cinque d’oro e due d’argento. I bersaglieri erano infine abbigliati alla foggia piemontese ed addestrati alla stessa scuola, inclusivamente al passo ginnastico, di cui solevano usare ogni volta le circostanze lo permettessero. E così era allestita la nostra piccola forza, oramai destinata all’insigne onore di formare la vanguardia dell’esercito meridionale. Essa precedeva di due o tre giornate le più vicine truppe della divisione Terranova, e di quattro o cinque la punta del corpo principale dell’esercito, e – cosa inaudita ma vera – fu essa che determinò lo sgombro della formidabile posizione di Salerno.. Il generale Wilhelm (Guglielmo) Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, ( prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “….impartì l’ordine a Rustow di partire quella sera stessa colla brigata Milano, la sola completa, alla volta di Vibonate, per raggiungere per quel sito la strada maestra consolare; doveva seguire la brigata Parma, appena raccolta a Sapri, come pure quella di Bologna subito che vi fosse arrivata. La brigata Milano arrivò tardi nella sera del 3 a Vibonate, etc…”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 29-30, in proposito scriveva che: “….la divisione Rustow e le Brigate Milano e Spinazzi della Divisione Turr, queste proseguirono tosto all’avanguardia dell’esercito meridionale per Casalbuono e Sala per tagliare la via alla Brigata Borbonica del Caldarelli; rimase a Sapri con la sua Divisione il Colonnello Polacco Rustow, il quale scrisse pure le memorie di quella campagna col titolo: ‘La guerra Italiana del 1860’. Garibaldi si fermò in Sapri poche ore in casa del Barone Gallotti, dove volle pranzare assai frugalmente, e quindi, montato un cavallo morello, e seguito pure dal Generale Tur, che aveva incontrato colà, partì per Vibonati, etc….”. Dunque, Pesce scriveva che Rustow rimase a Sapri e non partì da Sapri diretto a Vibonati il 3 settembre ma restò a Sapri con le sue divisioni.  Più convincente la versione del 1921 del senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, che a p. 132, in proposito scriveva che: “II. La mattina successiva, martedì 4 settembre, la piccola comitiva seguita da un riparto delle due brigate, ascese a cavallo per una erta via mulattiera al ‘Fortino di Cervaro’, posto sulla strada nazionale che conduce a Lagonegro, nel tenimento del villaggio di Battaglia, frazione del Comune di Casaletto Spartano, proprio al confine tra la Basilicata e la Provincia di Salerno.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “Intanto in tutto il Vallo di Diano era un continuo passaggio di Garibaldini. La brigate Milano e Spinazzi della divisione Turr, sbarcate a Sapri all’alba del 2 settembre, procedettero per Vibonati e quindi per Casalbuono, etc.. (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a pp. 195-196, in proposito scriveva: “A Sapri, Garibaldi e Bertani trovarono i circa 1600 patrioti sbarcatevi il giorno precedente, a una parte dei quali, precisamente ai 900-1000 uomini della brigata Milano, fu ordinato di mettersi in marcia, intorno alle 17:00 sotto il comando del colonnello Guglielmo Rustow. Il Generale ed il suo ristretto seguito li raggiunsero lungo la via per Vibonati, centro nel quale pernottarono e da dove ripartirono alle 5:00 del mattino successivo (20).”. Moliterni, a p. 196, nella nota (20) postillava: “(20) Cfr. F. Policicchio, Le Camicie rosse nel golfo di Policastro, Fisciano, 2011, pp. 134-137.”. Dunque, Moliterni rifacendosi a Policicchio, scriveva la notizia del pernottamento di Garibaldi a Vibonati. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: Queste forze, dice il Rustow, eran l’intera Brigata “Milano” e alcuni reparti dell “Parma”: il resto aveva dovuto restare al Faro poichè i vapori non erano sufficienti per il trasporto. Componevano la Brigata “Milano” 3 Battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi e il capitano Venuti, e 2 Compagnie di bersaglieri….La Brigata “Bologna” ed il resto della “Parma” seguirono di lì a qualche giorno e il Rustow dice che quand’egli coi suoi, dopo il Fortino, s’avviò per la consolare etc…”. Felice Fusco, a p. 352, nella nota (62) postillava: “(62) E. Porro, La brigata Milano nella campagna dell’Italia meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow, Milano, Salvi, 1861, p. 20 ss. Aggiunse ancora Rustow: “Avevamo percorso una via certamente impraticabile per qualunque armata regolare; ma a noi pure costò il sacrificio di alcuni uomini e di alcuni muli caduti fra i precipizi. Inoltre il giorno 4 settembre fu un giorno di vero strazio per le calzature della brigata” (ivi). La citazione è in F. Policicchio, Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro, in AA.VV., Garibaldi e Garibaldini in provincia di Salerno, Salerno, Plectica, 2005., cit., p. 286.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 112-113 e ssg., in proposito scriveva che: IV…. Il mattino del giorno 4 settembre (era di martedì), il piccolo seguito del Generale, con un reparto delle brigate accennate, salì a cavallo (10) e prese una via mulattiera abbastanza ripida ad un’altezza media di circa settecento metri.”. De Crescenzo, a p. 113, nella nota (10) postillava che: “(10) Ogni specie di trasporto era buono per proseguire nelle marcie: giumenti, cavallucci, muli, asini: quegli uomini di Garibaldi etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 409-410, in proposito scriveva che: “Queste forze, dice il Rustow, eran l’intera Brigata “Milano” e alcuni reparti della “Parma”: il resto aveva dovuto restare al Faro poichè i vapori non erano sufficienti per il trasporto. Componevano la Brigata “Milano” 3 Battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi e il capitano Venuti, e 2 Compagnie di bersaglieri. La Brigata “Bologna” ed il resto della “Parma” seguirono di lì a qualche giorno e il Rustow dice che quand’egli coi suoi, dopo il Fortino, s’avviò per la consolare, quell’altre truppe dell’antica Divisione Pianciani venivan dietro a due o tre giorni di marcia. Etc…”. Antonio Pizzolorusso (….), nel suo I martiri per la libertà italiana della provincia di Salerno dall’anno 1820 al 1857 con appendice intorno al moto rivoluzionario del 1860 per Antonio Pizzolorusso”, Salerno, Tipografia Nazionale, 1885, si veda l’ed. Ripostes, a pp. 234-235, in proposito scriveva che: “….e Garibaldi resosi padrone della Sicilia, passa il Faro il 20 agosto, e ordina a Rustow di congiungersi in Paola al Generale Turr, ed egli imbarcatosi per Sapri li raggiunse il giorno 3 settembre ed ordina al primo d’ inoltrarsi con una brigata verso Vibonati e avanzarsi sulla via consolare. Rustow eseguì perfettamente tali ordini, tagliò la via al generale Caldarelli, che secondo la convenzione di Cosenza si recava a Salerno, e l’indusse a deporre le armi ; ed entrò la sera trionfante in Sala Consilina, pervenendo la dimane ad Eboli, etc….”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 824, in proposito scriveva che: Il giorno 3 , Türr partiva per Lagonegro per trovarvi notizie ed ordini di Garibaldi, e Rustow occupavasi dell’armamento della Guardia nazionale del paese; quando inaspettatamente videsi apparire Garibaldi arrivato anch’esso a Sapri per via di mare. A Rustow fu dato ordine di partire la stessa sera con la brigata Milano , la sola veramente completa , per Vibonate. Forte di novecento uomini questa brigata la notte del 3 arrivava a Vibonate, donde spingevasi rapidamente più avanti al di là di Padula. La brigata borbonica , comandata dal generale Caldarelli , e che , come di sopra narrammo, dopo aver capitolato coi rivoluzionari di Cosenza , ritiravasi sopra Salerno , giusto a Padula venne ad incontrarsi con Garibaldi.”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”,  ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 338-339, in proposito era scritto: La brigata Milano arrivò tardi nella sera del 3 a Vibonate, e raggiunse il giorno dopo il passo del Monte Cocuzzo , passando a Fortino la strada consolare, su cui marciarono d’allora in poi, mentre lebrigate Bologna e Parma la seguivano a 2 e 3 giorni di marcie, ed il grosso dell’ esercito dai 4 ai 6. Nello stesso giorno 4 settembre arrivò nella strada consolare verso Casalnuovo la brigata Milano forte di 900 uomini circa; e nel giorno 5 marciò verso Sala passando vicino alla brigata regia Caldarelli. Questi aveva fatto sosta a Padula per meglio eseguire la capitolazione stipulata a Cosenza coi Calabresi, in forza della quale egli erasi obbligato di non marciare contro Garibaldi. Il rapido avanzarsi della brigata Milano lo tagliò fuori da Salerno ed egli capitolò con Garibaldi. Nel giorno 6 settembre la brigata Milano marciò verso Auletta ed ai 7 verso Eboli.”

Nel 4 settembre 1860, da Vibonati, la strada o il percorso che intraprese in marcia il colonnello polacco Rustow, insieme alle sue brigate raggiunse la crespa del “Feralunga” (monte Serralunga) sotto il monte Cocuzzo e, ridiscese nella gola del Gauro, che sbocca presso la Taverna del Fortino del Cervaro sulla strada consolare che va a Casalbuono

Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo di Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 20, nelle sue memorie scriveva che: Guidate da persone del luogo, la mattina del 4 settembre, discesimo pel Vallone del Molinello, per poi salire di nuovo, arrampicandoci con somma difficoltà fra gli aspri dirupi della Tempa dei Paglioli da dove discendevano delle donne che portavano sul capo forti carichi di ghiaccio per la preparazione dei gelati. Etc…”. Inoltre, sempre il Rustow, nella traduzione del Porro parlando della marcia da Vibonati al Fortino, a p. 22 scriveva che: “I bersaglieri erano in testa e come di consueto avevano incominciata la marcia al passo ginnastico, che furono ben tosto costretti di moderare fra quei viottoli montani aspri, angusti e pericolosi…..Avevamo percorso una via certamente impraticabile per qualunque armata regolare; ma a noi pure costò il sacrificio di alcuni uomini e di alcuni muli caduti fra i precipizi. Inoltre il giorno 4 settembre fu un giorno di vero strazio per le calzature della brigata. Potevano essere le 10 e mezza del mattino all’incirca,  quando io coi miei due ufficiali d’ordinanza Antonio Batticozzi e Cesare Comendio, questi un Lombardo, quello un Veronese, raggiunsi l’aspra e selvaggia crespa del Feralunga sotto il monte Cocuzzo, dalla quale poi si discende nella gola del Gauro che sbocca presso la solitaria taverna del Forlino sulla gran strada consolare. La discesa implicava delle serie difficoltà; ma ce ne consolammo grazie alla limpida e fresca acqua di fonte ritrovata, beneficio del quale non avevamo potuto fruire prima d’allora, e colla quale ci rinfrescammo assai gradevolmente. Giunti a Forlino alle 11 e mezzo, Etc…”. Dunque, Rustow testimoniava che si mise in marcia da Vibonati il giorno 4 settembre 1860, alle 5 del mattino ed arrivò al Fortino alle 11 del mattino del giorno 4 settembre per mettersi in marcia per Casalbuono di sera ed arrivare lì il giorno 5 settembre.  Nel suo racconto, in cui testimonia il percorso che le sue brigate fecero da Sapri a Vibonati e da Vibonati il giorno 4 settembre per risalire al Fortino. Forse passarono non molto distanti da Torraca. Nel suo racconto si evince che prima di arrivare al Fortino, Rustow ed i suoi volontari garibaldini, arrivarono alla gola del Gauro” (una gola non molto distante dalla via consolare su cui si trovava la taverna del Fortino del monte Cervaro). Sempre nel suo racconto, Rustow cita alcuni luoghi come “discesimo (da Vibonati) pel Vallone del Molinello”,  risalimmo “arrampicandoci con somma difficoltà fra gli aspri dirupi della Tempa dei Paglioli”,  e poi, raggiunsi l’aspra e selvaggia crespa del Feralunga sotto il monte Cocuzzo, dalla quale poi si discende nella gola del Gauro che sbocca presso la solitaria taverna del Forlino sulla gran strada consolare.”. In una carta del 1788, (credo una carta geografica del Ministero della Guerra Borbonica, apparsa sulla rete, e di cui ivi non riesco a pubblicare lo stralcio), su cui è scritto: “Foglio 24” e, “Gitto. Guerra. inc. Nap. 1788” è rappresentato parte del Cilento, con la costa del Golfo di Policastro ed i toponimi dell’entroterra, si vedono chiaramente i toponimi di questi luoghi. La carta in questione fa parte dell’“Atlante Geografico del Regno di Napoli” redatto da Rizzi-Zannoni. L’Atlante Geografico del Regno di Napoli (titolo completo: Giovanni Antonio Rizzi Zannoni (autore), Giuseppe Guerra (incisore) Atlante Geografico del Regno di Napoli compito e rettificato sotto i felici auspicj di Giuseppe Napoleone I re di Napoli e di Sicilia, Napoli 1808. L’atlante, in 31 fogli e in scala 1:114.545 (Valerio 1993, p.126), fu completato nel 1812. Il titolo venne modificato nel 1815, al rientro dei Borbone sul trono di Napoli: sostituendo la frase compito e rettificato . . . con delineato per ordine di Ferdinando IV Re delle Due Sicilie. L’opera, in effetti, era stata commissionata nel 1781 da Ferdinando IV di Napoli al geografo padovano Giovanni Antonio Rizzi Zannoni. La carta in questione si trova nella collezione on-line di David Rumsey Collection.  Probabilmente, “Gitto” è il cartografo collaboratore di Rizzi-Zannoni. La carta è estremamente interessante perchè in essa sono rappresentati diversi toponimi sconosciuti. Al momento posso dire che la carta si trova conservata presso la Bibliotheca Hertziana – Max-Planck-Institut für Kunstgeschichte. La “Bibliotheca Hertziana” è stata fondata a Roma nel 1913 da una fondazione di Henriette Hertz sotto la direzione di Ernst Steinmann. Da allora l’istituto ha sede nel Palazzo Zuccari a Roma. Nella carta del 1788, ad esempio, il “vallone del Molinello” è un piccolo torrente che oggi non viene riportato sulle carte fisiche del Golfo di Policastro. sfocia verso la costa di Villammare e risale con due un bracci verso Vibonati e con un altro braccio verso la Madonna dei Cordici da cui risale verso Torraca. La “Tempa degli Paglioli” è un toponimo che indica delle creste di montagna che si trovano sopra Torraca, da dove, proseguendo a nord, verso il piccolo borgo di Battaglia, oggi frazione del Comune di Casaletto Spartano, si arriva al Monte Cocuzzo. Sulla destra di “Tempa degli Paglioli” si trova, verso Est, la “Feralunga” oggi denominato “Serra Lunga” e poi Lagonegro. La “Serra Lunga” si trova sul confine della Basilicata con la Campania dell’epoca. Oltre il “Monte Cocuzzo”, si trova il “Monte Cervaro” dove troviamo il piccolo raggruppamento del Fortino, dove corre la vecchia strada Consolare borbonica che portava da una parte a Lagonegro e dall’altra verso “Casalnuono” (oggi comune di Casalbuovo).  Giunti a Torraca, intrapresero le aspre stadine di montagna e, proseguendo lungo la “Tempa degli Paglioli” e costeggiando la “Serralunga” ridiscesero verso la “gola del Gauro” per risalire verso il “Monte Cocuzzo” (forse il “Tempone Pizzuto” indicato sulla mappa del CAI) ed il Fortino del Cervaro, forse seguendo una strada mulattiera che oggi viene indicata “via Affonnatora”, non distante dal confine con la Basilicata e in località “Affonnatora”.  La frazione di Fortino sorge sul confine con la Basilicata, ed una parte minore del suo abitato appartiene al comune lucano di Lagonegro, in provincia di Potenza. Essa rappresenta, quindi, un rarissimo caso di frazione divisa fra due amministrazioni regionali. Vi sono inoltre 24 località, costituite da piccoli gruppi di case e cascine rurali, e popolate da poche decine di abitanti tra cui Affonnatora. Il generale Wilhelm (Guglielmo) Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, ( prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “…La brigata Milano arrivò tardi nella sera del 3 a Vibonate, e raggiunse il giorno dopo il passo del Monte Cocuzzo, passando a Fortino la strada consolare, su cui marciarono d’allora in poi, mentre le brigate Bologna e Parma la seguivano a 2 o 3 giorni di marcie, ed il grosso dell’esercito dai 4 ai 6. Etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: “….ed aver costeggiato poi le falde del monte Cocuzzo. Etc…”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, ed. Gutemberg, 2011, a pp. 138-139, in proposito scriveva che: “L’avanguardia comandata da Rustow precedeva di due o tre giornate le truppe della divisione Terranova, le più vicine; di quattro o cinque la punta principale dell’esercito …..Etc…(14).”. Policicchio, a p. 139, nella nota (14) postillava: “(14) E. Porro, La brigata Milano ….cit., p. 22. “. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, ed. Gutemberg, 2011, a p. 139, in proposito scriveva che: “Rustow si mantenne sempre in testa alla colonna per scegliere i luoghi più idonei e opportuni ai bivacchi e provvedere alla compattezza delle truppe.”.

Nel 4 settembre 1860, le neviere per la preparazione del ghiaccio e dei gelati alla “Tempa dei Paglioli”

Del trasporto di neve dalle vicine montagne al tempo di Garibaldi vi è la testimonianza diretta del colonello Wilhelm Rustow. Infatti, Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 21-22, il Rustow nelle sue memorie, per bocca del Porro scriveva che: “Guidate da persone del luogo, la mattina del 4 settembre, discesimo pel Vallone del Molinello, per poi salire di nuovo, arrampicandoci con somma difficoltà fra gli aspri dirupi della Tempa dei Paglioli, da dove discendevano delle donne che portavano sul capo forti carichi di ghiaccio per la preparazione del dei gelati. Etc..”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a p. 286, nella nota (37) postillava che: “(37) Sulle neviere di Vibonati, cfr. F. Policicchio, Vibonati nel secolo Decimonono, Gutemberg, Penta di Fisciano, 2003, parte II, p. 519”. Policicchio postillando sulle “neviere di Vibonati”, ovvero sulla scorta di ghiaccio che le donne di Vibonati andavano a prendere sul monte Cervato, presso il Fortino, a p. 519 del suo volume “Vibonati nel secolo Decimonono, Gutemberg, Penta di Fisciano, 2003, parte II”, spiegava che: “Una volta a rendere questo servizio c’erano le neviere: località poste sui monti atte alla conservazione della neve di cui, poi, i Comuni concedevano la vendita a privati per i bisogni e la rivendita al pubblico. Anche Vibonati, quindi, aveva le sue neviere. La consuetudine era che, nei vari Comuni, la vendita si concedeva ad una sola persona per non aversi danni, al pubblico e al privato, etc…Il rivendicatore (ilconcessionario) si impegnava a non far mancare, giornalmente, la neve pena una ammenda, pari a lire 10 giornaliere agli inizi degli anni Ottanta. Etc…”. Dunque, il colonnello Rustow testimoniava che, messisi in marcia da Vibonati, le brigate dei volontari garibaldini, la mattina del 4 settembre 1860:  “discesimo pel Vallone del Molinello, per poi salire di nuovo, arrampicandoci con somma difficoltà fra gli aspri dirupi della Tempa dei Paglioli, da dove discendevano delle donne che portavano sul capo forti carichi di ghiaccio per la preparazione del dei gelati. Etc..”. Rustow scriveva che una volta discesi al Vallone del Molinello, essi risalirono “gli aspri dirupi della Tempa dei Paglioli”. Guardando una carta geografica dell’epoca, del 1788, si vedono chiaramente indicati questi luoghi e toponimi. Rustow testimoniava che essi per risalire al Fortino del Cervaro risalirono gli aspri dirupi della “Tempa degli Paglioli”. La “Tempa degli Paglioli” è un toponimo che indica delle creste di montagna che si trovano sopra Torraca, da dove, proseguendo a nord, verso il piccolo borgo di Battaglia, oggi frazione del Comune di Casaletto Spartano, si arriva al Monte Cocuzzo. La “Tempa delli Paglioli” è indicata sulla carta come una “Tempa” (dolci colline),  che si trovano tra il borgo di Torraca e quello di Battaglia, dove vicino, sulla destra e sotto, si trova il “Monte Cocuzzo”.  Sulla destra di “Tempa dei Paglioli” si trova, verso Est, la “Feralunga” oggi denominato “Serra Lunga” e poi Lagonegro. La “Serra Lunga” si trova sul confine della Basilicata con la Campania dell’epoca. Oltre il “Monte Cocuzzo”, si trova il “Monte Cervaro” dove troviamo il piccolo raggruppamento del Fortino, dove corre la vecchia strada Consolare borbonica che portava da una parte a Lagonegro e dall’altra verso “Casalnuono” (oggi comune di Casalbuovo).  Giunti a Torraca, intrapresero le aspre stadine di montagna e, proseguendo lungo la “Tempa degli Paglioli” e costeggiando la “Serralunga” ridiscesero verso la “gola del Gauro” per risalire verso il “Monte Cocuzzo” (forse il “Tempone Pizzuto” indicato sulla mappa del CAI) ed il Fortino del Cervaro, forse seguendo una strada mulattiera che oggi viene indicata “via Affonnatora”, non distante dal confine con la Basilicata e in località “Affonnatora”.

Nel 4 settembre 1860, il Tenente CRIVELLARI, ufficiale dei garibaldini di Rustow, e la valigia con documenti riservatissimi che portava con se, consegnata ad una guida di Vibonati, si perse nella marcia da Vibonati al Fortino

Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro”, ed. Gutemberg, a p. 138, in proposito scriveva che: “E proprio durante una di quelle marce si verificò un episodio increscioso; Antonio Alfieri D’Evandro, segretario del Governo provvisorio di Sala, il 7 settembre al sindaco di Vibonati scrisse: “Cittadino Sindaco, il cittadino Tenente Crivellari dell’Armata del Dittatore Garibaldi marciando da Vibonati per qui prese una guida di costà da voi datale. Costui sull’atto di un momento consegnò la Compagnia ad altra guida di un paese vicino che il Tenente non conosce, si è saputo essere Castelluccio. In questo scambiarsi di guida l’Ufficiale essendosi addormentato, l’uomo da lui datoli portò seco una valigia contenente carte interessantissime. Non sappiamo se costui consegnò la valigia (….). Bisogna riavere la valigia ad ogni costo, la guida da voi stabilita deve occuparsene, voi dunque userete che sia al più presto possibile rimesso qui e per espresso.”. Infatti, Antonio Alfieri d’Evandro (…), nel 1861, nel suo “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, scrisse degli eventi che seguirono l’arrivo di Garibaldi al Fortino. Antonio Alfieri d’Evandro, fu nominato da Garibaldi segretario del Governo Provvisorio di Sala Consilina. Policiccho scriveva che in occasione della marcia da Vibonati, l’Alfieri d’Evandro riferiva che: “…durante una di quelle marce si verificò un episodio increscioso; etc…”. D’Evandro riferiva che, il 7 settembre, in qualità di Segretario del Governo provvisorio di Sala Consilina, scriveva al Sindaco di Vibonati il seguente testo:“Cittadino Sindaco, il cittadino Tenente Crivellari dell’Armata del Dittatore Garibaldi marciando da Vibonati per qui prese una guida di costà da voi datale. Costui sull’atto di un momento consegnò la Compagnia ad altra guida di un paese vicino che il Tenente non conosce, si è saputo essere Castelluccio. In questo scambiarsi di guida l’Ufficiale essendosi addormentato, l’uomo da lui datoli portò seco una valigia contenente carte interessantissime. Non sappiamo se costui consegnò la valigia (….). Bisogna riavere la valigia ad ogni costo, la guida da voi stabilita deve occuparsene, voi dunque userete che sia al più presto possibile rimesso qui e per espresso.”. D’Evandro, scriveva che cittadino Tenente Crivellari dell’Armata dei volontari garibaldini, marciando da Vibonati, verso il Fortino, aveva preso una guida datagli dal Sindaco di Vibonati. Questa guida di Vibonati, fornita al Crivellari dal Sindaco di Vibonati, il 4 settembre 1860, consegnò la Compagnia ad altra guida di Castelluccio, che il Tenente Crivellari però non conosce e non ricorda il nome. Scrive sempre D’Evando al Sindaco di Vibonati che, in questo “scambio di guide”, siccome il Tenente Crivellari si era addormentato non si è accorto che che nel frattempo la valigia, con “documenti riservatissimi” consegnata alla guida fornita da Vibonati, questi l’avesse consegnata all’altra guida di Castelluccio.  D’Evandro chiedeva al Sindaco di Vibonati di indagare sulla valigia e ne chiedeva l’immediata restituzione della stessa. Policicchio, a p. 138 aggiunge: “Il secondo eletto di Vibonati, Francesco Curzio, (1801-1885) nel darne notizia ai sindaci del Circondario aggiunse: “Io quindi nel trascrivervi quanto di sopra interessato le LL.SS., ad occuparsi seriamente perché la valigia perduta sia rinvenuta facendo menare i bandi per gli abitati con pene rigorose contro colui che avesse rinvenuto la detta valigia o portata via senza presentarla (13).”. Policicchio, a p. 138, nella nota (13) postillava: “(13) ACTLL (Archivio Comunale di Vallo), Documenti d’esito che figurano nel conto materiale dell’anno 1860, vol. III.”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Appendice”, a p. 77, in proposito scriveva che: “N.° 7. Comando della Brigata Fabrizii. Napoli li 13 Gennaio 1861. Generale ministro. La giustizia reclama la di Lei attenzione sulle circostanze che pongono il corpo da me comandato nel diritto uguale agli altri corpi attivi nella guerra Meridionale…..A Campestrino collocai 300 uomini come punto di appoggio avendo fatto occupare fortemente Caggiano. A S. Lorenzo di Padula stanziai altri 1500 uomini, i quali avevano la loro vanguardia a Casalnuovo, e Fortino, onde contrastare la ritirata dei Regii, respinti dal Generale Garibaldi. Collocai il mio Quartier Generale ad Auletta. Queste forze permisero al Generale Garibaldi di portarsi in Napoli il giorno 7 Settembre: quantunque staccato dalle proporie forze vincitrici in Calabria. Il giorno 8, 1500 uomini delle mie truppe passarono nella Provincia di Avellino, e vi domarono la reazione. Il giorno 12 e seguenti domai le reazioni di Scafati, di Angri, e di Castellammare. Etc…”. Antonio Pizzolorusso (….), nel suo I martiri per la libertà italiana della provincia di Salerno dall’anno 1820 al 1857 con appendice intorno al moto rivoluzionario del 1860 per Antonio Pizzolorusso”, Salerno, Tipografia Nazionale, 1885, si veda l’ed. Ripostes, a pp. 234-235, in proposito scriveva che: “….e Garibaldi resosi padrone della Sicilia, passa il Faro il 20 agosto, e ordina a Rustow di congiungersi in Paola al Generale Turr, ed egli imbarcatosi per Sapri li raggiunse il giorno 3 settembre ed ordina al primo d’ inoltrarsi con una brigata verso Vibonati e avanzarsi sulla via consolare. Rustow esegui perfettamente tali ordini, tagliò la via al generale Caldarelli, che secondo la convenzione di Cosenza si recava a Salerno, e l’indusse a deporre le armi ; ed entrò la sera trionfante in Sala Consilina, pervenendo la dimane ad Eboli etc…”.

PARTENZA di GARIBALDI da SAPRI 

Nel 4 settembre 1860, la partenza di Garibaldi da Sapri o da Vibonati ?, dove avrebbe pernottato (?) si mise a cavallo e salì al Fortino del Cervaro passando per la strada non molto distante da Torraca, forse seguendo lo stesso percorso che seguì Carlo Pisacane 

La notizia della partenza di Garibaldi da Vibonati, e non da Sapri per il Fortino e, quindi l’eventuale pernottamento di Garibaldi a Vibonati deriva dall’altro testimone di eccezione che a quei tempi si trovò a Sapri. Si tratta del colonnello polacco Wilhelm Rustow, di cui leggiamo nella traduzione sua fatta da Eliseo Porro (….), nel suo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow”, ed. Salvi, Milano, 1861. Dunque, Rustow scriveva che da Sapri si partì alle 5, presumo del pomeriggio del 3 settembre. A questo punto del racconto, Rustow, parlando del viaggio delle sue truppe da Sapri a Vibonati, a p. 19 scriveva pure: “Discendemmo alla marina di Vibonate per un sentiero orribile, tutto ingombro di sozzure, compiendo una marcia in confronto alla quale è un nonnulla quella descritta dai filologi nella Anabasi di Senofonte. Alla marina, la colonna fu soffermata onde si potesse raccogliere.”. Si erano messi in marcia ma ancora non erano giunti a Vibonati ed all’altezza di Villammare-Capitello, dovevano deviare per Vibonati e aggiunge che:  “Giunse infrattando Garibaldi accompagnato dal futuro ministro della guerra di Napoli e da alcuni ufficiali, e si mise esso stesso in testa alla colonna. Salimmo per una buona strada il Vallone del Mulinello e ci arrampicammo poi sull’altura dove è posta la sparpagliata città di Vibonate , che un tempo si estendeva fino alla baia di Sapri.”. Dunque, secondo Rustow, la piccola comitiva di Garibaldi, partita da Sapri,  si era ricongiunta a Rustow ed al resto delle truppe e si portò con esse, marciando a Vibonati. Questo passaggio non dimostra che Garibaldi pernottase a Vibonati, come vogliono alcuni, ma dimostrerebbe che Garibaldi si mise in marcia per il Fortino passando per Vibonati. Infatti, Rustow, nel suo racconto non dice nulla su Garibaldi a Vibonati. Rustow ci parla solo delle truppe di volontari garibaldini che pernottarono a Vibonati. Inoltre, Rustow, a p. 20, in proposito scriveva: “Alle 5 di mattina del giorno 4, ripresimo la marcia.”,  e poi a p. 21, scriveva pure: “Guidati da persone del luogo, la mattina del 4 settembre, discesimo pel Vallone del Molinello, per poi salire di nuovo, arrampicandoci con somma difficoltà etc…” e, poi, proseguendo il suo racconto, a p. 22, scriveva pure che: “Garibaldi s’era recato avanti fino a Forlino; io era rimasto indietro per sorvegliare la marcia della colonna lungamente sparpagliata ed arrestarla e raccoglierla nei luoghi opportuni. Etc…”. Non dice altro di Garibaldi e non dice che egli si partì da Vibonati. Dunque, sebbene Rustow racconti di essersi avviato in marcia con la sua brigata, da Vibonati di buon mattino, ci testimonia che da Vibonati (?), Garibaldi era già sulla strada per raggiungere il Fortino. Ma, dalla testimonianza di Rustow si evince da dove si partì Garibaldi ?. Rustow (vedi Porro, a p. 19), in proposito scriveva che dopo che la sua colonna si mise in marcia da Sapri: “Giunse infrattando Garibaldi accompagnato dal futuro ministro della guerra di Napoli e da alcuni ufficiali e si mise esso stesso alla testa alla colonna.”. Dunque, Rustow racconta che Garibaldi e Cosenz arrivarono verso Villammare e si misero in testa alla colonna. Poi, sempre a p. 19, Rustow racconta che tutti, Garibaldi compreso, andarono a Vibonati. Infatti, a p. 19 scriveva il Porro che: “Salimmo per una buona strada il Vallone del Molinello e ci arrampicammo poi sull’altura dove è posta la sparpagliata città di Vibonate, che un tempo si estendeva fino alla baia di Sapri.”. Rustow, però non dice nulla di Garibaldi a Vibonati. Rustow scriveva a p. 20 che: “I miei Milanesi bivaccavano nelle vie di Vibonate…..Alle 5 di mattina del giorno 4 ripresimo la marcia.”Nel racconto del Diario di Agostino Bertani, che ricordiamo sbarcò insieme a Garibaldi sulla spiaggia di Sapri, nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, dove, il Bertani, a pp. 72-73 e ssg., in proposito scriveva che: Da Sapri, l’indomani, martedì 4 settembre, alle 5 di mattina, coll’istesso gruppo di compagni, più qualcuno del luogo, seguiva anch’io Garibaldi per una stretta vallata che i volontari già in cammino facevano tutta echeggiare degli evviva al loro duce e di patriottiche canzoni. In quelle valli echeggiarono tre anni prima che si disperdevano gli arditi precursori del nostro giorno, guidati da Pisacane. Giunti salendo ad un piccolo gruppo di case che si chiama ‘Fortino’ e si trova sulla strada che da Lagonegro per Casalnuovo mette a Sala. Etc….. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Egli, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 456, dal Diario di Bertani, in proposito scriveva che: Là sulla spiaggia, accampati in buon ordine, i volontari della legione acclamano Garibaldi e son raggianti. Egli li carezza con gli occhi e li anima colla parola. Sappiamo che gli altri corpi a marcia forzata corrono verso di noi. Martedì 4 settembre all’alba. Garibaldi a cavallo; noi seguiamo per una stretta vallata, i volontari camminano in buon ordine facendo echeggiare la montagna degli evviva al loro duce e dei loro canti. In quelle valli echeggiarono tre anni fa i colpi di fucile che disperdevano l’eroico drappello guidato da Pisacane. Si arriva ad un piccolo gruppo di case chiamato Fortino, sulla strada che da Lagonegro per Casalnuovo mette a Sala.”. Dunque, come nell’altro testo “Ire d’oltretomba”, il Bertani annotò che egli e Garibaldi partirono il 4 settembre da Sapri e si recarono direttamente al Fortino. La White-Mario che annotava il Bertani, a pp. 456, in proposito scriveva che: Martedì 4 settembre all’alba. Garibaldi a cavallo; noi seguiamo per una stretta vallata, i volontari camminano in buon ordine facendo echeggiare la montagna degli evviva al loro duce e dei loro canti. In quelle valli echeggiarono tre anni fa i colpi di fucile che disperdevano l’eroico drappello guidato da Pisacane. Si arriva ad un piccolo gruppo di case chiamato Fortino, sulla strada che da Lagonegro per Casalnuovo mette a Sala. Etc…”. Bertani  non dice nulla di Vibonati e annotava che Garibaldi si partì per il Fortino da Sapri il giorno Martedì, 4 settembre. Bertani scriveva che Garibaldi, per andare al Fortino si mosse da Sapri e non da Vibonati. Bertani scrive che Garibaldi e la sua comitiva Da Sapri, l’indomani, martedì 4 settembre, alle 5 di mattina, coll’istesso gruppo di compagni, più qualcuno del luogo, seguiva anch’io Garibaldi per una stretta vallata“. Bertani aggiunge che Garibaldi fece lo stesso percorso di Pisacane non mi risulta passò per Vibonati. Pisacane salì da Sapri a Torraca e poi al Fortino. Bertani scriveva: In quelle valli echeggiarono tre anni prima che si disperdevano gli arditi precursori del nostro giorno, guidati da Pisacane.”. Giacomo Racioppi (….), nel 1909, nel suo “Storia dei moti della basilicata e delle provincie contermini nel 1860”, a p. 219, in proposito scriveva che: Quivi il giorno innanzi era approdata la divisione Rustow, già del Pianciani del golfo degli Aranci, di cui fu cenno poco indietro; che da Paola, messa insieme alla brigata Turr, a guadagnare terreno era fatta imbarcare per Sapri; donde mosse quinc’innanzi all’avanguardo dell’esercito meridionale. Con essa il Generale venne il giorno 4 all’osteria del Fortino, e al povero villaggio di Casalnuovo nel vallo di Diano.”. Dunque, Racioppi scriveva che Con essa il Generale venne il giorno 4 all’osteria del Fortino”, scriveva cioè che Garibaldi, da Sapri salì al fortino con la divisione di Turr che era sbarcata il giorno prima a Sapri. Discosta dalla testimonianza di Bertani, riportata anche, oltre che nel suo libro, anche dalla giornalista White-Mario, è quella dell’Avv. Carlo Pesce di Lagonegro. La ricostruzione storica di quegli eventi che fa il Pesce è arbitraria anche in un altro punto controverso e cioè se Garibaldi avesse pernottato e quindi si partì da Sapri o avesse pernottato a Vibonati e quindi si partì da Vibonati. Infatti, Pesce, a pp. 399-400, in propposito scriveva che: “III….narrato diffusamente nel Diario dal medico Agostino Bertani, assieme con la descrizione di quel viaggio avventuroso, che è pregio di trascrivere qui integralmente. “Da Sapri (è errato, deve intendersi da Vibonati che è assai vicina a Sapri), l’indomani, martedì 4 Settembre, alle 5 di mattina, coll’istesso gruppo di compagni, più qualcuno del luogo, seguiva anch’io Garibaldi a cavallo per una stretta vallata che i volontari già in cammino facevano tutta echeggiare degli evviva al loro Duce di patriottiche canzoni. In quelle valli echeggiarono tre anni prima i colpi di fucile che disperdevano gli arditi precursori del nostro giorno, guidati dal Pisacane (1). Etc…”. Sempre l’avv. Carlo Pesce (….), nel 1921, nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a p. 32, si permette di cambiare “Sapri” e non in “Vibonati”, ed in proposito scriveva che: “narrato diffusamente nel Diario dal Medico Agostino Bertani, assieme alla descrizione di quel viaggio etc…”Nessuno di noi l’avrebbe sperata così facile e vicina! Da Sapri (è errato, deve intendersi da Vibonati che è assai vicino a Sapri), l’indomani, martedì 4 settembre, alle 5 di mattina, coll’istesso gruppo di compagni, più qualcuno del luogo, seguiva anch’io Garibaldi a cavallo etc…”.”. Pesce, a p. 32, corregge il Bertani scrivendo Da Sapri (è errato, deve intendersi da Vibonati che è assai vicino a Sapri), l’indomani, martedì 4 settembre etc…”. Credo che sia stata proprio questa correzione che abbia dato origine alla notizia che Garibaldi, per recarsi al Fortino fosse partito da Vibonati, dove avrebbe pernottato in casa Del Vecchio e non da Sapri, dove come attesta Bertani, e poi lo storico Treveljan, avesse pernottato a Sapri. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, nel 1911, a p. 29, in proposito scriveva che: “….e quindi, montato un cavallo morello, e seguito pure dal Generale Tur, che aveva incontrato colà, partì per Vibonati, dove passò la notte in casa della patriottica famiglia Del Vecchio. Etc…”. La ricostruzione storica che fece il Pesce non risponde a verità in quanto Pesce scriveva che il generale Garibaldi aveva incontrato il generale Turr a Sapri a casa del Gallotti, e con questi si recherà a Vibonati. Sappiamo invece che Garibaldi aveva inviato un dispaccio a Turr che da Sapri si era allontanato prima del suo arrivo. Turr non era a Sapri il 3 settembre quando arrivò Garibaldi. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, nel 1911, a p. 30-31, in proposito scriveva che: “Da Vibonati il Dittatore, nel mattino del 4 Settembre, passando per Torraca, raggiunse, sulle pendici del monte Cervaro, la taverna del Fortino, posta lungo la strada rotabile tra Lagonegro e Casalbuono, etc…”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 399, in proposito scriveva pure che: “III…..Da Vibonati il Dittatore, nel mattino del 4 settembre, passando per Torraca, raggiunse, sulle pendici del monte Cervaro, la taverna del Fortino, posta lungo la strada rotabile tra Lagonegro e Casalnuovo, etc…”. Più convincente la versione del 1921 del senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, che a p. 132, in proposito scriveva che: “II. La mattina successiva, martedì 4 settembre, la piccola comitiva seguita da un riparto delle due brigate, ascese a cavallo per una erta via mulattiera al ‘Fortino di Cervaro’, posto sulla strada nazionale che conduce a Lagonegro, nel tenimento del villaggio di Battaglia, frazione del Comune di Casaletto Spartano, proprio al confine tra la Basilicata e la Provincia di Salerno.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 200, in proposito scriveva che: “Il giorno dopo egli conduceva i 1500 uomini del Turr, quasi tutti milanesi, fuori di Sapri, portandoli per gli scoscesi viottoli delle macchie fin su uno sprone del Monte Cocuzzo e di là calandoli sulla strada di Lagonegro per la quale il Caldarelli e i suoi si avanzavano in ritirata. Per quel tratto la strada corre ad un’altezza media di circa 700 metri e al punto in cui Garibaldi la toccò calando dalle alture occidentali, c’era l’osteria del Fortino.”. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a p. 701, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, in proposito aggiungeva che: “Il 1 Settembre il Generale Garibaldi era a Cosenza; la notte del 2 Settembre al 3 con sei compagni scese da Laino al mare; il giorno 3 va per mare a Sapri; da Sapri l’indomani martedì 4 Settembre parte e giunge al Fortino, e va a Casalnuovo; il 5 a Sala e pernotta ad Auletta; etc…”. Lacava, a p. 702 aggiunge che: “Per mare si portò a Sapri, e poi da Sapri risalì al Fortino di Lagonegro. Il 4 Settembre Garibaldi giunge al Fortino di Lagonegro, Confine tra la Provincia di Salerno e la Basilicata.”. Dunque, Lacava, ex garibaldino scriveva chiaramente che Garibaldi partì da Sapri il giorno 4 settembre e non parla affatto di Vibonati. Lacava scriveva: da Sapri l’indomani martedì 4 Settembre parte e giunge al Fortino, e va a Casalnuovo; il 5 a Sala e pernotta ad Auletta; etc…”. Lacava lo ripete anche a p. 702. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a p. 704, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, in proposito aggiungeva che: “Ed ora trascriviamo il Bertani:….Da Sapri, l’indomani, martedì 4 Settembre, alle 5 di mattina, coll’istesso gruppo di compagni, più qualcuno del luogo, seguiva anch’io Garibaldi a cavallo per una stretta vallata che i volontarii già in cammino facevano tutta echeggiare degli evviva al loro duce e di patriottiche canzoni. In quelle valli echeggiarono tre anni prima i colpi di fucile che disperdevano gli arditi precursori del nostro giorno, guidati da Pisacane. Giunti, salendo ad un piccolo gruppo di case che si chiama ‘Fortino’, etc…”. Alfredo Schettini (….), nel suo “Trecchina nel presente e nel passato – 1936”, del 1947, Tip. Ferrari, Alessandria, a pp. 69-70, in proposito scriveva che: “Il 4 Garibaldi è al Fortino di Lagonegro, una taverna situata tra un gruppo di casette coloniche, ai confini lucani con la provincia di Salerno.. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: Il Turr imbarcò tutti il 1° settembre e sbarcò a Sapri alle 9 del mattino seguente. Alle cinque del pomeriggio ripartiva da Sapri per via di terra e poco prima del mezzogiorno del 4 settembre era al Fortino dopo aver bivaccato la prima notte a Vibonati ed aver costeggiato poi le falde del monte Cocuzzo. Etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 412, in proposito scriveva che: “Il giorno dopo, 4 settembre, Garibaldi si rimette in cammino con tutta quella gente, passa il monte Olivella e scende a levante, sino a riprendere la carrozzabile, abbandonata alla Rotonda e sulla quale cammina il Caldarelli, in località dove sorge l’osteria del Fortino.”. Sembrerebbe che l’Agrati con queste parole volesse intendere che Garibaldi, per risalire al Fortino, fosse partito direttamente da Sapri e non da Vibonati come sostenevano alcuni storici locali. Infatti, l’Agrati scriveva: “…Garibaldi si rimette in cammino con tutta quella gente, passa il monte Olivella etc…”. Agrati scrive che Garibaldi passa il monte Olivella che fa parte di una corona di monti a corolla di Sapri. L’Olivella è un monte ad oriente di Torraca. Infatti, l’Agrati, a p. 433, nella carta geografica che illustra l’itinerario seguito da Garibaldi non passa per Vibonati ma la linea rossa indica chiaramente che Garibaldi, da Sapri risale al Fortino verso Torraca e per il monte Olivella. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 146 e ssg., in proposito scriveva che: “Nella notte dal 3 al 4 settembre fu alla testa delle truppe, ed accanto a lui cavalcava il fedele Turr, della generosa terra d’Ungheria! Lo Stato Maggiore di Garibaldi era formato da ufficiali valorosi, già provati in aspre battaglie, tutte combattute per la libertà e la indipendenza dei popoli. Lasciarono Sapri nella tarda sera, e non poche guide armate si erano unite all’avanguardia…..Ecco ‘Torraca, Battaglia, Casaletto Spartano’. Era la strada dei “300”: una strada lunga e buia, in quel fatale 1857; ma breve e luminosa per i “Mille” di Garibaldi. Anche l’anfiteatro delle montagne, in quella notte di marcia, fu illuminato dalla luna, e ciò sembrò un lieto auspicio per coloro che, di trionfo in trionfo, si avvicinavano alla ‘Capitale’ per riconsegnarla all’Italia.”. Romagnano non è corretto quando scrive che “Nella notte dal 3 al 4 settembre fu alla testa delle truppe, ed accanto a lui cavalcava il fedele Turr, della generosa terra d’Ungheria!”. Infatti, come si è visto, il generale Turr, su ordine di Garibaldi si era allontanato da Sapri al mattino prestissimo del giorno 3 settembre, senza Garibaldi ed il suo seguito che ancora non era arrivato a Sapri. Prima che Garibaldi partisse da Sapri per dirigersi verso il Fortino del Cervaro, furono le brigate del Turr, portate da Rustow che partirono per Casalnuovo e nella notte arrivarono a Vibonati dove pernottarono. Il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 132, in proposito scriveva che: “Garibaldi di là scrisse la mattina stessa al Turr, …..così: “….Stesera probabilmente pernotteremo a Vibonati”. Il mio compianto amico Pietro Paolo Perazzi da Torraca, in una lettera, che purtroppo ora non ritrovo,  ma di cui conservo ancora qualche appunto, mi raccontava lo sbarco del dittatore il quale in effetto verso sera andò a cavallo da Sapri a Vibonati, ove pernottò a casa Del Vecchio.”. Sulla notizia fornita da Policicchio, ovvero che Garibaldi incontrò a Vibonati sicuramente il giudice Cajazzo, Felice Fusco (…), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri”, a p. 352, nella nota (60) postillava: “(60) Cfr. il telegramma di condoglianze inviato a Caprera da un comitato vibonatese nel 1882, in occasione della morte del generale (‘La Gazzetta del Circondario di Sala C.na, n. 37, 12 giugno 1882; P. Russo: Un brandello ecc…, cit., p. 29, n. 59). Ferruccio Policicchio (Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro, in AA.VV.: Garibaldi e garibaldini ecc.., cit., p. 285 sg.) scrive che in casa di Nicola Del Vecchio, marito di Antonia Gallotti, Garibaldi incontrò tra gli altri il giudice regio Francesco Saverio Cajazzo, il sindaco Giuseppe Giffoni e il capitano della Guardia Nazionale Vincenzo Pugliese.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 109 e ssg., in proposito scriveva che: IV….Il generale Gandini, …..ma il giorno seguente, volendo spingersi più avanti, ripartì per il passo di Monte Cucuzzo e Casalbuono. Il mattino del giorno 4 settembre (era di martedì), il piccolo seguito del Generale, con un reparto delle brigate accennate, salì a cavallo (10) e prese una via mulattiera abbastanza ripida ad un’altezza media di circa settecento metri. Arrivò così al Fortino del Cervaro, situato sul tenimento della frazione di Battaglia (Casaletto Spartano), un tempo famoso fortilizio tra le scabre montagne di Basilicata e Principato. Tutta la gente affluiva alla consolare della Calabria, perchè sapeva che Garibaldi l’avrebbe percorsa dal Fortino a Polla. Etc…”.. De Crescenzo, a p. 113, nella nota (10) postillava che: “(10) Ogni specie di trasporto era buono per proseguire nelle marcie: giumenti, cavallucci, muli, asini: quegli uomini di Garibaldi etc…”. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a pp. 146-147, in proposito scriveva che: Il giorno dopo, attraverso lo stesso percorso seguito da Pisacane tre anni prima, salì al Fortino….Nella taverna del Fortino, a cui Garibaldi giunse verso mezzogiorno dopo essersi arrampicato “con somma difficoltà fra gli aspri dirupi della Tempa dei Paglioli, da dove discendevano delle donne che portavano sul capo forti carichi di ghiaccio per la preparazione dei gelati” (62), etc…”. Felice Fusco, a p. 352, nella nota (62) postillava: “(62) E. Porro, La brigata Milano nella campagna dell’Italia meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow, Milano, Salvi, 1861, p. 20 ss. Aggiunse ancora Rustow: “Avevamo percorso una via certamente impraticabile per qualunque armata regolare; ma a noi pure costò il sacrificio di alcuni uomini e di alcuni muli caduti fra i precipizi. Inoltre il giorno 4 settembre fu un giorno di vero strazio per le calzature della brigata” (ivi). La citazione è in F. Policicchio, Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro, in AA.VV., Garibaldi e Garibaldini in provincia di Salerno, Salerno, Plectica, 2005., cit., p. 286.”. Il sac. don Giuseppe Cataldo (….), nel suo “Notizie storiche su Policastro Bussentino etc…”, testo dattiloscritto ed impaginato nel “Seminario Vescovile”, nel 1973, a pp. -76-77, in proposito scriveva che: Da Vibonati Garibaldi marciò alla volta di Napoli, passando per Torraca, il Fortino di Battaglia, Eboli e Salerno: brillanti furono le manifestazioni di accoglienza da parte delle autorità locali e del popolo, grande fu l’entusiasmo; ma le truppe borboniche, che seguivano i garibaldini, erano sbandate, avvilite e disperse. La causa della libertà ormai aveva vinto !”. Giorgio Mallamaci (…), nel suo “Torraca – Storia di un borgo del Cilento”, parlando della “I moti del 1928 e del 1848” continuando a parlare di Torraca, a pp. 96-97 e ssg., nel capitolo “Torraca, 29 giugno 1857”, in proposito scriveva che: “Il 3 settembre,….a Vibonati, ……da qui il giorno dopo si recò al Fortino, facendo lo stesso percorso che aveva compiuto nel ’57 il Pisacane (attraversando quindi in parte, anche il territorio del comune di Torraca), etc…”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, di Rossi Luigi, ed. Plectica), a p. 285, in proposito scriveva che: “Da casa Gallotti al generale Turr comunicò: “Etc…”. Policicchio citava il telegramma o dispaccio che Garibaldi da Sapri inviava a Turr. Proseguendo il suo racconto, Policicchio, a p. 285, riferendosi al telegramma a Turr, in proposito scriveva che: “Ciò avvenne, pernottò a Vibonati mentre Turr lo attese al Fortino (35).”. Ma, stando alla testimonianza di Bertani che non parla affatto di pernottamenti a Vibonati, ne cita Vibonati, possiamo affermare che al contrario nutriamo dei seri dubbi che Garibaldi sia passato da Vibonati. Fu Rustow, con una parte dei volontari a fermarsi la notte a Vibonati. Anna Sole (….), nel suo saggio “I garibaldini salernitani”, “3.3 Magnoni”, in “Documenti e testimonianze, in Garibaldi, il mito e l’antimito”, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008, che, a p. 242, in proposito scriveva che: “Gran riposo in Capitello, 4 settembre 1860. Ordine del giorno del Comando del 1° Corpo d’insurrezione del distretto di Vallo” (Archivio privato Magnoni). Il Generale Comandante Teodosio de Dominiciis si rivolge ai soldati dicendo che quando è andato “a visitare l’illustre Eroe d’Italia in Vibonati” è stato il più bel giorno della sua vita ed elogiando “le qualità eroiche e generose dell’invitto Guerriero” che vanno al di là di quel che si dice di lui.”. Questo documento proviene dall’Archivio Magnoni. Dunque, secondo questo documento, in cui si scrive l’“Ordine del giorno del 1° Corpo d’insurrezione del distretto di Vallo”, datato 4 settembre 1860, da Capitello e conservato nell’Archivio privato Magnoni, il comandante del corpo, Teodosio De Dominiciis, si rivolge ai volontari cilentani della sua colonna e gli dice che quando lui è andato a visitare Garibaldi a Vibonati “…è stato il più bel giorno della sua vita”. Dunque, secondo questo documento il De Dominicis si era recato a Vibonati dove aveva incontrato Garibaldi. Inoltre, Sole, continuando il suo racconto, in proposito scriveva pure che: “Garibaldi, nel lasciare Vibonati, ha dato opportune disposizioni sulla condotta da seguire e il Comando in capo di tutte le forze insurrezionali sulla provincia, è stato preso dal Generale Cosenz mentre si attende in Sapri un terzo sbarco di Garibaldini. Il Ferrara conclude incitando i soldati e inneggiando a “Viva l’Italia, Viva Vittorio Emanuele, Viva Garibaldi”.”. Sole, aggiunge che secondo il documento, nell’adunata a Capitello, vi era anche Cristoforo Ferrara che,  conclude incitando i soldati e inneggiando a “Viva l’Italia, Viva Vittorio Emanuele, Viva Garibaldi”.”. Dunque, secondo questo documento il De Dominicis si era recato a Vibonati dove aveva incontrato Garibaldi. Inoltre, Sole, continuando il suo racconto, in proposito scriveva pure che: “Garibaldi, nel lasciare Vibonati, ha dato opportune disposizioni sulla condotta da seguire e il Comando in capo di tutte le forze insurrezionali sulla provincia, è stato preso dal Generale Cosenz mentre si attende in Sapri un terzo sbarco di Garibaldini. Il Ferrara conclude incitando i soldati e inneggiando a “Viva l’Italia, Viva Vittorio Emanuele, Viva Garibaldi”.”. Sole, aggiunge che secondo il documento, nell’adunata a Capitello, vi era anche Cristoforo Ferrara che,  conclude incitando i soldati e inneggiando a “Viva l’Italia, Viva Vittorio Emanuele, Viva Garibaldi”.”. Dunque, secondo questo documento conservato nell’APM, Anna Sole scriveva che Cristoforo Ferrara era presente all’adunata a Capitello di giorno 4 settembre 1860, insieme alla colonna del De Dominicis, il quale, sempre secondo questo documento era già stato a visitare Garibaldi a Vibonati. Anna Sole, sulla base del documento di cui pubblica il testo e conservato nell’Archivio privato Magnoni, scriveva che Garibaldi, prima di lasciare Vibonati lasciò agli insorti cilentani che vennero a visitarlo, Michele Magnoni, Teodosio de Dominicis, Gennaro Pagano e Pietro Giordano, disposizioni sulla “condotta da seguire”. Eugenia Granito (….), nel suo saggio “Garibaldi e Salerno – Documenti e testimonianze – Catalogo della Mostra documentaria – Archivio di Stato di Salerno, ottobre 2007 – giugno 2008”, a cura di Eugenia Granito, Cap. I°, di Eugenia Granito, in “Documenti e testimonianze, in Garibaldi, il mito e l’antimito”, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008, che, a p. 159, in proposito scriveva che: “La sua presenza infiammava gli animi ed incitava alla lotta: “Il Generale Dittatore Garibaldi è a tre miglia distante da noi” scrive Teodosio De Dominicis, comandante del 1° Corpo d’Insurrezione del Distretto di Vallo il 3 settembre 1860. “Egli è sbarcato con 1500 volontari in Sapri oggi stesso – si è abbivaccato in Vibonati con la sua eclettica schiera. Viva l’Eroe d’Italia – Soldati animo, i vostri voti sono raggiunti – la presenza dell’illustre Generale riempie i vuoti del nostro cuore, appaga ogni nostra speranza (15) (….).”. Granito, a p. 159, nella nota (15) postillava: (15) Archivio Privato Magnoni, ordine del giorno del Comando del 1° Corpo d’Insurrezione del Distretto di Vallo, datato Capitello, 3 settembre 1860.”. Dunque, la Granito, ci parla di un documento conservato presso l’Archivio Privato della famiglia Magnoni di Rutino. In questo documento, redatto da Teodosio De Dominicis a Capitello, datato 3 settembre 1860, per il “Comando del 1° Corpo d’Insurrezione del Distretto di Vallo”, con a capo il De Dominicis, ed il suo corpo di volontari ed insorti cilentani, che, parlando ai suoi volontari diceva dello sbarco di Garibaldi a Sapri con 1500 garibaldini. Dicea pure che Garibaldi “..si è abbivaccato in Vibonati con la sua eclettica schiera”. Eugenia Granito (…), a p. 159, continuando il suo racconto, in proposito scriveva che: “..”Il più bel giorno della mia vita – incalza l’indomani il De Dominicis – è stato questo d’oggi. Mi son recato a visitare l’illustre Eroe d’Italia in Vibonati. Il tenervi parola del Dittatore è impresa non per le mie forze. Il molto che annunziava il mondo intero con la stampa e col vivo della voce è niente al confronto della realtà. Le qualità eroiche e generose dell’invitto Guerriero sorpassano ogni detto (16).”.”. Granito, a p. 159, nella nota (16) postillava: (16) Archivio Privato Magnoni, (Ivi), ordine del giorno del Comando del 1° Corpo d’Insurrezione del Distretto di Vallo, datato Capitello, 4 settembre 1860.”. Granito, ci parla dell’altro documento datato giorno 4 settembre 1860 e sempre conservato presso l’APM. Il documento data 4 settembre 1860, redatto sempre a Capitello dal De Dominicis che dice che quel giorno, forse di buon mattino, il De Dominicis si era recato a Vibonati a visitare Garibaldi:  Mi son recato a visitare l’illustre Eroe d’Italia in Vibonati.”. Dunque, questi due documenti o rapporti del De Dominicis conservati presso l’APM, dimostrano che il 3 settembre 1860 il De Dominicis con il suo corpo d’Insurrezione armato era a Capitello e dimostra pure che il 4 settembre 1860, egli si era recato a Vibonati dove, Garibaldi, si era “abbivaccato”. Questi due documenti però dimostrano che Garibaldi si era fermato a Vibonati e non che vi avesse dormito, come vogliono alcuni. E’ molto probabile che Garibaldi, fosse arrivato a Vibonati dopo essere stato preceduto dalle sue truppe ivi portate da Rustow su suo ordine. Io credo che la notizia secondo cui Garibaldi, abbia riposato a Sapri per poi ripartire di mattino prestissimo passando per Vibonati e poi per Torraca, sia corretta. Non credo che Garibaldi abbia dormito a Vibonati. Il sac. don Giuseppe Cataldo (….), nel suo “Notizie storiche su Policastro Bussentino etc…”, testo dattiloscritto ed impaginato nel “Seminario Vescovile”, nel 1973, a pp. -76-77, in proposito scriveva che: Da Vibonati Garibaldi marciò alla volta di Napoli, passando per Torraca, il Fortino di Battaglia, Eboli e Salerno: brillanti furono le manifestazioni di accoglienza da parte delle autorità locali e del popolo, grande fu l’entusiasmo; ma le truppe borboniche, che seguivano i garibaldini, erano sbandate, avvilite e disperse. La causa della libertà ormai aveva vinto !”.

Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 824, in proposito scriveva che: Erano circa mille e cinquecento uomini; cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma; il resto di questa e tutta la brigata Bologna dovevan fare lo stesso viaggio al più presto possibile. Con quei mille e cinquecento uomini, Türr, la mattina del 2 settembre, disbarcava a Sapri. In questo modo l’avanguardia trovossi quasi di cinque tappe avanti il grosso dell’esercito che marciava da Soveria-Manelli sopra Cosenza per la strada consolare. XLIX. Il giorno 3, Türr partiva per Lagonegro per trovarvi notizie ed ordini di Garibaldi, e Rustow occupavasi dell’armamento della Guardia nazionale del paese; quando inaspettatamente videsi apparire Garibaldi arrivato anch’esso a Sapri per via di mare. A Rustow fu dato ordine di partire la stessa sera con la brigata Milano, la sola veramente completa, per Vibonate. Forte di novecento uomini questa brigata la notte del 3 arrivava a Vibonate, donde spingevasi rapidamente più avanti al di là di Padula. La brigata borbonica, comandata dal generale Caldarelli, e che, come di sopra narrammo, dopo aver capitolato coi rivoluzionari di Cosenza, ritiravasi sopra Salerno, giusto a Padula venne ad incontrarsi con Garibaldi. I volontari di Stocco le erano alle spalle, la brigata Milano era poco distante. Garibaldi intimò la resa a Caldarelli, e questi venne a capitolazione. Ecco altri quattromila uomini disarmati e dispersi. Ecco ai nomi dei generali vinti, Gallotti, Mellendez, Briganti, Viale, Ghio, aggiunto quello di Caldarelli; ecco nuovi fortunati avvenimenti per la rivoluzione, tristissime infauste notizie per Francesco II.”Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 147, in proposito scriveva che: “Il contrasto tra democratici e moderati nel salernitano avanzò in connessione con la situazione generale e col più vasto antagonismo tra Cavour e Garibaldi, a tal punto che l’1 settembre 1860 il De Dominicis, Comandante el Primo corpo insurrezionale nel distretto di Vallo e in stretti rapporti con il Comitato dell’Ordine, rifiutò di consegnare le armi sbarcate ad Acciaroli per la rivoluzione, a Leonino Vinciprova, del Comitato d’Azione.”.

GARIBALDI A TORRACA ?

PARTENZA di GARIBALDI da SAPRI ? o da VIBONATI ? per il FORTINO

Nel 4 settembre 1860, la partenza di Garibaldi da Sapri o da Vibonati ?, dove avrebbe pernottato (?) si mise a cavallo e salì al Fortino del Cervaro passando per la strada non molto distante da Torraca, forse seguendo lo stesso percorso che seguì Carlo Pisacane 

La notizia della partenza di Garibaldi da Vibonati, e non da Sapri per il Fortino e, quindi l’eventuale pernottamento di Garibaldi a Vibonati deriva dall’altro testimone di eccezione che a quei tempi si trovò a Sapri. Si tratta del colonnello polacco Wilhelm Rustow, di cui leggiamo nella traduzione sua fatta da Eliseo Porro (….), nel suo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow”, ed. Salvi, Milano, 1861. Dunque, Rustow scriveva che da Sapri si partì alle 5, presumo del pomeriggio del 3 settembre. A questo punto del racconto, Rustow, parlando del viaggio delle sue truppe da Sapri a Vibonati, a p. 19 scriveva pure: “Discendemmo alla marina di Vibonate per un sentiero orribile, tutto ingombro di sozzure, compiendo una marcia in confronto alla quale è un nonnulla quella descritta dai filologi nella Anabasi di Senofonte. Alla marina, la colonna fu soffermata onde si potesse raccogliere.”. Si erano messi in marcia ma ancora non erano giunti a Vibonati ed all’altezza di Villammare-Capitello, dovevano deviare per Vibonati e aggiunge che:  “Giunse infrattando Garibaldi accompagnato dal futuro ministro della guerra di Napoli e da alcuni ufficiali, e si mise esso stesso in testa alla colonna. Salimmo per una buona strada il Vallone del Mulinello e ci arrampicammo poi sull’altura dove è posta la sparpagliata città di Vibonate , che un tempo si estendeva fino alla baia di Sapri.”. Dunque, secondo Rustow, la piccola comitiva di Garibaldi, partita da Sapri,  si era ricongiunta a Rustow ed al resto delle truppe e si portò con esse, marciando a Vibonati. Questo passaggio non dimostra che Garibaldi pernottase a Vibonati, come vogliono alcuni, ma dimostrerebbe che Garibaldi si mise in marcia per il Fortino passando per Vibonati. Infatti, Rustow, nel suo racconto non dice nulla su Garibaldi a Vibonati. Rustow ci parla solo delle truppe di volontari garibaldini che pernottarono a Vibonati. Inoltre, Rustow, a p. 20, in proposito scriveva: “Alle 5 di mattina del giorno 4, ripresimo la marcia.”,  e poi a p. 21, scriveva pure: “Guidati da persone del luogo, la mattina del 4 settembre, discesimo pel Vallone del Molinello, per poi salire di nuovo, arrampicandoci con somma difficoltà etc…” e, poi, proseguendo il suo racconto, a p. 22, scriveva pure che: “Garibaldi s’era recato avanti fino a Forlino; io era rimasto indietro per sorvegliare la marcia della colonna lungamente sparpagliata ed arrestarla e raccoglierla nei luoghi opportuni. Etc…”. Non dice altro di Garibaldi e non dice che egli si partì da Vibonati. Dunque, sebbene Rustow racconti di essersi avviato in marcia con la sua brigata, da Vibonati di buon mattino, ci testimonia che da Vibonati (?), Garibaldi era già sulla strada per raggiungere il Fortino. Ma, dalla testimonianza di Rustow si evince da dove si partì Garibaldi ?. Rustow (vedi Porro, a p. 19), in proposito scriveva che dopo che la sua colonna si mise in marcia da Sapri: “Giunse infrattando Garibaldi accompagnato dal futuro ministro della guerra di Napoli e da alcuni ufficiali e si mise esso stesso alla testa alla colonna.”. Dunque, Rustow racconta che Garibaldi e Cosenz arrivarono verso Villammare e si misero in testa alla colonna. Poi, sempre a p. 19, Rustow racconta che tutti, Garibaldi compreso, andarono a Vibonati. Infatti, a p. 19 scriveva il Porro che: “Salimmo per una buona strada il Vallone del Molinello e ci arrampicammo poi sull’altura dove è posta la sparpagliata città di Vibonate, che un tempo si estendeva fino alla baia di Sapri.”. Rustow, però non dice nulla di Garibaldi a Vibonati. Rustow scriveva a p. 20 che: “I miei Milanesi bivaccavano nelle vie di Vibonate…..Alle 5 di mattina del giorno 4 ripresimo la marcia.”Nel racconto del Diario di Agostino Bertani, che ricordiamo sbarcò insieme a Garibaldi sulla spiaggia di Sapri, nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, dove, il Bertani, a pp. 72-73 e ssg., in proposito scriveva che: Da Sapri, l’indomani, martedì 4 settembre, alle 5 di mattina, coll’istesso gruppo di compagni, più qualcuno del luogo, seguiva anch’io Garibaldi per una stretta vallata che i volontari già in cammino facevano tutta echeggiare degli evviva al loro duce e di patriottiche canzoni. In quelle valli echeggiarono tre anni prima che si disperdevano gli arditi precursori del nostro giorno, guidati da Pisacane. Giunti salendo ad un piccolo gruppo di case che si chiama ‘Fortino’ e si trova sulla strada che da Lagonegro per Casalnuovo mette a Sala. Etc….. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Egli, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 456, dal Diario di Bertani, in proposito scriveva che: Là sulla spiaggia, accampati in buon ordine, i volontari della legione acclamano Garibaldi e son raggianti. Egli li carezza con gli occhi e li anima colla parola. Sappiamo che gli altri corpi a marcia forzata corrono verso di noi. Martedì 4 settembre all’alba. Garibaldi a cavallo; noi seguiamo per una stretta vallata, i volontari camminano in buon ordine facendo echeggiare la montagna degli evviva al loro duce e dei loro canti. In quelle valli echeggiarono tre anni fa i colpi di fucile che disperdevano l’eroico drappello guidato da Pisacane. Si arriva ad un piccolo gruppo di case chiamato Fortino, sulla strada che da Lagonegro per Casalnuovo mette a Sala.”. Dunque, come nell’altro testo “Ire d’oltretomba”, il Bertani annotò che egli e Garibaldi partirono il 4 settembre da Sapri e si recarono direttamente al Fortino. La White-Mario che annotava il Bertani, a pp. 456, in proposito scriveva che: Martedì 4 settembre all’alba. Garibaldi a cavallo; noi seguiamo per una stretta vallata, i volontari camminano in buon ordine facendo echeggiare la montagna degli evviva al loro duce e dei loro canti. In quelle valli echeggiarono tre anni fa i colpi di fucile che disperdevano l’eroico drappello guidato da Pisacane. Si arriva ad un piccolo gruppo di case chiamato Fortino, sulla strada che da Lagonegro per Casalnuovo mette a Sala. Etc…”. Bertani  non dice nulla di Vibonati e annotava che Garibaldi si partì per il Fortino da Sapri il giorno Martedì, 4 settembre. Bertani scriveva che Garibaldi, per andare al Fortino si mosse da Sapri e non da Vibonati. Bertani scrive che Garibaldi e la sua comitiva Da Sapri, l’indomani, martedì 4 settembre, alle 5 di mattina, coll’istesso gruppo di compagni, più qualcuno del luogo, seguiva anch’io Garibaldi per una stretta vallata“. Bertani aggiunge che Garibaldi fece lo stesso percorso di Pisacane non mi risulta passò per Vibonati. Pisacane salì da Sapri a Torraca e poi al Fortino. Bertani scriveva: In quelle valli echeggiarono tre anni prima che si disperdevano gli arditi precursori del nostro giorno, guidati da Pisacane.”. Giacomo Racioppi (….), nel 1909, nel suo “Storia dei moti della basilicata e delle provincie contermini nel 1860”, a p. 219, in proposito scriveva che: Quivi il giorno innanzi era approdata la divisione Rustow, già del Pianciani del golfo degli Aranci, di cui fu cenno poco indietro; che da Paola, messa insieme alla brigata Turr, a guadagnare terreno era fatta imbarcare per Sapri; donde mosse quinc’innanzi all’avanguardo dell’esercito meridionale. Con essa il Generale venne il giorno 4 all’osteria del Fortino, e al povero villaggio di Casalnuovo nel vallo di Diano.”. Dunque, Racioppi scriveva che Con essa il Generale venne il giorno 4 all’osteria del Fortino”, scriveva cioè che Garibaldi, da Sapri salì al fortino con la divisione di Turr che era sbarcata il giorno prima a Sapri. Discosta dalla testimonianza di Bertani, riportata anche, oltre che nel suo libro, anche dalla giornalista White-Mario, è quella dell’Avv. Carlo Pesce di Lagonegro. La ricostruzione storica di quegli eventi che fa il Pesce è arbitraria anche in un altro punto controverso e cioè se Garibaldi avesse pernottato e quindi si partì da Sapri o avesse pernottato a Vibonati e quindi si partì da Vibonati. Infatti, Pesce, a pp. 399-400, in propposito scriveva che: “III….narrato diffusamente nel Diario dal medico Agostino Bertani, assieme con la descrizione di quel viaggio avventuroso, che è pregio di trascrivere qui integralmente. “Da Sapri (è errato, deve intendersi da Vibonati che è assai vicina a Sapri), l’indomani, martedì 4 Settembre, alle 5 di mattina, coll’istesso gruppo di compagni, più qualcuno del luogo, seguiva anch’io Garibaldi a cavallo per una stretta vallata che i volontari già in cammino facevano tutta echeggiare degli evviva al loro Duce di patriottiche canzoni. In quelle valli echeggiarono tre anni prima i colpi di fucile che disperdevano gli arditi precursori del nostro giorno, guidati dal Pisacane (1). Etc…”. Sempre l’avv. Carlo Pesce (….), nel 1921, nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a p. 32, si permette di cambiare “Sapri” e non in “Vibonati”, ed in proposito scriveva che: “narrato diffusamente nel Diario dal Medico Agostino Bertani, assieme alla descrizione di quel viaggio etc…”Nessuno di noi l’avrebbe sperata così facile e vicina! Da Sapri (è errato, deve intendersi da Vibonati che è assai vicino a Sapri), l’indomani, martedì 4 settembre, alle 5 di mattina, coll’istesso gruppo di compagni, più qualcuno del luogo, seguiva anch’io Garibaldi a cavallo etc…”.”. Pesce, a p. 32, corregge il Bertani scrivendo Da Sapri (è errato, deve intendersi da Vibonati che è assai vicino a Sapri), l’indomani, martedì 4 settembre etc…”. Credo che sia stata proprio questa correzione che abbia dato origine alla notizia che Garibaldi, per recarsi al Fortino fosse partito da Vibonati, dove avrebbe pernottato in casa Del Vecchio e non da Sapri, dove come attesta Bertani, e poi lo storico Treveljan, avesse pernottato a Sapri. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, nel 1911, a p. 29, in proposito scriveva che: “….e quindi, montato un cavallo morello, e seguito pure dal Generale Tur, che aveva incontrato colà, partì per Vibonati, dove passò la notte in casa della patriottica famiglia Del Vecchio. Etc…”. La ricostruzione storica che fece il Pesce non risponde a verità in quanto Pesce scriveva che il generale Garibaldi aveva incontrato il generale Turr a Sapri a casa del Gallotti, e con questi si recherà a Vibonati. Sappiamo invece che Garibaldi aveva inviato un dispaccio a Turr che da Sapri si era allontanato prima del suo arrivo. Turr non era a Sapri il 3 settembre quando arrivò Garibaldi. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, nel 1911, a p. 30-31, in proposito scriveva che: “Da Vibonati il Dittatore, nel mattino del 4 Settembre, passando per Torraca, raggiunse, sulle pendici del monte Cervaro, la taverna del Fortino, posta lungo la strada rotabile tra Lagonegro e Casalbuono, etc…”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 399, in proposito scriveva pure che: “III…..Da Vibonati il Dittatore, nel mattino del 4 settembre, passando per Torraca, raggiunse, sulle pendici del monte Cervaro, la taverna del Fortino, posta lungo la strada rotabile tra Lagonegro e Casalnuovo, etc…”. Più convincente la versione del 1921 del senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, che a p. 132, in proposito scriveva che: “II. La mattina successiva, martedì 4 settembre, la piccola comitiva seguita da un riparto delle due brigate, ascese a cavallo per una erta via mulattiera al ‘Fortino di Cervaro’, posto sulla strada nazionale che conduce a Lagonegro, nel tenimento del villaggio di Battaglia, frazione del Comune di Casaletto Spartano, proprio al confine tra la Basilicata e la Provincia di Salerno.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 200, in proposito scriveva che: “Il giorno dopo egli conduceva i 1500 uomini del Turr, quasi tutti milanesi, fuori di Sapri, portandoli per gli scoscesi viottoli delle macchie fin su uno sprone del Monte Cocuzzo e di là calandoli sulla strada di Lagonegro per la quale il Caldarelli e i suoi si avanzavano in ritirata. Per quel tratto la strada corre ad un’altezza media di circa 700 metri e al punto in cui Garibaldi la toccò calando dalle alture occidentali, c’era l’osteria del Fortino.”. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a p. 701, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, in proposito aggiungeva che: “Il 1 Settembre il Generale Garibaldi era a Cosenza; la notte del 2 Settembre al 3 con sei compagni scese da Laino al mare; il giorno 3 va per mare a Sapri; da Sapri l’indomani martedì 4 Settembre parte e giunge al Fortino, e va a Casalnuovo; il 5 a Sala e pernotta ad Auletta; etc…”. Lacava, a p. 702 aggiunge che: “Per mare si portò a Sapri, e poi da Sapri risalì al Fortino di Lagonegro. Il 4 Settembre Garibaldi giunge al Fortino di Lagonegro, Confine tra la Provincia di Salerno e la Basilicata.”. Dunque, Lacava, ex garibaldino scriveva chiaramente che Garibaldi partì da Sapri il giorno 4 settembre e non parla affatto di Vibonati. Lacava scriveva: da Sapri l’indomani martedì 4 Settembre parte e giunge al Fortino, e va a Casalnuovo; il 5 a Sala e pernotta ad Auletta; etc…”. Lacava lo ripete anche a p. 702. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a p. 704, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, in proposito aggiungeva che: “Ed ora trascriviamo il Bertani:….Da Sapri, l’indomani, martedì 4 Settembre, alle 5 di mattina, coll’istesso gruppo di compagni, più qualcuno del luogo, seguiva anch’io Garibaldi a cavallo per una stretta vallata che i volontarii già in cammino facevano tutta echeggiare degli evviva al loro duce e di patriottiche canzoni. In quelle valli echeggiarono tre anni prima i colpi di fucile che disperdevano gli arditi precursori del nostro giorno, guidati da Pisacane. Giunti, salendo ad un piccolo gruppo di case che si chiama ‘Fortino’, etc…”. Alfredo Schettini (….), nel suo “Trecchina nel presente e nel passato – 1936”, del 1947, Tip. Ferrari, Alessandria, a pp. 69-70, in proposito scriveva che: “Il 4 Garibaldi è al Fortino di Lagonegro, una taverna situata tra un gruppo di casette coloniche, ai confini lucani con la provincia di Salerno.. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: Il Turr imbarcò tutti il 1° settembre e sbarcò a Sapri alle 9 del mattino seguente. Alle cinque del pomeriggio ripartiva da Sapri per via di terra e poco prima del mezzogiorno del 4 settembre era al Fortino dopo aver bivaccato la prima notte a Vibonati ed aver costeggiato poi le falde del monte Cocuzzo. Etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 412, in proposito scriveva che: “Il giorno dopo, 4 settembre, Garibaldi si rimette in cammino con tutta quella gente, passa il monte Olivella e scende a levante, sino a riprendere la carrozzabile, abbandonata alla Rotonda e sulla quale cammina il Caldarelli, in località dove sorge l’osteria del Fortino.”. Sembrerebbe che l’Agrati con queste parole volesse intendere che Garibaldi, per risalire al Fortino, fosse partito direttamente da Sapri e non da Vibonati come sostenevano alcuni storici locali. Infatti, l’Agrati scriveva: “…Garibaldi si rimette in cammino con tutta quella gente, passa il monte Olivella etc…”. Agrati scrive che Garibaldi passa il monte Olivella che fa parte di una corona di monti a corolla di Sapri. L’Olivella è un monte ad oriente di Torraca. Infatti, l’Agrati, a p. 433, nella carta geografica che illustra l’itinerario seguito da Garibaldi non passa per Vibonati ma la linea rossa indica chiaramente che Garibaldi, da Sapri risale al Fortino verso Torraca e per il monte Olivella. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 146 e ssg., in proposito scriveva che: “Nella notte dal 3 al 4 settembre fu alla testa delle truppe, ed accanto a lui cavalcava il fedele Turr, della generosa terra d’Ungheria! Lo Stato Maggiore di Garibaldi era formato da ufficiali valorosi, già provati in aspre battaglie, tutte combattute per la libertà e la indipendenza dei popoli. Lasciarono Sapri nella tarda sera, e non poche guide armate si erano unite all’avanguardia…..Ecco ‘Torraca, Battaglia, Casaletto Spartano’. Era la strada dei “300”: una strada lunga e buia, in quel fatale 1857; ma breve e luminosa per i “Mille” di Garibaldi. Anche l’anfiteatro delle montagne, in quella notte di marcia, fu illuminato dalla luna, e ciò sembrò un lieto auspicio per coloro che, di trionfo in trionfo, si avvicinavano alla ‘Capitale’ per riconsegnarla all’Italia.”. Romagnano non è corretto quando scrive che “Nella notte dal 3 al 4 settembre fu alla testa delle truppe, ed accanto a lui cavalcava il fedele Turr, della generosa terra d’Ungheria!”. Infatti, come si è visto, il generale Turr, su ordine di Garibaldi si era allontanato da Sapri al mattino prestissimo del giorno 3 settembre, senza Garibaldi ed il suo seguito che ancora non era arrivato a Sapri. Prima che Garibaldi partisse da Sapri per dirigersi verso il Fortino del Cervaro, furono le brigate del Turr, portate da Rustow che partirono per Casalnuovo e nella notte arrivarono a Vibonati dove pernottarono. Il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 132, in proposito scriveva che: “Garibaldi di là scrisse la mattina stessa al Turr, …..così: “….Stesera probabilmente pernotteremo a Vibonati”. Il mio compianto amico Pietro Paolo Perazzi da Torraca, in una lettera, che purtroppo ora non ritrovo,  ma di cui conservo ancora qualche appunto, mi raccontava lo sbarco del dittatore il quale in effetto verso sera andò a cavallo da Sapri a Vibonati, ove pernottò a casa Del Vecchio.”. Sulla notizia fornita da Policicchio, ovvero che Garibaldi incontrò a Vibonati sicuramente il giudice Cajazzo, Felice Fusco (…), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri”, a p. 352, nella nota (60) postillava: “(60) Cfr. il telegramma di condoglianze inviato a Caprera da un comitato vibonatese nel 1882, in occasione della morte del generale (‘La Gazzetta del Circondario di Sala C.na, n. 37, 12 giugno 1882; P. Russo: Un brandello ecc…, cit., p. 29, n. 59). Ferruccio Policicchio (Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro, in AA.VV.: Garibaldi e garibaldini ecc.., cit., p. 285 sg.) scrive che in casa di Nicola Del Vecchio, marito di Antonia Gallotti, Garibaldi incontrò tra gli altri il giudice regio Francesco Saverio Cajazzo, il sindaco Giuseppe Giffoni e il capitano della Guardia Nazionale Vincenzo Pugliese.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 109 e ssg., in proposito scriveva che: IV….Il generale Gandini, …..ma il giorno seguente, volendo spingersi più avanti, ripartì per il passo di Monte Cucuzzo e Casalbuono. Il mattino del giorno 4 settembre (era di martedì), il piccolo seguito del Generale, con un reparto delle brigate accennate, salì a cavallo (10) e prese una via mulattiera abbastanza ripida ad un’altezza media di circa settecento metri. Arrivò così al Fortino del Cervaro, situato sul tenimento della frazione di Battaglia (Casaletto Spartano), un tempo famoso fortilizio tra le scabre montagne di Basilicata e Principato. Tutta la gente affluiva alla consolare della Calabria, perchè sapeva che Garibaldi l’avrebbe percorsa dal Fortino a Polla. Etc…”.. De Crescenzo, a p. 113, nella nota (10) postillava che: “(10) Ogni specie di trasporto era buono per proseguire nelle marcie: giumenti, cavallucci, muli, asini: quegli uomini di Garibaldi etc…”. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a pp. 146-147, in proposito scriveva che: Il giorno dopo, attraverso lo stesso percorso seguito da Pisacane tre anni prima, salì al Fortino….Nella taverna del Fortino, a cui Garibaldi giunse verso mezzogiorno dopo essersi arrampicato “con somma difficoltà fra gli aspri dirupi della Tempa dei Paglioli, da dove discendevano delle donne che portavano sul capo forti carichi di ghiaccio per la preparazione dei gelati” (62), etc…”. Felice Fusco, a p. 352, nella nota (62) postillava: “(62) E. Porro, La brigata Milano nella campagna dell’Italia meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow, Milano, Salvi, 1861, p. 20 ss. Aggiunse ancora Rustow: “Avevamo percorso una via certamente impraticabile per qualunque armata regolare; ma a noi pure costò il sacrificio di alcuni uomini e di alcuni muli caduti fra i precipizi. Inoltre il giorno 4 settembre fu un giorno di vero strazio per le calzature della brigata” (ivi). La citazione è in F. Policicchio, Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro, in AA.VV., Garibaldi e Garibaldini in provincia di Salerno, Salerno, Plectica, 2005., cit., p. 286.”. Il sac. don Giuseppe Cataldo (….), nel suo “Notizie storiche su Policastro Bussentino etc…”, testo dattiloscritto ed impaginato nel “Seminario Vescovile”, nel 1973, a pp. -76-77, in proposito scriveva che: Da Vibonati Garibaldi marciò alla volta di Napoli, passando per Torraca, il Fortino di Battaglia, Eboli e Salerno: brillanti furono le manifestazioni di accoglienza da parte delle autorità locali e del popolo, grande fu l’entusiasmo; ma le truppe borboniche, che seguivano i garibaldini, erano sbandate, avvilite e disperse. La causa della libertà ormai aveva vinto !”. Giorgio Mallamaci (…), nel suo “Torraca – Storia di un borgo del Cilento”, a pp. 96-97 e ssg., nel capitolo “Torraca, 29 giugno 1857”, in proposito scriveva che: “Nel 1860, con l’arrivo dei garibaldini nel Vallo di Diano, giustizia fu fatta. Il 3 settembre, il Generale Garibaldi dopo essere sbarcato a Sapri, si diresse verso Vibonati, ospite di Nicola Del Vecchi, da qui il giorno dopo si recò al Fortino, facendo lo stesso percorso che aveva compiuto nel ’57 il Pisacane (attraversando quindi in parte, anche il territorio de comune di Torraca) dove incontrò Nicola Mignogna, Giacinto Albini, il futuro prodittatore della Basilicata e Pietro La Cava, artefici della liberazione di Potenza avvenuta il 18 agosto etc…”. Dunque, è interessante che il Mallamaci parlando di Torraca chiama Nicola Del Vecchio “Nicola Del Vecchi”. Il Mallamaci poi si dilunga sulla questione del Sabino Laveglia trucidato a Sanza che non ha nulla a che fare con Torraca. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, di Rossi Luigi, ed. Plectica), a p. 285, in proposito scriveva che: “Da casa Gallotti al generale Turr comunicò: “Etc…”. Policicchio citava il telegramma o dispaccio che Garibaldi da Sapri inviava a Turr. Proseguendo il suo racconto, Policicchio, a p. 285, riferendosi al telegramma a Turr, in proposito scriveva che: “Ciò avvenne, pernottò a Vibonati mentre Turr lo attese al Fortino (35).”. Ma, stando alla testimonianza di Bertani che non parla affatto di pernottamenti a Vibonati, ne cita Vibonati, possiamo affermare che al contrario nutriamo dei seri dubbi che Garibaldi sia passato da Vibonati. Fu Rustow, con una parte dei volontari a fermarsi la notte a Vibonati. Anna Sole (….), nel suo saggio “I garibaldini salernitani”, “3.3 Magnoni”, in “Documenti e testimonianze, in Garibaldi, il mito e l’antimito”, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008, che, a p. 242, in proposito scriveva che: “Gran riposo in Capitello, 4 settembre 1860. Ordine del giorno del Comando del 1° Corpo d’insurrezione del distretto di Vallo” (Archivio privato Magnoni). Il Generale Comandante Teodosio de Dominiciis si rivolge ai soldati dicendo che quando è andato “a visitare l’illustre Eroe d’Italia in Vibonati” è stato il più bel giorno della sua vita ed elogiando “le qualità eroiche e generose dell’invitto Guerriero” che vanno al di là di quel che si dice di lui.”. Questo documento proviene dall’Archivio Magnoni. Dunque, secondo questo documento, in cui si scrive l’“Ordine del giorno del 1° Corpo d’insurrezione del distretto di Vallo”, datato 4 settembre 1860, da Capitello e conservato nell’Archivio privato Magnoni, il comandante del corpo, Teodosio De Dominiciis, si rivolge ai volontari cilentani della sua colonna e gli dice che quando lui è andato a visitare Garibaldi a Vibonati “…è stato il più bel giorno della sua vita”. Dunque, secondo questo documento il De Dominicis si era recato a Vibonati dove aveva incontrato Garibaldi. Inoltre, Sole, continuando il suo racconto, in proposito scriveva pure che: “Garibaldi, nel lasciare Vibonati, ha dato opportune disposizioni sulla condotta da seguire e il Comando in capo di tutte le forze insurrezionali sulla provincia, è stato preso dal Generale Cosenz mentre si attende in Sapri un terzo sbarco di Garibaldini. Il Ferrara conclude incitando i soldati e inneggiando a “Viva l’Italia, Viva Vittorio Emanuele, Viva Garibaldi”.”. Sole, aggiunge che secondo il documento, nell’adunata a Capitello, vi era anche Cristoforo Ferrara che,  conclude incitando i soldati e inneggiando a “Viva l’Italia, Viva Vittorio Emanuele, Viva Garibaldi”.”. Dunque, secondo questo documento il De Dominicis si era recato a Vibonati dove aveva incontrato Garibaldi. Inoltre, Sole, continuando il suo racconto, in proposito scriveva pure che: “Garibaldi, nel lasciare Vibonati, ha dato opportune disposizioni sulla condotta da seguire e il Comando in capo di tutte le forze insurrezionali sulla provincia, è stato preso dal Generale Cosenz mentre si attende in Sapri un terzo sbarco di Garibaldini. Il Ferrara conclude incitando i soldati e inneggiando a “Viva l’Italia, Viva Vittorio Emanuele, Viva Garibaldi”.”. Sole, aggiunge che secondo il documento, nell’adunata a Capitello, vi era anche Cristoforo Ferrara che,  conclude incitando i soldati e inneggiando a “Viva l’Italia, Viva Vittorio Emanuele, Viva Garibaldi”.”. Dunque, secondo questo documento conservato nell’APM, Anna Sole scriveva che Cristoforo Ferrara era presente all’adunata a Capitello di giorno 4 settembre 1860, insieme alla colonna del De Dominicis, il quale, sempre secondo questo documento era già stato a visitare Garibaldi a Vibonati. Anna Sole, sulla base del documento di cui pubblica il testo e conservato nell’Archivio privato Magnoni, scriveva che Garibaldi, prima di lasciare Vibonati lasciò agli insorti cilentani che vennero a visitarlo, Michele Magnoni, Teodosio de Dominicis, Gennaro Pagano e Pietro Giordano, disposizioni sulla “condotta da seguire”. Eugenia Granito (….), nel suo saggio “Garibaldi e Salerno – Documenti e testimonianze – Catalogo della Mostra documentaria – Archivio di Stato di Salerno, ottobre 2007 – giugno 2008”, a cura di Eugenia Granito, Cap. I°, di Eugenia Granito, in “Documenti e testimonianze, in Garibaldi, il mito e l’antimito”, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008, che, a p. 159, in proposito scriveva che: “La sua presenza infiammava gli animi ed incitava alla lotta: “Il Generale Dittatore Garibaldi è a tre miglia distante da noi” scrive Teodosio De Dominicis, comandante del 1° Corpo d’Insurrezione del Distretto di Vallo il 3 settembre 1860. “Egli è sbarcato con 1500 volontari in Sapri oggi stesso – si è abbivaccato in Vibonati con la sua eclettica schiera. Viva l’Eroe d’Italia – Soldati animo, i vostri voti sono raggiunti – la presenza dell’illustre Generale riempie i vuoti del nostro cuore, appaga ogni nostra speranza (15) (….).”. Granito, a p. 159, nella nota (15) postillava: (15) Archivio Privato Magnoni, ordine del giorno del Comando del 1° Corpo d’Insurrezione del Distretto di Vallo, datato Capitello, 3 settembre 1860.”. Dunque, la Granito, ci parla di un documento conservato presso l’Archivio Privato della famiglia Magnoni di Rutino. In questo documento, redatto da Teodosio De Dominicis a Capitello, datato 3 settembre 1860, per il “Comando del 1° Corpo d’Insurrezione del Distretto di Vallo”, con a capo il De Dominicis, ed il suo corpo di volontari ed insorti cilentani, che, parlando ai suoi volontari diceva dello sbarco di Garibaldi a Sapri con 1500 garibaldini. Dicea pure che Garibaldi “..si è abbivaccato in Vibonati con la sua eclettica schiera”. Eugenia Granito (…), a p. 159, continuando il suo racconto, in proposito scriveva che: “..”Il più bel giorno della mia vita – incalza l’indomani il De Dominicis – è stato questo d’oggi. Mi son recato a visitare l’illustre Eroe d’Italia in Vibonati. Il tenervi parola del Dittatore è impresa non per le mie forze. Il molto che annunziava il mondo intero con la stampa e col vivo della voce è niente al confronto della realtà. Le qualità eroiche e generose dell’invitto Guerriero sorpassano ogni detto (16).”.”. Granito, a p. 159, nella nota (16) postillava: (16) Archivio Privato Magnoni, (Ivi), ordine del giorno del Comando del 1° Corpo d’Insurrezione del Distretto di Vallo, datato Capitello, 4 settembre 1860.”. Granito, ci parla dell’altro documento datato giorno 4 settembre 1860 e sempre conservato presso l’APM. Il documento data 4 settembre 1860, redatto sempre a Capitello dal De Dominicis che dice che quel giorno, forse di buon mattino, il De Dominicis si era recato a Vibonati a visitare Garibaldi:  Mi son recato a visitare l’illustre Eroe d’Italia in Vibonati.”. Dunque, questi due documenti o rapporti del De Dominicis conservati presso l’APM, dimostrano che il 3 settembre 1860 il De Dominicis con il suo corpo d’Insurrezione armato era a Capitello e dimostra pure che il 4 settembre 1860, egli si era recato a Vibonati dove, Garibaldi, si era “abbivaccato”. Questi due documenti però dimostrano che Garibaldi si era fermato a Vibonati e non che vi avesse dormito, come vogliono alcuni. E’ molto probabile che Garibaldi, fosse arrivato a Vibonati dopo essere stato preceduto dalle sue truppe ivi portate da Rustow su suo ordine. Io credo che la notizia secondo cui Garibaldi, abbia riposato a Sapri per poi ripartire di mattino prestissimo passando per Vibonati e poi per Torraca, sia corretta. Non credo che Garibaldi abbia dormito a Vibonati. Il sac. don Giuseppe Cataldo (….), nel suo “Notizie storiche su Policastro Bussentino etc…”, testo dattiloscritto ed impaginato nel “Seminario Vescovile”, nel 1973, a pp. -76-77, in proposito scriveva che: Da Vibonati Garibaldi marciò alla volta di Napoli, passando per Torraca, il Fortino di Battaglia, Eboli e Salerno: brillanti furono le manifestazioni di accoglienza da parte delle autorità locali e del popolo, grande fu l’entusiasmo; ma le truppe borboniche, che seguivano i garibaldini, erano sbandate, avvilite e disperse. La causa della libertà ormai aveva vinto !”.

Nella notte tra il 3 ed il 4 settembre 1860, a Torraca, Garibaldi dormì in casa dell’ABATE DON NICOLA GALLOTTI di Torraca ? 

Alcuni storici hanno scritto che Garibaldi, nel percorso che fece da Sapri per risalire al Fortino del Cervaro passò da Torraca ed alcuni scrivono addirittura che egli dormì in casa Gallotti a Torraca. Anna Sole (….), nel suo saggio “I garibaldini salernitani”, “3.3 Magnoni” (Cap. III), in “Documenti e testimonianze, in “Garibaldi, il mito e l’antimito”, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008, nel Cap. III, in “Documenti”, a p. 223, in proposito scriveva che: “11 settembre 1860. Bollettino della Rivoluzione Salernitana (per concessione di Maria Teresa Parascandalo). Il bollettino apparteneva alla famiglia Gallotti, famiglia vicina a Pisacane prima e Garibaldi poi. Infatti l’Abate Antonio Gallotti fu il basista di Pisacane. Nel 1860 durante il percorso della Spedizione dei Mille Garibaldi sostò a casa dei Gallotti a Torraca.”. La notizia di un “Bollettino della Rivoluzione Salernitana” di proprietà della famiglia “Gallotti”, famiglia vicina a Pisacane prima e a Garibaldi poi, e l’altra notizia di un “Abate Antonio Gallotti basista di Pisacane” a Sapri, è degna di considerazione e meritevole di ulteriori approfondimenti. In primo luogo la notizia proviene dal “Bollettino della Rivoluzione Salernitana” che, la Sole scrive essere stato di proprietà della famiglia Gallotti “di Torraca”. Ad Anna Sole, il Bollettino è stato concesso da Maria Teresa Parascandalo, documento conservato ed inserito nel “Catalogo della Mostra documentaria” tenutasi a Salerno presso l’Archivio di Stato in occasione del 150 anniversario della proclamazione dell’Unità d’Italia (2007-2008). Riguardo la notizia tratta dal “Bollettino della Rivoluzione Salernitana”, che sarebbe appartenuta alla famiglia Gallotti, scriveva che “(per concessione di Maria Teresa Parascandalo)”, che, nel medesimo testo, a p. 153, “Garibaldi  Salerno. Documenti e testimonianze – Catalogo della Mostra documentaria – Archivio di Stato di Salerno, ottobre 2007-giugno 2008”, a cura di Eugenia Granito e Luigi Rossi (….), a p. 155, in proposito scriveva: “Si ringraziano per aver concesso in prestito cimeli e documentazione”, la dott.ssa Maria Teresa Parascandolo. Dunque, il prezioso cimelio che sarebbe stato appartenuto alla famiglia Gallotti di Torraca, il Bollettino della Rivoluzione Salernitana, fu fornito dalla dott.ssa Parascandolo. Sulla dott.ssa Maria Teresa Parascandolo, Maria Luisa Storchi, ex Direttrice dell’Archivio di Stato di Salerno, nel presentare il testo “Garibaldi, il mito e l’antimito”, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008, a pp. 13-14, in proposito scriveva: “In occasione della ricorrenza del bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi, l’Archivio di Salerno ha organizzato, in collaborazione con gli Archivi storici dei Comuni di Salerno, Cava de’ Tirreni ed Eboli e con il Centro Studi “Simone Augelluzzi” di Eboli, una mostra documentaria, bibliografica e iconografica dal titolo “Garibaldi a Salerno. Documenti e testimonianze.”. In seguito, a p. 14 aggiunge: “Un sentito ringraziamento va inoltre rivolto, per aver gentilmente concesso il prestito dei loro preziosi materiali, oltre agli Enti che hanno partecipato alla realizzazione della mostra, alla dott.ssa Vittoria Bonani, responsabile della Biblioteca Provinciale di Salerno, alla signora Teresa Abbonati Magnoni e alle figliole avv. Teresa e dott.ssa Natalia, e ai sigg.ri avv. Luigi Carrano, avv. Antonio Rienzo, …dott. Felice Nicotera, dott.ssa Maria Teresa Parascandolo.”. Riguardo Maria Teresa Parascandalo (….), leggendo un saggio di Enzo Puglia (….), sui “Papiri Ercolanensi”, intitolato “Genesi e vicende della Colectio Acta”, dove, a p. 227, in proposito scriveva: Anche per la revisione di PHerc 1027 fu probabilmente utilizzata un’illustrazione prodotta per la Collectio Prior e rimasta inedita. Nel 1825 essa era stata ultimata da Giuseppe Parascandolo e anche approvata dall’Accademia, ma dovette a un certo punto andare dispersa perché oggi non si trova più nelle carte dell’Officina (lll).”. Puglia, a p. 227, nella nota (III) postillava: “(III) Cf. DE lORIO, op. cit., p. 76, e soprattutto M. CAPASSO, Carneisco, Il secondo libro del Filista (PHerc. 1027), edizione, traduzione e commento, La Scuola di Epicuro, X, Napoli 1988, p. 160.”. Dunque, Puglia ci parla di un Giuseppe Parascandalo, che, nel 1825, ultimò l’illustrazione del PHerc 1027, papiro Ercolanense. Da Wipedia leggiamo che Giuseppe Maria Parascandolo (Napoli, … – Napoli, 1838) è stato un archeologo e grecista italiano. Canonico, si occupò di lingua greca, che insegnò a Napoli a diverse leve di futuri archeologi, fra i quali Bernardo Quaranta e Giustino Quadrari. Tenne la cattedra di storia dei concili nell’Università di Napoli. Socio dell’Accademia Ercolanese, dal 1822 fu nominato, con decreto di Ferdinando I, lettore dei papiri di Ercolano (1). Tra le sue opere si ricordano l’Illustrazione di un marmo greco rappresentante le Cariatidi, pubblicata nel 1817, e le due Orationes del 1833. Wikipedia, nella nota (1) postillava: “(1) Cfr. Regio Decreto n. 416 del 1º ottobre 1822, in «Collezione delle leggi e de’ decreti reali del Regno delle Due Sicilie», Stamp. Reale, Napoli 1822, pp. 137-140″Il sac. don Giuseppe Cataldo (….), nel suo “Notizie storiche su Policastro Bussentino etc…”, testo dattiloscritto ed impaginato nel “Seminario Vescovile”, nel 1973, a pp. -76-77, in proposito scriveva che: Da Vibonati Garibaldi marciò alla volta di Napoli, passando per Torraca, il Fortino di Battaglia, Eboli e Salerno: etc…”. Dunque, Anna Sole, parlando di Pisacane ci dice che, Garibaldi, nella risalita verso il Fortino di Battaglia, egli sostò in casa Gallotti a Torraca. Oltre alla notizia di una sosta di Garibaldi a Torraca, Anna Sole scriveva che a Torraca vi era “l’Abate Antonio Gallotti” che “fu il basista di Pisacane” e dove “nel 1860, Garibaldi sostò in casa sua”. Queste notizie sono le uniche che abbiamo ritrovato circa il passaggio di Garibaldi da Torraca o dal suo territorio per risalire al Fortino di Battaglia. Inoltre, queste notizie di Anna Sole, riguardano un altro Gallotti. Non riguardano il don Giovanni Gallotti, basista di Pisacane a Sapri, ma riguardano l’abate Antonio Gallotti che aveva una casa a Torraca e dove secondo il “Bollettino della Rivoluzione Salernitana” (notizia di Anna Sole) “Nel 1860 durante il percorso della Spedizione dei Mille Garibaldi sostò a casa dei Gallotti a Torraca.”. Dunque, secondo questo cimelio, questo “Bollettino”, fornito dalla dott.ssa Maria Teresa Parascandolo ad Anna Sole (….), Garibaldi, nel 1860, nel risalire al Fortino passò per Torraca e dimorò in casa dell’abat Antonio Gallotti. Sulla figura dell’abate don Antonio Gallotti, che aveva una casa a Torraca, possiamo dire che Amedeo La Greca (….), nel suo “Torraca preunitaria – Fatti – Personaggi-Curiosità (1806-1860)”, Ed. Centro Culturale per il Cilento, 2015, che, a p. 203, in “Appendice” ci dice i “Sindaci di Torraca nell’Ottocento fino all’Unità”“….; Nicola Barra, dal 1850/1854; Carmine Gallotti, dal 1855 al 1857; Francesco Nicola Cesarino, dal 1857 fino al ?; Carmine Crisci, dal 1858 al 1859; Francesco Nicola Cesarino, dal 1859 al ?; Pietro Paolo Perazzo, dal 1859/ 1860 / 1861”. E’ probabile che l’abate don Nicola Gallotti sia un familiare congiunto del Sindaco di Torraca, don Carmine Gallotti, che fu Sindaco dal 1855 al 1857, cioè fino al passaggio di Pisacane. Troviamo altre notizie che riguardano la famiglia dei Gallotti di Torraca, al tempo del passaggio di Carlo Pisacane. Di sicuro i Gallotti di Torraca non erano i Gallotti, baroni di Battaglia che avevano una casa a Sapri ed al Fortino. Una Gallotti, Antonia, era sposa del Del Vecchio di Vibonati, la famiglia che secondo alcuni avesse ospitato Garibaldi a Vibonati. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a pp. 285-286, in proposito scriveva che: “A Vibonati Garibaldi fu ospite di Nicola del Vecchio, marito di Antonia Gallotti, etc…(36).”. Policicchio, a p. 286, nella nota (36) postillava: “(36) Archivio Comunale di Torraca, verbale Decurionale del 14.10.1860”. Dunque, abbiamo una Gallotti Antonia, consorte di Del Vecchio, a Vibonati, forse congiunta del Sindaco di Torraca al tempo di Pisacane, Gallotti Carmine, e dell’abate don Antonio Gallotti. Sui Gallotti di Torraca dovremo ancora indagare. Altri Gallotti a Torraca vengono citati nel testo di Amedeo La Greca (….), “Torraca preunitaria – Fatti – Personaggi-Curiosità (1806-1860)”, Ed. Centro Culturale per il Cilento, 2015. La Greca, cita un Leonardo Gallotti e a p. 128 scriveva: “Solo nel 1831 apprendiamo di altri due medici che avevano conseguito la “patente” di “condottato” (Carmine Gallotti e Antonio Brandi) per cui costoro, etc…”. Sempre il La Greca, a p. 165, in proposito scriveva: “Nel 1820 era maestro ancora il Gallotti (297), che però l’anno successivo (delibera decurionale del 19 marzo)(298) venne rimosso dal sindaco “considerando che il detto Sacerdote non solamente per lo passato, ma come al presente non esercita detta carica perchè più volte si è allontanato da questo Comune andando in Napoli, ed in Basilicata per più mesi, per cui l’infelice padre di famiglia vedendo la mancanza del detto Gallotti etc…”. Dunque, è forse questo il Sacerdote don Antonio Gallotti di Torraca ?. Non si tratta di don Antonio Gallotti di cui parla la Sole ma si tratta del prete don Francesco Maria Gallotti il quale, su collecito dell’Intendente Mazziotti, nel 1810, fu nominato dal Sindaco di Torraca, quale maestro della prima scuola pubblica in Torraca. Sempre il La Greca citava un altro Gallotti in Toccaca, a p. 245, in proposito scriveva: “Doc. n. 2. Terne di eleggibili. 1831-1839 (In ASS, Intendenza, B. 492, fasc. 27)…..21 ottobre 1832: terna per la carica di Sindaco: Giuseppe Gallotti, civile, anni 34, ;…..10 gennaio 1833: nuova terna per la carica di Sindaco: Carmine Perazzo di Pietro Paolo, negoziante, anni 26, etc…”. La Greca, a p. 247, in proposito scriveva: “1849-1857 (In ASS., Intendenza, B. 492, fasc. 35) 21 ottobre 1849: giuramento di Domenico Gallotti, immesso nella carica di Secondo Eletto (Sindaco Luigi Gaetano) etc…”. Sui Gallotti a Torraca, ha scritto Giorgio Mallamaci (….), nel suo “Torraca – Storia di un borgo del Cilento”, dove, a p. 75, parlando del periodo francese, in proposito scriveva: “Nel Cilento iniziò così la lotta tra le opposte fazioni, le più agguerrite erano quelle contrarie ai francesi, ossia i vecchi sanfedisti del ’99 capeggiati dal vescovo di Policastro monsignor Ludovici. In questa occasione si mette in luce Francesco, figlio di Rocco Stoduti, il quale con un suo esercito dopo aspri combattimenti e numerose vittime, occupò Sicignano al fine d controllare il passo dello Scorzo. Le cose non andarono meglio a Torraca, dove il padre uccise tre esponenti della famiglia Gallotti, a Vibonati fu crudelmente decapitato il Sindaco Giovanni Alano, ma fu a Roccagloriosa, che avvenne l’episodio più grave.”. Dunque, in occasione dei fatti del 1799 (la reazione Sanfedista) si ha notizia dell’uccisione di tre esponenti della famiglia Gallotti di Torraca da parte di Rocco Stoduti. L’epoca di cui si parla risale al 1806, di cui ho ampiamente parlato in un altro mio saggio. Dunque, Mallamaci, presumo sulla scorta del Barra (….) scriveva che nel 1806, alcuni membri della famiglia Gallotti a Torraca furono uccisi dal piccolo esercito di Rocco Stoduti. Sui Gallotti a Torraca, ha scritto Giorgio Mallamaci (….), nel suo “Torraca – Storia di un borgo del Cilento”, dove, a p. 93, parlando della visita di Carlo Pisacane a Torraca, in proposito scriveva: “Oltre al Viggiano ed al Tancredi, denunciarono furti anche: Paolo Filizzola, Antonio Flora, Carmine Gallotti, Luigi Mercadante e Francesco Rocco.”. In conclusione, dalle ricerche fin qui condotte, la notizia della Anna Sole, di un “Gallotti di Torraca, basista di Pisacane”, non risulta nulla. Come non risulta nulla sul pernottamento di Garibaldi in una casa a Torraca, casa dell’abate Antonio Gallotti. Tuttavia, visti i legami di sangue con alcuni Gallotti di Torraca ed alcune famiglie di Vibonati, queste notizie dovranno essere ulteriormente approfondite. Paolo Emilio Bilotti (….), nel suo “La Spedizione di Sapri – da Genova a Sanza”, a p. 390, nella nota (1) postillava dei sorvegliati speciali: “(1) Erano: D. Giovanni Matina, D. Luigi e D. Michele Magnone, sac. D. Vincenzo Padula, D. Vincenzo Gerbasi, Nicola Taiani, sac. D. Giuseppe Cardillo, D. Raffaele Cammarano, Mansueto Brandi, Vincenzo Cioffi, D. Antonio Santelmo, Fiorante Mugno e D. Fabrizio Lamberti, il quale ultimo fu trattenuto in carcere a disposizione della commissione per ben tre anni. (2) Ecco l’elenco di questi ultimi: 18. Gallotti Raffaele da Sapri = Torraca; 29. Maccarone Domenico da S. Marina = Montesano; 39. Rocco Giuseppe da Tortorella = Montesano; Fasc. 436 – Inv. di polizia.”. Dunque, Bilotti citava, fra i sorvegliati speciali dalla polizia borbonica, “18. Gallotti Raffaele da Sapri = Torraca;”. Riportando il Bilotti l’elenco dei sorvegliati speciali anche Raffaele Gallotti, al n. 18, quale “da Sapri = Torraca” potrebbe far pensare che il “Torraca” del documento fornito dalla dott.ssa Maria Teresa Parascandolo ad Anna Sole sia in realtà “Sapri”, ovvero si riferisca ai Gallotti di Sapri e non di Torraca. Dunque, il “Bollettino della Rivoluzione Salernitana”, apparteneva alla famiglia Gallotti di Sapri, non di Torraca. Vi è però da approfondire la figura dell’Abate don Antonio Gallotti di Torraca. Vi era un abate don Antonio Gallotti di Torraca ? Nel 1998, in occasione della redazione dell’“Analisi: Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma e su incarico del Comune di Sapri redissi per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) e, parlando della storica “Spedizione di Sapri” di Carlo Pisacane, sulla scorta del resoconto storico di Leopoldo Cassese (….) in proposito così scrivevo che: A Sapri, Carlo Pisacane avrebbe dovuto incontrare Matteo Giordano e quegli uomini che il comitato napoletano gli aveva indicato ed allo scopo di vincere le loro titubanze si reca per primo a casa dei Gallotti ove trova solo i fratelli Emanuele ed il sacerdote don Filomeno, il quale avverte il Pisacane che il padre e gli altri due fratelli, Salvatore e Raffaele si trovano al Fortino.”. Dunque, secondo gli Atti del Processo per la Spedizione di Carlo Pisacane, nella famiglia Gallotti, che aveva una casa a Sapri, in via Nicodemo Giudice, vi era un “sacerdote don Filomeno”, figlio del barone di Battaglia, don Giovanni Gallotti. Sempre per i fatti di Pisacane a Torraca, Giorgio Mallamaci (….), nel suo “Torraca – Storia di un borgo del Cilento”, dove, a p. 94 e ssg., nel capitolo “Torraca, 29 giugno 1857”, in proposito scriveva che: La mattina del giorno 29 giugno, sull’altro fronte si esultava dell’evento che si stava concretizzando. Il liberale torracchese ‘Mansueto Brandi’, conosciuto dalla polizia locale come pregiudicato politico, aveva preparato con altri paesani della sua stessa ideologia una buona accoglienza ai patrioti giunti per liberare il sud dalla tirannia di re Ferdinando II. Tra quest’ultimi che mostravano orgogliosamente la coccarda tricolore, si annoverano ‘Francesco Fiorito’, il quale guidò il gruppo di liberali incontro ai rivoltosi; ‘Carmine Barra’, un commerciante che aveva obbligato il sacrestano della chiesa di San Pietro a suonare a festa le campane; ‘Luigi Gaetani’, frate francescano che in quei giorni si trovava a casa dei suoi familiari e molto probabilmente fu lui ad indicare al Pisacane la strada per raggiungere il Fortino; etc…”. Il Mallamaci, sulla scorta del Bilotti scriveva che, a Torraca, andarono incontro festosamente a Pisacane  “….’Luigi Gaetani’, frate francescano che in quei giorni si trovava a casa dei suoi familiari e molto probabilmente fu lui ad indicare al Pisacane la strada per raggiungere il Fortino.”. Riguardo poi alla notizia secondo cui Garibaldi da Sapri arrivò a Vibonati e poi da Vibonati passò per Torraca alcuni storici hanno scritto ciò che dirò in seguito.  L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, nel 1911, a pp. 30-31, in proposito scriveva che: “Da Vibonati il Dittatore, nel mattino del 4 Settembre, passando per Torraca, raggiunse, sulle pendici del monte Cervaro, la taverna del Fortino, posta lungo la strada rotabile tra Lagonegro e Casalbuono, etc…”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 399, in proposito scriveva pure che: “III…..Da Vibonati il Dittatore, nel mattino del 4 settembre, passando per Torraca, raggiunse, sulle pendici del monte Cervaro, la taverna del Fortino, etc…”. Pesce, a p. 399, nella nota 81) postillava: “(1) Vedi pagina 325”. Pesce, a p. 399, nella nota (2) postillava: “(2) Vedi pagina 382”. Pare che la notizia che Garibaldi, partitosi da Vibonati, per risalire al Fortino del Cervaro abbia percorso una strada che passasse per Torraca. La notizia trova riscontro solo in Pesce e nel sacerdote don Giuseppe Cataldo (….), nel suo “Notizie storiche su Policastro Bussentino etc…”, testo dattiloscritto ed impaginato nel “Seminario Vescovile”, nel 1973, a pp. -76-77, in proposito scriveva che: Da Vibonati Garibaldi marciò alla volta di Napoli, passando per Torraca, il Fortino di Battaglia, Eboli e Salerno: etc…”. Altre notizie su Torraca, nel periodo di Garibaldi, sono discordanti tra loro ed imprecise. In seguito, alcuni autori, più vecchi ed alcuni nuovi ci dicono che Garibaldi, nel risalire al Fortino di Battaglia, fece lo stesso percorso che fece Carlo Pisacane, nel 1857. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 146 e ssg., in proposito scriveva che: Lasciarono Sapri nella tarda sera, e non poche guide armate si erano unite all’avanguardia…..Ecco ‘Torraca, Battaglia, Casaletto Spartano’. Era la strada dei “300”: una strada lunga e buia, in quel fatale 1857; ma breve e luminosa per i “Mille” di Garibaldi.”. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a pp. 146-147, in proposito scriveva che: Il giorno dopo, attraverso lo stesso percorso seguito da Pisacane tre anni  prima, salì al Fortino etc…”. Giorgio Mallamaci (…), nel suo “Torraca – Storia di un borgo del Cilento”, parlando della “I moti del 1928 e del 1848” continuando a parlare di Torraca, a pp. 96-97 e ssg., nel capitolo “Torraca, 29 giugno 1857”, in proposito scriveva che: “Il 3 settembre,….a Vibonati, ……da qui il giorno dopo si recò al Fortino, facendo lo stesso percorso che aveva compiuto nel ’57 il Pisacane (attraversando quindi in parte, anche il territorio del comune di Torraca), etc…”. Dunque, il Mallamaci scriveva che Garibaldi, partitosi da Sapri, passò da Vibonati da dove per risalire al Fortino del Cervaro percorse la stessa strada che fece Pisacane nel 1857, ovvero secondo il Mallamaci, Garibaldi passò per Torraca. Sulla strada che percorse Pisacane ha scritto Paolo Emilio Bilotti (….), che, nel suo “La Spedizione di Sapri – da Genova a Sanza”, ci parla degli eventi a Sapri, a pp. 198-199, in proposito scriveva che: “Da Torraca due vie conducono al Vallo di Teggiano: una più breve, ma quasi tutta disagevole per burroni e dirupi, la quale per Tortorella, Battaglia, Casaletto Spartano e Buonabitacolo avrebbe menati a Padula dopo percorsi 23 miglia; l’altra pel Fortino di Cervara e Casalbuono, lunga 27 miglia, ma disagiata solo per 12 perchè dal Fortino in poi ove finiscono i cosi detti monti della Serra, è tutta rotabile, costituendo essa un tratto della consolare delle Calabrie……al Fortino di Cervara che è limite tra il Principato e la Basilicata…..etc…”.

 I GALLOTTI di Torraca e l’abate don NICOLA GALLOTTI di Torraca (?)

Alcuni storici hanno scritto che Garibaldi, nel percorso che fece da Sapri per risalire al Fortino del Cervaro passò da Torraca ed alcuni scrivono addirittura che egli dormì in casa Gallotti a Torraca. Anna Sole (….), nel suo saggio “I garibaldini salernitani”, “3.3 Magnoni” (Cap. III), in “Documenti e testimonianze, in “Garibaldi, il mito e l’antimito”, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008, nel Cap. III, in “Documenti”, a p. 223, in proposito scriveva che: “11 settembre 1860. Bollettino della Rivoluzione Salernitana (per concessione di Maria Teresa Parascandalo). Il bollettino apparteneva alla famiglia Gallotti, famiglia vicina a Pisacane prima e Garibaldi poi. Infatti l’Abate Antonio Gallotti fu il basista di Pisacane. Nel 1860 durante il percorso della Spedizione dei Mille Garibaldi sostò a casa dei Gallotti a Torraca.”. La notizia di un “Bollettino della Rivoluzione Salernitana” di proprietà della famiglia “Gallotti”, famiglia vicina a Pisacane prima e a Garibaldi poi, e l’altra notizia di un “Abate Antonio Gallotti basista di Pisacane” a Sapri, è degna di considerazione e meritevole di ulteriori approfondimenti. In primo luogo la notizia proviene dal “Bollettino della Rivoluzione Salernitana” che, la Sole scrive essere stato di proprietà della famiglia Gallotti “di Torraca”. Ad Anna Sole, il Bollettino è stato concesso da Maria Teresa Parascandalo, documento conservato ed inserito nel “Catalogo della Mostra documentaria” tenutasi a Salerno presso l’Archivio di Stato in occasione del 150 anniversario della proclamazione dell’Unità d’Italia (2007-2008). Riguardo la notizia tratta dal “Bollettino della Rivoluzione Salernitana”, che sarebbe appartenuta alla famiglia Gallotti, scriveva che “(per concessione di Maria Teresa Parascandalo)”, che, nel medesimo testo, a p. 153, “Garibaldi  Salerno. Documenti e testimonianze – Catalogo della Mostra documentaria – Archivio di Stato di Salerno, ottobre 2007-giugno 2008”, a cura di Eugenia Granito e Luigi Rossi (….), a p. 155, in proposito scriveva: “Si ringraziano per aver concesso in prestito cimeli e documentazione”, la dott.ssa Maria Teresa Parascandolo. Dunque, il prezioso cimelio che sarebbe stato appartenuto alla famiglia Gallotti di Torraca, il Bollettino della Rivoluzione Salernitana, fu fornito dalla dott.ssa Parascandolo. Sulla dott.ssa Maria Teresa Parascandolo, Maria Luisa Storchi, ex Direttrice dell’Archivio di Stato di Salerno, nel presentare il testo “Garibaldi, il mito e l’antimito”, a cura di E. Granito e L. Rossi, Plectica, Salerno, 2008, a pp. 13-14, in proposito scriveva: “In occasione della ricorrenza del bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi, l’Archivio di Salerno ha organizzato, in collaborazione con gli Archivi storici dei Comuni di Salerno, Cava de’ Tirreni ed Eboli e con il Centro Studi “Simone Augelluzzi” di Eboli, una mostra documentaria, bibliografica e iconografica dal titolo “Garibaldi a Salerno. Documenti e testimonianze.”. In seguito, a p. 14 aggiunge: “Un sentito ringraziamento va inoltre rivolto, per aver gentilmente concesso il prestito dei loro preziosi materiali, oltre agli Enti che hanno partecipato alla realizzazione della mostra, alla dott.ssa Vittoria Bonani, responsabile della Biblioteca Provinciale di Salerno, alla signora Teresa Abbonati Magnoni e alle figliole avv. Teresa e dott.ssa Natalia, e ai sigg.ri avv. Luigi Carrano, avv. Antonio Rienzo, …dott. Felice Nicotera, dott.ssa Maria Teresa Parascandolo.”. Riguardo Maria Teresa Parascandalo (….), leggendo un saggio di Enzo Puglia (….), sui “Papiri Ercolanensi”, intitolato “Genesi e vicende della Colectio Acta”, dove, a p. 227, in proposito scriveva: Anche per la revisione di PHerc 1027 fu probabilmente utilizzata un’illustrazione prodotta per la Collectio Prior e rimasta inedita. Nel 1825 essa era stata ultimata da Giuseppe Parascandolo e anche approvata dall’Accademia, ma dovette a un certo punto andare dispersa perché oggi non si trova più nelle carte dell’Officina (lll).”. Puglia, a p. 227, nella nota (III) postillava: “(III) Cf. DE lORIO, op. cit., p. 76, e soprattutto M. CAPASSO, Carneisco, Il secondo libro del Filista (PHerc. 1027), edizione, traduzione e commento, La Scuola di Epicuro, X, Napoli 1988, p. 160.”. Dunque, Puglia ci parla di un Giuseppe Parascandalo, che, nel 1825, ultimò l’illustrazione del PHerc 1027, papiro Ercolanense. Da Wipedia leggiamo che Giuseppe Maria Parascandolo (Napoli, … – Napoli, 1838) è stato un archeologo e grecista italiano. Canonico, si occupò di lingua greca, che insegnò a Napoli a diverse leve di futuri archeologi, fra i quali Bernardo Quaranta e Giustino Quadrari. Tenne la cattedra di storia dei concili nell’Università di Napoli. Socio dell’Accademia Ercolanese, dal 1822 fu nominato, con decreto di Ferdinando I, lettore dei papiri di Ercolano (1). Tra le sue opere si ricordano l’Illustrazione di un marmo greco rappresentante le Cariatidi, pubblicata nel 1817, e le due Orationes del 1833. Wikipedia, nella nota (1) postillava: “(1) Cfr. Regio Decreto n. 416 del 1º ottobre 1822, in «Collezione delle leggi e de’ decreti reali del Regno delle Due Sicilie», Stamp. Reale, Napoli 1822, pp. 137-140″Il sac. don Giuseppe Cataldo (….), nel suo “Notizie storiche su Policastro Bussentino etc…”, testo dattiloscritto ed impaginato nel “Seminario Vescovile”, nel 1973, a pp. -76-77, in proposito scriveva che: Da Vibonati Garibaldi marciò alla volta di Napoli, passando per Torraca, il Fortino di Battaglia, Eboli e Salerno: etc…”. Dunque, Anna Sole, parlando di Pisacane ci dice che, Garibaldi, nella risalita verso il Fortino di Battaglia, egli sostò in casa Gallotti a Torraca. Oltre alla notizia di una sosta di Garibaldi a Torraca, Anna Sole scriveva che a Torraca vi era “l’Abate Antonio Gallotti” che “fu il basista di Pisacane” e dove “nel 1860, Garibaldi sostò in casa sua”. Queste notizie sono le uniche che abbiamo ritrovato circa il passaggio di Garibaldi da Torraca o dal suo territorio per risalire al Fortino di Battaglia. Inoltre, queste notizie di Anna Sole, riguardano un altro Gallotti. Non riguardano il don Giovanni Gallotti, basista di Pisacane a Sapri, ma riguardano l’abate Antonio Gallotti che aveva una casa a Torraca e dove secondo il “Bollettino della Rivoluzione Salernitana” (notizia di Anna Sole) “Nel 1860 durante il percorso della Spedizione dei Mille Garibaldi sostò a casa dei Gallotti a Torraca.”. Dunque, secondo questo cimelio, questo “Bollettino”, fornito dalla dott.ssa Maria Teresa Parascandolo ad Anna Sole (….), Garibaldi, nel 1860, nel risalire al Fortino passò per Torraca e dimorò in casa dell’abat Antonio Gallotti. Sulla figura dell’abate don Antonio Gallotti, che aveva una casa a Torraca, possiamo dire che Amedeo La Greca (….), nel suo “Torraca preunitaria – Fatti – Personaggi-Curiosità (1806-1860)”, Ed. Centro Culturale per il Cilento, 2015, che, a p. 203, in “Appendice” ci dice i “Sindaci di Torraca nell’Ottocento fino all’Unità”“….; Nicola Barra, dal 1850/1854; Carmine Gallotti, dal 1855 al 1857; Francesco Nicola Cesarino, dal 1857 fino al ?; Carmine Crisci, dal 1858 al 1859; Francesco Nicola Cesarino, dal 1859 al ?; Pietro Paolo Perazzo, dal 1859/ 1860 / 1861”. E’ probabile che l’abate don Nicola Gallotti sia un familiare congiunto del Sindaco di Torraca, don Carmine Gallotti, che fu Sindaco dal 1855 al 1857, cioè fino al passaggio di Pisacane. Troviamo altre notizie che riguardano la famiglia dei Gallotti di Torraca, al tempo del passaggio di Carlo Pisacane. Di sicuro i Gallotti di Torraca non erano i Gallotti, baroni di Battaglia che avevano una casa a Sapri ed al Fortino. Una Gallotti, Antonia, era sposa del Del Vecchio di Vibonati, la famiglia che secondo alcuni avesse ospitato Garibaldi a Vibonati. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a pp. 285-286, in proposito scriveva che: “A Vibonati Garibaldi fu ospite di Nicola del Vecchio, marito di Antonia Gallotti, etc…(36).”. Policicchio, a p. 286, nella nota (36) postillava: “(36) Archivio Comunale di Torraca, verbale Decurionale del 14.10.1860”. Dunque, abbiamo una Gallotti Antonia, consorte di Del Vecchio, a Vibonati, forse congiunta del Sindaco di Torraca al tempo di Pisacane, Gallotti Carmine, e dell’abate don Antonio Gallotti. Sui Gallotti di Torraca dovremo ancora indagare. Altri Gallotti a Torraca vengono citati nel testo di Amedeo La Greca (….), “Torraca preunitaria – Fatti – Personaggi-Curiosità (1806-1860)”, Ed. Centro Culturale per il Cilento, 2015. La Greca, cita un Leonardo Gallotti e a p. 128 scriveva: “Solo nel 1831 apprendiamo di altri due medici che avevano conseguito la “patente” di “condottato” (Carmine Gallotti e Antonio Brandi) per cui costoro, etc…”. Sempre il La Greca, a p. 165, in proposito scriveva: “Nel 1820 era maestro ancora il Gallotti (297), che però l’anno successivo (delibera decurionale del 19 marzo)(298) venne rimosso dal sindaco “considerando che il detto Sacerdote non solamente per lo passato, ma come al presente non esercita detta carica perchè più volte si è allontanato da questo Comune andando in Napoli, ed in Basilicata per più mesi, per cui l’infelice padre di famiglia vedendo la mancanza del detto Gallotti etc…”. Dunque, è forse questo il Sacerdote don Antonio Gallotti di Torraca ?. Non si tratta di don Antonio Gallotti di cui parla la Sole ma si tratta del prete don Francesco Maria Gallotti il quale, su collecito dell’Intendente Mazziotti, nel 1810, fu nominato dal Sindaco di Torraca, quale maestro della prima scuola pubblica in Torraca. Sempre il La Greca citava un altro Gallotti in Toccaca, a p. 245, in proposito scriveva: “Doc. n. 2. Terne di eleggibili. 1831-1839 (In ASS, Intendenza, B. 492, fasc. 27)…..21 ottobre 1832: terna per la carica di Sindaco: Giuseppe Gallotti, civile, anni 34, ;…..10 gennaio 1833: nuova terna per la carica di Sindaco: Carmine Perazzo di Pietro Paolo, negoziante, anni 26, etc…”. La Greca, a p. 247, in proposito scriveva: “1849-1857 (In ASS., Intendenza, B. 492, fasc. 35) 21 ottobre 1849: giuramento di Domenico Gallotti, immesso nella carica di Secondo Eletto (Sindaco Luigi Gaetano) etc…”. Sui Gallotti a Torraca, ha scritto Giorgio Mallamaci (….), nel suo “Torraca – Storia di un borgo del Cilento”, dove, a p. 75, parlando del periodo francese, in proposito scriveva: “Nel Cilento iniziò così la lotta tra le opposte fazioni, le più agguerrite erano quelle contrarie ai francesi, ossia i vecchi sanfedisti del ’99 capeggiati dal vescovo di Policastro monsignor Ludovici. In questa occasione si mette in luce Francesco, figlio di Rocco Stoduti, il quale con un suo esercito dopo aspri combattimenti e numerose vittime, occupò Sicignano al fine d controllare il passo dello Scorzo. Le cose non andarono meglio a Torraca, dove il padre uccise tre esponenti della famiglia Gallotti, a Vibonati fu crudelmente decapitato il Sindaco Giovanni Alano, ma fu a Roccagloriosa, che avvenne l’episodio più grave.”. Dunque, in occasione dei fatti del 1799 (la reazione Sanfedista) si ha notizia dell’uccisione di tre esponenti della famiglia Gallotti di Torraca da parte di Rocco Stoduti. L’epoca di cui si parla risale al 1806, di cui ho ampiamente parlato in un altro mio saggio. Dunque, Mallamaci, presumo sulla scorta del Barra (….) scriveva che nel 1806, alcuni membri della famiglia Gallotti a Torraca furono uccisi dal piccolo esercito di Rocco Stoduti. Sui Gallotti a Torraca, ha scritto Giorgio Mallamaci (….), nel suo “Torraca – Storia di un borgo del Cilento”, dove, a p. 93, parlando della visita di Carlo Pisacane a Torraca, in proposito scriveva: “Oltre al Viggiano ed al Tancredi, denunciarono furti anche: Paolo Filizzola, Antonio Flora, Carmine Gallotti, Luigi Mercadante e Francesco Rocco.”. In conclusione, dalle ricerche fin qui condotte, la notizia della Anna Sole, di un “Gallotti di Torraca, basista di Pisacane”, non risulta nulla. Come non risulta nulla sul pernottamento di Garibaldi in una casa a Torraca, casa dell’abate Antonio Gallotti. Tuttavia, visti i legami di sangue con alcuni Gallotti di Torraca ed alcune familgie di Vibonati, queste notizie dovranno essere ulteriormente approfondite. Paolo Emilio Bilotti (….), nel suo “La Spedizione di Sapri – da Genova a Sanza”, a p. 390, nella nota (1) postillava dei sorvegliati speciali: “(1) Erano: D. Giovanni Matina, D. Luigi e D. Michele Magnone, sac. D. Vincenzo Padula, D. Vincenzo Gerbasi, Nicola Taiani, sac. D. Giuseppe Cardillo, D. Raffaele Cammarano, Mansueto Brandi, Vincenzo Cioffi, D. Antonio Santelmo, Fiorante Mugno e D. Fabrizio Lamberti, il quale ultimo fu trattenuto in carcere a disposizione della commissione per ben tre anni. (2) Ecco l’elenco di questi ultimi: 18. Gallotti Raffaele da Sapri = Torraca; 29. Maccarone Domenico da S. Marina = Montesano; 39. Rocco Giuseppe da Tortorella = Montesano; Fasc. 436 – Inv. di polizia.”. Dunque, Bilotti citava, fra i sorvegliati speciali dalla polizia borbonica, “18. Gallotti Raffaele da Sapri = Torraca;”. Riportando il Bilotti l’elenco dei sorvegliati speciali anche Raffaele Gallotti, al n. 18, quale “da Sapri = Torraca” potrebbe far pensare che il “Torraca” del documento fornito dalla dott.ssa Maria Teresa Parascandolo ad Anna Sole sia in realtà “Sapri”, ovvero si riferisca ai Gallotti di Sapri e non di Torraca. Dunque, il “Bollettino della Rivoluzione Salernitana”, apparteneva alla famiglia Gallotti di Sapri, non di Torraca. Vi è però da approfondire la figura dell’Abate don Antonio Gallotti di Torraca. Vi era un abate don Antonio Gallotti di Torraca ? Nel 1998, in occasione della redazione dell’“Analisi: Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma e su incarico del Comune di Sapri redissi per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) e, parlando della storica “Spedizione di Sapri” di Carlo Pisacane, sulla scorta del resoconto storico di Leopoldo Cassese (….) in proposito così scrivevo che: A Sapri, Carlo Pisacane avrebbe dovuto incontrare Matteo Giordano e quegli uomini che il comitato napoletano gli aveva indicato ed allo scopo di vincere le loro titubanze si reca per primo a casa dei Gallotti ove trova solo i fratelli Emanuele ed il sacerdote don Filomeno, il quale avverte il Pisacane che il padre e gli altri due fratelli, Salvatore e Raffaele si trovano al Fortino.”. Dunque, secondo gli Atti del Processo per la Spedizione di Carlo Pisacane, nella famiglia Gallotti, che aveva una casa a Sapri, in via Nicodemo Giudice, vi era un “sacerdote don Filomeno”, figlio del barone di Battaglia, don Giovanni Gallotti. Sempre per i fatti di Pisacane a Torraca, Giorgio Mallamaci (….), nel suo “Torraca – Storia di un borgo del Cilento”, dove, a p. 94 e ssg., nel capitolo “Torraca, 29 giugno 1857”, in proposito scriveva che: La mattina del giorno 29 giugno, sull’altro fronte si esultava dell’evento che si stava concretizzando. Il liberale torracchese ‘Mansueto Brandi’, conosciuto dalla polizia locale come pregiudicato politico, aveva preparato con altri paesani della sua stessa ideologia una buona accoglienza ai patrioti giunti per liberare il sud dalla tirannia di re Ferdinando II. Tra quest’ultimi che mostravano orgogliosamente la coccarda tricolore, si annoverano ‘Francesco Fiorito’, il quale guidò il gruppo di liberali incontro ai rivoltosi; ‘Carmine Barra’, un commerciante che aveva obbligato il sacrestano della chiesa di San Pietro a suonare a festa le campane; ‘Luigi Gaetani’, frate francescano che in quei giorni si trovava a casa dei suoi familiari e molto probabilmente fu lui ad indicare al Pisacane la strada per raggiungere il Fortino; etc…”. Il Mallamaci, sulla scorta del Bilotti scriveva che, a Torraca, andarono incontro festosamente a Pisacane  “….’Luigi Gaetani’, frate francescano che in quei giorni si trovava a casa dei suoi familiari e molto probabilmente fu lui ad indicare al Pisacane la strada per raggiungere il Fortino.”. Riguardo poi alla notizia secondo cui Garibaldi da Sapri arrivò a Vibonati e poi da Vibonati passò per Torraca alcuni storici hanno scritto ciò che dirò in seguito.  L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, nel 1911, a pp. 30-31, in proposito scriveva che: “Da Vibonati il Dittatore, nel mattino del 4 Settembre, passando per Torraca, raggiunse, sulle pendici del monte Cervaro, la taverna del Fortino, posta lungo la strada rotabile tra Lagonegro e Casalbuono, etc…”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 399, in proposito scriveva pure che: “III…..Da Vibonati il Dittatore, nel mattino del 4 settembre, passando per Torraca, raggiunse, sulle pendici del monte Cervaro, la taverna del Fortino, etc…”. Pesce, a p. 399, nella nota 81) postillava: “(1) Vedi pagina 325”. Pesce, a p. 399, nella nota (2) postillava: “(2) Vedi pagina 382”. Pare che la notizia che Garibaldi, partitosi da Vibonati, per risalire al Fortino del Cervaro abbia percorso una strada che passasse per Torraca. La notizia trova riscontro solo in Pesce e nel sacerdote don Giuseppe Cataldo (….), nel suo “Notizie storiche su Policastro Bussentino etc…”, testo dattiloscritto ed impaginato nel “Seminario Vescovile”, nel 1973, a pp. -76-77, in proposito scriveva che: Da Vibonati Garibaldi marciò alla volta di Napoli, passando per Torraca, il Fortino di Battaglia, Eboli e Salerno: etc…”. Altre notizie su Torraca, nel periodo di Garibaldi, sono discordanti tra loro ed imprecise. In seguito, alcuni autori, più vecchi ed alcuni nuovi ci dicono che Garibaldi, nel risalire al Fortino di Battaglia, fece lo stesso percorso che fece Carlo Pisacane, nel 1857. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 146 e ssg., in proposito scriveva che: Lasciarono Sapri nella tarda sera, e non poche guide armate si erano unite all’avanguardia…..Ecco ‘Torraca, Battaglia, Casaletto Spartano’. Era la strada dei “300”: una strada lunga e buia, in quel fatale 1857; ma breve e luminosa per i “Mille” di Garibaldi.”. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a pp. 146-147, in proposito scriveva che: Il giorno dopo, attraverso lo stesso percorso seguito da Pisacane tre anni  prima, salì al Fortino etc…”. Giorgio Mallamaci (…), nel suo “Torraca – Storia di un borgo del Cilento”, parlando della “I moti del 1928 e del 1848” continuando a parlare di Torraca, a pp. 96-97 e ssg., nel capitolo “Torraca, 29 giugno 1857”, in proposito scriveva che: “Il 3 settembre,….a Vibonati, ……da qui il giorno dopo si recò al Fortino, facendo lo stesso percorso che aveva compiuto nel ’57 il Pisacane (attraversando quindi in parte, anche il territorio del comune di Torraca), etc…”. Dunque, il Mallamaci scriveva che Garibaldi, partitosi da Sapri, passò da Vibonati da dove per risalire al Fortino del Cervaro percorse la stessa strada che fece Pisacane nel 1857, ovvero secondo il Mallamaci, Garibaldi passò per Torraca. Sulla strada che percorse Pisacane ha scritto Paolo Emilio Bilotti (….), che, nel suo “La Spedizione di Sapri – da Genova a Sanza”, ci parla degli eventi a Sapri, a pp. 198-199, in proposito scriveva che: “Da Torraca due vie conducono al Vallo di Teggiano: una più breve, ma quasi tutta disagevole per burroni e dirupi, la quale per Tortorella, Battaglia, Casaletto Spartano e Buonabitacolo avrebbe menati a Padula dopo percorsi 23 miglia; l’altra pel Fortino di Cervara e Casalbuono, lunga 27 miglia, ma disagiata solo per 12 perchè dal Fortino in poi ove finiscono i cosi detti monti della Serra, è tutta rotabile, costituendo essa un tratto della consolare delle Calabrie……al Fortino di Cervara che è limite tra il Principato e la Basilicata…..etc…”.

 ANTONIA GALLOTTI di TORRACA, sposata con NICOLA DEL VECCHIO di VIBONATI

Dove si trova questo palazzo storico di Vibonati ? Chi era la famiglia del liberale Nicola Del Vecchio ?. Garibaldi, arrivato a Vibonati fu ospitato nel palazzo de Nicollellis, nel centro storico, dove oggi vi è una lapide in ricordo dello storico evento. Alcune persone di Vibonati mi dicevano che il de Nicolellis fosse sposato con una Del Vecchio originari di Casaletto Spartano e con grosse proprietà al Fortino di Cervara. Forse i Del Vecchio avevano forti legami, forse anche di parentela con il barone di Bataglia don Giovanni Gallotti. Percorrendo il paese su Corso Umberto I si possono ammirare i tanti pregevoli portali che decorano i palazzi nobiliari del borgo antico, tanto che è consuetamente definito il borgo dei portali. Tra i palazzi spiccano il Palazzo De Nicolellis, risalante al 1400 circa, il quale ospitò il 3 settembre 1860 Giuseppe Garibaldi. Il Palazzo De Nicolellis è a Vibonati in c.so Umberto I, al civico 189. Dunque, il Palazzo dove fu ospitato Garibaldi vi abitava il liberale Nicola Del Vecchio con sua moglie Antonia Gallotti. La Gallotti era forse parente del barone di Battaglia don Giovanni Gallotti anch’egli eminente liberale e referente della zona. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p. 146, in proposito scriveva che: “….Garibaldi…trascorse la serata e la notte a Vibonati presso la famiglia Del Vecchio (60).”. Fusco, sulla famiglia Del Vecchio, a p. 352, nella nota (60) postillava: “(60) Ferruccio Policicchio (Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro, in AA.VV., Garibaldi e garibaldini ecc…, p. 285 sg) scrive che in casa di Nicola Del Vecchio, marito di Antonia Gallotti, etc…”. Dunque, Nicola Del Vecchio era il marito di Antonia Gallotti. A Vibonati vi è anche una lapide in ricordo dello storico evento. Angelo Guzzo (….), nel suo “Il Golfo di Policastro etc…”, parlando di Sapri, a p. 189, in proposito scriveva che: Sull’imbrunire del giorno 3 l’eroe montò a cavallo e partì alla volta di Vibonati dove fu ospite, per l’intera notte, della famiglia De Nicolellis (31).”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a pp. 285-286, in proposito scriveva che: “A Vibonati Garibaldi fu ospite di Nicola del Vecchio, marito di Antonia Gallotti, etc…”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Vibonati nel secolo decimonono”, vol .II, a pp. 380-381, in proposito scriveva che: “…., Vibonati ebbe ad ospitare il Generale nella notte tra il 3 e il 4 settembre 1860, in casa Del Vecchio (18), oggi De Nicolellis, dove il letto conservato ancora come allora e una lapide marmorea con epigrafe ne ricordano l’evento. Il Decurionato certificò il suo passaggio così verbalizzando: (….) Visto lo stato di oppressione sia morale, che materiale patito dalle popolazioni del Continente, e specialmente dei cittadini di questo Comune. Etc…”. Policicchio, a p. 381, nella nota (18) postillava: “(18) La casa era stata da poco (1841) ristrutturata.”. Policicchio, ap. 393 pubblicò la foto della stanza con il letto su cui dormì Garibaldi nel Palazzo dell’ex famiglia Del Vecchio, oggi De Nicolellis. Le foto della stanza sono di Angelo Gentile e sono state tratte dal testo di De Crescenzo (….).  Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro”, ed. Gutemberg, a p. 136, in proposito scriveva che: “A Vibonati Garibaldi fu ospite di Nicola del Vecchio, (1801-1873) membro della famiglia più liberale del paese, marito di Antonia Gallotti, compromesso politicamente nei rivolgimenti del ’48 e perciò compromesso nell’elenco degli attendibili insieme al congiunto Federico, dottore fisico e cerusico che, liberato dalla Gran Corte con decisione del 2 agosto 1851 per il reato politico attribuitogli, passò al potere della polizia e fu prima ‘emperato’ (7) a Sanza (8) e successivamente espatriato in Brasile dove morì il 4 febbraio 1868 all’età di anni 72.”. Policicchio, a p. 136, nella nota (7) postillava: “(7) Nel 1851, con R.R. del 7 ottobre, fu istituita in ogni provincia una commissione detta d’Empera, così definita dallo spagnolo ‘Emparar’ (relegare, confinare) etc…”. Policicchio, a p. 136, nella nota (8) postillava: “(8) Sul suo conto il Sottocapo Urbano onorario Sabino La veglia – dopo qualche anno più famoso Capo Urbano per aver combattuto Pisacane – nel 1852 relazionava: “Da circa otto mesi trovasi in questo comune confinato, qual imputato di politica reità un tale D. Federico del Vecchio da Vibonati. Etc…., e molto più perchè gode apertamente la protezione del Giudice e Capo Urbano i quali per aizzare gli animi si servono del cennato Del Vecchio come mezzo materiale; ….prudenza vuole che…., ma miglior sarebbe farlo menare sotto chiave per essere pernicioso alla società”. ASS., Intendenza, Gabinetto, b. 39, f. 1.”. Dunque, Policicchio scriveva che a Vibonati, in occasione dei moti del ’48 si distinsero  “Nicola del Vecchio, (1801-1873) membro della famiglia più liberale del paese, marito di Antonia Gallotti, compromesso politicamente nei rivolgimenti del ’48 e perciò compromesso nell’elenco degli attendibili insieme al congiunto Federico, dottore fisico e cerusico…etc…”. Secondo Policicchio, nella notte tra il 3 ed il 4 settembre 1860, Nicola Del Vecchio e sua moglie Antonia Gallotti ospitarono Garibaldi, nel loro palazzotto, poi in seguito divenuto palazzo De Nicolellis. Policicchio scriveva che “Nicola Del Vecchio (1801-1873) era membro della famiglia più liberale del paese”. Sui Del Vecchio di Vibonati, Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro”, ed. Gutemberg, a p. 209, in proposito scriveva che: “A Vibonati, già lo abbiamo detto, la famiglia liberale per eccellenza fu quella del legale Clemente del Vecchio. Un Francescantonio del Vecchio (31), dopo essere stato varie volte membro del Decurionato, “sebbene scarso di istruzione”, fu indicato per l’impiego presso l’ufficio del registro e bollo di Vibonati. A scagionarlo dalle noie di polizia, accordandogli piena riabilitazione, il Sottointendente intervenne in questi termini (32): “D. Francescantonio del Vecchio di Vibonati, proposto per soprannumero del registro e bollo, è diverso da quello che fu Clemente che nel dì di due novembre 1850 fu arrestato (…) sacerdote da più anni defunto (33). Il primo dunque è di buona condotta politica, morale e religiosa, non avendo dato mai ad osservare cosa alcuna e le ultime informazioni ricevute mi accennano che sia anche sufficientemente idoneo per la carica.”. Ovviamente la famiglia Del Vecchio, a Vibonati, non fu l’unica di idee liberali. Una denuncia anonima del 18 aprile 1851, nei confronti di Francescantonio Pugliese di Nicolalfonso che aveva chiesto il posto nella pubblica amministrazione, rivela una pagina risorgimentale quarantottesca che si sperava essere punita dalla reazione borbonica, forse perchè il denunciante aspirava anch’egli al posto (34) etc…”. Policicchio, a p. 209, nella nota (31) postillava: “(31) Figlio di Domenico e Maddalena Giffoni, marito di Serafina Pugliese morto 74enne a Vibonati il primo giugno 1878.”. Policicchio, a p. 209, nella nota (32) postillava: “(32) ASS, Intendenza, Gabinetto, b. 82, f. 27. Missiva del 24 febbraio 1858.”. Policicchio, a p. 209, nella nota (33) postillava: “(33) Dal registro dei misfatti dell’anno 1850, esistenti presso la cancelleria della G. C.C. del Principato Citeriore, sul conto di Francescantonio figlio di Clemente, sacerdote di Vibonati, risulta che questi fu arrestato con l’imputazione “di cospirazione tendente a distruggere e cambiare il Governo, con eccitare i sudduti e gli abitanti del Regno ed armarsi contro l’Autorità Reale; e da voci sediziose ed allarmanti profferite in luogo pubblico contro il Governo in Luglio 1848″. Con decisione del 2.8.1851 venne disposto di scarcerarsi, e conservarsi gli atti in archivio. Il sacerdote morì 40enne il 2 marzo 1853, ma il fratello Nicola (1801-1873) ospitò Garibaldi quando, salpato dal lido di Tortora, approdò a Sapri e pernottò a Vibonati.”. Dunque, Francescantonio Del Vecchio ed il fratello Nicola Del Vecchio erano figli di Clemente Del Vecchio, il sacerdote che si tolse l’abito talare partecipando ai moti insurrezionali del ’48. Clemente Del Vecchio era figlio di Domenico Del Vecchio e di Serafina Giffoni. Clemente del Vecchio era marito di Serafina Pugliese e morì 74enne a Vibonati il 1° giugno 1878. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a pp. XIX-XX, in proposito scriveva che: “L’esercito di passaggio trovò primo nel Vallo di Diano vettovaglie, trasporti ed alloggi comodi, ed in parte anche danaro. Fui in questo difficile compito giovato dallo spirito veramente patrio delle popolazioni e da una classe di Cittadini onorevolissimi che mi furon larghi del loro consiglio e del loro aiuto. Nè darò termine a questo breve cenno di me senza render pubbliche grazie ai Cittadini: Giuseppe de Petrinis, fratelli Pappafico, fratelli Bigotti, Michele Pandelli, Giuseppe Arcieri, fratelli del Vecchio, Giuseppe Rossi, P. Alfonso da Pescopagano, Giuseppe Guerdile di Sala, fratelli Santelmo, Filomeno Padula e Scolpini di Padula, fratelli de Honestis, Matina, Michele de Meo, Antonio Carrano, Giambattista Santoro e Michele Candia di Diano, fratelli Ferri, de Benedictis e Sabini di Sassano, Marone di S. Giacomo, Pagano e Matina di S. Rufo, Spinelli di S. Pietro, Galloppi e del Bagno di Polla, Mele e Costa di S. Arsenio, Caruso e Guerra di Auletta, Orazio Abbamonte di Salvitelle, Oro di Caggiano, Giuseppe Gifoni Barone di Vibonati, Socrate Falconi di Policastro, Luigi Barzelloni e Giuseppe Curcio di Sanza, Giuseppe Gagliardi, Volpe e Gerbasio di Montesano, Gallotti e Brandeleone e parecchi altri, che voglio mi perdonino se in mezzo alla folla delle rimembranze mi cade dimenticarli. Sappiamo però che il mio cuore palpita per essi e l’animo freme di dolce riconoscenza in ricordandogli; etc…”. Dunque, in questo passaggio il d’Evandro cita alcuni dei cittadini, all’epoca con una posizione più agiata, che, furono attivi collaboratori della sua Segreteria. D’Evandro cita, i “Cittadini onorevolissimi”: “…fratelli del Vecchio, …..Giuseppe Gifoni Barone di Vibonati, Socrate Falconi di Policastro, Gallotti e Brandeleone etc…”. Dunque, il d’Evandro cita anche il Gallotti ed i barone di Vibonati Giuseppe Giffoni. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 173, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: Poi incominciò a marciare da Sapri alle ore 17 ponendosi a capo della colonna, proseguendo per Vibonati….A Vibonati Garibaldi venne ospitato dal liberale Nicola Del Vecchio, incontrando il Regio Giudice di Vibonati Francesco Saverio Cajazzo, che aveva organizzato l’insurrezione nel Golfo, a cui rivolse parole di ringraziamento “a nome del popolo, la Patria vi sarà riconoscente”, e affidò il governo di Vibonati al Sindaco Giuseppe Giffoni, a Vincenzo Pugliese, capitano della Guardia Nazionale, e dello stesso Giudice Cajazzo, scelti per la loro fede patriottica (236). Nel suo soggiorno a Vibonati, prima di partire, Garibaldi incontrò anche il Generale Comandante del Primo Corpo d’insurrezione del distretto di Vallo Teodosio De Dominicis il quale, al suo ritorno, rivolgendosi ai suoi soldati disse che era andato “a visitare l’illustre Eroe d’Italia a Vibonati’, è stato il più bel giorno della sua vita ed elogiando le qualità eroiche e generose dell’invitto Guerriero che vanno al di là di quel che si dice di lui. Garibaldi, nel lasciare Vibonati, ha dato opportune disposizioni sulla condotta da seguire e il Comando in capo di tutte le forze insurrezionali nella provincia, è stato preso dal Generale Cosenza mentre si attende in Sapri un terzo imbarco di Garibaldini. Conclude incitando i soldati e inneggiando a Viva l’Italia, Viva Vittorio Emmanuele, Viva Garibaldi” (237).”. Del Duca, a p. 174, nella nota (237) postillava: “(237) A. Sole, Catalogo della Mostra documentaria ‘Garibaldi e Salerno. Documenti e testimonianze, in Garibaldi il mito e l’antimito, cit., pag. 242.”. Il testo di Anna Sole (….), riporta un documento del De Dominicis tratto dall’Archivio Privato Magnoni. Invece, riguardo queste notizie il Del Duca si è riferito a Ferruccio Policicchio (….) ed al suo “Vibonati nel secolo Decimonono”, vol. II, dove, a pp. 380-381, in proposito scriveva: “Durante la prodigiosa ascesa con gli avvenimenti che portarono Garibaldi e i Mille a liberare la Sicilia e Napoli, Vibonati ebbe ad ospitare il Generale nella notte tra il 3 e il 4 settembre 1860, in casa Del Vecchio (18), oggi De Nicolellis, dove il letto conservato ancora come allora e una lapide marmorea con epigrafe ne ricordano l’evento. Il Decurionato certificò il suo passaggio così verbalizzando: “(….) Visto lo stato di oppressione sia morale, che materiale patito dalle popolazioni del Continente, e specialmente dei cittadini di questo Comune. Visto che..etc…Essendo pure questo Popolo ispirato fiduciosamente nella perona di Garibaldi nella fausta notte ch’ebbe l’onore accoglierlo nelle sue mura. Unanimamente, liberamente, etc..(19).”.”. Policicchio, a p. 381, nella nta (18) postillava: “(18) La casa e stata da poco (1841) ristrutturata.”. Policicchio, . 381, nel nota (19 potillava: “(19) ACV, B.3 F.1, Delibera Decurionale del 4 settembre 1860 inoltrata al’istituito Governo Pro-dittatoriale dell Provincia di Sala. Giuseppe Giffoni Barone (Sindaco), Carmine Giffoni, Francesco Colimodio, Raffaele Colimodio, Vincenzo Pugliese Lacorte, Francesco Pugliesi, Domenico Giffoni, Tommaso Curzio, Fabrizio Pifano, Giuseppe Pugliesi, Nicola del Vecchio (Decurioni).”. Dunque, in primo luogo, il documento, di cui il Policicchio pubblica il testo scritto, è il Verbale della seduta Decurionale del Comune di Vibonati, del 4 settembre 1860 che venne trasmessa al Governatore Pro-Dittatore del Distretto di Sala Consilina, Giovanni Matina ed al suo Segretario Alfieri D’Evandro. Policicchio scrive che il documento si trova conservato presso l’Archivio Comunale di Vibonati (ACV), ma del documento non abbiamo potuto avere contezza. Ne tantomento questo importante documento è stato pubblicato dall’Alfieri D’Evandro. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 100, in proposito scriveva che: Si fermò per il pranzo in casa del barone Gallotti; poi si recò a Vibonati e passò la notte in casa della famiglia Del Vecchio.”. Sulla famiglia Del Vecchio di Vibonati, Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p. 145, riferendosi al passaggio di Garibaldi, in proposito scriveva che: “I primi decreti del governo provvisorio furono emanati subito, nei primi giorni di settembre: nomina dei commissari organizzatori dei singoli circondari (per quelli di Sanza, Padula, Sapri e Vibonati fu nominato Vincenzo Del Vecchio (48) e capoluoghi di distretto (per Sala etc…”. Fusco, a p. 351, nella nota (48) postillava: “(48) Per questione di omonimia non si sa se sia l’ex decurione salese (cfr. n. 46) o, più probabilmente, il possidente vibonatese che ospitò Garibaldi tra il 3 e il 4 settembre.”. Sulla nomina dei “Commissari organizzatori dei singoli Circondari” ed in particolare di Vibonati e di Vincenzo Del Vecchio, ha scritto Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Documenti”, a pp. 15, in proposito scriveva che: “N° 16. Il Pro-Dittatore del Salernitano Cittadino Giovanni Matina. Visto il Decreto de’ 30 Agosto col quale si fissarono i Commissarii organizzatori delle Giunte insurrezionali municipali, decretiamo quanto appresso: I Cittadini Antonio de Meo e Vincenzo del Vecchio sono nominati Commissarii Organizzatori dei circondarii di Padula, Montesano, Sanza e Vibonati. Essi avranno gli stessi poteri da’ nostri antecedenti Decreti Pro-Dittatoriali ai Commissarii Organizzatori concessi. Sala 4 Settembre 1860. Pel Dittatore Garibaldi – Il Pro-Dittatore – G. Matina. Il Segretario del Governo – Antonio Alfieri d’Evandro.”. Dunque, con questo Decreto del 4 Settembre 1860, promulgato a Sala Consilina dal Matina, Antonio de Meo e Vincenzo del Vecchio, cittadini, furono nominati Commissarii Organizzatori dei circondarii di Padula, Montesano, Sanza e Vibonati.”. Dunque, la nomina al cittadino Vincenzo del Vecchio avvenne dopo l’eventuale passaggio in Vibonati, del Fortino e di Casalnuovo.

Nel 1860, a Torraca, la Famiglia Perazzo di Torraca ed il Sindaco PIETRO PAOLO PERAZZO

Il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, che a p. 132, riferendosi a Garibaldi che, da Vibonati, con il suo seguito partì per raggiungere il Fortino, in proposito scriveva che: “II. La mattina successiva, martedì 4 settembre, la piccola comitiva seguita da un riparto delle due brigate, ascese a cavallo per una erta via mulattiera al ‘Fortino di Cervaro’, posto sulla strada nazionale che conduce a Lagonegro, nel tenimento del villaggio di Battaglia, frazione del Comune di Casaletto Spartano, proprio al confine tra la Basilicata e la Provincia di Salerno.”. Devo però precisare che il Mazziotti, riguardo a Torraca scriveva di una lettera del suo caro amico, don Paolo Perazzi ed a p. 132, in proposito scriveva che: Il mio compianto amico Pietro Paolo Perazzi da Torraca, in una lettera, che purtroppo ora non ritrovo,  ma di cui conservo ancora qualche appunto, mi raccontava lo sbarco del dittatore il quale in effetto verso sera andò a cavallo da Sapri a Vibonati, ove pernottò a casa Del Vecchio.”. In effetti, Pier Paolo Perazzi di Torraca, era Sindaco di Torraca e si attivò con il Decurionato della ridente cittadina per le truppe Garibaldine di stanza a Sapri. Sulle attività svolte a Torraca in quei frangenti, ed in particolare su alcune notizie su Torraca, provenienti dal Sindaco Pier Paolo Perazzi, il tutto ruota intorno all’alacre attività del giudice di Vibonati, Francesco Saverio Cajazzo che raccolse fondi presso le casse comunali tra cui anche quella di Torraca. I fondi raccolti dal giudice Cajazzo furono devoluti a Magnoni che in seguito li consegnò a Garibaldi. Le notizie che riguardano Torraca sono conservate presso l’Archivio di Stato di Salerno e di Napoli ma riguardano soprattutto le attività nel periodo successivo al Plebiscito. In quel periodo, tutti i comuni e i decurionati del Circondario di Vallo e di Vibonati si attivarono con la Dittatura di Garibaldi per la restituzione dei fondi spesi nei primi di Settembre per le truppe e non è difficile che molti Sindaci iniziarono a millantare fesserie. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a pp. 124-125, in proposito scriveva che: “Il 27 agosto 1860 l’insurrezione, organizzata da Francesco Saverio Cajazzo, Giudice del Circondario di Vibonati, venne proclamata anche nel golfo di Policastro…etc…Francesco Saverio Cajazzo, facendosene promotore, questuò fondi fra le casse comunali del circondario che poi destinò a Lucio Magnoni (15). Il 14 ottobre seguente, Pietro Paolo Perazzo, sindaco di Torraca, in apertura della seduta decurionale, manifestò esser doveroso, da parte di tutto il circondario, rendere pubblico omaggio di lode al Giudice per aver saputo, col suo impegno indipendente e giusto, garantire gli attendibili politici resistendo alle mali arti dei denunzianti e alle diverse pressioni etc…; e infine per il ruolo svolto, nel Distretto e fuori, al fine di tenere l’acclamazione di Vittorio Emanuele e Giuseppe Garibaldi a favore dell’unità d’Italia. Il Decurionato…gli riconobbe i fatti esposti dal Sindaco.”. Etc…”. Policicchio, a p. 124, nella nota (13) postillava: “(13) ASS, Intendenza Gabinetto, b. 109, f. 74.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 124, nella nota (15) postillava: “(15) ACTRC (Archivio Comunale di Torraca, Registro raccolta delibere Decurionali, delibera del 6.11.1860, p. 199, 199v.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro”, ed. Gutemberg, a p. 137, è di diverso avviso ed in proposito scriveva che: “In casa Del Vecchio Garibaldi……V’incontrò anche il Giudice regio di Vibonati, Francesco Saverio Cajazzo, preparatore della rivolta del Golfo, a cui, come faceva con tutti coloro che lo aiutavano nelle sue avventure, rivolse queste nobili e generose parole: “Vi ringrazio a nome del popolo, la Patria vi sarà riconoscente” (10).”. Policicchio, a p. 137, nella nota (10) postillava: “(10) ACTRR (Archivio Comunale di Torraca), Registro raccolta delibere decurionali, Verbale del 14.10.1860.”. Dunque, mi par di capire che la notizia dataci dal Policicchio secondo cui Garibaldi avrebbe incontrato il Giudice Francesco Saverio Cajazzo in casa del Vecchio a Vibonati provenga dal verbale del Decurionato del Comune di Torraca. Ferruccio Policicchio (…) che, nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in AA.VV. “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, a cura di Luigi Russo, ed. Plectica), a p. 280, in proposito scriveva che: “Il Decurionato di Torraca, riunitosi il 14 ottobre 1860, manifestò esser doveroso, da parte di tutto il Circondario, rendere pubblica lode al Giudice per aver saputo, col suo contegno indipendente e giusto, garantire gli attendibili politici col rischio di perdere la carica; per avere bene avviato lo spirito pubblico alle nuove idee; infine per il ruolo svolto, nel Distretto e fuori, teso a conseguire l’acclamazione di Garibaldi per l’unità d’Italia.”. Policicchio, a p. 286, nella nota (36) postillava: “(36) Archivio Comunale di Torraca, verbale Decurionale del 14.10.1860”. Sulla figura del sindaco di Torraca, Pietro Paolo Perazzi, che a mio avviso era Perazzo, ha scritto, Leopoldo Cassese (….), nel suo “La Spedizione di Sapri”, ed. Laterza, nel 1969, a p. 79, in proposito scriveva che: “Ad aumentare il marasma morale e sociale contribuì in modo notevolissimo la piccola borghesia che tiranneggiava le popolazioni di tutti i comuni rurali mediante il monopolio delle cariche amministrative e giudiziarie. Quasi sempre il sindaco, il capourbano, il supplente giudiziario, il cancelliere comunale, l’esattore ed il parroco uscivano da una o due famiglie ora alleate ed ora ostili, in ogni caso pronte ai più impensati compromessi quando si trattava di difendere comuni interessi. Senza allontanarci dal circondario di Sanza, rileviamo come imperava “il dispotismo dela famiglia dei sedicenti Baroni Gallotti, la quale – riferisce il sottintendente – memore delle grandezze e poteri de’ passati feudatari, vorrebbe esercitarvi un pieno dispotismo”. Intriganti, corrotti, immorali, i Gallotti tiranneggiavano il comune di Morigerati. …”. Inoltre, sempre il Cassese, sugli attendibili del periodo pre-unitario scriveva: Da questa borghesia turbolenta, faccendiera e senza scrupoli, pronta ad ogni predominio che le consentiva un pacifico sfruttmento delle popolazioni rurali, non c’era da attendersi se non uno sfacciato doppio gioco, una calcolata condotta che le permetteva al momento giusto di dimostrare di essere stata fedele al governo, oppure vantare il proprio liberalismo.”. Cassese, a p. 80, nella nota (71) postillava: “(71) Parecchi documenti provano codesto atteggiamento di molti attendibili….Carmine Perazzo di Torraca, poi, che nel ’48 era stato ufficiale della G.N., chiese ed ottene di essere cancellato dalle liste, ed egual premio ebbe d. Giuseppe De Petrinis di Sala “in modo lodevole in cui si è comportato – scrisse Ajossa al sottintendente di Sala il 2 settembre ’57 – all’occasione del noto avvenimento di Sapri” (Gab. dell’Intendenza, B. 77, vol. II, c. 2).”. Su Pietro Paolo Perazzo (….), futuro Sindaco di Torraca, ha scritto Amedeo La Greca (….), nel suo “Torraca preunitaria – Fatti – Personaggi-Curiosità (1806-1860)”, Ed. Centro Culturale per il Cilento, 2015, che, a p. 203, in “Appendice” ci dice i “Sindaci di Torraca nell’Ottocento fino all’Unità”“….; Nicola Barra, dal 1850/1854; Carmine Gallotti, dal 1855 al 1857; Francesco Nicola Cesarino, dal 1857 fino al ?; Carmine Crisci, dal 1858 al 1859; Francesco Nicola Cesarino, dal 1859 al ?; Pietro Paolo Perazzo, dal 1859/ 1860 / 1861”. La Greca, a p. 204 pubblica la foto della via di Torraca intitolata a Pietro Paolo Perazzo. Sebbene il testo riporti pochissimi, se non niente, documenti che riguardino l’epopea di Garibaldi, a causa della dispersione di documenti del periodo preunitario, merita degli approfondimenti. Su Pietro Paolo Perazzo e la famiglia Perazzo di Torraca, a p. 124, nella nota (222) postilla: “(222) E’ lo stesso al quale è intitolata una delle vie principali di Torraca. Fu costui l’ultimo sindaco di Torraca del periodo borbonico e il primo dopo l’Unità. Era figlio di quel Pietro Paolo, il principale attore della vita economica di Torraca fino agli anni Cinquanta; era infatti il più grosso proprietario di animali vaccini del luogo negli anni Trenta e titolare di una conceria, lo stesso che aveva acquistato le terre dell’ex barone di Policastro nel periodo francese, di cui abbiamo detto all’inizio di questo libro; dal punto di vista politico la famiglia era stata molto “fredda” verso il governo borbonico anche se, per proteggere i suoi interessi, non si era esposta né nei moti del ’28 né in quelli del ’48. Il figlio omonimo, questo in parola, in gioventù era stato un osservato speciale del governo borbonico; infatti da studente universitario nel 1855 dovette avere il benestare delle autorità per poter vivere a Napoli. In una lettera della Polizia napoletana, datata 14 aprile 1855, indirizzata al sottintendente di Sala, troviamo scritto: “La prego manifestarmi se la famiglia del giovane D. Pietro Paolo Perazzo di Torraca sia conosciuta benemerita e degna di fiducia nel Real Governo sotto il rapporto politico e morale; o se Ella a norma del Real Rescritto di massima in vigore per gli studenti creda di potersi permettere al Sig. Perazzo di soggiornare in Napoli come studente”. E il Sottointendente il 28 aprile ne dava informativa all’Intendente: “Sig. Intendente, la condotta politica, morale e religiosa di D. Pietro Paolo Perazzo di Torraca è stata sempre buona, né si può fare la minima osservazione etc…., giusta la informazioni accasatesi da questa Sottointendenza fra i quali dal Vescovo di Policastro, egli etc…”. In ASS, Intendenza, Istruzione, B. 1840, fasc. 87.”. Amedeo La Greca (….), “Torraca preunitaria – Fatti – Personaggi-Curiosità (1806-1860)”, Ed. Centro Culturale per il Cilento, 2015. La Greca, cita un Leonardo Gallotti e a p. 248 scriveva: “(In ASS., Intendenza, B. 492, fasc. 41) Torraca, 6 agosto 1854: Terna per la carica di Sindaco: Carmine Perazzo fu Pietro Paolo, anni 47, negoziante, ducati 136.19, etc..”. Su Pietro Paolo Perazzo ha scritto Giorgio Mallamaci (…), nel suo “Torraca – Storia di un borgo del Cilento”, parlando della “I moti del 1928 e del 1848” continuando a parlare di Torraca, a p. 89 e ssg., nel capitolo “Torraca, 29 giugno 1857”, in proposito scriveva che: A mettere in guarda la popolazione, intervennero anche alcune delle famiglie più in vista del paese e di consolidata fede Borbonica. Tra queste vi fu quella dei ‘Perazzi’, che circa un mese prima, in occasione di una rivolta che si stava preparando in Sapri, i suoi componenti erano intervenuti con cospicui fondi da evolvere ai sostenitori della casa regnante. Il vescovo, insieme al sacerdote ed ai Perazzi, convinse la popolazione di Torraca che i nuovi arrivati erano un’organizzata banda di briganti. Ad avvalorare la sua tesi intervennero anche incresciosi eventi. Alcuni dei nuovi arrivati, con la scusa di cercare armi, si introdussero nelle abitazioni, al solo scopo di effettuare dei furti…..Un altro furto fu denunciato da Giovanni Tancredi, un fattore della ferriera dei Perazzi situata a Morigerati, in questo caso si trattava della sottrazzione di un fucile.”. Dunque, secondo il Mallamaci, alcuni componenti della famiglia Perazzi, ma io credo fossero i “Perazzo”, che possedevano una ferriera a Morigerati, a Torraca si prodigarono, un mese prima prima dell’avvenuto sbarco, quindi nel mese di Maggio, a Sapri,  in occasione di una rivolta che si stava preparando in Sapri, i suoi componenti erano intervenuti con cospicui fondi da evolvere ai sostenitori della casa regnante.”. A Torraca, in occasione del passaggio di Pisacane, un loro dipendente della ferriera di Morigerati, il fattore Giovanni Tancredi, denunciò un furto a casa sua e chiese la restituzione del maltolto. Paolo Emilio Bilotti (….), nel suo “La Spedizione di Sapri – da Genova a Sanza”, a p. 233 scriveva ancora: I soldati ebbero dono di ciliege a spese del vescovo, i capi furono ricevuti in casa di D. Pietro Paolo Perazzi, dove furono consigliati di proseguire per Casaletto Spartano invece che volgere al Fortino etc…”. Bilotti, a p. 233, nella nota (1) postillava: “(1) Fischietti – Invasione dei liberali in Sapri – p 46 e seg.”. Dunque, il Bilotti, sulla scorta del libretto del giudice regio Fischetti scriveva che a Torraca, il giorno dopo l’arrivo e partenza del Pisacane, ovvero il giorno dell’arrivo delle truppe borboniche sbarcate a Sapri, i capi del drappello militare borbonico giunto da Sapri furono ricevuti in casa di don Pietro Paolo Perazzi. A tal proposito, vorrei citare Leopoldo Cassese (…) che, riguardo i fatti del Pisacane a Sapri, menzionava il “contadino Carmine Perazzo” che insieme a Francesco Eboli, furono costretti a fare marcia indietro ed accompagnare Pisacane a Sapri. Il Cassese (…), a p. 54, nella sua nota (11), riguardo le deposizioni di alcuni cittadini di Sapri postillava che: “(11) L’interrogatorio di Francesco Eboli che fu costretto a guidare i rivoltosi per la contrada, nonchè quello del contadino Antonio Perazzo in B. 197, vol. I, c. 17, e 199, vol. XLII.”, non mi fanno dubitare del Cassese (…), ma di certo la questione del telegrafo sul monte Ceraso andrebbe ulteriormente indagata, in quanto questo è proprio uno dei punti rimasti a mio parere non del tutto chiariti. Sui Perazzo ha scritto anche Felice Fusco (….), sulla scorta del Bilotti. Egli, nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri”, a p. 68, in proposito scriveva che: “In una lettera a Fanelli già ricordata egli così delineava la cospirazione vallese: etc….”….In questa provincia si sta organizzando un partito reazionario sotto la direzione di Perazzo di Vibonati, Palmieri di Polla, e Coletti di Diano, i quali promettono a ciascun individuo 5 carlini per giorno….etc….(52).”. Fusco, a p. 283, sempre sulla tecnica delle scatole cinesi, nella nota (52) postillava che: “(52) Cfr. n. 36.”. Fusco a p. 282, nella nota (36) postillava che: “(36) L. De Monte, Cronaca del Comitato segreto etc…, cit., p. XCVIII sg. – Il testo originale della lettera di Vincenzo Padula si conserva presso il Museo Centrale del Risorgimento di Roma, b. 346, n. 27.”. Il testo citato è quello di Luigi De Monte, “Cronaca del Comitato segreto di Napoli su la Spedizione di Sapri”, del 1877. Dunque, il De Monte (….) pubblicava la lertera del prete Vincenzo Padula al Fanelli dove venivano interessanti rivelazioni sui filoborbonici del basso Cilento. Della lettera, ne ha parlato anche Paolo Emilio Bilotti (….), nel suo “La Spedizione di Sapri – da Genova a Sanza”, a p. 71 scriveva ancora: “Di fatti fin dal mese di febbraio il prete Vincenzo Padula, uomo liberalissimo, pur lamentando l’arresto di molti amici, aveva assicurato che il suo comune offiva duecento militari tutti armati, etc…Assicurava inoltre che quantunque si stesse organizzando un partito di reazione, capitanato da tre fanatici borbonici di Vibonati, di Polla e di Diano, pure nessun pregiudizio vi sarebbe stato a temere etc…(2).”. Bilotti, a p. 71, nella npota (2) postillava: “(2) De Monte, Id. – Lettera di V. Padula al comitato, febbraio, 1857.”. Fusco, a p. 68 continuava sulla lettera a Fanelli e scriveva che: “Nella lettera, della quale abbiamo già sottolineato significative affermazioni, è palpabile l’ottimistica visione del reticolo cospirativo del Vallo: circa 500 liberali sono già pronti e il numero tende a salire; …..d’un “partito opposto”, quello dei proprietari filoborbonici, che poteva operare alla luce del sole e spendere addirittura 5 carlini (la paga di 5 giornate lavorative di un bracciante) il giorno per ogni sostenitore. I Perazzo (53), i Palmieri e i Coletti (54) erano solo alcune delle famiglie collaborazioniste del Cilento meridionale; ad esse si possono aggiungere Campolongo a Sanza, probabilmente i Carrano a Teggiano, i Picinni Leopardi a Buonabitacolo, i Gallotti a Morigerati (55), i Santomauro a Padula (56), i Peluso e i Magaldi a Sapri, i De Stefano etc….Un’altra parte dei possidenti che finiva con l’essere collaborazionista era costituita da quegli ‘attendibili’ etc… Fu il caso degli attendibili di Polla (59), di Sanza (di cui diremo), di Sapri (60), di Carmine Perazzo di Torraca (61), etc…”. Fusco a p. 283, nella nota (53) ostillava: “(53) Sui Perazzo di Torraca cfr. F. Fusco: Caselle in Pittari. Economia ecc.., cit., I, p. 81.”. Fusco, a p. 284, nella nota (55) postillava: “(54) Sui Gallotti di Morigerati, cfr. L. Cassese: La Spedizione di Sapri, ecc.., cit., p. 79 e F. Fusco: Caselle in Pittari. Economia ecc.., cit., I, p. 81. Il potere dispotico di questa famiglia (Diomede, Gaetano, Francesco, Nicola) era tale che il sottointendente Giuseppe Calvosa ordinò due inchieste sul loro conto affidando la prima al giudice regio di Sanza Vincenzo Leoncavallo e la seconda al sindaco (e consigliere distrettuale) Donato Orlando da Caselle. Uno dei Gallotti, il decurione Francesco, fu rinchiuso nel convento dei Minori Osservanti di Sanza perchè espiasse le colpe!”. Il testo di Felice Fusco, Caselle in Pittari Economia e Società fra Otto e Novecento, vol. I, a p. 81. Fusco, a p. 284, nella nota (60) postillava: “(60) ASS., Gabbinetto dell’Intendenza, ivi, b. 197, vol. I, c. 75 ss.”. Fusco, a p. 284, nella nota (61) postillava: “(61) L. Cassese, La Spedizione di Sapri, ecc.., cit., p. 80, n. 71.”. Si tratta del testo di Leopoldo Cassese, La Spedizione di Sapri, ed. Laterza, Bari, 1969.

Nel 4 settembre 1860, Marcello BRANDI (futuro Sindaco di Torraca), uno delle guide del Rustow per risalire da Torraca al Fortino

Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro”, ed. Gutemberg, a p. 138, in proposito scriveva: “Una delle tante “persone del luogo”, ossia guide, fu il ‘vavu’ (nonno) Marcello di Gioacchino Vaiano. Lui stesso lo racconta in una lirica (12).”Policicchio, a p. 138, nella nota (12) postillava: “(12) G. Vaiano, All’aria aperta (poesie), s.c.e., Sapri, 2008, p. 101.”. Policicchio racconta questa notizia tratta da una poesia pubblicata dall’ex Preside Gioacchino Vaiano tratta dal testo “All’aria aperta”. Policicchio racconta che una guida garibaldina che marciò insieme ai volontari garibaldini di Rustow, fu “Marcello”, “u vavu” (nonno) del Preside Gioacchino Vaiano di Torraca. Gioacchino Vaiano ne parla in una sua lirica pubblicato a Sapri, nel 2008: “All’aria aperta”. La notizia pubblicata da Policicchio è molto interessante. Questa notizia potrebbe dimostrare indirettamente che Garibaldi, nel percorso che egli fece insieme alla piccola comitiva, abbia attraversato più o meno lo stesso percorso ricalcato da Pisacane e cioè passato da Torraca. Parlando direttamente con il Preside Vaiano mi diceva che il nonno si chiamasse Marcello Brandi. Marcello Brandi fu eletto Sindaco di Torraca. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 134, in proposito scriveva che: “Il Generale Turr….., con truppa limitata e a spese del comune di Torraca, si portò a Lagonegro….”. Policicchio scriveva che il generale Turr si portava a Lagonegro “con truppa limitata e a spese del comune di Torraca”. Dunque, Policicchio scriveva che Turr, con un piccolo seguito si recò a Lagonegro “..e a spese del comune di Torraca”. E’ molto probabile che il generale Turr, allontanatosi da Sapri e dalle sue truppe che aveva lasciato a Sapri a Rustow, risalì verso il mandamento di Lagonegro passando prima da Torraca e, ricalcando lo stesso percorso che tre anni prima aveva fatto Carlo Pisacane con i suoi Trecento. Il percorso sarà descritto da Rustow che però risalirà da Vibonati, passando nel teritorio di Torraca ecc…Ma, la notizia fornitaci da Policicchio è quella che il comune di Torraca dovette partecipare alle spese per tale viaggio. Si trattava forse delle spese che bisognava approntare per tale viaggio, come ad esempio le spese per pagare delle guide  che conoscevano bene il percorso aspro ed impervio che permettesse di risalire a Lagonegro o al Fortino senza avere sgraditi incontri ?. Infatti, Policicchio, a p. 134, nella nota (2) postillava: “(2) In realtà, tra Castelluccio, Lauria e Lagonegro il territorio è impervio, idoneo a imboscate. Mezzo secolo prima, durante l’occupazione dei francesi, i Generali Reyner e Massena vi trovarono forte resistenza prima di giungere in fondo alla Calabria.”. Turr, con il suo piccolo seguito non conosceva il percorso e soprattutto doveva percorrere sentieri aspri e dirupi che permettessero a lui ed al suo piccolo seguito di non incappare in brutte sorprese e quindi passò per Torraca per ingaggiare, a spese del comune delle guide esperte di quei luoghi. Infatti, il colonnello Rustow, nel suo racconto tradotto da Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 20, nelle sue memorie scriveva che: Guidate da persone del luogo, la mattina del 4 settembre, discesimo pel Vallone del Molinello, etc..” e, a p. 22 scriveva che: “I bersaglieri erano in testa e come di consueto avevano incominciata la marcia al passo ginnastico, che furono ben tosto costretti di moderare fra quei viottoli montani aspri, angusti e pericolosi. Garibaldi s’era recato avanti fino a Forlino; io era rimasto indietro per sorvegliare la marcia della colonna lungamente sparpagliata, ed arrestarla e raccoglierla nei luoghi opportuni. Avevamo percorso una via certamente impraticabile per qualunque armata regolare; ma a noi pure costò il sacrificio di alcuni uomini e di alcuni muli caduti fra i precipizi.”. Sebbene Rustow non parlasse del viaggio intrapreso dal generale Turr, ma parlava del suo che intraprese il giorno dopo da Vibonati, descrive bene e testimonia l’angustia che dovettero affrontare i garibaldini per risalire verso il Fortino di Casaletto. Queste guide, perfetti conoscitori dei luoghi da percorrere, erano “persone del luogo”, come più tardi scriveva il colonnello Rustow. Sulle guide, di cui si servì sicuramente il generale Turr, dovendo risalire da Sapri al Fortino, troviamo un’altra notizia che riguarda una guida di Torraca. Si tratta di Marcello BRANDI, che poi, in seguito sarà Sindaco di Torraca. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro”, ed. Gutemberg, a p. 138, in proposito scriveva: “Una delle tante “persone del luogo”, ossia guide, fu il ‘vavu’ (nonno) Marcello di Gioacchino Vaiano. Lui stesso lo racconta in una lirica (12).”Policicchio, a p. 138, nella nota (12) postillava: “(12) G. Vaiano, All’aria aperta (poesie), s.c.e., Sapri, 2008, p. 101.”. Infatti, l’ex preside ed amico, Gioacchino Vaiano, nel suo “All’aria aperta – poesie”, ed. Il Papiro, Sapri, 2008, a p. 101, nella sua lirica “Racconti di famiglia”, scriveva: “U vavu Marciello, ch’era u figliu du Sinnacu Francesco Brandi ca fece u cambanaru, com’è scrittu oramaie ndà storia du paisu nuostu, pe se nzurà a vava Giuanna, l’abbrazzau etc…u diariu addò u maritu avìia scrittu quiddu fattu viecchiu de l’abbrazzu nzieme a tand’ate cose da famiglia. Ngera scrittu pure du cavaddu iangu ca Garebbalde avìia regalatu o vavu Marciellu, quannu veneddu da Vibonati pi Pagliuuoli, l’avìia accumpagnat versu u Furtinu, pa via adduv’era passatu Carlu. Come “chi era Carlu ?”, era Carlo Pisacane, ….U vavu Marciellu, nepote mìiu, etc…”. Dunque Vaiano racconta di questo scritto che aveva trovato sua nonna dove vi erano state appuntate alcuni fatti storici dell’epoca di Pisacane e di Garibaldi che avevano riguardato direttamente il nonno (u vavu) Marcello Brandi, figlio di Francesco Brandi, Sindaco di Torraca nel …….. Amedeo La Greca (….), “Torraca preunitaria – Fatti – Personaggi-Curiosità (1806-1860)”, Ed. Centro Culturale per il Cilento, 2015. La Greca, cita un Leonardo Gallotti e a p. 203 scriveva: “Appendice – Sindaci di Torraca nell’Ottocento fino all’Unità – Francesco Brando dal 1906 al 1808.”. La notizia pubblicata da Policicchio è molto interessante. Questa notizia potrebbe dimostrare indirettamente che Garibaldi, nel percorso che egli fece insieme alla piccola comitiva, abbia attraversato più o meno lo stesso percorso ricalcato da Pisacane e cioè passato da Torraca. Parlando direttamente con il Preside Vaiano mi diceva che il nonno si chiamasse Marcello Brandi. Marcello Brandi fu eletto Sindaco di Torraca.

Nel 4 settembre 1860, la GIUNTA INSURREZIONALE di Lagonegro (PZ)

Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIXI secolo – Considerazioni storiche etc…”, a pp. 100-101, in proposito scriveva: “Sullo spiazzo del Fortino attendevano Garibaldi tutti i componenti il Comitato insurrezionale di Lagonegro, tra cui il presidente Aniello Picardi, il Commissario Civile avv. Giuseppe Mango, i fratelli Aldinio, Nicola Alagia, Antonio Ladaga e la Guardia Nazionale al completo; giunsero poi il Pro-dittatore della Basilicata Nicola Mignogna e il segretario del Governo Provvisorio Pietro Lacava che in nome della Basilicata e di tutti gli insorti diedero il benvenuto al Dittatore e gli consegnarono la somma di seimila ducati (1). Garibaldi strinse la mano al Mignogna e gli disse: “Bravo Mignogna, Voi avete ben meritato della Patria”.

Il “Cerbaro”, frazione di Casaletto Spartano ed il Fortino Murattiano

Nel 1808, il Fortino del Cervaro, un piccolo fortilizio fatto costruire dal generale francese Nicolas Desvernois

Nel 1808, Il generale francese Nicolas Desvernois (….), inviato dal governo francese nella sottodivisione di Lagonegro, in proposito scriveva che, il Fortino del Cervaro era: Una grossa muratura, con trincea, sul monte Cervaro, un’opera semi interrata, costituita da un largo fossato e presenziata da 50 uomini comandati da un capitano. Armato con due cannoni e presenziato da una riserva destinata a portare soccorso agli istituiti piccoli punti di guardia per dare sicurezza alla strada ed alle comunicazioni. Sorvegliava e proteggeva le comunicazioni da Moliterno a Senise ad est, di Vibonati e Sapri sul litorale ovest.”. Paolo Emilio Bilotti (….), che, nel suo “La Spedizione di Sapri – da Genova a Sanza”, ci parla degli eventi a Sapri, a pp. 198-199, in proposito scriveva che: “Da Torraca due vie conducono al Vallo di Teggiano: una più breve, ma quasi tutta disagevole per burroni e dirupi, la quale per Tortorella, Battaglia, Casaletto Spartano e Buonabitacolo avrebbe menati a Padula dopo percorsi 23 miglia; l’altra pel Fortino di Cervara e Casalbuono, lunga 27 miglia, ma disagiata solo per 12 perchè dal Fortino in poi ove finiscono i cosi detti monti della Serra, è tutta rotabile, costituendo essa un tratto della consolare delle Calabrie……al Fortino di Cervara che è limite tra il Principato e la Basilicata…..etc…”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, dove a p. 312, in proposito scriveva che: “Sul monte Cervaro, lungo la strada rotabile, fu eretto un altro forte in fabbrica, dove risiedeva un distaccamento di soldati per tenere sgombra la strada; quel luogo, che conserva tuttavia il nome di ‘Fortino’, è reso ancor più rinomato perchè nel 1860 vi si soffermò, proveniente dalla marina di Sapri, il Generale Garibaldi, nella marcia trionfale della liberazione del Regno, come si dirà a suo luogo.”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 399, in proposito scriveva pure che: “III…la taverna del Fortino, posta lungo la strada rotabile tra Lagonegro e Casalnuovo, e già rinomata nella storia per svariate vicende politiche: ivi nel 1808 una guarnigione francese, che vi aveva eretto un fortilizio, fu assalita ed orrendamente massacrata dagli emissari borbonici sbarcati nel golfo di Policastro (1)….etc…”. Pesce, a p. 399, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi pag. 325.”. Carlo Pesce (….), nel 1904, nel suo ‘Storia della città di Lagonegro’, nel suo cap…., a p. 325, in proposito scriveva che: “Quivi spesse volte le truppe francesi di passaggio erano aggredite e massacrate inesorabilmente, nè valse alla tutela ed alla sicurezza la prossima guarnigione del Fortino del Cervaro, che pure fu presa di mira. “Nel 1808 – scrive il Racioppi nel Vol. II pag. 461 della ‘Storia’ – una grande flottiglia di navi, uscita dai porti di Sicilia, al comando del Generale Inglese Sir Stuart e d’un principe reale, gittò sulle coste del golfo di Policastro gruppi di masnadieri e di galeotti, i quali furono specialmente micidiali a mezza provincia di Basilicata e di Salerno, e misero a fuoco e sangue Rocca Gloriosa, Torre Orsaia, Bosco e Sanza. Tra Casalbuono e Lagonegro è una piccola opera fortificata – il ‘Fortino’ sul Cervaro – ove era posto un distaccamento di soldati francesi a tener sgombra ai commerci la strada; assaltano il piccolo forte e massacrano tutti i soldati”. Alcuni di questi – riferisce la tradizione popolare – fuggirono nei paesi vicini in cerca di ricovero, che fu loro negato, e tutti, francesi e napoletani, finirono nella stessa orrenda morte.”. Il Pesce riferisce altri episodi riguardo il brigantaggio nel Lagonegrese. Dunque, il Pesce cita l’episodio della flotta Inglese al comando dell’ammiraglio Sir Stuart e cita Giacomo Racioppi (…), che nel suo vol. II del “Storia dei popoli della Basilicata e della Lucania”, a p. 461, in proposito scriveva che: “Di questo genere di convulsioni sociali non ricorderò che qualche fatto. Una grande flottiglia di navi, uscita dai porti di Sicilia nel 1808, al comando del generale inglese lord Stuart e di un principe reale, lanciò sulle coste napoletane del Tirreno gruppi di masnadieri e di galeotti, allo scopo di spargere ed avvisare, come fecero, ogni sorta di incendi per l’interno del paese. Questi, gittati sul golfo di Sapri e Policastro, furono specialmente micidiali a mezza provincia di Basilcata e di Salerno; e misero a fuoco e a sangue Rocca Gloriosa, Torre orsaia, Bosco e Sansa. Tra Casalbuono e Lagonegro è una piccola opera fortificata, ove era posto un distaccamento di soldati francesi a tener sgombra ai commerci la strada; ecc..”. Dunque, secondo il Racioppi, nel 1808, la flotta Inglese al comando del generale Inglese Sir Stuart, lasciò sulle coste del Golfo di Policastro diversi filo-borbonici che cercarono in tutti i modi di contrastare l’occupazione francese. Molti di questi erano galeotti o ex galeotti, fuoriusciti, come ad esempio l’oriundo Rocco Stoduti di Torraca (dicono alcuni) o di S. Cristoforo dicono altri. Nicola Montesano (….), nel suo “Casaletto, Terra in Provincia di Principato Citra”, a pp. 106-107, in proposito scriveva che: “La frazione del Fortino, che deve il suo nome ad un posto di guardia fortificato per il controllo della strada delle Calabrie ed eretto durante il periodo francese (146), etc…”. Montesano, a p. 106, nella nota (146) postillava: “(146) Ferruccio Policicchio, Le camicie rosse nel golfo di Policastro, ed. Gutemberg, 2011, pag. 139.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro”, ed. Gutemberg, a p. 139, è di diverso avviso ed in proposito scriveva: “Il Fortino è nel salernitano, in territorio di Casaletto, sito lungo la consolare o strada delle Calabrie. Più precisamente era la via Popilia dei romani, oggi la strada Statale n. 19. Il Fortino nacque come piccola opera fortificata, tra Lagonegro e Casalbuono, realizzata dal generale francese Nicolas Desvernois quando, agli inizi del 1808, fu inviato nella sottodivisione di Lagonegro per debellarvi il brigantaggio: etc…”. Sempre il Policicchio, a p. 139, in proposito aggiungeva che: Intorno, oggi vi sono sorte una trentina di abitazioni, certamente correlate alle necessità dei naturali (15).”. Policicchio, a p. 139, nella nota (15) postillava: “(15) F. Policicchio, Il Decennio francese nel golfo di Policastro, Gutemberg, Lancusi, 2001, pp. 151-164.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a p. 285, in proposito scriveva che: “Ciò avvenne, pernottò a Vibonati mentre Turr lo attese al Fortino (35).”. Policicchio, a p. 285, nella nota (35) postillava: “(35) Piccola opera fortificata, tra Lagonegro e Casalbuono, realizzata dal generale francese Desvernois quando, agli inizi del 1808, fu inviato nella sottodivisione di Lagonegro per debellarvi il brigantaggio.”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 147 e ssg., in proposito scriveva che: Il 4 settembre, verso mezzogiorno, il Dittatore giunse al ‘Fortino di ‘Casaletto Spartano’, posto sulla consolare per ‘Lagonegro’, centro strategico di grande importanza, che il Colonnello Fabrizi aveva fatto già presidiare.”. Sul Fortilizio del Cervaro, Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Il Decennio francese nel golfo di Policastro”, Gutemberg, Lancusi, 2001, a p. 160 e ssg., in proposito scriveva che: “Il barone Desvernois (40), chiamato alla sottodivisione di Lagonegro (41), per ‘pacificare’ questa parte del Regno dal brigantaggio (42), come primo provvedimento – ci tramanda – istituì, fra il Principato Citeriore e la Calabria Citra, dei piccoli posti di guardia, abbastanza vicini tra loro, sulla ‘strada regia’, tra il ponte di Campestrino e Morano. Essi potevano tra loro comunicare e provvedere a vicendevole soccorso dando così sicurezza a chi la strada praticava. Ordinò a sindaci e proprietari che ognuno era tenuto ad abbattere, dai rispettivi terreni che costeggiavano la strada delle Calabrie, a proprie spese, tutti gli alberi d’alto fusto e pulirne i bordi dai cespugli fino a un tiro di fucile. A sorvegliare e proteggere i lavoratori fu incaricato l’esercito e le guardie civiche di ciasuna località competente per giurisdizione. Fece costruire una grossa muratura, con trincea, sul monte Cervaro (43); un’opera semi interrata, costituita da un largo fossato e presenziata da 50 uomini comandati da un capitano. Il posto (44) venne armato con due cannoni e presenziato da una riserva destinata a portare soccorso agli istituiti piccoli punti di guardia per dare sicurezza alla strada ed alle comunicazioni. Sorvegliava e proteggeva le comunicazioni da Moliterno a Senise ad est, di Vibonati e Sapri (45) sul litorale ovest.”. Policicchio, a p. 160, nella nota (40) postillava: “(40) Il primo febbraio 1808, fu nominato Luogotenente Colonnello ed inviato a comandare la Sottodivisione militare di Lagonegro. Dopo otto mesi fu nominato Colonnello alla corte e richiesto a Madrid da Napoleone. Comandante il 1° Reggimento dei Cacciatori a Cavallo. Con decreto 848 del primo gennaio gli fu conferito il titolo di Barone. Arrivò al grado di Generale. Nelle sue Memorie, più di ogni altro autore del tempo, ha molto mirato ad esaltare la sua attività di militare, perdendo l’opera, così, efficacia dal punto di vista storico-documentaria trovandovi in esse delle confusioni ed inesattezze, anche, se, in verità, quasi tutte le memorie di chi prese parte alle operazioni, stesse a distanza di tempo e di luogo, le esagerazioni si mostrano evidenti, a volte per rilevare il valore delle armi del partito di schieramento, a volte giustificare il loro operato.”. Policicchio, a p. 162, nella nota (47) postillava: “(47) A. Dufourq, Memoires du général Baron Desvernois, Plon-Nourrit, Paris, 1898, pp. 323-326.”. E’ errato ciò che scrive Policicchio perchè si tratta di Albert Dufourcq (….).

LA TAVERNA DEL FORTINO DEL CERVARO

Nel 29 giugno, 1857, la taverna del Fortino del Cervaro di proprietà del barone di Battaglia, don Giovanni Gallotti o di proprietà di Vincenzo Cioffi ?. I Gallotti erano proprietari di una casa di campagna in località S. Marco, non molto distante dal Fortino del Cervato ?

Leopoldo Cassese (….), nel suo “La Spedizione di Sapri”, a p. 58, in proposito scriveva che: “La colonna giunse al Fortino alle 22 ore italiane: gli uomini erano stanchi ed affamati, dopo aver percorso 12 miglia di strada erta e disagevole. Li accoglie con entusiasmo Vincenzo Cioffi nella sua taverna.”. In questo passaggio il Cassese è molto chiaro quando dice che i rivoltosi vengono accolti da Vincenzo Cioffi nella sua Taverna. Inoltre, Leopoldo Cassese (….), nel suo “La Spedizione di Sapri”, a p. 58, in proposito scriveva che: I fratelli Galotti, chiusi nella loro casina, non si fanno vivi, e solo l’indomani, all’alba, Pisacane, accompagnato dal Cioffi, si reca da loro, e dopo un breve colloquio torna al Fortino insieme a Raffaele e Filomeno.”. Dunque, secondo il Cassese, il Cioffi, che aveva ospitato i rivoltosi di Pisacane nella “sua Taverna” accompagnò Pisacane nella casina dei Gallotti che non doveva essere distante dal Fortino ma che appunto non deve confondersi con la Taverna del Fortino che era di proprietà di Vincenzo Cioffi. Dunque, la Taverna del Fortino apparteneva a Vincenzo Cioffi, dai cui eredi, in seguito i Colombo hanno acquistato l’immobile. Dunque, la Taverna del Fortino non è da confondere con la proprietà o la casa in campagna dei baroni di Battaglia Gallotti.  Nicola Montesano (….), nel suo “Casaletto, Terra in Provincia di Principato Citra”, a p. 109 continuando il suo racconto scriveva pure: “Lui era già al Fortino, o meglio, alla casina di famiglia in località San Marco distante circa un chilometro, dove si recherà Pisacane all’alba del 30 giugno.”. Dunque, il Montesano, non so da dove prenda questa notizia, scriveva corrrettamente che la casina di famiglia dei baroni di Battaglia Gallotti si trovava in località “San Marco” che, si trovava sempre in contrada Fortino del Cervaro e che non doveva essere molto distante dalla Taverna del Fortino che ospitò i rivoltosi di Pisacane. La casa o la villa dei baroni di Battaglia, i Gallotti, non è da confondere con la “Taverna” del Fortino che molto probabilmente era di proprietà anch’essa dei baroni di Battaglia, Gallotti. Infatti, Leopoldo Cassese (….), nel suo “La Spedizione di Sapri”, a p. 58, in proposito scriveva che: “La colonna giunse al Fortino alle 22 ore italiane: gli uomini erano stanchi ed affamati, dopo aver percorso 12 miglia di strada erta e disagevole. Li accoglie con entusiasmo Vincenzo Cioffi nella sua taverna.”. In questo passaggio il Cassese è molto chiaro quando dice che i rivoltosi vengono accolti da Vincenzo Cioffi nella sua Taverna. Dunque, la Taverna del Fortino apparteneva a Vincenzo Cioffi, dai cui eredi, in seguito i Colombo hanno acquistato l’immobile. Dunque, la Taverna del Fortino non è da confondere con la proprietà o la casa in campagna dei baroni di Battaglia Gallotti. A Sapri, Carlo Pisacane avrebbe dovuto incontrare Matteo Giordano e quegli uomini che il comitato napoletano gli aveva indicato ed allo scopo di vincere le loro titubanze si reca per primo a casa dei Gallotti ove trova solo i fratelli Emanuele ed il sacerdote don Filomeno, il quale avverte il Pisacane che il padre e gli altri due fratelli, Salvatore e Raffaele si trovano al Fortino. Il barone di Battaglia, il vecchio don Giovanni Gallotti, il mattino del 30 giugno 1857, il generale Carlo Pisacane si recherà ad incontrarlo nella sua casina di famiglia in località S. Marco a circa un chilometro dal Fortino del Cervaro, dove non lo troverà. Questa notizia però distorce con la testimonianza di un rivoltoso liberato a Ponza e fatto prigioniero a Padula, Luciano Marino. Sulla deposizione del Marino, Leopoldo Cassese (….), nel suo “La Spedizione di Sapri”, a p. 59, nella nota (31) postillava: “(31) Questo riferì Luciano Marino in un rapporto autografo del 4 luglio ’57: B. 216, vol. I, c. 55 sgg.”. Sulla testimonianza del Marino ha scritto Felice Fusco (…), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri”, nel cap. VII, a p. 290 , nella nota (22) postillava: “(22) ….Il rivoltoso Luciano Marino così dichiarò a Sala al giudice istruttore il 2 luglio: “….entrammo tutt’in Sapri ove non trovammo che vecchi, ragazzi e donnicciuole. Gli altri abitanti erano fuggiti. Cominciammo a gridare giusta gli ordini de’ capi, ….ma poco fummo corrisposti….” (Cfr. cap. VI, n. 72); etc…”. Sempre sullo stesso argomento, sulla deposizione del rivoltoso Luciano Marino, Fusco, a p. 293, nella nota (39) postillava che: “(39) Nella deposizione del rivoltoso Luciano Marino già più volte citata si legge: “….proseguimmo il viaggio verso la taverna del Fortino sulla strada che mena a Calabria ove giungemmo alle ore 22. Ivi per ordine del capo Nicotera fu tagliata ed abbattuta la corda elettrica come intesi tra la banda medesima, dal tavernaro a nome Vincenzo, che si mostrò tutto nostro, dicendo che aveva il fucile nascosto e ci attendeva da più giorni,….furono uccisi degli animali pecorini per farci mangiare. Seppi che in quel casino che resta sulla pianura del Fortino il generale aveva conferito con un vecchio, e con un giovane di cognome Gallotti, i quali avevano animato la marcia  dicendo che in Padula, Sala e altri luoghi si sarebbero trovati altri armati per unirsi alla colonna, e continuare la rivoluzione. La nottata la passammo al Fortino anzidetto, e la seguente mattina de’ 30 proseguimmo il viaggio….” (ASS, Processi politici, b. 207, vol. II, c. 21 ss.).”. Dunque, il rivoltoso Luciano Marino dichiarava nell’interrogatorio che Seppi che in quel casino che resta sulla pianura del Fortino il generale aveva conferito con un vecchio, e con un giovane di cognome Gallotti, i quali avevano animato la marcia  dicendo che in Padula, Sala e altri luoghi si sarebbero trovati altri armati per unirsi alla colonna, e continuare la rivoluzione.”. Dunque, secondo Luciano Marino, liberato da Pisacane a Ponza, il generale Pisacane si sarebbe recato nel casino di campagna dei Gallotti al Fortino e lì avrebbe incontrato il barone di Battaglia, don Giovanni Gallotti ed i figli. Sempre il Fusco, a p. 295, nella nota (55) postillava: “(55) Così scrisse il giudice supplente Giuseppe De Filippis (ivi, b. 200, vol. I; G. Ranieri, Casalbuono ecc.., cit., p. 61). Il rivoltoso Luciano Marino nella deposizione più volte citata affermò: “….giunti in Casalnuovo niuni etcc…”. Sempre il Fusco, a p. 286, nella nota (72) postillava: “(72) Luciano Marino, scampato all’eccidio di Padula e consegnatosi agli urbani di Sassano, era nato nel 1827 a S. Maria di Capua. ‘Sartore’ ad Aversa, si era arrolato nel reggimento ‘Regina’ da cui aveva disertato, donde la relegazione a Ponza. Nella dichiarazione del 2 luglio a Sala dinanzi al giudice iistruttore Luigi Pizzicaro (ASS, Processi Politici, b. 207, vol. II, c. 21 ss.) oltre all’affermazione del ‘galantuomo’ riferì pure d’un altro personaggio, di un mugnaio di nome Rosario, che era rientrato nel Cilento perchè ‘sapeva’ che sarebbero arrivati i ‘rivoltosi’ (ivi, p. 216). Anche il “tavernaro del Fortino”, Vincenzo Cioffi, secondo Marino aveva affermato di attendere i rivoltosi “da più giorni” (ivi, p. 214).”. La versione della casetta in campagna dei baroni Gallotti distante dalla Taverna di proprietà di Vincenzo Cioffi contraddice l’altra versione che ne dà l’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 405, riferendosi alla “Taverna del Fortino”, in proposito scriveva pure che Garibaldi: “….accettasse di buon grado un prezioso corallo, lavorato a foggia dello stivale d’Italia, offertogli dal proprietario del fabbricato Barone don Paolo Gallotti, il quale seppe bene attendere ai doveri d’ospitalità verso la gloriosa comitiva.” Per chi non conosca la modesta taverna del Fortino, composta allora, come adesso, da tre piccole stanze, alle quali s’accede dallo stesso piano stradale, fra un gruppo di casette coloniche ed una piccola Cappella, dove nei dì festivi convenivano per la messa, dai propingui casolari, le ritrose contadine di Battaglia dal viso rubicondo e dagli abiti scarlatti, valga la bella ed esatta descrizione, riportata innanzi, che ne fa il Bertani, al quale, in mezzo ai meravigliosi avvenimenti della gloriosa impresa ed agli innumerevoli luoghi, che ne furono il teatro, rimase principalmente scolpita nella mente della rozza casetta del monte Cervaro per la interessante scena che colà si svolse, e forse anche per le entusiastiche dimostrazioni di giubilo dei popoli accorsi. Ed io ricordo che poco tempo fa vi si conservava dai signori Gallotti, quasi prezioso cimelio, la grossa seggiola a spalliera su cui erasi seduto Garibaldi in quella breve sosta, e che alcuni vecchi Battaglioti mi narravano l’apparizione di ‘Carlobardo’ (sic) come d’un fantasma prodigioso, che fugava l’esercito nemico come il sole fuga la tempesta. Etc…”. Dunque, il Pesce riferendosi alla Taverna del Fortino scriveva che Garibaldi: “….accettasse di buon grado un prezioso corallo, lavorato a foggia dello stivale d’Italia, offertogli dal proprietario del fabbricato Barone don Paolo Gallotti, il quale seppe bene attendere ai doveri d’ospitalità verso la gloriosa comitiva.”. Pesce scriveva che, il fabbricato della “Taverna del Fortino” era di proprietà del barone don Paolo Gallotti. Dunque, secondo il Pesce, la taverna del Fortino era di proprietà del barone di Battaglia, don Paolo Gallotti. Nel 2010, Riccardo Finelli (….), nel suo “150 anni dopo – ai quaranta allora sulle tracce di Garibaldi”, a pp. 156-157, in proposito scriveva: “…“Salumeria Colombo”. Dentro in realtà c’è ben altro che una salumeria. Nella stanza adiacente c’è invece il bar vero e proprio. Lì Nicola Colombo, col suo baffo simpatico, si dà da fare dietro alla maccina del caffé come suo padre prima di lui e come suo nonno prima ancora. Il nonno, di ritorno dall’America nel 1911 con un certo gruzzolo, acquistò il locale dei Gallotti, i baroni di Battaglia. E da allora la famiglia Colombo è sempre stata un tutt’uno con la teverna in cui “sostavano il 29 giugno 1857 Carlo Pisacane, il 4 settembre 1860 Giuseppe Garibaldi, etc…”. Dunque, il Finelli sostiene che l’attuale famiglia dei Colombo, proprietari dell’immobile ne siano venuti in possesso dai baroni di Battaglia, i Gallotti, nel 1911. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, di Rossi Luigi, ed. Plectica), a p. 285, nella nota (35) postillava: “(35) Piccola opera fortificata, tra Lagonegro e Casalbuono, realizzata dal generale francese Desvernois quando, agli inizi del 1808, fu inviato nella sottodivisione di Lagonegro per debellarvi il brigantaggio.”. Dunque, secondo il Pesce, la taverna del Fortino, dove vi fu il consiglio di guerra presieduto dal Generale Giuseppe Garibaldi, apparteneva al barone di Battaglia don Paolo Gallotti. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a pp. 218-219 parlando di don Paolo Gallotti, in proposito scriveva che: “Paolo Gallotti di Carlo, nipote di Giovanni, …..Come aneddoto viene tramandato che egli al Fortino, proprietario del fabbricato-taverna, “seppe ben attendere ai doveri d’ospitalità verso la gloriosa comitiva”: al Generale Garibaldi donò un corallo lavorato a forma di stivale (58).”. Policicchio, a p. 219, nella nota (58) postillava: “(58) C. Pesce, Lagonegro nella rivoluzione del 1860, cit. p. 41.”. Dunque, Policicchio trae la notizia della proprietà della Taverna attribuendola a don Paolo Gallotti, figlio di Carlo Gallotti e nipote di Giovanni Gallotti di Battaglia. Come si è visto Carlo Pesce scrive la notizia del dono al generale Garibaldi anche sul testo di “La Storia della città di Lagonegro”. Dunque, la notizia che la Taverna del Fortino appartenesse a don Paolo Gallotti, nipote di don Giovanni, era del Pesce, ma questa notizia contraddice alcuni documenti dell’epoca e delle perquisizioni che vennero operate ai danni dei Gallotti, all’epoca del Carducci e del Pisacane. Nel 1978 fui incaricato dal Giudice Francesco Flora e dal Tribunale di Lagonegro per redigere, in qualità di Consulente Tecnico di Ufficio la Perizia di divisione erditaria dell’Immobile in questione e le parti in causa erano i Colombo contro i Cioffi. In seguito pubblicherò i resoconti della Perizia che provano in modo inconfutabile la precedente proprietà dei Cioffi. Felice Fusco (…), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri”, nel cap. VII, a p. 74, in proposito scriveva che: Pisacane trovò solo due figli di Giovanni Gallotti, Emanuele e Filomeno, i quali riferirono che il genitore con altri due fratelli (Salvatore e Raffaele) si trovava nel loro casino di campagna al Fortino (13)…”. Fusco, a p. 288, nella nota (13) postillava: “(13) I due fratelli (Emanuele e Filiberto) precedettero Pisacane al Fortino dove col genitore e con Salvatore e Raffaele dovettero decidere se aggregarsi ai rivoltosi che stavano sopraggiungendo oppure defilarsi. Il vecchio Giovanni, forse stanco ormai di tante lotte e carcerazioni, consigliò di tenersi in disparte e di ritirarsi a Lagonegro “per non incontrarsi co’ ribelli”, come sembrò di poter arguire il giudice istruttore di Sala Ferdinando Giannuzzi (ivi, b. 204, vol XL, c. 9; b. 199, voll. XLII e XLIII). La decisione, forse sofferta, non impedì il loro ennesimo arresto (31 ottobre 1857). Le tristi condizioni carcerarie dovettero indurli a confessare al procuratore generale Francesco Pacifico di non aver voluto associarsi ai “maledetti rivoltosi” (ivi, b. 199, vol. XLII, cc. 22 – 26). Furono liberati il 18 giugno del ’59. Cfr. pure Mazziotti: La reazione borbonica ecc…, cit., pp. 156-159.”. Sui Gallotti ha scritto anche Matteo Mazziotti (….), nel suo “La reazione borbonica nel Regno di Napoli (Episodi dal 1849 al 1860)”, a pp. 157, in proposito scriveva che: “Le più attive indagini si dirigevano contro Giovanni Gallotti ed i suoi figli, capi della parte liberale in Sapri. Molte sorprese eseguite nella loro casa in Sapri riuscirono vane essendosi essi allontanati dal paese. Gli sbirri penetrarono la sera del 6 agosto 1850 nella villa Gallotti al Fortino, sicuri, per informazioni ricevute, di afferrare ormai la preda; ma, col loro grande meraviglia trovarono vuota l’abitazione (1). Qualche mese dopo il 16 gennaio 1851, la polizia ebbe assicurazione che nella casa Gallotti a Sapri erano nascosti i due figli di lui Salvatore e Raffaele, anch’essi implicati nello stesso processo. I gendarmi entrarono nella villa di notte: Salvatore cadde nelle loro mani, Raffaele, gettandosi da una finestra molto bassa, potette prendere il largo. In quelli stessi giorni la polizia ebbe da una confidente segreto avviso che Giovanni Gallotti, si trovava in Lagonegro in casa di un suo intimo amico, un tale Felice Arpaia. Un sergente dei gendarmi sorprese infatti colà non solo il Gallotti, ma anche il fido domestico di lui Mansueto Brandi ritenuto come “latore della corrispondenza del Gallotti con l’efferato Carducci” (2).”. Mazziotti, a p. 157, nella nota (1) postillava: “(1) Nota dell’Intendente di Potenza al suo collega di Salerno dello stesso giorno. Archivio di Salerno, anno 1850, fasc. 18.”. Mazziotti, a p. 157, nella nota (2) postillava: “(2) Nota dell’Intendente di Potenza dello stesso dì, ivi.”. Dunque anche il Mazziotti parla di una villa al Fortino e di una Villa a Sapri.

Nel 4 settembre 1860, la taverna del Fortino del Cervaro (Casaletto Spartano) di proprietà del barone di Battaglia, don PAOLO GALLOTTI, figlio di Carlo e nipote di don Giovanni o di proprietà di Vincenzo Cioffi ?, (poi in seguito dei Colombo)

Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIXI secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 75, in proposito scriveva che: “Alle pendici occidentali del monte Cervaro, rivestito d’elci, di ontani e di querce e tagliato a mezza costa dalla strada statale per la Calabria, sorge a 778 metri di altitudine sul livello del mare, il Fortno, piccolo gruppo di case coloniche dal colore cinerino che le fa confondere,così mimetizzate, con la natura calcarea della zona circostante. Questa piccola frazione del comune di Lagonegro dista dalla cittadina poco più di otto chilometri ed è situata in una zona elevata ben soleggiata, ma quasi brulla. Il viaggiatore che, proveniente da Napoli, giunge in automobile al valico del Fortino, nota sulla destra un piccolo spiazzo circondato da poche case rurali (le cui mura grigiastre portano i segni dei secoli e le sferzate dei venti), legge su una targa azurrina “valio del Fortino” e passa oltre, dando le ali al motore verso Lagonegro. Il Fortino non viene quasi notato nella sua romantica posizione a cavalcioni di una collina, in posizione strategica fra due valli, come una sentinella in vedetta; nessuno dei forestieri si sofferma alla piccola taverna che sa di rurale e di antico e non può certo attrarre la curiosità del viaggiatore. Eppure sul colle del Fortino di Lagonegro, nella semplicità e nella solitudine del luogo alpestre, nella cerchia verde e silenziosa dei monti Cervaro, Serralunga e Salice, su cui da lungi vigila il maestoso Sirino con la piramidale vetta corteggiata da nubi, furono prese ardue decisioni nella storia del Risorgimento.”. Sul Fortino di Casaletto ha scritto l’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, dove a p. 312, in proposito scriveva che: “Sul monte Cervaro, lungo la strada rotabile, fu eretto un altro forte in fabbrica, dove risiedeva un distaccamento di soldati per tenere sgombra la strada; quel luogo, che conserva tuttavia il nome di ‘Fortino’, è reso ancor più rinomato perchè nel 1860 vi si soffermò, proveniente dalla marina di Sapri, il Generale Garibaldi, nella marcia trionfale della liberazione del Regno, come si dirà a suo luogo.”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 399, in proposito scriveva pure che: “III…..Da Vibonati il Dittatore, nel mattino del 4 settembre, passando per Torraca, raggiunse, sulle pendici del monte Cervaro, la taverna del Fortino, posta lungo la strada rotabile tra Lagonegro e Casalnuovo, e già rinomata nella storia per svariate vicende politiche: ivi nel 1808 una guarnigione francese, che vi aveva eretto un fortilizio, fu assalita ed orrendamente massacrata dagli emissari borbonici sbarcati nel golfo di Policastro (1) ivi nel 29 Giugno 1857 si fermò e passò la notte, con scarso ristoro di cibo e con poca buona accoglienza, Carlo Pisacane, pure proveniente da Sapri, coi suoi sventurati compagni, (2) ed ivi, dopo soli tre anni, quel nuovo fausto ed insperato avvenimento veniva a cancellare tutti i tristi ricordi del passato !.. Pesce, a p. 399, nella nota 81) postillava: “(1) Vedi pagina 325”. Pesce, a p. 399, nella nota (2) postillava: “(2) Vedi pagina 382”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra”, nel cap. XVIII: “Segretario generale del dittatore (Settembre)”, a pp. 456 e ssg., in proposito scriveva che: Si arriva ad un piccolo gruppo di case chiamato Fortino, sulla strada che da Lagonegro per Casalnuovo mette a Sala. Etc…”.  Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 109 e ssg., in proposito scriveva che: IV….Arrivò così al Fortino del Cervaro, situato sul tenimento della frazione di Battaglia (Casaletto Spartano), un tempo famoso fortilizio tra le scabre montagne di Basilicata e Principato.”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 405, in proposito scriveva pure che: Narrasi pure che ad alcuni fanciulli, accorsi colà, il Generale facesse distribuire del cibo e delle monete, accarezzandoli con paterno affetto – e ciò trova pieno riscontro nei vari aneddoti della sua vita intima – e che accettasse di buon grado un prezioso corallo, lavorato a foggia dello stivale d’Italia, offertogli dal proprietario del fabbricato Barone don Paolo Gallotti, il quale seppe bene attendere ai doveri d’ospitalità verso la gloriosa comitiva.” Per chi non conosca la modesta taverna del Fortino, composta allora, come adesso, da tre piccole stanze, alle quali s’accede dallo stesso piano stradale, fra un gruppo di casette coloniche ed una piccola Cappella, dove nei dì festivi convenivano per la messa, dai propingui casolari, le ritrose contadine di Battaglia dal viso rubicondo e dagli abiti scarlatti, valga la bella ed esatta descrizione, riportata innanzi, che ne fa il Bertani, al quale, in mezzo ai meravigliosi avvenimenti della gloriosa impresa ed agli innumerevoli luoghi, che ne furono il teatro, rimase principalmente scolpita nella mente della rozza casetta del monte Cervaro per la interessante scena che colà si svolse, e forse anche per le entusiastiche dimostrazioni di giubilo dei popoli accorsi. Ed io ricordo che poco tempo fa vi si conservava dai signori Gallotti, quasi prezioso cimelio, la grossa seggiola a spalliera su cui erasi seduto Garibaldi in quella breve sosta, e che alcuni vecchi Battaglioti mi narravano l’apparizione di ‘Carlobardo’ (sic) come d’un fantasma prodigioso, che fugava l’esercito nemico come il sole fuga la tempesta. Etc…”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 41-42 riferendosi al “fabbricato” dove era posta la cosiddetta “Taverna del Fortino”, in proposito scriveva che: Si rammenta pure che in quel rincontro Garibaldi ed il suo seguito accettassero di buon grado dai cittadini delle cibarie e forse anche il capretto arrostito di cui parla il Bertani, e che un Garibaldino – forse il nostro comprovinciale Giambattista Pentasuglia di Matera, che fu l’unico glorioso rappresentante della Basilicata nella spedizione dei Mille, alla quale prese parte come valoroso milite e come direttore dei servigi telegrafici – attaccasse al filo, che passava per quella località, un apparecchio Morse per trasmettere, d’ordine al Generale, telegrammi a Sala ed a Salerno. Narrasi pure che ad alcuni fanciulli, accorsi colà, il Generale facesse distribuire del cibo e delle monete, accarezzandoli con paterno affetto – e ciò trova pieno riscontro nei vari aneddoti della sua vita intima – e che accettasse di buon grado un prezioso corallo lavorato a foggia dello stivale d’Italia, offertogli dal proprietario del fabbricato Barone D. Paolo Gallotti, il quale seppe bene attendere ai doveri d’ospitalità verso la gloriosa comitiva. Per chi non conosca la modesta taverna del Fortino, composta allora, come adesso, da due o tre piccole stanze, alle quali s’accede dallo stesso piano stradale, fra un gruppo di casette coloniche ed una piccola Cappella, dove nei dì festivi convengono, per la messa, dai propingui casolari le ritrose contadine di Battaglia dal viso rubicondo e dagli abiti scarlatti, valga la belle ed esatta descrizione, riportata innanzi, che ne fa il Bertani, al quale, in mezzo ai meravigliosi avvenimenti della gloriosa impresa ed agli innumerevoli luoghi, che ne furono il teatro, rimase principalmente scolpita nella mente la rozza casetta del monte Cervaro per l’interessante scena che vi si svolse e forse anche per le entusiastiche dimostrazioni di giubilo dei popoli accorsi. Ed io ricordo che poco tempo fa vi si conservava dai signori Gallotti, quasi prezioso cimelio, la grossa seggiola a spalliera, su cui erasi seduto Garibaldi in quella breve sosta, e che alcuni vecchi Battaglioti mi narravano l’apparizione di ‘Carlobardo’, (sic) come d’un fantasma prodigioso, che fugava l’esercito nemico come il sole fuga le tempeste.”. Come si è visto Carlo Pesce scrive la notizia del dono al generale Garibaldi anche sul testo di “La Storia della città di Lagonegro”. Dunque, la notizia che la Taverna del Fortino appartenesse a don Paolo Gallotti, nipote di don Giovanni, era del Pesce, ma questa notizia contraddice alcuni documenti dell’epoca e delle perquisizioni che vennero operate ai danni dei Gallotti, all’epoca del Carducci e del Pisacane. Dunque, secondo il Pesce, la taverna del Fortino era di proprietà del barone di Battaglia, don Paolo Gallotti. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, di Rossi Luigi, ed. Plectica), a p. 285, nella nota (35) postillava: “(35) Piccola opera fortificata, tra Lagonegro e Casalbuono, realizzata dal generale francese Desvernois quando, agli inizi del 1808, fu inviato nella sottodivisione di Lagonegro per debellarvi il brigantaggio.”. Dunque, secondo il Pesce, la taverna del Fortino, dove vi fu il consiglio di guerra presieduto dal Generale Giuseppe Garibaldi, apparteneva al barone di Battaglia don Paolo Gallotti. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 218 parlando di don Paolo Gallotti, in proposito scriveva che: “Paolo Gallotti di Carlo, nipote di Giovanni, anche se “nel 1848 fu in compagnia del Capo Urbano di Tortorella e Morigerati, onde opporsi all’invasione Cilentana, nella sommossa”, fu compreso tra gli attendibili politici di 3° classe perché “concessa la Cotituzione, esultò al pari degli altri, ma senza eccedere. Partì per Napoli, ed ivi si trattenne qualche tempo. Ritornato in patria, ha serbato regolare condotta” (57). Come aneddoto viene tramandato che egli al Fortino, proprietario del fabbricato-taverna, “seppe ben attendere ai doveri d’ospitalità verso la gloriosa comitiva”: al Generale Garibaldi donò un corallo lavorato a forma di stivale (58).”. Policicchio, a p. 218, nella nota (57) postillava: “(57) Dal Giudice Regio di Vibonati, in maggio 1857, gli fu rilasciata carta di passaggio per Salerno col consueto obbligo di portarsi, all’arrivo, presso il Commissario di polizia del capoluogo. Quando vi giunse, il primo giugno, nel sottoporre la carta a vidimazione, domandò di potersi portare a Napoli con la stessa carta. Ivi, b. 31, f. 32,38.”. Policicchio, a p. 219, nella nota (58) postillava: “(58) C. Pesce, Lagonegro nella rivoluzione del 1860, cit. p. 41.”. Dunque, Policicchio scriveva che: Come aneddoto viene tramandato che egli al Fortino, proprietario del fabbricato-taverna, “seppe ben attendere ai doveri d’ospitalità verso la gloriosa comitiva”: al Generale Garibaldi donò un corallo lavorato a forma di stivale (58).”. Policicchio postillava dell’aneddoto riportato dall’Avv. Carlo Pesce. Infatti, Pesce scriveva che PAOLO GALLOTTI di Carlo e nipote del baronone di Bataglia, don Giovanni Gallotti, “seppe ben attendere ai doveri di ospitalità verso la gloriosa comitiva”. Pesce scriveva che a quel tempo la Teverna del Fortino era di proprietà di Paolo Gallotti. In seguito diverrà di proprietà dei CIOFFI. Nel racconto del Diario di Agostino Bertani, che ricordiamo sbarcò in sieme a Garibaldi sulla spiaggia di Sapri, nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, dove, il Bertani, a pp. 72-73 e ssg., in proposito scriveva che: Giunti salendo ad un piccolo gruppo di case che si chiama ‘Fortino’ e si trova sulla strada che da Lagonegro per Casalnuovo mette a Sala. Vi trovammo alcuni amici politici inviati dalle provincie vicine che venivano a dare informazioni ed aiuti al generale Garibaldi. Là ci avea altresì raggiunto per altra strada il tenente di vascello della marina sarda signor Piola, etc….. Nel racconto del Diario di Agostino Bertani, che ricordiamo sbarcò in sieme a Garibaldi sulla spiaggia di Sapri, nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, dove, il Bertani, a p. 73 e ssg., in proposito scriveva che: “Eravamo affamati. – Occupammo la sola stanza disponibile nell’unica osteria. Un assito sulla sinistra dell’ingresso con un uscio nel mezzo spartiva in due la stanza. Al di qua, sovra un tavolo, contro l’assito veniva recato allora allora fumante un capretto cotto allo spiedo.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 132, in proposito scriveva che: “II. La mattina successiva, martedì 4 settembre, la piccola comitiva seguita da un riparto delle due brigate, ascese a cavallo per una erta via mulattiera al ‘Fortino di Cervaro’, posto sulla strada nazionale che conduce a Lagonegro, nel tenimento del villaggio di Battaglia, frazione del Comune di Casaletto Spartano, proprio al confine tra la Basilicata e la Provincia di Salerno. Il nome di quella località deriva da un antico fortilizio, di cui il mio caro amico il Com. Roberto Gaetani di Sapri mi scriveva nel 1907 che si scorgevano ancora i ruderi (3). La comitiva si fermò in una taverna, divenuta già celebre perché ivi si fermò nel 1857 la spedizione di Pisacane la quale purtroppo vi decise la partenza nefasta per Padula e per Sanza, andando incontro a tragica fine. Il sacerdote Arcangelo Rotunno di Padula, ispettore onorario dei monumenti e scavi nel circondario di Sala Consilina, uno studioso modesto e valoroso, ha redatto su quella taverna ormai storica due relazioni nel 1914 le quali chiariscono le poche modificazioni avvenute in quel rustico locale dopo la fermata del dittatore, e ne ha rilevate due fotografie, di cui cortesemente mi inviò copia.”. Mazziotti, a p. 132, nella nota (3) postillava: “(3) I ruderi sono a cinquanta metri dalla taverna.”. Nel 2010, Riccardo Finelli (….), nel 2010, nel suo “150 anni dopo – ai quaranta allora sulle tracce di Garibaldi”, a pp. 156-157, in proposito scriveva: La taverna del Fortino si trova nel punto esatto in cui la terra di mezzo si riconcilia con al civiltà del motore a scoppio, quando la stradina che hai risalito da Vibonati va a sbattere contro la Statale 19, esattamente sul confine fra Campania e Basilicata. Fuori dall’edificio un gruppo di ragazzi si sollazza al sole delle due e mezza, discutendo di calcio, proprio sotto l’insegna della taverna, incollata a lettere adesive sulla vetrata: “Salumeria Colombo”. Dentro in realtà c’è ben altro che una salumeria. Nella stanza adiacente c’è invece il bar vero e proprio. Lì Nicola Colombo, col suo baffo simpatico, si dà da fare dietro alla maccina del caffé come suo padre prima di lui e come suo nonno prima ancora. Il nonno, di ritorno dall’America nel 1911 con un certo gruzzolo, acquistò il locale dei Gallotti, i baroni di Battaglia. E da allora la famiglia Colombo è sempre stata un tutt’uno con la teverna in cui “sostavano il 29 giugno 1857 Carlo Pisacane, il 4 settembre 1860 Giuseppe Garibaldi, movendo l’uno alla morte e l’altro a la vittoria”, come recita diligentemente l’enorme lapide posta sotto la tettoia. Tanto che sia Nicola che suo fratello Mario sono nati nell’appartamento al primo piano, sopra il bar. E’ contento Nicola della tua visita. E’ l’occasione buona, ad esempi, per tirare giù dalla parete una cornice a giorno in cui sono piazzate le foto delle adunate garibaldine che si facevano alla taverna fino a una decina d’anni fa. Te l’appoggia sul vecchio bilardino, sotto la lapide, toglie lo straccio una ditata abbondante di polvere e mostra le foto una per una: gruppi di camice rosse col bicchiere in mano festanti, in festanti, in mezzo alle quali spunta addirittura un sosia del generale. Però c’è anche altro da vedere. Come la stanza-bunker in cui riposò Garibaldi, con una feritoia che dà sull’ingresso del locale, per prendere eventualmente a fucilate ospiti sgraditi.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo, L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane, Salerno, Linotip. S. Jannone, 1960, a pp. 116-117, in proposito scriveva che: “Su quella taverna fu murata, nel 1923, per deliberazione del Consiglio provinciale di Salerno, una lapide a ricordo dei fatti ivi avvenuti. L’epigrafe dice: “QUI SOSTAVANO IL 29 GIUGNO 185 CARLO PISACANE IL 4 SETTEMBRE 1860 GIUSEPE GARIBALDI ecc…”.”.

Nel 4 settembre 1860, il barone di Battaglia, don PAOLO GALLOTTI, nipote di Giovanni, proprietario della taverna del Fortino del Cervaro che ospitò Garibaldi

L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 405, in proposito scriveva pure che: “Narrasi pure che ad alcuni fanciulli, accorsi colà, il Generale facesse distribuire del cibo e delle monete, accarezzandoli con paterno affetto – e ciò trova pieno riscontro nei vari aneddoti della sua vita intima – e che accettasse di buon grado un prezioso corallo, lavorato a foggia dello stivale d’Italia, offertogli dal proprietario del fabbricato Barone don Paolo Gallotti, il quale seppe bene attendere ai doveri d’ospitalità verso la gloriosa comitiva.”….Ed io ricordo che poco tempo fa vi si conservava dai signori Gallotti,…..”. Dunque, secondo il Pesce, la taverna del Fortino era di proprietà del barone di Battaglia, don Paolo Gallotti. Dunque, secondo il Pesce, la taverna del Fortino, dove vi fu il consiglio di guerra presieduto dal Generale Giuseppe Garibaldi, apparteneva al barone di Battaglia don Paolo Gallotti. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a pp. 218-219 parlando di don Paolo Gallotti, in proposito scriveva che: “Paolo Gallotti di Carlo, nipote di Giovanni, …..Come aneddoto viene tramandato che egli al Fortino, proprietario del fabbricato-taverna, “seppe ben attendere ai doveri d’ospitalità verso la gloriosa comitiva”: al Generale Garibaldi donò un corallo lavorato a forma di stivale (58).”. Policicchio, a p. 219, nella nota (58) postillava: “(58) C. Pesce, Lagonegro nella rivoluzione del 1860, cit. p. 41.”. Dunque, Policicchio ripete trae la notizia della proprietà della Taverna attribuendola a don Paolo Gallotti, figlio di Carlo Gallotti e nipote di Giovanni Gallotti di Battaglia. Come si è visto Carlo Pesce scrive la notizia del dono al generale Garibaldi anche sul testo di “La Storia della città di Lagonegro”. Dunque, la notizia che la Taverna del Fortino appartenesse a don Paolo Gallotti, nipote di don Giovanni, era del Pesce, ma questa notizia contraddice alcuni documenti dell’epoca e delle perquisizioni che vennero operate ai danni dei Gallotti, all’epoca del Carducci e del Pisacane. Infatti, l’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 41-42 riferendosi al “fabbricato” dove era posta la cosiddetta “Taverna del Fortino”, in proposito scriveva che: “Si rammenta pure che in quel rincontro Garibaldi…..accettasse di buon grado un prezioso corallo lavorato a foggia dello stivale d’Italia, offertogli dal proprietario del fabbricato Barone D. Paolo Gallotti, il quale seppe bene attendere ai doveri d’ospitalità verso la gloriosa comitiva. Per chi non conosca la modesta taverna del Fortino, composta allora, come adesso, da due o tre piccole stanze, alle quali s’accede dallo stesso piano stradale, fra un gruppo di casette coloniche ed una piccola Cappella, dove nei dì festivi convengono, per la messa, dai propingui casolari le ritrose contadine di Battaglia dal viso rubicondo e dagli abiti scarlatti, valga la belle ed esatta descrizione, riportata innanzi, che ne fa il Bertani, al quale, in mezzo ai meravigliosi avvenimenti della gloriosa impresa ed agli innumerevoli luoghi, che ne furono il teatro, rimase principalmente scolpita nella mente la rozza casetta del monte Cervaro per l’interessante scena che vi si svolse e forse anche per le entusiastiche dimostrazioni di giubilo dei popoli accorsi. Ed io ricordo che poco tempo fa vi si conservava dai signori Gallotti, quasi prezioso cimelio, la grossa seggiola a spalliera, su cui erasi seduto Garibaldi in quella breve sosta, e che alcuni vecchi Battaglioti mi narravano l’apparizione di ‘Carlobardo’, (sic) come d’un fantasma prodigioso, che fugava l’esercito nemico come il sole fuga le tempeste.”. Nel 2010, Riccardo Finelli (….), nel 2010, nel suo “150 anni dopo – ai quaranta allora sulle tracce di Garibaldi”, a pp. 156-157, in proposito scriveva: Lì Nicola Colombo, col suo baffo simpatico, si dà da fare dietro alla maccina del caffé come suo padre prima di lui e come suo nonno prima ancora. Il nonno, di ritorno dall’America nel 1911 con un certo gruzzolo, acquistò il locale dei Gallotti, i baroni di Battaglia.”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, nel 1911, a p. 30-31, in proposito scriveva che: “Da Vibonati il Dittatore, nel mattino del 4 Settembre, passando per Torraca, raggiunse, sulle pendici del monte Cervaro, la taverna del Fortino, posta lungo la strada rotabile tra Lagonegro e Casalbuono, e già rinomata nella storia per svariate vicende politiche: ivi nel 1808 una guarnigione francese, che vi aveva eretto un fortilizio, fu assalita ed orrendamente massacrata dagli emissari borbonici sbarcati nel golfo di Policastro; ivi nel 29 Giugno 1857 si fermò e passò la notte, con scarso ristoro di cibo e con poco buona accoglienza, Carlo Pisacane, etc…. E là, nell’osteria del Fortino – etc…narrato diffusamente nel Diario dal Medico Agostino Bertani, assieme con la descrizione di quel viaggio avventuroso, che è pregio di trascrivere qui integralmente: “Eravamo affamati – occupammo la solita stanza disponibile dell’unica osteria. Un assito sulla sinistra dell’ingresso con un uscio nel mezzo spartiva in due la stanza. Al di quà, sovra un tavolo contro l’uscita, etc…Dopo poco vidi entrare Garibaldi, seguito dal suo compagno e segretario privato Basso, e dal comandante piola, passare al di là dell’assito e rinchiudersi dietro la porta…Ho ancora davanti agli occhi quella stanzuccia e il posto occupato dalle cinque persone che ebbero parte etc…”. Dunque, Agostino Bertani descriveva i due ambienti di cui era costituito il piccolo fabbricato della Taverna. Sempre il Pesce, a p. 38, in proposito scriveva pure: “….risaliva al Fortino del Cervaro – che dista dal nostro abitato una decina di chilometri, e sta proprio ai confini della Provincia di Basilicata con quela di Salerno tra il territorio di Lagonegro e quello di Battaglia villaggio di Casaletto Spartano”. Sempre il Pesce, nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, nel 1911, a pp. 41-42, in proposito scriveva che: “Per chi non conosca la modesta taverna del Fortino, composta allora, come adesso, da due o tre piccole stanze, alle quali s’accede dallo stesso piano stradale, fra un gruppo di casette coloniche ed una piccola Cappella, dove nei dì festivi convengono, per la messa, etc…”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo, L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane, Salerno, Linotip. S. Jannone, 1960, a pp. 116-117, in proposito scriveva che: “Su quella taverna fu murata, nel 1923, per deliberazione del Consiglio provinciale di Salerno, una lapide a ricordo dei fatti ivi avvenuti. L’epigrafe dice: “QUI SOSTAVANO IL 29 GIUGNO 185 CARLO PISACANE IL 4 SETTEMBRE 1860 GIUSEPE GARIBALDI ecc…”.”.

GARIBALDI al FORTINO del CERVARO

Nel 4 settembre 1860, Garibaldi alla “taverna” del Fortino del Cervaro, piccola frazione di Casaletto Spartano

Nel 1998, in occasione della redazione dell’“Analisi: Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma e su incarico del Comune di Sapri che redissi per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.), in proposito così scrivevo che: “….‘l’eroe dei due Mondi’ scrisse al Generale Turr, informandolo dello sbarco e che avrebbe proseguito con le brigate Spinazzi e Milano fino al Fortino di Casaletto Spartano (ove è posta una lapide in ricordo del suo storico passaggio) lasciando però a Sapri una solida base di uomini e mezzi. Garibaldi, …e di lì proseguirà per il Vallo di Diano verso Napoli capitale ripercorrendo dopo tre anni lo stesso itinerario percorso dallo sfortunato Pisacane.”. Nella mia nota (172) postillavo che: (172) Infante A., Garibaldi nel Cilento, Torchiara, 1984, pp. 57, 58.”. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Egli, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 456-457, dal Diario di Bertani, in proposito scriveva che: Martedì 4 settembre all’alba. Garibaldi a cavallo; noi seguiamo per una stretta vallata, i volontari camminano in buon ordine facendo echeggiare la montagna degli evviva al loro duce e dei loro canti. In quelle valli echeggiarono tre anni fa i colpi di fucile che disperdevano l’eroico drappello guidato da Pisacane. Si arriva ad un piccolo gruppo di case chiamato Fortino, sulla strada che da Lagonegro per Casalnuovo mette a Sala.”. Dunque, come nell’altro testo “Ire d’oltretomba”, il Bertani annotò che egli e Garibaldi partirono il 4 settembre da Sapri e si recarono direttamente al Fortino. Giacomo Racioppi (….), nel 1909, nel suo “Storia dei moti della basilicata e delle provincie contermini nel 1860”, a p. 219, in proposito scriveva che: Quivi il giorno innanzi era approdata la divisione Rustow, già del Pianciani del golfo degli Aranci, di cui fu cenno poco indietro; che da Paola, messa insieme alla brigata Turr, a guadagnare terreno era fatta imbarcare per Sapri; donde mosse quinc’innanzi all’avanguardo dell’esercito meridionale. Con essa il Generale venne il giorno 4 all’osteria del Fortino, e al povero villaggio di Casalnuovo nel vallo di Diano.”. Sul Fortino di Casaletto ha scritto l’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, dove a p. 312, in proposito scriveva che: “Sul monte Cervaro, lungo la strada rotabile, fu eretto un altro forte in fabbrica, dove risiedeva un distaccamento di soldati per tenere sgombra la strada; quel luogo, che conserva tuttavia il nome di ‘Fortino’, è reso ancor più rinomato perchè nel 1860 vi si soffermò, proveniente dalla marina di Sapri, il Generale Garibaldi, nella marcia trionfale della liberazione del Regno, come si dirà a suo luogo.”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 37-38 riferendosi al “fabbricato” dove era posta la cosiddetta “Appena si seppe in Lagonegro che Garibaldi da Sapri risaliva al Fortino del Cervaro – che dista dal nostro abitato una decina di chilometri, e sta proprio ai confini della Provincia di Basilicata con quella di Salerno e quello di Battaglia villaggio di Casaletto Spartano – molti cittadini, fra cui il Commissario Civile Mango, il Presidente del Comitato Avv. Picardi, i fratelli Aldinio, D. Alfonso Picardi, D. Nicola Alaggia, D. Antonio Ladaga ed alti, con tutta la Guardia Nazionale, accorsero colà per acclamare ed ammirare l’Eroe dei due Mondi, che l’accesa fantasia, per le vittorie riportate e pei meravigliosi successi ottenuti, aveva circonfuso di un’aureola fulgidissima e d’un fascino misterioso.”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 399, in proposito scriveva pure che: “III…..Da Vibonati il Dittatore, nel mattino del 4 settembre, passando per Torraca, raggiunse, sulle pendici del monte Cervaro, la taverna del Fortino, posta lungo la strada rotabile tra Lagonegro e Casalnuovo, e già rinomata nella storia per svariate vicende politiche: ivi nel 1808 una guarnigione francese, che vi aveva eretto un fortilizio, fu assalita ed orrendamente massacrata dagli emissari borbonici sbarcati nel golfo di Policastro (1) ivi nel 29 Giugno 1857 si fermò e passò la notte, con scarso ristoro di cibo e con poca buona accoglienza, Carlo Pisacane, pure proveniente da Sapri, coi suoi sventurati compagni, (2) ed ivi, dopo soli tre anni, quel nuovo fausto ed insperato avvenimento veniva a cancellare tutti i tristi ricordi del passato !.. Pesce, a p. 399, nella nota 81) postillava: “(1) Vedi pagina 325”. Pesce, a p. 399, nella nota (2) postillava: “(2) Vedi pagina 382”. Pesce, a pp. 399-400, in propposito scriveva che: “III….narrato diffusamente nel Diario dal medico Agostino Bertani, assieme con la descrizione di quel viaggio avventuroso, che è pregio di trascrivere qui integralmente. “….Giunti, salendo, ad un piccolo gruppo di case che si chiama ‘Fortino’, e si trova sulla strada che da Lagonegro per Casalbuono mette a Sala, vi trovammo alcuni amici politici, inviati dalle provincie vicine, che venivano a dare informazioni ed aiuti al Generale Garibaldi. Etc…”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, nel 1911, a p. 33, in proposito scriveva che: E là, nell’osteria del Fortino – dove per grata memoria bisognerebbe apporre un ricordo marmoreo – si svolse allora un avvenimento straordinario, che entra nella storia generale d’Italia, narrato diffusamente nel Diario dal Medico Agostino Bertani, assieme con la descrizione di quel viaggio avventuroso, che è pregio di trascrivere qui integralmente: “Giunti, salendo, ad un piccolo gruppo di case che si chiama ‘Fortino’, e si trova sulla strada che da Lagonegro, per Casalbuono mette a Sala, vi trovammo alcuni amici politici, inviati dalle provincie vicine, che venivano a dare informazioni ed aiuti al Generale Garibaldi. Là ci aveva raggiunti, per altra via, il Tenente di Vascello della Marina Sarda Signor Piola, innalzato al maggior grado di comando della Marina Siciliana. Devoto, come era naturale e doveroso in lui, etc….”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 405, in proposito scriveva pure che: “Narrasi pure che ad alcuni fanciulli, accorsi colà, il Generale facesse distribuire del cibo e delle monete, accarezzandoli con paterno affetto – e ciò trova pieno riscontro nei vari aneddoti della sua vita intima – e che accettasse di buon grado un prezioso coralo, lavorato a foggia dello stivale d’Italia, offertogli dal proprietario del fabbricato Barone don Paolo Gallotti, il quale seppe bene attendere ai doveri d’ospitalità verso la gloriosa comitiva.” Per chi non conosca la taverna del Fortino, etc…”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 41-42 riferendosi al “fabbricato” dove era posta la cosiddetta “Taverna del Fortino”, in proposito scriveva che: “Si rammenta pure che in quel rincontro Garibaldi ed il suo seguito accettassero di buon grado dai cittadini delle cibarie e forse anche il capretto arrostito di cui parla il Bertani, e che un Garibaldino – forse il nostro comprovinciale Giambattista Pentasuglia di Matera, che fu l’unico glorioso rappresentante della Basilicata nella spedizione dei Mille, alla quale prese parte come valoroso milite e come direttore dei servigi telegrafici – attaccasse al filo, che passava per quella località, un apparecchio Morse per trasmettere, d’ordine al Generale, telegrammi a Sala ed a Salerno. Narrasi pure che ad alcuni fanciulli, accorsi colà, il Generale facesse distribuire del cibo e delle monete, accarezzandoli con paterno affetto – e ciò trova pieno riscontro nei vari aneddoti della sua vita intima – e che accettasse di buon grado un prezioso corallo lavorato a foggia dello stivale d’Italia, offertogli dal proprietario del fabbricato Barone D. Paolo Gallotti, il quale seppe bene attendere ai doveri d’ospitalità verso la gloriosa comitiva. Per chi non conosca la modesta taverna del Fortino, composta allora, come adesso, da due o tre piccole stanze, alle quali s’accede dallo stesso piano stradale, fra un gruppo di casette coloniche ed una piccola Cappella, dove nei dì festivi convengono, per la messa, dai propingui casolari le ritrose contadine di Battaglia dal viso rubicondo e dagli abiti scarlatti, valga la belle ed esatta descrizione, riportata innanzi, che ne fa il Bertani, al quale, in mezzo ai meravigliosi avvenimenti della gloriosa impresa ed agli innumerevoli luoghi, che ne furono il teatro, rimase principalmente scolpita nella mente la rozza casetta del monte Cervaro per l’interessante scena che vi si svolse e forse anche per le entusiastiche dimostrazioni di giubilo dei popoli accorsi. Ed io ricordo che poco tempo fa vi si conservava dai signori Gallotti, quasi prezioso cimelio, la grossa seggiola a spalliera, su cui erasi seduto Garibaldi in quella breve sosta, e che alcuni vecchi Battaglioti mi narravano l’apparizione di ‘Carlobardo’, (sic) come d’un fantasma prodigioso, che fugava l’esercito nemico come il sole fuga le tempeste.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 200, in proposito scriveva che: “Il giorno dopo egli conduceva i 1500 uomini del Turr, quasi tutti milanesi, fuori di Sapri, portandoli per gli scoscesi viottoli delle macchie fin su uno sprone del Monte Cocuzzo e di là calandoli sulla strada di Lagonegro per la quale il Caldarelli e i suoi si avanzavano in ritirata. Per quel tratto la strada corre ad un’altezza media di circa 700 metri e al punto in cui Garibaldi la toccò calando dalle alture occidentali, c’era l’osteria del Fortino. In quella osteria fu sopraggiunto (4 settembre) dal Piola, un ufficiale della flotta Piemontese, inviatogli dal Depretis, suo Pro-Dittatore in Sicilia, con la missione di persuaderlo a dare il suo consenso all’immediata annessione dell’isola ai domini di Vittorio Emanuele. Il Turr e il Cosenz, ufficiali addetti al servizio di lui, si dettero a sostenere il Piola con ogni ardore, etc…”. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a pp. 146-147, in proposito scriveva che: Il giorno dopo, attraverso lo stesso percorso seguito da Pisacane tre anni  prima, salì al Fortino e nella taverna che già aveva accolto il Napoletano si incontrò col medico Agostino Bertani, attivo organizzatore della spedizione; col generale Stefano Turr, comandante della XV Divisione; con Enrico Cosenz, comandante della XVI Divisione; con Giuseppe Piola, comandante della Marina Siciliana; con Giovanni Basso, suo segretario; con Giacinto Albini e Nicola Mignogna, prodittatori della Basilicata; con Pietro Lacava, segretario del governo provvisorio lucano; con Giuseppe Mango, commissario organizzatore del circondario di Lagonegro; con la giornalista inglese Jessie White ed il marito Alberto Mario (61). Nella taverna del Fortino, a cui Garibaldi giunse verso mezzogiorno dopo essersi arrampicato “con somma difficoltà fra gli aspri dirupi della Tempa dei Paglioli, da dove discendevano delle donne che portavano sul capo forti carichi di ghiaccio per la preparazione dei gelati” (62), furono prese importanti decisioni (63). Tra i presenti c’era il tenente di vascello Giuseppe Piola, che Garibaldi aveva nominato comandante della Marina Siciliana. L’alto ufficiale era stato inviato da Agostino Depretis, prodittatore della Sicilia, col compito di indurre Garibaldi a consentire l’annessione dell’isola al regno sabaudo. Il tentativo si inseriva nel disegno etc…”. Devo però precisare che ciò che scrive il Fusco, a pp. 146-147, in proposito scriveva che Garibaldi: “….salì al Fortino e nella taverna che già aveva accolto il Napoletano si incontrò col medico Agostino Bertani, attivo organizzatore della spedizione; col generale Stefano Turr, comandante della XV Divisione; con Enrico Cosenz, comandante della XVI Divisione; etc..”. Al Fortino, Garibaldi, si incontrò sicuramente sia con il generale Turr e Cosenz, ma essi erano arrivati prima di lui a Sapri con le loro rispettive brigate. Inoltre, è errato quando scrive che Garibaldi, “….nella taverna che già aveva accolto il Napoletano si incontrò col medico Agostino Bertani, attivo organizzatore della spedizione; col generale Stefano Turr, comandante della XV Divisione; con Enrico Cosenz, comandante della XVI Divisione;” è corretto solo che Garibaldi, al Fortino incontrò Stefano Turr, al quale aveva scritto da Sapri, ma Fusco sbaglia a scrivere che Garibaldi, al Fortino incontrò anche il Bertani e Cosenz. Secondo il racconto del Bertani (….), riportato anche dalla giornalista Jessie White Mario, Bertani stesso arrivò con Garibaldi a Sapri, insieme a Cosenz e con essi si portò a Vibonati, e con essi salì al Fortino. Garibaldi si incontrò al Fortino con Bertani e Cosenz ma essi erano con lui a Sapri ed insieme proseguirono al Fortino. Insieme a Garibaldi, a Bertani, a Cosenz, salì al Fortino anche il generale Gandini della Brigata Milano.  Al Fortino, Garibaldi, si incontrò sicuramente sia con il generale Turr e Cosenz, ma essi erano arrivati prima di lui a Sapri con le loro rispettive brigate. Infatti, l’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 397, in proposito scriveva pure che: “III. – Nella sera del 2 settembre, ad ora inoltrata, Garibaldi con suoi sei fidi e valorosi compagni, Cosenz, Bixio, Medici, Sirtori, Bertani e Basso, suo Segretario particolare etc…”. Dunque, a Sapri, Garibaldi arrivò con Cosenz, Bixio, Medici, Sartori e Basso, essi erano in sette come scrisse pure il Bertani ed è plausibile che essi si recarono al Fortino. Giorgio Mallamaci (…), nel suo “Torraca – Storia di un borgo del Cilento”, parlando della “I moti del 1928 e del 1848” continuando a parlare di Torraca, a pp. 96-97 e ssg., nel capitolo “Torraca, 29 giugno 1857”, in proposito scriveva che: “Il 3 settembre,….a Vibonati, ……da qui il giorno dopo si recò al Fortino, facendo lo stesso percorso che aveva compiuto nel ’57 il Pisacane (attraversando quindi in parte, anche il territorio del comune di Torraca), dove incontrò Nicola Mignogna, Giacinto Albini, il futuro prodittatore della Basilicata e Pietro Lacava, artefici della liberazione di Potenza avvenuta il 18 agosto. Questi porsero al generale gli omaggi del Governo lucano e della sua popolazione e come riconoscenza gli consegnarono seimila ducati. Il Generale accettò la somma, per poi devolverla in sussidi ai soldati borbonici che avevano abbandonato le truppe ed erano allo sbando in ritirata da Napoli.”.. Nicola Montesano (….), nel suo “Casaletto, Terra in Provincia di Principato Citra”, a pp. 109-110, in proposito scriveva che: “Dopo poco tempo, poco più di tre anni, Fortino fu di nuovo protagonista della storia risorgimentale. In questo caso è Agostino Bertani, tra i principali protagonisti dell’impresa dei Mille in qualità di Segretario Generale del dittatore Garibaldi, a raccontarci gli eventi per mezzo della sua biografa Jesse White Mario: “Martedì 4 settembre all’alba Garibaldi a cavallo; noi seguiamo per una stretta vallata, i volontari camminano in buona ordine facendo echeggiare la montagna degli evviva etc….” (151). Quella che si tenne nella taverna di Fortino fu, dunque, un vero e proprio consiglio di guerra. Erano infatti presenti, come abbiamo visto, oltre al dittatore Giuseppe Garibaldi e al segretario generale Agostino Bertani anche il generale di divisione dell’Esercito Meridionale, l’ungherese Istvàn (italianizzato Stefano Turr, il maggiore generale Enrico Cosenz, il segretario personale, oltre che fedelissimo amico, di Garibaldi, il nizzardo Giovanni Battista Basso, ed infine il Segretario di Stato della marina dittatoriale siciliana, l’alessandrino Giuseppe Alessandro Piola Caselli. Etc…”. Montesano (….), a p. 110, nella nota (151) postillava: “(151) Jesse White Mario, Agostino Bertani e i suoi tempi, Tipografia di G. Barbara, Firenze, 1888, pagg. 498 e 499.”. L’editore non è “G. Barbara”, ma è “G. Barbèra”. Infatti, Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra”, nel cap. XVIII: “Segretario generale del dittatore (Settembre)”, a pp. 456 e ssg., in proposito scriveva che: “Sommario: Da Sapri a Napoli – Martedì 4 settembre….Si arriva ad un piccolo gruppo di case chiamato Fortino, sulla strada che da Lagonegro per Casalnuovo mette a Sala. Giungono deputazioni e amici dalle vicine provincie tutti con buone notizie: giunge il Piola capo della marina siciliana di Garibaldi. Parla concitamente con Turr giunto anche lui. Entra in una stanza di un’osteria ove fumava un appetitoso capretto cotto allo spiedo. Garibaldi con Basso passa nell’altra stanza. Sopraggiunse Cosenz. Entro anch’io, etc…”. La White, però in questo testo riporta solo la descrizione dell’incontro alla Taverna del Fortino dove si discusse l’annessione della Sicilia al Regno Sabaudo. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 109 e ssg., in proposito scriveva che: IV….Il generale Gandini, …..ma il giorno seguente, volendo spingersi più avanti, ripartì per il passo di Monte Cucuzzo e Casalbuono. Il mattino del giorno 4 settembre (era di martedì), il piccolo seguito del Generale, con un reparto delle brigate accennate, salì a cavallo (10) e prese una via mulattiera abbastanza ripida ad un’altezza media di circa settecento metri. Arrivò così al Fortino del Cervaro, situato sul tenimento della frazione di Battaglia (Casaletto Spartano), un tempo famoso fortilizio tra le scabre montagne di Basilicata e Principato.”. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a p. 704, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, in proposito aggiungeva che: “Ed ora trascriviamo il Bertani:…..Giunti, salendo ad un piccolo gruppo di case che si chiama ‘Fortino’, si trova sulla strada che da Lagonegro per Casalbono mette a Sala, vi trovammo alcuni amici politici, inviati dalle provincie vicine, che venivano a dare informazioni ed aiuti al Generale Garibaldi.”. Sul Fortino di Casaletto ha scritto l’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 405, in propposito scriveva che: “….rimase principalmente scolpita nella mente della rozza casetta del monte Cervaro per la interessante scena che colà si svolse, e forse anche per le entusiastiche dimostrazioni di giubilo dei popoli accorsi. Quivi si fecero pure allora incontro al Generale il Prodittatore della Basilicata Nicola Mignogna ed il Segretario del Governo provvisorio Pietro Lacava, i quali gli presentarono gli omaggi dell’insorta Provincia e l’offerta del popolo lucano di 6 mila ducati, dono prezioso etc…”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, di Rossi Luigi, ed. Plectica), a p. 285, in proposito scriveva che: “Ciò avvenne, pernottò a Vibonati mentre Turr lo attese al Fortino (35).”. Carlo Pecorini-Mazoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 149, in proposito scriveva che: “Garibaldi giunto a Sapri scrisse a Turr la seguente lettera: “Sapri, 3 settembre 1860. Generale Turr, Sono giunto alle 3 1/2 pom. Io marcerò colla vostra colonna Milano e Spinazzi sino a Fortino, lasciando qui un forte distaccamento. Mandatemi a dire ove si trova la brigata Caldarelli. In ogni modo speditemi immediatamente notizie vostre a Fortino, o venite in quel punto voi stesso. Stasera probabilmente pernotteremo a Vibonati. Firmato G. Garibaldi.”. Il Pecorini, a p. 149, in proposito scriveva pure: “Coerentemente a questa lettera Turr appena arrivato a Fortino il 4 Settembre, si fermò per attendervi il Dittatore che vi arrivò il giorno stesso.”. Nel racconto del Diario di Agostino Bertani, che ricordiamo sbarcò in sieme a Garibaldi sulla spiaggia di Sapri, nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, dove, il Bertani, a p. 73 e ssg., in proposito scriveva che: “Eravamo affamati. – Occupammo la sola stanza disponibile nell’unica osteria. Un assito sulla sinistra dell’ingresso con un uscio nel mezzo spartiva in due la stanza. Al di qua, sovra un tavolo, contro l’assito veniva recato allora allora fumante un capretto cotto allo spiedo. Io attendevo i compagni al sospirato pasto; ma ben altro si occupavano eglino in quei momenti. Piola aveva rivelato ai più influenti il proprio incarico etc…”. Il generale Wilhelm (Guglielmo) Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, ( prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “…..insieme a Rustow…..La brigata Milano arrivò tardi nella sera del 3 a Vibonate, e raggiunse il giorno dopo il passo del Monte Cocuzzo, passando a Fortino la strada consolare, su cui marciarono d’allora in poi, mentre le brigate Bologna e Parma la seguivano a 2 o 3 giorni di marcie, ed il grosso dell’esercito dai 4 ai 6. Etc…”. Memor (….), nel suo “La fine di un Regno – Dal 1855 al 6 settembre 1860 con prefazione di Raffaele De Cesare”, a p. 461, in proposito scriveva che: E in quella guisa che, il giorno innanzi, a Casalnuovo, aveva nominato Bertani segretario generale della dittatura, da Auletta scrisse ai due comitati di Napoli, come invito alla concordia, etc…”. Raffaele De Cesare (Memor) (….), nel suo “La fine di un Regno – Dal 1855 al 6 settembre 1860 con prefazione di Raffaele De Cesare”, a p. 462, in proposito scriveva pure che: “La mattina del quattro settembre, dopo la notizia dello sbarco della colonna di Rustow a Sapri, la quale si diceva forte di quattromila uomini, mentre in realtà era molto men numerosa, ebbe luogo un ultimo consiglio di Generali, il quale, ad unanimità, deliberò di non potersi resistere a Garibaldi, nè tra Campagna e Salerno etc…”. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 908, in proposito scriveva che: Il giorno 4 il dittatore si fermò all’osteria del Fortino, presso Casalnuovo, dove ricevé Nicola Mignogna e Pietro Lacava, che lo salutarono in nome del governo provvisorio di Basilicata, e gli portarono seimila ducati, in tante piastre e colonnati: somma che riuscì gradita al dittatore, e fu spesa, in gran parte, di sussidi ai soldati di Caldarelli, i quali, dopo la capitolazione di Cosenza, si ritiravano verso Napoli, e, dopo una nuova capitolazione fatta con Garibaldi, deposero le armi. Mignogna e Lacava si unirono al Dittatore.”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 146 e ssg., in proposito scriveva che: “Nella notte dal 3 al 4 settembre fu alla testa delle truppe, ed accanto a lui cavalcava il fedele Turr, della generosa terra d’Ungheria! Lo Stato Maggiore di Garibaldi era formato da ufficiali valorosi, già provati in aspre battaglie, tutte combattute per la libertà e la indipendenza dei popoli. Lasciarono Sapri nella tarda sera, e non poche guide armate si erano unite all’avanguardia. Ma quali timori ? Nessuno timore: perchè la vampa del patriottismo era finalmente esplosa anche tra le popolazioni ignoranti, ed alle finestre dei paesini che si attraversavano, erano stati esposti piccoli tricolori, mentre sulla cima delle colline ardevano fuochi in segno di gioia e di saluto. Era festa, così, ovunque. E la gente più non si nascondeva, ma usciva sulle porte a far lume, nella speranza di vedere Garibaldi ‘con la spada d’oro al fianco’ e la camicia rossa come il suo gran cuore! Ecco ‘Torraca, Battaglia, Casaletto Spartano’. Era la strada dei “300”: una strada lunga e buia, in quel fatale 1857; ma breve e luminosa per i “Mille” di Garibaldi. Anche l’anfiteatro delle montagne, in quella notte di marcia, fu illuminato dalla luna, e ciò sembrò un lieto auspicio per coloro che, di trionfo in trionfo, si avvicinavano alla ‘Capitale’ per iconsegnarla all’Italia.”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a pp. 147-148 e ssg., in proposito scriveva che: Il 4 settembre, verso mezzogiorno, il Dittatore giunse al ‘Fortino di ‘Casaletto Spartano’, posto sulla consolare per ‘Lagonegro’, centro strategico di grande importanza, che il Colonnello Fabrizi aveva fatto già presidiare……Ad una certa ora, intorno al “Fortino” si fece silenzio. Garibaldi si concesse un pò di riposo.”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a pp. 148-149 e ssg., in proposito scriveva che: “Quando il Dittatore passò a Casalbuono ? Da una lapide murata su una casa di via Nazionale, si apprende che Garibaldi, dal 4 al 5 settembre, sostò nel detto paese, “recando con gl’ideali d’Italia, a Napoli impaziente, i fati di una dinastia e di un regno”. Ma nessun documento indica la località ove l’Eroe prese stanza la notte del 5 settembre, e così non pochi pretendono che il Dittatore pernottò al ‘Fortino’, per avere modo di ricevere e parlare ai patrioti di Basilicata in una contrada tanto remota. Stando alle notizie raccolte, il mattino del 5, Garibaldi dovette fare il suo ingresso in Casalbuono, allora ‘Casalnuovo’. In quest’ultimo paese etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: Il Turr imbarcò tutti il 1° settembre e sbarcò a Sapri alle 9 del mattino seguente. Alle cinque del pomeriggio ripartiva da Sapri per via di terra e poco prima del mezzogiorno del 4 settembre era al Fortino dopo aver bivaccato la prima notte a Vibonati ed aver costeggiato poi le falde del monte Cocuzzo. La Brigata “Bologna” ed il resto della “Parma” seguirono di lì a qualche giorno e il Rustow dice che quand’egli coi suoi, dopo il Fortino, s’avviò per la consolare etc…”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo, L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane, Salerno, Linotip. S. Jannone, 1960, a pp. 116-117, parlando di Casalbuono e non del Fortino, in proposito scriveva che: “Su quella taverna fu murata, nel 1923, per deliberazione del Consiglio provinciale di Salerno, una lapide a ricordo dei fatti ivi avvenuti. L’epigrafe dice: “QUI SOSTAVANO IL 29 GIUGNO 1857 CARLO PISACANE IL 4 SETTEMBRE 1860 GIUSEPE GARIBALDI ecc…”. VI. Nel dì precedente l’Eroe s’era avviato con i suoi a Casalbuono (18) – paese che segue il confine tra la provincia di Salerno e la Basilicata – dove giunse in carrozza dalla vecchia rotabile (19) alle 5 del giorno 4. Lo accompagnavano Turr, Cosenz, Sirtori, Caldesi, Avezzana, Musolino, Nullo, Mordini, Missori, Serafini ed i giornalisti di giornali inglesi.”. Dunque, De Crescenzo riferendosi all’arrivo di Garibaldi nell’attuale comune di Casalnuovo, in proposito scriveva che: “Lo accompagnavano Turr, Cosenz, Sirtori, Caldesi, Avezzana, Musolino, Nullo, Mordini, Missori, Serafini ed i giornalisti di giornali inglesi.”. Dunque, De Crescenzo riferendosi all’arrivo di Garibaldi a Casalnuovo scriveva che egli era accompagnato dal generale Turr, Cosenz, Sirtori, Caldesi, Avezzana, Musolino, Nullo, Mordini, Missori e Serafini, personaggi dei quali in parte ho già parlato. E’ chiaro che anche se De Crescenzo si riferiva all’arrivo della comitiva a Casalnuovo, poichè la comitiva di Garibaldi proveniva dalla Taverna del Fortino del Cervaro va da se che questi personaggi erano con lui anche al Fortino.  De Crescenzo si riferiva all’arrivo della comitiva a Casalnuovo ma credo che gli accompagnatori di Garibaldi si partissero dal Fortino, ovvero essi erano al Fortino con Garibaldi. Queste notizie, De Crescenzo le prese dal testo di Giuseppe Guerzoni (….), del suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, vol. I-II, ed. Barbèra, Firenze, 1882, nel vol. II, in cui a pp. 176-177, in proposito scriveva che: “Il 4 settembre, il comandante Piola, capo della Marina siciliana, raggiunto il generale Garibaldi a Fortino, presso Sapri, gli porgeva una lettera del Depretis, colla quale questi lo sollecitava a decretare il plebiscito dell’Isola. “La scena (scrive il Bertani) (1) accadeva in una povera osteria. Turr e Cosenz, presenti al colloquio, etc…”. Dalla notizia degli amici e accompagnatori di Garibaldi possiamo dire se questi personaggi facessero parte della comitiva che da Castrocucco accompagnava Garibaldi a Sapri ?. Sappiamo che il generale Turr, non era a Sapri perchè era partito per il Fortino su ordine di Garibaldi. Sappiamo che il generale Enrico Cosenz era con Bertani e Garibaldi a Castrocucco, da dove in barca si recarono a Sapri. Di Sirtori, Caldesi, Avezzana, Musolino, Nullo, Mordini, Missori e Serafini, sappiamo che solo Nullo viene citato come uno dei sei che accompagnava Garibaldi a Sapri. E’ molto probabile che Sirtori, Caldesi, Avezzana, Musolino, Mordini, Missori e Serafini, fossero già al Fortino per incontrarsi con Garibaldi. Memor (….), nel suo “La fine di un Regno – con prefazione di Raffaele De Cesare”, ed. ……….., a p. 461, in proposito scriveva che: “Il due settembre, Garibaldi giunse a Rotonda, povera terra del circondario di Lagonegro; e di là, per maggior sicurezza, fu consigliato a scendere alla marina di Scalea, dove s’imbarcò. Arrivò la sera del tre, a Sapri. A Sapri era approdata, il giorno innanzi, la divisione di Rustow e Pianciani, la quale, ultima arrivata, divenne l’avanguardia dell’esercito garibaldino. Il giorno quattro, il dittatore si fermò all’osteria del Fortino, presso Casalnuovo, dove ricevè Mignogna e Pietro Lacava, che lo salutarono a nome del governo provvisorio di Basilicata, e gli portarono seimila ducati, in tante piastre e colonnati: somma che riuscì gradita al dittatore, e fu spesa, in gran parte, in sussidii ai soldati di Caldarelli, i quali, dopo la capitolazione di Cosenza, si ritiravano verso Napoli, e, dopo una nuova capitolazione fatta con Garibaldi, deposero le armi. Mignogna e Lacava si unirono al dittatore, e con lui passarono la notte a Salerno, ed entrarono, il 7 settembre, a Napoli. All’alba del sei, Garibaldi fu in Auletta, dove ricevè Giacinto Albini, l’altro prodittatore di Basilicata, e lo nominò governatore della stessa provincia, con pieni poteri, E’ in quella guisa che, il giorno innanzi, a Casalnuovo, aveva nominato Bertani segretario generale della dittatura, da Auletta scrisse ai due comitati di Napoli, come invito alla concordia, queste parole: “………………………”. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIXI secolo – Considerazioni storiche etc…”, a pp. 100-101, in proposito scriveva: “Sullo spiazzo del Fortino attendevano Garibaldi tutti i componenti il Comitato insurrezionale di Lagonegro, tra cui il presidente Aniello Picardi, il Commissario Civile avv. Giuseppe Mango, i fratelli Aldinio, Nicola Alagia, Antonio Ladaga e la Guardia Nazionale al completo; giunsero poi il Pro-dittatore della Basilicata Nicola Mignogna e il segretario del Governo Provvisorio Pietro Lacava che in nome della Basilicata e di tutti gli insorti diedero il benvenuto al Dittatore e gli consegnarono la somma di seimila ducati (1). Garibaldi strinse la mano al Mignogna e gli disse: “Bravo Mignogna, Voi avete ben meritato della Patria”.

Nel 4 settembre 1860, al Fortino, il garibaldino lucano Giambattista PENTASUGLIA alle prese col telegrafo

Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 41-42 riferendosi al “fabbricato” dove era posta la cosiddetta “Taverna del Fortino”, in proposito scriveva che: “Si rammenta pure che in quel rincontro Garibaldi ed il suo seguito accettassero di buon grado dai cittadini delle cibarie e forse anche il capretto arrostito di cui parla il Bertani, e che un Garibaldino – forse il nostro comprovinciale Giambattista Pentasuglia di Matera, che fu l’unico glorioso rappresentante della Basilicata nella spedizione dei Mille, alla quale prese parte come valoroso milite e come direttore dei servigi telegrafici – attaccasse al filo, che passava per quella località, un apparecchio Morse per trasmettere, d’ordine al Generale, telegrammi a Sala ed a Salerno. Etc…”. Da Wikidepia leggiamo che Giovanni Battista Pentasuglia, noto come Giambattista (Matera, 3 novembre 1821 – Matera, 4 novembre 1880), è stato un patriota e politico italiano. Noto per essere stato l’unico lucano a prendere parte, sin dal principio, alla spedizione dei Mille, partecipò anche alle guerre d’indipendenza italiane e svolse importanti incarichi nel campo della nascente telegrafia. A seguito dell’Unità d’Italia, fu insignito del titolo nobiliare di Conte, nominato ispettore generale ai telegrafi ed eletto deputato (1861). Ideò e pose in opera il cavo telegrafico sottomarino tra Sicilia e Sardegna e sullo stretto di Messina. Partecipò anche alla terza guerra d’indipendenza e, una volta terminata, fece ritorno alla sua natia Matera, lavorando come ispettore capo dei telegrafi e passandovi il resto della sua vita. La città lo premiò con una medaglia d’oro per le sue gesta patriottiche. È sepolto nel cimitero di Matera di via IV Novembre. Lorenzo Predome (….), nel suo, I Lucani nella lotta per la libertà e per l’Unità d’Italia, ed. Resta, Bari, 1966, a p. 76, in proposito scriveva: “Fu nominato tenente del genio militare piemontese, e fu occupato negli uffici telegrafici. Nella guerra della II° Indipendenza (1859) contro l’Austria il tenente Pentasuglia, come telegrafista, rese segnalati servizi all’esercito italo-francese. Come si è detto, egli seguì Garibaldi fin da quando questi salpò da Quarto per la Sicilia, poi, fin al Volturno. Nessuna gratitudine ebbe per lui il nuovo governo italiano ed il valoroso Pentasuglia, disdegnato ma fiero della sua forte anima, si ritirò a Matera ove morì il 4 novembre 1880, povero e lieto di aver compiuto il suo dovere per la Patria.”. Saverio Cilibrizzi (….), nel suo, I grandi Lucani nella storia della nuova Italia (da Mario Pagano etc…), ed. Conte, Napoli, a pp. 30-31, in proposito scriveva: “…è opportuno accennare ad un interessante episodio, di cui fu protagonista un lucano. Fra i Mille, che seguirono Garibaldi in Sicilia, vi era un cittadino di Matera, Giambattista Pentasuglia, telegrafista. Questi, appena sbarcato a Marsala, si affrettò a raggiungere l’ufficio telegrafico. Qualche minuto prima, l’impiegato addetto a tale ufficio, aveva comunicato a Palermo la notizia dell’arrivo di due piroscafi nel porto di Marsala. Il Pentasuglia, dopo aver puntato la rivoltella contro l’impiegato, telegrafò a Palermo che i due vapori “erano borbonici”, e che non vi era, pertanto, alcuna ragione di preoccuparsi.”.

Nel 4 settembre 1860, Garibaldi al Fortino del Cervaro e la folla di curiosi che accorsero per vedere l’Eroe dei Due Mondi detto “Carlobardo”

Nel 1998, in occasione della redazione dell’“Analisi: Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma e su incarico del Comune di Sapri che redissi per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.), in proposito così scrivevo che: “….‘l’eroe….al Fortino di Casaletto Spartano (ove è posta una lapide in ricordo del suo storico passaggio) etc…”. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo di Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 20, nelle sue memorie scriveva che: Guidate da persone del luogo, la mattina del 4 settembre, discesimo pel Vallone del Molinello, per poi salire di nuovo, arrampicandoci con somma difficoltà fra gli aspri dirupi della Tempa dei Paglioli da dove discendevano delle donne che portavano sul capo forti carichi di ghiaccio per la preparazione dei gelati. Giungevano fino a noi le acclamazioni di giubilo ed il rumore dei mortaletti con cui si salutava il tricolore italiano. Etc…”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 109 e ssg., in proposito scriveva che: IV….Arrivò così al Fortino del Cervaro, situato sul tenimento della frazione di Battaglia (Casaletto Spartano), un tempo famoso fortilizio tra le scabre montagne di Basilicata e Principato. Tutta la gente affluiva alla consolare della Calabria, perchè sapeva che Garibaldi l’avrebbe percorsa dal Fortino a Polla. Etc…”.. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 112-113 e ssg., in proposito scriveva che: IV….Uno studioso di memorie patrie (11), in alcune sue pagine inedite, ricorda l’entusiasmo provato nell’attesa e nell’arrivo dell’Eroe: “Anch’io, con Raffaele Caputo marito della mia zia materna Rosa Santoro, con costei, con Vincenzo Caputo, di lei cognato, con l’armaiuolo (vulgo, armiere), Caggiano, del quale mi sfugge il nome, e qualche altro parente o amico che non ricordo bene, il 4 ci recammo giù giù, alla contrada del Carrara dell’Arena, donde ben si poteva osservare il passaggio dell’atteso corteo. Fermatici in un nostro fondo rasentato dalla consolare delle Calabrie, invano attendemmo il vincitore di Calatafini, Palermo ecc…, che quel giorno non passò. Il domani tutti giù di buon’ora. Oh, l’ansiosa aspettazione ! Splendeva un bel sole. Il viale formicolava di gente d’ogni età e condizione, non esclusa una buona rappresentanza del clero e dei minori osservanti. Finalmente il corteo apparve. Tanto calpestio sollevava nugoli di polvere. Sguardi, braccia tese, acclamazioni interminabili verso chi veniva, su bianco cavallo, in nome di Italia. Quanto fascino emanava da lui e da tutte le camicie sosse! E tra esse, che già ne contavano due partiti da Quarto (12), si confuse l’armiere con altri sedici di questo paese (13). Etc..”.. De Crescenzo, a p. 113, nella nota (11) postillava che: “(11) Il sacerdote Angelo Rotunno, nato a Padula il 31 gennaio 1851, che contava allora otto anni sette mesi e pochi giorni”.. De Crescenzo, a p. 113, nella nota (12) postillava che: “(12) Vincenzo Padula ed Antonio Santelmo, di cui già si è parlato.”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 37-38 riferendosi al “fabbricato” dove era posta la cosiddetta “Appena si seppe in Lagonegro che Garibaldi da Sapri risaliva al Fortino del Cervaro – che dista dal nostro abitato una decina di chilometri, e sta proprio ai confini della Provincia di Basilicata con quella di Salerno e quello di Battaglia villaggio di Casaletto Spartano – molti cittadini, fra cui il Commissario Civile Mango, il Presidente del Comitato Avv. Picardi, i fratelli Aldinio, D. Alfonso Picardi, D. Nicola Alaggia, D. Antonio Ladaga ed alti, con tutta la Guardia Nazionale, accorsero colà per acclamare ed ammirare l’Eroe dei due Mondi, che l’accesa fantasia, per le vittorie riportate e pei meravigliosi successi ottenuti, aveva circonfuso di un’aureola fulgidissima e d’un fascino misterioso.”. Giacomo Racioppi (….), nel 1909, nel suo “Storia dei moti della basilicata e delle provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi.”, a p. 200, in proposito scriveva che: “Lungo ogni via che stimavano dover Egli lambire, con prestezza del baleno, da Reggio a Salerno, si accalcavano le genti convenute da trenta chilometri discosto per compiere nelle parvenze della vista il fantasma plasmato della mente: era gente varia per ordini, per cultura, per età, e gentili donne e poveri contadini e legioni preti, frati, artieri, braccianti; tutti dall’aprirsi dell’alba aspettavano sui ciglioni dei campi il suo passaggio, altri si ghermiva alla cima degli alberi per vederlo da lungi e primo agli altri additarlo. Su quella via passavano alla rinfusa drappelli di militi insorti, schiere di camicie rosse, uffiziali d’ogni lingua e nazione, branchi di regi soldati, i quali laceri, scalzi, e sfiniti, pitoccavano il pane per vivere ai viandanti; e tutti, a ragione d’entusiasmo e di pietà, gittavano all’eco dei colli e delle valli il nome di Lui; ed il nome di Lui riecheggiava, di momento in momento, di punto in punto, fede, augurio speranza….Come egli appariva era gente che cadeva in ginocchio, gente che ne baciava le vesti, gente che voleva torlo in sulle braccia ai suoi brevi alloggiamenti; e di passo in passo, erano rappresentanze di Municipi, d’istituti e di cleri, che si pressavano a compire degli onori uffziali dei Cesari fatti Iddii, il nuovo Cesare fatto popolo.”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a p. 39 riferendosi al “fabbricato” dove era posta la cosiddetta “Tratti appunto da tale irresistibile entusiasmo, i numerosi cittadini, d’ogni età e condizione, accorsi sul Fortino, nel 4 Settembre, dai luoghi circostanti, dalle città e dai villaggi, dalle ville e dai casolari, proruppero in deliranti acclamazioni ed evviva, che la vergine eco ripetè, con incessante lena, su per l’ispido monte Cervaro e giù per la fertile vallea, e che venivano quasi a fugare e disperdere le tristi ricordanze delle passate vicende, di cui erano stati teatro quei luoghi, pei quali erano transitati, nei passati secoli, tiranni ed eserciti invasori, che venivano a ribadire le nostre catene, da Alarico a Carlo V, da Consalvo di Cordova a Bonaparte. Il Dittatore accolse tutti con ineffabile cortesia, che era dote del nobile animo suo, esortandoli alla santa impresa con quella fede e con quella sicurezza, che, anche nei momenti più difficili, non gli vennero mai meno. E tutti rimasero alllora compresi dalla più viva ammirazione pel grande Eroe, in cui lo sguardo acuto e fosforescente, la fronte maestosa e serena, la barba bionda e diffusa, i capelli ricadenti sulla nuca in larghe anella, il viso spirante fiducia e rispetto, l’eloquio meludioso ed affascinante, e tutta la persona agitata e quasi vibrante energia, amore e fede nei destini d’Italia, facevano il più bello e poetico risalto sulla fiammeggiante camicia, che Egli aveva preso per insegna delle sue gloriose e leggendarie imprese a prò dell’umanità oppressa. A quei dolci racconti, appresi dalla viva voce dei fortunati contemporanei, noi esclamiamo col Manzoni: …..”.   L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 41-42 riferendosi al “fabbricato” dove era posta la cosiddetta “Taverna del Fortino”, in proposito scriveva che: “Si rammenta pure che in quel rincontro Garibaldi ed il suo seguito accettassero di buon grado dai cittadini delle cibarie e forse anche il capretto arrostito di cui parla il Bertani,……Narrasi pure che ad alcuni fanciulli, accorsi colà, il Generale facesse distribuire del cibo e delle monete, accarezzandoli con paterno affetto – e ciò trova pieno riscontro nei vari aneddoti della sua vita intima – e che accettasse di buon grado un prezioso corallo lavorato a foggia dello stivale d’Italia, offertogli dal proprietario del fabbricato Barone D. Paolo Gallotti, il quale seppe bene attendere ai doveri d’ospitalità verso la gloriosa comitiva……Ed io ricordo che poco tempo fa vi si conservava dai signori Gallotti, quasi prezioso cimelio, la grossa seggiola a spalliera, su cui erasi seduto Garibaldi in quella breve sosta, e che alcuni vecchi Battaglioti mi narravano l’apparizione di ‘Carlobardo’, (sic) come d’un fantasma prodigioso, che fugava l’esercito nemico come il sole fuga le tempeste.. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 405, in proposito scriveva pure che: “Narrasi pure che ad alcuni fanciulli, accorsi colà, il Generale facesse distribuire del cibo e delle monete, accarezzandoli con paterno affetto – e ciò trova pieno riscontro nei vari aneddoti della sua vita intima – e che accettasse di buon grado un prezioso coralo, lavorato a foggia dello stivale d’Italia, offertogli dal proprietario del fabbricato Barone don Paolo Gallotti, il quale seppe bene attendere ai doveri d’ospitalità verso la gloriosa comitiva.” Per chi non conosca la taverna del Fortino, etc…”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 146 e ssg., in proposito scriveva che: Nessuno timore: perchè la vampa del patriottismo era finalmente esplosa anche tra le popolazioni ignoranti, ed alle finestre dei paesini che si attraversavano, erano stati esposti piccoli tricolori, mentre sulla cima delle colline ardevano fuochi in segno di gioia e di saluto. Era festa, così, ovunque. E la gente più non si nascondeva, ma usciva sulle porte a far lume, nella speranza di vedere Garibaldi ‘con la spada d’oro al fianco’ e la camicia rossa come il suo gran cuore! Ecco ‘Torraca, Battaglia, Casaletto Spartano’. Era la strada dei “300”: una strada lunga e buia, in quel fatale 1857; ma breve e luminosa per i “Mille” di Garibaldi. Anche l’anfiteatro delle montagne, in quella notte di marcia, fu illuminato dalla luna, e ciò sembrò un lieto auspicio per coloro che, di trionfo in trionfo, si avvicinavano alla ‘Capitale’ per iconsegnarla all’Italia.”. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a p. 704, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, in proposito aggiungeva che: “…………….”.

Nel 4 settembre 1860, alla taverna “Osteria” del Fortino (o a Casalnuovo ?), Pietro LACAVA e Nicola MIGNOGNA che consegnò a Garibaldi la somma di 6000 ducati

Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Egli, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 457-458, dal “Diario” ed il taccuino di Bertani, in proposito scriveva che: “Viene Mignogna. Il generale mi prega di rimanere presso di lui come segretario generale. Si parte per Casalnuovo. Ho da accettare ? – 5 settembre. Il generale torna sull’argomento: dice che giunto a Napoli non avrebbe nominato ministri, ma tanti segretari quanti erano i rami amministrativi, segretari irresponsabili e non firmatari, non politici, poi un consiglio di dittatura che avrebbe aiutato il disbrigo degli affari. Accettai. Allora scrisse il seguente ordine del giorno: “Il generale Sirtori ha il comando dell’esercito nell’assenza del dittatore. Il colonnello Bertani è nominato segretario generale della dittatura – Casalnuovo, 5 settembre 1860. G. Garibaldi (1)”.”. White-Mario, a p. 458, nella nota (1) postillava: “(1) Questo ordine del giorno comparve tal quale nella ‘Gazzetta Officiale’ di Napoli, 8 settembre.”. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Egli, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 457-458, dal “Diario” ed il taccuino di Bertani, in proposito scriveva che: “Viene Mignogna. Il generale mi prega di rimanere presso di lui come segretario generale. Si parte per Casalnuovo. Ho da accettare ? – 5 settembre. Il generale torna sull’argomento etc…”. Jessie White Mario (….), nel suo “Garibaldi e i suoi tempi illustrato da Edoardo Matania” (ed. Treves, 1905, nuova edizione) parlando di Garibaldi e dell’annessione della Sicilia riporta il racconto di Agostino Bertani delo storico incontro che avvenne con Ghio alla taverna del Fortino. La White Mario, a p. 283 e ssg., nella nota (1) postillava: “(1) Ire politiche d’oltre tomba, raccolte da Agostino Bertani”. La White, però in questo testo riporta solo la descrizione dell’incontro alla Taverna del Fortino dove si discusse l’annessione della Sicilia al Regno Sabaudo. Agostino Bertani (….), nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, dove, il Bertani, a p. 73 e ssg., in proposito scriveva che: Vi trovammo alcuni amici politici inviati dalle provincie vicine che venivano a dare informazioni ed aiuti al generale Garibaldi.”. Giacomo Racioppi (….), nel 1909, nel suo “Storia dei moti della basilicata e delle provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi.”, a p. 200, in proposito scriveva che: A Casalnuovo venne a complirlo in nome del governo Lucano il signor Mignogna; e in nome del governo stesso, consapevole delle grandi strettezze dell’esercito meridionale, porse, non chiesto ma ben accetto, il presente della Lucania in seimila ducati al Dittatore. Del quale denaro una parte fece incontanente pagare al general Caldarelli; il quale marciando fra nemici popoli avea chiesto invano alle casse pubbliche ed ai privati di che pagare i viveri di suoi soldati; e che tagliato fuori dalla divisione Turr sbarcata a Sapri, rinnovò capitolazione col Dittatore. Fu il 6 ad Auletta. Quivi nominò Giacinto Albini etc…”. Giacomo Racioppi (….), nel 1909, nel suo “Storia dei moti della basilicata e delle provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi.”, a p. 200, in proposito scriveva che: Con essa il Generale venne il giorno 4 all’osteria del Fortino, e al povero villaggio di Casalnuovo nel vallo di Diano. Etc….A Casalnuovo venne a complirlo in nome del governo Lucano il signor Mignogna; e in nome del governo stesso, consapevole delle grandi strettezze dell’esercito meridionale, porse, non chiesto ma ben accetto, il presente della Lucania in seimila ducati al Dittatore. Del quale denaro una parte fece incontamente pagare al generale Caldarelli; il quale  marciando fra nemici popoli aveva chiesto invano alle casse pubbliche ed ai privati di che pagare i viveri ai suoi soldati; e che tagliato fuori dalla divisione Turr sbarcata a Sapri, rinnovò capitolazione al Dittatore.”. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a p. 704, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, in proposito aggiungeva che: “Ed ora trascriviamo il Bertani:…..Giunti, salendo ad un piccolo gruppo di case che si chiama ‘Fortino’, si trova sulla strada che da Lagonegro per Casalbono mette a Sala, vi trovammo alcuni amici politici, inviati dalle provincie vicine, che venivano a dare informazioni ed aiuti al Generale Garibaldi.”. Sul Fortino di Casaletto ha scritto l’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, dove a pp. 399-400, in propposito scriveva che: “III….narrato diffusamente nel Diario dal medico Agostino Bertani, assieme con la descrizione di quel viaggio avventuroso, che è pregio di trascrivere qui integralmente. “….Giunti, salendo, ad un piccolo gruppo di case che si chiama ‘Fortino’, e si trova sulla strada che da Lagonegro per Casalbuono mette a Sala, vi trovammo alcuni amici politici, inviati dalle provincie vicine, che venivano a dare informazioni ed aiuti al Generale Garibaldi. Etc…”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, nel 1911, a p. 33, in proposito scriveva che: E là, nell’osteria del Fortino – etc….narrato diffusamente nel Diario dal Medico Agostino Bertani, assieme con la descrizione di quel viaggio avventuroso, che è pregio di trascrivere qui integralmente: “Giunti, salendo, ad un piccolo gruppo di case che si chiama ‘Fortino’, e si trova sulla strada che da Lagonegro, per Casalbuono mette a Sala, vi trovammo alcuni amici politici, inviati dalle provincie vicine, che venivano a dare informazioni ed aiuti al Generale Garibaldi.”. Sempre il Pesce, nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, nel 1911, a pp. 42-43, in proposito scriveva che: “Quivi si fecero pure allora incontro al Generale il Prodittatore della Basilicata Nicola Mignogna ed il Segretario del Governo provvisorio Pietro Lacava, i quali gli presentarono gli omaggi dell’insorta Provincia, e l’offerta del popolo lucano di 6 mila ducati, dono prezioso nelle contingenze in cui il Dittatore si trovava. Infatti, buona parte di quella somma fu fatta distribuire ai soldati borbonici del Caldarelli, i quali, marciando fra popoli nemici, invano avevano chiesto denaro alle casse pubbliche ed ai privati, e spesso qua e là erano costretti a stendere la mano per chiedere l’elemosina ai cittadini ed agli stessi soldati di Garibaldi. Di quella somma pochi mesi dopo si volle ricevuta dal Generale Garibaldi, al quale si fecero giungere fino al romito scoglio di Caprera le querule note di riprorevoli dissidi, edil Generale rispose a Giacomo Racioppi nel 6 Febbraio 1861: “Rammento che presso Lagonegro vidi i Prodittatori provvisori della Lucania, fra i quali il nostro Nicola Mignogna, che mi offrirono spontanei ducati 6 mila pei bisogni della Patria. Queste parole sgannino gli illusi, e facciano zittire quei parchi nel fare, e nel dire così alteri, che volentieri azzannano ogni qualunque reputazione” (1).”. Pesce, a p. 43, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi nella ‘Cronistoria’ del Lacava i conti sommari dell’insurrezione lucana, nei quali a pag. 776 è riportata la lettera di Garibaldi.”. Sul Fortino di Casaletto ha scritto l’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a pp. 405-406, in propposito scriveva che: Quivi si fecero pure allora incontro al Generale il Prodittatore della Basilicata Nicola Mignogna ed il Segretario del Governo provvisorio Pietro Lacava, i quali gli presentarono gli omaggi dell’insorta Provincia e l’offerta del popolo lucano di 6 mila ducati, dono prezioso nelle contingenze in cui il Dittatore si trovava. Infatti, buona parte di quella somma fu fatta distribuire ai soldati borbonici del Cardarelli, i quali, marciando fra popoli nemici, e spesso qua e là erano costretti a stendere la mano per chiedere l’elemosina ai cittadini ed agli stessi soldati di Garibaldi. Di quella somma pochi mesi dopo si volle ricevuta dal Generale Garibaldi, al quale si fecero giungere fino al romito scoglio di Caprera le querule note di riprovevoli dissidi, ed il Genenare rispose a Giacomo Racioppi nel 6 Febbraio 1861: “Rammento che spesso Lagonegro vidi i Prodittatori provvisori della Lucania, fra i quali il nostro Nicola Mignogna, che mi offrirono spontanei ducati 6 mila pei bisogni della Patria. Queste parole sgannino gli illusi, e facciano zittire quei parchi nel fare, e nel dire così alteri, che volentieri azzannano ogni qualunque riputazione”. Da questa lettera del Generale si vede che anche in lui rimase saldo nella mente il grato ricordo di quei luoghi pittoreschi, che per gli importanti avvenimenti sono ormai consacrati alla storia.”. Pesce, a p. 406, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi nella ‘Cronistoria del Lacava i conti sommari dell’insurrezione lucana, nei quali a pag. 776 è riportata la lettera di Garibaldi.”.  Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 133, in proposito scriveva che: “Alla taverna arrivarono Michele Mignogna e Pietro Lacava mandati dal governo provvisorio di Basilicata per consegnare al Generale la somma di sei mila ducati. Garibaldi accettò ben volentieri quella somma, rispondendo al Mignogna “Gradisco più questa somma che un esercito.”. Difatti urgeva denaro per provvedere ai bisogni di quelle colonne insurrezionali. Una parte di esso servì per alimentare le truppe del generale Caldarelli, che non aveva potuto ottenere dal governo i mezzi necessari (1). Arrivano continuamente alla taverna deputazioni delle provincie recando sempre più liete notizie, il Piola capo della marina siciliana di Garibaldi e il generale Turr. La Lessie White Mario riferisce questa scena narratale dal Bertani “Garibaldi entra in una stanza etc….”. Mazziotti, a p. 133, nella nota (1) postillava: “(1) Lacava Michele, opera citata, pag. 701 – Discorso di Pietro Lacava tenutosi in Napoli nel maggio 1911, nel Congresso dei patri superstiti delle patrie battaglie, p. 17.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 202, in proposito scriveva che: “Il 5 settembre a Casalnuovo Garibaldi si vide venire incontro il Mignogna, governatore in suo nome della provincia di Basilicata, che si era dichiarato per lui più di due settimane avanti, mentre egli attendeva varcare lo Stretto. I lucani gli mandavano in attestato di affetto il dono di 6000 ducati (25000 lire) e arruolarono una brigata Lucana che seguì Garibaldi fino a Napoli, dove 900 si sbandarono, mentre gli altri 1200 parteciparono alla campagna del Volturno (3). Dopo Casalnuovo il Dittatore continuò la corsa in vettura per la Provincia di Principato Citeriore. Quanto più egli si apprestava alla capitale tanto più crescevano i segni dell’azione sua corruttrice nella manifesta degradazione morale delle popolazioni, e tanto più diminuiva, fino a diventar nullo, il concorso dei volontari pronti a battersi; d’altra parte però non si riscontrava il più piccolo residuo di sentimenti reazionari.”. Dobelli, nella traduzione del Treveljan, a p. 202, nella nota (3) postillava: “(3) Racioppi, 217; Mignogna, 214-215”. Dobelli, a p. 436, postillando di “Mignogna = Carbonelli (G. Pupino) – Nicola Mignogna, Napoli, 1889.”. Infatti, Giuseppe Pupino-Carbonelli (….), nel suo “Nicola Mignogna”, a pp. 214-215, in proposito scriveva che: “Il 5 settembre Garibaldi giunge a Casalnuovo, confine tra la Calabria e la Basilicata. Ivi Nicola Mignogna, in nome della provincia, gli dà il benvenuto; presentandogli l’offerta pecuniaria de’ Lucani (1). Garibaldi gli stende la mano, gli ripete con voce incantevole: “Bravo, Mignogna, voi avete ben meritato della Patria!”. A cui il Mignogna: “Tutto è possibile, Generale, quando voi volete.” E si dicendo, gli porge un foglio. E’ un telegramma di Giuseppe Libertini presidente del ‘Comitato Unitario che annunzia: “Francesco II, preso congedo da’ Napoletani s’imbarca per Gaeta….” etc…”. Pupino, a p. 215, nella nota (I) postillava: “(1) Bertani rilasciò a Napoli la seguente ricevuta (vedi documento XXXI). “Dal sig. avv. Nicola Mignogna ho ricevuto Ducati seimila (pari a L. 25,500), offerta fatta dalla Provincia di Basilicata al Dittatore. Il Segretario Generale della Dittatura Agostino Bertani.” “. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 134, in proposito scriveva che: “Il Dittatore coi suoi compagni, mosse lo sesso giorno 4 per Casalbuono, ove rimase la notte. Etc….”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 580 ed in proposito scriveva che: “5 Settembre….Alle 10 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul vapore Brésil riprende la rotta verso il Sud per proseguire la ricevuta missione. A mezzodì il Brésil giunge nelle acque di Amantea e dopo breve sosta si pone in traccia di un Paranzello sul quale ha saputo esservi Uffiziali e soldati. Alla punta dei rinfreschi difatto incontra il bastimento e prende a bordo del Brésil 14 Uffiziali e 21 soldati del 5° battaglione Cacciatori. Nel Giornale del Capitano leggesi: “Alle ore 10 (a.m.) partito verso Amantea dove sono giunto alle 12 (m.). Posto poco dopo in traccia del paranzello con gli Uffiziali e soldati del 5° cacciatori, che ho incontrato verso la punta dei rinfreschi e preso 14 Uffiziali e 21 soldati”. Poi il vapore fa rotta per Maratea. A sera (così trovo indicato) le Brigate Garibaldine Milano e Spinazzi arrivano a Casalnuovo, ove da più ore trovasi il Generale Garibaldi e vi rimarrà la seguente notte. Alle 7 (p.m.) giunge a Vibonati la Brigata garibaldina Puppi. Alle 8 (p.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia perviene nelle acque di Maratea e scrive nel suo Giornale: “Ritorniamo a Maratea ed imbarcati 14 individui di truppa, quindi partito da Paola.”. Poi trovo scritto: “Alle 10 (p.m.) partito da Paola.”. 5 settembre. All’alba la brigata garibaldina Puppi è in marcia da Vibonati alla volta di Casalnuovo. Da Casalnuovo il Generale Garibaldi a mezzo del telegrafo notifica: “Il Colonnello Bertani è nominato segretario generale.” Poi invia ordine a tutti i municipii (così fa sapere il Lacava): etc…”Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, a p. 578 ed in proposito scriveva che: “4 Settembre….Anche press’a poco alle 8 (a.m.) il Generale Garibaldi con le persone che l’accompagnano perviene sulla consolare per Sala ad un gruppo di case chiamato Fortino. Ivi il Generale trova i Signori Mignogna, Prodittatore di Basilicata, e Lacava venuti a salutarlo e per offrirgli D. 6000 in piastre e colonnati (beati tempi!!). E secondo il De Cesare il dono riesce molto gradito al Generale !!! Ed il Lacava fa sapere, che di tal somma il Dittatore ne fa tenere una parte al Generale Caldarelli: il quale marciando tra i nemici popoli ha chiesto invano alle casse pubbliche ed ai privati di chi pagare i viveri dei suoi soldati. Oltre del Mignogna e del Lacava al Fortino il Gnerale trova il Tenente di Vascello della Marina Sarda Piola etc…”. Raffaele De Cesare (Memor) (….), nel suo “La fine di un Regno – Dal 1855 al 6 settembre 1860 con prefazione di Raffaele De Cesare”, a p. 461, in proposito scriveva che: Il giorno 4 il dittatore si fermò all’osteria del Fortino, presso Casalnuovo, dove ricevè Mignogna e Pietro Lacava, che lo salutarono in nome del governo provvisorio di Basilicata, e gli portarono seimila ducati, in tante piastre e colonnati: somma che riuscì gradita al dittatore, e fu spesa, in gran parte, di sussidi ai soldati di Caldarelli, i quali, dopo la capitolazione di Cosenza, si ritiravano verso Napoli, e, dopo una nuova capitolazione fatta con Garibaldi, deposero le armi. Mignogna e Lacava si unirono al Dittatore, e con lui passarono la notte a Salerno, ed entrarono il 7 settembre, a Napoli. All’alba del sei Garibaldi fu in Auletta, dove ricevè Giacinto Albini, l’altro prodittatore di Basilicata, e lo nominò governatore della stessa provincia, con pieni poteri. E in quella guisa che, il giorno innanzi, a Casalnuovo, aveva nominato Bertani segretario generale della dittatura, da Auletta scrisse ai due comitati di Napoli, come invito alla concordia, etc…”. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 908, in proposito scriveva che: Il giorno 4 il dittatore si fermò all’osteria del Fortino, presso Casalnuovo, dove ricevé Nicola Mignogna e Pietro Lacava, che lo salutarono in nome del governo provvisorio di Basilicata, e gli portarono seimila ducati, in tante piastre e colonnati: somma che riuscì gradita al dittatore, e fu spesa, in gran parte, di sussidi ai soldati di Caldarelli, i quali, dopo la capitolazione di Cosenza, si ritiravano verso Napoli, e, dopo una nuova capitolazione fatta con Garibaldi, deposero le armi.”. Raffaele De Cesare (Memor) (….), nel suo “La fine di un Regno – Dal 1855 al 6 settembre 1860 con prefazione di Raffaele De Cesare”, a p. 461, in proposito scriveva che: Il giorno 4 il dittatore si fermò all’osteria del Fortino, presso Casalnuovo, dove ricevè Mignogna e Pietro Lacava, che lo salutarono in nome del governo provvisorio di Basilicata, e gli portarono seimila ducati, in tante piastre e colonnati: somma che riuscì gradita al dittatore, e fu spesa, in gran parte, di sussidi ai soldati di Caldarelli, i quali, dopo la capitolazione di Cosenza, si ritiravano verso Napoli, e, dopo una nuova capitolazione fatta con Garibaldi, deposero le armi. Mignogna e Lacava si unirono al Dittatore, e con lui passarono la notte a Salerno, ed entrarono il 7 settembre, a Napoli. All’alba del sei Garibaldi fu in Auletta, dove ricevè Giacinto Albini, l’altro prodittatore di Basilicata, e lo nominò governatore della stessa provincia, con pieni poteri. E in quella guisa che, il giorno innanzi, a Casalnuovo, aveva nominato Bertani segretario generale della dittatura, da Auletta scrisse ai due comitati di Napoli, come invito alla concordia, etc…”. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 908, in proposito scriveva che: “…... Dunque, Raffaele De Cesare scriveva che Garibaldi ricevette Mignogna all’osteria del Fortino e non a Casalnuono. Secondo il Bertani, Mignogna arrivò al Fortino il giorno 4 settembre 1860 ed a Casalnuovo, il giorno 5 settembre si recò con Garibaldi come invece, diversamente scrive il Treveljan. Rocco Sanseverino (….), nel suo “Tricarico nella rivoluzione Lucana del 1860”, Trani, ed. Paganelli, 1928, a p. 24, in proposito scriveva che: “Garibaldi intanto, di vittoria in vittoria, il 4 settembre toccò la nostra terra al Fortino nel Lagonegrese, ove s’incontrò con Mignogna.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo, L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane, Salerno, Linotip. S. Jannone, 1960, a pp. 116-117, parlando di Casalbuono e non del Fortino, in proposito scriveva che: VI. Nel dì precedente l’Eroe s’era avviato con i suoi a Casalbuono (18) – paese che segue il confine tra la provincia di Salerno e la Basilicata – dove giunse in carrozza dalla vecchia rotabile (19) alle 5 del giorno 4. Lo accompagnavano Turr, Cosenz, Sirtori, Caldesi, Avezzana, Musolino, Nullo, Mordini, Missori, Serafini ed i giornalisti di giornali inglesi…..Etc…. Il giorno dopo si vide venire incontro il Mignogna, governatore di Basilicata, il quale più di due settimane avanti si era dichiarato per lui. Il patriota lucano diede il benvenuto al Generale in nome della sua provincia e gli presentò l’offerta dei lucani ammontante a seimila ducati in tante piastre e colonnati. Il Dittatore, stendendogli la mano, gli ripetè: Bravo Mignogna, voi avete ben meritato dalla Patria ! (21). Il Mignogna etc…, gli pose un telegramma di Giuseppe Libertini, presidente del Comitato Unitario, annunziante che…etc…Il Generale pubblicò poi un decreto col quale, in sua assenza, affidava al Sirtori il comando dell’esercito.”Dunque, De Crescenzo riferendosi all’arrivo di Garibaldi a Casalnuovo scriveva che egli era accompagnato dal generale Turr, Cosenz, Sirtori, Caldesi, Avezzana, Musolino, Nullo, Mordini, Missori e Serafini, personaggi dei quali in parte ho già parlato. E’ chiaro che anche se De Crescenzo si riferiva all’arrivo della comitiva a Casalnuovo, poichè la comitiva di Garibaldi proveniva dalla Taverna del Fortino del Cervaro va da se che questi personaggi erano con lui anche al Fortino. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a pP. 147-148 e ssg., in proposito scriveva che: Lo attendevano Nicola Mignogna e Pietro La Cava: due cospiratori audacissimi, i cui nomi erano segnati a carattere di fuoco nel libro nero della polizia borbonica. Il colloquio sulla effervescenza della Basilicata – sollevatasi dopo il 20 luglio – avvenne nella storica “Osteria”, ove Pisacane radunò il suo minuscolo Stato Maggiore nella notte del 30 giugno 1857. Ed a Garibaldi i suddetti cospiratori lucani consegnarono, in nome del loro Governo provvisorio, ben seimila ducati in ‘piastre e colonnati’. Ad una certa ora, intorno al “Fortino” si fece silenzio. Garibaldi si concesse un pò di riposo”. Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a pp. 60-61, in proposito scriveva che: Il giorno 4 Garibaldi giunse con i suoi a Casalbuono….Il giorno seguente Mignogna, Governatore di Basilicata, nel dare il benvenuto al Generale, in nome della sua Provincia, gli consegnò la somma di 6000 ducati. A tal proposito l’eroe visibilmente soddisfatto ringraziò il benefattore con queste precise parole: “…Bravo Mignogna, voi avete ben meritato dalla Patria”. Questi rispose: “Generale, tutto è possibile quando voi volete”, detto ciò consegnò all’illustre condottiero un telegramma a firma del Presidente del Comitato Unitario di Napoli, nel quale era scritto che Francesco II era fuggito a Gaeta e che le sue truppe erano appostate a Capua. Civitella, Pescara e Gaeta. A queste notizie Garibaldi esclamò: “Per ora bisogna che andiamo a Napoli”. Detto questo il Mignogna gli assicurò che oltre duemila lucani erano disposti a seguirlo ovunque.”. Giorgio Mallamaci (…), nel suo “Torraca – Storia di un borgo del Cilento”, parlando della “I moti del 1928 e del 1848” continuando a parlare di Torraca, a pp. 96-97 e ssg., nel capitolo “Torraca, 29 giugno 1857”, in proposito scriveva che: “…..al Fortino,…..dove incontrò Nicola Mignogna, Giacinto Albini, il futuro prodittatore della Basilicata e Pietro Lacava, artefici della liberazione di Potenza avvenuta il 18 agosto. Etc…”. Giorgio Mallamaci (…), nel suo “Torraca – Storia di un borgo del Cilento”, parlando della “I moti del 1928 e del 1848” continuando a parlare di Torraca, a pp. 96-97 e ssg., nel capitolo “Torraca, 29 giugno 1857”, in proposito scriveva che: “Il 3 settembre,….a Vibonati, ……da qui il giorno dopo si recò al Fortino, facendo lo stesso percorso che aveva compiuto nel ’57 il Pisacane (attraversando quindi in parte, anche il territorio del comune di Torraca), dove incontrò Nicola Mignogna, Giacinto Albini, il futuro prodittatore della Basilicata e Pietro Lacava, artefici della liberazione di Potenza avvenuta il 18 agosto. Questi porsero al generale gli omaggi del Governo lucano e della sua popolazione e come riconoscenza gli consegnarono seimila ducati. Il Generale accettò la somma, per poi devolverla in sussidi ai soldati borbonici che avevano abbandonato le truppe ed erano allo sbando in ritirata da Napoli.”.. Tommaso Pedio (….), nel suo, La Basilicata nel Risorgimento politico Italiano (1700-1870) – Saggio di un Dizionario bio-bibliografico, a pp. 113-114, parlando degli scritti pubblicati a stampa nel 1860, ed in particolare quelli attribuiti a Gaetano Lancillotti, a p. 115, in proposito scriveva: “480 Gaetano Lancillotti, Conto sommario degl’introiti e degli esiti fatti dal Governo Provvisorio dlla Insurrezione Lucana nell’agosto e settembre 1860, s. 1., nè a. (1861). Il Prestito Nazionale fruttò al Governo prodittatoriale la somma di duc. 22.930,22 etc…Il resto del riscosso, duc. 6.000, venne consegnato a Giuseppe Garibaldi come risulta dalla lettera di Garibaldi a Giacomo Racioppi del 6 febbraio 1861 da Caprera con la quale si dà quitanza della somma ricevuta.”. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIXI secolo – Considerazioni storiche etc…”, a pp. 100-101, in proposito scriveva: “Sullo spiazzo del Fortino attendevano Garibaldi tutti i componenti il Comitato insurrezionale di Lagonegro, tra cui il presidente Aniello Picardi, il Commissario Civile avv. Giuseppe Mango, i fratelli Aldinio, Nicola Alagia, Antonio Ladaga e la Guardia Nazionale al completo; giunsero poi il Pro-dittatore della Basilicata Nicola Mignogna e il segretario del Governo Provvisorio Pietro Lacava che in nome della Basilicata e di tutti gli insorti diedero il benvenuto al Dittatore e gli consegnarono la somma di seimila ducati (1). Garibaldi strinse la mano al Mignogna e gli disse: “Bravo Mignogna, Voi avete ben meritato della Patria”.

Nel 1856-57, i Processi a diversi rivoluzionari antiborbonici: Nicolò MIGNOGNA

Maria Sofia Corciulo (….), nel suo “Opinione pubblica e processi politici nel regno delle due Sicilie: il caso Mignogna – De Pace (1855-56)”, in “Archivio Storico per le provincie napoletane”, vol. CXXII, Società Napoletana di Storia Patria, 2005, a p. 395 ci parla del processo intentato nel 1856 contro Nicola Mignogna e, a p. 403, in proposito scriveva che: “Sorprendentemente, nonostante le peggiori aspettative, la sentenza fu mite: il 2 ottobre 1856, al Mignogna fu comminato l’esilio dal regno (il Mazzini era intervenuto in suo favore presso l’ambasciata inglese in Napoli). Agli altri imputati, con l’eccezione dei recidivi detenuti, Ventre, Mauro e De Angelis, ai quali furono aggiunti ai 20 che già stavano scontanto altri 12 anni di ferri, non furono inflitte pene eccessivamente dure: due anni al sacerdote De Cicco ed uno al monaco Ruggero. I restanti inquisiti vennero assolti, fra cui il De Pace (25). Etc…”. Da Wikipedia leggiamo che Nicolò Cataldo Mignogna (Taranto, 28 dicembre 1808 – Giugliano in Campania, 31 gennaio 1870) è stato un patriota e politico italiano. Fu uno dei 1089 componenti della Spedizione dei Mille guidata da Giuseppe Garibaldi.  Nel 1836 si iscrisse alla Giovine Italia e partecipò ai moti del 1848. Poiché era stata trovata una corrispondenza cifrata nella sua abitazione, nel 1855 fu processato e condannato all’esilio perpetuo dal Regno delle Due Sicilie. Si recò allora a Genova, dove conobbe Giuseppe Garibaldi che lo nominò tesoriere della spedizione dei Mille. A Talamone fu aggregato alla III Compagnia di Giuseppe La Masa e si imbarcò sul Lombardo. Fece amicizia con Emilio Petruccelli, con cui il 5 agosto convocò il comitato d’azione. Il 15 agosto il comitato emise un comunicato che invitava tutti i liberali a convergere a Potenza dove, grazie ad una rivolta civile, fu costituito il governo prodittatoriale nelle persone di Giacinto Albini e di Mignogna. Il 4 settembre 1860 Garibaldi giunse a Fortino di Lagonegro dove fu accolto da Mignogna e da Pietro Lacava, i quali posero gli omaggi del governo lucano e gli consegnarono a nome del popolo seimila ducati, devoluti ai soldati borbonici disertori. Su Nicola Mignogna ha scritto Giuseppe Pepino-Carbonelli (….), nel suo Nicola Mignogna nella storia dell’unità d’Italia, Napoli (1889).

Nel 4 settembre 1860, alla taverna “Osteria” del Fortino, Garibaldi incontrò Francesco Paolo LAVECCHIA, comandante della Colonna di Tricarico e di stanza a Lagonegro

Pare che al Fortino, Garibaldi, oltre ad avere incontrato il messo di Depretis, Piola-Caselli e Mignogna e Lacava, avesse incontrato e ringraziato anche Francesco Paolo Lavecchia, comandante dei volontari che si trovavano di stanza nel Lagonegrese. Agostino Bertani (….), nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, dove, il Bertani, a p. 73 e ssg., in proposito scriveva che: Vi trovammo alcuni amici politici inviati dalle provincie vicine che venivano a dare informazioni ed aiuti al generale Garibaldi.”. La giornalista inglese Jessie White Mario (….), (vedova Mario), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra”, nel cap. XVIII: “Segretario generale del dittatore (Settembre)”, pubblicò e trascrisse l’episodio tratto dal Diario o taccuino del Bertani, ed a p. 456-457-458, in proposito scriveva che: “Giungono deputazioni e amici dalle vicine provincie tutti con buone notizie: giunge il Piola capo della marina siciliana di Garibaldi. Etc…”. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a p. 704, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, in proposito aggiungeva che: “Ed ora trascriviamo il Bertani:…..Giunti, salendo ad un piccolo gruppo di case che si chiama ‘Fortino’, si trova sulla strada che da Lagonegro per Casalbono mette a Sala, vi trovammo alcuni amici politici, inviati dalle provincie vicine, che venivano a dare informazioni ed aiuti al Generale Garibaldi.”. Sul Fortino di Casaletto ha scritto l’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, dove a pp. 399-400, in propposito scriveva che: “III….narrato diffusamente nel Diario dal medico Agostino Bertani, assieme con la descrizione di quel viaggio avventuroso, che è pregio di trascrivere qui integralmente. “….Giunti, salendo, ad un piccolo gruppo di case che si chiama ‘Fortino’, e si trova sulla strada che da Lagonegro per Casalbuono mette a Sala, vi trovammo alcuni amici politici, inviati dalle provincie vicine, che venivano a dare informazioni ed aiuti al Generale Garibaldi. Etc…”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, nel 1911, a p. 33, in proposito scriveva che: E là, nell’osteria del Fortino – etc….narrato diffusamente nel Diario dal Medico Agostino Bertani, assieme con la descrizione di quel viaggio avventuroso, che è pregio di trascrivere qui integralmente: “Giunti, salendo, ad un piccolo gruppo di case che si chiama ‘Fortino’, e si trova sulla strada che da Lagonegro, per Casalbuono mette a Sala, vi trovammo alcuni amici politici, inviati dalle provincie vicine, che venivano a dare informazioni ed aiuti al Generale Garibaldi.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 133, in proposito scriveva che: “Arrivano continuamente alla taverna deputazioni delle provincie recando sempre più liete notizie, il Piola capo della marina siciliana di Garibaldi e il generale Turr.”. Rocco Sanseverino (….), nel suo “Tricarico nella rivoluzione Lucana del 1860”, Trani, ed. Paganelli, 1928, a p. 24, in proposito scriveva che: “Garibaldi intanto, di vittoria in vittoria, il 4 settembre toccò la nostra terra al Fortino nel Lagonegrese, ove s’incontrò con Mignogna. Il dittatore ringraziò Lavecchia sia per lo splendido lavoro compiuto nel lagonegrese, sia per avere con intelligenza raccolti e disarmati i gendarmi e i soldati borbonici in fuga, e sotto buona scorta avviati ai propri paesi, sia per aver preparato i viveri alle truppe garibaldine.”Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, a p…., in proposito scriveva che: “……  

Nel 4 settembre 1860, Turr che aveva accompagnato il Ministro della Marina Siciliana, Giuseppe Alessandro PIOLA-CASELLI, arrivati al Fortino del Cervaro si fermarono per attendere il generale Garibaldi, a cui consegnarono delle lettere riservate di Depretis e di Cavour 

Carlo Pecorini-Mazoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 149, in proposito scriveva pure: “Coerentemente a questa lettera Turr appena arrivato a Fortino il 4 Settembre, si fermò per attendervi il Dittatore che vi arrivò il giorno stesso. Ivi fu raggiunto il Generale Garibaldi dal comandante della flotta siciliana Piola, mandato espressamente da Depretis Prodittatore a Palermo per sollecitare Garibaldi a decretare l’annessione, etc…”. Nel racconto del Diario di Agostino Bertani, che ricordiamo sbarcò in sieme a Garibaldi sulla spiaggia di Sapri, nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, dove, il Bertani, a pp. 73-74 e ssg., in proposito scriveva che: “Dopo poco vidi entrare Garibaldi, seguito dal suo compagno e segretario privato Basso e dal comandante Piola, passare al di là dell’assito e rinchiudersi dietro la porta. Rispettai la tacita consegna e seguitava a mangiare; ma, scorsi pochi istanti, entrò anche Turr, del cui intervento non compresi la necessità; poscia sopraggiunse ed entrò Cosenz.”. Bertani racconta e testimonia della riunione che si ebbe al Fortino del Cervaro tra Garibaldi, Turr e Piola. Anche Turr era già al Fortino. Costanzo Maraldi, nel suo “La rivoluzione siciliana del 1860 e l’opera politico-amministrativa di Agostino Depretis”, Roma, Tip. L. Proja, via Emilio Faà di Bruno, 7, 1932, a p. 83-84 e ssg., in proposito scriveva: IX…..Il Piola, latore della lettera del Depretis, raggiunse Garibaldi la mattina del 4 settembre 1860, presso un piccolo gruppo di case chiamato Fortino, sulla strada che da Lagonero per Casalnuovo mette a Sala Consilina. “Piola” – scrive il Bertani – “aveva rivelato ai più influenti (nel seguito di Garibaldi) il proprio incarico, e gli venne agevolmente fatto d’impegnarli in suo aiuto”….Infatti egli aveva parlato “concitatamente” con il Tur, le cui relazioni amichevoli col governo di Torino lo rendevano sospetto di “cavourismo”…”. Sappiamo del viaggio del Piola per incontrare Garibaldi sul campo, latore della lettera del Depretis che consegnò a Garibaldi al Fortino il 4 settembre 1860 ma non ci sono notizie sul viaggio. E’ molto probabile che sia Piola che l’Augier si siano incontrati a Sapri con il Turr e partiti insieme di buon ora col Turr che li accompagnò verso Garibaldi. Garibaldi gli aveva ordinato di muoversi da Sapri ma gli aveva scritto che sarebbe risalito al Fortino, dove poi tutti si incontrarono. Riguardo il viaggio di ritorno del Piola sappiamo pure che egli arrivò a Palermo il giorno 5 settembre 1860. Dunque, non è difficile che il Piola, si imbarcò di nuovo a Sapri per raggiungere via mare Palermo. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: Il Turr imbarcò tutti il 1° settembre e sbarcò a Sapri alle 9 del mattino seguente. Alle cinque del pomeriggio ripartiva da Sapri per via di terra e poco prima del mezzogiorno del 4 settembre era al Fortino dopo aver bivaccato la prima notte a Vibonati ed aver costeggiato poi le falde del monte Cocuzzo. Etc..”. L’ultima notizia dell’Agrati non corrisponde al vero in quanto non fu Turr ad “…dopo aver bivaccato la prima notte a Vibonati ed aver costeggiato poi le falde del monte Cocuzzo. Etc..”, ma fu Rustow con buona parte delle truppe garibaldine che il giorno 2 settembre sbarcarono a Sapri con il Turr e con Rustow. Quando Garibaldi arrivò a Sapri e diede l’ordine a Rustow di avviarsi a Vibonati, il Turr aveva lasciato Sapri già dalle prime ore del mattino. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a p. 285, in proposito scriveva che: “Ciò avvenne, pernottò a Vibonati mentre Turr lo attese al Fortino (35).”. Policicchio, a p. 285, nella nota (35) postillava: “(35) Piccola opera fortificata, tra Lagonegro e Casalbuono, realizzata dal generale francese Desvernois quando, agli inizi del 1808, fu inviato nella sottodivisione di Lagonegro per debellarvi il brigantaggio.”. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a pp. 146-147, in proposito scriveva che: Il giorno dopo, attraverso lo stesso percorso seguito da Pisacane tre anni  prima, salì al Fortino e nella taverna che già aveva accolto il Napoletano si incontrò col medico Agostino Bertani, attivo organizzatore della spedizione; col generale Stefano Turr, comandante della XV Divisione; con Enrico Cosenz, comandante della XVI Divisione; con Giuseppe Piola, comandante della Marina Siciliana; etc…”. Dunque, dai brani e dalle notizie sappiamo che Turr ed il ministro Piola erano già al Fortino il 4 settembre 1860 ed attendevano l’arrivo di Garibaldi. Infatti, Garibaldi, proveniente da Sapri, accompagnato e seguito dal suo segretario Basso, il generale Cosenz, Agostino Bertani ed altri, il 4 settembre 1860 si incontrò con il ministro Piola, latore di una lettera di Depretis.

Nel 4 settembre 1860, Garibaldi, alla taverna del Fortino del Cervaro ricevè il Ministro della Marina Siciliana, Giuseppe Alessandro PIOLA-CASELLI, latore di una lettera di DEPRETIS che gli chiedeva l’annessione della Sicilia al Regno Sabaudo

Turr ed il ministro Piola erano già al Fortino il 4 settembre 1860 ed attendevano l’arrivo di Garibaldi. Infatti, Garibaldi, proveniente da Sapri, accompagnato e seguito dal suo segretario Basso, il generale Cosenz, Agostino Bertani ed altri, il 4 settembre 1860 si incontrò con il ministro Piola, latore di una lettera di Depretis. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, vol. I-II, ed. Barbèra, Firenze, 1882, nel vol. II, in cui a pp. 176-177, in proposito scriveva che: “Il 4 settembre, il comandante Piola, capo della Marina siciliana, raggiunto il generale Garibaldi a Fortino, presso Sapri, gli porgeva una lettera del Depretis, colla quale questi lo sollecitava a decretare il plebiscito dell’Isola. “La scena (scrive il Bertani) (1) accadeva in una povera osteria. Turr e Cosenz, presenti al colloquio, etc…”. Guerzoni, a p. 177, nella nota (1) èposstillava: “(1) Ire politiche d’oltre tomba, di Agostino Bertani, pag. 74.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 149-150, in proprosito scriveva che: “Ivi fu raggiunto il Generale Garibaldi dal comandante della flotta siciliana Piola, mandato espressamente da Depretis Prodittatore a Palermo per sollecitare Garibaldi a decretare l’annessione, senza di che, organizzare la Sicilia era impossibile. Garibaldi chiamò a consiglio Cosenz e Turr, il cui parere fu l’annessione, purchè il Governo soccorresse apertamente le operazioni sul continente, ed il Depretis restasse in Sicilia come Luogotenente del Re. Garibaldi dopo alcuni istanti di riflessione cominciò a dettere al suo segretario Basso questa risposta: “Fate l’annessione quando volete”. In quel momento entrò Bertani etc…”. Nel 1998, in occasione della redazione dell’“Analisi: Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma e su incarico del Comune di Sapri che redissi per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.), nella mia nota (172) postillavo che: (172) Infante A., Garibaldi nel Cilento, Torchiara, 1984, pp. 57, 58.”. Sul Fortino di Casaletto ha scritto l’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, che, a pp. 399-400, in propposito scriveva che: “III….narrato diffusamente nel Diario dal medico Agostino Bertani, assieme con la descrizione di quel viaggio avventuroso, che è pregio di trascrivere qui integralmente. “….Giunti, salendo, ad un piccolo gruppo di case che si chiama ‘Fortino’, e si trova sulla strada che da Lagonegro per Casalbuono mette a Sala, vi trovammo alcuni amici politici, inviati dalle provincie vicine, che venivano a dare informazioni ed aiuti al Generale Garibaldi. Là ci aveva raggiunti, per un altra via, il Tenente di Vascello della Marina Sarda Signor Piola, innalzato al maggior grado di comando della Marina Siciliana, il quale veniva da Palermo, inviato dal Depretis, a sollecitare presso Garibaldi la pronta annessione della Sicilia. Eravamo affamati, ed occupammo la sola stanza disponibile dell’unica osteria. Un assito sulla sinistra dell’ingresso con un uscio nel mezzo spartiva in due la stanza. Al di quà, sovra un tavolo contro l’uscio, veniva recato allora fumante un capretto cotto allo spiedo. Io attendevo i compagni al sospirato pasto, ma ben d’altro si occupavano eglino in quei momenti. Piola aveva rivelato ai più influenti il proprio incarico, e gli venne agevolmente fatto di impegnarli in suo aiuto. M’accorsi bensì di qualche imbroglio, ma più di esso in me potè il digiuno, e mi posi intorno al capretto. Dopo poco vidi entrare Garibaldi, seguito dal suo compagno e segretario privato Basso, e del comandante Piola, passare al di là dell’assito e rinchiudersi dietro la porta. Rispettai la tacita consegna e seguitai a mangiare: ma, scorsi pochi istanti, entrò anche Tur, del cui intervento non compresi la necessità, poscia sopraggiunse ed entrò Cosenz. Allora mi avvidi che potevo entrare anche io, quant’unque non rivestito di alcun carattere ufficiale. Era tempo. Ho ancora davanti agli occhi quella stanzuccia e il posto occupato dalle cinque persone che ebbero parte nella scena interessante che descrivo. Appena al di là dal piccolo uscio a dritta stava seduto Garibaldi su d’una rustica sedia, al suo fianco destro Tur, all’estremità sinistra della camera, in piedi appoggiato ad un letto stava Cosenz. Rimpetto a Garibaldi, chi aspetta la dettatura, Basso. Al suo fianco, e proprio in faccia a Garibaldi ed in piedi, Piola. Io mi posi all’estremità destra della camera sotto una finestra e ritto. Il discorso durava da pochi minuti, quand’io entrai con qualche sorpresa dei presenti. Garibaldi, sempre sereno e tanto più quando crede far atto di compiacenza, disse forte: Basso, scrivete, e dettò: ‘Caro Depretis, fate l’annessione quando volete’. La gran parola era slanciata….E la scena finì. Garibaldi si levò. L’ambasciatore di Depretis e il suo patrocinatore Ungherese, uscendo dalla stanza e passandomi accosto, non mi guardarono soddisfatti e benigni. Io rimasi per poco solo nella cameretta con Garibaldi. Avevo compiuto ciò che credevo mio dovere allora, e non ricordo se rimanessi solo anche a mangiare il capretto allo spiedo. Poco dopo si partì. Piola si rivolse a mezzogiorno, e noi, già rifatti allegri, ci siamo rimessi in carrozza diretti a Casalbuono (1).”.”. Pesce, a p. 403, nella nota (1) postillava: “(1) Ire politiche d’oltre tomba, raccolte da Agostino Bertani pag. 71.”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, nel 1911, a p. 33, in proposito scriveva che: E là, nell’osteria del Fortino – dove per grata memoria bisognerebbe apporre un ricordo marmoreo – si svolse allora un avvenimento straordinario, che entra nella storia generale d’Italia, narrato diffusamente nel Diario dal Medico Agostino Bertani, assieme con la descrizione di quel viaggio avventuroso, che è pregio di trascrivere qui integralmente: “…..Là ci aveva raggiunti, per altra via, il Tenente di Vascello della Marina Sarda Signor Piola, innalzato al maggior grado di comando della Marina Siciliana. Devoto, come era naturale e doveroso in lui, etc….”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 133, in proposito scriveva che: Arrivano continuamente alla taverna deputazioni delle provincie recando sempre più liete notizie, il Piola capo della marina siciliana di Garibaldi e il generale Turr. La Lessie White Mario riferisce questa scena narratale dal Bertani “Garibaldi entra in una stanza etc….”. Sappiamo che Piola Caselli si incontrò con Garibaldi e con il gruppo che lo accompagnava al Fortino del Cervaro. Moliterni, a p. 196, in proposito scriveva pre che: “Bertani riferisce del colloquio con il Ministro della Marina Siciliana avvenne la mattina del 4 settembre nella taverna del Fortino (21).”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 114-115 e ssg., in proposito scriveva che: V. Al Fortino….Mentre la comitiva era lì radunata per accordarsi circa le mosse da prendere, arrivavano in continuazione deputazioni delle provincie, per annunziare liete notizie. Vi giunsero anche il dott. Mari di Auleta, il Mignogna, il Lacava, il Turr, il Piola, quest’ultimo ufficiale della flotta piemontese, capo della marina siciliana di Garibaldi, ed inviato dal Depretis con l’incarico di persuadere il Generale a dare il suo consenso all’immediata annessione della sola Sicilia al regno di Vittorio Emanuele. Costui fu sostenuto con tutto ardore dal Turr, e dal Cosenz, i quali supplicarono il Generale di concedere l’annessione a condizione che il Depretis rimanesse al governo come luogotenente di Vittorio Emanuele e ce non si cessasse di mandare dall’isola sussidi ai garibaldini, consistenti in forze ed in denari. In quella taverna si svolse un famoso episodio riflettente quanto abbiamo or ora accennato e che vale la pena riportare. Il Bertani lo narrò alla signora Iessie White Mario, che così lo riferisce in una sua opera (15): “Garibaldi entra in una stanza ove fumava etc…”. E la scena, dopo qualche minuto, finì. Io rimasi solo col Generale, il quale mi diede la lettera di Depretis fervente per l’annessione (17). La lettera interrotta venne lacerata e in sua vece ne fu spedita una nuova che rimandava l’annessione ad altro tempo.”. De Crescenzo, a p. 115, nella nota (15) postillava: “(15) A. Bertani e i suoi tempi, vol. II.”. De Crescenzo, a p. 116, nella nota (17) postillava: “(17) Cfr. anche l’altra opera del Bertani: Ire politiche d’oltretomba.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo, L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane, Salerno, Linotip. S. Jannone, 1960, a pp. 116-117, parlando di Casalbuono e non del Fortino, in proposito scriveva che: “Su quella taverna fu murata, nel 1923, per deliberazione del Consiglio provinciale di Salerno, una lapide a ricordo dei fatti ivi avvenuti. L’epigrafe dice: “QUI SOSTAVANO IL 29 GIUGNO 185 CARLO PISACANE IL 4 SETTEMBRE 1860 GIUSEPE GARIBALDI ecc…”. VI. Nel dì precedente l’Eroe s’era avviato con i suoi a Casalbuono (18) – paese che segue il confine tra la provincia di Salerno e la Basilicata – dove giunse in carrozza dalla vecchia rotabile (19) alle 5 del giorno 4. Lo accompagnavano Turr, Cosenz, Sirtori, Caldesi, Avezzana, Musolino, Nullo, Mordini, Missori, Serafini ed i giornalisti di giornali inglesi.”. Dunque, De Crescenzo riferendosi all’arrivo di Garibaldi a Casalnuovo scriveva che egli era accompagnato dal generale Turr, Cosenz, Sirtori, Caldesi, Avezzana, Musolino, Nullo, Mordini, Missori e Serafini, personaggi dei quali in parte ho già parlato. E’ chiaro che anche se De Crescenzo si riferiva all’arrivo della comitiva a Casalnuovo, poichè la comitiva di Garibaldi proveniva dalla Taverna del Fortino del Cervaro va da se che questi personaggi erano con lui anche al Fortino. Nicola Montesano (….), nel suo “Casaletto, Terra in Provincia di Principato Citra”, a pp. 109-110, in proposito scriveva che: “Dopo poco tempo, poco più di tre anni, Fortino fu di nuovo protagonista della storia risorgimentale. In questo caso è Agostino Bertani, tra i principali protagonisti dell’impresa dei Mille in qualità di Segretario Generale del dittatore Garibaldi, a raccontarci gli eventi per mezzo della sua biografa Jesse White Mario: “Martedì 4 settembre……. Montesano (….), a p. 110, nella nota (151) postillava: “(151) Jesse White Mario, Agostino Bertani e i suoi tempi, Tipografia di G. Barbara, Firenze, 1888, pagg. 498 e 499.”. L’editore non è “G. Barbara”, ma è “G. Barbèra”. Infatti, un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Egli, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, nel cap. XVIII: “Segretario generale del dittatore (Settembre)”, a pp. 456 e ssg., in proposito scriveva che: “Sommario: Da Sapri a Napoli – Martedì 4 settembre……Entro anch’io, etc…”.  Jessie White Mario (….), nel suo “Garibaldi e i suoi tempi illustrato da Edoardo Matania” (ed. Treves, 1905, nuova edizione) parlando di Garibaldi e dell’annessione della Sicilia riporta il racconto di Agostino Bertani delo storico incontro che avvenne con Ghio alla taverna del Fortino. La White Mario, a p. 283 e ssg., nella nota (1) postillava: “(1) Ire politiche d’oltre tomba, raccolte da Agostino Bertani”. La White, però in questo testo riporta solo la descrizione dell’incontro alla Taverna del Fortino dove si discusse l’annessione della Sicilia al Regno Sabaudo. Su Agostino Bertani al Fortino, Moliterni, a p. 196, nella nota (21) postillava: “(21) Il patriota lombardo rievocò la scena nel suo diario, il cui relativo stralcio fu trascritto da Jessie White Mario, Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, Firenze, 1888, pp. 456-457, e nel suo libro Ire politiche d’oltre tomba. L’epistolario di Giuseppe La Farina, Firenze, 1869, pp. 72-77.”. Infatti, Agostino Bertani (….), nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, dove, il Bertani, a pp. 71 e ssg., in proposito scriveva che: “Garibaldi invero, per quella sua incauta ed imperiosa tendenza di abbandonare il potere, per l’indifferenza sua di governo e per la noia de gl’intrighi, avrebbe forse concessa l’annessione della Sicilia prima dell’ingresso a Napoli, se una voce di amico, per quanto poco autorevole, non gli avesse mostrato la sconvenienza di compiere quell’atto e tanto più in quei giorni. E quella voce allora ascolta fu la mia.”. Bertani, a p. 73 e ssg., in proposito scriveva che: Vi trovammo alcuni amici politici inviati dalle provincie vicine che venivano a dare informazioni ed aiuti al generale Garibaldi. Là ci avea altresì raggiunto per altra strada il tenente di vascello della marina sarda signor Piola, innalzato da Garibaldi al maggior grado della marina siciliana. Devoto, come era naturale e doveroso in lui, al governo di Torino e specialmente al suo primo ministro, egli veniva da Palermo inviato dal Depretis a sollecitare presso Garibaldi la pronta annessione della Sicilia, come il La Farina nella sua lettera citata accertava che sarebbe all’epoca da lui avvenuto etc….. La giornalista inglese Jessie White Mario (….), (vedova Mario), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra”, nel cap. XVIII: “Segretario generale del dittatore (Settembre)”, pubblicò e trascrisse l’episodio tratto dal Diario o taccuino del Bertani, ed a p. 456-457-458, in proposito scriveva che: “Giungono deputazioni e amici dalle vicine provincie tutti con buone notizie: giunge il Piola capo della marina siciliana di Garibaldi. Parla concitamente con Turr giunto anche lui. Entra in una stanza di un’osteria ove fumava un appetitoso capretto cotto allo spiedo Garibaldi con Basso passa nell’altra stanza. Sopraggiunse Cosenz. Entro anch’io, al momento che il generale detta a Basso le parole: “Caro Depretis, fate l’annessione quando volete”. Trasognai e dissi: “Generale, voi abdicate”. Il generale mi fissò con quello sguardo suo penetrante interrogativo. “Si, generale, voi tagliate i nervi alla rivoluzione italiana, rinunciate al compimento del vostro programma. La Sicilia è una gran forza per voi, e oggi tanto maggiore in quanto non siete ancora a Napoli.”. La discussione fu concitata: chi additava la mancanza di danaro, di armi, di volontari. Turr specialmente magnificava i soccorsi che sarebbero venuti da Torino. Io ricordava che i volontari affluirono, che la circolare di Farini, gli arresti, il rinvio di essi, il rifiuto sino di passaporti dal governo furono la sola causa del diminuito numero, che finora la sola Sicilia aveva sostenuto le spese della guerra, che le casse di Messina erano piene, che Acerbi era vicino con convogli di denaro e di materiali mandati dalla Sicilia, che le ricche provincie napoletane erano in rivolta e pendevano dalla sua sola parola, che ben altri erano i motivi e da ben lontano veniva la parola d’ordine di strappargli di mano la Sicilia. “Avete ragione”, disse il generale, e a Turr rammentava che Cavour, che Fanti, che Farini avevano osteggiato ogni sua impresa. Rivolto a Basso riprese a dettare: “Caro Depretis, Parmi che Bonaparte possa ancora aspettare alquanti giorni. Sbarazzatevi intanto di mezza dozzina d’inquieti e cominciate dai due C….”. E la scena finì. Io rimasi per poco solo nella cameretta con Garibaldi, il quale mi diede la lettera di Depretis fervente per l’annessione. Gli avversari saranno meco furiosi, ma sento di aver fatto il mio dovere.”. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a pp. 146-147, in proposito scriveva che: Nella taverna del Fortino, ….furono prese importanti decisioni (63). Tra i presenti c’era il tenente di vascello Giuseppe Piola, che Garibaldi aveva nominato comandante della Marina Siciliana. L’alto ufficiale era stato inviato da Agostino Depretis, prodittatore della Sicilia, col compito di indurre Garibaldi a consentire l’annessione dell’isola al regno sabaudo. Il tentativo si inseriva nel disegno etc…”. Fusco, a p. 352, nella nota (63) postillava: “(63)…….”. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a p. 704, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, in proposito aggiungeva che: “Ed ora trascriviamo il Bertani:…..Giunti, salendo ad un piccolo gruppo di case che si chiama ‘Fortino’, si trova sulla strada che da Lagonegro per Casalbono mette a Sala, vi trovammo alcuni amici politici, inviati dalle provincie vicine, che venivano a dare informazioni ed aiuti al Generale Garibaldi.”. Paolo Emilio Bilotti (….), che, nel suo “La Spedizione di Sapri – da Genova a Sanza”, ci parla degli eventi a Sapri, a p. 200, nella nota (4) postillava: “(4) La taverna del Fortino va ricordata nella storia del Risorgimento italiano per due avvenimenti importantissimi che vi si verificarono con opposti eventi. Ivi fu disgraziatamente deciso, nel consiglio tenuto da pisacane con Nicotera e Falcone, di restare nella provincia di Salerno piuttosto che passare nella Basilicata e di lì, occorrendo, in Calabria; ivi fu tre anni dopo fortunatamente deciso da Garibaldi, per savio suggerimento di Agostino Bertani, di non consentire alla sollecita annessione della Sicilia al Piemonte, che il prodittatore Depretis, portavoce del conte di Cavour, s’industriava di ottenere a mezzo di Cosenz, di Turr e principalmente del suo fido Piola. Se Pisacane avesse ceduto ai suggerimenti dei compagni, la sua impresa avrebbe forse avuto men triste fine; se Garibaldi avesse ceduto alle richieste del Depretis si sarebbe perduta forse per sempre, o almeno ritardata di molto, l’opportunità di unificare l’Italia. I tempi erano diversi. Su proposta dell’on. M. Mazziotti il consiglio prov. di Principato citeriore nell’adunanza del 1° ottobre ultimo, deliberò l’apposizione di una lapide che ricordasse i due avvenimenti.”. Giacomo Racioppi (….), nel 1909, nel suo “Storia dei moti della basilicata e delle provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi”, a p. 200 in proposito scriveva che: Con essa il Generale venne il giorno 4 all’osteria del Fortino, e al povero villaggio di Casalnuovo nel vallo di Diano. E il 5 settembre etc….A Casalnuovo venne a complirlo in nome del governo Lucano il signor Mignogna; e in nome del governo stesso, consapevole delle grandi strettezze dell’esercito meridionale, porse, non chiesto ma ben accetto, il presente della Lucania in seimila ducati al Dittatore. Del quale denaro una parte fece incontamente pagare al generale Caldarelli; il quale  marciando fra nemici popoli aveva chiesto invano alle casse pubbliche ed ai privati di che pagare i viveri ai suoi soldati; e che tagliato fuori dalla divisione Turr sbarcata a Sapri, rinnovò capitolazione al Dittatore.”. Raffaele De Cesare (Memor) (….), nel suo “La fine di un Regno – Dal 1855 al 6 settembre 1860 con prefazione di Raffaele De Cesare”, a p. 461, in proposito scriveva che: E in quella guisa che, il giorno innanzi, a Casalnuovo, aveva nominato Bertani segretario generale della dittatura, da Auletta scrisse ai due comitati di Napoli, come invito alla concordia, etc…”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, nel 1911, a pp. 36-37, in proposito scriveva che: “Il Generale si capacitò rapidamente dell’evidenza delle mie ragioni, oppose qualche parola alle insistenze di Turr, proferì dei nomi che allora gli apparvero quali suoi inconciliabili avversarii, e scosso il capo, gridò a me: Avete ragione, e rivoltosi a Basso, che stava sempre colla penna sospesa, soggiunse: ‘Basso, stracciate la lettera’. E poi con calma riprese a dettare: ‘Caro Depretis, per l’annessione parmi che Bonaparte possa ancora aspettare alquanti giorni. Sbarazzatevi intanto di mezza dozzina d’inquieti (1)’.” E la scena finì. Garibaldi si levò L’ambasciatore di Depretis e il suo patrocinatore Ungherese, uscendo dalla stanza e passando accosto, non mi guardarono soddisfatti e benigni.”.”. Pesce, a p. 37, nella nota (1) postillava: “(1) Dal recente libro di Francesco Crispi, I Mille appare non solo che fu egli il vero organizzatore della gloriosa spedizione, ma prevenne altresì, in quelle contingenze, il Bertani del pericolo della prematura annessione della Sicilia scrivendogli, tre giorni prima, una vivacissima lettera, arditamente interrogante: “La Sicilia è in potere d’un Luogotenente di Cavour (il De Pretis). Si parla oramai d’immediata annessione, e si dà come voluta e comandata da voi. Sarà mai vero ? Ditemelo. E’ vero che fra 15 giorni, per ordine vostro, la Sicilia sarà chiamata a votare sulla sua sorte?.”.”. Francesco Crispi in quei frangenti era Ministro del governo di Depretis in Sicilia, allorquando i Mille di Garibaldi l’avevano conquistata e tolta ai Borbone. Nel 2017 è apparso un saggio di Biagio Moliterni (…),che scrisse sulla scorta della notizia diffusa dal Policicchio. Moliterni, collaborando con la rivista “I Corsivi” (edizione postuma a quella diretta dall’amico Pier Libero che la Dirigeva), invitato da Angelo Guzzo scriveva due saggi nel 2017, partendo dalla notizia diffusa da Policicchio. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a pp. 203-204 e ssg., riferendosi alla lettera di Cavour e indirizzata a Garibaldi di cui ho già detto, in proposito scriveva che: “Diventa allora plausibile, anche se non dimostrata, l’ipotesi che la lettera e, soprattutto il messaggio di Cavour, di cui era latore Augier,  possono avere influenzato il repentino e temporaneo cambio di atteggiamento di Garibaldi riguardo all’anticipata annessione della Sicilia al Regno di Vittorio Emanuele II. Va infatti tenuto presente che l’incontro con il Capitano precedette di poche ore la drammatica riunione tenutasi il 4 settembre al Fortino di Casaletto Spartano, che avrebbe impresso alla politica del Generale una svolta nella direzione auspicata dal Tessitore se, all’ultimo momento, non fosse intervenuto Bertani a capovolgerne l’esito. Che Augier e Bertani fossero attestati su posizioni opposte è peraltro provato dalla già citata lettera del Capitano aveva indirizzato il 15 giugno all’amico generale.  In quella missiva, come abbiamo visto, sembrerebbe, egli diffidava del medico milanese e dei mazziniani…..Sembrerebbe però che, nella locanda del Fortino, le idee del marinaio ligure non avessero fatto presa nell’animo di Garibaldi, il quale finì per accogliere quelle di cui era portatore Bertani. Infatti, dopo l’incontro con Garibaldi Augier non tornò a Torino, per riferire a Cavour, ma si fermò a Napoli, rimanendo comunque in stretto contatto con il Conte, tramite Astengo, anche dopo l’arrivo del Generale in città. Lo conferma la lettera che il Viceconsole scrisse al Conte il 9 settembre, nella quale tra le altre cose gli comunicava che: “Il Capitano Auger farà conoscere con esattezza a V.E. le intenzioni del Generale che purtroppo non sono molto conformi à di lei desiderii. Garibaldi, etc…..(40).”. Moliterni, a p. 204, nella nota (40) postillava: “(40) La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Carteggio Camillo Cavour etc…”, vol. II (Agosto-Settembre 1860), a pp. 268-269, n. 877.”. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a p. 193, si chiede: “Il 27 agosto Cavour scrisse al Prodittatore per sollecitarlo a prendere la tanto attesa decisione: “(…) Ora che il generale Garibaldi etc…”. De Pretis, cedendo alle pressioni, il 1° settembre si attivò per ottenere la necessaria autorizzazione da Garibaldi, affidando al suo Ministro della Marina, il capitano di vascello, Giuseppe Alessandro Piola Caselli, una lunga lettera per il Generale nella quale si disse convinto che: “(….) è giunta l’epoca in cui bisogna torre via le dubbiezze etc…Io Crispi, Amari, tutti i Segretari di Stato, tutti i patrioti più sicuri siamo pienamente d’accordo (14)”.”. Moliterni, a p. 193, nella nota (14) postillava: “(14) Cf. A. Colombo, Contributo alla Storia della Prodittatura di Agostino Depretis in Sicilia nel 1860,  Saluzzo, 1911, pp. 15-18.”. Moliterni, a p. 193, scriveva pure: “E invece Crispi, d’accordo non lo era affatto, e già due giorni prima con chiaro riferimento a Bottero, aveva chiesto chiarimenti a Garibaldi con queste precise parole: “….”. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a p. 194, si sofferma sulla questione dell’annessione Siciliana al Governo Sabaudo, ed in proposito scriveva che: “Ne seguì una forte tensione del governo Siciliano, che restò con il fiato sospeso in attesa del ritorno di Piola Caselli, il quale aveva lasciato Palermo il 1° settembre per andare a conferire con Garibaldi (16).”. Moliterni, a p. 194, nella nota (1) postillava: “(1) Per una più completa esposizione della vicenda cfr. Piola Caselli, “Cronache marinare” di Giuseppe Alessandro Piola Caselli, Aneddoti della Marina Militare Sarda, Garibaldina ed Italiana (1843-1883), a cura di F. Adamoli, 2014, pp. 100-104 etc…”. A questo punto, Moliterni scrive del racconto di Bertani del colloquio incontro avvenuto al Fortino del Cervaro tra Garibaldi e Piola. Riguardo il testo citato dal Moliterni, il testo di Carlo Piola-Caselli (….), “Aneddoti della Marina Militare Sarda Garibaldina ed Italiana (1843-1883)”, ed. 2014, ci parla del testo di Giuseppe Alessandro Piola-Caselli (…), “Cronache marinare”, di cui troviamo un estratto sulla rete a cura di Giulio Adamoli. Infatti, a p. 100 del testo che ritroviamo sulla rete, a cura di Adamoli, in proposito è scritto che: “50. L’ambasciata di Piola Caselli a Garibaldi. Il 1° settembre Crispi annota: “partenza del ministro Piola pel Campo”(616). Tutto dipende dalle decisioni di Garibaldi. Infatti il Capitano Piola, Min. della Mar., lascia Palermo con un messaggio esplicativo di Depretis al Gen. mentre la città rimane in sospeso sul tenore della risposta. Il Prodittatore spera che ottenga il permesso di ottenere nell’isola una votazione immediata giacché, spiega: “senza la sicurezza dell’avvenire che dà l’annessione, i ricchi, i capitalisti, i possidenti, non prestansi ad aiutare col denaro, si può costringerli ma i mezzi non sono sempre sicuri e si compromettono con le potenze estere.” (617). Avendo Depretis scritto questa calda lettera a Garibaldi,  pregandolo ad autorizzare il Plebiscito, affermando che ogni ulteriore ritardo sarebbe cagione di danni, etc…”(618)….Crispi venuto a sapere quale sia la missione di questi s’indigna dei maneggi di lui. Il 30 Agosto ha scritto a Garibaldi: “La Sicilia è in potere di un luogotenente di Cavour.. Si parla ormai di immediata annessione e si dà come voluta e comandata da Voi. Sarà mai vero?” (620)….Depretis è ansioso di sentire da Piola se Garibaldi approvi il suo nuovo atteggiamento poichè da questo dipende il successo o il fallimento della sua missione.”. Adamoli, curando il testo, a p. 100, nella nota (616) postillava: “(616) Francesco Crispi, Il Diario dei Mille, Treves, 1910”.  Riguardo il testo di Francesco Crispi (….), ed il suo “Crispi e l’impresa dei Mille – Il Diario del 1859 con prefazione di Guido Porzio”, Soc. An. Editrice La Voce, Firenze, ……..Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 200, in proposito scriveva che: “Il giorno dopo egli conduceva i 1500 uomini del Turr, quasi tutti milanesi, fuori di Sapri, portandoli per gli scoscesi viottoli delle macchie fin su uno sprone del Monte Cocuzzo e di là calandoli sulla strada di Lagonegro per la quale il Caldarelli e i suoi si avanzavano in ritirata. Per quel tratto la strada corre ad un’altezza media di circa 700 metri e al punto in cui Garibaldi la toccò calando dalle alture occidentali, c’era l’osteria del Fortino. In quella osteria fu sopraggiunto (4 settembre) dal Piola, un ufficiale della flotta Piemontese, inviatogli dal Depretis, suo Pro-Dittatore in Sicilia, con la missione di persuaderlo a dare il suo consenso all’immediata annessione dell’isola ai domini di Vittorio Emanuele. Il Turr e il Cosenz, ufficiali addetti al servizio di lui, si dettero a sostenere il Piola con ogni ardore, etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 412-413, in proposito scriveva che: “Qui lo raggiunge, inviato del Depretis, il ministro della Marina siciliana Piola. Egli viene a chiedere al Dittatore l’autorizzazione a proclamare subito l’annessione al Piemonte dell’Isola, ove la situazione è tutt’altro che lieta. Per ben comprendere ciò, bisogna sapere che fra Crispi – è egli stesso che ce lo dice – e il Depretis non regna l’accordo migliore. Il Depretis, è stato inviato in Sicilia dal Re e dal Cavour, sia pure a richiesta di Garibaldi, col programma di proclamare al più presto l’annessione dell’Isola. Non che egli sia nel fondo cavouriano fervente, ma – scrive al Crispi l’amico Asproni – si mostra ligio a Cavour etc…Il Crispi etc…Il 30 agosto egli scrive a Garibaldi: “La Sicilia è in potere di un luogotenente di Cavour…etc…” Ma questa lettera molto probabilmente non era ancor giunta a Garibaldi quando al Fortino il Piola gliene presentò un’altra del Depretis, nella quale il Prodittatore di Sicilia dipingeva a foschi colori la situazione di Palermo e dell’Isola intera, che invocava l’immediata annessione al Piemonte come rimedio a tutti i suoi mali. A sua volta il Piola – ministro di Garibaldi agli ordini di Cavour – caricò le tinte, e parlò della pubblica sicurezza ridotta a un mito, della situazione finanziaria prossima al fallimento, della disoccupazione generale: di tanti mali insomma che Garibaldi finì col cedere. E qui lascio la parola al Bertani: …etc…Così il Piola tornò a Palermo dal Depretis a mani vuote.”. Ma come si sa, Garibaldi non cedette ed ascoltò i consigli del Bertani. Costanzo Maraldi (….), nel suo “La rivoluzione siciliana del 1860 e l’opera politico-amministrativa di Agostino Depretis”, Roma, Tip. L. Proja, via Emilio Faà di Bruno, 7, 1932, a p. 84 e ssg., in proposito scriveva: “.”….Era necessario dunque togliere il dubbio, determinare il sistema, ma non dovevasi togliere al Generale Garibaldi nè mettere in pericolo, i mezzi per compiere l’impresa da lui gloriosamente incominciata” (171) Quindi il Depretis il 1° settembre scriveva a Garibaldi una lunga lettera in cui, enumerando gli atti della sua amministrazione, dichiarava che le cose avrebbero potuto meglio procedere, se fossero state meno gravi le condizioni delle provincie, ove “ad ogni tratto” era necessario” reprimere il disordine ed impedire le violenze con le colonne mobili e giudizi subitanei; “le imposte” – continuava il Depretis- etc…(172)…”. Maraldi, a p. 84, nella nota (172) postilava: “(172) Lettera di A. Depretis a Garibaldi – 1° settembre 1860 – pubblicata in Colombo, op. cit., pag. 15-18, e in: A. Arzano: “Il dissidio fra Garibaldi e Depretis” 1913, pag. 43-45. Si noti che il Depretis afferma nella sua lettera che tutti i Segretari di Stato, compreso il Crispi, erano pienamente d’accordo nel volere l’anessione; etc…”. Il testo citato da Maraldi è quello di A. Colombo, Contributo alla Storia della Prodittatura di Agostino Depretis in Sicilia nel 1860, ed……, 191…..Costanzo Maraldi, nel suo “La rivoluzione siciliana del 1860 e l’opera politico-amministrativa di Agostino Depretis”, Roma, Tip. L. Proja, via Emilio Faà di Bruno, 7, 1932, a pp. 86-87, in proposito scriveva: IX…..Il Piola, latore della lettera del Depretis, raggiunse Garibaldi la mattina del 4 settembre 1860, presso un piccolo gruppo di case chiamato Fortino, sulla strada che da Lagonero per Casalnuovo mette a Sala Consilina. “Piola” – scrive il Bertani – “aveva rivelato ai più influenti (nel seguito di Garibaldi) il proporio incarico, e gli venne agevolmente fatto d’impegnarli in suo aiuto”….Infatti egli aveva parlato “concitatamente” con il Tur, le cui relazioni amichevoli col governo di Torino lo rendevano sospetto di “cavourismo”….”Dopo poco” – continua Bertani – “vidi entrare Garibaldi seguito dal suo compagno e segretario Basso e dal comandante Piola, passare al di là dell’assito (dividente in due l’unica stanza dell’osteria in cui avveniva il colloquio) e rinchiudersi dietro la porta”…Quando però il Bertani vide entrare anche il Tur ed il Cosenz, irruppe anch’esso nella stanzetta nel momento in cui Garibaldi, “sempre sereno e tanto più quando crede far atto di compiacenza”, dettava al Basso le seguenti parole: “Caro Depretis, fate l’annessione quando volete”(175). Che cosa era avvenuto? Il Piola aveva fatto leggere a Garibaldi la lettera del Depretis, ed aveva poi trovato caldo patrocinatore nella sua tesi nel Tur, che a sua volta, aveva apertamente espresso “il parere di fare l’annessione, però col patto che Depretis fosse nominato luogotenente del Re, e ci venisse mandato tutto il soccorso ncessario per le nostre imprese nel continente”….(176). L’improvvisa entrata del Bertani ed il brusco “movimento involontario di sorpresa” da lui fatto nell’intendere le ultime parole di Garibaldi, fece sospendere la dettatura della lettera, mentre l’ardente rivoluzionario dichiarava apertamente: “Generale, voi abdicate….Voi tagliate i nervi alla rivoluzione italiana, rinunciate al compimento del vostro programma. La Sicilia etc…”…”La discussione” – scrive il Bertani nel suo taccuino (177) – “fu concitata; chi additava la mancanza di danaro,di armi, di volontari…Tur specialmente magnificava i soccorsi che sarebbero venuti da Torino”, mentre il Bertani ricordava a Garibaldi, che la circolare Farini era la sola causa della diminuzione dei volontari, e che Acerbi era vicino con convogli di denaro e di materiali mandati dalla Sicilia, che le ricche provincie napoletane erano in rivolta e pendevano dalla sua parola, che ben altri erano i motivi e da ben lontano veniva la parola d’ordine di strappargli di mano ‘a Sicilia…”Avete ragione”, disse il generale, “e a Turr rammentava che Cavour, che Fanti, che Farini avevano osteggiato ogni sua impresa. Rivolto a Basso riprese a dettare: Caro Depretis, parmi che Bonaparte possa ancora aspettare alquanti giorni. Sbarazzatevi intanto di una mezza dozzina di inquieti e cominciate dai due C…. “E la scena” – conclude il Beltrani – “finì. Io rimasi solo col Generale, il quale mi diede la lettera di Depretis fervente per l’annessione. Gli avversari saranno meco furiosi, ma sento di aver fatto il mio dovere”(178).”. Maraldi, a p. 87, nella nota (177) postillava: “(177) Taccuino del Bertani pubblicato dalla Mario, op. cit., pag. 185-86. Nelle “Ire politiche ecc..”, il Bertani abbellisce il racconto della scena del Fortino con particolari e parole che, alla distanza di nove anni, non potevano provvenire che dalla fantasia dello scrittore.”. Maraldi, a p. 88, nella nota (178) postillava: “(178) Taccuino citato, op. cit., pag. 186. Si noti che, secondo l’Arzano, il fallimento della missione Piola era dovuto anche al fatto che il Piola non inspirava la simpatia di molti amici di Garibaldi…”. Maraldi, postilla della risposta e di ciò che scrive Stefania Turr, la figli di Turr a quanto scritto dal Bertani nel suo Diario (Ire politiche etc..). Stefania scriveva che il padre scriveva che il quella occasione Garibaldi chiamò a consiglio di guerra Cosenz e Turr. Ida Nazari Micheli (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860 – cronistoria documentata”, Roma, Tipografia Cooperativa Sociale, 1911, nel “Capo IV° – 1 settembre-31 dicembre”, a p. 156 e ssg., in proposito scriveva che: “E’ noto notissimo il fatto, che in seguito a questa lettera il Generale Garibaldi, dopo essersi consigliato con Turr e con Cosenz, aveva cominciato a dettare al suo segretario, Basso, in questi termini: “Caro Depretis, fate l’annessione quando volete…” Ma, esclama la Mario, – “sarebbe riuscito senza l’occhio vigile di Bertani”  etc…”. Denis Mack Smith (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860” (il titolo originale Cavour and Garibaldi nel 1860), ristampato da Einaudi, Torino, nel 1958, nel capitolo “Cavour costringe Depretis a una scelta”, a p. 236, in proposito scriveva che: “Tutto dipendeva dalle decisioni politiche di Garibaldi. Il I° settembre il capitano Piola, ministro della Marina, lasciò Palermo con un messaggio esplicativo di Depretis al generale, mentre Palermo rimaneva in sospeso sul tenore della risposta. Il prodittatore sperava che Piola si sarebbe fatto concedere il permesso di tenere nell’isola una votazione immediata, giacché, spiegò, “senza la sicurezza dell’avvenire che dà l’annessione, i ricchi, i capitalisti, i possidenti non prestansi ad aiutare col denaro, si può costringerli, ma i mezzi non sono sempre sicuri e ci compromettono colle potenze estere”(2). Piola restò via quattro giorni, ma durante la sua assenza la lotta non ebbe tregua.”. Mack Smith, a p. 236, nella nota (2) postillava: “(2) Depretis a Garibaldi, I° settembre 1860 (A. Colombo, op. cit., p. 17.).”. Denis Mack Smith (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860” (il titolo originale Cavour and Garibaldi nel 1860), ristampato da Einaudi, Torino, nel 1958, nel capitolo “Cavour costringe Depretis a una scelta”, a p. 239, in proposito scriveva che: “Depretis era ansioso di sentire da Piola che Garibaldi approvava il suo nuovo atteggiamento, poiché da questo dipendeva il successo o il fallimento di tutta la missione. Quando finalmente, il 4 settembre, Piola raggiunse a Fortino l’esercito in marcia, Garibaldi si trovava completamente impegnato nel dirigere l’impetuosa avanzata su Napoli, e dettò quindi frettolosamente una risposta per confermare che Depretis era libero di agire nel modo che ritenesse opportuno. Evidentemente era cancora convinto che Cavour non avrebbe voluto o potuto resistere alla rivoluzione; ma, giunta la faccenda agli orecchi di Bertani, questi subito protestò, dicendo che rispondere così avrebbe equivalso ad una rinuncia al potere, giacché l’annessione della Sicilia avrebbe tagliato fuori Garibaldi dalla sua base, e, dopo la circolare di Farini contro i volontari, non c’era nessuna garanzia che Cavour non se ne sarebbe servito per nuocere loro anzicché per aiutarli. Perciò il dittatore modificò la risposta al governo siciliano e, dopo più matura riflessione, scrisse di essere pur sempre disposto a fare quanto Depretis raccomandasse, ma circa l’annessione era del parere che “Bonaparte” potesse “ancora aspettare alquanti giorni”, preferendo che tutto venisse fatto contemporaneamente dopo che si fosse raggiunta Roma (1)…..Allorché Piola il 5 settembre giunse a Palermo con la risposta trovò la città più agitata che mai etc…”Mack Smith, a p. 240, nella nota (1) postillava: “(1) A. Bertani, Ire politiche d’oltretomba, pp. 74-77.”Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, nel cap. “Segretario del Dittatore”, a pp. 107-108, in proposito scriveva che: Valga per tutti l’accenno al noto importante episodio del 4 settembre, avvenuto oltre Sapri nella località dove sorgeva l’osteria del Fortino. Qui arrivò il Piola, ministro della Marina Siciliana, inviato dal Depretis, la cui prodittatura in Sicilia attraversava gravi momenti, per chiedere al Dittatore l’autorizzazione a proclamare subito l’annessione dell’Isola al Piemonte. Garibaldi, sia per quello che gli scriveva a tinte fosche il Depretis, sia per quanto a viva voce narrava il Piola (1), aveva ormai, col parere del Turr e del Cosenz, che erano presenti, acceduto alla richiesta e stava dettando la risposta favorevole, quando entrò il Bertani, il quale (è lui stesso che lo racconta) comprese subito di che si trattava e disse: “Generale voi abdicate! Si, voi tagliate i nervi alla rivoluzione, rinunciate al compimento del vostro programma. La Sicilia è gran forza per voi e oggi tanto maggiore in quanto non esiste ancora Napoli”. Seguì una discussione concitata, a cui parteciparono tutti i presenti e infine Garibaldi disse: “Avete ragione”! e dettò al Segretario Basso la nota risposta di tenore tutto opposto a quella che poco prima stava dettando: “Caro Depretis, mi pare che Buonaparte possa aspettare alquanti giorni. Sbarazzatevi, intanto, di mezza dozzina d’inquieti”. Dopo questo singolare episodio parve che la considerazione del Dittatore per il Bertani fosse maggiormente accresciuta. Il giorno seguente da Sala Consilina egli firmò il decreto che nominava “Il colonnello Bertani Segretario Generale della Dittatura” e che fu poi pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’8 Settembre.”. Aristide Arzano (….), nel suo, Il dissidio fra Garibaldi e Depretis sull’annessione della Sicilia, Città di Castello, Tip. Unione Arti Grafiche, 1913, a p. 10 scriveva che: 6. Ciononostante, Agostino Depretis, mandato sul finir di luglio, per desiderio di Garibaldi, prodittatore nell’isola (2), ebbe il preciso incarico dal Re e da Cavour di sollecitare l’annessione; onde, scorso poco più di un mese in una laboriosa opera amministrativa, credette giunto il tempo di chiedere a Garibaldi autorità di proclamare la unione della Sicilia al regno di Vittorio Emanuele, facendola tosto confermare per mezzo di un plebiscito.”. Arzano, a p. 12, in proposito scriveva pure che: “7. Sia comunque, il 1° settembre la lettera al Dittatore (Doc. V) fu inviata. La recò a destinazione il ministro della marina siciliana, Giusepe Piola, che la recapitò personalmente a Garibaldi il 4 settembre, nella località detta Fortino, sulla strada per Lagonegro per Casalnuovo mette a Sala. La scelta del Piola, inviso a molti che pur erano cari a Garibaldi, forse non fu felice (cf. doc. XI). Ad ogni modo, indipendentemente da questa circostanza, Garibaldi, per sè stesso, era così poco avverso alla domanda contenuta nella lettera che di primo getto, dettò al suo segretario Basso la risposta così: “Caro De pretis, fate l’annessione quando volete”. Fu Bertani che lo richiamò a riflettere; le ragioni che egli addusse specie il “Non siete ancora a Napoli” (che doveva intendersi: “Non siete ancora a Roma”) sollevarono nel pensiero di Garibaldi l’immagine dell’Imperatore francese, forse impaziente di nuovi acquisti a dann d’Italia, e fu allora che, mutato consiglio, dettò: “Caro De Pretis. Parmi che Bonaparte possa aspettare alquanti giorni. Sbarazzatevi intanto di mezza dozzina d’inquieti e cominciate dai due C. (2)”(Doc. VI).”. Arzano, a p. 12, nella nota (2) postillava: “(2) Evidentemente Bartolomeo Casalis e Filippo Cordova, amici di Cavour. Circa i riferiti particolari vedasi MARIO, 457. Che Garibaldi fosse disposto all’annessione risulta anche dal D’ANCONA, II, 131, e dal Manacorda, 425. Che Bertani sconsigliasse Garibaldi dal concedere l’annessione è confermato dal Persano (Persano, 217). Questi però soggiunse, che Cavour fidente nei suoi mezzi non si sarebbe preoccupato per questo, ed era nel vero per Cavour, ma non per molti influenti suoi seguaci. Chi biasima Cavour, riguardando come ostile a Garibaldi, quella che era in realtà soltanto azione moderatice, non considera come egli abbia pur sapto resistere a chi o incitava a romperla con Garibaldi e a porlo fuori lege e a disperdere i volontari (Cfr. Tabarrini, V, 159, 161 e ssg.; Chial, V, 31-34): etc…”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, vol. I-II, ed. Barbèra, Firenze, 1882, a pp. 176-177, in proposito scriveva che: “Il 4 settembre, il comandante Piola, capo della Marina siciliana, raggiunto il generale Garibaldi a Fortino, presso Sapri, gli porgeva una lettera del Depretis , colla quale questi lo sollecitava a decretare il plebiscito dell’Isola….< La scena (scrive il Bertani) ¹ accadeva in una povera osteria. Türr e Cosenz, presenti al colloquio, secondavano la proposta del Depretis, e già Garlibadi, non sapremmo se più persuaso o infastidito, aveva detto: -Basso, scrivete: Caro Depretis, Fate l’annessione quando volete ; – allorchè il Bertani, entrato poco prima, esclamò: – Generale, voi abdicate; – е сараcitato ben presto dalle opposte ragioni del Bertani (capacitato, perchè secondavano l’inclinazione del suo animo): – Avete ragione, – rispose, e rivoltosi a Basso , che stava sempre colla penna in mano, soggiunse: Basso, stracciate la lettera. – > E poi con calma riprese a dettare : Caro Depretis, per l’annessione parmi che Bonaparte possa ancora aspettare alquanti giorni. Sbarazzatevi intanto di mezza dozzina d’ inquieti, e cominciate dai due C…› E la scena finì ; > ma non finirono del pari le lotte per l’annessione siciliana.”.

AL FORTINO IL DIALOGO TRA BERTANI E GARIBALDI 

Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, a p. 578 ed in proposito scriveva che: “4 Settembre….Oltre del Mignogna e del Lacava al Fortino il Generale trova il Tenente di Vascello della Marina Sarda Piola apportatore per lui di collecitazioni del Depretis per la pronta annessione della Sicilia al Piemonte. Il Generale, che è coi suoi seguaci nell’osteria del Fortino, dice a Basso: Scrivete e detta: “Caro Depretis fate l’annessione quando volete”. Ma il Bertani interviene ed osserva: “Generale voi abdicate”. Ed egli: come mai? Ed il Bertani risponde: “Voi tagliate i nervi alla rivoluzione italiana, rinunziate al compimento del vostro programma. La Sicilia è una gran forza per voi, ed oggi tanto maggiore che non siete ancora in Napoli. Il Generale soggiunse: Mi dicono questi amici (additando Turr Cosenz e Piola) che così vuole la Sicilia, che le mancano i denari, che dall’Isola non vengano sufficienti volontarii, nè addestrati alle armi, che avremo altri e più efficaci soccorsi di Torino. Ma il Bertani che di annessioni al Piemonte non vuole a niun costo ripiglia: I vostri picciotti (militi Siciliani) vi seguiranno fiduciosi in ogni impresa dell’Isola, e non vi abbandoneranno mai dovunque andiate combattendo per la libertà della patria. La Sicilia sostenne le spese della guerra finora coi suoi soli denari Siciliani. Nelle casse di Messna stanno a vostra disposizione, ora che parliamo, centinaia di migliaia di piastre. Etc….”Agostino Bertani, annotando nel suo taccuino e memorie pubblicate dalla giornalista White-Mario (…), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 185-186 e ssg., ed in particolare quando Bertani parla a Garibaldi al Fortino, nel corso della concitata discussione sull’annessione, il quale dice: “Si arriva ad un piccolo gruppo di case chiamato Fortino , sulla strada che da Lagonegro per Casalnuovo mette a Sala . Giungono deputazioni e amici dalle vicine provincie tutti con buone notizie: giunge il Piola capo della marina siciliana di Garibaldi. Parla concitatamente con Türr giunto anche lui . Entra in una stanza di un’osteria ove fumava un appetitoso capretto cotto allo spiedo. Garibaldi con Basso passa nell’altra stanza. Sopraggiunse Cosenz. Entro anch’io, al momento che il generale detta a Basso le parole: Caro Depretis, fate l’annessione quando volete. Trasognai e dissi: Generale, voi abdicate.” Il generale mi fissò con quello sguardo suo penetrante interrogativo. “Sì, generale, voi tagliate i nervi alla rivoluzione italiana , rinunciate al compimento del vostro programma. La Sicilia è una gran forza per voi, e oggi tanto maggiore in quanto non siete. ancora a Napoli . “. La discussione fu concitata : chi additava la mancanza di danaro, di armi, di volontari. Türr specialmente magnificava i soccorsi che sarebbero venuti da Torino. Io ricordava che i volontari affluirono, che la circolare di Farini, gli arresti, il rinvio di essi, il rifiuto sino di passaporti dal governo furono la sola causa del diminuito numero , che finora la sola Sicilia aveva sostenuto le spese della guerra, che le casse di Messina erano piene, che Acerbi era vicino con convogli di denaro e di materiali mandati dalla Sicilia, che le ricche provincie napoletane erano in rivolta e pendevano dalla sua sola parola, che ben altri erano i motivi e da ben lontano veniva la parola d’ordine di strappargli di mano la Sicilia. Avete ragione, ” disse il generale , e a Türr rammentava che Cavour , che Fanti , che Farini avevano osteggiato ogni sua impresa. Rivolto a Basso riprese a dettare: Caro Depretis, Parmi che Bonaparte possa ancora aspettare alquanti giorni . Sbarazzatevi intanto di mezza dozzina d’inquieti e cominciate dai due C … » E la scena finì. Io rimasi solo col generale , il quale mi diede la lettera di Depretis fervente per l’annessione . Gli avversari saranno meco furiosi , ma sento di aver fatto il mio dovere .. Bertani, per giustificare la sua avversione a Cavour e della sua politica avvisava Garibaldi che aiuti e danaro stavano arrivando con Acerbi, l’Intendente Generale che si era fermato a Paola per attendere i convogli carichi provenienti dalla Sicilia, cosa che non era stato capace di fare Cavour ed il governo Piemontese.  La White-Mario (…), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 186 e ssg., in proposito aggiungeva di suo: “Nessun dubbio che questo dovere compiuto nel modo reciso e franco che caratterizzava Bertani, era per rendere < furiosi gli avversari; ma sicuramente l’annessione della Sicilia fatta in quel momento sarebbe stata funestissima. Proprio in quel giorno Cavour, convinto d’aver pestato l’acqua nel mortaio in quanto a Napoli, ordinava a Persano di prendere intanto per arra la flotta e i forti, soggiungendo: Non è più a Napoli che noi possiamo acquistare la forza morale necessaria per domare la rivoluzione . L’annessione avrebbe troncato le ali alla rivoluzione li per lì, nè mai più Garibaldi avrebbe potuto telegrafare dal Volturno ‹ Vittoria su tutta la linea. Egli non subiva l’influenza di Bertani, sì fu colpito dalle parole non siete ancora a Napoli; convinto della bontà delle altre ragioni esposte con rara schiettezza , adottò il consiglio . Onde da quel momento si vociferava essere Bertani il mentore del dittatore, e fin d’allora cominciarono tante e tali persecuzioni da schiacciare un uomo di tempra meno forte, di patriottismo meno disinteressato.”.

Nel 4 settembre 1860, a Sapri, partenza di PIOLA-CASELLI da Sapri imbarcatosi per Palermo

Aristide Arzano (….), nel suo, Il dissidio fra Garibaldi e Depretis sull’annessione della Sicilia, Città di Castello, Tip. Unione Arti Grafiche, 1913, a p. 13 scriveva che: “Mentre ciò accadeva, il governo prodittatoriale a Palermo s’attendeva poter bandire il plebiscito da un’ora all’altra. Il ministro Amari ne aveva già pronto il proclama, quando il ritorno di Piola colla risposta diGaribaldi, dilatoria se non negativa, pose i ministri nella necessità di dimettersi e di tale determinazione Depretis informava Garibaldi con altra lettera del 6 settembre (Doc. VII) pure affidata al Piola e tosto rincalzata dall’altra del giorno successivo chiedente un abboccamento (Doc. VIII). La risposta di Garibaldi data in Napoli il giorno 9 (Dov. 9) accenna i motivi del diniego, ma rifiuta contemporneamente leofferte dimissioni appellandosi al patriottismo del Depretis. Verbalmente poi il Dittatore fece conoscere al Piola che voleva si aspettasse ancora per una quindicina, condizione che nè i ministri etc…”.

Nel 4 settembre 1860, al Fortino, Garibaldi incontrò e ricevè anche il Commissario Mango

L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 37-38 riferendosi al “fabbricato” dove era posta la cosiddetta “Appena si seppe in Lagonegro che Garibaldi da Sapri risaliva al Fortino del Cervaro – che dista dal nostro abitato una decina di chilometri, e sta proprio ai confini della Provincia di Basilicata con quella di Salerno e quello di Battaglia villaggio di Casaletto Spartano – molti cittadini, fra cui il Commissario Civile Mango, il Presidente del Comitato Avv. Picardi, i fratelli Aldinio, D. Alfonso Picardi, D. Nicola Alaggia, D. Antonio Ladaga ed alti, con tutta la Guardia Nazionale, accorsero colà per acclamare ed ammirare l’Eroe dei due Mondi, che l’accesa fantasia, per le vittorie riportate e pei meravigliosi successi ottenuti, aveva circonfuso di un’aureola fulgidissima e d’un fascino misterioso.”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a p. 40, in proposito scriveva che: “Congedandosi il Generale dal Commissario Mango ebbe a dirgli in tuono energico e sicuro: ‘Mango, non una goccia di sangue dovrà spargersi’; ed in queste memorande parole è compendiato tutto il programma della gloriosa impresa.”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, a p…., in proposito scriveva che: “………………..”. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 103, in proposito scriveva che: “Nella taverna del Fortino di Lagonegro era stata presa la grande decisione nell’interesse della rivoluzione e dell’Italia. Qualche ora dopo Garibaldi si congedò dal Commissario civile di Lagonegro, avv. Mango, con queste prole: “Mango, non una goccia di sangue dovrà spargeri”.”

Nel 4 settembre 1860, a Napoli, ultimo Consiglio di Guerra di Generali borbonici

Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a pp. 909-910, in proposito scriveva che: La mattina del 4 settembre, intanto, dopo la notizia dello sbarco della colonna di Rustow a Sapri, la quale si diceva forte di quattromila uomini, mentre in realtà era assai men numerosa, ebbe luogo un ultimo Consiglio di generali, il quale, ad unanimità, deliberò di non potersi resistere a Garibaldi, né tra Campagna e Salerno, né tra Salerno e Napoli, e non rimanere altra linea di difesa che tra Capua e Gaeta, tra il Volturno e il Garigliano.”.

Nel 4 settembre 1860, Francesco II abbandonò l’idea di una battaglia nel Salernitano

Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 152, in proprosito scriveva che: “Ma Garibaldi non riposava in Calabria, ed a Napoli si seppe il 2 settembre che la Divisione Turr era sbarcata a Sapri, e che il giorno 3 il Dittatore si era ad esso unito marciando sopra Salerno. Questa marcia ingigantì le immaginazioni meridionali, più che il grido di rivolta scoppiato in molte provincie del Regno. Garibaldi, che continuava ad avanzarsi a grandi giornate, lo sbarco di alcune altre Brigate della Divisione Turr a Sapri, l’esitanza degli uomini di guerra a tentare battaglia con la capitale rumoreggiante alle spalle, e senza una base sicura di operazione, determnarono il Re di scegliere altrove il campo della sua guerra. Nella notte del 4 al 5 settembre si decise il ritiro dal campo di Salerno a quello di Sessa all’appoggio delle due fortezze Capua e Gaeta.”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 493-494, in proposito scriveva che: LVI. Dal sin qui detto manifestamente si scorge qual fosse il piano strategico dal Dittatore tracciato. tracciato . Come ad Alta Fiumara e a Soveria egli imaginava sorprendere l’armata e chiuderla da tutte le parti fra gl’insorti , il corpo condotto da Türr e le forze che egli stesso guidava all’assalto. Se Francesco II non si fosse per tempo ritirato, sarebbesi tosto veduto rinchiuso nel suo campo con Garibaldi di fronte, con Türr alle spalle , colla rivoluzione a sinistra e col mare alla destra. In tale frangente egli è chiaro che non altra via di salvezza gli sarebbe rimasta se non quella di cedere, capitolare ed arrendersi. LVII. Ma sia che Francesco prevedesse le mire nemiche e che quindi sentisse la necessità d’una pronta ritirata, sia ch’ egli non credesse conveniente accettar la battaglia in condizioni così svantaggiose, colla rivoluzione ai fianchi ed a tergo la capitale romoreggiante e mal fida, o non stimasse prudenza contare sul valore de’ suoi, i Borboniani inopinatamente levarono il campo e si diressero sulla via di Napoli. Infatti , anche non volendo calcolare sull’ esito delle mosse di Türr , che pure non poteva esser dubbio , l’esercito regio non avrebbe saputo resistere all’impeto di Garibaldi e de’ suoi. I soldati borbonici a chiari segni mostravano quanto di malavoglia s’ attendessero ad un conflitto, com’ eglino tremassero at nome solo del fortunato avversario e come fossero già vinti e soggiogati prima ancora di battersi. Dall’ altro canto l’audacia , le gesta e le marcie di Garibaldi apparivano così prodigiose e si strane che quelle anime ignare e fanatiche amavano piuttosto attribuirle ad una sopranaturale potenza etc…”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a p. 512, in proposito scriveva che: “LXXXIV. Garibaldi conobbe la ritirata del Re da Salerno mentr’ egli nel campo di Polla concentrava le sue forze ed apparecchiavasi all’ ultima e decisiva battaglia contro la dinastia del Borboni. L’inopinato ritiro del Re e dell’ esercito lo costrinse a cangiare i suoi piani ed a sollecitare etc…”.

RUSTOW, da Vibonati in marcia per il FORTINO e per CASALNUOVO

Nel 4 settembre 1860, da Vibonati, la strada o il percorso che intraprese in marcia il colonnello polacco Rustow, insieme alle sue brigate raggiunse la crespa del “Feralunga” (monte Serralunga) sotto il monte Cocuzzo e, ridiscese nella gola del Gauro, che sbocca presso la Taverna del Fortino del Cervaro sulla strada consolare che va a Casalbuono

Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”,  ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 338-339, in proposito era scritto: La brigata Milano arrivò tardi nella sera del 3 a Vibonate, e raggiunse il giorno dopo il passo del Monte Cocuzzo , passando a Fortino la strada consolare, su cui marciarono d’allora in poi, mentre lebrigate Bologna e Parma la seguivano a 2 e 3 giorni di marcie, ed il grosso dell’ esercito dai 4 ai 6. Nello stesso giorno 4 settembre arrivò nella strada consolare verso Casalnuovo la brigata Milano forte di 900 uomini circa ; e nel giorno 5 marciò verso Sala passando vicino alla brigata regia Caldarelli . Questi aveva fatto sosta a Padula per meglio eseguire la capitolazione stipulata a Cosenza coi Calabresi, in forza della quale egli erasi obbligato di non marciare contro Garibaldi. Il rapido avanzarsi della brigata Milano lo tagliò fuori da Salerno ed egli capitolò con Garibaldi. Nel giorno 6 settembre la brigata Milano marciò verso Auletta ed ai 7 verso Eboli.”.

L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 399, in proposito scriveva pure che: “III…..Da Vibonati il Dittatore, nel mattino del 4 settembre, passando per Torraca, raggiunse, sulle pendici del monte Cervaro, la taverna del Fortino, posta lungo la strada rotabile tra Lagonegro e Casalnuovo, etc…”. Pesce, a pp. 399-400, in propposito scriveva che: “III….narrato diffusamente nel Diario dal medico Agostino Bertani, assieme con la descrizione di quel viaggio avventuroso, che è pregio di trascrivere qui integralmente. “….Giunti, salendo, ad un piccolo gruppo di case che si chiama ‘Fortino’, e si trova sulla strada che da Lagonegro per Casalbuono mette a Sala,… Etc…”. Dunque, Pesce, sulla scorta di Bertani ed altri, scriveva che Garibaldi, da Vibonati, il 4 settembre 1860, passando per Torraca salì sulle pendici del Monte Cervaro e così arrivò al Fortino. Ma, a parte la notizia che Garibaldi fosse partito da Vibonati, quale è stato il suo percorso ? Sappiamo pure che da Vibonati, e questa notizia è certa, Rustow, insieme ai suoi volontari risalì al Fortino del Cervaro. Ma quale percorso fecero i suoi volontari garibaldini ?. Un testimomone di eccezione è stato il colonnello polacco Wilhelm Rustow. Rustow, nella traduzione del suo testo di Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 20, nelle sue memorie scriveva che: Guidate da persone del luogo, la mattina del 4 settembre, discesimo pel Vallone del Molinello, per poi salire di nuovo, arrampicandoci con somma difficoltà fra gli aspri dirupi della Tempa dei Paglioli da dove discendevano delle donne che portavano sul capo forti carichi di ghiaccio per la preparazione dei gelati. Etc…”. Inoltre, sempre il Rustow, nella traduzione del Porro parlando della marcia da Vibonati al Fortino, a p. 22 scriveva che: “I bersaglieri erano in testa e come di consueto avevano incominciata la marcia al passo ginnastico, che furono ben tosto costretti di moderare fra quei viottoli montani aspri, angusti e pericolosi…..Avevamo percorso una via certamente impraticabile per qualunque armata regolare; ma a noi pure costò il sacrificio di alcuni uomini e di alcuni muli caduti fra i precipizi. Inoltre il giorno 4 settembre fu un giorno di vero strazio per le calzature della brigata. Potevano essere le 10 e mezza del mattino all’incirca,  quando io coi miei due ufficiali d’ordinanza Antonio Batticozzi e Cesare Comendio, questi un Lombardo, quello un Veronese, raggiunsi l’aspra e selvaggia crespa del Feralunga sotto il monte Cocuzzo, dalla quale poi si discende nella gola del Gauro che sbocca presso la solitaria taverna del Forlino sulla gran strada consolare. La discesa implicava delle serie difficoltà; ma ce ne consolammo grazie alla limpida e fresca acqua di fonte ritrovata, beneficio del quale non avevamo potuto fruire prima d’allora, e colla quale ci rinfrescammo assai gradevolmente. Giunti a Forlino alle 11 e mezzo, Etc…”. Dunque, Rustow testimoniava che si mise in marcia da Vibonati il giorno 4 settembre 1860, alle 5 del mattino ed arrivò al Fortino alle 11 del mattino del giorno 4 settembre per mettersi in marcia per Casalbuono di sera ed arrivare lì il giorno 5 settembre.  Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzonero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a p. 300, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: La brigata Milano arrivò a tarda sera del 3 a Vibonate e raggiunse il 4 il passo di monte Cocuzzo oltrepassando presso Fortino la strada consolare, sulla quale da allora in poi continuò a progredire, mentre le brigate Bologna e Parma la seguivano alla distanza di due o tre giorni di marcia, il grosso dell’armata da quattro fino a sei. Il 4 settembre, la brigata Milano, forte di circa 900 uomini, er già sulla strada consolare presso Casalnuovo. Il 5 marciava avanti sulle orme della regia brigata Caldarelli verso Sala. Caldarelli avaa fatto alto a Padula onde meglio adempiere la sua capitolazione conchiusa coi Calabresi a Cosenza, per la quale egli non doveva battersi con Garibaldi. Il rapido avanzarsi della brigata Milano lo tagliò fuori da Salerno ed egli capitolò con Garibaldi. Il 6 la brigata Milano marciava sopra Auletta, ed il 7 settembre sopra Eboli. Lo stesso giorno in cui la piccola avanguardia toccava questo punto, il dittatore entrava nella capitale abbandonata da Francesco II.”. Il generale Wilhelm (Guglielmo) Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, ( prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “…La brigata Milano arrivò tardi nella sera del 3 a Vibonate, e raggiunse il giorno dopo il passo del Monte Cocuzzo, passando a Fortino la strada consolare, su cui marciarono d’allora in poi, mentre le brigate Bologna e Parma la seguivano a 2 o 3 giorni di marcie, ed il grosso dell’esercito dai 4 ai 6. Etc…”. Paolo Emilio Bilotti (….), che, nel suo “La Spedizione di Sapri – da Genova a Sanza”, ci parla degli eventi a Sapri, a pp. 198-199, in proposito scriveva che: “Da Torraca due vie conducono al Vallo di Teggiano: una più breve, ma quasi tutta disagevole per burroni e dirupi, la quale per Tortorella, Battaglia, Casaletto Spartano e Buonabitacolo avrebbe menati a Padula dopo percorsi 23 miglia; l’altra pel Fortino di Cervara e Casalbuono, lunga 27 miglia, ma disagiata solo per 12 perchè dal Fortino in poi ove finiscono i cosi detti monti della Serra, è tutta rotabile, costituendo essa un tratto della consolare delle Calabrie……al Fortino di Cervara che è limite tra il Principato e la Basilicata…..etc…”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 200, in proposito scriveva che: “Il giorno dopo egli conduceva i 1500 uomini del Turr, quasi tutti milanesi, fuori di Sapri, portandoli per gli scoscesi viottoli delle macchie fin su uno sprone del Monte Cocuzzo e di là calandoli sulla strada di Lagonegro per la quale il Caldarelli e i suoi si avanzavano in ritirata. Per quel tratto la strada corre ad un’altezza media di circa 700 metri e al punto in cui Garibaldi la toccò calando dalle alture occidentali, c’era l’osteria del Fortino.”. Dunque, lo storico Treveljan scriveva che fu Garibaldi, e non Rustow a portare le brigate dei volontari garibaldini al Fortino. Ciò non corrisponde del tutto al vero in quanto come scriveva lo stesso Rustow, Garibaldi si era portato in avanti e li aveva preceduti al Fortino, dove arrivarono entrambi ma separatamente il giorno 4 settembre 1860. Nel suo racconto, in cui testimonia il percorso che le sue brigate fecero da Sapri a Vibonati e da Vibonati il giorno 4 settembre per risalire al Fortino. Forse passarono non molto distanti da Torraca. Nel suo racconto si evince che prima di arrivare al Fortino, Rustow ed i suoi volontari garibaldini, arrivarono alla gola del Gauro” (una gola non molto distante dalla via consolare su cui si trovava la taverna del Fortino del monte Cervaro). Sempre nel suo racconto, Rustow cita alcuni luoghi come “discesimo (da Vibonati) pel Vallone del Molinello”,  risalimmo “arrampicandoci con somma difficoltà fra gli aspri dirupi della Tempa dei Paglioli”,  e poi, raggiunsi l’aspra e selvaggia crespa del Feralunga sotto il monte Cocuzzo, dalla quale poi si discende nella gola del Gauro che sbocca presso la solitaria taverna del Forlino sulla gran strada consolare.”. In una carta del 1788, (credo una carta geografica del Ministero della Guerra Borbonica, apparsa sulla rete, e di cui ivi non riesco a pubblicare lo stralcio), su cui è scritto: “Foglio 24” e, “Gitto. Guerra. inc. Nap. 1788” è rappresentato parte del Cilento, con la costa del Golfo di Policastro ed i toponimi dell’entroterra, si vedono chiaramente i toponimi di questi luoghi. La carta in questione fa parte dell’“Atlante Geografico del Regno di Napoli” redatto da Rizzi-Zannoni. L’Atlante Geografico del Regno di Napoli (titolo completo: Giovanni Antonio Rizzi Zannoni (autore), Giuseppe Guerra (incisore) Atlante Geografico del Regno di Napoli compito e rettificato sotto i felici auspicj di Giuseppe Napoleone I re di Napoli e di Sicilia, Napoli 1808. L’atlante, in 31 fogli e in scala 1:114.545 (Valerio 1993, p.126), fu completato nel 1812. Il titolo venne modificato nel 1815, al rientro dei Borbone sul trono di Napoli: sostituendo la frase compito e rettificato . . . con delineato per ordine di Ferdinando IV Re delle Due Sicilie. L’opera, in effetti, era stata commissionata nel 1781 da Ferdinando IV di Napoli al geografo padovano Giovanni Antonio Rizzi Zannoni. La carta in questione si trova nella collezione on-line di David Rumsey Collection.  Probabilmente, “Gitto” è il cartografo collaboratore di Rizzi-Zannoni. La carta è estremamente interessante perchè in essa sono rappresentati diversi toponimi sconosciuti. Al momento posso dire che la carta si trova conservata presso la Bibliotheca Hertziana – Max-Planck-Institut für Kunstgeschichte. La “Bibliotheca Hertziana” è stata fondata a Roma nel 1913 da una fondazione di Henriette Hertz sotto la direzione di Ernst Steinmann. Da allora l’istituto ha sede nel Palazzo Zuccari a Roma. Nella carta del 1788, ad esempio, il “vallone del Molinello” è un piccolo torrente che oggi non viene riportato sulle carte fisiche del Golfo di Policastro. sfocia verso la costa di Villammare e risale con due un bracci verso Vibonati e con un altro braccio verso la Madonna dei Cordici da cui risale verso Torraca. La “Tempa degli Paglioli” è un toponimo che indica delle creste di montagna che si trovano sopra Torraca, da dove, proseguendo a nord, verso il piccolo borgo di Battaglia, oggi frazione del Comune di Casaletto Spartano, si arriva al Monte Cocuzzo. Sulla destra di “Tempa degli Paglioli” si trova, verso Est, la “Feralunga” oggi denominato “Serra Lunga” e poi Lagonegro. La “Serra Lunga” si trova sul confine della Basilicata con la Campania dell’epoca. Oltre il “Monte Cocuzzo”, si trova il “Monte Cervaro” dove troviamo il piccolo raggruppamento del Fortino, dove corre la vecchia strada Consolare borbonica che portava da una parte a Lagonegro e dall’altra verso “Casalnuono” (oggi comune di Casalbuovo).  Giunti a Torraca, intrapresero le aspre stadine di montagna e, proseguendo lungo la “Tempa degli Paglioli” e costeggiando la “Serralunga” ridiscesero verso la “gola del Gauro” per risalire verso il “Monte Cocuzzo” (forse il “Tempone Pizzuto” indicato sulla mappa del CAI) ed il Fortino del Cervaro, forse seguendo una strada mulattiera che oggi viene indicata “via Affonnatora”, non distante dal confine con la Basilicata e in località “Affonnatora”.  La frazione di Fortino sorge sul confine con la Basilicata, ed una parte minore del suo abitato appartiene al comune lucano di Lagonegro, in provincia di Potenza. Essa rappresenta, quindi, un rarissimo caso di frazione divisa fra due amministrazioni regionali. Vi sono inoltre 24 località, costituite da piccoli gruppi di case e cascine rurali, e popolate da poche decine di abitanti tra cui Affonnatora. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: Alle cinque del pomeriggio ripartiva da Sapri per via di terra e poco prima del mezzogiorno del 4 settembre era al Fortino dopo aver bivaccato la prima notte a Vibonati ed aver costeggiato poi le falde del monte Cocuzzo. Etc…”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, ed. Gutemberg, 2011, a pp. 138-139, in proposito scriveva che: “L’avanguardia comandata da Rustow precedeva di due o tre giornate le truppe della divisione Terranova, le più vicine; di quattro o cinque la punta principale dell’esercito …..Etc…(14).”. Policicchio, a p. 139, nella nota (14) postillava: “(14) E. Porro, La brigata Milano ….cit., p. 22. “. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, ed. Gutemberg, 2011, a p. 139, in proposito scriveva che: “Rustow si mantenne sempre in testa alla colonna per scegliere i luoghi più idonei e opportuni ai bivacchi e provvedere alla compattezza delle truppe.”. Antonio Pizzolorusso (….), nel suo I martiri per la libertà italiana della provincia di Salerno dall’anno 1820 al 1857 con appendice intorno al moto rivoluzionario del 1860 per Antonio Pizzolorusso, Salerno, Tipografia Nazionale, 1885, si veda l’ed. Ripostes, a pp. 234-235, in proposito scriveva che: “….e Garibaldi resosi padrone della Sicilia, passa il Faro il 20 agosto, e ordina a Rustow di congiungersi in Paola al Generale Turr, ed egli imbarcatosi per Sapri li raggiunse il giorno 3 settembre ed ordina al primo d’ inoltrarsi con una brigata verso Vibonati e avanzarsi sulla via consolare. Rustow esegui perfettamente tali ordini, tagliò la via al generale Caldarelli, che secondo la convenzione di Cosenza si recava a Salerno, e l’indusse a deporre le armi ; ed entrò la sera trionfante in Sala Consilina, pervenendo la dimane ad Eboli, etc…”. L’Avv. Paolo Emilio Curti, nel suo “Arresto processo e condanna del colonnello Turr narrati da lui medesimo”, Milano, 1862, Tip. dei Lombardi, a p. 70, in proposito scriveva: Il generale Türr istesso accompagnava la spedizione, che col favor della notte, malgrado la vicinanza della flotta borbonica, potè arditamente compiersi, sì che sbarcò presso Sapri il 2 settembre di buon mattino e il 3 partiva per Lagonegro, onde ricevere nuovi ordini di Garibaldi. Questi rapidi movimenti sul continente, ne’quali il nostro Türr aveva tanta parte, portavano lo sgomento ne’Regii , tal che a’ dì 4 la Brigata Milano, ch’era a di lui dipendenza, perchè, come dissi, apparteneva alla sua divisione , trovavasi già sulla strada consolare presso Casalnuovo, il 5 incalzava le truppe napoletane comandate da Caldarelli che poi capitoló a Cosenza con Garibaldi, e quando due di dopo toccava Eboli , il Dittatore entrava già solo nella capitale abbandonata da Francesco II . Il generale Caldarelli non tardava pronunciarsi per la causa nazionale ed anche le truppe regie si ritirarono da Salerno, si che Türr poteva il giorno dopo all’arrivo in Napoli di Garibaldi raggiungerlo colla brigata Milano, la quale affrettò l’ingresso valendosi di veicoli d’ ogni maniera.”.

Nel 4 settembre 1860, RUSTOW e le sue brigate marciò ed arrivò al Fortino del Cervaro, alle 11 e mezzo,  seguito giorni dopo dalla brigata Spinazzi e la brigata Bologna o Puppi

Nel 1998, in occasione della redazione dell’“Analisi: Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma e su incarico del Comune di Sapri che redassi per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.), in proposito così scrivevo che: Garibaldi, ordinò alla brigata Milano di portarsi a Vibonati e successivamente di proseguire a Padula, e la sera del 3 settembre 1860, partì per Vibonati, ….(172) “. Nella mia nota (172) postillavo che: (172) Infante A., Garibaldi nel Cilento, Torchiara, 1984, pp. 57, 58.”. Infatti, Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 58, in proposito scriveva che: Il generale Gandini, comandante della brigata Milano, era arrivato anch’egli a Vibonati, da dove il giorno dopo ripartì attraversando il Passo del Monte Cocuzzo e Casalbuono, al fine di ostacolare eventuali spostamenti di forze nemiche.”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”,  ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 338-339, in proposito era scritto: La brigata Milano arrivò tardi nella sera del 3 a Vibonate, e raggiunse il giorno dopo il passo del Monte Cocuzzo , passando a Fortino la strada consolare, su cui marciarono d’allora in poi, mentre lebrigate Bologna e Parma la seguivano a 2 e 3 giorni di marcie, ed il grosso dell’ esercito dai 4 ai 6. Nello stesso giorno 4 settembre arrivò nella strada consolare verso Casalnuovo la brigata Milano forte di 900 uomini circa ; e nel giorno 5 marciò verso Sala passando vicino alla brigata regia Caldarelli.”. Giacomo Racioppi (….), nel 1909, nel suo “Storia dei moti della basilicata e delle provincie contermini nel 1860”, a p. 219, in proposito scriveva che: Quivi il giorno innanzi era approdata la divisione Rustow, già del Pianciani del golfo degli Aranci, di cui fu cenno poco indietro; che da Paola, messa insieme alla brigata Turr, a guadagnare terreno era fatta imbarcare per Sapri; donde mosse quinc’innanzi all’avanguardo dell’esercito meridionale. Con essa il Generale venne il giorno 4 all’osteria del Fortino, e al povero villaggio di Casalnuovo nel vallo di Diano.”. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a p. 704, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La brigata Puppi (divisione del pari di Turr)….Il giorno 5 la stessa brigata passando per Vibonati, giungeva a Casalnuovo alle 7. pom…”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) Lo stesso giorno 3 la Brigata Puppi s’imbarcava per Sapri, dove approdava alle 11 pom.; l’operazione di sbarco aveva luogo alle 8 ant. del 4. Lo stesso giorno 5 la Brigata Puppi da Sapri, passando per Vibonati, giungeva a Casalinuovo alle 7 pom., etc…. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 150, in proprosito scriveva che: “Il 3 settembre le due Brigate non andarono al Fortino, ma pernottarono a Vibonati; continuarono la marcia partendo per tempo, e la sera del 4 furono a Casalnuovo, attraversando in tutte queste marcie alte e penosissime montagne. Il giorno 5 erano a Sala Consilina; in questo giorno raggiunsero Caldarelli, al quale fu mandato la Masa come Commissario del Dittatore per trattare la capitolazione di questa colonna regia. Etc…”. Il Pecorini si riferiva alle due brigate, la Milano e la Spinazzi come rilevasi a p. 149 quando scrive della lettera di Garibaldi a Turr “Sapri, 3 settembre 1860. Generale Turr, Sono giunto alle 3 1/2 pom. Io marcerò colla vostra colonna Milano e Spinazzi sino a Fortino, lasciando qui un forte distaccamento. Etc…”. Dunque, secondo il Pecorini, il forte distaccamento della brigata Milano e quella del maggiore Spinazzi che Turr, su ordine di Garibaldi e di Turr, il 4 settembre 1860, di mattina marciarono, ma non si recarono al Fortino, seguendo Garibaldi ma andarono direttamente a Casalnuovo dove arrivarono il 5 settembre. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Sacchi – 8-9 settembre – Lagonegro; 10 settembre – Sapri sul mare; Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri; Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri-Vibanate; Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 149, riferendosi al telegramma di Garibaldi inviato a Turr, in cui scriveva che: “Generale Turr, Sono giunto qui alle 3 1/2 pom. Io marcerò colla vostra colonna Milano e Spinazzi sino a Fortino….etc…”a p. 150 aggiungeva che: “Il 3 settembre le due Brigate non andarono a Fortino, ma pernottarono a Vibonati; continuarono la marcia partendo per tempo, e la sera del 4 furono a Casalnuovo, attraversando in tutte queste marce alte e penosissime montagne.”. Pecorini si riferiva alle brigate Milano e Spinazzi che furono portate da Rustow a Vibonati, dove pernottarono ed in seguito giungevano non al Fortino ma a Casalnuovo. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo di Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 20, nelle sue memorie scriveva che: I miei Milanesi bivaccavano nelle vie di Vibonate…..Alle 5 di mattina del giorno 4, ripresimo la marcia. La notte mandai indietro un uomo fidato di Sapri con un ordine per il maggiore Spinazzi onde ci seguisse con la brigata Parma tosto che fosse riunita, lasciando sul luogo l’ordine stesso per la brigata Bologna, la quale pure da Torre del Faro, doveva arrivare a Sapri. Ometto qui molte e molti particolari interessanti, riservandomi di farne cenno in altra occasione, lusingandomi per ora di far cosa gradita al lettore soltanto col fargli conoscere qual fosse l’ordinamento della brigata Milano in questo punto in cui incominciarono seriamente le sue operazioni. Etc…Guidate da persone del luogo, la mattina del 4 settembre, discesimo pel Vallone del Molinello, per poi salire di nuovo, arrampicandoci con somma difficoltà fra gli aspri dirupi della Tempa dei Paglioli da dove discendevano delle donne che portavano sul capo forti carichi di ghiaccio per la preparazione dei gelati. Giungevano fino a noi le acclamazioni di giubilo ed il rumore dei mortaletti con cui si salutava il tricolore italiano. Etc…”. Inoltre, sempre il Rustow, nella traduzione del Porro parlando della marcia da Vibonati al Fortino, a p. 22 scriveva che: “I bersaglieri erano in testa e come di consueto avevano incominciata la marcia al passo ginnastico, che furono ben tosto costretti di moderare fra quei viottoli montani aspri, angusti e pericolosi. Garibaldi s’era recato avanti fino a Forlino; io era rimasto indietro per sorvegliare la marcia della colonna lungamente sparpagliata, ed arrestarla e raccoglierla nei luoghi opportuni. Avevamo percorso una via certamente impraticabile per qualunque armata regolare; ma a noi pure costò il sacrificio di alcuni uomini e di alcuni muli caduti fra i precipizi. Inoltre il giorno 4 settembre fu un giorno di vero strazio per le calzature della brigata. Potevano essere le 10 e mezza del mattino all’incirca,  quando io coi miei due ufficiali d’ordinanza Antonio Batticozzi e Cesare Comendio, questi un Lombardo, quello un Veronese, raggiunsi l’aspra e selvaggia crespa del Feralunga sotto il monte Cocuzzo, dalla quale poi si discende nella gola del Gauro che sbocca presso la solitaria taverna del Forlino sulla gran strada consolare. La discesa implicava delle serie difficoltà; ma ce ne consolammo grazie alla limpida e fresca acqua di fonte ritrovata, beneficio del quale non avevamo potuto fruire prima d’allora, e colla quale ci rinfrescammo assai gradevolmente. Giunta a Forlino alle 11 e mezzo, la brigata a poco a poco si riunì, e raccolta a bivacco, ricevette le predisposte vettovaglie di pane, formaggio e vino. Più tardi, verso la sera, procedemmo verso Casalnuovo; il giorno seguente giunsimo a Sala nella valle del Calore, lungo il quale scorre continuamente la via Consolare…..Era arrivato quasi alla strada che conduce a Paciala diramandosi dalla via Consolare, quando un ufficiale della guardia nazionale di Padulla, mi venne incontro per annunciarmi che in quel luogo, sotto il comando del generale Caldarelli, trovavasi una intiera brigata borbonica etc…. Dunque, Rustow testimoniava che le sue brigate arrivarono al Fortino alle 11 e mezzo del mattino e verso la sera marciarono per Casalnuovo. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzonero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a p. 300, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: La brigata Milano arrivò a tarda sera del 3 a Vibonate e raggiunse il 4 il passo di monte Cocuzzo oltrepassando presso Fortino la strada consolare, sulla quale da allora in poi continuò a progredire, mentre le brigate Bologna e Parma la seguivano alla distanza di due o tre giorni di marcia, il grosso dell’armata da quattro fino a sei. Il 4 settembre, la brigata Milano, forte di circa 900 uomini, er già sulla strada consolare presso Casalnuovo. Il 5 marciava avanti sulle orme della regia brigata Caldarelli verso Sala. Caldarelli avaa fatto alto a Padula onde meglio adempiere la sua capitolazione conchiusa coi Calabresi a Cosenza, per la quale egli non doveva battersi con Garibaldi. Il rapido avanzarsi della brigata Milano lo tagliò fuori da Salerno ed egli capitolò con Garibaldi. Il 6 la brigata Milano marciava sopra Auletta, ed il 7 settembre sopra Eboli. Lo stesso giorno in cui la piccola avanguardia toccava questo punto, il dittatore entrava nella capitale abbandonata da Francesco II.”. Il generale Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, ( prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “….Garibaldi nel pomeriggio dalla parte di mare a Capri ( è sbagliato ma è Sapri) e dopo breve concerto impartì l’ordine a Rustow di partire quella sera stessa colla brigata Milano, la sola completa, alla volta di Vibonate (‘? Vibonati) per raggiungere per quel sito la strada maestra consolare; doveva seguire la brigata Parma appena raccolta a Sapri, come pure quella di Bologna subito che vi fosse arrivata.”. Il generale Wilhelm (Guglielmo) Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, ( prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “….Rustow di partire quella sera stessa colla brigata Milano, la sola completa, alla volta di Vibonate, per raggiungere per quel sito la strada maestra consolare; doveva seguire la brigata Parma, appena raccolta a Sapri, come pure quella di Bologna subito che vi fosse arrivata. La brigata Milano arrivò tardi nella sera del 3 a Vibonate, e raggiunse il giorno dopo il passo del Monte Cocuzzo, passando a Fortino la strada consolare, su cui marciarono d’allora in poi, mentre le brigate Bologna e Parma la seguivano a 2 o 3 giorni di marcie, ed il grosso dell’esercito dai 4 ai 6. Nello stesso giorno 4. arrivò nella strada consolare verso Casalnuovo la brigata Milano forte di 900 uomini circa; e nel giorno 5. marciò verso Sala, etc…”.  Rustow a p. 349 proseguendo il suo racconto scriveva che: “Mentre Turr accorreva d’Auletta in seguito dal dittatore, per entrare con lui a Napoli, Rustow era arrivato ad Eboli il giorno 7 con la brigata Milano.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “Così la sera del 3 settembre, il generale Gandini, comandante la brigata Milano, forte di 900 uomini, poteva giungere a Vibonati, ripartire il 4 per il passo di monte Cocuzzo e Castelnuovo, e il 5 marciare su Sala e arrivare ad Eboli il giorno 7, mentre il generale Fabrizi, che aveva raccolto e concentrato nuove forze nel Cilento, le guidava fra il 7 e il 10 settembre a Salerno in varie colonne, rispettivamente comandate da valorosi patrioti: il Guardile, il Galloppo, il Cuzio, il Magnone, il Passero, il De Dominicis.”. Cesari, a p. 172, in proposito è scritto: “Le precedenti incertezze, e poi questa decisione, non potevano che facilitare notevolmente le operazioni di Garibaldi, il quale, giunto a Sapri, ordinava senz’altro al generale Rustow di avanzare con la sua brigata Milano, la prima che in quel momento si trovava già pronta e ordinata, per guadagnare rapidamente la strada consolare. A breve distanza mandò, al seguito di questa avanguardia, la brigata Spinazzi e poi la brigata Puppi……Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli. Contemporaneamente la brigata Puppi…..si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano alla loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Sacchi – 8-9 settembre – Lagonegro; 10 settembre – Sapri sul mare; Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri; Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri – Vibanate; Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “Intanto in tutto il Vallo di Diano era un continuo passaggio di Garibaldini. La brigate Milano e Spinazzi della divisione Turr, sbarcate a Sapri all’alba del 2 settembre, procedettero per Vibonati e quindi per Casalbuono, giugendo a Sala il 5. Seguivano il dittatore….(2)”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 200, in proposito scriveva che: “Il giorno dopo egli conduceva i 1500 uomini del Turr, quasi tutti milanesi, fuori di Sapri, portandoli per gli scoscesi viottoli delle macchie fin su uno sprone del Monte Cocuzzo e di là calandoli sulla strada di Lagonegro per la quale il Caldarelli e i suoi si avanzavano in ritirata. Per quel tratto la strada corre ad un’altezza media di circa 700 metri e al punto in cui Garibaldi la toccò calando dalle alture occidentali, c’era l’osteria del Fortino.”. Dunque, lo storico Treveljan scriveva che fu Garibaldi, e non Rustow a portare le brigate dei volontari garibaldini al Fortino. Ciò non corrisponde del tutto al vero in quanto come scriveva lo stesso Rustow, Garibaldi si era portato in avanti e li aveva preceduti al Fortino, dove arrivarono entrambi ma separatamente il giorno 4 settembre 1860.  Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 908, in proposito scriveva che: “Il giorno 4 il dittatore si fermò all’osteria del Fortino, presso Casalnuovo, dove ricevé Nicola Mignogna e Pietro Lacava, che lo salutarono in nome del governo provvisorio di Basilicata, e gli portarono seimila ducati, in tante piastre e colonnati: somma che riuscì gradita al dittatore, e fu spesa, in gran parte, di sussidi ai soldati di Caldarelli, i quali, dopo la capitolazione di Cosenza, si ritiravano verso Napoli, e, dopo una nuova capitolazione fatta con Garibaldi, deposero le armi.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 109 e ssg., in proposito scriveva che: IV….Il generale Gandini, comandante della brigata Milano composta di novecento uomini, giunse anch’egli a Vibonati, ma il giorno seguente, volendo spingersi più avanti, ripartì per il passo di Monte Cucuzzo e Casalbuono.”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a pp. 148-149 e ssg., in proposito scriveva che: Stando alle notizie raccolte, il mattino del 5, Garibaldi dovette fare il suo ingresso in Casalbuono, allora ‘Casalnuovo’. In quest’ultimo paese dovette schierarsi la colonna di sicurezza che precedeva il Generale, anche perchè al di là della ‘Cerreta di Montesano’ si erano accampati durante la notte tremila borbonici, al comando del Generale Cardarelli. E quando le avanguardie garibaldine fecero sentire da ogni dove la loro presenza, e migliaia di volontari presero, qua e là, a bloccare la marcia di quei reparti, Cardarelli capitolò. La colonna era arrivata proprio all’altezza della “Certosa” di Padula, quella località che Mercantini aveva già immortalata nella drammatica epopea de la “Spigolatrice”. E nella “Certosa”, Cardarelli venne internato, visitato più tardi dal Gen. La Masa.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: Il Turr imbarcò tutti il 1° settembre e sbarcò a Sapri alle 9 del mattino seguente. Alle cinque del pomeriggio ripartiva da Sapri per via di terra e poco prima del mezzogiorno del 4 settembre era al Fortino dopo aver bivaccato la prima notte a Vibonati ed aver costeggiato poi le falde del monte Cocuzzo. La Brigata “Bologna” ed il resto della “Parma” seguirono di lì a qualche giorno e il Rustow dice che quand’egli coi suoi, dopo il Fortino, s’avviò per la consolare etc…”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, ed. Gutemberg, 2011, a pp. 138-139, in proposito scriveva che: “L’avanguardia comandata da Rustow precedeva di due o tre giornate le truppe della divisione Terranova, le più vicine; di quattro o cinque la punta principale dell’esercito e, cosa inaudita ma vera, essa determinò lo sgombero della formidabile posizione di Salerno. Dalle memorie del Rustow ancora riprendiamo: “Garibaldi si era recato avanti fino al Forl(t)ino; io ero rimasto indietro per sorvegliare etc…(14).”. Policicchio, a p. 139, nella nota (14) postillava: “(14) E. Porro, La brigata Milano ….cit., p. 22. “. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro”, ed. Gutemberg, a p. 138, in proposito scriveva che: “L’avanguardia comandata da Rustow precedeva di due o tre giornate le truppe della divisione Terranova, le più vicine; di quattro o cinque la punta principale dell’esercito e, cosa inaudita ma vera, essa determinò lo sgombero della formidabile posizione di Salerno. Dalle memorie del Rustow ancora apprendiamo: “Garibaldi si era recato avanti fino al Forl(t)ino; io ero rimasto indietro per sorvegliare la marcia della colonna lungamente sparpagliata, ed arrestarla e raccoglierla nei luoghi opportuni. Etc…”. Policicchio, a p. 139, in proposito scriveva pure che: “Rustow si mantenne sempre in testa alla colonna per scegliere i luoghi più idonei e opportuni ai bivacchi e provvedere alla compattezza delle truppe. Il Fortino è nel salernitano etc…”. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a pp. 195-196, in proposito scriveva: “A Sapri, Garibaldi e Bertani trovarono i circa 1600 patrioti sbarcatevi il giorno precedente, a una parte dei quali, precisamente ai 900-1000 uomini della brigata Milano, fu ordinato di mettersi in marcia, intorno alle 17:00 sotto il comando del colonnello Guglielmo Rustow. Il Generale ed il suo ristretto seguito li raggiunsero lungo la via per Vibonati, centro nel quale pernottarono e da dove ripartirono alle 5:00 del mattino successivo (20).”. Moliterni, a p. 196, nella nota (20) postillava: “(20) Cfr. F. Policicchio, Le Camicie rosse nel golfo di Policastro, Fisciano, 2011, pp. 134-137.”. Dunque, Moliterni rifacendosi a Policicchio, scriveva la notizia del pernottamento di Garibaldi a Vibonati. Antonio Pizzolorusso (….), nel suo I martiri per la libertà italiana della provincia di Salerno dall’anno 1820 al 1857 con appendice intorno al moto rivoluzionario del 1860 per Antonio Pizzolorusso, Salerno, Tipografia Nazionale, 1885, si veda l’ed. Ripostes, a pp. 234-235, in proposito scriveva che: “….e Garibaldi resosi padrone della Sicilia, passa il Faro il 20 agosto, e ordina a Rustow di congiungersi in Paola al Generale Turr, ed egli imbarcatosi per Sapri li raggiunse il giorno 3 settembre ed ordina al primo d’ inoltrarsi con una brigata verso Vibonati e avanzarsi sulla via consolare. Rustow esegui perfettamente tali ordini, tagliò la via al generale Caldarelli, che secondo la convenzione di Cosenza si recava a Salerno, e l’indusse a deporre le armi ; ed entrò la sera trionfante in Sala Consilina, pervenendo la dimane ad Eboli, etc…”. L’Avv. Paolo Emilio Curti, nel suo “Arresto processo e condanna del colonnello Turr narrati da lui medesimo”, Milano, 1862, Tip. dei Lombardi, a p. 70, in proposito scriveva: Il generale Türr istesso accompagnava la spedizione, che col favor della notte, malgrado la vicinanza della flotta borbonica, potè arditamente compiersi, sì che sbarcò presso Sapri il 2 settembre di buon mattino e il 3 partiva per Lagonegro, onde ricevere nuovi ordini di Garibaldi. Questi rapidi movimenti sul continente, ne’quali il nostro Türr aveva tanta parte, portavano lo sgomento ne’Regii , tal che a’ dì 4 la Brigata Milano, ch’era a di lui dipendenza, perchè, come dissi, apparteneva alla sua divisione , trovavasi già sulla strada consolare presso Casalnuovo, il 5 incalzava le truppe napoletane comandate da Caldarelli che poi capitoló a Cosenza con Garibaldi, e quando due di dopo toccava Eboli , il Dittatore entrava già solo nella capitale abbandonata da Francesco II . Il generale Caldarelli non tardava pronunciarsi per la causa nazionale ed anche le truppe regie si ritirarono da Salerno, si che Türr poteva il giorno dopo all’arrivo in Napoli di Garibaldi raggiungerlo colla brigata Milano, la quale affrettò l’ingresso valendosi di veicoli d’ ogni maniera.”.

Nel 4 settembre 1860, alla taverna del Fortino (o a Casalnuovo ?), il generale Turr manda un telegramma con richiesta di vettovaglie

Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 155 e ssg., in proposito scriveva che: Un telegramma, diretto al Sindaco di Auletta e firmato dal Gen. Turr, spedito dal Fortino di Casaletto Spartano il 4 settembre, informava che sarebbero transitati, diretti a Salerno, 25.000 uomini, e bisognava procurare viveri e vettovaglie; etc….”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, dove a p. 408, in proposito scriveva che: “Non mancò allora, da parte del Comune, il contributo pecuniario per le spese dell’insurrezione etc….Al Commissario Civile Mango giunse, nel 5 settembre, un telegramma del Dittatore di tener pronte 25 mila razioni di viveri per le truppe di passaggio; le razioni furono bensì tutte preparate a spese del Comune, ma non tutte furono consumate per le truppe garibaldine, perchè quella notizia conteneva, forse, il solito stratagemma di far credere alle popolazioni ed all’esercito borbonico che Garibaldi disponesse d’un numero assai maggiore di militi (1).”. Pesce, a p. 408, nella nota (1) postillava: “(1) Rilevasi dalla deliberazione del Decurionato del 10 Gennaio 1861: “Il Sindaco Ladaga ha dato lettura d’un uffizio del Commissario Civile del 5 settembre 1860, contenente un telegramma del Generale Garibaldi, che ordinava di tener pronto questo Comune 25 mila razioni viveri per le truppe da passare….Etc…”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, a p. 399, in proposito scriveva che: “…si debba datare dalla mattina del 5 settembre e si debba considerare come risultante dai telegrammi, dagli allarmi e dalle corse della notte 4-5 settembre durante la quale si tenne un ultimo consiglio dei Ministri fino all’alba (Pianel, 194-195, dal diario della moglie) e il Forbes e il Gallenga sparsero i loro telegrammi per Napoli e Salerno. Uno di questi telegrammi è così riprodotto nel MONNIER, 273: “Gallenga a….(nome mancance): Eboli, 5 sett., 1 e mezza antim. La brigata Caldarelli è passata a Garibaldi. A Sapri 4,000 uomini comandati da Turr sono sbarcati. Altri sbarchi saranno operati più vicini a noi”. Raffaele De Cesare (Memor) (….), nel suo “La fine di un Regno – Dal 1855 al 6 settembre 1860 con prefazione di Raffaele De Cesare”, a p. 462, in proposito scriveva pure che: “La mattina del quattro settembre, dopo la notizia dello sbarco della colonna di Rustow a Sapri, la quale si diceva forte di quattromila uomini, mentre in realtà era molto men numerosa, ebbe luogo un ultimo consiglio di Generali, il quale, ad unanimità, deliberò di non potersi resistere a Garibaldi, nè tra Campagna e Salerno etc…”. Si riferisce al telegramma scritto dal generale Turr il 4 settembre ed indirizzato al Comandante Civile Mango di Lagonegro, in cui Turr chiedeva la preparazione di 25 razioni di viveri. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 16-17, in proposito scriveva che: “…”. Riguardo l’avv. Giuseppe Mango, Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, ed. Gutemberg, 2011, a p. 143, in proposito scriveva che: “Intanto al Commissario Civile di Potenza, Giuseppe Mango (27), venuto appositamente da Lagonegro, il 5 settembre giunse l’ordine di far preparare 25 mila razioni di viveri per le truppe di artiglieria prossime a passare (28)”. Policicchio, a p. 143, nella nota (28) postillava: “(28) C. Pesce, Lagonegro nella rivoluzione del 1860, Tip. Lucana, Lagonegro, 1911, p. 49.”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, a p…., in proposito scriveva che: “………….”.

Nel 4 settembre 1860, Peard, Forbes e Fabrizi erano ad Eboli ed il telegramma di Peard a Pietro Ulloa

Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 203, in proposito scriveva che: “Questi onori semi-divini furono tributati però per alcuni giorni ad un personaggio che non era il vero Garibaldi, giacchè fra Sala Consilina e Eboli, le popolazioni presero “l’inglese di Garibaldi”, il Peard, per Garibaldi stesso. Durante questa sua strana avventura il Peard era in compagnia del Gallenga, corrispondente del ‘Times’, di C. S. Forbes, comandante della Marina inglese e del Fabrizi, tutti e tre incaricati dal Dittatore di precederlo, per ispezionare le posizioni militari. La brigatella attraversate le file del Caldarelli prima che si sbandassero, nella sua qualità di non combattente, aveva seguita la strada maestra per tutto il tragitto di Cosenza in poi, guadagnando cinquanta miglia di vantaggio su Garibaldi che aveva dovuto fare il giro della costa. Nel pomeriggio del 3 settembre, mentre Garibaldi filava a vele spiegate nella baia di Sapri, il Peard entrava ad Auletta in mezzo alle grida del “più frenetico entusiasmo”, come egli notò nel suo Diario.”. Dobelli, a p. 198, nella nota (1) postillava: “(1) Ms. Peard, Journal, 3 settembre”. Dobelli, a p. 439, di Peard scriveva: “Peard = Treveljan (G.M.) – War-Journals of Garibaldi’s Englishman. Pubblicazione di parte del giornale di J. W. Peard per il 1860 nel ‘Cornhill Magazine, giugno 1908. Vedasi anche un altro articolo di Miss Frances M. Peard apparso nella stessa rivista nell’agosto 1903 sotto il titolo: ‘Garibaldi’s Englishman.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 209, nella nota (1) postillava: “(1) Appendice H.; Ms. Peard, Journal e Cornhill, giugno, 1908; Forbes, 219-231; Arrivabene, II, 168-169; Ashley, 492-496; Times, 13 settembre, pag. 10, c. 4 (lettera del James), 15 settembre, pag. 10, c. 3-4; De Cesare, II, 422-424; Revel, Da Ancona, 65; Elliot, 96; Persano, 206-207; Galton, 22”. Si tratta del testo di Galton Francis, Vacation tourist in 1860, Macmillan, 1861, che a p. 22, in proposito scriveva che: “…………………..”.  Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, a p…., in proposito scriveva che: “…………”. Un testimone di eccezione di quell’incontro è C. S. Forbes (….), ed il suo “Garibaldi’s Feldzung in beide Sizilien”, Leipzig 1865 (traduzione dell’edizione inglese del 1861. Sempre Gennaro De Crescenzo (….), nel suo, L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane, Salerno, Linotip. S. Jannone, 1960, a pp. 119, in proposito scriveva pure che: “VII. Che cosa frattanto era avvenuto ? Garibaldi, messo piede in Calabria, aveva ritenuto equo di fare esaminare le posizioni militari di maggiore importanza da uomini di sua fiducia, che avrebbero dovuto procedere nella marcia. La scelta cadde su tre: il Fabrizi, Charles Stuart Forbes capo della marina inglese ed un tale Peard pure inglese. In compagnia del corrispondente del ‘Times’ – un tal Gallenga – costoro seppero tanto fare da passare a traverso le file del generale borbonico Cardarelli prima che queste si sbandassero, ed arrivare sino ad Auletta, situata fra un nodo di monti a confine del Vallo di Diano della Basilicata e della Valle del Sele, con cinquanta miglia di vantaggio sul Generale. Un entusiasmo frenetico – come egli stesso scrisse nel suo diario – proruppe nel popolo, quando il Peard entrò in paese nel pomeriggio del 3 settembre, nello stesso momento che il dittatore entrava nella baia di Sapri. La popolazione credette per fermo che quell’inglese fosse il Generale e fece ressa per salutarlo, per applaudirlo e baciargli la mano. Etc…”. De Crescenzo si riferisce al Diario di Gallenga. Da Wikipedia leggiamo che Antonio Gallenga (….),  lavorava come giornalista per il Times di Londra, del quale fu corrispondente per vent’anni. Seguì la seconda guerra d’indipendenza, la spedizione dei Mille, la guerra di secessione americana, la guerra austro-prussiana del 1866 e la guerra franco-prussiana del 1870-71. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 135, in proposito scriveva che: “Un singolare equivoco accadeva intanto. In Calabria il Dittatore aveva incaricato l’inglese Peard, C. S. Forbes comandante della marina inglese ed il Fabrizi di precederlo per esaminare le posizioni militari importanti e riferirgli. Costoro accompagnati anche da Galenga corrispondente del ‘Times’, riuscirono a passare attraverso le file del Caldarelli prima che si sbandassero e a proseguire fino ad Auletta. La popolazione scambiando quell’inglese per Garibaldi, etc…Il dì successivo la piccola brigata, accompagnata dalla banda etcc…salì al comune di Postiglione (2-3). La sera del 4 settembre l’inglese con i suoi compagni si spinse fino ad Eboli. La piccola brigata nel cuor della notte lasciò segretamente Eboli e tornò a Sala, ove ricevè ordine dal dittatore di recarsi a Salerno. Ivi il Peard entrò il mattino del 6 tra le acclamazioni del popolo, che lo scambiò per Garibaldi (3).”. Mazziotti, a p. 135, nella nota (2-3) postillava: “(2-3) Treveljan, – opera citata, pag. 202-207.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 416-417, in proposito scriveva che: “Sappiamo che con Garibaldi v’erano il Peard e altri cui i privati mezzi permettevan di seguire la veloce andatura della sua carrozza. Quando Garibaldi aveva deviato per Sapri, il Peard con alcuni compagni avevano proseguito per la strada maestra giungendo a Sala prima degli altri. Eran partiti di là quasi subito ed il Forbes, che vi era arrivato poco dopo, s’era sentito dire con sua meraviglia come Garibaldi fosse passato da Sala forse mezz’ora prima. I cittadini di Sala avevan preso il Peard per il Dittatore ! E quando poco dopo il Forbes aveva raggiunto l’amico in un vicino paese l’aveva trovato, col colonnello Fabrizi e col Gallenga, corrispondente del Times, alloggiato con tutti gli onori in casa del Sindaco, che, al par di tutti lo credeva Garibaldi in persona. Il Peard aveva ritenuto opportuno non dissipare ma anzi confermare l’equivoco, industriandosi di trarne profitto. Continuando nella burla in tutti i paesi che incontrava, preordinava in quelli in cui sarebbe giunto il dì dopo, alloggi e viveri per migliaia di persone con le quali egli, firmandosi Garibaldi, si diceva prossimo ad arrivare. E questa notizia, sùbito ritelegrafata a apoli, aveva aumentato la confusione e il terrore negli alti comandi e nei circoli di Corte. l Forbes ed il Peard sono ad Eboli il 4 settembre. Anche qui il creduto Garibaldi riceve accoglienze di indescrivibile entusiasmo. Vengono ad ossequiarlo le autorità e molti cospicui cittadini col Vescovo alla testa. Peard dà ordini, disposizioni, istruzioni e sosptiene come può la sua parte nella commedia. Ma temendo che a lungo andare la beffa si scopra, si ritira a riposare, ordinando ad un compagno,segretario posticcio, di rispondere ai visitatori che il Dittatore dorme. Qui ad Eboli il Peard ha la trovata migliore. Fa hiamre l’impiegato del telegrafo e gli ordina di spedire a Pietro Ulloa – nuovo presidente dei ministri secondo la voce che corre – un telegramma in cui lo avverte che Garibaldi è arrivato ad Eboli con altre 10 mila uomini forniti di tutto, e gli consiglia di ritirare ogni truppa da Salerno, etc…. Dunque, l’osservazione di Agrati che, parlando di ciò che avvenne a Sala nei primi giorni di settembre, attesta che fra i compagni di Garibaldi, imbarcatisi per Sapri, non vi era nè il Forbes e nè il Peard che, invece, erano insieme a Garibaldi, forse a Rotonda, dove Garibaldi deviò, ma essi non andarono con lui verso Sapri. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo, L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane, Salerno, Linotip. S. Jannone, 1960, a p. 119, parlando di Casalbuono e non del Fortino, in proposito scriveva che: “VII. Garibaldi, messo piede in Calabria, aveva ritenuto equo di fare esaminare le posizioni militari di maggiore importanza da uomini di sua fiducia, che avrebbero dovuto procedere nella marcia. La scelta cadde su tre: il Fabrizi, Charles Stuart Forbes capo della marina inglese ed un tale Peard pure inglese. In compagnia del corrispondente del Times – un tal Gallenga – costoro seppero tanto fare da passare a traverso le file del generale borbonico Caldarelli prima che queste si sbandassero, ed arrivare sino ad Auletta, situata tra un nodo di monti a confine del Vallo di Diano della Basilicata e della Valle del Sele, con cinquanta miglia di vantaggio sul Generale. Un entusiasmo frenetico – come egli stesso scrisse nel suo Diario – proruppe nel popolo, quando il Peard entrò in paese nel pomeriggio del 3 settembre, nello stesso momento che il dittatore entrava nella baia di Sapri. La popolazione credette per fermo che quell’inglese fosse il Generale e fece ressa per salutarlo, per applaudirlo e per baciargli la mano. “Una vera seccatura però – continuava a raccontare – quando deputazioni di ogni genere arrivarono da tutti i paraggi a baciar la mano alla mia signora illustrissima, etc…”. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p….., nella nota (61) postillava: “(61) Ferruccio Policicchio, Le Camicie rosse nel Golfo di Policastro, in AA.VV.: Garibaldi e garibaldini ecc.., Ivi, p. 32. Mette conto riferire anche d’un episodio mai del tutto chiarito. Il giorno 3 settembre, prima che Garibaldi sbarcasse a Sapri (verso le ore 15.30), passò (verso le ore 13.00) per Sala un suo sosia (!), il colonnelo inglese John Peard, che fu scambiato per il Generale (per maggiori ragguagli cfr. P. Russo, Un brandello ecc…, cit, p. 29 sg.; G. D’Amico, Vicende e figure ecc…, cit., p. 17).”.

Nel 4 settembre 1860, la fuga del generale PIANELL, Ministro della Guerra di Francesco II

Francesca Bellavigna (….), nel suo “I Diari di Eleonora Ludolf Pianell (1863-1891)”, stà in “Archivio Storico per le Provincie Napoletane”, Napoli, ed. 2004, vol. CXXII, nella sua “Introduzione”, a p. 609, in proposito scriveva che: “Nel luglio 1860 il generale Pianell, richiamato dagli Abruzzi, fu nominato da Francesco II ministro della Guerra. La sua condotta, debolmente difensiva allo sbarco e all’avanzata di Garibaldi, fu aspramente criticata e produsse, o forse contribuì a produrre, una resa quasi totale dell’esercito napoletano in Sicilia e in Calabria. Il 4 settembre, in momenti di grande confusione, il generale Pianell e la moglie Eleonora abbandonarono Napoli con un lasciapassare del Re per un periodo di sei mesi di aspettativa. Erano diretti prima a Civitavecchia su un vapore inglese e poi a Roma; qui furono dal governo vaticcano garbatamente allontanati come non desiderabili e si diressero prima a Marsiglia e poi a Parigi. Etc…Il Regno delle Due Sicilie non esisteva più. Il generale e sua moglie, con un lasciapassare del Console del re di Sardegna a Parigi, rientrarono in Italia e si fermarono a Torino. I genitori di Eleonora, fuggiti anch’essi da Napoli nel settembre 1860, si erano rifugiati a Firenze. A Torino il generale si recò da Cavour con una lettera di presentazione del Conte Vimercati.”. Da Wikipedia leggiamo che Giuseppe Salvatore Pianell (Palermo, 9 novembre 1818 – Verona, 5 aprile 1892) è stato un generale e politico italiano. Conte dal 1856. Fu nominato Ministro della Guerra del Regno delle due Sicilie nel luglio 1860, nei giorni cioè dell’Impresa dei Mille. Il 31 agosto Pianell, deciso ad agire anche da solo, scrisse una lettera al re (che gli consegnò il 2 settembre) nella quale si dichiarava esonerato di fatto dalla carica di Ministro della Guerra. Il giorno dopo, il governo diede ufficialmente le dimissioni. Per opposti motivi si dimisero dalle loro cariche militari anche il Conte di Trapani e il Conte di Trani (che però rientrò nei ranghi qualche mese dopo). Una seconda lettera di Pianell a Francesco II, recapitata il 3 settembre, spiegava chiaramente i motivi delle dimissioni, causate soprattutto dalla incompatibilità fra il generale e l’ambiente di corte. C’è da aggiungere che, come rivela nelle memorie e in una lettera del 1877 indirizzata a Francesco II ma mai spedita, Pianell sottovalutò la volontà di resistenza del re. Quando infatti Francesco II parlò di lasciare la capitale, Pianell credette che alla fine si sarebbe imbarcato sul piroscafo spagnolo Villa di Bilbao e sarebbe partito per la Spagna. Allo stesso modo Pianell sottovalutò la resistenza delle truppe napoletane rimaste fedeli. Ottenuto il congedo dal re, partì il 5 settembre via mare per la Francia dove la moglie aveva parenti e dove trascorse i mesi fin quasi alla proclamazione del Regno d’Italia. Il 2 marzo 1861, infatti, dissolto il Regno delle Due Sicilie, Pianell tornò in Italia. Favorevole ad un’alleanza con il Piemonte e all’applicazione della costituzione promulgata da Francesco II, si trovò per questo avversario di buona parte della corte borbonica. Diede le dimissioni dopo poche settimane di ministero e, a seguito della proclamazione del Regno d’Italia, chiese e ottenne di entrare nell’Esercito italiano con il grado di generale.

Nel 4 settembre 1860, a Sala, Giovanni MATINA creò dei dicasteri e Giunte Insurrezionali per ogni paese

Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a p. 392, in proposito scriveva che: Il prodittatore, dopo avere installato il governo provvisorio con poteri assoluti su tutte le autorità civili e militari della provincia, ordinò che tutti i funzionari rimanessero al loro posto, corrispondendo direttamente col governo provvisorio; nominò suo segretario e capo di stato maggiore il cittadino Alfieri d’Evandro e creò un cassiere centrale in persona del capitano Antonio Carraro (28). Con successivi decreti del 1° e del 4 settembre creò una “Giunta Centrale d’insurrezione”, divisa in quattro dicasteri, e le Giunte insurrezionali in ogni comune.”

A CASALBUONO

Nel 4 settembre 1860, a Casalnuovo (odierno Casalbuono), Garibaldi arrivò alle 17,00 e ospitato in casa Sabatini, ivi pernottò

L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, che, a p. 406, in propposito scriveva che: “Dopo sole tre o quattro ore – poichè era di supremo interesse alla causa della rivoluzione correre fulmineamente nella Capitale – proseguendo dal Fortino in carrozza la marcia trionfale, il Dittatore giunse la sera di quel giorno 4 Settembre nel vicino Comune di Casalbuono, dove pernottò, gradito ospite, in casa Sabatino, etc….. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a p. 44, in proposito scriveva che: “Dopo solo tre o quattro ore – poichè era di supremo interesse alla causa della rivoluzione correre fulmineamente nella Capitale – proseguendo dal Fortino in carrozza la marcia trionfale, il Dittatore giunse la sera di quel giorno 4 Settembre nel vicino Comune di Casalbuono, dove pernottò, gradito ospite, in casa Sabatino, etc….. Giacomo Racioppi (….), nel 1909, nel suo “Storia dei moti della basilicata e delle provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi.”, a p. 219, in proposito scriveva che: Con essa il Generale venne il giorno 4 all’osteria del Fortino, e al povero villaggio di Casalnuovo nel vallo di Diano. E il 5 settembre da Casalnuovo pubblicò per telegrafo: – “Il Colonnello Bertani è nominato segretario generale”; e la storia vuol ricordare la data uffiziale di quella anomala podestà, famosa nel nome di Segreteria, che, al nuovo governo, fu la Dittatura della Dittatura. Da Casalnuovo fece ordine a tutti i municipii, che accomodassero, a coloro dello Stato, di una porzione di viveri e denari ogni soldato dell’esercito borbonico che tornassero sbrancati a lor focolari: poichè era vista increscevole e dolorosa quella di numerosissimi infelici, che, persa per fame la dignità del soldato, chiedevano a viandanti e alle truppe stesse garibaldine la limosina di un pane, che spesso, con durezza imprudente e schernevole, venia negata. A Casalnuovo venne a complirlo in nome del governo Lucano il signor Mignogna; e in nome del governo stesso, consapevole delle grandi strettezze dell’esercito meridionale, porse, non chiesto ma ben accetto, il presente della Lucania in seimila ducati al Dittatore. Del quale denaro una parte fece incontanente pagare al general Caldarelli; il quale marciando fra nemici popoli avea chiesto invano alle casse pubbliche ed ai privati di che pagare i viveri di suoi soldati; e che tagliato fuori dalla divisione Turr sbarcata a Sapri, rinnovò capitolazione col Dittatore. Fu il 6 ad Auletta. Quivi nominò Giacinto Albini etc…”. Dunque, Racioppi, dopo aver premesso dell’osteria del Fortino del Cervati fa incontrare Garibaldi ed il Mignogna nel piccolo borgo di Casalnuovo e non all’osteria del Fortino come vogliono altri. Tuttavia, Garibaldi ed il suo piccolo seguito si recarono in carrozza a Casalnuovo, oggi Casalbuono, un piccolo brogo non molto distante dal Fortino. Dal 1811 al 1860 fece parte del circondario di Montesano, appartenente al Distretto di Sala del Regno delle Due Sicilie. Dal 1860 al 1927, durante il Regno d’Italia, fece parte del mandamento di Montesano sulla Marcellana, appartenente al Circondario di Sala Consilina. Casalnuovo si trovava sulla via per le Calabrie. Il Racioppi scriveva: “….e al povero villaggio di Casalnuovo nel vallo di Diano.”. Giuseppe Pupino-Carbonelli (….), nel suo “Nicola Mignogna”, a pp. 214-215, in proposito scriveva che: “Il 5 settembre Garibaldi giunge a Casalnuovo, confine tra la Calabria e la Basilicata. Ivi Nicola Mignogna, in nome della provincia, gli dà il benvenuto; presentandogli l’offerta pecuniaria de’ Lucani (1). Etc…”. Pupino Carbonelli, a p. 215, nella nota (I) postillava: “(1) Bertani rilasciò a Napoli la seguente ricevuta (vedi documento XXXI). Etc…”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 134, in proposito scriveva che: “Il Dittatore coi suoi compagni, mosse lo sesso giorno 4 per Casalbuono, ove rimase la notte.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 116-117 e ssg., in proposito scriveva che: VI. Nel dì precedente l’Eroe s’era avviato con i suoi a Casalnuovo (18) – paese che segue il confine tra la Provincia di Salerno e la Basiicata – dove giunse in carrozza dalla vecchia rotabile (19) alle 5 pm. del giorno 4. Lo accompagnavano Turr, Cosenz, Sirtori, Caldesi, Avezzana, Musolino, Nullo, Mordini, Missori, Serafini ed i giornalisti Carlo Arrivabene ed Antonio Gallenga, volontari e corrispondenti di giornali inglesi. Il Dittatore scese dalla carrozza presso la piazzetta Croce (20) e salì al paese a cavallo, salutando tre volte il popolo, e propriamente presso il palazzo del municipio e davanti alla chiesa principale. Scese da cavallo presso il portone del palazzo di Raffaele Sabatini, nel quale fu ospitato e vi passò la notte. Il Turr, insofferente del caldo, si pose a dormire sotto un pergolato del giardino presso lo stesso palazzo. Dal quartiere generale di Casalnuovo Garibaldi nominò Bertani segretario generale della dittatura, odinò ai municipi di somministrare danaro e viveri alle milizie regie sbandate, perchè erano ridotte ad elemosinare, spesso anche con esito negativo. “Quei soldati – scrive a tale proposito il Guerzoni – andavano ciascuno a beneplacito suo, facendo di sè lunga riga di armi; vivendo etc….”. E decretò inoltre lo scioglimento della banda d’insorti comandata dal de Dominicis, che s’era mossa dal Cilento ed era arrivata a Sanza. Etc…”. L’opera di Giuseppe Guerzoni citata dal De Crescenzo è “Garibaldi”.  Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a pp. 148-149 e ssg., in proposito scriveva che: “Quando il Dittatore passò a Casalbuono ? Da una lapide murata su una casa di via Nazionale, si apprende che Garibaldi, dal 4 al 5 settembre, sostò nel detto paese, “recando con gl’ideali d’Italia, a Napoli impaziente, i fati di una dinastia e di un regno”. Ma nessun documento indica la località ove l’Eroe prese stanza la notte del 5 settembre, e così non pochi pretendono che il Dittatore pernottò al ‘Fortino’, per avere modo di ricevere e parlare ai patrioti di Basilicata in una contrada tanto remota. Stando alle notizie raccolte, il mattino del 5, Garibaldi dovette fare il suo ingresso in Casalbuono, allora ‘Casalnuovo’…..Il 5 settembre, così, Garibaldi fu nel ‘Vallo di Diano’, in marcia su quella consolare fiancheggiata da una policroma geometria di poderi. Indossava il “poncho”, e sembrava un Dio tutelare, ….A destra e a manca della consolare – che un tempo si chiamava “Aquilia” – si vedevano, aggrappati o accoccolati sulle colline, gl’incantevoli paesi del “Vallo”. Ecco Montesano, Padula, Monte S. Giacomo, Sassano; etc…”.  Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 202, in proposito scriveva che: Dopo Casalnuovo il Dittatore continuò la corsa in vettura per la Provincia di Principato Citeriore. Quanto più egli si apprestava alla capitale tanto più crescevano i segni dell’azione sua corruttrice nella manifesta degradazione morale delle popolazioni, e tanto più diminuiva, fino a diventar nullo, il concorso dei volontari pronti a battersi; d’altra parte però non si riscontrava il più piccolo residuo di sentimenti reazionari.”. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 908, in proposito scriveva che: “…... Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a pp. 60-61, in proposito scriveva che: “Il giorno 4 Garibaldi giunse con i suoi a Casalbuono. Con lui erano, fra gli altri, il Turr, il Sirtori, il Caldesi, il Nullo, il Serafini, il Cosenz, l’Avezzana, il Mordini e Musolino e i giornalisti Antonio Gallenga e Carlo Arrivabene, ambedue corrispondenti della stampa inglese. Il Generale fece sosta in Piazza Croce, (dopo divenuta Piazza Garibaldi), attraversò poi tutto il paese a cavallo, salutò il popolo festoso, poi stanco si riposò in casa di Raffaele Sabatini, dove passò anche la notte. Dal quartier generale di Casalbuono nominò Segretario Generale della Dittatura il Bertani, inoltre, emise un ordine con il quale si ordinava ai Municipi di elergire viveri e denaro alle forze borboniche sbandate. Difatti molti componenti della stessa erano stati costretti ad elemosinare ed anche a rubare per sopravvivere. In questo paese il Dittatore sciolse la banda del De Dominicis venuta a Sanza. Inoltre chiese al Tesoriere di quel Comune, Francesco Masullo, del denaro per elargirlo ad alcuni soldati. A tale invito rispose anche il falegname Pasquale De Filippis, che consegnò con entusiasmo all’eroe parte dei suoi risparmi derivati dal suo modesto lavoro artigianale…..Etc…. Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 62, in proposito scriveva che: “Alla presenza di tutto il popolo, presenti la Giunta Insurrezionale, il Sindaco Pasquale Buonafina, il capitano della guardia Urbana Raffaele Santini, il tesoriere Francesco Masullo, Ermenegildo De Stefano e il sacerdote Francesco Masullo, Garibaldi lasciò Castelnuovo il 5 settembre alle ore 10.”Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Egli, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 457-458, dal “Diario” ed il taccuino di Bertani, in proposito scriveva che: “Viene Mignogna. Il generale mi prega di rimanere presso di lui come segretario generale. Si parte per Casalnuovo. Ho da accettare ? – 5 settembre. Il generale torna sull’argomento: dice che giunto a Napoli non avrebbe nominato ministri, ma tanti segretari quanti erano i rami amministrativi, segretari irresponsabili e non firmatari, non politici, poi un consiglio di dittatura che avrebbe aiutato il disbrigo degli affari. Accettai. Allora scrisse il seguente ordine del giorno: “Il generale Sirtori ha il comando dell’esercito nell’assenza del dittatore. Il colonnello Bertani è nominato segretario generale della dittatura – Casalnuovo, 5 settembre 1860. G. Garibaldi (1)”. Si parte alle sei, verso Sala: i soldati napoletani in fila coi nostri. Si fa colazione, il generale Turr, Cosenz ed io. Frapolli arriva coi telegrammi e le notizie di Napoli e col bollettino del Comitato Unitario Nazionale. Là si sa già che la brigata Caldarelli si è unita a Garibaldi e dei quattromila sbarcati a Sapri. L’ultimo dispaccio è comico: “La brigata di Bosco si è rifiutata di battersi; quella dei bavaresi si è tutta rivoltata. Nel ricevere queste notizie il Borbone ha chiamato tutti i maggiori della guardia nazionale e la loro ha indirizzate queste precise parole: ‘Giacchè il vostro (ripigliandosi) il nostro comune amico Don Peppino si avvicina, la mia incombenza è finita: ora incomincia la vostra. Mantenete la tranquillità; ho dato ordine alla truppa di rientrare dietro capitolazione’. Dopo di che ha disposto la sua partenza, la quale è imminente.”. White-Mario, a p. 458, nella nota (1) postillava: “(1) Questo ordine del giorno comparve tal quale nella ‘Gazzetta Officiale’ di Napoli, 8 settembre.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo, L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane, Salerno, Linotip. S. Jannone, 1960, a pp. 116-117, in proposito scriveva che: “VI. Nel dì precedente l’Eroe s’era avviato con i suoi a Casalbuono (18) – paese che segue il confine tra la provincia di Salerno e la Basilicata – dove giunse in carrozza dalla vecchia rotabile (19) alle 5 del giorno 4. Lo accompagnavano Turr, Cosenz, Sirtori, Caldesi, Avezzana, Musolino, Nullo, Mordini, Missori, Serafini ed i giornalisti di giornali inglesi. Il Dittatore scese dalla carrozza presso la piazzetta Croce (20) e salì al paese a cavallo, salutando tre volte il popolo, e propriamente presso il palazzo del municipio e davanti alla chiesa principale. Scese da cavallo presso il portone del palazzo di Raffaele Sabatini, nel quale fu ospitato e vi passò la notte. Il Turr, insofferente del caldo, si pose a dormire sotto un pergolato del giardino presso lo stesso palazzo. Dal quartiere generale di Casalnuovo Garibaldi nominò Bertani segretario generale della dittatura, ordinò ai municipi di somministrare danaro e viveri alle milizie regie sbandate, perchè erano ridotte ad elemosinare, spesso anche con esito negativo. “Quei soldati – scrive a tale proposito il Guerzoni – andavano ciascuno a beneplacito suo, facendo di sè lunga riga per tutte le vie del regno; qui trafficando, là gettando le armi; vivendo di ruba e di elemosineria; etc…”. E decretò inoltre lo scioglimento della banda d’insorti comandata dal De Dominicis, che s’era mossa dal Cilento ed era arrivata a Sanza. Chiese anche danaro al tesoriere Francesco Masullo, ma costui gli rispose che il Comune era suo debitore. Gli domandò allora il necessario per aprire la sua cassetta contenente il danaro, ed il falegname Pasquale De Filippis, invitato dal Masullo, l’aprì. Così il Dittatore pagò i soldati che erano attendati qua e là nel paese. Il giorno dopo si vide venire incontro il Mignogna, governatore di Baslicata, il quale più di due settimane avanti si era dichiarato per lui. Il patriota lucano diede il benvenuto al Generale in nome della sua provincia e gli presentò l’offerta dei lucani ammontante a seimila ducati in tante piastre e colonnati. Il Dittatore, stendendogli la mano, gli ripetè: Bravo Mignogna, voi avete ben meritato dalla Patria ! (21). Il Mignogna etc…, gli pose un telegramma di Giuseppe Libertini, presidente del Comitato Unitario, annunziante che…etc…Il Generale pubblicò poi un decreto col quale, in sua assenza, affidava al Sirtori il comando dell’esercito. Casalbuono volle, più tardi (23), nel cinquantenario dell’unificazione della Patria, ricordare di aver accolto il Generale tra le sue mura, con un’artistica lapide marmorea (24). Etc….La mattina del 5 settembre, verso le 10 antim., Garibaldi, salutato dal popolo e dalla giunta insurrezionale – formata dal sindaco funzionante Pasquale Buonafina, dal sacerdote Francesco Masullo, da Ermenegildo De Stefano fratello del barone Raffaele Sabatini di Casalnuovo, dal capitano della guardia urbana Raffaele Sabatini e del tesoriere Francesco Masullo – partì anche in carrozza.”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 580 ed in proposito scriveva che: “Alle 10 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul vapore Brésil riprende la rotta verso il Sud per proseguire la ricevuta missione. A mezzodì il Brésil giunge nelle acque di Amantea e dopo breve sosta si pone in traccia di un Paranzello sul quale ha saputo esservi Uffiziali e soldati. Alla punta dei rinfreschi difatto incontra il bastimento e prende a bordo del Brésil 14 Uffiziali e 21 soldati del 5° battaglione Cacciatori. Nel Giornale del Capitano leggesi: “Alle ore 10 (a.m.) partito verso Amantea dove sono giunto alle 12 (m.). Posto poco dopo in traccia del paranzello con gli Uffiziali e soldati del 5° cacciatori, che ho incontrato verso la punta dei rinfreschi e preso 14 Uffiziali e 21 soldati”. Poi il vapore fa rotta per Maratea. A sera (così trovo indicato) le Brigate Garibaldine Milano e Spinazzi arrivano a Casalnuovo, ove da più ore trovasi il Generale Garibaldi e vi rimarrà la seguente notte. Alle 7 (p.m.) giunge a Vibonati la Brigata garibaldina Puppi. Alle 8 (p.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia perviene nelle acque di Maratea e scrive nel suo Giornale: “Ritorniamo a Maratea ed imbarcati 14 individui di truppa, quindi partito da Paola.”. Poi trovo scritto: “Alle 10 (p.m.) partito da Paola.”. 5 settembre. All’alba la brigata garibaldina Puppi è in marcia da Vibonati alla volta di Casalnuovo. Da Casalnuovo il Generale Garibaldi a mezzo del telegrafo notifica: “Il Colonnello Bertani è nominato segretario generale.” Poi invia ordine a tutti i municipii (così fa sapere il Lacava): etc…”

Nel 5 settembre 1860, a Casalnuovo, Garibaldi nominò BERTANI Segretario Generale della Dittatura

L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, che, a p. 406, in propposito scriveva che: “….e dove, nel mattino seguente, nominò il Colonnello Bertani Segretario Generale, forse in premio dell’ottimo consiglio avutone nell’inciente del Piola, e fece ordine, scrive il Racioppi, “a tutti i Municipi che accomodassero, per conto dello Stato, d’una porzione di viveri e di denaro ogni soldato dell’esercito Borbonico che tornasse sbrancato ai suoi focolari, etc..”. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a p. 44, in proposito scriveva che: “….Comune di Casalbuono, dove pernottò, gradito ospite, in casa Sabatino, e dove, nel mattino seguente, nominò il Colonnello Bertani Segretario Generale, forse in premio dell’ottimo consiglio avutone nell’incidente del Piola, e fece ordine, scrive il Racioppi “a tutti i Municipi che accomodassero, per conto dello Stato, d’una porzione di viveri e di denaro ogni soldato dell’esercito Borbonico che tornasse sbrancato ai suoi focolari, poichè era vista increscevole e dolorosa quella di numerosi infelici, che, persa per la fame la dignità del soldato, chiedevano ai viandanti ed alle truppe stesse Garibaldine la limosina d’un pane che spesso con durezza imprutente e schernevole veniva negata.”. Ed anche questo decreto rivela la generosità dell’animo del vincitore! Nel mattino seguente il Dittatore procedè per Sala, dove pranzò a casa Depretrinis, e la sera giunse ad Auletta, dove pernottò in casa Mari. Ivi, la Deputazione Potentina etc…”. Giacomo Racioppi (….), nel 1909, nel suo “Storia dei moti della basilicata e delle provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi.”, a p. 219, in proposito scriveva che: “…..e al povero villaggio di Casalnuovo nel vallo di Diano. E il 5 settembre da Casalnuovo pubblicò per telegrafo: – “Il Colonnello Bertani è nominato segretario generale”; e la storia vuol ricordare la data uffiziale di quella anomala podestà, famosa nel nome di Segreteria, che, al nuovo governo, fu la Dittatura della Dittatura. Etc..”Raffaele De Cesare (Memor) (….), nel suo “La fine di un Regno – Dal 1855 al 6 settembre 1860 con prefazione di Raffaele De Cesare”, a p. 461, in proposito scriveva che: E in quella guisa che, il giorno innanzi, a Casalnuovo, aveva nominato Bertani segretario generale della dittatura, da Auletta scrisse ai due comitati di Napoli, come invito alla concordia, etc…”. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 909, in proposito scriveva che: E in quella guisa che, il giorno innanzi, a Casalnuovo, aveva nominato Bertani segretario generale della dittatura, da Auletta scrisse ai due comitati di Napoli, come invito alla concordia, etc…”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 202, in proposito scriveva che: “……..”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 134, in proposito scriveva che: “Il Dittatore coi suoi compagni, mosse lo sesso giorno 4 per Casalbuono, ove rimase la notte. Da Casalbuono parimenti ordinò a tutti i municipi di concedere per conto dello Stato viveri e denaro ai soldati sbandati dell’esercito borbonico.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 116-117 e ssg., in proposito scriveva che: VI. Dal quartiere generale di Casalnuovo Garibaldi nominò Bertani segretario generale della dittatura, odinò ai municipi di somministrare danaro e viveri alle milizie regie sbandate, perchè erano ridotte ad elemosinare, spesso anche con esito negativo. “Quei soldati – scrive a tale proposito il Guerzoni – andavano ciascuno a beneplacito suo, facendo di sè lunga riga di armi; vivendo etc….”. E decretò inoltre lo scioglimento della banda d’insorti comandata dal de Dominicis, che s’era mossa dal Cilento ed era arrivata a Sanza. Etc…”. L’opera di Giuseppe Guerzoni citata dal De Crescenzo è “Garibaldi”.  Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, ed. Gutemberg, 2011, a p. 140, in proposito scriveva che: “A Casalnuovo Garibaldi con i suoi “distinti personaggi” passò la notte dal 4 al 5 settembre e, oltre ad aver nominato Bertani segretario generale della dittatura, affidò il comando dell’esercito al Generale Sirtori che rimase nelle retrovie per organizzare le truppe (19).”. Policicchio, a p. 141, nella nota (19) postillava: “(19) Anche in Sicilia fu sempre suo vice. Etc…”. Policicchio nella nota si riferiva ad Agostino Bertani. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 908, in proposito scriveva che: “…... Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 415, in proposito scriveva che: “Garibaldi, che al Fortino aveva ripresa l’avanzata in carrozza, giunse a Sala Consilina nelle prime ore del pomeriggio del 5 settembre. Di lì diramò il decreto con cui nominava il Bertani “Segretario Generale della Dittatura” e da Auletta, il dì dopo, l’altro decreto che cedeva al Sirtori il comando generale dell’esercito e della flotta, conformemente alla lettera del 1° settembre da Tarsia, ch’egli aveva allora diretta privatamente al Sirtori stesso.”. Agrati scriveva che, il 5 settembre 1860, da Sala Consilina, Garibaldi “diramò” il decreto che però aveva già scritto a Casalnuovo. Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a pp. 60-61, in proposito scriveva che: Dal quartier generale di Casalbuono nominò Segretario Generale della Dittatura il Bertani, inoltre, emise un ordine con il quale si ordinava ai Municipi di elargire viveri e denaro alle forze borboniche sbandate. Difatti molti componenti della stessa erano stati costretti ad elemosinare ed anche a rubare per sopravvivere. In questo paese il Dittatore sciolse la banda del De Dominicis venuta a Sanza. Inoltre chiese al Tesoriere di quel Comune, Francesco Masullo, del denaro per elargirlo ad alcuni soldati. A tale invito rispose anche il falegname Pasquale De Filippis, che consegnò con entusiasmo all’eroe parte dei suoi risparmi derivati dal suo modesto lavoro artigianale. Il giorno seguente Mignogna, Governatore di Basilicata, nel dare il benvenuto al Generale, in nome della sua Provincia, gli consegnò la somma di 6000 ducati. A tal proposito l’eroe visibilmente soddisfatto ringraziò il benefattore con queste precise parole: “…Bravo Mignogna, voi avete ben meritato dalla Patria”. Questi rispose: “Generale, tutto è possibile quando voi volete”, detto ciò consegnò all’illustre condottiero un telegramma a firma del Presidente del Comitato Unitario di Napoli, nel quale era scritto che Francesco II era fuggito a Gaeta e che le sue truppe erano appostate a Capua. Civitella, Pescara e Gaeta. A queste notizie Garibaldi esclamò: “Per ora bisogna che andiamo a Napoli”. Detto questo il Mignogna gli assicurò che oltre duemila lucani erano disposti a seguirlo ovunque. A Casalnuovo dispose che in sua assenza, comandante dell’esercito fosse il Sirtori….Garibaldi lasciò Castelnuovo il 5 settembre alle ore 10.”. Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 62, in proposito scriveva che: “Alla presenza di tutto il popolo, presenti la Giunta Insurrezionale, il Sindaco Pasquale Buonafina, il capitano della guardia Urbana Raffaele Santini, il tesoriere Francesco Masullo, Ermenegildo De Stefano e il sacerdote Francesco Masullo, Garibaldi lasciò Castelnuovo il 5 settembre alle ore 10.”. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Egli, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 457-458, dal “Diario” ed il taccuino di Bertani, in proposito scriveva che: “Viene Mignogna. Il generale mi prega di rimanere presso di lui come segretario generale. Si parte per Casalnuovo. Ho da accettare ? – 5 settembre. Il generale torna sull’argomento: dice che giunto a Napoli non avrebbe nominato ministri, ma tanti segretari quanti erano i rami amministrativi, segretari irresponsabili e non firmatari, non politici, poi un consiglio di dittatura che avrebbe aiutato il disbrigo degli affari. Accettai. Allora scrisse il seguente ordine del giorno: “Il generale Sirtori ha il comando dell’esercito nell’assenza del dittatore. Il colonnello Bertani è nominato segretario generale della dittatura – Casalnuovo, 5 settembre 1860. G. Garibaldi (1)”. Si parte alle sei, verso Sala: i soldati napoletani in fila coi nostri. Si fa colazione, il generale Turr, Cosenz ed io. Frapolli arriva coi telegrammi e le notizie di Napoli e col bollettino del Comitato Unitario Nazionale. Là si sa già che la brigata Caldarelli si è unita a Garibaldi e dei quattromila sbarcati a Sapri. L’ultimo dispaccio è comico: “La brigata di Bosco si è rifiutata di battersi; quella dei bavaresi si è tutta rivoltata. Nel ricevere queste notizie il Borbone ha chiamato tutti i maggiori della guardia nazionale e la loro ha indirizzate queste precise parole: ‘Giacchè il vostro (ripigliandosi) il nostro comune amico Don Peppino si avvicina, la mia incombenza è finita: ora incomincia la vostra. Mantenete la tranquillità; ho dato ordine alla truppa di rientrare dietro capitolazione’. Dopo di che ha disposto la sua partenza, la quale è imminente.”. White-Mario, a p. 458, nella nota (1) postillava: “(1) Questo ordine del giorno comparve tal quale nella ‘Gazzetta Officiale’ di Napoli, 8 settembre.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo, L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane, Salerno, Linotip. S. Jannone, 1960, a pp. 116-117, in proposito scriveva che: “VI. Nel dì precedente l’Eroe s’era avviato con i suoi a Casalbuono (18) – paese che segue il confine tra la provincia di Salerno e la Basilicata – dove giunse in carrozza dalla vecchia rotabile (19) alle 5 del giorno 4. Lo accompagnavano Turr, Cosenz, Sirtori, Caldesi, Avezzana, Musolino, Nullo, Mordini, Missori, Serafini ed i giornalisti di giornali inglesi. Il Dittatore scese dalla carrozza presso la piazzetta Croce (20) e salì al paese a cavallo, salutando tre volte il popolo, e propriamente presso il palazzo del municipio e davanti alla chiesa principale. Scese da cavallo presso il portone del palazzo di Raffaele Sabatini, nel quale fu ospitato e vi passò la notte. Il Turr, insofferente del caldo, si pose a dormire sotto un pergolato del giardino presso lo stesso palazzo. Dal quartiere generale di Casalnuovo Garibaldi nominò Bertani segretario generale della dittatura, ordinò ai municipi di somministrare danaro e viveri alle milizie regie sbandate, perchè erano ridotte ad elemosinare, spesso anche con esito negativo. “Quei soldati – scrive a tale proposito il Guerzoni – andavano ciascuno a beneplacito suo, facendo di sè lunga riga per tutte le vie del regno; qui trafficando, là gettando le armi; vivendo di ruba e di elemosineria; etc…”. E decretò inoltre lo scioglimento della banda d’insorti comandata dal De Dominicis, che s’era mossa dal Cilento ed era arrivata a Sanza. Chiese anche danaro al tesoriere Francesco Masullo, ma costui gli rispose che il Comune era suo debitore. Gli domandò allora il necessario per aprire la sua cassetta contenente il danaro, ed il falegname Pasquale De Filippis, invitato dal Masullo, l’aprì. Così il Dittatore pagò i soldati che erano attendati qua e là nel paese. Il giorno dopo si vide venire incontro il Mignogna, governatore di Baslicata, il quale più di due settimane avanti si era dichiarato per lui. Il patriota lucano diede il benvenuto al Generale in nome della sua provincia e gli presentò l’offerta dei lucani ammontante a seimila ducati in tante piastre e colonnati. Il Dittatore, stendendogli la mano, gli ripetè: Bravo Mignogna, voi avete ben meritato dalla Patria ! (21). Il Mignogna etc…, gli pose un telegramma di Giuseppe Libertini, presidente del Comitato Unitario, annunziante che…etc…Il Generale pubblicò poi un decreto col quale, in sua assenza, affidava al Sirtori il comando dell’esercito. Casalbuono volle, più tardi (23), nel cinquantenario dell’unificazione della Patria, ricordare di aver accolto il Generale tra le sue mura, con un’artistica lapide marmorea (24). Etc….La mattina del 5 settembre, verso le 10 antim., Garibaldi, salutato dal popolo e dalla giunta insurrezionale – formata dal sindaco funzionante Pasquale Buonafina, dal sacerdote Francesco Masullo, da Ermenegildo De Stefano fratello del barone Raffaele Sabatini di Casalnuovo, dal capitano della guardia urbana Raffaele Sabatini e del tesoriere Francesco Masullo – partì anche in carrozza.”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 580 ed in proposito scriveva che: Da Casalnuovo il Generale Garibaldi a mezzo del telegrafo notifica: “Il Colonnello Bertani è nominato segretario generale.” Poi invia ordine a tutti i municipii (così fa sapere il Lacava): etc…”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, a p…., in proposito scriveva che: “…………………..”.

Nel 4 settembre 1860, a Casalnuovo, Garibaldi sciolse la banda del De Dominicis che era a Sanza e che aveva ucciso Sabino Laveglia

Gennaro De Crescenzo (….), nel suo, L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane, Salerno, Linotip. S. Jannone, 1960, a p. 117, parlando di Casalbuono e riferendosi al 4 settembre 1860, in proposito scriveva che, Garibaldi arrivato in carrozza a Casalbuono alle 5 pomeridiane del giorno 4: “….decretò inoltre lo scioglimento della banda d’insorti comandata dal De Dominicis, che s’era mossa dal Cilento ed era arrivata a Sanza.”. Sulla scorta del De Crescenzo, Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a pp. 60-61, in proposito scriveva che: In questo paese il Dittatore sciolse la banda del De Dominicis venuta a Sanza.”. Come vedremo innanzi, parlando del 7 settembre 1860 parlerò dell’uccisione dei responsabili dell’eccidio dei Trecento di Carlo Pisacane e del Pisacane in particolare perchè dalla documentazione storica pare che questa sia la data della loro uccisione proprio da parte della colonna di Cristofaro Ferrara, che si trovava a Sanza insieme alla colonna del Passero e che avevano imprigionato alcuni di Sanza tra cui il Sabino o Sabatino Laveglia. Dunque, la notizia dell’Infante (….), risulta strana. La notizia che ci dà Infante, che a Casalnuovo, Garibaldi sciolse la colonna del De Dominicis che si trovava a Sanza, dovrebbe essere ulteriormente approfondita, in quanto se ciò accadde il 5 settembre 1860 come può essere possibile che i rivoltosi uccidessero il Laveglia il 7 settembre 1860.  Giorgio Mallamaci (….), nel suo “Torraca – Storia di un borgo del Cilento”, a p. 97 proseguendo il suo racconto sul Laveglia scriveva che: “Laveglia e gli altri responsabili dell’eccidio furono fatti prigionieri e rinchiusi a Sanza nel carcere circondariale sito in via S. Angelo a Corte. La loro morte fu segnata non dalle truppe garibaldine che si erano limitate ad arrestarli, ma da alcune persone della zona guidate da Cristoforo Ferrara, che in Sapri volevano ancora vendicare la morte di Costabile Carducci. Garibaldi riuscì a dissuaderli a commettere atti che non davano onore alla causa da lui intrapresa. Nonostante tali consigli, gli stessi si diressero alla volta di Sanza per vendicare il massacro di Pisacane avvenuto tre anni prima. Fonti storiche ci portano a conoscenza che nel carcere di Sanza vi erano rinchiusi: Sabatino Laveglia, il fratello Domenico, Filippo Greco Quintana di professione farmacista e Giuseppe Citera ex capo urbano. I malcapitati furono letteralmente massacrati, forse anche con il beneplacito delle truppe garibaldine che non intervennero a sedare il macabro sodalizio. Si racconta che per giorni si udirono urla strazianti, provenienti da una piccola apertura protetta di sbarre. La loro morte è fatta risalire tra le ore 15 e le 16 del 7 settembre. Il neo cavaliere del regno Sabatino Laveglia, morì a seguito di numerose torture; il fratello Domenico si spense lo stesso giorno, il suo corpo fu fatto a pezzi ed il cervello per i clpi subiti venne trovato sparso sul pavimento della cella; Filippo Greco Quintana si spense a causa dei numerosi colpi infertigli al capo, tanto da rendere il suo cadavere irriconoscibile; la stessa sorte la subì Giuseppe Citera. I loro corpi furono gettati in una fossa comune in località Salemme, non lontano da dove erano stati massacrati dalle guardie urbane e dalla gente di Sanza, il Pisacane e i suoi compagni.”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, a p…., in proposito scriveva che: “……”. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 908, in proposito scriveva che: “……………….

Nel 5 settembre 1860, a Casalnuovo, il colonnello BOLDONI venne a salutare Garibaldi che aggregò la Brigata LUCANA alla brigata del Generale Cosenz

Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a p. 237, in proposito scriveva che: “La brigata Lucana e l’assedio di Capua. Giunto che fu il Dittatore a Casalnuovo, e venutovi, per mettersi agli ordini di lui, il Colonnello Boldoni, gli insorti della Lucania furono incorporati nella divisione del Generale Cosenz. Laonde il Colonnello ebbe ordinato alle sparse legioni di raccogliersi a Vietri di Potenza, ove trasmutava il quartier generale; li ordinò in brigata che disse dei Cacciatori Lucani; e queste divise in quattro battaglioni secondo i distretti della provincia, di poco meno che tremila uomini in tutto (1).”. Racioppi, a p. 237, nella nota (1) postillava: “(1) Il giorno 5 di settembre, a Vietri, il battaglione detto di Lagonegro numerava 671 militi; quello di Potenza 957, il terzo di Matera 478; il quarto di Melfi 810; in uno 2916.”. Giacomo Racioppi proseguendo il racconto sul Boldoni e la brigata Lucana dirà che dopo l’entrata di questo trionfale a Napoli, il 19 settembre, il colonnello Boldoni fu sostituito da Clemente Corte che la chiamerà Brigata di Basilicata. Racioppi scriveva che dopo Napoli, il Boldoni fu rimosso perchè apparteneva al partito di Cavour ed era inviso a Garibaldi. Sul colonnello Boldoni e la sua Brigata Lucana ha scritto l’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 411, in proposito scriveva pure che: “VI. Al nobile esempio di tanti volontari insorti in quei giorni di febbrile entusiasmo, parecchi nostri concittadini, arrolatisi nelle schiere garibaldine, presero parte alla marcia trionfale verso la Capitale, dove la Brigata Lucana – formata in maggioranza dei volontari di Basilicata, comandata dal colonnello Boldoni e forte di circ 3000 militi, divisi in 4 battaglioni corrispondenti ai 4 Distretti della Basilicata – entrò nel 19 Settembre riscuotendo le più calorose acclamazioni dal popolo napolitano, tratto ad ammirare, non più col terrore etc…Fra i nostri volontari garibaldini vanno ricordati Michele Aldinio di Giuseppe, Carlo Tortorella di Giuseppe, Michele Cosentino di Francesco e Gennaro Mitidieri di Nicola, i quali, per schietto e generoso impulso dell’animo, seguirono il Generale nella sua avventurosa impresa. L’Aldinio, giovane, etc…, fece parte dello Stato Maggiore del Generale Sirtori, ed in premio dei servizi resi, fu nominato etc…”Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, a p…., in proposito scriveva che: “…………………….”

Nel 5 settembre 1860, Rustow e le sue brigate garibaldine erano a Casalnuovo (odierno Casalbuono)

Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”,  ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 338-339, in proposito era scritto: Nello stesso giorno 4 settembre arrivò nella strada consolare verso Casalnuovo la brigata Milano forte di 900 uomini circa; e nel giorno 5 marciò verso Sala passando vicino alla brigata regia Caldarelli. Questi aveva fatto sosta a Padula per meglio eseguire la capitolazione stipulata a Cosenza coi Calabresi, in forza della quale egli erasi obbligato di non marciare contro Garibaldi. Il rapido avanzarsi della brigata Milano lo tagliò fuori da Salerno ed egli capitolò con Garibaldi. Nel giorno 6 settembre la brigata Milano marciò verso Auletta ed ai 7 verso Eboli.”Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo di Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 22-23, nelle sue memorie scriveva che: Giunta a Forlino alle 11 e mezzo, la brigata a poco a poco si riunì, e raccolta a bivacco, ricevette le predisposte vettovaglie di pane, formaggio e vino. Più tardi, verso la sera, procedemmo verso Casalnuovo; il giorno seguente giunsimo a Sala nella valle del Calore, lungo il quale scorre continuamente la via Consolare…..Era arrivato quasi alla strada che conduce a Paciala diramandosi dalla via Consolare, quando un ufficiale della guardia nazionale di Padulla, mi venne incontro per annunciarmi che in quel luogo, sotto il comando del generale Caldarelli, trovavasi una intiera brigata borbonica etc…. Il generale Wilhelm (Guglielmo) Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, ( prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “….La brigata Milano arrivò tardi nella sera del 3 a Vibonate, e raggiunse il giorno dopo il passo del Monte Cocuzzo, passando a Fortino la strada consolare, su cui marciarono d’allora in poi, mentre le brigate Bologna e Parma la seguivano a 2 o 3 giorni di marcie, ed il grosso dell’esercito dai 4 ai 6. Etc…”.  Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 21-22, il Rustow nelle sue memorie, per bocca del Porro scriveva che: Giunta a Forlino alle 11 e mezzo, la brigata a poco a poco si riunì, e raccolta a bivacco, ricevette delle vettovaglie di pane etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 149, riferendosi al telegramma di Garibaldi inviato a Turr, in cui scriveva che: “Generale Turr, Sono giunto qui alle 3 1/2 pom. Io marcerò colla vostra colonna Milano e Spinazzi sino a Fortino….etc…”a p. 150 aggiungeva che: “Il 3 settembre le due Brigate non andarono a Fortino, ma pernottarono a Vibonati; continuarono la marcia partendo per tempo, e la sera del 4 furono a Casalnuovo, attraversando in tutte queste marce alte e penosissime montagne.”. Pecorini si riferiva alle brigate Milano e Spinazzi che furono portate da Rustow a Vibonati, dove pernottarono ed in seguito giungevano non al Fortino ma a Casalnuovo. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Sacchi – 8-9 settembre – Lagonegro; 10 settembre – Sapri sul mare; Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri; Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri-Vibanate; Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) Lo stesso giorno 3 la Brigata Puppi s’imbarcava per Sapri, dove approdava alle 11 pom.; l’operazione di sbarco aveva luogo alle 8 ant. del 4. Lo stesso giorno 5 la Brigata Puppi da Sapri, passando per Vibonati, giungeva a Casalinuovo alle 7 pom., etc…. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 908, in proposito scriveva che: “Il giorno 4 il dittatore si fermò all’osteria del Fortino, presso Casalnuovo, dove ricevé Nicola Mignogna e Pietro Lacava, che lo salutarono in nome del governo provvisorio di Basilicata, e gli portarono seimila ducati, in tante piastre e colonnati: somma che riuscì gradita al dittatore, e fu spesa, in gran parte, di sussidi ai soldati di Caldarelli, i quali, dopo la capitolazione di Cosenza, si ritiravano verso Napoli, e, dopo una nuova capitolazione fatta con Garibaldi, deposero le armi.”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a pp. 148-149 e ssg., in proposito scriveva che: Stando alle notizie raccolte, il mattino del 5, Garibaldi dovette fare il suo ingresso in Casalbuono, allora ‘Casalnuovo’. In quest’ultimo paese dovette schierarsi la colonna di sicurezza che precedeva il Generale, anche perchè al di là della ‘Cerreta di Montesano’ si erano accampati durante la notte tremila borbonici, al comando del Generale Cardarelli. E quando le avanguardie garibaldine fecero sentire da ogni dove la loro presenza, e migliaia di volontari presero, qua e là, a bloccare la marcia di quei reparti, Cardarelli capitolò. La colonna era arrivata proprio all’altezza della “Certosa” di Padula, quella località che Mercantini aveva già immortalata nella drammatica epopea de la “Spigolatrice”. E nella “Certosa”, Cardarelli venne internato, visitato più tardi dal Gen. La Masa.”. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a pp. 195-196, in proposito scriveva: “A Sapri, Garibaldi e Bertani trovarono i circa 1600 patrioti sbarcatevi il giorno precedente, a una parte dei quali, precisamente ai 900-1000 uomini della brigata Milano, fu ordinato di mettersi in marcia, intorno alle 17:00 sotto il comando del colonnello Guglielmo Rustow. Il Generale ed il suo ristretto seguito li raggiunsero lungo la via per Vibonati, centro nel quale pernottarono e da dove ripartirono alle 5:00 del mattino successivo (20).”. Moliterni, a p. 196, nella nota (20) postillava: “(20) Cfr. F. Policicchio, Le Camicie rosse nel golfo di Policastro, Fisciano, 2011, pp. 134-137.”. Dunque, Moliterni rifacendosi a Policicchio, scriveva la notizia del pernottamento di Garibaldi a Vibonati. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: Il Turr imbarcò tutti il 1° settembre e sbarcò a Sapri alle 9 del mattino seguente. Alle cinque del pomeriggio ripartiva da Sapri per via di terra e poco prima del mezzogiorno del 4 settembre era al Fortino dopo aver bivaccato la prima notte a Vibonati ed aver costeggiato poi le falde del monte Cocuzzo. La Brigata “Bologna” ed il resto della “Parma” seguirono di lì a qualche giorno e il Rustow dice che quand’egli coi suoi, dopo il Fortino, s’avviò per la consolare etc…”. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 908, in proposito scriveva che: “…... Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro”, ed. Gutemberg, a p. 138, in proposito scriveva che: “L’avanguardia comandata da Rustow precedeva di due o tre giornate le truppe della divisione Terranova, le più vicine; di quattro o cinque la punta principale dell’esercito e, cosa inaudita ma vera, essa determinò lo sgombero della formidabile posizione di Salerno. Dalle memorie del Rustow ancora apprendiamo: “Garibaldi si era recato avanti fino al Forl(t)ino; io ero rimasto indietro per sorvegliare la marcia della colonna lungamente sparpagliata, ed arrestarla e raccoglierla nei luoghi opportuni. Etc…”. Policicchio, a p. 139, in proposito scriveva pure che: “Rustow si mantenne sempre in testa alla colonna per scegliere i luoghi più idonei e opportuni ai bivacchi e provvedere alla compattezza delle truppe. Il Fortino è nel salernitano etc…”.  Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 117 e ssg., in proposito scriveva che: V.  Dal quartiere generale di Casalnuovo Garibaldi….E decretò inoltre lo scioglimento della banda d’insorti comandata dal de Dominicis, che s’era mossa dal Cilento ed era arrivata a Sanza.”. De Crescenzo scriveva che Garibaldi decretò lo scioglimento della colonna del De Dominicis, “che s’era mossa dal Cilento ed era arrivata a Sanza.”. Dunque, De Crescenzo scriveva che la colonna del De Dominicis fu sciolta da Garibaldi a Casalnuovo dove fu incorporata nelle file del Fabrizi. La colonna del De Dominicis fu inclusa nell’Esercito Meridionale.  Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 580 ed in proposito scriveva che: “Alle 10 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul vapore Brésil riprende la rotta verso il Sud per proseguire la ricevuta missione. A mezzodì il Brésil giunge nelle acque di Amantea e dopo breve sosta si pone in traccia di un Paranzello sul quale ha saputo esservi Uffiziali e soldati. Ala punta dei rinfreschi difatto incontra il bastimento e prende a bordo del Brésil 14 Uffiziali e 21 soldati del 5° battaglione Cacciatori. Nel Giornale del Capitano leggesi: “Alle ore 10 (a.m.) partito verso Amantea dove sono giunto alle 12 (m.). Posto poco dopo in traccia del paranzello con gli Uffiziali e soldati del 5° cacciatori, che ho incontrato verso la punta dei rinfreschi e preso 14 Uffiziali e 21 soldati”. Poi il vapore fa rotta per Maratea. A sera (così trovo indicato) le Brigate Garibaldine Milano e Spinazzi arrivano a Casalnuovo, ove da più ore trovasi il Generale Garibaldi e vi rimarrà la seguente notte. Alle 7 (p.m.) giunge a Vibonati la Brigata garibaldina Puppi. Alle 8 (p.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia perviene nelle acque di Maratea e scrive nel suo Giornale: “Ritorniamo a Maratea ed imbarcati 14 individui di truppa, quindi partito da Paola.”. Poi trovo scritto: “Alle 10 (p.m.) partito da Paola.”. 5 settembre. All’alba la brigata garibaldina Puppi è in marcia da Vibonati alla volta di Casalnuovo. Da Casalnuovo il Generale Garibaldi a mezzo del telegrafo notifica: “Il Colonnello Bertani è nominato segretario generale.” Poi invia ordine a tutti i municipii (così fa sapere il Lacava): etc…”Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, a p…., in proposito scriveva che: “…………………”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a p. 54 riferendosi alla presenza a Lagonegro della brigata del generale borbonico Caldarelli, in proposito scriveva che: “L’Aldinio, giovane, forte, coraggioso ed aitante della persona, spinto da quell’ondata d’entusiasmo e di fede, ed indossata la camicia rossa, che tutt’ora si conserva dall’affetto filiale, fece parte dello stato maggiore del Generale Sirtori, ed in premio dei servizi resi fu nominato Ricevitore delle Privative in Reggio Calabria, ma non accettò l’impiego per non parere d’aver tratto profitto dal suo patriottismo (1). Ritiratosi in patria, fu nominato Capitano della 1° Compagnia della Guardia Nazionale al posto del fratello Gennaro, e serbò sempre per Garibaldi un culto ed una venerazione introducendo pure, nei primi anni dell’unità italiana, una splendida festa patriottica e commemorativa nel giorno onomastico dell’Eroe. Morì fra il compianto generale nel 1892 in patria, lasciando larga eredità di affetti e di sangue.”. L’Avv. Paolo Emilio Curti, nel suo “Arresto processo e condanna del colonnello Turr narrati da lui medesimo”, Milano, 1862, Tip. dei Lombardi, a p. 70, in proposito scriveva: Il generale Türr istesso accompagnava la spedizione, che col favor della notte, malgrado la vicinanza della flotta borbonica, potè arditamente compiersi, sì che sbarcò presso Sapri il 2 settembre di buon mattino e il 3 partiva per Lagonegro, onde ricevere nuovi ordini di Garibaldi. Questi rapidi movimenti sul continente, ne’quali il nostro Türr aveva tanta parte, portavano lo sgomento ne’ Regii, tal che a’ dì 4 la Brigata Milano, ch’era a di lui dipendenza, perchè, come dissi, apparteneva alla sua divisione, trovavasi già sulla strada consolare presso Casalnuovo, il 5 incalzava le truppe napoletane comandate da Caldarelli che poi capitoló a Cosenza con Garibaldi, e quando due di dopo toccava Eboli , il Dittatore entrava già solo nella capitale abbandonata da Francesco II. Il generale Caldarelli non tardava pronunciarsi per la causa nazionale ed anche le truppe regie si ritirarono da Salerno, si che Türr poteva il giorno dopo all’arrivo in Napoli di Garibaldi raggiungerlo colla brigata Milano, la quale affrettò l’ingresso valendosi di veicoli d’ ogni maniera.”.  

Nel 5 (?) settembre 1860, a Casalnuovo (?), MIGNOGNA consegnò a Garibaldi la somma di 6000 ducati

Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Egli, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 457-458, dal “Diario” ed il taccuino di Bertani, in proposito scriveva che: “Viene Mignogna. Il generale mi prega di rimanere presso di lui come segretario generale. Si parte per Casalnuovo. Ho da accettare ? – 5 settembre. Il generale torna sull’argomento: dice che giunto a Napoli non avrebbe nominato ministri, ma tanti segretari quanti erano i rami amministrativi, segretari irresponsabili e non firmatari, non politici, poi un consiglio di dittatura che avrebbe aiutato il disbrigo degli affari. Accettai. Allora scrisse il seguente ordine del giorno: “Il generale Sirtori ha il comando dell’esercito nell’assenza del dittatore. Il colonnello Bertani è nominato segretario generale della dittatura – Casalnuovo, 5 settembre 1860. G. Garibaldi (1)”.”. White-Mario, a p. 458, nella nota (1) postillava: “(1) Questo ordine del giorno comparve tal quale nella ‘Gazzetta Officiale’ di Napoli, 8 settembre.”. Dunque, dal taccuino di Agostino Bertani si evince che Mignogna arrivò al Fortino e non a Casalnuovo. Bertani annotava dal Fortino partirono per Casalnuovo (attuale Casalbuono), il 4 settembre 1860 ed il 5 settembre 1860 erano a Casalbuono, dove Garibaldi emise l’ordine della nomina a Bertani.  Giacomo Racioppi (….), nel 1909, nel suo “Storia dei moti della basilicata e delle provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi.”, a p. 219, in proposito scriveva che: A Casalnuovo venne a complirlo in nome del governo Lucano il signor Mignogna; e in nome del governo stesso, consapevole delle grandi strettezze dell’esercito meridionale, porse, non chiesto ma ben accetto, il presente della Lucania in seimila ducati al Dittatore. Del quale denaro una parte fece incontanente pagare al general Caldarelli; il quale marciando fra nemici popoli avea chiesto invano alle casse pubbliche ed ai privati di che pagare i viveri di suoi soldati; e che tagliato fuori dalla divisione Turr sbarcata a Sapri, rinnovò capitolazione col Dittatore. Fu il 6 ad Auletta. Quivi nominò Giacinto Albini etc…”. Raffaele De Cesare (Memor) (….), nel suo “La fine di un Regno – Dal 1855 al 6 settembre 1860 con prefazione di Raffaele De Cesare”, a p. 461, in proposito scriveva che: Il giorno 4 il dittatore si fermò all’osteria del Fortino, presso Casalnuovo, dove ricevè Mignogna e Pietro Lacava, che lo salutarono in nome del governo provvisorio di Basilicata, e gli portarono seimila ducati, in tante piastre e colonnati: somma che riuscì gradita al dittatore, e fu spesa, in gran parte, di sussidi ai soldati di Caldarelli, i quali, dopo la capitolazione di Cosenza, si ritiravano verso Napoli, e, dopo una nuova capitolazione fatta con Garibaldi, deposero le armi. Mignogna e Lacava si unirono al Dittatore, e con lui passarono la notte a Salerno, ed entrarono il 7 settembre, a Napoli. All’alba del sei Garibaldi fu in Auletta, dove ricevè Giacinto Albini, l’altro prodittatore di Basilicata, e lo nominò governatore della stessa provincia, con pieni poteri. E in quella guisa che, il giorno innanzi, a Casalnuovo, aveva nominato Bertani segretario generale della dittatura, da Auletta scrisse ai due comitati di Napoli, come invito alla concordia, etc…”. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 909, in proposito scriveva che: Il giorno 4 il dittatore si fermò all’osteria del Fortino, presso Casalnuovo, dove ricevé Nicola Mignogna e Pietro Lacava, che lo salutarono in nome del governo provvisorio di Basilicata, e gli portarono seimila ducati, in tante piastre e colonnati: somma che riuscì gradita al dittatore, e fu spesa, in gran parte, di sussidi ai soldati di Caldarelli, i quali, dopo la capitolazione di Cosenza, si ritiravano verso Napoli, e, dopo una nuova capitolazione fatta con Garibaldi, deposero le armi. Mignogna e Lacava si unirono al Dittatore, e con lui passarono la notte a Salerno, ed entrarono il 7 settembre, a Napoli. All’alba del sei Garibaldi fu in Auletta, dove ricevè Giacinto Albini, l’altro prodittatore di Basilicata, e lo nominò governatore della stessa provincia, con pieni poteri. E in quella guisa che, il giorno innanzi, a Casalnuovo, aveva nominato Bertani segretario generale della dittatura, da Auletta scrisse ai due comitati di Napoli, come invito alla concordia, etc…”. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 908, in proposito scriveva che: “………... Dunque, Raffaele De Cesare scriveva che Garibaldi ricevette Mignogna all’osteria del Fortino e non a Casalnuono. Secondo il Bertani, Mignogna arrivò al Fortino il giorno 4 settembre 1860 ed a Casalnuovo, il giorno 5 settembre si recò con Garibaldi come invece, diversamente scrive il Treveljan. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 202, in proposito scriveva che: “Il 5 settembre a Casalnuovo Garibaldi si vide venire incontro il Mignogna, governatore in suo nome della provincia di Basilicata, che si era dichiarato per lui più di due settimane avanti, mentre egli attendeva varcare lo Stretto….”. Su Nicola Mignogna si veda Giuseppe Pupino-Carbonelli (….), nel suo, Nicola Mignogna nella Storia dell’Unità d’Italia – con lettere indeite etc.., Napoli, tip. Morano, 1889 ed in particolare Tommaso Pedio (….), nel suo, La Basilicata nel Risorgimento politico Italiano (1700-1870) – Saggio di un Dizionario bio-bibliografico – con Presentazione del Prof. Ernesto Pontieri, vol. I-II, Potenza, 1962, a p. 117, in proposito scriveva che: Fallito il tentativo di invadere il territorio dello Stato Pontificio, venne distaccato da Giuseppe Garibaldi in Basilicata con l’incarico di controllare l’attività del movimento liberale lucano che, organizzato da Giacinto Albini, aveva incondizionatamente aderito al programma del Comitato dell’Ordine. Nonostante la sua attiva partecipazione alla insurrezione lucana, la sua missione non raggiunse lo scopo per cui egli era stato inviato in Basilicata: i posti di maggiore responsabilità vennero affidati dall’Albini ad esponenti del Comitato dell’Ordine. Nel settembre del 1860 si riunì all’esercito garibaldino e si distinse nella battaglia di Maddaloni.”. Poi, a p. 117 aggiunge pre che: Della monografia del P. C. interessa direttamente la Basilicata quanto si riferisce ai contrasti tra le varie correnti liberali ed al periodo in cui, tra l’agosto ed il settembre del 1860, il Mignogna fu prodittatore con l’Albini (pp. 175 ss.). “. Infatti, Giuseppe Pupino-Carbonelli (….), nel suo “Nicola Mignogna”, a pp. 214-215, in proposito scriveva che: “Rogliano , 31 Agosto 1860. Caro Mignogna, Vi ringrazio della vostra del 23. Io vi fo i miei complimenti per quanto avete fatto di bene alla nostra Patria. Il Capo militare che mi chiedete è Cosenz, col quale io vi vedrò ad Auletta fra pochi giorni. Vostro G. GARIBALDI.”. Il 5 settembre Garibaldi giunge a Casalnuovo, confine tra la Calabria e la Basilicata . Ivi Nicola Mignogna , in nome della provincia, gli dà il benvenuto presentandogli l’offerta pecuniaria de ‘ Lucani ( 1 ) . Garibaldi gli stende la mano , gli ripete con voce incantevole : « Bravo, Mignogna, voi avete ben meritato della Patria ! » A cui il Mignogna : « Tutto è possibile , Generale , quando voi volete . » E si dicendo , gli porge un foglio. È un telegramma di Giuseppe Libertini , presidente del Comitato Unitario che annunzia: « Francesco II, preso congedo da ‘ Napoletani , s’imbarca per Gaeta, concentrando l ‘ esercito rimastogli fedele, nelle fortezze di Capua , Gaeta , Pescara, Civitella ; proponendosi di tener il campo dietro il Volturno . » Garibaldi scorse rapidamente lo scritto , poi girò intorno le sue grandi pupille fosforescenti , profonde come il mare e come questo trasparenti, e sclamò : << andiamo, per ora, a Napoli – Viva l’Italia ! » L’emozione , l’entusiasmo degli astanti non si osa descrivere . La storia si fa inno l’uomo diventa mito l’opera sua leggenda ! –Ad Auletta il Generale dice a Mignogna : « Venite meco a Napoli ; » e nomina Giacinto Albini governatore, con potestà illimitata, della Basilicata. Garibaldi sapeva già che in Napoli i seguaci di Cavour avevano adoperati tutti i mezzi per compiere la rivoluzione senza il suo intervento . « In caso estremo — aveva telegrafato e scritto il Cavour – etc….”. Pupino Carbonelli, a p. 215, nella nota (I) postillava: “(1) Bertani rilasciò a Napoli la seguente ricevuta (vedi documento XXXI). « Dal signor avv. Nicola Mignogna ho ricevuto Ducati seimila ( pari a L. 25,500 ) , offerta fatta dalla Provincia di Basilicata al Dittatore. Il Segret. Generale della Dittatura AGOSTINO Bertani.. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 134, in proposito scriveva che: “Il Dittatore coi suoi compagni, mosse lo sesso giorno 4 per Casalbuono, ove rimase la notte. Etc….”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 580 ed in proposito scriveva che: “Alle 10 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul vapore Brésil….Nel Giornale del Capitano leggesi: “Alle 10 (p.m.) partito da Paola.”. 5 settembre. All’alba la brigata garibaldina Puppi è in marcia da Vibonati alla volta di Casalnuovo. Da Casalnuovo il Generale Garibaldi a mezzo del telegrafo notifica: “Il Colonnello Bertani è nominato segretario generale.” Poi invia ordine a tutti i municipii (così fa sapere il Lacava): etc…”Gennaro De Crescenzo (….), nel suo, L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane, Salerno, Linotip. S. Jannone, 1960, a pp. 116-117, in proposito scriveva che: “VI…..Il giorno dopo si vide venire incontro il Mignogna, governatore di Baslicata, il quale più di due settimane avanti si era dichiarato per lui. Il patriota lucano diede il benvenuto al Generale in nome della sua provincia e gli presentò l’offerta dei lucani ammontante a seimila ducati in tante piastre e colonnati. Il Dittatore, stendendogli la mano, gli ripetè: Bravo Mignogna, voi avete ben meritato dalla Patria ! (21). Il Mignogna etc…, gli pose un telegramma di Giuseppe Libertini, presidente del Comitato Unitario, annunziante che…etc….”. Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a pp. 60-61, in proposito scriveva che: Il giorno 4 Garibaldi giunse con i suoi a Casalbuono….Il giorno seguente Mignogna, Governatore di Basilicata, nel dare il benvenuto al Generale, in nome della sua Provincia, gli consegnò la somma di 6000 ducati. A tal proposito l’eroe visibilmente soddisfatto ringraziò il benefattore con queste precise parole: “…Bravo Mignogna, voi avete ben meritato dalla Patria”. Questi rispose: “Generale, tutto è possibile quando voi volete”, detto ciò consegnò all’illustre condottiero un telegramma a firma del Presidente del Comitato Unitario di Napoli, nel quale era scritto che Francesco II era fuggito a Gaeta e che le sue truppe erano appostate a Capua. Civitella, Pescara e Gaeta. A queste notizie Garibaldi esclamò: “Per ora bisogna che andiamo a Napoli”. Detto questo il Mignogna gli assicurò che oltre duemila lucani erano disposti a seguirlo ovunque.”. Giorgio Mallamaci (…), nel suo “Torraca – Storia di un borgo del Cilento”, parlando della “I moti del 1928 e del 1848” continuando a parlare di Torraca, a pp. 96-97 e ssg., nel capitolo “Torraca, 29 giugno 1857”, in proposito scriveva che: “…..al Fortino,…..dove incontrò Nicola Mignogna, Giacinto Albini, il futuro prodittatore della Basilicata e Pietro Lacava, artefici della liberazione di Potenza avvenuta il 18 agosto. Etc…”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Appendice”, a p. 77, in proposito scriveva che: “N.° 7. Comando della Brigata Fabrizii. Napoli li 13 Gennaio 1861. Generale ministro. La giustizia reclama la di Lei attenzione sulle circostanze che pongono il corpo da me comandato nel dritto uguale agli altri corpi attivi nella guerra Meridionale…..A Campestrino collocai 300 uomini come punto di appoggio avendo fatto occupare fortemente Caggiano. A S. Lorenzo di Padula stanziai altri 1500 uomini, i quali avevano la loro vanguardia a Casalnuovo, e Fortino, onde contrastare la ritirata dei Regii, respinti dal Generale Garibaldi. Collocai il mio Quartier Generale ad Auletta. Queste forze permisero al Generale Garibaldi di portarsi in Napoli il giorno 7 Settembre: quantunque staccato dalle proprie forze vincitrici in Calabria. Il giorno 8, 1500 uomini delle mie truppe passarono nella Provincia di Avellino, e vi domarono la reazione. Il giorno 12 e seguenti domai le reazioni di Scafati, di Angri, e di Castellammare. Etc…”

Nel 5 settembre 1860, a Casalnuovo, Garibaldi decretò aiuti ai soldati borbonici in fuga

Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, a pp. 259-260, in proposito scriveva pure: Dopo Lagonegro, si direbbe che il paesaggio stesso s’incivilisca e avverta la vicinanza di Napoli. Un’ampia valle che scende, dritta e piatta, tra due catene di colline azzurricce, mi ricorda la valle dell’Euro, nei dintorni di La Rivière Thibouville: etc…Sulla strada passano disertori dell’esercito napoletano; si fermano davanti a noi e chiedono l’elelemosina. Non mangiano da ieri mattina. Le case si chiudono quando essi si presentano; i contadini fuggono o danno loro la caccia; rifiutano loro il pane se non lo pagano, ed essi non hanno danaro. Hanno le scarpe logore; camminano quasi a piedi nudi, sfiniti sì da non poter più andare avanti, coricandosi nei fossi, cibandosi dele more dei cespugli, eppure rassegnati e senza farne colpa ai loro capi, la cui incuria li ha forse ridotti in quello stato miserando. Ci fermiamo a Sala. Si sentiva un lontano rimbombare etc…”. Giacomo Racioppi (….), nel 1909, nel suo “Storia dei moti della basilicata e delle provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi.”, a p. 200, in proposito scriveva che: Del quale denaro una parte fece incontamente pagare al generale Caldarelli; il quale  marciando fra nemici popoli aveva chiesto invano alle casse pubbliche ed ai privati di che pagare i viveri ai suoi soldati; e che tagliato fuori dalla divisione Turr sbarcata a Sapri, rinnovò capitolazione al Dittatore.”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, che, a p. 406, in propposito scriveva che: “….e fece ordine, scrive il Racioppi, “a tutti i Municipi che accomodassero, per conto dello Stato, d’una porzione di viveri e di denaro ogni soldato dell’esercito Borbonico che tornasse sbrancato ai suoi focolari, etc..”. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a p. 44, in proposito scriveva che: “…..e fece ordine, scrive il Racioppi “a tutti i Municipi che accomodassero, per conto dello Stato, d’una porzione di viveri e di denaro ogni soldato dell’esercito Borbonico che tornasse sbrancato ai suoi focolari, poichè era vista increscevole e dolorosa quella di numerosi infelici, che, persa per la fame la dignità del soldato, chiedevano ai viandanti ed alle truppe stesse Garibaldine la limosina d’un pane che spesso con durezza imprutente e schernevole veniva negata.”. Ed anche questo decreto rivela la generosità dell’animo del vincitore!”. Giacomo Racioppi (….), nel 1909, nel suo “Storia dei moti della basilicata e delle provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi.”, a p. 219, in proposito scriveva che: Da Casalnuovo fece ordine a tutti i municipii, che accomodassero, a coloro dello Stato, di una porzione di viveri e denari ogni soldato dell’esercito borbonico che tornassero sbrancati a lor focolari: poichè era vista increscevole e dolorosa quella di numerosissimi infelici, che, persa per fame la dignità del soldato, chiedevano a viandanti e alle truppe stesse garibaldine la limosina di un pane, che spesso, con durezza imprudente e schernevole, venia negata. A Casalnuovo venne a complirlo in nome del governo Lucano il signor Mignogna; e in nome del governo stesso, consapevole delle grandi strettezze dell’esercito meridionale, porse, non chiesto ma ben accetto, il presente della Lucania in seimila ducati al Dittatore. Del quale denaro una parte fece incontanente pagare al general Caldarelli; il quale marciando fra nemici popoli avea chiesto invano alle casse pubbliche ed ai privati di che pagare i viveri di suoi soldati; e che tagliato fuori dalla divisione Turr sbarcata a Sapri, rinnovò capitolazione col Dittatore. Fu il 6 ad Auletta. Quivi nominò Giacinto Albini etc…”. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a p. 44, in proposito scriveva che: “Dopo solo tre o quattro ore – poichè era di supremo interesse alla causa della rivoluzione correre fulmineamente nella Capitale – proseguendo dal Fortino in carrozza la marcia trionfale, il Dittatore giunse la sera di quel giorno 4 Settembre nel vicino Comune di Casalbuono, dove pernottò, gradito ospite, in casa Sabatino, e dove, nel mattino seguente, nominò il Colonnello Bertani Segretario Generale, forse in premio dell’ottimo consiglio avutone nell’incidente del Piola, e fece ordine, scrive il Racioppi “a tutti i Municipi che accomodassero, per conto dello Stato, d’una porzione di viveri e di denaro ogni soldato dell’esercito Borbonico che tornasse sbrancato ai suoi focolari, poichè era vista increscevole e dolorosa quella di numerosi infelici, che, persa per la fame la dignità del soldato, chiedevano ai viandanti ed alle truppe stesse Garibaldine la limosina d’un pane che spesso con durezza imprutente e schernevole veniva negata.”. Ed anche questo decreto rivela la generosità dell’animo del vincitore! Nel mattino seguente il Dittatore procedè per Sala, dove pranzò a casa Depretrinis, e la sera giunse ad Auletta, dove pernottò in casa Mari. Ivi, la Deputazione Potentina etc…”. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 908, in proposito scriveva che: “…... Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a pp. 60-61, in proposito scriveva che: Dal quartier generale di Casalbuono nominò Segretario Generale della Dittatura il Bertani, inoltre, emise un ordine con il quale si ordinava ai Municipi di elergire viveri e denaro alle forze borboniche sbandate. Difatti molti componenti della stessa erano stati costretti ad elemosinare ed anche a rubare per sopravvivere.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 202, in proposito scriveva che: “……..”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 134, in proposito scriveva che: “Il Dittatore coi suoi compagni, mosse lo sesso giorno 4 per Casalbuono, ove rimase la notte. Da Casalbuono parimenti ordinò a tutti i municipi di concedere per conto dello Stato viveri e denaro ai soldati sbandati dell’esercito borbonico. “Era increscevole e doloroso” scrive giustamente il Racioppi, la vista di numerosissimi infelici che, persa per fame la dignità del soldato, chiedevano ai viandanti ed alle truppe stesse garibaldine la limosina di un pane, che spesso con durezza imprudente e schernevole veniva negato” (1).”. Mazziotti, a p. 135, nella nota (1) postillava: “(1) Racioppi, op. cit.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo, L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane, Salerno, Linotip. S. Jannone, 1960, a pp. 116-117, parlando di Casalbuono e non del Fortino, in proposito scriveva che: Dal quartiere generale di Casalnuovo Garibaldi nominò Bertani segretario generale della dittatura, ordinò ai municipi di somministrare danaro e viveri alle milizie regie sbandate, perchè erano ridotte ad elemosinare, spesso anche con esito negativo. “Quei soldati – scrive a tale proposito il Guerzoni – andavano ciascuno a beneplacito suo, facendo di sè lunga riga per tutte le vie del regno; qui trafficando, là gettando le armi; vivendo di ruba e di elemosineria; etc…”. E decretò inoltre lo scioglimento della banda d’insorti comandata dal De Dominicis, che s’era mossa dal Cilento ed era arrivata a Sanza. Chiese anche danaro al tesoriere Francesco Masullo, ma costui gli rispose che il Comune era suo debitore. Gli domandò allora il necessario per aprire la sua cassetta contenente il danaro, ed il falegname Pasquale De Filippis, invitato dal Masullo, l’aprì. Così il Dittatore pagò i soldati che erano attendati qua e là nel paese.”. L’opera di Giuseppe Guerzoni citata dal De Crescenzo è “Garibaldi”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a pp. 148-149 e ssg., in proposito scriveva che: “Quando il Dittatore passò a Casalbuono ? Da una lapide murata su una casa di via Nazionale, si apprende che Garibaldi, dal 4 al 5 settembre, sostò nel detto paese, “recando con gl’ideali d’Italia, a Napoli impaziente, i fati di una dinastia e di un regno”. Ma nessun documento indica la località ove l’Eroe prese stanza la notte del 5 settembre, e così non pochi pretendono che il Dittatore pernottò al ‘Fortino’, per avere modo di ricevere e parlare ai patrioti di Basilicata in una contrada tanto remota. Stando alle notizie raccolte, il mattino del 5, Garibaldi dovette fare il suo ingresso in Casalbuono, allora ‘Casalnuovo’. In quest’ultimo paese dovette schierarsi la colonna di sicurezza che precedeva il Generale, anche perchè al di là della ‘Cerreta di Montesano’ si erano accampati durante la notte tremila borbonici, al comando del Generale Cardarelli. E quando le avanguardie garibaldine fecero sentire da ogni dove la loro presenza, e migliaia di volontari presero, qua e là, a bloccare la marcia di quei reparti, Cardarelli capitolò. La colonna era arrivata proprio all’altezza della “Certosa” di Padula, quella località che Mercantini aveva già immortalata nella drammatica epopea de la “Spigolatrice”. E nella “Certosa”, Cardarelli venne internato, visitato più tardi dal Gen. La Masa..  Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, ed. Gutemberg, 2011, a p. 140, in proposito scriveva che: “….affidò il comando dell’esercito al Generale Sirtori che rimase nelle retrovie per organizzare le truppe (19).”. Policicchio, a p. 141, nella nota (19) postillava: “(19) Anche in Sicilia fu sempre suo vice. Etc…”. Policicchio nella nota si riferiva ad Agostino Bertani. Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a pp. 60-61, in proposito scriveva che: Dal quartier generale di Casalbuono nominò Segretario Generale della Dittatura il Bertani, inoltre, emise un ordine con il quale si ordinava ai Municipi di elergire viveri e denaro alle forze borboniche sbandate. Difatti molti componenti della stessa erano stati costretti ad elemosinare ed anche a rubare per sopravvivere. In questo paese il Dittatore sciolse la banda del De Dominicis venuta a Sanza. Inoltre chiese al Tesoriere di quel Comune, Francesco Masullo, del denaro per elargirlo ad alcuni soldati. A tale invito rispose anche il falegname Pasquale De Filippis, che consegnò con entusiasmo all’eroe parte dei suoi risparmi derivati dal suo modesto lavoro artigianale. Il giorno seguente Mignogna, Governatore di Basilicata, nel dare il benvenuto al Generale, in nome della sua Provincia, gli consegnò la somma di 6000 ducati. A tal proposito l’eroe visibilmente soddisfatto ringraziò il benefattore con queste precise parole: “…Bravo Mignogna, voi avete ben meritato dalla Patria”. Questi rispose: “Generale, tutto è possibile quando voi volete”, detto ciò consegnò all’illustre condottiero un telegramma a firma del Presidente del Comitato Unitario di Napoli, nel quale era scritto che Francesco II era fuggito a Gaeta e che le sue truppe erano appostate a Capua. Civitella, Pescara e Gaeta. A queste notizie Garibaldi esclamò: “Per ora bisogna che andiamo a Napoli”. Detto questo il Mignogna gli assicurò che oltre duemila lucani erano disposti a seguirlo ovunque.”. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Egli, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 457-458, dal “Diario” ed il taccuino di Bertani, in proposito scriveva che: “Viene Mignogna. Il generale mi prega di rimanere presso di lui come segretario generale. Si parte per Casalnuovo. Ho da accettare ? – 5 settembre. Il generale torna sull’argomento: dice che giunto a Napoli non avrebbe nominato ministri, ma tanti segretari quanti erano i rami amministrativi, segretari irresponsabili e non firmatari, non politici, poi un consiglio di dittatura che avrebbe aiutato il disbrigo degli affari. Accettai.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo, L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane, Salerno, Linotip. S. Jannone, 1960, a pp. 116-117, in proposito scriveva che: “VI….ordinò ai municipi di somministrare danaro e viveri alle milizie regie sbandate, perchè erano ridotte ad elemosinare, spesso anche con esito negativo. “Quei soldati – scrive a tale proposito il Guerzoni – andavano ciascuno a beneplacito suo, facendo di sè lunga riga per tutte le vie del regno; qui trafficando, là gettando le armi; vivendo di ruba e di elemosineria; etc…”. E decretò inoltre lo scioglimento della banda d’insorti comandata dal De Dominicis, che s’era mossa dal Cilento ed era arrivata a Sanza. Chiese anche danaro al tesoriere Francesco Masullo, ma costui gli rispose che il Comune era suo debitore. Gli domandò allora il necessario per aprire la sua cassetta contenente il danaro, ed il falegname Pasquale De Filippis, invitato dal Masullo, l’aprì. Così il Dittatore pagò i soldati che erano attendati qua e là nel paese. Il giorno dopo si vide venire incontro il Mignogna, governatore di Baslicata, il quale più di due settimane avanti si era dichiarato per lui. Il patriota lucano diede il benvenuto al Generale in nome della sua provincia e gli presentò l’offerta dei lucani ammontante a seimila ducati in tante piastre e colonnati. Il Dittatore, stendendogli la mano, gli ripetè: Bravo Mignogna, voi avete ben meritato dalla Patria ! (21). Il Mignogna etc…, gli pose un telegramma di Giuseppe Libertini, presidente del Comitato Unitario, annunziante che…etc…. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 580 ed in proposito scriveva che: Da Casalnuovo il Generale Garibaldi a mezzo del telegrafo notifica: “Il Colonnello Bertani è nominato segretario generale.” Poi invia ordine a tutti i municipii (così fa sapere il Lacava): etc…”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, a p…., in proposito scriveva che: “…..”Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 155 e ssg., in proposito scriveva che: Un telegramma, diretto al Sindaco di Auletta e firmato dal Gen. Turr, spedito dal Fortino di Casaletto Spartano il 4 settembre, informava che sarebbero transitati, diretti a Salerno, 25.000 uomini, e bisognava procurare viveri e vettovaglie; etc…”. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 908, in proposito scriveva che: ….seimila ducati, in tante piastre e colonnati: somma che riuscì gradita al dittatore, e fu spesa, in gran parte, di sussidi ai soldati di Caldarelli, i quali, dopo la capitolazione di Cosenza, si ritiravano verso Napoli, e, dopo una nuova capitolazione fatta con Garibaldi, deposero le armi.”. Giorgio Mallamaci (…), nel suo “Torraca – Storia di un borgo del Cilento”, parlando della “I moti del 1928 e del 1848” continuando a parlare di Torraca, a pp. 96-97 e ssg., nel capitolo “Torraca, 29 giugno 1857”, in proposito scriveva che: Il Generale accettò la somma, per poi devolverla in sussidi ai soldati borbonici che avevano abbandonato le truppe ed erano allo sbando in ritirata da Napoli.”.. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Appendice”, a p. 77, in proposito scriveva che: “N.° 7. Comando della Brigata Fabrizii. Napoli li 13 Gennaio 1861. Generale ministro. La giustizia reclama la di Lei attenzione sulle circostanze che pongono il corpo da me comandato nel dritto uguale agli altri corpi attivi nella guerra Meridionale…..A Campestrino collocai 300 uomini come punto di appoggio avendo fatto occupare fortemente Caggiano. A S. Lorenzo di Padula stanziai altri 1500 uomini, i quali avevano la loro vanguardia a Casalnuovo, e Fortino, onde contrastare la ritirata dei Regii, respinti dal Generale Garibaldi. Collocai il mio Quartier Generale ad Auletta. Queste forze permisero al Generale Garibaldi di portarsi in Napoli il giorno 7 Settembre: quantunque staccato dalle proporie forze vincitrici in Calabria. Il giorno 8, 1500 uomini delle mie truppe passarono nella Provincia di Avellino, e vi domarono la reazione. Il giorno 12 e seguenti domai le reazioni di Scafati, di Angri, e di Castellammare. Etc…”Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a p. 383, in proposito aggiungeva pure che: “A San Lorenzo la Padula più giorni riposò, acciò le bande rosse il sopravvanzassero; e allora temendo i soldati l’uccidessero, mandò vilmente chiedendo al Garibaldi un suo Generale per compagnia; e n’ebbe il La Masa con anco foraggi e danari per pagar la gente. Sì per fellonia era incodardito, che scese a farsi proteggere da un La Masa più codardo di lui; ma quantunque facessergli spalla parecchi uffiziali traditori, pur fu a un pelo non fossero trucidati ambidue. Così datosi al dittatore n’aveva gli ordini, e gli ubbidì andando non a Salerno, giusto il patto ma a Nocera, ove giurò alla Rivoluzione. Ma il più di questo e i soldati tutti sdegnotissimi si sbandarono: alcuni per via svaligiati, altri arrestati, altri giunsero a Napoli, etc…”. Filippo La Gioia (….), nel suo “L’Italia redenta sotto la dinastia dei Savoia – Cenno istorico redatto per cura di La Gioia Filippo di Aieta”, Lauria 1891, a pp. 6-7, in proposito scriveva che: “…il generale Garibaldi,….e dopo di ciò, scese sul Continente, Reggio, Catanzaro, Cosenza, Castrovillari, Rotonda, Tortora, e nella marcia di Tortora precsamente, ove anche noi ebbimo l’onore di stringergli la mano, in quel rincontro, anche la nostra defunta vecchia Genitrice Antonia Candia fu Vincenzo di Aieta, volle ammirare il grende guerriero de’ due Mondi, etc….Dopo quel piccolo trattenimento il Generale nell’accomiatarsi, con quel riso incantevole, stringendo a tutti la mano, partì con pochi uomini che lo seguivano, ed imbarcato sù di un piccolo battello, si diresse nella marina di Sapri, e da colà defilato si recò al Fortino di Lagonegro, ove uscì avanti al Generale Caldarelli, il quale con quattro mila soldati di Artiglieria, alla sola comparsa della camicia rossa, depose le armi, e i soldati Borbonici disarmati, in poche ore, ciascuno fu mandato al proprio domicilio, ed ai soli Ufficiali fu lasciato un foglio di via per non essere maltrattati.”.

Nel 5 settembre 1860, a Casalnuovo, Garibaldi nominò il generale SIRTORI Capo di Stato Maggiore in sua assenza

Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, ed. Gutemberg, 2011, a p. 140, in proposito scriveva che: “A Casalnuovo Garibaldi con i suoi “distinti personaggi” passò la notte dal 4 al 5 settembre e, oltre ad aver nominato Bertani segretario generale della dittatura, affidò il comando dell’esercito al Generale Sirtori che rimase nelle retrovie per organizzare le truppe (19).”. Policicchio, a p. 141, nella nota (19) postillava: “(19) Anche in Sicilia fu sempre suo vice. Etc…”. Policicchio nella nota si riferiva ad Agostino Bertani. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 908, in proposito scriveva che: “…... Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a pp. 60-61, in proposito scriveva che: A Casalnuovo dispose che in sua assenza, comandante dell’esercito fosse il Sirtori….Garibaldi lasciò Castelnuovo il 5 settembre alle ore 10.”. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Egli, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 457-458, dal “Diario” ed il taccuino di Bertani, in proposito scriveva che: “Viene Mignogna. Il generale mi prega di rimanere presso di lui come segretario generale. Si parte per Casalnuovo. Ho da accettare ? – 5 settembre. Il generale torna sull’argomento: dice che giunto a Napoli non avrebbe nominato ministri, ma tanti segretari quanti erano i rami amministrativi, segretari irresponsabili e non firmatari, non politici, poi un consiglio di dittatura che avrebbe aiutato il disbrigo degli affari. Accettai. Allora scrisse il seguente ordine del giorno: “Il generale Sirtori ha il comando dell’esercito nell’assenza del dittatore. Il colonnello Bertani è nominato segretario generale della dittatura – Casalnuovo, 5 settembre 1860. G. Garibaldi (1)”.”. White-Mario, a p. 458, nella nota (1) postillava: “(1) Questo ordine del giorno comparve tal quale nella ‘Gazzetta Officiale’ di Napoli, 8 settembre.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo, L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane, Salerno, Linotip. S. Jannone, 1960, a pp. 116-117, in proposito scriveva che: “VI…..Il Generale pubblicò poi un decreto col quale, in sua assenza, affidava al Sirtori il comando dell’esercito.”Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, a p…., in proposito scriveva che: “……………….”. Alcuni storici però scrivono che la nomina a Sirtori non avvenne a Casalnuovo ma avvenne ad Auletta. Infatti, Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 415, in proposito scriveva che: “Garibaldi, che al Fortino aveva ripresa l’avanzata in carrozza, giunse a Sala Consilina nelle prime ore del pomeriggio del 5 settembre. Di lì diramò il decreto con cui nominava il Bertani “Segretario Generale della Dittatura” e da Auletta, il dì dopo, l’altro decreto che cedeva al Sirtori il comando generale dell’esercito e della flotta, conformemente alla lettera del 1° settembre da Tarsia, ch’egli aveva allora diretta privatamente al Sirtori stesso.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 410, in proposito scriveva che: “Di là Garibaldi scriveva al suo Capo di Stato maggiore: “Tarsia, 1° Settembre 1860. Generale Sirtori – In mia assenza voi avete il comando dell’esercito. L’esercito deve marciare su Napoli a marce regolari, etc…”. Proseguendo la sua narrazione, Agrati scriveva che Garibaldi comunicherà queste decisioni prese a Casalnuovo solo dopo ad Auletta, il 6 settembre 1860 con dispacci diramati via telegrafo.

Nel 5 settembre 1860, a Palermo, il rientro di PIOLA-CASELLI che porta a Depretis la lettera di risposta di Garibaldi ricevuta in occasione del colloquio al Fortino

Costanzo Maraldi, nel suo “La rivoluzione siciliana del 1860 e l’opera politico-amministrativa di Agostino Depretis”, Roma, Tip. L. Proja, via Emilio Faà di Bruno, 7, 1932, a p. 89, in proposito scriveva: Frattanto a Palermo….”si aspettava da un’ora all’altra il ritorno del Piola per bandire subito il plebiscito”. Michele Amari aveva già scritto il 4 settembre il proclama etc…(180)….Le cose erano a questo punto, quando la mattina del 5 settembre, il Piola, reduce dalla sua sfortunata missione, sbarcò a Palermo latore della risposta negativa di Garibaldi alla nota lettera di Depretis. E’ inutile descrivere la delusione, che provocò l’imprevista decisione del Dittatore.”. Maraldi, a p. 87, nella nota (175) postillava che: “(175) Idem. = A. Bertani, Ire politiche d’oltre tomba, Firenze 1869- pag. 74-75.”. Ida Nazari Micheli (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860 – cronistoria documentata”, Roma, Tipografia Cooperativa Sociale, 1911, nel “Capo IV° – 1 settembre-31 dicembre”, a p. 156 e ssg., in proposito scriveva che: “E’ noto notissimo il fatto, che in seguito a questa lettera il Generale Garibaldi, dopo essersi consigliato con Turr e con Cosenz, aveva cominciato a dettare al suo segretario, Basso, in questi termini: “Caro Depretis, fate l’annessione quando volete…” Ma, esclama la Mario, – “sarebbe riuscito senza l’occhio vigile di Bertani” – Bertani e Crispi dovevano per conto di Mazzini, salvare il Dittatore dalle sciocchezze, dagli errori politici, vedi anche il Palamenghi-Crispi, I Mille, p. 342, dove si deplorano i primi errori fatti da Garibaldi a Napoli, che Crispi non giunse in tempo ad impedire; il maggiore, il più deplorato, fu quello naturalmente di aver consegnate le forze navali al Persano! – Povero Garibaldi! ogni volta che dava una manifestazione della sua perfetta lealtà al programma da lui liberamente assunto, i suoi più cari lo disapprovavano e cercavano di mettergli le mani avanti. Qulache volta ci riuscivano, etc…La lettera di adesione fu stracciata (I) e Piola ritornò a Depretis con risposta negativa. Il Depretis non si diede per vinto e rimandò il Piola con la seguente: “Caro ed illustre amico – Palermo 6 sett. 60. – La vostra lettera, che mi fu recata dal cav. Piola mi ha cagionato un vero dolore; etc…”. Nazari, a p. 157, nella nota (I) postillava: “(I) V. Bertani, Ire politiche d’oltre tomba; Mario J.W., Garibaldi, p. 283, ecc..”. Dunque, non ci eravamo accorti che nello riscrivere a Garibaldi da Palermo, il 6 settembre 1860, il Depretis scriveva che il Piola gli aveva consegnato una lettera di risposta a quella sua che gli fu consegnata al Fortino dallo stesso Piola. Nel testo a cura della Commissione Editrice, il suo “La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Carteggio Camillo Cavour etc…”, vol. II (Agosto-Settembre 1860), a p. 233, in proposito è scritto che: “838. F. Còrdova a Cavour. Palermo, 4 Settembre 1860. Eccellenza, Sig. Conte Veneratissimo, Oggi si aspetta Piola di ritorno dal campo di Garibaldi, con l’oracolo del dittatore intorno all’annessione. Piola partì da Palermo la sera del mercoledì 29 Agosto, se non erro. Dopo avere più volte ripetuto che la venuta di Bottero aveva forrse guastato le sue pratiche per la pronta annessione, finalmente Depretis ci ha detto che spera nella circostanza di avere proposta l’annessione immediata a Garibaldi un giorno prima dell’arrivo di Bottero; in modo che il Dittatoree non potrà dire che la cosa è comandata da Torino. Etc…”. Aristide Arzano (….), nel suo, Il dissidio fra Garibaldi e Depretis sull’annessione della Sicilia, Città di Castello, Tip. Unione Arti Grafiche, 1913, a p. 13 scriveva che: “Mentre ciò accadeva, il governo prodittatoriale a Palermo s’attendeva poter bandire il plebiscito da un’ora all’altra. Il ministro Amari ne aveva già pronto il proclama, quando il ritorno di Piola colla risposta diGaribaldi, dilatoria se non negativa, pose i ministri nella necessità di dimettersi e di tale determinazione Depretis informava Garibaldi con altra lettera del 6 settembre (Doc. VII) pure affidata al Piola e tosto rincalzata dall’altra del giorno successivo chiedente un abboccamento (Doc. VIII). La risposta di Garibaldi data in Napoli il giorno 9 (Dov. 9) accenna i motivi del diniego, ma rifiuta contemporneamente leofferte dimissioni appellandosi al patriottismo del Depretis. Verbalmente poi il Dittatore fece conoscere al Piola che voleva si aspettasse ancora per una quindicina, condizione che nè i ministri etc…”.

Nel 5 settembre 1860, a Vibonati, proveniente da Sapri, passava la Brigata PUPPI (ex Bologna) che marciava arrivando a Casalnuovo (odierno Casalbuono) alle 19,00  

Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”,  ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 338-339, in proposito era scritto: ….brigata Milano, la sola completa, alla volta di Vibonate, per raggiungere per quel sito la strada maestra consolare; doveva seguire la brigata Parma appena raccolta a Sapri, come pure quella di Bologna subito che vi fosse arrivata. La brigata Milano arrivò tardi nella sera del 3 a Vibonate, e raggiunse il giorno dopo il passo del Monte Cocuzzo, passando a Fortino la strada consolare, su cui marciarono d’allora in poi, mentre lebrigate Bologna e Parma la seguivano a 2 e 3 giorni di marcie, ed il grosso dell’ esercito dai 4 ai 6.”. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzozero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzozero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a p. 300, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: “…diede ordine a Rustow di marciare la sera stessa per Vibonate colla brigata Milano, la sola completa, onde occupare in quella località la strada consolare; la brigata Parma doveva seguirla, appena si fosse raccolta a Sapri, e la brigata Bologna, appena vi fosse arrivata. La brigata Milano arrivò a tarda sera del 3 a Vibonate e raggiunse il 4 il passo di monte Cocuzzo oltrepassando presso Fortino la strada consolare, sulla quale da allora in poi continuò a progredire, mentre le brigate Bologna e Parma la seguivano alla distanza di due o tre giorni di marcia, il grosso dell’armata da quattro fino a sei.”. Dunque, Bizzozero traducendo il colonnello Rustow scriveva che “…mentre le brigate Bologna e Parma la seguivano alla distanza di due o tre giorni di marcia, il grosso dell’armata da quattro fino a sei.”. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La brigata Puppi (divisione del pari di Turr) approdava a Sapri alle 11. pom. del giorno 3; sbarcava alle 8 ant. del giorno 4. Il giorno 5 la stessa brigata passando per Vibonati, giungeva a Casalnuovo alle 7. pom. e riprendeva la marcia per Sala Consilina alle 5 ant. del 6, dove arrivava alle 4 pomeridiane. La brigata Puppi riposava il 7 a Sala Consilina e l’8 si metteva in marcia. accampava ad Auletta, ed il 9 proseguiva per Eboli, ove arrivava alle 5 pom. (p. 709) Il giorno 10 alle 11 ant. giungeva a Salerno la Brigata Puppi, che veniva accolta dalla popolazione con indicibile festa;  l’11 riprendeva la marcia per Nocera, e di là per la ferrovia arrivava a Napoli acquartierandosi a Pizzofalcone. Il giorno 10 alle 11 ant. giungeva a Salerno la Brigata Puppi, che veniva accolta dalla popolazione con indicibile festa;  l’11 riprendeva la marcia per Nocera, e di là per la ferrovia arrivava a Napoli acquartierandosi a Pizzofalcone.. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a p. 704, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La brigata Puppi (divisione del pari di Turr)….Il giorno 5 la stessa brigata passando per Vibonati, giungeva a Casalnuovo alle 7. pom…”. Dunque Lacava scriveva che la brigata Puppi passava da Vibonati il giorno 5 settembre 1860. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) Lo stesso giorno 3 la Brigata Puppi s’imbarcava per Sapri, dove approdava alle 11 pom.; l’operazione di sbarco aveva luogo alle 8 ant. del 4. Lo stesso giorno 5 la Brigata Puppi da Sapri, passando per Vibonati, giungeva a Casalinuovo alle 7 pom., e riprendeva la marcia per Sala Consilina alle 5 ant., del 6, dove arrivava alle 4 pom. La Brigata Puppi riposava il 7 a Sala Consilina, e l’8 si metteva in marcia: accampava ad Auletta, ed il 9 proseguiva per Eboli…..Il giorno 10 alle 11 ant. giungeva a Salerno la Brigata Puppi che veniva accolta dalla popolazione con indicibile festa; l’11 riprendeva la marcia per Nocera, e di là per la ferrovia arrivava in Napoli acquartierandosi a Pizzofalcone.. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Sacchi – 8-9 settembre – Lagonegro; 10 settembre – Sapri sul mare; Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri; Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri-Vibanate; Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: Un’altra brigata della divisione Turr (brigata Puppi) approdata a Sapri la sera del 3, procedendo per lo stesso cammino giunse a Sala il giorno 6. Accampata colà e poi ad Auletta proseguiva il 9 per Eboli….(2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: Un’altra brigata della divisione Turr (brigata Puppi) approdata a Sapri la sera del 3, procedendo per lo stesso cammino giunse a Sala il giorno 6. Accampata colà e poi ad Auletta proseguiva il 9 per Eboli….(2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) Lo stesso giorno 3 la Brigata Puppi s’imbarcava per Sapri, dove approdava alle 11 pom.; l’operazione di sbarco aveva luogo alle 8 ant. del 4. Lo stesso giorno 5 la Brigata Puppi da Sapri, passando per Vibonati, giungeva a Casalinuovo alle 7 pom., etc…. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano alla loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “….Garibaldi, il quale, giunto a Sapri, ordinava senz’altro al generale Rustow di avanzare con la sua brigata Milano, la prima che in quel momento si trovava già pronta e ordinata, per guadagnare rapidamente la strada consolare. A breve distanza mandò, al seguito di questa avanguardia, la brigata Spinazzi e poi la brigata Puppi…. Cesari scriveva che Garibaldi, a Sapri, dopo aver ordinato al colonnello Rustow di avviarsi con la sola sua Brigata Milano “A breve distanza mandò, al seguito di questa avanguardia, la brigata Spinazzi e poi la brigata Puppi…. La Brigata Puppi, apparteneva alla XV Divisione Turr. La Brigata Puppi marciò da Sapri ed arrivò ad Auletta il giorno 6 settembre 1860. La Brigata Puppi, apparteneva alla XV Divisione Turr. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) Lo stesso giorno 5 la Brigata Puppi da Sapri, passando per Vibonati, giungeva a Casalinuovo alle 7 pom., etc…. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “Le precedenti incertezze, e poi questa decisione, non potevano che facilitare notevolmente le operazioni di Garibaldi, il quale, giunto a Sapri, ordinava senz’altro al generale Rustow di avanzare con la sua brigata Milano, la prima che in quel momento si trovava già pronta e ordinata, per guadagnare rapidamente la strada consolare. A breve distanza mandò, al seguito di questa avanguardia, la brigata Spinazzi e poi la brigata Puppi……Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli. Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano alla loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione. Nello stesso tempo procedevano direttamente per Napoli, dopo aver preso imbarco a Paola, le altre due brigate di Eber e di Corrao.”. L’ufficiale borbonico Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 577 ed in proposito scriveva che: “Le brigate garibaldine Milano e Spinazzi: “per tempo”, partono da Vibonati alla volta di Casalnuovo….All’alba, etc…All’istess’ora s’intraprende nelle acque di Sapri l’operazione del disbarco della Brigata garibaldina Puppi.”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 580 ed in proposito scriveva che: “4 Settembre…Poi il vapore fa rotta per Maratea. A sera (così trovo indicato) le Brigate Garibaldine Milano e Spinazzi arrivano a Casalnuovo, ove da più ore trovasi il Generale Garibaldi e vi rimarrà la seguente notte. Alle 7 (p.m.) giunge a Vibonati la Brigata garibaldina Puppi. Alle 8 (p.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia perviene nelle acque di Maratea e scrive nel suo Giornale: “Ritorniamo a Maratea ed imbarcati 14 individui di truppa, quindi partito da Paola.”. Poi trovo scritto: “Alle 10 (p.m.) partito da Paola.”. 5 settembre. All’alba la brigata garibaldina Puppi è in marcia da Vibonati alla volta di Casalnuovo.”. Dunque, questo passaggio dell’ufficiale borbonico Ludovico Quandel-Vial (….), che, leggendo il “Giornale di bordo” della nave “Brésil” redatto dal Capitano di Stato Maggiore Garzia che “fa rotta per Maratea”, trova scritto che: A sera (così trovo indicato) le Brigate Garibaldine Milano e Spinazzi arrivano a Casalnuovo, ove da più ore trovasi il Generale Garibaldi e vi rimarrà la seguente notte. Alle 7 (p.m.) giunge a Vibonati la Brigata garibaldina Puppi.”. Dunque, il capitano Garzia annotava nel suo Giornale di bordo che la brigata Puppi era arrivata alle 7 di pomeriggio (19,00) a Vibonati. Ludovico Quandel-Vial, a p. 579, riferendosi al giorno 5 settembre 1860 aveva già scritto: “5 Settembre. All’alba la brigata garibaldina Puppi è in marcia da Vibonati alla volta di Casalnuovo.”. Ludovico Quandel-Vial, a p. 579, riferendosi al giorno 4 settembre 1860 aveva già scritto: “4 Settembre….Poco dopo Piola parte pel mezzogiorno ed il Generale Garibaldi si rimette in carrozza coi suoi seguaci indirizzandosi a Casalnuovo. La Brigatta Puppi è in marcia da Sapri per Vibonati alla volta di Casalnuovo.”Inoltre, il Quandel-Vial, a p. 580 aggiunge: “Alle 8 (p.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia perviene nelle acque di Maratea e scrive nel suo Giornale: “Ritorniamo a Maratea ed imbarcati 14 individui di truppa, quindi partito da Paola.”. Poi trovo scritto: “Alle 10 (p.m.) partito da Paola.”. 5 settembre. All’alba la brigata garibaldina Puppi è in marcia da Vibonati alla volta di Casalnuovo.”. Dunque, l’ufficiale borbonico Quandel-Vial, a p. 580 scriveva che il 5 settembre 1860, “all’alba”, la brigata Puppi si era partita da Vibonati alla volta di Casalnuovo. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “Un’altra brigata della divisione Turr (brigata Puppi) approdata a Sapri la sera del 3, procedendo per lo stesso cammino giunse a Sala il giorno 6. Accampata colà e poi ad Auletta proseguiva il 9 per Eboli.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “Intanto in tutto il Vallo di Diano era un continuo passaggio di Garibaldini. La brigate Milano e Spinazzi della divisione Turr, sbarcate a Sapri all’alba del 2 settembre, procedettero per Vibonati e quindi per Casalbuono, giungendo a Sala il 5. Seguivano il dittatore. Un’altra brigata della divisione Turr (brigata Puppi) approdata a Sapri la sera del 3, procedendo per lo stesso cammino giunse a Sala il giorno 6. Accampata colà e poi ad Auletta proseguiva il 9 per Eboli. Una porzione della brigata Spangaro giungeva da Palermo per via mare a Sapri il giorno 8 e per mancanza di carbone dovette scendere a Salerno e proseguire per Napoli per ferrovia. La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10, colà si imbarcò sul piroscafo ‘La Vittoria’ per Napoli e vi giunse la sera (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Mazziotti scriveva che il 3 settembre, probabilmente proveniente da Paola, sbarcò a Sapri un’altra Brigata della Divisione Turr, la Puppi. Questa Brigata Puppi marciò da Sapri ed arrivò ad Auletta il giorno 6 settembre 1860. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: La Brigata “Bologna” ed il resto della “Parma” seguirono di lì a qualche giorno e il Rustow dice che quand’egli coi suoi, dopo il Fortino, s’avviò per la consolare etc…”. 

Nel 5 settembre 1860, ad Acciaroli, Leonino Vinciprova e Cristofaro Muratori sbarcarono dalla goletta Emma di Alessandro Dumas, armi per i rivoltosi del Cilento per la causa di Garibaldi

Alexandre Dumas, anch’egli scrittore. È famoso soprattutto per i capolavori Il conte di Montecristo e la trilogia dei moschettieri formata da I tre moschettieri, Vent’anni dopo e Il visconte di Bragelonne. Nel 1860 decise di realizzare Il grande viaggio di Ulisse e iniziò una crociera nel Mediterraneo; saputo però che Giuseppe Garibaldi era partito per la Spedizione dei Mille, lo raggiunse per mare, fornendogli, con i soldi messi da parte per il suo viaggio, armi, munizioni e camicie rosse. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a pp. 129-130, in proposito scriveva che: “VI….Soltanto il 5 settembre la goletta con il Dumas si avvicinò alla rada di Acciaroli. La attendeva Leonino Vinciprova, che aveva preso parte a la Spedizione dei Mille ed era stato mandato da Garibaldi, col Mignogna e col Carbonelli, per promuovere la rivolta nelle provincie napoletane. Egli trovò a bordo della goletta il Dumas e Cristofaro Muratori, siciliano, ardente patriota e già segretario del Crispi (1). Il Muratori scese a terra portando un buon numero di Camicie rosse, di armi e di munizioni, e postosi a la testa di un gruppo di insorti, proseguì per Cannicchio e per Celso ove prese alloggio la sera in casa del barone Mazziotti. Il giorno dopo si tenne nel palazzo di lui una numerosa adunanza di liberali, con i quali percorrendo i comuni di Stella, di Omignano e di Sessa, andò a Rutino e poi a Salerno (1).”. Mazziotti, a p. 129, nella nota (3) postillava: “(3) Giacomo Oddo, I Mille di Marsala, 1866, pag. 192”. Mazziotti, a p. 129, nella nota (4) postillava: “(4) Curatolo, A. Dumas nel 1860, articolo del Tempo del 19 giugno 1919.”. Mazziotti, a p. 130, nella nota (1) postillava: “(1) Oddo, opera citata, pag. 794 – Del Muratori dà molte notizie un opuscolo di Luigi Minervini – Dichiarazione cronologica sopra i fatti della rivoluzione di Napoli, pag. 21 Trni, Tipografia Cannone, 1861.”. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 908, in proposito scriveva che: “…... Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 62, in proposito scriveva che: “Garibaldi lasciò Castelnuovo il 5 settembre alle ore 10. Lo stesso giorno alle due del pomeriggio poco lontano dalla spiaggia di Acciaroli si fermò la goletta Emma. Su di essa era il noto romanziere francese Alessandro Dumas (padre), che dopo la battaglia di Milazzo si era precipitato a Salerno per consegnare le armi alle masse rivoluzionarie, ed era venuto ad Acciaroli, dove era ad attenderlo il Vinciprova. L’eroe cilentano si precipitò subito sulla goletta nella quale incontrò anche il Muratori. I tre, senza perdere tempo prezioso, stabilirono che il Muratori si fermasse ad Acciaroli con il compito di radunare quanti più uomini fosse possibile e raggiungere con essi Garibaldi in marcia verso Salerno. Infatti, il Muratori “con una garibaldina sulle spalle” scese a terra, attorniato da una moltitudine di gente e fu festeggiato lungamente. Molti volenterosi si fecero innanzi disposti a seguirlo, già pronti con armi sulle spalle e munizioni nelle tasche. Etc…”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, in proposito scriveva che: “…..”. Dai racconti dello stesso Dumas si capisce che la città svolge un ruolo strategico per la conquista di Napoli. «Viva Garibaldi! Viva Vittorio Emanuele!… Una delegazione del comune viene verso l’Emma e esprime il suo unanime consenso per la causa Italiana; Salerno s’illumina come un palazzo incantato» . L’episodio è raccontato in un libretto di Marciano Beniamino, Salerno nella Rivoluzione del 1860. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 97 e ssg., in proposito scriveva che: “La battaglia di Milazzo venne descritta da Alessandro Dumas, l’autore dei “Tre Moschettieri”, il quale – dal “faro” a Napoli – fu con Garibaldi, in quella vittoriosa marcia che venne conclusa con le armi al “Volturno”. Ed il Dumas, nella lettera inviata al Generale Carini, dopo la vittoriosa azione, così si espresse etc…”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 97, in proposito scriveva pure che: “XII. Solamente il 5 settembre, alla vigilia dell’ingresso trionfale del Dittatore a Salerno, la videro fermarsi, verso le due p.m. e poco lontano dalla rada di Acciaroli – marina del comune di Pollica – Leonino Vinciprova e Pietro Lacava, mandati da Garibaldi insieme con Vincenzo Carbonelli – audace cospiratore di Secondigliano – e col ferreo Mignogna, ad attendere le armi promesse ed a provocare l’insurrezione nel Napoletano e, per conseguenza, nel Salernitano. Chi avrebbe potuto preparare il terreno politico nelle nostre zone se non il Vinciprova che conosceva addentro uomini e cose, avendo partecipato, credente convinto dell’unità della patria, a tutti i moti liberali della sua provincia ? Il patriota cilentano “rivoluzionario di cuore e di fatti”, come lo chiama l’Oddo, montò una barchetta con alcuni marinai e salì a bordo della goletta che, di tanto in tanto, mandava colpi di fucile, e gli si presentò dapprima un omaccione tutto vestito di bianco, dalla folta capigliatura di creolo, ricoperta da un largo cappello di paglia, adorno di una penna azzurra di una bianca e di una rossa (40). Era costui il romanziere Dumas, accompagnato dal frate Giovanni Pantaleo e da un focoso giovane siciliano in divisa di ufficiale garibaldino, Cristoforo Muratori…Costui, poco dopo, presa una carabina sulle spalle, scese a terra con gli altri, portando un considerevole numero di camicie rosse armi e munizioni, che aveva spedito da Genova Agostino Bertani fin dal 1° agosto. Etc…(41).”. De Crescenzo, a p. 98, nella nota (41) postillava: “(41) Cfr. L. Minervini, Dichiarazione cronologica sopra i fatti della Rivoluzione di Napoli, Trani, Cannone, 1861”. Si tratta del testo di Luigi Minervini (….). De Crescenzo, a p. 99 continuando il suo racconto scriveva: “XIII. Si diresse poi quella massa di volontari al villaggio di Cannicchio e di là, la sera stessa, arrivò a Celso, altro villaggio di circa ottocento abitanti su di un vasto piano dominato dal monte Stella, dove fu lietamente accolta nella casa del barone Mazziotti, noto per sentimenti liberali; etc…”Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 794, in proposito scriveva che: “Prima di continuare a parlar di Dumas e di certi fatti rivoluzionari combinati nelle acque di Napoli tra lui ed altre persone diremo ancora dell’ Emma, di quella goletta che ha la sua parte nella storia della nostra rivoluzione . Essa aveva portato armi in Salerno , e nei primi di settembre altre armi portava alla marina di Acciaroli. I volontari del Cilento partivano i primi di settembre, ed avviavansi verso il Vallo Diano per unirsi agli altri dei vicini paesi e raggiungere Garibaldi. Certo Vinciprova , rivoluzionario di cuore e di fatti, recossi alla marina di Acciaroli per attendervi armi già promesse, ma che non erano ancora arrivate. Verso le 2 pomeridiane del 5 settembre si fermò poco lungi dalla spiaggia la goletta Emma, che di tratto in tratto interrompeva il silenzio con colpi di fucile. Il Vinciprova montò una barchetta con alquanti marinai , si accostò all’ Emma, sali a bordo , ed oltre a Dumas vi trovò Cristoforo Muratori, che i nostri lettori conoscono. Egli era vestito da ufficiale garibaldino; sua missione era di sollevare il resto della provincia. Si stabilì che il Muratori scenderebbe a terra, vi radunerebbe tutta la gioventù volonterosa di combattere, ne prenderebbe il comando , e raggiungerebbe Garibaldi . In questo frattempo l’Emma era circondata da tutte le barchette che ritrovavansi in Acciaroli ; si dispensarono quantità di camicie rosse, ed armi e munizioni, ed il Muratori, presa una carabina sulle spalle , scese con gli altri , festeggiato dalla moltitudine , che, come per incanto , erasi tutta vestita di rosso . Il telegrafo segnalò un disbarco di garibaldini.”.

A PADULA

Nel settembre 1860, a Padula, la Certosa di S. Lorenzo

Francois Lenormant (….), nel 1883, nel suo “A travers l’Apulie et la Lucanie”, vol. II, parlando di “Padula et Consilinum”, a pp. 131 e ssg., in proposito scriveva che: Chartreuse de San-Lorenzo. Fondé en 1308 par Tommaso Sanseverino, comte de Marsico, ce monastère, richement doté par son créateur, reçut d’autres encore de grandes donations territoriales, et devint la plus considérable à la fois et la plus riche des Chartreuses de l’Italie, après celles de Rome et de Pavie. Ses bâtiments sont si vastes qu’en les voyant du haut de la- Cività ils avaient presque l’apparenced’une petite ville. Nous descendons pour le visiter, car il constitue l’un des édifices monastiques les plus notables des provinces napolitaines, et M. Barnabei est chargé d’en inspecter l’état pour son ministère. Supprimée une première fois sous le gouvernement du roi Joseph, la Chartreuse de San-Lorenzo fut rétablie à la Restauration. Mais il n’y revint qu’une dizaine de pères, qui y vivaient misérablement,comme campés dans des bâtiments beaucoup trop étendus pour leur petit nombre. En 1868 le gouvernement italien l’a fermée de nouveau, en dispersant les moines et en confisquant ce qu’elleavait encore de biens. Il n’y est resté qu’un unique custode les meubles ont été vendus à l’encan, et les édifices abandonnés dépérissent rapidement, faute de réparations depuis quinze ans. Cette année enfin; le gouvernement etc…”, che tradotto significa: “….Certosa di San Lorenzo. Fondata nel 1308 da Tommaso Sanseverino Conte di Marsico, questo monastero, riccamente dotato dal suo creatore, ricevette altri ancora ingenti donazioni territoriali, e divenne allo stesso tempo il più considerevole e il più grande ricca delle Certose d’Italia, dopo quelle di Roma e Pavia. I suoi edifici sono così vasti che vedendoli dall’alto della Cività avevano quasi l’aspetto di una piccola città. Scendiamo a visitarlo, perché costituisce uno degli edifici i più illustri monaci delle provincie napoletane, e il Sig. Barnabei è responsabile del controllo lo Stato per il suo ministero. Eliminato prima volte sotto il governo del re Giuseppe, la Certosa di San-Lorenzo fu ristabilito alla Restaurazione. Ma tornarono solo una decina di padri, chi viveva lì miseramente, come se fosse accampato edifici decisamente troppo grandi per i loro piccoli numero. Nel 1868 il governo italiano richiuse, disperdendo i monaci e confiscando i beni che ancora le erano rimasti. Non c’è rimaneva solo un quarto di pannello, i mobili stati venduti all’asta e gli edifici abbandonati stanno rapidamente scomparendo a causa della mancanza di riparazioni quindici anni. Quest’anno finalmente; il governo etc…”                                                                       

Nel 5 settembre 1860, a Padula, il generale Giuseppe LA MASA e le truppe del generale Caldarelli

Da Wikipedia leggiamo che il generale Filippo La Masa recatosi in Toscana, durante il Governo Provvisorio Toscano, ne fu espulso da Bettino Ricasoli per le sue posizioni unitarie. Partecipò così attivamente alla Spedizione dei Mille, occupandosi soprattutto del coordinamento dei volontari siciliani (chiamati picciotti), in particolare durante l’insurrezione di Palermo. Nominato generale da Garibaldi, fu al comando della brigata Sicula, sostituito a fine ottobre da Giovanni Corrao. Non seguì infatti Garibaldi sul continente. Dopo l’Unità fu inserito col grado di maggior generale nei ruoli del Regio esercito. Giuseppe La Masa scrisse un libro testimonianza, “Alcuni fatti e documenti della rivoluzione dell’Italia meridionale del 1860 (1861)”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a pp. 824-825, in proposito scriveva che: “La brigata borbonica, comandata dal generale Caldarelli, e che, come di sopra narrammo, dopo aver capitolato coi rivoluzionari di Cosenza, ritiravasi sopra Salerno, giusto a Padula venne ad incontrarsi con Garibaldi. I volontari di Stocco le erano alle spalle, la brigata Milano era poco distante . Garibaldi intimò la resa a Caldarelli, e questi venne a capitolazione . Ecco altri quattromila uomini disarmati e dispersi. Ecco ai nomi dei generali vinti, Gallotti, Mellendez, Briganti , Viale, Ghio, aggiunto quello di Caldarelli; ecco nuovi fortunati avvenimenti per la rivoluzione, tristissime infauste notizie per Francesco II. Nei soldati del generale Caldarelli cominciaron tosto ad apparire funesti indizi di un nuovo assassinio; pareva che si volesse a lui dar quella stessa fine che erasi data al generale Briganti. Il Caldarelli tosto si accorse di ciò che si tramava contra di lui, e chiese a Garibaldi di essere protetto e garantito. Il Dittatore affidò questo incarico al generale Giuseppe La Masa, che accom pagnato dal suo aiutante Nizzari, e da una guida del Dittatore, Pareto di Genova, seguì Caldarelli alla Certosa di Padula dov’era acquartierata la truppa napoletana. Diremo brevemente in che modo Giuseppe La Masa si trovasse nuovamente a fianco del Dittatore. Quand’egli si accorse che la sua missione all’estero non era stata che un pretesto di chi lo perseguitava per allontanarlo di Sicilia, quando senti la vittoria di Milazzo, ritornò nell’Isola, recossi in Messina, e disse chiaramente a Garibaldi come erasi tentato di far credere che era stato scacciato da Sicilia dal Dittatore. Garibaldi gittò balsamo sulle piaghe di La Masa dicendogli: Consolatevi col pensiero che avete molti che vi amano, e venite meco in Calabria. Ma poco dopo Garibaldi partiva pel continente, e La Masa restava in Messina. Fece pratiche per partire, ed incontrò difficoltà; finalmente recossi un giorno al Faro, chiese una barca al comandante Castiglia, e solo col suo aiutante traverso lo stretto. Arrivato a Palmi s’incontrò con Garibaldi, e di là marciò sempre con lui, e con lui trovossi a Padula. Accettato l’incarico di garantire la vita del Caldarelli, lo adempi con molta forza d’animo, comunque più volte fossesi trovato nel pericolo di essere trucidato insieme al generale borbonico. Chiamato da un dispaccio, La Masa andò a raggiungere Garibaldi; Pareto, restò a custodire la vita di Caldarelli. Il giorno 6, la brigata Milano , continuando la sua marcia, giungeva ad Auletta: il giorno 7 ad Eboli; il resto dell’ esercito marciava a grandi giornate sopra Napoli, ignorando che in quell’istante medesimo il Dittatore solo entrava nella metropoli del regno.”.

Nel 5 settembre 1860, a Padula o a Lagonegro in casa Aldinio (?), il generale Giuseppe LA MASA e l’accordo per la capitolazione e la resa del generale borbonico Caldarelli 

Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo di Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 22-23, nelle sue memorie scriveva che: Giunta a Forlino alle 11 e mezzo, la brigata a poco a poco si riunì, e raccolta a bivacco, ricevette le predisposte vettovaglie di pane, formaggio e vino. Più tardi, verso la sera, procedemmo verso Casalnuovo; il giorno seguente giunsimo a Sala nella valle del Calore, lungo il quale scorre continuamente la via Consolare…..Era arrivato quasi alla strada che conduce a Paciala diramandosi dalla via Consolare, quando un ufficiale della guardia nazionale di Padulla, mi venne incontro per annunciarmi che in quel luogo, sotto il comando del generale Caldarelli, trovavasi una intiera brigata borbonica etc…. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzonero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a p. 300, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: La brigata Milano arrivò a tarda sera del 3 a Vibonate e raggiunse il 4 il passo di monte Cocuzzo oltrepassando presso Fortino la strada consolare, sulla quale da allora in poi continuò a progredire, mentre le brigate Bologna e Parma la seguivano alla distanza di due o tre giorni di marcia, il grosso dell’armata da quattro fino a sei. Il 4 settembre, la brigata Milano, forte di circa 900 uomini, era già sulla strada consolare presso Casalnuovo. Il 5 marciava avanti sulle orme della regia brigata Caldarelli verso Sala. Caldarelli avea fatto alto a Padula onde meglio adempiere la sua capitolazione conchiusa coi Calabresi a Cosenza, per la quale egli non doveva battersi con Garibaldi. Il rapido avanzarsi della brigata Milano lo tagliò fuori da Salerno ed egli capitolò con Garibaldi.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 150 aggiungeva che: “Il giorno 5 erano a Sala Consilina; in questo giorno raggiunsero Caldarelli, al quale fu mandato La Masa come Commissario del Dittatore per trattare la capitolazione di questa colonna regia. Caldarelli si fece incontro a La Masa scortato da poca cavalleria, e dopo uno scambio di trattative, dichiarò che non avrebbe adoperate le armi contro il movimento nazionale, quindi fu internato a Padula. Caldarelli si fece incontro a La Masa scortato da poca cavalleria, e dopo uno scambio di trattative, dichiarò che non avrebbe adoperate le armi contro il movimento nazionale, quindi fu internato a Padula.. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “Percorreva la provincia di Salerno la brigata del generale Caldarelli che il 27 agosto aveva capitolato con il Comitato rivoluzionario di Cosenza. Secondo gli accordi contenuti nella capitolazione, in cui era stabilito l’itinerario che la brigata doveva percorrere, essa, traversati vari paesi della Calabria e della Basilicata, partì il 2 settembre da Lagonegro dirigendosi a S. Lorenzo di Padula, d’onde dopo una giornata di riposo (il giorno 3) avrebbe dovuto continuare per Auletta, Eboli e Salerno (1). Narra il Delli Franci che il Cardarelli minacciato di morte dai suoi soldati, dovette impetrare protezione da Garibaldi e perciò restò parecchi giorni acquartierato con armi e munizioni da guerra nel celebre monastero della Certosa di Padula (3), ora monumento Nazionale. Per evitare qualsiasi inconveniente tra i garibaldini e le truppe borboniche colà acquartierate il generale Giuseppe Lamasa, in seguito di ordine del dittatore, rimase parimenti nella Certosa, finchè il giorno 7 il dittatore gli telegrafò di raggiungerlo in Eboli.. Mazziotti, a p. 138, nella nota (1) postillava: “(1) Manoscritto De Meo già citato. – Racioppi, op. cit, pag. 195 e relazione Fabrizi etc…”. Si tratta di un manoscritto di Giuseppe De Meo (?). Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 414, in proposito scriveva che: “Per quanto rapida la marcia di Garibaldi, la lunga deviazione da lui fatta per Sapri non gli permise di oltrepassare la gente del Caldarelli, che era passata dal Fortino qualche ora prima ch’egli vi giungesse. La raggiunse a Padula, ove tre anni avanti il Ghio aveva riportata la ingloriosa vittoria sulla colonna del Pisacane. Il Generale, che aveva seco gli uomini del Turr, ottenne facilmente che il Caldarelli – il quale giusta la convenzione con gli insorti di Potenza si ritirava su Napoli – si decidesse a far causa comune con lui. Eran così 3 mila soldati che passavan a Garibaldi e il Turr poco dopo ne diede notizia al Sirtori: “Sala, 5 settembre, ore 2 pom. Generale Sirtori, Spezzano Albanese – Col. Generale Garibaldi e con la mia 3° Brigata sono a Sala. Caldarelli con la sua Brigata appartiene al nostro esercito. Il Generale dà ordine di riorganizzarsi in Padula. Partiremo stasera per Auletta. Quasi tutte le provincie sono insorte. Il campo di Boldoni è a Vietri…”….Quella Brigata Caldarelli però non fu un grande acquisto per Garibaldi, poiché essa passò nominalmente nell’Esercito meridionale: in realtà i soldati preferirono sbandarsi come tutti i loro colleghi e la Brigata, si può dire, scomparve.. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 408, in proposito scriveva pure che: “…è uopo ricordare che la casa di Aldinio fu quasi il centro del gran movimento cittadino, e vi trovarono alloggio ed ospitalità Generali e capi d’ambo le fazioni, il Comandante Lavecchia ed il Generale Caldarelli, ed è fama che questi si fosse ivi incontrato con un Commissario del Dittatore ed avesse con lui rinnovata – ricevendone adeguato guidernone per bisogni urgenti delle truppe – la capitolazione della Brigata, la quale, proseguendo la marcia per la via consolare, fu internata nella Certosa di Padula per lasciare sgombro il passaggio alle trionfanti truppe Garibaldine.”. Charles Stuart Forbes (….), comandante della Marina inglese. Charles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, a p. 215, in proposito scriveva che: The ‘Intendente’ invited us to breakfast, where we found Trecchi and Nullo, togeter whit Caldarelli and some of his officers…..support; but if ever men were justified in doing such a thing, they were. Somehow or another it jarred with my feelings; one could not respect them. I don’t know anything that struck me more forcibly throughout my tour than constantly hearing, “Oh, so-and-so, has behaved magnificently che tradotto significa: L’Intendente ci invitò a colazione, dove trovammo Trecchi e Nullo, insieme a Caldarelli e ad alcuni suoi ufficiali. Etc… supporto; ma se mai gli uomini furono giustificati nel fare una cosa del genere, lo furono. In un modo o nell’altro strideva con i miei sentimenti; non si poteva rispettarli. Non c’è niente che mi abbia colpito più fortemente durante il mio tour che sentire costantemente: “Oh, così e così, si è comportato magnificamente…..etc…. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a pp. 201-202, in proposito scriveva che: “Intanto militarmente si trattava di impossessarsi del Caldarelli e dei suoi tremila uomini (3). Il 3 settembre, prima di lasciare Lagonegro, il Caldarelli aveva confermata agli emissari di Garibaldi l’intenzione sua e dei suoi uomini di disertare per la causa nazionale (1), allo stesso tempo però egli aveva continuato la ritirata su Napoli, oltrepassando il Fortino alcune ore prima che Garibaldi sboccasse per di là sulla strada. Il 5 settembre, raggiunta a Padula, là dove tre anni prima Pisacane era stato sconfitto dalle truppe del Ghio, la colonna del Caldarelli, questa passò nominalmente all’esercito garibaldino, ma più che una vera diserzione, la cosa si risolse nella dissoluzione dei regi. Tant’era la lealtà delle truppe infatti che si sarebbe trascorso di assassinare il Generale traditore della causa, se i garibaldini non l’avessero strappato dalle mani di quei forsennati (2).”. Dobelli, nella traduzione del Treveljan, a p. 201, nella nota (1) postillava: “(1) Rustow, Brig. Mil., 20-22; Turr, Div. 149-150; Ire Pol., 72-77; Bertani, II, 185-186; Turr, Risposta, 16.”. Dobelli, nella traduzione del Treveljan, a p. 201, nella nota (2) postillava: “(2) Vedasi addietro, pag. 68”. Dobelli, nella traduzione del Treveljan, a p. 201, nella nota (3) postillava: “(3) Vedasi addietro, pag. 198”. Dobelli, nella traduzione del Treveljan, a p. 202, nella nota (1) postillava: “(1) Forbes, 215-216.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, ed. Gutemberg, 2011, a p. 141, in proposito scriveva che: “L’”invito” fu conseguente all’accordo appena fatto tra il Commissario di Garibaldi, La Masa, e lo stesso Caldarelli che decise di rimanere internato a Padula (20). Ciò risulta anche, confermando la tesi da noi sostenuta, delle memorie del Colonnello Rustow, il quale, informato da un ufficiale della Guardia Nazionale di Padula che un’intera brigata borbonica si trovava in S. Lorenzo, dice: “(….) ci giunge avviso da Garibaldi che un parlamentario di Caldarelli era stato da lui e che non ci dessimo fastidio alcuno per quella forza debole, sebbene numericamente il triplo della nostra”(21)”. Policicchio, a p. 141, nella nota (21) postillava: “(21) E. Porro, La brigata Milano…cit., p. 23.”. Policicchio si riferiva al testo tradotto di Rustow, di Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 23, che in proposito scrivea che: “”(….) ci giunge avviso da Garibaldi che un parlamentario di Caldarelli era stato da lui e che non ci dessimo fastidio alcuno per quella forza debole, sebbene numericamente il triplo della nostra”.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, ed. Gutemberg, 2011, a p. 139, in proposito scriveva che: “Intanto: “In quel giorno era noto a Salerno lo sbarco presso Sapri; le truppe ivi sbarcate si computavano per lo meno a 4000 uomini e secondo i calcoli più alti fino a 15,000. Caldarelli, si diceva a Salerno, erasi riunito colle truppe di Garibaldi e con esse marciava contro Salerno. Nuovi sbarchi di distaccamenti dell’esercito nazionale dovevano aver luogo ancora più presso a Napoli. Perciò si accrebbe l’inquietitudine e lo spirito di rivolta nelle truppe riunite a Salerno (….)(16).”.”. Policicchio, a p. 139, nella nota (16) postillava: “(16) La guerra italiana del 1860….cit., p. 301.”. Policicchio si riferiva al testo tradotto di Rustow, ovvero il generale Wilhelm (Guglielmo) Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, ( prima traduzione italiana del 1861), a p. 301 (secondo la postilla di Policicchio ma è sbagliato perchè si tratta di pag…..), in proposito scrivea che: “In quel giorno era noto a Salerno lo sbarco presso Sapri; le truppe ivi sbarcate si computavano per lo meno a 4000 uomini e secondo i calcoli più alti fino a 15,000. Caldarelli, si diceva a Salerno, erasi riunito colle truppe di Garibaldi e con esse marciava contro Salerno. Nuovi sbarchi di distaccamenti dell’esercito nazionale dovevano aver luogo ancora più presso a Napoli. Perciò si accrebbe l’inquietitudine e lo spirito di rivolta nelle truppe riunite a Salerno Etc….”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a p. 383, in proposito aggiungeva pure che: “A San Lorenzo la Padula più giorni riposò, acciò le bande rosse il sopravvanzassero; e allora temendo i soldati l’uccidessero, mandò vilmente chiedendo al Garibaldi un suo Generale per compagnia; e n’ebbe il La Masa con anco foraggi e danari per pagar la gente. Sì per fellonia era incodardito, che scese a farsi proteggere da un La Masa più codardo di lui; ma quantunque facessergli spalla parecchi uffiziali traditori, pur fu a un pelo non fossero trucidati ambidue. Così datosi al dittatore n’aveva gli ordini, e gli ubbidì andando non a Salerno, giusto il patto ma a Nocera, ove giurò alla Rivoluzione. Ma il più di questo e i soldati tutti sdegnotissimi si sbandarono: alcuni per via svaligiati, altri arrestati, altri giunsero a Napoli, etc…”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo, L’Epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane, a p. 127 in proposito scriveva: “A Padula, nella Certosa di S. Lorenzo, era anche andato il generale Giuseppe La Masa (33), in compagnia del suo aiutante Nizzari e di un tal Pareto di Genova, guida del Dittatore, per scongiurare ogni incidente tra garibaldini e soldati regi ivi alloggiati; ma il 7 se ne partì, perchè ricevette un telegramma da Garibaldi con l’ordine di andare a raggiungerlo in Eboli. I soldati del Caldarelli, invece di raggiungere Capua il resto della truppa, passarono a Nocera, dove deposero le armi e si sciolsero. Così tremila soldati passarono a Garibaldi. Il Turr ne dette notizia da Salerno al Sirtori alle 2 pm. del 5 settembre: “Col Generale Garibaldi e con la mia 3° brigata sono a Sala. Caldarelli con la sua brigata appartiene al nostro esercito. Il Generale dà ordine di organizzarsi in Padula. Partiremo stasera per Auletta, etc….”.”. De Crescenzo, a p. 127, nella nota (33) postillava: “(33) G. Oddo Bonafede, Cenno storico politico militare sul generale G. La Masa e documenti correlativi, Verona, 1879.”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a pp. 824-825, in proposito scriveva che: La brigata borbonica, comandata dal generale Caldarelli , e che, come di sopra narrammo, dopo aver capitolato coi rivoluzionari di Cosenza, ritiravasi sopra Salerno, giusto a Padula venne ad incontrarsi con Garibaldi. I volontari di Stocco le erano alle spalle, la brigata Milano era poco distante. Garibaldi intimò la resa a Caldarelli, e questi venne a capitolazione. Ecco altri quattromila uomini disarmati e dispersi. Ecco ai nomi dei generali vinti, Gallotti, Mellendez, Briganti , Viale, Ghio, aggiunto quello di Caldarelli ; ecco nuovi fortunati avvenimenti per la rivoluzione , tristissime infauste notizie per Francesco II…..Etc…Nei soldati del generale Caldarelli cominciaron tosto ad apparire funesti indizi di un nuovo assassinio; pareva che si volesse a lui dar quella stessa fine che erasi data al generale Briganti. Il Caldarelli tosto si accorse di ciò che si tramava contra di lui, e chiese a Garibaldi di essere protetto e garantito. Il Dittatore affidò questo incarico al generale Giuseppe La Masa, che accompagnato dal suo aiutante Nizzari, e da una guida del Dittatore, Pareto di Genova, seguì Caldarelli alla Certosa di Padula dov’era acquartierata la truppa napoletana.. Filippo La Gioia (….), nel suo “L’Italia redenta sotto la dinastia dei Savoia – Cenno istorico redatto per cura di La Gioia Filippo di Aieta”, Lauria 1891, a pp. 6-7, in proposito scriveva che: “…il generale Garibaldi,….e dopo di ciò, scese sul Continente, Reggio, Catanzaro, Cosenza, Castrovillari, Rotonda, Tortora, e nella marcia di Tortora precsamente, ove anche noi ebbimo l’onore di stringergli la mano, in quel rincontro, anche la nostra defunta vecchia Genitrice Antonia Candia fu Vincenzo di Aieta, volle ammirare il grende guerriero de’ due Mondi, etc….Dopo quel piccolo trattenimento il Generale nell’accomiatarsi, con quel riso incantevole, stringendo a tutti la mano, partì con pochi uomini che lo seguivano, ed imbarcato sù di un piccolo battello, si diresse nella marina di Sapri, e da colà defilato si recò al Fortino di Lagonegro, ove uscì avanti al Generale Caldarelli, il quale con quattro mila soldati di Artiglieria, alla sola comparsa della camicia rossa, depose le armi, e i soldati Borbonici disarmati, in poche ore, ciascuno fu mandato al proprio domicilio, ed ai soli Ufficiali fu lasciato un foglio di via per non essere maltrattati.”.

Nel 5 settembre 1860, a Padula, le truppe del generale borbonico Caldarelli internate nella Certosa di S. Lorenzo

Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo di Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 22-23, nelle sue memorie scriveva che: “…Era arrivato quasi alla strada che conduce a Paciala diramandosi dalla via Consolare, quando un ufficiale della guardia nazionale di Padulla, mi venne incontro per annunciarmi che in quel luogo, sotto il comando del generale Caldarelli, trovavasi una intiera brigata borbonica etc…. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzonero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a p. 300, nelle sue memorie scriveva che: La brigata Milano….Il 5 marciava avanti sulle orme della regia brigata Caldarelli verso Sala. Caldarelli avea fatto alto a Padula onde meglio adempiere la sua capitolazione conchiusa coi Calabresi a Cosenza, per la quale egli non doveva battersi con Garibaldi. Il rapido avanzarsi della brigata Milano lo tagliò fuori da Salerno ed egli capitolò con Garibaldi. “. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, a pp. 259-260, in proposito scriveva pure: Dopo Lagonegro, si direbbe che il paesaggio stesso s’incivilisca e avverta la vicinanza di Napoli. Un’ampia valle che scende, dritta e piatta, tra due catene di colline azzurricce, mi ricorda la valle dell’Euro, nei dintorni di La Rivière Thibouville: etc…Sulla strada passano disertori dell’esercito napoletano; si fermano davanti a noi e chiedono l’elelemosina. Non mangiano da ieri mattina. Le case si chiudono quando essi si presentano; i contadini fuggono o danno loro la caccia; rifiutano loro il pane se non lo pagano, ed essi non hanno danaro. Hanno le scarpe logore; camminano quasi a piedi nudi, sfiniti sì da non poter più andare avanti, coricandosi nei fossi, cibandosi dele more dei cespugli, eppure rassegnati e senza farne colpa ai loro capi, la cui incuria li ha forse ridotti in quello stato miserando. Ci fermiamo a Sala. Si sentiva un lontano rimbombare etc…”. Giacomo Racioppi (….), nel 1909, nel suo “Storia dei moti della basilicata e delle provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi.”, a p. 200, in proposito scriveva che: Del quale denaro una parte fece incontamente pagare al generale Caldarelli; il quale  marciando fra nemici popoli aveva chiesto invano alle casse pubbliche ed ai privati di che pagare i viveri ai suoi soldati; e che tagliato fuori dalla divisione Turr sbarcata a Sapri, rinnovò capitolazione al Dittatore.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 150 aggiungeva che: Caldarelli si fece incontro a La Masa scortato da poca cavalleria, e dopo uno scambio di trattative, dichiarò che non avrebbe adoperate le armi contro il movimento nazionale, quindi fu internato a Padula.. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “….partì il 2 settembre da Lagonegro dirigendosi a S. Lorenzo di Padula, d’onde dopo una giornata di riposo (il giorno 3) avrebbe dovuto continuare per Auletta, Eboli e Salerno (1). Narra il Delli Franci che il Cardarelli minacciato di morte dai suoi soldati, dovette impetrare protezione da Garibaldi e perciò restò parecchi giorni acquartierato con armi e munizioni da guerra nel celebre monastero della Certosa di Padula (3), ora monumento Nazionale.. Mazziotti, a p. 138, nella nota (1) postillava: “(1) Manoscritto De Meo già citato. – Racioppi, op. cit, pag. 195 e relazione Fabrizi etc…”. Si tratta di un manoscritto di Giuseppe De Meo (?). L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 408, in proposito scriveva pure che: “.. – la capitolazione della Brigata, la quale, proseguendo la marcia per la via consolare, fu internata nella Certosa di Padula per lasciare sgombro il passaggio alle trionfanti truppe Garibaldine.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 208, riferendosi al Peard e altri, in proposito scriveva che: “……essi partirono e strada facendo incontrarono centinaia di regi che senz’armi, languenti di fame e di miseria si trascinavano a stento o si gettavano bocconi sul ciglio della strada. Garibaldi aveva distribuito loro tutto il denaro che aveva allora alla mano, ma il loro stato era tale da muovere a pietà.. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a pp. 201-202, in proposito scriveva che: “Il 5 settembre, raggiunta a Padula, là dove tre anni prima Pisacane era stato sconfitto dalle truppe del Ghio, la colonna del Caldarelli, questa passò nominalmente all’esercito garibaldino, ma più che una vera diserzione, la cosa si risolse nella dissoluzione dei regi. Tant’era la lealtà delle truppe infatti che si sarebbe trascorso di assassinare il Generale traditore della causa, se i garibaldini non l’avessero strappato dalle mani di quei forsennati (2).”. Dobelli, nella traduzione del Treveljan, a p. 201, nella nota (1) postillava: “(1) Rustow, Brig. Mil., 20-22; Turr, Div. 149-150; Ire Pol., 72-77; Bertani, II, 185-186; Turr, Risposta, 16.”. Dobelli, nella traduzione del Treveljan, a p. 201, nella nota (2) postillava: “(2) Vedasi addietro, pag. 68”. Dobelli, nella traduzione del Treveljan, a p. 201, nella nota (3) postillava: “(3) Vedasi addietro, pag. 198”. Il sac. don Giuseppe Cataldo (….), nel suo “Notizie storiche su Policastro Bussentino etc…”, testo dattiloscritto ed impaginato nel “Seminario Vescovile”, nel 1973, a pp. -76-77, in proposito scriveva che: “..: brillanti furono le manifestazioni di accoglienza da parte delle autorità locali e del popolo, grande fu l’entusiasmo; ma le truppe borboniche, che seguivano i garibaldini, erano sbandate, avvilite e disperse. La causa della libertà ormai aveva vinto !”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a pp. 148-149 e ssg., in proposito scriveva che: “Quando il Dittatore passò a Casalbuono ? Da una lapide murata su una casa di via Nazionale, si apprende che Garibaldi, dal 4 al 5 settembre, sostò nel detto paese, “recando con gl’ideali d’Italia, a Napoli impaziente, i fati di una dinastia e di un regno”. Ma nessun documento indica la località ove l’Eroe prese stanza la notte del 5 settembre, e così non pochi pretendono che il Dittatore pernottò al ‘Fortino’, per avere modo di ricevere e parlare ai patrioti di Basilicata in una contrada tanto remota. Stando alle notizie raccolte, il mattino del 5, Garibaldi dovette fare il suo ingresso in Casalbuono, allora ‘Casalnuovo’. In quest’ultimo paese dovette schierarsi la colonna di sicurezza che precedeva il Generale, anche perchè al di là della ‘Cerreta di Montesano’ si erano accampati durante la notte tremila borbonici, al comando del Generale Cardarelli. E quando le avanguardie garibaldine fecero sentire da ogni dove la loro presenza, e migliaia di volontari presero, qua e là, a bloccare la marcia di quei reparti, Cardarelli capitolò. La colonna era arrivata proprio all’altezza della “Certosa” di Padula, quella località che Mercantini aveva già immortalata nella drammatica epopea de la “Spigolatrice”. E nella “Certosa”, Cardarelli venne internato, visitato più tardi dal Gen. La Masa..  Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 155 e ssg., in proposito scriveva che: Un telegramma, diretto al Sindaco di Auletta e firmato dal Gen. Turr, spedito dal Fortino di Casaletto Spartano il 4 settembre, informava che sarebbero transitati, diretti a Salerno, 25.000 uomini, e bisognava procurare viveri e vettovaglie; etc…”. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 908, in proposito scriveva che: “…... Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a pp. 60-61, in proposito scriveva che: Dal quartier generale di Casalbuono nominò Segretario Generale della Dittatura il Bertani, inoltre, emise un ordine con il quale si ordinava ai Municipi di elergire viveri e denaro alle forze borboniche sbandate. Difatti molti componenti della stessa erano stati costretti ad elemosinare ed anche a rubare per sopravvivere.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo, L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane, Salerno, Linotip. S. Jannone, 1960, a pp. 116-117, parlando di Casalbuono e non del Fortino, in proposito scriveva che: Dal quartiere generale di Casalnuovo Garibaldi nominò Bertani segretario generale della dittatura, ordinò ai municipi di somministrare danaro e viveri alle milizie regie sbandate, perchè erano ridotte ad elemosinare, spesso anche con esito negativo. “Quei soldati – scrive a tale proposito il Guerzoni – andavano ciascuno a beneplacito suo, facendo di sè lunga riga per tutte le vie del regno; qui trafficando, là gettando le armi; vivendo di ruba e di elemosineria; etc…”. E decretò inoltre lo scioglimento della banda d’insorti comandata dal De Dominicis, che s’era mossa dal Cilento ed era arrivata a Sanza. Chiese anche danaro al tesoriere Francesco Masullo, ma costui gli rispose che il Comune era suo debitore. Gli domandò allora il necessario per aprire la sua cassetta contenente il danaro, ed il falegname Pasquale De Filippis, invitato dal Masullo, l’aprì. Così il Dittatore pagò i soldati che erano attendati qua e là nel paese.”. Giorgio Mallamaci (…), nel suo “Torraca – Storia di un borgo del Cilento”, parlando della “I moti del 1928 e del 1848” continuando a parlare di Torraca, a pp. 96-97 e ssg., nel capitolo “Torraca, 29 giugno 1857”, in proposito scriveva che: Il Generale accettò la somma, per poi devolverla in sussidi ai soldati borbonici che avevano abbandonato le truppe ed erano allo sbando in ritirata da Napoli.”.. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Appendice”, a p. 77, in proposito scriveva che: “N.° 7. Comando della Brigata Fabrizii. Napoli li 13 Gennaio 1861. Generale ministro. La giustizia reclama la di Lei attenzione sulle circostanze che pongono il corpo da me comandato nel dritto uguale agli altri corpi attivi nella guerra Meridionale…..A Campestrino collocai 300 uomini come punto di appoggio avendo fatto occupare fortemente Caggiano. A S. Lorenzo di Padula stanziai altri 1500 uomini, i quali avevano la loro vanguardia a Casalnuovo, e Fortino, onde contrastare la ritirata dei Regii, respinti dal Generale Garibaldi. Collocai il mio Quartier Generale ad Auletta. Queste forze permisero al Generale Garibaldi di portarsi in Napoli il giorno 7 Settembre: quantunque staccato dalle proporie forze vincitrici in Calabria. Il giorno 8, 1500 uomini delle mie truppe passarono nella Provincia di Avellino, e vi domarono la reazione. Il giorno 12 e seguenti domai le reazioni di Scafati, di Angri, e di Castellammare. Etc…”Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a p. 383, in proposito aggiungeva pure che: “A San Lorenzo la Padula più giorni riposò, acciò le bande rosse il sopravvanzassero; e allora temendo i soldati l’uccidessero, mandò vilmente chiedendo al Garibaldi un suo Generale per compagnia; e n’ebbe il La Masa con anco foraggi e danari per pagar la gente. Sì per fellonia era incodardito, che scese a farsi proteggere da un La Masa più codardo di lui; ma quantunque facessergli spalla parecchi uffiziali traditori, pur fu a un pelo non fossero trucidati ambidue. Così datosi al dittatore n’aveva gli ordini, e gli ubbidì andando non a Salerno, giusto il patto ma a Nocera, ove giurò alla Rivoluzione. Ma il più di questo e i soldati tutti sdegnotissimi si sbandarono: alcuni per via svaligiati, altri arrestati, altri giunsero a Napoli, etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 414, in proposito scriveva che: “Per quanto rapida la marcia di Garibaldi, la lunga deviazione da lui fatta per Sapri non gli permise di oltrepassare la gente del Caldarelli, che era passata dal Fortino qualche ora prima ch’egli vi giungesse. La raggiunse a Padula, ove tre anni avanti il Ghio aveva riportata la ingloriosa vittoria sulla colonna del Pisacane. Il Generale, che aveva seco gli uomini del Turr, ottenne facilmente che il Caldarelli – il quale giusta la convenzione con gli insorti di Potenza si ritirava su Napoli – si decidesse a far causa comune con lui. Eran così 3 mila soldati che passavan a Garibaldi e il Turr poco dopo ne diede notizia al Sirtori: “Sala, 5 settembre, ore 2 pom. Generale Sirtori, Spezzano Albanese – Col. Generale Garibaldi e con la mia 3° Brigata sono a Sala. Caldarelli con la sua Brigata appartiene al nostro esercito. Il Generale dà ordine di riorganizzarsi in Padula. Partiremo stasera per Auletta. Quasi tutte le provincie sono insorte. Il campo di Boldoni è a Vietri…”….Quella Brigata Caldarelli però non fu un grande acquisto per Garibaldi, poiché essa passò nominalmente nell’Esercito meridionale: in realtà i soldati preferirono sbandarsi come tutti i loro colleghi e la Brigata, si può dire, scomparve.. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a pp. 824-825, in proposito scriveva che: La brigata borbonica, comandata dal generale Caldarelli, e che, come di sopra narrammo, dopo aver capitolato coi rivoluzionari di Cosenza, ritiravasi sopra Salerno, giusto a Padula venne ad incontrarsi con Garibaldi. I volontari di Stocco le erano alle spalle, la brigata Milano era poco distante. Garibaldi intimò la resa a Caldarelli, e questi venne a capitolazione. Ecco altri quattromila uomini disarmati e dispersi. Ecco ai nomi dei generali vinti, Gallotti, Mellendez, Briganti, Viale, Ghio, aggiunto quello di Caldarelli; ecco nuovi fortunati avvenimenti per la rivoluzione, tristissime infauste notizie per Francesco II…..Etc…Nei soldati del generale Caldarelli cominciaron tosto ad apparire funesti indizi di un nuovo assassinio; pareva che si volesse a lui dar quella stessa fine che erasi data al generale Briganti. Il Caldarelli tosto si accorse di ciò che si tramava contra di lui, e chiese a Garibaldi di essere protetto e garantito. Il Dittatore affidò questo incarico al generale Giuseppe La Masa, che accompagnato dal suo aiutante Nizzari, e da una guida del Dittatore, Pareto di Genova, seguì Caldarelli alla Certosa di Padula dov’era acquartierata la truppa napoletana. Diremo brevemente in che modo Giuseppe La Masa si trovasse nuovamente a fianco del Dittatore. Fece pratiche per partire, ed incontrò difficoltà; finalmente recossi un giorno al Faro, chiese una barca al comandante Castiglia, e solo col suo aiutante traverso lo stretto. Arrivato a Palmi s’incontrò con Garibaldi, e di là marciò sempre con lui, e con lui trovossi a Padula. Accettato l’incarico di garantire la vita del Caldarelli, lo adempi con molta forza d’animo, comunque più volte fossesi trovato nel pericolo di essere trucidato insieme al generale borbonico. Chiamato da un dispaccio, La Masa andò a raggiungere Garibaldi; Pareto, restò a custodire la vita di Caldarelli.”

Nella notte tra il 4 ed il 5 settembre 1860, Francesco II decise di spostare altrove la guerra e di sgomberare Salerno

Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 152, in proprosito scriveva che: “Ma Garibaldi non riposava in Calabria, ed a Napoli si seppe il 2 settembre che la Divisione Turr era sbarcata a Sapri, e che il giorno 3 il Dittatore si era ad esso unito marciando sopra Salerno. Questa marcia ingigantì le immaginazioni meridionali, più che il grido di rivolta scoppiato in molte provincie del Regno. Garibaldi, che continuava ad avanzarsi a grandi giornate, lo sbarco di alcune altre Brigate della Divisione Turr a Sapri, l’esitanza degli uomini di guerra a tentare battaglia con la capitale rumoreggiante alle spalle, e senza una base sicura di operazione, determnarono il Re di scegliere altrove il campo della sua guerra. Nella notte del 4 al 5 settembre si decise il ritiro dal campo di Salerno a quello di Sessa all’appoggio delle due fortezze Capua e Gaeta.”.

Nel 5 settembre 1860, Garibaldi passava nei pressi di Padula

Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p, 150, in proposito scriveva che: Il 5 settembre, così, Garibaldi fu nel ‘Vallo di Diano’, in marcia su quella consolare fiancheggiata da una policroma geometria di poderi. Indossava il “poncho”, e sembrava un Dio tutelare, ….A destra ed a manca della consolare – che un tempo si chiamava “Aquilia” – si vedevano, aggrappati o accoccolati sulle colline, gl’incantevoli paesi del “Vallo”. Ecco Montesano, Padula, Monte S. Giacomo, Sassano; e là, poste su un’altura, simigliante ad un altare, facevano capolino le case di Teggiano: centro di storia e di leggenda, e patria di Giuseppe Matina. Garibaldi ammirò l’interessante scenario, e nel volgere lo sguardo verso Padula, non potè non ricordare il rovescio di Pisacane là a San Canione, e collocare, col pensiero, sul più alto colle della contrada – come un monumento – la figura del patriota Garibaldino Don Vincenzo Padula, ministro di Dio, immolatosi a Milazzo (1).”. Romagnano, a p. 150, nella nota (1) postillava: “(1) Per il vivo interessamento dell’Amministrazione Comunale di Padula (Sindaco Avv. Rienzo) è stata restaurata la Chiesa della SS. Annunziata, nella quale sono state traslate e definitivamente inumate le salme dei generosi di Pisacane, che caddero dopo la battaglia di San Canione.”.

A SALA CONSILINA

Nel 5 settembre 1860, Garibaldi, a Sala Consilina, dove fu ospitato in casa del maggiore DE PETRINIS

Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Egli, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 458, dal “Diario” ed il taccuino di Bertani, in proposito scriveva che: “A Sala l’entusiasmo è indescrivibile: si bacia, si ribacia il generale sino a strozzarlo; “Non baciar la mano”, egli grida ad ogni tratto, “stringete la mano, si baciano i bambini”. Saluta le donne vecchie e giovani con cortesia. Egli nomina Mattina governatore di Salerno (2). In mezzo a manifestazioni d’ogni genere si arriva ad Auletta. Etc…”. La White-Mario (….), a p. 458, nella nota (2) postillava: “(2) Questa nomina fu delle più contrastate, benchè Mattina fosse uno dei più fieri patrioti e avesse passato gran tempo nelle prigioni del Borbone cospirando contro di lui. Non osando toccare Garibaldi, si disse che Mattina era uno dei governatori voluto da Bertani.”. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Egli, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 457-458, dal “Diario” ed il taccuino di Bertani, in proposito scriveva che: Si parte alle sei, verso Sala: i soldati napoletani in fila coi nostri. Si fa colazione, il generale Turr, Cosenz ed io. Frapolli arriva coi telegrammi e le notizie di Napoli e col bollettino del Comitato Unitario Nazionale. Là si sa già che la brigata Caldarelli si è unita a Garibaldi e dei quattromila sbarcati a Sapri. L’ultimo dispaccio è comico: “La brigata di Bosco si è rifiutata di battersi; quella dei bavaresi si è tutta rivoltata. Nel ricevere queste notizie il Borbone ha chiamato tutti i maggiori della guardia nazionale e la loro ha indirizzate queste precise parole: ‘Giacchè il vostro (ripigliandosi) il nostro comune amico Don Peppino si avvicina, la mia incombenza è finita: ora incomincia la vostra. Mantenete la tranquillità; ho dato ordine alla truppa di rientrare dietro capitolazione’. Dopo di che ha disposto la sua partenza, la quale è imminente.”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a p. 44 riferendosi al “fabbricato” dove era posta la cosiddetta “Taverna del Fortino”, in proposito scriveva che: “Nel mattino seguente il Dittatore procedè per Sala, dove pranzò a casa Depretrinis, e la sera giunse ad Auletta, dove pernottò in casa Mari. Ivi, nel mattino del 6 Settembre etc…”. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a p. 44, in proposito scriveva che: Nel mattino seguente il Dittatore procedè per Sala, dove pranzò a casa Depretrinis, e la sera giunse ad Auletta, dove pernottò in casa Mari. Ivi, la Deputazione Potentina etc…”. L’Avv. Carlo Pesce, nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, nel 1911, a pp. 44-45, in proposito scriveva che: Nel mattino seguente il Dittatore procedè per Sala, dove pranzò  casa Depetrinis, etc…”. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, ex garibaldino, nel 1895, a p. 704, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, in proposito aggiungeva che: “…..”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 135, in proposito scriveva che: “Il giorno di mercoledì 5 il generale partì con il suo seguito, in carrozza da Casalbuono per Sala, accolto da le più insistenti ovazioni…..Il Dittatore riposandosi alquanto nel palazzo municipale, ricevè alcune deputazioni e pranzò alle 2 con il generale Turr e Cosenz, il Matina, il Mignogna, il colonnello Trecchi e Missori, il maggiore Stagnetta, ed i segretari Alfieri d’Evandro, Lacava e De Meo, in casa del maggiore Giuseppe De Petrinis (2)…. Mazziotti, a p. 135, nella nota (2) postillava di Treveljan e di Iessie Whitte Mario, op. cit., p. 188. Si tratta di Jessie White Mario. L’Avv. Carlo Pesce, nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, nel 1911, a pp. 44-45, in proposito scriveva che: Nel mattino seguente il Dittatore procedè per Sala, dove pranzò  casa Depretrinis, e la sera giunse ad Auletta, etc…”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 202, in proposito scriveva che: Dopo Casalnuovo il Dittatore continuò la corsa in vettura per la Provincia di Principato Citeriore. Quanto più egli si apprestava alla capitale tanto più crescevano i segni dell’azione sua corruttrice nella manifesta degradazione morale delle popolazioni, e tanto più diminuiva, fino a diventar nullo, il concorso dei volontari pronti a battersi; d’altra parte però non si riscontrava il più piccolo residuo di sentimenti reazionari.”. Il generale Pianell (….), nel suo “Il Generale Pianell – Memorie (1859-1892)”, Firenze, C. Barbera editore, 1902, a p. 194, riferendosi al 3 settembre, nel suo Diario scriveva che: “Aimè, gli Uffiziali sono incerti e sgomenti del loro avvenire! A Sala vi è già un governo provvisorio, e Garibaldi è giunto ad Auletta. Etc…”. Sul maggiore De Petris, Leopoldo Cassese (….), nel suo “La Spedizione di Sapri”, ed. Laterza, nel 1969 parlando degli attendibili e delle famiglie potenti cilentane e del loro facile voltafaccia, a p. 80, nella nota (71) postillava: “(71) Parecchi documenti provano codesto atteggiamento di molti attendibili….Carmine Perazzo di Torraca, poi, che nel ’48 era stato ufficiale della G.N., chiese ed ottene di essere cancellato dalle liste, ed egual premio ebbe d. Giuseppe De Petrinis di Sala “in modo lodevole in cui si è comportato – scrisse Ajossa al sottintendente di Sala il 2 settembre ’57 – all’occasione del noto avvenimento di Sapri” (Gab. dell’Intendenza, B. 77, vol. II, c. 2). Giusto tre anni dopo il De Petrinis, diventato maggiore delle truppe garibaldine, ebbe l’onore di ospitare Giuseppe Garibaldi quando giunse a Sala il 5 settembre. Cfr. M. Mazziotti, L’insurrezione salernitana nel 1860, in Arch. Stor. Sal., I (1921), p. 136.”. De Petrinis pare fosse un attendibile. Degli attendibili, nel basso Cilento, Leopoldo Cassese (….), nel suo “La Spedizione di Sapri”, ed. Laterza, nel 1969, a p. 79, in proposito scriveva che: “Ad aumentare il marasma morale e sociale contribuì in modo notevolissimo la piccola borghesia che tiranneggiava le popolazioni di tutti i comuni rurali mediante il monopolio delle cariche amministrative e giudiziarie. Quasi sempre il sindaco, il capourbano, il supplente giudiziario, il cancelliere comunale, l’esattore ed il parroco uscivano da una o due famiglie ora alleate ed ora ostili, in ogni caso pronte ai più impensati compromessi quando si trattava di difendere comuni interessi. Senza allontanarci dal circondario di Sanza, rileviamo come imperava “il dispotismo dela famiglia dei sedicenti Baroni Gallotti, la quale – riferisce il sottintendente – memore delle grandezze e poteri de’ passati feudatari, vorrebbe esercitarvi un pieno dispotismo”. Intriganti, corrotti, immorali, i Gallotti tiranneggiavano il comune di Morigerati.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo, L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane, Salerno, Linotip. S. Jannone, 1960, a p. 124, in proposito scriveva che: “Tra un’infinità di stemmi di Savoia e di bandiere tricolori che sventolavano dalle finestre, e tra interminabili ovazioni del popolo, il Dittatore si recò in carrozza, insieme col Matina che gli era andato incontro, al palazzo del Governo Provvisorio, dove fu ricevuto dal segretario Antonio Alfieri d’Evandro, dal capitano Antonio Carrano e dalla giunta insurrezionale centrale. Alle 2 pm. era in casa De Petris, dove riposò due ore e, dopo circa venti minuti di sonno, fu invitato dal maggiore Giuseppe ad un pranzo che riuscì felicissimo (30). Gli facevano corona i generale Turr e Cosenz, il Matina, il Mignogna, i colonnelli Trecchi e Missori, il maggiore Stagnetta, i segretari Alfieri d’Evandro, Lacava e De Meo, e parecchi altri zelanti patrioti.”. Gaetano Maraldi (….), nel suo, “La rivoluzione siciliana del 1860 e l’opera politico-amministrativa di Agostino Depretis”, Roma, Tip. L. Proja, via Emilio Faà di Bruno, 7, 1932, a pp. 96-97, in proposito scriveva che: Il 5 settembre, ricevendo a Sala Consilina, gli inviati del famoso comitato dell’Ordine, Piria e Tommasi, e dopo avere ascoltato le loro dichiarazioni unitarie, Garibaldi dichiarava: “….Se il Comitato dell’Ordine è per l’unità d’Italia io non faccio differenze di persone: ma se coloro hanno da fare con quei figuri di Torino, che sono vincolati a Bonaparte, non ne faremo niente. So che Bonaparte avversa l’unità d’Italia: so che gli amici di Cavour e di Farini vorrebbero che io chiamassi Vittorio Emanuele a Napoli e lasciassi in disparte Roma, ma noi vogliamo tutto il paese nostro per noi, e a Roma, sovrana, l’Italia…A Roma dunque noi faremo le annessioni e non a Napoli…” (191).”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo, L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane, Salerno, Linotip. S. Jannone, 1960, a p. 119, in proposito scriveva che: “La mattina del 5 settembre, verso le 10 antim., Garibaldi, salutato dal popolo e dalla giunta insurrezionale – formata dal sindaco funzionante Pasquale Buonafina, dal sacerdote Francesco Masullo, da Ermenegildo De Stefano fratello del barone Baldassarre di Casalnuovo, dal capitano della guardia urbana Raffaele Sabatini e dal tesoriere Francesco Masullo – partì anche in carrozza. Un particolare nel quadro grande: una donna garibaldina, pervasa da viva manifestazione di gioia, muore in casa di luigi Gennuario (25). Etc…”. De Crescenzo, a p. 119, nella nota (25) postillava: “(25) Non mi è riuscito identificare il nome di questa donna nè il Racioppi (Storia dei moti di Basilicata, ecc.., op. cit.) ce lo fa sapere.”. De Crescenzo, a p. 123, in proposito scriveva pure che: “VIII. Sulla strada consolare che mena a Sala fu raggiunto da un manipolo di mille uomini al comando di mille uomini al comando del canonico Domenico Pessolano e di altri cittadini…etc…”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a pp. 148-149 e ssg., in proposito scriveva che: A destra e a manca della consolare – che un tempo si chiamava “Aquilia” – si vedevano, aggrappati o accoccolati sulle colline, gl’incantevoli paesi del “Vallo”. Ecco Montesano, Padula, Monte S. Giacomo, Sassano; etc…”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p, 154, in proposito scriveva che: “Avanzò il Generale, circondato dal suo Stato Maggiore, e gli andò incontro il ‘Prodittatore Giovanni Matina, che si ebbe l’abbraccio rituale. Egli rappresentava il salernitano martire ed eroico; perciò venne nominato ‘Governatore della Provincia di quel “Principato Citeriore” che per lunghi anni era stato torturato per i suoi sentimenti di libertà.”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 155 e ssg., in proposito scriveva che: “Quasi tutte le Giunte Insurrezionali furono presentate in Sala al Dittatore, il quale indossava la divisa garibaldina ed un cappello a larghe falde. E fu nominato Delegato Civile e Militare A. Alfieri d’Evandro, venuto nel “Vallo” da Napoli con molti volontari, ed al quale venne affidato l’incarico di vettovagliare l’esercito che sarebbe giunto, nei giorni di poi, diretto a Napoli. Il ricevimento ebbe luogo nel Palazzo del Governo provvisorio, ove Garibaldi riposò venti minuti, e fu ospitate, poi, col seguito, di Giuseppe De Petrinis, nella cui casa fu messo “vangale”, ed a tavola, lo stesso  De Petrinis – nominato Maggiore della Guardia Nazionale – volle servire il ‘Dittatore’, del quale, per lungo tempo, venne conservato gelosamente un mozzicone di sigaro, lasciato da Garibaldi in quella felicissima occasione. Alle 16 di quello stesso giorno, il comandante dei “Mille” ripartì, dirigendosi alla volta di Auletta ove era atteso.”. Sul maggiore de Petrinis ha scritto anche Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 89 e ssg., in proposito scriveva che: IX. Il maggiore della guardia nazionale Giuseppe De Petrinis ed il sottointendente Luigi Guerritore s’incontrarono con le colonne sulla strada provinciale. Il Matina, che seguiva la colonna, fu dal Guerritore etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 416, in proposito scriveva che: “Sappiamo che con Garibaldi v’erano il Peard e altri cui i privati mezzi permettevan di seguire la veloce andatura della sua carrozza. Quando Garibaldi aveva deviato per Sapri, il Peard con alcuni compagni avevano proseguito per la strada maestra giungendo a Sala prima degli altri. Eran partiti di là quasi subito ed il Forbes, che vi era arrivato poco dopo, s’era sentito dire con sua meraviglia come Garibaldi fosse passato da Sala forse mezz’ora prima. I cittadini di Sala etc…”. Dunque, l’osservazione di Agrati che, parlando di ciò che avvenne a Sala nei primi giorni di settembre, attesta che fra i compagni di Garibaldi, imbarcatisi per Sapri, non vi era nè il Forbes e nè il Peard che, invece, erano insieme a Garibaldi, forse a Rotonda, dove Garibaldi deviò, ma essi non andarono con lui verso Sapri. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 415, in proposito scriveva che: “Garibaldi, che al Fortino aveva ripresa l’avanzata in carrozza, giunse a Sala Consilina nelle prime ore del pomeriggio del 5 settembre. Di lì diramò il decreto con cui nominava il Bertani “Segretario Generale della Dittatura” etc….”. Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 64, in proposito scriveva che: “……………..”. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p….., nella nota (61) postillava: “(61) Ferruccio Policicchio, Le Camicie rosse nel Golfo di Policastro, in AA.VV.: Garibaldi e garibaldini ecc.., Ivi, p. 32. Mette conto riferire anche d’un episodio mai del tutto chiarito. Il giorno 3 settembre, prima che Garibaldi sbarcasse a Sapri (verso le ore 15.30), passò (verso le ore 13.00) per Sala un suo sosia (!), il colonnelo inglese John Peard, che fu scambiato per il Generale (per maggiori ragguagli cfr. P. Russo, Un brandello ecc…, cit, p. 29 sg.; G. D’Amico, Vicende e figure ecc…, cit., p. 17).”.

Nel 5 settembre 1860, a Sala Consilina, Garibaldi ricevette Raffaele PIRIA e Salvatore TOMMASI, del Comitato dell’Ordine di Napoli

Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Egli, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 458, dal “Diario” ed il taccuino di Bertani, in proposito scriveva che: “In mezzo a manifestazioni d’ogni genere si arriva ad Auletta: illuminazione e clamore. Arrivano Piria e Tommasi latori di lettere del Comitato dell’Ordine. Garibaldi, dopo letto tutto, disse: “Ebbene, se il Comitato dell’Ordine è per l’unità d’Italia, io non faccio differenze di persone; ma se coloro hanno che fare con quei figuri di Torino che sono vincolati a Bonaparte, non ne faremo niente. So che Bonaparte avversa l’unità d’Italia; so che gli amici di Cavour e di Farini vorrebbero che io chiamassi Vittorio Emanuele a Napoli e lasciassi in disparte Roma: mai no. Vogliamo tutto il paese nostro per noi, ed a Roma, sovrana, l’Italia. Il signor Bonaparte non può più farci nè bene nè male; egli non sa che noi conosciamo che ha la coda di paglia e che ha paura che gli prenda fuoco. Egli non sa che la Francia è con noi, che immensa in Europa è la simpatia per noi , che egli è impotente a frenarla o dominarla. A Roma dunque noi faremo le annessioni e non a Napoli . » E si sedeva ; e poi soggiunse: « Oh ! Nizza ha da serrargli la gola e l’ ha da strozzare, e noi la riprenderemo . Vittorio Emanuele sa quanto io gli sia amico, ma vogliamo dargliela tutta l’Italia ; farlo.Dunque, secondo il taccuino di Bertani, Piria e Tomasi arrivarono ad Auletta, mentr altri storici scriveranno che essi incontreranno Garibaldi a Sala Consilina.Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 909, in proposito scriveva che: All’alba del sei Garibaldi fu in Auletta, dove ricevè Giacinto Albini, l’altro prodittatore di Basilicata, e lo nominò governatore della stessa provincia, con pieni poteri. Ricevé pure Salvatore Tommasi e Raffaele Piria, delegati del comitato d’Azione, i quali andarono da lui per ottenere ch’egli, arrivando a Napoli, prendesse consiglio e ispirazione dai rispettivi comitati; ma Garibaldi, in quella guisa che a Casalnuovo, aveva nominato Bertani segretario generale della dittatura, da Auletta scrisse ai due comitati di Napoli, un caldo invito alla concordia, con queste parole: “Ai signori Giuseppe Libertini, Raffaele Conforti, Giuseppe Pisanelli, Filippo Agresti, Cammillo Caracciolo di Bella, Giuseppe Ricciardi e Andrea Colonna: Per il bene della causa dell’unità italiana, vi prego di riunirvi a comporre il Comitato unitario nazionale. Attendo ogni aiuto dal vostro illuminato e ardente patriottismo”.”. Dunque, secondo il De Cesare (….), Garibaldi ricevè Raffaele Piria e Salvatore Tommasi a Casalnuovo, non a Sala Consilina come scrivono alcuni. Il De Cesare scrive che in seguito, arrivato ad Auletta, Garibaldi scrisse ai componenti dei Comitati per invitarli ad una maggiore concordia. Gaetano Maraldi (….), nel suo, “La rivoluzione siciliana del 1860 e l’opera politico-amministrativa di Agostino Depretis”, Roma, Tip. L. Proja, via Emilio Faà di Bruno, 7, 1932, a pp. 96-97, in proposito scriveva che: “Dal 4 al 7 settembre gli avvenimenti nell’Italia meridionale s’erano rapidamente succeduti in un modo meraviglioso….Il 5 settembre, ricevendo a Sala Consilina, gli inviati del famoso comitato dell’Ordine, Piria e Tommasi, e dopo avere ascoltato le loro dichiarazioni unitarie, Garibaldi dichiarava: “….Se il Comitato dell’Ordine è per l’unità d’Italia io non faccio differenze di persone: ma se coloro hanno da fare con quei figuri di Torino, che sono vincolati a Bonaparte, non ne faremo niente. So che Bonaparte avversa l’unità d’Italia: so che gli amici di Cavour e di Farini vorrebbero che io chiamassi Vittorio Emanuele a Napoli e lasciassi in disparte Roma, ma noi vogliamo tutto il paese nostro per noi, e a Roma, sovrana, l’Italia…A Roma dunque noi faremo le annessioni e non a Napoli…” (191).”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 415, in proposito scriveva che: Il Forbes racconta che a Sala si presentò a Garibaldi un dottor Tomasi, inviato del Comitato dell’Ordine di Napoli, il quale osò leggergli un indirizzo che veniva a concludere press’a poco che egli, Garibaldi, era una gran brava persona, ma che però in Napoli non lo si voleva. Si costituiva invece un Governo provvisorio che avrebbe proclamato l’immediata annessione al Piemonte, così che Cavour avrebbe subito prese le redini d’ogni cosa senza bisogno né di Dittatura nè di Dittatore. E il Tomasi presentava anche, già bell’e stampato, un manifesto coi nomi degli individui di quel Governo provvisorio. Garibaldi, indignato per tanta sfacciataggine, avrebbe risposto risoluto che il Dittatore delle Due Sicilie era lui, – veramente una regolare assunzione della dittaura per le provincie continentali non c’era stata -, che tale intendeva restare, che non voleva sentir parlare d’annessione fino a quando non gli fosse dato invitare Vittorio Emanuele a incoronarsi Re d’Italia in Campidoglio. E’ vero il racconto del Forbes ? Che la costituzione di un Governo provvisorio cavouriano siasi tentato in Napoli è verissimo, ma che Garibaldi ne sia stato informato a Sala Consilina una prova sicura, ch’io sappia, non esiste.”Agrati citava il testo di C. S. Forbes (….), ed il suo “Garibaldi’s Feldzung in beide Sizilien”, Leipzig 1865 (traduzione dell’edizione inglese del 1861. Da Wikipedia leggiamo che nel 1860 il suo impegno politico a favore dell’unificazione d’Italia si espresse nella missione di mediazione per conto del governo Cavour tra Giuseppe Garibaldi e Vittorio Emanuele II e nella promozione dell’annessione degli Abruzzi nel Regno d’Italia. Il 13 marzo 1864, per i suoi alti meriti patriottici e scientifici venne nominato senatore nel Parlamento italiano.  Riguardo invece Raffaele Piria, nel 1860 Garibaldi, proclamatosi provvisoriamente a Napoli dittatore del Regno delle Due Sicilie, lo nominò Ministro della Pubblica Istruzione. Piria, inoltre, elaborò una riforma per la scuola elementare che non fu mai realizzata. Il suo impegno politico culminò nella sua nomina a senatore nel 1862. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo, L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane, Salerno, Linotip. S. Jannone, 1960, a pp. 129-130, in proposito scriveva pure che: “I comitati dell’Ordine e dell’Azione inviarono a Garibaldi gli uomini più capaci di concordia in quei momenti difficili, per ottenere che il Dittatore, entrando in Napoli, prendesse consiglio e suggerimento dai rispettivi comitati (36), e cioè il clinico e fisiologo Salvatore TOMMASI (37), il chimico calabrese RAFFAELE PIRIA (38), e GIUSEPPE LIBERTINI, capace di accogliere intorno a sè gli spiriti più accesi. Ed il Generale, a scopo di concordia, scrisse un telegramma ad alcuni componenti più ragguardevoli dei due Comitati opposti, cioè Libertini, Raffaele Conforti (39), Giuseppe Pisanelli, Filippo Agresti, Camillo Caracciolo marchese di Bella (40), Giuseppe Ricciardi, Andrea Colonna, pregandoli “per il bene della causa dell’unità italiana di riunirsi a comporre il Comitato Unitario Nazionale”(41), ed aggiungendo che “attendeva ogni aiuto dal loro illuminato ed ardente patriottismo”(42). Ma tale, Comitato, che si credè Governo per ventiquattro ore, non fece che provocare maggiori ire e più profondo dissidio tra le due parti (43).”. Poi il Dittatore, dopo aver consumato un modesto pranzo partì con Mario, Mignogna, Nullo ed altri pochi intimi. XII. Il 6 mattina fu ad Eboli, etc…”. De Crescenzo, a p. 129, nella nota (36) postillava che: “(36) Cfr. R. De Cesare, La fine di un Regno, parte II, Lapi, 1909”De Crescenzo, a p. 129, nella nota (37) postillava che: “(37) Nacque a Tricase (Sulmona. Esule a Torino, vi pubblicò le ‘Istituzioni di fisiologia’, che, destarono l’ammirazione di tutti gli scienziati per il loro altissimo pregio. Deputato dalla VIII alla XIII lesgislatura. Nel 1848 deputato al Parlamento napoletano. Ministro di Grazia e Giustizia. Morì nel 1879. “De Crescenzo, a p. 129, nella nota (38) postillava che: “(38) Insegnò nelle niversità di Pisa e di Torino. A Napoli fu segretario della Luogotenenza e Ministro della Pubblica Istruzione. Morì a Torino il 18 luglio 1865. “ De Crescenzo, a p. 129, nella nota (39) postillava che: “(39) Il Conforti era indeciso tra i due comitati, ma inclinante più a quello d’Azione.”De Crescenzo, a p. 129, nella nota (40) postillava che: “(40) Nacquw nel 1822. Era fratello del Principe di Torella. Con Decreto dell’8 settembre 1860 Garibaldi lo nominò inviato straordinario a Napoleone III. Etc…”

Nel 5 settembre 1860, a Sala Consilina, Garibaldi nominò Giovanni MATINA Governatore del Salernitano

Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Egli, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 458, dal “Diario” ed il taccuino di Bertani, in proposito scriveva che: “A Sala l’entusiasmo è indescrivibile: si bacia, si ribacia il generale sino a strozzarlo; “Non baciar la mano”, egli grida ad ogni tratto, “stringete la mano, si baciano i bambini”. Saluta le donne vecchie e giovani con cortesia. Egli nomina Mattina governatore di Salerno (2). In mezzo a manifestazioni d’ogni genere si arriva ad Auletta. Etc…”. La White-Mario (….), a p. 458, nella nota (2) postillava: “(2) Questa nomina fu delle più contrastate, benchè Mattina fosse uno dei più fieri patrioti e avesse passato gran tempo nelle prigioni del Borbone cospirando contro di lui. Non osando toccare Garibaldi, si disse che Mattina era uno dei governatori voluto da Bertani.”. Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a pp. 195 e ssg., in proposito scriveva che: “Il quale nel giorno 6 da Sala nominò il prodittatore Matina a governatore del Salernitano “con poteri illimitati”, e questi con esso lui procedendo in posta, venne il governo temporaneo da Sala a tramutarsi in Salerno. (1).”. Racioppi, a p. 195, nella nota (1) postillava: “(1) Gli atti o decreti furono raccolti nel libro ‘Della insurrezione nazionale del Salernitano nel 1860 per Antonio Alfieri d’Evandro. Napoli, 1861.”. Dunque, il Racioppi scriveva che il Matina fu nominato da Garibaldi a Sala il 6 settembre e non il 5 settembre 1860. Garibaldi si fermò a Sala Consilina il 5 ed ivi pernottò per ripartire per Auletta il 6 settembre 1860. Rocco Sanseverino (….), nel suo “Tricarico nella rivoluzione Lucana del 1860”, Trani, ed. Paganelli, 1928, a p. 24, in proposito scriveva che: “Il 6 settembre finì il governo prodittatoriale, e Garibaldi nominò G. Albini governatore con pieni poteri.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo, L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane, Salerno, Linotip. S. Jannone, 1960, a p. 124, in proposito scriveva che: “Tra un’infinità di stemmi di Savoia e di bandiere tricolori che sventolavano dalle finestre, e tra interminabili ovazioni del popolo, il Dittatore si recò in carrozza, insieme col Matina che gli era andato incontro, al palazzo del Governo Provvisorio, dove fu ricevuto dal segretario Antonio Alfieri d’Evandro, ….”.              

AD AULETTA

Nel 6 settembre 1860, Garibaldi, ad Auletta fu ospitato in casa Mari e proclamò Giacinto Albini Governatore della Basilicata e, la richiesta di concordia fra i due Comitati

Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a pp. 195 e ssg., in proposito scriveva che: “Questi, e il ritrarsi dei regii da Salerno, e i popoli levati in armi e fiero entusiasmo, e l’aure pregne di confidenza e di audacia spianarono la via al Dittatore. Il quale nel giorno 6 da Sala nominò il prodittatore Matina a governatore del Salernitano (con poteri illimitati”, e questi con esso lui procedendo in posta, venne il governo temporaneo da Sala a tramutarsi in Salerno. (1).”. Racioppi, a p. 195, nella nota (1) postillava: “(1) Gli atti o decreti furono raccolti nel libro ‘Della insurrezione nazionale del Salernitano nel 1860 per Antonio Alfieri d’Evandro. Napoli, 1861.”. Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a pp. 219-220, in proposito scriveva che: “Fu il 6 ad Auletta. Quivi nominò Giacinto Albini, capo del governo temporaneo della Lucania, a governatore di Basilicata con quella podestà che disse illimitata, e che meglio sarebbe a dirsi indefinita. E quivi giunsero a lui gl’inviati dai due comitati dell’Ordine e dell’Azione; i quali capaci della necessità  della concordia e delle unite forze nei momenti supremi e terribili, erano venuti, perchè il battesimo del Dittatore segnalasse alla fiducia pubblica quelli che delle due parti meritassero la sua fiducia, per reggere lo Stato che si sfasciava nel momento che un ordine cessa e un altro incomincia. E il generale scrisse queste parole, quasi invito di concordia alle due parti, e mandato di confidenza agli uomini che men paressero discordi dal suo indirizzo. “Ai signori Giuseppe Libertini, Raffaele Conforti, Giuseppe Pisanelli, Filippo Agresti, Camillo Caracciolo d Bella, Giuseppe Ricciardi, Andrea Colonna. Per il bene della causa della Unità Italiana vi prego d riunirvi a comporre il comitato Unitario nazionale. Attendo ogni aiuto dal vostro illuminato ed ardente patriottismo. Auletta 6 settembre 1860”.. L’Avv. Carlo Pesce, nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, nel 1911, a pp. 44-45, in proposito scriveva che: Nel mattino seguente il Dittatore procedè per Sala, dove pranzò  casa Depretrinis, e la sera giunse ad Auletta, dove pernottò in casa Mari. Ivi, nel mattino del 6 Settembre, convenne la Deputazione Potentina con l’altro Prodittatore Giacinto Albini, il quale fu nominato allora, cessato il breve concorde duumvirato della Prodittatura, ‘Governatore della Basilicata con poteri illimitati’. Nel giorno stesso il Generale, col breve eletto corteo, ripartì, fra le vive acclamazioni e benedizioni del popolo festante, per Eboli, Salerno e Napoli, dove entrò trionfalmente nella sera del Venerdì 7 Settembre, inerme, senza scorta ed in carrozza scoperta, passando sotto i cannoni del Forte del Carmine, le cui sentinelle, etc…”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 155 e ssg., in proposito scriveva che: Alle 16 di quello stesso giorno, il comandante dei “Mille” ripartì, dirigendosi alla volta di Auletta ove era atteso. Lo accompagnava, in carrozza, Giovanni Matina, il quale – nominato Governatore della Provincia – doveva raggiungere il capoluogo. E la colonna, tra un popolo delirante, si avviò per la “Consolare”, scortata da uomini in armi, a cavallo. Garibaldi, troppo sicuro di sè, precedeva l’Armata, sfidando i pericoli di eventuali imboscate. Difatti, la Brigata Cosenz giunse nel Vallo solamente l’11 settembre, e cos’ pure la Brigata di Artiglieria, composta da 200 uomini e 150 cavalli. Un telegramma, diretto al Sindaco di Auletta e firmato dal Gen. Turr, spedito dal Fortino di Casaletto Spartano il 4 settembre, informava che sarebbero transitati, diretti a Salerno, 25.000 uomini, e bisognava procurare viveri e vettovaglie; in marcia di avvicinamento era anche la colonna di Rustow, e reparti del Battaglione “Lucania” sarebbero giunti l’8 settembre. Alla taverna di “Ciccio” sul ponte di Auletta, si dovevano far trovare viveri e venditori di pane. Solo il giorno 6 settembre, il Generale Burr, notificava al Tenente Fraissignano di Lagonegro, di avanzare coi cavalli sulla strada di Salerno, e il 15 settembre vi fu il passaggio dell’artiglieria nazionale, al comando del Generale Grasini, in marcia verso Napoli.”. Credo che qui vi è un errore di trascrizione perchè si trattava del generale Turr non Burr. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 155 e ssg., in proposito scriveva che: Alle 16 di quello stesso giorno, il comandante dei “Mille” ripartì, dirigendosi alla volta di Auletta ove era atteso. Lo accompagnava, in carrozza, Giovanni Matina, il quale – nominato Governatore della Provincia – doveva raggiungere il capoluogo. Etc…”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 159 e ssg., in proposito scriveva che: “Ad Auletta, Garibaldi giunse sul far della sera, accompagnato dalla Giunta insurrezionale etc…(p. 160). Nella “galleria” di Casa Mari, Garibaldi ricevè i rappresentanti di alcuni comitati rivoluzionari di Basilicata, tra cui il Prodittatore Giacinto Albini di Marsiconuovo, conosciuto quale principale cospiratore della generosa terra di Lucania. L’Albini, proprio in Auletta, venne nominato Governatore di detta regione, con pieni poteri, e quale ‘Prodittatore’, già in data 24 agosto, aveva emanato la seguente ordinanza: “Chiunque, sotto qualsiasi pretesto, senza autorizzazione o mandato del Governo provvisorio, organizzi bande, sieno o no armate, o faccia parte delle medesime, o dia istruzione per organizzarsi, turbando in modo qualunque l’ordine pubblico, sarà punito di morte!”.”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 160 e ssg., in proposito scriveva che: “In casa Mari – ove pernottò – Garibaldi ricevé l’omaggio di molti notabili e rappresentanti di Comitati d’Azione; da Auletta telegrafò a Giuseppe Libertini, Raffaele Conforti e Giuseppe Pisanelli, patrioti e uomini insigni, per esortarli a riunirsi nel “Comitato Unitario Nazionale”; e da Auletta fu spedito il famoso telegramma: “Oggi qui, domani a Napoli”. Né possaimo non riportare una “cronaca” del tempo, secondo la quale, in casa Mari, il Signor Gerardo Isoldi di Caggiano volle fare dell’accademia, recitando, alla presenza del Dittatore, un sonetto contro Ferdinando II.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 202, in proposito scriveva che: Dopo Casalnuovo il Dittatore continuò la corsa in vettura per la Provincia di Principato Citeriore. Quanto più egli si apprestava alla capitale tanto più crescevano i segni dell’azione sua corruttrice nella manifesta degradazione morale delle popolazioni, e tanto più diminuiva, fino a diventar nullo, il concorso dei volontari pronti a battersi; d’altra parte però non si riscontrava il più piccolo residuo di sentimenti reazionari.”.  Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 132, in proprosito scriveva che: “Il giorno 6 le due brigate Milano e Spinazzi col generale Turr erano ad Auletta,e si preparavano ad avanzare verso Salerno mentre che il Dittatore partiva per Eboli con una piccola scorta.”. Il generale Pianell (….), nel suo “Il Generale Pianell – Memorie (1859-1892)”, Firenze, C. Barbera editore, 1902, a p. 194, riferendosi al 3 settembre, nel suo Diario scriveva che: “Aimè, gli Uffiziali sono incerti e sgomenti del loro avvenire! A Sala vi è già un governo provvisorio, e Garibaldi è giunto ad Auletta.Etc…”. Raffaele De Cesare (Memor) (….), nel suo “La fine di un Regno – Dal 1855 al 6 settembre 1860 con prefazione di Raffaele De Cesare”, a pp. 461-462, in proposito scriveva che: All’alba del sei Garibaldi fu in Auletta, dove ricevè Giacinto Albini, l’altro prodittatore di Basilicata, e lo nominò governatore della stessa provincia, con pieni poteri. E in quella guisa che, il giorno innanzi, a Casalnuovo, aveva nominato Bertani segretario generale della dittatura, da Auletta scrisse ai due comitati di Napoli, come invito alla concordia, queste parole: “ Ai signori Giuseppe Libertini, Raffaele Conforti, Giuseppe Pisanelli, Filippo Agresti, Camillo Caracciolo di Bella, Giuseppe Ricciardı e Andrea Colonna : Per il bene della causa dell’unità italiana, vi prego di riunirvi a comporre il comitato unitario nazionale. Attendo ogni aiuto dal vostro illuminato e ardente patriottismo„ . Libertini, Agresti e Ricciardi appartenevano al comitato di Azione ; Pisanelli, Caracciolo e Colonna, al comitato dell’Ordine, e Raffaele Conforti a nessuno dei due , ma aveva la fiducia di entrambi. La sera di quel giorno , Garibaldi giunse a Salerno, e prese stanza nel palazzo dell’intendenza.. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Egli, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 458, dal “Diario” ed il taccuino di Bertani, in proposito scriveva che: “In mezzo a manifestazioni d’ogni genere si arriva ad Auletta: illuminazione e clamore. Arrivano Piria e Tommasi latori di lettere del Comitato dell’Ordine. Garibaldi, dopo letto tutto, disse: “Ebbene, se il Comitato dell’Ordine è per l’unità d’Italia, io non faccio differenze di persone; ma se coloro hanno che fare con quei figuri di Torino che sono vincolati a Bonaparte, non ne faremo niente. So che Bonaparte avversa l’unità d’Italia; so che gli amici di Cavour e di Farini vorrebbero che io chiamassi Vittorio Emanuele a Napoli e lasciassi in disparte Roma: mai no. Vogliamo tutto il paese nostro per noi, ed a Roma, sovrana, l’Italia. Il signor Bonaparte non può più farci nè bene nè male; egli non sa che noi conosciamo che ha la coda di paglia e che ha paura che gli prenda fuoco. Etc…”. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 909, in proposito scriveva che: All’alba del sei Garibaldi fu in Auletta, dove ricevè Giacinto Albini, l’altro prodittatore di Basilicata, e lo nominò governatore della stessa provincia, con pieni poteri. Ricevé pure Salvatore Tommasi e Raffaele Piria, delegati del comitato d’Azione, i quali andarono da lui per ottenere ch’egli, arrivando a Napoli, prendesse consiglio e ispirazione dai rispettivi comitati; ma Garibaldi, in quella guisa che a Casalnuovo, aveva nominato Bertani segretario generale della dittatura, da Auletta scrisse ai due comitati di Napoli, un caldo invito alla concordia, con queste parole: “Ai signori Giuseppe Libertini, Raffaele Conforti, Giuseppe Pisanelli, Filippo Agresti, Cammillo Caracciolo di Bella, Giuseppe Ricciardi e Andrea Colonna: Per il bene della causa dell’unità italiana, vi prego di riunirvi a comporre il Comitato unitario nazionale. Attendo ogni aiuto dal vostro illuminato e ardente patriottismo”.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “Intanto in tutto il Vallo di Diano era un continuo passaggio di garibaldini. Le brigate Milano e Spinazzi della divisione Turr, sbarcate a Sapri all’alba del 2 settembre, procedettero per Vibonati e quindi per Casalbuono, giungendo a Sala il 5. Seguivano il Dittatore. Un’altra brigata della divisione Turr (brigata Puppi) approdata a Sapri la sera del 3, procedendo per lo stesso cammino giunse a Sala il giorno 6. Accampata colà e poi ad Auletta proseguiva il 9 per Eboli. Una porzione della brigata Spangaro giungeva da Palermo per via di mare a Sapri il giorno 8 e per mancanza di carbone dovette scendere a Salerno e proseguire per Napoli per ferrovia. La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10, colà s’imbarcò sul piroscafo ‘La Vittoria’ per Napoli e vi giunse la sera (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”.  Si tratta di Clement Caraguel (….), e del suo “Souvenir et aventures d’un volontaire Garibaldien”, Paris, 1882. Rocco Sanseverino (….), nel suo “Tricarico nella rivoluzione Lucana del 1860”, Trani, ed. Paganelli, 1928, a p. 24, in proposito scriveva che: “Il 6 settembre finì il governo prodittatoriale, e Garibaldi nominò G. Albini governatore con pieni poteri.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 415, in proposito scriveva che: “Garibaldi, …5 settembre. Di lì diramò il decreto con cui nominava il Bertani “Segretario Generale della Dittatura” e da Auletta, il dì dopo, l’altro decreto che cedeva al Sirtori il comando generale dell’esercito e della flotta, conformemente alla lettera del 1° settembre da Tarsia, ch’egli aveva allora diretta privatamente al Sirtori stesso.”Gennaro De Crescenzo (….), nel suo, L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane, Salerno, Linotip. S. Jannone, 1960, a pp. 117-118, in proposito scriveva che: La mattina del 5 settembre, verso le 10 antim., Garibaldi, salutato dal popolo e dalla giunta insurrezionale – formata dal sindaco funzionante Pasquale Buonafina, dal sacerdote Francesco Masullo, da Ermenegildo De Stefano fratello del barone Raffaele Sabatini di Casalnuovo, dal capitano della guardia urbana Raffaele Sabatini e del tesoriere Francesco Masullo – partì anche in carrozza.”. Raffaele Riviello (….), nel suo “Cronaca Potentina dal 1799 al 1882″, Potenza, Stab. Tipog., 1888 e poi anche nel 1891, a p. 242, in proposito scriveva che: “Ad Auletta nel giorno sei il Pro-dittatore Albini, la Deputazione Potentina e altri cittadini strinsero la mano al Dittatore, presentandogli gli omaggi della Lucania e del suo Capoluogo. Quivi Garibaldi emise il decreto – “Il Signor Giainto Albini è nominato Governatore di Basilicata con poteri illimitati” (3).”. Riviello, a p. 242, nella nota (3) postillava: “(3) Corriere Lucano 6 settembre n. S.”. Riviello, a p. 249, in proposito scriveva pure: “Molti nomi sono segnati in questo periodo storico, e primeggia fra gli altri quello di Giacinto Albini, insigne per mente, per gentilezza di animo e per fortezza di propositi; ma furono moltissimi i benemeriti e gli operosi, etc…”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861. Edoardo Pedio (….), nel suo, La prodittatura lucana nel 1860 in “Atti congresso di Bologna del R. Istituto Storia del Risorgimento”, Napoli, Miceli, 1939, XVII, a p. 20, in proposito scriveva: “Mentre la Prodittatura e le sue commissioni lavoravano così alacremente Garibaldi passa per il Lagonegrese; e i due prodittatori si allontanano da Potenza per andargli incontro. Garibaldi, ringraziando i Lucani della loro fede, del loro coraggio e della loro energia, con decreto del 6 Settembre nomina Giacinto Albini Governatore della Provincia di Basilicata con ‘poteri illimitati’.”. Giuseppe D’Amico (….), nel suo “Vicende e figure del Vallo di Diano nel periodo postunitario”, a pp. 15-16, in proposito scriveva: “…..Garibaldi entrò in Auletta, anch’essa quasi distrutta dal terremoto che aveva provocato 47 vittime, e fu ospite del dottor Gennaro Mari. Auletta è una tappa importante della spedizione dei Mille perchè fu lì che Garibaldi scrisse al Comitato dell’Ordine ed a quello dell’Azione il seguente messaggio: “Per il bene della causa dell’unità italiana, vi prego di riunirvi a comporre il Comitato unitario nazionale. Attendo ogni aiuto dal vostro illuminato e ardente patriottismo.” (10).”. D’Amico, a p. 16, nella nota (10) postilla: “(10) Per il testo del telegramma Cfr. Gennaro De Crescenzo, L’Epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane. Questo il testo: “Garibaldi è arrivato con 5.000 dei suoi; si aspettano ad ogni istante 5.000 calabresi. Degli sbarchi avranno luogo questa sera sulla baia di Napoli e sul golfo di Salerno; consiglio decisamente di ritirare senza indugio la guarnigione di Salerno che altrimenti si troverà il passo tagliato. Vi scongiuro poi come amico personale, per quanto vostro nemico politico, ad abbandonare una causa perdduta che sarà la vostra ruina.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo, L’Epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane, a p. 128 in proposito scriveva: “Trovò molti insorti che passò in rivista; poi acortosi col Turr, inviò un dispaccio al sindaco di Salerno, avvertendolo di preparare per il giorno seguente quarantamila razioni e alloggio pei garibaldini. Quale effetto producesse questo dispaccio ognuno può immaginare. La notizia si propagò in un bater d’occhio tra il popolo di Salerno, e destò non poca meraviglia.”Immacolata Venturi (….), nel suo, “L’insurrezione lucana del 1860 fra storia e storiografia”, ed. Villani, 2016, a p. 73, in proposito scriveva che: “Ad Auletta, il 6, Albini, Mignogna ed una Deputazione nominata in seno all’ex decurionato potentino presentarono a Garibaldi i risultati, anche economici, dell’insurrezione ed il nizzardo emise il decreto per cui “Il Signor Giacinto Albini è nominato Governatore della Provincia di Basilicata con poteri illimitati” (147)”. Etc…”. Venturi, a p. 73, nella nota (147) postillava:  “(147) ASP, Governo Prodittatoriale Lucano, b. IV, fasc. 41, f. 16.”.

Nel 6 settembre 1860, ad Auletta, Garibaldi decreta e cedeva al generale SIRTORI il comando generale dell’Esercito e della flotta. Sirtori si trovava in viaggio col suo Stato Maggiore ed arrivava il 7 a Lagonegro

Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 415, in proposito scriveva che: “Garibaldi, che al Fortino aveva ripresa l’avanzata in carrozza, giunse a Sala Consilina nelle prime ore del pomeriggio del 5 settembre. Di lì diramò il decreto con cui nominava il Bertani “Segretario Generale della Dittatura” e da Auletta, il dì dopo, l’altro decreto che cedeva al Sirtori il comando generale dell’esercito e della flotta, conformemente alla lettera del 1° settembre da Tarsia, ch’egli aveva allora diretta privatamente al Sirtori stesso.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 410, in proposito scriveva che: “Di là Garibaldi scriveva al suo Capo di Stato maggiore: “Tarsia, 1° Settembre 1860. Generale Sirtori – In mia assenza voi avete il comando dell’esercito. L’esercito deve marciare su Napoli a marce regolari, etc….”.

Nel 6 settembre 1860, ad Auletta, il generale TURR scriveva al tenente Fraissignano, che si trovava a Lagonegro, ordinandogli di…..

Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 155 e ssg., in proposito scriveva che: Alla taverna di “Ciccio” sul ponte di Auletta, si dovevano far trovare viveri e venditori di pane. Solo il giorno 6 settembre, il Generale Burr, notificava al Tenente Fraissignano a Lagonegro, di avanzare coi cavalli sulla strada di Salerno, e il 15 settembre vi fu il passaggio dell’artiglieria nazionale, al comando del Generale Grasini, in marcia verso Napoli.”. Romagnano citava il tenente “Fraissignano”, che si trovava a Lagonegro con altre truppe e gli ordinava di avanzare con i cavalli sulla strada Consolare per Salerno. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Appendice”, a p. 77, in proposito scriveva che: “N.° 7. Comando della Brigata Fabrizii. Napoli li 13 Gennaio 1861. Generale ministro. La giustizia reclama la di Lei attenzione sulle circostanze che pongono il corpo da me comandato nel dritto uguale agli altri corpi attivi nella guerra Meridionale…..A Campestrino collocai 300 uomini come punto di appoggio avendo fatto occupare fortemente Caggiano. A S. Lorenzo di Padula stanziai altri 1500 uomini, i quali avevano la loro vanguardia a Casalnuovo, e Fortino, onde contrastare la ritirata dei Regii, respinti dal Generale Garibaldi. Collocai il mio Quartier Generale ad Auletta. Queste forze permisero al Generale Garibaldi di portarsi in Napoli il giorno 7 Settembre: quantunque staccato dalle proporie forze vincitrici in Calabria. Il giorno 8, 1500 uomini delle mie truppe passarono nella Provincia di Avellino, e vi domarono la reazione. Il giorno 12 e seguenti domai le reazioni di Scafati, di Angri, e di Castellammare. Etc…”. Giuseppe D’Amico (….), nel suo “Vicende e figure del Vallo di Diano nel periodo postunitario”, a pp. 15-16, in proposito scriveva: “…..Garibaldi entrò in Auletta, anch’essa quasi distrutta dal terremoto che aveva provocato 47 vittime, e fu ospite del dottor Gennaro Mari. Auletta è una tappa importante della spedizione dei Mille perchè fu lì che Garibaldi scrisse al Comitato dell’Ordine ed a quello dell’Azione il seguente messaggio: “Per il bene della causa dell’unità italiana, vi prego di riunirvi a comporre il Comitato unitario nazionale. Attendo ogni aiuto dal vostro illuminato e ardente patriottismo.” (10).”. D’Amico, a p. 16, nella nota (10) postilla: “(10) Per il testo del telegramma Cfr. Gennaro De Crescenzo, L’Epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane. Questo il testo: “Garibaldi è arrivato con 5.000 dei suoi; si aspettano ad ogni istante 5.000 calabresi. Degli sbarchi avranno luogo questa sera sulla baia di Napoli e sul golfo di Salerno; consiglio decisamente di ritirare senza indugio la guarnigione di Salerno che altrimenti si troverà il passo tagliato. Vi scongiuro poi come amico personale, per quanto vostro nemico politico, ad abbandonare una causa perdduta che sarà la vostra ruina.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo, L’Epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane, a p. 128 in proposito scriveva: “Trovò molti insorti che passò in rivista; poi acortosi col Turr, inviò un dispaccio al sindaco di Salerno, avvertendolo di preparare per il giorno seguente quarantamila razioni e alloggio pei garibaldini. Quale effetto producesse questo dispaccio ognuno può immaginare. La notizia si propagò in un bater d’occhio tra il popolo di Salerno, e destò non poca meraviglia.”.    

Nel 6 settembre 1860, ad Auletta, arrivò la compagnia della Brigata PUPPI, che marciò da Sapri

Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “Un’altra brigata della divisione Turr (brigata Puppi) approdata a Sapri la sera del 3, procedendo per lo stesso cammino giunse a Sala il giorno 6. Accampata colà e poi ad Auletta proseguiva il 9 per Eboli.”. Mazziotti scriveva che la Brigata Puppi arrivò a Sapri in giorno 3 e scriveva pure che questa Brigata faceva parte della Divisione Turr. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzonero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a p. 300, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: La brigata Milano arrivò a tarda sera del 3 a Vibonate e raggiunse il 4 il passo di monte Cocuzzo oltrepassando presso Fortino la strada consolare, sulla quale da allora in poi continuò a progredire, mentre le brigate Bologna e Parma la seguivano alla distanza di due o tre giorni di marcia, il grosso dell’armata da quattro fino a sei. Il 4 settembre, la brigata Milano, forte di circa 900 uomini, era già sulla strada consolare presso Casalnuovo. Il 5 marciava avanti sulle orme della regia brigata Caldarelli verso Sala. Caldarelli aveva fatto alto a Padula onde meglio adempiere la sua capitolazione conchiusa coi Calabresi a Cosenza, per la quale egli non doveva battersi con Garibaldi. Il rapido avanzarsi della brigata Milano lo tagliò fuori da Salerno ed egli capitolò con Garibaldi. Il 6 la brigata Milano marciava sopra Auletta, ed il 7 settembre sopra Eboli. Lo stesso giorno in cui la piccola avanguardia toccava questo punto, il dittatore entrava nella capitale abbandonata da Francesco II.”Da Wikipedia alla voce “Luigi Bossi” leggiamo che nel 1860, lasciato l’esercito regio per dissidi con i suoi superiori, Bossi corse ad arruolarsi con i volontari di Garibaldi impegnati nella campagna dell’Italia meridionale. Maggiore comandante del 3º Reggimento della Brigata del colonnello Puppi poi Brigata “Sacchi”, Bossi concluse la spedizione con il grado di tenente colonnello. Di lui ha scritto Gualtiero Castellini, Pagine garibaldine (1848-1866). Dalle Memorie del Maggiore Nicostrato Castellini, Torino, Ed. Fratelli Bocca, 1909.

Nel 6 settembre 1860, Peard, Turr e Ashley entrarono in carrozza a Salerno

Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 203, in proposito scriveva che: “Questi onori semi-divini furono tributati però per alcuni giorni ad un personaggio che non era il vero Garibaldi, giacchè fra Sala Consilina e Eboli, le popolazioni presero “l’inglese di Garibaldi”, il Peard, per Garibaldi stesso. Durante questa sua strana avventura il Peard era in compagnia del Gallenga, corrispondente del ‘Times’, di C. S. Forbes, comandante della Marina inglese e del Fabrizi, tutti e tre incaricati dal Dittatore di precederlo, per ispezionare le posizioni militari. La brigatella attraversate le file del Caldarelli prima che si sbandassero, nella sua qualità di non combattente, aveva seguita la strada maestra per tutto il tragitto di Cosenza in poi, guadagnando cinquanta miglia di vantaggio su Garibaldi che aveva dovuto fare il giro della costa. Nel pomeriggio del 3 settembre, mentre Garibaldi filava a vele spiegate nella baia di Sapri, il Peard entrava ad Auletta in mezzo alle grida del “più frenetico entusiasmo”, come egli notò nel suo Diario.”. Dobelli, a p. 198, nella nota (1) postillava: “(1) Ms. Peard, Journal, 3 settembre”. Dobelli, a p. 439, di Peard scriveva: “Peard = Treveljan (G.M.) – War-Journals of Garibaldi’s Englishman. Pubblicazione di parte del giornale di J. W. Peard per il 1860 nel ‘Cornhill Magazine, giugno 1908. Vedasi anche un altro articolo di Miss Frances M. Peard apparso nella stessa rivista nell’agosto 1903 sotto il titolo: ‘Garibaldi’s Englishman.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 207, in proposito scriveva che: “Intanto il pseudo Garibaldi e la sua comitiva, …..Saputo poi che i regi avevano evaquate le loro posizioni, il Peard, richiestone da Garibaldi, riprese in fretta la via di Salerno, entrandovi in trionfo alle cinque antimeridiane del 6 settembre. La città intera si riversò nelle strade ad acclamare il “Dittatore” che spese la mattinata ricevendo deputazioni in pubblico senza che nessuno fiutasse l’inganno tranne un solo ufficiale che gli sussurrò il suo nome all’orecchio. Etc…”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a pp. 208-209, in proposito scriveva che: “Alle cinque di sera del 6 settembre, con due giorni di vantaggio sulle truppe più vicine, quelle del Turr (1), e molti più sul rimanente dell’esercito, Garibaldi e il suo Stato Maggiore entravano in Salerno in carrozza. Il Sindaco, la Guardia Nazionale e il suo “predecessore” inglese, ora deposto, gli andarono incontro fuori le porte della città. “Viva Garibaldi” gridò egli scoprendosi la testa in omaggio al Peard, e tutti unirono la loro voce alla sua con grida d’ilarità e d’evviva. L’oscurità li avvolse mentre si aprivan passo passo la via dentro Salerno in mezzo al delirio di 20000 anime che sembravano determinate a fare a pezzi il vero Garibaldi. La città era illuminata e nella lontananza tutte le alture di Amalfi e Sorrento rosseggiavano di fuochi di festa (1). La sera stessa l’ultimo dei Borboni e la Regina abbandonarono la reggia di Napoli e salpavano per Gaeta.”. Dobelli, a p. 209, nella nota (1) postillava: “(1) Appendice H.; Ms. Peard, Journal e Cornhill, giugno, 1908; Forbes, 219-231; Arrivabene, II, 168-169; Ashley, 492-496; Times, 13 settembre, pag. 10, c. 4 (lettera del James), 15 settembre, pag. 10, c. 3-4; De Cesare, II, 422-424; Revel, Da Ancona, 65; Elliot, 96; Persano, 206-207; Galton, 22”. Si tratta del testo di Galton Francis, Vacation tourist in 1860, Macmillan, 1861, che a p. 22, in proposito scriveva che: “…………………..”.  Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 135, in proposito scriveva che: “Un singolare equivoco accadeva intanto. In Calabria il Dittatore aveva incaricato l’inglese Peard, C. S. Forbes comandante della marina inglese ed il Fabrizi di precederlo per esaminare le posizioni militari importanti e riferirgli. Costoro accompagnati anche da Galenga corrispondente del ‘Times’, riuscirono a passare attraverso le file del Caldarelli prima che si sbandassero e a proseguire fino ad Auletta. La popolazione scambiando quell’inglese per Garibaldi, etc…Il dì successivo la piccola brigata, accompagnata dalla banda etcc…salì al comune di Postiglione (2-3). La sera del 4 settembre l’inglese con i suoi compagni si spinse fino ad Eboli. La piccola brigata nel cuor della notte lasciò segretamente Eboli e tornò a Sala, ove ricevè ordine dal dittatore di recarsi a Salerno. Ivi il Peard entrò il mattino del 6 tra le acclamazioni del popolo, che lo scambiò per Garibaldi (3).”. Mazziotti, a p. 135, nella nota (2-3) postillava: “(2-3) Treveljan, – opera citata, pag. 202-207.”Gennaro De Crescenzo (….), nel suo, L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane, Salerno, Linotip. S. Jannone, 1960, a p. 123, in proposito scriveva pure che: “La piccola brigata del Peard partì nascostamente da Eboli durante la notte, ricalcando la via già percorsa fino a Sala. Lì ebbe ordine da Garibaldi di recarsi immediatamente a Salerno. Ed il 6 mattina vi entrò, ed anche lì fu scambiato per l’Eroe ed acclamato come facilmente può pensarsi. Simpatico equivoco davvero verificatosi, come abbiamo visto, più volte, e dovuto al colore biondo della sua barba !.”. Un testimone di eccezione di quell’incontro è C. S. Forbes (….), ed il suo “Garibaldi’s Feldzung in beide Sizilien”, Leipzig 1865 (traduzione dell’edizione inglese del 1861. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 931, in proposito scriveva che: Di Lorenzo e Rendina precedevano con altro legno a tutta corsa, per far telegrafare dal capostazione di Cava che fosse sgomberata dai bavaresi la stazione di Nocera, ma questi n’erano partiti la notte innanzi, avendo saputo che Garibaldi era giunto a Cava, mentre a Cava non era giunto che un inglese, certo Peard, uno stravagante, il quale somigliava molto nel fisico al dittatore e faceva la campagna per conto proprio. A Cava chiesero del sindaco etc…”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 170 e ssg., in proposito scriveva che: “In quello stesso pomeriggio, Garibaldi stava per giungere a Salerno. Era partito all’alba da Auletta, preceduto dal Battaglione “Tanagro” della colonna Fabrizi, che aveva schierato avamposti di sicurezza – come scrisse il suo Comandante – alla “Duchessa” di Postiglione, e raccolto la riserva alla “Taverna dell’Olmo”…..(p. 170) Sullo Scorzo, altro schieramento di volontari in armi; ma su tutto il percorso, anche là dove non sorgevano case, si allineavano, sui ciglioni dei poderi, creature semplici, ansiose di vedere l’Eroe da vicino etc…”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 174 e ssg., in proposito scriveva che: “Era giunto il libeatore nella città tanto cara all’Aquinate: una dell quattro preminenti di tutta Europa, conosciuta principalmente per la celebre “Scuola di Medicina” che in essa ebbe stanza per molti secoli. Era la terra attraversata dalla Croce del Giuscardo, ed ove l’Aquila della Chiesa venne a morire ed a santificarsi. Fu accolto il Dittatore dalle più note personalità del capoluogo e della provincia: dal Sindaco Pacifico, da Matteo Luciani, medico valoroso, dall’inglese Peard, dal marchese Mezzacapo, maggiore della Guardia Nazionale, da G.B. Bottiglieri di Petina, che fu poi nominato membro del Governo Provvisorio, etc…”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a pp. 174-175 e ssg., in proposito scriveva che: Quella sera, furono pure accanto a Garibaldi, Bertani, Cosenz, Missori, e il capo della polizia Gozzolongo, e sul tardi – da Napoli – giunse Alessandro Dumas, dal quale si ebbe notizia degli ultimi avvenimenti che si erano succeduti a Corte, culminati con la partenza del Re per Gaeta. Etc…”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, a p…., in proposito scriveva che: “…………”.

Nel 6 settembre 1860, re Francesco II si imbarca nel porto di Napoli ed abbandona la capitale del Regno

Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, a p. 267, in proposito scriveva che: “Il 6 settembre, alle sette di sera, il re Francesco II si era imbarcato alla volta di Gaeta; il 7 mattina Garibaldi aveva ricevuto a Salerno i deputati di Napoli, e verso le undici, accompagnato da una dozzina di ufficiali etc…”. Matteo Mazziotti (….), nel suo “La reazione borbonica nel Regno di Napoli”, a p. 419, in proposito scriveva che: “Narra il D’Ayala che nel pomeriggio del 6 settembre erano raccolti su la nave regia sarda ‘Maria Adelaide’ il Pisanelli, lo Scialoia, il Mezzacapo ed alcuni altri esuli napoletani da breve tempo tornati nel Regno (2). Sotto i loro occhi si compiva un singolare avvenimento !. Il re Francesco II, il discendente di una dinastia che aveva regnato nel Mezzogiorno d’Italia per ben centoventisei anni, abbandonava per sempre la sua capitale etc…”. Mazziotti, a p. 419, nella nota (2) postillava: “(2) Memorie, pag. 306.”. Si tratta del testo di Michelangelo D’Ayala, e del suo “Memorie di Mariano D’Ayala e del suo tempo (1808-1877). Gaetano Maraldi (….), nel suo, “La rivoluzione siciliana del 1860 e l’opera politico-amministrativa di Agostino Depretis”, Roma, Tip. L. Proja, via Emilio Faà di Bruno, 7, 1932, a pp. 96-97, in proposito scriveva che: “Dal 4 al 7 settembre gli avvenimenti nell’Italia meridionale s’erano rapidamente succeduti in un modo meraviglioso. L’Europa stupefatta aveva assistito in pochi giorni allo sfacelo di un grande esercito ed alla fine di un Regno, fino a pochi mesi prima comunemente ritenuto il più potente degli Stati della penisola Italiana. Quegli ostacoli che, il 4 settembre, alcuni credevano che avrebbero dovuto ritardare la marcia trionfale di Garibaldi, s’erano invece rivelati inesistenti, e Garibaldi, tre giorni dopo la scena del Fortino, aveva potuto entrare trionfalmente in Napoli, circondato dal solo suo Stato Maggiore, mentre all’alba dello stesso giorno (7 settembre) l’ultimo dei Borboni di Napoli era sbarcato a Gaeta, che doveva essere l’ultimo propugnacolo dell’agonizzante Monarchia. Durante la sua rapida marcia da Lagonegro a Napoli (4-7 settembre) Garibaldi aveva riconfermato alle varie deputazioni, venutegli incontro per ossequiarlo, il suo aperto e deciso proposito di proclamare l’annessione delle Provincie meridionali a Roma. Il 5 settembre, ricevendo a Sala Consilina, gli inviati del famoso comitato dell’Ordine, Piria e Tommasi, e dopo avere ascoltato le loro dichiarazioni unitarie, Garibaldi dichiarava: “….Se il Comitato dell’Ordine è per l’unità d’Italia io non faccio differenze di persone: ma se coloro hanno da fare con quei figuri di Torino, che sono vincolati a Bonaparte, non ne faremo niente. So che Bonaparte avversa l’unità d’Italia: so che gli amici di Cavour e di Farini vorrebbero che io chiamassi Vittorio Emanuele a Napoli e lasciassi in disparte Roma, ma noi vogliamo tutto il paese nostro per noi, e a Roma, sovrana, l’Italia…A Roma dunque noi faremo le annessioni e non a Napoli…” (191).”. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzonero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a p. 300, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: “…..il 7 settembre sopra Eboli. Lo stesso giorno in cui la piccola avanguardia toccava questo punto, il dittatore entrava nella capitale abbandonata da Francesco II.”. Domenico Demarco (….), nel suo “Il crollo del Regno delle Due Sicilie – I. La struttura sociale”, Napoli, 1860, l’autore, nell’ “4. Epilogo”, a pp. 183, in proposito scriveva: Imbarcandosi per Gaeta, il 6 settembre, il sovrano denunziava in un proclama di protesta ai potenti d’Europa l’occupazione del regno da parte di un “ardito condotttiero” con tutte le “forze” di cui disponeva l’Europa “rivoluzionaria”, invocando il nome di un sovrano d’Italia”(95). In questo tramonto rossoreggiante di ambizioni, di speranze, di odi, di furore, di desideri, di paure, si chiude il regno dell’ultimo sovrano delle Due Sicilie. Ma “scacciare un re dal trono non è rivolzione; la rivoluzione si compie quando le istituzioni, gli interessi, su cui quel trono si poggiava, si cangiano”(96).”. Demarco, a p. 184, nella nota (96) postillava: “(96) C. Pisacane, Saggio su la rivoluzione, ecc..ecc…, p. 233”.

Dopo il 6 settembre 1860, Giovanni Matina ed il suo GOVERNO DELLA PROVINCIA DI SALERNO, con Poteri illimitati

Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Egli, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 458, dal “Diario” ed il taccuino di Bertani, in proposito scriveva che: “A Sala l’entusiasmo è indescrivibile: si bacia, si ribacia il generale sino a strozzarlo; “Non baciar la mano”, egli grida ad ogni tratto, “stringete la mano, si baciano i bambini”. Saluta le donne vecchie e giovani con cortesia. Egli nomina Mattina governatore di Salerno (2). In mezzo a manifestazioni d’ogni genere si arriva ad Auletta. Etc…”. La White-Mario (….), a p. 458, nella nota (2) postillava: “(2) Questa nomina fu delle più contrastate, benchè Mattina fosse uno dei più fieri patrioti e avesse passato gran tempo nelle prigioni del Borbone cospirando contro di lui. Non osando toccare Garibaldi, si disse che Mattina era uno dei governatori voluto da Bertani.”. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a p. 395, riferendosi al dispaccio di Garibaldi al Matina del 31 agosto, in proposito scriveva che: “Evidentemente il piano del Prodittatore cominciava a far delle falle, perché, in conseguenza delle istruzioni ricevute, e probabilmente per altre pressioni, egli dovette cedere anche al Fabrizi col quale aveva avuto, come s’è visto, un’iniziale contrasto d’opinione. Difatti, il parere del Capo militare, che si dovesse stringere contatto con le forze rivoluzionarie della vicina Basilicata, dove operava il colonnello Camillo Boldoni, prevalse nettamente dopo due o tre giorni. E perciò il Fabrizi si affrettò ad emanare il seguente ordine del giorno: “La rivoluzione deve tendere ad unificarsi: quindi etc..” (32). La corrente politica, che faceva capo al Comitato dell’Ordine, aveva in tal modo vinto nettamente ed il prodittatore Matina dovette sacrificare le sue convinzioni di partito ai supremi interessi della patria. Con questa vittoria incominciò nel Salernitano la fase della grande manovra avvolgente da parte della borghesia moderata, che sarà indi a poco perfezionata mediante quel compromesso con le forze regie piemontei, che sembrò scaturire per forza naturale da ragioni oggettive, mentre invece fu un congegno politco abilmente achtettato in difes dei privilegi di classe. Anche il volontarismo, che fu il nerbo della rivoluzione del Risorgimento, cominciò ad accusare i primi colpi, fino a che dovrà capitolare difronte alle forze disciplinate dell’esercito regolare piemontese…..In conseguenza del nuovo orientamento il colonnello Fabrizi nominò capo di stato maggiore Lorenzo Curzio, mentre Antonio Alfieri d’Evandro fu nominato delegato civile e militare del distretto di Sala da Giovanni Matina. Questi a sua volta, il 5 settembre, fu nominato da Garibaldi, che era già giunto a Sala, governatore della Provincia di Salerno “con poteri illimitati”.. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a p. 397, in proposito scriveva che: “Ed era naturale che la borghesia gli si opponesse! Si trattava di riorganizzare a tempo di primato tutta l’impalcatura dell’amministrazione provinciale, che si era schiantata; si trattava di sgomberare il terreno dei vecchi relitti del passato; di abbattere vecchi numi locali, boriosi quanto incompetenti; di combattere gli antichi borbonici diventati d’un tratto liberali con allegra e sfacciata manovra trasformistica; di dare al popolo, mediante saggi provvedimenti, una prova tangibile che una vera rivoluzione era in corso di attuazione; si trattava infine di stroncare energicamente i tentativi di reazione, fomentati dai borbonici e dal clero (34).”. Cassese, a p. 397, nella nota (34) postillava: “(34) Per le condizioni politiche della Capitale e delle province vedi il bel volume aneddotico di Gustav Rash, Garibaldi a Napoli nel 1860, Bari, Laterza, 1938, pp. 108 sgg.”. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a p. 396, in proposito scriveva che: “E’ un vero peccato che tutti gli atti del periodo di Governatorato del Matina siano andati irrimediabilmente perduti, perché in base ad essi si sarebbe potuto disegnare il quadro della sua energica attività, intesa a dare un assetto nuovo alla provincia, rispondente ai suoi principi politici. Si sa che egli fu fieramente avverso alla borghesia neghittosa e in massima parte fino a pochi giorni innanzi ancora borbonica: fu intransigente, violento ed irruento, secondo il suo carattere; la qual cosa valse ad alienargli il consenso di tutto il moderatume salernitano, il quale con torbide manovre giunse a rovesciarlo dopo un mese di governo (33).”. Cassese, a p. 396, nella nota (33) postillava: “(33) Durò in carica fino alla prima decade di ottobre. Un manifesto del 18 ottobre è firmato dal governatore Mariano Englen.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti Rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, a p. 147, in proposito scriveva che: “Il contrasto tra democratici e moderati nel salernitano avanzò in connessione con la situazione generale e col più vasto antagonismo tra Cavour e Garibaldi, a tal punto che l’1 settembre 1860 il De Dominicis, Comandante el Primo corpo insurrezionale nel distretto di Vallo e in stretti rapporti con il Comitato dell’Ordine, rifiutò di consegnare le armi sbarcate ad Acciaroli per la rivoluzione, a Leonino Vinciprova, del Comitato d’Azione. Ad insurrezione conclusa, il movimento moderato si diresse contro il Matina, nominato Governatore della Provincia che era stata l’anima della rivoluzione, allo scopo di screditare con le più svariate accuse, gli uomini della rivoluzione e nel complesso tutta la spedizione garibaldina in funzione dell’esaltazione monarchico-cavourriana che offriva la possibilità di ritornare al tradizionale conservatorismo del ceto dirigente meridionale. Con la fine del governo della dittatura si chiuse la fase rivoluzionaria e iniziò quella legalitaria e agli uomini della rivoluzione succedettero quelli della moderazione e dell’ordine mentre, la rivoluzione non aveva toccato neanche minimamente la struttura sociale: le vecchie clientele continuavano a seguire i loro padroni, ed i loro capi. I moderati vinsero la partita finale in quanto riuscirono ad imporre la tattica cavourriana di imporre la sua soluzione unitaria moderato-sabauda mentre gli uomini delle file democratiche che avevano trascorso la vita in esilio e nelle galere borboniche, che avevano acceso e guidato la rivoluzione, vennero ben presto posti sotto lo stretto controllo della polizia come elementi pericolosi per quello Stato che essi stessi contribuirono ad edificare.”. Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a p. 195, nella nota (1) postillava: “(1) Gli atti o decreti furono raccolti nel libro ‘Della insurrezione nazionale del Salernitano nel 1860 per Antonio Alfieri d’Evandro. Napoli, 1861.”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, a p…., in proposito scriveva che: “……………….”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 155 e ssg., in proposito scriveva che: Alle 16 di quello stesso giorno, il comandante dei “Mille” ripartì, dirigendosi alla volta di Auletta ove era atteso. Lo accompagnava, in carrozza, Giovanni Matina, il quale – nominato Governatore della Provincia – doveva raggiungere il capoluogo. Etc…”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 159 e ssg., in proposito scriveva che: “Ad Auletta, Garibaldi giunse sul far della sera, accompagnato dalla Giunta insurrezionale etc…(p. 160). Nella “galleria” di Casa Mari, Garibaldi ricevè i rappresentanti di alcuni comitati rivoluzionari di Basilicata, tra cui il Prodittatore Giacinto Albini di Marsiconuovo, conosciuto quale principale cospiratore della generosa terra di Lucania. L’Albini, proprio in Auletta, venne nominato Governatore di detta regione, con pieni poteri, e quale ‘Prodittatore’, già in data 24 agosto, aveva emanato la seguente ordinanza: “Chiunque, sotto qualsiasi pretesto, senza autorizzazione o mandato del Governo provvisorio, organizzi bande, sieno o no armate, o faccia parte delle medesime, o dia istruzione per organizzarsi, turbando in modo qualunque l’ordine pubblico, sarà punito di morte!”.”. Saverio Cilibrizzi (….), nel suo, I grandi Lucani nella storia della nuova Italia (da Mario Pagano etc…), ed. Conte, Napoli, a p. 164 e ssg., parlando di Giacomo Racioppi, in proposito scriveva: Nel 1860 la Basilicata insorse, dando il segnale della riscossa alle vicine regioni. Si è già detto che il 18 agosto di quell’anno, venne proclamato a Potenza il Governo prodittatoriale, i cui componenti furono Giacinto Albini e Nicola Mignogna. Pochi giorni dopo, venne istituita la Giunta insurrezionale, con sette uffici. A Giacomo Racioppi – ch’era subito accorso a Potenza – fu affidata la direzione del quarto ufficio, che doveva occuparsi dell’amministrazione provinciale e comunale e degli affari demaniali. Il 6 settembre 1860, cessò il Governo prodittatoriale, giacchè Garibaldi nominò Giacinto Albini Governatore della Basilicata, con poteri illimitati.”.

Dopo il 6 settembre 1860, Giacinto ALBINI, nominato da Garibaldi Governatore della Provincia di Basilicata con “Poteri illimitati”

Dalla Treccani on-line leggiamo che il 10 settembre, dopo avere sciolto le giunte insurrezionali, l’Albini assumeva, in forza di un decreto di Garibaldi del 6 settembre, la carica di governatore della Basilicata con poteri illimitati. Tale carica conservò fino alla metà dell’ottobre seguente, eliminando in questo breve periodo i funzionari e i magistrati borbonici. Da Wkipedia leggiamo che storicamente, la Basilicata fu governata da Giacinto Albini, nominato da Giuseppe Garibaldi con poteri illimitati durante il periodo della spedizione dei Mille. Questo governatorato con poteri illimitati serviva a gestire il territorio durante un periodo di transizione. La figura storica che hai menzionato è Giacinto Albini, nominato “Prodittatore e Governatore della provincia di Basilicata” da Giuseppe Garibaldi nel 1860 con poteri illimitati. Questo avvenne in seguito all’incontro tra Garibaldi e Albini ad Auletta il 5 settembre 1860. Albini divenne quindi il capo della Basilicata in un periodo di transizione dopo l’unificazione italiana. Il 10 settembre il Governo Prodittatoriale della Basilicata si sciolse e la provincia passò agli ordini di Garibaldi dittatore di Napoli. Risale, infatti, al 10 settembre l’ultimo atto del Governo Prodittatorialeː «Italia e Vittorio Emanuele Il Governatore generale della Basilicata Sulla considerazione, che lo scopo per cui furono create le Giunte insurrezionali Municipali è ormai raggiunto, e che cessate le condizioni straordinarie, tutt’i pubblici poteri rientrar debbono nella sfera di azione loro attribuita dalle leggi ordinarie; dispone: Le Giunte insurrezionali municipali create con ordinanza del 19 agosto restano abolite; e le facoltà concesse a’ commissarii delegati ad installarle sono ritirate. Potenza, il dì 10 settembre 1860.». Immacolata Venturi (….), nel suo, “L’insurrezione lucana del 1860 fra storia e storiografia”, ed. Villani, 2016, a p. 73, in proposito scriveva che: “Ad Auletta, il 6, Albini, Mignogna ed una Deputazione nominata in seno all’ex decurionato potentino presentarono a Garibaldi i risultati, anche economici, dell’insurrezione ed il nizzardo emise il decreto per cui “Il Signor Giacinto Albini è nominato Governatore della Provincia di Basilicata con poteri illimitati” (147)”. Dal Governo prodittatoriale si passava, così, al governo dei poteri illimitati. Giacinto Albini, ben conscio, come scrisse anche in diverse circolari, che il governo dell’emergenza era terminato, eliminò le giunte insurrezionali con un decreto del 29 agosto. Con questo “pose in prestito” alla rivoluzione gli avanzi di cassa delle finanze comunali e nominò, secondo le leggi amministrative borboniche, il segretrio nazionale della provincia nella persona di Giacomo Racioppi. Infine dispose la formazione di un corpo di milizie, il “Battaglione Lucano”, composto da 540 uomini, divisi in tre compagnie, ognuna delle quali di 180 armati (148).”. Venturi, a p. 73, nella nota (147) postillava:  “(147) ASP, Governo Prodittatoriale Lucano, b. IV, fasc. 41, f. 16.”. Venturi, a p. 74, nella nota (148) postillava: “(148) R. Rivilello, Cronaca Potentina, …., op. cit., p. 243.”. Raffaele Riviello (….), nel suo “Cronaca Potentina dal 1799 al 1882″, Potenza, Stab. Tipog., 1888 e poi anche nel 1891, a p. 251 in proposito scriveva che: Mentre il Governatore Giacinto Albini con i suoi ‘poteri illimitati’ ristabiliva gli ufficii della magistratura, le schiere degl’Insorti Lucani venivano organizzate, prima a Vietri e poi a Salerno, in ‘Brigata dei Cacciatori Lucani’, etc…”. Raffaele Riviello (….), nel suo “Cronaca Potentina dal 1799 al 1882″, Potenza, Stab. Tipog., 1888 e poi anche nel 1891, a p. 242, in proposito scriveva che: “Ad Auletta nel giorno sei il Pro-dittatore Albini, la Deputazione Potentina e altri cittadini strinsero la mano al Dittatore, presentandogli gli omaggi della Lucania e del suo Capoluogo. Quivi Garibaldi emise il decreto – “Il Signor Giainto Albini è nominato Governatore di Basilicata con poteri illimitati” (3).”. Riviello, a p. 242, nella nota (3) postillava: “(3) Corriere Lucano 6 settembre n. S.”. Riviello, a p. 249, in proposito scriveva pure: “Molti nomi sono segnati in questo periodo storico, e primeggia fra gli altri quello di Giacinto Albini, insigne per mente, per gentilezza di animo e per fortezza di propositi; ma furono moltissimi i benemeriti e gli operosi, etc…”. Riviello, a p. 250 scriveva che: “Cessato il Governo provvisorio della Prodittatura, cominciarono i ‘poteri illimitati’ del Governatore della Provincia di Basilicata – In virtù dei poteri illimitati conferitigli dal Generale Dittatore Giuseppe Garibaldi, con Decreto 6 Settembre 1860 – Nomina – a Segretario Generale della Provincia il Sig. Giacomo Racioppi – Potenza 10 Settembre 1860. Giacinto Albini (1)”. Nel 16 e nel 17 Settembre poi il Governatore mise fuori una lunghissima filza di nomine, di destituzioni, di promozioni, di traslocamenti per le diverse magistrature della Gran Corte Criminale, della Corte Civile e dei Giudicati Circondariali…etc…(p. 251) Mentre il Governatore Giacinto Albini con i suoi ‘poteri illimitati’ ristabiliva gli ufficii della magistratura, le schiere degl’Insorti Lucani venivano organizzate, prima a Vietri etc…”Riviello, a p. 254, in proposito scriveva pure che: “Prima del Plebiscito i Governatori dai ‘poteri illimitati’ furono rimossi dal loro ufficio, e quindi Giacinto Albini cessò di essere a capo della notra Provincia (1).”. Riviello, a p. 254, nella nota (1) postillava che: “(1) Il Commendatore Giacinto Albini ritornò a Potenza nel 6 Novembre 1878 come Conservatore delle Ipoteche, e vi morì nell’11 Marzo 1884 – Tutta la cittadinanza ricordando i lieti e gloriosi giorni della Prodittatura, volle onorare la morte dell’insigne uomo etc…”. Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a pp. 195 e ssg., in proposito scriveva che: “….Dittatore. Il quale nel giorno 6 da Sala nominò il prodittatore Matina a governatore del Salernitano (con poteri illimitati”, e questi con esso lui procedendo in posta, venne il governo temporaneo da Sala a tramutarsi in Salerno. (1).”. Racioppi, a p. 195, nella nota (1) postillava: “(1) Gli atti o decreti furono raccolti nel libro ‘Della insurrezione nazionale del Salernitano nel 1860 per Antonio Alfieri d’Evandro. Napoli, 1861.”. L’Avv. Carlo Pesce, nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, nel 1911, a pp. 44-45, in proposito scriveva che: “….ad Auletta, dove pernottò in casa Mari. Ivi, nel mattino del 6 Settembre, convenne la Deputazione Potentina con l’altro Prodittatore Giacinto Albini, il quale fu nominato allora, cessato il breve concorde duumvirato della Prodittatura, ‘Governatore della Basilicata con poteri illimitati’.”. Raffaele De Cesare (Memor) (….), nel suo “La fine di un Regno – Dal 1855 al 6 settembre 1860 con prefazione di Raffaele De Cesare”, a pp. 461-462, in proposito scriveva che: All’alba del sei Garibaldi fu in Auletta, dove ricevè Giacinto Albini, l’altro prodittatore di Basilicata, e lo nominò governatore della stessa provincia, con pieni poteri.”. Rocco Sanseverino (….), nel suo “Tricarico nella rivoluzione Lucana del 1860”, Trani, ed. Paganelli, 1928, a p. 24, in proposito scriveva che: “Il 6 settembre finì il governo prodittatoriale, e Garibaldi nominò G. Albini governatore con pieni poteri.”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861. Edoardo Pedio (….), nel suo, La prodittatura lucana nel 1860 in “Atti congresso di Bologna del R. Istituto Storia del Risorgimento”, Napoli, Miceli, 1939, XVII, a p. 20, in proposito scriveva: “Mentre la Prodittatura e le sue commissioni lavoravano così alacremente Garibaldi passa per il Lagonegrese; e i due prodittatori si allontanano da Potenza per andargli incontro. Garibaldi, ringraziando i Lucani della loro fede, del loro coraggio e della loro energia, con decreto del 6 Settembre nomina Giacinto Albini Governatore della Provincia di Basilicata con ‘poteri illimitati’. Così si chiude la vita e l’attività della Prodittatura, sorta dall’entusiasmo e dalla fede di un popolo etc…La vita della Prodittatura (potere che nel suo stesso nome ha qualche cosa di anormale, giacchè si può parlare di dittatura e non di prodittatura) fu molto breve, della durata di pochi giorni. Tuttavia può avere un alto interesse storico in quanto fu tratto di transizione e di unione tra la rivolta ancora incoerente e la costituzione di un potere provvisorio che aprì la via ad un altro potere meno effimero, e poi definitivo.”. Il figlio Decio (1865-1923), che fu presidente del Comitato romano della Società per la storia del Risorgimento, cercò di dimostrare, in una serie di brevi lavori sul Risorgimento lucano, il mazzinianesimo del padre: egli fu anche il fondatore di diverse riviste lucane. Ma la sua attività prevalente fu quella di medico chirurgo, con un particolare inteper i problemi dell’ infanzia. Per meglio comprendere la figura di Giacinto Albini e dei “Poteri illimitati”, ottenuti unitamente alla nomina di Governatore della Basilicata, in un suo saggio, Ernesto Pontieri (….), mette seriamente in luce la sua figura quale essa veramente era. Tommaso Pedio (….), nella sua “Introduzione”, al suo testo, La Basilicata nel Risorgimento politico Italiano (1700-1870) – Saggio di un Dizionario bio-bibliografico – con Presentazione del Prof. Ernesto Pontieri, vol. I-II, Potenza, 1962, a p. 44, nella nota (5) postillava: “(5) ….Ma, contrariamente alla tesi unanimemente accolta e mai posta in dubbio (cfr. per tutti N. Rosselli, op. cit., pp. 320 ss.), noi escludiamo che Giacinto Albini abbia potuto acettare il programma mazziniano. E ad avvalorare questa nostra ipotesi sono le relazioni redatte dall’Albini nella sua qualità di governatore della Basilicata nel 1860. Etc…”. Pedio, a p. 48, in proposito scriveva che: “Estromessi dalla vita pubblica gli elementi radicali del movimento liberale, che pure avevano partecipato attivamente alla preparazione ed alla insurrezione lucana, destituiti dall’impiego i magistrati e tutti quei funzionari notoriamente borbonici (3), il nuovo Governo della Provincia della Basilicata è costretto, di fatto, a cedere i suoi poteri agli emissari piemontesi, che, pur mantenendo nella carica Giacinto Albini ed i suoi collaboratori, esercitano una azione diretta ad annullare ogni iniziativa che appaia, direttamente o indirettamente, in contrasto con il programma piemontese, che si propone l’annessione delle provincie meridionali senza tener conto delle aspirazioni delle diverse correnti liberali, che pure avevano attivamente operato per la insurrezione contro la dinastia dei Borboni (4).”. Pedio, a p. 48, nella nota (4) postillava: “(4) Sulla attività svolta dal governo prodittatoriale oltre la raccolta dei ‘Decreti e provvedimenti emanati dal Governo Prodittatoriale’ Lucano, Potenza, settembre 1860, ripubblicati nella Storia dei moti del Racioppi e riportati integralmente tra i documenti pubblicati dal Lacava nella sua Cronistoria cit., Renato Parrella, L’inventario generale e il registro dei proclami e decreti del Governo Prodittatoriale Lucano 19 agosto – 26 settembre 1860 in ASCL, a. XXV (1956) pp. 231 ss. Contro l’atteggiamento assunto dal governo prodittatoriale e l’ostracismo dato agli uomini del partito d’Azione in Basilicata cfr. Emilio Petruccelli, Relazione sui fatti avvenuti nella Città di Potenza il 18 agosto 1860, Potenza, Santanello, 1861.”. Pedio, a p. 48, in proposito scriveva che: “…il considerare antiliberale chi non condivide, in ogni suo punto, il programma piemontese; il ripristino di tutti i funzionari borbonici che erano stati esonerati dall’impiego dal Governo prodittatoriale (1); la condanna di ogni iniziativa diretta a mutare l’ordine economico e sociale; le aspirazioni dei fautori dei Borboni, non espresse dalle nuove autorità che cercano di attirare costoro alla politica piemontese, sono le cause di quei tentativi di manifestazioni contro i ricchi liberali che si verificano in occasione delle operazioni del plebiscito del 21 ottobre (2).”. Pedio, a p. 49, nella nota (1) postillava: “(1) P. Ciccotti, Al signor Consigliere di luogotenenza al Dicastero di Grazia e Giustizia, Potenza, Santanello, 1860.”. Pedio, a p. 49, nella nota (2) postillava: “(2) Sui fatti svoltisi in Basilicata nell’ottobre del 1860 cfr. Alessandro Smilari, Cenno storico delle reazioni del 21 ottobre 1860 nel Circondario di Lagonegro, Cosenza, 1862; Roberto Marotta, Relazione etc…; Pietro Lacava, Ai militi che sedarono la reazione di Carbone e di Castelsaraceno, Lagonegro, 1860 ed, oltre Racioppi, Storia dei moti cit., pp. 238 ss. e Guida, op. cit., pp. 105 ss., cfr. da ultimo, Pedio, La borghesia lucana, cit., cap. VIII e IX.”. Pedio, a p. 49, in proposito scriveva che: “Alle prime brevissime cronache, che hanno tutte un valore molto relativo, segue, nel 1867, la ‘Storia dei moti’ di Giacomo Racioppi. nonostante in questa monografia venga trascurato l’operato e l’atteggiamento assunto dalla corrente radicale nella preparazione e nella insurrezione lucana, e posta in risalto soltanto l’attività svolta dalla corrente moderata che, facente capo a Giacinto Albini, aveva indirizzando i liberali lucani verso il programma piemontese (3), la ‘Storia dei moti’ del Racioppi costituisce, ancora oggi, la fonte cui si attengono coloro che vogliono conoscere i fatti svoltisi in Basilicata nel 1860.”. Pedio, a p. 49, nella nota (3) postillava: “(3) Cfr. in proposito Rocco Brienza, Ai miei fratelli di sventura, Potenza, Santanello, 1868”. Pedio, a p. 50, in proposito scriveva che: “Il volere, inoltre, dimostrare l’appartenenza di Giacinto Albini e degli uomini a lui più vicini al movimento mazziniano, giustifica quella che potrebbe essere soltanto una nostra supposizione, che, ripetiamo, è avvalorata non solo da documenti illustranti questo periodo di storia lucana e che ancora si conservano nei loro originali, ma anche da quanto aveva scritto il Racioppi nel 1867. Nessuno, però, ha avanzato alcun dubbio sulla autenticità di tali documenti e tutti, nel soffermarsi sui fatti svoltisi in Basilicata, si sono pedissequamente uniformati a questa fonte. E se le esagerazioni in cui erano incorsi i vari scrittori lucani posteriori al Racioppi vengono rilevate in un breve articolo di Tripepi (3), tutti coloro che trattano questo periodo di storia lucana continuano ad interpretare i fatti richiamandosi ai giudizi dati dal Lacava e dall’Albini su uomini che, stando alla realtà dei fatti, avevano militato nelle correnti moderate e non già in quelle radicali e repubblicane che facevano capo al movimento mazziniano.”. Pedio, a p. 50, nella nota (3) postillava: “(3) Tripepi, Per una data patriottica, in Il Lucano, Potenza, 13-14 marzo 1906”. Pedio, a pp. 52-53, in proposito scriveva che: “….non svolgendo alcuna ricerca diretta sui documenti del tempo che avrebbero dimostrato come molti dei patrioti di Tricarico, definiti mazziniani dall’Albini, avevano aderito, prima del 1859, al movimento murattiano. Soltanto nel 1934 la pubblicazione di una lettera di Carlo De Cesare a Pasquale Ciccotti richiama l’attenzione degli studiosi del Risorgimento lucano sulla attività svolta in Basilicata nel 1860 da uomini di sentimenti liberali non facenti parte della cerchia di Giacinto Albini (1) e, successivamente, un breve saggio di Edoardo Pedio sulla prodittatura lucana, pur accennando alle diverse correnti liberali in Basilicata nel 1860, etc…”. Pedio, a p. 53, nella nota (2) postillava: “(2) Pedio Edoardo, La prodittatura lucana nel 1860 in Atti del Congresso di Bologna del R. Istituto Storia del Risorgimento, Napoli, Miceli, 1939, pp. 317 ss.”. Per comprendere meglio il dopo 1860, è utile leggere le pagine di Gabriele De Rosa e Antonio Cestaro (….), nel loro, Territorio e Società nella Storia del Mezzogiorno, ed. Guida, Napoli, 1973. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 104, in proposito scriveva che: “Furono abolite le giunte insurrezionali, soppressi i Comitati locali d’azione e al posto del Commissario civil avv.to Mango nel circondrio di Lagonegro fu inviato come Sotto Governatore Pietro Lacava che organizzò e mise nel migliore stato di funzionalità tutta l’ammistazione civile, politica, giudiziaria del distretto.”. Rocco Sanseverino (….), nel suo “Tricarico nella rivoluzione Lucana del 1860”, Trani, ed. Paganelli, 1928, a p. 24, in proposito scriveva che: “Il 6 settembre finì il governo prodittatoriale, e Garibaldi nominò G. Albini governatore con pieni poteri.”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861. L’Avv. Carlo Pesce, nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, nel 1911, a pp. 44-45, in proposito scriveva che: “….ad Auletta. Ivi, nel mattino del 6 Settembre, convenne la Deputazione Potentina con l’altro Prodittatore Giacinto Albini, il quale fu nominato allora, cessato il breve concorde duumvirato della Prodittatura, ‘Governatore della Basilicata con poteri illimitati’.”. Sempre il Pesce, a p. 59, in proposito scriveva che: “Il Governatore della Basilicata Giacinto Albini abolì tosto le giunte insurezionali, i comitati locali ed i commissari civili, e così fu richiamato a Potenza da Lagonegro il Commissario Giuseppe Mango, il quale, lungi dall’abusare del potere goduto, seppe conservare e rafforzare il plauso e la gratitudine dei suoi concittadini, ed in premio degli utili servizi resi alla rivoluzione fu nominato Giudice della Gran Corte Criminale di Potenza. Al posto del Mango fu mandato come Sotto-Governatore o Sotto-Intendente pel Distretto di Lagonegro il valoroso giovane Pietro Lacava, che tanta parte onorevole aveva presa in quei moti insurrezionali. Questi, venuto in Lagonegro nei primi giorni d’Ottobre, attese con tutta energia e con impareggiabile zelo al consolidamento del nuovo ordine di cose, e seppe in breve conquistare lo affetto e la stima di tutta la cittadinanza dell’intero Distretto, dove lasciò memorie ed amicizie imperiture.”. L’Avv. Carlo Pesce, nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, nel 1911, a p. 75, in proposito scriveva che: “Col plebiscito del 21 ottobre si può considerare come chiusa la gloriosa epopea dell’insurrezione napolitana, durata – come nelle classiche tragedie greche, dense d’azione per quanto rapide – breve tempo, nel quale i più grandiosi avvenimenti si successero con prodigiosa rapidità, mentre le popolazioni qui, come altrove, diedero prove mirabili di concordia, etc…(1).”. Pesce, a p. 75, nella nota (1) postillava: “(1) Il Lacava resse le sorti del Distretto di Lagonegro, in quei tempi turbinosi e difficili, fino al Marzo 1861, quando fu richiamato per più importanti uffizi a Potenza, lasciando in tutti gli atti il ricordo del suo zelo e della sua energia e rettitudine. Etc…”. Su Pietro Lacava, poi Ministro e fratello di Michele Lacava (….), ha scritto Tommaso Pedio (….), nel suo, La Basilicata nel Risorgimento politico Italiano (1700-1870) – Saggio di un Dizionario bio-bibliografico, a pp. 113-114, parlando degli scritti pubblicati a stampa nel 1860, ed in particolare quelli attribuiti a Giacomo Racioppi, a pp. 116-117, in proposito scriveva: “487 Giacomo Racioppi, Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860, Napoli, Morelli, 1867…..Esaurita in breve tempo, venne ripubblicata, ad iniziativa di Giustino Fortunato, nel 1909 (Bari, Laterza) con prefazione di pietro Lacava. L’introduzione alla II ed. è una memoria apologetica del Lacava il quale fu segretario del Governo Prodittatoriale Lucano e vice governatore del distetto di Lagonegro.”. Su Wikipedia leggiamo che Pietro Lacava, il 21 giugno 1860 fece parte del Comitato Centrale Lucano di Corleto Perticara e il 19 agosto, in seguito alla insurrezione della Basilicata, fu nominato segretario del Governo Protodittatoriale Lucano. Divenuto vice-governatore a Lagonegro, represse le manifestazioni legittimiste dell’ottobre del 1860. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 104, in proposito scriveva che: “Furono abolite le giunte insurrezionali, soppressi i Comitati locali d’azione e al posto del Commissario civil avv.to Mango nel circondrio di Lagonegro fu inviato come Sotto Governatore Pietro Lacava che organizzò e mise nel migliore stato di funzionalità tutta l’ammistazione civile, politica, giudiziaria del distretto.”. Lorenzo Predome (….), nel suo, I Lucani nella lotta per la libertà e per l’Unità d’Italia, ed. Resta, Bari, 1966, a pp. 83-84, in proposito scriveva: “4) Il Governo Prodittatoriale…..”.

GARIBALDI A EBOLI

La sera del 6 settembre 1860, dopo aver costituito il Governo provvisorio di Sala, Giuseppe Garibaldi affrontando una pioggia inarrestabile, si recò ad Eboli per incontrare i rappresentanti del comitato rivoluzionario della città di Salerno. Al seguito di Garibaldi tra i tanti intellettuali europei c’era lo scrittore Maxime du Camp che ha raccontato l’intrepida avanzata dei Mille da Sala Consilina fino a Salerno. Del suo biennio rivoluzionario, Marciano, trent’anni dopo, scrive un libretto: “Salerno nella Rivoluzione del 1860” , che si scopre ancora oggi fonte storica attendibile. Dalle memorie di Marciano vale la pena raccontare la cena a Eboli a casa di Francesco La Francesca con Garibaldi alla vigilia della partenza per Napoli in treno da Vietri sul Mare. «La sera del 6 settembre gli condussi in casa Garibaldi col seguito perché ci desse da mangiare. La scena seguì a Eboli, e ciò che avvenne tra me l’avvocato La Francesca si può immaginare …». L’episodio della cena a Eboli è poco ricordato dalla storiografia ufficiale e tuttavia rappresenta un esempio chiaro dell’impegno dei rivoluzionari salernitani favore della causa dell’Unità d’Italia. Il responsabile del Comitato dell’Ordine era Beniamino Marciano, patriota bergamasco, inviato in città dal comitato insurrezionale napoletano per preparare la Rivoluzione nell’attesa dell’arrivo nel salernitano dell’eroe dei due mondi. La vita del giovane garibaldino si intreccia con una vera eroina del Risorgimento Antonietta De Pace, una giovane mazziniana originaria di Gallipoli. L’incontro dei due rivoluzionari avviene nel 1858, Salerno, quando Antonietta De Pace dopo aver trascorso in carcere 18 mesi senza aver subito alcun processo per l’accusa di aver partecipato ai moti del ’ 48 a Napoli, decide di aggregarsi ai cospiratori salernitani. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a pp. 167-168, in proposito scriveva che: “VII. Frattanto Garibaldi camminava. Fra Salerno ed Avellino erano raccolti oltre a quarantamila uomini, la più parte di truppe straniere , risolute , dicevano, adattraversare ad ogni costo il passo al Filibustiere e a dargli una battaglia decisiva. E Garibaldi pure lo credette; onde affaccendandosi a concentrare quanto più presto poteva le sue forze intorno ad Eboli, s’andava a sua volta preparando alla giornata finale. Ma inutile allarme. Anche l’esercito di Salerno era affetto dal contagio comune e sacrato al medesimo destino de’ suoi compagni. Corsa appena la notizia che la rivoluzione s’era propagata ad Avellino e nel Principato Ulteriore, saputo che quel Caldarelli, che aveva capitolato a Cosenza, era passato con Garibaldi e marciava con lui contro gli antichi camerata, anche le truppe di quel campo cominciarono a dar que’ medesimi segni di indisciplina e di ammutinamento, che già avevan sciolte le fila del Briganti e del Ghio, ed a levare ogni speranza ai Comandanti di tentare , con qualche probabilità di buon successo , la prova estrema  a cui si erano impegnati. L’arrivo di queste notizie a Napoli fu decisivo . Nella sera del 5 settembre, il Re , radunato il Consiglio dei Ministri, etc…”. 

GARIBALDI A SALERNO

Nel 6 settembre 1860, Garibaldi, da Eboli arriva a Salerno

Emilio Zasio (….), nel suo “Da Marsala al Volturno – Ricordi di E. Z.”, ed. Camicia Rossa, Padova, Tip. Sacchetto, 1961, a p. 85, in proposito scriveva che: “In sette od otto compagni al Duce, la sera del 6 settembre da Eboli fummo a Salerno, ov’era luminaria e popolo a festa, plaudente e Lacerati i gigli borbonici, buttavansi a pazzo. ludibrio dei festanti. Alle 10 smontammo al palazzo d’Intendenza. Bello per copiosa luce, maestoso per fabbrica, ci consolò, non usi da un pezzo a siffatte dimore. Venne rappresentanza, confabulo, e ci offerse pranzo, che accettammo. Nulla v’era a dire di serio con essa, e senza notizie, trepidava ai chiesti ragguagli. Godemmo in gran salone, l’aspetto di signore venute da vicine ville, gentili nosco da non dirsi. Eleganti e tutte in bianco, come in antico a festa sacra. Alcune additate per altezza ed avvenenza, eran di paesino non lungi, che vanta l’eletta del nobil sesso. Ci strinser le mani le graziose, le loro candide, morbidissime, abbronzite le nostre. Fummo lieti, e preso commiato, ringraziammo.”. Dunque, Zasio, che era insieme a Garibaldi testimonia che a Salerno, insieme a lui e a Garibaldi, vi erano altri “sette o otto compagni del Duce”.  Vi era Nullo, vi era Mario, vi erano pure….Emilio Zasio (….), nel suo “Da Marsala al Volturno – Ricordi di E. Z.”, ed. Camicia Rossa, Padova, Tip. Sacchetto, 1961, a p. 86, in proposito scriveva che: “….udimmo di venuta da Napoli di scelta Commissione, con mandato d’invito al Duce d’entrarvi , fuggitone a Gaeta Francesco, timoroso di rivolta. Seco trasportò cento e più cavalli, i migliori, é quanto vi aveva di prezioso nella regia. Vennero De-Suget, vecchio generale, Colonna il Sindaco, Lorenzi. maggiore della guardia istituita a guarentigia popolare, e da Garibaldi accolti, ebbero ad esporre senz’ambagi domande e desiderii. Precedettero gl’inchini e il lungo complimentare cui il Duce pose fine con dignitoso gesto. Li fece sedere, e constatati i nomi, dissero : Eccellenza ! Tal parola il Generale fe’ osservare gentile si la sciasse, e proseguirono . Veniamo d’ordine di Napoli per dirvi l’esultanza addimostrata nell’udire i prodigi immensi di valore operati dall’E. V. da Marsala fino allo stretto, e di là fino a noi. L’Italia ha in voi una spada invitta, e….. Il Generale ringraziò e pregò d’esporre le condizioni di Napoli. Ripresero: è meglio che differiate di qualche di l’ingresso per l’accoglienza che a voi s’addice . — Son cittadino, rispose, anch’io, e come tale debbo entrare; le feste, gli archi facciansi pei Grandi ; debbo sollecitare e voi lo consentirete. Vorremmo, aggiunsero, la proprietà rispettata, e tutto predisposto. Sorrise allora , e mostrò che proprietà e vite furon rispettate ovunque ebbe comando e direzione.”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a pp. 167-168, in proposito scriveva che: “VII. Frattanto Garibaldi camminava. Fra Salerno ed Avellino erano raccolti oltre a quarantamila uomini, la più parte di truppe straniere , risolute , dicevano, adattraversare ad ogni costo il passo al Filibustiere e a dargli una battaglia decisiva. E Garibaldi pure lo credette; onde affaccendandosi a concentrare quanto più presto poteva le sue forze intorno ad Eboli, s’andava a sua volta preparando alla giornata finale. Ma inutile allarme. Anche l’esercito di Salerno era affetto dal contagio comune e sacrato al medesimo destino de’ suoi compagni. Corsa appena la notizia che la rivoluzione s’era propagata ad Avellino e nel Principato Ulteriore, saputo che quel Caldarelli, che aveva capitolato a Cosenza, era passato con Garibaldi e marciava con lui contro gli antichi camerata, anche le truppe di quel campo cominciarono a dar que’ medesimi segni di indisciplina e di ammutinamento, che già avevan sciolte le fila del Briganti e del Ghio, ed a levare ogni speranza ai Comandanti di tentare , con qualche probabilità di buon successo , la prova estrema  a cui si erano impegnati. L’arrivo di queste notizie a Napoli fu decisivo . Nella sera del 5 settembre, il Re, radunato il Consiglio dei Ministri, etc…”.

GARIBALDI A SALERNO

Nel 6 settembre 1860, Garibaldi, da Eboli arriva a Salerno

Emilio Zasio (….), nel suo “Da Marsala al Volturno – Ricordi di E. Z.”, ed. Camicia Rossa, Padova, Tip. Sacchetto, 1961, a p. 85, in proposito scriveva che: “In sette od otto compagni al Duce, la sera del 6 settembre da Eboli fummo a Salerno, ov’era luminaria e popolo a festa, plaudente e Lacerati i gigli borbonici, buttavansi a pazzo. ludibrio dei festanti. Alle 10 smontammo al palazzo d’Intendenza. Bello per copiosa luce, maestoso per fabbrica, ci consolò, non usi da un pezzo a siffatte dimore. Venne rappresentanza, confabulo, e ci offerse pranzo, che accettammo. Nulla v’era a dire di serio con essa, e senza notizie, trepidava ai chiesti ragguagli. Godemmo in gran salone, l’aspetto di signore venute da vicine ville, gentili nosco da non dirsi. Eleganti e tutte in bianco, come in antico a festa sacra. Alcune additate per altezza ed avvenenza, eran di paesino non lungi, che vanta l’eletta del nobil sesso. Ci strinser le mani le graziose, le loro candide, morbidissime, abbronzite le nostre. Fummo lieti, e preso commiato, ringraziammo.”. Dunque, Zasio, che era insieme a Garibaldi testimonia che a Salerno, insieme a lui e a Garibaldi, vi erano altri “sette o otto compagni del Duce”.  Vi era Nullo, vi era Mario, vi erano pure….Emilio Zasio (….), nel suo “Da Marsala al Volturno – Ricordi di E. Z.”, ed. Camicia Rossa, Padova, Tip. Sacchetto, 1961, a p. 86, in proposito scriveva che: “….udimmo di venuta da Napoli di scelta Commissione, con mandato d’invito al Duce d’entrarvi , fuggitone a Gaeta Francesco, timoroso di rivolta. Seco trasportò cento e più cavalli, i migliori, é quanto vi aveva di prezioso nella regia. Vennero De-Suget, vecchio generale, Colonna il Sindaco, Lorenzi. maggiore della guardia istituita a guarentigia popolare, e da Garibaldi accolti, ebbero ad esporre senz’ambagi domande e desiderii. Precedettero gl’inchini e il lungo complimentare cui il Duce pose fine con dignitoso gesto. Li fece sedere, e constatati i nomi, dissero : Eccellenza ! Tal parola il Generale fe’ osservare gentile si la sciasse, e proseguirono . Veniamo d’ordine di Napoli per dirvi l’esultanza addimostrata nell’udire i prodigi immensi di valore operati dall’E. V. da Marsala fino allo stretto, e di là fino a noi. L’Italia ha in voi una spada invitta, e….. Il Generale ringraziò e pregò d’esporre le condizioni di Napoli. Ripresero: è meglio che differiate di qualche di l’ingresso per l’accoglienza che a voi s’addice . — Son cittadino, rispose, anch’io, e come tale debbo entrare; le feste, gli archi facciansi pei Grandi ; debbo sollecitare e voi lo consentirete. Vorremmo, aggiunsero, la proprietà rispettata, e tutto predisposto. Sorrise allora , e mostrò che proprietà e vite furon rispettate ovunque ebbe comando e direzione.”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a pp. 167-168, in proposito scriveva che: “VII. Frattanto Garibaldi camminava. Fra Salerno ed Avellino erano raccolti oltre a quarantamila uomini, la più parte di truppe straniere , risolute , dicevano, adattraversare ad ogni costo il passo al Filibustiere e a dargli una battaglia decisiva. E Garibaldi pure lo credette; onde affaccendandosi a concentrare quanto più presto poteva le sue forze intorno ad Eboli, s’andava a sua volta preparando alla giornata finale. Ma inutile allarme. Anche l’esercito di Salerno era affetto dal contagio comune e sacrato al medesimo destino de’ suoi compagni. Corsa appena la notizia che la rivoluzione s’era propagata ad Avellino e nel Principato Ulteriore, saputo che quel Caldarelli, che aveva capitolato a Cosenza, era passato con Garibaldi e marciava con lui contro gli antichi camerata, anche le truppe di quel campo cominciarono a dar que’ medesimi segni di indisciplina e di ammutinamento, che già avevan sciolte le fila del Briganti e del Ghio, ed a levare ogni speranza ai Comandanti di tentare , con qualche probabilità di buon successo , la prova estrema  a cui si erano impegnati. L’arrivo di queste notizie a Napoli fu decisivo . Nella sera del 5 settembre, il Re, radunato il Consiglio dei Ministri, etc…”.

Nel 7 settembre 1860, Antonio Alfieri D’Evandro, segretario del Governo provvisorio di Sala Consilina, scrisse una lettera al Sindaco di Vibonati, dove informava della valigia del Tenente Crivellari, dispersa nella marcia delle brigate garibaldine condotte da Rustow da Vibonati a Casalnuovo.

Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro”, ed. Gutemberg, a p. 138, in proposito scriveva che: “E proprio durante una di quelle marce si verificò un episodio increscioso; Antonio Alfieri D’Evandro, segretario del Governo provvisorio di Sala, il 7 settembre al sindaco di Vibonati scrisse: “Cittadino Sindaco, il cittadino Tenente Crivellari dell’Armata del Dittatore Garibaldi marciando da Vibonati per qui prese una guida di costà da voi datale. Costui sull’atto di un momento consegnò la Compagnia ad altra guida di un paese vicino che il Tenente non conosce, si è saputo essere Castelluccio. In questo scambiarsi di guida l’Ufficiale essendosi addormentato, l’uomo da lui datoli portò seco una valigia contenente carte interessantissime. Non sappiamo se costui consegnò la valigia (….). Bisogna riavere la valigia ad ogni costo, la guida da voi stabilita deve occuparsene, voi dunque userete che sia al più presto possibile rimesso qui e per espresso.”. Infatti, Antonio Alfieri d’Evandro (…), nel 1861, nel suo “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, scrisse degli eventi che seguirono l’arrivo di Garibaldi al Fortino. Antonio Alfieri d’Evandro, fu nominato da Garibaldi segretario del Governo Provvisorio di Sala Consilina. Policiccho scriveva che in occasione della marcia da Vibonati, l’Alfieri d’Evandro riferiva che: “…durante una di quelle marce si verificò un episodio increscioso; etc…”. D’Evandro riferiva che, il 7 settembre, in qualità di Segretario del Governo provvisorio di Sala Consilina, scriveva al Sindaco di Vibonati il seguente testo: “Cittadino Sindaco, il cittadino Tenente Crivellari dell’Armata del Dittatore Garibaldi marciando da Vibonati per qui prese una guida di costà da voi datale. Costui sull’atto di un momento consegnò la Compagnia ad altra guida di un paese vicino che il Tenente non conosce, si è saputo essere Castelluccio. In questo scambiarsi di guida l’Ufficiale essendosi addormentato, l’uomo da lui datoli portò seco una valigia contenente carte interessantissime. Non sappiamo se costui consegnò la valigia (….). Bisogna riavere la valigia ad ogni costo, la guida da voi stabilita deve occuparsene, voi dunque userete che sia al più presto possibile rimesso qui e per espresso.”. D’Evandro, scriveva che cittadino Tenente Crivellari dell’Armata dei volontari garibaldini, marciando da Vibonati, verso il Fortino, aveva preso una guida datagli dal Sindaco di Vibonati. Questa guida di Vibonati, fornita al Crivellari dal Sindaco di Vibonati, il 4 settembre 1860, consegnò la Compagnia ad altra guida di Castelluccio, che il Tenente Crivellari però non conosce e non ricorda il nome. Scrive sempre D’Evando al Sindaco di Vibonati che, in questo “scambio di guide”, siccome il Tenente Crivellari si era addormentato non si è accorto che che nel frattempo la valigia, con “documenti riservatissimi” consegnata alla guida fornita da Vibonati, questi l’avesse consegnata all’altra guida di Castelluccio.  D’Evandro chiedeva al Sindaco di Vibonati di indagare sulla valigia e ne chiedeva l’immediata restituzione della stessa. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Appendice”, a p. 77, in proposito scriveva che: “……

Nel 7 settembre 1860, Francesco CURZIO, secondo eletto di Vibonati dava notizia dell’accaduto ai Sindaci del Circondario 

Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro”, ed. Gutemberg, a p. 138 aggiunge: “Il secondo eletto di Vibonati, Francesco Curzio, (1801-1885) nel darne notizia ai sindaci del Circondario aggiunse: “Io quindi nel trascrivervi quanto di sopra interessato le LL.SS., ad occuparsi seriamente perché la valigia perduta sia rinvenuta facendo menare i bandi per gli abitati con pene rigorose contro colui che avesse rinvenuto la detta valigia o portata via senza presentarla (13).”. Policicchio, a p. 138, nella nota (13) postillava: “(13) ACTLL (Archivio Comunale di Vallo), Documenti d’esito che figurano nel conto materiale dell’anno 1860, vol. III.”. Dunque, Ferruccio Policicchio scriveva che Francesco Curzio, secondo eletto di Vibonati. Chi era Francesco Curzio e che ruolo ebbe nella Insurrezione garibaldina contro il Regno di Francesco II ?. Policicchio cita i documenti conservati presso l’Archivio Comunale di Vallo della Lucania “Documenti d’esito che figurano nel Conto materiale dell’anno 1860”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Appendice”, a pp. 6-7, in proposito scriveva che: “N.° 9 Il Pro-Dittatore della Provincia di Salerno…Dispone…2. Dovendosi installare uguali Giunte Municipali in tutta la Provincia, destiniamo a questo incarico i Commissari organizzatori distrettuali, i quali saranno membri componenti di dritto delle Giunte de’ Municipii di loro residenza. Essi si metteranno immediatamente in missione con pieni poteri, trascegliendo per far parte delle Giunt i cittadini più noti per energia rivoluzionaria, per principii unitarii e probità personale. 2. Nominiamo all’ufficio di Commissarii Organizzatori distrettuali per lo distretto di Sala i Cittadini: D. Andrea Curzio di Sant’Angelo. Sala 31 Agosto 1860. Pel Dittatore Garibaldi. – Il Pro-Dittatore – G. Matina etc…”. Dunque, con questo decreto il Matina nominava il cittadino Andrea Curzio tra i Commissari Organizzatori distrettuale di Sala. Ma, sempre il d’Evando, a p. 17, nei “Documenti”, scriveva: “N.° 20. Quarto ordine del giorno. Il Dignor Capitano Lorenzo Curzii è nominato, come dall’ordine del Giorno numero secondo, Capo di Stato Maggiore. Il Comandante Militare – Firmato – Luigi Fabrizi.”. Qui il d’Evandro cita il documento n. 20 dove il colonnello Fabrizi nomina Lorenzo Curzii capo di Stato Maggiore, che probabilmente non è il Francesco Curzio di cui accenna Policicchio.

RUSTOW E LA BRIGATA MILANO A EBOLI

Nel 7 settembre 1860, RUSTOW è a Eboli e riceve l’ordine di marciare verso Salerno e poi a Napoli

Il generale Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, ( prima traduzione italiana del 1861), a p. 349, in proposito scrivea che: “Mentre Turr accorreva d’Auletta in seguito del Dittatore, per entrare con lui a Napoli, Rustow era arrivato ad Eboli il giorno 7 colla brigata Milano. Ivi ricevette a tarda sera l’ordine di andare a Napoli colla detta brigata, affinchè il Dittatore etc…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, parlando della battaglia di Reggio e del generale borbonico Gallotti, in proposito scriveva che: “…, mentre il generale Fabrizi, che aveva raccolto e concentrato nuove forze nel Cilento, le guidava fra il 7 e il 10 settembre a Salerno in varie colonne, rispettivamente comandante da valorosi patrioti: il Guardile, il Galloppo, il Curzio, il Magnone, il Passero, il De Dominicis.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 24, in proposito scriveva che: “Dopo alcune ore, si continuò la marcia verso Sala. Il giorno 6 ad Auletta, ove si vedevano ancora le traccie parlanti del terremoto del 1858. Il giorno 7 ad Eboli. Oramai ci trovavamo distanti una sola tappa dalla forte posizione di Salerno. Poteva la piccola brigata Milano osare di affrontarla ?. Si. Accadde l’impossibile ! La piccola forza imbarcata a Sapri, come di solito, era stata ingrandita dalla fama, la quale non curando molto gli zeri l’aveva fatta salire fino a 15 mila uomini. In verità noi avevamo appena altrettanto cartucce; ma Salerno fu abbandonata prima del nostro arrivo.”Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzonero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a p. 300, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: La brigata Milano arrivò a tarda sera del 3 a Vibonate e raggiunse il 4 il passo di monte Cocuzzo oltrepassando presso Fortino la strada consolare, sulla quale da allora in poi continuò a progredire, mentre le brigate Bologna e Parma la seguivano alla distanza di due o tre giorni di marcia, il grosso dell’armata da quattro fino a sei. Il 4 settembre, la brigata Milano, forte di circa 900 uomini, er già sulla strada consolare presso Casalnuovo. Il 5 marciava avanti sulle orme della regia brigata Caldarelli verso Sala. Caldarelli avea fatto alto a Padula onde meglio adempiere la sua capitolazione conchiusa coi Calabresi a Cosenza, per la quale egli non doveva battersi con Garibaldi. Il rapido avanzarsi della brigata Milano lo tagliò fuori da Salerno ed egli capitolò con Garibaldi. Il 6 la brigata Milano marciava sopra Auletta, ed il 7 settembre sopra Eboli. Lo stesso giorno in cui la piccola avanguardia toccava questo punto, il dittatore entrava nella capitale abbandonata da Francesco II.”. Antonio Pizzolorusso (….), nel suo I martiri per la libertà italiana della provincia di Salerno dall’anno 1820 al 1857 con appendice intorno al moto rivoluzionario del 1860 per Antonio Pizzolorusso, Salerno, Tipografia Nazionale, 1885, si veda l’ed. Ripostes, a pp. 234-235, in proposito scriveva che: Rustow esegui perfettamente tali ordini, tagliò la via al generale Caldarelli, che secondo la convenzione di Cosenza si recava a Salerno, e l’indusse a deporre le armi; ed entrò la sera trionfante in Sala Consilina, pervenendo la dimane ad Eboli , ove fu raggiunto da Garibaldi , che con molta esultanza fu accolto dal popolo guidato da molti cittadini, che sin dall’anno primo congiuravano e tra questi erano : Santoro Vito, Melillo Vito, Selvaggio Nicola, Cavaliere Raffaele, Pisciotta Vincenzo, Postiglione Luigi, Sansimone Pasquale, Caputo Vincenzo, Principale Francesco, Scocozza Gerardo, Druella Vito, Sica Oraziantonio , Caniato Donato, Pintozzi Luigi , di Spagna Berniero, Bianco Vito, Nigro Leonardo ed altri. Pervenuta la notizia a Salerno che Garibaldi era arrivato ad Eboli, molti giovani delusero la vigilanza della polizia e partirono ver quella parte e abboccatisi col generale Turr, spedirono poi al sindaco il seguente telegramma. Etc…”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a pp. 824-825, in proposito scriveva che: Il giorno 6, la brigata Milano, continuando la sua marcia, giungeva ad Auletta: il giorno 7 ad Eboli; il resto dell’ esercito marciava a grandi giornate sopra Napoli, ignorando che in quell’istante medesimo il Dittatore solo entrava nella metropoli del regno.”. Dunque, l’Oddo, a differenza di altri storici scriveva che la Brigata Milano con Rustow giunse ad Eboli il giorno 7 settembre 1860.

Nel 7 settembre 1860, a Eboli, il colonnello Rustow e la sua Brigata MILANO

Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Trieste, 1868, Vol. II, a p. 207, in proposito scriveva che: “Il Turr voltava allora con la sua brigata a compiere la reazione ad Ariano; onde toccò al Rustow con la brigata detta Milano d’entrar primo in Napoli. Avutone l’ordine da Eboli, dov’era giunto il mattino dell’8, prese carrozze, carri, muli. asini e ogni maniera di vetture, ed entrò alla grottesca in Salerno, fatto accogliere con una nostra musica militare ch’era lì reata indietro. E di corto per la strada di ferro a poco per volta entrava in Napoli di notte, per ascondere sua luridezza; e alloggiava a Pizzofalcone, ov’erano ancora soldati nostri. Quei primi furon più che mille, il resto venne poi.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p.159, in proposito scriveva che: “VIII. Il Rustow insieme con la sua brigata Milano, giunto in Eboli il 7, ebbe ordine di trovarsi a Napoli per il giorno dopo. Ques’ordine non fu però osservato, perchè i volontari erano stanchi per le lunghe marce e per giunta mancavano i carri per trasportarli. Il Rustow pensò allora di mandare a Salerno un distaccamento della guardia nazionale di Eboli, per radunare quanti più carri e carrozze trovasse per via, su cui furono fatti salire tutti coloro che si sentivano più in grado di proseguire la marcia…..arrivò il 9 a Napoli.”Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 155 e ssg., in proposito scriveva che: Un telegramma, diretto al Sindaco di Auletta e firmato dal Gen. Turr, spedito dal Fortino di Casaletto Spartano il 4 settembre, informava che sarebbero transitati, diretti a Salerno, 25.000 uomini, e bisognava procurare viveri e vettovaglie; in marcia di avvicinamento era anche la colonna di Rustow, e reparti del Battaglione “Lucania” sarebbero giunti l’8 settembre.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 163, in proposito scriveva che: “Lo Stato Maggiore avrebbe desiderato che, al momento dell’ingresso di Garibaldi in Napoli, vi si trovasse pronto un buon numero di garibaldini, perciò fu telegrafato subito al generale Gandini, comandante della brigata Milano, di partire presto da Eboli e di recarsi a Vietri etc…”. Il generale Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, ( prima traduzione italiana del 1861), a p. 349, in proposito scrivea che: “Mentre Turr accorreva d’Auletta in seguito del Dittatore, per entrare con lui a Napoli, Rustow era arrivato ad Eboli il giorno 7 colla brigata Milano. Ivi ricevette a tarda sera l’ordine di andare a Napoli colla detta brigata, affinchè il Dittatore etc…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, parlando della battaglia di Reggio e del generale borbonico Gallotti, in proposito scriveva che: “…, mentre il generale Fabrizi, che aveva raccolto e concentrato nuove forze nel Cilento, le guidava fra il 7 e il 10 settembre a Salerno in varie colonne, rispettivamente comandante da valorosi patrioti: il Guardile, il Galloppo, il Curzio, il Magnone, il Passero, il De Dominicis.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 24, in proposito scriveva che: “Dopo alcune ore, si continuò la marcia verso Sala. Il giorno 6 ad Auletta, ove si vedevano ancora le traccie parlanti del terremoto del 1858. Il giorno 7 ad Eboli. Oramai ci trovavamo distanti una sola tappa dalla forte posizione di Salerno. Poteva la piccola brigata Milano osare di affrontarla ?. Si. Accadde l’impossibile ! La piccola forza imbarcata a Sapri, come di solito, era stata ingrandita dalla fama, la quale non curando molto gli zeri l’aveva fatta salire fino a 15 mila uomini. In verità noi avevamo appena altrettanto cartucce; ma Salerno fu abbandonata prima del nostro arrivo.”. Antonio Pizzolorusso (….), nel suo I martiri per la libertà italiana della provincia di Salerno dall’anno 1820 al 1857 con appendice intorno al moto rivoluzionario del 1860 per Antonio Pizzolorusso, Salerno, Tipografia Nazionale, 1885, si veda l’ed. Ripostes, a pp. 234-235, in proposito scriveva che: Rustow esegui perfettamente tali ordini, tagliò la via al generale Caldarelli, che secondo la convenzione di Cosenza si recava a Salerno, e l’indusse a deporre le armi ; ed entrò la sera trionfante in Sala Consilina, pervenendo la dimane ad Eboli , ove fu raggiunto da Garibaldi , che con molta esultanza fu accolto dal popolo guidato da molti cittadini, che sin dall’anno primo congiuravano e tra questi erano : Santoro Vito, Melillo Vito, Selvaggio Nicola, Cavaliere Raffaele, Pisciotta Vincenzo, Postiglione Luigi, Sansimone Pasquale, Caputo Vincenzo, Principale Francesco, Scocozza Gerardo, Druella Vito , Sica Oraziantonio , Caniato Donato, Pintozzi Luigi , di Spagna Berniero, Bianco Vito, Nigro Leonardo ed altri. Pervenuta la notizia a Salerno che Garibaldi era arrivato ad Eboli, molti giovani delusero la vigilanza della polizia e partirono ver quella parte e abboccatisi col generale Turr, spedirono poi al sindaco il seguente telegramma. Etc…”.

Nell’8 settembre 1860, da Eboli, il colonnello Rustow e la sua Brigata MILANO partirono per Napoli

Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Trieste, 1868, Vol. II, a p. 207, in proposito scriveva che: “Il Turr voltava allora con la sua brigata a compiere la reazione ad Ariano; onde toccò al Rustow con la brigata detta Milano d’entrar primo in Napoli. Avutone l’ordine da Eboli, dv’era giunto il mattino dell’8, prese carrozze, carri, muli. asini e ogni maniera di vetture, ed entrò alla grottesca in Salerno, fatto accogliere con una nostra musica militare ch’era lì reata indietro. E di corto per la strada di ferro a poco per volta entrava in Napoli di notte, per ascondere sua luridezza; e alloggiava a Pizzofalcone, ov’erano ancora soldati nostri. Quei primi furon più che mille, il resto venne poi.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p.159, in proposito scriveva che: “VIII. Il Rustow insieme con la sua brigata Milano, giunto in Eboli il 7, ebbe ordine di trovarsi a Napoli per il giorno dopo. Ques’ordine non fu però osservato, perchè i volontari erano stanchi per le lunghe marce e per giunta mancavano i carri per trasportarli. Il Rustow pensò allora di mandare a Salerno un distaccamento della guardia nazionale di Eboli, per radunare quanti più carri e carrozze trovasse per via, su cui furono fatti salire tutti coloro che si sentivano più in grado di proseguire la marcia…..arrivò il 9 a Napoli.”Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea Garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 159-160, in proposito scriveva: “Il mattino dell’8 settembre giunse a Salerno la prima colonna di garibaldini formata da piemontesi milanesi e volontari, che, vestiti con camiciotto biancaccio e con giacca bruna, si schierarono innanzi all’Intendenza. Tra essi si scorgevano anche ragazzi su quindici e sedici anni. A mezzodì circa e per un’ora intera un gruppo di milanesi che formava l’avanguardia, unitosi alla Guardia Nazionale ed alla banda musicale e seguita dalla folla, percorse le vie della città, cantando inni patriottici e prorompendo in ovazioni a prò della libertà e di Garibaldi. Cessata la dimostrazione, quel gruppo di volontari decise di partire anch’esso per Napoli. Lasciò difatti Salerno alle ore 20 circa ?(40). Etc…”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 155 e ssg., in proposito scriveva che: Un telegramma, diretto al Sindaco di Auletta e firmato dal Gen. Turr, spedito dal Fortino di Casaletto Spartano il 4 settembre, informava che sarebbero transitati, diretti a Salerno, 25.000 uomini, e bisognava procurare viveri e vettovaglie; in marcia di avvicinamento era anche la colonna di Rustow, e reparti del Battaglione “Lucania” sarebbero giunti l’8 settembre.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 163, in proposito scriveva che: “Lo Stato Maggiore avrebbe desiderato che, al momento dell’ingresso di Garibaldi in Napoli, vi si trovasse pronto un buon numero di garibaldini, perciò fu telegrafato subito al generale Gandini, comandante della brigata Milano, di partire presto da Eboli e di recarsi a Vietri etc…”. Il generale Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, ( prima traduzione italiana del 1861), a p. 349, in proposito scrivea che: “Mentre Turr accorreva d’Auletta in seguito del Dittatore, per entrare con lui a Napoli, Rustow era arrivato ad Eboli il giorno 7 colla brigata Milano. Ivi ricevette a tarda sera l’ordine di andare a Napoli colla detta brigata, affinchè il Dittatore etc…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, parlando della battaglia di Reggio e del generale borbonico Gallotti, in proposito scriveva che: “…, mentre il generale Fabrizi, che aveva raccolto e concentrato nuove forze nel Cilento, le guidava fra il 7 e il 10 settembre a Salerno in varie colonne, rispettivamente comandante da valorosi patrioti: il Guardile, il Galloppo, il Curzio, il Magnone, il Passero, il De Dominicis.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 24, in proposito scriveva che: “Dopo alcune ore, si continuò la marcia verso Sala. Il giorno 6 ad Auletta, ove si vedevano ancora le traccie parlanti del terremoto del 1858. Il giorno 7 ad Eboli. Oramai ci trovavamo distanti una sola tappa dalla forte posizione di Salerno. Poteva la piccola brigata Milano osare di affrontarla ?. Si. Accadde l’impossibile ! La piccola forza imbarcata a Sapri, come di solito, era stata ingrandita dalla fama, la quale non curando molto gli zeri l’aveva fatta salire fino a 15 mila uomini. In verità noi avevamo appena altrettanto cartucce; ma Salerno fu abbandonata prima del nostro arrivo.”. Antonio Pizzolorusso (….), nel suo I martiri per la libertà italiana della provincia di Salerno dall’anno 1820 al 1857 con appendice intorno al moto rivoluzionario del 1860 per Antonio Pizzolorusso, Salerno, Tipografia Nazionale, 1885, si veda l’ed. Ripostes, a pp. 234-235, in proposito scriveva che: Rustow eseguì perfettamente tali ordini, tagliò la via al generale Caldarelli, che secondo la convenzione di Cosenza si recava a Salerno, e l’indusse a deporre le armi ; ed entrò la sera trionfante in Sala Consilina, pervenendo la dimane ad Eboli, ove fu raggiunto da Garibaldi, che con molta esultanza fu accolto dal popolo guidato da molti cittadini, che sin dall’anno primo congiuravano e tra questi erano: Santoro Vito, Melillo Vito, Selvaggio Nicola, Cavaliere Raffaele, Pisciotta Vincenzo, Postiglione Luigi, Sansimone Pasquale, Caputo Vincenzo, Principale Francesco, Scocozza Gerardo, Druella Vito , Sica Oraziantonio, Caniato Donato, Pintozzi Luigi, di Spagna Berniero, Bianco Vito, Nigro Leonardo ed altri. Pervenuta la notizia a Salerno che Garibaldi era arrivato ad Eboli, molti giovani delusero la vigilanza della polizia e partirono ver quella parte e abboccatisi col generale Turr, spedirono poi al sindaco il seguente telegramma. Etc…”.

 GARIBALDI A NAPOLI

Nel 7 settembre 1860, Garibaldi, da Salerno parte in carrozza ed arriva a Napoli, Capitale del Regno Borbonico delle Due Sicilie

Da Wikipedia leggiamo che il 6 settembre re Francesco II abbandonava Napoli, imbarcandosi con la famiglia sul vapore Messaggero, cercando di riorganizzare il suo esercito fra la fortezza di Gaeta e quella di Capua, con al centro il fiume Volturno. Così, il 7 settembre, Garibaldi, precedendo il grosso del suo esercito, viaggiando su un treno, che da Torre Annunziata dovette procedere lentamente per non travolgere le ali di folla festante, poté entrare in città accolto da liberatore Le truppe borboniche, ancora presenti in abbondanza e acquartierate nei castelli, non offrirono alcuna resistenza e si arresero poco dopo. Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 380 e ssg., in proposito scriveva che: “….CAPITOLO XIV. Ingresso in Napoli, 7 settembre 1860. L’ingresso nella grande capitale ha più del portentoso che della realtà . Accompagnato da pochi aiutanti, io passai framezzo alle truppe borboniche ancora padrone, le quali mi presentavano l’armi con più ossequio certamente, che non lo facevano in quei tempi ai loro generali . Il 7 settembre 1860 ! E chi-dei figli di Partenope non ricorderà il gloriosissimo giorno ? Il 7 settembre cadeva l’abborrita dinastia che un grande statista inglese avea chiamato « Maledizione di Dio ! » e sorgeva sulle sue ruine la sovranità del popolo, che una sventurata fatalità fa sempre poco duratura. Il 7 settembre un figlio del popolo, accompagnato da pochi suoi amici che si chiamavano aiutanti, ‘ entrava nella superba capitale dal focoso destriero acclamato e sorretto dai cinquecentomila abitatori, la cui fervida ed irresistibile volontà, paralizzando un esercito intiero, li spingeva alla demolizione d’ una tirannide, all’ emancipazione dei sacri loro diritti ; quella scossa avrebbe potuto movere l’intiera Italia, e portarla sulla via del dovere, quel ruggito basterebbe a far mansueti i reggitori insolenti ed insaziabili, ed a rovesciarli nella polve !.”.Garibaldi, a p. 380, nella nota (1) postillava: “Missori , Nullo , Basso, Mario, Stagnetti , Canzio.”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, a p. 267, in proposito scriveva che: “Il 6 settembre, alle sette di sera, il re Francesco II si era imbarcato alla volta di Gaeta; il 7 mattina Garibaldi aveva ricevuto a Salerno i deputati di Napoli, e verso le undici, accompagnato da una dozzina di ufficiali, era arrivato con un treno diretto nella città, dove lo aspettava la guardia nazionale.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nel suo “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi and the making of Italy”, a pp. 226-227 , in proposito scriveva che: “Annunziato telegraficamente il suo arrivo alla capitale per le undici di quel venerdì 7 settembre, il Dittatore e il suo seguito lasciaron Salerno in vettura alle nove e mezzo in punto, accompagnati da un altro scoppio di entusiasmo frenetico (1). A Vietri, stazione di confine, montarono in un treno speciale che traboccò subito di gente, Garibaldi, il suo Stato Maggiore e i suoi amici personali, una ventina di Guardie Nazionali salernitane etc…”. Costanzo Maraldi (….), nel suo, “La rivoluzione siciliana del 1860 e l’opera politico-amministrativa di Agostino Depretis”, Roma, Tip. L. Proja, via Emilio Faà di Bruno, 7, 1932, a p. 96, in proposito scriveva che: “Dal 4 al 7 settembre gli avvenimenti nell’Italia meridionale s’erano rapidamente succeduti in un modo meraviglioso. L’Europa stupefatta aveva assistito in pochi giorni allo sfacelo di un grande esercito ed alla fine di un Regno, fino a pochi mesi prima comunemente ritenuto il più potente degli Stati della penisola Italiana. Quegli ostacoli che, il 4 settembre, alcuni credevano che avrebbero dovuto ritardare la marcia trionfale di Garibaldi, s’erano invece rivelati inesistenti, e Garibaldi, tre giorni dopo la scena del Fortino, aveva potuto entrare trionfalmente in Napoli, circondato dal solo suo Stato Maggiore, mentre all’alba dello stesso giorno (7 settembre) l’ultimo dei Borboni di Napoli era sbarcato a Gaeta, che doveva essere l’ultimo propugnacolo dell’agonizzante Monarchia. Durante la sua rapida marcia da Lagonegro a Napoli (4-7 settembre) Garibaldi aveva riconfermato alle varie deputazioni, venutegli incontro per ossequiarlo, il suo aperto e deciso proposito di proclamare l’annessione delle Provincie meridionali a Roma. Etc…(191).”. Maraldi, a p. 97, nella nota (191) postillava: “(191) Dal “Diario del Bertani”, pubblicato dalla Mario, op. cit., vol. II, pag. 188. Si noti pure che l’idea di riprendere Nizza all’odiato Bonaparte non era poi completamente estranea al pensiero di Garibaldi etc…”. L’Avv. Carlo Pesce, nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, nel 1911, a pp. 45-46, in proposito scriveva che: Ivi, nel mattino del 6 Settembre, ……Nel giorno stesso il Generale, col breve eletto corteo, ripartì, fra le vive acclamazioni e benedizioni del popolo festante, per Eboli, Salerno e Napoli, dove entrò trionfalmente nella sera del Venerdì 7 Settembre, inerme, senza scorta ed in carrozza scoperta, passando sotto i cannoni del Forte del Carmine, le cui sentinelle, gli resero gli onori militari, mentre nel giorno innanzi il Re Francesco, con tutta la Corte, era partito per mare per la fortezza di Gaeta in cerca d’asilo ed in attesa degli aiuti dimandati dall’Europa, che si mostrò sorda a quell’invito.”. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 929, in proposito scriveva che: “All’alba del 7 settembre, il Di Lorenzo e il Rendina furono presentati da Cosenz a Garibaldi, che loro fece cordialissima accoglienza. Si parlò del prossimo arrivo del sindaco e del comandante della guardia nazionale, che Garibaldi era impaziente di vedere. Etc…(p. 930) A nulla valsero le preghiere del Bertani e del Nullo, i quali sapevano essere a Nocera ancora occupata dalle truppe bavaresi, e i castelli di Napoli dai soldati borbonici….Etc…(p. 931) Si partì da Salerno alle nove e mezzo. La guardia nazionale e le squadre insurrezionali del Salernitano volevano seguire Garibaldi, ma egli non volle. Di Lorenzo e Rendina precedevano con altro legno a tutta corsa, per far telegrafare dal capostazione di Cava che fosse sgomberata dai bavaresi la stazione di Nocera, ma questi etc…”. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 931, in proposito scriveva che: “Nelle prime ore della giornata, Emilio Visconti Venosta, che era ancora a Napoli, incontrò in piazza Ferdinando il Frapolli, prima camicia rossa che si vedesse per le vie di Napoli, alcune ore avanti che Garibaldi arrivasse. Egli conosceva il Frapolli, che era stato per poco tempo ministro della guerra a Modena col Farini. Il Frapolli, informato il Visconti della sua missione, gli annunziò che Garibaldi sarebbe arrivato fra poche ore, etc…”. Raffaele De Cesare (Memor) (….), nel suo “La fine di un Regno – Dal 1855 al 6 settembre 1860 con prefazione di Raffaele De Cesare”, a p. 462, riferendosi al 6 settembre 1860, in proposito scriveva che: La sera di quel giorno, Garibaldi giunse a Salerno, e prese stanza nel palazzo dell’intendenza.. Francesco Crispi (….), nel suo “Crispi – Per un antico parlamentare col suo diario della spedizione dei Mille, Roma, ed. Edoardo Perino Tipografo, 1890, a p. 194, in proposito scriveva che: “…XL…..Erano passati appena undici giorni dallo sbarco in Calabria, quando Garibaldi, accompagnato soltanto da alcuni aiutanti di campo, precedendo il suo piccolo esercito che lo seguiva a marcie forzate, entrava in Napoli, circondato da una folla delirante. Trovava il « nido caldo » come disse egli stesso . Il giorno prima Francesco II aveva lasciato il palazzo reale per recarsi a Capua ad organizzarvi le estreme difese. Le truppe borboniche occupavano ancora la città ; trascinate dall’entusiasmo generale presentarono le armi all’eroe trionfante . Era il 7 settembre.”. Emile Maison (….), nel suo, Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861, a pp. 68-68 e ssg. trascriveva una lettera dell’8 settembre ed in proposito scriveva che: “Sapri, Policastro, le 8 september. Garibaldi est à Naples. Il y est entré hier dans la journée, accompagné seulement de quelques-uns de ses amis (1). En de pit du temps qui parait vpouloir changer, je vais avec mes deux compatriotes faire une excursion à Policastro, au delà de Sapri, ville qui merite à peine aujourd’hui le nom de village, car elle ne renferme pas plus de quatre cents ames. On lui donne sans doite ce titre en souvenir de son importance passée, et parce qu’elle prete son nom au golfe qui s’etend devant elle. D’apres un historien digne de foi, elle fut, en 1055, entierement detruite par Robert Guiscard, etc…”, che tradotto significa: Garibaldi è a Napoli. Vi è entrato ieri in giornata, accompagnato solo da alcuni suoi amici (1). Nonostante il tempo che sembra cambiare, vado con i miei due connazionali a fare un’escursione a Policastro, oltre Sapri, cittadina che oggi merita a malapena il nome di villaggio, perché non contiene più di quattrocento anime. Le viene dato senza dubbio questo titolo in ricordo della sua passata importanza e perché dà il nome al golfo che si estende davanti ad essa. Secondo uno storico attendibile fu, nel 1055, completamente distrutta da Roberto il Guiscardo, etc…”. Il volontario garibaldino scriveva di Sapri che era un piccolo paesino di 400 anime. Maison, a pp. 68-69, nella nota (1) postillava: “(1) D’après M. Edwin James, témoin oculaire , Garibaldi passa par Eboli . A Salerne etc…”, che tradotto significa: “(1) Secondo il signor Edwin James, un testimone oculare, Garibaldi passò da Eboli. A Salerno, prese la ferrovia.”. Mason cita M. Edwin James (….), il cui testo è di un giornale curato da Ms. Edwin James’s. Egli scrisse “Garibaldi and his advisers”. Emilio Zasio (….), nel suo “Da Marsala al Volturno – Ricordi di E. Z.”, ed. Camicia Rossa, Padova, Tip. Sacchetto, 1961, a p. 86, in proposito scriveva che: “……………”.

Dopo il 7 settembre 1860, Garibaldi a Napoli ed il suo Governo provvisorio (Pro-Dittatura)

Da Wikipedia leggiamo che dopo l’ingresso di Garibaldi a Napoli, la situazione italiana era questa: le regioni meridionali (Sicilia, Calabria, Basilicata, e quasi tutta la Campania) erano state conquistate da Garibaldi, mentre Lombardia, Emilia, Romagna, Toscana erano entrate nel Regno d’Italia in seguito alla seconda guerra d’indipendenza italiana e ai successivi plebisciti. Il Sud e il Nord della penisola erano però ancora separati dalla presenza dello Stato Pontificio. L’avanzata di Garibaldi, inoltre, preoccupava i moderati e le corti europee sia per una sua possibile avanzata fino a Roma e per il rischio di una svolta repubblicana rivoluzionaria causa la presenza mazziniana sempre più attiva. Il governo provvisorio di Garibaldi a Napoli si instaurò dopo l’ingresso trionfale dei Mille a Napoli il 7 settembre 1860, in seguito alla spedizione in Sicilia e alla successiva conquista del Regno delle Due Sicilie. Questo governo, guidato da Garibaldi in qualità di dittatore, ebbe come obiettivo principale l’unificazione del Mezzogiorno con il Regno di Sardegna. L’ingresso di Giuseppe Garibaldi a Napoli il 7 settembre 1860 segna un momento cruciale per l’Italia, con la fine del dominio borbonico e l’avvio dell’unificazione nazionale. La campagna dei Mille, iniziata a maggio, e il plebiscito di ottobre che sancisce l’annessione al Regno di Sardegna, sono passaggi fondamentali verso la nascita del Regno d’Italia. L’azione di Garibaldi in Sicilia e nel Sud Italia fu facilitata e in parte coordinata con il Regno di Sardegna, guidato dal Primo Ministro Camillo Benso, conte di Cavour. Sempre da Wikipedia, alla voce “Francesco Crispi” leggiamo che a Napoli il governo provvisorio di Garibaldi era in gran parte nelle mani dei fedeli di Cavour. Crispi, che arrivò in città a metà settembre, insistette con il generale e ottenne di concentrare il potere nelle sue mani. Tuttavia, la spinta rivoluzionaria che aveva animato la spedizione andava affievolendosi, specie dopo la battaglia del Volturno. Gustav Rasch (….), nel cap. IX “La campagna garibaldina nel Napoletano”, nel suo, Garibaldi e Napoli nel 1860: note di un viaggiatore prussiano – introduzione, traduzione e note di Luigi Emery, ed. Laterza, Bari, 1938, a pp. 145-146, in pproposito scriveva che: “Né il rapido ingresso di Garibaldi a Napoli fu una imprudenza, come si è spesso affermato nella stampa tedesca; fu invece un’urgente necessità per la città. Il partito graibaldino e il partito cavouriano, che chiedeva l’annessione immediata, erano venuti ad aperto contrasto; una rottura sarebbe riuscita infinitamente dannosa alla causa nazionale, se pure non avrebbe dato luogo addirittura ad una guerra civile. Si era gia arrivati alla formazione di un ministero secondo gl’intenti del partito cavouriano; da un momento all’altro potevano scoppiare disordini; l’atteggiamento delle truppe che occupavano ancora il Castel Nuovo e Sant’Elmo era cupo e minaccioso. L’arrivo di Garibaldi che entrò in città col generale Cosenz e qualche ufficiale del suo stato maggiore, in vettura scoperta, accompagnato da alcune guide, troncò l’attesa di tutti i dubbiosi e gl’indecisi, il lavorio dei partiti e l’eventuale resistenza delle truppe borboniche rimaste. L’entusiasmo dei Napoletani non conosce limiti. Prima di mezzogiorno il generale Cosenz aveva formato un Governo; la sera, il generale Turr faceva ingresso in città con l’avanguardia della sua Divisione. Il giorno stesso le truppe borboniche sgomberavano il Castel Vecchio e alcuni punti fortificati; l’indomani capitolò Sant’Elmo, …..Garibaldi affidò all’ammiraglio Persano, suo vecchio amico, il comando della flotta e spedì un vapore a Genova, per offrie la prodittatura al marchese Pallavicino. Si sviluppò la Guardia Nazionale. Si sviluppò la Guardia Nazionale….Garibaldi si condusse con somma moderazione e saggezza. La sua situazione era difficile, tra annessionisti, repubblicani ed ex soldati e ufficiali regi. Avendo sempre di mira lo scopo della sua vita e delle sue lotte, l’unità d’Italia, sempre cercando di conseguirlo senza spargimento di sangue, egli procurò di conciliare repubblicani e annessionisti, formò coi soldati e ufficiali napoletani una Divisione a parte e, col grosso del proprio esercito etc…”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Trieste, 1868, Vol. II, a p. 205, in proposito scriveva che: “Tantosto il dittatore si fece il ministero. Confermò D. Liborio, e i direttori Giacchi e De Cesare, che anime di fango non arrossirono del pubblico tradimento. Mise alla Guerra Cosenz, con direttore Guglielmo Sauget nostro tenente colonnello figlio del generale. Alla giustizia il Pisanelli, quello del governo provvisorio; alla polizia fu direttore un Giuseppe Arditi; e rimase prefetto il Barbari per un giorno solo, a non sfuggir la vergogna del servire due padroni in un giro di sole.”. Il barone di Roccagloriosa, Rodolfo d’Afflitto fece parte del governo provvisorio di Giuseppe Garibaldi, pur adoperandosi a sollecitare l’intervento delle truppe piemontesi e la pronta annessione, infatti, negli ultimi quattro mesi del 1860 il D’Afflitto partecipò attivamente alla vita politica napoletana, un breve ma intenso periodo in cui furono affrontati i molti problemi meridionali e attuato il passaggio da capitale di un regno indipendente a semplice capoluogo di una delle province del Regno d’Italia. Egli fu uno degli esponenti del moderatismo meridionale che collaborarono in tale azione con gli inviati del governo torinese, con l’intento, alquanto palese, di attutire le spinte rivoluzionarie di stampo garibaldino e di operare un amalgama con la classe dirigente settentrionale. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a p. 315, in proposito scriveva: “….Garibaldi si occupò seriamente della necessaria organizzazione amministrativa. Del vecchio ministero non rimase che Liborio Romano; tutti gli altri ministri furono rinnovati, nel che Garibaldi pose diligenza a mettere al governo gli uomini più possibilmente moderati. Ministro della guerra fu nominato il generale Cosenz, Pisanelli ebbe il ministero della giustizia, Antonio Ciccone quello dell’istruzione pubblica, Rodolfo Afflitto i lavori pubblici, Scialoja, che trovavasi tuttora a Torino, venne nominato ministro delle finanze. Andrea Colonna venne eletto sindaco della città. Anche alle ambasciate si provvedette con nuovo personale; a Torino venne spedito Pier Silvestro Leopardi, a Parigi il marchese De Bella, Carlo Cattaneo venne destinato all’ ambasciata di Londra. Se di molti di questi uomini quasi poteva dirsi che fossero cavouriani, non fece invece poca sensazione la nomina di Bertani a segretario generale del dittatore, e verosimilmente avrebbe prodotto la stessa impressione quand ‘ anche Bertani meravigliosamente non avesse in pari tempo ottenuto il titolo di colonnello.”.

Alfonso Maria Tufano (….) nel capitolo di storia del testo Padula prima e durante la Certosa – ecc…, Associazione Amici del Cassero, Grafiche Zaccara, Lagonegro, 1995, a pp. 22-23, in proposito scriveva che: “Nell’estate del 1860, il colonnello Luigi Fabrizi, comandante in capo delle forze insurrezionali salernitane pro-Garibaldi, sceglie la Certosa di San Lorenzo come caposaldo a sud dello schieramento contro le truppe borboniche, tagliando le comunicazioni tra Napoli ed il resto del Regno delle due Sicilie e garantendo l’avanzata al Generale di Nizza, che il 5 settembre, proprio a Padula, stipulò la resa con il pari grado borbonico Cardarelli, già sconfitto in Calabria.”.

Nel settembre 1860, Rodolfo D’AFFLITTO, dei baroni di Roccagloriosa fu Ministro dei Lavori Pubblici del governo prodittatoriale di Garibaldi

Agatangelo Romaniello (…), nel suo “Roccagloriosa nella tradizione e nella storia”, Grafica Jannone, Salerno, 1986, a p. 74, in proposito scriveva che, di Roccagloriosa era: Rodolfo D’Afflitto, grande politico. Favorì con discorsi e con opere la politica di Cavour e di La Farina. Collaborò alla spedizione di Garibaldi in Sicilia e l’annessione del Napoletano al Regno. Rifiutò la carica di ministro. Nel 1872 fu mandato a Genova in qualità di Prefetto, e di lì venne trasferito a Napoli, dove morì.. Romaniello, a p. 74, nella nota (119) postillava: “(119) De Crescenzo G., o.c., p. 134”. Romaniello citava il testo di Gennaro De Crescenzo, “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, Salerno, Linotip. S. Jannone, 1960, ma a p. 134, non troviamo nulla. P. Agatangelo di Roccagloriosa ed il cav. Domenico Falco, nel loro “Roccagloriosa nella tradizione e nella Storia Religiosa”, Salerno, 1968, a p. 51, in proposito scriveva: “Rodolfo D’Afflitto, grande politico. Favorì con discorsi e con opere la politica di Cavour e di La Farina. Collaborò alla spedizione di Garibaldi in Sicilia e l’annessione del Napoletano al Regno. Rifiutò la carica di ministro. Nel 1872 fu mandato a Genova in qualità di Prefetto, e di lì venne trasferito a Napoli, dove morì.“. Infatti, su Wikipedia leggiamo che Rodolfo d’Afflitto (Ariano, 19 marzo 1809 – Napoli, 26 luglio 1872) è stato un politico italiano, duca di Campomele e di Castropignano, marchese di Montefalcone, di Frignano Maggiore e d’Agropoli, patrizio di Scala. Appartenente alla famiglia d’Afflitto, del ramo dei marchesi di Montefalcone, era figlio di Luisa d’Evoli e di Pantaleone. La sua carriera ha inizio nel 1834, dopo aver studiato legge ed amministrazione dopo una carriera nella burocrazia borbonica, fu arrestato nel 1859 come cospiratore liberale nel Comitato dell’Ordine, ma fu subito rilasciato. Dopo la concessione della costituzione da parte di Francesco II nel giugno 1860, il comitato riprese vigore, sotto la direzione di Silvio Spaventa e con d’Afflitto tra i suoi membri più attivi. Il comitato si impegnò prima ad ottenere un pronunciamento dell’esercito a favore dell’annessione al Piemonte e poi – dopo il fallito colloquio del D. con il generale De Sauget – a provocare l’insurrezione del continente prima dell’arrivo di Garibaldi, per impedire una svolta rivoluzionaria. Anche questa seconda iniziativa non ebbe l’effetto desiderato, provocando solo una parziale insurrezione in Basilicata. Frattanto il D’Afflitto era stato inserito in alcuni organismi consultivi creati da Francesco Il nel mese di luglio, ma ormai il rovescio era imminente e dopo poco, il 7 sett. 1860, Garibaldi faceva il suo ingresso in Napoli. Dopo la spedizione dei Mille, fu ministro dei Lavori pubblici nel governo provvisorio garibaldino, e fece poi parte della luogotenenza di Luigi Carlo Farini. Nel governo provvisorio, creato nel settembre da Garibaldi, il D. fu ministro dei Lavori pubblici, ma ben presto si scontrò – come gli altri ministri – con il segretario della dittatura, il Bertani, che compiva atti e emanava decreti in contrasto con il moderatismo del governo di L. Romano. Dopo l’annessione al Regno d’Italia fece parte, nel novembre, della luogotenenza Farini, prima come consigliere ai Lavori pubblici e dopo pochi giorni agli Interni. Da Wikipedia leggiamo che anche nelle ex province napoletane del regno delle Due Sicilie si nominò il 6 novembre 1860 come luogotenente generale del re Luigi Carlo Farini.  Arrestato nell’ottobre 1859, fu presto liberato e nell’anno successivo fece parte del governo provvisorio di G. Garibaldi, pur adoperandosi a sollecitare l’intervento delle truppe piemontesi e la pronta annessione. Ancora ministro durante la luogotenenza di Luigi Carlo Farini. Negli ultimi quattro mesi del 1860 il D’Afflitto partecipò attivamente alla vita politica napoletana, un breve ma intenso periodo in cui furono affrontati i molti problemi meridionali e attuato il passaggio da capitale di un regno indipendente a semplice capoluogo di una delle province del Regno d’Italia. Egli fu uno degli esponenti del moderatismo meridionale che collaborarono in tale azione con gli inviati del governo torinese, con l’intento, alquanto palese, di attutire le spinte rivoluzionarie di stampo garibaldino e di operare un amalgama con la classe dirigente settentrionale. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Trieste, 1868, Vol. II, a p. 205, in proposito scriveva che: “Tantosto il dittatore si fece il ministero. Confermò D. Liborio, e i direttori Giacchi e De Cesare, che anime di fango non arrossirono del pubblico tradimento. Mise alla Guerra Cosenz, con direttore Guglielmo Sauget nostro tenente colonnello figlio del generale. Alla giustizia il Pisanelli, quello del governo provvisorio; alla polizia fu direttore un Giuseppe Arditi; e rimase prefetto il Barbari per un giorno solo, a non sfuggir la vergogna del servire due padroni in un giro di sole.”

Garibaldi da Castrovillari a Sapri

(Foto n. …) – Garibaldi sbarca a Sapri acclamato dalla popolazione – Immagine realizzata con la AI

GARIBALDI DA TARSIA A SPEZZANO ALBANESE E A CASTROVILLARI 

Nel 1° settembre 1860, da Castrovillari, il dispaccio inviato al Governo Prodittatoriale di Sala (a Giovanni Matina) per approntare i cavalli per Garibaldi

Ferruccio Policicchio, inLe Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a p. 282, in proposito scriveva che: “Il primo settembre, alle 22.30, da Castrovillari, al Governo Prodittatoriale di Sala, venne spedito, giunto alle 22:40, il seguente dispaccio: “Il Governo Provvisorio Dittatoriale di Castrovillari al Comitato di Sala. Ordinerà al maestro di posta di codesto rilievo spiccare sei cavalli al rilievo di Casalbuono, ed altri sei in Lagonegro, con guarnimenti e buoni postiglioni, e trovarsi pronti alle ore 10 a.m. dovendo servire per l’illustre Dittatore Generale Garibaldi.”.”. Policicchio scrive che il Comitato insurrezionale di Castrovillari, forse avvertito dalla venuta di Garibaldi, scriveva al Comitato di Sala di predisporre dei cavalli per il generale Garibaldi. A Sala Consilina si era costituito un Governo provvisorio Prodittatoriale tenuto da Giovanni Matina. Non so dove il Policicchio abbia appreso questa notizia. Policicchio prosegue scrivendo: “Nella mattinata del due Garibaldi attraversò l’altopiano di Campotenese, noto per le vicende verificatesi durante il Decennio francese e nel Quarantotto. Entrò a Rotonda, paese della Lucania, etc…”. Policicchio scriveva che dal Governo Prodittatoriale di Castrovillari, il 1° settembre 1860 fu inviato un dispaccio al Governo Prodittatoriale di Sala Consilina. Secondo Policicchio, il Governo Prodittatoriale di Castrovillari, inviò, alle 22,30 del 1° settembre 1860 al Governo di Sala il seguente messaggio: “..Ordinerà al maestro di posta di codesto rilievo spiccare sei cavalli al rilievo di Casalbuono, ed altri sei in Lagonegro, con guarnimenti e buoni postiglioni, e trovarsi pronti alle ore 10 a.m. dovendo servire per l’illustre Dittatore Generale Garibaldi.”.”. Castrovillari comunicava a Sala Consilina che per le ore 10,00 anti meridiane, del giorno ………………, si dovevano predisporre per il generale Garibaldi: “sei cavalli a Casalbuono e sei cavalli a Lagonegro con guarnimenti e buoni postiglioni (credo guide)”. Sul dispaccio inviato al Governo Prodittatoriale di Sala, il 1° settembre 1860 proveniente da Castrovillari, Policicchio non postilla nulla. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 410, in proposito scriveva che, Garibaldi, il 1° settembre 1860, da Tarsia faceva inviare al generale Sirtori -Capo di Stato Maggiore –  il seguente dispaccio: In mia assenza voi avete il comando dell’esercito. Etc…Io partirò alla volta di Castrovillari alle 4 pom. d’oggi, e seguito avanti quanto lo comporteranno le circostanze. Etc…”. Agrati, a p. 411 in proposito scriveva: “Il lavoro intorno al Sirtori è febbrile. Telegrammi arrivono e partono ad ogni momento e portano per tutto indirizzo: – Bixio o Medici etc…Poi il Quartier generale si sposta, da Cosenza a Spezzano, da qui a Castrovillari. Quanto a Garibaldi, egli è avanti a tutti, ormai lontano, e procede senza posa. Lasciata Castrovillari all’alba del 2 settembre ed entra in Basilicata per il passo di Morano a un migliaio di metri sul livello del mare.”. Ciò che scrive Agrati è riferibile proprio a quei giorni. Agrati scriveva che Garibaldi, il 1° settembre 1860 era a Tarsia da dove aveva fatto pervenire il suo dispaccio al generale Sirtori. Dunque, sulla base del dispaccio al Sirtori, il Comitato di Castrovillari inviò il suo dispaccio a Sala Consilina. Forse è da riferire all’opera di Giacomo Racioppi (….), nel suo “Storia dei moti della Basilicata e province contermini nel 1860”, ed. Laterza, Bari, 1909, p. 218. Da Castrovillari arrivarono diversi dispacci. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della Città di Lagonegro”, a pp. 396-397, in proposito scriveva che: Nella corrispondenza del Comitato di Lagonegro ho riscontrato un foglio, spedito da Castelluccio nel 2 Settembre 1860 al Presidente Avv. Picardi da Nicolino Catalano del tenore seguente: “Si deve segnare col telegrafo a Sala e Potenza che Garibaldi non ha potuto proseguire il viaggio perchè le truppe non erano partite ancora da Castelluccio, ed è perciò fermato a Rotonda, dubitandosi di qualche tradimento delle truppe”. Ed in postilla è scritto: “Il porgitore è partito a 21 ore, ditemi a che ora è giunto.”…(1).”. Pesce, a p. 397, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi la ‘Cronistoria della rivoluzione di Basilicata del 1860 del dott. Michele Lacava, pregevole miniera di documenti e di notizie.”. Da Wikipedia leggiamo che MUZIO PACE, da Tarsia, dove Garibaldi si fermò per poco tempo, il 1° settembre 1860 scrisse al generale Sirtori anticipandogli alcuni ordini e avvisandolo che egli partiva da Tarsia per Castrovillari.

GARIBALDI A CASTROVILLARI

Nel 2 settembre 1860, a Castrovillari, Garibaldi, Domenico DAMIS e PEARD sono ospiti in casa di Giuseppe  PACE-BARATTA

Da Wikipedia leggiamo che, il 2 settembre, sotto una pioggia di fiori, Giuseppe Garibaldi arrivò a Castrovillari; insieme a lui Domenico Damis che prese il comando delle compagnie lungresi. Alla legione di Lungro si unirono quelle di Frascineto e Civita, costituendo così una brigata sotto il comando di Giuseppe Pace. Garibaldi proveniva da Tarsia in Calabria e da Spezzano Albanese. Leggiamo pure che Castrovillari diede il suo contributo all’unificazione d’Italia; nel 1860 Giuseppe Garibaldi, ospitato dal colonnello Giuseppe Pace, arrivò trionfante a Castrovillari e poco dopo, in piazza San Giuliano, si svolse il plebiscito popolare per l’Unità d’Italia. Dal 1860 la storia della città si fonde con quella dell’Italia. Antonio Guarasci (….), nel suo “La spedizione dei mille in Calabria – Aspetti e problemi di storia Cosentina”, estratto da “Calabria nobilissima”, n. 41-42, 1961, a p. 39 in proposito scriveva che: “Occupata Cosenza, distrutto l’esercito borbonico in Calabria, la marcia di Garibaldi fino alla marina di Tortora, per Tarsia, Spezzano Albanese, Castrovillari, Morano e Laino, tra l’entusiasmo delle popolazioni, ha solo un valore documentario (46).”. Guarasci, a p. 39, nella nota (46) postillava che: “(46) Sulla marcia di Garibaldi in Calabria oltre al lavoro di C. Agrati, Da Palermo al Volturno, Milano, 1937, gli studi e le fonti più recenti sono quelli contenuti nella raccolta degli ‘Atti del 2° Congresso storico calabrese (Napoli, 1961): E. De Palma, Alcuni aspetti del 1860 in Calabria e nel Mezzogiorno; G. Cingari, Lo stabilimento di Mongiana nella crisi del 1860; G. Aromolo, La difesa borbonica delle coste Calabre e lo sbarco di Garibaldi; C. Nardi, S. c.; A. Serra, L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille; A. Pepe, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri. A queste bisogna aggiungere la recentissima e informatissima ‘Storia del Regno di Napoli (in continuazione di quella di Pietro Colletta) di Francesco De Fiore, già citata, e pubblicata da A. F. Parisi in ‘Archivio Storico per la Calabria e la Lucania’, fasc. cit.”. Si tratta del manoscritto di Francesco De Fiore, “Continuazione della Storia del Reame di Napoli di Pietro Colletta”, pubblicato da Antonio Emilio Parise in “Archivio Storico per la Calabria e la Lucania” ma, sebbene sia interessante il De Fiore ci parla della Spedizione fino alla resa di Ghio. Sulla piccola città della Sila cosentina, Castrovillari, ha scritto Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a pp. 196-197, in proposito scriveva che: “Discendendo da Spezzano, Garibaldi toccò l’angolo occidentale di quella pianura, percorrendo la strada arginata che taglia la palude ricca di alberi d’alto fusto e allitata come un parco inglese da numerosissimi uccelli; poi salì di nuovo fino a Castrovillari, una delle città più amene del Sud rivaleggiante per importanza con Cosenza, e allora un gran centro rivoluzionario sotto la guida del Pace. Castrovillari sorge nel mezzo di un fertile altipiano dominante la pianura di Sibari a cui sovrasta, e dominato a sua volta dal Monte Pollino, ergentesi con la sua ardua vetta a più di 2000 metri d’altezza. La città vecchia che con le sue chiese e i suoi palazzi si raggruppa in meno disordine sull’orlo dei precipitosi burroni che in quel punto squarciano l’altipiano cadeva già in abbandono e fin dal 1860, cedeva il primato alla nuova, più ridente assai con le sue vie lunghe, dritte e spaziose, in una delle quali era la casa del Pace, allora il centro dell’insurrezione e quella sera quartier generale di Garibaldi. La mattina appresso (2 settembre) traversata l’ubertosa pianura che rasentando il piede del Pollino rivaleggia con la Toscana per la ricchezza della sua vegetazione, egli si trovò d’un tratto in una regione calcarea, arida e brulla, nel cuore dei monti che separano la Calabria dalla Basilicata. Superato il primo passo gli si aprì avanti il Campo Tenese etc…”. Su Castrovillari (….), un piccolo paese della Calabria ha scritto un testimone di eccezione, Charles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, nel cap. XVIII, da p. 207 continuando il suo Diario il 3 settembre 1860 da Lagonegro, arriva con le truppe a Spezzano Albanese e poi a Castrovillari, dove trovano Garibaldi che dormiva a casa del Sindaco: La città di Castrovillari è estremamente graziosa situata su una verdeggiante pianura punteggiata da alte montagne città, e le sue strade sono ampie e pulite, il che è molto rinfrescante, dopo il solito tipo di città calabresi.”. Su Castrovillari, un piccolo paese della Calabria ha scritto Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie” (ristampa con introduzione di Guido Macera), editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, a p. 235, in compagnia dello Spangaro, in proposito scriveva che: “…; attraversò Tarsia, Castrovillari, Lagonegro, fermandosi qua e là per lanciare qualche parola d’incoraggiamento e chiamare alle armi quelli che egli sperava allora di poter condurre attraverso gli Stati Pontifici fino ai confini del Veneto.”. Du Champ, a p. 238, in proposito scriveva che: “Continuai a sentirmi in uno stato di estatica ammirazione fino a Castrovillari, un grosso centro, dove si innalza una gran torre, solo avanzo delle sue fortificazioni medievali. Dopo avervi rapidamente cambiato i cavalli, ci mettemmo per un sentiero che gira intorno ad un’altra montagna brulla, etc…Era già  notte quando arrivammo a Morano. Etc…(p. 248). Nel racconto di un vecchio sellaio di Lauria, che, riferendosi ai francesi dice: “La torre di Castrovillari è rimasta nei nostri ricordi come un luogo di morte e di spavento. Molti si segnano quando passano accanto a quelle mura. Vi avevano rinchiuso un così gran numero di pigionieri etc…”. Maxime Du Champ(….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, nel capitolo VIII, a p. 254, in proposito scriveva che: “Garibaldi,….non potevamo indovinare con quali intenzioni corresse sempre avanti, lontano dal suo esercito, accompagnato da pochi ufficiali che fativavano molto a tenergli dietro.”. Osvaldo Perini (….), nel suo“La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 489-490, in proposito scriveva che: “XLVIII. Da Spezzano il Dittatore passava a Cammarata ed a Castrovillari, percorrendo la vasta e maremmosa pianura dove un tempo sorgeva la superba ed opulentissima Sibari e che ora i fiumi Crati e Coscile hanno ricoperto colla melma delle loro alluvioni. Dell’immensa e popolosa città, la fama della cui dissoluta mollezza si a lungo. riempi l’universo, oggimai non rimane più traccia essa giace sepolta sotto un fortissimo strato di vegetazione tropicale, in un cielo insalubre:  le maestose sue torri, i monumenti, i trofei, ed i suoi trecento mila abitanti scomparvero: ed ora la più tremenda solitudine regna sul teatro di tanta opulenza: hanno fine in tal modo le pompe e le umane grandezze ! – XLIX . Da Castrovillari Garibaldi colla solita fretta moveva a Morano e a Rotonda e quindi a Castelluccio ed a Lauria. Etc..,”. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 455, trascrive il Bertani (….), che annotava nel suo taccuino (documenti consultati dalla White): “In carrozza con Garibaldi e Cosenz partiamo alle tre antimeridiane. Alla ‘Bettola Nuova’ soldati napoletani. Si scese in carrozza più volte, passeggiando per il bel paese. Si passa il fiume a guado. Si ha sete e non c’è più niente da bere. Si ha fame e non c’è da mangiare (privilegio di tutti i compagni del generale). Arriviamo in un piccolo paese. Deputazioni e ovazioni. Finalmente il sindaco ci dà da mangiare. Si cambiano i cavalli. I napoletani alla ‘Taverna Nuova’. La gente si precipita, ferma le ruote della carrozza: “Calibardo, qual è Calibardo ? Fateci vedere Calibardo”. Alle dodici dopo una lunga ed erta salita giungemmo a Tarsia. Venne la guardia nazionale, chi armato, chi no. Si mangia al cospetto di tanta gente, tutti silenziosi cogli occhi fissi su Garibaldi. Ci si ferma a Spezzano Albanese ove parlano greco. Entusiasmo, gridi, salti di gioia. A Castrovillari in casa Pace capita Peard detto l’Inglese di Garibaldi. 2 settembre domenica. Etc…”. Secondo la White, ciò aveva annotato nel suo taccuino il Bertani. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 455-456, trascrive il Bertani (….), che annotava nel suo taccuino (documenti consultati dalla White): “A Castrovillari in casa Pace capita Peard detto l’Inglese di Garibaldi. 2 settembre domenica. Si parte alle cinque: ovazioni al Morana. Distici latini. Distribuzione di 284 ducati ai soldati napoletani: la guardia nazionale ci segue; il figlio del capo urbano arrestato. Il capo degli insorti di Potenza annuncia essere pronti duemila volontari. Nuova guardia nazionale ben vestita, ben armata di fucili da caccia. Arco trionfale a Casaletto. Si annuncia la truppa regia presso Castrocucco che dista dodici miglia.”. Bertani, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 450, dal Diario di Bertani, riferendosi a Garibaldi insieme alla comitiva che lo accompagnava e a San Pietro di Tiriolo, in proposito scriveva che: “Sirtori esce per vedere se i messi spediti per notizie erano tornati. Uno ne era tornato, ma senza notizie di chi che sia, ond’egli a Turr replica l’ordine, già mandato due volte in quel giorno, di condurre a marcia forzata quante truppe avesse sotto mano. Avvertito che: “ventimila ragioni per oggi e tremila per domani si troveranno da Tiriolo in avanti per le sospirate genti e le milizie degli insorti, …etc… e trasmettere a Medici, a Bixio, a Bertani ed a Milbitz,….etc…Trasmetta dunque per telegrafo e per corriere l’ordine seguente ai sopra nominati comandanti: “Ordine del dittatore di marciare a marcia forzata finchè non arrivino in prossimità del quartier generale che da San Pietro di Tiriolo s’avanza verso Cosenza, pressando il nemico da vicino e sperando di raggiungerlo oggi stesso.” 30 agosto, ore 2 del mattino, San Pietro di Tiriolo. Il Capo dello stato maggiore G. Sirtori.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 410-411, scriveva ancora che: “Quanto a Garibaldi, egli è avanti a tutti, ormai lontano, e procede senza posa. Lasciata Castrovillari all’alba del 2 settembre coi suoi pochi, esce qualche ora dopo dalla Calabria ed entra in Basilicata per il passo del Morano a un migliaio di metri sul livello del mare. La regione dell’Appennino, lassù, è desolata, dice il Forbes: “Non vi sono che pochi miserabili mendicanti”. Al primo paesetto che incontra, La Rotonda, il Dittatore fa sosta e apprende che il Caldarelli etc..”. Agrati citava il Forbes. Infatti, un altro testimone di eccezione è Charles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, nel cap. XVIII, a pp. 205-206 e ssg., il 3 settembre 1860 da Lagonegro, scriveva e testimoniava ciò che era accaduto i giorni precedenti e, in proposito scriveva che: Non c’erano più truppe napoletane da questa parte di Salerno, tranne la colonna di Caldarelli, in viaggio verso Napoli per rispettare i termini della convenzione che avevano fatto con il governo provvisorio. Erano tre giorni di marcia più avanti, a Castrovillari, una città a quarantatré miglia di distanza. Desideroso di fermare questa colonna, che aveva buone ragioni di credere si sarebbe schierata dalla parte della causa nazionale, Garibaldi si spinse avanti la mattina con un paio di postini, portando con sé Cosenz, Sirtori, Trecchi, Nullo, Missori, Stanietti, Gusmarola e Basso ordinarono al resto del suo stato maggiore di seguire l’esercito il più velocemente possibile. Bertani, che era arrivato da Paola per segnalare l’arrivo della divisione di Pianciani, si unì a lui; e furono inviati ordini a Türr, che ora aveva il comando, di condurre la divisione via mare a Sapri, in provincia di Salerno, sbarcare e attendere il generale a Lagonegro, intromettendosi così tra la colonna di Caldarelli e Napoli. Tutte le informazioni dimostravano che non solo l’insurrezione era trionfante e universale nelle tre Calabria e Basilicata, ma anche nella provincia di Salerno, fino alle porte di Napoli. La massa dell’esercito realista si stava concentrando a Caserta e Capua e nei dintorni, con soli dodicimila uomini rimasti a sud di Napoli per contrastare Garibaldi. A Napoli stessa l’atteggiamento del popolo era di attesa. In un momento si diceva che Garibaldi fosse sbarcato a Baia, in un altro a Castellammare, poiché, a causa del sentimento quasi universale contro il Governo, non si potevano ottenere notizie affidabili…Etc…”Dunque, Forbes (….) testimonia e, riferendosi al 1 settembre 1860, quando, credo a Cosenza, perché dice “Bertani, che era arrivato da Paola”, testimonia la partenza della truppa che proseguirà con Forbes, proseguendo lungo la strada Consolare per le Calabrie, arrivarono a Tarsia e a Spezzano Albanese. Che Forbes si riferisse a dopo Cosenza è dato dal fatto che Forbes scriveva: “…e furono inviati ordini a Türr, che ora aveva il comando, di condurre la divisione via mare a Sapri”. In realtà, se si tratta di dopo Cosenza, gli ordini a Turr furono inviati da Garibaldi a Rotonda e quindi, può darsi che il racconto di Forbes si riferisse a Rotonda ?. Mentre accade tutto questo, Forbes scriveva che: Garibaldi si spinse avanti la mattina con un paio di postini, portando con sé Cosenz, Sirtori, Trecchi, Nullo, Missori, Stanietti, Gusmarola e Basso ordinarono al resto del suo stato maggiore di seguire l’esercito il più velocemente possibile.”. Forbes scriveva, e forse si riferiva a Rotonda, che lì: Garibaldi si spinse avanti la mattina con un paio di postini, portando con sé Cosenz, Sirtori, Trecchi, Nullo, Missori, Stanietti, Gusmarola e Basso ordinarono al resto del suo stato maggiore di seguire l’esercito il più velocemente possibile.”. Dunque, secondo il Forbes, Garibaldi da Rotonda riparte insieme ad alcune guide e postini ed insieme a COSENZ, SIRTORI, TRECCHI, NULLO MISSORI, STANIETTI, GUSMAROLA e BASSO. Sempre Forbes (….), da p. 207 continuando il suo Diario, il 3 settembre 1860 da Lagonegro e riferendosi ai giorni precedenti, arriva con le truppe a Tarsia:  “Attraversando la malsana valle del fiume Crati, alle cinque di sera arrivammo a Tarsia, una piccola città che domina le alture sopra il fiume, costruita tra le vaste rovine di questa antica roccaforte degli Spinelli. Etc…”. Forbes (….), da p. 207 continuando il suo Diario il 3 settembre 1860 da Lagonegro, arriva con le truppe a Spezzano Albanese e poi a Castrovillari, dove trovano Garibaldi che dormiva a casa del Sindaco: Garibaldi era partito ore prima per Castrovillari, e poiché non c’erano mezzi di trasporto disponibili, proseguii a piedi, sperando in ogni cosa e godendomi la magnifica notte e l’aria di montagna, in compagnia di un altro inglese nelle mie stesse condizioni. Raggiungemmo Spezzano Albanese, un villaggio albanese, tra le otto e le nove, ed eravamo ormai a centocinquantadue miglia da Napoli. Qui, per nostra grande fortuna, trovammo il siciliano. Il generale La Masa, che aveva appena procurato una carrozza e dei cavalli per Castrovillari. Dopo aver placato la nostra fame con un’insalata di pomodori e cipolle, innaffiata da un po’ di vino rosso leggero, con un deciso sapore di Samo, a cui una birra leggera sarebbe stata un nettare, ci mettemmo in cammino, pregando di non doverci mai più fermare in un villaggio greco in Calabria, dove hanno conservato il loro modo di mangiare. Olive marce e vino aspro sono il punto forte della loro stazione di polizia. Stanco per il viaggio, dormii profondamente in carrozza fino al nostro arrivo a Castrovillari all’una. Avevamo attraversato un paese magnifico e molto interessante, ma cosa importa a chi è stanco? Inoltre, avevamo raggiunto il nostro obiettivo e raggiunto Garibaldi che dormiva dal Sindaco. Tutta la popolazione era per strada; case e negozi aperti come a mezzogiorno; la Guardia Nazionale si stava radunando per accompagnarlo alle due. Uno dei proprietari del quartiere ci ha gentilmente concesso una visita nel suo palazzo, che è in parte costituito dalle rovine di un antico castello normanno, e si è impegnato a noleggiare per noi una carrozza e dei cavalli all’alba, una promessa più facile da fare che da mantenere. Tuttavia, grazie a grande perseveranza, siamo ripartiti all’inseguimento alle nove, dato che le loro idee di tempo e distanza sono qui piuttosto indefinite. La città di Castrovillari è estremamente graziosa situata su una verdeggiante pianura punteggiata da alte montagne città, e le sue strade sono ampie e pulite, il che è molto rinfrescante, dopo il solito tipo di città calabresi. La popolazione qui non aveva aspettato Garibaldi; il giorno dello sbarco di Missori, il 19, aveva issato il tricolore, così come a Potenza, capoluogo della Basilicata, e ben presto aveva rovesciato le autorità, istituendo governi provvisori e filo-dittatori. Ogni passo che si faceva, ci si ricordava della nazionalità del movimento. Ovviamente non era opera di una fazione, ma dell’intera nazione, scossa dagli oltraggi di anni. Quasi un uomo su dieci era stato imprigionato o sospettato dal governo, e naturalmente aveva la simpatia della sua famiglia. Il clero rurale si era comportato nobilmente, e quello delle città e delle vaste istituzioni ecclesiastiche, che il Re coccolava e da cui sperava molto, come al solito, si era assicurato “essendo forte dal lato più forte”. Oltre al desiderio di unire la nazione sotto un unico sovrano, che, grazie alla propaganda, è pienamente compreso in ogni villaggio calabrese, c’è molta religiosità nel movimento qui, come in tutta Italia. Non solo protestano contro il meschino dispotismo civile, ma contro il dispotismo di Roma. Non sono affatto ostili alla religione, ma sono determinati a sradicare il clericalismo e le sue concomitanti miserie. Man mano che i loro occhi si aprono, non riescono a capire perché dovrebbe esistere una sorta di nazione interna di fuchi, che ruotano attorno a un centro untuoso a Roma, e non solo si accaparrano il pane, ma ricambiano il male con il bene, alleandosi in ogni occasione con i loro oppressori civili. Ma l’ultima goccia ha fatto traboccare il vaso, e porpora e bisso dovranno essere ripiegati per un po’. Etc..”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 492-493, in proposito scriveva che: LIV. Türr approdava a Sapri mentre Garibaldi correva sullo stradale di Lagonegro alla Polla. Secondo gli ordini avuti egli doveva raccogliere le diverse frazioni del corpo spedizionario di Luigi Pianciani, e marciare in appresso con sollecitudine, seguendo la valle del Sale o la via di Capaccio, sopra Eboli, gettarsi quindi fra le gole del monte Corvino, e di là, disegnando una curva, inoltrarsi dal lato di San Cipriano e San Severino sulle alture della Cava, donde potesse al momento opportuno intercettare la strada di Nocera e di Napoli. Con tali manovre Garibaldi mirava a rinnovare a Salerno i fatti di Alta Fiumara e Soveria, ed a prendere prigioniero il Re con tutto l’esercito. Il che sarebbe senza fallo avvenuto qualora Francesco II si fosse ostinato a tenere e difendere la sua posizione. LV. La decimaquinta divisione, ingrossata dalle truppe disperse di già appartenenti al corpo di Luigi Pianciani state direttamente da Palermo trasportate a Paola, a Scaléa, a Policastro od a Sapri, sfilava colla massima secretezza e celerità sulla destra dell’esercito regio. A queste forze, già per sè considerevoli, si unirono tosto le bande insurrezionali del paese ed i numerosi distaccamenti dei Calabresi che avevano preceduto la marcia dell’ armata italiana. Con tutti questi corpi riuniti, il generale Türr, riuscendo a girare, come gli era stato ordinato l’estrema sinistra dei Regii, avrebbe potuto seriamente compromettere la loro posizione.”. Raffaele De Cesare (Memor) (….), ed il suo “La fine di un Regno – Dal 1855 al 6 settembre 1860 con prefazione di Raffaele De Cesare”, ed. Città di Castello, 1900, parte II, a p. 461, in proposito scriveva che: “Passò la notte a Cosenza, e ne riparti il primo settembre, accompagnato da non più di trenta persone, fra cavalieri e guide. Erano, tra gli altri,  il Cosenz, che non lo lasciò più, sino a Napoli; Thürr, Corte, Caldesi, Avezzana, Musolino, Nullo, Mordini, Missori, Serafini, e due giornalisti e volontarii, Carlo Arrivabene e Antonio Gallenga, corrispondenti di giornali inglesi. Attraversando il resto della Calabria, sino al primo paese di Basilicata, che fu Rotonda, trovò la rivoluzione compiuta, da per tutto. Nessuno dei tanti scrittori, che , più o meno confusamente, descrissero quella marcia, la descrisse, con maggior vivacità di colorito, di Giacomo Racioppi, nel libro sopra ricordato. Il due settembre, Garibaldi giunse a Rotonda, etc…”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 575 ed in proposito scriveva che: “1° Settembre. A Paola già trovavansi disbarcati circa 2000 garibaldini. Il Generale Garibaldi ben per tempo, da Cosenza, invia a Soveria-Mannelli al Generale Orsini etc…Poscia parte da Cosenza alla volta di Rotonda accompagnato da Bertani, dal generale Cosenz, dallo Stato Maggiore e dai Garibaldini a cavallo, precedendo l’avanguardia del suo Esercito. Le forze napolitane residue della 4° Brigata, comandate dal Generale Caldarelli, sono in marcia da Castelluccia su Lagonegro.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 410, in proposito scriveva che: “Il Bertani rimase con Garibaldi e con lui partì il 1° di settembre, in una carrozza aperta seguita dagli aiutanti del Generale, dal Peard e da pochi altri cui i mezzi personali permettevano di tener loro dietro con cavalcature o carrozza. Era passato il mezzodì, quando, finita la paludosa valle del Crati, giungevano tutti a Tarsia.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 410-411, in proposito scriveva che: “…Spezzano Albanese….Ma egli vi si trattenne assai poco e a sera giungeva in Castrovillari e vi passava la notte sul 2 settembre. Poi, all’alba, in viaggio di nuovo. Il Canzio con altri era stato lasciato a Tarsia e seguiva in ritardo. Egli nota nel suo Diario: “1° settembre – Siamo a Tarsia. Il Generale ci precede e parte per Castrovillari. Ieri giunse Bertani sbarcato a Paola con 4 mila uomini. Si imbarca per Sapri.”. Notizie queste, come sappiamo inesatte. Sirtori è in Cosenza col Quartier generale: Medici, Bixio, Eber, tutti i generali garibaldini seguono velocemente sulle strade della Calabria.”. Agrati cita il Canzio (….) ed in particolare il suo “Diario”, che fu pubblicato da Mario Menghini (….), nel suo “La Spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli”. Sul suo Diario, sulla Treccani on-line leggiamo che sulla campagna ebbe l’incarico di inviare delle corrispondenze informative al Movimento di Genova: sembra anche che abbia tenuto un diario, che, rimasto segreto, secondo il Morando, sarebbe stato consegnato dalla vedova a L. D. Vassallo e da questo a G. D’Annunzio. Si veda Morando F.E., Ritratto di Stefano Canzio, in camicia rossa. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 410, in proposito scriveva che: “…a Tarsia. Di là Garibaldi scriveva al suo Capo di Stato maggiore: “Tarsia, 1° settembre 1860. Generale Sirtori – In mia assenza voi avete il comando dell’esercito. Etc…Io partirò alla volta di Castrovillari alle 4 pom. d’oggi, e seguito avanti quanto lo comporteranno le circostanze. Etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo Da Palermo al Volturno, ed. Mondadori, Verona, 1937, a p. 410, aggiungeva pure che: “Ripresa la marcia nel pomeriggio, il Dittatore entrava in Spezzano Albanese, ove l’attendeva una dimostrazione così entusiastica da quasi impallidire quella stessa di Monteleone. Ma egli vi si trattenne assai poco e a sera giungeva in Castrovillari e vi passava la notte sul 2 di settembre. Poi, all’alba in viaggio di nuovo. Il Canzio con altri era stato lasciato a Tarsia e seguiva in ritardo. Egli nota nel suo Diario: “1° settembre – Siamo a Tarsia. Il Generale ci precede e parte per Castrovillari. Ieri giunse Bertani sbarcato a Paola con 4 mila uomini. Si imbarca per Sapri.”. Notizie queste, come sappiamo inesatte.”. Dunque, Agrati scrive che Garibaldi resterà poco a Spezzano Albanese e si recherà a Castrovillari dove la notte del 2 settembre si ferma a dormire. Infatti, Stefano Canzio, nel suo Diario scriveva: 1° settembre – Siamo a Tarsia. Il Generale ci precede e parte per Castrovillari. Ieri giunse Bertani sbarcato a Paola con 4 mila uomini. Si imbarca per Sapri.”. Agrati però aggiunge che queste notizie dateci dal Canzio sono “inesatte”. Agrati scriveva che le notizie tratte dal Diario del Canzio, rimasto a Tarsia, il 1° settembre, dopo la partenza di Garibaldi da Tarsia, sono inesatte. In effetti è inesatto quando scrive che Bertani ritorna a Paola per portare i volontari a Sapri. All’alba, nelle prime ore del mattino, credo sempre del 2 settembre, si rimette di nuovo in viaggio. Sarà Turr a farlo su ordine di Garibaldi. Dunque, il genero di Garibaldi, Stefano Canzio, rimasto a Tarsia annotava nel suo “Diario” che il giorno prima era giunto Bertani (a Cosenza), aveva incontrato Garibaldi e gli aveva detto che 4000 uomini della ex divisione Bertani-Pianciani erano a Paola. Carzio, però scrive che Bertani “Si imbarca per Sapri” e ciò non è vero perche Bertani da Cosenza non si staccherà più da Garibaldi. Infatti l’Abrati, a p. 410 aggiungeva che: “Notizie queste, come sappiamo, inesatte.”. Dunque, secondo il suo dispaccio a Sirtori, Garibaldi partì da Tarsia alla volta di Castrovillari, alle 16,00 in carrozza seguendo la strada consolare delle Calabrie che portava a Rotonda. Agrati, a p. 410, in proposito scriveva pure che, Garibaldi, da Castrovillari, dove passò la notte: “Poi, all’alba, in viaggio di nuovo”. Agrati scriveva che Garibaldi si rimise in viaggio all’alba, nelle prime ore del mattino del 2 settembre 1860 da Castrovillari per recarsi a Rotonda. Agrati, a pp. 410-411, scriveva ancora che: “Quanto a Garibaldi, egli è avanti a tutti, ormai lontano, e procede senza posa. Lasciata Castrovillari all’alba del 2 settembre coi suoi pochi, esce qualche ora dopo dalla Calabria ed entra in Basilicata per il passo del Morano a un migliaio di metri sul livello del mare. La regione dell’Appennino, lassù, è desolata, dice il Forbes: “Non vi sono che pochi miserabili mendicanti”. Al primo paesetto che incontra, La Rotonda, il Dittatore fa sosta e apprende che il Caldarelli etc..”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Bertani eseguì l’ordine e dopo mille peripezie il 29 agosto sbarcava a Tropea e da qui proseguiva con le truppe, d’accordo col Rustow per Pizzo, ove trovò un ordine del Sirtori di avanzare a marcie forzate per raggiungere il Quartiere Generale, che da S. Pietro del Tiriolo proseguiva verso Cosenza. Il Bertani si avviò in persona, e a Rotonda raggiunse il Generale che, dice la Mario, lo abbracciò, poi diede ordine al Generale Turr di andare a raggiungere la legione e portarla al più presto sulla via di Lagonegro, ed al Bertani disse (2): “Voi restereco meco, ho bisogno di voi”.”. Maraldi, a p. 99, nella nota (1) postillava: “(1) Pianciani, op. cit.”. Maraldi, a p. 101, nella nota (2) postillava:“(2) J. W. Mario, op. cit., 172, 173, 174.”Dunque, il Maraldi è tra quelli che scriveva che il Bertani raggiunse Garibaldi a Rotonda (come scrisse il Treveljan) e non a Cosenza. Riprendendo il discorso, però, il Maraldi, scrive che Bertani raggiunse Garibaldi al Tiriolo, contraddicendo ciò che aveva scritto a p. 101. Dunque, il Maraldi è tra quelli che scriveva che il Bertani raggiunse Garibaldi a Rotonda (come scrisse il Treveljan) e non a Cosenza. Riprendendo il discorso, però, il Maraldi, scrive che Bertani raggiunse Garibaldi al Tiriolo, contraddicendo ciò che aveva scritto a p. 101. Infatti, Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, nel cap. “Segretario del Dittatore”, a pp. 107-108, in proposito scriveva che: “Ripigliamo il viaggio del Bertani dopo il suo sbarco in Calabria. Raggiunto a Tiriolo il Dittatore, fu, come si è detto, da questi ricevuto a braccia aperte: “Siete la provvidenza, gli disse. La gente della vostra legione sbarcò meco prima in Calabria. Con questi altri andremo a Napoli”. Fu allora che il Bertani abbandonò del tutto l’idea della diversione, ed ubbidendo ai voleri del Duce, lo seguì fedelmente fino a Napoli e divenne poi il suo collaboratore. Gioverebbe trascrivere dal suo vivace, interessante diario, la narrazione che egli fa del percorso da Cosenza, a Spezzano, a Castrovillari, lungo le tappe della trionfale marcia di Garibaldi.”. Dunque, Maraldi scriveva che Agostino Bertani raggiunse Garibaldi a Rotonda ed in seguito a p. 101 scrive che Bertani aveva raggiunto Garibaldi al Tiriolo, in Provincia di Catanzaro e molto distante sia da Paola che da Rotonda e Cosenza. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961,a p. 310, in proposito scriveva: “…………”. Alessandro Serra (….), nel suo L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 327-328, in proposito scriveva che: “Il giorno seguente, di buon mattino, dettò per il generale Corsini in Soveria questo telegramma: “Consegni al Governo prodittatoriale della Calabria Citeriore 10 mila fucili, 400 mila cartucce e capsule in proporzione”. Indi, dopo aver lasciato a Cosenza il Sirtori col suo Quartier Generale, si avventurò attraverso la Calabria citeriore. Era il 1° settembre 1860. Il Dittatore viaggiava in carrozza aperta in compagnia del Bertani, del generale Cosenz e del Canzio. Era seguito dai suoi aiuntanti, dal colonnello inglese Peard e da quei pochi che disponevano di cavalli. Per più ore costeggiò la valle del Crati, la quale – fin su le colline che risalgono dall’una all’altra sponda – era allora una boscaglia fitta, paludosa, malsana, desolata di giorno, covo di lupi e di briganti di note. Verso le tredici, dopo circa sette ore di cammino, giunse al cimitero di Tarsia. Etc…”. Alessandro Serra (….), nel suo L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 328-329, in proposito scriveva che: “…..Verso le quattro di pomeriggio, lasciato il Canzio a Tarsia, Garibaldi risaliva in carrozza e dopo più di u’ora di cammino, giungeva a Spezzano Albanese, etc….”. Alessandro Serra (….), nel suo L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 328-329, in proposito scriveva che: “A notte, dopo oltre due ore di cammino, Garibaldi giungeva a Castrovillari “fra le grida i gioia di un popolo festante”, come scrive il Pepe nella storia della sua città (10). Indi lo stesso storico continua: “Fu allora che Garibaldi nominò Governatore del circondario Muzio Pace, in casa di cui prese alloggio, ed ordinò che fossero dati carlini sei a ciascuno dei soldati del generale Ghio, che laceri e affamati, a migliaia, passavano per Castrovillari. All’alba del dì seguente, accompagnato da tutto il popolo non solo di Castrovillari, ma ancora dei circondari dei circonvicini paesi, quivi accorsi la notte per vedere quell’eroe singolare etc….(11).”. Alessandro Serra (…), a p. 328, nella nota (10) postillava: “(10) Pepe A., La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, etc…”. Serra, a p….., nella nota (11) postillava: “(11) …….”

Nel 2 settembre 1860, a Catrovillari, Garibaldi nominò MUZIO PACE, Governatore della Calabria 

Da Wikipedia leggiamo che, il 2 settembre, sotto una pioggia di fiori, Giuseppe Garibaldi arrivò a Castrovillari; insieme a lui Domenico Damis che prese il comando delle compagnie lungresi. Alla legione di Lungro si unirono quelle di Frascineto e Civita, costituendo così una brigata sotto il comando di Giuseppe Pace. Alessandro Serra (….), nel suo L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 328-329, riferendosi al Pepe (….), storico di Castrovillari, in proposito scriveva che: “Indi lo stesso storico continua: “Fu allora che Garibaldi nominò Governatore del circondario Muzio Pace, in casa di cui prese alloggio, ed ordinò che fossero dati carlini sei a ciascuno dei soldati del generale Ghio, che laceri e affamati, a migliaia, passavano per Castrovillari. All’alba del dì seguente, accompagnato da tutto il popolo non solo di Castrovillari, ma ancora dei circondari dei circonvicini paesi, quivi accorsi la notte per vedere quell’eroe singolare etc….(11).”. Alessandro Serra (…), a p. 328, nella nota (10) postillava: “(10) Pepe A., La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, etc…”. Serra, a p….., nella nota (11) postillava: “(11) …….”. L’arrivo di Garibaldi a Castrovillari consolidò il cambio di regime. L’anziano padre fu di nuovo indicato al vertice del distretto, mentre Pace, nominato colonnello, riorganizzò i suoi uomini nel 1° reggimento di volontari calabresi, composto da oltre 1000 effettivi e inquadrato nella divisione guidata da Francesco Stocco, un altro reduce delle rivoluzioni locali. Il distaccamento raggiunse Napoli ed entrò nell’Esercito meridionale insieme alle altre brigate lucane e salernitane, prendendo parte con successo ai combattimenti sulla linea del Volturno e dimostrando una disciplina che mancò ad altri reparti di volontari. Al ritorno nella sua ‘piccola patria’, dopo lo scioglimento dell’esercito garibaldino, si sposò con Maria Gramazio, appartenente a una importante famiglia della società cosentina. Da Tarsia, dove Garibaldi si fermò per poco tempo, il 1° settembre 1860 scrisse al generale Sirtori anticipandogli alcuni ordini e avvisandolo che egli partiva da Tarsia per Castrovillari. Giuseppe Garibaldi, fu ospite di casa Pace. La famiglia Pace, intera pagò a caro prezzo l’ epopea risorgimentale, partecipando attivamente agli avvenimenti del tempo. Muzio Pace, padre di Giuseppe Pace, fu deputato al parlamento del 1848 e presidente del primo Comitato di Salute Pubblica di Castrovillari; fu arrestato a Napoli il 23 giugno del 1848, processato per cospirazione fu messo in libertà provvisoria il 7 ottobre 1852, rimanendo sempre sotto la sorveglianza della polizia. Presiedè il governo insurrezionale del 1860 e fu da Giuseppe Garibaldi nominato governatore del circondario di Castrovillari. La moglie Maria Baratta fu condotta in carcere tra due fila di gendarmi e detenuta quattro mesi, a detta dell’ Arrighi la figlia primogenita Antonietta, incinta, morì per le conseguenze di un  aborto, procuratogli dalla vista della madre carcerata. Di questa famiglia ci piace ricordare per ultimo la figura di Giuseppe Pace, di lui il duca Sigismondo di Castromediano, nelle sue ” Memorie “, dice: “Di volto simpatico, di elette maniere, di larghi studi, aveva voce dolce e persuasiva, una natura mite, cuore generoso ed ardito “. Aveva compiuto gli studi nel collegio italo-albanese di San Demetrio Corone e nella capitale, appena ventenne a Napoli consegue il Diploma in Lettere e Giurisprudenza, partecipa alle segrete riunioni della Giovane Italia, presso un circolo costituito a Castrovillari. Giuseppe Pace, sbarcò invece in Irlanda e  da qui, trovò rifugio a Londra, ove rifiutò di partecipare al famoso pranzo presieduto dal Mazzini, a causa delle diverse vedute. Ritornato in Italia, si arruolò con i piemontesi e con il grado di tenente fu accorpato alla divisione del generale Cosenz. Dopo l’ amnistia concessa da Francesco II, tornò a Castrovillari. Alla notizia che Giuseppe Garibaldi era sbarcato nel continente, Castrovillari insorse e mentre Muzio Pace si poneva a capo del governo insurrezionale, il figlio Giuseppe Pace dopo aver disarmato la gendarmeria organizzava il reggimento che ebbe l’ onore di combattere con Garibaldi. Il reggimento risultò di 1159 uomini suddivisi in 12 compagnie, mantenute con gli 11.530 ducati raccolti nel circondario, a capo con il grado di colonnello fu nominato Giuseppe Pace, del gruppo castrovillarese suo fratello Eduardo col grado di capitano, Vincenzo Miglio e Raffaele Bellizzi luogotenenti, Tommaso Cassanese e Salvatore Varcasia chirurghi. Il reggimento ricevè l’ ordine di marciare verso Soveria, contro il generale Ghio, ma giunto a Cosenza, seppe della sua resa, aspettarono quindi l’ arrivo di Garibaldi che entrò in Castrovillari la sera del 31 agosto. Garibaldi fu ospite di casa Pace, il reggimento Pace molto contribuì alla vittoria al Volturno il 1° ed il 2 ottobre del 1860, meritando il plauso del generale che nell’ ordine del giorno  ebbe a dire: ” Spinsi pure all’ attacco i bravi calabresi di Pace che trovoi nel bosco alla diritta, e che combatterono splendidamente “. Il glorioso reggimento si distinse anche nei pressi di Capua. Raggiunto l’ obiettivo l’ esercito meridionale venne sciolto, solo il reggimento Pace per decreto di Vittorio Emanuele ebbe il privilegio di ritornare a casa con armi e bagaglio. Nel 1861 fu deputato al primo parlamento italiano, nel maggio 1867 tornando da Firenze allora capitale a Castrovillari,  moriva presso Eboli e la sua tomba fu costituita presso la chiesa della SS. Trinità. Sui Pace di Castrovillari ha scritto anche Raffaele De Cesare,  Una Famiglia di patriotti. Ricordi di due rivoluzioni in Calabria, Forzani, Roma 1889. 

DOMENICO DAMIS era a Castrovillari con Garibaldi

Da Wikipedia leggiamo che, il 2 settembre, sotto una pioggia di fiori, Giuseppe Garibaldi arrivò a Castrovillari; insieme a lui Domenico Damis che prese il comando delle compagnie lungresi. Alla legione di Lungro si unirono quelle di Frascineto e Civita, costituendo così una brigata sotto il comando di Giuseppe Pace. Raggiunta la maggiore età divenne Militare di carriera. Esiliato dal Regno delle Due Sicilie, raggiunse il Piemonte insieme ad altri compagni di fuga e, nella primavera del 1859, si arruolò tra i volontari che parteciparono alla seconda guerra d’indipendenza e alle insurrezioni dell’Italia centrale. Fu poi protagonista dell’arrivo di Giuseppe Garibaldi a Castrovillari nel 1860, che lo nominò colonnello. Il 1 ed il 2 ottobre le truppe borboniche opposero una residua resistenza ai nostri. Nella battaglia del Volturno i lungresi combatterono valorosamente ottenendo una splendida vittoria. Tutt’oggi a Lungro parte della toponomastica è dedicata alle vicende Risorgimentali: tra le più famose vie e piazze vi sono Via dei Mille, via dei 500, Piazza XVI Luglio e Piazza Generale Damis. Il 6 maggio 1860 Domenico Damis partì con i Mille da Genova alla volta di Marsala. Dalla Sicilia avvisò i patrioti lungresi di prepararsi a seguire Garibaldi verso Napoli. Alla notizia del suo arrivo 500 volontari partirono dalla sola Lungro. Così Angelo Damis, capo legionario della zona, organizzò cinque compagnie guidate da altrettanti lungresi Vincenzo Stratigò, Cesare Martino, Pietro Irianni, Pasquale Trifilio e Pier Giuseppe Samengo. Ben cinquecento lungresi tra i quali moltissimi salinari, guidati dal generale Pier Domenico Damis, uno dei Mille, dal poeta-soldato Vincenzo Stratigò, dal colonnello Angelo Damis, dai patrioti garibaldini Pietro Irianni, Cesare Martino, Pasquale Trifilio e Giuseppe Samengo, seguirono Giuseppe Garibaldi nella trionfale marcia che portò all’unità d’Italia. L’arrivo di Garibaldi a Castrovillari consolidò il cambio di regime. L’anziano padre fu di nuovo indicato al vertice del distretto, mentre Pace, nominato colonnello, riorganizzò i suoi uomini nel 1° reggimento di volontari calabresi, composto da oltre 1000 effettivi e inquadrato nella divisione guidata da Francesco Stocco, un altro reduce delle rivoluzioni locali. Il distaccamento raggiunse Napoli ed entrò nell’Esercito meridionale insieme alle altre brigate lucane e salernitane, prendendo parte con successo ai combattimenti sulla linea del Volturno e dimostrando una disciplina che mancò ad altri reparti di volontari. Al ritorno nella sua ‘piccola patria’, dopo lo scioglimento dell’esercito garibaldino, si sposò con Maria Gramazio, appartenente a una importante famiglia della società cosentina. Da Tarsia, dove Garibaldi si fermò per poco tempo, il 1° settembre 1860 scrisse al generale Sirtori anticipandogli alcuni ordini e avvisandolo che egli partiva da Tarsia per Castrovillari. Su Damis di Castrovillari ha scritto anche Raffaele De Cesare,  Una Famiglia di patriotti. Ricordi di due rivoluzioni in Calabria, Forzani, Roma 1889. 

L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della Città di Lagonegro”, a pp. 396-397, in proposito scriveva che: “Era poi triste e doloroso l’esempio dato dalle truppe regie, che avevano massacrato, nella piazza di Melito, il loro Generale Brigante, credendolo traditore, nè mancavano fra esse dei soldati fanatici, esasperati per le sconfitte e per le capitolazioni, e disposti ad ogni feroce eccesso in quello stato di disperazione di animo. Fu quindi prudente consiglio per Garibaldi, per evitare un increscioso incontro con quelle truppe ed un possibile conflitto con inutile spargimento di sangue cittadino, divergere dall’unica strada la marcia trionfale e piegare verso il mar Tirreno. Ed ecco perchè alla nostra Città non fu concesso l’ambito onore d’ospitare il Duce Supremo in quei giorni di febbrile entusiasmo, come era stato stabilito. Nella corrispondenza del Comitato di Lagonegro ho riscontrato un foglio, spedito da Castelluccio nel 2 Settembre 1860 al Presidente Avv. Picardi da Nicolino Catalano del tenore seguente: “Si deve segnare col telegrafo a Sala e Potenza che Garibaldi non ha potuto proseguire il viaggio perchè le truppe non erano partite ancora da Castelluccio, ed è perciò fermato a Rotonda, dubitandosi di qualche tradimento delle truppe”. Ed in postilla è scritto: “Il porgitore è partito a 21 ore, ditemi a che ora è giunto.”. Già la colonna Lucana, comandata dal Lavecchia, con vari altri cittadini, s’erano messi da Lagonegro per andare incontro a Garibaldi verso Lauria e Castellucio, ma ben tosto tornarono indietro, quando si seppe che Egli aveva preso altra via. Nel giorno 2 Settembre, mentre ancora erano in piazza accampate le truppe del Caldarelli, giungeva da Moliterno, per la via di S. Antuono la colonna degli insorti di Potenza, comandata da Francesco Pomarici, il quale aveva ricevuto ordine dal Capo dello Stato Maggiore Senise di unirsi col Lavecchia in Lagonegro, di far quivi un concentramento di forze e d’appoggiare le truppe garibaldine provenienti dalle Calabrie (1).”. Pesce, a p. 397, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi la ‘Cronistoria della rivoluzione di Basilicata del 1860 del dott. Michele Lacava, pregevole miniera di documenti e di notizie.”.

A MORANO CALABRO E CAMPOTENESE

Nel 2 settembre 1860, a Morano Calabro, Garibaldi, Cosenz, Agostino Bertani, ecc…

Garibaldi, proseguendo il suo viaggio in carrozza, od a cavallo, accompagnato da un piccolo seguito, tra cui il generale Cosenz ed Agostino Bertani, da Tarsia e Castrovillari, in Calabria, arrivò a Morano Calabro e giunse a Rotonda, uscendo dalla Calabria ed entrando in Basilicata. Carlo Agrati (….), nel suo Da Palermo al Volturno, ed. Mondadori, Verona, 1937,  a p. 410, in proposito scriveva: Il Bertani rimase con Garibaldi e con lui partì il 1° di settembre, in una carrozza aperta seguita dagli aiutanti del Generale, dal Peard e da pochi altri cui i mezzi personali permettevano di tener loro dietro con cavalcature o carrozze. Era passato il mezzodì, quando, finita la paludosa valle del Crati, giungevano tutti a Tarsia. Di là etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo Da Palermo al Volturno, ed. Mondadori, Verona, 1937, a p. 410, aggiungeva pure che: “Ripresa la marcia nel pomeriggio, il Dittatore entrava in Spezzano Albanese, ove l’attendeva una dimostrazione così entusiastica da quasi impallidire quella stessa di Monteleone. Ma egli vi si trattenne assai poco e a sera giungeva in Castrovillari e vi passava la notte sul 2 di settembre. Poi, all’alba in viaggio di nuovo. Il Canzio con altri era stato lasciato a Tarsia e seguiva in ritardo. Egli nota nel suo Diario: “1° settembre – Siamo a Tarsia. Il Generale ci precede e parte per Castrovillari. Ieri giunse Bertani sbarcato a Paola con 4 mila uomini. Si imbarca per Sapri.”. Notizie queste, come sappiamo inesatte.”. Dunque, Agrati scrive che Garibaldi resterà poco a Spezzano Albanese e si recherà a Castrovillari dove la notte del 2 settembre si ferma a dormire. Poi, all’alba, nelle prime ore del mattino, credo sempre del 2 settembre, si rimette di nuovo in viaggio. Agrati scriveva che le notizie tratte dal Diario del Canzio, rimasto a Tarsia, il 1° settembre, dopo la partenza di Garibaldi da Tarsia, sono inesatte. Dunque, il genero di Garibaldi, Stefano Canzio, rimase a Tarsia. Agrati, a p. 410, in proposito scriveva pure che, Garibaldi, da Castrovillari, dove passò la notte: “Poi, all’alba, in viaggio di nuovo”. Agrati scriveva che Garibaldi si rimise in viaggio all’alba, nelle prime ore del mattino del 2 settembre 1860 da Castrovillari per recarsi a Rotonda. Agrati, a pp. 411-412, scriveva ancora che: “Quanto a Garibaldi, egli è avanti a tutti, ormai lontano, e procede senza posa. Lasciata Castrovillari all’alba del 2 settembre coi suoi pochi, esce qualche ora dopo dalla Calabria ed entra in Basilicata per il passo del Morano a un migliaio di metri sul livello del mare. La regione dell’Appennino, lassù, è desolata, dice il Forbes: “Non vi sono che pochi miserabili mendicanti”. Al primo paesetto che incontra, La Rotonda, il Dittatore fa sosta e apprende che il Caldarelli etc..”. Dunque, Agrati scriveva che il piccolo paese di Rotonda all’epoca si chiamava “La Rotonda”. Dunque, l’Agrati scriveva che Garibaldi ed i suoi pochi amici lasciò Castrovillari il 2 settembre 1860, partì da Castrovillari all’alba del mattino e, dopo qualche ora, esce dalla Calabria e attraverso il passo del Morano entra in Basilicata. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 98, in proposito scriveva che: “Dopo la capitolazione del generale Caldarelli e del generale Ghio con un esercito di quindicimila uomini, Garibaldi avanzò rapidamente da Cosenza a Castrovillari e il 2 settembre, accompagnato da Cosenz, Bixio, Medici, Sirtori, Bertani e dal segretario Basso, toccò il territorio lucano, entrando in Rotonda, etc…”. Un testimone di eccezione è Charles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, nel cap. XVIII, a pp. 210-211 e ssg., in proposito scriveva che: Faticosamente risalendo un passo di montagna sopra la città, iniziamo il nostro tedioso viaggio attraverso gli Appennini. Questa, la strada postale, è molto buona, ma allo stesso tempo impegnativa per la carne di cavallo, su e giù, dentro e fuori – e i postini qui, come altrove, non hanno pietà. Potremmo scendere e salire a piedi sulle colline, se volessimo essere così stupidi, ma il nostro cocchiere pensa a un minuto per un riposino, affidandosi alla carovana, che era salita già cento volte prima; né, finché non lo aiutiamo a scendere, seguirebbe il nostro esempio. Passammo Morrano e diverse altre pittoresche cittadine, per la maggior parte arroccate su picchi e rupi che si raggruppano attorno a castelli in rovina, resti di quei bei vecchi tempi in cui ognuno aveva la mano contro il suo simile, quando audaci bucanieri potevano spazzare i mari e i gentiluomini potevano scacciare il bestiame e persino le mogli dei vicini e, lungi dall’essere scovati dai tribunali di polizia e dall’opinione pubblica, venivano ricompensati e applauditi per questo, come valorosi e veri cavalieri. Qui, nelle valli rigogliose e ben irrigate che intersecano la catena montuosa, si sono spesso verificate scene di dolore emanato, perché non sono passati molti anni da quando la gendarmeria ha messo questi montanari senza legge sotto una sorta di controllo: erano qui oggi e se ne sono andati domani, quaranta o cinquanta miglia di sentiero di montagna che non sono nulla per le loro agili strutture. Ma ora gli Appennini bloccano la strada: non c’è possibilità di sottrarsi; e dobbiamo affrontare una continua salita di quattro miglia di lunghezza e 6000 piedi di altezza, chiamata la parata di Morrano. Sulla vetta salutiamo i Calabresi, ma non i loro nobili abitanti. Stocco e i capi ci seguono con 20.000 uomini scelti, e questo stesso fatto probabilmente causerà disagio in certi quartieri. Anche gli abitanti di Napoli saranno piuttosto spaventati, poiché, per la loro ignoranza, sono abituati a considerare i Calabresi come una specie di iena bipede. Non è passata un’ora in questo viaggio in Calabria in cui non abbiamo osservato posizioni in cui dieci uomini risoluti avrebbero potuto opporsi con successo a cento, eppure non è mai stato tentato. In verità Francesco potrebbe lamentarsi del suo esercito, che abbiamo incrociato sulla strada in gruppi che variavano da due a cinquanta poveri ragazzi che affrontano difficoltà tali che una battaglia campale sarebbe divertente. Etc…”. E qui il Forbes inizia a parlare delle truppe regie borboniche in ritirata che incontrarono strada facendo. Inoltre, il Forbes, a p….. aggiungeva pure che:  Dalle alture di Morrano, una lunga striscia di tetro altopiano chiamato Campotenese si estende verso nord, ed è uno dei luoghi più desolati del Sud Italia. Durante i mesi invernali è una distesa di neve. Nessun segno di vitalità o vegetazione allevia lo sguardo, finché non scendiamo nella fertile frontiera della Basilicata, e raggiungere Rotonda, un pittoresco e antico villaggio di montagna sulle rive del Lao. Qui trovammo Garibaldi che faceva la sua “siesta”, la colonna napoletana al comando di Caldarelli si trovava a Castelluccio a sette miglia di distanza. Etc…”. Confermo le impressioni del Forbes riguardo Campotenese dove mio padre raccontava di andare con mio nonno a caccia di pernici e di coturnici. Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, stampato a Sarno-Napoli, 1960, nel cap. V, a pp. 160 e ssg., in proposito scriveva che: “Un avvenimento di eccezionale importanza storica si verificò nel 1860 nel nostro paese che ebbe ospite inatteso Garibaldi, reduce dalla conquista della Sicilia ed in trionfale viaggio verso la capitale dell’ormai vacillante monarchia dei Borboni, retta, dopo la recente morte di Ferdinando II, dall’imbelle “Franceschiello”. Proveniva il Generale liberatore da Castrovillari, da dove era partito la mattina di domenica 2 settembre, ed era passato per Morano, e per Campotenese, dove 12 anni prima si erano eroicamente battuti i Rivoluzionari calabresi di Domenico Mauro contro i Borbonici del Generale Busacca. Aveva raggiunto Rotonda la sera dello stesso giorno accolto trionfalmente dalle Autorità locali e della popolazione, ed era stato ospite della famiglia del cav. Don Bonaventura De Rinaldis.”. Ferruccio Policicchio, inLe Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a p. 282, in proposito scriveva che: “Il primo settembre, alle 22.30, da Castrovillari, al Governo Prodittatoriale di Sala, venne spedito, giunto alle 22:40, il seguente dispaccio: “Il Governo Provvisorio Dittatoriale di Castrovillari al Comitato di Sala. Ordinerà al maestro di posta di codesto rilievo spiccare sei cavalli al rilievo di Casalbuono, ed altri sei in Lagonegro, con guarnimenti e buoni postiglioni, e trovarsi pronti alle ore 10 a.m. dovendo servire per l’illustre Dittatore Generale Garibaldi.”. Nella mattinata del due Garibaldi attraversò l’altopiano di Campotenese, noto per le vicende verificatesi durante il Decennio francese e nel Quarantotto. Entrò a Rotonda, paese della Lucania, e fu ospite in casa de Rinaldis. Qui, alle undici antimeridiane, appreso dello sbarco di Sapri, al generale Turr scrisse: “Il latore v’informerà di ogni cosa, io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò”. L’ufficiale, ignaro delle manovre di Garibaldi, il 3 settembre, di buon mattino e con truppa limitata, si portò a Lagonegro per proteggere il passaggio del Generale da eventuali sorprese che avrebbero potuto sortire dalle truppe del Caldarelli in ritirata da Cosenza, dove aveva capitolato.”.

GARIBALDI A ROTONDA

Nel 2 settembre 1860, a Rotonda all’alba arriva, GARIBALDI, con BERTANI, COSENZ, TRECCHI, NULLO, BERNIERI ed altri (CANZIO, suo genero era rimasto a Tarsia), e dove fu ospite delle famiglie di don Bonaventura DE RINALDIS e di Serafino FASANELLI   

Da Wikipedia leggiamo che il 2 settembre Garibaldi e i suoi uomini entrarono in Basilicata (la prima regione della parte continentale del regno a insorgere contro i Borboni), precisamente a Rotonda. Il suo passaggio in terra lucana si concluse senza problemi, poiché fu instaurato il governo prodittatoriale ben prima del suo arrivo (19 agosto), grazie all’apporto di Giacinto Albini e Pietro Lacava, autori dell’insurrezione lucana in favore dell’unità nazionale. Il giorno seguente, Garibaldi attraversò in barca la costa di Maratea e presso Lagonegro raccolse gli uomini lucani che lo seguirono fino alla Battaglia del Volturno (tra questi vi fu Carmine Crocco, in seguito famoso brigante post-unitario). Garibaldi, proseguendo il suo viaggio in carrozza, od a cavallo, accompagnato da un piccolo seguito, tra cui il generale Cosenz ed Agostino Bertani, da Tarsia e Castrovillari, in Calabria, arrivò a Morano Calabro e giunse a Rotonda, uscendo dalla Calabria ed entrando in Basilicata. Da Wikipedia leggiamo che Rotonda fu l’unico paese della Basilicata ad ospitare Giuseppe Garibaldi, che vi sostò il 2 settembre 1860, prima di partire da una spiaggia di Maratea per Sapri. L’eroe fu ospitato a casa della famiglia Fasanelli (ora di proprietà degli eredi del Comm. Vincenzo Tancredi), che per ricambiarne l’ospitalità regalò alla famiglia un grande medaglione di cui oggi si ignora la sorte. Garibaldi arrivò a Rotonda il 2 settembre con la colonna del Generale Cosenz, reduce dalla conquista della Sicilia e della Calabria, ed era diretto verso Napoli, in vista dello scontro con l’esercito di Francesco II. A sbarrargli la strada, anche se in ritirata, a Castelluccio era presente un contingente di 3.000 soldati borbonici agli ordini del Generale Caldarelli. Quindi decise di fermarsi nel comune del Pollino per la notte fra il 2 e il 3 settembre, accolto da don Bonaventura de Rinaldis e ospite della famiglia della vedova di Berardino Fasanelli. Garibaldi aveva pensato di raggiungere la costa tirrenica costeggiando il fiume Lao-Mercure, ma don Bonaventura gli fece cambiare idea facendolo passare per vie interne. Fu lo stesso don Bonaventura a inviare un messaggio segreto per avvertire il sindaco di Tortora, don Biagio Maceri, dell’arrivo dell’eroe nel comune calabrese. La figlia di don Bonaventura, Filomena, era sposata con il figlio del sindaco di Tortora, Francesco Maceri. In piena notte Garibaldi lasciò Rotonda, con sei uomini a seguito, e seguendo le indicazioni di don Bonaventura e di un contadino incontrato per strada arrivò a Tortora alle 10 e 30 del 3 settembre. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 455-456, trascrive il Bertani (….), che annotava nel suo taccuino (documenti consultati dalla White): “A Castrovillari in casa Pace capita Peard detto l’Inglese di Garibaldi. 2 settembre domenica. Si parte alle cinque: ovazioni al Morana. Distici latini. Distribuzione di 284 ducati ai soldati napoletani: la guardia nazionale ci segue; il figlio del capo urbano arrestato. Il capo degli insorti di Potenza annuncia essere pronti duemila volontari. Nuova guardia nazionale ben vestita, ben armata di fucili da caccia. Arco trionfale a Casaletto. Si annuncia la truppa regia presso Castrocucco che dista dodici miglia. A Rotonda, paese di tremila anime, troviamo alcuni volontari, la guardia nazionale, tutti giulivi e ben disposti: scendiamo in casa di Serafino Fasanelli, da dove si manda un individuo a Sapri con ordini per Turr avvertendolo dell’arrivo. Garibaldi vuole assicurarsi che Cardarelli costretto da Donato Morelli a capitolare in Cosenza non scivoli entro Salerno. Mi prega di stendergli un indirizzo. Manda Trecchi e Nullo a portarlo. Giunse pertanto una lettera di Cardarelli in cui dice a Garibaldi: “Questa vostra truppa si profferisce ai suoi ordini”. Si ascoltano i lamenti degli ufficiali, che non hanno assicurata la loro posizione. Allora si pensa di mandare Bernieri e Trecchi portatori di un’altra lettera in cui si promette la conservazione del grado e si dispongono le cose per altre trattative. L’incarico dato ai nostri è di tenere la relazione continua con noi, mirando a non lasciare entrare quella truppa e quei cannoni a Salerno, e partono alle sei.”. Il senatore Giustino Fortunato (…), in un suo celebre discorso sull’argomento, Per le lapidi a’ martiri della Patria, pronunciato a Potenza il 20 settembre 1898, Fortunato ripercosse, tra studi e ricordi personali, quell’epopea così come fu vissuta da noi lucani. E Fortunato non manca di ricordare due avvenimenti legati alla nostra Maratea: il passaggio di Garibaldi in barca davanti la nostra costa e il sacrificio del nostro concittadino Carlo Mazzei (1843-1860). In questo discorso Fortunato cita il Diario di Agostino Bertani e scriveva che: “Quindici giorni dopo – continua –Garibaldiattraversa l’estremo lembo della nostra provincia. Nel diario, così poco noto, del Bertani, è cenno di quel grande avvenimento. “Il 2 settembre (egli scrive) Garibaldi, Cosenz, Rosagutti, Nullo, Gusmaroli ed io partiamo da Castrovillari, in carrozza, alle 5 antimeridiane; ovazioni a Morano: il capo degl’insorti di Potenza ci annunzia essere pronti duemila volontari. A Rotonda troviamo tutti giulivi, e mandiamo un individuo a Sapri con ordini per Türr. Alla sera, sui muli, cavalchiamo per strade orribili: il generale in testa, noi seguendo in silenzio. Etc..”. Infatti, Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, nel cap. XVIII “Capitolo Decimottavo – Segretario generale del Dittatore (Settembre)”, a pp. 454 e ssg., riprendendo il racconto del Bertani, in proposito scriveva che: “…Arco trionfale a Casaletto. Si annuncia la truppa regia presso Castrocucco che dista dodici miglia. A Rotonda, paese di tremila anime, troviamo alcuni volontari, la guardia nazionale, tutti giulivi e ben disposti: scendiamo in casa di Serafino Fasanelli, da dove si manda un individuo a Sapri con ordini per Turr avvertendolo dell’arrivo. Garibaldi vuole assicurarsi che Cardarelli costretto da Donato Morelli a capitolare in Cosenza non scivoli entro Salerno. Etc…”. Un altro testimone è Charles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, a p. 215, in proposito scriveva che: “…….morning we arrived at Lauria……Garibaldi slept at Rotonda. Etc…” che tradotto significa: “…….la mattina arrivammo a Lauria……Garibaldi dormì alla Rotonda. Etc…”. Charles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, nel cap. XVIII, a pp. 211 e ssg., forse riferendosi al giorno 1° settembre 1860, in proposito scriveva che: Dalle alture di Morrano, una lunga striscia di tetro altopiano chiamato Campotenese si estende verso nord, ed è uno dei luoghi più desolati del Sud Italia. Durante i mesi invernali è una distesa di neve. Nessun segno di vitalità o vegetazione allevia lo sguardo, finché non scendiamo nella fertile frontiera della Basilicata, e raggiungere Rotonda, un pittoresco e antico villaggio di montagna sulle rive del Lao. Qui trovammo Garibaldi che faceva la sua “siesta”, la colonna napoletana al comando di Caldarelli si trovava a Castelluccio a sette miglia di distanza. Etc…”. Dunque, Forbes testimonia che arrivato con la truppa a Rotonda: “….Rotonda, un pittoresco e antico villaggio di montagna sulle rive del Lao. Qui trovammo Garibaldi che faceva la sua “siesta”, etc…”. Dunque, quando Forbes arrivò a Rotonda, Garibaldi era già lì. Forbes lo trovò che dormiva. Forbes proseguendo il suo racconto scriveva pure che: “I Basilischi, come si definiscono gli abitanti, si radunarono in forze; la città era piena di uomini armati, e l’intera provincia è in fermento. Fraternizzando con il Comandante della Guardia Nazionale, affidò il nostro postino e la nostra carrozza a una sentinella, assicurandoci che non ne avremmo avuti altri se li avessimo persi, e ci portò gentilmente a casa sua, dove, sotto la sua guida e i suoi auspici, organizzammo un pasto ricco quanto la città poteva offrire. Qui, come altrove durante i nostri viaggi, c’era molta neve, ma pochissima carne di manzo; Ovunque si vada nell’Italia meridionale, non manca questa antica merce in montagna, dove scavano fossati nella neve e dopo la prima forte caduta li ricoprono di terra. Il Comandante e suo fratello avevano solo poche settimane prima di essere liberati dalla prigione con la proclamazione della Costituzione. Disse di essere stato messo lì per aver ordinato la fotografia di Garibaldi da Napoli durante l’inverno precedente. Oserei dire che aveva fatto molto di più; ma comunque sia, la sua storia era divertente, soprattutto la sua descrizione della prigione di Potenza, che era piena di politicanti. Disse che tutti i nuovi arrivati lì venivano prima sistemati in alloggi molto miseri sottoterra, e successivamente favoriti con una migliore sistemazione a seconda di come si sentivano o erano in grado di pagare. Dalla mia breve esperienza con i funzionari napoletani, non ho dubbi che sia vero. Etc…”. Charles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, nel cap. XVIII, a pp. 211 e ssg., forse riferendosi al giorno 1° settembre 1860, in proposito scriveva che: Garibaldi dormì a Rotonda.. Forbes quando scrive che nel frattempo “Garibaldi dormì a Rotonda”, si riferiva al giorno (credo) 2 settembre 1860, quando cioè egli con la truppa arrivò a Lauria. Giacomo Racioppi (….), nel suo “Storia dei moti di Basilicata nel 1860”, a pp. 217-218, in proposito scriveva che: “La sera del 31 agosto il Dittatore entrò a Cosenza; il giorno 2 settembre toccò Rotonda, prima comunità della Basilicata ai confini delle Calabrie. Quinc’innanzi dove Egli giungesse, era un uffiziale di ordinanza a raccogliere le infinite suppliche, che s’indirigevano al Dittatore, come è uso dei popoli abiettati da secolari tirannidi, che istimano debbano aver limite al potere. Ed Egli con la bontà d’un animo, che ha in sè commiste la dolcezza della donna e la bontà della madre, la espansione del fanciullo e la generosità dell’Iddio, a quelle supplicazioni maggiormente intendeva l’animo, che toccassero agli interessi del minuto popolo infelice. Non sia chi l’appunti, se in quel turbinio di uomini e di eventi, quando la lotta fervea ancora, ed uno Stato ruinava e un’altro era ancora nelle regioni dell’deale, non sia chi l’appunti se il provvedimento corse troppo più celere, che le informazioni non giungessero a schiarirne retto il cammino. E come nei paesi del Cosentino aveva càsso il balzello del macinato sulle civaie, scemato della metà il prezzo del sale, e dato ai poveri abitatori intorno il Demanio Silano l’uso gratuito della seminagione e del pascolo, così in Rotonda, alle istanze uffiziali e conclamatrici del popolo, decretò invalido e nullo un contratto di enfiteusi, che già le solenni formalità della legge avevano fatto irrevocabile ed eseguito tra le opere pie ed un cittadino del comune; ed il podere si ripartisse ai non abbienti, e il canone non nel pio Istituto, ma in prò del Comune cadesse. Il popolo occuò subitamente le terre, finchè, l’anno appresso, essendo luogotenente il Principe di Carignano, non fu càsso il provvedimento dittatoriale perchè non fosse recata offesa all’autorità della cosa giudicata e ai diritti, in presidio della legge, acquisiti.”Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a pp. 217-218, in proposito scriveva: “La sera del 31 agosto il Dittatore entrò a Cosenza; il giorno 2 settembre toccò Rotonda, prima comunità della Basilicata ai confini delle Calabrie. Il Generale procedeva le sue schiere senza scorta di guardia o di onore: e poichè le vie erano ingombre dai soldati del Caldarelli, che si ritraevano a piccole giornate, e di ogni risma disertori o sbrancati, parve, ed era, non fuor di periglio che egli ne venisse di quei franchi e sciolti modi frammezzo a gente, cui subito sdegno o maltalento potea rendere infesta. Però l’ebbero pregato a venire di Rotonda alla marina di Scalea, onde messosi in barca il giorno 3 settembre discese a Sapri. – Quivi il giorno innanzi etc…”. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 701, in proposito scriveva che: “Il 1 settembre il Generale Garibaldi era a Cosenza; La notte del 2 Settembre al 3 con sei compagni scese Laino al mare; il giorno 3 va per mare a Sapri; da Sapri l’indomani martedì 4 Settembre parte e giunge al Fortino…..Il giorno 2 settembre toccò Rotonda (1), primo paese della Basilicata.”. Lacava, a p. 700, nella nota (1) postillava: “(1) Riportiamo dall’opera del Racioppi. Etc…”. Lacava, a p. 702, continuando il suo racconto scriveva pure che: “La sera del giorno 2 il Generale Garibaldi da Rotonda parte in carrozza e giunge nelle vicinanze di Laino; abbandona la rotabile e prende la via del fiume Lao, e scende al mare nella spiaggia tra Tortora e Scalea, per non incontrarsi in Lagonegro coi soldati di Caldarelli, che ancorchè inermi, ed avessero capitolato, commettevano delle ruberie ed altri eccessi. Per mare si portò a Sapri etc…”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a Pp. 575-576 ed in proposito scriveva che: “1° Settembre. A Paola già trovavansi disbarcati circa 2000 garibaldini….2 Settembre. All’alba sbarcano alla spiaggia di Sapri le Brigate garibaldine Milano e Spinazzi. A giorno chiaro le forze residue della 4° Brigata, comandate dal Brigatiere Caldarelli, si pongono in marcia da Lagonegro per S. Lorenzo la Padula. Il Generale Garibaldi perviene a Rotonda, ed ivi instanziato da molti decreta: invalido e nullo un contratto di enfiteusi etc…(1). A sera le forze residue della 4° Brigata (Caldarelli) si stabiliscono al bivacco di S. Lorenzo la Padula. Anche a sera il Generale Garibaldi parte da Rotonda in carrozza indirizzandosi a Laino, anzicchè a Lagonegro, perchè consigliato a scendere alla marina di Scalea per sicurezza (1) e per non porsi a contatto con le truppe comandate dal Generale Caldarelli. A notte fatta il Generale abbandona la consolare per Laino, passa sulla via che costeggia il fiume Lao, ed intraprende coi suoi sei seguaci la marcia a schiena di mulo (2), che domattina dovrà dovrà aver termine alla marina di Scalea.”. Quandel, a p. 576, nella nota (1) postillava: “(1) In Lagonegro e nel contado lo spirito della popolazione era ostile a Garibaldi.”. Quandel, a p. 576, nella nota (2) postillava:“(2) Ire politiche d’oltre tomba, raccolte da A. Bertani.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a p. 132, in proposito scriveva che: “Il Dittatore trionfante partì da Cosenza nella notte tra il 2 e il 3 settembre, arrivò a Rotonda, ripartì in carrozza per la strada che mena da Castelluccio a Lagonegro; ma giunto a Laino abbandonò la rotabile. Egli e sei compagni, cioè il Cosenz, il Bertani, Rosagutti, Nullo, Basso e Gusmaroli, cavalcarono l’intera notte su muli per strade orribili e scesero alla spiaggia fra Tortora e Scalea (1).”. Mazziotti, a p. 132, nella nota (1) postillava: “(1) Cronistoria del Lacava, a p. 702. Il Treveljan nel suo mirabile lavoro ‘Garibaldi e la formazione dell’Italia – traduzione di Bice Dobelli ha descritto più diffusamente di ogni altro il viaggio del Dittatore. Questi scese alla marina a un punto non molto discosto da Torraca e da Maratea.”. Osvaldo Perini (….), nel suo“La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 489-490, in proposito scriveva che: “XLVIII. Da Spezzano il Dittatore passava a Cammarata ed a Castrovillari, percorrendo la vasta e maremmosa pianura dove un tempo sorgeva la superba ed opulentissima Sibari e che ora i fiumi Crati e Coscile hanno ricoperto colla melma delle loro alluvioni. Dell’immensa e popolosa città, la fama della cui dissoluta mollezza si a lungo. riempi l’universo, oggimai non rimane più traccia essa giace sepolta sotto un fortissimo strato di vegetazione tropicale , in un cielo insalubre :  le maestose sue torri , i monumenti, i trofei, ed i suoi trecento mila abitanti scomparvero : ed ora la più tremenda solitudine regna sul teatro di tanta opulenza : hanno fine in tal modo le pompe e le umane grandezze ! – XLIX . Da Castrovillari Garibaldi colla solita fretta moveva a Morano e a Rotonda e quindi a Castelluccio ed a Lauria.”. Osvaldo Perini (….), nel suo“La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 492-493 e ssg., in proposito scriveva che: “LIV. – Turr approdava a Sapri mentre Garibaldi correva sullo stradale di Lagonegro alla Polla.”. Raffaele De Cesare (Memor) (….), ed il suo “La fine di un Regno – Dal 1855 al 6 settembre 1860 con prefazione di Raffaele De Cesare”, ed. Città di Castello, 1900, parte II, a p. 461, in proposito scriveva che: “Passò la notte a Cosenza, e ne riparti il primo settembre , accompagnato da non più di trenta persone, fra cavalieri e guide. Erano, tra gli altri,  il Cosenz, che non lo lasciò più, sino a Napoli ; Thürr, Corte, Caldesi, Avezzana, Musolino, Nullo, Mordini, Missori , Serafini, e due giornalisti e volontarii, Carlo Arrivabene e Antonio Gallenga, corrispondenti di giornali inglesi. Attraversando il resto della Calabria, sino al primo paese di Basilicata, che fu Rotonda , trovò la rivoluzione compiuta, da per tutto. Nessuno dei tanti scrittori, che , più o meno confusamente, descrissero quella marcia, la descrisse, con maggior vivacità di colorito, di Giacomo Racioppi, nel libro sopra ricordato. Il due settembre, Garibaldi giunse a Rotonda, etc…”. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 908, in proposito scriveva che: “Passò la notte seguente a Cosenza, e ne ripartì il primo settembre, accompagnato da non più di trenta persone, fra ufficiali e guide. Ricordo con certezza Enrico Cosenz, che non lasciò più sino a Napoli; Turr, Corte, Caldesi, Avezzana, Musolino, Nullo, Mordini, Missori, Serafini, e due giornalisti, che erano anche volontari: Carlo Arrivabene e Antonino Gallenga, corrispondenti di giornali inglesi. Attraversando il resto della Calabria, sino al primo paese di Basilicata, che fu Rotonda, Garibaldi trovò la rivoluzione compiuta quasi dappertutto. Fra i molti scrittori, i quali, più o meno confusamente, descrissero quella marcia, vanno eccettuati Giacomo Racioppi e Michele Lacava, le cui narrazioni sono abbastanza precise e documentate. Da Rotonda, dove giunse il 2 settembre, Garibaldi scese alla marina di Scalea, dove s’imbarcò. Arrivò la sera del 3 a Sapri d’overa approdata, il giorno innanzi, la divisione di Rustow e Pianciani, la quale, ultima arrivata, divenne l’avanguardia dell’esercito garibaldino.”. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 908, in proposito scriveva che: “Da Rotonda, dove giunse il 2 settembre, Garibaldi scese alla marina di Scalea, dove s’imbarcò.”. Dunque, il De Cesare scriveva che Garibaldi partendosi da Cosenza, e portandosi verso Rotonda in Basilicata, era accompagnato da un gruppo di una trentina di fidati collaboratori tra i quali vi erano: Enrico Cosenz che era stato nominato generale e che non lo lasciò mai fino a Napoli; il generale Turr, Corte, Caldesi, Avezzana, Musolino, Nullo, Mordini, Missori, Serafini, e due giornalisti, che erano stati volontari: Carlo Arrivabene e Antonino Gallenga. corrispondenti di giornali inglesi. Ma non tutti accompagnarono in seguito Garibaldi a Sapri, che il 3 settembre, alla marina di Castrocucco s’imbarcò per Sapri. Vedremo in seguito che arrivati a Rotonda, Nullo sarà inviato verso il generale Caldarelli a Lagonegro per fargli trattare la resa. Memor (….), nel suo “La fine di un Regno – con prefazione di Raffaele De Cesare”, ed. ……….., a p. 461, in proposito scriveva che: “Il due settembre, Garibaldi giunse a Rotonda, povera terra del circondario di Lagonegro; e di là, per maggior sicurezza, fu consigliato a scendere alla marina di Scalea, dove s’imbarcò. Arrivò la sera del tre, a Sapri. A Sapri era approdata, il giorno innanzi, la divisione di Rustow e Pianciani, la quale, ultima arrivata, divenne l’avanguardia dell’esercito garibaldino. Il giorno quattro, il dittatore si fermò all’osteria del Fortino, presso Casalnuovo, dove ricevè Mignogna e Pietro Lacava, che lo salutarono a nome del governo provvisorio di Basilicata, e gli portarono seimila ducati, in tante piastre e colonnati: somma che riuscì gradita al dittatore, e fu spesa, in gran parte, in sussidii ai soldati di Caldarelli, i auli, dopo la capitolazione di Cosenza, si ritiravano verso Napoli, e, dopo una nuova capitolazione fatta con Garibaldi, deposero le armi. Mignogna e Lacava si unirono al dittatore, e con lui passarono la notte a Salerno, ed entrarono, il 7 settembre, a Napoli. All’alba del sei, Garibaldi fu in Auletta, dove ricevè Giacinto Albini, l’altro prodittatore di Basilicata, e lo nominò governatore della stessa provincia, con pieni poteri, E’ in quella guisa che, il giorno innanzi, a Casalnuovo, aveva nominato Bertani segretario generale della dittatura, da Auletta scrisse ai due comitati di Napoli, come invito alla concordia, queste parole: “………………………”Raffaele De Cesare (….), nel suo “Una famiglia di patriotti”, a p. CCIII, in proposito scriveva che: “Garibaldi partì da Cosenza il dì appresso senza esercito, precedendone l’avanguardia e solo accompagnato dai suoi aiutanti, dalle sue guide, e dal suo ministro della Guerra, Enrico Cosenz. Attraversando il resto della Calabria, della Basilicata e la provincia di Salerno, trovò la rivoluzione compiuta dappertutto. Nessuno scrittore meglio del Racioppi ha descritto quella marcia meravigliosa e rapida (I).”. De Cesare, a p. CCIII, nella nota (I) postillava: “(I) Storia dei moti di Basilicata – Napoli, 1867.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a pp. 196-197, in proposito scriveva che: “La mattina appresso (2 settembre) traversata l’ubertosa pianura che rasentando il piede del Pollino rivaleggia con la Toscana per la ricchezza della sua vegetazione, egli si trovò d’un tratto in una regione calcarea, arida e brulla, nel cuore dei monti che separano la Calabria dalla Basilicata. Superato il primo passo gli si aprì avanti il Campo Tenese, ampio pascolo cinto torno torno dai monti, alto 1000 metri sul mare e lungo e largo parecchie miglia, dove nel 1806 durante una tormenta i francesi avevano messo in rotta i borbonici. All’estremo opposto del Campo Tenese Garibaldi salì l’erta di un altro passo (1) e varcatolo abbandonò la Calabria per la Basilicata, facendo la sua prima sosta nella nuova regione, a Rotonda, un paesetto di montagna dove egli trovò già costituita la Guardia Nazionale e l’intera gerarchia delle autorità rivoluzionarie nè più nè meno che se fosse stato Parigi o per lo meno Cosenza (2).”. La Dobelli, a p. 197, nella nota (1) postillava: “(1) Non il Mormanno dove oggidì passa la strada maestra, ma un altro più alto a destra di quello.”. La Dobelli, a p. 197, nella nota (2) postillava: “(2) Bertani, II, 183-162; Ms. Peard, Journal, 1-2 settembre; Forbes, 207-213; Arrivabene, II, 158-162; Cairoli, 343-349; Racioppi, 198-199.”. Treveljan, a p. 417, di “Bertani, II” postillava: “……..”. Treveljan, a p. 419, di “Cairoli” postillava: “Cairoli = Rosi (M.) – I Cairoli, 1908 (“Biblioteca di Storia contemporanea”, n. 1).”. Si tratta del testo di Michele Rosi (….), I Cairoli, , Torino, 1908, ed. Fratelli Bocca, in “Biblioteca di Storia contemporanea“, n. 1. Io posseggo l’altro volume pubblicato nel 1944, Michele Rosi (….), nel suo “I Cairoli”, a pp. 343-349, in proposito scriveva che: “…………………………………….”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 148-149, in proprosito scriveva che: “…Generale Garibaldi, il quale da Cosenza era arrivato a Rotonda, ….etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 411-412, in proposito scriveva che: “Ripresa la marcia nel pomeriggio, il Dittatore entrava in Spezzano Albanese, ove l’accoglieva una dimostrazione così entusiastica da far quasi impallidire quella stessa di Monteleone. Ma egli vi si trattenne assai poco e a sera giungeva a Castrovillari e vi passava la notte sul 2 di settembre. Poi all’alba, in viaggio di nuovo….Quanto a Garibaldi, egli è avanti a tutti, ormai lontano, e procede senza posa. Lasciata Castrovillari all’alba del 2 settembre coi suoi pochi, esce qualche ora dopo dalla Calabria ed entra in Basilicata per il passo del Morano a un migliaio di metri sul livello del mare. La regione dell’Appennino, lassù, è desolata, dice il Forbes: “Non vi sono che pochi miserabili mendicanti”. Al primo paesetto che incontra, La Rotonda, il Dittatore fa sosta e apprende che il Caldarelli è a Castelluccio, a sette od otto chilometri davanti a lui, sulla medesima strada. Per evitar quelle truppe che potrebbero riservagli qualche brutta sorpresa, nella notte del 3, riparte a cavallo, e si dirige al mare, scendendo la valle del Lao, ove non sempre son tracciati i sentieri. Poi, ad una dozzina di chilometri dalla Rotonda, lascia la valle e si dirige a ponente verso la costa, e là ad un punto quasi equidistante fra Maratea e Scalea, donde una piccola barca porta lui e i suoi compagni – cinque in tutto, dice il Bertani – a Sapri.”. Agrati scriveva che il Bertani scriveva che sulla piccola barca si imbarcarono per Sapri cinque in tutto. Di questo punto, ovvero del numero della comitiva e di chi fossero ad accompagnare Garibaldi ne ho discusso innanzi. Inoltre, sappiamo che fino a Rotonda, al seguito di Garibaldi vi erano alcuni suoi collaboratori ed ammiratori. Di sicuro vi erano alcuni giornalisti come il Forbes che però, insieme al Peard non proseguirono con lui ma restarono sulla strada per le Calabrie. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 410-411, in proposito scriveva che: “….Castrovillari e vi passava la notte sul 2 di settembre. Poi, all’alba, in viaggio di nuovo.”. Agrati, a p. 410, in proposito scriveva pure che, Garibaldi, da Castrovillari, dove passò la notte: “Poi, all’alba, in viaggio di nuovo”. Agrati scriveva che Garibaldi si rimise in viaggio all’alba del 3 settembre 1860 da Castrovillari per recarsi a Rotonda. E, Agrati, a pp. 410-411, scriveva ancora che: “Quanto a Garibaldi, egli è avanti a tutti, ormai lontano, e procede senza posa. Lasciata Castrovillari all’alba del 2 settembre coi suoi pochi, esce qualche ora dopo dalla Calabria ed entra in Basilicata per il passo del Morano a un migliaio di metri sul livello del mare. La regione dell’Appennino, lassù, è desolata, dice il Forbes: “Non vi sono che pochi miserabili mendicanti”. Al primo paesetto che incontra, La Rotonda, il Dittatore fa sosta e apprende che il Caldarelli è a Castelluccio, a sette od otto chilometri davanti a lui, sulla medesima strada. Per evitar quelle truppe che potrebbero riservargli qualche brutta sorpresa, nella notte del 3, riparte a cavallo, e si dirige al mare, scendendo la valle del Lao, ove non sempre son tracciati i sentieri. Poi, ad una dozzina di chilometri dalla Rotonda, lascia la valle e si dirige a ponenteverso la costa, e là né di strade né di sentieri v’é traccia alcuna.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 416, in proposito scriveva che: “Sappiamo che con Garibaldi v’erano il Peard e altri cui i privati mezzi permettevan di seguire la veloce andatura della sua carrozza. Quando Garibaldi aveva deviato per Sapri, il Peard con alcuni compagni avevano proseguito per la strada maestra giungendo a Sala prima degli altri. Eran partiti di là quasi subito ed il Forbes, che vi era arrivato poco dopo, s’era sentito dire con sua meraviglia come Garibaldi fosse passato da Sala forse mezz’ora prima. I cittadini di Sala etc…”Dunque, l’osservazione di Agrati che, parlando di ciò che avvenne a Sala nei primi giorni di settembre, attesta che fra i compagni di Garibaldi, imbarcatisi per Sapri, non vi era nè il Forbes e nè il Peard che, invece, erano insieme a Garibaldi, forse a Rotonda, dove Garibaldi deviò, ma essi non andarono con lui verso Sapri. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Bertani eseguì l’ordine e dopo mille peripezie il 29 agosto sbarcava a Tropea e da qui proseguiva con le truppe, d’accordo col Rustow per Pizzo, ove trovò un ordine del Sirtori di avanzare a marcie forzate per raggiungere il Quartiere Generale, che da S. Pietro del Tiriolo proseguiva verso Cosenza. Il Bertani si avviò in persona, e a Rotonda raggiunse il Generale che, dice la Mario, lo abbracciò, poi diede ordine al Generale Turr di andare a raggiungere la legione e portarla al più presto sulla via di Lagonegro, ed al Bertani disse (2): “Voi restereco meco, ho bisogno di voi”.”. Maraldi, a p. 99, nella nota (1) postillava: “(1) Pianciani, op. cit.”. Maraldi, a p. 101, nella nota (2) postillava:“(2) J. W. Mario, op. cit., 172, 173, 174.”Dunque, il Maraldi è tra quelli che scriveva che il Bertani raggiunse Garibaldi a Rotonda (come scrisse il Treveljan) e non a Cosenza. Riprendendo il discorso, però, il Maraldi, scrive che Bertani raggiunse Garibaldi al Tiriolo, contraddicendo ciò che aveva scritto a p. 101. Infatti, Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, nel cap. “Segretario del Dittatore”, a pp. 107-108, in proposito scriveva che: “Ripigliamo il viaggio del Bertani dopo il suo sbarco in Calabria. Raggiunto a Tiriolo il Dittatore, fu, come si è detto, da questi ricevuto a braccia aperte: “Siete la provvidenza, gli disse. La gente della vostra legione sbarcò meco prima in Calabria. Con questi altri andremo a Napoli”. Fu allora che il Bertani abbandonò del tutto l’idea della diversione, ed ubbidendo ai voleri del Duce, lo seguì fedelmente fino a Napoli e divenne poi il suo collaboratore. Gioverebbe trascrivere dal suo vivace, interessante diario, la narrazione che egli fa del percorso da Cosenza, a Spezzano, a Castrovillari, lungo le tappe della trionfale marcia di Garibaldi.”. Dunque, Maraldi scriveva che Agostino Bertani raggiunse Garibaldi a Rotonda ed in seguito a p. 101 scrive che Bertani aveva raggiunto Garibaldi al Tiriolo, in Provincia di Catanzaro e molto distante sia da Paola che da Rotonda e Cosenza. Alfredo Schettini (….), nel suo “Trecchina nel presente e nel passato – 1936”, del 1947, Tip. Ferrari, Alessandria, a pp. 69-70, in proposito scriveva che: “Dopo una breve sosta a Cosenza e poscia a Castrovillari, Garibaldi entra nella Lucania, fermatosi a Rotonda in casa della vedova Fasanella. Una compagnia d’insorti lucani, guidata dal patriota Lavecchia e seguita da molti altri volontari, si dirige da Lagonegro incontro di Garibaldi per la via di Lauria e Castelluccio. Inoltre, Carmine Senise, capo dello Stato Maggiore ordina a Francesco Pomarici di recarsi a Lagonegro per occupare i punti strategici di quel distretto e precisamente le gole dei monti di Lauria, allo scopo d’impedire il passaggio delle truppe borboniche e di appoggiare invece quelle garibaldine provenienti dalle Calabrie.”. Prima della partenza, il Generale ebbe modo di colloquiare affabilmente con alcuni patrioti che lo avevano raggiunto sulla spiaggia. Tra questi vi erano Filippo La Gioia di Aieta e sua madre Angela Candia, la quale non mancò di offrire tutti i suoi figli per il riscatto della Patria. Garibaldi, commosso dalle nobili parole della donna, la colmò di baci e le disse: «Se tutte le donne d’Italia fossero simili a voi, l’Italia sarebbe libera da più secoli». Antonio Guarasci (….), nel suo “La spedizione dei mille in Calabria – Aspetti e problemi di storia Cosentina”, estratto da “Calabria nobilissima”, n. 41-42, 1961, a p. 39 in proposito scriveva che: “Occupata Cosenza, distrutto l’esercito borbonico in Calabria, la marcia di Garibaldi fino alla marina di Tortora, per Tarsia, Spezzano Albanese, Castrovillari, Morano e Laino, tra l’entusiasmo delle popolazioni, ha solo un valore documentario (46).”. Guarasci, a p. 39, nella nota (46) postillava che: “(46) Sulla marcia di Garibaldi in Calabria oltre al lavoro di C. Agrati, Da Palermo al Volturno, Milano, 1937, gli studi e le fonti più recenti sono quelli contenuti nella raccolta degli ‘Atti del 2° Congresso storico calabrese (Napoli, 1961): E. De Palma, Alcuni aspetti del 1860 in Calabria e nel Mezzogiorno; G. Cingari, Lo stabilimento di Mongiana nella crisi del 1860; G. Aromolo, La difesa borbonica delle coste Calabre e lo sbarco di Garibaldi; C. Nardi, S. c.; A. Serra, L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille; A. Pepe, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri. A queste bisogna aggiungere la recentissima e informatissima ‘Storia del Regno di Napoli (in continuazione di quella di Pietro Colletta) di Francesco De Fiore, già citata, e pubblicata da A. F. Parisi in ‘Archivio Storico per la Calabria e la Lucania’, fasc. cit.”. Si tratta del manoscritto di Francesco De Fiore, “Continuazione della Storia del Reame di Napoli di Pietro Colletta”, pubblicato da Antonio Emilio Parise in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 309-310, in proposito scriveva: “Presto si riprende il cammino e, lasciando in lontananza sulla sinistra Mormanno, dopo pochi chilometri di strada si entra in Basilicata e si giunge a Rotonda, un paesetto di montagna, allora di tremila anime. Ivi Garibaldi è accolto dalla Guardia Nazionale, da alcuni volontari tutti giulivi e ben disposti e dall’intera gerarchia delle autorità rivoluzionarie, “né più né meno – commenta il Treveljan – che se fosse stato a Parigi o per lo meno a Cosenza”. Ma, come vedremo, il Comitato rivoluzionario di Basilicata si rende benemerito per l’aiuto che dà alla rivoluzione e all’impresa garibaldina. La deviazione da Rotonda a Sapri. A questo punto, la marcia del Dittatore su Napoli trova degli ostacoli per alcuni incidenti sopraggiunti, ond’egli è costretto a tornare indietro. e dirigersi al mare: è il tratto dell’itinerario della ‘deviazione’ da Rotonda a Sapri, della quale pochi scrittori parlano e non senza inesattezze e confusioni di una certa gravità. Qui ci proponiamo di chiarirle con una narrazione esatta degli avvenimenti lungo il suddetto tratto, con l’aggiunta di particolari ignorati trasmessici dalla tradizione, raccolti dalla viva voce di testimoni oculari nella visita ai luoghi e nella lettura di parecchi opuscoli diventati abbastanza rari o introvabili di scrittori locali. Non intendiamo fare una vera e propria bibliografia sull’argomento. Per ricostruire i fatti bastano i seguenti autori, non senza prima metterli a confronto e integrarli con notizie a nostra conoscenza attinte dai luoghi ove passò Garibaldi: Bertani, Canzio, Peard, Racioppi, Gioia, Lacava, La Gioia, De Cesare, Maturi, Pesce, e, tra i più recenti, Treveljan e Agrati. Premesso ciò possiamo senz’altro seguire Garibaldi. Il quale, giunto a Rotonda, è ospitato in casa di Serafino Fasanella (e non Fasanelli, come scrive il Bertani), ove si riposa. Quindi, si accinge a rimettersi in cammino, proseguendo in carrozza lungo la rotabile, la larga strada detta la ‘Consolare delle Calabrie’. Senonché, per prudenza, ne è sconsigliato: le vie sono ingombre dei soldati del Caldarelli, che si ritirano su Salerno lentamente, a piccole giornate. “Parve ed era – scrive il Racioppi – fuor di periglio che egli se venisse di quei franchi e sciolti modi frammezzo a gente, cui subito sdegno e maltalentopotea rendere infesto. Però l’ebbero pregato a venire a Rotonda alla marina di Scalea”, per avvicinarsi ai piroscafi partiti da Paola con la divisione Rustow e la brigata Turr di 1500 uomini, che dovevano formare l’avanguardia del Dittatore sulla via di Napoli, e questi ultimi giunti a Sapri il giorno avanti, etc…Persuaso dagli amici a non esporsi indifeso alla mercé di quegli sbrancati d’ogni risma, che avrebbero potuto riservargli qualche brutta sorpresa e piantargli due palle in corpo con la stessa prontezza con cui avevano spacciato i loro generali, Garibaldi decide per evitarli di avvicinarsi al mare e di dirigersi alla marina di Scalea. Ma, prima di partire, manda un individuo a Sapri con ordini per Turr e avvertirlo del suo arrivo. In pari tempo, viole assicurarsi delle intenzioni del generale Caldarelli, che si trovava a pochi chilometri da Rotonda, a Castelluccio.”. Alessandro Serra (….), nel suo L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a p. 331, in proposito scriveva che: “Ripreso il viaggio, attraversò l’altipiano di Campotenese, legato al sacrificio dei rivoluzionari calabresi del ’48, ed entrò a Rotonda, il primo paesetto della Lucania, dove per la rivoluzione si lavorava attivamente. Anche per Rotonda le nostre ricerche hanno dato dei frutti. Garibaldi fu accolto da gran folla di generosi e di curiosi. Fra di essi vi era un giovane di Mormanno etc…”. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 98, in proposito scriveva che: “Dopo la capitolazione del generale Caldarelli e del generale Ghio con un esercito di quindicimila uomini, Garibaldi avanzò rapidamente da Cosenza a Castrovillari e il 2 settembre, accompagnato da Cosenz, Bixio, Medici, Sirtori, Bertani e dal segretario Basso, toccò il territorio lucano, entrando in Rotonda, entusiasticamente acclamato dalla popolazione in delirio e dai patrioti. Gli fu consegnato il seguente messaggio inviatogli dal Governo Pro-dittatoriale lucano: “Al Generale Dittatore Giuseppe Garibaldi – Salute “Signore,…etc….Potenza, 1° settembre 1860. Nicola Mignogna – G. Albini”. Etc…”. Ferruccio Policicchio, inLe Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a p. 282, in proposito scriveva che: “Il primo settembre, alle 22.30, da Castrovillari, al Governo Prodittatoriale di Sala, venne spedito, giunto alle 22:40, il seguente dispaccio: “Il Governo Provvisorio Dittatoriale di Castrovillari al Comitato di Sala. Ordinerà al maestro di posta di codesto rilievo spiccare sei cavalli al rilievo di Casalbuono, ed altri sei in Lagonegro, con guarnimenti e buoni postiglioni, e trovarsi pronti alle ore 10 a.m. dovendo servire per l’illustre Dittatore Generale Garibaldi.”. Nella mattinata del due Garibaldi attraversò l’altopiano di Campotenese, noto per le vicende verificatesi durante il Decennio francese e nel Quarantotto. Entrò a Rotonda, paese della Lucania, e fu ospite in casa de Rinaldis. Qui, alle undici antimeridiane, appreso dello sbarco di Sapri, al generale Turr scrisse: “Il latore v’informerà di ogni cosa, io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò”. L’ufficiale, ignaro delle manovre di Garibaldi, il 3 settembre, di buon mattino e con truppa limitata, si portò a Lagonegro per proteggere il passaggio del Generale da eventuali sorprese che avrebbero potuto sortire dalle truppe del Caldarelli in ritirata da Cosenza, dove aveva capitolato.”.

(Foto n……) – Manifesto insurrezionale del 1° settembre 1860 di Nicola Mignogna e Giacinto Albini prodittatori della Lucania

Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 98, continuando il suo racconto scriveva pure che: Garibaldi si fermò per poche ore in casa Fasanelli; verso sera riprese la marcia in carrozza per Castelluccio. Etc…”. Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, stampato a Sarno-Napoli, 1960, nel cap. V, a pp. 160 e ssg., in proposito scriveva che: Aveva raggiunto Rotonda la sera dello stesso giorno accolto trionfalmente dalle Autorità locali e della popolazione, ed era stato ospite della famiglia del cav. Don Bonaventura De Rinaldis.”. Dunque, Garibaldi proveniva da Rotonda. Fulco, a pp. 160-161 continuando il suo racconto scriveva che: “Garibaldi, …fa sosta a Rotonda e qui apprende che il Generale borbonico Caldarelli è a Castelluccio, ad otto Km. da Rotonda, sulla medesima strada, con circa 3000 dei suoi uomini. “Per evitare quelle truppe – scrive Carlo Agrati – che potrebbero riservargli qualche sorpresa, nella notte sul 3, parte a cavallo e si dirige al mare, scendendo la valle del Lao, ove non sempre son tracciati sentieri. Poi – continua l’Agrati nel suo libro dal titolo ‘Da Palermo al Volturno’ – ad una dozzina di chilometri da Rotonda, lascia la valle e si dirige a ponente verso la costa, e là nè di strade nè di sentieri v’è traccia alcuna. Arriva così ad un punto quasi equidistante fra Maratea e Scalea, donde una piccola barca porta lui e i suoi compagni (cinque in tutto, dice il Bertani) a Sapri”. Come si vede, l’Agrati non nomina Tortora. Anzi, dalla tavola IV del suo documentatissimo libro in cui è segnato in rosso l’itinerario di Garibaldi nel suo viaggio dalle Calabrie verso Napoli, si ricava che, anzicché per Tortor, Garibaldi sarebbe passato per Papasidero, e da qui, lasciandosi a sinistra il fiume Lao e Scalea, avrebbe raggiunto il mare presso la stretta baia di S. Nicola di Arcella, dove si sarebbe imbarcato per Sapri, unendosi quindi al generale Turr che l’aveva preceduto al comando dei suoi uomini e dei 1500 del Bertani ch’era con Garibaldi. Niente di più inesatto !. Garibaldi, partito a cavallo da Rotonda verso le quattro del mattino del 3 settembre insieme con i Generali Bixio, che a Calatafimi dubitò e da Garibaldi ebbe la risposta: “Nino, qui si fa l’Italia o si muore; Cosenz, Medici e Bertani, si diresse a Tortora attraverso il territorio di Laino, puntando sul Carro, secondo le istruzioni avute dalla famiglia ospite di Rotonda. E venne a Tortora preceduto da un corriere recante una missiva segreta per Don Biagio Maceri, medico umanista e filosofo, il cui figlio, Francesco, aveva sposato una De Rinaldis, donna Filomena, la “Signorina” come fu sempre chiamata a Tortora., dopo aver ricevuto formale assicurazione di non andare incontro a spiacevole e pericolosa avventura che avrebbe compromesso irrimediabilmente l’esito d’un’impresa cui erano legati i destini d’Italia.”. Michelangelo Pucci (….), nel suo “Tortora – Natura, Storia Cultura”, a p. 98 ci parla della “Cronaca del viaggio di Garibaldi da Rotonda al Fortino” ed in proposito scriveva che: “Accettato il piano, Garibaldi, accompagnato dai fedelissimi Cosenz, Bertani, Rosagutti, Nullo, Basso e Gusmaroli, partì da Rotonda nella tarda serata, intorno alle 20:30(1) ; Etc…”. Michelangelo Pucci, a p. 102, nella nota (2) postillava: “(2) Amedeo Fulco – Memorie storiche di Tortora – Rubettino – Soveria Mannelli 2002, pag. 129 e segg.”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 22-23, in proposito scriveva che: “La sera del 31 Agosto il Generale entrava in Cosenza, nel giorno seguente in Castrovillari, e nel giorno 2 in Rotonda, dove si fermò in casa della vedova Fasanella a riposare nelle prime ore della notte. “Quinc’innanzi – scrive il Racioppi nella ‘Storia dei moti di Basilicata nel 1860’ – dove Egli giungesse, era un uffiziale di ordinanza a raccogliere le infinite suppliche, che s’indirigevano al Dittatore, come è uso dei popoli abiettati da secolari tirannidi, che istimano etc….”.”. Dunque, secondo il Pucci, Garibaldi a Rotonda era in compagnia dei suoi fedelissimi: Cosenz, Bertani, Rosagutti, Nullo, Basso e Gusmaroli. Michelangelo Pucci (….), recentemente, nel suo “Tortora – Natura – Storia – Cultura etc…”, a p. 98, in proposito scriveva che: “Garibaldi era arrivato a Rotonda il 2 settembre con la colonna del gen. Cosenz, aveva fretta di giungere a Napoli il più presto possibile, ma, a bloccargli la strada, a Castelluccio era attestato un contingente di 3.000 soldati borbonici agli ordini del gen. Caldarelli. In conformità alla politica adottata da Reggio Calabria in su, Garibaldi non aveva interesse a forzare il passo, atto di forza che sarebbe costato una inutile perdita di uomini e spreco di armamenti da ambo le parti. Ma ‘mirando a non lasciare entrare quella truppa e quei cannoni a Salerno (1) egli progettava di arrivare al disarmo dei borbonici attraverso due vie congiunte o alternative: attraverso la corruzione del comandante e/o attraverso la dissuasione per accerchiamento. Intanto che le trattative fra i garibaldini e i borbonici del generale Caldarelli approdassero alla resa di questi ultimi e alla loro adesione alla causa unitaria (1), Garibaldi pensò di accellerare l’accerchiamento con i corpi che convergevano via mare a Sapri. Per procedere più velocemente in direzione di Napoli, egli aveva bisogno di congiungersi a loro via mare il più rapidamente possibile…..(2).”. Pucci, a p. 102, postillava di Amedeo Fulco. Questo testo è la ristampa recente del testo di Fulco, “Memorie storiche di Tortora con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, Napoli, 19…..Sul testo di Amedeo Fulco (….), Pucci (…), a p. 98, in proposito scriveva che: “Garibaldi “Aveva raggiunto Rotonda la sera dello stesso giorno accolto trionfalmente dalle autorità locali e dalla popolazione, era stato ospite della famiglia del cavalier Don Bonaventura De Rinaldis.”.…”Garibaldi, partito a cavallo da Rotonda verso le quattro del mattino del 3 settembre insieme con il generale Bixio, Cosenz, Medici e Bertani … venne a Tortora etc….”. Michelangelo Pucci, a p. 102, nella nota (2) postillava: “(2) Amedeo Fulco – Memorie storiche di Tortora – Rubettino – Soveria Mannelli 2002, pag. 129 e segg.”. Michelangelo Pucci (….), nel suo “Tortora – Natura, Storia Cultura”, a p. 98 ci parla della “Cronaca del viaggio di Garibaldi da Rotonda al Fortino” ed in proposito scriveva che: “A Rotonda fu accolto da don Bonaventura de Rinaldis e fu ospite della famiglia della vedova di Bernardino Fasanelli. Una de Rinaldis era sposa di don Francesco Maceri, figlio di don Biagio Maceri, uno dei notabili più in vista di Tortora che tifava per la causa garibaldina (2).”. Pucci, a p. 98, nella nota (2) postillava: “(2) A. Fulco, Memorie storiche di Tortora – Rubetino – Soveria Mannelli 2002, pag. 129 e ssg.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 132, in proposito scriveva che: “Garibaldi di là scrisse la mattina stessa al Turr, che approdato a Sapri e che prontamente era andato senza seguito a Lagonegro per sorvegliare le mosse del generale borbonico Caldarelli, etc…”. Silvano Del Duca (….), nel suo“Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 172, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: “Nella mattina del 2 settembre Garibaldi attraversò l’altopiano di Campotenese e, appresso dello sbarco di Sapri, scriveva al Generale Turr: “Il latore v’informerà di ogni cosa, io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso scriverò” (232), mentre la sera stessa deviava verso il Golfo di Policastro per raggiungere Tortora dove pernottò.”.

Nel 2 settembre 1860, a Rotonda, DON BONAVENTURA DE RINALDIS consigliò Garibaldi (diretto a Napoli ed intendo a proseguire sulla strada per le Calabrie), di cambiare itinerario e di deviare verso Tortora

Garibaldi aveva pensato di raggiungere la costa tirrenica costeggiando il fiume Lao-Mercure, ma don Bonaventura gli fece cambiare idea facendolo passare per vie interne. Fu lo stesso don Bonaventura a inviare un messaggio segreto per avvertire il sindaco di Tortora, don Biagio Maceri, dell’arrivo dell’eroe nel comune calabrese. La figlia di don Bonaventura, Filomena, era sposata con il figlio del sindaco di Tortora, Francesco Maceri. In piena notte Garibaldi lasciò Rotonda, con sei uomini a seguito, e seguendo le indicazioni di don Bonaventura e di un contadino incontrato per strada arrivò a Tortora alle 10 e 30 del 3 settembre. La recente ristampa del testo di Amedeo Fulco, “Memorie storiche di Tortora con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, Napoli, 19…..Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, Napoli, 1960, ristampato dal Comune di Tortora a cura di Aleardo Dino Fulco, nel cap. V, a pp. 129-130, in proposito scriveva che: Avute le informazioni richieste, Garibaldi e i compagni, spronati i cavalli, ripresero il loro cammino in direzione del paese.”. Michelangelo Pucci, ancora, a p……, in proposito trascriveva che: ”Garibaldi, partito a cavallo da Rotonda verso le quattro del mattino del 3 settembre insieme con il generale Bixio, Cosenz, Medici e Bertani … venne a Tortora preceduto da un corriere recante una missiva segreta per Don Biagio Maceri, medico umanista e filosofo, il cui figlio, Francesco, aveva sposato una De Rinaldis, donna Filomena, … dopo aver ricevuto assicurazione di non andare incontro a spiacevole avventura …”. Biagio Moliterni (….), sul blog “Abystron.org” così riepilogava la giornata di Garibaldi a Tortora e, riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: In un primo momento aveva pensato di raggiungere il Tirreno attraverso la valle del Mercure-Lao, ma poi cambiò idea e vi giunse, per vie interne, passando per il territorio di Tortora. Probabilmente, la variazione di programma gli fu suggerita da don Bonaventura De Rinaldis, di Rotonda, la cui figlia Filomena aveva sposato il tortorese don Francesco Maceri. Ed è proprio al padre di quest’ultimo, il sindaco don Biagio Maceri, che don Bonaventura inviò un messaggio segreto per avvertilo dell’imminente arrivo dell’illustre ospite. Etc…”. Dunque, Biagio Moliterni, sulla scorta di Amedeo Fulco (….) scriveva che a Rotonda, don Bonaventura de Rinaldis, oltre ad avere inviato un messaggio segreto a don BIAGIO MACERI, Sindaco di Tortora e genero di don Biagio Lomonaco-Melazzi per aver sposato la figlia Filomena Lomonaco-Melazzi. Michelangelo Pucci (….), nel suo “Tortora – Natura, Storia Cultura”, a p. 98 ci parla della “Cronaca del viaggio di Garibaldi da Rotonda al Fortino” ed in proposito scriveva che: “Per raggiungere il mare don  Bonaventura gli consigliò di risalire da Laino la valle del fiume Iannello seguendo la mulattiera fino al passo del Carro e di qui discendere la valle della Fiumarella lungo la mulattiera fino a Tortora, dove avrebbe trovato un ambiente favorevole preparato da don Bonaventura; un corriere con una lettera per Don Biagio Maceri l’avrebbe preceduto nella notte, da Tortora avrebbe potuto raggiungere il mare. Accettato il piano, Garibaldi, accompagnato dai fedelissimi Cosenz, Bertani, Rosagutti, Nullo, Basso e Gusmaroli, partì da Rotonda nella tarda serata, intorno alle 20:30 (1); etc…”. Pucci, a p. 102, nella nota (1) postillava: “(1) Jessie White Mario in “Agostino Bertani e i suoi tempi – ed. G. Barbera – Firenze, 1888.”. Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, stampato a Sarno-Napoli, 1960, nel cap. V, a pp. 160 e ssg., in proposito scriveva che: “Un avvenimento di eccezionale importanza storica si verificò nel 1860 nel nostro paese che ebbe ospite inatteso Garibaldi, reduce dalla conquista della Sicilia ed in trionfale viaggio verso la capitale dell’ormai vacillante monarchia dei Borboni, retta, dopo la recente morte di Ferdinando II, dall’imbelle “Franceschiello”. Proveniva il Generale liberatore da Castrovillari, da dove era partito la mattina di domenica 2 settembre, ed era passato per Morano, e per Campotenese, dove 12 anni prima si erano eroicamente battuti i Rivoluzionari calabresi di Domenico Mauro contro i Borbonici del Generale Busacca. Aveva raggiunto Rotonda la sera dello stesso giorno accolto trionfalmente dalle Autorità locali e della popolazione, ed era stato ospite della famiglia del cav. Don Bonaventura De Rinaldis.”. Dunque, Garibaldi proveniva da Rotonda. Fulco, a pp. 160-161 continuando il suo racconto scriveva che: “Garibaldi, …fa sosta a Rotonda e qui apprende che il Generale borbonico Caldarelli è a Castelluccio, ad otto Km. da Rotonda, sulla medesima strada, con circa 3000 dei suoi uomini. “Per evitare quelle truppe – scrive Carlo Agrati – che potrebbero riservargli qualche sorpresa, nella notte sul 3, parte a cavallo e si dirige al mare, scendendo la valle del Lao, ove non sempre son tracciati sentieri. Poi – continua l’Agrati nel suo libro dal titolo ‘Da Palermo al Volturno’ – ad una dozzina di chilometri da Rotonda, lascia la valle e si dirige a ponente verso la costa, e là nè di strade nè di sentieri v’è traccia alcuna. Arriva così ad un punto quasi equidistante fra Maratea e Scalea, donde una piccola barca porta lui e i suoi compagni (cinque in tutto, dice il Bertani) a Sapri”. Come si vede, l’Agrati non nomina Tortora. Anzi, dalla tavola IV del suo documentatissimo libro in cui è segnato in rosso l’itinerario di Garibaldi nel suo viaggio dalle Calabrie verso Napoli, si ricava che, anzicché per Tortor, Garibaldi sarebbe passato per Papasidero, e da qui, lasciandosi a sinistra il fiume Lao e Scalea, avrebbe raggiunto il mare presso la stretta baia di S. Nicola di Arcella, dove si sarebbe imbarcato per Sapri, unendosi quindi al generale Turr che l’aveva preceduto al comando dei suoi uomini e dei 1500 del Bertani ch’era con Garibaldi. Niente di più inesatto !. Garibaldi, partito a cavallo da Rotonda verso le quattro del mattino del 3 settembre insieme con i Generali Bixio, che a Calatafimi dubitò e da Garibaldi ebbe la risposta: “Nino, qui si fa l’Italia o si muore; Cosenz, Medici e Bertani, si diresse a Tortora attraverso il territorio di Laino, puntando sul Carro, secondo le istruzioni avute dalla famiglia ospite di Rotonda. E venne a Tortora preceduto da un corriere recante una missiva segreta per Don Biagio Maceri, medico umanista e filosofo, il cui figlio, Francesco, aveva sposato una De Rinaldis, donna Filomena, la “Signorina” come fu sempre chiamata a Tortora., dopo aver ricevuto formale assicurazione di non andare incontro a spiacevole e pericolosa avventura che avrebbe compromesso irrimediabilmente l’esito d’un’impresa cui erano legati i destini d’Italia.”. Ferruccio Policicchio, inLe Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a pp. 282-283, in proposito scriveva che: Il primo settembre, ……Nella mattinata del due Garibaldi attraversò l’altopiano di Campotenese, noto per le vicende verificatesi durante il Decennio francese e nel Quarantotto. Entrò a Rotonda, paese della Lucania, e fu ospite in casa de Rinaldis. Qui, alle undici antimeridiane, appreso dello sbarco di Sapri, al generale Turr scrisse: “Il latore v’informerà di ogni cosa, io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò”. L’ufficiale, ignaro delle manovre di Garibaldi, il 3 settembre, di buon mattino e con truppa limitata, si portò a Lagonegro per proteggere il passaggio del Generale da eventuali sorprese che avrebbero potuto sortire dalle truppe del Caldarelli in ritirata da Cosenza, dove aveva capitolato….(28).”. Policicchio, a p. 283, nella nota (28) postillava di: “(28) G. Racioppi, Storia dei moti di Basilicata e province contermini nel 1860, Laterza, Bari, 1909, p. 218.”.

Nel 2 settembre 1860, a Rotonda, don BONAVENTURA DE RINALDIS inviò un messaggio segreto a Tortora, a don Biagio MACERI padre del Sindaco Francesco

A Rotonda, don Bonaventura gli fece cambiare idea facendolo passare per vie interne. Fu lo stesso don Bonaventura a inviare un messaggio segreto per avvertire il sindaco di Tortora, don Biagio Maceri, dell’arrivo dell’eroe nel comune calabrese. La figlia di don Bonaventura, Filomena, era sposata con il figlio del sindaco di Tortora, Francesco Maceri. In piena notte Garibaldi lasciò Rotonda, con sei uomini a seguito, e seguendo le indicazioni di don Bonaventura e di un contadino incontrato per strada arrivò a Tortora alle 10 e 30 del 3 settembre. Rotonda fu l’unico paese della Basilicata ad ospitare Giuseppe Garibaldi, che vi sostò il 2 settembre 1860, prima di partire da una spiaggia di Maratea per Sapri. L’eroe fu ospitato a casa della famiglia Fasanelli (ora di proprietà degli eredi del Comm. Vincenzo Tancredi), che per ricambiarne l’ospitalità regalò alla famiglia un grande medaglione di cui oggi si ignora la sorte. Garibaldi arrivò a Rotonda il 2 settembre con la colonna del Generale Cosenz, reduce dalla conquista della Sicilia e della Calabria, ed era diretto verso Napoli, in vista dello scontro con l’esercito di Francesco II. A sbarrargli la strada, anche se in ritirata, a Castelluccio era presente un contingente di 3.000 soldati borbonici agli ordini del Generale Caldarelli. Quindi decise di fermarsi nel comune del Pollino per la notte fra il 2 e il 3 settembre, accolto da don Bonaventura DE RINALDIS e ospite della famiglia della vedova di Berardino Fasanelli. Garibaldi aveva pensato di raggiungere la costa tirrenica costeggiando il fiume Lao-Mercure, ma don Bonaventura gli fece cambiare idea facendolo passare per vie interne. Fu lo stesso don Bonaventura a inviare un messaggio segreto per avvertire il sindaco di Tortora, don Biagio Maceri, dell’arrivo dell’eroe nel comune calabrese. La figlia di don Bonaventura, Filomena, era sposata con il figlio del sindaco di Tortora, Francesco Maceri. In piena notte Garibaldi lasciò Rotonda, con sei uomini a seguito, e seguendo le indicazioni di don Bonaventura e di un contadino incontrato per strada arrivò a Tortora alle 10 e 30 del 3 settembre. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 455-456, trascrive il Bertani (….), che annotava nel suo taccuino (documenti consultati dalla White): “A Castrovillari in casa Pace capita Peard detto l’Inglese di Garibaldi. 2 settembre domenica. Si parte alle cinque: ovazioni al Morana. Distici latini. Distribuzione di 284 ducati ai soldati napoletani: la guardia nazionale ci segue; il figlio del capo urbano arrestato. Il capo degli insorti di Potenza annuncia essere pronti duemila volontari. Nuova guardia nazionale ben vestita, ben armata di fucili da caccia. Arco trionfale a Casaletto. Si annuncia la truppa regia presso Castrocucco che dista dodici miglia. A Rotonda, paese di tremila anime, troviamo alcuni volontari, la guardia nazionale, tutti giulivi e ben disposti: scendiamo in casa di Serafino Fasanelli, da dove si manda un individuo a Sapri con ordini per Turr avvertendolo dell’arrivo. Garibaldi vuole assicurarsi che Cardarelli costretto da Donato Morelli a capitolare in Cosenza non scivoli entro Salerno. Mi prega di stendergli un indirizzo. Manda Trecchi e Nullo a portarlo. Giunse pertanto una lettera di Cardarelli in cui dice a Garibaldi: “Questa vostra truppa si profferisce ai suoi ordini”. Si ascoltano i lamenti degli ufficiali, che non hanno assicurata la loro posizione. Allora si pensa di mandare Bernieri e Trecchi portatori di un’altra lettera in cui si promette la conservazione del grado e si dispongono le cose per altre trattative. L’incarico dato ai nostri è di tenere la relazione continua con noi, mirando a non lasciare entrare quella truppa e quei cannoni a Salerno, e partono alle sei.”. Dunque, lo stesso Bertani testimonia delle allarmanti notizie che arrivarono a Garibaldi mentre si trovava a Rotonda. Bertani cita pure le truppe Regie che si pensava vi fossero a Castrocucco.  Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a p. 310, in proposito scriveva: Premesso ciò possiamo senz’altro seguire Garibaldi. Il quale, giunto a Rotonda, è ospitato in casa di Serafino Fasanella (e non Fasanelli, come scrive il Bertani), ove si riposa. Quindi, si accinge a rimettersi in cammino, proseguendo in carrozza lungo la rotabile, la larga strada detta la ‘Consolare delle Calabrie’. Senonché, per prudenza, ne è sconsigliato: le vie sono ingombre dei soldati del Caldarelli, che si ritirano su Salerno lentamente, a piccole giornate. “Parve ed era – scrive il Racioppi – fuor di periglio che egli se venisse di quei franchi e sciolti modi frammezzo a gente, cui subito sdegno e maltalento potea rendere infesto. Però l’ebbero pregato a venire a Rotonda alla marina di Scalea”, per avvicinarsi ai piroscafi partiti da Paola con la divisione Rustow e la brigata Turr di 1500 uomini, che dovevano formare l’avanguardia del Dittatore sulla via di Napoli, e questi ultimi giunti a Sapri il giorno avanti, etc…Persuaso dagli amici a non esporsi indifeso alla mercé di quegli sbrancati d’ogni risma, che avrebbero potuto riservargli qualche brutta sorpresa e piantargli due palle in corpo con la stessa prontezza con cui avevano spacciato i loro generali, Garibaldi decide per evitarli di avvicinarsi al mare e di dirigersi alla marina di Scalea. Ma, prima di partire, manda un individuo a Sapri con ordini per Turr e avvertirlo del suo arrivo. In pari tempo, vuole assicurarsi delle intenzioni del generale Caldarelli, che si trovava a pochi chilometri da Rotonda, a Castelluccio. Se Garibaldi avesse proseguito sulla stessa strada, si sarebbe infatti trovato nel bel mezzo di quelle truppe demoralizzate.”. Ma la notizia che a Rotonda, don Bonaventura DE RINALDIS avesse inviato un messaggio segreto al Sindaco di Tortora, don Francesco Maceri, figlio di don Biagio MACERI, proviene da Amedeo Fulco (….), che, nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, stampato a Sarno-Napoli, 1960, nel cap. V, a pp. 160-161 continuando il suo racconto scriveva che: Garibaldi,….E venne a Tortora preceduto da un corriere recante una missiva segreta per Don Biagio Maceri, medico umanista e filosofo, il cui figlio, Francesco, aveva sposato una De Rinaldis, donna Filomena, la “Signorina” come fu sempre chiamata a Tortora., dopo aver ricevuto formale assicurazione di non andare incontro a spiacevole e pericolosa avventura che avrebbe compromesso irrimediabilmente l’esito d’un’impresa cui erano legati i destini d’Italia.”. Michelangelo Pucci, ancora, a p……, in proposito trascriveva che: ”Garibaldi,…..venne a Tortora preceduto da un corriere recante una missiva segreta per Don Biagio Maceri, medico umanista e filosofo, il cui figlio, Francesco, aveva sposato una De Rinaldis, donna Filomena, … dopo aver ricevuto assicurazione di non andare incontro a spiacevole avventura …”. Biagio Moliterni (….), sul blog “Abystron.org” così riepilogava la giornata di Garibaldi a Tortora e, riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “Probabilmente, la variazione di programma gli fu suggerita da don Bonaventura De Rinaldis, di Rotonda, la cui figlia Filomena aveva sposato il tortorese don Francesco Maceri. Ed è proprio al padre di quest’ultimo, il sindaco don Biagio Maceri, che don Bonaventura inviò un messaggio segreto per avvertilo dell’imminente arrivo dell’illustre ospite. Etc…”. Dunque, Biagio Moliterni, sulla scorta di Amedeo Fulco (….) scriveva che a Rotonda, don Bonaventura DE RINALDIS, inviò un messaggio segreto a don BIAGIO MACERI, Sindaco di Tortora e genero di don Biagio Lomonaco-Melazzi per aver sposato la figlia Filomena Lomonaco-Melazzi. Michelangelo Pucci (….), nel suo “Tortora – Natura, Storia Cultura”, a p. 98 ci parla della “Cronaca del viaggio di Garibaldi da Rotonda al Fortino” ed in proposito scriveva che: “Per raggiungere il mare don  Bonaventura gli consigliò di risalire da Laino la valle del fiume Iannello seguendo la mulattiera fino al passo del Carro e di qui discendere la valle della Fiumarella lungo la mulattiera fino a Tortora, dove avrebbe trovato un ambiente favorevole preparato da don Bonaventura; un corriere con una lettera per Don Biagio Maceri l’avrebbe preceduto nella notte, da Tortora avrebbe potuto raggiungere il mare. Accettato il piano, Garibaldi, accompagnato dai fedelissimi Cosenz, Bertani, Rosagutti, Nullo, Basso e Gusmaroli, partì da Rotonda nella tarda serata, intorno alle 20:30 (1); etc…”. Pucci, a p. 102, nella nota (1) postillava: “(1) Jessie White Mario in “Agostino Bertani e i suoi tempi – ed. G. Barbera – Firenze, 1888.”. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 455, trascrive il Bertani (….), che annotava nel suo taccuino (documenti consultati dalla White): Arco trionfale a Casaletto. Si annuncia la truppa regia presso Castrocucco che dista dodici miglia. A Rotonda, paese di tremila anime, troviamo alcuni volontari, la guardia nazionale, tutti giulivi e ben disposti: scendiamo in casa di Serafino Fasanelli, da dove si manda un individuo a Sapri con ordini per Turr avvertendolo dell’arrivo. Garibaldi vuole assicurarsi che Cardarelli costretto da Donato Morelli a capitolare in Cosenza non scivoli entro Salerno.”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 575 ed in proposito scriveva che: “1° Settembre. A Paola già trovavansi disbarcati circa 2000 garibaldini. Il Generale Garibaldi ben per tempo, da Cosenza, invia a Soveria-Mannelli al Generale Orsini etc…Poscia parte da Cosenza alla volta di Rotonda accompagnato da Bertani, dal generale Cosenz, dallo Stato Maggiore e dai Garibaldini a cavallo, precdendo l’avanguardia del suo Esercito. Le forze napolitane residue della 4° Brigata, comandate dal Generale Caldarelli, sono in marcia da Castelluccia su Lagonegro.”.

Nella notte tra il 2 ed il 3 settembre 1860, Garibaldi dormì a Rotonda

Charles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, nel cap. XVIII, a p. 214, nel suo Diario scritto a Lagonegro il 3 settembre 1860 riferendosi a quando arrivò con le truppe a Castelluccio, senza Garibaldi che, da Rotonda aveva preso altra e separata strada, in proposito scriveva che: Garibaldi dormì a Rotonda. Attraversando una zona molto montuosa, dove i buoi erano quasi efficienti quanto i cavalli, alle otto del mattino arrivammo a Lauria. Etc…”. Dunque, il Forbes scriveva che “Garibaldi dormì a Rotonda” e credo si riferisse al giorno 2 settembre quando egli (Forbes) era arrivato a Lauria con le truppe che avevano proseguito sula strada Consolare per le Calabrie. 

Nel 2 settembre 1860, le impressioni sul paesaggio di Du Champ e Forbes quando arrivano a Lauria e a Lagonegro

Come si è detto, il 2 settembre 1860, alcuni ufficiali dell’Esercito Meridionale che accompagnavano Garibaldi in Calabria, da Cosenza o da Tarsia, su ordine di Garibaldi lasciarono la sua piccola comitiva e proseguirono con le truppe sulla strada Consolare per le Calabrie, arrivando a Castelluccio, a Lauria e a Lagonegro per poi proseguire nel Vallo di Diano. Gli Ufficiali di Garibaldi proseguendo la loro marcia con i loro battaglioni incontrarono le truppe del generale Caldarelli, sbrancate ed in ritirata ma poterono ammirare il paesaggio di questa parte della Basilicata. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 198, in proposito scriveva che: si era tenuto alla gran strada maestra, ma ora davanti a lui su quella strada si ritiravano le truppe del generale Caldarelli dirette a Napoli con le armi in pugno, secondo il patto convenuto fra esse e il comitato insurrezionale. Procedendo in quella direzione sarebbe arrivato a Castelluccio, capitando nel bel mezzo di quelle truppe demoralizzate, etc…”. Garibaldi deviò il suo percorso ma alcuni ufficiali dovettero proseguire. Ad esempio, Charles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, nel cap. XVIII, a p. 214, nel suo Diario scritto a Lagonegro il 3 settembre 1860 riferendosi a quando arrivò con le truppe a Castelluccio, senza Garibaldi che, da Rotonda aveva preso altra e separata strada, in proposito scriveva che: Raggiungemmo Castelluccio la sera alle sette, mezz’ora dopo la partenza della retroguardia napoletana. Etc…”. Forbes raggiunse Castelluccio la sera del 7 settembre 1860. Forbes scriveva che “Garibaldi dormì a Rotonda” e credo si riferisse al giorno 2 settembre quando egli (Forbes) era arrivato a Lauria con le truppe che avevano proseguito sula strada Consolare per le Calabrie. Charles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, nel cap. XVIII, a pp. 214-215 e ssg., arrivando con la truppa a Lauria, in proposito scriveva che: Il paesaggio era selvaggio e in alcuni punti sublime, ma questo viaggio a dorso di bue fu sufficiente a mettere a dura prova la pazienza di un santo, e il nostro umore migliorò notevolmente trovando cavalli di posta. Vagando dentro, fuori e oltre le cime delle montagne, e passando il lago che dà il nome alla città di Lagonegro, incontrammo la retroguardia napoletana alle dieci, sul punto di entrare in città. Etc…”Charles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, a p. 215, in proposito scriveva che: ….la mattina arrivammo a Lauria……Garibaldi dormì alla Rotonda. Andando avanti e indietro per le vette dei monti, e oltrepassando quella che dà nome alla città di Lagonegro, ci imbattemmo nella retroguardia napoletana alle dieci, sul punto di invadere la città.. Charles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, nel cap. XVIII, a pp. 210-211 e ssg., in proposito scriveva che: Dalle alture di Morrano, una lunga striscia di tetro altopiano chiamato Campotenese si estende verso nord, ed è uno dei luoghi più desolati del Sud Italia. Durante i mesi invernali è una distesa di neve. Nessun segno di vitalità o vegetazione allevia lo sguardo, finché non scendiamo nella fertile frontiera della Basilicata, e raggiungere Rotonda, un pittoresco e antico villaggio di montagna sulle rive del Lao. Qui trovammo Garibaldi che faceva la sua “siesta”, la colonna napoletana al comando di Caldarelli si trovava a Castelluccio a sette miglia di distanza. Etc…”. Charles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, nel cap. XVIII, a pp. 214-215 e ssg., forse riferendosi al giorno 1° settembre 1860, in proposito scriveva che: Attraversando una zona molto montuosa, dove i buoi erano quasi efficienti quanto i cavalli, alle otto del mattino arrivammo a Lauria. Il paesaggio era selvaggio e in alcuni punti sublime, ma questo viaggio a dorso di bue fu sufficiente a mettere a dura prova la pazienza di un santo, e il nostro umore migliorò notevolmente trovando cavalli di posta. Vagando dentro, fuori e oltre le cime delle montagne, e passando il lago che dà il nome alla città di Lagonegro, incontrammo la retroguardia napoletana alle dieci, sul punto di entrare in città. Etc…”Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a p. 490, riferendosi a Lauria, in proposito scriveva che: Quest’ultima città fu interamente distrutta nelle fazioni del 1808 dal generale Manhès che vi fece appiccare l’incendio e fucilare gran parte de’ suoi abitatori. Essa era il centro delle innumerevoli bande che in quel tempo lottavano contro i Francesi per l’indipendenza del loro paese nativo, e per così dire il quartier generale dell’ opposizione a Giocchino Murat e dei maneggi della proscritta fazione borbonica. Lauria, malgrado la murattiana vendetta, risorse ben tosto dalle sue rovine: e crebbe con aspirazioni ed idee liberali ed italiche. Etc…”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 491 e ssg., in proposito scriveva che: “LII. Da Lauria il Dittatore dirigevasi a Bosco, e di là a Lagonegro, amena città fabbricata sulla strada ed in mezzo ad altissimi monti. Etc…”. In questo passaggio si cita il piccolo paese di “Bosco” a cui in seguito fu cambiato il nome di Nemoli. Su Nemoli e sul passaggio di Garibaldi ha scritto Biagio Ferrari (….), nel suo “……………………….”. Ma, Garibaldi non passò per Nemoli e non andò a Lagonegro, come vedremo. Furono le truppe garibaldine, i volontari dell’Esercito Meridionale di Garibaldi che passarono per Lagonegro e poi Fortino di Casalnuovo. Maxime Du Champ (….) fu  giornalista e grande viaggiatore, per i suoi scritti e le foto dei suoi viaggi si può considerare il primo inviato speciale dei suoi tempi. Volontario nella spedizione dei Mille, lasciò la sua testimonianza nella sua opera: L’expédition des Deux Siciles, (tra i pochi suoi scritti, ad oggi, tradotti in italiano). Questa sua testimonianza è preziosa perché è l’unica che ci è pervenuta dal continente mentre altri scrittori ne hanno scritto in modo parziale. Maxime Du Camp (….), nel suo “Expedition des Deux-Siciles”, a p. 220, in proposito scriveva che: “A Lauria, la roue de notre veiture se brisa completement. Il fallut attendre quatre heures. J’etais assis à lombre d’un quartier de rocher qui surpomble la ruote, et je considerais un vieux bourrelier qui raccomodait un bat de mulet. Etc…”. Poi, a p….., in proposito scriveva: “La premiere fois, c’etait dans le mois d’aout 1806. Les gens du pays tenaient pour le roi Nasone, qui etait en Sicile, et recevaient de l’argent, des munitions, tout ce quil fallait enfin, du cardina Ruffo, qui fut un saint homme. Etc…”. Sempre il Du Camp proseguendo il suo racconto, a pp. 225-226, in proposito scriveva che: Incontriamo, a poche leghe da Lauria, una magnifica cascata che gorgoglia, a salti bianchi, e che non è altro che la sorgente del fiume Trecchena, detto anche Noce. A una curva della strada emerge all’improvviso Lagonegro, adagiata su una collina, con la sua via principale così ampia da sembrare un’immensa piazza. Lì, come a Cosenza, troviamo impossibile avere animali da tiro, e siamo costretti a trattenere il postiglione che ci conduce dalla Rotonda, un povero ragazzo pieno di buona volontà, ma che ci mostra che, pena l’esaurimento, il suo i cavalli non possono più andare.”. Maxime Du Camp (….), nel suo “Expedition des Deux-Siciles”, a pp. 225-226, in proposito scriveva che: Incontriamo, a poche leghe da Lauria, una magnifica cascata che gorgoglia, a salti bianchi, e che non è altro che la sorgente del fiume Trecchena, detto anche Noce. A una curva della strada emerge all’improvviso Lagonegro, adagiata su una collina, con la sua via principale così ampia da sembrare un’immensa piazza. Lì, come a Cosenza, troviamo impossibile avere animali da tiro, e siamo costretti a trattenere il postiglione che ci conduce dalla Rotonda, un povero ragazzo pieno di buona volontà, ma che ci mostra che, pena l’esaurimento, il suo i cavalli non possono più andare.”. Il Du Champ, a pp. 249-250, in proposito scriveva pure che: “Dopo Lauria, il paesaggio ritorna ad essere rigoglioso, ma di un rigoglio tutto settentrionale: domina la flora francese, le querce sono numerose così le alberelle; qua e là appaiono dei castagni e alla loro ombra delle eriche in fiore; abbondano i torrenti, che, zampillando dala cima della montagna, lasciano cadere verso la valle le loro belle acque limpide; ed esse saltellando sulle rocce levigate ci spruzzano sul volto perline di schiuma; sono sormontati da alcuni ponti, e che ponti! Di legno, sconnessi e vacillanti; io non so che provvidenza amica dei viaggiatori li tenga in equilibrio, perché, a vederli, si crederebbe che basti una pedata ad abbatterli. Tagliata ai fianchi del monte, la strada non gli gira intorno secondo una linea circolare, ma si spezza continuamente ad angolo acuto, come quei fulmini a zig zag dipinti dai pittori nei quadri di tempesta. Ad alcune leghe da Lauria incontriamo una magnifica cascata, che spumeggia in balzi biancheggianti e non è altro che la sorgente del fiume ‘Trecchena’, che chiamiamo anche il ‘Noce (1). Ad una svolta, sbuca d’improvviso il paese di Lagonegro, erto su una collina, con la via principale così larga da rassomigliare ad un’immensa piazza. Lì, come a Cosenza, non ci è possibile trovare bestie da tiro, e siamo costretti a tenere il postiglione che ci ha portati da Rotonda in poi; povero ragazzo, è pieno di buona volontà, ma ci dimostra che, se non si vuole correre il rischio di vederli cadere sfiniti, i cavalli non possono proseguire.”.  

Nel 2 settembre 1860, a Lauria e a Lagonegro, le truppe borboniche del generale CALDARELLI

Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 198, in proposito scriveva che: A questo punto del suo viaggio Garibaldi cambiò metodo. Fin là per tutto il tragitto dallo Stretto in su, si era tenuto alla gran strada maestra, ma ora davanti a lui su quella strada si ritiravano le truppe del generale Caldarelli dirette a Napoli con le armi in pugno, secondo il patto convenuto fra esse e il comitato insurrezionale. Procedendo in quella direzione sarebbe arrivato a Castelluccio, capitando nel bel mezzo di quelle truppe demoralizzate, le cui intenzioni erano dubbie fors’anche a loro stesse. Un momento il Caldarelli mandava a dire a Garibaldi alla Rotonda: “Questo vostro esercito, si mette tutto ai vostri comandi”; (1) il momento dopo prometteva ai suoi soldati la vittoria della causa borbonica garantita dall’intervento austriaco. Il Dittatore fu perciò persuaso dai suoi amici a non mettersi indifeso alla mercè di quegli uomini che avrebbero potuto piantargli due palle in corpo con la stessa prontezza con cui spacciavano i loro generali, ed a raggiungere Sapri con una deviazione traverso i monti e il mare. A Sapri troverebbe i 1500 uomini del Turr etc…”. Dobelli, a p. 198, nella nota (1) postillava: “(1) Bertani, II, 184; Ms. Peard, Journal, 2 settembre.”. Il senatore Giustino Fortunato (…), in un suo celebre discorso sull’argomento, Per le lapidi a’ martiri della Patria, pronunciato a Potenza il 20 settembre 1898, Fortunato ripercosse, tra studi e ricordi personali, quell’epopea così come fu vissuta da noi lucani. E Fortunato non manca di ricordare due avvenimenti legati alla nostra Maratea: il passaggio di Garibaldi in barca davanti la nostra costa e il sacrificio del nostro concittadino Carlo Mazzei (1843-1860). In questo discorso Fortunato cita il Diario di Agostino Bertani e scriveva che: “Quindici giorni dopo – continua – Garibaldi attraversa l’estremo lembo della nostra provincia. Nel diario, così poco noto, del Bertani, è cenno di quel grande avvenimento. “Il 2 settembre (egli scrive) Garibaldi, Cosenz, Rosagutti, Nullo, Gusmaroli ed io partiamo da Castrovillari, in carrozza, alle 5 antimeridiane; ovazioni a Morano: il capo degl’insorti di Potenza ci annunzia essere pronti duemila volontari. A Rotonda troviamo tutti giulivi, e mandiamo un individuo a Sapri con ordini per Türr. Etc…”Dell’avvenimento troviamo la testimonianza di un testimone di eccezione, un giornalista al seguito di Garibaldi. Charles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, nel cap. XVIII, a pp. 205-206 e ssg., in propsito scriveva che: Non c’erano più truppe napoletane da questa parte di Salerno, tranne la colonna di Caldarelli, in viaggio verso Napoli per rispettare i termini della convenzione che avevano fatto con il governo provvisorio. Erano tre giorni di marcia più avanti, a Castrovillari, una città a quarantatré miglia di distanza. Desideroso di fermare questa colonna, che aveva buone ragioni di credere si sarebbe schierata dalla parte della causa nazionale, Garibaldi si spinse avanti la mattina con un paio di postini, portando con sé Cosenz, Sirtori, Trecchi, Nullo, Missori, Stanietti, Gusmarola e Basso ordinarono al resto del suo stato maggiore di seguire l’esercito il più velocemente possibile. Bertani, che era arrivato da Paola per segnalare l’arrivo della divisione di Pianciani, si unì a lui; e furono inviati ordini a Türr, che ora aveva il comando, di condurre la divisione via mare a Sapri, in provincia di Salerno, sbarcare e attendere il generale a Lagonegro, intromettendosi così tra la colonna di Caldarelli e Napoli.”. Dunque, il Forbes scriveva che la colonna del generale borbonico Cardarelli si trovava a Castelluccio, ovvero a tre giorni più avanti di Garibaldi e dei suoi. Dunque, Forbes (….) testimonia e, riferendosi al 1 settembre 1860, quando, credo a Cosenza, perché dice “Bertani, che era arrivato da Paola”, testimonia la partenza della truppa che proseguirà con Forbes, proseguendo lungo la strada Consolare per le Calabrie, arrivarono a Tarsia e a Spezzano Albanese. Che Forbes si riferisse a dopo Cosenza è dato dal fatto che Forbes scriveva: “…e furono inviati ordini a Türr, che ora aveva il comando, di condurre la divisione via mare a Sapri”. In realtà, se si tratta di dopo Cosenza, gli ordini a Turr furono inviati da Garibaldi a Rotonda e quindi, può darsi che il racconto di Forbes si riferisse a Rotonda ?. Mentre accade tutto questo, Forbes scriveva che: Garibaldi si spinse avanti la mattina con un paio di postini, portando con sé Cosenz, Sirtori, Trecchi, Nullo, Missori, Stanietti, Gusmarola e Basso ordinando al resto del suo stato maggiore di seguire l’esercito il più velocemente possibile.”. Forbes scriveva, e forse si riferiva a Rotonda, che lì: Garibaldi si spinse avanti la mattina con un paio di postini, portando con sé Cosenz, Sirtori, Trecchi, Nullo, Missori, Stanietti, Gusmarola e Basso ordinarono al resto del suo stato maggiore di seguire l’esercito il più velocemente possibile.”. Dunque, secondo il Forbes, Garibaldi da Rotonda riparte insieme ad alcune guide e postini ed insieme a COSENZ, SIRTORI, TRECCHI, NULLO MISSORI, STANIETTI, GUSMAROLA e BASSO. Charles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, nel cap. XVIII, a p. 214, nel suo Diario scritto a Lagonegro il 3 settembre 1860 riferendosi a quando arrivò con le truppe a Castelluccio, senza Garibaldi che, da Rotonda aveva preso altra e separata strada, in proposito scriveva che: Raggiungemmo Castelluccio la sera alle sette, mezz’ora dopo la partenza della retroguardia napoletana. Qui Caldarelli era ricorso al vecchio trucco napoletano, che si tenta sempre di tenere unite le truppe in extremis, di emanare un ordine del giorno che annunciava il rapido arrivo degli austriaci a supporto del loro amato monarca. Il Conte Trecchi arrivò poco dopo, diretto a Caldarelli, con le condizioni del Generale. Cenando da un certo Giuseppe Marotti, eravamo alla vigilia del seguito, quando si scoprì che il nostro postino, che avevamo affidato alle mani della Guardia Nazionale, aveva approfittato di un falso allarme sull’arrivo di Garibaldi per scappare con i nostri cavalli. Dopo aver compiuto sforzi strenui, e aver constatato che non ce n’era nessuno, attaccammo due buoi alla nostra carrozza e partimmo, poiché sapevamo benissimo che se fossimo rimasti indietro rispetto al Generale, non avremmo mai più ripreso terreno. Prima della partenza, il nostro ospite mi fece promettere fedelmente di trovargli una moglie inglese, se fosse tornato in Inghilterra, cosa che mi impegnai a fare, aggiungendo, a titolo di clausola di salvaguardia, che non potevo dire per quanto tempo sarebbe rimasta con lui; e per rendere giustizia al nostro ospite e ai preti del villaggio, devo aggiungere che un’accoglienza più cordiale non credo mai. Garibaldi dormì a Rotonda. Attraversando una zona molto montuosa, dove i buoi erano quasi efficienti quanto i cavalli, alle otto del mattino arrivammo a Lauria. Etc…”. Dunque, il Forbes scriveva che “Garibaldi dormì a Rotonda” e credo si riferisse al giorno 2 settembre quando egli (Forbes) era arrivato a Lauria con le truppe che avevano proseguito sula strada Consolare per le Calabrie. Charles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, nel cap. XVIII, a pp. 214-215 e ssg., arrivando con la truppa a Lauria, in proposito scriveva che: Il paesaggio era selvaggio e in alcuni punti sublime, ma questo viaggio a dorso di bue fu sufficiente a mettere a dura prova la pazienza di un santo, e il nostro umore migliorò notevolmente trovando cavalli di posta. Vagando dentro, fuori e oltre le cime delle montagne, e passando il lago che dà il nome alla città di Lagonegro, incontrammo la retroguardia napoletana alle dieci, sul punto di entrare in città. Il corpo principale, circa 1500 uomini, era in piazza. Avevano, con il loro generale, appena accettato di passare all’esercito nazionale. Türr e la sua colonna non erano ancora arrivati, ma erano attesi da un’ora all’altra, essendo sbarcati a Sapri la sera precedente. Il sentiero di montagna tra i due paesi è, tuttavia, molto impervio. L’Intendente ci invitò a colazione, dove trovammo Trecchi e Nullo, insieme a Caldarelli e alcuni dei suoi ufficiali. Si erano comportati molto bene, mi disse Nullo, il che significava che avevano fatto ciò che in qualsiasi altro paese sarebbe stato considerato esattamente il contrario: vale a dire, avevano abbandonato la causa a cui avevano giurato supporto;ma se mai degli uomini erano giustificati a fare una cosa del genere, lo erano.In un modo o nell’altro, questo strideva con i miei sentimenti;non si poteva rispettarli. Non conosco nulla che mi abbia colpito più profondamente durante il mio servizio del sentirmi ripetere continuamente: “Oh, il tale si è comportato magnificamente”, espressione che veniva generalmente applicata a un ufficiale che aveva indotto l’intero reggimento a disertare.”Charles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, a p. 215, in proposito scriveva che: “…….morning we arrived at Lauria……Garibaldi slept at Rotonda. Wandering in, out and over in the mountain peaks, and passing the like which names the town of Lagonegro, we fell in whit the Neapolitan rearguard at ten o’ clock on the point of intering the town. The main body, about 1500 strong, where in the Piazza. They had, with their General, just agreed to come over to the national army. Turr and his column had not yet arrived, but were hourly expected, having lanted at Sapri the previous evening. The mountain track between the two towns is, however, very arduous. The ‘Intendente’ invited us to breakfast, where we found Trecchi and Nullo, togeter whit Caldarelli and some of his officers…..support; but if ever men were justified in doing such a thing, they were. Somehow or another it jarred with my feelings; one could not respect them. I don’t know anything that struck me more forcibly throughout my tour than constantly hearing, “Oh, so-and-so, has behaved magnificently che tradotto significa: “…….la mattina arrivammo a Lauria……Garibaldi dormì alla Rotonda. Andando avanti e indietro per le vette dei monti, e oltrepassando quella che dà nome alla città di Lagonegro, ci imbattemmo nella retroguardia napoletana alle dieci, sul punto di invadere la città. Il corpo principale, forte di circa 1500 persone, si trovava nella Piazza. Avevano appena accettato, con il loro generale, di arruolarsi nell’esercito nazionale. Turr e la sua colonna non erano ancora arrivati, ma erano attesi di ora in ora, essendo stati a Sapri la sera prima. Il sentiero di montagna tra le due città è tuttavia molto arduo. L’Intendente ci invitò a colazione, dove trovammo Trecchi e Nullo, insieme a Caldarelli e ad alcuni suoi ufficiali. Etc… supporto; ma se mai gli uomini furono giustificati nel fare una cosa del genere, lo furono. In un modo o nell’altro strideva con i miei sentimenti; non si poteva rispettarli. Non c’è niente che mi abbia colpito più fortemente durante il mio tour che sentire costantemente: “Oh, così e così, si è comportato magnificamente…..etc…. Forbes salta completamente la pausa a Sapri e va direttamente a descrivere l’arrivo ad Auletta il 5 Settembre. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Charles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, nel cap. XVIII, a pp. 210-211 e ssg., in proposito scriveva che: In verità Francesco potrebbe lamentarsi del suo esercito, che abbiamo incrociato sulla strada in gruppi che variavano da due a cinquanta poveri ragazzi che affrontano difficoltà tali che una battaglia campale sarebbe divertente. Non solo stanno esaurendo il paese e rendono tutto molto più caro del solito, ma anche i comuni che attraversano, che sono stati costretti a ridurre il loro sostentamento denaro da un carlino a quattro grani (14 pence), appena sufficiente per comprare il pane. La loro condotta, tuttavia, è stata esemplare; non hanno né rubato né invaso i villaggi. Forse la paura può avere qualcosa a che fare con questo, ma diamo al diavolo ciò che gli spetta. Credo che il contadino italiano, dalla cui classe vengono reclutati, sia onesto e paziente all’estremo; alcuni sono abbastanza allegri, ma la maggioranza non ci lascia mai passare senza fare il solito gesto dei “lazzaroni” con l’indice e il pollice, che significa “morire di fame”. Molti sono malvestiti e scalzi, e per aver dormito nelle zone colpite dalla febbre, malati ed emaciati; perché nessuno può sdraiarsi a riposare nelle valli senza essere colpito. Lungo tutta la strada si sentiva il grido costante: “Oh! Non dovete fermarvi qui, o prenderete sicuramente la febbre”. In tutto ci devono essere 25.000 di questi poveri disgraziati sulla strada, e molti devono perire. La nostra misera carità è come una goccia nell’oceano; e il dollaro di Garibaldi, che lancia a ogni gruppo che lo chiede, che sia composto da pochi o molti, non è molto meglio. Gli tocca il cuore, ma non ha i soldi per fare di più: una pioggia di dollari basterebbe da sola. Dalle alture di Morrano, una lunga striscia di tetro altopiano chiamato Campotenese si estende verso nord, ed è uno dei luoghi più desolati del Sud Italia. Durante i mesi invernali è una distesa di neve. Nessun segno di vitalità o vegetazione allevia lo sguardo, finché non scendiamo nella fertile frontiera della Basilicata, e raggiungere Rotonda, un pittoresco e antico villaggio di montagna sulle rive del Lao. Qui trovammo Garibaldi che faceva la sua “siesta”, la colonna napoletana al comando di Caldarelli si trovava a Castelluccio a sette miglia di distanza. Etc…”. Charles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, nel cap. XVIII, a pp. 214-215 e ssg., forse riferendosi al giorno 1° settembre 1860, in proposito scriveva che: Cenando da un certo Giuseppe Marotti, eravamo alla vigilia del seguito, quando si scoprì che il nostro postino, che avevamo affidato alle mani della Guardia Nazionale, aveva approfittato di un falso allarme sull’arrivo di Garibaldi per scappare con i nostri cavalli. Dopo aver compiuto sforzi strenui, e aver constatato che non ce n’era nessuno, attaccammo due buoi alla nostra carrozza e partimmo, poiché sapevamo benissimo che se fossimo rimasti indietro rispetto al Generale, non avremmo mai più ripreso terreno. Prima della partenza, il nostro ospite mi fece promettere fedelmente di trovargli una moglie inglese, se fosse tornato in Inghilterra, cosa che mi impegnai a fare, aggiungendo, a titolo di clausola di salvaguardia, che non potevo dire per quanto tempo sarebbe rimasta con lui; e per rendere giustizia al nostro ospite e ai preti del villaggio, devo aggiungere che un’accoglienza più cordiale non credo mai. Garibaldi dormì a Rotonda. Attraversando una zona molto montuosa, dove i buoi erano quasi efficienti quanto i cavalli, alle otto del mattino arrivammo a Lauria. Il paesaggio era selvaggio e in alcuni punti sublime, ma questo viaggio a dorso di bue fu sufficiente a mettere a dura prova la pazienza di un santo, e il nostro umore migliorò notevolmente trovando cavalli di posta. Vagando dentro, fuori e oltre le cime delle montagne, e passando il lago che dà il nome alla città di Lagonegro, incontrammo la retroguardia napoletana alle dieci, sul punto di entrare in città. Il corpo principale, circa 1500 uomini, era in piazza. Avevano, con il loro generale, appena accettato di passare all’esercito nazionale. Türr e la sua colonna non erano ancora arrivati, ma erano attesi da un’ora all’altra, essendo sbarcati a Sapri la sera precedente. Il sentiero di montagna tra i due paesi è, tuttavia, molto impervio. L’Intendente ci invitò a colazione, dove trovammo Trecchi e Nullo, insieme a Caldarelli e alcuni dei suoi ufficiali. Si erano comportati molto bene, mi disse Nullo, il che significava che avevano fatto ciò che in qualsiasi altro paese sarebbe stato considerato esattamente il contrario: vale a dire, avevano abbandonato la causa a cui avevano giurato supporto;ma se mai degli uomini erano giustificati a fare una cosa del genere, lo erano.In un modo o nell’altro, questo strideva con i miei sentimenti;non si poteva rispettarli. Non conosco nulla che mi abbia colpito più profondamente durante il mio servizio del sentirmi ripetere continuamente: “Oh, il tale si è comportato magnificamente”, espressione che veniva generalmente applicata a un ufficiale che aveva indotto l’intero reggimento a disertare.”Anche Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 489-490, in proposito scriveva che: XLIX . Da Castrovillari Garibaldi colla solita fretta moveva a Morano e a Rotonda e quindi a Castelluccio ed a Lauria.”. Dunque, in questo breve ma significativo passaggio, il Perini scriveva che Garibaldi, proseguendo la sua marcia da Morano, dopo Castrovillari, prosegue per Rotonda, ma, a Rotonda, scrive il Perini, non cambia itinerario come è ormai accertato dalla Storia e dalle testimonianze ma prosegue il suo viaggio all’interno della Basilicata e passando da Castelluccio arriva a Lauria. Perini, però di Lauria racconta l’episodio, a mio avviso identico, raccontato da Maxime Du Champ.  Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a p. 490, riferendosi a Lauria, in proposito scriveva che: Quest’ultima città fu interamente distrutta nelle fazioni del 1808 dal generale Manhès che vi fece appiccare l’incendio e fucilare gran parte de’ suoi abitatori. Essa era il centro delle innumerevoli bande che in quel tempo lottavano contro i Francesi per l’indipendenza del loro paese nativo, e per così dire il quartier generale dell’ opposizione a Giocchino Murat e dei maneggi della proscritta fazione borbonica. Lauria, malgrado la murattiana vendetta, risorse ben tosto dalle sue rovine: e crebbe con aspirazioni ed idee liberali ed italiche. L. Alcuni giorni prima era a Lauria sopravenuto uno strano accidente. Tre ufficiali garibaldini sbarcati in quel turno a Sapri ed inoltrandosi a diporto nell’interno del paese giunsero nelle sue vicinanze ed entrarono temerariamente in città , tuttavia presidiata dai Regii. I tre volontari, penetrati sino in piazza, s’imbatterono in un corpo di tre mila nemici che vi bivaccavano. Senza smarrirsi per questo, e non mostrando nemmeno avvedersi del pericolo in cui erano incorsi, eglino sedettero tranquillamente al caffè e si posero a parlare cogli ufficiali napoletani che venivano a vederli. Dopo qualche parola cortese scambiata da una parte e dall’altra gli ufficiali di Francesco II dichiararono essere eglino pure italiani non avrebbero mai combattuto contro i patriotti. Il nostro dovere, soggiungevano, quello sarebbe d’ impossessarci della vostre persone, e forse ne potremmo sperare una generosa ricompensa dal nostro governo: ma siccome il nostro cuore batte, egualmente che il vostro, alle idee di libertà e di patria , facciamo piena adesione alla causa da voi propugnala e ve lo proviamo lasciandovi liberi. La notte seguente quel corpo munito di cavalleria ed artiglieria volontariamente si sciolse e disperse: tali erano i sentimenti dell’armata in cui Francesco II doveva riporre l’estrema speranza della sua dinastia !”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 491 e ssg., in proposito scriveva che: “LII. Da Lauria il Dittatore dirigevasi a Bosco, e di là a Lagonegro, amena città fabbricata sulla strada ed in mezzo ad altissimi monti. Le sue truppe giornalmente ingrossavano coi numerosi disertori dell’armata borbonica e colle non meno numerose squadriglie d’insorti che mancando di capi nazionali accorrevano ad arruolarsi nei battaglioni dei volontari. Egli passava in appresso a Sala e a Polla, ove pose il campo, trovandosi in prossimità delle posizioni tenute dai Regii comandate dallo stesso monarca.”. In questo passaggio si cita il piccolo paese di “Bosco” a cui in seguito fu cambiato il nome di Nemoli. Su Nemoli e sul passaggio di Garibaldi ha scritto Biagio Ferrari (….), nel suo “……………………….”. Ma, Garibaldi non passò per Nemoli e non andò a Lagonegro, come vedremo. Furono le truppe garibaldine, i volontari dell’Esercito Meridionale di Garibaldi che passarono per Lagonegro e poi Fortino di Casalnuovo. Maxime Du Camp (….), nel suo “Expedition des Deux-Siciles”, a p. 220, in proposito scriveva che: “A Lauria, la roue de notre veiture se brisa completement. Il fallut attendre quatre heures. J’etais assis à lombre d’un quartier de rocher qui surpomble la ruote, et je considerais un vieux bourrelier qui raccomodait un bat de mulet. Etc…”. Poi, a p….., in proposito scriveva: “La premiere fois, c’etait dans le mois d’aout 1806. Les gens du pays tenaient pour le roi Nasone, qui etait en Sicile, et recevaient de l’argent, des munitions, tout ce quil fallait enfin, du cardina Ruffo, qui fut un saint homme. Etc…”. Sempre il Du Camp proseguendo il suo racconto, a pp. 225-226, in proposito scriveva che: “Nous rencontrons, à quelques lieues de Lauria, une magnifique cascade qui moutonne, en ressauts blanchissants, et qui n’est autre que la source du fleuve Trecchena, qu’on nomme aussi Noce. A un détour du chemin, Lagonegro debusque tout à coup, debout sur une colline, avec sa grande rue si large qu’elle ressemble à une place immense. Là comme à Cosenza, nous nous trouvons dans l’impossibilité d’avoir des betes de trait, et nous sommes forces de garder le postillon qui nous mene depuis Rotonda, pauvre garcon plein de bonne volonté, mais qui nous demontre que, sous peine de tomber fourbus, ses chevaux ne pauvent plus aller. Partout nous nous enquerons des nouvelles; on dit que Garibaldi est a Sala ou à Eboli et que les royaux sont à Salerne. La ville est plein de soldats venus directement de Cosenza ou amenes par mer jusqu’à Sapri.” che tradotto significa: “Incontriamo, a poche leghe da Lauria, una magnifica cascata che gorgoglia, a salti bianchi, e che non è altro che la sorgente del fiume Trecchena, detto anche Noce. A una curva della strada emerge all’improvviso Lagonegro, adagiata su una collina, con la sua via principale così ampia da sembrare un’immensa piazza. Lì, come a Cosenza, troviamo impossibile avere animali da tiro, e siamo costretti a trattenere il postiglione che ci conduce dalla Rotonda, un povero ragazzo pieno di buona volontà, ma che ci mostra che, pena l’esaurimento, il suo i cavalli non possono più andare. Ovunque ci informiamo sulle novità; si dice che Garibaldi sia a Sala o ad Eboli e che i reali siano a Salerno. Il paese è pieno di soldati provenienti direttamente da Cosenza o portati via mare a Sapri.”. Maxime Du Camp (….), nel suo “Expedition des Deux-Siciles”, a pp. 225-226, in proposito scriveva che: “Nous rencontrons, à quelques lieues de Lauria, une magnifique cascade qui moutonne, en ressauts blanchissants, et qui n’est autre que la source du fleuve Trecchena, qu’on nomme aussi Noce. A un détour du chemin, Lagonegro debusque tout à coup, debout sur une colline, avec sa grande rue si large qu’elle ressemble à une place immense. Là comme à Cosenza, nous nous trouvons dans l’impossibilité d’avoir des betes de trait, et nous sommes forces de garder le postillon qui nous mene depuis Rotonda, pauvre garcon plein de bonne volonté, mais qui nous demontre que, sous peine de tomber fourbus, ses chevaux ne pauvent plus aller. Partout nous nous enquerons des nouvelles; on dit que Garibaldi est a Sala ou à Eboli et que les royaux sont à Salerne. La ville est plein de soldats venus directement de Cosenza ou amenes par mer jusqu’à Sapri.” che tradotto significa: “Incontriamo, a poche leghe da Lauria, una magnifica cascata che gorgoglia, a salti bianchi, e che non è altro che la sorgente del fiume Trecchena, detto anche Noce. A una curva della strada emerge all’improvviso Lagonegro, adagiata su una collina, con la sua via principale così ampia da sembrare un’immensa piazza. Lì, come a Cosenza, troviamo impossibile avere animali da tiro, e siamo costretti a trattenere il postiglione che ci conduce dalla Rotonda, un povero ragazzo pieno di buona volontà, ma che ci mostra che, pena l’esaurimento, il suo i cavalli non possono più andare. Ovunque ci informiamo sulle novità; si dice che Garibaldi sia a Sala o ad Eboli e che i reali siano a Salerno. Il paese è pieno di soldati provenienti direttamente da Cosenza o portati via mare a Sapri.”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a pp. 246-247, in proposito scriveva che: “Dov’è Garibaldi ? – Eh! chi può saperlo? – L’esercito napoletano è a Salerno ? – Così si dice. – A Lauria, la ruota della nostra vettura si sfascia completamente. Dovemmo aspettare quattro ore. …”. Da Wikipedia leggiamo che Maxime Du Champ fu  giornalista e grande viaggiatore, per i suoi scritti e le foto dei suoi viaggi si può considerare il primo inviato speciale dei suoi tempi. Volontario nella spedizione dei Mille, lasciò la sua testimonianza nella sua opera: L’expédition des Deux Siciles, (tra i pochi suoi scritti, ad oggi, tradotti in italiano). Questa sua testimonianza è preziosa perché è l’unica che ci è pervenuta dal continente mentre altri scrittori ne hanno scritto in modo parziale. Il Du Champ, a pp. 249-250, in proposito scriveva pure che: “Dopo Lauria, il paesaggio ritorna ad essere rigoglioso, ma di un rigoglio tutto settentrionale: domina la flora francese, le querce sono numerose così le alberelle; qua e là appaiono dei castagni e alla loro ombra delle eriche in fiore; abbondano i torrenti, che, zampillando dala cima della montagna, lasciano cadere verso la valle le loro belle acque limpide; ed esse saltellando sulle rocce levigate ci spruzzano sul volto perline di schiuma; sono sormontati da alcuni ponti, e che ponti! Di legno, sconnessi e vacillanti; io non so che provvidenza amica dei viaggiatori li tenga in equilibrio, perché, a vederli, si crederebbe che basti una pedata ad abbatterli. Tagliata ai fianchi del monte, la strada non gli gira intorno secondo una linea circolare, ma si spezza continuamente ad angolo acuto, come quei fulmini a zig zag dipinti dai pittori nei quadri di tempesta. Ad alcune leghe da Lauria incontriamo una magnifica cascata, che spumeggia in balzi biancheggianti e non è altro che la sorgente del fiume ‘Trecchena’, che chiamiamo anche il ‘Noce (1). Ad una svolta, sbuca d’improvviso il paese di Lagonegro, erto su una collina, con la via principale così larga da rassomigliare ad un’immensa piazza. Lì, come a Cosenza, non ci è possibile trovare bestie da tiro, e siamo costretti a tenere il postiglione che ci ha portati da Rotonda in poi; povero ragazzo, è pieno di buona volontà, ma ci dimostra che, se non si vuole correre il rischio di vederli cadere sfiniti, i cavalli non possono proseguire. Dappertutto chiediamo notizie; si dice che Garibaldi sia a Sala o ad Eboli e che i regi siano a Salerno. La città è piena di soldati, venuti direttamente da Cosenza o condotti per mare fino a Sapri. Si è sparsa la voce che l’esercito dovrebbe concentrarsi a Lagonegro, ma nessuno può confermarla, e gli stessi capi ci confessano di non aver cicevuto nessun ordine a questo riguardo; si vorrebbe sapere tutto quello che avviene, si vorrebbe marciare avanti; si sente istintivamente che la conclusione è vicina e tutti son presi dalla smania di parteciparvi.”. Duchamp, a p. 253, in proposito scriveva pure che: “A Lagonegro venimmo a sapere quel che era avvenuto al generale Turr dopo che lo avevano lasciato. Mentre noi lo inseguiamo per la via di terra, egli aveva preso la più rapida via del mare per avvicinarsi a Napoli. Da Cosenza si era recato a Paola, e là, riunite le truppe che quotidianamente arrivavano dalla Sicilia, le aveva imbarcate su sei piroscafi. Nel momento in cui stava per lasciare il porto, apparve una fregata napoletana. Sugli ‘steamers’ non c’era né un cannone né un obice; il generale Turr non si perse d’animo e mostrò di prendere un atteggiamento risoluto: allineò la sua piccola flotta in ordine di battaglia e parve aspettare il nemico, che eseguì qualche bordata mantenendosi a grande distanza e si decise a riprendere il largo. Da Paola, Turr sbarcò a Sapri, vi raccolse la ex-divisione Pianciani, e marciò in modo da potere nel caso, passando tra Salerno ed Eboli, gettarsi sulle montagne di Cava, attaccare i regi alle spalle e tagliare loro la strada di Napoli, nel caso in cui ci avessero aspettato a Salerno. La loro ritirata, di cui stava appunto per giungersi notizia, doveva poi rendere inutile quell’ardito piano. Infatti, la sera, verso le otto, mentre stavamo per andare a vedere noi stessi i nostri cavalli fossero in condizione di riprendere il viaggio, ci arrivò un dispaccio: “7 settembre 1860. – Oggi, alle undici, Garibaldi è entrato a Napoli”. Il nostro primo sentimento, lo confesso, fu un cattivo sentimento di rammarico e quasi di ira; ne seguì uno più nobile, etc…”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, a p. 259, in proposito scriveva pure: “La notizia dell’ingresso di Garibaldi a Napoli si diffuse rapidamente a Lagonegro, che ben presto fu tutta illuminata. L’indomani mattina, uno di noi ricevette un dispaccio in cui si annunciava che i forti di Napoli erano ancora in mano ai regi; ….Partimmo senza perder tempo. Dopo Lagonegro, etc…”L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 396, in proposito scriveva pure che: “E infatti la brigata del Generale Caldarelli, composta dal reggimento Carabinieri a piedi, dalla batteria N. 8, e da due squadroni del 5° lancieri, benché nei patti della resa di Cosenza si fosse ‘obbligata di non combattere più Garibaldi, i suoi soldati e le guardie cittadine del Regno, di ritirarsi a Salerno e non prendere parte in niuna spedizione che anche indirettamente potesse nuocere alla causa dell’Unità Italiana sotto Vittorio Emanuele, si ritraeva a piccole tappe, avvilita e scontenta, lungo la strada consolare, e dolente forse dell’onta patita, non mancava di commettere, fra le popolazioni ribelli, eccessi e rappresaglie. Questa brigata, già composta di 3500 carabinieri, gendarmi, lancieri ed artiglieria di montagna, giunse in Lagonegro nella sera del 1° Settembre, tuttora ben armata, per quanto fosse stremata di numero per le diserzioni che lungo la ritirata si verificarono; ed accampatasi nell’ampia piazza, dispose in fila, sulla zona del Timpone – non senza una certa trepidazione e sorpresa dei cittadini e della Colonna Lucana – i cannoni che ancora trainava.”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 23-24-25, in proposito scriveva che: “”Il Generale – continua il Racioppi – procedeva le sue schiere senza scorta di guardia o di onore; e poichè le vie erano ingombre dei soldati del Caldarelli, che si ritraevano a piccole giornate – e di ogni risma di disertori o sbrancati, parve, ed era, non fuor di periglio, che egli venisse di quei franchi e sciolti modi frammezzo a gente, cui subito sdego o maltalento potea rendere infesta. Però l’ebbero pregato di venirne di Rotonda alla marina di Scalea”. Ed infatti la Brigata del Generale Caldarelli, composta etc…”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a Pp. 575-576 ed in proposito scriveva che: “1° Settembre. A Paola già trovavansi disbarcati circa 2000 garibaldini….2 Settembre. All’alba sbarcano alla spiaggia di Sapri le Brigate garibaldine Milano e Spinazzi. A giorno chiaro le forze residue della 4° Brigata, comandate dal Brigatiere Caldarelli, si pongono in marcia da Lagonegro per S. Lorenzo la Padula. Il Generale Garibaldi perviene a Rotonda, ed ivi instanziato da molti decreta: invalido e nullo un contratto di enfiteusi etc…(1). A sera le forze residue della 4° Brigata (Caldarelli) si stabiliscono al bivacco di S. Lorenzo la Padula. Anche a sera il Generale Garibaldi parte da Rotonda in carrozza indirizzandosi a Laino, anzicchè a Lagonegro, perchè consigliato a scendere alla marina di Scalea per sicurezza (1) e per non porsi a contatto con le truppe comandate dal Generale Caldarelli. A notte fatta il Generale abbandona la consolare per Laino, passa sulla via che costeggia il fiume Lao, ed intraprende coi suoi sei seguaci la marcia a schiena di mulo (2), che domattina dovrà dovrà aver termine alla marina di Scalea.”. Quandel, a p. 576, nella nota (1) postillava: “(1) In Lagonegro e nel contado lo spirito della popolazione era ostile a Garibaldi.”. Quandel, a p. 576, nella nota (2) postillava: “(2) Ire politiche d’oltre tomba, raccolte da A. Bertani.”. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 456, trascrive il Bertani (….), che annotava nel suo taccuino (documenti consultati dalla White): A Rotonda, paese di tremila anime, troviamo alcuni volontari, la guardia nazionale, tutti giulivi e ben disposti: scendiamo in casa di Serafino Fasanelli, da dove si manda un individuo a Sapri con ordini per Turr avvertendolo dell’arrivo. Garibaldi vuole assicurarsi che Cardarelli costretto da Donato Morelli a capitolare in Cosenza non scivoli entro Salerno. Mi prega di stendergli un indirizzo. Manda Trecchi e Nullo a portarlo. Giunse pertanto una lettera di Cardarelli in cui dice a Garibaldi: “Questa vostra truppa si profferisce ai suoi ordini”. Si ascoltano i lamenti degli ufficiali, che non hanno assicurata la loro posizione. Allora si pensa di mandare Bernieri e Trecchi portatori di un’altra lettera in cui si promette la conservazione del grado e si dispongono le cose per altre trattative. L’incarico dato ai nostri è di tenere la relazione continua con noi, mirando a non lasciare entrare quella truppa e quei cannoni a Salerno, e partono alle sei.”. Memor (….), nel suo “La fine di un Regno – con prefazione di Raffaele De Cesare”, ed. ……….., a p. 461, in proposito scriveva che: “Il due settembre, Garibaldi giunse a Rotonda, povera terra del circondario di Lagonegro; e di là, per maggior sicurezza, fu consigliato a scendere alla marina di Scalea, dove s’imbarcò. Arrivò la sera del tre, a Sapri. A Sapri era approdata, il giorno innanzi, la divisione di Rustow e Pianciani, la quale, ultima arrivata, divenne l’avanguardia dell’esercito garibaldino. Il giorno quattro, il dittatore si fermò all’osteria del Fortino, presso Casalnuovo, dove ricevè Mignogna e Pietro Lacava, che lo salutarono a nome del governo provvisorio di Basilicata, e gli portarono seimila ducati, in tante piastre e colonnati: somma che riuscì gradita al dittatore, e fu spesa, in gran parte, in sussidii ai soldati di Caldarelli, i quali, dopo la capitolazione di Cosenza, si ritiravano verso Napoli, e, dopo una nuova capitolazione fatta con Garibaldi, deposero le armi. Mignogna e Lacava si unirono al dittatore, e con lui passarono la notte a Salerno, ed entrarono, il 7 settembre, a Napoli. All’alba del sei, Garibaldi fu in Auletta, dove ricevè Giacinto Albini, l’altro prodittatore di Basilicata, e lo nominò governatore della stessa provincia, con pieni poteri, E’ in quella guisa che, il giorno innanzi, a Casalnuovo, aveva nominato Bertani segretario generale della dittatura, da Auletta scrisse ai due comitati di Napoli, come invito alla concordia, queste parole: “………………………”Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a p. 354, in proposito scriveva che: “….e la 4.a col brigadiere Giuseppe Caldarelli con 1′ 8.° di linea, il reggimento carabinieri a piedi, due squadroni lancieri, e una batteria da montagna, di cui metà rigata; divisa tra Cosenza, Rogliano e Paola.”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 824, in proposito scriveva che: Erano circa mille e cinquecento uomini ; cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma; il resto di questa e tutta la brigata Bologna dovevan fare lo stesso viaggio al più presto possibile. Con quei mille e cinquecento uomini, Türr, la mattina del 2 settembre, disbarcava a Sapri. In questo modo l’avanguardia trovossi quasi di cinque tappe avanti il grosso dell’esercito che marciava da Soveria-Manelli sopra Cosenza per la strada consolare…..Etc….Il giorno 3, Türr partiva per Lagonegro per trovarvi notizie ed ordini di Garibaldi, e Rustow occupavasi dell’armamento della Guardia nazionale del paese; quando inaspettatamente videsi apparire Garibaldi arrivato anch’esso a Sapri per via di mare. A Rustow fu dato ordine di partire la stessa sera con la brigata Milano, la sola veramente completa, per Vibonate. Forte di novecento uomini questa brigata la notte del 3 arrivava a Vibonate, donde spingevasi rapidamente più avanti al di là di Padula. La brigata borbonica , comandata dal generale Caldarelli, e che, come di sopra narrammo, dopo aver capitolato coi rivoluzionari di Cosenza , ritiravasi sopra Salerno , giusto a Padula venne ad incontrarsi con Garibaldi. I volontari di Stocco le erano alle spalle, la brigata Milano era poco distante . Garibaldi intimò la resa a Caldarelli, e questi venne a capitolazione. Ecco altri quattromila uomini disarmati e dispersi. Ecco ai nomi dei generali vinti, Gallotti, Mellendez, Briganti , Viale, Ghio, aggiunto quello di Caldarelli; ecco nuovi fortunati avvenimenti per la rivoluzione , tristissime infauste notizie per Francesco II.”L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a p. 25 riferendosi alla presenza a Lagonegro della brigata del generale borbonico Caldarelli, in proposito scriveva che: “Nella corrispondenza del Comitato di Lagonegro ho riscontrato un foglio, spedito da Castelluccio nel 2 Settembre 1860 al Presidente Avv. Picardi da Nicolino Catalano (1) del tenore seguente: “Si deve segnare col telegrafo a Sala e Potenza che Garibaldi non ha potuto proseguire il viaggio perchè le truppe non erano partite ancora da Castelluccio, ed è perciò fermato a Rotonda, dubitandosi di qualche tradimento delle truppe”. Ed in postilla è scritto: “Il porgitore è partito a 21 ore, ditemi a che ora è giunto.”. Già la Colonna Lucana, comandata dal Lavecchia, con vari altri cittadini, s’erano mossi da Lagonegro per andare incontro a Garibaldi verso Lauria e Castelluccio, ma tosto tornarono indietro, quando si seppe che Egli aveva presa altra via.”. Pesce, a p. 25, nella nota (1) postillava: “(1) Il Catalano era stato condannato a 7 mesi di carcere per aver chiamato ‘cernicchiara’ la regina Maria Teresa.”. Dunque, Pesce, sulla scorta del Lacava scriveva che le truppe borboniche del generle Caldarelli arrivarono a Lagonegro il 1° settembre 1860. A Lagonegro si ritrovarono sia le brigate dei volontari garibaldini che ivi bivaccarono e si accamparono insieme ai soldati del generale Lavecchia e Caldarelli che arrivavano da Cosenza. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della Città di Lagonegro”, a pp. 396-397, in proposito scriveva che: “Era poi triste e doloroso l’esempio dato dalle truppe regie, che avevano massacrato, nella piazza di Melito, il loro Generale Brigante, credendolo traditore, nè mancavano fra esse dei soldati fanatici, esasperati per le sconfitte e per le capitolazioni, e disposti ad ogni feroce eccesso in quello stato di disperazione di animo. Fu quindi prudente consiglio per Garibaldi, per evitare un increscioso incontro con quelle truppe ed un possibile conflitto con inutile spargimento di sangue cittadino, divergere dall’unica strada la marcia trionfale e piegare verso il mar Tirreno. Ed ecco perchè alla nostra Città non fu concesso l’ambito onore d’ospitare il Duce Supremo in quei giorni di febbrile entusiasmo, come era stato stabilito. Nella corrispondenza del Comitato di Lagonegro ho riscontrato un foglio, spedito da Castelluccio nel 2 Settembre 1860 al Presidente Avv. Picardi da Nicolino Catalano del tenore seguente: “Si deve segnare col telegrafo a Sala e Potenza che Garibaldi non ha potuto proseguire il viaggio perchè le truppe non erano partite ancora da Castelluccio, ed è perciò fermato a Rotonda, dubitandosi di qualche tradimento delle truppe”. Ed in postilla è scritto: “Il porgitore è partito a 21 ore, ditemi a che ora è giunto.”. Già la colonna Lucana, comandata dal Lavecchia, con vari altri cittadini, s’erano mssi da Lagonegro per andare ncontro a Garibaldi verso Lauria e Castellucio, ma ben tosto tornarono indietro, quando si seppe che Egli aveva preso altra via. Nel giorno 2 Settembre, mentre ancora erno in piazza accampate le truppe del Caldarelli, giungeva da Moliterno, per la via di S. Antuono l olona degli insorti di Potenza, comandata da Frneco Pomarici, il quale aveva ricevuto ordine dal Capo dello Stato Maggiore Senise d nirsi col Lavecchia in Lagonegro, di far quivi un concentramento d forze e d’appoggiare le truppe garibaldine provenienti dalle Calabrie (1).”. Pesce, a p. 397, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi la ‘Cronistoria della rivoluzione di Basilicata del 1860 del dott. Michele Lacava, pregevole miniera di documenti e di notizie.”. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 48-49 riferendosi alla presenza a Lagonegro della brigata del generale borbonico Caldarelli, in proposito scriveva che: “In quel rincontro, come in moltre altre contingenze, è d’uopo ricordare che la casa Aldinio fu quasi il centro del gran movimento cittadino, e vi trovarono alloggio ed ospitalità generali e capi d’ambo le fazioni, il Comandante Lavecchia ed il Generale Caldarelli, ed è fama che questi si fosse ivi incontrato con un Commissario del Dittatore ed avesse con lui rinnovata – ricevendone adeguato guidernone pei bisogni urgenti delle truppe – la capitolazione della Brigata, la quale, proseguendo la marcia per la via consolare, fu internata nella Certosa di Padula per lasciare sgobro il passaggio alle trionfanti truppe Garibaldine. Nella sera dell’8 Settembre, proveniente dalle Calabrie per Lauria, giunse in Lagonegro pure la Brigata Garibaldina Sacchi, che fu raggiunta ivi dal Maggiore Chiassi con le sue compagnie, e dopo un giorno di riposo – poichè la via non era del tutto sgombra – ripartì nel mattino del 10 per Sapri, dove s’imbarcò per Napoli su due vapori (1).”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 410-411, scriveva ancora che: “Al primo paesetto che incontra, La Rotonda, il Dittatore fa sosta e apprende che il Caldarelli è a Castelluccio, a sette od otto chilometri davanti a lui, sulla medesima strada. Per evitar quelle truppe che potrebbero riservargli qualche brutta sorpresa, nella notte del 3, riparte a cavallo, e si dirige al mare, scendendo la valle del Lao, ove non sempre son tracciati i sentieri. Poi, ad una dozzina di chilometri dalla Rotonda, lascia la valle e si dirige a ponenteverso la costa, e là né di strade né di sentieri v’é traccia alcuna.. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 98, in proposito scriveva che: “Dopo la capitolazione del generale Caldarelli e del generale Ghio con un esercito di quindicimila uomini, Garibaldi avanzò rapidamente da Cosenza a Castrovillari e il 2 settembre, accompagnato da Cosenz, Bixio, Medici, Sirtori, Bertani e dal segretario Basso, toccò il territorio lucano, entrando in Rotonda, entusiasticamente acclamato dalla popolazione in delirio e dai patrioti. Gli fu consegnato il seguente messaggio inviatogli dal Governo Pro-dittatoriale lucano: “Al Generale Dittatore Giuseppe Garibaldi – Salute “Signore,…etc….Potenza, 1° settembre 1860. Nicola Mignogna – G. Albini”. Garibaldi si fermò per poche ore in casa Fasanelli; verso sera riprese la marcia in carrozza per Castelluccio. Nella valle del Mercure, sul fiume Lao, si incontrò con il colonnello Boldoni, capo militare della insurrezione lucana, da cui fu informato sulla situazione in atto nelle nostre contrade fino ad Auletta e da cui diede le istruzioni dettagliate sulle future azioni da svolgere lungo la strada da Lagonegro ad Auletta e da Auletta a Salerno. Informato poi che sulla strada da Castelluccio a Lagonegro si muoveva lentamente in ritirata, a piccole tappe, umiliata ed affamata, la Brigata Caldarelli, il Dittatore ritenne prudente abbandonare la strada consolare e si recò verso Laino con la sua comitiva; giudato poi da patrioti del luogo, attraversò di notte a dorso di mulo le zone montagnose e boscose dei Piani del Carro, di Massacornuta e della valle del Savico nel territorio di Aieta e Tortora e alle prime luci dell’alba scese verso la spiaggia del Tirreno.”. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 309-310, in proposito scriveva: Quindi, si accinge a rimettersi in cammino, proseguendo in carrozza lungo la rotabile, la larga strada detta la ‘Consolare delle Calabrie’. Senonché, per prudenza, ne è sconsigliato: le vie sono ingombre dei soldati del Caldarelli, che si ritirano su Salerno lentamente, a piccole giornate. “Parve ed era – scrive il Racioppi – fuor di periglio che egli se venisse di quei franchi e sciolti modi frammezzo a gente, cui subito sdegno e maltalento potea rendere infesto. Però l’ebbero pregato a venire a Rotonda alla marina di Scalea”, per avvicinarsi ai piroscafi partiti da Paola con la divisione Rustow e la brigata Turr di 1500 uomini, che dovevano formare l’avanguardia del Dittatore sulla via di Napoli, e questi ultimi giunti a Sapri il giorno avanti, etc…Persuaso dagli amici a non esporsi indifeso alla mercé di quegli sbrancati d’ogni risma, che avrebbero potuto riservargli qualche brutta sorpresa e piantargli due palle in corpo con la stessa prontezza con cui avevano spacciato i loro generali, Garibaldi decide per evitarli di avvicinarsi al mare e di dirigersi alla marina di Scalea. Ma, prima di partire, manda un individuo a Sapri con ordini per Turr e avvertirlo del suo arrivo. In pari tempo, vuole assicurarsi delle intenzioni del generale Caldarelli, che si trovava a pochi chilometri da Rotonda, a Castelluccio. Se Garibaldi avesse proseguito sulla stessa strada, si sarebbe infatti trovato nel bel mezzo di quelle truppe demoralizzate. Il Caldarelli a Cosenza era stato costretto dal Morelli a venire a patti. Quali erano ora le sue intenzioni? Garibaldi temeva che non scivolasse con le sue truppe a Salerno. Prega Bertani a stendergli un indirizzo e manda Trecchi e Nullo dal Caldarelli, il quale scrive: “questa vostra truppa si profferisce ai suoi ordini”. Ma, un momento dopo, promette ai suoi soldati la vittoria della causa borbonica garantita dall’intervento austriaco, come riferisce il ‘Peard’, nel suo ‘Journal in data 2 settembre. Gli ufficiali borbonici si lamentano che non venga assicurata la loro posizione. Garibaldi allora pensa di rimandare Bernieri e lo stesso Trecchi quali portatori d’un’altra lettera, nella quale promette la conservazione del grado per quegli ufficiali, e dispone le cose in modo che si possano proseguire le trattative, dando incarico all’uno e all’altro di tenersi in relazione col Caldarelli, allo scopo di evitare che quelle truppe coi loro cannoni entrino a Salerno. La capitolazione vera e propria avverà – com’è noto – pochi giorni dopo, il 4 settembre, dopo lo sbarco a Sapri, a Casalnuovo, dove il Mignogna, uno dei Mille, che Garibaldi, prima di mettere il piede in Calabria, aveva mandato in Basilicata per prepararvi l’insurrezione, e Pietro Lacava, in nome del governo provvisorio di Basilicata, gli portano seimila ducati, somma che riesce molto gradita al Dittatore e ch’egli in parte elargisce in sussidi ai soldati del Caldarelli, che soltanto così si decidono a deporre le armi. Un bel chiaro di luna. Sul cadere della notte (2 settembre), Garibaldi lascia rotonda in carrozza. Il Canzio…etc…”

Nel 2 settembre 1860, a Lagonegro arrivano le truppe al comando di POMARICI e LAVECCHIA

L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della Città di Lagonegro”, a pp. 396-397, in proposito scriveva che: “Era poi triste e doloroso l’esempio dato dalle truppe regie, che avevano massacrato, nella piazza di Melito, il loro Generale Brigante, credendolo traditore, nè mancavano fra esse dei soldati fanatici, esasperati per le sconfitte e per le capitolazioni, e disposti ad ogni feroce eccesso in quello stato di disperazione di animo. Fu quindi prudente consiglio per Garibaldi, per evitare un increscioso incontro con quelle truppe ed un possibile conflitto con inutile spargimento di sangue cittadino, divergere dall’unica strada la marcia trionfale e piegare verso il mar Tirreno. Ed ecco perchè alla nostra Città non fu concesso l’ambito onore d’ospitare il Duce Supremo in quei giorni di febbrile entusiasmo, come era stato stabilito. Nella corrispondenza del Comitato di Lagonegro ho riscontrato un foglio, spedito da Castelluccio nel 2 Settembre 1860 al Presidente Avv. Picardi da Nicolino Catalano del tenore seguente: “Si deve segnare col telegrafo a Sala e Potenza che Garibaldi non ha potuto proseguire il viaggio perchè le truppe non erano partite ancora da Castelluccio, ed è perciò fermato a Rotonda, dubitandosi di qualche tradimento delle truppe”. Ed in postilla è scritto: “Il porgitore è partito a 21 ore, ditemi a che ora è giunto.”. Già la colonna Lucana, comandata dal Lavecchia, con vari altri cittadini, s’erano mssi da Lagonegro per andare ncontro a Garibaldi verso Lauria e Castellucio, ma ben tosto tornarono indietro, quando si seppe che Egli aveva preso altra via. Nel giorno 2 Settembre, mentre ancora erano in piazza accampate le truppe del Caldarelli, giungeva da Moliterno, per la via di S. Antuono la colonna degli insorti di Potenza, comandata da Francesco Pomarici, il quale aveva ricevuto ordine dal Capo dello Stato Maggiore Senise di unirsi col Lavecchia in Lagonegro, di far quivi un concentramento d forze e d’appoggiare le truppe garibaldine provenienti dalle Calabrie (1).”. Pesce, a p. 397, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi la ‘Cronistoria della rivoluzione di Basilicata del 1860 del dott. Michele Lacava, pregevole miniera di documenti e di notizie.”. Il passo del Pesce è tratto dall’altro suo testo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a p. 26. Michele Lacava (….), nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 etc…”, a p. 700 riporta alcuni documenti che attestano le notizie del Pesce. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a p. 26 riferendosi alla presenza a Lagonegro della brigata del generale borbonico Caldarelli, in proposito scriveva che: “Nel giorno 2 Settembre, mentre ancora erano in piazza accampate le truppe del Caldarelli, giungeva da Moliterno, per la via di S. Antuono la colonna degli insorti di Potenza, comandata da Francesco Pomarici, il quale aveva ricevuto ordine dal Capo dello Stato Maggiore Senise di unirsi con Lavecchia in Lagonegro, di far quivi un concentramento di forze e d’appoggiare le truppe garibaldine provenienti dalle Calabrie (1).”. Pesce, a p. 397, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi la ‘Cronistoria della rivoluzione di Basilicata del 1860 del dott. Michele Lacava, pregevole miniera di documenti e di notizie.”. Il passo del Pesce è tratto dall’altro suo testo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a p. 26. Pesce, a p. 26, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi la ‘Cronistoria della rivoluzione di Basilicata del 1860 del dott. Michele Lacava, pregevole miniera di documenti e di notizie, dove a foglio 685 è riportato l’ordine dato dal Capo dello Stato Maggiore al Pomarici: “Ella col comandante Lavecchia, operando di concerto, occuperà i punti principali strategici del Distretto di Lagonegro, precise le gole dei monti di Lauria, nell’intelligenza che l’insurrezione è sviluppata nelle tre Calabrie e che Garibaldi è giunto già in Monte leone. Le Signorie Loro occuperanno i posti più interessanti per impedire il passaggio delle truppe regie che potranno rinculare”. Questo piano, pei mutati eventi, non potè essere attuato, ed in seguito le due Colonne di Lavecchia e di Pomarici procedettero, al seguito di Garibaldi, per Eboli e Salerno, dove, per ordine del Colonnello Boldoni, il Battaglione di Lagonegro, composto degli uomini dei sottocentri di Rotonda, di Castelsaraceno, di Senise e di Corleto, della forza complessiva di 554 armati, fu affidato al comando di Giuseppe Domenico Lacava.”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a p. 25 riferendosi alla presenza a Lagonegro della brigata del generale borbonico Caldarelli, in proposito scriveva che: “Nella corrispondenza del Comitato di Lagonegro ho riscontrato un foglio, spedito da Castelluccio nel 2 Settembre 1860 al Presidente Avv. Picardi da Nicolino Catalano (1) del tenore seguente: “Si deve segnare col telegrafo a Sala e Potenza che Garibaldi non ha potuto proseguire il viaggio perchè le truppe non erano partite ancora da Castelluccio, ed è perciò fermato a Rotonda, dubitandosi di qualche tradimento delle truppe”. Ed in postilla è scritto: “Il porgitore è partito a 21 ore, ditemi a che ora è giunto.”. Già la Colonna Lucana, comandata dal Lavecchia, con vari altri cittadini, s’erano mossi da Lagonegro per andare incontro a Garibaldi verso Lauria e Castelluccio, ma tosto tornarono indietro, quando si seppe che Egli aveva presa altra via.”. Pesce, a p. 25, nella nota (1) postillava: “(1) Il Catalano era stato condannato a 7 mesi di carcere per aver chiamato ‘cernicchiara’ la regina Maria Teresa.”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 48-49 riferendosi alla presenza a Lagonegro della brigata del generale borbonico Caldarelli, in proposito scriveva che: “In quel rincontro, come in moltre altre contingenze, è d’uopo ricordare che la casa Aldinio fu quasi il centro del gran movimento cittadino, e vi trovarono alloggio ed ospitalità generali e capi d’ambo le fazioni, il Comandante Lavecchia ed il Generale Caldarelli, ed è fama che questi si fosse ivi incontrato con un Commissario del Dittatore ed avesse con lui rinnovata – ricevendone adeguato guidernone pei bisogni urgenti delle truppe – la capitolazione della Brigata, la quale, proseguendo la marcia per la via consolare, fu internata nella Certosa di Padula per lasciare sgobro il passaggio alle trionfanti truppe Garibaldine.”. Alfredo Schettini (….), nel suo “Trecchina nel presente e nel passato – 1936”, del 1947, Tip. Ferrari, Alessandria, a pp. 69-70, in proposito scriveva che: “Dopo una breve sosta a Cosenza e poscia a Castrovillari, Garibaldi entra nella Lucania, fermatosi a Rotonda in casa della vedova Fasanella. Una compagnia d’insorti lucani, guidata dal patriota Lavecchia e seguita da molti altri volontari, si dirige da Lagonegro incontro di Garibaldi per la via di Lauria e Castelluccio. Inoltre, Carmine Senise, capo dello Stato Maggiore ordina a Francesco Pomarici di recarsi a Lagonegro per occupare i punti strategici di quel distretto e precisamente le gole dei monti di Lauria, allo scopo d’impedire il passaggio delle truppe borboniche e di appoggiare invece quelle garibaldine provenienti dalle Calabrie. Ma il generoso Dittatore ad evitare combattimenti, che avrebbero causato spargimento di sangue fraterno, muta itinerario. Insieme a Bertani, Basso, Bixio, Cosenz, Medici, Sirtori e Turr parte da Rotonda e per un sentiero di montagna raggiunge Tortora, in provincia di Cosenza, ove fu accolto con entusiastiche manifestazioni. All’ingresso del paese si fece trovare una deputazione di gentili signore,  fra le quali Isabella Laura Palagano. Il Generale, che fu ospitato in casa Lomonaco-Melazzi, scese quindi alla marina di Maratea.”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 489-490, in proposito scriveva che: XLIX . Da Castrovillari Garibaldi colla solita fretta moveva a Morano e a Rotonda e quindi a Castelluccio ed a Lauria.”. Dunque, in questo breve ma significativo passaggio, il Perini scriveva che Garibaldi, proseguendo la sua marcia da Morano, dopo Castrovillari, prosegue per Rotonda, ma, a Rotonda, scrive il Perini, non cambia itinerario come è ormai accertato dalla Storia e dalle testimonianze ma prosegue il suo viaggio all’interno della Basilicata e passando da Castelluccio arriva a Lauria. Perini, però di Lauria racconta l’episodio, a mio avviso identico, raccontato da Maxime Du Champ.  Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a p. 490, riferendosi a Lauria, in proposito scriveva che: Quest’ultima città fu interamente distrutta nelle fazioni del 1808 dal generale Manhès che vi fece appiccare l’incendio e fucilare gran parte de’ suoi abitatori. Essa era il centro delle innumerevoli bande che in quel tempo lottavano contro i Francesi per l’indipendenza del loro paese nativo, e per così dire il quartier generale dell’ opposizione a Giocchino Murat e dei maneggi della proscritta fazione borbonica. Lauria, malgrado la murattiana vendetta, risorse ben tosto dalle sue rovine: e crebbe con aspirazioni ed idee liberali ed italiche. L. Alcuni giorni prima era a Lauria sopravenuto uno strano accidente. Tre ufficiali garibaldini sbarcati in quel turno a Sapri ed inoltrandosi a diporto nell’interno del paese giunsero nelle sue vicinanze ed entrarono temerariamente in città , tuttavia presidiata dai Regii. I tre volontari, penetrati sino in piazza, s’imbatterono in un corpo di tre mila nemici che vi bivaccavano. Senza smarrirsi per questo, e non mostrando nemmeno avvedersi del pericolo in cui erano incorsi, eglino sedettero tranquillamente al caffè e si posero a parlare cogli ufficiali napoletani che venivano a vederli. Dopo qualche parola cortese scambiata da una parte e dall’altra gli ufficiali di Francesco II dichiararono essere eglino pure italiani non avrebbero mai combattuto contro i patriotti. Il nostro dovere, soggiungevano, quello sarebbe d’ impossessarci della vostre persone, e forse ne potremmo sperare una generosa ricompensa dal nostro governo: ma siccome il nostro cuore batte, egualmente che il vostro, alle idee di libertà e di patria , facciamo piena adesione alla causa da voi propugnala e ve lo proviamo lasciandovi liberi. La notte seguente quel corpo munito di cavalleria ed artiglieria volontariamente si sciolse e disperse: tali erano i sentimenti dell’armata in cui Francesco II doveva riporre l’estrema speranza della sua dinastia !”. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 98, in proposito scriveva che: “Dopo la capitolazione del generale Caldarelli e del generale Ghio con un esercito di quindicimila uomini, Garibaldi avanzò rapidamente da Cosenza a Castrovillari e il 2 settembre, accompagnato da Cosenz, Bixio, Medici, Sirtori, Bertani e dal segretario Basso, toccò il territorio lucano, entrando in Rotonda, entusiasticamente acclamato dalla popolazione in delirio e dai patrioti. Gli fu consegnato il seguente messaggio inviatogli dal Governo Pro-dittatoriale lucano: “Al Generale Dittatore Giuseppe Garibaldi – Salute “Signore,…etc….Potenza, 1° settembre 1860. Nicola Mignogna – G. Albini”. Garibaldi si fermò per poche ore in casa Fasanelli; verso sera riprese la marcia in carrozza per Castelluccio. Nella valle del Mercure, sul fiume Lao, si incontrò con il colonnello Boldoni, capo militare della insurrezione lucana, da cui fu informato sulla situazione in atto nelle nostre contrade fino ad Auletta e da cui diede le istruzioni dettagliate sulle future azioni da svolgere lungo la strada da Lagonegro ad Auletta e da Auletta a Salerno. Informato poi che sulla strada da Castelluccio a Lagonegro si muoveva lentamente in ritirata, a piccole tappe, umiliata ed affamata, la Brigata Caldarelli, il Dittatore ritenne prudente abbandonare la strada consolare e si recò verso Laino con la sua comitiva; giudato poi da patrioti del luogo, attraversò di notte a dorso di mulo le zone montagnose e boscose dei Piani del Carro, di Massacornuta e della valle del Savico nel territorio di Aieta e Tortora e alle prime luci dell’alba scese verso la spiaggia del Tirreno.”.  

Nel 2 settembre 1860, da Rotonda, NULLO, TRECCHI e BERNIERI, su ordine di Garibaldi si recano a Lagonegro a discutere la resa con il generale borbonico Caldarelli (probabilmente in casa Aldinio) che il 1° settembre era arrivato a Lagonegro

Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 456, trascrive il Bertani (….), che annotava nel suo taccuino (documenti consultati dalla White): A Rotonda, paese di tremila anime, troviamo alcuni volontari, la guardia nazionale, tutti giulivi e ben disposti: scendiamo in casa di Serafino Fasanelli, da dove si manda un individuo a Sapri con ordini per Turr avvertendolo dell’arrivo. Garibaldi vuole assicurarsi che Cardarelli costretto da Donato Morelli a capitolare in Cosenza non scivoli entro Salerno. Mi prega di stendergli un indirizzo. Manda Trecchi e Nullo a portarlo. Giunse pertanto una lettera di Cardarelli in cui dice a Garibaldi: “Questa vostra truppa si profferisce ai suoi ordini”. Si ascoltano i lamenti degli ufficiali, che non hanno assicurata la loro posizione. Allora si pensa di mandare Bernieri e Trecchi portatori di un’altra lettera in cui si promette la conservazione del grado e si dispongono le cose per altre trattative. L’incarico dato ai nostri è di tenere la relazione continua con noi, mirando a non lasciare entrare quella truppa e quei cannoni a Salerno, e partono alle sei.”In questo passaggio, Agostino Bertani cita Nullo, Bernieri e Trecchi. Riguardo il Trecchi, Dallolio, a p. 36, in proposito scriveva che: “Cavour, ….aveva visto che, nel suo viaggio in Toscana, Vittorio Emanuele aveva preso seco, come ufficiale d’ordinanza onorario, il Trecchi, che era l’intermediario noto e consueto fra lui e Garibaldi.”. In questo passaggio, in cui Bertani, nel suo Diario racconta per mezzo della White il passaggio di Garibaldi a Rotonda, racconta della ulteriore lettera che egli decise di far pervenire all’indirizzo del generale Caldarelli e manda Trecchi e Nullo “…portatori di altra lettera in cui si promette la conservazione del grado e si dispongono le cose per altre trattative. L’incarico dato ai nostri è di tenere la relazione continua con noi, mirando a non lasciare entrare quella truppa e quei cannoni a Salerno.”. Anche la Dobelli, nella sua traduzione del Treveljan, a p. 147, in proposito a Trecchi scriveva che: “…giunse un altro messaggio segreto che gli pervenne a mezzo dell’aiutante in campo di Vittorio Emanuele, il Trecchi, intermediario regolare fra il Re e lui.”. NULLO e TRECCHI partirono alle ore sei staccandosi da Garibaldi e gli altri. Relativamente al generale Caldarelli, il giornalista Stuart Forbes ci dice che le sue truppe erano già a Lagonegro che, probabilmente era la meta di Bernieri e di Trecchi che dovettero di nuovo recarsi verso Lagonegro per portare la seconda lettera di Garibaldi a Caldarelli. Charles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, nel cap. XVIII, a pp. 205-206 e ssg., in propsito scriveva che: Non c’erano più truppe napoletane da questa parte di Salerno, tranne la colonna di Caldarelli, in viaggio verso Napoli per rispettare i termini della convenzione che avevano fatto con il governo provvisorio. Erano tre giorni di marcia più avanti, a Castrovillari, una città a quarantatré miglia di distanza. Desideroso di fermare questa colonna, che aveva buone ragioni di credere si sarebbe schierata dalla parte della causa nazionale, Garibaldi si spinse avanti la mattina con un paio di postini, portando con sé Cosenz, Sirtori, Trecchi, Nullo, Missori, Stanietti, Gusmarola e Basso ordinarono al resto del suo stato maggiore di seguire l’esercito il più velocemente possibile. Bertani, che era arrivato da Paola per segnalare l’arrivo della divisione di Pianciani, si unì a lui; e furono inviati ordini a Türr, che ora aveva il comando, di condurre la divisione via mare a Sapri, in provincia di Salerno, sbarcare e attendere il generale a Lagonegro, intromettendosi così tra la colonna di Caldarelli e Napoli.”. Dunque, Forbes (….) testimonia e, riferendosi al 1 settembre 1860, quando, credo a Cosenza, perché dice “Bertani, che era arrivato da Paola”, testimonia la partenza della truppa che proseguirà con Forbes, proseguendo lungo la strada Consolare per le Calabrie, arrivarono a Tarsia e a Spezzano Albanese. Che Forbes si riferisse a dopo Cosenza è dato dal fatto che Forbes scriveva: “…e furono inviati ordini a Türr, che ora aveva il comando, di condurre la divisione via mare a Sapri”. In realtà, se si tratta di dopo Cosenza, gli ordini a Turr furono inviati da Garibaldi a Rotonda e quindi, può darsi che il racconto di Forbes si riferisse a Rotonda ?. Mentre accade tutto questo, Forbes scriveva che: Garibaldi si spinse avanti la mattina con un paio di postini, portando con sé Cosenz, Sirtori, Trecchi, Nullo, Missori, Stanietti, Gusmarola e Basso ordinarono al resto del suo stato maggiore di seguire l’esercito il più velocemente possibile.”. Forbes scriveva, e forse si riferiva a Rotonda, che lì: Garibaldi si spinse avanti la mattina con un paio di postini, portando con sé Cosenz, Sirtori, Trecchi, Nullo, Missori, Stanietti, Gusmarola e Basso ordinarono al resto del suo stato maggiore di seguire l’esercito il più velocemente possibile.”. Dunque, secondo il Forbes, Garibaldi da Rotonda riparte insieme ad alcune guide e postini ed insieme a COSENZ, SIRTORI, TRECCHI, NULLO MISSORI, STANIETTI, GUSMAROLA e BASSO. Charles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, nel cap. XVIII, a pp. 214-215 e ssg., riferendosi al giorno 2 settembre 1860, in proposito scriveva che: Attraversando una zona molto montuosa, dove i buoi erano quasi efficienti quanto i cavalli, alle otto del mattino arrivammo a Lauria. Il paesaggio era selvaggio e in alcuni punti sublime, ma questo viaggio a dorso di bue fu sufficiente a mettere a dura prova la pazienza di un santo, e il nostro umore migliorò notevolmente trovando cavalli di posta. Vagando dentro, fuori e oltre le cime delle montagne, e passando il lago che dà il nome alla città di Lagonegro, incontrammo la retroguardia napoletana alle dieci, sul punto di entrare in città. Il corpo principale, circa 1500 uomini, era in piazza. Avevano, con il loro generale, appena accettato di passare all’esercito nazionale. Türr e la sua colonna non erano ancora arrivati, ma erano attesi da un’ora all’altra, essendo sbarcati a Sapri la sera precedente. Il sentiero di montagna tra i due paesi è, tuttavia, molto impervio. L’Intendente ci invitò a colazione, dove trovammo Trecchi e Nullo, insieme a Caldarelli e alcuni dei suoi ufficiali. Si erano comportati molto bene, mi disse Nullo, il che significava che avevano fatto ciò che in qualsiasi altro paese sarebbe stato considerato esattamente il contrario: vale a dire, avevano abbandonato la causa a cui avevano giurato supporto;ma se mai degli uomini erano giustificati a fare una cosa del genere, lo erano.In un modo o nell’altro, questo strideva con i miei sentimenti;non si poteva rispettarli. Non conosco nulla che mi abbia colpito più profondamente durante il mio servizio del sentirmi ripetere continuamente: “Oh, il tale si è comportato magnificamente”, espressione che veniva generalmente applicata a un ufficiale che aveva indotto l’intero reggimento a disertare.”Charles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, a p. 215, in proposito scriveva che: “…….morning we arrived at Lauria……Garibaldi slept at Rotonda. Wandering in, out and over in the mountain peaks, and passing the like which names the town of Lagonegro, we fell in whit the Neapolitan rearguard at ten o’ clock on the point of intering the town. The main body, about 1500 strong, where in the Piazza. They had, with their General, just agreed to come over to the national army. Turr and his column had not yet arrived, but were hourly expected, having lanted at Sapri the previous evening. The mountain track between the two towns is, however, very arduous. The ‘Intendente’ invited us to breakfast, where we found Trecchi and Nullo, togeter whit Caldarelli and some of his officers…..support; but if ever men were justified in doing such a thing, they were. Somehow or another it jarred with my feelings; one could not respect them. I don’t know anything that struck me more forcibly throughout my tour than constantly hearing, “Oh, so-and-so, has behaved magnificently che tradotto significa: “…….la mattina arrivammo a Lauria……Garibaldi dormì alla Rotonda. Andando avanti e indietro per le vette dei monti, e oltrepassando quella che dà nome alla città di Lagonegro, ci imbattemmo nella retroguardia napoletana alle dieci, sul punto di invadere la città. Il corpo principale, forte di circa 1500 persone, si trovava nella Piazza. Avevano appena accettato, con il loro generale, di arruolarsi nell’esercito nazionale. Turr e la sua colonna non erano ancora arrivati, ma erano attesi di ora in ora, essendo stati a Sapri la sera prima. Il sentiero di montagna tra le due città è tuttavia molto arduo. L’Intendente ci invitò a colazione, dove trovammo Trecchi e Nullo, insieme a Caldarelli e ad alcuni suoi ufficiali. Etc… supporto; ma se mai gli uomini furono giustificati nel fare una cosa del genere, lo furono. In un modo o nell’altro strideva con i miei sentimenti; non si poteva rispettarli. Non c’è niente che mi abbia colpito più fortemente durante il mio tour che sentire costantemente: “Oh, così e così, si è comportato magnificamente…..etc…. Dunque, il Forbes scriveva e testimoniava che quando egli con la sua colonna arrivò a Lagonegro, il giorno 2 settembre, il generale Turr era lì atteso ma ancora non era arrivato. Forbes scriveva che, il 2 settembre 1860, al suo arrivo a Lagonegro trovò Trecchi e Nullo che erano stati ivi inviati da Garibaldi, che a Rotonda gli aveva ordinato di andare a cercare di parlare con il generale borbonico Caldarelli. Dunque, pare che quando arrivò Forbes a Lagonegro egli dice di aver pranzato insieme a Trecchi, Nullo e al generale Caldarelli e, quando arrivò a Lagonegro il generale Turr, il Caldarelli già era partito e, il Turr non potette parlarci. Questo fatto però non è del tutto chiarito.  Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 149, in proprosito scriveva che: Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. Dunque, il Pecorini-Manzoni scriveva che: “Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. Infatti, arrivato a Lagonegro, il generale Turr seppe che il generale borbonico Caldarelli era stato a Lagonegro ma era ripartito sulla consolare con le sue truppe e quindi gli invia, da Lagonegro, un telegramma in cui gli intimava di arrendersi. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 309-310, riferendosi a Garibaldi che si trovava a Rotonda, in proposito scriveva: Il Caldarelli a Cosenza era stato costretto dal Morelli a venire a patti. Quali erano ora le sue intenzioni? Garibaldi temeva che non scivolasse con le sue truppe a Salerno. Prega Bertani a stendergli un indirizzo e manda Trecchi e Nullo dal Caldarelli, etc…”. Dunque, Pepe (….) scriveva che, Garibaldi preoccupato della posizione della truppa borbonica del Caldarelli inviò da Rotonda, Trecchi e Nullo per parlamentare con il Caldarelli. In occasione dell’incontro avuto a Lagonegro con il generale borbonico, Pepe scriveva che il Caldarelli rispondendo per iscritto a Garibaldi: “…il quale scrive: “questa vostra truppa si profferisce ai suoi ordini”. Ma, un momento dopo, promette ai suoi soldati la vittoria della causa borbonica garantita dall’intervento austriaco, come riferisce il ‘Peard’, nel suo ‘Journal in data 2 settembre.”. Dunque, Pepe scriveva sull’accaduto a Lagonegro tra Caldarelli ed i messi di Garibaldi di cui riferisce anche l’inglese Peard (…), nel suo “Journal in data 2 settembre 1860”. Scriveva ancora il Pepe che: “Gli ufficiali borbonici si lamentano che non venga assicurata la loro posizione.”. Dunque, Pepe riferisce che i messi di Garibaldi che erano stati a Lagonegro il 2 settembre 1860 (Nullo e Trecchi inviati da Garibaldi da Rotonda, giunse pure Forbes, mentre Turr non era ancora arrivato da Sapri), riferiscono a Garibaldi che forse era in viaggio da Rotonda, e Pepe scrive che Garibaldi, a questo punto: “Garibaldi allora pensa di rimandare Bernieri e lo stesso Trecchi quali portatori d’un’altra lettera, nella quale promette la conservazione del grado per quegli ufficiali, e dispone le cose in modo che si possano proseguire le trattative, dando incarico all’uno e all’altro di tenersi in relazione col Caldarelli, allo scopo di evitare che quelle truppe coi loro cannoni entrino a Salerno.”. Dunque, pare che Garibaldi abbia inviati a Lagonegro BERNIERI e TRECCHI, con una lettera indirizzata a Caldarelli. Pepe conclude scrivendo che: “La capitolazione vera e propria avverà – com’è noto – pochi giorni dopo, il 4 settembre, dopo lo sbarco a Sapri, a Casalnuovo, dove il Mignogna, uno dei Mille, che Garibaldi, prima di mettere il piede in Calabria, aveva mandato in Basilicata per prepararvi l’insurrezione, e Pietro Lacava, in nome del governo provvisorio di Basilicata, gli portano seimila ducati, somma che riesce molto gradita al Dittatore e ch’egli in parte elargisce in sussidi ai soldati del Caldarelli, che soltanto così si decidono a deporre le armi. Un bel chiaro di luna. Sul cadere della notte (2 settembre), Garibaldi lascia rotonda in carrozza. Il Canzio…. etc…”. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a pp. 217-218, in proposito scriveva: “La sera del 31 agosto il Dittatore entrò a Cosenza; il giorno 2 settembre toccò Rotonda, prima comunità della Basilicata ai confini delle Calabrie. Il Generale procedeva le sue schiere senza scorta di guardia o di onore: e poichè le vie erano ingombre dai soldati del Caldarelli, che si ritraevano a piccole giornate, e di ogni risma disertori o sbrancati, parve, ed era, non fuor di periglio che egli ne venisse di quei franchi e sciolti modi frammezzo a gente, cui subito sdegno o maltalento potea rendere infesta. Però l’ebbero pregato a venire di Rotonda alla marina di Scalea, onde messosi in barca il giorno 3 settembre discese a Sapri. – Quivi il giorno innanzi etc…”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 492-493, in proposito scriveva che: LIV. Türr approdava a Sapri mentre Garibaldi correva sullo stradale di Lagonegro alla Polla. Secondo gli ordini avuti egli doveva raccogliere le diverse frazioni del corpo spedizionario di Luigi Pianciani, e marciare in appresso con sollecitudine, seguendo la valle del Sale o la via di Capaccio, sopra Eboli, gettarsi quindi fra le gole del monte Corvino, e di là, disegnando una curva, inoltrarsi dal lato di San Cipriano e San Severino sulle alture della Cava, donde potesse al momento opportuno intercettare la strada di Nocera e di Napoli. Con tali manovre Garibaldi mirava a rinnovare a Salerno i fatti di Alta Fiumara e Soveria, ed a prendere prigioniero il Re con tutto l’esercito. Il che sarebbe senza fallo avvenuto qualora Francesco II si fosse ostinato a tenere e difendere la sua posizione. LV. La decimaquinta divisione, ingrossata dalle truppe disperse di già appartenenti al corpo di Luigi Pianciani state direttamente da Palermo trasportate a Paola, a Scaléa, a Policastro od a Sapri, sfilava colla massima secretezza e celerità sulla destra dell’esercito regio. A queste forze, già per sè considerevoli, si unirono tosto le bande insurrezionali del paese ed i numerosi distaccamenti dei Calabresi che avevano preceduto la marcia dell’ armata italiana. Con tutti questi corpi riuniti, il generale Türr, riuscendo a girare, come gli era stato ordinato l’estrema sinistra dei Regii, avrebbe potuto seriamente compromettere la loro posizione.”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 492-493 e ssg., in proposito scriveva che: LIV. – Turr approdava a Sapri mentre Garibaldi correva sullo stradale di Lagonegro alla Polla.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 411-412, in proposito scriveva che: Al primo paesetto che incontra, La Rotonda, il Dittatore fa sosta e apprende che il Caldarelli è a Castelluccio, a sette od otto chilometri davanti a lui, sulla medesima strada. Per evitar quelle truppe che potrebbero riservagli qualche brutta sorpresa, nella notte del 3, riparte a cavallo, e si dirige al mare, scendendo la valle del Lao, ove non sempre son tracciati i sentieri. Poi, ad una dozzina di chilometri dalla Rotonda, lascia la valle e si dirige a ponente verso la costa, e là ad un punto quasi equidistante fra Maratea e Scalea, donde una piccola barca porta lui e i suoi compagni – cinque in tutto, dice il Bertani – a Sapri.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 414, in proposito scriveva che: “Per quanto rapida la marcia di Garibaldi, la lunga deviazione da lui fatta per Sapri non gli permise di oltrepassare la gente del Caldarelli, che era passata dal Fortino qualche ora prima ch’egli vi giungesse.”. Memor (….), nel suo “La fine di un Regno – con prefazione di Raffaele De Cesare”, ed. ……….., a p. 461, in proposito scriveva che: “Il due settembre, Garibaldi giunse a Rotonda, povera terra del circondario di Lagonegro; e di là, per maggior sicurezza, fu consigliato a scendere alla marina di Scalea, dove s’imbarcò. Arrivò la sera del tre, a Sapri. A Sapri era approdata, il giorno innanzi, la divisione di Rustow e Pianciani, la quale, ultima arrivata, divenne l’avanguardia dell’esercito garibaldino. Il giorno quattro, il dittatore si fermò all’osteria del Fortino, presso Casalnuovo, dove ricevè Mignogna e Pietro Lacava, che lo salutarono a nome del governo provvisorio di Basilicata, e gli portarono seimila ducati, in tante piastre e colonnati: somma che riuscì gradita al dittatore, e fu spesa, in gran parte, in sussidii ai soldati di Caldarelli, i quali, dopo la capitolazione di Cosenza, si ritiravano verso Napoli, e, dopo una nuova capitolazione fatta con Garibaldi, deposero le armi.”Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 489-490, in proposito scriveva che: XLIX . Da Castrovillari Garibaldi colla solita fretta moveva a Morano e a Rotonda e quindi a Castelluccio ed a Lauria.”. Dunque, in questo breve ma significativo passaggio, il Perini scriveva che Garibaldi, proseguendo la sua marcia da Morano, dopo Castrovillari, prosegue per Rotonda, ma, a Rotonda, scrive il Perini, non cambia itinerario come è ormai accertato dalla Storia e dalle testimonianze ma prosegue il suo viaggio all’interno della Basilicata e passando da Castelluccio arriva a Lauria. Perini, però di Lauria racconta l’episodio, a mio avviso identico, raccontato da Maxime Du Champ.  Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a p. 490, riferendosi a Lauria, in proposito scriveva che: Quest’ultima città fu interamente distrutta nelle fazioni del 1808 dal generale Manhès che vi fece appiccare l’incendio e fucilare gran parte de’ suoi abitatori. Essa era il centro delle innumerevoli bande che in quel tempo lottavano contro i Francesi per l’indipendenza del loro paese nativo, e per così dire il quartier generale dell’ opposizione a Giocchino Murat e dei maneggi della proscritta fazione borbonica. Lauria, malgrado la murattiana vendetta, risorse ben tosto dalle sue rovine: e crebbe con aspirazioni ed idee liberali ed italiche. L. Alcuni giorni prima era a Lauria sopravenuto uno strano accidente. Tre ufficiali garibaldini sbarcati in quel turno a Sapri ed inoltrandosi a diporto nell’interno del paese giunsero nelle sue vicinanze ed entrarono temerariamente in città, tuttavia presidiata dai Regii. I tre volontari, penetrati sino in piazza, s’imbatterono in un corpo di tre mila nemici che vi bivaccavano. Senza smarrirsi per questo, e non mostrando nemmeno avvedersi del pericolo in cui erano incorsi, eglino sedettero tranquillamente al caffè e si posero a parlare cogli ufficiali napoletani che venivano a vederli. Dopo qualche parola cortese scambiata da una parte e dall’altra gli ufficiali di Francesco II dichiararono essere eglino pure italiani non avrebbero mai combattuto contro i patriotti. Il nostro dovere, soggiungevano, quello sarebbe d’ impossessarci della vostre persone, e forse ne potremmo sperare una generosa ricompensa dal nostro governo: ma siccome il nostro cuore batte, egualmente che il vostro, alle idee di libertà e di patria , facciamo piena adesione alla causa da voi propugnala e ve lo proviamo lasciandovi liberi. La notte seguente quel corpo munito di cavalleria ed artiglieria volontariamente si sciolse e disperse: tali erano i sentimenti dell’armata in cui Francesco II doveva riporre l’estrema speranza della sua dinastia !”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a p. 354, in proposito scriveva che: “….e la 4.a col brigadiere Giuseppe Caldarelli con 1′ 8.° di linea, il reggimento carabinieri a piedi, due squadroni lancieri, e una batteria da montagna, di cui metà rigata; divisa tra Cosenza, Rogliano e Paola.”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 396, in proposito scriveva pure che: “E infatti la brigata del Generale Caldarelli, composta dal reggimento Carabinieri a piedi, dalla batteria N. 8, e da due squadroni del 5° lancieri, benché nei patti della resa di Cosenza si fosse ‘obbligata di non combattere più Garibaldi, i suoi soldati e le guardie cittadine del Regno, di ritirarsi a Salerno e non prendere parte in niuna spedizione che anche indirettamente potesse nuocere alla causa dell’Unità Italiana sotto Vittorio Emanuele, si ritraeva a piccole tappe, avvilita e scontenta, lungo la strada consolare, e dolente forse dell’onta patita, non mancava di commettere, fra le popolazioni ribelli, eccessi e rappresaglie. Questa brigata, già composta di 3500 carabinieri, gendarmi, lancieri ed artiglieria di montagna, giunse in Lagonegro nella sera del 1° Settembre, tuttora ben armata, per quanto fosse stremata di numero per le diserzioni che lungo la ritirata si verificarono; ed accampatasi nell’ampia piazza, dispose in fila, sulla zona del Timpone – non senza una certa trepidazione e sorpresa dei cittadini e della Colonna Lucana – i cannoni che ancora trainava.”. Dunque, Pesce, sulla scorta del Lacava scriveva che le truppe borboniche del generle Caldarelli arrivarono a Lagonegro il 1° settembre 1860. A Lagonegro si ritrovarono sia le brigate dei volontari garibaldini che ivi bivaccarono e si accamparono insieme ai soldati del generale Lavecchia e Caldarelli che arrivavano da Cosenza. Dell’avvenimento troviamo la testimonianza di un testimone di eccezione, un giornalista al seguito di Garibaldi. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della Città di Lagonegro”, a pp. 396-397, in proposito scriveva che: “Era poi triste e doloroso l’esempio dato dalle truppe regie, che avevano massacrato, nella piazza di Melito, il loro Generale Brigante, credendolo traditore, nè mancavano fra esse dei soldati fanatici, esasperati per le sconfitte e per le capitolazioni, e disposti ad ogni feroce eccesso in quello stato di disperazione di animo. Fu quindi prudente consiglio per Garibaldi, per evitare un increscioso incontro con quelle truppe ed un possibile conflitto con inutile spargimento di sangue cittadino, divergere dall’unica strada la marcia trionfale e piegare verso il mar Tirreno. Ed ecco perchè alla nostra Città non fu concesso l’ambito onore d’ospitare il Duce Supremo in quei giorni di febbrile entusiasmo, come era stato stabilito. Nella corrispondenza del Comitato di Lagonegro ho riscontrato un foglio, spedito da Castelluccio nel 2 Settembre 1860 al Presidente Avv. Picardi da Nicolino Catalano del tenore seguente: “Si deve segnare col telegrafo a Sala e Potenza che Garibaldi non ha potuto proseguire il viaggio perchè le truppe non erano partite ancora da Castelluccio, ed è perciò fermato a Rotonda, dubitandosi di qualche tradimento delle truppe”. Ed in postilla è scritto: “Il porgitore è partito a 21 ore, ditemi a che ora è giunto.”. Già la colonna Lucana, comandata dal Lavecchia, con vari altri cittadini, s’erano mossi da Lagonegro per andare incontro a Garibaldi verso Lauria e Castellucio, ma ben tosto tornarono indietro, quando si seppe che Egli aveva preso altra via. Nel giorno 2 Settembre, mentre ancora erano in piazza accampate le truppe del Caldarelli, giungeva da Moliterno, per la via di S. Antuono la colonna degli insorti di Potenza, comandata da Francesco Pomarici, il quale aveva ricevuto ordine dal Capo dello Stato Maggiore Senise d nirsi col Lavecchia in Lagonegro, di far quivi un concentramento delle forze e d’appoggiare le truppe garibaldine provenienti dalle Calabrie (1).”. Pesce, a p. 397, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi la ‘Cronistoria della rivoluzione di Basilicata del 1860 del dott. Michele Lacava, pregevole miniera di documenti e di notizie.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 132, in proposito scriveva che: “Garibaldi di là scrisse la mattina stessa al Turr, che approdato a Sapri e che prontamente era andato senza seguito a Lagonegro per sorvegliare le mosse del generale borbonico Caldarelli, etc…”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “Percorreva la provincia di Salerno la brigata del generale Caldarelli che il 27 agosto aveva capitolato con il Comitato rivoluzionario di Cosenza. Secondo gli accordi contenuti nella capitolazione, in cui era stabilito l’itinerario che la brigata doveva percorrere, essa, traversati vari paesi della Calabria e della Basilicata, partì il 2 settembre da Lagonegro dirigendosi a S. Lorenzo di Padula, d’onde dopo una giornata di riposo (il giorno 3) avrebbe dovuto continuare per Auletta, Eboli e Salerno (1). Narra il Delli Franci che il Cardarelli minacciato di morte dai suoi soldati, dovette impetrare protezione da Garibaldi e perciò restò parecchi giorni acquartierato con armi e munizioni da guerra nel celebre monastero della Certosa di Padula (3), ora monumento Nazionale. Per evitare qualsiasi inconveniente tra i garibaldini e le truppe borboniche colà acquartierate il generale Giuseppe Lamasa, in seguito di ordine del dittatore, rimase parimenti nella Certosa, finchè il giorno 7 il dittatore gli telegrafò di raggiungerlo in Eboli.. Mazziotti, a p. 138, nella nota (1) postillava: “(1) Manoscritto De Meo già citato. – Racioppi, op. cit, pag. 195 e relazione Fabrizi etc…”. Si tratta di un manoscritto di Giuseppe De Meo (?). Alfredo Schettini (….), nel suo “Trecchina nel presente e nel passato – 1936”, del 1947, Tip. Ferrari, Alessandria, a pp. 69-70, in proposito scriveva che: “Dopo una breve sosta a Cosenza e poscia a Castrovillari, Garibaldi entra nella Lucania, fermatosi a Rotonda in casa della vedova Fasanella. Una compagnia d’insorti lucani, guidata dal patriota Lavecchia e seguita da molti altri volontari, si dirige da Lagonegro incontro di Garibaldi per la via di Lauria e Castelluccio. Inoltre, Carmine Senise, capo dello Stato Maggiore ordina a Francesco Pomarici di recarsi a Lagonegro per occupare i punti strategici di quel distretto e precisamente le gole dei monti di Lauria, allo scopo d’impedire il passaggio delle truppe borboniche e di appoggiare invece quelle garibaldine provenienti dalle Calabrie. Ma il generoso Dittatore ad esvitare combattimenti, che avrebbero causato spargimento di sangue fraterno, muta itinerario. Insieme a Bertani, Basso, Bixio, Cosenz, Medici, Sirtori e Turr parte da Rotonda e per un sentiero di montagna raggiunge Tortora, in provincia di Cosenza, ove fu accolto con entusiastiche manifestazioni. All’ingresso del paese si fece trovare una deputazione di gentili signore,  fra le quali Isabella Laura Palagano. Il Generale, che fu ospitato in casa Lomonaco-Melazzi, scese quindi alla marina di Maratea.”. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 98, in proposito scriveva che: Informato poi che sulla strada da Castelluccio a Lagonegro si muoveva lentamente in ritirata, a piccole tappe, umiliata ed affamata, la Brigata Caldarelli, il Dittatore ritenne prudente abbandonare la strada consolare e si recò verso Laino con la sua comitiva; giudato poi da patrioti del luogo, attraversò di notte a dorso di mulo le zone montagnose e boscose dei Piani del Carro, di Massacornuta e della valle del Savico nel territorio di Aieta e Tortora e alle prime luci dell’alba scese verso la spiaggia del Tirreno.”. Michelangelo Pucci (….), recentemente, nel suo “Tortora – Natura – Storia – Cultura etc…”, a p. 98, in proposito scriveva che: “Garibaldi era arrivato a Rotonda il 2 settembre con la colonna del gen. Cosenz, aveva fretta di giungere a Napoli il più presto possibile, ma, a bloccargli la strada, a Castelluccio era attestato un contingente di 3.000 soldati borbonici agli ordini del gen. Caldarelli. In conformità alla politica adottata da Reggio Calabria in su, Garibaldi non aveva interesse a forzare il passo, atto di forza che sarebbe costato una inutile perdita di uomini e spreco di armamenti da ambo le parti. Ma ‘mirando a non lasciare entrare quella truppa e quei cannoni a Salerno (1) egli progettava di arrivare al disarmo dei borbonici attraverso due vie congiunte o alternative: attraverso la corruzione del comandante e/o attraverso la dissuasione per accerchiamento. Intanto che le trattative fra i garibaldini e i borbonici del generale Caldarelli approdassero alla resa di questi ultimi e alla loro adesione alla causa unitaria (1), Garibaldi pensò di accellerare l’accerchiamento con i corpi che convergevano via mare a Sapri. Per procedere più velocemente in direzione di Napoli, egli aveva bisogno di congiungersi a loro via mare il più rapidamente possibile…..(2).”. Pucci, a p. 102, postillava di Amedeo Fulco. Questo testo è la ristampa recente del testo di Fulco, “Memorie storiche di Tortora con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, Napoli, 19…..

Alfonso Maria Tufano (….) nel capitolo di storia del testo Padula prima e durante la Certosa – ecc…, Associazione Amici del Cassero, Grafiche Zaccara, Lagonegro, 1995, a pp. 22-23, in proposito scriveva che: “Nell’estate del 1860, il colonnello Luigi Fabrizi, comandante in capo delle forze insurrezionali salernitane pro-Garibaldi, sceglie la Certosa di San Lorenzo come caposaldo a sud dello schieramento contro le truppe borboniche, tagliando le comunicazioni tra Napoli ed il resto del Regno delle due Sicilie e garantendo l’avanzata al Generale di Nizza, che il 5 settembre, proprio a Padula, stipulò la resa con il pari grado borbonico Cardarelli, già sconfitto in Calabria. Etc..”.

Nel 2 settembre 1860, a Sapri, il generale Stefano TURR scrive al generale Garibaldi che da poco era arrivato a Rotonda

Carlo Pecorini-Mazoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 148-149, riferendosi al generale Turr, in proposito scriveva che: “….ed all’alba del 2 settembre sbarcava a Sapri e mandava avviso del suo arrivo al Generale Garibaldi, il quale da Cosenza era arrivato a Rotonda, da dove gli scriveva così: “Il latore v’informerà di ogni cosa – io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò. Rotonda, 2 settembre 1860, ore 11 ant. Firmato: G. Garibaldi”.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 172, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: “Nella mattina del 2 settembre Garibaldi attraversò l’altopiano di Campotenese e, appresso dello sbarco di Sapri, scriveva al Generale Turr: “Il latore v’informerà di ogni cosa, io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso scriverò” (232), mentre la sera stessa deviava verso il Golfo di Policastro per raggiungere Tortora dove pernottò.”. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961,a pp. 309-310, in proposito scriveva: Ma, prima di partire, manda un individuo a Sapri con ordini per Turr e avvertirlo del suo arrivo. In pari tempo, viole assicurarsi delle intenzioni del generale Caldarelli, che si trovava a pochi chilometri da Rotonda, a Castelluccio.”

Nel 2 settembre 1860, da Rotonda, Garibaldi inviò un dispaccio al generale TURR che lo ricevette a Sapri

Garibaldi preoccupato della presenza delle truppe Regie borboniche e del generale Caldarelli che gli dicevano essere a Castelluccio, dopo le assicurazioni ricevute per il cambio di itinerario ovvero la strada ed il percorso che egli e i suoi fidati amici doveva percorrere per arrivare sulla costa ed imbarcarsi per raggiungere Sapri, prima di partire da Rotonda e di rimettersi in marcia, manda un dispaccio al generale Turr che, in quel momento era già arrivato a Sapri con Rustow e con le truppe scelte dell’ex spedizione Pianciani. Garibaldi, nel dispaccio indirizzato al generale Turr lo avvisa del suo imminente arrivo a Sapri e gli ordina a Turr di lasciare Sapri e le truppe a Rustow e di portarsi in avanscoperta a Lagonegro per controllare la situazione delle truppe del Caldarelli. Infatti, il generale Turr, come vedremo, ricevendo il messaggio di Garibaldi a Sapri si recherà con pochi uomini scelti a Lagonegro. Un testimone di eccezione è Agostino Bertani. Un testimone d’eccezione è stato Agostino Bertani, che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 183, in proposito scriveva: “E noi li seguiamo passo per passo , guidati dal taccuino , non ripetendo cose dette da altri narratori, chè tutti fanno un salto da Soveria a Napoli.”. La White si riferisce al tacchuino o Diario di Agostino Bertani che pubblicò nel suo “Ire politiche d’oltretomba” e a p. 185, vol. II, trascrive il Bertani (….), che annotava nel suo taccuino (documenti consultati dalla White): “Si annuncia la truppa regia presso a Castrocucco che dista dodici miglia. A Rotonda, paese di tremila anime troviamo alcuni volontari, la guardia nazionale, tutti giulivi e ben disposti: scendiamo in casa di Serafino Fasanelli, da dove si manda un individuo a Sapri con ordini per Türr avvertendolo dell’arrivo. Garibaldi vuole assicurarsi che Cardarelli costretto da Donato Morelli a capitolare in Cosenza non scivoli entro Salerno . Mi prega di stendergli un indirizzo.”. Nell’altro testo di mia proprietà, a pp. 455-456, volume unico, in proposito scriveva: “…2 settembre 1860…A Rotonda, paese di tremila anime, troviamo alcuni volontari, la guardia nazionale, tutti giulivi e ben disposti: scendiamo in casa di Serafino Fasanelli, da dove si manda un individuo a Sapri con ordini per Turr avvertendolo dell’arrivo. Garibaldi vuole assicurarsi che Cardarelli costretto da Donato Morelli a capitolare in Cosenza non scivoli entro Salerno. Mi prega di stendergli un indirizzo. Etc…”. Dunque, Bertani annotava nel suo taccuino che “….A Rotonda, paese di tremila anime, troviamo alcuni volontari, la guardia nazionale, tutti giulivi e ben disposti: scendiamo in casa di Serafino Fasanelli, da dove si manda un individuo a Sapri con ordini per Turr avvertendolo dell’arrivo. Etc…”. Bertani annotava che, da Rotonda, da casa Fasanelli: “…da dove si manda un individuo a Sapri con ordini per Turr avvertendolo dell’arrivo. Garibaldi vuole assicurarsi che Cardarelli costretto da Donato Morelli a capitolare in Cosenza non scivoli entro Salerno. Etc…”. Infatti, il senatore Giustino Fortunato (…), in un suo celebre discorso sull’argomento, Per le lapidi a’ martiri della Patria, pronunciato a Potenza il 20 settembre 1898, Fortunato ripercosse, tra studi e ricordi personali, quell’epopea così come fu vissuta da noi lucani. E Fortunato non manca di ricordare due avvenimenti legati alla nostra Maratea: il passaggio di Garibaldi in barca davanti la nostra costa e il sacrificio del nostro concittadino Carlo Mazzei (1843-1860). In questo discorso Fortunato cita il Diario di Agostino Bertani e scriveva che: “Quindici giorni dopo – continua – Garibaldi attraversa l’estremo lembo della nostra provincia. Nel diario, così poco noto, del Bertani, è cenno di quel grande avvenimento. “Il 2 settembre (egli scrive) …..A Rotonda troviamo tutti giulivi, e mandiamo un individuo a Sapri con ordini per Türr….. Etc..”. Dunque, secondo la diretta testimonianza del Bertani, che faceva parte della piccola comitiva di Garibaldi, arrivati a Rotonda e venuti a conoscenza degli spostamenti della truppa del generale Caldarelli, Garibaldi decise di deviare e di non proseguire per la strada consolare verso Lagonegro ma di andare sulla costa calabra per imbarcarsi per Sapri. Presa la decisione di arrivare a Sapri, Garibaldi da Rotonda manda un messaggio o un dispaccio al generale Turr che, invece, si trovava già a Sapri con le sue truppe che aveva trasportato da Paola. Garibaldi lo avverte del suo imminente arrivo a Sapri e gli ordina di recarsi in perlustrazione a Lagonegro e comunicargli la posizione delle truppe del Caldarelli. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 455-456, trascrive il Bertani (….), che annotava nel suo taccuino (documenti consultati dalla White): “A Castrovillari in casa Pace capita Peard detto l’Inglese di Garibaldi. 2 settembre domenica. Si parte alle cinque: ovazioni al Morana. Etc…A Rotonda, paese di tremila anime, troviamo alcuni volontari, la guardia nazionale, tutti giulivi e ben disposti: scendiamo in casa di Serafino Fasanelli, da dove si manda un individuo a Sapri con ordini per Turr avvertendolo dell’arrivo. Garibaldi vuole assicurarsi che Cardarelli costretto da Donato Morelli a capitolare in Cosenza non scivoli entro Salerno. Etc…”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, nel cap. XVIII “Capitolo Decimottavo – Segretario generale del Dittatore (Settembre)”, a pp. 454 e ssg., riprendendo il racconto del Bertani, in proposito scriveva che: “…Arco trionfale a Casaletto. Si annuncia la truppa regia presso Castrocucco che dista dodici miglia. A Rotonda, paese di tremila anime, troviamo alcuni volontari, la guardia nazionale, tutti giulivi e ben disposti: scendiamo in casa di Serafino Fasanelli, da dove si manda un individuo a Sapri con ordini per Turr avvertendolo dell’arrivo. Garibaldi vuole assicurarsi che Cardarelli costretto da Donato Morelli a capitolare in Cosenza non scivoli entro Salerno. Etc…”. Un altro testimone di eccezione è Charles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, nel cap. XVIII, a pp. 205-206 e ssg., riferendosi a Rotonda, in propsito scriveva che: Non c’erano più truppe napoletane da questa parte di Salerno, tranne la colonna di Caldarelli, in viaggio verso Napoli per rispettare i termini della convenzione che avevano fatto con il governo provvisorio. Erano tre giorni di marcia più avanti, a Castrovillari, una città a quarantatré miglia di distanza. Desideroso di fermare questa colonna, che aveva buone ragioni di credere si sarebbe schierata dalla parte della causa nazionale, Garibaldi si spinse avanti la mattina con un paio di postini, portando con sé Cosenz, Sirtori, Trecchi, Nullo, Missori, Stanietti, Gusmarola e Basso ordinarono al resto del suo stato maggiore di seguire l’esercito il più velocemente possibile. Bertani, che era arrivato da Paola per segnalare l’arrivo della divisione di Pianciani, si unì a lui; e furono inviati ordini a Türr, che ora aveva il comando, di condurre la divisione via mare a Sapri, in provincia di Salerno, sbarcare e attendere il generale a Lagonegro, intromettendosi così tra la colonna di Caldarelli e Napoli.”. Dunque, il Forbes scriveva che la colonna del generale borbonico Cardarelli si trovava a Castelluccio, ovvero a tre giorni più avanti di Garibaldi e dei suoi. Dunque, Forbes aggiunge che dopo l’arrivo di Bertani da Paola, che era arrivato da Paola per segnalare l’arrivo della divisione di Pianciani, si unì a lui; etc…”. L’arrivo di Bertani da Paola non fu però a Rotonda ma Bertani avvisò Garibaldi delle truppe a Paola arrivando a Cosenza dove gli portò la notizia. Infatti, il generale Turr si partì per Paola e per Sapri da Cosenza dove ebbe l’esplicito ordine di Garibaldi. Forbes aggiunge che: “….e furono inviati ordini a Türr, che ora aveva il comando, di condurre la divisione via mare a Sapri, in provincia di Salerno, sbarcare e attendere il generale a Lagonegro”, ovvero Garibaldi, a Rotonda inviò un dispaccio a Turr che si trovava a Sapri con nuovi ordini avvisandolo pure che Turr doveva “attendere il generale a Lagonegro”Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 132, in proposito scriveva che: “Garibaldi di là scrisse la mattina stessa al Turr, che approdato a Sapri e che prontamente era andato senza seguito a Lagonegro per sorvegliare le mosse del generale borbonico Caldarelli, etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, nel suo capitolo “Da Palermo a Napoli”, a pp. 148-149, riferendosi al generale Turr, in proprosito scriveva che: “…ed all’alba del 2 settembre sbarcava a Sapri e mandava avviso del suo arrivo al Generale Garibaldi, il quale da Cosenza era arrivato a Rotonda, da dove gli scriveva così: “Al generale Turr….Sapri. Il latore v’informerà di ogni cosa – io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò. Rotonda, 2 settembre 1860, ore 11 ant. Firmato: G. Garibaldi.”.”. Turr nel ricevere questa lettera lesciò la sua colonna a Sapri per correre con un piccolo seguito a Lagonegro, dove seppe che il generale Caldarelli marciava sulla linea postale, onde gli mandò un’intimazione di attenersi strettamente alla capitolazione di Cosenza, ed alle marcie in essa stabilite, in contrario sarebbe stato costretto di attaccarlo dove lo trovasse fuor di luogo, e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi, il quale, avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri. Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. Dunque, il Pecorini-Manzoni (….) scriveva che, Garibaldi arrivato a Rotonda, il 2 settembre 1860, e ricevuto il dipaccio di Turr che gli comunicava dell’avvenuto suo sbarco a Sapri con Rustow e le brigate portate da Paola, Garibaldi inviò subito da Rotonda un ulteriore dispaccio al generale Turr scrivendogli questo: “Al generale Turr….Sapri. Il latore v’informerà di ogni cosa – io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò. Rotonda, 2 settembre 1860, ore 11 ant. Firmato: G. Garibaldi.”.”. Dunque, secondo il Pecorini-Manzoni, a Rotonda Garibaldi, dopo aver ricevuto il dispaccio dal Turr che le truppe erano a Sapri gli scriveva “Il latore v’informerà di ogni cosa”, di cosa ? e poi aggiungeva: “…io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò.”. Dunque, Garibaldi avvisava il Turr, che in quel momento si trovava a Sapri con Rustow e le sue truppe, lo avvisava che da Rotonda l’avrebbe raggiunto al più presto. Dove, a Sapri ?. Garibaldi scriveva a Turr che l’avrebbe raggiunto al più presto, a Sapri ? Forse si riferiva a Sapri oppure la isposta è contenuta nel messaggio che avrebbe riferito il “latore”. Pecorini-Manzoni (….) continuando il suo racconto scriveva pure che, arrivato il messaggio di Garibaldi a Turr che si trovava a Sapri: Turr nel ricevere questa lettera lesciò la sua colonna a Sapri per correre con un piccolo seguito a Lagonegro, dove seppe che il generale Caldarelli marciava sulla linea postale, onde gli mandò un’intimazione di attenersi strettamente alla capitolazione di Cosenza, ed alle marcie in essa stabilite, in contrario sarebbe stato costretto di attaccarlo dove lo trovasse fuor di luogo, e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi, il quale, avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri. Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. Dunque, secondo il Pecorini (….), rievuto il dispaccio di Garibaldi, il generale Turr si reca in avanscoperta a Lagonegro, dove il Forbes scrive che egli “era atteso perchè non era ancora arrivato”. Pecorini scrive pure che il generale Turr, partitosi da Sapri, il 3 settembre 1860, di buon mattino, arriva a Lagonegro e il Generale Caldarelli era già partito, infatti egli scrive: dove seppe che il generale Caldarelli marciava sulla linea postale, onde gli mandò un’intimazione di attenersi strettamente alla capitolazione di Cosenza, ed alle marcie in essa stabilite, in contrario sarebbe stato costretto di attaccarlo dove lo trovasse fuor di luogo.”. Pecorini scrive pure che il generale Turr, presumibilmente da Lagonegro, non avendo trovato il generale borbonico Caldarelli (…) inviò, presumibilmente da Lagonegro il 3 settembre 1860, un ulteriore dispaccio a Garibaldi che, nel frattempo era arrivato a Sapri, e, secondo il Pecorini-Manzoni (…), egli scrive: “….e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi, il quale, avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri.”. Su questa ultima notizia nutriamo dei dubbi, in quanto non mi sembra corretta la tempistica del Pecorini. A mio parere è corretto ciò che scrive il Pecorini, ovvero che: “…e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi”, ovvero è corretto che il generale Turr, da Lagonegro invierà un ulteriore dispaccio a Garibaldi informandolo dei movimenti del generale Caldarelli ma, questo dispaccio, credo, Garibaldi non lo riceverà quando è in viaggio o a Tortora (ovvero prima che egli decida di imbarcarsi per Sapri). Pecorini erra quando scrive che Garibaldi, ricevuta la risposta (secondo messaggio) di Turr “…avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri.”. Garibaldi riceverà il secondo messaggio del generale Turr a Sapri stesso, quando arriverà e sbarcherà a Sapri. Infatti, da casa Gallotti, come vedremo Garibaldi, rispondendo al secondo messaggio di Turr gli scriverà un secondo dispaccio, come vedremo. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 824, riferendosi al generale Turr, in proposito scriveva che: Il giorno 3, Türr partiva per Lagonegro per trovarvi notizie ed ordini di Garibaldi, e Rustow occupavasi dell’armamento della Guardia nazionale del paese; quando inaspettatamente videsi apparire Garibaldi arrivato anch’esso a Sapri per via di mare.”. Oddo, continuando il suo racconto ci dice del generale Caldarelli e della posizione delle sue truppe borboniche:  “La brigata borbonica, comandata dal generale Caldarelli, e che, come di sopra narrammo, dopo aver capitolato coi rivoluzionari di Cosenza, ritiravasi sopra Salerno, giusto a Padula venne ad incontrarsi con Garibaldi. I volontari di Stocco le erano alle spalle , la brigata Milano era poco distante . Garibaldi intimò la resa a Caldarelli, e questi venne a capitolazione. Ecco altri quattromila uomini disarmati e dispersi. Ecco ai nomi dei generali vinti, Gallotti, Mellendez, Briganti , Viale, Ghio, aggiunto quello di Caldarelli ; ecco nuovi fortunati avvenimenti per la rivoluzione , tristissime infauste notizie per Francesco II.”Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie” continuando il suo racconto scriveva pure di Rustow a Sapri: “A Rustow fu dato ordine di partire la stessa sera con la brigata Milano, la sola veramente completa, per Vibonate. Forte di novecento uomini questa brigata la notte del 3 arrivava a Vibonate, donde spingevasi rapidamente più avanti al di là di Padula.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 410-411, scriveva ancora che: “Al primo paesetto che incontra, La Rotonda, il Dittatore fa sosta e apprende che il Caldarelli è a Castelluccio, a sette od otto chilometri davanti a lui, sulla medesima strada. Per evitar quelle truppe che potrebbero riservargli qualche brutta sorpresa, nella notte del 3, riparte a cavallo, e si dirige al mare, scendendo la valle del Lao, ove non sempre son tracciati i sentieri. Poi, ad una dozzina di chilometri dalla Rotonda, lascia la valle e si dirige a ponenteverso la costa, e là né di strade né di sentieri v’é traccia alcuna.. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 132, in proposito scriveva che: “Garibaldi di là scrisse la mattina stessa al Turr, che approdato a Sapri e che prontamente era andato senza seguito a Lagonegro per sorvegliare le mosse del generale borbonico Caldarelli, etc…”. Arrivato a Rotonda, Garibaldi aveva saputo dell’arrivo di Turr con le sue truppe a Sapri ma non conosceva la situazione e la posizione delle truppe borboniche del generale Caldarelli. A Rotonda i gruppi rivoluzionari che lo avevano atteso ed ospitato avvisarono Garibaldi della difficile ed ambigua posizione del Caldarelli che aveva capitolato a Cosenza con Morelli ma non si conoscevano le sue reali intenzioni. Dunque, molto preoccupato Garibaldi chiede notizie al generale Turr che gli aveva scritto da Sapri e gli manda un invia l’ordine di recarsi in perlustrazione verso Lagonegro. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 309-310, in proposito scriveva: Persuaso dagli amici a non esporsi indifeso alla mercé di quegli sbrancati d’ogni risma, che avrebbero potuto riservargli qualche brutta sorpresa e piantargli due palle in corpo con la stessa prontezza con cui avevano spacciato i loro generali, Garibaldi decide per evitarli di avvicinarsi al mare e di dirigersi alla marina di Scalea. Ma, prima di partire, manda un individuo a Sapri con ordini per Turr e avvertirlo del suo arrivo. In pari tempo, vuole assicurarsi delle intenzioni del generale Caldarelli, che si trovava a pochi chilometri da Rotonda, a Castelluccio.”. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 309-310, riferendsi a Garibaldi, in proposito scriveva: Persuaso dagli amici a non esporsi indifeso alla mercé di quegli sbrancati d’ogni risma, che avrebbero potuto riservargli qualche brutta sorpresa e piantargli due palle in corpo con la stessa prontezza con cui avevano spacciato i loro generali, Garibaldi decide per evitarli di avvicinarsi al mare e di dirigersi alla marina di Scalea. Ma, prima di partire, manda un individuo a Sapri con ordini per Turr e avvertirlo del suo arrivo. Etc…”. Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 57, in proposito scriveva che: “Il tre settembre, …..A Sapri…Garibaldi scrisse al Turr….Nella missiva gli chiese infine di comunicargli al più presto la pista seguita dalla brigata del generale borbonico Cardarelli.”. Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 57, in proposito scriveva che: “Il tre settembre, …..A Sapri…Garibaldi scrisse al Turr….Nella missiva gli chiese infine di comunicargli al più presto la pista seguita dalla brigata del generale borbonico Cardarelli.”. Infante (…) non aveva torto quando scriveva questa notizia. Infatti, Garibaldi, da Sapri, non avendo ricevuto molte notizie sulla posizione reale del Caldarelli (o forse era una finta), nello riscrivere da Sapri un ulteriore messaggio al generale Turr, gli chiede di nuovo dove si trovasse il generale Caldarelli. Ferruccio Policicchio, inLe Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a p. 282, in proposito scriveva che: “Il primo settembre, alle 22.30, da Castrovillari, al Governo Prodittatoriale di Sala, venne spedito, giunto alle 22:40, il seguente dispaccio: “Il Governo Provvisorio Dittatoriale di Castrovillari al Comitato di Sala. Ordinerà al maestro di posta di codesto rilievo spiccare sei cavalli al rilievo di Casalbuono, ed altri sei in Lagonegro, con guarnimenti e buoni postiglioni, e trovarsi pronti alle ore 10 a.m. dovendo servire per l’illustre Dittatore Generale Garibaldi.”. Nella mattinata del due Garibaldi attraversò l’altopiano di Campotenese, noto per le vicende verificatesi durante il Decennio francese e nel Quarantotto. Entrò a Rotonda, paese della Lucania, e fu ospite in casa de Rinaldis. Qui, alle undici antimeridiane, appreso dello sbarco di Sapri, al generale Turr scrisse: “Il latore v’informerà di ogni cosa, io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò”. L’ufficiale, ignaro delle manovre di Garibaldi, il 3 settembre, di buon mattino e con truppa limitata, si portò a Lagonegro per proteggere il passaggio del Generale da eventuali sorprese che avrebbero potuto sortire dalle truppe del Caldarelli in ritirata da Cosenza, dove aveva capitolato.”. Sulla stesso tenore Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 172, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: “Nella mattina del 2 settembre Garibaldi attraversò l’altopiano di Campotenese e, appreso dello sbarco di Sapri, scriveva al Generale Turr: “Il latore v’informerà di ogni cosa, io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso scriverò” (232), mentre la sera stessa deviava verso il Golfo di Policastro per raggiungere Tortora dove pernottò.”. Del Duca, a p. 172, nella nota (232) si rifà alla nota (231) dove postillava del testo di Ferruccio Policicchio (….), ed il suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro”, in “Garibaldi e Garibaldini in Provincia di Salerno”, pp. 281-282. Dunque, Del Duca (….) scriveva che Garibaldi, dopo che aveva attraversato “…l’altopiano di Campotenese e, appreso dello sbarco di Sapri”, scriveva al Generale Turr un dispaccio. Poi aggiunge: “…mentre la sera stessa deviava verso il Golfo di Policastro per raggiungere Tortora dove pernottò.”. Dunque, De Luca (….) scriveva che Garibaldi inviò un dispaccio al generale Turr prima che egli, “la sera stessa” si partisse da (presumo che intendesse da Rotonda): “…deviava verso il Golfo di Policastro per raggiungere Tortora dove pernottò.”. Dunque, Del Luca scriveva che Garibaldi, dopo “avere appreso dello sbarco di Sapri”, lo sbarco del generale Turr e di Rustow a Sapri, si decide a deviare verso il Golfo di Policastro per raggiungere Tortora. Inoltre, Del Luca scriveva pure che Garibaldi avendo avuta contezza dello sbarco di Turr a Sapri, inviò a Turr a Sapri il seguente dispaccio: “….scriveva al Generale Turr: “Il latore v’informerà di ogni cosa, io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso scriverò”.”.   

NEL 3 SETTEMBRE 1860, TURR PARTI’ DA SAPRI PER ANDARE A LAGONEGRO, FORSE PORTANDO CON SE’ ANCHE PIOLA-CASELLI

Nel 3 settembre 1860, da Sapri, alle 3 del mattino, la partenza del generale TURR, che aveva ricevuto da Rotonda, da Garibaldi che gli ordinava di portarsi in perlustrazione verso Lagonegro. Turr, lasciò le truppe ai comandi di RUSTOW e si allontanò con il PIOLA, latore di una lettera di Depretis 

Arrivato a Sapri, il 2 settembre 1860, il generale Turr ricevè un dispaccio di Garibaldi con l’ordine di portarsi a Lagonegro per raccogliere utili informazioni circa la posizione e le truppe del generale Caldarelli. Garibaldi gli scriveva il 2 settembre da Rotonda come abbiamo visto.  Il 3 settembre, di buon mattino Turr si allontanò da Sapri e pare si portò verso Lagonegro, dove si trovavano alcune brigate garibaldine lì raccoltesi, ma oltre a queste vi dovevano essere anche le colonne del Caldarelli. Turr, prima di allontanarsi da Sapri lasciò le sue brigate (tra cui il generale Gandini), al comando del colonnello polacco Rustow, e che restarono in attesa dell’arrivo di Garibaldi e di nuovi ordini. Come vedremo, alcuni danno questa versione e danno Turr partito nelle prime ore del mattino del 3 settembre 1860 mentre altri danno una versione diversa scrivendo che Turr ricevette Garibaldi a Sapri ed insieme, tra cui anche Rustow, si recarono al Fortino. La prima versione, ovvero quella di avere lasciato Sapri prima dell’arrivo di Garibaldi e di Cosenz, avvalora anche l’altra ipotesi mia che Turr, nel lasciare Sapri nelle prime ore del mattino portò con il suo piccolo seguito anche il ministro della marina siciliana Piola-Caselli e forse anche il capitano Augier. Vediamo cosa è stato scritto. Un testimone di eccezione è il colonnello Wilhelm Rustow che era sbarcato a Sapri, il giorno 2 settembre insieme al Turr per portarvi da Paola le truppe garibaldine. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”,  ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 338-339, in proposito era scritto: Mentre Türr alle 3 della mattina era partito per Lagonegro onde prender gli ordini di Garibaldi, mentre Rüstow era occupato nell’ armamento della guardia nazionale dei dintorni, arrivò Garibaldi nel pomeriggio dalla parte di mare a Capri e dopo breve concerto impartì l’ordine a Rüstow di partire quella sera stessa colla brigata Milano, la sola completa, alla volta di Vibonate, per raggiungere per quel sito la strada maestra consolare; doveva seguire la brigata Parma appena raccolta a Sapri, come pure quella di Bologna subito che vi fosse arrivata. La brigata Milano arrivò tardi nella sera del 3 a Vibonate, e raggiunse il giorno dopo il passo del Monte Cocuzzo, passando a Fortino la strada consolare, su cui marciarono d’allora in poi, mentre lebrigate Bologna e Parma la seguivano a 2 e 3 giorni di marcie, ed il grosso dell’ esercito dai 4 ai 6.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 148-149, in proprosito scriveva che: “…, ed all’alba del 2 settembre sbarcava a Sapri e mandava avviso del suo arrivo al Generale Garibaldi, il quale da Cosenza era arrivato a Rotonda, da dove gli scriveva così: “Al generale Turr. Sapri. Il latore v’informerà di ogni cosa – io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò. Rotonda, 2 settembre 1860, ore 11 ant. Firmato: G. Garibaldi.”.. Dunque, Garibaldi scriveva al generale Turr: “Il latore v’informerà di ogni cosa – io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 149, in proprosito scriveva che: Turr nel ricevere questa lettera lesciò la sua colonna a Sapri per correre con un piccolo seguito a Lagonegro, dove seppe che il generale Caldarelli marciava sulla linea postale, onde gli mandò un’intimazione di attenersi strettamente alla capitolazione di Cosenza, ed alle marcie in essa stabilite, in contrario sarebbe stato costretto di attaccarlo dove lo trovasse fuor di luogo, e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi, il quale, avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri. Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. Dunque, Pecorini-Manzoni scriveva che: Turr nel ricevere questa lettera lesciò la sua colonna a Sapri per correre con un piccolo seguito a Lagonegro”. Dopo aver ricevuto il messaggio e l’ordine di Garibaldi, il generale Turr che, nel 2 settembre si trovava a Sapri, insieme a Rustow, con le truppe portate ivi da Paola, il 3 settembre, di buon mattino, si allontanò in perlustrazione, con pochi uomini, dirigendosi verso Lagonegro dove si sapeva che erano arrivate le truppe borboniche del generale Caldarelli, il quale però, pare non avesse intenzione di rispettare i patti stipulati con il Morelli a Cosenza. E’ per questo motivo che Garibaldi, da Rotonda invia un primo ordine a Turr, che gli aveva comunicato di essere arrivato a Sapri. Garibaldi, arrivato a Sapri il giorno 3 setembre, da casa Gallotti invia un secondo messaggio o dispaccio a Turr, che già si trovava verso Lagonegro per ordinargli di fargli sapere al più presto notizie di Caldarelli. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 149, in proposito scriveva pure: “Coerentemente a questa lettera Turr appena arrivato a Fortino il 4 Settembre, si fermò per attendervi il Dittatore che vi arrivò il giorno stesso.”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 29-30, in proposito scriveva che: “….rimase a Sapri con la sua Divisione il Colonnello Polacco Rustow, il quale scrisse pure le memorie di quella campagna col titolo: ‘La guerra Italiana del 1860’.”. Infatti, Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 17-18, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: A Sapri c’era duopo attendere gli ordini del Dittatore; per accelerare il cui arrivo, Turr il giorno 3 di buon mattino si recò a Lazongro. Io avevo intanto assai da fare ad intendermela colle guardie nazionali dei contorni che domandavano armi. Etc…” (qui vi è l’errore perchè si tratta di Lagonegro). Dunque, secondo il colonnello polacco Wilhelm Rustow, a Sapri, il generale Turr si partì per Lagonegro alle prime ore del mattino del 3 settembre 1860. Per quegli eventi la miglior ricostruzione storica è quella di un testimone d’eccezione, il colonnello Polacco Wilhelm Rustow (….) che, nella traduzione del suo testo di Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, ( prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, riferendosi al giorno 3 settembre, ovvero all’arrivo di Garibaldi a Sapri, in proposito scrivea che: Mentre Turr alle tre della mattina era partito per Lagonegro onde prender gli ordini di Garibaldi, mentre Rustow era occupato nell’armamento della guardia nazionale dei dintorni, etc…”. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzonero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a p. 300, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: “Mentre Turr il 3 settembre di buon mattino partiva per Lagonegro onde ricevere gli ordini di Garibaldi, mentre Rustow si occupava dell’armamento della guardia nazionale dei dintorni, nella misura della provvista d’armi che aveva portate con sè, a mezzodì dalla parte di mare arrivò a Sapri Garibaldi…”. Dunque, Porro e Bizzonero, nella loro traduzione del colonnello Rustow scrivevano che il generale Turr si allontanò da Sapri il giorno 3 settembre 1860, di buon mattino. Sappiamo che ciò avvenne su espresso ordine di Garibaldi che da Rotonda aveva inviato un dispaccio a Turr che, il giorno prima era sbarcato a Sapri, insieme a Rustow con le truppe garibaldine ivi portate da Paola. Rileggendo Rustow, testimone di eccezione, sappiamo che Turr si parte da Sapri alle 3 del mattino del 3 settembre 1860. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzonero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a pp. 299-300, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: “Mentre Turr il 3 settembre di buon mattino partiva per Lagonegro onde ricevere gli ordini di Garibaldi, mentre Rustow si occupava dell’armamento della guardia nazionale dei dintorni, nella misura della provvista d’armi che aveva portate con sè, …etc…”. Dunque, Bizzonero scriveva che, il generale Turr, diretto verso Lagonegro, aveva portato con sè “…nella misura della provvista d’armi che aveva portate con sè….”. Rustow, nella traduzione di Bizzonero lasciava intendere che il generale Turr, lasciando Sapri si era allontanato con una buona “provvista di armi”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 132, in proposito scriveva che: “Garibaldi di là scrisse la mattina stessa al Turr, che approdato a Sapri e che prontamente era andato senza seguito a Lagonegro per sorvegliare le mosse del generale borbonico Caldarelli, etc…”. Un altro testimone di eccezione è Charles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, all’arrivo a Lagonegro, a p. 215, in proposito scriveva che: “….Turr and his column had not yet arrived, but were hourly expected, having lanted at Sapri the previous evening. The mountain track between the two towns is, however, very arduous. The ‘Intendente’ invited us to breakfast, where we found Trecchi and Nullo, togeter whit Caldarelli and some of his officers…etc…” che tradotto significa: “….Turr e la sua colonna non erano ancora arrivati, ma erano attesi di ora in ora, essendo stati a Sapri la sera prima. Il sentiero di montagna tra le due città è tuttavia molto arduo. L’Intendente ci invitò a colazione, dove trovammo Trecchi e Nullo, insieme a Caldarelli e ad alcuni suoi ufficiali. Etc…”. Dunque, il Forbes scriveva e testimoniava che quando egli con la sua colonna arrivò a Lagonegro, il giorno 2 settembre, il generale Turr era lì atteso ma ancora non era arrivato. Forbes scriveva che, il 2 settembre, al suo arrivo, a Lagonegro trovò Trecchi e Nullo che erano stati ivi inviati da Garibaldi, che a Rotonda gli aveva ordinato di andare a cercare di parlare con il generale borbonico Caldarelli. Dunque, pare che quando arrivò Forbes a Lagonegro egli dice di aver pranzato insieme a Trecchi, Nullo e al generale Caldarelli e, quando arrivò a Lagonegro il generale Turr, il Caldarelli già era partito e, il Turr non potette parlarci. Questo fatto però non è del tutto chiarito.  Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 149, in proprosito scriveva che: Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. Dunque, il Pecorini-Manzoni scriveva che: “Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. Infatti, arrivato a Lagonegro, il generale Turr seppe che il generale borbonico Caldarelli era stato a Lagonegro ma era ripartito sulla consolare con le sue truppe e quindi gli invia, da Lagonegro, un telegramma in cui gli intimava di arrendersi. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 149, in proprosito scriveva che: “….gli mandò un’intimazione di attenersi strettamente alla capitolazione di Cosenza, ed alle marcie in essa stabilite, in contrario sarebbe stato costretto di attaccarlo dove lo trovasse fuor di luogo, e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi, etc…”. Alcuni, come il Moliterni sostengono la tesi secondo cui il generale Turr si allontanò da Sapri per perlustrare la zona. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a pp. 195-196, in proposito scriveva: “…nel primo pomeriggio raggiunsero il porto di Sapri, come lo stesso Generale scrisse in un messaggio a Turr, che in quel momento era in perlustrazione nella zona: “Sono qui giunto alle 3 1/2 pom. Etc…”(19).”. Moliterni, però scriveva che Turr, all’arrivo di Garibaldi: “….in quel momento era in perlustrazione nella zona: etc…”. Si potrebbe far credere che Turr, si trovasse in perlustrazione nella zona di Sapri, ma egli si era allontanato su ordine di Garibaldi e si era portato verso Lagonegro in perlustrazione ed in missione su ordine di Garibaldi (vedi telegramma di Garibaldi ricevuto da Rotonda), per sondare la posizione della brigata del Caldarelli. Turr, si era già allontanato da Sapri ed è proprio per questo che Garibaldi con il suo secondo dispaccio gli chiede informazioni e gli fa sapere di essere sbarcato a Sapri. Turr perlustrava la zona di Lagonegro e la via Consolare per conoscere la posizione del generale Caldarelli. Moliterni, a p. 195, nella nota (19) postillava: “(19) Cf. Edizione Nazionale degli scritti di Giuseppe Garibaldi, vol. XI, Epistolario, vol. V, 1860, a cura di M. De Leonardis, Roma, 1988, p. 229, n. 1781.”. Riguardo l’orario di partenza di Turr da Sapri, che, come si è visto è stata una partenza mattiniera, molto presto, forse le tre o le 4 del mattino, unica nota stonata è il racconto di  Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 409-410, in proposito scriveva che: Il Turr imbarcò tutti il 1° settembre e sbarcò a Sapri alle 9 del mattino seguente. Alle 5 del pomeriggio ripartiva da Sapri per via di terra e poco prima del mezzogiorno del 4 settembre era al Fortino….Etc…”. Agrati scriveva che: “Alle 5 del pomeriggio ripartiva da Sapri per via di terra…riferendosi al giorno 2 settembre 1860. Agrati scriveva che il Turr ripartiva da Sapri, alle ore 17,00 (pomeriggio) del giorno 2 settembre 1860. Ma ciò non credo che corrisponda al vero. Infatti, il telegramma o il dispaccio di Garibaldi, pervenutogli a Sapri, in cui Garibaldi gli ordinava di partire da Sapri gli era arrivato la mattina stessa del 2 settembre o la notte del 3 settembre quando secondo alcuni egli ripartì da Sapri per portarsi a Lagonegro secondo gli ordini di Garibaldi ?. In primo luogo risulta che il generale Turr, su ordine di Garibaldi, il giorno 3 settembre aveva già lasciato Sapri per recarsi in perlustrazione verso Lagonegro dove dovevano trovarsi le truppe borboniche del generale Caldarelli. Inoltre, l’Agrati scrive che Turr si allontanò da Sapri alle 5 del pomeriggio del giorno 3 settembre, mentre Rustow testimoniava che si allontanò da Sapri alle 5 del mattino. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 134, in proposito scriveva che: “Il Generale Turr, avuta la notizia che sarebbe stato raggiunto da Garibaldi a Sapri, ignaro delle sue manovre, il 3 settembre, di buon mattino, con truppa limitata e a spese del comune di Torraca, si portò a Lagonegro sperando di incontrarlo, e non con l’intento di proteggerlo da eventuali sorprese che sarebbero potute sortire dalle truppe del Caldarelli in ritirata da Cosenza, dove, abbiamo visto, aveva capitolato (2).”. Policicchio, a p. 134, nella nota (2) postillava: “(2) In realtà, tra Castelluccio, Lauria e Lagonegro il territorio è impervio, idoneo a imboscate. Etc…”. Riguardo questa notizia, il Policicchio non è stato molto preciso. E’ vero che il Generale Turr, di stanza con le sue truppe a Sapri, di buon mattino si allontanò da Sapri per portarsi verso Lagonegro ma ciò avvenne per preciso ordine di Garibaldi che nella lettera a lui indirizzata, da Rotonda, il 2 settembre, gli annunciava l’arrivo a Sapri e gli ordinava di portarsi verso Lagonegro, probabilmente per coprirgli le spalle, al Fortino dove poi si incontrarono e, prendere informazioni sul Caldarelli. E’ nota a tutti il dispaccio che Garibaldi scrisse a Turr da Rotonda, il 2 settembre. In secondo luogo non so dove Policicchio asserisca che il Turr “…con truppa limitata e a spese del comune di Torraca”. Tuttavia, anche per me, la documentazione che riguarda l’aministrazione del Comune di Sapri, nel 1860 è limitata. Forse la testimonianza di Osvaldo Perini e di Maxime Du Champ riguarda proprio l’allontanamento da Sapri del generale Turr che si recò, su ordine di Garibaldi, verso Lauria e Lagonegro per osservare gli spostamenti della truppa del generale Caldarelli. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 489-490 e ssg., in proposito scriveva che: “XLIX. Alcuni giorni prima era a Lauria sopravenuto uno strano accidente. Tre ufficiali garibaldini sbarcati in quel turno a Sapri ed inoltrandosi a diporto all’interno del paese giunsero nelle sue vicinanze ed entrarono temerariamente in città, tuttavia presidiata dai Regii. I tre volontari, penetrati sino in piazza,  s’imbatterono in un corpo di tremila nemici che vi bivaccavano. Senza smarrisri per questo, e non mostrando nemmeno a vedersi del pericolo in cui erano incorsi, eglino sedettero tranquillamente al caffè e si posero a parlare cogli ufficiali napoletani che venivano a vederli. Dopo qualche parola cortese scambiata da una parte e dall’altr gli ufficiali di Francesco II dichiararono essere eglino pure italiani e non avrebbero mai combattuto contro i patriotti. Il nostro dovere, soggiungevano, quello sarebbe d’impossessarsi delle vostre persone etc…”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a pp. 249-250, in proposito scriveva pure che: Ad una svolta, sbuca d’improvviso il paese di Lagonegro, erto su una collina, con la via principale così larga da rassomigliare ad un’immensa piazza. Lì, come a Cosenza, non ci è possibile trovare bestie da tiro, e siamo costretti a tenere il postiglione che ci ha portati da Rotonda in poi; povero ragazzo, è pieno di buona volontà, ma ci dimostra che, se non si vuole correre il rischio di vederli cadere sfiniti, i cavalli non possono proseguire. Dappertutto chiediamo notizie; si dice che Garibaldi sia a Sala o ad Eboli e che i regi siano a Salerno. La città è piena di soldati, venuti direttamente da Cosenza o condotti per mare fino a Sapri. Si è sparsa la voce che l’esercito dovrebbe concentrarsi a Lagonegro, ma nessuno può confermarla, e gli stessi capi ci confessano di non aver cicevuto nessun ordine a questo riguardo; si vorrebbe sapere tutto quello che avviene, si vorrebbe marciare avanti; si sente istintivamente che la conclusione è vicina e tutti son presi dalla smania di parteciparvi.”Ida Nazari Micheli (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860 – cronistoria documentata”, Roma, Tipografia Cooperativa Sociale, 1911, nel “Capo IV° – 1 settembre-31 dicembre”, a p. 151 e ssg., in proposito scriveva che: “…; ma prevedendo come questa forma avrebbe offeso ancora Garibaldi quando l’avesse saputa, l’abrebbe offeso come se fosse diretta unicamente contro la sua persona, Cavour scrisse al Generale, che già era giunto a Salerno, la seguente lettera: “Torino, 31 agosto 1860. Avendo avuto occasione di ragionare a lungo col Suo amico il capitano Laugier (1) sono rimasto convinto essere, etc…(1).”. Nazari Micheli, a p. 151, nella nota (1) postillava: “(1) Credo debba dirsi AUGIER.”. Ida Nazari Micheli (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860 – cronistoria documentata”, Roma, Tipografia Cooperativa Sociale, 1911, nel “Capo IV° – 1 settembre-31 dicembre”, a p. 152, nella nota (1) postillava: “(1) e (3) CHIALA, Lett., cit., vol. III, p. 308 e vol. IV, p. 3.”. E’ interessante ciò che scrive la Nazari sulla lettera che Cavour scrive il 31 agosto 1860 da Torino, indirizzata a Garibaldi. Ella scriveva che Garibaldi: “…già era giunto a Salerno, etc…”. La partenza di Augier da Napoli, per mezzo dell’ammiraglio Persano è documentata e Garibaldi ancora non era arrivato a Salerno come scrive Nazari. E’ molto probabile che il capitano Augier completò la sua missione per conto di Cavour partendo da Paola o da Sapri ed accompagnato da Turr verso il Fortino o la consegnò personalmente a Garibaldi a Sapri prima che egli ripartisse per il Fortino. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 490-491, in proposito scriveva che: “LII. Da Lauria il Dittatore dirigevasi a Bosco, e di là a Lagonegro, amena città fabbricata sulla strada ed in mezzo ad altissimi monti. Le sue truppe giornalmente ingrossavano coi numerosi disertori dell’armata borbonica e colle non meno numerose squadriglie d’insorti che mancando di capi nazionali accorrevano ad arruolarsi nei battaglioni volontari. Egli passava in appresso a Sala e alla Polla , ove pose il campo , trovandosi in prossimità delle posizioni tenute dai Regii comandati dallo stesso monarca.”. Dunque, secondo il racconto di Osvaldo Perini, Garibaldi non cambiò itinerario ma da Lauria, dove passando da Rotonda era arrivato, si diresse a Bosco, odierna Nemoli e da lì arrivò a Lagonegro, che dice essere “amena città fabbricata sulla strada ed in mezzo ad altissimi monti.”. Dunque, a differenza del contemporaneo Du Champ (entrambi scrissero nel 1861), Perini non fa sbarcare Garibaldi a Sapri. Nel testo a cura della Commissione Editrice, il suo “La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Carteggio Camillo Cavour etc…”, vol. II (Agosto-Settembre 1860), a p. 233, in proposito è scritto che: “833. Francesco Astengo a Cavour. Reservée. 4 Settembre 1860. Eccellenza, Appena giunto in Napoli, consegnai i dispacci al loro indirizzo, mi occupai subito della partenza del Capitano (1). Non avendo rinvenuto mezzo di sorta pel suo trasporto sulla costa, fui costretto a raccomandarmi al Sig. Conte Persano, che ordinò senza indugio la partenza del Dora. Il predetto Capitano fu con tal mezzo sbarcato felicemente vicinissimo alla sua destinazione. Il Generale continua ad avanzare e trovasi non molto discosto da Salerno, vi è quasi la certezza che le truppe si batteranno debolmente, sono scoraggiate, ed anco indispettite contro chi le dirige. Il General Bosco si è dichiarato indisposto e pare che tornerà a Napoli. Etc…”. Con questo dispaccio del 4 settembre, l’Astengo rientrato a Napoli scriveva al Conte Cavour per metterlo al corrente della buona riuscita della missione del Capitano Agier presso il Fortino. Infatti, Astengo scriveva al Cavour dicendogli che il Capitano Augier (….), imbarcatosi sulla Dora, mezzo messogli a disposizione dall’Amiraglio Persano “fu con tal mezzo sbarcato felicemente vicinissimo alla sua destinazione.”. La Commissione, a p. 233, nella nota (1) postillava: “(1) Augier ?.”. Nel testo a cura della Commissione Editrice, il suo “La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Carteggio Camillo Cavour etc…”, vol. II (Agosto-Settembre 1860), a p. 268, in proposito è scritto che: “887. Francesco Astengo a Cavour. Napoli, 9 Settembre 1860. Eccellenza, Il Capitano Auger farà conoscere con esattezza a V.E. le intenzioni del Generale che purtroppo non sono molto conformi a’ di lei desiderii. Garibaldi ha deciso di non arrestasrsi che a Roma e proclamare colà V. Emanuele Re d’Italia. Spera che al suo approssimarsi il Papa e le Truppe Francesi se ne anderanno. L’altro jeri rispose negativamente a Depretis che gli domandava istantatemente l’annessione immediata della Sicilia. Etc…(269, la lettera di Astengo continua) Il Dittatore ha un’armata di 30.000 uomini e lasciò nelle Calabrie 40.000 circa armati. Ha ricevuto sempre con benevolenza il Marchese di Villamarina. Il Capitano Auger è riuscito a mettere Bertani in sospetto di Garibaldi al quale d’altra parte il Generale non può perdonare d’aver trasgredito a’ suoi ordini riguardo l’ultima spedizione fatta, giacchè il Dittatore l’aveva destinata per Napoli, mentre Bertani voleva dirigerla verso le Romagne e fare da sè. Riaccese l’odio contro tutti quelli che circondano il Dittatore contro Bertani. Parlò al Generale in modo così franco come fin qui nessuno aveva usato di fare. Garibaldi ne rimase commosso e lo colmò di onori, ebbe sempre un posto alla sua mensa e sedette alla destra nella sua carrozza quando si mostrò in pubblico. Un suo ordine scritto prescrisse che gli fosse sempre etc…”. Il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, che a p. 132, riferendosi al Generale Turr che, da Sapri, con il suo seguito partì per raggiungere Lagonegro, in proposito scriveva che: “Garibaldi di là scrisse la mattina stessa al Tiirr, che approdato a Sapri e che prontamente era andato senza seguito a Lagonegro per sorvegliare le mosse del generale borbonico Caldarelli,  così : Sono giunto qui alle 3 *i2. Io marcerò con la vostra colonna. Etc…”. Dunque, secondo il Mazziotti, il generale Turr, partitosi da Sapri, era andato a Lagonegro senza seguito. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 299-300, in proposito scriveva: Mentre Türr il 3 mattina partiva per Lagonegro onde ricevere gli ordini di Garibaldi, mentre Rüstow si occupava dell’armamento della guardia nazionale dei dintorni, nella misura della provvista d’armi che aveva portate con sè, ….”. Ferruccio Policicchio, inLe Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a p. 282, in proposito scriveva che: “Il primo settembre, alle 22.30, da Castrovillari, al Governo Prodittatoriale di Sala, venne spedito, giunto alle 22:40, il seguente dispaccio: “Il Governo Provvisorio Dittatoriale di Castrovillari al Comitato di Sala. Ordinerà al maestro di posta di codesto rilievo spiccare sei cavalli al rilievo di Casalbuono, ed altri sei in Lagonegro, con guarnimenti e buoni postiglioni, e trovarsi pronti alle ore 10 a.m. dovendo servire per l’illustre Dittatore Generale Garibaldi.”. Nella mattinata del due Garibaldi attraversò l’altopiano di Campotenese, noto per le vicende verificatesi durante il Decennio francese e nel Quarantotto. Entrò a Rotonda, paese della Lucania, e fu ospite in casa de Rinaldis. Qui, alle undici antimeridiane, appreso dello sbarco di Sapri, al generale Turr scrisse: “Il latore v’informerà di ogni cosa, io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò”. L’ufficiale, ignaro delle manovre di Garibaldi, il 3 settembre, di buon mattino e con truppa limitata, si portò a Lagonegro per proteggere il passaggio del Generale da eventuali sorprese che avrebbero potuto sortire dalle truppe del Caldarelli in ritirata da Cosenza, dove aveva capitolato.”.

Nel 3 settembre 1860, il generale Turr si parte da Sapri e si reca in perlustrazione nel Lagonegrese alla ricerca di notizie sulla brigata del generale Caldarelli

Il generale Turr, ricevuto a Sapri il dispaccio missiva, inviatogli da Rotonda dal generale Garibaldi, che. gli ordinava di recarsi in perlustrazione nel Lagonegrese e fargli avere notizie della Brigata borbonica del generale Caldarelli, il generale Turr si parte di primo mattino, con un gruppo scelto di uomini, lascia  Sapri dove era sbarcato con Rustow il giorno prima, lascia le truppe a Rustow e si reca nel Lagonegrese. Questo dispaccio di cui parliamo è il primo dispaccio che Garibaldi inviò a Turr da Rotonda. Un testimone di eccezione è il colonnello Polacco, Guglielmo Rustow. Infatti, Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 17-18, in proposito scriveva pure che: A Sapri c’era d’uopo attendere gli ordini del Dittatore; per accellerare il cui arrivo, Turr, il giorno 3 di buon mattino si recò a Lazongro. Io aveva intanto assai da fare ad intendermela colle guardie nazionali dei contorni che domandavano armi. Fui abbastanza fortunato per poter loro distribuire 600 fucili, dei quali per buona ventura mi trovava provvisto, né mi mancarono ringraziamenti perciò. Potei osservare più tardi gli stessi fucili sotto lo mura di Capua fra le mani delle guardie nazionali mobilizzate.”. Un altro testimone di eccezione è Charles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, nel cap. XVIII, a pp. 205-206 e ssg., riferendosi a Rotonda, in propsito scriveva che: Non c’erano più truppe napoletane da questa parte di Salerno, tranne la colonna di Caldarelli, in viaggio verso Napoli per rispettare i termini della convenzione che avevano fatto con il governo provvisorio. Erano tre giorni di marcia più avanti, a Castrovillari, una città a quarantatré miglia di distanza. Desideroso di fermare questa colonna, che aveva buone ragioni di credere si sarebbe schierata dalla parte della causa nazionale, Garibaldi si spinse avanti la mattina con un paio di postini, portando con sé Cosenz, Sirtori, Trecchi, Nullo, Missori, Stanietti, Gusmarola e Basso ordinarono al resto del suo stato maggiore di seguire l’esercito il più velocemente possibile. Bertani, che era arrivato da Paola per segnalare l’arrivo della divisione di Pianciani, si unì a lui; etc…”. Forbes continuando il suo racconto scriveva nel suo Diario che: “….e furono inviati ordini a Türr, che ora aveva il comando, di condurre la divisione via mare a Sapri, in provincia di Salerno, sbarcare e attendere il generale a Lagonegro, intromettendosi così tra la colonna di Caldarelli e Napoli.”. Dunque secondo il Forbes, gli ordini che furono inviati a Turr che in quel momento era a Sapri, furono di “attendere il generale a Lagonegro”Forbes aggiunge che: “….e furono inviati ordini a Türr, che ora aveva il comando, di condurre la divisione via mare a Sapri, in provincia di Salerno, sbarcare e attendere il generale a Lagonegro, intromettendosi così tra la colonna del Caldarelli…”, ovvero Garibaldi, a Rotonda inviò un dispaccio a Turr che si trovava a Sapri con nuovi ordini avvisandolo pure che Turr doveva “attendere il generale a Lagonegro”Charles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, a p. 215, in proposito scriveva che, dopo essere arrivato a Lauria e a Lagonegro: “….la città di Lagonegro, ci imbattemmo nella retroguardia napoletana alle dieci, sul punto di invadere la città. Il corpo principale, forte di circa 1500 persone, si trovava nella Piazza. Avevano appena accettato, con il loro generale, di arruolarsi nell’esercito nazionale. Turr e la sua colonna non erano ancora arrivati, ma erano attesi di ora in ora, essendo stati a Sapri la sera prima. Il sentiero di montagna tra le due città è tuttavia molto arduo. L’Intendente ci invitò a colazione, dove trovammo Trecchi e Nullo, insieme a Caldarelli e ad alcuni suoi ufficiali. Etc… supporto; ma se mai gli uomini furono giustificati nel fare una cosa del genere, lo furono. In un modo o nell’altro strideva con i miei sentimenti; non si poteva rispettarli. Non c’è niente che mi abbia colpito più fortemente durante il mio tour che sentire costantemente: “Oh, così e così, si è comportato magnificamente…..etc…. Dunque, il Forbes scriveva e testimoniava che quando egli con la sua colonna arrivò a Lagonegro, il giorno 2 settembre, il generale Turr era lì atteso ma ancora non era arrivato. Forbes scriveva che, il 2 settembre 1860, al suo arrivo a Lagonegro trovò Trecchi e Nullo che erano stati ivi inviati da Garibaldi, che a Rotonda gli aveva ordinato di andare a cercare di parlare con il generale borbonico Caldarelli. Dunque, pare che quando arrivò Forbes a Lagonegro egli dice di aver pranzato insieme a Trecchi, Nullo e al generale Caldarelli e, quando arrivò a Lagonegro il generale Turr, il Caldarelli già era partito e, il Turr non potette parlarci. Questo fatto però non è del tutto chiarito.  Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 149, in proprosito scriveva che: Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. Dunque, il Pecorini-Manzoni scriveva che: “Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. Infatti, arrivato a Lagonegro, il generale Turr seppe che il generale borbonico Caldarelli era stato a Lagonegro ma era ripartito sulla consolare con le sue truppe e quindi gli invia, da Lagonegro, un telegramma in cui gli intimava di arrendersi. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 824, in proposito scriveva che: Il giorno 3, Türr partiva per Lagonegro per trovarvi notizie ed ordini di Garibaldi, e Rustow occupavasi dell’armamento della Guardia nazionale del paese; quando inaspettatamente videsi apparire Garibaldi arrivato anch’esso a Sapri per via di mare. A Rustow fu dato ordine di partire la stessa sera con la brigata Milano, la sola veramente completa, per Vibonate.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 132, in proposito scriveva che: “Garibaldi di là scrisse la mattina stessa al Turr, che approdato a Sapri e che prontamente era andato senza seguito a Lagonegro per sorvegliare le mosse del generale borbonico Caldarelli, etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, nel suo capitolo “Da Palermo a Napoli”, a pp. 148-149, riferendosi al generale Turr, in proprosito scriveva che: “…ed all’alba del 2 settembre sbarcava a Sapri e mandava avviso del suo arrivo al Generale Garibaldi, il quale da Cosenza era arrivato a Rotonda, da dove gli scriveva così: “Al generale Turr….Sapri. Il latore v’informerà di ogni cosa – io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò. Rotonda, 2 settembre 1860, ore 11 ant. Firmato: G. Garibaldi.”.”. Turr nel ricevere questa lettera lesciò la sua colonna a Sapri per correre con un piccolo seguito a Lagonegro, dove seppe che il generale Caldarelli marciava sulla linea postale, onde gli mandò un’intimazione di attenersi strettamente alla capitolazione di Cosenza, ed alle marcie in essa stabilite, in contrario sarebbe stato costretto di attaccarlo dove lo trovasse fuor di luogo, e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi, il quale, avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri. Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. Dunque, il Pecorini-Manzoni (….) scriveva che, Garibaldi arrivato a Rotonda, il 2 settembre 1860, e ricevuto il dipaccio di Turr che gli comunicava dell’avvenuto suo sbarco a Sapri con Rustow e le brigate portate da Paola, Garibaldi inviò subito da Rotonda un ulteriore dispaccio al generale Turr scrivendogli questo: “Al generale Turr….Sapri. Il latore v’informerà di ogni cosa – io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò. Rotonda, 2 settembre 1860, ore 11 ant. Firmato: G. Garibaldi.”.”. Dunque, secondo il Pecorini-Manzoni, a Rotonda Garibaldi, dopo aver ricevuto il dispaccio dal Turr che le truppe erano a Sapri gli scriveva “Il latore v’informerà di ogni cosa”, di cosa ? e poi aggiungeva: “…io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò.”. Dunque, Garibaldi avvisava il Turr, che in quel momento si trovava a Sapri con Rustow e le sue truppe, lo avvisava che da Rotonda l’avrebbe raggiunto al più presto. Pecorini-Manzoni (….) continuando il suo racconto scriveva pure che, arrivato il messaggio di Garibaldi a Turr che si trovava a Sapri: Turr nel ricevere questa lettera lesciò la sua colonna a Sapri per correre con un piccolo seguito a Lagonegro, dove seppe che il generale Caldarelli marciava sulla linea postale, onde gli mandò un’intimazione di attenersi strettamente alla capitolazione di Cosenza, ed alle marcie in essa stabilite, in contrario sarebbe stato costretto di attaccarlo dove lo trovasse fuor di luogo, e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi, il quale, avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri. Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. Dunque, secondo il Pecorini (….), rievuto il dispaccio di Garibaldi, il generale Turr si reca in avanscoperta a Lagonegro, dove il Forbes scrive che egli “era atteso perchè non era ancora arrivato”. Pecorini scrive pure che il generale Turr, partitosi da Sapri, il 3 settembre 1860, di buon mattino, arriva a Lagonegro e il Generale Caldarelli era già partito, infatti egli scrive: dove seppe che il generale Caldarelli marciava sulla linea postale, onde gli mandò un’intimazione di attenersi strettamente alla capitolazione di Cosenza, ed alle marcie in essa stabilite, in contrario sarebbe stato costretto di attaccarlo dove lo trovasse fuor di luogo.”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 398, in proposito  trascrivendo il testo del Bertani opinava che: “III. Garibaldi…., e quindi, montato un cavallo morello, e seguito pure dal generale Turr, che aveva incontrato colà, partì per Vibonati,  dove passò la notte in casa della patriottica famiglia Del Vecchio.”. Dunque, l’avv. Pesce (….), nella sua Cronistoria sbaglia perchè scriveva che, arrivato a Sapri, Garibaldi “si unisce al generale Tur, che aveva incontrato colà, partì per Vibonati…”. Garibaldi salì verso Vibonati ma non incontrò il generale Turr perchè gli aveva ordinato di portarsi nel Lagonegrese in avanscoperta. Turr non era a Sapri quando arrivò Garibaldi. Stesso errore fa Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a pp. 146, in proposito scriveva che: “…..e finalmente, ecco la baia di Sapri, etc…”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a pp. 142-143 e ssg., in proposito scriveva che: Nella notte dal 3 al 4 settembre fu alla testa delle truppe, ed accanto a lui cavalcava il fedele Turr, della generosa terra d’Ungheria ! Lo Stato Maggiore di Garibaldi era formato da ufficiali valorosi, già provati in aspre battaglie, tutte combattute per la libertà e la indipendenza dei popoli. Lasciarono Sapri etc…”. L’Avv. Paolo Emilio Curti, nel suo “Arresto processo e condanna del colonnello Turr narrati da lui medesimo”, Milano, 1862, Tip. dei Lombardi, a pp. 69-70, in proposito scriveva: “Ma l’attivo uffiziale, a cui tardava di riprendere la sua vita operosa, non attese tutto questo tempo; ma fatti alcuni bagni ad Acqui di Piemonte, si ricondusse in Sicilia e con Garibaldi partiva per Messina e di là a Giardinetto, dove assistevano all’imbarco della brigata di Bixio destinata a sbarcare a Melito. Quindi egli medesimo col resto della sua divisione sbarca a Bagnara, e si riunisce di poi con Garibaldi a Palmi, d’onde con lui parte per Cosenza da cui è mandato a Paola per ivi assumere il comando dei volontari che vi aveva condotti il medico milanese Agostino Bertani, tramutatosi costui pure da uomo di scienza in soldato della rivoluzione siciliana. Il 1 settembre il general Türr arrivava a Paola, e questa data mi è fornita dallo storico di questa campagna, per me già citato, Guglielmo Rüstow, il quale da capo dello stato maggiore generale di Pianciani era passato al comando delle tre brigate riunite Tharrena, Gandini e Puppi, e che però trovavasi in quel punto a Paola. Anzi il generale Garibaldi ordinava che il corpo di Rüstow venisse riunito alla divisione comandata da Türr e dovesse, sia per mare che per terra spingersi innanzi onde guadagnar maggior terreno sul continente napoletano, e cosi formare la vanguardia di tutta l’armata. La sera di quel giorno vennero quindi imbarcati circa 1500 uomini, cioè tutta la brigata Milano e porzione della brigata Parma: il resto di quest’ultima brigata doveva tener dietro nel termine possibilmente più breve, ed anche la brigata Bologna doveva essere spedita a Sapri, appena le navi fossero state disponibili. Il generale Türr istesso accompagnava la spedizione, che col favor della notte, malgrado la vicinanza della flotta borbonica, potè arditamente compiersi, sì che sbarcò presso Sapri il 2 settembre di buon mattino e il 3 partiva per Lagonegro, onde ricevere nuovi ordini di Garibaldi. Questi rapidi movimenti sul continente, ne’ quali il nostro Türr aveva tanta parte, portavano lo sgomento ne’ Regii, tal che a’ dì 4 la Brigata Milano, ch’era a di lui dipendenza, perchè, come dissi, apparteneva alla sua divisione, trovavasi già sulla strada consolare presso Casalnuovo, il 5 incalzava le truppe napoletane comandate da Caldarelli che poi capitoló a Cosenza con Garibaldi, e quando due di dopo toccava Eboli, il Dittatore entrava già solo nella capitale abbandonata da Francesco II. Il generale Caldarelli non tardava pronunciarsi per la causa nazionale ed anche le truppe regie si ritirarono da Salerno, si che Türr poteva il giorno dopo all’arrivo in Napoli di Garibaldi raggiungerlo colla brigata Milano, la quale affrettò l’ingresso valendosi di veicoli d’ ogni maniera.”. Ferruccio Policicchio, inLe Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a p. 282, in proposito scriveva che: “Il primo settembre, alle 22.30, da Castrovillari, al Governo Prodittatoriale di Sala, venne spedito, giunto alle 22:40, il seguente dispaccio: “Il Governo Provvisorio Dittatoriale di Castrovillari al Comitato di Sala. Ordinerà al maestro di posta di codesto rilievo spiccare sei cavalli al rilievo di Casalbuono, ed altri sei in Lagonegro, con guarnimenti e buoni postiglioni, e trovarsi pronti alle ore 10 a.m. dovendo servire per l’illustre Dittatore Generale Garibaldi.”. Nella mattinata del due Garibaldi attraversò l’altopiano di Campotenese, noto per le vicende verificatesi durante il Decennio francese e nel Quarantotto. Entrò a Rotonda, paese della Lucania, e fu ospite in casa de Rinaldis. Qui, alle undici antimeridiane, appreso dello sbarco di Sapri, al generale Turr scrisse: “Il latore v’informerà di ogni cosa, io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò”. L’ufficiale, ignaro delle manovre di Garibaldi, il 3 settembre, di buon mattino e con truppa limitata, si portò a Lagonegro per proteggere il passaggio del Generale da eventuali sorprese che avrebbero potuto sortire dalle truppe del Caldarelli in ritirata da Cosenza, dove aveva capitolato.”.

Nel 31 agosto 1860, a Sapri sbarcano tre ufficiali garibaldini, vanno a perlustrare la zona e arrivano  a Lauria (Perini)? o a Lagonegro (Du Champ)? dove incontrano nella piazza 3000 soldati borbonici che ivi bivaccavano

Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 489-490, in proposito scriveva che: XLIX. Da Castrovillari Garibaldi colla solita fretta moveva a Morano e a Rotonda e quindi a Castelluccio ed a Lauria. Quest’ultima città fu interamente distrutta nelle fazioni del 1808 dal generale Manhès che vi fece appiccare l’incendio e fucilare gran parte de’ suoi abitatori. Essa era il centro delle innumerevoli bande che in quel tempo lottavano contro i Francesi per l’indipendenza del loro paese nativo, e per così dire il quartier generale dell’ opposizione a Giocchino Murat e dei maneggi della proscritta fazione borbonica. Lauria, malgrado la murattiana vendetta, risorse ben tosto dalle sue rovine: e crebbe con aspirazioni ed idee liberali ed italiche.”. Perini racconta che Garibaldi arrivò a Castelluccio ed infine a Lauria. Perini racconta delle tristi vicende che interessarono Lauria in epoca Francese, col generale Manhès, nel 1808. Poi, proseguendo il suo racconto, Perini aggiunge e ci parla di un episodio sorto a Lauria. Perini scriveva: “L. Alcuni giorni prima era a Lauria sopravenuto uno strano accidente. Tre ufficiali garibaldini sbarcati in quel turno a Sapri ed inoltrandosi a diporto nell’interno del paese giunsero nelle sue vicinanze ed entrarono temerariamente in città, tuttavia presidiata dai Regii.. Perini racconta che alcuni giorni prima dell’arrivo di Garibaldi a Lauria (quindi qualche giorno prima del 2 settembre 1860, ovvero il 31 agosto 1860), “Tre ufficiali garibaldini che erano sbarcati in quel turno a Sapri” si erano “inoltrati a diporto nell’interno del paese giunsero nelle sue vicinanze” di Lauria, dove, entranovi trovarono il piccolo paese di Lauria “presidiata dai Regii”, ovvero i tre ufficiali garibaldini trovarono Lauria occupata dalle truppe borboniche, probabilmente del generale Caldarelli. Analizzando meglio le parole del Perini, i tre ufficiali garibaldini sbarcati a Sapri, arrivarono a Lauria, che non è molto distante da Sapri, il 31 agosto 1860. Perini, proseguendo il suo racconto ci dice di ciò che accadde a Lauria. Perini scriveva che i tre ufficiali garibaldini: “L. I tre volontari, penetrati sino in piazza, s’imbatterono in un corpo di tre mila nemici che vi bivaccavano. Senza smarrirsi per questo, e non mostrando nemmeno avvedersi del pericolo in cui erano incorsi, eglino sedettero tranquillamente al caffè e si posero a parlare cogli ufficiali napoletani che venivano a vederli. Dopo qualche parola cortese scambiata da una parte e dall’altra gli ufficiali di Francesco II dichiararono essere eglino pure italiani non avrebbero mai combattuto contro i patriotti. Il nostro dovere, soggiungevano, quello sarebbe d’ impossessarci della vostre persone, e forse ne potremmo sperare una generosa ricompensa dal nostro governo: ma siccome il nostro cuore batte, egualmente che il vostro, alle idee di libertà e di patria, facciamo piena adesione alla causa da voi propugnala e ve lo proviamo lasciandovi liberi. La notte seguente quel corpo munito di cavalleria ed artiglieria volontariamente si sciolse e disperse: tali erano i sentimenti dell’armata in cui Francesco II doveva riporre l’estrema speranza della sua dinastia !”.  Lo stesso episodio racconta Du Champ che, però, lo riferisce a Lagonegro e non a Lauria. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a pp. 249-250, in proposito scriveva pure che: Ad una svolta, sbuca d’improvviso il paese di Lagonegro, erto su una collina, con la via principale così larga da rassomigliare ad un’immensa piazza. Lì, come a Cosenza, non ci è possibile trovare bestie da tiro, e siamo costretti a tenere il postiglione che ci ha portati da Rotonda in poi; povero ragazzo, è pieno di buona volontà, ma ci dimostra che, se non si vuole correre il rischio di vederli cadere sfiniti, i cavalli non possono proseguire. Dappertutto chiediamo notizie; si dice che Garibaldi sia a Sala o ad Eboli e che i regi siano a Salerno. La città è piena di soldati, venuti direttamente da Cosenza o condotti per mare fino a Sapri. Si è sparsa la voce che l’esercito dovrebbe concentrarsi a Lagonegro, ma nessuno può confermarla, e gli stessi capi ci confessano di non aver cicevuto nessun ordine a questo riguardo; si vorrebbe sapere tutto quello che avviene, si vorrebbe marciare avanti; si sente istintivamente che la conclusione è vicina e tutti son presi dalla smania di parteciparvi. Due giorni prima del nostro arrivo, era accaduto a Lagonegro un fatto singolare. Tre ufficiali del nostro esercito, in camicia rossa, e provenienti da Sapri, erano entrati nella città. Vi trovarono 3000 Napoletani, uno squadrone di cavalleria, e due batterie di campagna schierati sulla piazza. Un po’ sorpresi da quello spettacolo del tutto inatteso, i garibaldini non si persero d’animo e se ne andarono tranquillamente a sedere al caffè, restandosene a guardare le truppe regie allineate in bell’ordine. Nessuno diceva loro niente; li guardavano con una certa curiosità, ma senza ostilità. Essi allora si diressero verso i soldati napoletani e si misero a discorrere con loro: – Perché, domandarono i nostri, ve la battete sempre in ritirata e non ci avete conteso il passo ? – Perché prima di essere Napoletani, siamo Italiani e, come voi, vogliamo un’Italia una, e sappiamo che il governo del re Francesco II non è, per così dire, che una succursale della corte di Vienna. Voi credete che manchiamo di coraggio ? Avreste torto; sappiamo bene che nostro dovere sarebbe farvi immediatamente impiccare, ma preferiamo stringervi la mano dicendovi: arrivederci! Etc…”. Inoltre, devo precisare che il racconto di Maxime Du Champ, identico a ciò che Perini scriveva riferendosi al paese di Lauria, il Du Champ, non solo lo riferisce al piccolo borgo di Lagonegro e non a Lauria, ma, Du Champ scriveva che loro si trovavano a Lagonegro il 7 settembre 1860, allorquando di sera arriva loro il dispaccio che Garibaldi è entrato in Napoli. Infatti, Du Champ, a p. 259, in proposito scriveva che: “La notizia dell’ingresso di Garibaldi a Napoli si diffuse rapidamente a Lagonegro, che ben presto illuminata. L’indomani mattina, uno di noi ricevette un dispaccio in cui si annunciava che i forti di Napoli erano ancora in mano ai regi; ….Partimmo senza perdere tempo. Dopo Lagonegro, si direbbe che il paesaggio etc…”. Dunque, siccome il Du Champ si trovava a Lagonegro con la truppa garibaldina diretta dallo Spangaro, la sera del giorno 7 settembre, è desumibile che l’episodio dei tre ufficiali sbarcati a Sapri e arrivati a Lagonegro in perlustrazione, ascrivibile a Due giorni prima del nostro arrivo, era accaduto a Lagonegro un fatto singolare”, si riferisce al giorno 5 settembre 1860.

Nel 3 settembre 1860, alle 3 del mattino, il generale Turr, da Sapri, si recò a Lagonegro, ed a spese del comune di Torraca (?) si servì di guide “persone del luogo”

Sappiamo che di buon mattino, il generale Turr, su ordine di Garibaldi, avendo ricevuto il dispaccio da Rotonda, partì da Sapri e si diresse con pochi suoi fidi ufficiali verso Lagonegro.  Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”,  ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 338-339, in proposito era scritto: Mentre Türr alle 3 della mattina era partito per Lagonegro onde prender gli ordini di Garibaldi, mentre Rüstow era occupato nell’ armamento della guardia nazionale dei dintorni, arrivò Garibaldi nel pomeriggio dalla parte di mare a Capri e dopo breve concerto imparti l’ordine a Rüstow di partire quella sera stessa colla brigata Milano, la sola completa, alla volta di Vibonate , per raggiungere per quel sito la strada maestra consolare; doveva seguire la brigata Parma appena raccolta a Sapri, come pure quella di Bologna subito che vi fosse arrivata.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 149, in proprosito scriveva che: Turr nel ricevere questa lettera lesciò la sua colonna a Sapri per correre con un piccolo seguito a Lagonegro, dove …..etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 409-410, in proposito scriveva che: Il Turr imbarcò tutti il 1° settembre e sbarcò a Sapri alle 9 del mattino seguente. Alle 5 del pomeriggio ripartiva da Sapri per via di terra e poco prima del mezzogiorno del 4 settembre era al Fortino….Etc…”. Agrati scriveva che: “Alle 5 del pomeriggio ripartiva da Sapri per via di terra…riferendosi al giorno 2 settembre 1860. Agrati scriveva che il Turr ripartiva da Sapri, alle ore 17,00 (pomeriggio) del giorno 2 settembre 1860. Ma ciò non credo che corrisponda al vero. Infatti, il telegramma o il dispaccio di Garibaldi, pervenutogli a Sapri, in cui Garibaldi gli ordinava di partire da Sapri gli era arrivato la mattina stessa del 2 settembre o la notte del 3 settembre quando secondo alcuni egli ripartì da Sapri per portarsi a Lagonegro secondo gli ordini di Garibaldi ?. In primo luogo risulta che il generale Turr, su ordine di Garibaldi, il giorno 3 settembre aveva già lasciato Sapri per recarsi in perlustrazione verso Lagonegro dove dovevano trovarsi le truppe borboniche del generale Caldarelli. Inoltre, l’Agrati scrive che Turr si allontanò da Sapri alle 5 del pomeriggio del giorno 3 settembre, mentre Rustow testimoniava che si allontanò da Sapri alle 5 del mattino. Il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, che a p. 132, riferendosi al Generale Turr che, da Sapri, con il suo seguito partì per raggiungere Lagonegro, in proposito scriveva che: “Garibaldi di là scrisse la mattina stessa al Tiirr, che approdato a Sapri e che prontamente era andato senza seguito a Lagonegro per sorvegliare le mosse del generale borbonico Caldarelli, …Etc…”. Dunque, secondo il Mazziotti, il generale Turr, partitosi da Sapri, era andato a Lagonegro senza seguito. Ferruccio Policicchio, inLe Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a p. 282, in proposito scriveva che: “Il primo settembre, alle 22.30, da Castrovillari, al Governo Prodittatoriale di Sala, venne spedito, giunto alle 22:40, il seguente dispaccio: “Il Governo Provvisorio Dittatoriale di Castrovillari al Comitato di Sala. Ordinerà al maestro di posta di codesto rilievo spiccare sei cavalli al rilievo di Casalbuono, ed altri sei in Lagonegro, con guarnimenti e buoni postiglioni, e trovarsi pronti alle ore 10 a.m. dovendo servire per l’illustre Dittatore Generale Garibaldi.”. Nella mattinata del due Garibaldi attraversò l’altopiano di Campotenese, noto per le vicende verificatesi durante il Decennio francese e nel Quarantotto. Entrò a Rotonda, paese della Lucania, e fu ospite in casa de Rinaldis. Qui, alle undici antimeridiane, appreso dello sbarco di Sapri, al generale Turr scrisse: “Il latore v’informerà di ogni cosa, io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò”. L’ufficiale, ignaro delle manovre di Garibaldi, il 3 settembre, di buon mattino e con truppa limitata, si portò a Lagonegro per proteggere il passaggio del Generale da eventuali sorprese che avrebbero potuto sortire dalle truppe del Caldarelli in ritirata da Cosenza, dove aveva capitolato.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 134, in proposito scriveva che: “Il Generale Turr, avuta la notizia che sarebbe stato raggiunto da Garibaldi a Sapri, ignaro delle sue manovre, il 3 settembre, di buon mattino, con truppa limitata e a spese del comune di Torraca, si portò a Lagonegro….”. Policicchio, a p. 134, nella nota (2) postillava: “(2) In realtà, tra Castelluccio, Lauria e Lagonegro il territorio è impervio, idoneo a imboscate. Etc…”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 134, in proposito scriveva che: “Il Generale Turr….., con truppa limitata e a spese del comune di Torraca, si portò a Lagonegro….”. Policicchio scriveva che il generale Turr si portava a Lagonegro “con truppa limitata e a spese del comune di Torraca”. Dunque, Policicchio scriveva che Turr, con un piccolo seguito si recò a Lagonegro “…e a spese del comune di Torraca”. Ferruccio Policicchio, però, più tardi, in un’altra sua pubblicazione: “Le camicie rosse nel Golfo di Policastro” (in “Garibaldi e Garibaldini in Provincia di Salerno”, ed. Plectica, ed. 2005, cambia versione e non dice nulla delle “spese a carico del Comune di Torraca”. Policicchio, a p. 282, in proposito scriveva: “L’ufficiale, ignaro delle manovre di Garibaldi, il 3 settembre, di buon mattino e con truppa limitata, si portò a Lagonegro etc…”. Vi è da dire che il generale Turr non era tanto “ignaro delle manovre di Garibaldi” visto che aveva ricevuto il dispaccio da Garibaldi stesso che glielo aveva inviato da Rotonda a mezzo di un messo inviato appositamente da Rotonda a Sapri. Ritorniamo a ciò che Policicchio aveva scritto sul viaggio di Turr da Sapri al Fortino “spese a carico del comune di Torraca”.  E’ molto probabile che il generale Turr, allontanatosi da Sapri e dalle sue truppe che aveva lasciato a Sapri a Rustow, risalì verso il mandamento di Lagonegro passando prima da Torraca e, ricalcando lo stesso percorso che tre anni prima aveva fatto Carlo Pisacane con i suoi Trecento. Il percorso sarà descritto da Rustow che però risalirà da Vibonati, passando nel teritorio di Torraca ecc…Ma, la notizia fornitaci da Policicchio è quella che il comune di Torraca dovette partecipare alle spese per tale viaggio. Si trattava forse delle spese che bisognava approntare per tale viaggio, come ad esempio le spese per pagare delle guide  che conoscevano bene il percorso aspro ed impervio che permettesse di risalire a Lagonegro o al Fortino senza avere sgraditi incontri ?. Infatti, Policicchio, a p. 134, nella nota (2) postillava: “(2) In realtà, tra Castelluccio, Lauria e Lagonegro il territorio è impervio, idoneo a imboscate. Mezzo secolo prima, durante l’occupazione dei francesi, i Generali Reyner e Massena vi trovarono forte resistenza prima di giungere in fondo alla Calabria.”. Turr, con il suo piccolo seguito non conosceva il percorso e soprattutto doveva percorrere sentieri aspri e dirupi che permettessero a lui ed al suo piccolo seguito di non incappare in brutte sorprese e quindi passò per Torraca per ingaggiare, a spese del comune delle guide esperte di quei luoghi. Infatti, il colonnello Rustow, nel suo racconto tradotto da Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 20, nelle sue memorie scriveva che: Guidate da persone del luogo, la mattina del 4 settembre, discesimo pel Vallone del Molinello, etc..” e, a p. 22 scriveva che: “I bersaglieri erano in testa e come di consueto avevano incominciata la marcia al passo ginnastico, che furono ben tosto costretti di moderare fra quei viottoli montani aspri, angusti e pericolosi. Garibaldi s’era recato avanti fino a Forlino; io era rimasto indietro per sorvegliare la marcia della colonna lungamente sparpagliata, ed arrestarla e raccoglierla nei luoghi opportuni. Avevamo percorso una via certamente impraticabile per qualunque armata regolare; ma a noi pure costò il sacrificio di alcuni uomini e di alcuni muli caduti fra i precipizi.”. Sebbene Rustow non parlasse del viaggio intrapreso dal generale Turr, ma parlava del suo che intraprese il giorno dopo da Vibonati, descrive bene e testimonia l’angustia che dovettero affrontare i garibaldini per risalire verso il Fortino di Casaletto. Queste guide, perfetti conoscitori dei luoghi da percorrere, erano “persone del luogo”,come più tardi scriveva il colonnello Rustow. Sulle guide, di cui si servì sicuramente il generale Turr, dovendo risalire da Sapri al Fortino, troviamo un’altra notizia che riguarda una guida di Torraca. Si tratta di Marcello BRANDI, che poi, in seguito sarà Sindaco di Torraca. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro”, ed. Gutemberg, a p. 138, in proposito scriveva: “Una delle tante “persone del luogo”, ossia guide, fu il ‘vavu’ (nonno) Marcello di Gioacchino Vaiano. Lui stesso lo racconta in una lirica (12).”Policicchio, a p. 138, nella nota (12) postillava: “(12) G. Vaiano, All’aria aperta (poesie), s.c.e., Sapri, 2008, p. 101.”. Infatti, l’ex preside ed amico, Gioacchino Vaiano, nel suo “All’aria aperta – poesie”, ed. Il Papiro, Sapri, 2008, a p. 101, nella sua lirica “Racconti di famiglia”, scriveva: “U vavu Marciello, ch’era u figliu du Sinnacu Francesco Brandi ca fece u cambanaru, com’è scrittu oramaie ndà storia du paisu nuostu, pe se nzurà a vava Giuanna, l’abbrazzau etc…u diariu addò u maritu avìia scrittu quiddu fattu viecchiu de l’abbrazzu nzieme a tand’ate cose da famiglia. Ngera scrittu pure du cavaddu iangu ca Garebbalde avìia regalatu o vavu Marciellu, quannu veneddu da Vibonati pi Pagliuuoli, l’avìia accumpagnat versu u Furtinu, pa via adduv’era passatu Carlu. Come “chi era Carlu ?”, era Carlo Pisacane, ….U vavu Marciellu, nepote mìiu, etc…”. Dunque Vaiano racconta di questo scritto che aveva trovato sua nonna dove vi erano state appuntate alcuni fatti storici dell’epoca di Pisacane e di Garibaldi che avevano riguardato direttamente il nonno (u vavu) Marcello Brandi, figlio di Francesco Brandi, Sindaco di Torraca nel …….. Amedeo La Greca (….), “Torraca preunitaria – Fatti – Personaggi-Curiosità (1806-1860)”, Ed. Centro Culturale per il Cilento, 2015. La Greca, cita un Leonardo Gallotti e a p. 203 scriveva: “Appendice – Sindaci di Torraca nell’Ottocento fino all’Unità – Francesco Brando dal 1906 al 1808.”. La notizia pubblicata da Policicchio è molto interessante. Questa notizia potrebbe dimostrare indirettamente che Garibaldi, nel percorso che egli fece insieme alla piccola comitiva, abbia attraversato più o meno lo stesso percorso ricalcato da Pisacane e cioè passato da Torraca. Parlando direttamente con il Preside Vaiano mi diceva che il nonno si chiamasse Marcello Brandi. Marcello Brandi fu eletto Sindaco di Torraca. La notizia è interesante perché ci pone una ulteriore domanda. Perchè dovevano essere spese a cui provvide il comune di Torraca e non il comune di Sapri visto che Sapri era già comune dal 1810 ?. Il 1° gennaio 1810, durante il decennio francese, Sapri fu eretta a Comune autonomo dal governo Napoleonico di Giuseppe Bonaparte prima e Gioacchino Murat dopo e, continuò a rimanere tale con il nuovo avvento della casata borbonica e con l’Unità d’Italia. Il sacerdote Luigi Tancredi (…) nel suo “Sapri giovane e antica”, a p. 88 in proposito scriveva che: “La rifondazione possiamo dire, del Comune, avvenne con Decreto del 6 novembre 1809 ed ebbe decorrenza dal 1° gennaio 1810.“. Il sacerdote Luigi Tancredi (…) nel suo “Sapri giovane e antica”, a p. 89 riporta l’elenco dei “Sindaci di Sapri” da cui risulta che nel 1810 il 6° Sindaco di Sapri era “6) – Vincenzo Peluso” e, dal 1810 il 7° Sindaco “7) – Lorenzo Autuori nel 1811”. Dal 1811 al 1860 ha fatto parte del circondario di Vibonati, appartenente al Distretto di Sala Consilina del Regno delle Due Sicilie. Presumo che la risposta si trovi nel fatto che le guide erano di Torraca e non di Sapri.  Notizia questa interessante ma suffragata da documenti storici del Comune di Torraca ? Certo è che all’epoca, i Comuni, i Municipi, su disposizione del Matina e di Alfieri d’Evandro nel Cilento e l’Albini in Basilicata, dovettero partecipare alle spese del movimento insurrezionale. Mi chiedo però, perchè mai, per le spese della risalita al Fortino di Turr avrebbe dovuto partecipare il Comune di Torraca, come sostiene Policicchio,  visto che Sapri era da tempo Comune ? Esistono delle delibere Decurionali del Comune di Torraca che suffragano alcune notizie di quel periodo ma, per quel che ci è dato sapere ad oggi, le spese del Comune di Torraca riguardavano le “guide” che dovevano accompagnare il generale Turr in perlustrazione e risalire verso Lagonegro. Le guide servivano a Turr per una maggiore sicurezza nell’attraversare un territorio a lui sconosciuto ed evitare che si potesse imbattere in truppe borboniche nemiche. Sui documenti che attesterebbero le notizie dateci da Policicchio, più innanzi parlerò dell’unico libro esistente presso il Comune di Sapri. Si tratta di una raccolta di Delibere Decurionali del Comune di Sapri che inizia dal 1818 e finisce al 1847, ovvero a prima dei fatti del Carducci. Di tutta la parte che riguarda il periodo di Garibaldi vi sono i documenti conservati all’Archivio di Stato di Salerno e di Napoli.

Nel 3 settembre 1860, da Lagonegro, il generale Turr scriveva a Garibaldi (che troverà sbarcando a Sapri) rispondendogli e fornendogli notizie sul Caldarelli. Garibaldi arrivando a Sapri troverà il dispaccio di Turr che gli comunicava che il generale Caldarelli era già partito da Lagonegro

Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, nel suo capitolo “Da Palermo a Napoli”, a pp. 148-149, riferendosi al generale Turr, in proprosito scriveva che: “…ed all’alba del 2 settembre sbarcava a Sapri e mandava avviso del suo arrivo al Generale Garibaldi, il quale da Cosenza era arrivato a Rotonda, da dove gli scriveva così: “Al generale Turr….Sapri. Il latore v’informerà di ogni cosa – io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò. Rotonda, 2 settembre 1860, ore 11 ant. Firmato: G. Garibaldi.”.”. Turr nel ricevere questa lettera lesciò la sua colonna a Sapri per correre con un piccolo seguito a Lagonegro, dove seppe che il generale Caldarelli marciava sulla linea postale, onde gli mandò un’intimazione di attenersi strettamente alla capitolazione di Cosenza, ed alle marcie in essa stabilite, in contrario sarebbe stato costretto di attaccarlo dove lo trovasse fuor di luogo, e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi, il quale, avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri. Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. Dunque, il Pecorini-Manzoni (….) scriveva che, Garibaldi arrivato a Rotonda, il 2 settembre 1860, e ricevuto il dipaccio di Turr che gli comunicava dell’avvenuto suo sbarco a Sapri con Rustow e le brigate portate da Paola, Garibaldi inviò subito da Rotonda un ulteriore dispaccio al generale Turr scrivendogli questo: “Al generale Turr….Sapri. Il latore v’informerà di ogni cosa – io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò. Rotonda, 2 settembre 1860, ore 11 ant. Firmato: G. Garibaldi.”.”. Dunque, secondo il Pecorini-Manzoni, a Rotonda Garibaldi, dopo aver ricevuto il dispaccio dal Turr che le truppe erano a Sapri gli scriveva “Il latore v’informerà di ogni cosa”, di cosa ? e poi aggiungeva: “…io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò.”. Dunque, Garibaldi avvisava il Turr, che in quel momento si trovava a Sapri con Rustow e le sue truppe, lo avvisava che da Rotonda l’avrebbe raggiunto al più presto. Dove, a Sapri ?. Garibaldi scriveva a Turr che l’avrebbe raggiunto al più presto, a Sapri ? Forse si riferiva a Sapri oppure la isposta è contenuta nel messaggio che avrebbe riferito il “latore”. Pecorini-Manzoni (….) continuando il suo racconto scriveva pure che, arrivato il messaggio di Garibaldi a Turr che si trovava a Sapri: Turr nel ricevere questa lettera lesciò la sua colonna a Sapri per correre con un piccolo seguito a Lagonegro, dove seppe che il generale Caldarelli marciava sulla linea postale, onde gli mandò un’intimazione di attenersi strettamente alla capitolazione di Cosenza, ed alle marcie in essa stabilite, in contrario sarebbe stato costretto di attaccarlo dove lo trovasse fuor di luogo, e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi, il quale, avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri. Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. Dunque, secondo il Pecorini (….), rievuto il dispaccio di Garibaldi, il generale Turr si reca in avanscoperta a Lagonegro, dove il Forbes scrive che egli “era atteso perchè non era ancora arrivato”. Pecorini scrive pure che il generale Turr, partitosi da Sapri, il 3 settembre 1860, di buon mattino, arriva a Lagonegro e il Generale Caldarelli era già partito, infatti egli scrive: dove seppe che il generale Caldarelli marciava sulla linea postale, onde gli mandò un’intimazione di attenersi strettamente alla capitolazione di Cosenza, ed alle marcie in essa stabilite, in contrario sarebbe stato costretto di attaccarlo dove lo trovasse fuor di luogo.”. Pecorini scrive pure che il generale Turr, presumibilmente da Lagonegro, non avendo trovato il generale borbonico Caldarelli (…) inviò, presumibilmente da Lagonegro il 3 settembre 1860, un ulteriore dispaccio a Garibaldi che, nel frattempo era arrivato a Sapri, e, secondo il Pecorini-Manzoni (…), egli scrive: “….e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi, il quale, avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri.”. Su questa ultima notizia nutriamo dei dubbi, in quanto non mi sembra corretta la tempistica del Pecorini. A mio parere è corretto ciò che scrive il Pecorini, ovvero che: “…e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi”, ovvero è corretto che il generale Turr, da Lagonegro invierà un ulteriore dispaccio a Garibaldi informandolo dei movimenti del generale Caldarelli ma, questo dispaccio, credo, Garibaldi non lo riceverà quando è in viaggio o a Tortora (ovvero prima che egli decida di imbarcarsi per Sapri). Pecorini erra quando scrive che Garibaldi, ricevuta la risposta (secondo messaggio) di Turr “…avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri.”. Garibaldi riceverà il secondo messaggio del generale Turr a Sapri stesso, quando arriverà e sbarcherà a Sapri. Infatti, da casa Gallotti, come vedremo Garibaldi, rispondendo al secondo messaggio di Turr gli scriverà un secondo dispaccio, come vedremo. Carlo Pecorini-Mazoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 149, in proposito scriveva che: “Garibaldi giunto a Sapri scrisse a Turr la seguente lettera: “Sapri, 3 settembre 1860. Generale Turr, ….Sono giunto alle 3 1/2 pom. etc…Mandatemi a dire ove si trova la brigata Caldarelli.”. Dunque, Pecorini-Manzoni scriveva che Garibaldi da Sapri, il 3 settembre 1860 scrisse un altro dispaccio a Turr informandolo che era arrivato a Sapri alle ore 15,30 e che avrebbe marciato con le sue brigate (colonna Milano e Spinazzi) fino al Fortino del Cervaro. Garibaldi scriveva a Turr per accertarsi dell’esatta posizione di Caldarelli. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 824, in proposito scriveva che: Il giorno 3, Türr partiva per Lagonegro per trovarvi notizie ed ordini di Garibaldi, e Rustow occupavasi dell’armamento della Guardia nazionale del paese; quando inaspettatamente videsi apparire Garibaldi arrivato anch’esso a Sapri per via di mare.”. Oddo, continuando il suo racconto ci dice del generale Caldarelli e della posizione delle sue truppe borboniche:  “La brigata borbonica, comandata dal generale Caldarelli, e che, come di sopra narrammo, dopo aver capitolato coi rivoluzionari di Cosenza, ritiravasi sopra Salerno, giusto a Padula venne ad incontrarsi con Garibaldi. I volontari di Stocco le erano alle spalle , la brigata Milano era poco distante . Garibaldi intimò la resa a Caldarelli, e questi venne a capitolazione. Ecco altri quattromila uomini disarmati e dispersi. Ecco ai nomi dei generali vinti, Gallotti, Mellendez, Briganti , Viale, Ghio, aggiunto quello di Caldarelli ; ecco nuovi fortunati avvenimenti per la rivoluzione , tristissime infauste notizie per Francesco II.”Infatti, sullo stesso tenore Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 172, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: “Nella mattina del 2 settembre Garibaldi attraversò l’altopiano di Campotenese e, appreso dello sbarco di Sapri, scriveva al Generale Turr: “Il latore v’informerà di ogni cosa, io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso scriverò” (232), mentre la sera stessa deviava verso il Golfo di Policastro per raggiungere Tortora dove pernottò.”. De Luca, a p. 172, nella nota (232) si rifà alla nota (231) dove postillava del testo di Ferruccio Policicchio (….), ed il suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro”, in “Garibaldi e Garibaldini in Provincia di Salerno”, pp. 281-282. Dunque, De Luca (….) scriveva che Garibaldi, dopo che aveva attraversato “…l’altopiano di Campotenese e, appreso dello sbarco di Sapri”, scriveva al Generale Turr un dispaccio. Poi aggiunge: “…mentre la sera stessa deviava verso il Golfo di Policastro per raggiungere Tortora dove pernottò.”. Dunque, De Luca (….) scriveva che Garibaldi inviò un dispaccio al generale Turr prima che egli, “la sera stessa” si partisse da (presumo che intendesse da Rotonda): “…deviava verso il Golfo di Policastro per raggiungere Tortora dove pernottò.”. Dunque, De Luca scriveva che Garibaldi, dopo “avere appreso dello sbarco di Sapri”, lo sbarco del generale Turr e di Rustow a Sapri, si decide a deviare verso il Golfo di Policastro per raggiungere Tortora. Inoltre, De Luca scriveva pure che Garibaldi avendo avuta contezza dello sbarco di Turr a Sapri, inviò a Turr a Sapri il seguente dispaccio: “….scriveva al Generale Turr: “Il latore v’informerà di ogni cosa, io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso scriverò”.”. Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 57, in proposito scriveva che: “Il tre settembre, …..A Sapri…Garibaldi scrisse al Turr….Nella missiva gli chiese infine di comunicargli al più presto la pista seguita dalla brigata del generale borbonico Cardarelli.”. Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 57, in proposito scriveva che: “Il tre settembre, …..A Sapri…Garibaldi scrisse al Turr….Nella missiva gli chiese infine di comunicargli al più presto la pista seguita dalla brigata del generale borbonico Cardarelli.”. Infante (…) non aveva torto quando scriveva questa notizia. Infatti, Garibaldi, da Sapri, non avendo ricevuto molte notizie sulla posizione reale del Caldarelli (o forse era una finta), nello riscrivere da Sapri un ulteriore messaggio al generale Turr, gli chiede di nuovo dove si trovasse il generale Caldarelli. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, Linotip. S. Jannone, Salerno, 1961, a p. 111, in proposito scriveva che: “Il barone Giovanni Gallotti, già distintosi nei moti del 1848, volle ospitare in sua casa, per poche ore, Garibaldi ed il suo seguito (6). Di là il generale scrisse al Turr, informandolo del suo sbarco a Sapri ed avvisandolo che avrebbe marciato fino al Fortino con le colonne Milano e Spinazzi, dopo aver lasciato a Sapri un notevole distaccamento. Gli chiese poi dove si trovasse il generale borbonico Caldarelli e la di lui brigata (7).”. De Crescenzo, a p. 111, nella nota (7) postillava: “(7) Era sulla strada di Lagonegro alla testa di tremila uomini, con i quali aveva già iniziata la ritirata da Cosenza per passare nelle file garibaldine.”. Dunque, a parte che il De Crescenzo non fa minimamente accenno ala dispaccio che Garibaldi inviò da Rotonda a Sapri al Turr ma ci parla di un ulteriore dispaccio inviato da Garibaldi quando arrivato a Sapri, il 3 settembre 1860 scrisse al Turr da casa Gallotti che lo ospitò e, di cui parlerò. De Crescenzo (….), sebbene ricordasse dell’ulteriore dispaccio epistolare fra Garibaldi e Turr a Sapri non è il solo che fa confusione.

Nel 3 settembre 1860, Bixio prende la 18° Divisione

Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 148, in proprosito scriveva che: “Bixio pigliava la 18° Divisione col seguente ordine del giorno: “D’ordine del Generale in capo, prendo il comando della 18 divisione. Catanzaro, 3 settembre 1860. Firmato: Bixio.”. Dunque, dopo aver ricevuto l’ordine dal generale Turr che la XVI divisione andava a lui, Bixio, che si trovava a Catanzaro, accetta la 18° Divisione.

Nel 2 settembre 1860, da Rotonda, GARIBALDI, insieme a ENRICO COSENZ, AGOSTINO BERTANI, ROSAGUTTI, LUIGI GUSMAROLI, FRANCESCO NULLO e GIOVAN BATTISTA BASSO viaggiando in carrozza fino a Laino e poi sulla groppa di muli fino a Tortora 

       

Agostino Bertani  – Giovan Battista Basso – Enrico Cosenz – Francesco Nullo – Luigi Gusmaroli

Chi erano e quanti erano i compagni del generale Giuseppe Garibaldi che, partendosi da Rotonda si diresero sulle spiagge della Calabria, ai confini con la Basilicata e che, con lui approdaono sulla spiaggia di Sapri ?. Da chi era composta la comitiva al seguito del generale Giuseppe Garibaldi che il 2 settembre lasciò Rotonda per dirigersi a Sapri ? Charles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, nel cap. XVIII, a pp. 205-206 e ssg., in propsito scriveva che: Non c’erano più truppe napoletane da questa parte di Salerno, tranne la colonna di Caldarelli, in viaggio verso Napoli per rispettare i termini della convenzione che avevano fatto con il governo provvisorio. Erano tre giorni di marcia più avanti, a Castrovillari, una città a quarantatré miglia di distanza. Desideroso di fermare questa colonna, che aveva buone ragioni di credere si sarebbe schierata dalla parte della causa nazionale, Garibaldi si spinse avanti la mattina con un paio di postini, portando con sé Cosenz, Sirtori, Trecchi, Nullo, Missori, Stanietti, Gusmarola e Basso ordinarono al resto del suo stato maggiore di seguire l’esercito il più velocemente possibile. Bertani, che era arrivato da Paola per segnalare l’arrivo della divisione di Pianciani, si unì a lui; e furono inviati ordini a Türr, che ora aveva il comando, di condurre la divisione via mare a Sapri, in provincia di Salerno, sbarcare e attendere il generale a Lagonegro, intromettendosi così tra la colonna di Caldarelli e Napoli.”. Dunque, Forbes (….) testimonia e, riferendosi al 1 settembre 1860, quando, credo a Cosenza, perché dice “Bertani, che era arrivato da Paola”, testimonia la partenza della truppa che proseguirà con Forbes, proseguendo lungo la strada Consolare per le Calabrie, arrivarono a Tarsia e a Spezzano Albanese. Che Forbes si riferisse a dopo Cosenza è dato dal fatto che Forbes scriveva: “…e furono inviati ordini a Türr, che ora aveva il comando, di condurre la divisione via mare a Sapri”. In realtà, se si tratta di dopo Cosenza, gli ordini a Turr furono inviati da Garibaldi a Rotonda e quindi, può darsi che il racconto di Forbes si riferisse a Rotonda ?. Mentre accade tutto questo, Forbes scriveva che: Garibaldi si spinse avanti la mattina con un paio di postini, portando con sé Cosenz, Sirtori, Trecchi, Nullo, Missori, Stanietti, Gusmarola e Basso ordinarono al resto del suo stato maggiore di seguire l’esercito il più velocemente possibile.”. Forbes scriveva, e forse si riferiva a Rotonda, che lì: Garibaldi si spinse avanti la mattina con un paio di postini, portando con sé Cosenz, Sirtori, Trecchi, Nullo, Missori, Stanietti, Gusmarola e Basso ordinarono al resto del suo stato maggiore di seguire l’esercito il più velocemente possibile.”. Dunque, secondo il Forbes, Garibaldi da Rotonda riparte insieme ad alcune guide e postini ed insieme a COSENZ, SIRTORI, TRECCHI, NULLO MISSORI, STANIETTI, GUSMAROLA e BASSO. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a p. 27, in proposito scriveva che: “Nella sera del 2 Settembre, ad ora inoltrata, Garibaldi con sei suoi fidi e valorosi compagni, Cosenz, Bixio, Medici, Sirtori, Bertani e Basso, suo Segretario particolare – tutti nomi sacrati alla storia – con la scorta di alcuni del luogo, partono da Rotonda in carrozze, e giungono presso Laino, dove, per non imbattersi con la retroguardia del Generale Caldarelli, che era tuttavia a Castelluccio, lasciano la strada rotabile, e su cavalli e muli battono lo stretto sentiero del fiume Lao per scendere al mar Tirreno.”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 27-28, in proposito scriveva che: “Nella sera del 2 Settembre, ad ora inoltrata, Garibaldi con sei suoi fidi e valorosi compagni, Cosenz, Bixio, Medici, Sirtori, Bertani e Basso, suo Segretario particolare – tutti nomi sacrati alla storia – con la scorta di alcuni del luogo, partono da Rotonda in carrozze, e giungono presso Laino, dove, per non imbattersi con la retroguardia del Generale Caldarelli, che era tuttavia a Castelluccio, lasciano la strada rotabile, e su cavalli e muli battono lo stretto sentiero del fiume Lao per scendere al mar Tirreno.”. L’Avv. Carlo Pesce scriveva che con Garibaldi vi era Bixio, Medici e Sirtori, oltre a Bertani e Basso. Ma ciò non corrisponde al vero in quanto Bixio e Medici conducevano le loro brigate lungo la strada consolare in direzione di Salerno. Sirtori, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Meridionale non era di sicuro al seguito di Garibaldi ma come ha scritto l’Agrati, aveva il suo Quartier generale altrove. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 908, in proposito scriveva che: “Passò la notte seguente a Cosenza, e ne ripartì il primo settembre, accompagnato da non più di trenta persone, fra ufficiali e guide. Ricordo con certezza Enrico Cosenz, che non lasciò più sino a Napoli; Turr, Corte, Caldesi, Avezzana, Musolino, Nullo, Mordini, Missori, Serafini, e due giornalisti, che erano anche volontari: Carlo Arrivabene e Antonino Gallenga, corrispondenti di giornali inglesi. Attraversando il resto della Calabria, sino al primo paese di Basilicata, che fu Rotonda, Garibaldi trovò la rivoluzione compiuta quasi dappertutto.. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 908 parlando di Garibaldi a Rogliano e poi a Cosenza, in proposito scriveva che: “Ricordo con certezza Enrico Cosenz, che non lo lasciò più sino a Napoli; Turr, Corte, Caldesi, Avezzana, Musolino, Nullo, Mordini, Missori, Serafini, e due giornalisti, che erano anche volontari: Carlo Arrivabene e Antonio Callenga, corrispondenti di giornali inglesi. Attraversando il resto della Calabria, sino al primo paese di Basilicata, che fu Rotonda, Garibaldi etc…”. I compagni di Garibaldi, dunque, secondo il De Cesare, almeno fino a Rotonda, non erano gli stessi che poi lo seguirono a Sapri. Dunque, il De Cesare scriveva che Garibaldi partendosi da Cosenza, e portandosi verso Rotonda in Basilicata, era accompagnato da un gruppo di una trentina di fidati collaboratori tra i quali vi erano: Enrico Cosenz che era stato nominato generale e che non lo lasciò mai fino a Napoli; il generale Turr, Corte, Caldesi, Avezzana, Musolino, Nullo, Mordini, Missori, Serafini, e due giornalisti, che erano stati volontari: Carlo Arrivabene e Antonino Gallenga. corrispondenti di giornali inglesi. Ma non tutti accompagnarono in seguito Garibaldi a Sapri, che il 3 settembre, alla marina di Castrocucco s’imbarcò per Sapri. Vedremo in seguito che arrivati a Rotonda, Nullo sarà inviato verso il generale Caldarelli a Lagonegro per fargli trattare la resa. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 701, in proposito scriveva che: “Il 1 settembre il Generale Garibaldi era a Cosenza; La notte del 2 Settembre al 3 con sei compagni scese Laino al mare; etc…”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a pp. 130 e ssg., in proposito scriveva che: “I. Egli e sei compagni, cioè il Cosenz, il Bertani, Rosagutti, Nullo, Basso e Gusmaroli, cavalcarono l’intera notte su muli, per strade orribili e scesero alla spiaggia fra Tortora e Scalea (1).”. Mazziotti, a p. 130, nella nota (1) postillava: “(1) Cronistoria del Lacava, pag. 702. Il Trevelyan nel suo mirabile lavoro – Garibaldi e la formazione dell’Italia – traduzione di Emma Bice Dobelli ha descritto più diffusamente di ogni altro il viaggio del dittatore. Questi discese alla marina da un punto non molto discosto da Torraca e da Maratea.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 412, in proposito scriveva che: Arriva così ad un punto quasi equidistante fra Maratea e Scalea, donde una piccola barca porta lui e i suoi compagni – cinque in tutto, dice il Bertani – a Sapri.”. Agrati scriveva che il Bertani scriveva che sulla piccola barca si imbarcarono per Sapri cinque in tutto, ma Bertani, sui cavalieri che accompagnarono Garibaldi e con lui si imbarcarono diretti a Sapri non dice che erano quattro, ovvero cinque in tutto. Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, stampato a Sarno-Napoli, 1960, nel cap. V, a pp. 160-161, dando torto all’Agrati, in proposito scriveva che: Niente di più inesatto !. Garibaldi, partito a cavallo da Rotonda verso le quattro del mattino del 3 settembre insieme con i Generali Bixio, che a Calatafimi dubitò e da Garibaldi ebbe la risposta: “Nino, qui si fa l’Italia o si muore; Cosenz, Medici e Bertani, si diresse a Tortora attraverso il territorio di Laino, puntando sul Carro, secondo le istruzioni avute dalla famiglia ospite di Rotonda. E venne a Tortora etc….. Dunque, secondo il Fulco, Garibaldi venne a Tortora con i Generali NINO BIXIO, COSENZ, MEDICI ed il BERTANI. Fulco mette fra i cinque anche il nme del generale MEDICI che poi vedremo, secondo i suoi testimoni porterà con se a Castrocucco, in ostaggio, il giovanetto figlio Domenico del Notaio Francesco Marsiglia. Sulla presenza di BIXIO e MEDICI, nutriamo dei dubbi. Tuttavia, come vedremo alcuni storici locali, sulla scorta di alcuni documenti, scrivevano che a Tortora, della piccola comitiva di Garibaldi faceva parte sia il generale Bixio che il generale Medici. In particolare ciò accadde nel passaggio di Garibaldi da Tortora di cui parlerò. Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, stampato a Sarno-Napoli, 1960, nel cap. VI, a pp. 168-169 e ssg., riferendosi ai figli di don Biagio Maceri di Tortora, in proposito scriveva che: Ebbe due figli: ….l’altra, Teresa, fu data in moglie a Don Biagio Lomonaco Melazzi oriundo d’Aieta che dimorò a Tortora e nel 1860 ospitò Garibaldi, Bixio, Medici, Cosenz e Bertani.”. Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, stampato a Sarno-Napoli, 1960, nel cap. V, a pp. 160-161, dando torto all’Agrati, in proposito scriveva pure che:Niente di più inesatto !. Garibaldi, partito a cavallo da Rotonda verso le quattro del mattino del 3 settembre insieme con i Generali Bixio, che a Calatafimi dubitò e da Garibaldi ebbe la risposta: “Nino, qui si fa l’Italia o si muore; Cosenz, Medici e Bertani, si diresse a Tortora etc…”. Dunque, in questo passaggio, il Fulco sostiene che Garibaldi si era partito da Rotonda insieme ai Generali Bixio e Medici. Biagio Moliterni (….) scriveva che, il 9 luglio 1882 Pietro Lomonaco-Melazzi lo rievocò in un discorso tenuto alla Società Operaia «Silvio Curatolo» di Aieta: «Il 3 settembre 1860 il Comune vicino di Tortora ebbe l’onore e il piacere di alloggiarlo fra le sue mura; anzi dimorò per varie ore in casa di mio fratello Biagio ch’è domiciliato e residente a Tortora, ove prese una refezione insieme ai Generali Bixio, Cosenz, Medici e Bertrani, soli, senza niuna forza». L’evento è confermato da un telegramma che l’Eroe dei Due Mondi inviò il 7 febbraio 1875 allo stesso don Biagio Lomonaco Melazzi: «Caro Melazzi, Grazie per la vostra del 1° e per il gentile ricordo. Salutatemi il fratello  …Vostro G. Garibaldi». Moliterni riporta un passo del Fulco (….) che, a pp. 166-167, in proposito scriveva: “L’evento storico è confermato, oltre che da fonti orali, da una lettera con firma autentica di Garibaldi datata da Roma 7 febbraio 1875 e conservata in casa Lomonaco, e dell’accenno che ne fece Pietro Melazzi-Lomonaco, presidente della Società Silvio Curatolo di Aieta, nel suo discorso commemorativo di Garibaldi, tenuto ai soci di quel sodalizio il 9 luglio 1882. “Il 3 settembre 1860 – egli disse – il Comune vicino di Tortora ebbe il piacere di alloggiarLo fra le sue mura; anzi dimorò per varie ore in casa di mio fratello Biagio ch’è domiciliato e residente a Tortora., ove prese una refezione insieme ai Generali Bixio, Cosenz, Medici e Bertani, soli, senza niuna forza”.”. Dunque, come scriveva e testimoniava suo fratello, Pietro Melazzi-Lomonaco (….), don Biagio Lomonaco-Melazzi era su fratello. Amedeo Fulco nel suo testo riporta anche la testimonianza di un Tortorese. Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, Napoli, 1960, ristampato dal Comune di Tortora a cura di Aleardo Dino Fulco, nel cap. V, a pp. 129-130, in proposito scriveva che Garibaldi: Il primo tortorese a veder Garibaldi e i suoi quattro compagni di viaggio fu Mastro Paolo Maceri, allora adolescente che sulle colline del Carro badava all’armento. “Si era anche a due ore dall’alba – ci diceva vent’anni addietro Mastro Paolo Maceri che conservò una vigoria fisica ed una lucidità di mente sorprendenti fino alla tardissima età – quando fui attratto dalla presenza di cinque uomini a cavallo apparsi ad un 30 metri circa da me, sulla sboccata dell’erta proveniente da Laino, indecisi, ora che avevano innanzi a sé l’ampio orizzonte dell’altipiano del Carro e la discesa, sulla pista mulattiera da imboccare. Uno di essi mi chiamò ad alta voce in tono energico ma affettuoso e, quando gli fui vicino, mi chiese se fossi di Tortora e quale sentiero per giungervi. Dalla descrizione che me ne fecero in paese quando la domenica successiva vi ritornai, ebbi la certezza che a chiamarmi, a domandarmi e a fissarmi dolcemente negli occhi, era stato Garibaldi in persona. Ne ho conferma in seguito dai ritratti. Erano tutti e cinque meravigliosi nella loro tenuta su cui spiccava la camicia rossa e nelle loro splendide armature. Più bello però, commentava Mastro Paolo con un lampo d’orgoglio negli occhi, era Garibaldi. Etc…”. Fin qui la ricostruzione del racconto tante volte ripetutoci dal vecchio Paolo Maceri. Avute le informazioni richieste, Garibaldi e i compagni, spronati i cavalli, ripresero il loro cammino in direzione del paese.”. Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, Napoli, 1960, ristampato dal Comune di Tortora a cura di Aleardo Dino Fulco, nel cap. V, a pp. 129-130, in proposito scriveva che: Avute le informazioni richieste, Garibaldi e i compagni, spronati i cavalli, ripresero il loro cammino in direzione del paese.”. Dunque, Amedeo Fulco riporta la testimonianza di mastro Paolo Maceri, che si trovava a condurre i suoi armenti, scriveva di aver incontrato il gruppo o la piccola comitiva di Garibaldi che viaggiava sulla groppa di muli. Maceri testimonia essere una comitiva di cinque persone in camicia rossa. Egli raccontava che:  Erano tutti e cinque meravigliosi nella loro tenuta su cui spiccava la camicia rossa e nelle loro splendide armature.”Agostino Bertani è stato un testimone d’eccezione. Agrati scriveva che il Bertani scriveva che sulla piccola barca si imbarcarono per Sapri cinque in tutto, ma Bertani, sui cavalieri che accompagnarono Garibaldi e con lui si imbarcarono diretti a Sapri non dice che erano quattro, ovvero cinque in tutto. Agostino Bertani è stato un testimone d’eccezione. Infatti, Agostino Bertani (….), che, nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, ha raccontato l’epico viaggio di Giuseppe Garibaldi e l’approdo di questi, accompagnato da altri compagni sulle spiaggia di Sapri. Bertani, a pp. 71 e ssg., in proposito scriveva che: “Narro al pubblico per la prima volta questo piccolo episodio della campagna politica del 1860….. Dopo una cavalcata che durò più che un’intiera notte, Garibaldi discendea la mattina del 3 settembre con sei compagni, fra i quali era anch’io, dal monte al lido di Maratea.”. Bertani, a p. 71 scrive chiaramente che insieme a Garibaldi “…discendea la mattina del 3 settembre con sei compagni, fra i quali era anch’io”, dunque erano in sette. Infatti, sempre il Bertani, a p. 72, in proposito scriveva che: “Quante volte, scherzando, io avevo detto, ai compagni della lunga e notturna cavalcata: Eccoci in sette cavalieri con sette muli all’impresa di conquistare un regno!.. Bertani, in questo passaggio a p. 72 scrive che erano “sette cavalieri”. Bertani, dunque, ci parla di sette cavalieri in tutto e non cinque come sosteneva l’Agrati. Inoltre, purtroppo non siamo del tutto sicuri chi essi fossero, oltre ovviamente a Bertani ed allo stesso Garibaldi. Chi erano gli altri quattro compagni di viaggio ?. Il senatore Giustino Fortunato (…), in un suo celebre discorso sull’argomento, Per le lapidi a’ martiri della Patria, pronunciato a Potenza il 20 settembre 1898, Fortunato ripercosse, tra studi e ricordi personali, quell’epopea così come fu vissuta da noi lucani. E Fortunato non manca di ricordare due avvenimenti legati alla nostra Maratea: il passaggio di Garibaldi in barca davanti la nostra costa e il sacrificio del nostro concittadino Carlo Mazzei (1843-1860). In questo discorso Fortunato cita il Diario di Agostino Bertani e scriveva che: “Quindici giorni dopo – continua – Garibaldi attraversa l’estremo lembo della nostra provincia. Nel diario, così poco noto, del Bertani, è cenno di quel grande avvenimento. “Il 2 settembre (egli scrive) Garibaldi, Cosenz, Rosagutti, Nullo, Gusmaroli ed io partiamo da Castrovillari, in carrozza, alle 5 antimeridiane; ovazioni a Morano: il capo degl’insorti di Potenza ci annunzia essere pronti duemila volontari. A Rotonda troviamo tutti giulivi, e mandiamo un individuo a Sapri con ordini per Türr. Alla sera, sui muli, cavalchiamo per strade orribili: il generale in testa, noi seguendo in silenzio.”. In questo passaggio del suo discorso Fortunato cita il “Diario” di Agostino Bertani che fu pubblicato da Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi”. Infatti, Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, nel cap. XVIII “Capitolo Decimottavo – Segretario generale del Dittatore (Settembre)”, a pp. 456 e ssg., riprendendo il racconto del Bertani, in proposito scriveva che: Alle otto e mezzo il generale, Cosenz, io, Rosagutti, Nullo, Basso Gusmaroli sui muli, cavalchiamo per strade orribili. Il generale alla testa, noi seguendo in silenzio. La luna splende sui monti; l’aria fresca ci tiene svegli. Etc…”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, a pp. 455-456, in proposito scriveva che: “il Generale, io (Bertani), Rosagutti, Nullo, Basso, Gusmaroli sui muli, cavalcammo per strade orribili il generale alla testa, noi seguendo in silenzio. La luna splende sui monti (due giorni dopo il plenilunio); l’aria fresca ci tiene svegli. Etc…”. Dunque, secondo il racconto di Agostino Bertani riportato dalla giornalista Jessie White Mario, da Castroucco, in sette montarono su una barca fino a Sapri, Garibaldi, Bertani, Cosenz, Rosagutti, Nullo, Basso e Gusmaroli. Di sicuro, insieme al Bertani vi era il segretario di Garibaldi, Giovan Battista Basso. Nato a Nizza nel 1824, fu compagno di Giuseppe Garibaldi sin dagli anni giovanili. Seguì il generale in tutte le sue imprese, persino in prigione e a Caprera negli ultimi anni di vita. Nel 1866 comandò il V Reggimento Volontari e venne decorato con la medaglia d’argento al valore militare. Durante la terza guerra di indipendenza fu aiutante di campo di Garibaldi e suo fedelissimo segretario: risulta che ne sapesse imitare benissimo la grafia e che scrisse numerose missive in sua vece. Riporto qui il passo di Carlo Pesce che però è di diverso avviso. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 411, in proposito scriveva che: “Il lavoro intorno a Sirtori è febbrile. Telegrammi arrivano e partono ad ogni momento e portano per tutto indirizzo: – Bixio o Medici etc…, dove si trova. – Da ogni parte si comunicano continui spostamenti, si chiedono istruzioni, viveri, scarpe soprattutto, mezzi di trasporto etc…Poi anche il Quartier generale si sposta, da Cosenza a Spezzano, da qui a Castrovillari. Quanto a Garibaldi egli è avanti a tutti, ormai lontano, e procede senza posa. Lasciata Castrovillari all’alba del 2 settembre coi suoi pochi, esce qualche ora dopo dalla Calabria ed entra in Basilicata per il passo di Morano etc…”. Dunque, Bixio, Medici e Sirtori non erano con Garibaldi come invece scriveva Pesce. Agrati, però, parlando di Rotonda, dove Garibaldi arriva entrando in Basilicata il 2 settembre 1860, cita la testimonianza di Forbes (…). Dunque, a Rotonda, Forbes era al seguito di Garibaldi ? Prosegue con lui ?. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 416, in proposito scriveva che: “Sappiamo che con Garibaldi v’erano il Peard e altri cui i privati mezzi permettevan di seguire la veloce andatura della sua carrozza. Quando Garibaldi aveva deviato per Sapri, il Peard con alcuni compagni avevano proseguito per la strada maestra giungendo a Sala prima degli altri. Eran partiti di là quasi subito ed il Forbes, che vi era arrivato poco dopo, s’era sentito dire con sua meraviglia come Garibaldi fosse passato da Sala forse mezz’ora prima. I cittadini di Sala etc…”. Dunque, l’osservazione di Agrati che, parlando di ciò che avvenne a Sala nei primi giorni di settembre, attesta che fra i compagni di Garibaldi, imbarcatisi per Sapri, non vi era nè il Forbes e nè il Peard che, invece, erano insieme a Garibaldi, forse a Rotonda, dove Garibaldi deviò, ma essi non andarono con lui verso Sapri. Di sicuro, insieme al Bertani vi era il segretario di Garibaldi, Giovan Battista Basso. Nato a Nizza nel 1824, fu compagno di Giuseppe Garibaldi sin dagli anni giovanili. Seguì il generale in tutte le sue imprese, persino in prigione e a Caprera negli ultimi anni di vita. Nel 1866 comandò il V Reggimento Volontari e venne decorato con la medaglia d’argento al valore militare. Durante la terza guerra di indipendenza fu aiutante di campo di Garibaldi e suo fedelissimo segretario: risulta che ne sapesse imitare benissimo la grafia e che scrisse numerose missive in sua vece. Da Wikipedia leggiamo che Luigi Gusmaroli (Mantova, 28 maggio 1811 – La Maddalena, 28 febbraio 1872) è stato un patriota e religioso italiano. Animato da ideali patriottici ed impegnato nel comitato segreto della sua provincia, per seguire Garibaldi abbandonò il sacerdozio, restando sempre molto legato all’eroe per tutto il resto della vita e seguendolo nelle successive vicende belliche. Prese parte alla Spedizione dei Mille e dopo lo sbarco a Marsala fece parte del Quartier Generale come addetto assieme a Cenni, Bandi, Gargiotti, Elia, Schiaffino e Stagnetti. Il Bandi racconta che durante il viaggio a bordo del Lombardo per passare il tempo Gusmaroli giocasse a carte con la moglie di Francesco Crispi. Cesare Abba lo descriveva come una persona un po’ curva, di piccola taglia, tarchiato e con passo da marinaio, lunghi capelli bianchi e barba modellata come quella di Garibaldi, somigliando non poco a quest’ultimo quando avesse avuto venti anni in più. Tale somiglianza indusse i volontari siciliani a scambiarlo per il vero Garibaldi, come accadrà successivamente nel continente con Peard, altro “sosia” di Garibaldi. Il Gusmaroli, nonostante l’età era spesso in prima linea e al ritiro di Garibaldi a Caprera lo seguì stabilendosi nell’isola de La Maddalena dove morì con Garibaldi, che alla sepoltura fece leggere un discorso di elogio con qualche venatura anti-clericale. Riguardo Nullo, Wikipedia ci dice che Francesco Nullo (Bergamo, 1º marzo 1826 – Krzykawka, 5 maggio 1863) è stato un patriota e militare italiano. Animato da profondo spirito patriottico, si unì nel 1859 a Garibaldi nelle file dei Cacciatori delle Alpi per combattere contro gli austriaci. Ma l’impresa per la quale passò alla storia fu la spedizione dei Mille. Nullo si occupò personalmente dell’arruolamento dei volontari nella propria città che, visto il grande numero di adesioni, si poté fregiare dell’appellativo di Città dei Mille. Scrisse sul Libro d’Onore dei volontari bergamaschi. Sempre su Wikipedia leggiamo che Rosagutti fu un capitano che si rese artefice della battaglia garibaldina di Varese nel 1859. Credo che avesse aderito ai Cacciatori delle Alpi, il corpo fondato da Giuseppe Garibaldi. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 172, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: “Nella mattina del 2 settembre Garibaldi attraversò l’altopiano di Campotenese e, appresso dello sbarco di Sapri, scriveva al Generale Turr: “Il latore v’informerà di ogni cosa, io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso scriverò” (232), mentre la sera stessa deviava verso il Golfo di Policastro per raggiungere Tortora dove pernottò.”. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 98, in proposito scriveva che: “Dopo la capitolazione del generale Caldarelli e del generale Ghio con un esercito di quindicimila uomini, Garibaldi avanzò rapidamente da Cosenza a Castrovillari e il 2 settembre, accompagnato da Cosenz, Bixio, Medici, Sirtori, Bertani e dal segretario Basso, toccò il territorio lucano, entrando in Rotonda, entusiasticamente acclamato dalla popolazione in delirio e dai patrioti. Gli fu consegnato il seguente messaggio inviatogli dal Governo Pro-dittatoriale lucano: “Al Generale Dittatore Giuseppe Garibaldi – Salute “Signore,…etc….Potenza, 1° settembre 1860. Nicola Mignogna – G. Albini”. Garibaldi si fermò per poche ore in casa Fasanelli; verso sera riprese la marcia in carrozza per Castelluccio. Nella valle del Mercure, sul fiume Lao, si incontrò con il colonnello Boldoni, capo militare della insurrezione lucana, da cui fu informato sulla situazione in atto nelle nostre contrade fino ad Auletta e da cui diede le istruzioni dettagliate sulle future azioni da svolgere lungo la strada da Lagonegro ad Auletta e da Auletta a Salerno. Informato poi che sulla strada da Castelluccio a Lagonegro si muoveva lentamente in ritirata, a piccole tappe, umiliata ed affamata, la Brigata Caldarelli, il Dittatore ritenne prudente abbandonare la strada consolare e si recò verso Laino con la sua comitiva; giudato poi da patrioti del luogo, attraversò di notte a dorso di mulo le zone montagnose e boscose dei Piani del Carro, di Massacornuta e della valle del Savico nel territorio di Aieta e Tortora e alle prime luci dell’alba scese verso la spiaggia del Tirreno.”. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 311-312, in proposito scriveva: Un bel chiaro di luna. Sul cadere della notte (2 settembre), Garibaldi lascia Rotonda in carrozza. Il Canzio nel suo ‘Diario’, in data 3, nota: “Il Generale deviò per Sapri. Il Generale Caldarelli, con 2000 soldati e 12 pezzi di artiglieria, ci precede d’una tappa”. Gli altri della scorta, tra cui Musolino, Missori, i giornalisti Arrivabene e Gallenga, Peard, che poi sarà scambiato per Garibaldi dalle popolazioni data la sua somiglianza con lui, proseguono sulla via di Napoli lungo la Consolare. Ma, tornato sempre in carrozza sulla rotabile, e rientrato in Calabria, dopo di aver percorso una dozzina di chilometri, deve abbandonarla per avvicinarsi al mare ed infilare la gola del fiume Lao, il fiume che sbocca presso Scalea, ed ove non ci sono tracce di strade, ma sentieri orribili, come li dice Bertani nel suo diario. E così che verso le ottto e mezzo, Garibaldi e i suoi compagni, montati su muli, procedono lungo la sponda sinistra del fiume. Etc…Dopo una distesa di parecchie miglia sotto il chiaro di luna, non potendo proseguire verso sud per quei sentieri, giunti presso Laino, essi guadano il fiume e passano sulla sponda destra, dirigendosi verso ponente. Rimontano sulle alture e costeggiano Aieta sul confine della Basilicata ed entrano a Tòrtora. Qui sostano e sono ospitati in casa di Emanuele Lomonaco-Melazzi, ove passano il resto della notte. La mattina del 3, scendono alla marina in quel tratto di spiaggia equidistante tra Scalea e Maratea, a destra della foce del fiume Castrocucco (o Noce), quindi in territorio di Maratea. Tale fiume divide la Calabria dalla Basilicata. In quella deserta spiaggia, etc..”. Alfredo Schettini (….), nel suo “Trecchina nel presente e nel passato – 1936”, del 1947, Tip. Ferrari, Alessandria, a pp. 69-70, in proposito scriveva che: Ma il generoso Dittatore ad evitare combattimenti, che avrebbero causato spargimento di sangue fraterno, muta itinerario. Insieme a Bertani, Basso, Bixio, Cosenz, Medici, Sirtori e Turr parte da Rotonda e per un sentiero di montagna raggiunge Tortora, in provincia di Cosenza, ove fu accolto con entusiastiche manifestazioni. All’ingresso del paese si fece trovare una deputazione di gentili signore,  fra le quali Isabella Laura Palagano. Il Generale, che fu ospitato in casa Lomonaco-Melazzi, scese quindi alla marina di Maratea.”. Alessandro Serra (….), nel suo L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 331-332, in proposito scriveva che: “…Alle vicinanze di Laino, abbandonò la rotabile, e sul dorso di cavalli e muli col seguito di sei persone – il Bertani dice quattro – s’avviò lungo il sentiero che costeggia il fiume Lao per giungere a Scalea.”. Serra, sulla marcia di Garibaldi, a p. 332, nella nota (12) postillava: “(12) A. Pepe, Nel 150° Annuale della nascita di Garibaldi A. La marcia attraverso il Bruzio ed una deviazione improvvisa, in “Brutium”, Reggio Calab., novembre-dicembre 1957. V. anche la sua comunicazione al 2° Congresso Storico Calabrese in questi Atti.”. Inoltre, Serra scriveva che la comitiva di Garibaldi partitasi da Rotonda era composta da sei persone in tutto, compreso Garibaldi e cita Bertani che dice essere cinque in tutto. Biagio Moliterni (….), sul blog “Abystron.org” così riepilogava la giornata di Garibaldi a Tortora: Il folto corteo raggiunse quindi la casa di don Biagio Lomonaco Melazzi, genero di don Biagio Maceri per averne sposato la figlia Teresa. L’unica eccezione fu quella del notaio Francesco Marsiglia che, fedele al regime borbonico, si rifiutò di rendere omaggio all’Eroe e che per questo motivo rischiò di essere passato per le armi. L’ordine di fucilazione fu però strappato dallo stesso Garibaldi, il quale, per intercessione del sacerdote don Mansueto Perrelli, optò per la presa in ostaggio del giovane figlio del notaio, Domenico. Questi, portato con sé a cavallo dal Medici, fu poi liberato intorno alle ore 14,00, ovvero nel momento in cui il gruppo di garibaldini, lasciata Tortora, si imbarcò per Sapri all’Agnola di Castrocucco, in territorio di Maratea.”. Dunque, Biagio Moliterni, forse sulla scorta di Amedeo Fulco, scriveva che Garibaldi strappò l’ordine di arresto che aveva firmato per il Notaio di Tortora Francesco MARSIGLIA, ma fece portare in ostaggio dal MEDICI, il giovane figlio del Notaio, DOMENICO MARSIGLIA. Moliterni (….), però cita il generale MEDICI e scriveva che il giovane ragazzetto: “Questi, portato con sé a cavallo dal Medici, fu poi liberato intorno alle ore 14,00, ovvero nel momento in cui il gruppo di garibaldini, lasciata Tortora, si imbarcò per Sapri all’Agnola di Castrocucco.”. Dunque, secondo Moliterni, insieme a Garibaldi doveva esserci anche MEDICI che arrivato a Castrocucco si sarebbe imbarcato con Garibaldi e gli altri sei compagni ?. In effetti sulla compagnia di Garibaldi, che poi sbarcherà a Sapri, alcuni fanno dei nomi ed altri storici ne fanno altri. Alfredo Schettini (….), nel suo “Trecchina nel presente e nel passato – 1936”, del 1947, Tip. Ferrari, Alessandria, a pp. 69-70, in proposito scriveva che: Insieme a Bertani, Basso, Bixio, Cosenz, Medici, Sirtori e Turr parte da Rotonda e per un sentiero di montagna raggiunge Tortora, in provincia di Cosenza, ove fu accolto con entusiastiche manifestazioni. All’ingresso del paese si fece trovare una deputazione di gentili signore,  fra le quali Isabella Laura Palagano. Il Generale, che fu ospitato in casa Lomonaco-Melazzi, scese quindi alla marina di Maratea.”. E già Schettini, fra i compagni di Garibaldi che partono con lui da Rotonda mette pure il generale Turr, ma sappiamo che Turr era a Lagonegro, e si era partito con Garibaldi da Cosenza e non da Rotonda. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 908, in proposito scriveva che: “Passò la notte seguente a Cosenza, e ne ripartì il primo settembre, accompagnato da non più di trenta persone, fra ufficiali e guide. Ricordo con certezza Enrico Cosenz, che non lasciò più sino a Napoli; Turr, Corte, Caldesi, Avezzana, Musolino, Nullo, Mordini, Missori, Serafini, e due giornalisti, che erano anche volontari: Carlo Arrivabene e Antonino Gallenga, corrispondenti di giornali inglesi. Attraversando il resto della Calabria, sino al primo paese di Basilicata, che fu Rotonda, Garibaldi trovò la rivoluzione compiuta quasi dappertutto.”. Dunque, il De Cesare scriveva che Garibaldi partendosi da Cosenza, e portandosi verso Rotonda in Basilicata, era accompagnato da un gruppo di una trentina di fidati collaboratori tra i quali vi erano: Enrico Cosenz che era stato nominato generale e che non lo lasciò mai fino a Napoli; il generale Turr, Corte, Caldesi, Avezzana, Musolino, Nullo, Mordini, Missori, Serafini, e due giornalisti, che erano stati volontari: Carlo Arrivabene e Antonino Gallenga. corrispondenti di giornali inglesi. Ma non tutti accompagnarono in seguito Garibaldi a Sapri, che il 3 settembre, alla marina di Castrocucco s’imbarcò per Sapri. Vedremo in seguito che arrivati a Rotonda, Nullo sarà inviato verso il generale Caldarelli a Lagonegro per fargli trattare la resa. Dunque, Garibaldi a Rotonda cambia itinerario e decide di partire sulla groppa di muli per Laino. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a pp. 146-147, in proposito scriveva che: Il giorno dopo, attraverso lo stesso percorso seguito da Pisacane tre anni  prima, salì al Fortino e nella taverna che già aveva accolto il Napoletano si incontrò col medico Agostino Bertani, attivo organizzatore della spedizione; col generale Stefano Turr, comandante della XV Divisione; con Enrico Cosenz, comandante della XVI Divisione; con Giuseppe Piola, comandante della Marina Siciliana; con Giovanni Basso, suo segretario; etc…(61).”. Fusco, a p. 352, nella nota (64) postillava: “(64) Quanto fu detto e deciso nella taverna del ‘Fortino’ è riportato dallo stesso Bertani (A. Bertani, Ire politiche d’oltre tomba, Firenze, Polizzi, 1869, pp. 73 ss..). Garibaldi etc…Per stralci più ampi del testo di Bertani cfr. P. Russo, Un brandello dell’impresa ecc…, cit., pp. 35-37”. In questo passaggio, il Fusco scrive che Garibaldi si era incontrato con  Stefano Turr e con Enrico Cosenz alla taverna del Fortino mentre io scrissi che Garibaldi insieme a loro viaggiò in una barchetta con la quale sbarcò a Sapri, dove insieme a loro si recò a casa del barone Giovanni Gallotti. Scrivere, come ha fatto il Fusco (riferendosi a Garibaldi):  “…..si incontrò col medico Agostino Bertani, etc…, col generale Stefano Turr, etc…, con Enrico Cosenz, etc…”, potrebbe indurre a credere, oltre che essi si incontrarono al Fortino, che essi non erano insieme quando arrivarono e si incontrarono alla taverna del Fortino del Cervaro. Essi, come racconta lo stesso Agostino Bertani, nei suoi Diarii, si partirono insieme da Castrocucco ed insieme arrivarono a Sapri. Infatti, l’Avv. Carlo Pesce, a pp. 399-400, in propposito scriveva che: “III….narrato diffusamente nel Diario dal medico Agostino Bertani, assieme con la descrizione di quel viaggio avventuroso, che è pregio di trascrivere qui integralmente: “Dopo una cavalcata che durò più che intera notte, Garibaldi discendeva la mattina del 3 Settembre con sei compagni, fra i quali era anche io, dal monte al lido di Maratea.”. Nel suo racconto, il Bertani scrive che erano sei cavalieri che accompagnavano Garibaldi a Sapri, imbarcatisi con una barcaccia dopo aver visitato il castello del Labanchi vicino Maratea. Secondo il Pesce, il Bertani, nel suo narrato dei suoi “Diarii” scriveva che Garibaldi, “….con sei compagni, fra i quali era anche io, dal monte al lido di Maratea.” ed il Pesce scriveva anche che Garibaldi “col suo gruppo…”. Chi erano i sei cavalieri con i quali Garibaldi sbarcò sulla spiaggia di Sapri, il 3 settembre 1860 e quindi mi chiedo chi fossero i sei ospiti, oltre al Garibaldi, del barone Giovanni Gallotti ?.  Sono gli stessi che insieme a Garibaldi fecero il percorso descritto dall’Avv. Carlo Pesce che, nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 397, in proposito scriveva pure che: “III. Nella sera del 2 settembre, ad ora inoltrata, Garibaldi con suoi sei fidi e valorosi compagni, Cosenz, Bixio, Medici, Sirtori, Bertani e Basso, suo Segretario particolare – tutti nomi sacrati alla storia – con la scorta di alcuni patrioti del luogo, partono da Rotonda in carrozze, e giungono presso Laino, etc…”. Dunque, il gruppo che accompagnava Garibaldi a casa Gallotti era composto da Enrico Cosenz, Nino Bixio, Alfonso Medici, il generale Sirtori, il medico Agostino Bertani ed il segretario personale di Giuseppe Garibaldi, …….Basso. Non faceva parte del gruppo il generale Stefano Turr che, era arrivato con la sua divisione a Sapri già la mattina del 2 settembre e che il 3 settembre era salito a Lagonegro. Infatti, nella mia Relazione storica (….), per il P.R.G. di Sapri, nel 1998, Analisi: Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“ scrivevo che: A Sapri, Garibaldi con il suo gruppo, fu ospitato dal barone Giovanni Gallotti e fu proprio in questa casa che ‘l’eroe dei due Mondi’ scrisse al Generale Turr, informandolo dello sbarco etc…(172).”. Nella mia nota (172) postillavo che: (172) Infante A., Garibaldi nel Cilento, Torchiara, 1984, pp. 57, 58.”. Dunque, in conclusione il nutrito gruppo che accompagnava Garibaldi, partitosi da Rotonda, proseguendo il viaggio in carrozza ad un certo punto si divide ed il gruppo di Garibaldi si riduce a sette in tutto.

GARIBALDI DA ROTONDA A SAPRI

GARIBALDI A ROTONDA LASCIA PEARD E FORBES

Come abbiamo visto, a Rotonda, Garibaldi si divise da alcuni suoi ufficiali che invece presero la strada Consolare per le Calabrie. Chi erano e quanti erano i compagni del generale Giuseppe Garibaldi che, partendosi da Rotonda si diresero sulle spiagge della Calabria, ai confini con la Basilicata e che, con lui approdaono sulla spiaggia di Sapri ?. Da chi era composta la comitiva al seguito del generale Giuseppe Garibaldi che il 2 settembre lasciò Rotonda per dirigersi a Sapri ? Come abbiamo visto, il testimone di eccezione, Carles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, nel cap. XVIII, a pp. 205-206 e ssg., scrivendo nel suo Diario da Lagonegro il 3 settembre 1860, in proposito scriveva che, Garibaldi: Desideroso di fermare questa colonna, che aveva buone ragioni di credere si sarebbe schierata dalla parte della causa nazionale, Garibaldi si spinse avanti la mattina con un paio di postini, portando con sé Cosenz, Sirtori, Trecchi, Nullo, Missori, Stanietti, Gusmarola e Basso ordinarono al resto del suo stato maggiore di seguire l’esercito il più velocemente possibile. Bertani, che era arrivato da Paola per segnalare l’arrivo della divisione di Pianciani, si unì a lui; e furono inviati ordini a Türr, che ora aveva il comando, di condurre la divisione via mare a Sapri, in provincia di Salerno, sbarcare e attendere il generale a Lagonegro, intromettendosi così tra la colonna di Caldarelli e Napoli.”. Quando accadde tutto ciò ? Ritengo che il Forbes si riferisse a Rotonda dove i due gruppi si divisero. Forbes scriveva che: Garibaldi si spinse avanti la mattina con un paio di postini, portando con sé Cosenz, Sirtori, Trecchi, Nullo, Missori, Stanietti, Gusmarola e Basso ordinarono al resto del suo stato maggiore di seguire l’esercito il più velocemente possibile.”. Forbes scriveva, e forse si riferiva a Rotonda, che lì: Garibaldi si spinse avanti la mattina con un paio di postini, portando con sé Cosenz, Sirtori, Trecchi, Nullo, Missori, Stanietti, Gusmarola e Basso ordinarono al resto del suo stato maggiore di seguire l’esercito il più velocemente possibile.”. Dunque, secondo il Forbes, Garibaldi da Rotonda riparte insieme ad alcune guide e postini ed insieme a COSENZ, SIRTORI, TRECCHI, NULLO MISSORI, STANIETTI, GUSMAROLA e BASSO. Ma abbiamo altresì visto che alcuni Ufficiali, tra questi che accompagnarono Garibaldi nella suo viaggio fino a Sapri, in realtà, lo stesso Forbes scrive di avere incontrato a Lagonegro. Cosa accade ? Intanto bisogna dire che la testimonianza del Forbes è utilissima in quanto chiarisce che PEARD non era con Garibaldi. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 416-417, in proposito scriveva che: “Sappiamo che con Garibaldi v’erano il Peard e altri cui i privati mezzi permettevan di seguire la veloce andatura della sua carrozza. Quando Garibaldi aveva deviato per Sapri, il Peard con alcuni compagni avevano proseguito per la strada maestra giungendo a Sala prima degli altri. Eran partiti di là quasi subito ed il Forbes, che vi era arrivato poco dopo, s’era sentito dire con sua meraviglia come Garibaldi fosse passato da Sala forse mezz’ora prima.”. Dunque, il Forbes e il Peard erano partiti non con Garibaldi. Lo afferma pure il Canzio (…), che però aveva lasciato Garibaldi a Tarsia. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 311-312, in proposito scriveva: Un bel chiaro di luna. Sul cadere della notte (2 settembre), Garibaldi lascia Rotonda in carrozza. Il Canzio nel suo ‘Diario’, in data 3, nota: “Il Generale deviò per Sapri. Il Generale Caldarelli, con 2000 soldati e 12 pezzi di artiglieria, ci precede d’una tappa”. Gli altri della scorta, tra cui Musolino, Missori, i giornalisti Arrivabene e Gallenga, Peard, che poi sarà scambiato per Garibaldi dalle popolazioni data la sua somiglianza con lui, proseguono sulla via di Napoli lungo la Consolare. Ma, tornato sempre in carrozza sulla rotabile, e rientrato in Calabria, dopo di aver percorso una dozzina di chilometri, deve abbandonarla per avvicinarsi al mare ed infilare la gola del fiume Lao, il fiume che sbocca presso Scalea, etc…”. Dunque, il Pepe (….) scriveva che Garibaldi lasciò Rotonda in carrozza e proseguì in carrozza sulla strada Consolare per le Calabrie. Pepe (….) cita il Diario del Canzio (….) che però, aveva lasciato Garibaldi a Tarsia. Tuttavia, il Pepe scriveva che: Gli altri della scorta, tra cui Musolino, Missori, i giornalisti Arrivabene e Gallenga, Peard, che poi sarà scambiato per Garibaldi dalle popolazioni data la sua somiglianza con lui, proseguono sulla via di Napoli lungo la Consolare.”. Dunque, il Pepe, scriveva che ad un certo punto, la nutrita comitiva al seguito di Garibaldi si divide. Accade che MUSOLINO, MISSORI, ARRIVABENE, PEARD e GALLENGA lasciano Garibaldi e proseguono sulla strada Consolare per le Calabrie. Infatti, abbiamo visto anche dai diari del Forbes e del Du Champ che essi arriveranno a Lauria e a Lagonegro, inviati da Garibaldi in avanscoperta. Garibaldi prosegue con gli altri suoi compagni e secondo il Pepe (….), Garibaldi: “…tornato sempre in carrozza sulla rotabile, e rientrato in Calabria, dopo di aver percorso una dozzina di chilometri, deve abbandonarla per avvicinarsi al mare ed infilare la gola del fiume Lao, etc…”. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 309-310, in proposito scriveva: Quindi, si accinge a rimettersi in cammino, proseguendo in carrozza lungo la rotabile, la larga strada detta la ‘Consolare delle Calabrie’. Senonché, per prudenza, ne è sconsigliato: le vie sono ingombre dei soldati del Caldarelli, che si ritirano su Salerno lentamente, a piccole giornate. “Parve ed era – scrive il Racioppi – fuor di periglio che egli se venisse di quei franchi e sciolti modi frammezzo a gente, cui subito sdegno e maltalento potea rendere infesto. Però l’ebbero pregato a venire a Rotonda alla marina di Scalea”, per avvicinarsi ai piroscafi partiti da Paola con la divisione Rustow e la brigata Turr di 1500 uomini, che dovevano formare l’avanguardia del Dittatore sulla via di Napoli, e questi ultimi giunti a Sapri il giorno avanti, etc…Persuaso dagli amici a non esporsi indifeso alla mercé di quegli sbrancati d’ogni risma, che avrebbero potuto riservargli qualche brutta sorpresa e piantargli due palle in corpo con la stessa prontezza con cui avevano spacciato i loro generali, Garibaldi decide per evitarli di avvicinarsi al mare e di dirigersi alla marina di Scalea. Ma, prima di partire, manda un individuo a Sapri con ordini per Turr e avvertirlo del suo arrivo. In pari tempo, vuole assicurarsi delle intenzioni del generale Caldarelli, che si trovava a pochi chilometri da Rotonda, a Castelluccio. Se Garibaldi avesse proseguito sulla stessa strada, si sarebbe infatti trovato nel bel mezzo di quelle truppe demoralizzate. Il Caldarelli a Cosenza era stato costretto dal Morelli a venire a patti. Quali erano ora le sue intenzioni? Garibaldi temeva che non scivolasse con le sue truppe a Salerno. Prega Bertani a stendergli un indirizzo e manda Trecchi e Nullo dal Caldarelli, il quale scrive: “questa vostra truppa si profferisce ai suoi ordini”. Ma, un momento dopo, promette ai suoi soldati la vittoria della causa borbonica garantita dall’intervento austriaco, come riferisce il ‘Peard’, nel suo ‘Journal in data 2 settembre. Gli ufficiali borbonici si lamentano che non venga assicurata la loro posizione. Garibaldi allora pensa di rimandare Bernieri e lo stesso Trecchi quali portatori d’un’altra lettera, nella quale promette la conservazione del grado per quegli ufficiali, e dispone le cose in modo che si possano proseguire le trattative, dando incarico all’uno e all’altro di tenersi in relazione col Caldarelli, allo scopo di evitare che quelle truppe coi loro cannoni entrino a Salerno. La capitolazione vera e propria avverà – com’è noto – pochi giorni dopo, il 4 settembre, dopo lo sbarco a Sapri, a Casalnuovo, dove il Mignogna, uno dei Mille, che Garibaldi, prima di mettere il piede in Calabria, aveva mandato in Basilicata per prepararvi l’insurrezione, e Pietro Lacava, in nome del governo provvisorio di Basilicata, gli portano seimila ducati, somma che riesce molto gradita al Dittatore e ch’egli in parte elargisce in sussidi ai soldati del Caldarelli, che soltanto così si decidono a deporre le armi. Un bel chiaro di luna. Sul cadere della notte (2 settembre), Garibaldi lascia rotonda in carrozza. Il Canzio…etc…”

PEARD AD AULETTA

                            

Nel 3 settembre 1860, Peard, Forbes e Fabrizi erano ad Auletta, in avanscoperta inviati da Garibaldi

Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 203, in proposito scriveva che: “Questi onori semi-divini furono tributati però per alcuni giorni ad un personaggio che non era il vero Garibaldi, giacchè fra Sala Consilina e Eboli, le popolazioni presero “l’inglese di Garibaldi”, il Peard, per Garibaldi stesso. Durante questa sua strana avventura il Peard era in compagnia del Gallenga, corrispondente del ‘Times’, di C. S. Forbes, comandante della Marina inglese e del Fabrizi, tutti e tre incaricati dal Dittatore di precederlo, per ispezionare le posizioni militari. La brigatella attraversate le file del Caldarelli prima che si sbandassero, nella sua qualità di non combattente, aveva seguita la strada maestra per tutto il tragitto di Cosenza in poi, guadagnando cinquanta miglia di vantaggio su Garibaldi che aveva dovuto fare il giro della costa. Nel pomeriggio del 3 settembre, mentre Garibaldi filava a vele spiegate nella baia di Sapri, il Peard entrava ad Auletta in mezzo alle grida del “più frenetico entusiasmo”, come egli notò nel suo Diario.”. Dobelli, a p. 198, nella nota (1) postillava: “(1) Ms. Peard, Journal, 3 settembre”. Dobelli, a p. 439, di Peard scriveva: “Peard = Treveljan (G.M.) – War-Journals of Garibaldi’s Englishman. Pubblicazione di parte del giornale di J. W. Peard per il 1860 nel ‘Cornhill Magazine, giugno 1908. Vedasi anche un altro articolo di Miss Frances M. Peard apparso nella stessa rivista nell’agosto 1903 sotto il titolo: ‘Garibaldi’s Englishman.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 209, nella nota (1) postillava: “(1) Appendice H.; Ms. Peard, Journal e Cornhill, giugno, 1908; Forbes, 219-231; Arrivabene, II, 168-169; Ashley, 492-496; Times, 13 settembre, pag. 10, c. 4 (lettera del James), 15 settembre, pag. 10, c. 3-4; De Cesare, II, 422-424; Revel, Da Ancona, 65; Elliot, 96; Persano, 206-207; Galton, 22”. Si tratta del testo di Galton Francis, Vacation tourist in 1860, Macmillan, 1861, che a p. 22, in proposito scriveva che: “…………………..”.  Un testimone di eccezione di quell’incontro è C. S. Forbes (….), ed il suo “Garibaldi’s Feldzung in beide Sizilien”, Leipzig 1865 (traduzione dell’edizione inglese del 1861. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo, L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane, Salerno, Linotip. S. Jannone, 1960, a p. 119, parlando di Casalbuono e non del Fortino, in proposito scriveva che: “VII. Garibaldi, messo piede in Calabria, aveva ritenuto equo di fare esaminare le posizioni militari di maggiore importanza da uomini di sua fiducia, che avrebbero dovuto procedere nella marcia. La scelta cadde su tre: il Fabrizi, Charles Stuart Forbes capo della marina inglese ed un tale Peard pure inglese. In compagnia del corrispondente del Times – un tal Gallenga – costoro seppero tanto fare da passare a traverso le file del generale borbonico Caldarelli prima che queste si sbandassero, ed arrivare sino ad Auletta, situata tra un nodo di monti a confine del Vallo di Diano della Basilicata e della Valle del Sele, con cinquanta miglia di vantaggio sul Generale. Un entusiasmo frenetico – come egli stesso scrisse nel suo Diario – proruppe nel popolo, quando il Peard entrò in paese nel pomeriggio del 3 settembre, nello stesso momento che il dittatore entrava nella baia di Sapri. La popolazione credette per fermo che quell’inglese fosse il Generale e fece ressa per salutarlo, per applaudirlo e per baciargli la mano. “Una vera seccatura però – continuava a raccontare – quando deputazioni di ogni genere arrivarono da tutti i paraggi a baciar la mano alla mia signora illustrissima, etc…”. De Crescenzo si riferisce al Diario di Gallenga. Da Wikipedia leggiamo che Antonio Gallenga (….),  lavorava come giornalista per il Times di Londra, del quale fu corrispondente per vent’anni. Seguì la seconda guerra d’indipendenza, la spedizione dei Mille, la guerra di secessione americana, la guerra austro-prussiana del 1866 e la guerra franco-prussiana del 1870-71. De Crescenzo cita il “Diario” di Antonio Gallenga, corrispondente del giornale inglese “Time”. Secondo il De Crescenzo, il 3 settembre 1860, il GALLENGA, insieme al FORBES ed al FABRIZI, e, soprattutto insieme al PEARD (sosia di Garibaldi) entrarono nel piccolo paese di Auletta dove ebbero grandi manifestazioni di giubilo. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 135, in proposito scriveva che: “Un singolare equivoco accadeva intanto. In Calabria il Dittatore aveva incaricato l’inglese Peard, C. S. Forbes comandante della marina inglese ed il Fabrizi di precederlo per esaminare le posizioni militari importanti e riferirgli. Costoro accompagnati anche da Galenga corrispondente del ‘Times’, riuscirono a passare attraverso le file del Caldarelli prima che si sbandassero e a proseguire fino ad Auletta. La popolazione scambiando quell’inglese per Garibaldi, etc…Il dì successivo la piccola brigata, accompagnata dalla banda etc…salì al comune di Postiglione (2-3). La sera del 4 settembre l’inglese con i suoi compagni si spinse fino ad Eboli. La piccola brigata nel cuor della notte lasciò segretamente Eboli e tornò a Sala, ove ricevè ordine dal dittatore di recarsi a Salerno. Ivi il Peard entrò il mattino del 6 tra le acclamazioni del popolo, che lo scambiò per Garibaldi (3).”. Mazziotti, a p. 135, nella nota (2-3) postillava: “(2-3) Treveljan, – opera citata, pag. 202-207.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 416-417, in proposito scriveva che: “Sappiamo che con Garibaldi v’erano il Peard e altri cui i privati mezzi permettevan di seguire la veloce andatura della sua carrozza. Quando Garibaldi aveva deviato per Sapri, il Peard con alcuni compagni avevano proseguito per la strada maestra giungendo a Sala prima degli altri. Eran partiti di là quasi subito ed il Forbes, che vi era arrivato poco dopo, s’era sentito dire con sua meraviglia come Garibaldi fosse passato da Sala forse mezz’ora prima. I cittadini di Sala avevan preso il Peard per il Dittatore ! E quando poco dopo il Forbes aveva raggiunto l’amico in un vicino paese l’aveva trovato, col colonnello Fabrizi e col Gallenga, corrispondente del Times, alloggiato con tutti gli onori in casa del Sindaco, che, al par di tutti lo credeva Garibaldi in persona. Il Peard aveva ritenuto opportuno non dissipare ma anzi confermare l’equivoco, industriandosi di trarne profitto. Continuando nella burla in tutti i paesi che incontrava, preordinava in quelli in cui sarebbe giunto il dì dopo, alloggi e viveri per migliaia di persone con le quali egli, firmandosi Garibaldi, si diceva prossimo ad arrivare. E questa notizia, sùbito ritelegrafata a apoli, aveva aumentato la confusione e il terrore negli alti comandi e nei circoli di Corte. l Forbes ed il Peard sono ad Eboli il 4 settembre. Anche qui il creduto Garibaldi riceve accoglienze di indescrivibile entusiasmo. Vengono ad ossequiarlo le autorità e molti cospicui cittadini col Vescovo alla testa. Peard dà ordini, disposizioni, istruzioni e sosptiene come può la sua parte nella commedia. Ma temendo che a lungo andare la beffa si scopra, si ritira a riposare, ordinando ad un compagno,segretario posticcio, di rispondere ai visitatori che il Dittatore dorme. Qui ad Eboli il Peard ha la trovata migliore. Fa hiamre l’impiegato del telegrafo e gli ordina di spedire a Pietro Ulloa – nuovo presidente dei ministri secondo la voce che corre – un telegramma in cui lo avverte che Garibaldi è arrivato ad Eboli con altre 10 mila uomini forniti di tutto, e gli consiglia di ritirare ogni truppa da Salerno, etc…. Dunque, l’osservazione di Agrati che, parlando di ciò che avvenne a Sala nei primi giorni di settembre, attesta che fra i compagni di Garibaldi, imbarcatisi per Sapri, non vi era nè il Forbes e nè il Peard che, invece, erano insieme a Garibaldi, forse a Rotonda, dove Garibaldi deviò, ma essi non andarono con lui verso Sapri. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p….., nella nota (61) postillava: “(61) Ferruccio Policicchio, Le Camicie rosse nel Golfo di Policastro, in AA.VV.: Garibaldi e garibaldini ecc.., Ivi, p. 32. Mette conto riferire anche d’un episodio mai del tutto chiarito. Il giorno 3 settembre, prima che Garibaldi sbarcasse a Sapri (verso le ore 15.30), passò (verso le ore 13.00) per Sala un suo sosia (!), il colonnelo inglese John Peard, che fu scambiato per il Generale (per maggiori ragguagli cfr. P. Russo, Un brandello ecc…, cit, p. 29 sg.; G. D’Amico, Vicende e figure ecc…, cit., p. 17).”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, a p…., in proposito scriveva che: “…………”. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 311-312, in proposito scriveva: Un bel chiaro di luna. Sul cadere della notte (2 settembre), Garibaldi lascia rotonda in carrozza. Il Canzio nel suo ‘Diario’, in data 3, nota: “Il Generale deviò per Sapri. Il Generale Caldarelli, con 2000 soldati e 12 pezzi di artiglieria, ci precede d’una tappa”. Gli altri della scorta, tra cui Musolino, Missori, i giornalisti Arrivabene e Gallenga, Peard, che poi sarà scambiato per Garibaldi dalle popolazioni data la sua somiglianza con lui, proseguono sulla via di Napoli lungo la Consolare.”. Dunque, Pepe, sulla scorta del Diario del Canzio (….)(che seguì Garibaldi fino a Cosenza), riguardo la data del 3 settembre 1860 del suo Diario scriveva che Garibaldi partitosi da Rotonda, “….il Generale si avviò per Sapri” e “…..Gli altri della scorta, tra cui Musolino, Missori, i giornalisti Arrivabene e Gallenga, Peard, che poi sarà scambiato per Garibaldi dalle popolazioni data la sua somiglianza con lui, proseguono sulla via di Napoli lungo la Consolare.”. Dunque, secondo il Diario del Canzio, con Garibaldi, da Rotonda si avviarono per Sapri e facevano parte della sua scorta: MUSOLINO, MISSORI, ARRIVABENE, GALLENGA e PEARD, ma essi però lo lasciarono proseguendo sulla strada Consolare per le Calabrie diretti a Napoli. Dunque, i cinque signori non fecero più parte della scorta di Garibaldi. Charles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, nel cap. XVIII, a pp. 205-206 e ssg., in propsito scriveva che: Non c’erano più truppe napoletane da questa parte di Salerno, tranne la colonna di Caldarelli, in viaggio verso Napoli per rispettare i termini della convenzione che avevano fatto con il governo provvisorio. Erano tre giorni di marcia più avanti, a Castrovillari, una città a quarantatré miglia di distanza. Desideroso di fermare questa colonna, che aveva buone ragioni di credere si sarebbe schierata dalla parte della causa nazionale, Garibaldi si spinse avanti la mattina con un paio di postini, portando con sé Cosenz, Sirtori, Trecchi, Nullo, Missori, Stanietti, Gusmarola e Basso ordinarono al resto del suo stato maggiore di seguire l’esercito il più velocemente possibile. Bertani, che era arrivato da Paola per segnalare l’arrivo della divisione di Pianciani, si unì a lui; e furono inviati ordini a Türr, che ora aveva il comando, di condurre la divisione via mare a Sapri, in provincia di Salerno, sbarcare e attendere il generale a Lagonegro, intromettendosi così tra la colonna di Caldarelli e Napoli.”. Dunque, Forbes (….) testimonia e, riferendosi al 2 settembre 1860, quando, credo a Cosenza, perché dice “Bertani, che era arrivato da Paola”, testimonia la partenza della truppa che proseguirà con Forbes, proseguendo lungo la strada Consolare per le Calabrie, arrivarono a Castelluccio, a Lauria e a Lagonegro. Che Forbes si riferisse a Cosenza è dato dal fatto che Forbes scriveva: “…e furono inviati ordini a Türr, che ora aveva il comando, di condurre la divisione via mare a Sapri”. In realtà, se si tratta di Cosenza, gli ordini a Turr non furono inviati da lì ma Turr li ricevette proprio a Cosenza e, dunque, è probabile che Forbes si riferisse a Rotonda e non a Cosenza. Mentre accade tutto questo, Forbes scriveva che: Garibaldi si spinse avanti la mattina con un paio di postini, portando con sé Cosenz, Sirtori, Trecchi, Nullo, Missori, Stanietti, Gusmarola e Basso ordinarono al resto del suo stato maggiore di seguire l’esercito il più velocemente possibile.”, ovvero scriveva che, credo da Rotonda, la comitiva si divide a Rotonda e Garibaldi riparte da Rotonda da solo (senza il Forbes e la truppa che proseguono sulla strada Consolare) e, scrive che: Garibaldi si spinse avanti la mattina con un paio di postini, portando con sé Cosenz, Sirtori, Trecchi, Nullo, Missori, Stanietti, Gusmarola e Basso ordinarono al resto del suo stato maggiore di seguire l’esercito il più velocemente possibile.”. Dunque, secondo il Forbes, Garibaldi da Rotonda riparte insieme ad alcune guide e postini ed insieme a COSENZ, SIRTORI, TRECCHI, NULLO MISSORI, STANIETTI, GUSMAROLA e BASSO. Charles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, nel cap. XIX, a pp. 211 e ssg., in proposito scriveva che: AULETTA, 5 settembre. Grazie a una vecchia signora molto bonaria che gestiva la stazione di posta, abbiamo ottenuto una carrozza e dei cavalli, e abbiamo fatto attenzione a lasciare la città subito dopo l’arrivo di Garibaldi, poiché questo evento generalmente rende i cavalli da posta scarsi, non sono mai particolarmente numerosi. Una volta partiti, ci siamo sentiti sollevati; c’erano solo Peard e la corrispondenza del Times davanti a noi e, con ogni probabilità, li raggiungeremo a Sala questo pomeriggio. – I nostri cavalli sono buoni, e il postino che cavalca il capo è un vagabondo divertente; salta giù al trotto, sale a cassetta, si accende una sigaretta, chiacchiera con il cocchiere, corre e riempie una borraccia d’acqua, parla al suo cavallo, che sembra capirlo perfettamente, fa schioccare la frusta ai mendicanti e scherza con i soldati, e risale in sella mentre noi siamo alla stessa velocità. Organizza tutto con una certa astuzia; Ehi, sedici prende il suo cavallo per la criniera, corre all’indietro con lui, tenendo il passo, e salta in sella, che, considerando che indossa un paio di stivali da marinaio adatti a un bagnino, non è un’impresa facile. Due ore ci portano dai contrafforti dell’Appennino all’inizio della bella valle di Diano, e ci fermiamo per cambiare a Casalnuovo, un povero villaggio vicino alla sorgente del Negro. È stato un piacere trovarci di nuovo su una strada pianeggiante, e ci siamo ripresi a gran velocità verso Sala, felici del cambio, non perché ci fossimo scrollati di dosso i nostri vecchi amici gli Appennini, che formano ancora un bastione su entrambi i lati, e contrastano piacevolmente con questa stretta striscia di terra pianeggiante, brulicante di coltivazioni e vita. Le città sono sparse sui fianchi delle montagne, e il bestiame sembra pascolare sulle rive del Negro, che attraversa la valle, larga in media circa quattro miglia e lunga venti, brulicante di reminiscenze classiche e rovine antiche e, mi dispiace aggiungere, moderne, perché questo fu il grande centro del terremoto del dicembre ’57. Si vedono interi villaggi, soprattutto sul margine orientale della valle, che sono stati abbattuti come un mazzo di carte, con la conseguente non solo rovina, ma anche morte di migliaia di persone, nominalmente fissate nel rapporto ufficiale a 10.000. Alle due del pomeriggio saliamo sulla collina su cui sorge Sala, e scopriamo che Peard ci ha preceduto di appena mezz’ora. Qui, come al solito, l’insurrezione è in pieno svolgimento.”

Nel 3 settembre 1860, ad Auletta, l’inglese PEARD (il falso Garibaldi), Luigi FABRIZI, C.F. FORBES ed il giornalista del Times Antonio GALLENGA

Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 203, in proposito scriveva che: “Questi onori semi-divini furono tributati però per alcuni giorni ad un personaggio che non era il vero Garibaldi, giacchè fra Sala Consilina e Eboli, le popolazioni presero “l’inglese di Garibaldi”, il Peard, per Garibaldi stesso. Durante questa sua strana avventura il Peard era in compagnia del Gallenga, corrispondente del ‘Times’, di C. S. Forbes, comandante della Marina inglese e del Fabrizi, tutti e tre incaricati dal Dittatore di precederlo, per ispezionare le posizioni militari. La brigatella attraversate le file del Caldarelli prima che si sbandassero, nella sua qualità di non combattente, aveva seguita la strada maestra per tutto il tragitto di Cosenza in poi, guadagnando cinquanta miglia di vantaggio su Garibaldi che aveva dovuto fare il giro della costa. Nel pomeriggio del 3 settembre, mentre Garibaldi filava a vele spiegate nella baia di Sapri, il Peard entrava ad Auletta in mezzo alle grida del “più frenetico entusiasmo”, come egli notò nel suo Diario. “La gente di là m’aveva preso per Garibaldi e si era giudicato savio lasciarla nell’inganno; una vera seccatura però quando deputazioni d’ogni genere arrivarono da tutti i paraggi a baciar la mano alla mia signoria illustrissima, e io dovetti tenere dei ricevimenti in piena regola”. La città fu illuminata a festa e si cantò il ‘Te Deum’ in onore del suo arrivo. Il dopo, il vero Garibaldi faceva e disfaceva la tela della sua vacillante politica nella bettola del Fortino, il Peard ed il Fabrizi con corteo di Guardia Nazionale e banda municipale, e dei popolani d’Auletta, salirono fino alla borgata di Postiglione che era in preda “all’esaltazione più pazza….”….Etc…”. Dobelli, a p. 198, nella nota (1) postillava: “(1) Ms. Peard, Journal, 3 settembre”. Dobelli, a p. 439, di Peard scriveva: “Peard = Treveljan (G.M.) – War-Journals of Garibaldi’s Englishman. Pubblicazione di parte del giornale di J. W. Peard per il 1860 nel ‘Cornhill Magazine, giugno 1908. Vedasi anche un altro articolo di Miss Frances M. Peard apparso nella stessa rivista nell’agosto 1903 sotto il titolo: ‘Garibaldi’s Englishman.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 209, nella nota (1) postillava: “(1) Appendice H.; Ms. Peard, Journal e Cornhill, giugno, 1908; Forbes, 219-231; Arrivabene, II, 168-169; Ashley, 492-496; Times, 13 settembre, pag. 10, c. 4 (lettera del James), 15 settembre, pag. 10, c. 3-4; De Cesare, II, 422-424; Revel, Da Ancona, 65; Elliot, 96; Persano, 206-207; Galton, 22”. Si tratta del testo di Francis Galton (….), Vacation tourist in 1860, Macmillan, 1861, che a p. 22, in proposito scriveva che: “…………………..”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, a p…., in proposito scriveva che: “…………”. Un testimone di eccezione di quell’incontro è C. S. Forbes (….), ed il suo “Garibaldi’s Feldzung in beide Sizilien”, Leipzig 1865 (traduzione dell’edizione inglese del 1861. Sempre Gennaro De Crescenzo (….), nel suo, L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane, Salerno, Linotip. S. Jannone, 1960, a pp. 119, in proposito scriveva pure che: “VII. La scelta cadde su tre: il Fabrizi, Charles Stuart Forbes capo della marina inglese ed un tale Peard pure inglese. In compagnia del corrispondente del ‘Times’ – un tal Gallenga – costoro etc….Un entusiasmo frenetico – come egli stesso scrisse nel suo Diario etc…”. De Crescenzo si riferisce al Diario di Gallenga. Da Wikipedia leggiamo che Antonio Gallenga (….),  lavorava come giornalista per il Times di Londra, del quale fu corrispondente per vent’anni. Seguì la seconda guerra d’indipendenza, la spedizione dei Mille, la guerra di secessione americana, la guerra austro-prussiana del 1866 e la guerra franco-prussiana del 1870-71. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 135, in proposito scriveva che: “Un singolare equivoco accadeva intanto. In Calabria il Dittatore aveva incaricato l’inglese Peard, C. S. Forbes comandante della marina inglese ed il Fabrizi di precederlo per esaminare le posizioni militari importanti e riferirgli. Costoro accompagnati anche da Galenga corrispondente del ‘Times’, riuscirono a passare attraverso le file del Caldarelli prima che si sbandassero e a proseguire fino ad Auletta. La popolazione scambiando quell’inglese per Garibaldi, etc…Il dì successivo la piccola brigata, accompagnata dalla banda etcc…salì al comune di Postiglione (2-3). La sera del 4 settembre l’inglese con i suoi compagni si spinse fino ad Eboli. La piccola brigata nel cuor della notte lasciò segretamente Eboli e tornò a Sala, ove ricevè ordine dal dittatore di recarsi a Salerno. Ivi il Peard entrò il mattino del 6 tra le acclamazioni del popolo, che lo scambiò per Garibaldi (3).”. Mazziotti, a p. 135, nella nota (2-3) postillava: “(2-3) Treveljan, – opera citata, pag. 202-207.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 416, in proposito scriveva che: “Sappiamo che con Garibaldi v’erano il Peard e altri cui i privati mezzi permettevan di seguire la veloce andatura della sua carrozza. Quando Garibaldi aveva deviato per Sapri, il Peard con alcuni compagni avevano proseguito per la strada maestra giungendo a Sala prima degli altri. Eran partiti di là quasi subito ed il Forbes, che vi era arrivato poco dopo, s’era sentito dire con sua meraviglia come Garibaldi fosse passato da Sala forse mezz’ora prima. I cittadini di Sala etc…”. Dunque, l’osservazione di Agrati che, parlando di ciò che avvenne a Sala nei primi giorni di settembre, attesta che fra i compagni di Garibaldi, imbarcatisi per Sapri, non vi era nè il Forbes e nè il Peard che, invece, erano insieme a Garibaldi, forse a Rotonda, dove Garibaldi deviò, ma essi non andarono con lui verso Sapri. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo, L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane, Salerno, Linotip. S. Jannone, 1960, a p. 119, parlando di Casalbuono e non del Fortino, in proposito scriveva che: “VII. Garibaldi, messo piede in Calabria, aveva ritenuto equo di fare esaminare le posizioni militari di maggiore importanza da uomini di sua fiducia, che avrebbero dovuto procedere nella marcia. La scelta cadde su tre: il Fabrizi, Charles Stuart Forbes capo della marina inglese ed un tale Peard pure inglese. In compagnia del corrispondente del Times – un tal Gallenga – costoro seppero tanto fare da passare a traverso le file del generale borbonico Caldarelli prima che queste si sbandassero, ed arrivare sino ad Auletta, situata tra un nodo di monti a confine del Vallo di Diano della Basilicata e della Valle del Sele, con cinquanta miglia di vantaggio sul Generale. Un entusiasmo frenetico – come egli stesso scrisse nel suo Diario – proruppe nel popolo, quando il Peard entrò in paese nel pomeriggio del 3 settembre, nello stesso momento che il dittatore entrava nella baia di Sapri. La popolazione credette per fermo che quell’inglese fosse il Generale e fece ressa per salutarlo, per applaudirlo e per baciargli la mano. “Una vera seccatura però – continuava a raccontare – quando deputazioni di ogni genere arrivarono da tutti i paraggi a baciar la mano alla mia signora illustrissima, etc…”. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p….., nella nota (61) postillava: “(61) Ferruccio Policicchio, Le Camicie rosse nel Golfo di Policastro, in AA.VV.: Garibaldi e garibaldini ecc.., Ivi, p. 32. Mette conto riferire anche d’un episodio mai del tutto chiarito. Il giorno 3 settembre, prima che Garibaldi sbarcasse a Sapri (verso le ore 15.30), passò (verso le ore 13.00) per Sala un suo sosia (!), il colonnelo inglese John Peard, che fu scambiato per il Generale (per maggiori ragguagli cfr. P. Russo, Un brandello ecc…, cit, p. 29 sg.; G. D’Amico, Vicende e figure ecc…, cit., p. 17).”. Policicchio citava l’opera di P. Russo (….), ed il suo “Un brandello dell’impresa dei Mille, dal Fortino ad Auletta, Sala Consilina, 1997. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 311-312, in proposito scriveva: Un bel chiaro di luna. Sul cadere della notte (2 settembre), Garibaldi lascia rotonda in carrozza. Il Canzio nel suo ‘Diario’, in data 3, nota: “Il Generale deviò per Sapri. Il Generale Caldarelli, con 2000 soldati e 12 pezzi di artiglieria, ci precede d’una tappa”. Gli altri della scorta, tra cui Musolino, Missori, i giornalisti Arrivabene e Gallenga, Peard, che poi sarà scambiato per Garibaldi dalle popolazioni data la sua somiglianza con lui, proseguono sulla via di Napoli lungo la Consolare.”. Dunque, Pepe, sulla scorta del Diario del Canzio (….)(che seguì Garibaldi fino a Cosenza), riguardo la data del 3 settembre 1860 del suo Diario scriveva che Garibaldi partitosi da Rotonda, “….il Generale si avviò per Sapri” e “…..Gli altri della scorta, tra cui Musolino, Missori, i giornalisti Arrivabene e Gallenga, Peard, che poi sarà scambiato per Garibaldi dalle popolazioni data la sua somiglianza con lui, proseguono sulla via di Napoli lungo la Consolare.”. Dunque, secondo il Diario del Canzio, con Garibaldi, da Rotonda si avviarono per Sapri e facevano parte della sua scorta: MUSOLINO, MISSORI, ARRIVABENE, GALLENGA e PEARD, ma essi però lo lasciarono proseguendo sulla strada Consolare per le Calabrie diretti a Napoli. Dunque, i cinque signori non fecero più parte della scorta di Garibaldi.

LA STRADA CONSOLARE PER LE CALABRIE O POSTALE

Charles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, nel cap. XVIII, a pp. 210-211 e ssg., in proposito scriveva che: Faticosamente risalendo un passo di montagna sopra la città, iniziamo il nostro tedioso viaggio attraverso gli Appennini. Questa, la strada postale, è molto buona, ma allo stesso tempo impegnativa per la carne di cavallo, su e giù, dentro e fuori – e i postini qui, come altrove, non hanno pietà. Potremmo scendere e salire a piedi sulle colline, se volessimo essere così stupidi, ma il nostro cocchiere pensa a un minuto per un riposino, affidandosi alla carovana, che era salita già cento volte prima; né, finché non lo aiutiamo a scendere, seguirebbe il nostro esempio. Passammo Morrano e diverse altre pittoresche cittadine, per la maggior parte arroccate su picchi e rupi che si raggruppano attorno a castelli in rovina, resti di quei bei vecchi tempi in cui ognuno aveva la mano contro il suo simile, quando audaci bucanieri potevano spazzare i mari e i gentiluomini potevano scacciare il bestiame e persino le mogli dei vicini e, lungi dall’essere scovati dai tribunali di polizia e dall’opinione pubblica, venivano ricompensati e applauditi per questo, come valorosi e veri cavalieri. Qui, nelle valli rigogliose e ben irrigate che intersecano la catena montuosa, si sono spesso verificate scene di dolore emanato, perché non sono passati molti anni da quando la gendarmeria ha messo questi montanari senza legge sotto una sorta di controllo: erano qui oggi e se ne sono andati domani, quaranta o cinquanta miglia di sentiero di montagna che non sono nulla per le loro agili strutture. Ma ora gli Appennini bloccano la strada: non c’è possibilità di sottrarsi; e dobbiamo affrontare una continua salita di quattro miglia di lunghezza e 6000 piedi di altezza, chiamata la parata di Morrano. Etc…”. 

GARIBALDI DA ROTONDA PROSEGUE PER CASTELLUCCIO ?

Secondo alcuni storici, Garibaldi, lasciò Rotonda con l’intento di recarsi direttamente a Lagonegro e che deviò il suo itinerario solo dopo aver saputo di Cardarelli a Castelluccio. Secondo questi storici, Garibaldi, lasciata Rotonda, con i suoi fidati amici si diresse verso Castelluccio e Lagonegro ma come vedremo fu consigliato di deviare l’itinerario programmato. Dunque, secondo alcuni storici Garibaldi lasciò la strada Consolare per le Calabrie e solo ad un certo punto, forse come dice Giuseppe Guida fu consigliato dal colonnello Boldoni di lasciare la strada consolare per Lagonegro e deviare per Laino. Arrivò, come vedremo a Tortora. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 98, in proposito scriveva che: “Garibaldi si fermò per poche ore in casa Fasanelli; verso sera riprese la marcia in carrozza per Castelluccio. Nella valle del Mercure, sul fiume Lao, si incontrò con il colonnello Boldoni, capo militare della insurrezione lucana, da cui fu informato sulla situazione in atto nelle nostre contrade fino ad Auletta e da cui diede le istruzioni dettagliate sulle future azioni da svolgere lungo la strada da Lagonegro ad Auletta e da Auletta a Salerno. Informato poi che sulla strada da Castelluccio a Lagonegro si muoveva lentamente in ritirata, a piccole tappe, umiliata ed affamata, la Brigata Caldarelli, il Dittatore ritenne prudente abbandonare la strada consolare e si recò verso Laino con la sua comitiva; guidato poi da patrioti del luogo, attraversò di notte a dorso di mulo le zone montagnose e boscose dei Piani del Carro, di Massacornuta e della valle del Savico nel territorio di Aieta e Tortora e alle prime luci dell’alba scese verso la spiaggia del Tirreno.”. Dunque, Guida (….) scriveva che Garibaldi, Nella valle del Mercure, sul fiume Lao,”, si incontrò con il colonnello BOLDONI, capo militare dell’insurrezione lucana, che gli fornì utili informazioni sula situazione fino ad Auletta. Secondo Guida, Garibaldi si incontrò con il colonnello Boldoni nella VALLE DEL MERCURE, dove era arrivato dopo qualche ora di marcia in carrozza sulla strada Consolare per la Calabria. E’ qui che Garibaldi, decise di deviare e scrive il Guida: il Dittatore ritenne prudente abbandonare la strada consolare e si recò verso Laino con la sua comitiva; guidato poi da patrioti del luogo, attraversò di notte a dorso di mulo le zone montagnose e boscose dei Piani del Carro etc…”. Garibaldi, proseguendo il suo viaggio in carrozza, o a cavallo, accompagnato da un piccolo seguito, tra cui il generale Cosenz ed Agostino Bertani, da Tarsia e Castrovillari, in Calabria, arrivò a Morano Calabro e giunse a Rotonda, uscendo dalla Calabria ed entrando in Basilicata. Garibaldi arrivò a Rotonda il 2 settembre con la colonna del Generale Cosenz, reduce dalla conquista della Sicilia e della Calabria, ed era diretto verso Napoli, in vista dello scontro con l’esercito di Francesco II. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 98, in proposito scriveva che: Garibaldi si fermò per poche ore in casa Fasanelli; verso sera riprese la marcia in carrozza per Castelluccio. Etc…”. Dunque, Guida scriveva che Garibaldi, lasciando Rotonda riprese la sua marcia verso la Capitale, in carrozza sulla strada Consolare per le Calabria che menava verso Castelluccio. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 489-490, in proposito scriveva che: XLIX. Da Castrovillari Garibaldi colla solita fretta moveva a Morano e a Rotonda e quindi a Castelluccio ed a Lauria.”. Dunque, in questo breve ma significativo passaggio, il Perini scriveva che Garibaldi, proseguendo la sua marcia da Morano, dopo Castrovillari, prosegue per Rotonda, ma, a Rotonda, scrive il Perini, non cambia itinerario come è ormai accertato dalla Storia e dalle testimonianze ma prosegue il suo viaggio all’interno della Basilicata e passando da Castelluccio arriva a Lauria. Perini, però di Lauria racconta l’episodio, a mio avviso identico, raccontato da Maxime Du Champ. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 490-491, in proposito scriveva che: “LII. Da Lauria il Dittatore dirigevasi a Bosco, e di là a Lagonegro, amena città fabbricata sulla strada ed in mezzo ad altissimi monti. Le sue truppe giornalmente ingrossavano coi numerosi disertori dell’armata borbonica e colle non meno numerose squadriglie d’insorti che mancando di capi nazionali accorrevano ad arruolarsi nei battaglioni volontari. Egli passava in appresso a Sala e alla Polla , ove pose il campo, trovandosi in prossimità delle posizioni tenute dai Regii comandati dallo stesso monarca.”. Dunque, secondo il racconto di Osvaldo Perini, Garibaldi non cambiò itinerario ma da Lauria, dove passando da Rotonda era arrivato, si diresse a Bosco, odierna Nemoli e da lì arrivò a Lagonegro, che dice essere “amena città fabbricata sulla strada ed in mezzo ad altissimi monti.”. Ma come vedremo innanzi, Garibaldi non prosegue sulla strada Consolare per le Calabria e non va a Castelluccio, Lauria e Lagonegro, ma cambierà itinerario. Le prime notizie in questo senso furono pubblicate dal Lacava (….), ma soprattutto dall’Avv. Carlo Pesce (….), che, nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a p. 25, in proposito scriveva che: “Fu quindi prudente consiglio per Garibaldi, per evitare un increscioso incontro con quelle truppe ed un possibile conflitto con inutile spargimento di sangue cittadino, divergere dall’unica strada la sua marcia trionfale e piegare verso il mar Tirreno. Ed ecco perchè alla nostra Città non fu concesso l’ambito onore d’ospitare il Duce Supremo in quei giorni di febbrile entusiasmo, come era stato stabilito. Nella corrispondenza del Comitato di Lagonegro ho riscontrato un foglio, spedito da Castelluccio nel 2 Settembre 1860 al Presidente Avv. Picardi da Nicolino Catalano (1) del tenore seguente: “Si deve segnare col telegrafo a Sala e Potenza che Garibaldi non ha potuto proseguire il viaggio perchè le truppe non erano partite ancora da Castelluccio, ed è perciò fermato a Rotonda, dubitandosi di qualche tradimento delle truppe”. Ed in postilla è scritto: “Il porgitore è partito a 21 ore, ditemi a che ora è giunto.”. Già la Colonna Lucana, comandata dal Lavecchia, con vari altri cittadini, s’erano mossi da Lagonegro per andare incontro a Garibaldi verso Lauria e Castelluccio, ma tosto tornarono indietro, quando si seppe che Egli aveva presa altra via.”. Pesce, a p. 25, nella nota (1) postillava: “(1) Il Catalano era stato condannato a 7 mesi di carcere per aver chiamato ‘cernicchiara’ la regina Maria Teresa.”. Dunque, Pesce racconta che il 2 settembre 1860 arrivò all’Avv. Picardi, Presidente del Comitato insurrezionale di Lagonegro inviato da Castelluccio da Nicolino Catalano (…) dove li avvisava che Garibaldi non ha potuto proseguire il viaggio perchè le truppe non erano partite ancora da Castelluccio, ed è perciò fermato a Rotonda, dubitandosi di qualche tradimento delle truppe”.”. Dunque, secondo il Pesce e secondo questo dispaccio inviato da Castelluccio, Garibaldi si era fermato a Rotonda perchè si dubitava del tradimento delle truppe Regie del Cardarelli. Dunque, secondo questo biglietto, già a Rotonda si sapeva che Garibaldi non sarebbe andato a Sapri ma era diretto a Lagonegro. Inoltre, secondo questo dispaccio, Garibaldi “non aveva potuto proseguire il viaggio…” sulla strada Consolare delle Calabrie per Castelluccio e per Lagonegro, e quindi non per Sapri. Resta il fatto che Garibaldi, a Rotonda inviò un dispaccio al generale Turr che si trovava con le sue truppe a Sapri. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 455-456, trascrive il Bertani (….), che annotava nel suo taccuino (documenti consultati dalla White) e, riferendosi a Rotonda annotava: “A Rotonda, ……scendiamo in casa di Serafino Fasanelli, da dove si manda un individuo a Sapri con ordini per Turr avvertendolo dell’arrivo. Garibaldi vuole assicurarsi che Cardarelli costretto da Donato Morelli a capitolare in Cosenza non scivoli entro Salerno. Etc…”. Sul dispaccio a Turr, inviato da Rotonda, un altro testimone di eccezione è Charles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, nel cap. XVIII, a pp. 205-206 e ssg., riferendosi a Rotonda, in propsito scriveva che: “….e furono inviati ordini a Türr, che ora aveva il comando, di condurre la divisione via mare a Sapri, in provincia di Salerno, sbarcare e attendere il generale a Lagonegro, intromettendosi così tra la colonna di Caldarelli e Napoli.”. Inoltre, riguardo l’intenzione di recarsi direttamente a Sapri, resta il fatto che già a Tarsia, il 1° settembre 1860, nel dispaccio inviato a Turr, di cui ho già parlato, Garibaldi era intenzionato a scendere a Sapri. Infatti, Garibaldi, da Tarsia inviò un dispaccio a Turr dove gli ordinava di …………………

Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 411-412, in proposito scriveva che: Al primo paesetto che incontra, La Rotonda, il Dittatore fa sosta e apprende che il Caldarelli è a Castelluccio, a sette od otto chilometri davanti a lui, sulla medesima strada. Per evitar quelle truppe che potrebbero riservagli qualche brutta sorpresa, nella notte del 3, riparte a cavallo, e si dirige al mare, scendendo la valle del Lao, ove non sempre son tracciati i sentieri. Poi, ad una dozzina di chilometri dalla Rotonda, lascia la valle e si dirige a ponente verso la costa, e là ad un punto quasi equidistante fra Maratea e Scalea, donde una piccola barca porta lui e i suoi compagni – cinque in tutto, dice il Bertani – a Sapri.”. Il tragitto non fu agevole. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a p. 27, in proposito scriveva che: “Nella sera del 2 Settembre, ad ora inoltrata, Garibaldi con sei suoi fidi e valorosi compagni, Cosenz, Bixio, Medici, Sirtori, Bertani e Basso, suo Segretario particolare – tutti nomi sacrati alla storia – con la scorta di alcuni del luogo, partono da Rotonda in carrozze, e giungono presso Laino, dove, per non imbattersi con la retroguardia del Generale Caldarelli, che era tuttavia a Castelluccio, lasciano la strada rotabile, e su cavalli e muli battono lo stretto sentiero del fiume Lao per scendere al mar Tirreno.”. Raffaele De Cesare (Memor) (….), ed il suo “La fine di un Regno – Dal 1855 al 6 settembre 1860 con prefazione di Raffaele De Cesare”, ed. Città di Castello, 1900, parte II, a p. 461, in proposito scriveva che: Il due settembre, Garibaldi giunse a Rotonda, povera terra del circondario di Lagonegro; e di là, per maggior sicurezza, fu consigliato a scendere alla marina di Scalea, dove s’imbarco.Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a Pp. 575-576 ed in proposito scriveva che: Anche a sera il Generale Garibaldi parte da Rotonda in carrozza indirizzandosi a Laino, anzicchè a Lagonegro, perchè consigliato a scendere alla marina di Scalea per sicurezza (1) e per non porsi a contatto con le truppe comandate dal Generale Caldarelli. A notte fatta il Generale abbandona la consolare per Laino, passa sulla via che costeggia il fiume Lao, etc…”. Quandel, a p. 576, nella nota (1) postillava: “(1) In Lagonegro e nel contado lo spirito della popolazione era ostile a Garibaldi.”. Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, stampato a Sarno-Napoli, 1960, nel cap. V, a pp. 160 e ssg., riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: Aveva raggiunto Rotonda la sera dello stesso giorno accolto trionfalmente dalle Autorità locali e della popolazione, ed era stato ospite della famiglia del cav. Don Bonaventura De Rinaldis.”. Dunque, Garibaldi proveniva da Rotonda. Fulco, a pp. 160-161 continuando il suo racconto scriveva che: “Garibaldi, …fa sosta a Rotonda e qui apprende che il Generale borbonico Caldarelli è a Castelluccio, ad otto Km. da Rotonda, sulla medesima strada, con circa 3000 dei suoi uomini. “Per evitare quelle truppe – scrive Carlo Agrati – che potrebbero riservargli qualche sorpresa, nella notte sul 3, parte a cavallo e si dirige al mare, scendendo la valle del Lao, ove non sempre son tracciati sentieri. Poi – continua l’Agrati nel suo libro dal titolo ‘Da Palermo al Volturno’ – ad una dozzina di chilometri da Rotonda, lascia la valle e si dirige a ponente verso la costa, e là nè di strade nè di sentieri v’è traccia alcuna. Etc…”. Amedeo Fulco, però scriveva che questo itinerario non è esatto perché egli scriveva che Garibaldi, da Rotonda arrivò direttamente a Tortora: Niente di più inesatto !. Garibaldi, partito a cavallo da Rotonda verso le quattro del mattino del 3 settembre insieme con i Generali Bixio, che a Calatafimi dubitò e da Garibaldi ebbe la risposta: “Nino, qui si fa l’Italia o si muore; Cosenz, Medici e Bertani, si diresse a Tortora attraverso il territorio di Laino, puntando sul Carro, secondo le istruzioni avute dalla famiglia ospite di Rotonda. E venne a Tortora preceduto da un corriere recante una missiva segreta per Don Biagio Maceri, medico umanista e filosofo, il cui figlio, Francesco, aveva sposato una De Rinaldis, donna Filomena, la “Signorina” come fu sempre chiamata a Tortora., dopo aver ricevuto formale assicurazione di non andare incontro a spiacevole e pericolosa avventura che avrebbe compromesso irrimediabilmente l’esito d’un’impresa cui erano legati i destini d’Italia.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 198, in proposito scriveva che: A questo punto del suo viaggio Garibaldi cambiò metodo. Fin là per tutto il tragitto dallo Stretto in su, si era tenuto alla gran strada maestra, …etc….”. George Macaulay Treveljan (vedi traduzione della Dobelli), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a pp. 198-199, in proposito aggiungeva che: “Così la notte del 2 settembre il Generale e la sua piccola comitiva, fra cui il Bertani e il Cosenz, lasciarono la Rotonda e la strada maestra, montati su muli, accingendosi a traversare i monti occidentali nella direzione della costa. Etc…”. La Dobelli, a p. 198, nella nota (1) postillava: “(1) Bertani, II, 184; Ms. Peard, Journal, 2 settembre”. Alessandro Serra (….), nel suo L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 331-332, in proposito scriveva che: “Sul resto del viaggio gli storici non sono d’accordo, per cui già da qualche anno, il Prof. Attilio Pepe afrontò la questione e fece luce (12). Poiché le truppe del generale Cardarelli, la sera del 2 settembre erano ancora a Castelluccio, a pochi Km. da Rotonda, Garibaldi, al fine di evitare qualche brutto incontro con la retroguardia, preferì ritardare la partenza di qualche ora. Così a notte inoltrata partì in carrozza. Alle vicinanze di Laino, abbandonò la rotabile, e sul dorso di cavalli e muli col seguito di sei persone – il Bertani dice quattro – s’avviò lungo il sentiero che costeggia il fiume Lao per giungere a Scalea. Etc…”. Serra, a p. 332, nella nota (12) postillava: “(12) A. Pepe, Nel 150° Annuale della nascita di Garibaldi A. La marcia attraverso il Bruzio ed una deviazione improvvisa, in “Brutium”, Reggio Calab., novembre-dicembre 1957. V. anche la sua comunicazione al 2° Congresso Storico Calabrese in questi Atti.”. Infatti, Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a p. 310, in proposito scriveva: Premesso ciò possiamo senz’altro seguire Garibaldi. Il quale, giunto a Rotonda, è ospitato in casa di Serafino Fasanella (e non Fasanelli, come scrive il Bertani), ove si riposa. Quindi, si accinge a rimettersi in cammino, proseguendo in carrozza lungo la rotabile, la larga strada detta la ‘Consolare delle Calabrie’. Senonché, per prudenza, ne è sconsigliato: le vie sono ingombre dei soldati del Caldarelli, che si ritirano su Salerno lentamente, a piccole giornate.”. Dunque, sembrerebbe che il Pepe scrivesse che Garibaldi fosse stato consigliato di mutare itinerario e percorso solo dopo essersi rimesso in cammino, in carrozza, da Rotonda sulla strada “Consolare delle Calabrie”. La domanda che mi chiedo è se Garibaldi fosse stato avvisato dei pericoli a Rotonda o quando già si era rimesso in viaggio ? Pepe cita ciò che aveva scritto Giacomo Racioppi (….): “…“Parve ed era – scrive il Racioppi – fuor di periglio che egli se venisse di quei franchi e sciolti modi frammezzo a gente, cui subito sdegno e maltalento potea rendere infesto. Però l’ebbero pregato a venire a Rotonda alla marina di Scalea”, etc…”. Pepe, continuando il suo racconto scriveva: “…per avvicinarsi ai piroscafi partiti da Paola con la divisione Rustow e la brigata Turr di 1500 uomini, che dovevano formare l’avanguardia del Dittatore sulla via di Napoli, e questi ultimi giunti a Sapri il giorno avanti, etc…Persuaso dagli amici a non esporsi indifeso alla mercé di quegli sbrancati d’ogni risma, che avrebbero potuto riservargli qualche brutta sorpresa e piantargli due palle in corpo con la stessa prontezza con cui avevano spacciato i loro generali, Garibaldi decide per evitarli di avvicinarsi al mare e di dirigersi alla marina di Scalea. Ma, prima di partire, manda un individuo a Sapri con ordini per Turr e avvertirlo del suo arrivo. In pari tempo, vuole assicurarsi delle intenzioni del generale Caldarelli, che si trovava a pochi chilometri da Rotonda, a Castelluccio. Se Garibaldi avesse proseguito sulla stessa strada, si sarebbe infatti trovato nel bel mezzo di quelle truppe demoralizzate.”Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 311-312, in proposito scriveva: Un bel chiaro di luna. Sul cadere della notte (2 settembre), Garibaldi lascia Rotonda in carrozza. Il Canzio nel suo ‘Diario’, in data 3, nota: “Il Generale deviò per Sapri. Il Generale Caldarelli, con 2000 soldati e 12 pezzi di artiglieria, ci precede d’una tappa”. Gli altri della scorta, tra cui Musolino, Missori, i giornalisti Arrivabene e Gallenga, Peard, che poi sarà scambiato per Garibaldi dalle popolazioni data la sua somiglianza con lui, proseguono sulla via di Napoli lungo la Consolare. Ma, tornato sempre in carrozza sulla rotabile, e rientrato in Calabria, dopo di aver percorso una dozzina di chilometri, deve abbandonarla per avvicinarsi al mare ed infilare la gola del fiume Lao, il fiume che sbocca presso Scalea, etc…”. Dunque, il Pepe (….) scriveva che Garibaldi lasciò Rotonda in carrozza e proseguì in carrozza sulla strada Consolare per le Calabrie. Pepe (….) cita il Diario del Canzio (….) che però, aveva lasciato Garibaldi a Tarsia. Tuttavia, il Pepe scriveva che: Gli altri della scorta, tra cui Musolino, Missori, i giornalisti Arrivabene e Gallenga, Peard, che poi sarà scambiato per Garibaldi dalle popolazioni data la sua somiglianza con lui, proseguono sulla via di Napoli lungo la Consolare.”. Dunque, il Pepe, scriveva che ad un certo punto, la nutrita comitiva al seguito di Garibaldi si divide. Accade che MUSOLINO, MISSORI, ARRIVABENE, PEARD e GALLENGA lasciano Garibaldi e proseguono sulla strada Consolare per le Calabrie. Infatti, abbiamo visto anche dai diari del Forbes e del Du Champ che essi arriveranno a Lauria e a Lagonegro, inviati da Garibaldi in avanscoperta. Garibaldi prosegue con gli altri suoi compagni e secondo il Pepe (….), Garibaldi: tornato sempre in carrozza sulla rotabile, e rientrato in Calabria, dopo di aver percorso una dozzina di chilometri, deve abbandonarla per avvicinarsi al mare ed infilare la gola del fiume Lao, etc…”. Infatti, Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 416-417, in proposito scriveva che: “Sappiamo che con Garibaldi v’erano il Peard e altri cui i privati mezzi permettevan di seguire la veloce andatura della sua carrozza. Quando Garibaldi aveva deviato per Sapri, il Peard con alcuni compagni avevano proseguito per la strada maestra giungendo a Sala prima degli altri. Eran partiti di là quasi subito ed il Forbes, che vi era arrivato poco dopo, s’era sentito dire con sua meraviglia come Garibaldi fosse passato da Sala forse mezz’ora prima.”.

IL GRUPPO CON GARIBALDI SI RIDUCE A SETTE

Nel 2 settembre 1860, da Rotonda, GARIBALDI, insieme a ENRICO COSENZ, AGOSTINO BERTANI, ROSAGUTTI, LUIGI GUSMAROLI, FRANCESCO NULLO e GIOVAN BATTISTA BASSO viaggiando in carrozza fino a Laino e poi sulla groppa di muli fino a Tortora (secondo il Bertani) mentre altri scrivono che nel gruppo di sei amici con Garibaldi vi era MEDICI, BIXIO e SIRTORI   

       

Agostino Bertani  – Giovan Battista Basso – Enrico Cosenz – Francesco Nullo – Luigi Gusmaroli

Come abbiamo visto, a Rotonda, Garibaldi si divise da alcuni suoi ufficiali che invece presero la strada Consolare per le Calabrie. Chi erano e quanti erano i compagni del generale Giuseppe Garibaldi che, partendosi da Rotonda si diresero sulle spiagge della Calabria, ai confini con la Basilicata e che, con lui approdaono sulla spiaggia di Sapri ?. Da chi era composta la comitiva al seguito del generale Giuseppe Garibaldi che il 2 settembre lasciò Rotonda per dirigersi a Sapri ? Agostino Bertani è stato un testimone d’eccezione. Agrati scriveva che il Bertani scriveva che sulla piccola barca si imbarcarono per Sapri cinque in tutto, ma Bertani, sui cavalieri che accompagnarono Garibaldi e con lui si imbarcarono diretti a Sapri non dice che erano quattro, ovvero cinque in tutto. Agostino Bertani è stato un testimone d’eccezione. Infatti, Agostino Bertani (….), che, nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, ha raccontato l’epico viaggio di Giuseppe Garibaldi e l’approdo di questi, accompagnato da altri compagni sulle spiaggia di Sapri. Bertani, a pp. 71 e ssg., in proposito scriveva che: “Narro al pubblico per la prima volta questo piccolo episodio della campagna politica del 1860….. Dopo una cavalcata che durò più che un’intiera notte, Garibaldi discendea la mattina del 3 settembre con sei compagni, fra i quali era anch’io, dal monte al lido di Maratea.”. Bertani, a p. 71 scrive chiaramente che insieme a Garibaldi “…discendea la mattina del 3 settembre con sei compagni, fra i quali era anch’io”, dunque erano in sette. Infatti, sempre il Bertani, a p. 72, in proposito scriveva che: “Quante volte, scherzando, io avevo detto, ai compagni della lunga e notturna cavalcata: Eccoci in sette cavalieri con sette muli all’impresa di conquistare un regno!.. Bertani, in questo passaggio a p. 72 scrive che erano “sette cavalieri”. Bertani, dunque, ci parla di sette cavalieri in tutto e non cinque come sosteneva l’Agrati. Inoltre, purtroppo non siamo del tutto sicuri chi essi fossero, oltre ovviamente a Bertani ed allo stesso Garibaldi. Chi erano gli altri quattro compagni di viaggio ?. Il senatore Giustino Fortunato (…), in un suo celebre discorso sull’argomento, Per le lapidi a’ martiri della Patria, pronunciato a Potenza il 20 settembre 1898, Fortunato ripercosse, tra studi e ricordi personali, quell’epopea così come fu vissuta da noi lucani. E Fortunato non manca di ricordare due avvenimenti legati alla nostra Maratea: il passaggio di Garibaldi in barca davanti la nostra costa e il sacrificio del nostro concittadino Carlo Mazzei (1843-1860). In questo discorso Fortunato cita il Diario di Agostino Bertani e scriveva che: “Quindici giorni dopo – continua – Garibaldi attraversa l’estremo lembo della nostra provincia. Nel diario, così poco noto, del Bertani, è cenno di quel grande avvenimento. “Il 2 settembre (egli scrive) Garibaldi, Cosenz, Rosagutti, Nullo, Gusmaroli ed io partiamo da Castrovillari, in carrozza, alle 5 antimeridiane; ovazioni a Morano: il capo degl’insorti di Potenza ci annunzia essere pronti duemila volontari. A Rotonda troviamo tutti giulivi, e mandiamo un individuo a Sapri con ordini per Türr. Alla sera, sui muli, cavalchiamo per strade orribili: il generale in testa, noi seguendo in silenzio.”. In questo passaggio del suo discorso Fortunato cita il “Diario” di Agostino Bertani che fu pubblicato da Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi”. Infatti, Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, nel cap. XVIII “Capitolo Decimottavo – Segretario generale del Dittatore (Settembre)”, a pp. 456 e ssg., riprendendo il racconto del Bertani, in proposito scriveva che: Alle otto e mezzo il generale, Cosenz, io, Rosagutti, Nullo, Basso Gusmaroli sui muli, cavalchiamo per strade orribili. Il generale alla testa, noi seguendo in silenzio. La luna splende sui monti; l’aria fresca ci tiene svegli. Etc…”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, a pp. 455-456, in proposito scriveva che: “il Generale, io (Bertani), Rosagutti, Nullo, Basso, Gusmaroli sui muli, cavalcammo per strade orribili il generale alla testa, noi seguendo in silenzio. La luna splende sui monti (due giorni dopo il plenilunio); l’aria fresca ci tiene svegli. Etc…”. Dunque, secondo il racconto di Agostino Bertani riportato dalla giornalista Jessie White Mario, da Castroucco, in sette montarono su una barca fino a Sapri, GARIBALDI, BERTANI, COSENZ, ROSAGUTTI, NULLO, BASSO e GUSMAROLI. Di sicuro, insieme al Bertani vi era il segretario di Garibaldi, Giovan Battista Basso. Nato a Nizza nel 1824, fu compagno di Giuseppe Garibaldi sin dagli anni giovanili. Seguì il generale in tutte le sue imprese, persino in prigione e a Caprera negli ultimi anni di vita. Nel 1866 comandò il V Reggimento Volontari e venne decorato con la medaglia d’argento al valore militare. Durante la terza guerra di indipendenza fu aiutante di campo di Garibaldi e suo fedelissimo segretario: risulta che ne sapesse imitare benissimo la grafia e che scrisse numerose missive in sua vece. Carles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, nel cap. XVIII, è stato un testimone di eccezione sebbene però, dobbiamo dirlo, Forbes ed altri (Peard, Gallenga ecc…) si divisero e non partirono con Garibaldi. Forbes, a pp. 205-206 e ssg., scrivendo nel suo Diario da Lagonegro il 3 settembre 1860, in proposito scriveva che, Garibaldi: Desideroso di fermare questa colonna, che aveva buone ragioni di credere si sarebbe schierata dalla parte della causa nazionale, Garibaldi si spinse avanti la mattina con un paio di postini, portando con sé Cosenz, Sirtori, Trecchi, Nullo, Missori, Stanietti, Gusmarola e Basso ordinarono al resto del suo stato maggiore di seguire l’esercito il più velocemente possibile. Bertani, che era arrivato da Paola per segnalare l’arrivo della divisione di Pianciani, si unì a lui; e furono inviati ordini a Türr, che ora aveva il comando, di condurre la divisione via mare a Sapri, in provincia di Salerno, sbarcare e attendere il generale a Lagonegro, intromettendosi così tra la colonna di Caldarelli e Napoli.”. Quando accadde tutto ciò ? Ritengo che il Forbes si riferisse a Rotonda dove i due gruppi si divisero. Forbes scriveva che: Garibaldi si spinse avanti la mattina con un paio di postini, portando con sé Cosenz, Sirtori, Trecchi, Nullo, Missori, Stanietti, Gusmarola e Basso ordinarono al resto del suo stato maggiore di seguire l’esercito il più velocemente possibile.”. Forbes scriveva, e forse si riferiva a Rotonda, che lì: Garibaldi si spinse avanti la mattina con un paio di postini, portando con sé Cosenz, Sirtori, Trecchi, Nullo, Missori, Stanietti, Gusmarola e Basso ordinarono al resto del suo stato maggiore di seguire l’esercito il più velocemente possibile.”. Dunque, secondo il Forbes, Garibaldi da Rotonda riparte insieme ad alcune guide e postini ed insieme a COSENZ, SIRTORI, TRECCHI, NULLO MISSORI, STANIETTI, GUSMAROLA e BASSO. Ma abbiamo altresì visto che alcuni Ufficiali, tra questi che accompagnarono Garibaldi nella suo viaggio fino a Sapri, in realtà, lo stesso Forbes scrive di avere incontrato a Lagonegro. Cosa accade ? Intanto bisogna dire che la testimonianza del Forbes è utilissima in quanto chiarisce che PEARD non era con Garibaldi. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 416-417, in proposito scriveva che: “Sappiamo che con Garibaldi v’erano il Peard e altri cui i privati mezzi permettevan di seguire la veloce andatura della sua carrozza. Quando Garibaldi aveva deviato per Sapri, il Peard con alcuni compagni avevano proseguito per la strada maestra giungendo a Sala prima degli altri. Eran partiti di là quasi subito ed il Forbes, che vi era arrivato poco dopo, s’era sentito dire con sua meraviglia come Garibaldi fosse passato da Sala forse mezz’ora prima.”. Dunque, il Forbes e il Peard erano partiti non con Garibaldi. Lo afferma pure il Canzio (…), che però aveva lasciato Garibaldi a Tarsia. Riguardo agli altri ufficiali che non erano partiti con Garibaldi, come ad esempio NULLO e TRECCHI riporto sempre la testimonianza di Forbes (….) che nel suo Diario, scritto il 3 settembre 1860 a Lagonegro, Charles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, nel cap. XVIII, a p. 214, in proposito scriveva che: Raggiungemmo Castelluccio la sera alle sette, mezz’ora dopo la partenza della retroguardia napoletana. Qui Caldarelli era ricorso al vecchio trucco napoletano, che si tenta sempre di tenere unite le truppe in extremis, di emanare un ordine del giorno che annunciava il rapido arrivo degli austriaci a supporto del loro amato monarca. Il Conte Trecchi arrivò poco dopo, diretto a Caldarelli, con le condizioni del Generale. Etc…”. Dunque, il conte Trecchi era andato a trovare, su ordine di Garibaldi il generale Caldarelli che si trovava con le sue truppe Regie a Castelluccio. Garibaldi era già arrivato a Tortora. Quindi TRECCHI non era con Garibaldi. Forbes, a p. 215 scriveva pure che: L’Intendente ci invitò a colazione, dove trovammo Trecchi e Nullo, insieme a Caldarelli e alcuni dei suoi ufficiali. Si erano comportati molto bene, mi disse Nullo, il che significava che avevano fatto ciò che in qualsiasi altro paese sarebbe stato considerato esattamente l’opposto, vale a dire, avevano abbandonato la causa a cui avevano giurato fedeltà.”. Dunque, se NULLO era a Castelluccio a cenare con l’Intendente di Caldarelli non poteva essere con Garibaldi. Forse Nullo, lasciò Castelluccio e raggiunse Garibaldi a Rotonda ?. Infatti, il De Cesare (….) scriveva che partendo da Cosenza, Garibaldi, nel suo viaggio, almeno fino a Rotonda, aveva al suo seguito ed era accompagnato da alcuni ufficiali e giornalisti che lo accompagnavano. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 908, in proposito scriveva che: “Passò la notte seguente a Cosenza, e ne ripartì il primo settembre, accompagnato da non più di trenta persone, fra ufficiali e guide. Ricordo con certezza Enrico Cosenz, che non lasciò più sino a Napoli; Turr, Corte, Caldesi, Avezzana, Musolino, Nullo, Mordini, Missori, Serafini, e due giornalisti, che erano anche volontari: Carlo Arrivabene e Antonino Gallenga, corrispondenti di giornali inglesi. Attraversando il resto della Calabria, sino al primo paese di Basilicata, che fu Rotonda, Garibaldi trovò la rivoluzione compiuta quasi dappertutto.. I compagni di Garibaldi, dunque, secondo il De Cesare, almeno fino a Rotonda, non erano gli stessi che poi lo seguirono a Sapri. De Cesare scriveva che, Garibaldi partendosi da Cosenza, e portandosi verso Rotonda in Basilicata, era accompagnato da un gruppo di una trentina di fidati collaboratori tra i quali vi erano: Enrico Cosenz che era stato nominato generale e che non lo lasciò mai fino a Napoli; il generale TURR, CORTE, CALDESI, AVEZZANA, MUSOLINO, NULLO, MORDINI, MISSORI, SERAFINI, e due giornalisti, che erano stati volontari: CARLO ARRIVABENE e ANTONINO GALLENGA. corrispondenti di giornali inglesi. Ma non tutti accompagnarono in seguito Garibaldi a Sapri, che il 3 settembre, alla marina di Castrocucco s’imbarcò per Sapri. Vedremo in seguito che arrivati a Rotonda, NULLO sarà inviato verso il generale Caldarelli a Lagonegro per fargli trattare la resa. Pare però, come vedremo che questa nutrita comitiva si divise. Ma, dopo Cosenza, in seguito, non tutti accompagnarono Garibaldi a Sapri, che il 3 settembre, alla marina di Castrocucco s’imbarcò per Sapri. Vedremo in seguito che arrivati a Rotonda, Nullo sarà inviato verso il generale Caldarelli a Lagonegro per fargli trattare la resa. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 701, in proposito scriveva che: “Il 1 settembre il Generale Garibaldi era a Cosenza; La notte del 2 Settembre al 3 con sei compagni scese Laino al mare; il giorno 3 va per mare a Sapri; etc…”. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 701, in proposito scriveva che: “Il 1 settembre il Generale Garibaldi era a Cosenza; La notte del 2 Settembre al 3 con sei compagni scese Laino al mare; etc…”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a pp. 130 e ssg., in proposito scriveva che: “I. Egli e sei compagni, cioè il Cosenz, il Bertani, Rosagutti, Nullo, Basso e Gusmaroli, cavalcarono l’intera notte su muli, per strade orribili e scesero alla spiaggia fra Tortora e Scalea (1).”. Mazziotti, a p. 130, nella nota (1) postillava: “(1) Cronistoria del Lacava, pag. 702. Il Trevelyan nel suo mirabile lavoro – Garibaldi e la formazione dell’Italia – traduzione di Emma Bice Dobelli ha descritto più diffusamente di ogni altro il viaggio del dittatore. Questi discese alla marina da un punto non molto discosto da Torraca e da Maratea.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a pp. 130 e ssg., in proposito scriveva che: “I. Egli e sei compagni, cioè il Cosenz, il Bertani, Rosagutti, Nullo, Basso e Gusmaroli, cavalcarono l’intera notte su muli, per strade orribili e scesero alla spiaggia fra Tortora e Scalea (1).”. Mazziotti, a p. 130, nella nota (1) postillava: “(1) Cronistoria del Lacava, pag. 702. Il Trevelyan nel suo mirabile lavoro – Garibaldi e la formazione dell’Italia – traduzione di Emma Bice Dobelli ha descritto più diffusamente di ogni altro il viaggio del dittatore. Questi discese alla marina da un punto non molto discosto da Torraca e da Maratea.”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a p. 27, in proposito scriveva che: “Nella sera del 2 Settembre, ad ora inoltrata, Garibaldi con sei suoi fidi e valorosi compagni, Cosenz, Bixio, Medici, Sirtori, Bertani e Basso, suo Segretario particolare – tutti nomi sacrati alla storia – con la scorta di alcuni del luogo, partono da Rotonda in carrozze, e giungono presso Laino, dove, per non imbattersi con la retroguardia del Generale Caldarelli, che era tuttavia a Castelluccio, lasciano la strada rotabile, e su cavalli e muli battono lo stretto sentiero del fiume Lao per scendere al mar Tirreno.”. Dunque, il Pesce (….) scriveva che insieme a Garibaldi vi era COSENZ, BIXIO, MEDICI, SIRTORI, BERTANI e BASSO (Segretario particolare di Garibaldi). L’Avv. Carlo Pesce scriveva che con Garibaldi vi era Bixio, Medici e Sirtori, oltre a Bertani e Basso. Ma ciò non corrisponde al vero in quanto Bixio e Medici conducevano le loro brigate lungo la strada consolare in direzione di Salerno. Sirtori, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Meridionale non era di sicuro al seguito di Garibaldi ma come ha scritto l’Agrati, aveva il suo Quartier generale altrove. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 412, in proposito scriveva che: Arriva così ad un punto quasi equidistante fra Maratea e Scalea, donde una piccola barca porta lui e i suoi compagni – cinque in tutto, dice il Bertani – a Sapri.”. Agrati scriveva che il Bertani scriveva che sulla piccola barca si imbarcarono per Sapri cinque in tutto, ma Bertani, sui cavalieri che accompagnarono Garibaldi e con lui si imbarcarono diretti a Sapri non dice che erano quattro, ovvero cinque in tutto. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, riferendosi al 3 settembre, a p. 576 ed in proposito scriveva che: “A giorno fatto il Generale Garibaldi giunge con i suoi seguaci alla marina di Scalea, ed ivi avendo trovata una barcaccia con due remiganti vi monta coi Generali Cosenz e Tur con Bertani e Basso e due Uffiziali di Stato Maggiore, e fa rotta alla volta di Sapri costeggiando…Press’a poco a mezzodì il Generale Garibaldi con le persone del suo seguito sbarca alla marina di Sapri, per rimanervi il resto del giorno e la notte.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 416, in proposito scriveva che: “Sappiamo che con Garibaldi v’erano il Peard e altri cui i privati mezzi permettevan di seguire la veloce andatura della sua carrozza. Quando Garibaldi aveva deviato per Sapri, il Peard con alcuni compagni avevano proseguito per la strada maestra giungendo a Sala prima degli altri. Eran partiti di là quasi subito ed il Forbes, che vi era arrivato poco dopo, s’era sentito dire con sua meraviglia come Garibaldi fosse passato da Sala forse mezz’ora prima. I cittadini di Sala etc…”. Dunque, l’osservazione di Agrati che, parlando di ciò che avvenne a Sala nei primi giorni di settembre, attesta che fra i compagni di Garibaldi, imbarcatisi per Sapri, non vi era nè il Forbes e nè il Peard che, invece, erano insieme a Garibaldi, forse a Rotonda, dove Garibaldi deviò, ma essi non andarono con lui verso Sapri. Carlo Agrati (….), nel suo Da Palermo al Volturno, ed. Mondadori, Verona, 1937,  a p. 410, aggiungeva pure che: “Ripresa la marcia nel pomeriggio, il Dittatore entrava in Spezzano Albanese, ove l’attendeva una dimostrazione così entusiastica da quasi impallidire quella stessa di Monteleone. Ma egli vi si trattenne assai poco e a sera giungeva in Castrovillari e vi passava la notte sul 2 di settembre. Poi, all’alba in viaggio di nuovo. Il Canzio con altri era stato lasciato a Tarsia e seguiva in ritardo. Egli nota nel suo Diario: “1° settembre – Siamo a Tarsia. Il Generale ci precede e parte per Castrovillari.”. Agrati scriveva che le notizie tratte dal Diario del Canzio, rimasto a Tarsia, il 1° settembre, dopo la partenza di Garibaldi da Tarsia, sono inesatte. In effetti è inesatto quando scrive che Bertani ritorna a Paola per portare i volontari a Sapri. Sarà Turr a farlo su ordine di Garibaldi. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 411, in proposito scriveva che: “Il lavoro intorno a Sirtori è febbrile. Telegrammi arrivano e partono ad ogni momento e portano per tutto indirizzo: – Bixio o Medici etc…, dove si trova. – Da ogni parte si comunicano continui spostamenti, si chiedono istruzioni, viveri, scarpe soprattutto, mezzi di trasporto etc…Poi anche il Quartier generale si sposta, da Cosenza a Spezzano, da qui a Castrovillari. Quanto a Garibaldi egli è avanti a tutti, ormai lontano, e procede senza posa. Lasciata Castrovillari all’alba del 2 settembre coi suoi pochi, esce qualche ora dopo dalla Calabria ed entra in Basilicata per il passo di Morano etc…”. Dunque, Bixio, Medici e Sirtori non erano con Garibaldi come invece scriveva Pesce. Agrati, però, parlando di Rotonda, dove Garibaldi arriva entrando in Basilicata il 2 settembre 1860, cita la testimonianza di Forbes (…). Dunque, a Rotonda, Forbes era al seguito di Garibaldi ? Prosegue con lui ?. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 416, in proposito scriveva che: “Sappiamo che con Garibaldi v’erano il Peard e altri cui i privati mezzi permettevan di seguire la veloce andatura della sua carrozza. Quando Garibaldi aveva deviato per Sapri, il Peard con alcuni compagni avevano proseguito per la strada maestra giungendo a Sala prima degli altri. Eran partiti di là quasi subito ed il Forbes, che vi era arrivato poco dopo, s’era sentito dire con sua meraviglia come Garibaldi fosse passato da Sala forse mezz’ora prima. I cittadini di Sala etc…”. Dunque, l’osservazione di Agrati che, parlando di ciò che avvenne a Sala nei primi giorni di settembre, attesta che fra i compagni di Garibaldi, imbarcatisi per Sapri, non vi era nè il Forbes e nè il Peard che, invece, erano insieme a Garibaldi, forse a Rotonda, dove Garibaldi deviò, ma essi non andarono con lui verso Sapri. Per vedere quale seguito avesse con se Garibaldi allo sbarco a Sapri possiamo riferirci agli stessi uomini che entrarono con lui a Napoli il 7 settembre 1860. La comitiva resterà pressochè invariata da Sapri a Napoli. La situazione creatasi sulla piccola spiaggetta di Castrocucco si ripetè a Napoli, il 7 settembre 1860 all’ingresso nella Capitale del Regno delle Due Sicilie. Della comitiva di Garibaldi che entrò a Napoli festante non vi sono notizie molto sicure. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 430-431, in proposito scriveva che: “Il Forbes dice che il Missori e il Nullo e due altre Guide, trovati dei cavalli, facevano largo innanzi alla carrozza in cui erano con Garibaldi il Cosenz, il Gusmaroli e lo Stagnetti. Ma il De Cesare afferma che il Cosenz stesso gli dichiarò che per la gran folle egli si trovò diviso dal Generale, sì che entrò in Napoli per altra strada, recandosi anzitutto a salutare sua madre che da undici anni non vedeva. Il Marti dice che a fianco di Garibaldi stava seduto Liborio Romano; il D’Aunay invece afferma che nella prima vettura delle dieci di cui era composto il corteo – mandata dalla principessa d’Angri, nizzarda di nascita -, c’erano Garibaldi, Bertani, un giovane napoletano Salazaro con una enorme bandiera tricolore e un tal Gavarone, che nemmeno lui sa identificare meglio. Quanto al Salazzaro sappiamo chi è: si tratta di Demetrio Salazaro, non napoletano però ma reggino, patriota ed artista etc…Nella seconda carrozza c’erano, sempre a quel che dice il D’Aunay, fra Pantaleo, Turr, Missori e Basso. Lo Zasio racconta che il Cosenz e il Missori erano andati via a cavallo, e ch’egli con Bertani, Manci, Nullo, Gusmaroli e Stagnetti eran riusciti ad attaccarsi alla vettura del Generale…..Troviamo citati dai diversi narratori il Cosenz ed il Bertani e fra le guide, il Missori, il Nullo, il Manci, e lo Zasio; il Basso segretario e fra gli aiutanti del Generale il Gusmaroli, il Mario, che aveva seco, lo dice egli stesso, la moglie Jassie, ed anche il Canzio, il quale di certo però non v’era, poiché nel suo diario scrive che Garibaldi partì senza di lui – e lo vedemmo a Castrovillari, precedendolo nelle ultime tappe, di modo che egli, il Canzio, non giunse a Napoli che il 7 di sera. V’era poi di sicuro, lo dicon tutti, Gaspare Trecchi, e v’era pure Nicola Mignogna e Pietro Lacava, il quale ultimo, in un suo scritto, afferma di no avere mai visto manifestazione più grandiosa e commovente etc…Non c’era invece il Peard arrivato il dì prima, né Lodovico Frapolli, che aveva preceduto gli altri di qualche ora per prendere possesso dell’ufficio telegrafico.”. Dunque, il Canzio non era con Garibaldi neanche a Castrocucco. Infatti, Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 430-431, in proposito scriveva che: “….ed anche il Canzio, il quale di certo però non v’era, poiché nel suo diario scrive che Garibaldi partì senza di lui – e lo vedemmo a Castrovillari, precedendolo nelle ultime tappe, di modo che egli, il Canzio, non giunse a Napoli che il 7 di sera.”. Dunque, il Canzio non era con Garibaldi perché a Tarsia non partì con lui ma restò con la sua Brigata. Infatti, Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 311-312, in proposito scriveva: Un bel chiaro di luna. Sul cadere della notte (2 settembre), Garibaldi lascia rotonda in carrozza. Il Canzio nel suo ‘Diario’, in data 3, nota: “Il Generale deviò per Sapri. Il Generale Caldarelli, con 2000 soldati e 12 pezzi di artiglieria, ci precede d’una tappa”. Gli altri della scorta, tra cui Musolino, Missori, i giornalisti Arrivabene e Gallenga, Peard, che poi sarà scambiato per Garibaldi dalle popolazioni data la sua somiglianza con lui, proseguono sulla via di Napoli lungo la Consolare.”. Dunque, Pepe, sulla scorta del Diario del Canzio (….)(che seguì Garibaldi fino a Cosenza), riguardo la data del 3 settembre 1860 del suo Diario scriveva che Garibaldi partitosi da Rotonda, “….il Generale si avviò per Sapri” e “…..Gli altri della scorta, tra cui Musolino, Missori, i giornalisti Arrivabene e Gallenga, Peard, che poi sarà scambiato per Garibaldi dalle popolazioni data la sua somiglianza con lui, proseguono sulla via di Napoli lungo la Consolare.”. Dunque, secondo il Diario del Canzio, con Garibaldi, da Rotonda si avviarono per Sapri e facevano parte della sua scorta: MUSOLINO, MISSORI, ARRIVABENE, GALLENGA e PEARD, ma essi però lo lasciarono proseguendo sulla strada Consolare per le Calabrie diretti a Napoli. Dunque, i cinque signori non fecero più parte della scorta di Garibaldi. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo, L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane, Salerno, Linotip. S. Jannone, 1960, a pp. 116-117, parlando di Casalbuono e non del Fortino, in proposito scriveva che: “VI. Nel dì precedente l’Eroe s’era avviato con i suoi a Casalbuono (18) – paese che segue il confine tra la provincia di Salerno e la Basilicata – dove giunse in carrozza dalla vecchia rotabile (19) alle 5 del giorno 4. Lo accompagnavano Turr, Cosenz, Sirtori, Caldesi, Avezzana, Musolino, Nullo, Mordini, Missori, Serafini ed i giornalisti di giornali inglesi.”. Dunque, De Crescenzo riferendosi all’arrivo di Garibaldi a Casalnuovo scriveva che egli era accompagnato dal generale Turr, Cosenz, Sirtori, Caldesi, Avezzana, Musolino, Nullo, Mordini, Missori e Serafini, personaggi dei quali in parte ho già parlato. E’ chiaro che anche se De Crescenzo si riferiva all’arrivo della comitiva a Casalnuovo, poichè la comitiva di Garibaldi proveniva dalla Taverna del Fortino del Cervaro va da se che questi personaggi erano con lui anche al Fortino. De Crescenzo si riferiva all’arrivo della comitiva a Casalnuovo ma credo che gli accompagnatori di Garibaldi si partissero dal Fortino, ovvero essi erano al Fortino con Garibaldi. Credo che queste notizie, De Crescenzo le prese dal testo di Giuseppe Guerzoni (….), del suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, vol. I-II, ed. Barbèra, Firenze, 1882, in cui a p. 177, in proposito scriveva che: “…..”. Da questa notizia possiamo dire se questi personaggi facessero parte della comitiva che da Castrocucco accompagnava Garibaldi a Sapri ?. Sappiamo che il generale Turr, non era a Sapri perchè era partito per il Fortino su ordine di Garibaldi. Sappiamo che il generale Enrico Cosenz era con Bertani e Garibaldi a Castrocucco, da dove in barca si recarono a Sapri. Di Sirtori, Caldesi, Avezzana, Musolino, Nullo, Mordini, Missori e Serafini, sappiamo che solo Nullo viene citato come uno dei sei che accompagnava Garibaldi a Sapri. E’ molto probabile che Sirtori, Caldesi, Avezzana, Musolino, Mordini, Missori e Serafini, fossero già al Fortino per incontrarsi con Garibaldi. Di sicuro, insieme al Bertani vi era il segretario di Garibaldi, Giovan Battista Basso. Nato a Nizza nel 1824, fu compagno di Giuseppe Garibaldi sin dagli anni giovanili. Seguì il generale in tutte le sue imprese, persino in prigione e a Caprera negli ultimi anni di vita. Nel 1866 comandò il V Reggimento Volontari e venne decorato con la medaglia d’argento al valore militare. Durante la terza guerra di indipendenza fu aiutante di campo di Garibaldi e suo fedelissimo segretario: risulta che ne sapesse imitare benissimo la grafia e che scrisse numerose missive in sua vece. Da Wikipedia leggiamo che Luigi Gusmaroli (Mantova, 28 maggio 1811 – La Maddalena, 28 febbraio 1872) è stato un patriota e religioso italiano. Animato da ideali patriottici ed impegnato nel comitato segreto della sua provincia, per seguire Garibaldi abbandonò il sacerdozio, restando sempre molto legato all’eroe per tutto il resto della vita e seguendolo nelle successive vicende belliche. Prese parte alla Spedizione dei Mille e dopo lo sbarco a Marsala fece parte del Quartier Generale come addetto assieme a Cenni, Bandi, Gargiotti, Elia, Schiaffino e Stagnetti. Il Bandi racconta che durante il viaggio a bordo del Lombardo per passare il tempo Gusmaroli giocasse a carte con la moglie di Francesco Crispi. Cesare Abba lo descriveva come una persona un po’ curva, di piccola taglia, tarchiato e con passo da marinaio, lunghi capelli bianchi e barba modellata come quella di Garibaldi, somigliando non poco a quest’ultimo quando avesse avuto venti anni in più. Tale somiglianza indusse i volontari siciliani a scambiarlo per il vero Garibaldi, come accadrà successivamente nel continente con Peard, altro “sosia” di Garibaldi. Il Gusmaroli, nonostante l’età era spesso in prima linea e al ritiro di Garibaldi a Caprera lo seguì stabilendosi nell’isola de La Maddalena dove morì con Garibaldi, che alla sepoltura fece leggere un discorso di elogio con qualche venatura anti-clericale. Riguardo Nullo, Wikipedia ci dice che Francesco Nullo (Bergamo, 1º marzo 1826 – Krzykawka, 5 maggio 1863) è stato un patriota e militare italiano. Animato da profondo spirito patriottico, si unì nel 1859 a Garibaldi nelle file dei Cacciatori delle Alpi per combattere contro gli austriaci. Ma l’impresa per la quale passò alla storia fu la spedizione dei Mille. Nullo si occupò personalmente dell’arruolamento dei volontari nella propria città che, visto il grande numero di adesioni, si poté fregiare dell’appellativo di Città dei Mille. Scrisse sul Libro d’Onore dei volontari bergamaschi. Sempre su Wikipedia leggiamo che Rosagutti fu un capitano che si rese artefice della battaglia garibaldina di Varese nel 1859. Credo che avesse aderito ai Cacciatori delle Alpi, il corpo fondato da Giuseppe Garibaldi. Alfredo Schettini (….), nel suo “Trecchina nel presente e nel passato – 1936”, del 1947, Tip. Ferrari, Alessandria, a pp. 69-70, in proposito scriveva che: Ma il generoso Dittatore ad evitare combattimenti, che avrebbero causato spargimento di sangue fraterno, muta itinerario. Insieme a Bertani, Basso, Bixio, Cosenz, Medici, Sirtori e Turr parte da Rotonda e per un sentiero di montagna raggiunge Tortora, in provincia di Cosenza, ove fu accolto con entusiastiche manifestazioni. All’ingresso del paese si fece trovare una deputazione di gentili signore,  fra le quali Isabella Laura Palagano. Il Generale, che fu ospitato in casa Lomonaco-Melazzi, scese quindi alla marina di Maratea.”. Alfredo Schettini (….), nel suo “Trecchina nel presente e nel passato – 1936”, del 1947, Tip. Ferrari, Alessandria, a pp. 69-70, in proposito scriveva che: Insieme a Bertani, Basso, Bixio, Cosenz, Medici, Sirtori e Turr parte da Rotonda e per un sentiero di montagna raggiunge Tortora, in provincia di Cosenza, ove fu accolto con entusiastiche manifestazioni. All’ingresso del paese si fece trovare una deputazione di gentili signore,  fra le quali Isabella Laura Palagano. Il Generale, che fu ospitato in casa Lomonaco-Melazzi, scese quindi alla marina di Maratea.”. E già Schettini, fra i compagni di Garibaldi che partono con lui da Rotonda mette pure il generale Turr, ma sappiamo che Turr era a Lagonegro, e si era partito con Garibaldi da Cosenza e non da Rotonda. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 98, in proposito scriveva che: “Dopo la capitolazione del generale Caldarelli e del generale Ghio con un esercito di quindicimila uomini, Garibaldi avanzò rapidamente da Cosenza a Castrovillari e il 2 settembre, accompagnato da Cosenz, Bixio, Medici, Sirtori, Bertani e dal segretario Basso, toccò il territorio lucano, entrando in Rotonda, entusiasticamente acclamato dalla popolazione in delirio e dai patrioti. Etc…”. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 311-312, in proposito scriveva: Un bel chiaro di luna. Sul cadere della notte (2 settembre), Garibaldi lascia Rotonda in carrozza. Il Canzio nel suo ‘Diario’, in data 3, nota: “Il Generale deviò per Sapri. Il Generale Caldarelli, con 2000 soldati e 12 pezzi di artiglieria, ci precede d’una tappa”. Gli altri della scorta, tra cui Musolino, Missori, i giornalisti Arrivabene e Gallenga, Peard, che poi sarà scambiato per Garibaldi dalle popolazioni data la sua somiglianza con lui, proseguono sulla via di Napoli lungo la Consolare. Ma, tornato sempre in carrozza sulla rotabile, e rientrato in Calabria, dopo di aver percorso una dozzina di chilometri, deve abbandonarla per avvicinarsi al mare ed infilare la gola del fiume Lao, il fiume che sbocca presso Scalea, ed ove non ci sono tracce di strade, ma sentieri orribili, come li dice Bertani nel suo diario. E così che verso le ottto e mezzo, Garibaldi e i suoi compagni, montati su muli, procedono lungo la sponda sinistra del fiume. Etc…Dopo una distesa di parecchie miglia sotto il chiaro di luna, non potendo proseguire verso sud per quei sentieri, giunti presso Laino, essi guadano il fiume e passano sulla sponda destra, dirigendosi verso ponente. Rimontano sulle alture e costeggiano Aieta sul confine della Basilicata ed entrano a Tòrtora. Qui sostano e sono ospitati in casa di Emanuele Lomonaco-Melazzi, ove passano il resto della notte. La mattina del 3, scendono alla marina in quel tratto di spiaggia equidistante tra Scalea e Maratea, a destra della foce del fiume Castrocucco (o Noce), quindi in territorio di Maratea. Tale fiume divide la Calabria dalla Basilicata. In quella deserta spiaggia, etc..”. Alessandro Serra (….), nel suo L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 331-332, in proposito scriveva che: “…Alle vicinanze di Laino, abbandonò la rotabile, e sul dorso di cavalli e muli col seguito di sei persone – il Bertani dice quattro – s’avviò lungo il sentiero che costeggia il fiume Lao per giungere a Scalea.”. Serra, sulla marcia di Garibaldi, a p. 332, nella nota (12) postillava: “(12) A. Pepe, Nel 150° Annuale della nascita di Garibaldi A. La marcia attraverso il Bruzio ed una deviazione improvvisa, in “Brutium”, Reggio Calab., novembre-dicembre 1957. V. anche la sua comunicazione al 2° Congresso Storico Calabrese in questi Atti.”. Inoltre, Serra scriveva che la comitiva di Garibaldi partitasi da Rotonda era composta da sei persone in tutto, compreso Garibaldi e cita Bertani che dice essere cinque in tutto. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a pp. 146-147, in proposito scriveva che: Il giorno dopo, attraverso lo stesso percorso seguito da Pisacane tre anni  prima, salì al Fortino e nella taverna che già aveva accolto il Napoletano si incontrò col medico Agostino Bertani, attivo organizzatore della spedizione; col generale Stefano Turr, comandante della XV Divisione; con Enrico Cosenz, comandante della XVI Divisione; con Giuseppe Piola, comandante della Marina Siciliana; con Giovanni Basso, suo segretario; etc…(61).”. Fusco, a p. 352, nella nota (64) postillava: “(64) Quanto fu detto e deciso nella taverna del ‘Fortino’ è riportato dallo stesso Bertani (A. Bertani, Ire politiche d’oltre tomba, Firenze, Polizzi, 1869, pp. 73 ss..). Garibaldi etc…Per stralci più ampi del testo di Bertani cfr. P. Russo, Un brandello dell’impresa ecc…, cit., pp. 35-37”. In questo passaggio, il Fusco scrive che Garibaldi si era incontrato con  Stefano Turr e con Enrico Cosenz alla taverna del Fortino mentre io scrissi che Garibaldi insieme a loro viaggiò in una barchetta con la quale sbarcò a Sapri, dove insieme a loro si recò a casa del barone Giovanni Gallotti. Scrivere, come ha fatto il Fusco (riferendosi a Garibaldi):  “…..si incontrò col medico Agostino Bertani, etc…, col generale Stefano Turr, etc…, con Enrico Cosenz, etc…”, potrebbe indurre a credere, oltre che essi si incontrarono al Fortino, che essi non erano insieme quando arrivarono e si incontrarono alla taverna del Fortino del Cervaro. Essi, come racconta lo stesso Agostino Bertani, nei suoi Diarii, si partirono insieme da Castrocucco ed insieme arrivarono a Sapri. Infatti, l’Avv. Carlo Pesce, a pp. 399-400, in propposito scriveva che: “III….narrato diffusamente nel Diario dal medico Agostino Bertani, assieme con la descrizione di quel viaggio avventuroso, che è pregio di trascrivere qui integralmente: “Dopo una cavalcata che durò più che intera notte, Garibaldi discendeva la mattina del 3 Settembre con sei compagni, fra i quali era anche io, dal monte al lido di Maratea.”. Nel suo racconto, il Bertani scrive che erano sei cavalieri che accompagnavano Garibaldi a Sapri, imbarcatisi con una barcaccia dopo aver visitato il castello del Labanchi vicino Maratea. Secondo il Pesce, il Bertani, nel suo narrato dei suoi “Diarii” scriveva che Garibaldi, “….con sei compagni, fra i quali era anche io, dal monte al lido di Maratea.” ed il Pesce scriveva anche che Garibaldi “col suo gruppo…”. Chi erano i sei cavalieri con i quali Garibaldi sbarcò sulla spiaggia di Sapri, il 3 settembre 1860 e quindi mi chiedo chi fossero i sei ospiti, oltre al Garibaldi, del barone Giovanni Gallotti ?.  Sono gli stessi che insieme a Garibaldi fecero il percorso descritto dall’Avv. Carlo Pesce che, nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 397, in proposito scriveva pure che: “III. Nella sera del 2 settembre, ad ora inoltrata, Garibaldi con suoi sei fidi e valorosi compagni, Cosenz, Bixio, Medici, Sirtori, Bertani e Basso, suo Segretario particolare – tutti nomi sacrati alla storia – con la scorta di alcuni patrioti del luogo, partono da Rotonda in carrozze, e giungono presso Laino, etc…”. Dunque, il gruppo che accompagnava Garibaldi a casa Gallotti era composto da Enrico Cosenz, Nino Bixio, Alfonso Medici, il generale Sirtori, il medico Agostino Bertani ed il segretario personale di Giuseppe Garibaldi, …….Basso. Non faceva parte del gruppo il generale Stefano Turr che, era arrivato con la sua divisione a Sapri già la mattina del 2 settembre e che il 3 settembre era salito a Lagonegro. Infatti, nella mia Relazione storica, nel 1998, Analisi: Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“ scrivevo che: A Sapri, Garibaldi con il suo gruppo, fu ospitato dal barone Giovanni Gallotti e fu proprio in questa casa che ‘l’eroe dei due Mondi’ scrisse al Generale Turr, informandolo dello sbarco etc…(172).”. Nella mia nota (172) postillavo che: (172) Infante A., Garibaldi nel Cilento, Torchiara, 1984, pp. 57, 58.”. Dunque, in conclusione il nutrito gruppo che accompagnava Garibaldi, partitosi da Rotonda, proseguendo il viaggio in carrozza ad un certo punto si divide ed il gruppo di Garibaldi si riduce a sette in tutto. Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, stampato a Sarno-Napoli, 1960, nel cap. V, a pp. 160-161, dando torto all’Agrati, in proposito scriveva che: Niente di più inesatto !. Garibaldi, partito a cavallo da Rotonda verso le quattro del mattino del 3 settembre insieme con i Generali Bixio, che a Calatafimi dubitò e da Garibaldi ebbe la risposta: “Nino, qui si fa l’Italia o si muore; Cosenz, Medici e Bertani, si diresse a Tortora attraverso il territorio di Laino, puntando sul Carro, secondo le istruzioni avute dalla famiglia ospite di Rotonda. E venne a Tortora etc….. Dunque, secondo il Fulco, Garibaldi venne a Tortora con i Generali NINO BIXIO, COSENZ, MEDICI ed il BERTANI. Fulco mette fra i cinque anche il nme del generale MEDICI che poi vedremo, secondo i suoi testimoni porterà con se a Castrocucco, in ostaggio, il giovanetto figlio Domenico del Notaio Francesco Marsiglia. Sulla presenza di BIXIO e MEDICI, nutriamo dei dubbi. Tuttavia, come vedremo alcuni storici locali, sulla scorta di alcuni documenti, scrivevano che a Tortora, della piccola comitiva di Garibaldi faceva parte sia il generale Bixio che il generale Medici. In particolare ciò accadde nel passaggio di Garibaldi da Tortora di cui parlerò. Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, stampato a Sarno-Napoli, 1960, nel cap. VI, a pp. 168-169 e ssg., riferendosi ai figli di don Biagio Maceri di Tortora, in proposito scriveva che: Ebbe due figli: ….l’altra, Teresa, fu data in moglie a Don Biagio Lomonaco Melazzi oriundo d’Aieta che dimorò a Tortora e nel 1860 ospitò Garibaldi, Bixio, Medici, Cosenz e Bertani.”. Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, stampato a Sarno-Napoli, 1960, nel cap. V, a pp. 160-161, dando torto all’Agrati, in proposito scriveva pure che:Niente di più inesatto !. Garibaldi, partito a cavallo da Rotonda verso le quattro del mattino del 3 settembre insieme con i Generali Bixio, che a Calatafimi dubitò e da Garibaldi ebbe la risposta: “Nino, qui si fa l’Italia o si muore; Cosenz, Medici e Bertani, si diresse a Tortora etc…”. Dunque, in questo passaggio, il Fulco sostiene che Garibaldi si era partito da Rotonda insieme ai Generali Bixio e Medici. Biagio Moliterni (….), sul blog “Abystron.org” così riepilogava la giornata di Garibaldi a Tortora: Il folto corteo raggiunse quindi la casa di don Biagio Lomonaco Melazzi, genero di don Biagio Maceri per averne sposato la figlia Teresa. L’unica eccezione fu quella del notaio Francesco Marsiglia che, fedele al regime borbonico, si rifiutò di rendere omaggio all’Eroe e che per questo motivo rischiò di essere passato per le armi. L’ordine di fucilazione fu però strappato dallo stesso Garibaldi, il quale, per intercessione del sacerdote don Mansueto Perrelli, optò per la presa in ostaggio del giovane figlio del notaio, Domenico. Questi, portato con sé a cavallo dal Medici, fu poi liberato intorno alle ore 14,00, ovvero nel momento in cui il gruppo di garibaldini, lasciata Tortora, si imbarcò per Sapri all’Agnola di Castrocucco, in territorio di Maratea.”. Dunque, Biagio Moliterni, forse sulla scorta di Amedeo Fulco, scriveva che Garibaldi strappò l’ordine di arresto che aveva firmato per il Notaio di Tortora Francesco MARSIGLIA, ma fece portare in ostaggio dal MEDICI, il giovane figlio del Notaio, DOMENICO MARSIGLIA. Moliterni (….), però cita il generale MEDICI e scriveva che il giovane ragazzetto: “Questi, portato con sé a cavallo dal Medici, fu poi liberato intorno alle ore 14,00, ovvero nel momento in cui il gruppo di garibaldini, lasciata Tortora, si imbarcò per Sapri all’Agnola di Castrocucco.”. Dunque, secondo Moliterni, insieme a Garibaldi doveva esserci anche MEDICI che arrivato a Castrocucco si sarebbe imbarcato con Garibaldi e gli altri sei compagni ?. In effetti sulla compagnia di Garibaldi, che poi sbarcherà a Sapri, alcuni fanno dei nomi ed altri storici ne fanno altri. Biagio Moliterni (….) scriveva che, il 9 luglio 1882 Pietro Lomonaco-Melazzi lo rievocò in un discorso tenuto alla Società Operaia «Silvio Curatolo» di Aieta: «Il 3 settembre 1860 il Comune vicino di Tortora ebbe l’onore e il piacere di alloggiarlo fra le sue mura; anzi dimorò per varie ore in casa di mio fratello Biagio ch’è domiciliato e residente a Tortora, ove prese una refezione insieme ai Generali Bixio, Cosenz, Medici e Bertrani, soli, senza niuna forza». L’evento è confermato da un telegramma che l’Eroe dei Due Mondi inviò il 7 febbraio 1875 allo stesso don Biagio Lomonaco Melazzi: «Caro Melazzi, Grazie per la vostra del 1° e per il gentile ricordo. Salutatemi il fratello  …Vostro G. Garibaldi». Moliterni riporta un passo del Fulco (….) che, a pp. 166-167, in proposito scriveva: “L’evento storico è confermato, oltre che da fonti orali, da una lettera con firma autentica di Garibaldi datata da Roma 7 febbraio 1875 e conservata in casa Lomonaco, e dell’accenno che ne fece Pietro Melazzi-Lomonaco, presidente della Società Silvio Curatolo di Aieta, nel suo discorso commemorativo di Garibaldi, tenuto ai soci di quel sodalizio il 9 luglio 1882. “Il 3 settembre 1860 – egli disse – il Comune vicino di Tortora ebbe il piacere di alloggiarLo fra le sue mura; anzi dimorò per varie ore in casa di mio fratello Biagio ch’è domiciliato e residente a Tortora., ove prese una refezione insieme ai Generali Bixio, Cosenz, Medici e Bertani, soli, senza niuna forza”.”. Dunque, come scriveva e testimoniava suo fratello, Pietro Melazzi-Lomonaco (….), don Biagio Lomonaco-Melazzi era su fratello. Amedeo Fulco nel suo testo riporta anche la testimonianza di un Tortorese. Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, Napoli, 1960, ristampato dal Comune di Tortora a cura di Aleardo Dino Fulco, nel cap. V, a pp. 129-130, in proposito scriveva che Garibaldi: Il primo tortorese a veder Garibaldi e i suoi quattro compagni di viaggio fu Mastro Paolo Maceri, allora adolescente che sulle colline del Carro badava all’armento. “Si era anche a due ore dall’alba – ci diceva vent’anni addietro Mastro Paolo Maceri che conservò una vigoria fisica ed una lucidità di mente sorprendenti fino alla tardissima età – quando fui attratto dalla presenza di cinque uomini a cavallo apparsi ad un 30 metri circa da me, sulla sboccata dell’erta proveniente da Laino, indecisi, ora che avevano innanzi a sé l’ampio orizzonte dell’altipiano del Carro e la discesa, sulla pista mulattiera da imboccare. Etc…”. Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, Napoli, 1960, ristampato dal Comune di Tortora a cura di Aleardo Dino Fulco, nel cap. V, a pp. 129-130, in proposito scriveva che: Avute le informazioni richieste, Garibaldi e i compagni, spronati i cavalli, ripresero il loro cammino in direzione del paese.”. Dunque, Amedeo Fulco riporta la testimonianza di mastro Paolo Maceri, che si trovava a condurre i suoi armenti, scriveva di aver incontrato il gruppo o la piccola comitiva di Garibaldi che viaggiava sulla groppa di muli. Maceri testimonia essere una comitiva di cinque persone in camicia rossa. Egli raccontava che:  Erano tutti e cinque meravigliosi nella loro tenuta su cui spiccava la camicia rossa e nelle loro splendide armature.”. Riccardo Finelli (….), nel suo “150 anni dopo – ai quaranta all’ora sulle tracce di Garibaldi”, a p. 148, in proposito scriveva che: “La strada con il Generale si divide perché lui, a cavallo, tirò giù dritto verso il mare. Prima seguendo il corso del Mercure fino a Laino, poi attraverso mulattiere fra i monti fino al Passo del Carro e da lì giù a picco lungo la valle della Fiumarella, fino a Tortora. In quel momento Garibaldi si divise anche dalla colonna che lo accompagnava. Giunse infatti notizia che nei pressi del Valico di Prestieri, si trovasse un battaglione di tremila borbonici in ritirata, comandato dal Generale Cardarelli. Garibaldi diede ordine ai suoi soldati di inseguirlo, mentre lui e un manipolo di ufficiali avrebbero raggiunto Sapri, unendosi agli uomini comandati dal fidato Stefano Turr e da lì risalito verso Lagonegro per accerchiare (e soprattutto disarmare) quei soldati in rotta….Dopo Castelluccio inferiore attraversi valle del torrente Migliasole e sali fra i boschi proprio agli ottocentotrentasette metri del valico di Prestieri, la radura dei borbonici in discioglimento, spartiacque fra Tirreno e Jonio. Ritrovi nella vecchia stazione del Passo la ferrovia del Poliino, che oggi ti accompagna e ti guida come un filo d’Arianna per districarti nel gioco a incastri di queste valli.”. Dunque, è interesante ciò che scrive il Finelli (…), sulla scorta del Pucci. Finelli scrive che, ad un certo punto del viaggio di Garibaldi che da Rotonda si portò verso la costa, per poi imbarcarsi per Sapri: “In quel momento Garibaldi si divise anche dalla colonna che lo accompagnava.”. e, senza spiegare da quale momento (a Laino, al Carro, etc…?) scriveva che la colonna di Garibaldi “si divise”. Finelli, continuando il suo racconto aggiungeva i motivi della separazione di Garibaldi dagli altri ufficiali che si separavano da lui ed in proposito scriveva: “Giunse infatti notizia che nei pressi del Valico di Prestieri, si trovasse un battaglione di tremila borbonici in ritirata, comandato dal Generale Cardarelli. Garibaldi diede ordine ai suoi soldati di inseguirlo, mentre lui e un manipolo di ufficiali avrebbero raggiunto Sapri, unendosi agli uomini comandati dal fidato Stefano Turr e da lì risalito verso Lagonegro per accerchiare (e soprattutto disarmare) quei soldati in rotta….”. Sulla questione aveva già scritto Biagio Moliterni (….), sul blog “Abystron.org” così riepilogava la giornata di Garibaldi a Tortora: La sosta a Tortora fu imprevista e organizzata in tutta fretta. Il Generale, reduce dalla conquista della Sicilia e della Calabria, era diretto a Napoli in vista dello scontro decisivo con l’esercito di Francesco II, e voleva arrivarci nel più breve tempo possibile per non dar tempo al nemico di organizzarsi. Ma la sera di domenica 2 settembre 1860, mentre si trovava a Rotonda, ospite della famiglia Fasanelli, seppe che i circa 3000 soldati borbonici del generale Caldarelli, sia pure in ritirata, erano attestati presso Castelluccio e rischiavano di rallentare la sua marcia. Decise perciò di spostarsi sulla costa tirrenica calabrese per poi recarsi via mare a Sapri, dove c’erano ad attenderlo i 1500 uomini delle brigate Milano, Spinazzi e Puppi che, provenienti da Paola, erano appena sbarcati nella cittadina campana sotto la guida del generale Türr. Etc…”. Dunque è a Rotonda che Garibaldi seppe delle truppe del Caldarelli ed è a Rotonda che, come abbiamo già visto la nutrita comitiva di Ufficiali al seguito di Garibaldi, furono da lui dirottati sulla Strada delle Calabrie che lui, invece volle abbandonare. Riguardo poi alle truppe che il generale Turr aveva già portato da Paola a Sapri (insieme al colonnello Rustow), il 2 settembre 1860, Moliterni scriveva che: “L’intenzione di Garibaldi era di dirottarli sul passo del Fortino, non lontano da Lagonegro, per sbarrare la strada alle truppe del Caldarelli e poter riprendere con maggiore sicurezza il cammino verso la capitale dell’ormai traballante Regno delle Due Sicilie.”. Dunque, Moliterni, riferendosi a Garibaldi e a ciò che decise di fare, in proposito scriveva che: “In un primo momento aveva pensato di raggiungere il Tirreno attraverso la valle del Mercure-Lao, ma poi cambiò idea e vi giunse, per vie interne, passando per il territorio di Tortora. Probabilmente, la variazione di programma gli fu suggerita da don Bonaventura De Rinaldis, di Rotonda, la cui figlia Filomena aveva sposato il tortorese don Francesco Maceri. Ed è proprio al padre di quest’ultimo, il sindaco don Biagio Maceri, che don Bonaventura inviò un messaggio segreto per avvertilo dell’imminente arrivo dell’illustre ospite. Garibaldi, con alcuni uomini al seguito, forse sei, lasciò Rotonda in piena notte e, seguendo le indicazione del giovane pastore Paolo Maceri, incontrato sull’altipiano del Carro, giunse a Tortora intorno alle 10,30 del mattino seguente.”.

GARIBALDI NELLA VALLE DEL MERCURE, SUL FIUME LAO

Nel 2 settembre 1860, da Rotonda, il CAMBIO DI ITINERARIO di Garibaldi che, invece di proseguire sulla strada Consolare per le Calabrie verso Lagonegro deviò itinerario e, si diresse direttamente a SAPRI arrivando prima a Laino borgo, Aieta e Tortora

Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a pp. 217-219, in proposito scriveva: Però l’ebbero pregato a venire di Rotonda alla marina di Scalea, onde messosi in barca il giorno 3 settembre discese a Sapri. – Quivi il giorno innanzi etc…”. Michele Lacava, a p. 702, continuando il suo racconto scriveva pure che: “La sera del giorno 2 il Generale Garibaldi da Rotonda parte in carrozza e giunge nelle vicinanze di Laino; abbandona la rotabile e prende la via del fiume Lao, e scende al mare nella spiaggia tra Tortora e Scalea, per non incontrarsi in Lagonegro coi soldati di Caldarelli, che ancorchè inermi, ed avessero capitolato, commettevano delle ruberie ed altri eccessi. Per mare si portò a Sapri etc…”. Memor (….), nel suo “La fine di un Regno – con prefazione di Raffaele De Cesare”, ed. ……….., a p. 461, in proposito scriveva che: “Il due settembre, Garibaldi giunse a Rotonda, povera terra del circondario di Lagonegro; e di là, per maggior sicurezza, fu consigliato a scendere alla marina di Scalea, dove s’imbarcò. Arrivò la sera del tre, a Sapri. Etc..”. Raffaele De Cesare (Memor) (….), ed il suo “La fine di un Regno – Dal 1855 al 6 settembre 1860 con prefazione di Raffaele De Cesare”, ed. Città di Castello, 1900, parte II, a p. 461, in proposito scriveva che: Il due settembre, Garibaldi giunse a Rotonda, povera terra del circondario di Lagonegro; e di là, per maggior sicurezza, fu consigliato a scendere alla marina di Scalea, dove s’imbarco.Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a Pp. 575-576 ed in proposito scriveva che: “1° Settembre. A Paola già trovavansi disbarcati circa 2000 garibaldini….2 Settembre. All’alba sbarcano alla spiaggia di Sapri le Brigate garibaldine Milano e Spinazzi. A giorno chiaro le forze residue della 4° Brigata, comandate dal Brigatiere Caldarelli, si pongono in marcia da Lagonegro per S. Lorenzo la Padula. Il Generale Garibaldi perviene a Rotonda, ed ivi instanziato da molti decreta: invalido e nullo un contratto di enfiteusi etc…(1). A sera le forze residue della 4° Brigata (Caldarelli) si stabiliscono al bivacco di S. Lorenzo la Padula. Anche a sera il Generale Garibaldi parte da Rotonda in carrozza indirizzandosi a Laino, anzicchè a Lagonegro, perchè consigliato a scendere alla marina di Scalea per sicurezza (1) e per non porsi a contatto con le truppe comandate dal Generale Caldarelli. A notte fatta il Generale abbandona la consolare per Laino, passa sulla via che costeggia il fiume Lao, ed intraprende coi suoi sei seguaci la marcia a schiena di mulo (2), che domattina dovrà dovrà aver termine alla marina di Scalea.”. Quandel, a p. 576, nella nota (1) postillava: “(1) In Lagonegro e nel contado lo spirito della popolazione era ostile a Garibaldi.”. Quandel, a p. 576, nella nota (2) postillava: “(2) Ire politiche d’oltre tomba, raccolte da A. Bertani.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 198, in proposito scriveva che: A questo punto del suo viaggio Garibaldi cambiò metodo. Fin là per tutto il tragitto dallo Stretto in su, si era tenuto alla gran strada maestra, …etc….”. George Macaulay Treveljan (vedi traduzione della Dobelli), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a pp. 198-199, in proposito aggiungeva che: “Così la notte del 2 settembre il Generale e la sua piccola comitiva, fra cui il Bertani e il Cosenz, lasciarono la Rotonda e la strada maestra, montati su muli, accingendosi a traversare i monti occidentali nella direzione della costa. Giunti in prossimità di Laino infilarono la gola del fiume Lao, che nessun sentiero tracciava e che essi discesero per parecchie miglia al chiaro di luna. “Eccoci qui – esclamò il Bertani – noi sette su sette muli incamminati alla conquista d’un Regno”. Dalla valle del Lao rimontano sulle alture toccando le più elevate, e di là, la mattina del 3, si calarono sulla costa a un punto non molto discosto da Tortora e da Maratea. Etc…(1)…”. La Dobelli, a p. 198, nella nota (1) postillava: “(1) Bertani, II, 184; Ms. Peard, Journal, 2 settembre”. La Dobelli, a p. 198, sebbene non vi fosse, postillava la nota (2): “(2) Forbes, 214.”. Dobelli, a p. 199, nella nota (1) postillava: “(1) Non c’è mai stata una strada su questa costa, ma dal 1860 vi fu costruita una linea ferroviaria: quelli però che passano in treno per quei tunnel non hanno idea della magnifica bellezza del paese che traversano.”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della Città di Lagonegro”, a pp. 396-397, in proposito scriveva che: “Era poi triste e doloroso l’esempio dato dalle truppe regie, che avevano massacrato, nella piazza di Melito, il loro Generale Brigante, credendolo traditore, nè mancavano fra esse dei soldati fanatici, esasperati per le sconfitte e per le capitolazioni, e disposti ad ogni feroce eccesso in quello stato di disperazione di animo. Fu quindi prudente consiglio per Garibaldi, per evitare un increscioso incontro con quelle truppe ed un possibile conflitto con inutile spargimento di sangue cittadino, divergere dall’unica strada la marcia trionfale e piegare verso il mar Tirreno. Ed ecco perchè alla nostra Città non fu concesso l’ambito onore d’ospitare il Duce Supremo in quei giorni di febbrile entusiasmo, come era stato stabilito. Nella corrispondenza del Comitato di Lagonegro ho riscontrato un foglio, spedito da Castelluccio nel 2 Settembre 1860 al Presidente Avv. Picardi da Nicolino Catalano del tenore seguente: “Si deve segnare col telegrafo a Sala e Potenza che Garibaldi non ha potuto proseguire il viaggio perchè le truppe non erano partite ancora da Castelluccio, ed è perciò fermato a Rotonda, dubitandosi di qualche tradimento delle truppe”. Ed in postilla è scritto: “Il porgitore è partito a 21 ore, ditemi a che ora è giunto.”. Già la colonna Lucana, comandata dal Lavecchia, con vari altri cittadini, s’erano messi da Lagonegro per andare incontro a Garibaldi verso Lauria e Castellucio, ma ben tosto tornarono indietro, quando si seppe che Egli aveva preso altra via. Nel giorno 2 Settembre, mentre ancora erano in piazza accampate le truppe del Caldarelli, giungeva da Moliterno, per la via di S. Antuono la colonna degli insorti di Potenza, comandata da Francesco Pomarici, il quale aveva ricevuto ordine dal Capo dello Stato Maggiore Senise di unirsi col Lavecchia in Lagonegro, di far quivi un concentramento di forze e d’appoggiare le truppe garibaldine provenienti dalle Calabrie (1).”. Pesce, a p. 397, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi la ‘Cronistoria della rivoluzione di Basilicata del 1860 del dott. Michele Lacava, pregevole miniera di documenti e di notizie.”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a p. 27, in proposito scriveva che: “Nella sera del 2 Settembre, ad ora inoltrata, Garibaldi con sei suoi fidi e valorosi compagni, Cosenz, Bixio, Medici, Sirtori, Bertani e Basso, suo Segretario particolare – tutti nomi sacrati alla storia – con la scorta di alcuni del luogo, partono da Rotonda in carrozze, e giungono presso Laino, dove, per non imbattersi con la retroguardia del Generale Caldarelli, che era tuttavia a Castelluccio, lasciano la strada rotabile, e su cavalli e muli battono lo stretto sentiero del fiume Lao per scendere al mar Tirreno.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 411-412, in proposito scriveva che: Al primo paesetto che incontra, La Rotonda, il Dittatore fa sosta e apprende che il Caldarelli è a Castelluccio, a sette od otto chilometri davanti a lui, sulla medesima strada. Per evitar quelle truppe che potrebbero riservagli qualche brutta sorpresa, nella notte del 3, riparte a cavallo, e si dirige al mare, scendendo la valle del Lao, ove non sempre son tracciati i sentieri. Poi, ad una dozzina di chilometri dalla Rotonda, lascia la valle e si dirige a ponente verso la costa, e là ad un punto quasi equidistante fra Maratea e Scalea, donde una piccola barca porta lui e i suoi compagni – cinque in tutto, dice il Bertani – a Sapri.”. Il tragitto non fu agevole. Alfredo Schettini (….), nel suo “Trecchina nel presente e nel passato – 1936”, del 1947, Tip. Ferrari, Alessandria, a pp. 69-70, in proposito scriveva che: Ma il generoso Dittatore….muta itinerario. Insieme a Bertani, Basso, Bixio, Cosenz, Medici, Sirtori e Turr parte da Rotonda e per un sentiero di montagna raggiunge Tortora, in provincia di Cosenza, ove fu accolto con entusiastiche manifestazioni. All’ingresso del paese si fece trovare una deputazione di gentili signore,  fra le quali Isabella Laura Palagano. Il Generale, che fu ospitato in casa Lomonaco-Melazzi, scese quindi alla marina di Maratea.”. Secondo il Serra la questione fu risolta dal Pepe (….). Infatti, Alessandro Serra (….), nel suo L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 331-332, in proposito scriveva che: “Sul resto del viaggio gli storici non sono d’accordo, per cui già da qualche anno, il Prof. Attilio Pepe afrontò la questione e fece luce (12). Poiché le truppe del generale Cardarelli, la sera del 2 settembre erano ancora a Castelluccio, a pochi Km. da Rotonda, Garibaldi, al fine di evitare qualche brutto incontro con la retroguardia, preferì ritardare la partenza di qualche ora. Così a notte inoltrata partì in carrozza. Alle vicinanze di Laino, abbandonò la rotabile, e sul dorso di cavalli e muli col seguito di sei persone – il Bertani dice quattro – s’avviò lungo il sentiero che costeggia il fiume Lao per giungere a Scalea. Ma nonostante il bel chiaro di luna, la comitiva sbagliò la strada ed andò a finire a Tortora, dove, stanca, si riposò quella notte, e dove ancora si mostra la stanza in cui dormì Garibaldi. La mattina del 3 settembre l’eroe riprese il viaggio e giunse a Marina di Tortora, precisamente alla sponda destra della foce del fiume Castrocucco. Ivi coi suoi sale su una barca a due remi ed approda a Sapri, dove lo attende il Turr che ha seco anche i 1.500 del Bertani. L’indomani, da quel luogo triste che gli ricordava il sacrificio dei trecento di Pisacane, Garibaldi riprese la marcia della leggenda e della gloria.”. Serra, a p. 332, nella nota (12) postillava: “(12) A. Pepe, Nel 150° Annuale della nascita di Garibaldi A. La marcia attraverso il Bruzio ed una deviazione improvvisa, in “Brutium”, Reggio Calab., novembre-dicembre 1957. V. anche la sua comunicazione al 2° Congresso Storico Calabrese in questi Atti.”. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a p. 310, in proposito scriveva: Premesso ciò possiamo senz’altro seguire Garibaldi. Il quale, giunto a Rotonda, è ospitato in casa di Serafino Fasanella (e non Fasanelli, come scrive il Bertani), ove si riposa. Quindi, si accinge a rimettersi in cammino, proseguendo in carrozza lungo la rotabile, la larga strada detta la ‘Consolare delle Calabrie’. Senonché, per prudenza, ne è sconsigliato: le vie sono ingombre dei soldati del Caldarelli, che si ritirano su Salerno lentamente, a piccole giornate. “Parve ed era – scrive il Racioppi – fuor di periglio che egli se venisse di quei franchi e sciolti modi frammezzo a gente, cui subito sdegno e maltalento potea rendere infesto. Però l’ebbero pregato a venire a Rotonda alla marina di Scalea”, per avvicinarsi ai piroscafi partiti da Paola con la divisione Rustow e la brigata Turr di 1500 uomini, che dovevano formare l’avanguardia del Dittatore sulla via di Napoli, e questi ultimi giunti a Sapri il giorno avanti, etc…Persuaso dagli amici a non esporsi indifeso alla mercé di quegli sbrancati d’ogni risma, che avrebbero potuto riservargli qualche brutta sorpresa e piantargli due palle in corpo con la stessa prontezza con cui avevano spacciato i loro generali, Garibaldi decide per evitarli di avvicinarsi al mare e di dirigersi alla marina di Scalea. Ma, prima di partire, manda un individuo a Sapri con ordini per Turr e avvertirlo del suo arrivo. In pari tempo, vuole assicurarsi delle intenzioni del generale Caldarelli, che si trovava a pochi chilometri da Rotonda, a Castelluccio. Se Garibaldi avesse proseguito sulla stessa strada, si sarebbe infatti trovato nel bel mezzo di quelle truppe demoralizzate.”Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 311-312, in proposito scriveva: Un bel chiaro di luna. Sul cadere della notte (2 settembre), Garibaldi lascia Rotonda in carrozza. Il Canzio nel suo ‘Diario’, in data 3, nota: “Il Generale deviò per Sapri. Il Generale Caldarelli, con 2000 soldati e 12 pezzi di artiglieria, ci precede d’una tappa”. Gli altri della scorta, tra cui Musolino, Missori, i giornalisti Arrivabene e Gallenga, Peard, che poi sarà scambiato per Garibaldi dalle popolazioni data la sua somiglianza con lui, proseguono sulla via di Napoli lungo la Consolare. Ma, tornato sempre in carrozza sulla rotabile, e rientrato in Calabria, dopo di aver percorso una dozzina di chilometri, deve abbandonarla per avvicinarsi al mare ed infilare la gola del fiume Lao, il fiume che sbocca presso Scalea, ed ove non ci sono tracce di strade, ma sentieri orribili, come li dice Bertani nel suo diario. E così che verso le otto e mezzo, Garibaldi e i suoi compagni, montati su muli, procedono lungo la sponda sinistra del fiume. Etc…Dopo una distesa di parecchie miglia sotto il chiaro di luna, non potendo proseguire verso sud per quei sentieri, giunti presso Laino, essi guadano il fiume e passano sulla sponda destra, dirigendosi verso ponente. Rimontano sulle alture e costeggiano Aieta sul confine della Basilicata ed entrano a Tòrtora. Qui sostano e sono ospitati in casa di Emanuele Lomonaco-Melazzi, ove passano il resto della notte. La mattina del 3, scendono alla marina in quel tratto di spiaggia equidistante tra Scalea e Maratea, a destra della foce del fiume Castrocucco (o Noce), quindi in territorio di Maratea. Tale fiume divide la Calabria dalla Basilicata. In quella deserta spiaggia, etc…”Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 98, in proposito scriveva che: “Garibaldi si fermò per poche ore in casa Fasanelli; verso sera riprese la marcia in carrozza per Castelluccio. Nella valle del Mercure, sul fiume Lao, si incontrò con il colonnello Boldoni, capo militare della insurrezione lucana, da cui fu informato sulla situazione in atto nelle nostre contrade fino ad Auletta e da cui diede le istruzioni dettagliate sulle future azioni da svolgere lungo la strada da Lagonegro ad Auletta e da Auletta a Salerno. Informato poi che sulla strada da Castelluccio a Lagonegro si muoveva lentamente in ritirata, a piccole tappe, umiliata ed affamata, la Brigata Caldarelli, il Dittatore ritenne prudente abbandonare la strada consolare e si recò verso Laino con la sua comitiva; guidato poi da patrioti del luogo, attraversò di notte a dorso di mulo le zone montagnose e boscose dei Piani del Carro, di Massacornuta e della valle del Savico nel territorio di Aieta e Tortora e alle prime luci dell’alba scese verso la spiaggia del Tirreno.”. Dunque, Guida (….) scriveva che Garibaldi, Nella valle del Mercure, sul fiume Lao,”, si incontrò con il colonnello BOLDONI, capo militare dell’insurrezione lucana, che gli fornì utili informazioni sula situazione fino ad Auletta. Secondo Guida, Garibaldi si incontrò con il colonnello Boldoni nella VALLE DEL MERCURE, dove era arrivato dopo qualche ora di marcia in carrozza sulla strada Consolare per la Calabria. E’ qui che Garibaldi, decise di deviare e scrive il Guida: il Dittatore ritenne prudente abbandonare la strada consolare e si recò verso Laino con la sua comitiva; guidato poi da patrioti del luogo, attraversò di notte a dorso di mulo le zone montagnose e boscose dei Piani del Carro etc…”. Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, stampato a Sarno-Napoli, 1960, nel cap. V, a pp. 160 e ssg., riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: Aveva raggiunto Rotonda la sera dello stesso giorno accolto trionfalmente dalle Autorità locali e della popolazione, ed era stato ospite della famiglia del cav. Don Bonaventura De Rinaldis.”. Dunque, Garibaldi proveniva da Rotonda. Fulco, a pp. 160-161 continuando il suo racconto scriveva che: “Garibaldi, …fa sosta a Rotonda e qui apprende che il Generale borbonico Caldarelli è a Castelluccio, ad otto Km. da Rotonda, sulla medesima strada, con circa 3000 dei suoi uomini. “Per evitare quelle truppe – scrive Carlo Agrati – che potrebbero riservargli qualche sorpresa, nella notte sul 3, parte a cavallo e si dirige al mare, scendendo la valle del Lao, ove non sempre son tracciati sentieri. Poi – continua l’Agrati nel suo libro dal titolo ‘Da Palermo al Volturno’ – ad una dozzina di chilometri da Rotonda, lascia la valle e si dirige a ponente verso la costa, e là nè di strade nè di sentieri v’è traccia alcuna. Arriva così ad un punto quasi equidistante fra Maratea e Scalea, donde una piccola barca porta lui e i suoi compagni (cinque in tutto, dice il Bertani) a Sapri”. Come si vede, l’Agrati non nomina Tortora. Anzi, dalla tavola IV del suo documentatissimo libro in cui è segnato in rosso l’itinerario di Garibaldi nel suo viaggio dalle Calabrie verso Napoli, si ricava che, anzicché per Tortora, Garibaldi sarebbe passato per Papasidero, e da qui, lasciandosi a sinistra il fiume Lao e Scalea, avrebbe raggiunto il mare presso la stretta baia di S. Nicola di Arcella, dove si sarebbe imbarcato per Sapri, unendosi quindi al generale Turr che l’aveva preceduto al comando dei suoi uomini e dei 1500 del Bertani ch’era con Garibaldi. Niente di più inesatto !. Garibaldi, partito a cavallo da Rotonda verso le quattro del mattino del 3 settembre insieme con i Generali Bixio, che a Calatafimi dubitò e da Garibaldi ebbe la risposta: “Nino, qui si fa l’Italia o si muore; Cosenz, Medici e Bertani, si diresse a Tortora attraverso il territorio di Laino, puntando sul Carro, secondo le istruzioni avute dalla famiglia ospite di Rotonda. E venne a Tortora etc….”. Dunque, Fulco da torto all’Agrati scrivendo che l’itinerario seguito da Garibaldi, da Agrati segnato non era corretto perchè secondo lui, Garibaldi, seguendo già a Rotonda le indicazioni del don Bonaventura DE Rinaldis venne direttamente a Tortora. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 172, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: “Nella mattina del 2 settembre Garibaldi attraversò l’altopiano di Campotenese e, appreso dello sbarco di Sapri, scriveva al Generale Turr: “Il latore v’informerà di ogni cosa, io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso scriverò” (232), mentre la sera stessa deviava verso il Golfo di Policastro per raggiungere Tortora dove pernottò.”

Secondo la maggioranza degli Storici, Garibaldi non proseguì per Lagonegro ma proseguì la sua cavalcata diretto a Sapri per evitare le truppe regie del Caldarelli 

Garibaldi, proseguendo il suo viaggio in carrozza, o a cavallo, accompagnato da un piccolo seguito, tra cui il generale Cosenz ed Agostino Bertani, da Tarsia e Castrovillari, in Calabria, arrivò a Morano Calabro e giunse a Rotonda, uscendo dalla Calabria ed entrando in Basilicata. Da Wikipedia leggiamo che Rotonda fu l’unico paese della Basilicata ad ospitare Giuseppe Garibaldi, che vi sostò il 2 settembre 1860, prima di partire da una spiaggia di Maratea per Sapri. L’eroe fu ospitato a casa della famiglia Fasanelli (ora di proprietà degli eredi del Comm. Vincenzo Tancredi), che per ricambiarne l’ospitalità regalò alla famiglia un grande medaglione di cui oggi si ignora la sorte. Garibaldi arrivò a Rotonda il 2 settembre con la colonna del Generale Cosenz, reduce dalla conquista della Sicilia e della Calabria, ed era diretto verso Napoli, in vista dello scontro con l’esercito di Francesco II. A questo punto del racconto, la maggioranza degli storici scrivono che Garibaldi, a Rotonda decise di cambiare itinerario, di non proseguire sulla Consolare per Lagonegro, Sala Consilina, Padula etc.., facendo un altro percorso alternativo fino ad arrivare a Sapri che è un piccolo paese del Principato Citeriore posto sulla costa Tirrenica. La maggior parte degli storici vogliono che la decisione di Garibaldi, a Rotonda di non proseguire sulla Consolare e di scendere sulla costa Tirrenica fo ad arvare a Sapri fu dipesa dal fatto che a sbarrargli la strada, anche se in ritirata, a Castelluccio era presente un contingente di 3.000 soldati borbonici agli ordini del Generale Caldarelli. Secondo gli storici fu la ritirata o quello che si credeva una finta ritirata delle truppe del Generale borbonico Caldarelli indusse Garibaldi a cambiare itinerario. A parte che il generale Garibaldi per evitare di galoppare ed evitare di trovare le truppe del Caldarelli decise di fermarsi a Rotonda per la notte fra il 2 e il 3 settembre, accolto da don Bonaventura de Rinaldis e ospite della famiglia della vedova di Berardino Fasanelli ma, già a Tarsia, il 1° settembre 1860, Garibaldi scriveva a Sirtori che sarebbe andato a Sapri da dove avrebbe inviato ordini al generale Turr. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 489-490, in proposito scriveva che: XLIX . Da Castrovillari Garibaldi colla solita fretta moveva a Morano e a Rotonda e quindi a Castelluccio ed a Lauria.”. Dunque, in questo breve ma significativo passaggio, il Perini scriveva che Garibaldi, proseguendo la sua marcia da Morano, dopo Castrovillari, prosegue per Rotonda, ma, a Rotonda, scrive il Perini, non cambia itinerario come è ormai accertato dalla Storia e dalle testimonianze ma prosegue il suo viaggio all’interno della Basilicata e passando da Castelluccio arriva a Lauria. Perini, però di Lauria racconta l’episodio, a mio avviso identico, raccontato da Maxime Du Champ. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 490-491, in proposito scriveva che: “LII. Da Lauria il Dittatore dirigevasi a Bosco, e di là a Lagonegro, amena città fabbricata sulla strada ed in mezzo ad altissimi monti. Le sue truppe giornalmente ingrossavano coi numerosi disertori dell’armata borbonica e colle non meno numerose squadriglie d’insorti che mancando di capi nazionali accorrevano ad arruolarsi nei battaglioni volontari. Egli passava in appresso a Sala e alla Polla , ove pose il campo , trovandosi in prossimità delle posizioni tenute dai Regii comandati dallo stesso monarca.”. Dunque, secondo il racconto di Osvaldo Perini, Garibaldi non cambiò itinerario ma da Lauria, dove passando da Rotonda era arrivato, si diresse a Bosco, odierna Nemoli e da lì arrivò a Lagonegro, che dice essere “amena città fabbricata sulla strada ed in mezzo ad altissimi monti.”. Dunque, a differenza del contemporaneo Du Champ (entrambi scrissero nel 1861), Perini non fa sbarcare Garibaldi a Sapri. Addirittura Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a p. 488, in proposito scriveva che: XLVI. Alle ore cinque pomeridiane del giorno medesimo abbandonarono i nostri Cosenza dirigendosi a Paola, donde per ordine avuto dovevano per mare e al più presto recarsi a Sapri e a Salerno, dove il Re, coll’esercito sapeasi accampato. Pervenivano i volontari alla destinazione loro dopo un faticoso viaggio che durò per tutta la notte, e quivi, riposatisi alquanto , s ‘apparecchiavano pel giorno seguente ad imbarcarsi e a salpare. Medici s’allontanava impertanto da Paola nel punto medesimo che Garibaldi, rovesciata definitivamente la dinastia dei Borboni, entrava trionfante nella stessa Capitale del Regno.”. Perini scriveva che i suoi compagni e la sua Brigata (credo la Medici) aveva ricevuto ordini di recarsi da Paola “al più presto recarsi a Sapri e a Salerno, dove il Re, coll’esercito sapeasi accampato”. Che vi fossero le truppe regie accampate nei pressi di Eboli e di Salerno questo si sapeva ma che vi fossero truppe regie a Sapri non mi pare che sia corretto sostenerlo. Garibaldi aveva pensato di raggiungere la costa tirrenica costeggiando il fiume Lao-Mercure, ma don Bonaventura gli fece cambiare idea facendolo passare per vie interne. Fu lo stesso don Bonaventura a inviare un messaggio segreto per avvertire il sindaco di Tortora, don Biagio Maceri, dell’arrivo dell’eroe nel comune calabrese. La figlia di don Bonaventura, Filomena, era sposata con il figlio del sindaco di Tortora, Francesco Maceri. In piena notte Garibaldi lasciò Rotonda, con sei uomini a seguito, e seguendo le indicazioni di don Bonaventura e di un contadino incontrato per strada arrivò a Tortora alle 10 e 30 del 3 settembre. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, a pp. 575-576 ed in proposito scriveva che: Anche a sera il Generale Garibaldi parte da Rotonda in carrozza indirizzandosi a Laino, anzicchè a Lagonegro, perchè consigliato a scendere alla marina di Scalea per sicurezza (1) e per non porsi a contatto con le truppe comandate dal Generale Caldarelli. Etc…”. Quandel, a p. 576, nella nota (1) postillava: “(1) In Lagonegro e nel contado lo spirito della popolazione era ostile a Garibaldi.”. Addirittura il Quandel scriveva che nel Lagonegrese “lo spirito della popolazione era ostile a Garibaldi”. Notizia questa da approfondire ma a me non sembra che così fosse. E’ indubbio che la cittadina ed il contado del Lagonegrese fosse posto lungo la Consolare per le Calabrie, e che la Consolare fosse pericolosa in quel periodo perchè attraversata dalle truppe regie borboniche in ritirata ed è pur vero che in seguito, giorni doopo, Garibaldi evitò Lagonegro, fermandosi invece nella taverna del Fortino.  Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 411-412, in proposito scriveva che: Al primo paesetto che incontra, La Rotonda, il Dittatore fa sosta e apprende che il Caldarelli è a Castelluccio, a sette od otto chilometri davanti a lui, sulla medesima strada. Per evitar quelle truppe che potrebbero riservagli qualche brutta sorpresa, nella notte del 3, riparte a cavallo, e si dirige al mare, scendendo la valle del Lao, ove non sempre son tracciati i sentieri. Poi, ad una dozzina di chilometri dalla Rotonda, lascia la valle e si dirige a ponente verso la costa, e là ad un punto quasi equidistante fra Maratea e Scalea, donde una piccola barca porta lui e i suoi compagni – cinque in tutto, dice il Bertani – a Sapri.”. Anche l’Agrati cade nello stesso errore del Treveljan, perchè secondo quanto egli scrive, Garibaldi, a Rotonda, dovendo proseguire oltre, decise di lasciare la strada Consolare delle Calabrie  “Per evitar quelle truppe che potrebbero riservagli qualche brutta sorpresa, nella notte del 3, riparte a cavallo, e si dirige al mare, scendendo la valle del Lao..”. A Rotonda, Garibaldi aveva appreso che il generale borbonico Caldarelli, di cui non si fidava, si trovava con le sue truppe a Castelluccio e quindi, come scrive il Treveljan, decise di cambiare itinerario ed aggirare quelle truppe che potevano costituire un pericolo. Giacomo Racioppi, Storia dei moti di Basilicata e delle provincie contermini nel 1860, Bari, Editore Laterza (prima edizione: Tip. Morelli, pagg. 343, Napoli. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a pp. 217-219, in proposito scriveva: Però l’ebbero pregato a venire di Rotonda alla marina di Scalea, onde messosi in barca il giorno 3 settembre discese a Sapri. – Quivi il giorno innanzi etc…”. Michele Lacava, a p. 702, continuando il suo racconto scriveva pure che: “La sera del giorno 2 il Generale Garibaldi da Rotonda parte in carrozza e giunge nelle vicinanze di Laino; abbandona la rotabile e prende la via del fiume Lao, e scende al mare nella spiaggia tra Tortora e Scalea, per non incontrarsi in Lagonegro coi soldati di Caldarelli, che ancorchè inermi, ed avessero capitolato, commettevano delle ruberie ed altri eccessi. Per mare si portò a Sapri etc…”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 198, in proposito scriveva che: A questo punto del suo viaggio Garibaldi cambiò metodo. Fin là per tutto il tragitto dallo Stretto in su, si era tenuto alla gran strada maestra, ma ora davanti a lui su quella strada si ritiravano le truppe del generale Caldarelli dirette a Napoli con le armi in pugno, secondo il patto convenuto fra esse e il comitato insurrezionale. Procedendo in quella direzione sarebbe arrivato a Castelluccio, capitando nel bel mezzo di quelle truppe demoralizzate, le cui intenzioni erano dubbie fors’anche a loro stesse. Un momento il Caldarelli mandava a dire a Garibaldi alla Rotonda: “Questo vostro esercito, si mette tutto ai vostri comandi”; (1) il momento dopo prometteva ai suoi soldati la vittoria della causa borbonica garantita dall’intervento austriaco. Il Dittatore fu perciò persuaso dai suoi amici a non mettersi indifeso alla mercè di quegli uomini che avrebbero potuto piantargli due palle in corpo con la stessa prontezza con cui spacciavano i loro generali, ed a raggiungere Sapri con una deviazione traverso i monti e il mare. A Sapri troverebbe i 1500 uomini del Turr, arrivati allora da Paola e conducendoli con una marcia fino a Lagonegro, potrebbe occupare in forza la linea di ritirata del Caldarelli e aprire con lui negoziati in condizioni più favorevoli.”. Dobelli, a p. 198, nella nota (1) postillava: “(1) Bertani, II, 184; Ms. Peard, Journal, 2 settembre.”. Dobelli, a p. 198, nella nota (2) postillava: “(2) Forbes, 214.”. Egli, dunque, doveva andare a Sapri, e come scrive George Macaulay Treveljan (vedi traduzione della Dobelli), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 198, in proposito scriveva che: A Sapri troverebbe i 1500 uomini del Turr, arrivati allora da Paola e conducendoli con una marcia fino a Lagonegro, potrebbe occupare in forza la linea di ritirata del Caldarelli e aprire con lui negoziati in condizioni più favorevoli.”. Sempre la Dobelli, a pp. 198-199, in proposito aggiungeva che: “Così la notte del 2 settembre il Generale e la sua piccola comitiva, fra cui il Bertani e il Cosenz, lasciarono la Rotonda e la strada maestra, montati su muli, accingendosi a traversare i monti occidentali nella direzione della costa. Giunti in prossimità di Laino infilarono la gola del fiume Lao, che nessun sentiero tracciava e che essi discesero per parecchie miglia al chiaro di luna. “Eccoci qui – esclamò il Bertani – noi sette su sette muli incamminati alla conquista d’un Regno”. Dalla valle del Lao rimontano sulle alture toccando le più elevate, e di là, la mattina del 3, si calarono sulla costa a un punto non molto discosto da Tortora e da Maratea. Etc…(1)…”. La Dobelli, a p. 198, nella nota (1) postillava: “(1) Bertani, II, 184; Ms. Peard, Journal, 2 settembre”. La Dobelli, a p. 198, sebbene non vi fosse, postillava la nota (2): “(2) Forbes, 214.”. Dobelli, a p. 199, nella nota (1) postillava: “(1) Non c’è mai stata una strada su questa costa, ma dal 1860 vi fu costruita una linea ferroviaria: quelli però che passano in treno per quei tunnel non hanno idea della magnifica bellezza del paese che traversano.”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 23-24-25, in proposito scriveva che: “”Il Generale – continua il Racioppi – procedeva le sue schiere senza scorta di guardia o di onore; e poichè le vie erano ingombre dei soldati del Caldarelli, che si ritraevano a piccole giornate – e di ogni risma di disertori o sbrancati, parve, ed era, non fuor di periglio, che egli venisse di quei franchi e sciolti modi frammezzo a gente, cui subito sdego o maltalento potea rendere infesta. Però l’ebbero pregato di venirne di Rotonda alla marina di Scalea”. Ed infatti la Brigata del Generale Caldarelli, composta etc…”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della Città di Lagonegro”, a pp. 396-397, in proposito scriveva che: “Era poi triste e doloroso l’esempio dato dalle truppe regie, che avevano massacrato, nella piazza di Melito, il loro Generale Brigante, credendolo traditore, nè mancavano fra esse dei soldati fanatici, esasperati per le sconfitte e per le capitolazioni, e disposti ad ogni feroce eccesso in quello stato di disperazione di animo. Fu quindi prudente consiglio per Garibaldi, per evitare un increscioso incontro con quelle truppe ed un possibile conflitto con inutile spargimento di sangue cittadino, divergere dall’unica strada la marcia trionfale e piegare verso il mar Tirreno. Ed ecco perchè alla nostra Città non fu concesso l’ambito onore d’ospitare il Duce Supremo in quei giorni di febbrile entusiasmo, come era stato stabilito. Nella corrispondenza del Comitato di Lagonegro ho riscontrato un foglio, spedito da Castelluccio nel 2 Settembre 1860 al Presidente Avv. Picardi da Nicolino Catalano del tenore seguente: “Si deve segnare col telegrafo a Sala e Potenza che Garibaldi non ha potuto proseguire il viaggio perchè le truppe non erano partite ancora da Castelluccio, ed è perciò fermato a Rotonda, dubitandosi di qualche tradimento delle truppe”. Ed in postilla è scritto: “Il porgitore è partito a 21 ore, ditemi a che ora è giunto.”. Già la colonna Lucana, comandata dal Lavecchia, con vari altri cittadini, s’erano mssi da Lagonegro per andare ncontro a Garibaldi verso Lauria e Castellucio, ma ben tosto tornarono indietro, quando si seppe che Egli aveva preso altra via. Nel giorno 2 Settembre, mentre ancora erno in piazza accampate le truppe del Caldarelli, giungeva da Moliterno, per la via di S. Antuono l olona degli insorti di Potenza, comandata da Frneco Pomarici, il quale aveva ricevuto ordine dal Capo dello Stato Maggiore Senise d nirsi col Lavecchia in Lagonegro, di far quivi un concentramento d forze e d’appoggiare le truppe garibaldine provenienti dalle Calabrie (1).”. Pesce, a p. 397, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi la ‘Cronistoria della rivoluzione di Basilicata del 1860 del dott. Michele Lacava, pregevole miniera di documenti e di notizie.”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a p. 25, in proposito scriveva che: “Fu quindi prudente consiglio per Garibaldi, per evitare un increscioso incontro con quelle truppe ed un possibile conflitto con inutile spargimento di sangue cittadino, divergere dall’unica strada la sua marcia trionfale e piegare verso il mar Tirreno. Ed ecco perchè alla nostra Città non fu concesso l’ambito onore d’ospitare il Duce Supremo in quei giorni di febbrile entusiasmo, come era stato stabilito. Nella corrispondenza del Comitato di Lagonegro ho riscontrato un foglio, spedito da Castelluccio nel 2 Settembre 1860 al Presidente Avv. Picardi da Nicolino Catalano (1) del tenore seguente: “Si deve segnare col telegrafo a Sala e Potenza che Garibaldi non ha potuto proseguire il viaggio perchè le truppe non erano partite ancora da Castelluccio, ed è perciò fermato a Rotonda, dubitandosi di qualche tradimento delle truppe”. Ed in postilla è scritto: “Il porgitore è partito a 21 ore, ditemi a che ora è giunto.”. Già la Colonna Lucana, comandata dal Lavecchia, con vari altri cittadini, s’erano mossi da Lagonegro per andare incontro a Garibaldi verso Lauria e Castelluccio, ma tosto tornarono indietro, quando si seppe che Egli aveva presa altra via.”. Pesce, a p. 25, nella nota (1) postillava: “(1) Il Catalano era stato condannato a 7 mesi di carcere per aver chiamato ‘cernicchiara’ la regina Maria Teresa.”. Dunque, Pesce racconta che il 2 settembre 1860 arrivò all’Avv. Picardi, Presidente del Comitato insurrezionale di Lagonegro inviato da Castelluccio da Nicolino Catalano (…) dove li avvisava che Garibaldi non ha potuto proseguire il viaggio perchè le truppe non erano partite ancora da Castelluccio, ed è perciò fermato a Rotonda, dubitandosi di qualche tradimento delle truppe”.”. Dunque, secondo il Pesce e secondo questo dispaccio inviato da Castelluccio, Garibaldi si era fermato a Rotonda perchè si dubitava del tradimento delle truppe Regie del Cardarelli. Dunque, secondo questo biglietto, già a Rotonda si sapeva che Garibaldi non sarebbe andato a Sapri ma era diretto a Lagonegro. Inoltre, secondo questo dispaccio, Garibaldi “non aveva potuto proseguire il viaggio…” sulla strada Consolare delle Calabrie per Castelluccio e per Lagonegro, e quindi non per Sapri. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a p. 27, in proposito scriveva che: “Nella sera del 2 Settembre, ad ora inoltrata, Garibaldi con sei suoi fidi e valorosi compagni, Cosenz, Bixio, Medici, Sirtori, Bertani e Basso, suo Segretario particolare – tutti nomi sacrati alla storia – con la scorta di alcuni del luogo, partono da Rotonda in carrozze, e giungono presso Laino, dove, per non imbattersi con la retroguardia del Generale Caldarelli, che era tuttavia a Castelluccio, lasciano la strada rotabile, e su cavalli e muli battono lo stretto sentiero del fiume Lao per scendere al mar Tirreno.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, nel suo capitolo “Da Palermo a Napoli”, a pp. 148-149, riferendosi al generale Turr, in proprosito scriveva che: “…ed all’alba del 2 settembre sbarcava a Sapri e mandava avviso del suo arrivo al Generale Garibaldi, il quale da Cosenza era arrivato a Rotonda, da dove gli scriveva così: “Al generale Turr….Sapri. Il latore v’informerà di ogni cosa – io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò. Rotonda, 2 settembre 1860, ore 11 ant. Firmato: G. Garibaldi.”.”. Turr nel ricevere questa lettera lesciò la sua colonna a Sapri per correre con un piccolo seguito a Lagonegro, dove seppe che il generale Caldarelli marciava sulla linea postale, onde gli mandò un’intimazione di attenersi strettamente alla capitolazione di Cosenza, ed alle marcie in essa stabilite, in contrario sarebbe stato costretto di attaccarlo dove lo trovasse fuor di luogo, e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi, il quale, avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri. Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. Carlo Pecorini-Manzoni, a p. 149, in proprosito scriveva che: “….e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi, il quale, avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri. Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. In questo passaggio, però, devo precisare che rilevo una evidente incongruenza. Si tratta della frase: avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri.”. Pecorini scriveva: “Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. Memor (….), nel suo “La fine di un Regno – con prefazione di Raffaele De Cesare”, ed. ……….., a p. 461, in proposito scriveva che: “Il due settembre, Garibaldi giunse a Rotonda, povera terra del circondario di Lagonegro; e di là, per maggior sicurezza, fu consigliato a scendere alla marina di Scalea, dove s’imbarcò. Arrivò la sera del tre, a Sapri. A Sapri era approdata, il giorno innanzi, la divisione di Rustow e Pianciani, la quale, ultima arrivata, divenne l’avanguardia dell’esercito garibaldino. Il giorno quattro, il dittatore si fermò all’osteria del Fortino, presso Casalnuovo, dove ricevè Mignogna e Pietro Lacava, che lo salutarono a nome del governo provvisorio di Basilicata, e gli portarono seimila ducati, in tante piastre e colonnati: somma che riuscì gradita al dittatore, e fu spesa, in gran parte, in sussidii ai soldati di Caldarelli, i quali, dopo la capitolazione di Cosenza, si ritiravano verso Napoli, e, dopo una nuova capitolazione fatta con Garibaldi, deposero le armi. Mignogna e Lacava si unirono al dittatore, e con lui passarono la notte a Salerno, ed entrarono, il 7 settembre, a Napoli. All’alba del sei, Garibaldi fu in Auletta, dove ricevè Giacinto Albini, l’altro prodittatore di Basilicata, e lo nominò governatore della stessa provincia, con pieni poteri, E’ in quella guisa che, il giorno innanzi, a Casalnuovo, aveva nominato Bertani segretario generale della dittatura, da Auletta scrisse ai due comitati di Napoli, come invito alla concordia, queste parole: “………………………”Raffaele De Cesare (Memor) (….), ed il suo “La fine di un Regno – Dal 1855 al 6 settembre 1860 con prefazione di Raffaele De Cesare”, ed. Città di Castello, 1900, parte II, a p. 461, in proposito scriveva che: Il due settembre, Garibaldi giunse a Rotonda, povera terra del circondario di Lagonegro; e di là, per maggior sicurezza, fu consigliato a scendere alla marina di Scalea, dove s’imbarco. Arrivò , la sera del tre, a Sapri. A Sapri era approdata, il giorno innanzi, la divisione di Rustowe Pianciani, la quale, ultima arrivata, divenne l’avanguardia dell’esercito garibaldino.”Alfredo Schettini (….), nel suo “Trecchina nel presente e nel passato – 1936”, del 1947, Tip. Ferrari, Alessandria, a pp. 69-70, in proposito scriveva che: Ma il generoso Dittatore ad evitare combattimenti, che avrebbero causato spargimento di sangue fraterno, muta itinerario. Insieme a Bertani, Basso, Bixio, Cosenz, Medici, Sirtori e Turr parte da Rotonda e per un sentiero di montagna raggiunge Tortora, in provincia di Cosenza, ove fu accolto con entusiastiche manifestazioni. All’ingresso del paese si fece trovare una deputazione di gentili signore,  fra le quali Isabella Laura Palagano. Il Generale, che fu ospitato in casa Lomonaco-Melazzi, scese quindi alla marina di Maratea.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 172, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: “Nella mattina del 2 settembre Garibaldi attraversò l’altopiano di Campotenese e, appresso dello sbarco di Sapri, scriveva al Generale Turr: “Il latore v’informerà di ogni cosa, io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso scriverò” (232), mentre la sera stessa deviava verso il Golfo di Policastro per raggiungere Tortora dove pernottò.”. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a pp. 98-99, in proposito scriveva che: “Dopo la capitolazione del generale Caldarelli e del generale Ghio con un esercito di quindicimila uomini, Garibaldi avanzò rapidamente da Cosenza a Castrovillari e il 2 settembre, accompagnato da Cosenz, Bixio, Medici, Sirtori, Bertani e dal segretario Basso, toccò il territorio lucano, entrando in Rotonda, entusiasticamente acclamato dalla popolazione in delirio e dai patrioti. Gli fu consegnato il seguente messaggio inviatogli dal Governo Pro-dittatoriale lucano: “Al Generale Dittatore Giuseppe Garibaldi – Salute “Signore,…etc….Potenza, 1° settembre 1860. Nicola Mignogna – G. Albini”. Garibaldi si fermò per poche ore in casa Fasanelli; verso sera riprese la marcia in carrozza per Castelluccio. Nella valle del Mercure, sul fiume Lao, si incontrò con il colonnello Boldoni, capo militare della insurrezione lucana, da cui fu informato sulla situazione in atto nelle nostre contrade fino ad Auletta e da cui diede le istruzioni dettagliate sulle future azioni da svolgere lungo la strada da Lagonegro ad Auletta e da Auletta a Salerno. Informato poi che sulla strada da Castelluccio a Lagonegro si muoveva lentamente in ritirata, a piccole tappe, umiliata ed affamata, la Brigata Caldarelli, il Dittatore ritenne prudente abbandonare la strada consolare e si recò verso Laino con la sua comitiva; giudato poi da patrioti del luogo, attraversò di notte a dorso di mulo le zone montagnose e boscose dei Piani del Carro, di Massacornuta e della valle del Savico nel territorio di Aieta e Tortora e alle prime luci dell’alba scese verso la spiaggia del Tirreno.”. Dunque, Guida (….) scriveva che Garibaldi, Nella valle del Mercure, sul fiume Lao,”, si incontrò con il colonnello BOLDONI, capo militare dell’insurrezione lucana, che gli fornì utili informazioni sula situazione fino ad Auletta. Secondo Guida, Garibaldi si incontrò con il colonnello Boldoni nella VALLE DEL MERCURE, dove era arrivato dopo qualche ora di marcia in carrozza sulla strada Consolare per la Calabria. E’ qui che Garibaldi, decise di deviare e scrive il Guida: il Dittatore ritenne prudente abbandonare la strada consolare e si recò verso Laino con la sua comitiva; guidato poi da patrioti del luogo, attraversò di notte a dorso di mulo le zone montagnose e boscose dei Piani del Carro etc…”. Alessandro Serra (….), nel suo L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 331-332, in proposito scriveva che: “Sul resto del viaggio gli storici non sono d’accordo, per cui già da qualche anno, il Prof. Attilio Pepe afrontò la questione e fece luce (12). Poiché le truppe del generale Cardarelli, la sera del 2 settembre erano ancora a Castelluccio, a pochi Km. da Rotonda, Garibaldi, al fine di evitare qualche brutto incontro con la retroguardia, preferì ritardare la partenza di qualche ora. Così a notte inoltrata partì in carrozza. Alle vicinanze di Laino, abbandonò la rotabile, e sul dorso di cavalli e muli col seguito di sei persone – il Bertani dice quattro – s’avviò lungo il sentiero che costeggia il fiume Lao per giungere a Scalea. Ma nonostante il bel chiaro di luna, la comitiva sbagliò la strada ed andò a finire a Tortora, dove, stanca, si riposò quella notte, e dove ancora si mostra la stanza in cui dormì Garibaldi. La mattina del 3 settembre l’eroe riprese il viaggio e giunse a Marina di Tortora, precisamente alla sponda destra della foce del fiume Castrocucco. Ivi coi suoi sale su una barca a due remi ed approda a Sapri, dove lo attende il Turr che ha seco anche i 1.500 del Bertani. L’indomani, da quel luogo triste che gli ricordava il sacrificio dei trecento di Pisacane, Garibaldi riprese la marcia della leggenda e della gloria.”. Serra, a p. 332, nella nota (12) postillava: “(12) A. Pepe, Nel 150° Annuale della nascita di Garibaldi A. La marcia attraverso il Bruzio ed una deviazione improvvisa, in “Brutium”, Reggio Calab., novembre-dicembre 1957. V. anche la sua comunicazione al 2° Congresso Storico Calabrese in questi Atti.”. Antonio Guarasci (….), nel suo La spedizione dei mille in Calabria – Aspetti e problemi di storia Cosentina”, estratto da “Calabria nobilissima”, n. 41-42, 1961, a pp. 39-40, in proposito scriveva: “Occupata Cosenza, distrutto l’esercito borbonico in Calabria, la marcia di Garibaldi fino alla marina di Tortora, per Tarsia, Spezzano Albanese, Castrovillari, Morano e Laino tra l’entusiasmo delle popolazioni, ha solo un valore documentario (46). Garibaldi ha fretta di arrivare a Napoli: deve impedire allo Stato Maggiore borbonico di riorganizzarsi; ha fretta di passare oltre Campotenese e di superare Sapri, per evitare che si ripeta l’errore del ’48 quando le forze borboniche dei generali Busacca e Lanza giunsero proprio a Sapri e sconfissero tra Campotenese e Spezzano, le squadre del Riboty, del Longo, di Domenico Mauro e Vincenzo Morelli. Egli ha bisogno di far presto per impedire all’Europa d’intervenire, per far superare a Cavour i timori e le sue ultime riserve antigaribaldine, per forzare la diplomazia europea allarmata fin dal suo sbarco nel continente. La rapida marcia di Garibaldi in Calabria convince, in qualche modo, Napoleone III e l’Europa della inevitabilità della fine dei Borboni e della vittoria della rivoluzione italiana; convince Cavour che la vittoria dell’Italia meridionale, con il suo sfondo popolare democratico, riabilitava di fronte al mondo il Risorgimento come fatto voluto e compiuto da italiani in terra d’Italia; convince ancora il liberale Cavour che l’Unità d’Italia non era una “corbelleria”, come egli soleva dire, ma la conclusione logica di tanti anni di passione nazionale.”. Guarasci, a p. 42, nella nota (46) postillava: “(46) Sulla marcia di Garibaldi in Calabria oltre al lavoro di C. Agrati, Da Palermo al Volturno, Milano, 1937, gli studi e le fonti più recenti sono quelli contenuti nella raccolta degli Atti del 2° Congresso storico calabrese (Napoli, 1961): E. De Palma, Alcuni aspetti del 1860 in Calabria e nel Mezzogiorno; G. Cingari, Lo stabilimento di Mongiana nella crisi del 1860; etc…”. Michelangelo Pucci (….), nel suo “Tortora – natura, storia, cultura”, Zaccara editore, a p. 101, in proposito scriveva che: “Motivi della deviazione per Tortora e Sapri – La deviazione per Tortora e Sapri fece parte di una strategia che mirava allo scopo politico di giungere a Napoli prima dell’arrivo di Vittorio Emanuele II (4). Egli sapeva che l’Armata Sarda, agli ordini del generale Cialdini, era già attestata sul confine dello Stato Pontificio in attesa di marciare verso Sud; se l’esercito piemontese fosse arrivato per primo a Napoli egli avrebbe perso il vantaggio politico che gli derivava dalla conquista della Capitle del Regno nella sua qualità di Dittatore dello Stato Napoletano, in vista del futuro suo e dei suoi garibaldini. Al fine di giungere a Napoli per primo, Garibaldi studiò due manovre: 1) quella di aggirare l’ostacolo, rappresentato dal corpo dei 3000 borbonici agli ordini del gen. Caldarelli, che avrebbe potuto frenare la sua marcia; 2) di sbarrargli la strada al passo del Fortino (in territorio di Battaglia), poco più a nord di Lagonegro. I borbonici però si dispersero prima e tornarono alle loro case per reazione al loro comandante, gen. Caldarelli, che voleva farli passare ai garibaldini (4).”. Pucci, a p. 102, nella nota (4) postillava: “(4) (vedi Franco Apicella in ‘Garibaldi. la consegna dell’Italia meridionale a Vittorio Emanuele’ in http://www.paginedidifesa.it&#8221;. Devo però precisare che questo sito non esiste più sulla rete. Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, stampato a Sarno-Napoli, 1960, nel cap. V, a pp. 160-161 continuando il suo racconto scriveva che: “Garibaldi, …fa sosta a Rotonda e qui apprende che il Generale borbonico Caldarelli è a Castelluccio, ad otto Km. da Rotonda, sulla medesima strada, con circa 3000 dei suoi uomini. “Per evitare quelle truppe – scrive Carlo Agrati – che potrebbero riservargli qualche sorpresa, nella notte sul 3, parte a cavallo e si dirige al mare, scendendo la valle del Lao, ove non sempre son tracciati sentieri. Poi – continua l’Agrati nel suo libro dal titolo ‘Da Palermo al Volturno’ – ad una dozzina di chilometri da Rotonda, lascia la valle e si dirige a ponente verso la costa, e là nè di strade nè di sentieri v’è traccia alcuna. Arrva così ad un punto quasi equidistante fra Maratea e Scalea, donde una piccola barca porta lui e i suoi compagni (cinque in tutto, dice il Bertani) a Sapri”. Come si vede, l’Agrati non nomina Tortora. Anzi, dalla tavola IV del suo documentatissimo libro in cui è segnato in rosso l’itinerario di Garibaldi nel suo viaggio dalle Calabrie verso Napoli, si ricava che, anzicché per Tortor, Garibaldi sarebbe passato per Papasidero, e da qui, lasciandosi a sinistra il fiume Lao e Scalea, avrebbe raggiunto il mare presso la stretta baia di S. Nicola di Arcella, dove si sarebbe imbarcato per Sapri, unendosi quindi al generale Turr che l’aveva preceduto al comando dei suoi uomini e dei 1500 del Bertani ch’era con Garibaldi. Niente di più inesatto !. Garibaldi, partito a cavallo da Rotonda verso le quattro del mattino del 3 settembre insieme con i Generali Bixio, che a Calatafimi dubitò e da Garibaldi ebbe la risposta: “Nino, qui si fa l’Italia o si muore; Cosenz, Medici e Bertani, si diresse a Tortora attraverso il territorio di Laino, puntando sul Carro, secondo le istruzioni avute dalla famiglia ospite di Rotonda. E venne a Tortora preceduto da un corriere recante una missiva segreta per Don Biagio Maceri, medico umanista e filosofo, il cui figlio, Francesco, aveva sposato una De Rinaldis, donna Filomena, la “Signorina” come fu sempre chiamata a Tortora., dopo aver ricevuto formale assicurazione di non andare incontro a spiacevole e pericolosa avventura che avrebbe compromesso irrimediabilmente l’esito d’un’impresa cui erano legati i destini d’Italia.”. Riccardo Finelli (….), nel suo “150 anni dopo – ai quaranta all’ora sulle tracce di Garibaldi”, a p. 148, in proposito scriveva che: “La strada con il Generale si divide perché lui, a cavallo, tirò giù dritto verso il mare. Prima seguendo il corso del Mercure fino a Laino, poi attraverso mulattiere fra i monti fino al Passo del Carro e da lì giù a picco lungo la valle della Fiumarella, fino a Tortora. In quel momento Garibaldi si divise anche dalla colonna che lo accompagnava. Giunse infatti notizia che nei pressi del Valico di Prestieri, si trovasse un battaglione di tremila borbonici in ritirata, comandato dal Generale Cardarelli. Garibaldi diede ordine ai suoi soldati di inseguirlo, mentre lui e un manipolo di ufficiali avrebbero raggiunto Sapri, unendosi agli uomini comandati dal fidato Stefano Turr e da lì risalito verso Lagonegro per accerchiare (e soprattutto disarmare) quei soldati in rotta….Dopo Castelluccio inferiore attraversi valle del torrente Migliasole e sali fra i boschi proprio agli ottocentotrentasette metri del valico di Prestieri, la radura dei borbonici in discioglimento, spartiacque fra Tirreno e Jonio. Ritrovi nella vecchia stazione del Passo la ferrovia del Poliino, che oggi ti accompagna e ti guida come un filo d’Arianna per districarti nel gioco a incastri di queste valli.”. Dunque, è interesante ciò che scrive il Finelli (…), sulla scorta del Pucci. Finelli scrive che, ad un certo punto del viaggio di Garibaldi che da Rotonda si portò verso la costa, per poi imbarcarsi per Sapri: “In quel momento Garibaldi si divise anche dalla colonna che lo accompagnava.”. e, senza spiegare da quale momento (a Laino, al Carro, etc…?) scriveva che la colonna di Garibaldi “si divise”. Finelli, continuando il suo racconto aggiungeva i motivi della separazione di Garibaldi dagli altri ufficiali che si separavano da lui ed in proposito scriveva: “Giunse infatti notizia che nei pressi del Valico di Prestieri, si trovasse un battaglione di tremila borbonici in ritirata, comandato dal Generale Cardarelli. Garibaldi diede ordine ai suoi soldati di inseguirlo, mentre lui e un manipolo di ufficiali avrebbero raggiunto Sapri, unendosi agli uomini comandati dal fidato Stefano Turr e da lì risalito verso Lagonegro per accerchiare (e soprattutto disarmare) quei soldati in rotta….”. Sulla questione aveva già scritto Biagio Moliterni (….), sul blog “Abystron.org” così riepilogava la giornata di Garibaldi a Tortora: La sosta a Tortora fu imprevista e organizzata in tutta fretta. Il Generale, reduce dalla conquista della Sicilia e della Calabria, era diretto a Napoli in vista dello scontro decisivo con l’esercito di Francesco II, e voleva arrivarci nel più breve tempo possibile per non dar tempo al nemico di organizzarsi. Ma la sera di domenica 2 settembre 1860, mentre si trovava a Rotonda, ospite della famiglia Fasanelli, seppe che i circa 3000 soldati borbonici del generale Caldarelli, sia pure in ritirata, erano attestati presso Castelluccio e rischiavano di rallentare la sua marcia. Decise perciò di spostarsi sulla costa tirrenica calabrese per poi recarsi via mare a Sapri, dove c’erano ad attenderlo i 1500 uomini delle brigate Milano, Spinazzi e Puppi che, provenienti da Paola, erano appena sbarcati nella cittadina campana sotto la guida del generale Türr. Etc…”. Dunque è a Rotonda che Garibaldi seppe delle truppe del Caldarelli ed è a Rotonda che, come abbiamo già visto la nutrita comitiva di Ufficiali al seguito di Garibaldi, furono da lui dirottati sulla Strada delle Calabrie che lui, invece volle abbandonare. Riguardo poi alle truppe che il generale Turr aveva già portato da Paola a Sapri (insieme al colonnello Rustow), il 2 settembre 1860, Moliterni scriveva che: “L’intenzione di Garibaldi era di dirottarli sul passo del Fortino, non lontano da Lagonegro, per sbarrare la strada alle truppe del Caldarelli e poter riprendere con maggiore sicurezza il cammino verso la capitale dell’ormai traballante Regno delle Due Sicilie.”. Dunque, Moliterni, riferendosi a Garibaldi e a ciò che decise di fare, in proposito scriveva che: “In un primo momento aveva pensato di raggiungere il Tirreno attraverso la valle del Mercure-Lao, ma poi cambiò idea e vi giunse, per vie interne, passando per il territorio di Tortora. Probabilmente, la variazione di programma gli fu suggerita da don Bonaventura De Rinaldis, di Rotonda, la cui figlia Filomena aveva sposato il tortorese don Francesco Maceri. Ed è proprio al padre di quest’ultimo, il sindaco don Biagio Maceri, che don Bonaventura inviò un messaggio segreto per avvertilo dell’imminente arrivo dell’illustre ospite. Garibaldi, con alcuni uomini al seguito, forse sei, lasciò Rotonda in piena notte e, seguendo le indicazione del giovane pastore Paolo Maceri, incontrato sull’altipiano del Carro, giunse a Tortora intorno alle 10,30 del mattino seguente.”.

Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, nel suo capitolo “Da Palermo a Napoli”, a p. 147, in proprosito scriveva che: “Da Rogliano il Dittatore con Cosenz e Turr proseguì per Cosenza, dove pervenne l’avviso che due brigate della dimessa spedizione Pianciani, le quali fin da quando stavano a Milazzo erano state incorporate alla 15° Divisione, sbarcarono a Paola, onde Garibaldi vi spedì immediatamente Turr con ordine, se possibile, d’imbarcarle per il golfo di Policastro, oppure di prendere la via di terra, per trovarsi al più presto sulla strada di Lagonegro, ed avanzare sopra Salerno. Lasciava infine la prodittatura a Donato Morelli, e si portava avanti con Cosenz. Egli aveva già notizia che il re di Napoli alla testa di un corpo di esercito di 40,000 uomini occupava Salerno, col proposito d’impedirgli l’entrata nella capitale. L’astuto generale etc…”.

Ho dei seri dubbi sulla versione degli storici sulle motivazioni che spinsero Garibaldi, partitosi da Rotonda, a cambiare itinerario. Garibaldi deviò per Sapri invece di proseguire per Lagonegro  

Ancora oggi, sussistono dei dubbi e delle omissioni sul passaggio di Garibaldi a Sapri. Ancora oggi, è opportuno ulteriormente indagare sui reali motivi per cui Garibaldi decise di deviare per arrivare a Sapri dopo la sosta a Rotonda.La maggior parte degli storici risolvono frettolosamente la deviazione di Garibaldi come una decisione indotta dalla presenza sulla strada Consolare delle Calabrie delle truppe regie borboniche di Caldarelli che battevano in ritirata dopo la Capitolazione di Cosenza. Ma già nella sua tappa a Tarsia il generale Garibaldi aveva intenzione di deviare, di lasciare la strada Consolare per le Calabrie, e di recarsi a Sapri. I motivi per cui Garibaldi andasse a Sapri non sono mai stati del tutto chiariti. Non tutti conoscono della deviazione che Garibaldi decise di fare, andando a Sapri. Unica nota stonata tra gli storici, peraltro testimoni oculari, vi sono quelle del Perini e del Du Champ, che non ci parlano affatto di Sapri.  Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 490-491, in proposito scriveva che: “LII. Da Lauria il Dittatore dirigevasi a Bosco, e di là a Lagonegro, amena città fabbricata sulla strada ed in mezzo ad altissimi monti. Le sue truppe giornalmente ingrossavano coi numerosi disertori dell’armata borbonica e colle non meno numerose squadriglie d’insorti che mancando di capi nazionali accorrevano ad arruolarsi nei battaglioni volontari. Egli passava in appresso a Sala e alla Polla, ove pose il campo, trovandosi in prossimità delle posizioni tenute dai Regii comandati dallo stesso monarca.”. Dunque, secondo il racconto di Osvaldo Perini, Garibaldi non cambiò itinerario ma da Lauria, dove passando da Rotonda era arrivato, si diresse a Bosco, odierna Nemoli e da lì arrivò a Lagonegro, che dice essere “amena città fabbricata sulla strada ed in mezzo ad altissimi monti.”. Dunque, a differenza del contemporaneo Du Champ (entrambi scrissero nel 1861), Perini non fa sbarcare Garibaldi a Sapri. Addirittura Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a p. 488, in proposito scriveva che: XLVI. Alle ore cinque pomeridiane del giorno medesimo abbandonarono i nostri Cosenza dirigendosi a Paola, donde per ordine avuto dovevano per mare e al più presto recarsi a Sapri e a Salerno, dove il Re, coll’esercito sapeasi accampato. Pervenivano i volontari alla destinazione loro dopo un faticoso viaggio che durò per tutta la notte, e quivi, riposatisi alquanto, s’apparecchiavano pel giorno seguente ad imbarcarsi e a salpare. Medici s’allontanava impertanto da Paola nel punto medesimo che Garibaldi, rovesciata definitivamente la dinastia dei Borboni, entrava trionfante nella stessa Capitale del Regno.”. Perini scriveva che i suoi compagni e la sua Brigata (credo la Medici) aveva ricevuto ordini di recarsi da Paola “al più presto recarsi a Sapri e a Salerno, dove il Re, coll’esercito sapeasi accampato”. Che vi fossero le truppe regie accampate nei pressi di Eboli e di Salerno questo si sapeva ma che vi fossero truppe regie a Sapri non mi pare che sia corretto sostenerlo. Addirittura, alcuni storici recenti hanno liquidato la tappa di Garibaldi a Sapri come frettolosa ed inconsistente. Infatti, ad esempio, Michelangelo Pucci (….), nel suo “Tortora – Natura, Storia Cultura”, a p. 99 ci parla della “Cronaca del viaggio di Garibaldi da Rotonda al Fortino” ed in proposito scriveva che: “Costeggiando al largo delle scogliere di Maratea e di Acquafredda, a bordo di una barca spinta da due rematori, nel pomeriggio sbarcò a Sapri alle ore 15:30 (3) unendosi ai contingenti sbarcativi nei giorni precedenti, fra i quali quello dei 1500 del gen. Turr (1), sbarcatovi il giorno prima da Paola. Dopo aver pernottato tra il 3 e il 4 settembre a Vibonati in casa De Nicolellis, etc…”. Non dicendo quasi nulla su Sapri e sulla sosta di Garibaldi a Sapri. Pucci, a p. 102, nella nota (5) postillava: “(5) R. Finelli – 150 anni dopo – ai quaranta all’ora sulle tracce di Garibaldi”. Si tratta di Riccardo Finelli che, nel 2010 percorre in bici le principali tappe del tragitto che fece Garibaldi risalendo dalla calabra Soveria Manelli, Paola, Scalea, la Lucania, con Rotonda, etc…Il giovane autore fermandosi in questi luoghi raccoglie personali testimonianze e personali ed opinabili impressioni, non aggiungendo nulla di nuovo alle ricerche sullo storico evento. Alfredo Schettini (….), nel suo “Trecchina nel presente e nel passato – 1936”, del 1947, Tip. Ferrari, Alessandria, a pp. 69-70, in proposito scriveva che: “….scese quindi alla marina di Maratea. Con una vela peschereccia e, dopo una traversata di tre ore, sbarca a Sapri il tre settembre dove già erano approdate le truppe del generale Turr, provenienti dalle Calabrie. Garibaldi è ospite della famiglia Gallotti in Sapri e poscia della famiglia Del Vecchio a Vibonati. Etc..”. Finelli scrive queste due parole su Sapri ed invece si dilunga su un evento di dubbia storicità che riguarda l’eventuale tappa di Garibaldi a Vibonati. Come si è visto nel precedente paragrafo la maggior parte degli storici fa risalire la decisione di Garibaldi a Rotonda, il 2 settembre 1860, da cui decise di deviare la sua cavalcata, adducendo i motivi della presenza pericolosa nella zona del Lagonegrese delle truppe Regie borboniche che battevano in ritirata. Ma noi nutriamo dei seri dubbi su questa versione dei fatti. Già a Tarsia Garibaldi scriveva al suo Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Meridionale, generale Sirtori, dicendogli che a Sapri avrebbe inviato ordini a Turr. Infatti, Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 410, in proposito scriveva che: “…a Tarsia. Di là Garibaldi scriveva al suo Capo di Stato maggiore: “Tarsia, 1° settembre 1860. Generale Sirtori – In mia assenza voi avete il comando dell’esercito. L’esercito deve marciare su Napoli a marce regolari, avendo riguardo al buon nutrimento dei militi, etc….Io partirò alla volta di Castrovillari alle 4 pom. d’oggi, e seguito avanti quanto lo comporteranno le circostanze. Il generale Turr marciò da Cosenza per Paola per guidare la gente di Bertani verso Sapri, ove troverà altri miei ordini. Etc…”. Da Tarsia, dove Garibaldi si fermò per poco tempo, il 1° settembre 1860 scrisse al generale Sirtori anticipandogli alcuni ordini e avvisandolo che Turr si era partito per Paola da dove doveva condurre le truppe dell’ex divisione Bertani-Pianciani a Sapri. Nel dispaccio indirizzato a Sirtori Garibaldi gli scriveva che: Il generale Turr marciò da Cosenza per Paola per guidare la gente di Bertani verso Sapri, ove troverà altri miei ordini.”. Inoltre, il telegramma o dispaccio di cui parla l’Agrati, ovvero ciò che Garibaldi, a Tarsia manda a dire al generale Sirtori, dimostra anche il fatto che già il 1° settembre 1860, e non come erroneamente si dice, Garibaldi era già intenzionato a non proseguire la sua marcia prendendo la strada per Castelluccio-Lagonegro-Sala Consilina proseguendo sulla Consolare, ma, egli aveva già intenzione di passare per Sapri che, al contrario si trova lungo la costa tirrenica e da lì, proseguire e risalire vero Sala Consilina. Infatti, a Tarsia, il 1° settembre 1860, Garibaldi scrive a Sirtori: Il generale Turr marciò da Cosenza per Paola per guidare la gente di Bertani verso Sapri, ove troverà altri miei ordini.”. Garibaldi avvisa Sirtori che il generale Turr era andato a prendere le truppe di Bertani a Paola per portarle a Sapri “dove troverà suoi ordini”. Garibaldi, a Tarsia sapeva già che sarebbe passato a Sapri, dove avrebbe inviato nuovi ordini e nuove disposizioni a Turr che doveva ivi lasciare le truppe al Rustow. Garibaldi già da Tarsia o probabilmente già da Cosenza sapeva che avrebbe fatto la deviazione per Sapri. Infatti, Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 172, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: “Nella mattina del 2 settembre Garibaldi attraversò l’altopiano di Campotenese e, appresso dello sbarco di Sapri, scriveva al Generale Turr: “Il latore v’informerà di ogni cosa, io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso scriverò” (232), mentre la sera stessa deviava verso il Golfo di Policastro per raggiungere Tortora dove pernottò.”. A questo punto mi chiedo, per quale importante motivo, Garibaldi decise la deviazione per Sapri ?  La domanda che mi faccio è cosa rappresentasse per Garibaldi Sapri, che è una piccola cittadina posta sulla costa Tirrenica. Che bisogno aveva Garibaldi che aveva fretta di arrivare a Napoli di fermarsi invece a Sapri ? Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, sulla scorta del De Cesare, a p. 265, in proposito scriveva che: Il generale vi era stato indotto principalmente dalle insistenze di A. Dumas padre, che gli aveva scritto “invece che a Salerno potete sbarcare in tutto il Cilento, poco importa il luogo, è la terra del patriottismo” (93).”. Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, p. 130 riporta da G. Oddo, I Mille di Marsala, 1866, p. 794, la notizia dello sbarco di A. Dumas ad Acciaroli.”. Pietro Ebner scriveva che furono le insistenze del romanziere francese Alessandro Dumas, padre, a convincere Garibaldi di uno sbarco nel golfo di Policastro. Erano importanti i movimenti nei piccoli paesi della costa Cilentana e del Golfo di Policastro ?. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 103-104 , riassumento la lettera che il Dumas scrisse il 27 agosto a Garibaldi, scriveva: “Liborio Romano o si ritirerà a bordo della nave ammiraglia inglese o verrà a raggiungervi; una volta a bordo della fregata inglese o presso di voi, egli proclamerà la decadenza del re e vi riconoscerà per dittatore. Egli ha dalla sua parte il popolo ed i diecimila uomini della guardia nazionale, oppure, se voi operate uno sbarco, sia nel golfo di Policastro, sia in quello di Salerno, egli spaventerà talmente il re che il re partirà.”Ed invece, come abbiamo visto per Garibaldi non è importato poco il luogo prescelto per il suo sbarco che fu Sapri. Garibaldi, decise di andare a Sapri. Perchè lo fece ? Garibaldi seguì il suo intuito ed istinto e scelse di sbarcare a Sapri, dove peraltro aveva ordinato a Turr di fare sbarcare le altre truppe garibaldine. Tuttavia devo precisare che il Dumas, padre, aveva indicato semplicemente le coste del basso Cilento. Però la domanda iniziale è sempre lecita. Cosa spinse Garibaldi, che marciava spedito verso Napoli, a deviare ed a fermarsi a Sapri ?. Ormai, le truppe dell’ex spedizione Pianciani erano già al sicuro nel porto di Sapri ed ivi sbarcate con Turr, restavano ordinate dal Rustow. Inoltre, Turr era pure partito da Sapri, insieme a pochi ufficiali per perlustrare la zona di Lagonegro, che, gistamente il Quandel-Vial (….), giudicava pericolosa. Infatti, Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, a pp. 575-576 ed in proposito scriveva che: Anche a sera il Generale Garibaldi parte da Rotonda in carrozza indirizzandosi a Laino, anzicchè a Lagonegro, perchè consigliato a scendere alla marina di Scalea per sicurezza (1) e per non porsi a contatto con le truppe comandate dal Generale Caldarelli. Etc…”. Quandel, a p. 576, nella nota (1) postillava: “(1) In Lagonegro e nel contado lo spirito della popolazione era ostile a Garibaldi.”. Addirittura il Quandel scriveva che nel Lagonegrese “lo spirito della popolazione era ostile a Garibaldi”. Notizia questa da approfondire ma a me non sembra che così fosse. E’ indubbio che la cittadina ed il contado del Lagonegrese fosse posto lungo la Consolare per le Calabrie, e che la Consolare fosse pericolosa in quel periodo perchè attraversata dalle truppe regie borboniche in ritirata ed è pur vero che in seguito, giorni doopo, Garibaldi evitò Lagonegro, fermandosi invece nella taverna del Fortino. Gli ordini che Garibaldi aveva impartito al Turr avevano già messo in sicurezza l’avanguardia garibaldina. Che bisogno aveva Garibaldi scendere con pochi suoi fidi a Sapri, la città dello sbarco di Pisacane ?. Cosa vi era di importante a Sapri ? Quale era la necessità di Garibaldi di non galoppare in incognita verso Lagonegro ed invece deviare per andare a Sapri. Forse Garibaldi doveva ivi incontrare alcuni messi inviati via mare da Persano quali inviati in missione di Cavour. Cosa che peraltro avvenne. Garibaldi, a Sapri incontrò il viceconsole sardo Astengo ed il suo amico di infanzia il capitano Augier. Garibaldi a Sapri doveva vedere le truppe dell’ex spedizione Pianciani annunciategli a Cosenza dal Bertani che li aveva portati da Pizzo a Paola ed a Sapri diede istruzioni al colonnello Rustow. Garibaldi a Sapri incontrò pure i volontari garibaldini e le truppe insurrezionali del Cilento ivi portate da Michele Magnoni e coordinati dal Matina a Sala Consilina. Insomma, credo che Garibaldi avesse diversi seri motivi per deviare per Sapri e che tale deviazione non fosse, a mio parere solo una mossa diversiva. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 411-412, in proposito scriveva che: Per evitar quelle truppe che potrebbero riservagli qualche brutta sorpresa, nella notte del 3, riparte a cavallo, e si dirige al mare, scendendo la valle del Lao, ove non sempre son tracciati i sentieri. Etc…”. Anche l’Agrati cade nello stesso errore del Treveljan, perchè secondo quanto egli scrive, Garibaldi, a Rotonda, dovendo proseguire oltre, decise di lasciare la strada Consolare delle Calabrie  “Per evitar quelle truppe che potrebbero riservagli qualche brutta sorpresa, nella notte del 3, riparte a cavallo, e si dirige al mare, scendendo la valle del Lao..”. A Rotonda, Garibaldi aveva appreso che il generale borbonico Caldarelli, di cui non si fidava, si trovava con le sue truppe a Castelluccio e quindi, come scrive il Treveljan, decise di cambiare itinerario ed aggirare quelle truppe che potevano costituire un pericolo. Forse è questo il motivo della deviazione di Garibaldi ma resta il fatto che, Garibaldi, già a Tarsia, il 1° settembre 1860 aveva scritto al generale Sirtori che egli sarebbe andato a Sapri. Garibaldi, già a Tarsia era intenzionato a dirigersi a Sapri tanto che scriverà al Sirtori che a Sapri manderà ordini a Turr. Certo, sulla strada Consolare delle Calabrie che passava da Castelluccio e poi da Lagonegro, forse sarebbe stato più semplice scendere nel golfo di Policastro ma, anche l’itinerario che decise di seguire da Rotonda, ovvero menarsi verso Laino Borgo e quindi verso la costa, verso Scalea poteva essere agevole. Aveva bisogno solo di guide esperte che lo guidassero non essendoci strade rotabili. Il tragitto fu a mio avviso agevole considerando che Garibaldi, come vedremo arriverà anche a casa degli attendibili di Maratea prima di imbarcarsi per Sapri, il giorno 3 settembre. Il Treveljan scrive che è solo a Rotonda che Garibaldi decise di cambiare itinerario, ma come dimostra il telegramma che egli inviò giorni prima al generale Sirtori, Garibaldi aveva già deciso di portarsi a Sapri. Garibaldi, ancora non sapeva dove si trovasse il Caldarelli con le sue truppe borboniche. Forse era già a Lagonegro ? Non era sicuro. Garibaldi doveva raggiungere le truppe del Caldarelli con le sue truppe, portate dal Turr che erano già a Sapri. Egli, dunque, doveva andare a Sapri. E’ interessante, a tal proposito, l’osservazione di Carlo Pecorini-Manzoni che risolve la quatione dicendo che Garibaldi decise di andare a Sapri solo dopo la notizia che gli arrivò dal generale Turr, il quale, su ordine stesso di Garibaldi, da Sapri dovette andare a perlustrare la zona di Lagonegro. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 149, in proprosito scriveva che: Turr….a Lagonegro, dove seppe che il generale Caldarelli marciava sulla linea postale, onde gli mandò un’intimazione di attenersi strettamente alla capitolazione di Cosenza, ed alle marcie in essa stabilite, in contrario sarebbe stato costretto di attaccarlo dove lo trovasse fuor di luogo, e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi, il quale, avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri. Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. Pecorini-Manzoni, a p. 149, in proprosito scriveva che: “….e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi, il quale, avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri. Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. In questo passaggio, però, devo precisare che rilevo una evidente incongruenza. Si tratta della frase: avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri.”. Si tratta della notizia che il Pecorini scrive che secondo lui, Garibaldi avuto notizie del Caldarelli dal generale Turr, si decideva a scendere verso la costa e si imbarcava per Sapri. La tempistica non è verosimile in quanto Garibaldi, a mio avviso, già a Rotonda aveva deciso di imbarcarsi per Sapri. Si tenga presente che il generale Turr si trovava in perlustrazione a Lagonegro, secondo la testimonianza di Forbes (….), egli si trovava a Lagonegro il 3 settembre 1860, dove aveva incontrato Forbes, Nullo e Trecchi, che gli dissero che avevano pranzato con Caldarelli che Turr non trovò. Dunque, quando Turr scrive ed invia il dispaccio da Lagonegro a Garibaldi, siamo già verso la fine della mattinata del giorno 3 settembre 1860 quando Garibaldi cioè, egli, era ancora sui muli per giungere alla marina di Tortora. Garibaldi non era arrivato a Sapri, ma, insieme ai sei compagni, già a Rotonda aveva deciso di cambiare itinerario e portarsi a Sapri. Pecorini scriveva che il generale Turr, da Lagonegro comunicava a Garibaldi, che ancora non era arrivato a Sapri, del dispaccio-intimazione di resa che aveva inviato a Caldarelli. Dalle informazioni assunte, Turr venne a sapere che il generale borbonico Caldarelli era già partito da Lagonegro e non aveva rispettato i patti stabiliti col Morelli a Cosenza. Infatti, Pecorini scriveva: “Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. Inoltre, è vero che il messaggio di Turr arrivò a Garibaldi quando egli era già a Sapri ma vi è da dire che, se Garibaldi ricevè assicurazioni dal Turr che il generale Caldarelli non si trovava più a Lagonegro, a maggior ragione Garibaldi avrebbe portuto proseguire sulla Consolare per le Calabrie invece che andare a fare un viaggio lungo e faticoso per andare a Sapri. Il messaggio di Turr a Garibaldi dimostra solo che Garibaldi voleva conoscere le mosse di Caldarelli e delle sue truppe perché voleva essere sicuro che Caldarelli rispettava la capitolazione di Cosenza stipulata con Morelli. Infatti, in seguito, a Sala fu stipulata nuova capitolazione con il generale Caldarelli.  Dai fatti storici, di cui stò per parlare, si potrebbe affermare che Garibaldi si sentisse più sicuro a Sapri che a Lagonegro, dove risultavano passare migliaia di soldati borbonici nemici che battevano in ritirata. Risultava più sicura la costa Tirrenica di Paola, Scalea, Maratea e Sapri ? E’ indubbio che la costa calabrese all’altezza di Paola, si era dimostrata amica e non ostile alle forze garibaldine, dunque molto più sicura dll’entroterra battuto dalle truppe regie. Infatti, sulla costa Tirrenica, calabrese e Cilentana (a Sapri) vi fu un alto numero di sbarchi di volontari. A Paola le navi borboniche non incrociavano i numerosi piroscafi utilizzati per i trasferimeni delle truppe garibaldine ivi portati da Turr e Rustow dalla Sicilia. E la popolazione di Paola si era dimostrata affettuosa con i soldati garibaldini. E i Regii borbonici erano di colpo spariti ? Accordi con il Vial ? E a Sapri ? Come fu possibile che a Sapri, il generale Turr e il Rustow potettero portare le migliaia di volontari. La costa di Praja, Maratea, Acquafredda fino a Praja erano sgombre da bastimenti da guerra borbonici ?. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 17-18, in proposito scriveva pure che: “Sapri è già fuori dalla Calabria e trovasi nel Principato.”. Il Rustow, a p. 17-18, in proposito scriveva: “….e la mattina del 2 alle 9, entrammo nella baia di Sapri. Alla spiaggia eravi già gran movimento, ma non di truppe napolitane, la cui presenza sarebbe stata pur possibile, ma sibbene di guardie nazionali e di popolo. Il generale Turr scese a terra pel primo accompagnato da un carabiniere genovese; io lo seguii tantosto etc…I bersaglieri ed i carabinieri di Genova vennero destinati al servizio d’esplorazione, poichè credevano di trovarci in faccia al nemico, non senza un sospetto d’essere da esso circuiti.. Dunque, il colonnello Rustow, che accompagnava le truppe da Paola a Sapri, insieme al generale Turr, scriveva che arrivati a Sapri, non trovarono movimento di truppe napoletane, ovvero truppe borboniche nemiche. Come si spiega tutto questo ? Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, stampato a Sarno-Napoli, 1960, nel cap. V, a pp. 160-161 continuando il suo racconto scriveva che: “Garibaldi, …fa sosta a Rotonda e qui apprende che il Generale borbonico Caldarelli è a Castelluccio, ad otto Km. da Rotonda, sulla medesima strada, con circa 3000 dei suoi uomini. “Per evitare quelle truppe – scrive Carlo Agrati – che potrebbero riservargli qualche sorpresa, nella notte sul 3, parte a cavallo e si dirige al mare, scendendo la valle del Lao, ove non sempre son tracciati sentieri. Poi – continua l’Agrati nel suo libro dal titolo ‘Da Palermo al Volturno’ – ad una dozzina di chilometri da Rotonda, lascia la valle e si dirige a ponente verso la costa, e là nè di strade nè di sentieri v’è traccia alcuna. Arrva così ad un punto quasi equidistante fra Maratea e Scalea, donde una piccola barca porta lui e i suoi compagni (cinque in tutto, dice il Bertani) a Sapri”. Come si vede, l’Agrati non nomina Tortora. Anzi, dalla tavola IV del suo documentatissimo libro in cui è segnato in rosso l’itinerario di Garibaldi nel suo viaggio dalle Calabrie verso Napoli, si ricava che, anzicché per Tortor, Garibaldi sarebbe passato per Papasidero, e da qui, lasciandosi a sinistra il fiume Lao e Scalea, avrebbe raggiunto il mare presso la stretta baia di S. Nicola di Arcella, dove si sarebbe imbarcato per Sapri, unendosi quindi al generale Turr che l’aveva preceduto al comando dei suoi uomini e dei 1500 del Bertani ch’era con Garibaldi. Niente di più inesatto !. Garibaldi, partito a cavallo da Rotonda verso le quattro del mattino del 3 settembre insieme con i Generali Bixio, che a Calatafimi dubitò e da Garibaldi ebbe la risposta: “Nino, qui si fa l’Italia o si muore; Cosenz, Medici e Bertani, si diresse a Tortora attraverso il territorio di Laino, puntando sul Carro, secondo le istruzioni avute dalla famiglia ospite di Rotonda. E venne a Tortora preceduto da un corriere recante una missiva segreta per Don Biagio Maceri, medico umanista e filosofo, il cui figlio, Francesco, aveva sposato una De Rinaldis, donna Filomena, la “Signorina” come fu sempre chiamata a Tortora., dopo aver ricevuto formale assicurazione di non andare incontro a spiacevole e pericolosa avventura che avrebbe compromesso irrimediabilmente l’esito d’un’impresa cui erano legati i destini d’Italia.”. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 98, in proposito scriveva che: “Garibaldi si fermò per poche ore in casa Fasanelli; verso sera riprese la marcia in carrozza per Castelluccio. Nella valle del Mercure, sul fiume Lao, si incontrò con il colonnello Boldoni, capo militare della insurrezione lucana, da cui fu informato sulla situazione in atto nelle nostre contrade fino ad Auletta e da cui diede le istruzioni dettagliate sulle future azioni da svolgere lungo la strada da Lagonegro ad Auletta e da Auletta a Salerno. Informato poi che sulla strada da Castelluccio a Lagonegro si muoveva lentamente in ritirata, a piccole tappe, umiliata ed affamata, la Brigata Caldarelli, il Dittatore ritenne prudente abbandonare la strada consolare e si recò verso Laino con la sua comitiva; guidato poi da patrioti del luogo, attraversò di notte a dorso di mulo le zone montagnose e boscose dei Piani del Carro, di Massacornuta e della valle del Savico nel territorio di Aieta e Tortora e alle prime luci dell’alba scese verso la spiaggia del Tirreno.”. Dunque, Guida (….) scriveva che Garibaldi, Nella valle del Mercure, sul fiume Lao,”, si incontrò con il colonnello BOLDONI, capo militare dell’insurrezione lucana, che gli fornì utili informazioni sula situazione fino ad Auletta. Secondo Guida, Garibaldi si incontrò con il colonnello Boldoni nella VALLE DEL MERCURE, dove era arrivato dopo qualche ora di marcia in carrozza sulla strada Consolare per la Calabria. E’ qui che Garibaldi, decise di deviare e scrive il Guida: il Dittatore ritenne prudente abbandonare la strada consolare e si recò verso Laino con la sua comitiva; guidato poi da patrioti del luogo, attraversò di notte a dorso di mulo le zone montagnose e boscose dei Piani del Carro etc…”.

I dubbi sulla decisione di Garibaldi, i reali motivi che, da Tarsia lo spinsero a venire a Sapri, invece che proseguire sulla strada Consolare per le Calabrie che da Rotonda lo portava a Lagonegro. Perchè Garibaldi venne a Sapri ?   

Ancora oggi, sussistono dei dubbi e delle omissioni sul passaggio di Garibaldi a Sapri. Ancora oggi, è opportuno ulteriormente indagare sui reali motivi per cui Garibaldi decise di deviare per arrivare a Sapri dopo la sosta a Rotonda.La maggior parte degli storici risolvono frettolosamente la deviazione di Garibaldi come una decisione indotta dalla presenza sulla strada Consolare delle Calabrie delle truppe regie borboniche di Caldarelli che battevano in ritirata dopo la Capitolazione di Cosenza. Ma già nella sua tappa a Tarsia il generale Garibaldi aveva intenzione di deviare, di lasciare la strada Consolare per le Calabrie, e di recarsi a Sapri. I motivi per cui Garibaldi andasse a Sapri non sono mai stati del tutto chiariti. Non tutti conoscono della deviazione che Garibaldi decise di fare, andando a Sapri. Unica nota stonata tra gli storici, peraltro testimoni oculari, vi sono quelle del Perini e del Du Champ, che non ci parlano affatto di Sapri.  Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 490-491, in proposito scriveva che: “LII. Da Lauria il Dittatore dirigevasi a Bosco, e di là a Lagonegro, amena città fabbricata sulla strada ed in mezzo ad altissimi monti. Le sue truppe giornalmente ingrossavano coi numerosi disertori dell’armata borbonica e colle non meno numerose squadriglie d’insorti che mancando di capi nazionali accorrevano ad arruolarsi nei battaglioni volontari. Egli passava in appresso a Sala e alla Polla, ove pose il campo, trovandosi in prossimità delle posizioni tenute dai Regii comandati dallo stesso monarca.”. Dunque, il Perini, a p. 493, in proposito scriveva: “Turr approdava a Sapri mentre Garibaldi correva sullo stradale di Lagonegro alla Polla.”, negando che Garibaldi si fosse recato prima a Sapri. Dunque, secondo il racconto di Osvaldo Perini, Garibaldi non cambiò itinerario ma da Lauria, dove passando da Rotonda era arrivato, si diresse a Bosco, odierna Nemoli e da lì arrivò a Lagonegro, che dice essere “amena città fabbricata sulla strada ed in mezzo ad altissimi monti.”. Dunque, a differenza del contemporaneo Du Champ (entrambi scrissero nel 1861), Perini non fa sbarcare Garibaldi a Sapri. Addirittura Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a p. 488, riferendosi al generale Turr, che su ordine di Garibaldi doveva andare Paola per andare a prendere i volontari ivi lasciati dal Bertani, in proposito scriveva che: XLVI. Alle ore cinque pomeridiane del giorno medesimo abbandonarono i nostri Cosenza dirigendosi a Paola, donde per ordine avuto dovevano per mare e al più presto recarsi a Sapri e a Salerno, dove il Re, coll’esercito sapeasi accampato. Pervenivano i volontari alla destinazione loro dopo un faticoso viaggio che durò per tutta la notte, e quivi, riposatisi alquanto, s’apparecchiavano pel giorno seguente ad imbarcarsi e a salpare. Medici s’allontanava impertanto da Paola nel punto medesimo che Garibaldi, rovesciata definitivamente la dinastia dei Borboni, entrava trionfante nella stessa Capitale del Regno.”. Perini scriveva che i suoi compagni e la sua Brigata (credo la Medici) aveva ricevuto ordini di recarsi da Paola “al più presto recarsi a Sapri e a Salerno, dove il Re, coll’esercito sapeasi accampato”. Che vi fossero le truppe regie accampate nei pressi di Eboli e di Salerno questo si sapeva ma che vi fossero truppe regie a Sapri non mi pare che sia corretto sostenerlo. Addirittura, alcuni storici recenti hanno liquidato la tappa di Garibaldi a Sapri come frettolosa ed inconsistente. Infatti, ad esempio, Michelangelo Pucci (….), nel suo “Tortora – Natura, Storia Cultura”, a p. 99 ci parla della “Cronaca del viaggio di Garibaldi da Rotonda al Fortino” ed in proposito scriveva che: “Costeggiando al largo delle scogliere di Maratea e di Acquafredda, a bordo di una barca spinta da due rematori, nel pomeriggio sbarcò a Sapri alle ore 15:30 (3) unendosi ai contingenti sbarcativi nei giorni precedenti, fra i quali quello dei 1500 del gen. Turr (1), sbarcatovi il giorno prima da Paola. Dopo aver pernottato tra il 3 e il 4 settembre a Vibonati in casa De Nicolellis, etc…”. Non dicendo quasi nulla su Sapri e sulla sosta di Garibaldi a Sapri. Pucci, a p. 102, nella nota (5) postillava: “(5) R. Finelli – 150 anni dopo – ai quaranta all’ora sulle tracce di Garibaldi”. Si tratta di Riccardo Finelli (….) che, nel 2010 percorre in bici le principali tappe del tragitto che fece Garibaldi risalendo dalla calabra Soveria Manelli, Paola, Scalea, la Lucania, con Rotonda, etc…Il giovane autore fermandosi in questi luoghi raccoglie personali testimonianze e personali ed opinabili impressioni, non aggiungendo nulla di nuovo alle ricerche sullo storico evento. Alfredo Schettini (….), nel suo “Trecchina nel presente e nel passato – 1936”, del 1947, Tip. Ferrari, Alessandria, a pp. 69-70, in proposito scriveva che: “….scese quindi alla marina di Maratea. Con una vela peschereccia e, dopo una traversata di tre ore, sbarca a Sapri il tre settembre dove già erano approdate le truppe del generale Turr, provenienti dalle Calabrie. Garibaldi è ospite della famiglia Gallotti in Sapri e poscia della famiglia Del Vecchio a Vibonati. Etc..”. Finelli scrive queste due parole su Sapri ed invece si dilunga su un evento di dubbia storicità che riguarda l’eventuale tappa di Garibaldi a Vibonati. Come si è visto nel precedente paragrafo la maggior parte degli storici fa risalire la decisione di Garibaldi a Rotonda, il 2 settembre 1860, da cui decise di deviare la sua cavalcata, adducendo i motivi della presenza pericolosa nella zona del Lagonegrese delle truppe Regie borboniche che battevano in ritirata. Ma noi nutriamo dei seri dubbi su questa versione dei fatti. Già a Tarsia Garibaldi scriveva al suo Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Meridionale, generale Sirtori, dicendogli che a Sapri avrebbe inviato ordini a Turr. Infatti, Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 410, in proposito scriveva che: “…a Tarsia. Di là Garibaldi scriveva al suo Capo di Stato maggiore: “Tarsia, 1° settembre 1860. Generale Sirtori – In mia assenza voi avete il comando dell’esercito. L’esercito deve marciare su Napoli a marce regolari, avendo riguardo al buon nutrimento dei militi, etc….Io partirò alla volta di Castrovillari alle 4 pom. d’oggi, e seguito avanti quanto lo comporteranno le circostanze. Il generale Turr marciò da Cosenza per Paola per guidare la gente di Bertani verso Sapri, ove troverà altri miei ordini. Etc…”. Da Tarsia, dove Garibaldi si fermò per poco tempo, il 1° settembre 1860 scrisse al generale Sirtori anticipandogli alcuni ordini e avvisandolo che Turr si era partito per Paola da dove doveva condurre le truppe dell’ex divisione Bertani-Pianciani a Sapri. Nel dispaccio indirizzato a Sirtori Garibaldi gli scriveva che: Il generale Turr marciò da Cosenza per Paola per guidare la gente di Bertani verso Sapri, ove troverà altri miei ordini.”. Inoltre, il telegramma o dispaccio di cui parla l’Agrati, ovvero ciò che Garibaldi, a Tarsia manda a dire al generale Sirtori, dimostra anche il fatto che già il 1° settembre 1860, e non come erroneamente si dice, Garibaldi era già intenzionato a non proseguire la sua marcia prendendo la strada per Castelluccio-Lagonegro-Sala Consilina proseguendo sulla Consolare, ma, egli aveva già intenzione di passare per Sapri che, al contrario si trova lungo la costa tirrenica e da lì, proseguire e risalire vero Sala Consilina. Infatti, a Tarsia, il 1° settembre 1860, Garibaldi scrive a Sirtori: Il generale Turr marciò da Cosenza per Paola per guidare la gente di Bertani verso Sapri, ove troverà altri miei ordini.”. Garibaldi avvisa Sirtori che il generale Turr era andato a prendere le truppe di Bertani a Paola per portarle a Sapri “dove troverà suoi ordini”. Garibaldi, a Tarsia sapeva già che sarebbe passato a Sapri, dove avrebbe inviato nuovi ordini e nuove disposizioni a Turr che doveva ivi lasciare le truppe al Rustow. Garibaldi già da Tarsia o probabilmente già da Cosenza sapeva che avrebbe fatto la deviazione per Sapri. Infatti, Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 172, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: “Nella mattina del 2 settembre Garibaldi attraversò l’altopiano di Campotenese e, appresso dello sbarco di Sapri, scriveva al Generale Turr: “Il latore v’informerà di ogni cosa, io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso scriverò” (232), mentre la sera stessa deviava verso il Golfo di Policastro per raggiungere Tortora dove pernottò.”. A questo punto mi chiedo, per quale importante motivo, Garibaldi decise la deviazione per Sapri ?  La domanda che mi faccio è cosa rappresentasse per Garibaldi Sapri, che è una piccola cittadina posta sulla costa Tirrenica. Che bisogno aveva Garibaldi che aveva fretta di arrivare a Napoli di fermarsi invece a Sapri ? Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, sulla scorta del De Cesare, a p. 265, in proposito scriveva che: Il generale vi era stato indotto principalmente dalle insistenze di A. Dumas padre, che gli aveva scritto “invece che a Salerno potete sbarcare in tutto il Cilento, poco importa il luogo, è la terra del patriottismo” (93).”. Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, p. 130 riporta da G. Oddo, I Mille di Marsala, 1866, p. 794, la notizia dello sbarco di A. Dumas ad Acciaroli.”. Pietro Ebner scriveva che furono le insistenze del romanziere francese Alessandro Dumas, padre, a convincere Garibaldi di uno sbarco nel golfo di Policastro. Erano importanti i movimenti nei piccoli paesi della costa Cilentana e del Golfo di Policastro ?. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 103-104 , riassumento la lettera che il Dumas scrisse il 27 agosto a Garibaldi, scriveva: “Liborio Romano o si ritirerà a bordo della nave ammiraglia inglese o verrà a raggiungervi; una volta a bordo della fregata inglese o presso di voi, egli proclamerà la decadenza del re e vi riconoscerà per dittatore. Egli ha dalla sua parte il popolo ed i diecimila uomini della guardia nazionale, oppure, se voi operate uno sbarco, sia nel golfo di Policastro, sia in quello di Salerno, egli spaventerà talmente il re che il re partirà.”Ed invece, come abbiamo visto per Garibaldi non è importato poco il luogo prescelto per il suo sbarco che fu Sapri. Garibaldi, decise di andare a Sapri. Perchè lo fece ? Garibaldi seguì il suo intuito ed istinto e scelse di sbarcare a Sapri, dove peraltro aveva ordinato a Turr di fare sbarcare le altre truppe garibaldine. Tuttavia devo precisare che il Dumas, padre, aveva indicato semplicemente le coste del basso Cilento. Però la domanda iniziale è sempre lecita. Cosa spinse Garibaldi, che marciava spedito verso Napoli, a deviare ed a fermarsi a Sapri ?. Ormai, le truppe dell’ex spedizione Pianciani erano già al sicuro nel porto di Sapri ed ivi sbarcate con Turr, restavano ordinate dal Rustow. Inoltre, Turr era pure partito da Sapri, insieme a pochi ufficiali per perlustrare la zona di Lagonegro, che, gistamente il Quandel-Vial (….), giudicava pericolosa. Infatti, Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, a pp. 575-576 ed in proposito scriveva che: Anche a sera il Generale Garibaldi parte da Rotonda in carrozza indirizzandosi a Laino, anzicchè a Lagonegro, perchè consigliato a scendere alla marina di Scalea per sicurezza (1) e per non porsi a contatto con le truppe comandate dal Generale Caldarelli. Etc…”. Quandel, a p. 576, nella nota (1) postillava: “(1) In Lagonegro e nel contado lo spirito della popolazione era ostile a Garibaldi.”. Addirittura il Quandel scriveva che nel Lagonegrese “lo spirito della popolazione era ostile a Garibaldi”. Notizia questa da approfondire ma a me non sembra che così fosse. E’ indubbio che la cittadina ed il contado del Lagonegrese fosse posto lungo la Consolare per le Calabrie, e che la Consolare fosse pericolosa in quel periodo perchè attraversata dalle truppe regie borboniche in ritirata ed è pur vero che in seguito, giorni doopo, Garibaldi evitò Lagonegro, fermandosi invece nella taverna del Fortino. Gli ordini che Garibaldi aveva impartito al Turr avevano già messo in sicurezza l’avanguardia garibaldina. Che bisogno aveva Garibaldi scendere con pochi suoi fidi a Sapri, la città dello sbarco di Pisacane ?. Cosa vi era di importante a Sapri ? Quale era la necessità di Garibaldi di non galoppare in incognita verso Lagonegro ed invece deviare per andare a Sapri. Forse Garibaldi doveva ivi incontrare alcuni messi inviati via mare da Persano quali inviati in missione di Cavour. Cosa che peraltro avvenne. Garibaldi, a Sapri incontrò il viceconsole sardo Astengo ed il suo amico di infanzia il capitano Augier. Garibaldi a Sapri doveva vedere le truppe dell’ex spedizione Pianciani annunciategli a Cosenza dal Bertani che li aveva portati da Pizzo a Paola ed a Sapri diede istruzioni al colonnello Rustow. Garibaldi a Sapri incontrò pure i volontari garibaldini e le truppe insurrezionali del Cilento ivi portate da Michele Magnoni e coordinati dal Matina a Sala Consilina. Insomma, credo che Garibaldi avesse diversi seri motivi per deviare per Sapri e che tale deviazione non fosse, a mio parere solo una mossa diversiva. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 411-412, in proposito scriveva che: Per evitar quelle truppe che potrebbero riservagli qualche brutta sorpresa, nella notte del 3, riparte a cavallo, e si dirige al mare, scendendo la valle del Lao, ove non sempre son tracciati i sentieri. Etc…”. Anche l’Agrati cade nello stesso errore del Treveljan, perchè secondo quanto egli scrive, Garibaldi, a Rotonda, dovendo proseguire oltre, decise di lasciare la strada Consolare delle Calabrie  “Per evitar quelle truppe che potrebbero riservagli qualche brutta sorpresa, nella notte del 3, riparte a cavallo, e si dirige al mare, scendendo la valle del Lao..”. A Rotonda, Garibaldi aveva appreso che il generale borbonico Caldarelli, di cui non si fidava, si trovava con le sue truppe a Castelluccio e quindi, come scrive il Treveljan, decise di cambiare itinerario ed aggirare quelle truppe che potevano costituire un pericolo. Forse è questo il motivo della deviazione di Garibaldi ma resta il fatto che, Garibaldi, già a Tarsia, il 1° settembre 1860 aveva scritto al generale Sirtori che egli sarebbe andato a Sapri. Garibaldi, già a Tarsia era intenzionato a dirigersi a Sapri tanto che scriverà al Sirtori che a Sapri manderà ordini a Turr. Certo, sulla strada Consolare delle Calabrie che passava da Castelluccio e poi da Lagonegro, forse sarebbe stato più semplice scendere nel golfo di Policastro ma, anche l’itinerario che decise di seguire da Rotonda, ovvero menarsi verso Laino Borgo e quindi verso la costa, verso Scalea poteva essere agevole. Aveva bisogno solo di guide esperte che lo guidassero non essendoci strade rotabili. Il tragitto fu a mio avviso agevole considerando che Garibaldi, come vedremo arriverà anche a casa degli attendibili di Maratea prima di imbarcarsi per Sapri, il giorno 3 settembre. Il Treveljan scrive che è solo a Rotonda che Garibaldi decise di cambiare itinerario, ma come dimostra il telegramma che egli inviò giorni prima al generale Sirtori, Garibaldi aveva già deciso di portarsi a Sapri. Garibaldi, ancora non sapeva dove si trovasse il Caldarelli con le sue truppe borboniche. Forse era già a Lagonegro ? Non era sicuro. Garibaldi doveva raggiungere le truppe del Caldarelli con le sue truppe, portate dal Turr che erano già a Sapri. Egli, dunque, doveva andare a Sapri. E’ interessante, a tal proposito, l’osservazione di Carlo Pecorini-Manzoni che risolve la quatione dicendo che Garibaldi decise di andare a Sapri solo dopo la notizia che gli arrivò dal generale Turr, il quale, su ordine stesso di Garibaldi, da Sapri dovette andare a perlustrare la zona di Lagonegro. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 149, in proprosito scriveva che: Turr….a Lagonegro, dove seppe che il generale Caldarelli marciava sulla linea postale, onde gli mandò un’intimazione di attenersi strettamente alla capitolazione di Cosenza, ed alle marcie in essa stabilite, in contrario sarebbe stato costretto di attaccarlo dove lo trovasse fuor di luogo, e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi, il quale, avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri. Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. Pecorini-Manzoni, a p. 149, in proprosito scriveva che: “….e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi, il quale, avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri. Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. In questo passaggio, però, devo precisare che rilevo una evidente incongruenza. Si tratta della frase: avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri.”. Si tratta della notizia che il Pecorini scrive che secondo lui, Garibaldi avuto notizie del Caldarelli dal generale Turr, si decideva a scendere verso la costa e si imbarcava per Sapri. La tempistica non è verosimile in quanto Garibaldi, a mio avviso, già a Rotonda aveva deciso di imbarcarsi per Sapri. Si tenga presente che il generale Turr si trovava in perlustrazione a Lagonegro, secondo la testimonianza di Forbes (….), egli si trovava a Lagonegro il 3 settembre 1860, dove aveva incontrato Forbes, Nullo e Trecchi, che gli dissero che avevano pranzato con Caldarelli che Turr non trovò. Dunque, quando Turr scrive ed invia il dispaccio da Lagonegro a Garibaldi, siamo già verso la fine della mattinata del giorno 3 settembre 1860 quando Garibaldi cioè, egli, era ancora sui muli per giungere alla marina di Tortora. Garibaldi non era arrivato a Sapri, ma, insieme ai sei compagni, già a Rotonda aveva deciso di cambiare itinerario e portarsi a Sapri. Pecorini scriveva che il generale Turr, da Lagonegro comunicava a Garibaldi, che ancora non era arrivato a Sapri, del dispaccio-intimazione di resa che aveva inviato a Caldarelli. Dalle informazioni assunte, Turr venne a sapere che il generale borbonico Caldarelli era già partito da Lagonegro e non aveva rispettato i patti stabiliti col Morelli a Cosenza. Infatti, Pecorini scriveva: “Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. Inoltre, è vero che il messaggio di Turr arrivò a Garibaldi quando egli era già a Sapri ma vi è da dire che, se Garibaldi ricevè assicurazioni dal Turr che il generale Caldarelli non si trovava più a Lagonegro, a maggior ragione Garibaldi avrebbe portuto proseguire sulla Consolare per le Calabrie invece che andare a fare un viaggio lungo e faticoso per andare a Sapri. Il messaggio di Turr a Garibaldi dimostra solo che Garibaldi voleva conoscere le mosse di Caldarelli e delle sue truppe perché voleva essere sicuro che Caldarelli rispettava la capitolazione di Cosenza stipulata con Morelli. Infatti, in seguito, a Sala fu stipulata nuova capitolazione con il generale Caldarelli.  Dai fatti storici, di cui stò per parlare, si potrebbe affermare che Garibaldi si sentisse più sicuro a Sapri che a Lagonegro, dove risultavano passare migliaia di soldati borbonici nemici che battevano in ritirata. Risultava più sicura la costa Tirrenica di Paola, Scalea, Maratea e Sapri ? E’ indubbio che la costa calabrese all’altezza di Paola, si era dimostrata amica e non ostile alle forze garibaldine, dunque molto più sicura dll’entroterra battuto dalle truppe regie. Infatti, sulla costa Tirrenica, calabrese e Cilentana (a Sapri) vi fu un alto numero di sbarchi di volontari. A Paola le navi borboniche non incrociavano i numerosi piroscafi utilizzati per i trasferimeni delle truppe garibaldine ivi portati da Turr e Rustow dalla Sicilia. E la popolazione di Paola si era dimostrata affettuosa con i soldati garibaldini. E i Regii borbonici erano di colpo spariti ? Accordi con il Vial ? E a Sapri ? Come fu possibile che a Sapri, il generale Turr e il Rustow potettero portare le migliaia di volontari. La costa di Praja, Maratea, Acquafredda fino a Praja erano sgombre da bastimenti da guerra borbonici ?. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 17-18, in proposito scriveva pure che: “Sapri è già fuori dalla Calabria e trovasi nel Principato.”. Il Rustow, a p. 17-18, in proposito scriveva: “….e la mattina del 2 alle 9, entrammo nella baia di Sapri. Alla spiaggia eravi già gran movimento, ma non di truppe napolitane, la cui presenza sarebbe stata pur possibile, ma sibbene di guardie nazionali e di popolo. Il generale Turr scese a terra pel primo accompagnato da un carabiniere genovese; io lo seguii tantosto etc…I bersaglieri ed i carabinieri di Genova vennero destinati al servizio d’esplorazione, poichè credevano di trovarci in faccia al nemico, non senza un sospetto d’essere da esso circuiti.. Dunque, il colonnello Rustow, che accompagnava le truppe da Paola a Sapri, insieme al generale Turr, scriveva che arrivati a Sapri, non trovarono movimento di truppe napoletane, ovvero truppe borboniche nemiche. Come si spiega tutto questo ? Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a pp. 199-200, in proposito scriveva che: Soltanto, entrando nella baia di Sapri essi si rizzarono tutti in piedi, a mirare lo spettacolo che si offriva ai loro occhi e ad onorare la memoria di Pisacane, che nel 1857, si era  avventurato fin là per issare la bandiera italiana sui monti (2). Etc…”. Treveljan, a p. 199, nella nota (2) postillava: “(2) V. Garibaldi e i Mille, 88-90”. Treveljan cita l’altro suo testo, ovvero “Garibaldi e i Mille”, dove egli, da pp. 87 ci parla della Spedizione dei Trecento di Carlo Pisacane, del 1857, a cui Garibaldi non volle partecipare. Treveljan scrive che Garibaldi si era recato a Sapri e lì, arrivando in barca si commosse al ricordo di Pisacane che tre anni prima egli non volle sostenere nella sua storica impresa. Ma, alla luce degli avvenimenti postumi possiamo ipotizzare il reale motivo per cui Garibaldi scelse deliberatamente di recarsi a Sapri ? Credo questo uno dei tanti motivi ma non il principale. Garibaldi a Cosenza aveva reso omaggio ai Fratelli Bandiera e, a Sapri venne pure per rendere omaggio a Carlo Pisacane e ai suoi Trecento valorosi, ma, resta la domanda ed il dubbio sui reali motivi di questo improvviso passaggio. Antonio Guarasci (….), nel suo La spedizione dei mille in Calabria – Aspetti e problemi di storia Cosentina”, estratto da “Calabria nobilissima”, n. 41-42, 1961, a p. 39 in proposito scriveva che: Garibaldi ha sfretta di arrivare a Napoli: deve impedire allo Stato maggiore borbonico di riorganizzarsi; ha fretta di passare oltre Campotenese e di superare Sapri, per evitare che si ripeta l’errore del ’48 quando le forze borboniche dei generali Busacca e Lanza giunsero proprio a Sapri e sconfissero tra Campotenese e Spezzano, le squadre del Riboty, del Longo, di Domenico Mauro e Vincenzo Morelli. Etc…”. Infatti, la baia naturale e l’approdo Tirrenico di Sapri, che tuttavia non aveva un porto, è stata da secoli un punto di riferimento per le armate che volevano invadere il Regno di Napoli. Punto di facile approdo e di facile rifornimento di acqua, indispensabile per i legni di mare, Sapri rappresentava un buon nascondiglio difficile da raggiungere ance dalle truppe Regie borboniche che trafficavano sulla strada Consolare per le Calabrie. Ma, questo ultima motivazione è valida per le truppe ivi portate dal Turr e Rustow ma, non è sufficiente a spiegarci i reali motivi che spinsero l’Eroe dei due Mondi a fermarsi quì prima di proseguire per il Vallo di Diano, che peraltro era già ben presidiato dalle forse del Fabrizi, del Boldoni e del Matina. Michelangelo Pucci (….), nel suo “Tortora – natura, storia, cultura”, Zaccara editore, a p. 101, in proposito scriveva che: “Motivi della deviazione per Tortora e Sapri – La deviazione per Tortora e Sapri fece parte di una strategia che mirava allo scopo politico di giungere a Napoli prima dell’arrivo di Vittorio Emanuele II (4). Egli sapeva che l’Armata Sarda, agli ordini del generale Cialdini, era già attestata sul confine dello Stato Pontificio in attesa di marciare verso Sud; se l’esercito piemontese fosse arrivato per primo a Napoli egli avrebbe perso il vantaggio politico che gli derivava dalla conquista della Capitle del Regno nella sua qualità di Dittatore dello Stato Napoletano, in vista del futuro suo e dei suoi garibaldini. Al fine di giungere a Napoli per primo, Garibaldi studiò due manovre: 1) quella di aggirare l’ostacolo, rappresentato dal corpo dei 3000 borbonici agli ordini del gen. Caldarelli, che avrebbe potuto frenare la sua marcia; 2) di sbarrargli la strada al passo del Fortino (in territorio di Battaglia), poco più a nord di Lagonegro. I borbonici però si dispersero prima e tornarono alle loro case per reazione al loro comandante, gen. Caldarelli, che voleva farli passare ai garibaldini (4).”. Pucci, a p. 102, nella nota (4) postillava: “(4) (vedi Franco Apicella in ‘Garibaldi. la consegna dell’Italia meridionale a Vittorio Emanuele’ in http://www.paginedidifesa.it;.

GARIBALDI CAMBIA ITINERARIO ?

GARIBALDI A LAINO e AIETA 

Nel 2 settembre 1860, da Rotonda, Garibaldi, insieme a Cosenz, Bertani, Rosagutti, Gusmaroli, Nullo e Basso viaggiando sulla groppa di muli arrivarono a LAINO 

Giuseppe Garibaldi, si partì da Rotonda il giorno 2 settembre 1860, forse dopo aver pernottato in casa Fasanelli, di sera “sul cadere della notte” e, con “un bel chiaro di luna” (scrive Agostino Bertani). A Rotonda, Garibaldi aveva appreso che il generale Caldarelli, con le sue truppe borboniche si trovava a Castelluccio. Castelluccio è insieme a Rotonda un piccolo paesetto della Basilicata ma si trova sette o otto chilometri più avanti di Rotonda. Quindi, a Rotonda, Garibaldi, prima di partire con i suoi fidati amici, per evitare le truppe di Caldarelli decide di lasciare la strada Consolare che portava alle Calabrie, la strada che da Rotonda prosegue verso Lagonegro passando pure per Castelluccio. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a pp. 217-219, in proposito scriveva: Però l’ebbero pregato a venire di Rotonda alla marina di Scalea, onde messosi in barca il giorno 3 settembre discese a Sapri. – Quivi il giorno innanzi etc…”. Michele Lacava, a p. 702, continuando il suo racconto scriveva pure che: “La sera del giorno 2 il Generale Garibaldi da Rotonda parte in carrozza e giunge nelle vicinanze di Laino; abbandona la rotabile e prende la via del fiume Lao, e scende al mare nella spiaggia tra Tortora e Scalea, per non incontrarsi in Lagonegro coi soldati di Caldarelli, che ancorchè inermi, ed avessero capitolato, commettevano delle ruberie ed altri eccessi. Per mare si portò a Sapri etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 412, in proposito scriveva che: “Al primo paesetto che incontra, La Rotonda, il Dittatore fa sosta e apprende che il Caldarelli è a Castelluccio, a sette od otto chilometri davanti a lui, sulla medesima strada. Per evitar quelle truppe che potrebbero riservagli qualche brutta sorpresa, nella notte del 3, riparte a cavallo, e si dirige al mare, scendendo la valle del Lao, ove non sempre son tracciati i sentieri. Poi, ad una dozzina di chilometri dalla Rotonda, lascia la valle e si dirige a ponente verso la costa, e là ad un punto quasi equidistante fra Maratea e Scalea, donde una piccola barca porta lui e i suoi compagni – cinque in tutto, dice il Bertani – a Sapri.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 411-412, in proposito scriveva che: “Al primo paesetto che incontra, La Rotonda, il Dittatore fa sosta e apprende che il Caldarelli è a Castelluccio, a sette od otto chilometri davanti a lui, sulla medesima strada. Per evitar quelle truppe che potrebbero riservagli qualche brutta sorpresa, nella notte del 3, riparte a cavallo, etc…”. Su ciò che scrisse l’Agrati, Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, Napoli, 1960, ristampato dal Comune di Tortora a cura di Aleardo Dino Fulco, nel cap. V, a pp. 129-130, in proposito scriveva che: “…Garibaldi…fa sosta a Rotonda e quì apprende etc…, “Per evitare quelle truppe – scrive Carlo Agrati – che potrebbero riservargli qualche sorpresa, nella notte del 3, parte a cavallo e si dirige al mare, scendendo la valle del Lao, ove non sempre sono tracciati sentieri. Poi – continua l’Agrati nel suo libro dal titolo ‘Da Palermo al Volturno’ – ad una dozzina di chilometri da Rotonda, lascia la valle e si dirige a ponente verso la costa, e là né di strade né di sentieri v’è traccia alcuna. Arriva così ad un punto quasi equidistante fra Maratea e Scalea, donde una piccola barca porta lui e i suoi compagni (cinque in tutto, dice il Bertani) a Sapri. Come si vede l’Agrati non nomina Tortora. Anzi, dalla tavola IV del suo documentatissimo libro in cui è segnato in rosso l’itinerario di Garibaldi nel suo viaggio dalle Calabrie verso Napoli, si ricava che, anzicché per Tortora, Garibaldi sarebbe passato per Papasidero, e da quì, lasciandosi a sinistra il fiume Lao e Scalea, avrebbe raggiunto il mare presso la stretta baia di S. Nicola Arcella, dove si sarebbe imbarcato per Sapri, unendosi quindi al generale Turr che l’aveva preceduto al comando dei suoi uomini e dei 1500 del Bertani ch’era con Garibaldi. Niente di più inesatto !. Etc…”. Fulco, aggiunge che: Garibaldi, partito a cavallo da Rotonda verso le quattro del mattino del 3 settembre insieme con i generali Bixio, ….Cosenz, Medici, Bertani, si diresse a Tortora attraverso il territorio di Laino puntando sul Carro, secondo le istruzioni avute dalla famiglia ospite di Rotonda. Etc…”. Pepe aggiunge pure che: “Dopo una distesa di parecchie miglia sotto il chiaro di luna, non potendo proseguire verso sud per quei sentieri, giunti presso Laino, essi guadano il fiume e passano sulla sponda destra, dirigendosi verso ponente. Rimontano sulle alture e costeggiano Aieta sul confine della Basilicata ed entrano a Tòrtora.”. Pepe aggiunge che Garibaldi, verso le 8,30, montati sui muli cavalcano “lungo la sponda sinistra del fiume Lao”, e dopo aver percorso “una distesa di parecchie miglia, al chiaro di luna”, arrivarono a Laino. A Laino, Garibaldi, “non potendo proseguire verso sud per quei sentieri orribili, …guadano il fiume Lao e passano sulla sponda destra, dirigendosi verso ponente”, cioè, sulla sponda destra del fiume Lao, “…rimontano sulle alture e costeggiando Aieta” arrivano al piccolo paese calabro di Tortora. Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, Napoli, 1960, ristampato dal Comune di Tortora a cura di Aleardo Dino Fulco, nel cap. V, a pp. 129-130, criticando un passaggio di Carlo Agrati, in proposito scriveva che: Niente di più inesatto !. Garibaldi, partito a cavallo da Rotonda verso le quattro del mattino del 3 settembre insieme con i generali Bixio, ….Cosenz, Medici, Bertani, si diresse a Tortora attraverso il territorio di Laino puntando sul Carro, secondo le istruzioni avute dalla famiglia ospite di Rotonda. Etc…”. Sulla deviazione di Garibaldi e dei suoi amici,  Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 311-312, in proposito scriveva: Un bel chiaro di luna. Sul cadere della notte (2 settembre), Garibaldi lascia rotonda in carrozza. Il Canzio nel suo ‘Diario’, in data 3, nota: “Il Generale deviò per Sapri. Il Generale Caldarelli, con 2000 soldati e 12 pezzi di artiglieria, ci precede d’una tappa”. Gli altri della scorta, tra cui Musolino, Missori, i giornalisti Arrivabene e Gallenga, Peard, che poi sarà scambiato per Garibaldi dalle popolazioni data la sua somiglianza con lui, proseguono sulla via di Napoli lungo la Consolare. Ma, tornato sempre in carrozza sulla rotabile, e rientrato in Calabria, dopo di aver percorso una dozzina di chilometri, deve abbandonarla per avvicinarsi al mare ed infilare la gola del fiume Lao, il fiume che sbocca presso Scalea, ed ove non ci sono tracce di strade, ma sentieri orribili, come li dice Bertani nel suo diario. E così che verso le otto e mezzo, Garibaldi e i suoi compagni, montati su muli, procedono lungo la sponda sinistra del fiume. Etc…Dopo una distesa di parecchie miglia sotto il chiaro di luna, non potendo proseguire verso sud per quei sentieri, giunti presso Laino, essi guadano il fiume e passano sulla sponda destra, dirigendosi verso ponente. Rimontano sulle alture e costeggiano Aieta sul confine della Basilicata ed entrano a Tòrtora. Qui sostano e sono ospitati in casa di Emanuele Lomonaco-Melazzi, ove passano il resto della notte. La mattina del 3, scendono alla marina in quel tratto di spiaggia equidistante tra Scalea e Maratea, a destra della foce del fiume Castrocucco (o Noce), quindi in territorio di Maratea. Tale fiume divide la Calabria dalla Basilicata. In quella deserta spiaggia, dopo di aver evitato l’incontro dei doganieri (il giorno avanti v’erano state segnalate delle truppe borboniche), e una breve sosta al vecchio castello del barone Labanca, Garibaldi e i suoi sei compagni prendono il mare su una barcaccia (giunta da Maratea, dice il Bertani), la quale spinta da due remiganti, e rasentando la costa di Maratea, Cersuta ed Acquafredda, dopo tre ore di penoso tragitto, giunse a Sapri.”. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 311-312, in proposito scriveva: “Un bel chiaro di luna. Sul cadere della notte (2 settembre), Garibaldi lascia Rotonda in carrozza. Il Canzio nel suo ‘Diario’, in data 3, nota: “Il Generale deviò per Sapri. Il Generale Caldarelli, con 2000 soldati e 12 pezzi di artiglieria, ci precede d’una tappa”. Gli altri della scorta, tra cui Musolino, Missori, i giornalisti Arrivabene e Gallenga, Peard, che poi sarà scambiato per Garibaldi dalle popolazioni data la sua somiglianza con lui, proseguono sulla via di Napoli lungo la Consolare.”. Agrati, continuando il suo racconto scriveva pure: “….e si dirige al mare, scendendo la valle del Lao, ove non sempre son tracciati i sentieri. Poi, ad una dozzina di chilometri dalla Rotonda, lascia la valle e si dirige a ponente verso la costa, e là ad un punto quasi equidistante fra Maratea e Scalea, donde una piccola barca porta lui e i suoi compagni – cinque in tutto, dice il Bertani – a Sapri.”. Dunque, l’Agrati scriveva pure che da Rotonda Garibaldi “scendeva alla valle del Lao, ove non sempre sono tracciati i sentieri”. Agrati aggiungeva pure che …ad una dozzina di chilometri dalla Rotonda, lascia la valle e si dirige a ponente verso la costa.”. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 311-312, citando il Diario del Canzio (….) scriveva che: “Il Canzio nel suo ‘Diario’, in data 3, nota: “Il Generale deviò per Sapri. …..proseguono sulla via di Napoli lungo la Consolare. Ma, tornato sempre in carrozza sulla rotabile, e rientrato in Calabria, dopo di aver percorso una dozzina di chilometri, deve abbandonarla per avvicinarsi al mare ed infilare la gola del fiume Lao, il fiume che sbocca presso Scalea, ed ove non ci sono tracce di strade, ma sentieri orribili, come li dice Bertani nel suo diario.”. Dunque, seguendo il Diario del Canzio (….) e ciò che scrive e testimonia il Bertani (….), Garibaldi, dopo aver percorso la rotabile per le Calabrie in carrozza per una dozzina di chilometri”, lascia la carrozza e con i suoi fidati amici e le guide che lo seguivano, abbandona la rotabile, sale sui cavalli per cavalcare su “sentieri orribili” si “infila nella gola del fiume Lao”, cioè rientra di nuovo in Calabria e si infila nella gola del fiume Lao. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, a pp. 313-314, in proposito scriveva: Quando nei paesi sparsi lungo le contrade che il Dittaore doveva percorrere per giungere al mare, si sparse la voce del suo arrivo, folti gruppi di gente stava ad attenderlo per vederlo passare. Anche a Scalea si diffuse la voce ch’egli si dirigeva verso la sua marina. Allora molti patrioti del luogo si recarono ad incontrarlo, come soleva narrarmi il mio genitore, allora quattordicenne, e che fu tra quelli. Ma se ne tornarono delusi, quando seppero che s’era diretto verso ponente (4). A Laino egli fu ricevuto tra le più vive manifestazioni di giubilo. L’avvenimento è ricordato da Giuseppe Gioia, un prete di sentimenti patriottici, allora giovane: “Nel 1860 le amate rive lainesi ripeteron l’eco delle grida festanti che salutavano l’arrivo del Leggendario Duce L’ombra annosa di Laos si riscosse ed esultò nel sentire sulle sue zolle l’orme del piè di Giuseppe Garibaldi. E lo storico fiume vide specchirsi nelle onde la marziale figura dell’Eroe, che, attraversandolo, sostava a contemplarlo: mentre il raggio sereno della propizia luna nella notte del 3 settembre rischiarava il cammino del Duce intrepido, che per le balze dei monti lainesi scendeva alla marina di Aieta-Tortora per salpare a’ trionfi del 7 settembre, etc…”. Sul passaggio di Garibaldi da LAINO BORGO,  Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, a pp. 315, in proposito scriveva: Garibaldi bacia una vecchia madre. A questo punto ci viene offerta l’occasione di riferire un altro episodio ignorato da tutti i predetti autori, e che togliamo di peso da un opuscolo oggi introvabile di Filippo La Gioia di Aieta, che conoscemmo di persona nella nostra adolescenza, allora vecchio cancelliere in ritiro, il quale giovanissimo aveva preso parte ai moti del quarantotto e, come rappresentante del Comitato rivoluzionario di Aieta, al fatto d’armi di Campotenese, onde soffocati i moti, ebbe a soffrirne il carcere. Il La Gioia dice di aver conosciuto nelle carceri di Cosenza Francesco De Sanctis.”. Pepe (….) aggiunge che Filippo La Gioia (….), “Quando Garibaldi coi suoi compagni scendeva da Tòrtora alla marina, il La Gioia si trovava insieme con la madre in mezzo alla folla che attendeva il Generale al suo passaggio. “Anche noi – egli scrive – etc…”. Si tratta del testo di La Gioia Filippo, L’Italia redenta sotto la dinastia dei Savoia, Lauria 1891. Aieta è un piccolo paese calabrese posto più in collina rispetto alla costa li vicino e a Scalea. Molti calabresi seppero dell’arrivo di Garibaldi che passò per Laino e per Aieta e pensarono che egli scendesse sulla costa a Scalea, e quindi, Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, a pp. 313-314, in proposito scriveva: “Anche a Scalea si diffuse la voce ch’egli si dirigeva verso la sua marina. Allora molti patrioti del luogo si recarono ad incontrarlo, come soleva narrarmi il mio genitore, allora quattordicenne, e che fu tra quelli. Ma se ne tornarono delusi, quando seppero che s’era diretto verso ponente (4). Etc….”. Pepe, a p. 316, nella nota (4) postillava: “(4) A Scalea furono festeggiati quei garibaldini che nei giorni seguenti al passaggio di Garibaldi passarono di là per raggiungere la ‘Consolare’, come ne fa fede la deliberazione del ‘Decurionato’ in data 18 ottobre 1860 per omologare le spese sostenute, sottoscritta da G. De Cesare, Franceso Cupìdo, Giovanni Cupìdo, Emanuele Pepe, Antonio De Carlo, Biagio Siciliano. Il 5 novembre lo stesso Decurionato, presieduto dal Pepe, deliberò ad unanimità d’intitolare il Monte pecuniario, che portava in nome di Ferdinando di Borbone, a quello “dell’immortale eroe di Varese, Como, Palermo, Giuseppe Garibaldi”. In data 14 novembre, riunitosi nuovamente omologò la spesa per la festa dell’undici in occasione dell’entrata “dell’augusto nostro monarca Vittorio Emanuele”. Etc…”. Dunque, secondo il Pepe, Garibaldi da Laino, passando per Aieta non scese verso Scalea e la costa ma arrivò prima a Tortora. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a p. 27, in proposito scriveva che: “Nella sera del 2 Settembre, ad ora inoltrata, Garibaldi con sei suoi fidi e valorosi compagni, Cosenz, Bixio, Medici, Sirtori, Bertani e Basso, suo Segretario particolare – tutti nomi sacrati alla storia – con la scorta di alcuni del luogo, partono da Rotonda in carrozze, e giungono presso Laino, dove, per non imbattersi con la retroguardia del Generale Caldarelli, che era tuttavia a Castelluccio, lasciano la strada rotabile, e su cavalli e muli battono lo stretto sentiero del fiume Lao per scendere al mar Tirreno.”. Alessandro Serra (….), nel suo L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 331-332, in proposito scriveva che: “Sul resto del viaggio gli storici non sono d’accordo, per cui già da qualche anno, il Prof. Attilio Pepe affrontò la questione e fece luce (12). Poiché le truppe del generale Cardarelli, la sera del 2 settembre erano ancora a Castelluccio, a pochi Km. da Rotonda, Garibaldi, al fine di evitare qualche brutto incontro con la retroguardia, preferì ritardare la partenza di qualche ora. Così a notte inoltrata partì in carrozza.”. Serra, a p. 332, nella nota (12) postillava: “(12) A. Pepe, Nel 150° Annuale della nascita di Garibaldi A. La marcia attraverso il Bruzio ed una deviazione improvvisa, in “Brutium”, Reggio Calab., novembre-dicembre 1957. V. anche la sua comunicazione al 2° Congresso Storico Calabrese in questi Atti.”. Attilio Pepe (….), a pp. 311-312, aggiungeva che, arrivati alla gola del Fiume Lao (in Calabria): E così che verso le otto e mezzo, Garibaldi e i suoi compagni, montati su muli, procedono lungo la sponda sinistra del fiume. Etc…”. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 98, in proposito scriveva che: “Garibaldi si fermò per poche ore in casa Fasanelli; verso sera riprese la marcia in carrozza per Castelluccio. Nella valle del Mercure, sul fiume Lao, si incontrò con il colonnello Boldoni, capo militare della insurrezione lucana, da cui fu informato sulla situazione in atto nelle nostre contrade fino ad Auletta e da cui diede le istruzioni dettagliate sulle future azioni da svolgere lungo la strada da Lagonegro ad Auletta e da Auletta a Salerno. Informato poi che sulla strada da Castelluccio a Lagonegro si muoveva lentamente in ritirata, a piccole tappe, umiliata ed affamata, la Brigata Caldarelli, il Dittatore ritenne prudente abbandonare la strada consolare e si recò verso Laino con la sua comitiva; etc…”. Dunque, Guida scriveva che Garibaldi, nella “Valle del Mercure, sul fiume Lao” si incontrò con il colonnello Boldoni, capo militare dell’insurrezione lucana. Boldoni lo avvisò della situazione in cui versavano il Vallo di Diano, le nostre contrade fino ad Auletta e soprattutto delle brigate borboniche del generale Caldarelli. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a Pp. 575-576 ed in proposito scriveva che: “1° Settembre. A Paola già trovavansi disbarcati circa 2000 garibaldini….2 Settembre. All’alba sbarcano alla spiaggia di Sapri le Brigate garibaldine Milano e Spinazzi. A giorno chiaro le forze residue della 4° Brigata, comandate dal Brigatiere Caldarelli, si pongono in marcia da Lagonegro per S. Lorenzo la Padula. Il Generale Garibaldi perviene a Rotonda, ed ivi instanziato da molti decreta: invalido e nullo un contratto di enfiteusi etc…(1). A sera le forze residue della 4° Brigata (Caldarelli) si stabiliscono al bivacco di S. Lorenzo la Padula. Anche a sera il Generale Garibaldi parte da Rotonda in carrozza indirizzandosi a Laino, anzicchè a Lagonegro, perchè consigliato a scendere alla marina di Scalea per sicurezza (1) e per non porsi a contatto con le truppe comandate dal Generale Caldarelli.”. Quandel, a p. 576, nella nota (1) postillava: “(1) In Lagonegro e nel contado lo spirito della popolazione era ostile a Garibaldi.”. Quandel, a p. 576, nella nota (2) postillava:“(2) Ire politiche d’oltre tomba, raccolte da A. Bertani.”. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 98, in proposito scriveva che: “….il Dittatore ritenne prudente abbandonare la strada consolare e si recò verso Laino con la sua comitiva; guidato poi da patrioti del luogo, attraversò di notte a dorso di mulo le zone montagnose e boscose dei Piani del Carro, di Massacornuta e della valle del Savico nel territorio di Aieta e Tortora e alle prime luci dell’alba scese verso la spiaggia del Tirreno.”. Dunque, secondo Guida, Garibaldi, arrivato a Laino borgo (Calabria), “….guidato poi da patrioti del luogo, attraversò di notte a dorso di mulo le zone montagnose e boscose dei Piani del Carro, di Massacornuta e della valle del Savico nel territorio di Aieta e Tortora e alle prime luci dell’alba scese verso la spiaggia del Tirreno.”. Dunque, secondo Guida, Garibaldi, da Laino borgo, guidato da persone del luogo, si inoltrò di notte a dorso di muli “…attraversò le zone montagnose e boscose dei Piani del Carro, di Massacornuta e della valle del Savico nel territorio di Aieta e Tortora e alle prime luci dell’alba scese verso la spiaggia del Tirreno.”. Garibaldi, insieme ai suoi amici galoppò a dorso di muli su sentieri montagnosi, da Laino borgo dirigendosi verso ponente. Garibaldi attraversò le zone montagnose e boscose dei “Piani del Carro”, “Massacornuta”, la “Valle del Savico” nel territorio di Aieta e Tortora, due paesetti calabria posti sulle colline a ridosso della costa calabra. Alessandro Serra (….), nel suo L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 331-332, in proposito scriveva che: Alle vicinanze di Laino, abbandonò la rotabile, e sul dorso di cavalli e muli col seguito di sei persone – il Bertani dice quattro – s’avviò lungo il sentiero che costeggia il fiume Lao per giungere a Scalea. Ma nonostante il bel chiaro di luna, la comitiva sbagliò la strada ed andò a finire a Tortora, dove, etc…”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a Pp. 575-576 ed in proposito scriveva che: “….A notte fatta il Generale abbandona la consolare per Laino, passa sulla via che costeggia il fiume Lao, ed intraprende coi suoi sei seguaci la marcia a schiena di mulo (2), che domattina dovrà dovrà aver termine alla marina di Scalea.”. Quandel, a p. 576, nella nota (2) postillava: “(2) Ire politiche d’oltre tomba, raccolte da A. Bertani.”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a pp. 575-576 ed in proposito scriveva che: “2 Settembre….A notte fatta il Generale abbandona la consolare per Laino, passa sulla via che costeggia il fiume Lao, ed intraprende coi suoi sei seguaci la marcia a schiena di mulo (2), che domattina dovrà dovrà aver termine alla marina di Scalea.”. Quandel, a p. 576, nella nota (1) postillava: “(1) In Lagonegro e nel contado lo spirito della popolazione era ostile a Garibaldi.”. Quandel, a p. 576, nella nota (2) postillava: “(2) Ire politiche d’oltre tomba, raccolte da A. Bertani.”. Quandel, a p. 576 aggiunge che: “3 Settembre. Le forze residue della 4° Brigata, comandate dal Generale Caldarelli rimarranno a riposo per l’intera giornata presso S. Lorenzo la Padula per lo stabilito la capitolazione tra il Generale sunnomato ed il Comitato centrale sovversivo della Provincia di Cosenza. A giorno fatto il Generale Garibaldi giunge coi suoi seguaci alla marina di Scalea, ed ivi avendo trovata una barcaccia con due remiganti vi monta coi Generali Cosenz e Tur con Bertani e Basso e due uffiziali di Stato Maggiore, e fa rotta alla volta di Sapri costeggiando.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a pp. 198-199, in proposito aggiungeva che: “Così la notte del 2 settembre il Generale e la sua piccola comitiva, fra cui il Bertani e il Cosenz, lasciarono la Rotonda e la strada maestra, montati su muli, accingendosi a traversare i monti occidentali nella direzione della costa. Giunti in prossimità di Laino infilarono la gola del fiume Lao, che nessun sentiero tracciava e che essi discesero per parecchie miglia al chiaro di luna. “Eccoci qui – esclamò il Bertani – noi sette su sette muli incamminati alla conquista d’un Regno”. Dalla valle del Lao rimontano sulle alture toccando le più elevate, e di là, la mattina del 3, si calarono sulla costa a un punto non molto discosto da Tortora e da Maratea. Etc…(1)…”. La Dobelli, a p. 198, nella nota (1) postillava: “(1) Bertani, II, 184; Ms. Peard, Journal, 2 settembre”. Alessandro Serra (….), nel suo L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 331-332, in proposito scriveva che: “…Così a notte inoltrata partì in carrozza. Alle vicinanze di Laino, abbandonò la rotabile, e sul dorso di cavalli e muli col seguito di sei persone – il Bertani dice quattro – s’avviò lungo il sentiero che costeggia il fiume Lao per giungere a Scalea. Ma nonostante il bel chiaro di luna, la comitiva sbagliò la strada ed andò a finire a Tortora, etc…”. Serra, sulla marcia di Garibaldi, a p. 332, nella nota (12) postillava: “(12) A. Pepe, Nel 150° Annuale della nascita di Garibaldi A. La marcia attraverso il Bruzio ed una deviazione improvvisa, in “Brutium”, Reggio Calab., novembre-dicembre 1957. V. anche la sua comunicazione al 2° Congresso Storico Calabrese in questi Atti.”. Inoltre, Serra scriveva che la comitiva di Garibaldi partitasi da Rotonda era composta da sei persone in tutto, compreso Garibaldi e cita Bertani che dice essere cinque in tutto. Antonio Guarasci (….), nel suo La spedizione dei mille in Calabria – Aspetti e problemi di storia Cosentina”, estratto da “Calabria nobilissima”, n. 41-42, 1961, a pp. 39-40, in proposito scriveva: “Garibaldi ha fretta di arrivare a Napoli: deve impedire allo Stato Maggiore borbonico di riorganizzarsi; ha fretta di passare oltre Campotenese e di superare Sapri, etc…”. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 98, in proposito scriveva che: “…Garibaldi si fermò per poche ore in casa Fasanelli; verso sera riprese la marcia in carrozza per Castelluccio. Nella valle del Mercure, sul fiume Lao, si incontrò con il colonnello Boldoni, capo militare della insurrezione lucana, da cui fu informato sulla situazione in atto nelle nostre contrade fino ad Auletta e da cui diede le istruzioni dettagliate sulle future azioni da svolgere lungo la strada da Lagonegro ad Auletta e da Auletta a Salerno. Informato poi che sulla strada da Castelluccio a Lagonegro si muoveva lentamente in ritirata, a piccole tappe, umiliata ed affamata, la Brigata Caldarelli, il Dittatore ritenne prudente abbandonare la strada consolare e si recò verso Laino con la sua comitiva; giudato poi da patrioti del luogo, attraversò di notte a dorso di mulo le zone montagnose e boscose dei Piani del Carro, di Massacornuta e della valle del Savico nel territorio di Aieta e Tortora e alle prime luci dell’alba scese verso la spiaggia del Tirreno.”. Giuseppe Guida (….) scriveva che Garibaldi, lasciata Rotonda con i suoi fidi compagni “verso sera riprende la marcia in carrozza per Castelluccio”, e poi aggiunge che solo nella “valle del Mercure, sul fiume Lao, incontrò il colonnello Boldoni, capo militare dell’insurrezione lucana”, che lo informò sulla situazione. Guida aggiuge pure che: il Dittatore ritenne prudente abbandonare la strada consolare e si recò verso Laino con la sua comitiva” perchè, secondo il Guida, Garibaldi fu: Informato poi che sulla strada da Castelluccio a Lagonegro si muoveva lentamente in ritirata, a piccole tappe, umiliata ed affamata, la Brigata Caldarelli”. Non mi pare che le cose siano andate proprio così. Secondo come scrive Guida, Garibaldi decise un cambio repentino di itinerario solo sulla strada consolare per le Calabrie, che abbandonò, e quindi viene a cadere ciò che è stato scritto da Fulco e dalle raccomandazioni che Garibaldi ricevette a Rotonda da don Bonaventura De Rinaldis. Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, stampato a Sarno-Napoli, 1960, nel cap. V, a pp. 160 e ssg., in proposito scriveva che: “Un avvenimento di eccezionale importanza storica si verificò nel 1860 nel nostro paese che ebbe ospite inatteso Garibaldi, reduce dalla conquista della Sicilia ed in trionfale viaggio verso la capitale dell’ormai vacillante monarchia dei Borboni, retta, dopo la recente morte di Ferdinando II, dall’imbelle “Franceschiello”. Proveniva il Generale liberatore da Castrovillari, da dove era partito la mattina di domenica 2 settembre, ed era passato per Morano, e per Campotenese, dove 12 anni prima si erano eroicamente battuti i Rivoluzionari calabresi di Domenico Mauro contro i Borbonici del Generale Busacca. Aveva raggiunto Rotonda la sera dello stesso giorno accolto trionfalmente dalle Autorità locali e della popolazione, ed era stato ospite della famiglia del cav. Don Bonaventura De Rinaldis.”. Dunque, Garibaldi proveniva da Rotonda. Fulco, a pp. 160-161 continuando il suo racconto scriveva che: “Garibaldi, …fa sosta a Rotonda e qui apprende che il Generale borbonico Caldarelli è a Castelluccio, ad otto Km. da Rotonda, sulla medesima strada, con circa 3000 dei suoi uomini. “Per evitare quelle truppe – scrive Carlo Agrati – che potrebbero riservargli qualche sorpresa, nella notte sul 3, parte a cavallo e si dirige al mare, scendendo la valle del Lao, ove non sempre son tracciati sentieri. Poi – continua l’Agrati nel suo libro dal titolo ‘Da Palermo al Volturno’ – ad una dozzina di chilometri da Rotonda, lascia la valle e si dirige a ponente verso la costa, e là nè di strade nè di sentieri v’è traccia alcuna. Arrva così ad un punto quasi equidistante fra Maratea e Scalea, donde una piccola barca porta lui e i suoi compagni (cinque in tutto, dice il Bertani) a Sapri”. Come si vede, l’Agrati non nomina Tortora. Anzi, dalla tavola IV del suo documentatissimo libro in cui è segnato in rosso l’itinerario di Garibaldi nel suo viaggio dalle Calabrie verso Napoli, si ricava che, anzicché per Tortor, Garibaldi sarebbe passato per Papasidero, e da qui, lasciandosi a sinistra il fiume Lao e Scalea, avrebbe raggiunto il mare presso la stretta baia di S. Nicola di Arcella, dove si sarebbe imbarcato per Sapri, unendosi quindi al generale Turr che l’aveva preceduto al comando dei suoi uomini e dei 1500 del Bertani ch’era con Garibaldi. Niente di più inesatto !. Garibaldi, partito a cavallo da Rotonda verso le quattro del mattino del 3 settembre insieme con i Generali Bixio, che a Calatafimi dubitò e da Garibaldi ebbe la risposta: “Nino, qui si fa l’Italia o si muore; Cosenz, Medici e Bertani, si diresse a Tortora attraverso il territorio di Laino, puntando sul Carro, secondo le istruzioni avute dalla famiglia ospite di Rotonda. E venne a Tortora preceduto da un corriere recante una missiva segreta per Don Biagio Maceri, medico umanista e filosofo, il cui figlio, Francesco, aveva sposato una De Rinaldis, donna Filomena, la “Signorina” come fu sempre chiamata a Tortora., dopo aver ricevuto formale assicurazione di non andare incontro a spiacevole e pericolosa avventura che avrebbe compromesso irrimediabilmente l’esito d’un’impresa cui erano legati i destini d’Italia.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 172, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: “Nella mattina del 2 settembre Garibaldi attraversò l’altopiano di Campotenese e, appresso dello sbarco di Sapri, scriveva al Generale Turr: “Il latore v’informerà di ogni cosa, io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso scriverò” (232), mentre la sera stessa deviava verso il Golfo di Policastro per raggiungere Tortora dove pernottò.”. De Luca scriveva che Garibaldi e i suoi compagni, il 2 settembre 1860, partitosi da Rotonda attraversò l’altopiano di Campotenese.

Nel 2 settembre 1860, Garibaldi sulle colline del CARRO e l’incontro con il pastore PAOLO MACERI pastore che badava all’armento

Garibaldi aveva pensato di raggiungere la costa tirrenica costeggiando il fiume Lao-Mercure, ma don Bonaventura gli fece cambiare idea facendolo passare per vie interne. Fu lo stesso don Bonaventura a inviare un messaggio segreto per avvertire il sindaco di Tortora, don Biagio Maceri, dell’arrivo dell’eroe nel comune calabrese. La figlia di don Bonaventura, Filomena, era sposata con il figlio del sindaco di Tortora, Francesco Maceri. In piena notte Garibaldi lasciò Rotonda, con sei uomini a seguito, e seguendo le indicazioni di don Bonaventura e di un contadino incontrato per strada arrivò a Tortora alle 10 e 30 del 3 settembre. Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, Napoli, 1960, ristampato dal Comune di Tortora a cura di Aleardo Dino Fulco, nel cap. V, a pp. 129-130, criticando un passaggio di Carlo Agrati, in proposito scriveva che: Niente di più inesatto !. Garibaldi, partito a cavallo da Rotonda verso le quattro del mattino del 3 settembre insieme con i generali Bixio, ….Cosenz, Medici, Bertani, si diresse a Tortora attraverso il territorio di Laino puntando sul Carro, secondo le istruzioni avute dalla famiglia ospite di Rotonda. E venne a Tortora preceduto da un corriere recante una missiva segreta per Don Biagio Maceri, medico, umanista e filosofo, il cui figlio, Francesco, aveva sposato una De Rinaldis, Donna Filomena, la “Signorina” come fu sempre chiamata a Tortora, dopo aver ricevuto formale assicurazione di non andare incontro a spiacevole e pericolosa avventura che avrebbe compromesso irrimediabilmente l’esito d’un’impresa cui erano legati i destini d’Italia. Il primo tortorese a veder Garibaldi e i suoi quattro compagni di viaggio fu Mastro Paolo Maceri, allora adolescente che sulle colline del Carro badava all’armento. “Si era anche a due ore dall’alba – ci diceva vent’anni addietro Mastro Paolo Maceri che conservò una vigoria fisica ed una lucidità di mente sorprendenti fino alla tardissima età – quando fui attratto dalla presenza di cinque uomini a cavallo apparsi ad un 30 metri circa da me, sulla sboccata dell’erta proveniente da Laino, indecisi, ora che avevano innanzi a sé l’ampio orizzonte dell’altipiano del Carro e la discesa, sulla pista mulattiera da imboccare. Uno di essi mi chiamò ad alta voce in tono energico ma affettuoso e, quando gli fui vicino, mi chiese se fossi di Tortora e quale sentiero per giungervi. Dalla descrizione che me ne fecero in paese quando la domenica successiva vi ritornai, ebbi la certezza che a chiamarmi, a domandarmi e a fissarmi dolcemente negli occhi, era stato Garibaldi in persona. Ne ho conferma in seguito dai ritratti. Erano tutti e cinque meravigliosi nella loro tenuta su cui spiccava la camicia rossa e nelle loro splendide armature. Più bello però, commentava Mastro Paolo con un lampo d’orgoglio negli occhi, era Garibaldi. Etc…”. Fin qui la ricostruzione del racconto tante volte ripetutoci dal vecchio Paolo Maceri. Avute le informazioni richieste, Garibaldi e i compagni, spronati i cavalli, ripresero il loro cammino in direzione del paese.”. Egli raccontava che:  Erano tutti e cinque meravigliosi nella loro tenuta su cui spiccava la camicia rossa e nelle loro splendide armature.”. Dunque, Amedeo Fulco riporta la testimonianza di mastro Paolo Maceri, un pastorello che si trovava a pascolare i suoi armenti, scriveva di aver incontrato il gruppo o la piccola comitiva di Garibaldi che viaggiava sulla groppa di muli. Maceri testimonia essere una comitiva di cinque persone in camicia rossa. Sul testo di Amedeo Fulco (….), Pucci, a pp. 101-102, in proposito scriveva che: “Fonti. Fra le prove sicure del passaggio di Garibaldi per Tortora ci sono anzitutto quelle orali raccolte nel corso della generazione successiva a quella dei protagonisti dell’avvenimento: 1) la tradizione popolare e quella familiare dei Lomonaco, attendibile poiché menziona fatti risalenti ad appena due generazioni prima che il Fulco la raccogliesse (2) (il figlio di don Biagio Lomonaco, Guglielmo, è vissuto fino al 1923); 2) la testimonianza di Paolo Maceri, che, allora adolescente pastorello, aveva visto, al passo del Carro, passare il gruppo dei generali capeggiati da Garibaldi, al quale aveva anche fornito informazioni sulla via per Tortora, racconto da lui ripetuto infinite volte nella sua lunga vita (1); la testimonianza è stata raccolta per ascolto diretto da Amedeo Fulco e riportata nell’opera citata (2); 3) la menzione dell’evento da parte dell’aietano don Pietro Lomonaco, fratello di don Biagio Lomonaco Melazzi, nel discorso tenuto il 9 luglio 1882 ai soci della Società Operaia ‘Silvio Curatolo’ della quale don Pietro era il Presidente (2), per commemorare la morte di Garibaldi, avvenuta il 2 giugno 1882.”. Pucci, a p. 102, nella nota (2) postillava: “(2) Amedeo Fulco, Memorie storiche di Tortora – Rubettino – Soveria Mannelli, 2002, pag. 129 e ssg.”. Pucci, a p. 102, nella nota (3) postillava: “(3) ‘Edizione nazionale degli scritti di Giuseppe Garibaldi’, vol. 11, Epistolario, vol. 5: 1860 (a cura di Massimo De Leonardis), Istituto per la Storia del Risorgimento italiano, Roma, 1988, p. 229.)”. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 98, in proposito scriveva che: “….il Dittatore ritenne prudente abbandonare la strada consolare e si recò verso Laino con la sua comitiva; guidato poi da patrioti del luogo, attraversò di notte a dorso di mulo le zone montagnose e boscose dei Piani del Carro, di Massacornuta e della valle del Savico nel territorio di Aieta e Tortora e alle prime luci dell’alba scese verso la spiaggia del Tirreno.”. Dunque, secondo Guida, Garibaldi, arrivato a Laino borgo (Calabria), “….guidato poi da patrioti del luogo, attraversò di notte a dorso di mulo le zone montagnose e boscose dei Piani del Carro, di Massacornuta e della valle del Savico nel territorio di Aieta e Tortora e alle prime luci dell’alba scese verso la spiaggia del Tirreno.”. Dunque, secondo Guida, Garibaldi, da Laino borgo, guidato da persone del luogo, si inoltrò di notte a dorso di muli “…attraversò le zone montagnose e boscose dei Piani del Carro, di Massacornuta e della valle del Savico nel territorio di Aieta e Tortora e alle prime luci dell’alba scese verso la spiaggia del Tirreno.”. Dunque, Guida scriveva che da Laino, Garibaldi e la sua piccola comitiva per attraversare zone impervie e sconosciute alle mappe fu “guidato da persone del luogo”. Michelangelo Pucci (….), nel suo “Tortora – Natura, Storia Cultura”, a p. 98 ci parla della “Cronaca del viaggio di Garibaldi da Rotonda al Fortino” ed in proposito scriveva che: “Per raggiungere il mare don  Bonaventura gli consigliò di risalire da Laino la valle del fiume Iannello seguendo la mulattiera fino al passo del Carro e di qui discendere la valle della Fiumarella lungo la mulattiera fino a Tortora, dove avrebbe trovato un ambiente favorevole preparato da don Bonaventura; un corriere con una lettera per Don Biagio Maceri l’avrebbe preceduto nella notte, da Tortora avrebbe potuto raggiungere il mare. Accettato il piano, Garibaldi, accompagnato dai fedelissimi Cosenz, Bertani, Rosagutti, Nullo, Basso e Gusmaroli, partì da Rotonda nella tarda serata, intorno alle 20:30 (1); forse nel timore di una qualche imboscata lungo la mulattiera solitamente frequentata dai locali, i sette misero in atto una manovra diversiva, fingendo di seguire per un tratto il corso del fiume Lao, presero ad un certo punto il sentiero che risale  su per la valle del fiume Ianniello salendo su per le montagne (6) fino a raggiungere i Piani del Carro intorno alle ore 5:45 levata effettiva del sole nel nostro contesto orografico. Da quel punto si diramavano tre mulattiere (n.d.a. una per Aqualisparti, un’altra per Aieta, un’altra ancora per Tortora) incerti sulla via da prendere per Tortora, chiesero informazioni ad un pastorello: Paolo Maceri, che fino a tarda età avrebbe ricordato e raccontato i particolari dell’incontro a chiunque fosse stato disposto ad ascoltarlo (2). La mattina, intorno alle ore 7,30, il gruppo arrivò a Tortora  etc…”. Pucci, a p. 102, nella nota (5) postillava: “(5) R. Fanelli – 150 anni dopo – ai quaranta all’ora sulle tracce di Garibaldi – Incontri Editrice – pag. 154 e segg.”. Pucci, a p. 102, nella nota (6) postillava: “(6) Agostino Bertani – Ire politiche d’Oltretomba, Tipografia G. Polizzi e CO – Firenze, 1869, pag. 71”. Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, stampato a Sarno-Napoli, 1960, nel cap. V, a pp. 160 e ssg., in proposito scriveva che: “Un avvenimento di eccezionale importanza storica si verificò nel 1860 nel nostro paese che ebbe ospite inatteso Garibaldi, reduce dalla conquista della Sicilia ed in trionfale viaggio verso la capitale dell’ormai vacillante monarchia dei Borboni, retta, dopo la recente morte di Ferdinando II, dall’imbelle “Franceschiello”. Proveniva il Generale liberatore da Castrovillari, da dove era partito la mattina di domenica 2 settembre, ed era passato per Morano, e per Campotenese, dove 12 anni prima si erano eroicamente battuti i Rivoluzionari calabresi di Domenico Mauro contro i Borbonici del Generale Busacca. Aveva raggiunto Rotonda la sera dello stesso giorno accolto trionfalmente dalle Autorità locali e della popolazione, ed era stato ospite della famiglia del cav. Don Bonaventura De Rinaldis.”. Dunque, Garibaldi proveniva da Rotonda. Fulco, a pp. 160-161 continuando il suo racconto scriveva che: “Garibaldi, …fa sosta a Rotonda e qui apprende che il Generale borbonico Caldarelli è a Castelluccio, ad otto Km. da Rotonda, sulla medesima strada, con circa 3000 dei suoi uomini. “Per evitare quelle truppe – scrive Carlo Agrati – che potrebbero riservargli qualche sorpresa, nella notte sul 3, parte a cavallo e si dirige al mare, scendendo la valle del Lao, ove non sempre son tracciati sentieri. Poi – continua l’Agrati nel suo libro dal titolo ‘Da Palermo al Volturno’ – ad una dozzina di chilometri da Rotonda, lascia la valle e si dirige a ponente verso la costa, e là nè di strade nè di sentieri v’è traccia alcuna. Arrva così ad un punto quasi equidistante fra Maratea e Scalea, donde una piccola barca porta lui e i suoi compagni (cinque in tutto, dice il Bertani) a Sapri”. Come si vede, l’Agrati non nomina Tortora. Anzi, dalla tavola IV del suo documentatissimo libro in cui è segnato in rosso l’itinerario di Garibaldi nel suo viaggio dalle Calabrie verso Napoli, si ricava che, anzicché per Tortora, Garibaldi sarebbe passato per Papasidero, e da qui, lasciandosi a sinistra il fiume Lao e Scalea, avrebbe raggiunto il mare presso la stretta baia di S. Nicola di Arcella, dove si sarebbe imbarcato per Sapri, unendosi quindi al generale Turr che l’aveva preceduto al comando dei suoi uomini e dei 1500 del Bertani ch’era con Garibaldi. Niente di più inesatto !. Garibaldi, partito a cavallo da Rotonda verso le quattro del mattino del 3 settembre insieme con i Generali Bixio, che a Calatafimi dubitò e da Garibaldi ebbe la risposta: “Nino, qui si fa l’Italia o si muore; Cosenz, Medici e Bertani, si diresse a Tortora attraverso il territorio di Laino, puntando sul Carro, secondo le istruzioni avute dalla famiglia ospite di Rotonda. E venne a Tortora preceduto da un corriere recante una missiva segreta per Don Biagio Maceri, medico umanista e filosofo, il cui figlio, Francesco, aveva sposato una De Rinaldis, donna Filomena, la “Signorina” come fu sempre chiamata a Tortora., dopo aver ricevuto formale assicurazione di non andare incontro a spiacevole e pericolosa avventura che avrebbe compromesso irrimediabilmente l’esito d’un’impresa cui erano legati i destini d’Italia.”. Riccardo Finelli (….), nel suo “150 anni dopo – ai quaranta all’ora sulle tracce di Garibaldi”, a p. 148, in proposito scriveva che: “La strada con il Generale si divide perché lui, a cavallo, tirò giù dritto verso il mare. Prima seguendo il corso del Mercure fino a Laino, poi attraverso mulattiere fra i monti fino al Passo del Carro e da lì giù a picco lungo la valle della Fiumarella, fino a Tortora.”.

A TORTORA

(Foto n…) Vista satellitale tratta da Google maps, del nostro territorio a confine con la Basilicata, la Calabria e la Campania

Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, stampato a Sarno-Napoli, 1960, nel cap. I, a pp. 5-6 e ssg., in proposito scriveva che: “Tortora, come tutti i paeselli del Mezzogiorno d’Italia d’origine medioevale, s’erge solitario alle falde d’un monte, in luogo di difficile accesso e molto adatto alla difesa. ….non parve cosa migliore agli antichi suoi fondatori che stbilirono dov’è, all’estremità del preappenninico Cifuolo, su d’un masso calcareo che, come scafo di moderno transantatlico, su cui spiccano le arcate del Palazzo dei Melazzi a mezzogiorno, di quello dei Mazzei a oriente e dell’antica Sacrestia a ponente, troneggia maestoso sulla vallata di Gramiuolo e dell’Oliveto, dove scorre limpido e tortuoso il Fiumicello che, venendo da Cardìo, scende talora a balzi per Massacornuta, per Carità e per Pontecorvo e per la Speroncella, bagnando il Giardino che fu un tempo della Grancia dei Frati di Santa Maria Maggiore, poi le Fiumare, Paraporto, il Girone, il Pantano e i Benefizi, per congiungersi infine al Fiume Noce che è confine tra la Calabria e la Basilicata, e che gli antichi chiamarono Talao, perché il più vicino al fiume Lao, anch’esso un tempo confine tra i Bruzi e i Lucani. E’ perciò Tortora il primo paese per chi dal nord viene in Calabria, l’ultimo per chi, venendo dal sud, ne esce. Il suo territorio, sin dagli antichi tempi estesissimo, a inizio a ponente dalla riva sinistra del Fiume Noce; confina con i territori di Lauria, Trecchina e Maratea, nell’estrema Basilicata a settentrione, a oriente col territorio di Laino e a mezzogiorno con quelli di Aieta e Praia a Mare, un paesino quest’ultimo che ha appena ottant’anni di vita e già si avvia a diventare un centro turistico ed industriale di primaria importanza.”.

Nel 3 settembre 1860, GARIBALDI, insieme a COSENZ, BERTANI, ROSAGUTTI, GUSMAROLI, NULLO e BASSO viaggiando sulla groppa di muli arrivano a TORTORA

Garibaldi aveva pensato di raggiungere la costa tirrenica costeggiando il fiume Lao-Mercure, ma don Bonaventura gli fece cambiare idea facendolo passare per vie interne. Fu lo stesso don Bonaventura a inviare un messaggio segreto per avvertire il sindaco di Tortora, don Biagio Maceri, dell’arrivo dell’eroe nel comune calabrese. La figlia di don Bonaventura, Filomena, era sposata con il figlio del sindaco di Tortora, Francesco Maceri. In piena notte Garibaldi lasciò Rotonda, con sei uomini a seguito, e seguendo le indicazioni di don Bonaventura e di un contadino incontrato per strada arrivò a Tortora alle 10 e 30 del 3 settembre. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 456, trascrive il Bertani (….), che annotava nel suo taccuino (documenti consultati dalla White): “Alle otto e mezzo il generale, Cosenz, io, Rosagutti, Nullo, Basso, Gusmaroli sui muli, cavalchiamo per strade orribili. Il generale alla testa, noi seguendo in silenzio. La luna splende sui monti; l’aria fresca ci tiene svegli. Scena caratteristica: un prete concitato vuole l’ordine di arresto per il notaio Marsigli che accusa di delitti reazionari; reclama giustizia pel martirio sofferto: il popolo si affolla, mormora contro il prete. Entra il Sindaco; risulta che il prete è cattivo e fanatico, che suo fratello ha defraudata la sorella del notaio. “Fate far la pace voi, mio bello,” dice una buona vecchierella al generale il quale, ordinando il rilascio del notaio, raccomanda la pace fra le due famiglie; al popolo di armarsi per combattere. Il prete furioso ! Nella sua faccia, nel suo inveire si vede il reazionario; chi sà quanto male ha fatto e farà. Per la costa del monte arriviamo in vista della spiaggia.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, nel cap. XVIII “Capitolo Decimottavo – Segretario generale del Dittatore (Settembre)”, a pp. 456 e ssg., riprendendo il racconto del Bertani, in proposito scriveva che: Alle otto e mezzo il generale, Cosenz, io, Rosagutti, Nullo, Basso Gusmaroli sui muli, cavalchiamo per strade orribili. Il generale alla testa, noi seguiamo in silenzio. La luna splende sui monti; l’aria fresca ci tiene svegli.. Il racconto prosegue con l’arrivo a Tortora, dove è ospitato in casa Lomonaco-Melazzi. Agostino Bertani (….), nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, dove, il Bertani, a pp. 71 e ssg., in proposito scriveva che: “Narro al pubblico per la prima volta questo piccolo episodio della campagna politica del 1860. Dopo una cavalcata che durò più che un’intiera notte, Garibaldi discendea la mattina del 3 settembre con sei compagni, fra i quali era anch’io, dal monte al lido di Maratea. Di là, trovata una barcaccia ci indirizzammo con due remiganti e costeggiando a Sapri.”. La White-Mario, a p. 453, dal Diario di Bertani, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi ‘La Guerra d’Italia nel 1860’ e specialmente la ‘Brigata Milano, tradotta da Elisio Porro.”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 27-28, in proposito scriveva che: “Nella sera del 2 Settembre, ad ora inoltrata, Garibaldi con sei suoi fidi e valorosi compagni, Cosenz, Bixio, Medici, Sirtori, Bertani e Basso, suo Segretario particolare – tutti nomi sacrati alla storia – con la scorta di alcuni del luogo, partono da Rotonda in carrozze, e giungono presso Laino, dove, per non imbattersi con la retroguardia del Generale Caldarelli, che era tuttavia a Castelluccio, lasciano la strada rotabile, e su cavalli e muli battono lo stretto sentiero del fiume Lao per scendere al mar Tirreno. Dopo breve sosta, nel susseguente mattino, a Tortora in casa Lomonaco, quell’eletta comitiva raggiunge la deserta spiaggia di Castrocucco a destra del fiume Noce in territorio di Maratea – cercando d’evitare forse l’incontro dei doganieri della Praja d’Aieta – e di la, dopo breve sosta del vecchio Castello del Barone Labanca, prende il mare su d’una barcaccia peschereccia, che, spinta da due robusti remiganti, grave del prezioso incarico,  etc….”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a p. 27, riferendosi a Garibaldi il 3 settembre 1860 fermatosi a Tortora, in proposito scriveva che: Dopo breve sosta, nel susseguente mattino (3 settembre), a Tortora in casa Lomonaco, quell’eletta comitiva raggiunge la deserta spiaggia di Castrocucco a destra del fiume Noce in territorio di Maratea – cercando d’evitare forse l’incontro dei doganieri della Praja d’Aieta – e di la, dopo breve sosta del vecchio Castello del Barone Labanca, prende il mare su d’una barcaccia peschereccia, che, spinta da due robusti remiganti, grave del prezioso incarico,  etc….”. Dunque, Pesce, sulla scorta del Lacava (….), scriveva che Garibaldi e la sua piccola comitiva (Bertani etc..), il 3 settembre 1860, di mattino, si fermò a Tortora in casa Lomonaco e poi in raggiungevano la deserta spiaggia di Castrocucco a destra del fiume Noce in territorio di Maratea”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a p. 131, in proposito scriveva che: “Il Dittatore trionfante partì da Cosenza nella notte tra il 2 e il 3 settembre, arrivò a Rotonda, ripartì in carrozza per la strada che mena da Castelluccio a Lagonegro; ma giunto a Laino abbandonò la rotabile. Egli e sei compagni, cioè il Cosenz, il Bertani, Rosagutti, Nullo, Basso e Gusmaroli, cavalcarono l’intera notte su muli per strade orribili e scesero alla spiaggia fra Tortora e Scalea (1).”. Mazziotti, a p. 132, nella nota (1) postillava: “(1) Cronistoria del Lacava, a p. 702. Il Treveljan nel suo mirabile lavoro ‘Garibaldi e la formazione dell’Italia – traduzione di Bice Dobelli ha descritto più diffusamente di ogni altro il viaggio del Dittatore. Questi scese alla marina a un punto non molto discosto da Torraca e da Maratea.”. Mazziotti aggiunge anche: 4 – Rosagutti; 5 – Nullo; 6 – Nullo; 7 – Gusmaroli. Michelangelo Pucci (….), nel suo “Tortora – Natura, Storia Cultura”, a p. 96 ci parla della “Cronaca del viaggio di Garibaldi da Rotonda al Fortino” ed in proposito scriveva: “Bertani nel suo diario non nomina Tortora, né i vari personaggi tortoresi protagonisti dell’evento, ad eccezione della vicenda del notaio don Francesco Marsiglia, del quale era stata sollecitata da un prete a lui avverso una punizione, concretizzata da Garibaldi in un ordine di arresto, revocato poi per la disapprovazione della folla e per l’intervento del sindaco. L’episodio, interpretato dal Bertani come una bega tra famiglie, è effettivamente avvenuto a Tortora etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 149, in proprosito scriveva che: “….Generale Garibaldi, il quale, avuto questa notizia, scendeva a mare diretto a Sapri. Quando Turr arrivava a Lagonegro, la brigata Caldarelli era già partita”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 199, in proposito scriveva che: Così la notte del 2 settembre il Generale e la sua piccola comitiva, fra cui il Bertani e il Cosenz, lasciarono la Rotonda e la strada maestra, montati su muli, accingendosi a traversare i monti occidentali nella direzione della costa. Giunti in prossimità di Laino infilarono la gola del fiume Lao, che nessun sentiero tracciava e che essi discesero per parecchie miglia al chiaro di luna. “Eccoci qui – esclamò il Bertani – noi sette su sette muli incamminati alla conquista d’un Regno”. Dalla valle del Lao rimontano sulle alture toccando le più elevate, e di là, la mattina del 3, si calarono sulla costa a un punto non molto discosto da Tortora e da Maratea. Una piccola imbarcazione toltili di là, li portò a Sapri.”. La Dobelli, a p. 198, nella nota (1) postillava: “(1) Bertani, II, 184; Ms. Peard, Journal, 2 settembre”. La Dobelli, a p. 198, sebbene non vi fosse, postillava la nota (2): “(2) Forbes, 214.”. Forse riguarda il racconto dell’intinerario seguito da Garibaldi nella marcia verso il mare (verso l’estremità del Golfo di Policastro). Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, sulla scorta del De Cesare, a p. 265, in proposito scriveva che: Garibaldi aveva toccato la spiaggia nei pressi di Scalea (2 settembre), da dove era poi salpato per Sapri su una barca condotta da due soli marinai (3 settembre).”. Come si è visto dal racconto dei testimoni diretti come Agostino Bertani che era al seguito di Garibaldi, la comitiva e la barca che li portò a Sapri non proveniva da “Scalea (2 settembre), da dove era poi salpato per Sapri su una barca condotta da due soli marinai (3 settembre).”, come scrive Ebner, (il 2 settembre forse salpò da Scalea, ma il 3 settembre imbarcò la comitiva a Castrocucco dove viaggiò per mare fino alla spiaggia di Sapri. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 701, in proposito scriveva che: “Il 1 settembre il Generale Garibaldi era a Cosenza; La notte del 2 Settembre al 3 con sei compagni scese Laino al mare; il giorno 3 va per mare a Sapri; da Sapri l’indomani martedì 4 Settembre parte e giunge al Fortino…..Il giorno 2 settembre toccò Rotonda (1), primo paese della Basilicata.”. Lacava, a p. 700, nella nota (1) postillava: “(1) Riportiamo dall’opera del Racioppi. Etc…”. Lacava, a p. 702, continuando il suo racconto scriveva pure che: “La sera del giorno 2 il Generale Garibaldi da Rotonda parte in carrozza e giunge nelle vicinanze di Laino; abbandona la rotabile e prende la via del fiume Lao, e scende al mare nella spiaggia tra Tortora e Scalea, per non incontrarsi in Lagonegro coi soldati di Caldarelli, che ancorchè inermi, ed avessero capitolato, commettevano delle ruberie ed altri eccessi. Per mare si portò a Sapri etc…”. Michelangelo Pucci (….), nel suo “Tortora – Natura, Storia Cultura”, a p. 98 ci parla della “Cronaca del viaggio di Garibaldi da Rotonda al Fortino” ed in proposito scriveva che: La mattina, intorno alle ore 7,30, il gruppo arrivò a Tortora dove trovò ad acclamarlo la schiera dei notabili, le autorità comunali e la folla dei paesani vestiti a festa organizzati e istruiti dai loro padroni. Era lunedì 3 settembre 1860. Dopo un discorso di benvenuto da parte di don Biagio Maceri, tra due ali di popolo festante e osannante, il gruppo di Garibaldi e quello dei notabili raggiunsero la casa dei Melazzi-Lomonaco in fondo al paese, dove Garibaldi e suoi sostarono per riposarsi e rifocillarsi (2). Le fonti non ci dicono se la sosta del Generale sia costata la consegna della cassa comunale, secondo il suo costume, documentato in più casi, di svuotare la tesoreria dei paesi di passaggio della truppa, ma è ragionevole pensare di sì, perché egli non si accontentava delle sole parole di adesione, questa doveva concretizzarsi o con il contributo in uomini o con quello finanziario (5).”. Pucci, a p. 102, nella nota (5) postillava: “(5) R. Fanelli – 150 anni dopo – ai quaranta all’ora sulle tracce di Garibaldi – Incontri Editrice – pag. 154 e segg.”. Pucci, a p. 102, nella nota (6) postillava: “(6) Agostino Bertani – Ire politiche d’Oltretomba, Tipografia G. Polizzi e CO – Firenze, 1869, pag. 71”. Michelangelo Pucci (….), nel suo “Tortora – Natura, Storia Cultura”, a p. 99 ci parla della “Cronaca del viaggio di Garibaldi da Rotonda al Fortino” ed in proposito scriveva che: “A casa di don Biagio Lomonaco-Melazzi, genero di don Biagio Maceri, gli ospiti furono fatti accomodare nel salone dove fu servita una colazione. Garibaldi si informò sul paese, sulle famiglie, soprattutto su quelle dei notabili e così emerse e fu notata l’assenza del notaio don Francesco Marsiglia, una delle maggiori personalità della comunità tortorese, devoto ai Borboni. Su questo episodio esistono due versioni che concordano sul se ma divergono sul come. La versione di A. Fulco (2) il quale riferisce, ripetendo la tradizione orale, che la denuncia contro il Marsiglia era partita dal sindaco che aveva balenato il timore di possibili attentati da parte di uomini fedeli al Marsiglia; egli riporta pure che Garibaldi, seduta stante, ne ordinò l’arresto e la fucilazione immediata; il medesimo continua attribuendo all’intercessione del sac. don Mansueto Perrelli la revoca dell’ordine. La versione di Agostino Bertani (1), presente al fatto, il quale invece afferma che la denuncia contro il Marsiglia era stata mossa da un prete che lo accusò di delitti reazionari, ma non fa cenno alla condanna a morte ma ad un semplice arresto; Bertani prosegue ascrivendo il rilascio dell’accusato all’intervento della folla, alla mediazione del sindaco e alla invocazione di una ‘vecchierella (1).”. Pucci, a p. 102, nella nota (1) postillava: “(1) Jessie White Mario in “Agostino Bertani e i suoi Tempi – ed. G. Barbera – Firenze 1888, pag. 455-456”. Pucci, a p. 96, in proposito scriveva che: “Bertani nel suo diario non nomina Tortora, né i vari personaggi tortoresi protagonisti dell’evento, ad eccezione della vicenda del notaio don Francesco Marsiglia, del quale era stata sollecitata da un prete a lui avverso una punizione, concretizzata da Garibaldi in un ordine di arresto, revocato poi per la disapprovazione della folla e per l’intervento del sindaco. L’episodio, interpretato dal Bertani come una bega tra famiglie, è effettivamente avvenuto a Tortora etc…”. Sempre il Pucci, a p. 100, in proposito scriveva che: “Dopo la breve sosta di poco più di un paio d’ore a Casa Lomonaco, Garibaldi, a metà mattinata verso le ore 10, partì da Tortora prendendo precauzionalmente in ostaggio Domenico Marsiglia, giovane figlio di don Francesco Marsiglia, percorrendo la mulattiera che tuttora scende alla marina attraversando le contrade San Brancato, Crisose e Castrocucco. Etc…”. Pucci, a p. 102, nella nota (2) postillava: “(2) Amedeo Fulco – Memorie storiche di Tortora – Rubettino – Soveria Mannelli 2002, pag. 129 e segg.”. Questo testo è la ristampa recente del testo di Amedeo Fulco, “Memorie storiche di Tortora con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, Napoli, 19…..Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, Napoli, 1960, ristampato dal Comune di Tortora a cura di Aleardo Dino Fulco, nel cap. V, a pp. 129-130, in proposito scriveva che: Avute le informazioni richieste, Garibaldi e i compagni, spronati i cavalli, ripresero il loro cammino in direzione del paese.”. Sul testo di Amedeo Fulco (….), Pucci, a pp. 101-102, in proposito scriveva che: “Fonti. Fra le prove sicure del passaggio di Garibaldi per Tortora ci sono anzitutto quelle orali raccolte nel corso della generazione successiva a quella dei protagonisti dell’avvenimento: 1) la tradizione popolare e quella familiare dei Lomonaco, attendibile poiché menziona fatti risalenti ad appena due generazioni prima che il Fulco la raccogliesse (2) (il figlio di don Biagio Lomonaco, Guglielmo, è vissuto fino al 1923); 2) la testimonianza di Paolo Maceri, che, allora adolescente pastorello, aveva visto, al passo del Carro, passare il gruppo dei generali capeggiati da Garibaldi, al quale aveva anche fornito informazioni sulla via per Tortora, racconto da lui ripetuto infinite volte nella sua lunga vita (1); la testimonianza è stata raccolta per ascolto diretto da Amedeo Fulco e riportata nell’opera citata (2); 3) la menzione dell’evento da parte dell’aietano don Pietro Lomonaco, fratello di don Biagio Lomonaco Melazzi, nel discorso tenuto il 9 luglio 1882 ai soci della Società Operaia ‘Silvio Curatolo’ della quale don Pietro era il Presidente (2), per commemorare la morte di Garibaldi, avvenuta il 2 giugno 1882.”. Pucci, a p. 102, nella nota (2) postillava: “(2) Amedeo Fulco, Memorie storiche di Tortora – Rubettino – Soveria Mannelli, 2002, pag. 129 e ssg.”. Pucci, a p. 102, nella nota (3) postillava: “(3) ‘Edizione nazionale degli scritti di Giuseppe Garibaldi’, vol. 11, Epistolario, vol. 5: 1860 (a cura di Massimo De Leonardis), Istituto per la Storia del Risorgimento italiano, Roma, 1988, p. 229.)”. Sul passaggio di Garibaldi da Tortora, Biagio Moliterni (….) scriveva che, il 9 luglio 1882 Pietro Lomonaco-Melazzi lo rievocò in un discorso tenuto alla Società Operaia «Silvio Curatolo» di Aieta: «Il 3 settembre 1860 il Comune vicino di Tortora ebbe l’onore e il piacere di alloggiarlo fra le sue mura; anzi dimorò per varie ore in casa di mio fratello Biagio ch’è domiciliato e residente a Tortora, ove prese una refezione insieme ai Generali Bixio, Cosenz, Medici e Bertrani, soli, senza niuna forza». L’evento è confermato da un telegramma che l’Eroe dei Due Mondi inviò il 7 febbraio 1875 allo stesso don Biagio Lomonaco Melazzi: «Caro Melazzi, Grazie per la vostra del 1° e per il gentile ricordo. Salutatemi il fratello  …Vostro G. Garibaldi». Michelangelo Pucci, ancora, a p……, in proposito trascriveva che: ”Garibaldi, partito a cavallo da Rotonda verso le quattro del mattino del 3 settembre insieme con il generale Bixio, Cosenz, Medici e Bertani … venne a Tortora preceduto da un corriere recante una missiva segreta per Don Biagio Maceri, medico umanista e filosofo, il cui figlio, Francesco, aveva sposato una De Rinaldis, donna Filomena, … dopo aver ricevuto assicurazione di non andare incontro a spiacevole avventura …il primo tortorese a veder Garibaldi e i suoi quattro compagni di viaggio fu mastro Paolo Maceri , allora adolescente che sulle colline del Carro badava all’armento” … “si era a due ore dall’alba … quando fui attratto dalla presenza di cinque uomini a cavallo ad un 30 metri circa da me … uno di essi mi chiamò … mi chiese se fossi di Tortora e quale il sentiero per giungevi … era Garibaldi in persona, … ne ho avuto conferma in seguito da ritratti. … Avute le informazioni richieste … ripresero il loro cammino in direzione del paese. … Era lunedi … verso le 10,30” giunsero alla piazzetta Sandu Jàculu … “seguirono le presentazioni dei ‘notabili’ del paese, del clero … andò in casa di Don Biagio Lomonaco Melazzi, genero di Don Biagio Maceri per averne sposato la figlia Teresa,” … qui fu però notata l’assenza …di Don Francesco Marsiglia, avvocato e notaio, … Si vuole che il Sindaco avesse fatto balenare nella mente degli ospiti l’eventualità di un’ imboscata da parte degli uomini (del Marsiglia) … si vuole che sarebbe stata questa la ragione per la quale Garibaldi avesse stilato … l’ordine di cattura e fucilazione di Don Francesco Marsiglia … lacerato per intercessione del dotto sacerdote don Mansueto Perrelli … il loro imbarco avvenuto nei pressi del promontorio della Gnola in territorio di Maratea alle ore 14 dello stesso giorno”. Michelangelo Pucci (….), recentemente, nel suo “Tortora – Natura – Storia – Cultura etc…”, a p. 99, in proposito scriveva che: “A casa Lomonaco-Melazzi. A casa di don Biagio Lomonaco-Melazzi, genero di don Biagio Maceri, gli ospiti furono fatti accomodare nel salone dove fu servita una colazione. Garibaldi si informò sul paese, sulle famiglie, soprattutto su quelle dei notabili e così emerse e fu notata l’assenza del notaio don Francesco Marsiglia, una delle maggiori personalità della comunità tortorese, devoto ai Borboni. Su questo episodio esistono due versioni che concordano sul se ma divergono sul come. La versione di A. Fulco (2) il quale riferisce, ripetendo la tradizione orale, che la denuncia contro il notaio era partita dal sindaco che aveva balenato il timore di possibili attentati da parte di uomini fedeli al Marsiglia, egli riporta pure che Garibaldi, seduta stante, ne ordinò l’arresto e la fucilazione immediata; il medesimo continua attribuendo all’intercessione del sac. don Mansueto Parrelli la revoca dell’ordine. La versione di Agostino Bertani (1), presente al fatto, il quale invece afferma che la denuncia contro il Marsiglia era stata mossa da un prete che lo accusò di delitti reazionari, ma non fa cenno alla condanna a morte ma ad un semplice arresto; Bertani prosegue ascrivendo il rilascio dell’accusato all’intervento del popolo, del sindaco e di una ‘vecchiarella’.”. Carmine Manco (….), nel suo “Scalea prima e dopo”, a p. 78, in proposito scriveva che: “Nei primi di settembre del 1860 Scalea fu in gioiosa agitazione: venne annunziato l’arrivo di Garibaldi. Garibaldi che doveva dal Pollino raggiungere il Tirreno seguendo il corso del fiume Lao sbagliò strada e finì a Tortora.”. Alfredo Schettini (….), nel suo “Trecchina nel presente e nel passato – 1936”, del 1947, Tip. Ferrari, Alessandria, a pp. 69-70, in proposito scriveva che: Ma il generoso Dittatore ad esvitare combattimenti, che avrebbero causato spargimento di sangue fraterno, muta itinerario. Insieme a Bertani, Basso, Bixio, Cosenz, Medici, Sirtori e Turr parte da Rotonda e per un sentiero di montagna raggiunge Tortora, in provincia di Cosenza, ove fu accolto con entusiastiche manifestazioni. All’ingresso del paese si fece trovare una deputazione di gentili signore,  fra le quali Isabella Laura Palagano. Il Generale, che fu ospitato in casa Lomonaco-Melazzi, scese quindi alla marina di Maratea.”. Raffaele De Casare (Memor) (….), nel suo “La fine di un Regno etc…”, a p. 461, in proposito scriveva che: “Il 2 settembre Garibaldi giunse a Rotonda, povera terra del circondario di Lagonegro; e di là, per maggior sicurezza, fu consigliato a scendere alla marina di Scalea, dove s’imbarcò.”. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 908, in proposito scriveva che: “Da Rotonda, dove giunse il 2 settembre, Garibaldi scese alla marina di Scalea, dove s’imbarcò.”. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 908, in proposito scriveva che: “Passò la notte seguente a Cosenza, e ne ripartì il primo settembre, accompagnato da non più di trenta persone, fra ufficiali e guide. Ricordo con certezza Enrico Cosenz, che non lasciò più sino a Napoli; Turr, Corte, Caldesi, Avezzana, Musolino, Nullo, Mordini, Missori, Serafini, e due giornalisti, che erano anche volontari: Carlo Arrivabene e Antonino Gallenga, corrispondenti di giornali inglesi. Attraversando il resto della Calabria, sino al primo paese di Basilicata, che fu Rotonda, Garibaldi trovò la rivoluzione compiuta quasi dappertutto.”. Dunque, il De Cesare scriveva che Garibaldi partendosi da Cosenza, e portandosi verso Rotonda in Basilicata, era accompagnato da un gruppo di una trentina di fidati collaboratori tra i quali vi erano: Enrico Cosenz che era stato nominato generale e che non lo lasciò mai fino a Napoli; il generale Turr, Corte, Caldesi, Avezzana, Musolino, Nullo, Mordini, Missori, Serafini, e due giornalisti, che erano stati volontari: Carlo Arrivabene e Antonino Gallenga. corrispondenti di giornali inglesi. Ma non tutti accompagnarono in seguito Garibaldi a Sapri, che il 3 settembre, alla marina di Castrocucco s’imbarcò per Sapri. Vedremo in seguito che arrivati a Rotonda, Nullo sarà inviato verso il generale Caldarelli a Lagonegro per fargli trattare la resa. Dunque, Garibaldi a Rotonda cambia itinerario e decide di partire sulla groppa di muli per Laino. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 412, in proposito scriveva che: Al primo paesetto che incontra, La Rotonda, il Dittatore fa sosta e apprende che il Caldarelli è a Castelluccio, a sette od otto chilometri davanti a lui, sulla medesima strada. Per evitar quelle truppe che potrebbero riservagli qualche brutta sorpresa, nella notte del 3, riparte a cavallo, e si dirige al mare, scendendo la valle del Lao, ove non sempre son tracciati i sentieri. Poi, ad una dozzina di chilometri dalla Rotonda, lascia la valle e si dirige a ponente verso la costa, e là ad un punto quasi equidistante fra Maratea e Scalea, donde una piccola barca porta lui e i suoi compagni – cinque in tutto, dice il Bertani – a Sapri.”. Agrati scriveva che il Bertani scriveva che sulla piccola barca si imbarcarono per Sapri cinque in tutto. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento” e, a p. 57, in proposito scriveva che: “Nella notte tra il 2 e il 3 settembre Garibaldi da Cosenza si portò a Rotonda, da qui si diresse alla marina di Scalea, poi nei pressi di Laino il sentiero del fiume Lao. Cavalcò tutta la notte per vie anguste e difficili su un mulo, sostò un attimo alla marina presso Torraca con i suoi compagni di viaggio: Cosenz, Gusmaroli, Basso, Nullo, Rosagutti e Bertani. Quest’ultimo scendendo dal mulo esclamò, tirando un respiro di sollievo: “Eccoci qui, noi sette su sette muli, incamminati alla conquista di un Regno”. Etc…”. Come si può leggere, Infante scrive “alla marina di Torraca” e qui fa un errore perchè si trattava della marina di Tortora. Orazio Campagna (…), nel suo ‘La “Regione Mercuriense” nella storia delle comunità costiere da Bonifati a Palinuro’, pubblicato nel 1982, a p. 244 parlando di Tortora, in proposito scriveva che: Il miraggio giacobino e riformista durò meno d’un decennio, anche se, nonostante la restaurazione e le conseguenti repressioni borboniche, la fiammella della libertà alitò ancora sotto la cenere. E l’attesa ebbe il più ambito dei premi: il 3 settembre 1860, in pieno mattino, giunse fra questa gente, semplice e generosa, il più semplice e generoso degli eroi, Giuseppe Garibaldi (199).”. Campagna, a p. 244, nella nota (199) postillava: “(199) L’avvenimento è ricordato da una iscrizione su marmo, posto sulla facciata di casa Lomonaco.”. Orazio Campagna (…), nel suo ‘La “Regione Mercuriense” nella storia delle comunità costiere da Bonifati a Palinuro’, pubblicato nel 1982, a p. 253 parlando di Tortora, in proposito scriveva che: “Tre anni dopo, da Tortora e dopo una sosta a Castrocucco nel castello del barone Labanchi, giunsero a Sapri, via mare, Garibaldi ed alcuni ufficiali della spedizione, erano le 14 del 3 settembre 1860 (50).”. Campagna, a p. 253, nella nota (50) postillava: “(50) G. Cataldo, Notizie storiche su Policastro Bussentino, op. cit..; A. Fulco, Memorie storiche di Tortora, op. cit.; D. Damiano, Maratea nella storia e nella luce della Fede, op. cit. Il Dumas (padre) aveva proposto a Garibaldi di sbarcare nel basso Cilento, “la terra del patriottismo”, e non a Salerno, in “Rassegna Storica salernitana”, 1966. “. Biagio Moliterni su un blog in rete scriveva che: “L’unica eccezione fu quella del notaio Francesco Marsiglia che, fedele al regime borbonico, si rifiutò di rendere omaggio all’Eroe e che per questo motivo rischiò di essere passato per le armi. L’ordine di fucilazione fu però strappato dallo stesso Garibaldi, il quale, per intercessione del sacerdote don Mansueto Perrelli, optò per la presa in ostaggio del giovane figlio del notaio, Domenico. Questi, portato con sé a cavallo dal Medici, fu poi liberato intorno alle ore 14,00, ovvero nel momento in cui il gruppo di garibaldini, lasciata Tortora, si imbarcò per Sapri all’Agnola di Castrocucco, in territorio di Maratea.”. Sempre il Moliterni, cita un altro testo aimè introvabile, il testo di A. Pepe (….), I sei garibaldini che passarono da Tortora assieme col Generale il 3 settembre 1860, in “Cronaca di Calabria” del 2 ottobre 1960 (Gazzettino Calabrese) del 2 ottobre 1960. Moliterni aggiunge che: “P.S. Il sedicenne Carlo Mazzei di Maratea, nipote acquisito di don Biagio Maceri, raggiunse i garibaldini a Lagonegro e morì in battaglia il 1° ottobre 1860 presso Aversa. Era anche chi ci credeva davvero!”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a p. XVIII, in proposito scriveva che: “In quella Stefano Passero avea proclamata l’insurrezione in Vallo di Diano, Teodosio de Dominicis in Ascea ed i fratelli Magnone in Torchiara. Lasciando a ciascun capo di dilungarsi sulle proprie operazioni son dolente che tra i documenti non si rattrovi la relazione dell’egregio de Dominicis. L’amico nostro, impedito dal redigerla per fisica indisposizione, era stato soccorso dagl’operosi cittadini Gennaro Pagano e Luigi Giordano ed avea diviso le sue colonne in tre battaglioni che marciando per Policastro si ricongiunsero a Sapri con gl’insorti di Magnoni ed ingrossarono le nostre file nel Vallo di Diano. Così le masse di tutte le forze della rivoluzione riconcentrandosi in quella strategica vallea e Fabrizii fece occupare solidamente le gole di Campestrino e del Fortino stabilendo il quartier generale allo Scorzo. I regispaventati fuggirono a Salerno, quei di Calabria tagliati fuori deposero le armi e Garibaldi lasciato in marcia l’esercito, volò a ricongiungersi a noi e dopo pochi giorni entrava a Napoli….Il movimento fu unanime, popolare, non funestato da un solo eccesso. Duolmi il dirlo, ma stigmatizzerò il tristo perchè fu solo, un tale soltanto si permise e maltrattare e rubare il Sindaco di Morigerati di orologio, schioppo e cappello, il Sindaco avea anche sofferto per causa di libertà e quel tale accompagnava le colonne. Il ripeto fu solo.”Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 490-491, in proposito scriveva che: “LII. Da Lauria il Dittatore dirigevasi a Bosco, e di là a Lagonegro, amena città fabbricata sulla strada ed in mezzo ad altissimi monti. Le sue truppe giornalmente ingrossavano coi numerosi disertori dell’armata borbonica e colle non meno numerose squadriglie d’insorti che mancando di capi nazionali accorrevano ad arruolarsi nei battaglioni volontari. Egli passava in appresso a Sala e alla Polla , ove pose il campo , trovandosi in prossimità delle posizioni tenute dai Regii comandati dallo stesso monarca.”. Dunque, secondo il racconto di Osvaldo Perini, Garibaldi non cambiò itinerario ma da Lauria, dove passando da Rotonda era arrivato, si diresse a Bosco, odierna Nemoli e da lì arrivò a Lagonegro, che dice essere “amena città fabbricata sulla strada ed in mezzo ad altissimi monti.”. Dunque, a differenza del contemporaneo Du Champ (entrambi scrissero nel 1861), Perini non fa sbarcare Garibaldi a Sapri. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 172, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: “Nella mattina del 2 settembre Garibaldi attraversò l’altopiano di Campotenese e, appresso dello sbarco di Sapri, scriveva al Generale Turr: “Il latore v’informerà di ogni cosa, io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso scriverò” (232), mentre la sera stessa deviava verso il Golfo di Policastro per raggiungere Tortora dove pernottò.”. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “…..il Dittatore ritenne prudente abbandonare la strada consolare e si recò verso Laino con la sua comitiva; giudato poi da patrioti del luogo, attraversò di notte a dorso di mulo le zone montagnose e boscose dei Piani del Carro, di Massacornuta e della valle del Savico nel territorio di Aieta e Tortora e alle prime luci dell’alba scese verso la spiaggia del Tirreno. A Tortora fu entusiasticamente acclamato dalla popolazione e ricevuto alle porte del paese da una deputazione di distinte signore, tra cui Isabella Lauria Pelagano. Si recò in casa del sacerdote don Giuseppe Salmena, noto per le sue idee anti borboniche e acceso fautore di Garibaldi. L’eroe dei Mille ebbe dal Salmena e dal Vice Pretore don Biagio Lomonaco-Melazzi esaurienti informazioni sulla situazione locale e dei paesi vicini. Garibaldi scese poi sulla spiaggia di Castrocucco alla destra del fiume Noce e si fermò nel castello del barone Labanchi di Maratea, in attesa della barca che doveva condurlo a Sapri, dove in effetti giunse verso le ore 14 e dove già il giorno prima erano sbarcate, etc…”. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 311-312, in proposito scriveva: Un bel chiaro di luna. Sul cadere della notte (2 settembre), Garibaldi lascia rotonda in carrozza. Il Canzio nel suo ‘Diario’, in data 3, nota: “Il Generale deviò per Sapri. Il Generale Caldarelli, con 2000 soldati e 12 pezzi di artiglieria, ci precede d’una tappa”. Gli altri della scorta, tra cui Musolino, Missori, i giornalisti Arrivabene e Gallenga, Peard, che poi sarà scambiato per Garibaldi dalle popolazioni data la sua somiglianza con lui, proseguono sulla via di Napoli lungo la Consolare. Ma, tornato sempre in carrozza sulla rotabile, e rientrato in Calabria, dopo di aver percorso una dozzina di chilometri, deve abbandonarla per avvicinarsi al mare ed infilare la gola del fiume Lao, il fiume che sbocca presso Scalea, ed ove non ci sono tracce di strade, ma sentieri orribili, come li dice Bertani nel suo diario. E così che verso le otto e mezzo, Garibaldi e i suoi compagni, montati su muli, procedono lungo la sponda sinistra del fiume. Etc…Dopo una distesa di parecchie miglia sotto il chiaro di luna, non potendo proseguire verso sud per quei sentieri, giunti presso Laino, essi guadano il fiume e passano sulla sponda destra, dirigendosi verso ponente. Rimontano sulle alture e costeggiano Aieta sul confine della Basilicata ed entrano a Tòrtora. Qui sostano e sono ospitati in casa di Emanuele Lomonaco-Melazzi, ove passano il resto della notte. La mattina del 3, scendono alla marina in quel tratto di spiaggia equidistante tra Scalea e Maratea, a destra della foce del fiume Castrocucco (o Noce), quindi in territorio di Maratea. Tale fiume divide la Calabria dalla Basilicata. In quella deserta spiaggia, dopo di aver evitato l’incontro dei doganieri (il giorno avanti v’erano state segnalate delle truppe borboniche), e una breve sosta al vecchio castello del barone Labanca, Garibaldi e i suoi sei compagni prendono il mare su una barcaccia (giunta da Maratea, dice il Bertani), la quale spinta da due remiganti, e rasentando la costa di Maratea, Cersuta ed Acquafredda, dopo tre ore di penoso tragitto, giunse a Sapri.”. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a p. 314, in proposito scriveva: “Anche a Tòrtora Garibaldi è fatto segno ad accoglienze entusiastiche. Una deputazione di gentildonne, tra le quali il Maturi ricorda ‘Isabella Lauria Palagano’, lo attende all’ingresso del paese. Egli è ospitato – come abbiamo detto – coi suoi in casa Lomonaco-Melazzi e vi riposa nel resto della notte dal 2 al 3. A Tòrtora (l’erede dell’antica Blanda-Julia, prima greca poi colonia romana) anche oggi si mostra al visitatore la stanza in cui il Dittatore dormì e con le stesse suppellettili di allora: il letto e il sofà. Si racconta che, accarezzando con affetto paterno un ragazzetto che gli si presentò, gli disse: “Cresci per la Patria”. E, a memoria del suo passaggio, vi si conserva un quadro in cui si legge: “Giuseppe Garibaldi – Di passaggio alla conquista di Napoli – A 3 settembre 1860 – Onorò colla sua dimora – Questa casa – A tanto nome – Il mondo intero s’inchina”. E si conserva tuttavia la seguene letterina, datata da Roma il 7 febbraio ’75, diretta dal Generale al Melazzi, dalla quale mi fece prendere visione il compianto notaio di Aieta Nicola Lomonaco: “Caro Melazzi, Grazie della vostra del 1° e per il generale ricordo. Salutatemi il fratello e credetemi sempre – Vostro G. Garibaldi”. Questi rimase grato al suo ospite di Tòrtora. La letterina, contrariamente a quanto dice il Maturi che la riporta nel suo opuscolo, non è tutto di pugno del Generale, soltanto la firma è sua, il resto è scritto dal Basso, suo segretario particolare.”Alessandro Serra (….), nel suo L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 331-332, in proposito scriveva che: “Sul resto del viaggio gli storici non sono d’accordo, per cui già da qualche anno, il Prof. Attilio Pepe afrontò la questione e fece luce (12). Poiché le truppe del generale Cardarelli, la sera del 2 settembre erano ancora a Castelluccio, a pochi Km. da Rotonda, Garibaldi, al fine di evitare qualche brutto incontro con la retroguardia, preferì ritardare la partenza di qualche ora. Così a notte inoltrata partì in carrozza. Alle vicinanze di Laino, abbandonò la rotabile, e sul dorso di cavalli e muli col seguito di sei persone – il Bertani dice quattro – s’avviò lungo il sentiero che costeggia il fiume Lao per giungere a Scalea. Ma nonostante il bel chiaro di luna, la comitiva sbagliò la strada ed andò a finire a Tortora, dove, stanca, si riposò quella notte, e dove ancora si mostra la stanza in cui dormì Garibaldi. La mattina del 3 settembre l’eroe riprese il viaggio e giunse a Marina di Tortora, precisamente alla sponda destra della foce del fiume Castrocucco. Ivi coi suoi sale su una barca a due remi ed approda a Sapri, dove lo attende il Turr che ha seco anche i 1.500 del Bertani. L’indomani, da quel luogo triste che gli ricordava il sacrificio dei trecento di Pisacane, Garibaldi riprese la marcia della leggenda e della gloria.”. Serra, a p. 332, nella nota (12) postillava: “(12) A. Pepe, Nel 150° Annuale della nascita di Garibaldi A. La marcia attraverso il Bruzio ed una deviazione improvvisa, in “Brutium”, Reggio Calab., novembre-dicembre 1957. V. anche la sua comunicazione al 2° Congresso Storico Calabrese in questi Atti.”Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, stampato a Sarno-Napoli, 1960, nel cap. V, a pp. 160 e ssg., in proposito scriveva che: “Un avvenimento di eccezionale importanza storica si verificò nel 1860 nel nostro paese che ebbe ospite inatteso Garibaldi, reduce dalla conquista della Sicilia ed in trionfale viaggio verso la capitale dell’ormai vacillante monarchia dei Borboni, retta, dopo la recente morte di Ferdinando II, dall’imbelle “Franceschiello”. Proveniva il Generale liberatore da Castrovillari, da dove era partito la mattina di domenica 2 settembre, ed era passato per Morano, e per Campotenese, dove 12 anni prima si erano eroicamente battuti i Rivoluzionari calabresi di Domenico Mauro contro i Borbonici del Generale Busacca. Aveva raggiunto Rotonda la sera dello stesso giorno accolto trionfalmente dalle Autorità locali e della popolazione, ed era stato ospite della famiglia del cav. Don Bonaventura De Rinaldis.”. Dunque, Garibaldi proveniva da Rotonda. Fulco, a pp. 160-161 continuando il suo racconto scriveva che: “Garibaldi, …fa sosta a Rotonda e qui apprende che il Generale borbonico Caldarelli è a Castelluccio, ad otto Km. da Rotonda, sulla medesima strada, con circa 3000 dei suoi uomini. “Per evitare quelle truppe – scrive Carlo Agrati – che potrebbero riservargli qualche sorpresa, nella notte sul 3, parte a cavallo e si dirige al mare, scendendo la valle del Lao, ove non sempre son tracciati sentieri. Poi – continua l’Agrati nel suo libro dal titolo ‘Da Palermo al Volturno’ – ad una dozzina di chilometri da Rotonda, lascia la valle e si dirige a ponente verso la costa, e là nè di strade nè di sentieri v’è traccia alcuna. Arrva così ad un punto quasi equidistante fra Maratea e Scalea, donde una piccola barca porta lui e i suoi compagni (cinque in tutto, dice il Bertani) a Sapri”. Come si vede, l’Agrati non nomina Tortora. Anzi, dalla tavola IV del suo documentatissimo libro in cui è segnato in rosso l’itinerario di Garibaldi nel suo viaggio dalle Calabrie verso Napoli, si ricava che, anzicché per Tortor, Garibaldi sarebbe passato per Papasidero, e da qui, lasciandosi a sinistra il fiume Lao e Scalea, avrebbe raggiunto il mare presso la stretta baia di S. Nicola di Arcella, dove si sarebbe imbarcato per Sapri, unendosi quindi al generale Turr che l’aveva preceduto al comando dei suoi uomini e dei 1500 del Bertani ch’era con Garibaldi. Niente di più inesatto !. Garibaldi, partito a cavallo da Rotonda verso le quattro del mattino del 3 settembre insieme con i Generali Bixio, che a Calatafimi dubitò e da Garibaldi ebbe la risposta: “Nino, qui si fa l’Italia o si muore; Cosenz, Medici e Bertani, si diresse a Tortora attraverso il territorio di Laino, puntando sul Carro, secondo le istruzioni avute dalla famiglia ospite di Rotonda. E venne a Tortora preceduto da un corriere recante una missiva segreta per Don Biagio Maceri, medico umanista e filosofo, il cui figlio, Francesco, aveva sposato una De Rinaldis, donna Filomena, la “Signorina” come fu sempre chiamata a Tortora., dopo aver ricevuto formale assicurazione di non andare incontro a spiacevole e pericolosa avventura che avrebbe compromesso irrimediabilmente l’esito d’un’impresa cui erano legati i destini d’Italia.”. Fulco, a p. 133, continuando il suo racconto scriveva:  “L’evento storico è confermato, oltre che da fonti orali, da una lettera con firma autentica di Garibaldi datata da Roma 7 febbraio 1875 e conservata in casa Lomonaco, e dall’accenno che ne fece Pietro Melazzi Lomonaco, presidente della Società Operaia Silvio Curatolo di Aieta, nel suo discorso commemorativo di Garibaldi, tenuto ai soci di quel soldalizio il 9 luglio 1882. “Il 3 settembre 1860- egli disse – il Comune vicino di Tortora ebbe l’onore e il piacere di alloggiarLo fra le sue mura; anzi dimorò per varie ore in casa di mio fratello Biagio ch’è domiciliato e residente a Tortora, ove prese una refezione insieme ai Generali Bixio, Cosenz, Medici e Bertani, soli, senza niuna forza”. Scrisse il Bertani di quel viaggio: “La luna splende sui monti, l’aria fresca ci tiene svegli. Per la costa del monte arriviamo in vista della spiaggia. Giunge una barca da Maratea. Tutti e sette vi entriamo. I due naviganti etc…”. Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, Napoli, 1960, ristampato dal Comune di Tortora a cura di Aleardo Dino Fulco, nel cap. V, a pp. 131-132-133, in proposito scriveva che: “Era lunedì, e i tortoresi….Molta gente era pure ai balconi dei Salmena e dei Lauria, dove le Signore dei “galantuomini” facevano corona a Donna Isabella Palagano, moglie di Don Zaccaria Lauria dalla fluente e catoniana barba. Ad un tratto, verso le 10,30, si udirono gli evviva, la folla si animò, i giovani e i ragazzi accorsero verso la Casa della vecchia per essere i primi a vedere da vicino. Garibaldi, Bixio, Medici, Cosenz e Bertani, vista dall’altra parte del vallone della Castagnara, scendendo per i Sarri, la folla in festa, ……Garibaldi scese da cavallo, etc…, Don Biagio Maceri gli rivolse il saluto della popolazione, …..che fu quel giorno investito del grado di Capitano della Guardia Nazionale….Seguirono poi le presentazioni dei “notabili” del paese, del Clero che v’era in gran numero, e in corteo si andò in casa di Don Biagio Lomonaco Melazzi, genero di Don Biagio Maceri per averne sposato la figlia Teresa, dove, nella “galleria” affollata di gente, Garibaldi e i suoi generali, dopo avere amirato il magnifico affresco del soffitto dipinto dal neoclassico Genesio Gualtieri nel 1804 e raffigurante Mosé salvato dalle acque del Nilo, si riposarono dalla fatica del viaggio a cavallo da Rotonda a Tortora, e fecero colazione. Qui fu però notata l’assenza d’uno degli esponenti maggiori del paese. Trattavasi di Don Francesco Marsiglia, avvocato e notaio, uomo molto devoto alla causa dei Borboni, il quale, saputo dell’arrivo a Tortora di Garibaldi, aveva preferito, coerente coi suoi principi apertamente professati, rimanersene a casa, in disparte. Si vuole perciò che il Sindaco avesse fatto balenare nella mente degli ospiti l’eventualità d’un’imboscata da parte di uomini fedeli a costui nel posieguo del viaggio fino a mare, e si vuole inoltre che sarebe stata questa la ragione per la quale Garibaldi avesse immediatamente stilato, stesso in casa Lomonaco, un ordine di cattura e di fucilazione seduta stante di Don Francesco Marsiglia, ordine che fu poi lacerato per intercessione del dotto sacerdote Don Mansueto Perrelli e raccolto da Biagio Manzi ai piedi di Garibaldi, in quattro pezzi. Comunque Garibaldi e i suoi, generali vollero le loro assicurazioni e presero in ostaggio fino al loro imbarco, avvenuto nei pressi del promontorio della Gnola, in territorio di Maratea, alle oe 14 dello stesso giorno, il giovanetto Domenico Marsiglia, che fu portato con sé a cavallo dal Generale Medici.”. Anche in questo caso, Fulco, scrive di questa notizia di cui non si capisce la provenienza e ci parla del giovanetto preso in ostaggio a Tortora dal generale Medici, che non mi risulta essere nella comitiva che accompagnava Garibaldi. Si sa che Garibaldi da Tortora si portò a Castrocucco dove passò a salutare il barone Labanchi. Fulco, a p. 133, continuando il suo racconto scriveva:  “L’evento storico è confermato, oltre che da fonti orali, da una lettera con firma autentica di Garibaldi datata da Roma 7 febbraio 1875 e conservata in casa Lomonaco, e dall’accenno che ne fece Pietro Melazzi Lomonaco, presidente della Società Operaia Silvio Curatolo di Aieta, nel suo discorso commemorativo di Garibaldi, tenuto ai soci di quel soldalizio il 9 luglio 1882. “Il 3 settembre 1860- egli disse – il Comune vicino di Tortora ebbe l’onore e il piacere di alloggiarLo fra le sue mura; anzi dimorò per varie ore in casa di mio fratello Biagio ch’è domiciliato e residente a Tortora, ove prese una refezione insieme ai Generali Bixio, Cosenz, Medici e Bertani, soli, senza niuna forza”. Scrisse il Bertai di quel viaggio: “La luna splende sui monti, l’aria fresca ci tiene svegli. Per la costa del monte arriviamo in vista della spiaggia. Giunge una barca da Maratea. Tutti e sette vi entriamo. I due naviganti etc…”. Fulco, a questo punto del racconto cita il Diario di Agostino Bertani, unico testimone di questi eventi. Fulco prima dice che Bertani scriveva essere in cinque in tutto e ora accenna a sette. Inoltre nutro dei dubbi sulla presenza di Nino Bixio e di Medici. Come Vedremo Bixio non era con Garibaldi e neanche Medici. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a pp. 575-576 ed in proposito scriveva che: 2 Settembre….Anche a sera il Generale Garibaldi parte da Rotonda in carrozza indirizzandosi a Laino, anzicchè a Lagonegro, perchè consigliato a scendere alla marina di Scalea per sicurezza (1) e per non porsi a contatto con le truppe comandate dal Generale Caldarelli. A notte fatta il Generale abbandona la consolare per Laino, passa sulla via che costeggia il fiume Lao, ed intraprende coi suoi sei seguaci la marcia a schiena di mulo (2), che domattina dovrà dovrà aver termine alla marina di Scalea.”. Quandel, a p. 576, nella nota (1) postillava: “(1) In Lagonegro e nel contado lo spirito della popolazione era ostile a Garibaldi.”. Quandel, a p. 576, nella nota (2) postillava: “(2) Ire politiche d’oltre tomba, raccolte da A. Bertani.”. Quandel, a p. 576 aggiunge che: “3 Settembre. Le forze residue della 4° Brigata, comandate dal Generale Caldarelli rimarranno a riposo per l’intera giornata presso S. Lorenzo la Padula per lo stabilito la capitolazione tra il Generale sunnomato ed il Comitato centrale sovversivo della Provincia di Cosenza. A giorno fatto il Generale Garibaldi giunge coi suoi eguaci alla marina di Scalea, ed ivi avendo trovata una barcaccia con due remiganti vi monta coi Generali Cosenz e Tur con Bertani e Basso e due uffiziali di Stato Maggiore, e fa rotta alla volta di Sapri costeggiando.”. Biagio Moliterni (….), sul blog “Abystron.org” così riepilogava la giornata di Garibaldi a Tortora: La breve permanenza di Giuseppe Garibaldi a Tortora fu così rievocata il 9 luglio 1882 da Pietro Lomonaco Melazzi in un discorso tenuto alla Società Operaia «Silvio Curatolo» di Aieta: «Il 3 settembre 1860 il Comune vicino di Tortora ebbe l’onore e il piacere di alloggiarlo fra le sue mura; anzi dimorò per varie ore in casa di mio fratello Biagio ch’è domiciliato e residente a Tortora, ove prese una refezione insieme ai Generali Bixio, Cosenz, Medici e Bertrani, soli, senza niuna forza». L’evento è confermato da un telegramma che l’Eroe dei Due Mondi inviò il 7 febbraio 1875 allo stesso don Biagio Lomonaco Melazzi: «Caro Melazzi, Grazie per la vostra del 1° e per il gentile ricordo. Salutatemi il fratello …Vostro G. Garibaldi». La sosta a Tortora fu imprevista e organizzata in tutta fretta. Il Generale, reduce dalla conquista della Sicilia e della Calabria, era diretto a Napoli in vista dello scontro decisivo con l’esercito di Francesco II, e voleva arrivarci nel più breve tempo possibile per non dar tempo al nemico di organizzarsi. Ma la sera di domenica 2 settembre 1860, mentre si trovava a Rotonda, ospite della famiglia Fasanelli, seppe che i circa 3000 soldati borbonici del generale Caldarelli, sia pure in ritirata, erano attestati presso Castelluccio e rischiavano di rallentare la sua marcia. Decise perciò di spostarsi sulla costa tirrenica calabrese per poi recarsi via mare a Sapri, dove c’erano ad attenderlo i 1500 uomini delle brigate Milano, Spinazzi e Puppi che, provenienti da Paola, erano appena sbarcati nella cittadina campana sotto la guida del generale Türr. L’intenzione di Garibaldi era di dirottarli sul passo del Fortino, non lontano da Lagonegro, per sbarrare la strada alle truppe del Caldarelli e poter riprendere con maggiore sicurezza il cammino verso la capitale dell’ormai traballante Regno delle Due Sicilie. In un primo momento aveva pensato di raggiungere il Tirreno attraverso la valle del Mercure-Lao, ma poi cambiò idea e vi giunse, per vie interne, passando per il territorio di Tortora. Probabilmente, la variazione di programma gli fu suggerita da don Bonaventura De Rinaldis, di Rotonda, la cui figlia Filomena aveva sposato il tortorese don Francesco Maceri. Ed è proprio al padre di quest’ultimo, il sindaco don Biagio Maceri, che don Bonaventura inviò un messaggio segreto per avvertilo dell’imminente arrivo dell’illustre ospite. Garibaldi, con alcuni uomini al seguito, forse sei, lasciò Rotonda in piena notte e, seguendo le indicazione del giovane pastore Paolo Maceri, incontrato sull’altipiano del Carro, giunse a Tortora intorno alle 10,30 del mattino seguente. Ad accoglierlo, all’ingresso del paese, c’erano don Biagio Maceri, nell’occasione nominato Capitano della guardia nazionale, e l’intera popolazione in festa, opportunamente “indottrinata” dai notabili locali, in parte massoni, che, un po’ perché credevano nell’ideale unitario e, forse, molto di più per tutelare i propri interessi, erano passati in massa dalla parte del vincitore. Il folto corteo raggiunse quindi la casa di don Biagio Lomonaco Melazzi, genero di don Biagio Maceri per averne sposato la figlia Teresa. Etc…”. Sul passaggio di Garibaldi da Tortora e l’itinerario seguito da Rotonda scrisse Amedo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora”, Rubbettino, Soveria Mannelli 2002 (ristampa della prima edizione del 1960), pp. 129-134, di cui ho già parlato. Moliterni, sul suo blog, riguardo don Biagio Maceri genero di don Pietro Lomonaco Melazzi, ha scritto pure: “P.S. Il sedicenne Carlo Mazzei di Maratea, nipote acquisito di don Biagio Maceri, raggiunse i garibaldini a Lagonegro e morì in battaglia il 1° ottobre 1860 presso Aversa. Era anche chi ci credeva davvero!.”.

Nel 3 settembre 1860, a TORTORA, GARIBALDI si fermò a casa del sacerdote Giuseppe SALMENA, noto liberale ed antiborbonico 

Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, Napoli, 1960, ristampato dal Comune di Tortora a cura di Aleardo Dino Fulco, nel cap. V, a pp. 131-132-133 (pp. 163-164 dell’originale), in proposito scriveva che: “Era lunedì, e i Tortoresi in maggior parte contadini usi a disertare il paese nei giorni feriali per recarsi in campagna, attendevano curiosi ed ansiosi con gli occhi fissi alla Perneia l’apparizione del Generale e dei suoi uomini, standosene assiepati lungo San Giacomo, con le loro donne nel tradizionale costume composto d’un aderentissimo corpetto di velluto o di panno con ricami in filo d’oro e con maniche staccate e d’una lunga gonna a larghissime falde. V’erano anche i bambini e i ragazzi vestiti a festa. Molta gente era pure ai balconi dei Salmena e dei Lauria, dove le Signore dei “galantuomini” facevano corona a Donna Isabella Palagano, moglie di Don Zaccaria Lauria dalla fluente e catoniana barba. Ad un tratto, verso le 10,30, si udirono gli evviva, la folla si animò, i giovani e i ragazzi accorsero verso la Casa della vecchia per essere i primi a vedere da vicino. Garibaldi, Bixio, Medici, Cosenz e Bertani, vista dall’altra parte del vallone della Castagnara, scendendo per i Sarri, la folla in festa, ed udite le esplosioni di delirante entusiasmo, spronarono di nuovo i cavalli e giunsero nell’abitato prima che si andasse loro incontro in corteo. Garibaldi scese da cavallo, etc…, Don Biagio Maceri gli rivolse il saluto della popolazione, delle Autorità comunali e suo, accennando alle speranze che gli eventi di cui il Generale era protagonista suscitavano nell’animo delle popolazioni dell’Italia meridionale che come quella di Tortora erano assetate di giustizia e di progresso civile. Garibaldi ascoltò pensoso le parole di don Biagio Maceri che fu quel giorno investito del grado di Capitano della Guardia Nazionale….Seguirono poi le presentazioni dei “notabili” del paese, del Clero che v’era in gran numero, e in corteo si andò in casa di Don Biagio Lomonaco Melazzi, etc…”. Dunque, il Fulco ricordava che arrivato a Tortora, Garibaldi fu acclamato dalla popolazione del piccolo paese Calabrese che si trovava affacciata ai balconi dei “SALMENA” e dei “LAURIA”. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: A Tortora fu entusiasticamente acclamato dalla popolazione e ricevuto alle porte del paese da una deputazione di distinte signore, tra cui Isabella Lauria Pelagano. Si recò in casa del sacerdote don Giuseppe Salmena, noto per le sue idee anti borboniche e acceso fautore di Garibaldi. L’eroe dei Mille ebbe dal Salmena e dal Vice Pretore don Biagio Lomonaco-Melazzi esaurienti informazioni sulla situazione locale e dei paesi vicini.”. Michelangelo Pucci (….), nel suo “Tortora – Natura, Storia Cultura”, a p. 98 ci parla della “Cronaca del viaggio di Garibaldi da Rotonda al Fortino” ed in proposito scriveva che: La mattina, intorno alle ore 7,30, il gruppo arrivò a Tortora dove trovò ad acclamarlo la schiera dei notabili, le autorità comunali e la folla dei paesani vestiti a festa organizzati e istruiti dai loro padroni. Era lunedì 3 settembre 1860. Dopo un discorso di benvenuto da parte di don Biagio Maceri, tra due ali di popolo festante e osannante, il gruppo di Garibaldi e quello dei notabili raggiunsero la casa dei Melazzi-Lomonaco etc…”. Michelangelo Pucci, ancora, a p……, in proposito trascriveva che: Era lunedi … verso le 10,30” giunsero alla piazzetta Sandu Jàculu … “seguirono le presentazioni dei ‘notabili’ del paese, del clero …etc…”. Anche qui il Pucci non dice nulla del SALMENA. Alfredo Schettini (….), nel suo “Trecchina nel presente e nel passato – 1936”, del 1947, Tip. Ferrari, Alessandria, a pp. 69-70, in proposito scriveva che: All’ingresso del paese si fece trovare una deputazione di gentili signore,  fra le quali Isabella Laura Palagano. Il Generale, che fu ospitato in casa Lomonaco-Melazzi, scese quindi alla marina di Maratea.”. Dunque, Alfredo Schettini, al racconto degli altri scrittori aggiunge che a Tortora Garibaldi trovò un gruppo di signore del luogo che l’aspettavano per omaggiarlo. Schettini scrive che vi era ISABELLA LAURA PALAGANO. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a p. 314, in proposito scriveva: “Anche a Tòrtora Garibaldi è fatto segno ad accoglienze entusiastiche. Una deputazione di gentildonne, tra le quali il Maturi ricorda ‘Isabella Lauria Palagano’, lo attende all’ingresso del paese. Egli è ospitato – come abbiamo detto – coi suoi in casa Lomonaco-Melazzi e vi riposa nel resto della notte dal 2 al 3. Etc…”. Dunque, il Pepe cita il Maturi (….), un testo che ci ricorda il passaggio di Garibaldi da Tortora. Riguardo il testo del MATURI, Pepe, in proposito, a p. 314, ricorda un “opuscolo” scriveva: E si conserva tuttavia la seguene letterina, datata da Roma il 7 febbraio ’75, diretta dal Generale al Melazzi, dalla quale mi fece prendere visione il compianto notaio di Aieta Nicola Lomonaco: “Caro Melazzi, Grazie della vostra del 1° e per il generale ricordo. Salutatemi il fratello e credetemi sempre – Vostro G. Garibaldi”. Questi rimase grato al suo ospite di Tòrtora. La letterina, contrariamente a quanto dice il Maturi che la riporta nel suo opuscolo, non è tutto di pugno del Generale, soltanto la firma è sua, il resto è scritto dal Basso, suo segretario particolare.”. Si tratta di Egidio Maturi. Biagio Moliterni (….), sul blog “Abystron.org” così riepilogava la giornata di Garibaldi a Tortora: Ad accoglierlo, all’ingresso del paese, c’erano don Biagio Maceri, nell’occasione nominato Capitano della guardia nazionale, e l’intera popolazione in festa, opportunamente “indottrinata” dai notabili locali, in parte massoni, che, un po’ perché credevano nell’ideale unitario e, forse, molto di più per tutelare i propri interessi, erano passati in massa dalla parte del vincitore. Il folto corteo raggiunse quindi la casa di don Biagio Lomonaco Melazzi, genero di don Biagio Maceri per averne sposato la figlia Teresa. Etc…”.

A TORTORA, DON BIAGIO MACERI E DON FRANCESCO MACERI SINDACO DI TORTORA

Come abbiamo visto, Garibaldi il 3 settembre 1860 si fermò a Tortora dove fu ricevuto da ovazioni della popolazione e dalle famiglie più in vista del piccolo paese Calabro (i SALMENA, dai LOMONACO-MELAZZI e dai MACERI. Vediamo cosa è stato scritto sui Maceri di Tortora. Su queste famiglie facoltose di Tortora all’epoca del passaggio di Garibaldi, Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, Napoli, 1960, nel cap. V, a pp. ……….., in proposito scriveva che: Ad accoglierlo, all’ingresso del paese, c’erano don Biagio Maceri, nell’occasione nominato Capitano della guardia nazionale, e l’intera popolazione in festa, opportunamente “indottrinata” dai notabili locali, in parte massoni, che, un po’ perché credevano nell’ideale unitario e, forse, molto di più per tutelare i propri interessi, erano passati in massa dalla parte del vincitore. Il folto corteo raggiunse quindi la casa di don Biagio Lomonaco Melazzi, genero di don Biagio Maceri per averne sposato la figlia Teresa. Etc…”. Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, stampato a Sarno-Napoli, 1960, nel cap. V, a pp. 160-161 continuando il suo racconto scriveva che: “…Don Biagio Maceri, medico umanista e filosofo, il cui figlio, Francesco, aveva sposato una De Rinaldis, donna Filomena, la “Signorina” come fu sempre chiamata a Tortora, etc…”. Dunque, a Tortora vi era questa famiglia possidente e ricca e molto in vista nel piccolo paese calabro. Si tratta dei MACERI. Vi era don BIAGIO MACERI e vi era il figlio, Francesco Maceri che era pure Sindaco di Tortora. Francesco Maceri aveva sposato TERESA LOMONACO-MELAZZI, figlia di don BIAGIO LOMONACO-MELAZZI, esponente facoltoso di Aieta. Su don Biagio Lomonaco-Melazzi (….), Biagio Moliterni (….) scriveva che, il 9 luglio 1882 Pietro Lomonaco-Melazzi lo rievocò in un discorso tenuto alla Società Operaia «Silvio Curatolo» di Aieta: «Il 3 settembre 1860 il Comune vicino di Tortora ebbe l’onore e il piacere di alloggiarlo fra le sue mura; anzi dimorò per varie ore in casa di mio fratello Biagio ch’è domiciliato e residente a Tortora, ove prese una refezione insieme ai Generali Bixio, Cosenz, Medici e Bertrani, soli, senza niuna forza». L’evento è confermato da un telegramma che l’Eroe dei Due Mondi inviò il 7 febbraio 1875 allo stesso don Biagio Lomonaco Melazzi: «Caro Melazzi, Grazie per la vostra del 1° e per il gentile ricordo. Salutatemi il fratello  …Vostro G. Garibaldi». Moliterni riporta un passo del Fulco (….) che, a pp. 166-167, in proposito scriveva: “L’evento storico è confermato, oltre che da fonti orali, da una lettera con firma autentica di Garibaldi datata da Roma 7 febbraio 1875 e conservata in casa Lomonaco, e dell’accenno che ne fece Pietro Melazzi-Lomonaco, presidente della Società Silvio Curatolo di Aieta, nel suo discorso commemorativo di Garibaldi, tenuto ai soci di quel sodalizio il 9 luglio 1882. “Il 3 settembre 1860 – egli disse – il Comune vicino di Tortora ebbe il piacere di alloggiarLo fra le sue mura; anzi dimorò per varie ore in casa di mio fratello Biagio ch’è domiciliato e residente a Tortora., ove prese una refezione insieme ai Generali Bixio, Cosenz, Medici e Bertani, soli, senza niuna forza”.”. Dunque, come scriveva e testimoniava suo fratello, Pietro Melazzi-Lomonaco (….), don Biagio Lomonaco-Melazzi era su fratello. Come vedremo don Biagio Lomonaco- Melazzi, oriundo di Aieta, aveva sposato una DE RINALDIS di Rotonda. Dunque, i Maceri di Tortora erano imparentati con i Lomonaco-Melazzi di Aieta e con, come abbiamo visto, con i DE RINALDIS e i FASANELLA di Rotonda, anche questa facoltosa famiglia di Rotonda. Infatti, sempre Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, stampato a Sarno-Napoli, 1960, nel cap. VI, a pp. 168-169 e ssg., riferendosi a don Biagio Maceri di Tortora, in proposito scriveva che: Ebbe due figli: Francesco nato verso il 1835 che nel 1855 sposò la nobile Filomena del cav. Don Bonaventura De Rinaldis da Rotonda, la Signorina, come fu chiamata da tutti a Tortora fino al 14 agosto 1926 giorno in cui si estinse ultranovantenne; l’altra, Teresa, fu data in moglie a Don Biagio Lomonaco Melazzi oriundo d’Aieta che dimorò a Tortora e nel 1860 ospitò Garibaldi, Bixio, Medici, Cosenz e Bertani. Nel 1863, quando era già padre delle due figlie Grazia e Immacolata, Francesco Maceri fu catturato dai briganti sulle colline del Carro, etc…”. Dunque, i due figli di don Biagio Maceri di Tortora, erano Francesco Maceri, Sindaco che aveva sposato FILOMENA DE RINALDIS figlia del CAV. DON BONAVENTURA DE RINALDIS di Rotonda. L’altra figlia di don Biagio Maceri di Tortora, TERESA MACERI andò in sposa a don BIAGIO LOMONACO-MELAZZI oriundo di Aieta. Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, Napoli, 1960, ristampato dal Comune di Tortora a cura di Aleardo Dino Fulco, nel cap. V, a pp. 131-132-133, in proposito scriveva che: Garibaldi scese da cavallo, etc…, Don Biagio Maceri gli rivolse il saluto della popolazione, …..che fu quel giorno investito del grado di Capitano della Guardia Nazionale….Seguirono poi le presentazioni dei “notabili” del paese, del Clero che v’era in gran numero, e in corteo si andò in casa di Don Biagio Lomonaco Melazzi, genero di Don Biagio Maceri per averne sposato la figlia Teresa, Etc…”. Giuseppe Guida (….), aveva scritto che don Biagio Lomonaco-Melazzi, di origini di Aieta era Vice-Pretore. Parlando di un episodio del 1877, e di Francesco MACERI, Sindaco di Tortora, Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, stampato a Sarno-Napoli, 1960, nel cap. VI, a pp. 168-169 e ssg., il Fulco scriveva che don Francesco Maceri, Sindaco di Tortora, era figlio di don BIAGIO MACERI, medico e cerusico di Tortora. Persona molto ricca e facoltosa, don Biagio Maceri era padrone d’un patrimonio che a quei tempi si valutava ad oltre un milione di lire”. Fulco scriveva pure di don Biagio Maceri che: “…..abbiamo avuti tra le mani i diplomi di laurea in medicina, in belle lettere ed in filosofia, ed abbiamo letto con vivo interesse un manoscritto con disegni illustrativi di chirurgia plastica ed una buona traduzione in endecasillabi del quarto libro delle Georgiche di Virgilio.”. Il padre di don Biagio Maceri di Tortora, il nonno di don Francesco, “….di Camillo Maceri, il quale esercitava a Tortora il modesto ufficio di Cancelliere della municipalità, e di Teresa Lauria. Era nato nel 1795 a Tortora dove morì il 1869.”.Dunque, i Maceri di Tortora erano imparentati con un’altra famiglia notabile di Tortora, i LAURIA, famiglia proveniente da Lauria. Fulco, sui Maceri scrive pure che, don Biagio MACERI: Era nato nel 1795 a Tortora dove morì il 1869.”. Michelangelo Pucci (….), nel suo “Tortora – Natura, Storia Cultura”, a p. 98 ci parla della “Cronaca del viaggio di Garibaldi da Rotonda al Fortino” ed in proposito scriveva che: “A Rotonda fu accolto da don Bonaventura de Rinaldis e fu ospite della famiglia della vedova di Bernardino Fasanelli. Una de Rinaldis era sposa di don Francesco Maceri, figlio di don Biagio Maceri, uno dei notabili più in vista di Tortora che tifava per la causa garibaldina (2).”. Pucci, a p. 98, nella nota (2) postillava: “(2) A. Fulco, Memorie storiche di Tortora – Rubetino – Soveria Mannelli 2002, pag. 129 e ssg.”. Su Francesco MACERI, Sindaco di Tortora, Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, stampato a Sarno-Napoli, 1960, nel cap. VI, a pp. 168-169 e ssg., in proposito scriveva che: “La mattina del 26 maggio 1877, la popolazione di Tortora apprese con profondo raccapriccio la notizia dell’assassinio di don Francesco Maceri, ucciso barbaramente a Napoli nelle scale dell’Hotel du Globe, dov’era alloggiato con la moglie e le due figlie, ad opera d’un giovane sicario, Carmine Scalzo. Quel giorno, infatti, 20 uomini armati di tutto punto, al comando del delegato di pubblica sicurezza Astolfi e d’un tenete dei Carabinieri di stanza a Paola, circondarono il Convento e ne catturarono il Rettore, il liguorino P. Gaspare Covelli da Marano Morchesato, ritenuto dagli organi di polizia il mandante dello Scalzo. L’assassinato era figlio del medico e cerusico Don Biagio Maceri etc…”, poi, proseguendo il suo racconto scriveva pure che: Nel 1863, quando era già padre delle due figlie Grazia e Immacolata, Francesco Maceri fu catturato dai briganti sulle colline del Carro mentre lui a cavallo d’un mulo e la moglie in lettiga portata a spalla da due servitori, si recavano a far visita ai parenti di Rotonda. Fu presente al grave fatto delittuoso il vetturino Giuseppe di Capua che, vecchio ormai, quarant’anni addietro c’intratteneva seduto sui gradini di casa sua al Carrolo, raccontandoci le gesta avventurose degli uomini del disciolto esercito borbonico, ufficiali e soldati devoti alla ex Casa regnante, che, in attesa della immancabile restaurazione, si erano intanati nelle grotte inaccessibili di Serramale, da dove facevano frequenti sortite per le loro rappresaglie nei confronti dei “notabili” dei paraggi che avevano accettato il nuovo stato di cose, e per provvedersi di cibo e di quant’altro loro occorresse. Il movente perciò della cattura di don Francesco Maceri è da ricercarsi piuttosto in ragioni di carattere politico che nelle calcolate intenzioni dei briganti di far preda etc…Raccontava dunque Giuseppe di Capua etc…”. Amedo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora”, Rubbettino, Soveria Mannelli 2002 (ristampa della prima edizione del 1960), pp. 129-134, di cui ho già parlato. Moliterni, sul suo blog, riguardo don Biagio Maceri genero di don Pietro Lomonaco Melazzi, ha scritto pure: “P.S. Il sedicenne Carlo Mazzei di Maratea, nipote acquisito di don Biagio Maceri, raggiunse i garibaldini a Lagonegro e morì in battaglia il 1° ottobre 1860 presso Aversa. Era anche chi ci credeva davvero!.”.

A TORTORA, DON EMANUELE LOMONACO-MELAZZI

Biagio Moliterni (….), sul blog “Abystron.org” così riepilogava la giornata di Garibaldi a Tortora: La breve permanenza di Giuseppe Garibaldi a Tortora fu così rievocata il 9 luglio 1882 da Pietro Lomonaco Melazzi in un discorso tenuto alla Società Operaia «Silvio Curatolo» di Aieta: «Il 3 settembre 1860 il Comune vicino di Tortora ebbe l’onore e il piacere di alloggiarlo fra le sue mura; anzi dimorò per varie ore in casa di mio fratello Biagio ch’è domiciliato e residente a Tortora, ove prese una refezione insieme ai Generali Bixio, Cosenz, Medici e Bertrani, soli, senza niuna forza». L’evento è confermato da un telegramma che l’Eroe dei Due Mondi inviò il 7 febbraio 1875 allo stesso don Biagio Lomonaco Melazzi: «Caro Melazzi, Grazie per la vostra del 1° e per il gentile ricordo. Salutatemi il fratello …Vostro G. Garibaldi».”.

(Foto n….) Dipinto del ritratto del cav. Don Biagio Lomonaco Melazzi

Come abbiamo visto, Garibaldi il 3 settembre 1860 si fermò a Tortora dove fu ricevuto da ovazioni della popolazione e dalle famiglie più in vista del piccolo paese Calabro (i SALMENA, dai LOMONACO-MELAZZI e dai MACERI. Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, stampato a Sarno-Napoli, 1960, nel cap. I, a pp. 5-6 e ssg., in proposito scriveva che: “Tortora, come tutti i paeselli del Mezzogiorno d’Italia d’origine medioevale, s’erge solitario alle falde d’un monte, in luogo di difficile accesso e molto adatto alla difesa. ….non parve cosa migliore agli antichi suoi fondatori che stabilirono dov’è, all’estremità del preappenninico Cifuolo, su d’un masso calcareo che, come scafo di moderno transantatlico, su cui spiccano le arcate del Palazzo dei Melazzi a mezzogiorno, di quello dei Mazzei a oriente etc…”. Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, Napoli, 1960, ristampato dal Comune di Tortora a cura di Aleardo Dino Fulco, nel cap. V, a pp. 131-132-133, in proposito scriveva che: “Era lunedì, e i tortoresi….Molta gente era pure ai balconi dei Salmena e dei Lauria, dove le Signore dei “galantuomini” facevano corona a Donna Isabella Palagano, moglie di Don Zaccaria Lauria dalla fluente e catoniana barba. Ad un tratto, verso le 10,30, si udirono gli evviva, la folla si animò, i giovani e i ragazzi accorsero verso la Casa della vecchia per essere i primi a vedere da vicino. Garibaldi, Bixio, Medici, Cosenz e Bertani, vista dall’altra parte del vallone della Castagnara, scendendo per i Sarri, la folla in festa, ……Garibaldi scese da cavallo, etc…, Don Biagio Maceri gli rivolse il saluto della popolazione, …..che fu quel giorno investito del grado di Capitano della Guardia Nazionale….Seguirono poi le presentazioni dei “notabili” del paese, del Clero che v’era in gran numero, e in corteo si andò in casa di Don Biagio Lomonaco Melazzi, genero di Don Biagio Maceri per averne sposato la figlia Teresa, dove, nella “galleria” affollata di gente, Garibaldi e i suoi generali, dopo avere amirato il magnifico affresco del soffitto dipinto dal neoclassico Genesio Gualtieri nel 1804 e raffigurante Mosé salvato dalle acque del Nilo, si riposarono dalla fatica del viaggio a cavallo da Rotonda a Tortora, e fecero colazione. Etc…”. Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, stampato a Sarno-Napoli, 1960, nel cap. V, a pp. 160-161 continuando il suo racconto scriveva che: E venne a Tortora preceduto da un corriere recante una missiva segreta per Don Biagio Maceri, medico umanista e filosofo, il cui figlio, Francesco, aveva sposato una De Rinaldis, donna Filomena, la “Signorina” come fu sempre chiamata a Tortora., dopo aver ricevuto formale assicurazione di non andare incontro a spiacevole e pericolosa avventura che avrebbe compromesso irrimediabilmente l’esito d’un’impresa cui erano legati i destini d’Italia.”. Amedeo Fulco, a p. 133, continuando il suo racconto scriveva:  “L’evento storico è confermato, oltre che da fonti orali, da una lettera con firma autentica di Garibaldi datata da Roma 7 febbraio 1875 e conservata in casa Lomonaco, e dall’accenno che ne fece Pietro Melazzi Lomonaco, presidente della Società Operaia Silvio Curatolo di Aieta, nel suo discorso commemorativo di Garibaldi, tenuto ai soci di quel soldalizio il 9 luglio 1882. “Il 3 settembre 1860- egli disse – il Comune vicino di Tortora ebbe l’onore e il piacere di alloggiarLo fra le sue mura; anzi dimorò per varie ore in casa di mio fratello Biagio ch’è domiciliato e residente a Tortora, ove prese una refezione insieme ai Generali Bixio, Cosenz, Medici e Bertani, soli, senza niuna forza”. Scrisse il Bertani di quel viaggio: “La luna splende sui monti, l’aria fresca ci tiene svegli. Per la costa del monte arriviamo in vista della spiaggia. Giunge una barca da Maratea. Tutti e sette vi entriamo. I due naviganti etc…”. Michelangelo Pucci (….), nel suo “Tortora – Natura, Storia Cultura”, a p. 96 ci parla della “Cronaca del viaggio di Garibaldi da Rotonda al Fortino” ed in proposito scriveva: “Bertani nel suo diario non nomina Tortora, né i vari personaggi tortoresi protagonisti dell’evento, ad eccezione della vicenda del notaio don Francesco Marsiglia, del quale era stata sollecitata da un prete a lui avverso una punizione, concretizzata da Garibaldi in un ordine di arresto, revocato poi per la disapprovazione della folla e per l’intervento del sindaco. L’episodio, interpretato dal Bertani come una bega tra famiglie, è effettivamente avvenuto a Tortora etc…”. Michelangelo Pucci (….), nel suo “Tortora – Natura, Storia Cultura”, a p. 98 ci parla della “Cronaca del viaggio di Garibaldi da Rotonda al Fortino” ed in proposito scriveva che: La mattina, intorno alle ore 7,30, il gruppo arrivò a Tortora dove trovò ad acclamarlo la schiera dei notabili, le autorità comunali e la folla dei paesani vestiti a festa organizzati e istruiti dai loro padroni. Era lunedì 3 settembre 1860. Dopo un discorso di benvenuto da parte di don Biagio Maceri, tra due ali di popolo festante e osannante, il gruppo di Garibaldi e quello dei notabili raggiunsero la casa dei Melazzi-Lomonaco in fondo al paese, dove Garibaldi e suoi sostarono per riposarsi e rifocillarsi (2). Le fonti non ci dicono se la sosta del Generale sia costata la consegna della cassa comunale, secondo il suo costume, documentato in più casi, di svuotare la tesoreria dei paesi di passaggio della truppa, ma è ragionevole pensare di sì, perché egli non si accontentava delle sole parole di adesione, questa doveva concretizzarsi o con il contributo in uomini o con quello finanziario (5).”. Pucci, a p. 102, nella nota (5) postillava: “(5) R. Fanelli – 150 anni dopo – ai quaranta all’ora sulle tracce di Garibaldi – Incontri Editrice – pag. 154 e segg.”. Pucci, a p. 102, nella nota (6) postillava: “(6) Agostino Bertani – Ire politiche d’Oltretomba, Tipografia G. Polizzi e CO – Firenze, 1869, pag. 71”. Michelangelo Pucci (….), nel suo “Tortora – Natura, Storia Cultura”, a p. 99 ci parla della “Cronaca del viaggio di Garibaldi da Rotonda al Fortino” ed in proposito scriveva che: “A casa di don Biagio Lomonaco-Melazzi, genero di don Biagio Maceri, gli ospiti furono fatti accomodare nel salone dove fu servita una colazione. Garibaldi si informò sul paese, sulle famiglie, soprattutto su quelle dei notabili e così emerse e fu notata l’assenza del notaio don Francesco Marsiglia, una delle maggiori personalità della comunità tortorese, devoto ai Borboni. Etc…”. Michelangelo Pucci (….), recentemente, nel suo “Tortora – Natura – Storia – Cultura etc…”, a p. 99, in proposito scriveva che: “A casa Lomonaco-Melazzi. A casa di don Biagio Lomonaco-Melazzi, genero di don Biagio Maceri, gli ospiti furono fatti accomodare nel salone dove fu servita una colazione. Etc…”. Orazio Campagna (…), nel suo ‘La “Regione Mercuriense” nella storia delle comunità costiere da Bonifati a Palinuro’, pubblicato nel 1982, a p. 244, nella nota (199) postillava: “(199) L’avvenimento è ricordato da una iscrizione su marmo, posto sulla facciata di casa Lomonaco.”. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: A Tortora fu entusiasticamente acclamato dalla popolazione e ricevuto alle porte del paese da una deputazione di distinte signore, tra cui Isabella Lauria Pelagano. Si recò in casa del sacerdote don Giuseppe Salmena, noto per le sue idee anti borboniche e acceso fautore di Garibaldi. L’eroe dei Mille ebbe dal Salmena e dal Vice Pretore don Biagio Lomonaco-Melazzi esaurienti informazioni sulla situazione locale e dei paesi vicini.”. Dunque, Guida scriveva che arrivato a Tortora, Garibaldi si recò in casa del sacerdote don GIUSEPPE SALMENA, noto per le sue idee antiborborniche e acceso fautore di Garibaldi. Dice pure che a casa del Salmena, Garibaldi ebbe da lui e dal Vice-Pretore don Biagio LOMONACO-MELAZZI utili informazioni sulla situazione nei paesi vicini. Dunque, Guida scriveva che don BIAGIO LOMONACO-MELAZZI era Vice-Pretore. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a p. 314, in proposito scriveva: “Anche a Tòrtora Garibaldi è fatto segno ad accoglienze entusiastiche. Una deputazione di gentildonne, tra le quali il Maturi ricorda ‘Isabella Lauria Palagano’, lo attende all’ingresso del paese. Egli è ospitato – come abbiamo detto – coi suoi in casa Lomonaco-Melazzi e vi riposa nel resto della notte dal 2 al 3. A Tòrtora (l’erede dell’antica Blanda-Julia, prima greca poi colonia romana) anche oggi si mostra al visitatore la stanza in cui il Dittatore dormì e con le stesse suppellettili di allora: il letto e il sofà. Si racconta che, accarezzando con affetto paterno un ragazzetto che gli si presentò, gli disse: “Cresci per la Patria”. E, a memoria del suo passaggio, vi si conserva un quadro in cui si legge: “Giuseppe Garibaldi – Di passaggio alla conquista di Napoli – A 3 settembre 1860 – Onorò colla sua dimora – Questa casa – A tanto nome – Il mondo intero s’inchina”. E si conserva tuttavia la seguene letterina, datata da Roma il 7 febbraio ’75, diretta dal Generale al Melazzi, dalla quale mi fece prendere visione il compianto notaio di Aieta Nicola Lomonaco: “Caro Melazzi, Grazie della vostra del 1° e per il generale ricordo. Salutatemi il fratello e credetemi sempre – Vostro G. Garibaldi”. Questi rimase grato al suo ospite di Tòrtora. La letterina, contrariamente a quanto dice il Maturi che la riporta nel suo opuscolo, non è tutto di pugno del Generale, soltanto la firma è sua, il resto è scritto dal Basso, suo segretario particolare.”Attilio Pepe (….) cita il testo del MATURI. Alessandro Serra (….), nel suo L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 331-332, in proposito scriveva che: “…andò a finire a Tortora, dove, stanca, si riposò quella notte, e dove ancora si mostra la stanza in cui dormì Garibaldi. Etc…”. Alfredo Schettini (….), nel suo “Trecchina nel presente e nel passato – 1936”, del 1947, Tip. Ferrari, Alessandria, a pp. 69-70, in proposito scriveva che: All’ingresso del paese si fece trovare una deputazione di gentili signore,  fra le quali Isabella Laura Palagano. Il Generale, che fu ospitato in casa Lomonaco-Melazzi, scese quindi alla marina di Maratea.”. Sul passaggio di Garibaldi da Tortora e l’itinerario seguito da Rotonda scrisse Amedo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora”, Rubbettino, Soveria Mannelli 2002 (ristampa della prima edizione del 1960), pp. 129-134, di cui ho già parlato. Moliterni, sul suo blog, riguardo don Biagio Maceri genero di don Pietro Lomonaco Melazzi, ha scritto pure: “P.S. Il sedicenne Carlo Mazzei di Maratea, nipote acquisito di don Biagio Maceri, raggiunse i garibaldini a Lagonegro e morì in battaglia il 1° ottobre 1860 presso Aversa. Era anche chi ci credeva davvero!.”. Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, Napoli, 1960, ristampato dal Comune di Tortora a cura di Aleardo Dino Fulco, nel cap. V, a pp. 131-132-133, in proposito scriveva che: “Era lunedì, e i tortoresi….Molta gente era pure ai balconi dei Salmena e dei Lauria, dove le Signore dei “galantuomini” facevano corona a Donna Isabella Palagano, moglie di Don Zaccaria Lauria dalla fluente e catoniana barba. Ad un tratto, verso le 10,30, si udirono gli evviva, la folla si animò, i giovani e i ragazzi accorsero verso la Casa della vecchia per essere i primi a vedere da vicino. Garibaldi, Bixio, Medici, Cosenz e Bertani, vista dall’altra parte del vallone della Castagnara, scendendo per i Sarri, la folla in festa, ……Garibaldi scese da cavallo, etc…, Don Biagio Maceri gli rivolse il saluto della popolazione, …..che fu quel giorno investito del grado di Capitano della Guardia Nazionale….Seguirono poi le presentazioni dei “notabili” del paese, del Clero che v’era in gran numero, e in corteo si andò in casa di Don Biagio Lomonaco Melazzi, genero di Don Biagio Maceri per averne sposato la figlia Teresa, dove, nella “galleria” affollata di gente, Garibaldi e i suoi generali, dopo avere amirato il magnifico affresco del soffitto dipinto dal neoclassico Genesio Gualtieri nel 1804 e raffigurante Mosé salvato dalle acque del Nilo, si riposarono dalla fatica del viaggio a cavallo da Rotonda a Tortora, e fecero colazione. Qui fu però notata l’assenza d’uno degli esponenti maggiori del paese. Trattavasi di Don Francesco Marsiglia, avvocato e notaio, uomo molto devoto alla causa dei Borboni, il quale, saputo dell’arrivo a Tortora di Garibaldi, aveva preferito, coerente coi suoi principi apertamente professati, rimanersene a casa, in disparte. Etc…”. Biagio Moliterni (….), sul blog “Abystron.org” così riepilogava la giornata di Garibaldi a Tortora: La breve permanenza di Giuseppe Garibaldi a Tortora fu così rievocata il 9 luglio 1882 da Pietro Lomonaco Melazzi in un discorso tenuto alla Società Operaia «Silvio Curatolo» di Aieta: «Il 3 settembre 1860 il Comune vicino di Tortora ebbe l’onore e il piacere di alloggiarlo fra le sue mura; anzi dimorò per varie ore in casa di mio fratello Biagio ch’è domiciliato e residente a Tortora, ove prese una refezione insieme ai Generali Bixio, Cosenz, Medici e Bertrani, soli, senza niuna forza». L’evento è confermato da un telegramma che l’Eroe dei Due Mondi inviò il 7 febbraio 1875 allo stesso don Biagio Lomonaco Melazzi: «Caro Melazzi, Grazie per la vostra del 1° e per il gentile ricordo. Salutatemi il fratello …Vostro G. Garibaldi». La sosta a Tortora fu imprevista e organizzata in tutta fretta…”, poi aggiunge che: “Probabilmente, la variazione di programma gli fu suggerita da don Bonaventura De Rinaldis, di Rotonda, la cui figlia Filomena aveva sposato il tortorese don Francesco Maceri. Ed è proprio al padre di quest’ultimo, il sindaco don Biagio Maceri, che don Bonaventura inviò un messaggio segreto per avvertilo dell’imminente arrivo dell’illustre ospite. Garibaldi, con alcuni uomini al seguito, forse sei, lasciò Rotonda in piena notte e, seguendo le indicazione del giovane pastore Paolo Maceri, incontrato sull’altipiano del Carro, giunse a Tortora intorno alle 10,30 del mattino seguente. Ad accoglierlo, all’ingresso del paese, c’erano don Biagio Maceri, nell’occasione nominato Capitano della guardia nazionale, e l’intera popolazione in festa, opportunamente “indottrinata” dai notabili locali, in parte massoni, che, un po’ perché credevano nell’ideale unitario e, forse, molto di più per tutelare i propri interessi, erano passati in massa dalla parte del vincitore. Il folto corteo raggiunse quindi la casa di don Biagio Lomonaco Melazzi, genero di don Biagio Maceri per averne sposato la figlia Teresa. Etc…”. Biagio Moliterni (….) scriveva che, il 9 luglio 1882 Pietro Lomonaco-Melazzi lo rievocò in un discorso tenuto alla Società Operaia «Silvio Curatolo» di Aieta: «Il 3 settembre 1860 il Comune vicino di Tortora ebbe l’onore e il piacere di alloggiarlo fra le sue mura; anzi dimorò per varie ore in casa di mio fratello Biagio ch’è domiciliato e residente a Tortora, ove prese una refezione insieme ai Generali Bixio, Cosenz, Medici e Bertrani, soli, senza niuna forza». L’evento è confermato da un telegramma che l’Eroe dei Due Mondi inviò il 7 febbraio 1875 allo stesso don Biagio Lomonaco Melazzi: «Caro Melazzi, Grazie per la vostra del 1° e per il gentile ricordo. Salutatemi il fratello  …Vostro G. Garibaldi». Michelangelo Pucci, ancora, a p……, in proposito trascriveva che: Era lunedi … verso le 10,30” giunsero alla piazzetta Sandu Jàculu … “seguirono le presentazioni dei ‘notabili’ del paese, del clero … andò in casa di Don Biagio Lomonaco Melazzi, genero di Don Biagio Maceri per averne sposato la figlia Teresa,” … qui fu però notata l’assenza …di Don Francesco Marsiglia, avvocato e notaio, … Si vuole che il Sindaco avesse fatto balenare nella mente degli ospiti l’eventualità di un’ imboscata da parte degli uomini (del Marsiglia) … si vuole che sarebbe stata questa la ragione per la quale Garibaldi avesse stilato … l’ordine di cattura e fucilazione di Don Francesco Marsiglia … lacerato per intercessione del dotto sacerdote don Mansueto Perrelli … il loro imbarco avvenuto nei pressi del promontorio della Gnola in territorio di Maratea alle ore 14 dello stesso giorno”. Michelangelo Pucci, a pp. 101-102, in proposito scriveva che: “Fonti. Fra le prove sicure del passaggio di Garibaldi per Tortora ci sono anzitutto quelle orali raccolte nel corso della generazione successiva a quella dei protagonisti dell’avvenimento: 1) la tradizione popolare e quella familiare dei Lomonaco, attendibile poiché menziona fatti risalenti ad appena due generazioni prima che il Fulco la raccogliesse (2) (il figlio di don Biagio Lomonaco, Guglielmo, è vissuto fino al 1923); 2) la testimonianza di Paolo Maceri, che, allora adolescente pastorello, aveva visto, al passo del Carro, passare il gruppo dei generali capeggiati da Garibaldi, al quale aveva anche fornito informazioni sulla via per Tortora, racconto da lui ripetuto infinite volte nella sua lunga vita (1); la testimonianza è stata raccolta per ascolto diretto da Amedeo Fulco e riportata nell’opera citata (2); 3) la menzione dell’evento da parte dell’aietano don Pietro Lomonaco, fratello di don Biagio Lomonaco Melazzi, nel discorso tenuto il 9 luglio 1882 ai soci della Società Operaia ‘Silvio Curatolo’ della quale don Pietro era il Presidente (2), per commemorare la morte di Garibaldi, avvenuta il 2 giugno 1882.”. Pucci, a p. 102, nella nota (2) postillava: “(2) Amedeo Fulco, Memorie storiche di Tortora – Rubettino – Soveria Mannelli, 2002, pag. 129 e ssg.”. Pucci, a p. 102, nella nota (3) postillava: “(3) ‘Edizione nazionale degli scritti di Giuseppe Garibaldi’, vol. 11, Epistolario, vol. 5: 1860 (a cura di Massimo De Leonardis), Istituto per la Storia del Risorgimento italiano, Roma, 1988, p. 229.)”. Su Francesco MACERI, Sindaco di Tortora, Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, stampato a Sarno-Napoli, 1960, nel cap. VI, a pp. 168-169 e ssg., in proposito scriveva che: “La mattina del 26 maggio 1877, la popolazione di Tortora apprese con profondo raccapriccio la notizia dell’assassinio di don Francesco Maceri, ucciso barbaramente a Napoli nelle scale dell’Hotel du Globe, dov’era alloggiato con la moglie e le due figlie, ad opera d’un giovane sicario, Carmine Scalzo. Quel giorno, infatti, 20 uomini armati di tutto punto, al comando del delegato di pubblica sicurezza Astolfi e d’un tenete dei Carabinieri di stanza a Paola, circondarono il Convento e ne catturarono il Rettore, il liguorino P. Gaspare Covelli da Marano Morchesato, ritenuto dagli organi di polizia il mandante dello Scalzo. L’assassinato era figlio del medico e cerusico Don Biagio Maceri nominato da Garibaldi Capitano delle Guardie nazionali. Di Don Biagio Maceri che fu persona molto colta e padrone d’un patrimonio che a quei tempi si valutava ad oltre un milione di lire, abbiamo avuti tra le mani i diplomi di laurea in medicina, in belle lettere ed in filosofia, ed abbiamo letto con vivo interesse un manoscritto con disegni illustrativi di chirurgia plastica ed una buona traduzione in endecasillabi del quarto libro delle Georgiche di Virgilio. Era figlio di Camillo Maceri, il quale esercitava a Tortora il modesto ufficio di Cancelliere della municipalità, e di Teresa Lauria. Era nato nel 1795 a Tortora dove morì il 1869. Ebbe due figli: Francesco nato verso il 1835 che nel 1855 sposò la nobile Filomena del cav. Don Bonaventura De Rinaldis da Rotonda, la Signorina, come fu chiamata da tutti a Tortora fino al 14 agosto 1926 giorno in cui si estinse ultranovantenne; l’altra, Teresa, fu data in moglie a Don Biagio Lomonaco Melazzi oriundo d’Aieta che dimorò a Tortora e nel 1860 ospitò Garibaldi, Bixio, Medici, Cosenz e Bertani. Nel 1863, quando era già padre delle due figlie Grazia e Immacolata, Francesco Maceri fu catturato dai briganti sulle colline del Carro mentre lui a cavallo d’un mulo e la moglie in lettiga portata a spalla da due servitori, si recavano a far visita ai parenti di Rotonda. Fu presente al grave fatto delittuoso il vetturino Giuseppe di Capua che, vecchio ormai, quarant’anni addietro c’intratteneva seduto sui gradini di casa sua al Carrolo, raccontandoci le gesta avventurose degli uomini del disciolto esercito borbonico, ufficiali e soldati devoti alla ex Casa regnante, che, in attesa della immancabile restaurazione, si erano intanati nelle grotte inaccessibili di Serramale, da dove facevano frequenti sortite per le loro rappresaglie nei confronti dei “notabili” dei paraggi che avevano accettato il nuovo stato di cose, e per provvedersi di cibo e di quant’altro loro occorresse. Il movente perciò della cattura di don Francesco Maceri è da ricercarsi piuttosto in ragioni di carattere politico che nelle calcolate intenzioni dei briganti di far preda etc…Raccontava dunque Giuseppe di Capua etc…”. Dunque, sui MACERI di Tortora il Fulco (….), riferendosi ad un episodio del 1877 e a don Francesco MACERI, Sindaco di Tortora ai tempi di Garibaldi, in proposito scriveva che: “L’assassinato era figlio del medico e cerusico Don Biagio Maceri nominato da Garibaldi Capitano delle Guardie nazionali. Di Don Biagio Maceri che fu persona molto colta e padrone d’un patrimonio che a quei tempi si valutava ad oltre un milione di lire, abbiamo avuti tra le mani i diplomi di laurea in medicina, in belle lettere ed in filosofia, ed abbiamo letto con vivo interesse un manoscritto con disegni illustrativi di chirurgia plastica ed una buona traduzione in endecasillabi del quarto libro delle Georgiche di Virgilio. Era figlio di Camillo Maceri, il quale esercitava a Tortora il modesto ufficio di Cancelliere della municipalità, e di Teresa Lauria. Era nato nel 1795 a Tortora dove morì il 1869. Ebbe due figli: Francesco nato verso il 1835 che nel 1855 sposò la nobile Filomena del cav. Don Bonaventura De Rinaldis da Rotonda, la Signorina, come fu chiamata da tutti a Tortora fino al 14 agosto 1926 giorno in cui si estinse ultranovantenne; l’altra, Teresa, fu data in moglie a Don Biagio Lomonaco Melazzi oriundo d’Aieta che dimorò a Tortora e nel 1860 ospitò Garibaldi, Bixio, Medici, Cosenz e Bertani. Nel 1863, quando era già padre delle due figlie Grazia e Immacolata, Francesco Maceri fu catturato dai briganti sulle colline del Carro, etc…”. Michelangelo Pucci (….), nel suo “Tortora – Natura, Storia Cultura”, a p. 98 ci parla della “Cronaca del viaggio di Garibaldi da Rotonda al Fortino” ed in proposito scriveva che: “A Rotonda fu accolto da don Bonaventura de Rinaldis e fu ospite della famiglia della vedova di Bernardino Fasanelli. Una de Rinaldis era sposa di don Francesco Maceri, figlio di don Biagio Maceri, uno dei notabili più in vista di Tortora che tifava per la causa garibaldina (2).”. Pucci, a p. 98, nella nota (2) postillava: “(2) A. Fulco, Memorie storiche di Tortora – Rubetino – Soveria Mannelli 2002, pag. 129 e ssg.”. Riccardo Finelli (….), nel suo “150 anni dopo – ai quaranta all’ora sulle tracce di Garibaldi”, a p. 149-150, in proposito scriveva che: “…ti giuda lungo il più stretto Corso Garibaldi del mondo, la stradiccuiola che taglia longitudinalmente Tortora fino alla punta della falesia, dimensionata al millimetro per farci passare un asino carico di due “cofani” (le gerle). E proprio in fondo al “corso” si trova il palazzo Melazzi-Lo Monaco, che ospitò Garibaldi per un pranzo veloce. La solita famiglia nobiliare che nel paese di turno si faceva campionessa di garibaldismo. Michelangelo ti spiega quello che in parte già sai. “Garibaldi fin dal suo sbarco in Sicilia si appoggiò proprio a baroni e possidenti”, ti dice, “perché in un sistema di fatto feudale, questi avevano il controllo fisico della gente. Pensi a quello che è successo a Tortora. Quella mattina si sapeva che Garibaldi sarebbe passato per il paese. Ai contadini la cosa però interessava ben poco. Sarebbero rimasti volentieri nei campi se le famiglie nobili di Tortora, primi fra tutti i Melazzi-Lo Monaco, non li avessero letteralmente obbligati ad attendere l’arrivo del Generale e a festeggiarlo”.

IL PALAZZO DI DON EMANUELE LOMONACO-MELAZZI A TORTORA

(Fig. n….) – Palazzo Lomonaco-Melazzi a Tortora – portale d’ingresso e corte 

Garibaldi ed i suoi sei compagni (erano sette in tutto) arrivarono a Tortora dove si fermarono prima nella piazzetta del paese Santu Jaculu, dove Garibaldi fece un discorso e poi, con grandi festeggiamenti furono ricevuti a casa del barone Emanuele Lomonaco Melazzi di Tortora. Infatti, da Rotonda, don Bonaventura de Rinaldis, la cui figlia Filomena de Rinaldis di Rotonda, sposata con don Francesco Maceri di Tortora e figlio del Sindaco di Tortora don Biagio Maceri il quale fece ospitare Garibaldi nella casa di suo suocero don Emanuele Lomonaco-Melazzi per aver sposato sua figlia Teresa. Don Bonaventura de RINALDIS da Rotonda inviò una missiva segreta al genero di Tortora, don Francesco MACERI il quale avvertì subito suo padre, il Sindaco, don BIAGIO MACERI. Biagio Moliterni (….), sul blog “Abystron.org” così riepilogava la giornata di Garibaldi a Tortora: Probabilmente, la variazione di programma gli fu suggerita da don Bonaventura De Rinaldis, di Rotonda, la cui figlia Filomena aveva sposato il tortorese don Francesco Maceri. Ed è proprio al padre di quest’ultimo, il sindaco don Biagio Maceri, che don Bonaventura inviò un messaggio segreto per avvertilo dell’imminente arrivo dell’illustre ospite…..Il folto corteo raggiunse quindi la casa di don Biagio Lomonaco Melazzi, genero di don Biagio Maceri per averne sposato la figlia Teresa….Etc…”. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 456, trascrive il Bertani (….), che annotava nel suo taccuino (documenti consultati dalla White): “Alle otto e mezzo il generale, Cosenz, io, Rosagutti, Nullo, Basso, Gusmaroli sui muli, cavalchiamo per strade orribili. Il generale alla testa, noi seguendo in silenzio. La luna splende sui monti; l’aria fresca ci tiene svegli. Scena caratteristica: un prete concitato vuole l’ordine di arresto per il notaio Marsigli etc….”. Michelangelo Pucci (….), nel suo “Tortora – Natura, Storia Cultura”, a p. 96 ci parla della “Cronaca del viaggio di Garibaldi da Rotonda al Fortino” ed in proposito scriveva: “Bertani nel suo diario non nomina Tortora, né i vari personaggi tortoresi protagonisti dell’evento, ad eccezione della vicenda del notaio don Francesco Marsiglia, del quale era stata sollecitata da un prete a lui avverso una punizione, concretizzata da Garibaldi in un ordine di arresto, revocato poi per la disapprovazione della folla e per l’intervento del sindaco. L’episodio, interpretato dal Bertani come una bega tra famiglie, è effettivamente avvenuto a Tortora etc…”. Dunque, il Pucci faceva notare che Bertani non nomina Tortora ma, il Bertani racconta l’episodio del Notaio Marsigli. La White prosegue il racconto tratto dal Diario del Bertani parlando dell’episodio del Notaio di Tortora MARSIGLI. Il racconto prosegue con l’arrivo a Tortora, dove è ospitato in casa Lomonaco-Melazzi. Sul passaggio di Garibaldi da Tortora, Biagio Moliterni (….) scriveva che, il 9 luglio 1882 Pietro Lomonaco-Melazzi lo rievocò in un discorso tenuto alla Società Operaia «Silvio Curatolo» di Aieta: «Il 3 settembre 1860 il Comune vicino di Tortora ebbe l’onore e il piacere di alloggiarlo fra le sue mura; anzi dimorò per varie ore in casa di mio fratello Biagio ch’è domiciliato e residente a Tortora, ove prese una refezione insieme ai Generali Bixio, Cosenz, Medici e Bertrani, soli, senza niuna forza». L’evento è confermato da un telegramma che l’Eroe dei Due Mondi inviò il 7 febbraio 1875 allo stesso don Biagio Lomonaco Melazzi: «Caro Melazzi, Grazie per la vostra del 1° e per il gentile ricordo. Salutatemi il fratello  …Vostro G. Garibaldi». Michelangelo Pucci, ancora, a p……, in proposito trascriveva che: ”Garibaldi, partito a cavallo da Rotonda verso le quattro del mattino del 3 settembre insieme con il generale Bixio, Cosenz, Medici e Bertani … venne a Tortora preceduto da un corriere recante una missiva segreta per Don Biagio Maceri, medico umanista e filosofo, il cui figlio, Francesco, aveva sposato una De Rinaldis, donna Filomena, … dopo aver ricevuto assicurazione di non andare incontro a spiacevole avventura……Era lunedi … verso le 10,30” giunsero alla piazzetta Sandu Jàculu … “seguirono le presentazioni dei ‘notabili’ del paese, del clero … andò in casa di Don Biagio Lomonaco Melazzi, genero di Don Biagio Maceri per averne sposato la figlia Teresa,” etc…”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 27-28, in proposito scriveva che: Dopo breve sosta, nel susseguente mattino, a Tortora in casa Lomonaco, quell’eletta comitiva raggiunge la deserta spiaggia di Castrocucco a destra del fiume Noce in territorio di Maratea – cercando d’evitare forse l’incontro dei doganieri della Praja d’Aieta – e di la, dopo breve sosta del vecchio Castello del Barone Labanca, prende il mare su d’una barcaccia peschereccia, che, spinta da due robusti remiganti, grave del prezioso incarico,  etc….”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a p. 27, riferendosi a Garibaldi il 3 settembre 1860 fermatosi a Tortora, in proposito scriveva che: Dopo breve sosta, nel susseguente mattino (3 settembre), a Tortora in casa Lomonaco, quell’eletta comitiva raggiunge la deserta spiaggia di Castrocucco a destra del fiume Noce in territorio di Maratea – cercando d’evitare forse l’incontro dei doganieri della Praja d’Aieta – e di la, dopo breve sosta del vecchio Castello del Barone Labanca, prende il mare su d’una barcaccia peschereccia, che, spinta da due robusti remiganti, grave del prezioso incarico,  etc….”. Dunque, Pesce scriveva che Garibaldi e la sua piccola comitiva (Bertani etc..), il 3 settembre 1860, di mattino, si fermò a Tortora in casa Lomonaco. Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, stampato a Sarno-Napoli, 1960, nel cap. V, a pp. 160-161 continuando il suo racconto scriveva che: E venne a Tortora preceduto da un corriere recante una missiva segreta per Don Biagio Maceri, medico umanista e filosofo, il cui figlio, Francesco, aveva sposato una De Rinaldis, donna Filomena, la “Signorina” come fu sempre chiamata a Tortora., dopo aver ricevuto formale assicurazione di non andare incontro a spiacevole e pericolosa avventura che avrebbe compromesso irrimediabilmente l’esito d’un’impresa cui erano legati i destini d’Italia.”. Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, Napoli, 1960, ristampato dal Comune di Tortora a cura di Aleardo Dino Fulco, nel cap. V, a pp. 131-132-133, in proposito scriveva che: “….e in corteo si andò in casa di Don Biagio Lomonaco Melazzi, genero di Don Biagio Maceri per averne sposato la figlia Teresa, dove, nella “galleria” affollata di gente, Garibaldi e i suoi generali, dopo avere amirato il magnifico affresco del soffitto dipinto dal neoclassico Genesio Gualtieri nel 1804 e raffigurante Mosé salvato dalle acque del Nilo, si riposarono dalla fatica del viaggio a cavallo da Rotonda a Tortora, e fecero colazione. Etc…”. Il Fulco proseguendo il suo racconto ci parla del caso del Notaio MARSIGLI. Si sa che Garibaldi da Tortora si portò a Castrocucco dove passò a salutare il barone Labanchi. Alfredo Schettini (….), nel suo “Trecchina nel presente e nel passato – 1936”, del 1947, Tip. Ferrari, Alessandria, a pp. 69-70, in proposito scriveva che: All’ingresso del paese si fece trovare una deputazione di gentili signore,  fra le quali Isabella Laura Palagano. Il Generale, che fu ospitato in casa Lomonaco-Melazzi, scese quindi alla marina di Maratea.”. Dunque, Alfredo Schettini, al racconto degli altri scrittori aggiunge che a Tortora Garibaldi trovò un gruppo di signore del luogo che l’aspettavano per omaggiarlo. Schettini scrive che vi era ISABELLA LAURA PALAGANO. Michelangelo Pucci, ancora, a p……, in proposito trascriveva che: Era lunedi … verso le 10,30” giunsero alla piazzetta Sandu Jàculu … “seguirono le presentazioni dei ‘notabili’ del paese, del clero … andò in casa di Don Biagio Lomonaco Melazzi, genero di Don Biagio Maceri per averne sposato la figlia Teresa,” …etc…”. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “….Si recò in casa del sacerdote don Giuseppe Salmena, noto per le sue idee anti borboniche e acceso fautore di Garibaldi. L’eroe dei Mille ebbe dal Salmena e dal Vice Pretore don Biagio Lomonaco-Melazzi esaurienti informazioni sulla situazione locale e dei paesi vicini. Etc…”. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 311-312, in proposito scriveva: Qui sostano e sono ospitati in casa di Emanuele Lomonaco-Melazzi, ove passano il resto della notte. Etc…”. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a p. 314, in proposito scriveva: “Anche a Tòrtora Garibaldi è fatto segno ad accoglienze entusiastiche. Una deputazione di gentildonne, tra le quali il Maturi ricorda ‘Isabella Lauria Palagano’, lo attende all’ingresso del paese. Egli è ospitato – come abbiamo detto – coi suoi in casa Lomonaco-Melazzi e vi riposa nel resto della notte dal 2 al 3. A Tòrtora (l’erede dell’antica Blanda-Julia, prima greca poi colonia romana) anche oggi si mostra al visitatore la stanza in cui il Dittatore dormì e con le stesse suppellettili di allora: il letto e il sofà. Si racconta che, accarezzando con affetto paterno un ragazzetto che gli si presentò, gli disse: “Cresci per la Patria”. E, a memoria del suo passaggio, vi si conserva un quadro in cui si legge: “Giuseppe Garibaldi – Di passaggio alla conquista di Napoli – A 3 settembre 1860 – Onorò colla sua dimora – Questa casa – A tanto nome – Il mondo intero s’inchina”. E si conserva tuttavia la seguene letterina, datata da Roma il 7 febbraio ’75, diretta dal Generale al Melazzi, dalla quale mi fece prendere visione il compianto notaio di Aieta Nicola Lomonaco: “Caro Melazzi, Grazie della vostra del 1° e per il generale ricordo. Salutatemi il fratello e credetemi sempre – Vostro G. Garibaldi”. Questi rimase grato al suo ospite di Tòrtora. La letterina, contrariamente a quanto dice il Maturi che la riporta nel suo opuscolo, non è tutto di pugno del Generale, soltanto la firma è sua, il resto è scritto dal Basso, suo segretario particolare.”Orazio Campagna (…), nel suo ‘La “Regione Mercuriense” nella storia delle comunità costiere da Bonifati a Palinuro’, pubblicato nel 1982, a p. 244, nella nota (199) postillava: “(199) L’avvenimento è ricordato da una iscrizione su marmo, posto sulla facciata di casa Lomonaco.”. Michelangelo Pucci (….), nel suo “Tortora – Natura, Storia Cultura”, a p. 98 ci parla della “Cronaca del viaggio di Garibaldi da Rotonda al Fortino” ed in proposito scriveva che: La mattina, intorno alle ore 7,30, il gruppo arrivò a Tortora dove trovò ad acclamarlo la schiera dei notabili, le autorità comunali e la folla dei paesani vestiti a festa organizzati e istruiti dai loro padroni. Era lunedì 3 settembre 1860. Dopo un discorso di benvenuto da parte di don Biagio Maceri, tra due ali di popolo festante e osannante, il gruppo di Garibaldi e quello dei notabili raggiunsero la casa dei Melazzi-Lomonaco in fondo al paese, dove Garibaldi e suoi sostarono per riposarsi e rifocillarsi (2). Le fonti non ci dicono se la sosta del Generale sia costata la consegna della cassa comunale, secondo il suo costume, documentato in più casi, di svuotare la tesoreria dei paesi di passaggio della truppa, ma è ragionevole pensare di sì, perché egli non si accontentava delle sole parole di adesione, questa doveva concretizzarsi o con il contributo in uomini o con quello finanziario (5).”. Pucci, a p. 102, nella nota (5) postillava: “(5) R. Fanelli – 150 anni dopo – ai quaranta all’ora sulle tracce di Garibaldi – Incontri Editrice – pag. 154 e segg.”. Pucci, a p. 102, nella nota (6) postillava: “(6) Agostino Bertani – Ire politiche d’Oltretomba, Tipografia G. Polizzi e CO – Firenze, 1869, pag. 71”. Michelangelo Pucci, ancora, a p……, in proposito trascriveva che: Era lunedi … verso le 10,30” giunsero alla piazzetta Sandu Jàculu … “seguirono le presentazioni dei ‘notabili’ del paese, del clero … andò in casa di Don Biagio Lomonaco Melazzi, genero di Don Biagio Maceri per averne sposato la figlia Teresa,” …etc…”. Michelangelo Pucci (….), nel suo “Tortora – Natura, Storia Cultura”, a p. 99 ci parla della “Cronaca del viaggio di Garibaldi da Rotonda al Fortino” ed in proposito scriveva che: “A casa di don Biagio Lomonaco-Melazzi, genero di don Biagio Maceri, gli ospiti furono fatti accomodare nel salone dove fu servita una colazione. Garibaldi si informò sul paese, sulle famiglie, soprattutto su quelle dei notabili e così emerse e fu notata l’assenza del notaio don Francesco Marsiglia, una delle maggiori personalità della comunità tortorese, devoto ai Borboni. Etc…”. Pucci, a p. 102, nella nota (1) postillava: “(1) Jessie White Mario in “Agostino Bertani e i suoi Tempi – ed. G. Barbera – Firenze 1888, pag. 455-456”. Pucci, a p. 102, nella nota (2) postillava: “(2) Amedeo Fulco – Memorie storiche di Tortora – Rubettino – Soveria Mannelli 2002, pag. 129 e segg.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 172, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: “Nella mattina del 2 settembre Garibaldi attraversò l’altopiano di Campotenese e, appresso dello sbarco di Sapri, scriveva al Generale Turr: “Il latore v’informerà di ogni cosa, io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso scriverò” (232), mentre la sera stessa deviava verso il Golfo di Policastro per raggiungere Tortora dove pernottò.”. Amedeo Fulco, a p. 133, continuando il suo racconto scriveva:  “L’evento storico è confermato, oltre che da fonti orali, da una lettera con firma autentica di Garibaldi datata da Roma 7 febbraio 1875 e conservata in casa Lomonaco, e dall’accenno che ne fece Pietro Melazzi Lomonaco, presidente della Società Operaia Silvio Curatolo di Aieta, nel suo discorso commemorativo di Garibaldi, tenuto ai soci di quel soldalizio il 9 luglio 1882. “Il 3 settembre 1860- egli disse – il Comune vicino di Tortora ebbe l’onore e il piacere di alloggiarLo fra le sue mura; anzi dimorò per varie ore in casa di mio fratello Biagio ch’è domiciliato e residente a Tortora, ove prese una refezione insieme ai Generali Bixio, Cosenz, Medici e Bertani, soli, senza niuna forza”. Scrisse il Bertai di quel viaggio: “La luna splende sui monti, l’aria fresca ci tiene svegli. Per la costa del monte arriviamo in vista della spiaggia. Giunge una barca da Maratea. Tutti e sette vi entriamo. I due naviganti etc…”. Michelangelo Pucci (….), a pp. 101-102, in proposito scriveva che: “Fonti. Fra le prove sicure del passaggio di Garibaldi per Tortora ci sono anzitutto quelle orali raccolte nel corso della generazione successiva a quella dei protagonisti dell’avvenimento: 1) la tradizione popolare e quella familiare dei Lomonaco, attendibile poiché menziona fatti risalenti ad appena due generazioni prima che il Fulco la raccogliesse (2) (il figlio di don Biagio Lomonaco, Guglielmo, è vissuto fino al 1923); 2) la testimonianza di Paolo Maceri, che, allora adolescente pastorello, aveva visto, al passo del Carro, passare il gruppo dei generali capeggiati da Garibaldi, al quale aveva anche fornito informazioni sulla via per Tortora, racconto da lui ripetuto infinite volte nella sua lunga vita (1); la testimonianza è stata raccolta per ascolto diretto da Amedeo Fulco e riportata nell’opera citata (2); 3) la menzione dell’evento da parte dell’aietano don Pietro Lomonaco, fratello di don Biagio Lomonaco Melazzi, nel discorso tenuto il 9 luglio 1882 ai soci della Società Operaia ‘Silvio Curatolo’ della quale don Pietro era il Presidente (2), per commemorare la morte di Garibaldi, avvenuta il 2 giugno 1882.”. Pucci, a p. 102, nella nota (2) postillava: “(2) Amedeo Fulco, Memorie storiche di Tortora – Rubettino – Soveria Mannelli, 2002, pag. 129 e ssg.”. Pucci, a p. 102, nella nota (3) postillava: “(3) ‘Edizione nazionale degli scritti di Giuseppe Garibaldi’, vol. 11, Epistolario, vol. 5: 1860 (a cura di Massimo De Leonardis), Istituto per la Storia del Risorgimento italiano, Roma, 1988, p. 229.)”. Riccardo Finelli (….), nel suo “150 anni dopo – ai quaranta all’ora sulle tracce di Garibaldi”, a p. 149-150, in proposito scriveva che: “…ti guida lungo il più stretto Corso Garibaldi del mondo, la stradiccuiola che taglia longitudinalmente Tortora fino alla punta della falesia, dimensionata al millimetro per farci passare un asino carico di due “cofani” (le gerle). E proprio in fondo al “corso” si trova il palazzo Melazzi-Lo Monaco, che ospitò Garibaldi per un pranzo veloce. La solita famiglia nobiliare che nel paese di turno si faceva campionessa di garibaldismo. Michelangelo ti spiega quello che in parte già sai. “Garibaldi fin dal suo sbarco in Sicilia si appoggiò proprio a baroni e possidenti”, ti dice, “perché in un sistema di fatto feudale, questi avevano il controllo fisico della gente. Pensi a quello che è successo a Tortora. Quella mattina si sapeva che Garibaldi sarebbe passato per il paese. Ai contadini la cosa però interessava ben poco. Sarebbero rimasti volentieri nei campi se le famiglie nobili di Tortora, primi fra tutti i Melazzi-Lo Monaco, non li avessero letteralmente obbligati ad attendere l’arrivo del Generale e a festeggiarlo”.

Nella notte tra il 2 e il 3 settembre 1860, a Tortora, Garibaldi pernottò in casa di don EMANUELE LOMONACO-MELAZZI 

(Foto n….) la foto illustra la camera da letto dove dormì Garibaldi in casa di Don Biagio Lomonaco-Melazzi – foto tratta dal testo di Amedeo Fulco

Pare che Garibaldi abbia pernottato in casa del barone Emanuele Lomonaco Melazzi di Tortora ce ricevette il piccolo gruppo di generali insieme al Dittatore di Sicilia. Biagio Moliterni (….) scriveva che, il 9 luglio 1882 Pietro Lomonaco-Melazzi lo rievocò in un discorso tenuto alla Società Operaia «Silvio Curatolo» di Aieta: «Il 3 settembre 1860 il Comune vicino di Tortora ebbe l’onore e il piacere di alloggiarlo fra le sue mura; anzi dimorò per varie ore in casa di mio fratello Biagio ch’è domiciliato e residente a Tortora, ove prese una refezione insieme ai Generali Bixio, Cosenz, Medici e Bertrani, soli, senza niuna forza». L’evento è confermato da un telegramma che l’Eroe dei Due Mondi inviò il 7 febbraio 1875 allo stesso don Biagio Lomonaco Melazzi: «Caro Melazzi, Grazie per la vostra del 1° e per il gentile ricordo. Salutatemi il fratello  …Vostro G. Garibaldi». Michelangelo Pucci, ancora, a p……, in proposito trascriveva che: ”Garibaldi, partito a cavallo da Rotonda verso le quattro del mattino del 3 settembre insieme con il generale Bixio, Cosenz, Medici e Bertani … venne a Tortora preceduto da un corriere recante una missiva segreta per Don Biagio Maceri, medico umanista e filosofo, il cui figlio, Francesco, aveva sposato una De Rinaldis, donna Filomena, … dopo aver ricevuto assicurazione di non andare incontro a spiacevole avventura……Era lunedi … verso le 10,30” giunsero alla piazzetta Sandu Jàculu … “seguirono le presentazioni dei ‘notabili’ del paese, del clero … andò in casa di Don Biagio Lomonaco Melazzi, genero di Don Biagio Maceri per averne sposato la figlia Teresa,” etc…”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 27-28, in proposito scriveva che: Dopo breve sosta, nel susseguente mattino, a Tortora in casa Lomonaco, etc…”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a p. 27, riferendosi a Garibaldi il 3 settembre 1860 fermatosi a Tortora, in proposito scriveva che: Dopo breve sosta, nel susseguente mattino (3 settembre), a Tortora in casa Lomonaco, quell’eletta comitiva raggiunge la deserta spiaggia di Castrocucco etc…”. Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, Napoli, 1960, ristampato dal Comune di Tortora a cura di Aleardo Dino Fulco, nel cap. V, a pp. 131-132-133, in proposito scriveva che: “….e in corteo si andò in casa di Don Biagio Lomonaco Melazzi, genero di Don Biagio Maceri per averne sposato la figlia Teresa, dove, nella “galleria” affollata di gente, Garibaldi e i suoi generali, dopo avere amirato il magnifico affresco del soffitto dipinto dal neoclassico Genesio Gualtieri nel 1804 e raffigurante Mosé salvato dalle acque del Nilo, si riposarono dalla fatica del viaggio a cavallo da Rotonda a Tortora, e fecero colazione. Etc…”. Alfredo Schettini (….), nel suo “Trecchina nel presente e nel passato – 1936”, del 1947, Tip. Ferrari, Alessandria, a pp. 69-70, in proposito scriveva che: Il Generale, che fu ospitato in casa Lomonaco-Melazzi, scese quindi alla marina di Maratea.”. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 311-312, in proposito scriveva: Qui sostano e sono ospitati in casa di Emanuele Lomonaco-Melazzi, ove passano il resto della notte. Etc…”. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a p. 314, in proposito scriveva: “Anche a Tòrtora Garibaldi è fatto segno ad accoglienze entusiastiche. Una deputazione di gentildonne, tra le quali il Maturi ricorda ‘Isabella Lauria Palagano’, lo attende all’ingresso del paese. Egli è ospitato – come abbiamo detto – coi suoi in casa Lomonaco-Melazzi e vi riposa nel resto della notte dal 2 al 3. A Tòrtora (l’erede dell’antica Blanda-Julia, prima greca poi colonia romana) anche oggi si mostra al visitatore la stanza in cui il Dittatore dormì e con le stesse suppellettili di allora: il letto e il sofà. Si racconta che, accarezzando con affetto paterno un ragazzetto che gli si presentò, gli disse: “Cresci per la Patria”. E, a memoria del suo passaggio, vi si conserva un quadro in cui si legge: “Giuseppe Garibaldi – Di passaggio alla conquista di Napoli – A 3 settembre 1860 – Onorò colla sua dimora – Questa casa – A tanto nome – Il mondo intero s’inchina”. E si conserva tuttavia la seguene letterina, datata da Roma il 7 febbraio ’75, diretta dal Generale al Melazzi, dalla quale mi fece prendere visione il compianto notaio di Aieta Nicola Lomonaco: “Caro Melazzi, Grazie della vostra del 1° e per il generale ricordo. Salutatemi il fratello e credetemi sempre – Vostro G. Garibaldi”. Questi rimase grato al suo ospite di Tòrtora. La letterina, contrariamente a quanto dice il Maturi che la riporta nel suo opuscolo, non è tutto di pugno del Generale, soltanto la firma è sua, il resto è scritto dal Basso, suo segretario particolare.”Orazio Campagna (…), nel suo ‘La “Regione Mercuriense” nella storia delle comunità costiere da Bonifati a Palinuro’, pubblicato nel 1982, a p. 244, nella nota (199) postillava: “(199) L’avvenimento è ricordato da una iscrizione su marmo, posto sulla facciata di casa Lomonaco.”. Alessandro Serra (….), nel suo L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 331-332, in proposito scriveva che: Ma nonostante il bel chiaro di luna, la comitiva sbagliò la strada ed andò a finire a Tortora, dove, stanca, si riposò quella notte, e dove ancora si mostra la stanza in cui dormì Garibaldi.”. Serra, a p. 332, nella nota (12) postillava: “(12) A. Pepe, Nel 150° Annuale della nascita di Garibaldi A. La marcia attraverso il Bruzio ed una deviazione improvvisa, in “Brutium”, Reggio Calab., novembre-dicembre 1957. V. anche la sua comunicazione al 2° Congresso Storico Calabrese in questi Atti.”. Michelangelo Pucci (….), nel suo “Tortora – Natura, Storia Cultura”, a p. 98 ci parla della “Cronaca del viaggio di Garibaldi da Rotonda al Fortino” ed in proposito scriveva che: “….raggiunsero la casa dei Melazzi-Lomonaco in fondo al paese, dove Garibaldi e suoi sostarono per riposarsi e rifocillarsi (2).”. Pucci, a p. 102, nella nota (2) postillava: “(2) Amedeo Fulco – Memorie storiche di Tortora – Rubettino – Soveria Mannelli 2002, pag. 129 e segg.”. Amedeo Fulco, a p. 133, continuando il suo racconto scriveva:  “L’evento storico è confermato, oltre che da fonti orali, da una lettera con firma autentica di Garibaldi datata da Roma 7 febbraio 1875 e conservata in casa Lomonaco, e dall’accenno che ne fece Pietro Melazzi Lomonaco, presidente della Società Operaia Silvio Curatolo di Aieta, nel suo discorso commemorativo di Garibaldi, tenuto ai soci di quel soldalizio il 9 luglio 1882. “Il 3 settembre 1860- egli disse – il Comune vicino di Tortora ebbe l’onore e il piacere di alloggiarLo fra le sue mura; anzi dimorò per varie ore in casa di mio fratello Biagio ch’è domiciliato e residente a Tortora, ove prese una refezione insieme ai Generali Bixio, Cosenz, Medici e Bertani, soli, senza niuna forza”. Scrisse il Bertai di quel viaggio: “La luna splende sui monti, l’aria fresca ci tiene svegli. Per la costa del monte arriviamo in vista della spiaggia. Giunge una barca da Maratea. Tutti e sette vi entriamo. I due naviganti etc…”. Michelangelo Pucci (….), a pp. 101-102, in proposito scriveva che: “Fonti. Fra le prove sicure del passaggio di Garibaldi per Tortora ci sono anzitutto quelle orali raccolte nel corso della generazione successiva a quella dei protagonisti dell’avvenimento: 1) la tradizione popolare e quella familiare dei Lomonaco, attendibile poiché menziona fatti risalenti ad appena due generazioni prima che il Fulco la raccogliesse (2) (il figlio di don Biagio Lomonaco, Guglielmo, è vissuto fino al 1923); 2) la testimonianza di Paolo Maceri, che, allora adolescente pastorello, aveva visto, al passo del Carro, passare il gruppo dei generali capeggiati da Garibaldi, al quale aveva anche fornito informazioni sulla via per Tortora, racconto da lui ripetuto infinite volte nella sua lunga vita (1); la testimonianza è stata raccolta per ascolto diretto da Amedeo Fulco e riportata nell’opera citata (2); 3) la menzione dell’evento da parte dell’aietano don Pietro Lomonaco, fratello di don Biagio Lomonaco Melazzi, nel discorso tenuto il 9 luglio 1882 ai soci della Società Operaia ‘Silvio Curatolo’ della quale don Pietro era il Presidente (2), per commemorare la morte di Garibaldi, avvenuta il 2 giugno 1882.”. Pucci, a p. 102, nella nota (2) postillava: “(2) Amedeo Fulco, Memorie storiche di Tortora – Rubettino – Soveria Mannelli, 2002, pag. 129 e ssg.”. Pucci, a p. 102, nella nota (3) postillava: “(3) ‘Edizione nazionale degli scritti di Giuseppe Garibaldi’, vol. 11, Epistolario, vol. 5: 1860 (a cura di Massimo De Leonardis), Istituto per la Storia del Risorgimento italiano, Roma, 1988, p. 229.)”.

Nel 3 settembre 1860, a Tortora, l’arresto poi non eseguito del Notaio di Tortora Francesco MARSIGLIA (che in seguito sarà Notaio a Scalea)

Arrivato a Tortora, Garibaldi fu festeggiato da una folla di curiosi e di astanti che erano stati preparati dal Sindaco, don Biagio Maceri. Maceri però si accorse che all’incontro ed ai festeggiamenti organizzati a Tortora per Garibaldi non era intervenuto il Notaio del posto, don Francesco MARSIGLI. Infatti, arrivati a Tortora le bella comitiva di Garibaldi fu ospitata in casa del barone don Biagio Lomonaco-Melazzi, dove Garibaldi incontrò diverse autorità del paese e della zona. Garibaldi “…si informò sul paese, sulle famiglie, soprattutto su quelle dei notabili e così emerse e fu notata l’assenza del notaio don Francesco Marsiglia, una delle maggiori personalità della comunità tortorese, devoto ai Borboni.”. Vi sono alcune versioni dell’episodio e dell’accaduto. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “…..A Tortora fu entusiasticamente acclamato dalla popolazione e ricevuto alle porte del paese da una deputazione di distinte signore, tra cui Isabella Lauria Pelagano. Si recò in casa del sacerdote don Giuseppe Salmena, noto per le sue idee anti borboniche e acceso fautore di Garibaldi. L’eroe dei Mille ebbe dal Salmena e dal Vice Pretore don Biagio Lomonaco-Melazzi esaurienti informazioni sulla situazione locale e dei paesi vicini. etc…”. Dunque, Guida aggiunge particolari che in altri autori non ho trovato. Guida scriveva che Garibaldi, arrivato a Tortora fu acclamato da una depiutazione di Signore tra cui ISABELLA LAURIA PALAGANO. Dice pure che Garibaldi si recò nella casa di GIUSEPPE SALMENA, noto per le sue idee antiborboniche e acceso fautore di Garibaldi. Guida scrive pure che Garibaldi ebbe da Salmena e dal Vice-Pretore di Tortora, don BIAGIO LOMONACO-MELAZZI molte informazioni utili sulla locale situazione dei paesi vicino compreso Tortora e Castrocucco. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 456, trascrive il Bertani (….), che annotava nel suo taccuino (documenti consultati dalla White): “Alle otto e mezzo il generale, Cosenz, io, Rosagutti, Nullo, Basso, Gusmaroli sui muli, cavalchiamo per strade orribili. Il generale alla testa, noi seguendo in silenzio. La luna splende sui monti; l’aria fresca ci tiene svegli. Scena caratteristica: un prete concitato vuole l’ordine di arresto per il notaio Marsigli che accusa di delitti reazionari; reclama giustizia pel martirio sofferto: il popolo si affolla, mormora contro il prete. Entra il Sindaco; risulta che il prete è cattivo e fanatico, che suo fratello ha defraudata la sorella del notaio. “Fate far la pace voi, mio bello,” dice una buona vecchierella al generale il quale, ordinando il rilascio del notaio, raccomanda la pace fra le due famiglie; al popolo di armarsi per combattere. Il prete furioso ! Nella sua faccia, nel suo inveire si vede il reazionario; chi sà quanto male ha fatto e farà. Per la costa del monte arriviamo in vista della spiaggia.”. Michelangelo Pucci (….), nel suo “Tortora – Natura, Storia Cultura”, a p. 96 ci parla della “Cronaca del viaggio di Garibaldi da Rotonda al Fortino” ed in proposito scriveva che: Bertani nel suo diario non nomina Tortora, né i vari personaggi tortoresi protagonisti dell’evento, ad eccezione della vicenda del notaio don Francesco Marsiglia, del quale era stata sollecitata da un prete a lui avverso una punizione, concretizzata da Garibaldi in un ordine di arresto, revocato poi per la disapprovazione della folla e per l’intervento del sindaco. L’episodio, interpretato dal Bertani come una bega tra famiglie, è effettivamente avvenuto a Tortora etc…”. Sempre il Pucci, a p. 100, in proposito scriveva che: “Dopo la breve sosta di poco più di un paio d’ore a Casa Lomonaco, Garibaldi, a metà mattinata verso le ore 10, partì da Tortora prendendo precauzionalmente in ostaggio Domenico Marsiglia, giovane figlio di don Francesco Marsiglia, percorrendo la mulattiera che tuttora scende alla marina attraversando le contrade San Brancato, Crisose e Castrocucco. Etc…”. Pucci, a p. 102, nella nota (2) postillava: “(2) Amedeo Fulco – Memorie storiche di Tortora – Rubettino – Soveria Mannelli 2002, pag. 129 e segg.”. Michele Lacava, nella sua “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 701, in proposito scriveva che: “Il 1 settembre il Generale Garibaldi era a Cosenza; La notte del 2 Settembre al 3 con sei compagni scese Laino al mare; il giorno 3 va per mare a Sapri; da Sapri l’indomani martedì 4 Settembre parte e giunge al Fortino…..Il giorno 2 settembre toccò Rotonda (1), primo paese della Basilicata.”. Lacava, a p. 700, nella nota (1) postillava: “(1) Riportiamo dall’opera del Racioppi. Etc…”. Lacava, a p. 702, continuando il suo racconto scriveva pure che: “La sera del giorno 2 il Generale Garibaldi da Rotonda parte in carrozza e giunge nelle vicinanze di Laino; abbandona la rotabile e prende la via del fiume Lao, e scende al mare nella spiaggia tra Tortora e Scalea, per non incontrarsi in Lagonegro coi soldati di Caldarelli, che ancorchè inermi, ed avessero capitolato, commettevano delle ruberie ed altri eccessi. Per mare si portò a Sapri etc…”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a p. 27, riferendosi a Garibaldi il 3 settembre 1860 fermatosi a Tortora, in proposito scriveva che: Dopo breve sosta, nel susseguente mattino (3 settembre), a Tortora in casa Lomonaco, etc…”. Dunque, Pesce, sulla scorta del Lacava (….), scriveva che Garibaldi e la sua piccola comitiva (Bertani etc..), il 3 settembre 1860, di mattino, si fermò a Tortora in casa Lomonaco. Michelangelo Pucci (….), nel suo “Tortora – Natura, Storia Cultura”, a p. 96 ci parla della “Cronaca del viaggio di Garibaldi da Rotonda al Fortino” ed in proposito scriveva: “Bertani nel suo diario non nomina Tortora, né i vari personaggi tortoresi protagonisti dell’evento, ad eccezione della vicenda del notaio don Francesco Marsiglia, del quale era stata sollecitata da un prete a lui avverso una punizione, concretizzata da Garibaldi in un ordine di arresto, revocato poi per la disapprovazione della folla e per l’intervento del sindaco. L’episodio, interpretato dal Bertani come una bega tra famiglie, è effettivamente avvenuto a Tortora etc…”. Michelangelo Pucci (….), nel suo “Tortora – Natura, Storia Cultura”, a p. 98 ci parla della “Cronaca del viaggio di Garibaldi da Rotonda al Fortino” ed in proposito scriveva che: La mattina, intorno alle ore 7,30, il gruppo arrivò a Tortora dove trovò ad acclamarlo la schiera dei notabili, le autorità comunali e la folla dei paesani vestiti a festa organizzati e istruiti dai loro padroni. Era lunedì 3 settembre 1860. Dopo un discorso di benvenuto da parte di don Biagio Maceri, tra due ali di popolo festante e osannante, il gruppo di Garibaldi e quello dei notabili raggiunsero la casa dei Melazzi-Lomonaco in fondo al paese, dove Garibaldi e suoi sostarono per riposarsi e rifocillarsi (2). Le fonti non ci dicono se la sosta del Generale sia costata la consegna della cassa comunale, secondo il suo costume, documentato in più casi, di svuotare la tesoreria dei paesi di passaggio della truppa, ma è ragionevole pensare di sì, perché egli non si accontentava delle sole parole di adesione, questa doveva concretizzarsi o con il contributo in uomini o con quello finanziario (5).”. Pucci, a p. 102, nella nota (5) postillava: “(5) R. Fanelli – 150 anni dopo – ai quaranta all’ora sulle tracce di Garibaldi – Incontri Editrice – pag. 154 e segg.”. Pucci, a p. 102, nella nota (6) postillava: “(6) Agostino Bertani – Ire politiche d’Oltretomba, Tipografia G. Polizzi e CO – Firenze, 1869, pag. 71”. Michelangelo Pucci (….), nel suo “Tortora – Natura, Storia Cultura”, a p. 99 ci parla della “Cronaca del viaggio di Garibaldi da Rotonda al Fortino” ed in proposito scriveva che: “A casa di don Biagio Lomonaco-Melazzi, genero di don Biagio Maceri, gli ospiti furono fatti accomodare nel salone dove fu servita una colazione. Garibaldi si informò sul paese, sulle famiglie, soprattutto su quelle dei notabili e così emerse e fu notata l’assenza del notaio don Francesco Marsiglia, una delle maggiori personalità della comunità tortorese, devoto ai Borboni. Su questo episodio esistono due versioni che concordano sul se ma divergono sul come. La versione di A. Fulco (2) il quale riferisce, ripetendo la tradizione orale, che la denuncia contro il Marsiglia era partita dal sindaco che aveva balenato il timore di possibili attentati da parte di uomini fedeli al Marsiglia; egli riporta pure che Garibaldi, seduta stante, ne ordinò l’arresto e la fucilazione immediata; il medesimo continua attribuendo all’intercessione del sac. don Mansueto Perrelli la revoca dell’ordine. La versione di Agostino Bertani (1), presente al fatto, il quale invece afferma che la denuncia contro il Marsiglia era stata mossa da un prete che lo accusò di delitti reazionari, ma non fa cenno alla condanna a morte ma ad un semplice arresto; Bertani prosegue ascrivendo il rilascio dell’accusato all’intervento della folla, alla mediazione del sindaco e alla invocazione di una ‘vecchierella (1).”. Pucci, a p. 102, nella nota (1) postillava: “(1) Jessie White Mario in “Agostino Bertani e i suoi Tempi – ed. G. Barbera – Firenze 1888, pag. 455-456”. Michelangelo Pucci, ancora, a p……, in proposito trascriveva dal racconto raccolto dal Fulco, ed in proposito scriveva che: Garibaldi, partito a cavallo da Rotonda verso le quattro del mattino del 3 settembre insieme con il generale Bixio, Cosenz, Medici e Bertani … venne a Tortora preceduto da un corriere recante una missiva segreta per Don Biagio Maceri, medico umanista e filosofo, il cui figlio, Francesco, aveva sposato una De Rinaldis, donna Filomena, … dopo aver ricevuto assicurazione di non andare incontro a spiacevole avventura Era lunedi … verso le 10,30” giunsero alla piazzetta Sandu Jàculu … “seguirono le presentazioni dei ‘notabili’ del paese, del clero … andò in casa di Don Biagio Lomonaco Melazzi, genero di Don Biagio Maceri per averne sposato la figlia Teresa,” … qui fu però notata l’assenza …di Don Francesco Marsiglia, avvocato e notaio, … Si vuole che il Sindaco avesse fatto balenare nella mente degli ospiti l’eventualità di un’ imboscata da parte degli uomini (del Marsiglia) … si vuole che sarebbe stata questa la ragione per la quale Garibaldi avesse stilato … l’ordine di cattura e fucilazione di Don Francesco Marsiglia … lacerato per intercessione del dotto sacerdote don Mansueto Perrelli … il loro imbarco avvenuto nei pressi del promontorio della Gnola in territorio di Maratea alle ore 14 dello stesso giorno”. Amedeo Fulco (….), nel suo, “Memorie storiche di Tortora con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, Napoli, 19….., aveva scritto sull’episodio del Notaio Marsigli. Sul testo di Amedeo Fulco (….), Michelangelo Pucci, a pp. 101-102, in proposito scriveva che: “Fonti. Fra le prove sicure del passaggio di Garibaldi per Tortora ci sono anzitutto quelle orali raccolte nel corso della generazione successiva a quella dei protagonisti dell’avvenimento: 1) la tradizione popolare e quella familiare dei Lomonaco, attendibile poiché menziona fatti risalenti ad appena due generazioni prima che il Fulco la raccogliesse (2) (il figlio di don Biagio Lomonaco, Guglielmo, è vissuto fino al 1923); 2) la testimonianza di Paolo Maceri, che, allora adolescente pastorello, aveva visto, al passo del Carro, passare il gruppo dei generali capeggiati da Garibaldi, al quale aveva anche fornito informazioni sulla via per Tortora, racconto da lui ripetuto infinite volte nella sua lunga vita (1); la testimonianza è stata raccolta per ascolto diretto da Amedeo Fulco e riportata nell’opera citata (2); 3) la menzione dell’evento da parte dell’aietano don Pietro Lomonaco, fratello di don Biagio Lomonaco Melazzi, nel discorso tenuto il 9 luglio 1882 ai soci della Società Operaia ‘Silvio Curatolo’ della quale don Pietro era il Presidente (2), per commemorare la morte di Garibaldi, avvenuta il 2 giugno 1882.”. Pucci, a p. 102, nella nota (2) postillava: “(2) Amedeo Fulco, Memorie storiche di Tortora – Rubettino – Soveria Mannelli, 2002, pag. 129 e ssg.”. Pucci, a p. 102, nella nota (3) postillava: “(3) ‘Edizione nazionale degli scritti di Giuseppe Garibaldi’, vol. 11, Epistolario, vol. 5: 1860 (a cura di Massimo De Leonardis), Istituto per la Storia del Risorgimento italiano, Roma, 1988, p. 229.)”. Infatti, Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, stampato a Sarno-Napoli, 1960, nel cap. V, a pp. 165-166 e ssg., in proposito scriveva che: “….Qui fu però notata l’assenza d’uno degli esponenti maggiori del paese. Trattavasi di Don Francesco Marsiglia, avvocato e notaio, uomo molto devoto alla causa dei Borboni, il quale, saputo dell’arrivo a Tortora di Garibaldi, aveva preferito, coerente coi suoi principi apertamente professati, rimanersene a casa, in disparte. Si vuole perciò che il Sindaco avesse fatto balenare nella mente degli ospiti l’eventualità d’un’imboscata da parte di uomini fedeli a costui nel posieguo del viaggio fino a mare, e si vuole inoltre che sarebe stata questa la ragione per la quale Garibaldi avesse immediatamente stilato, stesso in casa Lomonaco, un ordine di cattura e di fucilazione seduta stante di Don Francesco Marsiglia, ordine che fu poi lacerato per intercessione del dotto sacerdote Don Mansueto Perrelli e raccolto da Biagio Manzi ai piedi di Garibaldi, in quattro pezzi. Comunque Garibaldi e i suoi, generali vollero le loro assicurazioni e presero in ostaggio fino al loro imbarco, avvenuto nei pressi del promontorio della Gnola, in territorio di Maratea, alle ore 14 dello stesso giorno, il giovanetto Domenico Marsiglia, che fu portato con sé a cavallo dal Generale Medici.”. Anche in questo caso, Fulco, scrive di questa notizia di cui non si capisce la provenienza e ci parla del giovinetto preso in ostaggio a Tortora dal generale MEDICI, che non mi risulta essere nella comitiva che accompagnava Garibaldi. Si sa che Garibaldi da Tortora si portò a Castrocucco dove passò a salutare il barone Labanchi. Fusco, a questo punto del racconto cita il Diario di Agostino Bertani, unico testimone di questi eventi. Fulco prima dice che Bertani scriveva essere in cinque in tutto e ora accenna a sette. Inoltre nutro dei dubbi sulla presenza di Nino Bixio e di Medici. Come Vedremo Bixio non era con Garibaldi e neanche MEDICI. Si sa che Garibaldi da Tortora si portò a Castrocucco dove passò a salutare il barone Labanchi. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 311-312, in proposito scriveva: “….entrano a Tòrtora. Qui sostano e sono ospitati in casa di Emanuele Lomonaco-Melazzi, ove passano il resto della notte. La mattina del 3, scendono alla marina…..etc…”. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, a pp. 313-314, in proposito scriveva: “Un prete reazionario. La delusione degli Scaleoti. Il ricevimento di Tòrtora. Il Bertani, nel suo Diario, dimentica molte cose: il pernottamento a Tòrtora e il nome delle contrade e dei paesi che la comitiva attraversa nella lunga cavalcata. Parla di un arco trionfale a ‘Casaletto’ (quale?), e di una scena abbastanza caratteristica, indice dello stato in cui versano le popolazioni che chiedono giustizia, nonchè delle lotte personali e di famiglie che vorrebbero passare per lotte di partiti, ma non ne dice il luogo. Questa scenetta, a nostro avviso, doveva essere accaduta lungo il tratto che da Tòrtora scende al mare, come si rileva dalle stesse parole del Bertani, perchè accadde quando il Generale e i suoi compagni “per la costa del monte arrivano in vista della spiaggia”. “Un prete concitato- si legge nel Diario – vuole l’ordine d’arresto per il notaio ‘Marsigli’ che accusa di delitti reazionari; reclama giustizia sul martirio sofferto: il popolo si affolla, mormora contro il prete. Entra il sindaco; risulta che il prete è cattivo e fanatico, che suo fratello ha defraudata la sorella del notaio. “Fate far la pace voi, mio bello”, dice una buona vecchierella al generale, il quale, ordinando il rilascio del notaio, raccomanda la pace fra le due famiglie; al popolo di armarsi per combattere. Il prete furioso! Nella sua faccia, nel suo inveire si vede il reazionario; chi sa quanto male ha fatto e farà”. (Il notaio di cui si parla – ‘Marsiglia’ e non ‘Marsigli’ – era di quelle parti e fu dopo per molti anni notaio di Scalea, capoluogo di Mandamento). Etc…”. Orazio Campagna (…), nel suo ‘La “Regione Mercuriense” nella storia delle comunità costiere da Bonifati a Palinuro’, pubblicato nel 1982, a p. 244 parlando di Tortora, in proposito scriveva che: Il miraggio giacobino e riformista durò meno d’un decennio, anche se, nonostante la restaurazione e le conseguenti repressioni borboniche, la fiammella della libertà alitò ancora sotto la cenere. E l’attesa ebbe il più ambito dei premi: il 3 settembre 1860, in pieno mattino, giunse fra questa gente, semplice e generosa, il più semplice e generoso degli eroi, Giuseppe Garibaldi (199).”. Campagna, a p. 244, nella nota (199) postillava: “(199) L’avvenimento è ricordato da una iscrizione su marmo, posto sulla facciata di casa Lomonaco.”. Biagio Moliterni su un blog in rete scriveva che: “L’unica eccezione fu quella del notaio Francesco Marsiglia che, fedele al regime borbonico, si rifiutò di rendere omaggio all’Eroe e che per questo motivo rischiò di essere passato per le armi. L’ordine di fucilazione fu però strappato dallo stesso Garibaldi, il quale, per intercessione del sacerdote don Mansueto Perrelli, optò per la presa in ostaggio del giovane figlio del notaio, Domenico. Questi, portato con sé a cavallo dal Medici, fu poi liberato intorno alle ore 14,00, ovvero nel momento in cui il gruppo di garibaldini, lasciata Tortora, si imbarcò per Sapri all’Agnola di Castrocucco, in territorio di Maratea.”. Sempre il Moliterni, cita un altro testo aimè introvabile, il testo di A. Pepe (….), I sei garibaldini che passarono da Tortora assieme col Generale il 3 settembre 1860, in “Cronaca di Calabria” del 2 ottobre 1960 (Gazzettino Calabrese) del 2 ottobre 1960. Moliterni aggiunge che: “P.S. Il sedicenne Carlo Mazzei di Maratea, nipote acquisito di don Biagio Maceri, raggiunse i garibaldini a Lagonegro e morì in battaglia il 1° ottobre 1860 presso Aversa. Era anche chi ci credeva davvero!”. Biagio Moliterni (….), sul blog “Abystron.org” così riepilogava la giornata di Garibaldi a Tortora: Il folto corteo raggiunse quindi la casa di don Biagio Lomonaco Melazzi, genero di don Biagio Maceri per averne sposato la figlia Teresa. L’unica eccezione fu quella del notaio Francesco Marsiglia che, fedele al regime borbonico, si rifiutò di rendere omaggio all’Eroe e che per questo motivo rischiò di essere passato per le armi. L’ordine di fucilazione fu però strappato dallo stesso Garibaldi, il quale, per intercessione del sacerdote don Mansueto Perrelli, optò per la presa in ostaggio del giovane figlio del notaio, Domenico. Questi, portato con sé a cavallo dal Medici, fu poi liberato intorno alle ore 14,00, ovvero nel momento in cui il gruppo di garibaldini, lasciata Tortora, si imbarcò per Sapri all’Agnola di Castrocucco, in territorio di Maratea.”. Quì si riferisce a prima della partenza da Castrocucco per Sapri. Biagio Moliterni (….), sul blog “Abystron.org” così riepilogava la giornata di Garibaldi a Tortora: Ad accoglierlo, all’ingresso del paese, c’erano don Biagio Maceri, nell’occasione nominato Capitano della guardia nazionale, e l’intera popolazione in festa, opportunamente “indottrinata” dai notabili locali, in parte massoni, che, un po’ perché credevano nell’ideale unitario e, forse, molto di più per tutelare i propri interessi, erano passati in massa dalla parte del vincitore. Il folto corteo raggiunse quindi la casa di don Biagio Lomonaco Melazzi, genero di don Biagio Maceri per averne sposato la figlia Teresa. L’unica eccezione fu quella del notaio Francesco Marsiglia che, fedele al regime borbonico, si rifiutò di rendere omaggio all’Eroe e che per questo motivo rischiò di essere passato per le armi. L’ordine di fucilazione fu però strappato dallo stesso Garibaldi, il quale, per intercessione del sacerdote don Mansueto Perrelli, optò per la presa in ostaggio del giovane figlio del notaio, Domenico. Questi, portato con sé a cavallo dal Medici, fu poi liberato intorno alle ore 14,00, ovvero nel momento in cui il gruppo di garibaldini, lasciata Tortora, si imbarcò per Sapri all’Agnola di Castrocucco, in territorio di Maratea. Prima della partenza, il Generale etc…”. Quì si riferisce a prima della partenza da Castrocucco per Sapri. Michelangelo Pucci, ancora, a p……, in proposito trascriveva che: ”Garibaldi, partito a cavallo da Rotonda verso le quattro del mattino del 3 settembre insieme con il generale Bixio, Cosenz, Medici e Bertani … venne a Tortora preceduto da un corriere recante una missiva segreta per Don Biagio Maceri, medico umanista e filosofo, il cui figlio, Francesco, aveva sposato una De Rinaldis, donna Filomena, … dopo aver ricevuto assicurazione di non andare incontro a spiacevole avventura …il primo tortorese a veder Garibaldi e i suoi quattro compagni di viaggio fu mastro Paolo Maceri , allora adolescente che sulle colline del Carro badava all’armento” … “si era a due ore dall’alba … quando fui attratto dalla presenza di cinque uomini a cavallo ad un 30 metri circa da me … uno di essi mi chiamò … mi chiese se fossi di Tortora e quale il sentiero per giungevi … era Garibaldi in persona, … ne ho avuto conferma in seguito da ritratti. … Avute le informazioni richieste … ripresero il loro cammino in direzione del paese. … Era lunedi … verso le 10,30” giunsero alla piazzetta Sandu Jàculu … “seguirono le presentazioni dei ‘notabili’ del paese, del clero … andò in casa di Don Biagio Lomonaco Melazzi, genero di Don Biagio Maceri per averne sposato la figlia Teresa,” … qui fu però notata l’assenza …di Don Francesco Marsiglia, avvocato e notaio, … Si vuole che il Sindaco avesse fatto balenare nella mente degli ospiti l’eventualità di un’ imboscata da parte degli uomini (del Marsiglia) … si vuole che sarebbe stata questa la ragione per la quale Garibaldi avesse stilato … l’ordine di cattura e fucilazione di Don Francesco Marsiglia … lacerato per intercessione del dotto sacerdote don Mansueto Perrelli … il loro imbarco avvenuto nei pressi del promontorio della Gnola in territorio di Maratea alle ore 14 dello stesso giorno”. Michelangelo Pucci (….), recentemente, nel suo “Tortora – Natura – Storia – Cultura etc…”, a p. 99, in proposito scriveva che: “A casa Lomonaco-Melazzi. A casa di don Biagio Lomonaco-Melazzi, genero di don Biagio Maceri, gli ospiti furono fatti accomodare nel salone dove fu servita una colazione. Garibaldi si informò sul paese, sulle famiglie, soprattutto su quelle dei notabili e così emerse e fu notata l’assenza del notaio don Francesco Marsiglia, una delle maggiori personalità della comunità tortorese, devoto ai Borboni. Su questo episodio esistono due versioni che concordano sul se ma divergono sul come. La versione di A. Fulco (2) il quale riferisce, ripetendo la tradizione orale, che la denuncia contro il notaio era partita dal sindaco che aveva balenato il timore di possibili attentati da parte di uomini fedeli al Marsiglia, egli riporta pure che Garibaldi, seduta stante, ne ordinò l’arresto e la fucilazione immediata; il medesimo continua attribuendo all’intercessione del sac. don Mansueto Parrelli la revoca dell’ordine. La versione di Agostino Bertani (1), presente al fatto, il quale invece afferma che la denuncia contro il Marsiglia era stata mossa da un prete che lo accusò di delitti reazionari, ma non fa cenno alla condanna a morte ma ad un semplice arresto; Bertani prosegue ascrivendo il rilascio dell’accusato all’intervento del popolo, del sindaco e di una ‘vecchiarella’.”. Pucci, a p. 96, in proposito scriveva che: “Bertani nel suo diario non nomina Tortora, né i vari personaggi tortoresi protagonisti dell’evento, ad eccezione della vicenda del notaio don Francesco Marsiglia, del quale era stata sollecitata da un prete a lui avverso una punizione, concretizzata da Garibaldi in un ordine di arresto, revocato poi per la disapprovazione della folla e per l’intervento del sindaco. L’episodio, interpretato dal Bertani come una bega tra famiglie, è effettivamente avvenuto a Tortora etc…”. Sempre il Pucci, a p. 100, in proposito scriveva che: “Dopo la breve sosta di poco più di un paio d’ore a Casa Lomonaco, Garibaldi, a metà mattinata verso le ore 10, partì da Tortora prendendo precauzionalmente in ostaggio Domenico Marsiglia, giovane figlio di don Francesco Marsiglia, percorrendo la mulattiera che tuttora scende alla marina attraversando le contrade San Brancato, Crisose e Castrocucco. Etc…”. Pucci, a p. 102, nella nota (2) postillava: “(2) Amedeo Fulco – Memorie storiche di Tortora – Rubettino – Soveria Mannelli 2002, pag. 129 e segg.”. Riccardo Finelli (….), nel suo “150 anni dopo – ai quaranta all’ora sulle tracce di Garibaldi”, a pp. 150-151, facendo parlare Michelangelo Pucci, di cui era ospite e col quale visitò Tortora, che, riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “Non credo avesse disegni diabolici”, ti spiega mentre sostate nel bellissimo patio del palazzo. “Semplicemente era un avventuriero, uno a cui interessavano le imprese in sé e non tanto gli ideali di libertà e uguaglianza fra le genti. Sempre qua a Tortora si tramanda un episodio che dipinge bene il personaggio. Una volta giunto a palazzo domandò se tutte le famiglie baronali del luogo fossero presenti. Qualcuno fece notare che il rappresentante di una parte di queste, Francesco Marsiglia, di nota fede borbonica, mancava. Lui infuriato diede ordine di fucilarlo immediatamente e ci volle l’intercessione del sacerdote don Mansueto Perrelli, per ridurre Garibaldi a più miti consigli, spiegandogli anche che si trattava di un poveretto via col cervello. E in ogni caso, per evitare imboscate lungo la mulattiera che portava al mare, la pattuglia prese in ostaggio un figlio di Marsiglia, Domenico, liberato poi all’imbarco per Sapri.”.”. Dunque, in questo breve passaggio del Finelli (….) apprendiamo che, riguardo il Notaio Francesco Marsigli, il sacerdote di Tortora don Mansueto Perrelli, spiegò a Garibaldi che si trattava di “….anche che si trattava di un poveretto via col cervello.”.

DA TORTORA A SCALEA ?

Nel 3 settembre 1860, da Rotonda, Garibaldi, insieme a Cosenz, Bertani, Rosagutti, Gusmaroli, Nullo e Basso viaggiando sulla groppa di muli arrivarono a SCALEA ?

Ancora oggi vi sono evidenti sviste che peggiorano le già precarie notizie storiche sugli eventi che trattiamo. Ad esempio, vorrei citare Amedeo La Greca (….), che, nel 2001, nel suo “Appunti di Storia del Cilento”, ed. Centro di produzione culturale per il Cilento, Acciaroli, a p. 272, in proposito scriveva che: Il 4 settembre si imbarcò a Maratea e raggiunse Sapri, da dove il pomeriggio si diresse al passo del Fortino di Casaletto Spartano e da qui penetrò etc….”. Come si può leggere il La Greca scriveva due notizie errate. La prima è quella che Garibaldi si imbarcò a Maratea e l’altra è quella che Garibaldi si imbarcò il 4 settembre per andare a Sapri. Inoltre, il La Greca scriveva pure che Garibaldi “…..Sapri, da dove il pomeriggio si diresse al passo del Fortino di Casaletto Spartano e da qui penetrò etc….”, ovvero che Garibaldi partì da Sapri nel pomeriggio per andare direttamente al Fortino di Casaletto Spartano. Devo aggiungere, in proposito che alcuni storici hanno scritto che Garibaldi partì da Scalea. Fra questi vi è Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al 3 settembre, a p. 576 ed in proposito scriveva che: “A giorno fatto il Generale Garibaldi giunge con i suoi seguaci alla marina di Scalea, ed ivi avendo trovata una barcaccia con due remiganti vi monta coi Generali Cosenz e Tur con Bertani e Basso e due Uffiziali di Stato Maggiore, e fa rotta alla volta di Sapri costeggiando…Press’a poco a mezzodì il Generale Garibaldi con le persone del suo seguito sbarca alla marina di Sapri, per rimanervi il resto del giorno e la notte.”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a pp. 575-576 ed in proposito scriveva che: 2 Settembre….Anche a sera il Generale Garibaldi parte da Rotonda in carrozza indirizzandosi a Laino, anzicchè a Lagonegro, perchè consigliato a scendere alla marina di Scalea per sicurezza (1) e per non porsi a contatto con le truppe comandate dal Generale Caldarelli. A notte fatta il Generale abbandona la consolare per Laino, passa sulla via che costeggia il fiume Lao, ed intraprende coi suoi sei seguaci la marcia a schiena di mulo (2), che domattina dovrà dovrà aver termine alla marina di Scalea.”. Quandel, a p. 576, nella nota (1) postillava: “(1) In Lagonegro e nel contado lo spirito della popolazione era ostile a Garibaldi.”. Quandel, a p. 576, nella nota (2) postillava: “(2) Ire politiche d’oltre tomba, raccolte da A. Bertani.”. Quandel, a p. 576 aggiunge che: “3 Settembre. Le forze residue della 4° Brigata, comandate dal Generale Caldarelli rimarranno a riposo per l’intera giornata presso S. Lorenzo la Padula per lo stabilito la capitolazione tra il Generale sunnomato ed il Comitato centrale sovversivo della Provincia di Cosenza. A giorno fatto il Generale Garibaldi giunge coi suoi eguaci alla marina di Scalea, ed ivi avendo trovata una barcaccia con due remiganti vi monta coi Generali Cosenz e Tur con Bertani e Basso e due uffiziali di Stato Maggiore, e fa rotta alla volta di Sapri costeggiando.”. Dunque, secondo il Quandel (….), Garibaldi ed i suoi fidi compagni, che Quandel dice essere COSENZ, BERTANI, BASSO e TURR e due Ufficiali dello Stato Maggiore, non si imbarcò da Castrocucco ma da Scalea. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 908, in proposito scriveva che: “Passò la notte seguente a Cosenza, e ne ripartì il primo settembre, accompagnato da non più di trenta persone, fra ufficiali e guide. Ricordo con certezza Enrico Cosenz, che non lasciò più sino a Napoli; Turr, Corte, Caldesi, Avezzana, Musolino, Nullo, Mordini, Missori, Serafini, e due giornalisti, che erano anche volontari: Carlo Arrivabene e Antonino Gallenga, corrispondenti di giornali inglesi…..Da Rotonda, dove giunse il 2 settembre, Garibaldi scese alla marina di Scalea, dove s’imbarcò. Arrivò la sera del 3 a Sapri d’overa approdata, il giorno innanzi, la divisione di Rustow e Pianciani, la quale, ultima arrivata, divenne l’avanguardia dell’esercito garibaldino.”. Dunque, il De Cesare scriveva che Garibaldi partendosi da Cosenza, e portandosi verso Rotonda in Basilicata, era accompagnato da un gruppo di una trentina di fidati collaboratori tra i quali vi erano: Enrico Cosenz che era stato nominato generale e che non lo lasciò mai fino a Napoli; il generale Turr, Corte, Caldesi, Avezzana, Musolino, Nullo, Mordini, Missori, Serafini, e due giornalisti, che erano stati volontari: Carlo Arrivabene e Antonino Gallenga. corrispondenti di giornali inglesi. Ma non tutti accompagnarono in seguito Garibaldi a Sapri, che il 3 settembre, alla marina di Castrocucco s’imbarcò per Sapri. Vedremo in seguito che arrivati a Rotonda, Nullo sarà inviato verso il generale Caldarelli a Lagonegro per fargli trattare la resa. Memor (….), nel suo “La fine di un Regno – con prefazione di Raffaele De Cesare”, ed. ……….., a p. 461, in proposito scriveva che: “Il due settembre, Garibaldi giunse a Rotonda, povera terra del circondario di Lagonegro; e di là, per maggior sicurezza, fu consigliato a scendere alla marina di Scalea, dove s’imbarcò. Arrivò la sera del tre, a Sapri. A Sapri era approdata, il giorno innanzi, la divisione di Rustow e Pianciani, la quale, ultima arrivata, divenne l’avanguardia dell’esercito garibaldino. Il giorno quattro, il dittatore si fermò all’osteria del Fortino, presso Casalnuovo, dove ricevè Mignogna e Pietro Lacava, che lo salutarono a nome del governo provvisorio di Basilicata, e gli portarono seimila ducati, in tante piastre e colonnati: somma che riuscì gradita al dittatore, e fu spesa, in gran parte, in sussidii ai soldati di Caldarelli, i auli, dopo la capitolazione di Cosenza, si ritiravano verso Napoli, e, dopo una nuova capitolazione fatta con Garibaldi, deposero le armi. Mignogna e Lacava si unirono al dittatore, e con lui passarono la notte a Salerno, ed entrarono, il 7 settembre, a Napoli. All’alba del sei, Garibaldi fu in Auletta, dove ricevè Giacinto Albini, l’altro prodittatore di Basilicata, e lo nominò governatore della stessa provincia, con pieni poteri, E’ in quella guisa che, il giorno innanzi, a Casalnuovo, aveva nominato Bertani segretario generale della dittatura, da Auletta scrisse ai due comitati di Napoli, come invito alla concordia, queste parole: “………………………”Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, sulla scorta del De Cesare, a p. 265, in proposito scriveva che: Garibaldi aveva toccato la spiaggia nei pressi di Scalea (2 settembre), da dove era poi salpato per Sapri su una barca condotta da due soli marinai (3 settembre).”. Come si è visto dal racconto dei testimoni diretti come Agostino Bertani che era al seguito di Garibaldi, la comitiva e la barca che li portò a Sapri non proveniva da “Scalea (2 settembre), da dove era poi salpato per Sapri su una barca condotta da due soli marinai (3 settembre).”, come scrive Ebner, (il 2 settembre forse salpò da Scalea, ma il 3 settembre imbarcò la comitiva a Castrocucco dove viaggiò per mare fino alla spiaggia di Sapri. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: Garibaldi aveva toccato la spiaggia nei pressi di Scalea (2 settembre), da dove era poi salpato per Sapri su una barca condotta da due soli marinai (3 settembre). Il generale vi era stato indotto principalmente dalle insistenze di A. Dumas padre, che gli aveva scritto “invece che a Salerno potete sbarcare in tutto il Cilento, poco importa il luogo, è la terra del patriottismo” (93).”. Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, p. 130 etc..”. Ebner scriveva che dopo lo sbarco a Sapri dispose che le colonne di Teodosio de Dominicis, Gennaro Pagano e Pietro Giordano marciassero per il Vallo di Diano. Agrati scrive che la lettera si trova conservata nell’Archivio Sirtori. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, sulla scorta del De Cesare, a p. 265, in proposito scriveva che: Garibaldi aveva toccato la spiaggia nei pressi di Scalea (2 settembre), da dove era poi salpato per Sapri su una barca condotta da due soli marinai (3 settembre). Il generale vi era stato indotto principalmente dalle insistenze di A. Dumas padre, che gli aveva scritto “invece che a Salerno potete sbarcare in tutto il Cilento, poco importa il luogo, è la terra del patriottismo”(93).”. Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, p. 130 riporta da G. Oddo, I Mille di Marsala, 1866, p. 794, la notizia dello sbarco di A. Dumas ad Acciaroli.”. Ed invece, come abbiamo visto per Garibaldi non è importato poco il luogo prescelto per il suo sbarco che fu Sapri. Garibaldi seguì il suo intuito ed istinto e scelse di sbarcare a Sapri, dove peraltro aveva ordinato a Turr di fare sbarcare le altre truppe garibaldine. Tuttavia devo precisare che il Dumas, padre, aveva indicato semplicemente le coste del basso Cilento. Inoltre, come si è visto dal racconto dei testimoni diretti come Agostino Bertani che era al seguito di Garibaldi, la comitiva e la barca che li portò a Sapri non proveniva da “Scalea (2 settembre), da dove era poi salpato per Sapri su una barca condotta da due soli marinai (3 settembre).”, come scrive Ebner, (il 2 settembre forse salpò da Scalea, ma il 3 settembre imbarcò la comitiva a Castrocucco dove viaggiò per mare fino alla spiaggia di Sapri. Filippo La Gioia (….), nel suo “L’Italia redenta sotto la dinastia dei Savoia”, Lauria 1891. Vi sono anche alcuni storici dell’epoca che hanno riportato notizie diverse, come ad esempio Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 490-491, in proposito scriveva che: “LII. Da Lauria il Dittatore dirigevasi a Bosco, e di là a Lagonegro, amena città fabbricata sulla strada ed in mezzo ad altissimi monti. Le sue truppe giornalmente ingrossavano coi numerosi disertori dell’armata borbonica e colle non meno numerose squadriglie d’insorti che mancando di capi nazionali accorrevano ad arruolarsi nei battaglioni volontari. Egli passava in appresso a Sala e alla Polla , ove pose il campo , trovandosi in prossimità delle posizioni tenute dai Regii comandati dallo stesso monarca.”. Dunque, secondo il racconto di Osvaldo Perini, Garibaldi non cambiò itinerario ma da Lauria, dove passando da Rotonda era arrivato, si diresse a Bosco, odierna Nemoli e da lì arrivò a Lagonegro, che dice essere “amena città fabbricata sulla strada ed in mezzo ad altissimi monti.”. Dunque, a differenza del contemporaneo Du Champ (entrambi scrissero nel 1861), Perini non fa sbarcare Garibaldi a Sapri. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 141 e ssg., in proposito scriveva che: “Giunto a Maratea, in terra di Lucania, il 3 settembre, Garibaldi scese al mare. Ecco la ‘Costa del Sole’, illuminata dalle prime luci dell’alba, tutta brividi di arcobaleno. Qualche solitaria barca veleggiava come fantasma di poesia, e qualche canto marinaresco faceva udire la sua eco dalle incantevoli insenature della costa. Garibaldi ascoltò e seguì con lo sguardo l’impareggiabile scenario, tutto colori e musiche. Il Dittatore prese posto in una grossa barca da pesca, e veleggiò alla volta di Sapri. Eccolo, guardato da alcuni ufficiali del suo Stato Maggiore, addormentarsi per la stanchezza su un mucchio di cordami; e gli altri scrutare l’orizzonte ed a fissare, stupiti, le coste a strapiombo su di un mare denso di smeraldo. Tutto pareva fasciato di silenzio e di poesia. le grotte, i boschi, gli speroni della montagna ornati da ciuffi di bei fiori selvatici, offrivano una visione di pace e di serenità. Ecco l’Acquafredda di Lucania, e poi il vallone di ‘Mezzanotte’; e finalmente, ecco la baia di Sapri, etc…”. Carmine Manco (….), nel suo, Scalea prima e dopo- Cenni storici, Arti tipografiche, Scalea, 1969, a pp. 78-79, in proposito scriveva che: “Nei primi di settembre del 1860 Scalea fu in gioiosa agitazione: venne annunziato l’arrivo di Garibaldi. Garibaldi che doveva dal Pollino ragiungere il Tirreno seguendo il corso del fiume Lao sbagliò strada e finì a Tortora. Da qui andò alla foce del fiume Castrocucco: prese una barca che lo portò a Sapri dai legionari di Turr. Mentre a Scalea si aspettava invano, il passaggio dell’eroe dei due mondi. La gente delusa fu, in parte compensata, pochi giorni dopo, dalla visita di molti garibaldini. Una delibera comunale del 18 ottobre 1860 omologò le spese per il soggiorno dei garibaldini. Il nuovo Consiglio comunale, legalmente costituito, formto da G. De Cesare, Francesco Cupido, Emanuele Pepe, Antonio de Carlo, Biagio Siciliano, presieduto da Pepe, deliberò, nel 1861, d’intitolare il monte pecunario che portava il nome di Ferdinando Borbone a Giusepe Garibaldi. Omologò inoltre le spese dei festeggiamenti per la proclamazione del regno d’Italia. Conferì la cittadinanza onoraria ad Alessandro Dumas padre che aveva a Scalea amici e ammiratori. Giuseppe Donato Cupido fu liberato e mandato a combattere il colera a Lagonegro. La relazione e gli studi sul morbo che Egli scrisse raccolti in volumi da Scalea “consacra a Vittorio Emanuele II re d’Italia”. Nel 1866 nacque Oreste Dito etc…”. Antonio Guarasci (….), nel suo La spedizione dei mille in Calabria – Aspetti e problemi di storia Cosentina”, estratto da “Calabria nobilissima”, n. 41-42, 1961, a p. 39 in proposito scriveva che: “Occupata Cosenza, distrutto l’esercito borbonico in Calabria, la marcia di Garibaldi fino alla marina di Tortora, per Tarsia, Spezzano Albanese, Castrovillari, Morano e Laino, tra l’entusiasmo delle popolazioni, ha solo un valore documentario (46).”. Guarasci, a p. 39, nella nota (46) postillava che: “(46) Sulla marcia di Garibaldi in Calabria oltre al lavoro di C. Agrati, Da Palermo al Volturno, Milano, 1937, gli studi e le fonti più recenti sono quelli contenuti nella raccolta degli ‘Atti del 2° Congresso storico calabrese (Napoli, 1961): E. De Palma, Alcuni aspetti del 1860 in Calabria e nel Mezzogiorno; G. Cingari, Lo stabilimento di Mongiana nella crisi del 1860; G. Aromolo, La difesa borbonica delle coste Calabre e lo sbarco di Garibaldi; C. Nardi, S. c.; A. Serra, L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille; A. Pepe, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri. A queste bisogna aggiungere la recentissima e informatissima ‘Storia del Regno di Napoli (in continuazione di quella di Pietro Colletta) di Francesco De Fiore, già citata, e pubblicata da A. F. Parisi in ‘Archivio Storico per la Calabria e la Lucania’, fasc. cit.”. Si tratta del manoscritto di Francesco De Fiore, “Continuazione della Storia del Reame di Napoli di Pietro Colletta”, pubblicato da Antonio Emilio Parise in “Archivio Storico per la Calabria e la Lucania” ma, sebbene sia interessante il De Fiore ci parla della Spedizione fino alla resa di Ghio. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 701, in proposito scriveva che: “Il 1 settembre il Generale Garibaldi era a Cosenza; La notte del 2 Settembre al 3 con sei compagni scese Laino al mare; il giorno 3 va per mare a Sapri; da Sapri l’indomani martedì 4 Settembre parte e giunge al Fortino…..Il giorno 2 settembre toccò Rotonda (1), primo paese della Basilicata.”. Lacava, a p. 700, nella nota (1) postillava: “(1) Riportiamo dall’opera del Racioppi. Etc…”. Lacava, a p. 702, continuando il suo racconto scriveva pure che: “La sera del giorno 2 il Generale Garibaldi da Rotonda parte in carrozza e giunge nelle vicinanze di Laino; abbandona la rotabile e prende la via del fiume Lao, e scende al mare nella spiaggia tra Tortora e Scalea, per non incontrarsi in Lagonegro coi soldati di Caldarelli, che ancorchè inermi, ed avessero capitolato, commettevano delle ruberie ed altri eccessi. Per mare si portò a Sapri etc…”. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria della rivoluzione in Basilicata del 1860 etc…”, nel cap. VII, “Viaggio di Garibaldi a traverso la Lucania etc…”, che nella nota (1), a p. 701 postillava: “(1) Riportiamo dall’opera del Racioppi, Storia dei moti di Basilicata etc…”. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a p. 701, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, in proposito aggiungeva che: “Il 31 Agosto, Pietro mio fratello partiva con Mignogna all’incontro con Garibaldi. Il 1° Settembre il Generale Garibaldi era a Cosenza; la notte del 2 Settembre con sei compagni scese a Laino al mare; il giorno 3  va per mare a Sapri; da Sapri l’indomani martedì 4 Settembre parte e giunge al Fortino, e va a Casalnuovo; etc…(1).”. Lacava, a p. 701, nella nota (1) postillava: “(1) Riportiamo dall’opera del Racioppi: Storia dei moti di Basilicata etc…”. Lacava, a p. 702, in proposito scriveva che: “La sera del giorno 2 il generale Garibaldi da Rotonda parte in carrozza e giunge nelle vicinanze di Laino; abbandona la rotabile e prende la via del fiume Lao, e scende al mare nella spiaggia tra Tortora e Scalea, per incontrarsi in Lagonegro con i soldati di Cardarelli, ….Etc…”. Lacava, a pp. 703-704 e ssg., in proposito aggiungeva pure che: “Ed ora trascriviamo il Bertani: “Dopo una cavalcata che durò più che un’intera notte, Garibaldi discendeva la mattina del 3 settembre con sei compagni, fra i quali era anch’io, dal monte al lido di Maratea. Etc…”. Lacava, a p. 707, nella nota (1) postillava: “(1) Ire politiche d’oltre tomba, raccolte da A. Bertani, p. 71.”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a pp. 575-576 ed in proposito scriveva che: 2 Settembre….Anche a sera il Generale Garibaldi parte da Rotonda in carrozza indirizzandosi a Laino, anzicchè a Lagonegro, perchè consigliato a scendere alla marina di Scalea per sicurezza (1) e per non porsi a contatto con le truppe comandate dal Generale Caldarelli. A notte fatta il Generale abbandona la consolare per Laino, passa sulla via che costeggia il fiume Lao, ed intraprende coi suoi sei seguaci la marcia a schiena di mulo (2), che domattina dovrà dovrà aver termine alla marina di Scalea.”. Quandel, a p. 576, nella nota (1) postillava: “(1) In Lagonegro e nel contado lo spirito della popolazione era ostile a Garibaldi.”. Quandel, a p. 576, nella nota (2) postillava: “(2) Ire politiche d’oltre tomba, raccolte da A. Bertani.”. Quandel, a p. 576 aggiunge che: “3 Settembre. Le forze residue della 4° Brigata, comandate dal Generale Caldarelli rimarranno a riposo per l’intera giornata presso S. Lorenzo la Padula per lo stabilito la capitolazione tra il Generale sunnomato ed il Comitato centrale sovversivo della Provincia di Cosenza. A giorno fatto il Generale Garibaldi giunge coi suoi eguaci alla marina di Scalea, ed ivi avendo trovata una barcaccia con due remiganti vi monta coi Generali Cosenz e Tur con Bertani e Basso e due uffiziali di Stato Maggiore, e fa rotta alla volta di Sapri costeggiando.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a pp. 130 e ssg., in proposito scriveva che: “I. Egli e sei compagni, cioè il Cosenz, il Bertani, Rosagutti, Nullo, Basso e Gusmaroli, cavalcarono l’intera notte su muli, per strade orribili e scesero alla spiaggia fra Tortora e Scalea (1).”. Mazziotti, in questo passaggio confonde “Torraca” con “Tortora”. Mazziotti, a p. 130, nella nota (1) postillava: “(1) Cronistoria del Lacava, pag. 702. Il Trevelyan nel suo mirabile lavoro – Garibaldi e la formazione dell’Italia – traduzione di Emma Bice Dobelli ha descritto più diffusamente di ogni altro il viaggio del dittatore. Questi discese alla marina da un punto non molto discosto da Torraca e da Maratea.”.  Mazziotti aggiunge anche: 4 – Rosagutti; 5 – Nullo; 6 – Nullo; 7 – Gusmaroli. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a pp. 198-199, in proposito scriveva che: Così la notte del 2 settembre il Generale e la sua piccola comitiva, fra cui il Bertani e il Cosenz, lasciarono la Rotonda e la strada maestra, montati su muli, accingendosi a traversare i monti occidentali nella direzione della costa. Giunti in prossimità di Laino infilarono la gola del fiume Lao, che nessun sentiero tracciava e che essi discesero per parecchie miglia al chiaro di luna. “Eccoci qui – esclamò il Bertani – noi sette su sette muli incamminati alla conquista d’un Regno”. Dalla valle del Lao rimontano sulle alture toccando le più elevate, e di là, la mattina del 3, si calarono sulla costa a un punto non molto discosto da Tortora e da Maratea. Etc…(1)…”. La Dobelli, a p. 198, nella nota (1) postillava: “(1) Bertani, II, 184; Ms. Peard, Journal, 2 settembre”. La Dobelli, a p. 198, sebbene non vi fosse, postillava la nota (2): “(2) Forbes, 214.”. Dobelli, a p. 199, nella nota (1) postillava: “(1) Non c’è mai stata una strada su questa costa, ma dal 1860 vi fu costruita una linea ferroviaria: quelli però che passano in treno per quei tunnel non hanno idea della magnifica bellezza del paese che traversano.”. Forse riguarda il racconto dell’intinerario seguito da Garibaldi nella marcia verso il mare (verso l’estremità del Golfo di Policastro). Dunque, come si può leggere il Treveljan scriveva che: “Così la notte del 2 settembre il Generale e la sua piccola comitiva, fra cui il Bertani e il Cosenz, lasciarono la Rotonda e la strada maestra, etc…”. Dunque, Garibaldi a Rotonda cambia itinerario e decide di partire sulla groppa di muli per Laino. Treveljan vuole che Garibaldi avesse lasciato Rotonda nella notte del 2 settembre. Il senatore Giustino Fortunato (…), in un suo celebre discorso sull’argomento, Per le lapidi a’ martiri della Patria, pronunciato a Potenza il 20 settembre 1898, Fortunato ripercosse, tra studi e ricordi personali, quell’epopea così come fu vissuta da noi lucani. E Fortunato non manca di ricordare due avvenimenti legati alla nostra Maratea: il passaggio di Garibaldi in barca davanti la nostra costa e il sacrificio del nostro concittadino Carlo Mazzei (1843-1860). In questo discorso Fortunato cita il Diario di Agostino Bertani e scriveva che: “Quindici giorni dopo – continua – Garibaldi attraversa l’estremo lembo della nostra provincia. Nel diario, così poco noto, del Bertani, è cenno di quel grande avvenimento. “Il 2 settembre (egli scrive) Garibaldi, Cosenz, Rosagutti, Nullo, Gusmaroli ed io partiamo da Castrovillari, in carrozza, alle 5 antimeridiane; ovazioni a Morano: il capo degl’insorti di Potenza ci annunzia essere pronti duemila volontari. A Rotonda troviamo tutti giulivi, e mandiamo un individuo a Sapri con ordini per Türr. Alla sera, sui muli, cavalchiamo per strade orribili: il generale in testa, noi seguendo in silenzio. La luna splende su’ monti, l’aria fresca ci tiene svegli. Arriviamo all’alba in vista della spiaggia. Giunge una barca da Maratea; tutti e sette vi entriamo. Etc…”. Nel suo discorso, Fortunato cita il “Diario” di Agostino Bertani che fu pubblicato da Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi”. Infatti, Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, nel cap. XVIII “Capitolo Decimottavo – Segretario generale del Dittatore (Settembre)”, a pp. 456 e ssg., riprendendo il racconto del Bertani, in proposito scriveva che: Alle otto e mezzo il generale, Cosenz, io, Rosagutti, Nullo, Basso Gusmaroli sui muli, cavalchiamo per strade orribili. Il generale alla testa, noi seguendo in silenzio. La luna splende sui monti; l’aria fresca ci tiene svegli. Etc…”. Dunque, in questo breve passaggio dei suoi ricordi, il Bertani non nomina Tortora ma ricorda La luna splende su’ monti, l’aria fresca ci tiene svegli.”., riferendosi all’aria fresca della notte sui monti che costeggiavano il Carro, poi Aieta e poi Tortora. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, a pp. 455-456, in proposito scriveva che: “il Generale, io (Bertani), Rosagutti, Nullo, Basso, Gusmaroli sui muli, cavalcammo per strade orribili il generale alla testa, noi seguendo in silenzio. La luna splende sui monti (due giorni dopo il plenilunio); l’aria fresca ci tiene svegli. Etc…”. Il racconto prosegue con l’arrivo a Tortora, dove è ospitato in casa Lomonaco-Melazzi. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Egli, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 456, dal Diario di Bertani, in proposito scriveva che: “Alle otto e mezzo il generale, Cosenz, io, Rosagutti, Nullo, Basso, Gusmaroli sui muli, cavalchiamo per strade orribili. Il generale alla testa, noi seguendo in silenzio. La luna splende sui monti; l’aria fresca ci tiene svegli. Scena caratteristica. un prete concitato vuole l’ordine di arresto per il notaio Marsigli che accisa di delitti reazionari, reclama giustizia per il martirio sofferto: il popolo si affolla, mormora….”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a pp. 198-199, in proposito scriveva che: Così la notte del 2 settembre il Generale e la sua piccola comitiva, fra cui il Bertani e il Cosenz, lasciarono la Rotonda e la strada maestra, montati su muli, accingendosi a traversare i monti occidentali nella direzione della costa.”. La Dobelli, a p. 198, nella nota (1) postillava: “(1) Bertani, II, 184; Ms. Peard, Journal, 2 settembre”. Dunque, Treveljan, nella traduzione della Dobelli scriveva che la comitiva di Garibaldi, quando lasciò la strada carrozzabile a Rotonda e iniziò a scendere verso la costa per andare a Sapri, era composta da 1- Garibaldi; 2- Bertani; 3- Cosenz. Agostino Bertani (….), nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, dove, il Bertani, a pp. 71 e ssg., in proposito scriveva che: “Narro al pubblico per la prima volta questo piccolo episodio della campagna politica del 1860. Dopo una cavalcata che durò più che un’intiera notte, Garibaldi discendea la mattina del 3 settembre con sei compagni, fra i quali era anch’io, dal monte al lido di Maratea. Di là, trovata una barcaccia ci indirizzammo con due remiganti e costeggiando a Sapri.”. Raffaele De Cesare (….), nel suo “Una famiglia di patriotti”, a p. CCIII, in proposito scriveva che: “Garibaldi partì da Cosenza il dì appresso senza esercito, precedendone l’avanguardia e solo accompagnato dai suoi aiutanti, dalle sue guide, e dal suo ministro della Guerra, Enrico Cosenz. Attraversando il resto della Calabria, della Basilicata e la provincia di Salerno, trovò la rivoluzione compiuta dappertutto. Nessuno scrittore meglio del Racioppi ha descritto quella marcia meravigliosa e rapida (I).”. De Cesare, a p. CCIII, nella nota (I) postillava: “(I) Storia dei moti di Basilicata – Napoli, 1867.”. Giacomo Racioppi, Storia dei moti di Basilicata e delle provincie contermini nel 1860, pag. 407, Bari, Editore Laterza (prima edizione: Tip. Morelli, pagg. 343, Napoli. Raffaele De Cesare (Memor) (….), ed il suo “La fine di un Regno – Dal 1855 al 6 settembre 1860 con prefazione di Raffaele De Cesare”, ed. Città di Castello, 1900, parte II, a p. 461, in proposito scriveva che: Il due settembre, Garibaldi giunse a Rotonda, povera terra del circondario di Lagonegro; e di là, per maggior sicurezza, fu consigliato a scendere alla marina di Scalea, dove s’imbarcò. Arrivò, la sera del tre, a Sapri. A Sapri era approdata, il giorno innanzi, la divisione di Rustow e Pianciani, la quale, ultima arrivata, divenne l’avanguardia dell’esercito garibaldino.”Memor (….), nel suo “La fine di un Regno – con prefazione di Raffaele De Cesare”, ed. ……….., a p. 461, in proposito scriveva che: “Il due settembre, Garibaldi giunse a Rotonda, povera terra del circondario di Lagonegro; e di là, per maggior sicurezza, fu consigliato a scendere alla marina di Scalea, dove s’imbarcò. Arrivò la sera del tre, a Sapri. Etc…”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a Pp. 575-576 ed in proposito scriveva che: 2 Settembre…..Anche a sera il Generale Garibaldi parte da Rotonda in carrozza indirizzandosi a Laino, anzicchè a Lagonegro, perchè consigliato a scendere alla marina di Scalea per sicurezza (1) e per non porsi a contatto con le truppe comandate dal Generale Caldarelli. A notte fatta il Generale abbandona la consolare per Laino, passa sulla via che costeggia il fiume Lao, ed intraprende coi suoi sei seguaci la marcia a schiena di mulo (2), che domattina dovrà dovrà aver termine alla marina di Scalea.”. Quandel, a p. 576, nella nota (1) postillava: “(1) In Lagonegro e nel contado lo spirito della popolazione era ostile a Garibaldi.”. Quandel, a p. 576, nella nota (2) postillava: “(2) Ire politiche d’oltre tomba, raccolte da A. Bertani.”. Quandel, a p. 576 aggiunge che: “3 Settembre…..A giorno fatto il Generale Garibaldi giunge coi suoi seguaci alla marina di Scalea, ed ivi avendo trovata una barcaccia con due remiganti vi monta coi Generali Cosenz e Tur con Bertani e Basso e due uffiziali di Stato Maggiore, e fa rotta alla volta di Sapri costeggiando.”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 490-491, in proposito scriveva che: “LII. Da Lauria il Dittatore dirigevasi a Bosco, e di là a Lagonegro, amena città fabbricata sulla strada ed in mezzo ad altissimi monti. Le sue truppe giornalmente ingrossavano coi numerosi disertori dell’armata borbonica e colle non meno numerose squadriglie d’insorti che mancando di capi nazionali accorrevano ad arruolarsi nei battaglioni volontari. Egli passava in appresso a Sala e alla Polla , ove pose il campo , trovandosi in prossimità delle posizioni tenute dai Regii comandati dallo stesso monarca.”. Dunque, secondo il racconto di Osvaldo Perini, Garibaldi non cambiò itinerario ma da Lauria, dove passando da Rotonda era arrivato, si diresse a Bosco, odierna Nemoli e da lì arrivò a Lagonegro, che dice essere “amena città fabbricata sulla strada ed in mezzo ad altissimi monti.”. Dunque, a differenza del contemporaneo Du Champ (entrambi scrissero nel 1861), Perini non fa sbarcare Garibaldi a Sapri. Raffaele De Cesare (Memor) (….), nel suo “La fine di un Regno – Dal 1855 al 6 settembre 1860 con prefazione di Raffaele De Cesare”, a p. 461, in proposito scriveva che: “Il 2 settembre Garibaldi giunse a Rotonda, povera terra del circondario di Lagonegro; e di là, per maggior sicurezza, fu consigliato a scendere alla marina di Scalea, dove s’imbarcò.”. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 908, in proposito scriveva che: “Da Rotonda, dove giunse il 2 settembre, Garibaldi scese alla marina di Scalea, dove s’imbarcò.”. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a pp. 217-219, in proposito scriveva: Però l’ebbero pregato a venire di Rotonda alla marina di Scalea, onde messosi in barca il giorno 3 settembre discese a Sapri. – Quivi il giorno innanzi etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 411-412, in proposito scriveva che: Al primo paesetto che incontra, La Rotonda, il Dittatore fa sosta e apprende che il Caldarelli è a Castelluccio, a sette od otto chilometri davanti a lui, sulla medesima strada. Per evitar quelle truppe che potrebbero riservagli qualche brutta sorpresa, nella notte del 3, riparte a cavallo, e si dirige al mare, scendendo la valle del Lao, ove non sempre son tracciati i sentieri. Poi, ad una dozzina di chilometri dalla Rotonda, lascia la valle e si dirige a ponente verso la costa, e là ad un punto quasi equidistante fra Maratea e Scalea, donde una piccola barca porta lui e i suoi compagni – cinque in tutto, dice il Bertani – a Sapri.”. Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, stampato a Sarno-Napoli, 1960, nel cap. V, a pp. 160-161 continuando il suo racconto scriveva che: “Garibaldi, …fa sosta a Rotonda e qui apprende che il Generale borbonico Caldarelli è a Castelluccio, ad otto Km. da Rotonda, sulla medesima strada, con circa 3000 dei suoi uomini. “Per evitare quelle truppe – scrive Carlo Agrati – che potrebbero riservargli qualche sorpresa, nella notte sul 3, parte a cavallo e si dirige al mare, scendendo la valle del Lao, ove non sempre son tracciati sentieri. Poi – continua l’Agrati nel suo libro dal titolo ‘Da Palermo al Volturno’ – ad una dozzina di chilometri da Rotonda, lascia la valle e si dirige a ponente verso la costa, e là nè di strade nè di sentieri v’è traccia alcuna. Arriva così ad un punto quasi equidistante fra Maratea e Scalea, donde una piccola barca porta lui e i suoi compagni (cinque in tutto, dice il Bertani) a Sapri”. Come si vede, l’Agrati non nomina Tortora. Anzi, dalla tavola IV del suo documentatissimo libro in cui è segnato in rosso l’itinerario di Garibaldi nel suo viaggio dalle Calabrie verso Napoli, si ricava che, anzicché per Tortora, Garibaldi sarebbe passato per Papasidero, e da qui, lasciandosi a sinistra il fiume Lao e Scalea, avrebbe raggiunto il mare presso la stretta baia di S. Nicola di Arcella, dove si sarebbe imbarcato per Sapri, unendosi quindi al generale Turr che l’aveva preceduto al comando dei suoi uomini e dei 1500 del Bertani ch’era con Garibaldi. Niente di più inesatto !. Garibaldi, partito a cavallo da Rotonda verso le quattro del mattino del 3 settembre insieme con i Generali Bixio, che a Calatafimi dubitò e da Garibaldi ebbe la risposta: “Nino, qui si fa l’Italia o si muore; Cosenz, Medici e Bertani, si diresse a Tortora attraverso il territorio di Laino, puntando sul Carro, secondo le istruzioni avute dalla famiglia ospite di Rotonda. E venne a Tortora preceduto da un corriere recante una missiva segreta per Don Biagio Maceri, medico umanista e filosofo, il cui figlio, Francesco, aveva sposato una De Rinaldis, donna Filomena, la “Signorina” come fu sempre chiamata a Tortora., dopo aver ricevuto formale assicurazione di non andare incontro a spiacevole e pericolosa avventura che avrebbe compromesso irrimediabilmente l’esito d’un’impresa cui erano legati i destini d’Italia.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 110 e ssg., in proposito scriveva che: “.; indi, seguendo il fiume Lao, arrivò a Scalea, sulle sponde del Tirreno, dove s’imbarcò per Sapri. Etc…”. Dunque, il de Crescenzo, sulla scorta di Agrati scriveva che Garibaldi “arrivò a Scalea,….dove s’imbarcò per Sapri”. Alfredo Schettini (….), nel suo “Trecchina nel presente e nel passato – 1936”, del 1947, Tip. Ferrari, Alessandria, a pp. 69-70, in proposito scriveva che: Ma il generoso Dittatore ad evitare combattimenti, che avrebbero causato spargimento di sangue fraterno, muta itinerario. Insieme a Bertani, Basso, Bixio, Cosenz, Medici, Sirtori e Turr parte da Rotonda e per un sentiero di montagna raggiunge Tortora, in provincia di Cosenza, etc…”. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, sulla scorta del De Cesare, a p. 265, in proposito scriveva che: Garibaldi aveva toccato la spiaggia nei pressi di Scalea (2 settembre), da dove era poi salpato per Sapri su una barca condotta da due soli marinai (3 settembre).”. Come si è visto dal racconto dei testimoni diretti come Agostino Bertani che era al seguito di Garibaldi, la comitiva e la barca che li portò a Sapri non proveniva da “Scalea (2 settembre), da dove era poi salpato per Sapri su una barca condotta da due soli marinai (3 settembre).”, come scrive Ebner, (il 2 settembre forse salpò da Scalea, ma il 3 settembre imbarcò la comitiva a Castrocucco dove viaggiò per mare fino alla spiaggia di Sapri. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: Garibaldi aveva toccato la spiaggia nei pressi di Scalea (2 settembre), da dove era poi salpato per Sapri su una barca condotta da due soli marinai (3 settembre). Il generale vi era stato indotto principalmente dalle insistenze di A. Dumas padre, che gli aveva scritto “invece che a Salerno potete sbarcare in tutto il Cilento, poco importa il luogo, è la terra del patriottismo” (93).”. Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, p. 130 riporta da G. Oddo, I Mille di Marsala, 1866, p. 794, la notizia dello sbarco di A. Dumas ad Acciaroli.”. Ed invece, come abbiamo visto per Garibaldi non è importato poco il luogo prescelto per il suo sbarco che fu Sapri. Garibaldi seguì il suo intuito ed istinto e scelse di sbarcare a Sapri, dove peraltro aveva ordinato a Turr di fare sbarcare le altre truppe garibaldine. Tuttavia devo precisare che il Dumas, padre, aveva indicato semplicemente le coste del basso Cilento. Inoltre, come si è visto dal racconto dei testimoni diretti come Agostino Bertani che era al seguito di Garibaldi, la comitiva e la barca che li portò a Sapri non proveniva da “Scalea (2 settembre), da dove era poi salpato per Sapri su una barca condotta da due soli marinai (3 settembre).”, come scrive Ebner, (il 2 settembre forse salpò da Scalea, ma il 3 settembre imbarcò la comitiva a Castrocucco dove viaggiò per mare fino alla spiaggia di Sapri. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 24-25 riferendosi alla presenza a Lagonegro della brigata del generale borbonico Caldarelli, in proposito scriveva che: “Fu quindi prudente consiglio per Garibaldi, per evitare un increscioso incontro con quelle truppe ed un possibile conflitto con inutile spargimento di sangue cittadino, divergere dall’unica strada la sua marcia trionfale e piegare verso il mar Tirreno. Ed ecco perchè alla nostra Città non fu concesso l’ambito onore d’ospitare il Duce Supremo in quei giorni di febbrile entusiasmo, come era stato stabilito. Nella corrispondenza del Comitato di Lagonegro ho riscontrato un foglio etc…”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 27-28, in proposito scriveva che: “Nella sera del 2 Settembre, ad ora inoltrata, Garibaldi con sei suoi fidi e valorosi compagni, Cosenz, Bixio, Medici, Sirtori, Bertani e Basso, suo Segretario particolare – tutti nomi sacrati alla storia – con la scorta di alcuni del luogo, partono da Rotonda in carrozze, e giungono presso Laino, dove, per non imbattersi con la retroguardia del Generale Caldarelli, che era tuttavia a Castelluccio, lasciano la strada rotabile, e su cavalli e muli battono lo stretto sentiero del fiume Lao per scendere al mar Tirreno.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 110 e ssg., in proposito scriveva che: “.; indi, seguendo il fiume Lao, arrivò a Scalea, sulle sponde del Tirreno, dove s’imbarcò per Sapri. Gli fecero compagnia il Bertani, il Cosenz, il Nullo, il Rosagutti, il Basso ed il Gusmaroli, tutti sui muli. “Eccoci quì – esclamò a quel punto il Bertani – noi sette su sette muli, incamminati alla conquista di un regno”.”. Carmine Manco (….), nel suo “Scalea prima e dopo”, a p. 78, in proposito scriveva che: “Nei primi di settembre del 1860 Scalea fu in gioiosa agitazione: venne annunziato l’arrivo di Garibaldi. Garibaldi che doveva dal Pollino raggiungere il Tirreno seguendo il corso del fiume Lao sbagliò strada e finì a Tortora.”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 489-490, in proposito scriveva che: XLIX . Da Castrovillari Garibaldi colla solita fretta moveva a Morano e a Rotonda e quindi a Castelluccio ed a Lauria.”. Dunque, in questo breve ma significativo passaggio, il Perini scriveva che Garibaldi, proseguendo la sua marcia da Morano, dopo Castrovillari, prosegue per Rotonda, ma, a Rotonda, scrive il Perini, non cambia itinerario come è ormai accertato dalla Storia e dalle testimonianze ma prosegue il suo viaggio all’interno della Basilicata e passando da Castelluccio arriva a Lauria. Perini, però di Lauria racconta l’episodio, a mio avviso identico, raccontato da Maxime Du Champ. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 98, in proposito scriveva che: “….il Dittatore ritenne prudente abbandonare la strada consolare e si recò verso Laino con la sua comitiva; giudato poi da patrioti del luogo, attraversò di notte a dorso di mulo le zone montagnose e boscose dei Piani del Carro, di Massacornuta e della valle del Savico nel territorio di Aieta e Tortora e alle prime luci dell’alba scese verso la spiaggia del Tirreno.”. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 311-312, in proposito scriveva: Ma, tornato sempre in carrozza sulla rotabile, e rientrato in Calabria, dopo di aver percorso una dozzina di chilometri, deve abbandonarla per avvicinarsi al mare ed infilare la gola del fiume Lao, il fiume che sbocca presso Scalea, ed ove non ci sono tracce di strade, ma sentieri orribili, come li dice Bertani nel suo diario. E così che verso le otto e mezzo, Garibaldi e i suoi compagni, montati su muli, procedono lungo la sponda sinistra del fiume. Etc…Dopo una distesa di parecchie miglia sotto il chiaro di luna, non potendo proseguire verso sud per quei sentieri, giunti presso Laino, essi guadano il fiume e passano sulla sponda destra, dirigendosi verso ponente. Rimontano sulle alture e costeggiano Aieta sul confine della Basilicata ed entrano a Tòrtora. Etc…”. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, a pp. 313-314, in proposito scriveva: (Il notaio di cui si parla – ‘Marsiglia’ e non ‘Marsigli’ – era di quelle parti e fu dopo per molti anni notaio di Scalea, capoluogo di Mandamento). Quando nei paesi sparsi lungo le contrade che il Dittaore doveva percorrere per giungere al mare, si sparse la voce del suo arrivo, folti gruppi di gente stava ad attenderlo per vederlo passare. Anche a Scalea si diffuse la voce ch’egli si dirigeva verso la sua marina. Allora molti patrioti del luogo si recarono ad incontrarlo, come soleva narrarmi il mio genitore, allora quattordicenne, e che fu tra quelli. Ma se ne tornarono delusi, quando seppero che s’era diretto verso ponente (4). …etc…. Pepe, a p. 316, nella nota (4) postillava: “(4) A Scalea furono festeggiati quei garibaldini che nei giorni seguenti al passaggio di Garibaldi passarono di là per raggiungere la ‘Consolare’, come ne fa fede la deliberazione del ‘Decurionato’ in data 18 ottobre 1860 per omologare le spese sostenute, sottoscritta da G. De Cesare, Franceso Cupìdo, Giovanni Cupìdo, Emanuele Pepe, Antonio De Carlo, Biagio Siciliano. Il 5 novembre lo stesso Decurionato, presieduto dal Pepe, deliberò ad unanimità d’intitolare il Monte pecuniario, che portava in nome di Ferdinando di Borbone, a quello “dell’immortale eroe di Varese, Como, Palermo, Giuseppe Garibaldi”. In data 14 novembre, riunitosi nuovamente omologò la spesa per la festa dell’undici in occasione dell’entrata “dell’augusto nostro monarca Vittorio Emanuele”. Etc…”. Alessandro Serra (….), nel suo L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 331-332, in proposito scriveva che: “Sul resto del viaggio gli storici non sono d’accordo, per cui già da qualche anno, il Prof. Attilio Pepe afrontò la questione e fece luce (12). Poiché le truppe del generale Cardarelli, la sera del 2 settembre erano ancora a Castelluccio, a pochi Km. da Rotonda, Garibaldi, al fine di evitare qualche brutto incontro con la retroguardia, preferì ritardare la partenza di qualche ora. Così a notte inoltrata partì in carrozza. Alle vicinanze di Laino, abbandonò la rotabile, e sul dorso di cavalli e muli col seguito di sei persone – il Bertani dice quattro – s’avviò lungo il sentiero che costeggia il fiume Lao per giungere a Scalea. Ma nonostante il bel chiaro di luna, la comitiva sbagliò la strada ed andò a finire a Tortora, dove, etc…”. Serra, a p. 332, nella nota (12) postillava: “(12) A. Pepe, Nel 150° Annuale della nascita di Garibaldi A. La marcia attraverso il Bruzio ed una deviazione improvvisa, in “Brutium”, Reggio Calab., novembre-dicembre 1957. V. anche la sua comunicazione al 2° Congresso Storico Calabrese in questi Atti.”.

DA TORTORA A CASTROCUCCO ?

Nel 3 settembre 1860, Garibaldi lascia Tortora portando in ostaggio il giovane DOMENICO, figlio del Notaio Francesco MARSIGLIA che fu portato a cavallo dal MEDICI ?

Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, stampato a Sarno-Napoli, 1960, nel cap. V, a pp. 165-166 e ssg., in proposito scriveva che: “….Qui fu però notata l’assenza d’uno degli esponenti maggiori del paese. Trattavasi di Don Francesco Marsiglia, avvocato e notaio, uomo molto devoto alla causa dei Borboni, il quale, saputo dell’arrivo a Tortora di Garibaldi, aveva preferito, coerente coi suoi principi apertamente professati, rimanersene a casa, in disparte. Si vuole perciò che il Sindaco avesse fatto balenare nella mente degli ospiti l’eventualità d’un’imboscata da parte di uomini fedeli a costui nel posieguo del viaggio fino a mare, e si vuole inoltre che sarebe stata questa la ragione per la quale Garibaldi avesse immediatamente stilato, stesso in casa Lomonaco, un ordine di cattura e di fucilazione seduta stante di Don Francesco Marsiglia, ordine che fu poi lacerato per intercessione del dotto sacerdote Don Mansueto Perrelli e raccolto da Biagio Manzi ai piedi di Garibaldi, in quattro pezzi. Comunque Garibaldi e i suoi, generali vollero le loro assicurazioni e presero in ostaggio fino al loro imbarco, avvenuto nei pressi del promontorio della Gnola, in territorio di Maratea, alle ore 14 dello stesso giorno, il giovanetto Domenico Marsiglia, che fu portato con sé a cavallo dal Generale Medici.”. Anche in questo caso, Fulco, scrive di questa notizia di cui non si capisce la provenienza e ci parla del giovinetto preso in ostaggio a Tortora dal generale MEDICI, che non mi risulta essere nella comitiva che accompagnava Garibaldi. Si sa che Garibaldi da Tortora si portò a Castrocucco dove passò a salutare il barone Labanchi. Fusco, a questo punto del racconto cita il Diario di Agostino Bertani, unico testimone di questi eventi. Fulco prima dice che Bertani scriveva essere in cinque in tutto e ora accenna a sette. Inoltre nutro dei dubbi sulla presenza di Nino Bixio e di Medici. Come Vedremo Bixio non era con Garibaldi e neanche MEDICI. Biagio Moliterni (….), sul blog “Abystron.org” così riepilogava la giornata di Garibaldi a Tortora: Il folto corteo raggiunse quindi la casa di don Biagio Lomonaco Melazzi, genero di don Biagio Maceri per averne sposato la figlia Teresa. L’unica eccezione fu quella del notaio Francesco Marsiglia che, fedele al regime borbonico, si rifiutò di rendere omaggio all’Eroe e che per questo motivo rischiò di essere passato per le armi. L’ordine di fucilazione fu però strappato dallo stesso Garibaldi, il quale, per intercessione del sacerdote don Mansueto Perrelli, optò per la presa in ostaggio del giovane figlio del notaio, Domenico. Questi, portato con sé a cavallo dal Medici, fu poi liberato intorno alle ore 14,00, ovvero nel momento in cui il gruppo di garibaldini, lasciata Tortora, si imbarcò per Sapri all’Agnola di Castrocucco, in territorio di Maratea. Prima della partenza, il Generale…”. Quì si riferisce a prima della partenza da Castrocucco per Sapri. Dunque, il Generale e Medici (?) arrivarono alla spiaggia della ‘GNOLA DI CASTROCUCCO”, dove si imbarcarono dirigendosi a Sapri. Dunque, Biagio Moliterni, forse sulla scorta di Amedeo Fulco, scriveva che Garibaldi strappò l’ordine di arresto che aveva firmato per il Notaio di Tortora Francesco MARSIGLIA, ma fece portare in ostaggio dal MEDICI, il giovane figlio del Notaio, DOMENICO MARSIGLIA. Moliterni (….), però cita il generale MEDICI e scriveva che il giovane ragazzetto: “Questi, portato con sé a cavallo dal Medici, fu poi liberato intorno alle ore 14,00, ovvero nel momento in cui il gruppo di garibaldini, lasciata Tortora, si imbarcò per Sapri all’Agnola di Castrocucco.”. Dunque, secondo Moliterni, insieme a Garibaldi doveva esserci anche MEDICI che arrivato a Castrocucco si sarebbe imbarcato con Garibaldi e gli altri sei compagni ?. In effetti sulla compagnia di Garibaldi, che poi sbarcherà a Sapri, alcuni fanno dei nomi ed altri storici ne fanno altri. Alfredo Schettini (….), nel suo “Trecchina nel presente e nel passato – 1936”, del 1947, Tip. Ferrari, Alessandria, a pp. 69-70, in proposito scriveva che: Insieme a Bertani, Basso, Bixio, Cosenz, Medici, Sirtori e Turr parte da Rotonda e per un sentiero di montagna raggiunge Tortora, in provincia di Cosenza, ove fu accolto con entusiastiche manifestazioni. All’ingresso del paese si fece trovare una deputazione di gentili signore,  fra le quali Isabella Laura Palagano. Il Generale, che fu ospitato in casa Lomonaco-Melazzi, scese quindi alla marina di Maratea.”. E già Schettini, fra i compagni di Garibaldi che partono con lui da Rotonda mette pure il generale Turr, ma sappiamo che Turr era a Lagonegro, e si era partito con Garibaldi da Cosenza e non da Rotonda. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 908, in proposito scriveva che: “Passò la notte seguente a Cosenza, e ne ripartì il primo settembre, accompagnato da non più di trenta persone, fra ufficiali e guide. Ricordo con certezza Enrico Cosenz, che non lasciò più sino a Napoli; Turr, Corte, Caldesi, Avezzana, Musolino, Nullo, Mordini, Missori, Serafini, e due giornalisti, che erano anche volontari: Carlo Arrivabene e Antonino Gallenga, corrispondenti di giornali inglesi. Attraversando il resto della Calabria, sino al primo paese di Basilicata, che fu Rotonda, Garibaldi trovò la rivoluzione compiuta quasi dappertutto.”. Biagio Moliterni (….), sul blog “Abystron.org” così riepilogava la giornata di Garibaldi a Tortora: L’ordine di fucilazione fu però strappato dallo stesso Garibaldi, il quale, per intercessione del sacerdote don Mansueto Perrelli, optò per la presa in ostaggio del giovane figlio del notaio, Domenico. Questi, portato con sé a cavallo dal Medici, fu poi liberato intorno alle ore 14,00, ovvero nel momento in cui il gruppo di garibaldini, lasciata Tortora, si imbarcò per Sapri all’Agnola di Castrocucco, in territorio di Maratea. Prima della partenza, il Generale etc…”. Dunque, Moliterni, sulla scorta di Fulco (….) scriveva che Garibaldi partitosi da Tortora, dopo la questione avuta per il Notaio Francesco Marsigli o Marsiglia, affidò suo figlio, il giovane Domenico Marsigli al generale Medici che, dice il Fulco: “fu poi liberato intorno alle ore 14,00, ovvero nel momento in cui il gruppo di garibaldini, lasciata Tortora, si imbarcò per Sapri all’Agnola di Castrocucco, in territorio di Maratea.”. Dunque, pare che il generale Medici avesse liberato il giovinetto Domenico Marsigli alle ore 14,00 all’Agnola di Castrocucco ovvero nel momento che il gruppetto di Garibaldi si imbarcò per Sapri, ovvero quando, dopo breve attesa alla spiaggia dell’Agnola di Castrocucco, arrivò da Maratea una barca con due rematori e si imbarcarono. Con questa notizia storica, il Fulco ci fornisce altre due notizie interessanti e cioè il fatto che insieme al gruppetto di Garibaldi (sette compreso Garibaldi) uno era il generale MEDICI, a meno chè il generale non si sia allontanato a cavallo per raggiungere la Consolare. Inoltre il Fulco ci dice pure che il gruppetto di Garibaldi e gli altri sei compagni si imbarcò all’Agnola di Castrocucco alle ore 14,00. Biagio Moliterni (….), sul blog “Abystron.org” così riepilogava la giornata di Garibaldi a Tortora: Il folto corteo raggiunse quindi la casa di don Biagio Lomonaco Melazzi, genero di don Biagio Maceri per averne sposato la figlia Teresa. L’unica eccezione fu quella del notaio Francesco Marsiglia che, fedele al regime borbonico, si rifiutò di rendere omaggio all’Eroe e che per questo motivo rischiò di essere passato per le armi. L’ordine di fucilazione fu però strappato dallo stesso Garibaldi, il quale, per intercessione del sacerdote don Mansueto Perrelli, optò per la presa in ostaggio del giovane figlio del notaio, Domenico. Questi, portato con sé a cavallo dal Medici, fu poi liberato intorno alle ore 14,00, ovvero nel momento in cui il gruppo di garibaldini, lasciata Tortora, si imbarcò per Sapri all’Agnola di Castrocucco, in territorio di Maratea. Prima della partenza, il Generale etc…”. Quì si riferisce a prima della partenza da Castrocucco per Sapri. Michelangelo Pucci (….), nel suo “Tortora – Natura, Storia Cultura”, a p. 99 ci parla della “Cronaca del viaggio di Garibaldi da Rotonda al Fortino” ed in proposito scriveva che: “A casa di don Biagio Lomonaco-Melazzi, genero di don Biagio Maceri, gli ospiti furono fatti accomodare nel salone dove fu servita una colazione. Garibaldi si informò sul paese, sulle famiglie, soprattutto su quelle dei notabili e così emerse e fu notata l’assenza del notaio don Francesco Marsiglia, una delle maggiori personalità della comunità tortorese, devoto ai Borboni. Su questo episodio esistono due versioni che concordano sul se ma divergono sul come. La versione di A. Fulco (2) il quale riferisce, ripetendo la tradizione orale, che la denuncia contro il Marsiglia era partita dal sindaco che aveva balenato il timore di possibili attentati da parte di uomini fedeli al Marsiglia; egli riporta pure che Garibaldi, seduta stante, ne ordinò l’arresto e la fucilazione immediata; il medesimo continua attribuendo all’intercessione del sac. don Mansueto Perrelli la revoca dell’ordine. La versione di Agostino Bertani (1), presente al fatto, il quale invece afferma che la denuncia contro il Marsiglia era stata mossa da un prete che lo accusò di delitti reazionari, ma non fa cenno alla condanna a morte ma ad un semplice arresto; Bertani prosegue ascrivendo il rilascio dell’accusato all’intervento della folla, alla mediazione del sindaco e alla invocazione di una ‘vecchierella (1).”. Pucci, a p. 102, nella nota (1) postillava: “(1) Jessie White Mario in “Agostino Bertani e i suoi Tempi – ed. G. Barbera – Firenze 1888, pag. 455-456”. Pucci, a p. 96, in proposito scriveva che: “Bertani nel suo diario non nomina Tortora, né i vari personaggi tortoresi protagonisti dell’evento, ad eccezione della vicenda del notaio don Francesco Marsiglia, del quale era stata sollecitata da un prete a lui avverso una punizione, concretizzata da Garibaldi in un ordine di arresto, revocato poi per la disapprovazione della folla e per l’intervento del sindaco. L’episodio, interpretato dal Bertani come una bega tra famiglie, è effettivamente avvenuto a Tortora etc…”. Sempre il Pucci, a p. 100, in proposito scriveva che: “Dopo la breve sosta di poco più di un paio d’ore a Casa Lomonaco, Garibaldi, a metà mattinata verso le ore 10, partì da Tortora prendendo precauzionalmente in ostaggio Domenico Marsiglia, giovane figlio di don Francesco Marsiglia, percorrendo la mulattiera che tuttora scende alla marina attraversando le contrade San Brancato, Crisose e Castrocucco. Etc…”. Pucci, a p. 102, nella nota (2) postillava: “(2) Amedeo Fulco – Memorie storiche di Tortora – Rubettino – Soveria Mannelli 2002, pag. 129 e segg.”.

Nel 3 settembre 1860, da Tortora, la partenza ed il breve viaggio di Garibaldi e dei suoi sei amici che arrivarono alla spiaggia della ‘GNOLA’ DI CASTROCUCCO  

(Foto n….) Vista satellitale tratta da Google maps del panorama del promontorio e del Castello di Castrocucco, il delta del Fiume Noce, in fondo, Tortora e Ajeta sullo sfondo e Praja a mare

Secondo alcuni storici, Garibaldi, si partì con i suoi sei fidati amici e, prima di arrivare a Sapri si diresse verso la marina di Castrocucco, in territorio di Maratea. La mattina del 3 settembre 1860, dopo aver passata la notte a Tortora, Garibaldi ed i suoi sei amici, si rimisero in marcia, accompagnati da guide del posto, diretti a Sapri. Per andare a Sapri dovevano imbarcarsi in qualche spiaggetta isolata e priva di pericoli e di truppe Rege. Si partirono da Tortora, dove avevano pernottato, di buon mattino e “scesero dal monte” dove è appollaiata Tortora. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Antonio Guarasci (….), nel suo La spedizione dei mille in Calabria – Aspetti e problemi di storia Cosentina”, estratto da “Calabria nobilissima”, n. 41-42, 1961, a p. 39 in proposito scriveva che: “Occupata Cosenza, distrutto l’esercito borbonico in Calabria, la marcia di Garibaldi fino alla marina di Tortora, per Tarsia, Spezzano Albanese, Castrovillari, Morano e Laino, tra l’entusiasmo delle popolazioni, ha solo un valore documentario (46).”. Guarasci, a p. 39, nella nota (46) postillava che: “(46) Sulla marcia di Garibaldi in Calabria oltre al lavoro di C. Agrati, Da Palermo al Volturno, Milano, 1937, gli studi e le fonti più recenti sono quelli contenuti nella raccolta degli ‘Atti del 2° Congresso storico calabrese (Napoli, 1961): E. De Palma, Alcuni aspetti del 1860 in Calabria e nel Mezzogiorno; G. Cingari, Lo stabilimento di Mongiana nella crisi del 1860; G. Aromolo, La difesa borbonica delle coste Calabre e lo sbarco di Garibaldi; C. Nardi, S. c.; A. Serra, L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille; A. Pepe, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri. A queste bisogna aggiungere la recentissima e informatissima ‘Storia del Regno di Napoli (in continuazione di quella di Pietro Colletta) di Francesco De Fiore, già citata, e pubblicata da A. F. Parisi in ‘Archivio Storico per la Calabria e la Lucania’, fasc. cit.”. Si tratta del manoscritto di Francesco De Fiore, “Continuazione della Storia del Reame di Napoli di Pietro Colletta”, pubblicato da Antonio Emilio Parise in “Archivio Storico per la Calabria e la Lucania” ma, sebbene sia interessante il De Fiore ci parla della Spedizione fino alla resa di Ghio. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 456, trascrive il Bertani (….), che annotava nel suo taccuino (documenti consultati dalla White) e, dopo aver parlato di ciò che avvenne a Tortora (anche se non la menziona), scriveva che: “…Per la costa del monte arriviamo in vista della spiaggia.”. Agostino Bertani (….), nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, dove, il Bertani, a pp. 71 e ssg., in proposito scriveva che: “Narro al pubblico per la prima volta questo piccolo episodio della campagna politica del 1860. Dopo una cavalcata che durò più che un’intiera notte, Garibaldi discendea la mattina del 3 settembre con sei compagni, fra i quali era anch’io, dal monte al lido di Maratea. Di là, trovata una barcaccia ci indirizzammo con due remiganti e costeggiando a Sapri.”. Dunque, il Bertani testimonia che egli e Garibaldi scesero dal “monte al lido di Maratea”. Su ciò che aveva testimoniato il Bertani, Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, a pp. 313-314, in proposito scriveva: “Un prete reazionario. La delusione degli Scaleoti. Il ricevimento di Tòrtora. Il Bertani, nel suo Diario, dimentica molte cose: il pernottamento a Tòrtora e il nome delle contrade e dei paesi che la comitiva attraversa nella lunga cavalcata. Parla di un arco trionfale a ‘Casaletto’ (quale ?), e di una scena abbastanza caratteristica, indice dello stato in cui versano le popolazioni che chiedono giustizia, nonchè delle lotte personali e di famiglie che vorrebbero passare per lotte di partiti, ma non ne dice il luogo. Questa scenetta, a nostro avviso, doveva essere accaduta lungo il tratto che da Tòrtora scende al mare, come si rileva dalle stesse parole del Bertani, perchè accadde quando il Generale e i suoi compagni “per la costa del monte arrivano in vista della spiaggia”. “Un prete concitato- si legge nel Diario – vuole l’ordine d’arresto per il notaio ‘Marsigli’ che accusa di delitti reazionari; reclama giustizia sul martirio sofferto: il popolo si affolla, mormora contro il prete. Entra il sindaco; risulta che il prete è cattivo e fanatico, che suo fratello ha defraudata la sorella del notaio. “Fate far la pace voi, mio bello”, dice una buona vecchierella al generale, il quale, ordinando il rilascio del notaio, raccomanda la pace fra le due famiglie; al popolo di armarsi per combattere. Il prete furioso! Nella sua faccia, nel suo inveire si vede il reazionario; chi sa quanto male ha fatto e farà”. (Il notaio di cui si parla – ‘Marsiglia’ e non ‘Marsigli’ – era di quelle parti e fu dopo per molti anni notaio di Scalea, capoluogo di Mandamento). Etc…”. Dunque, il Pepe pone dei dubbi e crede la scenetta citata dal Bertani doversi riferire ad un luogo doveva essere accaduta lungo il tratto che da Tòrtora scende al mare, come si rileva dalle stesse parole del Bertani….”. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 311-312, in proposito scriveva: “…..entrano a Tòrtora. Qui sostano e sono ospitati in casa di Emanuele Lomonaco-Melazzi, ove passano il resto della notte. La mattina del 3, scendono alla marina in quel tratto di spiaggia equidistante tra Scalea e Maratea, a destra della foce del fiume Castrocucco (o Noce), quindi in territorio di Maratea. Tale fiume divide la Calabria dalla Basilicata. In quella deserta spiaggia, dopo di aver evitato l’incontro dei doganieri (il giorno avanti v’erano state segnalate delle truppe borboniche), e una breve sosta al vecchio castello del barone Labanca, Garibaldi e i suoi sei compagni prendono il mare su una barcaccia (giunta da Maratea, dice il Bertani), la quale spinta da due remiganti, e rasentando la costa di Maratea, Cersuta ed Acquafredda, dopo tre ore di penoso tragitto, giunse a Sapri.”. Dunque, Pepe scriveva che Garibaldi ed i suoi sei fidati amici, partitosi da Tortora, posto in collina ed arrivati in prossimità della costa calabra, “…..dopo di aver evitato l’incontro dei doganieri (il giorno avanti v’erano state segnalate delle truppe borboniche), etc…”. Dunque, Garibaldi arrivarono alla piccola spiaggia di Castrocucco dopo aver percorso alcuni chilometri a cavallo e nel percorso avevano cercato di evitare l’incontro con dei “doganieri delle truppe borboniche”. Sulla presenza di doganieri e di truppe borboniche eventuali lungo il percorso che i sette fecero ha scritto pure Biagio Moliterni. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 397, in proposito scriveva pure che: “III. ….e su cavalli e muli battono lo stretto sentiero del fiume Lao per scendere al mar Tirreno. Dopo breve sosta, nel susseguente mattino, a Tortora in casa Lomonaco, quell’eletta comitiva raggiunge la deserta spiaggia di Castrocucco a destra del fiume Noce in territorio di Maratea – cercando di evitare, forse, l’incontro dei doganieri della Praia d’Aieta – e di là, dopo breve sosta nel vecchio Castello del Barone Labanca, prende il mare su d’una barcaccia peschereccia che, spinta da due robusti remiganti, grave del prezioso incarico, etc…”. Pesce, a p. 397, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi la ‘Cronistoria della rivoluzione di Basilicata del 1860’ del dott. Michele Lacava, pregevole miniera di documenti e di notizie.”. Alessandro Serra (….), nel suo L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 331-332, in proposito scriveva che: Sul resto del viaggio gli storici non sono d’accordo, per cui già da qualche anno, il Prof. Attilio Pepe afrontò la questione e fece luce (12)…..La mattina del 3 settembre l’eroe riprese il viaggio e giunse a Marina di Tortora, precisamente alla sponda destra della foce del fiume Castrocucco. Ivi coi suoi sale su una barca a due remi ed approda a Sapri, etc…”. Serra, a p. 332, nella nota (12) postillava: “(12) A. Pepe, Nel 150° Annuale della nascita di Garibaldi A. La marcia attraverso il Bruzio ed una deviazione improvvisa, in “Brutium”, Reggio Calab., novembre-dicembre 1957. V. anche la sua comunicazione al 2° Congresso Storico Calabrese in questi Atti.”Biagio Moliterni (….), sul blog “Abystron.org” così riepilogava la giornata di Garibaldi a Tortora: Il folto corteo raggiunse quindi la casa di don Biagio Lomonaco Melazzi, genero di don Biagio Maceri per averne sposato la figlia Teresa. L’unica eccezione fu quella del notaio Francesco Marsiglia che, fedele al regime borbonico, si rifiutò di rendere omaggio all’Eroe e che per questo motivo rischiò di essere passato per le armi. L’ordine di fucilazione fu però strappato dallo stesso Garibaldi, il quale, per intercessione del sacerdote don Mansueto Perrelli, optò per la presa in ostaggio del giovane figlio del notaio, Domenico. Questi, portato con sé a cavallo dal Medici, fu poi liberato intorno alle ore 14,00, ovvero nel momento in cui il gruppo di garibaldini, lasciata Tortora, si imbarcò per Sapri all’Agnola di Castrocucco, in territorio di Maratea.”. Quì si riferisce a prima della partenza da Castrocucco per Sapri. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a p. 701, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, in proposito aggiungeva che: “Il 31 Agosto, Pietro mio fratello partiva con Mignogna all’incontro con Garibaldi. Il 1° Settembre il Generale Garibaldi era a Cosenza; la notte del 2 Settembre con sei compagni scese a Laino al mare; il giorno 3  va per mare a Sapri; da Sapri l’indomani martedì 4 Settembre parte e giunge al Fortino, e va a Casalnuovo; etc…(1).”. Lacava, a p. 701, nella nota (1) postillava: “(1) Riportiamo dall’opera del Racioppi: Storia dei moti di Basilicata etc…”. Lacava, a p. 702, in proposito scriveva che: “La sera del giorno 2 il generale Garibaldi da Rotonda parte in carrozza e giunge nelle vicinanze di Laino; abbandona la rotabile e prende la via del fiume Lao, e scende al mare nella spiaggia tra Tortora e Scalea, per incontrarsi in Lagonegro con i soldati di Cardarelli, ….Etc…”. Lacava, a pp. 703-704 e ssg., in proposito aggiungeva pure che: “Ed ora trascriviamo il Bertani: “Dopo una cavalcata che durò più che un’intera notte, Garibaldi discendeva la mattina del 3 settembre con sei compagni, fra i quali era anch’io, dal monte al lido di Maratea. Etc…”. Lacava, a p. 707, nella nota (1) postillava: “(1) Ire politiche d’oltre tomba, raccolte da A. Bertani, p. 71.”. Dunque, il Lacava scriveva che Garibaldi scende al mare nella spiaggia tra Tortora e Scalea, per non incontrarsi in Lagonegro coi soldati di Caldarelli etc…”. Quale fosse la spiaggia “tra Tortora e Scalea”, non lo dice. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a pp. 575-576 ed in proposito scriveva che: 2 Settembre….Anche a sera il Generale Garibaldi parte da Rotonda in carrozza indirizzandosi a Laino, anzicchè a Lagonegro, perchè consigliato a scendere alla marina di Scalea per sicurezza (1) e per non porsi a contatto con le truppe comandate dal Generale Caldarelli. A notte fatta il Generale abbandona la consolare per Laino, passa sulla via che costeggia il fiume Lao, ed intraprende coi suoi sei seguaci la marcia a schiena di mulo (2), che domattina dovrà dovrà aver termine alla marina di Scalea.”. Quandel, a p. 576, nella nota (1) postillava: “(1) In Lagonegro e nel contado lo spirito della popolazione era ostile a Garibaldi.”. Quandel, a p. 576, nella nota (2) postillava: “(2) Ire politiche d’oltre tomba, raccolte da A. Bertani.”. Quandel, a p. 576 aggiunge che: “3 Settembre…..A giorno fatto il Generale Garibaldi giunge coi suoi eguaci alla marina di Scalea, ed ivi avendo trovata una barcaccia con due remiganti vi monta coi Generali Cosenz e Tur con Bertani e Basso e due uffiziali di Stato Maggiore, e fa rotta alla volta di Sapri costeggiando.”Raffaele De Casare (Memor) (….), nel suo “La fine di un Regno etc…”, a p. 461, in proposito scriveva che: “Il 2 settembre Garibaldi giunse a Rotonda, povera terra del circondario di Lagonegro; e di là, per maggior sicurezza, fu consigliato a scendere alla marina di Scalea, dove s’imbarcò.”. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 908, in proposito scriveva che: “Da Rotonda, dove giunse il 2 settembre, Garibaldi scese alla marina di Scalea, dove s’imbarcò.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 149, in proprosito scriveva che: “….Generale Garibaldi, il quale, avuto questa notizia, scendeva a mare diretto a Sapri. Quando Turr arrivava a Lagonegro, la brigata Caldarelli era già partita”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 27-28, in proposito scriveva che: “Nella sera del 2 Settembre, ad ora inoltrata, Garibaldi con sei suoi fidi e valorosi compagni, Cosenz, Bixio, Medici, Sirtori, Bertani e Basso, suo Segretario particolare – tutti nomi sacrati alla storia – con la scorta di alcuni del luogo, partono da Rotonda in carrozze, e giungono presso Laino, dove, per non imbattersi con la retroguardia del Generale Caldarelli, che era tuttavia a Castelluccio, lasciano la strada rotabile, e su cavalli e muli battono lo stretto sentiero del fiume Lao per scendere al mar Tirreno. Dopo breve sosta, nel susseguente mattino, a Tortora in casa Lomonaco, quell’eletta comitiva raggiunge la deserta spiaggia di Castrocucco a destra del fiume Noce in territorio di Maratea – cercando d’evitare forse l’incontro dei doganieri della Praja d’Aieta – e di la, dopo breve sosta del vecchio Castello del Barone Labanca, prende il mare su d’una barcaccia peschereccia, che, spinta da due robusti remiganti, grave del prezioso incarico,  etc….”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a p. 27, riferendosi a Garibaldi il 3 settembre 1860 fermatosi a Tortora, in proposito scriveva che: Dopo breve sosta, nel susseguente mattino (3 settembre), a Tortora in casa Lomonaco, quell’eletta comitiva raggiunge la deserta spiaggia di Castrocucco a destra del fiume Noce in territorio di Maratea – cercando d’evitare forse l’incontro dei doganieri della Praja d’Aieta – e di la, dopo breve sosta del vecchio Castello del Barone Labanca, prende il mare su d’una barcaccia peschereccia, che, spinta da due robusti remiganti, grave del prezioso incarico,  etc….”. Dunque, Pesce, sulla scorta del Lacava (….), scriveva che Garibaldi e la sua piccola comitiva (Bertani etc..), il 3 settembre 1860, di mattino, si fermò a Tortora in casa Lomonaco e poi in raggiungevano la deserta spiaggia di Castrocucco a destra del fiume Noce in territorio di Maratea”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a p. 131, in proposito scriveva che: “Il Dittatore trionfante partì da Cosenza nella notte tra il 2 e il 3 settembre, arrivò a Rotonda, ripartì in carrozza per la strada che mena da Castelluccio a Lagonegro; ma giunto a Laino abbandonò la rotabile. Egli e sei compagni, cioè il Cosenz, il Bertani, Rosagutti, Nullo, Basso e Gusmaroli, cavalcarono l’intera notte su muli per strade orribili e scesero alla spiaggia fra Tortora e Scalea (1).”. Mazziotti, a p. 132, nella nota (1) postillava: “(1) Cronistoria del Lacava, a p. 702. Il Treveljan nel suo mirabile lavoro ‘Garibaldi e la formazione dell’Italia – traduzione di Bice Dobelli ha descritto più diffusamente di ogni altro il viaggio del Dittatore. Questi scese alla marina a un punto non molto discosto da Torraca e da Maratea.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 199, in proposito scriveva che: Dalla valle del Lao rimontano sulle alture toccando le più elevate, e di là, la mattina del 3, si calarono sulla costa a un punto non molto discosto da Tortora e da Maratea. Una piccola imbarcazione toltili di là, li portò a Sapri.”. La Dobelli, a p. 198, nella nota (1) postillava: “(1) Bertani, II, 184; Ms. Peard, Journal, 2 settembre”. La Dobelli, a p. 198, sebbene non vi fosse, postillava la nota (2): “(2) Forbes, 214.”. Forse riguarda il racconto dell’intinerario seguito da Garibaldi nella marcia verso il mare (verso l’estremità del Golfo di Policastro). Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, sulla scorta del De Cesare, a p. 265, in proposito scriveva che: Garibaldi aveva toccato la spiaggia nei pressi di Scalea (2 settembre), da dove era poi salpato per Sapri su una barca condotta da due soli marinai (3 settembre).”. Come si è visto dal racconto dei testimoni diretti come Agostino Bertani che era al seguito di Garibaldi, la comitiva e la barca che li portò a Sapri non proveniva da “Scalea (2 settembre), da dove era poi salpato per Sapri su una barca condotta da due soli marinai (3 settembre).”, come scrive Ebner, (il 2 settembre forse salpò da Scalea, ma il 3 settembre imbarcò la comitiva a Castrocucco dove viaggiò per mare fino alla spiaggia di Sapri. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 412, in proposito scriveva che: Poi, ad una dozzina di chilometri dalla Rotonda, lascia la valle e si dirige a ponente verso la costa, e là ad un punto quasi equidistante fra Maratea e Scalea, donde una piccola barca porta lui e i suoi compagni – cinque in tutto, dice il Bertani – a Sapri.”. Agrati scriveva che il Bertani scriveva che sulla piccola barca si imbarcarono per Sapri cinque in tutto. Orazio Campagna (…), nel suo ‘La “Regione Mercuriense” nella storia delle comunità costiere da Bonifati a Palinuro’, pubblicato nel 1982, a p. 253 parlando di Tortora, in proposito scriveva che: “Tre anni dopo, da Tortora e dopo una sosta a Castrocucco nel castello del barone Labanchi, giunsero a Sapri, via mare, Garibaldi ed alcuni ufficiali della spedizione, erano le 14 del 3 settembre 1860 (50).”. Campagna, a p. 253, nella nota (50) postillava: “(50) G. Cataldo, Notizie storiche su Policastro Bussentino, op. cit..; A. Fulco, Memorie storiche di Tortora, op. cit.; D. Damiano, Maratea nella storia e nella luce della Fede, op. cit. Il Dumas (padre) aveva proposto a Garibaldi di sbarcare nel basso Cilento, “la terra del patriottismo”, e non a Salerno, in “Rassegna Storica salernitana”, 1966. “. Michelangelo Pucci, ancora, a p……, in proposito trascriveva che: ”….il loro imbarco avvenuto nei pressi del promontorio della Gnola in territorio di Maratea alle ore 14 dello stesso giorno”. Sempre il Pucci, a pp. 100-101, in proposito scriveva che: “Dopo la breve sosta di poco più di un paio d’ore a Casa Lomonaco, Garibaldi, a metà mattinata verso le ore 10, partì da Tortora prendendo precauzionalmente in ostaggio Domenico Marsiglia, giovane figlio di don Francesco Marsiglia (2), percorrendo la mulattiera che tuttora scende alla marina attraversando le contrade San Brancato, Crisose e Castrocucco. Qui giunto verso le ore 11 liberò l’ostaggio e, in attesa dell’imbarcazione, sostò verosimilmente nella casa-torre della Secca della famiglia Labanchi. Verso le ore 11:30 si imbarcò nel porticciolo che si apre ai piedi della casa-torre”. Pucci, a p. 102, nella nota (2) postillava: “(2) Amedeo Fulco – Memorie storiche di Tortora – Rubettino – Soveria Mannelli 2002, pag. 129 e segg.”. Questo testo è la ristampa recente del testo di Amedeo Fulco (….) e del suo, “Memorie storiche di Tortora con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, Napoli, 19…..Pucci, a p. 102, nella nota (2) postillava: “(2) Amedeo Fulco, Memorie storiche di Tortora – Rubettino – Soveria Mannelli, 2002, pag. 129 e ssg.”. Pucci, a p. 102, nella nota (3) postillava: “(3) ‘Edizione nazionale degli scritti di Giuseppe Garibaldi’, vol. 11, Epistolario, vol. 5: 1860 (a cura di Massimo De Leonardis), Istituto per la Storia del Risorgimento italiano, Roma, 1988, p. 229.)”. Infatti, Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, stampato a Sarno-Napoli, 1960, nel cap. V, a pp. 165-166 e ssg., in proposito scriveva che: ….Qui fu però notata l’assenza d’uno degli esponenti maggiori del paese. Trattavasi di Don Francesco Marsiglia, avvocato e notaio, uomo molto devoto alla causa dei Borboni, il quale, saputo dell’arrivo a Tortora di Garibaldi, aveva preferito, coerente coi suoi principi apertamente professati, rimanersene a casa, in disparte. Si vuole perciò che il Sindaco avesse fatto balenare nella mente degli ospiti l’eventualità d’un’imboscata da parte di uomini fedeli a costui nel posieguo del viaggio fino a mare, e si vuole inoltre che sarebbe stata questa la ragione per la quale Garibaldi avesse immediatamente stilato, stesso in casa Lomonaco, un ordine di cattura e di fucilazione seduta stante di Don Francesco Marsiglia, ordine che fu poi lacerato per intercessione del dotto sacerdote Don Mansueto Perrelli e raccolto da Biagio Manzi ai piedi di Garibaldi, in quattro pezzi. Comunque Garibaldi e i suoi, generali vollero le loro assicurazioni e presero in ostaggio fino al loro imbarco, avvenuto nei pressi del promontorio della Gnola, in territorio di Maratea, alle ore 14 dello stesso giorno, il giovanetto Domenico Marsiglia, che fu portato con sé a cavallo dal Generale Medici.”. Anche in questo caso, Fulco, scrive di questa notizia di cui non si capisce la provenienza e ci parla del giovinetto preso in ostaggio a Tortora dal generale MEDICI, che non mi risulta essere nella comitiva che accompagnava Garibaldi. Si sa che Garibaldi da Tortora si portò a Castrocucco dove passò a salutare il barone Labanchi. Fusco, a questo punto del racconto cita il Diario di Agostino Bertani, unico testimone di questi eventi. Fulco prima dice che Bertani scriveva essere in cinque in tutto e ora accenna a sette. Inoltre nutro dei dubbi sulla presenza di Nino Bixio e di Medici. Come Vedremo Bixio non era con Garibaldi e neanche MEDICI. Si sa che Garibaldi da Tortora si portò a Castrocucco dove passò a salutare il barone Labanchi. Carmine Manco (….), nel suo “Scalea prima e dopo”, a p. 78, in proposito scriveva che: “Nei primi di settembre del 1860 Scalea fu in gioiosa agitazione: venne annunziato l’arrivo di Garibaldi. Garibaldi che doveva dal Pollino raggiungere il Tirreno seguendo il corso del fiume Lao sbagliò strada e finì a Tortora.”. Alfredo Schettini (….), nel suo “Trecchina nel presente e nel passato – 1936”, del 1947, Tip. Ferrari, Alessandria, a pp. 69-70, in proposito scriveva che: Ma il generoso Dittatore ad evitare combattimenti, che avrebbero causato spargimento di sangue fraterno, muta itinerario. Insieme a Bertani, Basso, Bixio, Cosenz, Medici, Sirtori e Turr parte da Rotonda e per un sentiero di montagna raggiunge Tortora, in provincia di Cosenza, ove fu accolto con entusiastiche manifestazioni. All’ingresso del paese si fece trovare una deputazione di gentili signore,  fra le quali Isabella Laura Palagano. Il Generale, che fu ospitato in casa Lomonaco-Melazzi, scese quindi alla marina di Maratea.”. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: Garibaldi scese poi sulla spiaggia di Castrocucco alla destra del fiume Noce e si fermò nel castello del barone Labanchi di Maratea, in attesa della barca che doveva condurlo a Sapri, dove in effetti giunse verso le ore 14 e dove già il giorno prima erano sbarcate, etc…”. Biagio Moliterni su un blog in rete scriveva che: “L’unica eccezione fu quella del notaio Francesco Marsiglia che, fedele al regime borbonico, si rifiutò di rendere omaggio all’Eroe e che per questo motivo rischiò di essere passato per le armi. L’ordine di fucilazione fu però strappato dallo stesso Garibaldi, il quale, per intercessione del sacerdote don Mansueto Perrelli, optò per la presa in ostaggio del giovane figlio del notaio, Domenico. Questi, portato con sé a cavallo dal Medici, fu poi liberato intorno alle ore 14,00, ovvero nel momento in cui il gruppo di garibaldini, lasciata Tortora, si imbarcò per Sapri all’Agnola di Castrocucco, in territorio di Maratea.”. Biagio Moliterni (….), sul blog “Abystron.org” così riepilogava la giornata di Garibaldi a Tortora: L’ordine di fucilazione fu però strappato dallo stesso Garibaldi, il quale, per intercessione del sacerdote don Mansueto Perrelli, optò per la presa in ostaggio del giovane figlio del notaio, Domenico. Questi, portato con sé a cavallo dal Medici, fu poi liberato intorno alle ore 14,00, ovvero nel momento in cui il gruppo di garibaldini, lasciata Tortora, si imbarcò per Sapri all’Agnola di Castrocucco, in territorio di Maratea. Prima della partenza, il Generale etc…”. Quì si riferisce a prima della partenza da Castrocucco per Sapri. Dunque, Moliterni, sulla scorta di Fulco (….) scriveva che Garibaldi partitosi da Tortora, dopo la questione avuta per il Notaio Francesco Marsigli o Marsiglia, affidò suo figlio, il giovane Domenico Marsigli al generale Medici che, dice il Fulco: “fu poi liberato intorno alle ore 14,00, ovvero nel momento in cui il gruppo di garibaldini, lasciata Tortora, si imbarcò per Sapri all’Agnola di Castrocucco, in territorio di Maratea.”. Dunque, pare che il generale Medici avesse liberato il giovinetto Domenico Marsigli alle ore 14,00 all’Agnola di Castrocucco ovvero nel momento che il gruppetto di Garibaldi si imbarcò per Sapri, ovvero quando, dopo breve attesa alla spiaggia dell’Agnola di Castrocucco, arrivò da Maratea una barca con due rematori e si imbarcarono. Con questa notizia storica, il Fulco ci fornisce altre due notizie interessanti e cioè il fatto che insieme al gruppetto di Garibaldi (sette compreso Garibaldi) uno era il generale MEDICI, a meno chè il generale non si sia allontanato a cavallo per raggiungere la Consolare. Inoltre il Fulco ci dice pure che il gruppetto di Garibaldi e gli altri sei compagni si imbarcò all’Agnola di Castrocucco alle ore 14,00. Carmine Manco (….), nel suo, Scalea prima e dopo- Cenni storici, Arti tipografiche, Scalea, 1969, a pp. 78-79, in proposito scriveva che: “Nei primi di settembre del 1860 Scalea fu in gioiosa agitazione: venne annunziato l’arrivo di Garibaldi. Garibaldi che doveva dal Pollino ragiungere il Tirreno seguendo il corso del fiume Lao sbagliò strada e finì a Tortora. Da qui andò alla foce del fiume Castrocucco: prese una barca che lo portò a Sapri dai legionari di Turr. Etc…”.

(Foto n….) Vista satellitale tratta da Google maps del panorama del promontorio di Castrocucco e Maratea, il golfo di Policastro e sullo sfondo lo scoglio del Santo Janni

Nel 3 settembre 1860, Garibaldi, nel tragitto o percorso per scendere alla spiaggia di Castrocucco cercò di evitare i doganieri di Praja a Mare

Secondo alcuni storici, Garibaldi, che si partì da Tortora con i suoi sei fidati amici diretto a Sapri, la mattina del 3 settembre 1860, dopo aver passata la notte a Tortora, riparte e scende verso la costa calabrese. Secondo alcuni storici, nel tragitto che i sette fecero dovettero evitare di incontrare “…l’incontro dei doganieri di Praja a Mare” perchè  (il giorno avanti v’erano state segnalate delle truppe borboniche)”. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 701, in proposito scriveva che: “Il 1 settembre il Generale Garibaldi era a Cosenza; La notte del 2 Settembre al 3 con sei compagni scese Laino al mare; il giorno 3 va per mare a Sapri; da Sapri l’indomani martedì 4 Settembre parte e giunge al Fortino…..Il giorno 2 settembre toccò Rotonda (1), primo paese della Basilicata.”. Lacava, a p. 700, nella nota (1) postillava: “(1) Riportiamo dall’opera del Racioppi. Etc…”. Lacava, a p. 702, continuando il suo racconto scriveva pure che: “La sera del giorno 2 il Generale Garibaldi da Rotonda parte in carrozza e giunge nelle vicinanze di Laino; abbandona la rotabile e prende la via del fiume Lao, e scende al mare nella spiaggia tra Tortora e Scalea, per non incontrarsi in Lagonegro coi soldati di Caldarelli, che ancorchè inermi, ed avessero capitolato, commettevano delle ruberie ed altri eccessi. Per mare si portò a Sapri etc…”. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 311-312, in proposito scriveva: “…..entrano a Tòrtora. Qui sostano e sono ospitati in casa di Emanuele Lomonaco-Melazzi, ove passano il resto della notte. La mattina del 3, scendono alla marina in quel tratto di spiaggia equidistante tra Scalea e Maratea, a destra della foce del fiume Castrocucco (o Noce), quindi in territorio di Maratea. Tale fiume divide la Calabria dalla Basilicata. In quella deserta spiaggia, dopo di aver evitato l’incontro dei doganieri (il giorno avanti v’erano state segnalate delle truppe borboniche), e una breve sosta al vecchio castello del barone Labanca, Garibaldi e i suoi sei compagni prendono il mare su una barcaccia (giunta da Maratea, dice il Bertani), la quale spinta da due remiganti, e rasentando la costa di Maratea, Cersuta ed Acquafredda, dopo tre ore di penoso tragitto, giunse a Sapri.”. Dunque, Pepe scriveva che Garibaldi ed i suoi sei fidati amici, partitosi da Tortora, posto in collina ed arrivati in prossimità della costa calabra, “…..dopo di aver evitato l’incontro dei doganieri (il giorno avanti v’erano state segnalate delle truppe borboniche), etc…”. Dunque, Garibaldi arrivarono alla piccola spiaggia di Castrocucco dopo aver percorso alcuni chilometri a cavallo e nel percorso avevano cercato di evitare l’incontro con dei “doganieri delle truppe borboniche”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 397, in proposito scriveva pure che: “III. ….e su cavalli e muli battono lo stretto sentiero del fiume Lao per scendere al mar Tirreno. Dopo breve sosta, nel susseguente mattino, a Tortora in casa Lomonaco, quell’eletta comitiva raggiunge la deserta spiaggia di Castrocucco a destra del fiume Noce in territorio di Maratea – cercando di evitare, forse, l’incontro dei doganieri della Praia d’Aieta – e di là, dopo breve sosta nel vecchio Castello del Barone Labanca, prende il mare su d’una barcaccia peschereccia che, spinta da due robusti remiganti, grave del prezioso incarico, etc…”. Pesce, a p. 397, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi la ‘Cronistoria della rivoluzione di Basilicata del 1860’ del dott. Michele Lacava, pregevole miniera di documenti e di notizie.”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 27-28, in proposito scriveva che: “Nella sera del 2 Settembre, ad ora inoltrata, Garibaldi con sei suoi fidi e valorosi compagni, Cosenz, Bixio, Medici, Sirtori, Bertani e Basso, suo Segretario particolare –….Dopo breve sosta, nel susseguente mattino, a Tortora in casa Lomonaco, quell’eletta comitiva raggiunge la deserta spiaggia di Castrocucco a destra del fiume Noce in territorio di Maratea – cercando d’evitare forse l’incontro dei doganieri della Praja d’Aieta – e di la, dopo breve sosta del vecchio Castello del Barone Labanca, prende il mare su d’una barcaccia peschereccia, che, spinta da due robusti remiganti, grave del prezioso incarico,  etc….”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a p. 27, riferendosi a Garibaldi il 3 settembre 1860 fermatosi a Tortora, in proposito scriveva che: Dopo breve sosta, nel susseguente mattino (3 settembre), a Tortora in casa Lomonaco, quell’eletta comitiva raggiunge la deserta spiaggia di Castrocucco a destra del fiume Noce in territorio di Maratea – cercando d’evitare forse l’incontro dei doganieri della Praja d’Aieta – e di la, dopo breve sosta del vecchio Castello del Barone Labanca, prende il mare su d’una barcaccia peschereccia, che, spinta da due robusti remiganti, grave del prezioso incarico,  etc….”. Dunque, Pesce, sulla scorta del Lacava (….), scriveva che Garibaldi e la sua piccola comitiva (Bertani etc..), il 3 settembre 1860, di mattino, si fermò a Tortora in casa Lomonaco e poi in raggiungevano la deserta spiaggia di Castrocucco a destra del fiume Noce in territorio di Maratea”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 199, in proposito scriveva che: Dalla valle del Lao rimontano sulle alture toccando le più elevate, e di là, la mattina del 3, si calarono sulla costa a un punto non molto discosto da Tortora e da Maratea. Una piccola imbarcazione toltili di là, li portò a Sapri.”. La Dobelli, a p. 198, nella nota (1) postillava: “(1) Bertani, II, 184; Ms. Peard, Journal, 2 settembre”. La Dobelli, a p. 198, sebbene non vi fosse, postillava la nota (2): “(2) Forbes, 214.”. Forse riguarda il racconto dell’intinerario seguito da Garibaldi nella marcia verso il mare (verso l’estremità del Golfo di Policastro). Orazio Campagna (…), nel suo ‘La “Regione Mercuriense” nella storia delle comunità costiere da Bonifati a Palinuro’, pubblicato nel 1982, a p. 253 parlando di Tortora, in proposito scriveva che: “Tre anni dopo, da Tortora e dopo una sosta a Castrocucco nel castello del barone Labanchi, giunsero a Sapri, via mare, Garibaldi ed alcuni ufficiali della spedizione, erano le 14 del 3 settembre 1860 (50).”. Campagna, a p. 253, nella nota (50) postillava: “(50) G. Cataldo, Notizie storiche su Policastro Bussentino, op. cit..; A. Fulco, Memorie storiche di Tortora, op. cit.; D. Damiano, Maratea nella storia e nella luce della Fede, op. cit. Il Dumas (padre) aveva proposto a Garibaldi di sbarcare nel basso Cilento, “la terra del patriottismo”, e non a Salerno, in “Rassegna Storica salernitana”, 1966. “. Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, stampato a Sarno-Napoli, 1960, nel cap. V, a pp. 165-166 e ssg., in proposito scriveva che: ….Qui fu però notata l’assenza d’uno degli esponenti maggiori del paese. Trattavasi di Don Francesco Marsiglia, avvocato e notaio, uomo molto devoto alla causa dei Borboni, il quale, saputo dell’arrivo a Tortora di Garibaldi, aveva preferito, coerente coi suoi principi apertamente professati, rimanersene a casa, in disparte. Si vuole perciò che il Sindaco avesse fatto balenare nella mente degli ospiti l’eventualità d’un’imboscata da parte di uomini fedeli a costui nel posieguo del viaggio fino a mare, e si vuole inoltre che sarebbe stata questa la ragione per la quale Garibaldi avesse immediatamente stilato, stesso in casa Lomonaco, un ordine di cattura e di fucilazione seduta stante di Don Francesco Marsiglia, ordine che fu poi lacerato per intercessione del dotto sacerdote Don Mansueto Perrelli e raccolto da Biagio Manzi ai piedi di Garibaldi, in quattro pezzi. Comunque Garibaldi e i suoi, generali vollero le loro assicurazioni e presero in ostaggio fino al loro imbarco, avvenuto nei pressi del promontorio della Gnola, in territorio di Maratea, alle ore 14 dello stesso giorno, il giovanetto Domenico Marsiglia, che fu portato con sé a cavallo dal Generale Medici.”. Dunque, il Fulco scriveva che, a Tortora, l’assenza del Notaio Francesco Marsigli: Si vuole perciò che il Sindaco avesse fatto balenare nella mente degli ospiti l’eventualità d’un’imboscata da parte di uomini fedeli a costui nel posieguo del viaggio fino a mare, e si vuole inoltre che sarebe stata questa la ragione etc…”. Dunque, è questo, forse il motivo che fece arrestare il Notaio di Tortora Francesco Marsigli e si prese in ostaggio suo figlio Domenico Marsigli. Sui doganieri che Garibaldi cercò di evitare, Riccardo Finelli (….), nel suo “150 anni dopo – ai quaranta all’ora sulle tracce di Garibaldi”, a p….., in proposito scriveva che: “La strada con il Generale si divide perché lui, a cavallo, tirò giù dritto verso il mare. Prima seguendo il corso del Mercure fino a Laino, poi attraverso mulattiere fra i monti fino al Passo del Carro e da lì giù a picco lungo la valle della Fiumarella, fino a Tortora. In quel momento Garibaldi si divise anche dalla colonna che lo accompagnava. Giunse infatti notizia che nei pressi del Valico di Prestiei, si trovasse un battaglione di tremila borbonici in ritirata, comandato dal Generale Cardarelli. Garibaldi diede ordine ai suoi soldati di inseguirlo, mentre lui e un manipolo di ufficiali avrebbero raggiunto Sapri, unendosi agli uomini comandati dal fidato Stefano Turr e da lì risalito verso Lagonegro per accerchiare (e soprattutto disarmare) quei soldati in rotta….Dopo Castelluccio inferiore attraversi valle del torrente Migliasole e sali fra i boschi proprio agli ottocentotrentasette metri del valico di Prestieri, la radura dei borbonici in discioglimento, spartiacque fra Tirreno e Jonio. Ritrovi nella vecchia stazione del Passo la ferrovia del Poliino, che oggi ti accompagna e ti guida come un filo d’Arianna per districarti nel gioco a incastri di queste valli.”.

GARIBALDI A CASTROCUCCO

Nel 3 settembre 1860, la spiaggia della ‘GNOLA’ DI CASTROCUCCO, in territorio di Maratea ed il castello del Barone LABANCHI

Foto (n…..) – Secca di Castrocucco (CS) – Promontorio e spiaggia della ‘Gnola’ di Castrocucco – castello del Barone Labanchi di Maratea

Nel 3 settembre 1860, il generale Giuseppe GARIBALDI, Agostino BERTANI, Enrico COSENZ, ROSAGUTTI, NULLO, BASSO e GUSMAROLI, arrivati alla spiaggia della ‘GNOLA’ di Castrocucco, la Secca di Castrocucco in territorio di Maratea 

Alcuni storici vogliono che Garibaldi, dopo aver lasciato Tortora, e dirigendosi verso la costa per imbarcarsi per Sapri arrivò a Scalea. Altri storici, invece vogliono che Garibaldi, con i suoi fidi amici arrivasse alla piccola spiaggetta della Gnola di Castrocucco. Come vedremo, il 3 settembre 1860, Garibaldi ed i suoi sei amici e compagni e forse pure il generale Medici, lasciato il piccolo paesino di Tortora, abbarbicato sulla collina pedemontana calabra scenderanno a valle ed alla spiaggia ed arrivano non molto distanti da Praja a Mare, a sua volta non molto distante da Scalea, importante centro costiero della Calabria. Il piccolo gruppetto a cavallo arriva sino alla piccola spiaggetta della ‘Gnola’ di Castrocucco, o Secca di Castrocucco, in territorio di Maratea, dove insiste un piccolo maniero del Barone di Maratea LABANCHI. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 456, trascrive il Bertani (….), che annotava nel suo taccuino (documenti consultati dalla White): Alle otto e mezzo il generale, Cosenz, io, Rosagutti, Nullo, Basso, Gusmaroli sui muli, cavalchiamo per strade orribili. Il generale alla testa, noi seguendo in silenzio. La luna splende sui monti; l’aria fresca ci tiene svegli. Scena caratteristica: un prete concitato vuole l’ordine di arresto per il notaio Marsigli che accusa di delitti reazionari; reclama giustizia pel martirio sofferto: il popolo si affolla, mormora contro il prete. Entra il Sindaco; risulta che il prete è cattivo e fanatico, che suo fratello ha defraudata la sorella del notaio. “Fate far la pace voi, mio bello,” dice una buona vecchierella al generale il quale, ordinando il rilascio del notaio, raccomanda la pace fra le due famiglie; al popolo di armarsi per combattere. Il prete furioso ! Nella sua faccia, nel suo inveire si vede il reazionario; chi sà quanto male ha fatto e farà. Per la costa del monte arriviamo in vista della spiaggia.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, nel cap. XVIII “Capitolo Decimottavo – Segretario generale del Dittatore (Settembre)”, a pp. 456 e ssg., riprendendo il racconto del Bertani, in proposito scriveva che: Alle otto e mezzo il generale, Cosenz, io, Rosagutti, Nullo, Basso Gusmaroli sui muli, cavalchiamo per strade orribili. Il generale alla testa, noi seguiamo in silenzio. La luna splende sui monti; l’aria fresca ci tiene svegli.. Il racconto prosegue con l’arrivo a Tortora, dove è ospitato in casa Lomonaco-Melazzi. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 455-456, trascrive il Bertani (….), che annotava nel suo taccuino (documenti consultati dalla White): “….Arco trionfale a Casaletto. Si annuncia la truppa regia presso Castrocucco che dista dodici miglia. A Rotonda, paese di tremila anime, troviamo alcuni volontari, la guardia nazionale, tutti giulivi e ben disposti: scendiamo in casa di Serafino Fasanelli, da dove si manda un individuo a Sapri con ordini per Turr avvertendolo dell’arrivo. Garibaldi vuole assicurarsi che Cardarelli costretto da Donato Morelli a capitolare in Cosenza non scivoli entro Salerno. Etc…”. Dunque, lo stesso Bertani testimonia delle allarmanti notizie che arrivarono a Garibaldi mentre si trovava a Rotonda. Bertani cita pure le truppe Regie che si pensava vi fossero a Castrocucco. Agostino Bertani (….), nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, dove, il Bertani, a pp. 71 e ssg., in proposito scriveva che: “Narro al pubblico per la prima volta questo piccolo episodio della campagna politica del 1860. Dopo una cavalcata che durò più che un’intiera notte, Garibaldi discendea la mattina del 3 settembre con sei compagni, fra i quali era anch’io, dal monte al lido di Maratea. Di là, trovata una barcaccia ci indirizzammo con due remiganti e costeggiando a Sapri.”. Bertani, a p. 71 scrive chiaramente che insieme a Garibaldi “…discendea la mattina del 3 settembre con sei compagni, fra i quali era anch’io”, dunque erano in sette. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 456, trascrive il Bertani (….), che annotava nel suo taccuino (documenti consultati dalla White): Per la costa del monte arriviamo in vista della spiaggia.”. Proseguendo il suo racconto, Bertani ci parla della partenza da (forse) Tortora: Per la costa del monte arriviamo in vista della spiaggia.”. Dunque, il Bertani testimonia che i sette, partitisi da (forse) da Tortora cavalcano “per la costa del monte” ed arrivano in vista della spiaggia. Quale spiaggia ?. Bertani (trascritto dalla White-Mario) annotava che arrivati in questo luogo: “Giunge una barca da Maratea.”. Dunque, il questo luogo, che Bertani non dice, ma che non doveva essere distante da Maratea che si trova sulla costa, arriva una barca proveniente da Maratea. Agostino Bertani nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, dove, il Bertani, a pp. 71 e ssg., in proposito scriveva che: “Narro al pubblico per la prima volta questo piccolo episodio della campagna politica del 1860. Dopo ua cavalcata, che durò più di un’intiera notte, Garibaldi discendeva la mattina del 3 settembre con sei compagni, fra i quali era anch’io, dal Monte al lido di Maratea. Di là, trovata una barcaccia ci indirizzammo con due remiganti e costeggiando a Sapri. Etc…”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a p. 27, riferendosi a Garibaldi il 3 settembre 1860 fermatosi a Tortora, in proposito scriveva che: Dopo breve sosta, nel susseguente mattino (3 settembre), a Tortora in casa Lomonaco, quell’eletta comitiva raggiunge la deserta spiaggia di Castrocucco a destra del fiume Noce in territorio di Maratea – cercando d’evitare forse l’incontro dei doganieri della Praja d’Aieta – e di la, dopo breve sosta del vecchio Castello del Barone Labanca, prende il mare su d’una barcaccia peschereccia, che, spinta da due robusti remiganti, grave del prezioso incarico,  etc….”. Dunque, Pesce, sulla scorta del Lacava (….), scriveva che Garibaldi e la sua piccola comitiva (Bertani etc..), il 3 settembre 1860, di mattino, si fermò a Tortora in casa Lomonaco e poi in raggiungevano “….la deserta spiaggia di Castrocucco a destra del fiume Noce in territorio di Maratea”. Secondo il Pesce, a Castrocucco, la piccola comitiva al seguito di Garibaldi fece una breve sosta del vecchio Castello del Barone Labanca, etc…”, dove presero “il mare su d’una barcaccia peschereccia, che, spinta da due robusti remiganti, grave del prezioso incarico,  etc….”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 397, in proposito scriveva pure che: “III. ….e su cavalli e muli battono lo stretto sentiero del fiume Lao per scendere al mar Tirreno. Dopo breve sosta, nel susseguente mattino, a Tortora in casa Lomonaco, quell’eletta comitiva raggiunge la deserta spiaggia di Castrocucco a destra del fiume Noce in territorio di Maratea – cercando di evitare, forse, l’incontro dei doganieri della Praia d’Aieta – e di là, dopo breve sosta nel vecchio Castello del Barone Labanca, prende il mare su d’una barcaccia peschereccia che, spinta da due robusti remiganti, grave del prezioso incarico, etc…”. Pesce, a p. 397, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi la ‘Cronistoria della rivoluzione di Basilicata del 1860’ del dott. Michele Lacava, pregevole miniera di documenti e di notizie.”. L’Avv. Carlo Pesce, a pp. 399-400, in propposito scriveva che: “III….narrato diffusamente nel Diario dal Medico Agostino Bertani, assieme con la descrizione di quel viaggio avventuroso, che è pregio di trascrivere qui integralmente: “Dopo una cavalcata che durò più che intera notte, Garibaldi discendeva la mattina del 3 Settembre con sei compagni, fra i quali era anche io, dal monte al lido di Maratea. Di là, trovata una barcaccia, ci indirizzammo con due remiganti, e costeggiando, a Sapri. Quante volte scherzando, io avevo detto ai compagni della lunga notturna cavalcata: Eccoci in sette cavalieri, con sette muli, alla impresa di conquistare un Regno! Etc…”. L’Avv. Pesce si riferiva al narrato dei Diarii di Agostino Bertani (….). Riguardo il testo citato dal Pesce, i “Diarii” di Agostino Bertani, Felice Fusco, a p. 352, nella nota (64) postillava: “(64) Quanto fu detto e deciso nella taverna del ‘Fortino’ è riportato dallo stesso Bertani (A. Bertani, Ire politiche d’oltre tomba, Firenze, Polizzi, 1869, pp. 73 ss..). Per stralci più ampi del testo di Bertani cfr. P. Russo, Un brandello dell’impresa ecc…, cit., pp. 35-37”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 27-28, in proposito scriveva che: Dopo breve sosta, nel susseguente mattino, a Tortora in casa Lomonaco, quell’eletta comitiva raggiunge la deserta spiaggia di Castrocucco a destra del fiume Noce in territorio di Maratea – cercando d’evitare forse l’incontro dei doganieri della Praja d’Aieta – e di la, dopo breve sosta del vecchio Castello del Barone Labanca, prende il mare su d’una barcaccia peschereccia, che, spinta da due robusti remiganti, grave del prezioso incarico,  etc….”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a p. 27, riferendosi a Garibaldi il 3 settembre 1860 fermatosi a Tortora, in proposito scriveva che: ….quell’eletta comitiva raggiunge la deserta spiaggia di Castrocucco a destra del fiume Noce in territorio di Maratea – cercando d’evitare forse l’incontro dei doganieri della Praja d’Aieta – e di la, dopo breve sosta del vecchio Castello del Barone Labanca, prende il mare su d’una barcaccia peschereccia, che, spinta da due robusti remiganti, grave del prezioso incarico,  etc….”. Dunque, Pesce, sulla scorta del Lacava (….), scriveva che Garibaldi e la sua piccola comitiva (Bertani etc..), il 3 settembre 1860, di mattino, si fermò a Tortora in casa Lomonaco e poi in raggiungevano la deserta spiaggia di Castrocucco a destra del fiume Noce in territorio di Maratea”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 27-28, in proposito scriveva che: “Dopo breve sosta, nel susseguente mattino, a Tortora in casa Lomonaco, quell’eletta comitiva raggiunge la deserta spiaggia di Castrocucco a destra del fiume Noce in territorio di Maratea – cercando d’evitare forse l’incontro dei doganieri della Praja d’Aieta – e di la, dopo breve sosta del vecchio Castello del Barone Labanca, prende il mare su d’una barcaccia peschereccia, che, spinta da due robusti remiganti, grave del prezioso incarico,  etc….”. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a p. 701, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, in proposito aggiungeva che: “Il 31 Agosto, Pietro mio fratello partiva con Mignogna all’incontro con Garibaldi. Il 1° Settembre il Generale Garibaldi era a Cosenza; la notte del 2 Settembre con sei compagni scese a Laino al mare; il giorno 3  va per mare a Sapri; da Sapri l’indomani martedì 4 Settembre parte e giunge al Fortino, e va a Casalnuovo; etc…(1).”. Lacava, a p. 701, nella nota (1) postillava: “(1) Riportiamo dall’opera del Racioppi: Storia dei moti di Basilicata etc…”. Lacava, a p. 702, in proposito scriveva che: “La sera del giorno 2 il generale Garibaldi da Rotonda parte in carrozza e giunge nelle vicinanze di Laino; abbandona la rotabile e prende la via del fiume Lao, e scende al mare nella spiaggia tra Tortora e Scalea, per incontrarsi in Lagonegro con i soldati di Cardarelli, ….Etc…”. Lacava, a pp. 703-704 e ssg., in proposito aggiungeva pure che: “Ed ora trascriviamo il Bertani: “Dopo una cavalcata che durò più che un’intera notte, Garibaldi discendeva la mattina del 3 settembre con sei compagni, fra i quali era anch’io, dal monte al lido di Maratea. Etc…”. Lacava, a p. 707, nella nota (1) postillava: “(1) Ire politiche d’oltre tomba, raccolte da A. Bertani, p. 71.”. Dunque, il Lacava scriveva che Garibaldi scende al mare nella spiaggia tra Tortora e Scalea, per non incontrarsi in Lagonegro coi soldati di Caldarelli etc…”. Quale fosse la spiaggia “tra Tortora e Scalea”, non lo dice. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 199, in proposito scriveva che: Dalla valle del Lao rimontano sulle alture toccando le più elevate, e di là, la mattina del 3, si calarono sulla costa a un punto non molto discosto da Tortora e da Maratea. Una piccola imbarcazione toltili di là, li portò a Sapri.”. La Dobelli, a p. 198, nella nota (1) postillava: “(1) Bertani, II, 184; Ms. Peard, Journal, 2 settembre”. La Dobelli, a p. 198, sebbene non vi fosse, postillava la nota (2): “(2) Forbes, 214.”. Forse riguarda il racconto dell’intinerario seguito da Garibaldi nella marcia verso il mare (verso l’estremità del Golfo di Policastro). Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a p. 131, in proposito scriveva che: “Egli e sei compagni, cioè il Cosenz, il Bertani, Rosagutti, Nullo, Basso e Gusmaroli, cavalcarono l’intera notte su muli per strade orribili e scesero alla spiaggia fra Tortora e Scalea (1).”. Mazziotti, a p. 132, nella nota (1) postillava: “(1) Cronistoria del Lacava, a p. 702. Il Treveljan nel suo mirabile lavoro ‘Garibaldi e la formazione dell’Italia – traduzione di Bice Dobelli ha descritto più diffusamente di ogni altro il viaggio del Dittatore. Questi scese alla marina a un punto non molto discosto da Torraca e da Maratea.”. Mazziotti aggiunge anche: 4 – Rosagutti; 5 – Nullo; 6 – Nullo; 7 – Gusmaroli. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a pp. 391-392, in proposito scriveva che: Il tre settembre Garibaldi, che la notte precedente era giunto alla spiaggia fra Tortora e Scalea, salito in una barca con due marinai, giunse a Sapri.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 412, in proposito scriveva che: Poi, ad una dozzina di chilometri dalla Rotonda, lascia la valle e si dirige a ponente verso la costa, e là né di strade né di sentieri v’è traccia alcuna. Arriva così ad un punto quasi equidistante fra Maratea e Scalea, donde una piccola barca porta lui e i suoi compagni – cinque in tutto, dice il Bertani – a Sapri.”. Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, stampato a Sarno-Napoli, 1960, nel cap. V, a pp. 165-166 e ssg., in proposito scriveva che: Comunque Garibaldi e i suoi, generali vollero le loro assicurazioni e presero in ostaggio fino al loro imbarco, avvenuto nei pressi del promontorio della Gnola, in territorio di Maratea, alle ore 14 dello stesso giorno, il giovanetto Domenico Marsiglia, che fu portato con sé a cavallo dal Generale Medici.”. Il Fulco scrive di questa notizia traendola da testimonianze del posto. Egli parla del giovinetto preso in ostaggio a Tortora dal generale MEDICI, che non mi risulta essere nella comitiva che accompagnava Garibaldi. Dunque, Fulco, sulla scorta di alcuni testimoni dell’epoca scriveva che “….fino al loro imbarco, avvenuto nei pressi del promontorio della Gnola, in territorio di Maratea, etc…”. Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, Napoli, 1960, ristampato dal Comune di Tortora a cura di Aleardo Dino Fulco, nel cap. V, a pp. 131-132-133, in proposito scriveva che: Comunque Garibaldi e i suoi, generali vollero le loro assicurazioni e presero in ostaggio fino al loro imbarco, avvenuto nei pressi del promontorio della Gnola, in territorio di Maratea, alle oe 14 dello stesso giorno, il giovanetto Domenico Marsiglia, che fu portato con sé a cavallo dal Generale Medici.”. Anche in questo caso, Fulco, scrive di questa notizia di cui non si capisce la provenienza e ci parla del giovanetto preso in ostaggio a Tortora dal generale Medici, che non mi risulta essere nella comitiva che accompagnava Garibaldi. Si sa che Garibaldi da Tortora si portò a Castrocucco dove passò a salutare il barone Labanchi. Il sac. don Giuseppe Cataldo (….), nel suo “Notizie storiche su Policastro Bussentino etc…”, testo dattiloscritto ed impaginato nel “Seminario Vescovile”, nel 1973, a pp. -76-77, in proposito scriveva che: La mattina del 3 settembre 1860 con sei fidi compagni, Cosenz, Bixio, Medici, Sirtori, Bertani e Basso, e con altri patrioti locali, dopo una breve sosta a Tortora, dove era arrivato per via di terra, raggiunse il Castello del Barone Labanchi, alla Secca di Castrocucco, presso Praja a Mare, nel comune di Maratea; poi, imbarcatosi su un peschereccio, rasentate le amene coste di Marina di Maratea, Porto, Cersuta, e Acquafredda, approdò a Sapri verso le ore 14.”. Orazio Campagna (…), nel suo ‘La “Regione Mercuriense” nella storia delle comunità costiere da Bonifati a Palinuro’, pubblicato nel 1982, a p. 253 parlando di Tortora, in proposito scriveva che: “Tre anni dopo, da Tortora e dopo una sosta a Castrocucco nel castello del barone Labanchi, giunsero a Sapri, via mare, Garibaldi ed alcuni ufficiali della spedizione, erano le 14 del 3 settembre 1860 (50).”. Campagna, a p. 253, nella nota (50) postillava: “(50) G. Cataldo, Notizie storiche su Policastro Bussentino, op. cit..; A. Fulco, Memorie storiche di Tortora, op. cit.; D. Damiano, Maratea nella storia e nella luce della Fede, op. cit. Il Dumas (padre) aveva proposto a Garibaldi di sbarcare nel basso Cilento, “la terra del patriottismo”, e non a Salerno, in “Rassegna Storica salernitana”, 1966.”. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: Garibaldi scese poi sulla spiaggia di Castrocucco alla destra del fiume Noce e si fermò nel castello del barone Labanchi di Maratea, in attesa della barca che doveva condurlo a Sapri, dove in effetti giunse verso le ore 14 e dove già il giorno prima erano sbarcate, etc…”. Alessandro Serra (….), nel suo L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 331-332, in proposito scriveva che: La mattina del 3 settembre l’eroe riprese il viaggio e giunse a Marina di Tortora, precisamente alla sponda destra della foce del fiume Castrocucco. Etc…”. Serra, a p. 332, nella nota (12) postillava: “(12) A. Pepe, Nel 150° Annuale della nascita di Garibaldi A. La marcia attraverso il Bruzio ed una deviazione improvvisa, in “Brutium”, Reggio Calab., novembre-dicembre 1957. V. anche la sua comunicazione al 2° Congresso Storico Calabrese in questi Atti.”. Alfredo Schettini (….), nel suo “Trecchina nel presente e nel passato – 1936”, del 1947, Tip. Ferrari, Alessandria, a pp. 69-70, in proposito scriveva che: Il Generale, che fu ospitato in casa Lomonaco-Melazzi, scese quindi alla marina di Maratea.”. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 311-312, in proposito scriveva: La mattina del 3, scendono alla marina in quel tratto di spiaggia equidistante tra Scalea e Maratea, a destra della foce del fiume Castrocucco (o Noce), quindi in territorio di Maratea. Tale fiume divide la Calabria dalla Basilicata. In quella deserta spiaggia, etc…”Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 311-312, in proposito scriveva: La mattina del 3, scendono alla marina in quel tratto di spiaggia equidistante tra Scalea e Maratea, a destra della foce del fiume Castrocucco (o Noce), quindi in territorio di Maratea. Tale fiume divide la Calabria dalla Basilicata. In quella deserta spiaggia, dopo di aver evitato l’incontro dei doganieri (il giorno avanti v’erano state segnalate delle truppe borboniche), e una breve sosta al vecchio castello del barone Labanca, Garibaldi e i suoi sei compagni prendono il mare su una barcaccia (giunta da Maratea, dice il Bertani), la quale spinta da due remiganti, e rasentando la costa di Maratea, Cersuta ed Acquafredda, dopo tre ore di penoso tragitto, giunse a Sapri.”. Biagio Moliterni su un blog in rete scriveva che: “L’unica eccezione fu quella del notaio Francesco Marsiglia che, fedele al regime borbonico, si rifiutò di rendere omaggio all’Eroe e che per questo motivo rischiò di essere passato per le armi. L’ordine di fucilazione fu però strappato dallo stesso Garibaldi, il quale, per intercessione del sacerdote don Mansueto Perrelli, optò per la presa in ostaggio del giovane figlio del notaio, Domenico. Questi, portato con sé a cavallo dal Medici, fu poi liberato intorno alle ore 14,00, ovvero nel momento in cui il gruppo di garibaldini, lasciata Tortora, si imbarcò per Sapri all’Agnola di Castrocucco, in territorio di Maratea.”. Sempre il Moliterni, cita il testo di A. Pepe (….), I sei garibaldini che passarono da Tortora assieme col Generale il 3 settembre 1860, in “Cronaca di Calabria” del 2 ottobre 1960 (Gazzettino Calabrese) del 2 ottobre 1960. Moliterni aggiunge che: “P.S. Il sedicenne Carlo Mazzei di Maratea, nipote acquisito di don Biagio Maceri, raggiunse i garibaldini a Lagonegro e morì in battaglia il 1° ottobre 1860 presso Aversa. Era anche chi ci credeva davvero!”. Dunque, Moliterni, sulla scorta di Fulco (….) scriveva che Garibaldi partitosi da Tortora, dopo la questione avuta per il Notaio Francesco Marsigli o Marsiglia, affidò suo figlio, il giovane Domenico Marsigli al generale Medici che, dice il Fulco: “fu poi liberato intorno alle ore 14,00, ovvero nel momento in cui il gruppo di garibaldini, lasciata Tortora, si imbarcò per Sapri all’Agnola di Castrocucco, in territorio di Maratea.”. Carmine Manco (….), nel suo “Scalea prima e dopo”, a p. 78, in proposito scriveva che: “Nei primi di settembre del 1860 Scalea fu in gioiosa agitazione: venne annunziato l’arrivo di Garibaldi. Garibaldi che doveva dal Pollino raggiungere il Tirreno seguendo il corso del fiume Lao sbagliò strada e finì a Tortora. Da qui andò alla foce del fiume Castrocucco: prese una barca che lo portò a Sapri dai legionari di Turr.”. Josè Cernicchiaro (….), nel suo “Conoscere Maratea – guida storico-turisitca”, ed. Guida, Napoli, 1979, a p. 50, in proposito scriveva che: “E probabilmente il popolo di Maratea viveva gli avvenimenti del 1860 conservando questo stesso distaccato atteggiamento dal quale, però, rifuggiva una ristretta élite borghese tornata a sostenere la necessità di un rinnovamento politico. La borghesia lucana, infatti, etc…Il risultato di questa organizzazione  sarà la marcia su Potenza del 18 Agosto 1860, il cui vittorioso esito consentirà alla Basilicata di essere, con la formazione del Governo Prodittatoriale, la prima provincia continentale del Regno delle due Sicilie a proclamare l’Unità d’Italia….Maratea, che probabilmente non vide nessun cittadino partecipare alla manifestazione potentina, entrò così nel nuovo ordine politico nazionale. Qualche giorno dopo, il 3 settembre, assistè al passaggio di Giuseppe Garibaldi che proveniente da Rotonda, aveva pernottato nel palazzo del barone Labanchi alla Secca di Castrocucco.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a p. 283, in proposito scriveva che: “Il viaggio riprese la mattina del tre dalla Marina di Tortora, presso la foce del fiume Castrocucco, punto di confine tra la Calabria e Lucania. I “pochi distinti personaggi” passarono a Sapri in barca e la giornalista Jessie White Mario così racconta la traversata: “giunge una barca da Maratea. Tutti e sette entriamo. Il generale si sdraia a prora, lo copriamo colla vela: i due remiganti lentamente vogano, sotto il cocente sole, e là dorme pacifico chi porta in sé il futuro dell’Italia una”(30).”. Policicchio, a p. 283, nella nota (30) postillava: “(30) J. White Mario, Agostino Bertani e i suoi tempi, Barbera, Firenze, 1888, p. 456.”. Michelangelo Pucci (….), nel suo “Tortora – Natura, Storia Cultura”, a p. 100, in proposito scriveva che: “Alla secca di Castrocucco. Dopo la breve sosta di poco più di un paio d’ore a Casa Lomonaco, Garibaldi, a metà mattinata verso le ore 10, partì da Tortora prendendo precauzionalmente in ostaggio Domenico Marsiglia, giovane figlio di don Francesco Marsiglia, percorrendo la mulattiera che tuttora scende alla marina attraversando le contrade San Brancato, Crisose e Castrocucco. Qui giunto alle ore 11 circa, liberò l’ostaggio e, in attesa dell’imbarcazione, sostò nella casa-torre della Secca, ospite della famiglia Labanchi. Intorno alle ore 11:30 si imbarcò nel porticciolo che si apre ai piedi della casa-torre.”. Pucci, a p. 102, nella nota (2) postillava: “(2) Amedeo Fulco – Memorie storiche di Tortora – Rubettino – Soveria Mannelli 2002, pag. 129 e segg.”.

Nel 3 settembre 1860, il generale Giuseppe GARIBALDI, Agostino BERTANI, Enrico COSENZ, ROSAGUTTI, NULLO, BASSO e GUSMAROLI, arrivati alla spiaggia della ‘GNOLA’ di Castrocucco, si trattengono brevemente con la folla di curiosi e di fans 

Carmine Manco (….), nel suo, Scalea prima e dopo- Cenni storici, Arti tipografiche, Scalea, 1969, a pp. 78-79, in proposito scriveva che: “Nei primi di settembre del 1860 Scalea fu in gioiosa agitazione: venne annunziato l’arrivo di Garibaldi. Garibaldi che doveva dal Pollino ragiungere il Tirreno seguendo il corso del fiume Lao sbagliò strada e finì a Tortora. Da qui andò alla foce del fiume Castrocucco: prese una barca che lo portò a Sapri dai legionari di Turr. Mentre a Scalea si aspettava invano, il passaggio dell’eroe dei due mondi. La gente delusa fu, in parte compensata, pochi giorni dopo, dalla visita di molti garibaldini. Etc…”. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a p. 315, in proposito scriveva: “Garibaldi bacia una vecchia madre. A questo punto ci viene offerta l’occasione di riferire un altro episodio ignorato da tutti i predetti autori, e che togliamo di peso da un opuscolo oggi introvabile di Filippo La Gioia di Aieta, etc…”. Il testo citati da Pepe sono quello di Filippo La Gioia (….), e quello di Egidio Maturi (….). Sullo storico Aietano, Filippo La Gioia (….), il Pepe scriveva che: “Filippo La Gioia di Aieta, che conoscemmo di persona nella nostra adolescenza, allora vecchio cancelliere in ritiro, il quale giovanissimo aveva preso parte ai moti del ’48 e, come rappresentante del Comitato rivoluzionario di Aieta, al fatto d’armi di Campotenese, onde soffocati i moti, ebbe a soffrirne il carcere. Il La Gioia dice di aver conosciuto nelle carceri di Cosenza Francesco De Sanctis.”. Il La Gioia continuando il suo racconto, in proposito aggiungeva che: “Quando Garibaldi coi suoi compagni scendeva da Tòrtora alla marina, il La Gioia si trovava insieme colla madre in mezzo alla folla che attendeva il Generale al suo passaggio. “Anche noi – egli scrive – ebbimo l’onore di stringergli la mano etc….”. Infatti, Filippo La Gioia (….), nel suo “L’Italia redenta sotto la dinastia di Savoia – Cenno istorico redatto per cura di Filippo La Gioia di Aieta”, Lauria 1891. Filippo La Gioia (….), nel suo “L’Italia redenta sotto la dinastia dei Savoia – Cenno istorico redatto per cura di La Gioia Filippo di Aieta”, Lauria 1891, a pp. 6-7, in proposito scriveva che: “…, e nella Marina di Tortora precisamente, ove anche noi ebbimo l’onore di stringergli la mano, in quel rincontro, anche la nostra defunta vecchia Genitrice Antonia Candia fu Vincenzo di Aieta, volle ammirare il Grande Guerriero de’ due Mondi, a cui non mancò di offrire tutti i suoi figli per il riscatto della patria, a quale proposta il General Garibaldi commosso nell’ammirar una vecchia madre al pari di Cornelia la Madre de’ Gracchi, che spontaneamente offre tutti i suoi figli per l’Indipendenza della Patria, la colmò di baci, e innanzi a quel convegno profferì convulso le seguenti: “Se tutte le done d’Italia fossero simili a voi, l’Italia sarebbe libera da più secoli”. Dopo quel piccolo trattenimento il Generale nell’accomiatarsi, con quel riso incantevole, stringendo a tutti la mano, partì con pochi uomini che lo seguivano, ed imbarcato sù di un piccolo battello, si diresse nella Marina di Sapri, e da colà defilato si recò al Fortino di Lagonegro, ove uscì avanti al Generale Caldarelli, il quale con quattro mila soldati di Artiglieria, alla sola comparsa della camicia rossa, depose le armi, e i soldati Borbonici disarmati, in poche ore, ciascuno fu mandato al proprio domicilio, ed ai soli Ufficiali fu lasciato un foglio di via per non essere maltrattati.”. Riguardo l’arrivo di Garibaldi alla piccola spiaggia di Castrocucco, lo storico calabrese di Aieta ci fornisce un piccolo aneddoto. Dunque, la piccola folla di fans di Garibaldi, come scrive il La Gioia (….), saputosi che egli era stato a Tortora e che era diretto a Sapri e qundi avrebe dovuto scendere verso la costa per imbarcarsi per Sapri, non lo attesero solo a Scalea o a Praja a Mare, ma ne attesero il passaggio per poterlo acclamare, dice il La Gioia, alla “Marina di Tortora precisamente”. La Gioia scriveva che alla “Marina di Tortora”, sia lui, Filippo La Gioia (….), che la sua “vecchia Genitrice Antonia Candia fu Vincenzo di Aieta”, che erano andati ad attendere Garibaldi sul percorso che egli fece per giungere verso la costa, per omaggiarlo e salutare l’Eroe dei due Mondi. Nell’incontro, la nostra defunta vecchia Genitrice Antonia Candia fu Vincenzo di Aieta”, “…non mancò di offrire tutti i suoi figli per il riscatto della patria.”. La Gioia scriveva che alla proposta della vecchia Antonia CANDIA, Garibaldi la colmò di baci e, gli disse convulso “Se tutte le done d’Italia fossero simili a voi, l’Italia sarebbe libera da più secoli”. Filippo La Gioia non spiega quale fosse questa “Marina di Tortora”. All’epoca, e pure oggi, la “Marina di Tortora” è in Calabria e precisamente, al di là, verso sud, della foce del fiume Noce. E’ la lunga spiaggia che dal promontorio si svela verso Sud andado verso Scalea. Infatti, subito dopo la marina di Tortora, la lunga spiaggia, che si vede nella fig. n…., comprende la spiaggia di Praja a Mare, ecc…, fino ad arrivare a S. Nicola Arcella. Da alcuni storici, però, sappiamo che il piccolo gruppetto volle evitare quella linea di costa, quella Calabra ma volle portarsi a cavallo verso il versante della Basilicata, ovvero verso la piccola insenatura e spiaggia della Secca di Castrocucco che è in territorio di Maratea. Filippo La Gioia scriveva che ciò avvenne alla “Marina di Tortora” ma dopo aggiunge: “…il Generale nell’accomiatarsi, con quel riso incantevole, stringendo a tutti la mano, partì con pochi uomini che lo seguivano, ed imbarcato etc…”, che ci fa pensare che l’incontro con Garibaldi non avvenne alla Marina di Tortora, ovvero alla spiaggia della Secca della Gnola di Castrocucco ma piuttosto lungo il percorso che da Tortora scende alla costa, ovvero lungo il percorso che Garibaldi ed i suoi fidi amici fece per scendere alla spiaggia di Castrocucco. Infatti, Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, a pp. 313-314, in proposito scriveva: “Un prete reazionario. La delusione degli Scaleoti. Il ricevimento di Tòrtora. Il Bertani, nel suo Diario, dimentica molte cose: il pernottamento a Tòrtora e il nome delle contrade e dei paesi che la comitiva attraversa nella lunga cavalcata. Parla di un arco trionfale a ‘Casaletto’ (quale ?), e di una scena abbastanza caratteristica, indice dello stato in cui versano le popolazioni che chiedono giustizia, nonchè delle lotte personali e di famiglie che vorrebbero passare per lotte di partiti, ma non ne dice il luogo. Questa scenetta, a nostro avviso, doveva essere accaduta lungo il tratto che da Tòrtora scende al mare, come si rileva dalle stesse parole del Bertani, perchè accadde quando il Generale e i suoi compagni “per la costa del monte arrivano in vista della spiaggia”. “Un prete concitato- si legge nel Diario – vuole l’ordine d’arresto per il notaio ‘Marsigli’ che accusa di delitti reazionari; reclama giustizia sul martirio sofferto: il popolo si affolla, mormora contro il prete. Entra il sindaco; risulta che il prete è cattivo e fanatico, che suo fratello ha defraudata la sorella del notaio. “Fate far la pace voi, mio bello”, dice una buona vecchierella al generale, il quale, ordinando il rilascio del notaio, raccomanda la pace fra le due famiglie; al popolo di armarsi per combattere. Il prete furioso! Nella sua faccia, nel suo inveire si vede il reazionario; chi sa quanto male ha fatto e farà”. (Il notaio di cui si parla – ‘Marsiglia’ e non ‘Marsigli’ – era di quelle parti e fu dopo per molti anni notaio di Scalea, capoluogo di Mandamento). Etc…”. Dunque, il Pepe pone dei dubbi e crede la scenetta citata dal Bertani doversi riferire ad un luogo doveva essere accaduta lungo il tratto che da Tòrtora scende al mare, come si rileva dalle stesse parole del Bertani….”. Dunque, Pepe, i proposito scriveva che seodo lui, la scenetta, raccontata dal Bertani che riguarda il Notaio Marsigli:  Questa scenetta, a nostro avviso, doveva essere accaduta lungo il tratto che da Tòrtora scende al mare, come si rileva dalle stesse parole del Bertani, perchè accadde quando il Generale e i suoi compagni “per la costa del monte arrivano in vista della spiaggia”. Dunque, il Pepe pone dei dubbi e crede la scenetta citata dal Bertani doversi riferire ad un luogo doveva essere accaduta lungo il tratto che da Tòrtora scende al mare, come si rileva dalle stesse parole del Bertani….”. La “scenetta” raccontata dal Fulco, forse è quella di cui ci parla il Bertani ? La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 456, trascrive il Bertani (….), che annotava nel suo taccuino (documenti consultati dalla White): Alle otto e mezzo il generale, Cosenz, io, Rosagutti, Nullo, Basso, Gusmaroli sui muli, cavalchiamo per strade orribili. Il generale alla testa, noi seguendo in silenzio. La luna splende sui monti; l’aria fresca ci tiene svegli. Scena caratteristica: un prete concitato vuole l’ordine di arresto per il notaio Marsigli che accusa di delitti reazionari; reclama giustizia pel martirio sofferto: il popolo si affolla, mormora contro il prete. Entra il Sindaco; risulta che il prete è cattivo e fanatico, che suo fratello ha defraudata la sorella del notaio. “Fate far la pace voi, mio bello,” dice una buona vecchierella al generale il quale, ordinando il rilascio del notaio, raccomanda la pace fra le due famiglie; al popolo di armarsi per combattere. Il prete furioso ! Nella sua faccia, nel suo inveire si vede il reazionario; chi sà quanto male ha fatto e farà. Per la costa del monte arriviamo in vista della spiaggia.”. Secondo Biagio Moliterni (….), sul blog “Abystron.org”, riferendosi a dopo la partenza da Castrocucco per Sapri, in proposito scriveva: Prima della partenza, il Generale ebbe modo di colloquiare affabilmente con alcuni patrioti che lo avevano raggiunto sulla spiaggia. Tra questi vi erano Filippo La Gioia di Aieta e sua madre Angela Candia, la quale non mancò di offrire tutti i suoi figli per il riscatto della Patria. Garibaldi, commosso dalle nobili parole della donna, la colmò di baci e le disse: «Se tutte le donne d’Italia fossero simili a voi, l’Italia sarebbe libera da più secoli». Il Generale giunse a Sapri nella serata del 3 settembre e poté quindi riprendere la sua vittoriosa marcia verso Napoli, facilitata dal fatto che, nel frattempo, le tanto temute truppe borboniche del Caldarelli si erano disperse. Si erano infatti rifiutate di seguire il loro comandante nella scelta, maturata nella notte, di convertirsi alla causa unitaria o, secondo un diverso punto di vista, di “vendersi” all’ invasore.”. La notizia ivi riportata è forse tratta dal testo di Filippo La Gioia (….), L’Italia redenta sotto la dinastia di Savoia etc…, Lauria 1891. Josè Cernicchiaro (….), nel suo “Conoscere Maratea – guida storico-turisitca”, ed. Guida, Napoli, 1979, a p. 50, in proposito scriveva che: Maratea, che probabilmente non vide nessun cittadino partecipare alla manifestazione potentina, entrò così nel nuovo ordine politico nazionale. Qualche giorno dopo, il 3 settembre, assistè al passaggio di Giuseppe Garibaldi che proveniente da Rotonda, aveva pernottato nel palazzo del barone Labanchi alla Secca di Castrocucco.”.

Nel 3 settembre 1860, alla spiaggia della ‘GNOLA’ di Castrocucco, il generale MEDICI libera il giovane ostaggio, Domenico MARSIGLIA, figlio del Notaio Francesco Marsiglia

Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, Napoli, 1960, ristampato dal Comune di Tortora a cura di Aleardo Dino Fulco, nel cap. V, a pp. 131-132-133, in proposito scriveva che: Comunque Garibaldi e i suoi, generali vollero le loro assicurazioni e presero in ostaggio fino al loro imbarco, avvenuto nei pressi del promontorio della Gnola, in territorio di Maratea, alle ore 14 dello stesso giorno, il giovanetto Domenico Marsiglia, che fu portato con sé a cavallo dal Generale Medici.”. Fulco, scrive di questa notizia tratta da testimonianze del posto da lui raccolte e ci parla del giovinetto preso in ostaggio a Tortora da Garibaldi e che fu portato a cavallo dal generale MEDICI. Questa notizia aggiunge pure un’altra notizia e cioè che insieme al piccolo gruppo con Garibaldi vi era anche il generale MEDICI. Fulco, a questo punto del racconto cita il Diario di Agostino Bertani, unico testimone di questi eventi. Fulco prima dice che Bertani scriveva essere in cinque in tutto e ora accenna a sette. Inoltre nutro dei dubbi sulla presenza di Nino Bixio e di Medici. Come Vedremo Bixio non era con Garibaldi e neanche MEDICI. Biagio Moliterni (….), sul blog “Abystron.org” , riferendosi al giovane ostaggio Domenico Marsigli, figlio del Notaio Francesco, in proposito scriveva: “….Domenico. Questi, portato con sé a cavallo dal Medici, fu poi liberato intorno alle ore 14,00, ovvero nel momento in cui il gruppo di garibaldini, lasciata Tortora, si imbarcò per Sapri all’Agnola di Castrocucco, in territorio di Maratea. Prima della partenza, il Generale etc…”. Dunque, Moliterni, sulla scorta di Fulco (….) scriveva che Garibaldi partitosi da Tortora, dopo la questione avuta per il Notaio Francesco Marsigli o Marsiglia, affidò suo figlio, il giovane Domenico Marsigli al generale Medici che, dice il Fulco: “fu poi liberato intorno alle ore 14,00, ovvero nel momento in cui il gruppo di garibaldini, lasciata Tortora, si imbarcò per Sapri all’Agnola di Castrocucco, in territorio di Maratea.”. Dunque,oltre alla notizia del giovane ostaggio Domenico Marsigli, fiflio del Notaio Francesco, preso in ostaggio da Garibaldi, il Fulco, ci da anche l’ora di arrivo alla spiaggia Secca di Castrocucco. Pare che il generale Medici avesse liberato il giovinetto Domenico Marsigli alle ore 14,00 all’Agnola di Castrocucco ovvero nel momento che il gruppetto di Garibaldi si imbarcò per Sapri, ovvero quando, dopo breve attesa alla spiaggia dell’Agnola di Castrocucco, arrivò da Maratea una barca con due rematori e si imbarcarono. Con questa notizia storica, il Fulco ci fornisce altre due notizie interessanti e cioè il fatto che insieme al gruppetto di Garibaldi (sette compreso Garibaldi) uno era il generale MEDICI, a meno chè il generale non si sia allontanato a cavallo per raggiungere la Consolare. Inoltre il Fulco ci dice pure che il gruppetto di Garibaldi e gli altri sei compagni si imbarcò all’Agnola di Castrocucco alle ore 14,00. Sull’ora di arrivo a Castrocucco, però, Michelangelo Pucci (….), a pp. 100-101, in proposito scriveva che: “Dopo la breve sosta di poco più di un paio d’ore a Casa Lomonaco, Garibaldi, a metà mattinata verso le ore 10, partì da Tortora prendendo precauzionalmente in ostaggio Domenico Marsiglia, giovane figlio di don Francesco Marsiglia (2), percorrendo la mulattiera che tuttora scende alla marina attraversando le contrade San Brancato, Crisose e Castrocucco. Qui giunto verso le ore 11 liberò l’ostaggio e, in attesa dell’imbarcazione, sostò verosimilmente nella casa-torre della Secca della famiglia Labanchi. Verso le ore 11:30 si imbarcò nel porticciolo che si apre ai piedi della casa-torre”. Pucci, a p. 102, nella nota (2) postillava: “(2) Amedeo Fulco – Memorie storiche di Tortora – Rubettino – Soveria Mannelli 2002, pag. 129 e segg.”. Dunque, il Pucci (…), pone l’arrivo di Garibaldi alla Secca di Castrocucco alle ore 11,00 del mattino. Biagio Moliterni (….), sul blog “Abystron.org” così riepilogava la giornata di Garibaldi a Tortora: Questi, portato con sé a cavallo dal Medici, fu poi liberato intorno alle ore 14,00, ovvero nel momento in cui il gruppo di garibaldini, lasciata Tortora, si imbarcò per Sapri all’Agnola di Castrocucco, in territorio di Maratea. Prima della prtenza, il Generale…”. Quì si riferisce a prima della partenza da Castrocucco per Sapri. Dunque, il Generale ed il generale MEDICI (?) arrivarono alla spiaggia dell’AGNOLA DI CASTROCUCCO”, dove si imbarcarono dirigendosi a Sapri. Dunque, Biagio Moliterni, forse sulla scorta di Amedeo Fulco, scriveva che Garibaldi strappò l’ordine di arresto che aveva firmato per il Notaio di Tortora Francesco MARSIGLIA, ma fece portare in ostaggio dal MEDICI, il giovane figlio del Notaio, DOMENICO MARSIGLIA. Moliterni (….), però cita il generale MEDICI e scriveva che il giovane ragazzetto: “Questi, portato con sé a cavallo dal Medici, fu poi liberato intorno alle ore 14,00, ovvero nel momento in cui il gruppo di garibaldini, lasciata Tortora, si imbarcò per Sapri all’Agnola di Castrocucco.”. Dunque, secondo Moliterni, insieme a Garibaldi doveva esserci anche il generale MEDICI, che arrivato a Castrocucco si sarebbe imbarcato con Garibaldi e gli altri sei compagni ?. In effetti sulla compagnia di Garibaldi, che poi sbarcherà a Sapri, alcuni fanno dei nomi ed altri storici ne fanno altri. Alfredo Schettini (….), nel suo “Trecchina nel presente e nel passato – 1936”, del 1947, Tip. Ferrari, Alessandria, a pp. 69-70, in proposito scriveva che: Insieme a Bertani, Basso, Bixio, Cosenz, Medici, Sirtori e Turr parte da Rotonda e per un sentiero di montagna raggiunge Tortora, in provincia di Cosenza, ove fu accolto con entusiastiche manifestazioni. All’ingresso del paese si fece trovare una deputazione di gentili signore,  fra le quali Isabella Laura Palagano. Il Generale, che fu ospitato in casa Lomonaco-Melazzi, scese quindi alla marina di Maratea.”. E già Schettini, fra i compagni di Garibaldi che partono con lui da Rotonda mette pure il generale Turr, ma sappiamo che Turr era a Lagonegro, e si era partito con Garibaldi da Cosenza e non da Rotonda. Sui componenti la piccola comitiva, però non tutti concordano e soprattutto, rispetto a ciò che testimoniava Agostino Bertani della piccola comitiva di Garibaldi che poi si imbarcò per Sapri non vi era il generale Medici. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 908, in proposito scriveva che: “Passò la notte seguente a Cosenza, e ne ripartì il primo settembre, accompagnato da non più di trenta persone, fra ufficiali e guide. Ricordo con certezza Enrico Cosenz, che non lasciò più sino a Napoli; Turr, Corte, Caldesi, Avezzana, Musolino, Nullo, Mordini, Missori, Serafini, e due giornalisti, che erano anche volontari: Carlo Arrivabene e Antonino Gallenga, corrispondenti di giornali inglesi. Attraversando il resto della Calabria, sino al primo paese di Basilicata, che fu Rotonda, Garibaldi trovò la rivoluzione compiuta quasi dappertutto.”.

Nel 3 settembre 1860, Garibaldi ed i suoi sei fidati amici, si trattengono brevemente nel castello del Barone LABANCHI di Maratea ?

Foto (n…..) – Secca di Castrocucco (CS) – Promontorio e spiaggia della ‘Gnola’ di Castrocucco – castello del Barone Labanchi di Maratea 

Il piccolo gruppetto a cavallo arriva sino alla piccola spiaggetta della ‘Gnola’ di Castrocucco, o Secca di Castrocucco, dove insiste un piccolo maniero del Barone di Maratea LABANCHI. Pare che Garibaldi, arrivato con i suoi fidi compagni, nell’attesa della barca che li doveva trasportare a Sapri, fu ospitato e “…sostò verosimilmente nella Casa-torre della famiglia Labanchi”. Di questo episodio abbiamo notizia dall’avv. Carlo Pesce (….), di Lagonegro, nei suoi scritti. Affidabile storico locale, fornì diverse notizie a Matteo Mazziotti, per la stesura dei suoi scritti di Storia. Michelangelo Pucci (….), a pp. 100-101, in proposito scriveva che: “Dopo la breve sosta di poco più di un paio d’ore a Casa Lomonaco, Garibaldi, a metà mattinata verso le ore 10, partì da Tortora prendendo precauzionalmente in ostaggio Domenico Marsiglia, giovane figlio di don Francesco Marsiglia (2), percorrendo la mulattiera che tuttora scende alla marina attraversando le contrade San Brancato, Crisose e Castrocucco. Qui giunto verso le ore 11 liberò l’ostaggio e, in attesa dell’imbarcazione, sostò verosimilmente nella casa-torre della Secca della famiglia Labanchi. Verso le ore 11:30 si imbarcò nel porticciolo che si apre ai piedi della casa-torre della Secca della famiglia Labanchi. Etc…”. Dunque, il Pucci, sulla scorta del Fulco (….) scriveva che, Garibaldi, arrivato alla piccola insenatura della Secca di Castrocucco, che è in territorio di Maratea: Qui giunto verso le ore 11 liberò l’ostaggio e, in attesa dell’imbarcazione, sostò verosimilmente nella casa-torre della Secca della famiglia Labanchi. Verso le ore 11:30 si imbarcò nel porticciolo che si apre ai piedi della casa-torre”. Pucci, a p. 102, nella nota (2) postillava: “(2) Amedeo Fulco – Memorie storiche di Tortora – Rubettino – Soveria Mannelli 2002, pag. 129 e segg.”. Amedeo Fulco, però, sebbene abbia bene descritto i fatti storici di cui ci occuppiamo, non ha detto nulla sull’eventuale incontro con il Barone Labanchi di Maratea alla Secca di Castrocucco. Come vedremo Michelangelo Pucci (….) trae la notizia che, un secolo prima fu data dall’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 397, e, a pp. 28-29, del suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, in proposito scriveva pure che: “III…..a Tortora in casa Lomonaco, quell’eletta comitiva raggiunge la deserta spiaggia di Castrocucco a destra del fiume Noce in territorio di Maratea – cercando di evitare, forse, l’incontro dei doganieri della Praia d’Aieta – e di là, dopo breve sosta nel vecchio Castello del Barone Labanca, etc…”. Pesce, a p. 397, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi la ‘Cronistoria della rivoluzione di Basilicata del 1860’ del dott. Michele Lacava, pregevole miniera di documenti e di notizie.”. In seguito, Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: Garibaldi scese poi sulla spiaggia di Castrocucco alla destra del fiume Noce e si fermò nel castello del barone Labanchi di Maratea, in attesa della barca che doveva condurlo a Sapri, etc…”. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 311-312, in proposito scriveva: La mattina del 3, scendono alla marina in quel tratto di spiaggia equidistante tra Scalea e Maratea, a destra della foce del fiume Castrocucco (o Noce), quindi in territorio di Maratea….e una breve sosta al vecchio castello del barone Labanca, etc…”. Josè Cernicchiaro (….), nel suo “Conoscere Maratea – guida storico-turisitca”, ed. Guida, Napoli, 1979, a p. 50, riferendosi a Maratea ed ai suoi abitanti, in proposito scriveva che: Qualche giorno dopo, il 3 settembre, assistè al passaggio di Giuseppe Garibaldi che proveniente da Rotonda, aveva pernottato nel palazzo del barone Labanchi alla Secca di Castrocucco.”. Sui Labanchi di Maratea ha scritto Biagio Tarantini (….), nel suo “Blanda e Maratea – saggio di monografia storica”, (con introduzione di Biagio Limongi), ed. Istituto Grafico Editoriale Italiano, Arti grafiche Solimene, Casoria, 2006. Tarantini non diceva molto su Garibaldi ma ha bene descritto la nobile famiglia dei Labanchi. I Labanchi furono una famiglia Borbonica. Infatti, Francesco Labanchi nato a Castrocucco, frazione di Maratea; secondogenito del barone di Castrocucco Nicola Labanchi e della baronessa Maria Vittoria Pisani, fu educato alla vita marinara a Napoli. Nel 1750 Carlo III di Borbone lo nominò colonnello, e poi vice-ammiraglio del comando generale della Real Marina. Il 6 ottobre 1763 lo stesso Carlo III gli conferì il grado di ammiraglio. L’anno successivo fu nominato ambasciatore presso il sultano di Costantinopoli. Nel 1765 ottenne un anno di congedo, e si recò a Maratea per rincontrare la sua famiglia e gli amici d’infanzia. Morì a Napoli nel 1770. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 27-28, in proposito scriveva che: “…..la deserta spiaggia di Castrocucco a destra del fiume Noce in territorio di Maratea – e di la, dopo breve sosta del vecchio Castello del Barone Labanca, etc….”. Intanto, nel 1664 la nobildonna Francesca Greco aveva sposato Antonio Labanchi, attraverso cui questa famiglia acquisì il titolo di barone di Castrocucco e che conserverà fino all’abolizione della feudalità. Biagio Tarantini (….), nel suo “Blanda e Maratea – saggio di monografia storica”, ed. I.G.E.I., riedizione, Casoria, 2006, a p. 52 parlando di alcuni personaggi di Maratea, in proposito scriveva che: “Nell’anno 1500 Doenica Giordano, unica figlia di Fabio, barone di Castrocucco, dà in dote il feudo a Francesca Greco sua figlia e del barone Giambattista Greco, pel matrimonio contratto con Antonio Labanchi, cui s’intestò detto feudo, Castrocucco pervenne alla famiglia Labanchi ed Antonio Labanchi ne fu il primo barone nell’anno 1500. Al presente possessore del feudo di Castrocucco è il Barone Pasquale Labanchi.”. Siccome l’ex podestà di Maratea, Biagio Tarantini (…) riporta la notizia che: “Al presente possessore del feudo di Castrocucco è il Barone Pasquale Labanchi”, se ne deduce che fu proprio il barone di Maratea Pasquale Labanchi che fece gli onori a Garibaldi ed ai suoi fidi amici, in quanto il testo originale del Tarantini, intitolato “Blanda e Maratea ricerche storiche per B. Tarantini”, Napoli, 1883. Sui Labanchi di Maratea ha scritto mons. D. Damiano (….), nel suo “Maratea nella storia e nella luce”, ed. Missioni O.mi., Roma, 1948, che a p. 196 ci parla dell’Ammiraglio Francesco Labanchi, operante nel Regno delle due Sicilie, dopo la metà del ‘700. Damiano, a p. 196, in proposito scriveva: “D. Francesco Labanchi, figlio primogenito del Barone di Castrocucco D. Nicola Labanchi e della Baronessa Donna Maria Vittoria Pisani, sorella del mons. Pisani Vescovo di Massalubrense, nacque a Maratea il 30 agosto 1720….Morì nel 1770.”. Fu anche Ambasciatore a Costantinopoli di Re Ferdinando IV. Dunque, l’Ammiraglio, al tempo de passaggio di Garibaldi alla Secca di Castrocucco, nel 1860, aveva oltre 100 anni e quindi, molto probabilmente, fece gli onori di casa a Garibaldi, nel suo maniero alla Secca di Castrocucco, forse suo figlio…………

Nel 3 settembre 1860, lunedì, nel viaggio di Garibaldi verso Sapri, si ferma a MARATEA ?

Filippo La Gioia (….) non spiega quale fosse questa “Marina di Tortora”. All’epoca, e pure oggi, la “Marina di Tortora” è in Calabria e precisamente, al di là, verso sud, della foce del fiume Noce. E’ la lunga spiaggia che dal promontorio si svela verso Sud andado verso Scalea. Infatti, subito dopo la marina di Tortora, la lunga spiaggia, che si vede nella fig. n…., comprende la spiaggia di Praja a Mare, ecc…, fino ad arrivare a S. Nicola Arcella. Da alcuni storici, però, sappiamo che il piccolo gruppetto volle evitare quella linea di costa, quella Calabra ma volle portarsi a cavallo verso il versante della Basilicata, ovvero verso la piccola insenatura e spiaggia della Secca di Castrocucco che è in territorio di Maratea. Forse Garibaldi fu indotto a scendere da Tortora alla Secca di Casrocucco, che è in territorio di Maratea, e da lì attendere una barca che, proveniente da Maratea li avrebbe imbarcati e portati a Sapri, per la presenza del Barone Labanchi. Michelangelo Pucci (….), nel suo “Tortora – Natura, Storia Cultura”, a p. 97, in proposito scriveva che: “Alla luce di questi testi storici Garibaldi non ebbe tempo di passare per Maratea e pernottare a Villa Tarantini, come falsamente e fantasiosamente affermato da alcuni autori di Storie di Maratea.”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 141 e ssg., in proposito scriveva che: “Giunto a Maratea, in terra di Lucania, il 3 settembre, Garibaldi scese al mare. Ecco la ‘Costa del Sole’, illuminata dalle prime luci dell’alba, tutta brividi di arcobaleno. Qualche solitaria barca veleggiava come fantasma di poesia, e qualche canto marinaresco faceva udire la sua eco dalle incantevoli insenature della costa. Garibaldi ascoltò e seguì con lo sguardo l’impareggiabile scenario, tutto colori e musiche. Il Dittatore prese posto in una grossa barca da pesca, e veleggiò alla volta di Sapri. Etc..”. Infatti, Romagnano scriveva che Garibaldi si fermò a Maratea. Josè Cernicchiaro (….), nel suo “Conoscere Maratea – guida storico-turisitca”, ed. Guida, Napoli, 1979, a p. 50, in proposito scriveva che: “E probabilmente il popolo di Maratea viveva gli avvenimenti del 1860 conservando questo stesso distaccato atteggiamento dal quale, però, rifuggiva una ristretta élite borghese tornata a sostenere la necessità di un rinnovamento politico. La borghesia lucana, infatti, etc…Il risultato di questa organizzazione  sarà la marcia su Potenza del 18 Agosto 1860, il cui vittorioso esito consentirà alla Basilicata di essere, con la formazione del Governo Prodittatoriale, la prima provincia continentale del Regno delle due Sicilie a proclamare l’Unità d’Italia….Maratea, che probabilmente non vide nessun cittadino partecipare alla manifestazione potentina, entrò così nel nuovo ordine politico nazionale. Qualche giorno dopo, il 3 settembre, assistè al passaggio di Giuseppe Garibaldi che proveniente da Rotonda, aveva pernottato nel palazzo del barone Labanchi alla Secca di Castrocucco.”. Purtroppo ancora oggi vi sono evidenti sviste che peggiorano le già precarie notizie storiche sugli eventi che trattiamo. Ad esempio, vorrei citare Amedeo La Greca (….), che, nel 2001, nel suo “Appunti di Storia del Cilento”, ed. Centro di produzione culturale per il Cilento, Acciaroli, a p. 272, in proposito scriveva che: Il 4 settembre si imbarcò a Maratea e raggiunse Sapri, da dove il pomeriggio si diresse al passo del Fortino di Casaletto Spartano e da qui penetrò etc….”. Come si può leggere il La Greca scriveva due notizie errate. La prima è quella che Garibaldi si imbarcò a Maratea e l’altra è quella che Garibaldi si imbarcò il 4 settembre per andare a Sapri. Inoltre, il La Greca scriveva pure che Garibaldi “…..Sapri, da dove il pomeriggio si diresse al passo del Fortino di Casaletto Spartano e da qui penetrò etc….”, ovvero che Garibaldi partì da Sapri nel pomeriggio per andare direttamente al Fortino di Casaletto Spartano.

Nel 3 settembre 1860, lunedì, alla secca di CASTROCUCCO, alle ore 14,00 ?, la partenza di Garibaldi e i sei amici, il viaggio per mare, in barca, diretti a Sapri dove arrivarono alle 15,30

Foto (n…..) – Secca di Castrocucco (CS) – Insenatura e spiaggia della ‘Gnola’ di Castrocucco – castello del Barone Labanchi di Maratea

Come abbiamo visto, Garibaldi, per andare a Sapri con i suoi sei fidati amici si imbarcò alla Secca di Castrocucco, una piccola insenatura naturale a Castrocucco, nei pressi della foce del fiume Noce, ma al di là del promontorio e in territorio di Maratea, la piccola spiaggia dove si affaccia il castello del Barone Labanchi. Garibaldi ed i suoi sei amici si imbarcarono su una piccola barca che arrivò da Maratea con due rematori che, costeggiando la scogliera, remando a forza di braccia li portò a Sapri. Filippo La Gioia (….) non spiega quale fosse questa “Marina di Tortora”. All’epoca, e pure oggi, la “Marina di Tortora” è in Calabria e precisamente, al di là, verso sud, della foce del fiume Noce. E’ la lunga spiaggia che dal promontorio si svela verso Sud andado verso Scalea. Infatti, subito dopo la marina di Tortora, la lunga spiaggia, che si vede nella fig. n…., comprende la spiaggia di Praja a Mare, ecc…, fino ad arrivare a S. Nicola Arcella. Da alcuni storici, però, sappiamo che il piccolo gruppetto volle evitare quella linea di costa, quella Calabra ma volle portarsi a cavallo verso il versante della Basilicata, ovvero verso la piccola insenatura e spiaggia della Secca di Castrocucco che è in territorio di Maratea. Forse Garibaldi fu indotto a scendere da Tortora alla Secca di Casrocucco, che è in territorio di Maratea, e da lì attendere una barca che, proveniente da Maratea li avrebbe imbarcati e portati a Sapri, per la presenza del Barone Labanchi. Sull’arrivo e sull’imbarco a Castocucco, alla Secca di Castrocucco, la spiaggia della “Gnola”, abbiamo un testimone di eccezione del viaggio di Garibaldi è stato Agostino Bertani (….), che, nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, dove, il Bertani, a pp. 71 e ssg., in proposito scriveva che: “Narro al pubblico per la prima volta questo piccolo episodio della campagna politica del 1860….. Dopo una cavalcata che durò più che un’intiera notte, Garibaldi discendea la mattina del 3 settembre con sei compagni, fra i quali era anch’io, dal monte al lido di Maratea. Di là, trovata una barcaccia ci indirizzammo con due remiganti e costeggiando a Sapri.”. Agostino Bertani nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, dove, il Bertani, a pp. 71 e ssg., in proposito scriveva che: “Narro al pubblico per la prima volta questo piccolo episodio della campagna politica del 1860. Dopo ua cavalcata, che durò più di un’intiera notte, Garibaldi discendeva la mattina del 3 settembre con sei compagni, fra i quali era anch’io, dal Monte al lido di Maratea. Di là, trovata una barcaccia ci indirizzammo con due remiganti e costeggiando a Sapri. Etc…”. Bertani, continuando il suo racconto e, dopo aver detto della spiaggia di Sapri, in proposito scriveva pure che: Quante volte, scherzando io avevo detto ai compagni, della lunga e notturna cavalcata: Eccoci sette cavalieri con sette muli all’impresa di conquistare un regno! E quando eravamo stretti nella barca che vogava per Sapri, mentre Garibaldi stava sdraiato a prora e coperto della vela per difesa dal sole, che ci cuoceva, dicevamo fra noi: – Chi mai supporrebbe che là, additando il Generale – sta accovacciato, quasi fosse un fuggente, chi porta in sè il futuro destino dell’Unità d’Italia ! “Ed andavano, ciascuno alla vostra volta e secondo i proprii sogni e i proprii piani, quasi fissando fra noi il giorno della vittoria nostra finale contro il Borbone. Nessuno di noi l’avrebbe sperata così facile e vicina! Etc…. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Bertani (trascritto dalla White-Mario) annotava che arrivati in questo luogo: “Giunge una barca da Maratea.”. Dunque, il questo luogo, che Bertani non dice, ma che non doveva essere distante da Maratea che si trova sulla costa, arriva una barca proveniente da Maratea. Bertani, a p. 71 scrive chiaramente che insieme a Garibaldi “…discendea la mattina del 3 settembre con sei compagni, fra i quali era anch’io”, dunque erano in sette. Bertani scrive pure che i sette amici, compreso Garibaldi “Tutti sette entriamo. Il generale si sdraia a prora, lo copriamo colla vela. I due remiganti lentamente vogano, sotto il cocente sole, e là dorme pacifico chi porta in sè il futuro destino dell’Italia una. Che emozione! Le memorie del passato mestamente s’affollano colle speranze del presente. Garibaldi si desta. Il nome di Pisacane è sulle labbra di tutti. Cosenz tace, visibilmente commosso. Si sbarca a Sapri. Là sulla spiaggia, accampati in buon ordine, i volontari della legione acclamano Garibaldi e son raggianti. Egli li carezza con gli occhi e li anima colla parola. Sappiamo che gli altri corpi a marcia forzata corrono verso di noi. Etc…”. Bertani testimoniava che insieme a Garibaldi erano in tutto sette:  “…Tutti sette entriamo.”. Agostino Bertani testimoniava e scriveva che: “Arriviamo all’alba in vista della spiaggia. Giunge una barca da Maratea.”. Dunque, siccome Bertani scrive che la barca con i due remiganti giunse da Maratea, questa barca non poteva essere a Maratea visto che vi giunse da lì. Bertani ricorda pure che loro arrivarono “in vista della spiaggia all’alba”, cioè, secondo il Bertani il piccolo gruppetto con Garibaldi, verso l’alba, alle 5 o 6 del mattino dovettero vedere la spiaggia. Quale spiaggia ? Intravidero la spiaggia della Marina di Aieta, ovvero la foce del fiume Noce e la spiaggia di Praja a Mare. Più tardi, lo stesso diario del Bertani fu pubblicato postumo da Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, nel cap. XVIII “Capitolo Decimottavo – Segretario generale del Dittatore (Settembre)”, a p. 455 e ssg., riprendendo il racconto del Bertani, in proposito scriveva che: “Sommario: Da Sapri a Napoli – Alle otto e mezzo il generale, Cosenz, io, Rosagutti, Nullo, Basso Gusmaroli sui muli, cavalchiamo per strade orribili. Il generale alla testa, noi seguiamo in silenzio……Giunge una barca da Maratea. Tutti sette entriamo. Il generale si sdraia a prora, lo copriamo colla vela. Etc…”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, a pp. 455-456, in proposito scriveva che: “il Generale, io (Bertani), Rosagutti, Nullo, Basso, Gusmaroli sui muli, cavalcammo per strade orribili il generale alla testa, noi seguendo in silenzio…..Etc… Per la costa del monte arrivammo in vista della spiaggia. Giunge una barca da Maratea. Tutti sette entriamo. Il generale si sdraia a prora, lo copriamo colla vela. I due remiganti lentamente vogano, sotto il cocente sole,  là dorme pacifico chi porta in sé il futuro destino dell’Italia una. Che emozione! Le memorie del passato mestamente si affollano le speranze del presente.”. Dunque, secondo il racconto di Agostino Bertani riportato dalla giornalista Jessie White Mario, da Castrocucco, in sette montarono su una barca fino a Sapri, Garibaldi, Bertani, Cosenz, Rosagutti, Nullo, Basso e Gusmaroli. Sempre il Bertani, a p. 72, in proposito scriveva che: “Quante volte, scherzando, io avevo detto, ai compagni della lunga e notturna cavalcata: Eccoci in sette cavalieri con sette muli all’impresa di conquistare un regno!.. Bertani, in questo passaggio a p. 72 scrive che erano “sette cavalieri”. Bertani, dunque, ci parla di sette cavalieri in tutto e non cinque come sosteneva l’Agrati. Inoltre, purtroppo non siamo del tutto sicuri chi essi fossero, oltre ovviamente a Bertani ed allo stesso Garibaldi. Sull’importante fatto storico per la cittadina di Sapri, mio paese natio, si sa che gli uomini che sbarcarono a Sapri insieme al generale Giuseppe Garibaldi, provenienti dalla secca di Castrocucco in barca, erano in sette, compreso Garibaldi. Sui sette uomini al seguito di Garibaldi, gli altri cinque, tolto Garibaldi e Bertani si conoscono dal racconto che il Bertani stesso fece della cavalcata che fecero nella notte del 2 settembre 1860 per scendere dai monti della Basilicata alla marina di Tortora, Castrocucco. Bertani non diceva chi fossero gli altri cinque “cavalieri” che componevano il gruppo dei sette che si imbarcarono con Garibaldi. Dunque, secondo il racconto di Agostino Bertani riportato dalla giornalista Jessie White Mario, da Castrocucco, in sette montarono su una barca fino a Sapri, Garibaldi, Bertani, Cosenz, Rosagutti, Nullo, Basso e Gusmaroli. Riporto qui il passo di Carlo Pesce che però è di diverso avviso. Sull’episodio ha scritto anche il senatore Giustino Fortunato (…), in un suo celebre discorso sull’argomento, “Per le lapidi a’ martiri della Patria”, pronunciato a Potenza il 20 settembre 1898, Fortunato ripercosse, tra studi e ricordi personali, quell’epopea così come fu vissuta da noi lucani. Fortunato non manca di ricordare due avvenimenti legati alla nostra Maratea: il passaggio di Garibaldi in barca davanti la nostra costa e il sacrificio del nostro concittadino Carlo Mazzei (1843-1860). In questo discorso Fortunato cita il Diario di Agostino Bertani e scriveva che: “Quindici giorni dopo – continua – Garibaldi attraversa l’estremo lembo della nostra provincia. Nel diario, così poco noto, del Bertani, è cenno di quel grande avvenimento. “Il 2 settembre (egli scrive) Garibaldi, Cosenz, Rosagutti, Nullo, Gusmaroli ed io partiamo da Castrovillari, in carrozza, alle 5 antimeridiane; ovazioni a Morano: il capo degl’insorti di Potenza ci annunzia essere pronti duemila volontari. A Rotonda troviamo tutti giulivi, e mandiamo un individuo a Sapri con ordini per Türr. Alla sera, sui muli, cavalchiamo per strade orribili: il generale in testa, noi seguendo in silenzio. La luna splende su’ monti, l’aria fresca ci tiene svegli. Arriviamo all’alba in vista della spiaggia. Giunge una barca da Maratea; tutti e sette vi entriamo. Il generale si stende a prora, e noi lo copriamo con la vela. I due remiganti lentamente vogano, sotto il cocente sole, e là dorme pacifico chi porta con sé il futuro destino dell’Italia una. Che emozione! Le memorie del passato si affollano con le speranze del presente. Garibaldi si desta. Il nome di Carlo Pisacane è su le labbra di tutti. Cosenz tace, visibilmente commosso. A Sapri, su la spiaggia, accampati in buon ordine, i volontari della legione Türr acclamano il generale. Egli li carezza con gli occhi e li anima con la parola.”. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a p. 701, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, in proposito aggiungeva che: “Il 31 Agosto, Pietro mio fratello partiva con Mignogna all’incontro con Garibaldi. Il 1° Settembre il Generale Garibaldi era a Cosenza; la notte del 2 Settembre con sei compagni scese a Laino al mare; il giorno 3  va per mare a Sapri; da Sapri l’indomani martedì 4 Settembre parte e giunge al Fortino, e va a Casalnuovo; etc…(1).”. Lacava, a p. 701, nella nota (1) postillava: “(1) Riportiamo dall’opera del Racioppi: Storia dei moti di Basilicata etc…”. Lacava, a p. 702, in proposito scriveva che: “La sera del giorno 2 il generale Garibaldi da Rotonda parte in carrozza e giunge nelle vicinanze di Laino; abbandona la rotabile e prende la via del fiume Lao, e scende al mare nella spiaggia tra Tortora e Scalea, per incontrarsi in Lagonegro con i soldati di Cardarelli, che ancorchè inermi, ed avessero capitolato, commettevano delle ruberie ed altri eccessi. Per mare si portò a Sapri e poi da Sapri si portò al Fortino di Lagonegro. Etc…”. Lacava, a pp. 703-704 e ssg., in proposito aggiungeva pure che: “Ed ora trascriviamo il Bertani: “Dopo una cavalcata che durò più che un’intera notte, Garibaldi discendeva la mattina del 3 settembre con sei compagni, fra i quali era anch’io, dal monte al lido di Maratea. Di là, trovata una barcaccia, ci indirizzammo con due remiganti, e costeggiando, a Sapri. Quante volte scherzando, io avevo detto ai compagni della lunga notturna cavalcata: Eccoci in sette cavalieri, con sette muli, alla impresa di conquistare un Regno! E quando eravamo stretti nella barca, che vogava per Sapri, mentre Garibaldi stava sdraiato a prora e coperto della vela per difesa dal sole, che ci cuoceva, dicevamo fra noi: Chi mai supporrebbe che là – additando il Generale – sta accovacciato, quasi fosse un fuggente, chi porta in sè il futuro destino dell’Unità d’Italia ?! “Ed andavano, ciascuno alla vostra volta e secondo i proprii sogni e proprii piani, quasi fissando fra noi il giorno della vittoria nostra finale contro il Borbone. Nessuno di noi l’avrebbe sperata così facile e vicina! Etc…. Lacava, a p. 707, nella nota (1) postillava: “(1) Ire politiche d’oltre tomba, raccolte da A. Bertani, p. 71.”. Il Lacava aveva trascritto il Diario di Agostino Bertani (….), nel suo “L’Epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da A. Bertani”, pubblicato dal Bertani a Firenze nel 1869. Lacava si riferisce a pp. 70-71-72, dove Bertani racconta la sua testimonianza sullo sbarco di Garibaldi a Sapri. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 199, in proposito scriveva che: Dalla valle del Lao rimontano sulle alture toccando le più elevate, e di là, la mattina del 3, si calarono sulla costa a un punto non molto discosto da Tortora e da Maratea. Una piccola imbarcazione toltili di là, li portò a Sapri. Non c’è in tutta la linea costiera dell’Italia un tratto più bello di quello, dove i monti si protendono l’un dietro l’altro a gara e si tuffano precipitosi nell’acqua (1). Tanta aspra bellezza si contempla si contempla meglio dal mare, ma Garibaldi che la cavalcata notturna aveva stremato di forze, si adagiò e dormì nella prua, sotto la vela che i suoi amici gli gettarono addosso per proteggerlo dal cocente sole meridiano.”. La Dobelli, a p. 199, nella nota (1) postillava: “(1) Non c’è e non c’è mai stata una strada su questa costa, ma dal 1860 vi fu costruita una linea ferroviaria; quelli però che passano in treno per quei tunnel non hanno idea della magnifica bellezza del paese che traversano.”. La Dobelli, a p. 199, nella nota (2) postillava: “(2) V. Garibaldi e i Mille, 88-90.”. Questa nota riguarda l’altro testo pubblicato dal Treveljan (….), ovvero “Garibaldi e i Mille”, di cui sempre la Dobelli fece la sua traduzione. In questo testo, da p. 87 si parla della spedizione di Sapri, la Spedizione dei Trecento di Carlo Pisacane a cui Garibaldi non volle aderire. Treveljan, a p. 199, nella nota (3) postillava: “(3) La Cava, 702; Bertani, II, 184-185; Ire Pol., 71-72; Racioppi, 200; Maison, 63-64; Rustow, Brig. Mil., 18-19; Turr, Div., 149.”. Lo scrittore inglese Treveljan riportò la notizia su Garibaldi a Sapri ma non lo fece sul testo Garibaldi and the Thousand (1909), dove, infatti, a p. 316, nell’Epilogo scriveva che: “the story of Garibaldi and the throusand down the taking of Palermo has an historical and artistic unity. In an later volume, entitled Garibaldi and the making of Italy, I have told the history of the following six months. The occupation of eastern Sicily, the battle of Milazzo, the crossing of the straits, the march throungh Calabria and the Basilicata etc…”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 199, in proposito scriveva che: Così la notte del 2 settembre il Generale e la sua piccola comitiva, fra cui il Bertani e il Cosenz, lasciarono la Rotonda e la strada maestra, montati su muli, accingendosi a traversare i monti occidentali nella direzione della costa. Giunti in prossimità di Laino infilarono la gola del fiume Lao, che nessun sentiero tracciava e che essi discesero per parecchie miglia al chiaro di luna. “Eccoci qui – esclamò il Bertani – noi sette su sette muli incamminati alla conquista d’un Regno”. Dalla valle del Lao rimontano sulle alture toccando le più elevate, e di là, la mattina del 3, si calarono sulla costa a un punto non molto discosto da Tortora e da Maratea. Una piccola imbarcazione toltili di là, li portò a Sapri.”. La Dobelli, a p. 198, nella nota (1) postillava: “(1) Bertani, II, 184; Ms. Peard, Journal, 2 settembre”. La Dobelli, a p. 198, sebbene non vi fosse, postillava la nota (2): “(2) Forbes, 214.”. Forse riguarda il racconto dell’intinerario seguito da Garibaldi nella marcia verso il mare (verso l’estremità del Golfo di Policastro). L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 397, in proposito scriveva pure che: “III. – Nella sera del 2 settembre, ad ora inoltrata, Garibaldi con suoi sei fidi e valorosi compagni, Cosenz, Bixio, Medici, Sirtori, Bertani e Basso, suo Segretario particolare – tutti nomi sacrati alla storia – con la scorta di alcuni patrioti del luogo, partono da Rotonda in carrozze, e giungono presso Laino, dove, per non imbattersi con la retroguardia del generale Cardarelli, che era tuttavia a Castelluccio, lasciano la strada rotabile, e su cavalli e muli battono lo stretto sentiero del fiume Lao per scendere al mar Tirreno. Dopo breve sosta, nel susseguente mattino, a Tortora in casa Lomonaco, quell’eletta comitiva raggiunge la deserta spiaggia di Castrocucco a destra del fiume Noce in territorio di Maratea – cercando di evitare, forse, l’incontro dei doganieri della Praia d’Aieta – e di là, dopo breve sosta nel vecchio Castello del Barone Labanca, prende il mare su d’una barcaccia peschereccia che, spinta da due robusti remiganti, grave del prezioso incarico, carezzata dalle onde tranquille ed azzurre, baciata dagli infocati raggi del sole, cullata dalla brezza meridiana, scortata dal sorriso del cielo terso di cobalto, s’avanza a fatica rasentando le coste, quali degradanti e quali scendenti a picco nel mare, di Maratea, Cersuta ed Acquafredda fino all’insenatura di Sapri…..Quali tristi ricordanze! E parve allora, al fausto passaggio di Garibaldi per quei lidi pittoreschi, già fiorenti di città e di ville della Magna Grecia, che le ossa del gran Patriota ….etc…. Pesce, a p. 397, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi la ‘Cronistoria della rivoluzione di Basilicata del 1860’ del dott. Michele Lacava, pregevole miniera di documenti e di notizie.”. L’Avv. Carlo Pesce, a pp. 399-400, in propposito scriveva che: “III….narrato diffusamente nel Diario dal Medico Agostino Bertani, assieme con la descrizione di quel viaggio avventuroso, che è pregio di trascrivere qui integralmente: “Dopo una cavalcata che durò più che intera notte, Garibaldi discendeva la mattina del 3 Settembre con sei compagni, fra i quali era anche io, dal monte al lido di Maratea. Di là, trovata una barcaccia, ci indirizzammo con due remiganti, e costeggiando, a Sapri. Quante volte scherzando, io avevo detto ai compagni della lunga notturna cavalcata: Eccoci in sette cavalieri, con sette muli, alla impresa di conquistare un Regno! Etc…”. L’Avv. Pesce si riferiva al narrato dei Diarii di Agostino Bertani (….). L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 28-29, in proposito scriveva che: “Dopo breve sosta, nel susseguente mattino, a Tortora in casa Lomonaco, quell’eletta comitiva raggiunge la deserta spiaggia di Castrocucco a destra del fiume Noce in territorio di Maratea – cercando d’evitare forse l’incontro dei doganieri della Praja d’Aieta – e di là, dopo breve sosta nel vecchio Castello del Barone Labanca, prende il mare su d’una barcaccia peschereccia che, spinta da due robusti remiganti, grave del prezioso carico, carezzata dalle onde tranquille ed azzurrre, baciata dagli infuocati raggi del sole, cullata dalla brezza meridiana, scortata dal sorriso del cielo terso di cobalto, s’avanza a fatica rasentando le coste, quali degradanti e quali scendenti a picco nel mare, di Maratea, Cersuta ed Acquafredda fino all’insenatura di Sapri. Quasi lo stesso tragitto percorse già nel 4 luglio 1848, il gran patriotta Costabile Carducci co’ suoi sventurati compagni, quando egli, dopo le sconfitte di Campotenese, cercò raggiungere le natie balze del Cileno, ma costretto ad approdare, per i violenti marosi, alla spiaggia del villaggio di Acquafredda, quivi, fu catturato e trucidato infamemente dagli sgherri del Prete Peluso. Quali tristi ricordanze! E parve allora, al fausto passaggio per quei lidi pittoreschi, già fiorenti di città e ville dell’antica Magna Grecia, che le ossa del gran Patriotta del Cilento, le quali tuttora riposano dimenticate nella chiesetta del villaggio, si fossero destate dall’avello frementi di gioia pel compimento della tanta sospirata redenzione d’Italia (1). Dopo circa 3 ore di faticoso tragitto, Garibaldi co’ suoi compagni sbarcarono inaspetatamente verso le 2 pom. del 3 Settembre nell’ampia arenosa spiaggia di Sapri, etc…”. Pesce, a p. 28, nella nota (1) postillava: “(1) Nel nostro opuscolo ‘Costabile Carducci e il dramma d’Acquafredda’, abbiamo discorso della triste sorte toccata a quel glorioso patriotta, che può considerarsi come precursore di Carlo Pisacane, come questi, a sua volta, fu precursore di Garibaldi. Ecco come i nostri martiri della libertà si succedono e si riannodano in unica catena, che mette capo al grande e fortunato Liberatore.”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a p. 27, riferendosi a Garibaldi il 3 settembre 1860 fermatosi a Tortora, in proposito scriveva che: Dopo breve sosta, nel susseguente mattino (3 settembre), a Tortora in casa Lomonaco, quell’eletta comitiva raggiunge la deserta spiaggia di Castrocucco a destra del fiume Noce in territorio di Maratea – cercando d’evitare forse l’incontro dei doganieri della Praja d’Aieta – e di la, dopo breve sosta del vecchio Castello del Barone Labanca, prende il mare su d’una barcaccia peschereccia, che, spinta da due robusti remiganti, grave del prezioso incarico,  etc….”. Dunque, Pesce, sulla scorta del Lacava (….), scriveva che Garibaldi e la sua piccola comitiva (Bertani etc..), il 3 settembre 1860, di mattino, si fermò a Tortora in casa Lomonaco e poi in raggiungevano la deserta spiaggia di Castrocucco a destra del fiume Noce in territorio di Maratea”. Dunque, Pesce, sulla scorta del Lacava (….), scriveva che Garibaldi e la sua piccola comitiva (Bertani etc..), il 3 settembre 1860, di mattino, si fermò a Tortora in casa Lomonaco e poi in raggiungevano “…la deserta spiaggia di Castrocucco a destra del fiume Noce in territorio di Maratea”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 28-29, in proposito scriveva che: “Nella sera del 2 Settembre, ad ora inoltrata, Garibaldi……e di la, dopo breve sosta del vecchio Castello del Barone Labanca, prende il mare su d’una barcaccia peschereccia, che, spinta da due robusti remiganti, grave del prezioso incarico,  carezzata dalle onde tranquille ed azzurre, baciata dagli infuocati raggi del sole, cullata  dalla brezza meridiana, scortata dal sorriso etc…”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 397, in proposito scriveva pure che: “III. Dopo circa 3 ore di faticoso tragitto, Garibaldi co’ suoi compagni sbarcarono inaspettatamente verso le 2 pom. del 3 settembre nell’ampia baia arenosa di Sapri, etc…. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), anche sulla scorta del Pesce (….), a p. 131,  riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “Egli e sei compagni, cioè il Cosenz, il Bertani, Rosagutti, Nullo, Basso e Gusmaroli, cavalcarono l’intera notte su muli per strade orribili e scesero alla spiaggia fra Tortora e Scalea (1).”. Mazziotti, a p. 132, nella nota (1) postillava: “(1) Cronistoria del Lacava, a p. 702. Il Treveljan nel suo mirabile lavoro ‘Garibaldi e la formazione dell’Italia – traduzione di Bice Dobelli ha descritto più diffusamente di ogni altro il viaggio del Dittatore. Questi scese alla marina a un punto non molto discosto da Torraca e da Maratea.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 149, in proprosito scriveva che: “….Generale Garibaldi, il quale, avuto questa notizia, scendeva a mare diretto a Sapri. Quando Turr arrivava a Lagonegro, la brigata Caldarelli era già partita”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 412, in proposito scriveva che: Poi, ad una dozzina di chilometri dalla Rotonda, lascia la valle e si dirige a ponente verso la costa, e là né di strade né di sentieri v’è traccia alcuna. Arriva così ad un punto quasi equidistante fra Maratea e Scalea, donde una piccola barca porta lui e i suoi compagni – cinque in tutto, dice il Bertani – a Sapri.”. Agrati scriveva che Bertani testimoniava che la comitiva che accompagnava Garibaldi era composta di cinque in tutto, compreso Garibaldi. Ma abbiamo visto che non è stato così. Bertani scriveva chiaramente essere in tutto sette. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 412, in proposito scriveva che: Al primo paesetto che incontra, La Rotonda, il Dittatore fa sosta e apprende che il Caldarelli è a Castelluccio, a sette od otto chilometri davanti a lui, sulla medesima strada. Per evitar quelle truppe che potrebbero riservagli qualche brutta sorpresa, nella notte del 3, riparte a cavallo, e si dirige al mare, scendendo la valle del Lao, ove non sempre son tracciati i sentieri. Poi, ad una dozzina di chilometri dalla Rotonda, lascia la valle e si dirige a ponente verso la costa, e là ad un punto quasi equidistante fra Maratea e Scalea, donde una piccola barca porta lui e i suoi compagni – cinque in tutto, dice il Bertani – a Sapri.”. Agrati scriveva che il Bertani scriveva che sulla piccola barca si imbarcarono per Sapri cinque in tutto. Alfredo Schettini (….), nel suo “Trecchina nel presente e nel passato – 1936”, del 1947, Tip. Ferrari, Alessandria, a pp. 69-70, in proposito scriveva che: “….scese quindi alla marina di Maratea. Con una vela peschereccia e, dopo una traversata di tre ore, sbarca a Sapri il tre settembre etc..”. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a pp. 391-392, in proposito scriveva che: Il tre settembre Garibaldi, che la notte precedente era giunto alla spiaggia fra Tortora e Scalea, salito in una barca con due marinai, giunse a Sapri.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 110 e ssg., in proposito scriveva che: “.; indi, seguendo il fiume Lao, arrivò a Scalea, sulle sponde del Tirreno, dove s’imbarcò per Sapri. Gli fecero compagnia il Bertani, il Cosenz, il Nullo, il Rosagutti, il Basso ed il Gusmaroli, tutti sui muli. “Eccoci quì – esclamò a quel punto il Bertani – noi sette su sette muli, incamminati alla conquista di un regno!”. Il 3 settembre, di buon mattino, tutti insieme decisero di avviarsi a Sapri, allora povera borgata sorta dove un tempo era stata ‘Scidro’ o ‘Sipro’ città della Magna Grecia, oggi bella cittadina che si avvia a considerevole progresso. Garibaldi, che si sentiva abbastanza stanco per la cavalcata notturna, si sdraiò nella prua della barca guidata da due marinai e fu coperto con una vela dagli amici, perchè il sole cocente di mezzogiorno lo proteggesse. Non tardò poi ad addormentarsi e si destò allo arrivo a Sapri.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 111-112 e ssg., in proposito scriveva che: “Gli facevano compagnia il Bertani, il Cosenz, il Nullo, il Rosagutti, il Basso ed il Gusmaroli, …..Il 3 settembre, di buon mattino, tutti insieme decisero di avviarsi a Sapri, allora povera borgata sorta dove un tempo era stata ‘Scidro’ o ‘Sipro’ città della Magna Grecia, oggi bella cittadina che si avvia a considerevole progresso. Garibaldi, che si sentiva abbastanza stanco per la cavalcata notturna, si sdraiò nella prua della barca guidata da due marinai e fu coperto con una vela dagli amici, perchè il sole cocente di mezzogiorno lo protegesse. Non tardò poi ad addormentarsi e si destò allo arrivo a Sapri.. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 141 e ssg., in proposito scriveva che: “Giunto a Maratea, in terra di Lucania, il 3 settembre, Garibaldi scese al mare. Ecco la ‘Costa del Sole’, illuminata dalle prime luci dell’alba, tutta brividi di arcobaleno. Qualche solitaria barca veleggiava come fantasma di poesia, e qualche canto marinaresco faceva udire la sua eco dalle incantevoli insenature della costa. Garibaldi ascoltò e seguì con lo sguardo l’impareggiabile scenario, tutto colori e musiche. Il Dittatore prese posto in una grossa barca da pesca, e veleggiò alla volta di Sapri. Eccolo, guardato da alcuni ufficiali del suo Stato Maggiore, addormentarsi per la stanchezza su un mucchio di cordami; e gli altri scrutare l’orizzonte ed a fissare, stupiti, le coste a strapiombo su di un mare denso di smeraldo. Tutto pareva fasciato di silenzio e di poesia. le grotte, i boschi, gli speroni della montagna ornati da ciuffi di bei fiori selvatici, offrivano una visione di pace e di serenità. Ecco l’Acquafredda di Lucania, e poi il vallone di ‘Mezzanotte’; e finalmente, ecco la baia di Sapri, etc…”. Dunque, il Romagnano, a parte il fatto che scrive che Garibaldi si partì con i suoi fidati amici da Scalea e non da Castrocucco, aggiunge, però alcune considerazioni su quel viaggio. Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, Napoli, 1960, ristampato dal Comune di Tortora a cura di Aleardo Dino Fulco, nel cap. V, a p. 133, in proposito scriveva che: Comunque Garibaldi e i suoi, generali vollero le loro assicurazioni e presero in ostaggio fino al loro imbarco, avvenuto nei pressi del promontorio della Gnola, in territorio di Maratea, alle ore 14 dello stesso giorno, il giovanetto Domenico Marsiglia, che fu portato con sé a cavallo dal Generale Medici.”. Fulco (….) scrive di questa notizia traendola dalle vive testimonianze di alcuni nativi del posto che le raccontavano, come ad esempio la notizia del giovanetto preso in ostaggio a Tortora dal generale Medici, che non mi risulta essere nella comitiva che accompagnava Garibaldi. Si sa che Garibaldi da Tortora si portò a Castrocucco dove passò a salutare il barone Labanchi. In seguito, Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: Garibaldi scese poi sulla spiaggia di Castrocucco alla destra del fiume Noce e si fermò nel castello del barone Labanchi di Maratea, in attesa della barca che doveva condurlo a Sapri, dove in effetti giunse verso le ore 14 e dove già il giorno prima erano sbarcate, etc…”. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 311-312, in proposito scriveva: “…Tòrtora. Qui sostano e sono ospitati in casa di Emanuele Lomonaco-Melazzi, ove passano il resto della notte. La mattina del 3, scendono alla marina in quel tratto di spiaggia equidistante tra Scalea e Maratea, a destra della foce del fiume Castrocucco (o Noce), quindi in territorio di Maratea. Tale fiume divide la Calabria dalla Basilicata. In quella deserta spiaggia, dopo di aver evitato l’incontro dei doganieri (il giorno avanti v’erano state segnalate delle truppe borboniche), e una breve sosta al vecchio castello del barone Labanca, Garibaldi e i suoi sei compagni prendono il mare su una barcaccia (giunta da Maratea, dice il Bertani), la quale spinta da due remiganti, e rasentando la costa di Maratea, Cersuta ed Acquafredda, dopo tre ore di penoso tragitto, giunse a Sapri.”. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 311-312, in proposito scriveva: La mattina del 3, scendono alla marina in quel tratto di spiaggia equidistante tra Scalea e Maratea, a destra della foce del fiume Castrocucco (o Noce), quindi in territorio di Maratea. Tale fiume divide la Calabria dalla Basilicata. In quella deserta spiaggia, etc…”Filippo La Gioia (….), nel suo “L’Italia redenta sotto la dinastia di Savoia – Cenno istorico redatto per cura di La Gioia Filippo di Aieta”, Lauria 1891, a pp. 6-7, in proposito scriveva che: “…il generale Garibaldi,….e dopo di ciò, scese sul Continente, Reggio, Catanzaro, Cosenza, Castrovillari, Rotonda, Tortora, e nella marcia di Tortora precsamente, ove anche noi ebbimo l’onore di stringergli la mano, in quel rincontro, anche la nostra defunta vecchia Genitrice Antonia Candia fu Vincenzo di Aieta, volle ammirare il grende guerriero de’ due Mondi, etc….Dopo quel piccolo trattenimento il Generale nell’accomiatarsi, con quel riso incantevole, stringendo a tutti la mano, partì con pochi uomini che lo seguivano, ed imbarcato sù di un piccolo battello, si diresse nella marina di Sapri, e da colà defilato si recò al Fortino di Lagonegro, ove uscì avanti al Generale Caldarelli, il quale con quattro mila soldati di Artiglieria, alla sola comparsa della camicia rossa, depose le armi, e i soldati Borbonici disarmati, in poche ore, ciascuno fu mandato al proprio domicilio, ed ai soli Ufficiali fu lasciato un foglio di via per non essere maltrattati.”. Alessandro Serra (….), nel suo L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 331-332, in proposito scriveva che: “Sul resto del viaggio gli storici non sono d’accordo, per cui già da qualche anno, il Prof. Attilio Pepe afrontò la questione e fece luce (12). Poiché le truppe del generale Cardarelli, la sera del 2 settembre erano ancora a Castelluccio, a pochi Km. da Rotonda, Garibaldi, al fine di evitare qualche brutto incontro con la retroguardia, preferì ritardare la partenza di qualche ora. Così a notte inoltrata partì in carrozza. Alle vicinanze di Laino, abbandonò la rotabile, e sul dorso di cavalli e muli col seguito di sei persone – il Bertani dice quattro – s’avviò lungo il sentiero che costeggia il fiume Lao per giungere a Scalea. Ma nonostante il bel chiaro di luna, la comitiva sbagliò la strada ed andò a finire a Tortora, dove, stanca, si riposò quella notte, e dove ancora si mostra la stanza in cui dormì Garibaldi. La mattina del 3 settembre l’eroe riprese il viaggio e giunse a Marina di Tortora, precisamente alla sponda destra della foce del fiume Castrocucco. Ivi coi suoi sale su una barca a due remi ed approda a Sapri, dove lo attende il Turr che ha seco anche i 1.500 del Bertani. L’indomani, da quel luogo triste che gli ricordava il sacrificio dei trecento di Pisacane, Garibaldi riprese la marcia della leggenda e della gloria.”. Serra, a p. 332, nella nota (12) postillava: “(12) A. Pepe, Nel 150° Annuale della nascita di Garibaldi A. La marcia attraverso il Bruzio ed una deviazione improvvisa, in “Brutium”, Reggio Calab., novembre-dicembre 1957. V. anche la sua comunicazione al 2° Congresso Storico Calabrese in questi Atti.”Nel 1998, in occasione della redazione dell’“Analisi: Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma e su incarico del Comune di Sapri che redissi per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.), in proposito così scrivevo che: “…….Tre anni dopo, …..Giuseppe Garibaldi che, il 3 settembre 1860, alle tre e mezzo del mattino, con Bixio, Bertani, Basso, Cosenz, Sirtori, reduci vittoriosi dalla Sicilia, e annientato l’esercito borbonico in Calabria, mentre il Re Francesco II di Borbone decideva di ritirarsi a Gaeta, giunsero, provenienti da Maratea su di una barca a vela sulla spiaggia di Sapri etc…(172). “. Nella mia nota (172) postillavo che: (172) Infante A., Garibaldi nel Cilento, Torchiara, 1984, pp. 57, 58.”. Dunque, scrivevo che il 3 settembre 1860, Giuseppe Garibaldi sbarcò a Sapri, con il suo gruppetto di fidatissimi, provenienti dalla marina di Castrocucco, vicino Maratea e da li via mare si portarono con delle barchette alla spiaggia di Sapri, dove essi sbarcarono nelle prime ore del mattino. Nella mia nota (172) postillavo che: (172) Infante A., Garibaldi nel Cilento, Torchiara, 1984, pp. 57, 58.”. Infatti, sull’importante episodio scrisse pure Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento” e, a p. 57, in proposito scriveva che: “Nella notte tra il 2 e il 3 settembre Garibaldi da Cosenza si portò a Rotonda, da qui si diresse alla marina di Scalea, poi nei pressi di Laino il sentiero del fiume Lao. Cavalcò tutta la notte per vie anguste e difficili su un mulo, sostò un attimo alla marina presso Torraca con i suoi compagni di viaggio: Cosenz, Gusmaroli, Basso, Nullo, Rosagutti e Bertani. Quest’ultimo scendendo dal mulo esclamò, tirando un respiro di sollievo: “Eccoci qui, noi sette su sette muli, incamminati alla conquista di un Regno”. Etc…”. Come si può leggere, Infante scrive “alla marina di Torraca” e qui fa un errore perchè si trattava di Tortora. Inoltre, Infante ci parla di Garibaldi, Bertani, Cosenz, Gusmaroli, Basso, Nullo e Rosagutti. Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento” e, a p. 57, in proposito scriveva che: “Nella notte tra il 2 e il 3 settembre Garibaldi da Cosenza si portò a Rotonda, da qui si diresse alla marina di Scalea, poi nei pressi di Laino il sentiero del fiume Lao. Cavalcò tutta la notte per vie anguste e difficili su un mulo, sostò un attimo alla marina presso Torraca con i suoi compagni di viaggio: Cosenz, Gusmaroli, Basso, Nullo, Rosagutti e Bertani. Quest’ultimo scendendo dal mulo esclamò, tirando un respiro di sollievo: “Eccoci qui, noi sette su sette muli, incamminati alla conquista di un Regno”. Etc…”. Come si può leggere, Infante scrive “alla marina di Torraca” e qui fa un errore perchè si trattava della marina di Tortora. Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 57, in proposito scriveva che: “Il tre settembre, all’alba, i sette si avviarono verso Sapri. Garibaldi era molto stanco per la difficile cavalcata della passata notte, per cui durante tutto il tragitto si sdraiò sulla barca, guidata da due marinai e dormì destandosi nella baia saprese.. Il sac. don Giuseppe Cataldo (….), nel suo “Notizie storiche su Policastro Bussentino etc…”, testo dattiloscritto ed impaginato nel “Seminario Vescovile”, nel 1973, a pp. -76-77, in proposito scriveva che: La mattina del 3 settembre 1860 con sei fidi compagni, Cosenz, Bixio, Medici, Sirtori, Bertani e Basso, e con altri patrioti locali, dopo una breve sosta a Tortora, dove era arrivato per via di terra, raggiunse il Castello del Barone Labanchi, alla Secca di Castrocucco, presso Praja a Mare, nel comune di Maratea; poi, imbarcatosi su un peschereccio, rasentate le amene coste di Marina di Maratea, Porto, Cersuta, e Acquafredda, approdò a Sapri verso le ore 14. Quanti ricordi ! A molti sembrò che al passaggio di Garibaldi si fossero destate  per la gioia le ossa del Carducci, sepolto nella chiesa di Acquafredda l’11 luglio 1848. Etc…”. Carmine Manco (….), nel suo, Scalea prima e dopo- Cenni storici, Arti tipografiche, Scalea, 1969, a pp. 78-79, in proposito scriveva che: “Nei primi di settembre del 1860 Scalea fu in gioiosa agitazione: venne annunziato l’arrivo di Garibaldi. Garibaldi che doveva dal Pollino ragiungere il Tirreno seguendo il corso del fiume Lao sbagliò strada e finì a Tortora. Da qui andò alla foce del fiume Castrocucco: prese una barca che lo portò a Sapri dai legionari di Turr. Mentre a Scalea si aspettava invano, il passaggio dell’eroe dei due mondi. La gente delusa fu, in parte compensata, pochi giorni dopo, dalla visita di molti garibaldini. Una delibera comunale del 18 ottobre 1860 omologò le spese per il soggiorno dei garibaldini.”. Orazio Campagna (…), nel suo ‘La “Regione Mercuriense” nella storia delle comunità costiere da Bonifati a Palinuro’, pubblicato nel 1982, a p. 253 parlando di Tortora, in proposito scriveva che: “Tre anni dopo, da Tortora e dopo una sosta a Castrocucco nel castello del barone Labanchi, giunsero a Sapri, via mare, Garibaldi ed alcuni ufficiali della spedizione, erano le 14 del 3 settembre 1860 (50).”. Campagna, a p. 253, nella nota (50) postillava: “(50) G. Cataldo, Notizie storiche su Policastro Bussentino, op. cit..; A. Fulco, Memorie storiche di Tortora, op. cit.; D. Damiano, Maratea nella storia e nella luce della Fede, op. cit. Il Dumas (padre) aveva proposto a Garibaldi di sbarcare nel basso Cilento, “la terra del patriottismo”, e non a Salerno, in “Rassegna Storica salernitana”, 1966.”. Orazio Campagna (…), nel suo ‘La “Regione Mercuriense” nella storia delle comunità costiere da Bonifati a Palinuro’, pubblicato nel 1982, a p. 244 parlando di Tortora, in proposito scriveva che: Il miraggio giacobino e riformista durò meno d’un decennio, anche se, nonostante la restaurazione e le conseguenti repressioni borboniche, la fiammella della libertà alitò ancora sotto la cenere. E l’attesa ebbe il più ambito dei premi: il 3 settembre 1860, in pieno mattino, giunse fra questa gente, semplice e generosa, il più semplice e generoso degli eroi, Giuseppe Garibaldi (199).”. Campagna, a p. 244, nella nota (199) postillava: “(199) L’avvenimento è ricordato da una iscrizione su marmo, posto sulla facciata di casa Lomonaco.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a p. 283, in proposito scriveva che: “Il viaggio riprese la mattina del tre dalla Marina di Tortora, presso la foce del fiume Castrocucco, punto di confine tra la Calabria e Lucania. I “pochi distinti personaggi” passarono a Sapri in barca e la giornalista Jessie White Mario così racconta la traversata: “giunge una barca da Maratea. Tutti e sette entriamo. Il generale si sdraia a prora, lo copriamo colla vela: i due remiganti lentamente vogano, sotto il cocente sole, e là dorme pacifico chi porta in sé il futuro dell’Italia una”(30).”. Policicchio, a p. 283, nella nota (30) postillava: “(30) J. White Mario, Agostino Bertani e i suoi tempi, Barbera, Firenze, 1888, p. 456.”. Come ho già scritto l’editore della White non è “Barbera” ma “G. Barbèra”. Biagio Moliterni (….), sul blog “Abystron.org” così riepilogava la giornata di Garibaldi a Tortora: L’ordine di fucilazione fu però strappato dallo stesso Garibaldi, il quale, per intercessione del sacerdote don Mansueto Perrelli, optò per la presa in ostaggio del giovane figlio del notaio, Domenico. Questi, portato con sé a cavallo dal Medici, fu poi liberato intorno alle ore 14,00, ovvero nel momento in cui il gruppo di garibaldini, lasciata Tortora, si imbarcò per Sapri all’Agnola di Castrocucco, in territorio di Maratea. Prima della partenza, il Generale etc…”. Dunque, Moliterni, sulla scorta di Fulco (….) scriveva che Garibaldi partitosi da Tortora, dopo la questione avuta per il Notaio Francesco Marsigli o Marsiglia, affidò suo figlio, il giovane Domenico Marsigli al generale Medici che, dice il Fulco: “fu poi liberato intorno alle ore 14,00, ovvero nel momento in cui il gruppo di garibaldini, lasciata Tortora, si imbarcò per Sapri all’Agnola di Castrocucco, in territorio di Maratea.”. Dunque, pare che il generale Medici avesse liberato il giovinetto Domenico Marsigli alle ore 14,00 all’Agnola di Castrocucco ovvero nel momento che il gruppetto di Garibaldi si imbarcò per Sapri, ovvero quando, dopo breve attesa alla spiaggia dell’Agnola di Castrocucco, arrivò da Maratea una barca con due rematori e si imbarcarono. Con questa notizia storica, il Fulco ci fornisce altre due notizie interessanti e cioè il fatto che insieme al gruppetto di Garibaldi (sette compreso Garibaldi) uno era il generale MEDICI, a meno chè il generale non si sia allontanato a cavallo per raggiungere la Consolare. Inoltre il Fulco ci dice pure che il gruppetto di Garibaldi e gli altri sei compagni si imbarcò all’Agnola di Castrocucco alle ore 14,00. Biagio Moliterni (….), sul blog “Abystron.org”, riferendosi a dopo la partenza da Castrocucco per Sapri, in proposito scriveva: Il Generale giunse a Sapri nella serata del 3 settembre e poté quindi riprendere la sua vittoriosa marcia verso Napoli, facilitata dal fatto che, nel frattempo, le tanto temute truppe borboniche del Caldarelli si erano disperse. Si erano infatti rifiutate di seguire il loro comandante nella scelta, maturata nella notte, di convertirsi alla causa unitaria o, secondo un diverso punto di vista, di “vendersi” all’ invasore.”. Dunque, Moliterni, sulla scorta di Fulco (….) scriveva che Garibaldi partitosi da Tortora, dopo la questione avuta per il Notaio Francesco Marsigli o Marsiglia, affidò suo figlio, il giovane Domenico Marsigli al generale Medici che, dice il Fulco: “fu poi liberato intorno alle ore 14,00, ovvero nel momento in cui il gruppo di garibaldini, lasciata Tortora, si imbarcò per Sapri all’Agnola di Castrocucco, in territorio di Maratea.”. Dunque, pare che il generale Medici avesse liberato il giovinetto Domenico Marsigli alle ore 14,00 all’Agnola di Castrocucco ovvero nel momento che il gruppetto di Garibaldi si imbarcò per Sapri, ovvero quando, dopo breve attesa alla spiaggia dell’Agnola di Castrocucco, arrivò da Maratea una barca con due rematori e si imbarcarono. Con questa notizia storica, il Fulco ci fornisce altre due notizie interessanti e cioè il fatto che insieme al gruppetto di Garibaldi (sette compreso Garibaldi) uno era il generale MEDICI, a meno chè il generale non si sia allontanato a cavallo per raggiungere la Consolare. Inoltre il Fulco ci dice pure che il gruppetto di Garibaldi e gli altri sei compagni si imbarcò all’Agnola di Castrocucco alle ore 14,00. Michelangelo Pucci (….), nel suo “Tortora – Natura, Storia Cultura”, a p. 100, in proposito scriveva che: “Alla secca di Castrocucco. Dopo la breve sosta di poco più di un paio d’ore a Casa Lomonaco, Garibaldi, a metà mattinata verso le ore 10, partì da Tortora prendendo precauzionalmente in ostaggio Domenico Marsiglia, giovane figlio di don Francesco Marsiglia, percorrendo la mulattiera che tuttora scende alla marina attraversando le contrade San Brancato, Crisose e Castrocucco. Qui giunto alle ore 11 circa, liberò l’ostaggio e, in attesa dell’imbarcazione, sostò nella casa-torre della Secca, ospite della famiglia Labanchi. Intorno alle ore 11:30 si imbarcò nel porticciolo che si apre ai piedi della casa-torre.”. Pucci, a p. 102, nella nota (2) postillava: “(2) Amedeo Fulco – Memorie storiche di Tortora – Rubettino – Soveria Mannelli 2002, pag. 129 e segg.”. Michelangelo Pucci (….), nel suo “Tortora – Natura, Storia Cultura”, a p. 99 ci parla della “Cronaca del viaggio di Garibaldi da Rotonda al Fortino” ed in proposito scriveva che: “Costeggiando al largo delle scogliere di Maratea e di Acquafredda, a bordo di una barca spinta da due rematori, nel pomeriggio sbarcò a Sapri alle ore 15:30 (3) etc…”. Pucci, a p. 102, nella nota (5) postillava: “(5) R. Finelli – 150 anni dopo – ai quaranta all’ora sulle tracce di Garibaldi”. Si tratta di Riccardo Finelli che, nel 2010 percorre in bici le principali tappe del tragitto che fece Garibaldi risalendo dalla calabra Soveria Manelli, Paola, Scalea, la Lucania, con Rotonda, etc…Il giovane autore fermandosi in questi luoghi raccoglie personali testimonianze e personali ed opinabili impressioni, non aggiungendo nulla di nuovo alle ricerche sullo storico evento.

DA CASTROCUCCO DI MARATEA A SAPRI 

Nel 3 settembre 1860, il viaggio in mare di GARIBALDI da Castrocucco, la costa di Maratea e di Acquafredda nella lettera di un garibaldino e la costa fino alla baia naturale di Sapri 

Foto (n…..) – la costa di Acquafredda e Maratea vista dalla strada Statale ss. 18

Foto (n…..) – Articolo di Alberto Moravia “Il mare da Sapri a Paola” apparso sulla rivista del T.C.I.

Garibaldi, ed i suoi sei amici si imbarcò alla Secca di Castrocucco, in territorio di Maratea e di là, su una piccola barca spinta a forza di remi da due rematori arrivò a Sapri. Il viaggio da Castrocucco di Maratea a Sapri fu per il piccolo gruppo di ufficiali garibaldini, non tanto per Garibaldi che stanchissimo si appisolò, bellissimo ed indimenticabile tanto che lo stesso Bertani, che faceva parte del gruppetto, ne riporta una bella testimonianza nel suo Diario. Garibaldi ed i suoi sei amici (quindi, loro sette più i due remiganti erano in totale nove), si imbarcarono su una piccola barca che arrivò da Maratea con due rematori che, costeggiando la scogliera, remando a forza di braccia li portò a Sapri. Sul viaggio che dalla Secca di Castrocucco li portò, in barca, a forza di remi, a Sapri ho già scritto. In questo saggio vorrei scrivere della costa fino a Sapri. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a p. 702, in proposito scriveva che: “Per mare si portò a Sapri etc…. Lacava, a pp. 703-704 e ssg., in proposito aggiungeva pure che: “Ed ora trascriviamo il Bertani: “…dal monte al lido di Maratea. Di là, trovata una barcaccia, ci indirizzammo con due remiganti, e costeggiando, a Sapri. Quante volte scherzando, io avevo detto ai compagni della lunga notturna cavalcata: Eccoci in sette cavalieri, con sette muli, alla impresa di conquistare un Regno! E quando eravamo stretti nella barca, che vogava per Sapri, mentre Garibaldi stava sdraiato a prora e coperto della vela per difesa dal sole, che ci cuoceva, dicevamo fra noi: Chi mai supporrebbe che là – additando il Generale – sta accovacciato, Etc…. Lacava, a p. 707, nella nota (1) postillava: “(1) Ire politiche d’oltre tomba, raccolte da A. Bertani, p. 71.”. Il Lacava aveva trascritto il Diario di Agostino Bertani (….), nel suo “L’Epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da A. Bertani”, pubblicato dal Bertani a Firenze nel 1869. Lacava si riferisce a pp. 70-71-72, dove Bertani racconta la sua testimonianza sullo sbarco di Garibaldi a Sapri. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, riferendosi al 3 settembre, a p. 576 ed in proposito scriveva che: “A giorno fatto il Generale Garibaldi giunge con i suoi seguaci alla marina di Scalea, ed ivi avendo trovata una barcaccia con due remiganti vi monta coi Generali Cosenz e Tur con Bertani e Basso e due Uffiziali di Stato Maggiore, e fa rotta alla volta di Sapri costeggiando. Etc…”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 199, nella nota (2) postillava: “(2) V. Garibaldi e i Mille, 88-90.”. Questa nota riguarda l’altro testo pubblicato dal Treveljan (….), ovvero “Garibaldi e i Mille”, di cui sempre la Dobelli fece la sua traduzione. In questo testo, da p. 87 si parla della spedizione di Sapri, la Spedizione dei Trecento di Carlo Pisacane a cui Garibaldi non volle aderire. Treveljan, a p. 199, nella nota (3) postillava: “(2) La Cava, 702; Bertani, II, 184-185; Ire Pol., 71-72; Racioppi, 200; Maison, 63-64; Rustow, Brig. Mil., 18-19; Turr, Div., 149.”. Lo scrittore inglese Treveljan (….) riportò la notizia su Garibaldi a Sapri ma non lo fece sul testo Garibaldi and the Thousand (1909), dove, infatti, a p. 316, nell’Epilogo scriveva che: “the story of Garibaldi and the throusand down the taking of Palermo has an historical and artistic unity. In an later volume, entitled Garibaldi and the making of Italy, I have told the history of the following six months. The occupation of eastern Sicily, the battle of Milazzo, the crossing of the straits, the march throungh Calabria and the Basilicata etc…”. Dunque la notizia si trova nel testo “Garibaldi and the making of Italy”, nel 1911, che ci parla dei mesi successivi allo sbarco in Calabria. George Macaulay Treveljan (….), nel suo “Garibaldi and the making of Italy”, nel 1911, nel capitolo “The march throug Calabria”, a p. 156 e ssg., nel capitolo “In the bay of Sapri”, a p. 157, in proposito scriveva che: Poi una piccola barca li portò a Sapri. Non c’è un posto più bello in tutta la costa italiana di questa riviera inesplorata, dove le creste scoscese si susseguono l’una dopo l’altra e sprofondano nelle onde (3).”. Treveljan, nella nota (3) a p. 156 postillava: “(3) There is not, and never was, a coast road, but since 1860 a railway has been driven along this coast. But those who pass through its tunnels to Sicily have no idea under what magnificent scenery they are travelling, etc…”, che tradotto significa: “(3) Non esiste, e non è mai esistita, una strada costiera, ma dal 1860 una ferrovia corre lungo questa costa. Ma chi attraversa le sue gallerie per raggiungere la Sicilia non ha idea di quale magnifico scenario stia viaggiando.”. Treveljan proseguendo il suo racconto su Sapri, a p. 157, in proposito scriveva pure che: “La costa frastagliata si vede meglio da una barca, ma Garibaldi, sfinito dalla cavalcata notturna, dormiva a prua, mentre i suoi amici lo coprivano con una vela per proteggerlo dai raggi del sole di mezzogiorno. Solo quando entrarono nella baia di Sapri, si alzarono tutti in piedi per ammirare la bellezza del paesaggio e per onorare la memoria di Pisacane, che, nel 1857, era corso in questa baia per issare la bandiera italiana sui monti (1). Sulla spiaggia dove il suo precursore era sbarcato sotto l’ombra della sventura, Garibaldi sbarcò in piena vittoria, accolto come ‘fratello Garibaldi’ dalla gente di Sapri, che tre anni prima aveva disapprovato Pisacane e il suo più discutibile seguito. Qui il dittatore trovò anche le truppe di Tiirr, salpate il giorno prima da Paola. C’è una bella spiaggia, ma nessun approdo artificiale a Sapri. Solo lì si possono vedere, nell’acqua limpida, le rovine di un antico molo. Si estende dalle fondamenta di un palazzo costruito molto tempo fa da qualche magnate della Roma imperiale, che scoprì la bellezza della piccola baia e vi portò tutto l’apparato dell’antico lusso, lasciando i meno avventurosi amanti del piacere a Puteoli e Baia. Qualche moderno Lucullo imiterà lui è lungo. Nel frattempo, Garibaldi sbarcò lì e trascorse la notte in una capanna di paglia sulla spiaggia. Il giorno dopo, il Dittatore e i 1500 uomini di Tiirr, per lo più milanesi, marciarono tutta la mattina da Sapri per scoscesi sentieri forestali fino a una spalla del Monte Cucuzzo, e poi scesero sulla strada maestra di Lagonegro, lungo la quale Caldarelli e i suoi uomini si stavano ritirando. La strada qui corre a un’altitudine media di oltre 600 metri. Il punto in cui Garibaldi scese da ovest era l’osteria del Fortino. Qui il 4 settembre fu raggiunto da Piola, un ufficiale della marina piemontese, di cui Depretis era il pro-dittatore.”. Treveljan, a p. 157, nella nota (1) postillava: “(1) See Garibaldi and the Thousand (1909), p. 69.. Sempre il Treveljan, a p. 157, nella nota (2) postillava: “(2) La Cava, 702. Bertani, II. 184-185. Ire Pol. 71-72. Racioppi, 200, Maison, 63-64. Riistow’s Brig. Mil. 18-19. Tiirr’s Div. 149.”. Dunque, Treveljan, a p. 157, nella nota (2) postillava dell’opera di Lacava (…), di Agostino Bertani (II l’opera della White e anche Ire politiche etc…); Giacomo Racioppi; Emile Maison; Rustow nella traduzione di Eliseo Porro (….); infine il testo del Pecorini-Manzoni (….) sulla Divisione Turr. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a pp. 199-200, in proposito scriveva che: “Una piccola imbarcazione toltili di là, li portò a Sapri. Non c’è in tutta la linea costiera dell’Italia un tratto più bello di quello, dove i monti si protendono l’un dietro l’altro a gara e si tuffano precipitosi nell’acqua (1). Tanta aspra bellezza si contempla meglio dal mare, etc…Soltanto, entrando nella baia di Sapri essi si rizzarono tutti in piedi, a mirare lo spetacolo che si offriva ai loro occhi e ad onorare la memoria di Pisacane, che nel 1857, si era avventurato fin là per issare la bandiera italiana sui monti (1). Su quella stessa spiaggia, dove i precursori erano scesi incalzati da un triste fato, saltò a terra anche Garibaldi, ma sulle ali della vittoria, accolto come il “fratello Garibaldi”, da quella stessa gente di Sapri che tre anni prima aveva fatto il cipiglio a Pisacane e ai suoi sospetti compagni. Ivi erano giunte il griorno prima da Paola, anche le truppe del Turr (2). La spiaggia di Sapri è bella, ma non è provvista di uno scalo artificiale. Le sue limpide acque però, rivelano le rovine di un antico molo congiunto alle fondamenta d’un palazzo che un magnate dell’antica Roma imperiale, scoperta la bellezza della piccola baia, vi s’era fatto costruire, trapiantandovi tutto l’appannaggio del fasto romano e lasciando Puteoli e Baiae ai meno intraprendenti cacciatori del piacere. Qualche moderno Lucullo non tarderà ad imitarlo; per allora Garibaldi, sbarcò sulla spiaggia e vi passò la notte in una capanna di paglia.”. Treveljan, a p. 199, nella nota (1) postillava: “(1) Non c’è e non c’è mai stata una strada su questa costa, ma dal 1860 vi fu costruita una linea ferroviaria: quelli però che passano in treno per quei tunnel non hanno idea della magnifica bellezza del paese che traversano.”. Treveljan, a p. 199, nella nota (2) postillava: “(1) Vedi Garibaldi e i Mille, 88-90”. Treveljan cita l’altro suo testo, ovvero “Garibaldi e i Mille”, dove egli, da pp. 87 ci parla della Spedizione dei Trecento di Carlo Pisacane, del 1857, a cui Garibaldi non volle partecipare. Treveljan, a p. 199, nella nota (3) postillava: “(2) La Cava, 702; Bertani, II, 184-185; Ire Pol., 71-72; Racioppi, 200; Maison, 63-64; Rustow, Brig. Mil., 18-19; Turr, Div., 149.”. Treveljan (….), nell’esporre lo sbarco a Sapri del generale Garibaldi è chiaro: egli scriveva che Garibaldi si pose a riposare in una piccola capanna di paglia non lontana dal posto di sbarco, ovvero l’attuale “banchina delle Camerelle”, ovvero il luogo dove ancora oggi, il località S. Croce, ancora non era stata costruita la “Specola” o “Osservatorio Astronomico” e vi era e si vedeva: A Sapri….Soltanto nell’acqua limpida si possono vedere le rovine dell’antico molo. Si estende dalle fondamenta di un palazzo costruito molto tempo fa da un magnate della Roma Imperiale, che scoprì la bellezza della piccola baia e portò lì l’intero apparato dell’antico lusso, lasciando i meno avventurosi in cerca di piacere a Puteoli e Baia. Qualche moderno Lucullo lo imiterà tra non molto.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 199, in proposito scriveva che: Dalla valle del Lao rimontano sulle alture toccando le più elevate, e di là, la mattina del 3, si calarono sulla costa a un punto non molto discosto da Tortora e da Maratea. Una piccola imbarcazione toltili di là, li portò a Sapri. Non c’è in tutta la linea costiera dell’Italia un tratto più bello di quello, dove i monti si protendono l’un dietro l’altro a gara e si tuffano precipitosi nell’acqua (1). Tanta aspra bellezza si contempla si contempla meglio dal mare, ma Garibaldi che la cavalcata notturna aveva stremato di forze, si adagiò e dormì nella prua, sotto la vela che i suoi amici gli gettarono addosso per proteggerlo dal cocente sole meridiano.”. La Dobelli, a p. 199, nella nota (1) postillava: “(1) Non c’è e non c’è mai stata una strada su questa costa, ma dal 1860 vi fu costruita una linea ferroviaria; quelli però che passano in treno per quei tunnel non hanno idea della magnifica bellezza del paese che traversano.”. La Dobelli, a p. 199, nella nota (2) postillava: “(1) Vedi ‘Garibaldi e i Mille’, 88-90.”. Questa nota riguarda l’altro testo pubblicato dal Treveljan (….), ovvero “Garibaldi e i Mille”, di cui sempre la Dobelli fece la sua traduzione. In questo testo, da p. 87 si parla della spedizione di Sapri, la Spedizione dei Trecento di Carlo Pisacane a cui Garibaldi non volle aderire. Treveljan, a p. 199, nella nota (2) postillava: “(2) La Cava, 702; Bertani, II, 184-185; Ire Pol., 71-72; Racioppi, 200; Maison, 63-64; Rustow, Brig. Mil., 18-19; Turr, Div., 149.”. Lo scrittore inglese Treveljan riportò la notizia su Garibaldi a Sapri ma non lo fece sul testo Garibaldi and the Thousand (1909), dove, infatti, a p. 316, nell’Epilogo scriveva che: “the story of Garibaldi and the throusand down the taking of Palermo has an historical and artistic unity. In an later volume, entitled Garibaldi and the making of Italy, I have told the history of the following six months. The occupation of eastern Sicily, the battle of Milazzo, the crossing of the straits, the march throungh Calabria and the Basilicata etc…”. La Dobelli, a p. 198, nella nota (1) postillava: “(1) Bertani, II, 184; Ms. Peard, Journal, 2 settembre”. La Dobelli, a p. 198, sebbene non vi fosse, postillava la nota (2): “(2) Forbes, 214.”. Forse riguarda il racconto dell’intinerario seguito da Garibaldi nella marcia verso il mare (verso l’estremità del Golfo di Policastro). L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 397, in proposito scriveva pure che: “III. Dopo circa 3 ore di faticoso tragitto, etc…. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 397, in proposito scriveva pure che: “III. – ….e di là, dopo breve sosta nel vecchio Castello del Barone Labanca, prende il mare su d’una barcaccia peschereccia che, spinta da due robusti remiganti, grave del prezioso incarico, carezzata dalle onde tranquille ed azzurre, baciata dagli infocati raggi del sole, cullata dalla brezza meridiana, scortata dal sorriso del cielo terso di cobalto, s’avanza a fatica rasentando le coste, quali degradanti e quali scendenti a picco nel mare, di Maratea, Cersuta ed Acquafredda fino all’insenatura di Sapri…..Quali tristi ricordanze! E parve allora, al fausto passaggio di Garibaldi per quei lidi pittoreschi, già fiorenti di città e di ville della Magna Grecia, che le ossa del gran Patriota ….etc…. Pesce, a p. 397, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi la ‘Cronistoria della rivoluzione di Basilicata del 1860’ del dott. Michele Lacava, pregevole miniera di documenti e di notizie.”. L’Avv. Pesce si riferiva al narrato dei Diarii di Agostino Bertani (….). L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 28-29, in proposito scriveva che: “Dopo breve sosta, nel susseguente mattino, a Tortora in casa Lomonaco, quell’eletta comitiva raggiunge la deserta spiaggia di Castrocucco a destra del fiume Noce in territorio di Maratea – cercando d’evitare forse l’incontro dei doganieri della Praja d’Aieta – e di là, dopo breve sosta nel vecchio Castello del Barone Labanca, prende il mare su d’una barcaccia peschereccia che, spinta da due robusti remiganti, grave del prezioso carico, carezzata dalle onde tranquille ed azzurrre, baciata dagli infuocati raggi del sole, cullata dalla brezza meridiana, scortata dal sorriso del cielo terso di cobalto, s’avanza a fatica rasentando le coste, quali degradanti e quali scendenti a picco nel mare, di Maratea, Cersuta ed Acquafredda fino all’insenatura di Sapri. Quasi lo stesso tragitto percorse già nel 4 luglio 1848, il gran patriotta Costabile Carducci co’ suoi sventurati compagni, quando egli, dopo le sconfitte di Campotenese, cercò raggiungere le natie balze del Cileno, ma costretto ad approdare, per i violenti marosi, alla spiaggia del villaggio di Acquafredda, quivi, fu catturato e trucidato infamemente dagli sgherri del Prete Peluso. Quali tristi ricordanze! E parve allora, al fausto passaggio per quei lidi pittoreschi, già fiorenti di città e ville dell’antica Magna Grecia, che le ossa del gran Patriotta del Cilento, le quali tuttora riposano dimenticate nella chiesetta del villaggio, si fossero destate dall’avello frementi di gioia pel compimento della tanta sospirata redenzione d’Italia (1). Dopo circa 3 ore di faticoso tragitto, Garibaldi co’ suoi compagni sbarcarono inaspetatamente verso le 2 pom. del 3 Settembre nell’ampia arenosa spiaggia di Sapri, etc…”. Pesce, a p. 28, nella nota (1) postillava: “(1) Nel nostro opuscolo ‘Costabile Carducci e il dramma d’Acquafredda’, abbiamo discorso della triste sorte toccata a quel glorioso patriotta, che può considerarsi come precursore di Carlo Pisacane, come questi, a sua volta, fu precursore di Garibaldi. Ecco come i nostri martiri della libertà si succedono e si riannodano in unica catena, che mette capo al grande e fortunato Liberatore.”. Alfredo Schettini (….), nel suo “Trecchina nel presente e nel passato – 1936”, del 1947, Tip. Ferrari, Alessandria, a pp. 69-70, in proposito scriveva che: “….scese quindi alla marina di Maratea. Con una vela peschereccia e, dopo una traversata di tre ore, sbarca a Sapri il tre settembre etc..”. Per la descrizione della costa da Maratea ad Acquafredda e da Acquafredda a Sapri, vi è la testimonianza oculare di un volontario garibaldino che scrisse in una sua lettera pubblicata da Emile Maison (….). Emile Maison (….), nel suo, Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861. Il testo è molto interessante in quanto riporta alcune lettere di alcuni volontari della nostra zona. Nell’opera il Maison, a pp. 65-66 e ssg. trascriveva una lettera del 5 settembre 1860 e scriveva: “Sapri, Acqua-Fredda, le 5 Septembre. Apres diner nous partons pour l’Acqua-Fredda (eau froide), à trois milles environ de Sapri, dance une barque danceuvrée par quatre matelots. L’expedition se compose de sept Italiens et de trois Francais, sous la conduite du capitaine du Benvenuto. Jamais je n’ai vu le ciel plus bleu et la mer plus calme. Les metelots, en soulevant leurs rames, font eclater toute la phosphorescence de cette mer toujours si belle et si poétique. Partis à huit heures, nous debarquons à neuf heures sur une plage tout à fait nue. Ne trouvant point de chemin, chacun escalade les rochers come il peut. Au bout d’une demi-heure, l’un de nous trouve une pauvre vielle femme, couchée en plein air davant la porte de sa maison, qui semble nous prendre pour des bandits. Enfin, tant bien que mal elle nous indique le chemis d’Acqua-Fredda, si toulefois on peut appeler chemin une especie de sentier impraticable, et bon tout au plus pour les chevres. Apres une heure de marche, nous apercevons quelches habitations et la point d’un clocher: nous poussons un soupir de saulagement; mais, helas! c’est en vain que nous frappons à toutes les portes: personne ne repond: nous pourrions nous croire, avec d’un peo d’imagination, danse quelque ville enchantée des ‘Mille et une Nuits’. Nous allions en venire aux moyens extremes, quand tout à coup un campagnard s’approche de nous avec force saluts et génuflexions. Peu d’istants apres, sa femme le rejoint et nous offre de l’eau pour nos rafraichir, puis …..de la paille pour faciliter notre campement à la belle etoile. On demand alors à ces braves gens commend il se fait toutes les maison restent fermées. Ils nous repondent qu’à notre aproche tout le monde s’est sauvé dans la montagne, le curé en tete. Le capitaine du navire ajoute: “Mais saviez-vous que nous etions des soldats de Garibaldi ?” – Signor, si! répondent-ils, seulement on disait que vous étiez de mechantes gens”, che tradotto è:  Sapri, Acqua-Fredda, 5 settembre. Dopo cena partiremo per Acqua-Fredda, a circa tre miglia da Sapri, su una barca con quattro marinai. La spedizione è composta da sette italiani e tre francesi, guidati dal capitano della Benvenuto. Non ho mai visto il cielo più azzurro e il mare più calmo. I marinai, alzando i remi, fanno emergere tutta la fosforescenza di questo mare, sempre così bello e così poetico. Partiti alle otto, sbarcammo alle nove su una spiaggia completamente brulla. Non trovando alcuna via, ognuno scala le rocce come meglio può. Dopo mezz’ora uno di noi trovò una povera vecchia, stesa all’aperto davanti alla porta di casa, che sembrava prenderci per banditi. Alla fine, come può, ci indica il sentiero dell’Acqua-Fredda, se però sentiero possiamo chiamarlo una specie di sentiero impraticabile, e buono tutt’al più per le capre. Dopo un’ora di cammino vediamo alcune case e la punta di un campanile: tiriamo un sospiro di sollievo; ma sfortunatamente! invano bussiamo a tutte le porte: nessuno risponde: potremmo credere, con un po’ di fantasia, di ballare in qualche città incantata da ‘Mille e una notte’. Stavamo per ricorrere a mezzi estremi, quando all’improvviso un connazionale si avvicinò a noi con molti saluti e genuflessioni. Pochi istanti dopo, la moglie lo raggiunge e ci offre dell’acqua per rinfrescarci, poi…paglia per facilitare il nostro accampamento sotto le stelle. Abbiamo poi chiesto a queste persone coraggiose come mai tutte le case fossero rimaste chiuse. Ci hanno detto che mentre ci avvicinavamo tutti fuggivano sulla montagna, con il sacerdote in testa. Il capitano della nave aggiunge: “Ma lo sapevate che eravamo soldati di Garibaldi?” – Signore, sì! rispondono: “solo loro hanno detto che eravate persone cattive”….(il 6 settembre 1860).”. Sempre il Maison, a pp. 67-68 pubblicò un’altra delle lettere di un volontario garibaldino datata 6 settembre 1860 e scriveva che: “Acqua-Fredda , Sapri , le 6 septembre. A notre réveil , nous voyons quelques habitants qui se sont décidés à descendre. Nous faisons faire du café , et nous achetons des fruits que nous payons largement. Ces braves gens reviennent alors de la mauvaise opinion qu’ils avaient conçue de nous, en nous prenant pour des brigands et des pillards. Quelle misère et quelle ignorance dans ce pays ! Les gens ne mangent même pas de pain. Les fruits composent presque toute leur nourriture. D’autre part , si vous leur montrez un livre , ils n’y voient que du blanc et du noir, car il n’y en a pas deux sur cent qui sachent lire. Le gouvernement napolitain , dans un but trop facile à comprendre, empêchait l’instruction de se répandre dans les campagnes et condamnait ces populations si admirablement douées à la plus abjecte infériorité morale.”, che tradotto significa: Acqua-Fredda, Sapri, 6 settembre. Al risveglio, abbiamo visto alcuni abitanti che avevano deciso di scendere. Abbiamo fatto preparare il caffè e abbiamo comprato della frutta, che abbiamo pagato profumatamente. Questa brava gente ha poi cambiato idea su di noi, prendendoci per briganti e saccheggiatori. Quanta miseria e quanta ignoranza in questo paese! La gente non mangia nemmeno il pane. La frutta costituisce quasi tutto il loro cibo. Inoltre, se gli si mostra un libro, vedono solo bianco e nero, perché non due su cento sanno leggere. Il governo napoletano, per uno scopo fin troppo facile da capire, ha impedito che l’istruzione si diffondesse nelle campagne e ha condannato queste popolazioni ammirevolmente dotate alla più abietta inferiorità morale.”. Ma, la lettera che riguarda Sapri, una lettera di un volontario garibaldino pubblicata dal Maison, è quella di p. 68, è datata 7 settembre 1860, dove scriveva che: “Sapri, le 7 septembre. Nous apprenons ce matin que Garibaldi est entré hier soir à Salerne et qu’il y a été parfaitement accueilli. Rien autre chose de nouveau . Je passe ma journée sur le pont à écrire.”, che tradotto significa: “Sapri, 7 settembre. Stamattina abbiamo saputo che Garibaldi è entrato a Salerno ieri sera ed è stato accolto calorosamente. Niente di nuovo. Sto trascorrendo la giornata sul ponte a scrivere.”Si tratta del testo di George Macaulay Treveljan (….), Garibaldi and the Thousand (1909) (Garibaldi e i Mille). Docente di storia moderna all’Università di Cambridge (1927-40), poi rettore del Trinity College (1940-51), si dedicò inizialmente alla storia inglese del XIV secolo e dell’età degli Stuart, poi al Risorgimento italiano con una trilogia su Giuseppe Garibaldi. Ciò che scrive il De Crescenzo non è proprio corretto in quanto è vero che lo scittor inglese Treveljan riportò la notizia su Garibaldi a Sapri ma non lo fece sul testo Garibaldi and the Thousand (1909), dove, infatti, a p. 316, nell’Epilogo scriveva che: “the story of Garibaldi and the throusand down the taking of Palermo has an historical and artistic unity. In an later volume, entitled Garibaldi and the making of Italy, I have told the history of the following six months. The occupation of eastern Sicily, the battle of Milazzo, the crossing of the straits, the march throungh Calabria and the Basilicata etc…”. George Macaulay Treveljan (….), nel suo “Garibaldi and the making of Italy”, nel 1911, nel capitolo “The march throug Calabria”, a p. 156 e ssg., nel capitolo “In the bay of Sapri”, a p. 157, in proposito scriveva che: Poi una piccola barca li portò a Sapri. Non c’è un posto più bello in tutta la costa italiana di questa riviera inesplorata, dove le creste scoscese si susseguono l’una dopo l’altra e sprofondano nelle onde (3).”. Treveljan, nella nota (3) a p. 156 postillava: “(3) There is not, and never was, a coast road, but since 1860 a railway has been driven along this coast. But those who pass through its tunnels to Sicily have no idea under what magnificent scenery they are travelling, etc…”, che tradotto significa: “(3) Non esiste, e non è mai esistita, una strada costiera, ma dal 1860 una ferrovia corre lungo questa costa. Ma chi attraversa le sue gallerie per raggiungere la Sicilia non ha idea di quale magnifico scenario stia viaggiando.”. Treveljan proseguendo il suo racconto su Sapri, a p. 157, in proposito scriveva pure che: “La costa frastagliata si vede meglio da una barca, ma Garibaldi, sfinito dalla cavalcata notturna, dormiva a prua, mentre i suoi amici lo coprivano con una vela per proteggerlo dai raggi del sole di mezzogiorno. Solo quando entrarono nella baia di Sapri, si alzarono tutti in piedi per ammirare la bellezza del paesaggio e per onorare la memoria di Pisacane, che, nel 1857, era corso in questa baia per issare la bandiera italiana sui monti (1). Sulla spiaggia dove il suo precursore era sbarcato sotto l’ombra della sventura, Garibaldi sbarcò in piena vittoria, accolto come ‘fratello Garibaldi’ dalla gente di Sapri, che tre anni prima aveva disapprovato Pisacane e il suo più discutibile seguito. Qui il dittatore trovò anche le truppe di Tiirr, salpate il giorno prima da Paola. C’è una bella spiaggia, ma nessun approdo artificiale a Sapri. Solo lì si possono vedere, nell’acqua limpida, le rovine di un antico molo. Si estende dalle fondamenta di un palazzo costruito molto tempo fa da qualche magnate della Roma imperiale, che scoprì la bellezza della piccola baia e vi portò tutto l’apparato dell’antico lusso, lasciando i meno avventurosi amanti del piacere a Puteoli e Baia. Qualche moderno Lucullo imiterà lui è lungo. Nel frattempo, Garibaldi sbarcò lì e trascorse la notte in una capanna di paglia sulla spiaggia. Il giorno dopo, il Dittatore e i 1500 uomini di Tiirr, per lo più milanesi, marciarono tutta la mattina da Sapri per scoscesi sentieri forestali fino a una spalla del Monte Cucuzzo, e poi scesero sulla strada maestra di Lagonegro, lungo la quale Caldarelli e i suoi uomini si stavano ritirando. La strada qui corre a un’altitudine media di oltre 600 metri. Il punto in cui Garibaldi scese da ovest era l’osteria del Fortino. Qui il 4 settembre fu raggiunto da Piola, un ufficiale della marina piemontese, di cui Depretis era il pro-dittatore.”. Treveljan, a p. 157, nella nota (1) postillava: “(1) See Garibaldi and the Thousand (1909), p. 69.. Sempre il Treveljan, a p. 157, nella nota (2) postillava: “(2) La Cava, 702. Bertani, II. 184-185. Ire Pol. 71-72. Racioppi, 200, Maison, 63-64. Riistow’s Brig. Mil. 18-19. Tiirr’s Div. 149.”. Dunque, Treveljan, a p. 157, nella nota (2) postillava dell’opera di Lacava (…), di Agostino Bertani (II l’opera della White e anche Ire politiche etc…); Giacomo Racioppi; Emile Maison; Rustow nella traduzione di Eliseo Porro (….); infine il testo del Pecorini-Manzoni (….) sulla Divisione Turr. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a pp. 199-200, in proposito scriveva che: “Una piccola imbarcazione toltili di là, li portò a Sapri. Non c’è in tutta la linea costiera dell’Italia un tratto più bello di quello, dove i monti si protendono l’un dietro l’altro a gara e si tuffano precipitosi nell’acqua (1). Tanta aspra bellezza si contempla meglio dal mare, etc…Soltanto, entrando nella baia di Sapri essi si rizzarono tutti in piedi, a mirare lo spetacolo che si offriva ai loro occhi e ad onorare la memoria di Pisacane, che nel 1857, si era avventurato fin là per issare la bandiera italiana sui monti (1). Su quella stessa spiaggia, dove i precursori erano scesi incalzati da un triste fato, saltò a terra anche Garibaldi, ma sulle ali della vittoria, accolto come il “fratello Garibaldi”, da quella stessa gente di Sapri che tre anni prima aveva fatto il cipiglio a Pisacane e ai suoi sospetti compagni. Ivi erano giunte il griorno prima da Paola, anche le truppe del Turr (2). La spiaggia di Sapri è bella, ma non è provvista di uno scalo artificiale. Le sue limpide acque però, rivelano le rovine di un antico molo congiunto alle fondamenta d’un palazzo che un magnate dell’antica Roma imperiale, scoperta la bellezza della piccola baia, vi s’era fatto costruire, trapiantandovi tutto l’appannaggio del fasto romano e lasciando Puteoli e Baiae ai meno intraprendenti cacciatori del piacere. Qualche moderno Lucullo non tarderà ad imitarlo; per allora Garibaldi, sbarcò sulla spiaggia e vi passò la notte in una capanna di paglia.”. Treveljan, a p. 199, nella nota (1) postillava: “(1) Non c’è e non c’è mai stata una strada su questa costa, ma dal 1860 vi fu costruita una linea ferroviaria: quelli però che passano in treno per quei tunnel non hanno idea della magnifica bellezza del paese che traversano.”. Treveljan, a p. 199, nella nota (2) postillava: “(1) Vedi Garibaldi e i Mille, 88-90”. Treveljan cita l’altro suo testo, ovvero “Garibaldi e i Mille”, dove egli, da pp. 87 ci parla della Spedizione dei Trecento di Carlo Pisacane, del 1857, a cui Garibaldi non volle partecipare. Treveljan, a p. 199, nella nota (3) postillava: “(2) La Cava, 702; Bertani, II, 184-185; Ire Pol., 71-72; Racioppi, 200; Maison, 63-64; Rustow, Brig. Mil., 18-19; Turr, Div., 149.”. Treveljan (….), nell’esporre lo sbarco a Sapri del generale Garibaldi è chiaro: egli scriveva che Garibaldi si pose a riposare in una piccola capanna di paglia non lontana dal posto di sbarco, ovvero l’attuale “banchina delle Camerelle”, ovvero il luogo dove ancora oggi, il località S. Croce, ancora non era stata costruita la “Specola” o “Osservatorio Astronomico” e vi era e si vedeva: A Sapri….Soltanto nell’acqua limpida si possono vedere le rovine dell’antico molo. Si estende dalle fondamenta di un palazzo costruito molto tempo fa da un magnate della Roma Imperiale, che scoprì la bellezza della piccola baia e portò lì l’intero apparato dell’antico lusso, lasciando i meno avventurosi in cerca di piacere a Puteoli e Baia. Qualche moderno Lucullo lo imiterà tra non molto.”. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a pp. 391-392, in proposito scriveva che: “…L’ombra invendicata di Carlo Pisacane, che come nella leggenda degli antichi eroi vagava ansiosa in attesa del vindice che doveva placarne lo sdegno, quella mattina di certo aleggiò intorno all’Eroe nizzardo sulla fatidica spiaggia di Sapri. E lì, innanzi alla distesa del Tirreno ceruleo, lo spirito di Pisacane, fatto ormai immemore degli antichi contrasti col biondo Generale, soppiati alla difesa di Roma repubblicana, dovè certo gridargli con la sua calda voce trasumanata: “Avanti, mio grade fratello, di me più fortunato! Avanti, col popolo che io sognai, fino a Roma Eterna!”. Raccolsero quel grido tutte le genti del Salernitano, e quegli stessi che tre anni innanzi avevano affontato le loro picche nelle carni dilaniate dell’Eroe; e nel raccoglierlo, quei poveri contadini, quei rozzi braccianti sentirono palpitare nel cuore una nuova vita, si sentirono non più plebe vile, ma popolo dalla grande anima ingenua e forte.”. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 100, in proposito scriveva che: Si fermò per il pranzo in casa del barone Gallotti; etc….La comitiva Garibaldina, a cui si era unito da Sapri anche il Turr, era preceduta dai volontari del Cilento e dai Garibaldini sbarcati a Sapri che fecero echeggiare le valli circostanti di canti patriottici e di grida: “Viva la libertà! Viva l’Unità d’Italia! Viva Garibaldi!”; erano uomini dei campi e delle botteghe, professionisti e impiegati che all’annunzio dell’arrivo del biondo Eroe avevano abbandonato il lavoro ed erano accorsi per unire fremiti di libertà a quelli degli artefici dell’unità d’Italia, per dividere con loro nel periglio i rischi e i sacrifici.”. Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 57, in proposito scriveva che: “Il tre settembre, …..A Sapri si giunse alle tre e mezzo; molta gente e volontari accorsero sulla spiaggia per salutare il Generale, reduce vittorioso dalla Sicilia. La gente sorpresa ed emozionata sventolò fazzoletti e applaudì a lungo il leggendario Condottiero dei Mille, che a sua volta non senza emozione rispose al saluto commovente degli astanti. I sapresi lo aspettavano ansiosi, ma non così presto, per cui trovandosi al cospetto del più popolare eroe d’Italia rimasero sorpresi e piansero dalla gioia.”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 142, in proposito scriveva che: “Giunto a Maratea, in terra di Lucania, il 3 settembre, Garibaldi scese al mare. Ecco la ‘Costa del Sole’, illuminata dalle prime luci dell’alba, tutta brividi di arcobaleno. Qualche solitaria barca veleggiava come fantasma di poesia, e qualche canto marinaresco faceva udire la sua eco dalle incantevoli insenature della costa. Garibaldi ascoltò e seguì con lo sguardo l’impareggiabile scenario, tutto colori e musiche. Il Dittatore prese posto in una grossa barca da pesca, e veleggiò alla volta di Sapri. Eccolo, guardato da alcuni ufficiali del suo Stato Maggiore, addormentarsi per la stanchezza su un mucchio di cordami; e gli altri scrutare l’orizzonte ed a fissare, stupiti, le coste a strapiombo su di un mare denso di smeraldo. Tutto pareva fasciato di silenzio e di poesia. le grotte, i boschi, gli speroni della montagna ornati da ciuffi di bei fiori selvatici, offrivano una visione di pace e di serenità. Ecco l’Acquafredda di Lucania, e poi il vallone di ‘Mezzanotte’; e finalmente, ecco la baia di Sapri, etc…”. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 311-312, in proposito scriveva: “…Garibaldi e i suoi sei compagni prendono il mare su una barcaccia (giunta da Maratea, dice il Bertani), la quale spinta da due remiganti, e rasentando la costa di Maratea, Cersuta ed Acquafredda, dopo tre ore di penoso tragitto, giunse a Sapri.”. Il sac. don Giuseppe Cataldo (….), nel suo “Notizie storiche su Policastro Bussentino etc…”, testo dattiloscritto ed impaginato nel “Seminario Vescovile”, nel 1973, a pp. -76-77, in proposito scriveva che: La mattina del 3 settembre 1860 con sei fidi compagni, Cosenz, Bixio, Medici, Sirtori, Bertani e Basso, e con altri patrioti locali, dopo una breve sosta a Tortora, dove era arrivato per via di terra, raggiunse il Castello del Barone Labanchi, alla Secca di Castrocucco, presso Praja a Mare, nel comune di Maratea; poi, imbarcatosi su un peschereccio, rasentate le amene coste di Marina di Maratea, Porto, Cersuta, e Acquafredda, approdò a Sapri verso le ore 14. Quanti ricordi ! A molti sembrò che al passaggio di Garibaldi si fossero destate  per la gioia le ossa del Carducci, sepolto nella chiesa di Acquafredda l’11 luglio 1848. Etc…”. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p. 146, in proposito scriveva che: “….Garibaldi il 3 settembre (un lunedì) sbarcò a Sapri (57). etc…. Fusco, a p. 352, nella nota (57) postillava: “(57) Il giorno prima erano già sbarcate a Sapri le truppe al comando di Stefano Turr e di Guglielmo Rustow.. Fusco, a p….., nella nota (59) postillava che: “(59) Cfr. cap. VII, n. 13”. Michelangelo Pucci (….), nel suo “Tortora – Natura, Storia Cultura”, a p. 99 ci parla della “Cronaca del viaggio di Garibaldi da Rotonda al Fortino” ed in proposito scriveva che: “Costeggiando al largo delle scogliere di Maratea e di Acquafredda, a bordo di una barca spinta da due rematori, nel pomeriggio sbarcò a Sapri alle ore 15:30 (3) etc…”. Pucci, a p. 102, nella nota (5) postillava: “(5) R. Finelli – 150 anni dopo – ai quaranta all’ora sulle tracce di Garibaldi”. Si tratta di Riccardo Finelli che, nel 2010 percorre in bici le principali tappe del tragitto che fece Garibaldi risalendo dalla calabra Soveria Manelli, Paola, Scalea, la Lucania, con Rotonda, etc…Il giovane autore fermandosi in questi luoghi raccoglie personali testimonianze e personali ed opinabili impressioni, non aggiungendo nulla di nuovo alle ricerche sullo storico evento.

LA STRADA MULATTIERA DA ACQUAFREDDA A SAPRI

Una delle tante fesserie che si raccontano in alcuni testi di storici locali coevi è quella secondo cui vi era una strada mulattiera che attraversando le pendici basse del Monte Ceraso, da Acquafredda portava a Sapri si chiamasse “Apprezzami l’asino”. La fesseria resiste pure in una segnaletica e nei racconti di alcune sedicenti associazioni (no profit) che si organizzano Trekking e passeggiate nella natura facendo conoscere storie che non rispondono a nessun fondamento storico. Prima e dopo la costruzione del tratto ferrioviario della linea Napoli – Reggio Calabria e della Statale 18 (SS. 18), fatta costruire nel Regno d’Italia e consolidata in seguito dal Regime Fascista, vi erano nella zona di Maratea e di Acquafredda alcuni percorsi di campagna e mulattiere che collegavano terre e poderi sparsi per la zona. Da sempre queste zone sono state ricche di acque sorgive da sorgenti carsiche, ovvero piccoli fiumi, a volte, carsici che si inerpicavano nelle rocce dei monti e che scendono ancora volte a valle e talvolta anche sulla costa. L’abbondanza di queste sorgive nella zona hanno dato il nome nella zona di Acquafredda, ma non nel tratto Saprese, alle mulattiere dette “Apprezzami l’asino”. Nel tratto di costa tra acquafredda e Sapri, a ridosso del monte Ceraso, che sovrasta lo scoglio dello Scialandro per intenderci fu progettato negli anni ’90 dall’Amministrazione Comunale di Sapri la strada o percorso panoramico per passeggiate che corre sotto costa la SS. 18.  

SAPRI ALL’ARRIVO DI GARIBALDI

Foto (n…..) – Sapri come appariva in un dipinto conservato nella sala del Sindaco di Sapri nella Casa Comunale di Sapri

(Fig. n….) – Stralcio del paese di Sapri disegnato dal tenente Blois del Genio Napoletano del 1819, da me rinvenuta presso l’Istituto Geografico Militare di Firenze

Nel 3 settembre 1860, Sapri all’arrivo di Garibaldi

Foto (n…..) – la spiaggia di Sapri nei primi del ‘900 e nello sfondo le rovine archeologiche di S. Croce con le Cammarelle – ancora non vi era la “Specola” fatta costruire in seguito dai padri Bigi del futuro Istituto S. Croce

Dell’aspetto della cittadina di Sapri, nei primi del mese di Settembre del 1860 abbiamo alcune testimonianze che in parte ne descrivono alcune sue caratteristiche che ancora oggi possiamo riscontrare. Una testimonianza delle condizioni del paese all’epoca è quella del colonnello polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione italiana di Eliseo Porro, nel suo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow”, ed. Salvi, Milano, 1861, che a p. 18 e ssg., in proposito scriveva che: “Alle 4 pomeridiane mi trovavo intento alla dolce occupazione del pranzo presso il mio ospite Don Antonio, in una casa posta nel bel mezzo del paese, mi trovai interrotto da un rumore che indicava qualcosa di straordinario. Esso fu ben tosto spiegato coll’annuncio dell’approdo del Dittatore, che sollecitamente ci fu recato dal posto di guardia stabilito presso la marina.”. Dunque, Rustow ci parla di una casa “presso il mio ospite Don Antonio, in una casa posta nel bel mezzo del paese, etc… dove pranzò, alle ore 16,00. La casa apparteneva al suo ospite “don Antonio di Sapri”, e si trovava “al centro del paese”. Non credo si trattasse di casa Gallotti, perchè tra i Gallotti non vi era un “Antonio”. Rustow scriveva anche del “posto di guardia stabilito presso la marina”, dove si trovava Garibaldi, intento “a riposare in una capanna di paglia”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 17-18, in proposito scriveva pure che: Il generale Turr scese a terra pel primo accompagnato da un carabiniere genovese; io lo seguii tantosto per disporre gli alloggiamenti per le truppe ed ordinare le opportune misure di sicurezza. A nord della baia presso la strada per Lazongro (qui è errato perchè si tratta di Lagonegro), fu accampata la brigata Milano, che formava l’ala destra; la sinistra formata dalla parte della brigata Parma che ci accompagnava, venne accampata in un boschetto di olivi sulle vestigia dell’antica e potente città marittima di Vibona. I bersaglieri ed i carabinieri di Genova vennero destinati al servizio d’esplorazione, etc…”. Pare che tutte queste brigate garibaldine furono fatte accampare in località “Cantine”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 397, in proposito scriveva pure che: “III…., nella baia arenosa di Sapri”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a p. 250, in proposito scriveva: Nella Calabria citeriore sono meritevoli di menzione Cosenza, Paola e Castrovillari. Cosenza, capitale della provincia, con 12,000 abitanti, giace sui fiumi Crati e Busento (Buzenzo) che ivi riunendosi corrono al mar Jonio. Paola , non lontana dal mar Tirreno, però sull’alto, ha un’industria proporzionatamente importante, specialmente in seta, ed una buona baja. Delle città della Basilicata non nomineremo che la capitale, Potenza, con 10,000 abitanti e Lagonegro sulla strada consolare che qui si avvicina considerevolmente al mare, per dopo nuovamente scostarsene entrando nel principato. Lagonegro è unito al mare mediante una buona strada nuova presso il porto di Sapri una volta celebre ora piccolo, ma pur sempre buono. Sapri è in parte collocata sulle rovine dell’antica città romana Vibona; ultimamente acquistò nuova celebrità per la sfortunata spedizione di Pisacane che vi sbarcò nel 1857. Essa giace di già nel Principato citeriore, nel quale si trovano le città di Padula, la Sala, Diana, Auletta, Eboli e Salerno, ad eccezione di quest’ultima, tutte appollajate sui monti. Auletta fu per la inassima parte distrutta dal terremoto del 1857.”Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 141 e ssg., in proposito scriveva che: Ecco l’Acquafredda di Lucania, e poi il vallone di ‘Mezzanotte’; e finalmente, ecco la baia di Sapri, dominata da un anfiteatro di colline, coronate dal Monte ‘Olivella’.”. Emil Maison (….), nel suo, Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861. Il testo è molto interessante in quanto riporta alcune lettere di alcuni volontari della nostra zona. Nell’opera il Maison, a p. 63 e ssg. trascriveva una lettera del 4 settembre e scriveva: “Sapri, le 4 Septembre. En nois reveillant, nous nous trouvons dans le golfe de Policastro. Nous débarquons à Sapri, charmant petit village de cinq cents àmes, situé dans une position ravissante. Les oliviers, les figuiers, les orangers, les citronniers les grenadiers, et les lauriers-roses y croissent avec une profussion sans pareille. Je rencontre là une foule de gens qui parlent francais;  ce son de ces chaudronniers ambulants comme nous en rencontrons à chaque instant dans nos village de France. Ils m’apprennent que Garibaldi était ici meme hier soir et qu’il marche directement sur Salerne. A peine débarqués nous allons, mes deux compatriotes et moi, nous promener dans un bois d’oliviers, derriere la place. Une brave femme, – qui ne doit plus savoir le compte de ses années tant elles sont nombreuses, – vient nous y trouver et nous offre un panier de figues qu’elle nous force d’accepter. Nous voulons lui en payer la veleur. Impossible. La pauvre vieille se recrie au nom de som ‘fratello Garibaldi’ “Tutto per l’amor della patria”, ajoute la bonne vieille. Je crois decidement que la Calabre est animée d’un meilleur esprit que la Sicile. Ici tout le monde vous appelle frère (fratello); et chacun fait son devoir simplement avec une noblesse sans emphase. Etc…”, che tradotto significa: Sapri, 4 settembre. Al risveglio ci troviamo nel Golfo di Policastro. Sbarchiamo a Sapri, grazioso paesino di cinquecento abitanti, situato in una posizione deliziosa. Vi crescono ulivi, fichi, aranci, limoni, melograni e oleandri con una profusione senza pari. Lì incontro una folla di persone che parlano francese; questo suono di questi calderai itineranti che incontriamo ogni momento nei nostri villaggi in Francia. Mi dicono che Garibaldi è stato qui ieri sera e che sta marciando direttamente verso Salerno. Appena sbarcati io e i miei due connazionali andiamo a fare una passeggiata in un uliveto dietro la piazza. Una donna coraggiosa – che non deve più conoscere il numero dei suoi anni perché sono tanti – ci viene a trovare e ci offre un cesto di fichi che ci obbliga ad accettare. Vogliamo pagarlo per questo. Impossibile. La povera vecchia grida in nome di suo ‘fratello Garibaldi’ “Tutto per l’amor della patria”, aggiunge la buona vecchia. Credo decisamente che la Calabria sia animata da uno spirito migliore della Sicilia. Qui tutti ti chiamano fratello; e ognuno fa il proprio dovere semplicemente senza enfasi. Etc…”Dunque, in una lettera pubblicata dal Maison e datata 4 settembre, un volontario garibaldino, sbarcando a Sapri ne descrive alcune sue caratteristiche dell’epoca. Egli racconta che Sapri è un “grazioso paesino” di mare che si affaccia sul golfo di Policastro “situato in una posizione deliziosa” che conta 500 abitanti. Il volontario, di cui non conosciamo il nome, scriveva che a Sapri Vi crescono ulivi, fichi, aranci, limoni, melograni e oleandri con una profusione senza pari. Lì incontro una folla di persone che parlano francese; questo suono di questi calderai itineranti che incontriamo ogni momento nei nostri villaggi in Francia.”. Emile Maison (….), nel suo, Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861, a pp. 65-66 e ssg. trascriveva una lettera del 5 settembre e scriveva: “Sapri, Acqua-Fredda, le 5 Septembre. Apres diner nous partons pour l’Acqua-Fredda (eau froide), à trois milles environ de Sapri, dance une barque danceuvrée par quatre matelots. L’expedition se compose de sept Italiens et de trois Francais, sous la conduite du capitaine du Benvenuto. Jamais je n’ai vu le ciel plus bleu et la mer plus calme. Les metelots, en soulevant leurs rames, font eclater toute la phosphorescence de cette mer toujours si belle et si poétique. Partis à huit heures, nous debarquons à neuf heures sur une plage tout à fait nue. Ne trouvant point de chemin, chacun escalade les rochers come il peut. Au bout d’une demi-heure, l’un de nous trouve une pauvre vielle femme, couchée en plein air davant la porte de sa maison, qui semble nous prendre pour des bandits. Enfin, tant bien que mal elle nous indique le chemis d’Acqua-Fredda, si toulefois on peut appeler chemin une especie de sentier impraticable, et bon tout au plus pour les chevres. Apres une heure de marche, nous apercevons quelches habitations et la point d’un clocher: nous poussons un soupir de saulagement; mais, helas! c’est en vain que nous frappons à toutes les portes: personne ne repond: nous pourrions nous croire, avec d’un peo d’imagination, danse quelque ville enchantée des ‘Mille et une Nuits’. Etc…, che tradotto è:  Sapri, Acqua-Fredda, 5 settembre. Dopo cena partiremo per Acqua-Fredda, a circa tre miglia da Sapri, su una barca con quattro marinai. La spedizione è composta da sette italiani e tre francesi, guidati dal capitano della Benvenuto. Non ho mai visto il cielo più azzurro e il mare più calmo. I marinai, alzando i remi, fanno emergere tutta la fosforescenza di questo mare, sempre così bello e così poetico. Partiti alle otto, sbarcammo alle nove su una spiaggia completamente brulla. Non trovando alcuna via, ognuno scala le rocce come meglio può. Dopo mezz’ora uno di noi trovò una povera vecchia, stesa all’aperto davanti alla porta di casa, che sembrava prenderci per banditi. Alla fine, come può, ci indica il sentiero dell’Acqua-Fredda, se però sentiero possiamo chiamarlo una specie di sentiero impraticabile, e buono tutt’al più per le capre. Dopo un’ora di cammino vediamo alcune case e la punta di un campanile: tiriamo un sospiro di sollievo; ma sfortunatamente! invano bussiamo a tutte le porte: nessuno risponde: potremmo credere, con un po’ di fantasia, di ballare in qualche città incantata da ‘Mille e una notte’. Etc…”. Anche questa testimonianza del volontario garibaldino pubblicata da Maison, è interessante. Egli ci parla dello sbarco su una spiaggetta di Acquafredda e della marcia a piedi per la tradina mulattiera che portava a Sapri. Egli scriveva del sentiero che, da Acquafredda portava a Sapri: “….sentiero possiamo chiamarlo una specie di sentiero impraticabile, e buono tutt’al più per le capre.” e che la marcia durò un’ora. Oggi questo sentiero, che rasenta la statale SS. 18, è stato creato ex novo ed è stato chiamato “Appezzami l’asino” (toponimo mai esistito a Sapri. Il volontario scrive pure che arrivato a Sapri Dopo un’ora di cammino vediamo alcune case e la punta di un campanile: tiriamo un sospiro di sollievo….. E’ molto probabile che si trattasse del campanile della chiesa parrocchiale dell’Immacolata in piazza Plebiscito. Lo storico inglese, George Macaulay Treveljan (….), nel testo “Garibaldi and the making of Italy”, nel 1911, nel capitolo “The march throug Calabria”, a p. 156 e ssg., nel capitolo “In the bay of Sapri”, a p. 157, in proposito scriveva che: There is a fine beach, but no artificial landing-place at Sapri. Only there may be seen in the clear water the ruins of ancient pier. It runs out from the foundation of a palace built longe ago by some magnate of Imperial Rome, who discovered the beauty of the little bay, and carried thither the whole apparatus of ancient luxury, leaving less adventurous pleasure-seekers at Puteoli and Baiae. Some modern Lucullus will imitate him ere long. Meanwhile Garibaldi lanted there and spent the night in a straw hut upon the beach. Etc…, che tradotto significa:  A Sapri c’è una bella spiaggia, ma nessun approdo artificiale. Soltanto nell’acqua limpida si possono vedere le rovine dell’antico molo. Si estende dalle fondamenta di un palazzo costruito molto tempo fa da un magnate della Roma Imperiale, che scoprì la bellezza della piccola baia e portò lì l’intero apparato dell’antico lusso, lasciando i meno avventurosi in cerca di piacere a Puteoli e Baia. Qualche moderno Lucullo lo imiterà tra non molto. Nel frattempo Garibaldi attraccò lì e passò la notte in una capanna di paglia sulla spiaggia. Etc…. Treveljan, a p. 156, nella nota (3) postillava: “(3) There is not, and never was a coast road, but since 1860 a railway has been driven along this coast. But those who pas through its tunnels to Sicily have no idea under what magnificent scenery they are travelling.”, che tradotto significa: “(3)  Non c’è, e non c’è mai stata, una strada costiera, ma dal 1860 è stata costruita una ferrovia lungo questa costa. Ma coloro che attraversano i suoi tunnel per raggiungere la Sicilia non hanno idea sotto quale magnifico scenario stanno viaggiando.”. Treveljan, a p. 157, nella nota (1) postillava: “(1)  See ‘Garibaldi and the Thousand’ p. 69.” che tradotto significa: “(1) Vedere Garibaldi and the Thousand’, p. 69.”. Treveljan, nell’esporre lo sbarco a Sapri del generale Garibald, ci parla della “banchina delle Camerelle”, ovvero il luogo dove ancora oggi, il località S. Croce,A Sapri….Soltanto nell’acqua limpida si possono vedere le rovine dell’antico molo.”. Inoltre, egli accenna al palazzo imperiale o villa di un importante magnate della Roma Imperiale e scrive che questa: “Si estende dalle fondamenta di un palazzo costruito molto tempo fa da un magnate della Roma Imperiale, che scoprì la bellezza della piccola baia e portò lì l’intero apparato dell’antico lusso, lasciando i meno avventurosi in cerca di piacere a Puteoli e Baia. Qualche moderno Lucullo lo imiterà tra non molto.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a pp. 199-200, in proposito scriveva che: “Una piccola imbarcazione toltili di là, li portò a Sapri. Non c’è in tutta la linea costiera dell’Italia un tratto più bello di quello, dove i monti si protendono l’un dietro l’altro a gara e si tuffano precipitosi nell’acqua (1). Tanta aspra bellezza si contempla meglio dal mare, etc…Soltanto, entrando nella baia di Sapri essi si rizzarono tutti in piedi, a mirare lo spetacolo che si offriva ai loro occhi e ad onorare la memoria di Pisacane, che nel 1857, si era avventurato fin là per issare la bandiera italiana sui monti (2). Su quella stessa spiaggia, dove i precursori erano scesi incalzati da un triste fato, saltò a terra anche Garibaldi, ma sulle ali della vittoria, accolto come il “fratello Garibaldi”, da quella stessa gente di Sapri che tre anni prima aveva fatto il cipiglio a Pisacane e ai suoi sospetti compagni. Ivi erano giunte il giorno prima da Paola, anche le truppe del Turr (3). La spiaggia di Sapri è bella, ma non è provvista di uno scalo artificiale. Le sue limpide acque però, rivelano le rovine di un antico molo congiunto alle fondamenta d’un palazzo che un magnate dell’antica Roma imperiale, scoperta la bellezza della piccola baia, vi s’era fatto costruire, trapiantandovi tutto l’appannaggio del fasto romano e lasciando Puteoli e Baiae ai meno intraprendenti cacciatori del piacere. Qualche moderno Lucullo non tarderà ad imitarlo; per allora Garibaldi, sbarcò sulla spiaggia e vi passò la notte in una capanna di paglia.”. Treveljan, a p. 199, nella nota (1) postillava: “(1) Non c’è e non c’è mai stata una strada su questa costa, ma dal 1860 vi fu costruita una linea ferroviaria: quelli però che passano in treno per quei tunnel non hanno idea della magnifica bellezza del paese che traversano.”. Treveljan, a p. 199, nella nota (2) postillava: “(2) V. Garibaldi e i Mille, 88-90”. Treveljan cita l’altro suo testo, ovvero “Garibaldi e i Mille”, dove egli, da pp. 87 ci parla della Spedizione dei Trecento di Carlo Pisacane, del 1857, a cui Garibaldi non volle partecipare. Treveljan, a p. 199, nella nota (3) postillava: “(3) La Cava, 702; Bertani, II, 184-185; Ire Pol., 71-72; Racioppi, 200; Maison, 63-64; Rustow, Brig. Mil., 18-19; Turr, Div., 149.”. Emile Maison (….), nel suo, Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861, a pp. 68-68 e ssg. trascriveva una lettera dell’8 settembre ed in proposito scriveva che: “Sapri, Policastro, le 8 september. Garibaldi est à Naples. Il y est entré hier dans la journée, accompagné seulement de quelques-uns de ses amis (1). En de pit du temps qui parait vpouloir changer, je vais avec mes deux compatriotes faire une excursion à Policastro, au delà de Sapri, ville qui merite à peine aujourd’hui le nom de village, car elle ne renferme pas plus de quatre cents ames. On lui donne sans doite ce titre en souvenir de son importance passée, et parce qu’elle prete son nom au golfe qui s’etend devant elle. D’apres un historien digne de foi, elle fut, en 1055, entierement detruite par Robert Guiscard, etc…”, che tradotto significa: Garibaldi è a Napoli. Vi è entrato ieri in giornata, accompagnato solo da alcuni suoi amici (1). Nonostante il tempo che sembra cambiare, vado con i miei due connazionali a fare un’escursione a Policastro, oltre Sapri, cittadina che oggi merita a malapena il nome di villaggio, perché non contiene più di quattrocento anime. Le viene dato senza dubbio questo titolo in ricordo della sua passata importanza e perché dà il nome al golfo che si estende davanti ad essa. Secondo uno storico attendibile fu, nel 1055, completamente distrutta da Roberto il Guiscardo, etc…”. Il volontario garibaldino scriveva di Sapri che era un piccolo paesino di 400 anime. Maison, a pp. 68-69, nella nota (1) postillava: “(1) D’après M. Edwin James, témoin oculaire , Garibaldi passa par Eboli . A Salerne etc…”, che tradotto significa: “(1) Secondo il signor Edwin James, un testimone oculare, Garibaldi passò da Eboli. A Salerno, prese la ferrovia.”. Mason cita M. Edwin James (….), il cui testo è di un giornale curato da Ms. Edwin James’s. Egli scrisse “Garibaldi and his advisers”Antonio Pizzolorusso (….) e del suo “I martiri per la libertà italiana per la Provincia di Salerno con appendice intorno al moto rivoluzionario del 1860”, Salerno, 1885. Pizzolorusso, a p. 234, in proposito scriveva che: “….e Garibaldi resosi padrone della Sicilia, passa il Faro il 20 agosto, e ordina a Rustow di congiungersi in Paola al Generale Turr, ed egli imbarcatosi per Sapri li raggiunse il giorno 3 settembre e ordina al primo d’inoltrarsi con una brigata verso Vibonati e avanzarsi sulla via Consolare. Rustow eseguì perfettamente tali ordini, tagliò la via al Generale Caldarelli, che secondo la convenzione di Cosenza si recava a Salerno, e l’indusse a deporre le armi.”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 577 ed in proposito scriveva che: “4 Settembre…Alle 8 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul vapore Brésil giunge nelle acque di Sapri, ed ecco ciò che trovo scritto nel Giornale di lui. “Quivi ho trovato cinque vapori Garibaldini 2 o 3 brigantini mercantili. La truppa Garibaldina sbarcata il giorno precedente e la mattina, compresa l’altra trasporta dall”Elvetie’ si fa ammontare a 8 o 9000 uomini. Garibaldi il 3 in barchetta da Ascea era andato a Sapri ed avea preso il cammino verso Lagonegro dove è giunto la sera del 3 o la mattina del 4. La truppa sbarcata poteva essere a Lagonegro e nel Vallo di Diana la sera del 4. Il Capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del Generale Bustow (Rustow) ed altro Ufficiale Ungherese sono venuti a bordo ad assicurarmi, che in Sapri non vi era alcuno dei nostri, ma poteva trovarne a Maratea, Paola, Pizzo. Anche D. Antonio Buraglia di Maratea dava la stessa assicurazione.”.”. In questo brano il Quandel-Vial riporta un brano del giornale di bordo del Brésil scritto dal capitano di Stato Maggiore della Marina Piemontese, Garzia, all’arrivo a Sapri che avrà un colloquio con il capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del colonnello Rustow sbarcati il 2 settembre con Turr ed i volontari garibaldini che si imbarcarono a Paola. Il Quandel ci parla di un capitano Appel triestino dello Stato Maggiore del colonnello Rustow, sbarcato a Sapri con le truppe provenienti da Paola.  Infatti, il Quandel-Vial, parlando di Sapri in proposito scriveva che sul Giornale di Bordo del Capitano di Stato Maggiore della Marina Piemontese Garzia, trovò scritto che arrivato nel porto di Sapri il 4 settembre 1860, in missione per prendere ed aiutare gli sbarchi, annotava che: Il Capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del Generale Bustow (Rustow) ed altro Ufficiale Ungherese sono venuti a bordo ad assicurarmi, che in Sapri non vi era alcuno dei nostri, ma poteva trovarne a Maratea, Paola, Pizzo. Anche D. Antonio Buraglia di Maratea dava la stessa assicurazione.”.”.  Memor (….), nel suo “La fine di un Regno – con prefazione di Raffaele De Cesare”, ed. ……….., a p. 461, in proposito scriveva che: “Il due settembre, Garibaldi giunse a Rotonda, povera terra del circondario di Lagonegro; e di là, per maggior sicurezza, fu consigliato a scendere alla marina di Scalea, dove s’imbarcò. Arrivò la sera del tre, a Sapri. A Sapri era approdata, il giorno innanzi, la divisione di Rustow e Pianciani, la quale, ultima arrivata, divenne l’avanguardia dell’esercito garibaldino. Il giorno quattro, il dittatore si fermò all’osteria del Fortino, presso Casalnuovo, dove ricevè Mignogna e Pietro Lacava, che lo salutarono a nome del governo provvisorio di Basilicata, e gli portarono seimila ducati, in tante piastre e colonnati: somma che riuscì gradita al dittatore, e fu spesa, in gran parte, in sussidii ai soldati di Caldarelli, i quali, dopo la capitolazione di Cosenza, si ritiravano verso Napoli, e, dopo una nuova capitolazione fatta con Garibaldi, deposero le armi. Mignogna e Lacava si unirono al dittatore, e con lui passarono la notte a Salerno, ed entrarono, il 7 settembre, a Napoli. All’alba del sei, Garibaldi fu in Auletta, dove ricevè Giacinto Albini, l’altro prodittatore di Basilicata, e lo nominò governatore della stessa provincia, con pieni poteri, E’ in quella guisa che, il giorno innanzi, a Casalnuovo, aveva nominato Bertani segretario generale della dittatura, da Auletta scrisse ai due comitati di Napoli, come invito alla concordia, queste parole: “………………………”Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 576 ed in proposito scriveva che: “3 Settembre. Press’a poco a mezzodì il Generale Garibaldi con le persone del suo seguito sbarca alla marina di Sapri, per rimanervi il resto del giorno e la notte. Nelle prime ore pomeridiane giunge nelle acque di Sapri il vapore Sardo la Dora e vi sbarca la persona, che vuole abboccarsi col Generale Garibaldi. “

L’arrivo a Sapri, il 4 settembre 1860, nel racconto di un garibaldino    

Di testimonianze sulla piccola cittadina di Sapri, del suo aspetto all’arrivo di Garibaldi, Sapri nel 3 settembre 1860, non vi sono molte testimonianze, però qualcuna l’abbiamo. Ad esempio è interessante ciò che scrisse un garibaldino arrivato a Sapri il 4 settembre 1860, il giorno dopo l’arrivo di Garibaldi. Emile Maison (….), nel suo, Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861. Il testo è molto interessante in quanto riporta alcune lettere di alcuni volontari della nostra zona. Nell’opera il Maison, a p. 63 e ssg. trascriveva una lettera del 4 settembre e scriveva: “Sapri, le 4 Septembre. En nois reveillant, nous nous trouvons dans le golfe de Policastro. Nous débarquons à Sapri, charmant petit village de cinq cents àmes, situé dans une position ravissante. Les oliviers, les figuiers, les orangers, les citronniers les grenadiers, et les lauriers-roses y croissent avec une profussion sans pareille. Je rencontre là une foule de gens qui parlent francais;  ce son de ces chaudronniers ambulants comme nous en rencontrons à chaque instant dans nos village de France. Ils m’apprennent que Garibaldi était ici meme hier soir et qu’il marche directement sur Salerne. A peine débarqués nous allons, mes deux compatriotes et moi, nous promener dans un bois d’oliviers, derriere la place. Une brave femme, – qui ne doit plus savoir le compte de ses années tant elles sont nombreuses, – vient nous y trouver et nous offre un panier de figues qu’elle nous force d’accepter. Nous voulons lui en payer la veleur. Impossible. La pauvre vieille se recrie au nom de som ‘fratello Garibaldi’ “Tutto per l’amor della patria”, ajoute la bonne vieille. Je crois decidement que la Calabre est animée d’un meilleur esprit que la Sicile. Ici tout le monde vous appelle frère (fratello); et chacun fait son devoir simplement avec une noblesse sans emphase. Aprèsse déjeuner, nous nous aventurons dans la champagne, où j’dmire quelques beaux types d’hommes et de femmes. Une figure vraiment céleste frappe soutout mes regards. C’est une jeune fille admirable de grace et d’expression; alle a une main posee sur la hanche et de l’autre elle tient sur satete une urne de forme antique. Son costume, qui rappelle la Grèce, s’allie merveilleusement au caractere de sa beauté. Elle porte une jube bleue, un corsage de meme couleur brodé d’or, ouvert sur le devant, ce qui permet de distinguer les delicates attaches et les formes de son cou, malgré les nombreux plis d’une chemise aussi blanche que fine. Quaunt aux pieds, comme ils son nus, je puis aussi en constater aisement la finesse et l’elégance. Je reste la quelque temps, plonge dans une muette exstase, car je n’ose faire un mouvement de preur de voir s’évanouvir cette brillante apparition, qui comptera parmi mes meilleurs souvenir d’artiste.”, che tradotto significa: Sapri, 4 settembre. Al risveglio ci troviamo nel Golfo di Policastro. Sbarchiamo a Sapri, grazioso paesino di cinquecento abitanti, situato in una posizione deliziosa. Vi crescono ulivi, fichi, aranci, limoni, melograni e oleandri con una profusione senza pari. Lì incontro una folla di persone che parlano francese; questo suono di questi calderai itineranti che incontriamo ogni momento nei nostri villaggi in Francia. Mi dicono che Garibaldi è stato qui ieri sera e che sta marciando direttamente verso Salerno. Appena sbarcati io e i miei due connazionali andiamo a fare una passeggiata in un uliveto dietro la piazza. Una donna coraggiosa – che non deve più conoscere il numero dei suoi anni perché sono tanti – ci viene a trovare e ci offre un cesto di fichi che ci obbliga ad accettare. Vogliamo pagarlo per questo. Impossibile. La povera vecchia grida in nome di suo ‘fratello Garibaldi’ “Tutto per l’amor della patria”, aggiunge la buona vecchia. Credo decisamente che la Calabria sia animata da uno spirito migliore della Sicilia. Qui tutti ti chiamano fratello; e ognuno fa il proprio dovere semplicemente senza enfasi. Dopo pranzo ci avventuriamo nello campagne, dove ammiro alcuni bellissimi tipi di uomini e donne. Ovunque una figura davvero celestiale colpisce il mio sguardo. È una giovane di grazia ed espressione ammirevoli; ha una mano sul fianco e con l’altra tiene sul sedile un’urna dalla forma antica. Il suo costume, che ricorda la Grecia, si combina meravigliosamente con il carattere della sua bellezza. Indossa una gonna blu, un corpetto dello stesso colore ricamato in oro, aperto sul davanti, che permette di distinguere le delicate allacciature e le forme del collo, nonostante le numerose pieghe di una camicia tanto bianca quanto fine. Quante volte sui piedi, poiché sono nudi, riesco anche a vederne facilmente la finezza e l’eleganza. Rimango lì per qualche tempo, immerso in un’estasi muta, perché non oso muovermi per paura di veder scomparire questa brillante apparizione, che annovererà tra i miei migliori ricordi di artista.”

Nel 5 settembre 1860, Acquafredda nel racconto di un Garibaldino che da Paola, a bordo del Benvenuto si recò prima ad Acquafredda e poi a piedi, attraverso un sentiero arrivò a Sapri (il 7 settembre 1860)

Emile Maison (….), Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861. Il testo è molto interessante in quanto riporta alcune lettere di alcuni volontari della nostra zona. Nell’opera il Maison, a pp. 65-66 e ssg. trascriveva una lettera del 5 settembre 1860 e scriveva: “Sapri, Acqua-Fredda, le 5 Septembre. Apres diner nous partons pour l’Acqua-Fredda (eau froide), à trois milles environ de Sapri, dance une barque danceuvrée par quatre matelots. L’expedition se compose de sept Italiens et de trois Francais, sous la conduite du capitaine du Benvenuto. Jamais je n’ai vu le ciel plus bleu et la mer plus calme. Les metelots, en soulevant leurs rames, font eclater toute la phosphorescence de cette mer toujours si belle et si poétique. Partis à huit heures, nous debarquons à neuf heures sur une plage tout à fait nue. Ne trouvant point de chemin, chacun escalade les rochers come il peut. Au bout d’une demi-heure, l’un de nous trouve une pauvre vielle femme, couchée en plein air davant la porte de sa maison, qui semble nous prendre pour des bandits. Enfin, tant bien que mal elle nous indique le chemis d’Acqua-Fredda, si toulefois on peut appeler chemin une especie de sentier impraticable, et bon tout au plus pour les chevres. Apres une heure de marche, nous apercevons quelches habitations et la point d’un clocher: nous poussons un soupir de saulagement; mais, helas! c’est en vain que nous frappons à toutes les portes: personne ne repond: nous pourrions nous croire, avec d’un peo d’imagination, danse quelque ville enchantée des ‘Mille et une Nuits’. Nous allions en venire aux moyens extremes, quand tout à coup un campagnard s’approche de nous avec force saluts et génuflexions. Peu d’istants apres, sa femme le rejoint et nous offre de l’eau pour nos rafraichir, puis …..de la paille pour faciliter notre campement à la belle etoile. On demand alors à ces braves gens commend il se fait toutes les maison restent fermées. Ils nous repondent qu’à notre aproche tout le monde s’est sauvé dans la montagne, le curé en tete. Le capitaine du navire ajoute: “Mais saviez-vous que nous etions des soldats de Garibaldi ?” – Signor, si! répondent-ils, seulement on disait que vous étiez de mechantes gens”, che tradotto è:  Sapri, Acqua-Fredda, 5 settembre. Dopo cena partiremo per Acqua-Fredda, a circa tre miglia da Sapri, su una barca con quattro marinai. La spedizione è composta da sette italiani e tre francesi, guidati dal capitano della Benvenuto. Non ho mai visto il cielo più azzurro e il mare più calmo. I marinai, alzando i remi, fanno emergere tutta la fosforescenza di questo mare, sempre così bello e così poetico. Partiti alle otto, sbarcammo alle nove su una spiaggia completamente brulla. Non trovando alcuna via, ognuno scala le rocce come meglio può. Dopo mezz’ora uno di noi trovò una povera vecchia, stesa all’aperto davanti alla porta di casa, che sembrava prenderci per banditi. Alla fine, come può, ci indica il sentiero dell’Acqua-Fredda, se però sentiero possiamo chiamarlo una specie di sentiero impraticabile, e buono tutt’al più per le capre. Dopo un’ora di cammino vediamo alcune case e la punta di un campanile: tiriamo un sospiro di sollievo; ma sfortunatamente! invano bussiamo a tutte le porte: nessuno risponde: potremmo credere, con un po’ di fantasia, di ballare in qualche città incantata da ‘Mille e una notte’. Stavamo per ricorrere a mezzi estremi, quando all’improvviso un connazionale si avvicinò a noi con molti saluti e genuflessioni. Pochi istanti dopo, la moglie lo raggiunge e ci offre dell’acqua per rinfrescarci, poi…paglia per facilitare il nostro accampamento sotto le stelle. Abbiamo poi chiesto a queste persone coraggiose come mai tutte le case fossero rimaste chiuse. Ci hanno detto che mentre ci avvicinavamo tutti fuggivano sulla montagna, con il sacerdote in testa. Il capitano della nave aggiunge: “Ma lo sapevate che eravamo soldati di Garibaldi?” – Signore, sì! rispondono: “solo loro hanno detto che eravate persone cattive”….(il 6 settembre 1860). Quando ci svegliamo, vediamo alcuni abitanti del posto che hanno deciso di scendere. Ci facciamo preparare il caffè e compriamo della frutta, che paghiamo profumatamente. Queste brave persone cambiano la cattiva opinione che si erano fatte di noi, scambiandoci per briganti e saccheggiatori. Che povertà e ignoranza in questo paese! La gente non mangia nemmeno il pane. La frutta costituisce quasi tutta la loro cibo.D’altra parte, se mostri loro un libro, vedono solo bianco e nero, perché nemmeno due su cento sanno leggere. Il governo napoletano, per uno scopo fin troppo facile da comprendere, impedì che l’istruzione si diffondesse nelle campagne e condannò queste popolazioni ammirevolmente dotate alla più abietta inferiorità morale.”.

Nel 3 settembre 1860, le strade e le ferrovie, i collegamenti viari 

Foto (n…..) – l’immagine illustra uno stralcio orografico della nostra zona nella Carta geografica di Rizzi-Zannoni

Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a p. 250, in proposito scriveva: Delle città della Basilicata non nomineremo che la capitale, Potenza, con 10,000 abitanti e Lagonegro sulla strada consolare che qui si avvicina considerevolmente al mare, per dopo nuovamente scostarsene entrando nel principato. Lagonegro è unito al mare mediante una buona strada nuova presso il porto di Sapri una volta celebre ora piccolo, ma pur sempre buono.”. Domenico Demarco (….), nel suo “Il crollo del Regno delle Due Sicilie – I. La struttura sociale”, Napoli, 1860, l’autore, a p. 89, in proposito scriveva: “Il regno di Napoli, che per primo si era posto sulla strada delle costruzioni ferroviarie con la costruzione della linea Napoli-Portici, inaugurata nel 1839, e prolungata qualche anno dopo fino a Nocera e Salerno, e la Napoli-Caserta nel 1840 non fece nessun passo avanti. Il regno era ferroviariamente isolato a nord di Caserta fino a Firenze e a sud di Salerno fino alla Sicilia, dove non solo non si era costruito un solo chilometro di ferrovia, ma appena si era formulato qualche progetto (101). Le comunicazioni marittime non furono in condizioni migliori. La marina mercantile del regno era rimasta molto danneggiata dalle precedenti convenzioni stipulate con l’Inghilterra, la Francia e la Spagna. E, soltanto dopo le tariffe del 1823-1824, i nuovi trattati commerciali stipulati nel 1845, ed altre favorevoli circostanze, era riuscita a risollevarsi dalla depressione in cui era precipitata (102).”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 199, in proposito scriveva che: Dalla valle del Lao rimontano sulle alture toccando le più elevate, e di là, la mattina del 3, si calarono sulla costa a un punto non molto discosto da Tortora e da Maratea. Una piccola imbarcazione toltili di là, li portò a Sapri. Non c’è in tutta la linea costiera dell’Italia un tratto più bello di quello, dove i monti si protendono l’un dietro l’altro a gara e si tuffano precipitosi nell’acqua (1). Tanta aspra bellezza si contempla si contempla meglio dal mare, ma Garibaldi che la cavalcata notturna aveva stremato di forze, si adagiò e dormì nella prua, sotto la vela che i suoi amici gli gettarono addosso per proteggerlo dal cocente sole meridiano.”. La Dobelli, a p. 199, nella nota (1) postillava: “(1) Non c’è e non c’è mai stata una strada su questa costa, ma dal 1860 vi fu costruita una linea ferroviaria; quelli però che passano in treno per quei tunnel non hanno idea della magnifica bellezza del paese che traversano.”. La Dobelli, a p. 199, nella nota (2) postillava: “(2) V. Garibaldi e i Mille, 88-90.”. Questa nota riguarda l’altro testo pubblicato dal Treveljan (….), ovvero “Garibaldi e i Mille”, di cui sempre la Dobelli fece la sua traduzione.

(Fig. n….) – Stralcio del paese di Sapri disegnato dal tenente Blois del Genio Napoletano del 1819, da me rinvenuta presso l’Istituto Geografico Militare di Firenze

(Fig. n….) – Villa Peluso a Sapri in corso Garibaldi – oggi Propr. Martorelli – antico palazzotto della famiglia Peluso originaria di Vibonati

Nel 2 settembre 1860, a Sapri, il Sindaco: don VINCENZO PELUSO, nipote del famigerato prete e Capo Urbano all’epoca di Costabile Carducci e di Carlo Pisacane

Quando, il 2 settembre 1860 arrivò a Sapri il generale Turr, con le sue truppe giudate dal colonnello Rustow, provenienti dal porto di Paola, non si hanno notizie precise dello stato dell’Amministrazione Comunale di Sapri. Vi sono poche notizie in merito. Luigi Tancredi (….), nel suo “Sapri giovane e antica”, a p. 89, nell’elencare i Sindaci di Sapri, in proposito scriveva: “9) Prospero La Corte 1822; 10) Francescantonio Peluso, 1834; 11) Pasquale Autuori, 1844; 12) Vincenzo Peluso, 1852; (13) Pasquale Autuori, 1865; (14) etc….(7)”. Tancredi, a p. 89, nella nota (7) postillava: “(7) Dagli Archivi Diocesano e Comunale di Sapri.”. Dunque, secondo il sacerdote Luigi Tancredi, a Sapri, all’epoca di Garibaldi, nel 1860, il Sindaco era Vincenzo Peluso che fu Sindaco di Sapri dal 1852 (1857, sbarco di Pisacane) al 1865, quando fu eletto Sindaco don Pasquale Autuori. Purtroppo notizie più precise in tal senso non vi sono a causa dei diversi roghi avvenuti presso il Municipio di Sapri, in occasione dei quali sono andati definitivamente persi i documenti municipali dell’epoca, in particolare le Delibere del Consiglio Decurionale. Riguardo il Comune di Sapri, sempre Luigi Tancredi (….), nel suo “Sapri giovane e antica”, a p. 88, in proposito scriveva: “Nel 1816 nel sigillo comunale sono introdotte le insegne borboniche (àncora e corona reale) con la scritta “Comune di Sapri”. L’istituzione del Comune nella struttura attuale, per i tempi cambiati, avvenne con Decreto del 6 novembre 1809 ed ebbe decorrenza dal 1° gennaio 1810.”. Dunque, il Tancredi scriveva che al tempo di Garibaldi il Sindaco di Sapri era Vincenzo Peluso. Si tratta di Vincenzo Peluso, il vecchio prete pluriomicida ?, la cui fazione era filo-borbonica. No, si trattava del nipote del famigerato prete, e nel 1857 era Capo Urbano di Sapri. Nel 1998, in occasione della redazione dell’“Analisi: Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma e su incarico del Comune di Sapri redissi per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) e, in proposito così scrivevo che: Essendo assente il capo degli urbani di Sapri, Vincenzo Peluso, (nipote del prete che nel ’48 fece uccidere il Carducci), fuggito a Sala Consilina con il nipote Annibale, etc…”. Dunque, all’epoca il capo degli urbani di Sapri era Vincenzo Peluso, nipote del famigerato prete Vincenzo Peluso che, nel 1848 si era macchiato dell’orrenda uccisione del patriota Costabile Carducci. Il 28 giugno 1857, secondo le cronache dell’epoca, il capo degli Urbani di Sapri Vincenzo Peluso fuggì a Sala Consilina insieme al nipote Annibale Peluso. Questo Vincenzo Peluso (nipote del prete) non si trovò a partecipare ai fatti dello sbarco di Carlo Pisacane. Resterà in carica fino al 1865 quando verrà eletto Sindaco di Sapri “13) Pasquale Autuori”. Il Bilotti (…), dedica quattro pagine allo storico sbarco ed in proposito scriveva che: Essendo assente il capo degli urbani di Sapri, Vincenzo Peluso, (nipote del prete che nel ’48 fece uccidere il Carducci), fuggito a Sala Consilina con il nipote Annibale, prese il comando degli urbani Giuseppe Gallotti, il quale, lasciata una dozzina di urbani al litorale, corse con altri undici all’oliveto del Fortino. Giorgio Mallamaci (…), nel suo “Torraca – Storia di un borgo del Cilento”, invece parlando della “I moti del 1928 e del 1848” continuando a parlare di Torraca, a p. 89 e ssg., nel capitolo “Torraca, 29 giugno 1857”, in proposito scriveva che: A Sapri. Il giorno precedente, infatti, un gruppo di facinorosi aveva dato la caccia al capourbano ‘Vincenzo Peluso’, nipote dell’omonimo sacerdote che aveva fatto assassinare ‘Costabile Carducci’. La ricerca ebbe esito negativo, poiché costui insieme al sindaco ‘Leopoldo Peluso’ un altro suo parente, erano riusciti a dileguarsi. Per ritorsione, gli uomini venuti da lontano, abbatterono le insegne della caserma e per vendicare il Carducci, diedero alle fiamme la casa dello zio sacerdote.”. Dunque, secondo il Mallamaci, all’epoca di Pisacane il Sindaco di Sapri era Leopoldo Peluso, altro nipote del famigerato Prete Vincenzo. Dunque, all’epoca, i due nipoti del famigerato prete Vincenzo Peluso, uno era Vicenzo Peluso (omonimo dello zio prete) che era capourbano e l’altro, Leopoldo Peluso che era Sindaco di Sapri. Felice Fusco (…), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri”, nel cap. VII, a p. 74, in proposito scriveva che: “Il manipolo guidato da Nicotera e Falcone non ebbe miglior successo. Raggiunto il corpo della guardia urbana ne abbattè le insegne e invano cercò Vincenzo Peluso, il capourbano, per vendicare su di lui l’uccisione di Costabile Carducci (14); né ottenne armi e viveri nelle abitazioni in cui penetrò, col risultato di spaventare ancora di più gli abitanti non ancora fuggiti.. Fusco, a p. 288, nella nota (14) postillava: “(14) Per vendicarsi dell’affronto subito quella notte il capourbano e i suoi congiunti asserirono poi di essere stati derubati di ben 113 ducati dai rivoltosi guidati da Nicotera (G. Fischetti, Cenno storico ecc.., cit., p. 39).”. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La Spedizione di Sapri”, ed. Laterza, nel 1969, in “Appendice Documentaria”, a p. 193, aggiungeva che tra le “spieghe” del Pacifico vi era: “‘Nel fol. 5° vi sono indicati i nomi di’: Giovanni Gallotti al Fortino. Venanzio Aldini. Antonio S. Elmo.”. ‘Per le spieghe date dallo stesso Nicotera eran quelli da cui si dovea far capo nello sbarcare a Sapri’. ‘Nel fol. 5° t. si leggono le circostanze relative allo sbarco in Sapri e sono le seguenti: ‘Giunti a Sapri alle 8 di sera….Un distaccamento comandato da Nicotera per prendere il Sindaco ed avere de’ viveri ed il Capourbano Pelosi per ammazzarlo. Etc…”. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La Spedizione di Sapri”, ed. Laterza, nel 1969, a pp. 54-55, in proposito scriveva che: “Frattanto il gruppo più attivo dei rivoltosi, esteri e politici, al comando di Nicotera e di Falcone, dopo avere assalito al grido di “Viva l’Italia, Viva la Repubblica” il corpo della guardia urbana e distrutti gli stemmi (13), va a casa del capurbano d. Vincenzo Peluso con l’intenzione di vendicare con la sua uccisione la morte di Costabile Carducci (14), ma non avendolo rinvenuto, perché se ne era fuggito a Sala, appicca il fuoco alla porta di casa (15); indi, sempre al grido di “Viva la libertà”, percorre il paese penetrando qua e là nelle case per sequestrarvi armi e munizioni. Tutto ciò, invece di accendere e galvanizzare gli animi, valse ad atterrirli; sicché quando all’alba del 29 tutta la massa dei rivoltosi, con la bandiera spiegata ed emettendo grida incitanti alla rivolta, penetrò nel paese, lo trovò quasi deserto, ed i pochi rimasti fecero tutt’altro che buona accoglienza (16), nonostante le promesse di abolire tutti i pesi, cioè gabella e fondiaria.”. Cassese, a p. 55, nella nota (13) postillava: “(13) B. 197, vol. XVI”. Cassese, a p. 55, nella nota (14) postillava: “(14) Sulla infelice fine di questo coraggioso patriota, che nel ’48 fu l’anima dei moti nel Salernitano, e che cadde ad Acquafredda ad opera specialmente del prete Peluso, cfr. M. Mazziotti, Costabile Carducci ed i moti del Cilento nel 1848, voll. 2, Roma-Milano, 1909 e L. Cassese, Contadini e operai del Salernitano nei moti del Quarantotto, in “Rassegna Storica salernitana”, IX (1948), pp. I-IV.. Cassese, a p. 55, nella nota (15) postillava: “(15) B. 197, vol. IX.”. Cassese, a p. 55, nella nota (16) postillava: “(16) B. 197, vol. VI, c. 2.”. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La Spedizione di Sapri”, ed. Laterza, nel 1969, a p. 55, in proposito scriveva che: Frattanto il gruppo più attivo dei rivoltosi, esteri e politici, al comando di Nicotera e di Falcone, ….si recarono poi, in tredici o quattordici, a casa del noto realista d. Giuseppe Magaldi, con l’intenzione di ucciderlo, ma non lo rinvenero (18); di là passarono, etc…”. Cassese, a p. 55, nella nota (18) postillava: “(18) B. 197, voll. VI e VII.”.  Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 221 parlando dei Peluso a Sapri, nella nota (62) postillava: “(62) Sull’opposta sponda, a Sapri, non solo vi era la famiglia Peluso. Sedata la rivolta del Quarantotto, Giuseppe Magaldi di Michelangelo implorò “una piazza di commesso facendo presente che in Luglio del 1848 rischiò la vita per opporsi ad un’orda di Calabresi a mano armata ed in seguito del disarmo eseguito dal Colonnello Reno meritò la fiducia di essere prescelto a funzionare da Sindaco, quando fu sollecito telegraficamente partecipare al Ministro della Guerra un nuovo arrivo di Cilentani in quel luogo, ed a prestare l’opera ed i chiarimenti opportuni allo inviare della truppa comandata dal colonnello Mansi”. ASS, Intendenza, Gabinetto, b. 137, f. 71.”. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri”, a p. 68 continuava sulla lettera a Fanelli e scriveva che: “Nella lettera, della quale abbiamo già sottolineato significative affermazioni, è palpabile l’ottimistica visione del reticolo cospirativo del Vallo: circa 500 liberali sono già pronti e il numero tende a salire; …..d’un “partito opposto”, quello dei proprietari filoborbonici, che poteva operare alla luce del sole e spendere addirittura 5 carlini (la paga di 5 giornate lavorative di un bracciante) il giorno per ogni sostenitore. I Perazzo (53), i Palmieri e i Coletti (54) erano solo alcune delle famiglie collaborazioniste del Cilento meridionale; ad esse si possono aggiungere Campolongo a Sanza, probabilmente i Carrano a Teggiano, i Picinni Leopardi a Buonabitacolo, i Gallotti a Morigerati (55), i Santomauro a Padula (56), i Peluso e i Magaldi a Sapri, i De Stefano etc….Un’altra parte dei possidenti che finiva con l’essere collaborazionista era costituita da quegli ‘attendibili’ etc… Fu il caso degli attendibili di Polla (59), di Sanza (di cui diremo), di Sapri (60), di Carmine Perazzo di Torraca (61), etc…”. Dunque, Fusco scriveva: “…..d’un “partito opposto”, quello dei proprietari filoborbonici, che poteva operare alla luce del sole e spendere addirittura 5 carlini (la paga di 5 giornate lavorative di un bracciante) il giorno per ogni sostenitore…I Peluso e i Magaldi a Sapri, etc…(57).”. Dunque in questa lettera del Fanelli al comitato di Napoli si citavano per Sapri i Peluso e i Magaldi. Fusco, a p. 283, nella nota (57) postillava: “(57) L. Rossi, Gli statuti di Novi Velia ecc.., cit., pag. 49 – 96. Ivi altri possidenti filoborbonici.”. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri”, a p. 288, nella nota (12) postillava: “(12) Fuggirono non solo i ‘realisti’ (il capourbano Vincenzo Peluso col figlio Annibale, capourbano di Ispani, fuggì a Vallo: cfr. P. E. Bilotti, La Spedizione di Sapri ecc…, cit., pag. 190; Giuseppe Magaldi; il sindaco Leopoldo Peluso; Giuseppe Gallotti che per ordine di Fischetti aveva guidato gli urbani contro i ‘rivoltosi’; ed altri ancora) e verosimilmente paurosi cittadini, ma anche gli ‘attendibili’ timorosi di compromettersi (ASS, P. s. S., Atti Istruttori, b. 197, vol. I, cc. 75 ss.).”. Paolo Emilio Bilotti (….), che, nel suo “La Spedizione di Sapri – da Genova a Sanza”, ci parla degli eventi a Sapri, nei cap. X e XI, a pp. 186-187, nella nota (3) postillava che: “(3) Oltre ai quattro indicati di sopra, i liberali di quella regione, in quell’epoca inscritti nel registro di polizia, furono i seguenti cinquantanove: ….24. Giovanni Magaldi – ect….”. Dunque, il Bilotti scriveva che tra i liberali iscritti nei registri di polizia, nel 1848 vi era Giovanni Magaldi, che, a Sapri, presumibilmente apparteneva alla fazione dei Gallotti.

Nel 3 settembre 1860, a Sapri, il Sindaco: don VINCENZO PELUSO, nipote del famigerato prete e Capo Urbano all’epoca di Costabile CARDUCCI e di Carlo PISACANE

Quando, il 2 settembre 1860 arrivò a Sapri il generale Turr, con le sue truppe giudate dal colonnello Rustow, provenienti dal porto di Paola, non si hanno notizie precise dello stato dell’Amministrazione Comunale di Sapri. Vi sono poche notizie in merito. Luigi Tancredi (….), nel suo “Sapri giovane e antica”, a p. 89, nell’elencare i Sindaci di Sapri, in proposito scriveva: “9) Prospero La Corte 1822; 10) Francescantonio Peluso, 1834; 11) Pasquale Autuori, 1844; 12) Vincenzo Peluso, 1852; (13) Pasquale Autuori, 1865; (14) etc….(7)”. Tancredi, a p. 89, nella nota (7) postillava: “(7) Dagli Archivi Diocesano e Comunale di Sapri.”. Dunque, secondo il sacerdote Luigi Tancredi, a Sapri, all’epoca di Garibaldi, nel 1860, il Sindaco era Vincenzo Peluso che fu Sindaco di Sapri dal 1852 (1857, sbarco di Pisacane) al 1865, quando fu eletto Sindaco don Pasquale Autuori. Purtroppo notizie più precise in tal senso non vi sono a causa dei diversi roghi avvenuti presso il Municipio di Sapri, in occasione dei quali sono andati definitivamente persi i documenti municipali dell’epoca, in particolare le Delibere del Consiglio Decurionale. Riguardo il Comune di Sapri, sempre Luigi Tancredi (….), nel suo “Sapri giovane e antica”, a p. 88, in proposito scriveva: “Nel 1816 nel sigillo comunale sono introdotte le insegne borboniche (àncora e corona reale) con la scritta “Comune di Sapri”. L’istituzione del Comune nella struttura attuale, per i tempi cambiati, avvenne con Decreto del 6 novembre 1809 ed ebbe decorrenza dal 1° gennaio 1810.”. Dunque, il Tancredi scriveva che al tempo di Garibaldi il Sindaco di Sapri era Vincenzo Peluso. Si tratta di Vincenzo Peluso, il vecchio prete pluriomicida ?, la cui fazione era filo-borbonica. No, si trattava del nipote del famigerato prete, e nel 1857 era Capo Urbano di Sapri. Nel 1998, in occasione della redazione dell’“Analisi: Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma e su incarico del Comune di Sapri redissi per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) e, in proposito così scrivevo che: Essendo assente il capo degli urbani di Sapri, Vincenzo Peluso, (nipote del prete che nel ’48 fece uccidere il Carducci), fuggito a Sala Consilina con il nipote Annibale, etc…”. Dunque, all’epoca il capo degli urbani di Sapri era Vincenzo Peluso, nipote del famigerato prete Vincenzo Peluso che, nel 1848 si era macchiato dell’orrenda uccisione del patriota Costabile Carducci. Il 28 giugno 1857, secondo le cronache dell’epoca, il capo degli Urbani di Sapri Vincenzo Peluso fuggì a Sala Consilina insieme al nipote Annibale Peluso. Questo Vincenzo Peluso (nipote del prete) non si trovò a partecipare ai fatti dello sbarco di Carlo Pisacane. Resterà in carica fino al 1865 quando verrà eletto Sindaco di Sapri “13) Pasquale Autuori”. Il Bilotti (…), dedica quattro pagine allo storico sbarco ed in proposito scriveva che: Essendo assente il capo degli urbani di Sapri, Vincenzo Peluso, (nipote del prete che nel ’48 fece uccidere il Carducci), fuggito a Sala Consilina con il nipote Annibale, prese il comando degli urbani Giuseppe Gallotti, il quale, lasciata una dozzina di urbani al litorale, corse con altri undici all’oliveto del Fortino. Paolo Emilio Bilotti (….), che, nel suo “La Spedizione di Sapri – da Genova a Sanza”, ci parla degli eventi a Sapri, nei cap. X e XI, a pp. 186-187, nella nota (3) postillava che: “(3) Oltre ai quattro indicati di sopra, i liberali di quella regione, in quell’epoca inscritti nel registro di polizia, furono i seguenti cinquantanove: ….24. Giovanni Magaldi – ect….”. Dunque, il Bilotti scriveva che tra i liberali iscritti nei registri di polizia, nel 1848 vi era Giovanni Magaldi, che, a Sapri, presumibilmente apparteneva alla fazione dei Gallotti. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La Spedizione di Sapri”, ed. Laterza, nel 1969, in “Appendice Documentaria”, a p. 193, aggiungeva che tra le “spieghe” del Pacifico vi era: “‘Nel fol. 5° vi sono indicati i nomi di’: Giovanni Gallotti al Fortino. Venanzio Aldini. Antonio S. Elmo.”. ‘Per le spieghe date dallo stesso Nicotera eran quelli da cui si dovea far capo nello sbarcare a Sapri’. ‘Nel fol. 5° t. si leggono le circostanze relative allo sbarco in Sapri e sono le seguenti: ‘Giunti a Sapri alle 8 di sera….Un distaccamento comandato da Nicotera per prendere il Sindaco ed avere de’ viveri ed il Capourbano Pelosi per ammazzarlo. Etc…”. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La Spedizione di Sapri”, ed. Laterza, nel 1969, a pp. 54-55, in proposito scriveva che: “Frattanto il gruppo più attivo dei rivoltosi, esteri e politici, al comando di Nicotera e di Falcone, dopo avere assalito al grido di “Viva l’Italia, Viva la Repubblica” il corpo della guardia urbana e distrutti gli stemmi (13), va a casa del capurbano d. Vincenzo Peluso con l’intenzione di vendicare con la sua uccisione la morte di Costabile Carducci (14), ma non avendolo rinvenuto, perché se ne era fuggito a Sala, appicca il fuoco alla porta di casa (15); indi, sempre al grido di “Viva la libertà”, percorre il paese penetrando qua e là nelle case per sequestrarvi armi e munizioni. Tutto ciò, invece di accendere e galvanizzare gli animi, valse ad atterrirli; sicché quando all’alba del 29 tutta la massa dei rivoltosi, con la bandiera spiegata ed emettendo grida incitanti alla rivolta, penetrò nel paese, lo trovò quasi deserto, ed i pochi rimasti fecero tutt’altro che buona accoglienza (16), nonostante le promesse di abolire tutti i pesi, cioè gabella e fondiaria.”. Cassese, a p. 55, nella nota (13) postillava: “(13) B. 197, vol. XVI”. Cassese, a p. 55, nella nota (14) postillava: “(14) Sulla infelice fine di questo coraggioso patriota, che nel ’48 fu l’anima dei moti nel Salernitano, e che cadde ad Acquafredda ad opera specialmente del prete Peluso, cfr. M. Mazziotti, Costabile Carducci ed i moti del Cilento nel 1848, voll. 2, Roma-Milano, 1909 e L. Cassese, Contadini e operai del Salernitano nei moti del Quarantotto, in “Rassegna Storica salernitana”, IX (1948), pp. I-IV.. Cassese, a p. 55, nella nota (15) postillava: “(15) B. 197, vol. IX.”. Cassese, a p. 55, nella nota (16) postillava: “(16) B. 197, vol. VI, c. 2.”. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La Spedizione di Sapri”, ed. Laterza, nel 1969, a p. 55, in proposito scriveva che: Frattanto il gruppo più attivo dei rivoltosi, esteri e politici, al comando di Nicotera e di Falcone, ….si recarono poi, in tredici o quattordici, a casa del noto realista d. Giuseppe Magaldi, con l’intenzione di ucciderlo, ma non lo rinvenero (18); di là passarono, etc…”. Cassese, a p. 55, nella nota (18) postillava: “(18) B. 197, voll. VI e VII.”. Felice Fusco (…), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri”, nel cap. VII, a p. 74, in proposito scriveva che: “Il manipolo guidato da Nicotera e Falcone non ebbe miglior successo. Raggiunto il corpo della guardia urbana ne abbattè le insegne e invano cercò Vincenzo Peluso, il capourbano, per vendicare su di lui l’uccisione di Costabile Carducci (14); né ottenne armi e viveri nelle abitazioni in cui penetrò, col risultato di spaventare ancora di più gli abitanti non ancora fuggiti.. Fusco, a p. 288, nella nota (14) postillava: “(14) Per vendicarsi dell’affronto subito quella notte il capourbano e i suoi congiunti asserirono poi di essere stati derubati di ben 113 ducati dai rivoltosi guidati da Nicotera (G. Fischetti, Cenno storico ecc.., cit., p. 39).”. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri”, a p. 68 continuava sulla lettera a Fanelli e scriveva che: “Nella lettera, della quale abbiamo già sottolineato significative affermazioni, è palpabile l’ottimistica visione del reticolo cospirativo del Vallo: circa 500 liberali sono già pronti e il numero tende a salire; …..d’un “partito opposto”, quello dei proprietari filoborbonici, che poteva operare alla luce del sole e spendere addirittura 5 carlini (la paga di 5 giornate lavorative di un bracciante) il giorno per ogni sostenitore. I Perazzo (53), i Palmieri e i Coletti (54) erano solo alcune delle famiglie collaborazioniste del Cilento meridionale; ad esse si possono aggiungere Campolongo a Sanza, probabilmente i Carrano a Teggiano, i Picinni Leopardi a Buonabitacolo, i Gallotti a Morigerati (55), i Santomauro a Padula (56), i Peluso e i Magaldi a Sapri, i De Stefano etc….Un’altra parte dei possidenti che finiva con l’essere collaborazionista era costituita da quegli ‘attendibili’ etc… Fu il caso degli attendibili di Polla (59), di Sanza (di cui diremo), di Sapri (60), di Carmine Perazzo di Torraca (61), etc…”. Dunque, Fusco scriveva: “…..d’un “partito opposto”, quello dei proprietari filoborbonici, che poteva operare alla luce del sole e spendere addirittura 5 carlini (la paga di 5 giornate lavorative di un bracciante) il giorno per ogni sostenitore…I Peluso e i Magaldi a Sapri, etc…(57).”. Dunque in questa lettera del Fanelli al comitato di Napoli si citavano per Sapri i Peluso e i Magaldi. Fusco, a p. 283, nella nota (57) postillava: “(57) L. Rossi, Gli statuti di Novi Velia ecc.., cit., pag. 49 – 96. Ivi altri possidenti filoborbonici.”. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri”, a p. 288, nella nota (12) postillava: “(12) Fuggirono non solo i ‘realisti’ (il capourbano Vincenzo Peluso col figlio Annibale, capourbano di Ispani, fuggì a Vallo: cfr. P. E. Bilotti, La Spedizione di Sapri ecc…, cit., pag. 190; Giuseppe Magaldi; il sindaco Leopoldo Peluso; Giuseppe Gallotti che per ordine di Fischetti aveva guidato gli urbani contro i ‘rivoltosi’; ed altri ancora) e verosimilmente paurosi cittadini, ma anche gli ‘attendibili’ timorosi di compromettersi (ASS, P. s. S., Atti Istruttori, b. 197, vol. I, cc. 75 ss.).”. Giorgio Mallamaci (…), nel suo “Torraca – Storia di un borgo del Cilento”, invece parlando della “I moti del 1928 e del 1848” continuando a parlare di Torraca, a p. 89 e ssg., nel capitolo “Torraca, 29 giugno 1857”, in proposito scriveva che: A Sapri. Il giorno precedente, infatti, un gruppo di facinorosi aveva dato la caccia al capourbano ‘Vincenzo Peluso’, nipote dell’omonimo sacerdote che aveva fatto assassinare ‘Costabile Carducci’. La ricerca ebbe esito negativo, poiché costui insieme al sindaco ‘Leopoldo Peluso’ un altro suo parente, erano riusciti a dileguarsi. Per ritorsione, gli uomini venuti da lontano, abbatterono le insegne della caserma e per vendicare il Carducci, diedero alle fiamme la casa dello zio sacerdote.”. Dunque, secondo il Mallamaci, all’epoca di Pisacane il Sindaco di Sapri era Leopoldo Peluso, altro nipote del famigerato Prete Vincenzo. Dunque, all’epoca, i due nipoti del famigerato prete Vincenzo Peluso, uno era Vicenzo Peluso (omonimo dello zio prete) che era capourbano e l’altro, Leopoldo Peluso che era Sindaco di Sapri. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 221 parlando dei Peluso a Sapri, nella nota (62) postillava: “(62) Sull’opposta sponda, a Sapri, non solo vi era la famiglia Peluso. Sedata la rivolta del Quarantotto, Giuseppe Magaldi di Michelangelo implorò “una piazza di commesso facendo presente che in Luglio del 1848 rischiò la vita per opporsi ad un’orda di Calabresi a mano armata ed in seguito del disarmo eseguito dal Colonnello Reno meritò la fiducia di essere prescelto a funzionare da Sindaco, quando fu sollecito telegraficamente partecipare al Ministro della Guerra un nuovo arrivo di Cilentani in quel luogo, ed a prestare l’opera ed i chiarimenti opportuni allo inviare della truppa comandata dal colonnello Mansi”. ASS, Intendenza, Gabinetto, b. 137, f. 71.”

Nel 3 settembre 1860, il VESCOVO della Diocesi di Policastro Bussentino 

Nel 3 settembre 1860, lunedì, alle 15,30, a Sapri, l’arrivo e lo sbarco di Giuseppe GARIBALDI, Agostino BERTANI, Enrico COSENZ, ROSAGUTTI, NULLO, BASSO e GUSMAROLI

(Fig. n….) – Lo sbarco di Garibaldi a Sapri, il 3 settembre 1860 – immagine realizata con l’AI 

Nel 3 settembre 1860, lunedì, l’arrivo a Sapri e lo sbarco di Giuseppe GARIBALDI, Nino BIXIO, Agostino BERTANI, Enrico COSENZ, MEDICI (?), SIRTORI (?), Rosagutti, Nullo, Basso e Gusmaroli 

Nel 1998, in occasione della redazione dell’“Analisi: Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma e su incarico del Comune di Sapri che redissi per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.), nel capitolo “Garibaldi a Sapri”, a p. 26, in proposito scrivevo che: “Tre anni dopo, il 2 settembre 1860, il Generale Rustow con la brigata Milano, composta da 900 uomini, e la Spinazzi, oltre 1500 uomini che il Generale Turr aveva concentrato a Sapri e che precedettero Giuseppe Garibaldi che, il 3 settembre 1860, alle tre e mezzo del mattino, con Bixio, Bertani, Basso, Cosenz, Sirtori, reduci vittoriosi dalla Sicilia, e annientato l’esercito borbonico in Calabria, mentre il Re Francesco II di Borbone decideva di ritirarsi a Gaeta, giunsero, provenienti da Maratea su di una barca a vela sulla spiaggia di Sapri ove trovarono la gente che commossa alla vista del popolare eroe, sventolando fazzoletti tricolori lo salutava con trepidante gioia. A Sapri, Garibaldi con il suo gruppo, fu ospitato dal barone Giovanni Gallotta e fu proprio in questa casa che ‘l’eroe dei due Mondi’ scrisse al Generale Turr, informandolo dello sbarco e che avrebbe proseguito con le brigate Spinazzi e Milano fino al Fortino di Casaletto Spartano (ove è posta una lapide in ricordo del suo storico passaggio) lasciando però a Sapri una solida base di uomini e mezzi. Garibaldi, ordino alla brigata Milano di portarsi a Vibonati e successivamente di proseguire a Padula, e la sera del 3 settembre 1860, partì per Vibonati, ove fu ospitato dalla famiglia Del Vecchio (172) e di lì proseguirà per il Vallo di Diano verso Napoli capitale ripercorrendo dopo tre anni lo stesso itinerario percorso dallo sfortunato Pisacane.”. Nella mia nota (172) postillavo che: (172) Infante A., Garibaldi nel Cilento, Torchiara, 1984, pp. 57, 58.”. Sull’importante episodio scrisse pure Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento” e, a p. 57, in proposito scriveva che: “Nella notte tra il 2 e il 3 settembre Garibaldi da Cosenza si portò a Rotonda, da qui si diresse alla marina di Scalea, poi nei pressi di Laino il sentiero del fiume Lao. Cavalcò tutta la notte per vie anguste e difficili su un mulo, sostò un attimo alla marina presso Torraca con i suoi compagni di viaggio: Cosenz, Gusmaroli, Basso, Nullo, Rosagutti e Bertani. Quest’ultimo scendendo dal mulo esclamò, tirando un respiro di sollievo: “Eccoci qui, noi sette su sette muli, incamminati alla conquista di un Regno”. Etc…”. Come si può leggere, Infante scrive “alla marina di Torraca” e qui fa un errore perchè si trattava di Tortora. Dunque, scrivevo che il 3 settembre 1860, Giuseppe Garibaldi sbarcò a Sapri, con il suo gruppetto di fidatissimi, provenienti dalla marina di Castrocucco, vicino Maratea e da li via mare si portarono con delle barchette alla spiaggia di Sapri, dove essi sbarcarono nelle prime ore del mattino. Sull’importante fatto storico per la cittadina di Sapri, mio paese natio, si sa che gli uomini che sbarcarono a Sapri insieme al generale Giuseppe Garibaldi, provenienti dalla secca di Castrocucco in barca, erano in sette, compreso Garibaldi. Sui sette uomini al seguito di Garibaldi, gli altri cinque, tolto Garibaldi e Bertani si conoscono dal racconto che il Bertani stesso fece della cavalcata che fecero nella notte del 2 settembre 1860 per scendere dai monti della Basilicata alla marina di Tortora, Castrocucco. Il senatore Giustino Fortunato (…), in un suo celebre discorso sull’argomento, Per le lapidi a’ martiri della Patria, pronunciato a Potenza il 20 settembre 1898, Fortunato ripercosse, tra studi e ricordi personali, quell’epopea così come fu vissuta da noi lucani. E Fortunato non manca di ricordare due avvenimenti legati alla nostra Maratea: il passaggio di Garibaldi in barca davanti la nostra costa e il sacrificio del nostro concittadino Carlo Mazzei (1843-1860). In questo discorso Fortunato cita il Diario di Agostino Bertani e scriveva che: “Quindici giorni dopo – continua – Garibaldi attraversa l’estremo lembo della nostra provincia. Nel diario, così poco noto, del Bertani, è cenno di quel grande avvenimento. “Il 2 settembre (egli scrive) Garibaldi, Cosenz, Rosagutti, Nullo, Gusmaroli ed io partiamo da Castrovillari, in carrozza, alle 5 antimeridiane; ovazioni a Morano: il capo degl’insorti di Potenza ci annunzia essere pronti duemila volontari. A Rotonda troviamo tutti giulivi, e mandiamo un individuo a Sapri con ordini per Türr. Alla sera, sui muli, cavalchiamo per strade orribili: il generale in testa, noi seguendo in silenzio. La luna splende su’ monti, l’aria fresca ci tiene svegli. Arriviamo all’alba in vista della spiaggia. Giunge una barca da Maratea; tutti e sette vi entriamo. Il generale si stende a prora, e noi lo copriamo con la vela. I due remiganti lentamente vogano, sotto il cocente sole, e là dorme pacifico chi porta con sé il futuro destino dell’Italia una. Che emozione! Le memorie del passato si affollano con le speranze del presente. Garibaldi si desta. Il nome di Carlo Pisacane è su le labbra di tutti. Cosenz tace, visibilmente commosso. A Sapri, su la spiaggia, accampati in buon ordine, i volontari della legione Türr acclamano il generale. Egli li carezza con gli occhi e li anima con la parola.”. In questo passaggio del suo discorso Fortunato cita il “Diario” di Agostino Bertani che fu pubblicato da Jessie White Mario (….). Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Agostino Bertani (….), nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, dove, il Bertani, a pp. 71 e ssg., in proposito scriveva che: “Narro al pubblico per la prima volta questo piccolo episodio della campagna politica del 1860….. Dopo una cavalcata che durò più che un’intiera notte, Garibaldi discendea la mattina del 3 settembre con sei compagni, fra i quali era anch’io, dal monte al lido di Maratea. Di là, trovata una barcaccia ci indirizzammo con due remiganti e costeggiando a Sapri. Erano su quella spiaggia accampati in buon numero alcuni dei corpi di volontari della legione da me preparata per invadere lo Stato pontificio alla quale, bramosa di misurarsi coll’armi senza esserci sino allora riuscita, procurai con ogni sforzo di affrettare sul cammino di Napoli l’incontro col nemico, intanto che gli altri corpi a marce forzate venivano verso la capitale dalle estreme Calabrie.”. Bertani, in questo passaggio a p. 72 scrive che erano “sette cavalieri”, ma non diceva chi fossero i sei compagni di  Garibaldi. Bertani scrive che vi era lui e Garibaldi, e gli altri cinque chi erano?.  Agostino Bertani (….), nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, dove, il Bertani, a p. 72 e ssg., in proposito scriveva che: “Quante volte, scherzando, io avevo detto, ai compagni della lunga e notturna cavalcata: Eccoci in sette cavalieri con sette muli all’impresa di conquistare un regno!. E quando eravamo stretti nella barca che vogava per Sapri, mentre Garibaldi stava sdraiato a prora e coperto dalla vela per difesa dal sole che ci cuoceva, dicevano fra noi: – Chi mai supporrebbe che là, additando il generale, sta accovacciato, quasi fosse un fuggente, chi porta in sè il futuro destino dell’unità d’Italia! E andavamo, ciascuno alla nostra volta e secondo i propri sogni e i proprii piani, quasi fissando fra noi il giorno della vittoria nostra finale contro il Borbone. Nessuno di noi l’avrebbe sperata così facile e vicina! Da Sapri, l’indomani martedì 4 settembre, alle 5 di mattina, coll’istesso gruppo di compagni, più qualcuno del luogo etc..”. Bertani, in questo passaggio a p. 72 scrive che erano “sette cavalieri”, ma non diceva chi fossero i sei compagni di  Garibaldi. Bertani scrive che vi era lui e Garibaldi, e gli altri cinque chi erano?. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, nel cap. XVIII “Capitolo Decimottavo – Segretario generale del Dittatore (Settembre)”, a pp. 456 e ssg., riprendendo il racconto del Bertani, in proposito scriveva che: “Sommario: Da Sapri a Napoli – Alle otto e mezzo il generale, Cosenz, io, Rosagutti, Nullo, Basso Gusmaroli sui muli, cavalchiamo per strade orribili. Il generale alla testa, noi seguiamo in silenzio……Giunge una barca da Maratea. Tutti sette entriamo. Il generale si sdraia a prora, lo copriamo colla vela. Etc…”. Dunque, secondo il racconto di Agostino Bertani riportato dalla giornalista Jessie White Mario, da Castrocucco, in sette montarono su una barca fino a Sapri, Garibaldi, Bertani, Cosenz, Rosagutti, Nullo, Basso e Gusmaroli. Egli, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, nel cap. XVIII “Capitolo Decimottavo – Segretario generale del Dittatore (Settembre)”, a pp. 456 e ssg., riprendendo il racconto dal “Diario” di Agostino Bertani, in proposito scriveva che: “Sommario: Da Sapri a Napoli – Alle otto e mezzo il generale, Cosenz, io, Rosagutti, Nullo, Basso, Gusmaroli sui muli, cavalchiamo per strade orribili. Il generale alla testa, noi seguiamo in silenzio, ….Per la costa del monte arriviamo in vista della spiaggia. Giunge una barca da Maratea. Tutti sette entriamo. Il generale si sdraia a prora, lo copriamo colla vela. I due remiganti lentamente vogano sotto il cocente sole, e la dorme pacifico chi porta in sè il futuro destino dell’Italia una. Che emozione ! Le memorie del passato mestamente s’affollano colle speranze del presente. Garibaldi si desta. Il nome di Pisacane è sulle labbra di tutti. Cosenz tace, visibilmente commosso. Si sbarca a Sapri. Là sulla spiaggia, accampati in buon ordine, i volontari della legione acclamano Garibaldi e son raggianti. Egli li carezza con gli occhi e li anima colla parola. Sappiamo che gli altri corpi a marcia forzata corrono verso di noi. Etc…. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, a pp. 455-456, in proposito scriveva che: “il Generale, io (Bertani), Rosagutti, Nullo, Basso, Gusmaroli sui muli, cavalcammo per strade orribili il generale alla testa, noi seguendo in silenzio…..Per la costa del monte arrivammo in vista della spiaggia. Giunge una barca da Maratea. Tutti sette entriamo. Il generale si sdraia a prora, lo copriamo colla vela. I due remiganti lentamente vogano, sotto il cocente sole,  là dorme pacifico chi porta in sé il futuro destino dell’Italia una. Che emozione! Le memorie del passato mestamente si affollano le speranze del presente.”. Dunque, secondo il racconto di Agostino Bertani riportato dalla giornalista Jessie White Mario, da Castroucco, in sette (in tutto) montarono su una barca fino a Sapri, Garibaldi, Bertani, Cosenz, Rosagutti, Nullo, Basso e Gusmaroli. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a p. 131, in proposito scriveva che: “Il Dittatore trionfante partì da Cosenza nella notte tra il 2 e il 3 settembre, arrivò a Rotonda, ripartì in carrozza per la strada che mena da Castelluccio a Lagonegro; ma giunto a Laino abbandonò la rotabile. Egli e sei compagni, cioè il Cosenz, il Bertani, Rosagutti, Nullo, Basso e Gusmaroli, cavalcarono l’intera notte su muli per strade orribili e scesero alla spiaggia fra Tortora e Scalea (1).”. Mazziotti, a p. 132, nella nota (1) postillava: “(1) Cronistoria del Lacava, a p. 702. Il Treveljan nel suo mirabile lavoro ‘Garibaldi e la formazione dell’Italia – traduzione di Bice Dobelli ha descritto più diffusamente di ogni altro il viaggio del Dittatore. Questi scese alla marina a un punto non molto discosto da Torraca e da Maratea.”. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 908 parlando di Garibaldi a Rogliano e poi a Cosenza, in proposito scriveva che: “Ricordo con certezza Enrico Cosenz, che non lo lasciò più sino a Napoli; Turr, Corte, Caldesi, Avezzana, Musolino, Nullo, Mordini, Missori, Serafini, e due giornalisti, che erano anche volontari: Carlo Arrivabene e Antonio Callenga, corrispondenti di giornali inglesi. Attraversando il resto della Calabria, sino al primo paese di Basilicata, che fu Rotonda, Garibaldi trovò la rivoluzione compiuta quasi dappertutto. Fra i molti scrittori, i quali, più o meno confusamente, descrissero quella marcia, vanno accettati Giacomo Racioppi e Michele Lacava, le cui narrazioni sono abastanza precise e documentate. Da Rotonda, dove giunse il 2 settembre, Garibaldi scese alla marina di Scalea, dove s’imbarcò. Arrivò la sera del 3 a Sapri dov’era approdata, il giorno innanzi, la divisione di Rustow e Pianciani, la quale, ultima arrivata, divenne l’avanguardia dell’esercito garibaldino.”. Anche Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 110 e ssg., è dello stesso avviso ed in proposito scriveva che: “…; indi, seguendo il fiume Lao, arrivò a Scalea, sulle sponde del Tirreno, dove s’imbarcò per Sapri. Gli fecero compagnia il Bertani, il Cosenz, il Nullo, il Rosagutti, il Basso ed il Gusmaroli, tutti sui muli. “Eccoci quì – esclamò a quel punto il Bertani – noi sette su sette muli, incamminati alla conquista di un regno”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 111-112 e ssg., in proposito scriveva che: “Gli facevano compagnia il Bertani, il Cosenz, il Nullo, il Rosagutti, il Basso ed il Gusmaroli, …..Il 3 settembre, di buon mattino, tutti insieme decisero di avviarsi a Sapri, allora povera borgata sorta dove un tempo era stata ‘Scidro’ o ‘Sipro’ città della Magna Grecia, oggi bella cittadina che si avvia a considerevole progresso. Garibaldi, che si sentiva abbastanza stanco per la cavalcata notturna, si sdraiò nella prua della barca guidata da due marinai e fu coperto con una vela dagli amici, perchè il sole cocente di mezzogiorno lo protegesse. Non tardò poi ad addormentarsi e si destò allo arrivo a Sapri. …..III. L’arrivo a Sapri fu alle 3,30. Garibaldi scorse subito molti volontari accampati sulla spiaggia e gente che, rimossa dalla sorpresa, emozionata dalla vista delle camicie rosse, non credendo quasi alla cosa, era corsa entusiasta a curiosare e, passando dalla sorpresa alla gioia, ammirava e salutava il Condottiero dei Mille, per accogliere – come dicevano – il “fratello Garibaldi”, reduce vittorioso dalla Sicilia. Alba del giorno precedente v’era approdato il generale Rustovv con le brigate Milano e Spinazzi. Il Dittatore gli ordinò di avanzare con la prima brigata composta da novecento uomini, la sola veramente completa, per Vibonati, donde avrebbe proseguito per Padula. Mandò poi, a breve distanza, le brigate Spinazzi e Puppi.”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 397, in proposito scriveva pure che: “III. – Nella sera del 2 settembre, ad ora inoltrata, Garibaldi con suoi sei fidi e valorosi compagni, Cosenz, Bixio, Medici, Sirtori, Bertani e Basso, suo Segretario particolare – tutti nomi sacrati alla storia – con la scorta di alcuni patrioti del luogo, partono da Rotonda in carrozze, e giungono presso Laino, dove, per non imbattersi con la retroguardia del generale Cardarelli, che era tuttavia a Castelluccio, lasciano la strada rotabile, e su cavalli e muli battono lo stretto sentiero del fiume Lao per scendere al mar Tirreno. Dopo breve sosta, nel susseguente mattino, a Tortora in casa Lomonaco, quell’eletta comitiva raggiunge la deserta spiaggia di Castrocucco etc…(1).”. Pesce, a p. 397, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi la ‘Cronistoria della rivoluzione di Basilicata del 1860’ del dott. Michele Lacava, pregevole miniera di documenti e di notizie.”. Dunque, l’Avv. Carlo Pesce ci parla di sei compagni che insieme a Garibaldi approdarono a Sapri e sono, oltre a Bertani e Basso, vi sono Cosenz, Bixio, Medici, Sirtori al posto di Nullo, Gusmaroli e Rosagutti. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a p. 131, in proposito scriveva che: “Egli e sei compagni, cioè il Cosenz, il Bertani, Rosagutti, Nullo, Basso e Gusmaroli, cavalcarono l’intera notte su muli per strade orribili e scesero alla spiaggia fra Tortora e Scalea (1).”. Mazziotti, a p. 132, nella nota (1) postillava: “(1) Cronistoria del Lacava, a p. 702. Il Treveljan nel suo mirabile lavoro ‘Garibaldi e la formazione dell’Italia – traduzione di Bice Dobelli ha descritto più diffusamente di ogni altro il viaggio del Dittatore. Questi scese alla marina a un punto non molto discosto da Torraca e da Maratea.”. Alfredo Schettini (….), nel suo “Trecchina nel presente e nel passato – 1936”, del 1947, Tip. Ferrari, Alessandria, a pp. 69-70, in proposito scriveva che: Insieme a Bertani, Basso, Bixio, Cosenz, Medici, Sirtori e Turr parte da Rotonda e per un sentiero di montagna raggiunge Tortora, etc…”. Il colonnello polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzonero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a pp. 299-300, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: ….a mezzodì dalla parte di mare arrivò a Sapri Garibaldi ….etc…”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 28-29, in proposito scriveva che: “Nella sera del 2 Settembre, ad ora inoltrata, Garibaldi con sei suoi fidi e valorosi compagni, Cosenz, Bixio, Medici, Sirtori, Bertani e Basso, suo Segretario particolare – tutti nomi sacrati alla storia…..e di la, dopo breve sosta del vecchio Castello del Barone Labanca, prende il mare su d’una barcaccia peschereccia, che, spinta da due robusti remiganti, grave del prezioso incarico,  carezzata dalle onde tranquille ed azzurre, baciata dagli infuocati raggi del sole, cullata  dalla brezza meridiana, scortata dal sorriso etc…”. Il sac. don Giuseppe Cataldo (….), nel suo “Notizie storiche su Policastro Bussentino etc…”, testo dattiloscritto ed impaginato nel “Seminario Vescovile”, nel 1973, a pp. -76-77, in proposito scriveva che: Per i paesi del golfo di Policastro passò Garibaldi. La mattina del 3 settembre 1860 con sei fidi compagni, Cosenz, Bixio, Medici, Sirtori, Bertani e Basso, e con altri patrioti locali, dopo una breve sosta a Tortora, dove era arrivato per via di terra, raggiunse il Castello del Barone Labanchi, alla Secca di Castrocucco, presso Praja a Mare, nel comune di Maratea; poi, imbarcatosi su un peschereccio, rasentate le amene coste di Marina di Maratea, Porto, Cersuta, e Acquafredda, approdò a Sapri verso le ore 14. Quanti ricordi ! A molti sembrò che al passaggio di Garibaldi si fossero destate  per la gioia le ossa del Carducci, sepolto nella chiesa di Acquafredda l’11 luglio 1848. Etc…”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a pp. 142-143 e ssg., in proposito scriveva che: “…..e finalmente, ecco la baia di Sapri, etc…”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a pp. 142-143 e ssg., in proposito scriveva che: Ecco l’Acquafredda di Lucania, e poi il vallone di ‘Mezzanotte’; e finalmente, ecco la baia di Sapri, dominata da un anfiteatro di colline, coronate dal Monte ‘Olivella’. Era terra salernitana! ….E se Pisacane, in Sapri, non aveva trovato nessuno ad attenderlo, fuorchè l’ospitalità di un’osteria, Lui, il Dittatore, trovò la colonna del generale Turr ad accoglierlo, composta da 1500 volontari, quegli stessi che Bertani aveva procurati per la invasione dello Stato Pontificio, inquadrati nelle brigate “Milano” e “Spinazzi”. Era quella l’avanguardia dell’armata garibaldina, che doveva rifare, in altre condizioni, il cammino dei “300”. (p. 146) Nella notte dal 3 al 4 settembre fu alla testa delle truppe, ed accanto a lui cavalcava il fedele Turr, della generosa terra d’Ungheria ! Lo Stato Maggiore di Garibaldi era formato da ufficiali valorosi, già provati in aspre battaglie, tutte combattute per la libertà e la indipendenza dei popoli. Lasciarono Sapri etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 412, in proposito scriveva che: Per evitar quelle truppe che potrebbero riservagli qualche brutta sorpresa, nella notte del 3, riparte a cavallo, e si dirige al mare, scendendo la valle del Lao, ove non sempre son tracciati i sentieri. Poi, ad una dozzina di chilometri dalla Rotonda, lascia la valle e si dirige a ponente verso la costa, e là né di strade né di sentieri v’è traccia alcuna. Arriva così ad un punto quasi equidistante fra Maratea e Scalea, donde una piccola barca porta lui e i suoi compagni – cinque in tutto, dice il Bertani – a Sapri.”. Agrati scriveva che Bertani testimoniava che la comitiva che accompagnava Garibaldi era composta di cinque in tutto, compreso Garibaldi. Ma abbiamo visto che non è stato così. Bertani scriveva chiaramente essere in tutto sette. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 824, in proposito scriveva che: Il giorno 3, Türr partiva per Lagonegro per trovarvi notizie ed ordini di Garibaldi, e Rustow occupavasi dell’armamento della Guardia nazionale del paese; quando inaspettatamente videsi apparire Garibaldi arrivato anch’esso a Sapri per via di mare. A Rustow fu dato ordine di partire la stessa sera con la brigata Milano, la sola veramente completa, per Vibonate.”. Antonio Guarasci (….), nel suo La spedizione dei mille in Calabria – Aspetti e problemi di storia Cosentina”, estratto da “Calabria nobilissima”, n. 41-42, 1961, a p. 39, nella nota (46) postillava che: “(46) Sulla marcia di Garibaldi in Calabria, gli studi e le fonti più recenti sono quelli contenuti nella raccolta degli ‘Atti del 2° Congresso storico calabrese (Napoli, 1961): C. Nardi, S. c.; A. Serra, L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille; A. Pepe, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri.”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 576 ed in proposito scriveva che: “3 Settembre. Press’a poco a mezzodì il Generale Garibaldi con le persone del suo seguito sbarca alla marina di Sapri, per rimanervi il resto del giorno e la notte. Nelle prime ore pomeridiane giunge nelle acque di Sapri il vapore Sardo la Dora e vi sbarca la persona, che vuole abboccarsi col Generale Garibaldi. “Catello Nastro (….), nel suo “Cilento storie e leggende”, ed. Arti Grafiche del Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1984, a pp. 173-174, in proposito scriveva che: “Anche nella battaglia di Palermo il Petella si distinse assieme agli altri amici che avevano seguito Garibaldi: il Padula, il Serino, il Pessolani, Francesco Paolo Del Mastro. Nella storica battaglia della presa di Calatafimi Filippo Patella combatté a fianco di Nino Bixio per quattro ore di continuo. Per questo suo atto di eroismo gli fu conferita la medaglia al valor militare. Giuseppe Garibaldi riconobbe il valore dei cilentani e l’apporto che essi potevano dare alla causa della patria. Il 2 agosto del 1860, da Messina, aveva incaricato Michele Magnoni di Rutino, sottotenente di artiglieria, presso lo stato maggiore al Faro di Messina, di recarsi nella provincia di Salerno per promuovervi la insurrezione in favore della causa nazionale. Il Magnoni si portò a Rutino ove giunsero altri rivoltosi provenienti da tutti i paesi del Cilento: Orria, Perito, Cireale, Torchiara, Prignano, Ogliastro, Lustra. Il 27 agosto il Cilento insorgeva ancora una volta: ad Agropoli, in casa Torre, si dovevano gettare le basi della rivolta. Grande doveva essere la gioia di Filippo PATELLA e degli altri cilentani al seguito della spedizione dei Mille, quando, occupata la Sicilia, attraversando lo stretto di Messina, conquistata la Calabria e la Basilicata, l’esercito di Garibaldi si avvicinava al Cilento. Il 3 settembre 1860, alle tre e mezzo Garibaldi giunge a Sapri; i Sapresi accorrono sulla spiaggia per salutare il condottiero. Il giorno precedente già erano sbarcati a Sapri il generale Rustow e le brigate Milano e Spinazzi. Garibaldi ordinò alla prima, composta da 900 uomini, di portarsi a Vibonati e di poi proseguire per Padula, a breve distanza seguiva la la brigata Puppi e la brigata Spinazzi. Tutte queste forze furono concentrate a Sapri per portarsi poi in avanti con rapidità ed aiutare Garibaldi: si trattava di oltre 1.500 soldati. Non appena nel Cilento si sparse la voce dell’arrivo di Garibaldi ci fu un grosso fermento: a Rutino giunsero le colonne di Costabile Forziati di Castellabate, di Nicola Amoresano di Ortodonico, di Maffia di Serramezzana, di Francesco Coco di Perdifumo, di Cocozza di Vatolla (ed anche in questo caso troviamo imegnati nella lotta due preti: don Giovanni Cocozza e don Nicola Carpinelli). Tutte queste forze, agli ordini di Carlo De Angelis, si mossero per Gioi Cilento ove giunsero il 1° settembre. Da qui proseguirono per Stio, Laurino, Piaggine e poi giunsero nl Vallo di Diano ove si incontrarono con la colonna di Stefano Passero che proveniva da Vallo. Si proseguì per S. Pietro, poi per Polla; l’indomani ripresero il cammino toccando Auletta, Postiglione, Serre, infine Eboli e Salerno ove attesero Giuseppe Garibaldi. Lode e gloria ai martiri ed ai patrioti cilentani che attesero Garibaldi nella loro terra, maggiormente lode e gloria a Filippo Patella eroe garibaldino agropolese, che partecipò alla spedizione dei Mille fin dallo scoglio di Quarto. Un altro Garibaldino, Giuseppe Cesare Abba di Giuseppe, nato a Cairo, in provincia di Savona, nel suo libro “Da Quarto la Volturno – noterelle di uno dei Mille” ci attesta la presenza di molti ecclesiastici tra le file di Garibaldi.”. Recentemente, Riccardo Finelli (….), nel 2010, nel suo “150 anni dopo –  ai quaranta all’ora sulle tracce di Garibaldi”, ed. Incontri, Sassuolo (Modena), a p. 154, in proposito scriveva che: “Arrivi a Sapri verso le undici di matina etc…Allora vai in municipio. Allo sportello informazioni, una donna con un etto e mezzo di matita sugli occhi e la faccia incazzata derubrica subito la tua richiesta a semplice informazione turistica. “Dovrebbe andare allo IAT”, sentenzia senza neppure togliere gli occhi dal PC. “Ma è aperto solo d’estate”. Per lei la cosa finisce qua. Passi un secondo dal lungomare, per una generica foto d’ordinanza a un mare verde smeraldo in cui due tizi in muta stanno aprendo la stagione dello snorkeling. Probabilmente il Generale sbarcò in un punto di questa spiaggia ghiaiosa e questo deve bastarti. Del resto a Sapri rimase poco. Giusto il tempo di scendere dalla scialuppa e poi scappò subito verso l’interno, a Vibonati, distante appena otto chilometri.”. Questo purtroppo resta di quello storico evento, di tutti i centinaia e migliaia di volontari garibaldini che sbarcarono a Sapri dal 2 settembre 1860 in poi, degli uomini di Cavour che cercò in tutti i modi di ostacolare e ritardare l’arrivo di Garibaldi a Napoli, etc…, dei migliaia di insorti Cilentani che a Sapri si diedero convegno per incontrare l’Eroe dei due Mondi e per dare una spallata al vecchio Regno Borbonico. 

Nel 3 settembre 1860, lunedì, chi erano i compagni che accompagnavano Giuseppe Garibaldi e con lui sbarcarono a Sapri: Enrico COSENZ, Agostino BERTANI, ROSAGUTTI, Francesco NULLO, Giovan Battista BASSO e Luigi GUSMAROLI ?

       

Agostino Bertani  – Giovan Battista Basso – Enrico Cosenz – Francesco Nullo – Luigi Gusmaroli

Chi erano e quanti erano i compagni del generale Giuseppe Garibaldi che, partendosi da Rotonda si diresero sulle spiagge della Calabria, ai confini con la Basilicata e che, con lui approdaono sulla spiaggia di Sapri ?. Da chi era composta la comitiva al seguito del generale Giuseppe Garibaldi che il 2 settembre lasciò Rotonda per dirigersi a Sapri ? Agostino Bertani è stato un testimone d’eccezione. Agrati scriveva che il Bertani scriveva che sulla piccola barca si imbarcarono per Sapri cinque in tutto, ma Bertani, sui cavalieri che accompagnarono Garibaldi e con lui si imbarcarono diretti a Sapri non dice che erano quattro, ovvero cinque in tutto. Agostino Bertani è stato un testimone d’eccezione. Infatti, Agostino Bertani (….), che, nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, ha raccontato l’epico viaggio di Giuseppe Garibaldi e l’approdo di questi, accompagnato da altri compagni sulle spiaggia di Sapri. Bertani, a pp. 71 e ssg., in proposito scriveva che: “Narro al pubblico per la prima volta questo piccolo episodio della campagna politica del 1860….. Dopo una cavalcata che durò più che un’intiera notte, Garibaldi discendea la mattina del 3 settembre con sei compagni, fra i quali era anch’io, dal monte al lido di Maratea.”. Bertani, a p. 71 scrive chiaramente che insieme a Garibaldi “…discendea la mattina del 3 settembre con sei compagni, fra i quali era anch’io”, dunque erano in sette. Infatti, sempre il Bertani, a p. 72, in proposito scriveva che: “Quante volte, scherzando, io avevo detto, ai compagni della lunga e notturna cavalcata: Eccoci in sette cavalieri con sette muli all’impresa di conquistare un regno!.. Bertani, in questo passaggio a p. 72 scrive che erano “sette cavalieri”. Bertani, dunque, ci parla di sette cavalieri in tutto e non cinque come sosteneva l’Agrati. Inoltre, purtroppo non siamo del tutto sicuri chi essi fossero, oltre ovviamente a Bertani ed allo stesso Garibaldi. Chi erano gli altri quattro compagni di viaggio ?. Il senatore Giustino Fortunato (…), in un suo celebre discorso sull’argomento, Per le lapidi a’ martiri della Patria, pronunciato a Potenza il 20 settembre 1898, Fortunato ripercosse, tra studi e ricordi personali, quell’epopea così come fu vissuta da noi lucani. E Fortunato non manca di ricordare due avvenimenti legati alla nostra Maratea: il passaggio di Garibaldi in barca davanti la nostra costa e il sacrificio del nostro concittadino Carlo Mazzei (1843-1860). In questo discorso Fortunato cita il Diario di Agostino Bertani e scriveva che: “Quindici giorni dopo – continua – Garibaldi attraversa l’estremo lembo della nostra provincia. Nel diario, così poco noto, del Bertani, è cenno di quel grande avvenimento. “Il 2 settembre (egli scrive) Garibaldi, Cosenz, Rosagutti, Nullo, Gusmaroli ed io partiamo da Castrovillari, in carrozza, alle 5 antimeridiane; ovazioni a Morano: il capo degl’insorti di Potenza ci annunzia essere pronti duemila volontari. A Rotonda troviamo tutti giulivi, e mandiamo un individuo a Sapri con ordini per Türr. Alla sera, sui muli, cavalchiamo per strade orribili: il generale in testa, noi seguendo in silenzio.”. In questo passaggio del suo discorso Fortunato cita il “Diario” di Agostino Bertani che fu pubblicato da Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi”. Infatti, Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, nel cap. XVIII “Capitolo Decimottavo – Segretario generale del Dittatore (Settembre)”, a pp. 456 e ssg., riprendendo il racconto del Bertani, in proposito scriveva che: Alle otto e mezzo il generale, Cosenz, io, Rosagutti, Nullo, Basso Gusmaroli sui muli, cavalchiamo per strade orribili. Il generale alla testa, noi seguendo in silenzio. La luna splende sui monti; l’aria fresca ci tiene svegli. Etc…”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, a pp. 455-456, in proposito scriveva che: “il Generale, io (Bertani), Rosagutti, Nullo, Basso, Gusmaroli sui muli, cavalcammo per strade orribili il generale alla testa, noi seguendo in silenzio. La luna splende sui monti (due giorni dopo il plenilunio); l’aria fresca ci tiene svegli. Etc…”. Dunque, secondo il racconto di Agostino Bertani riportato dalla giornalista Jessie White Mario, da Castroucco, in sette montarono su una barca fino a Sapri, GARIBALDI, BERTANI, COSENZ, ROSAGUTTI, NULLO, BASSO e GUSMAROLI. Di sicuro, insieme al Bertani vi era il segretario di Garibaldi, Giovan Battista Basso. Nato a Nizza nel 1824, fu compagno di Giuseppe Garibaldi sin dagli anni giovanili. Seguì il generale in tutte le sue imprese, persino in prigione e a Caprera negli ultimi anni di vita. Nel 1866 comandò il V Reggimento Volontari e venne decorato con la medaglia d’argento al valore militare. Durante la terza guerra di indipendenza fu aiutante di campo di Garibaldi e suo fedelissimo segretario: risulta che ne sapesse imitare benissimo la grafia e che scrisse numerose missive in sua vece. Carles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, nel cap. XVIII, è stato un testimone di eccezione sebbene però, dobbiamo dirlo, Forbes ed altri (Peard, Gallenga ecc…) si divisero e non partirono con Garibaldi. Forbes, a pp. 205-206 e ssg., scrivendo nel suo Diario da Lagonegro il 3 settembre 1860, in proposito scriveva che, Garibaldi: Desideroso di fermare questa colonna, che aveva buone ragioni di credere si sarebbe schierata dalla parte della causa nazionale, Garibaldi si spinse avanti la mattina con un paio di postini, portando con sé Cosenz, Sirtori, Trecchi, Nullo, Missori, Stanietti, Gusmarola e Basso ordinarono al resto del suo stato maggiore di seguire l’esercito il più velocemente possibile. Bertani, che era arrivato da Paola per segnalare l’arrivo della divisione di Pianciani, si unì a lui; e furono inviati ordini a Türr, che ora aveva il comando, di condurre la divisione via mare a Sapri, in provincia di Salerno, sbarcare e attendere il generale a Lagonegro, intromettendosi così tra la colonna di Caldarelli e Napoli.”. Quando accadde tutto ciò ? Ritengo che il Forbes si riferisse a Rotonda dove i due gruppi si divisero. Forbes scriveva che: Garibaldi si spinse avanti la mattina con un paio di postini, portando con sé Cosenz, Sirtori, Trecchi, Nullo, Missori, Stanietti, Gusmarola e Basso ordinarono al resto del suo stato maggiore di seguire l’esercito il più velocemente possibile.”. Forbes scriveva, e forse si riferiva a Rotonda, che lì: Garibaldi si spinse avanti la mattina con un paio di postini, portando con sé Cosenz, Sirtori, Trecchi, Nullo, Missori, Stanietti, Gusmarola e Basso ordinarono al resto del suo stato maggiore di seguire l’esercito il più velocemente possibile.”. Dunque, secondo il Forbes, Garibaldi da Rotonda riparte insieme ad alcune guide e postini ed insieme a COSENZ, SIRTORI, TRECCHI, NULLO MISSORI, STANIETTI, GUSMAROLA e BASSO. Ma abbiamo altresì visto che alcuni Ufficiali, tra questi che accompagnarono Garibaldi nella suo viaggio fino a Sapri, in realtà, lo stesso Forbes scrive di avere incontrato a Lagonegro. Cosa accade ? Intanto bisogna dire che la testimonianza del Forbes è utilissima in quanto chiarisce che PEARD non era con Garibaldi. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 416-417, in proposito scriveva che: “Sappiamo che con Garibaldi v’erano il Peard e altri cui i privati mezzi permettevan di seguire la veloce andatura della sua carrozza. Quando Garibaldi aveva deviato per Sapri, il Peard con alcuni compagni avevano proseguito per la strada maestra giungendo a Sala prima degli altri. Eran partiti di là quasi subito ed il Forbes, che vi era arrivato poco dopo, s’era sentito dire con sua meraviglia come Garibaldi fosse passato da Sala forse mezz’ora prima.”. Dunque, il Forbes e il Peard erano partiti non con Garibaldi. Lo afferma pure il Canzio (…), che però aveva lasciato Garibaldi a Tarsia. Riguardo agli altri ufficiali che non erano partiti con Garibaldi, come ad esempio NULLO e TRECCHI riporto sempre la testimonianza di Forbes (….) che nel suo Diario, scritto il 3 settembre 1860 a Lagonegro, Charles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, nel cap. XVIII, a p. 214, in proposito scriveva che: Raggiungemmo Castelluccio la sera alle sette, mezz’ora dopo la partenza della retroguardia napoletana. Qui Caldarelli era ricorso al vecchio trucco napoletano, che si tenta sempre di tenere unite le truppe in extremis, di emanare un ordine del giorno che annunciava il rapido arrivo degli austriaci a supporto del loro amato monarca. Il Conte Trecchi arrivò poco dopo, diretto a Caldarelli, con le condizioni del Generale. Etc…”. Dunque, il conte Trecchi era andato a trovare, su ordine di Garibaldi il generale Caldarelli che si trovava con le sue truppe Regie a Castelluccio. Garibaldi era già arrivato a Tortora. Quindi TRECCHI non era con Garibaldi. Forbes, a p. 215 scriveva pure che: L’Intendente ci invitò a colazione, dove trovammo Trecchi e Nullo, insieme a Caldarelli e alcuni dei suoi ufficiali. Si erano comportati molto bene, mi disse Nullo, il che significava che avevano fatto ciò che in qualsiasi altro paese sarebbe stato considerato esattamente l’opposto, vale a dire, avevano abbandonato la causa a cui avevano giurato fedeltà.”. Dunque, se NULLO era a Castelluccio a cenare con l’Intendente di Caldarelli non poteva essere con Garibaldi. Forse Nullo, lasciò Castelluccio e raggiunse Garibaldi a Rotonda ?. Infatti, il De Cesare (….) scriveva che partendo da Cosenza, Garibaldi, nel suo viaggio, almeno fino a Rotonda, aveva al suo seguito ed era accompagnato da alcuni ufficiali e giornalisti che lo accompagnavano. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 908, in proposito scriveva che: “Passò la notte seguente a Cosenza, e ne ripartì il primo settembre, accompagnato da non più di trenta persone, fra ufficiali e guide. Ricordo con certezza Enrico Cosenz, che non lasciò più sino a Napoli; Turr, Corte, Caldesi, Avezzana, Musolino, Nullo, Mordini, Missori, Serafini, e due giornalisti, che erano anche volontari: Carlo Arrivabene e Antonino Gallenga, corrispondenti di giornali inglesi. Attraversando il resto della Calabria, sino al primo paese di Basilicata, che fu Rotonda, Garibaldi trovò la rivoluzione compiuta quasi dappertutto.. I compagni di Garibaldi, dunque, secondo il De Cesare, almeno fino a Rotonda, non erano gli stessi che poi lo seguirono a Sapri. De Cesare scriveva che, Garibaldi partendosi da Cosenza, e portandosi verso Rotonda in Basilicata, era accompagnato da un gruppo di una trentina di fidati collaboratori tra i quali vi erano: Enrico Cosenz che era stato nominato generale e che non lo lasciò mai fino a Napoli; il generale TURR, CORTE, CALDESI, AVEZZANA, MUSOLINO, NULLO, MORDINI, MISSORI, SERAFINI, e due giornalisti, che erano stati volontari: CARLO ARRIVABENE e ANTONINO GALLENGA. corrispondenti di giornali inglesi. Ma non tutti accompagnarono in seguito Garibaldi a Sapri, che il 3 settembre, alla marina di Castrocucco s’imbarcò per Sapri. Vedremo in seguito che arrivati a Rotonda, NULLO sarà inviato verso il generale Caldarelli a Lagonegro per fargli trattare la resa. Pare però, come vedremo che questa nutrita comitiva si divise. Ma, dopo Cosenza, in seguito, non tutti accompagnarono Garibaldi a Sapri, che il 3 settembre, alla marina di Castrocucco s’imbarcò per Sapri. Vedremo in seguito che arrivati a Rotonda, Nullo sarà inviato verso il generale Caldarelli a Lagonegro per fargli trattare la resa. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 701, in proposito scriveva che: “Il 1 settembre il Generale Garibaldi era a Cosenza; La notte del 2 Settembre al 3 con sei compagni scese Laino al mare; il giorno 3 va per mare a Sapri; etc…”. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 701, in proposito scriveva che: “Il 1 settembre il Generale Garibaldi era a Cosenza; La notte del 2 Settembre al 3 con sei compagni scese Laino al mare; etc…”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a pp. 130 e ssg., in proposito scriveva che: “I. Egli e sei compagni, cioè il Cosenz, il Bertani, Rosagutti, Nullo, Basso e Gusmaroli, cavalcarono l’intera notte su muli, per strade orribili e scesero alla spiaggia fra Tortora e Scalea (1).”. Mazziotti, a p. 130, nella nota (1) postillava: “(1) Cronistoria del Lacava, pag. 702. Il Trevelyan nel suo mirabile lavoro – Garibaldi e la formazione dell’Italia – traduzione di Emma Bice Dobelli ha descritto più diffusamente di ogni altro il viaggio del dittatore. Questi discese alla marina da un punto non molto discosto da Torraca e da Maratea.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a pp. 130 e ssg., in proposito scriveva che: “I. Egli e sei compagni, cioè il Cosenz, il Bertani, Rosagutti, Nullo, Basso e Gusmaroli, cavalcarono l’intera notte su muli, per strade orribili e scesero alla spiaggia fra Tortora e Scalea (1).”. Mazziotti, a p. 130, nella nota (1) postillava: “(1) Cronistoria del Lacava, pag. 702. Il Trevelyan nel suo mirabile lavoro – Garibaldi e la formazione dell’Italia – traduzione di Emma Bice Dobelli ha descritto più diffusamente di ogni altro il viaggio del dittatore. Questi discese alla marina da un punto non molto discosto da Torraca e da Maratea.”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a p. 27, in proposito scriveva che: “Nella sera del 2 Settembre, ad ora inoltrata, Garibaldi con sei suoi fidi e valorosi compagni, Cosenz, Bixio, Medici, Sirtori, Bertani e Basso, suo Segretario particolare – tutti nomi sacrati alla storia – con la scorta di alcuni del luogo, partono da Rotonda in carrozze, e giungono presso Laino, dove, per non imbattersi con la retroguardia del Generale Caldarelli, che era tuttavia a Castelluccio, lasciano la strada rotabile, e su cavalli e muli battono lo stretto sentiero del fiume Lao per scendere al mar Tirreno.”. Dunque, il Pesce (….) scriveva che insieme a Garibaldi vi era COSENZ, BIXIO, MEDICI, SIRTORI, BERTANI e BASSO (Segretario particolare di Garibaldi). L’Avv. Carlo Pesce scriveva che con Garibaldi vi era Bixio, Medici e Sirtori, oltre a Bertani e Basso. Ma ciò non corrisponde al vero in quanto Bixio e Medici conducevano le loro brigate lungo la strada consolare in direzione di Salerno. Sirtori, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Meridionale non era di sicuro al seguito di Garibaldi ma come ha scritto l’Agrati, aveva il suo Quartier generale altrove. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 412, in proposito scriveva che: Arriva così ad un punto quasi equidistante fra Maratea e Scalea, donde una piccola barca porta lui e i suoi compagni – cinque in tutto, dice il Bertani – a Sapri.”. Agrati scriveva che il Bertani scriveva che sulla piccola barca si imbarcarono per Sapri cinque in tutto, ma Bertani, sui cavalieri che accompagnarono Garibaldi e con lui si imbarcarono diretti a Sapri non dice che erano quattro, ovvero cinque in tutto. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, riferendosi al 3 settembre, a p. 576 ed in proposito scriveva che: “A giorno fatto il Generale Garibaldi giunge con i suoi seguaci alla marina di Scalea, ed ivi avendo trovata una barcaccia con due remiganti vi monta coi Generali Cosenz e Tur con Bertani e Basso e due Uffiziali di Stato Maggiore, e fa rotta alla volta di Sapri costeggiando…Press’a poco a mezzodì il Generale Garibaldi con le persone del suo seguito sbarca alla marina di Sapri, per rimanervi il resto del giorno e la notte.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 416, in proposito scriveva che: “Sappiamo che con Garibaldi v’erano il Peard e altri cui i privati mezzi permettevan di seguire la veloce andatura della sua carrozza. Quando Garibaldi aveva deviato per Sapri, il Peard con alcuni compagni avevano proseguito per la strada maestra giungendo a Sala prima degli altri. Eran partiti di là quasi subito ed il Forbes, che vi era arrivato poco dopo, s’era sentito dire con sua meraviglia come Garibaldi fosse passato da Sala forse mezz’ora prima. I cittadini di Sala etc…”. Dunque, l’osservazione di Agrati che, parlando di ciò che avvenne a Sala nei primi giorni di settembre, attesta che fra i compagni di Garibaldi, imbarcatisi per Sapri, non vi era nè il Forbes e nè il Peard che, invece, erano insieme a Garibaldi, forse a Rotonda, dove Garibaldi deviò, ma essi non andarono con lui verso Sapri. Carlo Agrati (….), nel suo Da Palermo al Volturno, ed. Mondadori, Verona, 1937,  a p. 410, aggiungeva pure che: “Ripresa la marcia nel pomeriggio, il Dittatore entrava in Spezzano Albanese, ove l’attendeva una dimostrazione così entusiastica da quasi impallidire quella stessa di Monteleone. Ma egli vi si trattenne assai poco e a sera giungeva in Castrovillari e vi passava la notte sul 2 di settembre. Poi, all’alba in viaggio di nuovo. Il Canzio con altri era stato lasciato a Tarsia e seguiva in ritardo. Egli nota nel suo Diario: “1° settembre – Siamo a Tarsia. Il Generale ci precede e parte per Castrovillari.”. Agrati scriveva che le notizie tratte dal Diario del Canzio, rimasto a Tarsia, il 1° settembre, dopo la partenza di Garibaldi da Tarsia, sono inesatte. In effetti è inesatto quando scrive che Bertani ritorna a Paola per portare i volontari a Sapri. Sarà Turr a farlo su ordine di Garibaldi. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 411, in proposito scriveva che: “Il lavoro intorno a Sirtori è febbrile. Telegrammi arrivano e partono ad ogni momento e portano per tutto indirizzo: – Bixio o Medici etc…, dove si trova. – Da ogni parte si comunicano continui spostamenti, si chiedono istruzioni, viveri, scarpe soprattutto, mezzi di trasporto etc…Poi anche il Quartier generale si sposta, da Cosenza a Spezzano, da qui a Castrovillari. Quanto a Garibaldi egli è avanti a tutti, ormai lontano, e procede senza posa. Lasciata Castrovillari all’alba del 2 settembre coi suoi pochi, esce qualche ora dopo dalla Calabria ed entra in Basilicata per il passo di Morano etc…”. Dunque, Bixio, Medici e Sirtori non erano con Garibaldi come invece scriveva Pesce. Agrati, però, parlando di Rotonda, dove Garibaldi arriva entrando in Basilicata il 2 settembre 1860, cita la testimonianza di Forbes (…). Dunque, a Rotonda, Forbes era al seguito di Garibaldi ? Prosegue con lui ?. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 416, in proposito scriveva che: “Sappiamo che con Garibaldi v’erano il Peard e altri cui i privati mezzi permettevan di seguire la veloce andatura della sua carrozza. Quando Garibaldi aveva deviato per Sapri, il Peard con alcuni compagni avevano proseguito per la strada maestra giungendo a Sala prima degli altri. Eran partiti di là quasi subito ed il Forbes, che vi era arrivato poco dopo, s’era sentito dire con sua meraviglia come Garibaldi fosse passato da Sala forse mezz’ora prima. I cittadini di Sala etc…”. Dunque, l’osservazione di Agrati che, parlando di ciò che avvenne a Sala nei primi giorni di settembre, attesta che fra i compagni di Garibaldi, imbarcatisi per Sapri, non vi era nè il Forbes e nè il Peard che, invece, erano insieme a Garibaldi, forse a Rotonda, dove Garibaldi deviò, ma essi non andarono con lui verso Sapri. Per vedere quale seguito avesse con se Garibaldi allo sbarco a Sapri possiamo riferirci agli stessi uomini che entrarono con lui a Napoli il 7 settembre 1860. La comitiva resterà pressochè invariata da Sapri a Napoli. La situazione creatasi sulla piccola spiaggetta di Castrocucco si ripetè a Napoli, il 7 settembre 1860 all’ingresso nella Capitale del Regno delle Due Sicilie. Della comitiva di Garibaldi che entrò a Napoli festante non vi sono notizie molto sicure. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 430-431, in proposito scriveva che: “Il Forbes dice che il Missori e il Nullo e due altre Guide, trovati dei cavalli, facevano largo innanzi alla carrozza in cui erano con Garibaldi il Cosenz, il Gusmaroli e lo Stagnetti. Ma il De Cesare afferma che il Cosenz stesso gli dichiarò che per la gran folle egli si trovò diviso dal Generale, sì che entrò in Napoli per altra strada, recandosi anzitutto a salutare sua madre che da undici anni non vedeva. Il Marti dice che a fianco di Garibaldi stava seduto Liborio Romano; il D’Aunay invece afferma che nella prima vettura delle dieci di cui era composto il corteo – mandata dalla principessa d’Angri, nizzarda di nascita -, c’erano Garibaldi, Bertani, un giovane napoletano Salazaro con una enorme bandiera tricolore e un tal Gavarone, che nemmeno lui sa identificare meglio. Quanto al Salazzaro sappiamo chi è: si tratta di Demetrio Salazaro, non napoletano però ma reggino, patriota ed artista etc…Nella seconda carrozza c’erano, sempre a quel che dice il D’Aunay, fra Pantaleo, Turr, Missori e Basso. Lo Zasio racconta che il Cosenz e il Missori erano andati via a cavallo, e ch’egli con Bertani, Manci, Nullo, Gusmaroli e Stagnetti eran riusciti ad attaccarsi alla vettura del Generale…..Troviamo citati dai diversi narratori il Cosenz ed il Bertani e fra le guide, il Missori, il Nullo, il Manci, e lo Zasio; il Basso segretario e fra gli aiutanti del Generale il Gusmaroli, il Mario, che aveva seco, lo dice egli stesso, la moglie Jassie, ed anche il Canzio, il quale di certo però non v’era, poiché nel suo diario scrive che Garibaldi partì senza di lui – e lo vedemmo a Castrovillari, precedendolo nelle ultime tappe, di modo che egli, il Canzio, non giunse a Napoli che il 7 di sera. V’era poi di sicuro, lo dicon tutti, Gaspare Trecchi, e v’era pure Nicola Mignogna e Pietro Lacava, il quale ultimo, in un suo scritto, afferma di no avere mai visto manifestazione più grandiosa e commovente etc…Non c’era invece il Peard arrivato il dì prima, né Lodovico Frapolli, che aveva preceduto gli altri di qualche ora per prendere possesso dell’ufficio telegrafico.”. Dunque, il Canzio non era con Garibaldi neanche a Castrocucco. Infatti, Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 430-431, in proposito scriveva che: “….ed anche il Canzio, il quale di certo però non v’era, poiché nel suo diario scrive che Garibaldi partì senza di lui – e lo vedemmo a Castrovillari, precedendolo nelle ultime tappe, di modo che egli, il Canzio, non giunse a Napoli che il 7 di sera.”. Dunque, il Canzio non era con Garibaldi perché a Tarsia non partì con lui ma restò con la sua Brigata. Infatti, Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 311-312, in proposito scriveva: Un bel chiaro di luna. Sul cadere della notte (2 settembre), Garibaldi lascia rotonda in carrozza. Il Canzio nel suo ‘Diario’, in data 3, nota: “Il Generale deviò per Sapri. Il Generale Caldarelli, con 2000 soldati e 12 pezzi di artiglieria, ci precede d’una tappa”. Gli altri della scorta, tra cui Musolino, Missori, i giornalisti Arrivabene e Gallenga, Peard, che poi sarà scambiato per Garibaldi dalle popolazioni data la sua somiglianza con lui, proseguono sulla via di Napoli lungo la Consolare.”. Dunque, Pepe, sulla scorta del Diario del Canzio (….)(che seguì Garibaldi fino a Cosenza), riguardo la data del 3 settembre 1860 del suo Diario scriveva che Garibaldi partitosi da Rotonda, “….il Generale si avviò per Sapri” e “…..Gli altri della scorta, tra cui Musolino, Missori, i giornalisti Arrivabene e Gallenga, Peard, che poi sarà scambiato per Garibaldi dalle popolazioni data la sua somiglianza con lui, proseguono sulla via di Napoli lungo la Consolare.”. Dunque, secondo il Diario del Canzio, con Garibaldi, da Rotonda si avviarono per Sapri e facevano parte della sua scorta: MUSOLINO, MISSORI, ARRIVABENE, GALLENGA e PEARD, ma essi però lo lasciarono proseguendo sulla strada Consolare per le Calabrie diretti a Napoli. Dunque, i cinque signori non fecero più parte della scorta di Garibaldi. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo, L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane, Salerno, Linotip. S. Jannone, 1960, a pp. 116-117, parlando di Casalbuono e non del Fortino, in proposito scriveva che: “VI. Nel dì precedente l’Eroe s’era avviato con i suoi a Casalbuono (18) – paese che segue il confine tra la provincia di Salerno e la Basilicata – dove giunse in carrozza dalla vecchia rotabile (19) alle 5 del giorno 4. Lo accompagnavano Turr, Cosenz, Sirtori, Caldesi, Avezzana, Musolino, Nullo, Mordini, Missori, Serafini ed i giornalisti di giornali inglesi.”. Dunque, De Crescenzo riferendosi all’arrivo di Garibaldi a Casalnuovo scriveva che egli era accompagnato dal generale Turr, Cosenz, Sirtori, Caldesi, Avezzana, Musolino, Nullo, Mordini, Missori e Serafini, personaggi dei quali in parte ho già parlato. E’ chiaro che anche se De Crescenzo si riferiva all’arrivo della comitiva a Casalnuovo, poichè la comitiva di Garibaldi proveniva dalla Taverna del Fortino del Cervaro va da se che questi personaggi erano con lui anche al Fortino. De Crescenzo si riferiva all’arrivo della comitiva a Casalnuovo ma credo che gli accompagnatori di Garibaldi si partissero dal Fortino, ovvero essi erano al Fortino con Garibaldi. Queste notizie, De Crescenzo le prese dal testo di Giuseppe Guerzoni (….), del suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, vol. I-II, ed. Barbèra, Firenze, 1882, in cui a p. 177, in proposito scriveva che: “…..”. Da questa notizia possiamo dire se questi personaggi facessero parte della comitiva che da Castrocucco accompagnava Garibaldi a Sapri ?. Sappiamo che il generale Turr, non era a Sapri perchè era partito per il Fortino su ordine di Garibaldi. Sappiamo che il generale Enrico Cosenz era con Bertani e Garibaldi a Castrocucco, da dove in barca si recarono a Sapri. Di Sirtori, Caldesi, Avezzana, Musolino, Nullo, Mordini, Missori e Serafini, sappiamo che solo Nullo viene citato come uno dei sei che accompagnava Garibaldi a Sapri. E’ molto probabile che Sirtori, Caldesi, Avezzana, Musolino, Mordini, Missori e Serafini, fossero già al Fortino per incontrarsi con Garibaldi. Di sicuro, insieme al Bertani vi era il segretario di Garibaldi, Giovan Battista Basso. Nato a Nizza nel 1824, fu compagno di Giuseppe Garibaldi sin dagli anni giovanili. Seguì il generale in tutte le sue imprese, persino in prigione e a Caprera negli ultimi anni di vita. Nel 1866 comandò il V Reggimento Volontari e venne decorato con la medaglia d’argento al valore militare. Durante la terza guerra di indipendenza fu aiutante di campo di Garibaldi e suo fedelissimo segretario: risulta che ne sapesse imitare benissimo la grafia e che scrisse numerose missive in sua vece. Da Wikipedia leggiamo che Luigi Gusmaroli (Mantova, 28 maggio 1811 – La Maddalena, 28 febbraio 1872) è stato un patriota e religioso italiano. Animato da ideali patriottici ed impegnato nel comitato segreto della sua provincia, per seguire Garibaldi abbandonò il sacerdozio, restando sempre molto legato all’eroe per tutto il resto della vita e seguendolo nelle successive vicende belliche. Prese parte alla Spedizione dei Mille e dopo lo sbarco a Marsala fece parte del Quartier Generale come addetto assieme a Cenni, Bandi, Gargiotti, Elia, Schiaffino e Stagnetti. Il Bandi racconta che durante il viaggio a bordo del Lombardo per passare il tempo Gusmaroli giocasse a carte con la moglie di Francesco Crispi. Cesare Abba lo descriveva come una persona un po’ curva, di piccola taglia, tarchiato e con passo da marinaio, lunghi capelli bianchi e barba modellata come quella di Garibaldi, somigliando non poco a quest’ultimo quando avesse avuto venti anni in più. Tale somiglianza indusse i volontari siciliani a scambiarlo per il vero Garibaldi, come accadrà successivamente nel continente con Peard, altro “sosia” di Garibaldi. Il Gusmaroli, nonostante l’età era spesso in prima linea e al ritiro di Garibaldi a Caprera lo seguì stabilendosi nell’isola de La Maddalena dove morì con Garibaldi, che alla sepoltura fece leggere un discorso di elogio con qualche venatura anti-clericale. Riguardo Nullo, Wikipedia ci dice che Francesco Nullo (Bergamo, 1º marzo 1826 – Krzykawka, 5 maggio 1863) è stato un patriota e militare italiano. Animato da profondo spirito patriottico, si unì nel 1859 a Garibaldi nelle file dei Cacciatori delle Alpi per combattere contro gli austriaci. Ma l’impresa per la quale passò alla storia fu la spedizione dei Mille. Nullo si occupò personalmente dell’arruolamento dei volontari nella propria città che, visto il grande numero di adesioni, si poté fregiare dell’appellativo di Città dei Mille. Scrisse sul Libro d’Onore dei volontari bergamaschi. Sempre su Wikipedia leggiamo che Rosagutti fu un capitano che si rese artefice della battaglia garibaldina di Varese nel 1859. Credo che avesse aderito ai Cacciatori delle Alpi, il corpo fondato da Giuseppe Garibaldi. Alfredo Schettini (….), nel suo “Trecchina nel presente e nel passato – 1936”, del 1947, Tip. Ferrari, Alessandria, a pp. 69-70, in proposito scriveva che: Ma il generoso Dittatore ad evitare combattimenti, che avrebbero causato spargimento di sangue fraterno, muta itinerario. Insieme a Bertani, Basso, Bixio, Cosenz, Medici, Sirtori e Turr parte da Rotonda e per un sentiero di montagna raggiunge Tortora, in provincia di Cosenza, ove fu accolto con entusiastiche manifestazioni. All’ingresso del paese si fece trovare una deputazione di gentili signore,  fra le quali Isabella Laura Palagano. Il Generale, che fu ospitato in casa Lomonaco-Melazzi, scese quindi alla marina di Maratea.”. Alfredo Schettini (….), nel suo “Trecchina nel presente e nel passato – 1936”, del 1947, Tip. Ferrari, Alessandria, a pp. 69-70, in proposito scriveva che: Insieme a Bertani, Basso, Bixio, Cosenz, Medici, Sirtori e Turr parte da Rotonda e per un sentiero di montagna raggiunge Tortora, in provincia di Cosenza, ove fu accolto con entusiastiche manifestazioni. All’ingresso del paese si fece trovare una deputazione di gentili signore,  fra le quali Isabella Laura Palagano. Il Generale, che fu ospitato in casa Lomonaco-Melazzi, scese quindi alla marina di Maratea.”. E già Schettini, fra i compagni di Garibaldi che partono con lui da Rotonda mette pure il generale Turr, ma sappiamo che Turr era a Lagonegro, e si era partito con Garibaldi da Cosenza e non da Rotonda. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 98, in proposito scriveva che: “Dopo la capitolazione del generale Caldarelli e del generale Ghio con un esercito di quindicimila uomini, Garibaldi avanzò rapidamente da Cosenza a Castrovillari e il 2 settembre, accompagnato da Cosenz, Bixio, Medici, Sirtori, Bertani e dal segretario Basso, toccò il territorio lucano, entrando in Rotonda, entusiasticamente acclamato dalla popolazione in delirio e dai patrioti. Etc…”. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 311-312, in proposito scriveva: Un bel chiaro di luna. Sul cadere della notte (2 settembre), Garibaldi lascia Rotonda in carrozza. Il Canzio nel suo ‘Diario’, in data 3, nota: “Il Generale deviò per Sapri. Il Generale Caldarelli, con 2000 soldati e 12 pezzi di artiglieria, ci precede d’una tappa”. Gli altri della scorta, tra cui Musolino, Missori, i giornalisti Arrivabene e Gallenga, Peard, che poi sarà scambiato per Garibaldi dalle popolazioni data la sua somiglianza con lui, proseguono sulla via di Napoli lungo la Consolare. Ma, tornato sempre in carrozza sulla rotabile, e rientrato in Calabria, dopo di aver percorso una dozzina di chilometri, deve abbandonarla per avvicinarsi al mare ed infilare la gola del fiume Lao, il fiume che sbocca presso Scalea, ed ove non ci sono tracce di strade, ma sentieri orribili, come li dice Bertani nel suo diario. E così che verso le ottto e mezzo, Garibaldi e i suoi compagni, montati su muli, procedono lungo la sponda sinistra del fiume. Etc…Dopo una distesa di parecchie miglia sotto il chiaro di luna, non potendo proseguire verso sud per quei sentieri, giunti presso Laino, essi guadano il fiume e passano sulla sponda destra, dirigendosi verso ponente. Rimontano sulle alture e costeggiano Aieta sul confine della Basilicata ed entrano a Tòrtora. Qui sostano e sono ospitati in casa di Emanuele Lomonaco-Melazzi, ove passano il resto della notte. La mattina del 3, scendono alla marina in quel tratto di spiaggia equidistante tra Scalea e Maratea, a destra della foce del fiume Castrocucco (o Noce), quindi in territorio di Maratea. Tale fiume divide la Calabria dalla Basilicata. In quella deserta spiaggia, etc..”. Alessandro Serra (….), nel suo L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 331-332, in proposito scriveva che: “…Alle vicinanze di Laino, abbandonò la rotabile, e sul dorso di cavalli e muli col seguito di sei persone – il Bertani dice quattro – s’avviò lungo il sentiero che costeggia il fiume Lao per giungere a Scalea.”. Serra, sulla marcia di Garibaldi, a p. 332, nella nota (12) postillava: “(12) A. Pepe, Nel 150° Annuale della nascita di Garibaldi A. La marcia attraverso il Bruzio ed una deviazione improvvisa, in “Brutium”, Reggio Calab., novembre-dicembre 1957. V. anche la sua comunicazione al 2° Congresso Storico Calabrese in questi Atti.”. Inoltre, Serra scriveva che la comitiva di Garibaldi partitasi da Rotonda era composta da sei persone in tutto, compreso Garibaldi e cita Bertani che dice essere cinque in tutto. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a pp. 146-147, in proposito scriveva che: Il giorno dopo, attraverso lo stesso percorso seguito da Pisacane tre anni  prima, salì al Fortino e nella taverna che già aveva accolto il Napoletano si incontrò col medico Agostino Bertani, attivo organizzatore della spedizione; col generale Stefano Turr, comandante della XV Divisione; con Enrico Cosenz, comandante della XVI Divisione; con Giuseppe Piola, comandante della Marina Siciliana; con Giovanni Basso, suo segretario; etc…(61).”. Fusco, a p. 352, nella nota (64) postillava: “(64) Quanto fu detto e deciso nella taverna del ‘Fortino’ è riportato dallo stesso Bertani (A. Bertani, Ire politiche d’oltre tomba, Firenze, Polizzi, 1869, pp. 73 ss..). Garibaldi etc…Per stralci più ampi del testo di Bertani cfr. P. Russo, Un brandello dell’impresa ecc…, cit., pp. 35-37”. In questo passaggio, il Fusco scrive che Garibaldi si era incontrato con  Stefano Turr e con Enrico Cosenz alla taverna del Fortino mentre io scrissi che Garibaldi insieme a loro viaggiò in una barchetta con la quale sbarcò a Sapri, dove insieme a loro si recò a casa del barone Giovanni Gallotti. Scrivere, come ha fatto il Fusco (riferendosi a Garibaldi):  “…..si incontrò col medico Agostino Bertani, etc…, col generale Stefano Turr, etc…, con Enrico Cosenz, etc…”, potrebbe indurre a credere, oltre che essi si incontrarono al Fortino, che essi non erano insieme quando arrivarono e si incontrarono alla taverna del Fortino del Cervaro. Essi, come racconta lo stesso Agostino Bertani, nei suoi Diarii, si partirono insieme da Castrocucco ed insieme arrivarono a Sapri. Infatti, l’Avv. Carlo Pesce, a pp. 399-400, in propposito scriveva che: “III….narrato diffusamente nel Diario dal medico Agostino Bertani, assieme con la descrizione di quel viaggio avventuroso, che è pregio di trascrivere qui integralmente: “Dopo una cavalcata che durò più che intera notte, Garibaldi discendeva la mattina del 3 Settembre con sei compagni, fra i quali era anche io, dal monte al lido di Maratea.”. Nel suo racconto, il Bertani scrive che erano sei cavalieri che accompagnavano Garibaldi a Sapri, imbarcatisi con una barcaccia dopo aver visitato il castello del Labanchi vicino Maratea. Secondo il Pesce, il Bertani, nel suo narrato dei suoi “Diarii” scriveva che Garibaldi, “….con sei compagni, fra i quali era anche io, dal monte al lido di Maratea.” ed il Pesce scriveva anche che Garibaldi “col suo gruppo…”. Chi erano i sei cavalieri con i quali Garibaldi sbarcò sulla spiaggia di Sapri, il 3 settembre 1860 e quindi mi chiedo chi fossero i sei ospiti, oltre al Garibaldi, del barone Giovanni Gallotti ?.  Sono gli stessi che insieme a Garibaldi fecero il percorso descritto dall’Avv. Carlo Pesce che, nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 397, in proposito scriveva pure che: “III. Nella sera del 2 settembre, ad ora inoltrata, Garibaldi con suoi sei fidi e valorosi compagni, Cosenz, Bixio, Medici, Sirtori, Bertani e Basso, suo Segretario particolare – tutti nomi sacrati alla storia – con la scorta di alcuni patrioti del luogo, partono da Rotonda in carrozze, e giungono presso Laino, etc…”. Dunque, il gruppo che accompagnava Garibaldi a casa Gallotti era composto da Enrico Cosenz, Nino Bixio, Alfonso Medici, il generale Sirtori, il medico Agostino Bertani ed il segretario personale di Giuseppe Garibaldi, …….Basso. Non faceva parte del gruppo il generale Stefano Turr che, era arrivato con la sua divisione a Sapri già la mattina del 2 settembre e che il 3 settembre era salito a Lagonegro. Infatti, nella mia Relazione storica, nel 1998, Analisi: Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“ scrivevo che: A Sapri, Garibaldi con il suo gruppo, fu ospitato dal barone Giovanni Gallotti e fu proprio in questa casa che ‘l’eroe dei due Mondi’ scrisse al Generale Turr, informandolo dello sbarco etc…(172).”. Nella mia nota (172) postillavo che: (172) Infante A., Garibaldi nel Cilento, Torchiara, 1984, pp. 57, 58.”. Dunque, in conclusione il nutrito gruppo che accompagnava Garibaldi, partitosi da Rotonda, proseguendo il viaggio in carrozza ad un certo punto si divide ed il gruppo di Garibaldi si riduce a sette in tutto. Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, stampato a Sarno-Napoli, 1960, nel cap. V, a pp. 160-161, dando torto all’Agrati, in proposito scriveva che: Niente di più inesatto !. Garibaldi, partito a cavallo da Rotonda verso le quattro del mattino del 3 settembre insieme con i Generali Bixio, che a Calatafimi dubitò e da Garibaldi ebbe la risposta: “Nino, qui si fa l’Italia o si muore; Cosenz, Medici e Bertani, si diresse a Tortora attraverso il territorio di Laino, puntando sul Carro, secondo le istruzioni avute dalla famiglia ospite di Rotonda. E venne a Tortora etc….. Dunque, secondo il Fulco, Garibaldi venne a Tortora con i Generali NINO BIXIO, COSENZ, MEDICI ed il BERTANI. Fulco mette fra i cinque anche il nme del generale MEDICI che poi vedremo, secondo i suoi testimoni porterà con se a Castrocucco, in ostaggio, il giovanetto figlio Domenico del Notaio Francesco Marsiglia. Sulla presenza di BIXIO e MEDICI, nutriamo dei dubbi. Tuttavia, come vedremo alcuni storici locali, sulla scorta di alcuni documenti, scrivevano che a Tortora, della piccola comitiva di Garibaldi faceva parte sia il generale Bixio che il generale Medici. In particolare ciò accadde nel passaggio di Garibaldi da Tortora di cui parlerò. Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, stampato a Sarno-Napoli, 1960, nel cap. VI, a pp. 168-169 e ssg., riferendosi ai figli di don Biagio Maceri di Tortora, in proposito scriveva che: Ebbe due figli: ….l’altra, Teresa, fu data in moglie a Don Biagio Lomonaco Melazzi oriundo d’Aieta che dimorò a Tortora e nel 1860 ospitò Garibaldi, Bixio, Medici, Cosenz e Bertani.”. Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, stampato a Sarno-Napoli, 1960, nel cap. V, a pp. 160-161, dando torto all’Agrati, in proposito scriveva pure che:Niente di più inesatto !. Garibaldi, partito a cavallo da Rotonda verso le quattro del mattino del 3 settembre insieme con i Generali Bixio, che a Calatafimi dubitò e da Garibaldi ebbe la risposta: “Nino, qui si fa l’Italia o si muore; Cosenz, Medici e Bertani, si diresse a Tortora etc…”. Dunque, in questo passaggio, il Fulco sostiene che Garibaldi si era partito da Rotonda insieme ai Generali Bixio e Medici. Biagio Moliterni (….), sul blog “Abystron.org” così riepilogava la giornata di Garibaldi a Tortora: Il folto corteo raggiunse quindi la casa di don Biagio Lomonaco Melazzi, genero di don Biagio Maceri per averne sposato la figlia Teresa. L’unica eccezione fu quella del notaio Francesco Marsiglia che, fedele al regime borbonico, si rifiutò di rendere omaggio all’Eroe e che per questo motivo rischiò di essere passato per le armi. L’ordine di fucilazione fu però strappato dallo stesso Garibaldi, il quale, per intercessione del sacerdote don Mansueto Perrelli, optò per la presa in ostaggio del giovane figlio del notaio, Domenico. Questi, portato con sé a cavallo dal Medici, fu poi liberato intorno alle ore 14,00, ovvero nel momento in cui il gruppo di garibaldini, lasciata Tortora, si imbarcò per Sapri all’Agnola di Castrocucco, in territorio di Maratea.”. Dunque, Biagio Moliterni, forse sulla scorta di Amedeo Fulco, scriveva che Garibaldi strappò l’ordine di arresto che aveva firmato per il Notaio di Tortora Francesco MARSIGLIA, ma fece portare in ostaggio dal MEDICI, il giovane figlio del Notaio, DOMENICO MARSIGLIA. Moliterni (….), però cita il generale MEDICI e scriveva che il giovane ragazzetto: “Questi, portato con sé a cavallo dal Medici, fu poi liberato intorno alle ore 14,00, ovvero nel momento in cui il gruppo di garibaldini, lasciata Tortora, si imbarcò per Sapri all’Agnola di Castrocucco.”. Dunque, secondo Moliterni, insieme a Garibaldi doveva esserci anche MEDICI che arrivato a Castrocucco si sarebbe imbarcato con Garibaldi e gli altri sei compagni ?. In effetti sulla compagnia di Garibaldi, che poi sbarcherà a Sapri, alcuni fanno dei nomi ed altri storici ne fanno altri. Biagio Moliterni (….) scriveva che, il 9 luglio 1882 Pietro Lomonaco-Melazzi lo rievocò in un discorso tenuto alla Società Operaia «Silvio Curatolo» di Aieta: «Il 3 settembre 1860 il Comune vicino di Tortora ebbe l’onore e il piacere di alloggiarlo fra le sue mura; anzi dimorò per varie ore in casa di mio fratello Biagio ch’è domiciliato e residente a Tortora, ove prese una refezione insieme ai Generali Bixio, Cosenz, Medici e Bertrani, soli, senza niuna forza». L’evento è confermato da un telegramma che l’Eroe dei Due Mondi inviò il 7 febbraio 1875 allo stesso don Biagio Lomonaco Melazzi: «Caro Melazzi, Grazie per la vostra del 1° e per il gentile ricordo. Salutatemi il fratello  …Vostro G. Garibaldi». Moliterni riporta un passo del Fulco (….) che, a pp. 166-167, in proposito scriveva: “L’evento storico è confermato, oltre che da fonti orali, da una lettera con firma autentica di Garibaldi datata da Roma 7 febbraio 1875 e conservata in casa Lomonaco, e dell’accenno che ne fece Pietro Melazzi-Lomonaco, presidente della Società Silvio Curatolo di Aieta, nel suo discorso commemorativo di Garibaldi, tenuto ai soci di quel sodalizio il 9 luglio 1882. “Il 3 settembre 1860 – egli disse – il Comune vicino di Tortora ebbe il piacere di alloggiarLo fra le sue mura; anzi dimorò per varie ore in casa di mio fratello Biagio ch’è domiciliato e residente a Tortora., ove prese una refezione insieme ai Generali Bixio, Cosenz, Medici e Bertani, soli, senza niuna forza”.”. Dunque, come scriveva e testimoniava suo fratello, Pietro Melazzi-Lomonaco (….), don Biagio Lomonaco-Melazzi era su fratello. Amedeo Fulco nel suo testo riporta anche la testimonianza di un Tortorese. Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, Napoli, 1960, ristampato dal Comune di Tortora a cura di Aleardo Dino Fulco, nel cap. V, a pp. 129-130, in proposito scriveva che Garibaldi: Il primo tortorese a veder Garibaldi e i suoi quattro compagni di viaggio fu Mastro Paolo Maceri, allora adolescente che sulle colline del Carro badava all’armento. “Si era anche a due ore dall’alba – ci diceva vent’anni addietro Mastro Paolo Maceri che conservò una vigoria fisica ed una lucidità di mente sorprendenti fino alla tardissima età – quando fui attratto dalla presenza di cinque uomini a cavallo apparsi ad un 30 metri circa da me, sulla sboccata dell’erta proveniente da Laino, indecisi, ora che avevano innanzi a sé l’ampio orizzonte dell’altipiano del Carro e la discesa, sulla pista mulattiera da imboccare. Etc…”. Amedeo Fulco (….), nel suo “Memorie storiche di Tortora Con uno studio critico sull’antica Blanda”, Libreria Intercontinentalia, Napoli, 1960, ristampato dal Comune di Tortora a cura di Aleardo Dino Fulco, nel cap. V, a pp. 129-130, in proposito scriveva che: Avute le informazioni richieste, Garibaldi e i compagni, spronati i cavalli, ripresero il loro cammino in direzione del paese.”. Dunque, Amedeo Fulco riporta la testimonianza di mastro Paolo Maceri, che si trovava a condurre i suoi armenti, scriveva di aver incontrato il gruppo o la piccola comitiva di Garibaldi che viaggiava sulla groppa di muli. Maceri testimonia essere una comitiva di cinque persone in camicia rossa. Egli raccontava che:  Erano tutti e cinque meravigliosi nella loro tenuta su cui spiccava la camicia rossa e nelle loro splendide armature.”. Riccardo Finelli (….), nel suo “150 anni dopo – ai quaranta all’ora sulle tracce di Garibaldi”, a p. 148, in proposito scriveva che: “La strada con il Generale si divide perché lui, a cavallo, tirò giù dritto verso il mare. Prima seguendo il corso del Mercure fino a Laino, poi attraverso mulattiere fra i monti fino al Passo del Carro e da lì giù a picco lungo la valle della Fiumarella, fino a Tortora. In quel momento Garibaldi si divise anche dalla colonna che lo accompagnava. Giunse infatti notizia che nei pressi del Valico di Prestieri, si trovasse un battaglione di tremila borbonici in ritirata, comandato dal Generale Cardarelli. Garibaldi diede ordine ai suoi soldati di inseguirlo, mentre lui e un manipolo di ufficiali avrebbero raggiunto Sapri, unendosi agli uomini comandati dal fidato Stefano Turr e da lì risalito verso Lagonegro per accerchiare (e soprattutto disarmare) quei soldati in rotta….Dopo Castelluccio inferiore attraversi valle del torrente Migliasole e sali fra i boschi proprio agli ottocentotrentasette metri del valico di Prestieri, la radura dei borbonici in discioglimento, spartiacque fra Tirreno e Jonio. Ritrovi nella vecchia stazione del Passo la ferrovia del Poliino, che oggi ti accompagna e ti guida come un filo d’Arianna per districarti nel gioco a incastri di queste valli.”. Dunque, è interesante ciò che scrive il Finelli (…), sulla scorta del Pucci. Finelli scrive che, ad un certo punto del viaggio di Garibaldi che da Rotonda si portò verso la costa, per poi imbarcarsi per Sapri: “In quel momento Garibaldi si divise anche dalla colonna che lo accompagnava.”. e, senza spiegare da quale momento (a Laino, al Carro, etc…?) scriveva che la colonna di Garibaldi “si divise”. Finelli, continuando il suo racconto aggiungeva i motivi della separazione di Garibaldi dagli altri ufficiali che si separavano da lui ed in proposito scriveva: “Giunse infatti notizia che nei pressi del Valico di Prestieri, si trovasse un battaglione di tremila borbonici in ritirata, comandato dal Generale Cardarelli. Garibaldi diede ordine ai suoi soldati di inseguirlo, mentre lui e un manipolo di ufficiali avrebbero raggiunto Sapri, unendosi agli uomini comandati dal fidato Stefano Turr e da lì risalito verso Lagonegro per accerchiare (e soprattutto disarmare) quei soldati in rotta….”. Sulla questione aveva già scritto Biagio Moliterni (….), sul blog “Abystron.org” così riepilogava la giornata di Garibaldi a Tortora: La sosta a Tortora fu imprevista e organizzata in tutta fretta. Il Generale, reduce dalla conquista della Sicilia e della Calabria, era diretto a Napoli in vista dello scontro decisivo con l’esercito di Francesco II, e voleva arrivarci nel più breve tempo possibile per non dar tempo al nemico di organizzarsi. Ma la sera di domenica 2 settembre 1860, mentre si trovava a Rotonda, ospite della famiglia Fasanelli, seppe che i circa 3000 soldati borbonici del generale Caldarelli, sia pure in ritirata, erano attestati presso Castelluccio e rischiavano di rallentare la sua marcia. Decise perciò di spostarsi sulla costa tirrenica calabrese per poi recarsi via mare a Sapri, dove c’erano ad attenderlo i 1500 uomini delle brigate Milano, Spinazzi e Puppi che, provenienti da Paola, erano appena sbarcati nella cittadina campana sotto la guida del generale Türr. Etc…”. Dunque è a Rotonda che Garibaldi seppe delle truppe del Caldarelli ed è a Rotonda che, come abbiamo già visto la nutrita comitiva di Ufficiali al seguito di Garibaldi, furono da lui dirottati sulla Strada delle Calabrie che lui, invece volle abbandonare. Riguardo poi alle truppe che il generale Turr aveva già portato da Paola a Sapri (insieme al colonnello Rustow), il 2 settembre 1860, Moliterni scriveva che: “L’intenzione di Garibaldi era di dirottarli sul passo del Fortino, non lontano da Lagonegro, per sbarrare la strada alle truppe del Caldarelli e poter riprendere con maggiore sicurezza il cammino verso la capitale dell’ormai traballante Regno delle Due Sicilie.”. Dunque, Moliterni, riferendosi a Garibaldi e a ciò che decise di fare, in proposito scriveva che: “In un primo momento aveva pensato di raggiungere il Tirreno attraverso la valle del Mercure-Lao, ma poi cambiò idea e vi giunse, per vie interne, passando per il territorio di Tortora. Probabilmente, la variazione di programma gli fu suggerita da don Bonaventura De Rinaldis, di Rotonda, la cui figlia Filomena aveva sposato il tortorese don Francesco Maceri. Ed è proprio al padre di quest’ultimo, il sindaco don Biagio Maceri, che don Bonaventura inviò un messaggio segreto per avvertilo dell’imminente arrivo dell’illustre ospite. Garibaldi, con alcuni uomini al seguito, forse sei, lasciò Rotonda in piena notte e, seguendo le indicazione del giovane pastore Paolo Maceri, incontrato sull’altipiano del Carro, giunse a Tortora intorno alle 10,30 del mattino seguente.”

Nel 3 settembre 1860, lunedì, l’arrivo nella baia naturale di Sapri e lo sbarco sulla spiaggia di Giuseppe GARIBALDI, Nino BIXIO, Agostino BERTANI, Enrico COSENZ, MEDICI (?), SIRTORI (?), Rosagutti, Nullo, Basso e Gusmaroli 

Nel 1998, in occasione della redazione dell’“Analisi: Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma e su incarico del Comune di Sapri che redissi per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.), in proposito così scrivevo che: “…….Tre anni dopo, …..Giuseppe Garibaldi che, il 3 settembre 1860, alle tre e mezzo del mattino, con Bixio, Bertani, Basso, Cosenz, Sirtori, ….giunsero, provenienti da Maratea su di una barca a vela sulla spiaggia di Sapri ove trovarono la gente che commossa alla vista del popolare eroe, sventolando fazzoletti tricolori lo salutava con trepidante gioia…Etc…(172).”. Nella mia nota (172) postillavo che: (172) Infante A., Garibaldi nel Cilento, Torchiara, 1984, pp. 57, 58.”. Sull’importante episodio scrisse pure Antonio Infante (….), nel suo “Garibaldi nel Cilento” e, a p. 57, in proposito scriveva che: “Nella notte tra il 2 e il 3 settembre Garibaldi da Cosenza si portò a Rotonda, da qui si diresse alla marina di Scalea, poi nei pressi di Laino il sentiero del fiume Lao. Cavalcò tutta la notte per vie anguste e difficili su un mulo, sostò un attimo alla marina presso Torraca con i suoi compagni di viaggio: Cosenz, Gusmaroli, Basso, Nullo, Rosagutti e Bertani. Quest’ultimo scendendo dal mulo esclamò, tirando un respiro di sollievo: “Eccoci qui, noi sette su sette muli, incamminati alla conquista di un Regno”. Etc…”. Come si può leggere, Infante scrive “alla marina di Torraca” e qui fa un errore perchè si trattava di Tortora. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Egli, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 456, dal Diario di Bertani, in proposito scriveva che: Per la costa del monte arriviamo in vista della spiaggia. Giunge una barca da Maratea. Tutti sette entriamo. Il generale si sdraia a prora, lo copriamo colla vela. I due remiganti lentamente vogano, sotto il cocente sole, e là dorme pacifico chi porta in sè il futuro destino dell’Italia una. Che emozione! Le memorie del passato mestamente s’affollano colle speranze del presente. Garibaldi si desta. Il nome di Pisacane è sulle labbra di tutti. Cosenz tace, visibilmente commosso. Si sbarca a Sapri. Là sulla spiaggia, accampati in buon ordine, i volontari della legione acclamano Garibaldi e son raggianti. Egli li carezza con gli occhi e li anima colla parola. Sappiamo che gli altri corpi a marcia forzata corrono verso di noi. Etc…”. Dunque, secondo il racconto di Agostino Bertani riportato dalla giornalista Jessie White Mario, da Castroucco, in sette montarono su una barca fino a Sapri, Garibaldi, Bertani, Cosenz, Rosagutti, Nullo, Basso e Gusmaroli. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 908 parlando di Garibaldi a Rogliano e poi a Cosenza, in proposito scriveva che: “Ricordo con certezza Enrico Cosenz, che non lo lasciò più sino a Napoli; Turr, Corte, Caldesi, Avezzana, Musolino, Nullo, Mordini, Missori, Serafini, e due giornalisti, che erano anche volontari: Carlo Arrivabene e Antonio Callenga, corrispondenti di giornali inglesi. Attraversando il resto della Calabria, sino al primo paese di Basilicata, che fu Rotonda, Garibaldi trovò la rivoluzione compiuta quasi dappertutto. Fra i molti scrittori, i quali, più o meno confusamente, descrissero quella marcia, vanno accettati Giacomo Racioppi e Michele Lacava, le cui narrazioni sono abastanza precise e documentate. Da Rotonda, dove giunse il 2 settembre, Garibaldi scese alla marina di Scalea, dove s’imbarcò. Arrivò la sera del 3 a Sapri dov’era approdata, il giorno innanzi, la divisione di Rustow e Pianciani, la quale, ultima arrivata, divenne l’avanguardia dell’esercito garibaldino.”. Agostino Bertani (….), nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, dove, il Bertani, a pp. 71 e ssg., in proposito scriveva che: “Narro al pubblico per la prima volta questo piccolo episodio della campagna politica del 1860….. Dopo una cavalcata che durò più che un’intiera notte, Garibaldi discendea la mattina del 3 settembre con sei compagni, fra i quali era anch’io, dal monte al lido di Maratea. Di là, trovata una barcaccia ci indirizzammo con due remiganti e costeggiando a Sapri. Erano su quella spiaggia accampati in buon numero alcuni dei corpi di volontari della legione da me preparata per invadere lo Stato pontificio alla quale, bramosa di misurarsi coll’armi senza esserci sino allora riuscita, procurai con ogni sforzo di affrettare sul cammino di Napoli l’incontro col nemico, intanto che gli altri corpi a marce forzate venivano verso la capitale dalle estreme Calabrie.”. Bertani, in questo passaggio a p. 72 scrive che erano “sette cavalieri”, ma non diceva chi fossero i sei compagni di  Garibaldi. Bertani scrive che vi era lui e Garibaldi, e gli altri cinque chi erano?.  Agostino Bertani (….), nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, dove, il Bertani, a p. 72 e ssg., in proposito scriveva che: “Quante volte, scherzando, io avevo detto, ai compagni della lunga e notturna cavalcata: Eccoci in sette cavalieri con sette muli all’impresa di conquistare un regno!. E quando eravamo stretti nella barca che vogava per Sapri, mentre Garibaldi stava sdraiato a prora e coperto dalla vela per difesa dal sole che ci cuoceva, dicevano fra noi: – Chi mai supporrebbe che là, additando il generale, sta accovacciato, quasi fosse un fuggente, chi porta in sè il futuro destino dell’unità d’Italia! E andavamo, ciascuno alla nostra volta e secondo i propri sogni e i proprii piani, quasi fissando fra noi il giorno della vittoria nostra finale contro il Borbone. Nessuno di noi l’avrebbe sperata così facile e vicina! Da Sapri, l’indomani martedì 4 settembre, alle 5 di mattina, coll’istesso gruppo di compagni, più qualcuno del luogo etc..”. Bertani, in questo passaggio a p. 72 scrive che erano “sette cavalieri”, ma non diceva chi fossero i sei compagni di  Garibaldi. Bertani scrive che vi era lui e Garibaldi, e gli altri cinque chi erano?. Nella mia nota (172) postillavo che: (172) Infante A., Garibaldi nel Cilento, Torchiara, 1984, pp. 57, 58.”. Infatti, Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 57, in proposito scriveva che: “Il tre settembre, all’alba, i sette si avviarono verso Sapri. Garibaldi era molto stanco per la difficile cavalcata della passata notte, per cui durante tutto il tragitto si sdraiò sulla barca, guidata da due marinai e dormì destandosi nella baia saprese. A Sapri si giunse alle tre e mezzo; molta gente e volontari accorsero sulla spiaggia per salutare il Generale, reduce vittorioso dalla Sicilia. La gente sorpresa ed emozionata sventolò fazzoletti e applaudì a lungo il leggendario Condottiero dei Mille, che a sua volta non senza emozione rispose al saluto commovente degli astanti. I sapresi lo aspettavano ansiosi, ma non così presto, per cui trovandosi al cospetto del più popolare eroe d’Italia rimasero sorpresi e piansero dalla gioia.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, a pp. 455-456, in proposito scriveva che: “…il Generale, io (Bertani), Rosagutti, Nullo, Basso, Gusmaroli sui muli, cavalcammo per strade orribili il generale alla testa, noi seguendo in silenzio…..Etc… Per la costa del monte arrivammo in vista della spiaggia. Giunge una barca da Maratea. Tutti sette entriamo. Il generale si sdraia a prora, lo copriamo colla vela. I due remiganti lentamente vogano, sotto il cocente sole,  là dorme pacifico chi porta in sé il futuro destino dell’Italia una. Che emozione! Le memorie del passato mestamente si affollano le speranze del presente.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a p. 131, in proposito scriveva che: “Egli e sei compagni, cioè il Cosenz, il Bertani, Rosagutti, Nullo, Basso e Gusmaroli, cavalcarono l’intera notte su muli per strade orribili e scesero alla spiaggia fra Tortora e Scalea (1).”. Mazziotti, a p. 132, nella nota (1) postillava: “(1) Cronistoria del Lacava, a p. 702. Il Treveljan nel suo mirabile lavoro ‘Garibaldi e la formazione dell’Italia – traduzione di Bice Dobelli ha descritto più diffusamente di ogni altro il viaggio del Dittatore. Questi scese alla marina a un punto non molto discosto da Torraca e da Maratea.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 111-112 e ssg., in proposito scriveva che: “Gli facevano compagnia il Bertani, il Cosenz, il Nullo, il Rosagutti, il Basso ed il Gusmaroli, …..Il 3 settembre, di buon mattino, tutti insieme decisero di avviarsi a Sapri, allora povera borgata sorta dove un tempo era stata ‘Scidro’ o ‘Sipro’ città della Magna Grecia, oggi bella cittadina che si avvia a considerevole progresso. Garibaldi, che si sentiva abbastanza stanco per la cavalcata notturna, si sdraiò nella prua della barca guidata da due marinai e fu coperto con una vela dagli amici, perchè il sole cocente di mezzogiorno lo protegesse. Non tardò poi ad addormentarsi e si destò allo arrivo a Sapri. Entrando a vele spiegate, nella baia di Sapri, il Duce ed i suoi si levarono in piedi, non solo per ammirare la bella spiaggia che s’era presentata ai loro occhi, ma per rendere, in nome della Patria, onore alla memoria del condottiero dei Trecento che, tre anni prima, precorrendo gli eventi, era arrivato lì presso ad issare la bandiera della libertà; ma, incalzato da un fatale destino, aveva tramutato quel luogo in ara di martirio. III. L’arrivo a Sapri fu alle 3,30. Garibaldi scorse subito molti volontari accampati sulla spiaggia e gente che, rimossa dalla sorpresa, emozionata dalla vista delle camicie rosse, non credendo quasi alla cosa, era corsa entusiasta a curiosare e, passando dalla sorpresa alla gioia, ammirava e salutava il Condottiero dei Mille, per accogliere – come dicevano – il “fratello Garibaldi”, reduce vittorioso dalla Sicilia. Alba del giorno precedente v’era approdato il generale Rustovv con le brigate Milano e Spinazzi. Il Dittatore gli ordinò di avanzare con la prima brigata composta da novecento uomini, la sola veramente completa, per Vibonati, donde avrebbe proseguito per Padula. Mandò poi, a breve distanza, le brigate Spinazzi e Puppi.”. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a pp. 146-147, in proposito scriveva che: “Mentre il Vallo di Diano era presidiato a nord e a sud rispettivamente da Lorenzo Curzio da Sant’Angelo a Fasanella presso il ponte di Campestrino e da Francesco Galloppo da Polla presso la Certosa di San Lorenzo, Garibaldi il 3 settembre (un lunedì) sbarcò a Sapri (57). Qualche giorno prima (30 d’agosto) a Soveria Mannelli, in provincia di Catanzaro, aveva sbaragliato le truppe del generale Giuseppe Ghio, che nell’occasione non mostrò la sicurezza evidenziata nella “scaramuccia” di Padula (58).”. Fusco, a p. 352, nella nota (57) postillava: “(57) Il giorno prima erano già sbarcate a Sapri le truppe al comando di Stefano Turr e di Guglielmo Rustow.. Fusco, a p. 352, nella nota (58) postillava: “(58) Giuseppe Ghio chiuse i suoi giorni assassinato a Napoli nel 1874 da mano ignota”.  Fusco, a p….., nella nota (59) postillava che: “(59) Cfr. cap. VII, n. 13”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 112, nella nota (9) postillava che: “(9) Il Treveljan riferisce invece che il Dittatore sbarcò sulla spiaggia di Sapri e vi passò la notte in una capanna di legno.”. Si tratta del testo di George Macaulay Treveljan (….), Garibaldi and the Thousand (1909) (Garibaldi e i Mille). Docente di storia moderna all’Università di Cambridge (1927-40), poi rettore del Trinity College (1940-51), si dedicò inizialmente alla storia inglese del XIV secolo e dell’età degli Stuart, poi al Risorgimento italiano con una trilogia su Giuseppe Garibaldi. Ciò che scrive il De Crescenzo non è proprio corretto in quanto è vero che lo scittor inglese Treveljan riportò la notizia su Garibaldi a Sapri ma non lo fece sul testo Garibaldi and the Thousand (1909), dove, infatti, a p. 316, nell’Epilogo scriveva che: “the story of Garibaldi and the throusand down the taking of Palermo has an historical and artistic unity. In an later volume, entitled Garibaldi and the making of Italy, I have told the history of the following six months. The occupation of eastern Sicily, the battle of Milazzo, the crossing of the straits, the march throungh Calabria and the Basilicata etc…”. Dunque, la notizia si trova nell’altro testo di Treveljan, intitolato “Garibaldi and the making of Italy”, nel 1911, che ci parla dei mesi successivi allo sbarco in Calabria. George Macaulay Treveljan (….), nel suo “Garibaldi and the make of Italy” (1909)(Garibaldi e la formazione dell’Italia), nel capitolo “The march throug Calabria”, a p. 156 e ssg., nel capitolo “In the bay of Sapri”, a p. 157, in proposito scriveva che: …from Tortora and Maratea. Thence a small boat took them on to Sapri. There is no finer part in the whole coast-line of Italy than this unvisited riviera, where the precipitous ridges run hout one beyond another and sink into the waves (3). The rugged coast is best from a boat, but Garibaldi, exhausted by the night’s ride, lay asleep in the prow, while is friends covered him whit a sail tho protect him from the rais of the noonday sun. Only as they entered the bay of Sapri, they all stood up tho gaze on the beauty of the scene, and to honour the memory of Pisacane, who in 1857, had run into this bay to rise the Italian flag upon the mountains (1). On the beach where his forerunner had lanted under the shadow of doom, Garibaldi stepped ashore on the full tide of victory, welcomed as ‘fratello Garibaldi’ by the people of Sapri, who three years before had frowned on Pisacane and is more questionable following. Here also the Dictator found Turs’s, troops, who ad sailed in the day before from Paola (2). There is a fine beach, but no artificial landing-place at Sapri. Only there may be seen in the clear water the ruins of ancient pier. It runs out from the foundation of a palace built longe ago by some magnate of Imperial Rome, who discovered the beauty of the little bay, and carried thither the whole apparatus of ancient luxury, leaving less adventurous pleasure-seekers at Puteoli and Baiae. Some modern Lucullus will imitate him ere long. Meanwhile Garibaldi lanted there and spent the night in a straw hut upon the beach. Etc…, che tradotto significa:  “…..da Tortora e Maratea. Di lì una piccola barca li portò a Sapri. Non c’è parte più bella in tutta la costa italiana di questa riviera inesplorata, dove le creste scoscese corrono l’una dietro l’altra e sprofondano nelle onde (3). La costa frastagliata si visita meglio da una barca, ma Garibaldi, stremato dalla cavalcata notturna, giaceva addormentato a prua, mentre i suoi amici lo coprivano con una vela per proteggerlo dai raggi del sole di mezzogiorno. Solo quando entrarono nella baia di Sapri, tutti si alzarono per ammirare la bellezza della scena, e per onorare la memoria di Pisacane, che nel 1857, era corso in questa baia per issare la bandiera italiana sui monti (1) . Sulla spiaggia dove il suo precursore era approdato all’ombra della sventura, Garibaldi sbarcò nel pieno della vittoria, accolto come ‘fratello Garibaldi’ dal popolo di Sapri, che tre anni prima aveva disapprovato Pisacane ed è più discutibile seguito. Anche qui il Dittatore trovò le truppe di Turr, salpate il giorno prima da Paola (2). A Sapri c’è una bella spiaggia, ma nessun approdo artificiale. Soltanto nell’acqua limpida si possono vedere le rovine dell’antico molo. Si estende dalle fondamenta di un palazzo costruito molto tempo fa da un magnate della Roma Imperiale, che scoprì la bellezza della piccola baia e portò lì l’intero apparato dell’antico lusso, lasciando i meno avventurosi in cerca di piacere a Puteoli e Baia. Qualche moderno Lucullo lo imiterà tra non molto. Nel frattempo Garibaldi attraccò lì e passò la notte in una capanna di paglia sulla spiaggia. Etc…. Treveljan, a p. 156, nella nota (3) postillava: “(3) There is not, and never was a coast road, but since 1860 a railway has been driven along this coast. But those who pas through its tunnels to Sicily have no idea under what magnificent scenery they are travelling.”, che tradotto significa: “(3)  Non c’è, e non c’è mai stata, una strada costiera, ma dal 1860 è stata costruita una ferrovia lungo questa costa. Ma coloro che attraversano i suoi tunnel per raggiungere la Sicilia non hanno idea sotto quale magnifico scenario stanno viaggiando.”. Treveljan, a p. 157, nella nota (1) postillava: “(1)  See ‘Garibaldi and the Thousand’ p. 69.” che tradotto significa: “(1) Vedere Garibaldi and the Thousand’, p. 69.”. Treveljan nell’esporre lo sbarco a Sapri del generale Garibaldi è chiaro: egli scriveva che Garibaldi si pose a riposare in una piccola capanna di paglia non lontana dal posto di sbarco, ovvero l’attuale “banchina delle Camerelle”, ovvero il luogo dove ancora oggi, il località S. Croce, ancora non era stata costruita la “Specola” o “Osservatorio Astronomico” e vi era e si vedeva: A Sapri….Soltanto nell’acqua limpida si possono vedere le rovine dell’antico molo. Si estende dalle fondamenta di un palazzo costruito molto tempo fa da un magnate della Roma Imperiale, che scoprì la bellezza della piccola baia e portò lì l’intero apparato dell’antico lusso, lasciando i meno avventurosi in cerca di piacere a Puteoli e Baia. Qualche moderno Lucullo lo imiterà tra non molto.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a pp. 199-200, in proposito scriveva che: Soltanto, entrando nella baia di Sapri essi si rizzarono tutti in piedi, a mirare lo spettacolo che si offriva ai loro occhi e ad onorare la memoria di Pisacane, che nel 1857, si era  avventurato fin là per issare la bandiera italiana sui monti (2). Su quella stessa spiaggia, dove i precursori erano scesi incalzati da un triste fato, saltò a terra anche Garibaldi, ma sulle ali della vittoria, accolto come il “fratello Garibaldi”, da quella stessa gente di Sapri che tre anni prima aveva fatto il cipiglio a Pisacane e ai suoi sospetti compagni. Ivi erano giunte il giorno prima da Paola, anche le truppe del Turr (3). La spiaggia di Sapri è bella, ma non è provvista di uno scalo artificiale. Le sue limpide acque però, rivelano le rovine di un antico molo congiunto alle fondamenta d’un palazzo che un magnate dell’antica Roma imperiale, scoperta la bellezza della piccola baia, vi s’era fatto costruire, trapiantandovi tutto l’appannaggio del fasto romano e lasciando Puteoli e Baiae ai meno intraprendenti cacciatori del piacere. Qualche moderno Lucullo non tarderà ad imitarlo; per allora Garibaldi, sbarcò sulla spiaggia e vi passò la notte in una capanna di paglia.”. Treveljan, a p. 199, nella nota (1) postillava: “(1) Non c’è e non c’è mai stata una strada su questa costa, ma dal 1860 vi fu costruita una linea ferroviaria: quelli però che passano in treno per quei tunnel non hanno idea della magnifica bellezza del paese che traversano.”. Treveljan, a p. 199, nella nota (2) postillava: “(2) V. Garibaldi e i Mille, 88-90”. Treveljan, a p. 199, nella nota (3) postillava: “(3) La Cava, 702; Bertani, II, 184-185; Ire Pol., 71-72; Racioppi, 200; Maison, 63-64; Rustow, Brig. Mil., 18-19; Turr, Div., 149.”. Oltre alla narrazione dello storico Inglese, Treveljan, Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a p. 283, ci fa notare che: “Intanto a Sapri, secondo la narrazione del Rustow, etc…” e segue la narrazione del testo di Eliseo Porro che tradusse dal tedesco il testo di un eminente testimone e protagonista di quei avvenimenti, il generale Wilhelm Rustow. Infatti, Eliseo Porro, nel suo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow”, ed. Salvi, Milano, 1861, che a pp. 18 e ssg., in proposito scriveva che: “Alle 4 pomeridiane mi trovavo intento alla dolce occupazione del pranzo presso il mio ospite Don Antonio, in una casa posta nel bel mezzo del paese, mi trovai interrotto da un rumore che indicava qualcosa di straordinario. Esso fu ben tosto spiegato coll’annuncio dell’approdo del Dittatore, che sollecitamente ci fu recato dal posto di guardia stabilito presso la marina. Mi recai immantinente alla spiaggia, dove rinvenni Garibaldi in una capanna di paglia siffattamente circondato dal popolo da trovare alquanto difficile di potervi avvicinare. Dopo breve saluto, mi chiese di quanta truppa potessi disporre. – Di 1600 uomini risposi. – Avete un corpo interamente organizzato ? – La brigata Milano di 900 a 1000 uomini. – Fate disporre la brigata Milano per la marcia ed avvertitemi quando sarà pronta. Io stesso sarò con voi.”. Dunque, la notizia che Garibaldi da poco approdato sulla spiaggia di Sapri, si fosse fatto ricoverare in una capanna di paglia sula spiaggia stessa, proveniva dal generale di brigata Wilhelm Rustow. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 86-87, in proposito scriveva che: “…..de Dominicis, intraprese la strada interna e, dopo aver percorso diversi paesi della contrada, giungeva a Capitello (Ispani) e si rannodava di bel nuovo col Giordano. Quivi ebbero la ventura di trovare Garibaldi il quale, arrivato pochi momenti prima a Sapri, era stato già ricevuto da Michele Magnoni, che comandava l’avanzata alla testa della sua coorte.”. Angelo Guzzo (….), nel suo “Il Golfo di Policastro etc…”, parlando di Sapri, a p. 189, in proposito scriveva che: “Il 3 settembre 1860, Garibaldi, proveniente da Scalea, in barca, accompagnato da due marinai ed alcuni amici, tra i quali il Cosenz ed il Bertani, entrò, a vele spiegate, nella baia di Sapri. L’eroe ed i suoi si levarono in piedi, non solo per ammirare la bella spiaggia che si era presentata ai loro occhi, ma per rendere, in nome della Patria, onore al condottiero dei Trecento, che tre anni prima, percorrendo gli eventi, era arrivato lì presso ad issare la bandiera della libertà; ma, incalzato da un fatale destino, aveva tramutato quel luogo in ara del martirio. Garibaldi sbarcò a Sapri verso le 15,30 e vi trovò molti volontari accampati sulla spiaggia e gente che, rimossa dalla sorpresa, emozionata dalla vista delle camicie rosse, non credendo quasi alla cosa, era corsa entusiasta a curiosare e, passando dalla sorpresa alla gioia, ammirava e salutava il condottiero dei Mille, per accogliere come dicevano, il “fratello Garibaldi, reduce vittorioso dalla Sicilia”….(31).”. Guzzo, a p. 186, nella nota (31) postillava: “(31) G. De Crescenzo, L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane, Salerno, 1960, pagg. 110-111.”. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a p. 701, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, in proposito aggiungeva che: “Il 31 Agosto, Pietro mio fratello partiva con Mignogna all’incontro con Garibaldi. Il 1 Settembre il Generale Garibaldi era a Cosenza; la notte del 2 Settembre con sei compagni scese a Laino al mare; il giorno 3  va per mare a Sapri; da Sapri l’indomani martedì 4 Settembre parte e giunge al Fortino, e va a Casalnuovo; etc…(1).”. Lacava, a p. 701, nella nota (1) postillava: “(1) Riportiamo dall’opera del Racioppi: Storia dei moti di Basilicata etc…”. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a p. 701, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, in proposito aggiungeva che: “Il 1 Settembre il Generale Garibaldi era a Cosenza; la notte del 2 Settembre al 3 con sei compagni scese da Laino al mare; il giorno 3 va per mare a Sapri; da Sapri l’indomani martedì 4 Settembre parte e giunge al Fortino, e va a Casalnuovo; il 5 a Sala e pernotta ad Auletta; etc…”. Lacava, a p. 702 aggiunge che: “Per mare si portò a Sapri, e poi da Sapri risalì al Fortino di Lagonegro. Il 4 Settembre Garibaldi giunge al Fortino di Lagonegro, Confine tra la Proincia di Salerno e la Basilicata.”. Dunque, Lacava, ex garibaldino scriveva chiaramente che Garibaldi partì da Sapri il giorno 4 settembre. Lacava scriveva: da Sapri l’indomani martedì 4 Settembre parte e giunge al Fortino, e va a Casalnuovo; il 5 a Sala e pernotta ad Auletta; etc…”. Lacava lo ripete anche a p. 702. Michele Lacava (….), nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a p. 704, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, in proposito aggiungeva che: “Ed ora trascriviamo il Bertani:…. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a p. 707, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, in proposito aggiungeva che: “Nessuno di noi l’avrebbe sperata così facile e vicina! ….il Generale Garibaldi sbarcato a Sapri, giungeva al Fortino e si portava in Napoli. Le Brigate Milano e Spinazzi della divisione Tùrr sbarcarono a Sapri all’alba del 2 Settembre, il 3 pernottarono a Vibonati; continuarono la marcia partendo per tempo, e la sera del 4 furono a Casalnuovo, etc…”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 397, in proposito scriveva pure che: “III. Dopo circa 3 ore di faticoso tragitto, Garibaldi co’ suoi compagni sbarcarono inaspettatamente verso le 2 pom. del 3 settembre nell’ampia baia arenosa di Sapri, etc…. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a pp. 146-147, in proposito scriveva che: Il giorno dopo, attraverso lo stesso percorso seguito da Pisacane tre anni  prima, salì al Fortino e nella taverna che già aveva accolto il Napoletano si incontrò col medico Agostino Bertani, attivo organizzatore della spedizione; col generale Stefano Turr, comandante della XV Divisione; con Enrico Cosenz, comandante della XVI Divisione; con Giuseppe Piola, comandante della Marina Siciliana; con Giovanni Basso, suo segretario; etc…(61).”. Al Fortino, Garibaldi, si incontrò sicuramente sia con il generale Turr che con Cosenz, ma essi erano arrivati prima di lui a Sapri con le loro rispettive brigate. Fusco, a p….., nella nota (61) postillava: “(61) Ferruccio Policicchio, Le Camicie rosse nel Golfo di Policastro, in AA.VV.: Garibaldi e garibaldini ecc.., Ivi, p. 32. Mette conto riferire anche d’un episodio mai del tutto chiarito. Il giorno 3 settembre, prima che Garibaldi sbarcasse a Sapri (verso le ore 15.30), passò (verso le ore 13.00) per Sala un suo sosia (!), il colonnelo inglese John Peard, che fu scambiato per il Generale (per maggiori ragguagli cfr. P. Russo, Un brandello ecc…, cit, p. 29 sg.; G. D’Amico, Vicende e figure ecc…, cit., p. 17).”. In questo passaggio, il Fusco scrive che Garibaldi si era incontrato con  Stefano Turr e con Enrico Cosenz alla taverna del Fortino mentre io scrissi che Garibaldi insieme a loro viaggiò in una barchetta con la quale sbarcò a Sapri, dove insieme a loro si recò a casa del barone Giovanni Gallotti. Scrivere, come ha fatto il Fusco (riferendosi a Garibaldi):  “…..si incontrò col medico Agostino Bertani, etc…, col generale Stefano Turr, etc…, con Enrico Cosenz, etc…”, potrebbe indurre a credere, oltre che essi si incontrarono al Fortino, che essi non erano insieme quando arrivarono e si incontrarono alla taverna del Fortino del Cervaro. Essi, come racconta lo stesso Agostino Bertani, nei suoi Diarii, si partirono insieme da Castrocucco ed insieme arrivarono a Sapri. Infatti, l’Avv. Carlo Pesce, a pp. 399-400, in propposito scriveva che: “III….narrato diffusamente nel Diario dal medico Agostino Bertani, assieme con la descrizione di quel viaggio avventuroso, che è pregio di trascrivere qui integralmente: “Dopo una cavalcata che durò più che intera notte, Garibaldi discendeva la mattina del 3 Settembre con sei compagni, fra i quali era anche io, dal monte al lido di Maratea.”. Nel suo racconto, il Bertani scrive che erano sei cavalieri che accompagnavano Garibaldi a Sapri, imbarcatisi con una barcaccia dopo aver visitato il castello del Labanca vicino Maratea. Secondo il Pesce, il Bertani, nel suo narrato dei suoi “Diarii” scriveva che Garibaldi, “….con sei compagni, fra i quali era anche io, dal monte al lido di Maratea.” ed il Pesce scriveva anche che Garibaldi “col suo gruppo…”. Chi erano i sei cavalieri con i quali Garibaldi sbarcò sulla spiaggia di Sapri, il 3 settembre 1860 e quindi mi chiedo chi fossero i sei ospiti, oltre al Garibaldi, del barone Giovanni Gallotti ?.  Sono gli stessi che insieme a Garibaldi fecero il percorso descritto dall’Avv. Carlo Pesce che, nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 397, in proposito scriveva pure che: “III. Nella sera del 2 settembre, ad ora inoltrata, Garibaldi con suoi sei fidi e valorosi compagni, Cosenz, Bixio, Medici, Sirtori, Bertani e Basso, suo Segretario particolare – tutti nomi sacrati alla storia – con la scorta di alcuni patrioti del luogo, partono da Rotonda in carrozze, e giungono presso Laino, etc…”. Dunque, il gruppo che accompagnava Garibaldi a casa Gallotti era composto da Enrico Cosenz, Nino Bixio, Alfonso Medici, il generale Sirtori, il medico Agostino Bertani ed il segretario personale di Giuseppe Garibaldi, …….Basso. Non faceva parte del gruppo il generale Stefano Turr che, era arrivato con la sua divisione a Sapri già la mattina del 2 settembre e che il 3 settembre era salito a Lagonegro. Infatti, nella mia Relazione storica, nel 1998, Analisi: Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“ scrivevo che: A Sapri, Garibaldi con il suo gruppo, fu ospitato dal barone Giovanni Gallotti e fu proprio in questa casa che ‘l’eroe dei due Mondi’ scrisse al Generale Turr, informandolo dello sbarco etc…(172).”. Nella mia nota (172) postillavo che: (172) Infante A., Garibaldi nel Cilento, Torchiara, 1984, pp. 57, 58.”. Michelangelo Pucci (….), nel suo “Tortora – Natura, Storia Cultura”, a p. 99 ci parla della “Cronaca del viaggio di Garibaldi da Rotonda al Fortino” ed in proposito scriveva che: “Costeggiando al largo delle scogliere di Maratea e di Acquafredda, a bordo di una barca spinta da due rematori, nel pomeriggio sbarcò a Sapri alle ore 15:30 (3) unendosi ai contingenti sbarcativi nei giorni precedenti, fra i quali quello dei 1500 del gen. Turr (1), sbarcatovi il giorno prima da Paola. Dopo aver pernottato tra il 3 e il 4 settembre a Vibonati in casa De Nicolellis, la mattina del 4 settembre, passando per Casaletto Spartano, Tortorella e Battaglia, attraverso il passo di monte Cucuzzo giunse e sostò alla taverna del Fortino, dove nel 1857 aveva pernottato Carlo Pisacane, dove si ebbe l’incontro del gruppo Garibaldi con un messaggero del Dittatore della Sicilia con la proposta di proclamere l’annessione della Sicilia al nascente Regno di Italia. L’intervento di Bertani dissuase Garibaldi di accogliere la richiesta. A sera Garibaldi si fermò e pernottò a Castelnuovo (oggi Casalbuono) ospite della famiglia di Raffaele Sabatini. La mattina del 5 settembre si fermò fugacemente a Sala Consilina. Il 6 settembre fu a Salerno e l’otto settembre raggiunse Napoli (5).”. Pucci, a p. 102, nella nota (5) postillava: “(5) R. Finelli – 150 anni dopo – ai quaranta all’ora sulle tracce di Garibaldi”. Si tratta di Riccardo Finelli che, nel 2010 percorre in bici le principali tappe del tragitto che fece Garibaldi risalendo dalla calabra Soveria Manelli, Paola, Scalea, la Lucania, con Rotonda, etc…Il giovane autore fermandosi in questi luoghi raccoglie personali testimonianze e personali ed opinabili impressioni, non aggiungendo nulla di nuovo alle ricerche sullo storico evento. Alfredo Schettini (….), nel suo “Trecchina nel presente e nel passato – 1936”, del 1947, Tip. Ferrari, Alessandria, a pp. 69-70, in proposito scriveva che: “….scese quindi alla marina di Maratea. Con una vela peschereccia e, dopo una traversata di tre ore, sbarca a Sapri il tre settembre dove già erano approdate le truppe del generale Turr, provenienti dalle Calabrie. Garibaldi è ospite della famiglia Gallotti in Sapri e poscia della famiglia Del Vecchio a Vibonati. Etc..”. Il colonnello polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzonero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a pp. 299-300, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: ….a mezzodì dalla parte di mare arrivò a Sapri Garibaldi ….etc…”. Il generale Wilhelm (Guglielmo) Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, ( prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “….arrivò Garibaldi nel pomeriggio dalla parte di mare a Capri e dopo breve etc…”. In “Gli avvenimenti d’Italia del 1860 – etc…”, vol. I, a p. 170, in proposito è scritto che: “Capitolo Settimo – Garibaldi entra in Salerno. I. In Salerno erano fortemente trincerati 20.000 uomini di truppe napoletane sotto gli ordini di Bosco e di Barbalunga. Il 4 settembre 4,000 insorti , comandati dal generale Torre, sbarcarono a Sapri (2). Garibaldi ce nel 20 agosto trovavasi a Palmi, marciava su Salerno appoggiato sulla destra da Cosenz.”. Dunque, come si può leggere, il generale Turr è ivi chiamato “Torre”. Il testo, a p. 170, nella nota (2) postillava: “(2) Sapri, piccola città del Principato Citeriore con porto sul Mediterraneo; popolazione 1500.”. Raffaele De Cesare (Memor) (….), nel suo “La fine di un Regno – Dal 1855 al 6 settembre 1860 con prefazione di Raffaele De Cesare”, a p. 461, in proposito scriveva che: “Arrivò la sera del 3 a Sapri.”.  Nicola Montesano (….), nel suo “Casaletto, Terra in Provincia di Principato Citra”, a p. 111, in proposito scriveva che: “Come si legge anche all’inizio dello stralcio delle memorie di Bertani sopra riportato, l’arrivo al Fortino rinvanga nella memoria di tutti gli eventi tragici seguiti alla spedizione del loro amico e solidale Carlo Pisacane. Etc…”. Dunque, ciò che scrive il Montesano parlando di Casaletto, è fuorviante in quanto, “Come si legge anche all’inizio dello stralcio delle memorie di Bertani sopra riportato” si evince che già nell’arrivo di Garibaldi e degli altri sei, in barca, a Sapri, Garibaldi “rinvanga nella memoria di tutti gli eventi tragici seguiti alla spedizione del loro amico e solidale Carlo Pisacane” e non al Fortino. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 908, in proposito scriveva che: “Da Rotonda, dove giunse il 2 settembre, Garibaldi scese alla marina di Scalea, dove s’imbarcò. Arrivò la sera del 3 a Sapri dov’era approdata, il giorno innanzi, la divisione di Rustow e Pianciani, la quale, ultima arrivata, divenne l’avanguardia dell’esercito garibaldino. Il giorno 4 il dittatore si fermò all’osteria del Fortino, presso Casalnuovo, dove ricevé Nicola Mignogna e Pietro Lacava, che lo salutarono in nome del governo provvisorio di Basilicata, e gli portarono seimila ducati, in tante piastre e colonnati: somma che riuscì gradita al dittatore, e fu spesa, in gran parte, di sussidi ai soldati di Caldarelli, i quali, dopo la capitolazione di Cosenza, si ritiravano verso Napoli, e, dopo una nuova capitolazione fatta con Garibaldi, deposero le armi.”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 29-30, in proposito scriveva che: “Dopo circa 3 ore di faticoso tragitto, Garibaldi co’ suoi compagni sbarcarono inaspetatamente verso le 2 pom. del 3 Settembre nell’ampia arenosa spiaggia di Sapri, dove, nel giorno innanzi erano approdate, provenienti da Paola, su 5 vapori, la divisione Rustow e le Brigate Milano e Spinazzi della Divisione Turr, queste proseguirono tosto all’avanguardia dell’esercito meridionale per Casalbuono e Sala per tagliare la via alla Brigata Borbonica del Caldarelli; rimase a Sapri con la sua Divisione il Colonnello Polacco Rustow, il quale scrisse pure le memorie di quella campagna col titolo: ‘La guerra Italiana del 1860’. Garibaldi si fermò in Sapri poche ore in casa del Barone Gallotti, dove volle pranzare assai frugalmente, e quindi, montato un cavallo morello, e seguito pure dal Generale Tur, che aveva incontrato colà, partì per Vibonati, dove passò la notte in casa della patriottica famiglia Del Vecchio. Lungo quella via – dove Garibaldi etc….”. Il sac. don Giuseppe Cataldo (….), nel suo “Notizie storiche su Policastro Bussentino etc…”, testo dattiloscritto ed impaginato nel “Seminario Vescovile”, nel 1973, a pp. -76-77, in proposito scriveva che: Per i paesi del golfo di Policastro passò Garibaldi. La mattina del 3 settembre 1860 con sei fidi compagni, Cosenz, Bixio, Medici, Sirtori, Bertani e Basso, e con altri patrioti locali, dopo una breve sosta a Tortora, dove era arrivato per via di terra, raggiunse il Castell del Barone Labanchi, alla Secca di Castrocucco, presso Praja a Mare, nel comune di Maratea; poi, imbarcatosi su un peschereccio, rasentate le amene coste di Marina di Maratea, Porto, Cersuta, e Acquafredda, approdò a Sapri verso le ore 14. Quanti ricordi ! A molti sembrò che al passaggio di Garibaldi si fossero destate  per la gioia le ossa del Carducci, sepolto nella chiesa di Acquafredda l’11 luglio 1848.”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a pp. 142-143 e ssg., in proposito scriveva che: Ecco l’Acquafredda di Lucania, e poi il vallone di ‘Mezzanotte’; e finalmente, ecco la baia di Sapri, dominata da un anfiteatro di colline, coronate dal Monte ‘Olivella’. Era terra salernitana! Tre anni prima, all’improvviso, senza che alcuno sapesse nulla, sul mare era comparso un vapore: il “Cagliari”, dal quale, a tarda sera, erano scesi trecento uomini, al comando di ‘Carlo Pisacane’. Era il 28 giugno 1857. Lo sbarco di Garibaldi, venne, così, associato al ricordo della Spedizione dei “300”. Era stata quella, per prima, a far conoscere, nel salernitano, le vere aspirazioni dei cospiratori: cacciare lo straniero, conquistando la libertà e affrettando l’evento di una Italia unita, forte e temuta !. Nella storia, quella di Sapri era stata la via del martirio di Pisacane: la via della grande delusione! E Garibaldi fissò quella terra con animo commosso: una terra d’incanto, con i colli d’intorno coperti di uliveti. Tra quei colli, Pisacane s’era avviato verso una meta senza luce e senza speranza: solo, col suo cuore ardente e le sue illusioni ! Ma quando cammino, in soli tre anni, aveva registrato la storia ! E se Pisacane, in Sapri, non aveva trovato nessuno ad attenderlo, fuorchè l’ospitalità di un’osteria, Lui, il Dittatore, trovò la colonna del generale Turr ad accoglierlo, composta da 1500 volontari, quegli stessi che Bertani aveva procurati per la invasione dello Stato Pontificio, inquadrati nelle brigate “Milano” e “Spinazzi”. Era quella l’avanguardia dell’armata garibaldina, che doveva rifare, in altre condizioni, il cammino dei “300. (p. 146) Nella notte dal 3 al 4 settembre fu alla testa delle truppe, ed accanto a lui cavalcava il fedele Turr, della generosa terra d’Ungheria ! Lo Stato Maggiore di Garibaldi era formato da ufficiali valorosi, già provati in aspre battaglie, tutte combattute per la libertà e la indipendenza dei popoli. Lasciarono Sapri etc…”.  Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, riferendosi al 3 settembre, a p. 576 ed in proposito scriveva che: “A giorno fatto il Generale Garibaldi giunge con i suoi seguaci alla marina di Scalea, ed ivi avendo trovata una barcacia con due remiganti vi monta coi Generali Cosenz e Tur con Bertani e Basso e due Uffiziali di Stato Maggiore, e fa rotta alla volta di Sapri costeggiando…Press’a poco a mezzodì il Generale Garibaldi con le persone del suo seguito sbarca alla marina di Sapri, per rimanervi il resto del giorno e la notte.”. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 908, in proposito scriveva che: “Ricordo con certezza Enrico Cosenz, che non lasciò più sino a Napoli; Turr, Corte, Caldesi, Avezzana, Musolino, Nullo, Mordini, Missori, Serafini, e due giornalisti, che erano anche volontari: Carlo Arrivabene e Antonino Gallenga, corrispondenti di giornali inglesi. Attraversando il resto della Calabria, sino al primo paese di Basilicata, che fu Rotonda, Garibaldi trovò la rivoluzione compiuta quasi dappertutto. Fra i molti scrittori, i quali, più o meno confusamente, descrissero quella marcia, vanno eccettuati Giacomo Racioppi e Michele Lacava, le cui narrazioni sono abbastanza precise e documentate. Da Rotonda, dove giunse il 2 settembre, Garibaldi scese alla marina di Scalea, dove s’imbarcò. Arrivò la sera del 3 a Sapri d’overa approdata, il giorno innanzi, la divisione di Rustow e Pianciani, la quale, ultima arrivata, divenne l’avanguardia dell’esercito garibaldino. “. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a pp. 391-392, in proposito scriveva che: Il tre settembre Garibaldi, che la notte precedente era giunto alla spiaggia fra Tortora e Scalea, salito in una barca con due marinai, giunse a Sapri. L’ombra invendicata di Carlo Pisacane, che come nella leggenda degli antichi eroi vagava ansiosa in attesa del vindice che doveva placarne lo sdegno, quella mattina di certo aleggiò intorno all’Eroe nizzardo sulla fatidica spiaggia di Sapri. E lì, innanzi alla distesa del Tirreno ceruleo, lo spirito di Pisacane, etc….”. Giorgio Mallamaci (…), nel suo “Torraca – Storia di un borgo del Cilento”, parlando della “I moti del 1928 e del 1848” continuando a parlare di Torraca, a pp. 96-97 e ssg., nel capitolo “Torraca, 29 giugno 1857”, in proposito scriveva che: “Il 3 settembre, il generale Giuseppe Garibaldi dopo essere sbarcato a Sapri, etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 412, in proposito scriveva che: Per evitar quelle truppe che potrebbero riservagli qualche brutta sorpresa, nella notte del 3, riparte a cavallo, e si dirige al mare, scendendo la valle del Lao, ove non sempre son tracciati i sentieri. Poi, ad una dozzina di chilometri dalla Rotonda, lascia la valle e si dirige a ponente verso la costa, e là né di strade né di sentieri v’è traccia alcuna. Arriva così ad un punto quasi equidistante fra Maratea e Scalea, donde una piccola barca porta lui e i suoi compagni – cinque in tutto, dice il Bertani – a Sapri.”. Agrati scriveva che Bertani testimoniava che la comitiva che accompagnava Garibaldi era composta di cinque in tutto, compreso Garibaldi. Ma abbiamo visto che non è stato così. Bertani scriveva chiaramente essere in tutto sette.  Antonio Pizzolorusso (….), nel suo I martiri per la libertà italiana della provincia di Salerno dall’anno 1820 al 1857 con appendice intorno al moto rivoluzionario del 1860 per Antonio Pizzolorusso, Salerno, Tipografia Nazionale, 1885, si veda l’ed. Ripostes, a pp. 234-235, in proposito scriveva che: “….e Garibaldi resosi padrone della Sicilia, passa il Faro il 20 agosto, e ordina a Rustow di congiungersi in Paola al Generale Turr, ed egli imbarcatosi per Sapri li raggiunse il giorno 3 settembre ed ordina al primo d’ inoltrarsi con una brigata verso Vibonati e avanzarsi sulla via consolare.”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 824, in proposito scriveva che: Il giorno 3 , Türr partiva per Lagonegro per trovarvi notizie ed ordini di Garibaldi, e Rustow occupavasi dell’armamento della Guardia nazionale del paese; quando inaspettatamente videsi apparire Garibaldi arrivato anch’esso a Sapri per via di mare. A Rustow fu dato ordine di partire la stessa sera con la brigata Milano , la sola veramente completa , per Vibonate.”Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 100, in proposito scriveva che: “….fiume Noce e si fermò nel castello del barone Labanchi di Maratea, in attesa della barca che doveva condurlo a Sapri, dove in effetti giunse verso le ore 14 e dove già il giorno prima erano sbarcate, provenienti da Paola, la divisione Rustow e le Brigate Milano e Spinazzi della Divisione Turr. Si fermò per il pranzo in casa del barone Gallotti; poi si recò a Vibonati e passò la notte in casa della famiglia Del Vecchio. La mattina del 4 settembre, di buon’ora, riprese la marcia verso Torraca; attraversò i boschi del monte Salice e del monte Cocuzzo e giunse nelle prime ore del pomeriggio al Fortino di Lagonegro e si fermò proprio nella taverna nella quale nel 1857 Pisacane prese la decisione che doveva condurlo al vano combattimento sotto le mura della Certosa di S. Lorenzo di Padula e alla tragedia del 2 luglio 1857 a Sanza. La comitiva Garibaldina, a cui si era unito da Sapri anche il Turr, era preceduta dai volontari del Cilento e dai Garibaldini sbarcati a Sapri che fecero echeggiare le valli circostanti di canti patriottici e di grida: “Viva la libertà! Viva l’Unità d’Italia! Viva Garibaldi!”; erano uomini dei campi e delle botteghe, professionisti e impiegati che all’annunzio dell’arrivo del biondo Eroe avevano abbandonato il lavoro ed erano accorsi per unire fremiti di libertà a quelli degli artefici dell’unità d’Italia, per dividere con loro nel periglio i rischi e i sacrifici.”.  Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”,  ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 338-339, in proposito era scritto: Mentre Türr alle 3 della mattina era partito per Lagonegro onde prender gli ordini di Garibaldi, mentre Rüstow era occupato nell’ armamento della guardia nazionale dei dintorni, arrivò Garibaldi nel pomeriggio dalla parte di mare a Capri e dopo breve concerto imparti l’ordine a Rüstow di partire quella sera stessa colla brigata Milano, etc…”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 576 ed in proposito scriveva che: “3 Settembre. Press’a poco a mezzodì il Generale Garibaldi con le persone del suo seguito sbarca alla marina di Sapri, per rimanervi il resto del giorno e la notte. Nelle prime ore pomeridiane giunge nelle acque di Sapri il vapore Sardo la Dora e vi sbarca la persona, che vuole abboccarsi col Generale Garibaldi. “. Recentemente, Riccardo Finelli (….), nel 2010, nel suo “150 anni dopo –  ai quaranta all’ora sulle tracce di Garibaldi”, ed. Incontri, Sassuolo (Modena), a p. 154, in proposito scriveva che: “Arrivi a Sapri verso le undici di matina etc…Allora vai in municipio. Allo sportello informazioni, una donna con un etto e mezzo di matita sugli occhi e la faccia incazzata derubrica subito la tua richiesta a semplice informazione turistica. “Dovrebbe andare allo IAT”, sentenzia senza neppure togliere gli occhi dal PC. “Ma è aperto solo d’estate”. Per lei la cosa finisce qua. Passi un secondo dal lungomare, per una generica foto d’ordinanza a un mare verde smeraldo in cui due tizi in muta stanno aprendo la stagione dello snorkeling. Probabilmente il Generale sbarcò in un punto di questa spiaggia ghiaiosa e questo deve bastarti. Del resto a Sapri rimase poco. Giusto il tempo di scendere dalla scialuppa e poi scappò subito verso l’interno, a Vibonati, distante appena otto chilometri.”. Questo purtroppo resta di quello storico evento, di tutti i centinaia e migliaia di volontari garibaldini che sbarcarono a Sapri dal 2 settembre 1860 in poi, degli uomini di Cavour che cercò in tutti i modi di ostacolare e ritardare l’arrivo di Garibaldi a Napoli, etc…, dei migliaia di insorti Cilentani che a Sapri si diedero convegno per incontrare l’Eroe dei due Mondi e per dare una spallata al vecchio Regno Borbonico. 

Nel 3 settembre, 1860, a Sapri, in Garibaldi ed i suoi sei fidi amici, nella commozione del generale COSENZ per il ricordo della “Spedizione dei Trecento” e di Carlo PISACANE, si levarono in piedi sulla barca 

Il senatore Giustino Fortunato (…), in un suo celebre discorso sull’argomento, Per le lapidi a’ martiri della Patria, pronunciato a Potenza il 20 settembre 1898, ripercosse, tra studi e ricordi personali, quell’epopea così come fu vissuta da noi lucani. E Fortunato non manca di ricordare due avvenimenti legati alla nostra Maratea: il passaggio di Garibaldi in barca davanti la nostra costa e il sacrificio del nostro concittadino Carlo Mazzei (1843-1860). In questo discorso Fortunato cita il Diario di Agostino Bertani e scriveva che: “Quindici giorni dopo – continua – Garibaldi attraversa l’estremo lembo della nostra provincia. Nel diario, così poco noto, del Bertani, è cenno di quel grande avvenimento. “….Che emozione! Le memorie del passato si affollano con le speranze del presente. Garibaldi si desta. Il nome di Carlo Pisacane è su le labbra di tutti. Cosenz tace, visibilmente commosso.”. In questo passaggio del suo discorso Fortunato cita il “Diario” di Agostino Bertani che fu pubblicato da Jessie White Mario (….). Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Egli, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 456, dal Diario di Bertani, in proposito scriveva che: Per la costa del monte arriviamo in vista della spiaggia. Giunge una barca da Maratea. Tutti sette entriamo. Il generale si sdraia a prora, lo copriamo colla vela. I due remiganti lentamente vogano, sotto il cocente sole, e là dorme pacifico chi porta in sè il futuro destino dell’Italia una. Che emozione! Le memorie del passato mestamente s’affollano colle speranze del presente. Garibaldi si desta. Il nome di Pisacane è sulle labbra di tutti. Cosenz tace, visibilmente commosso. Si sbarca a Sapri. Là sulla spiaggia, accampati in buon ordine, i volontari della legione acclamano Garibaldi e son raggianti. Egli li carezza con gli occhi e li anima colla parola. Sappiamo che gli altri corpi a marcia forzata corrono verso di noi. Etc…”. Bertani annotava nel suo taccuino pubblicato dalla White-Mario (….): Che emozione! Le memorie del passato mestamente s’affollano colle speranze del presente. Garibaldi si desta. Il nome di Pisacane è sulle labbra di tutti. Cosenz tace, visibilmente commosso.”. Agostino Bertani (….), nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, dove, il Bertani, a p. 72 e ssg., in proposito scriveva che: “In quelle valli echeggiarono tre anni prima i colpi di fucile che disperdevano gli arditi precursori del nostro giorno, guidati da Pisacane.. La commozione del generale Enrico Cosenz, all’arrivo a Sapri e lo sbarco sulla “spiaggia dei Trecento” è autentica.  Fu lui che il 30 agosto ripeté la manovra, costringendo alla resa i 10.000 soldati borbonici del generale Giuseppe Ghio all’altipiano di Soveria Mannelli. Con il grado di maggiore generale comandante di divisione, entrò a Napoli al seguito di Garibaldi.  Nell’animo di Garibaldi e dei suoi fidi amici ricorse spesso il ricordo di Carlo Pisacane. Garibaldi andò al Fortino del Cervaro dove nella taverna si fermò anche Pisacane e Nicotera. George Macaulay Treveljan (….), nel suo “Garibaldi and the make of Italy” (1909)(Garibaldi e la formazione dell’Italia), nel capitolo “The march throug Calabria”, a p. 156 e ssg., nel capitolo “In the bay of Sapri”, a p. 157, in proposito scriveva che: Only as they entered the bay of Sapri, they all stood up tho gaze on the beauty of the scene, and to honour the memory of Pisacane, who in 1857, had run into this bay to rise the Italian flag upon the mountains (1). On the beach where his forerunner had lanted under the shadow of doom, Garibaldi stepped ashore on the full tide of victory, welcomed as ‘fratello Garibaldi’ by the people of Sapri, who three years before had frowned on Pisacane and is more questionable following.”, che tradotto significa:  “…..Solo quando entrarono nella baia di Sapri, tutti si alzarono per ammirare la bellezza della scena, e per onorare la memoria di Pisacane, che nel 1857, era corso in questa baia per issare la bandiera italiana sui monti (1) . Sulla spiaggia dove il suo precursore era approdato all’ombra della sventura, Garibaldi sbarcò nel pieno della vittoria, accolto come ‘fratello Garibaldi’ dal popolo di Sapri, che tre anni prima aveva disapprovato Pisacane ed è più discutibile seguito.. Treveljan, a p. 157, nella nota (1) postillava: “(1)  See ‘Garibaldi and the Thousand’ p. 69.” che tradotto significa: “(1) Vedere Garibaldi and the Thousand’, p. 69.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a pp. 199-200, in proposito scriveva che: “Soltanto, entrando nella baia di Sapri essi si rizzarono tutti in piedi, a mirare lo spetacolo che si offriva ai loro occhi e ad onorare la memoria di Pisacane, che nel 1857, si era avventurato fin là per issare la bandiera italiana sui monti (2). Su quella stessa spiaggia, dove i precursori erano scesi incalzati da un triste fato, saltò a terra anche Garibaldi, ma sulle ali della vittoria, accolto come il “fratello Garibaldi”, da quella stessa gente di Sapri che tre anni prima aveva fatto il cipiglio a Pisacane e ai suoi sospetti compagni.. Treveljan, a p. 199, nella nota (2) postillava: “(2) V. Garibaldi e i Mille, 88-90”. Treveljan cita l’altro suo testo, ovvero “Garibaldi e i Mille”, dove egli, da pp. 87 ci parla della Spedizione dei Trecento di Carlo Pisacane, del 1857, a cui Garibaldi non volle partecipare. Treveljan, a p. 199, nella nota (3) postillava: “(3) La Cava, 702; Bertani, II, 184-185; Ire Pol., 71-72; Racioppi, 200; Maison, 63-64; Rustow, Brig. Mil., 18-19; Turr, Div., 149.”. In Garibaldi ed i sui compagni era fervido il ricordo di Sapri e della tragica Spedizione dello sfortunato ma ardito Pisacane.  Infatti, Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi and the Thousand = Garibaldi e i Mille”, a pp. 88-90, in proposito scriveva che: “Il Mazzini peraltro trovò la tempra d’uomo necessaria al suo scopo nel Napoletano Carlo Pisacane, nel calabrese Giovanni Nicotera e nel siciliano Rosolino Pilo (1). Il 25 giugno 1857, Pisacane e Nicotera salparono da Genova, in un vaporetto chiamato Cagliari, etc…Il Pisacane perciò sbarcò invece nella prossima isola-ergastolo di Ponza impadronendosene con la sua piccola forza, per mezzo di un abile colpo di mano. Il Pisacane liberò e imbarcò con lui sul ‘Cagliari’ 200 galeotti comuni, oltre una dozzina di condannati politici e un centinaio di soldati della guerra di liberazione (3). Fu con queste forze equivoche che sbarcarono a Sapri. Alcuni liberali dei paraggi tentarono di spargere il grido di ‘Viva Murat’, ma il grido degli invasori era ‘Viva l’Italia, Viva la Repubblica’ (4).”. Treveljan, nella traduzione della Dobelli, a p. 88, nella nota (4) postillava che: “(4) Sapri, 195; Nicotera, 15.”. Treveljan, per “Sapri”, intendeva il testo: “Sapri = Bilotti (P.E.), La Spedizione di Sapri (da Genova a Sanza). 1907” e per “Nicotera” intendeva il testo di: “Nicotera = Mauro (M.), Biografia di Giovanni Nicotera.”. Il ricordo di Sapri era vivo in molti garibaldini che parteciparono all’impresa dei Mille. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, a pp. 175-176, in proposito scriveva che: “Un altro, che trovò per una causa migliore un’orribile morte sulle coste dell’Italia meridionale, sapeva bene, prima di gettarsi nella sua spedizione folle per troppa generosità, che fu un grande cuore, e che, ferito, disarmato, dopo essersi lentamente arreso, fu ammazzato a bastonate e dilaniato a colpi di forca, come un lupo rabbioso, scrivendo il suo testamento prima di partire, affermava (1): – Sono convinto che se l’impresa riesce, otterrò gli applausi universali; se soccombo, il pubblico mi biasimerà, mi chiamerà folle, ambizioso, turbolento, e quelli che, senza mai agire, passano la vita criticando gli altri, esamineranno l’opera minuziosamente, rileveranno i miei errori, e mi accuseranno di aver fallito per mancanza di spirito, di cuore, di energia – . Povero Pisacane ! che rimpianto sempre cocente ha lasciato nel cuore di chi l’ha conosciuto! Ho sentito continuamente parlare di lui dagli uomini più eminenti della nuova Italia; un nostro generale, mettende piede a Sapri, con le sue truppe, pianse pronunciando il nome di Pisacane, perché là egli era sbarcato chiamando il popolo alle armi. Nel suo testamento, riassumeva tutte le sue teorie politiche in due parole: ‘libertà, associazione’.”. Maxime Du Champ si riferiva al Testamento di Carlo Pisacane ed al generale Enrico Cosenz che pianse all’arrivo nel nostro paese. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 28-29, in proposito scriveva che: Quali tristi ricordanze! E parve allora, al fausto passaggio per quei lidi pittoreschi, già fiorenti di città e ville dell’antica Magna Grecia, che le ossa del gran Patriotta del Cilento, le quali tuttora riposano dimenticate nella chiesetta del villaggio, si fossero destate dall’avello frementi di gioia pel compimento della tanta sospirata redenzione d’Italia (1). Dopo circa 3 ore di faticoso tragitto, Garibaldi co’ suoi compagni sbarcarono inaspetatamente verso le 2 pom. del 3 Settembre nell’ampia arenosa spiaggia di Sapri, etc…”. Pesce, a p. 28, nella nota (1) postillava: “(1) Nel nostro opuscolo ‘Costabile Carducci e il dramma d’Acquafredda’, abbiamo discorso della triste sorte toccata a quel glorioso patriotta, che può considerarsi come precursore di Carlo Pisacane, come questi, a sua volta, fu precursore di Garibaldi. Ecco come i nostri martiri della libertà si succedono e si riannodano in unica catena, che mette capo al grande e fortunato Liberatore.”. In questo passaggio Pesce, parlando del viaggio di Garibaldi in barca da Castrocucco a Sapri si sofferma anche sul deputato Costabile Carducci sepolto ad Acquafredda, di cui Pesce scrive essere stato “…patriotta, che può considerarsi come precursore di Carlo Pisacane, come questi, a sua volta, fu precursore di Garibaldi.”. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a pp. 391-392, in proposito scriveva che: Il tre settembre Garibaldi, che la notte precedente era giunto alla spiaggia fra Tortora e Scalea, salito in una barca con due marinai, giunse a Sapri. L’ombra invendicata di Carlo Pisacane, che come nella leggenda degli antichi eroi vagava ansiosa in attesa del vindice che doveva placarne lo sdegno, quella mattina di certo aleggiò intorno all’Eroe nizzardo sulla fatidica spiaggia di Sapri. E lì, innanzi alla distesa del Tirreno ceruleo, lo spirito di Pisacane, fatto ormai immemore degli antichi contrasti col biondo Generale, soppiati alla difesa di Roma repubblicana, dovè certo gridargli con la sua calda voce trasumanata: “Avanti, mio grade fratello, di me più fortunato! Avanti, col popolo che io sognai, fino a Roma Eterna!”. Raccolsero quel grido tutte le genti del Salernitano, e quegli stessi che tre anni innanzi avevano affontato le loro picche nelle carni dilaniate dell’Eroe; e nel raccoglierlo, quei poveri contadini, quei rozzi braccianti sentirono palpitare nel cuore una nuova vita, si sentirono non più plebe vile, ma popolo dalla grande anima ingenua e forte.”. Edoardo Pedio (….), nel suo, La prodittatura lucana nel 1860 in “Atti congresso di Bologna del R. Istituto Storia del Risorgimento”, Napoli, Miceli, 1939, XVII, pp. 317 ss., a p. 3, in proposito scriveva: E quando Carlo Pisacane ideò la sua spedizione nell’Italia Meridionale, il comitato napoletano aveva fatto assegnamento sulla Lucania, più che sul Cilento. L’impresa Pisacane ebbe una conclusione dolorosa e triste, che portò il dolore e lo sconforto nelle provincie meridionali, affievolendone lo spirito di organizzazione. Etc…”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 110, in proposito scriveva che: Entrando a vele spiegate, nella baia di Sapri, il Duce ed i suoi si levarono in piedi, non solo per ammirare la bella spiaggia che s’era presentata ai loro occhi, ma per rendere, in nome della Patria, onore alla memoria del condottiero dei Trecento che, tre anni prima, precorrendo gli eventi, era arrivato lì presso ad issare la bandiera della libertà; ma, incalzato da un fatale destino, aveva tramutato quel luogo in ara di martirio.”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 141 e ssg., in proposito scriveva che: “…..e finalmente, ecco la baia di Sapri, etc…”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a pp. 142-143 e ssg., in proposito scriveva che: Ecco l’Acquafredda di Lucania, e poi il vallone di ‘Mezzanotte’; e finalmente, ecco la baia di Sapri, dominata da un anfiteatro di colline, coronate dal Monte ‘Olivella’. Era terra salernitana! Tre anni prima, all’improvviso, senza che alcuno sapesse nulla, sul mare era comparso un vapore: il “Cagliari”, dal quale, a tarda sera, erano scesi trecento uomini, al comando di ‘Carlo Pisacane’. Era il 28 giugno 1857. Lo sbarco di Garibaldi, venne, così, associato al ricordo della Spedizione dei “300”. Era stata quella, per prima, a far conoscere, nel salernitano, le vere aspirazioni dei cospiratori: cacciare lo straniero, conquistando la libertà e affrettando l’evento di una Italia unita, forte e temuta !. Nella storia, quella di Sapri era stata la via del martirio di Pisacane: la via della grande delusione! E Garibaldi fissò quella terra con animo commosso: una terra d’incanto, con i colli d’intorno coperti di uliveti. Tra quei colli, Pisacane s’era avviato verso una meta senza luce e senza speranza: solo, col suo cuore ardente e le sue illusioni ! Ma quando cammino, in soli tre anni, aveva registrato la storia ! E se Pisacane, in Sapri, non aveva trovato nessuno ad attenderlo, fuorchè l’ospitalità di un’osteria, Lui, il Dittatore, trovò la colonna del generale Turr ad accoglierlo, Etc…”. Il sac. don Giuseppe Cataldo (….), nel suo “Notizie storiche su Policastro Bussentino etc…”, testo dattiloscritto ed impaginato nel “Seminario Vescovile”, nel 1973, a pp. -76-77, in proposito scriveva che: Quanti ricordi ! A molti sembrò che al passaggio di Garibaldi si fossero destate  per la gioia le ossa del Carducci, sepolto nella chiesa di Acquafredda l’11 luglio 1848.”. Angelo Guzzo (….), nel suo “Il Golfo di Policastro etc…”, parlando di Sapri, a p. 189, in proposito scriveva che: “Il 3 settembre 1860, Garibaldi, proveniente da Scalea, in barca, accompagnato da due marinai ed alcuni amici, tra i quali il Cosenz ed il Bertani, entrò, a vele spiegate, nella baia di Sapri. L’eroe ed i suoi si levarono in piedi, non solo per ammirare la bella spiaggia che si era presentata ai loro occhi, ma per rendere, in nome della Patria, onore al condottiero dei Trecento, che tre anni prima, percorrendo gli eventi, era arrivato lì presso ad issare la bandiera della libertà; ma, incalzato da un fatale destino, aveva tramutato quel luogo in ara del martirio.. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro”, ed. Gutemberg, a p. 135, in proposito scriveva che: “In casa Gallotti sbrigò affari politici e di governo, rese doveroso pensiero a Carlo Pisacane (4) e suggerì, come fece a Cosenza per i fratelli Bandiera, che si innalzasse un monumento in suo onore. Infatti, subito dopo la partenza di Garibaldi da Sala, il Segretario del Governo provvisorio, nonché delegato interino civile e militare del Distretto, Antonio Alfieri d’Evandro si adoperò per delle sottoscrizioni volontarie, anche a mezzo del giornale ‘Il Popolo d’Italia’, per un monumento a Pisacane: “….a modo di riparazione Nazionale in questo Distretto più specialmente ove ebbe tomba il prode dei prodi Carlo Pisacane ed i suoi generosi compagni, si promuova una soscrizione Nazionale per erigere loro un monumento.”. Un garibaldino nel suo diario annotò: “Chiuderò questa mia con darvi una notizia che conforterà il vostro cuore italiano, ed è che Garibaldi ha dato ordine che si eriga un monumento ai fratelli Bandiera a Cosenza, ed un altro a Pisacane a Sapri “(….)(5).”. Policicchio, a p. 135, nella nota (5) postillava: “(5) Bertani e Garibaldi, il 25 settembre assegnarono “una pensione di ducati sessanta al mese vita durante, a contare dal primo ottobre prossimo, a Silvia Pisacane figlia dell’eroico Carlo Pisacane trucidato a Sanza nel luglio 1857 mentre combatteva per la liberazione dei fratelli”.”. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a pp. 146-147, in proposito scriveva che: “Qualche giorno prima (30 d’agosto) a Soveria Mannelli, in provincia di Catanzaro, aveva sbaragliato le truppe del generale Giuseppe Ghio, che nell’occasione non mostrò la sicurezza evidenziata nella “scaramuccia” di Padula (58).”. Fusco, a p. 352, nella nota (57) postillava: “(57) Il giorno prima erano già sbarcate a Sapri le truppe al comando di Stefano Turr e di Guglielmo Rustow.. Fusco, a p. 352, nella nota (58) postillava: “(58) Giuseppe Ghio chiuse i suoi giorni assassinato a Napoli nel 1874 da mano ignota”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 173, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: “Nel suo soggiorno a Sapri rese omaggio a Carlo Pisacane e suggerì, come aveva fatto a Cosenza in ricordo dei fratelli Bandiera, che si innalzasse un monumento in suo onore.”. Alcuni autori coevi, parlando di Garibaldi e della sua comitiva negano e censurano lo sbarco a Sapri e riducono il ricordo e l’omaggio ai Trecento di Pisacane non parlando di Sapri ma parlando del Fortino. Nicola Montesano (….), nel suo “Casaletto, Terra in Provincia di Principato Citra”, a p. 111, in proposito scriveva che: “Come si legge anche all’inizio dello stralcio delle memorie di Bertani sopra riportato, l’arrivo al Fortino rinvanga nella memoria di tutti gli eventi tragici seguiti alla spedizione del loro amico e solidale Carlo Pisacane. Etc…”. Dunque, ciò che scrive il Montesano parlando di Casaletto, è fuorviante in quanto, “Come si legge anche all’inizio dello stralcio delle memorie di Bertani sopra riportato…” si evince che già nell’arrivo di Garibaldi e degli altri sei, in barca, a Sapri, Garibaldi “…rinvanga nella memoria di tutti gli eventi tragici seguiti alla spedizione del loro amico e solidale Carlo Pisacane” e non al Fortino. Alessandro Serra (….), nel suo L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a p. 332, in proposito scriveva che: Ivi coi suoi sale su una barca a due remi ed approda a Sapri, dove lo attende il Turr che ha seco anche i 1.500 del Bertani. L’indomani, da quel luogo triste che gli ricordava il sacrificio dei trecento di Pisacane, Garibaldi riprese la marcia della leggenda e della gloria.”. Serra, a p. 332, nella nota (12) postillava: “(12) A. Pepe, Nel 150° Annuale della nascita di Garibaldi A. La marcia attraverso il Bruzio ed una deviazione improvvisa, in “Brutium”, Reggio Calab., novembre-dicembre 1957. V. anche la sua comunicazione al 2° Congresso Storico Calabrese in questi Atti.”. A parte che, quando Garibaldi arriva a Sapri non trovò Turr, al quale gli era stato ordinato di procedere verso Lagonegro in perlustrazione e quindi Garibaldi trovò Rustow con i volontari Garibaldini, aggiungo che l’opinione di Serra quando scrive “….da quel luogo triste che gli ricordava il sacrificio dei trecento di Pisacane” è del tutto fuorviante in quanto, il sacrificio di Pisacane e dei Trecento ricordava l’epica impresa di tre anni prima, che peraltro fu da sprone per l’impresa dei Mille. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 100, in proposito scriveva che: La mattina del 4 settembre, di buon’ora, riprese la marcia verso Torraca; attraversò i boschi del monte Salice e del monte Cocuzzo e giunse nelle prime ore del pomeriggio al Fortino di Lagonegro e si fermò proprio nella taverna nella quale nel 1857 Pisacane prese la decisione che doveva condurlo al vano combattimento sotto le mura della Certosa di S. Lorenzo di Padula e alla tragedia del 2 luglio 1857 a Sanza. Etc…”. Luigi Tancredi affronta l’epoca del Risorgimento da p. 115.  Luigi Tancredi (….), nel suo “Sapri giovane e antica”, a p. 133, in proposito scriveva: “Passarono due anni e Garibaldi giunge nel Vallo di Diano. I quattro principali responsabili vengono incarcerati e messi a morte. Nicotera diviene, due anni più tardi, Ministro degli Interni del Regno d’Italia. Garibaldi, passando per Sapri, suggerisce che s’innalzi un monumento a Pisacane e che sullo zoccolo si riproducano le medaglie di merito che gli assassini hanno ricevuto. Garibaldi è una bella figura di soldato e, perciò, Pisacane ha la sua simpatia. Garibaldi sa divincere e sa perdere: lo sappiamo dalla storia. Non serba rancore al vittorioso, che si è mostrato più forte di lui, ma l’omicidio del vinto non gli va giù.”. Dunque, gli ultimi autori, coevi, riguardo il passaggio da Sapri sono molto riduttivi sminuendo il ruolo e la posizione dello sbarco a Sapri. 

Nel 3 settembre 1860, a Sapri, Garibaldi suggerì di elevare un monumento a Carlo PISACANE ed ai suoi Trecento

(Foto n….) – Monumento a Carlo Pisacane e lo Sbarco dei Trecento – loc. Camerelle – S. Croce – Sapri (SA) e Ritratto di Carlo Pisacane di Morelli

La commozione del generale Enrico Cosenz, all’arrivo nell’ampia e naturale baia di Sapri e lo sbarco sulla “spiaggia dei Trecento” è autentica.  Fu lui che il 30 agosto ripeté la manovra, costringendo alla resa i 10.000 soldati borbonici del generale Giuseppe Ghio all’altipiano di Soveria Mannelli. Con il grado di maggiore generale comandante di divisione, entrò a Napoli al seguito di Garibaldi.  Nell’animo di Garibaldi e dei suoi fidi amici ricorse spesso il ricordo di Carlo Pisacane. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, a pp. 175-176, in proposito scriveva che: “….un nostro generale, mettende piede a Sapri, con le sue truppe, pianse pronunciando il nome di Pisacane, perché là egli era sbarcato chiamando il popolo alle armi.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 110, in proposito scriveva che: “……………………”. Luigi Tancredi affronta l’epoca del Risorgimento da p. 115.  Luigi Tancredi (….), nel suo “Sapri giovane e antica”, a p. 133, in proposito scriveva: “Passarono due anni e Garibaldi giunge nel Vallo di Diano. I quattro principali responsabili vengono incarcerati e messi a morte. Nicotera diviene, due anni più tardi, Ministro degli Interni del Regno d’Italia. Garibaldi, passando per Sapri, suggerisce che s’innalzi un monumento a Pisacane e che sullo zoccolo si riproducano le medaglie di merito che gli assassini hanno ricevuto. Garibaldi è una bella figura di soldato e, perciò, Pisacane ha la sua simpatia. Garibaldi sa divincere e sa perdere: lo sappiamo dalla storia. Non serba rancore al vittorioso, che si è mostrato più forte di lui, ma l’omicidio del vinto non gli va giù.”. Dunque, gli ultimi autori, coevi, riguardo il passaggio da Sapri sono molto riduttivi sminuendo il ruolo e la posizione dello sbarco a Sapri. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 135, in proposito scriveva che: “In casa Gallotti sbrigò affari politici e di governo, rese doveroso pensiero a Carlo Pisacane (4) e suggerì, come fece a Cosenza per i fratelli Bandiera, che si innalzasse un monumento in suo onore. Infatti, subito dopo la partenza di Garibaldi da Sala, il Segretario del Governo Provvisorio, nonché delegato interino civile e militare del Distretto, Antonio Alfieri d’Evandro si adoperò per delle sottoscrizioni volontarie, anche a mezzo del giornale ‘Il Popolo d’Italia’, per un monumento a Pisacane: “….a modo di riparazione Nazionale in questo Distretto più specialmente ove ebbe tomba il prode dei prodi Carlo Pisacane ed i suoi generosi compagni, si promuova una sotoscrizione Nazionale per erigere loro un monumento.” Un garibaldino nel suo Diario annotò: “Chiuderò questa mia con darvi una notizia che conforterà il vostro cuore italiano, ed è che Garibaldi ha dato ordine che si eriga un monumento ai fratelli Bandiera a Cosenza, ed un altro a Pisacane a Sapri (….)(5).”. Policicchio, a p. 135, nella nota (4) postillava: “(4) Il 15 settembre, Garibaldi decretò la grazia, tra gli altri, ad Antonio Venturini condannato il 31 marzo 1850 per gli avvenimenti di Sapri e a Francesco Romano anch’esso condannato per lo stesso motivo. Successivamente, riconosciuta e provata la grave perdita che la società di navigazione a vapore Raffaele Rubattino & C. ebbe a soffrire per il sequestro del battello il ‘Cagliari’ che servì alla sventurata e patriottica impresa di Carlo Pisacane, alla stessa venne assegnata la somma di franchi 450.000 da pagarsi dalla tesoreria di Napoli in tante cartelle del debito pubblico corrispondente a detta somma. Alla stessa compagnia vennero pure assegnati 750 mila franchi, a carico per 3/4 parti dele finanze napoletane e 1/4 di quelle di Sicilia, in compenso della perdita dei battelli a vapore “Lombardo e Piemonte i quali saranno riparati in memoria dell’iniziativa del popolo italiano nella guerra d’indipendenza ed unità del 1860″. (Decreti n. 81 e 82 del 5 ottobre).”. Policicchio, a p. 135, nella nota (5) postillava: “(5) P. Russo, Un brandello dell’Impresa dei Mille, dal Fortino ad Auletta, Grafepress, Castelcivita 2000, p. 63.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 173, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: “Nel suo soggiorno a Sapri rese omaggio a Carlo Pisacane e suggerì, come aveva fatto a Cosenza in ricordo dei fratelli Bandiera, che si innalzasse un monumento in suo onore.”. Alcuni autori coevi, parlando di Garibaldi e della sua comitiva negano e censurano lo sbarco a Sapri e riducono il ricordo e l’omaggio ai Trecento di Pisacane non parlando di Sapri ma parlando del Fortino. Nicola Montesano (….), nel suo “Casaletto, Terra in Provincia di Principato Citra”, a p. 111, in proposito scriveva che: “Come si legge anche all’inizio dello stralcio delle memorie di Bertani sopra riportato, l’arrivo al Fortino rinvanga nella memoria di tutti gli eventi tragici seguiti alla spedizione del loro amico e solidale Carlo Pisacane. Etc…”. Dunque, ciò che scrive il Montesano parlando di Casaletto, è fuorviante in quanto, “Come si legge anche all’inizio dello stralcio delle memorie di Bertani sopra riportato…” si evince che già nell’arrivo di Garibaldi e degli altri sei, in barca, a Sapri, Garibaldi “…rinvanga nella memoria di tutti gli eventi tragici seguiti alla spedizione del loro amico e solidale Carlo Pisacane” e non al Fortino. 

(Fig. n….) – Ritratto fotografico del colonnello polacco Wilhelm (Guglielmo) Rustow 

Nel 3 settembre 1860, la folla di sapresi festanti acclamavano l’arrivo dell’“Eroe dei due Mondi” sulla spiaggia di Sapri

(Foto n. …) – Garibaldi sbarca a Sapri acclamato dalla popolazione – Immagine realizzata con la AI

Il 3 settembre 1860 doveva esserci un gran fermento sulla spiaggia di Sapri quando si sparse la notizia che era imminente l’arrivo del Generale Garibaldi. La piccola popolazione di Sapri, e le autorità vollero partecipare al lieto evento di cui ci restano poche righe e testimonianze scritte dagli stessi testimoni oculari che erano presenti. Che siano state le 2 del pomeriggio e le tre e mezza del pomeriggio, il mare di settembre a Sapri, soprattutto a quell’ora luccica ed abbaglia per la sua lucentezza e luce abbagliante, dovuta al sole cocente. Nel 1998, in occasione della redazione dell’“Analisi: Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma e su incarico del Comune di Sapri che redissi per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.), in proposito così scrivevo che: “…….Tre anni dopo, …..Giuseppe Garibaldi che, il 3 settembre 1860, alle tre e mezzo del mattino, con Bixio, Bertani, Basso, Cosenz, Sirtori, ….giunsero, provenienti da Maratea su di una barca a vela sulla spiaggia di Sapri ove trovarono la gente che commossa alla vista del popolare eroe, sventolando fazzoletti tricolori lo salutava con trepidante gioia…Etc…(172).”. Nella mia nota (172) postillavo che: (172) Infante A., Garibaldi nel Cilento, Torchiara, 1984, pp. 57, 58.”. Sull’importante episodio scrisse pure Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 57, in proposito scriveva che: “Il tre settembre, …..A Sapri si giunse alle tre e mezzo; molta gente e volontari accorsero sulla spiaggia per salutare il Generale, reduce vittorioso dalla Sicilia. La gente sorpresa ed emozionata sventolò fazzoletti e applaudì a lungo il leggendario Condottiero dei Mille, che a sua volta non senza emozione rispose al saluto commovente degli astanti. I sapresi lo aspettavano ansiosi, ma non così presto, per cui trovandosi al cospetto del più popolare eroe d’Italia rimasero sorpresi e piansero dalla gioia.”. Catello Nastro (….), nel suo “Cilento storie e leggende”, ed. Arti Grafiche del Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1984, a pp. 173-174, in proposito scriveva che: Il 3 settembre 1860, alle tre e mezzo Garibaldi giunge a Sapri; i Sapresi accorrono sulla spiaggia per salutare il condottiero.”. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Egli, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 456, dal Diario di Bertani, in proposito scriveva che: Che emozione! Le memorie del passato mestamente s’affollano colle speranze del presente. Garibaldi si desta. Il nome di Pisacane è sulle labbra di tutti. Cosenz tace, visibilmente commosso. Si sbarca a Sapri. Là sulla spiaggia, accampati in buon ordine, i volontari della legione acclamano Garibaldi e son raggianti. Egli li carezza con gli occhi e li anima colla parola. Sappiamo che gli altri corpi a marcia forzata corrono verso di noi. Etc…”. Bertani testimoniava che all’arrivo sulla spiaggia di Sapri, Garibaldi ed i sei suoi fidi compagni trovarono “accampati in buon ordine, i volontari…” garibaldini che erano sbarcati il giorno prima con Rustow e con Turr. Turr quella mattina non era a Sapri. Agostino Bertani che nel suo Diario pubblicato da Jessie White Mario (….). Il senatore Giustino Fortunato scriveva che Agostino Bertani scriveva che: “Quindici giorni dopo – continua – Garibaldi attraversa l’estremo lembo della nostra provincia. Nel diario, così poco noto, del Bertani, è cenno di quel grande avvenimento. Che emozione! Le memorie del passato si affollano con le speranze del presente. Garibaldi si desta. Il nome di Carlo Pisacane è su le labbra di tutti. Cosenz tace, visibilmente commosso. A Sapri, su la spiaggia, accampati in buon ordine, i volontari della legione Türr acclamano il generale. Egli li carezza con gli occhi e li anima con la parola.”. In questo passaggio del suo discorso Fortunato cita il “Diario” di Agostino Bertani che fu pubblicato da Jessie White Mario (….). Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Agostino Bertani (….), nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, dove, il Bertani, a pp. 71 e ssg., in proposito scriveva che: “Erano su quella spiaggia accampati in buon numero alcuni dei corpi di volontari della legione da me preparata per invadere lo Stato pontificio alla quale, bramosa di misurarsi coll’armi senza esserci sino allora riuscita, procurai con ogni sforzo di affrettare sul cammino di Napoli l’incontro col nemico, intanto che gli altri corpi a marce forzate venivano verso la capitale dalle estreme Calabrie.”. Garibaldi fu ricevuto verso le ore 16,00 dal colonnello Rustow che prese ordini da lui. Un altro testimone di eccezione è stato il colonnello polacco Wilhelm (Guglielmo) Rustow. Il colonnello polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione italiana di Eliseo Porro, nel suo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow”, ed. Salvi, Milano, 1861, che a p. 18 e ssg., in proposito scriveva che: “Alle 4 pomeridiane mi trovavo intento alla dolce occupazione del pranzo presso il mio ospite Don Antonio, in una casa posta nel bel mezzo del paese, mi trovai interrotto da un rumore che indicava qualcosa di straordinario. Esso fu ben tosto spiegato coll’annuncio dell’approdo del Dittatore, che sollecitamente ci fu recato dal posto di guardia stabilito presso la marina.”. Rustow spiega che dalla casa al centro del paese dovette recarsi “dal posto di guardia presso la marina”, dove trovò Garibaldi. Dunque, Rustow racconta che mente pranzava in casa di don Antonio ebbe la notizia dell’arrivo di Garibaldi sulla spiaggia di Sapri. Rustow, recatosi “…immantinente alla spiaggia, dove rinvenni Garibaldi in una capanna di paglia siffattamente circondato dal popolo da trovare alquanto difficile di potervi avvicinare.”. Dunque, Rustow racconta di aver trovato Garibaldi sulla spiaggia “in una capanna siffattamente circondato dal popolo” tanto festante che da trovare alquanto difficile di potervi avvicinare.”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, riferendosi al 3 settembre, a p. 576 ed in proposito scriveva che: “3 Settembre….Press’a poco a mezzodì il Generale Garibaldi con le persone del suo seguito sbarca alla marina di Sapri, per rimanervi il resto del giorno e la notte. Nelle prime ore pomeridiane giunge nelle acque di Sapri il vapore Sardo la Dora e vi sbarca la persona, che vuole abboccarsi col Generale Garibaldi. “. Dunque, secondo il generale borbonico Quandel, in quei giorni arrivarono nell’ampia baia di Sapri molti piroscafi o “vapori Sardi” (ovvero dell’esercito piemontese di stanza a Napoli e molto probabilmente inviati a Sapri dal Persano) che portavano ufficiali. Uno di questi “vapori sardi” fu la “Dora” con il quale arrivò a Sapri il tenente Augier che aveva una lettera di Cavour indirizzata a Garibaldi. Sull’aspetto della piccola cittadina di Sapri e sulla spiaggia dove approdarono Garibaldi ed i suoi sei fidati amici, vi sono alcune interessante tesimonianze di garibaldini che hanno lasciato scritto nei loro Diari o lettere indirizzate altrove. Emile Maison (….), nel suo, Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861. Il testo è molto interessante in quanto riporta alcune lettere di alcuni volontari della nostra zona. Nell’opera il Maison, a p. 63 e ssg. trascriveva una lettera del 4 settembre e scriveva: Sapri, 4 settembre. Al risveglio ci troviamo nel Golfo di Policastro. Sbarchiamo a Sapri, grazioso paesino di cinquecento abitanti, situato in una posizione deliziosa. Vi crescono ulivi, fichi, aranci, limoni, melograni e oleandri con una profusione senza pari. Lì incontro una folla di persone che parlano francese; questo suono di questi calderai itineranti che incontriamo ogni momento nei nostri villaggi in Francia. Mi dicono che Garibaldi è stato qui ieri sera e che sta marciando direttamente verso Salerno. Appena sbarcati io e i miei due connazionali andiamo a fare una passeggiata in un uliveto dietro la piazza. Una donna coraggiosa – che non deve più conoscere il numero dei suoi anni perché sono tanti – ci viene a trovare e ci offre un cesto di fichi che ci obbliga ad accettare. Vogliamo pagarlo per questo. Impossibile. La povera vecchia grida in nome di suo ‘fratello Garibaldi’ “Tutto per l’amor della patria”, aggiunge la buona vecchia. Credo decisamente che la Calabria sia animata da uno spirito migliore della Sicilia. Qui tutti ti chiamano fratello; e ognuno fa il proprio dovere semplicemente senza enfasi. Dopo pranzo ci avventuriamo nello campagne, dove ammiro alcuni bellissimi tipi di uomini e donne. Ovunque una figura davvero celestiale colpisce il mio sguardo. È una giovane di grazia ed espressione ammirevoli; ha una mano sul fianco e con l’altra tiene sul sedile un’urna dalla forma antica. Il suo costume, che ricorda la Grecia, si combina meravigliosamente con il carattere della sua bellezza. Indossa una gonna blu, un corpetto dello stesso colore ricamato in oro, aperto sul davanti, che permette di distinguere le delicate allacciature e le forme del collo, nonostante le numerose pieghe di una camicia tanto bianca quanto fine. Quante volte sui piedi, poiché sono nudi, riesco anche a vederne facilmente la finezza e l’eleganza. Rimango lì per qualche tempo, immerso in un’estasi muta, perché non oso muovermi per paura di veder scomparire questa brillante apparizione, che annovererà tra i miei migliori ricordi di artista.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 111-112 e ssg., in proposito scriveva che: “Il 3 settembre, di buon mattino, tutti insieme decisero di avviarsi a Sapri, allora povera borgata sorta dove un tempo era stata ‘Scidro’ o ‘Sipro’ città della Magna Grecia, oggi bella cittadina che si avvia a considerevole progresso. Garibaldi, che si sentiva abbastanza stanco per la cavalcata notturna, si sdraiò nella prua della barca guidata da due marinai e fu coperto con una vela dagli amici, perchè il sole cocente di mezzogiorno lo protegesse. Non tardò poi ad addormentarsi e si destò allo arrivo a Sapri. Entrando a vele spiegate, nella baia di Sapri, il Duce ed i suoi si levarono in piedi, non solo per ammirare la bella spiaggia che s’era presentata ai loro occhi, ma per rendere, in nome della Patria, onore alla memoria del condottiero dei Trecento che, tre anni prima, precorrendo gli eventi, era arrivato lì presso ad issare la bandiera della libertà; ma, incalzato da un fatale destino, aveva tramutato quel luogo in ara di martirio. III. L’arrivo a Sapri fu alle 3,30. Garibaldi scorse subito molti volontari accampati sulla spiaggia e gente che, rimossa dalla sorpresa, emozionata dalla vista delle camicie rosse, non credendo quasi alla cosa, era corsa entusiasta a curiosare e, passando dalla sorpresa alla gioia, ammirava e salutava il Condottiero dei Mille, per accogliere – come dicevano – il “fratello Garibaldi”, reduce vittorioso dalla Sicilia. Alba del giorno precedente v’era approdato il generale Rustovv con le brigate Milano e Spinazzi. Il Dittatore gli ordinò di avanzare con la prima brigata composta da novecento uomini, la sola veramente completa, per Vibonati, donde avrebbe proseguito per Padula. Mandò poi, a breve distanza, le brigate Spinazzi e Puppi.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 109 e ssg., in proposito scriveva che: “III. L’arrivo a Sapri fu alle 3,30. Garibaldi scorse subito molti volontari accampati sulla spiaggia e gente che, rimossa dalla sorpresa, emozionata dalla vista delle camicie rosse, non credendo quasi alla cosa, era corsa entusiasta a curiosare e, passando dalla sorpresa alla gioia, ammirava e salutava il Condottiero dei Mille, per accogliere – come dicevano – il “fratello Garibaldi”, reduce vittorioso dalla Sicilia…etc…”. Dunque, De Crescenzo (….), raccontando dello storico evento dello sbarco di Garibaldi a Sapri scriveva che a Sapri, il 3 settembre 1860, Garibaldi, appena arrivato nella baia di Sapri, vide accampati sulla spiaggia moltissimi volontari e truppe garibaldine. De Crescenzo scriveva pure che Garibaldi vide pure che sulla spiaggia di Sapri vi era gente che, rimossa dalla sorpresa, emozionata dalla vista delle camicie rosse, non credendo quasi alla cosa, era corsa entusiasta a curiosare e, passando dalla sorpresa alla gioia, ammirava e salutava il Condottiero dei Mille, per accogliere – come dicevano – il “fratello Garibaldi”….”. A Sapri, sotto al sole cocente, Garibaldi fu accolto con manifestazioni di giubilo dalla popolazione festosa che lo chiamava “fratello Garibaldi”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 86-87, in proposito scriveva che: “…..de Dominicis, intraprese la strada interna e, dopo aver percorso diversi paesi della contrada, giungeva a Capitello (Ispani) e si rannodava di bel nuovo col Giordano. Quivi ebbero la ventura di trovare Garibaldi il quale, arrivato pochi momenti prima a Sapri, era stato già ricevuto da Michele Magnoni, che comandava l’avanzata alla testa della sua coorte. Le masse insurrezionali sostavano poche ore in Capitello.”. De Crescenzo riferisce che Garibaldi arrivato a Sapri era stato ricevuto da Michele Magnoni (….) che “comandava l’avanzata alla testa della sua coorte.”, ovvero Michele Magnoni comandava la colonna di insorti cilentani insieme al De Dominicis. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 112, nella nota (9) postillava che: “(9) Il Treveljan riferisce invece che il Dittatore sbarcò sulla spiaggia di Sapri e vi passò la notte in una capanna di legno.”. Si tratta del testo di George Macaulay Treveljan (….), Garibaldi and the Thousand (1909) (Garibaldi e i Mille). Docente di storia moderna all’Università di Cambridge (1927-40), poi rettore del Trinity College (1940-51), si dedicò inizialmente alla storia inglese del XIV secolo e dell’età degli Stuart, poi al Risorgimento italiano con una trilogia su Giuseppe Garibaldi. Ciò che scrive il De Crescenzo non è proprio corretto in quanto è vero che lo scittor inglese Treveljan riportò la notizia su Garibaldi a Sapri ma non lo fece sul testo Garibaldi and the Thousand (1909), dove, infatti, a p. 316, nell’Epilogo scriveva che: “the story of Garibaldi and the throusand down the taking of Palermo has an historical and artistic unity. In an later volume, entitled Garibaldi and the making of Italy, I have told the history of the following six months. The occupation of eastern Sicily, the battle of Milazzo, the crossing of the straits, the march throungh Calabria and the Basilicata etc…”. Dunque, la notizia si trova nell’altro testo di Treveljan, intitolato “Garibaldi and the making of Italy”, nel 1911, che ci parla dei mesi successivi allo sbarco in Calabria. George Macaulay Treveljan (….), nel suo “Garibaldi and the make of Italy” (1909)(Garibaldi e la formazione dell’Italia), nel capitolo “The march throug Calabria”, a p. 156 e ssg., nel capitolo “In the bay of Sapri”, a p. 157, in proposito scriveva che: Poi una piccola barca li portò a Sapri. Non c’è un posto più bello in tutta la costa italiana di questa riviera inesplorata, dove le creste scoscese si susseguono l’una dopo l’altra e sprofondano nelle onde (3).”. Treveljan, nella nota (3) a p. 156 postillava: “(3) There is not, and never was, a coast road, but since 1860 a railway has been driven along this coast. But those who pass through its tunnels to Sicily have no idea under what magnificent scenery they are travelling, etc…”, che tradotto significa: “Non esiste, e non è mai esistita, una strada costiera, ma dal 1860 una ferrovia corre lungo questa costa. Ma chi attraversa le sue gallerie per raggiungere la Sicilia non ha idea di quale magnifico scenario stia viaggiando.”. Treveljan proseguendo il suo racconto su Sapri, a p. 157, in proposito scriveva pure che: “La costa frastagliata si vede meglio da una barca, ma Garibaldi, sfinito dalla cavalcata notturna, dormiva a prua, mentre i suoi amici lo coprivano con una vela per proteggerlo dai raggi del sole di mezzogiorno. Solo quando entrarono nella baia di Sapri, si alzarono tutti in piedi per ammirare la bellezza del paesaggio e per onorare la memoria di Pisacane, che, nel 1857, era corso in questa baia per issare la bandiera italiana sui monti (1). Sulla spiaggia dove il suo precursore era sbarcato sotto l’ombra della sventura, Garibaldi sbarcò in piena vittoria, accolto come ‘fratello Garibaldi’ dalla gente di Sapri, che tre anni prima aveva disapprovato Pisacane e il suo più discutibile seguito. Qui il dittatore trovò anche le truppe di Tiirr, salpate il giorno prima da Paola. C’è una bella spiaggia, ma nessun approdo artificiale a Sapri. Solo lì si possono vedere, nell’acqua limpida, le rovine di un antico molo. Si estende dalle fondamenta di un palazzo costruito molto tempo fa da qualche magnate della Roma imperiale, che scoprì la bellezza della piccola baia e vi portò tutto l’apparato dell’antico lusso, lasciando i meno avventurosi amanti del piacere a Puteoli e Baia. Qualche moderno Lucullo imiterà lui è lungo. Nel frattempo, Garibaldi sbarcò lì e trascorse la notte in una capanna di paglia sulla spiaggia. Il giorno dopo, il Dittatore e i 1500 uomini di Tiirr, per lo più milanesi, marciarono tutta la mattina da Sapri per scoscesi sentieri forestali fino a una spalla del Monte Cucuzzo, e poi scesero sulla strada maestra di Lagonegro, lungo la quale Caldarelli e i suoi uomini si stavano ritirando. La strada qui corre a un’altitudine media di oltre 600 metri. Il punto in cui Garibaldi scese da ovest era l’osteria del Fortino. Qui il 4 settembre fu raggiunto da Piola, un ufficiale della marina piemontese, di cui Depretis era il pro-dittatore.”. Treveljan, a p. 157, nella nota (1) postillava: “(1) See Garibaldi and the Thousand (1909), p. 69.. Sempre il Treveljan, a p. 157, nella nota (2) postillava: “(2) La Cava, 702. Bertani, II. 184-185. Ire Pol. 71-72. Racioppi, 200, Maison, 63-64. Riistow’s Brig. Mil. 18-19. Tiirr’s Div. 149.”. Dunque, Treveljan, a p. 157, nella nota (2) postillava dell’opera di Lacava (…), di Agostino Bertani (II l’opera della White e anche Ire politiche etc…); Giacomo Racioppi; Emile Maison; Rustow nella traduzione di Eliseo Porro (….); infine il testo del Pecorini-Manzoni (….) sulla Divisione Turr. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a pp. 199-200, in proposito scriveva che: “Una piccola imbarcazione toltili di là, li portò a Sapri. Non c’è in tutta la linea costiera dell’Italia un tratto più bello di quello, dove i monti si protendono l’un dietro l’altro a gara e si tuffano precipitosi nell’acqua (1). Tanta aspra bellezza si contempla meglio dal mare, etc…Soltanto, entrando nella baia di Sapri essi si rizzarono tutti in piedi, a mirare lo spetacolo che si offriva ai loro occhi e ad onorare la memoria di Pisacane, che nel 1857, si era avventurato fin là per issare la bandiera italiana sui monti (1). Su quella stessa spiaggia, dove i precursori erano scesi incalzati da un triste fato, saltò a terra anche Garibaldi, ma sulle ali della vittoria, accolto come il “fratello Garibaldi”, da quella stessa gente di Sapri che tre anni prima aveva fatto il cipiglio a Pisacane e ai suoi sospetti compagni. Ivi erano giunte il griorno prima da Paola, anche le truppe del Turr (2). La spiaggia di Sapri è bella, ma non è provvista di uno scalo artificiale. Le sue limpide acque però, rivelano le rovine di un antico molo congiunto alle fondamenta d’un palazzo che un magnate dell’antica Roma imperiale, scoperta la bellezza della piccola baia, vi s’era fatto costruire, trapiantandovi tutto l’appannaggio del fasto romano e lasciando Puteoli e Baiae ai meno intraprendenti cacciatori del piacere. Qualche moderno Lucullo non tarderà ad imitarlo; per allora Garibaldi, sbarcò sulla spiaggia e vi passò la notte in una capanna di paglia.”. Treveljan, a p. 199, nella nota (1) postillava: “(1) Non c’è e non c’è mai stata una strada su questa costa, ma dal 1860 vi fu costruita una linea ferroviaria: quelli però che passano in treno per quei tunnel non hanno idea della magnifica bellezza del paese che traversano.”. Treveljan, a p. 199, nella nota (2) postillava: “(1) Vedi Garibaldi e i Mille, 88-90”. Treveljan cita l’altro suo testo, ovvero “Garibaldi e i Mille”, dove egli, da pp. 87 ci parla della Spedizione dei Trecento di Carlo Pisacane, del 1857, a cui Garibaldi non volle partecipare. Treveljan, a p. 199, nella nota (3) postillava: “(2) La Cava, 702; Bertani, II, 184-185; Ire Pol., 71-72; Racioppi, 200; Maison, 63-64; Rustow, Brig. Mil., 18-19; Turr, Div., 149.”. Treveljan (….), nell’esporre lo sbarco a Sapri del generale Garibaldi è chiaro: egli scriveva che Garibaldi si pose a riposare in una piccola capanna di paglia non lontana dal posto di sbarco, ovvero l’attuale “banchina delle Camerelle”, ovvero il luogo dove ancora oggi, il località S. Croce, ancora non era stata costruita la “Specola” o “Osservatorio Astronomico” e vi era e si vedeva: A Sapri….Soltanto nell’acqua limpida si possono vedere le rovine dell’antico molo. Si estende dalle fondamenta di un palazzo costruito molto tempo fa da un magnate della Roma Imperiale, che scoprì la bellezza della piccola baia e portò lì l’intero apparato dell’antico lusso, lasciando i meno avventurosi in cerca di piacere a Puteoli e Baia. Qualche moderno Lucullo lo imiterà tra non molto.”. Come possiamo vedere l’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, scrisse poco o nulla sulla permanenza di Garibaldi a Sapri. Infatti, a pp. 29-30, in proposito scriveva che: “Dopo circa 3 ore di faticoso tragitto, Garibaldi co’ suoi compagni sbarcarono inaspetatamente verso le 2 pom. del 3 Settembre nell’ampia arenosa spiaggia di Sapri, dove, nel giorno innanzi erano approdate, provenienti da Paola, su 5 vapori, la divisione Rustow e le Brigate Milano e Spinazzi della Divisione Turr, queste proseguirono tosto all’avanguardia dell’esercito meridionale per Casalbuono e Sala per tagliare la via alla Brigata Borbonica del Caldarelli; rimase a Sapri con la sua Divisione il Colonnello Polacco Rustow, il quale scrisse pure le memorie di quella campagna col titolo: ‘La guerra Italiana del 1860’. Garibaldi si fermò in Sapri poche ore in casa del Barone Gallotti, dove volle pranzare assai frugalmente, e quindi, montato un cavallo morello, e seguito pure dal Generale Tur, che aveva incontrato colà, partì per Vibonati, dove passò la notte in casa della patriottica famiglia Del Vecchio. Lungo quella via – dove Garibaldi etc….”. E’ interessante ciò che scrisse il generale borbonico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, riferendosi al 3 settembre, a p. 576 ed in proposito scriveva che: “A giorno fatto il Generale Garibaldi giunge con i suoi seguaci alla marina di Scalea, ed ivi avendo trovata una barcacia con due remiganti vi monta coi Generali Cosenz e Tur con Bertani e Basso e due Uffiziali di Stato Maggiore, e fa rotta alla volta di Sapri costeggiando…Press’a poco a mezzodì il Generale Garibaldi con le persone del suo seguito sbarca alla marina di Sapri, per rimanervi il resto del giorno e la notte.”. Quandel-Vial scriveva che Garibaldi restò tutta la notte a Sapri e quindi non andò a Vibonati. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a pp. 391-392, in proposito scriveva che: “…L’ombra invendicata di Carlo Pisacane, che come nella leggenda degli antichi eroi vagava ansiosa in attesa del vindice che doveva placarne lo sdegno, quella mattina di certo aleggiò intorno all’Eroe nizzardo sulla fatidica spiaggia di Sapri. E lì, innanzi alla distesa del Tirreno ceruleo, lo spirito di Pisacane, fatto ormai immemore degli antichi contrasti col biondo Generale, soppiati alla difesa di Roma repubblicana, dovè certo gridargli con la sua calda voce trasumanata: “Avanti, mio grade fratello, di me più fortunato! Avanti, col popolo che io sognai, fino a Roma Eterna!”. Raccolsero quel grido tutte le genti del Salernitano, e quegli stessi che tre anni innanzi avevano affontato le loro picche nelle carni dilaniate dell’Eroe; e nel raccoglierlo, quei poveri contadini, quei rozzi braccianti sentirono palpitare nel cuore una nuova vita, si sentirono non più plebe vile, ma popolo dalla grande anima ingenua e forte.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 412, in proposito scriveva che: Per evitar quelle truppe che potrebbero riservagli qualche brutta sorpresa, nella notte del 3, riparte a cavallo, e si dirige al mare, scendendo la valle del Lao, ove non sempre son tracciati i sentieri. Poi, ad una dozzina di chilometri dalla Rotonda, lascia la valle e si dirige a ponente verso la costa, e là né di strade né di sentieri v’è traccia alcuna. Arriva così ad un punto quasi equidistante fra Maratea e Scalea, donde una piccola barca porta lui e i suoi compagni – cinque in tutto, dice il Bertani – a Sapri.”. Agrati scriveva che Bertani testimoniava che la comitiva che accompagnava Garibaldi era composta di cinque in tutto, compreso Garibaldi. Ma abbiamo visto che non è stato così. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 100, in proposito scriveva che: Si fermò per il pranzo in casa del barone Gallotti; etc….La comitiva Garibaldina, a cui si era unito da Sapri anche il Turr, era preceduta dai volontari del Cilento e dai Garibaldini sbarcati a Sapri che fecero echeggiare le valli circostanti di canti patriottici e di grida: “Viva la libertà! Viva l’Unità d’Italia! Viva Garibaldi!”; erano uomini dei campi e delle botteghe, professionisti e impiegati che all’annunzio dell’arrivo del biondo Eroe avevano abbandonato il lavoro ed erano accorsi per unire fremiti di libertà a quelli degli artefici dell’unità d’Italia, per dividere con loro nel periglio i rischi e i sacrifici.”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 142, in proposito scriveva che: Ecco l’Acquafredda di Lucania, e poi il vallone di ‘Mezzanotte’; e finalmente, ecco la baia di Sapri, dominata da un anfiteatro di colline, coronate dal Monte Olivella. Era terra salernitana !.”…..E Garibaldi fissò quella terra con animo commosso: una terra d’incanto, con i colli d’intorno coperti di uliveti.. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a pp. 142-143 e ssg., in proposito scriveva che: Ecco l’Acquafredda di Lucania, e poi il vallone di ‘Mezzanotte’; e finalmente, ecco la baia di Sapri, dominata da un anfiteatro di colline, coronate dal Monte ‘Olivella’. Era terra salernitana! Tre anni prima, all’improvviso, senza che alcuno sapesse nulla, sul mare era comparso un vapore: il “Cagliari”, dal quale, a tarda sera, erano scesi trecento uomini, al comando di ‘Carlo Pisacane’. Era il 28 giugno 1857. Lo sbarco di Garibaldi, venne, così, associato al ricordo della Spedizione dei “300”. Era stata quella, per prima, a far conoscere, nel salernitano, le vere aspirazioni dei cospiratori: cacciare lo straniero, conquistando la libertà e affrettando l’evento di una Italia unita, forte e temuta !. Nella storia, quella di Sapri era stata la via del martirio di Pisacane: la via della grande delusione! E Garibaldi fissò quella terra con animo commosso: una terra d’incanto, con i colli d’intorno coperti di uliveti. Tra quei colli, Pisacane s’era avviato verso una meta senza luce e senza speranza: solo, col suo cuore ardente e le sue illusioni ! Ma quando cammino, in soli tre anni, aveva registrato la storia ! E se Pisacane, in Sapri, non aveva trovato nessuno ad attenderlo, fuorchè l’ospitalità di un’osteria, Lui, il Dittatore, trovò la colonna del generale Turr ad accoglierlo, composta da 1500 volontari, quegli stessi che Bertani aveva procurati per la invasione dello Stato Pontificio, inquadrati nelle brigate “Milano” e “Spinazzi”. Era quella l’avanguardia dell’armata garibaldina, che doveva rifare, in altre condizioni, il cammino dei “300. (p. 146) Nella notte dal 3 al 4 settembre fu alla testa delle truppe, ed accanto a lui cavalcava il fedele Turr, della generosa terra d’Ungheria ! Lo Stato Maggiore di Garibaldi era formato da ufficiali valorosi, già provati in aspre battaglie, tutte combattute per la libertà e la indipendenza dei popoli. Lasciarono Sapri etc…”. Il sac. don Giuseppe Cataldo (….), nel suo “Notizie storiche su Policastro Bussentino etc…”, testo dattiloscritto ed impaginato nel “Seminario Vescovile”, nel 1973, a pp. -76-77, in proposito scriveva che: Quanti ricordi ! A molti sembrò che al passaggio di Garibaldi si fossero destate  per la gioia le ossa del Carducci, sepolto nella chiesa di Acquafredda l’11 luglio 1848. Etc…”. Angelo Guzzo (….), nel suo “Il Golfo di Policastro etc…”, parlando di Sapri, a p. 189, in proposito scriveva che: Garibaldi sbarcò a Sapri verso le 15,30 e vi trovò molti volontari accampati sulla spiaggia e gente che, rimossa dalla sorpresa, emozionata dalla vista delle camicie rosse, non credendo quasi alla cosa, era corsa entusiasta a curiosare e, passando dalla sorpresa alla gioia, ammirava e salutava il condottiero dei Mille, per accogliere come dicevano, il “fratello Garibaldi, reduce vittorioso dalla Sicilia”….(31).”. Guzzo, a p. 186, nella nota (31) postillava: “(31) G. De Crescenzo, L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane, Salerno, 1960, pagg. 110-111.”

Nel 3 settembre 1860, lunedì, la SPIAGGIA di SAPRI e le rovine archeologiche della Villa Imperiale d’epoca romana, le Camerelle, di S. Croce  

Foto (n…..) – la spiaggia di Sapri nei primi del ‘900 e nello sfondo le rovine archeologiche di S. Croce con le Cammarelle – ancora non vi era la “Specola” fatta costruire in seguito dai padri Bigi

Foto (n…..) – la spiaggia di Sapri nei primi del ‘900 e nello sfondo le rovine archeologiche di S. Croce con le Cammarelle in un Rilievo del Ten. Blois del Genio Militare Borbonico – conservato presso l’Istituto Geografico Militare di Firenze

Dell’arrivo e della permanenza di Giuseppe Garibaldi a Sapri il 3 settembre 1860 non vi sono moltissime testimonianze ma alcune vi sono e sono testimoni oculari diretti che hanno visto ciò che in seguito hanno scritto nelle loro interessanti pubblicazioni. Ad esempio, un testimone oculare è stato il colonnello polacco Guglielmo Rustow (….), che, il giorno prima era sbarcato a Sapri con le sue truppe insieme al generale Turr. Wilhelm Rustow, nella traduzione italiana di Eliseo Porro, nel suo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow”, ed. Salvi, Milano, 1861, che a pp. 18-19 e ssg., in proposito scriveva che: “Alle 4 pomeridiane mi trovavo intento alla dolce occupazione del pranzo presso il mio ospite Don Antonio, in una casa posta nel bel mezzo del paese, mi trovai interrotto da un rumore che indicava qualcosa di straordinario. Esso fu ben tosto spiegato coll’annuncio dell’approdo del Dittatore, che sollecitamente ci fu recato dal posto di guardia stabilito presso la marina. Mi recai immantinente alla spiaggia, dove rinvenni Garibaldi in una capanna di paglia siffattamente circondato dal popolo da trovare alquanto difficile di potervi avvicinare.”. Dunque, Rustow, racconta che, a Sapri, il 3 settembre 1860, alle ore 16,00, mentre  pranzava “presso il mio ospite Don Antonio, in una casa posta nel bel mezzo del paese”  ricevette la notizia “…che sollecitamente ci fu recato dal posto di guardia stabilito presso la marina” dell’approdo, dello sbarco, dell’arrivo del generale Garibaldi a Sapri. Rustow, si recò “….immantinente alla spiaggia, dove rinvenni Garibaldi in una capanna di paglia siffattamente circondato dal popolo da trovare alquanto difficile di potervi avvicinare.”. Ma all’arrivo a Sapri, sbarcando sulla spiaggia di Sapri, dopo aver navigato e attraversato la scogliera e l’ampia baia naturale di Sapri cosa trovò e cosa vide Garibaldi ? Vi sono testimonianze del passato che i testimoni oculari che erano a Sapri quel 3 settembre 1860 hanno potuto vedere della mia ridente cittadina. Come si presentava la spiaggia di Sapri all’arrivo di Garibaldi e dei suoi sei compagni di viaggio ?. George Macaulay Treveljan (….), nel suo “Garibaldi and the make of Italy” (1909)(Garibaldi e la formazione dell’Italia), nel capitolo “The march throug Calabria”, a p. 156 e ssg., nel capitolo “In the bay of Sapri”, a p. 157, in proposito scriveva che: C’è una bella spiaggia, ma nessun approdo artificiale a Sapri. Solo lì si possono vedere, nell’acqua limpida, le rovine di un antico molo. Si estende dalle fondamenta di un palazzo costruito molto tempo fa da qualche magnate della Roma imperiale, che scoprì la bellezza della piccola baia e vi portò tutto l’apparato dell’antico lusso, lasciando i meno avventurosi amanti del piacere a Puteoli e Baia. Qualche moderno Lucullo imiterà lui è lungo.”. George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a pp. 199-200, in proposito scriveva che: La spiaggia di Sapri è bella, ma non è provvista di uno scalo artificiale. Le sue limpide acque però, rivelano le rovine di un antico molo congiunto alle fondamenta d’un palazzo che un magnate dell’antica Roma imperiale, scoperta la bellezza della piccola baia, vi s’era fatto costruire, trapiantandovi tutto l’appannaggio del fasto romano e lasciando Puteoli e Baiae ai meno intraprendenti cacciatori del piacere. Qualche moderno Lucullo non tarderà ad imitarlo; per allora Garibaldi, sbarcò sulla spiaggia e vi passò la notte in una capanna di paglia.”. Treveljan (….), nell’esporre lo sbarco a Sapri del generale Garibaldi è chiaro: egli scriveva che Garibaldi si pose a riposare in una piccola capanna di paglia non lontana dal posto di sbarco, ovvero l’attuale “banchina delle Camerelle”, ovvero il luogo dove ancora oggi, il località S. Croce, ancora non era stata costruita la “Specola” o “Osservatorio Astronomico” e vi era e si vedeva: A Sapri….Soltanto nell’acqua limpida si possono vedere le rovine dell’antico molo. Si estende dalle fondamenta di un palazzo costruito molto tempo fa da un magnate della Roma Imperiale, che scoprì la bellezza della piccola baia e portò lì l’intero apparato dell’antico lusso, lasciando i meno avventurosi in cerca di piacere a Puteoli e Baia. Qualche moderno Lucullo lo imiterà tra non molto.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 200, in proposito scriveva che: La spiaggia di Sapri è bella, ma non è provvista di uno scalo artificiale. Le sue limpide acque però, rivelano le rovine di un antico molo congiunto alle fondamenta d’un palazzo che un magnate dell’antica Roma imperiale, scoperta la bellezza della piccola baia, vi s’era fatto costruire, trapiantandovi tutto l’appannaggio del fasto romano e lasciando Puteoli e Baiae ai meno intraprendenti cacciatori del piacere. Qualche moderno Lucullo non tarderà ad imitarlo; per allora Garibaldi, sbarcò sulla spiaggia e vi passò la notte in una capanna di paglia.”. Treveljan nell’esporre lo sbarco a Sapri del generale Garibaldi è chiaro: egli scriveva che Garibaldi si pose a riposare in una piccola capanna di paglia non lontana dal posto di sbarco, ovvero l’attuale “banchina delle Camerelle”, ovvero il luogo dove ancora oggi, il località S. Croce, ancora non era stata costruita la “Specola” o “Osservatorio Astronomico” e vi era e si vedeva: A Sapri….Soltanto nell’acqua limpida si possono vedere le rovine dell’antico molo. Si estende dalle fondamenta di un palazzo costruito molto tempo fa da un magnate della Roma Imperiale, che scoprì la bellezza della piccola baia e portò lì l’intero apparato dell’antico lusso, lasciando i meno avventurosi in cerca di piacere a Puteoli e Baia. Qualche moderno Lucullo lo imiterà tra non molto.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a pp. 199-200, in proposito scriveva che: La spiaggia di Sapri è bella, ma non è provvista di uno scalo artificiale. Le sue limpide acque però, rivelano le rovine di un antico molo congiunto alle fondamenta d’un palazzo che un magnate dell’antica Roma imperiale, scoperta la bellezza della piccola baia, vi s’era fatto costruire, trapiantandovi tutto l’appannaggio del fasto romano e lasciando Puteoli e Baiae ai meno intraprendenti cacciatori del piacere. Qualche moderno Lucullo non tarderà ad imitarlo; per allora Garibaldi, sbarcò sulla spiaggia e vi passò la notte in una capanna di paglia.”. Anche Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, sull’arrivo di Garibaldi a Sapri non dice nulla. Sarà lo storico salernitano Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 111-112 e ssg., in proposito scriveva che: “Il 3 settembre, di buon mattino, tutti insieme decisero di avviarsi a Sapri, allora povera borgata sorta dove un tempo era stata ‘Scidro’ o ‘Sipro’ città della Magna Grecia, oggi bella cittadina che si avvia a considerevole progresso.”. Dunque, De Crescenzo citava le vestigia dell’antica “Scidro” o “Sipro”, le antiche colonie magno-greche di cui ci parla Strabone nella sua “Geographia” e che tanto sono state studiate da archeologi di fama come il Pais (….) ed il Nissen (….) e, di cui ho tanto parlato nel mio blog web “Sapri roui nata”.

Nel 3 settembre 1860, lunedì, alle ore 14,00 o 15,30 o 16,00 ?, l’arrivo e lo sbarco sulla spiaggia di Sapri di Giuseppe GARIBALDI, e dei suoi fidati amici

Garibaldi ed i suoi amici arrivarono a Sapri il 3 settembre 1860, era un Lunedì. Riguardo l’ora di arrivo a Sapri di Garibaldi e dei suoi compagni che lo accompagnavano da Castrocucco, dove si erano imbarcati, alcuni storici riferiscono che Garibaldi arrivò a Sapri in orario pomeridiano, mentre altri riferiscono che egli arrivò nella metà dell’ora mattitina. Come vedremo alcuni testimoni oculari dello storico evento, tra cui lo stesso Giuseppe Garibaldi (….) scrivono che Garibaldi ed i suoi fidati amici e compagni arrivò a Sapri nel primo pomeriggio. Garibaldi, come vedremo scrive alle ore 15,30. Altri, come Agostino Bertani scrive che arrivarono a Sapri alle ore 14,00 (2 del pomeriggio); altri ancora come il colonnello polacco Rustow, anch’esso testimone oculare dell’arrivo di Garibaldi scriveva che egli era sulla spiaggia di Sapri, in una capanna, dopo le ore 16,00. Il maggiore testimone di eccezione è lo stesso Garibaldi che, il 3 settembre 1860, da casa Gallotti scrive un messaggio al generale Turr che si trovava nel Lagonegrese in perlustrazione. Infatti, Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 57, in proposito scriveva che: “Il tre settembre, …..A Sapri il barone Giovanni Gallotta ospitò il Generale e il suo seguito per poche ore e fu proprio in questa casa che Garibaldi scrisse al Turr comunicandogli il suo sbarco nella cittadina cilentana, informandolo anche che avrebbe marciato fino al Fortino con le brigate Spinazzi e Milano, lasciando però a Sapri una solida base di uomini e mezzi. Nella missiva gli chiese infine di comunicargli al più presto la pista seguita dalla brigata del generale borbonico Cardarelli.”. Sull’orario di arrivo a Sapri, Garibaldi lo scrive in un messaggio che da Sapri inviò il 3 settembre 1860 al Turr. Carlo Pecorini-Mazoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 149, in proposito scriveva che: “Garibaldi giunto a Sapri scrisse a Turr la seguente lettera: “Sapri, 3 settembre 1860. Generale Turr, ….Sono giunto alle 3 1/2 pom. Io marcerò colla vostra colonna Milano e Spinazzi sino a Fortino, lasciando qui un forte distaccamento. Mandatemi a dire ove si trova la brigata Caldarelli. In ogni modo speditemi immediatamente notizie vostre a Fortino, o venite in quel punto voi stesso. Stasera probabilmente pernotteremo a Vibonati. Firmato G. GARIBALDI.”.”. Dunque, nel messaggio che Garibaldi scrisse ed inviò al generale Turr, che era in missione nel Lagonegrese, Garibaldi scriveva che: “…Sono giunto alle 3 1/2 pom.”, ovvero sono arrivato alle ore 15,30 del pomeriggio. Il colonnello polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzonero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a pp. 299-300, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: ….a mezzodì dalla parte di mare arrivò a Sapri Garibaldi ….etc…”. Il generale Wilhelm (Guglielmo) Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, ( prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “….arrivò Garibaldi nel pomeriggio dalla parte di mare a Capri e dopo breve etc…”. Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 57, in proposito scriveva che: “…A Sapri si giunse alle tre e mezzo; etc…”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”,  ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 338-339, in proposito era scritto: Mentre Türr alle 3 della mattina era partito per Lagonegro onde prender gli ordini di Garibaldi, mentre Rüstow era occupato nell’ armamento della guardia nazionale dei dintorni, arrivò Garibaldi nel pomeriggio dalla parte di mare a Capri e dopo breve concerto imparti l’ordine a Rüstow di partire quella sera stessa colla brigata Milano, etc…”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 576 ed in proposito scriveva che: “3 Settembre. Press’a poco a mezzodì il Generale Garibaldi con le persone del suo seguito sbarca alla marina di Sapri, per rimanervi il resto del giorno e la notte. Nelle prime ore pomeridiane giunge nelle acque di Sapri il vapore Sardo la Dora e vi sbarca la persona, che vuole abboccarsi col Generale Garibaldi. “. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Egli, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 456, dal Diario di Bertani, in proposito scriveva che: Si sbarca a Sapri. Là sulla spiaggia, accampati in buon ordine, i volontari della legione acclamano Garibaldi e son raggianti. Etc..”Agostino Bertani (….), nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, dove, il Bertani, a pp. 71 e ssg., in proposito scriveva che: “Narro al pubblico per la prima volta questo piccolo episodio della campagna politica del 1860….. Dopo una cavalcata che durò più che un’intiera notte, Garibaldi discendea la mattina del 3 settembre con sei compagni, fra i quali era anch’io, dal monte al lido di Maratea. Di là, trovata una barcaccia ci indirizzammo con due remiganti e costeggiando a Sapri. Erano su quella spiaggia accampati in buon numero alcuni dei corpi di volontari della legione da me preparata per invadere lo Stato pontificio alla quale, bramosa di misurarsi coll’armi senza esserci sino allora riuscita, procurai con ogni sforzo di affrettare sul cammino di Napoli l’incontro col nemico, intanto che gli altri corpi a marce forzate venivano verso la capitale dalle estreme Calabrie.”. Dunque, in questo passaggio Bertani scriveva che lui e Garibaldi si imbarcò il 3 settembre 1860 per venire a Sapri. Bertani però non dice nulla sull’ora di arrivo a Sapri. Bertani, a p. 72 e ssg., in proposito aggiungeva che: “E quando eravamo stretti nella barca che vogava per Sapri, mentre Garibaldi stava sdraiato a prora e coperto dalla vela per difesa dal sole che ci cuoceva, dicevano fra noi: – Chi mai supporrebbe che là, additando il generale, sta accovacciato, quasi fosse un fuggente, chi porta in sè il futuro destino dell’unità d’Italia! Etc…”. Dunque, in questi due passaggi, il testimone di eccezione, Agostino Bertani, non dice l’orario di arrivo a Sapri ma, Bertani scrive che, nel viaggio per mare, sulla “barca che vogava”, scriveva pure che “…per difesa dal sole che ci cuoceva”, dunque scriveva che durante il viaggio, il sole coceva, ovvero il sole era molto forte e quindi fu necessario che Garibaldi stanchissimo fu coperto dalla vela della barca. Poteva trattarsi dell’ora mattitina a mezzogiorno, verso le ore 12,00 ? Infatti, anche Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, a pp. 455-456, in proposito scriveva che: “…Il generale si sdraia a prora, lo copriamo colla vela. I due remiganti lentamente vogano, sotto il cocente sole,  là dorme pacifico etc…”. La stessa narrazione, postuma del Bertani, più o meno coincide con quanto ha scritto il colonnello polacco Rustow che si trovava a Sapri per riordinare le truppe. Eliseo Porro che tradusse dal tedesco il testo di un eminente testimone e protagonista di quei avvenimenti, il generale Wilhelm Rustow. Infatti, Eliseo Porro, nel suo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow”, ed. Salvi, Milano, 1861, che a pp. 18 e ssg., in proposito scriveva che: “Alle 4 pomeridiane mi trovavo intento alla dolce occupazione del pranzo presso il mio ospite Don Antonio, in una casa posta nel bel mezzo del paese, mi trovai interrotto da un rumore che indicava qualcosa di straordinario. Esso fu ben tosto spiegato coll’annuncio dell’approdo del Dittatore, che sollecitamente ci fu recato dal posto di guardia stabilito presso la marina. Mi recai immantinente alla spiaggia, dove rinvenni Garibaldi in una capanna di paglia siffattamente circondato dal popolo da trovare alquanto difficile di potervi avvicinare. Etc..”. Dunque, Rustow, riferendosi al giorno 3 settembre 1860 scriveva e testimoniava che, mentre si trovava a colazione nel suo “ospite, don Antonio”, che non sappiamo chi fosse, gli arrivò la notizia che sulla spiaggia di Sapri vi era il generale Garibaldi. Rustow scriveva che “Alle 4 pomeridiane mi trovavo intento alla dolce occupazione del pranzo presso il mio ospite Don Antonio, etc…” e, poi aggiunge che subito dopo: Mi recai immantinente alla spiaggia, dove rinvenni Garibaldi.”. Dunque, secondo Rustow, Garibaldi, alle ore 16,00 (scrive le 4 pomeridiane), mentre egli pranzava a casa di don Antonio, Garibaldi era sulla spiaggia di Sapri acclamato dalla popolazione. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 908, in proposito scriveva che: Da Rotonda, dove giunse il 2 settembre, Garibaldi scese alla marina di Scalea, dove s’imbarcò. Arrivò la sera del 3 a Sapri d’overa approdata, il giorno innanzi, la divisione di Rustow e Pianciani, la quale, ultima arrivata, divenne l’avanguardia dell’esercito garibaldino. “. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 397, in proposito scriveva pure che: “III. Dopo circa 3 ore di faticoso tragitto, Garibaldi co’ suoi compagni sbarcarono inaspettatamente verso le 2 pom. del 3 settembre nell’ampia baia arenosa di Sapri, etc…. Dunque, Pesce (….) scriveva che Garibaldi sbarcava a Sapri “verso le 2 pomeridiane del 3 settembre”. Pesce si riferiva alle ore 14,00 del pomeriggio. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 132, in proposito scriveva che: “Garibaldi di là scrisse la mattina stessa al Turr, che approdato a Sapri e che prontamente era andato senza seguito a Lagonegro per sorvegliare le mosse del generale borbonico Caldarelli, così: “Sono giunto qui alle 3 1/2. Io marcerò con la vostra colonna Milano e Spinazzi sino a Fortino, lasciando qui un forte distaccamento. Mandatemi a dire ove si trovi la brigata Caldarelli. In ogni modo speditemi immediatamente notizie vostre al Fortino o venite in quel punto voi stesso. Stesera probabilmente pernotteremo a Vibonati”.. Il Mazziotti, anche sulla scorta del dispaccio di Garibaldi propende per la prima versione, sebbene molte sue notizie furono tratte dal testo del cav. Carlo Pesce (….), nel 1921, nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, che a pp. 29-30, fornisce un’altra sua personale versione dei fatti e, in proposito scriveva che: “Dopo circa 3 ore di faticoso tragitto, Garibaldi co’ suoi compagni sbarcarono inaspetatamente verso le 2 pom. del 3 Settembre nell’ampia arenosa spiaggia di Sapri, etc…”. George Macaulay Treveljan (….), Garibaldi and the Thousand (1909) (Garibaldi e i Mille). Docente di storia moderna all’Università di Cambridge (1927-40), poi rettore del Trinity College (1940-51), si dedicò inizialmente alla storia inglese del XIV secolo e dell’età degli Stuart, poi al Risorgimento italiano con una trilogia su Giuseppe Garibaldi. Ciò che scrive il De Crescenzo non è proprio corretto in quanto è vero che lo scittor inglese Treveljan riportò la notizia su Garibaldi a Sapri ma non lo fece sul testo Garibaldi and the Thousand (1909), dove, infatti, a p. 316, nell’Epilogo scriveva che: “the story of Garibaldi and the throusand down the taking of Palermo has an historical and artistic unity. In an later volume, entitled Garibaldi and the making of Italy, I have told the history of the following six months. The occupation of eastern Sicily, the battle of Milazzo, the crossing of the straits, the march throungh Calabria and the Basilicata etc…”. Dunque, la notizia si trova nell’altro testo di Treveljan, intitolato “Garibaldi and the making of Italy”, nel 1911, che ci parla dei mesi successivi allo sbarco in Calabria. George Macaulay Treveljan (….), nel suo “Garibaldi and the make of Italy” (1909)(Garibaldi e la formazione dell’Italia), nel capitolo “The march throug Calabria”, a p. 156 e ssg., nel capitolo “In the bay of Sapri”, a p. 157, in proposito scriveva che: “….mentre i suoi amici lo coprivano con una vela per proteggerlo dai raggi del sole di mezzogiorno. Solo quando entrarono nella baia di Sapri, tutti si alzarono per ammirare la bellezza della scena,etc…”. Dunque, anche lo storico Treveljan (….) ci parla dei raggi del sole a mezzogiorno. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a pp. 199-200, in proposito scriveva che: Soltanto, entrando nella baia di Sapri etc…”. Treveljan, a p. 199, nella nota (1) postillava: “(1) Non c’è e non c’è mai stata una strada su questa costa, ma dal 1860 vi fu costruita una linea ferroviaria: quelli però che passano in treno per quei tunnel non hanno idea della magnifica bellezza del paese che traversano.”. Treveljan, a p. 199, nella nota (2) postillava: “(2) V. Garibaldi e i Mille, 88-90”. Treveljan, a p. 199, nella nota (3) postillava: “(3) La Cava, 702; Bertani, II, 184-185; Ire Pol., 71-72; Racioppi, 200; Maison, 63-64; Rustow, Brig. Mil., 18-19; Turr, Div., 149.”. Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, riferendosi al 3 settembre, a p. 576 ed in proposito scriveva che: “…Press’a poco a mezzodì il Generale Garibaldi con le persone del suo seguito sbarca alla marina di Sapri, per rimanervi il resto del giorno e la notte.”. Dunque, anche il generale Quandel (….) scriveva che Garibaldi approdò a Sapri verso le ore 12,00. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 111-112 e ssg., in proposito scriveva che: “…..Il 3 settembre, di buon mattino, tutti insieme decisero di avviarsi a Sapri, allora povera borgata sorta dove un tempo era stata ‘Scidro’ o ‘Sipro’ città della Magna Grecia, oggi bella cittadina che si avvia a considerevole progresso. Garibaldi, che si sentiva abbastanza stanco per la cavalcata notturna, si sdraiò nella prua della barca guidata da due marinai e fu coperto con una vela dagli amici, perchè il sole cocente di mezzogiorno lo protegesse. Non tardò poi ad addormentarsi e si destò allo arrivo a Sapri.”. Dunque, secondo il De Crescenzo, durante il viaggio per Sapri, cioè da Castrocucco a Sapri vi era il “sole cocente di mezzogiorno”. Dunque, il sole delle 12,00. Ma, questa ora è riferita alla partenza da Castrocucco, ed allora mi chiedo come sia possibile che alle 12,30 partenza da Castrocucco, si viaggia per mare e poi arrivo a Sapri: L’arrivo a Sapri fu alle 3,30. Garibaldi scorse subito molti volontari accampati sulla spiaggia e gente che, etc…”, ovvero l’orario (le ore 15,30) che Garibaldi riferiva al generale Turr nel suo messaggio che gli inviò. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 824, in proposito scriveva che: Il giorno 3 , Türr partiva per Lagonegro per trovarvi notizie ed ordini di Garibaldi, e Rustow occupavasi dell’armamento della Guardia nazionale del paese; quando inaspettatamente videsi apparire Garibaldi arrivato anch’esso a Sapri per via di mare. A Rustow fu dato ordine di partire la stessa sera con la brigata Milano, la sola veramente completa , per Vibonate.”Alfredo Schettini (….), nel suo “Trecchina nel presente e nel passato – 1936”, del 1947, Tip. Ferrari, Alessandria, a pp. 69-70, in proposito scriveva che: “….scese quindi alla marina di Maratea. Con una vela peschereccia e, dopo una traversata di tre ore, sbarca a Sapri il tre settembre dove già erano approdate le truppe del generale Turr, provenienti dalle Calabrie. Garibaldi è ospite della famiglia Gallotti in Sapri e poscia della famiglia Del Vecchio a Vibonati. Etc..”. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La lotta per l’Unità Nazionale nel Salernitano”, in “Scritti di Storia Meridionale”, a pp. 391-392, in proposito scriveva che: Il tre settembre Garibaldi, che la notte precedente era giunto alla spiaggia fra Tortora e Scalea, salito in una barca con due marinai, giunse a Sapri. L’ombra invendicata di Carlo Pisacane, che come nella leggenda degli antichi eroi vagava ansiosa in attesa del vindice che doveva placarne lo sdegno, quella mattina di certo aleggiò intorno all’Eroe nizzardo sulla fatidica spiaggia di Sapri. E lì, innanzi alla distesa del Tirreno ceruleo, lo spirito di Pisacane, etc….”. Nel 1998, in occasione della redazione dell’“Analisi: Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma e su incarico del Comune di Sapri che redissi per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.), in proposito così scrivevo che: “…Giuseppe Garibaldi che, il 3 settembre 1860, alle tre e mezzo del mattino, ….giunsero, provenienti da Maratea su di una barca a vela sulla spiaggia di Sapri ove trovarono la gente che commossa alla vista del popolare eroe, sventolando fazzoletti tricolori lo salutava con trepidante gioia…Etc…(172).”. Dunque, nel 1998 scrivevo che Garibaldi arrivò a Sapri, il 3 settembre 1860 alle ore 3 1/2 del mattino. Intendevo nella notte tra il 2 settembre ed il 3 settembre, di buon mattino ?. No mi riferivo alle ore pomeridiane, ovvero alle ore 15,30. Nella mia nota (172) postillavo che: (172) Infante A., Garibaldi nel Cilento, Torchiara, 1984, pp. 57, 58.”. Nella mia Relazione storica, nel 1998, Analisi: Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“ scrivevo che: A Sapri, Garibaldi con il suo gruppo, fu ospitato dal barone Giovanni Gallotti e fu proprio in questa casa che ‘l’eroe dei due Mondi’ scrisse al Generale Turr, informandolo dello sbarco etc…(172).”. Nella mia nota (172) postillavo che: (172) Infante A., Garibaldi nel Cilento, Torchiara, 1984, pp. 57, 58.”. Angelo Guzzo (….), nel suo “Il Golfo di Policastro etc…”, parlando di Sapri, a p. 189, in proposito scriveva che: “Il 3 settembre 1860, ….Garibaldi sbarcò a Sapri verso le 15,30 e vi trovò molti volontari accampati sulla spiaggia e gente che, rimossa dalla sorpresa, emozionata dalla vista delle camicie rosse, non credendo quasi alla cosa, era corsa entusiasta a curiosare e, passando dalla sorpresa alla gioia, ammirava e salutava il condottiero dei Mille, per accogliere come dicevano, il “fratello Garibaldi, reduce vittorioso dalla Sicilia”….(31).”. Guzzo, a p. 186, nella nota (31) postillava: “(31) G. De Crescenzo, L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane, Salerno, 1960, pagg. 110-111.”. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p….., nella nota (61) postillava: “(61) Ferruccio Policicchio, Le Camicie rosse nel Golfo di Policastro, in AA.VV.: Garibaldi e garibaldini ecc.., Ivi, p. 32. Mette conto riferire anche d’un episodio mai del tutto chiarito. Il giorno 3 settembre, prima che Garibaldi sbarcasse a Sapri (verso le ore 15.30), passò (verso le ore 13.00) per Sala un suo sosia (!), il colonnelo inglese John Peard, che fu scambiato per il Generale (per maggiori ragguagli cfr. P. Russo, Un brandello ecc…, cit, p. 29 sg.; G. D’Amico, Vicende e figure ecc…, cit., p. 17).”. Il sac. don Giuseppe Cataldo (….), nel suo “Notizie storiche su Policastro Bussentino etc…”, testo dattiloscritto ed impaginato nel “Seminario Vescovile”, nel 1973, a pp. -76-77, in proposito scriveva che: “…approdò a Sapri verso le ore 14. Quanti ricordi ! A molti sembrò che al passaggio di Garibaldi si fossero destate  per la gioia le ossa del Carducci, sepolto nella chiesa di Acquafredda l’11 luglio 1848.”. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 100, in proposito scriveva che: “….in attesa della barca che doveva condurlo a Sapri, dove in effetti giunse verso le ore 14 etc…”. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a pp. 195-196, in proposito scriveva: “…nel primo pomeriggio raggiunsero il porto di Sapri, come lo stesso Generale scrisse in un messaggio a Turr, che in quel momento era in perlustrazione nella zona: “Sono qui giunto alle 3 1/2 pom. Etc…”(19).”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a p. 285, in proposito scriveva che: “Da casa Gallotti al generale Turr comunicò: “Sono giunto qui alle 3 1/2 pom. Io marcerò colla vostra colonna Milano e Spinazzi sino a Fortino, lasciando qui un forte distaccamento. Mandatemi a dire ove si trova la brigata Caldarelli. In ogni modo speditemi immediatamente notizie vostre a Fortino, o venite in quel punto voi stesso. Stasera probabilmente pernotteremo a Vibonati (34).”. Policicchio, a p. 285, nella nota (34) postillava: “(34) C. Pecorini Manzoni, Storia della 15° divisione Turr, cit., p. 149.”. Michelangelo Pucci (….), nel suo “Tortora – Natura, Storia Cultura”, a p. 99 ci parla della “Cronaca del viaggio di Garibaldi da Rotonda al Fortino” ed in proposito scriveva che: “Costeggiando al largo delle scogliere di Maratea e di Acquafredda, a bordo di una barca spinta da due rematori, nel pomeriggio sbarcò a Sapri alle ore 15:30 (3) unendosi ai contingenti sbarcativi nei giorni precedenti, fra i quali quello dei 1500 del gen. Turr (1), sbarcatovi il giorno prima da Paola.”. Pucci, a p. 102, nella nota (5) postillava: “(5) R. Finelli – 150 anni dopo – ai quaranta all’ora sulle tracce di Garibaldi”. Riccardo Finelli (….), nel 2010, nel suo “150 anni dopo –  ai quaranta all’ora sulle tracce di Garibaldi”, ed. Incontri, Sassuolo (Modena), a p. 154, in proposito scriveva che: Del resto a Sapri rimase poco. Giusto il tempo di scendere dalla scialuppa e poi scappò subito verso l’interno, a Vibonati, distante appena otto chilometri.”. Come si è visto non è stato affatto così. Garibaldi restò poco a Sapri ma non certo “il tempo di scendere dalla scialuppa”, come ha scritto il Finelli, nella sua frettolosa visita al nostro paese. Questo purtroppo resta di quello storico evento, di tutti i centinaia e migliaia di volontari garibaldini che sbarcarono a Sapri dal 2 settembre 1860 in poi, degli uomini di Cavour che cercò in tutti i modi di ostacolare e ritardare l’arrivo di Garibaldi a Napoli, etc…, dei migliaia di insorti Cilentani che a Sapri si diedero convegno per incontrare l’Eroe dei due Mondi e per dare una spallata al vecchio Regno Borbonico. Catello Nastro (….), nel suo “Cilento storie e leggende”, ed. Arti Grafiche del Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1984, a pp. 173-174, in proposito scriveva che: Il 3 settembre 1860, alle tre e mezzo Garibaldi giunge a Sapri; i Sapresi accorrono sulla spiaggia per salutare il condottiero. Il giorno precedente già erano sbarcati a Sapri il generale Rustow e le brigate Milano e Spinazzi. Garibaldi ordinò alla prima, composta da 900 uomini, di portarsi a Vibonati e di poi proseguire per Padula, a breve distanza seguiva la la brigata Puppi e la brigata Spinazzi. Tutte queste forze furono concentrate a Sapri per portarsi poi in avanti con rapidità ed aiutare Garibaldi: si trattava di oltre 1.500 soldati. Etc..”

Nel 3 settembre 1860, a Sapri, gli UFFICIALI della Brigata MILANO sbarcati con Turr e RUSTOW 

Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo di Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 19 e ssg., in proposito scriveva: Tutti gli ufficiali superiori e quelli dello stato maggiore furono provvisti di muli. Ritenni per me l’unico cavallo che si potè trovare; ma non pensate già che fosse un arabo ardente; non era che un grosso e forte cavallo di montagna, avvezzo ad andar sempre di passo o a lento trotto, che faceva un vero martire del suo cavaliere, poichè tra l’altre cose non sapeva procedere se non condotto per la cavezza da un ragazzo a piedi…”. Dunque, il colonnello Rustow racconta e testimonia la foggia dei volontari garibaldini organizzati dal Bertani per l’arrivo a Paola e poi sbarcati con Turr a Sapri. Rustow racconta che a Sapri, tutti gli ufficiali superiori e quelli dello Stato Maggiore erano provvisti di muli. Solo lui aveva un cavallo. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo di Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 19 e ssg., in proposito scriveva che il 3 settembre, incontrando Garibaldi sulla spiaggia di Sapri, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: La brigata si componeva di una sezione di bersaglieri costituita da due compagnie; e di tre battaglioni di linea, ognuno di 4 compagnie. Ogni battaglione era della forza di 300 uomini; i bersaglieri ammontavano a poco di 100 uomini ed erano comandati dal maggiore De Giorgi, ufficiale valente e formato alla buona scuola. Il maggiore Sessa comandava il 1° battaglione di linea; il maggior Montesi il 2°; il capitano Venuti, il 3°. Quest’ultimo era un eccellente maestro d’esercizi, severo nel servizio e qualche volta anche eccessivamente ruvido. I bersaglieri portavano blouse e pantaloni verde scuro e cappelli neri con piume grigie; erano armati con fucili rigati austriaci. La linea portava giacchetta e pantaloni di traliccio greggio, in gran parte berretto rosso foggiato a somiglianza di quelli degli ufficiali francesi, e pel resto, berretto bleu filettato di rosso; per soprabbito avevano cappotti piemontesi. Quanto alle coperte, erasene potuto rinvenire soltanto una parte per le truppe. La calzatura era di pessima qualità, ciò che fu comprovato dalle poche marcie fatte, ed io mi trovava continuamente nell’apprensione di vedere dopo altre quattro cinque tappe le truppe letteralmente a piedi nudi. Sebbene ciascun soldato non si trovasse munito con più che venti cartucce, le quali era inoltre costretto di portar nel sacco del pane o in tasca, e che per deficienza di mezzi di trasporto non si potesse aver lusinga di una pronta rifornitura; pare nessuno se ne dava fastidio. I segni distintivi dei gradi erano per gli ufficiali delle striscie d’argento o d’oro all’ingiro del kepi: una pel sottotenente; due pel tenente; tre pel capitano; quattro pel maggiore. Il colonnello ne aveva cinque d’oro e due d’argento. I bersaglieri erano infine abbigliati alla foggia piemontese ed addestrati alla stessa scuola, inclusivamente al passo ginnastico, di cui solevano usare ogni volta le circostanze lo permettessero.”

Nel 3 settembre 1860, lunedì, a Sapri, RUSTOW, alle 16,00 pranzava ospite di don ANTONIO, in una casa posta nel mezzo del paese

Dell’arrivo di Garibaldi a Sapri vi è la testimonianza di un testimone diretto quale è stato il colonnello polacco Wilhelm (Guglielmo) Rustow. Il colonnello polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione italiana di Eliseo Porro, nel suo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow”, ed. Salvi, Milano, 1861, che a p. 18 e ssg., in proposito scriveva che: “Alle 4 pomeridiane mi trovavo intento alla dolce occupazione del pranzo presso il mio ospite Don Antonio, in una casa posta nel bel mezzo del paese, mi trovai interrotto da un rumore che indicava qualcosa di straordinario. Esso fu ben tosto spiegato coll’annuncio dell’approdo del Dittatore, che sollecitamente ci fu recato dal posto di guardia stabilito presso la marina.”. Dunque, Rustow, racconta che, a Sapri, il 3 settembre 1860, alle ore 16,00, mentre  pranzava “presso il mio ospite Don Antonio, in una casa posta nel bel mezzo del paese, etc…”. Dunque, Rustow racconta che, alle 16,00 del pomeriggio, si trovava in una casa a Sapri, “presso il mio ospite Don Antonio”. Si potrebbe pensare che Rustow avesse un ospite ma in realtà l’ospite di don Antonio era lui. Infatti, questo modo di dire era comune all’epoca. Infatti,  Giulio Adamoli, nel suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario”, Milano, ed. Treves, 1861, a p. 155, riferendosi al giorno 7 settembre 1860, allorquando egli era debilitato e ferito, a Cosenza, in proposito scriveva che: “E io intanto giacevo debilitato sul mio letto in un grosso palazzo deserto, su la piazza principale, imprecando alla sorte. Il mio ospite signor Cosentini, era con la famiglia in villeggiatura, ma non mancava ogni mattina di recarsi in città per visitarmi.”. Dunque, Rustow, che si trovava a Sapri, con le brigate lasciategli da Turr, alle 16,00 pranzava a casa di un certo don Antonio. Era ospite di questo signore di Sapri, a cui probabilmente gli aveva chiesto ospitalità per acquartierarsi. Chi fosse questo don Antonio e quale e dove fosse la sua casa non possiamo dirlo. Possiamo solo dire che questa casa: “era al centro del paese”. Forse la casa dei Gallotti ? Vi era un Gallotti che si chiamava Antonio ?. In questa casa, il Rustow, racconta che: “…mi trovai interrotto da un rumore che indicava qualcosa di straordinario.”. Il “rumore” che scrive Rustow non era altro che il fragore delle popolazione accorsa a vedere Garibaldi che era da poco arrivato a Sapri, approdando sulla spiaggia. Infatti, Rustow aggiungeva che (riferendosi al rumore che sentì):  Esso fu ben tosto spiegato coll’annuncio dell’approdo del Dittatore, che sollecitamente ci fu recato dal posto di guardia stabilito presso la marina.”. Dunque, Rustow racconta che mente pranzava in casa di don Antonio ebbe la notizia dell’arrivo di Garibaldi sulla spiaggia di Sapri. Rustow, si recò “…immantinente alla spiaggia, dove rinvenni Garibaldi in una capanna di paglia siffattamente circondato dal popolo da trovare alquanto difficile di potervi avvicinare.”. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzonero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a pp. 299-300, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: “Mentre Turr il 3 settembre di buon mattino partiva per Lagonegro onde ricevere gli ordini di Garibaldi, mentre Rustow si occupava dell’armamento della guardia nazionale dei dintorni, nella misura della provvista d’armi che aveva portate con sè, a mezzodì dalla parte di mare arrivò a Sapri Garibaldi e dopo un breve abboccamento diede ordine a Rustow etc…”. Il generale Wilhelm (Guglielmo) Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, ( prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “….., mentre Rustow era occupato nell’armamento della guardia nazionale dei dintorni, arrivò Garibaldi nel pomeriggio dalla parte di mare a Capri, …. etc….”. Rustow scriveva erroneamente “Capri”, invece che “Sapri”. L’errore non è strano in quanto Rustow, essendo magiaro (Ungherese), non conosceva nulla della storia di Sapri e, probabilmente, confuse il nome di Sapri con Capri, non sapendo dello sparco dei Trecento e di Carlo Pisacane, il quale, invece era nel cuore di Garibaldi, di Cosenz e del Bertani. Sul “don Antonio” di cui parla il Rustow, Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, che a pp. 576-577 ed in proposito scriveva che: Anche D. Antonio Muraglia di Maratea dava la stessa assicurazione (44).”. Policicchio, a p. 289, nella nota (44) postillava: “(44) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia – Giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Tip. degli Artiglieri, Napoli, 1900, pp. 576-7.”.  Sulla figura di don Antonio Muraglia di Maratea, citato da Quandel-Vial (….), non abbiamo che queste notizie. Dovrebbe essere stato un papabile di Maratea visto che dette assicurazioni allo Stato Maggiore di Turr che non vi erano nella rada di Sapri legni della marina borbonica. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 100, in proposito scriveva che: “….fiume Noce e si fermò nel castello del barone Labanchi di Maratea, in attesa della barca che doveva condurlo a Sapri, dove in effetti giunse verso le ore 14 e dove già il giorno prima erano sbarcate, provenienti da Paola, la divisione Rustow e le Brigate Milano e Spinazzi della Divisione Turr. Si fermò per il pranzo in casa del barone Gallotti; etc…”.  Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 100, in proposito scriveva che: La comitiva Garibaldina, a cui si era unito da Sapri anche il Turr, era preceduta dai volontari del Cilento e dai Garibaldini sbarcati a Sapri che fecero echeggiare le valli circostanti di canti patriottici e di grida: “Viva la libertà! Viva l’Unità d’Italia! Viva Garibaldi!”; erano uomini dei campi e delle botteghe, professionisti e impiegati che all’annunzio dell’arrivo del biondo Eroe avevano abbandonato il lavoro ed erano accorsi per unire fremiti di libertà a quelli degli artefici dell’unità d’Italia, per dividere con loro nel periglio i rischi e i sacrifici.”.   

Nel 3 settembre 1860, lunedì, RUSTOW, alle ore 16,00 si recò sulla spiaggia di Sapri, dove trovò Garibaldi in una capanna di paglia

Dell’arrivo e della permanenza di Giuseppe Garibaldi a Sapri il 3 settembre 1860 non vi sono moltissime testimonianze ma alcune vi sono e sono testimoni oculari diretti che hanno visto ciò che in seguito hanno scritto nelle loro interessanti pubblicazioni. Ad esempio, un testimone oculare è stato il colonnello polacco Guglielmo Rustow (….), che, il giorno prima era sbarcato a Sapri con le sue truppe insieme al generale Turr. Rustow, aveva finito di occuparsi della sua truppa e stava pranzando in una “casa posta al centro del paese”. Erano le ore 16,00 pomeridiane.  Wilhelm Rustow, nella traduzione italiana di Eliseo Porro, nel suo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow”, ed. Salvi, Milano, 1861, che a pp. 18-19 e ssg., in proposito scriveva che: “Alle 4 pomeridiane mi trovavo intento alla dolce occupazione del pranzo presso il mio ospite Don Antonio, in una casa posta nel bel mezzo del paese, mi trovai interrotto da un rumore che indicava qualcosa di straordinario. Esso fu ben tosto spiegato coll’annuncio dell’approdo del Dittatore, che sollecitamente ci fu recato dal posto di guardia stabilito presso la marina. Mi recai immantinente alla spiaggia, dove rinvenni Garibaldi in una capanna di paglia siffattamente circondato dal popolo da trovare alquanto difficile di potervi avvicinare.”. Dunque, Rustow, racconta che, a Sapri, il 3 settembre 1860, alle ore 16,00, mentre  pranzava “presso il mio ospite Don Antonio, in una casa posta nel bel mezzo del paese”  ricevette la notizia “…che sollecitamente ci fu recato dal posto di guardia stabilito presso la marina” dell’approdo, dello sbarco, dell’arrivo del generale Garibaldi a Sapri. Rustow, si recò “….immantinente alla spiaggia, dove rinvenni Garibaldi in una capanna di paglia siffattamente circondato dal popolo da trovare alquanto difficile di potervi avvicinare.”. Dunque, la notizia che Garibaldi da poco approdato sulla spiaggia di Sapri, si fosse fatto ricoverare in una capanna di paglia sulla spiaggia stessa, proveniva dal generale di brigata Wilhelm Rustow. Il colonnello polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzozero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a pp. 299-300, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: ….a mezzodì dalla parte di mare arrivò a Sapri Garibaldi ….etc…”, non dice altro sull’arrivo di Garibaldi a Sapri. Bizzozero, nella sua traduzione di Rustow, a differenza di Porro, dice molto poco sull’arrivo di Garibaldi a Sapri. Stessa cosa devo dire per l’altro testo che riguarda la testimonianza del colonnello Rustow, ovvero “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, (prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “….Garibaldi nel pomeriggio dalla parte di mare a Capri ( è sbagliato ma è Sapri) e dopo breve concerto impartì l’ordine a Rustow di partire quella sera stessa colla brigata Milano, la sola completa, alla volta di Vibonate (‘? Vibonati) per raggiungere per quel sito la strada maestra consolare; doveva seguire la brigata Parma appena raccolta a Sapri, come pure quella di Bologna subito che vi fosse arrivata.”, che scrive “Capri” invece di “Sapri”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 299-300, in proposito scriveva: Mentre Türr il 3 mattina partiva per Lagonegro onde ricevere gli ordini di Garibaldi, mentre Rüstow si occupava dell’armamento della guardia nazionale dei dintorni, nella misura della provvista d’armi che aveva portate con sè, a mezzodi dalla parte di mare arrivò a Sapri Garibaldi e dopo un breve abboccamento diede ordine a Rüstow di marciare la sera stessa alla volta di Vibonate colla brigata Milano, la sola completa, onde occupare in quella località la strada consolare; la brigata Parma doveva seguirla, appena si fosse raccolta a Sapri, e la brigata Bologna, appena vi fosse arrivata.”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, riferendosi al 3 settembre, a p. 576 ed in proposito scriveva che: “3 Settembre. A giorno fatto il Generale Garibaldi giunge con i suoi seguaci alla marina di Scalea, ed ivi avendo trovata una barcaccia con due remiganti vi monta coi Generali Cosenz e Tur con Bertani e Basso e due Uffiziali di Stato Maggiore, e fa rotta alla volta di Sapri costeggiando. Press’a poco a mezzodì il Generale Garibaldi con le persone del suo seguito sbarca alla marina di Sapri, per rimanervi il resto del giorno e la notte. Nelle prime ore pomeridiane giunge nelle acque di Sapri il vapore Sardo la Dora e vi sbarca la persona, che vuole abboccarsi col Generale Garibaldi. “. Dunque, secondo il racconto del Quandel-Vial, “…il Generale Garibaldi con le persone del suo seguito sbarca alla marina di Sapri, per rimanervi il resto del giorno e la notte.”. Dunque, il Quandel-Vial (…) scriveva che Garibaldi, arrivato a Sapri: Press’a poco a mezzodì il Generale Garibaldi con le persone del suo seguito sbarca alla marina di Sapri, per rimanervi il resto del giorno e la notte.”. Antonio Pizzolorusso (….), nel suo I martiri per la libertà italiana della provincia di Salerno dall’anno 1820 al 1857 con appendice intorno al moto rivoluzionario del 1860 per Antonio Pizzolorusso, Salerno, Tipografia Nazionale, 1885, si veda l’ed. Ripostes, a pp. 234-235, in proposito scriveva che: “….e Garibaldi resosi padrone della Sicilia, passa il Faro il 20 agosto, e ordina a Rustow di congiungersi in Paola al Generale Turr, ed egli imbarcatosi per Sapri li raggiunse il giorno 3 settembre ed ordina al primo d’ inoltrarsi con una brigata verso Vibonati e avanzarsi sulla via consolare. Rustow esegui perfettamente tali ordini, tagliò la via al generale Caldarelli, che secondo la convenzione di Cosenza si recava a Salerno, e l’indusse a deporre le armi ; ed entrò la sera trionfante in Sala Consilina, pervenendo la dimane ad Eboli etc…”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 109 e ssg., in proposito scriveva che: “III. L’arrivo a Sapri fu alle 3,30. Garibaldi scorse subito molti volontari accampati sulla spiaggia e gente che, rimossa dalla sorpresa, emozionata dalla vista delle camicie rosse, non credendo quasi alla cosa, era corsa entusiasta a curiosare e, passando dalla sorpresa alla gioia, ammirava e salutava il Condottiero dei Mille, per accogliere – come dicevano – il “fratello Garibaldi”, reduce vittorioso dalla Sicilia…(9), etc…”. De Crescenzo, a p. 112, nella nota (9) postillava che: “(9) Il Treveljan riferisce invece che il Dittatore sbarcò sulla spiaggia di Sapri e vi passò la notte in una capanna di legno.”. E’ interessante la nota del De Crescenzo che fa notare che lo storico Treveljan non sosteneva la tesi del pernottamento di Garibaldi a Vibonati ma bensì a Sapri. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a p. 283, ci fa notare che: “Intanto a Sapri, secondo la narrazione del Rustow, etc…”. La notizia fornitaci dal Rustow, nella traduzione di Eliseo Porro viene più tardi ripresa dallo storico Treveljan. Infatti, George Macaulay Treveljan (….), nel suo “Garibaldi and the making of Italy”, nel 1911, nel capitolo “The march throug Calabria”, a p. 156 e ssg., nel capitolo “In the bay of Sapri”, a p. 157, in proposito scriveva che: Next day the Dictator and Turr’s 1500 men, mostly Milanese, marched up all morning from Sapri by precipitous forest paths to a shoulder of Monte Cocuzzo, and thence descended on the Lagonegro hight-road, along which Caldarelli and his men where retreating. The road here runs at an average level of on 2000 feet. The point where Garibaldi dropped down on it from the west was the wayside tavern of il Fortino. Here, on September 4, he was overtaken by Piola etc…, che tradotto significa:  Nel frattempo Garibaldi attraccò lì e passò la notte in una capanna di paglia sulla spiaggia. Il giorno dopo il dittatore e i 1500 uomini di Turr, per lo più Milanesi, marciarono tutta la mattina da Sapri per sentieri forestali scoscesi fino a una spalla del Monte Cocuzzo, e da lì scesero sulla strada maestra di Lagonegro, lungo la quale Caldarelli e i suoi uomini si stavano ritirando. La strada qui corre a un livello medio di 2000 piedi. Il punto in cui Garibaldi vi scese da ovest era la taverna di strada del Fortino. Qui, il 4 settembre, fu raggiunto da Piola ecc…. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 112, nella nota (9) postillava che: “(9) Il Treveljan riferisce invece che il Dittatore sbarcò sulla spiaggia di Sapri e vi passò la notte in una capanna di legno.”. Si tratta del testo di George Macaulay Treveljan (….), Garibaldi and the Thousand (1909) (Garibaldi e i Mille). La notizia si trova nel testo “Garibaldi and the making of Italy”, nel 1911, che ci parla dei mesi successivi allo sbarco in Calabria. Treveljan, nel capitolo “The march throug Calabria”, a p. 156 e ssg., nel capitolo “In the bay of Sapri”, a p. 157, in proposito scriveva che: Meanwhile Garibaldi lanted there and spent the night in a straw hut upon the beach. Etc…”, che tradotto significa:  Nel frattempo Garibaldi attraccò lì e passò la notte in una capanna di paglia sulla spiaggia. Ecc…”. Dunque, come si può leggere, Treveljan scriveva che: Meanwhile Garibaldi lanted there and spent the night in a straw hut upon the beach.”, che tradotto significa: Nel frattempo Garibaldi attraccò lì e passò la notte in una capanna di paglia sulla spiaggia.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 200, in proposito scriveva che: La spiaggia di Sapri….e per allora Garibaldi, sbarcò sulla spiaggia e vi passò la notte in una capanna di paglia.”. Treveljan nell’esporre lo sbarco a Sapri del generale Garibaldi è chiaro: egli scriveva che Garibaldi si pose a riposare in una piccola “capanna di paglia” posta non lontana dal posto di sbarco e sulla spiaggia di Sapri, ovvero l’attuale “banchina delle Camerelle”, ovvero il luogo dove ancora oggi, il località S. Croce, ancora non era stata costruita la “Specola” o “Osservatorio Astronomico” e vi era e si vedeva: A Sapri….Soltanto nell’acqua limpida si possono vedere le rovine dell’antico molo. Si estende dalle fondamenta di un palazzo costruito molto tempo fa da un magnate della Roma Imperiale, che scoprì la bellezza della piccola baia e portò lì l’intero apparato dell’antico lusso, lasciando i meno avventurosi in cerca di piacere a Puteoli e Baia. Qualche moderno Lucullo lo imiterà tra non molto.”. Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 57, in proposito scriveva che: “Il tre settembre, …..A Sapri si giunse alle tre e mezzo; molta gente e volontari accorsero sulla spiaggia per salutare il Generale, reduce vittorioso dalla Sicilia. La gente sorpresa ed emozionata sventolò fazzoletti e applaudì a lungo il leggendario Condottiero dei Mille, che a sua volta non senza emozione rispose al saluto commovente degli astanti. I sapresi lo aspettavano ansiosi, ma non così presto, per cui trovandosi al cospetto del più popolare eroe d’Italia rimasero sorpresi e piansero dalla gioia.”.

Nel 3 settembre 1860, lunedì, a Sapri, RUSTOW incontrò Garibaldi che gli ordinò di preparare la Brigata “MILANO” pronta per recarsi a Vibonati e poi a Casalnuovo 

Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”,  ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 338-339, in proposito era scritto: Mentre Türr alle 3 della mattina era partito per Lagonegro onde prender gli ordini di Garibaldi, mentre Rüstow era occupato nell’ armamento della guardia nazionale dei dintorni, arrivò Garibaldi nel pomeriggio dalla parte di mare a Capri e dopo breve concerto imparti l’ordine a Rüstow di partire quella sera stessa colla brigata Milano, la sola completa, alla volta di Vibonate, per raggiungere per quel sito la strada maestra consolare; doveva seguire la brigata Parma appena raccolta a Sapri, come pure quella di Bologna subito che vi fosse arrivata. La brigata Milano arrivò tardi nella sera del 3 a Vibonate, e raggiunse il giorno dopo il passo del Monte Cocuzzo, etc…”. Agostino Bertani (….), nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, dove, il Bertani, a pp. 72 e ssg., in proposito scriveva che: Erano su quella spiaggia accampati in buon numero alcuni dei corpi di volontari della legione da me preparata per invadere lo Stato pontificio alla quale, bramosa di misurarsi coll’armi senza esserci sino all’ora riuscita, procurai con ogni sforzo di affrettare sul cammino di Napoli l’incontro col nemico.”. Bertani, proseguendo il suo racconto, nel suo Diario, a p. 72 scriveva che: “Da Sapri, l’indomani, martedì 4 settembre, alle 5 di mattina, coll’istesso gruppo di compagni, più qualcuno del luogo, seguiva anch’io Garibaldi a cavallo per una stretta vallata che i volontari già in cammino facevano tutta echeggiare degli evviva al loro duce e di patriottiche canzoni.”. Dunque, Bertani, un testimone di eccezione, testimoniava che, il giorno prima, 3 settembre 1860: “…per una stretta vallata che i volontari già in cammino facevano tutta echeggiare degli evviva al loro duce e di patriottiche canzoni.”. Bertani, indirettamente confermava la partenza di buona parte dei volontari garibaldini che, su ordine di Garibaldi, prima che egli si muovesse da Sapri, si anticiparono a lui e marciarono verso il Fortino. Un altro testimone di eccezione è proprio il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, che scrisse “………………………”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 19, in proposito scriveva che il 3 settembre, incontrado Garibaldi sulla spiaggia di Sapri, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Dopo breve saluto, mi chiese quanta truppa potessi disporre. – Di 1600 uomini, risposi. – Avete un corpo intieramente organizzato ? – La brigata Milano di 900 a 1000 uomini. – Fete disporre la brigata Milano per la marcia ed avvertitemi quando sarà pronta. Io stesso sarò con voi. Non occorreva gran tempo per disporre la brigata Milano. Alle 5 di matina la marcia fu intrapresa. Etc…”. Il generale Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, (prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “….Garibaldi nel pomeriggio dalla parte di mare a Capri ( è sbagliato perchè si tratta di Sapri) e dopo breve concerto impartì l’ordine a Rustow di partire quella sera stessa colla brigata Milano, la sola completa, alla volta di Vibonate (‘? Vibonati) per raggiungere per quel sito la strada maestra consolare; doveva seguire la brigata Parma appena raccolta a Sapri, come pure quella di Bologna subito che vi fosse arrivata.”. Il generale Wilhelm (Guglielmo) Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, ( prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “….e dopo breve concerto impartì l’ordine a Rustow di partire quella sera stessa colla brigata Milano, la sola completa, alla volta di Vibonate, per raggiungere per quel sito la strada maestra consolare; doveva seguire la brigata Parma, appena raccolta a Sapri, come pure quella di Bologna subito che vi fosse arrivata. La brigata Milano arrivò tardi nella sera del 3 a Vibonate, e raggiunse il giorno dopo il passo del Monte Cocuzzo, passando a Fortino la strada consolare, su cui marciarono d’allora in poi, mentre le brigate Bologna e Parma la seguivano a 2 o 3 giorni di marcie, ed il grosso dell’esercito dai 4 ai 6. Etc…”. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzozero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a p. 300, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: “Mentre Turr il 3 settembre di buon mattino partiva per Lagonegro onde ricevere gli ordini di Garibaldi, mentre Rustow si occupava dell’armamento della guardia nazionale dei dintorni, nella misura della provvista d’armi che aveva portate con sè, a mezzodì dalla parte di mare arrivò a Sapri Garibaldi e dopo un breve abboccamento diede ordine a Rustow di marciare la sera stessa per Vibonate colla brigata Milano, la sola completa, onde occupare in quella località la strada consolare; la brigata Parma doveva doveva seguirla, appena si fosse raccolta a Sapri, e la brigata Bologna, appena vi fosse arrivata. La brigata Milano arrivò a tarda sera del 3 a Vibonate e raggiunse il 4 il passo di monte Cocuzzo oltrepassando presso Fortino la strada consolare, sulla quale da allora in poi continuò a progredire, mentre le brigate Bologna e Parma la seguivano alla distanza di due o tre giorni di marcia, il grosso dell’armata da quattro fino a sei. Il 4 settembre, la brigata Milano, forte di circa 900 uomini, er già sulla strada consolare presso Casalnuovo. Il 5 marciava avanti sulle orme della regia brigata Caldarelli verso Sala. Caldarelli avaa fatto alto a Padula onde meglio adempiere la sua capitolazione conchiusa coi Calabresi a Cosenza, per la quale egli non doveva battersi con Garibaldi. Il rapido avanzarsi della brigata Milano lo tagliò fuori da Salerno ed egli capitolò con Garibaldi. Il 6 la brigata Milano marciava sopra Auletta, ed il 7 settembre sopra Eboli. Lo stesso giorno in cui la piccola avanguardia toccava questo punto, il dittatore entrava nella capitale abbandonata da Francesco II.”. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzozero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a pp. 299-300, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: “….Garibaldi e dopo un breve abboccamento diede ordine a Rustow di marciare la sera stessa alla volta di Vibonate colla brigata Milano, la sola completa, onde occupare in quella località la strada consolare; la brigata Parma doveva seguirla, appena si fosse raccolta a Sapri, e la brigata Bologna appena vi fosse arrivata.”. Il generale Wilhelm (Guglielmo) Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow” ( prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “Mentre Turr alle 3 della mattina era partito per Lagonegro onde prendere gli ordini di Garibaldi, mentre Rustow era occupato nell’armamento della guardia nazionale dei dintorni, arrivò Garibaldi nel pomeriggio dalla parte di mare a Capri e dopo breve concerto impartì l’ordine a Rustow di partire quella sera stessa colla brigata Milano, la sola completa, alla volta di Vibonate, per raggiungere per quel sito la strada maestra consolare; doveva seguire la brigata Parma, appena raccolta a Sapri, come pure quella di Bologna subito che vi fosse arrivata.”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 492-493 e ssg., in proposito scriveva che: LIV. – Turr approdava a Sapri mentre Garibaldi correva sullo stradale di Lagonegro alla Polla. Secondo gli ordini avuti egli doveva raccogliere le diverse frazioni del corpo spedizionario di Luigi Pianciani, e marciare in appresso con sollecitudine, seguendo la valle del Sale, o la via di Capaccio, sopra Eboli, gettarsi quindi fra le gole del monte Corvino, e di là, disegnando una curva, inoltrarsi dal lato di San Cipriano e San Severino sulle alture della Cava, etc…LV. – La decimaquinta divisione, ingrossata dalle truppe disperse di già appartenenti al corpo di Luigi Pianciani state direttamente trasportate da Palermo a Paola, a Scalea, a Policastro od a Sapri, sfilava con la massima autorità e secretezza e celerità sulla destra dell’esercito regio. A queste forze, già per se considerevoli, si unirono tosto le bande insurrezionali del paese ed i numerosi distaccamenti dei Calabresi che avevano preceduto la marcia dell’armata italiana. Con tutti questi corpi riuniti, il generale Turr, riuscendo a girare, come gli era stato ordinato, l’estrema sinistra dei Regii, avrebbe potuto seriamente compromettere la loro posizione.”. Antonio Pizzolorusso (….), nel suo I martiri per la libertà italiana della provincia di Salerno dall’anno 1820 al 1857 con appendice intorno al moto rivoluzionario del 1860 per Antonio Pizzolorusso, Salerno, Tipografia Nazionale, 1885, si veda l’ed. Ripostes, a pp. 234-235, in proposito scriveva che: “….e Garibaldi resosi padrone della Sicilia, passa il Faro il 20 agosto, e ordina a Rustow di congiungersi in Paola al Generale Turr, ed egli imbarcatosi per Sapri li raggiunse il giorno 3 settembre ed ordina al primo d’ inoltrarsi con una brigata verso Vibonati e avanzarsi sulla via consolare. Rustow esegui perfettamente tali ordini, tagliò la via al generale Caldarelli, che secondo la convenzione di Cosenza si recava a Salerno, e l’indusse a deporre le armi ; ed entrò la sera trionfante in Sala Consilina, pervenendo la dimane ad Eboli, etc…”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a pp. 823-824, in proposito scriveva che: Per ordine di Garibaldi il corpo di Rustow veniva riunito alla divisione comandata da Türr; tutta intiera la divisione ebbe ordine d’imbarcarsi immantinente e di salpare alla volta di Sapri per ispingersi rapidamente avanti e per formare l’avanguardia di tutta l’armata rivoluzionaria. La sera di quello stesso giorno ebbe luogo l’imbarco. Erano circa mille e cinquecento uomini; cioè tutta la brigala Milano ed una parte della brigata Parma; il resto di questa e tutta la brigata Bologna dovevan fare lo stesso viaggio al più presto possibile. Con quei mille e cinquecento uomini, Türr, la mattina del 2 settembre, disbarcava a Sapri. In questo modo l’avanguardia trovossi quasi di cinque tappe avanti il grosso dell’esercito che marciava da Soveria -Manelli sopra Cosenza per la strada consolare. Etc…”. Oddo poi aggiunge che, il generale Turr: “Il giorno 3, Türr partiva per Lagonegro per trovarvi notizie ed ordini di Garibaldi, e Rustow occupavasi dell’armamento della Guardia nazionale del paese; quando inaspettatamente videsi apparire Garibaldi arrivato anch’esso a Sapri per via di mare. Etc…”. Oddo continuando il suo racconto scriveva pure che: “A Rustow fu dato ordine di partire la stessa sera con la brigata Milano, la sola veramente completa, per Vibonate. Forte di novecento uomini questa brigata la notte del 3 arrivava a Vibonate, donde spingevasi rapidamente più avanti al di là di Padula. La brigata borbonica, comandata dal generale Caldarelli, e che, come di sopra narrammo, dopo aver capitolato coi rivoluzionari di Cosenza, ritiravasi sopra Salerno, giusto a Padula venne ad incontrarsi con Garibaldi. I volontari di Stocco le erano alle spalle, la brigata Milano era poco distante. Garibaldi intimò la resa a Caldarelli, e questi venne a capitolazione. Ecco altri quattromila uomini disarmati e dispersi. Ecco ai nomi dei generali vinti, Gallotti, Mellendez, Briganti , Viale, Ghio, aggiunto quello di Caldarelli; ecco nuovi fortunati avvenimenti per la rivoluzione, tristissime infauste notizie per Francesco II.”L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 29-30, in proposito scriveva che: “Dopo circa 3 ore di faticoso tragitto, Garibaldi co’ suoi compagni sbarcarono inaspetatamente verso le 2 pom. del 3 Settembre nell’ampia arenosa spiaggia di Sapri, dove, nel giorno innanzi erano approdate, provenienti da Paola, su 5 vapori, la divisione Rustow e le Brigate Milano e Spinazzi della Divisione Turr, queste proseguirono tosto all’avanguardia dell’esercito meridionale per Casalbuono e Sala per tagliare la via alla Brigata Borbonica del Caldarelli; rimase a Sapri con la sua Divisione il Colonnello Polacco Rustow, il quale scrisse pure le memorie di quella campagna col titolo: ‘La guerra Italiana del 1860’. Garibaldi si fermò in Sapri poche ore in casa del Barone Gallotti, dove volle pranzare assai frugalmente, e quindi, montato un cavallo morello, e seguito pure dal Generale Tur, che aveva incontrato colà, partì per Vibonati, dove passò la notte in casa della patriottica famiglia Del Vecchio. Lungo quella via – dove Garibaldi etc….”. Dunque, Pesce scriveva che Rustow rimase a Sapri e non partì da Sapri diretto a Vibonati il 3 settembre ma restò a Sapri con le sue divisioni. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) Lo stesso giorno 3 la Brigata Puppi s’imbarcava per Sapri, dove approdava alle 11 pom.; l’operazione di sbarco aveva luogo alle 8 ant. del 4. Lo stesso giorno 5 la Brigata Puppi da Sapri, passando per Vibonati, giungeva a Casalinuovo alle 7 pom., etc…. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Sacchi – 8-9 settembre – Lagonegro; 10 settembre – Sapri sul mare; Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri; Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri-Vibanate; Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “. Oltre alle brigate citate, nel Riassunto si citano anche i “Mille”, la “Brigata Bixio”, la “Brigata Eber” che, pare, non riguardano l’approdo di Sapri. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “…Garibaldi, il quale, giunto a Sapri, ordinava senz’altro al generale Rustow di avanzare con la sua brigata Milano, la prima che in quel momento si trovava già pronta e ordinata, per guadagnare rapidamente la strada consolare. A breve distanza mandò, al seguito di questa avanguardia, la brigata Spinazzi e poi la brigata Puppi……Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli. Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano alla loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 111-112 e ssg., in proposito scriveva che: “III…..Alba del giorno precedente v’era approdato il generale Rustovv con le brigate Milano e Spinazzi. Il Dittatore gli ordinò di avanzare con la prima brigata composta da novecento uomini, la sola veramente completa, per Vibonati, donde avrebbe proseguito per Padula. Mandò poi, a breve distanza, le brigate Spinazzi e Puppi.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 409-410, in proposito scriveva che: “Queste forze, dice il Rustow, eran l’intera Brigata “Milano” e alcuni reparti dell “Parma”: il resto aveva dovuto restare al Faro poichè i vapori non erano sufficienti per il trasporto. Componevano la Brigata “Milano” 3 Battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi e il capitano Venuti, e 2 Compagnie di bersaglieri. La Brigata “Bologna” ed il resto della “Parma” seguirono di lì a qualche giorno e il Rustow dice che quand’egli coi suoi, dopo il Fortino, s’avviò per la consolare, quell’altre truppe dell’antica Divisione Pianciani venivan dietro a due o tre giorni di marcia. Etc…”. Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 57, in proposito scriveva che: Il tre settembre, …..A Sapri comunque erano già sbarcati il giorno prima il generale Rustow e le brigate Milano e Spinazzi. Garibaldi ordinò alla prima, composta da 900 uomini, di portarsi a Vibonati e successivamente proseguire per Padula, poi inviò, a breve distanze dalle prime, le brigate Puppi e Spinazzi…” scrisse al Turr che a Sapri avrebbe dovuto lasciare “una solida base di uomini e mezzi.”.

GARIBALDI OSPITE IN CASA GALLOTTI

(Fig. n….) – Palazzo Gallotti a Sapri in via Nicodemo Giudice, n. 106 e lapide commemorativa in ricordo del passaggio di Giuseppe Garibaldi ospite – foto Francesco Attanasio

(Fig. n….) – Stemma araldico della famiglia dei baroni Gallotti di Battaglia – dipinto su muro nell’androne del Palazzo Gallotti in via Nicodemo Giudice  – foto Attanasio

A Sapri, nell’attuale via Nicodemo Giudice, al n. 106 vi è un’antico palazzotto che apparteneva alla famiglia dei baroni Gallotti di Battaglia, su cui ho scritto in un altro mio saggio. La famiglia Gallotti di Battaglia, frazione del Comune di Casaletto Spartano, non è da confondere con l’altra famiglia dei Gallotti che abitavano e possedevano l’altro palazzotto che affaccia su Piazza del Plebiscito a Sapri, la famiglia del dr. Nicola Gallotti che fu uno dei primi Sindaci di Sapri. Non credo che vi sia stata parentela fra le due famiglie. La prima, dei baroni Gallotti di Battaglia possedevano anche vaste proprietà in località Fortino del Cervara che si trova non lontano dal piccolo casale di Battaglia. Nicola Montesano (….), nel suo “Casaletto, Terra in Provincia di Principato Citra”, a pp. 108 a p. 109, in proposito scriveva che: “Come abbiamo letto, il principale protagonista di questo stralcio, oltre ovviamente a Pisacane, è Giovanni Gallotti. Questi era il secondo dei quattro figli di don Mario Gallotti, ultimo feudatario di Casaletto e Battaglia (148).”. Montesano, a p. 108, nella nota (148) postillava: “(148) Ferruccio Policicchio, Le camicie rosse del Golfo di Policastro, Gutemberg edizioni, 2011, pag. 149.”. Questo palazzo, sito a Sapri in via Nicodemo Giudice si trovò al centro di due fatti storici che hanno caratterizzato gli anni del Risorgimento italiano nel 1848, nel 1857 e nel 1860 a causa del loro principale inquilino, il barone di Battaglia, don Giovanni Gallotti ed i suoi figli. Forse lo stemma di famiglia è quello che si trova dipinto sul soffitto dell’androne dell’ingresso principale in via Nicodemo Giudice a Sapri. Nel 1998, in occasione della redazione dell’“Analisi: Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma e su incarico del Comune di Sapri redissi per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) e, parlando della storica “Spedizione di Sapri” di Carlo Pisacane, sulla scorta del resoconto storico di Leopoldo Cassese (….) in proposito così scrivevo che: A Sapri, Carlo Pisacane avrebbe dovuto incontrare Matteo Giordano e quegli uomini che il comitato napoletano gli aveva indicato ed allo scopo di vincere le loro titubanze si reca per primo a casa dei Gallotti ove trova solo etc…”.  Nicola Montesano (….), nel suo “Casaletto, Terra in Provincia di Principato Citra”, a pp. 108 a p. 109 continuando il suo racconto scriveva che: “In realtà Pisacane aveva già iniziato a cercarlo, senza successo, appena sbarcato a Sapri, recandosi alla sua abitazione nell’attuale via N. Giudice etc….”. Paolo Emilio Bilotti (….), che, nel suo “La Spedizione di Sapri – da Genova a Sanza”, nei cap. X e XI, a p. 189, in proposito scriveva che: “Fu pensiero dei rivoluzionari, nell’entrare in Sapri, quello di vendicare l’assassinio di Costabile Carducci, e perciò mentre Pisacane con altri uomini si recava in casa del barone Gallotti (2) etc…”. Bilotti, a pp. 189-190, nella nota (2) postillava: “(2) Il barone Giovanni Gallotti, condannato nel 1848 a venti anni di ferri ebbe due grazie, l’ultima delle quali non rescritto 23 dicembre 1856. Etc…”. Secondo una recente segnalazione dell’amico Massimo Basilici, studioso di Pereto, un paese dell’Abruzzo, dai Registri conservati presso l’Archivio di Stato di Salerno, risultano alcune evidenze su alcuni Eboli di Sapri trasferitisi a Poggio Cinolfo. Basilici ha condotto delle ricerche anagrafiche e storiche sulle famiglie e cognomi comuni di Pereto servendosi della ricca documentazione conservata presso gli Archivi di Stato dell’Aquila ed altro. Basilici (….), in un suo scritto inviatomi recentemente in proposito scriveva che: “Agli inizi dell’Ottocento a Poggio Cinolfo visse Francescantonio di professione ‘calderaro’. (66).”. Nella sua nota (66) egli postillava che: (66) ASAq, Poggio Cinolfo, Nati, anno 1844. Da segnalare che in altre registrazioni anagrafiche di Poggio Cinolfo si trova distinta la professione di ‘ferraro’.”. Basilici (….) per “ASAq”, intende l’Archivio di Stato di Aquila. Basilici riferendosi a Francescantonio Eboli scriveva pure che: Sposò Gallotti Rosa, di professione ‘filatrice’ (68), domiciliata in Poggio Cinolfo che sarebbe nata intorno all’anno 1811. (68).”. Basilici (….), in un suo scritto inviatomi recentemente, a p. 117 in proposito scriveva che: “Da quanto rinvenuto nei registri di Poggio Cinolfo e quelli di Sapri, si possono estrarre delle considerazioni: – il cognome Eboli ad inizio Ottocento era presente in entrambi i paesi con un certo Francescantonio. A Sapri di Eboli ve ne erano diversi, mentre a Poggio Cinolfo uno solo. – a Sapri si trovano diverse persone che di professione erano ramaioli, ovvero era una professione diffusa che in altri paesi, come ad esempio Poggio Cinolfo, erano chiamati calderari. Ecc..”. Dunque, l’amico Basilici ci parla dell’antica Famiglia degli Eboli a Sapri e a Pareto. Basilici, nell’“Appendici” al suo testo, a p. 115 riferendosi agli “Eboli” in proposito scriveva che: “Le Origini. Di seguito sono riportate le ricerche condotte per trovare informazioni sulle origini degli Eboli di Poggio Cinolfo.”. In realtà ed inconsapevolmente, l’amico Basilici attraverso la sua ricerca trova diversi documenti interessantissimi sugli Eboli di Sapri. Il Basilici, a p. 116 egli in proposito scriveva che: “Prendendo in considerazione la provenienza da Sapri, è stata condotta una ricerca sui matrimoni a Sapri dal 1844, andando a ritroso fino all’anno 1828. Non si trova alcun matrimonio con Rosa Gallotti. Si trova invece il matrimonio di un certo Francescantonio Eboli, di professione pastore, il 6 giugno 1841 di anni 26. Era figlio di Biagio, anche lui pastore, e di Anna Maria Gerbasi. Sposò Maddalena Pasquale (Pasquale è il cognome) di 17 anni di Sapri (147).”. Basilici a p. 116 nella sua nota (147) postillava che: “(147) ASSa, matrimoni, anno 1841, registrazione numero 8.”. Infatti, all’Archivio di Stato dell’Aquila, troviamo al fascicolo 5762, registrazione n° 8 (immagine n° 36), il 6 giugno 1841 troviamo un certo “Francescantonio” Eboli, forse mio avo, di professione pastore e figlio di Biagio Eboli, anche lui pastore e Anna Maria Gerbasi. Sposò Maddalena Pasquale (Pasquale è il cognome), di 17 anni di Sapri. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a pp. XIX-XX, in proposito scriveva che: “L’esercito di passaggio trovò primo nel Vallo di Diano vettovaglie, trasporti ed alloggi comodi, ed in parte anche danaro. Fui in questo difficile compito giovato dallo spirito veramente patrio delle popolazioni e da una classe di Cittadini onorevolissimi che mi furon larghi del loro consiglio e del loro aiuto. Nè darò termine a questo breve cenno di me senza render pubbliche grazie ai Cittadini: Giuseppe de Petrinis, fratelli Pappafico, fratelli Bigotti, Michele Pandelli, Giuseppe Arcieri, fratelli del Vecchio, Giuseppe Rossi, P. Alfonso da Pescopagano, Giuseppe Guerdile di Sala, fratelli Santelmo, Filomeno Padula e Scolpini di Padula, fratelli de Honestis, Matina, Michele de Meo, Antonio Carrano, Giambattista Santoro e Michele Candia di Diano, fratelli Ferri, de Benedictis e Sabini di Sassano, Marone di S. Giacomo, Pagano e Matina di S. Rufo, Spinelli di S. Pietro, Galloppi e del Bagno di Polla, Mele e Costa di S. Arsenio, Caruso e Guerra di Auletta, Orazio Abbamonte di Salvitelle, Oro di Caggiano, Giuseppe Gifoni Barone di Vibonati, Socrate Falconi di Policastro, Luigi Barzelloni e Giuseppe Curcio di Sanza, Giuseppe Gagliardi, Volpe e Gerbasio di Montesano, Gallotti e Brandeleone e parecchi altri, che voglio mi perdonino se in mezzo alla folla delle rimembranze mi cade dimenticarli. Sappiamo però che il mio cuore palpita per essi e l’animo freme di dolce riconoscenza in ricordandogli; etc…”. Dunque, in questo passaggio il d’Evandro cita alcuni dei cittadini, all’epoca con una posizione più agiata, che, furono attivi collaboratori della sua Segreteria. D’Evandro cita, i “Cittadini onorevolissimi”: “…fratelli del Vecchio, …..Giuseppe Gifoni Barone di Vibonati, Socrate Falconi di Policastro, Gallotti e Brandeleone etc…”. Dunque, il d’Evandro cita anche il Gallotti ed i barone di Vibonati Giuseppe Giffoni. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 100, in proposito scriveva che: “….fiume Noce e si fermò nel castello del barone Labanchi di Maratea, in attesa della barca che doveva condurlo a Sapri, dove in effetti giunse verso le ore 14 e dove già il giorno prima erano sbarcate, provenienti da Paola, la divisione Rustow e le Brigate Milano e Spinazzi della Divisione Turr. Si fermò per il pranzo in casa del barone Gallotti; poi si recò a Vibonati e passò la notte in casa della famiglia Del Vecchio. Etc…”.

Nel 3 settembre 1860, lunedì, a Sapri, il generale Giuseppe GARIBALDI con Nino BIXIO, Agostino BERTANI, MEDICI e BASSO, suo segretario particolare, furono ospitati da don GIOVANNI GALLOTTI, barone di Casaletto Spartano, con proprietà a Sapri in via Nicodemo Giudice e furono accolti da Enrico COSENZ

Nel 1998, in occasione della redazione dell’“Analisi: Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma e su incarico del Comune di Sapri che redissi per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.), in proposito così scrivevo che: A Sapri, Garibaldi con il suo gruppo, fu ospitato dal barone Giovanni Gallotti e fu proprio in questa casa che ‘l’eroe dei due Mondi’ scrisse al Generale Turr, informandolo dello sbarco e che avrebbe proseguito con le brigate Spinazzi e Milano fino al Fortino di Casaletto Spartano (ove è posta una lapide in ricordo del suo storico passaggio) lasciando però a Sapri una solida base di uomini e mezzi. (172) etc….”. Nella mia nota (172) postillavo che: (172) Infante A., Garibaldi nel Cilento, Torchiara, 1984, pp. 57, 58.”. Infatti, Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 57, in proposito scriveva che: “Il tre settembre, …..A Sapri il barone Giovanni Gallotta ospitò il Generale e il suo seguito per poche ore ….”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 397, proseguendo il suo racconto scriveva che: “Garibaldi si fermò in Sapri poche ore in casa del Barone Gallotti, dove volle pranzare assai frugalmente, e quindi, montato un cavallo morello, e seguito pure dal Generale Tur, che aveva incontrato colà, partì per Vibonati, etc….”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 29-30, in proposito scriveva che: “Dopo circa 3 ore di faticoso tragitto, Garibaldi co’ suoi compagni sbarcarono inaspetatamente verso le 2 pom. del 3 Settembre nell’ampia arenosa spiaggia di Sapri, dove, nel giorno innanzi erano approdate, provenienti da Paola, su 5 vapori, la divisione Rustow e le Brigate Milano e Spinazzi della Divisione Turr, queste proseguirono tosto all’avanguardia dell’esercito meridionale per Casalbuono e Sala per tagliare la via alla Brigata Borbonica del Caldarelli; rimase a Sapri con la sua Divisione il Colonnello Polacco Rustow, il quale scrisse pure le memorie di quella campagna col titolo: ‘La guerra Italiana del 1860’. Garibaldi si fermò in Sapri poche ore in casa del Barone Gallotti, dove volle pranzare assai frugalmente, e quindi, montato un cavallo morello, e seguito pure dal Generale Tur, che aveva incontrato colà, partì per Vibonati, dove passò la notte in casa della patriottica famiglia Del Vecchio. Lungo quella via – dove Garibaldi etc….”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 111 e ssg., in proposito scriveva che: “III…..Il barone Giovanni Gallotti, già distintosi nei moti del 1848, vole ospitare in casa sua, per poche ore, Garibaldi ed il suo seguito (6). Di là il generale scrisse al Turr, informandolo del suo sbarco a Sapri ed avvisandolo che avrebbe marciato fino al Fortino con le colonne Milano e Spinazzi, dopo aver lasciato a Sapri un notevole distaccamento. Gli chiese poi dove si trovasse il generale borbonico Caldarelli e la di lui brigata (7).”. De Crescenzo, a p. 111, nella nota (6) postillava che: “(6) La grande affabilità, con cui il Gallotti ed altri patrioti accoglievano il Generale, rappresentava un commovente gesto, che confermava il contributo di essi alla rivoluzione.”. De Crescenzo, a p. 111, nella nota (7) postillava che: “(7) Era sulla strada di Lagonegro alla testa di tremila uomini, con i quali aveva già iniziata la ritirata da Cosenza per passare nelle file Garibaldine.”. Il sac. don Giuseppe Cataldo (….), nel suo “Notizie storiche su Policastro Bussentino etc…”, testo dattiloscritto ed impaginato nel “Seminario Vescovile”, nel 1973, a pp. -76-77, in proposito scriveva che: Dopo una breve sosta in casa del Barone Gallotti, Garibaldi proseguì per Vibonati, dove pernottò in casa della famiglia Del Vecchio. Etc…”. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p. 146, in proposito scriveva che: “….Garibaldi il 3 settembre (un lunedì) sbarcò a Sapri (57). Dopo essere stato ospite per qualche ora del barone Giovanni Gallotti, lo stesso che nel ’57 non aveva saputo assicurare a Pisacane l’aiuto richiesto (59), etc…. Fusco, a p. 352, nella nota (57) postillava: “(57) Il giorno prima erano già sbarcate a Sapri le truppe al comando di Stefano Turr e di Guglielmo Rustow.. Fusco, a p….., nella nota (59) postillava che: “(59) Cfr. cap. VII, n. 13”. Angelo Guzzo (….), nel suo “Il Golfo di Policastro etc…”, parlando di Sapri, a p. 189, in proposito scriveva che: “Il 3 settembre 1860, Garibaldi, ….Il barone Giovanni Gallotti, già distintosi nei moti del 1848, volle ospitare in casa sua, per poche ore, Garibaldi ed il suo seguito. …(31).”. Guzzo, a p. 186, nella nota (31) postillava: “(31) G. De Crescenzo, L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane, Salerno, 1960, pagg. 110-111.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a p. 284, in proposito scriveva che: “Nel frattempo, Garibaldi fu ospite di Giovanni Gallotti (31), dei Baroni di Battaglia, vicino alle camicie rosse per avere un congiunto Ufficiale tra le Camicie Rosse, sbrigandovi affari politici e di governo. Rese doveroso pensiero a Carlo Pisacane e suggerì, come fece a Cosenza per i fratelli Bandiera, che si innalzasse un monumento in suo onore.”. Policicchio, a p. 284, nella nota (31) postillava: “(31) Condannato a 20 anni di ferri per i fatti del 48 fu graziato una prima volta con rescritto del 23 dicembre 1856. Di nuovo arrestato il 6 luglio 1857 insieme al figlio Salvatore, dopo i fatti di Pisacane, fu condannato per effetto del decreto n. 30 del 16 giugno 1859.”. Chi fosse il congiunto del barone di Battaglia don Giovanni Gallotti, il quale era “vicino alle camicie rosse per avere un congiunto Ufficiale tra le Camicie Rosse”, il Policicchio non lo dice. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro”, ed. Gutemberg, a p. 135, in proposito scriveva che: “A Sapri Garibaldi fu ospite di Giovanni Gallotti, dei Baroni di Battaglia, un liberale d’antica data che conobbe le galere borboniche. In casa Gallotti sbrigò affari politici e di governo, rese doveroso pensiero a Carlo Pisacane (4) e suggerì, come fece a Cosenza per i fratelli Bandiera, che si innalzasse un monumento in suo onore.”. Agostino Bertani (….), nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, dove, il Bertani, a pp. 72 e ssg., in proposito scriveva che: Da Sapri, l’indomani, martedì 4 settembre, alle 5 di mattina, coll’istesso gruppo di compagni, più qualcuno del luogo, seguiva anch’io Garibaldi per una stretta vallata, etc…”. Dunque, Garibaldi, secondo il Bertani si recò insieme a lui da Sapri a Vibonati alle 5 di mattino, il giorno 4 settembre 1860. Vuol dire che Garibaldi e gli altri sei compagni, tra cui Bertani, restano a Sapri, ospite del barone di Battaglia Giovanni Gallotti, dalle ore 14 (ora di arrivo) del 3 settembre, fino alle ore 5 del mattino del giorno 4 Settembre 1860. Sul diario del Bertani, però l’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 398, in proposito  trascrivendo il testo del Bertani opinava che: “III. Garibaldi…., e quindi, montato un cavallo morello, e seguito pure dal generale Turr, che aveva incontrato colà, partì per Vibonati,  dove passò la notte in casa della patriottica famiglia Del Vecchio.”. Sempre il Pesce, a p. 400, traendo dal Diario del Bertani scriveva: “Da Sapri (è errato, deve intendersi da Vibonati che è assai vicina a Sapri), l’indomani, martedì 4 settembre, alle 5 di mattina, coll’istesso gruppo di compagni etc…” arrivammo al Fortino. Dunque, secondo il Pesce, il Bertani si sbagliava scrivendo Da Sapri, l’indomani, martedì 4 settembre, alle 5 di mattina, coll’istesso gruppo di compagni, più qualcuno del luogo, seguiva anch’io Garibaldi per una stretta vallata, etc…”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 405, in propposito scriveva che: Ed io ricordo che poco tempo fa vi si conservava dai signori Gallotti, quasi prezioso cimelio, la grossa seggiola a spalliera su cui erasi seduto Garibaldi in quella breve sosta, e che alcuni vecchi Battaglioti mi narravano l’apparizione di ‘Carlobardo’ (sic) come d’un fantasma prodigioso, che fugava l’esercito nemico come il sole fuga la tempesta….. Sempre il Pesce, a p. 407, in proposito scriveva che: “Da parte del Comune si dovè provvedere a svariate esigenze, alle quali attese egregiamente l’Avv. Antonio Ladaga, il quale fu assunto alla carica di Sindaco dopo le dimissioni di D. Antonio Gallotti e dopo breve sindacato di D. Felice Consoli, etc…”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, (pubblicato in Archivio Storico per la Provincia di Salerno, Anno I, fasc. I, gennaio 1921), a p. 67-68, in proposito scriveva che: “Il Dittatore accettò con i suoi compagni, per alcune ore, l’ospitalità di Giovanni Gallotti già condannato a venti anni di ferri dalla Gran Corte di Salerno per i moti del 1848 in Sapri (2).”. Mazziotti, a p. 132, nella nota (2) postillava: “(2) Delle vicende del Gallotti e dei suoi figli ho scritto ampiamente nel mio lavoro ‘Carducci e i moti del Cilento del 1848 e Reazione borbonica. Veggasi anche Pecorini-Manzoni – Storia della 15. Divisione Turr nella campagna del 1860, pag. 149.”. Dunque, sui Gallotti di Battaglia, Matteo Mazziotti dice di avere scritto molto nel suo testo “Costabile Carducci ed i moti del Cilento del 1848″ e nel testo “L’insurezione salernitana nel 1860”, notizie che vedremo meglio in seguito. Felice Fusco (…), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri”, a p. 147, in proposito scriveva che: “Con l’arrivo di Garibaldi nel Vallo di Diano molti volontari accorsero dal Golfo di Policastro e dal Cilento per arrolarsi tra le camicie rosse. Grazie ad un’indagine di qualche anno fa del giornalista Romolo Amicarella (71) è possibile conoscere i nomi di quasi tutti quei volontari comune per comune. Nel golfo di Policastro e nella Valle del Bussento pare siano stati rispettivamente il giudice regio di Vibonati Francesco Saverio Cajazzo e il barone Giovanni Gallotti da Sapri (poi promosso maggiore) ad arrolare e ad organizzare i volontari. Da Caselle partirono Carlo Navazio di Alessio, Antonio Marsicano di Giuseppe, etc…”. Fusco, a p. 354, nella nota (71) postillava: “(71) R. Amicarella, Combattenti per l’indipendenza italiana della provincia di Salerno (campagne dal 1848 al 1870), Lodi, Ellebi, s. d.”. Fusco, a p. 354, nella nota (73) postillava: “(73) R. Amicarella, Combattenti per l’indipendenza, cit., p. 112”. Si tratta di Romolo Amicarella. E’ probabile che la carica di maggiore riguardi l’Esercito Meridionale. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a pp. XIX-XX, in proposito scriveva che: “L’esercito di passaggio trovò primo nel Vallo di Diano vettovaglie, trasporti ed alloggi comodi, ed in parte anche danaro. Fui in questo difficile compito giovato dallo spirito veramente patrio delle popolazioni e da una classe di Cittadini onorevolissimi che mi furon larghi del loro consiglio e del loro aiuto. Nè darò termine a questo breve cenno di me senza render pubbliche grazie ai Cittadini: Giuseppe de Petrinis, fratelli Pappafico, fratelli Bigotti, Michele Pandelli, Giuseppe Arcieri, fratelli del Vecchio, Giuseppe Rossi, P. Alfonso da Pescopagano, Giuseppe Guerdile di Sala, fratelli Santelmo, Filomeno Padula e Scolpini di Padula, fratelli de Honestis, Matina, Michele de Meo, Antonio Carrano, Giambattista Santoro e Michele Candia di Diano, fratelli Ferri, de Benedictis e Sabini di Sassano, Marone di S. Giacomo, Pagano e Matina di S. Rufo, Spinelli di S. Pietro, Galloppi e del Bagno di Polla, Mele e Costa di S. Arsenio, Caruso e Guerra di Auletta, Orazio Abbamonte di Salvitelle, Oro di Caggiano, Giuseppe Gifoni Barone di Vibonati, Socrate Falconi di Policastro, Luigi Barzelloni e Giuseppe Curcio di Sanza, Giuseppe Gagliardi, Volpe e Gerbasio di Montesano, Gallotti e Brandeleone e parecchi altri, che voglio mi perdonino se in mezzo alla folla delle rimembranze mi cade dimenticarli. Sappiamo però che il mio cuore palpita per essi e l’animo freme di dolce riconoscenza in ricordandogli; etc…”. Dunque, in questo passaggio il d’Evandro cita alcuni dei cittadini, all’epoca con una posizione più agiata, che, furono attivi collaboratori della sua Segreteria. D’Evandro cita, i “Cittadini onorevolissimi”: “…fratelli del Vecchio, …..Giuseppe Gifoni Barone di Vibonati, Socrate Falconi di Policastro, Gallotti e Brandeleone etc…”. Dunque, il d’Evandro cita anche il Gallotti ed i barone di Vibonati Giuseppe Giffoni. Riguardo poi ai Gallotti, è interessante ciò che emerse nel famoso Processo al Nicotera. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 100, in proposito scriveva che: “….fiume Noce e si fermò nel castello del barone Labanchi di Maratea, in attesa della barca che doveva condurlo a Sapri, dove in effetti giunse verso le ore 14 e dove già il giorno prima erano sbarcate, provenienti da Paola, la divisione Rustow e le Brigate Milano e Spinazzi della Divisione Turr. Si fermò per il pranzo in casa del barone Gallotti; etc…”. Nicola Montesano (….), nel suo “Casaletto, Terra in Provincia di Principato Citra”, a pp. 108 a p. 109 parlando del barone di Battaglia don Giovanni Gallotti, in proposito scriveva che: Alla fine di questa défaillance da parte di Giovanni Gallotti non venne giudicata, nel suo ambito, alla stregua di un tradimento nei confronti della causa liberale, tant’è che, dopo tre anni, durante la spedizione dei mille, Giuseppe Garibaldi, appena sbarcato a Sapri, lo andò a salutare, recandosi a casa sua.. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 100, in proposito scriveva che: “….fiume Noce e si fermò nel castello del barone Labanchi di Maratea, in attesa della barca che doveva condurlo a Sapri, dove in effetti giunse verso le ore 14 e dove già il giorno prima erano sbarcate, provenienti da Paola, la divisione Rustow e le Brigate Milano e Spinazzi della Divisione Turr. Si fermò per il pranzo in casa del barone Gallotti; etc…”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 135, in proposito scriveva che: “In casa Gallotti sbrigò affari politici e di governo, rese doveroso pensiero a Carlo Pisacane (4) e suggerì, come fece a Cosenza per i fratelli Bandiera, che si innalzasse un monumento in suo onore. Infatti, subito dopo la partenza di Garibaldi da Sala, il Segretario del Governo Provvisorio, nonché delegato interino civile e militare del Distretto, Antonio Alfieri d’Evandro si adoperò per delle sottoscrizioni volontarie, anche a mezzo del giornale ‘Il Popolo d’Italia’, per un monumento a Pisacane: “….a modo di riparazione Nazionale in questo Distretto più specialmente ove ebbe tomba il prode dei prodi Carlo Pisacane ed i suoi generosi compagni, si promuova una sotoscrizione Nazionale per erigere loro un monumento.” Un garibaldino nel suo Diario annotò: “Chiuderò questa mia con darvi una notizia che conforterà il vostro cuore italiano, ed è che Garibaldi ha dato ordine che si eriga un monumento ai fratelli Bandiera a Cosenza, ed un altro a Pisacane a Sapri (….)(5).”. Policicchio, a p. 135, nella nota (4) postillava: “(4) Il 15 settembre, Garibaldi decretò la grazia, tra gli altri, ad Antonio Venturini condannato il 31 marzo 1850 per gli avvenimenti di Sapri e a Francesco Romano anch’esso condannato per lo stesso motivo. Successivamente, riconosciuta e provata la grave perdita che la società di navigazione a vapore Raffaele Rubattino & C. ebbe a soffrire per il sequestro del battello il ‘Cagliari’ che servì alla sventurata e patriottica impresa di Carlo Pisacane, alla stessa venne assegnata la somma di franchi 450.000 da pagarsi dalla tesoreria di Napoli in tante cartelle del debito pubblico corrispondente a detta somma. Alla stessa compagnia vennero pure assegnati 750 mila franchi, a carico per 3/4 parti dele finanze napoletane e 1/4 di quelle di Sicilia, in compenso della perdita dei battelli a vapore “Lombardo e Piemonte i quali saranno riparati in memoria dell’iniziativa del popolo italiano nella guerra d’indipendenza ed unità del 1860″. (Decreti n. 81 e 82 del 5 ottobre).”. Policicchio, a p. 135, nella nota (5) postillava: “(5) P. Russo, Un brandello dell’Impresa dei Mille, dal Fortino ad Auletta, Grafepress, Castelcivita 2000, p. 63.”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 824, in proposito scriveva che: Il giorno 3, Türr partiva per Lagonegro per trovarvi notizie ed ordini di Garibaldi, e Rustow occupavasi dell’armamento della Guardia nazionale del paese; quando inaspettatamente videsi apparire Garibaldi arrivato anch’esso a Sapri per via di mare. A Rustow fu dato ordine di partire la stessa sera con la brigata Milano, la sola veramente completa, per Vibonate.”Antonio Pizzolorusso (….), nel suo I martiri per la libertà italiana della provincia di Salerno dall’anno 1820 al 1857 con appendice intorno al moto rivoluzionario del 1860 per Antonio Pizzolorusso, Salerno, Tipografia Nazionale, 1885, si veda l’ed. Ripostes, a pp. 234-235, in proposito scriveva che: “….e Garibaldi resosi padrone della Sicilia, passa il Faro il 20 agosto, e ordina a Rustow di congiungersi in Paola al Generale Turr, ed egli imbarcatosi per Sapri li raggiunse il giorno 3 settembre ed ordina al primo d’ inoltrarsi con una brigata verso Vibonati e avanzarsi sulla via consolare.”. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 100, in proposito scriveva che: “….fiume Noce e si fermò nel castello del barone Labanchi di Maratea, in attesa della barca che doveva condurlo a Sapri, dove in effetti giunse verso le ore 14 e dove già il giorno prima erano sbarcate, provenienti da Paola, la divisione Rustow e le Brigate Milano e Spinazzi della Divisione Turr. Si fermò per il pranzo in casa del barone Gallotti; poi si recò a Vibonati e passò la notte in casa della famiglia Del Vecchio. La mattina del 4 settembre, di buon’ora, riprese la marcia verso Torraca; attraversò i boschi del monte Salice e del monte Cocuzzo e giunse nelle prime ore del pomeriggio al Fortino di Lagonegro e si fermò proprio nella taverna nella quale nel 1857 Pisacane prese la decisione che doveva condurlo al vano combattimento sotto le mura della Certosa di S. Lorenzo di Padula e alla tragedia del 2 luglio 1857 a Sanza. La comitiva Garibaldina, a cui si era unito da Sapri anche il Turr, era preceduta dai volontari del Cilento e dai Garibaldini sbarcati a Sapri che fecero echeggiare le valli circostanti di canti patriottici e di grida: “Viva la libertà! Viva l’Unità d’Italia! Viva Garibaldi!”; erano uomini dei campi e delle botteghe, professionisti e impiegati che all’annunzio dell’arrivo del biondo Eroe avevano abbandonato il lavoro ed erano accorsi per unire fremiti di libertà a quelli degli artefici dell’unità d’Italia, per dividere con loro nel periglio i rischi e i sacrifici.”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”,  ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 338-339, in proposito era scritto: Mentre Türr alle 3 della mattina era partito per Lagonegro onde prender gli ordini di Garibaldi, mentre Rüstow era occupato nell’ armamento della guardia nazionale dei dintorni, arrivò Garibaldi nel pomeriggio dalla parte di mare a Capri e dopo breve concerto imparti l’ordine a Rüstow di partire quella sera stessa colla brigata Milano, etc…”.

Nel 3 settembre 1860, RAFFAELE GALLOTTI, figlio del barone don Giovanni, si pose al seguito di Garibaldi 

Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a p. 284, in proposito scriveva che: “Nel frattempo, Garibaldi fu ospite di Giovanni Gallotti (31), dei Baroni di Battaglia, vicino alle camicie rosse per avere un congiunto Ufficiale tra le Camicie Rosse, sbrigandovi affari politici e di governo.”. Policicchio, a p. 284, nella nota (31) postillava: “(31) Condannato a 20 anni di ferri per i fatti del 48 fu graziato una prima volta con rescritto del 23 dicembre 1856. Di nuovo arrestato il 6 luglio 1857 insieme al figlio Salvatore, dopo i fatti di Pisacane, fu condannato per effetto del decreto n. 30 del 16 giugno 1859.”. Chi fosse il congiunto del barone di Battaglia don Giovanni Gallotti, il quale era “vicino alle camicie rosse per avere un congiunto Ufficiale tra le Camicie Rosse”, il Policicchio non lo dice. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 218, continuando il suo racconto scriveva che: “Il successivo 30 ottobre, invece, Raffaele fu ristretto per ordine della polizia ordinaria e destinato alle carceri distrettuali di Sala. Il 21 febbraio 1860, all’Intendente chiese di rivedere la sua posizione. Il seguente 29 rispose che l’istanza non poteva trovare accoglimento perchè il caso era in dipendenza del potere giudiziario. Con decisione 27 giugno 1860, dalla Gran Corte Criminale di Salerno, fu riabilitato (55) e, giunto Garibaldi in casa del padre si pose al suo seguito (56).”. Policicchio, a p. 218, nella nota (55) postillava che: “(55) ASS., Intendenza, Gabinetto, b. 88, f. 33.”. Policicchio, a p. 218, nella nota (56) postillava: “(56) Ricordi di famiglia tramandano che, ignorando chi l’avesse concessa, la stessa godeva di una pensione a lei assegnata.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 218, riferendosi al figlio del barone don Giovanni, RAFFAELE GALLOTTI, in proposito scriveva che: “Con decisione 27 giugno 1860, dalla Gran Corte Criminale di Salerno, fu riabilitato (55) e, giunto Garibaldi in casa del padre si pose al suo seguito (56).”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 218, nella nota (56) postillava: “(56) Ricordi di famiglia tramandano che, ignorando chi l’avesse concessa, la stessa godeva di una pensione a lei assegnata.”. Dunque, Policicchio scriveva che da alcuni familiari della famiglia Gallotti (mi domando quali, visto che, oggi, dopo la morte di don Filomeno e dell’ultima sua moglie, VINCENZA RECCHIA, non erano più in vita), “la stessa godeva” (forse qui vi è un evidente errore perche Policicchio ci parla di Raffaele e quindi si riferisce alla sua vedova ?), “di una pensione a lei assegnata”

Nel 3 settembre 1860, da Lagonegro, il generale TURR inviò un messaggio a Garibaldi (che troverà sbarcando a Sapri) informandolo sul Caldarelli

Un testimone di eccezione dell’arrivo delle truppe e della permanenza a Sapri delle truppe scelte prima che Garibaldi arrivasse è stato il colonnello RUSTOW, il quale, nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”,  ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 338-339, in proposito era scritto: Mentre Türr alle 3 della mattina era partito per Lagonegro onde prender gli ordini di Garibaldi, mentre Rüstow era occupato nell’ armamento della guardia nazionale dei dintorni, etc…”. Rustow scriveva nel suo Diario che, arrivati a Sapri il 2 settembre 1860, mentre lui si occupava del riordino della truppa e a distribuire armi agli insorti dei dintorni giudati da Michele Magnoni (….), il generale Turr (scrive), “alle 3 della mattina”, si allontanerà da Sapri e si porterà nel Lagonegrese per “onde prender ordini da Garibaldi”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, nel suo capitolo “Da Palermo a Napoli”, a pp. 148-149, riferendosi al generale Turr, in proprosito scriveva che: “…ed all’alba del 2 settembre sbarcava a Sapri e mandava avviso del suo arrivo al Generale Garibaldi, il quale da Cosenza era arrivato a Rotonda, da dove gli scriveva così: “Al generale Turr….Sapri. Il latore v’informerà di ogni cosa – io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò. Rotonda, 2 settembre 1860, ore 11 ant. Firmato: G. Garibaldi.”.”. Turr nel ricevere questa lettera lesciò la sua colonna a Sapri per correre con un piccolo seguito a Lagonegro, dove seppe che il generale Caldarelli marciava sulla linea postale, onde gli mandò un’intimazione di attenersi strettamente alla capitolazione di Cosenza, ed alle marcie in essa stabilite, in contrario sarebbe stato costretto di attaccarlo dove lo trovasse fuor di luogo, e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi, il quale, avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri. Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. Dunque, il Pecorini-Manzoni (….) scriveva che, Garibaldi arrivato a Rotonda, il 2 settembre 1860, e ricevuto il dipaccio di Turr che gli comunicava dell’avvenuto suo sbarco a Sapri con Rustow e le brigate portate da Paola, Garibaldi inviò subito da Rotonda un ulteriore dispaccio al generale Turr scrivendogli questo: “Al generale Turr….Sapri. Il latore v’informerà di ogni cosa – io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò. Rotonda, 2 settembre 1860, ore 11 ant. Firmato: G. Garibaldi.”.”. Dunque, secondo il Pecorini-Manzoni, a Rotonda Garibaldi, dopo aver ricevuto il dispaccio dal Turr che le truppe erano a Sapri gli scriveva “Il latore v’informerà di ogni cosa”, di cosa ? e poi aggiungeva: “…io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò.”. Dunque, Garibaldi avvisava il Turr, che in quel momento si trovava a Sapri con Rustow e le sue truppe, lo avvisava che da Rotonda l’avrebbe raggiunto al più presto. Dove, a Sapri ?. Garibaldi scriveva a Turr che l’avrebbe raggiunto al più presto, a Sapri ? Forse si riferiva a Sapri oppure la isposta è contenuta nel messaggio che avrebbe riferito il “latore”. Pecorini-Manzoni (….) continuando il suo racconto scriveva pure che, arrivato il messaggio di Garibaldi a Turr che si trovava a Sapri: Turr nel ricevere questa lettera lesciò la sua colonna a Sapri per correre con un piccolo seguito a Lagonegro, dove seppe che il generale Caldarelli marciava sulla linea postale, onde gli mandò un’intimazione di attenersi strettamente alla capitolazione di Cosenza, ed alle marcie in essa stabilite, in contrario sarebbe stato costretto di attaccarlo dove lo trovasse fuor di luogo, e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi, il quale, avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri. Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. Dunque, secondo il Pecorini (….), rievuto il dispaccio di Garibaldi, il generale Turr si reca in avanscoperta a Lagonegro, dove il Forbes scrive che egli “era atteso perchè non era ancora arrivato”. Pecorini scrive pure che il generale Turr, partitosi da Sapri, il 3 settembre 1860, di buon mattino, arriva a Lagonegro e il Generale Caldarelli era già partito, infatti egli scrive: dove seppe che il generale Caldarelli marciava sulla linea postale, onde gli mandò un’intimazione di attenersi strettamente alla capitolazione di Cosenza, ed alle marcie in essa stabilite, in contrario sarebbe stato costretto di attaccarlo dove lo trovasse fuor di luogo.”. Pecorini scrive pure che il generale Turr, presumibilmente da Lagonegro, non avendo trovato il generale borbonico Caldarelli (…) inviò, presumibilmente da Lagonegro il 3 settembre 1860, un ulteriore dispaccio a Garibaldi che, nel frattempo era arrivato a Sapri, e, secondo il Pecorini-Manzoni (…), egli scrive: “….e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi, il quale, avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri.”. Su questa ultima notizia nutriamo dei dubbi, in quanto non mi sembra corretta la tempistica del Pecorini. A mio parere è corretto ciò che scrive il Pecorini, ovvero che: “…e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi”, ovvero è corretto che il generale Turr, da Lagonegro invierà un ulteriore dispaccio a Garibaldi informandolo dei movimenti del generale Caldarelli ma, questo dispaccio, credo, Garibaldi non lo riceverà quando è in viaggio o a Tortora (ovvero prima che egli decida di imbarcarsi per Sapri). Pecorini erra quando scrive che Garibaldi, ricevuta la risposta (secondo messaggio) di Turr “…avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri.”. Garibaldi riceverà il secondo messaggio del generale Turr a Sapri stesso, quando arriverà e sbarcherà a Sapri. Infatti, da casa Gallotti, come vedremo Garibaldi, rispondendo al secondo messaggio di Turr gli scriverà un secondo dispaccio, come vedremo. Carlo Pecorini-Mazoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 149, in proposito scriveva che: “Garibaldi giunto a Sapri scrisse a Turr la seguente lettera: “Sapri, 3 settembre 1860. Generale Turr, ….Sono giunto alle 3 1/2 pom. etc…Mandatemi a dire ove si trova la brigata Caldarelli.”. Dunque, Pecorini-Manzoni scriveva che Garibaldi da Sapri, il 3 settembre 1860 scrisse un altro dispaccio a Turr informandolo che era arrivato a Sapri alle ore 15,30 e che avrebbe marciato con le sue brigate (colonna Milano e Spinazzi) fino al Fortino del Cervaro. Garibaldi scriveva a Turr per accertarsi dell’esatta posizione di Caldarelli. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 824, in proposito scriveva che: Il giorno 3, Türr partiva per Lagonegro per trovarvi notizie ed ordini di Garibaldi, e Rustow occupavasi dell’armamento della Guardia nazionale del paese; quando inaspettatamente videsi apparire Garibaldi arrivato anch’esso a Sapri per via di mare.”. Oddo, continuando il suo racconto ci dice del generale Caldarelli e della posizione delle sue truppe borboniche:  “La brigata borbonica, comandata dal generale Caldarelli, e che, come di sopra narrammo, dopo aver capitolato coi rivoluzionari di Cosenza, ritiravasi sopra Salerno, giusto a Padula venne ad incontrarsi con Garibaldi. I volontari di Stocco le erano alle spalle , la brigata Milano era poco distante . Garibaldi intimò la resa a Caldarelli, e questi venne a capitolazione. Ecco altri quattromila uomini disarmati e dispersi. Ecco ai nomi dei generali vinti, Gallotti, Mellendez, Briganti , Viale, Ghio, aggiunto quello di Caldarelli ; ecco nuovi fortunati avvenimenti per la rivoluzione , tristissime infauste notizie per Francesco II.”Infatti, sullo stesso tenore Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 172, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: “Nella mattina del 2 settembre Garibaldi attraversò l’altopiano di Campotenese e, appreso dello sbarco di Sapri, scriveva al Generale Turr: “Il latore v’informerà di ogni cosa, io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso scriverò” (232), mentre la sera stessa deviava verso il Golfo di Policastro per raggiungere Tortora dove pernottò.”. Del Duca (….), a p. 172, nella nota (232) si rifà alla nota (231) dove postillava del testo di Ferruccio Policicchio (….), ed il suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro”, in “Garibaldi e Garibaldini in Provincia di Salerno”, pp. 281-282. Dunque, Del Duca (….) scriveva che Garibaldi, dopo che aveva attraversato “…l’altopiano di Campotenese e, appreso dello sbarco di Sapri”, scriveva al Generale Turr un dispaccio. Poi aggiunge: “…mentre la sera stessa deviava verso il Golfo di Policastro per raggiungere Tortora dove pernottò.”. Dunque, Del Duca (….) scriveva che Garibaldi inviò un dispaccio al generale Turr prima che egli, “la sera stessa” si partisse da (presumo che intendesse da Rotonda): “…deviava verso il Golfo di Policastro per raggiungere Tortora dove pernottò.”. Dunque, Del Duca scriveva che Garibaldi, dopo “avere appreso dello sbarco di Sapri”, lo sbarco del generale Turr e di Rustow a Sapri, si decide a deviare verso il Golfo di Policastro per raggiungere Tortora. Inoltre, Del Duca scriveva pure che Garibaldi avendo avuta contezza dello sbarco di Turr a Sapri, inviò a Turr a Sapri il seguente dispaccio: “….scriveva al Generale Turr: “Il latore v’informerà di ogni cosa, io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso scriverò”.”. L’Avv. Paolo Emilio Curti, nel suo “Arresto processo e condanna del colonnello Turr narrati da lui medesimo”, Milano, 1862, Tip. dei Lombardi, a pp. 69-70, in proposito scriveva: Il generale Türr istesso accompagnava la spedizione, che col favor della notte, malgrado la vicinanza della flotta borbonica, potè arditamente compiersi, sì che sbarcò presso Sapri il 2 settembre di buon mattino e il 3 partiva per Lagonegro, onde ricevere nuovi ordini di Garibaldi. Questi rapidi movimenti sul continente, ne’ quali il nostro Türr aveva tanta parte, portavano lo sgomento ne’ Regii, tal che a’ dì 4 la Brigata Milano, ch’era a di lui dipendenza, perchè, come dissi, apparteneva alla sua divisione, trovavasi già sulla strada consolare presso Casalnuovo, il 5 incalzava le truppe napoletane comandate da Caldarelli che poi capitoló a Cosenza con Garibaldi, e quando due di dopo toccava Eboli, il Dittatore entrava già solo nella capitale abbandonata da Francesco II. Il generale Caldarelli non tardava pronunciarsi per la causa nazionale ed anche le truppe regie si ritirarono da Salerno, si che Türr poteva il giorno dopo all’arrivo in Napoli di Garibaldi raggiungerlo colla brigata Milano, la quale affrettò l’ingresso valendosi di veicoli d’ ogni maniera.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, Linotip. S. Jannone, Salerno, 1961, a p. 111, in proposito scriveva che: “Il barone Giovanni Gallotti, già distintosi nei moti del 1848, volle ospitare in sua casa, per poche ore, Garibaldi ed il suo seguito (6). Di là il generale scrisse al Turr, informandolo del suo sbarco a Sapri ed avvisandolo che avrebbe marciato fino al Fortino con le colonne Milano e Spinazzi, dopo aver lasciato a Sapri un notevole distaccamento. Gli chiese poi dove si trovasse il generale borbonico Caldarelli e la di lui brigata (7).”. De Crescenzo, a p. 111, nella nota (7) postillava: “(7) Era sulla strada di Lagonegro alla testa di tremila uomini, con i quali aveva già iniziata la ritirata da Cosenza per passare nelle file garibaldine.”. Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 57, in proposito scriveva che: “Il tre settembre, …..A Sapri…Garibaldi scrisse al Turr….Nella missiva gli chiese infine di comunicargli al più presto la pista seguita dalla brigata del generale borbonico Cardarelli.”. Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 57, in proposito scriveva che: “Il tre settembre, …..A Sapri…Garibaldi scrisse al Turr….Nella missiva gli chiese infine di comunicargli al più presto la pista seguita dalla brigata del generale borbonico Cardarelli.”. Infante (…) non aveva torto quando scriveva questa notizia. Infatti, Garibaldi, da Sapri, non avendo ricevuto molte notizie sulla posizione reale del Caldarelli (o forse era una finta), nello riscrivere da Sapri un ulteriore messaggio al generale Turr, gli chiede di nuovo dove si trovasse il generale Caldarelli.      

Nel 3 settembre 1860, a Sapri, da casa Gallotti, GARIBALDI scrisse di nuovo al generale TURR informandolo del suo arrivo a Sapri ed invitandolo a vedersi al Fortino

Dopo aver ricevuto il messaggio e l’ordine di Garibaldi, il generale Turr che, nel 2 settembre si trovava a Sapri insieme a Rustow con le truppe portate ivi da Paola, il 3 settembre, di buon mattino, il generale Turr si allontanò in perlustrazione, con pochi uomini, dirigendosi verso Lagonegro dove si sapeva che erano arrivate le truppe borboniche del generale Caldarelli, il quale però, pare non avesse intenzione di rispettare i patti stipulati con il Morelli a Cosenza. E’ per questo motivo che Garibaldi, da Rotonda invia un primo ordine a Turr, che gli aveva comunicato di essere arrivato a Sapri. Garibaldi, arrivato a Sapri il giorno 3 settembre, da casa Gallotti invia un secondo messaggio o dispaccio a Turr, che già si trovava verso Lagonegro per ordinargli di fargli sapere al più presto notizie di Caldarelli. Un testimone di eccezione è stato il colonnello polacco Guglielmo Rustow, che era rimasto a Sapri con le truppe e che incontrò Garibaldi al suo sbarco il 3 settembre 1860. Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzonero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a p. 300, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: “Mentre Turr il 3 settembre di buon mattino partiva per Lagonegro onde ricevere gli ordini di Garibaldi, mentre Rustow si occupava dell’armamento della guardia nazionale dei dintorni, nella misura della provvista d’armi che aveva portate con sè, a mezzodì dalla parte di mare arrivò a Sapri Garibaldi…”. Nel 1998, in occasione della redazione dell’“Analisi: Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma e su incarico del Comune di Sapri che redissi per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.), in proposito così scrivevo che: A Sapri, Garibaldi con il suo gruppo, fu ospitato dal barone Giovanni Gallotti e fu proprio in questa casa che ‘l’eroe dei due Mondi’ scrisse al Generale Turr, informandolo dello sbarco e che avrebbe proseguito con le brigate Spinazzi e Milano fino al Fortino di Casaletto Spartano (ove è posta una lapide in ricordo del suo storico passaggio) lasciando però a Sapri una solida base di uomini e mezzi. (172) etc….”. Nella mia nota (172) postillavo che: (172) Infante A., Garibaldi nel Cilento, Torchiara, 1984, pp. 57, 58.”. Infatti, Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 57, in proposito scriveva che: “Il tre settembre, …..A Sapri il barone Giovanni Gallotta ospitò il Generale e il suo seguito per poche ore e fu proprio in questa casa che Garibaldi scrisse al Turr comunicandogli il suo sbarco nella cittadina cilentana, informandolo anche che avrebbe marciato fino al Fortino con le brigate Spinazzi e Milano, lasciando però a Sapri una solida base di uomini e mezzi. Nella missiva gli chiese infine di comunicargli al più presto la pista seguita dalla brigata del generale borbonico Cardarelli.”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a pp. 823-824, in proposito scriveva che: Per ordine di Garibaldi il corpo di Rustow veniva riunito alla divisione comandata da Türr; tutta intiera la divisione ebbe ordine d’imbarcarsi immantinente e di salpare alla volta di Sapri per ispingersi rapidamente avanti e per formare l’avanguardia di tutta l’armata rivoluzionaria. La sera di quello stesso giorno ebbe luogo l’imbarco. Erano circa mille e cinquecento uomini; cioè tutta la brigala Milano ed una parte della brigata Parma; il resto di questa e tutta la brigata Bologna dovevan fare lo stesso viaggio al più presto possibile. Con quei mille e cinquecento uomini, Türr, la mattina del 2 settembre, disbarcava a Sapri. In questo modo l’avanguardia trovossi quasi di cinque tappe avanti il grosso dell’esercito che marciava da Soveria -Manelli sopra Cosenza per la strada consolare. Etc…”. Oddo poi aggiunge che, il generale Turr: “Il giorno 3, Türr partiva per Lagonegro per trovarvi notizie ed ordini di Garibaldi, e Rustow occupavasi dell’armamento della Guardia nazionale del paese; quando inaspettatamente videsi apparire Garibaldi arrivato anch’esso a Sapri per via di mare. Etc…”. Carlo Pecorini-Mazoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 149, in proposito scriveva che: “Garibaldi giunto a Sapri scrisse a Turr la seguente lettera: “Sapri, 3 settembre 1860. Generale Turr, ….Sono giunto alle 3 1/2 pom. Io marcerò colla vostra colonna Milano e Spinazzi sino a Fortino, lasciando qui un forte distaccamento. Mandatemi a dire ove si trova la brigata Caldarelli. In ogni modo speditemi immediatamente notizie vostre a Fortino, o venite in quel punto voi stesso. Stasera probabilmente pernotteremo a Vibonati. Firmato G. GARIBALDI.”.”. Dunque, Pecorini-Manzoni scriveva che Garibaldi da Sapri, il 3 settembre 1860 scrisse un secondo dispaccio a Turr informandolo che era arrivato a Sapri alle ore 15,30 e che avrebbe marciato con le sue brigate (colonna Milano e Spinazzi) fino al Fortino del Cervaro, dove lo pregava di farsi trovare. Inoltre, nella missiva Garibaldi pregava il generale Turr di fargli avere precise informazioni sul enerale Caldarelli. Il Pecorini, a p. 149, in proposito scriveva pure: “Coerentemente a questa lettera Turr appena arrivato a Fortino il 4 Settembre, si fermò per attendervi il Dittatore che vi arrivò il giorno stesso.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 111, in proposito scriveva che: “Il barone Giovanni Gallotti, già distintosi nei moti del 1848, volle ospitare in sua casa, per poche ore, Garibaldi ed il suo seguito (6). Etc…”. De Crescenzo, continuando il suo racconto scriveva pure che, da casa Gallotti, Garibaldi, scrisse ed inviò un nuovo messaggio al generale Turr che, di primo mattino si era recato nel Lagonegrese in perlustrazione: “Di là il generale scrisse al Turr, informandolo del suo sbarco a Sapri ed avvisandolo che avrebbe marciato fino al Fortino con le colonne Milano e Spinazzi, dopo aver lasciato a Sapri un notevole distaccamento. Gli chiese poi dove si trovasse il generale borbonico Caldarelli e la di lui brigata (7).”. De Crescenzo, a p. 111, nella nota (7) postillava: “(7) Era sulla strada di Lagonegro alla testa di tremila uomini, con i quali aveva già iniziata la ritirata da Cosenza per passare nelle file garibaldine.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 132, in proposito scriveva che: “Garibaldi di là scrisse la mattina stessa al Turr, che approdato a Sapri e che prontamente era andato senza seguito a Lagonegro per sorvegliare le mosse del generale borbonico Caldarelli, così: “Sono giunto qui alle 3 1/2. Io marcerò con la vostra colonna Milano e Spinazzi sino a Fortino, lasciando qui un forte distaccamento. Mandatemi a dire ove si trovi la brigata Caldarelli. In ogni modo speditemi immediatamente notizie vostre al Fortino o venite in quel punto voi stesso. Stesera probabilmente pernotteremo a Vibonati”.. Il Mazziotti, anche sulla scorta del dispaccio di Garibaldi propende per la prima versione, sebbene molte sue notizie furono tratte dal testo del cav. Carlo Pesce (….), nel 1921, nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, che a pp. 29-30, fornisce un’altra sua personale versione dei fatti e, in proposito scriveva che: “Dopo circa 3 ore di faticoso tragitto, Garibaldi co’ suoi compagni sbarcarono inaspetatamente verso le 2 pom. del 3 Settembre nell’ampia arenosa spiaggia di Sapri, dove, nel giorno innanzi erano approdate, provenienti da Paola, su 5 vapori, la divisione Rustow e le Brigate Milano e Spinazzi della Divisione Turr, queste proseguirono tosto all’avanguardia dell’esercito meridionale per Casalbuono e Sala per tagliare la via alla Brigata Borbonica del Caldarelli; rimase a Sapri con la sua Divisione il Colonnello Polacco Rustow, il quale scrisse pure le memorie di quella campagna col titolo: ‘La guerra Italiana del 1860’. Garibaldi si fermò in Sapri poche ore in casa del Barone Gallotti, dove volle pranzare assai frugalmente, e quindi, montato un cavallo morello, e seguito pure dal Generale Tur, che aveva incontrato colà, partì per Vibonati, dove passò la notte in casa della patriottica famiglia Del Vecchio. Lungo quella via – dove Garibaldi etc….”. Devo però precisare che Pesce commette l’errore di scrivere a p. 132, che: “Garibaldi,…..montato un cavallo morello, e seguito pure dal Generale Tur, che aveva incontato colà, partì per Vibonati, etc…”. E’ errata la ricostruzione del Pesce, in quanto, Turr partirà in perlustrazione per la zona di Lagonegro e rimarrà al Rustow le Brigate sue a Sapri dove in seguito arriverà Garibaldi. Anche Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 409-410, in proposito scriveva che: Il Turr imbarcò tutti il 1° settembre e sbarcò a Sapri alle 9 del mattino seguente. Alle 5 del pomeriggio ripartiva da Sapri per via di terra e poco prima del mezzogiorno del 4 settembre era al Fortino dopo aver bivaccato la prima notte a Vibonati ed aver costeggiato poi le falde del monte Cocuzzo. Etc…”. La ricostruzione storica dell’Agrati non mi ritorna. In primo luogo risulta che il generale Turr, su ordine di Garibaldi, il giorno 3 settembre aveva già lasciato Sapri per recarsi in perlustrazione verso Lagonegro dove dovevano trovarsi le truppe borboniche del generale Caldarelli. Inoltre, l’Agrati scrive che Turr si allontanò da Sapri alle 5 del pomeriggio del giorno 3 settembre. Dal racconto del Rustow risulta che fu lui ad essere incaricato di allontanarsi da Sapri per recarsi con una parte della truppa arrivata a Sapri al Fortino o verso la strada Consolare. Inoltre, sempre dal racconto del Rustow risulta che fu lui, e non Turr a bivaccare e a pernottare a Vibonati. Come vedremo innanzi, Turr, Piola e Augier si incontreranno con Garibaldi al Fortino del Cervaro. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a pp. 195-196, in proposito scriveva: “…nel primo pomeriggio raggiunsero il porto di Sapri, come lo stesso Generale scrisse in un messaggio a Turr, che in quel momento era in perlustrazione nella zona: “Sono qui giunto alle 3 1/2 pom. Etc…”(19).”. Moliterni, però scriveva che Turr, all’arrivo di Garibaldi: “….in quel momento era in perlustrazione nella zona: etc…”. Si potrebbe far credere che Turr, si trovasse in perlustrazione nella zona di Sapri, ma egli si era allontanato su ordine di Garibaldi e si era portato verso Lagonegro in perlustrazione ed in missione su ordine di Garibaldi (vedi telegramma di Garibaldi del giorno……), per sondare la posizione della brigata del Caldarelli. Turr, si era già allontanato da Sapri ed è proprio per questo che Garibaldi con il suo secondo dispaccio gli chiede informazioni e gli fa sapere di essere sbarcato a Sapri. Turr perlustrava la zona di Lagonegro e la via Consolare per conoscere la posizione del generale Caldarelli. Moliterni, a p. 195, nella nota (19) postillava: “(19) Cf. Edizione Nazionale degli scritti di Giuseppe Garibaldi, vol. XI, Epistolario, vol. V, 1860, a cura di M. De Leonardis, Roma, 1988, p. 229, n. 1781.”. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 100, in proposito scriveva che: “….fiume Noce e si fermò nel castello del barone Labanchi di Maratea, in attesa della barca che doveva condurlo a Sapri, dove in effetti giunse verso le ore 14 e dove già il giorno prima erano sbarcate, provenienti da Paola, la divisione Rustow e le Brigate Milano e Spinazzi della Divisione Turr. Si fermò per il pranzo in casa del barone Gallotti; etc…”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a p. 285, in proposito scriveva che: “Da casa Gallotti al generale Turr comunicò: “Sono giunto qui alle 3 1/2 pom. Io marcerò colla vostra colonna Milano e Spinazzi sino a Fortino, lasciando qui un forte distaccamento. Mandatemi a dire ove si trova la brigata Caldarelli. In ogni modo speditemi immediatamente notizie vostre a Fortino, o venite in quel punto voi stesso. Stasera probabilmente pernotteremo a Vibonati (34).”. Policicchio, a p. 285, nella nota (34) postillava: “(34) C. Pecorini Manzoni, Storia della 15° divisione Turr, cit., p. 149.”. Devo segnalare l’ulteriore notizia imprecisa del Policicchio che, nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 134 riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “….anche se è vero che da Sapri, a Turr domandò dov’era la brigata Caldarelli in ritirata sulla linea postale.”. E’ vero che Garibaldi, da Sapri domandò a Turr notizie sulla ritirata della colonna borbonica del generale Caldarelli ma gli scrisse una lettera da casa Gallotti perchè Turr aveva già lasciato Sapri portandosi nella zona del Lagonegrese.

Nella notte del 3 settembre 1860, a Sapri, MICHELE MAGNONI, con la sua colonna d’insorti Cilentani incontrò Garibaldi, con cui (?), da Vibonati risalirono al Fortino

Abbiamo visto che a Sapri era arrivata la piccola colonna di MICHELE MAGNONI che, nell’imminenza dell’arrivo di Garibaldi si era portato con la sua piccola colonna a Sapri per coprire lo sbarco del Dittatore. Arrivato Garibaldi a Sapri MICHELE MAGNONI lo incontrò e con lui – molto probabilmente si recò a Vibonati dove, alcuni storici vogliono che Garibaldi diede le ultime sue disposizioni per le operazioni nel Vallo di Diano – che doveva essere la prossima tappa. Non sappiamo se il Magnoni si recò al Fortino dopo la sosta e l’incontro con Garibaldi. Attraverso alcuni documenti pubblicati da Alfieri d’Evandro (….) ed altri conservati presso l’Archivio Privato della Famiglia Magnoni di Rutino si evince che uno dei capi degli Insorti Cilentani, MICHELE MAGNONI, si spinse con la sua colonna o con pochi uomini a Sapri per dare appoggio e coprire l’arrivo e lo sbarco di Garibaldi. Dalle testimonianze dirette del colonnello Rustow, nelle sue versioni scritte in tedesco e delle traduzioni del suo Diario, sappiamo che a Sapri, in quei ultimi giorni di Agosto e i primi di Settembre 1860 si concentrarono diverse gruppi di insorti cilentani capeggiati da diversi patrioti, di cui parlerò. Sappiamo che Rustow, arrivato a Sapri il 2 settembre 1860 con il generale Turr, dopo aver riordinato le sue truppe portate a Sapri da Paola, fece distribuire armi, fucili e munizioni agli insorti cilentani che si erano concentrati a Sapri anche in attesa di potere incontrare Garibaldi, che ancora tuttavia non era arrivato. Il 3 settembre 1860, dopo aver occupato alcuni paesi del basso Cilento (il 3 settembre erano a Torre Orsaia e Castelruggiero), TEODOSIO DE DOMINICIS con la sua folta colonna d’insorti cilentani aveva formato un suo Quartiere generale a CAPITELLO e lì attendeva Magnoni che nel frattempo si era spinto fino a Sapri avendo saputo dell’arrivo del Generale Turr e delle sue truppe che ivi si accamparono in attesa dell’arrivo del Generale. Sulla questione ha scritto anche Pietro Ebner. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: La colonna Giordano s’incamminò lungo la costa, a proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse e una più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco del generale. (93)”. Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, p. 130 etc..”. Ebner scriveva che: “La colonna….più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco del generale.”. Dunque, oltre a queste interessanti notizie storiche vi è la notizia più interessante per Sapri e cioè che MICHELE MAGNONI si spinse fino a Sapri per coprire lo sbarco di Garibaldi avvenuto a Sapri il 3 settembre 1860. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: La colonna Giordano s’incamminò lungo la costa, a proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse e una più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco del generale……Etc…(93).”. Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, p. 130 etc..”. Dunque, Lucio Magnoni, relazionava che aveva dato ordini al fratello Michele Magnoni di dirigersi verso Sapri. Dunque, oltre a queste interessanti notizie storiche vi è la notizia più interessante per Sapri e cioè che MICHELE MAGNONI si spinse fino a Sapri per coprire lo sbarco di Garibaldi avvenuto a Sapri il 3 settembre 1860. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 17-18, in proposito scriveva pure che: A Sapri c’era d’uopo attendere gli ordini del Dittatore; per accellerare il cui arrivo, Turr, il giorno 3 di buon mattino si recò a Lazongro. Io aveva intanto assai da fare ad intendermela colle guardie nazionali dei contorni che domandavano armi. Fui abbastanza fortunato per poter loro distribuire 600 fucili, dei quali per buona ventura mi trovava provvisto, né mi mancarono ringraziamenti perciò. Potei osservare più tardi gli stessi fucili sotto lo mura di Capua fra le mani delle guardie nazionali mobilizzate.”. A questo proposito, ovvero in proposito a ciò che scrive Rustow: Fui abbastanza fortunato per poter loro distribuire 600 fucili, dei quali per buona ventura mi trovava provvisto, né mi mancarono ringraziamenti perciò. Potei osservare più tardi gli stessi fucili sotto lo mura di Capua fra le mani delle guardie nazionali mobilizzate.”, egli si riferisce molto probabilmente ai fucili della brigata. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a p. XVIII, in proposito scriveva che: “….Teodosio de Dominicis….L’amico nostro, impedito dal redigerla per fisica indisposizione, era stato soccorso dagl’operosi cittadini Gennaro Pagano e Luigi Giordano ed avea diviso le sue colonne in tre battaglioni che marciando per Policastro si ricongiunsero a Sapri con gl’insorti di Magnoni ed ingrossarono le nostre file nel Vallo di Diano.”. Dunque, l’Alfieri d’Evandro scriveva che Teodosio DE DOMINICIS era stato soccorso dai cittadini GENNARO PAGANO e da LUIGI GIORDANO ed aveva diviso le sue colonne in tre battaglioni, che marciando per Policastro si ricongiunsero a Sapri con gl’insorti di Magnoni.”. Dunque, secondo l’Alfieri d’Evandro le tre colonne con i tre capi si riunirono a Sapri con la colonna del MAGNONI. Antonio Alfieri d’Evandro pubblicherà le diverse Relazioni dei capi insurrezionali che furono inviate al Comitato Unitario per la Rivoluzione a Napoli. D’Evandro pubblicherà la Relazione-rapporto di Lucio Magnoni, fratello di Michele. Dunque, il d’Evandro scriveva che le colonne di Gennaro Pagano e Luigi Giordano ed avea diviso le sue colonne in tre battaglioni che marciando per Policastro si ricongiunsero a Sapri con gl’insorti di Magnoni, etc…”. Quì forse vi è un errore perchè non si tratta di Luigi Giordano ma di Pietro. E’ lo stesso Commissario delegato LUCIO MAGNONI, fratello di MICHELE che scrivendo al Comitato napoletano scriveva che suo fratello MICHELE, “la notte del 3 settembre mio fratello Michele con pochi uomini andò ad incontrare il Generale Garibaldi sbarcato a Sapri”. LUCIO MAGNONI che, nella sua Relazione/Rapporto inviata al Comitato Napoletano (Comitato Unitario Nazionale), datata 31 agosto 1860 da Rutino e pubblicata da Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, a p. 67, in “Appendice”, nel documento “N° 3 bis”, in proposito scriveva che: “La notte del 3 settembre mio fratello Michele con pochi uomini andò ad incontrare il Generale Garibaldi sbarcato a Sapri, e ne ricevette le disposizioni per la marcia nel Vallo di Diano. Non avendo voluto dimenticare le disposizioni per l’amministrazione politica nuovamente inaugurata, avevo dato fuori il seguente decreto: etc…”. Dunque, a questo proposito devo aggiungere che Lucio Magnoni scriveva pure che, il fratello Michele, la notte del 3 settembre 1860 recatosi a Sapri dove incontrò Garibaldi da poco sbarcato ne ricevette le disposizioni per la marcia nel Vallo di Diano.”. Alcuni storici, però hanno scritto che Michele Magnoni le “disposizioni per il Vallo di Diano” li ricevette da Garibaldi non all’incontro a Sapri ma a Vibonati dove – sempre secondo loro – Michele Magnoni presentò a Garibaldi li amici de Dominicis e Gennaro Pagano. Dunque, Lucio Magnoni scriveva, il 31 agosto 1860, da Rutino al Comitato Napoletano che, suo fratello MICHELE MAGNONI, “la notte del 3 settembre”, “con pochi uomini andò ad incontrare il Generale Garibaldi sbarcato a Sapri”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, a pp. 127-128, riferendosi alla colonna del De Dominicis, in proposito scriveva che: “Questa colonna ebbe ordini dal Magnoni di raccogliere guardie nazionali in tutti i comuni del Vallo di Policastro ed occupare la linea tra Sapri e Lagonegro (3). Difatti il giorno 3 occuparono Torreorsaia e Castelruggiero e quindi accamparono su quella linea. A la colonna si unirono Pietro Giordano e Giovanni Pagano.”. Mazziotti, a p. 127, nella nota (3) postillava che: “(3) …………………………”. Matteo Mazziotti (….), nel 1902, nel suo “Memorie di Carlo De Angelis”, a p. 135, in proposito scriveva che: “Le altre forze insurrezionali del Cilento, comandate dal Magnoni, che avevano preso la direzione di Sapri e Sanza, vennero man mano piegando verso Nocera, donde alcune altre erano etc…”. Degli autori coevi è il De Crescenzo che scrive che Michele Magnoni incontrò Garibaldi a Sapri prima che egli partisse per Vibonati (ammesso che Garibaldi fosse partito da Sapri per andare a Vibonati). Gennaro De Crescenzo (….) è l’unico storico coevo che aggiunge delle notizie nuove rispetto agli storici che scrissero in seguito a Garibaldi. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 86-87, riferendosi alla colonna del De Dominicis che si trovava a CAPITELLO, in proposito scriveva che: “VII…Quivi ebbero la ventura di trovare Garibaldi il quale, arrivato pochi momenti prima a Sapri, era stato già ricevuto da Michele Magnoni, che comandava l’avanzata alla testa della sua coorte. Le masse insurrezionali sostavano poche ore in Capitello. VIII…etc…”. Dunque, De Crescenzo scriveva che, “Michele Magnoni, che comandava l’avanzata alla testa della sua coorte”, si incontrò a Sapri con Garibaldi. De Crescenzo aggiunge pure che il De Crescenzo ed il Giordano, al comando delle loro due colonne di insorti si riunirono a Capitello dove “….ebbero la ventura di trovare Garibaldi il quale, arrivato pochi momenti prima a Sapri, era stato già ricevuto da Michele Magnoni”. Sulla scorta del De Crescenzo, questa notizia è riportata anche da un altro storico locale, il sac. don Giuseppe Cataldo (….), nel suo “Notizie storiche su Policastro Bussentino etc…”, testo dattiloscritto ed impaginato nel “Seminario Vescovile”, nel 1973, a pp. -76-77, in proposito scriveva che: Dopo una breve sosta in casa del Barone Gallotti, Garibaldi proseguì per Vibonati, dove pernottò in casa della famiglia Del Vecchio. Per Policastro passarono le colonne degli uomini del Magnoni e le forze del Maggiore De Dominicis, che si unirono a Capitello all’esercito del Maggiore Giordano; tutti questi attendevano Garibaldi e proteggevano eventuali sbarchi di “camicie rosse”. Ad inflittire le file dell’esercito garibaldino accorsero giovani di S. Marina e di Scario. Etc…”. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 100, in proposito scriveva che: La comitiva Garibaldina, a cui si era unito da Sapri anche il Turr, era preceduta dai volontari del Cilento e dai Garibaldini sbarcati a Sapri che fecero echeggiare le valli circostanti di canti patriottici e di grida: “Viva la libertà! Viva l’Unità d’Italia! Viva Garibaldi!”; erano uomini dei campi e delle botteghe, professionisti e impiegati che all’annunzio dell’arrivo del biondo Eroe avevano abbandonato il lavoro ed erano accorsi per unire fremiti di libertà a quelli degli artefici dell’unità d’Italia, per dividere con loro nel periglio i rischi e i sacrifici.”.  Dunque, a questo punto del racconto e degli eventi resta il dubbio se Michele Magnoni fosse stato ricevuto da Garibaldi a Sapri o a Vibonati e quindi resta il dubbio se Garibaldi, prima di partire da Sapri nella notte del 4 settembre per Vibonati ed il Fortino avesse pernottato a Sapri e non a Vibonati, come vogliono alcuni. Catello Nastro (….), nel suo “Cilento storie e leggende”, ed. Arti Grafiche del Cilento, S. Antuono di Torchiara, 1984, a pp. 173-174, in proposito scriveva che: Il 3 settembre 1860, alle tre e mezzo Garibaldi giunge a Sapri; i Sapresi accorrono sulla spiaggia per salutare il condottiero.”. Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 58, in proposito scriveva che: “Intanto Garibaldi la sera del giorno 3 settembre partì per Vibonati, ove fu ospitato dalla famiglia Del Vecchio, e ove gli furono presentati da Michele Magnoni il De Dominicis e Gennaro Pagano.”. Secondo Infante (…), Garibaldi incontrò a Vibonati alcuni capi della colonna di Cilentani insorti come Michele Magnoni, il De Deminicis e Gennaro Pagano che, come ha scritto Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 86-87, in proposito scriveva che: “…..Le masse  dei rivoltosi, …..divise in due colonne: …..l’altra, all’immediato comando del de Dominicis, intraprese la strada interna e, dopo aver percorso diversi paesi della contrada, giungeva a Capitello (Ispani) e si rannodava di bel nuovo col Giordano. Quivi ebbero la ventura di trovare Garibaldi il quale, arrivato pochi momenti prima a Sapri, era stato già ricevuto da Michele Magnoni, che comandava l’avanzata alla testa della sua coorte. Le masse insurrezionali sostavano poche ore in Capitello. VIII…etc…”. Strana è la notizia dataci da Felice Fusco (…), che, nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a p. 148, in proposito scriveva che: Le truppe (circa 1500 uomini) di de Dominicis, seguite a breve distanza da altri volontari agli ordini di Salvatore Magnone (fratello di Lucio e di Michele), da Caselle mossero verso oriente per “andare ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro”(84). Fusco, a p. 355, nella nota (83) postillava: “(83) ACC, cart. 18 A, c.s. non n.”. Fusco, a p. 355, nella nota (84) postillava: “(84) Cfr. Il Lampo (quotidiano) del 3 settembre 1860. Etc…”. Pur documentata, il Fusco ci da notizie circa la presenza di SALVATORE MAGNONI e non del fratello MICHELE.  Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rivoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 104, in proposito aggiungeva che: Michele Magnoni partì dal Basso Cilento con la sua compagnia per primo, per unirsi a Teodosio De Dominicis, altro uomo di tradizione rivoluzionaria, ma cavouriano, che scendeva nel Golfo di Policastro. Insieme avrebbero dovuto ricevere Garibaldi.”. Pinto, a p. 105, in proposito scriveva che: “12. Il 3 settembre il Generale sbarcava a Sapri seguendo le prime brigate della Divisione Turr. Trovò Michele Magnoni e De Dominicis, poi continuò per il Fortino, Sala e Auletta mentre tutte le colonne insurrezionali confluivano su Sala. I Magnoni si divisero tra chi seguì la campagna e chi restò a tenere la direzione politica del Cilento.. Dunque, Carmine Pinto scriveva che, Garibaldi, sbarcato a Sapri il 3 settembre 1860 trovò Michele Magnoni e Teodosio De Dominicis che lo attendevano e prima che egli partisse per il Fortino lo incontrarono. 

A SAPRI L’INCONTRO TRA GARIBALDI E PAOLO LAUGIER        

Nel 31 agosto 1860, la questione dell’Annessione della Sicilia al Piemonte, richiesta da CAVOUR

Da Wikipedia leggiamo che Francesco Crispi fu una figura di spicco del Risorgimento, fu uno degli organizzatori della Rivoluzione siciliana del 1848 e fu l’ideatore e il massimo sostenitore della spedizione dei Mille, alla quale partecipò. Inizialmente mazziniano, si convertì agli ideali monarchici nel 1864. Anticlericale e ostile allo Stato Pontificio, dopo l’unità d’Italia fu quattro volte presidente del Consiglio: dal 1887 al 1891 e dal 1893 al 1896. Nel primo periodo fu anche ministro degli Esteri e ministro dell’interno, nel secondo anche ministro dell’interno. Fu il primo meridionale a diventare presidente del Consiglio del Regno d’Italia. Obiettivo di Crispi era ora l’unità della nazione attraverso il propagarsi dell’insurrezione. Il presidente del Consiglio piemontese Cavour, invece, voleva l’annessione della Sicilia al Regno di Sardegna e impedire che la rivoluzione si propagasse fino a Roma. Ciò perché lo Stato Pontificio era protetto dalla Francia, che era una potenza amica del Piemonte. Così, per controllare e rallentare l’azione di Garibaldi, Cavour spedì in Sicilia Giuseppe La Farina. Non appena arrivato a Palermo, La Farina si impegnò a denigrare Crispi, già in difficoltà per aver esposto le sue idee anticlericali. D’altro canto l’aristocrazia siciliana sperava che, annessa subito al Piemonte, l’isola avrebbe potuto godere di un’autonomia di fatto. Il contrario di quello che auspicava Crispi che vedeva la Sicilia integrata solo in una nazione italiana. In grave difficoltà, quando il 23 giugno 1860 venne organizzata a Palermo un’importante manifestazione contro di lui, Crispi diede le dimissioni, confermandole nonostante il parere contrario di Garibaldi. Quest’ultimo a sua volta ordinò l’espulsione di La Farina dalla Sicilia. Per consolidare le posizioni dei democratici, Crispi fondò allora un giornale, Il Precursore, che uscì agli inizi di luglio a Palermo. Da Wikipedia leggiamo che Cavour aveva successivamente tentato senza riuscirvi, di provocare una sollevazione a Napoli prima dell’arrivo dell’armata garibaldina, a questo proposito, già dal mese di agosto, due compagnie di Bersaglieri e due compagnie del primo reggimento della Brigata del re, si trovavano nella baia di Napoli a bordo delle navi dell’ammiraglio Persano, per essere eventualmente impiegate a Napoli nel caso in cui la città fosse insorta prima dell’arrivo di Garibaldi, ma vennero impiegate solo nel combattimento di Caserta del 2 ottobre 1860. A questo riguardo anche I mazziniani avevano evitato di provocare una sollevazione, nel timore che questo potesse dare a Cavour il pretesto per intervenire a Napoli prima dell’arrivo di Garibaldi. Con questo fine Cavour aveva scritto all’ammiraglio Persano: «non aiutate il passaggio del generale Garibaldi sul continente, ma piuttosto tentate di rallentarlo con mezzi indiretti per quanto è possibile.». Lo stesso Cavour aveva poi convinto il ministro britannico Russell a permettere a Garibaldi di oltrepassare lo Stretto di Messina, perché si era reso conto che senza la guerriglia garibaldina la rivoluzione a Napoli avrebbe perduto mordente e non sarebbe stato possibile attuare i piani unitari in caso di fallimento dei tentativi dello stesso Cavour di rovesciare a Napoli il governo di Francesco II. Quando Garibaldi oltrepassò lo Stretto di Messina e iniziò la sua marcia in Calabria, Cavour fece sbarcare armi a Salerno per distribuirle ai ribelli del Sud per aprire la strada all’avanzata di Garibaldi, ma il ministro piemontese fece anche un ultimo tentativo di prendere possesso di Napoli scrivendo il 27 agosto al Villamarina: «Fate tutto quello che potete per evitare un governo garibaldino, sul quale voi contate troppo.». Il 30 agosto, dopo la resa in Calabria del generale borbonico Ghio a Garibaldi, Cavour si convinse ad abbandonare ogni idea di rovesciare di sua iniziativa il governo borbonico a Napoli e scrisse al Villamarina: «Voi dovete agire francamente e all’unisono con lui (Garibaldi), tentando soltanto di prendere possesso della flotta e dei forti nelle nostre mani.». Anche se i tentativi cavourriani di rovesciare il governo di Francesco II erano falliti, il prestigio della monarchia borbonica era ormai compromesso e a Napoli gli ultimi giorni della monarchia borbonica furono caratterizzati da cospirazioni interne, che portarono all’allontanamento del Conte dell’Aquila. Liborio Romano aveva tentato di convincere Francesco II a lasciare “temporaneamente” il regno nominando un ministro reggente e il Conte di Siracusa, zio del re, con lettera pubblica aveva addirittura consigliato Francesco II di abbandonare il trono per il bene dell’Italia unita, fatto questo che scosse ulteriormente il prestigio del monarca di Napoli, generando l’impressione che tutto fosse perduto. Lo storico Trevelyan sottolinea come le fonti storiche conosciute dei retroscena di questo ultimo periodo del governo borbonico siano limitate ai resoconti di Liborio Romano, del generale Pianell e di sua moglie e che quindi restano oscuri molti altri aspetti degli avvenimenti interni alla corte e al governo borbonici. Per la lettera in questione si veda il 3 settembre 1860 e lo sbarco del Capitano marinaio, Paolo Augier a Sapri, nel giorno 3 settembre, a bordo del piroscafo della marina Piemontese Dora. Il Capitano marinaio Paolo Augier (1), amico d’infanzia di Garibaldi verrà imbarcato sul vapore “la Dora” messo a disposizione dall’Ammiraglio piemontese Conte di Persano che era di stanza nelle acque del golfo Napoletano e lo fa su sollecitudine di Cavour. L’Augier, in compagnia del Viceconsole Francesco Agresti arriverà a Sapri, a bordo del piroscafo la “Dora”, nelle ore pomeridiane del 3 settembre, lo stesso giorno che vi approderà Garibaldi con i suoi sei amici e collaboratori. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a p. 408 e ssg., in proposito scriveva che: “Cavour convintosi che il partito migliore era, per ora, di seguire il consiglio del Perano, non esita a stender la mano a Garibaldi, scrivendogli direttamente: “Torino, 31 agosto 1860. Signor Generale – Avendo avuto occasione di ragionare a lungo col suo amico capitano Laugier, l’ho incaricato di venire a Lei a darle spiegazione di molti fatti passati, nel vivo desiderio di stabilire fra noi quella completa fiducia che fra noi esisteva due anni sono…”. Questa lettera, non v’ha dubbio, dev’essere costata parecchio all’amor proprio di Cavour e poiché egli tale amor proprio l’ha saputo vincere, merita lode. Ma dopo quel che ha scritto ed ha fatto per crear ostacoli e difficoltà d’ogni sorta a Garibaldi nel suo cammino, è forse illogico supporre che abbia scritto in quel modo solo perché costrettovi dal suo stesso interesse, quando si fu convinto che ogni altra manovra era vana? Quando Garibaldi abbia avuta questa lettera e quale sia stato l’esito della missione Laugier non mi risulta; forse la rapidità degli avvenimenti rese la mossa del Cavour inutile. Certo la “completa fiducia” fra i due fu tutt’altro che ristabilita.”. Antonio Guarasci (….), nel suo La spedizione dei mille in Calabria – Aspetti e problemi di storia Cosentina”, estratto da “Calabria nobilissima”, n. 41-42, 1961, a p. 40, in proposito scriveva: Egli ha bisogno di far presto per impedire all’Europa d’intervenire, per far superare a Cavour i timori e le sue ultime riserve antigaribaldine, per forzare la diplomazia europea allarmata fin dal suo sbarco nel continente. La rapida marcia di Garibaldi in Calabria convince, in qualche modo, Napoleone III e l’Europa della inevitabilità della fine dei Borboni e della vittoria della rivoluzione italiana; convince Cavour che la vittoria dell’Italia meridionale, con il suo sfondo popolare democratico, riabilitava di fronte al mondo il Risorgimento come fatto voluto e compiuto da italiani in terra d’Italia; convince ancora il liberale Cavour che l’Unità d’Italia non era una “corbelleria”, come egli soleva dire, ma la conclusione logica di tanti anni di passione nazionale.”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 402, nella nota (1) postillava: “”1) Dal libro di Francesco Crispi, I Mille appare non solo che fu egli il vero organizzatore della gloriosa spedizione, ma prevenne altresì, in quelle contingenze, il Bertani del pericolo della prematura annessione della Sicilia scrivendogli, tre giorni prima, una vivacissima lettera, arditamente interrogante: “La Sicilia è in potere d’un Luogotenente di Cavour (il De Pretis). Si parla oramai d’immediata annessione, e si dà come voluta e comandata da voi. Sarà mai vero ? Ditemelo. E’ vero che fra 15 giorni, per ordine vostro, la Sicilia sarà chiamata a votare sulla sua sorte?.”.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” ed. Gutemberg, 2011, a pp. 142-143, riferendosi al Conte di Cavour, in proposito scriveva che: “La rapida marcia di Garibaldi nelle Calabrie, mentre procedeva il grosso dell’esercito, convinse Napoleone III e l’intera Europa della fine dei Borbone. Tra i meno lieti per questo evolversi delle cose vi fu indubbiamente Cavour, il quale, allarmato della presenza di Mazzini nella capitale sentì la situazione sfuggirgli di mano. Sperava di arrivare per primo a Napoli e togliere a Garibaldi il merito della liberazione della parte continentale del regno e temeva che il potere del Dittatore oltrepassasse il suo e quello Piemontese. In nessun modo rinunciò ad escludere Garibaldi da Napoli.”.

Nel 15 giugno 1860, il capitano AUGIER (o Laugier) (o Lauger) scrive a Garibaldi, suo amico d’infanzia

Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a p. 194, in proposito scriveva che: Capitano Augier, ….il sentimento di amicizia che legava Garibaldi ad Augier, etc…”. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a p. 186 e ssg., in proposito scriveva che: “Questo articolo vuole indagare su un particolare episodio dell’impresa dei Mille che ebbe per protagonista il capitano marittimo e piccolo armatore Paolo Augier (1) un conterraneo di Garibaldi e suo fraterno amico sin dall’infanzia. Nato nel 1815 a Villafranca, presso Nizza, Augier aveva navigato per oltre 15 anni sull’oceano Pacifico e, al rientro in Italia, era andato a risiedere con la famiglia a Genova, al quinto piano di uno stabile in salita San Francesco di Paola, numero 16, divenendo di fatto il portavoce del Generale presso Domenico Buffa, Intendente del Governo Piemontese in città (2). I due amici erano solito scambiarsi delle visite, e fu proprio nell’abitazione del Capitano che, nel 1854, Garibaldi trascorse un paio di settimane per curarsi i reumatismi da cui era afflitto (3). “. Moliterni, a p. 186, nella nota (1) postillava: “(1) Nella corrispondenza del conte di Cavour e del Viceconsole Sardo Francesco Astengo, lo troviamo menzionato, rispettivamente, come ‘Laugier’ e ‘Auger’ (cf. infra in narrativa).”. Moliterni, a p. 186, nella nota (2) postillava: “(2) Cf. L. Morabito (a cura di), Genova garibaldina e il mito dell’eroe nelle collezioni private, Genova, 2008, p. 19”. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a p. 188 e ssg., in proposito scriveva che: “Anche in questa casa, nei primi mesi del 1860, cominciò a prendere corpo l’idea della Spedizione delle Due Sicilie (4). Non supisce dunque che Camillo Benso conte di Cavour, in un frangente storico particolarmente complicato, abbia affidato proprio ad Augier una delicata missione per Garibaldi, un mandato la cui tempistica e la cui importanza si cercherà, ora, di inquadrare nel contesto più in generale in cui si svolse. Il Presidente del Consiglio del Regno di Sardegna, in più di un’occasione aveva tentato di smorzare l’entusiasmo del suo Re riguardo la progettata spedizione garibaldina in Italia meridionale.”. Moliterni, a p. 188, nella nota (4) postillava: “(4) Edizione Nazionale degli scritti di Giuseppe Garibaldi, vol. II, Le memorie di Garibaldi nella redazione definitiva del 1872, a cura della Reale Commissione, Bologna, 1932, “Giunto a Genova ammalato di reumatismi, fui trasportato in casa del mio amico, capitano C. Paolo Augier, etc…, ivi p. 413: “Lasciai la Caprera etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a p. 408 e ssg., in proposito scriveva che: “Cavour convintosi che il partito migliore era, per ora, di seguire il consiglio del Perano, non esita a stender la mano a Garibaldi, scrivendogli direttamente: “Torino, 31 agosto 1860. Signor Generale – Avendo avuto occasione di ragionare a lungo col suo amico capitano Laugier, l’ho incaricato di venire a Lei a darle spiegazione di molti fatti passati, nel vivo desiderio di stabilire fra noi quella completa fiducia che fra noi esisteva due anni sono…”. Questa lettera, non v’ha dubbio, dev’essere costata parecchio all’amor proprio di Cavour e poiché egli tale amor proprio l’ha saputo vincere, merita lode. Ma dopo quel che ha scritto ed ha fatto per crear ostacoli e difficoltà d’ogni sorta a Garibaldi nel suo cammino, è forse illogico supporre che abbia scritto in quel modo solo perché costrettovi dal suo stesso interesse, quando si fu convinto che ogni altra manovra era vana? Quando Garibaldi abbia avuta questa lettera e quale sia stato l’esito della missione Laugier non mi risulta; forse la rapidità degli avvenimenti rese la mossa del Cavour inutile. Certo la “completa fiducia” fra i due fu tutt’altro che ristabilita.”. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, nel cap. XVIII: “Segretario generale del dittatore (Settembre)”, a pp. 459-460, in proposito scriveva che: “Nel viaggio da Soveria a Napoli, Garibaldi ebbe vari messi da Cavour e Perano per indurlo a credere che oramai Re e lui, esercito e volontari, sarebbero andati d’accordo per la liberazione dell’Italia tutta. Eppure l’ultimo dispaccio di Cavour a Villamarina etc….Non riuscito, risolse di combattere Garibaldi non più in Napoli, ma nel centro: quindi muove terra e cielo per fare che questi prometta la flotta e i forti, e manda un amico d’infanzia a persuaderlo che egli è il suo più grand’ammiratore e amico.”. Il seguente brano di lettera ad un intimo spiega il doppio gioco, prova che pur di riuscire ad escludere Garibaldi da Napoli, Cavour ‘non rinculava davanti la guerra civile’ (2): “…….”. Ed ecco la lettera portata dal capitano Laugier amico d’infanzia e di scuola del generale: “Torino, 31 agosto 1860, Al generale Giuseppe Garibaldi, Salerno. Signor generale, Avendo avuto occasione di ragionare a lungo col suo amico il capitano Laugier, sono rimasto convinto essere, nonchè opportuno etc….”. La White, a p. 460, cita lo storico Chiala (….). La Dobelli, nella traduzione del Traveljan, a p. 421, in proposito scriveva: “Chiala = Chiala (Luigi) – Lettere edite ed inedite di Camillo Cavour. 6 volumi.”. La White-Mario (….), a pp. 460-461, in proposito scriveva che: “Il capitano Laugier fece l’impossibile per persuadere il generale di mettersi d’accordo con Cavour, dimostrando, che, uniti i volontari coll’esercito, l’Italia in breve tempo sarebbe fatta. E Persano fece lo stesso; e questo col pieno consenso di Cavour. Etc..”. E’ da notare però che la White ci parla del “capitano Laugier”, come il Cavour nella sua lettera. E’ da notare che “il capitano Laugier” non presenta il “de”, patronimico aggiunto da Policicchio. Nella postilla si cita il testo di Giacomo Emilio Curàtulo (….) ed il suo “Garibaldi, Vittorio Emanuele, Cavour nei fasti della Patria”, Bologna, Zanichelli, 1911. Nel testo in questione, si postilla che il Curàtulo, a p. 298 pubblica una lettera del 15 giugno 1860 del Capitano Augier (forse De Laugier) indirizzata a Garibaldi, dove però non si parla della missione segreta che il Cavour affiderà al De Laugier.  E’ vero ciò che il Curàtulo dice nella nota. Infatti, Giacomo Emilio Curàtulo (….) ed il suo “Garibaldi, Vittorio Emanuele, Cavour nei fasti della Patria- Documenti inediti – Dieci lettere di Vittorio Emanuele a Garibaldi etc…”, a p. 298, in proposito scriveva che: “Un’altra voce sebbene più modesta, ammoniva in quei giorni il Generale di stare in guardia tanto dal Cavour, che dal Mazzini; quella del capitano Augier, una natura franca e leale di marinaro e grande amico di Garibaldi. Augier a Garibaldi…Genova 15 giugno 1860, Mio buon Generale, Tutti vi scrivono, tutti millandano l’intimitàe l’influenza che hanno sopra di voi, quindi trovandomi con l’amico Galin, etc…P.S. – E’ partito con voi Emilio Evangelisti, figlio della povera vedova mia vicina, che voi Generale conosceste: questo giovane è istruito e credo che sia nella prima compagnia. Vostro aff.mo servo ed amico AUGIER.”.”. Nel testo viene chiamato “Augier” e non De Laugier, latore della lettera di Cavour a Garibaldi. Nelle ‘Memorie’ di Garibaldi leggiamo che Garibaldi scriveva: “Giunto a Genova ammalato di reumatismi, fui trasportato in casa del mio amico, Capitano G. Paolo Augier – ove ricevetti ospitalità gentile per 15 giorni etcc…”. Dunque, l’amico d’infanzia di Garibaldi era il Capitano Giovanni Paolo Augier che viveva a Genova. Curàtulo, a p. 298, in proposito scriveva che: “Augier a Garibaldi….Genova 15 Giugno 1860, Mio buon Generale, Tutti vi scrivono tutti millantano l’intimità e l’influenza che hanno sopra di voi, etc….”. La giornalista White Mario (….) continuando il suo racconto, dopo aver parlato del Fortino del Cervaro, a pp. 460-461, in proposito aggiungeva: “Il capitano Lauger fece l’impossibile per persuadere il generale etc…Chiala mette in nota ‘Il capitano Laugier’.”. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a p. 187 e ssg., in proposito scriveva che: “Quest’articolo vuole indagare su un particolare episodio dell’impresa dei Mille  che ebbe per protagonista il capitano marittimo e piccolo armatore Paolo Augier (1), un conterraneo di Garibaldi e suo fraterno amico sin dall’infanzia.”. Moliterni, a p. 187, nella nota (1) postillava: “(1) La presente ricerca riprende, approfondisce una mia precedente ricerca etc…”. Moliterni, a pp. 188-189, in proposito scriveva: “Il 15 giugno, quando Garibaldi si era già impadronito di mezza Sicilia e si accingeva a conquistare l’altra metà, Augier sentì il dovere di scrivergli una lettera per informarlo sul clima che si respirava in particolare a Genova, intorno alla sua impresa: “Mio buon Generale, etc…”.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” ed. Gutemberg, 2011, a pp. 142-143, in proposito scriveva che: Il golfo di Policastro, o di Salerno, secondo un piano da lui architettato, avrebbe dovuto essere luogo di incontro tra Garibaldi e il il suo amico d’infanzia Cesare De Laugier latore della seguente missiva datata 31 agosto: Etc…”. Moliterni, a pp. 188-189, in proposito scriveva: “Il 15 giugno, quando Garibaldi si era già impadronito di mezza Sicilia e si accingeva a conquistare l’altra metà, Augier sentì il dovere di scrivergli una lettera per informarlo sul clima che si respirava in particolare a Genova, intorno alla sua impresa: “Mio buon Generale, etc…”. La menzione di Agostino Bertani da parte di Augier non fu certo casuale, dal momento che il medico e patriota milanese proprio a Genova aveva radunato la divisione Terranova, articolata in sei brigate e guidata dal conte Luigi Pianciani, con l’intento di invadere il territorio pontificio delle Romagne e ricongiungersi, da nord, ai Mille.”. Nel testo a cura della Commissione Editrice, il suo “La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Carteggio Camillo Cavour etc…”, vol. II (Agosto-Settembre 1860), a p. 191, in proposito è scritto che: “778. Cavour a Garibaldi (Copia Artom) 31 Agosto 1860, Signor Generale, Avendo avuto occasione di ragionare a lungo col suo amico il Capitano Laugier (1), etc…”. Nel testo, a p. 191, nella nota (1) si postillava: “(1) Il Curatulo (Garibaldi, Vittorio Emanuele, Cavour, ecc…, Bologna, Zanichelli, 1911, pag. 298) pubblica una lettera 15 Giugno del Capitano Augier a Garibaldi, ma non parla di questa missione.”. Costanzo Maraldi (….), nel suo, “La rivoluzione siciliana del 1860 e l’opera politico-amministrativa di Agostino Depretis”, Roma, Tip. L. Proja, via Emilio Faà di Bruno, 7, 1932, a pp. 96-97, in proposito scriveva che: “Nè la lettera di Cavour patrocinante la concordia tra i due eserciti nazionali, di cui era poi latore il capitano Lauger, amico d’infanzia del Generale, nè le calde preghiere dello stesso Lauger deviarono Garibaldi dalle sue ferme risoluzioni “Da Napoli vogliamo andare a Roma”- egli ripeteva la mattina del 7 settembre al Generale De Sauget, capo della Guardia Nazionale Napoletana, ed al Sindaco di Napoli etc…”. Dunque, Maraldi lo chiama “capitano LAUGER”. Dunque, l’amico d’infanzia del generale Garibaldi è chiamato “Lauger” da Maraldi.

Nel 31 agosto 1860, la lettera di CAMILLO BENSO Conte di CAVOUR che scrisse a Garibaldi e che gli fece pervenire tramite il capitano Augier (o Laugier o Lauger)

Ida Nazari Micheli (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860 – cronistoria documentata”, Roma, Tipografia Cooperativa Sociale, 1911, nel “Capo IV° – 1 settembre-31 dicembre”, a p. 151 e ssg., in proposito scriveva che: “…; ma prevedendo come questa forma avrebbe offeso ancora Garibaldi quando l’avesse saputa, l’abrebbe offeso come se fosse diretta unicamente contro la sua persona, Cavour scrisse al Generale, che già era giunto a Salerno, la seguente lettera: “Torino, 31 agosto 1860. Avendo avuto occasione di ragionare a lungo col Suo amico il capitano Laugier (1) sono rimasto convinto essere, etc…(1).”. Nazari Micheli, a p. 151, nella nota (1) postillava: “(1) Credo debba dirsi AUGIER.”. Ida Nazari Micheli (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860 – cronistoria documentata”, Roma, Tipografia Cooperativa Sociale, 1911, nel “Capo IV° – 1 settembre-31 dicembre”, a p. 152, nella nota (1) postillava: “(1) e (3) CHIALA, Lett., cit., vol. III, p. 308 e vol. IV, p. 3.”. E’ interessante ciò che scrive la Nazari sulla lettera che Cavour scrive il 31 agosto 1860 da Torino, indirizzata a Garibaldi. Ella scriveva che Garibaldi: “…già era giunto a Salerno, etc…”. La partenza di Augier da Napoli, per mezzo dell’ammiraglio Persano è documentata e Garibaldi ancora non era arrivato a Salerno come scrive Nazari. Ma la questione la vedremo innanzi. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, nel cap. XVIII: “Segretario generale del dittatore (Settembre)”, a pp. 459-460, in proposito scriveva che: “Nel viaggio da Soveria a Napoli, Garibaldi ebbe vari messi da Cavour e Persano per indurlo a credere che oramai Re e lui, esercito e volontari, sarebbero andati d’accordo per la liberazione dell’Italia tutta. Eppure l’ultimo dispaccio di Cavour a Villamarina etc….Non riuscito, risolse di combattere Garibaldi non più in Napoli, ma nel centro: quindi muove terra e cielo per fare che questi prometta la flotta e i forti, e manda un amico d’infanzia a persuaderlo che egli è il suo più grand’ammiratore e amico. Il seguente brano di lettera ad un intimo spiega il doppio gioco, prova che pur di riuscire ad escludere Garibaldi da Napoli, Cavour ‘non rinculava davanti la guerra civile’ (2): “………..”.. White Mario, a p. 459, nella nota (2) postillava: “(2) A Nigra aveva scritto giorni prima: “Il est trop etc…”.”. La giornalista White Mario (….), continuando il suo racconto, a p. 460, in proposito scriveva che: “Ed ecco la lettera portata dal capitano Laugier amico d’infanzia e di scuola del generale: “Torino, 31 agosto 1860, Al generale Giuseppe Garibaldi, Salerno. Signor generale, Avendo avuto occasione di ragionare a lungo col suo amico il capitano Laugier, sono rimasto convinto essere, nonchè opportuno etc….”. La giornalista White Mario (….) continuando il suo racconto, dopo aver parlato del Fortino del Cervaro, a pp. 460-461, in proposito aggiungeva: “Il capitano Lauger fece l’impossibile per persuadere il generale di mettersi d’accordo con Cavour, dimostrando, che, uniti i volontari coll’esercito, l’Italia in breve tempo sarebbe fatta. E Persano fece lo stesso; e questo col pieno consenso di Cavour: il messaggio li raggiunse tra Soveria e Salerno. Finora si è creduto che il generale non avesse avuto rapporti col Persano o con altri messi cavouriani, dacchè si trovava sul continente, se non dopo l’entrata a Napoli; ma colla pubblicazione delle lettere fatta dal Chiala, confrontanto la data di queste colle date di Persano, si trova che prima del giorno sei vide Laugier (1). Ora questa data rettificata spiega molti lati del suo agire, dei quali invano finora si è cercata la chiave. Visto Laugier, saputo che Persano aveva ricevuto ordine da Cavour di andare pienamente e francamente d’accordo con lui, Garibaldi disse tra sè e sè: il Re ha fatto capitolare Cavour, egli vuole l’Italia una, nè si sdegna di accettarla dalle mani del popolo per mezzo mio; così va bene e così andiamo d’accordo.”. La White, a p. 460, nella nota (1) postilava: “(1) Le date sono importanti. Il 31 agosto, Persano avverte Cavour avere significato a Garibaldi “gli ordini che avevo dato da parte del governo del nostro Re di procedere di pieno accordo con lui per l’unificazione d’Italia sotto lo scettro nazionale di Vittorio Emanuele e che quindi egli disponesse pure dell’opera mia;” e parla della flotta ec. Cavour a Persano, 3 settembre: “Approvo pienamente la sua comunicazione a Garibaldi; essa segue la nuova via che dobbiamo seguire.”. Persano a Cavour 3 settembre: “J’envole  à Garibaldi avec Dora l’individu arrivé avec Astengo”. Chiala mette in nota ‘Il capitano Laugier’.”. ll testo della lettera di Cavour è più o meno è lo stesso pubblicato nell’altro testo di Giacomo Emilio Curàtulo (….) ed il suo “Garibaldi, Vittorio Emanuele, Cavour nei fasti della Patria”, Bologna, Zanichelli, 1911. E’ da notare però che la White ci parla del “capitano Laugier”, come il Cavour nella sua lettera. E’ da notare che “il capitano Laugier” non presenta il “de”, patronimico aggiunto da Policicchio. La White-Mario (….), a p. 460, in proposito scriveva che: “Il capitano Laugier fece l’impossibile per persuadere il generale di mettersi d’accordo con Cavour, dimostrando, che, uniti i volontari coll’esercito, l’Italia in breve tempo sarebbe fatta. E Persano fece lo stesso; e questo col pieno consenso di Cavour: il messaggio li raggiunse tra Soveria e Salerno. Finora si è creduto che il generale non avesse avuto rapporti col Persano o con altri messi cavouriani, dacchè si trovava sul continente, se non dopo l’entrata a Napoli; ma colla pubblicazione delle lettere fatta dal Chiala, confrontando la data di queste colle date di Persano, si trova che prima del giorno ‘sei’ vide Laugier (1).. La White, a p. 460, cita lo storico Chiala (….). La Dobelli, nella traduzione del Traveljan, a p. 421, in proposito scriveva: “Chiala = Chiala (Luigi) – Lettere edite ed inedite di Camillo Cavour. 6 volumi.”. La White, a p. 460, nella nota (1) postillava: “(1) Le date sono importanti. Il 31 agosto, Persano avverte Cavour avere significato a Garibaldi “gli ordini che avevo etc…”. Persano a Cavour 3 settembre: “J’envoie à Garibaldi avec Dora l’individu arrivé avec Astengo.”. Chiala mette in nota ‘Il capitano Laugier.”. Sempre White, a pp. 460-461, in proposito scriveva che: “Ora questa data rettificata spiega molti lati del suo agire, dei quali invano finora si è cercata la chiave. Visto Laugier, saputo che Persano aveva ricevuto ordine da Cavour di andare pienamente e francamente d’accordo con lui, Garibaldi disse tra sè e sè: Il Re ha fatto capitolare Cavour, egli vuole l’Italia una, nè si sdegna di accettarla dalle mani del popolo per mezzo mio; così va bene e così andiamo d’accordo.”Nel 2017 è apparso un saggio di Biagio Moliterni che, sulla base dei documenti e dei dispacci dell’epoca viene suffragata l’ipotesi dell’arrivo della ‘Dora’ a Sapri, il 3 settembre e dell’incontro avvenuto tra Garibaldi ed il messo di Cavour. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a p. 187 e ssg., in proposito scriveva che: “Quest’articolo vuole indagare su un particolare episodio dell’impresa dei Mille  che ebbe per protagonista il capitano marittimo e piccolo armatore Paolo Augier (1), un conterraneo di Garibaldi e suo fraterno amico sin dall’infanzia.”. Moliterni, a p. 187, nella nota (1) postillava: “(1) La presente ricerca riprende, approfondisce una mia precedente ricerca etc…”. Moliterni, a p. 186, nella nota (1) postillava: “(1) Nella corrispondenza del conte di Cavour e del Viceconsole Sardo Francesco Astengo, lo troviamo menzionato, rispettivamente, come ‘Laugier’ e ‘Auger’ (cf. infra in narrativa).”. Moliterni, a p. 190, scriveva pure: “La notizia che Garibaldi si accingeva ad attraversare lo Stretto di Messina gettò Cavour nello sconcerto. Fu allora che il Tessitore decise di spostare nella baia di Napoli il contrammiraglio della Marina Sarda Carlo Pelliòn, conte di Persano, che, a capo di alcune unità navali, etc….Tuttavia l’approdo del Dittatore sulle coste della Calabria e il suo veloce incedere verso Napoli rivelatosi più rapido del previsto, spinsero Cavour a cambiare strategia e a darne comunicazione a Persano con un telegramma cifrato spedito da Torino alle ore 10,00 del 30 agosto: “……..etc…”. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a p. 194, in proposito scriveva che: “Probabilmente in quello stesso giorno un altro emissario era partito da Torino per incontrarsi con il Dittatore. Era il Capitano Augier, reduce da un lungo incontro con Cavour, il quale lo aveva pregato di farsi intermediario presso il Generale per cercare di ripristinare quel clima di fiducia che – a suo dire – vi era stato tra i due nel periodo precedente lo scoppio della II guerra d’Indipendenza. Il Conte dunque non si avvalse di un politico, ne di un diplomatico, ma fece leva sul sentimento di amicizia che legava Garibaldi ad Augier, per cercare di stabilire – ora che non ne poteva fare a meno –  un rapporto di collaborazione con il Dittatore. Non si conoscono i contenuti del colloquio torinese, ma resta la lettera per Garibaldi, dal tono conciliante e deferente, che il Presidente del Consiglio vergò il 31 agosto e consegnò al suo emissario: “Signor Generale, Avendo avuto l’occasione etc…Mi creda, Generale, suo devoto (17).”. Moliterni, a p. 194, nella nota (17) postillava: “(17) Cfr. Cavour, Epistolario, p. 1809, n. 2306.”. Moliterni, dopo aver descritto i dispacci che si scambiarono il Cavour e l’Ammiraglio Persano, a pp. 191-192, in proposito scriveva che:  “La gravità del contenuto della lettera e il comprensibile riserbo che doveva circondarla, indussero Cavour a inviare a Napoli il viceconsole Francesco Astengo affinché la consegnasse direttamente nelle mani del Contrammiraglio.”. A questo punto, Moliterni scrive del racconto di Bertani del colloquio incontro avvenuto al Fortino del Cervaro tra Garibaldi e Piola. Moliterni, a pp. 198-199, in proposito aggiungeva: “Ma a influire sull’atteggiamento del Dittatore potrebbe essere stato anche il colloquio avuto con l’amico Augier, un colloquio che Jessie White Mario dà per avvenuto e nel corso del quale il capitano avrebbe fatto “l’impossibile per persuadere il generale di mettersi d’accordo con Cavour, dimostrando, che, uniti i volontari coll’esercito, l’Italia in breve tempo sarebbe fatta.” (23). La White, pur essendo stata in quel periodo molto vicina a Garibaldi, in questo caso sembra avvalersi di testimonianze documentali posteriori e, infatti, è al quanto vaga riguardo al tempo e al luogo dell’incontro, limitandosi a dire che si svolse “prima del giorno sei” settembre, “tra Soveria e Salerno” (24).”. A questo punto, Moliterni inizia ad articolare il suo assunto ragionando sulle date e sui documenti, i dispacci di Persano. Il testo della lettera di Cavour a Garibaldi, indirizzatagli nelle mani di Augier, è stata pubblicata anche nel testo a cura della Commissione Editrice, il suo “La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Carteggio Camillo Cavour etc…”, vol. II (Agosto-Settembre 1860), a p. 191, in proposito è scritto che: “778. Cavour a Garibaldi (Copia Artom) 31 Agosto 1860, Signor Generale, Avendo avuto occasione di ragionare a lungo col suo amico il Capitano Laugier (1), sono rimasto convinto essere, non che opportuno, necessario il darle alcune spiegazioni intorno a molti fati passati ed alle presenti intenzioni del Governo del Re; epperò ho pregato quel buono  e leale Italiano a recarsi presso a lei per riferirle una lunga nostra conversazione intorno a parecchi argomenti ch’Ella forse ignora, o sui quali non ebbe precisi e compiuti ragguagli. Desidero vivamente che questa missione del Laugier riesca a ristabilire fra noi quell’intera fiducia che esisteva or sono due anni quando io preparava la guerra, alla quale nessuno credeva, e molti (sic) paventavano; lo desidero pel più pronto e sicuro compimento della impresa alla quale Ella ha dedicato la gloriosa sua spada: la costituzione dell’Italia in monarchia libera e forte sotto lo scettro di Vittorio Emanuele. Qualunque sia l’effetto che le comunicazioni che le trasmetto produrranno sull’animo suo, io mi lusingo che Ella, Signor Generale, ravviserà in questo passo una prova non dubbia che io reputo la sua lealtà ed il suo patriottismo pari all’inarrivabile suo valore ed al suo singolare genio militare. Mi creda, Generale, ecc... Nel testo (….), a p. 191, nella nota (1) si postillava: “(1) Il Curatulo (Garibaldi, Vittorio Emanuele, Cavour, ecc…, Bologna, Zanichelli, 1911, pag. 298) pubblica una lettera 15 Giugno del Capitano Augier a Garibaldi, ma non parla di questa missione.”. Nel testo si postilla del testo di Giacomo Emilio Curàtulo (….), Garibaldi, Vittorio Emanuele, Cavour nei fasti della Patria- Documenti inediti – Dieci lettere di Vittorio Emanuele a Garibaldi etc…”, ed. Zanichelli, Bologna, 1911. Il testo della lettera di Cavour a Garibaldi, indirizzatagli nelle mani di Augier, è stata pubblicata anche nel testo a cura della Commissione Editrice, il suo “La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Carteggio Camillo Cavour etc…”, vol. II (Agosto-Settembre 1860), a pp. 192-193, in proposito è scritto che: “779. Cavour a Persano (MRT) 31 Agosto 1860. Sig. Ammiraglio, Il suo telegramma del 30 a sera, etc…Gli spedirò l’Authion subito che avrò ricevuto i due ufficiali Napoletani che mi annunzia. Mi accusi ricevuta col telegrafo. (1) Non faccia parola di tutto questo ad alcuno, nemmeno a Villamarina.”. Dunque, nel dispaccio che Cavour scrive all’ammiraglio Persano, del 31 agosto 1861, Cavour scrive che dovrebbe ricevere da li a breve i due ufficiali napoletani. Chi sono i due ufficiali napoletani che Cavour deve ricevere e che deve spedire con il vapore Authion a Napoli dal Persano ?. Sono Astengo ed il capitano Laugier, amico di Garibaldi a cui Cavour consegnerà la lettera sua indirizzata a Garibaldi che Laugier dovrà incontrare molto probabilemente incontrerà a Sapri il 3 settembre 1860, prima che Garibaldi salga al Fortino di Casaletto. Sempre nello stesso testo, a p. 196, è scritto: “782. C. di Persano a Cavour. Napoli, addì 31 agosto 1860. Eccellenza, ….etc…Aspetto con ansietà l’arrivo dell’Authion colle istruzioni che V.E. mi ha annunciate. Intanto il telegramma di cui è parola venne trapelato, quindi scoraggiamento negli arditi e soddisfazione ne’ timidi, che sono i più, perchè vedono allontanato il pericolo della lotta, che vorrebbero lasciare al solo Garibaldi.”. Ma come vedremo in seguito, il capitato Auger, amico di Garibaldi accompagnato da Astengo, con la lettera di Cavour arriveranno a Napoli e si rivolgeranno all’ammiraglio Persano per viaggiare verso Garibaldi. Persano li farà imbarcare sulla “Dora” che li porterà a Sapri. Infatti, il testo della lettera di Cavour a Garibaldi, indirizzatagli nelle mani di Augier, è stata pubblicata anche nel testo a cura della Commissione Editrice, il suo “La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Carteggio Camillo Cavour etc…”, vol. II (Agosto-Settembre 1860), a p. 206, in proposito è scritto che: “797. Dispaccio Cavour a Persano. 1° Septembre 1860. Le plan que vou m’exposez dans vostre lettre du 29 est parfait. Une fois Gouvernement provisoire constitué, nous aviserons. Gardez Dora jusqu’arrivée Astengo qui vous apporte instructions de la plus haute importante (2). Vous me répondrez par la télégraphe comment concilier la nouvelle mission dont vous allez etre chargé, et ce qu’il y a à Naples.”, che tradotto è: “Il piano che hai esposto nella tua lettera del 29 è perfetto. Una volta formato il governo provvisorio, decideremo. Tieni Dora finché non arriva Astengo e ti porta istruzioni della massima importanza (2). Per telegrafo mi dirai come conciliare la nuova missione che ti verrà affidata con ciò che c’è a Napoli.”. Dunque, il 1° Settembre 1860, Cavour scrivendo a Persano gli ordina di: “Tieni Dora finché non arriva Astengo e ti porta istruzioni della massima importanza (2).”. Nel testo, a p….., nella nota (2) postilla: “(2) Questo periodo risponde a telegr. Persano del giorno stesso, così concepito: “Puis-je retemir le Dora qui a les fusils jusqu’à l’arrivée du Delfino sur lequel je les ferais passer?”.”. L’Ammiraglio della flotta piemontese, il conte di Persano (….), nel suo “Diario privato-politico-militare dell’Ammiraglio C. di Persano nella campagna navale degli anni 1860-1861”, Torino, 1870, vol. II, a pp. 89 e ssg., in proposito scriveva che: “3. – E’ arrivato il Signor Astengo latore di una lettera autografa di S.E. il conte di Cavour. E’ della massima importanza; Si giudichi. 31 agosto 1860 “Signor Ammiraglio, ….Il suo telegramma del 30 etc….”. (p. 90) In compagnia del signor ASTENGO è venuto un signore, amico del generale GARIBALDI, con desiderio di potere andare da lui: il conte di Cavour avendomi fatto dire dall’ASTENGO di fornirgliene i mezzi, gli dò la ‘Dora’ perchè lo trasporti alla spiaggia di Salerno. Ricevo il seguente telegramma di S.E. il conte di Cavour: “L’Authion parte questa sera con istruzioni per lei e per Villamarina. – Astengo è giunto ? – Risponda per telegrafo. Firmato C. Cavour.”. Persano a p. 91, in proposito scriveva che: “Rispondo tosto: Ricevuto la lettera di V.E. del 31 agosto ultimo. – Dora partirà domani con la mia risposta circostanziata di tutto quanto ella mi domanda….Ho dato la ‘Dora’ a quel signore che è venuto in compagnia dell’Astengo, per trasportarlo al Generale Garibaldi.”.  Sempre il Persano, a p. 93, in proposito scriveva ancora: “4. – Rispondo alla lettera, che ho testè ricevuta, di S.E. il conte di Cavour, così: “Eccellenza….Prima di entrare nei particolari che formano oggetto della sua lettera del 31 agosto ultimo, recatami dal signor Astengo, etc…”Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 408, in proposito scriveva che: “Cavour convintosi che il partito migliore era, per ora, di seguire il consiglio di Persano, non esita a stender la mano a Garibaldi, scrivendogli la seguente lettera: “Torino, 31 agosto 1860. Signor Generale – Avendo avuto occasione di ragionare a lungo col suo amico capitano Laugier, l’ho incaricato di venire da Lei a darle spiegazione etc…Cavour…”. Questa lettera, non v’ha dubbio, dev’essere costata parecchio all’amor proprio di Cavour e poiché egli tale amor proprio l’ha saputo vincere, merita lode. Ma dopo quel che ha scritto ed ha fatto per creare ostacoli e difficoltà d’ogni sorta a Garibaldi nel suo cammino, è forse illogico supporre che abbia scritto in quel modo solo perché costrettovi dal suo stesso interesse, quando si fu convinto che ogni altra manovra era vana? Quando Garibaldi abbia avuta questa lettera e quale sia stato l’esito della missione Laugier non mi risulta; forse la rapidità degli avvenimenti rese la mossa del Cavour inutile. Certo la “completa fiducia” fra i due fu tutt’altro che ristabilita. Il Dittatore in quei giorni correva sulla via di Napoli. Etc…”. Costanzo Maraldi (….), nel suo, “La rivoluzione siciliana del 1860 e l’opera politico-amministrativa di Agostino Depretis”, Roma, Tip. L. Proja, via Emilio Faà di Bruno, 7, 1932, a pp. 96-97, in proposito scriveva che: “Nè la lettera di Cavour patrocinante la concordia tra i due eserciti nazionali, di cui era poi latore il capitano Lauger, amico d’infanzia del Generale, nè le calde preghiere dello stesso Lauger deviarono Garibaldi dalle sue ferme risoluzioni “Da Napoli voliamo andare a Roma”- egli ripeteva la mattina del 7 settembre al Generale De Sauget, capo della Guardia Nazionale Napoletana, ed al Sindaco di Napoli etc…”. Dunque, Maraldi lo chiama “capitano LAUGER”.  Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a pp. 215-216, in proposito scriveva che: “Questa la ragione per cui ai primi d’agosto, scrivendo a Persano gli raccomandava di “non aiutare il passaggio del generale Garibaldi sul continente”, ma cercar piuttosto di “ritenerlo per via indiretta il più possibile”(1). Quando il Dittatore aveva superata le difficoltà e si accingeva a cominciar la sua marcia attraverso le Calabrie, Cavour aveva fatto pervenire a Salerno delle armi da distribuire fra i ribelli del sud, “affine di spianare la strada a Garibaldi”, (2) facendo d’altra parte contemporaneamente un ultimo sforzo per assicurare il possesso di Napoli al proprio partito, come si rileva da queste parole del 27 agosto, al Villamarina: “Faccia tutto quanto è in suo potere per evitare la dittatura di Garibaldi su cui Lei conta troppo”. Istruzioni pervenivano allo stesso tempo al Persano inducendolo ad accettare la Dittatura, qualora gli venisse offerta. Pure, anche a questi estremi, Cavour indietreggiava davanti alla sola misura che avrebbe potuto sottrarre sicuramente Napoli al tanto temuto regime garibaldino – una dichiarazione di guerra a Re Francesco – per la semplice ragione che, come diceva Villamarina, lo “comprometterebbe senza scampo agli occhi di tutta l’Europa”.(1)….Pochi giorni ancora ed egli si accorse d’aver perduta la partita. Il 30 agosto mentre i 10000 uomini del Ghio, deponevan le armi, arrendendosi al Dittatore, Cavour vergava queste parole al Villamarina: etc…. Treveljan (la Dobelli), a p. 215, nella nota (1) postillava: “(1) Persano, 123”. Treveljan (la Dobelli), a p. 215, nella nota (2) postillava: “(2) Persano, 157, 159; 21, 23 agosto.”. Treveljan (la Dobelli), a p. 216, nella nota (1) postillava: “(1) Chiala, III, 347; Persano, 182; D’Ayala, 310.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” ed. Gutemberg, 2011, a pp. 142-143, riferendosi al Conte di Cavour, in proposito scriveva che: Il golfo di Policastro, o di Salerno, secondo un piano da lui architettato, avrebbe dovuto essere luogo di incontro tra Garibaldi e il il suo amico d’infanzia Cesare De Laugier latore della seguente missiva datata 31 agosto: “Sig. Generale, (….) sono rimasto convinto essere, non chè opportuno, necessario il darle alcune spiegazioni intorno a molti fatti passati ed alle presenti intenzioni del Governo del Re; epperò ho pregato quel buono e leale italiano a recarsi presso lei per riferirle una lunga nostra conversazione intorno a parecchi argomenti ch’Ella forse ignora, o sui quali non ebbe precisi e compiuti ragguagli. Desidero vivamente che questa missione del Laugier riesca a ristabilire fra noi quell’intera fiducia che esisteva or sono due anni quando io preparavo la guerra, alla quale nessuno credeva, e molti (sic) paventavano; lo desidero pel più pronto e sicuro compimento della impresa alla quale Ella ha dedicato la gloriosa sua spada: la costruzione dell’Italia in monarchia libera e forte sotto lo scettro di Vittorio Emanuele. Qualunque sia l’effetto che le comunicazioni che le trasmetto produrranno sull’animo suo, io mi lusingo che Ella, signor Generale, ravviserà in questo passo una prova non dubbia che io reputo la sua lealtà ed il suo patriottismo pari all’inarrivabile suo valore ed al suo singolare genio militare. (25). Il fine, frutto del colloquio che avrebbe dovuto seguire alla missiva, doveva essere quello di persuadere Garibaldi a fargli accettare l’idea che il Conte di Cavour era suo amico e suo grande ammiratore; che volontari ed esercito, con Cavour e Vittorio Emanuele, sarebbero stati insieme e d’accordo nella liberazione dell’Italia tutta, e di strappargli la promessa di consegnare al Piemonte flotta e forti conquistati. Il Conte di Persano, il 3 settembre, sul giornale di bordo della nave ammiraglia, annotava: “In compagnia dell’Astengo è venuto un signore amico del Generale Garibaldi, con desiderio di poter andare da lui: il conte Cavour avendomi fatto dire dall’Astengo di fornirgli i mezzi, gli dò la Doria perché lo trasporti nel golfo di Salerno”.”. Policicchio, a p. 142, nella nota (25) postillava: “(25) La liberazione del mezzogiorno…., cit., vol. II, p. 191.”.

Nel 3 settembre 1860, lunedì, a Sapri, il piroscafo genovese la DORA, giunge nel porto di Sapri, inviato dal governo piemontese a Sapri per una missione segreta. Salpò dalla base navale piemontese dell’ammiraglio Persano nella baia di Napoli

Il Capitano marinaio Paolo Augier (1), amico d’infanzia di Garibaldi  ed il Viceconsole Sardo Francesco Astengo, dopo aver “felicemente” compiuta la missione affidata da Cavour, salperanno da Sapri alla volta di Napoli, dove arriveranno con il piroscafo Sardo, la Dora, giorno 4 settembre. La Dora con Astengo e Augier, il giorno 4 agosto 1860 ripartirono da Sapri e ritornarono a Napoli, da dove eran salpati il giorno 3 settembre. Ida Nazari Micheli (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860 – cronistoria documentata”, Roma, Tipografia Cooperativa Sociale, 1911, nel “Capo IV° – 1 settembre-31 dicembre”, a p. 151 e ssg., in proposito scriveva che: “………………..”. Nel testo a cura della Commissione Editrice, il suo “La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Carteggio Camillo Cavour etc…”, vol. II (Agosto-Settembre 1860), a p. 233, in proposito è scritto che: “833. Francesco Astengo a Cavour. Reservée. 4 Settembre 1860. Eccellenza, Appena giunto in Napoli, consegnai i dispacci al loro indirizzo, mi occupai subito della partenza del Capitano (1). Non avendo rinvenuto mezzo di sorta pel suo trasporto sulla costa, fui costretto a raccomandarmi al Sig. Conte Persano, che ordinò senza indugio la partenza del Dora. Il predetto Capitano fu con tal mezzo sbarcato felicemente vicinissimo alla sua destinazione. Il Generale continua ad avanzare e trovasi non molto discosto da Salerno, vi è quasi la certezza che le truppe si batteranno debolmente, sono scoraggiate, ed anco indispettite contro chi le dirige. Il General Bosco si è dichiarato indisposto e pare che tornerà a Napoli. Etc…”. Con questo dispaccio del 4 settembre, l’Astengo rientrato a Napoli scriveva al Conte Cavour per metterlo al corrente della buona riuscita della missione del Capitano Agier presso il Fortino. Infatti, Astengo scriveva al Cavour dicendogli che il Capitano Augier (….), imbarcatosi sulla Dora, mezzo messogli a disposizione dall’Amiraglio Persano “fu con tal mezzo sbarcato felicemente vicinissimo alla sua destinazione.”. La Commissione, a p. 233, nella nota (1) postillava: “(1) Augier ?.”. Sull’episodio ha scritto Quandel-Vial (….). Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al 3 settembre, a p. 576, in proposito scriveva che: “Nelle prime ore pomeridiane giunge nelle acque di Sapri il vapore Sardo la Dora e vi sbarca la persona, che vuole abboccarsi col Generale Garibaldi. Alle 6 (p.m.) per ordine del Ministro della Guerra parte da Napoli il Capitano di Stato Maggiore Garzia, prendendo imbarco sul vapore di commercio francese il ‘Brésil’ al Servizio del Real Governo. Il Capitano ha missione di toccare gli approdi da Sapri verso Sud a fine di tentare lo imbarco di Uffiziali, soldati ed Impiegati governativi, che vi troverà, e, naturalmente, altresì prendere tutte le notizie utili. Etc….”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 577 ed in proposito scriveva che: “4 Settembre…Alle 8 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul vapore Brésil giunge nelle acque di Sapri, ed ecco ciò che trovo scritto nel Giornale di lui. “Quivi ho trovato cinque vapori Garibaldini 2 o 3 brigantini mercantili. Etc…”. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI) inizia ad articolare il suo assunto ragionando sulle date e sui documenti, i dispacci di Persano. Moliterni, a p. 201, in proposito aggiungeva la risposta di Persano a Cavour: La Dora la ho mandata dal generale Garibaldi con la persona che Astengo mi disse aver incaricato la V.E. di recargli una sua lettera oltre a comunicargli a voce alcune cose di massima importanza. Dovrebbe essere di ritorno a momenti, e subito arrivata la farò muovere per Genova colla mia risposta alla lettera di V.E. del 31 agosto p.s., che non mi pervenne prima di ieri 3 andante per le fermate di postale a Livorno etc…”. Dall’esame congiunto di quest’ultimo frammento e del telegramma che lo stesso Persano aveva inviato a Cavour il giorno precedente, appare pertanto chiaro che il piroscafo ‘Dora’, con a bordo Augier, salpò dal porto di Napoli il giorno 3 e vi rientrò il 4 settembre, per poi prendere definitivamente il largo alla volta di Genova. Fu dunque in queste ore che si decisero le sorti della missione del Capitano, sul cui esito, i documenti finora esaminati tacciono. Piuttosto vaghi e per certi aspetti devianti, sono due appunti inseriti nel Diario di Persano, che, pur non essendo datati, ribadiscono quanto appena detto e, perciò risalgono certamente al 3 e al 4 settembre. Il primo si riferisce che: “In compagnia del signore Astengo è venuto un signore, amico del generale Garibaldi, con desiderio di poter andare da lui: il conte Cavour avendomi fatto dire dall’Astengo di fornirgli i mezzi, gli dò la Doria perché lo trasporti nel golfo di Salerno”(33).”. Questo, invece, il testo del secondo appunto: “E’ ritornata la Dora, riconducendo al suo bordo il signore che, giusta i miei ordini avea trasportato a Salerno per vedervi il generale Garibaldi suo amico. Ordino alla Dora di tenersi pronta per volgere a Genova etc…(34).”. Moliterni, a p. 202, aggiunge che: “Dalle due note sembrerebbe che Augier non riuscì ad incontrare Garibaldi, dal momento che, come viene specificato entrambe le volte, meta del viaggio del Dora fu Salerno, città nella quale il Generale giunse solo il 6 settembre. Tuttavia non è da escludere che per “Salerno” e per “spiaggia di Salerno”, il Contrammiraglio avesse voluto intendere, genericamente una qualche località posta lungo il litorale salernitano. Ipotesi questa che incomincia a concretarsi nelle parole del dispaccio riservato nelle quali Astengo, il 4 settembre, riferì a Cavour quanto aveva fatto il giorno prima: “Appena giunto in Napoli, consegnai i dispacci al loro indirizzo, mi occupai subito della partenza del Capitano. Non avendo rinvenuto mezzo di sorta per il suo trasporto sulla costa, fui costretto a raccomandarmi al sig. Conte Persano, che ordinò senza indugio la partenza del ‘Dora’. Il predetto Capitano fu con tal mezzo sbarcato felicemente vicinissimo alla sua destinazione (35).”.”. Moliterni, a p. 202, nella nota (35) postillava: “(35) La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Carteggio Camillo Cavour etc…”, vol. II (Agosto-Settembre 1860), a p. 233, n. 833.”. Moliterni, a pp. 202-203, aggiunge che: Un consistente indizio, in tal senso è contenuto in alcuni brani del “giornale” redatto dal “Capitano di Stato Maggiore Garzia”, il quale, alle 18:00 del 3 settembre si imbarcò a Napoli sul vapore di commercio francese ‘Brésil’, “al Servizio del Real Governo” con il compito “di toccare gli approdi da Sapri verso Sud” e prendere a bordo gli “Uffiziali, soldati e Impiegati governativi” che si avesse trovato (36)….Ma quel che è più interessante ai fini della presente indagine è quanto il capitano Garzia annotò il 5 settembre: “(….) Garibaldi pare abbia avuto ordine da Torino d’accellerare la marcia sopra Napoli. In effetti un vapore sardo l’ho incontrato il dì 4 arrivando a Sapri, che da quivi ritornava verso Napoli da dove era venuto la sera precedente (38).”. Moliterni, a p. 203, nella nota (36) postillava: “(36) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Napoli, 1900, p. 576.”. Moliterni, a p. 203, nella nota (38) postillava: “(38) Ivi, pag. 581.”. Moliterni, a p. 203, aggiunge che: “Questa testimonianza conferma le conclusioni cui siamo finora pervenuti ed è perfettamente in linea con quanto dedotto da Ludovico Quandel-Vial, il quale identificò giustamente il “vapore sardo”, incrociato dal ‘Brésil’, proprio con il piroscafo ‘Dora’ che la mattina del 4 settembre stava ritornando nella baia di Napoli dopo essere approdato, la sera precedente, in quella di Sapri (39).”. Moliterni, a p. 203, nella nota (39) postillava: “(39) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Napoli, 1900, p. 581, Ibidem.”. Infatti, Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, a p. 581 riferendosi al 5 settembre 1860, in proposito scriveva che: “5 Settembre….Alle 6 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul Brésil giunge nelle acque di Paola, e di ciò che vi faccia ne dà contezza il Giornale di lui così: “Alle 6 (a.m.) giunto a Paola quivi imbarcato…truppa, l’infermiere militare….In effetti un vapore Sardo l’ho incontrato il dì 4 arrivando a Sapri, che quivi ritornava verso Napoli da dove era venuto la sera precedente” (Il vapore di cui fa cenno il Capitano Garzia e la Dora partita da Napoli il giorno 3 (come ho reso noto a quella data trascrivendo un brano del Giornale particolare di bordo dell’Ammiraglio Persano) per condurre presso il Generale Garibaldi per volere del Conte di Cavour un amico innominato del Generale” e ripartito da Sapri per Napoli la notte del 3 al 4).”. Questo è il brano riportato da Moliterni e che suffragava il suo ragionamento sul buon esito della missione di Augier. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, a p. 577, riferendosi al 4 settembre, in proposito scriveva che: “Poco dopo l’alba arriva in rada di Napoli il vapore Piemontese la Dora e l’Ammiraglio Persano scrive nel suo Giornale: “La Dora è ritornata riconducendo a bordo il Signore, che secondo i miei ordini essa avea trasportato a Salerno per vedere il Generale Garibaldi suo amico.”. Etc…”. Moliterni, a p. 203, nella nota (38) postillava: “(38) Ivi, pag. 581.”. Moliterni, a p. 203, aggiunge che: “Queste testimonianza conferma le conclusioni cui siamo finora pervenuti ed è perfettamente in linea con quanto dedotto da Ludovico Quandel-Vial, il quale identificò giustamente il “vapore sardo”, incrociato dal ‘Brésil’, proprio con il piroscafo ‘Dora’ che la mattina del 4 settembre stava ritornando nella baia di Napoli dopo essere approdato, la sera precedente, in quella di Sapri (39).”. Moliterni, a p. 203, nella nota (39) postillava: “(39) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Napoli, 1900, p. 581, Ibidem.”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, a p. 581 ed in proposito scriveva che: “Alle 6 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul Brésil giunge nelle acque di Paola, e di ciò che vi faccia ne dà contezza il Giornale di lui così: “Alle 6 (a.m.) giunto a Paola quivi imbarcato…truppa, l’infermiere militare. Ho visto due vapori fra i quali il Duca di Calabria sbarcare casse d’armi e di munizioni e due brigantini mercantili carichi pronti e voleano essere rimorchiati a Salerno. Garibaldi è stato ricevuto a Cosenza con straordinarie feste. Il Generale Thurr ha provveduto allo imbarco degli Uffiziali a Paola ed è poi passato al Pizzo. Il Generale Morelli comanda le masse di Rogliano. Garibaldi pare abbia avuto ordine da Torino d’accellerare la marcia sopra Napoli. In effetti un vapore Sardo l’ho incontrato il dì 4 arrivando a Sapri, che quivi ritornava verso Napoli da dove era venuto la sera precedente” (Il vapore di cui fa cenno il Capitano Garzia e la Dora partita da Napoli il giorno 3 (come ho reso noto a quella data trascrivendo un brano del Giornale particolare di bordo dell’Ammiraglio Persano) per condurre presso il Generale Garibaldi per volere del Conte di Cavour un amico innominato del Generale” e ripartito da Sapri per Napoli la notte del 3 al 4).”. Mario Menghini (….), nel suo “La spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli”, a p. 313, riferendosi all’arrivo delle truppe a Napoli, in proposito scriveva: “Arrivavano i soldati dì Garibaldi. Essi avevano ricevuto ordine telegrafico di accostarsi al mare, ed imbarcarsi nei vapori che avrebbero trovati già spediti da Napoli.”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 576 ed in proposito scriveva che: “3 Settembre. Nelle prime ore pomeridiane giunge nelle acque di Sapri il vapore Sardo la Dora e vi sbarca la persona, che vuole abboccarsi col Generale Garibaldi. “.      

Nel 3 settembre 1860, lunedì, a Sapri, il piroscafo genovese la DORA, giunge nel porto di Sapri con a bordo il Capitano marinaro Paolo AUGIER (o Laugier), amico d’infanzia di Garibaldi, ed il Viceconsole Sardo Francesco ASTENGO, che lo accompagnava in missione segreta per conto del conte di CAVOUR che lo incaricò di consegnare una sua lettera indirizzata a Garibaldi  

Costanzo Maraldi (….), nel suo, “La rivoluzione siciliana del 1860 e l’opera politico-amministrativa di Agostino Depretis”, Roma, Tip. L. Proja, via Emilio Faà di Bruno, 7, 1932, a pp. 96-97, in proposito scriveva che: “Nè la lettera di Cavour patrocinante la concordia tra i due eserciti nazionali, di cui era poi latore il capitano Lauger, amico d’infanzia del Generale, nè le calde preghiere dello stesso Lauger deviarono Garibaldi dalle sue ferme risoluzioni “Da Napoli voliamo andare a Roma”- egli ripeteva la mattina del 7 settembre al Generale De Sauget, capo della Guardia Nazionale Napoletana, ed al Sindaco di Napoli etc…(192). Maraldi, a p. 97, nella nota (192) postillava: “(192) Diario citato – Mario, op. cit., pag. 193.”. Maraldi si riferisce al Diario di Agostino Bertani pubblicato postumo dalla White-Mario, dove il Bertani riafrma ciò che aveva scritto in “Ire politiche d’oltretomba”. Dunque, Maraldi lo chiama “capitano LAUGER”. Per la lettera in questione si veda il 3 settembre 1860 e lo sbarco del Capitano marinaio, Paolo Augier a Sapri, nel giorno 3 settembre, a bordo del piroscafo della marina Piemontese Dora. Il Capitano marinaio Paolo Augier (1), amico d’infanzia di Garibaldi verrà imbarcato sul piroscafo “Dora” messo a disposizione dall’Ammiraglio piemontese Conte di Persano che era di stanza nelle acque del golfo Napoletano e lo fa su sollecitudine di Cavour. L’Augier, in compagnia del Viceconsole Francesco Agresti arriverà a Sapri, a bordo del piroscafo la “Dora”, nelle ore pomeridiane del 3 settembre, lo stesso giorno che vi approderà Garibaldi con i suoi sei amici e collaboratori. Alcuni ritengono che la missione di Cavour fallì, ovvero che l’incontro con Garibaldi ed il suo amico d’infanzia, il Capitano Paolo Augier non vi fu essendo egli arrivato non in tempo, sostengono, in quanto a loro dire, non fece in tempo ad incontrare Garibaldi il quale, come vedremo in serata si organizzò per risalire al Fortino, forse passando per Capitello e per Vibonati. Altri, invece, sostengono il contrario, e cioè che non solo la lettera di Cavour fu consegnata da Augier a Garibaldi ma vi fu anche l’incontro in cui Augier rinnovò la stima e le sue raccomandazioni all’amico Garibaldi. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 408-409 e ssg., in proposito scriveva che: Quando Garibaldi abbia avuta questa lettera e quale sia stato l’esito della missione Laugier non mi risulta; forse la rapidità degli avvenimenti rese la mossa del Cavour inutile. Certo la “completa fiducia” fra i due fu tutt’altro che ristabilita. Il Dittatore in quei giorni correva sulla via di Napoli. Etc…”. Della notizia, della lettera di Cavour indirizzata a Garibaldi e della missione che il Cavour affida al capitano Augier, ne parla la giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, nel cap. XVIII: “Segretario generale del dittatore (Settembre)”, a pp. 459 e ssg., in proposito scriveva che: “Nel viaggio da Soveria a Napoli, Garibaldi ebbe vari messi da Cavour e Persano per indurlo a credere che oramai Re e lui, esercito e volontari, sarebbero andati d’accordo per la liberazione dell’Italia tutta. Eppure l’ultimo dispaccio di Cavour a Villamarina (1), del 27 agosto, era recisamente ostile a Garibaldi : “Faites tout le possible etc…”. Non riuscito, risolse di combattere Garibaldi non più in Napoli, ma nel centro: quindi muove terra e cielo per fare che questi prometta la flotta e i forti, e manda un amico d’infanzia a persuaderlo che egli è il suo più grand’ammiratore e amico. Il seguente grano di lettera ad un intimo spiega il doppio gioco, prova che pur di riuscire ad escludere Garibaldi da Napoli, Cavour non riculava davanti la guerra civile (2): “Vous etc….”.”. White-Mario (….), a p. 459, nella nota (2) postillava: “(2) A Nigra aveva scritto giorni prima: “Il est trop etc…”.”. La giornalista White Mario (….), continuando il suo racconto, a p. 460, in proposito scriveva che: “Ed ecco la lettera portata dal capitano Laugier amico d’infanzia e di scuola del generale: “Torino, 31 agosto 1860, Al generale Giuseppe Garibaldi, Salerno. Signor generale, Avendo avuto occasione di ragionare a lungo col suo amico il capitano Laugier, sono rimasto convinto essere, nonchè opportuno etc….”. Della lettera di Cavour e del suo testo pubblicata dal Chiala (….) e dalla White-Mario ho parlato per il 31 agosto. La White-Mario (….), a p. 460, in proposito scriveva che: “Il capitano Laugier fece l’impossibile per persuadere il generale di mettersi d’accordo con Cavour, dimostrando, che, uniti i volontari coll’esercito, l’Italia in breve tempo sarebbe fatta. E Persano fece lo stesso; e questo col pieno consenso di Cavour: il messaggio li raggiunse tra Soveria e Salerno. Finora si è creduto che il generale non avesse avuto rapporti col Persano o con altri messi cavouriani, dacchè si trovava sul continente, se non dopo l’entrata a Napoli; ma colla pubblicazione delle lettere fatta dal Chiala, confrontando la data di queste colle date di Persano, si trova che prima del giorno ‘sei’ vide Laugier (1).“. La White, a p. 460, cita lo storico Chiala (….). La Dobelli, nella traduzione del Traveljan, a p. 421, in proposito scriveva: “Chiala = Chiala (Luigi) – Lettere edite ed inedite di Camillo Cavour. 6 volumi.”. La White, a p. 460, nella nota (1) postillava: “(1) Le date sono importanti. Il 31 agosto, Persano avverte Cavour avere significato a Garibaldi “gli ordini che avevo etc…”. Persano a Cavour 3 settembre: “J’envoie à Garibaldi avec Dora l’individu arrivé avec Astengo.”. Chiala mette in nota ‘Il capitano Laugier.”. Sempre White, a pp. 460-461, in proposito scriveva che: “Ora questa data rettificata spiega molti lati del suo agire, dei quali invano finora si è cercata la chiave. Visto Laugier, saputo che Persano aveva ricevuto ordine da Cavour di andare pienamente e francamente d’accordo con lui, Garibaldi disse tra sè e sè: Il Re ha fatto capitolare Cavour, egli vuole l’Italia una, nè si sdegna di accettarla dalle mani del popolo per mezzo mio; così va bene e così andiamo d’accordo.”. La giornalista White Mario (….) continuando il suo racconto, dopo aver parlato del Fortino del Cervaro, a pp. 460-461, in proposito aggiungeva: “Il capitano Lauger fece l’impossibile per persuadere il generale di mettersi d’accordo con Cavour, dimostrando, che, uniti i volontari coll’esercito, l’Italia in breve tempo sarebbe fatta. E Persano fece lo stesso; e questo col pieno consenso di Cavour: il messaggio li raggiunse tra Soveria e Salerno. Finora si è creduto che il generale non avesse avuto rapporti col Persano o con altri messi cavouriani, dacchè si trovava sul continente, se non dopo l’entrata a Napoli; ma colla pubblicazione delle lettere fatta dal Chiala, confrontanto la data di queste colle date di Persano, si trova che prima del giorno sei vide Laugier (1). Ora questa data rettificata spiega molti lati del suo agire, dei quali invano finora si è cercata la chiave. Visto Laugier, saputo che Persano aveva ricevuto ordine da Cavour di andare pienamente e francamente d’accordo con lui, Garibaldi disse tra sè e sè: il Re ha fatto capitolare Cavour, egli vuole l’Italia una, nè si sdegna di accettarla dalle mani del popolo per mezzo mio; così va bene e così andiamo d’accordo.”. La White, a p. 460, nella nota (1) postilava: “(1) Le date sono importanti. Il 31 agosto, Persano avverte Cavour avere significato a Garibaldi “gli ordini che avevo dato da parte del governo del nostro Re di procedere di pieno accordo con lui per l’unificazione d’Italia sotto lo scettro nazionale di Vittorio Emanuele e che quindi egli disponesse pure dell’opera mia;” e parla della flotta ec. Cavour a Persano, 3 settembre: “Approvo pienamente la sua comunicazione a Garibaldi; essa segue la nuova via che dobbiamo seguire.”. Persano a Cavour 3 settembre: “J’envole  à Garibaldi avec Dora l’individu arrivé avec Astengo”. Chiala mette in nota ‘Il capitano Laugier’.”. ll testo della lettera di Cavour è più o meno è lo stesso pubblicato nell’altro testo di Giacomo Emilio Curàtulo (….) ed il suo “Garibaldi, Vittorio Emanuele, Cavour nei fasti della Patria”, Bologna, Zanichelli, 1911. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a pp. 215-216, in proposito scriveva che: “Questa la ragione per cui ai primi d’agosto, scrivendo a Persano gli raccomandava di “non aiutare il passaggio del generale Garibaldi sul continente”, ma cercar piuttosto di “ritenerlo per via indiretta il più possibile”(1). Quando il Dittatore aveva superata le difficoltà e si accingeva a cominciar la sua marcia attraverso le Calabrie, Cavour aveva fatto pervenire a Salerno delle armi da distribuire fra i ribelli del sud, “affine di spianare la strada a Garibaldi”, (2) facendo d’altra parte contemporaneamente un ultimo sforzo per assicurare il possesso di Napoli al proprio partito, come si rileva da queste parole del 27 agosto, al Villamarina: “Faccia tutto quanto è in suo potere per evitare la dittatura di Garibaldi su cui Lei conta troppo”. Istruzioni pervenivano allo stesso tempo al Persano inducendolo ad accettare la Dittatura, qualora gli venisse offerta. Pure, anche a questi estremi, Cavour indietreggiava davanti alla sola misura che avrebbe potuto sottrarre sicuramente Napoli al tanto temuto regime garibaldino – una dichiarazione di guerra a Re Francesco – per la semplice ragione che, come diceva Villamarina, lo “comprometterebbe senza scampo agli occhi di tutta l’Europa”.(1)….Pochi giorni ancora ed egli si accorse d’aver perduta la partita. Il 30 agosto mentre i 10000 uomini del Ghio, deponevan le armi, arrendendosi al Dittatore, Cavour vergava queste parole al Villamarina: etc…. Treveljan (la Dobelli), a p. 215, nella nota (1) postillava: “(1) Persano, 123”. Treveljan (la Dobelli), a p. 215, nella nota (2) postillava: “(2) Persano, 157, 159; 21, 23 agosto.”. Treveljan (la Dobelli), a p. 216, nella nota (1) postillava: “(1) Chiala, III, 347; Persano, 182; D’Ayala, 310.”. Dunque, come abbiamo potuto leggere, la White scrive che l’incontro con l’emissario di Cavour vi fu e che il Laugier accompagnato dal viceconsole sardo Astengo avvenne “….: il messaggio li raggiunse tra Soveria e Salerno.”. La White non dice quale fosse il luogo preciso in cui Augier incontrò Garibaldi per consegnargli la lettera autografa del Conte di Cavour, ma tutto lascia pensare a Sapri. Nel 2017 è apparso un saggio di Biagio Moliterni che, sulla base dei documenti e dei dispacci dell’epoca viene suffragata l’ipotesi dell’arrivo della ‘Dora’ a Sapri, il 3 sttembre e dell’incontro avvenuto tra Garibaldi ed il messo di Cavour. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a p. 194, in proposito scriveva che: “Probabilmente in quello stesso giorno un altro emissario era partito da Torino per incontrarsi con il Dittatore. Era il Capitano Augier, reduce da un lungo incontro con Cavour, il quale lo aveva pregato di farsi intermediario presso il Generale per cercare di ripristinare quel clima di fiducia che – a suo dire – vi era stato tra i due nel periodo precedente lo scoppio della II guerra d’Indipendenza. Il Conte dunque non si avvalse di un politico, ne di un diplomatico, ma fece leva sul sentimento di amicizia che legava Garibaldi ad Augier, per cercare di stabilire – ora che non ne poteva fare a meno –  un rapporto di collaborazione con il Dittatore. Non si conoscono i contenuti del colloquio torinese, ma resta la lettera per Garibaldi, dal tono conciliante e deferente, che il Presidente del Consiglio vergò il 31 agosto e consegnò al suo emissario: “Signor Generale, Avendo avuto l’occasione etc…Mi creda, Generale, suo devoto (17).”. Moliterni, a p. 194, nella nota (17) postillava: “(17) Cfr. Cavour, Epistolario, p. 1809, n. 2306.”. Moliterni, dopo aver descritto i dispacci che si scambiarono il Cavour e l’Ammiraglio Persano, a pp. 191-192, in proposito scriveva che:  “La gravità del contenuto della lettera e il comprensibile riserbo che doveva circondarla, indussero Cavour a inviare a Napoli il viceconsole Francesco Astengo affinché la consegnasse direttamente nelle mani del Contrammiraglio.”. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a p. 187 e ssg., in proposito scriveva che: “Quest’articolo vuole indagare su un particolare episodio dell’impresa dei Mille  che ebbe per protagonista il capitano marittimo e piccolo armatore Paolo Augier (1), un conterraneo di Garibaldi e suo fraterno amico sin dall’infanzia.”. Moliterni, a p. 187, nella nota (1) postillava: “(1) La presente ricerca riprende, approfondisce una mia precedente ricerca etc…”. Moliterni, a p. 186, nella nota (1) postillava: “(1) Nella corrispondenza del conte di Cavour e del Viceconsole Sardo Francesco Astengo, lo troviamo menzionato, rispettivamente, come ‘Laugier’ e ‘Auger’ (cf. infra in narrativa).”. Moliterni, a p. 190, scriveva pure: “La notizia che Garibaldi si accingeva ad attraversare lo Stretto di Messina gettò Cavour nello sconcerto. Fu allora che il Tessitore decise di spostare nella baia di Napoli il contrammiraglio della Marina Sarda Carlo Pelliòn, conte di Persano, che, a capo di alcune unità navali, etc….Tuttavia l’approdo del Dittatore sulle coste della Calabria e il suo veloce incedere verso Napoli rivelatosi più rapido del previsto, spinsero Cavour a cambiare strategia e a darne comunicazione a Persano con un telegramma cifrato spedito da Torino alle ore 10,00 del 30 agosto: “……..etc…”. Moliterni, a p. 195, si chiede: “Ma dove si trovava Garibaldi in quel momento ? E i due messaggeri, Piola Caselli e Augier, riuscirono ad incontrarlo ?. Riguardo la prima domanda sappiamo che il Dittatore era in Calabria etc…Fu proprio questo generale ungherese in una sorta di avvicendamento con il patriota lombardo, ad essere inviato da Garibaldi a Paola, da dove s’imbarcò nella serata del 1° settembre, giungendo alle 9:00 del mattino successivo nel porto di Sapri, a capo dei circa 1600 uomini, componenti l’intera brigata Milano, comandata dal colonnello Gandini, e parte della brigata Parma agli ordini del maggiore Spinazzi (18).”. Quì, Moliterni postilla del racconto di Rustow nell’edizione e traduzione di E. Porro. Moliterni, a p. 196, in proposito scriveva che: “Più articolata è la risposta da dare al nostro secondo interrogativo. Infatti, dal Diario e dalle memorie di Bertani conosciamo esattamente i tempi, il luogo, le modalità e l’esito del colloquio di Garibaldi con Piola Caselli, mentre sull’incontro con Augier non si è mai indagato abbastanza, anche perchè da una lettura poco approfondita dei documenti, si sarebbe portati a credere che non vi sia mai stato.”. Moliterni scrive del racconto di Bertani del colloquio incontro avvenuto al Fortino del Cervaro tra Garibaldi e Piola. Moliterni, a pp. 198-199, in proposito aggiungeva: “Ma a influire sull’atteggiamento del Dittatore potrebbe essere stato anche il colloquio avuto con l’amico Augier, un colloquio che Jessie White Mario dà per avvenuto e nel corso del quale il capitano avrebbe fatto “l’impossibile per persuadere il generale di mettersi d’accordo con Cavour, dimostrando, che, uniti i volontari coll’esercito, l’Italia in breve tempo sarebbe fatta.” (23). La White, pur essendo stata in quel periodo molto vicina a Garibaldi, in questo caso sembra avvalersi di testimonianze documentali posteriori e, infatti, è al quanto vaga riguardo al tempo e al luogo dell’incontro, limitandosi a dire che si svolse “prima del giorno sei” settembre, “tra Soveria e Salerno” (24).”. A questo punto, Moliterni inizia ad articolare il suo assunto ragionando sulle date e sui documenti, i dispacci di Persano. Moliterni, a p. 201, in proposito aggiungeva la risposta di Persano a Cavour e ci parla di una seconda lettera di Persano indirizzata a Cavour: “La seconda lettera ribadisce che il Viceconsole giunse a Napoli il giorno del 3 settembre, dopo aver viaggiato a bordo di un “postale”, e lascia chiaramente intendere che l’”individuo” giunto con Astengo – insieme al quale forse aveva compiuto il viaggio – altri non era che il capitano Augier: “(….) La Dora la ho mandata dal generale Garibaldi con la persona che Astengo mi disse aver incaricato la V.E. di recargli una sua lettera oltre a comunicargli a voce alcune cose di massima importanza. Dovrebbe essere di ritorno a momenti, e subito arrivata la farò muovere per Genova colla mia risposta alla lettera di V.E. del 31 agosto p.s., che non mi pervenne prima di ieri 3 andante per le fermate di postale a Livorno etc…”. Dall’esame congiunto di quest’ultimo frammento e del telegramma che lo stesso Persano aveva inviato a Cavour il giorno precedente, appare pertanto chiaro che il piroscafo ‘Dora’, con a bordo Augier, salpò dal porto di Napoli il giorno 3 e vi rientrò il 4 settembre, per poi prendere definitivamente il largo alla volta di Genova. Fu dunque in queste ore che si decisero le sorti della missione del Capitano, sul cui esito, i documenti finora esaminati tacciono. Piuttosto vaghi e per certi aspetti devianti, sono due appunti inseriti nel Diario di Persano, che, pur non essendo datati, ribadiscono quanto appena detto e, perciò risalgono certamente al 3 e al 4 settembre. Il primo si riferisce che: “In compagnia del signore Astengo è venuto un signore, amico del generale Garibaldi, con desiderio di poter andare da lui: il conte Cavour avendomi fatto dire dall’Astengo di fornirgli i mezzi, gli dò la Doria perché lo trasporti nel golfo di Salerno”(33).”. Questo, invece, il testo del secondo appunto: “E’ ritornata la Dora, riconducendo al suo bordo il signore che, giusta i miei ordini avea trasportato a Salerno per vedervi il generale Garibaldi suo amico. Ordino alla Dora di tenersi pronta per volgere a Genova etc…(34).”. Moliterni postillava nelle due note del Diario di Persano. Moliterni, a p. 202, aggiunge che: “Dalle due note sembrerebbe che Augier non riuscì ad incontrare Garibaldi, dal momento che, come viene specificato entrambe le volte, meta del viaggio del Dora fu Salerno, città nella quale il Generale giunse solo il 6 settembre. Tuttavia non è da escludere che per “Salerno” e per “spiaggia di Salerno”, il Contrammiraglio avesse voluto intendere, genericamente una qualche località posta lungo il litorale salernitano. Ipotesi questa che incomincia a concretarsi nelle parole del dispaccio riservato nelle quali Astengo, il 4 settembre, riferì a Cavour quanto aveva fatto il giorno prima: “Appena giunto in Napoli, consegnai i dispacci al loro indirizzo, mi occupai subito della partenza del Capitano. Non avendo rinvenuto mezzo di sorta per il suo trasporto sulla costa, fui costretto a raccomandarmi al sig. Conte Persano, che ordinò senza indugio la partenza del ‘Dora’. Il predetto Capitano fu con tal mezzo sbarcato felicemente vicinissimo alla sua destinazione (35).”.”. Moliterni, a p. 202, nella nota (35) postillava: “(35) La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Carteggio Camillo Cavour etc…”, vol. II (Agosto-Settembre 1860), a p. 233, n. 833.”. Infatti, nel testo “La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Carteggio Camillo Cavour etc…”, vol. II (Agosto-Settembre 1860), a p. 233, n. 833, in proposito è scritto: “833. Francesco Astengo a Cavour. 4 Settembre 1860. Réservé. Eccellenza, Appena giunto in Napoli, consegnai i dispacci al loro indirizzo, mi occupai subito della partenza del Capitano. Non avendo rinvenuto mezzo di sorta per il suo trasporto sulla costa, fui costretto a raccomandarmi al sig. Conte Persano, che ordinò senza indugio la partenza del ‘Dora’. Il predetto Capitano fu con tal mezzo sbarcato felicemente vicinissimo alla sua destinazione. Etc…”. Moliterni, a pp. 202-203, aggiunge che: “Vediamo così a sapere che il piroscafo ‘Dora’ gettò l’ancora in una località che, pur rimanendo imprecisata, è possibile identificare con ragionevole certezza sulla base dei due avverbi identificati dal Viceconsole Astengo per descrivere le modalità dello sbarco del Capitano avvenuto “felicemente” e “vicinissimo alla sua destinazione”. L’utlizzo del primo avverbio – felicemente – lascia intendere che l’obiettivo della missione è stato raggiunto e si giustifica solo se il piroscafo sardo attraccò nel porto di Sapri, all’estremità meridionale della costa salernitana, dove Garibaldi era giunto nel pomeriggio del 3 settembre. Il secondo avverbio “vicinissimo – serve invece a precisare che Augier non fu sbarcato nel luogo esatto in cui incontrò il Generale, bensì non lontano dallo stesso. Ciò significa che il Dora approdò a Sapri quando Garibaldi se n’era già andato, ed è pertanto assai probabile che il Capitano lo avesse poi raggiunto lungo la strada per Vibonati,  se non proprio in quest’ultima località. La logica conseguenza di tutto ciò è che i due si incontrarono tra la sera del 3 e l’alba del 4 settembre. Un consistente indizio, in tal senso è contenuto in alcuni brani del “giornale” redatto dal “Capitano di Stato Maggiore Garzia”, il quale, alle 18:00 del 3 settembre si imbarcò a Napoli sul vapore di commercio francese ‘Brésil’, “al Servizio del Real Governo” con il compito “di toccare gli approdi da Sapri verso Sud” e prendere a bordo gli “Uffiziali, soldati e Impiegati governativi” che si avesse trovato (36)….Ma quel che è più interessante ai fini della presente indagine è quanto il capitano Garzia annotò il 5 settembre: “(….) Garibaldi pare abbia avuto ordine da Torino d’accellerare la marcia sopra Napoli. In effetti un vapore sardo l’ho incontrato il dì 4 arrivando a Sapri, che da quivi ritornava verso Napoli da dove era venuto la sera precedente (38).”. Moliterni, a p. 203, nella nota (36) postillava: “(36) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Napoli, 1900, p. 576.”. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), che, a p. 203 e ssg., in proposito scriveva che: Un consistente indizio, in tal senso è contenuto in alcuni brani del “giornale” redatto dal “Capitano di Stato Maggiore Garzia”, il quale, alle 18:00 del 3 settembre si imbarcò a Napoli sul vapore di commercio francese ‘Brésil’, “al Servizio del Real Governo” con il compito “di toccare gli approdi da Sapri verso Sud” e prendere a bordo gli “Uffiziali, soldati e Impiegati governativi” che si avesse trovato (36). A Sapri, dove attraccò  alle 8:00 del 4 settembre, il ‘Brésil’ trovò “5 vapori Garibaldini” e “2 o 3 brigantini mercantili” (37) probabilmente gli stessi dai quali, la mattina del 2 settembre, erano sbarcate la brigata Milano e parte della brigata Parma e, alle 23:00 settembre, la sopraggiunta brigata Puppi. Ma quel che è più interessante ai fini della presente indagine è quanto il capitano Garzia annotò il 5 settembre: “(….) Garibaldi pare abbia avuto ordine da Torino d’accellerare la marcia sopra Napoli. In effetti un vapore sardo l’ho incontrato il dì 4 arrivando a Sapri, che da quivi ritornava verso Napoli da dove era venuto la sera precedente (38).”. Moliterni, a p. 203, nella nota (36) postillava: “(36) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Napoli, 1900, p. 576.”. Moliterni, a p. 203, nella nota (37) postillava: “(37) Ivi, p. 577.”. Moliterni, a p. 203, nella nota (38) postillava: “(38) Ivi, 581”. Il colonnello Ludovico Quandel -Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860” riferendosi al 3 settembre, a p. 576 ed in proposito scriveva che: “L’Ammiraglio Sardo Conte di Persano scrive nel suo Giornale particolare di bordo: “In compagnia del signor Astengo è venuto un signore amico del generale Garibaldi, con desiderio di poter andare da lui: il conte di Cavour avendomi fatto dire dall’Astengo di fornirgliene i mezzi, gli dò la Dora perchè lo trasporti alla spiaggia di Salerno”.. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a pp. 203-204 e ssg., riferendosi alla lettera di Cavour e indirizzata a Garibaldi di cui ho già detto, in proposito scriveva che: “Va infatti tenuto presente che l’incontro con il Capitano precedette di poche ore la drammatica riunione tenutasi il 4 settembre al Fortino di Casaletto Spartano, che avrebbe impresso alla politica del Generale una svolta nella direzione auspicata dal Tessitore se, all’ultimo momento, non fosse intervenuto Bertani a capovolgerne l’esito….(40).”. Moliterni, a p. 204, nella nota (40) postillava: “(40) La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Carteggio Camillo Cavour etc…”, vol. II (Agosto-Settembre 1860), a pp. 268-269, n. 877.”.E’ singolare che Moliterni scrivi chiaramente che: “Va infatti tenuto presente che l’incontro con il Capitano precedette di poche ore la drammatica riunione tenutasi il 4 settembre al Fortino di Casaletto”. Dunque, secondo il Moliterni, Garibaldi incontrò il capitano Augier poche ore prima dell’incontro tenutosi al Fortino il 4 settembre 1860. “Poche ore prima” dice il Moliterni. Due, tre o quattro ore prima che Garibaldi arrivasse al Fortino di Casaletto Spartano dove l’attendevano il generale Turr con il Ministro della Marina Siciliana Piola-Caselli. Ho dei dubbi su questa notizia in quanto un testimone di eccezione, Agostino Bertani ne avrebbe sicuramente parlato nel suo diario “Ire politiche di oltretomba”. Certo è che l’Augier incontrò Garibaldi ed è certo che la lettera di Cavour arrivò a Garibaldi. Mi chiedo però se questo sia accaduto prima o dopo l’episodio del 4 settembre 1860 al Fortino ?. Si sa che Astengo e Augier sbarcarono a Napoli, il 4 settembre 1860, probabilmente ripartiti da Sapri con il vapore “La Dora”. Arrivarono entrambi a Napoli. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” ed. Gutemberg, 2011, a pp. 142-143 riferendosi al Conte di Cavour, in proposito scriveva che: Il golfo di Policastro, o di Salerno, secondo un piano da lui architettato, avrebbe dovuto essere luogo di incontro tra Garibaldi e il il suo amico d’infanzia Cesare De Laugier latore della seguente missiva datata 31 agosto: “Sig. Generale, (….) etc…”. (25). Il Conte di Persano, il 3 settembre, sul giornale di bordo della nave ammiraglia, annotava: “In compagnia dell’Astengo è venuto un signore amico del Generale Garibaldi, con desiderio di poter andare da lui: il conte Cavour avendomi fatto dire dall’Astengo di fornirgli i mezzi, gli dò la Doria perché lo trasporti nel golfo di Salerno”.”. Policicchio, a p. 142, nella nota (25) postillava: “(25) La liberazione del mezzogiorno…., cit., vol. II, p. 191.”. Quandel-Vial scriveva essere il bastimento Piemontese la ‘Dora’ non la ‘Doria’. Il testo citato da Policiccio è “La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Categgio di Camillo Covour a cura della Commissione editrice” – vol. II, Agosto-Settembre 1860). Cavour cita nella sua lettera “Cesare De Laugier”, amico d’infanzia di Garibaldi e ne fa il latore della sua missiva al Generale dei due Mondi. Policicchio, a p. 143, nella nota (26) postillava: “(26) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia, ….cit., pp. 576-577.”. Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, riferendosi al 3 settembre, a p. 576 ed in proposito scriveva che: Alle 11 (p.m.) giungono nelle acque di Sapri bastimenti di trasporto a vapore aventi a bordo le truppe componenti la Brigata Puppi garibaldina. Da Sapri fa rotta per Napoli il vapore da guerra sardo la Dora per riportarvi l’amico del Generale Garibaldi..  Quandel-Vial scriveva essere il bastimento Piemontese ‘la Dora’ non ‘la Doria’. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al 3 settembre, a p. 576, in proposito scriveva che: “Nelle prime ore pomeridiane giunge nelle acque di Sapri il vapore Sardo la Dora e vi sbarca la persona, che vuole abboccarsi col Generale Garibaldi. Alle 6 (p.m.) per ordine del Ministro della Guerra parte da Napoli il Capitano di Stato Maggiore Garzia, prendendo imbarco sul vapore di commercio francese il ‘Brésil’ al Servizio del Real Governo. Il Capitano ha missione di toccare gli approdi da Sapri verso Sud a fine di tentare lo imbarco di Uffiziali, soldati ed Impiegati governativi, che vi troverà, e, naturalmente, altresì prendere tutte le notizie utili. Alle 11 (p.m.) giungono nelle acque di Sapri bastimenti di trasporto a vapore aventi a bordo le truppe componenti la Brigata Puppi garibaldina. Da Sapri fa rotta per Napoli il vapore da guerra sardo la Dora per riportarvi l’amico del Generale Garibaldi. Alle 11 (p.m.) giungono nelle acque di Sapri bastimenti di trasporto a vapore aventi a bordo le truppe componenti la Brigata Puppi garibaldina. Da Sapri fa rotta per Napoli il vapore da guerra sardo la Dora per riportarvi l’amico del Generale Garibaldi.”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, a p. 577, riferendosi al 4 settembre, in proposito scriveva che: “Poco dopo l’alba arriva in rada di Napoli il vapore Piemontese la Dora e l’Ammiraglio Persano scrive nel suo Giornale: “La Dora è ritornata riconducendo a bordo il Signore, che secondo i miei ordini essa avea trasportato a Salerno per vedere il Generale Garibaldi suo amico.”. Etc…”. Moliterni, a p. 203, nella nota (38) postillava: “(38) Ivi, pag. 581.”. Moliterni, a p. 203, aggiunge che: “Queste testimonianza conferma le conclusioni cui siamo finora pervenuti ed è perfettamente in linea con quanto dedotto da Ludovico Quandel-Vial, il quale identificò giustamente il “vapore sardo”, incrociato dal ‘Brésil’, proprio con il piroscafo ‘Dora’ che la mattina del 4 settembre stava ritornando nella baia di Napoli dopo essere approdato, la sera precedente, in quella di Sapri (39).”. Moliterni, a p. 203, nella nota (39) postillava: “(39) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Napoli, 1900, p. 581, Ibidem.”. Infatti, Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, a p. 577, riferendosi al 4 settembre, in proposito scriveva che: “Poco dopo l’alba arriva in rada di Napoli il vapore Piemontese la Dora e l’Ammiraglio Persano scrive nel suo Giornale: “La Dora è ritornata riconducendo a bordo il Signore, che secondo i miei ordini essa avea trasportato a Salerno per vedere il Generale Garibaldi suo amico.”. Etc…”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, a p. 581, riferendosi al 5 settembre, in proposito scriveva che: “Alle 6 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul Brésil giunge nelle acque di Paola, e di ciò che vi faccia ne dà contezza il Giornale di lui così: “…….Garibaldi pare abbia avuto ordine da Torino d’accellerare la marcia sopra Napoli. In effetti un vapore Sardo l’ho incontrato il dì 4 arrivando a Sapri, che da quivi ritornava verso Napoli da dove era venuto la sera precedente (il vapore di cui fa cenno il Capitano Garzia e la Dora partita da Napoli il giorno 3 (come ho reso noto a quella data trascrivendo un brano del Giornale particolare di bordo dell’Ammiraglio Persano) per condurre presso il Generale Garibaldi per volere del Conte di Cavour un amico innominato del Generale” e ripartito da Sapri per Napoli la notte del 3 al 4).”. Questo è il brano riportato da Moliterni e che suffragava il suo ragionamento sul buon esito della missione di Augier. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” ed. Gutemberg, 2011 parlando e riferendosi a Cavour, a pp. 142-143, in proposito scriveva che: Il golfo di Policastro, o di Salerno, secondo un piano da lui architettato, avrebbe dovuto essere luogo di incontro tra Garibaldi e il il suo amico d’infanzia Cesare De Laugier latore della seguente missiva datata 31 agosto: “Sig. Generale, (….) etc…(25)”. Policicchio, dopo aver trascritto il testo della lettera di Cavour indirizzata a Garibaldi, continuando il suo racconto, in proposito scriveva che: Il fine, frutto del colloquio che avrebbe dovuto seguire alla missiva, doveva essere quello di persuadere Garibaldi a fargli accettare l’idea che il Conte di Cavour era suo amico e suo grande ammiratore; che volontari ed esercito, con Cavour e Vittorio Emanuele, sarebbero stati insieme e d’accordo nella liberazione dell’Italia tutta, e di strappargli la promessa di consegnare al Piemonte flotta e forti conquistati. Il Conte di Persano, il 3 settembre, sul giornale di bordo della nave ammiraglia, annotava: “In compagnia dell’Astengo è venuto un signore amico del Generale Garibaldi, con desiderio di poter andare da lui: il conte Cavour avendomi fatto dire dall’Astengo di fornirgli i mezzi, gli dò la Doria perché lo trasporti nel golfo di Salerno”.”. Policicchio, a p. 142, nella nota (25) postillava: “(25) La liberazione del mezzogiorno…., cit., vol. II, p. 191.”. Il testo citato da Policiccio è “La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Categgio di Camillo Covour a cura della Commissione editrice” – vol. II, Agosto-Settembre 1860). Policicchio, a p. 143, nella nota (26) postillava: “(26) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia, ….cit., pp. 576-577.”. Dunque, Cavour cita nella sua lettera il Capitano Paolo Augier, amico d’infanzia di Garibaldi e ne fa il latore della sua missiva al Generale dei due Mondi. L’Ammiraglio della flotta piemontese, il conte di Persano (….), nel suo “Diario privato-politico-militare dell’Ammiraglio C. di Persano nella campagna navale degli anni 1860-1861”, Torino, 1870, vol. II, a pp. 89 e ssg., in proposito scriveva che: “3. – E’ arrivato il Signor Astengo latore di una lettera autografa di S.E. il conte di Cavour. E’ della massima importanza; Si giudichi. 31 agosto 1860 “Signor Ammiraglio, ….Il suo telegramma del 30 etc….”. (p. 90) In compagnia del signor ASTENGO è venuto un signore, amico del generale GARIBALDI, con desiderio di potere andare da lui: il conte di Cavour avendomi fatto dire dall’ASTENGO di fornirgliene i mezzi, gli dò la ‘Dora’ perchè lo trasporti alla spiaggia di Salerno. Ricevo il seguente telegramma di S.E. il conte di Cavour: “L’Authion parte questa sera con istruzioni per lei e per Villamarina. – Astengo è giunto ? – Risponda per telegrafo. Firmato C. Cavour.”. Persano a p. 91, in proposito scriveva che: “Rispondo tosto: Ricevuto la lettera di V.E. del 31 agosto ultimo. – Dora partirà domani con la mia risposta circostanziata di tutto quanto ella mi domanda….Ho dato la ‘Dora’ a quel signore che è venuto in compagnia dell’Astengo, per trasportarlo al Generale Garibaldi.”.  Sempre il Persano, a p. 93, in proposito scriveva ancora: “4. – Rispondo alla lettera, che ho testè ricevuta, di S.E. il conte di Cavour, così: “Eccellenza….Prima di entrare nei particolari che formano oggetto della sua lettera del 31 agosto ultimo, recatami dal signor Astengo, etc…”Il testo della lettera di Cavour a Garibaldi, indirizzatagli nelle mani di Augier, è stata pubblicata anche nel testo a cura della Commissione Editrice, il suo “La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Carteggio Camillo Cavour etc…”, vol. II (Agosto-Settembre 1860), a pp. 192-193, in proposito è scritto che: “779. Cavour a Persano (MRT) 31 Agosto 1860. Sig. Ammiraglio, Il suo telegramma del 30 a sera, etc…Gli spedirò l’Authion subito che avrò ricevuto i due ufficiali Napoletani che mi annunzia. Mi accusi ricevuta col telegrafo. (1) Non faccia parola di tutto questo ad alcuno, nemmeno a Villamarina.”. Dunque, nel dispaccio che Cavour scrive all’ammiraglio Persano, del 31 agosto 1861, Cavour scrive che dovrebbe ricevere da li a breve i due ufficiali napoletani. Chi sono i due ufficiali napoletani che Cavour deve ricevere e che deve spedire con il vapore Authion a Napoli dal Persano ?. Sono Astengo ed il capitano Laugier, amico di Garibaldi a cui Cavour consegnerà la lettera sua indirizzata a Garibaldi che Laugier dovrà incontrare molto probabilemente incontrerà a Sapri il 3 settembre 1860, prima che Garibaldi salga al Fortino di Casaletto. Sempre nello stesso testo, a p. 196, è scritto: “782. C. di Persano a Cavour. Napoli, addì 31 agosto 1860. Eccellenza, ….etc…Aspetto con ansietà l’arrivo dell’Authion colle istruzioni che V.E. mi ha annunciate. Intanto il telegramma di cui è parola venne trapelato, quindi scoraggiamento negli arditi e soddisfazione ne’ timidi, che sono i più, perchè vedono allontanato il pericolo della lotta, che vorrebbero lasciare al solo Garibaldi.”. Ma come vedremo in seguito, il capitato Auger, amico di Garibaldi accompagnato da Astengo, con la lettera di Cavour arriveranno a Napoli e si rivolgeranno all’ammiraglio Persano per viaggiare verso Garibaldi. L’Ammiraglio della flotta piemontese, il conte di Persano (….), nel suo “Diario privato-politico-militare dell’Ammiraglio C. di Persano nella campagna navale degli anni 1860-1861”, Torino, 1870, vol. II, a pp. 89 e ssg., in proposito scriveva che: “3. – E’ arrivato il Signor Astengo latore di una lettera autografa di S.E. il conte di Cavour. E’ della massima importanza; Si giudichi. 31 agosto 1860 “Signor Ammiraglio, ….Il suo telegramma del 30 etc….”. (p. 90) In compagnia del signor ASTENGO è venuto un signore, amico del generale GARIBALDI, con desiderio di potere andare da lui: il conte di Cavour avendomi fatto dire dall’ASTENGO di fornirgliene i mezzi, gli dò la ‘Dora’ perchè lo trasporti alla spiaggia di Salerno. Ricevo il seguente telegramma di S.E. il conte di Cavour: “L’Authion parte questa sera con istruzioni per lei e per Villamarina. – Astengo è giunto ? – Risponda per telegrafo. Firmato C. Cavour.”. Persano a p. 91, in proposito scriveva che: “Rispondo tosto: Ricevuto la lettera di V.E. del 31 agosto ultimo. – Dora partirà domani con la mia risposta circostanziata di tutto quanto ella mi domanda….Ho dato la ‘Dora’ a quel signore che è venuto in compagnia dell’Astengo, per trasportarlo al Generale Garibaldi.”.  Sempre il Persano, a p. 93, in proposito scriveva ancora: “4. – Rispondo alla lettera, che ho testè ricevuta, di S.E. il conte di Cavour, così: “Eccellenza….Prima di entrare nei particolari che formano oggetto della sua lettera del 31 agosto ultimo, recatami dal signor Astengo, etc…”Persano li farà imbarcare sulla “Dora” che li porterà a Sapri. Infatti, il testo della lettera di Cavour a Garibaldi, indirizzatagli nelle mani di Augier, è stata pubblicata anche nel testo a cura della Commissione Editrice, il suo “La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Carteggio Camillo Cavour etc…”, vol. II (Agosto-Settembre 1860), a p. 206, in proposito è scritto che: “797. Dispaccio Cavour a Persano. 1° Septembre 1860. Le plan que vou m’exposez dans vostre lettre du 29 est parfait. Une fois Gouvernement provisoire constitué, nous aviserons. Gardez Dora jusqu’arrivée Astengo qui vous apporte instructions de la plus haute importante (2). Vous me répondrez par la télégraphe comment concilier la nouvelle mission dont vous allez etre chargé, et ce qu’il y a à Naples.”, che tradotto è: “Il piano che hai esposto nella tua lettera del 29 è perfetto. Una volta formato il governo provvisorio, decideremo. Tieni Dora finché non arriva Astengo e ti porta istruzioni della massima importanza (2). Per telegrafo mi dirai come conciliare la nuova missione che ti verrà affidata con ciò che c’è a Napoli.”. Dunque, il 1° Settembre 1860, Cavour scrivendo a Persano gli ordina di: “Tieni Dora finché non arriva Astengo e ti porta istruzioni della massima importanza (2).”. Nel testo, a p. 206, nella nota (2) postilla: “(2) Questo periodo risponde a telegr. Persano del giorno stesso, così concepito: “Puis-je retemir le Dora qui a les fusils jusqu’à l’arrivée du Delfino sur lequel je les ferais passer?”.”. Nel testo a cura della “Commissione Editrice”, a p. 220, è riportato il seguente dispaccio di Cavour a Persano: “819. Dispaccio Cavour a Persano. 4 Septembre 1860. Authion part ce soir avec instruction pour vous et pour Villamarina. Astengo est-il arrive? Repondez par télegraphe.”. Cavour chiedeva a Persano se Astengo fosse arrivato, insieme al capitano Auger a Napoli dal suo viaggio a Sapri per incontrare Garibaldi e gli comandava di rispondergli per telegrafo. Nel testo a cura della Commissione Editrice, il suo “La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Carteggio Camillo Cavour etc…”, vol. II (Agosto-Settembre 1860), a pp. 268-269, in proposito è scritto che: “877. F. Astengo a Cavour. Napoli, 9 Settembre 1860…Eccellenza, Il Capitano Auger farà conosere con esattezza a V.E. le intenzioni del Generale che purtroppo non sono molto conformi à di lei desiderii. Garibaldi ha deciso di non arrestarsi che a Roma e proclamare colà V. Emanuele R d’Italia. Spera che al suo approssimarsi il Papa e le Truppe Francesi se ne anderanno. L’altro ieri rispose negativamente a Depretis che gli domndava istantaneamente l’annessione immediata della Sicilia. Etc.. Il Capitano Auger è riuscito a mettere Bertani in sospetto di Garibaldi al quale d’altra parte il Generale non può perdonare d’aver trasgredito à suoi ordini riguardo all’ultima spedizione fatta, giacchè il Dittatore l’aveva destinata per Napoli, mentre Bertani voleva dirigerla verso le Romagne e fare da sè. Etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 408-409 e ssg., in proposito scriveva che: “Cavour convintosi che il partito migliore era, per ora, di seguire il consiglio di Persano, non esita a stender la mano a Garibaldi, scrivendogli la seguente lettera: “Torino, 31 agosto 1860. Signor Generale – Avendo avuto occasione di ragionare a lungo col suo amico capitano Laugier, l’ho incaricato di venire da Lei a darle spiegazione etc…Cavour…”. Questa lettera, non v’ha dubbio, dev’essere costata parecchio all’amor proprio di Cavour e poiché egli tale amor proprio l’ha saputo vincere, merita lode. Ma dopo quel che ha scritto ed ha fatto per creare ostacoli e difficoltà d’ogni sorta a Garibaldi nel suo cammino, è forse illogico supporre che abbia scritto in quel modo solo perché costrettovi dal suo stesso interesse, quando si fu convinto che ogni altra manovra era vana? Quando Garibaldi abbia avuta questa lettera e quale sia stato l’esito della missione Laugier non mi risulta; forse la rapidità degli avvenimenti rese la mossa del Cavour inutile. Certo la “completa fiducia” fra i due fu tutt’altro che ristabilita. Il Dittatore in quei giorni correva sulla via di Napoli. Etc…”. Nel testo a cura della Commissione Editrice, il suo “La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Carteggio Camillo Cavour etc…”, vol. II (Agosto-Settembre 1860), a p. 233, in proposito è scritto che: “833. Francesco Astengo a Cavour. Reservée. 4 Settembre 1860. Eccellenza, Appena giunto in Napoli, consegnai i dispacci al loro indirizzo, mi occupai subito della partenza del Capitano (1). Non avendo rinvenuto mezzo di sorta pel suo trasporto sulla costa, fui costretto a raccomandarmi al Sig. Conte Persano, che ordinò senza indugio la partenza del Dora. Il predetto Capitano fu con tal mezzo sbarcato felicemente vicinissimo alla sua destinazione. Il Generale continua ad avanzare e trovasi non molto discosto da Salerno, vi è quasi la certezza che le truppe si batteranno debolmente, sono scoraggiate, ed anco indispettite contro chi le dirige. Il General Bosco si è dichiarato indisposto e pare che tornerà a Napoli. Etc…”. Con questo dispaccio del 4 settembre, l’Astengo rientrato a Napoli scriveva al Conte Cavour per metterlo al corrente della buona riuscita della missione del Capitano Agier presso il Fortino. Infatti, Astengo scriveva al Cavour dicendogli che il Capitano Augier (….), imbarcatosi sulla Dora, mezzo messogli a disposizione dall’Amiraglio Persano “fu con tal mezzo sbarcato felicemente vicinissimo alla sua destinazione.”. La Commissione, a p. 233, nella nota (1) postillava: “(1) Augier ?.”. Nel testo a cura della Commissione Editrice, il suo “La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Carteggio Camillo Cavour etc…”, vol. II (Agosto-Settembre 1860), a p. 268, in proposito è scritto che: “887. Francesco Astengo a Cavour. Napoli, 9 Settembre 1860. Eccellenza, Il Capitano Auger farà conoscere con esattezza a V.E. le intenzioni del Generale che purtroppo non sono molto conformi a’ di lei desiderii. Garibaldi ha deciso di non arrestasrsi che a Roma e proclamare colà V. Emanuele Re d’Italia. Spera che al suo approssimarsi il Papa e le Truppe Francesi se ne anderanno. L’altro jeri rispose negativamente a Depretis che gli domandava istantatemente l’annessione immediata della Sicilia. Etc…(269, la lettera di Astengo continua) Il Dittatore ha un’armata di 30.000 uomini e lasciò nelle Calabrie 40.000 circa armati. Ha ricevuto sempre con benevolenza il Marchese di Villamarina. Il Capitano Auger è riuscito a mettere Bertani in sospetto di Garibaldi al quale d’altra parte il Generale non può perdonare d’aver trasgredito a’ suoi ordini riguardo l’ultima spedizione fatta, giacchè il Dittatore l’aveva destinata per Napoli, mentre Bertani voleva dirigerla verso le Romagne e fare da sè. Riaccese l’odio contro tutti quelli che circondano il Dittatore contro Bertani. Parlò al Generale in modo così franco come fin qui nessuno aveva usato di fare. Garibaldi ne rimase commosso e lo colmò di onori, ebbe sempre un posto alla sua mensa e sedette alla destra nella sua carrozza quando si mostrò in pubblico. Un suo ordine scritto prescrisse che gli fosse sempre etc…”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 576 ed in proposito scriveva che: “3 Settembre. Press’a poco a mezzodì il Generale Garibaldi con le persone del suo seguito sbarca alla marina di Sapri, per rimanervi il resto del giorno e la notte. Nelle prime ore pomeridiane giunge nelle acque di Sapri il vapore Sardo la Dora e vi sbarca la persona, che vuole abboccarsi col Generale Garibaldi. “. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 576 ed in proposito scriveva che: “3 Settembre….Alle 11 (p.m.) giungono nelle acque di Sapri bastimenti di trasporto a vapore aventi a bordo le truppe componenti la Brigata Puppi garibaldina. Da Sapri fa rotta per Napoli il vapore da guerra sardo la Dora per riportarvi l’amico del Generale Garibaldi.”

PARTENZA di ASTENGO e AUGIER da SAPRI

Nel 4 settembre 1860, a Sapri, il piroscafo Sardo la DORA, con a bordo il viceconsole sardo Francesco Astengo ed il Capitano marinaro Paolo Augier, amico d’infanzia di Garibaldi, latore di una lettera del conte di Cavour, salparono per far ritorno alla base navale piemontese dell’ammiraglio Persano nella baia di Napoli

Il Capitano marinaio Paolo Augier (1), amico d’infanzia di Garibaldi  ed il Viceconsole Sardo Francesco Astengo, dopo aver “felicemente” compiuta la missione affidata da Cavour, salperanno da Sapri alla volta di Napoli, dove arriveranno con il piroscafo Sardo, la Dora, giorno 4 settembre. La Dora con Astengo e Augier, il giorno 4 agosto 1860 ripartirono da Sapri e ritornarono a Napoli, da dove eran salpati il giorno 3 settembre. Sull’episodio ha scritto Quandel-Vial (….). Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al 3 settembre, a p. 576, in proposito scriveva che: “Nelle prime ore pomeridiane giunge nelle acque di Sapri il vapore Sardo la Dora e vi sbarca la persona, che vuole abboccarsi col Generale Garibaldi. Alle 6 (p.m.) per ordine del Ministro della Guerra parte da Napoli il Capitano di Stato Maggiore Garzia, prendendo imbarco sul vapore di commercio francese il ‘Brésil’ al Servizio del Real Governo. Il Capitano ha missione di toccare gli approdi da Sapri verso Sud a fine di tentare lo imbarco di Uffiziali, soldati ed Impiegati governativi, che vi troverà, e, naturalmente, altresì prendere tutte le notizie utili. Alle 11 (p.m.) giungono nelle acque di Sapri bastimenti di trasporto a vapore aventi a bordo le truppe componenti la Brigata Puppi garibaldina. Da Sapri fa rotta per Napoli il vapore da guerra sardo la Dora per riportarvi l’amico del Generale Garibaldi. Alle 11 (p.m.) giungono nelle acque di Sapri bastimenti di trasporto a vapore aventi a bordo le truppe componenti la Brigata Puppi garibaldina. Da Sapri fa rotta per Napoli il vapore da guerra sardo la Dora per riportarvi l’amico del Generale Garibaldi.”. Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, riferendosi al 3 settembre, a p. 576 ed in proposito scriveva che: Da Sapri fa rotta per Napoli il vapore da guerra sardo la Dora per riportarvi l’amico del Generale Garibaldi.. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 577 ed in proposito scriveva che: “4 Settembre…Alle 8 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul vapore Brésil giunge nelle acque di Sapri, ed ecco ciò che trovo scritto nel Giornale di lui. “Quivi ho trovato cinque vapori Garibaldini 2 o 3 brigantini mercantili. La truppa Garibaldina sbarcata il giorno precedente e la mattina, compresa l’altra trasporta dall”Elvetie’ si fa ammontare a 8 o 9000 uomini. Garibaldi il 3 in barchetta da Ascea era andato a Sapri ed avea preso il cammino verso Lagonegro dove è giunto la sera del 3 o la mattina del 4. La truppa sbarcata poteva essere a Lagonegro e nel Vallo di Diana la sera del 4. Etc…“. Ferruccio Policicchio, a p. 288, nella nota (43) postillava: “(43) Qui l’errore sta nella errata trascrizione (Ascea per Scalea) da parte dell’ex Capitano dell’esercito napoletano Quandel-Vial. Se preso alla lettera il generale avrebbe fatto il viaggio a ritroso.”. Policicchio, a p. 289, nella nota (44) postillava: “(44) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia – Giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Tip. degli Artiglieri, Napoli, 1900, pp. 576-7.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” ed. Gutemberg, 2011, a pp. 142-143, in proposito scriveva che: La missione fallì perchè Garibaldi aveva ripreso la via interna. Sullo stesso documento, il giorno dopo annotò: “La Doria è ritornata riconducendo a bordo il Signore, che secondo i miei ordini essa avea trasportato a Salerno per vedere il Generale Garibaldi su amico” (26).”. Policicchio, a p. 143, nella nota (26) postillava: “(26) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia, ….cit., pp. 576-577.”. Infatti, Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 577 ed in proposito scriveva che: “Poco dopo l’alba arriva in rada di Napoli il vapore Piemontese la Dora e l’Amiraglio Persano scrive nel suo Giornale: “La Dora è ritornata riconducendo a bordo il Signore, che secondo i miei ordini essa avea trasportato a Salerno per vedere il Generale Garibaldi su amico”.”. L’Ammiraglio della flotta piemontese, il conte di Persano (….), nel suo “Diario privato-politico-militare dell’Ammiraglio C. di Persano nella campagna navale degli anni 1860-1861”, Torino, 1870, vol. II, a p. 95, in proposito scriveva ancora: “E’ ritornata la ‘Dora’ riconducendo al suo bordo il signore che, giusta i miei ordini, avea trasportato a Salerno per vedervi il generale Garibaldi suo amico.”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, riferendosi al 3 settembre, a p. 576 ed in proposito scriveva che: Nelle prime ore pomeridiane giunge nelle acque di Sapri il vapore Sardo la Dora e vi sbarca la persona, che vuole abboccarsi col Generale Garibaldi. Da Sapri fa rotta per Napoli il vapore da guerra sardo la Dora per riportarvi l’amico del Generale Garibaldi.. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a pp. 203-204 e ssg., riferendosi alla lettera di Cavour e indirizzata a Garibaldi di cui ho già detto, in proposito scriveva che: “Va infatti tenuto presente che l’incontro con il Capitano precedette di poche ore la drammatica riunione tenutasi il 4 settembre al Fortino di Casaletto Spartano, che avrebbe impresso alla politica del Generale una svolta nella direzione auspicata dal Tessitore se, all’ultimo momento, non fosse intervenuto Bertani a capovolgerne l’esito….(40).”. Moliterni, a p. 204, nella nota (40) postillava: “(40) La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Carteggio Camillo Cavour etc…”, vol. II (Agosto-Settembre 1860), a pp. 268-269, n. 877.”.E’ singolare che Moliterni scrivi chiaramente che: “Va infatti tenuto presente che l’incontro con il Capitano precedette di poche ore la drammatica riunione tenutasi il 4 settembre al Fortino di Casaletto”. Dunque, secondo il Moliterni, Garibaldi incontrò il capitano Augier poche ore prima dell’incontro tenutosi al Fortino il 4 settembre 1860. “Poche ore prima” dice il Moliterni. Due, tre o quattro ore prima che Garibaldi arrivasse al Fortino di Casaletto Spartano dove l’attendevano il generale Turr con il Ministro della Marina Siciliana Piola-Caselli. Ho dei dubbi su questa notizia in quanto un testimone di eccezione, Agostino Bertani ne avrebbe sicuramente parlato nel suo diario “Ire politiche di oltretomba”. Certo è che l’Augier incontrò Garibaldi ed è certo che la lettera di Cavour arrivò a Garibaldi. Mi chiedo però se questo sia accaduto prima o dopo l’episodio del 4 settembre 1860 al Fortino ?. Si sa che Astengo e Augier sbarcarono a Napoli, il 4 settembre 1860, probabilmente ripartiti da Sapri con il vapore “La Dora”. Arrivarono entrambi a Napoli. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI) inizia ad articolare il suo assunto ragionando sulle date e sui documenti, i dispacci di Persano. Moliterni, a p. 201, in proposito aggiungeva la risposta di Persano a Cavour: La Dora la ho mandata dal generale Garibaldi con la persona che Astengo mi disse aver incaricato la V.E. di recargli una sua lettera oltre a comunicargli a voce alcune cose di massima importanza. Dovrebbe essere di ritorno a momenti, e subito arrivata la farò muovere per Genova colla mia risposta alla lettera di V.E. del 31 agosto p.s., che non mi pervenne prima di ieri 3 andante per le fermate di postale a Livorno etc…”. Dall’esame congiunto di quest’ultimo frammento e del telegramma che lo stesso Persano aveva inviato a Cavour il giorno precedente, appare pertanto chiaro che il piroscafo ‘Dora’, con a bordo Augier, salpò dal porto di Napoli il giorno 3 e vi rientrò il 4 settembre, per poi prendere definitivamente il largo alla volta di Genova. Fu dunque in queste ore che si decisero le sorti della missione del Capitano, sul cui esito, i documenti finora esaminati tacciono. Piuttosto vaghi e per certi aspetti devianti, sono due appunti inseriti nel Diario di Persano, che, pur non essendo datati, ribadiscono quanto appena detto e, perciò risalgono certamente al 3 e al 4 settembre. Il primo si riferisce che: “In compagnia del signore Astengo è venuto un signore, amico del generale Garibaldi, con desiderio di poter andare da lui: il conte Cavour avendomi fatto dire dall’Astengo di fornirgli i mezzi, gli dò la Doria perché lo trasporti nel golfo di Salerno”(33).”. Questo, invece, il testo del secondo appunto: “E’ ritornata la Dora, riconducendo al suo bordo il signore che, giusta i miei ordini avea trasportato a Salerno per vedervi il generale Garibaldi suo amico. Ordino alla Dora di tenersi pronta per volgere a Genova etc…(34).”. Moliterni, a pp. 202-203, aggiunge che: Un consistente indizio, in tal senso è contenuto in alcuni brani del “giornale” redatto dal “Capitano di Stato Maggiore Garzia”, il quale, alle 18:00 del 3 settembre si imbarcò a Napoli sul vapore di commercio francese ‘Brésil’, “al Servizio del Real Governo” con il compito “di toccare gli approdi da Sapri verso Sud” e prendere a bordo gli “Uffiziali, soldati e Impiegati governativi” che si avesse trovato (36)….Ma quel che è più interessante ai fini della presente indagine è quanto il capitano Garzia annotò il 5 settembre: “(….) Garibaldi pare abbia avuto ordine da Torino d’accellerare la marcia sopra Napoli. In effetti un vapore sardo l’ho incontrato il dì 4 arrivando a Sapri, che da quivi ritornava verso Napoli da dove era venuto la sera precedente (38).”. Moliterni, a p. 203, nella nota (36) postillava: “(36) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Napoli, 1900, p. 576.”. Moliterni, a p. 203, nella nota (38) postillava: “(38) Ivi, pag. 581.”. Moliterni, a p. 203, aggiunge che: “Questa testimonianza conferma le conclusioni cui siamo finora pervenuti ed è perfettamente in linea con quanto dedotto da Ludovico Quandel-Vial, il quale identificò giustamente il “vapore sardo”, incrociato dal ‘Brésil’, proprio con il piroscafo ‘Dora’ che la mattina del 4 settembre stava ritornando nella baia di Napoli dopo essere approdato, la sera precedente, in quella di Sapri (39).”. Moliterni, a p. 203, nella nota (39) postillava: “(39) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Napoli, 1900, p. 581, Ibidem.”. Infatti, Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, a p. 581 riferendosi al 5 settembre 1860, in proposito scriveva che: “5 Settembre….Alle 6 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul Brésil giunge nelle acque di Paola, e di ciò che vi faccia ne dà contezza il Giornale di lui così: “Alle 6 (a.m.) giunto a Paola quivi imbarcato…truppa, l’infermiere militare….In effetti un vapore Sardo l’ho incontrato il dì 4 arrivando a Sapri, che quivi ritornava verso Napoli da dove era venuto la sera precedente” (Il vapore di cui fa cenno il Capitano Garzia e la Dora partita da Napoli il giorno 3 (come ho reso noto a quella data trascrivendo un brano del Giornale particolare di bordo dell’Ammiraglio Persano) per condurre presso il Generale Garibaldi per volere del Conte di Cavour un amico innominato del Generale” e ripartito da Sapri per Napoli la notte del 3 al 4).”. Questo è il brano riportato da Moliterni e che suffragava il suo ragionamento sul buon esito della missione di Augier. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, a p. 577, riferendosi al 4 settembre, in proposito scriveva che: “Poco dopo l’alba arriva in rada di Napoli il vapore Piemontese la Dora e l’Ammiraglio Persano scrive nel suo Giornale: “La Dora è ritornata riconducendo a bordo il Signore, che secondo i miei ordini essa avea trasportato a Salerno per vedere il Generale Garibaldi suo amico.”. Etc…”. Moliterni, a p. 203, nella nota (38) postillava: “(38) Ivi, pag. 581.”. Moliterni, a p. 203, aggiunge che: “Queste testimonianza conferma le conclusioni cui siamo finora pervenuti ed è perfettamente in linea con quanto dedotto da Ludovico Quandel-Vial, il quale identificò giustamente il “vapore sardo”, incrociato dal ‘Brésil’, proprio con il piroscafo ‘Dora’ che la mattina del 4 settembre stava ritornando nella baia di Napoli dopo essere approdato, la sera precedente, in quella di Sapri (39).”. Moliterni, a p. 203, nella nota (39) postillava: “(39) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Napoli, 1900, p. 581, Ibidem.”. Infatti, Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, a p. 577, riferendosi al 4 settembre, in proposito scriveva che: “Poco dopo l’alba arriva in rada di Napoli il vapore Piemontese la Dora e l’Ammiraglio Persano scrive nel suo Giornale: “La Dora è ritornata riconducendo a bordo il Signore, che secondo i miei ordini essa avea trasportato a Salerno per vedere il Generale Garibaldi suo amico.”. Etc…”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, a p. 581 riferendosi al 5 settembre 1860, ed in proposito scriveva che: “5 Settembre…..Alle 6 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul Brésil giunge nelle acque di Paola, e di ciò che vi faccia ne dà contezza il Giornale di lui così: “In effetti un vapore Sardo l’ho incontrato il dì 4 arrivando a Sapri, che quivi ritornava verso Napoli da dove era venuto la sera precedente” (Il vapore di cui fa cenno il Capitano Garzia e la Dora partita da Napoli il giorno 3 (come ho reso noto a quella data trascrivendo un brano del Giornale particolare di bordo dell’Ammiraglio Persano) per condurre presso il Generale Garibaldi per volere del Conte di Cavour un amico innominato del Generale” e ripartito da Sapri per Napoli la notte del 3 al 4).”. Questo è il brano riportato da Moliterni e che suffragava il suo ragionamento sul buon esito della missione di Augier. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 577 ed in proposito scriveva che: “4 Settembre…Alle 8 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul vapore Brésil giunge nelle acque di Sapri, ed ecco ciò che trovo scritto nel Giornale di lui. “Quivi ho trovato cinque vapori Garibaldini 2 o 3 brigantini mercantili. La truppa Garibaldina sbarcata il giorno precedente e la mattina, compresa l’altra trasporta dall”Elvetie’ si fa ammontare a 8 o 9000 uomini. Garibaldi il 3 in barchetta da Ascea era andato a Sapri ed avea preso il cammino verso Lagonegro dove è giunto la sera del 3 o la mattina del 4. La truppa sbarcata poteva essere a Lagonegro e nel Vallo di Diana la sera del 4. Il Capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del Generale Bustow (Rustow) ed altro Ufficiale Ungherese sono venuti a bordo ad assicurarmi, che in Sapri non vi era alcuno dei nostri, ma poteva trovarne a Maratea, Paola, Pizzo. Anche D. Antonio Buraglia di Maratea dava la stessa assicurazione.”.”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 580 ed in proposito scriveva che: “Alle 10 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul vapore Brésil riprende la rotta verso il Sud per proseguire la ricevuta missione. A mezzodì il Brésil giunge nelle acque di Amantea e dopo breve sosta si pone in traccia di un Paranzello sul quale ha saputo esservi Uffiziali e soldati. Alla punta dei rinfreschi difatto incontra il bastimento e prende a bordo del Brésil 14 Uffiziali e 21 soldati del 5° battaglione Cacciatori. Nel Giornale del Capitano leggesi: “Alle ore 10 (a.m.) partito verso Amantea dove sono giunto alle 12 (m.). Posto poco dopo in traccia del paranzello con gli Uffiziali e soldati del 5° cacciatori, che ho incontrato verso la punta dei rinfreschi e preso 14 Uffiziali e 21 soldati”. Poi il vapore fa rotta per Maratea. A sera (così trovo indicato) le Brigate Garibaldine Milano e Spinazzi arrivano a Casalnuovo, ove da più ore trovasi il Generale Garibaldi e vi rimarrà la seguente notte. Alle 7 (p.m.) giunge a Vibonati la Brigata garibaldina Puppi. Alle 8 (p.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia perviene nelle acque di Maratea e scrive nel suo Giornale: “Ritorniamo a Maratea ed imbarcati 14 individui di truppa, quindi partito da Paola.”. Poi trovo scritto: “Alle 10 (p.m.) partito da Paola.”. 5 settembre. All’alba la brigata garibaldina Puppi è in marcia da Vibonati alla volta di Casalnuovo. Da Casalnuovo il Generale Garibaldi a mezzo del telegrafo notifica: “Il Colonnello Bertani è nominato segretario generale.” Poi invia ordine a tutti i municipii (così fa sapere il Lacava): etc…”. Nel testo a cura della Commissione Editrice, il suo “La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Carteggio Camillo Cavour etc…”, vol. II (Agosto-Settembre 1860), a pp. 268-269, in proposito è scritto che: “877. F. Astengo a Cavour. Napoli, 9 Settembre 1860…Eccellenza, Il Capitano Auger farà conosere con esattezza a V.E. le intenzioni del Generale che purtroppo non sono molto conformi à di lei desiderii. Garibaldi ha deciso di non arrestarsi che a Roma e proclamare colà V. Emanuele Re d’Italia. Spera che al suo approssimarsi il Papa e le Truppe Francesi se ne anderanno. L’altro ieri rispose negativamentea Depretis che gli domandava istantaneamente l’annessione immediata della Sicilia. Etc.. Il Capitano Auger è riuscito a mettere Bertani in sospetto di Garibaldi al quale d’altra parte il Generale non può perdonare d’aver trasgredito à suoi ordini riguardo all’ultima spedizione fatta, giacchè il Dittatore l’aveva destinata per Napoli, mentre Bertani voleva dirigerla verso le Romagne e fare da sè. Etc…”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, a p. 581 ed in proposito scriveva che: “Alle 6 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul Brésil giunge nelle acque di Paola, e di ciò che vi faccia ne dà contezza il Giornale di lui così: “Alle 6 (a.m.) giunto a Paola quivi imbarcato…truppa, l’infermiere militare. Ho visto due vapori fra i quali il Duca di Calabria sbarcare casse d’armi e di munizioni e due brigantini mercantili carichi pronti e voleano essere rimorchiati a Salerno. Garibaldi è stato ricevuto a Cosenza con straordinarie feste. Il Generale Thurr ha provveduto allo imbarco degli Uffiziali a Paola ed è poi passato al Pizzo. Il Generale Morelli comanda le masse di Rogliano. Garibaldi pare abbia avuto ordine da Torino d’accellerare la marcia sopra Napoli. In effetti un vapore Sardo l’ho incontrato il dì 4 arrivando a Sapri, che quivi ritornava verso Napoli da dove era venuto la sera precedente” (Il vapore di cui fa cenno il Capitano Garzia e la Dora partita da Napoli il giorno 3 (come ho reso noto a quella data trascrivendo un brano del Giornale particolare di bordo dell’Ammiraglio Persano) per condurre presso il Generale Garibaldi per volere del Conte di Cavour un amico innominato del Generale” e ripartito da Sapri per Napoli la notte del 3 al 4).”. Ida Nazari Micheli (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860 – cronistoria documentata”, Roma, Tipografia Cooperativa Sociale, 1911, nel “Capo IV° – 1 settembre-31 dicembre”, a p. 151 e ssg., in proposito scriveva che: “………………..”. Nel testo a cura della Commissione Editrice, il suo “La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Carteggio Camillo Cavour etc…”, vol. II (Agosto-Settembre 1860), a p. 233, in proposito è scritto che: “833. Francesco Astengo a Cavour. Reservée. 4 Settembre 1860. Eccellenza, Appena giunto in Napoli, consegnai i dispacci al loro indirizzo, mi occupai subito della partenza del Capitano (1). Non avendo rinvenuto mezzo di sorta pel suo trasporto sulla costa, fui costretto a raccomandarmi al Sig. Conte Persano, che ordinò senza indugio la partenza del Dora. Il predetto Capitano fu con tal mezzo sbarcato felicemente vicinissimo alla sua destinazione. Il Generale continua ad avanzare e trovasi non molto discosto da Salerno, vi è quasi la certezza che le truppe si batteranno debolmente, sono scoraggiate, ed anco indispettite contro chi le dirige. Il General Bosco si è dichiarato indisposto e pare che tornerà a Napoli. Etc…”. Con questo dispaccio del 4 settembre, l’Astengo rientrato a Napoli scriveva al Conte Cavour per metterlo al corrente della buona riuscita della missione del Capitano Agier presso il Fortino. Infatti, Astengo scriveva al Cavour dicendogli che il Capitano Augier (….), imbarcatosi sulla Dora, mezzo messogli a disposizione dall’Amiraglio Persano “fu con tal mezzo sbarcato felicemente vicinissimo alla sua destinazione.”. La Commissione, a p. 233, nella nota (1) postillava: “(1) Augier ?.”. Nel testo a cura della Commissione Editrice, il suo “La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Carteggio Camillo Cavour etc…”, vol. II (Agosto-Settembre 1860), a p. 268, in proposito è scritto che: “887. Francesco Astengo a Cavour. Napoli, 9 Settembre 1860. Eccellenza, Il Capitano Auger farà conoscere con esattezza a V.E. le intenzioni del Generale che purtroppo non sono molto conformi a’ di lei desiderii. Garibaldi ha deciso di non arrestasrsi che a Roma e proclamare colà V. Emanuele Re d’Italia. Spera che al suo approssimarsi il Papa e le Truppe Francesi se ne anderanno. L’altro jeri rispose negativamente a Depretis che gli domandava istantatemente l’annessione immediata della Sicilia. Etc…(269, la lettera di Astengo continua) Il Dittatore ha un’armata di 30.000 uomini e lasciò nelle Calabrie 40.000 circa armati. Ha ricevuto sempre con benevolenza il Marchese di Villamarina. Il Capitano Auger è riuscito a mettere Bertani in sospetto di Garibaldi al quale d’altra parte il Generale non può perdonare d’aver trasgredito a’ suoi ordini riguardo l’ultima spedizione fatta, giacchè il Dittatore l’aveva destinata per Napoli, mentre Bertani voleva dirigerla verso le Romagne e fare da sè. Riaccese l’odio contro tutti quelli che circondano il Dittatore contro Bertani. Parlò al Generale in modo così franco come fin qui nessuno aveva usato di fare. Garibaldi ne rimase commosso e lo colmò di onori, ebbe sempre un posto alla sua mensa e sedette alla destra nella sua carrozza quando si mostrò in pubblico. Un suo ordine scritto prescrisse che gli fosse sempre etc…”.

Nel 4 settembre 1860, a Sapri, partenza di AUGER e ASTENGO ed arrivo a Napoli

Costanzo Maraldi (….), nel suo, “La rivoluzione siciliana del 1860 e l’opera politico-amministrativa di Agostino Depretis”, Roma, Tip. L. Proja, via Emilio Faà di Bruno, 7, 1932, a pp. 96-97, in proposito scriveva che: “Nè la lettera di Cavour patrocinante la concordia tra i due eserciti nazionali, di cui era poi latore il capitano Lauger, amico d’infanzia del Generale, nè le calde preghiere dello stesso Lauger deviarono Garibaldi dalle sue ferme risoluzioni “Da Napoli vogliamo andare a Roma”- egli ripeteva la mattina del 7 settembre al Generale De Sauget, capo della Guardia Nazionale Napoletana, ed al Sindaco di Napoli etc…”. Dunque, Maraldi lo chiama “capitano LAUGER”Nel testo a cura della Commissione Editrice, il suo “La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Carteggio Camillo Cavour etc…”, vol. II (Agosto-Settembre 1860), a p. 233, in proposito è scritto che: “833. Francesco Astengo a Cavour. Reservée. 4 Settembre 1860. Eccellenza, Appena giunto in Napoli, consegnai i dispacci al loro indirizzo, mi occupai subito della partenza del Capitano (1). Non avendo rinvenuto mezzo di sorta pel suo trasporto sulla costa, fui costretto a raccomandarmi al Sig. Conte Persano, che ordinò senza indugio la partenza del Dora. Il predetto Capitano fu con tal mezzo sbarcato felicemente vicinissimo alla sua destinazione. Il Generale continua ad avanzare e trovasi non molto discosto da Salerno, vi è quasi la certezza che le truppe si batteranno debolmente, sono scoraggiate, ed anco indispettite contro chi le dirige. Il General Bosco si è dichiarato indisposto e pare che tornerà a Napoli. Etc…”. Con questo dispaccio del 4 settembre, l’Astengo rientrato a Napoli scriveva al Conte Cavour per metterlo al corrente della buona riuscita della missione del Capitano Agier presso il Fortino. Infatti, Astengo scriveva al Cavour dicendogli che il Capitano Augier (….), imbarcatosi sulla Dora, mezzo messogli a disposizione dall’Amiraglio Persano “fu con tal mezzo sbarcato felicemente vicinissimo alla sua destinazione.”. La Commissione, a p. 233, nella nota (1) postillava: “(1) Augier ?.”. Nel testo a cura della Commissione Editrice, il suo “La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Carteggio Camillo Cavour etc…”, vol. II (Agosto-Settembre 1860), a p. 268, in proposito è scritto che: “887. Francesco Astengo a Cavour. Napoli, 9 Settembre 1860. Eccellenza, Il Capitano Auger farà conoscere con esattezza a V.E. le intenzioni del Generale che purtroppo non sono molto conformi a’ di lei desiderii. Garibaldi ha deciso di non arrestasrsi che a Roma e proclamare colà V. Emanuele Re d’Italia. Spera che al suo approssimarsi il Papa e le Truppe Francesi se ne anderanno. L’altro jeri rispose negativamente a Depretis che gli domandava istantatemente l’annessione immediata della Sicilia. Etc…(269, la lettera di Astengo continua) Il Dittatore ha un’armata di 30.000 uomini e lasciò nelle Calabrie 40.000 circa armati. Ha ricevuto sempre con benevolenza il Marchese di Villamarina. Il Capitano Auger è riuscito a mettere Bertani in sospetto di Garibaldi al quale d’altra parte il Generale non può perdonare d’aver trasgredito a’ suoi ordini riguardo l’ultima spedizione fatta, giacchè il Dittatore l’aveva destinata per Napoli, mentre Bertani voleva dirigerla verso le Romagne e fare da sè. Riaccese l’odio contro tutti quelli che circondano il Dittatore contro Bertani. Parlò al Generale in modo così franco come fin qui nessuno aveva usato di fare. Garibaldi ne rimase commosso e lo colmò di onori, ebbe sempre un posto alla sua mensa e sedette alla destra nella sua carrozza quando si mostrò in pubblico. Un suo ordine scritto prescrisse che gli fosse sempre etc…”.  

LE TRUPPE RIMASTE A SAPRI 

Nel 3 settembre 1860, nel porto di Sapri, i 6 PIROSCAFI arrivati da Paola il 2 settembre, che avevano trasportato  alcune brigate di garibaldine. Insieme a questi vapori, più tardi arriverà il piroscafo “Elvetie” che trasporterà una parte della brigata Puppi 

Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 17-18, in proposito scriveva pure che: “Sapri è già fuori dalla Calabria e trovasi nel Principato.”. Il Rustow, a p. 17-18, in proposito scriveva: “….e la mattina del 2 alle 9, entrammo nella baia di Sapri. Alla spiaggia eravi già gran movimento, ma non di truppe napolitane, la cui presenza sarebbe stata pur possibile, ma sibbene di guardie nazionali e di popolo. Il generale Turr scese a terra pel primo accompagnato da un carabiniere genovese; io lo seguii tantosto etc…. Il generale Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, (prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “Il corpo di Rustow fu per ordine di Garibaldi unito alla 15. divisione comandata da Turr e dovette quindi, in quanto bastavano i navigli presenti, imbarcarsi tosto per Sapri per guadagnare ancora più tempo, etc…”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 17-18, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “….e l’ordine d’imbarcarsi per Sapri, dove l’ardito Pisacane nel 1857 fece l’infelice suo tentativo. Sapri è già fuori dalla Calabria e trovasi nel Principato. La sera del 1° settembre, con 1600 uomini componenti la intiera brigata Milano, ed una parte della brigata Parma, c’imbarcammo su 6 vapori, e la mattina del 2 alle 9, entrammo nella baia di Sapri. Alla spiaggia eravi già gran movimento, ma non di truppe napolitane, la cui presenza sarebbe stata pur possibile, ma sibbene di guardie nazionali e di popolo.”. Dunque, secondo il Rustow, nella traduzione di Eliseo Porro, a Sapri le truppe garibaldine furono trasportate su sei vapori. L’ufficiale borbonico Ludovico Quandel-Vial (….), che nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 3 settembre, a p. 576 ed in proposito scriveva che: “Alle 6 (p.m.) per ordine del Ministro della Guerra parte da Napoli il Capitano di Stato Maggiore Garzia, prendendo imbarco sul vapore di commercio francese il Brésil al serizio del Real Governo. Il Capitano ha missione di toccare gli approdi di Sapri verso Sud a fine di tentare lo imbarco di Uffiziali, soldati ed Impiegati governativi, che vi troverà, e, naturalmente, altresì prendere tutte le notizie utili. Alle 11 (p.m.) giungono nelle acque di Sapri bastimenti di trasporto a vapore aventi a bordo le truppe componenti la Brigata Puppi garibaldina. Da Sapri fa rotta per Napoli il vapore da guerra sardo la Dora per riportarvi l’amico del Generale Garibaldi.”. Quandel-Vial (….), a p. 577, in proposito scrive pure: “4 Settembre…..Alle 8 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garziasul vapore Brésil giunge nelle acque di Sapri, ed ecco ciò che trovo scritto nel Giornale di lui. “Quivi ho trovato 5 vapori Garibaldini 2 o 3 brigantini mercantili. La truppa Garibaldina sbarcata il giorno precedente e la mattina, compresa l’altra trasportata dall’Elvetie si fa ammontare a 8 o 9000 uomini. Etc…”. Dunque, il capitano di Stato Maggiore Piemontese, Garzia aveva annotato sul suo “Giornale di Bordo” della nave francese “Brésil” con cui era arrivato a Sapri, che il 4 settembre 1860 trovò nel porto di Sapri “5 vapori Garibaldini” e “2 o 3 brigantini mercantili” (37), etc…”. La notizia proviene dall’ufficiale borbonico Ludovico Quandel-Vial (….), che nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 577 ed in proposito scriveva che: “4 Settembre…Alle 8 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul vapore Brésil giunge nelle acque di Sapri, ed ecco ciò che trovo scritto nel Giornale di lui. “Quivi ho trovato cinque vapori Garibaldini 2 o 3 brigantini mercantili. La truppa Garibaldina sbarcata il giorno precedente e la mattina, compresa l’altra trasportata dall”Elvetie’ si fa ammontare a 8 o 9000 uomini. Etc…”. Dunque, l’ufficiale borbonico Ludovico Quandel-Vial (….), trovò scritto nel “giornale di bordo” del capitano Garzia che, il 4 settembre 1860 era arrivato nel porto di Sapri con la sua nave “Brésil”: Quivi ho trovato cinque vapori Garibaldini 2 o 3 brigantini mercantili. La truppa Garibaldina sbarcata il giorno precedente e la mattina, compresa l’altra trasportata dall”Elvetie’ si fa ammontare a 8 o 9000 uomini. Etc…”.  Dunque, l’ufficiale borbonico trovò annotato nel “Giornale di bordo” del capitano piemontese Garzia che, a Sapri, il 4 settembre 1860 aveva trovato nel porto, cinque vapori Garibaldini e due o tre brigantini mercantili, tra cui l’“Elvetie”, arrivati il “giorno precedente” a Sapri, con la “truppa Garibaldina sbarcata il giorno precedente”, aggiungendo che la truppa garibaldina sbarcata il 2 e il 3 settembre 1860 a Sapri, “…..si fa ammontare a 8 o 9000 uomini.”. Riguardo la “truppa Garibaldina sbarcata il giorno precedente e la mattina, compresa l’altra trasportata dall”Elvetie’ etc….”, dunque, il vapore “Elvetie” è probabile che si tratti del vapore che aveva trasportato la brigata garibaldina Puppi. Ludovico Quandel-Vial, a p. 576, in proposito scriveva: “3 Settembre….Alle 11 (p.m.) giungono nelle acque di Sapri bastimenti di trasporto a vapore aventi a bordo le truppe componenti la brigata Puppi garibaldina.”. Dunque, vero è che che tra le due notizie non vi è collegamento, una riguarda l’approdo della truppa della brigata Puppi il 3 settembre e l’altra riguarda la generica notizia che il 4 settembre il capitano Garzia trovò a Sapri la “Elvetia”. Stessa osservazione fa lo storico calabrese Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), che, a p. 203 e ssg., in proposito scriveva che: “…trovò “5 vapori Garibaldini” e “2 o 3 brigantini mercantili” (37) probabilmente gli stessi dai quali, la mattina del 2 settembre, erano sbarcate la brigata Milano e parte della brigata Parma e, alle 23:00 settembre, la sopraggiunta brigata Puppi.”. Secondo il Ludovico Quandel-Vial (….), il capitano Garzia, annotò che nel porto di Sapri vi erano ormeggiate 5 ai 6 navi, tra cui la Elvetie.  Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), che, a p. 203 e ssg., in proposito scriveva che: Un consistente indizio, in tal senso è contenuto in alcuni brani del “giornale” redatto dal “Capitano di Stato Maggiore Garzia”, il quale, alle 18:00 del 3 settembre si imbarcò a Napoli sul vapore di commercio francese ‘Brésil’, “al Servizio del Real Governo” con il compito “di toccare gli approdi da Sapri verso Sud” e prendere a bordo gli “Uffiziali, soldati e Impiegati governativi” che si avesse trovato (36). A Sapri, dove attraccò  alle 8:00 del 4 settembre, il ‘Brésil’ trovò “5 vapori Garibaldini” e “2 o 3 brigantini mercantili” (37) probabilmente gli stessi dai quali, la mattina del 2 settembre, erano sbarcate la brigata Milano e parte della brigata Parma e, alle 23:00 settembre, la sopraggiunta brigata Puppi. Ma quel che è più interessante ai fini della presente indagine è quanto il capitano Garzia annotò il 5 settembre: “(….) Garibaldi pare abbia avuto ordine da Torino d’accellerare la marcia sopra Napoli. In effetti un vapore sardo l’ho incontrato il dì 4 arrivando a Sapri, che da quivi ritornava verso Napoli da dove era venuto la sera precedente (38).”. Moliterni, a p. 203, nella nota (36) postillava: “(36) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Napoli, 1900, p. 576.”. Moliterni, a p. 203, nella nota (37) postillava: “(37) Ivi, p. 577.”. Maxime Du Camp (….), nel suo “Expedition des Deux-Siciles”, a pp. 228-229, in proposito scriveva che: “De Cosenza, il s’etait rendu à Paola, et là, ayant reunì toutes les troupes qui arrivaient journellement sur la cote de Sicile, il les avait embarquees su six bateaux à vapeur. Au moment où il allait quitter le port, une fregate napolitaine s’etait montrée. Etc…” che tradotto significa: Da Cosenza si recò a Paola, e là, radunate tutte le truppe che quotidianamente giungevano sulle coste della Sicilia, le imbarcò su sei piroscafi. Proprio mentre stava per lasciare il porto, arrivò una fregata napoletana. Ecc…”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 253, in proposito scriveva pure che: Sugli ‘steamers’ non c’era né un cannone né un obice; il generale Turr non si perse d’animo e mostrò di prendere un atteggiamento risoluto: allineò la sua piccola flotta in ordine di battaglia e parve aspettare il nemico, che eseguì qualche bordata mantenendosi a grande distanza e si decise a riprendere il largo. Etc…”. Dunque, Maxime Du Champ scriveva che Turr imbarcò a Paola le sue brigate garibaldine su degli “steamers”, che egli scrive non essere dotati di obici ne di cannoni. Steamers in inglese è il piroscafo. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 397, in proposito scriveva pure che: “III…., nella baia arenosa di Sapri, dove,  nel giorno innanzi, erano approdate, provenienti da Paola, su 5 vapori, la divisione Rustow etc….”. Il sac. don Giuseppe Cataldo (….), nel suo “Notizie storiche su Policastro Bussentino etc…”, testo dattiloscritto ed impaginato nel “Seminario Vescovile”, nel 1973, a pp. -76-77, in proposito scriveva che: Il 2 settembre erano approdate a Sapri, provenienti da Paola, su 5 vapori, la divisione Rustow e le Brigate Milano e Spinazzi della divisione Tur per inseguire ed ostacolare, per via di terra, la Brigata borbonica del Cardarelli.. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, di Rossi Luigi, ed. Plectica), a pp. 299-290, in proposito scriveva che: “A Sapri, vi concentrarono le brigate Milano, Spangaro, Sacchi. La prima era, abbiamo visto, proveniente da Paola; la seconda giungeva a Sapri da Palermo e da Sapri fu licenziata per Salerno il sei settembre; la terza giungeva a piedi da Spadafora, in provincia di Messina e solo l’otto settembre, a Lauria, seppe dell’arrivo di Garibaldi a Napoli. Da Sapri proseguì direttamente per Napoli. Il generale Gaetano Sacchi lascia memoria che a Lauria: etc…”. Quì il Policicchio, a p. 290 trascrive un passo del racconto del testo in nota (45) dove egli, a p. 290 postillava: “(45) R. Soriga, Dalle memorie di Gaetano Sacchi (1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, marzo-giugno, 1913, pp. 37-38″.  Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 172, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: “La sera del 1° settembre – narra Rustow – con 1600 uomini componenti la intiera brigata Milano, ed una parte della brigata Parma, c’imbarcammo su sei vapori, e la mattina del 2 alle 9, entrammo nella baia di Sapri. Etc…(231).”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 576 ed in proposito scriveva che: “3 Settembre. Press’a poco a mezzodì il Generale Garibaldi con le persone del suo seguito sbarca alla marina di Sapri, per rimanervi il resto del giorno e la notte. Nelle prime ore pomeridiane giunge nelle acque di Sapri il vapore Sardo la Dora e vi sbarca la persona, che vuole abboccarsi col Generale Garibaldi. “.

Nel 3 e 4 settembre 1860, rimasero circa 600 volontari garibaldini a presidiarla. Restarono a Sapri la brigata BOLOGNA ed il resto della brigata PARMA che, ancora, non erano del tutto arrivate

A Sapri, il giorno 3 settembre, in assenza del generale Turr, le operazioni venivano dirette dal colonnello Rustow che ebbe l’ordine da Garibaldi di muoversi in marcia co la sola Brigata Milano in marcia per Vibonati, dove, Rustow arrivò la sera stessa. Rustow, a Sapri lasciò una parte della Brigata Parma con il maggiore Spinazzi e si attendea lo sbarco dell’altra parte della Brigata Parma e della Brigata Bologna. Nella notte tra il 3 ed il 4 settembre 1860, alla partenza di Garibaldi da Sapri diretto al Fortino del Cervaro, alcune brigate e truppe rimasero a Sapri e raggiunsero Garibaldi solo più tardi. Rustow racconta che da Villamare, mentre era in marcia con le sue brigate verso Vibonati dove poi si accamparono, inviò un messaggero a Sapri con ordini precisi per gli ufficiali che rimasero a Sapri con le loro brigate che ancora non si erano del tutto riunite a Sapri. A Sapri erano rimasti parte della brigata Parma e la brigata Bologna che ancora non era arrivata del tutto nel porto di Sapri. A Sapri le operazioni di sbarco si prolungarono fino a metà mese di settembre 1860. Infatti, Rustow scriveva e testimoniava che mandò un messaggero a Sapri con ordini precisi al maggiore Spinazzi che era rimasto a Sapri con le truppe residue. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, scaricabile da Google libri, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 20, il Rustow nelle sue memorie scriveva che, nella notte tra il 3 settembre ed il 4 settembre 1860, a Vibonati: Alle 5 di matina del giorno 4 ripresimo la marcia. La notte mandai indietro un uomo fidato di Sapri con un ordine al maggiore Spinazzi onde ci seguisse con la brigata Parma tosto che fosse riunita, lasciando sul luogo l’ordine stesso per la brigata Bologna, la quale pure da Torre del Faro doveva arrivare a Sapri.”. Dunque, secondo il Rustow, nella sua traduzione del Porro, a Sapri era rimasto il maggiore SPINAZZI, con una parte della Brigata PARMA. Egli rimase a Sapri, e non andò con Rustow a Vibonati perchè doveva attendere lo sbarco dell’altra parte della Brigata Parma che era ivi attesa nel porto di Sapri. Mario Menghini (….), nel suo “La spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli”, a p. 313, riferendosi all’arrivo delle truppe a Napoli, in proposito scriveva: “Arrivavano i soldati dì Garibaldi. Essi avevano ricevuto ordine telegrafico di accostarsi al mare, ed imbarcarsi nei vapori che avrebbero trovati già spediti da Napoli.”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”,  ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 338-339, in proposito era scritto: Mentre Türr alle 3 della mattina era partito per Lagonegro onde prender gli ordini di Garibaldi, mentre Rüstow era occupato nell’ armamento della guardia nazionale dei dintorni, arrivò Garibaldi nel pomeriggio dalla parte di mare a Capri e dopo breve concerto imparti l’ordine a Rüstow di partire quella sera stessa colla brigata Milano, la sola completa, alla volta di Vibonate, per raggiungere per quel sito la strada maestra consolare; doveva seguire la brigata Parma appena raccolta a Sapri, come pure quella di Bologna subito che vi fosse arrivata. La brigata Milano arrivò tardi nella sera del 3 a Vibonate, e raggiunse il giorno dopo il passo del Monte Cocuzzo, passando a Fortino la strada consolare, su cui marciarono d’allora in poi, mentre lebrigate Bologna e Parma la seguivano a 2 e 3 giorni di marcie, ed il grosso dell’ esercito dai 4 ai 6.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, scaricabile da Google libri, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 20, il Rustow nelle sue memorie scriveva che, a Vibonati: Alle 5 di matina ripresimo la marcia. La notte mandai indietro un uomo fidato di Sapri con un ordine al maggiore Spinazzi onde ci seguisse con la brigata Parma tosto che fosse riunita, lasciando sul luogo l’ordine stesso per la brigata Bologna, la quale pure da Torre del Faro doveva arrivare a Sapri.”. Porro, a p. 20, in proposito scriveva pure che Rustow, da Vibonati riprese la marcia per Casalnuovo alle 5 del mattino del giorno 4 settembre e che: La notte mandai indietro un uomo fidato di Sapri con un ordine per il maggiore Spinazzi onde ci seguisse colla brigata Parma tosto che fosse riunita, lasciando sul luogo l’ordine stesso per la brigata Bologna, la quale pure da Torre del Faro doveva arrivare a Sapri.”. Quandel-Vial ci racconta che, attraverso il giornale di bordo del vapore piemontese Bresil, a Sapri era arrivato anche il capitano Garzia, capitano di Stato Maggiore del governo Piemontese, inviato da Persano sul vapore Bresil, e racconta che:  “Il Capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del Generale Rustow ed altro Ufficiale Ungherese sono venuti a bordo ad assicurarmi, che in Sapri non vi era alcuno dei nostri, ma poteva trovarne a Maratea, Paola, Pizzo.”. Dunque, da ciò si desume che il Capitano Appel Triestino, capitano dello Stato Maggiore di Rustow era rimasto a Sapri con le truppe residue (parte della brigata Parma) ed in attesa delle truppe garibaldine della brigata Puppi che doveva arrivare nella rada di Sapri. Appel era salito a bordo del vapore Bresil, ormeggiatosi nella rada di Sapri, andando ad assicurare al Capitano Garzia che a Sapri non vi erano soldati rimasti. Appel aggiunse pure che altri soldati garibaldini, invece, potevano trovarsi riuniti a Maratea, a Paola, a Pizzo calabro. Quando, il 3 settembre 1860, su ordine di Garibaldi, Rustow si mise in marcia, con alcune brigate sbarcate a Sapri il giorno prima, a Sapri erano attese altre truppe da Paola e dalla Sicilia. Tra queste vi era la brigata Puppi o “Bologna”. A Sapri, Rustow lasciò il maggiore Spinazzi, con parte della sua brigata chiamata “Spinazzi” o brigata garibaldina “Parma” che, non era partita con Rustow per Vibonati. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Egli, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 456, dal Diario di Bertani, in proposito scriveva che: Là sulla spiaggia, accampati in buon ordine, i volontari della legione acclamano Garibaldi e son raggianti. Egli li carezza con gli occhi e li anima colla parola. Sappiamo che gli altri corpi a marcia forzata corrono verso di noi.”. Dunque, Agostino Bertani che era al seguito di Garibaldi annotava nel suo diario che arrivati a Sapri vennero a sapere che “gli altri corpi a marcia forzata corrono verso di noi”, ovvero dovevano raggiungerli e dunque erano attesi per congiungersi alle altre truppe. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 409-410, in proposito scriveva che: La Brigata “Bologna” ed il resto della “Parma” seguirono di lì a qualche giorno e il Rustow dice che quand’egli coi suoi, dopo il Fortino, s’avviò per la consolare, quell’altre truppe dell’antica Divisione Pianciani venivan dietro a due o tre giorni di marcia. Etc…”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 299-300, in proposito scriveva: La sera del 1° vennero quindi imbarcati circa 1500 uomini, cioè tutta la brigata Milano e porzione della brigata Parma; il resto della brigata Parma doveva venir dietro nel termine possibilmente più breve ed anche la brigata Bologna. doveva essere spedita a Sapri, appena le navi fossero disponibili.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 19, in proposito scriveva che il 3 settembre, incontrado Garibaldi sulla spiaggia di Sapri, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Dopo breve saluto, mi chiese quanta truppa potessi disporre. – Di 1600 uomini, risposi. – Avete un corpo intieramente organizzato ? – La brigata Milano di 900 a 1000 uomini. Etc…”. Dunque, secondo la testimonianza di Rustow, la truppa sbarcata a Sapri ammontava a 1600 uomini, ma alla domanda di Garibaldi “Avete un corpo intieramente organizzato ?”, il Rustow rispondeva che: “La brigata Milano di 900 a 1000 uomini”. Infatti, nella tarda serata del 3 settembre, la truppa che partì con Rustow per Vibonati ammontava a circa 1000 uomini, mentre 600 uomini restarono a Sapri.

L’ARRIVO A SAPRI DEL VAPORE BRESIL    

Nel 3 settembre 1860, da Napoli si partì il vapore di commercio francese BRESIL, al servizio del Real Governo Sardo e con a bordo il Capitano di Stato Maggiore GARZIA   

Il generale borbonico Quandel-Vial, leggendo il “Giornale di bordo” redatto dall’ufficiale piemontese Garzia, capitano di Stato Maggiore che arrivò a Sapri con la nave francese “Brésil” noleggiata dal governo piemontese ed inviata a Sapri per prelevarvi eventuali truppe bisognose, trovò scritto che il capitano Garzia, per il giorno 4 settembre 1860 annotava che era arrivato a Sapri alle 8 del mattino del 4 settembre 1860 e, annotava pure che, arrivando nel porto di Sapri ha trovato cinque vapori garibaldini 2 o 3 brigantini mercantili. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 576 ed in proposito scriveva che: “3 Settembre….Nelle prime ore pomeridiane giunge nelle acque di Sapri il vapore Sardo la Dora e vi sbarca la persona, che vuole abboccarsi col Generale Garibaldi. Alle 6 (p.m.) per ordine del Ministro della Guerra parte da Napoli il Capitano di Stato Maggiore Garzia, prendendo imbarco sul vapore di commercio francese il ‘Brésil’ al Servizio del Real Governo. Il Capitano ha missione di toccare gli approdi da Sapri verso Sud a fine di tentare lo imbarco di Uffiziali, soldati ed Impiegati governativi, che vi troverà, e, naturalmente, altresì prendere tutte le notizie utili. Etc….”Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, a p. 581 riferendosi al 5 settembre 1860, in proposito scriveva che: “5 Settembre….Alle 6 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul Brésil giunge nelle acque di Paola, e di ciò che vi faccia ne dà contezza il Giornale di lui così: “Alle 6 (a.m.) giunto a Paola quivi imbarcato…truppa, l’infermiere militare….In effetti un vapore Sardo l’ho incontrato il dì 4 arrivando a Sapri, che quivi ritornava verso Napoli da dove era venuto la sera precedente” (Il vapore di cui fa cenno il Capitano Garzia e la Dora partita da Napoli il giorno 3 (come ho reso noto a quella data trascrivendo un brano del Giornale particolare di bordo dell’Ammiraglio Persano) per condurre presso il Generale Garibaldi per volere del Conte di Cavour un amico innominato del Generale” e ripartito da Sapri per Napoli la notte del 3 al 4).”. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), che, a p. 203 e ssg., in proposito scriveva che: Un consistente indizio, in tal senso è contenuto in alcuni brani del “giornale” redatto dal “Capitano di Stato Maggiore Garzia”, il quale, alle 18:00 del 3 settembre si imbarcò a Napoli sul vapore di commercio francese ‘Brésil’, “al Servizio del Real Governo” con il compito “di toccare gli approdi da Sapri verso Sud” e prendere a bordo gli “Uffiziali, soldati e Impiegati governativi” che si avesse trovato (36). Etc…”. Moliterni, a p. 203, nella nota (36) postillava: “(36) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Napoli, 1900, p. 576.”. Moliterni, a p. 203, nella nota (37) postillava: “(37) Ivi, p. 577.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, di Rossi Luigi, ed. Plectica), a p. 288, in proposito scriveva che: “Intanto, alle 18 del tre settembre, per ordine del Ministro della Guerra torinese, alla volta del Golfo partì da Napoli il capitano Grazia imbarcatosi sul vapore commerciale francese ‘Brésil’, al servizio dei Piemontesi, con missione di toccare gli approdi da Sapri in giù e imbarcare soldati, ufficiali, volontari, impiegati governativi e reperire ogni utile notizia. Alle otto del giorno 4 il ‘Brésil’ si trovava nelle acque di Sapri e il capitano, sul giornale di bordo, annotò: etc….”. Il Policicchio, a p. 289 trascrive il racconto del testo in nota (44) dove postillava: “(44) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Tip. degli Artiglieri, Napoli, 1900, pp. 576-7.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 141, in proposito scriveva che: “Nel frattempo alle ore 18 del 3 settembre, per ordine del Ministro della guerra torinese partì da Napoli il capitano Grazia. S’imbarcò sul vapore commerciale francese ‘Brésil’, al servizio dei Piemontesi, con missione di toccare gli approdi da Sapri in giù, imbarcare soldati, ufficiali, volontari e reperire ogni utile notizia. Alle otto del giorno 4 si trovava nelle acque di Sapri, il capitano sul giornale di bordo annotò: “Qui ho trovato cinque vapori etc…”. Policicchio, a p. 142, nella nota (24) postillava: “(24) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Tip. degli Artiglieri, Napoli, 1900, pp. 576-7.”.  

Nel 4 settembre 1860, a Sapri, nel porto, arrivò il vapore francese “Brésil”, inviato da governo piemontese, con il suo Capitano di Stato Maggiore del governo Piemontese, partitosi da Napoli il 3 settembre 

Il generale borbonico Quandel-Vial, leggendo il “Giornale di bordo” redatto dall’ufficiale piemontese Garzia, capitano di Stato Maggiore che arrivò a Sapri con la nave francese “Brésil” noleggiata dal governo piemontese ed inviata a Sapri per prelevarvi eventuali truppe bisognose, trovò scritto che il capitano Garzia, per il giorno 4 settembre 1860 annotava che era arrivato a Sapri alle 8 del mattino del 4 settembre 1860 e, annotava pure che, arrivando nel porto di Sapri ha trovato cinque vapori garibaldini 2 o 3 brigantini mercantili. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), che, a p. 203 e ssg., in proposito scriveva che: Un consistente indizio, in tal senso è contenuto in alcuni brani del “giornale” redatto dal “Capitano di Stato Maggiore Garzia”, il quale, alle 18:00 del 3 settembre si imbarcò a Napoli sul vapore di commercio francese ‘Brésil’, “al Servizio del Real Governo” con il compito “di toccare gli approdi da Sapri verso Sud” e prendere a bordo gli “Uffiziali, soldati e Impiegati governativi” che si avesse trovato (36). A Sapri, dove attraccò  alle 8:00 del 4 settembre, il ‘Brésil’ trovò “5 vapori Garibaldini” e “2 o 3 brigantini mercantili” (37) probabilmente gli stessi dai quali, la mattina del 2 settembre, erano sbarcate la brigata Milano e parte della brigata Parma e, alle 23:00 settembre, la sopraggiunta brigata Puppi. Ma quel che è più interessante ai fini della presente indagine è quanto il capitano Garzia annotò il 5 settembre: “(….) Garibaldi pare abbia avuto ordine da Torino d’accellerare la marcia sopra Napoli. In effetti un vapore sardo l’ho incontrato il dì 4 arrivando a Sapri, che da quivi ritornava verso Napoli da dove era venuto la sera precedente (38).”. Moliterni, a p. 203, nella nota (36) postillava: “(36) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Napoli, 1900, p. 576.”. Moliterni, a p. 203, nella nota (37) postillava: “(37) Ivi, p. 577.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, di Rossi Luigi, ed. Plectica), a p. 288, in proposito scriveva che: Alle otto del giorno 4 il ‘Brésil’ si trovava nelle acque di Sapri e il capitano, sul giornale di bordo, annotò: etc….”. Il Policicchio, a p. 289 trascrive il racconto del testo in nota (44) dove postillava: “(44) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Tip. degli Artiglieri, Napoli, 1900, pp. 576-7.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 141, in proposito scriveva che: Alle otto del giorno 4 si trovava nelle acque di Sapri, il capitano sul giornale di bordo annotò: “Qui ho trovato cinque vapori etc…”. Policicchio, a p. 142, nella nota (24) postillava: “(24) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Tip. degli Artiglieri, Napoli, 1900, pp. 576-7.”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 577 ed in proposito scriveva che: “4 Settembre…Alle 8 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul vapore Brésil giunge nelle acque di Sapri, ed ecco ciò che trovo scritto nel Giornale di lui. “Quivi ho trovato cinque vapori Garibaldini 2 o 3 brigantini mercantili. La truppa Garibaldina sbarcata il giorno precedente e la mattina, compresa l’altra trasporta dall”Elvetie’ si fa ammontare a 8 o 9000 uomini. Garibaldi il 3 in barchetta da Ascea era andato a Sapri ed avea preso il cammino verso Lagonegro dove è giunto la sera del 3 o la mattina del 4. La truppa sbarcata poteva essere a Lagonegro e nel Vallo di Diana la sera del 4. Etc…“. Ferruccio Policicchio, a p. 288, nella nota (43) postillava: “(43) Qui l’errore sta nella errata trascrizione (Ascea per Scalea) da parte dell’ex Capitano dell’esercito napoletano Quandel-Vial. Se preso alla lettera il generale avrebbe fatto il viaggio a ritroso.”. Policicchio, a p. 289, nella nota (44) postillava: “(44) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia – Giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Tip. degli Artiglieri, Napoli, 1900, pp. 576-7.”.  Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 577 ed in proposito scriveva che: “4 Settembre…Alle 8 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul vapore Brésil giunge nelle acque di Sapri, ed ecco ciò che trovo scritto nel Giornale di lui. “Quivi ho trovato cinque vapori Garibaldini 2 o 3 brigantini mercantili. La truppa Garibaldina sbarcata il giorno precedente e la mattina, compresa l’altra trasporta dall”Elvetie’ si fa ammontare a 8 o 9000 uomini. Garibaldi il 3 in barchetta da Ascea era andato a Sapri ed avea preso il cammino verso Lagonegro dove è giunto la sera del 3 o la mattina del 4. La truppa sbarcata poteva essere a Lagonegro e nel Vallo di Diana la sera del 4. Il Capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del Generale Bustow (Rustow) ed altro Ufficiale Ungherese sono venuti a bordo ad assicurarmi, che in Sapri non vi era alcuno dei nostri, ma poteva trovarne a Maratea, Paola, Pizzo. Anche D. Antonio Buraglia di Maratea dava la stessa assicurazione.”.”.

Nel 3 settembre 1860, a Sapri, mentre Rustow, lasciato Sapri marciava verso Vibonati, erano rimasti il Capitano APPEL triestino, dello Stato Maggiore di RUSTOW, un alto Ufficiale Ungherese ed alcune truppe residue della Brigata PARMA insieme al maggiore SPINAZZI che attendevano il resto della Brigata. Appel e Spinazzi erano arrivati con Turr il 2 settembre 1860  

Il generale borbonico Quandel-Vial, leggendo il “Giornale di bordo” redatto dall’ufficiale piemontese Garzia, capitano di Stato Maggiore che arrivò a Sapri con la nave francese “Brésil” noleggiata dal governo piemontese ed inviata a Sapri per prelevarvi eventuali truppe bisognose, trovò scritto che il capitano Garzia, per il giorno 4 settembre 1860 annotava che era arrivato a Sapri alle 8 del mattino del 4 settembre 1860 e, annotava pure che, arrivando nel porto di Sapri ha trovato cinque vapori garibaldini 2 o 3 brigantini mercantili. Il Capitano Garzia annotava pure che erano saliti sul “Brésil”  Il Capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del Generale Bustow (Rustow) ed altro Ufficiale Ungherese sono venuti a bordo ad assicurarmi, che in Sapri non vi era alcuno dei nostri, ma poteva trovarne a Maratea, Paola, Pizzo. Anche D. Antonio Buraglia di Maratea dava la stessa assicurazione.”.”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 577 ed in proposito scriveva che: “4 Settembre…Alle 8 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul vapore Brésil giunge nelle acque di Sapri, ed ecco ciò che trovo scritto nel Giornale di lui. “Quivi ho trovato cinque vapori Garibaldini 2 o 3 brigantini mercantili. La truppa Garibaldina sbarcata il giorno precedente e la mattina, compresa l’altra trasporta dall”Elvetie’ si fa ammontare a 8 o 9000 uomini. Garibaldi il 3 in barchetta da Ascea era andato a Sapri ed avea preso il cammino verso Lagonegro dove è giunto la sera del 3 o la mattina del 4. La truppa sbarcata poteva essere a Lagonegro e nel Vallo di Diana la sera del 4. Il Capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del Generale Bustow (Rustow) ed altro Ufficiale Ungherese sono venuti a bordo ad assicurarmi, che in Sapri non vi era alcuno dei nostri, ma poteva trovarne a Maratea, Paola, Pizzo. Anche D. Antonio Buraglia di Maratea dava la stessa assicurazione.”.”. In questo brano il Quandel-Vial riporta un brano del giornale di bordo del Brésil scritto dal capitano di Stato Maggiore della Marina Piemontese, Garzia, all’arrivo a Sapri che avrà un colloquio con il capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del colonnello Rustow sbarcati il 2 settembre con Turr ed i volontari garibaldini che si imbarcarono a Paola. Il Quandel ci parla di un capitano Appel triestino dello Stato Maggiore del colonnello Rustow, sbarcato a Sapri con le truppe provenienti da Paola.  Infatti, il Quandel-Vial, parlando di Sapri in proposito scriveva che sul “Giornale di Bordo” del vapore Sardo o Piemontese “Brésil” condotta a Sapri dal Capitano di Stato Maggiore della Marina Piemontese “Garzia”, Vial trovò scritto o annotato che il Capitano Garzia, arrivato a Sapri il 4 settembre 1860, alle ore 20,00 (8 a.m.), trovò ed ebbe un colloquio con due ufficiali dell’Esercito Meridionale e della Divisione Turr, sbarcati a Sapri il giorno 2 settembre 1860. Garzia parlò con il Capitano dello Stato Maggiore di Rustow “APPEL triestino” e con un altro Ufficiale Ungherese: Il Capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del Generale Bustow (Rustow) ed altro Ufficiale Ungherese sono venuti a bordo ad assicurarmi, che in Sapri non vi era alcuno dei nostri, etc….”. Il Quandel-Vial scriveva che nello Stato Maggiore del generale Rustow vi era il Capitano APPEL triestino.”. Dunque, a Sapri, il 3 settembre 1860, all’arrivo di Garibaldi, oltre al Capitano Appel Triestino, dello Stato Maggiore di Rustow, vi era anche un altro “Ufficiale Ungherese” di cui però il Garzia non dice il nome.

Nel 3 e 4 settembre 1860, a Sapri, il Capitano APPEL Triestino dello Stato Maggiore di Rustow (che era già partito con la Brigata Milano per Vibonati) era rimasto a Sapri con le residue truppe   

L’ufficiale borbonico Quandel-Vial, leggendo il “Giornale di bordo” redatto dall’ufficiale piemontese Garzia, capitano di Stato Maggiore che arrivò a Sapri con la nave francese “Brésil” noleggiata dal governo piemontese ed inviata a Sapri per prelevarvi eventuali truppe bisognose, trovò scritto che il capitano Garzia, per il giorno 4 settembre 1860 annotava che era arrivato a Sapri alle 8 del mattino del 4 settembre 1860 e, annotava pure che, arrivando nel porto di Sapri ha trovato cinque vapori garibaldini 2 o 3 brigantini mercantili. Il Capitano Garzia annotava pure che erano saliti sul “Brésil”  Il Capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del Generale Bustow (Rustow) ed altro Ufficiale Ungherese sono venuti a bordo ad assicurarmi, che in Sapri non vi era alcuno dei nostri, ma poteva trovarne a Maratea, Paola, Pizzo. Anche D. Antonio Buraglia di Maratea dava la stessa assicurazione.”.”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 577 ed in proposito scriveva che: “4 Settembre…Alle 8 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul vapore Brésil giunge nelle acque di Sapri, ed ecco ciò che trovo scritto nel Giornale di lui. “Quivi ho trovato cinque vapori Garibaldini 2 o 3 brigantini mercantili. La truppa Garibaldina sbarcata il giorno precedente e la mattina, compresa l’altra trasporta dall”Elvetie’ si fa ammontare a 8 o 9000 uomini. Garibaldi il 3 in barchetta da Ascea era andato a Sapri ed avea preso il cammino verso Lagonegro dove è giunto la sera del 3 o la mattina del 4. La truppa sbarcata poteva essere a Lagonegro e nel Vallo di Diana la sera del 4. Il Capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del Generale Bustow (Rustow) ed altro Ufficiale Ungherese sono venuti a bordo ad assicurarmi, che in Sapri non vi era alcuno dei nostri, ma poteva trovarne a Maratea, Paola, Pizzo. Anche D. Antonio Buraglia di Maratea dava la stessa assicurazione.”.”. In questo brano il Quandel-Vial riporta un brano del giornale di bordo del Brésil scritto dal capitano di Stato Maggiore della Marina Piemontese, Garzia, all’arrivo a Sapri che avrà un colloquio con il capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del colonnello Rustow sbarcati il 2 settembre con Turr ed i volontari garibaldini che si imbarcarono a Paola. Il Quandel ci parla di un capitano Appel triestino dello Stato Maggiore del colonnello Rustow, sbarcato a Sapri con le truppe provenienti da Paola.  Infatti, il Quandel-Vial, parlando di Sapri in proposito scriveva che sul “Giornale di Bordo” del vapore Sardo o Piemontese “Brésil” condotta a Sapri dal Capitano di Stato Maggiore della Marina Piemontese “Garzia”, Vial trovò scritto o annotato che il Capitano Garzia, arrivato a Sapri il 4 settembre 1860, alle ore 20,00 (8 a.m.), trovò ed ebbe un colloquio con due ufficiali dell’Esercito Meridionale e della Divisione Turr, sbarcati a Sapri il giorno 2 settembre 1860. Garzia parlò con il Capitano dello Stato Maggiore di Rustow “APPEL triestino” e con un altro Ufficiale Ungherese: Il Capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del Generale Bustow (Rustow) ed altro Ufficiale Ungherese sono venuti a bordo ad assicurarmi, che in Sapri non vi era alcuno dei nostri, etc….”. Il Quandel-Vial scriveva che nello Stato Maggiore del generale Rustow vi era il Capitano APPEL triestino.”. Gli Ufficiali dello Stato Maggiore di Rustow, rimasti a Sapri, assicurarono il comandante Garzia del vapore “Brésil” che a Sapri non vi era alcuno dei nostri, ma poteva trovarne a Maratea, Paola, Pizzo. Anche D. Antonio Buraglia di Maratea dava la stessa assicurazione.”.”. Il Quandel-Vial scriveva che nello Stato Maggiore del generale Rustow vi era il Capitano APPEL triestino.”. Gli Ufficiali dello Stato Maggiore di Rustow, rimasti a Sapri, assicurarono il comandante Garzia del vapore “Brésil” che, sebbene a Sapri non fossero rimasti soldati o Brigate di volontari Garibaldini, li avrebbero potuti incontrare a Maratea, a Paola e a Pizzo e quindi gli conveniva che proseguisse il suo viaggio di ricognizione. Sul Giornale di Bordo del vapore Brésil, il capitano Garzia scriveva pre che “Anche D. Antonio Buraglia di Maratea dava la stessa assicurazione.”.”. Don Antonio Buraglia di Maratea assicurava che a Sapri non vi era rimasto più nessuno. Don Antonio Buraglia è un nome legato a Maratea, un comune della provincia di Potenza, in Basilicata. In particolare, Piazza Buraglia rappresenta il cuore del centro storico di Maratea. Questa piazza è un punto vitale del borgo, con negozi, gallerie d’arte, bar e punti di ritrovo, e da essa si dipanano i caratteristici vicoli circostanti. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), che, a p. 203 e ssg., in proposito scriveva che: Un consistente indizio, in tal senso è contenuto in alcuni brani del “giornale” redatto dal “Capitano di Stato Maggiore Garzia”, ……A Sapri, dove attraccò  alle 8:00 del 4 settembre, il ‘Brésil’ trovò “5 vapori Garibaldini” e “2 o 3 brigantini mercantili” (37) probabilmente gli stessi dai quali, la mattina del 2 settembre, erano sbarcate la brigata Milano e parte della brigata Parma e, alle 23:00 settembre, la sopraggiunta brigata Puppi.”. Moliterni, a p. 203, nella nota (36) postillava: “(36) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Napoli, 1900, p. 576.”. Moliterni, a p. 203, nella nota (37) postillava: “(37) Ivi, p. 577.”. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), che, a p. 203 e ssg., in proposito scriveva che: Un consistente indizio, in tal senso è contenuto in alcuni brani del “giornale” redatto dal “Capitano di Stato Maggiore Garzia”, il quale, alle 18:00 del 3 settembre si imbarcò a Napoli sul vapore di commercio francese ‘Brésil’, “al Servizio del Real Governo” con il compito “di toccare gli approdi da Sapri verso Sud” e prendere a bordo gli “Uffiziali, soldati e Impiegati governativi” che si avesse trovato (36). A Sapri, dove attraccò  alle 8:00 del 4 settembre, il ‘Brésil’ trovò “5 vapori Garibaldini” e “2 o 3 brigantini mercantili” (37) probabilmente gli stessi dai quali, la mattina del 2 settembre, erano sbarcate la brigata Milano e parte della brigata Parma e, alle 23:00 settembre, la sopraggiunta brigata Puppi. Ma quel che è più interessante ai fini della presente indagine è quanto il capitano Garzia annotò il 5 settembre: “(….) Garibaldi pare abbia avuto ordine da Torino d’accellerare la marcia sopra Napoli. In effetti un vapore sardo l’ho incontrato il dì 4 arrivando a Sapri, che da quivi ritornava verso Napoli da dove era venuto la sera precedente (38).”. Moliterni, a p. 203, nella nota (36) postillava: “(36) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Napoli, 1900, p. 576.”. Moliterni, a p. 203, nella nota (37) postillava: “(37) Ivi, p. 577.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, di Rossi Luigi, ed. Plectica), a p. 288, in proposito scriveva che: “Intanto, alle 18 del tre settembre, per ordine del Ministro della Guerra torinese, alla volta del Golfo partì da Napoli il capitano Grazia imbarcatosi sul vapore commerciale francese ‘Brésil’, al servizio dei Piemontesi, con missione di toccare gli approdi da Sapri in giù e imbarcare soldati, ufficiali, volontari, impiegati governativi e reperire ogni utile notizia. Alle otto del giorno 4 il ‘Brésil’ si trovava nelle acque di Sapri e il capitano, sul giornale di bordo, annotò: etc….”. Il Policicchio, a p. 289 trascrive il racconto del testo in nota (44) dove postillava: “(44) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Tip. degli Artiglieri, Napoli, 1900, pp. 576-7.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 141, in proposito scriveva che: “Nel frattempo alle ore 18 del 3 settembre, per ordine del Ministro della guerra torinese partì da Napoli il capitano Grazia. S’imbarcò sul vapore commerciale francese ‘Brésil’, al servizio dei Piemontesi, con missione di toccare gli approdi da Sapri in giù, imbarcare soldati, ufficiali, volontari e reperire ogni utile notizia. Alle otto del giorno 4 si trovava nelle acque di Sapri, il capitano sul giornale di bordo annotò: “Qui ho trovato cinque vapori etc…”. Policicchio, a p. 142, nella nota (24) postillava: “(24) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Tip. degli Artiglieri, Napoli, 1900, pp. 576-7.”

Nel 4 settembre 1860, a Villammare, alle 5 del mattino, in marcia per Vibonati, il colonnello Rustow mandò un uomo a Sapri per ordini al maggiore SPINAZZI onde si mettesse in marcia con la brigata Parma riunita e seguita dall’imminente arrivo della brigata PUPPI (ex BOLOGNA) in viaggio per Sapri da Torre del Faro

Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, scaricabile da Google libri, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 20, il Rustow nelle sue memorie scriveva che, nella notte tra il 3 settembre ed il 4 settembre 1860, a Vibonati: Alle 5 di matina del giorno 4 ripresimo la marcia. La notte mandai indietro un uomo fidato di Sapri con un ordine al maggiore Spinazzi onde ci seguisse con la brigata Parma tosto che fosse riunita, lasciando sul luogo l’ordine stesso per la brigata Bologna, la quale pure da Torre del Faro doveva arrivare a Sapri.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 149, riferendosi al telegramma di Garibaldi inviato a Turr, in cui scriveva che: “Generale Turr, Sono giunto qui alle 3 1/2 pom. Io marcerò colla vostra colonna Milano e Spinazzi sino a Fortino….etc…”a p. 150 aggiungeva che: “Il 3 settembre le due Brigate non andarono a Fortino, ma pernottarono a Vibonati; continuarono la marcia partendo per tempo, e la sera del 4 furono a Casalnuovo, attraversando in tutte queste marce alte e penosissime montagne.”. Pecorini si riferiva alle brigate Milano e Spinazzi che furono portate da Rustow a Vibonati, dove pernottarono ed in seguito giungevano non al Fortino ma a Casalnuovo. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 409-410, in proposito scriveva che: La Brigata “Bologna” ed il resto della “Parma” seguirono di lì a qualche giorno e il Rustow dice che quand’egli coi suoi, dopo il Fortino, s’avviò per la consolare, quell’altre truppe dell’antica Divisione Pianciani venivan dietro a due o tre giorni di marcia. Etc…”.   

Nel 3 settembre 1860, a Sapri l’arrivo e lo sbarco del restante parte della Brigata “PARMA” (o SPINAZZI) 

(Fig. n….) – Il maggiore SPINAZZI in uniforme garibaldina

A Sapri, il giorno 3 settembre, in assenza del generale Turr, le operazioni venivano dirette dal colonnello Rustow che ebbe l’ordine da Garibaldi ri muoversi in marcia con la sola Brigata Milano in marcia per Vibonati, dove, Rustow arrivò la sera stessa. Rustow, a Sapri lasciò una parte della Brigata Parma con il maggiore Spinazzi e si attendea lo sbarco dell’altra parte della Brigata Parma e della Brigata Bologna. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”,  ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 338-339, in proposito era scritto: Mentre Türr alle 3 della mattina era partito per Lagonegro onde prender gli ordini di Garibaldi, mentre Rüstow era occupato nell’ armamento della guardia nazionale dei dintorni, arrivò Garibaldi nel pomeriggio dalla parte di mare a Capri e dopo breve concerto imparti l’ordine a Rüstow di partire quella sera stessa colla brigata Milano, la sola completa, alla volta di Vibonate, per raggiungere per quel sito la strada maestra consolare; doveva seguire la brigata Parma appena raccolta a Sapri, come pure quella di Bologna subito che vi fosse arrivata. La brigata Milano arrivò tardi nella sera del 3 a Vibonate, e raggiunse il giorno dopo il passo del Monte Cocuzzo, passando a Fortino la strada consolare, su cui marciarono d’allora in poi, mentre le brigate Bologna e Parma la seguivano a 2 e 3 giorni di marcie, ed il grosso dell’ esercito dai 4 ai 6.”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”,  ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: Rüstow stesso coll’ equipaggio del Bizantino era già nella mattina del 18 a Milazzo, dove giunsero nei giorni seguenti anche il resto delle truppe ; così che nel giorno 21 vi aveva già riuniti 4000 uomini circa. Avendo Tharrena chiesto il suo congedo, il maggiore Spinazzi ebbe il comando di quella brigata…..Rüstow si diede ora premura di organizzare quelle truppe a Milazzo, provvedendole di armi e munizioni , facendole esercitare, al quale oggetto non avevasi potuto fino allora approfittare d’alcun giorno, salvo per la prima brigata in Genova. Parleremo in seguito della quinta e sesta brigata rimaste nella Media Italia, e che in seguito al nuovo indirizzo preso dalle cose erano state divise dalle prime quattro.”. Dunque, Rustow scriveva che avendo “Tharrena”, che comandava la “Brigata Parma”, avendo chiesto le sue dimissioni dal comando della stessa, il comando fu affidato al maggiore SPINAZZI. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a pp. 195-196, in proposito scriveva: “A Sapri, Garibaldi e Bertani trovarono i circa 1600 patrioti sbarcatevi il giorno precedente, a una parte dei quali, precisamente ai 900-1000 uomini della brigata Milano, fu ordinato di mettersi in marcia, intorno alle 17:00 sotto il comando del colonnello Guglielmo Rustow. Il Generale ed il suo ristretto seguito li raggiunsero lungo la via per Vibonati, centro nel quale pernottarono e da dove ripartirono alle 5:00 del mattino successivo (20).”. Moliterni, a p. 196, nella nota (20) postillava: “(20) Cfr. F. Policicchio, Le Camicie rosse nel golfo di Policastro, Fisciano, 2011, pp. 134-137.”. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a p. 195, si chiede: “….sappiamo che il Dittatore era in Calabria etc…Fu proprio questo generale ungherese in una sorta di avvicendamento con il patriota lombardo, ad essere inviato da Garibaldi a Paola, da dove s’imbarcò nella serata del 1° settembre, giungendo alle 9:00 del mattino successivo nel porto di Sapri, a capo dei circa 1600 uomini, componenti l’intera brigata Milano, comandata dal colonnello Gandini, e parte della brigata Parma agli ordini del maggiore Spinazzi (18).”. Dunque, Moliterni scriveva che: “….a capo dei circa 1600 uomini, componenti l’intera brigata Milano, comandata dal colonnello Gandini, e parte della brigata Parma agli ordini del maggiore Spinazzi (18).”. Moliterni, a p. 195, nella nota (18) postillava: “(18) Cfr. E. Porro (a cura di), La brigata Milano nella campagna dell’Italia meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow, Milano, 1861, p. 17.”.  Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, scaricabile da Google libri, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 17, il Rustow nelle sue memorie scriveva: La sera del 1.° settembre , con 1600 uomini componenti la intiera brigata Milano, ed una parte della brigata Parma, c’imbarcammo su 6 vapori, e la mattina del 2 alle 9 , entrammo nella baia di Sapri.”. Porro (….), a p. 17, il Rustow nelle sue memorie scriveva: Il generale Türr scese a terra pel primo accompagnato da un carabiniere genovese ; io lo seguii tantosto per disporre gli alloggiamenti per le truppe ed ordinare le opportune misure di sicurezza. A nord della baia, presso la strada di Lazongro , fu accampata la brigata Milano , che formava l’ala destra ; la sinistra formata dalla parte della brigata Parma che ci accompagnava, etc….”. Porro (….), a p. 20, il Rustow nelle sue memorie scriveva che, a Vibonati: Alle 5 di matina ripresimo la marcia. La notte mandai indietro un uomo fidato di Sapri con un ordine al maggiore Spinazzi onde ci seguisse con la brigata Parma tosto che fosse riunita, lasciando sul luogo l’ordine stesso per la brigata Bologna, la quale pure da Torre del Faro doveva arrivare a Sapri.”. Porro, a p. 20, in proposito scriveva pure che Rustow, da Vibonati riprese la marcia per Casalnuovo alle 5 del mattino del giorno 4 settembre e che: La notte mandai indietro un uomo fidato di Sapri con un ordine per il maggiore Spinazzi onde ci seguisse colla brigata Parma tosto che fosse riunita, lasciando sul luogo l’ordine stesso per la brigata Bologna, la quale pure da Torre del Faro doveva arrivare a Sapri.”. Dunque, Porro traducendo Rustow racconta che Rustow mandò a Sapri l’ordine al maggiore Spinazzi che comandava la brigata Parma appena fosse stata riunita lasciando a Sapri solo la brigata Bologna che ancora non era arrivata a Sapri. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzozero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzozero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a p. 300, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: “…..diede ordine a Rustow di marciare la sera stessa per Vibonate colla brigata Milano, la sola completa, onde occupare in quella località la strada consolare; la brigata Parma doveva doveva seguirla, appena si fosse raccolta a Sapri, e la brigata Bologna, appena vi fosse arrivata. La brigata Milano arrivò a tarda sera del 3 a Vibonate e raggiunse il 4 il passo di monte Cocuzzo oltrepassando presso Fortino la strada consolare, sulla quale da allora in poi continuò a progredire, mentre le brigate Bologna e Parma la seguivano alla distanza di due o tre giorni di marcia, il grosso dell’armata da quattro fino a sei.”Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzozero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzozero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a pp. 299-300, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: Garibaldi e dopo un breve abboccamento diede ordine a Rustow di marciare la sera stessa alla volta di Vibonate colla brigata Milano, la sola completa, onde occupare in quella località la strada consolare; la brigata Parma doveva seguirla, appena si fosse raccolta a Sapri, e la brigata Bologna appena vi fosse arrivata.”. Il generale Wilhelm (Guglielmo) Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, ( prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “….impartì l’ordine a Rustow di partire quella sera stessa colla brigata Milano, la sola completa, alla volta di Vibonate, per raggiungere per quel sito la strada maestra consolare; doveva seguire la brigata Parma, appena raccolta a Sapri, come pure quella di Bologna subito che vi fosse arrivata.”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 824, in proposito scriveva che: Erano circa mille e cinquecento uomini; cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma ; il resto di questa e tutta la brigata Bologna dovevan fare lo stesso viaggio al più presto possibile.”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 492-493, in proposito scriveva che: LV. La decimaquinta divisione, ingrossata dalle truppe disperse di già appartenenti al corpo di Luigi Pianciani state direttamente da Palermo trasportate a Paola, a Scaléa, a Policastro od a Sapri, sfilava colla massima secretezza e celerità sulla destra dell’esercito regio. A queste forze, già per sè considerevoli, si unirono tosto le bande insurrezionali del paese ed i numerosi distaccamenti dei Calabresi che avevano preceduto la marcia dell’ armata italiana. Con tutti questi corpi riuniti, il generale Türr, riuscendo a girare, come gli era stato ordinato l’estrema sinistra dei Regii, avrebbe potuto seriamente compromettere la loro posizione.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “….Garibaldi, il quale, giunto a Sapri, …..A breve distanza mandò, al seguito di questa avanguardia, la brigata Spinazzi e poi la brigata Puppi…. Cesari scriveva che Garibaldi, a Sapri, dopo aver ordinato al colonnello Rustow di avviarsi con la sola sua Brigata Milano “A breve distanza mandò, al seguito di questa avanguardia, la brigata Spinazzi e poi la brigata Puppi…. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari (….) del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “….Garibaldi, ….A breve distanza mandò, al seguito di questa avanguardia, la brigata Spinazzi e poi la brigata Puppi….Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano alla loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Sacchi – 8-9 settembre – Lagonegro; 10 settembre – Sapri sul mare; Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri; Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri-Vibanate; Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “. Dunque, secondo lo specchietto del Pecorini-Manzoni (….), la Brigata “Puppi” arrivò (sbarcò) il 4 settembre a Sapri e sempre il 4 settembre marciò ed arrivò a Vibonati (che erroneamente è detto “Vibonate”). Da Sapri partì tutta la brigata Milano e parte della Spinazzi (o Parma) con Gandini e Rustow, e poi, in seguito, il 4 settembre 1860, sbarcando a Sapri una buona parte della brigata Spinazzi (o Parma) e Puppi, essi, il 4 settembre ripartirono subito dopo. Stessa versione del Pesce diede Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 409-410, in proposito scriveva che: “Queste forze, dice il Rustow, eran l’intera Brigata “Milano” e alcuni reparti dell “Parma”: il resto aveva dovuto restare al Faro poichè i vapori non erano sufficienti per il trasporto. La Brigata “Bologna” ed il resto della “Parma” seguirono di lì a qualche giorno e il Rustow dice che quand’egli coi suoi, dopo il Fortino, s’avviò per la consolare, quell’altre truppe dell’antica Divisione Pianciani venivan dietro a due o tre giorni di marcia. Etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, parlando dei battaglioni che combatterono la battaglia di Capua, a pp. 467, in proposito scriveva che: “…mentre Rustow muoveva contro Capua con 5300 uomini – lo dice egli stesso – così divisi: 1° La Brigata Eber col reggimento Cossovic: etc…2°. 2 Battaglioni della Brigata Spangaro: 900 uomini etc…3°. La Brigata “Milano” col maggiore De Giorgis; 850 uomini, dei quali però 300 in retroguardia agli ordini del capitano Venuti; 2 Battaglioni disponibili della Brigata Puppi – il 3° del Cattabeni lo vedemmo destinato all’attacco di Cajazzo etc..”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”,  ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: Rüstow stesso coll’ equipaggio del Bizantino era già nella mattina del 18 a Milazzo, dove giunsero nei giorni seguenti anche il resto delle truppe ; così che nel giorno 21 vi aveva già riuniti 4000 uomini circa. Avendo Tharrena chiesto il suo congedo, il maggiore Spinazzi ebbe il comando di quella brigata…..Rüstow si diede ora premura di organizzare quelle truppe a Milazzo, provvedendole di armi e munizioni, facendole esercitare, al quale oggetto non avevasi potuto fino allora approfittare d’alcun giorno, salvo per la prima brigata in Genova. Parleremo in seguito della quinta e sesta brigata rimaste nella Media Italia, e che in seguito al nuovo indirizzo preso dalle cose erano state divise dalle prime quattro.”. Dunque, Rustow scriveva che avendo “Tharrena”, che comandava la Brigata Parma, avendo chiesto le sue dimissioni dal comando della stessa, il comando fu affidato al maggiore SPINAZZI.

Nel 3 settembre 1860, da PAOLA, il viaggio in mare sul vapore “BENVENUTO” diretto a Napoli, ma passa per Sapri, in una lettera di un volontario garibaldino

Emile Maison (….), nel suo, Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861, riporta alcune lettere di alcuni volontari garibaldini che facevano parte delle truppe che sbarcarono a Sapri. Nell’opera il Maison, a p. 62 trascriveva una lettera del 3 settembre 1860 da Paola, dove scriveva che: “Paola, en mer, le 3 Septembre. Je quitte Paola à midi et je remonte à bord du Benvenuto , qui se dirige sur Naples, après avoir fait escale à Palerme : Deux Français ,Félix Piette de Montfoucault et Alcime Cazeaux, sont avec moi. Pendant une heure nous  marchons de concert avec le Calatafimi. Il transporte à Naples le régiment napolitain que j’ai rencontré hier. Sa musique nous salue à plusieurs reprises de l’Inno di Garibaldi. Nous l’encourageons de nos plus vifs applaudissements. Pendant ce temps , une bande de marsouins nous régale d’un ballet nautique rempli d’une charmante originalité.”, che tradotto significa:Paola, in mare, 3 settembre. Lascio Paola a mezzogiorno e mi imbarco nuovamente sul Benvenuto, che si dirige a Napoli, dopo una sosta a Palermo: con me ci sono due francesi, Félix Piette de Montfoucault e Alcime Cazeaux. Per un’ora marciamo in concerto con il Calatafimi. Sta trasportando a Napoli il reggimento napoletano che ho incontrato ieri. La sua banda ci saluta più volte con l’Inno di Garibaldi. La incoraggiamo con i nostri più vivi applausi. Nel frattempo, una banda di focene ci regala un balletto nautico pieno di affascinante originalità.”. Il volontario garibaldino scriveva che il 3 settembre 1860, alle 12 del mattino si imbarcò con altri compagni della sua truppa sul “Benvenuto” (forse piroscafo o vapore messogli a disposizione dal governo piemontese). Con lui viaggiano i due francesi FELIX PIETTE DE MONTFOUCAULT e ALCIME CAZEAUX. Per un’ora viaggiano in mare con il Benvenuto, vicini all’altro vapore CALATAFIMI, che trasporta a Napoli il reggimento napoletano che il volontario ha incontrato il giorno 2 settembre 1860 e che dice “La sua banda ci saluta più volte con l’Inno di Garibaldi. La incoraggiamo con i nostri più vivi applausi.”. A questo punto siccome non si comprende bene quali fossero questi reggimenti trasportati il 3 settembre 1860 da Paola per Napoli, sui vapori “Benvenuto” e “Calatafimi”, bisognerà ulteriormente indagare. Sulla rete trovo la casa di Piette di Montfoucault dipinta più volte da Camille Pissarro.      

Nel 4 settembre 1860, da Sapri, partenza per Paola e Amantea del vapore Piemontese “BRESIL”, con il Capitano GARZIA

Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 577 ed in proposito scriveva che: “4 Settembre…Alle 8 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul vapore Brésil giunge nelle acque di Sapri, …..Il Capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del Generale Bustow (Rustow) ed altro Ufficiale Ungherese sono venuti a bordo ad assicurarmi, che in Sapri non vi era alcuno dei nostri, ma poteva trovarne a Maratea, Paola, Pizzo. Anche D. Antonio Buraglia di Maratea dava la stessa assicurazione.”.”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 580 ed in proposito scriveva che: “4 Settembre….Alle 10 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul vapore Brésil riprende la rotta verso il Sud per proseguire la ricevuta missione. A mezzodì il Brésil giunge nelle acque di Amantea e dopo breve sosta si pone in traccia di un Paranzello sul quale ha saputo esservi Uffiziali e soldati. Alla punta dei rinfreschi difatto incontra il bastimento e prende a bordo del Brésil 14 Uffiziali e 21 soldati del 5° battaglione Cacciatori. Nel Giornale del Capitano leggesi: “Alle ore 10 (a.m.) partito verso Amantea dove sono giunto alle 12 (m.). Posto poco dopo in traccia del paranzello con gli Uffiziali e soldati del 5° cacciatori, che ho incontrato verso la punta dei rinfreschi e preso 14 Uffiziali e 21 soldati”. Poi il vapore fa rotta per Maratea. A sera (così trovo indicato) le Brigate Garibaldine Milano e Spinazzi arrivano a Casalnuovo, ove da più ore trovasi il Generale Garibaldi e vi rimarrà la seguente notte. Alle 7 (p.m.) giunge a Vibonati la Brigata garibaldina Puppi. Alle 8 (p.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia perviene nelle acque di Maratea e scrive nel suo Giornale: “Ritorniamo a Maratea ed imbarcati 14 individui di truppa, quindi partito da Paola.”. Poi trovo scritto: “Alle 10 (p.m.) partito da Paola.”. 5 settembre. All’alba la brigata garibaldina Puppi è in marcia da Vibonati alla volta di Casalnuovo. Da Casalnuovo il Generale Garibaldi a mezzo del telegrafo notifica: “Il Colonnello Bertani è nominato segretario generale.” Poi invia ordine a tutti i municipii (così fa sapere il Lacava): etc…”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, a p. 581 ed in proposito scriveva che: “5 Settembre….Alle 6 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul Brésil giunge nelle acque di Paola, e di ciò che vi faccia ne dà contezza il Giornale di lui così: “Alle 6 (a.m.) giunto a Paola quivi imbarcato…truppa, l’infermiere militare. Ho visto due vapori fra i quali il Duca di Calabria sbarcare casse d’armi e di munizioni e due brigantini mercantili carichi pronti e voleano essere rimorchiati a Salerno. Garibaldi è stato ricevuto a Cosenza con straordinarie feste. Il Generale Thurr ha provveduto allo imbarco degli Uffiziali a Paola ed è poi passato al Pizzo. Il Generale Morelli comanda le masse di Rogliano. Garibaldi pare abbia avuto ordine da Torino d’accellerare la marcia sopra Napoli. In effetti un vapore Sardo l’ho incontrato il dì 4 arrivando a Sapri, che quivi ritornava verso Napoli da dove era venuto la sera precedente” (Il vapore di cui fa cenno il Capitano Garzia e la Dora partita da Napoli il giorno 3 (come ho reso noto a quella data trascrivendo un brano del Giornale particolare di bordo dell’Ammiraglio Persano) per condurre presso il Generale Garibaldi per volere del Conte di Cavour un amico innominato del Generale” e ripartito da Sapri per Napoli la notte del 3 al 4).”

Nel 7 settembre 1860, a Sapri, (8 settembre a Policastro), altri garibaldini e truppe nelle lettere di un garibaldino 

Emile Maison (….), nel suo, Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861. Il testo è molto interessante in quanto riporta alcune lettere di alcuni volontari della nostra zona. Nell’opera il Maison, un’altra lettera a p. 68, è datata 7 settembre 1860, dove scriveva che: “Sapri, le 7 septembre. Nous apprenons ce matin que Garibaldi est entré hier soir à Salerne et qu’il y a été parfaitement accueilli. Rien autre chose de nouveau . Je passe ma journée sur le pont à écrire.”, che tradotto significa: “Sapri, 7 settembre. Stamattina abbiamo saputo che Garibaldi è entrato a Salerno ieri sera ed è stato accolto calorosamente. Niente di nuovo. Sto trascorrendo la giornata sul ponte a scrivere.”, e poi l’altra datata 8 settembre, a pp. 68-69: “Garibaldi est à Naples. Il y est entré hier dans la journée , accompagné seulement de quelques-uns de ses amis (1). En dépit du temps qui paraît vouloir changer, je vais avec mes deux compatriotes faire une excursion à Policastro, au delà de Sapri, ville qui mérite à peine aujourd’hui le nom de village , car elle ne renferme pas plus de quatre cents âmes.”, che tradotto significa: “Garibaldi è a Napoli. È entrato ieri di giorno, accompagnato solo da pochi suoi amici. Nonostante il tempo, che sembra stia cambiando, sto andando con i miei due connazionali a fare un’escursione a Policastro, oltre Sapri, una città che oggi merita a malapena il nome di villaggio, dato che non conta più di quattrocento anime. Le è senza dubbio stato dato questo titolo in memoria della sua passata importanza, e perché dà il nome al golfo che si estende davanti a lei. Secondo uno storico attendibile, fu completamente distrutta nel 1055 da Roberto il Guiscardo e, cinque secoli dopo, fu nuovamente saccheggiata dai Turchi. È da quest’ultimo periodo che Policastro non è più risorta. Le paludi circostanti e le risaie che vi si sono formate, inquinando etc…. In questa lettera datata 8 settembre 1860, il volontario garibaldino di stanza con la sua truppa a Sapri scriveva che, “nonostante il tempo che sembra non stia cambiando”, egli si reca con alcuni suoi amici “connazionali” (francesi) a Policastro per una escursione ovvero visita al paese di Policastro Bussentino, che egli scriveva contava non più di 400 abitanti. Di Policastro, a pp. 69-70 egli scriveva che:  “En dépit du temps qui paraît vouloir changer, je vais avec mes deux compatriotes faire une excursion à Policastro, au delà de Sapri, ville qui mérite à peine aujourd’hui le nom de village, car elle ne renferme pas plus de quatre cents âmes . On lui donne sans doute ce titre en souvenir de son importance passée, et parce qu’elle prête son nom au golfe qui s’étend devant elle . D’après un historien digne de foi , elle fut , en 1055 , entièrement détruite par Robert Guiscard, et cinq siècles plus tard , elle fut encore saccagée par les Turcs. C’est depuis cette dernière époque que Policastro ne s’est plus relevée. Les marais environnants et les rizières qu’on y a établies , en viciant l’air , ont sans doute aussi empêché l’accroissement de la population. Indépendamment de nombreuses ruines , je remarque aussi dans ce pays une flore extrêmementriche ; mais comme je ne suis ni archéologue , ni botaniste , je me dispenserai de faire une longue description de ces richesses aux doux parfums , aux brillantes couleurs En revenant , nous sommes assaillis par un orage épouvantable ; nous nous réfugions dans une vieille tour romaine , et de là nous contemplons le grandiose spectacle d’un orage en mer. A six heures , nous parvenons à nous sauver;  nous trouvons sur le rivage l’ancienne compagnie de Flotte, attendant son embarquement. A dix heures , le Benvenuto lève l’ancre , remorqué par un vapeur qui s’en va à Salerne.”, che tradotto significa: Nonostante il tempo che sembra voler cambiare, vado con i miei due compatrioti a fare un’escursione a Policastro, oltre Sapri, una città che oggi difficilmente merita il nome di villaggio, perché non conta più di quattrocento anime. Le è senza dubbio dato questo titolo in memoria della sua passata importanza, e perché dà il nome al golfo che si estende davanti a lei. Secondo uno storico attendibile, fu, nel 1055, completamente distrutta da Roberto il Guiscardo, e cinque secoli dopo, fu nuovamente saccheggiata dai Turchi. È da quest’ultimo periodo che Policastro non è più risorta. Le paludi circostanti e le risaie che vi sono state create, inquinando l’aria, hanno senza dubbio impedito anche l’aumento della popolazione. Oltre alle numerose rovine, noto anche in questo paese una flora estremamente ricca; ma non essendo né un archeologo né un botanico, mi asterrò dal dare una lunga descrizione di queste ricchezze con i loro dolci profumi e i loro colori brillanti. Sulla via del ritorno, siamo assaliti da una terribile tempesta; ci rifugiamo in un’antica torre romana e da lì contempliamo il grandioso spettacolo di una tempesta in mare. Alle sei riusciamo a salvarci; troviamo sulla riva la vecchia compagnia della Flotta, in attesa di imbarcarci. Alle dieci, il Benvenuto salpa, trainato da un piroscafo diretto a Salerno.”. A quale corpo o brigata garibaldina appartenesse questo volontario che scrisse le belle lettere pubblicate dal Maison non ci è dato sapere. Sappiamo che arrivò a Sapri il 3 settembre 1860 con il vapore “Benvenuto” che come lui stesso scrisse, ripartì alla volta di Salerno, alle ore 10 del 9 settembre 1860: Alle dieci, il Benvenuto salpa, trainato da un piroscafo diretto a Salerno.”. Infatti, sempre il Maison, a p. 71 pubblica un’altra lettera di un volontario garibaldino: “En mer ( Sapri ) , le 9 septembre . Il est une heure du matin , le vapeur nous abandonne à nos propres forces. Peu d’instants après , la mer devient grosse et le vent contraire . En un mot , nous essuyons une véritable tempête . Le drapeau d’alarme reste arboré toute la journée . Malgré cela nous ne recevons aucun secours. Enfin , ne sachant que faire , le capitaine se décide à retourner à Sapri , où nous arrivons vers neuf heures du soir.”, che tradotto significa: “In mare (Sapri), 9 settembre. È l’una del mattino, il piroscafo ci abbandona a noi stessi. Pochi istanti dopo, il mare si fa agitato e il vento è contrario.Insomma, stiamo vivendo una vera tempesta. La bandiera d’allarme rimane issata per tutto il giorno. Nonostante ciò, non riceviamo alcun aiuto.Infine, non sapendo cosa fare, il capitano decide di tornare a Sapri, dove arriviamo verso le nove di sera.”. Sempre il Maison, a pp. 71-72 pubblica un’altra lettera datata 10 settembre 1860, e scrive: “En mer, le 10 septembre. A minuit nous repartons de Sapri avec un bon vent. Malheureusement les vents, comme « les destins et les flots, » sont changeants, si bien que la mer redevenant mauvaise et le vent contraire , nous voguons encore au hasard toute la journée. Vers les sept heures , l’Emma, le yacht d’Alexandre Dumas, passe à côté de notre bâtiment , filant dans la direction de Naples . Je l’acclame d’un vivat qui m’est immédiatement rendu ; puis l’un et l’autre bâtiment , en signe de salut , arborent pavillon , comme deux amis qui se tendent la main en se disant : Au revoir !”, che tradotto significa: “In mare, 10 settembre. A mezzanotte ripartimmo da Sapri con un buon vento. Purtroppo i venti, come “i destini e le onde”, sono mutevoli, così che, con il mare di nuovo agitato e il vento contrario, navigammo a caso per tutto il giorno. Verso le sette, l’Emma, ​​lo yacht di Alexandre Dumas, passò accanto alla nostra nave, dirigendosi verso Napoli. La acclamai con un applauso, che fu subito ricambiato; poi entrambe le navi, in segno di saluto, alzarono le bandiere, come due amici che si tendono la mano e dicono: Arrivederci!”. Dunque, questo volontario garibaldino scrive che riparte da Sapri il 10 settembre 1860 alle 24 mezzanotte e dice pure che alle 7 del mattino dell’11 settembre 1860 incontrarono lo Yact Emma di Alexandre Dumas che credo fosse al largo di Agropoli o di Salerno.  

PARTENZA DI RUSTOW E DELLA BRIGATA MILANO

(Fig. n….) – Stralcio del nostro territorio della Carta geografica di Rizzi-Zannoni 

Nel 3 settembre 1860, il colonnello polacco RUSTOW, su comando di Garibaldi lasciò Sapri e condusse le sue brigate della Divisione Turr a Vibonati. Insieme a Rustow, vi era il maggiore DE GIORGIS, comandante della brigata MILANO. Vi erano pure il maggiore SESSA che comandava il 1° battaglione di linea; il maggiore MONTESI il 2°; il capitano VENUTI, il 3°), ecc.. 

Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”,  ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 338-339, in proposito era scritto: Mentre Türr alle 3 della mattina era partito per Lagonegro onde prender gli ordini di Garibaldi, mentre Rüstow era occupato nell’ armamento della guardia nazionale dei dintorni, arrivò Garibaldi nel pomeriggio dalla parte di mare a Capri e dopo breve concerto imparti l’ordine a Rüstow di partire quella sera stessa colla brigata Milano, la sola completa, alla volta di Vibonate , per raggiungere per quel sito la strada maestra consolare; doveva seguire la brigata Parma appena raccolta a Sapri, come pure quella di Bologna subito che vi fosse arrivata. La brigata Milano arrivò tardi nella sera del 3 a Vibonate, e raggiunse il giorno dopo il passo del Monte Cocuzzo, etc…”. Agostino Bertani (….), nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, dove, il Bertani, proseguendo il suo racconto, nel suo Diario, a p. 72 scriveva che: “Da Sapri, l’indomani, martedì 4 settembre, alle 5 di mattina, coll’istesso gruppo di compagni, più qualcuno del luogo, seguiva anch’io Garibaldi a cavallo per una stretta vallata che i volontari già in cammino facevano tutta echeggiare degli evviva al loro duce e di patriottiche canzoni.”. Dunque, Bertani, un testimone di eccezione, testimoniava che, il giorno prima, 3 settembre 1860: “…per una stretta vallata che i volontari già in cammino facevano tutta echeggiare degli evviva al loro duce e di patriottiche canzoni.”. Bertani, indirettamente confermava la partenza di buona parte dei volontari garibaldini che, su ordine di Garibaldi, prima che egli si muovesse da Sapri, si anticiparono a lui e marciarono verso il Fortino. Nel 1998, in occasione della redazione dell’“Analisi: Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma e su incarico del Comune di Sapri che redissi per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.), in proposito così scrivevo che: Garibaldi, ordinò alla brigata Milano di portarsi a Vibonati e successivamente di proseguire a Padula, e la sera del 3 settembre 1860, partì per Vibonati, ….(172) “. Nella mia nota (172) postillavo che: (172) Infante A., Garibaldi nel Cilento, Torchiara, 1984, pp. 57, 58.”. Infatti, Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 57, in proposito scriveva che: “Il tre settembre, …..A Sapri il barone Giovanni Gallotta ospitò il Generale e il suo seguito per poche ore e fu proprio in questa casa che Garibaldi scrisse al Turr comunicandogli il suo sbarco nella cittadina cilentana, informandolo anche che avrebbe marciato fino al Fortino con le brigate Spinazzi e Milano, lasciando però a Sapri una solida base di uomini e mezzi.”. Infatti, Carlo Pecorini-Mazoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 149, in proposito scriveva che: “Garibaldi giunto a Sapri scrisse a Turr la seguente lettera: “Sapri, 3 settembre 1860. Generale Turr, Sono giunto alle 3 1/2 pom. Io marcerò colla vostra colonna Milano e Spinazzi sino a Fortino, lasciando qui un forte distaccamento. Mandatemi a dire ove si trova la brigata Caldarelli. In ogni modo speditemi immediatamente notizie vostre a Fortino, o venite in quel punto voi stesso. Stasera probabilmente pernotteremo a Vibonati. Firmato G. Garibaldi.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 149, riferendosi al telegramma di Garibaldi inviato a Turr, in cui scriveva che: “Generale Turr, Sono giunto qui alle 3 1/2 pom. Io marcerò colla vostra colonna Milano e Spinazzi sino a Fortino….etc…”a p. 150 aggiungeva che: “Il 3 settembre le due Brigate non andarono a Fortino, ma pernottarono a Vibonati; continuarono la marcia partendo per tempo, e la sera del 4 furono a Casalnuovo, attraversando in tutte queste marce alte e penosissime montagne.”. Pecorini si riferiva alle brigate Milano e Spinazzi che furono portate da Rustow a Vibonati, dove pernottarono ed in seguito giungevano non al Fortino ma a Casalnuovo. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Sacchi – 8-9 settembre – Lagonegro; 10 settembre – Sapri sul mare; Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri; Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri-Vibanate; Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “. Antonio Pizzolorusso (….), nel suo I martiri per la libertà italiana della provincia di Salerno dall’anno 1820 al 1857 con appendice intorno al moto rivoluzionario del 1860 per Antonio Pizzolorusso, Salerno, Tipografia Nazionale, 1885, si veda l’ed. Ripostes, a pp. 234-235, in proposito scriveva che: “….e Garibaldi resosi padrone della Sicilia, passa il Faro il 20 agosto, e ordina a Rustow di congiungersi in Paola al Generale Turr, ed egli imbarcatosi per Sapri li raggiunse il giorno 3 settembre ed ordina al primo d’ inoltrarsi con una brigata verso Vibonati e avanzarsi sulla via consolare. Rustow esegui perfettamente tali ordini, tagliò la via al generale Caldarelli, che secondo la convenzione di Cosenza si recava a Salerno, e l’indusse a deporre le armi; ed entrò la sera trionfante in Sala Consilina, etc…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “….Garibaldi, il quale, giunto a Sapri, ordinava senz’altro al generale Rustow di avanzare con la sua brigata Milano, la prima che in quel momento si trovava già pronta e ordinata, per guadagnare rapidamente la strada consolare. A breve distanza mandò, al seguito di questa avanguardia, la brigata Spinazzi e poi la brigata Puppi…..Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli. Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano alla loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “Così la sera del 3 settembre, il generale Gandini, comandante la brigata Milano, forte di 900 uomini, poteva giungere a Vibonati, ripartire il 4 per il passo di monte Cocuzzo e Castelnuovo, e il 5 marciare su Sala e arrivare ad Eboli il giorno 7, mentre il generale Fabrizi, che aveva raccolto e concentrato nuove forze nel Cilento, le guidava fra il 7 e il 10 settembre a Salerno in varie colonne, rispettivamente comandate da valorosi patrioti: il Guardile, il Galloppo, il Cuzio, il Magnone, il Passero, il De Dominicis.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 109 e ssg., in proposito scriveva che: IV….Il generale Gandini, comandante della brigata Milano composta di novecento uomini, giunse anch’egli a Vibonati, ma il giorno seguente, volendo spingersi più avanti, ripartì per il passo di Monte Cucuzzo e Casalbuono. Il mattino del giorno 4 settembre (era di martedì), il piccolo seguito del Generale, etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 150, in proprosito scriveva che: “Il 3 settembre le due Brigate non andarono al Fortino, ma pernottarono a Vibonati; continuarono la marcia partendo per tempo, e la sera del 4 furono a Casalnuovo, attraversando in tutte queste marcie alte e penosissime montagne. Il giorno 5 erano a Sala Consilina; in questo giorno raggiunsero Caldarelli, al quale fu mandato la Masa come Commissario del Dittatore per trattare la capitolazione di questa colonna regia. Etc…”. Il Pecorini si riferiva alle due brigate, la Milano e la Spinazzi come rilevasi a p. 149 quando scrive della lettera di Garibaldi a Turr “Sapri, 3 settembre 1860. Generale Turr, Sono giunto alle 3 1/2 pom. Io marcerò colla vostra colonna Milano e Spinazzi sino a Fortino, lasciando qui un forte distaccamento. Etc…”. Dunque, secondo il Pecorini, il forte distaccamento della brigata Milano e quella del maggiore Spinazzi che Turr, su ordine di Garibaldi aveva lasciato a Rustow a Sapri, si recarono a Vibonati dove pernottarono e dove non si recarono al Fortino, seguendo Garibaldi ma andarono direttamente a Casalnuovo dove arrivarono il 4 settembre. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a p. 704, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La brigata Puppi (divisione del pari di Turr) approdava a Sapri alle 11. pom. del giorno 3; sbarcava alle 8 ant. del giorno 4. Il giorno 5 la stessa brigata passando per Vibonati, giungeva a Casalnuovo alle 7. pom…”. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo di Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 19 e ssg., in proposito scriveva che il 3 settembre, incontrado Garibaldi sulla spiaggia di Sapri, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Dopo breve saluto, mi chiese quanta truppa potessi disporre. – Di 1600 uomini, risposi. – Avete un corpo intieramente organizzato ? – La brigata Milano di 900 a 1000 uomini. – Fate disporre la brigata Milano per la marcia ed avvertitemi quando sarà pronta. Io stesso sarò con voi. Non occorreva gran tempo per disporre la brigata Milano. Alle 5 di matina la marcia fu intrapresa. Tutti gli ufficiali superiori e quelli dello stato maggiore furono provvisti di muli. Ritenni per me l’unico cavallo che si potè trovare; ma non pensate già che fosse un arabo ardente; non era che un grosso e forte cavallo di montagna, avvezzo ad andar sempre di passo o a lento trotto, che faceva un vero martire del suo cavaliere, poichè tra l’altre cose non sapeva procedere se non condotto per la cavezza da un ragazzo a piedi. Discendemmo alla marina di Vibonate per un sentiero orribile, tutto ingombro di sozzure, compiendo una marcia in confronto alla quale è un nonnulla quella descritta dai filologi della Anabasi di Senofonte. Alla marina la colonna fu soffermata onde si potesse raccogliere. Giunse infrattanto Garibaldi accompagnato dal futuro ministro della guerra di Napoli e da alcuni ufficiali, e si mise esso stesso alla colonna. Salimmo per una buona strada il Vallone del Molinello e ci arrampicammo poi sull’altura dove è posta la sparpagliata città di Vibonate, che un tempo si estendeva fino alla baia di Sapri. I miei Milanesi etc….Ometto qui molte e molti particolari interessanti, riservandomi di farne cenno in altra occasione, lusingandomi per ora di far cosa gradita al lettore soltanto col fargli conoscere qual fosse l’ordinamento della brigata Milano in questo punto in cui incominciarono seriamente le sue operazioni. La brigata si componeva di una sezione di bersaglieri costituita da due compagnie; e di tre battaglioni di linea, ognuno di 4 compagnie. Ogni battaglione era della forza di 300 uomini; i bersaglieri ammontavano a poco di 100 uomini ed erano comandati dal maggiore De Giorgi, ufficiale valente e formato alla buona scuola. Il maggiore Sessa comandava il 1° battaglione di linea; il maggior Montesi il 2°; il capitano Venuti, il 3°. Quest’ultimo era un eccellente maestro d’esercizi, severo nel servizio e qualche volta anche eccessivamente ruvido. I bersaglieri portavano blouse e pantaloni verde scuro e cappelli neri con piume grigie; erano armati con fucili rigati austriaci. La linea portava giacchetta e pantaloni di traliccio greggio, in gran parte berretto rosso foggiato a somiglianza di quelli degli ufficiali francesi, e pel resto, berretto bleu filettato di rosso; per soprabbito avevano cappotti piemontesi. Quanto alle coperte, erasene potuto rinvenire soltanto una parte per le truppe. La calzatura era di pessima qualità, ciò che fu comprovato dalle poche marcie fatte, ed io mi trovava continuamente nell’apprensione di vedere dopo altre quattro cinque tappe le truppe letteralmente a piedi nudi. Sebbene ciascun soldato non si trovasse munito con più che venti cartucce, le quali era inoltre costretto di portar nel sacco del pane o in tasca, e che per deficienza di mezzi di trasporto non si potesse aver lusinga di una pronta rifornitura; pare nessuno se ne dava fastidio. I segni distintivi dei gradi erano per gli ufficiali delle striscie d’argento o d’oro all’ingiro del kepi: una pel sottotenente; due pel tenente; tre pel capitano; quattro pel maggiore. Il colonnello ne aveva cinque d’oro e due d’argento. I bersaglieri erano infine abbigliati alla foggia piemontese ed addestrati alla stessa scuola, inclusivamente al passo ginnastico, di cui solevano usare ogni volta le circostanze lo permettessero. E così era allestita la nostra piccola forza, oramai destinata all’insigne onore di formare la vanguardia dell’esercito meridionale. Essa precedeva di due o tre giornate le più vicine truppe della divisione Terranova, e di quattro o cinque la punta del corpo principale dell’esercito, e – cosa inaudita ma vera – fu essa che determinò lo sgombro della formidabile posizione di Salerno. Guidati da persone del luogo, la mattina del 4 settembre, discesimo il Vallone del Mulinello, per poi salire di nuovo, arramicandoci con somma difficoltà etc…. Inoltre, sempre il Rustow, nella traduzione del Porro parlando della marcia da Vibonati al Fortino, a p. 22 scriveva che: Potevano essere le 10 e mezza del mattino all’incirca,  quando io coi miei due ufficiali d’ordinanza Antonio Batticozzi e Cesare Comendio, questi un Lombardo, quello un Veronese, etc…”. Il generale Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, ( prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “….Garibaldi nel pomeriggio dalla parte di mare a Capri ( è sbagliato ma è Sapri) e dopo breve concerto impartì l’ordine a Rustow di partire quella sera stessa colla brigata Milano, la sola completa, alla volta di Vibonate (‘? Vibonati) per raggiungere per quel sito la strada maestra consolare; doveva seguire la brigata Parma appena raccolta a Sapri, come pure quella di Bologna subito che vi fosse arrivata.”.  Michele Lacava, nel suo “Cronistoria della rivoluzione nella Basilicata”, a p. 708, in proposito scriveva che: “La Brigata Puppi (divisione del pari di Tur) approdava a Sapri, alle 11 pom. del giorno 3; sbarcava alle 8 ant. del giorno 4. Il giorno 5 la stessa Brigata passando per Vibonati, giungeva a Casalnuovo…... Il generale Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, ( prima traduzione italiana del 1861), a pp. 338-339, in proposito scrivea che: “La brigata Milano arrivò tardi nella sera del 3. a Vibonate, e raggiunse il giorno dopo il passo del Monte Cocuzzo, passando a Fortino la strada consolare, su cui marciarono da allora in poi, mentre le brigate Bologna e Parma la seguivano a 2 e 3 giorni di marcie, ed il grosso dell’esercito dai 4 ai 6. Nello stesso giorno 4. arrivò nella strada consolare verso Casalnuovo la brigata Milano forte di 900 uomini circa; e nel giorno 5. marciò verso Sala, etc…”.  Rustow a p. 349 proseguendo il suo racconto scriveva che: “Mentre Turr accorreva d’Auletta in seguito dal dittatore, per entrare con lui a Napoli, Rustow era arrivato ad Eboli il giorno 7 con la brigata Milano.”. George Macaulay Treveljan (….), nel suo “Garibaldi and the making of Italy”, nel 1911, nel capitolo “The march throug Calabria”, a p. 156 e ssg., nel capitolo “In the bay of Sapri”, a p. 157, in proposito scriveva che: Next day the Dictator and Turr’s 1500 men, mostly Milanese, marched up all morning from Sapri by precipitous forest paths to a shoulder of Monte Cocuzzo, and thence descended on the Lagonegro hight-road, along which Caldarelli and his men where retreating. The road here runs at an average level of on 2000 feet. The point where Garibaldi dropped down on it from the west was the wayside tavern of il Fortino. Here, on September 4, he was overtaken by Piola etc…, che tradotto significa:  Nel frattempo Garibaldi attraccò lì e passò la notte in una capanna di paglia sulla spiaggia. Il giorno dopo il dittatore e i 1500 uomini di Turr, per lo più Milanesi, marciarono tutta la mattina da Sapri per sentieri forestali scoscesi fino a una spalla del Monte Cocuzzo, e da lì scesero sulla strada maestra di Lagonegro, lungo la quale Caldarelli e i suoi uomini si stavano ritirando. La strada qui corre a un livello medio di 2000 piedi. Il punto in cui Garibaldi vi scese da ovest era la taverna di strada del Fortino. Qui, il 4 settembre, fu raggiunto da Piola ecc…. Treveljan passa oltre il pernottamento di Garibaldi a Vibonati di cui non parla affatto. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzonero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a p. 300, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: “Mentre Turr il 3 settembre di buon mattino partiva per Lagonegro onde ricevere gli ordini di Garibaldi, mentre Rustow si occupava dell’armamento della guardia nazionale dei dintorni, nella misura della provvista d’armi che aveva portate con sè, a mezzodì dalla parte di mare arrivò a Sapri Garibaldi e dopo un breve abboccamento diede ordine a Rustow di marciare la sera stessa per Vibonate colla brigata Milano, la sola completa, onde occupare in quella località la strada consolare; la brigata Parma doveva doveva seguirla, appena si fosse raccolta a Sapri, e la brigata Bologna, appena vi fosse arrivata. La brigata Milano arrivò a tarda sera del 3 a Vibonate e raggiunse il 4 il passo di monte Cocuzzo oltrepassando presso Fortino la strada consolare, sulla quale da allora in poi continuò a progredire, mentre le brigate Bologna e Parma la seguivano alla distanza di due o tre giorni di marcia, il grosso dell’armata da quattro fino a sei. Il 4 settembre, la brigata Milano, forte di circa 900 uomini, er già sulla strada consolare presso Casalnuovo. Il 5 marciava avanti sulle orme della regia brigata Caldarelli verso Sala. Caldarelli avaa fatto alto a Padula onde meglio adempiere la sua capitolazione conchiusa coi Calabresi a Cosenza, per la quale egli non doveva battersi con Garibaldi. Il rapido avanzarsi della brigata Milano lo tagliò fuori da Salerno ed egli capitolò con Garibaldi. Il 6 la brigata Milano marciava sopra Auletta, ed il 7 settembre sopra Eboli. Lo stesso giorno in cui la piccola avanguardia toccava questo punto, il dittatore entrava nella capitale abbandonata da Francesco II.”. Il generale Wilhelm (Guglielmo) Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, ( prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “….partire quella sera stessa colla brigata Milano, la sola completa, alla volta di Vibonate, etc…”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 146 e ssg., in proposito scriveva che: “Nella notte dal 3 al 4 settembre fu alla testa delle truppe, ed accanto a lui cavalcava il fedele Turr, della generosa terra d’Ungheria! Lo Stato Maggiore di Garibaldi era formato da ufficiali valorosi, già provati in aspre battaglie, tutte combattute per la libertà e la indipendenza dei popoli. Lasciarono Sapri nella tarda sera, e non poche guide armate si erano unite all’avanguardia. Ma quali timori ?”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) Lo stesso giorno 3 la Brigata Puppi s’imbarcava per Sapri, dove approdava alle 11 pom.; l’operazione di sbarco aveva luogo alle 8 ant. del 4. Lo stesso giorno 5 la Brigata Puppi da Sapri, passando per Vibonati, giungeva a Casalinuovo alle 7 pom., etc…. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a pp. 195-196, in proposito scriveva: “A Sapri, Garibaldi e Bertani trovarono i circa 1600 patrioti sbarcatevi il giorno precedente, a una parte dei quali, precisamente ai 900-1000 uomini della brigata Milano, fu ordinato di mettersi in marcia, intorno alle 17:00 sotto il comando del colonnello Guglielmo Rustow. Il Generale ed il suo ristretto seguito li raggiunsero lungo la via per Vibonati, centro nel quale pernottarono e da dove ripartirono alle 5:00 del mattino successivo (20).”. Moliterni, a p. 196, nella nota (20) postillava: “(20) Cfr. F. Policicchio, Le Camicie rosse nel golfo di Policastro, Fisciano, 2011, pp. 134-137.”. Dunque, Moliterni rifacendosi a Policicchio, scriveva la notizia del pernottamento di Garibaldi a Vibonati. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 132, in proposito scriveva che: “Garibaldi di là scrisse la mattina stessa al Turr, che approdato a Sapri e che prontamente era andato senza seguito a Lagonegro per sorvegliare le mosse del generale borbonico Caldarelli, così: “Sono giunto qui alle 3 1/2. Io marcerò con la vostra colonna Milano e Spinazzi sino a Fortino, lasciando qui un forte distaccamento. Mandatemi a dire ove si trovi la brigata Caldarelli. In ogni modo speditemi immediatamente notizie vostre a Fortino o venite in quel punto voi stesso. Stesera probabilmente pernotteremo a Vibonati”.. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 409-410, in proposito scriveva che: “Queste forze, dice il Rustow, eran l’intera Brigata “Milano” e alcuni reparti dell “Parma”: il resto aveva dovuto restare al Faro poichè i vapori non erano sufficienti per il trasporto. Componevano la Brigata “Milano” 3 Battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi e il capitano Venuti, e 2 Compagnie di bersaglieri. La Brigata “Bologna” ed il resto della “Parma” seguirono di lì a qualche giorno e il Rustow dice che quand’egli coi suoi, dopo il Fortino, s’avviò per la consolare, quell’altre truppe dell’antica Divisione Pianciani venivan dietro a due o tre giorni di marcia. Etc…”. Agrati, a p. 409, scriveva che la brigata “Milano”, sbarcata a Sapri, con il Turr che l’aveva portata da Paola, era formata da tre battaglioni di 300 uomini ognuno. Essi erano guidati dai maggiori Montessi e Sessa ed il capitano Venuti. Agrati ci parla anche di De Giorgi o De Giorgis. Sul brigatiere De Giorgis, Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, nell’Indice dei nomi, a p. 629, in proposito scriveva che: “De Giorgis (brigadiere), 467” e, sul Venuti, a p. 635 scriveva: “Venuti….(capitano), 409, 467”. Infatti, Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, parlando dei battaglioni che combatterono la battaglia di Capua, a pp. 467, in proposito scriveva che: “…mentre Rustow muoveva contro Capua con 5300 uomini – lo dice egli stesso – così divisi: 1° La Brigata Eber col reggimento Cossovic: etc…2°. 2 Battaglioni della Brigata Spangaro: 900 uomini etc…3°. La Brigata “Milano” col maggiore De Giorgis; 850 uomini, dei quali però 300 in retroguardia agli ordini del capitano Venuti; 2 Battaglioni disponibili della Brigata Puppi – il 3° del Cattabeni lo vedemmo destinato all’attacco di Cajazzo etc..”. Agostino Bertani (….), nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, dove, il Bertani, proseguendo il suo racconto, nel suo Diario, a p. 72 scriveva che: “Da Sapri, l’indomani, martedì 4 settembre, alle 5 di mattina, coll’istesso gruppo di compagni, più qualcuno del luogo, seguiva anch’io Garibaldi a cavallo per una stretta vallata che i volontari già in cammino facevano tutta echeggiare degli evviva al loro duce e di patriottiche canzoni.”. Dunque, Bertani, un testimone di eccezione, testimoniava che, il giorno prima, 3 settembre 1860: “…per una stretta vallata che i volontari già in cammino facevano tutta echeggiare degli evviva al loro duce e di patriottiche canzoni.”. Bertani, indirettamente confermava la partenza di buona parte dei volontari garibaldini che, su ordine di Garibaldi, prima che egli si muovesse da Sapri, si anticiparono a lui e marciarono verso il Fortino. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “….Garibaldi, il quale, giunto a Sapri, ordinava senz’altro al generale Rustow di avanzare con la sua brigata Milano, la prima che in quel momento si trovava già pronta e ordinata, per guadagnare rapidamente la strada consolare. A breve distanza mandò, al seguito di questa avanguardia, la brigata Spinazzi e poi la brigata Puppi…..Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli. Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano alla loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “Così la sera del 3 settembre, il generale Gandini, comandante la brigata Milano, forte di 900 uomini, poteva giungere a Vibonati, ripartire il 4 per il passo di monte Cocuzzo e Castelnuovo, e il 5 marciare su Sala e arrivare ad Eboli il giorno 7, mentre il generale Fabrizi, che aveva raccolto e concentrato nuove forze nel Cilento, le guidava fra il 7 e il 10 settembre a Salerno in varie colonne, rispettivamente comandate da valorosi patrioti: il Guardile, il Galloppo, il Cuzio, il Magnone, il Passero, il De Dominicis.”.  Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 149, riferendosi al telegramma di Garibaldi inviato a Turr, in cui scriveva che: “Generale Turr, Sono giunto qui alle 3 1/2 pom. Io marcerò colla vostra colonna Milano e Spinazzi sino a Fortino….etc…”a p. 150 aggiungeva che: “Il 3 settembre le due Brigate non andarono a Fortino, ma pernottarono a Vibonati; continuarono la marcia partendo per tempo, e la sera del 4 furono a Casalnuovo, attraversando in tutte queste marce alte e penosissime montagne.”. Pecorini si riferiva alle brigate Milano e Spinazzi che furono portate da Rustow a Vibonati, dove pernottarono ed in seguito giungevano non al Fortino ma a Casalnuovo. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Sacchi – 8-9 settembre – Lagonegro; 10 settembre – Sapri sul mare; Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri; Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri-Vibanate; Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) Lo stesso giorno 3 la Brigata Puppi s’imbarcava per Sapri, dove approdava alle 11 pom.; l’operazione di sbarco aveva luogo alle 8 ant. del 4. Lo stesso giorno 5 la Brigata Puppi da Sapri, passando per Vibonati, giungeva a Casalinuovo alle 7 pom., etc…. Era di diverso avviso l’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 29-30, in proposito scriveva che: “Dopo circa 3 ore di faticoso tragitto, Garibaldi co’ suoi compagni sbarcarono inaspetatamente verso le 2 pom. del 3 Settembre nell’ampia arenosa spiaggia di Sapri, dove, nel giorno innanzi erano approdate, provenienti da Paola, su 5 vapori, la divisione Rustow e le Brigate Milano e Spinazzi della Divisione Turr, queste proseguirono tosto all’avanguardia dell’esercito meridionale per Casalbuono e Sala per tagliare la via alla Brigata Borbonica del Caldarelli; rimase a Sapri con la sua Divisione il Colonnello Polacco Rustow, il quale scrisse pure le memorie di quella campagna col titolo: ‘La guerra Italiana del 1860’. Garibaldi si fermò in Sapri poche ore in casa del Barone Gallotti, dove volle pranzare assai frugalmente, e quindi, montato un cavallo morello, e seguito pure dal Generale Tur, che aveva incontrato colà, partì per Vibonati, dove passò la notte in casa della patriottica famiglia Del Vecchio. Lungo quella via – dove Garibaldi etc….”. Dunque, Pesce scriveva che Rustow rimase a Sapri e non partì da Sapri diretto a Vibonati il 3 settembre ma restò a Sapri con le sue divisioni. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 112 e ssg., in proposito scriveva che: IV. Sull’imbrunire del giorno 3 Garibaldi montò a cavallo e partì per Vibonati (9), dove ospite l’intera notte della famiglia Del Vecchio. Lì Michele Magnoni, ottenutane licenza, gli presentò i signori De Dominicis e Gennaro Pagano, cui fu dallo stesso comunicato l’ordine dell’ulteriore movimento. Il generale Gandini, comandante della brigata Milano composta di novecento uomini, giunse anch’egli a Vibonati, ma il giorno seguente, volendo spingersi più avanti, ripartì per il passo di Monte Cucuzzo e Casalbuono. Il mattino del giorno 4 settembre (era di martedì), il piccolo seguito del Generale, etc…”. De Crescenzo, a p. 112, nella nota (9) postillava che: “(9) Il Treveljan riferisce invece che il Dittatore sbarcò sulla spiaggia di Sapri e vi passò la notte in una capanna di legno.”. E’ interessante la nota del De Crescenzo che fa notare che lo storico Treveljan non sosteneva la tesi del pernottamento di Garibaldi a Vibonati ma bensì a Sapri. Infatti, George Macaulay Treveljan (….), nel suo “Garibaldi and the making of Italy”, nel 1911, nel capitolo “The march throug Calabria”, a p. 156 e ssg., nel capitolo “In the bay of Sapri”, a p. 157, in proposito scriveva che: Next day the Dictator and Turr’s 1500 men, mostly Milanese, marched up all morning from Sapri by precipitous forest paths to a shoulder of Monte Cocuzzo, and thence descended on the Lagonegro hight-road, along which Caldarelli and his men where retreating. The road here runs at an average level of on 2000 feet. The point where Garibaldi dropped down on it from the west was the wayside tavern of il Fortino. Here, on September 4, he was overtaken by Piola etc…, che tradotto significa:  Nel frattempo Garibaldi attraccò lì e passò la notte in una capanna di paglia sulla spiaggia. Il giorno dopo il dittatore e i 1500 uomini di Turr, per lo più Milanesi, marciarono tutta la mattina da Sapri per sentieri forestali scoscesi fino a una spalla del Monte Cocuzzo, e da lì scesero sulla strada maestra di Lagonegro, lungo la quale Caldarelli e i suoi uomini si stavano ritirando. La strada qui corre a un livello medio di 2000 piedi. Il punto in cui Garibaldi vi scese da ovest era la taverna di strada del Fortino. Qui, il 4 settembre, fu raggiunto da Piola ecc…. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 112, nella nota (9) postillava che: “(9) Il Treveljan riferisce invece che il Dittatore sbarcò sulla spiaggia di Sapri e vi passò la notte in una capanna di legno.”. Dunque, il Treveljan scriveva che Garibaldi non si mosse da Sapri e ivi pernottando. Inoltre, lo stesso Treveljan riferisce con la traduzione di Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 200, riferendosi alla spiaggia di Sapri, in proposito scriveva che: Qualche moderno Lucullo non tarderà ad imitarlo; per allora Garibaldi, sbarcò sulla spiaggia e vi passò la notte in una capanna di paglia.”. Treveljan nell’esporre lo sbarco a Sapri del generale Garibaldi è chiaro: egli scriveva che Garibaldi si pose a riposare in una piccola capanna di paglia non lontana dal posto di sbarco, ovvero l’attuale “banchina delle Camerelle”, ovvero il luogo dove ancora oggi, il località S. Croce, ancora non era stata costruita la “Specola” o “Osservatorio Astronomico” e vi era e si vedeva: A Sapri….Soltanto nell’acqua limpida si possono vedere le rovine dell’antico molo. Si estende dalle fondamenta di un palazzo costruito molto tempo fa da un magnate della Roma Imperiale, che scoprì la bellezza della piccola baia e portò lì l’intero apparato dell’antico lusso, lasciando i meno avventurosi in cerca di piacere a Puteoli e Baia. Qualche moderno Lucullo lo imiterà tra non molto; per allora Garibaldi, sbarcò sulla spiaggia e vi passò la notte in una capanna di paglia. Il giorno dopo egli conduceva i 1500 uomini del Turr, quasi tutti milanesi, fuori di Sapri, portandoli per gli scoscesi viottoli delle macchie fin su uno sprone del Monte Cocuzzo e di là calandoli sulla strada per Lagonegro etc…”. Dunque lo storico Treveljan scriveva che solo il giorno dopo, il 4 settembre, Garibaldi si mosse da Sapri per andare al Fortino del Cervaro e soprattutto Treveljan non parlò mai di Vibonati. Treveljan scriveva chiaramente che: Il giorno dopo egli conduceva i 1500 uomini del Turr, quasi tutti milanesi, fuori di Sapri, portandoli per gli scoscesi viottoli delle macchie fin su uno sprone del Monte Cocuzzo e di là calandoli sulla strada per Lagonegro etc…”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a p. 285, in proposito scriveva che: “Per disporre la brigata Milano non fu necessario molto tempo, da Sapri si iniziò a marciare alle 17, appena giunto Garibaldi il quale si pose alla testa della Colonna.”. Policicchio, a p. 286, riportando il testo, in proposito scriveva: “Alle 5 di mattina del giorno 4 – proseguiamo con Rustow – ripresimo etc…”. Si tratta del testo che Policicchio indica a p. 286, nella nota (38) dove postillava: “(38) E. Porro, La brigata Milano cit., pp. 20-3”. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo di Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 19, in proposito scriveva che il 3 settembre, incontrando Garibaldi sulla spiaggia di Sapri, il Rustow, nelle sue memorie scriveva che: “Dopo breve saluto, mi chiese quanta truppa potessi disporre. – Di 1600 uomini, risposi. – Avete un corpo intieramente organizzato ? – La brigata Milano di 900 a 1000 uomini. – Fete disporre la brigata Milano per la marcia ed avvertitemi quando sarà pronta. Io stesso sarò con voi. Non occorreva gran tempo per disporre la brigata Milano. Alle 5 di matina la marcia fu intrapresa. Tutti gli ufficiali superiori e quelli dello stato maggiore furono provvisti di muli. Ritenni per me l’unico cavallo che si potè trovare; ma non pensate già che fosse un arabo ardente; non era che un grosso e forte cavallo di montagna, avvezzo ad andar sempre di passo o a lento trotto, che faceva un vero martire del suo cavaliere, poichè tra l’altre cose non sapeva procedere se non condotto per la cavezza da un ragazzo a piedi. Discendemmo alla marina di Vibonate per un sentiero orribile, tutto ingombro di sozzure, compiendo una marcia in confronto alla quale è un nonnulla quella descritta dai filologi della Anabasi di Senofonte. Alla marina la colonna fu soffermata onde si potesse raccogliere. Giunse infrattanto Garibaldi accompagnato dal futuro ministro della guerra di Napoli e da alcuni ufficiali, e si mise esso stesso alla colonna. Salimmo per una buona strada il Vallone del Molinello e ci arrampicammo poi sull’altura dove è posta la sparpagliata città di Vibonate, che un tempo si estendeva fino alla baia di Sapri. I miei Milanesi bivaccavano nelle vie di Vibonate. Una quantità di fuochi d’allegria erano stati accesi dagli abitanti lungo la via che sale a quell’eminenza e di notte ci illuminarono anche gli altri angusti viottoli. Alle 5 di mattina del giorno 4, ripresimo la marcia etc…. George Macaulay Treveljan (….), nel suo “Garibaldi and the making of Italy”, nel 1911, nel capitolo “The march throug Calabria”, a p. 156 e ssg., nel capitolo “In the bay of Sapri”, a p. 157, in proposito scriveva che: Next day the Dictator and Turr’s 1500 men, mostly Milanese, marched up all morning from Sapri by precipitous forest paths to a shoulder of Monte Cocuzzo, and thence descended on the Lagonegro hight-road, along which Caldarelli and his men where retreating. The road here runs at an average level of on 2000 feet. The point where Garibaldi dropped down on it from the west was the wayside tavern of il Fortino. Here, on September 4, he was overtaken by Piola etc…, che tradotto significa:  Nel frattempo Garibaldi attraccò lì e passò la notte in una capanna di paglia sulla spiaggia. Il giorno dopo il dittatore e i 1500 uomini di Turr, per lo più Milanesi, marciarono tutta la mattina da Sapri per sentieri forestali scoscesi fino a una spalla del Monte Cocuzzo, e da lì scesero sulla strada maestra di Lagonegro, lungo la quale Caldarelli e i suoi uomini si stavano ritirando. La strada qui corre a un livello medio di 2000 piedi. Il punto in cui Garibaldi vi scese da ovest era la taverna di strada del Fortino. Qui, il 4 settembre, fu raggiunto da Piola ecc…. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzonero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a pp. 299-300, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: “Mentre Turr il 3 settembre di buon mattino partiva per Lagonegro onde ricevere gli ordini di Garibaldi, mentre Rustow si occupava dell’armamento della guardia nazionale dei dintorni, nella misura della provvista d’armi che aveva portate con sè, a mezzodì dalla parte di mare arrivò a Sapri Garibaldi e dopo un breve abboccamento diede ordine a Rustow di marciare la sera stessa alla volta di Vibonate colla brigata Milano, la sola completa, onde occupare in quella località la strada consolare; la brigata Parma doveva seguirla, appena si fosse raccolta a Sapri, e la brigata Bologna appena vi fosse arrivata.”. Il generale Wilhelm (Guglielmo) Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, ( prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “….e dopo breve concerto impartì l’ordine a Rustow di partire quella sera stessa colla brigata Milano, la sola completa, alla volta di Vibonate, per raggiungere per quel sito la strada maestra consolare; doveva seguire la brigata Parma, appena raccolta a Sapri, come pure quella di Bologna subito che vi fosse arrivata. La brigata Milano arrivò tardi nella sera del 3 a Vibonate, etc…”. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a pp. 195-196, in proposito scriveva: “A Sapri, Garibaldi e Bertani trovarono i circa 1600 patrioti sbarcatevi il giorno precedente, a una parte dei quali, precisamente ai 900-1000 uomini della brigata Milano, fu ordinato di mettersi in marcia, intorno alle 17:00 sotto il comando del colonnello Guglielmo Rustow. Il Generale ed il suo ristretto seguito li raggiunsero lungo la via per Vibonati, centro nel quale pernottarono e da dove ripartirono alle 5:00 del mattino successivo (20).”. Moliterni, a p. 196, nella nota (20) postillava: “(20) Cfr. F. Policicchio, Le Camicie rosse nel golfo di Policastro, Fisciano, 2011, pp. 134-137.”. Dunque, Moliterni rifacendosi a Policicchio, scriveva la notizia del pernottamento di Garibaldi a Vibonati. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 824, in proposito scriveva che: Erano circa mille e cinquecento uomini ; cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma ; il resto di questa e tutta la brigata Bologna dovevan fare lo stesso viaggio al più presto possibile. Con quei mille e cinquecento uomini, Türr, la mattina del 2 settembre, disbarcava a Sapri. In questo modo l’avanguardia trovossi quasi di cinque tappe avanti il grosso dell’esercito che marciava da Soveria -Manelli sopra Cosenza per la strada consolare…..Etc….Il giorno 3, Türr partiva per Lagonegro per trovarvi notizie ed ordini di Garibaldi, e Rustow occupavasi dell’armamento della Guardia nazionale del paese; quando inaspettatamente videsi apparire Garibaldi arrivato anch’esso a Sapri per via di mare. A Rustow fu dato ordine di partire la stessa sera con la brigata Milano , la sola veramente completa , per Vibonate. Forte di novecento uomini questa brigata la notte del 3 arrivava a Vibonate, donde spingevasi rapidamente più avanti al di là di Padula.”. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 100, in proposito scriveva che: “….fiume Noce e si fermò nel castello del barone Labanchi di Maratea, in attesa della barca che doveva condurlo a Sapri, dove in effetti giunse verso le ore 14 e dove già il giorno prima erano sbarcate, provenienti da Paola, la divisione Rustow e le Brigate Milano e Spinazzi della Divisione Turr. Si fermò per il pranzo in casa del barone Gallotti; poi si recò a Vibonati e passò la notte in casa della famiglia Del Vecchio. La mattina del 4 settembre, di buon’ora, riprese la marcia verso Torraca; attraversò i boschi del monte Salice e del monte Cocuzzo e giunse nelle prime ore del pomeriggio al Fortino di Lagonegro e si fermò proprio nella taverna nella quale nel 1857 Pisacane prese la decisione che doveva condurlo al vano combattimento sotto le mura della Certosa di S. Lorenzo di Padula e alla tragedia del 2 luglio 1857 a Sanza. La comitiva Garibaldina, a cui si era unito da Sapri anche il Turr, era preceduta dai volontari del Cilento e dai Garibaldini sbarcati a Sapri che fecero echeggiare le valli circostanti di canti patriottici e di grida: “Viva la libertà! Viva l’Unità d’Italia! Viva Garibaldi!”; erano uomini dei campi e delle botteghe, professionisti e impiegati che all’annunzio dell’arrivo del biondo Eroe avevano abbandonato il lavoro ed erano accorsi per unire fremiti di libertà a quelli degli artefici dell’unità d’Italia, per dividere con loro nel periglio i rischi e i sacrifici.”. Antonio Pizzolorusso (…..), nel suo, I martiri per la libertà italiana della provincia di Salerno, Salerno, Tip. Nazionale, 1885, a p. 234, in proposito scriveva che: “Partitosi, il 14 luglio assume il ministero dell’interno, e Garibaldi resosi padrone della Sicilia, passa il Faro il 20 agosto , e ordina a Rustow di congiungersi in Paola al Generale Turr, ed egli imbarcatosi per Sapri li raggiunse il giorno 3 settembre ed ordina al primo d’ inoltrarsi con una brigata verso Vibonati e avanzarsi sulla via consolare. Rustow eseguì perfettamente tali ordini, tagliò la via al generale Caldarelli, che secondo la convenzione di Cosenza si recava a Salerno, e l ‘ indusse a deporre le armi ; ed entrò la sera trionfante in Sala Consilina, pervenendo la dimane ad Eboli, ove fu raggiunto da Garibaldi, che con molta esultanza fu accolto dal…..”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 299-300, in proposito scriveva: Mentre Türr il 3 mattina partiva per Lagonegro onde ricevere gli ordini di Garibaldi, mentre Rüstow si occupava dell’armamento della guardia nazionale dei dintorni, nella misura della provvista d’armi che aveva portate con sè, a mezzodi dalla parte di mare arrivò a Sapri Garibaldi e dopo un breve abboccamento diede ordine a Rüstow di marciare la sera stessa alla volta di Vibonate colla brigata Milano, la sola completa, onde occupare in quella località la strada consolare; la brigata Parma doveva seguirla, appena si fosse raccolta a Sapri, e la brigata Bologna, appena vi fosse arrivata. La brigata Milano arrivò a tarda sera del 3 a Vibonate e raggiunse il 4 il passo di monte Cocuzzo oltrepassando presso Fortino la strada consolare, sulla quale da allora in poi continuò a progredire, mentre le brigate Bologna e Parma la seguivano alla distanza di due e tre giorni di marcia, il grosso dell’armata da quattro fino a sei.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 173, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: “Intanto il Generale Rustow, che si trovava a Sapri, così descrisse l’arrivo di Garibaldi: ….alle 4 pomeridiane….mi trovai etc….Dopo breve saluto, mi chiese di quanta truppa potessi disporre. ‘Di 1600 uomini’ – risposi. – ‘Fate disporre la brigata Milano per la marcia ed avvertitemi quando sarà pronta. Io stesso sarò con voi” (234)….Poi incominciò a marciare da Sapri alle ore 17 ponendosi a capo della colonna, proseguendo per Vibonati.”. La nota (234) è riferita al Policicchio. 150 anni dopo, il deludente Riccardo Finelli (….), nel 2010, nel suo “150 anni dopo – ai quaranta allora sulle tracce di Garibaldi”, a pp. 154-155, in proposito scriveva: “Probabilmente il Generale sbarcò in un punto di questa spiaggia ghiaiosa e questo deve bastarti. Del resto a Sapri rimase poco. Giusto il tempo di scendere dalla scialuppa e poi scappò subito verso l’interno, a Vibonati, dove dormì la sera del 3 settembre. Quindi anche tu punti verso Vibonati, distante appena otto chilometri. Etc… “. E’ molto probabile che il Finelli prima di passare da Sapri non si sia bene documentato. 

RUSTOW E LA BRIGATA MILANO A VIBONATI   

(Fig. n….) – il paese di Vibonati arroccato sulla collina  – foto tratta da Google maps 

Nel 3 settembre 1860, l’arrivo ed il pernottamento a VIBONATI di RUSTOW e GANDINI con i volontari garibaldini della brigata MILANO

Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”,  ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 338-339, in proposito era scritto: Mentre Türr alle 3 della mattina era partito per Lagonegro onde prender gli ordini di Garibaldi, mentre Rüstow era occupato nell’ armamento della guardia nazionale dei dintorni, arrivò Garibaldi nel pomeriggio dalla parte di mare a Capri e dopo breve concerto imparti l’ordine a Rüstow di partire quella sera stessa colla brigata Milano, la sola completa, alla volta di Vibonate , per raggiungere per quel sito la strada maestra consolare; doveva seguire la brigata Parma appena raccolta a Sapri, come pure quella di Bologna subito che vi fosse arrivata. La brigata Milano arrivò tardi nella sera del 3 a Vibonate, e raggiunse il giorno dopo il passo del Monte Cocuzzo , passando a Fortino la strada consolare, su cui marciarono d’allora in poi, mentre lebrigate Bologna e Parma la seguivano a 2 e 3 giorni di marcie, ed il grosso dell’ esercito dai 4 ai 6. Nello stesso giorno 4 settembre arrivò nella strada consolare verso Casalnuovo la brigata Milano forte di 900 uomini circa ; e nel giorno 5 marciò verso Sala passando vicino alla brigata regia Caldarelli.”. Agostino Bertani (….), nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, dove, il Bertani, a pp. 72 e ssg., in proposito scriveva che: Erano su quella spiaggia accampati in buon numero alcuni dei corpi di volontari della legione da me preparata per invadere lo Stato pontificio alla quale, bramosa di misurarsi coll’armi senza esserci sino all’ora riuscita, procurai con ogni sforzo di affrettare sul cammino di Napoli l’incontro col nemico.”. Bertani, proseguendo il suo racconto, nel suo Diario, a p. 72 scriveva che: “Da Sapri, l’indomani, martedì 4 settembre, alle 5 di mattina, coll’istesso gruppo di compagni, più qualcuno del luogo, seguiva anch’io Garibaldi a cavallo per una stretta vallata che i volontari già in cammino facevano tutta echeggiare degli evviva al loro duce e di patriottiche canzoni.”. Dunque, Bertani, un testimone di eccezione, testimoniava che, il giorno prima, 3 settembre 1860: “…per una stretta vallata che i volontari già in cammino facevano tutta echeggiare degli evviva al loro duce e di patriottiche canzoni.”. Bertani, indirettamente confermava la partenza di buona parte dei volontari garibaldini che, su ordine di Garibaldi, prima che egli si muovesse da Sapri, si anticiparono a lui e marciarono verso il Fortino. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 132, in proposito scriveva che: “Garibaldi di là scrisse la mattina stessa al Turr, che approdato a Sapri e che prontamente era andato senza seguito a Lagonegro per sorvegliare le mosse del generale borbonico Caldarelli, così: “Sono giunto qui alle 3 1/2. Io marcerò con la vostra colonna Milano e Spinazzi sino a Fortino, lasciando qui un forte distaccamento. Mandatemi a dire ove si trovi la brigata Caldarelli. In ogni modo speditemi immediatamente notizie vostre a Fortino o venite in quel punto voi stesso. Stesera probabilmente pernotteremo a Vibonati”.. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “….Garibaldi, il quale, giunto a Sapri, ordinava senz’altro al generale Rustow di avanzare con la sua brigata Milano, la prima che in quel momento si trovava già pronta e ordinata, per guadagnare rapidamente la strada consolare. A breve distanza mandò, al seguito di questa avanguardia, la brigata Spinazzi e poi la brigata Puppi…..Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli. Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano alla loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “Così la sera del 3 settembre, il generale Gandini, comandante la brigata Milano, forte di 900 uomini, poteva giungere a Vibonati, ripartire il 4 per il passo di monte Cocuzzo e Castelnuovo, e il 5 marciare su Sala e arrivare ad Eboli il giorno 7, mentre il generale Fabrizi, che aveva raccolto e concentrato nuove forze nel Cilento, le guidava fra il 7 e il 10 settembre a Salerno in varie colonne, rispettivamente comandate da valorosi patrioti: il Guardile, il Galloppo, il Cuzio, il Magnone, il Passero, il De Dominicis.”. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo di Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 19-20-21-22, in proposito scriveva che il 3 settembre, incontrado Garibaldi sulla spiaggia di Sapri, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: Giunse infrattanto Garibaldi accompagnato dal futuro ministro della guerra di Napoli e da alcuni ufficiali, e si mise esso stesso alla colonna. Salimmo per una buona strada il Vallone del Molinello e ci arrampicammo poi sull’altura dove è posta la sparpagliata città di Vibonate, che un tempo si estendeva fino alla baia di Sapri. I miei Milanesi bivaccavano nelle vie di Vibonate. Una quantità di fuochi d’allegria erano stati accesi dagli abitanti lungo la via che sale a quell’eminenza e di notte ci illuminarono anche gli altri angusti viottoli. Alle 5 di mattina del giorno 4, ripresimo la marcia.. Inoltre, sempre il Rustow, nella traduzione del Porro parlando della marcia da Vibonati al Fortino, a p. 22 scriveva che: Potevano essere le 10 e mezza del mattino all’incirca,  quando io coi miei due ufficiali d’ordinanza Antonio Batticozzi e Cesare Comendio, questi un Lombardo, quello un Veronese, etc…”. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzonero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a p. 300, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: “Mentre Turr il 3 settembre di buon mattino partiva per Lagonegro onde ricevere gli ordini di Garibaldi, mentre Rustow si occupava dell’armamento della guardia nazionale dei dintorni, nella misura della provvista d’armi che aveva portate con sè, a mezzodì dalla parte di mare arrivò a Sapri Garibaldi e dopo un breve abboccamento diede ordine a Rustow di marciare la sera stessa per Vibonate colla brigata Milano, la sola completa, onde occupare in quella località la strada consolare; la brigata Parma doveva doveva seguirla, appena si fosse raccolta a Sapri, e la brigata Bologna, appena vi fosse arrivata. La brigata Milano arrivò a tarda sera del 3 a Vibonate e raggiunse il 4 il passo di monte Cocuzzo oltrepassando presso Fortino la strada consolare, sulla quale da allora in poi continuò a progredire, mentre le brigate Bologna e Parma la seguivano alla distanza di due o tre giorni di marcia, il grosso dell’armata da quattro fino a sei. Il 4 settembre, la brigata Milano, forte di circa 900 uomini, er già sulla strada consolare presso Casalnuovo. Il 5 marciava avanti sulle orme della regia brigata Caldarelli verso Sala. Caldarelli avaa fatto alto a Padula onde meglio adempiere la sua capitolazione conchiusa coi Calabresi a Cosenza, per la quale egli non doveva battersi con Garibaldi. Il rapido avanzarsi della brigata Milano lo tagliò fuori da Salerno ed egli capitolò con Garibaldi. Il 6 la brigata Milano marciava sopra Auletta, ed il 7 settembre sopra Eboli. Lo stesso giorno in cui la piccola avanguardia toccava questo punto, il dittatore entrava nella capitale abbandonata da Francesco II.”

Il generale Wilhelm (Guglielmo) Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, ( prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “….impartì l’ordine a Rustow di partire quella sera stessa colla brigata Milano, la sola completa, alla volta di Vibonate, per raggiungere per quel sito la strada maestra consolare; doveva seguire la brigata Parma, appena raccolta a Sapri, come pure quella di Bologna subito che vi fosse arrivata. La brigata Milano arrivò tardi nella sera del 3 a Vibonate, etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 149, riferendosi al telegramma di Garibaldi inviato a Turr, in cui scriveva che: “Generale Turr, Sono giunto qui alle 3 1/2 pom. Io marcerò colla vostra colonna Milano e Spinazzi sino a Fortino….etc…”a p. 150 aggiungeva che: “Il 3 settembre le due Brigate non andarono a Fortino, ma pernottarono a Vibonati; continuarono la marcia partendo per tempo, e la sera del 4 furono a Casalnuovo, attraversando in tutte queste marce alte e penosissime montagne.”. Pecorini si riferiva alle brigate Milano e Spinazzi che furono portate da Rustow a Vibonati, dove pernottarono ed in seguito giungevano non al Fortino ma a Casalnuovo. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a p. 29, in proposito scriveva che: “….dove, nel giorno innanzi, erano approdate, provenienti da Paola, su 5 vapori, la divisione Rustow e le Brigate Milano e Spinazzi della Divisione Turr; queste proseguirono tosto all’avanguardia dell’esercito meridionale per Casalbuono e Sala per tagliare la via alla Brigata Borbonica del Caldarelli; etc…”. Dunque, Pesce scriveva che solo le due brigate garibaldine “la Milano e la Spinazzi della divissione Turr” partirono da Sapri per raggiungere direttamente Casalbuono e Sala Consilina. A questo punto del racconto, Pesce aggiungeva che: “rimase a Sapri con la sua Divisione il Colonnello Polacco Rustow, il quale scrisse pure le memorie di quella campagna col titolo: ‘La guerra Italiana del 1860’.”. La notizia è corretta in parte, perchè è vero che Garibaldi stesso ordinò a Rustow di partire da Sapri con le sue brigate ma non risponde è certo quali fossero, a questo punto le sue brigate che partirono da Sapri prima che Garibaldi lasciasse Sapri. Sappiamo che la brigata “Milano” era comandata da Gandini e sappiamo pure che la brigata “Spinazzi” era comandata dal maggiore Spinazzi. Ma allora, quali erano le brigate condotte da Rustow ?. La cronologia degli eventi, seguendo il racconto di Pesce non ci sembra corretta. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Sacchi – 8-9 settembre – Lagonegro; 10 settembre – Sapri sul mare; Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri; Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri-Vibanate; Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “, e poi aggiunge: “Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri-Vibanate; etc… “. Infatti, da Sapri partì tutta la brigata Milano e parte della Spinazzi (o Parma) con Gandini e Rustow, e poi, in seguito, il 4 settembre 1860, sbarcando a Sapri una buona parte della brigata Spinazzi (o Parma) e Puppi, essi, il 4 settembre ripartirono subito dopo. Stessa versione del Pesce diede Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 409-410, in proposito scriveva che: “Queste forze, dice il Rustow, eran l’intera Brigata “Milano” e alcuni reparti dell “Parma”: il resto aveva dovuto restare al Faro poichè i vapori non erano sufficienti per il trasporto. Componevano la Brigata “Milano” 3 Battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi e il capitano Venuti, e 2 Compagnie di bersaglieri…..La Brigata “Bologna” ed il resto della “Parma” seguirono di lì a qualche giorno e il Rustow dice che quand’egli coi suoi, dopo il Fortino, s’avviò per la consolare, quell’altre truppe dell’antica Divisione Pianciani venivan dietro a due o tre giorni di marcia. Etc…”. Agrati, a p. 409, scriveva che la brigata “Milano”, sbarcata a Sapri, con il Turr che l’aveva portata da Paola, era formata da tre battaglioni di 300 uomini ognuno. Essi erano guidati dai maggiori Montessi e Sessa ed il capitano Venuti. Agrati ci parla anche di De Giorgi o De Giorgis. Sul brigatiere De Giorgis, Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, nell’Indice dei nomi, a p. 629, in proposito scriveva che: “De Giorgis (brigadiere), 467” e, sul Venuti, a p. 635 scriveva: “Venuti….(capitano), 409, 467”. Infatti, Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, parlando dei battaglioni che combatterono la battaglia di Capua, a pp. 467, in proposito scriveva che: “…mentre Rustow muoveva contro Capua con 5300 uomini – lo dice egli stesso – così divisi: 1° La Brigata Eber col reggimento Cossovic: etc…2°. 2 Battaglioni della Brigata Spangaro: 900 uomini etc…3°. La Brigata “Milano” col maggiore De Giorgis; 850 uomini, dei quali però 300 in retroguardia agli ordini del capitano Venuti; 2 Battaglioni disponibili della Brigata Puppi – il 3° del Cattabeni lo vedemmo destinato all’attacco di Cajazzo etc..”. Inoltre, però, Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 409-410, in proposito scriveva pure che: Il Turr imbarcò tutti il 1° settembre e sbarcò a Sapri alle 9 del mattino seguente. Alle 5 del pomeriggio ripartiva da Sapri per via di terra e poco prima del mezzogiorno del 4 settembre era al Fortino dopo aver bivaccato la prima notte a Vibonati ed aver costeggiato poi le falde del monte Cocuzzo.. Agrati scriveva che il generale Turr, sbarcato a Sapri alle 9 del mattin di giorno 2 settembre, ripartiva da Sapri alle 17,00 del pomeriggio “per via di terra” ed il 4 settembre si tovava al Fortino ma “dopo aver bivaccato la prima notte a Vibonati”. L’Agrati, comunque intendesse che Turr avesse dormito a Vibonati la notte del 3 settembre 1860 prima che arrivasse al Fortino il 4, non risponde al vero perchè fu Rustow a dormire a Vibonati con buona parte delle truppe sbarcate a Sapri il 2 settembre. Turr, il 3 settembre, di buon ora di mattino si era allontanato da Sapri, su ordine di Garibaldi ma non era passato da Vibonati. Agrati scrive che Turr si allontanò da Sapri alle 5 del pomeriggio del giorno 3 settembre, mentre Rustow testimoniava che si allontanò da Sapri alle 5 del mattino. Dal racconto del Rustow risulta che fu lui ad essere incaricato di allontanarsi da Sapri per recarsi con una parte della truppa arrivata a Sapri al Fortino o verso la strada Consolare. Inoltre, sempre dal racconto del Rustow risulta che fu lui, e non Turr a bivaccare e a pernottare a Vibonati. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “Intanto in tutto il Vallo di Diano era un continuo passaggio di Garibaldini. La brigate Milano e Spinazzi della divisione Turr, sbarcate a Sapri all’alba del 2 settembre, procedettero per Vibonati e quindi per Casalbuono, etc.. (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a pp. 195-196, in proposito scriveva: “A Sapri, Garibaldi e Bertani trovarono i circa 1600 patrioti sbarcatevi il giorno precedente, a una parte dei quali, precisamente ai 900-1000 uomini della brigata Milano, fu ordinato di mettersi in marcia, intorno alle 17:00 sotto il comando del colonnello Guglielmo Rustow. Il Generale ed il suo ristretto seguito li raggiunsero lungo la via per Vibonati, centro nel quale pernottarono e da dove ripartirono alle 5:00 del mattino successivo (20).”. Moliterni, a p. 196, nella nota (20) postillava: “(20) Cfr. F. Policicchio, Le Camicie rosse nel golfo di Policastro, Fisciano, 2011, pp. 134-137.”. Dunque, Moliterni rifacendosi a Policicchio, scriveva la notizia del pernottamento di Garibaldi a Vibonati. Antonio Pizzolorusso (….), nel suo I martiri per la libertà italiana della provincia di Salerno dall’anno 1820 al 1857 con appendice intorno al moto rivoluzionario del 1860 per Antonio Pizzolorusso, Salerno, Tipografia Nazionale, 1885, si veda l’ed. Ripostes, a pp. 234-235, in proposito scriveva che: “….e Garibaldi resosi padrone della Sicilia, passa il Faro il 20 agosto, e ordina a Rustow di congiungersi in Paola al Generale Turr, ed egli imbarcatosi per Sapri li raggiunse il giorno 3 settembre ed ordina al primo d’ inoltrarsi con una brigata verso Vibonati e avanzarsi sulla via consolare. Rustow esegui perfettamente tali ordini, tagliò la via al generale Caldarelli, che secondo la convenzione di Cosenza si recava a Salerno, e l’indusse a deporre le armi ; ed entrò la sera trionfante in Sala Consilina, pervenendo la dimane ad Eboli, etc…”Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a p. 489, in proposito scriveva che: XLVII. II Dittatore, lasciata Soveria, e conducendo seco soltanto le divisioni Cosenz e Türr, le Guide, i Carabinieri e i Bersaglieri, marciava, come si disse , con incredibile celerità alla volta. di Napoli. Egli arrestavasi a Cosenza poche ore, il tempo necessario per dare a quel governo provvisorio ed a’ suoi generali le istruzioni opportune per le future operazioni di amministrazione e di guerra. In quel punto inoltre divise la sua piccola armata, mandando il generale Turr colla sua divisione a Paola con ordine di raccogliervi i volontari provenienti dall’Isola e di portarsi immediatamente co’ suoi nel rada di Policastro od a Sapri. Col rimanente delle forze, seguendo la angusta valle del Crati, ed oltrepassando a sinistra i villaggi di Rende e Montalto ed a destra l’antica e spaziosa foresta di Sila, slanciavasi sul grande stradale di Tarsia e Spezzano.”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 492-493, in proposito scriveva che: “LIII. – Contemporaneamente la decimaquinta divisione imbarcatasi, a norma delle avute istruzioni, nel piccolo porto di Paola, veleggiava con prospero vento alla volta di Sapri. La numerosa flotta napoletana che stazionava in quelle acque avrebbe agevolmente potuto impedire per mare il trasporto delle truppe italiane: ma sia che non amasse impegnarsi in conflitti o la movessero altre considerazioni si accontentava di seguirne e sorvegliarne in distanza i progetti e le mosse. Nell’ uscire dal porto di Paola il generale Türr scorgendosi di fronte ancorate le navi nemiche, dispose i suoi legni quasi fosse deciso ad accettar la battaglia che i Regii parevano offrirgli. Egli fece allineare le sue barche, insufficienti a resistere, in forma di mezza luna ponendovi ai fianchi ed al centro i tre soli vapori di cui disponeva. L’audacia dei volontari nell’apparecchiarsi ad una lotta cotanto ineguale e sopra un elemento che non era il loro proprio , poteva essere unicamente giustificata dall ‘ esito ; e questo fu lor favorevole . Tosto i Napoletani levarono l’ancora, non già per avanzarsi e combattere , ma per ritrarsi e fuggire davanti un avversario , cui avevano da più mesi imparato a rispettare e a temere. Dopo quell’unico accidente i volontari poterono felicemente compire il viaggio cui il Generalissimo aveva loro indicato. LIV. Türr approdava a Sapri mentre Garibaldi correva sullo stradale di Lagonegro alla Polla. Secondo gli ordini avuti egli doveva raccogliere le diverse frazioni del corpo spedizionario di Luigi Pianciani , e marciare in appresso con sollecitudine, seguendo la valle del Sale o la via di Capaccio, sopra Eboli , gettarsi quindi fra le gole del monte Corvino, e di là , disegnando una curva, inoltrarsi dal lato di San Cipriano e San Severino sulle alture della Cava , donde potesse al momento opportuno intercettare la strada di Nocera e di Napoli. Con tali manovre Garibaldi mirava a rinnovare a Salerno i fatti di Alta Fiumara e Soveria , ed a prendere prigioniero il Re con tutto l’esercito. Il che sarebbe senza fallo avvenuto qualora Francesco II si fosse ostinato a tenere e difendere la sua posizione. LV. La decimaquinta divisione, ingrossata dalle truppe disperse di già appartenenti al corpo di Luigi Pianciani state direttamente da Palermo trasportate a Paola , a Scaléa, a Policastro od a Sapri, sfilava colla massima secretezza e celerità sulla destra dell’esercito regio. A queste forze, già per sè considerevoli , si unirono tosto le bande insurrezionali del paese ed i numerosi distaccamenti dei Calabresi che avevano preceduto la marcia dell’ armata italiana. Con tutti questi corpi riuniti, il generale Türr, riuscendo a girare, come gli era stato ordinato l’estrema sinistra dei Regii, avrebbe potuto seriamente compromettere la loro posizione.”. Antonio Pizzolorusso (….), nel suo I martiri per la libertà italiana della provincia di Salerno dall’anno 1820 al 1857 con appendice intorno al moto rivoluzionario del 1860 per Antonio Pizzolorusso, Salerno, Tipografia Nazionale, 1885, si veda l’ed. Ripostes, a pp. 234-235, in proposito scriveva che: “….e Garibaldi resosi padrone della Sicilia, passa il Faro il 20 agosto, e ordina a Rustow di congiungersi in Paola al Generale Turr, ed egli imbarcatosi per Sapri li raggiunse il giorno 3 settembre ed ordina al primo d’ inoltrarsi con una brigata verso Vibonati e avanzarsi sulla via consolare.”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 824, in proposito scriveva che: Erano circa mille e cinquecento uomini ; cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma ; il resto di questa e tutta la brigata Bologna dovevan fare lo stesso viaggio al più presto possibile . Con quei mille e cinquecento uomini, Türr, la mattina del 2 settembre , disbarcava a Sapri. In questo modo l’avanguardia trovossi quasi di cinque tappe avanti il grosso dell’esercito che marciava da Soveria -Manelli sopra Cosenza per la strada consolare…..Etc….Il giorno 3 , Türr partiva per Lagonegro per trovarvi notizie ed ordini di Garibaldi, e Rustow occupavasi dell’armamento della Guardia nazionale del paese ; quando inaspettatamente videsi apparire Garibaldi arrivato anch’esso a Sapri per via di mare. A Rustow fu dato ordine di partire la stessa sera con la brigata Milano , la sola veramente completa , per Vibonate . Forte di novecento uomini questa brigata la notte del 3 arrivava a Vibonate, donde spingevasi rapidamente più avanti al di là di Padula.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 173, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: “Intanto il Generale Rustow, che si trovava a Sapri, così descrisse l’arrivo di Garibaldi: ….alle 4 pomeridiane….mi trovai etc….Dopo breve saluto, mi chiese di quanta truppa potessi disporre. ‘Di 1600 uomini’ – risposi. – ‘Fate disporre la brigata Milano per la marcia ed avvertitemi quando sarà pronta. Io stesso sarò con voi” (234)….Poi incominciò a marciare da Sapri alle ore 17 ponendosi a capo della colonna, proseguendo per Vibonati.”. La nota (234) è riferita al Policicchio. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 100, in proposito scriveva che: “….fiume Noce e si fermò nel castello del barone Labanchi di Maratea, in attesa della barca che doveva condurlo a Sapri, dove in effetti giunse verso le ore 14 e dove già il giorno prima erano sbarcate, provenienti da Paola, la divisione Rustow e le Brigate Milano e Spinazzi della Divisione Turr. Si fermò per il pranzo in casa del barone Gallotti; poi si recò a Vibonati e passò la notte in casa della famiglia Del Vecchio. La mattina del 4 settembre, di buon’ora, riprese la marcia verso Torraca; attraversò i boschi del monte Salice e del monte Cocuzzo e giunse nelle prime ore del pomeriggio al Fortino di Lagonegro e si fermò proprio nella taverna nella quale nel 1857 Pisacane prese la decisione che doveva condurlo al vano combattimento sotto le mura della Certosa di S. Lorenzo di Padula e alla tragedia del 2 luglio 1857 a Sanza. La comitiva Garibaldina, a cui si era unito da Sapri anche il Turr, era preceduta dai volontari del Cilento e dai Garibaldini sbarcati a Sapri che fecero echeggiare le valli circostanti di canti patriottici e di grida: “Viva la libertà! Viva l’Unità d’Italia! Viva Garibaldi!”; erano uomini dei campi e delle botteghe, professionisti e impiegati che all’annunzio dell’arrivo del biondo Eroe avevano abbandonato il lavoro ed erano accorsi per unire fremiti di libertà a quelli degli artefici dell’unità d’Italia, per dividere con loro nel periglio i rischi e i sacrifici.”. Antonio Pizzolorusso (…..), nel suo, I martiri per la libertà italiana della provincia di Salerno, Salerno, Tip. Nazionale, 1885, a p. 234, in proposito scriveva che: “Partitosi, il 14 luglio assume il ministero dell’interno, e Garibaldi resosi padrone della Sicilia, passa il Faro il 20 agosto , e ordina a Rustow di congiungersi in Paola al Generale Turr, ed egli imbarcatosi per Sapri li raggiunse il giorno 3 settembre ed ordina al primo d’ inoltrarsi con una brigata verso Vibonati e avanzarsi sulla via consolare. Rustow eseguì perfettamente tali ordini , tagliò la via al generale Caldarelli , che secondo la convenzione di Cosenza si recava a Salerno, e l ‘ indusse a deporre le armi; ed entrò la sera trionfante in Sala Consilina, pervenendo la dimane ad Eboli , ove fu raggiunto da Garibaldi , che con molta esultanza fu accolto dal…..”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 299-300, in proposito scriveva: Mentre Türr il 3 mattina partiva per Lagonegro onde ricevere gli ordini di Garibaldi, mentre Rüstow si occupava dell’armamento della guardia nazionale dei dintorni, nella misura della provvista d’armi che aveva portate con sè, a mezzodi dalla parte di mare arrivò a Sapri Garibaldi e dopo un breve abboccamento diede ordine a Rüstow di marciare la sera stessa alla volta di Vibonate colla brigata Milano, la sola completa, onde occupare in quella località la strada consolare; la brigata Parma doveva seguirla, appena si fosse raccolta a Sapri, e la brigata Bologna, appena vi fosse arrivata. La brigata Milano arrivò a tarda sera del 3 a Vibonate e raggiunse il 4 il passo di monte Cocuzzo oltrepassando presso Fortino la strada consolare, sulla quale da allora in poi continuò a progredire, mentre le brigate Bologna e Parma la seguivano alla distanza di due e tre giorni di marcia, il grosso dell’armata da quattro fino a sei.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 299-300, in proposito scriveva: Il 1. settembre arrivò a Paola il general Türr. Il corpo di Rüstow venne per ordine di Garibaldi riunito alla divisione comandata da Türr e dovette, almeno quella porzione che si trovava in Paola ed in quanto bastassero le navi, tornare tosto ad imbarcarsi per Sapri, onde guadagnare ancora più terreno, e così formare la vanguardia di tutta l’armata. La sera del 1° vennero quindi imbarcati circa 1500 uomini, cioè tutta la brigata Milano e porzione della brigata Parma; il resto della brigata Parma doveva venir dietro nel termine possibilmente più breve ed anche la brigata Bologna. doveva essere spedita a Sapri, appena le navi fossero disponibili. Türr stesso accompagnava la spedizione che sbarcò presso Sapri il 2 settembre di buon mattino, ove trovavasi cinque tappe innanzi del grosso dell ‘ armata che si avanzava sulla strada consolare da Soveria-Manelli per Cosenza.”

L’ARRIVO A SAPRI DELLA BRIGATA BOLOGNA O PUPPI

LA BRIGATA PUPPI GIA’ BRIGATA BOLOGNA (comandante colonnello Niccolò PUPPI)

Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La brigata Puppi (divisione del pari di Turr) approdava a Sapri alle 11. pom. del giorno 3; sbarcava alle 8 ant. del giorno 4. Il giorno 5 la stessa brigata passando per Vibonati, giungeva a Casalnuovo alle 7. pom. e riprendeva la marcia per Sala Consilina alle 5 ant. del 6, dove arrivava alle 4 pomeridiane. La brigata Puppi riposava il 7 a Sala Consilina e l’8 si metteva in marcia. accampava ad Auletta, ed il 9 proseguiva per Eboli, ove arrivava alle 5 pom. (p. 709) Il giorno 10 alle 11 ant. giungeva a Salerno la Brigata Puppi, che veniva accolta dalla popolazione con indicibile festa;  l’11 riprendeva la marcia per Nocera, e di là per la ferrovia arrivava a Napoli acquartierandosi a Pizzofalcone.. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “Le brigate Milano e Spinazzi della divisione Turr, sbarcate a Sapri all’alba del 2 settembre, procedettero per Vibonati e quindi per Casalbuono, giugendo a Sala il 5. Seguivano il dittatore. Un’altra brigata della divisione Turr (brigata Puppi) approdata a Sapri la sera del 3, procedendo per lo stesso cammino giunse a Sala il giorno 6. Etc…(2)”. Mazziotti scriveva che: “La Brigata Puppi faceva parte della Division Turr.”. Dunque, la Brigata PUPPI arriverà a Sapri solo il 3 settembre 1860 e da Sapri partirà il 5 settembre marciando e passando per Vibonati per arrivare a Casalnuovo, come corpo a se rispetto a Rustow che già da alcuni giorni era partito da Sapri con la Brigata Milano. Ma vediamo questa Brigata Puppi cosa era. Agli inizi era chiamata Brigata BOLOGNA. Solo in seguito fu denominata Brigata PUPPI, in onore del suo comandante Niccolò Puppi. In seguito, dopo la morte del comandante, dopo il 19 settembre 1860, poichè egli fu ferito in combattimento fu aggregata alla Brigata del colonnello Sacchi. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 455, nella Tavola: “Situazione Numerica della Forza della suddetta Divisione al giorno 6 ottobre 1860”, nelle “Osservazioni”, in proposito scriveva che: “Si cessa di portare in situazione la Brigata Puppi (3), già comandata dal Colonnello dello stesso nome, morto sul campo di battaglia il 19 settembre, che aveva a Capo di Stato Maggiore il capitano Pecorini ed a comandanti di Battaglione i maggiori Catabeni, Ferracini, Bossi e Pontotti, essendo stata sciolta per ordine del Dittatore in seguito alle perdite sofferte sul Volturno e a Cajazzo, e che ridotta ad un solo reggimento passò sotto il comando del tenente colonnello Bossi in forza alla Brigata Sacchi.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 85, in proposito scriveva che: “Oltre alla formazione del battaglione del Montefeltro, al Comitato di Provvedimento (3) si deve la formazione della Brigata Emilia comandata dal Puppi, morto poi eroicamente a Capua, e composta di quattro battaglioni, uno dei quali comandato dal valoroso patriota marchigiano Cattabeni. Questa brigata, inviata al Golfo degli Aranci per fare parte della spedizione Pianciani, fu più tardi incorporata nella divisione Turr e destinata per il suo valore a Capua ed a Caiazzo.”. Dunque, la Brigata Bologna era una delle 4 Brigate che facevano parte dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani, che abbiamo visto arrivare a Palermo, con Garibaldi che li portò dal Golfo degli Aranci. Alberto Dallolio (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille nelle memorie Bolognesi”, Bologna, ed. Zanichelli, 1910, a p. 168, in proposito scriveva: “L’otto Agosto intanto, giorno di grandi e gloriose memorie per la città nostra, il battaglione dei “Cacciatori di Bologna” (1) partiva per Genova sotto gli ordini di Giambattista Cattabeni (2). Il maggiore Cattabeni, di Senigallia, apparteneva ad una famiglia di patriotti, alla quale non disdice il nome attribuitole da un biografo: “i Cairoli delle Marche”. Nel ’48 era etc…”. I “Cacciatori di Bologna” partirono per Genova al comando del maggiore Giambattista Cattabeni, di Senigallia. A Bologna fu organizzatore dei Cacciatori Bolognesi, che avrebbero dovuto partecipare alla liberazione delle Marche, ma a causa della situazione internazionale l’azione venne dirottata in Sicilia, imbarcandosi da Genova per il Sud. Dallolio, a p. 168 scriveva pure che: Il Bertani l’aveva mandato a comandare questo primo battaglione bolognese e a capo di esso si trovò, come ho detto nell’infausta giornata di Caiazzo; Garibaldi premiò il valore, sepur sfortunato, col promuoverlo a colonnello etc…”. Dallolio, a p. 169 scriveva che: I volontari bolognesi andavano a far parte della 4° Brigata comandata dal colonnello Pianciani: etc…”. Dallolio scriveva che, i volontari “Cacciatori di Bologna”, in Sardegna, nel golfo degli Aranci furono aggregati alla 4° Brigata comandata dal colonnello Pianciani. Alberto Dallolio (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille nelle memorie Bolognesi”, Bologna, ed. Zanichelli, 1910, riguardo il colonnello Gandini, che accompagnerà e comanderà la Brigata “Milano” a Paola e poi a Sapri, insieme al Rustow e a Turr, a p. 347, in proposito pubblicò una lettera di Carlo Bertoni (1) a Filippo Stanzani che racconta un episodio al Golfo degli Aranci e, scriveva: “V. Carlo Bertoni (1) a Filippo Stanzani. A bordo del Clipper il Shepherd, a poche miglia da Cagliari il 14 Agosto 1860. “Carissimo Stanzani. Ti scrivo due righe per dar seguito all’altra mia che ti scrissi da Genova domenica mattina alle ore sette. La spedizione era composta di due brigate, una delle quali (comandata dal Colonnello Gandini, la terza) era imbarca sopra il vapore Garibaldi, il quale rimorchiava un grossissimo Clipper Americano chiamato il ‘Shepherd’, a bordo del quale era imbarcata l’altra divisione (la quarta) comandata dal Colonnello Puppi, e della quale fa parte il nostro Battaglione dei Cacciatori di Bologna. Dopo un felice viaggio giungemmo jeri sull’imbrunire al Golfo degli Aranci, nell’Isola di Sardegna, dove ci avevano preceduti moltissimo dei nostri, e dove trovammo altri tre vapori all’ancora, e vedemmo a terra sulla riva molti volontari che si esercitavano. Poco dopo il nostro arrivo giungeva in porto un grosso vapore, il quale, senza gettar l’ancora, veniva a noi vicino, e girava intorno al nostro bastimento…..Il Colonnello Puppi, il bravo Cattabeni, Bassi ed io ci mettemmo sulla sponda etc…”. Dunque, dalla lettera-racconto del Bertoni si evince che il colonnello Gandini, accompagnava i volontari della brigata Milano, imbarcatasi a Genova sul vapore Garibaldi ed il colonnello Puppi accompagnava l’altra Brigata detta “Bologna” che era composta dai “Cacciatori di Bologna”. Dalla lettera del Bertoni, indirizzata a Filippo Stanzani, si evince che le truppe arrivarono nel porto naturale del Golfo degli Aranci in Sardegna il giorno 13 agosto 1860. Partitisi da Genova, arrivarono il 13, dove furono raggiunti da Bertani e da Garibaldi. Alberto Dallolio (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille nelle memorie Bolognesi”, Bologna, ed. Zanichelli, 1910, a pp. 155-156, in proposito scriveva che: “Fra le carte del Comitato etc…Un quarto “Repertorio al ruolo generale dei volontari spediti dal Comitato di provvedimento di Bologna al generale Garibaldi” ha un riepilogo dal quale risulta un numero di 1060, ma 229 di essi sono indicati come duplicati, cosicchè il numero esatto rimarrebbe di 831. Finalmente nel rendiconto finale si parla di 1208 volontari. Tuttavia, se si consideri che in questo numero finale di 1208 sono certamente compresi i volontari della spedizione Sacchi, mandati a Genova il 17 luglio, a richiesta del Cressini e d’accordo, come abbiamo veduto, con la Società Nazionale, dei quali non conosciamo il numero, ma che, avrebbero dovuto essere 300, si può concludere che l’ultima delle cifre indicate rappresenta esattamente il lavoro del Comitato, che fornì per tal modo circa 1200 volontari.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Garibaldi….era costretto ad opporsi alla Spedizione degli Stati Pontifici ed era corso a Cagliari per ritirare sotto il suo comando quel forte corpo di volontari che con tanta cura era stato organizzato militarmente dal colonnello Pianciani coadiuvato da Rustow, mentre l’organizzazione amministrativa era devoluta all’intelligente lavoro dell’Intendente Sanni, coll’assistenza del Commissario di guerra Francesco della Lucia. Questo corpo mutando direzione era da Garibaldi destinato a servire allo sbarco in Calabria. Etc..”Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 88, in proposito scriveva che: “Il Bertani (1) aveva mobilitato circa novemila uomini, organizzati ed armati come nessun’altra spedizione. La spedizione era divisa in 24 battaglioni, (2) più un battaglione di cacciatori con 580 uomini, 120 guide, 220 uomini del genio, 180 di artiglieria e 120 addetti alla Intendenza. Si trattava in tutto di sei brigate: 1° la Genova; 2° la Parma; 3° la Milano; 4° la Bologna; 5° la Toscana; 6° la Abruzzi. Le prime quattro, agli ordini dei rispettivi comandanti colonnelli Eberhardt, Tharrena, Cantini, Puppi, dovevano concentrarsi nel Golfo degli Aranci, per agire sulla costa dello Stato pontificio. Quella Abruzzi, al comando del Caucci, avrebbe dovuto varcare il confine marchigiano, entrare nel Montefeltro, mentre quella Toscana passare nell’Umbria e puntare su Perugia. Per questa spedizione il Mazzini aveva detto al Bertani che “2000 in Toscana, 500 in Romagna erano più che sufficienti; egli contava sull’insurrezione della popolazione etc…”. Maraldi, a p. 88, nella nota (1) postillava: “(1) W. Rustow, La brigata Milano nella Campagna etc…”. Maraldi, a p. 88, nella nota (2) postillava: “(2) L. Pianciani, Dell’andamento delle cose in Italia, Milano, 1860 e Pittaluga, op. cit., p. 127-128 e 129.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 85, in proposito scriveva che: “Oltre alla formazione del battaglione del Montefeltro, al Comitato di Provvedimento (3) si deve la formazione della Brigata Emilia comandata dal Puppi, morto poi eroicamente a Capua, e composta di quattro battaglioni, uno dei quali comandato dal valoroso patriota marchigiano Cattabeni. Questa brigata, inviata al Golfo degli Aranci per fare parte della spedizione Pianciani, fu più tardi incorporata nella divisione Turr e destinata per il suo valore a Capua ed a Caiazzo.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Il Pianciani, …..suggerì come successore al comando il colonnello Rustow. Garibaldi non si oppose, accettò pure le dimissioni, per gli stessi motivi addotti dal Pianciani, del colonnello Tharena e del Gandini delle brigate Milano e Bologna, che furono sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. Le brigate Parma, Bologna, Milano, partirono lo stesso giorno per Milazzo, mentre la Torino, per ordine del Sirtori, stava raggiungendo Giardini girando l’Isola per l’occidente e porsi agli ordini di Bixio, che si apprestava a varcare lo Stretto. Il Bertani giunse a Palermo quando Garibaldi era già partito, e, sempre fermo nell’idea di tentare la diversione, si affrettò a vedere il Pianciani per intendersi con lui.”. Giuseppe Maraldi (…), nel suo “La spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 100, riferendosi al rifiuto dato a Garibaldi dal Pianciani, a Palermo, in proposito scriveva che: “Le brigate, Parma, Bologna, Milano, ….Garibaldi non si oppose, accettò pure le dimissioni, per gli stessi motivi addotti dal Pianciani, del colonnello Tharena e del Gandini delle brigate Milano e Bologna, che furono sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 148, in proposito scriveva che: “…quando giugevano in vista del Golfo degli Aranci, l’Amazone e l’Isera, portanti la Brigata ‘Parma’ (Tharrena), etc….Tharrena però, uomo serio e risoluto, fermavasi….Le altre due brigate, ‘Milano’ (Gandini) e ‘Bologna’ (Puppi), per gli ostacoli già accennati giunsero al convegno soltanto la sera del 13, coi vapori Weasel, Garibaldi, Calatafini e col Clipper Sheaperd.”Sempre Pittaluga, a p. 156 e ssg., in proposito scriveva pure che: “Allora questi fece cortesi saluti ed auguri a Pianciani, il quale nel congedarsi presentò al Dittatore il colonnello Rustow come quello al quale cedeva il comando delle tre brigate, Parma, Milano e Bologna (Tharrena, Gandini, Puppi), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero l’ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo. I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, perchè era stata cambiata la destinazione per la quale eransi impegnati, e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. L’altra brigata Eberhardt,..di recarsi a Giardini agli ordini di Bixio.”Dunque, in questo passaggio il Pittaluga scrive che Tharrena e Gandini si dimisero, ed il comando delle due loro brigate, la “Tharrena” e la “Milano” passarono rispettivamente ai due colonnelli Spinazzi e De Giorgi. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano alla loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”,  ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 337-338, riferendosi al 28 agosto 1860, in proposito scriveva: Nello stesso tempo entrò in azione anche la divisione Rüstow. Ai 26 aprile essa ebbe l’ordine di marciare da Milazzo e Torre di Faro per essere imbarcata. Essendo compiuta la sua organizzazione, si mise in movimento la sera stessa ed arrivò in tre marcie, che servirono nello stesso tempo di esercizio di quelle giovani truppe, per Gesso e Messina nel 28 agosto a Torre di Faro, e nella mattina successiva s’imbarcarono le due brigate Milano e Parma, mancando i legni per la brigata Bologna, per far vela verso il golfo di s. Eufemia. Nel mezzogiorno dello stesso di 29 agosto essendo stato obbligato a sbarcare a Tropea distante circa tre marcie da Soveria – Manelli, per la paura dei capitani di navigli d’ un vapore da guerra napoletano incrociante in quelle acque, che pretendevano aver anche veduto, dovettero quelle due brigate partire da Tropaea in quella notte stessa e nel giorno 30 a mezzodì erano già riunite a Monteleone; andarono di là a Pizzo, s’imbarcarono di nuovo, in quanto bastavano quei navigli facendo vela verso Paola, dove arrivavano nel 31 agosto. Formando……”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 141, in proposito scriveva che: “Lo stesso giorno 26 muovevano da Milazzo per Messina, dopo sette giorni di permanenza in quella città , le brigate Puppi, Milano, Spinazzi ( divisione Türr). La brigata Eber alle ore 8 ant. del 27 era in Rosarno ed accampava al di là del paese. Si rimetteva in marcia alle ore 6 pom. per Mileto dove giungeva alle 11 pom. ed accampava sulla strada di qua del paese; il servizio della guardia del campo, l’avanguardia e la retroguardia veniva prestato durante le marce per turno…..(riferendosi al 28 agosto)…Questo stesso giorno arrivavano in Messina le brigate Puppi, Milano e Spinazzi che soffermavano a Gesso e partivano subito per Torre di Faro. Dal Piano dei sorrisi partiva la colonna Eber il 29 per Maida alle 2 pom. e giungeva la tappa alle 11 di notte, dopo aver fatto una sosta a Fiumara Randaci. Lo stesso giorno 29 giungevano a Torre di Faro le brigate Puppi, Milano e Spinazzi in attesa d’imbarco per passare in Calabria. Le brigate Milano e Spinazzi in questo stesso giorno sbarcarono a Tropea; Etc…”. Dunque, come scrive il Pecorini, la Brigata Puppi, il 29 agosto 1860, dopo essere arrivata a Messina, insieme alle altre brigate dell’ex spedizione Pianciani (Milano e Spinazzi), erano in attesa d’imbarco per la Calabria. A Milazzo, le truppe dell’ex spedizione Pianciani, organizzate dal Bertani furono da Garibaldi aggregate alla 15° Divisione affidata al colonnello Rustow. Dunque, queste due brigate dell’ex spedizione Pianciani prima che fossero portate da Rustow e da Bertani a Paola si trovavano a Milazzo in Sicilia, non molto distanti da Messina e dallo Stretto per le coste della Calabria, dove sbarcarono a Tropea. Queste forze Forse garibaldine, raccolte in precedenza dal Bertani, per via mare raggiunsero le coste della Calabria a Tropea. Da Tropea, in Calabria, marciarono fino a Pizzo dove si imbarcarono per Paola.Ma come vedremo, la brigata Puppi non riuscirà ad imbarcarsi con Rustow per andare a Paola. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, nell’“Allegato II: Riassunto delle Tabelle di Marcia dell’Esercito Meridionale”, a p. 515, riferendosi alla Brigata Milano, che è quella di cui stò parlando, in proprosito scriveva che: “9 agosto Bologna; 10 agosto Ganova; 12 agosto imbarco; 13 agosto Golfo degli Aranci; 15 agosto Cagliari; 18 agosto Palermo; 20 Milazzo; 28 Messina; 29 Torre di Faro; Bagnara; Palmi etc..; 3 settembre Pizzo, imbarco; 3 e 4 a Sapri; 5 Vibonate, Casalinuovo; 6 Sala; 8 Auletta; 10 Salerno; 11 Nocera, etc…”. Dunque, la Brigata Puppi, si muoverà con imbarco da Pizzo per Sapri solo il giorno 3 settembre 1860. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Agostino Bertani (….), nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: Raggiunge Bixio a Giardino, etc…Bertani, giunto che fu a Palermo, radunati con Rustow, secondo gli ordini di Garibaldi, quattomila cinquecento volontari a Milazzo, etc…”. Agostino Bertani (….), nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 448 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Bertani intanto non si smarrì; lasciò la brigata Bologna coll’ordine di ficcarsi nel primo vapore vuoto, e imbarcate le brigate Milano e Parma sul ‘Weisel, Dante, Calabria’ e il Pilo, salì su questo e s’indirizzò per Sant’Eufemia. Ma le sue pene erano tutt’altro che terminate. Alcuni capitani dei vapori e delle barche, etc…Nel bel mezzo dello stretto scende agitato il capitano del Pilo, avvertendo che quello del ‘Calabria’ aveva dato indietro per minaccia di un legno napoletano e ora voleva sbarcare la gente a Tropea. Qui di fatti la sbarcò e voltò prora per la Sicilia. Bertani scende anche lui, combina con Rustow di marciare colle genti sbarcate verso Pizzo e manda questi due telegrammi: “Tropea, 29. Sono qui con quasi tutta la gente. Spero mi segua presto il rimanente. Partiamo per Pizzo ove attendo ordini.”. E all’intendente generale Acerbi: “Tropea, 29. Sono qui con quasi quattromila uomini, m’avvio a Pizzo, mancando mezzi trasporto invierò bagagli per barca costì. Se vuoi corrispondere vieni all’ufficio telegrafico e dimmi ov’è il generale.” Acerbi pronto risponde: “Pizzo, 29. Mandato messo col tuo telegramma in cerca del generale, creduto nei dintorni Tiriolo. Vieni qui come puoi.”. Bertani s’avvia per mare, Rustow per terra.”Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 9, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “I militi radunati a Milazzo , che in tutto ammontavano a 3700, formati dalle brigate Parma, Milano e Bologna, costituivano un rinforzo considerevole pel piccolo esercito di Garibaldi, che in realtà era ben lontano dal raggiungere il numero che i giornali gli attribuivano. La brigata Genova fu trattenuta da Garibaldi per giovarsene in una dimostrazione verso le Calabrie; Etc…”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 11, scriveva pure: “Ma i nostri legni bastarono appena per l’imbarco delle due brigate Milano e Parma, la brigata Bologna dovette restare al Faro. Etc…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano alla loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: Queste forze, dice il Rustow, eran l’intera Brigata “Milano” e alcuni reparti della “Parma”: il resto aveva dovuto restare al Faro poichè i vapori non erano sufficienti per il trasporto. Componevano la Brigata “Milano” 3 Battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi e il capitano Venuti, e 2 Compagnie di bersaglieri.”. Maxime Du Champ (….), nel suo“La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, a p. 117, in proposito scriveva che: “La divisione del generale Turr aveva già oltrepassato lo stretto, escluso la brigata Eber, che, insieme con lo stato maggiore, era in attesa al Faro dei piroscafi che dovevano trasportarla in terraferma.”Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 823, in proposito scriveva che: “La divisione Rustow che trovavasi ancora in Milazzo , il 26 agosto aveva ricevuto l’ordine di marciare verso Torre di Faro per ivi imbarcarsi e muovere alla volta della Calabria. Essa arrivava il 28 a Torre di Faro, e la mattina del 29, le due brigate Milano e Parma s’imbarcarono per dirigersi nel golfo di Sant’Eufemia; la brigata Bologna dovette aspettare sulle coste di Sicilia, perchè i mezzi di trasporto mancavano. Il disbarco non potè aver luogo a Sant’ Eufemia, perchè una fregata napoletana si credeva incrociasse in quelle acque. Le brigale Milano e Parma dovettero disbarcare in Tropea, distante tre giorni di cammino da Soveria-Manelli. La notte stessa partirono; ed il 30 agosto a mezzogiorno erano già riuniti in Monteleone. Di là marciaron sopra Pizzo, dove imbarcaronsi di nuovo per arrivare il di 31 a Paola. Il primo di settembre arrivava a Paola Stefano Türr. Per ordine di Garibaldi il corpo di Rustow veniva riunito alla divisione comandata da Türr ; tutta intiera la divisione ebbe ordine d’imbarcarsi immantinente e di salpare alla volta di Sapri per ispingersi rapidamente avanti e per formare l’avanguardia di tutta l’armata rivoluzionaria. La sera di quello stesso giorno ebbe luogo l’imbarco. Erano circa mille e cinquecento uomini ; cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma; il resto di questa e tutta la brigata Bologna dovevan fare lo stesso viaggio al più presto possibile . Con quei mille e cinquecento uomini, Türr, la mattina del 2 settembre, disbarcava a Sapri. In questo modo l’avanguardia trovossi quasi di cinque tappe avanti il grosso dell’esercito che marciava da Soveria -Manelli sopra Cosenza per la strada consolare.”Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 299-300, in proposito scriveva: “In pari tempo entrò in azione anche la divisione Rüstow. Il 26 agosto essa ebbe ordine di marciare da Milazzo a Torre di Faro onde colà essere imbarcata. Essendone la organizzazione ultimata, partì la stessa sera, ed arrivò in tre marcie, che servirono in pari tempo di esercizio a quelle giovani truppe, per Gesso e Messina , il 28 agosto a Torre di Faro, il 29 mattina per tempo furono imbarcate le due brigate Milano e Parma, mancando navi per la brigata Bologna, e furono dirette al golfo di Sant’Eufemia. Verso mezzodi dello stesso giorno, costrette a sbarcare presso Tropea , distante circa tre tappe da Soveria-Manelli, per la paura che il capitano della nave aveva di un vapore da guerra napoletano che riputavasi incrociare in quelle acque e pretendevasi anzi d’aver veduto, le due brigate si misero la stessa notte in marcia da Tropea, erano il 30 a mezzodì riunite presso Monteleone, di là si recarono al Pizzo, ove furono di nuovo imbarcate, in quanto bastavano le navi, e fecero vela per Paola ove giunsero il 31 agosto. Formando l’ala sinistra dell’armata, colla loro traversata per acqua avevano allora già avanzato di due o tre tappe la vanguardia del grosso dell’esercito, avendo Garibaldi dovuto trattenersi ancora buona parte del 31 agosto nei dintorni di Soveria-Manelli per dare compimento alla capitolazione.”. Dunque, Pecorini scriveva che dopo la morte del colonnello PUPPI nella battaglia del 19 settembre 1860, la Brigata Puppi fu sciolta da Garibaldi perchè ridotta ad un solo reggimento e passò alla Brigata Sacchi, dove vi erano altri ufficiali. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, ecc…, a pp. 259-260 e ssg., in proposito scriveva che: La spedizione comprendeva 7720 uomini di linea organizzato su 24 Battaglioni, etc….Queste sono cifre del Pianciani, alquanto diverse da quelle del Rustow, che però non differiscono di molto e stanno anch’esse a dimostrar l’importanza della spedizione. La quale era costituita da sei Brigate distinte, oltre che con un numero progressivo, col nome della provincia che per ognuna aveva dato il massimo contingente di volontari. Così la 1° Brigata era chiamata ‘Genova’, la 2° ‘Parma’, la 3° Milano, la 4° Bologna, la 5° Toscana, e l’ultima, la 6° Abruzzi. Le prime quattro dovevano imbarcarsi a Genova, ove erano concentrate; le prime due, ch’erano in Toscana, avrebbero invaso gli Stati pontifici ed attirato le truppe papali comandate da Lamoricière. Tale compito era affidato specialmente alla Brigata Abruzzi che sarebbe entrata nelle Marche al comando di Caucci. La brigata ‘Toscana’ comandata dal Nicotera, avrebbe invasa l’Umbria ed assalita Perugia. Le prime 4 agli ordini rispetivamente dei colonnelli Eberhardt, Tharrena, Cantini e Puppi, sarebbero sbarcate sulla costa pontificia presso Montalto. Etc…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 152, in proposito scriveva che: A capo di questi volontari si era posto il colonnello Pianciani, il quale si era scelto il Rustow come capo di stato maggiore. Il primo scaglione partì da Genova nella notte dal 7 all’8 agosto, seguito a breve distanza da altri due, che si imbarcarono rispettivamente a Genova e a Laspezia. Erano in tutto 5 o 6 mila uomini ordinati su quattro brigate, agli ordini dei colonnelli Eberhard, Tarrena, Gandini e Puppi. Una brigata si era formata in Toscana e in Romagna, pronta ad avanzare nel continente al comando di Nicotera.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, in questo passaggio, il Pecorini-Manzoni scriveva che una volta in Sicilia, a Palermo, le truppe della ex spedizione Pianciani, vennero denominate: “Tharena” (poi chiamata Spinazzi), “Milano”, comandata dal Rustow, “Puppi” (poi in seguito chiamata “Sacchi”), la “Nicotera” (poi in seguito chiamata “Spangaro”). Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 152, in proposito scriveva che: Erano in tutto 5 o 6 mila uomini ordinati su quattro brigate, agli ordini dei colonnelli Eberhard, Tarrena, Gandini e Puppi. Una brigata si era formata in Toscana e in Romagna, pronta ad avanzare nel continente al comando di Nicotera.”. Cesari, a p. 155, in proposito scriveva: Così infatti avvenne e dopo pochi giorni di sosta a Golfo Aranci, nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, etc…”. Dallolio continuando il suo racconto, a p. 156, in proposito scriveva che, le truppe condotte da Genova in Sardegna nel golfo degli Aranci, la spedizione cosidetta “Terranova”, “….non partecipano a tutta la prima parte della campagna, poichè quasi tutti arrivarono quando Garibaldi stava per passare, od era già passato, sul continente, nel quale non ebbe per verità gran che a combattere fino a Napoli: ma furono impegnati nei combattimenti successivi: il battaglione comandato dal Cattabeni ebbe parte precipua nel disgraziato fatto d’arme a Caiazzo.”, e poi aggiunge che: “I volontari spediti dal Comitato bolognese avevano assunto il nome di ‘Cacciatori di Bologna’, e furono ordinati in quattro battaglioni, più o meno completi. Il primo, come ho detto, fu comandato dal maggiore Cattabeni: il secondo dal maggiore Luigi Bossi: il terzo dal maggiore Ferdinando Ferracini: il quarto dal capitano ff. di maggiore Giambattista Pantotti, che prima apparteneva al secondo battaglione. Il 1° battaglione, secondo il ruolo che si conserva, aveva la forza di 381 uomini, dei quali 20 ufficiali, 26 sottoufficiali, 31 caporali, 6 trombettieri e 298 cacciatori. Il secondo, come risulta da un ruolo datato da Milazzo, 22 agosto, aveva 16 ufficiali, 21 sottufficiali, 27 caporali, 3 trombettieri e 195 cacciatori: totale 262 uomini. Il terzo, conforme al ruolo datato pure da Milazzo 25 agosto, contava 271 uomini, di cui 8 ufficiali, 23 sottoufficiali, 31 caporali, 5 trombettieri e 204 cacciatori. Il quarto, pure da un ruolo datato da Milazzo, 25 agosto, risulta composto da 11 ufficiali, 23 sottoufficiali, 31 caporali, 5 trombettieri e 204 cacciatori: totale 274 uomini. Ciò darebbe una forza complessiva di 1188 uomini, che corrisponderebbe quasi esattamente a quella dianzi indicata. I quattro battaglioni formavano la brigata Bologna comandata dal colonnello Puppi di Siena, morto poi dinanzi a Capua. Essa fu posta dapprima agli ordini del colonnello Pianciani e fece parte della cosidetta spedizione Bertani del Golfo degli Aranci. Più tardi fu incorporata alla Divisione Turr: decimata a Capua e a Caiazzo, fu sciolta, e la residua forza fu dal Turr aggregata alla brigata Sacchi.”. Dunque, Dallolio scriveva che tra i volontari spediti da Genova nel golfo degli Aranci vi erano i “Cacciatori di Bologna”, i quali arrivati a Palermo diventarono la “Brigata Bologna e poi Puppi”, che era composta da quattro battaglioni che in Sardegna erano al comando del colonnello Puppi di Siena, che poi, in seguito morì a Capua. Nel golfo degli Aranci, la brigata Bologna era comandata dal colonnello Pianciani e fece parte della cosiddetta “spedizione Bertani del golfo degli Aranci” ma quando arrivò a Palermo, Garibaldi, la tolse al comando del Pianciani, che si dimise e,  l’aggregò e la incorporò alla “Divisione Turr”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 454, in proposito scriveva che: “Si cessa di portare in situazione la Brigata Puppi (3), già comandata dal Colonnello Brigatiere dello stesso nome, morto sul campo di battaglia il 19 settembre, che avea a Capo di Stato Maggiore il capitano Pecorini ed a comandante di Battaglione i maggiori Cattabeni, Bossi e Pentotti, essendo stata sciolta dal Dittatore in seguito alle perdite sofferte sul Volturno e a Cajazzo, e che ridotta ad un solo reggimento questo passò sotto il comando del tenente colonnello Bossi in forza alla Brigata Sacchi.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 212, in proposito scriveva: “La brigata Puppi nei combattimenti del 19 agosto sotto Capua e 21 a Caiazzo, ebbe l’onore di trovarsi la più esposta al fuoco etc…brigata senza più il capo perchè morto in battaglia, onde fu che il generale Garibaldi sulla proposta di Turr ne determinò lo scioglimento; con gli uomini di essa formavasi un reggimento comandante tenente colonnello Bossi, che andava a far parte della Brigata Sacchi col seguente ordine del giorno: “Caserta, 27 settembre 1860. Comando generale della 15° Divisione. Dietro disposizione del Ministro della Guerra il comando della brigata Sacchi riceverà sotto i suoi ordini la residuale forza della sciolta brigata Puppi. Firmato Turr.”. La brigata Bologna, o Puppi, fu decimata a Capua e a Cajazzo e quindi, rimastane poche forze essa fu sciolta. Il colonnello Puppi morì a Capua, ucciso da una mitragliata borbonica. Dallolio scriveva pure che dopo la battaglia di Cajazzo, in cui morirono molti della brigata Bologna, “decimata a Capua e a Caiazzo, fu sciolta, e la residua forza fu dal Turr aggregata alla brigata Sacchi.”. La brigata “Bologna” diventò la brigata “Sacchi”.  Infatti, nel 1860, lasciato l’esercito regio per dissidi con i suoi superiori, Bossi corse ad arruolarsi con i volontari di Garibaldi impegnati nella campagna dell’Italia meridionale. Da Wikipedia alla voce “Luigi Bossi” leggiamo che nel 1860, lasciato l’esercito regio per dissidi con i suoi superiori, Bossi corse ad arruolarsi con i volontari di Garibaldi impegnati nella campagna dell’Italia meridionale. Maggiore comandante del 3º Reggimento della Brigata del colonnello Puppi poi verso Caserta sciolta e chiamata Brigata “Sacchi”, Bossi concluse la spedizione con il grado di tenente colonnello. Di lui ha scritto Gualtiero Castellini, Pagine garibaldine (1848-1866). Dalle Memorie del Maggiore Nicostrato Castellini, Torino, Ed. Fratelli Bocca, 1909. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro. La Brigata Eberhardt passò alla 17° Divisione Medici, La Brigata Sacchi continuava a dipendere direttamente dal Quartier Generale principale.”. Sempre da Wikipedia leggiamo che Giambattista Cattabeni, a a Bologna fu organizzatore dei Cacciatori Bolognesi, che avrebbero dovuto partecipare alla liberazione delle Marche, ma a causa della situazione internazionale l’azione venne dirottata in Sicilia, imbarcandosi da Genova per il Sud. Erano ufficiali di Puppi, il PECORINI, Capo di Stato Maggiore, e i Comandanti di Battalione, il maggiore CATABENI, FERRACINI, BOSSI, e PENTOTTI. Dunque, il Capo di Stato Maggiore della Brigata era PECORINI, ovvero l’autore del testo Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”. Da Wikipedia alla voce “Luigi Bossi” leggiamo che nel 1860, lasciato l’esercito regio per dissidi con i suoi superiori, Bossi corse ad arruolarsi con i volontari di Garibaldi impegnati nella campagna dell’Italia meridionale. Maggiore comandante del 3º Reggimento della Brigata del colonnello Puppi, in seguito, a Caserta passata alla Brigata “Sacchi”, Bossi concluse la spedizione con il grado di tenente colonnello. Da Wikipedia apprendiamo che La “Brigata Puppi” era un’unità militare dell’epoca risorgimentale che combatté a fianco di Giuseppe Garibaldi. Fu così chiamata in onore del suo comandante, il generale Niccolò Puppi, che morì combattendo con coraggio. Questa brigata, dopo aver subito perdite significative in battaglia, venne aggregata a un’altra unità, e la sua memoria è legata alle imprese garibaldine. Comandante: Generale Niccolò Puppi, che fu ferito a morte in combattimento. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 432, in proposito scriveva che: (Documento 61) Brigata Sacchi 1° Reggimento. Vaccheria, presso S. Leucio, oggi 15 settembre 1860. Alle ore due dopo mezzanotte il tenente Ferrabini Alessandro con una pattuglia etc…Il Luogotenente Colonnello L. Winkler.”. Dunque, in questo documento che riguarda la Brigata Sacchi del 1° Reggimento si cita il tenente FERRABINI ALESSANDRO. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 434, in proposito scriveva che: (Documento 63) 15° Divisione Turr Brigata Puppi, Caserta, 16 settembre 1860. Sia lode al maggiore Ferracini, al capitano Tessera, etc…Firmato Puppi.”. Dunque, in questo documento, il colonnello PUPPI, cita il maggiore FERRACINI e il capitano TESSERA. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 436, in proposito scriveva che: (Documento 66) Al Signor genrale Turr. S. Leucio, sera, 18 settembre 1860. In questa mattina con due compagnie della Brigata Puppi…etc…Vidimmo invece venire il 2° Reggimento della brigata Sacchi. Ho comunicato al Sig. colonnello Pellegrini che lo comanda la parola d’ordine e di campo. Dietro istruzioni del maggiore Ferracini etc…Firmato Alessandro DE-Bianchi Capitano della 1° Compagnia 3° Battaglione.”. Dunque, in questo documento indirizzato al generale Turr, il capitano della 1° Compagnia, 3° Battaglione, della Brigata PUPPI, il Capitano ALESSANDRO DE-BIANCHI, citava il colonnello PELLEGRINI che comandava il 2° Reggimento della Brigata SACCHI e citava il maggiore FERRACINI della Brigata sua Puppi.

Nel 3 settembre 1860, a Sapri, lunedì, alle ore 23, proveniente da Pizzo, l’arrivo della Brigata PUPPI (ex Brigata “BOLOGNA” dell’ex spedizione Bertani-Pianciani) nella rada di Sapri. La brigata fu trasportata da Paola con il vapore “Elvetie”. La Brigata Puppi si mosse da Sapri alle 8 del mattino del giorno 4 e da lì marciò passando da Vibonati il giorno 4 settembre 1860 

Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”,  ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 338-339, in proposito era scritto: Mentre Türr alle 3 della mattina era partito per Lagonegro onde prender gli ordini di Garibaldi, mentre Rüstow era occupato nell’ armamento della guardia nazionale dei dintorni, arrivò Garibaldi nel pomeriggio dalla parte di mare a Capri e dopo breve concerto imparti l’ordine a Rüstow di partire quella sera stessa colla brigata Milano, la sola completa, alla volta di Vibonate, per raggiungere per quel sito la strada maestra consolare; doveva seguire la brigata Parma appena raccolta a Sapri, come pure quella di Bologna subito che vi fosse arrivata. La brigata Milano arrivò tardi nella sera del 3 a Vibonate, e raggiunse il giorno dopo il passo del Monte Cocuzzo, passando a Fortino la strada consolare, su cui marciarono d’allora in poi, mentre lebrigate Bologna e Parma la seguivano a 2 e 3 giorni di marcie, ed il grosso dell’ esercito dai 4 ai 6.”. Dunque, Rustow raccontava che le Brigate Bologna e Parma seguivano le altre due Brigate a 2 o 3 giorni di distanza. Infatti, le due Brigate garibaldine, la Bologna (Puppi) e l’altra porzione della Brigata Parma, arrivarono dopo a Sapri e da lì marciarono per Casalnuovo. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La brigata Puppi (divisione del pari di Turr) approdava a Sapri alle 11. pom. del giorno 3; sbarcava alle 8 ant. del giorno 4. Il giorno 5 la stessa brigata passando per Vibonati, giungeva a Casalnuovo alle 7. pom. e riprendeva la marcia per Sala Consilina alle 5 ant. del 6, dove arrivava alle 4 pomeridiane. La brigata Puppi riposava il 7 a Sala Consilina e l’8 si metteva in marcia. accampava ad Auletta, ed il 9 proseguiva per Eboli, ove arrivava alle 5 pom. (p. 709) Il giorno 10 alle 11 ant. giungeva a Salerno la Brigata Puppi, che veniva accolta dalla popolazione con indicibile festa;  l’11 riprendeva la marcia per Nocera, e di là per la ferrovia arrivava a Napoli acquartierandosi a Pizzofalcone.. Dunque, Lacava scriveva che la Brigata Puppi (ex Bologna), al comando del colonnello Puppi, arrivava nel porto di Sapri la sera, alle 23,00 del giorno 3 settembre 1860 e, solo il giorno 4 settembre 1860 sbarcava sull’arenile di Sapri alle 8 del mattino. La Brigata Puppi restò a Sapri fino al 5 settembre 1860 quando, passando per Vibonati, alle ore 19,00 arrivava a Casalnuovo da dove, alle 5 dl mattino del 6 sttemb 1860 ripartiva e riprendeva la marcia per Sala Consilina. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a p. 704, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La brigata Puppi (divisione del pari di Turr)….Il giorno 5 la stessa brigata passando per Vibonati, giungeva a Casalnuovo alle 7. pom…”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 170, in proprosito scriveva che: “…entravano in Napoli (dal 10 al 12 settembre) dopo aver percorso le marce e traversate di mare descritte in appendice (1) le altre Brigate della sua Divisione, cioè Eber, Puppi e Spangaro.. Pecorini-Manzoni, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) Lo stesso giorno 3 la Brigata Puppi s’imbarcava per Sapri, dove approdava alle 11 pom.; l’operazione di sbarco aveva luogo alle 8 ant. del 4. Lo stesso giorno 5 la Brigata Puppi da Sapri, passando per Vibonati, giungeva a Casalinuovo alle 7 pom., e riprendeva la marcia per Sala Consilina alle 5 ant., del 6, dove arrivava alle 4 pom. La Brigata Puppi riposava il 7 a Sala Consilina, e l’8 si metteva in marcia: accampava ad Auletta, ed il 9 proseguiva per Eboli…..Il giorno 10 alle 11 ant. giungeva a Salerno la Brigata Puppi che veniva accolta dalla popolazione con indicibile festa; l’11 riprendeva la marcia per Nocera, e di là per la ferrovia arrivava in Napoli acquartierandosi a Pizzofalcone.. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Sacchi – 8-9 settembre – Lagonegro; 10 settembre – Sapri sul mare; Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri; Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri-Vibanate; Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) Lo stesso giorno 5 la Brigata Puppi da Sapri, passando per Vibonati, giungeva a Casalinuovo alle 7 pom., etc…. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “Le precedenti incertezze, e poi questa decisione, non potevano che facilitare notevolmente le operazioni di Garibaldi, il quale, giunto a Sapri, ordinava senz’altro al generale Rustow di avanzare con la sua brigata Milano, la prima che in quel momento si trovava già pronta e ordinata, per guadagnare rapidamente la strada consolare. A breve distanza mandò, al seguito di questa avanguardia, la brigata Spinazzi e poi la brigata Puppi……Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli. Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano alla loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione. Nello stesso tempo procedevano direttamente per Napoli, dopo aver preso imbarco a Paola, le altre due brigate di Eber e di Corrao. In grazia di questi movimenti, Garibaldi, nella sua avanzata da Cosenza in poi, veniva ad accrescere successivamente le sue forze con gli altri aiuti che gli venivano dal mare, fortunatamente indisturbati per l’astensione, di cui più volte si è fatto cenno, della marina borbonica.”. Cesari scriveva che Garibaldi, a Sapri, dopo aver ordinato al colonnello Rustow di avviarsi con la sola sua Brigata Milano “A breve distanza mandò, al seguito di questa avanguardia, la brigata Spinazzi e poi la brigata Puppi…. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzozero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a pp. 299-300, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: “…Garibaldi, ….diede ordine a Rustow di marciare la sera stessa alla volta di Vibonate colla brigata Milano, la sola completa, onde occupare in quella località la strada consolare; la brigata Parma doveva seguirla, appena si fosse raccolta a Sapri, e la brigata Bologna appena vi fosse arrivata.”. Il generale Wilhelm (Guglielmo) Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, ( prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “Mentre Turr alle 3 della mattina era partito per Lagonegro onde prendere gli ordini di Garibaldi, mentre Rustow era occupato nell’armamento della guardia nazionale dei dintorni, arrivò Garibaldi nel pomeriggio dalla parte di mare a Capri e dopo breve concerto impartì l’ordine a Rustow di partire quella sera stessa colla brigata Milano, la sola completa, alla volta di Vibonate, per raggiungere per quel sito la strada maestra consolare; doveva seguire la brigata Parma, appena raccolta a Sapri, come pure quella di Bologna subito che vi fosse arrivata. La brigata Milano arrivò tardi nella sera del 3 a Vibonate, e raggiunse il giorno dopo il passo del Monte Cocuzzo, passando a Fortino la strada consolare, su cui marciarono d’allora in poi, mentre le brigate Bologna e Parma la seguivano a 2 o 3 giorni di marcie, ed il grosso dell’esercito dai 4 ai 6. Etc…”. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzozero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzozero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a p. 300, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: “Mentre Turr il 3 settembre di buon mattino partiva per Lagonegro onde ricevere gli ordini di Garibaldi, mentre Rustow si occupava dell’armamento della guardia nazionale dei dintorni, nella misura della provvista d’armi che aveva portate con sè, a mezzodì dalla parte di mare arrivò a Sapri Garibaldi e dopo un breve abboccamento diede ordine a Rustow di marciare la sera stessa per Vibonate colla brigata Milano, la sola completa, onde occupare in quella località la strada consolare; la brigata Parma doveva doveva seguirla, appena si fosse raccolta a Sapri, e la brigata Bologna, appena vi fosse arrivata. La brigata Milano arrivò a tarda sera del 3 a Vibonate e raggiunse il 4 il passo di monte Cocuzzo oltrepassando presso Fortino la strada consolare, sulla quale da allora in poi continuò a progredire, mentre le brigate Bologna e Parma la seguivano alla distanza di due o tre giorni di marcia, il grosso dell’armata da quattro fino a sei. Il 4 settembre, la brigata Milano, forte di circa 900 uomini, era già sulla strada consolare presso Casalnuovo. Il 5 marciava avanti sulle orme della regia brigata Caldarelli verso Sala. Caldarelli aveva fatto alto a Padula onde meglio adempiere la sua capitolazione conchiusa coi Calabresi a Cosenza, per la quale egli non doveva battersi con Garibaldi. Il rapido avanzarsi della brigata Milano lo tagliò fuori da Salerno ed egli capitolò con Garibaldi. Il 6 la brigata Milano marciava sopra Auletta, ed il 7 settembre sopra Eboli. Lo stesso giorno in cui la piccola avanguardia toccava questo punto, il dittatore entrava nella capitale abbandonata da Francesco II.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “Le brigate Milano e Spinazzi della divisione Turr, sbarcate a Sapri all’alba del 2 settembre, procedettero per Vibonati e quindi per Casalbuono, giugendo a Sala il 5. Seguivano il dittatore. Un’altra brigata della divisione Turr (brigata Puppi) approdata a Sapri la sera del 3, procedendo per lo stesso cammino giunse a Sala il giorno 6. Etc…(2)”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Mazziotti scriveva che il 3 settembre, probabilmente proveniente da Paola, sbarcò a Sapri un’altra Brigata della Divisione Turr, la Puppi. Questa brigata, la “Puppi”, appena arrivata e riunitasi tutta a Sapri, da lì, “procedettero”, il 4 settembre 1860 iniziò a marciare passando per Vibonati ed arrivò ad Auletta il giorno 6 settembre 1860. L’ufficiale borbonico Ludovico Quandel-Vial (….), che nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 3 settembre, a p. 576 ed in proposito scriveva che: “3 Settembre…Alle 11 (p.m.) giungono nelle acque di Sapri bastimenti di trasporto a vapore aventi a bordo le truppe componenti la Brigata Puppi garibaldina. Da Sapri fa rotta per Napoli il vapore da guerra sardo la Dora per riportarvi l’amico del Generale Garibaldi.”. Quandel-Vial (….), a p. 577, in proposito scrive pure: “4 Settembre…..Alle 8 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul vapore Brésil giunge nelle acque di Sapri, ed ecco ciò che trovo scritto nel Giornale di lui. “Quivi ho trovato 5 vapori Garibaldini 2 o 3 brigantini mercantili. La truppa Garibaldina sbarcata il giorno precedente e la mattina, compresa l’altra trasportata dall’Elvetie si fa ammontare a 8 o 9000 uomini. Etc…”. Dunque, il capitano di Stato Maggiore Piemontese, Garzia aveva annotato sul suo “Giornale di Bordo” della nave francese “Brésil” con cui era arrivato a Sapri, che il 4 settembre 1860 trovò nel porto di Sapri “5 vapori Garibaldini” e “2 o 3 brigantini mercantili” (37), etc…”. La notizia proviene dall’ufficiale borbonico Ludovico Quandel-Vial (….), che nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 577 ed in proposito scriveva che: “4 Settembre…Alle 8 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul vapore Brésil giunge nelle acque di Sapri, ed ecco ciò che trovo scritto nel Giornale di lui. “Quivi ho trovato cinque vapori Garibaldini 2 o 3 brigantini mercantili. La truppa Garibaldina sbarcata il giorno precedente e la mattina, compresa l’altra trasportata dall”Elvetie’ si fa ammontare a 8 o 9000 uomini. Etc…”. Dunque, l’ufficiale borbonico Ludovico Quandel-Vial (….), trovò scritto nel “giornale di bordo” del capitano Garzia che, il 4 settembre 1860 era arrivato nel porto di Sapri con la sua nave “Brésil”: Quivi ho trovato cinque vapori Garibaldini 2 o 3 brigantini mercantili. La truppa Garibaldina sbarcata il giorno precedente e la mattina, compresa l’altra trasportata dall”Elvetie’ si fa ammontare a 8 o 9000 uomini. Etc…”.  Dunque, l’ufficiale borbonico trovò annotato nel “Giornale di bordo” del capitano piemontese Garzia che, a Sapri, il 4 settembre 1860 aveva trovato nel porto, cinque vapori Garibaldini e due o tre brigantini mercantili, tra cui l’“Elvetie”, arrivati il “giorno precedente” a Sapri, con la “truppa Garibaldina sbarcata il giorno precedente”, aggiungendo che la truppa garibaldina sbarcata il 2 e il 3 settembre 1860 a Sapri, “…..si fa ammontare a 8 o 9000 uomini.”. Riguardo la “truppa Garibaldina sbarcata il giorno precedente e la mattina, compresa l’altra trasportata dall”Elvetie’ etc….”, dunque, il vapore “Elvetie” è probabile che si tratti del vapore che aveva trasportato la brigata garibaldina Puppi. Ludovico Quandel-Vial, a p. 576, in proposito scriveva: “3 Settembre….Alle 11 (p.m.) giungono nelle acque di Sapri bastimenti di trasporto a vapore aventi a bordo le truppe componenti la brigata Puppi garibaldina.”. Dunque, vero è che che tra le due notizie non vi è collegamento, una riguarda l’approdo della truppa della brigata Puppi il 3 settembre e l’altra riguarda la generica notizia che il 4 settembre il capitano Garzia trovò a Sapri la “Elvetia”. Stessa osservazione fa lo storico calabrese Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), che, a p. 203 e ssg., in proposito scriveva che: “…trovò “5 vapori Garibaldini” e “2 o 3 brigantini mercantili” (37) probabilmente gli stessi dai quali, la mattina del 2 settembre, erano sbarcate la brigata Milano e parte della brigata Parma e, alle 23:00 settembre, la sopraggiunta brigata Puppi.”. Secondo il Ludovico Quandel-Vial (….), il capitano Garzia, annotò che nel porto di Sapri vi erano ormeggiate 5 ai 6 navi, tra cui la Elvetie.  Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), che, a p. 203 e ssg., in proposito scriveva che: Un consistente indizio, in tal senso è contenuto in alcuni brani del “giornale” redatto dal “Capitano di Stato Maggiore Garzia”, il quale, alle 18:00 del 3 settembre si imbarcò a Napoli sul vapore di commercio francese ‘Brésil’, “al Servizio del Real Governo” con il compito “di toccare gli approdi da Sapri verso Sud” e prendere a bordo gli “Uffiziali, soldati e Impiegati governativi” che si avesse trovato (36). A Sapri, dove attraccò  alle 8:00 del 4 settembre, il ‘Brésil’ trovò “5 vapori Garibaldini” e “2 o 3 brigantini mercantili” (37) probabilmente gli stessi dai quali, la mattina del 2 settembre, erano sbarcate la brigata Milano e parte della brigata Parma e, alle 23:00 settembre, la sopraggiunta brigata Puppi. Ma quel che è più interessante ai fini della presente indagine è quanto il capitano Garzia annotò il 5 settembre: “(….) Garibaldi pare abbia avuto ordine da Torino d’accellerare la marcia sopra Napoli. In effetti un vapore sardo l’ho incontrato il dì 4 arrivando a Sapri, che da quivi ritornava verso Napoli da dove era venuto la sera precedente (38).”. Moliterni, a p. 203, nella nota (36) postillava: “(36) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Napoli, 1900, p. 576.”. Moliterni, a p. 203, nella nota (37) postillava: “(37) Ivi, p. 577.”. Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 577 ed in proposito scriveva che: “Le brigate garibaldine Milano e Spinazzi: “per tempo”, partono da Vibonati alla volta di Casalnuovo….All’alba, etc…All’istess’ora s’intraprende nelle acque di Sapri l’operazione del disbarco della Brigata garibaldina Puppi.”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 580 ed in proposito scriveva che: “Alle 10 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul vapore Brésil riprende la rotta verso il Sud per proseguire la ricevuta missione. A mezzodì il Brésil giunge nelle acque di Amantea e dopo breve sosta si pone in traccia di un Paranzello sul quale ha saputo esservi Uffiziali e soldati. Alla punta dei rinfreschi difatto incontra il bastimento e prende a bordo del Brésil 14 Uffiziali e 21 soldati del 5° battaglione Cacciatori. Nel Giornale del Capitano leggesi: “Alle ore 10 (a.m.) partito verso Amantea dove sono giunto alle 12 (m.). Posto poco dopo in traccia del paranzello con gli Uffiziali e soldati del 5° cacciatori, che ho incontrato verso la punta dei rinfreschi e preso 14 Uffiziali e 21 soldati”. Poi il vapore fa rotta per Maratea. A sera (così trovo indicato) le Brigate Garibaldine Milano e Spinazzi arrivano a Casalnuovo, ove da più ore trovasi il Generale Garibaldi e vi rimarrà la seguente notte. Alle 7 (p.m.) giunge a Vibonati la Brigata garibaldina Puppi. Alle 8 (p.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia perviene nelle acque di Maratea e scrive nel suo Giornale: “Ritorniamo a Maratea ed imbarcati 14 individui di truppa, quindi partito da Paola.”. Poi trovo scritto: “Alle 10 (p.m.) partito da Paola.”. 5 settembre. All’alba la brigata garibaldina Puppi è in marcia da Vibonati alla volta di Casalnuovo.”. Dunque, questo passaggio dell’ufficiale borbonico Ludovico Quandel-Vial (….), che, leggendo il “Giornale di bordo” della nave “Brésil” redatto dal Capitano di Stato Maggiore Garzia che “fa rotta per Maratea”, trova scritto che: A sera (così trovo indicato) le Brigate Garibaldine Milano e Spinazzi arrivano a Casalnuovo, ove da più ore trovasi il Generale Garibaldi e vi rimarrà la seguente notte. Alle 7 (p.m.) giunge a Vibonati la Brigata garibaldina Puppi.”. Dunque, il capitano Garzia annotava nel suo Giornale di bordo che la brigata Puppi era arrivata alle 7 di pomeriggio (19,00) a Vibonati. Ludovico Quandel-Vial, a p. 579, riferendosi al giorno 4 settembre 1860 aveva già scritto: “Poco dopo Piola parte pel mezzogiorno ed il Generale Garibaldi si rimette in carrozza coi suoi seguaci indirizzandosi a Casalnuovo. La Brigatta Puppi è in marcia da Sapri per Vibonati alla volta di Casalnuovo.”Inoltre, il Quandel-Vial, a p. 580 aggiunge: “Alle 8 (p.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia perviene nelle acque di Maratea e scrive nel suo Giornale: “Ritorniamo a Maratea ed imbarcati 14 individui di truppa, quindi partito da Paola.”. Poi trovo scritto: “Alle 10 (p.m.) partito da Paola.”. 5 settembre. All’alba la brigata garibaldina Puppi è in marcia da Vibonati alla volta di Casalnuovo.”. Dunque, l’ufficiale borbonico Quandel-Vial, a p. 580 scriveva che il 5 settembre 1860, “all’alba”, la brigata Puppi si era partita da Vibonati alla volta di Casalnuovo.  Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: La Brigata “Bologna” ed il resto della “Parma” seguirono di lì a qualche giorno e il Rustow dice che quand’egli coi suoi, dopo il Fortino, s’avviò per la consolare etc…”.  Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 111 e ssg., in proposito scriveva che: III….Alba del giorno precedente v’era approdato il generale Rustovv con le brigate Milano e Spinazzi. Il Dittatore gli ordinò di avanzare con la prima brigata composta da novecento uomini, la sola veramente completa, per Vibonati, donde avrebbe proseguito per Padula. Mandò poi, a breve distanza, le brigate Spinazzi e Puppi.”. Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 57, in proposito scriveva che: A Sapri comunque erano già sbarcati il giorno prima il generale Rustow e le brigate Milano e Spinazzi. Garibaldi ordinò alla prima, composta da 900 uomini, di portarsi a Vibonati e successivamente proseguire per Padula, poi inviò, a breve distanze dalle prime, le brigate Puppi e Spinazzi. Il Turr concentrò tutte queste forze a Sapri (oltre 1500 uomini) per portarsi in avanti con rapidità e aiutare l’Eroe e l’esercito meridionale.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, di Rossi Luigi, ed. Plectica), a pp. 299-290, in proposito scriveva che: “A Sapri, vi concentrarono le brigate Milano, Spangaro, Sacchi. La prima era, abbiamo visto, proveniente da Paola; la seconda giungeva a Sapri da Palermo e da Sapri fu licenziata per Salerno il sei settembre; la terza giungeva a piedi da Spadafora, in provincia di Messina e solo l’otto settembre, a Lauria, seppe dell’arrivo di Garibaldi a Napoli. Da Sapri proseguì direttamente per Napoli. Il generale Gaetano Sacchi lascia memoria che a Lauria: etc…”. Quì il Policicchio, a p. 290 trascrive un passo del racconto del testo in nota (45) dove egli, a p. 290 postillava: “(45) R. Soriga, Dalle memorie di Gaetano Sacchi (1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, marzo-giugno, 1913, pp. 37-38″. Come ho scritto in precedenza, la Brigata Puppi, la brigata comandata dal colonnello Puppi di Siena, fu aggregata a quella del maggiore Sacchi solo in seguito ai fatti di Capua. Dunque, è vero ciò che scrive Policicchio che “A Sapri, vi concentrarono le brigate Milano, Spangaro, Sacchi.“, ma egli dimentica la Brigata Puppi o Bologna che arriverà a Sapri, insieme a parte della brigata Parma, il 3 settembre 1860 e le cui poperazioni di sbarco finiranno giorno 4 settembre 1860 quando si avvierà, giorno 5 settembre a Vibonati per ragiungere Rustow a Casalnuovo.  Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 576 ed in proposito scriveva che: “3 Settembre….Alle 11 (p.m.) giungono nelle acque di Sapri bastimenti di trasporto a vapore aventi a bordo le truppe componenti la Brigata Puppi garibaldina. Da Sapri fa rotta per Napoli il vapore da guerra sardo la Dora per riportarvi l’amico del Generale Garibaldi.”

Nel 4 settembre 1860, a Sapri, alle 8 del mattino si concludevano le operazioni di sbarco della Brigata “PUPPI” (ex “BOLOGNA”) 

Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzozero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzozero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a p. 300, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: “…diede ordine a Rustow di marciare la sera stessa per Vibonate colla brigata Milano, la sola completa, onde occupare in quella località la strada consolare; la brigata Parma doveva seguirla, appena si fosse raccolta a Sapri, e la brigata Bologna, appena vi fosse arrivata. La brigata Milano arrivò a tarda sera del 3 a Vibonate e raggiunse il 4 il passo di monte Cocuzzo oltrepassando presso Fortino la strada consolare, sulla quale da allora in poi continuò a progredire, mentre le brigate Bologna e Parma la seguivano alla distanza di due o tre giorni di marcia, il grosso dell’armata da quattro fino a sei.”. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La brigata Puppi (divisione del pari di Turr) approdava a Sapri alle 11. pom. del giorno 3; sbarcava alle 8 ant. del giorno 4. Il giorno 5 la stessa brigata passando per Vibonati, giungeva a Casalnuovo alle 7. pom. e riprendeva la marcia per Sala Consilina alle 5 ant. del 6, dove arrivava alle 4 pomeridiane. La brigata Puppi riposava il 7 a Sala Consilina e l’8 si metteva in marcia. accampava ad Auletta, ed il 9 proseguiva per Eboli, ove arrivava alle 5 pom. (p. 709) Il giorno 10 alle 11 ant. giungeva a Salerno la Brigata Puppi, che veniva accolta dalla popolazione con indicibile festa;  l’11 riprendeva la marcia per Nocera, e di là per la ferrovia arrivava a Napoli acquartierandosi a Pizzofalcone. Il giorno 10 alle 11 ant. giungeva a Salerno la Brigata Puppi, che veniva accolta dalla popolazione con indicibile festa;  l’11 riprendeva la marcia per Nocera, e di là per la ferrovia arrivava a Napoli acquartierandosi a Pizzofalcone.. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a p. 704, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La brigata Puppi (divisione del pari di Turr)….Il giorno 5 la stessa brigata passando per Vibonati, giungeva a Casalnuovo alle 7. pom…”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) Lo stesso giorno 3 la Brigata Puppi s’imbarcava per Sapri, dove approdava alle 11 pom.; l’operazione di sbarco aveva luogo alle 8 ant. del 4. Lo stesso giorno 5 la Brigata Puppi da Sapri, passando per Vibonati, giungeva a Casalinuovo alle 7 pom., etc…. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Sacchi – 8-9 settembre – Lagonegro; 10 settembre – Sapri sul mare; Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri; Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri-Vibanate; Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: Un’altra brigata della divisione Turr (brigata Puppi) approdata a Sapri la sera del 3, procedendo per lo stesso cammino giunse a Sala il giorno 6. Accampata colà e poi ad Auletta proseguiva il 9 per Eboli….(2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) Lo stesso giorno 3 la Brigata Puppi s’imbarcava per Sapri, dove approdava alle 11 pom.; l’operazione di sbarco aveva luogo alle 8 ant. del 4. Lo stesso giorno 5 la Brigata Puppi da Sapri, passando per Vibonati, giungeva a Casalinuovo alle 7 pom., etc…. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “Le precedenti incertezze, e poi questa decisione, non potevano che facilitare notevolmente le operazioni di Garibaldi, il quale, giunto a Sapri, ordinava senz’altro al generale Rustow di avanzare con la sua brigata Milano, la prima che in quel momento si trovava già pronta e ordinata, per guadagnare rapidamente la strada consolare. A breve distanza mandò, al seguito di questa avanguardia, la brigata Spinazzi e poi la brigata Puppi……Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli. Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano alla loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione. Nello stesso tempo procedevano direttamente per Napoli, dopo aver preso imbarco a Paola, le altre due brigate di Eber e di Corrao.”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al 3 settembre, a p. 576, in proposito scriveva che: Alle 11 (p.m.) giungono nelle acque di Sapri bastimenti di trasporto a vapore aventi a bordo le truppe componenti la Brigata Puppi garibaldina. Da Sapri fa rotta per Napoli il vapore da guerra sardo la Dora per riportarvi l’amico del Generale Garibaldi.”. Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 577 ed in proposito scriveva che: “Le brigate garibaldine Milano e Spinazzi: “per tempo”, partono da Vibonati alla volta di Casalnuovo….All’alba, etc…All’istess’ora s’intraprende nelle acque di Sapri l’operazione del disbarco della Brigata garibaldina Puppi.”. L’ufficiale borbonico Ludovico Quandel-Vial (….), che nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 577, in proposito scrive pure: “4 Settembre…..Alle 8 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul vapore Brésil giunge nelle acque di Sapri, ed ecco ciò che trovo scritto nel Giornale di lui. “Quivi ho trovato 5 vapori Garibaldini 2 o 3 brigantini mercantili. La truppa Garibaldina sbarcata il giorno precedente e la mattina, compresa l’altra trasportata dall’Elvetie si fa ammontare a 8 o 9000 uomini. Etc…”. Dunque, il capitano di Stato Maggiore Piemontese, Garzia aveva annotato sul suo “Giornale di Bordo” della nave francese “Brésil” con cui era arrivato a Sapri, che il 4 settembre 1860 trovò nel porto di Sapri “5 vapori Garibaldini” e “2 o 3 brigantini mercantili” (37), etc…”. Dunque, l’ufficiale borbonico Ludovico Quandel-Vial (….), trovò scritto nel “giornale di bordo” del capitano Garzia che, il 4 settembre 1860 era arrivato nel porto di Sapri con la sua nave “Brésil”: Quivi ho trovato cinque vapori Garibaldini 2 o 3 brigantini mercantili. La truppa Garibaldina sbarcata il giorno precedente e la mattina, compresa l’altra trasportata dall”Elvetie’ si fa ammontare a 8 o 9000 uomini. Etc…”.  Dunque, l’ufficiale borbonico trovò annotato nel “Giornale di bordo” del capitano piemontese Garzia che, a Sapri, il 4 settembre 1860 aveva trovato nel porto, cinque vapori Garibaldini e due o tre brigantini mercantili, tra cui l’“Elvetie”, arrivati il “giorno precedente” a Sapri, con la “truppa Garibaldina sbarcata il giorno precedente”, aggiungendo che la truppa garibaldina sbarcata il 2 e il 3 settembre 1860 a Sapri, “…..si fa ammontare a 8 o 9000 uomini.”. Riguardo la “truppa Garibaldina sbarcata il giorno precedente e la mattina, compresa l’altra trasportata dall”Elvetie’ etc….”, dunque, il vapore “Elvetie” è probabile che si tratti del vapore che aveva trasportato la brigata garibaldina Puppi. Ludovico Quandel-Vial, a p. 576, in proposito scriveva: “3 Settembre….Alle 11 (p.m.) giungono nelle acque di Sapri bastimenti di trasporto a vapore aventi a bordo le truppe componenti la brigata Puppi garibaldina.”. Dunque, vero è che che tra le due notizie non vi è collegamento, una riguarda l’approdo della truppa della brigata Puppi il 3 settembre e l’altra riguarda la generica notizia che il 4 settembre il capitano Garzia trovò a Sapri la “Elvetia”. Stessa osservazione fa lo storico calabrese Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), che, a p. 203 e ssg., in proposito scriveva che: “…trovò “5 vapori Garibaldini” e “2 o 3 brigantini mercantili” (37) probabilmente gli stessi dai quali, la mattina del 2 settembre, erano sbarcate la brigata Milano e parte della brigata Parma e, alle 23:00 settembre, la sopraggiunta brigata Puppi.”. Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 577 ed in proposito scriveva che: “Le brigate garibaldine Milano e Spinazzi: “per tempo”, partono da Vibonati alla volta di Casalnuovo….All’alba, etc…All’istess’ora s’intraprende nelle acque di Sapri l’operazione del disbarco della Brigata garibaldina Puppi.”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 580 ed in proposito scriveva che: Poi il vapore fa rotta per Maratea. A sera (così trovo indicato) le Brigate Garibaldine Milano e Spinazzi arrivano a Casalnuovo, ove da più ore trovasi il Generale Garibaldi e vi rimarrà la seguente notte. Alle 7 (p.m.) giunge a Vibonati la Brigata garibaldina Puppi. Alle 8 (p.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia perviene nelle acque di Maratea e scrive nel suo Giornale: “Ritorniamo a Maratea ed imbarcati 14 individui di truppa, quindi partito da Paola.”. Poi trovo scritto: “Alle 10 (p.m.) partito da Paola.”. 5 settembre. All’alba la brigata garibaldina Puppi è in marcia da Vibonati alla volta di Casalnuovo.”. Dunque, questo passaggio dell’ufficiale borbonico Ludovico Quandel-Vial (….), che, leggendo il “Giornale di bordo” della nave “Brésil” redatto dal Capitano di Stato Maggiore Garzia che “fa rotta per Maratea”, trova scritto che: A sera (così trovo indicato) le Brigate Garibaldine Milano e Spinazzi arrivano a Casalnuovo, ove da più ore trovasi il Generale Garibaldi e vi rimarrà la seguente notte. Alle 7 (p.m.) giunge a Vibonati la Brigata garibaldina Puppi.”. Dunque, il capitano Garzia annotava nel suo Giornale di bordo che la brigata Puppi era arrivata alle 7 di pomeriggio (19,00) a Vibonati. Ludovico Quandel-Vial, a p. 579, riferendosi al giorno 4 settembre 1860 aveva già scritto: “Poco dopo Piola parte pel mezzogiorno ed il Generale Garibaldi si rimette in carrozza coi suoi seguaci indirizzandosi a Casalnuovo. La Brigatta Puppi è in marcia da Sapri per Vibonati alla volta di Casalnuovo.”Inoltre, il Quandel-Vial, a p. 580 aggiunge: “Alle 8 (p.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia perviene nelle acque di Maratea e scrive nel suo Giornale: “Ritorniamo a Maratea ed imbarcati 14 individui di truppa, quindi partito da Paola.”. Poi trovo scritto: “Alle 10 (p.m.) partito da Paola.”. 5 settembre. All’alba la brigata garibaldina Puppi è in marcia da Vibonati alla volta di Casalnuovo.”. Dunque, l’ufficiale borbonico Quandel-Vial, a p. 580 scriveva che il 5 settembre 1860, “all’alba”, la brigata Puppi si era partita da Vibonati alla volta di Casalnuovo.

Nel 4 settembre 1860, a Sapri, lo sbarco della Brigata PUPPI, che era arrivata nel porto il giorno 3 settembre, alle 23,00

Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”,  ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 338-339, in proposito era scritto: ….brigata Milano, la sola completa, alla volta di Vibonate, per raggiungere per quel sito la strada maestra consolare; doveva seguire la brigata Parma appena raccolta a Sapri, come pure quella di Bologna subito che vi fosse arrivata. La brigata Milano arrivò tardi nella sera del 3 a Vibonate, e raggiunse il giorno dopo il passo del Monte Cocuzzo, passando a Fortino la strada consolare, su cui marciarono d’allora in poi, mentre lebrigate Bologna e Parma la seguivano a 2 e 3 giorni di marcie, ed il grosso dell’ esercito dai 4 ai 6.”. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzozero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzozero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a p. 300, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: “…diede ordine a Rustow di marciare la sera stessa per Vibonate colla brigata Milano, la sola completa, onde occupare in quella località la strada consolare; la brigata Parma doveva seguirla, appena si fosse raccolta a Sapri, e la brigata Bologna, appena vi fosse arrivata. La brigata Milano arrivò a tarda sera del 3 a Vibonate e raggiunse il 4 il passo di monte Cocuzzo oltrepassando presso Fortino la strada consolare, sulla quale da allora in poi continuò a progredire, mentre le brigate Bologna e Parma la seguivano alla distanza di due o tre giorni di marcia, il grosso dell’armata da quattro fino a sei.”. Dunque, Bizzozero traducendo il colonnello Rustow scriveva che “…mentre le brigate Bologna e Parma la seguivano alla distanza di due o tre giorni di marcia, il grosso dell’armata da quattro fino a sei.”. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La brigata Puppi (divisione del pari di Turr) approdava a Sapri alle 11. pom. del giorno 3; sbarcava alle 8 ant. del giorno 4. Il giorno 5 la stessa brigata passando per Vibonati, giungeva a Casalnuovo alle 7. pom. e riprendeva la marcia per Sala Consilina alle 5 ant. del 6, dove arrivava alle 4 pomeridiane. La brigata Puppi riposava il 7 a Sala Consilina e l’8 si metteva in marcia. accampava ad Auletta, ed il 9 proseguiva per Eboli, ove arrivava alle 5 pom. (p. 709) Il giorno 10 alle 11 ant. giungeva a Salerno la Brigata Puppi, che veniva accolta dalla popolazione con indicibile festa;  l’11 riprendeva la marcia per Nocera, e di là per la ferrovia arrivava a Napoli acquartierandosi a Pizzofalcone. Il giorno 10 alle 11 ant. giungeva a Salerno la Brigata Puppi, che veniva accolta dalla popolazione con indicibile festa;  l’11 riprendeva la marcia per Nocera, e di là per la ferrovia arrivava a Napoli acquartierandosi a Pizzofalcone.. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a p. 704, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La brigata Puppi (divisione del pari di Turr)….Il giorno 5 la stessa brigata passando per Vibonati, giungeva a Casalnuovo alle 7. pom…”. Dunque Lacava scriveva che la brigata Puppi passava da Vibonati il giorno 5 settembre 1860. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) Lo stesso giorno 3 la Brigata Puppi s’imbarcava per Sapri, dove approdava alle 11 pom.; l’operazione di sbarco aveva luogo alle 8 ant. del 4. Lo stesso giorno 5 la Brigata Puppi da Sapri, passando per Vibonati, giungeva a Casalinuovo alle 7 pom., e riprendeva la marcia per Sala Consilina alle 5 ant., del 6, dove arrivava alle 4 pom. La Brigata Puppi riposava il 7 a Sala Consilina, e l’8 si metteva in marcia: accampava ad Auletta, ed il 9 proseguiva per Eboli…..Il giorno 10 alle 11 ant. giungeva a Salerno la Brigata Puppi che veniva accolta dalla popolazione con indicibile festa; l’11 riprendeva la marcia per Nocera, e di là per la ferrovia arrivava in Napoli acquartierandosi a Pizzofalcone.. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Sacchi – 8-9 settembre – Lagonegro; 10 settembre – Sapri sul mare; Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri; Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri-Vibanate; Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: Un’altra brigata della divisione Turr (brigata Puppi) approdata a Sapri la sera del 3, procedendo per lo stesso cammino giunse a Sala il giorno 6. Accampata colà e poi ad Auletta proseguiva il 9 per Eboli….(2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: Un’altra brigata della divisione Turr (brigata Puppi) approdata a Sapri la sera del 3, procedendo per lo stesso cammino giunse a Sala il giorno 6. Accampata colà e poi ad Auletta proseguiva il 9 per Eboli….(2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) Lo stesso giorno 3 la Brigata Puppi s’imbarcava per Sapri, dove approdava alle 11 pom.; l’operazione di sbarco aveva luogo alle 8 ant. del 4. Lo stesso giorno 5 la Brigata Puppi da Sapri, passando per Vibonati, giungeva a Casalinuovo alle 7 pom., etc…. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano alla loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “….Garibaldi, il quale, giunto a Sapri, ordinava senz’altro al generale Rustow di avanzare con la sua brigata Milano, la prima che in quel momento si trovava già pronta e ordinata, per guadagnare rapidamente la strada consolare. A breve distanza mandò, al seguito di questa avanguardia, la brigata Spinazzi e poi la brigata Puppi…. Cesari scriveva che Garibaldi, a Sapri, dopo aver ordinato al colonnello Rustow di avviarsi con la sola sua Brigata Milano “A breve distanza mandò, al seguito di questa avanguardia, la brigata Spinazzi e poi la brigata Puppi…. La Brigata Puppi, apparteneva alla XV Divisione Turr. La Brigata Puppi marciò da Sapri ed arrivò ad Auletta il giorno 6 settembre 1860. La Brigata Puppi, apparteneva alla XV Divisione Turr. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) Lo stesso giorno 5 la Brigata Puppi da Sapri, passando per Vibonati, giungeva a Casalinuovo alle 7 pom., etc…. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “Le precedenti incertezze, e poi questa decisione, non potevano che facilitare notevolmente le operazioni di Garibaldi, il quale, giunto a Sapri, ordinava senz’altro al generale Rustow di avanzare con la sua brigata Milano, la prima che in quel momento si trovava già pronta e ordinata, per guadagnare rapidamente la strada consolare. A breve distanza mandò, al seguito di questa avanguardia, la brigata Spinazzi e poi la brigata Puppi……Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli. Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano alla loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione. Nello stesso tempo procedevano direttamente per Napoli, dopo aver preso imbarco a Paola, le altre due brigate di Eber e di Corrao.”. L’ufficiale borbonico Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 577 ed in proposito scriveva che: “Le brigate garibaldine Milano e Spinazzi: “per tempo”, partono da Vibonati alla volta di Casalnuovo….All’alba, etc…All’istess’ora s’intraprende nelle acque di Sapri l’operazione del disbarco della Brigata garibaldina Puppi.”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 580 ed in proposito scriveva che: Poi il vapore fa rotta per Maratea. A sera (così trovo indicato) le Brigate Garibaldine Milano e Spinazzi arrivano a Casalnuovo, ove da più ore trovasi il Generale Garibaldi e vi rimarrà la seguente notte. Alle 7 (p.m.) giunge a Vibonati la Brigata garibaldina Puppi. Alle 8 (p.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia perviene nelle acque di Maratea e scrive nel suo Giornale: “Ritorniamo a Maratea ed imbarcati 14 individui di truppa, quindi partito da Paola.”. Poi trovo scritto: “Alle 10 (p.m.) partito da Paola.”. 5 settembre. All’alba la brigata garibaldina Puppi è in marcia da Vibonati alla volta di Casalnuovo.”. Dunque, questo passaggio dell’ufficiale borbonico Ludovico Quandel-Vial (….), che, leggendo il “Giornale di bordo” della nave “Brésil” redatto dal Capitano di Stato Maggiore Garzia che “fa rotta per Maratea”, trova scritto che: A sera (così trovo indicato) le Brigate Garibaldine Milano e Spinazzi arrivano a Casalnuovo, ove da più ore trovasi il Generale Garibaldi e vi rimarrà la seguente notte. Alle 7 (p.m.) giunge a Vibonati la Brigata garibaldina Puppi.”. Dunque, il capitano Garzia annotava nel suo Giornale di bordo che la brigata Puppi era arrivata alle 7 di pomeriggio (19,00) a Vibonati. Ludovico Quandel-Vial, a p. 579, riferendosi al giorno 4 settembre 1860 aveva già scritto: “Poco dopo Piola parte pel mezzogiorno ed il Generale Garibaldi si rimette in carrozza coi suoi seguaci indirizzandosi a Casalnuovo. La Brigatta Puppi è in marcia da Sapri per Vibonati alla volta di Casalnuovo.”Inoltre, il Quandel-Vial, a p. 580 aggiunge: “Alle 8 (p.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia perviene nelle acque di Maratea e scrive nel suo Giornale: “Ritorniamo a Maratea ed imbarcati 14 individui di truppa, quindi partito da Paola.”. Poi trovo scritto: “Alle 10 (p.m.) partito da Paola.”. 5 settembre. All’alba la brigata garibaldina Puppi è in marcia da Vibonati alla volta di Casalnuovo.”. Dunque, l’ufficiale borbonico Quandel-Vial, a p. 580 scriveva che il 5 settembre 1860, “all’alba”, la brigata Puppi si era partita da Vibonati alla volta di Casalnuovo. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “Un’altra brigata della divisione Turr (brigata Puppi) approdata a Sapri la sera del 3, procedendo per lo stesso cammino giunse a Sala il giorno 6. Accampata colà e poi ad Auletta proseguiva il 9 per Eboli.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “Intanto in tutto il Vallo di Diano era un continuo passaggio di Garibaldini. La brigate Milano e Spinazzi della divisione Turr, sbarcate a Sapri all’alba del 2 settembre, procedettero per Vibonati e quindi per Casalbuono, giungendo a Sala il 5. Seguivano il dittatore. Un’altra brigata della divisione Turr (brigata Puppi) approdata a Sapri la sera del 3, procedendo per lo stesso cammino giunse a Sala il giorno 6. Accampata colà e poi ad Auletta proseguiva il 9 per Eboli. Una porzione della brigata Spangaro giungeva da Palermo per via mare a Sapri il giorno 8 e per mancanza di carbone dovette scendere a Salerno e proseguire per Napoli per ferrovia. La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10, colà si imbarcò sul piroscafo ‘La Vittoria’ per Napoli e vi giunse la sera (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Mazziotti scriveva che il 3 settembre, probabilmente proveniente da Paola, sbarcò a Sapri un’altra Brigata della Divisione Turr, la Puppi. Questa Brigata Puppi marciò da Sapri ed arrivò ad Auletta il giorno 6 settembre 1860. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: La Brigata “Bologna” ed il resto della “Parma” seguirono di lì a qualche giorno e il Rustow dice che quand’egli coi suoi, dopo il Fortino, s’avviò per la consolare etc…”. 

Nel 4 settembre 1860, alle ore 12,00, partenza (marcia) da Sapri per Vibonati della Brigata PUPPI (ex Bologna) 

L’ufficiale borbonico Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 579 ed in proposito scriveva che: “4 Settembre….Poco dopo Piola parte pel mezzogiorno ed il Generale Garibaldi si rimette in carrozza coi suoi seguaci indirizzandoli a Casalnuovo. La Brigata Puppi è in marcia da Sapri per Vibonati alla volta di Casalnuovo.” e poi, a p. 580 scriveva che: “Alle 7 (p.m.) giunge a Vibonati la Brigata Garibaldina Puppi.”. Dunque, la Brigata Puppi che era imbarcata, giunse a Sapri il giorno 3 Settembre 1860. A Sapri sbarcò il giorno 4 Settembre 1860 iniziò a sbarcare dai legni sulla spiaggia di Sapri e lo stesso giorno, una volta sbarcati e riordinate le truppe sue, la Brigata Puppi, al comando di…….. alle ore ……, iniziò a marciare per passare da Vibonati e da lì fare lo stesso percorso della Brigata Milano per arrivare il 5 settembre 1860 a Casalnuovo. Nei testi di storia non si dice l’ora di partenza ma, Quandel dice che arrivarono alle 19,00 a Vibonati. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La brigata Puppi (divisione del pari di Turr) approdava a Sapri alle 11. pom. del giorno 3; sbarcava alle 8 ant. del giorno 4. Il giorno 5 la stessa brigata passando per Vibonati, giungeva a Casalnuovo.”. Dunque, se la Brigata Puppi sbarcava sulla spiaggia di Sapri alle ore 8 del giorno 4 settembre 1860 e arrivava a Vibonati alle 19,00 è plausibile che si mise in marcia verso le 12,00 da Sapri. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”,  ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 338-339, in proposito era scritto: ….brigata Milano, la sola completa, alla volta di Vibonate, per raggiungere per quel sito la strada maestra consolare; doveva seguire la brigata Parma appena raccolta a Sapri, come pure quella di Bologna subito che vi fosse arrivata. La brigata Milano arrivò tardi nella sera del 3 a Vibonate, e raggiunse il giorno dopo il passo del Monte Cocuzzo, passando a Fortino la strada consolare, su cui marciarono d’allora in poi, mentre lebrigate Bologna e Parma la seguivano a 2 e 3 giorni di marcie, ed il grosso dell’ esercito dai 4 ai 6.”. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzozero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzozero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a p. 300, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: “…diede ordine a Rustow di marciare la sera stessa per Vibonate colla brigata Milano, la sola completa, onde occupare in quella località la strada consolare; la brigata Parma doveva seguirla, appena si fosse raccolta a Sapri, e la brigata Bologna, appena vi fosse arrivata. La brigata Milano arrivò a tarda sera del 3 a Vibonate e raggiunse il 4 il passo di monte Cocuzzo oltrepassando presso Fortino la strada consolare, sulla quale da allora in poi continuò a progredire, mentre le brigate Bologna e Parma la seguivano alla distanza di due o tre giorni di marcia, il grosso dell’armata da quattro fino a sei.”. Dunque, Bizzozero traducendo il colonnello Rustow scriveva che “…mentre le brigate Bologna e Parma la seguivano alla distanza di due o tre giorni di marcia, il grosso dell’armata da quattro fino a sei.”. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La brigata Puppi (divisione del pari di Turr) approdava a Sapri alle 11. pom. del giorno 3; sbarcava alle 8 ant. del giorno 4. Il giorno 5 la stessa brigata passando per Vibonati, giungeva a Casalnuovo alle 7. pom. e riprendeva la marcia per Sala Consilina alle 5 ant. del 6, dove arrivava alle 4 pomeridiane. La brigata Puppi riposava il 7 a Sala Consilina e l’8 si metteva in marcia. accampava ad Auletta, ed il 9 proseguiva per Eboli, ove arrivava alle 5 pom. (p. 709) Il giorno 10 alle 11 ant. giungeva a Salerno la Brigata Puppi, che veniva accolta dalla popolazione con indicibile festa;  l’11 riprendeva la marcia per Nocera, e di là per la ferrovia arrivava a Napoli acquartierandosi a Pizzofalcone. Il giorno 10 alle 11 ant. giungeva a Salerno la Brigata Puppi, che veniva accolta dalla popolazione con indicibile festa;  l’11 riprendeva la marcia per Nocera, e di là per la ferrovia arrivava a Napoli acquartierandosi a Pizzofalcone.. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) Lo stesso giorno 3 la Brigata Puppi s’imbarcava per Sapri, dove approdava alle 11 pom.; l’operazione di sbarco aveva luogo alle 8 ant. del 4. Lo stesso giorno 5 la Brigata Puppi da Sapri, passando per Vibonati, giungeva a Casalinuovo alle 7 pom., e riprendeva la marcia per Sala Consilina alle 5 ant., del 6, dove arrivava alle 4 pom. La Brigata Puppi riposava il 7 a Sala Consilina, e l’8 si metteva in marcia: accampava ad Auletta, ed il 9 proseguiva per Eboli…..Il giorno 10 alle 11 ant. giungeva a Salerno la Brigata Puppi che veniva accolta dalla popolazione con indicibile festa; l’11 riprendeva la marcia per Nocera, e di là per la ferrovia arrivava in Napoli acquartierandosi a Pizzofalcone.. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Sacchi – 8-9 settembre – Lagonegro; 10 settembre – Sapri sul mare; Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri; Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri-Vibanate; Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: Un’altra brigata della divisione Turr (brigata Puppi) approdata a Sapri la sera del 3, procedendo per lo stesso cammino giunse a Sala il giorno 6. Accampata colà e poi ad Auletta proseguiva il 9 per Eboli….(2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: Un’altra brigata della divisione Turr (brigata Puppi) approdata a Sapri la sera del 3, procedendo per lo stesso cammino giunse a Sala il giorno 6. Accampata colà e poi ad Auletta proseguiva il 9 per Eboli….(2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano alla loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione. Nello stesso tempo procedevano direttamente per Napoli, dopo aver preso imbarco a Paola, le altre due brigate di Eber e di Corrao.”. L’ufficiale borbonico Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 577 ed in proposito scriveva che: “Le brigate garibaldine Milano e Spinazzi: “per tempo”, partono da Vibonati alla volta di Casalnuovo….All’alba, etc…All’istess’ora s’intraprende nelle acque di Sapri l’operazione del disbarco della Brigata garibaldina Puppi.”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 580 ed in proposito scriveva che: “4 Settembre…Poi il vapore fa rotta per Maratea. A sera (così trovo indicato) le Brigate Garibaldine Milano e Spinazzi arrivano a Casalnuovo, ove da più ore trovasi il Generale Garibaldi e vi rimarrà la seguente notte. Alle 7 (p.m.) giunge a Vibonati la Brigata garibaldina Puppi. Alle 8 (p.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia perviene nelle acque di Maratea e scrive nel suo Giornale: “Ritorniamo a Maratea ed imbarcati 14 individui di truppa, quindi partito da Paola.”. Poi trovo scritto: “Alle 10 (p.m.) partito da Paola.”. 5 settembre. All’alba la brigata garibaldina Puppi è in marcia da Vibonati alla volta di Casalnuovo.”. Dunque, questo passaggio dell’ufficiale borbonico Ludovico Quandel-Vial (….), che, leggendo il “Giornale di bordo” della nave “Brésil” redatto dal Capitano di Stato Maggiore Garzia che “fa rotta per Maratea”, trova scritto che: A sera (così trovo indicato) le Brigate Garibaldine Milano e Spinazzi arrivano a Casalnuovo, ove da più ore trovasi il Generale Garibaldi e vi rimarrà la seguente notte. Alle 7 (p.m.) giunge a Vibonati la Brigata garibaldina Puppi.”. Dunque, il capitano Garzia annotava nel suo Giornale di bordo che la brigata Puppi era arrivata alle 7 di pomeriggio (19,00) a Vibonati.

Nel 4 settembre 1860, a Sapri, nel porto, il Capitano APPEL Triestino dello Stato Maggiore di Rustow (che era già partito con la Brigata Milano per Vibonati), ed altro Ufficiale Ungherese, salirono a bordo del vapore francese “Brésil”, inviato dal governo piemontese, per assicurare al capitato di Stato Maggiore Piemontese, Garzia, che a Sapri non vi erano rimaste truppe garibaldine      

Il generale borbonico Quandel-Vial, leggendo il “Giornale di bordo” redatto dall’ufficiale piemontese Garzia, capitano di Stato Maggiore che arrivò a Sapri con la nave francese “Brésil” noleggiata dal governo piemontese ed inviata a Sapri per prelevarvi eventuali truppe bisognose, trovò scritto che il capitano Garzia, per il giorno 4 settembre 1860 annotava che era arrivato a Sapri alle 8 del mattino del 4 settembre 1860 e, annotava pure che, arrivando nel porto di Sapri ha trovato cinque vapori garibaldini 2 o 3 brigantini mercantili. Il Capitano Garzia annotava pure che erano saliti sul “Brésil”  Il Capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del Generale Bustow (Rustow) ed altro Ufficiale Ungherese sono venuti a bordo ad assicurarmi, che in Sapri non vi era alcuno dei nostri, ma poteva trovarne a Maratea, Paola, Pizzo. Anche D. Antonio Buraglia di Maratea dava la stessa assicurazione.”.”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 577 ed in proposito scriveva che: “4 Settembre…Alle 8 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul vapore Brésil giunge nelle acque di Sapri, ed ecco ciò che trovo scritto nel Giornale di lui. “Quivi ho trovato cinque vapori Garibaldini 2 o 3 brigantini mercantili. La truppa Garibaldina sbarcata il giorno precedente e la mattina, compresa l’altra trasporta dall”Elvetie’ si fa ammontare a 8 o 9000 uomini. Garibaldi il 3 in barchetta da Ascea era andato a Sapri ed avea preso il cammino verso Lagonegro dove è giunto la sera del 3 o la mattina del 4. La truppa sbarcata poteva essere a Lagonegro e nel Vallo di Diana la sera del 4. Il Capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del Generale Bustow (Rustow) ed altro Ufficiale Ungherese sono venuti a bordo ad assicurarmi, che in Sapri non vi era alcuno dei nostri, ma poteva trovarne a Maratea, Paola, Pizzo. Anche D. Antonio Buraglia di Maratea dava la stessa assicurazione.”.”. In questo brano il Quandel-Vial riporta un brano del giornale di bordo del Brésil scritto dal capitano di Stato Maggiore della Marina Piemontese, Garzia, all’arrivo a Sapri che avrà un colloquio con il capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del colonnello Rustow sbarcati il 2 settembre con Turr ed i volontari garibaldini che si imbarcarono a Paola. Il Quandel ci parla di un capitano Appel triestino dello Stato Maggiore del colonnello Rustow, sbarcato a Sapri con le truppe provenienti da Paola.  Infatti, il Quandel-Vial, parlando di Sapri in proposito scriveva che sul “Giornale di Bordo” del vapore Sardo o Piemontese “Brésil” condotta a Sapri dal Capitano di Stato Maggiore della Marina Piemontese “Garzia”, Vial trovò scritto o annotato che il Capitano Garzia, arrivato a Sapri il 4 settembre 1860, alle ore 20,00 (8 a.m.), trovò ed ebbe un colloquio con due ufficiali dell’Esercito Meridionale e della Divisione Turr, sbarcati a Sapri il giorno 2 settembre 1860. Garzia parlò con il Capitano dello Stato Maggiore di Rustow “APPEL triestino” e con un altro Ufficiale Ungherese: Il Capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del Generale Bustow (Rustow) ed altro Ufficiale Ungherese sono venuti a bordo ad assicurarmi, che in Sapri non vi era alcuno dei nostri, etc….”. Il Quandel-Vial scriveva che nello Stato Maggiore del generale Rustow vi era il Capitano APPEL triestino.”. Gli Ufficiali dello Stato Maggiore di Rustow, rimasti a Sapri, assicurarono il comandante Garzia del vapore “Brésil” che a Sapri non vi era alcuno dei nostri, ma poteva trovarne a Maratea, Paola, Pizzo. Anche D. Antonio Buraglia di Maratea dava la stessa assicurazione.”.”. Il Quandel-Vial scriveva che nello Stato Maggiore del generale Rustow vi era il Capitano APPEL triestino.”. Gli Ufficiali dello Stato Maggiore di Rustow, rimasti a Sapri, assicurarono il comandante Garzia del vapore “Brésil” che, sebbene a Sapri non fossero rimasti soldati o Brigate di volontari Garibaldini, li avrebbero potuti incontrare a Maratea, a Paola e a Pizzo e quindi gli conveniva che proseguisse il suo viaggio di ricognizione. Sul Giornale di Bordo del vapore Brésil, il capitano Garzia scriveva pre che “Anche D. Antonio Buraglia di Maratea dava la stessa assicurazione.”.”. Don Antonio Buraglia di Maratea assicurava che a Sapri non vi era rimasto più nessuno. Don Antonio Buraglia è un nome legato a Maratea, un comune della provincia di Potenza, in Basilicata. In particolare, Piazza Buraglia rappresenta il cuore del centro storico di Maratea. Questa piazza è un punto vitale del borgo, con negozi, gallerie d’arte, bar e punti di ritrovo, e da essa si dipanano i caratteristici vicoli circostanti. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), che, a p. 203 e ssg., in proposito scriveva che: Un consistente indizio, in tal senso è contenuto in alcuni brani del “giornale” redatto dal “Capitano di Stato Maggiore Garzia”, ……A Sapri, dove attraccò  alle 8:00 del 4 settembre, il ‘Brésil’ trovò “5 vapori Garibaldini” e “2 o 3 brigantini mercantili” (37) probabilmente gli stessi dai quali, la mattina del 2 settembre, erano sbarcate la brigata Milano e parte della brigata Parma e, alle 23:00 settembre, la sopraggiunta brigata Puppi.”. Moliterni, a p. 203, nella nota (36) postillava: “(36) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Napoli, 1900, p. 576.”. Moliterni, a p. 203, nella nota (37) postillava: “(37) Ivi, p. 577.”. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), che, a p. 203 e ssg., in proposito scriveva che: Un consistente indizio, in tal senso è contenuto in alcuni brani del “giornale” redatto dal “Capitano di Stato Maggiore Garzia”, il quale, alle 18:00 del 3 settembre si imbarcò a Napoli sul vapore di commercio francese ‘Brésil’, “al Servizio del Real Governo” con il compito “di toccare gli approdi da Sapri verso Sud” e prendere a bordo gli “Uffiziali, soldati e Impiegati governativi” che si avesse trovato (36). A Sapri, dove attraccò  alle 8:00 del 4 settembre, il ‘Brésil’ trovò “5 vapori Garibaldini” e “2 o 3 brigantini mercantili” (37) probabilmente gli stessi dai quali, la mattina del 2 settembre, erano sbarcate la brigata Milano e parte della brigata Parma e, alle 23:00 settembre, la sopraggiunta brigata Puppi. Ma quel che è più interessante ai fini della presente indagine è quanto il capitano Garzia annotò il 5 settembre: “(….) Garibaldi pare abbia avuto ordine da Torino d’accellerare la marcia sopra Napoli. In effetti un vapore sardo l’ho incontrato il dì 4 arrivando a Sapri, che da quivi ritornava verso Napoli da dove era venuto la sera precedente (38).”. Moliterni, a p. 203, nella nota (36) postillava: “(36) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Napoli, 1900, p. 576.”. Moliterni, a p. 203, nella nota (37) postillava: “(37) Ivi, p. 577.”

PARTENZA DA SAPRI DELLA BRIGATA PARMA 

Le Brigate PARMA (comandata dal maggiore SPINAZZI), in marcia per unirsi a RUSTOW a Vibonati

Nel 3 settembre 1860, da Sapri, le due brigate, la “Parma” o “Spinazzi” guidata dal maggiore Spinazzi raggiunsero il colonnello polacco Rustow a Vibonati dove si unirono alla brigata Milano, comandata da Gandini e dove ivi pernottarono 

Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”,  ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: Avendo Tharrena chiesto il suo congedo, il maggiore Spinazzi ebbe il comando di quella brigata…..”. Dunque, Rustow scriveva che avendo “Tharrena”, che comandava la Brigata Parma, avendo chiesto le sue dimissioni dal comando della stessa, il comando fu affidato al maggiore SPINAZZI. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, scaricabile da Google libri, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 20, il Rustow nelle sue memorie scriveva che, a Vibonati: Alle 5 di matina del giorno 4 ripresimo la marcia. La notte mandai indietro un uomo fidato di Sapri con un ordine al maggiore Spinazzi onde ci seguisse con la brigata Parma tosto che fosse riunita, lasciando sul luogo l’ordine stesso per la brigata Bologna, la quale pure da Torre del Faro doveva arrivare a Sapri.”. Dunque, Rustow scriveva che, dopo essersi messo in marcia da Sapri verso Vibonati, su ordine di Garibaldi, siccome alcune brigate non erano ancora del tutto raccolte nella baia di Sapri, alle ore 17 del pomeriggio, quando egli si mise in marcia con la brigata Parma, scriveva che la notte mandò un uomo di Sapri a lui fidato con un ordine per il maggiore Spinazzi con l’ordine di marciare con la sua brigata Parma che da poco si era raccolta e ordinata a Sapri. Spinazzi, da Sapri con la Brigata Parma doveva raggiungere Rustow a Vibonati. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”,  ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 338-339, in proposito era scritto: …..impartì l’ordine a Rüstow di partire quella sera stessa colla brigata Milano, la sola completa, alla volta di Vibonate, per raggiungere per quel sito la strada maestra consolare; doveva seguire la brigata Parma appena raccolta a Sapri, come pure quella di Bologna subito che vi fosse arrivata. La brigata Milano arrivò tardi nella sera del 3 a Vibonate, e raggiunse il giorno dopo il passo del Monte Cocuzzo, passando a Fortino la strada consolare, su cui marciarono d’allora in poi, mentre lebrigate Bologna e Parma la seguivano a 2 e 3 giorni di marcie, ed il grosso dell’ esercito dai 4 ai 6. Nello stesso giorno 4 settembre arrivò nella strada consolare verso Casalnuovo la brigata Milano forte di 900 uomini circa, etc…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “….Garibaldi, il quale, giunto a Sapri, ordinava senz’altro al generale Rustow di avanzare con la sua brigata Milano, la prima che in quel momento si trovava già pronta e ordinata, per guadagnare rapidamente la strada consolare. A breve distanza mandò, al seguito di questa avanguardia, la brigata Spinazzi e poi la brigata Puppi…..Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli. Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano alla loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzozero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzozero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a p. 300, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: “Mentre Turr il 3 settembre di buon mattino partiva per Lagonegro onde ricevere gli ordini di Garibaldi, mentre Rustow si occupava dell’armamento della guardia nazionale dei dintorni, nella misura della provvista d’armi che aveva portate con sè, a mezzodì dalla parte di mare arrivò a Sapri Garibaldi e dopo un breve abboccamento diede ordine a Rustow di marciare la sera stessa per Vibonate colla brigata Milano, la sola completa, onde occupare in quella località la strada consolare; la brigata Parma doveva doveva seguirla, appena si fosse raccolta a Sapri, e la brigata Bologna, appena vi fosse arrivata. La brigata Milano arrivò a tarda sera del 3 a Vibonate e raggiunse il 4 il passo di monte Cocuzzo oltrepassando presso Fortino la strada consolare, sulla quale da allora in poi continuò a progredire, mentre le brigate Bologna e Parma la seguivano alla distanza di due o tre giorni di marcia, il grosso dell’armata da quattro fino a sei. Il 4 settembre, la brigata Milano, forte di circa 900 uomini, er già sulla strada consolare presso Casalnuovo. Il 5 marciava avanti sulle orme della regia brigata Caldarelli verso Sala. Caldarelli avaa fatto alto a Padula onde meglio adempiere la sua capitolazione conchiusa coi Calabresi a Cosenza, per la quale egli non doveva battersi con Garibaldi. Il rapido avanzarsi della brigata Milano lo tagliò fuori da Salerno ed egli capitolò con Garibaldi. Il 6 la brigata Milano marciava sopra Auletta, ed il 7 settembre sopra Eboli. Lo stesso giorno in cui la piccola avanguardia toccava questo punto, il dittatore entrava nella capitale abbandonata da Francesco II.”. Il generale Wilhelm (Guglielmo) Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, ( prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: …..e dopo breve concerto impartì l’ordine a Rustow di partire quella sera stessa colla brigata Milano, la sola completa, alla volta di Vibonate, per raggiungere per quel sito la strada maestra consolare; doveva seguire la brigata Parma, appena raccolta a Sapri, come pure quella di Bologna subito che vi fosse arrivata. La brigata Milano arrivò tardi nella sera del 3 a Vibonate, e raggiunse il giorno dopo il passo del Monte Cocuzzo, passando a Fortino la strada consolare, su cui marciarono d’allora in poi, mentre le brigate Bologna e Parma la seguivano a 2 o 3 giorni di marcie, ed il grosso dell’esercito dai 4 ai 6. Etc…”. Antonio Pizzolorusso (….) e del suo “I martiri per la libertà italiana per la Provincia di Salerno con appendice intorno al moto rivoluzionario del 1860”, Salerno, 1885. Pizzolorusso, a p. 234, in proposito scriveva che: “….e Garibaldi resosi padrone della Sicilia, passa il Faro il 20 agosto, e ordina a Rustow di congiungersi in Paola al Generale Turr, ed egli imbarcatosi per Sapri li raggiunse il giorno 3 settembre e ordina al primo d’inoltrarsi con una brigata verso Vibonati e avanzarsi sulla via Consolare. Rustow eseguì perfettamente tali ordini, tagliò la via al Generale Caldarelli, che secondo la convenzione di Cosenza si recava a Salerno, e l’indusse a deporre le armi; ed entrò la sera trionfante a Sala Consilina, pervenendo la dimane ad Eboli, ove fu raggiunto da Garibaldi, che con molta esultanza fu accolto dal popolo etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Sacchi – 8-9 settembre – Lagonegro; 10 settembre – Sapri sul mare; Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri; Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri-Vibanate; Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 170-171, nella nota (1) postillava che: “(1) Lo stesso giorno 3 la Brigata Puppi s’imbarcava per Sapri, dove approdava alle 11 pom.; l’operazione di sbarco aveva luogo alle 8 ant. del 4. Lo stesso giorno 5 la Brigata Puppi da Sapri, passando per Vibonati, giungeva a Casalinuovo alle 7 pom., etc…. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 409-410, in proposito scriveva che: “Queste forze, dice il Rustow, eran l’intera Brigata “Milano” e alcuni reparti dell “Parma”: il resto aveva dovuto restare al Faro poichè i vapori non erano sufficienti per il trasporto. Componevano la Brigata “Milano” 3 Battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi e il capitano Venuti, e 2 Compagnie di bersaglieri……La Brigata “Bologna” ed il resto della “Parma” seguirono di lì a qualche giorno e il Rustow dice che quand’egli coi suoi, dopo il Fortino, s’avviò per la consolare, quell’altre truppe dell’antica Divisione Pianciani venivan dietro a due o tre giorni di marcia. Etc…”. Questo è quanto accadde per il resto della Brigata garibaldina “Parma” guidata dal maggiore Spinazzi. Da Wikipedia leggiamo che Luigi Bossi, nel 1860, lasciato l’esercito regio per dissidi con i suoi superiori, Bossi corse ad arruolarsi con i volontari di Garibaldi impegnati nella campagna dell’Italia meridionale. Maggiore comandante del 3º Reggimento della Brigata del colonnello Puppi poi Brigata “Sacchi”, Bossi concluse la spedizione con il grado di tenente colonnello. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 111 e ssg., in proposito scriveva che: III….Alba del giorno precedente v’era approdato il generale Rustovv con le brigate Milano e Spinazzi. Il Dittatore gli ordinò di avanzare con la prima brigata composta da novecento uomini, la sola veramente completa, per Vibonati, donde avrebbe proseguito per Padula. Mandò poi, a breve distanza, le brigate Spinazzi e Puppi.”. Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 57, in proposito scriveva che: A Sapri comunque erano già sbarcati il giorno prima il generale Rustow e le brigate Milano e Spinazzi. Garibaldi ordinò alla prima, composta da 900 uomini, di portarsi a Vibonati e successivamente proseguire per Padula, poi inviò, a breve distanze dalle prime, le brigate Puppi e Spinazzi. Il Turr concentrò tutte queste forze a Sapri (oltre 1500 uomini) per portarsi in avanti con rapidità e aiutare l’Eroe e l’esercito meridionale.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “Intanto in tutto il Vallo di Diano era un continuo passaggio di Garibaldini. La brigate Milano e Spinazzi della divisione Turr, sbarcate a Sapri all’alba del 2 settembre, procedettero per Vibonati e quindi per Casalbuono, giugendo a Sala il 5. Seguivano il dittatore. Un’altra brigata della divisione Turr (brigata Puppi) approdata a Sapri la sera del 3, procedendo per lo stesso cammino giunse a Sala il giorno 6. Accampata colà e poi ad Auletta proseguiva il 9 per Eboli. Una porzione della brigata Spangaro giungeva da Palermo per via mare a Sapri il giorno 8 e per mancanza di carbone dovette scendere a Salerno e proseguire per Napoli per ferrovia. La brigata Sacchi arrivò da Lagonegro a Sapri il giorno 10, colà si imbarcò sul piroscafo ‘La Vittoria’ per Napoli e vi giunse la sera (2).”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, di Rossi Luigi, ed. Plectica), a pp. 299-290, in proposito scriveva che: “A Sapri, vi concentrarono le brigate Milano, Spangaro, Sacchi. La prima era, abbiamo visto, proveniente da Paola; la seconda giungeva a Sapri da Palermo e da Sapri fu licenziata per Salerno il sei settembre; la terza giungeva a piedi da Spadafora, in provincia di Messina e solo l’otto settembre, a Lauria, seppe dell’arrivo di Garibaldi a Napoli. Da Sapri proseguì direttamente per Napoli. Il generale Gaetano Sacchi lascia memoria che a Lauria: etc…”. Quì il Policicchio, a p. 290 trascrive un passo del racconto del testo in nota (45) dove egli, a p. 290 postillava: “(45) R. Soriga, Dalle memorie di Gaetano Sacchi (1849-1860), in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, marzo-giugno, 1913, pp. 37-38″. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), che, a p. 203 e ssg., in proposito scriveva che: Un consistente indizio, in tal senso è contenuto in alcuni brani del “giornale” redatto dal “Capitano di Stato Maggiore Garzia”, il quale, alle 18:00 del 3 settembre si imbarcò a Napoli sul vapore di commercio francese ‘Brésil’, “al Servizio del Real Governo” con il compito “di toccare gli approdi da Sapri verso Sud” e prendere a bordo gli “Uffiziali, soldati e Impiegati governativi” che si avesse trovato (36). A Sapri, dove attraccò  alle 8:00 del 4 settembre, il ‘Brésil’ trovò “5 vapori Garibaldini” e “2 o 3 brigantini mercantili” (37) probabilmente gli stessi dai quali, la mattina del 2 settembre, erano sbarcate la brigata Milano e parte della brigata Parma e, alle 23:00 settembre, la sopraggiunta brigata Puppi. Ma quel che è più interessante ai fini della presente indagine è quanto il capitano Garzia annotò il 5 settembre: “(….) Garibaldi pare abbia avuto ordine da Torino d’accellerare la marcia sopra Napoli. In effetti un vapore sardo l’ho incontrato il dì 4 arrivando a Sapri, che da quivi ritornava verso Napoli da dove era venuto la sera precedente (38).”. Moliterni, a p. 203, nella nota (36) postillava: “(36) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Napoli, 1900, p. 576.”. Moliterni, a p. 203, nella nota (37) postillava: “(37) Ivi, p. 577.”. Moliterni, a p. 203, nella nota (38) postillava: “(38) Ivi, 581”. Dunque, il Capitano di Stato Maggiore Garzia, arrivando a Sapri a bordo del vapore commerciale “Brésil”, ( si veda in L. Quandel-Vial, Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Napoli, 1900, p. 576), secondo Biagio Moliterni, il 5 settembre 1860 annotò che:  “(….) In effetti un vapore sardo l’ho incontrato il dì 4 arrivando a Sapri, che da quivi ritornava verso Napoli da dove era venuto la sera precedente.”. Dunque, l’ufficiale Garzia, annotava che aveva visto Garibaldi a Sapri il giorno 4 settembre 1860. Antonio Pizzolorusso (….), nel suo I martiri per la libertà italiana della provincia di Salerno dall’anno 1820 al 1857 con appendice intorno al moto rivoluzionario del 1860 per Antonio Pizzolorusso, Salerno, Tipografia Nazionale, 1885, si veda l’ed. Ripostes, a pp. 234-235, in proposito scriveva che: “….e Garibaldi resosi padrone della Sicilia, passa il Faro il 20 agosto, e ordina a Rustow di congiungersi in Paola al Generale Turr, ed egli imbarcatosi per Sapri li raggiunse il giorno 3 settembre ed ordina al primo d’ inoltrarsi con una brigata verso Vibonati e avanzarsi sulla via consolare. Rustow esegui perfettamente tali ordini, tagliò la via al generale Caldarelli, che secondo la convenzione di Cosenza si recava a Salerno, e l’indusse a deporre le armi ; ed entrò la sera trionfante in Sala Consilina, pervenendo la dimane ad Eboli etc…”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 492-493, in proposito scriveva che: “LIII. – Contemporaneamente la decimaquinta divisione imbarcatasi, a norma delle avute istruzioni, nel piccolo porto di Paola, veleggiava con prospero vento alla volta di Sapri. La numerosa flotta napoletana che stazionava in quelle acque avrebbe agevolmente potuto impedire per mare il trasporto delle truppe italiane: ma sia che non amasse impegnarsi in conflitti o la movessero altre considerazioni si accontentava di seguirne e sorvegliarne in distanza i progetti e le mosse. Nell’ uscire dal porto di Paola il generale Türr scorgendosi di fronte ancorate le navi nemiche, dispose i suoi legni quasi fosse deciso ad accettar la battaglia che i Regii parevano offrirgli. Egli fece allineare le sue barche, insufficienti a resistere, in forma di mezza luna ponendovi ai fianchi ed al centro i tre soli vapori di cui disponeva. L’audacia dei volontari nell’apparecchiarsi ad una lotta cotanto ineguale e sopra un elemento che non era il loro proprio , poteva essere unicamente giustificata dall ‘ esito ; e questo fu lor favorevole . Tosto i Napoletani levarono l’ancora, non già per avanzarsi e combattere , ma per ritrarsi e fuggire davanti un avversario , cui avevano da più mesi imparato a rispettare e a temere. Dopo quell’unico accidente i volontari poterono felicemente compire il viaggio cui il Generalissimo aveva loro indicato. LIV. Türr approdava a Sapri mentre Garibaldi correva sullo stradale di Lagonegro alla Polla. Secondo gli ordini avuti egli doveva raccogliere le diverse frazioni del corpo spedizionario di Luigi Pianciani , e marciare in appresso con sollecitudine, seguendo la valle del Sale o la via di Capaccio, sopra Eboli , gettarsi quindi fra le gole del monte Corvino, e di là , disegnando una curva, inoltrarsi dal lato di San Cipriano e San Severino sulle alture della Cava, donde potesse al momento opportuno intercettare la strada di Nocera e di Napoli. Con tali manovre Garibaldi mirava a rinnovare a Salerno i fatti di Alta Fiumara e Soveria , ed a prendere prigioniero il Re con tutto l’esercito. Il che sarebbe senza fallo avvenuto qualora Francesco II si fosse ostinato a tenere e difendere la sua posizione. LV. La decimaquinta divisione, ingrossata dalle truppe disperse di già appartenenti al corpo di Luigi Pianciani state direttamente da Palermo trasportate a Paola, a Scaléa, a Policastro od a Sapri, sfilava colla massima secretezza e celerità sulla destra dell’esercito regio. A queste forze, già per sè considerevoli, si unirono tosto le bande insurrezionali del paese ed i numerosi distaccamenti dei Calabresi che avevano preceduto la marcia dell’ armata italiana. Con tutti questi corpi riuniti, il generale Türr, riuscendo a girare, come gli era stato ordinato l’estrema sinistra dei Regii, avrebbe potuto seriamente compromettere la loro posizione.”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 580 ed in proposito scriveva che: “5 Settembre….Alle 10 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul vapore Brésil riprende la rotta verso il Sud per proseguire la ricevuta missione. A mezzodì il Brésil giunge nelle acque di Amantea e dopo breve sosta si pone in traccia di un Paranzello sul quale ha saputo esservi Uffiziali e soldati. Alla punta dei rinfreschi difatto incontra il bastimento e prende a bordo del Brésil 14 Uffiziali e 21 soldati del 5° battaglione Cacciatori. Nel Giornale del Capitano leggesi: “Alle ore 10 (a.m.) partito verso Amantea dove sono giunto alle 12 (m.). Posto poco dopo in traccia del paranzello con gli Uffiziali e soldati del 5° cacciatori, che ho incontrato verso la punta dei rinfreschi e preso 14 Uffiziali e 21 soldati”. Poi il vapore fa rotta per Maratea. A sera (così trovo indicato) le Brigate Garibaldine Milano e Spinazzi arrivano a Casalnuovo, ove da più ore trovasi il Generale Garibaldi e vi rimarrà la seguente notte. Alle 7 (p.m.) giunge a Vibonati la Brigata garibaldina Puppi. Alle 8 (p.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia perviene nelle acque di Maratea e scrive nel suo Giornale: “Ritorniamo a Maratea ed imbarcati 14 individui di truppa, quindi partito da Paola.”. Poi trovo scritto: “Alle 10 (p.m.) partito da Paola.”. 5 settembre. All’alba la brigata garibaldina Puppi è in marcia da Vibonati alla volta di Casalnuovo. Da Casalnuovo il Generale Garibaldi a mezzo del telegrafo notifica: “Il Colonnello Bertani è nominato segretario generale.” Poi invia ordine a tutti i municipii (così fa sapere il Lacava): etc…”

Nel 5 settembre 1860, Acquafredda nel racconto di un Garibaldino che da Paola, a bordo del Benvenuto si recò prima ad Acquafredda e poi a piedi, attraverso un sentiero arrivò a Sapri (il 7 settembre 1860)

Emile Maison (….), Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861. Il testo è molto interessante in quanto riporta alcune lettere di alcuni volontari della nostra zona. Nell’opera il Maison, a pp. 65-66 e ssg. trascriveva una lettera del 5 settembre 1860 e scriveva: “Sapri, Acqua-Fredda, le 5 Septembre. Apres diner nous partons pour l’Acqua-Fredda (eau froide), à trois milles environ de Sapri, dance une barque danceuvrée par quatre matelots. L’expedition se compose de sept Italiens et de trois Francais, sous la conduite du capitaine du Benvenuto. Jamais je n’ai vu le ciel plus bleu et la mer plus calme. Les metelots, en soulevant leurs rames, font eclater toute la phosphorescence de cette mer toujours si belle et si poétique. Partis à huit heures, nous debarquons à neuf heures sur une plage tout à fait nue. Ne trouvant point de chemin, chacun escalade les rochers come il peut. Au bout d’une demi-heure, l’un de nous trouve une pauvre vielle femme, couchée en plein air davant la porte de sa maison, qui semble nous prendre pour des bandits. Enfin, tant bien que mal elle nous indique le chemis d’Acqua-Fredda, si toulefois on peut appeler chemin une especie de sentier impraticable, et bon tout au plus pour les chevres. Apres une heure de marche, nous apercevons quelches habitations et la point d’un clocher: nous poussons un soupir de saulagement; mais, helas! c’est en vain que nous frappons à toutes les portes: personne ne repond: nous pourrions nous croire, avec d’un peo d’imagination, danse quelque ville enchantée des ‘Mille et une Nuits’. Nous allions en venire aux moyens extremes, quand tout à coup un campagnard s’approche de nous avec force saluts et génuflexions. Peu d’istants apres, sa femme le rejoint et nous offre de l’eau pour nos rafraichir, puis …..de la paille pour faciliter notre campement à la belle etoile. On demand alors à ces braves gens commend il se fait toutes les maison restent fermées. Ils nous repondent qu’à notre aproche tout le monde s’est sauvé dans la montagne, le curé en tete. Le capitaine du navire ajoute: “Mais saviez-vous que nous etions des soldats de Garibaldi ?” – Signor, si! répondent-ils, seulement on disait que vous étiez de mechantes gens”, che tradotto è:  Sapri, Acqua-Fredda, 5 settembre. Dopo cena partiremo per Acqua-Fredda, a circa tre miglia da Sapri, su una barca con quattro marinai. La spedizione è composta da sette italiani e tre francesi, guidati dal capitano della Benvenuto. Non ho mai visto il cielo più azzurro e il mare più calmo. I marinai, alzando i remi, fanno emergere tutta la fosforescenza di questo mare, sempre così bello e così poetico. Partiti alle otto, sbarcammo alle nove su una spiaggia completamente brulla. Non trovando alcuna via, ognuno scala le rocce come meglio può. Dopo mezz’ora uno di noi trovò una povera vecchia, stesa all’aperto davanti alla porta di casa, che sembrava prenderci per banditi. Alla fine, come può, ci indica il sentiero dell’Acqua-Fredda, se però sentiero possiamo chiamarlo una specie di sentiero impraticabile, e buono tutt’al più per le capre. Dopo un’ora di cammino vediamo alcune case e la punta di un campanile: tiriamo un sospiro di sollievo; ma sfortunatamente! invano bussiamo a tutte le porte: nessuno risponde: potremmo credere, con un po’ di fantasia, di ballare in qualche città incantata da ‘Mille e una notte’. Stavamo per ricorrere a mezzi estremi, quando all’improvviso un connazionale si avvicinò a noi con molti saluti e genuflessioni. Pochi istanti dopo, la moglie lo raggiunge e ci offre dell’acqua per rinfrescarci, poi…paglia per facilitare il nostro accampamento sotto le stelle. Abbiamo poi chiesto a queste persone coraggiose come mai tutte le case fossero rimaste chiuse. Ci hanno detto che mentre ci avvicinavamo tutti fuggivano sulla montagna, con il sacerdote in testa. Il capitano della nave aggiunge: “Ma lo sapevate che eravamo soldati di Garibaldi?” – Signore, sì! rispondono: “solo loro hanno detto che eravate persone cattive”….(il 6 settembre 1860). Quando ci svegliamo, vediamo alcuni abitanti del posto che hanno deciso di scendere. Ci facciamo preparare il caffè e compriamo della frutta, che paghiamo profumatamente. Queste brave persone cambiano la cattiva opinione che si erano fatte di noi, scambiandoci per briganti e saccheggiatori. Che povertà e ignoranza in questo paese! La gente non mangia nemmeno il pane. La frutta costituisce quasi tutta la loro cibo.D’altra parte, se mostri loro un libro, vedono solo bianco e nero, perché nemmeno due su cento sanno leggere. Il governo napoletano, per uno scopo fin troppo facile da comprendere, impedì che l’istruzione si diffondesse nelle campagne e condannò queste popolazioni ammirevolmente dotate alla più abietta inferiorità morale.”.