Nell’agosto 1860, l’ESERCITO MERIDIONALE costituito da Giuseppe Garibaldi per lo sbarco in Calabria: la 15° Divisione (ex spedizione Pianciani ed altri) e la 16° Divisione affidata a Bixio
Da Wikipedia leggiamo che L’Esercito meridionale fu la forza armata che si costituì in seguito alla Spedizione dei Mille. Tale denominazione ufficiale fu data da Giuseppe Garibaldi. Questo esercito, composto da volontari italiani e anche stranieri, raggiunse circa 50.000 uomini. Gli ufficiali indossavano l’uniforme di colore rosso, e quindi tutti i combattenti, come i Mille, furono definiti “camicie rosse”. Venne disciolto prima della proclamazione del Regno d’Italia. Quando Garibaldi sbarcò a Marsala nel maggio 1860, la colonna di volontari italiani settentrionali era composta da I Mille (tra i quali 45 siciliani). A loro si aggregarono subito quasi 200 volontari siciliani. Quando il generale proclamò la Dittatura garibaldina della Sicilia a Salemi, ancora altri siciliani si arruolarono, guidati dai fratelli Sant’Anna. Il 14 maggio arrivarono 500 volontari siciliani, dalle campagne di Erice, al comando di Giuseppe Coppola e del medico Rocco La Russa e combatterono già nella battaglia di Calatafimi. Quando arrivarono a Palermo i picciotti erano 3.000 e al termine della battaglia erano arrivati a 6.602. Dopo la presa di Palermo (30 maggio), i Mille si erano ridotti a 600 unità, ma a giugno cominciarono ad arrivare via mare anche i rinforzi dall’Italia del nord: i primi furono quelli della spedizione Agnetta, arrivati a Marsala il 1 giugno; seguirono i 2.500 uomini al comando di Giacomo Medici; altri volontari, poi aggregati alla divisione di Enrico Cosenz, furono gli 800 partiti da Genova col vapore “Washington” il 2 luglio 1860 e sbarcati il 5 luglio a Palermo. Le file si ingrossarono nella battaglia di Milazzo, mentre il 16 luglio un’altra colonna, tra cui molti mantovani, partì da Genova, al comando di Gaetano Sacchi. Via, via giunsero nel meridione altri contingenti. Nell’armata garibaldina erano presenti numerosi altri volontari partiti da Genova e in parte da Livorno. Durante l’avanzata delle camicie rosse sempre più combattenti di tutte le province meridionali si aggregarono progressivamente all’armata. Da Wikipedia leggiamo che gli sbarchi dei rinforzi alla spedizione dei Mille avvennero nel 1860 durante la spedizione dei Mille. Dopo il primo sbarco, avvenuto a Marsala, che fu utile alla realizzazione di una testa di ponte, nel corso dei mesi successivi vennero effettuati in Sicilia numerosi altri sbarchi: infatti nel periodo da giugno a settembre 1860 giunsero un totale di circa 21.000 volontari, che assieme agli altri volontari arruolati nel Sud Italia contribuirono a formare il cd. Esercito Meridionale. Le partenze vennero quindi interrotte da Cavour, perché lo stesso aveva deciso di procedere alla occupazione dello Stato Pontificio. Il primo sbarco avvenne a Marsala: vennero effettuati in Sicilia numerosi altri sbarchi nel periodo da giugno a settembre 1860, per un totale di circa 21.000 volontari, che assieme agli altri volontari arruolati nel Sud Italia contribuirono a formare l’Esercito Meridionale. Le partenze delle navi di volontari venivano effettuate quasi sempre da Genova ed in alcuni casi da Livorno, effettuando scalo intermedio in Sardegna. Oltre allo storico Trevelyan, che ha redatto il sottoindicato riepilogo, gli sbarchi successivi sono descritti da vari autori, tra i quali Osvaldo Perini, il quale descrive in dettaglio anche la vicenda della cattura da parte della Marina Borbonica delle due navi della Spedizione Corte (Utile e Charles and Jane) con a bordo circa 930 volontari (vedi: La cattura del Gruppo Corte). Il Medici, coadiuvato dal maggiore Clemente Corte e da Daniele Cressini fondò un Ufficio militare, per arruolare altri volontari, da tutte le classi della società, da inviare in Sicilia con le relative dotazioni militari, ricorrendo ai comitati patriottici e a tutti i simpatizzanti, riuscendo a raccogliere circa 15.000 volontari. Il Perini illustra anche come il Comitato politico di Milano ed il Comitato politico di Ferrara, quest’ultimo condotto da Paolo Da Zara di Padova, contribuirono a raccogliere molti volontari e che il Comitato per l’Emigrazione Veneta di Milano, condotto da Pietro Correr aveva da solo raccolto oltre 8.000 volontari tra i quali anche un elevato numero di trentini e veneziani appartenenti in gran parte alle province ancora occupate dall’Austria. Si tratta del testo di Osvaldo Perini (…), e del suo, La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia, Editore F. Candiani, 1861. Luigi Susani (….), nel suo “Giuseppe Garibaldi e l’epopea dei “Mille” (1860)”, a pp. 26-28, riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “Subito dopo la capitolazione dei regi, Garibaldi provvide alle necessità del governo dell’isola. Organizzò la Guardia nazionale in cinque legioni per il servizio d’ordine pubblico nella capitale e sciolse quelle squadre siciliane che non riteneva sicure per l’ordine pubblico. Ma suo maggior pensiero fu quello di costituirsi un piccolo esercito organizzato, formò pertanto, considerandola a suo avviso, come una appendice dell’esercito sardo, una Divisione alla quale, per l’appunto, diede il numero 15° Divisione (perchè 14 erano le divisioni dell’esercito sardo) e la affidò al comando del Generale ungherese (promuovendolo con ciò di grado) Stefano Turr.”. Con un decreto del 2 luglio il governo dittatoriale di Garibaldi, “Comandante in capo delle forze nazionali in Sicilia”, emanava “l’organico dell’Esercito siciliano”, composto da due divisioni, XV e XVI, comandate rispettivamente da Stefano Turr e da Giuseppe Paternò, per complessive cinque brigate. Luigi Susani (….), nel suo “Giuseppe Garibaldi e l’epopea dei “Mille” (1860)”, a pp. 26-28, riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “Divisione alla quale, per l’appunto, diede il numero 15° Divisione (perchè 14 erano le divisioni dell’esercito sardo) e la affidò al comando del Generale ungherese (promuovendolo con ciò di grado) Stefano Turr.”. Con un ulteriore decreto del giorno successivo si emanava l’organico della “Marina militare siciliana”. Il 14 luglio fu istituito il Corpo dei Carabinieri di Sicilia. Con un ulteriore decreto del giorno successivo si emanava l’organico della “Marina militare siciliana”. Il 14 luglio fu istituito il Corpo dei Carabinieri di Sicilia. Giuseppe Paternò nel 1860 partecipò attivamente alla campagna meridionale di Giuseppe Garibaldi: il 2 luglio, con decreto dittatoriale n° 79 fu nominato tenente generale e comandante la XVIª Divisione dell’esercito meridionale, mentre il 30 agosto ricoprì l’incarico di segretario di Stato della Guerra del governo dittatoriale. Quando i garibaldini dal 19 agosto sbarcarono in Calabria, affluirono nell’esercito volontari calabresi e, giunti in Basilicata, si aggregarono a Garibaldi 2.000 uomini della Brigata Lucana e l’Esercito da siciliano, fu denominato meridionale. Garibaldi organizzò complessivamente i volontari dell’Esercito meridionale in quattro divisioni, ognuna composta da due o tre brigate. Così la XV Divisione fu posta al comando dell’ungherese Stefano Turr, la XVI di Giuseppe Paternò, poi sostituito al comando da Enrico Cosenz, la XVII di Giacomo Medici, la XVIII di Nino Bixio. Luigi Susani (….), nel suo “Giuseppe Garibaldi e l’epopea dei “Mille” (1860)”, a pp. 26-28, riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “Divisione alla quale, per l’appunto, diede il numero 15° Divisione (perchè 14 erano le divisioni dell’esercito sardo) e la affidò al comando del Generale ungherese (promuovendolo con ciò di grado) Stefano Turr.”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 97 e ssg., in proposito scriveva che: “Ma per continuare la marcia sul Continente, era necessario gettare le basi per la organizzazione di un Esercito Meridionale. L’espediente dei “Cacciatori di Sicilia” non dette buoni risultati, e il Corpo fu sciolto. Fu sciolto anche perchè da Genova sbarcarono il 17 giugno ben 4000 volontari al comando del Gen. Medici del Vascello, e qualche giorno dopo, altri 2000 volontari toccarono il suolo di Sicilia, al comando del Gen. Cosenz: ufficiali garibaldini entrambi, rimasti a Genova per l’arruolamento di uomini e l’acquisto di armi. E così, l’8 luglio, ai piedi del Monte S. Pellegrino, Garibaldi potè passare in rassegna i primi battaglioni del nuovo esercito liberatore.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a pp. 130-131, in proposito scriveva che: “Questo esercito doveva subito costituirsi in una divisione composta di due brigate, ciascuna delle quali di quattro battaglioni. Il comando della divisione e della 2° brigata fu assunto dal Turr e quello della 1° brigata da Bixio. Capo di Stato maggiore fu nominato il maggiore Spangaro. La sua forza iniziale non superava i mille uomini, ma doveva ben presto essere aumentata dai contingenti di altre due spedizioni che si preparavano a Cornigliano ed a Sestri, la prima di 900 uomini guidati da Clemente Corte, sbarcata il giorno 8 sul clipper americano ‘Charles and Iane e la seconda imbarcata il 10 sui piroscafi ‘Washington, Oregon e Franklin’ al comando di Medici e forte di altri 2500 volontari. Un piccolo rinforzo era intanto giunto da Genova, guidato da Carmelo Agnetta, esule siciliano, che con 60 uomini e un migliaio di fucili era sbarcato a Marsala, aveva percorso la via battuta dai Mille ed era arrivato il giorno 7 a Palermo. Altri 1500 fucili aveva pure mandato il Fabrizi da Malta.”. Cesari, a p. 138, in proposito scriveva: “La spedizione Medici…..Col suo arrivo si formarono pertanto fra il 20 e il 22 giugno tre colonne, la prima guidata da Medici, destinata ad avviarsi per il litorale, obiettivo Messina, la seconda guidata da Turr, composta dalla 2° brigata Eber della sua divisione, diretta a Misilmeri, Caltanisetta e Catania, la terza, comandata da Bixio e composta dalla 1° brigata, diretta a Corleone e a Girgenti. Tutte, compiute il loro itinerario dovevano concentrarsi alla punta del Faro.”. Cesari, a p. 141, in proposito scriveva che: “Il Cosenz, nominato allora generale, fu da Garibaldi incaricato di formare subito coi suoi 1500 uomini e con altri che vi si aggiunsero, una divisione, che dopo quella di Turr (15°) assunse in conformità dell’ordine del giorno precisato la numerazione di 16°, in continuazione cioè a quelle dell’esercito regolare. Per il momento questa divisione si compose di una sola brigata su due reggimenti, più una compagnia di carabinieri genovesi. Il comando del 1° reggimento fu dato al colonnello Fazioli e quello del 2° al colonnello Filippo Borghesi.”. Questa descrizione riguarda le compagnie in stanza in Sicilia che andarono all’attacco. Cesari nel capitolo VIII ci parla del “concentramento dei volontari alla Punta del Faro e della Spedizione Pianciani”, etc.., e a p. 151, in proposito scriveva: “La compagnia Sacchi non era comandata dal colonnello dello stesso nome, ma era chiamata così perchè formata dagli elementi più scelti della brigata che Garibaldi aveva affidato al Sacchi stesso, dopo che questi aveva lasciato il comando del 46° fanteria e date le sue dimissioni dall’esercito regolare per raggiungere la spedizione dei volontari in Sicilia.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “….nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, ebbe ordini da Garibaldi di portarli a Milazzo con tre brigate, mentre quella di Eberhard, imbarcata sul vapore ‘Franklin’, fu inviata alla costa meridionale dell’isola per unirsi alla colonna di Bixio. Essa dovette fare tutto il giro della Sicilia, perchè Bixio, si era portato a Taormina. Così il Rustow giungeva a Milazzo dove furono riuniti circa 3500 uomini, e Bixio con le forze dell’Eberhard, con 400 Siciliani reclutati durante la traversata dell’isola e con due compagnie del battaglione Chiassi (brigata Sacchi) veniva ad avere ai suoi ordini una forza complessiva che si può calcolare in altri 3500 combattenti.“. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 161, in proposito scriveva che: “Intanto il generale Cosenz imbarcava al Faro la compagnia francese De Flotte e la brigata Assanti, circa 1200 uomini, coi quali riusciva nella notte dal 21 al 22 di prendere terra a Favazzina, ricacciando a fucilate etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 76, in proposito scriveva che: “Con Decreto del 14 nominò Sirtori, Turr e Orsini al grado di Maggiore Generale, e Bixio a Colonnello Brigadiere.”. Carlo Pecorini-Mazoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 129, in proposito scriveva che: “La 15° Divisione Turr della forza complessiva di 4261 uomini (Doc. 41) occupava etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 129, in proprosito scriveva che: “Il Dittatore non aveva soltanto lavorato per organizzare un esercito, egli aveva fatto in poco tempo la sua marina che, oltre un gran numero di piccole barche, si componeva del ‘Tukory’, del ‘Waschington’, il ‘Franklin’, l’Oregon, la ‘Città di Torino’, il Fernet, l’Annita, l’Indipendance’.”. Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a pp. 212 e ssg., in proposito scriveva che: “Nelle Calabrie i regii, oltre al presidio di questa città, avevano le due divisioni Briganti e Melendez, in dodicimila uomini, che tenevano il paese tra Gallico e Punta del Pezzo; più innanzi, a Monteleone, era il maresciallo Vial con altrettanti; altri rinforzi approdavano a Paola; ed in Cosenza trentacinquemila uomini della brigata Caldarelli. Etc…”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a p. 341, in proposito scriveva che: “Non credo si possa ben sommare la gente corsagli da fuor del reame. Gli scrittori garibaldini dicono 1085 gli sbarcati a Marsala, poi i] Medici con 2500, poi il Cosenz cori 1600, e il Sacchi con 4500. Arrivavano inoltre a drappelli tuttodì da Italia Francia, Malta e Grecia, bruchi da ogni contrada’ accorrenti sulle terre nostre. Sembra su’ primi d’agosto avesse da ventimila stranieri; su’ Siciliani benchè l’ossero migliaia facea poco conto; e intenti a rapinare in patria, non volean passare il Faro. Laonde avendo ei visto i Regi ritrarsi intatti e frementi, stimò non bastargli quelli, e fe’ pensiero su’ novemila del Bertani; però udito quelli volersi gittar nel Romanesco, statuì andar egli a pigliarli. Lasciò al Sirtori il preparar la passata dello stretto’ e postar batterie sulle coste a Torre di Faro (dove’ s’organava il corpo di spedizione, coll’ aiuto de’legni inglesi e sardi); ed egli sparso d’andare a Torino per rispondere a voce a quel re sull’ assalir la Calabria, s’imbarcò sul Washington a’1 2 agosto.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a pp. 361-362, in proposito scriveva che: “§. 14. Numerazione de’ Garibaldini. Gli scrittori garibaldini enumerano le loro milizie così: il Bixio con 4500 presso Taormina e Giardina; altre dodici migliaia a scaloni sulle coste nord-est ; le divisioni Cosenz e Medici e la brigata Eber Eresso Messina a Torre di Faro con ottomila ; la brigata Sacchi di 1500 presso Spadafora, e ‘1 Rustow con 4000 a Melazzo. Inoltre l’Orsini con gli artiglieri uniti a Palermo, dodici cannoni, una batteria da montagna, altra da campo e due mortai veniva ; per via tolse due mortai a Melazzo ; e arrivò a Torre di Faro con trentanove pezzi, dove elevava sei batterie di costa, e altre galleggianti, e ponti da imbarcare cavalli. Da tale enumerazione sembrano i soli contati da trentunomila; ma giugnendovi quelli contro la cittadella, i corpi d’artiglieria, quelli rimasti a Palermo, e i 2300 del Nicotera, parrebbero da quarantamila.”. Gustav Rasch (….), nel cap. IX “La campagna garibaldina nel Napoletano”, nel suo, Garibaldi e Napoli nel 1860: note di un viaggiatore prussiano – introduzione, traduzione e note di Luigi Emery, ed. Laterza, Bari, 1938, a p. 135, in pproposito scriveva che: “L’avanzata di Garibaldi in Calabria fu una passeggiata militare. L’esercito garibaldino in Sicilia constava, il 18 agosto, quando ebbe luogo lo sbarco sulla costa calabrese (1), di 25.000 uomini di truppe regolari. Di questi 25.000 uomini, 18.000 erano concentrati a Messina e dintorni, mentre la colonna Bixio teneva in osservazione i presidi di Augusta e di Siracusa. Il complesso delle forze era ripartito in quattro Divisioni, sotto il comando dei generali Turr, Cosenz, Medici e Pianciani (1) .la cavalleria contava 500 uomini, l’artiglieria 450, il genio 120. La flotta si componeva di una pirocorvetta di undici vapori da trasporto, l’artiglieria di 17 fra obici da montagna e cannoni da campagna. Quasi tutto l’esercito era armato di carabine Enfield; 40.000 fucili si trovavano a Messina, pronti ad essere trasportati in Calabria. L’esercito comprendeva una compagnia ungherese di 50 uomini, una svizzera di 120, una francese di 17, una inglese di 25. Il colonnello Peard comandava un’ottima compagnia di fucilieri con carabine e revolver. Egli è quell’inglese di cui giornali tedeschi conservatori, che scrivono al soldo dell’Austria, durante la campagna del ’59 raccontarono la sciocca favola ch’egli si era aggregato ai Cacciatori delle Alpi etc…Mister Peard è un gentleman della Cornovaglia, persona rispettabile sotto ogni riguardo, e per giunta uomo di cuore, d’ingegno e di carattere. Ha vissuto a lungo in Italia e conosce bene le cose italiane…..Il corpo di spedizione, che due vapori portarono sul continente nella notte del 18 agosto, comprendeva 4200 uomini (1), parte della Brigata Bixio, parte della Brigata Eberhardt e 1000 uomini comandati dal Sacchi. Il figlio di Garibaldi, Menotti Garibaldi, comandava l’artiglieria, comprendente quattro obici da montagna, e un’ottima Compagnia di bersaglieri. La spedizione era comandata da Bixio e da Garibaldi…..”. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 52, nella nota (1) postillava: “Garibaldi scomparve appunto il giorno 12, senza che nulla di positivo si sapesse. Andò prima a Cagliari, poi a Palermo, per riunire a s’e le brigate Puppi, Gandini, Eberhardt, Tharrena, agli ordini del conte Luigi Pianciani che, insieme con quella del Nicotera (già scesa in Sicilia al comando del Sacchi), avevano costituito la famosa spedizione organizzata dal Mazzini, assenziente poi Garibaldi, per invadere lo Stato pontificio. Costretta dal Governo italiano a non oltrepassare la frontiera, fu in Toscana nuovamente imbarcata e venne — per varie vie — in Sicilia.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 443, in proposito scriveva che: “Così il Rustow narra l’episodio doloroso: “A Paola c’era il Governolo etc…”.”, e aggiunge che Rustow raccontava che: “A Paola c’era il Governolo già carico della mia Brigata, quando Bixio pretese d’imbarcare anche le sue. D’Aste (il comandante della nave) gli mandò il guardiamarina Puliga a dire che non c’era più posto. Bixio infuriato venne subito con Puliga a bordo, gridando: “Le farò vedere io se non c’è più posto” “Salendo a bordo buttò in mare un bavarese che si salvò per miracolo: poi preso un fucile per la canna si fece largo a colpi di calcio, senza ritegno, sempre ripetendo al Puliga: “Vede se non c’è posto? Vede come si fa?” Ma i nostri bavaresi riavutisi lo presero per le braccia e per le gambe e stavano per gettarlo in mare, quando Eber e Wolf e altri accorsero e li trattennero.”. Davis Ottati (….), nel suo “Dal Feudo alla liberà – un paese del Sud”, ed. Pananti, Firenze, a p. 98 e ssg., in proposito scriveva che: “Il fenomeno del volontarismo che aveva alimentato validamente le primigenie schiere garibaldine, era a quel tempo già in declino ed i motivi, tanto per esemplificare, erano due: il primo, perché Garibaldi aveva rinsanguato le sue colonne, e, dalla fase dello spontaneismo pittoresco della guerriglia, era passato alla più razionale organizzazione militare, secondo, perchè con i successi le titubanze sabaude erano fugate, subentrando al loro posto la paura di essere tagliati fuori, quindi provvedendo a far muovere esercito e maina. E’ spiegabile così il mediocre afflusso di uomini del principato – da scartare quindi l’opinione razzistica secondo cui lo stato maggiore di Garibaldi avrebbe operato un’odiosa discriminazione verso l’apporto meridionale – tenendo ben presente che i “quadri” rivoluzionari come i Padula, i Pessolani, i Santelmo, i Magnone e molti altri, erano già nelle sue file garibaldine e a Milazzo appunto cadeva il prete Vicenzo Padula, senza contare la colonna Passero di cui si dirà.”.
VINCIPROVA DA BERTANI A GENOVA INVIATO DI GARIBALDI
Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 51, in proposito scriveva che: “IX. Il più vecchio della schiera garibaldina, ma giovane di cuore ed ancora fresco in volto, era di Omignano (71): Leonino Vinciprova, nome caro e devoto ai cilentani, uomo che in apparenza era freddo, glaciale, ma di animo indomito, di coraggio leonino etc…Fido ed affettuoso parente di Francesco Mazziotti, che l’aveva messo a capo della sua azienda, era stato uno della schiera che aveva partecipato e diretto i moti rivoluzionari del Cilento del gennaio e del luglio 1848. Aveva consumato tutto il suo vasto patrimonio per sostenere ed appoggiare la causa della rivoluzione, stringendosi in attiva corrispondenza con diversi eletti uomini della provincia, come i fratelli Carlo e Giovanni De Angelis (73), Angelo e Carlo Pavone, il marchese De Stefano, e soprattutto col suo parente Terenzio Barzellone di Sanza, setterio fin dal 1820. Etc…(p.54) Passato a Genova, v’era rimasto fino al ’60, anno in cui, sospinto dall’ansietà dei nuovi avvenimenti in Sicilia, non durò fatica ad intendersi con l’Eroe, rispondendo alla nuova diana di lui ed imbarcandosi, etc…(81).”. De Crescenzo, a p. 71, in proposito scriveva pure che: “VIII. Intanto, il segretario di stato Orsini aveva disposto, per ordine del Dittatore, che Leonino Vinciprova, capitano dello Stato Maggiore, si recasse, con permesso indefinito, a Genova, per ‘affari di servizio’, insieme con Vincenzo Carbonelli e Nicola Mignogna, l’uno medico dello Stato maggiore generale e l’altro capitano tesoriere. Il Vinciprova s’imbarcò ben volentieri con i due amici e, dopo sei giorni, fu a conferire a Genova in casa Bertani, che gli mostrò una lettera di Garibaldi in cui appariva manifesto che il generale stesso più che Mazzini voleva si procedesse oltre. Il danaro non era sufficiente allo scopo, tuttavia ciò non fece perdere d’animo il Bertani, che seppe compiere stupendamente la missione affidatagli, per agevolare l’impresa di Sicilia, etc…”.
Le truppe della Spedizione BERTANI-PIANCIANI

Nei primi di Giugno 1860, l’organizzazione per la creazione delle truppe della “Spedizione BERTANI-PIANCIANI”, le truppe preparate da Agostino BERTANI per invadere lo Stato Pontificio. I Cacciatori di Bologna, la brigata “PARMA poi SPINAZZI” e la Brigata BOLOGNA poi “PUPPI”
Da Wikipedia leggiamo che Luigi Pianciani, esule in Francia e a Londra collaborò alle iniziative mazziniane. Partecipò alla campagna meridionale del 1860 guidando nell’agosto una spedizione a sostegno delle truppe garibaldine forte di circa 8.940 uomini che prese il suo nome. La spedizione si componeva del gruppo Pianciani di 6.000 uomini, che avrebbe dovuto sbarcare nel nord del Lazio e muovere verso l’Umbria, dove doveva congiungersi con altri 2.000 uomini di Nicotera provenienti dalla Toscana, quindi i due gruppi avrebbero dovuto congiungersi con altri circa 1.000 volontari provenienti dalla Romagna verso le Marche, il totale di circa 9.000 volontari avrebbe poi dovuto puntare verso sud, prendendo l’esercito borbonico in una manovra cosiddetta tenaglia. Tale piano non ebbe però pratica attuazione in quanto Cavour indirizzò la spedizione verso la Sardegna e poi verso Sud, non vedendo attuato il piano inizialmente previsto il Pianciani si dimise. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a pp. 154-155-156, in proposito scriveva che: “II. In sullo scorcio di giugno Agostino Bertani spronato dal Mazzini, ma assenziente Garibaldi, aveva posto mano all’ ordinamento d ‘ una spedizione destinata ad invadere gli Stati pontificii, e se la fortuna secondava a spingersi anche nel Regno. Il corpo (novemila uomini al più), commesso al comando supremo di Luigi Pianciani, uomo più politico che guerresco, era diviso pomposamente in sei brigate: una delle quali, agli ordini di Giovanni Nicotera, veniva ordinandosi a Castelpucci poco lunge da Firenze e doveva da quel lato penetrare nell’Umbria fino a Perugia; un’ altra si raccoglieva nelle Romagne ed aveva per obbiettivo le Marche; mentre le altre quattro erano già radunate tra Genova e la Spezia col disegno di sbarcare sulla costa pontificia in vicinanza di Montalto e là per Viterbo rannodarsi alle altre colonne.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 137 e ssg., in proposito scriveva che: “Bertani, vuotati e rivuotati i suoi arsenali e magazzini per la Sicilia soddisfacendo ad ogni richiesta di Garibaldi, aveva allestita una legione di seimila uomini, armi, munizioni e sufficienti mezzi di trasporto. Mancavagli un capo noto per prendere il supremo comando; Medici, Bixio, Cosenz, Sacchi e altre stelle minori erano con Garibaldi. Il colonnello Charras, francese , aveva fatto un magnifico piano d’invasione, ma a lui non bastava il cuore a cozzare coi suoi compatrioti. ‘ Garibaldi aveva suggerito Brignone, generale piemontese, ma l’idea sola fece venire la pelle d’oca a Fanti e a Cavour , sicchè Bertani persuase il colonnello Pianciani ad accettare il comando provvisorio , col Rustow, bravo ufficiale tedesco, per capo di stato maggiore.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, ecc…, a pp. 259-260 e ssg., in proposito scriveva che: “Incominciò il Cavour con l’opporsi risolutamente l’azione del partito più avanzato, quello mazziniano, rappresentato in Genova dal Bertani. Costui stava da tempo organizzando una grande spedizione per attuare il suo piano di uno sbarco nel Pontificio e per muovere attraverso questo Stato incontro a Garibaldi. L’esercito napoletano si sarebbe trovato così tra due fuochi. Verso la fine di luglio egli ormai aveva ultimato i suoi preparativi. Grazie a 5 milioni avuti dal nuovo Governo di Sicilia – che aveva rinvenuto nella zecca di Palermo con gran quantità di numerario in argento messo fuori corso dal governo borbonico per essere fuso e coniato di nuovo – , ai quali s’erano aggiunte altre 850 mila lire incassate dai diversi sottocomitati costituiti dal Bertani stesso in una ventina di città dell’Italia settentrionale e centrale, – grazie, dicevo, a questa somma, il Bertani, d’accordo col Mazzini, aveva radunati circa 9 mila uomini, li aveva armati e organizzati alla megli assai di quanto non fossero stati quelli di tutte le altre spedizioni precedenti, che la nuova superava anche e di gran lunga nel numero dei volontari. Lo storico tedesco Guglielmo Rustow ci dà, al riguardo, particolari minuti e precisi. Egli era giunto il 1° luglio a Genova ed era stato fatto Capo di Stato maggiore del Corpo che si stava formando, del quale era comandante il colonnello Luigi Pianciani, uomo non di guerra ma di saldi principi mazziniani e che, come il Maestro, faceva in tale occasione tacere le sue idee repubblicane. Costui pubblicò in quello stesso 1860 una storia della prima parte della sua spedizione – Dell’andamento delle cose in Italia – che con quanto ne scrisse il Rustow forma la fonte principale al riguardo particolari minuti e precisi.“. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, ecc…, a p. 260 e ssg., in proposito scriveva che: “La spedizione comprendeva 7720 uomini di linea organizzato su 24 Battaglioni, organizzato su 24 Battaglioni, più un Battaglione di Cacciatori con 580 uomini, 120 Guide, 220 uomini del Genio e 180 d’Artiglieria, che con 120 addetti all’Intendenza ed al Servizio Sanitario, oltre ai Comandi di Stato Maggiore di Brigata, formavano un totale di 8940 uomini. Queste sono cifre del Pianciani, alquanto diverse da quelle del Rustow, che però non differiscono di molto e stanno anch’esse a dimostrar l’importanza della spedizione. La quale era costituita da sei Brigate distinte, oltre che con un numero progressivo, col nome della provincia che per ognuna aveva dato il massimo contingente di volontari. Così la 1° Brigata era chiamata ‘Genova’, la 2° ‘Parma’, la 3° Milano, la 4° Bologna, la 5° Toscana, e l’ultima, la 6° Abruzzi. Le prime quattro dovevano imbarcarsi a Genova, ove erano concentrate; le prime due, ch’erano in Toscana, avrebbero invaso gli Stati pontifici ed attirato le truppe papali comandate da Lamoricière. Tale compito era affidato specialmente alla Brigata Abruzzi che sarebbe entrata nelle Marche al comando di Caucci. La brigata ‘Toscana’ comandata dal Nicotera, avrebbe invasa l’Umbria ed assalita Perugia. Le prime 4 agli ordini rispetivamente dei colonnelli Eberhardt, Tharrena, Cantini e Puppi, sarebbero sbarcate sulla costa pontificia presso Montalto. Etc…”. Qui però trovo un errore perchè il comandante della 3° brigata Milano non era “Cantini” ma Gandini. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, ecc…, a p. 261, in proposito scriveva che: “I vapori della spedizione erano otto, e due di essi avevano a rimorchio due velieri, sì che formavano una squadra di dieci legni in tutto. Se n’era dato il comando supremo al colonnello Pianciani perché coloro sui quali si er contato dapprima, Medici, Cosenz, Sacchi, erano già partiti per l’Isola. Anche un colonnello Charras francese s’era limitato a suggerire un piano che non pare fosse disposto a metter personalmente in atto. Dell’essere venuti a mancare questi capi, il Mazzini si lagnava col Crispi in una lettera del 18 luglio: “….Eravamo già pronti due o tre volte quando cenni imperiosi di Garibaldi etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 334, in proposito scriveva che: “Restavano le ultime due Brigate nell’Italia centrale – la ‘Toscana’ e l’Abruzzi – alle quali bisognava impedire d’invadere gli Stati della Chiesa, non solo per evitare grossi guai, ma perché ormai Cavour s’era deciso a compier egli stesso quell’impresa. Il Nicotera s’era presentato l’8 luglio al Comitato Bertani di Firenze, insieme col dottor Achille Sacchi, munito d’una lettera del Bertani stesso da cui appariva incaricato “di provvedere a quanto occorre per l’invasione dele finitime provincie delle Marche e dell’Umbria”. Giuseppe Dolfi, uno dei capi del partito avanzato fiorentino, l’aveva introdotto dal Ricasoli il 14 e da questi il Nicotera aveva avuto accoglienze oltremodo lusinghiere e benevole così che non solo ne aveva ottenuto tolleranza, ma aiuto. Egli stesso scrive al Bertani che già nei primi giorni il Ricasoli gli ha fornito fucili e vestiario. E perché si veda quali intelligenze vi fossero col nemico, riporto queste parole del Nicotera: “Mi si assicura che fra due o tre giorni verrà un aiutante di campo di Pianell, il quale ci darà tutti i piani e le corrispondenze col generale pontificio Lamoricière.”. Persino gli aiutanti del ministro della Guerra borbonico erano spie!. Il Ricasoli aveva anche autorizzata l’invasione del Pontificio, etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, ecc…, a pp……., in proposito scriveva che: “…Bertani, che lasciato al suo posto a Genova Alessandro Antongini milanese, era arrivato a Palermo la sera del 10 agosto come già sappiamo. Alcuni, e fra questi il pur tanto accurato Comandini, lo fanno arrivare il dì dopo.”. Poi, a p. 325 riferendosi al Bertani aggiunge che: “Non avrebbe certo accettato di toccare la Sicilia e avrebbe evitato così i malumori e le proteste, di cui s’erano fatti interpreti il Nicotera, Achille Sacchi, e lo stesso Mazzini, il quale etc….Il Bertani, impressionato da tali avvertimenti, nell’atto di partire aveva messo in guardia il Pianciani, e aveva creduto bastasse, con queste parole: “Colonnello – I volontari tutti uniti aspetteranno nel Golfo Aranci. Voi arriverete ultimo con lo Stato Maggiore. etc…”.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 152, in proposito scriveva che: “A capo di questi volontari si era posto il colonnello Pianciani, il quale si era scelto il Rustow come capo di stato maggiore. Il primo scaglione partì da Genova nella notte dal 7 all’8 agosto, seguito a breve distanza da altri due, che si imbarcarono rispettivamente a Genova e a Laspezia. Erano in tutto 5 o 6 mila uomini ordinati su quattro brigate, agli ordini dei colonnelli Eberhard, Tarrena, Gandini e Puppi. Una brigata si era formata in Toscana e in Romagna, pronta ad avanzare nel continente al comando di Nicotera.”. Cesari, a p. 155, in proposito scriveva: “Secondo il piano prefissato, le truppe del Pianciani dovevano dirigersi all’isola di Montecristo e gettarsi poi sulla costa di Montalto, etc…Per cui lo stesso Cavour telegrafò il 15 agosto all’ammiraglio Persano di inviare il ‘Monzambano’ ed il ‘Tripoli’ in crociera sulle coste pontificie per impedire qualunque sbarco di volontari. Garibaldi, edotto a sua volta di questo tentativo, che veniva a compromettere tutta l’opera sua, fece sapere al Pianciani che lo disapprovava e che sarebbe stato più gradito l’invio di rinforzi in Sicilia.“. Agostino Bertani (….), nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, dove, il Bertani, a pp. 71 e ssg., in proposito scriveva che: “Narro al pubblico per la prima volta questo piccolo episodio della campagna politica del 1860. …..corpi di volontari della legione da me preparata per invadere lo Stato pontificio alla quale, bramosa di misurarsi coll’armi senza esserci sino all’ora riuscita, procurai con ogni sforzo di affrettare sul cammino di Napoli l’incontro col nemico.”. Sulle truppe organizzate dal Bertani ha scritto Giuseppe Bandi (…), nel suo “I Mille”, (con prefazione di Stefano Canzio), ed. Vie Nuove, 19…., a p. 161, in proposito scriveva della Spedizione Pianciani: “Un proposito siffatto piaceva grandemente a Giuseppe Mazzini, il quale fu sollecito ad offrirsi a Garibaldi come aiutatore nella impresa. Garibaldi accettò la cooperazione di Mazzini, senza pensare lì per lì al rischio in cui si metteva col pigliare a chius’occhi un tal cooperatore; e dette incarico a Giovanni Nicotera di recarsi subito (come già narrai) in Toscana, per mettere insieme una legione di volontari. Mentre il Nicotera facea gente in Toscana, altri corpi di volontari si formavano altrove, sotto il comando supremo del conte Luigi Pianciani, il quale facendo calcolo d’avere sotto i suoi ordini ottomila uomini e anche più, si disponeva ad assalire lo Stato del papa, per terra e per mare. Etc…”. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a p. 208, in proposito scriveva: “Ad accrescere sue militari forze, il Generale sollecitava lo arrivo in Sicilia di quella quarta spedizione di volontari, che declinando il luglio, si raccoglievano in Sardegna nella rada di Terranova sotto il comando del Colonnello Pianciani. Quest’accolta di milizie avea per pubblici propositi di venirne in Sicilia; ma lo intento segreto dei capi era invece di metterli in terra pontificia: ove schivando di affrontarsi nei francesi, si ripromettevano d’impellere nei popoli della centrale Italia quel moto medesimo, che Garibaldi aveva suscitato vittorioso all’estremo della penisola. Il governo sardo diede ausilii, come alle altre, e più che alle altre spedizioni, anche a questa di Terranova, e per questi fu voce si accontasse in Genova col Bertani il Farini ministro; il quale volle promesso, e invigilava attentamente, che si eseguisse davvero lo sbarco non ad altre spiagge che in Sicilia.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 6, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Coi primi d’agosto, da 8 a 9 mila uomini si trovavano già sotto le armi. Essi furono raccolti in 22 deboli battaglioni, 5 compagnie di Bersaglieri di Genova e di Milano; 2 compagnie del Genio, e si ebbero inoltre 8 cannoni rigati da quattro. Anche la cavalleria non mancò del tutto, sebbene in principio non fosse costituita che da 30 guide toscane. L’esercito venne diviso in 6 piccole brigate, alle quali si diede il nome dei paesi dov’erano state formate, o di quelli che avevano fornito il maggior contingente per la loro formazione.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 6, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “L’esercito venne diviso in 6 piccole brigate, alle quali si diede il nome dei paesi dov’erano state formate, o di quelli che avevano fornito il maggior contingente per la loro formazione.”. Dunque, in questo passaggio Rustow scriveva che al piccolo esercito partito da Genova per la Sardegna, comandato dal colonnello Pianciani, era costituito da 6 Brigate a cui venne dato il nome delle città di provenienza dei volontari e quindi si ebbero la: “Così la 1° Brigata si chiamò Genova; la 2° Parma; la 3° Milano; la 4° Bologna; la 5° Toscana; la 6à degli Abruzzi. Il colonnello Pianciani ne aveva il comando in capo; io fui capo dello Stato Maggiore e Comandante in secondo.”. Rustow aggiunge che il piccolo esercito di volontari era comandato dal colonnello Pianciani che volle Rustow come capo di Stato maggiore e comandante in secondo. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a pp. 27-28-29-30, in proposito scriveva che: “In quel tempo, poiché l’esercito riunito in Sicilia sotto gli ordini diretti del generale Garibaldi veniva giudicato sufficiente per invadere il regno di Napoli e cacciare i Borboni, era stato messo insieme un corpo di seimila uomini che, sotto gli ordini del colonnello Pianciani, avrebbe dovuto successivamente concentrarsi sull’isola di Sardegna, per lanciarsi di là, al momento opportuno, negli Stati pontifici ed attaccare le truppe incaricate di difenderli…..Etc…(pp. 28-29). Per quanto fossero stati segreti i preparativi che avevano presieduto a quella spedizione, il ministero piemontese ne avea avuto sentore, e si era mostrato fermamente deciso ad opporvisi, anche a costo di ricorrere alla forza; così, lo stesso giorno in cui il colonnello Pianciani s’imbarcava a Genova per andare a raggiungere le sue truppe, acquartierate nella zona paludosa e male scelta di Terranova, tre battaglioni di bersaglieri (1), arrivati in tutta fretta da Torino, etc…”. Il colonnello Cesari Cesari (….) descritta la situazione dei volontari in Sicilia inizia a parlarci dei volontari della spedizione Pianciani. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 125-126, in proposito scriveva che: “…il Dittatore avvisava a tutt’i mezzi per aumentare le sue forze di terra e di mare allo scopo di eseguire il suo sbarco in Calabria, una spedizione così detta di Terranova (1) già concertata dallo stesso Garibaldi, allestita da Bertani e comandata dal colonnello Conte Luigi Pianciani, trovavasi pronta a partire da Genova e Livorno per invadere gli Stati del Papa e suscitarvi la rivolta; essa componevasi di sei brigate: Intendenza, Ambulanza, Cacciatori, Guide, Genio, Artiglieria, in tutto 8940 uomini compresi gli uffiziali; tra i comandanti di brigata eravi Giovanni Nicotera giovane arditissimo, arrischiato fino alla temerità, patriota ardente, compagno di Carlo Pisacane nella spedizione di Sapri, dove ferito gravemente cadde in mano ai soldati di re Ferdinando, che per timore di aggiungere altre machie di sangue alla sua corona, lo mandò alla galera a vita.”. Pecorini-Manzoni, a p. 126, nella nota (1) postillava: “(1) Significava la nuova terra da aggiungersi alle già fatte italiane.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Garibaldi….era costretto ad opporsi alla Spedizione degli Stati Pontifici ed era corso a Cagliari per ritirare sotto il suo comando quel forte corpo di volontari che con tanta cura era stato organizzato militarmente dal colonnello Pianciani coadiuvato da Rustow, mentre l’organizzazione amministrativa era devoluta all’intelligente lavoro dell’Intendente Sanni, coll’assistenza del Commissario di guerra Francesco della Lucia. Questo corpo mutando direzione era da Garibaldi destinato a servire allo sbarco in Calabria. Etc..”. Alberto Dallolio (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille nelle memorie Bolognesi”, Bologna, ed. Zanichelli, 1910, a p. 168, in proposito scriveva: “L’otto Agosto intanto, giorno di grandi e gloriose memorie per la città nostra, il battaglione dei “Cacciatori di Bologna” (1) partiva per Genova sotto gli ordini di Giambattista Cattabeni (2). Il maggiore Cattabeni, di Senigallia, apparteneva ad una famiglia di patriotti, alla quale non disdice il nome attribuitole da un biografo: “i Cairoli delle Marche”. Nel ’48 era etc…”. I “Cacciatori di Bologna” partirono per Genova al comando del maggiore Giambattista Cattabeni, di Senigallia. A Bologna fu organizzatore dei Cacciatori Bolognesi, che avrebbero dovuto partecipare alla liberazione delle Marche, ma a causa della situazione internazionale l’azione venne dirottata in Sicilia, imbarcandosi da Genova per il Sud. Dallolio, a p. 168 scriveva pure che: “Il Bertani l’aveva mandato a comandare questo primo battaglione bolognese e a capo di esso si trovò, come ho detto nell’infausta giornata di Caiazzo; Garibaldi premiò il valore, sepur sfortunato, col promuoverlo a colonnello etc…”. Dallolio, a p. 169 scriveva che: “I volontari bolognesi andavano a far parte della 4° Brigata comandata dal colonnello Pianciani: etc…”. Dallolio scriveva che, i volontari “Cacciatori di Bologna”, in Sardegna, nel golfo degli Aranci furono aggregati alla 4° Brigata comandata dal colonnello Pianciani. Dallolio aggiunge pure che: “la 5° si stava organizzando in Toscana dal Nicotera: della 6° da formarsi nelle Romagne era stato nominato comandante il colonnello Caucci Molara, commilitone di Garibaldi nella difesa di Roma.”. Dunque, la 5° Brigata si stava organizzando in Toscana al comando di Giovanni Nicotera. Alberto Dallolio (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille nelle memorie Bolognesi”, Bologna, ed. Zanichelli, 1910, riguardo il colonnello Gandini, che accompagnerà e comanderà la Brigata “Milano” a Paola e poi a Sapri, insieme al Rustow e a Turr, a p. 347, in proposito pubblicò una lettera di Carlo Bertoni (1) a Filippo Stanzani che racconta un episodio al Golfo degli Aranci e, scriveva: “V. Carlo Bertoni (1) a Filippo Stanzani. A bordo del Clipper il Shepherd, a poche miglia da Cagliari il 14 Agosto 1860. “Carissimo Stanzani. Ti scrivo due righe per dar seguito all’altra mia che ti scrissi da Genova domenica mattina alle ore sette. La spedizione era composta di due brigate, una delle quali (comandata dal Colonnello Gandini, la terza) era imbarca sopra il vapore Garibaldi, il quale rimorchiava un grossissimo Clipper Americano chiamato il ‘Shepherd’, a bordo del quale era imbarcata l’altra divisione (la quarta) comandata dal Colonnello Puppi, e della quale fa parte il nostro Battaglione dei Cacciatori di Bologna. Dopo un felice viaggio giungemmo jeri sull’imbrunire al Golfo degli Aranci, nell’Isola di Sardegna, dove ci avevano preceduti moltissimo dei nostri, e dove trovammo altri tre vapori all’ancora, e vedemmo a terra sulla riva molti volontari che si esercitavano. Poco dopo il nostro arrivo giungeva in porto un grosso vapore, il quale, senza gettar l’ancora, veniva a noi vicino, e girava intorno al nostro bastimento…..Il Colonnello Puppi, il bravo Cattabeni, Bassi ed io ci mettemmo sulla sponda etc…”. Dunque, dalla lettera-racconto del Bertoni si evince che il colonnello Gandini, accompagnava i volontari della brigata Milano, imbarcatasi a Genova sul vapore Garibaldi ed il colonnello Puppi accompagnava l’altra Brigata detta “Bologna” che era composta dai “Cacciatori di Bologna”. Dalla lettera del Bertoni, indirizzata a Filippo Stanzani, si evince che le truppe arrivarono nel porto naturale del Golfo degli Aranci in Sardegna il giorno 13 agosto 1860. Partitisi da Genova, arrivarono il 13, dove furono raggiunti da Bertani e da Garibaldi. Alberto Dallolio (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille nelle memorie Bolognesi”, Bologna, ed. Zanichelli, 1910, a pp. 155-156, in proposito scriveva che: “Fra le carte del Comitato etc…Un quarto “Repertorio al ruolo generale dei volontari spediti dal Comitato di provvedimento di Bologna al generale Garibaldi” ha un riepilogo dal quale risulta un numero di 1060, ma 229 di essi sono indicati come duplicati, cosicchè il numero esatto rimarrebbe di 831. Finalmente nel rendiconto finale si parla di 1208 volontari. Tuttavia, se si consideri che in questo numero finale di 1208 sono certamente compresi i volontari della spedizione Sacchi, mandati a Genova il 17 luglio, a richiesta del Cressini e d’accordo, come abbiamo veduto, con la Società Nazionale, dei quali non conosciamo il numero, ma che, avrebbero dovuto essere 300, si può concludere che l’ultima delle cifre indicate rappresenta esattamente il lavoro del Comitato, che fornì per tal modo circa 1200 volontari.”. Dallolio continuando il suo racconto, a p. 156, in proposito scriveva che, le truppe condotte da Genova in Sardegna nel golfo degli Aranci, la spedizione cosidetta “Terranova”, “….non partecipano a tutta la prima parte della campagna, poichè quasi tutti arrivarono quando Garibaldi stava per passare, od era già passato, sul continente, nel quale non ebbe per verità gran che a combattere fino a Napoli: ma furono impegnati nei combattimenti successivi: il battaglione comandato dal Cattabeni ebbe parte precipua nel disgraziato fatto d’arme a Caiazzo.”, e poi aggiunge che: “I volontari spediti dal Comitato bolognese avevano assunto il nome di ‘Cacciatori di Bologna’, e furono ordinati in quattro battaglioni, più o meno completi. Il primo, come ho detto, fu comandato dal maggiore Cattabeni: il secondo dal maggiore Luigi Bossi: il terzo dal maggiore Ferdinando Ferracini: il quarto dal capitano ff. di maggiore Giambattista Pantotti, che prima apparteneva al secondo battaglione. Il 1° battaglione, secondo il ruolo che si conserva, aveva la forza di 381 uomini, dei quali 20 ufficiali, 26 sottoufficiali, 31 caporali, 6 trombettieri e 298 cacciatori. Il secondo, come risulta da un ruolo datato da Milazzo, 22 agosto, aveva 16 ufficiali, 21 sottufficiali, 27 caporali, 3 trombettieri e 195 cacciatori: totale 262 uomini. Il terzo, conforme al ruolo datato pure da Milazzo 25 agosto, contava 271 uomini, di cui 8 ufficiali, 23 sottoufficiali, 31 caporali, 5 trombettieri e 204 cacciatori. Il quarto, pure da un ruolo datato da Milazzo, 25 agosto, risulta composto da 11 ufficiali, 23 sottoufficiali, 31 caporali, 5 trombettieri e 204 cacciatori: totale 274 uomini. Ciò darebbe una forza complessiva di 1188 uomini, che corrisponderebbe quasi esattamente a quella dianzi indicata. I quattro battaglioni formavano la brigata Bologna comandata dal colonnello Puppi di Siena, morto poi dinanzi a Capua. Essa fu posta dapprima agli ordini del colonnello Pianciani e fece parte della cosidetta spedizione Bertani del Golfo degli Aranci. Più tardi fu incorporata alla Divisione Turr: decimata a Capua e a Caiazzo, fu sciolta, e la residua forza fu dal Turr aggregata alla brigata Sacchi.”. Dunque, Dallolio scriveva che tra i volontari spediti da Genova nel golfo degli Aranci vi erano i “Cacciatori di Bologna”, i quali arrivati a Palermo diventarono la “Brigata Bologna”, che era composta da quattro battaglioni che in Sardegna erano al comando del colonnello Puppi di Siena, che poi, in seguito morì a Capua. Nel golfo degli Aranci, la brigata Bologna era comandata dal colonnello Pianciani e fece parte della cosiddetta “spedizione Bertani del golfo degli Aranci” ma quando arrivò a Palermo, Garibaldi, la tolse al comando del Pianciani, che si dimise e, l’aggregò e la incorporò alla “Divisione Turr”. La brigata Bologna, o Puppi, fu decimata a Capua e a Cajazzo e quindi, rimastane poche forze essa fu sciolta. Il colonnello Puppi morì a Capua, ucciso da una mitragliata borbonica. Dallolio scriveva pure che dopo la battaglia di Cajazzo, in cui morirono molti della brigata Bologna, “decimata a Capua e a Caiazzo, fu sciolta, e la residua forza fu dal Turr aggregata alla brigata Sacchi.”. La brigata “Bologna” diventò la brigata “Sacchi”. Infatti, nel 1860, lasciato l’esercito regio per dissidi con i suoi superiori, Bossi corse ad arruolarsi con i volontari di Garibaldi impegnati nella campagna dell’Italia meridionale. Maggiore comandante del 3º Reggimento della Brigata del colonnello Puppi poi Brigata “Sacchi”, Bossi concluse la spedizione con il grado di tenente colonnello. Il testo di Gualtiero Castellini, Pagine garibaldine (1848-1866). Dalle Memorie del Maggiore Nicostrato Castellini, Torino, Ed. Fratelli Bocca, 1909, ci parla di questi eroi garibaldini. Da Wikiepdia leggiamo che Luigi Bossi, nel 1860, lasciato l’esercito regio per dissidi con i suoi superiori, Bossi corse ad arruolarsi con i volontari di Garibaldi impegnati nella campagna dell’Italia meridionale. Maggiore comandante del 3º Reggimento della Brigata del colonnello Puppi poi Brigata “Sacchi”, Bossi concluse la spedizione con il grado ditenente colonnello. Sempre da Wikipedia leggiamo che Giambattista Cattabeni, a a Bologna fu organizzatore dei Cacciatori Bolognesi, che avrebbero dovuto partecipare alla liberazione delle Marche, ma a causa della situazione internazionale l’azione venne dirottata in Sicilia, imbarcandosi da Genova per il Sud. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, in questo passaggio, il Pecorini-Manzoni scriveva che una volta in Sicilia, a Palermo, le truppe della ex spedizione Pianciani, vennero denominate: “Tharena” (poi chiamata Spinazzi), “Milano”, comandata dal Rustow, “Puppi” (poi in seguito chiamata “Sacchi”), la “Nicotera” (poi in seguito chiamata “Spangaro”). Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 152, in proposito scriveva che: “Erano in tutto 5 o 6 mila uomini ordinati su quattro brigate, agli ordini dei colonnelli Eberhard, Tarrena, Gandini e Puppi. Una brigata si era formata in Toscana e in Romagna, pronta ad avanzare nel continente al comando di Nicotera.”. Cesari, a p. 155, in proposito scriveva: “Così infatti avvenne e dopo pochi giorni di sosta a Golfo Aranci, nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, etc…”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 6, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “L’esercito venne diviso in 6 piccole brigate, alle quali si diede il nome dei paesi dov’erano state formate, o di quelli che avevano fornito il maggior contingente per la loro formazione.”. Dunque, in questo passaggio Rustow scriveva che al piccolo esercito partito da Genova per la Sardegna, comandato dal colonnello Pianciani, era costituito da 6 Brigate a cui venne dato il nome delle città di provenienza dei volontari e quindi si ebbero la: “Così la 1° Brigata si chiamò Genova; la 2° Parma; la 3° Milano; la 4° Bologna; la 5° Toscana; la 6° degli Abruzzi. Il colonnello Pianciani ne aveva il comando in capo; io fui capo dello Stato Maggiore e Comandante in secondo.”. Rustow aggiunge che il piccolo esercito di volontari era comandato dal colonnello Pianciani che volle Rustow come capo di Stato maggiore e comandante in secondo. Il testo di Gualtiero Castellini, Pagine garibaldine (1848-1866). Dalle Memorie del Maggiore Nicostrato Castellini, Torino, Ed. Fratelli Bocca, 1909, ci parla di questi eroi garibaldini. Da Wikiepdia leggiamo che Luigi Bossi, nel 1860, lasciato l’esercito regio per dissidi con i suoi superiori, Bossi corse ad arruolarsi con i volontari di Garibaldi impegnati nella campagna dell’Italia meridionale. Maggiore comandante del 3º Reggimento della Brigata del colonnello Puppi poi Brigata “Sacchi”, Bossi concluse la spedizione con il grado ditenente colonnello. Sempre da Wikipedia leggiamo che Giambattista Cattabeni, a a Bologna fu organizzatore dei Cacciatori Bolognesi, che avrebbero dovuto partecipare alla liberazione delle Marche, ma a causa della situazione internazionale l’azione venne dirottata in Sicilia, imbarcandosi da Genova per il Sud. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 88, in proposito scriveva che: “Il Bertani (1) aveva mobilitato circa novemila uomini, organizzati ed armati come nessun’altra spedizione. La spedizione era divisa in 24 battaglioni, (2) più un battaglione di cacciatori con 580 uomini, 120 guide, 220 uomini del genio, 180 di artiglieria e 120 addetti alla Intendenza. Si trattava in tutto di sei brigate: 1° la Genova; 2° la Parma; 3° la Milano; 4° la Bologna; 5° la Toscana; 6° la Abruzzi. Le prime quattro, agli ordini dei rispettivi comandanti colonnelli Eberhardt, Tharrena, Cantini, Puppi, dovevano concentrarsi nel Golfo degli Aranci, per agire sulla costa dello Stato pontificio. Quella Abruzzi, al comando del Caucci, avrebbe dovuto varcare il confine marchigiano, entrare nel Montefeltro, mentre quella Toscana passare nell’Umbria e puntare su Perugia. Per questa spedizione il Mazzini aveva detto al Bertani che “2000 in Toscana, 500 in Romagna erano più che sufficienti; egli contava sull’insurrezione della popolazione etc…”. Maraldi, a p. 88, nella nota (1) postillava: “(1) W. Rustow, La brigata Milano nella Campagna etc…”. Maraldi, a p. 88, nella nota (2) postillava: “(2) L. Pianciani, Dell’andamento delle cose in Italia, Milano, 1860 e Pittaluga, op. cit., p. 127-128 e 129.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 85, in proposito scriveva che: “Oltre alla formazione del battaglione del Montefeltro, al Comitato di Provvedimento (3) si deve la formazione della Brigata Emilia comandata dal Puppi, morto poi eroicamente a Capua, e composta di quattro battaglioni, uno dei quali comandato dal valoroso patriota marchigiano Cattabeni. Questa brigata, inviata al Golfo degli Aranci per fare parte della spedizione Pianciani, fu più tardi incorporata nella divisione Turr e destinata per il suo valore a Capua ed a Caiazzo.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a pp. 338-339, in proposito scriveva che: “Il Piemonte intanto armava a furia volontarii, per gittarli nel pontificio a fare il resto. Adunava gente a Genova il medico Bertani, lasciatovi dal Garibaldi; e vi mettea colonnelli un Rustow prussiano, e un Pianciani fuoriuscito romano, di casa beneficatissima dal papa, e ch’iora aspirava ad assalirlo. Reclutava in Toscana il calabrese Nicotera , già compagno del Pesacane, preso a Sanza, graziato del capo da re Ferdinando, allora per grazia uscito dal carcere di Favignana, corso a sdebitarsi da settario, ripigliando la fellonia. Adunò a Castelpucci, aiutato dal Ricasoli governante per Vittorio in Toscana, e con danari avuti da esso per le mani del panicocolo cavaliere Dolfi, duemilatrecent’ uomini, il più venuti dal Garibaldi stesso; che come indisciplinatissimi se n’era con quel pretesto sbarazzato. Facevali istruire da uffiziali sardi venuti a posta, e volea farli capitanare dal Cosenz, poi dall’Ulloa, e ne corsero pratiche; ma questi si nego d’andar contro. il papa, e propose gittarsi nel regno sua patria, in Basilicata, a patto di non far l’annessione immediata ; onde fu ricusato. Però egli, come dissi, accettata l’amnistia , ritornò a casa tranquillo. Il Nicotera volea sorprendere Perugia ; ma si scoperse la trama. Era a Firenze un comitato per ribellare lo Stato romano, e far disertare i papalini; ‘ e una volta era giunto a pattuire per quattromila franchi la diserzione d’un battaglione da Viterbo ; ma aspettandosi la venia da Torino , si spillo la cosa; il battaglione fu mutato , e in Viterbo si fecero arresti. La venia ministeriale arrivò dopo. Molto contavano sulle diserzioni ; e n’avean buono in mano, come si vide a Castelfidardo…….(p. 340) Per l’effetto il Bertani cominciò a mandare la masnada in Sardegna; e lasciato un Antonnini a reclutare , volse in Sicilia a confabulare con l’eroe.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “Questi, fallitogli il rapimento del vascello, tirò in Sardegna a pigliarsi i novemila raccolti dal Bertani. Il Pianciani che li comandava assicura che fossero 8940 in tutto, divise in sei brigate, un battaglione carabinieri, due squadroni di guide, due compagnie di genio, due batterie rigate da campo, e i servigi amministrativi e sanitarii: ogni brigata aver quattro battaglioni, ciascuno quattro compagnie, sicchè se ne potesse accrescere la gente senza alterare i quadri.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a p. 258, in proposito scriveva: “Garibaldi risolse di servirsi di questo mezzo, ed aumentare la sua azione col diffondere le voci più diverse ed erronee. Come questo mezzo abbia ottenuto un successo sul quale lo stesso Garibaldi appena poteva far conto , lo vedremo quanto prima. Garibaldi non poteva sapere in anticipazione fin dove sarebbe riescito, e per quanto si figurasse ogni circostanza favorevole, doveva sempre desiderare un rinforzo di quella parte delle sue truppe, delle quali poteva immediatamente e con sicurezza disporre. Al principio di agosto un tale rinforzo potè essere a disposizione di Gariballi. Era quella piccola, armata che alla sua partenza dall ‘ alta Italia assunse il nome di divisione o spedizione di Terranova. La spedizione di Terranova era stata organizzata dall’attività di Mazzini e del dottor Bertani, lasciato a Genova come rappresentante di Garibaldi allo scopo di agire contro gli Stati della Chiesa. Comandante in capo di essa era il colonnello Pianciani e capo dello stato maggiore generale il colonnell G. Rüstow, che avevano specialmente diretto l’organizzazione. La forza della spedizione ammontava a circa 9000 uomini. Questa piccola armata era ripartita in sei piccole brigate. Le quattro prime brigate, secondo il piano stabilito prima degli ostacoli sorti in processo di tempo , partendo da Genova e dalla Spezia, dovevano anzi tutto raccogliersi presso Montecristo e di là sbarcare presso Montalto sulle coste pontificie, indi, evitando uno scontro coi francesi, spingersi nella direzione di Viterbo o di Montefiascone contro l’ala sinistra dell’armata di Lamoricière, disperdendo le forze che trovassero isolate , evitando però i corpi di truppa riuniti e prevalenti di numero; la quinta brigata, formata in Toscana, doveva di là, avanzando per terra, impadronirsi della città di Perugia, e poi operare in unione alle brigate sbarcate presso Montalto. La sesta brigata, formata nella Romagna, doveva alcuni giorni prima dello sbarco gettarsi nelle Marche, attirandosi l’attenzione di Lamoricière , ed in tal guisa agevolare le operazioni dello sbarco e quelle su Perugia.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a p. 259, in proposito scriveva: “Da questo luogo di ritrovo la spedizione fu detta spedizione di Terranova, al che non era estraneo il pensiero nascosto, non essere destinata per la Sicilia ma per altra nuova terra.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a p. 264, in proposito scriveva: “Avendo egli fatto vela senza lasciarsi addietro alcuna notizia , la cosa destò dell’inquietudine fra gli uomini della seconda brigata, Tharrena (Parma) , che intanto era arrivata.”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 291-292, in proposito scriveva: “La spedizione Terranova era stata organizzata mercè l’attività di Mazzini e del dott. Bertani rimasto a Genova, quale rappresentante di Garibaldi, per fare qualche intrapresa nello stato pontificio. Comandante in capo ne era il colonnello Pianciani, capo dello stato maggiore generale il colonnello W. Rüstow, i quali due ne avevano curato l’organizzazione. La forza di quella spedizione ascendeva a circa 9000 uomini, divisi in sei piccole brigate. Le quattro prime brigate dovevano (secondo il piano fissato definitivamente prima degli ostacoli sorvenuti ) movendo da Genova e dalla Spezia raccogliersi da prima a Monte Cristo e di là sbarcare presso Montalto nello stato pontificio , avanzando quindi, per evitare qualsiasi conflitto coi francesi, alla volta di Viterbo o Montefiascone verso l’ala sinistra dell’armata di Lamoriciére, respingendo le forze isolate, ma evitando quelle che fossero concentrate e superiori di numero; la quinta brigata formata in Toscana doveva avanzarsi di là per terra onde impadronirsi della città di Perugia e quindi operare di concerto colle brigate sbarcate a Montalto. La sesta brigata organizzata nella Romagna doveva qualche giorno prima dello sbarco irrompere nelle Marche attirando sopra di sè l’attenzione di Lamoriciére, facilitando in tal guisa l’operazioni dello sbarco e l’attacco di Perugia. Quel piccolo corpo doveva da ultimo entrare per gli Abruzzi nel regno di Napoli , formando la sua unione coll’esercito principale di Garibaldi.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 137 e ssg., in proposito scriveva che: “Ai due estremi dell’Italia meridionale ardeva il fuoco rivoluzionario. La Sicilia era libera ‘meno il forte di Messina: bande armate percorrevano le provincie del Regno aspettando Garibaldi per dargli mano. Gli Stati rimasti al Papa erano allora debolmente difesi. Concentrate erano in Roma le poche truppe francesi, con le quali nessuno sognava venire alle mani calcolando che, accerchiata Roma dal fuoco rivoluzionario, Napoleone si sarebbe risolto a ritirare la sua protezione dal Papa, che allo stesso tempo lo sfidava e lo motteggiava. Era il quarto d’ora propizio, e chi aveva tempo non aspettava tempo. Bertani, vuotati e rivuotati i suoi arsenali e magazzini per la Sicilia soddisfacendo ad ogni richiesta di Garibaldi, aveva allestita una legione di seimila uomini, armi, munizioni e sufficienti mezzi di trasporto. Mancavagli un capo noto per prendere il supremo comando; Medici, Bixio, Cosenz, Sacchi e altre stelle minori erano con Garibaldi. Il colonnello Charras, francese , aveva fatto un magnifico piano d’invasione, ma a lui non bastava il cuore a cozzare coi suoi compatrioti. ‘ Garibaldi aveva suggerito Brignone, generale piemontese, ma l’idea sola fece venire la pelle d’oca a Fanti e a Cavour, sicchè Bertani persuase il colonnello Pianciani ad accettare il comando provvisorio , col Rustow, bravo ufficiale tedesco, per capo di stato maggiore.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, a pp. 263-264, in proposito scriveva che: “Della convenzione col Farini, il Bertani così informava Garibaldi: “Genova, 3 agosto 1860. Caro Generale – Voi mi lasciate senza una parola circa la condotta da tenere etc…”. Già il Bertani prevedeva, si direbbe, l’intenzione di Garibaldi di trattenere la spedizione nell’Isola o di condurla altrove. Dice il Pianciani che si ebbero grandi proteste fra i volontari per la deviazione e che, per quel che lo riguarda, egli vi si rassegnò, perché dalla Sicilia avrebbero poi potuto raggiungere la mèta prima fissata, alla qual condizione soltanto egli aveva accettato il comando supremo. Questo per le truppe delle 4 Brigate, ch’erano a Genova e dintorni. Quanto all’altre due, ch’erano stanziate parte con Nicotera a Castel Pucci (Firenze) e parte con Caucci in Romagna, si sarebbero accordate con Ricasoli, il quale era stato il 31 luglio e il 1° agosto a Torino e aveva con Cavour e con Farini combinato ogni cosa al riguardo. Il che non impedisce al Cavour di diffidare anche di lui. Pochi giorni dopo infatti egli scrive: “Sono inquieto su Ricasoli. I successi di Garibaldi l’hanno esaltato etc…”. L’imbarco a Genova cominciò il 7 agosto: gli ultimi volontari col Pianciani e il Rustow partirono il 13 sul ‘Byzantin’. L’accordo era di concentrarsi tutti a Golfo Aranci.“. Sull’opera incessante del Bertani e sulla costituzione della Spedizione, Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 451-452, dal Diario di Bertani, in proposito scriveva che: “L’aggettivo ‘dimessa’ suonava trionfo. Questa è la vera storia della spedizione del golfo degli Aranci; nè saremo entrati in tanti particolari senza la persistenza di Turr nel dare a credere che ‘egli’ e la sua ‘divisione’ fossero gli unici al soccorso di Garibaldi nelle vicinanze e nell’entrata a Napoli; mentre non aveva seco che la ‘dimessa spedizione’ già condotta a Paola. A leggere l’immenso volume di 496 pagine, intitolato ‘Storia della 15ma divisione Turr, si direbbe che tutto fece lui e senza di lui nulla si fece. Egli invece dal 2 luglio, quando lasciò Palermo per incomodi di salute, non ebbe comando attivo se non dopo il 7 settembre per domare la reazione in Ariano; poi il 19, disgraziatamente, sul Volturno, nell’assenza di Garibaldi che era a Palermo….Da un’altra parte Rustow nella sua storia scritta in tedesco, poi tradotta in italiano (1), parla “del suo lavoro, il cui tema consisteva nella organizzazione di un piccolo esercito per combattere Lamorcière.” Ma stabilito altrimenti nei decreti della provvidenza, Rustow lo condusse in salvo e, secondo lui, a lui solo si devono le gesta della legione sul Volturno. Bertani non è nominato neppure una volta. Ora la verità è che tutti i comitati di provvedimenti aiutarono; Giacomo Sani intendente assiduo ed esperto contribuì assai; Bertani e sotto i suoi ordini Rustow ordinarono militarmente le brigate, e sul Volturno Rustow e i valorosi che le componevano fecero il loro dovere. Ma Bertani, il quale non leva mai a nessuno il suo merito, anzi fregiò molti col proprio, fu quello che creò, spedì o condusse a Garibaldi le legioni. E l’aver ordinato la rivoluzione nel Regno e nel Pontificio è pur lavoro suo, nè Domeneddio può togliergli quella gloria.”. La White-Mario, a p. 453, dal Diario di Bertani, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi ‘La Guerra d’Italia nel 1860’ e specialmente la ‘Brigata Milano, tradotta da Elisio Porro.”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 155 scriveva: “Che una siffatta impresa non potesse essere tollerata dal Governo di Vittorio Emanuele, s’intende da sè. Ogni istituzione vive della logica sua. La Monarchia non poteva abbandonare il Papato alle mani della rivoluzione senza esporsi o ad esautorare sè stessa, se la rivoluzione trionfava, o a rovinare l’ Italia, se la rivoluzione soccombeva. Oltre di che era da cansare il pericolo sommo che la rivoluzione trascorrendo, com’è natura sua, andasse a dar di cozzo contro Roma, scatenando dalle violate mura la collera della Francia, e i fulmini dell’ intera Cattolicità. Importava dunque che una siffatta spedizione fosse comunque impedita, e il Gabinetto di Torino deliberò che la fosse ad ogni costo. Diverso però, secondo la diversa mente degli esecutori, il metodo d ‘ esecuzione. Mentre il barone Ricasoli, sempre governatore di Toscana, ubbidendo alla sua rigida, ma schietta natura, scioglieva senz’altro la brigata di Castelpucci, sostenendo per alcune ore lo stesso Nicotera, il Farini deliberava appigliarsi piuttosto al sistema dei temporeggiamenti e degli artificii, e recatosi a Genova si studiò persuadere il Bertani stesso a rinunciare all ‘ ideata impresa. In sulle prime il delegato di Garibaldi resistette; ma il Ministro di re Vittorio avendo alla fine smascherato il suo fermo proposito d’impedire la divisata. spedizione anche colla forza, le due parti vennero pelminor male ad un compromesso, mercè del quale tutte le truppe predisposte all’impresa di Roma s’imbarcherebbero in più riprese per la baia di Terranova, nell’isola di Sardegna, e di là non appena radunate continuerebbero per Sicilia, onde mettersi quivi agli ordini di Garibaldi. Fino a qual punto però un siffatto componimento fosse sincero, sarebbe prudente non scandagliare. Certo nessuno de’ due contraenti svelò chiaramente il suo pensiero: vecchi cospiratori entrambi, entrambi convinti di giovare alla patria, facevano probabilmente a chi meglio gabbava l’altro. Il Farini intanto che concedeva la radunata in Sardegna, spiccava bastimenti da guerra perchè obbligassero i volontari , mano mano che arrivavano al convegno, a continuare per la Sicilia; il Bertani, mentre s’era impegnato a proseguire per Palermo, faceva intendere ai Comandanti la mèta vera della spedizione esser sempre le coste romane, verso le quali appena radunato il naviglio dovevano essere drizzate le prue. Ciò stabilito pertanto, ciascuno a seconda del suo disegno si mise in moto.”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 184-185 e ssg., in proposito scriveva che: “Io mi proponeva, subito che fossi arrivato al Golfo degli Aranci, e avessi trovata riunita la spedizione come doveva essere, di mandare immediatamente un piccolo vapore a Livorno con le istruzioni necessarie per Caucci e Nicotera, indicando il giorno nel quale ciascuno di loro dovesse passare il confine; a ciò , come ho già avvertito, ero autorizzato, obbligato vorrei dire, dagli ordini di Garibaldi……I legni che facevano parte di quella spedizione erano il Bizantino, il Torino, l’Ammazzone , l’Isère, il Garibaldi, il Calatafimi, il Veasel , il Veloce ( che doveva partire da Genova il di dopo quello nel quale io era partito ), e tutti questi vapori; a vela avevamo lo Sheaperd clipper americano rimorchiato dal Garibaldi, un’altro clipper che avrebbe rimorchiato il Veloce. Dieci legni fra tutti. I comandanti dei legni avevano dal Comitato l’ordine di riconoscermi come comandante in capo della spedizione, ed uniformarsi alle mie istruzioni (doc . lettera K). Alcuni di loro sapevano di che si trattasse, tutti dovevano immaginarlo, e credo avrebbero generalmente eseguito quanto io avessi ordinato. Se taluno, prevenuto forse dal Ministero, avesse voluto fare diversamente , avrei saputo costringerlo a fare quello che voleva io , e per questo fine aveva collocato sui diversi bordi uomini capaci di prendere, quando occorresse, il comando del bastimento.”. Genova di Revel (….), nel suo “Da Ancona a Napoli”, Milano, Fratelli Dumolard, 1892, a p. 16, in proposito scriveva che: “A mio fratello da Firenze , 22 agosto : “Fui a Livorno, ed onorato d’invito a pranzo dal Principe di Carignano. Me ne ha contate delle belle. Bertani e Pianciani avevano organizzata una spedizione in aiuto di Garibaldi coi fondi avuti dalla Società Nazionale, ma quando erano in procinto di partire si seppe che avvece della Sicilia tendewano alle provincie romane. Farini non perdette tempo per far rispettare questa volta la sua circolare, e portatosi a Genova, si combinò che la partenza si facesse dalla Sardegna. Intanto Garibaldi informato della cosa è giunto inaspettatamente in Sardegna e col suo ascendente, appoggiato da un nostro bastimento da guerra spedito appositamente colà, deve avere cambiati i capi, e si spera che porterà seco in Sicilia tutta la banda. Il Principe mi disse che se avessero sbarcato in Toscana, Ricasoli aveva già tutto disposto per fermarli. Il Principe ha scritto per avere un bastimento da guerra onde impedire uno sbarco ed evitare una collisione.”. Quest’assenza segreta di Garibaldi durata più di una settimana eccitò commozione, ma cessò quando apparve e preparò il passaggio dello stretto.”. Eliseo Porro (…..) che era: “Sergente nei Bersaglieri della Brigata Milano”, dunque diretto testimone degli avvenimenti di cui parlo, nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), le sue Memorie sulla Campagna d’Italia nel 1860 scriveva che: “Per voi, cari commilitoni, m’accinsi alla traduzione del presente racconto , dal suo originale alemanno che un fortuito azzardo mi pose fra le mani e ciò prima che l’originale stesso fosse pubblicato; però le mie cognizioni nella lingua tedesca essendo limitate, abbisognai dell’ajuto di benevoli amici.”, e poi ancora: “Nel mentre che vi presento il racconto dei fatti ai quali avemmo l’onore di prender parte, mi permetto di ricordarvi che noi siamo i figli non indegni dei nostri padri che con gloria sostennero sempre il vessillo della Civiltà; del che come non ci scordammo nella scorsa campagna, non dovremmo giammai scordarcene ogni volta il nostro illustre Capo in nome della Patria ci richiami intorno al sacro Tricolore.”. Porro, a p. 5, in proposito scriveva: “I comitati dell’Italia settentrionale incaricati di adunare gli elementi per la nostra organizzazione, avevano lavorato indefessamente, senza risparmio di fatiche, e per quanto era comportato dalle circostanze, non lasciarono neppur mancare il denaro. Coi primi d’agosto, da 8 a 9 mila uomini si trovavano già sotto le armi. Essi furono raccolti in 22 deboli battaglioni; 5 compagnie di bersaglieri di Genova e di Milano; 2 compagnie del Genio, e si ebbero inoltre 8 cannoni rigati da quattro. Anche la cavalleria non mancò del tutto, sebbene in principio non fosse costituita che da 30 guide toscane. L’esercito venne diviso in 6 piccole brigate, alle quale si diede il nome dei paesi dov ‘ erano state formate, o di quelli che avevano fornito il maggior contingente per la loro formazione. Così la 1.ª Brigata si chiamò Genova ; la 2.ª Parma; la 3.ª Milano; la 4. Bologna; la 5. Toscana; la 6. degli Abruzzi. II colonnello Pianciani ne aveva il comando in capo; io fui capo dello stato maggiore e comandante in secondo.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 122-123, in proposito scriveva che: “XXI. Nè gli eventi del distaccamento di Talamone, nè la decisione del Medici e del Malenchini di portare le loro truppe in Sicilia estinsero il concetto della diversione nell’Umbria, nelle Marche, e negli Abbruzzi. In quegli stessi giorni nei quali Medici e Malenchini partivano per la Sicilia, il Comitato Centrale aveva già iniziata un’ altra grande raccolta di uomini e di armi per la diversione. Spegnevasi col mese di maggio l’eco dell’episodio di Talamone e coi primi di giugno si iniziava la spedizione di Medici -Malenchini la quale si compì fra l’8 ed il 10 giugno; ma prima che Medici movesse, ecco in preparazione un’altra spedizione destinata alla diversione. Infatti il 29 dello stesso maggio, appena Garibaldi era entrato in Palermo, Mazzini scriveva da Genova al Dolfi: << Il centro dei pericoli per la Sicilia ora che Garibaldi vi è, non è in Sicilia; è in Napoli nel Regno. È là che bisogna vibrare tutti i colpi; là si salva la Sicilia per sempre e si fa l’Italia. Conquistando al moto il terreno pontificio ed il regno, si fa atto di solidarietà italiana. Garibaldi intende perfettamente questo; e lasciò detto, e replicava in una lettera scritta pochi giorni or sono da Salemi a Bertani, che bisogna invadere gli Stati pontifici ed andare oltre. Serbate, ed organizzate in nome d’Italia gli elementi per questo. Sapete che è lo scopo di Bertani e mio. » p . 94. Ed il 19 giugno, in una risposta diretta a Palermo a Nicotera, Mosto è Savi , scriveva : « Stiamo etc…”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 129-130, in proposito scriveva che: “XXII. Alla fine di luglio la divisione era allestita e preparata ad eseguire il suo piano. Ma appunto la fine di luglio, segna il momento storico culminante di suprema crisi politico-militare nella memoranda rivoluzione del 1860. Infatti: La Sicilia è libera meno la fortezza di Messina, ma intorbidata da faccendieri. Il passaggio di Garibaldi sul continente appare ed è difficilissimo. La costituzione data a Napoli, aveva scatenato tutte le passioni estreme. Il ritorno degli esiliati, audacissimi, suscitava conflitti che tenevano gli animi in sussulto. Etc…”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “….Ebbe per capo di stato maggiore il colonnello W. Rustow emigrato tedesco, scrittore militare di grido, e per aiutante generale il colonnello Picozzi; intendente il maggiore Sani; medico capo il maggiore Gemelli; commissario il maggiore Della Lucia. Vi erano ufficiali superiori distintissimi quali Spinazzi, De Criarzi, Cattabene, Pedotti. La spedizione era stata organizzata in sei brigate di linea, ciascuna formata su quattro battaglioni di quattro compagnie caduno non irregimentati. Le sei brigate erano numerate , denominate e comandate come segue: a 1ª Brigata Genova colonnello Eberhardt. a 2ª Brigata Parma colonnello Tharrena. a 3 Brigata Milano colonnello Gandini. a 4ª Brigata Bologna colonnello Puppi. a 5 Brigata Toscana colonnello Nicotera. 6ª Brigata Romagna colonnello Caucci. Inoltre eravi un battaglione carabinieri, due squadroni guide, due compagnie del genio, due batterie rigate da campagna. un servizio amministrativo. Gli effettivi delle compagnie erano di soli 80 uomini, ma vi era sicurezza di aumentarli, ciò che si sarebbe avverato senza ulteriore alterazione dei quadri. La forza totale al 31 luglio era di 8940 uomini. Questo ordinamento delle truppe era giustificato dallo scopo al quale erano destinate. L’invasione dell’Umbria e delle Marche doveva effettuarsi per mare e per terra contemporaneamente. Le quattro prime brigate partendo da Genova e Spezia, dovevano sbarcare col comandante della Divisione a Montalto, portarsi a Toscanella, e di qui marciare su Orvieto per la via di Montefiascone e per quella di Viterbo. La 5ª brigata dalla Toscana doveva sorprendere Perugia e poi operare d’accordo colle quattro sbarcate a Montalto. La 6ª brigata, dalla Romagna precedendo di qualche giorno le altre doveva invadere le Marche per l’Alto Appennino, manovrando fra Urbino e Gubbio, richiamare l’attenzione del nemico da quella parte per facilitare l’operazione principale, operare insomma una diversione della diversione, come scrisse il Pianciani.”.
LUIGI PIANCIANI

Da Wikipedia leggiamo che Luigi Pianciani, esule in Francia e a Londra collaborò alle iniziative mazziniane. Partecipò alla campagna meridionale del 1860 guidando nell’agosto una spedizione a sostegno delle truppe garibaldine forte di circa 8.940 uomini che prese il suo nome. La spedizione si componeva del gruppo Pianciani di 6.000 uomini, che avrebbe dovuto sbarcare nel nord del Lazio e muovere verso l’Umbria, dove doveva congiungersi con altri 2.000 uomini di Nicotera provenienti dalla Toscana, quindi i due gruppi avrebbero dovuto congiungersi con altri circa 1.000 volontari provenienti dalla Romagna verso le Marche, il totale di circa 9.000 volontari avrebbe poi dovuto puntare verso sud, prendendo l’esercito borbonico in una manovra cosiddetta tenaglia. Tale piano non ebbe però pratica attuazione in quanto Cavour indirizzò la spedizione verso la Sardegna e poi verso Sud, non vedendo attuato il piano inizialmente previsto il Pianciani si dimise. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a pp. 154-155-156, in proposito scriveva che: “II. In sullo scorcio di giugno Agostino Bertani spronato dal Mazzini, ma assenziente Garibaldi, aveva posto mano all’ ordinamento d ‘ una spedizione destinata ad invadere gli Stati pontificii, e se la fortuna secondava a spingersi anche nel Regno. Il corpo (novemila uomini al più), commesso al comando supremo di Luigi Pianciani, uomo più politico che guerresco, era diviso pomposamente in sei brigate: una delle quali, agli ordini di Giovanni Nicotera, etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, ecc…, a pp. 259-260 e ssg., in proposito scriveva che: “Egli era giunto il 1° luglio a Genova ed era stato fatto Capo di Stato maggiore del Corpo che si stava formando, del quale era comandante il colonnello Luigi Pianciani, uomo non di guerra ma di saldi principi mazziniani e che, come il Maestro, faceva in tale occasione tacere le sue idee repubblicane. Costui pubblicò in quello stesso 1860 una storia della prima parte della sua spedizione – Dell’andamento delle cose in Italia – che con quanto ne scrisse il Rustow forma la fonte principale al riguardo particolari minuti e precisi.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, ecc…, a p. 261, in proposito scriveva che: “I vapori della spedizione erano otto, e due di essi avevano a rimorchio due velieri, sì che formavano una squadra di dieci legni in tutto. Se n’era dato il comando supremo al colonnello Pianciani perché coloro sui quali si er contato dapprima, Medici, Cosenz, Sacchi, erano già partiti per l’Isola. Anche un colonnello Charras francese s’era limitato a suggerire un piano che non pare fosse disposto a metter personalmente in atto. Dell’essere venuti a mancare questi capi, il Mazzini si lagnava col Crispi in una lettera del 18 luglio: “….Eravamo già pronti due o tre volte quando cenni imperiosi di Garibaldi etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, ecc…, a p. 263, in proposito scriveva che: “Dice il Pianciani che si ebbero grandi proteste fra i volontari per la deviazione e che, per quel che lo riguarda, egli vi si rassegnò, perché dalla Sicilia, avrebbero poi potuto raggungere la mèta prima fissata, alla qual condizione soltanto egli aveva accettato il comando supremo. Questo per le truppe delle 4 Brigate, ch’erano a Genova e dintorni.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 152, in proposito scriveva che: “A capo di questi volontari si era posto il colonnello Pianciani, il quale si era scelto il Rustow come capo di stato maggiore.”. Da Wikipedia leggiamo che Luigi Pianciani era figlio primogenito del Conte Vincenzo Pianciani e di Amalia Ruspoli, figlia del Principe Ruspoli di Cerveteri. Partecipò alla campagna meridionale del 1860 guidando nell’agosto una spedizione a sostegno delle truppe garibaldine forte di circa 8.940 uomini che prese il suo nome. Giuseppe Bandi (…), nel suo “I Mille”, (con prefazione di Stefano Canzio), ed. Vie Nuove, 19…., a p. 161, in proposito scriveva della Spedizione Pianciani: “Mentre il Nicotera facea gente in Toscana, altri corpi di volontari si formavano altrove, sotto il comando supremo del conte Luigi Pianciani, il quale facendo calcolo d’avere sotto i suoi ordini ottomila uomini e anche più, si disponeva ad assalire lo Stato del papa, per terra e per mare. Etc…”. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a p. 208, in proposito scriveva: “Ad accrescere sue militari forze, il Generale sollecitava lo arrivo in Sicilia di quella quarta spedizione di volontari, che declinando il luglio, si raccoglievano in Sardegna nella rada di Terranova sotto il comando del Colonnello Pianciani.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 6, in proposito scriveva: “Il colonnello Pianciani ne aveva il comando in capo; io fui capo dello Stato Maggiore e Comandante in secondo.”. Rustow aggiunge che il piccolo esercito di volontari era comandato dal colonnello Pianciani che volle Rustow come capo di Stato maggiore e comandante in secondo. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a pp. 28-29, in proposito scriveva che: “….così, lo stesso giorno in cui il colonnello Pianciani s’imbarcava a Genova per andare a raggiungere le sue truppe, acquartierate nella zona paludosa e male scelta di Terranova, tre battaglioni di bersaglieri (1), arrivati in tutta fretta da Torino, etc…”. Il colonnello Cesari Cesari (….) descritta la situazione dei volontari in Sicilia inizia a parlarci dei volontari della spedizione Pianciani. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 125-126, in proposito scriveva che: “…il Dittatore avvisava a tutt’i mezzi per aumentare le sue forze di terra e di mare allo scopo di eseguire il suo sbarco in Calabria, una spedizione così detta di Terranova (1) già concertata dallo stesso Garibaldi, allestita da Bertani e comandata dal colonnello Conte Luigi Pianciani, trovavasi pronta a partire da Genova e Livorno per invadere gli Stati del Papa etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “Così infatti avvenne e dopo pochi giorni di sosta a Golfo Aranci, nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, etc…”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 88, nella nota (2) postillava: “(2) L. Pianciani, Dell’andamento delle cose in Italia, Milano, 1860 e Pittaluga, op. cit., p. 127-128 e 129.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a pp. 338-339, in proposito scriveva che: “Il Piemonte intanto armava a furia volontarii, per gittarli nel pontificio a fare il resto. Adunava gente a Genova il medico Bertani, lasciatovi dal Garibaldi; e vi mettea colonnelli un Rustow prussiano, e un Pianciani fuoriuscito romano, di casa beneficatissima dal papa, e ch’iora aspirava ad assalirlo.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “Pianciani,….L’incontrò presso al porto in una barca venutagli incontro a ingiungergli di voltar per Palermo. Egli, romano, che forte si struggea di farla al Papa, si turbò; per via sopraggiunselo il Gulnara, avviso di guerra sardo, che a nome del governo andava comandando a tutti quei legni di sfilare a Palermo. Giunservi la sera del 17; ma il Pianciani ricusò di far quella guerra, e se ne tornò a Livorno; il surrogò il prussiano Rustow, che li menò a ordinarli a Melazzo.“. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a p. 258, in proposito scriveva: “Comandante in capo di essa era il colonnello Pianciani e capo dello stato maggiore generale il colonnell G. Rüstow, che avevano specialmente diretto l’organizzazione.”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 291-292, in proposito scriveva: “Comandante in capo ne era il colonnello Pianciani, capo dello stato maggiore generale il colonnello W. Rüstow, i quali due ne avevano curato l’organizzazione.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 137 e ssg., in proposito scriveva che: “Bertani, vuotati e rivuotati i suoi arsenali e magazzini per la Sicilia soddisfacendo ad ogni richiesta di Garibaldi, aveva allestita una legione di seimila uomini, armi, munizioni e sufficienti mezzi di trasporto. Mancavagli un capo noto per prendere il supremo comando; Medici, Bixio, Cosenz, Sacchi e altre stelle minori erano con Garibaldi. Il colonnello Charras, francese , aveva fatto un magnifico piano d’invasione, ma a lui non bastava il cuore a cozzare coi suoi compatrioti. ‘ Garibaldi aveva suggerito Brignone, generale piemontese, ma l’idea sola fece venire la pelle d’oca a Fanti e a Cavour , sicchè Bertani persuase il colonnello Pianciani ad accettare il comando provvisorio , col Rustow, bravo ufficiale tedesco, per capo di stato maggiore.”. Eliseo Porro (…..) che era: “Sergente nei Bersaglieri della Brigata Milano”, dunque diretto testimone degli avvenimenti di cui parlo, nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), le sue Memorie sulla Campagna d’Italia nel 1860, a p. 5, in proposito scriveva: “II colonnello Pianciani ne aveva il comando in capo; io fui capo dello stato maggiore e comandante in secondo.”. Genova di Revel (….), nel suo “Da Ancona a Napoli”, Milano, Fratelli Dumolard, 1892, a p. 16, in proposito scriveva che: “Bertani e Pianciani avevano organizzata una spedizione in aiuto di Garibaldi coi fondi avuti dalla Società Nazionale, etc…”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 126-127, in proposito scriveva che: “Il Comitato allora affidò il comando della diversione al colonnello Pianciani, il quale già funzionava da capo di stato maggiore della spedizione sin da quando se ne era iniziata l’organizzazione, più volte ridotta e ricompletata dopo le spedizioni di Medici, di Malenchini, di Cosenz e di Sacchi per la Sicilia. Il Pianciani patriota illustre, liberale a tutta prova sin dalla sua giovinezza; colonnello sin dal 1848; passato a Venezia ove aveva reso importanti servizii ; comandante della divisione di Ancona nel 1849, dove compì difficilissime operazioni, era indicatissimo per tale importante missione. Appartenente a cospicua famiglia titolata dell’Umbria, conosceva minuziosamente lo scacchiere della spedizione.”.
Nell’8 agosto 1860, da Genova e La Spezia, le partenze delle truppe della “Spedizione BERTANI-PIANCIANI”, le truppe preparate da Agostino BERTANI per invadere lo Stato Pontificio che, da Garibaldi, invece saranno dirottate in Sicilia
Eliseo Porro (…..), nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), a p. 7-8, in proposito scriveva che: “Ma nei decreti della Provvidenza era stabilito altrimenti, e Garibaldi si trovò costretto a variare la esecuzione dei nostri piani, abbisognando egli stesso di attirare a sè delle nuove forze per appoggiare l’ideato suo passaggio dalla Sicilia alle coste di Calabria. A Genova nella notte dal 7 all’8 agosto incominciò l’imbarco delle nostre truppe, le quali veleggiarono dapprima verso il romito golfo di Terranova sulla costa settentrionale della Sardegna, dove le prime quattro brigate dovevano riunirsi, riposarsi alcuni giorni, addestrarsi un poco agli esercizi, per dirigersi poi verso il continente. Il 15, al molo vecchio di Genova sul vapore francese il Byzantin, furono imbarcate le ultime truppe delle quali potevasi disporre, e con esse lo stato maggiore.”. Alberto Dallolio (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille nelle memorie Bolognesi”, Bologna, ed. Zanichelli, 1910, a p. 168, in proposito scriveva: “L’otto Agosto intanto, giorno di grandi e gloriose memorie per la città nostra, il battaglione dei “Cacciatori di Bologna” (1) partiva per Genova sotto gli ordini di Giambattista Cattabeni (2). Il maggiore Cattabeni, di Senigallia, apparteneva ad una famiglia di patriotti, alla quale non disdice il nome attribuitole da un biografo: “i Cairoli delle Marche”. Nel ’48 era etc…”. I “Cacciatori di Bologna” partirono per Genova al comando del maggiore Giambattista Cattabeni, di Senigallia. A Bologna fu organizzatore dei Cacciatori Bolognesi, che avrebbero dovuto partecipare alla liberazione delle Marche, ma a causa della situazione internazionale l’azione venne dirottata in Sicilia, imbarcandosi da Genova per il Sud. Dallolio, a p. 168 scriveva pure che: “Il Bertani l’aveva mandato a comandare questo primo battaglione bolognese e a capo di esso si trovò, come ho detto nell’infausta giornata di Caiazzo; Garibaldi premiò il valore, sepur sfortunato, col promuoverlo a colonnello etc…”. Dallolio, a p. 169 scriveva che: “I volontari bolognesi andavano a far parte della 4° Brigata comandata dal colonnello Pianciani: etc…”. Dallolio scriveva che, i volontari “Cacciatori di Bologna”, in Sardegna, nel golfo degli Aranci furono aggregati alla 4° Brigata comandata dal colonnello Pianciani. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 152, in proposito scriveva che: “Il primo scaglione partì da Genova nella notte dal 7 all’8 agosto, seguito a breve distanza da altri due, che si imbarcarono rispettivamente a Genova e a Laspezia. Erano in tutto 5 o 6 mila uomini ordinati su quattro brigate, agli ordini dei colonnelli Eberhard, Tarrena, Gandini e Puppi. Una brigata si era formata in Toscana e in Romagna, pronta ad avanzare nel continente al comando di Nicotera.”. Cesari, a p. 155, in proposito scriveva: “Secondo il piano prefissato, le truppe del Pianciani dovevano dirigersi all’isola di Montecristo e gettarsi poi sulla costa di Montalto, etc…Per cui lo stesso Cavour telegrafò il 15 agosto all’ammiraglio Persano di inviare il ‘Monzambano’ ed il ‘Tripoli’ in crociera sulle coste pontificie per impedire qualunque sbarco di volontari. Garibaldi, edotto a sua volta di questo tentativo, che veniva a compromettere tutta l’opera sua, fece sapere al Pianciani che lo disapprovava e che sarebbe stato più gradito l’invio di rinforzi in Sicilia.“. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a p. 340, in proposito scriveva che: “Partiano da Genova la notte seguente al 7 agosto per Terranova di Sardegna, dove nell’assenza del Bertani s’ ordinavano. Appellarono quella divisione Terranova anche per accennare a un nuova terra da unire all’ Italia, quella del Papa. Dirò poi come partissero le genti del Nicotera da Toscana. Intanto apertamente da Genova, da Livorno e pur da qualche porto francese passavano in Sicilia uomini, arme e danari ogni dì. I reggimenti piemontesi s’assottigliavano per diserzioni non punite, e alla spicciolata ingrossavano il Garibaldi.”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a pp. 27-28-29-30, in proposito scriveva che: “Per quanto fossero stati segreti i preparativi che avevano presieduto a quella spedizione, il ministero piemontese ne avea avuto sentore, e si era mostrato fermamente deciso ad opporvisi, anche a costo di ricorrere alla forza; così, lo stesso giorno in cui il colonnello Pianciani s’imbarcava a Genova per andare a raggiungere le sue truppe, acquartierate nella zona paludosa e male scelta di Terranova, tre battaglioni di bersaglieri (1), arrivati in tutta fretta da Torino, etc…”. Il colonnello Cesari Cesari (….) descritta la situazione dei volontari in Sicilia inizia a parlarci dei volontari della spedizione Pianciani. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 125-126, in proposito scriveva che: “….allestita da Bertani e comandata dal colonnello Conte Luigi Pianciani, trovavasi pronta a partire da Genova e Livorno per invadere gli Stati del Papa e suscitarvi la rivolta; etc..”. Alberto Dallolio (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille nelle memorie Bolognesi”, Bologna, ed. Zanichelli, 1910, riguardo il colonnello Gandini, che accompagnerà e comanderà la Brigata “Milano” a Paola e poi a Sapri, insieme al Rustow e a Turr, a p. 347, in proposito pubblicò una lettera di Carlo Bertoni (1) a Filippo Stanzani che racconta un episodio al Golfo degli Aranci e, scriveva: “V. Carlo Bertoni (1) a Filippo Stanzani. A bordo del Clipper il Shepherd, a poche miglia da Cagliari il 14 Agosto 1860. “Carissimo Stanzani. Ti scrivo due righe per dar seguito all’altra mia che ti scrissi da Genova domenica mattina alle ore sette. La spedizione era composta di due brigate, una delle quali (comandata dal Colonnello Gandini, la terza) era imbarca sopra il vapore Garibaldi, il quale rimorchiava un grossissimo Clipper Americano chiamato il ‘Shepherd’, a bordo del quale era imbarcata l’altra divisione (la quarta) comandata dal Colonnello Puppi, e della quale fa parte il nostro Battaglione dei Cacciatori di Bologna. Dopo un felice viaggio giungemmo jeri sull’imbrunire al Golfo degli Aranci, nell’Isola di Sardegna, dove ci avevano preceduti moltissimo dei nostri, e dove trovammo altri tre vapori all’ancora, e vedemmo a terra sulla riva molti volontari che si esercitavano. Poco dopo il nostro arrivo giungeva in porto un grosso vapore, il quale, senza gettar l’ancora, veniva a noi vicino, e girava intorno al nostro bastimento…..Il Colonnello Puppi, il bravo Cattabeni, Bassi ed io ci mettemmo sulla sponda etc…”. Dunque, dalla lettera-racconto del Bertoni si evince che il colonnello Gandini, accompagnava i volontari della brigata Milano, imbarcatasi a Genova sul vapore Garibaldi ed il colonnello Puppi accompagnava l’altra Brigata detta “Bologna” che era composta dai “Cacciatori di Bologna”. Dalla lettera del Bertoni, indirizzata a Filippo Stanzani, si evince che le truppe arrivarono nel porto naturale del Golfo degli Aranci in Sardegna il giorno 13 agosto 1860. Partitisi da Genova, arrivarono il 13, dove furono raggiunti da Bertani e da Garibaldi. Alberto Dallolio (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille nelle memorie Bolognesi”, Bologna, ed. Zanichelli, 1910, a pp. 155-156, in proposito scriveva che: “Tuttavia, se si consideri che in questo numero finale di 1208 sono certamente compresi i volontari della spedizione Sacchi, mandati a Genova il 17 luglio, a richiesta del Cressini e d’accordo, come abbiamo veduto, con la Società Nazionale, dei quali non conosciamo il numero, ma che, avrebbero dovuto essere 300, etc…”. Dunque, secondo il Dallolio, i volontari della Spedizione Sacchi, che furono i primi ad arrivare a Palermo, in Sicilia, erano stati mandati prima a Genova, il 17 luglio 1860. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 85, in proposito scriveva che: “Oltre alla formazione del battaglione del Montefeltro, al Comitato di Provvedimento (3) si deve la formazione della Brigata Emilia comandata dal Puppi, morto poi eroicamente a Capua, e composta di quattro battaglioni, uno dei quali comandato dal valoroso patriota marchigiano Cattabeni. Questa brigata, inviata al Golfo degli Aranci per fare parte della spedizione Pianciani, fu più tardi incorporata nella divisione Turr e destinata per il suo valore a Capua ed a Caiazzo.”. Maraldi, parlando della Brigata Emilia, comandata dal Puppi, era composta da 4 battaglioni, uno dei quali era comandato dal marchigiano CATTABENI. Maraldi scriveva che la Brigata Emilia, poi PUPPI, fu inviata a Golfo Aranci per far parte della Spedizione Pianciani-Bertani. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a pp. 338-339, in proposito scriveva che: “Il Piemonte intanto armava a furia volontarii, per gittarli nel pontificio a fare il resto. Adunava gente a Genova il medico Bertani, …..La venia ministeriale arrivò dopo. Molto contavano sulle diserzioni; e n’avean buono in mano, come si vide a Castelfidardo…….(p. 340) Per l’effetto il Bertani cominciò a mandare la masnada in Sardegna; e lasciato un Antonnini a reclutare, volse in Sicilia a confabulare con l’eroe.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a p. 258, in proposito scriveva: “Questa piccola armata era ripartita in sei piccole brigate. Le quattro prime brigate, secondo il piano stabilito prima degli ostacoli sorti in processo di tempo, partendo da Genova e dalla Spezia, dovevano anzi tutto raccogliersi presso Montecristo e di là sbarcare presso Montalto sulle coste pontificie, etc…”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 291-292, in proposito scriveva: “La spedizione Terranova era stata organizzata mercè l’attività di Mazzini e del dott. Bertani rimasto a Genova, quale rappresentante di Garibaldi, per fare qualche intrapresa nello stato pontificio.”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 30, in proposito scriveva che: “Fu lunedì 13 agosto che gli uomini di questa spedizione, la quale di lì a tre giorni doveva essere sciolta, s’imbarcarono verso mezzogiorno, scortati da una parte della popolazione genovese, che li salutava con i suoi più caldi voti ed addii. La sera, fu il nostro turno. Un piroscafo era stato messo a nostra disposizione. A sera dunque, verso le dieci, senza uniforme, il generale Turr, il conte Sandor Téléki, il colonnello Frappolli ed io prendemmo la strada della Marina (1). Una barca ci aspettava. La notte era splendida, senza luna e scintillante di stelle. Passammo attraverso le navi addormentate, e con poche remate raggiungemmo la scaletta della ‘Provence’. Ciascuno si recò a vedere la cabina che gli era stata assegnata, poi salimmo sul ponte, ci sedemmo, e senza parlare contemplammo il cielo, n cui la luce del faro di Genova spiccava come in’immensa meteora.”. Questo è il racconto della partenza da Genova. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, a pp. 263-264, in proposito scriveva che: “…a Golfo degli Aranci. Giunti in quel porto, trovammo soltanto una parte della spedizione, essendosi il maggior numero già diretto per Palermo.”.
Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a p. 207 e ssg., in proposito scriveva che: “Sgombra per la capitolazione di Messina del 28 di luglio l’ultima spanna di siciliana terra, il General Garibaldi e sul Faro per venirne in terra ferma a compimento di sua operosa epopea. Numerate sue schiere ai primi giorni di agosto, gli pare non potesse fare a fidanza che non soli ottomila uomini atti a venirne, con fortuna di animo pronto, a nuove venture; oltre a quattromila, o nuovi del tutto, o quasi nuovi ai cimenti di guerra, giovanotti siciliani (1). Pochi e deboli forze, chi faccia ragione, che restava ormai da affrontare tutto il nerbo del napoletano esercito; il quale avea già raccolti in tre corpi trentamila uomini nelle sole Calabrie, e potuto avrebbe contrapporgli in un solo punto ben cinquantamila soldati. Era pertanto evidente necessità del Dittatore così di accrescere il nerbo de’ suoi combattenti, come di svigorirne l’avversario mercè di parziali sollevamenti, che ne arrestassero i passi o sparpagliassero le forze. A questo secondo intento, oltre alle molte promesse che gli venivano dai comitati di terra ferma, egli dava a quanti di suoi soldati nel richiedessero, licenza o mandato di venirne in patria a capitanarvi o infocolarvi le insurrezioni; e al 6 dell’agosto fece sbarcare alle spiagge calabresi di Cannitello, di Altafiumana e di Bianco, manipoli di suoi soldati, condotti da un giovane e ardimentoso capo, il Missori; etc…”.
Nell’8 agosto 1860, da Genova, la partenza della BRIGATA GENOVA (EBERHARDT, comandata dal colonnello EBERHARD, sul vapore TORINO
Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, ecc…, a p. 260 e ssg., in proposito scriveva che: “La spedizione….La quale era costituita da sei Brigate distinte, oltre che con un numero progressivo, col nome della provincia che per ognuna aveva dato il massimo contingente di volontari. Così la 1° Brigata era chiamata ‘Genova’, la 2° ‘Parma’, la 3° Milano, la 4° Bologna, la 5° Toscana, e l’ultima, la 6° Abruzzi. Le prime quattro dovevano imbarcarsi a Genova, ove erano concentrate; …etc…..Le prime 4 agli ordini rispetivamente dei colonnelli Eberhardt, Tharrena, Cantini e Puppi, sarebbero sbarcate sulla costa pontificia presso Montalto. Etc…”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 140, in proposito scriveva che: “Intanto l’invio dei vapori sul luogo di concentramento era già incominciato. Prima a partire è stata la Brigata Genova Eberhard, che mosse il giorno 8 agosto imbarcata sul Torino. Poco dopo partì la Brigata Parma Tharrena, imbarcata sui vapori Amazone ed Isère.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 145-146-147, in proposito scriveva che: “La brigata Genova prima partita da Genova il giorno 8, come abbiamo visto, giunta al Golfo degli Aranci fu subito avvicinata dalla Gulnara, etc…”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “….Ebbe per capo di stato maggiore il colonnello W. Rustow emigrato tedesco, scrittore militare di grido, e per aiutante generale il colonnello Picozzi; intendente il maggiore Sani; medico capo il maggiore Gemelli; commissario il maggiore Della Lucia. Vi erano ufficiali superiori distintissimi quali Spinazzi, De Criarzi, Cattabene, Pedotti. La spedizione era stata organizzata in sei brigate di linea, ciascuna formata su quattro battaglioni di quattro compagnie caduno non irregimentati. Le sei brigate erano numerate, denominate e comandate come segue: a 1ª Brigata Genova colonnello Eberhardt.; a. 2° Brigata Tharrena. Etc..”. Dunque, la Brigata Eberhardt, la seconda Brigata dell’ex spedizione Pianciani-Bertani, non era più a golfo Aranci, il 14 agosto 1860, quando arrivò Garibaldi perchè essa era stata fatta partire per Palermo. Sulla Brigata “Eberhrardt” aggiungeva che la Brigata era una delle 4 Brigate che: “Le quattro prime brigate partendo da Genova e Spezia, dovevano sbarcare col comandante della Divisione a Montalto, portarsi a Toscanella, e di qui marciare su Orvieto per la via di Montefiascone e per quella di Viterbo.“. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 152, in proposito scriveva che: “Il primo scaglione partì da Genova nella notte dal 7 all’8 agosto, seguito a breve distanza da altri due, che si imbarcarono rispettivamente a Genova e a Laspezia. Erano in tutto 5 o 6 mila uomini ordinati su quattro brigate, agli ordini dei colonnelli Eberhard, Tarrena, Gandini e Puppi. Una brigata si era formata in Toscana e in Romagna, pronta ad avanzare nel continente al comando di Nicotera.”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Eberhard al suo arrivo in Palermo ricevette il comando di far vela intorno alla costa orientale e meridionale dell’ isola; e gli venne aggiunto il Franklin con alcune centinaja d’ uomini. Questi corpi di truppe dovevano poscia unirsi alla divisione Bixio, già stanziata sulla costa orientale della Sicilia ed occupavasi anche nel giorno 13 a soffoccare l’agitazione in Bronte distretto dell’ Etna. La congiunzione ebbe luogo a Taormina e la divisione Bixio fu portata con questo rinforzo a circa 4500 uomini. La brigata Tharrena fu trattenuta a Palermo ed in essa manifestossi, più che altrove, un certo spirito d’insubordinazione.”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 30, in proposito scriveva che: “Fu lunedì 13 agosto che gli uomini di questa spedizione, la quale di lì a tre giorni doveva essere sciolta, s’imbarcarono verso mezzogiorno, scortati da una parte della popolazione genovese, che li salutava con i suoi più caldi voti ed addii. La sera, fu il nostro turno. Un piroscafo era stato messo a nostra disposizione. A sera dunque, verso le dieci, senza uniforme, il generale Turr, il conte Sandor Téléki, il colonnello Frappolli ed io prendemmo la strada della Marina (1). Una barca ci aspettava. La notte era splendida, senza luna e scintillante di stelle. Passammo attraverso le navi addormentate, e con poche remate raggiungemmo la scaletta della ‘Provence’. Ciascuno si recò a vedere la cabina che gli era stata assegnata, poi salimmo sul ponte, ci sedemmo, e senza parlare contemplammo il cielo, n cui la luce del faro di Genova spiccava come in’immensa meteora.”. Questo è il racconto della partenza da Genova.
Nell’8 agosto 1860, da Genova, la partenza della BRIGATA PARMA (o THARRENA, comandata dal colonnello THARRENA (poi in seguito SPINAZZI), imbarcatasi sul vapore AMAZZONE e ISERE
Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, ecc…, a p. 260 e ssg., in proposito scriveva che: “La spedizione….La quale era costituita da sei Brigate distinte, oltre che con un numero progressivo, col nome della provincia che per ognuna aveva dato il massimo contingente di volontari. Così la 1° Brigata era chiamata ‘Genova’, la 2° ‘Parma’, la 3° Milano, la 4° Bologna, la 5° Toscana, e l’ultima, la 6° Abruzzi. Le prime quattro dovevano imbarcarsi a Genova, ove erano concentrate; …etc…..Le prime 4 agli ordini rispetivamente dei colonnelli Eberhardt, Tharrena, Cantini e Puppi, sarebbero sbarcate sulla costa pontificia presso Montalto. Etc…”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 140, in proposito scriveva che: “Intanto l’invio dei vapori sul luogo di concentramento era già incominciato. Prima a partire è stata la Brigata Genova Eberhard, che mosse il giorno 8 agosto imbarcata sul Torino. Poco dopo partì la Brigata Parma Tharrena, imbarcata sui vapori Amazone ed Isère.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “….Ebbe per capo di stato maggiore il colonnello W. Rustow emigrato tedesco, scrittore militare di grido, e per aiutante generale il colonnello Picozzi; intendente il maggiore Sani; medico capo il maggiore Gemelli; commissario il maggiore Della Lucia. Vi erano ufficiali superiori distintissimi quali Spinazzi, De Criarzi, Cattabene, Pedotti. La spedizione era stata organizzata in sei brigate di linea, ciascuna formata su quattro battaglioni di quattro compagnie caduno non irregimentati. Le sei brigate erano numerate, denominate e comandate come segue: a 1ª Brigata Genova colonnello Eberhardt.; a 2ª Brigata Parma colonnello Tharrena. Etc..”. Sulla Brigata “Tharrena” aggiungeva che la Brigata era una delle 4 Brigate che: “L’invasione dell’Umbria e delle Marche doveva effettuarsi per mare e per terra contemporaneamente. Le quattro prime brigate partendo da Genova e Spezia, dovevano sbarcare col comandante della Divisione a Montalto, portarsi a Toscanella, e di qui marciare su Orvieto per la via di Montefiascone e per quella di Viterbo.“. Dunque, la Brigata Parma o Tharrena, la seconda Brigata dell’ex spedizione Pianciani-Bertani. Sulla Brigata “Tharrena” aggiungeva che la Brigata era una delle 4 Brigate che: “Le quattro prime brigate partendo da Genova e Spezia, dovevano sbarcare col comandante della Divisione a Montalto, portarsi a Toscanella, e di qui marciare su Orvieto per la via di Montefiascone e per quella di Viterbo.“. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 148, in proposito scriveva che: “Tharrena però, uomo serio e risoluto, fermavasi.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 145-146-147, in proposito scriveva che: “La brigata Genova prima partita da Genova il giorno 8, come abbiamo visto, giunta al Golfo degli Aranci fu subito avvicinata dalla Gulnara, etc…”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 145-146-147, in proposito scriveva che: “Il Torino aveva ripreso la navigazione, e la sua prora era già sulla rotta di Palermo, quando giungevano in vista del Golfo degli Aranci l’Amazone e l’Isera, portanti la brigata Parma (Tharrena). Questa vedendo allontanarsi dal luogo del concentramento la brigata che per la prima ivi era giunta, sentì una scossa deleteria. Nacquero subito incertezze e mormorii. Ma Tharrena fece dirigere le sue navi al luogo designato.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 152, in proposito scriveva che: “Il primo scaglione partì da Genova nella notte dal 7 all’8 agosto, seguito a breve distanza da altri due, che si imbarcarono rispettivamente a Genova e a Laspezia. Erano in tutto 5 o 6 mila uomini ordinati su quattro brigate, agli ordini dei colonnelli Eberhard, Tarrena, Gandini e Puppi. Una brigata si era formata in Toscana e in Romagna, pronta ad avanzare nel continente al comando di Nicotera.”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, riferendosi alle ue Brigate Eberard e Tharena, arrivate subito a Palermo, in proposito scriveva: “Questi corpi di truppe dovevano poscia unirsi alla divisione Bixio, già stanziata sulla costa orientale della Sicilia ed occupavasi anche nel giorno 13 a soffoccare l’agitazione in Bronte distretto dell’ Etna. La congiunzione ebbe luogo a Taormina e la divisione Bixio fu portata con questo rinforzo a circa 4500 uomini. La brigata Tharrena fu trattenuta a Palermo ed in essa manifestossi, più che altrove, un certo spirito d’insubordinazione.”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 30, in proposito scriveva che: “Fu lunedì 13 agosto che gli uomini di questa spedizione, la quale di lì a tre giorni doveva essere sciolta, s’imbarcarono verso mezzogiorno, scortati da una parte della popolazione genovese, che li salutava con i suoi più caldi voti ed addii. La sera, fu il nostro turno. Un piroscafo era stato messo a nostra disposizione. A sera dunque, verso le dieci, senza uniforme, il generale Turr, il conte Sandor Téléki, il colonnello Frappolli ed io prendemmo la strada della Marina (1). Una barca ci aspettava. La notte era splendida, senza luna e scintillante di stelle. Passammo attraverso le navi addormentate, e con poche remate raggiungemmo la scaletta della ‘Provence’. Ciascuno si recò a vedere la cabina che gli era stata assegnata, poi salimmo sul ponte, ci sedemmo, e senza parlare contemplammo il cielo, n cui la luce del faro di Genova spiccava come in’immensa meteora.”. Questo è il racconto della partenza da Genova. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Avendo Tharrena chiesto il suo congedo, il maggiore Spinazzi ebbe il comando di quella brigata…..“. Dunque, Rustow scriveva che avendo “Tharrena”, che comandava la Brigata Parma, avendo chiesto le sue dimissioni dal comando della stessa, il comando fu affidato al maggiore SPINAZZI. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, ecc…, a p. 332, in proposito scriveva che: “..con lui se ne va Tharrena e qualche altro.”.
BERTANI SI RECA A GENOVA
Nei primi di agosto 1860, il Governo Piemontese, Cavour e l’invio della nave GULNARA
Da Wikipedia leggiamo che tale piano non ebbe però pratica attuazione in quanto Cavour indirizzò la spedizione verso la Sardegna e poi verso Sud, non vedendo attuato il piano inizialmente previsto il Pianciani si dimise. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a p. 208, in proposito scriveva: “Il governo sardo diede ausilii, come alle altre, e più che alle altre spedizioni, anche a questa di Terranova, e per questi fu voce si accontasse in Genova col Bertani il Farini ministro; il quale volle promesso, e invigilava attentamente, che si eseguisse davvero lo sbarco non ad altre spiagge che in Sicilia.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 146 e ssg., in proposito scriveva che: “Il 25 luglio fu fatto intendere a Bertani che il governo si opporrebbe a viva forza a qualsiasi tentativo di sbarco negli Stati pontifici. Fu poi gentilmente invitato a Torino. Non se ne diede per inteso, non si mosse.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 149 e ssg., in proposito scriveva che: “Alle nove ant. del 1° agosto, Bertani andò all’Albergo. Il colloquio fu sostenuto : Farini conciliante, Bertani rigido.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 152 e ssg., in proposito scriveva che: “In quel colloquio fu combinata una specie di convenzione, della quale non abbiamo la copia e appena qualche nota in mano di Bertani. Il Saffi scrive: etc…”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a p. 340, in proposito scriveva che: “Partiano da Genova la notte seguente al 7 agosto per Terranova di Sardegna, dove nell’assenza del Bertani s’ ordinavano. Appellarono quella divisione Terranova anche per accennare a un nuova terra da unire all’ Italia, quella del Papa. Dirò poi come partissero le genti del Nicotera da Toscana. Intanto apertamente da Genova, da Livorno e pur da qualche porto francese passavano in Sicilia uomini, arme e danari ogni dì. I reggimenti piemontesi s’assottigliavano per diserzioni non punite, e alla spicciolata ingrossavano il Garibaldi.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, ecc…, a p. 263, in proposito scriveva che: “Il Bertani dovette chinare il capo e venire a trattative col Governo piemontese. Il conte Guido Borromeo, segretario del Farini ministro dell’interno di Torino, si recava a Genova il 1° di agosto e poco dopo vi si recava lo stesso Farini, con cui il Bertani, presenti anche Aurelio Saffi e il Pianciani, conveniva che la spedizione sarebbe partita da punti diversi della riviera ligure per scaglioni, con metà Golfo Aranci dove si sarebbe riunita. Di là, si sarebbe diretta in Sicilia, e non altrove, secondo il volere del Re. Della convenzione col Farini, il Bertani così informava Garibaldi: “Genova, 3 agosto 1860, …etc…”. Già il Bertani prevedeva, si direbbe, l’intenzione di Garibaldi di trattenere la spedizione nell’Isola o di condurla altrove. Dice il Pianciani che si ebbero grandi proteste fra i volontari per la deviazione e che, per quel che lo riguarda, egli vi si rassegnò, perché dalla Sicilia, avrebbero poi potuto raggungere la mèta prima fissata, alla qual condizione soltanto egli aveva accettato il comando supremo. Questo per le truppe delle 4 Brigate, ch’erano a Genova e dintorni. Quando alle altre due, ch’erano stanziate parte con Nicotera a Castel Pucci (Firenze) e parte con Caucci in Romagna, si sarrebbero accordate con Ricasoli, il quale era stato il 31 luglio e il 1° agosto a Torino e aveva con Cavour e Farini combinato ogni cosa al riguardo.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, ecc…, a pp. 263-264, in proposito scriveva che: “Il Bertani dovette chinare il capo e venire a trattative col Governo piemontese. Il conte Guido Borromeo, segretario del Farini ministro dell’interno di Torino, si recava a Genova il 1° di agosto e poco dopo vi si recava lo stesso Farini, con cui il Bertani, presenti anche Aurelio Saffi e il Pianciani, conveniva che la spedizione sarebbe partita da punti diversi della riviera ligure per scaglioni, con metà Golfo Aranci dove si sarebbe riunita. Di là, si sarebbe diretta in Sicilia, e non altrove, secondo il volere del Re. Della convenzione col Farini, il Bertani così informava Garibaldi: “Genova, 3 agosto 1860, …etc…”. Dice il Pianciani che si ebbero grandi proteste fra i volontari per la deviazione e che, per quel che lo riguarda, egli vi si rassegnò, perché dalla Sicilia, avrebbero poi potuto raggungere la mèta prima fissata, alla qual condizione soltanto egli aveva accettato il comando supremo. Questo per le truppe delle 4 Brigate, ch’erano a Genova e dintorni. Quando alle altre due, ch’erano stanziate parte con Nicotera a Castel Pucci (Firenze) e parte con Caucci in Romagna, si sarrebbero accordate con Ricasoli, il quale era stato il 31 luglio e il 1° agosto a Torino e aveva con Cavour e Farini combinato ogni cosa al riguardo. Il che non impedisce al Cavour di diffidare anche di lui. Pochi giorni dopo infatti egli scrive: “Sono inquieto su Ricasoli. I successi di Garibaldi l’hanno esaltato etc…”. L’imbarco a Genova cominciò il 7 agosto: gli ultimi volontari col Pianciani e il Rustow partirono il 13 sul ‘Byzantin’. L’accordo era di concentrarsi tutti a Golfo Aranci.“. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, ecc…, a p. 264, in proposito scriveva che: “L’imbarco a Genova cominciò il 7 agosto: gli ultimi volontari col Pianciani e il Rustow partirono il 13 sul ‘Byzantin’. L’accordo era di concentrarsi tutti a Golfo Aranci. Ma il Rustow dice che la partenza a scaglioni rese più facile al Cavour l’impedire quel concentramento, inviando le navi in Sicilia di mano in mano che arrivavano. Il Cavour aveva posto in azione a Golfo Aranci la Gulnara, nave da guerra sarda, la quale obbligava subito a ripartire ogni vapore del Bertani, senza attendere gli altri. La cosa era tanto più agevole in quanto il Bertani era partito da Genova per Palermo il 7 agosto e non v’era quindi pericolo ch’egli potesse opporsi all’infrazione evidente degli accordi. Il Bertani, infatti, privo di notizie di Garibaldi, aveva deciso di recarsi da lui, etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Verona, 1937, a pp. 325-326, in proposito scriveva che: “Eppure proprio alla forza ricorse il Governo sardo. Il Torino, la prima delle navi del Bertani, arrivato al Golfo Aranci vi aveva trovata la ‘Gulnara’ che l’aveva costretto a ripartire subito per Palermo. E’ innegabile che in questo modo il Governo di Torino compiva un sopruso e non si teneva ai patti. Esso dava così ragione al Mazzini e agli altri che non lo credevano in buona fede nelle trattative col Bertani, i cui vapori avevano pieno diritto di restare a Golfo Aranci finché a loro piacesse. Etc..”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a pp. 27-28-29-30, in proposito scriveva che: “Per quanto fossero stati segreti i preparativi che avevano presieduto a quella spedizione, il ministero piemontese ne avea avuto sentore, e si era mostrato fermamente deciso ad opporvisi, anche a costo di ricorrere alla forza; così, lo stesso giorno in cui il colonnello Pianciani s’imbarcava a Genova per andare a raggiungere le sue truppe, acquartierate nella zona paludosa e male scelta di Terranova, tre battaglioni di bersaglieri (1), arrivati in tutta fretta da Torino, etc…”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 163 e ssg., in proposito scriveva che: “Che Bertani sospettasse qualche tranello, si vede dalle sue istruzioni a Pianciani ; ma, avendo fatto quanto era umanamente possibile per isventarlo, e oltremodo impensierito di non aver da dieci giorni ricevuto lettera alcuna di Garibaldi, l’8 agosto lasciava Genova per raggiungerlo in Sicilia.”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 155 scriveva: “Il Farini intanto che concedeva la radunata in Sardegna, spiccava bastimenti da guerra perchè obbligassero i volontari, mano mano che arrivavano al convegno, a continuare per la Sicilia; il Bertani, mentre s’era impegnato a proseguire per Palermo, faceva intendere ai Comandanti la mèta vera della spedizione esser sempre le coste romane, verso le quali appena radunato il naviglio dovevano essere drizzate le prue. Ciò stabilito pertanto, ciascuno a seconda del suo disegno si mise in moto. Al finire del luglio la sciolta brigata di Castelpucci, passata al comando di Gaetano Sacchi, sbarcava tranquillamente a Palermo, e passava tosto ad ingrossare le schiere del Faro: poco dopo Agostino Bertani arrivava a Messina ad annunziare al Dittatore l’avvenuto compromesso; ai 13 di agosto il Farini pubblicava un bando inutilmente provocatore, in cui, sconfessate tutte le passate spedizioni, vietava le presenti e le future, e proclamava l’Italia dover essere degl’Italiani, non delle sètte; una cannoniera della marina sarda, la Gulnara, navigava per Terranova onde aspettarvi al varco i volontari e forzarli a proseguire per Palermo; le due brigate infine, nominate dai loro comandanti Eberhardt e Tharrena, grosse non più che di duemila uomini ciascuna imbarcati sui due piroscafi il Franklin e il Torino, approdavano nel pomeriggio del 13 agosto nel Golfo degli Aranci, dove però, trovata la Gulnara e da essa ricevuta l’ intimazione di continuare la rotta, volenti o nolenti, mormoranti o rassegnati, ubbidirono. Ed ecco la cagione della scomparsa di Garibaldi dal Faro. Etc…”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 103-104, in proposito scriveva che: “Bisognava, quindi, fermare tutti i movimenti insurrezionali, che agivano fuori dell’orbita di queste direttive del Governo. Già fino dal 30 luglio, prima che fosse diramata la circolare, il Barone Ricasoli era stato chiamato a Torino dal Cavour, che gli comunicò doversi impedire alla brigata Nicotera la progettata invasione nell’Umbria.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 106, in proposito scriveva che: “La diversione, pensata e propugnata dal Mazzini, da Garibaldi, preparata con tanta tenacia dal Bertani, che vide con non poca amarezza attraversati e scompigliati i suoi piani (2), si compiva così sotto altra forma dal Governo, ma con gli stessi intenti e gli stessi risultati conseguiti da quegli ardenti patrioti: l’unificazione dell’Italia muovendo le leve dal centro e dal sud.”. Carlo Agrati (….), nel suo Da Palermo al Volturno, ed. Mondadori, Verona, 1937, a pp. 325-326, in proposito scriveva che: “Eppure proprio alla forza ricorse il Governo sardo. Il Torino, la prima delle navi del Bertani, arrivato al Golfo Aranci vi aveva trovata la ‘Gulnara’ che l’aveva costretto a ripartire subito per Palermo. E’ innegabile che in questo modo il Governo di Torino compiva un sopruso e non si teneva ai patti. Esso dava così ragione al Mazzini e agli altri che non lo credevano in buona fede nelle trattative col Bertani, i cui vapori avevano pieno diritto di restare a Golfo Aranci finché a loro piacesse. Etc..”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 155 scriveva: “Che una siffatta impresa non potesse essere tollerata dal Governo di Vittorio Emanuele, s’intende da sè. Ogni istituzione vive della logica sua. La Monarchia non poteva abbandonare il Papato alle mani della rivoluzione senza esporsi o ad esautorare sè stessa, se la rivoluzione trionfava, o a rovinare l’ Italia, se la rivoluzione soccombeva. Oltre di che era da cansare il pericolo sommo che la rivoluzione trascorrendo , com’è natura sua, andasse a dar di cozzo contro Roma, scatenando dalle violate mura la collera della Francia, e i fulmini dell’ intera Cattolicità. Importava dunque che una siffatta spedizione fosse comunque impedita, e il Gabinetto di Torino deliberò che la fosse ad ogni costo. Diverso però, secondo la diversa mente degli esecutori, il metodo d ‘ esecuzione. Mentre il barone Ricasoli, sempre governatore di Toscana, ubbidendo alla sua rigida, ma schietta natura, scioglieva senz’altro la brigata di Castelpucci, sostenendo per alcune ore lo stesso Nicotera, il Farini deliberava appigliarsi piuttosto al sistema dei temporeggiamenti e degli artificii, e recatosi a Genova si studiò persuadere il Bertani stesso a rinunciare all ‘ ideata impresa. In sulle prime il delegato di Garibaldi resistette; ma il Ministro di re Vittorio avendo alla fine smascherato il suo fermo proposito d’impedire la divisata. spedizione anche colla forza, le due parti vennero pelminor male ad un compromesso, mercè del quale tutte le truppe predisposte all’impresa di Roma s’imbarcherebbero in più riprese per la baia di Terranova, nell’isola di Sardegna, e di là non appena radunate continuerebbero per Sicilia, onde mettersi quivi agli ordini di Garibaldi. Fino a qual punto però un siffatto componimento fosse sincero, sarebbe prudente non scandagliare. Certo nessuno de’ due contraenti svelò chiaramente il suo pensiero: vecchi cospiratori entrambi, entrambi convinti di giovare alla patria, facevano probabilmente a chi meglio gabbava l’altro. Il Farini intanto che concedeva la radunata in Sardegna, spiccava bastimenti da guerra perchè obbligassero i volontari, mano mano che arrivavano al convegno, a continuare per la Sicilia; il Bertani, mentre s’era impegnato a proseguire per Palermo, faceva intendere ai Comandanti la mèta vera della spedizione esser sempre le coste romane, verso le quali appena radunato il naviglio dovevano essere drizzate le prue. Ciò stabilito pertanto, ciascuno a seconda del suo disegno si mise in moto. Al finire del luglio la sciolta brigata di Castelpucci, passata al comando di Gaetano Sacchi, sbarcava tranquillamente a Palermo, e passava tosto ad ingrossare le schiere del Faro: poco dopo Agostino Bertani arrivava a Messina ad annunziare al Dittatore l’avvenuto compromesso; ai 13 di agosto il Farini pubblicava un bando inutilmente provocatore, in cui, sconfessate tutte le passate spedizioni, vietava le presenti e le future, e proclamava l’Italia dover essere degl’Italiani, non delle sètte; una cannoniera della marina sarda, la Gulnara, navigava per Terranova onde aspettarvi al varco i volontari e forzarli a proseguire per Palermo; le due brigate infine, nominate dai loro comandanti Eberhardt e Tharrena, grosse non più che di duemila uomini ciascuna imbarcati sui due piroscafi il Franklin e il Torino, approdavano nel pomeriggio del 13 agosto nel Golfo degli Aranci, dove però, trovata la Gulnara e da essa ricevuta l’ intimazione di continuare la rotta, volenti o nolenti, mormoranti o rassegnati, ubbidirono. Ed ecco la cagione della scomparsa di Garibaldi dal Faro. Etc…”. Genova di Revel (….), nel suo “Da Ancona a Napoli”, Milano, Fratelli Dumolard, 1892, a p. 16, in proposito scriveva che: “A mio fratello da Firenze, 22 agosto : “Fui a Livorno, ed onorato d’invito a pranzo dal Principe di Carignano. Me ne ha contate delle belle. Bertani e Pianciani avevano organizzata una spedizione in aiuto di Garibaldi coi fondi avuti dalla Società Nazionale, ma quando erano in procinto di partire si seppe che avvece della Sicilia tendewano alle provincie romane. Farini non perdette tempo per far rispettare questa volta la sua circolare, e portatosi a Genova, si combinò che la partenza si facesse dalla Sardegna. Intanto Garibaldi informato della cosa è giunto inaspettatamente in Sardegna e col suo ascendente, appoggiato da un nostro bastimento da guerra spedito appositamente colà, deve avere cambiati i capi, e si spera che porterà seco in Sicilia tutta la banda. Il Principe mi disse che se avessero sbarcato in Toscana, Ricasoli aveva già tutto disposto per fermarli. Il Principe ha scritto per avere un bastimento da guerra onde impedire uno sbarco ed evitare una collisione.”. Quest’assenza segreta di Garibaldi durata più di una settimana eccitò commozione, ma cessò quando apparve e preparò il passaggio dello stretto.”. Genova di Revel (….), nel suo “Da Ancona a Napoli”, Milano, Fratelli Dumolard, 1892, a p. 16, in proposito scriveva che: “Bertani e Pianciani avevano organizzata una spedizione in aiuto di Garibaldi coi fondi avuti dalla Società Nazionale, ma quando erano in procinto di partire si seppe che avvece della Sicilia tendewano alle provincie romane. Farini non perdette tempo per far rispettare questa volta la sua circolare, e portatosi a Genova, si combinò che la partenza si facesse dalla Sardegna.”.

Nel 10 agosto 1860, a Palermo, l’arrivo del BERTANI da Genova e l’11 l’ incontro con il DEPRETIS
Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 135-136, in proposito scriveva che: “Ma i legami posti da Farini, ed il sospetto che questi avrebbe definitivamente impedita qualsiasi operazione negli Stati pontifici, spinsero Bertani a cercare un appoggio al suo intento, e decise di partire subito egli solo per la Sicilia, per riferire ogni cosa al generale Garibaldi, affinchè Egli, qual giudice supremo, decidesse sull’impiego delle truppe accorse ed arruolate in suo nome, le quali intanto si sarebbero riunite a Terranova. Bertani partendo per la Sicilia in cerca del dittatore, delegò le sue funzioni di capo del Comitato a Mauro Macchi e G. Brambilla. Al comandante lasciò scritto: « Colonnello Piancianciani etc….”.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 96-97, in proposito scriveva che: “Partito il Bertani l’8 agosto, ecco che invece il 13 arriva la tanta attesa lettera di Garibaldi con la quale lo avvertiva “che sperava di passare sul continente prima del 15. Fate ogni sforzo per mandarmi qui i fucili a Messina, a Torre del Faro prima dell’epoca. Circa le operazioni negli Stati Pontifici e napoletani spingete a tutta oltranza”(2). Se questa lettera fosse pervenuta per tempo, il Bertani certamente avrebbe resistito alle intimazioni del Farini, non sarebbe partito da Genova e la spedizione, lui presente, forse non sarebbe si sbandata come avvenne. Il 10 agosto il Bertani sbarcava a Palermo ricevuto con effetto dal Depretis, l’11 sul vapore Elba arrivava a Torre del Faro e in quel momento era la seguente: nello Stretto la flotta borbonica vigilava etc….Garibaldi, udito il racconto particolareggiato del Bertani circa la approntata grossa spedizione, le difficoltà, anzi le opposizioni fatte dal Governo al compimento del programma, “in un lampo, senza discussione, senza manifestare i suoi progetti”(1) decise di partire per Terranova. Nessuno sapeva di questa decisione e della partenza, tranne il Sirtori a cui aveva scritto: “Sig. Generale Sirtori, io lascio a voi il comando dell’esercito e della marina, dovendo assentarmi qualche giorno. G. Garibaldi”(2).”. Maraldi, a p. 96, nella nota (1) postillava: “(1) G. Pittaluga, op. cit., p. 135-146”. Maraldi, a p. 96, nella sua nota (2) postillava: “(2) Archivio Bertani, Elenco 2°, plico 1°.”. Maraldi, a p. 97, nella nota (1) postillava: “(1) G. Pittaluga, op. cit., p. 141”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, ecc…, a p. 264, in proposito scriveva che: “La cosa era tanto più agevole in quanto il Bertani era partito da Genova per Palermo il 7 agosto e non v’era quindi pericolo ch’egli potesse opporsi all’infrazione evidente degli accordi. Il Bertani, infatti, privo di notizie di Garibaldi, aveva deciso di recarsi da lui, fors’anche nella speranza, non solo di indurlo a lasciar partire i sui per il Pontificio, ma di convincerlo a condurveli egli stesso. Egli giungeva nella sera del 10 nella capitale dell’Isola, e ne ripartiva poche ore dopo per arrivare nella notte sul 12 al Faro.“. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 323, in proposito scriveva che: “Garibaldi, a dir il vero, non poteva immaginare che cosa fosse successo per giustificare quel viaggio imprevisto del Bertani, né poteva sapere che cosa gli venisse a dirgli e ad offrirgli, né tanto meno, a quali contrarietà si volesse riferire nella sua lettera. Che io mi sappia, il Bertani non gli aveva mai scritto nulla in proposito. Che cos’era avvenuto ? Comunque, egli non poteva che attendere il Bertani, che lasciato al suo posto a Genova Alessandro Antogini milanese, era arrivato a Palermo la sera del 10 agosto come già sappiamo. Alcuni, e fra questi il pur tanto accurato Comandini, lo fanno arrivare il dì dopo. Per togliere ogni dubbio, ecco questi due documenti dell’archivio Sirtori: “Palermo, 10 agosto ore 7,30 pom. Al Dittatore, Faro – E’ giunto Bertani, solo. Parte stasera per Messina. DEPRETIS”. E il secondo: “Palermo 10 agosto ore 9,30 pom. Il segretario di Stato alla Marina al generale Sirtori – Sta per partire pel Faro il vapore Elba col signor Bertani e 200 soldati. L’Elba inoltre rimorchia un brigantino carico di materiale.”. Nella notte fra l’11 ed il 12, dopo circa 24 ore di navigazione, il Bertani arriva al Faro. E su questo, sono d’accordo tutti: per cui non si spiega come il Comandini e gli altri non si siano accorti ch’essi riducevano a tre o quattr’ore la durata di un viaggio per mare di circa 20 chilometri, con la velocità delle navi d’allora e per di più con un brigantino carico a rimorchio. Al Faro il Bertani era sbarcato quasi a mezzanotte e poiché etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”.”, ed. Laterza, Bari, 1940, nel capitolo: “La campagna del 1860”, ecc…, a pp. 197-198 e ssg., in proposito scriveva che: “…Garibaldi per tre volte cedette a Sirtori il governo dello Stato nominandolo Prodittatore, nella sua assenza. La prima fu alla vigilia della battaglia di Milazzo del 20 luglio, quando Garibaldi accorse in aiuto del Medici: la seconda fu al Faro il 12 di agosto quand’egli con Bertani ne partì per la Sardegna a raggiungere a Golfo Aranci la spedizione cosiddetta di Terranova….Fu durante l’assenza di Garibaldi, e precisamente il 14 agosto, che il Sirtori dovette prendere una decisione della massima importanza a proposito delle truppe numerose della spedizione allestita dal Bertani, le quali di mano in mano che giungevano in Sardegna, venivano obbligate da un vapore sardo a ripartire immediatamente per Palermo. In questa città risiedevano Agostino Depretis, prodittatore della Sicilia, il quale non sapeva quali provvedimenti adottare per quella gente armata ed organizzata, che egli non si attendeva poiché da nessuna parte era stato avvisato del suo arrivo, senza contare ch’egli era nell’impossibilità assoluta di fornir loro viveri ed alloggi. Onde sollecitava dal Dittatore e dal Quartier Generale dell’esercito urgentissime istruzioni e immediati provvedimenti. Nell’impossibilità di chiedere, nonché di ottenere istruzioni dal Dittatore lontano, il Sirtori si trovò costretto a provvedere di sua iniziativa, e rispose al Depretis ordinandogli di far subito ripartire da Palermo quelle truppe per i porti dello Stretto di Messina, decidendo così quel passaggio sul continente, cui Garibaldi, tornato dalla Sardegna, fu appena in tempo a partecipare.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 136 e ssg., in proposito scriveva che: “Per spiegare questo telegramma bisogna ritornare a Genova, ove Bertani, mentre dirigeva l’azione sul Napoletano e mandava armi e volontari a Garibaldi in Sicilia , aveva allestito finalmente la spedizione per l’Umbria e le Marche.”.
Nel 30 luglio 1860, a Messina, Garibaldi scrisse a Bertani
Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 163 e ssg., in proposito scriveva che: “Che Bertani sospettasse qualche tranello, si vede dalle sue istruzioni a Pianciani; ma, avendo fatto quanto era umanamente possibile per isventarlo, e oltremodo impensierito di non aver da dieci giorni ricevuto lettera alcuna di Garibaldi, l’8 agosto lasciava Genova per raggiungerlo in Sicilia. Soltanto il giorno 13 agosto giungeva in Genova la seguente lettera di Garibaldi, spedita il 30 luglio da Messina: Comando generale dell’ esercito nazionale in Sicilia. Caro Bertani, Io spero di passare sul continente napoletano prima del 15. Fate ogni sforzo per mandarmi dei fucili qui, a Messina, a Torre del Faro , prima di quell’epoca. Circa alle operazioni negli Stati pontifici e napoletani spingetele a tutta oltranza. Vostro G. Garibaldi.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 138-139, in proposito scriveva che: “Garibaldi a Messina volendo approfittare della partenza per Genova del sig. Sisto Vinciguerra romano , scriveva di suo pugno in presenza di questo la seguente lettere da consegnare a Bertani. « Messina 30 luglio 1860. Caro BERTANI, << Io spero di passare sul continente napolitano prima del 15. << Fate ogni sforzo per mandarmi dei fucili qui a Messina, a Torre del Faro, prima di quell’epoca. << Circa alle operazioni negli Stati Pontifici e Napolitani spingete a tutta oltranza. << Vostro G. GARIBALDI . ».”. Pittaluga aggiunse a p. 139 che: “La lettera viaggiava da Messina a Genova, mentre Bertani viaggiava in senso opposto, mentre Farini disponeva a ritroso dell’una e dell’altro . La lettera fu rimessa al comitato in Genova soltanto il 13 agosto mattina, e Macchi in persona subito andò col Vinciguerra a casa di Pianciani per leggerla assieme , salvo a trasmettergliene copia in tutta forma, come poi fece.
Nell’11 agosto 1860, al Faro di Messina, l’arrivo di BERTANI che cerca e incontra Garibaldi
Agostino Bertani, che era stato a Genova per discutere col Governo Sardo la questione dei volontari da lui organizzati per gli Stati Pontifici, lasciò l’8 agosto 1860 Genova per arrivare il 10 a Palermo. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 155 scriveva: “Al finire del luglio la sciolta brigata di Castelpucci, passata al comando di Gaetano Sacchi, sbarcava tranquillamente a Palermo, e passava tosto ad ingrossare le schiere del Faro: poco dopo Agostino Bertani arrivava a Messina ad annunziare al Dittatore l’avvenuto compromesso; etc…”. Dunque, il Guerzoni scriveva che Bertani, arrivato a Palermo (da Genova) cercava Garibaldi per dirgli dell’avvenuto “compromesso” o patto stabilito con il Farini e col Governo Sardo. Guezoni scriveva che arrivato a Palermo “poco dopo Agostino Bertani arrivava a Messina ad annunziare al Dittatore l’avvenuto compromesso; etc…”. Ciò che Guerzoni chiama “compromesso” sarà detta dagli storici “Diversione” (del Cavour). Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 157 proseguendo il suo racconto sul viaggio di Garibaldi per Golfo Aranci scriveva: “Toccata con mano, dopo quindici giorni di vani sperimenti, la difficoltà del passaggio dello Stretto, misurata l’esiguità delle proprie forze e persuaso che in essa stava il maggior ostacolo all’impresa ; udito dal Bertani che in Sardegna stava aspettando una bella ed agguerrita legione di circa ottomila armati, co’ quali poteva d’un colpo solo addoppiare il suo esercito; convinto anche più che la spedizione romana, utile un tempo, era divenuta intempestiva e che a Roma si poteva marciar più spediti e sicuramente per la via di Napoli , delibera, quasi all’improvviso, di correre egli stesso nel Golfo degli Aranci a prendere quel prezioso soccorso e portarselo seco in Sicilia…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, a p. 264, in proposito scriveva che: “Il Bertani, infatti, privo di notizie di Garibaldi, aveva deciso di recarsi da lui, fors’anche nella speranza, non solo di indurlo a lasciar partire i suoi per il Pontificio, ma di convincerlo a condurveli egli stesso. Egli giungeva nella sera del 10 nella capitale dell’Isola, e ne ripartiva poche ore dopo per arrivare nella notte sul 12 al Faro.”. Dunque, Bertani, proveniente da Genova giunge a Palermo il 10 settembre e il 12 settembre 1860 giunge al Faro nella speranza di poter incontrare Garibaldi. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a p. 323, in proposito scriveva che: “Garibaldi, a dir il vero, non poteva immaginare che cosa fosse successo per giustificare quel viaggio imprevisto del Bertani, né poteva sapere che cosa egli venisse a dirgli e ad offrirgli, etc…Che cos’era avvenuto ? Comunque egli non poteva che attendere il Bertani, che lasciato al suo posto a Genova Alessandro Antongini milanese, era arrivato a Palermo la sera del 10 agosto come già sappiamo. Alcuni, e fra questi il pur tanto accurato Comandini, lo fanno arrivare il dì dopo.”. Poi, a p. 325 riferendosi al Bertani aggiunge che: “Non avrebbe certo accettato di toccare la Sicilia e avrebbe evitato così i malumori e le proteste, di cui s’erano fatti interpreti il Nicotera, Achille Sacchi, e lo stesso Mazzini, il quale etc….Il Bertani, impressionato da tali avvertimenti, nell’atto di partire aveva messo in guardia il Pianciani, e aveva creduto bastasse, con queste parole: “Colonnello – I volontari tutti uniti aspetteranno nel Golfo Aranci. Voi arriverete ultimo con lo Stato Maggiore. etc…”.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, a p. 324, in proposito scriveva che: “Nella notte fra l’11 ed il 12, dopo circa 24 ore di navigazione, il Bertani arriva al Faro….Al Faro, il Bertani era sbarcato quasi a mezzanotte etc…”. Agrati prosegue il suo racconto e giunge alla partenza di Bertani e di Garibaldi per la Sardegna, verso Golfo Aranci, dove erano state raccolte le truppe. Carlo Agrati (….), nel suo, “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”.”, ed. Laterza, Bari, 1940, nel capitolo: “La campagna del 1860”, ecc…, a pp. 197-198 e ssg., in proposito scriveva che: “…Garibaldi per tre volte cedette a Sirtori il governo dello Stato nominandolo Prodittatore, nella sua assenza. La prima fu alla vigilia della battaglia di Milazzo del 20 luglio, quando Garibaldi accorse in aiuto del Medici: la seconda fu al Faro il 12 di agosto quand’egli con Bertani ne partì per la Sardegna a raggiungere a Golfo Aranci la spedizione cosiddetta di Terranova..”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 326-327, in proposito scriveva che: “Ma, il Bertani dice chiaro che alle 8 del mattino egli era già con lui a bordo del ‘Washington’, e lo conferma una corrispondenza della ‘Gazzetta di Genova’: “Il Bertani giunse al mattino e poco dopo ripartì col Generale”. Essi, quindi, lasciarono il Faro nella ferma convinzione di trovare a Golfo Aranci tutta la gente del Pianciani. La decisione di prtire era stata improvvisa. Etc…”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 165 e ssg., riferendosi al taccuino di Bertani, in proposito scriveva che: “Poi nota: 10 agosto. Arrivo a Palermo. Depretis m’accoglie con affetto, promette che le cambiali verranno tutte pagate. È seccato dagli annessionisti venuti a sciami. Non crede attuabile la spedizione nel Pontificio. Alla sera m’imbarco sull’Elba. Veggo Milazzo, il forte, ricordo Migliavacca. ‘ Si vedono i vapori in crociera. Alle undici si vede il Faro, le coste di Calabria a ridosso. A mezzanotte innanzi al Faro. Cannoneggiamento la notte dalla punta di Capo-Passero, il forte e la fregata incrociano. Minaccie a noi da terra. Sbarco; incontro Castiglia, Caldesi, Stagnetti. Mi corico sulla sabbia bella scena di quella spiaggia sabbiosa. All’alba del 12 veggo Cosenz: andiamo assieme dal generale nel suo quartier generale sull’alto della Torre del Faro. Ora è difficile a dirsi chi fu più sorpreso: Garibaldi a veder comparire Bertani nel suo nido d’aquila, o questi di sentire che il generale fin dal 30 luglio gli aveva scritto di spingere le operazioni nello Stato pontificio a tutta oltranza. Baciato e abbracciato il fido amico, etc…”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 96-97, in proposito scriveva che: “Il 10 agosto il Bertani sbarcava a Palermo ricevuto con effetto dal Depretis, l’11 sul vapore Elba arrivava a Torre del Faro e in quel momento era la seguente: nello Stretto la flotta borbonica vigilava etc….Garibaldi, udito il racconto particolareggiato del Bertani circa la approntata grossa spedizione, le difficoltà, anzi le opposizioni fatte dal Governo al compimento del programma, “in un lampo, senza discussione, senza manifestare i suoi progetti”(1) decise di partire per Terranova. Nessuno sapeva di questa decisione e della partenza, tranne il Sirtori a cui aveva scritto: “Sig. Generale Sirtori, io lascio a voi il comando dell’esercito e della marina, dovendo assentarmi qualche giorno. G. Garibaldi”(2).”. Maraldi, a p. 96, nella nota (1) postillava: “(1) G. Pittaluga, op. cit., p. 135-146”. Maraldi, a p. 96, nella sua nota (2) postillava: “(2) Archivio Bertani, Elenco 2°, plico 1°.”. Maraldi, a p. 97, nella nota (1) postillava: “(1) G. Pittaluga, op. cit., p. 141”. Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche” (quindicesima tiratura), Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373 e ssg., in proposito scriveva che: “In quei giorni giunse da Genova il dottor Bertani, e mi annunciò che dovevano riunirsi agli Aranci, sulla costa orientale della Sardegna, circa cinquemila dei nostri, da lui riuniti a Genova e spediti a quella via prima della sua partenza di là. Tale determinazione di formare cotesta gente agli Aranci aveva origine da coloro che, come Mazzini, Bertani, Nicotera, ec., senza disapprovare le spedizioni nostre nell’Italia meridionale, opinavano doversi fare diversioni nello Stato pontificio o su Napoli ! o forse ancora repugnavano di sottomettersi all ‘ ubbidienza della Dittatura. Per non urtare intieramente coll’ idea strategica di quei signori , mi nacque il pensiero di raggiungere io stesso cotesti cinquemila uomini, e con essi tentare un colpo di mano su Napoli.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 140-141, in proposito scriveva che: “Mentre questa flotta di dieci bastimenti naviga a scaglioni distanziati, coll’ intento di concentrarsi a Terranova, conviene trasportarci al Faro di Messina, ove nella notte dell’11 al 12 giungeva Bertani in cerca di Garibaldi. Il generale dormiva nella Torre del Faro. All’alba ricevette Bertani; ed appena appresa la situazione, in un lampo, senza discussione, senza manifestare i suoi progetti , senza assentire esplicitamente ai concetti altrui, senza far conoscere l’esame delle probabili conseguenze, decise di partire al più presto per Terranova sul Whashington già pronto a sua disposizione. Silenziosamente l’alma terra vivifica nel suo grembo fecondo i germi multiformi destinati a risplendere alla luce del sole: nella mente del Grande capitano del popolo, che in quindici giorni dall’11 al 27 maggio, da Marsala a Palermo aveva conquistato la Sicilia, silenziosamente germogliavano il 12 agosto le più complesse concezioni politico-militari, i più inconciliabili conflitti di cose, di persone e di elementi, colla visione chiara della migliore risultante per il bene d’Italia, con la riserva dei ripieghi per le mille immancabili contrarietà. Fatto chiamare il generale Sirtori suo capo di stato maggiore, riaffermò i suoi intendimenti per lo sbarco in Calabria e le direttive per compierlo; e gli rimise con apposito ordine il comando dell’esercito meridionale, dovendo temporaneamente assentarsi.”.
Nell’11 agosto 1860, a Golfo Aranci in Sardegna l’arrivo delle truppe della Spedizione Bertani-Pianciani. Partendo da Genova e La Spezia arrivarono in Sardegna le prime due Brigate: GENOVA (comandata dal colonnello EBERHARDT) sul vapore TORINO e PARMA (comandata dal colonnelo THARRENA, poi SPINAZZI), sui vapori AMAZONE e ISERE, che furono subito dirottate in Sicilia, dalla nave piemontese GULNARA
Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 133, riferendosi alla Convenzione stipulata tra il ministro Farini ed il Bertani, in proposito scriveva che: “…I volontari devono partire non da un solo porto, ma da punti diversi; i volontari devono partire in più convogli di uno od al più due vapori, coll’intervallo di uno o due giorni l’uno dall’altro; il governo permette alla spedizione di concentrarsi nel porto di Terranova per ordinarsi, armarsi, equipaggiarsi. È da questo punto di prestabilito concentramento, che tutta la spedizione prese ufficialmente il nome di Spedizione di Terranova, adottato nei posti e nella corrispondenza, coll’intendimento di alludere con quel nome alla Terranova da congiungere a quella già redenta, cioè alle terre soggette al Papa.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 140, in proposito scriveva che: “Intanto l’invio dei vapori sul luogo di concentramento era già incominciato. Prima a partire è stata la Brigata Genova Eberhard, che mosse il giorno 8 agosto imbarcata sul Torino. Poco dopo partì la Brigata Parma Tharrena, imbarcata sui vapori Amazone ed Isère. Vi fu poi un intervallo di tre giorni a causa di ostacoli di varia natura frapposti dal governo il quale tendeva in tutti i modi a far fallire il convenuto concentramento a Terranova. Nei giorni 11 e 12 partirono poi sui vapori Garibaldi, Calatafimi e Weasel e sul clipper Sheaperd, le Brigate Milano (Gandini ) e Bologna (Puppi). E finalmente nel pomeriggio del giorno 13 partì lo stato maggiore sul Bisantino. Non rimase a Genova che qualche centinaio di uomini , ed una parte del materiale, che dovevano partire il 14 sul vapore Veloce rimorchiante un altro clipper americano. Mentre questa flotta di dieci bastimenti naviga a scaglioni distanziati, coll’ intento di concentrarsi a Terranova, conviene trasportarci al Faro di Messina, ove nella notte dell’11 al 12 giungeva Bertani in cerca di Garibaldi.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 145-146-147, in proposito scriveva che: “Adunque contemporaneamente dal Faro e da Genova, convergevano nel Golfo degli Aranci la mente e le braccia, il Comandante ed i soldati. Ma vi era anche un altro elemento marittimo che aveva diretto la sua prora al Golfo degli Aranci Il compromesso sottoscritto da Bertani e da Farini non rassicurava quest’ultimo nè il governo sulla sua esecuzione, e lo lasciava nel dubbio che Bertani l’avrebbe eluso, quando avesse potuto far movere ordinati uniti e compatti dal Golfo degli Aranci i seimila uomini colà concentrati. Trovando giustificazione nelle supreme necessità politiche, si adoperò perchè fallisse ilconcentramento, facendo in modo che i bastimenti, i quali dovevano arrivare separati ad uno ad uno, appena giungessero al convegno, fossero avviati a Palermo. A tale intento, d’accordo col ministro della marina Cavour, e con quello della guerra Fanti, incaricò una nave da guerra, la Gulnara, comandata da un capitano di corvetta molto adatto al compito che gli si affidava, di recarsi nelle acque del Golfo degli Aranci ad attendere ciascun legno carico di garibaldini man mano che arrivava, e presentandosi al comandante adoperarsi in guisa da indurlo a nome del governo colla intimazione e colla persuasione a proseguire per Palermo, dove doveva farsi il concentramento. La brigata Genova prima partita da Genova il giorno 8, come abbiamo visto, giunta al Golfo degli Aranci fu subito avvicinata dalla Gulnara, il cui comandante presentatosi al colonnello Eberhardt gli espose che per mutate condizioni politico-militari, la spedizione doveva andare a Palermo; avere egli formale mandato di ordinare a nome del Governo che i legni coi volontari man mano che arrivavano al Golfo degli Aranci dovessero immediatamente continuare per la Sicilia senza attendere quelli che dovevano seguire. Eseguendo con molta abilità e grande impegno le istruzioni ricevute , quel comandante lasciò capire che il ministro della guerra Fanti lo aveva incaricato di parlare direttamente a nome suo al valoroso colonnello Eberhardt. In pari tempo l’equipaggio della Gulnara abilmente preparato si adoperava nello stesso senso presso i garibaldini del Torino. Tutto questo maneggio convinse abbastanza facilmente il comandante del primo scaglione della spedizione a girare di bordo, ed a proseguire per Palermo; a fare cioè diversamente, anzi a fare l’opposto di quello che doveva, di quello che gli prescrivevano tassative istruzioni personali dei suoi superiori diretti, illustrate e rafforzate dai precedenti della spedizione ad esso ben noti. La nave Gulnara sedusse Eberhardt, più che la fiamma dell’odalisca omonima abbia affascinato Corrado. Il Torino aveva ripreso la navigazione, e la sua prora era già sulla rotta di Palermo, quando giungevano in vista del Golfo degli Aranci l’Amazone e l’Isera, portanti la brigata Parma (Tharrena). Questa vedendo allontanarsi dal luogo del concentramento la brigata che per la prima ivi era giunta, sentì una scossa deleteria. Nacquero subito incertezze e mormorii. Ma Tharrena fece dirigere le sue navi al luogo designato. Qui il comandante e l’equipaggio della Gulnara avevano miglior gioco alla loro manovra basandosi sul precedente della partenza di Eberhardt. Oltre all’ordine formale del Governo, fu aggiunto che da notizie ed informazioni private risultava che tutta la spedizione dovesse andare da Genova e da Livorno direttamente in Sicilia, dove già eransi recati prima Bertani e poi Pianciani stesso. Fra gli ufficiali di questa brigata ve ne fu uno proveniente dall’esercito regolare, il quale in buona o mala fede, per istinto di obbedienza al Governo, o per subdolo incarico avutone, audacemente propugnava l’obbligo di obbedire all’ordine che il comandante della Gulnar a aveva intimato, e ciò in odio alle prescrizioni del comandante della spedizione. Aggiungasi che a Terranova non erano ancora giunti i viveri ordinati per le due prime brigate che già avrebbero dovuto trovarvisi, e che giunsero in realtà alcune ore dopo. Tharrena però, uomo serio e risoluto, fermavasi. Ma turbato da dubbi, premuto da difficoltà, e da insistenti sollecitazioni , finì per decidersi a recarsi egli pure a Palermo.”.
Nel 12 agosto 1860, a Palermo l’arrivo delle truppe della Spedizione Bertani-Pianciani che dovettero ripartire da Golfo Aranci in Sardegna: le prime due Brigate: GENOVA (comandate dal colonnello EBERHARDT) sul vapore TORINO e la PARMA (comandata dal colonnelo THARRENA, poi SPINAZZI), sui vapori AMAZONE e ISERE, che furono subito dirottate in Sicilia, dalla nave piemontese GULNARA
L’11 e il 12 arrivarono a Palermo, dove vi era il Depretis, due Brigate della Spedizione Bertani-Pianciani che, la nave sarda “Gulnara”, a Golfo Aranci aveva intimato la partenza per Palermo. Le due Brigate organizzate dal Bertani erano la Tharrena e la Eberhardt, che viaggiarono sui vapori Franklin e Torino. Sebbene tra grandi difficoltà, il generale Sirtori, decise di sua iniziativa di spostarle da Palermo a Taormina, dove poi, il 19 agosto 1860 potettero imbarcarsi le truppe del Bixio con Garibaldi al seguito, che parrarono lo Stretto e per sbarcare in Calabria. Fu il primo sbarco di successo dell’Esercito Meridionale di Garibaldi. Ci aveva provato prima Musolino. Tale piano non ebbe però pratica attuazione in quanto Cavour indirizzò la spedizione verso la Sardegna e poi verso Sud, non vedendo attuato il piano inizialmente previsto il Pianciani si dimise. I garibaldini della “Spedizione Bertani-Pianciani” sbarcarono in Sicilia dove Garibaldi ed i suoi Mille avevano già conquistato la Sicilia. Essi parteciparono alle operazioni di Milazzo. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 155 scriveva: “Al finire del luglio la sciolta brigata di Castelpucci, passata al comando di Gaetano Sacchi, sbarcava tranquillamente a Palermo, e passava tosto ad ingrossare le schiere del Faro: poco dopo Agostino Bertani arrivava a Messina ad annunziare al Dittatore l’avvenuto compromesso; ai 13 di agosto il Farini pubblicava un bando inutilmente provocatore, in cui, sconfessate tutte le passate spedizioni, vietava le presenti e le future, e proclamava l’Italia dover essere degl’Italiani, non delle sètte; una cannoniera della marina sarda, la Gulnara, navigava per Terranova onde aspettarvi al varco i volontari e forzarli a proseguire per Palermo; le due brigate infine, nominate dai loro comandanti Eberhardt e Tharrena, grosse non più che di duemila uomini ciascuna imbarcati sui due piroscafi il Franklin e il Torino, approdavano nel pomeriggio del 13 agosto nel Golfo degli Aranci, dove però, trovata la Gulnara e da essa ricevuta l’ intimazione di continuare la rotta, volenti o nolenti, mormoranti o rassegnati, ubbidirono. Ed ecco la cagione della scomparsa di Garibaldi dal Faro. Etc…”. Dunque, il Guerzoni racconta che arrivati a Golfo Aranci in Sardegna, alcune Brigate della Spedizione “Terranova”, così denominate dal Bertani, vennero indotte dal Governo Sardo ad imbarcarsi sul vapore Sardo GULNARA, che li dirottò a Palermo, su volere del Cavour. Si trattava delle due Brigate EBERHARD e THARRENA, circa 2000 uomini che dovettero imbarcarsi il 13 agosto 1860 sui vapori Franklin e Torino. Infatti, arrivando a Golfo Aranci, Garibaldi e Bertani non li trovarono. Secondo il Guerzoni, le due Brigate Eberhard e Tharrena si mossero subito da Genova ed il 13 agosto 1860 arrivarono a Golfo Aranci in Sardegna dove però trovarono la “Gulnara”, che li obbligò a ripartire per Palermo. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, ecc…, a p. 264, in proposito scriveva che: “L’imbarco a Genova cominciò il 7 agosto: gli ultimi volontari col Pianciani e il Rustow partirono il 13 sul ‘Byzantin’. L’accordo era di concentrarsi tutti a Golfo Aranci. Ma il Rustow dice che la partenza a scaglioni rese più facile al Cavour l’impedire quel concentramento, inviando le navi in Sicilia di mano in mano che arrivavano. Il Cavour aveva posto in azione a Golfo Aranci la Gulnara, nave da guerra sarda, la quale obbligava subito a ripartire ogni vapore del Bertani, senza attendere gli altri. La cosa era tanto più agevole in quanto il Bertani era partito da Genova per Palermo il 7 agosto e non v’era quindi pericolo ch’egli potesse opporsi all’infrazione evidente degli accordi. Il Bertani, infatti, privo di notizie di Garibaldi, aveva deciso di recarsi da lui, etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo Da Palermo al Volturno, ed. Mondadori, Verona, 1937, a pp. 325-326, in proposito scriveva che: “Eppure proprio alla forza ricorse il Governo sardo. Il Torino, la prima delle navi del Bertani, arrivato al Golfo Aranci vi aveva trovata la ‘Gulnara’ che l’aveva costretto a ripartire subito per Palermo. E’ innegabile che in questo modo il Governo di Torino compiva un sopruso e non si teneva ai patti. Esso dava così ragione al Mazzini e agli altri che non lo credevano in buona fede nelle trattative col Bertani, i cui vapori avevano pieno diritto di restare a Golfo Aranci finché a loro piacesse. Etc..”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 155 scriveva: “Che una siffatta impresa non potesse essere tollerata dal Governo di Vittorio Emanuele, s’intende da sè. Ogni istituzione vive della logica sua. La Monarchia non poteva abbandonare il Papato alle mani della rivoluzione senza esporsi o ad esautorare sè stessa, se la rivoluzione trionfava, o a rovinare l’ Italia, se la rivoluzione soccombeva……il Farini deliberava appigliarsi piuttosto al sistema dei temporeggiamenti e degli artificii, e recatosi a Genova si studiò persuadere il Bertani stesso a rinunciare all ‘ ideata impresa. In sulle prime il delegato di Garibaldi resistette; ma il Ministro di re Vittorio avendo alla fine smascherato il suo fermo proposito d’impedire la divisata spedizione anche colla forza, le due parti vennero pelminor male ad un compromesso, mercè del quale tutte le truppe predisposte all’impresa di Roma s’imbarcherebbero in più riprese per la baia di Terranova, nell’isola di Sardegna, e di là non appena radunate continuerebbero per Sicilia, onde mettersi quivi agli ordini di Garibaldi…..Il Farini intanto che concedeva la radunata in Sardegna, spiccava bastimenti da guerra perchè obbligassero i volontari, mano mano che arrivavano al convegno, a continuare per la Sicilia; etc…”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “…Pianciani…Egli, romano, che forte si struggea di farla al Papa, si turbò; per via sopraggiunselo il Gulnara, avviso di guerra sardo, che a nome del governo andava comandando a tutti quei legni di sfilare a Palermo.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 169 e ssg., in proposito scriveva che: “Si entrò nel golfo: Bertani prende gli ordini dal generale e scende nella lancia; percorre i diversi bordi. V’è l’ Isère che ha sbarcato i genovesi, i quali danno bello spettacolo intorno agli accesi fuochi; v’è il Clipper, il Generale Garibaldi, il Calatafimi; il Weasel era andato a Terranova per carbone. In tutto quattro, invece di seimila uomini; i cavalli e le armi tutto in regola. Ma il Torino e l’Amazzone con gli altri duemila ? Erano partiti per Palermo condottivi da Eberhard, che docilmente aveva obbedito alle intimazioni del Gulnara, vapore di guerra sardo.”. La White-Mario, traendo dal taccuino del Bertani scriveva che Garibaldi, arrivato a Golfo Aranci con Bertani trovò solo 4000 uomini invece di 6000. Garibaldi non trovò il vapore Torino e l’Amazzone che si erano partiti per Palermo, indotti dalla nave da guerra Piemontese “Gulnara”, condotti dal colonnello Eberhard. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a p. 186 e ssg., in proposito scriveva che: “Si è detto che legni da guerra Sardi si sarebbero opposti alla esecuzione del nostro disegno. lo posso dichiarare che da Genova in Sardegna, sulle coste di quell’Isola, e poi da Cagliari a Palermo, non ho mai incontrato, non ho mai potuto neppure, malgrado le ricerche non interrotte, scorgere in lontananza un bastimento qualunque, che potesse sospettarsi fosse un legno da guerra della marina Sarda: il ministero confidava assai più nell’intrigo, di quello che nella violenza per impedire che la nostra spedizione avesse effetto. Non dico io già di credere incapace il ministero Piemontese di usare violenza contro noi; dico solo non averlo fatto in sino allora per quanto sapessi io, e ciò per prudenza forse meglio che per men tristo volere. Alla violenza avrebbe forse ricorso quando fosse stato certo che l’intrigo non poteva riuscirgli, ma ciò diveniva men facile non essendo stati i nostri legni nè scortati , nè sorvegliati, malgrado quanto erasi vociferato di voler fare.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, ecc…, a pp. 325-326, in proposito scriveva che: “Eppure, proprio alla forza ricorre il Governo sardo. Il Torino, la prima delle navi del Bertani, arrivato al Golfo Aranci vi aveva trovato la Gulnara che l’aveva costretto a ripartire subito per Palermo. E’ innegabile che in questo modo il Governo di Torino compiva un sopruso e non si teneva ai patti. Esso dava, così, ragione al Mazzini…etc…Certo si è che che né le navi né i volontari poterono più trovarsi più riuniti. Lo stesso Treveljan s’inganna quando afferma che ciò avvenne pochi giorni dopo a Palermo. Il Torino, con la Brigata Eberhardt e con ben 1500 volontari, era già allora in viaggio per altri lidi. Questo vapore era giunto infatti nella capitale dell’Isola affatto inatteso il 12, lo stesso giorno in cui il Bertani era partito con Garibaldi dal Faro. Il Depretis si affrettava a a telegrafare, credendo ancora Garibaldi al Faro: “Palermo 12, ore 2,20 pom. Al Dittatore, Faro – E’ arrivato il Torino col colonnello Ebehardt e 1500 uomini disarmati, proveniente da Golfo Aranci. Il comandante dice che un vapore da guerra sardo ha ordinato loro di proseguire la rotta etc…”. Insomma, nel porto di Palermo, il 12 agosto 1860, il Depretis si ritrovò in modo inatteso i due vapori del Bertani, il Torino e l’Amazon e le truppe delle due Brigate Tharrena (1500 uomini) e l’Amazon con 2500 uomini disarmati ed affamati. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 344, in proposito scriveva che: “Il giorno stesso, il 12 ripeto, giungono inaspettati a Palermo, il ‘Torino’ e più tardi, l’Amazon con parte dei volontari del Bertani. Quest’eventualità né Garibaldi né il Sirtori l’avevano preveduta: tanto meno il Depretis, prodittatore laggiù, il quale si affretta a chiedere istruzioni al Faro. Ma Garibaldi è già lontano e il Sirtori non sa che cosa fare e non risponde al Depretis, né subito né per tutto il giorno seguente, il 13, forse nella speranza che Garibaldi si faccia vivo e gli dica in qualche modo come deve comportarsi. Garibaldi, invece, è in mare e fino alla sera del 13 non giunge a Golfo Aranci, né vi è modo alcuno di fargli sapere l’inattesa novità.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, ecc…, a pp. 327, in proposito scriveva che: “Intanto, a Palermo, il Depretis, che invano attende le sollecite istruzioni, non sa che cosa fare. Provvede acqua, carbone e viveri, ma i volontari a terra non li lascia scendere. Ed essi, naturalmente, protestano. Avviene di peggio il dì seguente, quando giunge un secondo vapore del cui arrivo il Prodittatore s’affretta ad informare il Sirtori: “Palermo 13 agosto ore 1,45 pom.”. Generale Sirtori etc…firmato Depretis”…..etc… (p. 328). E Depretis provvede ai necessari preparativi che richiedono l’intera giornata. Primi partono, il dì seguente, il Torino e il Franklin e stanno per partire altri vapori quando arriva l’ordine di Garibaldi di trattenere tutte le navi in Palermo. Il Depretis ne avverte subito il Sirtori.“. Agrati, riferendosi a Garibaldi, da Cagliari, a p. 344 scriveva che Garibaldi: “ordina al Depretis di trattenere a Palermo tutti i vapori, nella speranza che con la intera spedizione Pianciani egli possa dalla Sicilia sbarcare in qualche punto della costa calabrese. Ma non vi è telegrafo e questo ordine arriva al Depretis con una lettera del Bertani affidata ad un vapore, probabilmente sardo, il quale non giunge a Palermo che il 15, troppo tardi come abbiamo visto, etc…”. Agrati, a p. 345, aggiunge: “…il Sirtori, dopo avere atteso tutto il giorno 13 istruzioni di Garibaldi, essendo pericoloso e dannoso trattenere più a lungo i 2500 volontari a Palermo – lo dice al Depretis – si decide il 14 mattina ad applicare il programma già concertato col Dittatore e telegrafa al Depretis- e questo di sua iniziativa – che mandi anche i vapori del Bertani a Taormina, mentre invia l’Oregon ad inforare Garibaldi di quanto succede.”. Eliseo Porro (…..), nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), a p. 7-8, in proposito scriveva che: “Il 14 alle quattro dopo mezzodì, volsimo verso la baja degli Aranci onde scoprire se ivi si trovasse qualcuno dei nostri legni, ma non se ne rinvenne. Allora piegammo verso il golfo di Terranova; ma ivi pure a nostra ingrata sorpresa non ne trovammo veruna traccia. Dalle notizie raccolte però, ebbimo sentore che i legni giunti poco prima, erano ripartiti verso il sud; etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”, a cura di Adolfo Omodeo”, a pp. 197-198, in proposito scriveva che: “Fu durante l’assenza di Garibaldi, e precisamente il 14 agosto, che il Sirtori dovette prendere una decisione della massima importanza a proposito delle truppe numerose della spedizione allestita dal Bertani, le quali di mano in mano che giungevano in Sardegna, venivan obbligate da un vapore sardo a ripartire immediatamente per Palermo. In questa città risiedeva Agostino Depretis, prodittatore della Sicilia, il quale non sapeva quali provvedimenti adottare per quella gente armata ed organizzata, che egli non si attendeva poichè da nessuna parte era stato avvisato del suo arrivo, senza contare ch’egli era nell’impossibilità assoluta di fornir loro viveri ed alloggi. Onde sollecitava dal Dittatore e dal Quartier Generale dell’esercito urgentissime istruzioni e immediati provvedimenti. Nell’impossibilità di chiedere, nonchè di ottenere istruzioni dal Dittatore lontano, il Sirtori si trovò costretto a provvedere di sua iniziativa, e rispose al Depretis ordinandogli di far subito ripartire da Palermo quelle truppe per i porti dello Stretto di Messina, decidendo così quel passaggio sul continente, a cui Garibaldi, tornando dalla Sardegna, fu appena in tempo a partecipare. Tale passaggio naturalmente era già stato tra loro discusso ed anche combinato, almeno nelle sue linee generali, ma non era stato precisato nei suoi dettagli n’è s’era stabilita la data della sua attuazione. Spetta quindi senza alcun dubbio al Sirtori l’averlo ordinato per la notte del 19 agosto: spetta cioè a lui esclusivamente il merito di avere, sotto la propria responsabilità, appiccato l’incendio della rivolta in Calabria, iniziando così la conquista del continente e determinando il crollo completo della monarchia borbonica. Garibaldi stesso, nelle sue Memorie autobiografiche riconosce al suo Capo di Stato Maggiore tutto il merito della sua rapida decisione: “…Il generale Sirtori aveva già disposto in mia assenza che due piroscafi nostri facessero il giro di Sicilia, giungendo a Taormina. Fu codesta una savia e felice risoluzione.”.”. Dunque, Agrati scriveva che il 14 settembre 1860, a Palermo arrivavano in continuazione volontari garibaldini ivi portati da un vapore Sardo (Gulnara) che li aveva obbligati a partire dalla Sardegna (golfo Aranci e Cagliari), per Palermo. Agostino Depretis, Prodittatore della Sicilia, e il generale Sirtori, in asssenza di istruzioni di Garibaldi, che non sapeva nulla, avevano difficoltà ad accoglierle nel porto di Palermo in quanto non si poteva far fronte alle esigenze di vitto e alloggio decoroso. In quelle giornate, Bertani aveva noleggiato il vapore Garibaldi per andare in Sardegna e portare le truppe da egli organizzate in Sicilia. Agrati quì parla anche del passaggio in Calabria. Carlo Agrati (….), nel suo “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”, a cura di Adolfo Omodeo”, a p. 199, proseguendo il suo racconto scriveva pure che Bertani evitò l’arresto di Depretis, ordinato dal Sirtori, perchè egli non si fermò a Palermo con le truppe dell’ex spedizione Pianciani: “Nella rapida avanzata dei vari corpi garibaldini sulla capitale del Regno borbonico, il Sirtori, cui Garibaldi, come abbiamo visto, aveva ceduto il comando supremo ebbe indubbiamente la parte principale. Il coordinare i movimenti delle molteplici e sparse unità, il provvedere alle loro necessità materiali e ai mezzi del loro trasporto, e non di rado quelli stessi necessari alle truppe nemiche, travolte e fuggenti nel massimo scompiglio, tutto l’insieme insomma delle misure richieste dalle due armate, etc…”. Genova di Revel (….), nel suo “Da Ancona a Napoli”, Milano, Fratelli Dumolard, 1892, a p. 16, in proposito scriveva che: “Intanto Garibaldi informato della cosa è giunto inaspettatamente in Sardegna e col suo ascendente, appoggiato da un nostro bastimento da guerra spedito appositamente colà, deve avere cambiati i capi, e si spera che porterà seco in Sicilia tutta la banda. Il Principe mi disse che se avessero sbarcato in Toscana, Ricasoli aveva già tutto disposto per fermarli. Il Principe ha scritto per avere un bastimento da guerra onde impedire uno sbarco ed evitare una collisione.”. Quest’assenza segreta di Garibaldi durata più di una settimana eccitò commozione, ma cessò quando apparve e preparò il passaggio dello stretto.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 145-146-147, in proposito scriveva che: “Trovando giustificazione nelle supreme necessità politiche, si adoperò perchè fallisse il concentramento, facendo in modo che i bastimenti, i quali dovevano arrivare separati ad uno ad uno, appena giungessero al convegno, fossero avviati a Palermo. A tale intento, d’accordo col ministro della marina Cavour, e con quello della guerra Fanti, incaricò una nave da guerra, la Gulnara, comandata da un capitano di corvetta molto adatto al compito che gli si affidava, di recarsi nelle acque del Golfo degli Aranci ad attendere ciascun legno carico di garibaldini man mano che arrivava, e presentandosi al comandante adoperarsi in guisa da indurlo a nome del governo colla intimazione e colla persuasione a proseguire per Palermo, dove doveva farsi il concentramento. La brigata Genova prima partita da Genova il giorno 8, come abbiamo visto, giunta al Golfo degli Aranci fu subito avvicinata dalla Gulnara, il cui comandante presentatosi al colonnello Eberhardt gli espose che per mutate condizioni politico-militari, la spedizione doveva andare a Palermo; avere egli formale mandato di ordinare a nome del Governo che i legni coi volontari man mano che arrivavano al Golfo degli Aranci dovessero immediatamente continuare per la Sicilia senza attendere quelli che dovevano seguire. Eseguendo con molta abilità e grande impegno le istruzioni ricevute , quel comandante lasciò capire che il ministro della guerra Fanti lo aveva incaricato di parlare direttamente a nome suo al valoroso colonnello Eberhardt. In pari tempo l’equipaggio della Gulnara abilmente preparato si adoperava nello stesso senso presso i garibaldini del Torino. Tutto questo maneggio convinse abbastanza facilmente il comandante del primo scaglione della spedizione a girare di bordo, ed a proseguire per Palermo; a fare cioè diversamente, anzi a fare l’opposto di quello che doveva, di quello che gli prescrivevano tassative istruzioni personali dei suoi superiori diretti, illustrate e rafforzate dai precedenti della spedizione ad esso ben noti. La nave Gulnara sedusse Eberhardt, più che la fiamma dell’odalisca omonima abbia affascinato Corrado. Il Torino aveva ripreso la navigazione, e la sua prora era già sulla rotta di Palermo , quando giungevano in vista del Golfo degli Aranci l’Amazone e l’Isera, portanti la brigata Parma (Tharrena). Questa vedendo allontanarsi dal luogo del concentramento la brigata che per la prima ivi era giunta, sentì una scossa deleteria. Nacquero subito incertezze e mormorii. Ma Tharrena fece dirigere le sue navi al luogo designato. Qui il comandante e l’equipaggio della Gulnara avevano miglior gioco alla loro manovra basandosi sul precedente della partenza di Eberhardt. Oltre all’ordine formale del Governo, fu aggiunto che da notizie ed informazioni private risultava che tutta la spedizione dovesse andare da Genova e da Livorno direttamente in Sicilia, dove già eransi recati prima Bertani e poi Pianciani stesso. Fra gli ufficiali di questa brigata ve ne fu uno proveniente dall’esercito regolare, il quale in buona o mala fede, per istinto di obbedienza al Governo, o per subdolo incarico avutone, audacemente propugnava l’obbligo di obbedire all’ordine che il comandante della Gulnara aveva intimato, e ciò in odio alle prescrizioni del comandante della spedizione. Aggiungasi che a Terranova non erano ancora giunti i viveri ordinati per le due prime brigate che già avrebbero dovuto trovarvisi, e che giunsero in realtà alcune ore dopo. Tharrena però, uomo serio e risoluto, fermavasi. Ma turbato da dubbi, premuto da difficoltà, e da insistenti sollecitazioni , finì per decidersi a recarsi egli pure a Palermo.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 148, in proposito scriveva che: “Aggiungasi che a Terranova non erano ancora giunti i viveri ordinati per le due prime brigate che già avrebbero dovuto trovarvisi, e che giunsero in realtà alcune ore dopo. Tharrena però, uomo serio e risoluto, fermavasi. Ma turbato da dubbi, premuto da difficoltà , e da insistenti sollecitazioni, finì per decidersi a recarsi egli pure a Palermo.”.
Nel 12 agosto 1860, a Palermo, l’arrivo delle truppe della Spedizione Bertani-Pianciani che dovettero ripartire da Golfo Aranci in Sardegna: le prime due Brigate: GENOVA (comandate dal colonnello EBERHARDT) sul vapore TORINO e PARMA (comandata dal colonnelo THARRENA, poi SPINAZZI), sui vapori AMAZONE e ISERE, che furono subito dirottate in Sicilia, dalla nave piemontese GULNARA
L’11 e il 12 arrivarono a Palermo, dove vi era il Depretis, due Brigate della Spedizione Bertani-Pianciani che, la nave sarda “Gulnara”, a Golfo Aranci aveva intimato la partenza per Palermo. Le due Brigate organizzate dal Bertani erano la Tharrena e la Eberhardt, che viaggiarono sui vapori Franklin e Torino. Sebbene tra grandi difficoltà, il generale Sirtori, decise di sua iniziativa di spostarle da Palermo a Taormina, dove poi, il 19 agosto 1860 potettero imbarcarsi le truppe del Bixio con Garibaldi al seguito, che parrarono lo Stretto e per sbarcare in Calabria. Fu il primo sbarco di successo dell’Esercito Meridionale di Garibaldi. Ci aveva provato prima Musolino. Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche” (quindicesima tiratura), Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373 e ssg., in proposito scriveva che: “….dirigendoci al Golfo degli Aranci. Giunti in quel porto, trovammo soltanto una parte della spedizione, essendosi il maggior numero già diretto per Palermo. Tale circostanza mi fece cambiar d’ opinione sul progetto per Napoli.”. Carlo Agrati (….), nel suo Da Palermo al Volturno, ed. Mondadori, Verona, 1937, a pp. 325-326, in proposito scriveva che: “Eppure proprio alla forza ricorse il Governo sardo. Il Torino, la prima delle navi del Bertani, arrivato al Golfo Aranci vi aveva trovata la ‘Gulnara’ che l’aveva costretto a ripartire subito per Palermo. E’ innegabile che in questo modo il Governo di Torino compiva un sopruso e non si teneva ai patti. Esso dava così ragione al Mazzini e agli altri che non lo credevano in buona fede nelle trattative col Bertani, i cui vapori avevano pieno diritto di restare a Golfo Aranci finché a loro piacesse. Etc..”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 344, in proposito scriveva che: “Il giorno stesso, il 12 ripeto, giungono inaspettati a Palermo, il ‘Torino’ e più tardi, l’Amazon con parte dei volontari del Bertani. Quest’eventualità né Garibaldi né il Sirtori l’avevano preveduta: tanto meno il Depretis, prodittatore laggiù, il quale si affretta a chiedere istruzioni al Faro. Ma Garibaldi è già lontano e il Sirtori non sa che cosa fare…”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, a pp. 154-155, in proposito scriveva che: “….Perciò le partenze di spedizioni in massa dal porto di Genova cessarono, e soltanto qualche centinaia di individui forniti di passaporti governativi raggiunsero separatamente il mezzogiorno (2).”. Treveljan, a p. 155, nella nota (2) postillava: “(2) Pittaluga, 159-161; Mem. Stor. Mil., II, 179; F.O. Sard., n. 332, Brown all’Hudson, 27 agosto 1860.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 148, in proposito scriveva che: “…quando giugevano in vista del Golfo degli Aranci, l’Amazone e l’Isera, portanti la Brigata Parma (Tharrena), etc….Tharrena però, uomo serio e risoluto, fermavasi….Le altre due brigate, Milano (Gandini) e Bologna (Puppi), per gli ostacoli già accennati giunsero al convegno soltanto la sera del 13, coi vapori Weasel, Garibaldi, Calatafini e col Clipper Sheaperd.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 103-104, riferendosi alla Brigata di Castel Pucci, in proposito scriveva che: “Dal 1° al 3 agosto tutta la 5° brigata, disarmata e scortata dai bersaglieri, venne fatta imbarcare a Livorno per la Sicilia. Il Nicotera, giunto a Palermo con la sua spedizione, si dimise, ed il comando passò per ordine superiore al colonnello Sprangaro. Etc..”. Però devo dire che in questo pssaggio il Maraldi scrive delle date che forse sono sbagliate. Carlo Agrati (….), nel suo Da Palermo al Volturno, ed. Mondadori, Verona, 1937, a p. 345, aggiunge: “…il Sirtori, dopo avere atteso tutto il giorno 13 istruzioni di Garibaldi, essendo pericoloso e dannoso trattenere più a lungo i 2500 volontari a Palermo – lo dice al Depretis – etc…”. Dunque, a Palermo, prima che fossero arrivati i volontariportati da Garibaldi, ovvero intorno al 12 o 13 agosto 1860, vi era una truppa di 2500 volontari garibaldini dirottati dal Governo Sardo. Carlo Agrati (….), nel suo “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”, a cura di Adolfo Omodeo”, a pp. 197-198, in proposito scriveva che: “Fu durante l’assenza di Garibaldi, e precisamente il 14 agosto, che il Sirtori dovette prendere una decisione della massima importanza a proposito delle truppe numerose della spedizione allestita dal Bertani, le quali di mano in mano che giungevano in Sardegna, venivan obbligate da un vapore sardo a ripartire immediatamente per Palermo.”. Dunque, Agrati scriveva che il 14 settembre 1860, a Palermo arrivavano in continuazione volontari garibaldini ivi portati da un vapore Sardo (Gulnara) che li aveva obbligati a partire dalla Sardegna (golfo Aranci e Cagliari), per Palermo. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “…..Nella mattina del 14 Garibaldi fu nel golfo degli aranci, ma non vi trovò che la più parte della terza e della quarta brigata. Gandini e Puppi, della divisione Terranova, avendo la prima e seconda brigata Eberhard e Tharrena già lasciato il golfo e fatto vela verso Palermo; ….etc…”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 263-264, in proposito scriveva: “La mattina del 14 Garibaldi era nel golfo degli Aranci, ma non vi trovò che la massima parte della terza e quarta brigata della divisione di Terranova, cioè le brigate Gandini e Puppi, mentre la prima e seconda brigata , Eberhard e Tharrena, avevano già abbandonato il golfo veleggiando per Palermo; il resto della terza e quarta brigata, collo stato maggiore generale delle suddette truppe, non era ancora arrivato.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 264-265, in proposito scriveva: “La brigata Tharrena venne trattenuta in Palermo e si mostrava dell’umore più inquieto.”. Dunque, Rustow, nella traduzione di Bizzozero dice che la Brigata Eberhard e la Brigata Tharrena erano già partiti dal Golfo Aranci per Palermo. Infatti Garibaldi a Golfo Aranci trovò solo le due Brigate Gandini e Puppi, ovvero la Milano e la Bologna. Rustow, continuando il suo racconto scriveva pure che: “La brigata Eberhard (Genova) arrivata per la prima nel golfo degli aranci a bordo del Torino, fu tosto attaccata dal Gulnara e persuasa a far vela verso Palermo senza attendere l’arrivo di altri navigli o di altre truppe. Senza opporre grande resistenza e contro il preciso tenore delle istruzioni avute, Eberhard si lasciò indurre a partire. Il vederlo fare vela, senza lasciar alcun avviso, rese inquiete le truppe della seconda brigata Tharrena (Parma) che frattanto era arrivata. La Gulnara ed alcuni, che si spacciavano per plenipotenziarii di Garibaldi, calmarono quella inquietudine, approfittando anche della circostanza che erasi fatta sentire una certa carestia di viveri, cui non potevasi riparare così presto in quel povero paese. Ed in questo modo anche Tharrena si lasciò indurre a proseguire il viaggio verso Palermo; “. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, a pp. 263-264, in proposito scriveva che: “Ma il Rustow dice che la partenza a scaglioni rese più facile al Cavour l’impedire quel concentramento, inviando le navi in Sicilia di mano in mano che arrivavano. Il Cavour aveva posto di stazione a Golfo Aranci la ‘Gulnara’, nave da guerra sarda, la quale obbligava subito a ripartire ogni vapore del Bertani, senza attendere gli altri. La cosa era tanto più agevole in quanto il Bertani era partito da Genova per Palermo il 7 agosto e non v’era quindi pericolo ch’egli potesse opporsi all’infrazione evidente degli accordi. Il Bertani, infatti, privo di notizie di Garibaldi, aveva deciso di recarsi da lui, etc…”. Dunque, Agrati scriveva che i primi volontari della spedizione Bertani, comandati da Pianciani e Capo di Stato Maggiore Rustow partirono da Genova il 7 agosto e gli ultimi arrivarono il 13 agosto 1860 a Golfo degli Aranci in Sardegna. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 330-331, in proposito scriveva che: “Appena giunto a Golfo degli Aranci, Garibaldi…. Ma invano avevano cercato il ‘Torino e l’Amazon, che, a quello che si disse loro, erano partiti per Palermo.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Garibaldi….A Cagliari Garibaldi trovò una parte della spedizione, mentre un’altra aveva fatto rotta per Palermo; Etc..”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a p. 341, in proposito scriveva che: “Non credo si possa ben sommare la gente corsagli da fuor del reame. Gli scrittori garibaldini dicono 1085 gli sbarcati a Marsala, poi il Medici con 2500, poi il Cosenz.con 1600, e il Sacchi con 1500. Arrivavano inoltre a drappelli tuttodì da Italia, Francia, Malta e Grecia, bruchi da ogni contrada accorrenti sulle terre nostre. Sembra su ‘ primi d’agosto avesse da ventimila stranieri ; su ‘ Siciliani , benchè fossero migliaia facea poco conto; etc…”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “Il Garibaldi giunto il 14 a Cagliari, solo parte ne trovò, che già due brigate navigavano a Palermo, e parte dell’altre due stavano per arrivare da Genova; etc…”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 155 scriveva: “Il Farini intanto che concedeva la radunata in Sardegna, spiccava bastimenti da guerra perchè obbligassero i volontari, mano mano che arrivavano al convegno, a continuare per la Sicilia; il Bertani, mentre s’era impegnato a proseguire per Palermo, faceva intendere ai Comandanti la mèta vera della spedizione esser sempre le coste romane, verso le quali appena radunato il naviglio dovevano essere drizzate le prue. Ciò stabilito pertanto, ciascuno a seconda del suo disegno si mise in moto. Al finire del luglio la sciolta brigata di Castelpucci, passata al comando di Gaetano Sacchi, sbarcava tranquillamente a Palermo, e passava tosto ad ingrossare le schiere del Faro: poco dopo Agostino Bertani arrivava a Messina ad annunziare al Dittatore l’avvenuto compromesso; ai 13 di agosto il Farini pubblicava un bando inutilmente provocatore, in cui, sconfessate tutte le passate spedizioni, vietava le presenti e le future, e proclamava l’Italia dover essere degl’Italiani, non delle sètte; una cannoniera della marina sarda, la Gulnara, navigava per Terranova onde aspettarvi al varco i volontari e forzarli a proseguire per Palermo; le due brigate infine, nominate dai loro comandanti Eberhardt e Tharrena, grosse non più che di duemila uomini ciascuna imbarcati sui due piroscafi il Franklin e il Torino, approdavano nel pomeriggio del 13 agosto nel Golfo degli Aranci, dove però, trovata la Gulnara e da essa ricevuta l’ intimazione di continuare la rotta, volenti o nolenti, mormoranti o rassegnati, ubbidirono. Ed ecco la cagione della scomparsa di Garibaldi dal Faro. Etc…”. Guerzoni, a p. 157, riferendosi a Garibaldi scriveva: “Lasciato nella notte del 12 il Faro, …..Colà ode che le due brigate (quella Eberhardt e Tharrena, di cui dicemmo) son già in viaggio per Palermo; etc…”. Dunque, il Guerzoni racconta che arrivati a Golfo Aranci in Sardegna, alcune Brigate della Spedizione “Terranova”, così denominate dal Bertani, vennero indotte dal Governo Sardo ad imbarcarsi sul vapore Sardo GULNARA, che li dirottò a Palermo, su volere del Cavour. Si trattava delle due Brigate EBERHARD e THARRENA, circa 2000 uomini che dovettero imbarcarsi il 13 agosto 1860 sui vapori Franklin e Torino. Infatti, arrivando a Golfo Aranci, Garibaldi e Bertani non li trovarono. Secondo il Guerzoni, le due Brigate Eberhard e Tharrena si mossero subito da Genova ed il 13 agosto 1860 arrivarono a Golfo Aranci in Sardegna dove però trovarono la “Gulnara”, che li obbligò a ripartire per Palermo. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 169 e ssg., in proposito scriveva che: “Si entrò nel golfo: Bertani prende gli ordini dal generale e scende nella lancia; percorre i diversi bordi. V’è l’ Isère che ha sbarcato i genovesi, i quali danno bello spettacolo intorno agli accesi fuochi; v’è il Clipper, il Generale Garibaldi, il Calatafimi; il Weasel era andato a Terranova per carbone. In tutto quattro, invece di seimila uomini; i cavalli e le armi tutto in regola. Ma il Torino e l’Amazzone con gli altri duemila ? Erano partiti per Palermo condottivi da Eberhard, che docilmente aveva obbedito alle intimazioni del Gulnara, vapore di guerra sardo. Pianciani collo stato maggiore non era ancora giunto. Bertani ritorna sul Washington e riferisce; prega il generale di mostrarsi ai volontari, insospettiti della vicinanza del vapore che temono venuto per parte del governo a disperdere anche loro. Garibaldi è furioso per la partenza dei due vapori, ma sale sul Clipper, e alla vista dell’amato volto gli evviva rintuonano e riecheggiano nel golfo. Non un sorriso però illumina la faccia del generale: ogni occasione per eseguire un grosso sbarco sopra Napoli o sul littorale del Pontificio era scomparsa, e il duce si crucciava per il tempo perduto, per il Faro abbandonato, per i pionieri asserragliati. Fissa Cagliari per radunare tutti, e volendo andare lui alla Maddalena per fare carbone (o per ispirarsi a Caprera ? ), Bertani monta a bordo d’altro legno, risoluto a non più abbandonare la spedizione e fare eseguire gli ordini di Garibaldi qualunque siano per essere. A tutte le domande ansiose, alle osservazioni dispettose di non pochi degli ardenti fautori della spedizione nel Pontificio, egli risponde: < Si va dove , quando , come Garibaldi ordinerà . E i volontari s’acquetarono pur fremendo.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 169 e ssg., in proposito scriveva che: “Si entrò nel golfo: Bertani prende gli ordini dal generale e scende nella lancia; percorre i diversi bordi. V’è l’ Isère che ha sbarcato i genovesi, i quali danno bello spettacolo intorno agli accesi fuochi; v’è il Clipper, il Generale Garibaldi, il Calatafimi; il Weasel era andato a Terranova per carbone. In tutto quattro, invece di seimila uomini; i cavalli e le armi tutto in regola. Ma il Torino e l’Amazzone con gli altri duemila ? Erano partiti per Palermo condottivi da Eberhard, che docilmente aveva obbedito alle intimazioni del Gulnara, vapore di guerra sardo.”. La White-Mario, traendo dal taccuino del Bertani scriveva che Garibaldi, arrivato a Golfo Aranci con Bertani trovò solo 4000 uomini invece di 6000. Garibaldi non trovò il vapore Torino e l’Amazzone che si erano partiti per Palermo, indotti dalla nave da guerra Piemontese “Gulnara”, condotti dal colonnello Eberhard. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 145-146-147, in proposito scriveva che: “Trovando giustificazione nelle supreme necessità politiche, si adoperò perchè fallisse il concentramento, facendo in modo che i bastimenti, i quali dovevano arrivare separati ad uno ad uno, appena giungessero al convegno, fossero avviati a Palermo. A tale intento, d’accordo col ministro della marina Cavour, e con quello della guerra Fanti, incaricò una nave da guerra, la Gulnara, comandata da un capitano di corvetta molto adatto al compito che gli si affidava, di recarsi nelle acque del Golfo degli Aranci ad attendere ciascun legno carico di garibaldini man mano che arrivava, e presentandosi al comandante adoperarsi in guisa da indurlo a nome del governo colla intimazione e colla persuasione a proseguire per Palermo, dove doveva farsi il concentramento. La brigata Genova prima partita da Genova il giorno 8, come abbiamo visto, giunta al Golfo degli Aranci fu subito avvicinata dalla Gulnara, il cui comandante presentatosi al colonnello Eberhardt gli espose che per mutate condizioni politico-militari, la spedizione doveva andare a Palermo; avere egli formale mandato di ordinare a nome del Governo che i legni coi volontari man mano che arrivavano al Golfo degli Aranci dovessero immediatamente continuare per la Sicilia senza attendere quelli che dovevano seguire. Eseguendo con molta abilità e grande impegno le istruzioni ricevute , quel comandante lasciò capire che il ministro della guerra Fanti lo aveva incaricato di parlare direttamente a nome suo al valoroso colonnello Eberhardt. In pari tempo l’equipaggio della Gulnara abilmente preparato si adoperava nello stesso senso presso i garibaldini del Torino. Tutto questo maneggio convinse abbastanza facilmente il comandante del primo scaglione della spedizione a girare di bordo, ed a proseguire per Palermo; a fare cioè diversamente, anzi a fare l’opposto di quello che doveva, di quello che gli prescrivevano tassative istruzioni personali dei suoi superiori diretti, illustrate e rafforzate dai precedenti della spedizione ad esso ben noti. La nave Gulnara sedusse Eberhardt, più che la fiamma dell’odalisca omonima abbia affascinato Corrado. Il Torino aveva ripreso la navigazione, e la sua prora era già sulla rotta di Palermo , quando giungevano in vista del Golfo degli Aranci l’Amazone e l’Isera, portanti la brigata Parma (Tharrena). Questa vedendo allontanarsi dal luogo del concentramento la brigata che per la prima ivi era giunta, sentì una scossa deleteria. Nacquero subito incertezze e mormorii. Ma Tharrena fece dirigere le sue navi al luogo designato. Qui il comandante e l’equipaggio della Gulnara avevano miglior gioco alla loro manovra basandosi sul precedente della partenza di Eberhardt. Oltre all’ordine formale del Governo, fu aggiunto che da notizie ed informazioni private risultava che tutta la spedizione dovesse andare da Genova e da Livorno direttamente in Sicilia, dove già eransi recati prima Bertani e poi Pianciani stesso. Fra gli ufficiali di questa brigata ve ne fu uno proveniente dall’esercito regolare, il quale in buona o mala fede, per istinto di obbedienza al Governo, o per subdolo incarico avutone, audacemente propugnava l’obbligo di obbedire all’ordine che il comandante della Gulnara a aveva intimato, e ciò in odio alle prescrizioni del comandante della spedizione. Aggiungasi che a Terranova non erano ancora giunti i viveri ordinati per le due prime brigate che già avrebbero dovuto trovarvisi, e che giunsero in realtà alcune ore dopo. Tharrena però, uomo serio e risoluto, fermavasi. Ma turbato da dubbi, premuto da difficoltà, e da insistenti sollecitazioni , finì per decidersi a recarsi egli pure a Palermo.”.
Nel 12 agosto 1860, l’arrivo a Palermo della Brigata GENOVA (EBERHARDT, comandata dal colonnello EBERHARD, sul vapore TORINO
Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 169 e ssg., in proposito scriveva che: “Si entrò nel golfo: Bertani prende gli ordini dal generale e scende nella lancia; percorre i diversi bordi. V’è l’ Isère che ha sbarcato i genovesi, i quali danno bello spettacolo intorno agli accesi fuochi; v’è il Clipper, il Generale Garibaldi, il Calatafimi; il Weasel era andato a Terranova per carbone. In tutto quattro, invece di seimila uomini; i cavalli e le armi tutto in regola. Ma il Torino e l’Amazzone con gli altri duemila ? Erano partiti per Palermo condottivi da Eberhard, che docilmente aveva obbedito alle intimazioni del Gulnara, vapore di guerra sardo.”. La White-Mario, traendo dal taccuino del Bertani scriveva che Garibaldi, arrivato a Golfo Aranci con Bertani trovò solo 4000 uomini invece di 6000. Garibaldi non trovò il vapore Torino e l’Amazzone che si erano partiti per Palermo, indotti dalla nave da guerra Piemontese “Gulnara”, condotti dal colonnello Eberhard. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 145-146-147, in proposito scriveva che: “La brigata Genova prima partita da Genova il giorno 8, come abbiamo visto, giunta al Golfo degli Aranci fu subito avvicinata dalla Gulnara, il cui comandante presentatosi al colonnello Eberhardt gli espose che per mutate condizioni politico-militari, la spedizione doveva andare a Palermo; avere egli formale mandato di ordinare a nome del Governo che i legni coi volontari man mano che arrivavano al Golfo degli Aranci dovessero immediatamente continuare per la Sicilia senza attendere quelli che dovevano seguire. Eseguendo con molta abilità e grande impegno le istruzioni ricevute, quel comandante lasciò capire che il ministro della guerra Fanti lo aveva incaricato di parlare direttamente a nome suo al valoroso colonnello Eberhardt. In pari tempo l’equipaggio della Gulnara abilmente preparato si adoperava nello stesso senso presso i garibaldini del Torino. Tutto questo maneggio convinse abbastanza facilmente il comandante del primo scaglione della spedizione a girare di bordo, ed a proseguire per Palermo; a fare cioè diversamente, anzi a fare l’opposto di quello che doveva, di quello che gli prescrivevano tassative istruzioni personali dei suoi superiori diretti, illustrate e rafforzate dai precedenti della spedizione ad esso ben noti. La nave Gulnara sedusse Eberhardt, più che la fiamma dell’odalisca omonima abbia affascinato Corrado. Il Torino aveva ripreso la navigazione, e la sua prora era già sulla rotta di Palermo, quando giungevano in vista del Golfo degli Aranci l’Amazone e l’Isera, portanti la brigata Parma (Tharrena). Questa vedendo allontanarsi dal luogo del concentramento la brigata che per la prima ivi era giunta, sentì una scossa deleteria. Nacquero subito incertezze e mormorii. Ma Tharrena fece dirigere le sue navi al luogo designato. Qui il comandante e l’equipaggio della Gulnara avevano miglior gioco alla loro manovra basandosi sul precedente della partenza di Eberhardt.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 344, in proposito scriveva che: “Il giorno stesso, il 12 ripeto, giungono inaspettati a Palermo, il ‘Torino’ e più tardi, l’Amazon con parte dei volontari del Bertani. Quest’eventualità né Garibaldi né il Sirtori l’avevano preveduta: tanto meno il Depretis, prodittatore laggiù, il quale si affretta a chiedere istruzioni al Faro. Ma Garibaldi è già lontano e il Sirtori non sa che cosa fare…”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Eberhard al suo arrivo in Palermo ricevette il comando di far vela intorno alla costa orientale e meridionale dell’ isola; e gli venne aggiunto il Franklin con alcune centinaja d’ uomini. Questi corpi di truppe dovevano poscia unirsi alla divisione Bixio, già stanziata sulla costa orientale della Sicilia ed occupavasi anche nel giorno 13 a soffoccare l’agitazione in Bronte distretto dell’ Etna. La congiunzione ebbe luogo a Taormina e la divisione Bixio fu portata con questo rinforzo a circa 4500 uomini. La brigata Tharrena fu trattenuta a Palermo ed in essa manifestossi, più che altrove, un certo spirito d’insubordinazione.”. Infatti, nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “…..Nella mattina del 14 Garibaldi fu nel golfo degli aranci, ma non vi trovò che la più parte della terza e della quarta brigata. Gandini e Puppi, della divisione Terranova, avendo la prima e seconda brigata Eberhard e Tharrena già lasciato il golfo e fatto vela verso Palermo; e non essendo ancora arrivato il resto della terza e della quarta brigata collo stato maggiore delle truppe suddette. Rüstow.”. Dunque, la Brigata Eberhard, la seconda Brigata dell’ex spedizione Pianciani-Bertani, non era più a golfo Aranci, il 14 agosto 1860, quando arrivò Garibaldi perchè essa era stata fatta partire per Palermo. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “….Ebbe per capo di stato maggiore il colonnello W. Rustow emigrato tedesco, scrittore militare di grido, e per aiutante generale il colonnello Picozzi; intendente il maggiore Sani; medico capo il maggiore Gemelli; commissario il maggiore Della Lucia. Vi erano ufficiali superiori distintissimi quali Spinazzi, De Criarzi, Cattabene, Pedotti. La spedizione era stata organizzata in sei brigate di linea, ciascuna formata su quattro battaglioni di quattro compagnie caduno non irregimentati. Le sei brigate erano numerate, denominate e comandate come segue: a 1ª Brigata Genova colonnello Eberhardt.; a. 2° Brigata Tharrena. Etc..”. Sulla Brigata “Eberhrardt” aggiungeva che la Brigata era una delle 4 Brigate che: “L’invasione dell’Umbria e delle Marche doveva effettuarsi per mare e per terra contemporaneamente. Le quattro prime brigate partendo da Genova e Spezia, dovevano sbarcare col comandante della Divisione a Montalto, portarsi a Toscanella, e di qui marciare su Orvieto per la via di Montefiascone e per quella di Viterbo.“.
Nel 12 agosto 1860, l’arrivo a Palermo della la Brigata PARMA (comandata dal colonnello THARRENA (poi dal colonnello SPINAZZI) sui vapori AMAZZONE e ISIRE
Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 169 e ssg., in proposito scriveva che: “Si entrò nel golfo: Bertani prende gli ordini dal generale e scende nella lancia; percorre i diversi bordi. V’è l’ Isère che ha sbarcato i genovesi, i quali danno bello spettacolo intorno agli accesi fuochi; v’è il Clipper, il Generale Garibaldi, il Calatafimi; il Weasel era andato a Terranova per carbone. In tutto quattro, invece di seimila uomini; i cavalli e le armi tutto in regola. Ma il Torino e l’Amazzone con gli altri duemila ? Erano partiti per Palermo condottivi da Eberhard, che docilmente aveva obbedito alle intimazioni del Gulnara, vapore di guerra sardo.”. Dunque, la White scriveva che il vapore Amazzone era ripartito da Golfo Aranci, sollecitato dalla nave sarda Gulnara con la Brigata PARMA ed il suo comandante Tharrena. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 148, in proposito scriveva che: “Aggiungasi che a Terranova non erano ancora giunti i viveri ordinati per le due prime brigate che già avrebbero dovuto trovarvisi, e che giunsero in realtà alcune ore dopo. Tharrena però, uomo serio e risoluto, fermavasi. Ma turbato da dubbi, premuto da difficoltà , e da insistenti sollecitazioni, finì per decidersi a recarsi egli pure a Palermo.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 145-146-147, in proposito scriveva che: “Il Torino aveva ripreso la navigazione, e la sua prora era già sulla rotta di Palermo, quando giungevano in vista del Golfo degli Aranci l’Amazone e l’Isera, portanti la brigata Parma (Tharrena). Questa vedendo allontanarsi dal luogo del concentramento la brigata che per la prima ivi era giunta, sentì una scossa deleteria. Nacquero subito incertezze e mormorii. Ma Tharrena fece dirigere le sue navi al luogo designato. Qui il comandante e l’equipaggio della Gulnara avevano miglior gioco alla loro manovra basandosi sul precedente della partenza di Eberhardt. Oltre all’ordine formale del Governo, fu aggiunto che da notizie ed informazioni private risultava che tutta la spedizione dovesse andare da Genova e da Livorno direttamente in Sicilia, dove già eransi recati prima Bertani e poi Pianciani stesso. Fra gli ufficiali di questa brigata ve ne fu uno proveniente dall’esercito regolare, il quale in buona o mala fede, per istinto di obbedienza al Governo, o per subdolo incarico avutone, audacemente propugnava l’obbligo di obbedire all’ordine che il comandante della Gulnara a aveva intimato, e ciò in odio alle prescrizioni del comandante della spedizione. Aggiungasi che a Terranova non erano ancora giunti i viveri ordinati per le due prime brigate che già avrebbero dovuto trovarvisi, e che giunsero in realtà alcune ore dopo. Tharrena però, uomo serio e risoluto, fermavasi. Ma turbato da dubbi, premuto da difficoltà, e da insistenti sollecitazioni, finì per decidersi a recarsi egli pure a Palermo.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 145-146-147, in proposito scriveva che: “Il Torino aveva ripreso la navigazione, e la sua prora era già sulla rotta di Palermo, quando giungevano in vista del Golfo degli Aranci l’Amazone e l’Isera, portanti la brigata Parma (Tharrena). Questa vedendo allontanarsi dal luogo del concentramento la brigata che per la prima ivi era giunta, sentì una scossa deleteria.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 344, in proposito scriveva che: “Il giorno stesso, il 12 ripeto, giungono inaspettati a Palermo, il ‘Torino’ e più tardi, l’Amazon con parte dei volontari del Bertani. Quest’eventualità né Garibaldi né il Sirtori l’avevano preveduta: tanto meno il Depretis, prodittatore laggiù, il quale si affretta a chiedere istruzioni al Faro. Ma Garibaldi è già lontano e il Sirtori non sa che cosa fare…”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “…..Nella mattina del 14 Garibaldi fu nel golfo degli aranci, ma non vi trovò che la più parte della terza e della quarta brigata. Gandini e Puppi, della divisione Terranova, avendo la prima e seconda brigata Eberhard e Tharrena già lasciato il golfo e fatto vela verso Palermo; e non essendo ancora arrivato il resto della terza e della quarta brigata collo stato maggiore delle truppe suddette. Rüstow.”. Dunque, la Brigata Tharrena, la seconda Brigata dell’ex spedizione Pianciani-Bertani, non era più a golfo Aranci, il 14 agosto 1860, quando arrivò Garibaldi perchè essa era stata fatta partire per Palermo. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, riferendosi alle ue Brigate Eberard e Tharena, arrivate subito a Palermo, in proposito scriveva: “Questi corpi di truppe dovevano poscia unirsi alla divisione Bixio, già stanziata sulla costa orientale della Sicilia ed occupavasi anche nel giorno 13 a soffoccare l’agitazione in Bronte distretto dell’ Etna. La congiunzione ebbe luogo a Taormina e la divisione Bixio fu portata con questo rinforzo a circa 4500 uomini. La brigata Tharrena fu trattenuta a Palermo ed in essa manifestossi, più che altrove, un certo spirito d’insubordinazione.”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Rüstow stesso coll’ equipaggio del Bizantino era già nella mattina del 18 a Milazzo, dove giunsero nei giorni seguenti anche il resto delle truppe; così che nel giorno 21 vi aveva già riuniti 4000 uomini circa. Avendo Tharrena chiesto il suo congedo, il maggiore Spinazzi ebbe il comando di quella brigata…..Rüstow si diede ora premura di organizzare quelle truppe a Milazzo, provvedendole di armi e munizioni, facendole esercitare, al quale oggetto non avevasi potuto fino allora approfittare d’alcun giorno, salvo per la prima brigata in Genova. Parleremo in seguito della quinta e sesta brigata rimaste nella Media Italia, e che in seguito al nuovo indirizzo preso dalle cose erano state divise dalle prime quattro.”. Dunque, Rustow scriveva che avendo “Tharrena”, che comandava la Brigata Parma, avendo chiesto le sue dimissioni dal comando della stessa, il comando fu affidato al maggiore SPINAZZI. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “….Ebbe per capo di stato maggiore il colonnello W. Rustow emigrato tedesco, scrittore militare di grido, e per aiutante generale il colonnello Picozzi; intendente il maggiore Sani; medico capo il maggiore Gemelli; commissario il maggiore Della Lucia. Vi erano ufficiali superiori distintissimi quali Spinazzi, De Criarzi, Cattabene, Pedotti. La spedizione era stata organizzata in sei brigate di linea, ciascuna formata su quattro battaglioni di quattro compagnie caduno non irregimentati. Le sei brigate erano numerate , denominate e comandate come segue: a 1ª Brigata Genova colonnello Eberhardt.; a. 2° Brigata Tharrena. Etc..”. Sulla Brigata “Tharrena” aggiungeva che la Brigata era una delle 4 Brigate che: “L’invasione dell’Umbria e delle Marche doveva effettuarsi per mare e per terra contemporaneamente. Le quattro prime brigate partendo da Genova e Spezia, dovevano sbarcare col comandante della Divisione a Montalto, portarsi a Toscanella, e di qui marciare su Orvieto per la via di Montefiascone e per quella di Viterbo.“.
Nel 13 agosto 1860, i maneggi di CAVOUR e la CIRCOLARE FARINI del GOVERNO SARDO che bloccava i volontari organizzati dal Bertani e dal Nicotera

Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 132-133, in proposito scriveva che: “XXIII. Il governo di Torino, conscio della situazione generale, delle intenzioni e del piano della spedizione Pianciani determina di impedirla ed a tal uopo, proprio alla fine di luglio, il ministro dell’interno Farini si reca a Genova per indurre il comitato centrale a rinunziarvi. Fa conoscere a Bertani ed a Saffi del Comitato centrale che desidera vederli all’Albergo d’Italia dove alloggiava, e quivi, previe proteste di stima ed altri complimenti, espone che per incarico del ministero doveva occuparsi della spedizione Pianciani la quale, per le generali condizioni politiche non poteva effettuarsi direttamente dai porti del regno italiano alle spiaggie pontificie. Che era perfettamente d’accordo sulla necessità di liberare le province ancora soggette al Papa; che però non si poteva precipitare; che il governo stesso loavrebbe fatto colle truppe regolari e soggiungeva: fra pochi giorni daremo fiato alle nostre trombe» . Che perciò era deciso intendimento del governo di impedire che la spedizione Pianciani eseguisse la diversione coll’invadere gli Stati del papa, e che soltanto avrebbe permesso che fosse partita per la Sicilia, dove Garibaldi ne avrebbe disposto a suo talento. Alle varie osservazioni di Bertani il Farini rispose sempre con fermezza, sino a conchiudere che il governo avrebbe impedita a qualunque costo, anche colla forza, l’attuazione della progettata spedizione. Ma poichè l’autorità in politica non consiste soltanto nell’impiego della forza, il quale può anche produrre dolorose e disastrose conseguenze, si finì per convenire in una transazione, formulata in una convenzione scritta in duplice copia, firmata da Farini e Bertani che stabiliva: I volontari devono partire non da un solo porto, ma da punti diversi; i volontari devono partire in più convogli di uno od al più due vapori, coll’intervallo di uno o due giorni l’uno dall’altro; il governo permette alla spedizione di concentrarsi nel porto di Terranova per ordinarsi, armarsi , equipaggiarsi. È da questo punto di prestabilito concentramento, che tutta la spedizione prese ufficialmente il nome di Spedizione di Terranova , adottato nei posti e nella corrispondenza, coll’intendimento di alludere con quel nome alla Terranova da congiungere a quella già redenta , cioè alle terre soggette al Papa.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 145-146-147, in proposito scriveva che: “Trovando giustificazione nelle supreme necessità politiche, si adoperò perchè fallisse il concentramento, facendo in modo che i bastimenti, i quali dovevano arrivare separati ad uno ad uno, appena giungessero al convegno, fossero avviati a Palermo. A tale intento, d’accordo col ministro della marina Cavour, e con quello della guerra Fanti, incaricò una nave da guerra, la Gulnara, comandata da un capitano di corvetta molto adatto al compito che gli si affidava, di recarsi nelle acque del Golfo degli Aranci ad attendere ciascun legno carico di garibaldini man mano che arrivava, e presentandosi al comandante adoperarsi in guisa da indurlo a nome del governo colla intimazione e colla persuasione a proseguire per Palermo, dove doveva farsi il concentramento. La brigata Genova prima partita da Genova il giorno 8, come abbiamo visto, giunta al Golfo degli Aranci fu subito avvicinata dalla Gulnara, il cui comandante presentatosi al colonnello Eberhardt gli espose che per mutate condizioni politico-militari, la spedizione doveva andare a Palermo; avere egli formale mandato di ordinare a nome del Governo che i legni coi volontari man mano che arrivavano al Golfo degli Aranci dovessero immediatamente continuare per la Sicilia senza attendere quelli che dovevano seguire. Eseguendo con molta abilità e grande impegno le istruzioni ricevute , quel comandante lasciò capire che il ministro della guerra Fanti lo aveva incaricato di parlare direttamente a nome suo al valoroso colonnello Eberhardt. In pari tempo l’equipaggio della Gulnara abilmente preparato si adoperava nello stesso senso presso i garibaldini del Torino. Tutto questo maneggio convinse abbastanza facilmente il comandante del primo scaglione della spedizione a girare di bordo, ed a proseguire per Palermo; a fare cioè diversamente, anzi a fare l’opposto di quello che doveva, di quello che gli prescrivevano tassative istruzioni personali dei suoi superiori diretti, illustrate e rafforzate dai precedenti della spedizione ad esso ben noti. La nave Gulnara sedusse Eberhardt, più che la fiamma dell’odalisca omonima abbia affascinato Corrado. Il Torino aveva ripreso la navigazione, e la sua prora era già sulla rotta di Palermo, quando giungevano in vista del Golfo degli Aranci l’Amazone e l’Isera, portanti la brigata Parma (Tharrena). Questa vedendo allontanarsi dal luogo del concentramento la brigata che per la prima ivi era giunta, sentì una scossa deleteria. Nacquero subito incertezze e mormorii. Ma Tharrena fece dirigere le sue navi al luogo designato. Qui il comandante e l’equipaggio della Gulnara avevano miglior gioco alla loro manovra basandosi sul precedente della partenza di Eberhardt. Oltre all’ordine formale del Governo, fu aggiunto che da notizie ed informazioni private risultava che tutta la spedizione dovesse andare da Genova e da Livorno direttamente in Sicilia, dove già eransi recati prima Bertani e poi Pianciani stesso. Fra gli ufficiali di questa brigata ve ne fu uno proveniente dall’esercito regolare, il quale in buona o mala fede, per istinto di obbedienza al Governo, o per subdolo incarico avutone, audacemente propugnava l’obbligo di obbedire all’ordine che il comandante della Gulnara a aveva intimato, e ciò in odio alle prescrizioni del comandante della spedizione. Aggiungasi che a Terranova non erano ancora giunti i viveri ordinati per le due prime brigate che già avrebbero dovuto trovarvisi, e che giunsero in realtà alcune ore dopo. Tharrena però, uomo serio e risoluto, fermavasi. Ma turbato da dubbi, premuto da difficoltà, e da insistenti sollecitazioni , finì per decidersi a recarsi egli pure a Palermo.”. Denis Mack Smith (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860” (il titolo originale Cavour and Garibaldi nel 1860), ristampato da Einaudi, Torino, nel 1958, nel capitolo “Sconfitta di Cavour a Napoli”, a pp. 190-191, in proposito scriveva che: “…; mentre Garibaldi molto scontento sia di Cavour sia di Bertani, dové ritornare al suo primitivo progetto di avanzare da Messina attraverso la Calabria. Bertani, dal canto suo, si affrettò a condurre il rimanente dei suoi uomini a sud, per unirsi a Garibaldi. Un ultimo tentativo fu compiuto dai radicali del Nord. Appena Cavour ebbe riacquistato un saldo controllo su Genova, Mazzini si spostò su un terreno più compromettente, più vicino al confine dello Stato pontificio. A Genova il suo giornale era stato censurato e confiscato sempre più di frequente via via che i moderati riconquistavano le loro posizioni (1); così, verso la metà di agosto, egli abbandonò il suo nascondiglio e si recò in Toscana, dove c’era una notevole corrente di malcontento contro il regime piemontese (2). Fino a quel momento Ricasoli era riuscito a conservare a Firenze un considerevole grado di autonomia regionale, attestato dal fatto che aveva permesso, e financo incoraggiato, che venisse organizzato, a cura del barone Nicotera, un corpo di volontari di poco inferiore a quello appena partito da Genova, col proposito di collaborare con Bertani per marciare insieme su Roma. Il mutamento dell’atteggiamento di Cavour verso i volontari non fu quindi minimamente approvato o compreso dal suo collega di Firenze, il quale, nonostante le frenetiche note inviategli sia da Cavour sia da Farini, non volle, o forse non poté, scovare Mazzini per arrestarlo; né, d’altronde, venne sciolto il corpo volontario di Nicotera. Il governatore della Toscana.”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 155 scriveva: “Che una siffatta impresa non potesse essere tollerata dal Governo di Vittorio Emanuele, s’intende da sè. Ogni istituzione vive della logica sua. La Monarchia non poteva abbandonare il Papato alle mani della rivoluzione senza esporsi o ad esautorare sè stessa, se la rivoluzione trionfava, o a rovinare l’ Italia, se la rivoluzione soccombeva. Oltre di che era da cansare il pericolo sommo che la rivoluzione trascorrendo, com’è natura sua, andasse a dar di cozzo contro Roma, scatenando dalle violate mura la collera della Francia, e i fulmini dell’ intera Cattolicità. Importava dunque che una siffatta spedizione fosse comunque impedita, e il Gabinetto di Torino deliberò che la fosse ad ogni costo. Diverso però, secondo la diversa mente degli esecutori, il metodo d ‘ esecuzione. Mentre il barone Ricasoli, sempre governatore di Toscana, ubbidendo alla sua rigida, ma schietta natura, scioglieva senz’altro la brigata di Castelpucci, sostenendo per alcune ore lo stesso Nicotera, il Farini deliberava appigliarsi piuttosto al sistema dei temporeggiamenti e degli artificii, e recatosi a Genova si studiò persuadere il Bertani stesso a rinunciare all ‘ ideata impresa. In sulle prime il delegato di Garibaldi resistette; ma il Ministro di re Vittorio avendo alla fine smascherato il suo fermo proposito d’impedire la divisata. spedizione anche colla forza, le due parti vennero pelminor male ad un compromesso, mercè del quale tutte le truppe predisposte all’impresa di Roma s’imbarcherebbero in più riprese per la baia di Terranova, nell’isola di Sardegna, e di là non appena radunate continuerebbero per Sicilia, onde mettersi quivi agli ordini di Garibaldi. Fino a qual punto però un siffatto componimento fosse sincero, sarebbe prudente non scandagliare. Certo nessuno de’ due contraenti svelò chiaramente il suo pensiero: vecchi cospiratori entrambi, entrambi convinti di giovare alla patria, facevano probabilmente a chi meglio gabbava l’altro. Il Farini intanto che concedeva la radunata in Sardegna, spiccava bastimenti da guerra perchè obbligassero i volontari , mano mano che arrivavano al convegno, a continuare per la Sicilia; il Bertani, mentre s’era impegnato a proseguire per Palermo, faceva intendere ai Comandanti la mèta vera della spedizione esser sempre le coste romane, verso le quali appena radunato il naviglio dovevano essere drizzate le prue. Ciò stabilito pertanto, ciascuno a seconda del suo disegno si mise in moto. Al finire del luglio la sciolta brigata di Castelpucci, passata al comando di Gaetano Sacchi, sbarcava tranquillamente a Palermo, e passava tosto ad ingrossare le schiere del Faro: poco dopo Agostino Bertani arrivava a Messina ad annunziare al Dittatore l’avvenuto compromesso; ai 13 di agosto il Farini pubblicava un bando inutilmente provocatore, in cui, sconfessate tutte le passate spedizioni, vietava le presenti e le future, e proclamava l’Italia dover essere degl’Italiani, non delle sètte; una cannoniera della marina sarda, la Gulnara, navigava per Terranova onde aspettarvi al varco i volontari e forzarli a proseguire per Palermo; le due brigate infine, nominate dai loro comandanti Eberhardt e Tharrena, grosse non più che di duemila uomini ciascuna imbarcati sui due piroscafi il Franklin e il Torino, approdavano nel pomeriggio del 13 agosto nel Golfo degli Aranci, dove però, trovata la Gulnara e da essa ricevuta l’ intimazione di continuare la rotta, volenti o nolenti, mormoranti o rassegnati, ubbidirono. Ed ecco la cagione della scomparsa di Garibaldi dal Faro. Etc…”. Ida Nazari Micheli (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860 – cronistoria documentata”, Roma, Tipografia Cooperativa Sociale, 1911, nel “Capo IV° – 1 settembre-31 dicembre”, a pp. 149-150 e ssg., in proposito scriveva che: “Il Governo di Torino era sempre più preoccupato delle influenze mazziniane presso Garibaldi e specialmente ora che il Generale di tanto in tanto accennava a voler compiere l’unità d’Italia senza sostare; mentre Mazzini, sempre in Italia, con Bertani lavorava per organizzare la grande spedizione nello Stato Pontificio, da lui ideata e che ormai appareva imminente; se questa avveniva era la rovina. A scongiurare tale pericolo, il 13 agosto Farini diramò a tutti i Governi e agli intendenti generali la seguente circolare: “Sollevati, or son tre mesi, i Siciliani allo acquisto della libertà, ed accorsi in aiuto etc…E perchè il sottoscritto deve compiere l’ordinamento della Guardia nazionale mobile e preparare la formazione dei corpi composti di volontari della Guardia Nazionale che la legge abilita, non vuolsi altrimenti permettere che altri faccia incetta e raccolta di soldati volontari (I).”. Nazari, a p. 150, nella nota (I) postillava che: “(I) Su questo punto specialmente insistendo, venne pubblicata nel ‘Monitore Toscano’ del 20 settembre successivo una circolare di Ricasoli, in data 18 settembre, diretta ai Prefetti della Toscana. Dichiara che si devono impedire gli arruolamenti di volontari, sieno fatti da Comitati speciali o da individui, senza legale mandato.”. Dunque, la Nazari richiama alla Circolare Farini che vietava nuovi arruolamenti di volontari a discapito di Garibaldi e la conseguente attività di Ricasoli contro Nicotera e la Brigata Toscana. Denis Mack Smith (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860” (il titolo originale Cavour and Garibaldi nel 1860), ristampato da Einaudi, Torino, nel 1958, nel capitolo “Sconfitta di Cavour a Napoli”, a p. 192, in proposito scriveva che: “Giovanni Nicotera era uno dei più arrabbiati radicali, ancor meno disposto di Mazzini a compromessi sulla questione della repubblica, sebbene avesse momentaneamente accettato il programma di Garibaldi; si considerava assolutamente indipendente nel suo comando sui volontari in Toscana e riteneva di non doverne rispondere a nessuno, nemmeno a Garibaldi, ed anche più tardi, diventato una delle più eminenti figure nel governo del Regno d’Italia, doveva farsi notare per il temperamento autoritario e intrattabile. Nel 1860, l’opposizione di Cavour che si manifestò inaspettatamente in modo così brutale andava al di là della sua capacità di sopportazione: in una lettera del 4 agosto, che Ricasoli intercettò secondo il suo solito, scriveva che avrebbe condotto innanzi il piano d’invasione del territorio romano anche a costo di combattere contro l’esercito piemontese (4): affermazione questa che non torna punto a suo credito. Tuttavia, nonostante queste esplosioni, continuò ad esser protetto da Ricasoli, poiché questi due baroni, uno monarchico-conservatore e l’altro democratico e repubblicano, si trovavano più volte a pensar e ad agire nello stesso senso.”. Mack Smith,a p. 192, nella nota (4) postillava che: “(4) Nicotera e Bertani, 4 agosto (copia in BR ASF, b. T, f. P); nelle due buste G e T ci sono le lettere e documenti diplomatici diretti al cardinale Antonelli, etc…, alcuni originali di lettere di Nicotera e Guerrazzi che Ricasoli deve avere addirittura confiscate, e copie di telegrammi di Elliot a Russell, tutti intercettati in Toscana.”. Denis Mack Smith (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860” (il titolo originale Cavour and Garibaldi nel 1860), ristampato da Einaudi, Torino, nel 1958, nel capitolo “Rottura di Cavour con Garibaldi”, a pp. 282-283, riferendosi ai mesi autunnali, in proposito scriveva che: “Cavour si era preparato per tale eventualità almeno fin dalla metà d’agosto; e il primo indubitabile passo da lui compiuto in tal senso era costituito dalla circolare del 13 agosto, che vietava l’arruolamento di volontari. Etc…(p. 283). In Toscana i volontari di Nicotera, che avevano ricevuto il permesso ed anche l’incoraggiamento per concentravisi prima di tale mutamento di politica (3), furono dispersi, nonostante le violente proteste di Ricasoli. La forzata dispersione dei volontari genovesi già avvenuta in precedenza in quel mese era stata effettuata a causa dell’avversione della Francia a violazioni del territorio pontificio; invece, lo scioglimento dei volontari radunatisi in Toscana era conseguente alla risoluzione di Cavour di invadere lui stesso quel territorio. L’aiuto dei volontari gli sarebbe stato utile; ma c’erano ragioni politiche perché l’esercito regio ed il governo del re dovessero riservare per sé soli quel tanto di prestigio che sarebbe derivato da quest’ardita impresa. Per abbindolare Nicotera sino a convincerlo a recarsi ai primi di settembre nella remota Sicilia, occorsero insieme tatto, fermezza ed astuzia (4); e si riuscì così appena in tempo a compiere questa delicata mossa (5).”. Mack Smith, a p. 283, nella nota (3) postillava che: “(3) Ricasoli a Cavour, 23 agosto (B. Ricasoli, Lettere, a cura di Tabarrini, V, p. 213); Ricasoli a Farini, 26 agosto (BR ASF, b, T, f. P).”. Mack Smith, a p. 283, nella nota (4) postillava: “(4) Protesta di Nicotera al governatore di Livorno, 31 agosto (BP, ASF, b. A, f. P).”. Carlo Agrati sulla faccenda che vide il Governo Piemontese, Cavour e Ricasoli e Nicotera con forti contrasti, ha scritto a pp. 333 e ssg. Carlo Agrati (….), nel suo Da Palermo al Volturno, ed. Mondadori, Verona, 1937, a p. 334, riferendosi a Ricasoli, governatore della Toscana, in proposito scriveva che: “…, mentre assegnava il quartiere di Castel Pucci ai volontari che s’andavano arruolando; cosicché si poteva ben dire che se Cavour teneva a Salvare le apparenze, il Ricasoli non si preoccupava neanche di quelle;….Ma ecco da Torino il veto Reale…..Comunque, ecco il 31 agosto la famosa circolare del Farini ai governatori e prefetti ed intendenti, che parve ed era realmente una minaccia e una sfida.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, a pp. 154-155, in proposito scriveva che: “Per tal modo tutte le forze raccolte dal Bertani a danno del Papa, più di 8000 uomini in tutto, finirono con l’andare ad accrescere le file di Garibaldi, rendendogli servizi indispensabili nell’opera di occupazione e poi di difesa di Napoli. Si può dire ch’essi fossero gli ultimi volontari che gli pervenissero dal nord giacchè, il 13 agosto, Cavour, allarmato dalla incessante minaccia dei partiti estremi circa l’invasione del territorio papale, e ormai fermo nella determinazione di effettuar l’invasione lui stesso, aveva proibito che si continuasse l’arruolamento e la spedizione dei volontari sotto qualsiasi pretesto, non solo, ma si era accinto a fare osservare il suo decreto alla lettera con gran meraviglia di tutto il mondo diplomatico europeo. Perciò le partenze di spedizioni in massa dal porto di Genova cessarono, e soltanto qualche centinaia di individui forniti di passaporti governativi raggiunsero separatamente il mezzogiorno (2).”. Treveljan, a p. 155, nella nota (2) postillava: “(2) Pittaluga, 159-161; Mem. Stor. Mil., II, 179; F.O. Sard., n. 332, Brown all’Hudson, 27 agosto 1860.”. La Dobelli, a p. 155, in proposito aggiungeva: “Si può dire ch’essi fossero gli ultimi volontari che gli pervenissero dal nord giacchè, il 13 agosto, Cavour, allarmato dalla incessante minaccia dei partiti estremi circa l’invasione del territorio papale, e ormai fermo nella determinazione di effettuar l’invasione lui stesso, aveva proibito che si continuasse l’arruolamento e la spedizione dei volontari sotto qualsiasi pretesto, non solo, ma si era accinto a far osservare il suo decreto alla lettera con gran meraviglia di tutto il mondo diplomatico europeo. Perciò le partenze di spedizioni di massa dal porto di Genova cessarono, e soltanto qualche centinaia di individui forniti di passaporti governativi raggiunsero separatamente il mezzogiorno (2).”. Dobelli, a p. 155, nella nota (2) postillava: “(2) Pittaluga, 159-161; Mem. Stor. milit., II, 179; F. O. Sard., n. 332, Brown all’Hudson, 27 agosto 1860.”. Agostino Bertani, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che, Garibaldi, dalla Sardegna dove si era recato con Bertani: “Poi di propria ispirazione scrive a Nicotera consigliandolo di passare la frontiera tosco-romana e di agire subito etc…Queste istruzioni chiariscono di nuovo come Garibaldi non avesse mai abbandonata l’idea prediletta.”. Sempre la White, sulla scorta del Diario del Bertani, aggiunge che, Bertani, arrivato di nuovo in Sicilia: “Bertani, giunto che fu a Palermo, radunati con Rustow, secondo gli ordini di Garibaldi, quattomila cinquecento volontari a Milazzo, poi che aveva saputo della violenza usata da Ricasoli per costringere la quinta brigata a sbarcare a Palermo facendola anzi scortare da Livorno, e aveva letta la circolare di Farini che proibiva assolutamente altri arruolamenti di volontari sul continente, visto che il generale aveva spedito la brigata Eberhard a Trapani, studiava ogni mezzo per raggiungerlo. Etc…”. Bertani, a Milazzo, intendo a ricongiungersi con Garibaldi, da poco sbarcato in Calabria, con il contingente delle truppe ex Spedizione Pianciani (circa 4000 uomini affidati da Garibaldi, al colonnello Rustow), “….aveva saputo della violenza usata da Ricasoli per costringere la quinta brigata a sbarcare a Palermo dfacendola anzi scortare da Livorno” e, aveva letto la circolare di Farini (indotta da Cavour) del blocco degli arruolamenti di volontari. Carlo Agrati (….), nel suo Da Palermo al Volturno, ed. Mondadori, Verona, 1937, a pp. 335-336, riferendosi a Ricasoli, governatore della Toscana, in proposito scriveva che: “Comunque, ecco il 31 agosto la famosa circolare del Farini ai governatori e prefetti ed intendenti, che parve ed era realmente una minaccia e una sfida: “…Il Governo etc…”. Inutile dire gli strilli e le ire dei mazziniani contro queste parole del Farini, che si vollero non a torto dirette anche contro Garibaldi; certo, lo erano contro il Bertani e il Nicotera ed erano un chiaro monito per il Ricasoli, il quale aveva dovuto mutar contegno nei suoi rapporti coi volontari ed opporsi alla progettata invasione da parte loro degli Stati della Chiesa.”. Argomento che tratterò innanzi (31 agosto 1860). Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 82, in proposito scriveva che: “Affidato al Pianciani il Comando in capo, si dava al barone Nicotera il comando dei volontari arruolati in Toscana. Era noto che il Nicotera, verso la fine di giugno, aveva avuto l’offerta del comando di una brigata per passare lo Stretto ed invadere la Calabria, ma aveva preferito di restare per prendere parte alla spedizione dell’Italia Centrale. L’8 luglio il Bertani presentava il Nicotera al Comitato di Firenze così (2): “Il Nicotera accetta il programma etc…”. Il Nicotera ed i membri del Comitato Toscano furono da principio assecondati anche dal Governatore Bettino Ricasoli nel loro proposito di attuare il loro piano insurrezionale.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 103-104, in proposito scriveva che: “Bisognava, quindi, fermare tutti i movimenti insurrezionali, che agivano fuori dell’orbita di queste direttive del Governo. Già fino dal 30 luglio, prima che fosse diramata la circolare, il Barone Ricasoli era stato chiamato a Torino dal Cavour, che gli comunicò doversi impedire alla brigata Nicotera la progettata invasione nell’Umbria. Il Ricasoli, ritornato a Firenze, eseguì l’ordine scrupolosamente, scongiurando nello stesso tempo, con la massima energia, un conflitto fra i volontari di Castel Pucci e la truppa, minacciato dal Nicotera. Dal 1° al 3 agosto tutta la 5° brigata, disarmata e scortata dai bersaglieri, venne fatta imbarcare a Livorno per la Sicilia. Il Nicotera, giunto a Palermo con la sua spedizione, si dimise, ed il comando passò per ordine superiore al colonnello Sprangaro. La brigata da Palermo andò a Sapri per mare, poi a Salerno e il 10 settembre entrava in Napoli e partecipava alla battaglia del Volturno ove si distinse.”. Quì però ho dei dubbi su ciò che scriveva il Maraldi in quanto, scrivendo che: “Dal 1° al 3 agosto tutta la 5° brigata, disarmata e scortata dai bersaglieri, venne fatta imbarcare a Livorno per la Sicilia.”, credo vi sia un errore perchè si tratta del settembre e non agosto. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Rüstow si diede ora premura di organizzare quelle truppe a Milazzo, provvedendole di armi e munizioni, facendole esercitare, al quale oggetto non avevasi potuto fino allora approfittare d’alcun giorno, salvo per la prima brigata in Genova. Parleremo in seguito della quinta e sesta brigata rimaste nella Media Italia , e che in seguito al nuovo indirizzo preso dalle cose erano state divise dalle prime quattro.”. Dunque, Rustow racconta che a Milazzo, in attesa di nuove disposizioni faceva esercitare il suo piccolo esercito e scrive che però non vi erano i volontari della prima Brigata Genova. Poi agiunge che nelle pagine seguenti parlerà della 5° e 6° Brigata che erano rimaste in Toscana. Rustow si riferiva alla metà del mese di Agosto mentre era arrivato a Milazzo. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 106, in proposito scriveva che: “La diversione, pensata e propugnata dal Mazzini, da Garibaldi, preparata con tanta tenacia dal Bertani, che vide con non poca amarezza attraversati e scompigliati i suoi piani (2), si compiva così sotto altra forma dal Governo, ma con gli stessi intenti e gli stessi risultati conseguiti da quegli ardenti patrioti: l’unificazione dell’Italia muovendo le leve dal centro e dal sud.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 102, in proposito aggiungeva che: “Passando in tal modo, secondo l’ordine di Garibaldi, la legione alle dipendenze del Generale Turr, la diversione nel Pontificio, per la quale il Bertani aveva operato con tanta pertinacia, con tanto entusiasmo, era ormai messa definitivamente da parte. Il Governo aveva così raggiunto il suo intento: sconvolta prima, e poi fatta fallire completamente la spedizione Pianciani.”. Aristide Arzano (….), nel suo, Il dissidio fra Garibaldi e Depretis sull’annessione della Sicilia, Città di Castello, Tip. Unione Arti Grafiche, 1913, a pp. 1-2 scriveva che: “1. Le passioni che dominarono gli eventi politici e guerreschi del 1860, la lotta che, palese in parte ed occulta il più, fu allora impegnata non tanto fra Mazzini e Cavour, quanto fra i loro più intransigenti seguaci (2); la patriottica cospirazione, vera od apparente (3), fra Vittorio Emanuele II e Garibaldi, etc…”. Arzano, a p. 1, nella nota (2) postillava: “(2) Se Fanti, Farini, Lafarina, Montezemolo, Cordova erano definiti più cavouriani di Cavour (cfr. Curatulo, 403, Pallavicini a Garibaldi), Nicotera, Mario, Brusco, Pianciani, ecc…erano creduti anche più mazziniani di Mazzini. Come per i retrivi era un rivoluzionario Cavour, così pei mazziniani intransigenti Garibaldi non era che un docile monarchico. (Cfr. Bandi, 25; Chiala, IV, CLI). Fortunatamente l’uno e l’altro ponendo a dura prova i legami che li univano ai loro partiti ruscirono a comporre in fascio la maggior somma di forze italiane.”. Denis Mack Smith (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860” (il titolo originale Cavour and Garibaldi nel 1860), ristampato da Einaudi, Torino, nel 1958, nel capitolo “Sconfitta di Cavour a Napoli”, a p. 192, in proposito scriveva che: “Giovanni Nicotera era uno dei più arrabbiati radicali, ancor meno disposto di Mazzini a compromessi sulla questione della repubblica, sebbene avesse momentaneamente accettato il programma di Garibaldi; si considerava assolutamente indipendente nel suo comando sui volontari in Toscana e riteneva di non doverne rispondere a nessuno, nemmeno a Garibaldi, ed anche più tardi, diventato una delle più eminenti figure nel governo del Regno d’Italia, doveva farsi notare per il temperamento autoritario e intrattabile. Nel 1860, l’opposizione di Cavour che si manifestò inaspettatamente in modo così brutale andava al di là della sua capacità di sopportazione: in una lettera del 4 agosto, che Ricasoli intercettò secondo il suo solito, scriveva che avrebbe condotto innanzi il piano d’invasione del territorio romano anche a costo di combattere contro l’esercito piemontese (4): affermazione questa che non torna punto a suo credito. Tuttavia, nonostante queste esplosioni, continuò ad esser protetto da Ricasoli, poiché questi due baroni, uno monarchico-conservatore e l’altro democratico e repubblicano, si trovavano più volte a pensar e ad agire nello stesso senso.”. Mack Smith,a p. 192, nella nota (4) postillava che: “(4) Nicotera e Bertani, 4 agosto (copia in BR ASF, b. T, f. P); nelle due buste G e T ci sono le lettere e documenti diplomatici diretti al cardinale Antonelli, etc…, alcuni originali di lettere di Nicotera e Guerrazzi che Ricasoli deve avere addirittura confiscate, e copie di telegrammi di Elliot a Russell, tutti intercettati in Toscana.”. Denis Mack Smith scriveva pure che il barone Giovanni Nicotera, che liberato su interessamento di Garibaldi subito si recò a Genova dove: “aveva costituito in Toscana un corpo volontario, ma Cavour l’aveva catturato e spedito in Sicilia come in una specie di lazzaretto.”. Aristide Arzano (….), nel suo, Il dissidio fra Garibaldi e Depretis sull’annessione della Sicilia, Città di Castello, Tip. Unione Arti Grafiche, 1913, a pp. 1-2 scriveva che: “1. Le passioni che dominarono gli eventi politici e guerreschi del 1860, la lotta che, palese in parte ed occulta il più, fu allora impegnata non tanto fra Mazzini e Cavour, quanto fra i loro più intransigenti seguaci (2); la patriottica cospirazione, vera od apparente (3), fra Vittorio Emanuele II e Garibaldi, etc…”. Arzano, a p. 1, nella nota (2) postillava: “(2) Se Fanti, Farini, Lafarina, Montezemolo, Cordova erano definiti più cavouriani di Cavour (cfr. Curatulo, 403, Pallavicini a Garibaldi), Nicotera, Mario, Brusco, Pianciani, ecc…erano creduti anche più mazziniani di Mazzini. Come per i retrivi era un rivoluzionario Cavour, così pei mazziniani intransigenti Garibaldi non era che un docile monarchico. (Cfr. Bandi, 25; Chiala, IV, CLI). Fortunatamente l’uno e l’altro ponendo a dura prova i legami che li univano ai loro partiti ruscirono a comporre in fascio la maggior somma di forze italiane.”. Antonio Pizzolorusso (…..), nel suo, I martiri per la libertà italiana della provincia di Salerno, Salerno, Tip. Nazionale, 1885, a p. 227, in proposito scriveva che: “Per la qual cosa d’accordo col Pianciani, si gitta in Toscana e quivi col Ricasoli, governatore dopo la fuga del gran duca, assoldò gente, alla quale venne assegnato il locale di Castel Pucci e aspettò che Garibaldi gli ordinasse di marciare avanti, ma questo ordine non venne e il giorno in cui Nicotera e i suoi, impazienti di scontrarsi col nemico; salpavano dal porto di Livorno, il governo glielo impedì, furono costretti sciogliersi e per altre vie raggiungere Garibaldi a Capua ed aver quivi la somma ventura di salvare le truppe del generale Stocco completamente circondate dai regi.“. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 52, nella nota (1) postillava: “Andò prima a Cagliari, poi a Palermo, per riunire a s’e le brigate Puppi, Gandini, Eberhardt, Tharrena, agli ordini del conte Luigi Pianciani che, insieme con quella del Nicotera (già scesa in Sicilia al comando del Sacchi), avevano costituito la famosa spedizione organizzata dal Mazzini, assenziente poi Garibaldi, per invadere lo Stato pontificio. Costretta dal Governo italiano a non oltrepassare la frontiera, fu in Toscana nuovamente imbarcata e venne — per varie vie — in Sicilia.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a pp. 338-339, in proposito scriveva che: “Il Piemonte intanto armava a furia volontarii, per gittarli nel pontificio a fare il resto. Adunava gente a Genova il medico Bertani, lasciatovi dal Garibaldi; e vi mettea colonnelli un Rustow prussiano, e un Pianciani fuoriuscito romano, di casa beneficatissima dal papa, e ch’iora aspirava ad assalirlo. Reclutava in Toscana il calabrese Nicotera, già compagno del Pesacane, preso a Sanza, graziato del capo da re Ferdinando, allora per grazia uscito dal carcere di Favignana, corso a sdebitarsi da settario, ripigliando la fellonia. Adunò a Castelpucci , aiutato dal Ricasoli governante per Vittorio in Toscana, e con danari avuti da esso per le mani del panicocolo cavaliere Dolfi, duemilatrecent’ uomini, il più venuti dal Garibaldi stesso; che come indisciplinatissimi se n’era con quel pretesto sbarazzato. Facevali istruire da uffiziali sardi venuti a posta, e volea farli capitanare dal Cosenz, poi dall’Ulloa, e ne corsero pratiche; ma questi si nego d’andar contro. il papa, e propose gittarsi nel regno sua patria, in Basilicata, a patto di non far l’annessione immediata; onde fu ricusato. Però egli, come dissi, accettata l’amnistia, ritornò a casa tranquillo. Il Nicotera volea sorprendere Perugia ; ma si scoperse la trama. Era a Firenze un comitato per ribellare lo Stato romano, e far disertare i papalini; ‘ e una volta era giunto a pattuire per quattromila franchi la diserzione d’un battaglione da Viterbo ; ma aspettandosi la venia da Torino, si spillo la cosa; il battaglione fu mutato, e in Viterbo si fecero arresti. La venia ministeriale arrivò dopo. Molto contavano sulle diserzioni ; e n’avean buono in mano, come si vide a Castelfidardo…….(p. 340) Per l’effetto il Bertani cominciò a mandare la masnada in Sardegna ; e lasciato un Antonnini a reclutare, volse in Sicilia a confabulare con l’eroe.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a p. 340, in proposito scriveva che: “Partiano da Genova la notte seguente al 7 agosto per Terranova di Sardegna, dove nell’assenza del Bertani s’ ordinavano. Appellarono quella divisione Terranova anche per accennare a un nuova terra da unire all’ Italia, quella del Papa. Dirò poi come partissero le genti del Nicotera da Toscana. Intanto apertamente da Genova, da Livorno e pur da qualche porto francese passavano in Sicilia uomini, arme e danari ogni dì. I reggimenti piemontesi s’assottigliavano per diserzioni non punite, e alla spicciolata ingrossavano il Garibaldi.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “Eran parte di queste bande le raccolte dal Nicotera, dicevan da 2300 uomini a Castelpucci presso Firenze; il più soldati vestiti rossi, ch’ avean da entrare nel pontificio. A queste il Pianciani con un bando disse : « La nostra bandiera ha i colori « della nazione ; essa vi deve porre lo stemma. » Questo putiva di repubblica; e oltracciò s’ aveva a ubbidire a Napoleone, che non volea tocco allora il papa; però il mattino del 28 arrestarono a Firenze il Nicotera e il Sacchi uno de’ suoi maggiori. Dopo poche ore liberaronli, dissesi, a patto d’andar subito con la gente in Sicilia, e con promessa di quarantamila franchi ed altro. Imbarcati a Livorno, aspettavano la moneta e l’altre promesse fatte dal Ricasoli, e non si movevano; ma accorsero cannoni sul molo, e un Commissario di polizia loro ingiunse partissero, o andrebbero a picco. Il Nicotera rabbioso protestò, e andò; ma dopo pochi dì stampò una lettera al Ricasoli, tutta insulti; dove gli rinfacciò: « Mi prometteste: Se Torino si oppone mi « torrò la maschera, e verrò con voi; ora, sig. barone, quante sorte di maschere avete sul viso’? » Fu svelato appresso ei fremesse, perchè non quaranta, ma solo trentamila franchi gli dettero. Certo quei soldati sardi mascherati colla casacca rossa sforzati furono dal governo di Vittorio a venir contro noi, mentre ancora quel re teneva i nostri legati in corte. Le maschere di cotesta gente sono infinite.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 137-138 e ssg., in proposito scriveva che: “La colonna toscana fu ordinata da Dolfi, Achille Sacchi e Nicotera; il quale, uscito da Favignana e avuto l’offerta da Garibaldi del comando di una brigata per passare in Calabria, disse francamente al dittatore che preferiva raggiungere Mazzini e prendere parte alla liberazione dell’Italia centrale. Il generale acconsentì, ma non gli diede incarico formale, perchè non potendo capitanare egli stesso la spedizione ne lasciava a loro la responsabilità. Sembrami che nella mente di Garibaldi fosse il pensiero, che soli capitani possibili per tale spedizione fossero Medici o lui . — Che il duce dovesse capitanare quella spedizione in persona fu la speranza accarezzata da Bertani . Al quale intanto fu da Mazzini presentato Nicotera, chè in quel momento Beppe Dolfi aveva scritto domandando un capo per ordinare le forze rivoluzionarie della Toscana. Questi aveva aiutato Malenchini per la sua spedizione siciliana, ed ora era tutto intento a quella per il Centro. In risposta a certi quesiti di Bertani, Dolfi risponde: con Ricasoli sono sempre in buone relazioni. Non ostante la mia dichiarazione che con La Farina non ci sono mai stato, non ci sono nè ci sarò , egli mi mantiene la sua fiducia, perchè sa che quando gli ho detto – sono con loro lo sono di fatto, e quando non lo sono glielo dico francamente, ed allora non lo sono: nell’ un caso e nell’ altro ho tenuto sempre la parola; la lealtà è con noi. Rapporto a impedire ogni manifestazione politica che non sia il grido e il programma di Garibaldi, siate certo che non succede, e credo che non vi voglia molta fatica: mi darebbe pensiero se dovessi fare il contrario. Nicotera andò a Firenze con lettera di presentazione di Bertani, in data del 16 giugno, ove si legge: Il Nicotera accetta il programma del general Garibaldi, e ne vuole la più energica e pronta esplicazione. Ha fede nell’azione, e massime oggi crede indispensabile alla presente e futura salvezza dell’Italia la propagazione della rivoluzione a tutti i punti del continente italiano tuttora etc…”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 146 e ssg., in proposito scriveva che: “Il 25 luglio fu fatto intendere a Bertani che il governo si opporrebbe a viva forza a qualsiasi tentativo di sbarco negli Stati pontifici. Fu poi gentilmente invitato a Torino. Non se ne diede per inteso, non si mosse.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 149 e ssg., in proposito scriveva che: “Alle nove ant. del 1 ° agosto, Bertani andò all’Albergo. Il colloquio fu sostenuto: Farini conciliante, Bertani rigido.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 152 e ssg., in proposito scriveva che: “In quel colloquio fu combinata una specie di convenzione, della quale non abbiamo la copia e appena qualche nota in mano di Bertani. Il Saffi scrive: etc…”. Genova di Revel (….), nel suo “Da Ancona a Napoli”, Milano, Fratelli Dumolard, 1892, a p. 16, in proposito scriveva che: “A mio fratello da Firenze , 22 agosto : “Fui a Livorno, ed onorato d’invito a pranzo dal Principe di Carignano. Me ne ha contate delle belle. Bertani e Pianciani avevano organizzata una spedizione in aiuto di Garibaldi coi fondi avuti dalla Società Nazionale, ma quando erano in procinto di partire si seppe che avvece della Sicilia tendewano alle provincie romane. Farini non perdette tempo per far rispettare questa volta la sua circolare, e portatosi a Genova, si combinò che la partenza si facesse dalla Sardegna. Intanto Garibaldi informato della cosa è giunto inaspettatamente in Sardegna e col suo ascendente, appoggiato da un nostro bastimento da guerra spedito appositamente colà, deve avere cambiati i capi, e si spera che porterà seco in Sicilia tutta la banda. Il Principe mi disse che se avessero sbarcato in Toscana, Ricasoli aveva già tutto disposto per fermarli. Il Principe ha scritto per avere un bastimento da guerra onde impedire uno sbarco ed evitare una collisione.”. Quest’assenza segreta di Garibaldi durata più di una settimana eccitò commozione, ma cessò quando apparve e preparò il passaggio dello stretto.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 135-136, in proposito scriveva che: “Ma i legami posti da Farini, ed il sospetto che questi avrebbe definitivamente impedita qualsiasi operazione negli Stati pontifici, spinsero Bertani a cercare un appoggio al suo intento, e decise di partire subito egli solo per la Sicilia, per riferire ogni cosa al generale Garibaldi, affinchè Egli, qual giudice supremo, decidesse sull’impiego delle truppe accorse ed arruolate in suo nome, le quali intanto si sarebbero riunite a Terranova. Bertani partendo per la Sicilia in cerca del dittatore, delegò le sue funzioni di capo del Comitato a Mauro Macchi e G. Brambilla. Al comandante lasciò scritto: « Colonnello Piancianciani etc….”.”.
Nel 13 agosto 1860, a Palermo, DEPRETIS, SIRTORI e le difficoltà logistiche per l’arrivo improvviso dei volontari, raccolti in Sardegna, dirottati dal Governo Sardo a Palermo
Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 344, in proposito scriveva che: “Il giorno stesso, il 12 ripeto, giungono inaspettati a Palermo, il ‘Torino’ e più tardi, l’Amazon con parte dei volontari del Bertani. Quest’eventualità né Garibaldi né il Sirtori l’avevano preveduta: tanto meno il Depretis, prodittatore laggiù, il quale si affretta a chiedere istruzioni al Faro. Ma Garibaldi è già lontano e il Sirtori non sa che cosa fare e non risponde al Depretis, né subito né per tutto il giorno seguente, il 13, forse nella speranza che Garibaldi si faccia vivo e gli dica in qualche modo come deve comportarsi. Garibaldi, invece, è in mare e fino alla sera del 13 non giunge a Golfo Aranci, né vi è modo alcuno di fargli sapere l’inattesa novità.”. Poi, a p. 344, l’Agrati continuando il suo racconto scriveva che Garibaldi: “ordina al Depretis di trattenere a Palermo tutti i vapori, nella speranza che con la intera spedizione Pianciani egli possa dalla Sicilia sbarcare in qualche punto della costa calabrese. Ma non vi è telegrafo e questo ordine arriva al Depretis con una lettera del Bertani affidata ad un vapore, probabilmente sardo, il quale non giunge a Palermo che il 15, troppo tardi come abbiamo visto, etc…”. Agrati, a p. 345, aggiunge: “…il Sirtori, dopo avere atteso tutto il giorno 13 istruzioni di Garibaldi, essendo pericoloso e dannoso trattenere più a lungo i 2500 volontari a Palermo – lo dice al Depretis – si decide il 14 mattina ad applicare il programma già concertato col Dittatore e telegrafa al Depretis- e questo di sua iniziativa – che mandi anche i vapori del Bertani a Taormina, mentre invia l’Oregon ad inforare Garibaldi di quanto succede.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”, a cura di Adolfo Omodeo”, a pp. 197-198, in proposito scriveva che: “Fu durante l’assenza di Garibaldi, e precisamente il 14 agosto, che il Sirtori dovette prendere una decisione della massima importanza a proposito delle truppe numerose della spedizione allestita dal Bertani, le quali di mano in mano che giungevano in Sardegna, venivan obbligate da un vapore sardo a ripartire immediatamente per Palermo. In questa città risiedeva Agostino Depretis, prodittatore della Sicilia, il quale non sapeva quali provvedimenti adottare per quella gente armata ed organizzata, che egli non si attendeva poichè da nessuna parte era stato avvisato del suo arrivo, senza contare ch’egli era nell’impossibilità assoluta di fornir loro viveri ed alloggi. Onde sollecitava dal Dittatore e dal Quartier Generale dell’esercito urgnitissime istruzioni e immediati provvedimenti. Nell’impossibilità di chiedere, nonchè di ottenere istruzioni dal Dittatore lontano, il Sirtori si trovò costretto a provvedere di sua iniziativa, e rispose al Depretis ordinandogli di far subito ripartire da Palermo quelle truppe per i porti dello Stretto di Messina, decidendo così quel passaggio sul continente, a cui Garibaldi, tornando dalla Sardegna, fu appena in tempo a partecipare. Tale passaggio naturalmente era già stato tra loro discusso ed anche combinato, almeno nelle sue linee generali, ma non era stato precisato nei suoi dettagli n’è s’era stabilita la data della sua attuazione. Spetta quindi senza alcun dubbio al Sirtori l’averlo ordinato per la notte del 19 agosto: spetta cioè a lui esclusivamente il merito di avere, sotto la propria responsabilità, appiccato l’incendio della rivolta in Calabria, iniziando così la conquista del continente e determinando il crollo completo della monarchia borbonica. Garibaldi stesso, nelle sue Memorie autobiografiche riconosce al suo Capo di Stato Maggiore tutto il merito della sua rapida decisione: “…Il generale Sirtori aveva già disposto in mia assenza che due piroscafi nostri facessero il giro di Sicilia, giungendo a Taormina. Fu codesta una savia e felice risoluzione.”.”. Dunque, Agrati scriveva che il 14 settembre 1860, a Palermo arrivavano in continuazione volontari garibaldini ivi portati da un vapore Sardo (Gulnara) che li aveva obbligati a partire dalla Sardegna (golfo Aranci e Cagliari), per Palermo. Agostino Depretis, Prodittatore della Sicilia, e il generale Sirtori, in asssenza di istruzioni di Garibaldi, che non sapeva nulla, avevano difficoltà ad accoglierle nel porto di Palermo in quanto non si poteva far fronte alle esigenze di vitto e alloggio decoroso. In quelle giornate, Bertani aveva noleggiato il vapore Garibaldi per andare in Sardegna e portare le truppe da egli organizzate in Sicilia. Agrati quì parla anche del passaggio in Calabria. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, ecc…, a pp. 327, in proposito scriveva che: “Intanto, a Palermo, il Depretis, che invano attende le sollecite istruzioni, non sa che cosa fare. Provvede acqua, carbone e viveri, ma i volontari a terra non li lascia scendere. Ed essi, naturalmente, protestano. Avviene di peggio il dì seguente, quando giunge un secondo vapore del cui arrivo il Prodittatore s’affretta ad informare il Sirtori: “Palermo 13 agosto ore 1,45 pom.”. Generale Sirtori, Faro – sono giunti i due vapori Torino e Amazon con 2500 uomini. L’Isère restò a Golfo Aranci con l’equipaggio in completa insubordinazione. Fornisco le navi di viveri per 5 giorni e sto trattando il nolo per farle tornare al loro posto. etc…firmato Depretis”…..etc… (p. 328)…..E Depretis provvede ai necessari preparativi che richiedono l’intera giornata. Primi partono, il dì seguente, il Torino e il Franklin e stanno per partire altri vapori quando arriva l’ordine di Garibaldi di trattenere tutte le navi in Palermo. Il Depretis ne avverte subito il Sartori.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”, a cura di Adolfo Omodeo”, a pp. 199, in proposito scriveva che: “Col Bertani il Sirtori aveva avuto anche un grave incidente a proposito del vapore Garibaldi che quello aveva noleggiato per la sua spedizione, col patto di rilasciarlo libero non appena avesse sbarcata in Sicilia la gente che trasportava. Garibaldi aveva ordinato al Sirtori di requisire detto vapore per il passaggio delle sue truppe in Calabria e il Sirtori trasmise l’ordine al Bertani. Ma questi non tenne in nessun conto la proibizione permettendo che il vapore se ne andasse. Il Sirtori irritato, che al suo ordine il Bertani così apertamente disobbedisse, telegrafò senz’altro al Depretis che lo arrestasse nel caso egli avesse ad approdare a Palermo.”. Agrati, a p. 199, proseguendo il suo racconto scriveva pure che Bertani evitò l’arresto di Depretis, ordinato dal Sirtori, perchè egli non si fermò a Palermo con le truppe dell’ex spedizione Pianciani: “Ma il Bertani non si fermò a Palermo allora, e fu ventura che si evitasse così un grave e doloroso incidente: il rapido succedersi degli eventi impedì poi che l’ordine venisse mai eseguito. Nella rapida avanzata dei vari corpi garibaldini sulla capitale del Regno borbonico, il Sirtori, cui Garibaldi, come abbiamo visto, aveva ceduto il comando supremo ebbe indubbiamente la parte principale. Il coordinare i movimenti delle molteplici e sparse unità, il provvedere alle loro necessità materiali e ai mezzi del loro trasporto, e non di rado quelli stessi necessari alle truppe nemiche, travolte e fuggenti nel massimo scompiglio, tutto l’insieme insomma delle misure richieste dalle due armate, etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a p. 363, in proposito scriveva che: “A proposito del vapore ‘Garibaldi’ noleggiato dal Bertani per la sua spedizione, nasce tra il Sirtori e il Bertani stesso un increscioso e, credo, ignorato incidente. Il Bertani imbarcato su quel vapore, era giunto da Palermo a Milazzo la sera del 20 agosto.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a p. 341, in proposito scriveva che: “Non credo si possa ben sommare la gente corsagli da fuor del reame. Gli scrittori garibaldini dicono 1085 gli sbarcati a Marsala, poi il Medici con 2500, poi il Cosenz.con 1600, e il Sacchi con 1500. Arrivavano inoltre a drappelli tuttodì da Italia, Francia, Malta e Grecia, bruchi da ogni contrada accorrenti sulle terre nostre. Sembra su ‘ primi d’agosto avesse da ventimila stranieri; su ‘ Siciliani, benchè fossero migliaia facea poco conto; e intenti a rapinare in patria , non volean passare il Faro. Laonde avendo ei visto i Regi ritrarsi intatti e frementi, stimò non bastargli quelli, e fè pensiero sù novemila del Bertani; però udito quelli volersi gittare nel Romanesco, statuì ad andare egli a pigliarli. Lasciò al Sirtori il preparar la passata dello Stretto, e postar batterie sulle coste a Torre di Faro (dove s’organava il corpo di Spedizione, coll’aiuto de’ legni inglesi e sardi); ed egli sparso d’andare a Torino, per rispondere a voce a quel Re sull’assalir la Calabria, s’imbarcò sul Washington a’ 12 agosto.”. Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373, in proposito scriveva che: “M’ imbarcai dunque con Agostino Bertani a bordo del Washington, dirigendoci al Golfo degli Aranci. Giunti in quel porto, trovammo soltanto una parte della spedizione, essendosi il maggior numero già diretto per Palermo. Tale circostanza mi fece cambiar d’ opinione sul progetto per Napoli. Imbarcammo parte della gente sul Washington, perchè fosse più comoda, passammo alla Maddalena per far carbone, di lì a Cagliari, a Palermo, a Milazzo, e tornammo a Punta di Faro, ove il generale Sirtori avea già disposto due piroscafi nostri, il Torino ed il Franklin, perchè facessero il giro della Sicilia da settentrione ad occidente e ostro sino nella parte orientale dell’ isola a Taormina. Fu cotesta una savia e felice risoluzione. I due piroscafi suddetti giunsero a Giardini, porto di Taormina, v’ imbarcarono la divisione Bixio, etc…”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 141-142, in proposito scriveva che: “L’inopinata partenza di Garibaldi per ignota destinazione, suscitò mille voci , mille sospetti, mille supposizioni. Abba registrò quel giorno la seguente noterella: « Si sente da tutti come qualchecosa sia venuta meno nell’aria, nella natura, in noi». Ma Egli partiva fidente. Dove il suo spirito presiedeva, dove Sirtori disponeva, Bixio eseguiva, i fattori del successo rimanevano tuttora saldi e potenti.”.
Carlo Agrati (….), nel suo “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”, a cura di Adolfo Omodeo”, a p. 199, proseguendo il suo racconto scriveva pure che Bertani evitò l’arresto di Depretis, ordinato dal Sirtori, perchè egli non si fermò a Palermo con le truppe dell’ex spedizione Pianciani: “Nella rapida avanzata dei vari corpi garibaldini sulla capitale del Regno borbonico, il Sirtori, cui Garibaldi, come abbiamo visto, aveva ceduto il comando supremo ebbe indubbiamente la parte principale. Il coordinare i movimenti delle molteplici e sparse unità, il provvedere alle loro necessità materiali e ai mezzi del loro trasporto, e non di rado quelli stessi necessari alle truppe nemiche, travolte e fuggenti nel massimo scompiglio, tutto l’insieme insomma delle misure richieste dalle due armate, etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, ecc…, a pp. 325-326, in proposito scriveva che: “Eppure, proprio alla forza ricorre il Governo sardo. Il Torino, la prima delle navi del Bertani, arrivato al Golfo Aranci vi aveva trovato la Gulnara che l’aveva costretto a ripartire subito per Palermo. E’ innegabile che in questo modo il Governo di Torino compiva un sopruso e non si teneva ai patti. Esso dava, così, ragione al Mazzini…etc…Certo si è che che né le navi né i volontari poterono più trovarsi più riuniti. Lo stesso Treveljan s’inganna quando afferma che ciò avvenne pochi giorni dopo a Palermo. Il Torino, con la Brigata Eberhardt e con ben 1500 volontari, era già allora in viaggio per altri lidi. Questo vapore era giunto infatti nella capitale dell’Isola affatto inatteso il 12, lo stesso giorno in cui il Bertani era partito con Garibaldi dal Faro. Il Depretis si affrettava a a telegrafare, credendo ancora Garibaldi al Faro: “Palermo 12, ore 2,20 pom. Al Dittatore, Faro – E’ arrivato il Torino col colonnello Eberhardt e 1500 uomini disarmati, proveniente da Golfo Aranci. Il comandante dice che un vapore da guerra sardo ha ordinato loro di proseguire la rotta etc…”.
Sirtori ordina le partenze dei vapori FRANKLIN E TORINO per TAORMINA
Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, a pp. 157, riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “….Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda. Nè a Palermo perde il tempo. La brigata Eberhardt era già stata avviata sul Torino a raggiungere il Bixio a Taormina; Etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, ecc…, a pp. 325-326, in proposito scriveva che: “Il Torino, con la Brigata Eberhardt e con ben 1500 volontari, era già allora in viaggio per altri lidi. Questo vapore era giunto infatti nella capitale dell’Isola affatto inatteso il 12, lo stesso giorno in cui il Bertani era partito con Garibaldi dal Faro. Il Depretis si affrettava a a telegrafare, credendo ancora Garibaldi al Faro: “Palermo 12, ore 2,20 pom. Al Dittatore, Faro – E’ arrivato il Torino col colonnello Eberhardt e 1500 uomini disarmati, proveniente da Golfo Aranci. Il comandante dice che un vapore da guerra sardo ha ordinato loro di proseguire la rotta etc…”. Insomma, nel porto di Palermo, il 12 agosto 1860, il Depretis si ritrovò in modo inatteso i due vapori del Bertani, il Torino e l’Amazon e le truppe delle due Brigate Tharrena (1500 uomini) e l’Amazon con 2500 uomini disarmati ed affamati. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 344, in proposito scriveva che: “Il giorno stesso, il 12 ripeto, giungono inaspettati a Palermo, il ‘Torino’ e più tardi, l’Amazon con parte dei volontari del Bertani. Quest’eventualità né Garibaldi né il Sirtori l’avevano preveduta: tanto meno il Depretis, prodittatore laggiù, il quale si affretta a chiedere istruzioni al Faro. Ma Garibaldi è già lontano e il Sirtori non sa che cosa fare e non risponde al Depretis, né subito né per tutto il giorno seguente, il 13, forse nella speranza che Garibaldi si faccia vivo e gli dica in qualche modo come deve comportarsi. Garibaldi, invece, è in mare e fino alla sera del 13 non giunge a Golfo Aranci, né vi è modo alcuno di fargli sapere l’inattesa novità.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, ecc…, a pp. 327, in proposito scriveva che: “Intanto, a Palermo, il Depretis, che invano attende le sollecite istruzioni, non sa che cosa fare. Provvede acqua, carbone e viveri, ma i volontari a terra non li lascia scendere. Ed essi, naturalmente, protestano. Avviene di peggio il dì seguente, quando giunge un secondo vapore del cui arrivo il Prodittatore s’affretta ad informare il Sirtori: “Palermo 13 agosto ore 1,45 pom.”. Generale Sirtori etc…firmato Depretis”…..etc… (p. 328). E Depretis provvede ai necessari preparativi che richiedono l’intera giornata. Primi partono, il dì seguente, il Torino e il Franklin e stanno per partire altri vapori quando arriva l’ordine di Garibaldi di trattenere tutte le navi in Palermo. Il Depretis ne avverte subito il Sirtori.“. Agrati, riferendosi a Garibaldi, da Cagliari, a p. 344 scriveva che Garibaldi: “ordina al Depretis di trattenere a Palermo tutti i vapori, nella speranza che con la intera spedizione Pianciani egli possa dalla Sicilia sbarcare in qualche punto della costa calabrese. Ma non vi è telegrafo e questo ordine arriva al Depretis con una lettera del Bertani affidata ad un vapore, probabilmente sardo, il quale non giunge a Palermo che il 15, troppo tardi come abbiamo visto, etc…”. Agrati, a p. 345, aggiunge: “…il Sirtori, dopo avere atteso tutto il giorno 13 istruzioni di Garibaldi, essendo pericoloso e dannoso trattenere più a lungo i 2500 volontari a Palermo – lo dice al Depretis – si decide il 14 mattina ad applicare il programma già concertato col Dittatore e telegrafa al Depretis- e questo di sua iniziativa – che mandi anche i vapori del Bertani a Taormina, mentre invia l’Oregon ad inforare Garibaldi di quanto succede.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, ecc…, a p. 329, in proposito scriveva che: “A Trapani, poi, i due vapori non s’erano potuti fermare: erano già passati al largo innanzi alla città e avevano proseguito così indisturbati sino alla mèta che il Sirtori aveva loro fissata.”. Insomma, accadde che Sirtori, spazientito della mancata risposta di Garibaldi prese di sua iniziativa la saggia decisione di spostare subito le truppe del Bertani. Garibaldi, nelle sue “Memorie” lodò le sagge decisioni di Sirtori che, in sua assenza, prese delle importanti decisioni che si rivelarono utili per lo sbarco in Calabria. L’11 e il 12 erano arrivate a Palermo, dove vi era il Depretis, due Brigate della Spedizione Bertani-Pianciani che, la nave sarda “Gulnara”, a Golfo Aranci aveva intimato la partenza per Palermo. Le due Brigate organizzate dal Bertani erano la Tharrena e la …………., che viaggiarono sui vapori Franklin e Torino. Sebbene tra grandi difficoltà, il generale Sirtori, decise di sua iniziativa di spostarle da Palermo a Taormina, dove poi, il 19 agosto 1860 potettero imbarcarsi le truppe del Bixio con Garibaldi al seguito, che parrarono lo Stretto e per sbarcare in Calabria. Fu il primo sbarco di successo dell’Esercito Meridionale di Garibaldi. Ci aveva provato prima Musolino. Sulla risoluzione adottata dal Sirtori, Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373 e ssg., in proposito scriveva che: “…..passammo alla Maddalena per far carbone, di lì a Cagliari, a Palermo, a Milazzo, e tornammo a Punta di Faro, ove il generale Sirtori avea già disposto due piroscafi nostri, il Torino ed il Franklin, perchè facessero il giro della Sicilia da settentrione ad occidente e ostro sino nella parte orientale dell’ isola a Taormina. Fu cotesta una savia e felice risoluzione. I due piroscafi suddetti giunsero a Giardini, porto di Taormina, v’ imbarcarono la divisione Bixio, e la passarono felicemente a Melito in Calabria.”. Dunque, il generale Sirtori, nominato da Garibaldi, Capo di Stato Maggiore ad interim, di sua iniziativa decide di far spostare le truppe a Giardini, ai piedi di Taormina, verso l’estrema punta della Sicilia, pronti per passare lo Stretto di Messina e poter sbarcare sul Continente (in Calabria). A questo punto del racconto l’Agrati scrive della lodi che Garibaldi, nelle sue “Memorie” fece a Sirtori per la felice organizzazione delle truppe di Bixio che fece trovare pronte a Garibaldi a Giardini. (si veda pp. 342 etc.. o p. 345). Carlo Agrati (….), nel suo “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”, a cura di Adolfo Omodeo”, a pp. 197-198, in proposito scriveva che: “Fu durante l’assenza di Garibaldi, e precisamente il 14 agosto, che il Sirtori dovette prendere una decisione della massima importanza a proposito delle truppe numerose della spedizione allestita dal Bertani, le quali di mano in mano che giungevano in Sardegna, venivan obbligate da un vapore sardo a ripartire immediatamente per Palermo. In questa città risiedeva Agostino Depretis, prodittatore della Sicilia, il quale non sapeva quali provvedimenti adottare per quella gente armata ed organizzata, che egli non si attendeva poichè da nessuna parte era stato avvisato del suo arrivo, senza contare ch’egli era nell’impossibilità assoluta di fornir loro viveri ed alloggi. Onde sollecitava dal Dittatore e dal Quartier Generale dell’esercito urgentissime istruzioni e immediati provvedimenti. Nell’impossibilità di chiedere, nonchè di ottenere istruzioni dal Dittatore lontano, il Sirtori si trovò costretto a provvedere di sua iniziativa, e rispose al Depretis ordinandogli di far subito ripartire da Palermo quelle truppe per i porti dello Stretto di Messina, decidendo così quel passaggio sul continente, a cui Garibaldi, tornando dalla Sardegna, fu appena in tempo a partecipare. Tale passaggio naturalmente era già stato tra loro discusso ed anche combinato, almeno nelle sue linee generali, ma non era stato precisato nei suoi dettagli n’è s’era stabilita la data della sua attuazione. Spetta quindi senza alcun dubbio al Sirtori l’averlo ordinato per la notte del 19 agosto: spetta cioè a lui esclusivamente il merito di avere, sotto la propria responsabilità, appiccato l’incendio della rivolta in Calabria, iniziando così la conquista del continente e determinando il crollo completo della monarchia borbonica. Garibaldi stesso, nelle sue Memorie autobiografiche riconosce al suo Capo di Stato Maggiore tutto il merito della sua rapida decisione: “…Il generale Sirtori aveva già disposto in mia assenza che due piroscafi nostri facessero il giro di Sicilia, giungendo a Taormina. Fu codesta una savia e felice risoluzione.”.”. Dunque, Agrati scriveva che il 14 settembre 1860, a Palermo arrivavano in continuazione volontari garibaldini ivi portati da un vapore Sardo (Gulnara) che li aveva obbligati a partire dalla Sardegna (golfo Aranci e Cagliari), per Palermo. Agostino Depretis, Prodittatore della Sicilia, e il generale Sirtori, in asssenza di istruzioni di Garibaldi, che non sapeva nulla, avevano difficoltà ad accoglierle nel porto di Palermo in quanto non si poteva far fronte alle esigenze di vitto e alloggio decoroso. In quelle giornate, Bertani aveva noleggiato il vapore Garibaldi per andare in Sardegna e portare le truppe da egli organizzate in Sicilia. Agrati quì parla anche del passaggio in Calabria. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “….ebbe ordini da Garibaldi di portarli a Milazzo con tre brigate, mentre quella di Eberhard, imbarcata sul vapore ‘Franklin’, fu inviata alla costa meridionale dell’isola per unirsi alla colonna di Bixio. Essa dovette fare tutto il giro della Sicilia, perchè Bixio, si era portato a Taormina.“. Agostino Bertani, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., riferendosi a Bertani, in proposito scriveva che: “…..e aveva letta la circolare di Farini che proibiva assolutamente altri arruolamenti di volontari sul continente, visto che il generale aveva spedito la brigata Eberhard a Trapani, studiava ogni mezzo per raggiungerlo. Etc…”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Le brigate Parma, Bologna, Milano, partirono lo stesso giorno per Milazzo, mentre la Torino, per ordine del Sirtori, stava raggiungendo Giardini girando l’Isola per l’occidente e porsi agli ordini di Bixio, che si apprestava a varcare lo Stretto.”.
GARIBALDI PARTE PER LA SARDEGNA
Nel 12 agosto 1860, da Palermo, la partenza di GARIBALDI e BERTANI, in incognito vanno in Sardegna
Arrivato a Torre del Faro di Messina, Agostino Bertani incontra Garibaldi e gli riferisce del piccolo esercito che attendeva a Golfo Aranci. Garibaldi convintosi dell’opportunità di avere con sè quel piccolo esercito organizzato dal Bertani, decise con lui di partire in incognita recandosi in Sardegna. Partiranno al mattino presto, alle 8 da Torre di Faro. Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373, in proposito scriveva che: “In quei giorni giunse da Genova il dottor Bertani, e mi annunciò che dovevano riunirsi agli Aranci, sulla costa orientale della Sardegna, circa cinquemila dei nostri, da lui riuniti a Genova e spediti a quella via prima della sua partenza di là. Tale determinazione di formare cotesta gente agli Aranci aveva origine da coloro che, come Mazzini, Bertani, Nicotera, ec. , senza disapprovare le spedizioni nostre nell ‘ Italia meridionale, opinavano doversi fare diversioni nello Stato pontificio o su Napoli ! o forse ancora repugnavano di sottomettersi all’ ubbidienza della Dittatura. Per non urtare intieramente coll’ idea strategica di quei signori, mi nacque il pensiero di raggiungere io stesso cotesti cinquemila uomini, e con essi tentare un colpo di mano su Napoli. M’ imbarcai dunque con Agostino Bertani a bordo del Washington, dirigendoci al Golfo degli Aranci.”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 155 scriveva: “Al finire del luglio la sciolta brigata di Castelpucci, passata al comando di Gaetano Sacchi, sbarcava tranquillamente a Palermo, e passava tosto ad ingrossare le schiere del Faro: poco dopo Agostino Bertani arrivava a Messina ad annunziare al Dittatore l’avvenuto compromesso; ai 13 di agosto il Farini pubblicava un bando inutilmente provocatore, in cui, sconfessate tutte le passate spedizioni, vietava le presenti e le future, e proclamava l’Italia dover essere degl’Italiani, non delle sètte; una cannoniera della marina sarda, la Gulnara, navigava per Terranova onde aspettarvi al varco i volontari e forzarli a proseguire per Palermo; le due brigate infine, nominate dai loro comandanti Eberhardt e Tharrena, grosse non più che di duemila uomini ciascuna imbarcati sui due piroscafi il Franklin e il Torino, approdavano nel pomeriggio del 13 agosto nel Golfo degli Aranci, dove però, trovata la Gulnara e da essa ricevuta l’ intimazione di continuare la rotta, volenti o nolenti, mormoranti o rassegnati, ubbidirono. Ed ecco la cagione della scomparsa di Garibaldi dal Faro. Etc…”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 154, in proposito scriveva che: “Quando infatti vide i Borbonici ben bene sprofondati nell’ illusione, e fu certo ormai che tutti i loro sguardi e tutte le loro forze erano converse all’unico punto del Faro, Garibaldi commette al Sirtori il comando supremo dell’esercito, gli raccomanda di continuare come prima in quelle finte e in quegli apparecchi che avevano tanto giovato fino allora, e la notte del 12 scompare. Dov’ era andato ? Etc…”. Guerzoni, a p. 157 proseguendo il suo racconto sul viaggio di Garibaldi per Golfo Aranci scriveva: “Toccata con mano, dopo quindici giorni di vani sperimenti, la difficoltà del passaggio dello Stretto, misurata l’esiguità delle proprie forze e persuaso che in essa stava il maggior ostacolo all’impresa ; udito dal Bertani che in Sardegna stava aspettando una bella ed agguerrita legione di circa ottomila armati, co’ quali poteva d’un colpo solo addoppiare il suo esercito; convinto anche più che la spedizione romana, utile un tempo, era divenuta intempestiva e che a Roma si poteva marciar più spediti e sicuramente per la via di Napoli , delibera, quasi all’improvviso, di correre egli stesso nel Golfo degli Aranci a prendere quel prezioso soccorso e portarselo seco in Sicilia…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, a p. 264, in proposito scriveva che: “Il Bertani, infatti, privo di notizie di Garibaldi, aveva deciso di recarsi da lui, fors’anche nella speranza, non solo di indurlo a lasciar partire i suoi per il Pontificio, ma di convincerlo a condurveli egli stesso. Egli giungeva nella sera del 10 nella capitale dell’Isola, e ne ripartiva poche ore dopo per arrivare nella notte sul 12 al Faro.”. Dunque, Bertani, proveniente da Genova giunge a Palermo il 10 settembre e il 12 settembre 1860 giunge al Faro nella speranza di poter incontrare Garibaldi. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a p. 323, in proposito scriveva che: “Garibaldi, a dir il vero, non poteva immaginare che cosa fosse successo per giustificare quel viaggio imprevisto del Bertani, né poteva sapere che cosa egli venisse a dirgli e ad offrirgli, etc…Che cos’era avvenuto ? Comunque egli non poteva che attendere il Bertani, che lasciato al suo posto a Genova Alessandro Antongini milanese, era arrivato a Palermo la sera del 10 agosto come già sappiamo. Alcuni, e fra questi il pur tanto accurato Comandini, lo fanno arrivare il dì dopo.”. Poi, a p. 325 riferendosi al Bertani aggiunge che: “Non avrebbe certo accettato di toccare la Sicilia e avrebbe evitato così i malumori e le proteste, di cui s’erano fatti interpreti il Nicotera, Achille Sacchi, e lo stesso Mazzini, il quale etc….Il Bertani, impressionato da tali avvertimenti, nell’atto di partire aveva messo in guardia il Pianciani, e aveva creduto bastasse, con queste parole: “Colonnello – I volontari tutti uniti aspetteranno nel Golfo Aranci. Voi arriverete ultimo con lo Stato Maggiore. etc…”.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, a p. 324, in proposito scriveva che: “Nella notte fra l’11 ed il 12, dopo circa 24 ore di navigazione, il Bertani arriva al Faro….Al Faro, il Bertani era sbarcato quasi a mezzanotte etc…”. Agrati prosegue il suo racconto e giunge alla partenza di Bertani e di Garibaldi per la Sardegna, verso Golfo Aranci, dove erano state raccolte le truppe. Carlo Agrati (….), nel suo, “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”.”, ed. Laterza, Bari, 1940, nel capitolo: “La campagna del 1860”, ecc…, a pp. 197-198 e ssg., in proposito scriveva che: “…Garibaldi per tre volte cedette a Sirtori il governo dello Stato nominandolo Prodittatore, nella sua assenza. La prima fu alla vigilia della battaglia di Milazzo del 20 luglio, quando Garibaldi accorse in aiuto del Medici: la seconda fu al Faro il 12 di agosto quand’egli con Bertani ne partì per la Sardegna a raggiungere a Golfo Aranci la spedizione cosiddetta di Terranova..”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 326-327, in proposito scriveva che: “Ma, il Bertani dice chiaro che alle 8 del mattino egli era già con lui a bordo del ‘Washington’, e lo conferma una corrispondenza della ‘Gazzetta di Genova’: “Il Bertani giunse al mattino e poco dopo ripartì col Generale”. Essi, quindi, lasciarono il Faro nella ferma convinzione di trovare a Golfo Aranci tutta la gente del Pianciani. La decisione di prtire era stata improvvisa. Etc…”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 165 e ssg., riferendosi al taccuino di Bertani, in proposito scriveva che: “Poi nota: 10 agosto. Arrivo a Palermo. Depretis m’accoglie con affetto, promette che le cambiali verranno tutte pagate. È seccato dagli annessionisti venuti a sciami. Non crede attuabile la spedizione nel Pontificio. Alla sera m’imbarco sull’Elba. Veggo Milazzo, il forte , ricordo Migliavacca. ‘ Si vedono i vapori in crociera. Alle undici si vede il Faro, le coste di Calabria a ridosso. A mezzanotte innanzi al Faro. Cannoneggiamento la notte dalla punta di Capo-Passero, il forte e la fregata incrociano. Minaccie a noi da terra. Sbarco; incontro Castiglia, Caldesi, Stagnetti. Mi corico sulla sabbia bella scena di quella spiaggia sabbiosa. All’alba del 12 veggo Cosenz: andiamo assieme dal generale nel suo quartier generale sull’alto della Torre del Faro. Ora è difficile a dirsi chi fu più sorpreso: Garibaldi a veder comparire Bertani nel suo nido d’aquila, o questi di sentire che il generale fin dal 30 luglio gli aveva scritto di spingere le operazioni nello Stato pontificio a tutta oltranza . Baciato e abbracciato il fido amico, etc…”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 167 e ssg., in proposito scriveva che: “Le notizie dunque portate da Bertani arrivarono in buon punto; onde, dati gli ordini a Sirtori e Cosenz di dividere le forze e confondere le idee dei regi con finti passaggi e continui allarmi, disse a Bertani: « Partiamo per il golfo sul Washington e subito . Alle otto e mezzo salparono ; e Bertani a bordo del Washington scrive alla marchesa Ernesta Cambiaso: Ho meco Garibaldi a bordo e con lui navigo al golfo degli Aranci . Ho avuto una felice ispirazione di venire. Alle dodici e mezza della notte sabato-domenica fummo innanzi alla Torre del Faro di Messina.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a p. 258, in proposito scriveva: “Garibaldi risolse di servirsi di questo mezzo, ed aumentare la sua azione col diffondere le voci più diverse ed erronee. Come questo mezzo abbia ottenuto un successo sul quale lo stesso Garibaldi appena poteva far conto, lo vedremo quanto prima. Garibaldi non poteva sapere in anticipazione fin dove sarebbe riescito, e per quanto si figurasse ogni circostanza favorevole, doveva sempre desiderare un rinforzo di quella parte delle sue truppe, delle quali poteva immediatamente e con sicurezza disporre. Al principio di agosto un tale rinforzo potè essere a disposizione di Garibaldi. Era quella piccola, armata che alla sua partenza dall ‘ alta Italia assunse il nome di divisione o spedizione di Terranova. La spedizione di Terranova era stata organizzata dall’attività di Mazzini e del dottor Bertani, lasciato a Genova come rappresentante di Garibaldi allo scopo di agire contro gli Stati della Chiesa. Comandante in capo di essa era il colonnello Pianciani e capo dello stato maggiore generale il colonnell G. Rüstow, che avevano specialmente diretto l’organizzazione.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a p. 259, in proposito scriveva: “Da questo luogo di ritrovo la spedizione fu detta spedizione di Terranova, al che non era estraneo il pensiero nascosto, non essere destinata per la Sicilia ma per altra nuova terra.”. Giuseppe Bandi (…), nel suo “I Mille”, (con prefazione di Stefano Canzio), ed. Vie Nuove, 19….,riferendosi a Garibaldi, a p. 162, in proposito scriveva che: “Per tale scopo, partì segretamente e di nottetempo, senza curarsi del rischio che correva, nel pigliar il mare in luogo tanto vegliato dalle navi borboniche; e quando ci accorgemmo della sua assenza, egli era già nel golfo degli Aranci.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Garibaldi….era costretto ad opporsi alla Spedizione degli Stati Pontifici ed era corso a Cagliari per ritirare etc….Questo corpo mutando direzione era da Garibaldi destinato a servire allo sbarco in Calabria. Etc..”. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a p. 208, in proposito scriveva: “Ad accrescere sue militari forze, il Generale sollecitava lo arrivo in Sicilia di quella quarta spedizione di volontari, che declinando il luglio, si raccoglievano in Sardegna nella rada di Terranova sotto il comando del Colonnello Pianciani. Quest’accolta di milizie avea per pubblici propositi di venirne in Sicilia; ma lo intento segreto dei capi era invece di metterli in terra pontificia: ove schivando di affrontarsi nei francesi, si ripromettevano d’impellere nei popoli della centrale Italia quel moto medesimo, che Garibaldi aveva suscitato vittorioso all’estremo della penisola. Il governo sardo diede ausilii, come alle altre, e più che alle altre spedizioni, anche a questa di Terranova, e per questi fu voce si accontasse in Genova col Bertani il Farini ministro; il quale volle promesso, e invigilava attentamente, che si eseguisse davvero lo sbarco non ad altre spiagge che in Sicilia. Ma a mutare i reconditi, quanto audaci disegni sulla Stato papalino, non essendo punto disposti nè il Bertani, ne molto meno il Pianciani, non parevano essi gran fatto proclivi alle sollecitazioni di Garibaldi che li chiamava in Sicilia; parendo loro di venirne troppo morbidi ai cenni di un’odiata diplomazia, laddove quelle forze riuscirebbero alla Sicilia superflue, alle sorti d’Italia disutili. “. Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a p. 209, in proposito scriveva che: “La spedizione adunque, che di Terranova veniva in Sicilia a mezzo l’agosto, diè abilità al Dittatore di sospingersi alla seconda parte della impresa, che incominciava dal non agevole, per le molte crociere del napoletano naviglio, passaggio del Faro. Aveva egli radunato a Torre di Faro, etc…”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 96-97, in proposito scriveva che: “Il 10 agosto il Bertani sbarcava a Palermo ricevuto con effetto dal Depretis, l’11 sul vapore Elba arrivava a Torre del Faro e in quel momento era la seguente: nello Stretto la flotta borbonica vigilava etc….Garibaldi, udito il racconto particolareggiato del Bertani circa la approntata grossa spedizione, le difficoltà, anzi le opposizioni fatte dal Governo al compimento del programma, “in un lampo, senza discussione, senza manifestare i suoi progetti”(1) decise di partire per Terranova. Nessuno sapeva di questa decisione e della partenza, tranne il Sirtori a cui aveva scritto: “Sig. Generale Sirtori, io lascio a voi il comando dell’esercito e della marina, dovendo assentarmi qualche giorno. G. Garibaldi”(2).”. Maraldi, a p. 96, nella nota (1) postillava: “(1) G. Pittaluga, op. cit., p. 135-146”. Maraldi, a p. 96, nella sua nota (2) postillava: “(2) Archivio Bertani, Elenco 2°, plico 1°.”. Maraldi, a p. 97, nella nota (1) postillava: “(1) G. Pittaluga, op. cit., p. 141”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 97, in proposito scriveva che: “Nelle sue Memorie (3) così egli spiega quella sua risoluzione: “Bertani mi annunciò che dovevano riuniirsi agli Aranci circa 5000 uomini dei nostri. Tale determinazione di formare codesta gente agli Aranci aveva origine da coloro che come Mazzini, Nicotera, ecc.. senza disapprovare la spedizione nostra nel meridionale, opinavano doversi fare diversioni nello Stato Pontificio, su Napoli, o forse anche repugnavano di sottomettersi alla obbedienza della dittatura. Per non urtare intieramente con le idee strategiche di quei signori mi nacque il pensiero di raggiungere io stesso quei cinquemila uomini e con essi tentare un colpo di mano su Napoli (4).”. Maraldi, a p. 97, nella nota (3) postillava: “(3) G. Pittaluga, op. cit., p. 141”. Maraldi, a p. 97, nella sua nota (3) postillava: “(2) C. Agrati, da Palermo al Volturno, p. 327”. Maraldi, a p. 97, nella nota (3) postillava: “(3) Stese quando il dissenso con Mazzini era divenuto acutissimo.”. Maraldi, a p. 97, nella nota (4) postillava: “(4) G. Garibaldi, Memorie, Barbera, p. 374.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 98, in proposito scriveva che: “Garibaldi, dopo le disposizioni date al suo Capo di Stato Maggiore, il giorno 12 alle ore 8,30 s’imbarcava con il Bertani sul Washington per approdare in Sardegna e per raggiungere gli uomini concentrati al Golfo degli Aranci.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a p. 341, in proposito scriveva che: “Non credo si possa ben sommare la gente corsagli da fuor del reame. Gli scrittori garibaldini dicono 1085 gli sbarcati a Marsala, poi il Medici con 2500, poi il Cosenz.con 1600, e il Sacchi con 1500. Arrivavano inoltre a drappelli tuttodì da Italia, Francia, Malta e Grecia, bruchi da ogni contrada accorrenti sulle terre nostre. Sembra su ‘ primi d’agosto avesse da ventimila stranieri; su ‘ Siciliani, benchè fossero migliaia facea poco conto; e intenti a rapinare in patria, non volean passare il Faro. Laonde avendo ei visto i Regi ritrarsi intatti e frementi, stimò non bastargli quelli, e fè pensiero sù novemila del Bertani; però udito quelli volersi gittare nel Romanesco, statuì ad andare egli a pigliarli. Lasciò al Sirtori il preparar la passata dello Stretto, e postar batterie sulle coste a Torre di Faro (dove s’organava il corpo di Spedizione, coll’aiuto de’ legni inglesi e sardi); ed egli sparso d’andare a Torino, per rispondere a voce a quel Re sull’assalir la Calabria, s’imbarcò sul Washington a’ 12 agosto.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 142-143, in proposito scriveva che: “Durante la traversata Bertani scrisse la seguente lettera ad un amico da far recapitare da Terranova: << A bordo del Whashington, 12 agosto 1860. << Ho meco Garibaldi a bordo, e con lui navigo al Golfo degli Aranci per piombare di là inaspettato sullo Stato romano e rimettere la quistione italiana sulla vera base ed aprire i varchi alle correnti di gioventù italiana che verrà a fare di Roma la capitale della nostra Italia. « Ho avuto una felice ispirazione di venire. Alle 12 e mezzo della notte sabato-domenica, fummo innanzi alla Torre del Faro di Messina. Si cannoneggiava dall’estrema Calabria: un tentativo fatto poche ore prima da 200 uomini sembra fallito. Scesi di bordo e ascesi alla Torre del Faro, passando in mezzo a varie sentinelle e uomini sdraiati per ogni dove su quella spiaggia sabbiosa, vastissima.”, poi, a p. 143 aggiungeva: “A quella ringhiera ho vissuto mezz’ora di vita hi patriottica italiana; Garibaldi ha aderito al mio progetto. « Parmi di aver sciolto il problema di cui appena osavo immaginare la spiegazione. Egli si decise in un momento a capitanare la spedizione, diede gli ordini al Washington immediatamente, ed alle otto e mezza eravamo già a bordo».”.
A GOLFO ARANCI IN SARDEGNA
Nel 13 agosto 1860, a GOLFO ARANCI (Sardegna), l’arrivo di Garibaldi e Bertani, che dalla Sicilia, in tutto segreto si erano recati in Sardegna a prendere le truppe della “Spedizione Bertani-Pianciani”, le truppe preparate dal Bertani per invadere lo Stato Pontificio e dirottarle in Sicilia
Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373, in proposito scriveva che: “In quei giorni giunse da Genova il dottor Bertani, e mi annunciò che dovevano riunirsi agli Aranci, sulla costa orientale della Sardegna, circa cinquemila dei nostri, da lui riuniti a Genova e spediti a quella via prima della sua partenza di là. Tale determinazione di formare cotesta gente agli Aranci aveva origine da coloro che, come Mazzini, Bertani, Nicotera, ec. , senza disapprovare le spedizioni nostre nell ‘ Italia meridionale, opinavano doversi fare diversioni nello Stato pontificio o su Napoli ! o forse ancora repugnavano di sottomettersi all’ ubbidienza della Dittatura. Per non urtare intieramente coll’ idea strategica di quei signori, mi nacque il pensiero di raggiungere io stesso cotesti cinquemila uomini, e con essi tentare un colpo di mano su Napoli. M’ imbarcai dunque con Agostino Bertani a bordo del Washington, dirigendoci al Golfo degli Aranci. Giunti in quel porto, trovammo soltanto una parte della spedizione, essendosi il maggior numero già diretto per Palermo. Tale circostanza mi fece cambiar d’ opinione sul progetto per Napoli. Imbarcammo parte della gente sul Washington, perchè fosse più comoda, passammo alla Maddalena per far carbone, di lì a Cagliari, a Palermo, a Milazzo, e tornammo a Punta di Faro, etc…”. Garibaldi, a p. 373, nella nota (1) postillava: “(1) Il generale Turr era passato sul continente per motivi di salute, ed avea lasciato il comando della brigata Eber.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 330-331, in proposito scriveva che: “Appena giunto a Golfo degli Aranci, Garibaldi aveva scritto al Nicotera ch’egli andava con le altre Brigate in Sicilia e che le forze di cui esso Nicotera disponeva erano più che sufficienti per l’impresa negli Stati papali. Il che, prova che già era tornato al primitivo progetto. Riprendendo la narrazione dei fatti, Garibaldi e Bertani, sul ‘Washngton’, erano entrati nel Golfo degli Aranci sulla sera del 13 agosto senza aver incontrate navi nemiche, poiché queste erano ormai concentrate tutte nello Stretto, e vi avevano trovato l’Isère, il Calatafimi, il Garibaldi col brigantino Shepeard, e avevano saputo che con questi era anche il ‘Wessel’, il quale, però, al momento si trovava a Terranova per Carbone. Ma invano avevano cercato il ‘Torino e l’Amazon, che, a quello che si disse loro, erano partiti per Palermo. Garibaldi era salito sul ‘Shepeard tra i volontari, che, già in agitazione e tumulto, si erano placati come per incanto alla sua vista e, ascoltate le sue parole, non avevano fatto opposizione alcuna al suo ordine di partire per Palermo. Il Bertani era rimasto, invece, assai male e aveva voluto quell’ordine per iscritto. Garibaldi lo aveva accontentato subito, dopo di che aveva scritto al Nicotera nel senso che ho detto. Mentre quei legni facevano i preparativi per la partenza, egli, imbarcati sul ‘Waschington’ 400 volontari affinché gli altri avessero a stare meno pigiati sui rispettivi vapori, s’era diretto alla Maddalena per provvedersi a sua volta di carbone. Questa, almeno, è la ragione indicata dal Mario, ma, evidentemente, non era la sola, perché, in tal caso, Garibaldi si sarebbe diretto alla più vicina Terranova. Altra, e forse più forte ragione era che con quel più lungo tragitto, Garibaldi s’accostava alla sua diletta Caprera, alla quale, infatti, fece una rapida visita mentre il ‘Washington imbarcava il carbone. Il Treveljan, narrando di queste poche ore passate dal Dittatore nella pace silenziosa dei suoi campi e delle sue rocce, etc…Poi, calata la sera, il ‘Washington’ riprende la via del ritorno durante la quale fa sosta a Cagliari etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Garibaldi….era costretto ad opporsi alla Spedizione degli Stati Pontifici ed era corso a Cagliari per ritirare etc….Questo corpo mutando direzione era da Garibaldi destinato a servire allo sbarco in Calabria. A Cagliari Garibaldi trovò una parte della spedizione, mentre un’altra aveva fatto rotta per Palermo; Etc..”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a pp. 27-28-29-30, in proposito scriveva che: “Questo progetto, maturato in segreto dagli uomini della fazione estremista, era stato comunicato a Garibaldi, secondo quanto ho motivo di credere, solo all’ultimo momento. Garibaldi, con quel raro buon senso pratico che lo distingue, vi si oppose; si recò personalmente in Sardegna, con una sola parola dislocò la spedizione e la fece dirigere verso la Sicilia sotto il comando dei suoi principali capi, escluso il colonnello Pianciani, che, avendo impegnato la sua parola per l’invasione degli Stati pontifici, credette di doversi ritirare quando si vide in contrasto col generale in capo dell’esercito meridionale (1)….Etc…(p. 30). Fu lunedì 13 agosto che gli uomini di questa spedizione, la quale di lì a tre giorni doveva essere sciolta, s’imbarcarono verso mezzogiorno, scortati da una parte della popolazione genovese, che li salutava con i suoi più caldi voti ed addii. La sera, fu il nostro turno.”. Maxime Du Champ (….), nel suo“La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, a p. 39, riferendosi al colonnello Ludovico Frapolli, in proposito scriveva che: “..ma, alle cinque di mattina fui svegliato da un ufficiale il quale veniva ad avvertirmi che Garibaldi, sbarcato verso mezzanotte a Palermo, sarebbe ripartito per Messina in mattinata ed a noi erano stati riservati dei posti sul suo piroscafo. Infatti, mentre ognuno faceva andare Garibaldi, secondo la sua immaginazione, in uno o in un altro luogo, egli si era recato in Sardegna per sciogliere la spedizione progettata dal colonnello Pianciani; poi, al momento di ritornare in Sicilia, sentendosi così vicino al suo isolotto di Caprera, non aveva resistito e vi aveva condotto gli amici che l’accompagnavano.”. Maxime Du Champ (….), nel suo“La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, a p. 41 rcconta della partenza sua e delle truppe dal Golfo degli Aranci per andare in Sicilia e scriveva: “Un’ora dopo essere stati avvertiti, ci trovammo a bordo dell’Amazon, un vaporetto inglese, il cui comandante, un tipo allegro ed energico, era fuori di sé dalla gioia perché aveva l’onore di trasportare Garibaldi, ‘the lion of the day (1). Quando arrivammo, una parte dello stato maggiore del generale era già riunito sul cassero, e potei vedere alcuni degli uomini la cui illuminata devozione non è tra i meriti meno gloriosi del dittatore: Vecchi, prima di tutti, grande proprietario di miniere di rame, storico, poeta, il quale ama Garibali, etc…Froscianti, uno sfratato; non abbandona mai Garibaldi; nella vita quotidiana, obbedisce ai suoi ordini; etc…”. Durante la Spedizione dei Mille fu costantemente al fianco di Garibaldi, del quale divenne amico e confidente al punto che, dopo la Terza Guerra di Indipendenza, venne chiamato a Caprera per amministrare i beni del Generale. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a p. 208, in proposito scriveva: “Cotesti indugi volle il Generale vincere di sua persona; laonde, lasciata segretamente Palermo al 12 di agosto, venne subitamente al golfo degli Aranci, e menò seco, rassegnatone il comando dal Pianciani, la nuova brigata di Sicilia, ove approdava al 16 del mese. Questo indugio protrasse fino alla seconda metà del mese stesso le operazioni di guerra in terra ferma.”. Il colonnello Cesari Cesari (….) descritta la situazione dei volontari in Sicilia inizia a parlarci dei volontari della spedizione Pianciani. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a pp. 152-156, in proposito scriveva che: “Prima di narrare il passaggio della spedizione Bixio nel continente, vediamo quali altri avvenimenti si maturavano in quei giorni…..Etc…Garibaldi, edotto a sua volta di questo tentativo, che veniva a compromettere tutta l’opera sua, fece sapere al Pianciani che lo disapprovava e che sarebbe stato più gradito l’invio di rinforzi in Sicilia. Così infatti avvenne e dopo pochi giorni di sosta a Golfo Aranci, nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, etc…”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, a p. 154, in proposito scriveva che: “Garibaldi invece, senza dar libero sfogo allo sdegno del momento, riabbracciò subito il partito contemplato tre giorni avanti, di servirsi degli uomini del Pianciani per forzarsi il passaggio sullo Stretto (3). Intanto giacchè il caso lo aveva spinto a portata della sua diletta Caprera (4), egli elesse di prendervi un riposo di qualche ora, aggirandosi qua e là in mezzo ai cespugli fragranti e ai massi granitici, chiamando per nome le sue mucche favorite e facendole mangiare nel cavo della propria mano, con tutto lo slancio di gioia e d’affetto con cui un collegiale in vacanza per un giorno a metà trimestre, saluta la sua casa (1). Dopo di ciò, egli riprese la via di Palermo, dove la spedizione Pianciani riunita di bel nuovo, apparve forte di 6000 uomini.”. Dobelli (Treveljan), a p. 153, nella nota (3) postillava: “(3) Mem., 374; Ciàmpoli, 175.”. Dobelli (Treveljan), a p. 153, nella nota (4) postillava: “(4) Il bisogno di carbone l’aveva fatto fermare alla Maddalena. Mem., 374.“. Dobelli (Treveljan), a p. 154, nella nota (3) postillava: “(3) Mem., 374; Ciàmpoli, 175.”. Dobelli (Treveljan), a p. 154, nella nota (1) postillava: “(1) Guerzoni, II, 159; Du Champ, 19-20; Bertani, II, 169-170; Durand Brager, 164-165.“. Dobelli (Treveljan), a p. 154, nella nota (2) postillava: “(2) Pianciani, 212-213; Mem. Stor. Mil., II, 182; Turr, Risposta, 15-16.”. Denis Mack Smith (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860” (il titolo originale Cavour and Garibaldi nel 1860), ristampato da Einaudi, Torino, nel 1958, nel capitolo “Sconfitta di Cavour a Napoli”, a pp. 190-191, in proposito scriveva che: “…; mentre Garibaldi molto scontento sia di Cavour sia di Bertani, dové ritornare al suo primitivo progetto di avanzare da Messina attraverso la Calabria. Bertani, dal canto suo, si affrettò a condurre il rimanente dei suoi uomini a sud, per unirsi a Garibaldi.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Arrivato il giorno 13 il Pianciani con lo Stato Maggiore a Golfo Aranci, non trovò nessuno con sua grande sorpresa e disappunto; fece allora dirigere il piroscafo a Cagliari sperando di avere colà precise notizie e, mentre stava per entrare in porto, una lancia gli si avvicinò e riconobbe in essa Garibaldi, il quale, dopo essere stato col Washinngton alla Maddalena per fare carbone, aveva fatto sosta nel porto per tornare a Palermo seguito dai vapori delle due brigate. Garibaldi domandò al Pianciani quanti uomini aveva nella sua spedizione e saputolo e assicuratosi che a bordo vi era sufficiente acqua e carbone gli disse: “Colonnello, partirete subito per Palermo” e al capitano della nave ordinò ad alta voce “a Palermo, e facciamo di arrivare il più presto possibile” (1). Il Pianciani, disorientato e scoraggiato, ubbidì, ma, appena giunto a Palermo, volle incontrarsi col Dittatore, fermo come era sempre nel voler portare la spedizione nelle terre pontificie. Etc…”. Maraldi, a p. 99, nella nota (1) postillava: “(1) L. Pianciani, op. cit.”. Maraldi, a p. 101, nella nota (1) postillava: “(1) G. Pittaluga, op. cit., p. 157, 158.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a p. 341, in proposito scriveva che: “…e fè pensiero sù novemila del Bertani; però udito quelli volersi gittare nel Romanesco, statuì ad andare egli a pigliarli. Lasciò al Sirtori il preparar la passata dello Stretto, e postar batterie sulle coste a Torre di Faro (dove s’organava il corpo di Spedizione, coll’aiuto de’ legni inglesi e sardi); ed egli sparso d’andare a Torino, per rispondere a voce a quel Re sull’assalir la Calabria, s’imbarcò sul Washington a’ 12 agosto.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “Questi, fallitogli il rapimento del vascello, tirò in Sardegna a pigliarsi i novemila raccolti dal Bertani. Il Pianciani che li comandava assicura che fossero 8940 in tutto, divise in sei brigate, un battaglione carabinieri, due squadroni di guide, due compagnie di genio, due batterie rigate da campo, e i servigi amministrativi e sanitarii: ogni brigata aver quattro battaglioni, ciascuno quattro compagnie, sicchè se ne potesse accrescere la gente senza alterare i quadri. Il Garibaldi giunto il 14 a Cagliari, solo parte ne trovò, che già due brigate navigavano a Palermo, e parte dell’altre due stavano per arrivare da Genova; dove il Pianciani aspettò sinchè ebbe la moneta dal governo; però fu alla baia di Terranova sul tardi di quella sera; e raggiunse a Cagliari il Nizzardo che v’ avea menato il resto della gente. L’incontrò presso al porto in una barca venutagli incontro a ingiungergli di voltar per Palermo. Egli, romano, che forte si struggea di farla al Papa, si turbò; per via sopraggiunselo il Gulnava, avviso di guerra sardo, che a nome del governo andava comandando a tutti quei legni di sfilare a Palermo. Griunservi la sera del 17; ma il Pianciani ricusò di far quella guerra, e se ne tornò a Livorno ; il surrogò il prussiano Rustow, che li menò a ordinarli a Melazzo. Eran parte di queste bande le raccolte dal Nicotera, dicevan da 2300 uomini a Castelpucci presso Firenze; il più soldati vestiti rossi, ch’ avean da entrare nel pontificio. A queste il Pianciani con un bando disse : « La nostra bandiera ha i colori « della nazione ; essa vi deve porre lo stemma. » Questo putiva di repubblica; e oltracciò s’ aveva a ubbidire a Napoleone, che non volea tocco allora il papa; però il mattino del 28 arrestarono a Firenze il Nicotera e il Sacchi uno de’ suoi maggiori. Dopo poche ore liberaronli, dissesi, a patto d’andar subito con la gente in Sicilia, e con promessa di quarantamila franchi ed altro. Imbarcati a Livorno, aspettavano la moneta e l’altre promesse fatte dal Ricasoli, e non si movevano; ma accorsero cannoni sul molo, e un Commissario di polizia loro ingiunse partissero, o andrebbero a picco. Il Nicotera rabbioso protestò, e andò; ma dopo pochi dì stampò una lettera al Ricasoli, tutta insulti ; dove gli rinfacciò : « Mi prometteste : Se Torino si oppone mi « torrò la maschera, e verrò con voi ; ora, sig. barone, quante sorte di maschere avete sul viso’? » Fu svelato appresso ei fremesse, perchè non quaranta, ma solo trentamila franchi gli dettero. Certo quei soldati sardi mascherati colla casacca rossa sforzati furono dal governo di Vittorio a venir contro noi, mentre ancora quel re teneva i nostri legati in corte. Le maschere di cotesta gente sono infinite.”. Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373, in proposito scriveva che: “Occupammo dunque lo Stretto di Messina dal Faro a quella città; frattanto le colonne Bixio ed Eber (1) ci raggiungevano per le vie di Girgenti e Caltanissetta, e si formava una quarta divisione Cosenz. Dimodochè ci trovammo ben presto con una forza imponente per noi assuefatti ad averne ben pоса. Nello Stretto di Messina. Giunti allo Stretto bisognava passarlo. Sicilia reintegrata nella grande famiglia italiana era certo un bellissimo acquisto ! Ma che ? Dovevamo noi, per compiacere alla diplomazia, lasciare incompleta, monca, la patria nostra ? E le Calabrie e Napoli che ci aspettavano a braccia aperte ? Ed il resto d’ Italia ancora servo dello straniero o del prete ? Bisognava dunque passare lo Stretto, a dispetto della vigilanza somma dei Borbonici, e di chi per loro ! Un giorno si potè per mezzo d’ un Calabrese, parteggiante nostro, aprire intelligenza con alcuni militari del presidio della fortezza d’ Alta Fiumara, molto importante punto della costa orientale dello Stretto. Incaricai i colonnelli Missori e Musolino di passare con dugento uomini nella notte, e procurare d’ impadronirsi del forte suddetto. Ma sia per difetto d’accordi, per paura della guida, o per altri motivi, l’impresa fallì ! La gente sbarcata s’incontrò con una pattuglia nemica, che fu sconfitta, ma che dette l’allarme, sicchè i nostri furono obbligati di prendere la montagna. Il preludio dell’ impresa non era favorevole, e convenne abbandonare il progetto di passare lo Stretto a Faro, cercando di eseguire il passaggio in altra parte. In quei giorni giunse da Genova il dottor Bertani, e mi annunciò che dovevano riunirsi agli Aranci, sulla costa orientale della Sardegna, circa cinquemila dei nostri, da lui riuniti a Genova e spediti a quella via prima della sua partenza di là. Tale determinazione di formare cotesta gente agli Aranci aveva origine da coloro che, come Mazzini, Bertani, Nicotera, ec. , senza disapprovare le spedizioni nostre nell ‘ Italia meridionale, opinavano doversi fare diversioni nello Stato pontificio o su Napoli ! o forse ancora repugnavano di sottomettersi all’ ubbidienza della Dittatura. Per non urtare intieramente coll’ idea strategica di quei signori, mi nacque il pensiero di raggiungere io stesso cotesti cinquemila uomini, e con essi tentare un colpo di mano su Napoli. M’ imbarcai dunque con Agostino Bertani a bordo del Washington, dirigendoci al Golfo degli Aranci. Giunti in quel porto, trovammo soltanto una parte della spedizione, essendosi il maggior numero già diretto per Palermo. Tale circostanza mi fece cambiar d’ opinione sul progetto per Napoli. Imbarcammo parte della gente sul Washington, perchè fosse più comoda, passammo alla Maddalena per far carbone, di lì a Cagliari, a Palermo, a Milazzo, e tornammo a Punta di Faro, ove il generale Sirtori avea già disposto due piroscafi nostri, il Torino ed il Franklin, perchè facessero il giro della Sicilia da settentrione ad occidente e ostro sino nella parte orientale dell’ isola a Taormina. Fu cotesta una savia e felice risoluzione. I due piroscafi suddetti giunsero a Giardini, porto di Taormina, v’ imbarcarono la divisione Bixio, e la passarono felicemente a Melito in Calabria. Dovendo la spedizione de’ due piroscafi colla divisione Bixio partire da Giardini per la Calabria, lo stesso giorno del mio arrivo a Faro io m’ imbarcai per Messina, vi presi una vettura, e giunsi a tempo per imbarcarmi col Franklin, e passare anch’ io in Calabria.”. Garibaldi, a p. 373, nella nota (1) postillava: “(1) Il generale Turr era passato sul continente per motivi di salute, ed avea lasciato il comando della brigata Eber.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 263-264, in proposito scriveva: “La mattina del 14 Garibaldi era nel golfo degli Aranci, ma non vi trovò che la massima parte della terza e quarta brigata della divisione di Terranova, cioè le brigate Gandini e Puppi, mentre la prima e seconda brigata , Eberhard e Tharrena, avevano già abbandonato il golfo veleggiando per Palermo; il resto della terza e quarta brigata, collo stato maggiore generale delle suddette truppe, non era ancora arrivato.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 264-265, in proposito scriveva: “La brigata Tharrena venne trattenuta in Palermo e si mostrava dell’umore più inquieto. Il Bisantino, che portava porzione delle brigate Gandini e Puppi e tutto lo stato maggiore generale, benchè tutte le truppe fossero già imbarcate alle 8 ore di mattina , venne però trattenuto in Genova fino al pomeriggio del 13, in conseguenza delle manovre del governo piemontese che quel giorno trattenne il danaro spettante alla spedizione e ne indugiò il pagamento con inconcludenti pretesti. Rüstow insisteva per essere o spedito egli stesso, appena fosse possibile, nel golfo degli Aranci o perchè Pianciani precorresse la spedizione, onde avere in anticipazione un comando superiore per tenere unita la spedizione. Pianciani aveva creduto di non poter aderire al progetto, mentre nelle sue istruzioni dicevasi che dovesse imbarcarsi in ultimo collo stato maggiore generale, Così il Bisantino non arrivò che tardi nel pomeriggio del 14 al golfo degli Aranci, indi alla baja di Terranova.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “Garibaldi però la mattina del 14 non vi trovò che la maggior parte delle brigate Gandini ( Milano) e Puppi (Bologna) e tosto se le prese con sè dirigendosi a Cagliari. Per Cagliari navigò quindi anche il Bisantino, non avendo Pianciani trovate le altre navi nella baja di Terranova e non avendo rilevato sullo stato delle cose che notizie ancora poco chiare. Nel pomeriggio del 15 il Bisantino arrivò in rada di Cagliari. Ivi incontrò lo stesso Garibaldi col grosso delle brigate Gandini e Puppi, e Garibaldi ordinò a Pianciani di tosto far vela per Palermo ove dovevano seguirlo anche le altre navi appena si fossero rifornite di carbone.”. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 52, nella nota (1) postillava: “Garibaldi scomparve appunto il giorno 12, senza che nulla di positivo si sapesse. Andò prima a Cagliari, poi a Palermo, per riunire a s’e le brigate Puppi, Gandini, Eberhardt, Tharrena, agli ordini del conte Luigi Pianciani che, insieme con quella del Nicotera (già scesa in Sicilia al comando del Sacchi), avevano costituito la famosa spedizione organizzata dal Mazzini, assenziente poi Garibaldi, per invadere lo Stato pontificio. Costretta dal Governo italiano a non oltrepassare la frontiera, fu in Toscana nuovamente imbarcata e venne — per varie vie — in Sicilia.”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 159 proseguendo il suo racconto scriveva: “Lasciato nella notte del 12 il Faro, delude prodigiosamente la crociera borbonica e dà fondo, sul mattino del 14, nel Golfo degli Aranci. Colà ode che le due brigate (quella Eberhardt e Tharrena, di cui dicemmo) son già in viaggio per Palermo; ma ci trova invece il grosso di altre due (Gandini e Puppi) raggiunte nella giornata stessa dai loro distaccamenti e dall’intero Stato Maggiore della spedizione col Pianciani in persona. Allora si presenta improvviso a quella gioventù già devota a lui più che non volesse parere; vince col fascino della parola e anche più dell’aspetto gli scrupoli degli uni, la repugnanza degli altri, e preso, colla sicurezza di chi non teme di vederselo contrastato, il bastone del comando, fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 169 e ssg., in proposito scriveva che: “Si entrò nel golfo: Bertani prende gli ordini dal generale e scende nella lancia; percorre i diversi bordi. V’è l’ Isère che ha sbarcato i genovesi, i quali danno bello spettacolo intorno agli accesi fuochi; v’è il Clipper, il Generale Garibaldi, il Calatafimi; il Weasel era andato a Terranova per carbone. In tutto quattro, invece di seimila uomini; i cavalli e le armi tutto in regola. Ma il Torino e l’Amazzone con gli altri duemila ? Erano partiti per Palermo condottivi da Eberhard, che docilmente aveva obbedito alle intimazioni del Gulnara, vapore di guerra sardo. Pianciani collo stato maggiore non era ancora giunto. Bertani ritorna sul Washington e riferisce; prega il generale di mostrarsi ai volontari, insospettiti della vicinanza del vapore che temono venuto per parte del governo a disperdere anche loro. Garibaldi è furioso per la partenza dei due vapori, ma sale sul Clipper, e alla vista dell’amato volto gli evviva rintuonano e riecheggiano nel golfo. Non un sorriso però illumina la faccia del generale: ogni occasione per eseguire un grosso sbarco sopra Napoli o sul littorale del Pontificio era scomparsa, e il duce si crucciava per il tempo perduto, per il Faro abbandonato, per i pionieri asserragliati. Fissa Cagliari per radunare tutti, e volendo andare lui alla Maddalena per fare carbone (o per ispirarsi a Caprera ? ), Bertani monta a bordo d’altro legno, risoluto a non più abbandonare la spedizione e fare eseguire gli ordini di Garibaldi qualunque siano per essere. A tutte le domande ansiose, alle osservazioni dispettose di non pochi degli ardenti fautori della spedizione nel Pontificio, egli risponde: < Si va dove, quando, come Garibaldi ordinerà. E i volontari s’acquetarono pur fremendo.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 148-149-150, in proposito scriveva che: “Le altre due brigate Milano (Gandini) e Bologna (Puppi), per gli ostacoli già accennati, giunsero al convegno soltanto la sera del 13, coi vapori Weasel, Garibaldi, Calatafimi e col clipper Sheaperd. Il comandante della Gulnara disponevasi a persuaderle a proseguire anch’esse per Palermo, quando il Whasington giungeva esso pure a Terranova. Nella relazione ai rappresentanti dei Comitati di provvedimenti, Bertani ha scritto : « Ricorderò il vivissimo dolore del generale Garibaldi ed il mio, quando giunti dal Faro di Messina al Golfo degli Aranci la sera del 13 agosto ultimo giorno per il fissato convegno non vi trovammo tutta la gente ivi diretta da Genova, e che io aveva promesso al generale. Fu allora necessità fatale il desistere dall’ardita impresa che il generale voleva compiere. Scrisse Garibaldi nelle sue memorie. « Giunti in quel porto trovammo soltanto una parte della spedizione, essendosi il maggior numero già diretto per Palermo. Tale circostanza mi fece cambiar d’opinione sul progetto per Napoli. Imbarcammo parte della gente sul Washington perchè fosse più comoda, passammo alla Maddalena per far carbone, di lì a Cagliari, a Palermo, a Milazzo, e tornammo a punta di Faro (374). La successione dei fatti fu la seguente : Chiarito che la spedizione era già per metà a Palermo, Garibaldi decise di portare colà anche il rimanente. Ma siccome il Washington abbisognava di carbone, ordinò alle brigate Gandini e Puppi (Milano e Bologna) di recarsi ad aspettarlo a Cagliari.’ La Gulnara, trionfante del suo successo, accompagnò da lontano quei bastimenti. Il Dittatore sul Washington si recò a far carbone alla Maddalena. Mentre il bastimento caricava il combustibile, Egli si recò a visitare la sua diletta casa alla vicina Caprera, e tornato a bordo raggiunse a Cagliari le due brigate.”.
Nel 13 agosto 1860, a Golfo Aranci, l’arrivo di GARIBALDI e BERTANI, ed i volontari garibaldini ivi raccolti: le Brigate della Spedizione TERRANOVA, con una parte della Brigata BOLOGNA o PUPPI ed una parte della Brigata MILANO o GANDINI (forse vi erano già il maggiore Giovan Battista CATTABENI di Senigallia e l’ex brigata BOLOGNA, divenuta Brigata PUPPI, il maggiore BASSI di Siena e FERRACINI)
Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373 e ssg., in proposito scriveva che: “….al Golfo degli Aranci. Giunti in quel porto, trovammo soltanto una parte della spedizione, essendosi il maggior numero già diretto per Palermo. Tale circostanza mi fece cambiar d’ opinione sul progetto per Napoli. Imbarcammo parte della gente sul Washington, perchè fosse più comoda, passammo alla Maddalena per far carbone, di lì a Cagliari, a Palermo, a Milazzo, e tornammo a Punta di Faro, ove il generale Sirtori avea già disposto due piroscafi nostri, il Torino ed il Franklin, perchè facessero il giro della Sicilia da settentrione ad occidente e ostro sino nella parte orientale dell’ isola a Taormina.”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “…..Nella mattina del 14 Garibaldi fu nel golfo degli aranci, ma non vi trovò che la più parte della terza e della quarta brigata. Gandini e Puppi, della divisione Terranova, avendo la prima e seconda brigata Eberhard e Tharrena già lasciato il golfo e fatto vela verso Palermo; e non essendo ancora arrivato il resto della terza e della quarta brigata collo stato maggiore delle truppe suddette. Rüstow.”. Dunque, Rustow racconta che a Golfo Aranci, Garibaldi trovò solo una parte della Spedizione “Terranova” (così battezzata dal Bertani che ‘avva organizzata). Garibaldi “vi trovò che la più parte della terza e della quarta brigata. Gandini e Puppi, della divisione Terranova”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 159, riferendosi a Garibaldi in Sardegna, a Golfo Aranci, quando ……..scriveva: “Allora si presenta improvviso a quella gioventù già devota a lui più che non volesse parere; vince col fascino della parola e anche più dell’aspetto gli scrupoli degli uni, la repugnanza degli altri, e preso, colla sicurezza di chi non teme di vederselo contrastato, il bastone del comando, etc…” e, prima di partire per Palermo, “…fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Guerzoni scriveva che Garibadi, dopo aver fatto una escursione a Caprera comanda i volontari di seguirlo a Cagliari e di là andare a Palermo. Secondo il Guerzoni, Garibaldi arriverà con queste truppe il 17 agosto 1860. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “Questi, fallitogli il rapimento del vascello, tirò in Sardegna a pigliarsi i novemila raccolti dal Bertani. Il Pianciani che li comandava assicura che fossero 8940 in tutto, divise in sei brigate, un battaglione carabinieri, due squadroni di guide, due compagnie di genio, due batterie rigate da campo, e i servigi amministrativi e sanitarii: ogni brigata aver quattro battaglioni, ciascuno quattro compagnie, sicchè se ne potesse accrescere la gente senza alterare i quadri. Il Garibaldi giunto il 14 a Cagliari, solo parte ne trovò, che già due brigate navigavano a Palermo, e parte dell’altre due stavano per arrivare da Genova; dove il Pianciani aspettò sinchè ebbe la moneta dal governo; però fu alla baia di Terranova sul tardi di quella sera; e raggiunse a Cagliari il Nizzardo che v’ avea menato il resto della gente. Etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a p. 331, riferendosi al Bertani, in proposito scriveva che: “Mentre quei legni facevano i preparativi per la partenza, egli, imbarcati sul ‘Waschington’ 400 volontari affinché gli altri avessero a stare meno pigiati sui rispettivi vapori, s’era diretto alla Maddalena per provvedersi a sua volta di carbone. Questa, almeno, è la ragione indicata dal Mario, ma, evidentemente, non era la sola, perché, in tal caso, Garibaldi si sarebbe diretto alla più vicina Terranova. Altra, e forse più forte ragione era che con quel più lungo tragitto, Garibaldi s’accostava alla sua diletta Caprera, alla quale, infatti, fece una rapida visita mentre il ‘Washington imbarcava il carbone. Il Treveljan, narrando di queste poche ore passate dal Dittatore nella pace silenziosa dei suoi campi e delle sue rocce, etc…Poi, calata la sera, il ‘Washington’ riprende la via del ritorno durante la quale fa sosta a Cagliari ove trova, insieme con gli altri vapori che si stanno a provvedersi di combustibile, anche il Byzantin, l’ultima nave della spedizione Bertani che porta il Pianciani con lo Stato maggiore.”. Proseguendo la narrazione, l’Agrati, a p. 332, riferendosi alla condotta del Pianciani, che anch’esso arrivò in Sardegna, in proposito scriveva pure: “Saputo che in seguito ad ordine di Garibaldi tutti gli altri s’eran diretti al sud e che con Garibaldi v’era il Bertani, il Pianciani aveva proseguito anch’egli per Cagliari, e vi era appena giunto il pomeriggio del 15, allorchè era apparso il ‘Washington’ col Dittatore proveniente da Caprera.”. Pianciani scriverà nelle sue memorie che vide apparire Garibaldi. Bertani era con Garibaldi, e con egli da Caprera era arrivato a Cagliari ?. Agrati, a p. 332, in proposito aggiunge: “Ma, come gli si dice che il Bertani, col quale confida dipotersi spiegare all’arrivo, è a bordo del ‘Washngton’ col Dittatore, il Pianciani obbedisce e riparte.”. Dunque, il Pianciani partì dalla Sardegna per Palermo proprio perchè gli dissero che sul vapore ‘Washngton’ vi era Garibaldi e Bertani che riartivano dalla Sardegna per portare i volontari garibaldini a Palermo. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 342, in proposito scriveva che: “Ma torniamo a Garibaldi. L’abbiamo visto giungere nella sera del 16 agosto a Palermo, da cui mancava da un mese: il Bertani l’aveva lasciato in Sardegna. Passata la notte nella sua cameretta di Palazzo Reale, etc…il 22 agosto il Dittatore s’era imbarcato per Messina…”. Dunque, Agrati scriveva che il Bertani era rimasto in Sardegna mentre Garibaldi già era ripertito per Palermo. Infatti, Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Il Bertani giunse a Palermo quando Garibaldi era già partito, e, sempre fermo nell’idea di tentare la diversione, si affrettò a vedere il Pianciani per intendersi con lui.”. Garibaldi già era partito per Trapani dopo essere giunto a Palermo e Bertani non lo trova. Bertani arrva dalla Sadegna ma non trova Garibaldi a Palermo. Agrati, a p. 332, riferendosi al Pianciani e a Rustow, in proposito scriveva: “Il 16 sera giunge a Palermo, e mentre le truppe restano a bordo egli, impaziente, scende a terra sperando di parlare con Garibaldi che è giunto prima di lui.”. Dunque, l’Agrati scrive che Garibaldi e quindi pure il Bertani erano già arrivati a Palermo, prima che arrivasse la nave con il Pianciani. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a p. 208, in proposito scriveva: “Cotesti indugi volle il Generale vincere di sua persona; laonde, lasciata segretamente Palermo al 12 di agosto, venne subitamente al golfo degli Aranci, e menò seco, rassegnatone il comando dal Pianciani, la nuova brigata di Sicilia, ove approdava al 16 del mese. Questo indugio protrasse fino alla seconda metà del mese stesso le operazioni di guerra in terra ferma.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 169 e ssg., in proposito scriveva che: “Si entrò nel golfo: Bertani prende gli ordini dal generale e scende nella lancia; percorre i diversi bordi. V’è l’ Isère che ha sbarcato i genovesi, i quali danno bello spettacolo intorno agli accesi fuochi; v’è il Clipper, il Generale Garibaldi, il Calatafimi ; il Weasel era andato a Terranova per carbone . In tutto quattro, invece di seimila uomini; i cavalli e le armi tutto in regola. Ma il Torino e l’Amazzone con gli altri duemila ? Erano partiti per Palermo condottivi da Eberhard, che docilmente aveva obbedito alle intimazioni del Gulnara, vapore di guerra sardo. Pianciani collo stato maggiore non era ancora giunto. Bertani ritorna sul Washington e riferisce; prega il generale di mostrarsi ai volontari, insospettiti della vicinanza del vapore che temono venuto per parte del governo a disperdere anche loro. Garibaldi è furioso per la partenza dei due vapori, ma sale sul Clipper, e alla vista dell’amato volto gli evviva rintuonano e riecheggiano nel golfo. Non un sorriso però illumina la faccia del generale: ogni occasione per eseguire un grosso sbarco sopra Napoli o sul littorale del Pontificio era scomparsa, e il duce si crucciava per il tempo perduto, per il Faro abbandonato, per i pionieri asserragliati. Fissa Cagliari per radunare tutti, e volendo andare lui alla Maddalena per fare carbone (o per ispirarsi a Caprera ? ), Bertani monta a bordo d’altro legno, risoluto a non più abbandonare la spedizione e fare eseguire gli ordini di Garibaldi qualunque siano per essere. A tutte le domande ansiose, alle osservazioni dispettose di non pochi degli ardenti fautori della spedizione nel Pontificio, egli risponde: < Si va dove, quando, come Garibaldi ordinerà. E i volontari s’acquetarono pur fremendo.”. Agostino Bertani, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo, domanda diecimila cartucce. Questi temendo nuovo sperpero fa consegnare le cartucce, ma vuole rimanere coi volontari, e a sua giustificazione prega il generale di dare l’ordine in iscritto per Palermo. Eccolo: “Esercito meridionale, Cagliari, 15 agosto 1860. Caro Bertani, Con tutta la gente che avete a disposizione venite a raggiungermi in Sicilia. – G. Garibaldi.”…..Etc….Bertani, giunto che fu a Palermo, etc…”. Dunque, la White scriveva che Garibaldi, il 15 agosto 1860, da Palermo scrive un ordine a Bertani. Fu il Bertani che chiese espressamente l’ordine scritto a Garibaldi che lo indirizzò a Cagliari. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 159 proseguendo il suo racconto scriveva: “….fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Dunque, il Guerzoni scriveva che Garibaldi arriverà a Palermo il 17 agosto 1860. La cosa è confermata anche dal Pianciani. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “Il Garibaldi…a Palermo. Griunservi la sera del 17; ma il Pianciani ricusò di far quella guerra, e se ne tornò a Livorno ; il surrogò il prussiano Rustow, che li menò a ordinarli a Melazzo.”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Frattanto Garibaldi, che nella mattina dei 17 agosto aveva già lasciato Palermo per recarsi nella costa orientale della Sicilia , cominciò le sue operazioni per passare nelle Calabrie.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “Così infatti avvenne e dopo pochi giorni di sosta a Golfo Aranci, nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo.“. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, a p. 154, in proposito scriveva che: “Dopo di ciò, egli riprese la via di Palermo, dove la spedizione Pianciani riunita di bel nuovo, apparve forte di 6000 uomini. Una volta là, il Bertani rinnovò i suoi scongiuri per persuaderlo a far vela verso lo Stato Pontificio, ma il Dittatore era ormai assorto nel problema del passaggio dello Stretto. Il Pianciani allora, presentate le sue dimissioni, riprese la via del ritorno. Ma il Bertani rimase sul teatro della guerra nella speranza di affermare il suo ascendente su Garibaldi in opposizione ai consigli più moderati del Medici, Turr, Bixio e Cosenz, tutti convinti della necessità di evitare una rottura con Cavour (2).”. Dobelli (Treveljan), a p. 154, nella nota (2) postillava: “(2) Pianciani, 212-213; Mem. Stor. Mil., II, 182; Turr, Risposta, 15-16.”. Dobelli cita il testo “Memorie Storiche e Militari” del Comando del Corpo di Stato Maggiore-Ufficio Storico, vol. II; Pittaluga Giovanni, La Diversione – note garibaldine sulla campagna del 1860, Roma, 1904. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 263-264, in proposito scriveva: “La mattina del 14 Garibaldi era nel golfo degli Aranci, ma non vi trovò che la massima parte della terza e quarta brigata della divisione di Terranova, cioè le brigate Gandini e Puppi, mentre la prima e seconda brigata, Eberhard e Tharrena, avevano già abbandonato il golfo veleggiando per Palermo; il resto della terza e quarta brigata, collo stato maggiore generale delle suddette truppe, non era ancora arrivato.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 264-265, in proposito scriveva: “La brigata Tharrena venne trattenuta in Palermo e si mostrava dell’umore più inquieto. Il Bisantino, che portava porzione delle brigate Gandini e Puppi e tutto lo stato maggiore generale, benchè tutte le truppe fossero già imbarcate alle 8 ore di mattina, venne però trattenuto in Genova fino al pomeriggio del 13, etc…”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “Garibaldi però la mattina del 14 non vi trovò che la maggior parte delle brigate Gandini ( Milano) e Puppi (Bologna) e tosto se le prese con sè dirigendosi a Cagliari. Per Cagliari navigò quindi anche il Bisantino, non avendo Pianciani trovate le altre navi nella baja di Terranova e non avendo rilevato sullo stato delle cose che notizie ancora poco chiare. Nel pomeriggio del 15 il Bisantino arrivò in rada di Cagliari. Ivi incontrò lo stesso Garibaldi col grosso delle brigate Gandini e Puppi, e Garibaldi ordinò a Pianciani di tosto far vela per Palermo ove dovevano seguirlo anche le altre navi appena si fossero rifornite di carbone. Il 16 di sera il Bisantino toccò Palermo.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “Il Garibaldi giunto il 14 a Cagliari, solo parte ne trovò, che già due brigate navigavano a Palermo, e parte dell’altre due stavano per arrivare da Genova; dove il Pianciani aspettò sinchè ebbe la moneta dal governo; però fu alla baia di Terranova sul tardi di quella sera; e raggiunse a Cagliari il Nizzardo che v’ avea menato il resto della gente. L’incontrò presso al porto in una barca venutagli incontro a ingiungergli di voltar per Palermo.“. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 52, nella nota (1) postillava: “Garibaldi scomparve appunto il giorno 12, senza che nulla di positivo si sapesse. Andò prima a Cagliari, poi a Palermo, per riunire a s’e le brigate Puppi, Gandini, Eberhardt, Tharrena, agli ordini del conte Luigi Pianciani che, insieme con quella del Nicotera (già scesa in Sicilia al comando del Sacchi), avevano costituito la famosa spedizione organizzata dal Mazzini, assenziente poi Garibaldi, per invadere lo Stato pontificio. Costretta dal Governo italiano a non oltrepassare la frontiera, fu in Toscana nuovamente imbarcata e venne — per varie vie — in Sicilia.”. Alberto Dallolio (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille nelle memorie Bolognesi”, Bologna, ed. Zanichelli, 1910, riguardo il colonnello Gandini, che accompagnerà e comanderà la Brigata “Milano” a Paola e poi a Sapri, insieme al Rustow e a Turr, a p. 347, in proposito pubblicò una lettera di Carlo Bertoni (1) a Filippo Stanzani che racconta un episodio al Golfo degli Aranci e, scriveva: “V. Carlo Bertoni (1) a Filippo Stanzani. A bordo del Clipper il Shepherd, a poche miglia da Cagliari il 14 Agosto 1860. “Carissimo Stanzani. Ti scrivo due righe per dar seguito all’altra mia che ti scrissi da Genova domenica mattina alle ore sette. La spedizione era composta di due brigate, una delle quali (comandata dal Colonnello Gandini, la terza) era imbarca sopra il vapore Garibaldi, il quale rimorchiava un grossissimo Clipper Americano chiamato il ‘Shepherd’, a bordo del quale era imbarcata l’altra divisione (la quarta) comandata dal Colonnello Puppi, e della quale fa parte il nostro Battaglione dei Cacciatori di Bologna…..Il Colonnello Puppi, il bravo Cattabeni, Bassi ed io ci mettemmo sulla sponda etc…”. Dunque, dalla lettera-racconto del Bertoni si evince che il colonnello Gandini, accompagnava i volontari della brigata Milano, imbarcatasi a Genova sul vapore Garibaldi ed il colonnello Puppi accompagnava e comandava l’altra Brigata detta “Bologna” che era composta dai “Cacciatori di Bologna”. Dalla lettera si evince che il vapore “Garibaldi” rimorchiava “un grossissimo Clipper Americano chiamato il ‘Shepherd’, a bordo del quale era imbarcata l’altra divisione (la quarta) comandata dal Colonnello Puppi, e della quale fa parte il nostro Battaglione dei Cacciatori di Bologna.”. Dunque, dalla lettera del Bertoni si evinche che il 14 agosto 1860, a Cagliari, la Brigata Puppi (la 4° della spedizione Pianciani), veniva rimorchiata, su un grosso Clipper americano chiamato “Shepherd” dal vapore Garbaldi. Dalla lettera del Bertoni, indirizzata a Filippo Stanzani, si evince che le truppe arrivarono nel porto naturale del Golfo degli Aranci in Sardegna il giorno 13 agosto 1860. Partitisi da Genova, arrivarono il 13, dove furono raggiunti da Bertani e da Garibaldi. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 330-331, in proposito scriveva che: “Riprendendo la narrazione dei fatti, Garibaldi e Bertani, sul Washington, erano entrati nel Golfo Aranci sulla sera del 13 agosto senza aver incontrate navi nemiche, poiché queste ormai erano concentrate tutte nello Stretto, e vi avevano trovato l’Isère, il Calatafimi, il Garibaldi col brigantino Shepeard, e avevano saputo che con questi vi era anche il Wessel, il quale, però al momento si trovava a Terranova per carbone….Garibaldi era salito sul Shepeard tra i volontari, che, già in agitazione e tumulto, si erano placati come per incanto alla sua vista e, ascoltate le sue parole, non avevano fatto opposizione alcuna al suo ordine di partire per Palermo. Il Bertani era rimasto, invece assai male e aveva voluto quell’ordine per iscritto. Garibaldi lo aveva accontentato subito, ….”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 148, in proposito scriveva che: “…quando giugevano in vista del Golfo degli Aranci, l’Amazone e l’Isera, portanti la Brigata ‘Parma’ (Tharrena), etc….Tharrena però, uomo serio e risoluto, fermavasi….Le altre due brigate, ‘Milano’ (Gandini) e ‘Bologna’ (Puppi), per gli ostacoli già accennati giunsero al convegno soltanto la sera del 13, coi vapori Weasel, Garibaldi, Calatafini e col Clipper Sheaperd.”. Agrati scriveva che Garibaldi e Bertani, arrivati a Golfo Aranci, il 13 agosto di sera “avevano trovato l’Isère, il Calatafimi, il Garibaldi col brigantino Shepeard, e avevano saputo che con questi vi era anche il Wessel, il quale, però al momento si trovava a Terranova per carbone”. Agrati scriveva che Garibaldi era salito sul “Shepeard”, tra i volontari e dare l’ordine di seguirli a Palermo. Abbiamo visto che sul “grossissimo Clipper Americano chiamato il ‘Shepherd’”, vi erano i volontari della 4° Brigata PUPPI. Agrati continuando e riferendosi al Bertani, in proposito scriveva che: “Mentre quei legni facevano i preparativi per la partenza, egli, imbarcati sul ‘Washington 400 volontari affinché gli altri avessero a stare meno pigiati sui rispettivi vapori, s’era diretto alla Maddalena per provvedersi a sua volta di carbone….Poi, calata la sera, il Washington riprende la via del ritorno durante la quale fa sosta a Cagliari over trova, insieme con gli altri vapori che vi stanno a provvedersi di combustibile, anche il ‘Bysantin, l’ultima nave della spedizione Bertani che porta il Pianciani con lo stato maggiore.”. Agrati scriveva che Bertani imbarcò sul Washington 400 volontari per meglio distribuirli visto che erano parecchi e gli altri vapori non bastavano. Arrivato il Washington con Garibaldi a Cagliari, dove fa sosta e, Garibaldi trova tutti gli altri vapori, con i volontari.
Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 148-149-150, in proposito scriveva che: “Le altre due brigate Milano (Gandini) e Bologna (Puppi), per gli ostacoli già accennati, giunsero al convegno soltanto la sera del 13, coi vapori Weasel, Garibaldi, Calatafimi e col clipper Sheaperd. Il comandante della Gulnara disponevasi a persuaderle a proseguire anch’esse per Palermo, quando il Whasington giungeva esso pure a Terranova. Nella relazione ai rappresentanti dei Comitati di provvedimenti, Bertani ha scritto : « Ricorderò il vivissimo dolore del generale Garibaldi ed il mio, quando giunti dal Faro di Messina al Golfo degli Aranci la sera del 13 agosto ultimo giorno per il fissato convegno non vi trovammo tutta la gente ivi diretta da Genova, e che io aveva promesso al generale. Fu allora necessità fatale il desistere dall’ardita impresa che il generale voleva compiere. Scrisse Garibaldi nelle sue memorie. « Giunti in quel porto trovammo soltanto una parte della spedizione, essendosi il maggior numero già diretto per Palermo. Tale circostanza mi fece cambiar d’opinione sul progetto per Napoli. Imbarcammo parte della gente sul Washington perchè fosse più comoda, passammo alla Maddalena per far carbone, di lì a Cagliari, a Palermo, a Milazzo, e tornammo a punta di Faro (374). La successione dei fatti fu la seguente : Chiarito che la spedizione era già per metà a Palermo, Garibaldi decise di portare colà anche il rimanente. Ma siccome il Washington abbisognava di carbone, ordinò alle brigate Gandini e Puppi (Milano e Bologna) di recarsi ad aspettarlo a Cagliari.’ La Gulnara, trionfante del suo successo, accompagnò da lontano quei bastimenti. Il Dittatore sul Washington si recò a far carbone alla Maddalena. Mentre il bastimento caricava il combustibile, Egli si recò a visitare la sua diletta casa alla vicina Caprera, e tornato a bordo raggiunse a Cagliari le due brigate.”.
Nel 14 agosto 1860, a Golfo Aranci, da Genova, l’arrivo del vapore BYZANTIN con lo Stato Maggiore della Spedizione TERRANOVA: il colonnello PIANCIANI, il colonnello RUSTOW, con una parte della Brigata BOLOGNA o PUPPI ed una parte della Brigata MILANO o GANDINI, il maggiore Giovan Battista CATTABENI di Senigallia e l’ex brigata BOLOGNA, divenuta Brigata PUPPI, il maggiore BASSI di Siena e FERRACINI (da rivedere)
Eliseo Porro (…..), nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), a p. 7-8, in proposito scriveva che: “Il 15, al molo vecchio di Genova sul vapore francese il Byzantin, furono imbarcate le ultime truppe delle quali potevasi disporre, e con esse lo stato maggiore. Il tempo alquanto torbido, quando il Byzantin levò l’áncora, ossia verso mezzogiorno, si rischiarò per lasciar luogo al più splendido cielo che mai possa esser veduto in Italia. Il 14 alle quattro dopo mezzodì, volsimo verso la baja degli Aranci onde scoprire se ivi si trovasse qualcuno dei nostri legni, ma non se ne rinvenne. Allora piegammo verso il golfo di Terranova; ma ivi pure a nostra ingrata sorpresa non ne trovammo veruna traccia. Dalle notizie raccolte però, ebbimo sentore che i legni giunti poco prima, erano ripartiti verso il sud; e si decise allora che il Byzantin dovesse dirigersi a Cagliari, dove giunsimo nelle ore pomeridiane del 15. Qui incontrammo infatti la maggior parte dei legni che facevano parte della spedizione di Terranova. Non si tosto ebbimo gettato l’ancora e spedito in ricognizione per essere informati dei motivi che avevano prodotto la divergenza dalle prestabilite disposizioni , quando apparve una lancia che ci recò a bordo la persona stessa di Garibaldi . Il giubilo con cui l’incomparabile Generale fu accolto dai nostri soldati è cosa indescrivibile.”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “…..Nella mattina del 14 Garibaldi fu nel golfo degli aranci, ma non vi trovò che la più parte della terza e della quarta brigata. Gandini e Puppi, della divisione Terranova, avendo la prima e seconda brigata Eberhard e Tharrena già lasciato il golfo e fatto vela verso Palermo; e non essendo ancora arrivato il resto della terza e della quarta brigata collo stato maggiore delle truppe suddette. Rüstow.”. Rustow, continuando il suo racconto scriveva che: “Il Bizantino, che aveva a bordo una parte della brigata Gandini e Puppi e tutto lo Stato maggiore, sebbene tutte le truppe fossero imbarcate fino dalle otto della mattina, era però rimasto a Genova fino al pomeriggio del 13 in seguito alle meschine mano. E così il Bizantino non arrivò che verso la sera del 14 nel golfo degli aranci e quindi nel seno di Terranova. Ma Garibaldi non avendovi trovato nella mattina del 14 che una gran parte delle brigate Gandini ( Milano) e Puppi ( Bologna ), le aveva condotte subito con sè a Cagliari. Anche il Bizantino si diresse tosto a quella volta, non avendo Pianciani trovato nel seno di Terranova gli altri navigli e non avendo ottenuto precise notizie sullo stato delle cose. Nel pomeriggio del 15 arrivò desso nella rada di Cagliari. Vi trovò Garibaldi stesso col grosso delle brigate Gandini e Puppi e Garibaldi imparti tosto l’ordine a Pianciani di proseguire il viaggio verso Palermo , dove dovevano seguire gli altri bastimenti, tosto che si fossero provveduti di carbone. Alla sera del 16 il Bizantino arrivò a Palermo. Etc…”. Dunque, a Golfo Aranci Garibaldi trovò una parte delle due Brigate Milano e Puppi ed un’altra parte venne a Golfo Aranci, partendo da Genova, il 13 agosto 1860, con il colonnello Pianciani e lo stato maggiore dell’ex spedizione Bertani-Pianciani. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “Questi, fallitogli il rapimento del vascello, tirò in Sardegna a pigliarsi i novemila raccolti dal Bertani. Il Pianciani che li comandava assicura che fossero 8940 in tutto, divise in sei brigate, un battaglione carabinieri, due squadroni di guide, due compagnie di genio, due batterie rigate da campo, e i servigi amministrativi e sanitarii: ogni brigata aver quattro battaglioni, ciascuno quattro compagnie, sicchè se ne potesse accrescere la gente senza alterare i quadri. Il Garibaldi giunto il 14 a Cagliari, solo parte ne trovò, che già due brigate navigavano a Palermo, e parte dell’altre due stavano per arrivare da Genova; dove il Pianciani aspettò sinchè ebbe la moneta dal governo; però fu alla baia di Terranova sul tardi di quella sera; e raggiunse a Cagliari il Nizzardo che v’ avea menato il resto della gente. L’incontrò presso al porto in una barca venutagli incontro a ingiungergli di voltar per Palermo. Egli, romano, che forte si struggea di farla al Papa, si turbò; per via sopraggiunselo il Gulnara, avviso di guerra sardo, che a nome del governo andava comandando a tutti quei legni di sfilare a Palermo. Giunservi la sera del 17; ma il Pianciani ricusò di far quella guerra, e se ne tornò a Livorno; il surrogò il prussiano Rustow, che li menò a ordinarli a Melazzo.”. Dunque, De Sivo scriveva che Pianciani, ultimo ad arrivare nella Baia di Terranova in Sardegna, si era partito da Genova, “dove il Pianciani aspettò sinchè ebbe la moneta dal governo;”. De Sivo scrive che Pianciani, non avendo trovato nessuno alla Baia di Terranova (a Golfo Aranci), in Sardegna, dove era arrivato a tarda sera del 14 agosto 1860, con il vapore “Byzantino”, si reca a Cagliari dove incontrò Garibaldi che gli parlò e lo comandò di andare a Palermo con le due Brigate che portava, la MILANO e la BOLOGNA (PUPPI). Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a pp. 27-28-29-30, in proposito scriveva che: “Per quanto fossero stati segreti i preparativi che avevano presieduto a quella spedizione, il ministero piemontese ne avea avuto sentore, e si era mostrato fermamente deciso ad opporvisi, anche a costo di ricorrere alla forza; così, lo stesso giorno in cui il colonnello Pianciani s’imbarcava a Genova per andare a raggiungere le sue truppe, acquartierate nella zona paludosa e male scelta di Terranova, tre battaglioni di bersaglieri (1), arrivati in tutta fretta da Torino, etc…”. Alberto Dallolio (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille nelle memorie Bolognesi”, Bologna, ed. Zanichelli, 1910, riguardo il colonnello Gandini, che accompagnerà e comanderà la Brigata “Milano” a Paola e poi a Sapri, insieme al Rustow e a Turr, a p. 347, in proposito pubblicò una lettera di Carlo Bertoni (1) a Filippo Stanzani che racconta un episodio al Golfo degli Aranci e, scriveva: “V. Carlo Bertoni (1) a Filippo Stanzani. A bordo del Clipper il Shepherd, a poche miglia da Cagliari il 14 Agosto 1860. “Carissimo Stanzani. Ti scrivo due righe per dar seguito all’altra mia che ti scrissi da Genova domenica mattina alle ore sette. La spedizione era composta di due brigate, una delle quali (comandata dal Colonnello Gandini, la terza) era imbarca sopra il vapore Garibaldi, il quale rimorchiava un grossissimo Clipper Americano chiamato il ‘Shepherd’, a bordo del quale era imbarcata l’altra divisione (la quarta) comandata dal Colonnello Puppi, e della quale fa parte il nostro Battaglione dei Cacciatori di Bologna. Dopo un felice viaggio giungemmo jeri sull’imbrunire al Golfo degli Aranci, nell’Isola di Sardegna, dove ci avevano preceduti moltissimo dei nostri, e dove trovammo altri tre vapori all’ancora, e vedemmo a terra sulla riva molti volontari che si esercitavano. Poco dopo il nostro arrivo giungeva in porto un grosso vapore, il quale, senza gettar l’ancora, veniva a noi vicino, e girava intorno al nostro bastimento…..Il Colonnello Puppi, il bravo Cattabeni, Bassi ed io ci mettemmo sulla sponda etc…”. Dunque, dalla lettera-racconto del Bertoni si evince che il colonnello Gandini, accompagnava i volontari della brigata Milano, imbarcatasi a Genova sul vapore Garibaldi ed il colonnello Puppi accompagnava l’altra Brigata detta “Bologna” che era composta dai “Cacciatori di Bologna”. Dalla lettera del Bertoni, indirizzata a Filippo Stanzani, si evince che le truppe arrivarono nel porto naturale del Golfo degli Aranci in Sardegna il giorno 13 agosto 1860. Partitisi da Genova, arrivarono il 13, dove furono raggiunti da Bertani e da Garibaldi. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 85, in proposito scriveva che: “Oltre alla formazione del battaglione del Montefeltro, al Comitato di Provvedimento (3) si deve la formazione della Brigata Emilia comandata dal Puppi, morto poi eroicamente a Capua, e composta di quattro battaglioni, uno dei quali comandato dal valoroso patriota marchigiano Cattabeni. Questa brigata, inviata al Golfo degli Aranci per fare parte della spedizione Pianciani, fu più tardi incorporata nella divisione Turr e destinata per il suo valore a Capua ed a Caiazzo.”. Maraldi, parlando della Brigata Emilia, comandata dal Puppi, era composta da 4 battaglioni, uno dei quali era comandato dal marchigiano CATTABENI. Maraldi scriveva che la Brigata Emilia, poi PUPPI, fu inviata a Golfo Aranci per far parte della Spedizione Pianciani-Bertani. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 30, in proposito scriveva che: “Fu lunedì 13 agosto che gli uomini di questa spedizione, la quale di lì a tre giorni doveva essere sciolta, s’imbarcarono verso mezzogiorno, scortati da una parte della popolazione genovese, che li salutava con i suoi più caldi voti ed addii. La sera, fu il nostro turno. Un piroscafo era stato messo a nostra disposizione. A sera dunque, verso le dieci, senza uniforme, il generale Turr, il conte Sandor Téléki, il colonnello Frappolli ed io prendemmo la strada della Marina (1). Una barca ci aspettava. La notte era splendida, senza luna e scintillante di stelle. Passammo attraverso le navi addormentate, e con poche remate raggiungemmo la scaletta della ‘Provence’. Ciascuno si recò a vedere la cabina che gli era stata assegnata, poi salimmo sul ponte, ci sedemmo, e senza parlare contemplammo il cielo, in cui la luce del faro di Genova spiccava come in’immensa meteora.”. Questo è il racconto della partenza da Genova. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 159 proseguendo il suo racconto sul viaggio di Garibaldi per Golfo Aranci scriveva: “III. ….sul mattino del 14, nel Golfo degli Aranci. Colà ode che le due brigate (quella Eberhardt e Tharrena, di cui dicemmo) son già in viaggio per Palermo; ma ci trova invece il grosso di altre due (Gandini e Puppi) raggiunte nella giornata stessa dai loro distaccamenti e dall’intero Stato Maggiore della spedizione col Pianciani in persona. Etc…”. Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 159, riferendosi a Garibaldi in Sardegna, a Golfo Aranci, quando ……..scriveva: “Allora si presenta improvviso a quella gioventù già devota a lui più che non volesse parere; vince col fascino della parola e anche più dell’aspetto gli scrupoli degli uni, la repugnanza degli altri, e preso, colla sicurezza di chi non teme di vederselo contrastato, il bastone del comando, etc…” e, prima di partire per Palermo, “…fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Guerzoni scriveva che Garibadi, dopo aver fatto una escursione a Caprera comanda i volontari di seguirlo a Cagliari e di là andare a Palermo. Secondo il Guerzoni, Garibaldi arriverà con queste truppe il 17 agosto 1860. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a p. 331, riferendosi al Bertani, in proposito scriveva che: “….Garibaldi s’accostava alla sua diletta Caprera, alla quale, infatti, fece una rapida visita mentre il ‘Washington imbarcava il carbone…..Poi, calata la sera, il ‘Washington’ riprende la via del ritorno durante la quale fa sosta a Cagliari ove trova, insieme con gli altri vapori che si stanno a provvedersi di combustibile, anche il Byzantin, l’ultima nave della spedizione Bertani che porta il Pianciani con lo Stato maggiore.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, a pp. 263-264, in proposito scriveva che: “L’imbarco a Genova cominciò il 7 agosto: gli ultimi volontari col Pianciani e il Rustow partirono il 13 sul ‘Byzantin’. L’accordo era di concentrarsi tutti a Golfo Aranci.“. Dunque, Agrati scriveva che al ritorno da Caprera, Garibaldi va con il vapore Washington a Cagliari, dove ritrova il Bertani con gli altri vapori e gli altri volontari intenti a far rifornimento di combustibile. A Cagliari, il 15 agosto 1860, arriva anche il vapore “Byzantin”, che partitosi da Genova, portava con se il colonnello Pianciani ed il suo Stato Maggiore (dell’x spedizione per gli Stati Papali), dunque anche il Rustow ed una parte della brigata Bologna (la 4° Brigata), detta poi Puppi. Il vapore Byzantin era arrivato a Golfo Aranci ma non aveva trovato nessuno. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a p. 332, in proposito scriveva che: “Saputo che in seguito ad ordine di Garibaldi tutti gli altri s’eran diretti al sud e che con Garibaldi v’era il Bertani, il Pianciani aveva proseguito anch’egli per Cagliari, e vi era appena giunto il pomeriggio del 15, allorchè era apparso il ‘Washington’ col Dittatore proveniente da Caprera.”. Pianciani scriverà nelle sue memorie che vide apparire Garibaldi. Bertani era con Garibaldi, e con egli da Caprera era arrivato a Cagliari ?. Agostino Bertani, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo, domanda diecimila cartucce. Questi temendo nuovo sperpero fa consegnare le cartucce, ma vuole rimanere coi volontari, e a sua giustificazione prega il generale di dare l’ordine in iscritto per Palermo. Eccolo: “Esercito meridionale, Cagliari, 15 agosto 1860. Caro Bertani, Con tutta la gente che avete a disposizione venite a raggiungermi in Sicilia. – G. Garibaldi.”…..Etc….Bertani, giunto che fu a Palermo, etc…”. Dunque, la White scriveva che Garibaldi, il 15 agosto 1860, da Palermo scrive un ordine a Bertani. Fu il Bertani che chiese espressamente l’ordine scritto a Garibaldi che lo indirizzò a Cagliari. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a p. 208, in proposito scriveva: “Cotesti indugi volle il Generale vincere di sua persona; laonde, lasciata segretamente Palermo al 12 di agosto, venne subitamente al golfo degli Aranci, e menò seco, rassegnatone il comando dal Pianciani, la nuova brigata di Sicilia, ove approdava al 16 del mese. Questo indugio protrasse fino alla seconda metà del mese stesso le operazioni di guerra in terra ferma.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 263-264, in proposito scriveva: “La mattina del 14 Garibaldi era nel golfo degli Aranci, ma non vi trovò che la massima parte della terza e quarta brigata della divisione di Terranova, cioè le brigate Gandini e Puppi, mentre la prima e seconda brigata, Eberhard e Tharrena, avevano già abbandonato il golfo veleggiando per Palermo; il resto della terza e quarta brigata, collo stato maggiore generale delle suddette truppe, non era ancora arrivato.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 264-265, in proposito scriveva: “La brigata Tharrena venne trattenuta in Palermo e si mostrava dell’umore più inquieto. Il Bisantino, che portava porzione delle brigate Gandini e Puppi e tutto lo stato maggiore generale, benchè tutte le truppe fossero già imbarcate alle 8 ore di mattina, venne però trattenuto in Genova fino al pomeriggio del 13, in conseguenza delle manovre del governo piemontese che quel giorno trattenne il danaro spettante alla spedizione e ne indugiò il pagamento con inconcludenti pretesti. Rüstow insisteva per essere o spedito egli stesso, appena fosse possibile, nel golfo degli Aranci o perchè Pianciani precorresse la spedizione, onde avere in anticipazione un comando superiore per tenere unita la spedizione. Pianciani aveva creduto di non poter aderire al progetto, mentre nelle sue istruzioni dicevasi che dovesse imbarcarsi in ultimo collo stato maggiore generale, Così il Bisantino non arrivò che tardi nel pomeriggio del 14 al golfo degli Aranci, indi alla baja di Terranova.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “Garibaldi però la mattina del 14 non vi trovò che la maggior parte delle brigate Gandini ( Milano) e Puppi (Bologna) e tosto se le prese con sè dirigendosi a Cagliari. Per Cagliari navigò quindi anche il Bisantino, non avendo Pianciani trovate le altre navi nella baja di Terranova e non avendo rilevato sullo stato delle cose che notizie ancora poco chiare. Nel pomeriggio del 15 il Bisantino arrivò in rada di Cagliari. Ivi incontrò lo stesso Garibaldi col grosso delle brigate Gandini e Puppi, e Garibaldi ordinò a Pianciani di tosto far vela per Palermo ove dovevano seguirlo anche le altre navi appena si fossero rifornite di carbone. Il 16 di sera il Bisantino toccò Palermo. Il 17 mattina Pianciani ebbe un abboccamento con Garibaldi. Garibaldi disse che non poteva acconsentire alla spedizione nella Romagna, perchè non poteva far senza della divisione per la sua intrapresa contro il continente napoletano. Ciò deve essere espressamente ricordato, giacchè, per motivi facili a capirsi, si era diffusa la voce menzognera che Garibaldi avrebbe condotto in persona la spedizione di Terranova nello Stato Pontificio, se la mattina del 14 avesse trovato nel golfo degli Aranci più dei 2000 uomini di Gandini e Puppi. Soltanto questa scarsità di uomini lo avrebbe indotto a condurre la spedizione nella Sicilia. In conseguenza delle spiegazioni di Garibaldi , Pianciani , che aveva promesso di non andare in altro sito che nella Romagna, si dimise dal suo comando, e Garibaldi trasmise il comando sulle tre brigate riunite Tharrena, Gandini e Puppi al capo dello stato maggiore generale, colonnello brigadiere Rüstow, che ebbe in pari tempo incarico di raccogliere ed organizzare la divisione a Milazzo.”. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 52, nella nota (1) postillava: “Garibaldi scomparve appunto il giorno 12, senza che nulla di positivo si sapesse. Andò prima a Cagliari, poi a Palermo, per riunire a s’e le brigate Puppi, Gandini, Eberhardt, Tharrena, agli ordini del conte Luigi Pianciani che, insieme con quella del Nicotera (già scesa in Sicilia al comando del Sacchi), avevano costituito la famosa spedizione organizzata dal Mazzini, assenziente poi Garibaldi, per invadere lo Stato pontificio. Costretta dal Governo italiano a non oltrepassare la frontiera, fu in Toscana nuovamente imbarcata e venne — per varie vie — in Sicilia.”. Agrati, a p. 332, in proposito aggiunge: “Ma, come gli si dice che il Bertani, col quale confida dipotersi spiegare all’arrivo, è a bordo del ‘Washington’ col Dittatore, il Pianciani obbedisce e riparte.”. Dunque, il Pianciani partì dalla Sardegna per Palermo proprio perchè gli dissero che sul vapore ‘Washington’ vi era Garibaldi e Bertani che ripartivano dalla Sardegna per portare i volontari garibaldini a Palermo. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Nel pomeriggio del 15 arrivò desso nella rada di Cagliari. Vi trovò Garibaldi stesso col grosso delle brigate Gandini e Puppi e Garibaldi imparti tosto l’ordine a Pianciani di proseguire il viaggio verso Palermo, dove dovevano seguire gli altri bastimenti, tosto che si fossero provveduti di carbone. Alla sera del 16 il Bizantino arrivò a Palermo.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Questo corpo mutando direzione era da Garibaldi destinato a servire allo sbarco in Calabria. A Cagliari Garibaldi trovò una parte della spedizione, mentre un’altra aveva fatto rotta per Palermo; posteriormente vide arrivare altro vapore della spedizione, sul quale eravi imbarcato un numero di volontari, lo Stato Maggiore ed il comandante Colonnello Pianciani. Il Generale si recava a bordo di questo legno…etc…e domandava per prima cosa a Pianciani quanti uomini avesse con lui etc…Per rispondere a questo, Pianciani chiamò il capitano, e quando ne fu informato soggiunse: “ebbene Colonnello: partirete subito per Palermo”. Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156 e ssg., in proposito scriveva pure che: “Allora questi fece cortesi saluti ed auguri a Pianciani, il quale nel congedarsi presentò al Dittatore il colonnello Rustow come quello al quale cedeva il comando delle tre brigate, Parma, Milano e Bologna (Tharrena, Gandini, Puppi), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero l’ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo.”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 188 e ssg., in proposito scriveva che: “Nel Golfo degli Aranci non trovai un legno neppure di quelli che dovevano esservi; sperai in un male inteso per il nome appunto che la nostra spedizione portava, e che i nostri bastimenti, tratti pure dalla maggior comodità degli approvigionamenti, fossero nel Golfo di Terranova. Quei due Golfi può realmente dirsi formarne uno solo, fra loro è Ponticello promontorio che poco sporge nel mare , ed è quella parte del Golfo che prende più precisamente il nome di Terranuova la più meridionale, si addentra nelle terre in sino alla città, è al coperto di tutti i venti formando un porto naturale dei più sicuri. Ciò pure mi faceva sperare che ivi fossero i nostri legni, e tanto più che dei colpi di vento avevano avuto luogo nei giorni precedenti. Colà pertanto mi condussi col Bisantino; ma inutilmente, là neppure trovai quelli che avrebbero dovuto aspettarmi; seppi da alcune barche pescareccie ancorate nel Golfo, che si erano veduti vapori ad entrarvi ma che poi n’erano partiti. Andai io stesso alla città per tentare di raccogliere maggiori notizie, ivi trovai due ufficiali e qualche soldato dei nostri che mi dissero essere stati autorizzati di scendere a terra, ma che quando avevano voluto tornare a bordo, non trovarono più i bastimenti; essi furono imbarcati sul Bisantino. In Terranova erano ancora buoi ed altre provvisioni destinate alla truppa, altre se ne aspettavano dall’ interno dell’ Isola; spedii colà perchè non venissero, e di quelle che v’erano prési meco quanto poteva, ordinando si vendesse il rimanente e mandasse il prodotto al comitato di Genova; ringraziai quei buoni abitanti dell’ interesse grandissimo del quale avevano dato pruova perchè la spedizione di nulla mancasse, e tornai a bordo ordinando che si partisse subito per Cagliari.”. Dunque, Pianciani, racconta che arrivato a Golfo Aranci, in Sardegna, nella Baia di Terranova, con il suo vapore “Bizantino”, si recò personalmente nella piccola cittadina “Andai io stesso alla città per tentare di raccogliere maggiori notizie, ivi trovai due ufficiali e qualche soldato dei nostri che mi dissero essere stati autorizzati di scendere a terra, ma che quando avevano voluto tornare a bordo, non trovarono più i bastimenti; essi furono imbarcati sul Bisantino.”. Pianciani racconta che fece salire sul suo vapore due ufficiali e qualche soldato della Spedizione a cui avevano vietato di imbarcarsi in quanto i loro bastimenti erano già ripartiti. Presumo fossero i bastimenti Torino e Amazzone che avevano portato a Palermo le due Brigate Eberhard e Tharrena. Tuttavia, Pianciani partitosi da Genova con Rustow portava una parte della Brigata MILANO ed una parte della Brigata PUPPI. Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373, in proposito scriveva che: “In quei giorni giunse da Genova il dottor Bertani, e mi annunciò che dovevano riunirsi agli Aranci, sulla costa orientale della Sardegna, circa cinquemila dei nostri, da lui riuniti a Genova e spediti a quella via prima della sua partenza di là. Tale determinazione di formare cotesta gente agli Aranci aveva origine da coloro che, come Mazzini, Bertani, Nicotera, ec. , senza disapprovare le spedizioni nostre nell ‘ Italia meridionale, opinavano doversi fare diversioni nello Stato pontificio o su Napoli ! o forse ancora repugnavano di sottomettersi all’ ubbidienza della Dittatura. Per non urtare intieramente coll’ idea strategica di quei signori, mi nacque il pensiero di raggiungere io stesso cotesti cinquemila uomini, e con essi tentare un colpo di mano su Napoli. M’ imbarcai dunque con Agostino Bertani a bordo del Washington, dirigendoci al Golfo degli Aranci. Giunti in quel porto, trovammo soltanto una parte della spedizione, essendosi il maggior numero già diretto per Palermo. Tale circostanza mi fece cambiar d’ opinione sul progetto per Napoli. Imbarcammo parte della gente sul Washington, perchè fosse più comoda, passammo alla Maddalena per far carbone, di lì a Cagliari, a Palermo, a Milazzo, e tornammo a Punta di Faro, ove il generale Sirtori avea già disposto due piroscafi nostri, il Torino ed il Franklin, perchè facessero il giro della Sicilia da settentrione ad occidente e ostro sino nella parte orientale dell’ isola a Taormina. Fu cotesta una savia e felice risoluzione. I due piroscafi suddetti giunsero a Giardini, porto di Taormina, v’ imbarcarono la divisione Bixio, e la passarono felicemente a Melito in Calabria. Dovendo la spedizione de’ due piroscafi colla divisione Bixio partire da Giardini per la Calabria, lo stesso giorno del mio arrivo a Faro io m’ imbarcai per Messina, vi presi una vettura, e giunsi a tempo per imbarcarmi col Franklin, e passare anch’ io in Calabria.”. Garibaldi, a p. 373, nella nota (1) postillava: “(1) Il generale Turr era passato sul continente per motivi di salute, ed avea lasciato il comando della brigata Eber.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 150-151-152, in proposito scriveva che: “Intanto il comandante Pianciani col suo stato maggiore partito nel pomeriggio del 13 da Genova sul Bisantino, a sua volta giungeva nel pomeriggio del 14 a Terranova pieno di speranze, confortato da lungo studio, da meditate combinazioni. Ma quale fu la sua delusione, il suo rammarico, non scorgendo nell’ampia distesa del golfo, nè in alcuna parte recondita di esso la menoma traccia delle sue truppe ! Soltanto una battaglia perduta può stendere tanta tristezza sull’animo di un comandante. Finalmente alcune barche peschereccie riferirono che erano bensì giunti alcuni vapori, ma che ne erano ripartiti ; afflitto dalla dura realtà, ma desideroso di penetrarne i particolari, Pianciani scese a Terranova, e vi trovò due suoi ufficiali ed alcuni soldati che dissero essere stati autorizzati a scendere, ma che quando avevano voluto risalire a bordo , non trovarono più i vapori. Pianciani li portò seco sul Bisantino, ordinando di navigare a tutto vapore per Cagliari, ove forse avrebbe trovato notizie, od almeno per mezzo del telegrafo avrebbe potuto comunicare con Genova e colla Sicilia. Avvicinandosi al porto di Cagliari il capitano del Bisantino avvertì che eranvi dei bastimenti che riteneva quelli di cui si andava in cerca. Pianciani sentì rinascere la sua speranza; ma avanzando ed osservando meglio riconobbe che mancavano il Torino, l’Amazone e l’Isera portanti le due prime brigate. Prima ancora che il Bisantino entrasse in porto, da un piroscafo in rada si staccò una lancia che venivagli incontro e che facevagli segnali perchè si fermasse. Poco dopo parve di riconoscere nella lancia il generale Garibaldi , e subito la visione divenne certezza con commozione di quanti erano a bordo, con maraviglia grande, perchè mentre da tutti si credeva che Egli fosse affaccendato in Sicilia, appariva in Sardegna. I volontari esaltati scoppiarono in calorosi evviva. Mentre Pianciani disponeva che si abbassasse la scala, il Dittatore, senza aspettare, si aggrappò alle parasartie e, con ammirabile agilità si arrampicò sul parapetto della nave, ove volle rimanere, scusandosi di non voler disturbare nessuno; poi (è Pianciani stesso che scrive tutto questo) domandato a Pianciani quanti uomini aveva nella sua spedizione, disse : « Sta bene ; colla vostra spedizione il nostro esercito sommerà a 30000 uomini; e comincia ad essere qualche cosa » . Assicuratosi poi che a bordo vi era sufficiente acqua e carbone , « ebbene colonnello partirete subito per Palermo » ; e stringendogli amichevolmente la mano: << State di buon animo colonnello; tutto va bene ; ci parleremo a Palermo dove io vi seguirò. » Pianciani domandò ancora al generale dove fosse Bertani; « a bordo con me; se volete parlare con lui, venite pure, ma egli può solo ripetervi quello che vi ho detto io ; del resto egli viene pure a Palermo, e là in ogni caso lo vedrete. » E da agile marinaio, come era salito ridiscese nella sua lancia. Pianciani voltosi al capitano ordinò ad alta voce: << A Palermo, e facciamo di arrivarvi il più presto possibile ». Bertani è furente; Pianciani è sconfortato; l’intera spedizione è perplessa ; tutta la Sicilia è inquieta per l’assenza del Dittatore ; questi vede fallita l’impresa per la quale aveva abbandonato l’iniziato passaggio in Calabria, ed aveva corso il pericolo di essere catturato dalla crociera borbonica; questi serenamente rassicurava tutti , dicendo << state di buon animo, tutto va bene » .
A CAGLIARI
Nel 15 agosto 1860, a Cagliari, l’arrivo del vapore BYZANTIN con lo Stato Maggiore della Spedizione TERRANOVA: il colonnello PIANCIANI, il colonnello RUSTOW, con una parte della Brigata BOLOGNA o PUPPI ed una parte della Brigata MILANO o GANDINI, il maggiore Giovan Battista CATTABENI di Senigallia e l’ex brigata BOLOGNA, divenuta Brigata PUPPI, il maggiore BASSI di Siena e FERRACINI
Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373, in proposito scriveva che: “M’ imbarcai dunque con Agostino Bertani a bordo del Washington, dirigendoci al Golfo degli Aranci. Giunti in quel porto, trovammo soltanto una parte della spedizione, essendosi il maggior numero già diretto per Palermo. Tale circostanza mi fece cambiar d’ opinione sul progetto per Napoli. Imbarcammo parte della gente sul Washington, perchè fosse più comoda, passammo alla Maddalena per far carbone, di lì a Cagliari, a Palermo, a Milazzo, e tornammo a Punta di Faro, ove il generale Sirtori avea già disposto due piroscafi nostri, il Torino ed il Franklin, perchè facessero il giro della Sicilia da settentrione ad occidente e ostro sino nella parte orientale dell’ isola a Taormina. Fu cotesta una savia e felice risoluzione. I due piroscafi suddetti giunsero a Giardini, porto di Taormina, v’ imbarcarono la divisione Bixio, e la passarono felicemente a Melito in Calabria. Dovendo la spedizione de’ due piroscafi colla divisione Bixio partire da Giardini per la Calabria, lo stesso giorno del mio arrivo a Faro io m’ imbarcai per Messina, vi presi una vettura, e giunsi a tempo per imbarcarmi col Franklin, e passare anch’ io in Calabria.”. Garibaldi, a p. 373, nella nota (1) postillava: “(1) Il generale Turr era passato sul continente per motivi di salute, ed avea lasciato il comando della brigata Eber.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 330-331, in proposito scriveva che: “Poi, calata la sera, il ‘Washington’ riprende la via del ritorno durante la quale fa sosta a Cagliari ove trova, insieme con gli altri vapori che si stanno a provvedersi di combustibile, anche il Byzantin, l’ultima nave della spedizione Bertani che porta il Pianciani con lo Stato maggiore. Costui, giusta l’ordine avuto, era partito ultimo da Genova persuaso di trovare tuttti gli altri che l’avevano preceduto, fermi per attenderlo a Golfo degli Aranci, dove invece non aveva trovato nessuno. Solo quel giorno – 13 luglio – a lui sarebbe stata rimessa la lettera diretta da Garibaldi al Bertani sin dal 30 giugno etc…In seguito all’ordine di Garibaldi tutti gli altri s’eran diretti al sud e che con Garibaldi v’era il Bertani, il Pianciani aveva proseguito anch’egli per Cagliari, e vi era appena giunto, nel pomeriggio del 15, allorché era apparso il ‘Waschington’ col Dittatore reduce da Caprera.“. Eliseo Porro (…..), nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), a p. 7-8, in proposito scriveva che: “Il 15, al molo vecchio di Genova sul vapore francese il Byzantin, furono imbarcate le ultime truppe delle quali potevasi disporre, e con esse lo stato maggiore. Il tempo alquanto torbido, quando il Byzantin levò l’áncora, ossia verso mezzogiorno, si rischiarò per lasciar luogo al più splendido cielo che mai possa esser veduto in Italia. Il 14 alle quattro dopo mezzodì , volsimo verso la baja degli Aranci onde scoprire se ivi si trovasse qualcuno dei nostri legni, ma non se ne rinvenne. Allora piegammo verso il golfo di Terranova; ma ivi pure a nostra ingrata sorpresa non ne trovammo veruna traccia. Dalle notizie raccolte però, ebbimo sentore che i legni giunti poco prima, erano ripartiti verso il sud; e si decise allora che il Byzantin dovesse dirigersi a Cagliari, dove giunsimo nelle ore pomeridiane del 15. Qui incontrammo infatti la maggior parte dei legni che facevano parte della spedizione di Terranova. Non si tosto ebbimo gettato l’ancora e spedito in ricognizione per essere informati dei motivi che avevano prodotto la divergenza dalle prestabilite disposizioni , quando apparve una lancia che ci recò a bordo la persona stessa di Garibaldi . Il giubilo con cui l’incomparabile Generale fu accolto dai nostri soldati è cosa indescrivibile.”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “…..Nella mattina del 14 Garibaldi fu nel golfo degli aranci, ma non vi trovò che la più parte della terza e della quarta brigata. Gandini e Puppi, della divisione Terranova, avendo la prima e seconda brigata Eberhard e Tharrena già lasciato il golfo e fatto vela verso Palermo; e non essendo ancora arrivato il resto della terza e della quarta brigata collo stato maggiore delle truppe suddette. Rüstow.”. Rustow, continuando il suo racconto scriveva che: “Il Bizantino, che aveva a bordo una parte della brigata Gandini e Puppi e tutto lo Stato maggiore, sebbene tutte le truppe fossero imbarcate fino dalle otto della mattina, era però rimasto a Genova fino al pomeriggio del 13 in seguito alle meschine mano. E così il Bizantino non arrivò che verso la sera del 14 nel golfo degli aranci e quindi nel seno di Terranova. Ma Garibaldi non avendovi trovato nella mattina del 14 che una gran parte delle brigate Gandini ( Milano) e Puppi ( Bologna ), le aveva condotte subito con sè a Cagliari. Anche il Bizantino si diresse tosto a quella volta, non avendo Pianciani trovato nel seno di Terranova gli altri navigli e non avendo ottenuto precise notizie sullo stato delle cose. Nel pomeriggio del 15 arrivò desso nella rada di Cagliari. Vi trovò Garibaldi stesso col grosso delle brigate Gandini e Puppi e Garibaldi imparti tosto l’ordine a Pianciani di proseguire il viaggio verso Palermo , dove dovevano seguire gli altri bastimenti, tosto che si fossero provveduti di carbone. Alla sera del 16 il Bizantino arrivò a Palermo. Etc…”. Dunque, a Golfo Aranci Garibaldi trovò una parte delle due Brigate Milano e Puppi ed un’altra parte venne a Golfo Aranci, partendo da Genova, il 13 agosto 1860, con il colonnello Pianciani e lo stato maggiore dell’ex spedizione Bertani-Pianciani. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “Questi, fallitogli il rapimento del vascello, tirò in Sardegna a pigliarsi i novemila raccolti dal Bertani. Il Pianciani che li comandava assicura che fossero 8940 in tutto, divise in sei brigate, un battaglione carabinieri, due squadroni di guide, due compagnie di genio, due batterie rigate da campo, e i servigi amministrativi e sanitarii: ogni brigata aver quattro battaglioni, ciascuno quattro compagnie, sicchè se ne potesse accrescere la gente senza alterare i quadri. Il Garibaldi giunto il 14 a Cagliari, solo parte ne trovò, che già due brigate navigavano a Palermo, e parte dell’altre due stavano per arrivare da Genova; dove il Pianciani aspettò sinchè ebbe la moneta dal governo; però fu alla baia di Terranova sul tardi di quella sera; e raggiunse a Cagliari il Nizzardo che v’ avea menato il resto della gente. L’incontrò presso al porto in una barca venutagli incontro a ingiungergli di voltar per Palermo. Egli, romano, che forte si struggea di farla al Papa, si turbò; per via sopraggiunselo il Gulnara, avviso di guerra sardo, che a nome del governo andava comandando a tutti quei legni di sfilare a Palermo. Giunservi la sera del 17; ma il Pianciani ricusò di far quella guerra, e se ne tornò a Livorno; il surrogò il prussiano Rustow, che li menò a ordinarli a Melazzo.”. Dunque, De Sivo scriveva che Pianciani, ultimo ad arrivare nella Baia di Terranova in Sardegna, si era partito da Genova, “dove il Pianciani aspettò sinchè ebbe la moneta dal governo;”. De Sivo scrive che Pianciani, non avendo trovato nessuno alla Baia di Terranova (a Golfo Aranci), in Sardegna, dove era arrivato a tarda sera del 14 agosto 1860, con il vapore “Byzantino”, si reca a Cagliari dove incontrò Garibaldi che gli parlò e lo comandò di andare a Palermo con le due Brigate che portava, la MILANO e la BOLOGNA (PUPPI). Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a pp. 27-28-29-30, in proposito scriveva che: “Per quanto fossero stati segreti i preparativi che avevano presieduto a quella spedizione, il ministero piemontese ne avea avuto sentore, e si era mostrato fermamente deciso ad opporvisi, anche a costo di ricorrere alla forza; così, lo stesso giorno in cui il colonnello Pianciani s’imbarcava a Genova per andare a raggiungere le sue truppe, acquartierate nella zona paludosa e male scelta di Terranova, tre battaglioni di bersaglieri (1), arrivati in tutta fretta da Torino, etc…”. Alberto Dallolio (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille nelle memorie Bolognesi”, Bologna, ed. Zanichelli, 1910, riguardo il colonnello Gandini, che accompagnerà e comanderà la Brigata “Milano” a Paola e poi a Sapri, insieme al Rustow e a Turr, a p. 347, in proposito pubblicò una lettera di Carlo Bertoni (1) a Filippo Stanzani che racconta un episodio al Golfo degli Aranci e, scriveva: “V. Carlo Bertoni (1) a Filippo Stanzani. A bordo del Clipper il Shepherd, a poche miglia da Cagliari il 14 Agosto 1860. “Carissimo Stanzani. Ti scrivo due righe per dar seguito all’altra mia che ti scrissi da Genova domenica mattina alle ore sette. La spedizione era composta di due brigate, una delle quali (comandata dal Colonnello Gandini, la terza) era imbarca sopra il vapore Garibaldi, il quale rimorchiava un grossissimo Clipper Americano chiamato il ‘Shepherd’, a bordo del quale era imbarcata l’altra divisione (la quarta) comandata dal Colonnello Puppi, e della quale fa parte il nostro Battaglione dei Cacciatori di Bologna. Dopo un felice viaggio giungemmo jeri sull’imbrunire al Golfo degli Aranci, nell’Isola di Sardegna, dove ci avevano preceduti moltissimo dei nostri, e dove trovammo altri tre vapori all’ancora, e vedemmo a terra sulla riva molti volontari che si esercitavano. Poco dopo il nostro arrivo giungeva in porto un grosso vapore, il quale, senza gettar l’ancora, veniva a noi vicino, e girava intorno al nostro bastimento…..Il Colonnello Puppi, il bravo Cattabeni, Bassi ed io ci mettemmo sulla sponda etc…”. Dunque, dalla lettera-racconto del Bertoni si evince che il colonnello Gandini, accompagnava i volontari della brigata Milano, imbarcatasi a Genova sul vapore Garibaldi ed il colonnello Puppi accompagnava l’altra Brigata detta “Bologna” che era composta dai “Cacciatori di Bologna”. Dalla lettera del Bertoni, indirizzata a Filippo Stanzani, si evince che le truppe arrivarono nel porto naturale del Golfo degli Aranci in Sardegna il giorno 13 agosto 1860. Partitisi da Genova, arrivarono il 13, dove furono raggiunti da Bertani e da Garibaldi. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 85, in proposito scriveva che: “Oltre alla formazione del battaglione del Montefeltro, al Comitato di Provvedimento (3) si deve la formazione della Brigata Emilia comandata dal Puppi, morto poi eroicamente a Capua, e composta di quattro battaglioni, uno dei quali comandato dal valoroso patriota marchigiano Cattabeni. Questa brigata, inviata al Golfo degli Aranci per fare parte della spedizione Pianciani, fu più tardi incorporata nella divisione Turr e destinata per il suo valore a Capua ed a Caiazzo.”. Maraldi, parlando della Brigata Emilia, comandata dal Puppi, era composta da 4 battaglioni, uno dei quali era comandato dal marchigiano CATTABENI. Maraldi scriveva che la Brigata Emilia, poi PUPPI, fu inviata a Golfo Aranci per far parte della Spedizione Pianciani-Bertani. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 30, in proposito scriveva che: “Fu lunedì 13 agosto che gli uomini di questa spedizione, la quale di lì a tre giorni doveva essere sciolta, s’imbarcarono verso mezzogiorno, scortati da una parte della popolazione genovese, che li salutava con i suoi più caldi voti ed addii. La sera, fu il nostro turno. Un piroscafo era stato messo a nostra disposizione. A sera dunque, verso le dieci, senza uniforme, il generale Turr, il conte Sandor Téléki, il colonnello Frappolli ed io prendemmo la strada della Marina (1). Una barca ci aspettava. La notte era splendida, senza luna e scintillante di stelle. Passammo attraverso le navi addormentate, e con poche remate raggiungemmo la scaletta della ‘Provence’. Ciascuno si recò a vedere la cabina che gli era stata assegnata, poi salimmo sul ponte, ci sedemmo, e senza parlare contemplammo il cielo, in cui la luce del faro di Genova spiccava come in’immensa meteora.”. Questo è il racconto della partenza da Genova. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 159 proseguendo il suo racconto sul viaggio di Garibaldi per Golfo Aranci scriveva: “III. ….sul mattino del 14, nel Golfo degli Aranci. Colà ode che le due brigate (quella Eberhardt e Tharrena, di cui dicemmo) son già in viaggio per Palermo; ma ci trova invece il grosso di altre due (Gandini e Puppi) raggiunte nella giornata stessa dai loro distaccamenti e dall’intero Stato Maggiore della spedizione col Pianciani in persona. Etc…”. Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 159, riferendosi a Garibaldi in Sardegna, a Golfo Aranci, quando ……..scriveva: “Allora si presenta improvviso a quella gioventù già devota a lui più che non volesse parere; vince col fascino della parola e anche più dell’aspetto gli scrupoli degli uni, la repugnanza degli altri, e preso, colla sicurezza di chi non teme di vederselo contrastato, il bastone del comando, etc…” e, prima di partire per Palermo, “…fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Guerzoni scriveva che Garibadi, dopo aver fatto una escursione a Caprera comanda i volontari di seguirlo a Cagliari e di là andare a Palermo. Secondo il Guerzoni, Garibaldi arriverà con queste truppe il 17 agosto 1860. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a p. 331, riferendosi al Bertani, in proposito scriveva che: “….Garibaldi s’accostava alla sua diletta Caprera, alla quale, infatti, fece una rapida visita mentre il ‘Washington imbarcava il carbone…..Poi, calata la sera, il ‘Washington’ riprende la via del ritorno durante la quale fa sosta a Cagliari ove trova, insieme con gli altri vapori che si stanno a provvedersi di combustibile, anche il Byzantin, l’ultima nave della spedizione Bertani che porta il Pianciani con lo Stato maggiore.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, a pp. 263-264, in proposito scriveva che: “L’imbarco a Genova cominciò il 7 agosto: gli ultimi volontari col Pianciani e il Rustow partirono il 13 sul ‘Byzantin’. L’accordo era di concentrarsi tutti a Golfo Aranci.“. Dunque, Agrati scriveva che al ritorno da Caprera, Garibaldi va con il vapore Washington a Cagliari, dove ritrova il Bertani con gli altri vapori e gli altri volontari intenti a far rifornimento di combustibile. A Cagliari, il 15 agosto 1860, arriva anche il vapore “Byzantin”, che partitosi da Genova, portava con se il colonnello Pianciani ed il suo Stato Maggiore (dell’x spedizione per gli Stati Papali), dunque anche il Rustow ed una parte della brigata Bologna (la 4° Brigata), detta poi Puppi. Il vapore Byzantin era arrivato a Golfo Aranci ma non aveva trovato nessuno. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a p. 332, in proposito scriveva che: “Saputo che in seguito ad ordine di Garibaldi tutti gli altri s’eran diretti al sud e che con Garibaldi v’era il Bertani, il Pianciani aveva proseguito anch’egli per Cagliari, e vi era appena giunto il pomeriggio del 15, allorchè era apparso il ‘Washington’ col Dittatore proveniente da Caprera.”. Pianciani scriverà nelle sue memorie che vide apparire Garibaldi. Bertani era con Garibaldi, e con egli da Caprera era arrivato a Cagliari ?. Agostino Bertani, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo, domanda diecimila cartucce. Questi temendo nuovo sperpero fa consegnare le cartucce, ma vuole rimanere coi volontari, e a sua giustificazione prega il generale di dare l’ordine in iscritto per Palermo. Eccolo: “Esercito meridionale, Cagliari, 15 agosto 1860. Caro Bertani, Con tutta la gente che avete a disposizione venite a raggiungermi in Sicilia. – G. Garibaldi.”…..Etc….Bertani, giunto che fu a Palermo, etc…”. Dunque, la White scriveva che Garibaldi, il 15 agosto 1860, da Palermo scrive un ordine a Bertani. Fu il Bertani che chiese espressamente l’ordine scritto a Garibaldi che lo indirizzò a Cagliari. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a p. 208, in proposito scriveva: “Cotesti indugi volle il Generale vincere di sua persona; laonde, lasciata segretamente Palermo al 12 di agosto, venne subitamente al golfo degli Aranci, e menò seco, rassegnatone il comando dal Pianciani, la nuova brigata di Sicilia, ove approdava al 16 del mese. Questo indugio protrasse fino alla seconda metà del mese stesso le operazioni di guerra in terra ferma.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 263-264, in proposito scriveva: “La mattina del 14 Garibaldi era nel golfo degli Aranci, ma non vi trovò che la massima parte della terza e quarta brigata della divisione di Terranova, cioè le brigate Gandini e Puppi, mentre la prima e seconda brigata, Eberhard e Tharrena, avevano già abbandonato il golfo veleggiando per Palermo; il resto della terza e quarta brigata, collo stato maggiore generale delle suddette truppe, non era ancora arrivato.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 264-265, in proposito scriveva: “La brigata Tharrena venne trattenuta in Palermo e si mostrava dell’umore più inquieto. Il Bisantino, che portava porzione delle brigate Gandini e Puppi e tutto lo stato maggiore generale, benchè tutte le truppe fossero già imbarcate alle 8 ore di mattina, venne però trattenuto in Genova fino al pomeriggio del 13, in conseguenza delle manovre del governo piemontese che quel giorno trattenne il danaro spettante alla spedizione e ne indugiò il pagamento con inconcludenti pretesti. Rüstow insisteva per essere o spedito egli stesso, appena fosse possibile, nel golfo degli Aranci o perchè Pianciani precorresse la spedizione, onde avere in anticipazione un comando superiore per tenere unita la spedizione. Pianciani aveva creduto di non poter aderire al progetto, mentre nelle sue istruzioni dicevasi che dovesse imbarcarsi in ultimo collo stato maggiore generale, Così il Bisantino non arrivò che tardi nel pomeriggio del 14 al golfo degli Aranci, indi alla baja di Terranova.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “Garibaldi però la mattina del 14 non vi trovò che la maggior parte delle brigate Gandini ( Milano) e Puppi (Bologna) e tosto se le prese con sè dirigendosi a Cagliari. Per Cagliari navigò quindi anche il Bisantino, non avendo Pianciani trovate le altre navi nella baja di Terranova e non avendo rilevato sullo stato delle cose che notizie ancora poco chiare. Nel pomeriggio del 15 il Bisantino arrivò in rada di Cagliari. Ivi incontrò lo stesso Garibaldi col grosso delle brigate Gandini e Puppi, e Garibaldi ordinò a Pianciani di tosto far vela per Palermo ove dovevano seguirlo anche le altre navi appena si fossero rifornite di carbone. Il 16 di sera il Bisantino toccò Palermo. Il 17 mattina Pianciani ebbe un abboccamento con Garibaldi. Garibaldi disse che non poteva acconsentire alla spedizione nella Romagna, perchè non poteva far senza della divisione per la sua intrapresa contro il continente napoletano. Ciò deve essere espressamente ricordato, giacchè, per motivi facili a capirsi, si era diffusa la voce menzognera che Garibaldi avrebbe condotto in persona la spedizione di Terranova nello Stato Pontificio, se la mattina del 14 avesse trovato nel golfo degli Aranci più dei 2000 uomini di Gandini e Puppi. Soltanto questa scarsità di uomini lo avrebbe indotto a condurre la spedizione nella Sicilia. In conseguenza delle spiegazioni di Garibaldi , Pianciani , che aveva promesso di non andare in altro sito che nella Romagna, si dimise dal suo comando, e Garibaldi trasmise il comando sulle tre brigate riunite Tharrena, Gandini e Puppi al capo dello stato maggiore generale, colonnello brigadiere Rüstow, che ebbe in pari tempo incarico di raccogliere ed organizzare la divisione a Milazzo.”. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 52, nella nota (1) postillava: “Garibaldi scomparve appunto il giorno 12, senza che nulla di positivo si sapesse. Andò prima a Cagliari, poi a Palermo, per riunire a s’e le brigate Puppi, Gandini, Eberhardt, Tharrena, agli ordini del conte Luigi Pianciani che, insieme con quella del Nicotera (già scesa in Sicilia al comando del Sacchi), avevano costituito la famosa spedizione organizzata dal Mazzini, assenziente poi Garibaldi, per invadere lo Stato pontificio. Costretta dal Governo italiano a non oltrepassare la frontiera, fu in Toscana nuovamente imbarcata e venne — per varie vie — in Sicilia.”. Agrati, a p. 332, in proposito aggiunge: “Ma, come gli si dice che il Bertani, col quale confida dipotersi spiegare all’arrivo, è a bordo del ‘Washington’ col Dittatore, il Pianciani obbedisce e riparte.”. Dunque, il Pianciani partì dalla Sardegna per Palermo proprio perchè gli dissero che sul vapore ‘Washington’ vi era Garibaldi e Bertani che ripartivano dalla Sardegna per portare i volontari garibaldini a Palermo. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Nel pomeriggio del 15 arrivò desso nella rada di Cagliari. Vi trovò Garibaldi stesso col grosso delle brigate Gandini e Puppi e Garibaldi imparti tosto l’ordine a Pianciani di proseguire il viaggio verso Palermo, dove dovevano seguire gli altri bastimenti, tosto che si fossero provveduti di carbone. Alla sera del 16 il Bizantino arrivò a Palermo.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Questo corpo mutando direzione era da Garibaldi destinato a servire allo sbarco in Calabria. A Cagliari Garibaldi trovò una parte della spedizione, mentre un’altra aveva fatto rotta per Palermo; posteriormente vide arrivare altro vapore della spedizione, sul quale eravi imbarcato un numero di volontari, lo Stato Maggiore ed il comandante Colonnello Pianciani. Il Generale si recava a bordo di questo legno…etc…e domandava per prima cosa a Pianciani quanti uomini avesse con lui etc…Per rispondere a questo, Pianciani chiamò il capitano, e quando ne fu informato soggiunse: “ebbene Colonnello: partirete subito per Palermo”. Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156 e ssg., in proposito scriveva pure che: “Allora questi fece cortesi saluti ed auguri a Pianciani, il quale nel congedarsi presentò al Dittatore il colonnello Rustow come quello al quale cedeva il comando delle tre brigate, Parma, Milano e Bologna (Tharrena, Gandini, Puppi), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero l’ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “Poi gli ordinò, senz’altro di proseguire per Palermo lasciandolo interdetto e deluso, ché il Pianciani quell’ordine non se lo attendeva. Egli aveva accettato di comandare la spedizione, pur di portarla negli Stati de Papa, e non in Sicilia: se mai l’avessero costretto a toccare l’Isola prima del Continente, era a Milazzo e non a Palermo ch’egli avrebbe dovuto andare. Così gli aveva lasciato scritto il Bertani. Ma, come gli si dice che il Bertani, col quale confida di potersi spiegare all’arrivo, è a bordo del ‘Washington’ col Dittatore, il Pianciani obbedisce e riparte. Il 16 giunge a Palermo, mentre le truppe restano a bordo egli, impaziente, scende a terra sperando di parlare con Garibaldi che è giunto prima di lui.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “Così infatti avvenne e dopo pochi giorni di sosta a Golfo Aranci, nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo.“. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 188 e ssg., in proposito scriveva che: “….ringraziai quei buoni abitanti dell’ interesse grandissimo del quale avevano dato pruova perchè la spedizione di nulla mancasse , e tornai a bordo ordinando che si partisse subito per Cagliari. Se ivi non avessi trovato i bastimenti avrei potuto almeno e più facilmente che altrove averne notizia. Avrei potuto a mezzo del Telegrafo comunicare con Genova, pormi direttamente in corrispondenza colla Sicilia, ricevere istruzioni: sollecitai per questo il Capitano del bastimento onde arrivasse a Cagliari tanto prima quanto più avesse potuto. Profitto della circostanza per rendere testimonianza di riconoscenza al Capitano del Bisantino, del quale sono dolente di non ricordare il nome; egli non solo in quella circostanza, ma sempre durante tutto il viaggio, mi diede prove di sua premura nel secondarmi dell’ opera sua e dei suoi, in tutto ciò che io volessi. Egli aveva un contratto è vero, ma sono ben lontano dal volere attribuire a ciò principalmente lo zelo che mostrava per noi; era perchè amava l’Italia nostra e quella causa che noi difendevamo; rispetto, ammirazione grandissima nudriva per Garibaldi, e noi sapeva volerlo coadjuvare nel miglior modo che per noi si potesse a poter mantenere quanto agli Italiani aveva promesso; ed infine, mi sia permesso pensare, perchè per me aveva pure concepito una qualche affezione: in dieciotto ore noi giungemmo a Cagliari. Avvicinandoci a quel porto fu il Capitano che il primo mi disse vedervi dei bastimenti, che credeva poter essere quelli della nostra spedizione, e quanto di quella notizia io fossi contento è facile imaginare; se nou che meglio in seguito osservando io stesso potei riconoscere che tutti non v’erano; mancava il Torino, l’Ammazzone e l’Isère. Mentre ci preparavamo ad entrare nel porto, da un piroscafo che era nella rada vedemmo staccarsi una lancia dalla quale si facevano segnali perchè ci fermassimo; dissi che si aspettasse. Etc…”. Dunque, Pianciani, racconta che arrivato a Golfo Aranci, in Sardegna, nella Baia di Terranova, con il suo vapore “Bizantino”, si recò personalmente nella piccola cittadina “Andai io stesso alla città per tentare di raccogliere maggiori notizie, ivi trovai due ufficiali e qualche soldato dei nostri che mi dissero essere stati autorizzati di scendere a terra, ma che quando avevano voluto tornare a bordo, non trovarono più i bastimenti; essi furono imbarcati sul Bisantino.”. Pianciani racconta che fece salire sul suo vapore due ufficiali e qualche soldato della Spedizione a cui avevano vietato di imbarcarsi in quanto i loro bastimenti erano già ripartiti. Presumo fossero i bastimenti Torino e Amazzone che avevano portato a Palermo le due Brigate Eberhard e Tharrena. Tuttavia, Pianciani partitosi da Genova con Rustow portava una parte della Brigata MILANO ed una parte della Brigata PUPPI. Dei soldati volontari garibaldini che Pianciani portava sul vapore Byzanti, da Genova ne parla quando racconta dell’incontro con Garibaldi a Cagliari. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 190 e ssg., in proposito scriveva che: “Garibaldi mi dimandava per prima cosa, quanti uomini avessi con me, e alla mia risposta replicava sta bene; colla vostra spedizione il nostro esercito sommerà a 30000 uomini, comincia ad essere qualche cosa, e subito dopo quant’ acqua e quanto carbone vi rimane ? per rispondere a questo chiamai il capitano, e quando ne fu informato Ebbene Colonnello, soggiunse, partirete subito per Palermo. Etc…”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 150, in proposito scriveva che: “Imbarcammo parte della gente sul Washington perchè fosse più comoda, passammo alla Maddalena per far carbone, di lì a Cagliari, a Palermo, a Milazzo, e tornammo a punta di Faro (374). La successione dei fatti fu la seguente: Chiarito che la spedizione era già per metà a Palermo, Garibaldi decise di portare colà anche il rimanente. Ma siccome il Washington abbisognava di carbone, ordinò alle brigate Gandini e Puppi (Milano e Bologna) di recarsi ad aspettarlo a Cagliari.’ La Gulnara, trionfante del suo successo, accompagnò da lontano quei bastimenti. Il Dittatore sul Washington si recò a far carbone alla Maddalena. Mentre il bastimento caricava il combustibile, Egli si recò a visitare la sua diletta casa alla vicina Caprera, e tornato a bordo raggiunse a Cagliari le due brigate.”.
Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 150-151-152, in proposito scriveva che: “Intanto il comandante Pianciani col suo stato maggiore partito nel pomeriggio del 13 da Genova sul Bisantino, a sua volta giungeva nel pomeriggio del 14 a Terranova pieno di speranze, confortato da lungo studio, da meditate combinazioni. Ma quale fu la sua delusione, il suo rammarico, non scorgendo nell’ampia distesa del golfo, nè in alcuna parte recondita di esso la menoma traccia delle sue truppe ! Soltanto una battaglia perduta può stendere tanta tristezza sull’animo di un comandante. Finalmente alcune barche peschereccie riferirono che erano bensì giunti alcuni vapori, ma che ne erano ripartiti ; afflitto dalla dura realtà, ma desideroso di penetrarne i particolari, Pianciani scese a Terranova, e vi trovò due suoi ufficiali ed alcuni soldati che dissero essere stati autorizzati a scendere, ma che quando avevano voluto risalire a bordo , non trovarono più i vapori. Pianciani li portò seco sul Bisantino, ordinando di navigare a tutto vapore per Cagliari, ove forse avrebbe trovato notizie, od almeno per mezzo del telegrafo avrebbe potuto comunicare con Genova e colla Sicilia. Avvicinandosi al porto di Cagliari il capitano del Bisantino avvertì che eranvi dei bastimenti che riteneva quelli di cui si andava in cerca. Pianciani sentì rinascere la sua speranza; ma avanzando ed osservando meglio riconobbe che mancavano il Torino, l’Amazone e l’Isera portanti le due prime brigate. Prima ancora che il Bisantino entrasse in porto, da un piroscafo in rada si staccò una lancia che venivagli incontro e che facevagli segnali perchè si fermasse. Poco dopo parve di riconoscere nella lancia il generale Garibaldi , e subito la visione divenne certezza con commozione di quanti erano a bordo, con maraviglia grande, perchè mentre da tutti si credeva che Egli fosse affaccendato in Sicilia, appariva in Sardegna. I volontari esaltati scoppiarono in calorosi evviva. Mentre Pianciani disponeva che si abbassasse la scala, il Dittatore, senza aspettare, si aggrappò alle parasartie e, con ammirabile agilità si arrampicò sul parapetto della nave, ove volle rimanere, scusandosi di non voler disturbare nessuno; poi (è Pianciani stesso che scrive tutto questo) domandato a Pianciani quanti uomini aveva nella sua spedizione, disse: « Sta bene ; colla vostra spedizione il nostro esercito sommerà a 30000 uomini; e comincia ad essere qualche cosa ». Assicuratosi poi che a bordo vi era sufficiente acqua e carbone , « ebbene colonnello partirete subito per Palermo »; e stringendogli amichevolmente la mano: << State di buon animo colonnello; tutto va bene ; ci parleremo a Palermo dove io vi seguirò. » Pianciani domandò ancora al generale dove fosse Bertani; « a bordo con me; se volete parlare con lui, venite pure, ma egli può solo ripetervi quello che vi ho detto io ; del resto egli viene pure a Palermo, e là in ogni caso lo vedrete. » E da agile marinaio, come era salito ridiscese nella sua lancia. Pianciani voltosi al capitano ordinò ad alta voce: << A Palermo, e facciamo di arrivarvi il più presto possibile ». Bertani è furente; Pianciani è sconfortato; l’intera spedizione è perplessa ; tutta la Sicilia è inquieta per l’assenza del Dittatore ; questi vede fallita l’impresa per la quale aveva abbandonato l’iniziato passaggio in Calabria, ed aveva corso il pericolo di essere catturato dalla crociera borbonica; questi serenamente rassicurava tutti , dicendo << state di buon animo , tutto va bene » .
Nel 15 agosto 1860, a Cagliari, l’incontro tra GARIBALDI ed il colonnello PIANCIANI, che era con RUSTOW ed una parte delle due Brigate MILANO e della Brigata PUPPI
Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373 e ssg., in proposito scriveva che: “Imbarcammo parte della gente sul Washington, perchè fosse più comoda, passammo alla Maddalena per far carbone, di lì a Cagliari, a Palermo, a Milazzo, e tornammo a Punta di Faro, ove il generale Sirtori avea già disposto due piroscafi nostri, il Torino ed il Franklin, perchè facessero il giro della Sicilia da settentrione ad occidente e ostro sino nella parte orientale dell’ isola a Taormina.”. Eliseo Porro (…..), nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), a p. 7-8, in proposito scriveva che: “Allora piegammo verso il golfo di Terranova; ma ivi pure a nostra ingrata sorpresa non ne trovammo veruna traccia. Dalle notizie raccolte però, ebbimo sentore che i legni giunti poco prima, erano ripartiti verso il sud; e si decise allora che il Byzantin dovesse dirigersi a Cagliari, dove giunsimo nelle ore pomeridiane del 15. Qui incontrammo infatti la maggior parte dei legni che facevano parte della spedizione di Terranova. Non si tosto ebbimo gettato l’ancora e spedito in ricognizione per essere informati dei motivi che avevano prodotto la divergenza dalle prestabilite disposizioni , quando apparve una lancia che ci recò a bordo la persona stessa di Garibaldi . Il giubilo con cui l’incomparabile Generale fu accolto dai nostri soldati è cosa indescrivibile. Garibaldi ingiunse a Pianciani di partire immediatamente per Palermo, ed ai bastimenti che al momento si trovavano sprovveduti di carbone, di seguire al più presto la medesima direzione.”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a pp. 157, in proposito scriveva che: “II…fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 159 proseguendo il suo racconto scriveva: “….fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 330-331, in proposito scriveva che: “Poi, calata la sera, il ‘Washington’ riprende la via del ritorno durante la quale fa sosta a Cagliari ove trova, insieme con gli altri vapori che si stanno a provvedersi di combustibile, anche il Byzantin, l’ultima nave della spedizione Bertani che porta il Pianciani con lo Stato maggiore. Costui, giusta l’ordine avuto, era partito ultimo da Genova persuaso di trovare tuttti gli altri che l’avevano preceduto, fermi per attenderlo a Golfo degli Aranci, dove invece non aveva trovato nessuno. Solo quel giorno – 13 luglio – a lui sarebbe stata rimessa la lettera diretta da Garibaldi al Bertani sin dal 30 giugno etc…“. Dunque, Agrati scriveva che, dopo la breve sosta a Caprera, il vapore Washington e Garibaldi, il 15 agosto 1860, arrivano a Cagliari dove, nel pomeriggio era arrivato anche la nave “Byzantin” che portava tutto lo Stato Maggiore della Spedizione “Terranova” (così battezzata dal Bertani). Agrati scriveva pure che: “In seguito all’ordine di Garibaldi tutti gli altri s’eran diretti al sud e che con Garibaldi v’era il Bertani, il Pianciani aveva proseguito anch’egli per Cagliari, e vi era appena giunto, nel pomeriggio del 15, allorché era apparso il ‘Waschington’ col Dittatore reduce da Caprera.“. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a p. 332, riferendosi alla condotta del Pianciani, che anch’esso arrivò in Sardegna, in proposito scriveva pure: “Saputo che in seguito ad ordine di Garibaldi tutti gli altri s’eran diretti al sud e che con Garibaldi v’era il Bertani, il Pianciani aveva proseguito anch’egli per Cagliari, e vi era appena giunto il pomeriggio del 15, allorchè era apparso il ‘Washington’ col Dittatore proveniente da Caprera.”. Pianciani scriverà nelle sue memorie che vide apparire Garibaldi. Dunque, Agrati scriveva che al ritorno da Caprera, Garibaldi va con il vapore Washington a Cagliari, dove ritrova il Bertani con gli altri vapori e gli altri volontari intenti a far rifornimento di combustibile. A Cagliari, il 15 agosto 1860, arriva anche il vapore “Byzantin”, che partitosi da Genova, portava con se il colonnello Pianciani ed il suo Stato Maggiore (dell’x spedizione per gli Stati Papali), dunque anche il Rustow ed una parte della brigata Bologna (la 4° Brigata), detta poi Puppi. Il vapore Byzantin era arrivato a Golfo Aranci ma non aveva trovato nessuno. Pianciani scriverà nelle sue memorie che vide apparire Garibaldi. Proseguendo la narrazione, l’Agrati, a p. 332, riferendosi alla condotta del Pianciani, che anch’esso arrivò in Sardegna, in proposito scriveva pure: “Saputo che in seguito ad ordine di Garibaldi tutti gli altri s’eran diretti al sud e che con Garibaldi v’era il Bertani, il Pianciani aveva proseguito anch’egli per Cagliari, e vi era appena giunto il pomeriggio del 15, allorchè era apparso il ‘Washington’ col Dittatore proveniente da Caprera.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “Poi gli ordinò, senz’altro di proseguire per Palermo lasciandolo interdetto e deluso, ché il Pianciani quell’ordine non se lo attendeva. Egli aveva accettato di comandare la spedizione, pur di portarla negli Stati de Papa, e non in Sicilia: se mai l’avessero costretto a toccare l’Isola prima del Continente, era a Milazzo e non a Palermo ch’egli avrebbe dovuto andare. Così gli aveva lasciato scritto il Bertani. Ma, come gli si dice che il Bertani, col quale confida di potersi spiegare all’arrivo, è a bordo del ‘Washington’ col Dittatore, il Pianciani obbedisce e riparte. Il 16 giunge a Palermo, mentre le truppe restano a bordo egli, impaziente, scende a terra sperando di parlare con Garibaldi che è giunto prima di lui.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “Così infatti avvenne e dopo pochi giorni di sosta a Golfo Aranci, nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo.“. Dunque, il Pianciani partì dalla Sardegna per Palermo proprio perchè gli dissero che sul vapore ‘Washngton’ vi era Garibaldi e Bertani che riartivano dalla Sardegna per portare i volontari garibaldini a Palermo. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Anche il Bizantino si diresse tosto a quella volta, non avendo Pianciani trovato nel seno di Terranova gli altri navigli e non avendo ottenuto precise notizie sullo stato delle cose. Nel pomeriggio del 15 arrivò desso nella rada di Cagliari. Vi trovò Garibaldi stesso col grosso delle brigate Gandini e Puppi e Garibaldi impartì tosto l’ordine a Pianciani di proseguire il viaggio verso Palermo, dove dovevano seguire gli altri bastimenti, tosto che si fossero provveduti di carbone. Alla sera del 16 il Bizantino arrivò a Palermo. Etc…”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “Nel pomeriggio del 15 il Bisantino arrivò in rada di Cagliari. Ivi incontrò lo stesso Garibaldi col grosso delle brigate Gandini e Puppi, e Garibaldi ordinò a Pianciani di tosto far vela per Palermo ove dovevano seguirlo anche le altre navi appena si fossero rifornite di carbone. Il 16 di sera il Bisantino toccò Palermo.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “….però fu alla baia di Terranova sul tardi di quella sera; e raggiunse a Cagliari il Nizzardo che v’ avea menato il resto della gente. L’incontrò presso al porto in una barca venutagli incontro a ingiungergli di voltar per Palermo. Egli, romano, che forte si struggea di farla al Papa, si turbò; per via sopraggiunselo il Gulnava, avviso di guerra sardo, che a nome del governo andava comandando a tutti quei legni di sfilare a Palermo. Griunservi la sera del 17; etc…”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; etc…”. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 52, nella nota (1) postillava: “Garibaldi scomparve appunto il giorno 12, senza che nulla di positivo si sapesse. Andò prima a Cagliari, poi a Palermo, per riunire a s’e le brigate Puppi, Gandini, Eberhardt, Tharrena, agli ordini del conte Luigi Pianciani che, insieme con quella del Nicotera (già scesa in Sicilia al comando del Sacchi), avevano costituito la famosa spedizione organizzata dal Mazzini, assenziente poi Garibaldi, per invadere lo Stato pontificio. Costretta dal Governo italiano a non oltrepassare la frontiera, fu in Toscana nuovamente imbarcata e venne — per varie vie — in Sicilia.”. Agrati, a p. 332, in proposito aggiunge: “Ma, come gli si dice che il Bertani, col quale confida dipotersi spiegare all’arrivo, è a bordo del ‘Washington’ col Dittatore, il Pianciani obbedisce e riparte.”. Dunque, il Pianciani partì dalla Sardegna per Palermo proprio perchè gli dissero che sul vapore ‘Washington’ vi era Garibaldi e Bertani che ripartivano dalla Sardegna per portare i volontari garibaldini a Palermo. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “A Cagliari Garibaldi trovò una parte della spedizione, mentre un’altra aveva fatto rotta per Palermo; posteriormente vide arrivare altro vapore della spedizione, sul quale eravi imbarcato un numero di volontari, lo Stato Maggiore ed il comandante Colonnello Pianciani. Il Generale si recava a bordo di questo legno…etc…e domandava per prima cosa a Pianciani quanti uomini avesse con lui etc…Per rispondere a questo, Pianciani chiamò il capitano, e quando ne fu informato soggiunse: “ebbene Colonnello: partirete subito per Palermo”. Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 190 e ssg., in proposito scriveva che: “Avvicinandoci a quel porto fu il Capitano che il primo mi disse vedervi dei bastimenti, che credeva poter essere quelli della nostra spedizione, e quanto di quella notizia io fossi contento è facile imaginare; se nou che meglio in seguito osservando io stesso potei riconoscere che tutti non v’erano; mancava il Torino, l’Ammazzone e l’Isère. Mentre ci preparavamo ad entrare nel porto, da un piroscafo che era nella rada vedemmo staccarsi una lancia dalla quale si facevano segnali perchè ci fermassimo; dissi che si aspettasse. Era in quella imbarcazione un marinajo che remigava e due uomini dalle camicie rosse, uno dei quali teneva il timone. Mia moglie, che pur mai di persona aveva veduto il Garibaldi, ma che molti ritratti ne aveva osservati, fu la prima a dire sul nostro bordo è il Generale. Aveva ragione; e a quelle parole potete credere qual fosse il tumulto che seguiva. Il Generale ripetevano i volontari, e gli evviva all’ Italia, a Garibaldi cominciavano. Garibaldi viene con noi, molti pensavano e dicevano ; ed io pure ho per un momento sperato che avesse risoluto di prendere egli stesso il comando della spedizione. Il Generale intanto arrivava a basso bordo del bastimento, io mi avvicinava là dove la barca era , e avrei voluto far discendere una scala, ma egli non aspettava, e aggrappandosi ai rivestimenti saliva sul parapetto della nave; io credeva sarebbe sceso sul ponte , e i volontari, che si affollavano per essergli più vicini, pregava si ritirassero per lasciarli almeno un posto ove scendere: e ciò essi, docili come sempre, facevano ; ma il Generale mi diceva non disturbassi nessuno, che sarebbe restato là come era, fra due corde, all’una delle quali si sosteneva. – Garibaldi mi dimandava per prima cosa, quanti uomini avessi con me, e alla mia risposta replicava sta bene; colla vostra spedizione il nostro esercito sommerà a 30000 uomini, comincia ad essere qualche cosa, e subito dopo quant’ acqua e quanto carbone vi rimane ? per rispondere a questo chiamai il capitano, e quando ne fu informato Ebbene Colonnello, soggiunse, partirete subito per Palermo. – Quella parola distrusse ad un tratto tutte le speranze delle quali in quegli ultimi giorni mi era pasciuto; taluni ufficiali, che erano poco distanti, dissero che io aveva impallidito, e ciò dovette esser vero, e il Generale avvedersene pure, giacchè, stringendomi amichevolmente la mano, soggiungeva: State di buon animo, Colonnello, tutto va bene, ci parleremo a Palermo, io vi seguirò, e così dicendo scendeva nella sua barchetta; io volli dimandare dove fosse il Bertani. A bordo con me, rispose: se volete parlar con lui venite pure, ma egli può solo ripetervi quello che vi ho detto io; del resto egli pure viene a Palermo e là in ogni caso lo vedrete. L’insistere mi sarebbe sembrato indiscreto; sicchè volgendomi al capitano: A Palermo replica ad alta voce perchè tutti i volontari sentissero e facciamo di arrivare il più presto possibile Garibaldi che già si allontanava credo sentisse egli pure, e mi parve udire che salutandomi dicesse , bravo, colonnello, che non si perda tempo.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 150-151-152, in proposito scriveva che: “Intanto il comandante Pianciani col suo stato maggiore partito nel pomeriggio del 13 da Genova sul Bisantino, a sua volta giungeva nel pomeriggio del 14 a Terranova pieno di speranze, confortato da lungo studio, da meditate combinazioni. Ma quale fu la sua delusione, il suo rammarico, non scorgendo nell’ampia distesa del golfo, nè in alcuna parte recondita di esso la menoma traccia delle sue truppe ! Soltanto una battaglia perduta può stendere tanta tristezza sull’animo di un comandante. Finalmente alcune barche peschereccie riferirono che erano bensì giunti alcuni vapori, ma che ne erano ripartiti ; afflitto dalla dura realtà, ma desideroso di penetrarne i particolari, Pianciani scese a Terranova, e vi trovò due suoi ufficiali ed alcuni soldati che dissero essere stati autorizzati a scendere, ma che quando avevano voluto risalire a bordo , non trovarono più i vapori. Pianciani li portò seco sul Bisantino, ordinando di navigare a tutto vapore per Cagliari, ove forse avrebbe trovato notizie, od almeno per mezzo del telegrafo avrebbe potuto comunicare con Genova e colla Sicilia. Avvicinandosi al porto di Cagliari il capitano del Bisantino avvertì che eranvi dei bastimenti che riteneva quelli di cui si andava in cerca. Pianciani sentì rinascere la sua speranza; ma avanzando ed osservando meglio riconobbe che mancavano il Torino, l’Amazone e l’Isera portanti le due prime brigate. Prima ancora che il Bisantino entrasse in porto, da un piroscafo in rada si staccò una lancia che venivagli incontro e che facevagli segnali perchè si fermasse. Poco dopo parve di riconoscere nella lancia il generale Garibaldi , e subito la visione divenne certezza con commozione di quanti erano a bordo, con maraviglia grande, perchè mentre da tutti si credeva che Egli fosse affaccendato in Sicilia, appariva in Sardegna. I volontari esaltati scoppiarono in calorosi evviva. Mentre Pianciani disponeva che si abbassasse la scala, il Dittatore, senza aspettare, si aggrappò alle parasartie e, con ammirabile agilità si arrampicò sul parapetto della nave, ove volle rimanere, scusandosi di non voler disturbare nessuno; poi (è Pianciani stesso che scrive tutto questo) domandato a Pianciani quanti uomini aveva nella sua spedizione, disse : « Sta bene ; colla vostra spedizione il nostro esercito sommerà a 30000 uomini; e comincia ad essere qualche cosa » . Assicuratosi poi che a bordo vi era sufficiente acqua e carbone , « ebbene colonnello partirete subito per Palermo » ; e stringendogli amichevolmente la mano: << State di buon animo colonnello; tutto va bene ; ci parleremo a Palermo dove io vi seguirò. » Pianciani domandò ancora al generale dove fosse Bertani; « a bordo con me; se volete parlare con lui, venite pure, ma egli può solo ripetervi quello che vi ho detto io ; del resto egli viene pure a Palermo, e là in ogni caso lo vedrete. » E da agile marinaio, come era salito ridiscese nella sua lancia. Pianciani voltosi al capitano ordinò ad alta voce: << A Palermo, e facciamo di arrivarvi il più presto possibile ». Bertani è furente; Pianciani è sconfortato; l’intera spedizione è perplessa ; tutta la Sicilia è inquieta per l’assenza del Dittatore ; questi vede fallita l’impresa per la quale aveva abbandonato l’iniziato passaggio in Calabria, ed aveva corso il pericolo di essere catturato dalla crociera borbonica; questi serenamente rassicurava tutti , dicendo << state di buon animo, tutto va bene ».” .
Nel 15 agosto 1860, a Cagliari, la partenza di GARIBALDI, sul vapore Washington con i volontari garibaldini diretti a Palermo
Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373 e ssg., in proposito scriveva che: “Imbarcammo parte della gente sul Washington, perchè fosse più comoda, passammo alla Maddalena per far carbone, di lì a Cagliari, a Palermo, a Milazzo, e tornammo a Punta di Faro, ove il generale Sirtori avea già disposto due piroscafi nostri, il Torino ed il Franklin, perchè facessero il giro della Sicilia da settentrione ad occidente e ostro sino nella parte orientale dell’ isola a Taormina.”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a pp. 157, in proposito scriveva che: “II…fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 52, nella nota (1) postillava: “Garibaldi scomparve appunto il giorno 12, senza che nulla di positivo si sapesse. Andò prima a Cagliari, poi a Palermo, per riunire a s’e le brigate Puppi, Gandini, Eberhardt, Tharrena, agli ordini del conte Luigi Pianciani che, insieme con quella del Nicotera (già scesa in Sicilia al comando del Sacchi), avevano costituito la famosa spedizione organizzata dal Mazzini, assenziente poi Garibaldi, per invadere lo Stato pontificio. Costretta dal Governo italiano a non oltrepassare la frontiera, fu in Toscana nuovamente imbarcata e venne — per varie vie — in Sicilia.”. Agrati, a p. 332, in proposito aggiunge: “Ma, come gli si dice che il Bertani, col quale confida dipotersi spiegare all’arrivo, è a bordo del ‘Washington’ col Dittatore, il Pianciani obbedisce e riparte.”. Dunque, il Pianciani partì dalla Sardegna per Palermo proprio perchè gli dissero che sul vapore ‘Washington’ vi era Garibaldi e Bertani che ripartivano dalla Sardegna per portare i volontari garibaldini a Palermo. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “………..“. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Vi trovò Garibaldi stesso col grosso delle brigate Gandini e Puppi e Garibaldi impartì tosto l’ordine a Pianciani di proseguire il viaggio verso Palermo, dove dovevano seguire gli altri bastimenti, tosto che si fossero provveduti di carbone.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “Ivi incontrò lo stesso Garibaldi col grosso delle brigate Gandini e Puppi, e Garibaldi ordinò a Pianciani di tosto far vela per Palermo ove dovevano seguirlo anche le altre navi appena si fossero rifornite di carbone.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo, domanda diecimila cartucce. Questi temendo nuovo sperpero fa consegnare le cartucce, ma vuole rimanere coi volontari, e a sua giustificazione prega il generale di dare l’ordine in iscritto per Palermo. Eccolo: “Esercito meridionale, Cagliari, 15 agosto 1860. Caro Bertani, Con tutta la gente che avete a disposizione venite a raggiungermi in Sicilia. – G. Garibaldi.”…..Etc….Bertani, giunto che fu a Palermo, etc…”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 170 e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo , domanda diecimila cartucce. Questi temendo nuovo sperpero fa consegnare le cartucce, ma vuole rimanere coi volontari, e a sua giustificazione prega il generale di dare l’ordine in iscritto per Palermo. Eccolo: Esercito Meridionale. Cagliari, 15 agosto 1860. Caro Bertani, Con tutta la gente che avete a disposizione venite a raggiungermi in Sicilia. G. Garibaldi.”. Dunque, la White scriveva che Garibaldi, il 15 agosto 1860, da Palermo scrive un ordine a Bertani. Fu il Bertani che chiese espressamente l’ordine scritto a Garibaldi che lo indirizzò a Cagliari. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 159 proseguendo il suo racconto scriveva: “….fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Dunque, il Guerzoni scriveva che Garibaldi arriverà a Palermo il 17 agosto 1860. La cosa è confermata anche dal Pianciani. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “Così infatti avvenne e dopo pochi giorni di sosta a Golfo Aranci, nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo.“. Dunque, il Pianciani partì dalla Sardegna per Palermo proprio perchè gli dissero che sul vapore ‘Washngton’ vi era Garibaldi e Bertani che riartivano dalla Sardegna per portare i volontari garibaldini a Palermo. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 197-198, in proposito scriveva che: “Giungemmo a Palermo alle 10 circa della sera del giorno 17 agosto ; il generale era arrivato poche ore prima di noi; etc…”. Dunque, Garibaldi, si partì da Cagliari il giorno 15 agosto 1860, sul Washington che arrivò a Palermo verso le ore 20,00 del giorno 17 agosto 1860. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 191 e ssg., in proposito scriveva che: “….indiscreto; sicchè volgendomi al capitano: A Palermo replica ad alta voce perchè tutti i volontari sentissero e facciamo di arrivare il più presto possibile Garibaldi che già si allontanava credo sentisse egli pure, e mi parve udire che salutandomi dicesse, bravo, colonnello, che non si perda tempo. – Potevo , dovevo io fare altrimenti ? Noi tutti avevamo promesso di seguire Garibaldi in quella magnanima impresa sua, per condurla al termine che le aveva prefisso, la completa liberazione, l’Unità dell’Italia . Quelle stesse ragioni che mi avevano determinato , dietro i suoi ordini, a spingere le operazioni sullo Stato Romano a tutta oltranza malgrado qualunque opposizione, qualunque ostacolo che avessi potuto superare , quelle stesse ragioni io dico, mi facevano allora una legge di andare a Palermo, comunque fossi convinto che la discesa sullo Stato Romano della nostra spedizione non avrebbe avuto più luogo. A che dunque parlare col Bertani ? avrebbe egli voluto dare ordini in opposizione di quelli del Generale ? sono……”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 150, riferendosi a Garibaldi a ciò che scrisse nelle sue “Memorie”, in proposito scriveva che: “Imbarcammo parte della gente sul Washington perchè fosse più comoda, passammo alla Maddalena per far carbone, di lì a Cagliari, a Palermo, a Milazzo, e tornammo a punta di Faro (374). La successione dei fatti fu la seguente : Chiarito che la spedizione era già per metà a Palermo, Garibaldi decise di portare colà anche il rimanente. Ma siccome il Washington abbisognava di carbone, ordinò alle brigate Gandini e Puppi (Milano e Bologna) di recarsi ad aspettarlo a Cagliari.’ La Gulnara, trionfante del suo successo, accompagnò da lontano quei bastimenti. Il Dittatore sul Washington si recò a far carbone alla Maddalena. Mentre il bastimento caricava il combustibile, Egli si recò a visitare la sua diletta casa alla vicina Caprera, e tornato a bordo raggiunse a Cagliari le due brigate.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 150-151-152, riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “E da agile marinaio, come era salito ridiscese nella sua lancia. Pianciani voltosi al capitano ordinò ad alta voce: << A Palermo, e facciamo di arrivarvi il più presto possibile ». Bertani è furente; Pianciani è sconfortato; l’intera spedizione è perplessa ; tutta la Sicilia è inquieta per l’assenza del Dittatore; questi vede fallita l’impresa per la quale aveva abbandonato l’iniziato passaggio in Calabria, ed aveva corso il pericolo di essere catturato dalla crociera borbonica; questi serenamente rassicurava tutti , dicendo << state di buon animo, tutto va bene » .
Nel 15 agosto 1860, a Cagliari, la partenza del colonnello PIANCIANI, di RUSTOW sul vapore Byzantin
Eliseo Porro (…..), nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), a p. 8, in proposito scriveva che: “Garibaldi ingiunse a Pianciani di partire immediatamente per Palermo, ed ai bastimenti che al momento si trovavano sprovveduti di carbone, di seguire al più presto la medesima direzione. Giunsimo a Palermo il 16 sera ad ora troppo avanzata per operare lo sbarco, etc…”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Vi trovò Garibaldi stesso col grosso delle brigate Gandini e Puppi e Garibaldi impartì tosto l’ordine a Pianciani di proseguire il viaggio verso Palermo, dove dovevano seguire gli altri bastimenti, tosto che si fossero provveduti di carbone. Alla sera del 16 il Bizantino arrivò a Palermo. Etc…”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “Nel pomeriggio del 15 il Bisantino arrivò in rada di Cagliari. Ivi incontrò lo stesso Garibaldi col grosso delle brigate Gandini e Puppi, e Garibaldi ordinò a Pianciani di tosto far vela per Palermo ove dovevano seguirlo anche le altre navi appena si fossero rifornite di carbone. Il 16 di sera il Bisantino toccò Palermo.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “Pianciani, ….e raggiunse a Cagliari il Nizzardo che v’ avea menato il resto della gente. L’incontrò presso al porto in una barca venutagli incontro a ingiungergli di voltar per Palermo. Egli, romano, che forte si struggea di farla al Papa, si turbò; per via sopraggiunselo il Gulnava, avviso di guerra sardo, che a nome del governo andava comandando a tutti quei legni di sfilare a Palermo. Griunservi la sera del 17;….“. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo, domanda diecimila cartucce. Questi temendo nuovo sperpero fa consegnare le cartucce, ma vuole rimanere coi volontari, e a sua giustificazione prega il generale di dare l’ordine in iscritto per Palermo. Eccolo: “Esercito meridionale, Cagliari, 15 agosto 1860. Caro Bertani, Con tutta la gente che avete a disposizione venite a raggiungermi in Sicilia. – G. Garibaldi.”…..Etc….Bertani, giunto che fu a Palermo, etc…”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 170 e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo , domanda diecimila cartucce. Questi temendo nuovo sperpero fa consegnare le cartucce, ma vuole rimanere coi volontari, e a sua giustificazione prega il generale di dare l’ordine in iscritto per Palermo. Eccolo: Esercito Meridionale. Cagliari, 15 agosto 1860. Caro Bertani, Con tutta la gente che avete a disposizione venite a raggiungermi in Sicilia. G. Garibaldi.”. Dunque, la White scriveva che Garibaldi, il 15 agosto 1860, da Palermo scrive un ordine a Bertani. Fu il Bertani che chiese espressamente l’ordine scritto a Garibaldi che lo indirizzò a Cagliari. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 159 proseguendo il suo racconto scriveva: “….fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Dunque, il Guerzoni scriveva che Garibaldi arriverà a Palermo il 17 agosto 1860. La cosa è confermata anche dal Pianciani. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Il Generale si recava a bordo di questo legno…etc…e domandava per prima cosa a Pianciani quanti uomini avesse con lui etc…Per rispondere a questo, Pianciani chiamò il capitano, e quando ne fu informato soggiunse: “ebbene Colonnello: partirete subito per Palermo”. Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “Poi gli ordinò, senz’altro di proseguire per Palermo lasciandolo interdetto e deluso, ché il Pianciani quell’ordine non se lo attendeva. Egli aveva accettato di comandare la spedizione, pur di portarla negli Stati de Papa, e non in Sicilia: se mai l’avessero costretto a toccare l’Isola prima del Continente, era a Milazzo e non a Palermo ch’egli avrebbe dovuto andare. Così gli aveva lasciato scritto il Bertani. Ma, come gli si dice che il Bertani, col quale confida di potersi spiegare all’arrivo, è a bordo del ‘Washington’ col Dittatore, il Pianciani obbedisce e riparte. Il 16 giunge a Palermo, mentre le truppe restano a bordo egli, impaziente, scende a terra sperando di parlare con Garibaldi che è giunto prima di lui.”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 197-198, in proposito scriveva che: “Giungemmo a Palermo alle 10 circa della sera del giorno 17 agosto ; il generale era arrivato poche ore prima di noi; etc…”. Dunque, Garibaldi, si partì da Cagliari il giorno 15 agosto 1860, sul Washington che arrivò a Palermo verso le ore 20,00 del giorno 17 agosto 1860. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 152-153, in proposito scriveva che: “E da agile marinaio, come era salito ridiscese nella sua lancia. Pianciani voltosi al capitano ordinò ad alta voce: << A Palermo, e facciamo di arrivarvi il più presto possibile ». Bertani è furente; Pianciani è sconfortato; l’intera spedizione è perplessa ; tutta la Sicilia è inquieta per l’assenza del Dittatore ; questi vede fallita l’impresa per la quale aveva abbandonato l’iniziato passaggio in Calabria, ed aveva corso il pericolo di essere catturato dalla crociera borbonica; questi serenamente rassicurava tutti , dicendo << state di buon animo , tutto va bene ».” . Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 154-155-156, in proposito scriveva che: “Lo scacco subìto al Golfo degli Aranci non aveva abbattuto lo spirito di Bertani, il quale continuava a macchinare intorno alla diversione. Il Dittatore come al solito non si pronunziava; tuttavia la necessità di ritornare in Sicilia, il tempo perduto, i pericoli corsi , gli ostacoli incontrati e tuttora persistenti, gli fecero dire della diversione che ormai era una minestra riscaldata. Mentre si svolgevano tutte queste cose in Sardegna, avveniva, nella notte del 13 al 14 agosto il tentativo di rapimento nel porto di Napoli, del vascello il Monarca. La coincidenza di questo fatto coll’assenza inopinata di Garibaldi dalla Sicilia , fecero attribuire a Garibaldi stesso il fallito tentativo tanto che lo affermarono nelle loro pregiate storie il RUSTow (p . 252 ) ; DE SIVO ( 138) ; PIGORINI-TURR ( 128 ); DELLI FRANCI ( 86). Ma non è vero affatto, come risulta dal racconto delle cose qui ora esposte, avvenute in Sardegna. La notte del 13 al 14 agosto, Garibaldi era nel Golfo di Terranova. Sul tentato rapimento, vedasi nel cenno biografico di Sgarallino Andrea.”.
Nel 16 agosto 1860, nel porto di Palermo l’arrivo di Garibaldi ed i volontari della Spedizione battezzata dal Bertani TERRANOVA, (le truppe di volontari dell’ex ‘Spedizione BERTANI-PIANCIANI: la Brigata BOLOGNA, che diventerà Brigata PUPPI, il maggiore Giovan Battista CATTABENI di Senigallia, divenuta Brigata PUPPI, il maggiore BASSI di Siena e FERRACINI
Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373 e ssg., in proposito scriveva che: “….al Golfo degli Aranci. Giunti in quel porto, trovammo soltanto una parte della spedizione, essendosi il maggior numero già diretto per Palermo. Tale circostanza mi fece cambiar d’ opinione sul progetto per Napoli. Imbarcammo parte della gente sul Washington, perchè fosse più comoda, passammo alla Maddalena per far carbone, di lì a Cagliari, a Palermo, a Milazzo, e tornammo a Punta di Faro, ove il generale Sirtori avea già disposto due piroscafi nostri, il Torino ed il Franklin, perchè facessero il giro della Sicilia da settentrione ad occidente e ostro sino nella parte orientale dell’ isola a Taormina. Fu cotesta una savia e felice risoluzione. I due piroscafi suddetti giunsero a Giardini, porto di Taormina, v’ imbarcarono la divisione Bixio, e la passarono felicemente a Melito in Calabria. Dovendo la spedizione de’ due piroscafi colla divisione Bixio partire da Giardini per la Calabria, lo stesso giorno del mio arrivo a Faro io m’ imbarcai per Messina, vi presi una vettura, e giunsi a tempo per imbarcarmi col Franklin, e passare anch’ io in Calabria.”. Garibaldi, a p. 373, nella nota (1) postillava: “(1) Il generale Turr era passato sul continente per motivi di salute, ed avea lasciato il comando della brigata Eber.”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a pp. 157, in proposito scriveva che: “II…fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 159 proseguendo il suo racconto scriveva: “Lasciato nella notte del 12 il Faro, delude prodigiosamente la crociera borbonica e dà fondo, sul mattino del 14, nel Golfo degli Aranci. Colà ode che le due brigate (quella Eberhardt e Tharrena, di cui dicemmo) son già in viaggio per Palermo; ma ci trova invece il grosso di altre due (Gandini e Puppi) raggiunte nella giornata stessa dai loro distaccamenti e dall’intero Stato Maggiore della spedizione col Pianciani in persona. Allora si presenta improvviso a quella gioventù già devota a lui più che non volesse parere; vince col fascino della parola e anche più dell’aspetto gli scrupoli degli uni, la repugnanza degli altri, e preso, colla sicurezza di chi non teme di vederselo contrastato, il bastone del comando, fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Dunque, il Guerzoni racconta che Garibaldi arrivato a Golfo degli Aranci in Sardegna vi trova solo due compagnie dell’ex Spedizione per gli Stati Pontifici, erano le due compagnie comandate dal Gandini e dal Puppi. Vi era pure Pianciani e Rustow con loro. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 159 proseguendo il suo racconto scriveva: “….fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Dunque, il Guerzoni scriveva che Garibaldi arriverà a Palermo il 17 agosto 1860. La cosa è confermata anche dal Pianciani. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a p. 331, riferendosi al Bertani, in proposito scriveva che: “Poi, calata la sera, il ‘Washington’ riprende la via del ritorno durante la quale fa sosta a Cagliari ove trova, insieme con gli altri vapori che si stanno a provvedersi di combustibile, anche il Byzantin, l’ultima nave della spedizione Bertani che porta il Pianciani con lo Stato maggiore.”. Proseguendo la narrazione, l’Agrati, a p. 332, riferendosi alla condotta del Pianciani, che anch’esso arrivò in Sardegna, in proposito scriveva pure: “Saputo che in seguito ad ordine di Garibaldi tutti gli altri s’eran diretti al sud e che con Garibaldi v’era il Bertani, il Pianciani aveva proseguito anch’egli per Cagliari, e vi era appena giunto il pomeriggio del 15, allorchè era apparso il ‘Washington’ col Dittatore proveniente da Caprera.”. Pianciani scriverà nelle sue memorie che vide apparire Garibaldi. Bertani era con Garibaldi, e con egli da Caprera era arrivato a Cagliari ?. Agrati, a p. 332, in proposito aggiunge: “Ma, come gli si dice che il Bertani, col quale confida dipotersi spiegare all’arrivo, è a bordo del ‘Washngton’ col Dittatore, il Pianciani obbedisce e riparte.”. Dunque, il Pianciani partì dalla Sardegna per Palermo proprio perchè gli dissero che sul vapore ‘Washngton’ vi era Garibaldi e Bertani che riartivano dalla Sardegna per portare i volontari garibaldini a Palermo. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 342, in proposito scriveva che: “Ma torniamo a Garibaldi. L’abbiamo visto giungere nella sera del 16 agosto a Palermo, da cui mancava da un mese: il Bertani l’aveva lasciato in Sardegna. Passata la notte nella sua cameretta di Palazzo Reale, etc…il 22 agosto il Dittatore s’era imbarcato per Messina…”. Dunque, Agrati scriveva che il Bertani era rimasto in Sardegna mentre Garibaldi già era ripertito per Palermo. Infatti, Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Il Bertani giunse a Palermo quando Garibaldi era già partito, e, sempre fermo nell’idea di tentare la diversione, si affrettò a vedere il Pianciani per intendersi con lui.”. Garibaldi già era partito per Trapani dopo essere giunto a Palermo e Bertani non lo trova. Bertani arriva dalla Sadegna ma non trova Garibaldi a Palermo. Agrati, a p. 332, riferendosi al Pianciani e a Rustow, in proposito scriveva: “Il 16 sera giunge a Palermo, e mentre le truppe restano a bordo egli, impaziente, scende a terra sperando di parlare con Garibaldi che è giunto prima di lui.”. Dunque, l’Agrati scrive che Bertani, arrivò sia dopo l’arrivo di Garibaldi che il 17 agosto 1860 era ripartito per Trapani e sia dopo l’arrivo del vapore Byzantin che portava il Pianciani e lo Stato Maggiore (Rustow etc…), il quale riuscì a parlare con Garibaldi prima che egli ripartisse per Trapani. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a p. 208, in proposito scriveva: “Cotesti indugi volle il Generale vincere di sua persona; laonde, lasciata segretamente Palermo al 12 di agosto, venne subitamente al golfo degli Aranci, e menò seco, rassegnatone il comando dal Pianciani, la nuova brigata di Sicilia, ove approdava al 16 del mese. Questo indugio protrasse fino alla seconda metà del mese stesso le operazioni di guerra in terra ferma.”. Agostino Bertani, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo, domanda diecimila cartucce. Questi temendo nuovo sperpero fa consegnare le cartucce, ma vuole rimanere coi volontari, e a sua giustificazione prega il generale di dare l’ordine in iscritto per Palermo. Eccolo: “Esercito meridionale, Cagliari, 15 agosto 1860. Caro Bertani, Con tutta la gente che avete a disposizione venite a raggiungermi in Sicilia. – G. Garibaldi.”…..Etc….Bertani, giunto che fu a Palermo, etc…”. Dunque, la White scriveva che Garibaldi, il 15 agosto 1860, da Palermo scrive un ordine a Bertani. Fu il Bertani che chiese espressamente l’ordine scritto a Garibaldi che lo indirizzò a Cagliari. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “Il Garibaldi…a Palermo. Griunservi la sera del 17; ma il Pianciani ricusò di far quella guerra, e se ne tornò a Livorno; il surrogò il prussiano Rustow, che li menò a ordinarli a Melazzo.”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Frattanto Garibaldi, che nella mattina dei 17 agosto aveva già lasciato Palermo per recarsi nella costa orientale della Sicilia , cominciò le sue operazioni per passare nelle Calabrie.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “Così infatti avvenne e dopo pochi giorni di sosta a Golfo Aranci, nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo.“. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, a p. 154, in proposito scriveva che: “Dopo di ciò, egli riprese la via di Palermo, dove la spedizione Pianciani riunita di bel nuovo, apparve forte di 6000 uomini. Una volta là, il Bertani rinnovò i suoi scongiuri per persuaderlo a far vela verso lo Stato Pontificio, ma il Dittatore era ormai assorto nel problema del passaggio dello Stretto. Il Pianciani allora, presentate le sue dimissioni, riprese la via del ritorno. Ma il Bertani rimase sul teatro della guerra nella speranza di affermare il suo ascendente su Garibaldi in opposizione ai consigli più moderati del Medici, Turr, Bixio e Cosenz, tutti convinti della necessità di evitare una rottura con Cavour (2).”. Dobelli (Treveljan), a p. 154, nella nota (2) postillava: “(2) Pianciani, 212-213; Mem. Stor. Mil., II, 182; Turr, Risposta, 15-16.”. Dobelli cita il testo “Memorie Storiche e Militari” del Comando del Corpo di Stato Maggiore-Ufficio Storico, vol. II; Pittaluga Giovanni, La Diversione – note garibaldine sulla campagna del 1860, Roma, 1904. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 263-264, in proposito scriveva: “La mattina del 14 Garibaldi era nel golfo degli Aranci, ma non vi trovò che la massima parte della terza e quarta brigata della divisione di Terranova, cioè le brigate Gandini e Puppi, mentre la prima e seconda brigata, Eberhard e Tharrena, avevano già abbandonato il golfo veleggiando per Palermo; il resto della terza e quarta brigata, collo stato maggiore generale delle suddette truppe, non era ancora arrivato.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 264-265, in proposito scriveva: “La brigata Tharrena venne trattenuta in Palermo e si mostrava dell’umore più inquieto. Il Bisantino, che portava porzione delle brigate Gandini e Puppi e tutto lo stato maggiore generale, benchè tutte le truppe fossero già imbarcate alle 8 ore di mattina, venne però trattenuto in Genova fino al pomeriggio del 13, etc…”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “Garibaldi però la mattina del 14 non vi trovò che la maggior parte delle brigate Gandini ( Milano) e Puppi (Bologna) e tosto se le prese con sè dirigendosi a Cagliari.”. Dunque, Rustow scriveva che Garibaldi, a Golfo Aranci, il 14 agosto 1860, insieme a Bertani aveva trovato la maggior parte della Brigate Milano e Bologna (la Gandini e la Puppi) e li portò a Cagliari per fare rifornimento. Poi, a p. 266 aggiunge che: “Per Cagliari navigò quindi anche il Bisantino, non avendo Pianciani trovate le altre navi nella baja di Terranova e non avendo rilevato sullo stato delle cose che notizie ancora poco chiare. Nel pomeriggio del 15 il Bisantino arrivò in rada di Cagliari. Ivi incontrò lo stesso Garibaldi col grosso delle brigate Gandini e Puppi, e Garibaldi ordinò a Pianciani di tosto far vela per Palermo ove dovevano seguirlo anche le altre navi appena si fossero rifornite di carbone. Il 16 di sera il Bisantino toccò Palermo.”. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 52, nella nota (1) postillava: “Garibaldi scomparve appunto il giorno 12, senza che nulla di positivo si sapesse. Andò prima a Cagliari, poi a Palermo, per riunire a s’e le brigate Puppi, Gandini, Eberhardt, Tharrena, agli ordini del conte Luigi Pianciani che, insieme con quella del Nicotera (già scesa in Sicilia al comando del Sacchi), avevano costituito la famosa spedizione organizzata dal Mazzini, assenziente poi Garibaldi, per invadere lo Stato pontificio. Costretta dal Governo italiano a non oltrepassare la frontiera, fu in Toscana nuovamente imbarcata e venne — per varie vie — in Sicilia.”. Eliseo Porro (…..), nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), a p. 8, in proposito scriveva che: “Giunsimo a Palermo il 16 sera ad ora troppo avanzata per operare lo sbarco, epperciò Pianciani, lo differi fino alle 4 della mattina seguente. Quando giunsi al bivacco , vidi Garibaldi e Pianciani, e seppi che quest’ultimo aveva già deposto il comando perchè avendo dato parola ai suoi amici politici che non sarebbe sbarcato su alcun punto d’Italia fuori dagli Stati Papalini , si ricusò di cooperare ad ogni altra destinazione determinata da Garibaldi per le nostre truppe. Con ciò egli pensò procedere da uomo d’onore.”. Giulio Adamoli, nel suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario”, Milano, ed. Treves, 1861, a pp. 145-146 scriveva che: “Il contingente straniero della 15° Divisione, già così ricco, si accrebbe, con la Spedizione Pianciani, che approdò in quei giorni a Messina. Appunto allora ci venne nientemeno che lo storico Guglielmo Rustow. Poichè gli avvolgimenti della diplomazia, ed alte influenze sventarono il disegno originario della spedizione, quello cioè di gettarsi sulle coste pontificie, e i suoi capi, il Pianciani e il Bertani, si dimisero, le brigate, di cui essa si componeva, vennero distribuite fra i comandi dell’esercito meridionale. Il colonnello Rustow, che era con il Pianciani, rimasto quindi in disponibilità, fu chiamato dal Turr a disimpegnare le funzioni di capo di stato maggiore della sua divisione. Così egli divenne mio superiore.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 148, in proposito scriveva che: “…quando giugevano in vista del Golfo degli Aranci, l’Amazone e l’Isera, portanti la Brigata ‘Parma’ (Tharrena), etc….Tharrena però, uomo serio e risoluto, fermavasi….Le altre due brigate, ‘Milano’ (Gandini) e ‘Bologna’ (Puppi), per gli ostacoli già accennati giunsero al convegno soltanto la sera del 13, coi vapori Weasel, Garibaldi, Calatafini e col Clipper Sheaperd.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156 e ssg., in proposito scriveva pure che: “Allora questi fece cortesi saluti ed auguri a Pianciani, il quale nel congedarsi presentò al Dittatore il colonnello Rustow come quello al quale cedeva il comando delle tre brigate, Parma, Milano e Bologna (Tharrena, Gandini, Puppi), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero l’ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo. I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, perchè era stata cambiata la destinazione per la quale eransi impegnati, e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. L’altra brigata Eberhardt,..di recarsi a Giardini agli ordini di Bixio.”. Dunque, in questo passaggio il Pittaluga scrive che Tharrena e Gandini si dimisero, ed il comando delle due loro brigate, la “Tharrena” e la “Milano” passarono rispettivamente ai due colonnelli Spinazzi e De Giorgi, ma a noi da altri autori non risulta. Dunque, secondo il generale Pittaluga, la brigata “Milano” non era più comandata dal colonnello Gandini che fu sostituito con De Giorgi. A me risulta che Gandini, che comandava la brigata “Milano” sbarcò a Paola e poi a Sapri. Sempre Pittaluga, a p. 157, riferendosi a Bertani, in proposito scriveva: “Milazzo. Quivi giunto trovò le tre brigate riunite sotto Rustow che gli fecero buona accoglienza….arrivò in quel giorno 19 agosto a Milazzo apportatore di un ordine del Dittatore che assegnava quelle truppe alla 15° Divisione comandata dal Turr stesso. Questi ordinò una rivista alla quale intervenne anche Bertani.”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a pp. 27-28-29-30, in proposito scriveva che: “Garibaldi, …..con una sola parola dislocò la spedizione e la fece dirigere verso la Sicilia sotto il comando dei suoi principali capi, escluso il colonnello Pianciani, che, avendo impegnato la sua parola per l’invasione degli Stati pontifici, credette di doversi ritirare quando si vide in contrasto col generale in capo dell’esercito meridionale (1).”. Du Champ, a p. 30, nella nota (1) postillava che: “(1) ……………………………………..”. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a p. 208, in proposito scriveva: “Ad accrescere sue militari forze, il Generale sollecitava lo arrivo in Sicilia di quella quarta spedizione di volontari, che declinando il luglio, si raccoglievano in Sardegna nella rada di Terranova sotto il comando del Colonnello Pianciani….Cotesti indugi volle il Generale vincere di sua persona; laonde, lasciata segretamente Palermo al 12 di agosto, venne subitamente al golfo degli Aranci, e menò seco, rassegnatone il comando dal Pianciani, la nuova brigata di Sicilia, ove approdava al 16 del mese. Questo indugio protrasse fino alla seconda metà del mese stesso le operazioni di guerra in terra ferma.”. Agostino Bertani, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo, domanda diecimila cartucce. Questi temendo nuovo sperpero fa consegnare le cartucce, ma vuole rimanere coi volontari, e a sua giustificazione prega il generale di dare l’ordine in iscritto per Palermo. Eccolo: “Esercito meridionale, Cagliari, 15 agosto 1860. Caro Bertani, Con tutta la gente che avete a disposizione venite a raggiungermi in Sicilia. – G. Garibaldi.”. Poi di propria ispirazione scrive a Nicotera consigliandolo di passare la frontiera tosco-romana e di agire subito etc…Queste istruzioni chiariscono di nuovo come Garibaldi non avesse mai abbandonata l’idea prediletta. Vero è che rifiutò di lasciar Pianciani, giunto a Palermo, partire colla spedizione lì per lì, per sbarcare negli Stati pontifici. Onde la sua dimissione da Garibaldi accettata con queste parole: “Non crediate però che io abbia cambiato il mio pensiero per quanto si riferisce allo Stato pontificio: desidero etc…”. Raggiunge Bixio a Giardino, etc…Bertani, giunto che fu a Palermo, radunati con Rustow, secondo gli ordini di Garibaldi, quattomila cinquecento volontari a Milazzo, poi che aveva saputo della violenza usata da Ricasoli per costringere la quinta brigata a sbarcare a Palermo disfacendola anzi scortare da Livorno, e aveva letta la circolare di Farini che proibiva assolutamente altri arruolamenti di volontari sul continente, visto che il generale aveva spedito la brigata Eberhard a Trapani, studiava ogni mezzo per raggiungerlo. Etc…”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, a p. 154, in proposito scriveva che: “Dopo di ciò, egli riprese la via di Palermo, dove la spedizione Pianciani riunita di bel nuovo, apparve forte di 6000 uomini. Una volta là, il Bertani rinnovò i suoi scongiuri per persuaderlo a far vela verso lo Stato Pontificio, ma il Dittatore era ormai assorto nel problema del passaggio dello Stretto. Il Pianciani allora, presentate le sue dimissioni, riprese la via del ritorno. Ma il Bertani rimase sul teatro della guerra nella speranza di affermare il suo ascendente su Garibaldi in opposizione ai consigli più moderati del Medici, Turr, Bixio e Cosenz, tutti convinti della necessità di evitare una rottura con Cavour (2).”. Dobelli (Treveljan), a p. 154, nella nota (2) postillava: “(2) Pianciani, 212-213; Mem. Stor. Mil., II, 182; Turr, Risposta, 15-16.”. Dobelli cita il testo “Memorie Storiche e Militari” del Comando del Corpo di Stato Maggiore-Ufficio Storico, vol. II; Pittaluga Giovanni, La Diversione – note garibaldine sulla campagna del 1860, Roma, 1904. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 444, in proposito scriveva che: “Rustow, Brig. Mil. = Rustow (Wilhelm) – La brigata “Milano” nella campagna dell’Italia meridionale del 1860. Versione dal tedesco. Eliseo Porro. Milano, tip. Salvi, 1861. Versione italiana del Die Brigate Milano, 1860. Il Rustow, un esule tedesco, era al comando di questa brigata o meglio piccolo battaglione “Milano”, già affidato al comando del Pianciani, poi a quello del Turr, a Sapri e al Volturno. Importante.”. Il colonnello Cesari Cesari (….) descritta la situazione dei volontari in Sicilia inizia a parlarci dei volontari della spedizione Pianciani. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 152, in proposito scriveva che: “A capo di questi volontari si era posto il colonnello Pianciani,…”. Cesari, a p. 155, in proposito scriveva: “Garibaldi, edotto a sua volta di questo tentativo, che veniva a compromettere tutta l’opera sua, fece sapere al Pianciani che lo disapprovava e che sarebbe stato più gradito l’invio di rinforzi in Sicilia. Così infatti avvenne e dopo pochi giorni di sosta a Golfo Aranci, nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 76, in proposito scriveva che: “Con Decreto del 14 nominò Sirtori, Turr e Orsini al grado di Maggiore Generale, e Bixio a Colonnello Brigadiere.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Questo corpo mutando direzione era da Garibaldi destinato a servire allo sbarco in Calabria. A Cagliari Garibaldi trovò una parte della spedizione, mentre un’altra aveva fatto rotta per Palermo; posteriormente vide arrivare altro vapore della spedizione, sul quale eravi imbarcato un numero di volontari, lo Stato Maggiore ed il comandante Colonnello Pianciani. Il Generale si recava a bordo di questo legno…etc…e domandava per prima cosa a Pianciani quanti uomini avesse con lui etc…Per rispondere a questo, Pianciani chiamò il capitano, e quando ne fu informato soggiunse: “ebbene Colonnello: partirete subito per Palermo”. Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, Pecorini-Manzoni, a p. 128, in proposito concludeva che: “Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri.”. Dunque, Pecorini scriveva che il conte Luigi Pianciani e Giovanni Nicotera, a Palermo, in seguito al colloquio con Garibaldi decisero di dimettersi dalla Spedizione e lasciarono le truppe a Garibaldi. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, ecc…, a pp. 327, in proposito scriveva che: “Intanto, a Palermo, il Depretis, che invano attende le sollecite istruzioni, non sa che cosa fare. Provvede acqua, carbone e viveri, ma i volontari a terra non li lascia scendere. Ed essi, naturalmente, protestano. Avviene di peggio il dì seguente, quando giunge un secondo vapore del cui arrivo il Prodittatore s’affretta ad informare il Sirtori: “Palermo 13 agosto ore 1,45 pom.”. Generale Sirtori etc…firmato Depretis”…..etc… (p. 328). E Depretis provvede ai necessari preparativi che richiedono l’intera giornata. Primi partono, il dì seguente, il Torino e il Franklin e stanno per partire altri vapori quando arriva l’ordine di Garibaldi di trattenere tutte le navi in Palermo. Il Depretis ne avverte subito il Sartori.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “Poi gli ordinò, senz’altro di proseguire per Palermo lasciandolo interdetto e deluso, ché il Pianciani quell’ordine non se lo attendeva. Egli aveva accettato di comandare la spedizione, pur di portarla negli Stati de Papa, e non in Sicilia: se mai l’avessero costretto a toccare l’Isola prima del Continente, era a Milazzo e non a Palermo ch’egli avrebbe dovuto andare. Così gli aveva lasciato scritto il Bertani. Ma, come gli si dice che il Bertani, col quale confida di potersi spiegare all’arrivo, è a bordo del ‘Washington’ col Dittatore, il Pianciani obbedisce e riparte. Il 16 giunge a Palermo, mentre le truppe restano a bordo egli, impaziente, scende a terra sperando di parlare con Garibaldi che è giunto prima di lui. Non lo vede, invece, che al mattino seguente e soltanto allora può esporgli le sue ragioni, a cui il Dittatore risponde ch’egli è fermamente deciso a portar tutte le truppe in Calabria e di là marciare sopra Napoli, e che il Pontificio bastano le truppe che sono in Toscana e in Romagna. Ma Pianciani non si arrende e non accetta il cambiamento di programma: egli s’è impegnato per gli Stati Romani, non per la Calabria; e, senz’altro, si dimette indicando il Rustow a suo successore. Con lui, se ne vanno il Tharrena e qualche altro. Pochi giorni dopo, il Pianciani pubblica una protesta dichiarandosi repubblicano, etc….A Palermo, il suo posto era stato preso dal Rustow, che quindi aveva assunto il comando della Divisione, battezzata allora dal Bertani stesso, di Terranova. Subito la sera del 17 il Rustow era partito per mare alla volta di Milazzo, con una parte della Divisione e vi era giunto sul mezzodì del 18. Nei due giorni seguenti era arrivato anche il resto, così che il 20 erano riuniti 3700 uomini; la Brigata Genova, dice il Rustow, fu trattenuta in Palermo per una eventuale dimostrazione in Calabria. Dopo alcuni giorni di sosta per manovre e per organizzare, la Divisione lasciava Milazzo il 26 e per via di terra giungeva il 28 al Faro. Lo scopo del Governo sardo era raggiunto. La spedizione Bertani-Pianciani era affatto sconvolta. Parte con l’Eberhardt a Taormina, parte a Palermo, e parte col Rustow sulla punta settentrionale dell’Isola. Restava le ultime due Brigate dell’Italia centrale – la ‘Toscane e l’Abruzzi – alle quali bisognava impedire d’invadere gli Stati della Chiesa.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 342, in proposito scriveva che: “Ma torniamo a Garibaldi. L’abbiamo visto giungere nella sera del 16 agosto a Palermo, da cui mancava da un mese: il Bertani l’aveva lasciato in Sardegna. Passata la notte nella sua cameretta di Palazzo Reale, etc…il 22 agosto il Dittatore s’era imbarcato per Messina…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 344, in proposito scriveva che: “Il giorno stesso, il 12 ripeto, giungono inaspettati a Palermo, il ‘Torino’ e più tardi, l’Amazon con parte dei volontari del Bertani…..e ordina al Depretis di trattenere a Palermo tutti i vapori, nella speranza che con la intera spedizione Pianciani egli possa dalla Sicilia sbarcare in qualche punto della costa calabrese. Ma non vi è telegrafo e questo ordine arriva al Depretis con una lettera del Bertani affidata ad un vapore, probabilmente sardo, il quale non giunge a Palermo che il 15, troppo tardi come abbiamo visto, etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 333, in proposito scriveva che: “Il Pianciani abbandonò la Sicilia il 20 agosto e andò in Toscana, donde, come ospite pericoloso, lo espulse il Ricasoli dopo pochi giorni, il 2 settembre. A Palermo, il suo posto era stato preso dal Rustow, che quindi aveva assunto il comando della Divisione, battezzata allora dal Bertani stesso, di ‘Terranova’.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a p. 363, in proposito scriveva che: “A proposito del vapore ‘Garibaldi’ noleggiato dal Bertani per la sua spedizione, nasce tra il Sirtori e il Bertani stesso un increscioso e, credo, ignorato incidente. Il Bertani imbarcato su quel vapore, era giunto da Palermo a Milazzo la sera del 20 agosto. Il Sirtori gli aveva già ordinato che gli mandasse la nave, ma il Bertani rifiutava perché il comandante di quella protestava che secondo gli impegni egli doveva tornar a Genova. Come lo seppe giunto a Milazzo, il Sirtori gli rinnovò l’ordine, giungendo sino al punto di minacciare di arresto il Bertani se ancora si rifiutasse d’obbedire. Questo almeno è quel che si deduce dalla seguente lettera, dato che non mi fu possibile rinvenire il testo dell’ordine Sirtori: “Da bordo del Garibaldi, 20 agosto ore 11 pom. Caro Sirtori – Sarà qui domani l’Independance’ che fa 11 miglia etc..”. Il Bertani si rifrisce alla fermezza con la quale aveva propugnata la fortunata spedizione dei Mille, alla quale, come vedemmo, il Sirtori ed il Medici erano stati avversi….Fortunatamente il Bertani non giunse a Palermo e Depretis non ebbe così da eseguire quell’ordine increscioso, che poi non venne più ricordato forse per il precipitare degli eventi.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”, a cura di Adolfo Omodeo”, a pp. 197-198, in proposito scriveva che: “Fu durante l’assenza di Garibaldi, e precisamente il 14 agosto, che il Sirtori dovette prendere una decisione della massima importanza a proposito delle truppe numerose della spedizione allestita dal Bertani, le quali di mano in mano che giungevano in Sardegna, venivan obbligate da un vapore sardo a ripartire immediatamente per Palermo. In questa città risiedeva Agostino Depretis, prodittatore della Sicilia, il quale non sapeva quali provvedimenti adottare per quella gente armata ed organizzata, che egli non si attendeva poichè da nessuna parte era stato avvisato del suo arrivo, senza contare ch’egli era nell’impossibilità assoluta di fornir loro viveri ed alloggi. Onde sollecitava dal Dittatore e dal Quartier Generale dell’esercito urgnitissime istruzioni e immediati provvedimenti. Nell’impossibilità di chiedere, nonchè di ottenere istruzioni dal Dittatore lontano, il Sirtori si trovò costretto a provvedere di sua iniziativa, e rispose al Depretis ordinandogli di far subito ripartire da Palermo quelle truppe per i porti dello Stretto di Messina, decidendo così quel passaggio sul continente, a cui Garibaldi, tornando dalla Sardegna, fu appena in tempo a partecipare. Tale passaggio naturalmente era già stato tra loro discusso ed anche combinato, almeno nelle sue linee generali, ma non era stato precisato nei suoi dettagli n’è s’era stabilita la data della sua attuazione. Spetta quindi senza alcun dubbio al Sirtori l’averlo ordinato per la notte del 19 agosto: spetta cioè a lui esclusivamente il merito di avere, sotto la propria responsabilità, appiccato l’incendio della rivolta in Calabria, iniziando così la conquista del continente e determinando il crollo completo della monarchia borbonica. Garibaldi stesso, nelle sue Memorie autobiografiche riconosce al suo Capo di Stato Maggiore tutto il merito della sua rapida decisione: “…Il generale Sirtori aveva già disposto in mia assenza che due piroscafi nostri facessero il giro di Sicilia, giungendo a Taormina. Fu codesta una savia e felice risoluzione.”.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Il Pianciani, disorientato e scoraggiato, ubbidì, ma, appena giunto a Palermo, volle incontrarsi col Dittatore. Garibaldi gli osservò che per varcare lo Stretto e proseguire nel Continente gli occorrevano molti uomini e armi e doveva quindi fare conto anche su quelli della spedizione; non aveva però abbandonato l’idea della diversione, che intanto si poteva fare con i volontari di Nicotera e di Caucci raccolti a Firenze e in Romagna; pregava perciò il Pianciani di rimanere a Palermo perchè intendeva valersene; ma il Pianciani obiettò che, mentre potevano restare i suoi sottoposti, egli, che aveva promesso e si era impegnato con tutti i volontari di portarli sul Pontificio, non riteneva di dover più rimanere loro capo in Sicilia, e contava quindi di raggiungere il Nicotera ed il Caucci per tentare con essi la diversione; suggerì come successore al comando il colonnello Rustow. Garibaldi non si oppose, accettò pure le dimissioni, per gli stessi motivi addotti dal Pianciani, del colonnello Tharena e del Gandini delle brigate Milano e Bologna, che furono sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. Le brigate Parma, Bologna, Milano, partirono lo stesso giorno per Milazzo, mentre la Torino, per ordine del Sirtori, stava raggiungendo Giardini girando l’Isola per l’occidente e porsi agli ordini di Bixio, che si apprestava a varcare lo Stretto. Il Bertani giunse a Palermo quando Garibaldi era già partito, e, sempre fermo nell’idea di tentare la diversione, si affrettò a vedere il Pianciani per intendersi con lui. Non fu poca la meraviglia quando seppe delle decisioni prese dal Dittatore e della rinuncia che il Pianciani stesso aveva fatto del comando della Divisione, la quale, come si è detto, si era già avviata per Milazzo. Bertani si lamentò con il Pianciani e gli altri comandanti del troppo precipitoso abbandono del comando e dichiarò che contava ancora di persuadere il Dittatore e che lo andava a tal fine a raggiungere subito.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “Il Garibaldi giunto il 14 a Cagliari, solo parte ne trovò, che già due brigate navigavano a Palermo, e parte dell’altre due stavano per arrivare da Genova; dove il Pianciani aspettò sinchè ebbe la moneta dal governo; però fu alla baia di Terranova sul tardi di quella sera; e raggiunse a Cagliari il Nizzardo che v’ avea menato il resto della gente. L’incontrò presso al porto in una barca venutagli incontro a ingiungergli di voltar per Palermo. Egli, romano, che forte si struggea di farla al Papa, si turbò; per via sopraggiunselo il Gulnara, avviso di guerra sardo, che a nome del governo andava comandando a tutti quei legni di sfilare a Palermo. Giunservi la sera del 17; ma il Pianciani ricusò di far quella guerra, e se ne tornò a Livorno; il surrogò il prussiano Rustow, che li menò a ordinarli a Melazzo.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 263-264, in proposito scriveva: “La mattina del 14 Garibaldi era nel golfo degli Aranci, ma non vi trovò che la massima parte della terza e quarta brigata della divisione di Terranova, cioè le brigate Gandini e Puppi, mentre la prima e seconda brigata, Eberhard e Tharrena, avevano già abbandonato il golfo veleggiando per Palermo; il resto della terza e quarta brigata, collo stato maggiore generale delle suddette truppe, non era ancora arrivato.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 264-265, in proposito scriveva: “La brigata Tharrena venne trattenuta in Palermo e si mostrava dell’umore più inquieto. Il Bisantino, che portava porzione delle brigate Gandini e Puppi e tutto lo stato maggiore generale, benchè tutte le truppe fossero già imbarcate alle 8 ore di mattina , venne però trattenuto in Genova fino al pomeriggio del 13, in conseguenza delle manovre del governo piemontese che quel giorno trattenne il danaro spettante alla spedizione e ne indugiò il pagamento con inconcludenti pretesti. Rüstow insisteva per essere o spedito egli stesso, appena fosse possibile, nel golfo degli Aranci o perchè Pianciani precorresse la spedizione, onde avere in anticipazione un comando superiore per tenere unita la spedizione. Pianciani aveva creduto di non poter aderire al progetto, mentre nelle sue istruzioni dicevasi che dovesse imbarcarsi in ultimo collo stato maggiore generale, Così il Bisantino non arrivò che tardi nel pomeriggio del 14 al golfo degli Aranci, indi alla baja di Terranova.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “Garibaldi però la mattina del 14 non vi trovò che la maggior parte delle brigate Gandini ( Milano) e Puppi (Bologna) e tosto se le prese con sè dirigendosi a Cagliari.”. Dunque, Rustow scriveva che Garibaldi, a Golfo Aranci, il 14 agosto 1860, insieme a Bertani aveva trovato la maggior parte della Brigate Milano e Bologna (la Gandini e la Puppi) e li portò a Cagliari per fare rifornimento. Poi, a p. 266 aggiunge che: “Per Cagliari navigò quindi anche il Bisantino, non avendo Pianciani trovate le altre navi nella baja di Terranova e non avendo rilevato sullo stato delle cose che notizie ancora poco chiare. Nel pomeriggio del 15 il Bisantino arrivò in rada di Cagliari. Ivi incontrò lo stesso Garibaldi col grosso delle brigate Gandini e Puppi, e Garibaldi ordinò a Pianciani di tosto far vela per Palermo ove dovevano seguirlo anche le altre navi appena si fossero rifornite di carbone. Il 16 di sera il Bisantino toccò Palermo. Il 17 mattina Pianciani ebbe un abboccamento con Garibaldi. Garibaldi disse che non poteva acconsentire alla spedizione nella Romagna, perchè non poteva far senza della divisione per la sua intrapresa contro il continente napoletano. Ciò deve essere espressamente ricordato, giacchè, per motivi facili a capirsi, si era diffusa la voce menzognera che Garibaldi avrebbe condotto in persona la spedizione di Terranova nello Stato Pontificio, se la mattina del 14 avesse trovato nel golfo degli Aranci più dei 2000 uomini di Gandini e Puppi. Soltanto questa scarsità di uomini lo avrebbe indotto a condurre la spedizione nella Sicilia. In conseguenza delle spiegazioni di Garibaldi, Pianciani, che aveva promesso di non andare in altro sito che nella Romagna, si dimise dal suo comando, e Garibaldi trasmise il comando sulle tre brigate riunite Tharrena, Gandini e Puppi al capo dello stato maggiore generale, colonnello brigadiere Rüstow, che ebbe in pari tempo incarico di raccogliere ed organizzare la divisione a Milazzo.”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Nel pomeriggio del 15 arrivò desso nella rada di Cagliari. Vi trovò Garibaldi stesso col grosso delle brigate Gandini e Puppi e Garibaldi imparti tosto l’ordine a Pianciani di proseguire il viaggio verso Palermo, dove dovevano seguire gli altri bastimenti, tosto che si fossero provveduti di carbone. Alla sera del 16 il Bizantino arrivò a Palermo. Nella mattina del 17 Pianciani ebbe un’ abbocamento con Garibaldi. Questi gli disse , che non poteva permettere la spedizione sul territorio romano, essendogli indispensabile quella divisione per la sua impresa sul continente napoletano. Bisogna fare espressa menzione di ciò, poichè , per motivi che si possono facilmente comprendere erasi sparsa la voce menzognera, che Garibaldi avrebbe condotta egli stesso la divisione Terranova nelle romagne, se avesse trovato la mattina del 14 più dei 2000 uomini di Gandini e Puppi nel golfo degli aranci, e che solo quel numero scarso di truppe lo aveva fatto risolvere di condurle in Sicilia. In seguito alle spiegazioni di Garibaldi, Pianciani, che aveva promesso di non andare altrove che nella Romagna, diede la sua dimissione, e Garibaldi trasmise il comando sopra delle tre brigate, allora ancor unite, Tharrena, Gandini e Puppi al colonnello brigadiere e fino allora capo dello stato maggiore Rüstow, che ricevette nello stesso tempo l’incarico di raccogliere la divisione in Milazzo e di organizzarla. Rüstow stesso coll’ equipaggio del Bizantino era già nella mattina del 18 a Milazzo, dove giunsero nei giorni seguenti anche il resto delle truppe; così che nel giorno 21 vi aveva già riuniti 4000 uomini circa. Avendo Tharrena chiesto il suo congedo, il maggiore Spinazzi ebbe il comando di quella brigata. A motivo della partenza di Pianciani, dello sviamento della divisione dalla sua originaria destinazione, dei malcontento e della dissensione che nè risultò quà e là, era sorvenuta una certa confusione negli affari, ed un certo numero di ufficiali e di soldati avevano voluto dimettersi con Pianciani a Palermo. Rüstow si diede ora premura di organizzare quelle truppe a Milazzo, provvedendole di armi e munizioni , facendole esercitare, al quale oggetto non avevasi potuto fino allora approfittare d’alcun giorno, salvo per la prima brigata in Genova. Parleremo in seguito della quinta e sesta brigata rimaste nella Media Italia, e che in seguito al nuovo indirizzo preso dalle cose erano state divise dalle prime quattro. Frattanto Garibaldi, che nella mattina dei 17 agosto aveva già lasciato Palermo per recarsi nella costa orientale della Sicilia, cominciò le sue operazioni per passare nelle Calabrie.”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Rüstow stesso coll’ equipaggio del Bizantino era già nella mattina del 18 a Milazzo, dove giunsero nei giorni seguenti anche il resto delle truppe; così che nel giorno 21 vi aveva già riuniti 4000 uomini circa. Avendo Tharrena chiesto il suo congedo, il maggiore Spinazzi ebbe il comando di quella brigata…..Rüstow si diede ora premura di organizzare quelle truppe a Milazzo, provvedendole di armi e munizioni, facendole esercitare, al quale oggetto non avevasi potuto fino allora approfittare d’alcun giorno, salvo per la prima brigata in Genova. Parleremo in seguito della quinta e sesta brigata rimaste nella Media Italia, e che in seguito al nuovo indirizzo preso dalle cose erano state divise dalle prime quattro.”. Dunque, Rustow scriveva che avendo “Tharrena”, che comandava la Brigata Parma, avendo chiesto le sue dimissioni dal comando della stessa, il comando fu affidato al maggiore SPINAZZI. Mario Menghini (….), nel suo “La spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli nei proclami etc…”, a p. 309, dal suo Diario e da una lettera dell’11 settembre 1860, da Napoli, in proposito scriveva che: “Vi dò una notizia, che son persuaso giungerà gradita a molti dei nostri amici, ed è che la 3° brigata Milano, comandata dal colonnello O. Gandini, è entrata la prima in Napoli, delle schiere garibaldine. E’ ben ordinata e ben tenuta: i soldati sono tutti giovani, ma le guerre nazionali hanno il merito di agguerrir presto l’artigiano, il contadino e lo studente. Al fiero sguardo, al portamento ardito, alla carnagione abbronzata e ad una certa serietà intelligente, il direste vecchi soldati. La 3° Brigata apparteneva all’ultima spedizione che partì da Genova ai primi d’agosto, e d’accordo con Garibaldi doveva scendere sulle terre romane.”. Mario Menghini scriveva che a Capua i volontari della 3° brigata, la brigata Milano erano comandati dal Gandini. Si vedrà in seguito che il comando sarà temporaneamente tolto al Rustow e dato al De Giorgi o De Giorgis. Ma abbiamo visto che a Palermo, il Gandini, si dimetterà insieme al Pianciani. Infatti, Giuseppe Maraldi (…), nel suo “La spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 100, riferendosi al rifiuto dato a Garibaldi dal Pianciani, a Palermo, in proposito scriveva che: “Le brigate, Parma, Bologna, Milano, ….Garibaldi non si oppose, accettò pure le dimissioni, per gli stessi motivi addotti dal Pianciani, del colonnello Tharena e del Gandini delle brigate Milano e Bologna, che furono sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi.”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a pp. 725-726, in proposito scriveva che: “A queste parole del Dittatore, Pianciani diede le sue dimissioni, e Garibaldi affidò il comando delle tre brigate Tarrena, Gandini e Puppi al colonnello brigadiere Rustow , che ebbe in pari tempo l’ordine di recarsi in Milazzo e di riunire ed organizzare colà tutta intera quella. Tarrena seguiva intanto l’esempio del Pianciani ed aveva preso il suo congedo; il maggiore Spinazzi ebbe il comando di quella brigata. La partenza di Pianciani, di Tarrena e di altri ufficiali aveva gittato un certo malcontento nei componenti quella spedizione numerosa ;”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 773, in proposito scriveva che: “Il giorno 24 agosto, il generale Garibaldi concentrò tutta la sua armata attiva, eccetto la divisione Rustow che stava tuttavia in Milazzo, nelle vicinanze di Scilla col seguente ordine: alla testa stavano le truppe arrivate di fresco da Sicilia ; poi le brigate Eber e Sacchi, indi la divisione Cosenz e la divisione Medici, e finalmente la divisione Bixio. L’artiglieria, che in parte era disbarcata, fu da Orsini impiegata a formare nuove batterie sul litorale dell’estrema Calabria, perchè l’esercito rivoluzionario, guardato…”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a pp. 361-362, in proposito scriveva che: “§. 14. Numerazione de’ Garibaldini. Gli scrittori garibaldini enumerano le loro milizie così: il Bixio con 4500 presso Taormina e Giardina; altre dodici migliaia a scaloni sulle coste nord-est ; le divisioni Cosenz e Medici e la brigata Eber Eresso Messina a Torre di Faro con ottomila; la brigata Sacchi di 1500 presso Spadafora, e ‘1 Rustow con 4000 a Melazzo. Inoltre l’Orsini con gli artiglieri uniti a Palermo, dodici cannoni, una batteria da montagna, altra da campo e due mortai veniva ; per via tolse due mortai a Melazzo ; e arrivò a Torre di Faro con trentanove pezzi, dove elevava sei batterie di costa, e altre galleggianti, e ponti da imbarcare cavalli. Da tale enumerazione sembrano i soli contati da trentunomila; ma giugnendovi quelli contro la cittadella, i corpi d’artiglieria, quelli rimasti a Palermo, e i 2300 del Nicotera, parrebbero da quarantamila.”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 197-198, in proposito scriveva che: “Giungemmo a Palermo alle 10 circa della sera del giorno 17 agosto ; il generale era arrivato poche ore prima di noi; un suo ajutante venne a dirmi come egli desiderasse che i volontarii restassero a bordo quella notte; io dimandai se per me particolarmente avesse qualche ordine, e sentendo che no, dopo aver date le disposizioni necessarie per lo sbarco nella mattina seguente, scesi a terra che desideravo parlare quanto prima potessi con Garibaldi. Nella sera non mi fu possibile, mi dissero però che egli era in piedi ogni giorno prima delle quattro.”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a p. 208, in proposito scriveva che: “Tornando al discorso che io ebbi con Garibaldi, egli conchiuse dicendomi restassi in Palermo dove, aggiunse cortesemente, avrei avuto un collocamento conveniente; io di questo lo ringraziai, pregandolo invece mi autorizzasse a partire; e da che egli sembrava insistere, soggiunsi : Generale, voi siete troppo uomo di onore per non sentire i doveri che impone una promessa; io sono oltremodo dolente di allontanarmi da voi , e ciò voi potete vedermi nel volto; ma io ho promesso a molti di andare nello Stato Romano, voi stesso ordinate chevadano in quello i volontarii che sono in Toscana, l’onore m’impone di raggiungerli, non per reclamare comandi, ma per unirmi ad essi e fare insieme tutto ciò che sarà possibile perchè i vostri voleri siano eseguiti , perchè quelle infelici popolazioni, che ci aspettano, siano in qualche modo soccorse ; se non riusciremo , io avrò almeno fatto il mio dovere, mantenuta la mia parola. Il Generale mi strinse la mano, aggiungendo dopo un momento di riflessione , voi partite dunque per … Livorno, io replicai; e così ebbe fine il nostro colloquio . – Avendo presentato a lui il colonnello Rüstow, come quello al quale io dovea cedere il comando : Voi lo riterreté , ei gli disse , durante l’assenza del colonnello Pianciani maniera cortese per farmi intendere come fosse dispiacente della determinazione che io avevo dovuto prendere.”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 210-211, in proposito scriveva che: “…quello nel quale lo lasciai a Palermo, delle offerte fattemi perchè rimanessi, del dispiacere mostrato perchè me ne andava. Rimasi quattro giorni a Palermo, aspettando la partenza del vapore per Livorno; intanto i corpi della spedizione che si trovavano già nella città, e che arrivavano dalla Sardegna, erano successivamente diretti a Melazzo ; dello sbarco imminente delle Calabrie si veniva dicendo, fra i più informati, e dopo due giorni se n’ebbe la notizia ufficiale.”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a p. 211, in proposito scriveva che: “…I più restarono , e quelli che vollero partire dimandarono e ottennero licenza regolare, furono forniti di foglio di via e di mezzo di trasporto per tornare.”. Dunque, non tutti i volontari dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani, arrivati a Palermo, si unirono alle truppe Garibaldine. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 152-153, in proposito scriveva che: “Pianciani domandò ancora al generale dove fosse Bertani; « a bordo con me; se volete parlare con lui, venite pure, ma egli può solo ripetervi quello che vi ho detto io ; del resto egli viene pure a Palermo, e là in ogni caso lo vedrete. » E da agile marinaio, come era salito ridiscese nella sua lancia. Pianciani voltosi al capitano ordinò ad alta voce: << A Palermo, e facciamo di arrivarvi il più presto possibile ». Bertani è furente; Pianciani è sconfortato; l’intera spedizione è perplessa; tutta la Sicilia è inquieta per l’assenza del Dittatore; questi vede fallita l’impresa per la quale aveva abbandonato l’iniziato passaggio in Calabria, ed aveva corso il pericolo di essere catturato dalla crociera borbonica; questi serenamente rassicurava tutti , dicendo << state di buon animo , tutto va bene ».” . Dunque, il Pittaluga, sulla scorta del Pianciani, scriveva che Pianciani, a Cagliari, prime che partissero per Palermo, chiedendo a Garibaldi di Bertani scrive che Garibaldi gli avesse risposto « a bordo con me; se volete parlare con lui, venite pure, ma egli può solo ripetervi quello che vi ho detto io ; del resto egli viene pure a Palermo, e là in ogni caso lo vedrete. ». Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 154-155-156, in proposito scriveva che: “Lo scacco subìto al Golfo degli Aranci non aveva abbattuto lo spirito di Bertani, il quale continuava a macchinare intorno alla diversione. Il Dittatore come al solito non si pronunziava; tuttavia la necessità di ritornare in Sicilia, il tempo perduto, i pericoli corsi, gli ostacoli incontrati e tuttora persistenti, gli fecero dire della diversione che ormai era una minestra riscaldata. Mentre si svolgevano tutte queste cose in Sardegna, avveniva, nella notte del 13 al 14 agosto il tentativo di rapimento nel porto di Napoli, del vascello il Monarca. La coincidenza di questo fatto coll’assenza inopinata di Garibaldi dalla Sicilia, fecero attribuire a Garibaldi stesso il fallito tentativo tanto che lo affermarono nelle loro pregiate storie il RUSTow (p . 252 ); DE SIVO ( 138) ; PIGORINI-TURR ( 128 ); DELLI FRANCI ( 86). Ma non è vero affatto, come risulta dal racconto delle cose qui ora esposte, avvenute in Sardegna. La notte del 13 al 14 agosto, Garibaldi era nel Golfo di Terranova. Sul tentato rapimento, vedasi nel cenno biografico di Sgarallino Andrea.”.
Nel 16 di sera o era già 17 (?) agosto 1860, a Palermo arrivò, il colonnello PIANCIANI con lo Stato Maggiore, il colonnello RUSTOW, ed una parte della Brigata BOLOGNA o PUPPI (le truppe di volontari dell’ex ‘Spedizione PIANCIANI’ (poi detta di Terranova), il maggiore Giovan Battista CATTABENI di Senigallia, il maggiore BASSI di Siena e FERRACINI
Dalla Sardegna, il primo a ripartire per la Sicilia fu Garibaldi sul vapore Washington, ma sia Bertani che il Pianciani, che era arrivato sul “Byzantin”, ripartirono per la Sicilia solo dopo Garibaldi in quanto i vapori non avevano fatto del tutto rifornimento di carbone. Il colonnello Luigi Pianciani, comandante della Spedizione battezzata dal Bertani “Terranova”, si era partito d Genova, con Rustow e tutto lo Stato Maggiore, insieme ad altri volontari garibaldini che ancora non erano arrivati a Golfo Aranci. Si è visto che essi da Cagliari, ingiunti da Garibaldi dovettero ripartire per Palermo, ma essi non viaggiarono con Garibaldi che pure viaggiò per mare per Palermo ma ripartirono da Cagliari sul vapore Byzantin. Arrivarono a Palermo. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a pp. 157, in proposito scriveva che: “II…fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Il colonnello Rustow, nella traduzione di Eliseo Porro (…..), nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), a p. 8, in proposito scriveva che: “Giunsimo a Palermo il 16 sera ad ora troppo avanzata per operare lo sbarco, epperciò Pianciani, lo differi fino alle 4 della mattina seguente. Quando giunsi al bivacco, vidi Garibaldi e Pianciani, e seppi che quest’ultimo aveva già deposto il comando perchè avendo dato parola ai suoi amici politici che non sarebbe sbarcato su alcun punto d’Italia fuori dagli Stati Papalini, si ricusò di cooperare ad ogni altra destinazione determinata da Garibaldi per le nostre truppe. Con ciò egli pensò procedere da uomo d’onore.”. Dunque, il colonnello Rustow, che coe facente parte dello Stato Maggiore si imbarcò con Pianciani a Genova, scriveva che arrivarono da Cagliari a Palermo il 16 agosto 1860, ma di sera: “ad ora troppo avanzata per operare lo sbarco, epperciò Pianciani, lo differi fino alle 4 della mattina seguente.”. Infatti, Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 197-198, in proposito scriveva che: “Giungemmo a Palermo alle 10 circa della sera del giorno 17 agosto; il generale era arrivato poche ore prima di noi; un suo ajutante venne a dirmi come egli desiderasse che i volontarii restassero a bordo quella notte; io dimandai se per me particolarmente avesse qualche ordine, e sentendo che no, dopo aver date le disposizioni necessarie per lo sbarco nella mattina seguente, scesi a terra che desideravo parlare quanto prima potessi con Garibaldi. Nella sera non mi fu possibile, mi dissero però che egli era in piedi ogni giorno prima delle quattro.”. Dunque, il Pianciani testimonia essere arrivato a Palermo il 17 agosto 1860. Ma Pianciani scriveva che arrivarono a Palermo il 17 agosto 1860 perchè, infatti, il Rustow spiega che il Pianciani: “lo differi fino alle 4 della mattina seguente.”. A questo punto, però noto e faccio una precisazione. Agostino Bertani, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Bertani, giunto che fu a Palermo, radunati con Rustow, secondo gli ordini di Garibaldi, quattomila cinquecento volontari a Milazzo, etc…”. Dunque, da ciò che scriveva il Bertani nel suo Diario si evince che egli da Cagliari era arrivato a Palermo dopo di Garibaldi e quindi, da ciò deduco che forse Bertani si era imbarcato con Pianciani e Rustow sul vapore Byzantin. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 169 e ssg., riferendosi a Garibaldi a Golfo Aranci, in proposito scriveva che: “….Fissa Cagliari per radunare tutti, e volendo andare lui alla Maddalena per fare carbone (o per ispirarsi a Caprera ? ), Bertani monta a bordo d’altro legno, risoluto a non più abbandonare la spedizione e fare eseguire gli ordini di Garibaldi qualunque siano per essere. A tutte le domande ansiose, alle osservazioni dispettose di non pochi degli ardenti fautori della spedizione nel Pontificio, egli risponde: <Si va dove, quando, come Garibaldi ordinerà. E i volontari s’acquetarono pur fremendo.”. Dunque, dalle parole di Bertani e della White, traspare che, Garibaldi, prima di allontanarsi per andare a Caprera, sua isola amata (senza “Bertani monta a bordo d’altro legno), etc…”), Bertani, invece, salì su un altro vapore (che non era il Washington) dove vi erano parte delle sue truppe della Spedizione Terranova, scrive la White: “risoluto a non più abbandonare la spedizione e fare eseguire gli ordini di Garibaldi qualunque siano per essere.”. Agostino Bertani, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo, etc….”. Dunque, la White scriveva che, Garibaldi, “ritornato da Caprera a Cagliari”, (col Washington) nota che a Cagliari era arrivato (il 14 agosto 1860 anche il Pianciani, sul “Bysantin”, con una parte della brigata Puppi e con lo Stato Maggiore (Rustow ed altri. Riguardo a Bertani a Cagliari dopo il rientro di Garibaldi da Caprera, vediamo cosa scriveva un altro testimone di eccezione. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 190 e ssg., riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “…..stringendomi amichevolmente la mano, soggiungeva: “State di buon animo, Colonnello, tutto va bene, ci parleremo a Palermo, io vi seguirò, e così dicendo scendeva nella sua barchetta; io volli dimandare dove fosse il Bertani. A bordo con me, rispose: se volete parlar con lui venite pure, ma egli può solo ripetervi quello che vi ho detto io; del resto egli pure viene a Palermo e là in ogni caso lo vedrete. Etc..”. Dunque, Pianciani scriveva che Garibaldi gli disse che Bertani era sul vapore Washington e che con lui doveva viaggiare fino a Palermo, dove avrebbe potuto vedere ed incontrare. Dunque, a Cagliari, secondo quanto scrive il Pianciani, Bertani era con Garibaldi che gli promise che Bertani poteva vederlo a Palermo. Pianciani non incontrò Bertani a Cagliari. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 170 e ssg., riferendosi a Garibaldi a Golfo Aranci, in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi , trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo, domanda diecimila cartucce. Questi temendo nuovo sperpero fa consegnare le cartucce, ma vuole rimanere coi volontari, e a sua giustificazione prega il generale di dare l’ordine in iscritto per Palermo. Eccolo: “Esercito Meridionale. Cagliari , 15 agosto 1860. Caro Bertani, Con tutta la gente che avete a disposizione venite a raggiungermi in Sicilia. G. Garibaldi.”.”. Dunque, secondo ciò che scrisse la White, Garibaldi invitò Bertani a seguirlo a Palermo ma Bertani “vuole rimanere coi volontari, etc…” e, prega Garibaldi di scrivergli l’ordine di recarsi a Palermo. Dunque, Bertani non partì il 16 agosto 1860 da Cagliari con Garibaldi ma partì senza Garibaldi ed arrivò a Palermo solo dopo Garibaldi e solo dopo il Pianciani. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “Così infatti avvenne e dopo pochi giorni di sosta a Golfo Aranci, nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. “. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 264-265, in proposito scriveva: “Il Bisantino, che portava porzione delle brigate Gandini e Puppi e tutto lo stato maggiore generale, ………..”, poi continuando il suo discorso, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “Nel pomeriggio del 15 il Bisantino arrivò in rada di Cagliari. Ivi incontrò lo stesso Garibaldi col grosso delle brigate Gandini e Puppi, e Garibaldi ordinò a Pianciani di tosto far vela per Palermo ove dovevano seguirlo anche le altre navi appena si fossero rifornite di carbone. Il 16 di sera il Bisantino toccò Palermo. Il 17 mattina Pianciani ebbe un abboccamento con Garibaldi. Etc…”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Alla sera del 16 il Bizantino arrivò a Palermo. Nella mattina del 17 Pianciani ebbe un’ abbocamento con Garibaldi. Etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “Pianciani….Il 16 giunge a Palermo, mentre le truppe restano a bordo egli, impaziente, scende a terra sperando di parlare con Garibaldi che è giunto prima di lui.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 342, in proposito scriveva che: “Ma torniamo a Garibaldi. L’abbiamo visto giungere nella sera del 16 agosto a Palermo, da cui mancava da un mese: il Bertani l’aveva lasciato in Sardegna. Passata la notte nella sua cameretta di Palazzo Reale, etc…il 22 agosto il Dittatore s’era imbarcato per Messina…”. Dunque, Agrati scriveva che il Bertani era rimasto in Sardegna mentre Garibaldi già era ripertito per Palermo. Infatti, Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Il Bertani giunse a Palermo quando Garibaldi era già partito, e, sempre fermo nell’idea di tentare la diversione, si affrettò a vedere il Pianciani per intendersi con lui.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “Il Garibaldi…a Palermo. Griunservi la sera del 17; ma il Pianciani ricusò di far quella guerra, e se ne tornò a Livorno; il surrogò il prussiano Rustow, che li menò a ordinarli a Melazzo.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “….a Palermo. Giunservi la sera del 17; ma il Pianciani ricusò di far quella guerra, e se ne tornò a Livorno; il surrogò il prussiano Rustow, che li menò a ordinarli a Melazzo.”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Frattanto Garibaldi, che nella mattina dei 17 agosto aveva già lasciato Palermo per recarsi nella costa orientale della Sicilia, cominciò le sue operazioni per passare nelle Calabrie.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 154-155-156, in proposito scriveva che: “Dei vapori partiti da Cagliari per Palermo, giunse primo il Washington con Garibaldi nel pomeriggio del 16 agosto. Appena giunto il Dittatore si occupò delle gravissime cose politiche di quei giorni, dell’annessione prima di tutto, che era l’argomento della discordia; dei bisogni dell’esercito, delle disposizioni per il passaggio in Calabria. Pianciani giunse col Bisantino alle 10 di sera dello stesso 16 agosto, e, sceso a terra, cercò subito di essere ricevuto dal Dittatore, fissa sempre la mente di rimediare in qualche modo al disguido della diversione, e di indirizzarla alle terre pontificie dalla Sicilia stessa, cosa d’altronde che risultava nell’ordine d’idee stabilito nel compromesso di Genova con Farini. Il Dittatore essendo già a letto, gli fu detto di ritornare alle 4 dell’indomani mattina. Etc…”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a pp. 725-726, in proposito scriveva che: “……………………………..”.
Nel 17 agosto 1860, a Palermo, il colloquio tra GARIBALDI e il colonnello PIANCIANI che si dimise dal comando della Spedizione TERRANOVA (ex spedizione Bertani-Pianciani)
Eliseo Porro (…..), nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), a pp. 8-9, in proposito scriveva che: “Giunsimo a Palermo il 16 sera ad ora troppo avanzata per operare lo sbarco, epperciò Pianciani, lo differi fino alle 4 della mattina seguente. Quando giunsi al bivacco, vidi Garibaldi e Pianciani, e seppi che quest’ultimo aveva già deposto il comando perchè avendo dato parola ai suoi amici politici che non sarebbe sbarcato su alcun punto d’Italia fuori dagli Stati Papalini, si ricusò di cooperare ad ogni altra destinazione determinata da Garibaldi per le nostre truppe. Con ciò egli pensò procedere da uomo d’onore. In quanto a me, non vincolato come il colonnello Pianciani e d’altronde considerando che noi avevamo sempre riconosciuto Garibaldi come nostro capo supremo, pensai che a lui solo competesse il diritto di decidere sull’indirizzo delle nostre operazioni. Sebbene assai penoso ed amaro, mi riuscisse il rinunciare ad un’impresa per la quale aveva già tutto predisposto e che vagheggiava con viva passione, pure non esitai a ciecamente sottomettermi agli ordini di Garibaldi. Esso mi affidò il comando della spedizione, ossia della divisione di Terranova, che d’allora in poi fu così nominata, ingiungendomi d’imbarcare per le 4 pomeridiane dello stesso giorno, tosto che le truppe avessero fatto il rancio, e di salpare per Milazzo, dove tutta la parte disponibile della divisione doveva riunirsi. Vi arrivai il 18 a mezzodi e nei susseguenti due giorni fui raggiunto dagli altri legni.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a p. 266 aggiunge che: “Il 16 di sera il Bisantino toccò Palermo. Il 17 mattina Pianciani ebbe un abboccamento con Garibaldi. Garibaldi disse che non poteva acconsentire alla spedizione nella Romagna, perchè non poteva far senza della divisione per la sua intrapresa contro il continente napoletano. Ciò deve essere espressamente ricordato, giacchè, per motivi facili a capirsi, si era diffusa la voce menzognera che Garibaldi avrebbe condotto in persona la spedizione di Terranova nello Stato Pontificio, se la mattina del 14 avesse trovato nel golfo degli Aranci più dei 2000 uomini di Gandini e Puppi. Soltanto questa scarsità di uomini lo avrebbe indotto a condurre la spedizione nella Sicilia. In conseguenza delle spiegazioni di Garibaldi , Pianciani , che aveva promesso di non andare in altro sito che nella Romagna, si dimise dal suo comando, e Garibaldi trasmise il comando sulle tre brigate riunite Tharrena, Gandini e Puppi al capo dello stato maggiore generale, colonnello brigadiere Rüstow, che ebbe in pari tempo incarico di raccogliere ed organizzare la divisione a Milazzo.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “In conseguenza delle spiegazioni di Garibaldi, Pianciani, che aveva promesso di non andare in altro sito che nella Romagna, si dimise dal suo comando, etc…”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156 e ssg., in proposito scriveva pure che: “Allora questi fece cortesi saluti ed auguri a Pianciani, il quale nel congedarsi presentò al Dittatore il colonnello Rustow come quello al quale cedeva il comando delle tre brigate, Parma, Milano e Bologna (Tharrena, Gandini, Puppi), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero l’ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo. I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, perchè era stata cambiata la destinazione per la quale eransi impegnati, e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. L’altra brigata Eberhardt,..di recarsi a Giardini agli ordini di Bixio.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “Così infatti avvenne e dopo pochi giorni di sosta a Golfo Aranci, nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 332, in proposito scriveva che: “Ma Pianciani non si arrende e non accetta il cambiamento di programma: egli s’è impegnato per gli Stati Romani, non per la Calabria; e, senz’altro, si dimette indicando il Rustow a suo successore. Con lui, se ne vanno il Tharrena e qualche altro. Pochi giorni dopo, il Pianciani pubblica una protesta dichiarandosi repubblicano, ma affermando di aver lealmente accettato il programma “Italia e Vittorio Emanuele” cui intendeva tenersi fedele. Però, dice, ritener suo dovere “di opporsi a coloro che negoziano i popoli etc…”. Agrati, a p. 333, in proposito aggiunge che: “Il Pianciani abbandonò la Sicilia il 20 agosto e andò in Toscana, donde, come ospite pericoloso, lo espulse il Ricasoli dopo pochi giorni, il 2 settembre. A Palermo, il suo posto era stato preso dal Rustow, che quindi aveva assunro il comando della Divisione, battezzata allora dal Bertani stesso, di Terranova.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 170 e ssg., riferendosi a Garibaldi a Golfo Aranci, in proposito scriveva che: “Queste istruzioni chiariscono di nuovo come Garibaldi non avesse mai abbandonata l’idea prediletta. Vero è che rifiutò di lasciar Pianciani, giunto a Palermo, partire colla spedizione lì per lì, per sbarcare negli Stati pontifici. Onde la sua dimissione da Garibaldi accettata con queste parole: Non crediate però che io abbia cambiato di pensiero per quanto si riferisce allo Stato pontificio: desidero invece, e più che mai, che la insurrezione si promuova, si sostenga in quello energicamente; ma ciò può farsi benissimo coi volontari che sono in Firenze e nelle Romagne; molte volte si ottiene più con duemila uomini che con diecimila. Che facciano dunque, e se non potranno finire, comincino almeno: noi andremo ad incontrarli per terminar l’opera che avranno iniziata , e voi sapete che a me piace far presto.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 154-155-156, in proposito scriveva che: “Dei vapori partiti da Cagliari per Palermo, giunse primo il Washington con Garibaldi nel pomeriggio del 16 agosto. Appena giunto il Dittatore si occupò delle gravissime cose politiche di quei giorni, dell’annessione prima di tutto, che era l’argomento della discordia; dei bisogni dell’esercito, delle disposizioni per il passaggio in Calabria. Pianciani giunse col Bisantino alle 10 di sera dello stesso 16 agosto, e, sceso a terra, cercò subito di essere ricevuto dal Dittatore, fissa sempre la mente di rimediare in qualche modo al disguido della diversione, e di indirizzarla alle terre pontificie dalla Sicilia stessa, cosa d’altronde che risultava nell’ordine d’idee stabilito nel compromesso di Genova con Farini. Il Dittatore essendo già a letto, gli fu detto di ritornare alle 4 dell’indomani mattina. Ricevuto all’ora indicata, Garibaldi gli disse subito che per le sue operazioni gli occorreva di riunire quanti più uomini potesse, e che perciò doveva contare sulle truppe da lui Pianciani condotte in Sicilia. Ma subito soggiungeva che egli era sempre d’avviso che fosse utilissimo di operare la diversione nello Stato pontificio, di promuovere colà l’insurrezione, e di sostenerla energicamente; che intanto si facesse subito coi volontari di Nicotera e di Caucci apprestati a Firenze ed in Romagna ; « molte volte si ottiene più con 2000 uomini che con 10.000; che facciano adunque; e se non potranno finire comincino almeno, che noi andremo ad incontrarli per terminare assieme l’opera che avranno incominciata.>> Disse poi a Pianciani che rimanesse a Palermo che avrebbe pensato a valersi di Lui. Ma Pianciani fece osservare al Dittatore che potevano bensì restare i suoi sottoposti, e che li aveva esortati a ciò fare; non lui che aveva promesso di condurli altrove . Inoltre poichè il Dittatore aveva detto che poteva bastare a compiere la diversione nello Stato romano quella parte dei suoi dipendenti che si trovava tuttora in Toscana e Romagna, l’onore gli imponeva di raggiungerla per fare il possibile nel senso indicato dal Dittatore. Allora questi fece cortesi saluti ed auguri a Pianciani, il quale nel congedarsi presentò al Dittatore il colonnello Rustow come quello al quale cedeva il comando delle tre brigate Parma, Milano, Bologna (Tharrena , Gandini e Puppi ), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo. I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, perchè era stata cambiata la destinazione per la quale eransi impegnati, e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. L’altra brigata Eberhardt, appena toccato Palermo col Torino, aveva ricevuto ordine da Sirtori di girare attorno alla Sicilia per l’Occidente ed il Mezzogiorno, e di recarsi a Giardini agli ordini di Bixio.”.
LE DIMISSIONI DI PIANCIANI E LA NOMINA DI RUSTOW
Nel 17 agosto 1860, a Palermo, Garibaldi e le dimissioni dei comandanti dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani (chiamata TERRANOVA): PIANCIANI (Comandante in capo), il colonnello THARRENA (comandante della Brigata PARMA), che fu affidata al maggiore SPINAZZI e, il colonnello GANDINI (comandante della Brigata MILANO)
I garibaldini della “Spedizione Bertani-Pianciani” sbarcarono in Sicilia, a Palermo, ivi indirizzati da Garibaldi e dove Garibaldi ed i suoi Mille avevano già conquistato la Sicilia. In seguito all’arrivo di una parte delle truppe dell’ex Spedizione “Terranova” o ex “Spedizione Pianciani”, a Palermo, che Garibaldi e Bertani avevano trovate a Golfo Aranci ivi riunite, in seguito al colloquio che Garibaldi ebbe col il Comandante in Capo di dette truppe, il colonnello Pianciani, alcuni comandanti delle designate Brigate, insieme a lui si dimisero. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 154-155-156, in proposito scriveva che: “Pianciani giunse col Bisantino alle 10 di sera dello stesso 16 agosto, e, sceso a terra, cercò subito di essere ricevuto dal Dittatore, fissa sempre la mente di rimediare in qualche modo al disguido della diversione etc…”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 197-198, in proposito scriveva che: “Giungemmo a Palermo alle 10 circa della sera del giorno 17 agosto; il generale era arrivato poche ore prima di noi; etc…”. Dunque, Pianciani arrivò la sera del 17 agosto 1860 ma non potè vedere subito Garibaldi. Infatti, Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 6, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “L’esercito venne diviso in 6 piccole brigate, alle quali si diede il nome dei paesi dov’erano state formate, o di quelli che avevano fornito il maggior contingente per la loro formazione.”. Dunque, in questo passaggio Rustow scriveva che al piccolo esercito partito da Genova per la Sardegna, comandato dal colonnello Pianciani, era costituito da 6 Brigate a cui venne dato il nome delle città di provenienza dei volontari e quindi si ebbero la: “Così la 1° Brigata si chiamò Genova; la 2° Parma; la 3° Milano; la 4° Bologna; la 5° Toscana; la 6à degli Abruzzi. Il colonnello Pianciani ne aveva il comando in capo; io fui capo dello Stato Maggiore e Comandante in secondo.”. Rustow aggiunge che il piccolo esercito di volontari era comandato dal colonnello Pianciani che volle Rustow come capo di Stato maggiore e comandante in secondo. Garibaldi accettò le dimissioni di Pianciani, di Tharrena e di Gandini e li sostituì con altri comandanti. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a p. 211, in proposito scriveva che: “…I più restarono , e quelli che vollero partire dimandarono e ottennero licenza regolare, furono forniti di foglio di via e di mezzo di trasporto per tornare.”. Dunque, non tutti i volontari dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani, arrivati a Palermo, si unirono alle truppe Garibaldine. Inoltre Garibaldi, in quella occasione, il 17 agosto 1860 a Palermo nominò Capo di Stato Maggiore il colonnello Wilhelm RUSTOW, per gli italiani Guglielmo RUSTOW, che come vedremo li porterà a Sapri, insieme al generale TURR a cui era stato affidato il comando in Capo delle dette Truppe garibaldine. A Rustow, fu dato subito l’incarico di portare quelle truppe a Milazzo, dove arrivarono il 17-18 agosto 1860. Per questa fase, i maggiori testimoni restano il Rustow ed il Pianciani. Oltre al fatto che alcuni comandanti si dimisero, Garibaldi decise di aggregare queste truppe alla 15° Divisione, in quel momento affidata al generale TURR. Il generale Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, (prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “Il corpo di Rustow fu per ordine di Garibaldi unito alla 15. divisione comandata da Turr ….Vennero quindi imbarcati nella sera del 1. Settembre circa 1500 uomini, cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma; dovendo il resto della brigata Parma seguire il più presto possibile, ed anche quella di Bologna, in quanto lo avesero permesso il numero dei legni disponibili.”. Giulio Adamoli, nel suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario”, Milano, ed. Treves, 1861, a pp. 145-146 scriveva che: “Il contingente straniero della 15° Divisione, già così ricco, si accrebbe, con la Spedizione Pianciani, …..e i suoi capi, il Pianciani e il Bertani, si dimisero, le brigate, di cui essa si componeva, vennero distribuite fra i comandi dell’esercito meridionale. Il colonnello Rustow, che era con il Pianciani, rimasto quindi in disponibilità, fu chiamato dal Turr a disimpegnare le funzioni di capo di stato maggiore della sua divisione. Così egli divenne mio superiore.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Infatti partì, e il 18 arrivò a Milazzo, ma non trovò più il Generale; trovò invece le tre brigate comprendenti circa 4500 uomini comandate dal Rustow. A Milazzo il 19 agosto pervenne pure il Turr con l’ordine del Dittatore di aggregare i volontari di Terranova alla 15° Divisione.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a p. 258, in proposito scriveva: “Comandante in capo di essa era il colonnello Pianciani e capo dello stato maggiore generale il colonnell G. Rüstow, che avevano specialmente diretto l’organizzazione.“. Dunque, secondo la testimonianza stessa di Rustow, gli furono affidate le tre brigate “Tharrena” (che poi si dimise insieme a Pianciani e quindi passò al maggiore Spinazzi, la brigata “Milano” (Gandini) e “Puppi”. “Avendo Tharrena data la sua dimissione, la di lui brigata passò al maggiore Spinazzi.”. Dunque, “Tharrena”, che faceva parte del corpo di Spedizione ex Pianciani, si era dimesso a Palermo. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Avendo Tharrena chiesto il suo congedo, il maggiore Spinazzi ebbe il comando di quella brigata…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “….nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, ebbe ordini da Garibaldi di portarli a Milazzo con tre brigate, mentre quella di Eberhard, imbarcata sul vapore ‘Franklin’, fu inviata alla costa meridionale dell’isola per unirsi alla colonna di Bixio. Etc…”. Come abbiamo visto in precedenza, il colonnello Tharena comandava la Brigata PARMA. Dunque, Rustow scriveva che avendo “Tharrena”, che comandava la Brigata Parma, avendo chiesto le sue dimissioni dal comando della stessa, il comando fu affidato al maggiore SPINAZZI. Dunque, la BRIGATA PARMA ebbe come nuovo comandante il maggiore SPINAZZI.La brigata Parma, in origine comandata da Tharena e che in seguito alle dimissioni di Tharrena, fosse passata al maggiore Spinazzi. Tharena comandava la brigata “Parma” dell’ex spedizione Pianciani ma, insieme a Pianciani il 16 agosto 1860 diede le sue dimissioni. Su Wikipedia, alla voce “Pietro Spinazzi” leggiamo che Pietro Spinazzi, si arruolò nell’esercito regolare sabaudo, con il grado di capitano, stabilendosi nuovamente a Genova, per lasciarlo nel 1860 per seguire Giuseppe Garibaldi nella campagna dell’Italia meridionale al seguito della spedizione guidata da Luigi Pianciani, detta anche spedizione Terranova, forte di circa 8.940 uomini. Maggiore della 2ª Brigata “Parma”, comandata dal colonnello Tharrena, giunse in Sicilia via nave sbarcando a Palermo, l’11 agosto, e pochi giorni, a Milazzo, sostituì al comando della Brigata lo stesso colonnello Tharrena dimessosi in polemica con il comando generale in quanto cambiata le destinazione di impiego della sua unità. Durante la campagna guidò l’ex 2ª Brigata “Tharrena”, composta da 700 uomini circa, sempre agli ordini di Nino Bixio, comandante della 18ª Divisione dell’esercito meridionale, e per il valore dimostrato, il 1º ottobre nella battaglia del Volturno, durante il combattimento di Ponti della Valle di Maddaloni, fu elogiato ufficialmente dallo stesso, promosso al grado di tenente colonnello e proposto della croce al valore militare di Savoia che poi non ottenne. Il 21 maggio il Ministero della Guerra conferiva al luogotenente colonnello Pietro Spinazzi il comando del 2º Reggimento Volontari Italiani in formazione a Como. Il colonnello era nativo di Parma, sposato con figli, aveva oltre cinquant’anni d’età. Proveniva dai ranghi dell’esercito regolare che aveva lasciato volontariamente per inseguire l’irresistibile richiamo di Garibaldi. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156, in proposito scriveva che: “Ma Pianciani fece osservare al Dittatore che potevano bensì restare i suoi sottoposti, e che li aveva esortati a ciò fare; non lui che aveva promesso di condurli altrove. Inoltre poichè il Dittatore aveva detto che poteva bastare a compiere la diversione nello Stato romano quella parte dei suoi dipendenti che si trovava tuttora in Toscana e Romagna, l’onore gli imponeva di raggiungerla per fare il possibile nel senso indicato dal Dittatore. Allora questi fece cortesi saluti ed auguri a Pianciani, il quale nel congedarsi presentò al Dittatore il colonnello Rustow come quello al quale cedeva il comando delle tre brigate Parma, Milano, Bologna (Tharrena , Gandini e Puppi ), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo. I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, perchè era stata cambiata la destinazione per la quale eransi impegnati, e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. L’altra brigata Eberhardt, appena toccato Palermo col Torino, aveva ricevuto ordine da Sirtori di girare attorno alla Sicilia per l’Occidente ed il Mezzogiorno, e di recarsi a Giardini agli ordini di Bixio.”. Dunque, in questo passaggio il Pittaluga scrive che Tharrena e Gandini si dimisero, ed il comando delle due loro brigate, la “Tharrena” e la “Milano” passarono rispettivamente ai due colonnelli Spinazzi e De Giorgi, ma a noi da altri autori non risulta che a Sapri, la Brigata MILANO arrivasse con il De Giorgi o De Giorgis senza il colonnello GANDINI. In effetti, oltre al Pittaluga anche altri autori scrissero che GANDINI si era dimesso. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Il Pianciani, …..suggerì come successore al comando il colonnello Rustow. Garibaldi non si oppose, accettò pure le dimissioni, per gli stessi motivi addotti dal Pianciani, del colonnello Tharena e del Gandini delle brigate Milano e Bologna, che furono sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. Le brigate Parma, Bologna, Milano, partirono lo stesso giorno per Milazzo, etc…”. Dunque, secondo il generale Pittaluga, la brigata “Milano” non era più comandata dal colonnello Gandini che fu sostituito con De Giorgi. A me risulta che Gandini, che comandava la brigata “Milano” sbarcò a Paola e poi a Sapri. Dunque, Pittaluga scriveva che una volta allontanato il Pianciani e, dimessisi i colonnelli Tharrena e Gandini, che chiesero di essere dispensati, essi furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi o De Giorgis. Spinazzi sostituendo Tharrena, andava a comandare la Brigata “PARMA”; De Giorgi, sostituendo Gandini andava a comandare la Brigata “MILANO”. Dei colonnelli Spinazzi e De Giorgi o De Giorgis, ci parla Rustow che, il 3 settembre era con loro a Sapri. Per esempio, il colonnello Cesare Cesari, del Ministero della Guerra nel testo citato, a p. 172, in proposito scriveva che: “Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano a loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”. Dalla revisione di queste notizie troviamo il Gandini che condusse le truppe della brigata “Milano”, la brigata “Parma” condotta dal maggiore Spinazzi.A Palermo non era ancora arrivata la Brigata BOLOGNA o PUPPI. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, ecc…, a pp. 259-260 e ssg., addirittura lo chiama “CANTINI”, non “GANDINI” ed in proposito scriveva che: “Così la 1° Brigata era chiamata ‘Genova’, la 2° ‘Parma’, la 3° Milano, la 4° Bologna, la 5° Toscana, e l’ultima, la 6° Abruzzi….Le prime 4 agli ordini rispetivamente dei colonnelli Eberhardt, Tharrena, Cantini e Puppi, etc…”. E’ un errore di trascrizione ? Il comandante della 3° brigata Milano non era “Cantini” ma Gandini. Dalla revisione di queste notizie troviamo il colonnello “Gandini” che condusse le truppe della brigata “Milano”, la brigata “Parma” condotta dal maggiore Spinazzi. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, in questo passaggio, il Pecorini-Manzoni scriveva che una volta in Sicilia, a Palermo, le truppe della ex spedizione Pianciani, vennero denominate: “Tharena” (poi chiamata Spinazzi), “Milano”, comandata dal Rustow, “Puppi” (poi in seguito chiamata “Sacchi”), la “Nicotera” (poi in seguito chiamata “Spangaro”). Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Pecorini scriveva che dopo queste dimissioni, la truppa dell’ex spedizione Bertani-Pianciani veniva divisa: “Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, in questo passaggio, il Pecorini-Manzoni scriveva che una volta in Sicilia, a Palermo, le truppe della ex spedizione Pianciani, vennero denominate: “Tharena” (poi chiamata Spinazzi), “Milano”, comandata dal Rustow, “Puppi” (poi in seguito chiamata “Sacchi”), la “Nicotera” (poi in seguito chiamata “Spangaro”). Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 444, in proposito scriveva che: “Il Rustow, un esule tedesco, era al comando di questa brigata o meglio piccolo battaglione “Milano”, già affidato al comando del Pianciani, poi a quello del Turr, a Sapri e al Volturno. Importante.”. Traveljan (….), sulla scorta della White-Mario (….), che non vedeva di buon occhio i cavouriani Turr e Rustow, scriveva che all’“esule tedesco” Rustow, gli fu concesso da Garibaldi solo il comando della brigata “Milano”. Ma ciò non corrisponde al vero. Al Rustow, in seguito alle dimissioni del conte Luigi Pianciani, Garibaldi affidò lo Stato Maggiore delle tre brigate “Milano”, “Parma” e “Bologna”. La brigata “Milano” era comandata dal colonnello Gandini che pare si fosse dimesso e per questo motivo affidata al comando del maggiore De Giorgis; la brigata “Bologna”, comandata da Puppi; etc…Mario Menghini (….), nel suo “La spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli nei proclami etc…”, a p. 309, dal suo Diario e da una lettera dell’11 settembre 1860, da Napoli, in proposito scriveva che: “Vi dò una notizia, che son persuaso giungerà gradita a molti dei nostri amici, ed è che la 3° brigata Milano, comandata dal colonnello O. Gandini, è entrata la prima in Napoli, delle schiere garibaldine…..La 3° Brigata apparteneva all’ultima spedizione che partì da Genova ai primi d’agosto, e d’accordo con Garibaldi doveva scendere sulle terre romane.”. Mario Menghini scriveva che a Capua i volontari della 3° brigata, la brigata Milano erano comandati dal Gandini. Si vedrà in seguito che il comando sarà temporaneamente tolto al Rustow e dato al De Giorgi o De Giorgis. Ma abbiamo visto che a Palermo, il Gandini, si dimetterà insieme al Pianciani. Infatti, Giuseppe Maraldi (…), nel suo “La spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 100, riferendosi al rifiuto dato a Garibaldi dal Pianciani, a Palermo, in proposito scriveva che: “Le brigate, Parma, Bologna, Milano, ….Garibaldi non si oppose, accettò pure le dimissioni, per gli stessi motivi addotti dal Pianciani, del colonnello Tharena e del Gandini delle brigate Milano e Bologna, che furono sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 332, in proposito scriveva che: “Ma Pianciani non si arrende e non accetta il cambiamento di programma: egli s’è impegnato per gli Stati Romani, non per la Calabria; e, senz’altro, si dimette indicando il Rustow a suo successore. Con lui, se ne vanno il Tharrena e qualche altro. Etc…”.
LA NOMINA DI RUSTOW
Nel 16-17 agosto 1860, a Palermo, Garibaldi nominò il colonnello Wilhelm RUSTOW Capo di Stato Maggiore di tre brigate (che facevano parte dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani): la Brigata MILANO (comandata da CANTINI o GANDINI (?) affidata al maggiore DE GIORGIS ?), la Brigata PARMA (comandata dal maggiore SPINAZZI), la Brigata BOLOGNA (affidata al tenente PUPPI), che vennero così aggregate all’Esercito Meridionale ed alla 15° Divisione
I garibaldini della “Spedizione Bertani-Pianciani” sbarcarono in Sicilia, ivi indirizzati da Garibaldi e dove Garibaldi ed i suoi Mille avevano già conquistato la Sicilia. In seguito all’arrivo dell’ex Spedizione “Terranova” o “Spedizione Pianciani”, a Palermo ed alle dimissioni del loro capo Luigi Pianciani, Garibaldi decise di affidare l’incarico di Capo di Stato Maggiore al colonnello polacco Wilhelm Rustow, per gli italiani Guglielmo Rustow, al quale fu dato subito l’incarico di portare quelle truppe a Milazzo, dove arrivarono il 17-18 agosto 1860. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a p. 258, in proposito scriveva: “Comandante in capo di essa era il colonnello Pianciani e capo dello stato maggiore generale il colonnell G. Rüstow, che avevano specialmente diretto l’organizzazione. La forza della spedizione ammontava a circa 9000 uomini. Questa piccola armata era ripartita in sei piccole brigate…”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “In conseguenza delle spiegazioni di Garibaldi, Pianciani, che aveva promesso di non andare in altro sito che nella Romagna, si dimise dal suo comando, e Garibaldi trasmise il comando sulle tre brigate riunite Tharrena, Gandini e Puppi al capo dello stato maggiore generale, colonnello brigadiere Rüstow, che ebbe in pari tempo incarico di raccogliere ed organizzare la divisione a Milazzo.”. Dunque, secondo la testimonianza stessa di Rustow, gli furono affidate le tre brigate “Tharrena” (che poi si dimise insieme a Pianciani e quindi passò al maggiore Spinazzi, la brigata “Milano” (Gandini) e “Puppi”. “Rüstow stesso cogli uomini del Bisantino era già a Milazzo la mattina del 18, ove in pochi giorni arrivò anche il resto delle truppe , in guisa che il 21 vi aveva raccolti circa 4000 uomini. Avendo Tharrena data la sua dimissione, la di lui brigata passò al maggiore Spinazzi.”. Dunque, “Tharrena”, che faceva parte del corpo di Spedizione ex Pianciani, si era dimesso a Palermo. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 272-273, in proposito scriveva: “Il 24 agosto Garibaldi fece passare presso Scilla sul continente napoletano tutta la sua armata attiva, compresa anche la divisione Rüstow, la quale trovavasi tuttavia a Milazzo.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 6, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Coi primi d’agosto, da 8 a 9 mila uomini si trovavano già sotto le armi. Essi furono raccolti in 22 deboli battaglioni, 5 compagnie di Bersaglieri di Genova e di Milano; 2 compagnie del Genio, e si ebbero inoltre 8 cannoni rigati da quattro. Anche la cavalleria non mancò del tutto, sebbene in principio non fosse costituita che da 30 guide toscane. L’esercito venne diviso in 6 piccole brigate, alle quali si diede il nome dei paesi dov’erano state formate, o di quelli che avevano fornito il maggior contingente per la loro formazione.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 6, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “L’esercito venne diviso in 6 piccole brigate, alle quali si diede il nome dei paesi dov’erano state formate, o di quelli che avevano fornito il maggior contingente per la loro formazione.”. Dunque, in questo passaggio Rustow scriveva che al piccolo esercito partito da Genova per la Sardegna, comandato dal colonnello Pianciani, era costituito da 6 Brigate a cui venne dato il nome delle città di provenienza dei volontari e quindi si ebbero la: “Così la 1° Brigata si chiamò Genova; la 2° Parma; la 3° Milano; la 4° Bologna; la 5° Toscana; la 6à degli Abruzzi. Il colonnello Pianciani ne aveva il comando in capo; io fui capo dello Stato Maggiore e Comandante in secondo.”. Rustow aggiunge che il piccolo esercito di volontari era comandato dal colonnello Pianciani che volle Rustow come capo di Stato maggiore e comandante in secondo. Eliseo Porro (…..), nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), a pp. 8-9, in proposito scriveva che: “Esso mi affidò il comando della spedizione, ossia della divisione di Terranova, che d’allora in poi fu così nominata, ingiungendomi d’imbarcare per le 4 pomeridiane dello stesso giorno, tosto che le truppe avessero fatto il rancio, e di salpare per Milazzo, dove tutta la parte disponibile della divisione doveva riunirsi. Vi arrivai il 18 a mezzodi e nei susseguenti due giorni fui raggiunto dagli altri legni.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 9, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “I militi radunati a Milazzo, che in tutto ammontavano a 3700, formati dalle brigate Parma, Milano e Bologna, costituivano un rinforzo considerevole pel piccolo esercito di Garibaldi, che in realtà era ben lontano dal raggiungere il numero che i giornali gli attribuivano. La brigata Genova fu trattenuta da Garibaldi per giovarsene in una dimostrazione verso le Calabrie; Etc…”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Rüstow stesso coll’ equipaggio del Bizantino era già nella mattina del 18 a Milazzo, dove giunsero nei giorni seguenti anche il resto delle truppe ; così che nel giorno 21 vi aveva già riuniti 4000 uomini circa. Avendo Tharrena chiesto il suo congedo, il maggiore Spinazzi ebbe il comando di quella brigata…..Rüstow si diede ora premura di organizzare quelle truppe a Milazzo, provvedendole di armi e munizioni , facendole esercitare, al quale oggetto non avevasi potuto fino allora approfittare d’alcun giorno, salvo per la prima brigata in Genova. Parleremo in seguito della quinta e sesta brigata rimaste nella Media Italia, e che in seguito al nuovo indirizzo preso dalle cose erano state divise dalle prime quattro.”. Dunque, Rustow scriveva che avendo “Tharrena”, che comandava la Brigata Parma, avendo chiesto le sue dimissioni dal comando della stessa, il comando fu affidato al maggiore SPINAZZI. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156 e ssg., in proposito scriveva pure che: “Allora questi fece cortesi saluti ed auguri a Pianciani, il quale nel congedarsi presentò al Dittatore il colonnello Rustow come quello al quale cedeva il comando delle tre brigate Parma, Milano, Bologna (Tharrena , Gandini e Puppi ), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo. I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, perchè era stata cambiata la destinazione per la quale eransi impegnati, e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. L’altra brigata Eberhardt, appena toccato Palermo col Torino, aveva ricevuto ordine da Sirtori di girare attorno alla Sicilia per l’Occidente ed il Mezzogiorno, e di recarsi a Giardini agli ordini di Bixio.”. Dunque, in questo passaggio il Pittaluga scrive che Tharrena e Gandini si dimisero, ed il comando delle due loro brigate, la “Tharrena” e la “Milano” passarono rispettivamente ai due colonnelli Spinazzi e De Giorgi, ma a noi da altri autori non risulta. Dunque, secondo il generale Pittaluga, la brigata “Milano” non era più comandata dal colonnello Gandini che fu sostituito con De Giorgi. A me risulta che Gandini, che comandava la brigata “Milano” sbarcò a Paola e poi a Sapri. Dunque, Pittaluga scriveva che una volta allontanato il Pianciani e, dimessisi i colonnelli Tharrena e Gandini, che chiesero di essere dispensati, essi furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi o De Giorgis. Spinazzi sostituendo Tharrena, andava a comandare la Brigata “Parma”; De Giorgi, sostituendo Gandini andava a comandare la Brigata “Milano”. Dei colonnelli Spinazzi e De Giorgi o De Giorgis, ci parla Rustow che, il 3 settembre era con loro a Sapri. Giulio Adamoli, nel suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario”, Milano, ed. Treves, 1861, a pp. 145-146 scriveva che: “Il contingente straniero della 15° Divisione, già così ricco, si accrebbe, con la Spedizione Pianciani, …..e i suoi capi, il Pianciani e il Bertani, si dimisero, le brigate, di cui essa si componeva, vennero distribuite fra i comandi dell’esercito meridionale. Il colonnello Rustow, che era con il Pianciani, rimasto quindi in disponibilità, fu chiamato dal Turr a disimpegnare le funzioni di capo di stato maggiore della sua divisione. Così egli divenne mio superiore.”. Agostino Bertani, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Bertani, giunto che fu a Palermo, radunati con Rustow, secondo gli ordini di Garibaldi, quattomila cinquecento volontari a Milazzo, …Etc…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “….nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, ebbe ordini da Garibaldi di portarli a Milazzo con tre brigate, mentre quella di Eberhard, imbarcata sul vapore ‘Franklin’, fu inviata alla costa meridionale dell’isola per unirsi alla colonna di Bixio. Etc…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 152, in proposito scriveva che: “A capo di questi volontari si era posto il colonnello Pianciani, il quale si era scelto il Rustow come capo di stato maggiore…..Erano in tutto 5 o 6 mila uomini ordinati su quattro brigate, agli ordini dei colonnelli Eberhard, Tarrena, Gandini e Puppi. Una brigata si era formata in Toscana e in Romagna, pronta ad avanzare nel continente al comando di Nicotera.”. Il colonnello Cesari Cesari (….) descritta la situazione dei volontari in Sicilia inizia a parlarci dei volontari della spedizione Pianciani. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “…a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 130-131, riferendosi a Milazzo e a Garibaldi, in proposito scriveva che: “….quindi si recò a Milazzo; ivi giunto il colonnello Rustow mise in ordine la truppa, Bertani intervenne alla rivista. Appena il generale Turr arrivò sul fronte della truppa, questa si diede a gridare: “Andiamo a Roma!….Vogliamo Roma!…”……Garibaldi ….Diede quindi ordine a Rustow di partire con tutti per Torre di Faro, ed egli recavasi lo stesso giorno a Messina, e prepararsi al passaggio in Calabria.“. Dunque, a Milazzo, le truppe dell’ex spedizione Pianciani, organizzate dal Bertani furono da Garibaldi aggregate alla 15° Divisione affidata al colonnello Rustow. Dunque, queste due brigate dell’ex spedizione Pianciani prima che fossero portate da Rustow e da Bertani a Paola si trovavano a Milazzo in Sicilia, non molto distanti da Messina e dallo Stretto per le coste della Calabria. Per l’itinerario seguito dalle truppe fino a Sapri vedremo innanzi. Il colonnello Cesare Cesari, del Ministero della Guerra nel testo citato, a p. 172, in proposito scriveva che: “Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano a loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”. Dalla revisione di queste notizie troviamo il Gandini che condusse le truppe della brigata “Milano”, la brigata “Parma” condotta dal maggiore Spinazzi, la brigata Puppi condotta da ?. Rustow era Capo di Stato Maggiore ed era stato momentaneamente nominato comandante di queste forze dal Bertani come scrive l’Agrati (…). Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, ecc…, a pp. 259-260 e ssg., in proposito scriveva che: “Queste sono cifre del Pianciani, alquanto diverse da quelle del Rustow, che però non differiscono di molto e stanno anch’esse a dimostrar l’importanza della spedizione. La quale era costituita da sei Brigate distinte, oltre che con un numero progressivo, col nome della provincia che per ognuna aveva dato il massimo contingente di volontari. Così la 1° Brigata era chiamata ‘Genova’, la 2° ‘Parma’, la 3° Milano, la 4° Bologna, la 5° Toscana, e l’ultima, la 6° Abruzzi….Le prime 4 agli ordini rispetivamente dei colonnelli Eberhardt, Tharrena, Cantini e Puppi, sarebbero sbarcate sulla costa pontificia presso Montalto.”. Qui però trovo un errore perchè il comandante della 3° brigata Milano non era “Cantini” ma Gandini. Dalla revisione di queste notizie troviamo il colonnello “Gandini” che condusse le truppe della brigata “Milano”, la brigata “Parma” condotta dal maggiore Spinazzi, la brigata Puppi condotta da Puppi ?. Rustow era Capo di Stato Maggiore ed era stato momentaneamente nominato comandante di queste forze dal Bertani come scrive l’Agrati (…). Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “A Palermo, il suo posto era stato preso dal Rustow, che quindi aveva assunto il comando della Divisione, battezzata allora dal Bertani stesso, di Terranova….La spedizione Bertani-Pianciani era affatto sconvolta. Parte con l’Eberhardt a Taormina, parte a Palermo, e parte col Rustow sulla punta settentrionale dell’Isola.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: “Queste forze, dice il Rustow, eran l’intera Brigata “Milano” e alcuni reparti della “Parma”: il resto aveva dovuto restare al Faro poichè i vapori non erano sufficienti per il trasporto. Componevano la Brigata “Milano” 3 Battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi e il capitano Venuti, e 2 Compagnie di bersaglieri.”. Scrive l’Agrati che la brigata “Milano”, comandata dal Gandini, era composta da 3 battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi ed il capitano Venuti e due compagnie di Bersaglieri. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, ecc…, a pp……., in proposito scriveva che: “…Bertani, che lasciato al suo posto a Genova Alessandro Antongini milanese, era arrivato a Palermo la sera del 10 agosto come già sappiamo. Alcuni, e fra questi il pur tanto accurato Comandini, lo fanno arrivare il dì dopo.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Il Pianciani, …..suggerì come successore al comando il colonnello Rustow. Garibaldi non si oppose, accettò pure le dimissioni, per gli stessi motivi addotti dal Pianciani, del colonnello Tharena e del Gandini delle brigate Milano e Bologna, che furono sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. Le brigate Parma, Bologna, Milano, partirono lo stesso giorno per Milazzo, etc…”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Infatti partì, e il 18 arrivò a Milazzo, ma non trovò più il Generale; trovò invece le tre brigate comprendenti circa 4500 uomini comandate dal Rustow. A Milazzo il 19 agosto pervenne pure il Turr con l’ordine del Dittatore di aggregare i volontari di Terranova alla 15° Divisione.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 88, in proposito scriveva che: “Il Bertani (1) aveva mobilitato circa novemila uomini, organizzati ed armati come nessun’altra spedizione. La spedizione era divisa in 24 battaglioni, (2) più un battaglione di cacciatori con 580 uomini, 120 guide, 220 uomini del genio, 180 di artiglieria e 120 addetti alla Intendenza. Si trattava in tutto di sei brigate: 1° la Genova; 2° la Parma; 3° la Milano; 4° la Bologna; 5° la Toscana; 6° la Abruzzi. Le prime quattro, agli ordini dei rispettivi comandanti colonnelli Eberhardt, Tharrena, Cantini, Puppi, dovevano concentrarsi nel Golfo degli Aranci, per agire sulla costa dello Stato pontificio. Etc…”. Maraldi, a p. 88, nella nota (1) postillava: “(1) W. Rustow, La brigata Milano nella Campagna etc…”. Maraldi, a p. 88, nella nota (2) postillava: “(2) L. Pianciani, Del’andamento delle cose in Italia, Milano, 1860 e Pittaluga, op. cit., p. 127-128 e 129.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 85, in proposito scriveva che: “Oltre alla formazione del battaglione del Montefeltro, al Comitato di Provvedimento (3) si deve la formazione della Brigata Emilia comandata dal Puppi, morto poi eroicamente a Capua, e composta di quattro battaglioni, uno dei quali comandato dal valoroso patriota marchigiano Cattabeni. Questa brigata, inviata al Golfo degli Aranci per fare parte della spedizione Pianciani, fu più tardi incorporata nella divisione Turr e destinata per il suo valore a Capua ed a Caiazzo.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Pecorini scriveva che dopo queste dimissioni, la truppa dell’ex spedizione Bertani-Pianciani veniva divisa: “Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, in questo passaggio, il Pecorini-Manzoni scriveva che una volta in Sicilia, a Palermo, le truppe della ex spedizione Pianciani, vennero denominate: “Tharena” (poi chiamata Spinazzi), “Milano”, comandata dal Rustow, “Puppi” (poi in seguito chiamata “Sacchi”), la “Nicotera” (poi in seguito chiamata “Spangaro”). Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 444, in proposito scriveva che: “Il Rustow, un esule tedesco, era al comando di questa brigata o meglio piccolo battaglione “Milano”, già affidato al comando del Pianciani, poi a quello del Turr, a Sapri e al Volturno. Importante.”. Traveljan (….), sulla scorta della White-Mario (….), che non vedeva di buon occhio i cavouriani Turr e Rustow, scriveva che all’“esule tedesco” Rustow, gli fu concesso da Garibaldi solo il comando della brigata “Milano”. Ma ciò non corrisponde al vero. Al Rustow, in seguito alle dimissioni del conte Luigi Pianciani, Garibaldi affidò lo Stato Maggiore delle tre brigate “Milano”, “Parma” e “Bologna”. La brigata “Milano” era comandata dal colonnello Gandini che pare si fosse dimesso e per questo motivo affidata al comando del maggiore De Giorgis; la brigata “Bologna”, comandata da Puppi; la brigata Parma, in origine comandata da Tharena e che in seguito alle dimissioni di Tharrena, fosse passata al maggiore Spinazzi. Tharena comandava la brigata “Parma” dell’ex spedizione Pianciani ma, insieme a Pianciani il 16 agosto 1860 diede le sue dimissioni. Su Wikipedia, alla voce “Pietro Spinazzi” leggiamo che Pietro Spinazzi, si arruolò nell’esercito regolare sabaudo, con il grado di capitano, stabilendosi nuovamente a Genova, per lasciarlo nel 1860 per seguire Giuseppe Garibaldi nella campagna dell’Italia meridionale al seguito della spedizione guidata da Luigi Pianciani, detta anche spedizione Terranova, forte di circa 8.940 uomini. Maggiore della 2ª Brigata “Parma”, comandata dal colonnello Tharrena, giunse in Sicilia via nave sbarcando a Palermo, l’11 agosto, e pochi giorni, a Milazzo, sostituì al comando della Brigata lo stesso colonnello Tharrena dimessosi in polemica con il comando generale in quanto cambiata le destinazione di impiego della sua unità. Durante la campagna guidò l’ex 2ª Brigata “Tharrena”, composta da 700 uomini circa, sempre agli ordini di Nino Bixio, comandante della 18ª Divisione dell’esercito meridionale, e per il valore dimostrato, il 1º ottobre nella battaglia del Volturno, durante il combattimento di Ponti della Valle di Maddaloni, fu elogiato ufficialmente dallo stesso, promosso al grado di tenente colonnello e proposto della croce al valore militare di Savoia che poi non ottenne. Il 21 maggio il Ministero della Guerra conferiva al luogotenente colonnello Pietro Spinazzi il comando del 2º Reggimento Volontari Italiani in formazione a Como. Il colonnello era nativo di Parma, sposato con figli, aveva oltre cinquant’anni d’età. Proveniva dai ranghi dell’esercito regolare che aveva lasciato volontariamente per inseguire l’irresistibile richiamo di Garibaldi. Generale Giovanni Pittaluga, La diversione: note garibaldine sulla Campagna del 1860, Casa Editrice Italiana, Roma, 1904. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “….nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi.”. Mario Menghini (….), nel suo “La spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli nei proclami etc…”, a p. 309, dal suo Diario e da una lettera dell’11 settembre 1860, da Napoli, in proposito scriveva che: “Vi dò una notizia, che son persuaso giungerà gradita a molti dei nostri amici, ed è che la 3° brigata Milano, comandata dal colonnello O. Gandini, è entrata la prima in Napoli, delle schiere garibaldine…..La 3° Brigata apparteneva all’ultima spedizione che partì da Genova ai primi d’agosto, e d’accordo con Garibaldi doveva scendere sulle terre romane.”. Mario Menghini scriveva che a Capua i volontari della 3° brigata, la brigata Milano erano comandati dal Gandini. Si vedrà in seguito che il comando sarà temporaneamente tolto al Rustow e dato al De Giorgi o De Giorgis. Ma abbiamo visto che a Palermo, il Gandini, si dimetterà insieme al Pianciani. Infatti, Giuseppe Maraldi (…), nel suo “La spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 100, riferendosi al rifiuto dato a Garibaldi dal Pianciani, a Palermo, in proposito scriveva che: “Le brigate, Parma, Bologna, Milano, ….Garibaldi non si oppose, accettò pure le dimissioni, per gli stessi motivi addotti dal Pianciani, del colonnello Tharena e del Gandini delle brigate Milano e Bologna, che furono sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi.”. Alberto Dallolio (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille nelle memorie Bolognesi”, Bologna, ed. Zanichelli, 1910, a p. 168, in proposito scriveva: “L’otto Agosto intanto, giorno di grandi e gloriose memorie per la città nostra, il battaglione dei “Cacciatori di Bologna” (1) partiva per Genova sotto gli ordini di Giambattista Cattabeni (2). Il maggiore Cattabeni, di Senigallia, apparteneva ad una famiglia di patriotti, alla quale non disdice il nome attribuitole da un biografo: “i Cairoli delle Marche”. Nel ’48 era etc…”. I “Cacciatori di Bologna” partirono per Genova al comando del maggiore Giambattista Cattabeni, di Senigallia. A Bologna fu organizzatore dei Cacciatori Bolognesi, che avrebbero dovuto partecipare alla liberazione delle Marche, ma a causa della situazione internazionale l’azione venne dirottata in Sicilia, imbarcandosi da Genova per il Sud. Dallolio, a p. 168 scriveva pure che: “Il Bertani l’aveva mandato a comandare questo primo battaglione bolognese e a capo di esso si trovò, come ho detto nell’infausta giornata di Caiazzo; Garibaldi premiò il valore, sepur sfortunato, col promuoverlo a colonnello etc…”. Dallolio, a p. 169 scriveva che: “I volontari bolognesi andavano a far parte della 4° Brigata comandata dal colonnello Pianciani: etc…”. Dallolio scriveva che, i volontari “Cacciatori di Bologna”, in Sardegna, nel golfo degli Aranci furono aggregati alla 4° Brigata comandata dal colonnello Pianciani. Alberto Dallolio (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille nelle memorie Bolognesi”, Bologna, ed. Zanichelli, 1910, riguardo il colonnello Gandini, che accompagnerà e comanderà la Brigata “Milano” a Paola e poi a Sapri, insieme al Rustow e a Turr, a p. 347, in proposito pubblicò una lettera di Carlo Bertoni (1) a Filippo Stanzani che racconta un episodio al Golfo degli Aranci e, scriveva: “V. Carlo Bertoni (1) a Filippo Stanzani. A bordo del Clipper il Shepherd, a poche miglia da Cagliari il 14 Agosto 1860. “Carissimo Stanzani. Ti scrivo due righe per dar seguito all’altra mia che ti scrissi da Genova domenica mattina alle ore sette. La spedizione era composta di due brigate, una delle quali (comandata dal Colonnello Gandini, la terza) era imbarca sopra il vapore Garibaldi, il quale rimorchiava un grossissimo Clipper Americano chiamato il ‘Shepherd’, a bordo del quale era imbarcata l’altra divisione (la quarta) comandata dal Colonnello Puppi, e della quale fa parte il nostro Battaglione dei Cacciatori di Bologna…..Il Colonnello Puppi, il bravo Cattabeni, Bassi ed io ci mettemmo sulla sponda etc…”. Dunque, dalla lettera-racconto del Bertoni si evince che il colonnello Gandini, accompagnava i volontari della brigata Milano, imbarcatasi a Genova sul vapore Garibaldi ed il colonnello Puppi accompagnava l’altra Brigata detta “Bologna” che era composta dai “Cacciatori di Bologna”. Dalla lettera del Bertoni, indirizzata a Filippo Stanzani, si evince che le truppe arrivarono nel porto naturale del Golfo degli Aranci in Sardegna il giorno 13 agosto 1860. Partitisi da Genova, arrivarono il 13, dove furono raggiunti da Bertani e da Garibaldi. Alberto Dallolio (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille nelle memorie Bolognesi”, Bologna, ed. Zanichelli, 1910, a p. 156, in proposito scriveva che, le truppe condotte da Genova in Sardegna nel golfo degli Aranci, la spedizione cosidetta “I volontari spediti dal Comitato bolognese avevano assunto il nome di ‘Cacciatori di Bologna’, e furono ordinati in quattro battaglioni, più o meno completi. Il primo, come ho detto, fu comandato dal maggiore Cattabeni: il secondo dal maggiore Luigi Bossi: il terzo dal maggiore Ferdinando Ferracini: il quarto dal capitano ff. di maggiore Giambattista Pantotti, che prima apparteneva al secondo battaglione. Il 1° battaglione, secondo il ruolo che si conserva, aveva la forza di 381 uomini, dei quali 20 ufficiali, 26 sottoufficiali, 31 caporali, 6 trombettieri e 298 cacciatori. Il secondo, come risulta da un ruolo datato da Milazzo, 22 agosto, aveva 16 ufficiali, 21 sottufficiali, 27 caporali, 3 trombettieri e 195 cacciatori: totale 262 uomini. Il terzo, conforme al ruolo datato pure da Milazzo 25 agosto, contava 271 uomini, di cui 8 ufficiali, 23 sottoufficiali, 31 caporali, 5 trombettieri e 204 cacciatori. Il quarto, pure da un ruolo datato da Milazzo, 25 agosto, risulta composto da 11 ufficiali, 23 sottoufficiali, 31 caporali, 5 trombettieri e 204 cacciatori: totale 274 uomini. Ciò darebbe una forza complessiva di 1188 uomini, che corrisponderebbe quasi esattamente a quella dianzi indicata. I quattro battaglioni formavano la brigata Bologna comandata dal colonnello Puppi di Siena, morto poi dinanzi a Capua. Essa fu posta dapprima agli ordini del colonnello Pianciani e fece parte della cosidetta spedizione Bertani del Golfo degli Aranci. Più tardi fu incorporata alla Divisione Turr: decimata a Capua e a Caiazzo, fu sciolta, e la residua forza fu dal Turr aggregata alla brigata Sacchi.”. Dunque, Dallolio scriveva che tra i volontari spediti da Genova nel golfo degli Aranci vi erano i “Cacciatori di Bologna”, i quali arrivati a Palermo diventarono la “Brigata Bologna”, che era composta da quattro battaglioni che in Sardegna erano al comando del colonnello Puppi di Siena, che poi, in seguito morì a Capua. Nel golfo degli Aranci, la brigata Bologna era comandata dal colonnello Pianciani e fece parte della cosiddetta “spedizione Bertani del golfo degli Aranci” ma quando arrivò a Palermo, Garibaldi, la tolse al comando del Pianciani, che si dimise e, l’aggregò e la incorporò alla “Divisione Turr”. La brigata “Bologna”, o Puppi, fu decimata a Capua e a Cajazzo e quindi, rimastane poche forze essa fu sciolta. Il colonnello Puppi morì a Capua, ucciso da una mitragliata borbonica. Dallolio scriveva pure che dopo la battaglia di Cajazzo, in cui morirono molti della brigata Bologna, “decimata a Capua e a Caiazzo, fu sciolta, e la residua forza fu dal Turr aggregata alla brigata Sacchi.”. La brigata “Bologna” diventò la brigata “Sacchi”. Infatti, nel 1860, lasciato l’esercito regio per dissidi con i suoi superiori, Bossi corse ad arruolarsi con i volontari di Garibaldi impegnati nella campagna dell’Italia meridionale. Maggiore comandante del 3º Reggimento della Brigata del colonnello Puppi poi Brigata “Sacchi”, Bossi concluse la spedizione con il grado di tenente colonnello. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, in questo passaggio, il Pecorini-Manzoni scriveva che una volta in Sicilia, a Palermo, le truppe della ex spedizione Pianciani, vennero denominate: “Tharena” (poi chiamata Spinazzi), “Milano”, comandata dal Rustow, “Puppi” (poi in seguito chiamata “Sacchi”), la “Nicotera” (poi in seguito chiamata “Spangaro”). Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 152, in proposito scriveva che: “Erano in tutto 5 o 6 mila uomini ordinati su quattro brigate, agli ordini dei colonnelli Eberhard, Tarrena, Gandini e Puppi. Una brigata si era formata in Toscana e in Romagna, pronta ad avanzare nel continente al comando di Nicotera.”. Cesari, a p. 155, in proposito scriveva: “Così infatti avvenne e dopo pochi giorni di sosta a Golfo Aranci, nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, etc…”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 88, in proposito scriveva che: “Il Bertani (1) aveva mobilitato circa novemila uomini, organizzati ed armati come nessun’altra spedizione. La spedizione era divisa in 24 battaglioni, (2) più un battaglione di cacciatori con 580 uomini, 120 guide, 220 uomini del genio, 180 di artiglieria e 120 addetti alla Intendenza. Si trattava in tutto di sei brigate: 1° la Genova; 2° la Parma; 3° la Milano; 4° la Bologna; 5° la Toscana; 6° la Abruzzi. Le prime quattro, agli ordini dei rispettivi comandanti colonnelli Eberhardt, Tharrena, Cantini, Puppi, dovevano concentrarsi nel Golfo degli Aranci,….”. Maraldi, a p. 88, nella nota (2) postillava: “(2) L. Pianciani, Dell’andamento delle cose in Italia, Milano, 1860 e Pittaluga, op. cit., p. 127-128 e 129.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 85, in proposito scriveva che: “Oltre alla formazione del battaglione del Montefeltro, al Comitato di Provvedimento (3) si deve la formazione della Brigata Emilia comandata dal Puppi, morto poi eroicamente a Capua, e composta di quattro battaglioni, uno dei quali comandato dal valoroso patriota marchigiano Cattabeni. Questa brigata, inviata al Golfo degli Aranci per fare parte della spedizione Pianciani, fu più tardi incorporata nella divisione Turr e destinata per il suo valore a Capua ed a Caiazzo.”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 196-197, in proposito scriveva che: “Non aveva io stesso formato quel corpo, esclusivamente quasi può dirsi ? non conosceva io personalmente tutti gli ufficiali, ai quali aveva consegnato i loro brevetti, tutti i volontari quasi che avevo io stesso riuniti nelle prime compagnie, organizzati poi a battaglioni, a brigate ? Potevo io non essere dolente di dare la mia dimissione, ritirarmi, quando sapeva quali elementi quel corpo conteneva, e sapeva in conseguenza che si sarebbe distinto in qualunque luogo dove per servire l’Italia fosse stato impiegato ? errava io forse nel giudicarne? i fatti han già risposto per me. Il colonnello Puppi che è morto sul campo di battaglia; il colonnello Rüstow che come capo di Stato maggiore del generale Turr dirige i lavori di assedio intorno a Capua; il maggiore Cattabeni che s’ impadroni di Cajazzo, prendendolo —dicono i fogli, strada per strada, casa per casa, respingendo nel Volturno i regi che nel villaggio si erano fortificati; il capitano Pedotti, che tanto si distinse alla stazione di Capua, che tanto si addentrò fra i nemici da farne annunziare la morte perchè si credeva impossibile che fosse altrimenti, appartenevano tutti alla nostra spedizione. Apparteneva alla spedizione e il battaglione bolognese che comandava Cattabeni, e i cacciatori milanesi che seguivano il Pedotti, e i battaglioni lombardi dei quali si leggono gli elogii e alla testa dei quali si trovava il Rüstow. Erano della spedizione quei dieci milanesi del Genio che sotto un fuoco micidiale del nemico caricavano un pezzo sulle loro spalle ; e credo dei nostri fosse pure quell’eroico popolano Genovese lo Zuppo che li guidava ; egli aveva servito quel pezzo solo, durante mezz’ora, mentre uomini e cavalli morivano intorno a lui , e quando..”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 197-198, in proposito scriveva che: “Giungemmo a Palermo alle 10 circa della sera del giorno 17 agosto; il generale era arrivato poche ore prima di noi; un suo ajutante venne a dirmi come egli desiderasse che i volontarii restassero a bordo quella notte; io dimandai se per me particolarmente avesse qualche ordine, e sentendo che no, dopo aver date le disposizioni necessarie per lo sbarco nella mattina seguente, scesi a terra che desideravo parlare quanto prima potessi con Garibaldi. Nella sera non mi fu possibile, mi dissero però che egli era in piedi ogni giorno prima delle quattro.”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a p. 208, in proposito scriveva che: “Tornando al discorso che io ebbi con Garibaldi , egli conchiuse dicendomi restassi in Palermo dove, aggiunse cortesemente, avrei avuto un collocamento conveniente; io di questo lo ringraziai, pregandolo invece mi autorizzasse a partire ; e da che egli sembrava insistere, soggiunsi: Generale, voi siete troppo uomo di onore per non sentire i doveri che impone una promessa; io sono oltremodo dolente di allontanarmi da voi, e ciò voi potete vedermi nel volto; ma io ho promesso a molti di andare nello Stato Romano, voi stesso ordinate chevadano in quello i volontarii che sono in Toscana , l’onore m’impone di raggiungerli, non per reclamare comandi, ma per unirmi ad essi e fare insieme tutto ciò che sarà possibile perchè i vostri voleri siano eseguiti, perchè quelle infelici popolazioni, che ci aspettano, siano in qualche modo soccorse ; se non riusciremo , io avrò almeno fatto il mio dovere, mantenuta la mia parola. Il Generale mi strinse la mano, aggiungendo dopo un momento di riflessione , voi partite dunque per … Livorno, io replicai; e così ebbe fine il nostro colloquio . – Avendo presentato a lui il colonnello Rüstow, come quello al quale io dovea cedere il comando: Voi lo riterreté , ei gli disse , durante l’assenza del colonnello Pianciani maniera cortese per farmi intendere come fosse dispiacente della determinazione che io avevo dovuto prendere.”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 210-211, in proposito scriveva che: “…quello nel quale lo lasciai a Palermo, delle offerte fattemi perchè rimanessi, del dispiacere mostrato perchè me ne andava. Rimasi quattro giorni a Palermo, aspettando la partenza del vapore per Livorno; intanto i corpi della spedizione che si trovavano già nella città, e che arrivavano dalla Sardegna, erano successivamente diretti a Melazzo; dello sbarco imminente delle Calabrie si veniva dicendo, fra i più informati, e dopo due giorni se n’ebbe la notizia ufficiale.”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a p. 211, in proposito scriveva che: “…I più restarono , e quelli che vollero partire dimandarono e ottennero licenza regolare, furono forniti di foglio di via e di mezzo di trasporto per tornare.”. Dunque, non tutti i volontari dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani, arrivati a Palermo, si unirono alle truppe Garibaldine. Jessie White Mario (….), nel suo, Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 170, in proposito scriveva che: “Onde la sua dimissione da Garibaldi accettata con queste parole: “Non crediate che etc….”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “In seguito alle spiegazioni di Garibaldi, Pianciani, che aveva promesso di non andare altrove che nella Romagna, diede la sua dimissione, e Garibaldi trasmise il comando sopra delle tre brigate, allora ancor unite, Tharrena , Gandini e Puppi al colonnello brigadiere e fino allora capo dello stato maggiore Rüstow, che ricevette nello stesso tempo l’incarico di raccogliere la divisione in Milazzo e di organizzarla.”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Rüstow stesso coll’ equipaggio del Bizantino era già nella mattina del 18 a Milazzo, dove giunsero nei giorni seguenti anche il resto delle truppe ; così che nel giorno 21 vi aveva già riuniti 4000 uomini circa. Avendo Tharrena chiesto il suo congedo, il maggiore Spinazzi ebbe il comando di quella brigata…..Rüstow si diede ora premura di organizzare quelle truppe a Milazzo, provvedendole di armi e munizioni , facendole esercitare, al quale oggetto non avevasi potuto fino allora approfittare d’alcun giorno, salvo per la prima brigata in Genova. Parleremo in seguito della quinta e sesta brigata rimaste nella Media Italia, e che in seguito al nuovo indirizzo preso dalle cose erano state divise dalle prime quattro.”. Dunque, Rustow scriveva che avendo “Tharrena”, che comandava la Brigata Parma, avendo chiesto le sue dimissioni dal comando della stessa, il comando fu affidato al maggiore SPINAZZI. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 332, in proposito scriveva che: “Ma Pianciani non si arrende e non accetta il cambiamento di programma: egli s’è impegnato per gli Stati Romani, non per la Calabria; e, senz’altro, si dimette indicando il Rustow a suo successore. Con lui, se ne vanno il Tharrena e qualche altro. Pochi giorni dopo, il Pianciani pubblica una protesta dichiarandosi repubblicano, ma affermando di aver lealmente accettato il programma “Italia e Vittorio Emanuele” cui intendeva tenersi fedele. Però, dice, ritener suo dovere “di opporsi a coloro che negoziano i popoli etc…”. Agrati, a p. 333, in proposito aggiunge che: “Il Pianciani abbandonò la Sicilia il 20 agosto e andò in Toscana, donde, come ospite pericoloso, lo espulse il Ricasoli dopo pochi giorni, il 2 settembre. A Palermo, il suo posto era stato preso dal Rustow, che quindi aveva assunro il comando della Divisione, battezzata allora dal Bertani stesso, di Terranova.”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a pp. 157, in proposito scriveva che: “II…fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda. Nè a Palermo perde il tempo. La brigata Eberhardt era già stata avviata sul Torino a raggiungere il Bixio a Taormina; ora s’imbarca egli stesso scortato dal battaglione Chiassi sul Franklin: fa egli pure il giro dell’Isola; arriva il 19 mattina a Taormina; comanda al Bixio, che aveva sospirato quel comando per lunghi giorni, d’imbarcare tutta la gente raccolta , circa quattromila uomini, su due vapori venuti da Palermo; udito però che le navi hanno bisogno di urgenti raddobbi, si fa per alcuni istanti carpentiere e si mette egli stesso coll’ ascia e col martello a tappare falle e piantar chiavarde, e quando tutto è lesto, pigiati in quei due piroscafi, pieni di avaríe e di magagne, quei quattromila uomini, nella notte del 19 sferra da Taormina; corre tutta quella notte, non visto, non sospettato, nella direzione di greco, e ai primi albori del 20 afferra presso Melito, tra Capo dell’ Armi e Capo Spartivento, l’ estrema spiaggia calabrese.”. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La brigata Puppi (divisione del pari di Turr) …..”. Su questa Brigata Garibaldina abbiamo alcune notizie, alcune delle quali, come vedremo innanzi riguarderanno il suo sbarco nel porto naturale di Sapri. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 299-300, in proposito scriveva: “La sera del 1° vennero quindi imbarcati circa 1500 uomini, cioè tutta la brigata Milano e porzione della brigata Parma; il resto della brigata Parma doveva venir dietro nel termine possibilmente più breve ed anche la brigata Bologna doveva essere spedita a Sapri, appena le navi fossero disponibili.”. Il generale Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, (prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “Il corpo di Rustow fu per ordine di Garibaldi unito alla 15. divisione comandata da Turr ….Vennero quindi imbarcati nella sera del 1. Settembre circa 1500 uomini, cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma; dovendo il resto della brigata Parma seguire il più presto possibile, ed anche quella di Bologna, in quanto lo avesero permesso il numero dei legni disponibili.”.
A CAGLIARI
Nel 15 agosto 1860, a Cagliari, l’arrivo del vapore BYZANTIN con lo Stato Maggiore della Spedizione TERRANOVA: il colonnello PIANCIANI, il colonnello RUSTOW, con una parte della Brigata BOLOGNA o PUPPI ed una parte della Brigata MILANO o GANDINI, il maggiore Giovan Battista CATTABENI di Senigallia e l’ex brigata BOLOGNA, divenuta Brigata PUPPI, il maggiore BASSI di Siena e FERRACINI
Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373, in proposito scriveva che: “M’ imbarcai dunque con Agostino Bertani a bordo del Washington, dirigendoci al Golfo degli Aranci. Giunti in quel porto, trovammo soltanto una parte della spedizione, essendosi il maggior numero già diretto per Palermo. Tale circostanza mi fece cambiar d’ opinione sul progetto per Napoli. Imbarcammo parte della gente sul Washington, perchè fosse più comoda, passammo alla Maddalena per far carbone, di lì a Cagliari, a Palermo, a Milazzo, e tornammo a Punta di Faro, ove il generale Sirtori avea già disposto due piroscafi nostri, il Torino ed il Franklin, perchè facessero il giro della Sicilia da settentrione ad occidente e ostro sino nella parte orientale dell’ isola a Taormina. Fu cotesta una savia e felice risoluzione. I due piroscafi suddetti giunsero a Giardini, porto di Taormina, v’ imbarcarono la divisione Bixio, e la passarono felicemente a Melito in Calabria. Dovendo la spedizione de’ due piroscafi colla divisione Bixio partire da Giardini per la Calabria, lo stesso giorno del mio arrivo a Faro io m’ imbarcai per Messina, vi presi una vettura, e giunsi a tempo per imbarcarmi col Franklin, e passare anch’ io in Calabria.”. Garibaldi, a p. 373, nella nota (1) postillava: “(1) Il generale Turr era passato sul continente per motivi di salute, ed avea lasciato il comando della brigata Eber.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 330-331, in proposito scriveva che: “Poi, calata la sera, il ‘Washington’ riprende la via del ritorno durante la quale fa sosta a Cagliari ove trova, insieme con gli altri vapori che si stanno a provvedersi di combustibile, anche il Byzantin, l’ultima nave della spedizione Bertani che porta il Pianciani con lo Stato maggiore. Costui, giusta l’ordine avuto, era partito ultimo da Genova persuaso di trovare tuttti gli altri che l’avevano preceduto, fermi per attenderlo a Golfo degli Aranci, dove invece non aveva trovato nessuno. Solo quel giorno – 13 luglio – a lui sarebbe stata rimessa la lettera diretta da Garibaldi al Bertani sin dal 30 giugno etc…In seguito all’ordine di Garibaldi tutti gli altri s’eran diretti al sud e che con Garibaldi v’era il Bertani, il Pianciani aveva proseguito anch’egli per Cagliari, e vi era appena giunto, nel pomeriggio del 15, allorché era apparso il ‘Waschington’ col Dittatore reduce da Caprera.“. Eliseo Porro (…..), nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), a p. 7-8, in proposito scriveva che: “Il 15, al molo vecchio di Genova sul vapore francese il Byzantin, furono imbarcate le ultime truppe delle quali potevasi disporre, e con esse lo stato maggiore. Il tempo alquanto torbido, quando il Byzantin levò l’áncora, ossia verso mezzogiorno, si rischiarò per lasciar luogo al più splendido cielo che mai possa esser veduto in Italia. Il 14 alle quattro dopo mezzodì , volsimo verso la baja degli Aranci onde scoprire se ivi si trovasse qualcuno dei nostri legni, ma non se ne rinvenne. Allora piegammo verso il golfo di Terranova; ma ivi pure a nostra ingrata sorpresa non ne trovammo veruna traccia. Dalle notizie raccolte però, ebbimo sentore che i legni giunti poco prima, erano ripartiti verso il sud; e si decise allora che il Byzantin dovesse dirigersi a Cagliari, dove giunsimo nelle ore pomeridiane del 15. Qui incontrammo infatti la maggior parte dei legni che facevano parte della spedizione di Terranova. Non si tosto ebbimo gettato l’ancora e spedito in ricognizione per essere informati dei motivi che avevano prodotto la divergenza dalle prestabilite disposizioni , quando apparve una lancia che ci recò a bordo la persona stessa di Garibaldi . Il giubilo con cui l’incomparabile Generale fu accolto dai nostri soldati è cosa indescrivibile.”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “…..Nella mattina del 14 Garibaldi fu nel golfo degli aranci, ma non vi trovò che la più parte della terza e della quarta brigata. Gandini e Puppi, della divisione Terranova, avendo la prima e seconda brigata Eberhard e Tharrena già lasciato il golfo e fatto vela verso Palermo; e non essendo ancora arrivato il resto della terza e della quarta brigata collo stato maggiore delle truppe suddette. Rüstow.”. Rustow, continuando il suo racconto scriveva che: “Il Bizantino, che aveva a bordo una parte della brigata Gandini e Puppi e tutto lo Stato maggiore, sebbene tutte le truppe fossero imbarcate fino dalle otto della mattina, era però rimasto a Genova fino al pomeriggio del 13 in seguito alle meschine mano. E così il Bizantino non arrivò che verso la sera del 14 nel golfo degli aranci e quindi nel seno di Terranova. Ma Garibaldi non avendovi trovato nella mattina del 14 che una gran parte delle brigate Gandini ( Milano) e Puppi ( Bologna ), le aveva condotte subito con sè a Cagliari. Anche il Bizantino si diresse tosto a quella volta, non avendo Pianciani trovato nel seno di Terranova gli altri navigli e non avendo ottenuto precise notizie sullo stato delle cose. Nel pomeriggio del 15 arrivò desso nella rada di Cagliari. Vi trovò Garibaldi stesso col grosso delle brigate Gandini e Puppi e Garibaldi imparti tosto l’ordine a Pianciani di proseguire il viaggio verso Palermo , dove dovevano seguire gli altri bastimenti, tosto che si fossero provveduti di carbone. Alla sera del 16 il Bizantino arrivò a Palermo. Etc…”. Dunque, a Golfo Aranci Garibaldi trovò una parte delle due Brigate Milano e Puppi ed un’altra parte venne a Golfo Aranci, partendo da Genova, il 13 agosto 1860, con il colonnello Pianciani e lo stato maggiore dell’ex spedizione Bertani-Pianciani. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “Questi, fallitogli il rapimento del vascello, tirò in Sardegna a pigliarsi i novemila raccolti dal Bertani. Il Pianciani che li comandava assicura che fossero 8940 in tutto, divise in sei brigate, un battaglione carabinieri, due squadroni di guide, due compagnie di genio, due batterie rigate da campo, e i servigi amministrativi e sanitarii: ogni brigata aver quattro battaglioni, ciascuno quattro compagnie, sicchè se ne potesse accrescere la gente senza alterare i quadri. Il Garibaldi giunto il 14 a Cagliari, solo parte ne trovò, che già due brigate navigavano a Palermo, e parte dell’altre due stavano per arrivare da Genova; dove il Pianciani aspettò sinchè ebbe la moneta dal governo; però fu alla baia di Terranova sul tardi di quella sera; e raggiunse a Cagliari il Nizzardo che v’ avea menato il resto della gente. L’incontrò presso al porto in una barca venutagli incontro a ingiungergli di voltar per Palermo. Egli, romano, che forte si struggea di farla al Papa, si turbò; per via sopraggiunselo il Gulnara, avviso di guerra sardo, che a nome del governo andava comandando a tutti quei legni di sfilare a Palermo. Giunservi la sera del 17; ma il Pianciani ricusò di far quella guerra, e se ne tornò a Livorno; il surrogò il prussiano Rustow, che li menò a ordinarli a Melazzo.”. Dunque, De Sivo scriveva che Pianciani, ultimo ad arrivare nella Baia di Terranova in Sardegna, si era partito da Genova, “dove il Pianciani aspettò sinchè ebbe la moneta dal governo;”. De Sivo scrive che Pianciani, non avendo trovato nessuno alla Baia di Terranova (a Golfo Aranci), in Sardegna, dove era arrivato a tarda sera del 14 agosto 1860, con il vapore “Byzantino”, si reca a Cagliari dove incontrò Garibaldi che gli parlò e lo comandò di andare a Palermo con le due Brigate che portava, la MILANO e la BOLOGNA (PUPPI). Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a pp. 27-28-29-30, in proposito scriveva che: “Per quanto fossero stati segreti i preparativi che avevano presieduto a quella spedizione, il ministero piemontese ne avea avuto sentore, e si era mostrato fermamente deciso ad opporvisi, anche a costo di ricorrere alla forza; così, lo stesso giorno in cui il colonnello Pianciani s’imbarcava a Genova per andare a raggiungere le sue truppe, acquartierate nella zona paludosa e male scelta di Terranova, tre battaglioni di bersaglieri (1), arrivati in tutta fretta da Torino, etc…”. Alberto Dallolio (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille nelle memorie Bolognesi”, Bologna, ed. Zanichelli, 1910, riguardo il colonnello Gandini, che accompagnerà e comanderà la Brigata “Milano” a Paola e poi a Sapri, insieme al Rustow e a Turr, a p. 347, in proposito pubblicò una lettera di Carlo Bertoni (1) a Filippo Stanzani che racconta un episodio al Golfo degli Aranci e, scriveva: “V. Carlo Bertoni (1) a Filippo Stanzani. A bordo del Clipper il Shepherd, a poche miglia da Cagliari il 14 Agosto 1860. “Carissimo Stanzani. Ti scrivo due righe per dar seguito all’altra mia che ti scrissi da Genova domenica mattina alle ore sette. La spedizione era composta di due brigate, una delle quali (comandata dal Colonnello Gandini, la terza) era imbarca sopra il vapore Garibaldi, il quale rimorchiava un grossissimo Clipper Americano chiamato il ‘Shepherd’, a bordo del quale era imbarcata l’altra divisione (la quarta) comandata dal Colonnello Puppi, e della quale fa parte il nostro Battaglione dei Cacciatori di Bologna. Dopo un felice viaggio giungemmo jeri sull’imbrunire al Golfo degli Aranci, nell’Isola di Sardegna, dove ci avevano preceduti moltissimo dei nostri, e dove trovammo altri tre vapori all’ancora, e vedemmo a terra sulla riva molti volontari che si esercitavano. Poco dopo il nostro arrivo giungeva in porto un grosso vapore, il quale, senza gettar l’ancora, veniva a noi vicino, e girava intorno al nostro bastimento…..Il Colonnello Puppi, il bravo Cattabeni, Bassi ed io ci mettemmo sulla sponda etc…”. Dunque, dalla lettera-racconto del Bertoni si evince che il colonnello Gandini, accompagnava i volontari della brigata Milano, imbarcatasi a Genova sul vapore Garibaldi ed il colonnello Puppi accompagnava l’altra Brigata detta “Bologna” che era composta dai “Cacciatori di Bologna”. Dalla lettera del Bertoni, indirizzata a Filippo Stanzani, si evince che le truppe arrivarono nel porto naturale del Golfo degli Aranci in Sardegna il giorno 13 agosto 1860. Partitisi da Genova, arrivarono il 13, dove furono raggiunti da Bertani e da Garibaldi. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 85, in proposito scriveva che: “Oltre alla formazione del battaglione del Montefeltro, al Comitato di Provvedimento (3) si deve la formazione della Brigata Emilia comandata dal Puppi, morto poi eroicamente a Capua, e composta di quattro battaglioni, uno dei quali comandato dal valoroso patriota marchigiano Cattabeni. Questa brigata, inviata al Golfo degli Aranci per fare parte della spedizione Pianciani, fu più tardi incorporata nella divisione Turr e destinata per il suo valore a Capua ed a Caiazzo.”. Maraldi, parlando della Brigata Emilia, comandata dal Puppi, era composta da 4 battaglioni, uno dei quali era comandato dal marchigiano CATTABENI. Maraldi scriveva che la Brigata Emilia, poi PUPPI, fu inviata a Golfo Aranci per far parte della Spedizione Pianciani-Bertani. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 30, in proposito scriveva che: “Fu lunedì 13 agosto che gli uomini di questa spedizione, la quale di lì a tre giorni doveva essere sciolta, s’imbarcarono verso mezzogiorno, scortati da una parte della popolazione genovese, che li salutava con i suoi più caldi voti ed addii. La sera, fu il nostro turno. Un piroscafo era stato messo a nostra disposizione. A sera dunque, verso le dieci, senza uniforme, il generale Turr, il conte Sandor Téléki, il colonnello Frappolli ed io prendemmo la strada della Marina (1). Una barca ci aspettava. La notte era splendida, senza luna e scintillante di stelle. Passammo attraverso le navi addormentate, e con poche remate raggiungemmo la scaletta della ‘Provence’. Ciascuno si recò a vedere la cabina che gli era stata assegnata, poi salimmo sul ponte, ci sedemmo, e senza parlare contemplammo il cielo, in cui la luce del faro di Genova spiccava come in’immensa meteora.”. Questo è il racconto della partenza da Genova. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 159 proseguendo il suo racconto sul viaggio di Garibaldi per Golfo Aranci scriveva: “III. ….sul mattino del 14, nel Golfo degli Aranci. Colà ode che le due brigate (quella Eberhardt e Tharrena, di cui dicemmo) son già in viaggio per Palermo; ma ci trova invece il grosso di altre due (Gandini e Puppi) raggiunte nella giornata stessa dai loro distaccamenti e dall’intero Stato Maggiore della spedizione col Pianciani in persona. Etc…”. Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 159, riferendosi a Garibaldi in Sardegna, a Golfo Aranci, quando ……..scriveva: “Allora si presenta improvviso a quella gioventù già devota a lui più che non volesse parere; vince col fascino della parola e anche più dell’aspetto gli scrupoli degli uni, la repugnanza degli altri, e preso, colla sicurezza di chi non teme di vederselo contrastato, il bastone del comando, etc…” e, prima di partire per Palermo, “…fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Guerzoni scriveva che Garibadi, dopo aver fatto una escursione a Caprera comanda i volontari di seguirlo a Cagliari e di là andare a Palermo. Secondo il Guerzoni, Garibaldi arriverà con queste truppe il 17 agosto 1860. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a p. 331, riferendosi al Bertani, in proposito scriveva che: “….Garibaldi s’accostava alla sua diletta Caprera, alla quale, infatti, fece una rapida visita mentre il ‘Washington imbarcava il carbone…..Poi, calata la sera, il ‘Washington’ riprende la via del ritorno durante la quale fa sosta a Cagliari ove trova, insieme con gli altri vapori che si stanno a provvedersi di combustibile, anche il Byzantin, l’ultima nave della spedizione Bertani che porta il Pianciani con lo Stato maggiore.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, a pp. 263-264, in proposito scriveva che: “L’imbarco a Genova cominciò il 7 agosto: gli ultimi volontari col Pianciani e il Rustow partirono il 13 sul ‘Byzantin’. L’accordo era di concentrarsi tutti a Golfo Aranci.“. Dunque, Agrati scriveva che al ritorno da Caprera, Garibaldi va con il vapore Washington a Cagliari, dove ritrova il Bertani con gli altri vapori e gli altri volontari intenti a far rifornimento di combustibile. A Cagliari, il 15 agosto 1860, arriva anche il vapore “Byzantin”, che partitosi da Genova, portava con se il colonnello Pianciani ed il suo Stato Maggiore (dell’x spedizione per gli Stati Papali), dunque anche il Rustow ed una parte della brigata Bologna (la 4° Brigata), detta poi Puppi. Il vapore Byzantin era arrivato a Golfo Aranci ma non aveva trovato nessuno. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a p. 332, in proposito scriveva che: “Saputo che in seguito ad ordine di Garibaldi tutti gli altri s’eran diretti al sud e che con Garibaldi v’era il Bertani, il Pianciani aveva proseguito anch’egli per Cagliari, e vi era appena giunto il pomeriggio del 15, allorchè era apparso il ‘Washington’ col Dittatore proveniente da Caprera.”. Pianciani scriverà nelle sue memorie che vide apparire Garibaldi. Bertani era con Garibaldi, e con egli da Caprera era arrivato a Cagliari ?. Agostino Bertani, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo, domanda diecimila cartucce. Questi temendo nuovo sperpero fa consegnare le cartucce, ma vuole rimanere coi volontari, e a sua giustificazione prega il generale di dare l’ordine in iscritto per Palermo. Eccolo: “Esercito meridionale, Cagliari, 15 agosto 1860. Caro Bertani, Con tutta la gente che avete a disposizione venite a raggiungermi in Sicilia. – G. Garibaldi.”…..Etc….Bertani, giunto che fu a Palermo, etc…”. Dunque, la White scriveva che Garibaldi, il 15 agosto 1860, da Palermo scrive un ordine a Bertani. Fu il Bertani che chiese espressamente l’ordine scritto a Garibaldi che lo indirizzò a Cagliari. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a p. 208, in proposito scriveva: “Cotesti indugi volle il Generale vincere di sua persona; laonde, lasciata segretamente Palermo al 12 di agosto, venne subitamente al golfo degli Aranci, e menò seco, rassegnatone il comando dal Pianciani, la nuova brigata di Sicilia, ove approdava al 16 del mese. Questo indugio protrasse fino alla seconda metà del mese stesso le operazioni di guerra in terra ferma.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 263-264, in proposito scriveva: “La mattina del 14 Garibaldi era nel golfo degli Aranci, ma non vi trovò che la massima parte della terza e quarta brigata della divisione di Terranova, cioè le brigate Gandini e Puppi, mentre la prima e seconda brigata, Eberhard e Tharrena, avevano già abbandonato il golfo veleggiando per Palermo; il resto della terza e quarta brigata, collo stato maggiore generale delle suddette truppe, non era ancora arrivato.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 264-265, in proposito scriveva: “La brigata Tharrena venne trattenuta in Palermo e si mostrava dell’umore più inquieto. Il Bisantino, che portava porzione delle brigate Gandini e Puppi e tutto lo stato maggiore generale, benchè tutte le truppe fossero già imbarcate alle 8 ore di mattina, venne però trattenuto in Genova fino al pomeriggio del 13, in conseguenza delle manovre del governo piemontese che quel giorno trattenne il danaro spettante alla spedizione e ne indugiò il pagamento con inconcludenti pretesti. Rüstow insisteva per essere o spedito egli stesso, appena fosse possibile, nel golfo degli Aranci o perchè Pianciani precorresse la spedizione, onde avere in anticipazione un comando superiore per tenere unita la spedizione. Pianciani aveva creduto di non poter aderire al progetto, mentre nelle sue istruzioni dicevasi che dovesse imbarcarsi in ultimo collo stato maggiore generale, Così il Bisantino non arrivò che tardi nel pomeriggio del 14 al golfo degli Aranci, indi alla baja di Terranova.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “Garibaldi però la mattina del 14 non vi trovò che la maggior parte delle brigate Gandini ( Milano) e Puppi (Bologna) e tosto se le prese con sè dirigendosi a Cagliari. Per Cagliari navigò quindi anche il Bisantino, non avendo Pianciani trovate le altre navi nella baja di Terranova e non avendo rilevato sullo stato delle cose che notizie ancora poco chiare. Nel pomeriggio del 15 il Bisantino arrivò in rada di Cagliari. Ivi incontrò lo stesso Garibaldi col grosso delle brigate Gandini e Puppi, e Garibaldi ordinò a Pianciani di tosto far vela per Palermo ove dovevano seguirlo anche le altre navi appena si fossero rifornite di carbone. Il 16 di sera il Bisantino toccò Palermo. Il 17 mattina Pianciani ebbe un abboccamento con Garibaldi. Garibaldi disse che non poteva acconsentire alla spedizione nella Romagna, perchè non poteva far senza della divisione per la sua intrapresa contro il continente napoletano. Ciò deve essere espressamente ricordato, giacchè, per motivi facili a capirsi, si era diffusa la voce menzognera che Garibaldi avrebbe condotto in persona la spedizione di Terranova nello Stato Pontificio, se la mattina del 14 avesse trovato nel golfo degli Aranci più dei 2000 uomini di Gandini e Puppi. Soltanto questa scarsità di uomini lo avrebbe indotto a condurre la spedizione nella Sicilia. In conseguenza delle spiegazioni di Garibaldi , Pianciani , che aveva promesso di non andare in altro sito che nella Romagna, si dimise dal suo comando, e Garibaldi trasmise il comando sulle tre brigate riunite Tharrena, Gandini e Puppi al capo dello stato maggiore generale, colonnello brigadiere Rüstow, che ebbe in pari tempo incarico di raccogliere ed organizzare la divisione a Milazzo.”. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 52, nella nota (1) postillava: “Garibaldi scomparve appunto il giorno 12, senza che nulla di positivo si sapesse. Andò prima a Cagliari, poi a Palermo, per riunire a s’e le brigate Puppi, Gandini, Eberhardt, Tharrena, agli ordini del conte Luigi Pianciani che, insieme con quella del Nicotera (già scesa in Sicilia al comando del Sacchi), avevano costituito la famosa spedizione organizzata dal Mazzini, assenziente poi Garibaldi, per invadere lo Stato pontificio. Costretta dal Governo italiano a non oltrepassare la frontiera, fu in Toscana nuovamente imbarcata e venne — per varie vie — in Sicilia.”. Agrati, a p. 332, in proposito aggiunge: “Ma, come gli si dice che il Bertani, col quale confida dipotersi spiegare all’arrivo, è a bordo del ‘Washington’ col Dittatore, il Pianciani obbedisce e riparte.”. Dunque, il Pianciani partì dalla Sardegna per Palermo proprio perchè gli dissero che sul vapore ‘Washington’ vi era Garibaldi e Bertani che ripartivano dalla Sardegna per portare i volontari garibaldini a Palermo. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Nel pomeriggio del 15 arrivò desso nella rada di Cagliari. Vi trovò Garibaldi stesso col grosso delle brigate Gandini e Puppi e Garibaldi imparti tosto l’ordine a Pianciani di proseguire il viaggio verso Palermo, dove dovevano seguire gli altri bastimenti, tosto che si fossero provveduti di carbone. Alla sera del 16 il Bizantino arrivò a Palermo.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Questo corpo mutando direzione era da Garibaldi destinato a servire allo sbarco in Calabria. A Cagliari Garibaldi trovò una parte della spedizione, mentre un’altra aveva fatto rotta per Palermo; posteriormente vide arrivare altro vapore della spedizione, sul quale eravi imbarcato un numero di volontari, lo Stato Maggiore ed il comandante Colonnello Pianciani. Il Generale si recava a bordo di questo legno…etc…e domandava per prima cosa a Pianciani quanti uomini avesse con lui etc…Per rispondere a questo, Pianciani chiamò il capitano, e quando ne fu informato soggiunse: “ebbene Colonnello: partirete subito per Palermo”. Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156 e ssg., in proposito scriveva pure che: “Allora questi fece cortesi saluti ed auguri a Pianciani, il quale nel congedarsi presentò al Dittatore il colonnello Rustow come quello al quale cedeva il comando delle tre brigate, Parma, Milano e Bologna (Tharrena, Gandini, Puppi), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero l’ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “Poi gli ordinò, senz’altro di proseguire per Palermo lasciandolo interdetto e deluso, ché il Pianciani quell’ordine non se lo attendeva. Egli aveva accettato di comandare la spedizione, pur di portarla negli Stati de Papa, e non in Sicilia: se mai l’avessero costretto a toccare l’Isola prima del Continente, era a Milazzo e non a Palermo ch’egli avrebbe dovuto andare. Così gli aveva lasciato scritto il Bertani. Ma, come gli si dice che il Bertani, col quale confida di potersi spiegare all’arrivo, è a bordo del ‘Washington’ col Dittatore, il Pianciani obbedisce e riparte. Il 16 giunge a Palermo, mentre le truppe restano a bordo egli, impaziente, scende a terra sperando di parlare con Garibaldi che è giunto prima di lui.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “Così infatti avvenne e dopo pochi giorni di sosta a Golfo Aranci, nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo.“. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 188 e ssg., in proposito scriveva che: “….ringraziai quei buoni abitanti dell’ interesse grandissimo del quale avevano dato pruova perchè la spedizione di nulla mancasse , e tornai a bordo ordinando che si partisse subito per Cagliari. Se ivi non avessi trovato i bastimenti avrei potuto almeno e più facilmente che altrove averne notizia. Avrei potuto a mezzo del Telegrafo comunicare con Genova, pormi direttamente in corrispondenza colla Sicilia, ricevere istruzioni: sollecitai per questo il Capitano del bastimento onde arrivasse a Cagliari tanto prima quanto più avesse potuto. Profitto della circostanza per rendere testimonianza di riconoscenza al Capitano del Bisantino, del quale sono dolente di non ricordare il nome; egli non solo in quella circostanza, ma sempre durante tutto il viaggio, mi diede prove di sua premura nel secondarmi dell’ opera sua e dei suoi, in tutto ciò che io volessi. Egli aveva un contratto è vero, ma sono ben lontano dal volere attribuire a ciò principalmente lo zelo che mostrava per noi; era perchè amava l’Italia nostra e quella causa che noi difendevamo; rispetto, ammirazione grandissima nudriva per Garibaldi, e noi sapeva volerlo coadjuvare nel miglior modo che per noi si potesse a poter mantenere quanto agli Italiani aveva promesso; ed infine, mi sia permesso pensare, perchè per me aveva pure concepito una qualche affezione: in dieciotto ore noi giungemmo a Cagliari. Avvicinandoci a quel porto fu il Capitano che il primo mi disse vedervi dei bastimenti, che credeva poter essere quelli della nostra spedizione, e quanto di quella notizia io fossi contento è facile imaginare; se nou che meglio in seguito osservando io stesso potei riconoscere che tutti non v’erano; mancava il Torino, l’Ammazzone e l’Isère. Mentre ci preparavamo ad entrare nel porto, da un piroscafo che era nella rada vedemmo staccarsi una lancia dalla quale si facevano segnali perchè ci fermassimo; dissi che si aspettasse. Etc…”. Dunque, Pianciani, racconta che arrivato a Golfo Aranci, in Sardegna, nella Baia di Terranova, con il suo vapore “Bizantino”, si recò personalmente nella piccola cittadina “Andai io stesso alla città per tentare di raccogliere maggiori notizie, ivi trovai due ufficiali e qualche soldato dei nostri che mi dissero essere stati autorizzati di scendere a terra, ma che quando avevano voluto tornare a bordo, non trovarono più i bastimenti; essi furono imbarcati sul Bisantino.”. Pianciani racconta che fece salire sul suo vapore due ufficiali e qualche soldato della Spedizione a cui avevano vietato di imbarcarsi in quanto i loro bastimenti erano già ripartiti. Presumo fossero i bastimenti Torino e Amazzone che avevano portato a Palermo le due Brigate Eberhard e Tharrena. Tuttavia, Pianciani partitosi da Genova con Rustow portava una parte della Brigata MILANO ed una parte della Brigata PUPPI. Dei soldati volontari garibaldini che Pianciani portava sul vapore Byzanti, da Genova ne parla quando racconta dell’incontro con Garibaldi a Cagliari. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 190 e ssg., in proposito scriveva che: “Garibaldi mi dimandava per prima cosa, quanti uomini avessi con me, e alla mia risposta replicava sta bene; colla vostra spedizione il nostro esercito sommerà a 30000 uomini, comincia ad essere qualche cosa, e subito dopo quant’ acqua e quanto carbone vi rimane ? per rispondere a questo chiamai il capitano, e quando ne fu informato Ebbene Colonnello, soggiunse, partirete subito per Palermo. Etc…”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 150, in proposito scriveva che: “Imbarcammo parte della gente sul Washington perchè fosse più comoda, passammo alla Maddalena per far carbone, di lì a Cagliari, a Palermo, a Milazzo, e tornammo a punta di Faro (374). La successione dei fatti fu la seguente: Chiarito che la spedizione era già per metà a Palermo, Garibaldi decise di portare colà anche il rimanente. Ma siccome il Washington abbisognava di carbone, ordinò alle brigate Gandini e Puppi (Milano e Bologna) di recarsi ad aspettarlo a Cagliari.’ La Gulnara, trionfante del suo successo, accompagnò da lontano quei bastimenti. Il Dittatore sul Washington si recò a far carbone alla Maddalena. Mentre il bastimento caricava il combustibile, Egli si recò a visitare la sua diletta casa alla vicina Caprera, e tornato a bordo raggiunse a Cagliari le due brigate.”.
Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 150-151-152, in proposito scriveva che: “Intanto il comandante Pianciani col suo stato maggiore partito nel pomeriggio del 13 da Genova sul Bisantino, a sua volta giungeva nel pomeriggio del 14 a Terranova pieno di speranze, confortato da lungo studio, da meditate combinazioni. Ma quale fu la sua delusione, il suo rammarico, non scorgendo nell’ampia distesa del golfo, nè in alcuna parte recondita di esso la menoma traccia delle sue truppe ! Soltanto una battaglia perduta può stendere tanta tristezza sull’animo di un comandante. Finalmente alcune barche peschereccie riferirono che erano bensì giunti alcuni vapori, ma che ne erano ripartiti ; afflitto dalla dura realtà, ma desideroso di penetrarne i particolari, Pianciani scese a Terranova, e vi trovò due suoi ufficiali ed alcuni soldati che dissero essere stati autorizzati a scendere, ma che quando avevano voluto risalire a bordo , non trovarono più i vapori. Pianciani li portò seco sul Bisantino, ordinando di navigare a tutto vapore per Cagliari, ove forse avrebbe trovato notizie, od almeno per mezzo del telegrafo avrebbe potuto comunicare con Genova e colla Sicilia. Avvicinandosi al porto di Cagliari il capitano del Bisantino avvertì che eranvi dei bastimenti che riteneva quelli di cui si andava in cerca. Pianciani sentì rinascere la sua speranza; ma avanzando ed osservando meglio riconobbe che mancavano il Torino, l’Amazone e l’Isera portanti le due prime brigate. Prima ancora che il Bisantino entrasse in porto, da un piroscafo in rada si staccò una lancia che venivagli incontro e che facevagli segnali perchè si fermasse. Poco dopo parve di riconoscere nella lancia il generale Garibaldi , e subito la visione divenne certezza con commozione di quanti erano a bordo, con maraviglia grande, perchè mentre da tutti si credeva che Egli fosse affaccendato in Sicilia, appariva in Sardegna. I volontari esaltati scoppiarono in calorosi evviva. Mentre Pianciani disponeva che si abbassasse la scala, il Dittatore, senza aspettare, si aggrappò alle parasartie e, con ammirabile agilità si arrampicò sul parapetto della nave, ove volle rimanere, scusandosi di non voler disturbare nessuno; poi (è Pianciani stesso che scrive tutto questo) domandato a Pianciani quanti uomini aveva nella sua spedizione, disse: « Sta bene ; colla vostra spedizione il nostro esercito sommerà a 30000 uomini; e comincia ad essere qualche cosa ». Assicuratosi poi che a bordo vi era sufficiente acqua e carbone , « ebbene colonnello partirete subito per Palermo »; e stringendogli amichevolmente la mano: << State di buon animo colonnello; tutto va bene ; ci parleremo a Palermo dove io vi seguirò. » Pianciani domandò ancora al generale dove fosse Bertani; « a bordo con me; se volete parlare con lui, venite pure, ma egli può solo ripetervi quello che vi ho detto io ; del resto egli viene pure a Palermo, e là in ogni caso lo vedrete. » E da agile marinaio, come era salito ridiscese nella sua lancia. Pianciani voltosi al capitano ordinò ad alta voce: << A Palermo, e facciamo di arrivarvi il più presto possibile ». Bertani è furente; Pianciani è sconfortato; l’intera spedizione è perplessa ; tutta la Sicilia è inquieta per l’assenza del Dittatore ; questi vede fallita l’impresa per la quale aveva abbandonato l’iniziato passaggio in Calabria, ed aveva corso il pericolo di essere catturato dalla crociera borbonica; questi serenamente rassicurava tutti , dicendo << state di buon animo , tutto va bene » .
Nel 15 agosto 1860, a Cagliari, l’incontro tra GARIBALDI ed il colonnello PIANCIANI, che era con RUSTOW ed una parte delle due Brigate MILANO e della Brigata PUPPI
Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373 e ssg., in proposito scriveva che: “Imbarcammo parte della gente sul Washington, perchè fosse più comoda, passammo alla Maddalena per far carbone, di lì a Cagliari, a Palermo, a Milazzo, e tornammo a Punta di Faro, ove il generale Sirtori avea già disposto due piroscafi nostri, il Torino ed il Franklin, perchè facessero il giro della Sicilia da settentrione ad occidente e ostro sino nella parte orientale dell’ isola a Taormina.”. Eliseo Porro (…..), nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), a p. 7-8, in proposito scriveva che: “Allora piegammo verso il golfo di Terranova; ma ivi pure a nostra ingrata sorpresa non ne trovammo veruna traccia. Dalle notizie raccolte però, ebbimo sentore che i legni giunti poco prima, erano ripartiti verso il sud; e si decise allora che il Byzantin dovesse dirigersi a Cagliari, dove giunsimo nelle ore pomeridiane del 15. Qui incontrammo infatti la maggior parte dei legni che facevano parte della spedizione di Terranova. Non si tosto ebbimo gettato l’ancora e spedito in ricognizione per essere informati dei motivi che avevano prodotto la divergenza dalle prestabilite disposizioni , quando apparve una lancia che ci recò a bordo la persona stessa di Garibaldi . Il giubilo con cui l’incomparabile Generale fu accolto dai nostri soldati è cosa indescrivibile. Garibaldi ingiunse a Pianciani di partire immediatamente per Palermo, ed ai bastimenti che al momento si trovavano sprovveduti di carbone, di seguire al più presto la medesima direzione.”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a pp. 157, in proposito scriveva che: “II…fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 159 proseguendo il suo racconto scriveva: “….fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 330-331, in proposito scriveva che: “Poi, calata la sera, il ‘Washington’ riprende la via del ritorno durante la quale fa sosta a Cagliari ove trova, insieme con gli altri vapori che si stanno a provvedersi di combustibile, anche il Byzantin, l’ultima nave della spedizione Bertani che porta il Pianciani con lo Stato maggiore. Costui, giusta l’ordine avuto, era partito ultimo da Genova persuaso di trovare tuttti gli altri che l’avevano preceduto, fermi per attenderlo a Golfo degli Aranci, dove invece non aveva trovato nessuno. Solo quel giorno – 13 luglio – a lui sarebbe stata rimessa la lettera diretta da Garibaldi al Bertani sin dal 30 giugno etc…“. Dunque, Agrati scriveva che, dopo la breve sosta a Caprera, il vapore Washington e Garibaldi, il 15 agosto 1860, arrivano a Cagliari dove, nel pomeriggio era arrivato anche la nave “Byzantin” che portava tutto lo Stato Maggiore della Spedizione “Terranova” (così battezzata dal Bertani). Agrati scriveva pure che: “In seguito all’ordine di Garibaldi tutti gli altri s’eran diretti al sud e che con Garibaldi v’era il Bertani, il Pianciani aveva proseguito anch’egli per Cagliari, e vi era appena giunto, nel pomeriggio del 15, allorché era apparso il ‘Waschington’ col Dittatore reduce da Caprera.“. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a p. 332, riferendosi alla condotta del Pianciani, che anch’esso arrivò in Sardegna, in proposito scriveva pure: “Saputo che in seguito ad ordine di Garibaldi tutti gli altri s’eran diretti al sud e che con Garibaldi v’era il Bertani, il Pianciani aveva proseguito anch’egli per Cagliari, e vi era appena giunto il pomeriggio del 15, allorchè era apparso il ‘Washington’ col Dittatore proveniente da Caprera.”. Pianciani scriverà nelle sue memorie che vide apparire Garibaldi. Dunque, Agrati scriveva che al ritorno da Caprera, Garibaldi va con il vapore Washington a Cagliari, dove ritrova il Bertani con gli altri vapori e gli altri volontari intenti a far rifornimento di combustibile. A Cagliari, il 15 agosto 1860, arriva anche il vapore “Byzantin”, che partitosi da Genova, portava con se il colonnello Pianciani ed il suo Stato Maggiore (dell’x spedizione per gli Stati Papali), dunque anche il Rustow ed una parte della brigata Bologna (la 4° Brigata), detta poi Puppi. Il vapore Byzantin era arrivato a Golfo Aranci ma non aveva trovato nessuno. Pianciani scriverà nelle sue memorie che vide apparire Garibaldi. Proseguendo la narrazione, l’Agrati, a p. 332, riferendosi alla condotta del Pianciani, che anch’esso arrivò in Sardegna, in proposito scriveva pure: “Saputo che in seguito ad ordine di Garibaldi tutti gli altri s’eran diretti al sud e che con Garibaldi v’era il Bertani, il Pianciani aveva proseguito anch’egli per Cagliari, e vi era appena giunto il pomeriggio del 15, allorchè era apparso il ‘Washington’ col Dittatore proveniente da Caprera.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “Poi gli ordinò, senz’altro di proseguire per Palermo lasciandolo interdetto e deluso, ché il Pianciani quell’ordine non se lo attendeva. Egli aveva accettato di comandare la spedizione, pur di portarla negli Stati de Papa, e non in Sicilia: se mai l’avessero costretto a toccare l’Isola prima del Continente, era a Milazzo e non a Palermo ch’egli avrebbe dovuto andare. Così gli aveva lasciato scritto il Bertani. Ma, come gli si dice che il Bertani, col quale confida di potersi spiegare all’arrivo, è a bordo del ‘Washington’ col Dittatore, il Pianciani obbedisce e riparte. Il 16 giunge a Palermo, mentre le truppe restano a bordo egli, impaziente, scende a terra sperando di parlare con Garibaldi che è giunto prima di lui.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “Così infatti avvenne e dopo pochi giorni di sosta a Golfo Aranci, nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo.“. Dunque, il Pianciani partì dalla Sardegna per Palermo proprio perchè gli dissero che sul vapore ‘Washngton’ vi era Garibaldi e Bertani che riartivano dalla Sardegna per portare i volontari garibaldini a Palermo. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Anche il Bizantino si diresse tosto a quella volta, non avendo Pianciani trovato nel seno di Terranova gli altri navigli e non avendo ottenuto precise notizie sullo stato delle cose. Nel pomeriggio del 15 arrivò desso nella rada di Cagliari. Vi trovò Garibaldi stesso col grosso delle brigate Gandini e Puppi e Garibaldi impartì tosto l’ordine a Pianciani di proseguire il viaggio verso Palermo, dove dovevano seguire gli altri bastimenti, tosto che si fossero provveduti di carbone. Alla sera del 16 il Bizantino arrivò a Palermo. Etc…”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “Nel pomeriggio del 15 il Bisantino arrivò in rada di Cagliari. Ivi incontrò lo stesso Garibaldi col grosso delle brigate Gandini e Puppi, e Garibaldi ordinò a Pianciani di tosto far vela per Palermo ove dovevano seguirlo anche le altre navi appena si fossero rifornite di carbone. Il 16 di sera il Bisantino toccò Palermo.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “….però fu alla baia di Terranova sul tardi di quella sera; e raggiunse a Cagliari il Nizzardo che v’ avea menato il resto della gente. L’incontrò presso al porto in una barca venutagli incontro a ingiungergli di voltar per Palermo. Egli, romano, che forte si struggea di farla al Papa, si turbò; per via sopraggiunselo il Gulnava, avviso di guerra sardo, che a nome del governo andava comandando a tutti quei legni di sfilare a Palermo. Griunservi la sera del 17; etc…”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; etc…”. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 52, nella nota (1) postillava: “Garibaldi scomparve appunto il giorno 12, senza che nulla di positivo si sapesse. Andò prima a Cagliari, poi a Palermo, per riunire a s’e le brigate Puppi, Gandini, Eberhardt, Tharrena, agli ordini del conte Luigi Pianciani che, insieme con quella del Nicotera (già scesa in Sicilia al comando del Sacchi), avevano costituito la famosa spedizione organizzata dal Mazzini, assenziente poi Garibaldi, per invadere lo Stato pontificio. Costretta dal Governo italiano a non oltrepassare la frontiera, fu in Toscana nuovamente imbarcata e venne — per varie vie — in Sicilia.”. Agrati, a p. 332, in proposito aggiunge: “Ma, come gli si dice che il Bertani, col quale confida dipotersi spiegare all’arrivo, è a bordo del ‘Washington’ col Dittatore, il Pianciani obbedisce e riparte.”. Dunque, il Pianciani partì dalla Sardegna per Palermo proprio perchè gli dissero che sul vapore ‘Washington’ vi era Garibaldi e Bertani che ripartivano dalla Sardegna per portare i volontari garibaldini a Palermo. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “A Cagliari Garibaldi trovò una parte della spedizione, mentre un’altra aveva fatto rotta per Palermo; posteriormente vide arrivare altro vapore della spedizione, sul quale eravi imbarcato un numero di volontari, lo Stato Maggiore ed il comandante Colonnello Pianciani. Il Generale si recava a bordo di questo legno…etc…e domandava per prima cosa a Pianciani quanti uomini avesse con lui etc…Per rispondere a questo, Pianciani chiamò il capitano, e quando ne fu informato soggiunse: “ebbene Colonnello: partirete subito per Palermo”. Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 190 e ssg., in proposito scriveva che: “Avvicinandoci a quel porto fu il Capitano che il primo mi disse vedervi dei bastimenti, che credeva poter essere quelli della nostra spedizione, e quanto di quella notizia io fossi contento è facile imaginare; se nou che meglio in seguito osservando io stesso potei riconoscere che tutti non v’erano; mancava il Torino, l’Ammazzone e l’Isère. Mentre ci preparavamo ad entrare nel porto, da un piroscafo che era nella rada vedemmo staccarsi una lancia dalla quale si facevano segnali perchè ci fermassimo; dissi che si aspettasse. Era in quella imbarcazione un marinajo che remigava e due uomini dalle camicie rosse, uno dei quali teneva il timone. Mia moglie, che pur mai di persona aveva veduto il Garibaldi, ma che molti ritratti ne aveva osservati, fu la prima a dire sul nostro bordo è il Generale. Aveva ragione; e a quelle parole potete credere qual fosse il tumulto che seguiva. Il Generale ripetevano i volontari, e gli evviva all’ Italia, a Garibaldi cominciavano. Garibaldi viene con noi, molti pensavano e dicevano ; ed io pure ho per un momento sperato che avesse risoluto di prendere egli stesso il comando della spedizione. Il Generale intanto arrivava a basso bordo del bastimento, io mi avvicinava là dove la barca era , e avrei voluto far discendere una scala, ma egli non aspettava, e aggrappandosi ai rivestimenti saliva sul parapetto della nave; io credeva sarebbe sceso sul ponte , e i volontari, che si affollavano per essergli più vicini, pregava si ritirassero per lasciarli almeno un posto ove scendere: e ciò essi, docili come sempre, facevano ; ma il Generale mi diceva non disturbassi nessuno, che sarebbe restato là come era, fra due corde, all’una delle quali si sosteneva. – Garibaldi mi dimandava per prima cosa, quanti uomini avessi con me, e alla mia risposta replicava sta bene; colla vostra spedizione il nostro esercito sommerà a 30000 uomini, comincia ad essere qualche cosa, e subito dopo quant’ acqua e quanto carbone vi rimane ? per rispondere a questo chiamai il capitano, e quando ne fu informato Ebbene Colonnello, soggiunse, partirete subito per Palermo. – Quella parola distrusse ad un tratto tutte le speranze delle quali in quegli ultimi giorni mi era pasciuto; taluni ufficiali, che erano poco distanti, dissero che io aveva impallidito, e ciò dovette esser vero, e il Generale avvedersene pure, giacchè, stringendomi amichevolmente la mano, soggiungeva: State di buon animo, Colonnello, tutto va bene, ci parleremo a Palermo, io vi seguirò, e così dicendo scendeva nella sua barchetta; io volli dimandare dove fosse il Bertani. A bordo con me, rispose: se volete parlar con lui venite pure, ma egli può solo ripetervi quello che vi ho detto io; del resto egli pure viene a Palermo e là in ogni caso lo vedrete. L’insistere mi sarebbe sembrato indiscreto; sicchè volgendomi al capitano: A Palermo replica ad alta voce perchè tutti i volontari sentissero e facciamo di arrivare il più presto possibile Garibaldi che già si allontanava credo sentisse egli pure, e mi parve udire che salutandomi dicesse , bravo, colonnello, che non si perda tempo.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 150-151-152, in proposito scriveva che: “Intanto il comandante Pianciani col suo stato maggiore partito nel pomeriggio del 13 da Genova sul Bisantino, a sua volta giungeva nel pomeriggio del 14 a Terranova pieno di speranze, confortato da lungo studio, da meditate combinazioni. Ma quale fu la sua delusione, il suo rammarico, non scorgendo nell’ampia distesa del golfo, nè in alcuna parte recondita di esso la menoma traccia delle sue truppe ! Soltanto una battaglia perduta può stendere tanta tristezza sull’animo di un comandante. Finalmente alcune barche peschereccie riferirono che erano bensì giunti alcuni vapori, ma che ne erano ripartiti ; afflitto dalla dura realtà, ma desideroso di penetrarne i particolari, Pianciani scese a Terranova, e vi trovò due suoi ufficiali ed alcuni soldati che dissero essere stati autorizzati a scendere, ma che quando avevano voluto risalire a bordo , non trovarono più i vapori. Pianciani li portò seco sul Bisantino, ordinando di navigare a tutto vapore per Cagliari, ove forse avrebbe trovato notizie, od almeno per mezzo del telegrafo avrebbe potuto comunicare con Genova e colla Sicilia. Avvicinandosi al porto di Cagliari il capitano del Bisantino avvertì che eranvi dei bastimenti che riteneva quelli di cui si andava in cerca. Pianciani sentì rinascere la sua speranza; ma avanzando ed osservando meglio riconobbe che mancavano il Torino, l’Amazone e l’Isera portanti le due prime brigate. Prima ancora che il Bisantino entrasse in porto, da un piroscafo in rada si staccò una lancia che venivagli incontro e che facevagli segnali perchè si fermasse. Poco dopo parve di riconoscere nella lancia il generale Garibaldi , e subito la visione divenne certezza con commozione di quanti erano a bordo, con maraviglia grande, perchè mentre da tutti si credeva che Egli fosse affaccendato in Sicilia, appariva in Sardegna. I volontari esaltati scoppiarono in calorosi evviva. Mentre Pianciani disponeva che si abbassasse la scala, il Dittatore, senza aspettare, si aggrappò alle parasartie e, con ammirabile agilità si arrampicò sul parapetto della nave, ove volle rimanere, scusandosi di non voler disturbare nessuno; poi (è Pianciani stesso che scrive tutto questo) domandato a Pianciani quanti uomini aveva nella sua spedizione, disse : « Sta bene ; colla vostra spedizione il nostro esercito sommerà a 30000 uomini; e comincia ad essere qualche cosa » . Assicuratosi poi che a bordo vi era sufficiente acqua e carbone , « ebbene colonnello partirete subito per Palermo » ; e stringendogli amichevolmente la mano: << State di buon animo colonnello; tutto va bene ; ci parleremo a Palermo dove io vi seguirò. » Pianciani domandò ancora al generale dove fosse Bertani; « a bordo con me; se volete parlare con lui, venite pure, ma egli può solo ripetervi quello che vi ho detto io ; del resto egli viene pure a Palermo, e là in ogni caso lo vedrete. » E da agile marinaio, come era salito ridiscese nella sua lancia. Pianciani voltosi al capitano ordinò ad alta voce: << A Palermo, e facciamo di arrivarvi il più presto possibile ». Bertani è furente; Pianciani è sconfortato; l’intera spedizione è perplessa ; tutta la Sicilia è inquieta per l’assenza del Dittatore ; questi vede fallita l’impresa per la quale aveva abbandonato l’iniziato passaggio in Calabria, ed aveva corso il pericolo di essere catturato dalla crociera borbonica; questi serenamente rassicurava tutti , dicendo << state di buon animo, tutto va bene ».” .
Nel 15 agosto 1860, a Cagliari, la partenza di GARIBALDI, sul vapore Washington con i volontari garibaldini diretti a Palermo
Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373 e ssg., in proposito scriveva che: “Imbarcammo parte della gente sul Washington, perchè fosse più comoda, passammo alla Maddalena per far carbone, di lì a Cagliari, a Palermo, a Milazzo, e tornammo a Punta di Faro, ove il generale Sirtori avea già disposto due piroscafi nostri, il Torino ed il Franklin, perchè facessero il giro della Sicilia da settentrione ad occidente e ostro sino nella parte orientale dell’ isola a Taormina.”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a pp. 157, in proposito scriveva che: “II…fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 52, nella nota (1) postillava: “Garibaldi scomparve appunto il giorno 12, senza che nulla di positivo si sapesse. Andò prima a Cagliari, poi a Palermo, per riunire a s’e le brigate Puppi, Gandini, Eberhardt, Tharrena, agli ordini del conte Luigi Pianciani che, insieme con quella del Nicotera (già scesa in Sicilia al comando del Sacchi), avevano costituito la famosa spedizione organizzata dal Mazzini, assenziente poi Garibaldi, per invadere lo Stato pontificio. Costretta dal Governo italiano a non oltrepassare la frontiera, fu in Toscana nuovamente imbarcata e venne — per varie vie — in Sicilia.”. Agrati, a p. 332, in proposito aggiunge: “Ma, come gli si dice che il Bertani, col quale confida dipotersi spiegare all’arrivo, è a bordo del ‘Washington’ col Dittatore, il Pianciani obbedisce e riparte.”. Dunque, il Pianciani partì dalla Sardegna per Palermo proprio perchè gli dissero che sul vapore ‘Washington’ vi era Garibaldi e Bertani che ripartivano dalla Sardegna per portare i volontari garibaldini a Palermo. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “………..“. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Vi trovò Garibaldi stesso col grosso delle brigate Gandini e Puppi e Garibaldi impartì tosto l’ordine a Pianciani di proseguire il viaggio verso Palermo, dove dovevano seguire gli altri bastimenti, tosto che si fossero provveduti di carbone.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “Ivi incontrò lo stesso Garibaldi col grosso delle brigate Gandini e Puppi, e Garibaldi ordinò a Pianciani di tosto far vela per Palermo ove dovevano seguirlo anche le altre navi appena si fossero rifornite di carbone.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo, domanda diecimila cartucce. Questi temendo nuovo sperpero fa consegnare le cartucce, ma vuole rimanere coi volontari, e a sua giustificazione prega il generale di dare l’ordine in iscritto per Palermo. Eccolo: “Esercito meridionale, Cagliari, 15 agosto 1860. Caro Bertani, Con tutta la gente che avete a disposizione venite a raggiungermi in Sicilia. – G. Garibaldi.”…..Etc….Bertani, giunto che fu a Palermo, etc…”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 170 e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo , domanda diecimila cartucce. Questi temendo nuovo sperpero fa consegnare le cartucce, ma vuole rimanere coi volontari, e a sua giustificazione prega il generale di dare l’ordine in iscritto per Palermo. Eccolo: Esercito Meridionale. Cagliari, 15 agosto 1860. Caro Bertani, Con tutta la gente che avete a disposizione venite a raggiungermi in Sicilia. G. Garibaldi.”. Dunque, la White scriveva che Garibaldi, il 15 agosto 1860, da Palermo scrive un ordine a Bertani. Fu il Bertani che chiese espressamente l’ordine scritto a Garibaldi che lo indirizzò a Cagliari. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 159 proseguendo il suo racconto scriveva: “….fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Dunque, il Guerzoni scriveva che Garibaldi arriverà a Palermo il 17 agosto 1860. La cosa è confermata anche dal Pianciani. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “Così infatti avvenne e dopo pochi giorni di sosta a Golfo Aranci, nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo.“. Dunque, il Pianciani partì dalla Sardegna per Palermo proprio perchè gli dissero che sul vapore ‘Washngton’ vi era Garibaldi e Bertani che riartivano dalla Sardegna per portare i volontari garibaldini a Palermo. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 197-198, in proposito scriveva che: “Giungemmo a Palermo alle 10 circa della sera del giorno 17 agosto ; il generale era arrivato poche ore prima di noi; etc…”. Dunque, Garibaldi, si partì da Cagliari il giorno 15 agosto 1860, sul Washington che arrivò a Palermo verso le ore 20,00 del giorno 17 agosto 1860. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 191 e ssg., in proposito scriveva che: “….indiscreto; sicchè volgendomi al capitano: A Palermo replica ad alta voce perchè tutti i volontari sentissero e facciamo di arrivare il più presto possibile Garibaldi che già si allontanava credo sentisse egli pure, e mi parve udire che salutandomi dicesse, bravo, colonnello, che non si perda tempo. – Potevo , dovevo io fare altrimenti ? Noi tutti avevamo promesso di seguire Garibaldi in quella magnanima impresa sua, per condurla al termine che le aveva prefisso, la completa liberazione, l’Unità dell’Italia . Quelle stesse ragioni che mi avevano determinato , dietro i suoi ordini, a spingere le operazioni sullo Stato Romano a tutta oltranza malgrado qualunque opposizione, qualunque ostacolo che avessi potuto superare , quelle stesse ragioni io dico, mi facevano allora una legge di andare a Palermo, comunque fossi convinto che la discesa sullo Stato Romano della nostra spedizione non avrebbe avuto più luogo. A che dunque parlare col Bertani ? avrebbe egli voluto dare ordini in opposizione di quelli del Generale ? sono……”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 150, riferendosi a Garibaldi a ciò che scrisse nelle sue “Memorie”, in proposito scriveva che: “Imbarcammo parte della gente sul Washington perchè fosse più comoda, passammo alla Maddalena per far carbone, di lì a Cagliari, a Palermo, a Milazzo, e tornammo a punta di Faro (374). La successione dei fatti fu la seguente : Chiarito che la spedizione era già per metà a Palermo, Garibaldi decise di portare colà anche il rimanente. Ma siccome il Washington abbisognava di carbone, ordinò alle brigate Gandini e Puppi (Milano e Bologna) di recarsi ad aspettarlo a Cagliari.’ La Gulnara, trionfante del suo successo, accompagnò da lontano quei bastimenti. Il Dittatore sul Washington si recò a far carbone alla Maddalena. Mentre il bastimento caricava il combustibile, Egli si recò a visitare la sua diletta casa alla vicina Caprera, e tornato a bordo raggiunse a Cagliari le due brigate.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 150-151-152, riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “E da agile marinaio, come era salito ridiscese nella sua lancia. Pianciani voltosi al capitano ordinò ad alta voce: << A Palermo, e facciamo di arrivarvi il più presto possibile ». Bertani è furente; Pianciani è sconfortato; l’intera spedizione è perplessa ; tutta la Sicilia è inquieta per l’assenza del Dittatore; questi vede fallita l’impresa per la quale aveva abbandonato l’iniziato passaggio in Calabria, ed aveva corso il pericolo di essere catturato dalla crociera borbonica; questi serenamente rassicurava tutti , dicendo << state di buon animo, tutto va bene » .
Nel 15 agosto 1860, a Cagliari, la partenza del colonnello PIANCIANI, di RUSTOW sul vapore Byzantin
Eliseo Porro (…..), nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), a p. 8, in proposito scriveva che: “Garibaldi ingiunse a Pianciani di partire immediatamente per Palermo, ed ai bastimenti che al momento si trovavano sprovveduti di carbone, di seguire al più presto la medesima direzione. Giunsimo a Palermo il 16 sera ad ora troppo avanzata per operare lo sbarco, etc…”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Vi trovò Garibaldi stesso col grosso delle brigate Gandini e Puppi e Garibaldi impartì tosto l’ordine a Pianciani di proseguire il viaggio verso Palermo, dove dovevano seguire gli altri bastimenti, tosto che si fossero provveduti di carbone. Alla sera del 16 il Bizantino arrivò a Palermo. Etc…”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “Nel pomeriggio del 15 il Bisantino arrivò in rada di Cagliari. Ivi incontrò lo stesso Garibaldi col grosso delle brigate Gandini e Puppi, e Garibaldi ordinò a Pianciani di tosto far vela per Palermo ove dovevano seguirlo anche le altre navi appena si fossero rifornite di carbone. Il 16 di sera il Bisantino toccò Palermo.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “Pianciani, ….e raggiunse a Cagliari il Nizzardo che v’ avea menato il resto della gente. L’incontrò presso al porto in una barca venutagli incontro a ingiungergli di voltar per Palermo. Egli, romano, che forte si struggea di farla al Papa, si turbò; per via sopraggiunselo il Gulnava, avviso di guerra sardo, che a nome del governo andava comandando a tutti quei legni di sfilare a Palermo. Griunservi la sera del 17;….“. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo, domanda diecimila cartucce. Questi temendo nuovo sperpero fa consegnare le cartucce, ma vuole rimanere coi volontari, e a sua giustificazione prega il generale di dare l’ordine in iscritto per Palermo. Eccolo: “Esercito meridionale, Cagliari, 15 agosto 1860. Caro Bertani, Con tutta la gente che avete a disposizione venite a raggiungermi in Sicilia. – G. Garibaldi.”…..Etc….Bertani, giunto che fu a Palermo, etc…”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 170 e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo , domanda diecimila cartucce. Questi temendo nuovo sperpero fa consegnare le cartucce, ma vuole rimanere coi volontari, e a sua giustificazione prega il generale di dare l’ordine in iscritto per Palermo. Eccolo: Esercito Meridionale. Cagliari, 15 agosto 1860. Caro Bertani, Con tutta la gente che avete a disposizione venite a raggiungermi in Sicilia. G. Garibaldi.”. Dunque, la White scriveva che Garibaldi, il 15 agosto 1860, da Palermo scrive un ordine a Bertani. Fu il Bertani che chiese espressamente l’ordine scritto a Garibaldi che lo indirizzò a Cagliari. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 159 proseguendo il suo racconto scriveva: “….fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Dunque, il Guerzoni scriveva che Garibaldi arriverà a Palermo il 17 agosto 1860. La cosa è confermata anche dal Pianciani. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Il Generale si recava a bordo di questo legno…etc…e domandava per prima cosa a Pianciani quanti uomini avesse con lui etc…Per rispondere a questo, Pianciani chiamò il capitano, e quando ne fu informato soggiunse: “ebbene Colonnello: partirete subito per Palermo”. Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “Poi gli ordinò, senz’altro di proseguire per Palermo lasciandolo interdetto e deluso, ché il Pianciani quell’ordine non se lo attendeva. Egli aveva accettato di comandare la spedizione, pur di portarla negli Stati de Papa, e non in Sicilia: se mai l’avessero costretto a toccare l’Isola prima del Continente, era a Milazzo e non a Palermo ch’egli avrebbe dovuto andare. Così gli aveva lasciato scritto il Bertani. Ma, come gli si dice che il Bertani, col quale confida di potersi spiegare all’arrivo, è a bordo del ‘Washington’ col Dittatore, il Pianciani obbedisce e riparte. Il 16 giunge a Palermo, mentre le truppe restano a bordo egli, impaziente, scende a terra sperando di parlare con Garibaldi che è giunto prima di lui.”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 197-198, in proposito scriveva che: “Giungemmo a Palermo alle 10 circa della sera del giorno 17 agosto ; il generale era arrivato poche ore prima di noi; etc…”. Dunque, Garibaldi, si partì da Cagliari il giorno 15 agosto 1860, sul Washington che arrivò a Palermo verso le ore 20,00 del giorno 17 agosto 1860. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 152-153, in proposito scriveva che: “E da agile marinaio, come era salito ridiscese nella sua lancia. Pianciani voltosi al capitano ordinò ad alta voce: << A Palermo, e facciamo di arrivarvi il più presto possibile ». Bertani è furente; Pianciani è sconfortato; l’intera spedizione è perplessa ; tutta la Sicilia è inquieta per l’assenza del Dittatore ; questi vede fallita l’impresa per la quale aveva abbandonato l’iniziato passaggio in Calabria, ed aveva corso il pericolo di essere catturato dalla crociera borbonica; questi serenamente rassicurava tutti , dicendo << state di buon animo , tutto va bene ».” . Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 154-155-156, in proposito scriveva che: “Lo scacco subìto al Golfo degli Aranci non aveva abbattuto lo spirito di Bertani, il quale continuava a macchinare intorno alla diversione. Il Dittatore come al solito non si pronunziava; tuttavia la necessità di ritornare in Sicilia, il tempo perduto, i pericoli corsi , gli ostacoli incontrati e tuttora persistenti, gli fecero dire della diversione che ormai era una minestra riscaldata. Mentre si svolgevano tutte queste cose in Sardegna, avveniva, nella notte del 13 al 14 agosto il tentativo di rapimento nel porto di Napoli, del vascello il Monarca. La coincidenza di questo fatto coll’assenza inopinata di Garibaldi dalla Sicilia , fecero attribuire a Garibaldi stesso il fallito tentativo tanto che lo affermarono nelle loro pregiate storie il RUSTow (p . 252 ) ; DE SIVO ( 138) ; PIGORINI-TURR ( 128 ); DELLI FRANCI ( 86). Ma non è vero affatto, come risulta dal racconto delle cose qui ora esposte, avvenute in Sardegna. La notte del 13 al 14 agosto, Garibaldi era nel Golfo di Terranova. Sul tentato rapimento, vedasi nel cenno biografico di Sgarallino Andrea.”.
Nel 16 agosto 1860, nel porto di Palermo l’arrivo di Garibaldi ed i volontari della Spedizione battezzata dal Bertani TERRANOVA, (le truppe di volontari dell’ex ‘Spedizione BERTANI-PIANCIANI: la Brigata BOLOGNA, che diventerà Brigata PUPPI, il maggiore Giovan Battista CATTABENI di Senigallia, divenuta Brigata PUPPI, il maggiore BASSI di Siena e FERRACINI
Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373 e ssg., in proposito scriveva che: “….al Golfo degli Aranci. Giunti in quel porto, trovammo soltanto una parte della spedizione, essendosi il maggior numero già diretto per Palermo. Tale circostanza mi fece cambiar d’ opinione sul progetto per Napoli. Imbarcammo parte della gente sul Washington, perchè fosse più comoda, passammo alla Maddalena per far carbone, di lì a Cagliari, a Palermo, a Milazzo, e tornammo a Punta di Faro, ove il generale Sirtori avea già disposto due piroscafi nostri, il Torino ed il Franklin, perchè facessero il giro della Sicilia da settentrione ad occidente e ostro sino nella parte orientale dell’ isola a Taormina. Fu cotesta una savia e felice risoluzione. I due piroscafi suddetti giunsero a Giardini, porto di Taormina, v’ imbarcarono la divisione Bixio, e la passarono felicemente a Melito in Calabria. Dovendo la spedizione de’ due piroscafi colla divisione Bixio partire da Giardini per la Calabria, lo stesso giorno del mio arrivo a Faro io m’ imbarcai per Messina, vi presi una vettura, e giunsi a tempo per imbarcarmi col Franklin, e passare anch’ io in Calabria.”. Garibaldi, a p. 373, nella nota (1) postillava: “(1) Il generale Turr era passato sul continente per motivi di salute, ed avea lasciato il comando della brigata Eber.”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a pp. 157, in proposito scriveva che: “II…fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 159 proseguendo il suo racconto scriveva: “Lasciato nella notte del 12 il Faro, delude prodigiosamente la crociera borbonica e dà fondo, sul mattino del 14, nel Golfo degli Aranci. Colà ode che le due brigate (quella Eberhardt e Tharrena, di cui dicemmo) son già in viaggio per Palermo; ma ci trova invece il grosso di altre due (Gandini e Puppi) raggiunte nella giornata stessa dai loro distaccamenti e dall’intero Stato Maggiore della spedizione col Pianciani in persona. Allora si presenta improvviso a quella gioventù già devota a lui più che non volesse parere; vince col fascino della parola e anche più dell’aspetto gli scrupoli degli uni, la repugnanza degli altri, e preso, colla sicurezza di chi non teme di vederselo contrastato, il bastone del comando, fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Dunque, il Guerzoni racconta che Garibaldi arrivato a Golfo degli Aranci in Sardegna vi trova solo due compagnie dell’ex Spedizione per gli Stati Pontifici, erano le due compagnie comandate dal Gandini e dal Puppi. Vi era pure Pianciani e Rustow con loro. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a p. 159 proseguendo il suo racconto scriveva: “….fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Dunque, il Guerzoni scriveva che Garibaldi arriverà a Palermo il 17 agosto 1860. La cosa è confermata anche dal Pianciani. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a p. 331, riferendosi al Bertani, in proposito scriveva che: “Poi, calata la sera, il ‘Washington’ riprende la via del ritorno durante la quale fa sosta a Cagliari ove trova, insieme con gli altri vapori che si stanno a provvedersi di combustibile, anche il Byzantin, l’ultima nave della spedizione Bertani che porta il Pianciani con lo Stato maggiore.”. Proseguendo la narrazione, l’Agrati, a p. 332, riferendosi alla condotta del Pianciani, che anch’esso arrivò in Sardegna, in proposito scriveva pure: “Saputo che in seguito ad ordine di Garibaldi tutti gli altri s’eran diretti al sud e che con Garibaldi v’era il Bertani, il Pianciani aveva proseguito anch’egli per Cagliari, e vi era appena giunto il pomeriggio del 15, allorchè era apparso il ‘Washington’ col Dittatore proveniente da Caprera.”. Pianciani scriverà nelle sue memorie che vide apparire Garibaldi. Bertani era con Garibaldi, e con egli da Caprera era arrivato a Cagliari ?. Agrati, a p. 332, in proposito aggiunge: “Ma, come gli si dice che il Bertani, col quale confida dipotersi spiegare all’arrivo, è a bordo del ‘Washngton’ col Dittatore, il Pianciani obbedisce e riparte.”. Dunque, il Pianciani partì dalla Sardegna per Palermo proprio perchè gli dissero che sul vapore ‘Washngton’ vi era Garibaldi e Bertani che riartivano dalla Sardegna per portare i volontari garibaldini a Palermo. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 342, in proposito scriveva che: “Ma torniamo a Garibaldi. L’abbiamo visto giungere nella sera del 16 agosto a Palermo, da cui mancava da un mese: il Bertani l’aveva lasciato in Sardegna. Passata la notte nella sua cameretta di Palazzo Reale, etc…il 22 agosto il Dittatore s’era imbarcato per Messina…”. Dunque, Agrati scriveva che il Bertani era rimasto in Sardegna mentre Garibaldi già era ripertito per Palermo. Infatti, Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Il Bertani giunse a Palermo quando Garibaldi era già partito, e, sempre fermo nell’idea di tentare la diversione, si affrettò a vedere il Pianciani per intendersi con lui.”. Garibaldi già era partito per Trapani dopo essere giunto a Palermo e Bertani non lo trova. Bertani arriva dalla Sadegna ma non trova Garibaldi a Palermo. Agrati, a p. 332, riferendosi al Pianciani e a Rustow, in proposito scriveva: “Il 16 sera giunge a Palermo, e mentre le truppe restano a bordo egli, impaziente, scende a terra sperando di parlare con Garibaldi che è giunto prima di lui.”. Dunque, l’Agrati scrive che Bertani, arrivò sia dopo l’arrivo di Garibaldi che il 17 agosto 1860 era ripartito per Trapani e sia dopo l’arrivo del vapore Byzantin che portava il Pianciani e lo Stato Maggiore (Rustow etc…), il quale riuscì a parlare con Garibaldi prima che egli ripartisse per Trapani. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a p. 208, in proposito scriveva: “Cotesti indugi volle il Generale vincere di sua persona; laonde, lasciata segretamente Palermo al 12 di agosto, venne subitamente al golfo degli Aranci, e menò seco, rassegnatone il comando dal Pianciani, la nuova brigata di Sicilia, ove approdava al 16 del mese. Questo indugio protrasse fino alla seconda metà del mese stesso le operazioni di guerra in terra ferma.”. Agostino Bertani, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo, domanda diecimila cartucce. Questi temendo nuovo sperpero fa consegnare le cartucce, ma vuole rimanere coi volontari, e a sua giustificazione prega il generale di dare l’ordine in iscritto per Palermo. Eccolo: “Esercito meridionale, Cagliari, 15 agosto 1860. Caro Bertani, Con tutta la gente che avete a disposizione venite a raggiungermi in Sicilia. – G. Garibaldi.”…..Etc….Bertani, giunto che fu a Palermo, etc…”. Dunque, la White scriveva che Garibaldi, il 15 agosto 1860, da Palermo scrive un ordine a Bertani. Fu il Bertani che chiese espressamente l’ordine scritto a Garibaldi che lo indirizzò a Cagliari. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “Il Garibaldi…a Palermo. Griunservi la sera del 17; ma il Pianciani ricusò di far quella guerra, e se ne tornò a Livorno; il surrogò il prussiano Rustow, che li menò a ordinarli a Melazzo.”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Frattanto Garibaldi, che nella mattina dei 17 agosto aveva già lasciato Palermo per recarsi nella costa orientale della Sicilia , cominciò le sue operazioni per passare nelle Calabrie.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “Così infatti avvenne e dopo pochi giorni di sosta a Golfo Aranci, nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo.“. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, a p. 154, in proposito scriveva che: “Dopo di ciò, egli riprese la via di Palermo, dove la spedizione Pianciani riunita di bel nuovo, apparve forte di 6000 uomini. Una volta là, il Bertani rinnovò i suoi scongiuri per persuaderlo a far vela verso lo Stato Pontificio, ma il Dittatore era ormai assorto nel problema del passaggio dello Stretto. Il Pianciani allora, presentate le sue dimissioni, riprese la via del ritorno. Ma il Bertani rimase sul teatro della guerra nella speranza di affermare il suo ascendente su Garibaldi in opposizione ai consigli più moderati del Medici, Turr, Bixio e Cosenz, tutti convinti della necessità di evitare una rottura con Cavour (2).”. Dobelli (Treveljan), a p. 154, nella nota (2) postillava: “(2) Pianciani, 212-213; Mem. Stor. Mil., II, 182; Turr, Risposta, 15-16.”. Dobelli cita il testo “Memorie Storiche e Militari” del Comando del Corpo di Stato Maggiore-Ufficio Storico, vol. II; Pittaluga Giovanni, La Diversione – note garibaldine sulla campagna del 1860, Roma, 1904. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 263-264, in proposito scriveva: “La mattina del 14 Garibaldi era nel golfo degli Aranci, ma non vi trovò che la massima parte della terza e quarta brigata della divisione di Terranova, cioè le brigate Gandini e Puppi, mentre la prima e seconda brigata, Eberhard e Tharrena, avevano già abbandonato il golfo veleggiando per Palermo; il resto della terza e quarta brigata, collo stato maggiore generale delle suddette truppe, non era ancora arrivato.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 264-265, in proposito scriveva: “La brigata Tharrena venne trattenuta in Palermo e si mostrava dell’umore più inquieto. Il Bisantino, che portava porzione delle brigate Gandini e Puppi e tutto lo stato maggiore generale, benchè tutte le truppe fossero già imbarcate alle 8 ore di mattina, venne però trattenuto in Genova fino al pomeriggio del 13, etc…”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “Garibaldi però la mattina del 14 non vi trovò che la maggior parte delle brigate Gandini ( Milano) e Puppi (Bologna) e tosto se le prese con sè dirigendosi a Cagliari.”. Dunque, Rustow scriveva che Garibaldi, a Golfo Aranci, il 14 agosto 1860, insieme a Bertani aveva trovato la maggior parte della Brigate Milano e Bologna (la Gandini e la Puppi) e li portò a Cagliari per fare rifornimento. Poi, a p. 266 aggiunge che: “Per Cagliari navigò quindi anche il Bisantino, non avendo Pianciani trovate le altre navi nella baja di Terranova e non avendo rilevato sullo stato delle cose che notizie ancora poco chiare. Nel pomeriggio del 15 il Bisantino arrivò in rada di Cagliari. Ivi incontrò lo stesso Garibaldi col grosso delle brigate Gandini e Puppi, e Garibaldi ordinò a Pianciani di tosto far vela per Palermo ove dovevano seguirlo anche le altre navi appena si fossero rifornite di carbone. Il 16 di sera il Bisantino toccò Palermo.”. Gualtiero Castellini (…), nel suo “Pagine Garibaldine (1848-1866). Dalle memorie del Maggiore Nicostrato Castellini; con lettere inedite di G. Mazzini etc..”, a p. 52, nella nota (1) postillava: “Garibaldi scomparve appunto il giorno 12, senza che nulla di positivo si sapesse. Andò prima a Cagliari, poi a Palermo, per riunire a s’e le brigate Puppi, Gandini, Eberhardt, Tharrena, agli ordini del conte Luigi Pianciani che, insieme con quella del Nicotera (già scesa in Sicilia al comando del Sacchi), avevano costituito la famosa spedizione organizzata dal Mazzini, assenziente poi Garibaldi, per invadere lo Stato pontificio. Costretta dal Governo italiano a non oltrepassare la frontiera, fu in Toscana nuovamente imbarcata e venne — per varie vie — in Sicilia.”. Eliseo Porro (…..), nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), a p. 8, in proposito scriveva che: “Giunsimo a Palermo il 16 sera ad ora troppo avanzata per operare lo sbarco, epperciò Pianciani, lo differi fino alle 4 della mattina seguente. Quando giunsi al bivacco , vidi Garibaldi e Pianciani, e seppi che quest’ultimo aveva già deposto il comando perchè avendo dato parola ai suoi amici politici che non sarebbe sbarcato su alcun punto d’Italia fuori dagli Stati Papalini , si ricusò di cooperare ad ogni altra destinazione determinata da Garibaldi per le nostre truppe. Con ciò egli pensò procedere da uomo d’onore.”. Giulio Adamoli, nel suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario”, Milano, ed. Treves, 1861, a pp. 145-146 scriveva che: “Il contingente straniero della 15° Divisione, già così ricco, si accrebbe, con la Spedizione Pianciani, che approdò in quei giorni a Messina. Appunto allora ci venne nientemeno che lo storico Guglielmo Rustow. Poichè gli avvolgimenti della diplomazia, ed alte influenze sventarono il disegno originario della spedizione, quello cioè di gettarsi sulle coste pontificie, e i suoi capi, il Pianciani e il Bertani, si dimisero, le brigate, di cui essa si componeva, vennero distribuite fra i comandi dell’esercito meridionale. Il colonnello Rustow, che era con il Pianciani, rimasto quindi in disponibilità, fu chiamato dal Turr a disimpegnare le funzioni di capo di stato maggiore della sua divisione. Così egli divenne mio superiore.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 148, in proposito scriveva che: “…quando giugevano in vista del Golfo degli Aranci, l’Amazone e l’Isera, portanti la Brigata ‘Parma’ (Tharrena), etc….Tharrena però, uomo serio e risoluto, fermavasi….Le altre due brigate, ‘Milano’ (Gandini) e ‘Bologna’ (Puppi), per gli ostacoli già accennati giunsero al convegno soltanto la sera del 13, coi vapori Weasel, Garibaldi, Calatafini e col Clipper Sheaperd.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156 e ssg., in proposito scriveva pure che: “Allora questi fece cortesi saluti ed auguri a Pianciani, il quale nel congedarsi presentò al Dittatore il colonnello Rustow come quello al quale cedeva il comando delle tre brigate, Parma, Milano e Bologna (Tharrena, Gandini, Puppi), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero l’ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo. I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, perchè era stata cambiata la destinazione per la quale eransi impegnati, e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. L’altra brigata Eberhardt,..di recarsi a Giardini agli ordini di Bixio.”. Dunque, in questo passaggio il Pittaluga scrive che Tharrena e Gandini si dimisero, ed il comando delle due loro brigate, la “Tharrena” e la “Milano” passarono rispettivamente ai due colonnelli Spinazzi e De Giorgi, ma a noi da altri autori non risulta. Dunque, secondo il generale Pittaluga, la brigata “Milano” non era più comandata dal colonnello Gandini che fu sostituito con De Giorgi. A me risulta che Gandini, che comandava la brigata “Milano” sbarcò a Paola e poi a Sapri. Sempre Pittaluga, a p. 157, riferendosi a Bertani, in proposito scriveva: “Milazzo. Quivi giunto trovò le tre brigate riunite sotto Rustow che gli fecero buona accoglienza….arrivò in quel giorno 19 agosto a Milazzo apportatore di un ordine del Dittatore che assegnava quelle truppe alla 15° Divisione comandata dal Turr stesso. Questi ordinò una rivista alla quale intervenne anche Bertani.”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a pp. 27-28-29-30, in proposito scriveva che: “Garibaldi, …..con una sola parola dislocò la spedizione e la fece dirigere verso la Sicilia sotto il comando dei suoi principali capi, escluso il colonnello Pianciani, che, avendo impegnato la sua parola per l’invasione degli Stati pontifici, credette di doversi ritirare quando si vide in contrasto col generale in capo dell’esercito meridionale (1).”. Du Champ, a p. 30, nella nota (1) postillava che: “(1) ……………………………………..”. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a p. 208, in proposito scriveva: “Ad accrescere sue militari forze, il Generale sollecitava lo arrivo in Sicilia di quella quarta spedizione di volontari, che declinando il luglio, si raccoglievano in Sardegna nella rada di Terranova sotto il comando del Colonnello Pianciani….Cotesti indugi volle il Generale vincere di sua persona; laonde, lasciata segretamente Palermo al 12 di agosto, venne subitamente al golfo degli Aranci, e menò seco, rassegnatone il comando dal Pianciani, la nuova brigata di Sicilia, ove approdava al 16 del mese. Questo indugio protrasse fino alla seconda metà del mese stesso le operazioni di guerra in terra ferma.”. Agostino Bertani, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo, domanda diecimila cartucce. Questi temendo nuovo sperpero fa consegnare le cartucce, ma vuole rimanere coi volontari, e a sua giustificazione prega il generale di dare l’ordine in iscritto per Palermo. Eccolo: “Esercito meridionale, Cagliari, 15 agosto 1860. Caro Bertani, Con tutta la gente che avete a disposizione venite a raggiungermi in Sicilia. – G. Garibaldi.”. Poi di propria ispirazione scrive a Nicotera consigliandolo di passare la frontiera tosco-romana e di agire subito etc…Queste istruzioni chiariscono di nuovo come Garibaldi non avesse mai abbandonata l’idea prediletta. Vero è che rifiutò di lasciar Pianciani, giunto a Palermo, partire colla spedizione lì per lì, per sbarcare negli Stati pontifici. Onde la sua dimissione da Garibaldi accettata con queste parole: “Non crediate però che io abbia cambiato il mio pensiero per quanto si riferisce allo Stato pontificio: desidero etc…”. Raggiunge Bixio a Giardino, etc…Bertani, giunto che fu a Palermo, radunati con Rustow, secondo gli ordini di Garibaldi, quattomila cinquecento volontari a Milazzo, poi che aveva saputo della violenza usata da Ricasoli per costringere la quinta brigata a sbarcare a Palermo disfacendola anzi scortare da Livorno, e aveva letta la circolare di Farini che proibiva assolutamente altri arruolamenti di volontari sul continente, visto che il generale aveva spedito la brigata Eberhard a Trapani, studiava ogni mezzo per raggiungerlo. Etc…”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, a p. 154, in proposito scriveva che: “Dopo di ciò, egli riprese la via di Palermo, dove la spedizione Pianciani riunita di bel nuovo, apparve forte di 6000 uomini. Una volta là, il Bertani rinnovò i suoi scongiuri per persuaderlo a far vela verso lo Stato Pontificio, ma il Dittatore era ormai assorto nel problema del passaggio dello Stretto. Il Pianciani allora, presentate le sue dimissioni, riprese la via del ritorno. Ma il Bertani rimase sul teatro della guerra nella speranza di affermare il suo ascendente su Garibaldi in opposizione ai consigli più moderati del Medici, Turr, Bixio e Cosenz, tutti convinti della necessità di evitare una rottura con Cavour (2).”. Dobelli (Treveljan), a p. 154, nella nota (2) postillava: “(2) Pianciani, 212-213; Mem. Stor. Mil., II, 182; Turr, Risposta, 15-16.”. Dobelli cita il testo “Memorie Storiche e Militari” del Comando del Corpo di Stato Maggiore-Ufficio Storico, vol. II; Pittaluga Giovanni, La Diversione – note garibaldine sulla campagna del 1860, Roma, 1904. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 444, in proposito scriveva che: “Rustow, Brig. Mil. = Rustow (Wilhelm) – La brigata “Milano” nella campagna dell’Italia meridionale del 1860. Versione dal tedesco. Eliseo Porro. Milano, tip. Salvi, 1861. Versione italiana del Die Brigate Milano, 1860. Il Rustow, un esule tedesco, era al comando di questa brigata o meglio piccolo battaglione “Milano”, già affidato al comando del Pianciani, poi a quello del Turr, a Sapri e al Volturno. Importante.”. Il colonnello Cesari Cesari (….) descritta la situazione dei volontari in Sicilia inizia a parlarci dei volontari della spedizione Pianciani. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 152, in proposito scriveva che: “A capo di questi volontari si era posto il colonnello Pianciani,…”. Cesari, a p. 155, in proposito scriveva: “Garibaldi, edotto a sua volta di questo tentativo, che veniva a compromettere tutta l’opera sua, fece sapere al Pianciani che lo disapprovava e che sarebbe stato più gradito l’invio di rinforzi in Sicilia. Così infatti avvenne e dopo pochi giorni di sosta a Golfo Aranci, nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 76, in proposito scriveva che: “Con Decreto del 14 nominò Sirtori, Turr e Orsini al grado di Maggiore Generale, e Bixio a Colonnello Brigadiere.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Questo corpo mutando direzione era da Garibaldi destinato a servire allo sbarco in Calabria. A Cagliari Garibaldi trovò una parte della spedizione, mentre un’altra aveva fatto rotta per Palermo; posteriormente vide arrivare altro vapore della spedizione, sul quale eravi imbarcato un numero di volontari, lo Stato Maggiore ed il comandante Colonnello Pianciani. Il Generale si recava a bordo di questo legno…etc…e domandava per prima cosa a Pianciani quanti uomini avesse con lui etc…Per rispondere a questo, Pianciani chiamò il capitano, e quando ne fu informato soggiunse: “ebbene Colonnello: partirete subito per Palermo”. Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, Pecorini-Manzoni, a p. 128, in proposito concludeva che: “Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri.”. Dunque, Pecorini scriveva che il conte Luigi Pianciani e Giovanni Nicotera, a Palermo, in seguito al colloquio con Garibaldi decisero di dimettersi dalla Spedizione e lasciarono le truppe a Garibaldi. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, ecc…, a pp. 327, in proposito scriveva che: “Intanto, a Palermo, il Depretis, che invano attende le sollecite istruzioni, non sa che cosa fare. Provvede acqua, carbone e viveri, ma i volontari a terra non li lascia scendere. Ed essi, naturalmente, protestano. Avviene di peggio il dì seguente, quando giunge un secondo vapore del cui arrivo il Prodittatore s’affretta ad informare il Sirtori: “Palermo 13 agosto ore 1,45 pom.”. Generale Sirtori etc…firmato Depretis”…..etc… (p. 328). E Depretis provvede ai necessari preparativi che richiedono l’intera giornata. Primi partono, il dì seguente, il Torino e il Franklin e stanno per partire altri vapori quando arriva l’ordine di Garibaldi di trattenere tutte le navi in Palermo. Il Depretis ne avverte subito il Sartori.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “Poi gli ordinò, senz’altro di proseguire per Palermo lasciandolo interdetto e deluso, ché il Pianciani quell’ordine non se lo attendeva. Egli aveva accettato di comandare la spedizione, pur di portarla negli Stati de Papa, e non in Sicilia: se mai l’avessero costretto a toccare l’Isola prima del Continente, era a Milazzo e non a Palermo ch’egli avrebbe dovuto andare. Così gli aveva lasciato scritto il Bertani. Ma, come gli si dice che il Bertani, col quale confida di potersi spiegare all’arrivo, è a bordo del ‘Washington’ col Dittatore, il Pianciani obbedisce e riparte. Il 16 giunge a Palermo, mentre le truppe restano a bordo egli, impaziente, scende a terra sperando di parlare con Garibaldi che è giunto prima di lui. Non lo vede, invece, che al mattino seguente e soltanto allora può esporgli le sue ragioni, a cui il Dittatore risponde ch’egli è fermamente deciso a portar tutte le truppe in Calabria e di là marciare sopra Napoli, e che il Pontificio bastano le truppe che sono in Toscana e in Romagna. Ma Pianciani non si arrende e non accetta il cambiamento di programma: egli s’è impegnato per gli Stati Romani, non per la Calabria; e, senz’altro, si dimette indicando il Rustow a suo successore. Con lui, se ne vanno il Tharrena e qualche altro. Pochi giorni dopo, il Pianciani pubblica una protesta dichiarandosi repubblicano, etc….A Palermo, il suo posto era stato preso dal Rustow, che quindi aveva assunto il comando della Divisione, battezzata allora dal Bertani stesso, di Terranova. Subito la sera del 17 il Rustow era partito per mare alla volta di Milazzo, con una parte della Divisione e vi era giunto sul mezzodì del 18. Nei due giorni seguenti era arrivato anche il resto, così che il 20 erano riuniti 3700 uomini; la Brigata Genova, dice il Rustow, fu trattenuta in Palermo per una eventuale dimostrazione in Calabria. Dopo alcuni giorni di sosta per manovre e per organizzare, la Divisione lasciava Milazzo il 26 e per via di terra giungeva il 28 al Faro. Lo scopo del Governo sardo era raggiunto. La spedizione Bertani-Pianciani era affatto sconvolta. Parte con l’Eberhardt a Taormina, parte a Palermo, e parte col Rustow sulla punta settentrionale dell’Isola. Restava le ultime due Brigate dell’Italia centrale – la ‘Toscane e l’Abruzzi – alle quali bisognava impedire d’invadere gli Stati della Chiesa.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 342, in proposito scriveva che: “Ma torniamo a Garibaldi. L’abbiamo visto giungere nella sera del 16 agosto a Palermo, da cui mancava da un mese: il Bertani l’aveva lasciato in Sardegna. Passata la notte nella sua cameretta di Palazzo Reale, etc…il 22 agosto il Dittatore s’era imbarcato per Messina…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 344, in proposito scriveva che: “Il giorno stesso, il 12 ripeto, giungono inaspettati a Palermo, il ‘Torino’ e più tardi, l’Amazon con parte dei volontari del Bertani…..e ordina al Depretis di trattenere a Palermo tutti i vapori, nella speranza che con la intera spedizione Pianciani egli possa dalla Sicilia sbarcare in qualche punto della costa calabrese. Ma non vi è telegrafo e questo ordine arriva al Depretis con una lettera del Bertani affidata ad un vapore, probabilmente sardo, il quale non giunge a Palermo che il 15, troppo tardi come abbiamo visto, etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 333, in proposito scriveva che: “Il Pianciani abbandonò la Sicilia il 20 agosto e andò in Toscana, donde, come ospite pericoloso, lo espulse il Ricasoli dopo pochi giorni, il 2 settembre. A Palermo, il suo posto era stato preso dal Rustow, che quindi aveva assunto il comando della Divisione, battezzata allora dal Bertani stesso, di ‘Terranova’.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a p. 363, in proposito scriveva che: “A proposito del vapore ‘Garibaldi’ noleggiato dal Bertani per la sua spedizione, nasce tra il Sirtori e il Bertani stesso un increscioso e, credo, ignorato incidente. Il Bertani imbarcato su quel vapore, era giunto da Palermo a Milazzo la sera del 20 agosto. Il Sirtori gli aveva già ordinato che gli mandasse la nave, ma il Bertani rifiutava perché il comandante di quella protestava che secondo gli impegni egli doveva tornar a Genova. Come lo seppe giunto a Milazzo, il Sirtori gli rinnovò l’ordine, giungendo sino al punto di minacciare di arresto il Bertani se ancora si rifiutasse d’obbedire. Questo almeno è quel che si deduce dalla seguente lettera, dato che non mi fu possibile rinvenire il testo dell’ordine Sirtori: “Da bordo del Garibaldi, 20 agosto ore 11 pom. Caro Sirtori – Sarà qui domani l’Independance’ che fa 11 miglia etc..”. Il Bertani si rifrisce alla fermezza con la quale aveva propugnata la fortunata spedizione dei Mille, alla quale, come vedemmo, il Sirtori ed il Medici erano stati avversi….Fortunatamente il Bertani non giunse a Palermo e Depretis non ebbe così da eseguire quell’ordine increscioso, che poi non venne più ricordato forse per il precipitare degli eventi.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”, a cura di Adolfo Omodeo”, a pp. 197-198, in proposito scriveva che: “Fu durante l’assenza di Garibaldi, e precisamente il 14 agosto, che il Sirtori dovette prendere una decisione della massima importanza a proposito delle truppe numerose della spedizione allestita dal Bertani, le quali di mano in mano che giungevano in Sardegna, venivan obbligate da un vapore sardo a ripartire immediatamente per Palermo. In questa città risiedeva Agostino Depretis, prodittatore della Sicilia, il quale non sapeva quali provvedimenti adottare per quella gente armata ed organizzata, che egli non si attendeva poichè da nessuna parte era stato avvisato del suo arrivo, senza contare ch’egli era nell’impossibilità assoluta di fornir loro viveri ed alloggi. Onde sollecitava dal Dittatore e dal Quartier Generale dell’esercito urgnitissime istruzioni e immediati provvedimenti. Nell’impossibilità di chiedere, nonchè di ottenere istruzioni dal Dittatore lontano, il Sirtori si trovò costretto a provvedere di sua iniziativa, e rispose al Depretis ordinandogli di far subito ripartire da Palermo quelle truppe per i porti dello Stretto di Messina, decidendo così quel passaggio sul continente, a cui Garibaldi, tornando dalla Sardegna, fu appena in tempo a partecipare. Tale passaggio naturalmente era già stato tra loro discusso ed anche combinato, almeno nelle sue linee generali, ma non era stato precisato nei suoi dettagli n’è s’era stabilita la data della sua attuazione. Spetta quindi senza alcun dubbio al Sirtori l’averlo ordinato per la notte del 19 agosto: spetta cioè a lui esclusivamente il merito di avere, sotto la propria responsabilità, appiccato l’incendio della rivolta in Calabria, iniziando così la conquista del continente e determinando il crollo completo della monarchia borbonica. Garibaldi stesso, nelle sue Memorie autobiografiche riconosce al suo Capo di Stato Maggiore tutto il merito della sua rapida decisione: “…Il generale Sirtori aveva già disposto in mia assenza che due piroscafi nostri facessero il giro di Sicilia, giungendo a Taormina. Fu codesta una savia e felice risoluzione.”.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Il Pianciani, disorientato e scoraggiato, ubbidì, ma, appena giunto a Palermo, volle incontrarsi col Dittatore. Garibaldi gli osservò che per varcare lo Stretto e proseguire nel Continente gli occorrevano molti uomini e armi e doveva quindi fare conto anche su quelli della spedizione; non aveva però abbandonato l’idea della diversione, che intanto si poteva fare con i volontari di Nicotera e di Caucci raccolti a Firenze e in Romagna; pregava perciò il Pianciani di rimanere a Palermo perchè intendeva valersene; ma il Pianciani obiettò che, mentre potevano restare i suoi sottoposti, egli, che aveva promesso e si era impegnato con tutti i volontari di portarli sul Pontificio, non riteneva di dover più rimanere loro capo in Sicilia, e contava quindi di raggiungere il Nicotera ed il Caucci per tentare con essi la diversione; suggerì come successore al comando il colonnello Rustow. Garibaldi non si oppose, accettò pure le dimissioni, per gli stessi motivi addotti dal Pianciani, del colonnello Tharena e del Gandini delle brigate Milano e Bologna, che furono sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. Le brigate Parma, Bologna, Milano, partirono lo stesso giorno per Milazzo, mentre la Torino, per ordine del Sirtori, stava raggiungendo Giardini girando l’Isola per l’occidente e porsi agli ordini di Bixio, che si apprestava a varcare lo Stretto. Il Bertani giunse a Palermo quando Garibaldi era già partito, e, sempre fermo nell’idea di tentare la diversione, si affrettò a vedere il Pianciani per intendersi con lui. Non fu poca la meraviglia quando seppe delle decisioni prese dal Dittatore e della rinuncia che il Pianciani stesso aveva fatto del comando della Divisione, la quale, come si è detto, si era già avviata per Milazzo. Bertani si lamentò con il Pianciani e gli altri comandanti del troppo precipitoso abbandono del comando e dichiarò che contava ancora di persuadere il Dittatore e che lo andava a tal fine a raggiungere subito.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “Il Garibaldi giunto il 14 a Cagliari, solo parte ne trovò, che già due brigate navigavano a Palermo, e parte dell’altre due stavano per arrivare da Genova; dove il Pianciani aspettò sinchè ebbe la moneta dal governo; però fu alla baia di Terranova sul tardi di quella sera; e raggiunse a Cagliari il Nizzardo che v’ avea menato il resto della gente. L’incontrò presso al porto in una barca venutagli incontro a ingiungergli di voltar per Palermo. Egli, romano, che forte si struggea di farla al Papa, si turbò; per via sopraggiunselo il Gulnara, avviso di guerra sardo, che a nome del governo andava comandando a tutti quei legni di sfilare a Palermo. Giunservi la sera del 17; ma il Pianciani ricusò di far quella guerra, e se ne tornò a Livorno; il surrogò il prussiano Rustow, che li menò a ordinarli a Melazzo.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 263-264, in proposito scriveva: “La mattina del 14 Garibaldi era nel golfo degli Aranci, ma non vi trovò che la massima parte della terza e quarta brigata della divisione di Terranova, cioè le brigate Gandini e Puppi, mentre la prima e seconda brigata, Eberhard e Tharrena, avevano già abbandonato il golfo veleggiando per Palermo; il resto della terza e quarta brigata, collo stato maggiore generale delle suddette truppe, non era ancora arrivato.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 264-265, in proposito scriveva: “La brigata Tharrena venne trattenuta in Palermo e si mostrava dell’umore più inquieto. Il Bisantino, che portava porzione delle brigate Gandini e Puppi e tutto lo stato maggiore generale, benchè tutte le truppe fossero già imbarcate alle 8 ore di mattina , venne però trattenuto in Genova fino al pomeriggio del 13, in conseguenza delle manovre del governo piemontese che quel giorno trattenne il danaro spettante alla spedizione e ne indugiò il pagamento con inconcludenti pretesti. Rüstow insisteva per essere o spedito egli stesso, appena fosse possibile, nel golfo degli Aranci o perchè Pianciani precorresse la spedizione, onde avere in anticipazione un comando superiore per tenere unita la spedizione. Pianciani aveva creduto di non poter aderire al progetto, mentre nelle sue istruzioni dicevasi che dovesse imbarcarsi in ultimo collo stato maggiore generale, Così il Bisantino non arrivò che tardi nel pomeriggio del 14 al golfo degli Aranci, indi alla baja di Terranova.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “Garibaldi però la mattina del 14 non vi trovò che la maggior parte delle brigate Gandini ( Milano) e Puppi (Bologna) e tosto se le prese con sè dirigendosi a Cagliari.”. Dunque, Rustow scriveva che Garibaldi, a Golfo Aranci, il 14 agosto 1860, insieme a Bertani aveva trovato la maggior parte della Brigate Milano e Bologna (la Gandini e la Puppi) e li portò a Cagliari per fare rifornimento. Poi, a p. 266 aggiunge che: “Per Cagliari navigò quindi anche il Bisantino, non avendo Pianciani trovate le altre navi nella baja di Terranova e non avendo rilevato sullo stato delle cose che notizie ancora poco chiare. Nel pomeriggio del 15 il Bisantino arrivò in rada di Cagliari. Ivi incontrò lo stesso Garibaldi col grosso delle brigate Gandini e Puppi, e Garibaldi ordinò a Pianciani di tosto far vela per Palermo ove dovevano seguirlo anche le altre navi appena si fossero rifornite di carbone. Il 16 di sera il Bisantino toccò Palermo. Il 17 mattina Pianciani ebbe un abboccamento con Garibaldi. Garibaldi disse che non poteva acconsentire alla spedizione nella Romagna, perchè non poteva far senza della divisione per la sua intrapresa contro il continente napoletano. Ciò deve essere espressamente ricordato, giacchè, per motivi facili a capirsi, si era diffusa la voce menzognera che Garibaldi avrebbe condotto in persona la spedizione di Terranova nello Stato Pontificio, se la mattina del 14 avesse trovato nel golfo degli Aranci più dei 2000 uomini di Gandini e Puppi. Soltanto questa scarsità di uomini lo avrebbe indotto a condurre la spedizione nella Sicilia. In conseguenza delle spiegazioni di Garibaldi, Pianciani, che aveva promesso di non andare in altro sito che nella Romagna, si dimise dal suo comando, e Garibaldi trasmise il comando sulle tre brigate riunite Tharrena, Gandini e Puppi al capo dello stato maggiore generale, colonnello brigadiere Rüstow, che ebbe in pari tempo incarico di raccogliere ed organizzare la divisione a Milazzo.”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Nel pomeriggio del 15 arrivò desso nella rada di Cagliari. Vi trovò Garibaldi stesso col grosso delle brigate Gandini e Puppi e Garibaldi imparti tosto l’ordine a Pianciani di proseguire il viaggio verso Palermo, dove dovevano seguire gli altri bastimenti, tosto che si fossero provveduti di carbone. Alla sera del 16 il Bizantino arrivò a Palermo. Nella mattina del 17 Pianciani ebbe un’ abbocamento con Garibaldi. Questi gli disse , che non poteva permettere la spedizione sul territorio romano, essendogli indispensabile quella divisione per la sua impresa sul continente napoletano. Bisogna fare espressa menzione di ciò, poichè , per motivi che si possono facilmente comprendere erasi sparsa la voce menzognera, che Garibaldi avrebbe condotta egli stesso la divisione Terranova nelle romagne, se avesse trovato la mattina del 14 più dei 2000 uomini di Gandini e Puppi nel golfo degli aranci, e che solo quel numero scarso di truppe lo aveva fatto risolvere di condurle in Sicilia. In seguito alle spiegazioni di Garibaldi, Pianciani, che aveva promesso di non andare altrove che nella Romagna, diede la sua dimissione, e Garibaldi trasmise il comando sopra delle tre brigate, allora ancor unite, Tharrena, Gandini e Puppi al colonnello brigadiere e fino allora capo dello stato maggiore Rüstow, che ricevette nello stesso tempo l’incarico di raccogliere la divisione in Milazzo e di organizzarla. Rüstow stesso coll’ equipaggio del Bizantino era già nella mattina del 18 a Milazzo, dove giunsero nei giorni seguenti anche il resto delle truppe; così che nel giorno 21 vi aveva già riuniti 4000 uomini circa. Avendo Tharrena chiesto il suo congedo, il maggiore Spinazzi ebbe il comando di quella brigata. A motivo della partenza di Pianciani, dello sviamento della divisione dalla sua originaria destinazione, dei malcontento e della dissensione che nè risultò quà e là, era sorvenuta una certa confusione negli affari, ed un certo numero di ufficiali e di soldati avevano voluto dimettersi con Pianciani a Palermo. Rüstow si diede ora premura di organizzare quelle truppe a Milazzo, provvedendole di armi e munizioni , facendole esercitare, al quale oggetto non avevasi potuto fino allora approfittare d’alcun giorno, salvo per la prima brigata in Genova. Parleremo in seguito della quinta e sesta brigata rimaste nella Media Italia, e che in seguito al nuovo indirizzo preso dalle cose erano state divise dalle prime quattro. Frattanto Garibaldi, che nella mattina dei 17 agosto aveva già lasciato Palermo per recarsi nella costa orientale della Sicilia, cominciò le sue operazioni per passare nelle Calabrie.”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Rüstow stesso coll’ equipaggio del Bizantino era già nella mattina del 18 a Milazzo, dove giunsero nei giorni seguenti anche il resto delle truppe; così che nel giorno 21 vi aveva già riuniti 4000 uomini circa. Avendo Tharrena chiesto il suo congedo, il maggiore Spinazzi ebbe il comando di quella brigata…..Rüstow si diede ora premura di organizzare quelle truppe a Milazzo, provvedendole di armi e munizioni, facendole esercitare, al quale oggetto non avevasi potuto fino allora approfittare d’alcun giorno, salvo per la prima brigata in Genova. Parleremo in seguito della quinta e sesta brigata rimaste nella Media Italia, e che in seguito al nuovo indirizzo preso dalle cose erano state divise dalle prime quattro.”. Dunque, Rustow scriveva che avendo “Tharrena”, che comandava la Brigata Parma, avendo chiesto le sue dimissioni dal comando della stessa, il comando fu affidato al maggiore SPINAZZI. Mario Menghini (….), nel suo “La spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli nei proclami etc…”, a p. 309, dal suo Diario e da una lettera dell’11 settembre 1860, da Napoli, in proposito scriveva che: “Vi dò una notizia, che son persuaso giungerà gradita a molti dei nostri amici, ed è che la 3° brigata Milano, comandata dal colonnello O. Gandini, è entrata la prima in Napoli, delle schiere garibaldine. E’ ben ordinata e ben tenuta: i soldati sono tutti giovani, ma le guerre nazionali hanno il merito di agguerrir presto l’artigiano, il contadino e lo studente. Al fiero sguardo, al portamento ardito, alla carnagione abbronzata e ad una certa serietà intelligente, il direste vecchi soldati. La 3° Brigata apparteneva all’ultima spedizione che partì da Genova ai primi d’agosto, e d’accordo con Garibaldi doveva scendere sulle terre romane.”. Mario Menghini scriveva che a Capua i volontari della 3° brigata, la brigata Milano erano comandati dal Gandini. Si vedrà in seguito che il comando sarà temporaneamente tolto al Rustow e dato al De Giorgi o De Giorgis. Ma abbiamo visto che a Palermo, il Gandini, si dimetterà insieme al Pianciani. Infatti, Giuseppe Maraldi (…), nel suo “La spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 100, riferendosi al rifiuto dato a Garibaldi dal Pianciani, a Palermo, in proposito scriveva che: “Le brigate, Parma, Bologna, Milano, ….Garibaldi non si oppose, accettò pure le dimissioni, per gli stessi motivi addotti dal Pianciani, del colonnello Tharena e del Gandini delle brigate Milano e Bologna, che furono sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi.”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a pp. 725-726, in proposito scriveva che: “A queste parole del Dittatore, Pianciani diede le sue dimissioni, e Garibaldi affidò il comando delle tre brigate Tarrena, Gandini e Puppi al colonnello brigadiere Rustow , che ebbe in pari tempo l’ordine di recarsi in Milazzo e di riunire ed organizzare colà tutta intera quella. Tarrena seguiva intanto l’esempio del Pianciani ed aveva preso il suo congedo; il maggiore Spinazzi ebbe il comando di quella brigata. La partenza di Pianciani, di Tarrena e di altri ufficiali aveva gittato un certo malcontento nei componenti quella spedizione numerosa ;”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 773, in proposito scriveva che: “Il giorno 24 agosto, il generale Garibaldi concentrò tutta la sua armata attiva, eccetto la divisione Rustow che stava tuttavia in Milazzo, nelle vicinanze di Scilla col seguente ordine: alla testa stavano le truppe arrivate di fresco da Sicilia ; poi le brigate Eber e Sacchi, indi la divisione Cosenz e la divisione Medici, e finalmente la divisione Bixio. L’artiglieria, che in parte era disbarcata, fu da Orsini impiegata a formare nuove batterie sul litorale dell’estrema Calabria, perchè l’esercito rivoluzionario, guardato…”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a pp. 361-362, in proposito scriveva che: “§. 14. Numerazione de’ Garibaldini. Gli scrittori garibaldini enumerano le loro milizie così: il Bixio con 4500 presso Taormina e Giardina; altre dodici migliaia a scaloni sulle coste nord-est ; le divisioni Cosenz e Medici e la brigata Eber Eresso Messina a Torre di Faro con ottomila; la brigata Sacchi di 1500 presso Spadafora, e ‘1 Rustow con 4000 a Melazzo. Inoltre l’Orsini con gli artiglieri uniti a Palermo, dodici cannoni, una batteria da montagna, altra da campo e due mortai veniva ; per via tolse due mortai a Melazzo ; e arrivò a Torre di Faro con trentanove pezzi, dove elevava sei batterie di costa, e altre galleggianti, e ponti da imbarcare cavalli. Da tale enumerazione sembrano i soli contati da trentunomila; ma giugnendovi quelli contro la cittadella, i corpi d’artiglieria, quelli rimasti a Palermo, e i 2300 del Nicotera, parrebbero da quarantamila.”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 197-198, in proposito scriveva che: “Giungemmo a Palermo alle 10 circa della sera del giorno 17 agosto ; il generale era arrivato poche ore prima di noi; un suo ajutante venne a dirmi come egli desiderasse che i volontarii restassero a bordo quella notte; io dimandai se per me particolarmente avesse qualche ordine, e sentendo che no, dopo aver date le disposizioni necessarie per lo sbarco nella mattina seguente, scesi a terra che desideravo parlare quanto prima potessi con Garibaldi. Nella sera non mi fu possibile, mi dissero però che egli era in piedi ogni giorno prima delle quattro.”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a p. 208, in proposito scriveva che: “Tornando al discorso che io ebbi con Garibaldi, egli conchiuse dicendomi restassi in Palermo dove, aggiunse cortesemente, avrei avuto un collocamento conveniente; io di questo lo ringraziai, pregandolo invece mi autorizzasse a partire; e da che egli sembrava insistere, soggiunsi : Generale, voi siete troppo uomo di onore per non sentire i doveri che impone una promessa; io sono oltremodo dolente di allontanarmi da voi , e ciò voi potete vedermi nel volto; ma io ho promesso a molti di andare nello Stato Romano, voi stesso ordinate chevadano in quello i volontarii che sono in Toscana, l’onore m’impone di raggiungerli, non per reclamare comandi, ma per unirmi ad essi e fare insieme tutto ciò che sarà possibile perchè i vostri voleri siano eseguiti , perchè quelle infelici popolazioni, che ci aspettano, siano in qualche modo soccorse ; se non riusciremo , io avrò almeno fatto il mio dovere, mantenuta la mia parola. Il Generale mi strinse la mano, aggiungendo dopo un momento di riflessione , voi partite dunque per … Livorno, io replicai; e così ebbe fine il nostro colloquio . – Avendo presentato a lui il colonnello Rüstow, come quello al quale io dovea cedere il comando : Voi lo riterreté , ei gli disse , durante l’assenza del colonnello Pianciani maniera cortese per farmi intendere come fosse dispiacente della determinazione che io avevo dovuto prendere.”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 210-211, in proposito scriveva che: “…quello nel quale lo lasciai a Palermo, delle offerte fattemi perchè rimanessi, del dispiacere mostrato perchè me ne andava. Rimasi quattro giorni a Palermo, aspettando la partenza del vapore per Livorno; intanto i corpi della spedizione che si trovavano già nella città, e che arrivavano dalla Sardegna, erano successivamente diretti a Melazzo ; dello sbarco imminente delle Calabrie si veniva dicendo, fra i più informati, e dopo due giorni se n’ebbe la notizia ufficiale.”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a p. 211, in proposito scriveva che: “…I più restarono , e quelli che vollero partire dimandarono e ottennero licenza regolare, furono forniti di foglio di via e di mezzo di trasporto per tornare.”. Dunque, non tutti i volontari dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani, arrivati a Palermo, si unirono alle truppe Garibaldine. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 152-153, in proposito scriveva che: “Pianciani domandò ancora al generale dove fosse Bertani; « a bordo con me; se volete parlare con lui, venite pure, ma egli può solo ripetervi quello che vi ho detto io ; del resto egli viene pure a Palermo, e là in ogni caso lo vedrete. » E da agile marinaio, come era salito ridiscese nella sua lancia. Pianciani voltosi al capitano ordinò ad alta voce: << A Palermo, e facciamo di arrivarvi il più presto possibile ». Bertani è furente; Pianciani è sconfortato; l’intera spedizione è perplessa; tutta la Sicilia è inquieta per l’assenza del Dittatore; questi vede fallita l’impresa per la quale aveva abbandonato l’iniziato passaggio in Calabria, ed aveva corso il pericolo di essere catturato dalla crociera borbonica; questi serenamente rassicurava tutti , dicendo << state di buon animo , tutto va bene ».” . Dunque, il Pittaluga, sulla scorta del Pianciani, scriveva che Pianciani, a Cagliari, prime che partissero per Palermo, chiedendo a Garibaldi di Bertani scrive che Garibaldi gli avesse risposto « a bordo con me; se volete parlare con lui, venite pure, ma egli può solo ripetervi quello che vi ho detto io ; del resto egli viene pure a Palermo, e là in ogni caso lo vedrete. ». Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 154-155-156, in proposito scriveva che: “Lo scacco subìto al Golfo degli Aranci non aveva abbattuto lo spirito di Bertani, il quale continuava a macchinare intorno alla diversione. Il Dittatore come al solito non si pronunziava; tuttavia la necessità di ritornare in Sicilia, il tempo perduto, i pericoli corsi, gli ostacoli incontrati e tuttora persistenti, gli fecero dire della diversione che ormai era una minestra riscaldata. Mentre si svolgevano tutte queste cose in Sardegna, avveniva, nella notte del 13 al 14 agosto il tentativo di rapimento nel porto di Napoli, del vascello il Monarca. La coincidenza di questo fatto coll’assenza inopinata di Garibaldi dalla Sicilia, fecero attribuire a Garibaldi stesso il fallito tentativo tanto che lo affermarono nelle loro pregiate storie il RUSTow (p . 252 ); DE SIVO ( 138) ; PIGORINI-TURR ( 128 ); DELLI FRANCI ( 86). Ma non è vero affatto, come risulta dal racconto delle cose qui ora esposte, avvenute in Sardegna. La notte del 13 al 14 agosto, Garibaldi era nel Golfo di Terranova. Sul tentato rapimento, vedasi nel cenno biografico di Sgarallino Andrea.”.
Nel 16 di sera o era già 17 (?) agosto 1860, a Palermo arrivò il colonnello PIANCIANI con lo Stato Maggiore, il colonnello RUSTOW, ed una parte della Brigata BOLOGNA o PUPPI (le truppe di volontari dell’ex ‘Spedizione PIANCIANI’ (poi detta di Terranova), il maggiore Giovan Battista CATTABENI di Senigallia, il maggiore BASSI di Siena e FERRACINI
Dalla Sardegna, il primo a ripartire per la Sicilia fu Garibaldi sul vapore Washington, ma sia Bertani che il Pianciani, che era arrivato sul “Byzantin”, ripartirono per la Sicilia solo dopo Garibaldi in quanto i vapori non avevano fatto del tutto rifornimento di carbone. Il colonnello Luigi Pianciani, comandante della Spedizione battezzata dal Bertani “Terranova”, si era partito d Genova, con Rustow e tutto lo Stato Maggiore, insieme ad altri volontari garibaldini che ancora non erano arrivati a Golfo Aranci. Si è visto che essi da Cagliari, ingiunti da Garibaldi dovettero ripartire per Palermo, ma essi non viaggiarono con Garibaldi che pure viaggiò per mare per Palermo ma ripartirono da Cagliari sul vapore Byzantin. Arrivarono a Palermo. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a pp. 157, in proposito scriveva che: “II…fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Il colonnello Rustow, nella traduzione di Eliseo Porro (…..), nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), a p. 8, in proposito scriveva che: “Giunsimo a Palermo il 16 sera ad ora troppo avanzata per operare lo sbarco, epperciò Pianciani, lo differi fino alle 4 della mattina seguente. Quando giunsi al bivacco, vidi Garibaldi e Pianciani, e seppi che quest’ultimo aveva già deposto il comando perchè avendo dato parola ai suoi amici politici che non sarebbe sbarcato su alcun punto d’Italia fuori dagli Stati Papalini, si ricusò di cooperare ad ogni altra destinazione determinata da Garibaldi per le nostre truppe. Con ciò egli pensò procedere da uomo d’onore.”. Dunque, il colonnello Rustow, che coe facente parte dello Stato Maggiore si imbarcò con Pianciani a Genova, scriveva che arrivarono da Cagliari a Palermo il 16 agosto 1860, ma di sera: “ad ora troppo avanzata per operare lo sbarco, epperciò Pianciani, lo differi fino alle 4 della mattina seguente.”. Infatti, Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 197-198, in proposito scriveva che: “Giungemmo a Palermo alle 10 circa della sera del giorno 17 agosto; il generale era arrivato poche ore prima di noi; un suo ajutante venne a dirmi come egli desiderasse che i volontarii restassero a bordo quella notte; io dimandai se per me particolarmente avesse qualche ordine, e sentendo che no, dopo aver date le disposizioni necessarie per lo sbarco nella mattina seguente, scesi a terra che desideravo parlare quanto prima potessi con Garibaldi. Nella sera non mi fu possibile, mi dissero però che egli era in piedi ogni giorno prima delle quattro.”. Dunque, il Pianciani testimonia essere arrivato a Palermo il 17 agosto 1860. Ma Pianciani scriveva che arrivarono a Palermo il 17 agosto 1860 perchè, infatti, il Rustow spiega che il Pianciani: “lo differi fino alle 4 della mattina seguente.”. A questo punto, però noto e faccio una precisazione. Agostino Bertani, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Bertani, giunto che fu a Palermo, radunati con Rustow, secondo gli ordini di Garibaldi, quattomila cinquecento volontari a Milazzo, etc…”. Dunque, da ciò che scriveva il Bertani nel suo Diario si evince che egli da Cagliari era arrivato a Palermo dopo di Garibaldi e quindi, da ciò deduco che forse Bertani si era imbarcato con Pianciani e Rustow sul vapore Byzantin. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 169 e ssg., riferendosi a Garibaldi a Golfo Aranci, in proposito scriveva che: “….Fissa Cagliari per radunare tutti, e volendo andare lui alla Maddalena per fare carbone (o per ispirarsi a Caprera ? ), Bertani monta a bordo d’altro legno, risoluto a non più abbandonare la spedizione e fare eseguire gli ordini di Garibaldi qualunque siano per essere. A tutte le domande ansiose, alle osservazioni dispettose di non pochi degli ardenti fautori della spedizione nel Pontificio, egli risponde: <Si va dove, quando, come Garibaldi ordinerà. E i volontari s’acquetarono pur fremendo.”. Dunque, dalle parole di Bertani e della White, traspare che, Garibaldi, prima di allontanarsi per andare a Caprera, sua isola amata (senza “Bertani monta a bordo d’altro legno), etc…”), Bertani, invece, salì su un altro vapore (che non era il Washington) dove vi erano parte delle sue truppe della Spedizione Terranova, scrive la White: “risoluto a non più abbandonare la spedizione e fare eseguire gli ordini di Garibaldi qualunque siano per essere.”. Agostino Bertani, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo, etc….”. Dunque, la White scriveva che, Garibaldi, “ritornato da Caprera a Cagliari”, (col Washington) nota che a Cagliari era arrivato (il 14 agosto 1860 anche il Pianciani, sul “Bysantin”, con una parte della brigata Puppi e con lo Stato Maggiore (Rustow ed altri. Riguardo a Bertani a Cagliari dopo il rientro di Garibaldi da Caprera, vediamo cosa scriveva un altro testimone di eccezione. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 190 e ssg., riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “…..stringendomi amichevolmente la mano, soggiungeva: “State di buon animo, Colonnello, tutto va bene, ci parleremo a Palermo, io vi seguirò, e così dicendo scendeva nella sua barchetta; io volli dimandare dove fosse il Bertani. A bordo con me, rispose: se volete parlar con lui venite pure, ma egli può solo ripetervi quello che vi ho detto io; del resto egli pure viene a Palermo e là in ogni caso lo vedrete. Etc..”. Dunque, Pianciani scriveva che Garibaldi gli disse che Bertani era sul vapore Washington e che con lui doveva viaggiare fino a Palermo, dove avrebbe potuto vedere ed incontrare. Dunque, a Cagliari, secondo quanto scrive il Pianciani, Bertani era con Garibaldi che gli promise che Bertani poteva vederlo a Palermo. Pianciani non incontrò Bertani a Cagliari. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 170 e ssg., riferendosi a Garibaldi a Golfo Aranci, in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi , trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo, domanda diecimila cartucce. Questi temendo nuovo sperpero fa consegnare le cartucce, ma vuole rimanere coi volontari, e a sua giustificazione prega il generale di dare l’ordine in iscritto per Palermo. Eccolo: “Esercito Meridionale. Cagliari , 15 agosto 1860. Caro Bertani, Con tutta la gente che avete a disposizione venite a raggiungermi in Sicilia. G. Garibaldi.”.”. Dunque, secondo ciò che scrisse la White, Garibaldi invitò Bertani a seguirlo a Palermo ma Bertani “vuole rimanere coi volontari, etc…” e, prega Garibaldi di scrivergli l’ordine di recarsi a Palermo. Dunque, Bertani non partì il 16 agosto 1860 da Cagliari con Garibaldi ma partì senza Garibaldi ed arrivò a Palermo solo dopo Garibaldi e solo dopo il Pianciani. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “Così infatti avvenne e dopo pochi giorni di sosta a Golfo Aranci, nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. “. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 264-265, in proposito scriveva: “Il Bisantino, che portava porzione delle brigate Gandini e Puppi e tutto lo stato maggiore generale, ………..”, poi continuando il suo discorso, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “Nel pomeriggio del 15 il Bisantino arrivò in rada di Cagliari. Ivi incontrò lo stesso Garibaldi col grosso delle brigate Gandini e Puppi, e Garibaldi ordinò a Pianciani di tosto far vela per Palermo ove dovevano seguirlo anche le altre navi appena si fossero rifornite di carbone. Il 16 di sera il Bisantino toccò Palermo. Il 17 mattina Pianciani ebbe un abboccamento con Garibaldi. Etc…”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Alla sera del 16 il Bizantino arrivò a Palermo. Nella mattina del 17 Pianciani ebbe un’ abbocamento con Garibaldi. Etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “Pianciani….Il 16 giunge a Palermo, mentre le truppe restano a bordo egli, impaziente, scende a terra sperando di parlare con Garibaldi che è giunto prima di lui.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 342, in proposito scriveva che: “Ma torniamo a Garibaldi. L’abbiamo visto giungere nella sera del 16 agosto a Palermo, da cui mancava da un mese: il Bertani l’aveva lasciato in Sardegna. Passata la notte nella sua cameretta di Palazzo Reale, etc…il 22 agosto il Dittatore s’era imbarcato per Messina…”. Dunque, Agrati scriveva che il Bertani era rimasto in Sardegna mentre Garibaldi già era ripertito per Palermo. Infatti, Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Il Bertani giunse a Palermo quando Garibaldi era già partito, e, sempre fermo nell’idea di tentare la diversione, si affrettò a vedere il Pianciani per intendersi con lui.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “Il Garibaldi…a Palermo. Griunservi la sera del 17; ma il Pianciani ricusò di far quella guerra, e se ne tornò a Livorno; il surrogò il prussiano Rustow, che li menò a ordinarli a Melazzo.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “….a Palermo. Giunservi la sera del 17; ma il Pianciani ricusò di far quella guerra, e se ne tornò a Livorno; il surrogò il prussiano Rustow, che li menò a ordinarli a Melazzo.”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Frattanto Garibaldi, che nella mattina dei 17 agosto aveva già lasciato Palermo per recarsi nella costa orientale della Sicilia, cominciò le sue operazioni per passare nelle Calabrie.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 154-155-156, in proposito scriveva che: “Dei vapori partiti da Cagliari per Palermo, giunse primo il Washington con Garibaldi nel pomeriggio del 16 agosto. Appena giunto il Dittatore si occupò delle gravissime cose politiche di quei giorni, dell’annessione prima di tutto, che era l’argomento della discordia; dei bisogni dell’esercito, delle disposizioni per il passaggio in Calabria. Pianciani giunse col Bisantino alle 10 di sera dello stesso 16 agosto, e, sceso a terra, cercò subito di essere ricevuto dal Dittatore, fissa sempre la mente di rimediare in qualche modo al disguido della diversione, e di indirizzarla alle terre pontificie dalla Sicilia stessa, cosa d’altronde che risultava nell’ordine d’idee stabilito nel compromesso di Genova con Farini. Il Dittatore essendo già a letto, gli fu detto di ritornare alle 4 dell’indomani mattina. Etc…”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a pp. 725-726, in proposito scriveva che: “……………………………..”.
Nel 17 agosto 1860, a Palermo, il colloquio tra GARIBALDI e il colonnello PIANCIANI che si dimise dal comando della Spedizione TERRANOVA (ex spedizione Bertani-Pianciani)
Eliseo Porro (…..), nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), a pp. 8-9, in proposito scriveva che: “Giunsimo a Palermo il 16 sera ad ora troppo avanzata per operare lo sbarco, epperciò Pianciani, lo differi fino alle 4 della mattina seguente. Quando giunsi al bivacco, vidi Garibaldi e Pianciani, e seppi che quest’ultimo aveva già deposto il comando perchè avendo dato parola ai suoi amici politici che non sarebbe sbarcato su alcun punto d’Italia fuori dagli Stati Papalini, si ricusò di cooperare ad ogni altra destinazione determinata da Garibaldi per le nostre truppe. Con ciò egli pensò procedere da uomo d’onore. In quanto a me, non vincolato come il colonnello Pianciani e d’altronde considerando che noi avevamo sempre riconosciuto Garibaldi come nostro capo supremo, pensai che a lui solo competesse il diritto di decidere sull’indirizzo delle nostre operazioni. Sebbene assai penoso ed amaro, mi riuscisse il rinunciare ad un’impresa per la quale aveva già tutto predisposto e che vagheggiava con viva passione, pure non esitai a ciecamente sottomettermi agli ordini di Garibaldi. Esso mi affidò il comando della spedizione, ossia della divisione di Terranova, che d’allora in poi fu così nominata, ingiungendomi d’imbarcare per le 4 pomeridiane dello stesso giorno, tosto che le truppe avessero fatto il rancio, e di salpare per Milazzo, dove tutta la parte disponibile della divisione doveva riunirsi. Vi arrivai il 18 a mezzodi e nei susseguenti due giorni fui raggiunto dagli altri legni.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a p. 266 aggiunge che: “Il 16 di sera il Bisantino toccò Palermo. Il 17 mattina Pianciani ebbe un abboccamento con Garibaldi. Garibaldi disse che non poteva acconsentire alla spedizione nella Romagna, perchè non poteva far senza della divisione per la sua intrapresa contro il continente napoletano. Ciò deve essere espressamente ricordato, giacchè, per motivi facili a capirsi, si era diffusa la voce menzognera che Garibaldi avrebbe condotto in persona la spedizione di Terranova nello Stato Pontificio, se la mattina del 14 avesse trovato nel golfo degli Aranci più dei 2000 uomini di Gandini e Puppi. Soltanto questa scarsità di uomini lo avrebbe indotto a condurre la spedizione nella Sicilia. In conseguenza delle spiegazioni di Garibaldi , Pianciani , che aveva promesso di non andare in altro sito che nella Romagna, si dimise dal suo comando, e Garibaldi trasmise il comando sulle tre brigate riunite Tharrena, Gandini e Puppi al capo dello stato maggiore generale, colonnello brigadiere Rüstow, che ebbe in pari tempo incarico di raccogliere ed organizzare la divisione a Milazzo.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “In conseguenza delle spiegazioni di Garibaldi, Pianciani, che aveva promesso di non andare in altro sito che nella Romagna, si dimise dal suo comando, etc…”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156 e ssg., in proposito scriveva pure che: “Allora questi fece cortesi saluti ed auguri a Pianciani, il quale nel congedarsi presentò al Dittatore il colonnello Rustow come quello al quale cedeva il comando delle tre brigate, Parma, Milano e Bologna (Tharrena, Gandini, Puppi), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero l’ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo. I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, perchè era stata cambiata la destinazione per la quale eransi impegnati, e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. L’altra brigata Eberhardt,..di recarsi a Giardini agli ordini di Bixio.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “Così infatti avvenne e dopo pochi giorni di sosta a Golfo Aranci, nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 332, in proposito scriveva che: “Ma Pianciani non si arrende e non accetta il cambiamento di programma: egli s’è impegnato per gli Stati Romani, non per la Calabria; e, senz’altro, si dimette indicando il Rustow a suo successore. Con lui, se ne vanno il Tharrena e qualche altro. Pochi giorni dopo, il Pianciani pubblica una protesta dichiarandosi repubblicano, ma affermando di aver lealmente accettato il programma “Italia e Vittorio Emanuele” cui intendeva tenersi fedele. Però, dice, ritener suo dovere “di opporsi a coloro che negoziano i popoli etc…”. Agrati, a p. 333, in proposito aggiunge che: “Il Pianciani abbandonò la Sicilia il 20 agosto e andò in Toscana, donde, come ospite pericoloso, lo espulse il Ricasoli dopo pochi giorni, il 2 settembre. A Palermo, il suo posto era stato preso dal Rustow, che quindi aveva assunro il comando della Divisione, battezzata allora dal Bertani stesso, di Terranova.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 170 e ssg., riferendosi a Garibaldi a Golfo Aranci, in proposito scriveva che: “Queste istruzioni chiariscono di nuovo come Garibaldi non avesse mai abbandonata l’idea prediletta. Vero è che rifiutò di lasciar Pianciani, giunto a Palermo, partire colla spedizione lì per lì, per sbarcare negli Stati pontifici. Onde la sua dimissione da Garibaldi accettata con queste parole: Non crediate però che io abbia cambiato di pensiero per quanto si riferisce allo Stato pontificio: desidero invece, e più che mai, che la insurrezione si promuova, si sostenga in quello energicamente; ma ciò può farsi benissimo coi volontari che sono in Firenze e nelle Romagne; molte volte si ottiene più con duemila uomini che con diecimila. Che facciano dunque, e se non potranno finire, comincino almeno: noi andremo ad incontrarli per terminar l’opera che avranno iniziata , e voi sapete che a me piace far presto.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 154-155-156, in proposito scriveva che: “Dei vapori partiti da Cagliari per Palermo, giunse primo il Washington con Garibaldi nel pomeriggio del 16 agosto. Appena giunto il Dittatore si occupò delle gravissime cose politiche di quei giorni, dell’annessione prima di tutto, che era l’argomento della discordia; dei bisogni dell’esercito, delle disposizioni per il passaggio in Calabria. Pianciani giunse col Bisantino alle 10 di sera dello stesso 16 agosto, e, sceso a terra, cercò subito di essere ricevuto dal Dittatore, fissa sempre la mente di rimediare in qualche modo al disguido della diversione, e di indirizzarla alle terre pontificie dalla Sicilia stessa, cosa d’altronde che risultava nell’ordine d’idee stabilito nel compromesso di Genova con Farini. Il Dittatore essendo già a letto, gli fu detto di ritornare alle 4 dell’indomani mattina. Ricevuto all’ora indicata, Garibaldi gli disse subito che per le sue operazioni gli occorreva di riunire quanti più uomini potesse, e che perciò doveva contare sulle truppe da lui Pianciani condotte in Sicilia. Ma subito soggiungeva che egli era sempre d’avviso che fosse utilissimo di operare la diversione nello Stato pontificio, di promuovere colà l’insurrezione, e di sostenerla energicamente; che intanto si facesse subito coi volontari di Nicotera e di Caucci apprestati a Firenze ed in Romagna ; « molte volte si ottiene più con 2000 uomini che con 10.000; che facciano adunque; e se non potranno finire comincino almeno, che noi andremo ad incontrarli per terminare assieme l’opera che avranno incominciata.>> Disse poi a Pianciani che rimanesse a Palermo che avrebbe pensato a valersi di Lui. Ma Pianciani fece osservare al Dittatore che potevano bensì restare i suoi sottoposti, e che li aveva esortati a ciò fare; non lui che aveva promesso di condurli altrove . Inoltre poichè il Dittatore aveva detto che poteva bastare a compiere la diversione nello Stato romano quella parte dei suoi dipendenti che si trovava tuttora in Toscana e Romagna, l’onore gli imponeva di raggiungerla per fare il possibile nel senso indicato dal Dittatore. Allora questi fece cortesi saluti ed auguri a Pianciani, il quale nel congedarsi presentò al Dittatore il colonnello Rustow come quello al quale cedeva il comando delle tre brigate Parma, Milano, Bologna (Tharrena , Gandini e Puppi ), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo. I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, perchè era stata cambiata la destinazione per la quale eransi impegnati, e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. L’altra brigata Eberhardt, appena toccato Palermo col Torino, aveva ricevuto ordine da Sirtori di girare attorno alla Sicilia per l’Occidente ed il Mezzogiorno, e di recarsi a Giardini agli ordini di Bixio.”.
Nel 17 agosto 1860, a Palermo, Garibaldi e le dimissioni dei comandanti dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani (chiamata TERRANOVA): PIANCIANI (Comandante in capo), il colonnello THARRENA (comandante della Brigata PARMA), che fu affidata al maggiore SPINAZZI e, il colonnello GANDINI (comandante della Brigata MILANO)
I garibaldini della “Spedizione Bertani-Pianciani” sbarcarono in Sicilia, a Palermo, ivi indirizzati da Garibaldi e dove Garibaldi ed i suoi Mille avevano già conquistato la Sicilia. In seguito all’arrivo di una parte delle truppe dell’ex Spedizione “Terranova” o ex “Spedizione Pianciani”, a Palermo, che Garibaldi e Bertani avevano trovate a Golfo Aranci ivi riunite, in seguito al colloquio che Garibaldi ebbe col il Comandante in Capo di dette truppe, il colonnello Pianciani, alcuni comandanti delle designate Brigate, insieme a lui si dimisero. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 154-155-156, in proposito scriveva che: “Pianciani giunse col Bisantino alle 10 di sera dello stesso 16 agosto, e, sceso a terra, cercò subito di essere ricevuto dal Dittatore, fissa sempre la mente di rimediare in qualche modo al disguido della diversione etc…”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 197-198, in proposito scriveva che: “Giungemmo a Palermo alle 10 circa della sera del giorno 17 agosto; il generale era arrivato poche ore prima di noi; etc…”. Dunque, Pianciani arrivò la sera del 17 agosto 1860 ma non potè vedere subito Garibaldi. Infatti, Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 6, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “L’esercito venne diviso in 6 piccole brigate, alle quali si diede il nome dei paesi dov’erano state formate, o di quelli che avevano fornito il maggior contingente per la loro formazione.”. Dunque, in questo passaggio Rustow scriveva che al piccolo esercito partito da Genova per la Sardegna, comandato dal colonnello Pianciani, era costituito da 6 Brigate a cui venne dato il nome delle città di provenienza dei volontari e quindi si ebbero la: “Così la 1° Brigata si chiamò Genova; la 2° Parma; la 3° Milano; la 4° Bologna; la 5° Toscana; la 6à degli Abruzzi. Il colonnello Pianciani ne aveva il comando in capo; io fui capo dello Stato Maggiore e Comandante in secondo.”. Rustow aggiunge che il piccolo esercito di volontari era comandato dal colonnello Pianciani che volle Rustow come capo di Stato maggiore e comandante in secondo. Garibaldi accettò le dimissioni di Pianciani, di Tharrena e di Gandini e li sostituì con altri comandanti. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a p. 211, in proposito scriveva che: “…I più restarono , e quelli che vollero partire dimandarono e ottennero licenza regolare, furono forniti di foglio di via e di mezzo di trasporto per tornare.”. Dunque, non tutti i volontari dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani, arrivati a Palermo, si unirono alle truppe Garibaldine. Inoltre Garibaldi, in quella occasione, il 17 agosto 1860 a Palermo nominò Capo di Stato Maggiore il colonnello Wilhelm RUSTOW, per gli italiani Guglielmo RUSTOW, che come vedremo li porterà a Sapri, insieme al generale TURR a cui era stato affidato il comando in Capo delle dette Truppe garibaldine. A Rustow, fu dato subito l’incarico di portare quelle truppe a Milazzo, dove arrivarono il 17-18 agosto 1860. Per questa fase, i maggiori testimoni restano il Rustow ed il Pianciani. Oltre al fatto che alcuni comandanti si dimisero, Garibaldi decise di aggregare queste truppe alla 15° Divisione, in quel momento affidata al generale TURR. Il generale Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, (prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “Il corpo di Rustow fu per ordine di Garibaldi unito alla 15. divisione comandata da Turr ….Vennero quindi imbarcati nella sera del 1. Settembre circa 1500 uomini, cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma; dovendo il resto della brigata Parma seguire il più presto possibile, ed anche quella di Bologna, in quanto lo avesero permesso il numero dei legni disponibili.”. Giulio Adamoli, nel suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario”, Milano, ed. Treves, 1861, a pp. 145-146 scriveva che: “Il contingente straniero della 15° Divisione, già così ricco, si accrebbe, con la Spedizione Pianciani, …..e i suoi capi, il Pianciani e il Bertani, si dimisero, le brigate, di cui essa si componeva, vennero distribuite fra i comandi dell’esercito meridionale. Il colonnello Rustow, che era con il Pianciani, rimasto quindi in disponibilità, fu chiamato dal Turr a disimpegnare le funzioni di capo di stato maggiore della sua divisione. Così egli divenne mio superiore.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Infatti partì, e il 18 arrivò a Milazzo, ma non trovò più il Generale; trovò invece le tre brigate comprendenti circa 4500 uomini comandate dal Rustow. A Milazzo il 19 agosto pervenne pure il Turr con l’ordine del Dittatore di aggregare i volontari di Terranova alla 15° Divisione.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a p. 258, in proposito scriveva: “Comandante in capo di essa era il colonnello Pianciani e capo dello stato maggiore generale il colonnell G. Rüstow, che avevano specialmente diretto l’organizzazione.“. Dunque, secondo la testimonianza stessa di Rustow, gli furono affidate le tre brigate “Tharrena” (che poi si dimise insieme a Pianciani e quindi passò al maggiore Spinazzi, la brigata “Milano” (Gandini) e “Puppi”. “Avendo Tharrena data la sua dimissione, la di lui brigata passò al maggiore Spinazzi.”. Dunque, “Tharrena”, che faceva parte del corpo di Spedizione ex Pianciani, si era dimesso a Palermo. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Avendo Tharrena chiesto il suo congedo, il maggiore Spinazzi ebbe il comando di quella brigata…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “….nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, ebbe ordini da Garibaldi di portarli a Milazzo con tre brigate, mentre quella di Eberhard, imbarcata sul vapore ‘Franklin’, fu inviata alla costa meridionale dell’isola per unirsi alla colonna di Bixio. Etc…”. Come abbiamo visto in precedenza, il colonnello Tharena comandava la Brigata PARMA. Dunque, Rustow scriveva che avendo “Tharrena”, che comandava la Brigata Parma, avendo chiesto le sue dimissioni dal comando della stessa, il comando fu affidato al maggiore SPINAZZI. Dunque, la BRIGATA PARMA ebbe come nuovo comandante il maggiore SPINAZZI.La brigata Parma, in origine comandata da Tharena e che in seguito alle dimissioni di Tharrena, fosse passata al maggiore Spinazzi. Tharena comandava la brigata “Parma” dell’ex spedizione Pianciani ma, insieme a Pianciani il 16 agosto 1860 diede le sue dimissioni. Su Wikipedia, alla voce “Pietro Spinazzi” leggiamo che Pietro Spinazzi, si arruolò nell’esercito regolare sabaudo, con il grado di capitano, stabilendosi nuovamente a Genova, per lasciarlo nel 1860 per seguire Giuseppe Garibaldi nella campagna dell’Italia meridionale al seguito della spedizione guidata da Luigi Pianciani, detta anche spedizione Terranova, forte di circa 8.940 uomini. Maggiore della 2ª Brigata “Parma”, comandata dal colonnello Tharrena, giunse in Sicilia via nave sbarcando a Palermo, l’11 agosto, e pochi giorni, a Milazzo, sostituì al comando della Brigata lo stesso colonnello Tharrena dimessosi in polemica con il comando generale in quanto cambiata le destinazione di impiego della sua unità. Durante la campagna guidò l’ex 2ª Brigata “Tharrena”, composta da 700 uomini circa, sempre agli ordini di Nino Bixio, comandante della 18ª Divisione dell’esercito meridionale, e per il valore dimostrato, il 1º ottobre nella battaglia del Volturno, durante il combattimento di Ponti della Valle di Maddaloni, fu elogiato ufficialmente dallo stesso, promosso al grado di tenente colonnello e proposto della croce al valore militare di Savoia che poi non ottenne. Il 21 maggio il Ministero della Guerra conferiva al luogotenente colonnello Pietro Spinazzi il comando del 2º Reggimento Volontari Italiani in formazione a Como. Il colonnello era nativo di Parma, sposato con figli, aveva oltre cinquant’anni d’età. Proveniva dai ranghi dell’esercito regolare che aveva lasciato volontariamente per inseguire l’irresistibile richiamo di Garibaldi. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156, in proposito scriveva che: “Ma Pianciani fece osservare al Dittatore che potevano bensì restare i suoi sottoposti, e che li aveva esortati a ciò fare; non lui che aveva promesso di condurli altrove. Inoltre poichè il Dittatore aveva detto che poteva bastare a compiere la diversione nello Stato romano quella parte dei suoi dipendenti che si trovava tuttora in Toscana e Romagna, l’onore gli imponeva di raggiungerla per fare il possibile nel senso indicato dal Dittatore. Allora questi fece cortesi saluti ed auguri a Pianciani, il quale nel congedarsi presentò al Dittatore il colonnello Rustow come quello al quale cedeva il comando delle tre brigate Parma, Milano, Bologna (Tharrena , Gandini e Puppi ), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo. I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, perchè era stata cambiata la destinazione per la quale eransi impegnati, e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. L’altra brigata Eberhardt, appena toccato Palermo col Torino, aveva ricevuto ordine da Sirtori di girare attorno alla Sicilia per l’Occidente ed il Mezzogiorno, e di recarsi a Giardini agli ordini di Bixio.”. Dunque, in questo passaggio il Pittaluga scrive che Tharrena e Gandini si dimisero, ed il comando delle due loro brigate, la “Tharrena” e la “Milano” passarono rispettivamente ai due colonnelli Spinazzi e De Giorgi, ma a noi da altri autori non risulta che a Sapri, la Brigata MILANO arrivasse con il De Giorgi o De Giorgis senza il colonnello GANDINI. In effetti, oltre al Pittaluga anche altri autori scrissero che GANDINI si era dimesso. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Il Pianciani, …..suggerì come successore al comando il colonnello Rustow. Garibaldi non si oppose, accettò pure le dimissioni, per gli stessi motivi addotti dal Pianciani, del colonnello Tharena e del Gandini delle brigate Milano e Bologna, che furono sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. Le brigate Parma, Bologna, Milano, partirono lo stesso giorno per Milazzo, etc…”. Dunque, secondo il generale Pittaluga, la brigata “Milano” non era più comandata dal colonnello Gandini che fu sostituito con De Giorgi. A me risulta che Gandini, che comandava la brigata “Milano” sbarcò a Paola e poi a Sapri. Dunque, Pittaluga scriveva che una volta allontanato il Pianciani e, dimessisi i colonnelli Tharrena e Gandini, che chiesero di essere dispensati, essi furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi o De Giorgis. Spinazzi sostituendo Tharrena, andava a comandare la Brigata “PARMA”; De Giorgi, sostituendo Gandini andava a comandare la Brigata “MILANO”. Dei colonnelli Spinazzi e De Giorgi o De Giorgis, ci parla Rustow che, il 3 settembre era con loro a Sapri. Per esempio, il colonnello Cesare Cesari, del Ministero della Guerra nel testo citato, a p. 172, in proposito scriveva che: “Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano a loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”. Dalla revisione di queste notizie troviamo il Gandini che condusse le truppe della brigata “Milano”, la brigata “Parma” condotta dal maggiore Spinazzi.A Palermo non era ancora arrivata la Brigata BOLOGNA o PUPPI. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, ecc…, a pp. 259-260 e ssg., addirittura lo chiama “CANTINI”, non “GANDINI” ed in proposito scriveva che: “Così la 1° Brigata era chiamata ‘Genova’, la 2° ‘Parma’, la 3° Milano, la 4° Bologna, la 5° Toscana, e l’ultima, la 6° Abruzzi….Le prime 4 agli ordini rispetivamente dei colonnelli Eberhardt, Tharrena, Cantini e Puppi, etc…”. E’ un errore di trascrizione ? Il comandante della 3° brigata Milano non era “Cantini” ma Gandini. Dalla revisione di queste notizie troviamo il colonnello “Gandini” che condusse le truppe della brigata “Milano”, la brigata “Parma” condotta dal maggiore Spinazzi. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, in questo passaggio, il Pecorini-Manzoni scriveva che una volta in Sicilia, a Palermo, le truppe della ex spedizione Pianciani, vennero denominate: “Tharena” (poi chiamata Spinazzi), “Milano”, comandata dal Rustow, “Puppi” (poi in seguito chiamata “Sacchi”), la “Nicotera” (poi in seguito chiamata “Spangaro”). Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Pecorini scriveva che dopo queste dimissioni, la truppa dell’ex spedizione Bertani-Pianciani veniva divisa: “Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, in questo passaggio, il Pecorini-Manzoni scriveva che una volta in Sicilia, a Palermo, le truppe della ex spedizione Pianciani, vennero denominate: “Tharena” (poi chiamata Spinazzi), “Milano”, comandata dal Rustow, “Puppi” (poi in seguito chiamata “Sacchi”), la “Nicotera” (poi in seguito chiamata “Spangaro”). Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 444, in proposito scriveva che: “Il Rustow, un esule tedesco, era al comando di questa brigata o meglio piccolo battaglione “Milano”, già affidato al comando del Pianciani, poi a quello del Turr, a Sapri e al Volturno. Importante.”. Traveljan (….), sulla scorta della White-Mario (….), che non vedeva di buon occhio i cavouriani Turr e Rustow, scriveva che all’“esule tedesco” Rustow, gli fu concesso da Garibaldi solo il comando della brigata “Milano”. Ma ciò non corrisponde al vero. Al Rustow, in seguito alle dimissioni del conte Luigi Pianciani, Garibaldi affidò lo Stato Maggiore delle tre brigate “Milano”, “Parma” e “Bologna”. La brigata “Milano” era comandata dal colonnello Gandini che pare si fosse dimesso e per questo motivo affidata al comando del maggiore De Giorgis; la brigata “Bologna”, comandata da Puppi; etc…Mario Menghini (….), nel suo “La spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli nei proclami etc…”, a p. 309, dal suo Diario e da una lettera dell’11 settembre 1860, da Napoli, in proposito scriveva che: “Vi dò una notizia, che son persuaso giungerà gradita a molti dei nostri amici, ed è che la 3° brigata Milano, comandata dal colonnello O. Gandini, è entrata la prima in Napoli, delle schiere garibaldine…..La 3° Brigata apparteneva all’ultima spedizione che partì da Genova ai primi d’agosto, e d’accordo con Garibaldi doveva scendere sulle terre romane.”. Mario Menghini scriveva che a Capua i volontari della 3° brigata, la brigata Milano erano comandati dal Gandini. Si vedrà in seguito che il comando sarà temporaneamente tolto al Rustow e dato al De Giorgi o De Giorgis. Ma abbiamo visto che a Palermo, il Gandini, si dimetterà insieme al Pianciani. Infatti, Giuseppe Maraldi (…), nel suo “La spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 100, riferendosi al rifiuto dato a Garibaldi dal Pianciani, a Palermo, in proposito scriveva che: “Le brigate, Parma, Bologna, Milano, ….Garibaldi non si oppose, accettò pure le dimissioni, per gli stessi motivi addotti dal Pianciani, del colonnello Tharena e del Gandini delle brigate Milano e Bologna, che furono sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 332, in proposito scriveva che: “Ma Pianciani non si arrende e non accetta il cambiamento di programma: egli s’è impegnato per gli Stati Romani, non per la Calabria; e, senz’altro, si dimette indicando il Rustow a suo successore. Con lui, se ne vanno il Tharrena e qualche altro. Etc…”.
LA NOMINA DI RUSTOW
Nel 16-17 agosto 1860, a Palermo, Garibaldi nominò il colonnello Wilhelm RUSTOW Capo di Stato Maggiore di tre brigate (che facevano parte dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani): la Brigata MILANO (comandata da CANTINI o GANDINI (?) affidata al maggiore DE GIORGIS ?), la Brigata PARMA (comandata dal maggiore SPINAZZI), la Brigata BOLOGNA (affidata al tenente PUPPI), che vennero così aggregate all’Esercito Meridionale ed alla 15° Divisione
I garibaldini della “Spedizione Bertani-Pianciani” sbarcarono in Sicilia, ivi indirizzati da Garibaldi e dove Garibaldi ed i suoi Mille avevano già conquistato la Sicilia. In seguito all’arrivo dell’ex Spedizione “Terranova” o “Spedizione Pianciani”, a Palermo ed alle dimissioni del loro capo Luigi Pianciani, Garibaldi decise di affidare l’incarico di Capo di Stato Maggiore al colonnello polacco Wilhelm Rustow, per gli italiani Guglielmo Rustow, al quale fu dato subito l’incarico di portare quelle truppe a Milazzo, dove arrivarono il 17-18 agosto 1860. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a p. 258, in proposito scriveva: “Comandante in capo di essa era il colonnello Pianciani e capo dello stato maggiore generale il colonnell G. Rüstow, che avevano specialmente diretto l’organizzazione. La forza della spedizione ammontava a circa 9000 uomini. Questa piccola armata era ripartita in sei piccole brigate…”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “In conseguenza delle spiegazioni di Garibaldi, Pianciani, che aveva promesso di non andare in altro sito che nella Romagna, si dimise dal suo comando, e Garibaldi trasmise il comando sulle tre brigate riunite Tharrena, Gandini e Puppi al capo dello stato maggiore generale, colonnello brigadiere Rüstow, che ebbe in pari tempo incarico di raccogliere ed organizzare la divisione a Milazzo.”. Dunque, secondo la testimonianza stessa di Rustow, gli furono affidate le tre brigate “Tharrena” (che poi si dimise insieme a Pianciani e quindi passò al maggiore Spinazzi, la brigata “Milano” (Gandini) e “Puppi”. “Rüstow stesso cogli uomini del Bisantino era già a Milazzo la mattina del 18, ove in pochi giorni arrivò anche il resto delle truppe , in guisa che il 21 vi aveva raccolti circa 4000 uomini. Avendo Tharrena data la sua dimissione, la di lui brigata passò al maggiore Spinazzi.”. Dunque, “Tharrena”, che faceva parte del corpo di Spedizione ex Pianciani, si era dimesso a Palermo. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 272-273, in proposito scriveva: “Il 24 agosto Garibaldi fece passare presso Scilla sul continente napoletano tutta la sua armata attiva, compresa anche la divisione Rüstow, la quale trovavasi tuttavia a Milazzo.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 6, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Coi primi d’agosto, da 8 a 9 mila uomini si trovavano già sotto le armi. Essi furono raccolti in 22 deboli battaglioni, 5 compagnie di Bersaglieri di Genova e di Milano; 2 compagnie del Genio, e si ebbero inoltre 8 cannoni rigati da quattro. Anche la cavalleria non mancò del tutto, sebbene in principio non fosse costituita che da 30 guide toscane. L’esercito venne diviso in 6 piccole brigate, alle quali si diede il nome dei paesi dov’erano state formate, o di quelli che avevano fornito il maggior contingente per la loro formazione.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 6, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “L’esercito venne diviso in 6 piccole brigate, alle quali si diede il nome dei paesi dov’erano state formate, o di quelli che avevano fornito il maggior contingente per la loro formazione.”. Dunque, in questo passaggio Rustow scriveva che al piccolo esercito partito da Genova per la Sardegna, comandato dal colonnello Pianciani, era costituito da 6 Brigate a cui venne dato il nome delle città di provenienza dei volontari e quindi si ebbero la: “Così la 1° Brigata si chiamò Genova; la 2° Parma; la 3° Milano; la 4° Bologna; la 5° Toscana; la 6à degli Abruzzi. Il colonnello Pianciani ne aveva il comando in capo; io fui capo dello Stato Maggiore e Comandante in secondo.”. Rustow aggiunge che il piccolo esercito di volontari era comandato dal colonnello Pianciani che volle Rustow come capo di Stato maggiore e comandante in secondo. Eliseo Porro (…..), nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), a pp. 8-9, in proposito scriveva che: “Esso mi affidò il comando della spedizione, ossia della divisione di Terranova, che d’allora in poi fu così nominata, ingiungendomi d’imbarcare per le 4 pomeridiane dello stesso giorno, tosto che le truppe avessero fatto il rancio, e di salpare per Milazzo, dove tutta la parte disponibile della divisione doveva riunirsi. Vi arrivai il 18 a mezzodi e nei susseguenti due giorni fui raggiunto dagli altri legni.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 9, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “I militi radunati a Milazzo, che in tutto ammontavano a 3700, formati dalle brigate Parma, Milano e Bologna, costituivano un rinforzo considerevole pel piccolo esercito di Garibaldi, che in realtà era ben lontano dal raggiungere il numero che i giornali gli attribuivano. La brigata Genova fu trattenuta da Garibaldi per giovarsene in una dimostrazione verso le Calabrie; Etc…”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Rüstow stesso coll’ equipaggio del Bizantino era già nella mattina del 18 a Milazzo, dove giunsero nei giorni seguenti anche il resto delle truppe ; così che nel giorno 21 vi aveva già riuniti 4000 uomini circa. Avendo Tharrena chiesto il suo congedo, il maggiore Spinazzi ebbe il comando di quella brigata…..Rüstow si diede ora premura di organizzare quelle truppe a Milazzo, provvedendole di armi e munizioni , facendole esercitare, al quale oggetto non avevasi potuto fino allora approfittare d’alcun giorno, salvo per la prima brigata in Genova. Parleremo in seguito della quinta e sesta brigata rimaste nella Media Italia, e che in seguito al nuovo indirizzo preso dalle cose erano state divise dalle prime quattro.”. Dunque, Rustow scriveva che avendo “Tharrena”, che comandava la Brigata Parma, avendo chiesto le sue dimissioni dal comando della stessa, il comando fu affidato al maggiore SPINAZZI. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156 e ssg., in proposito scriveva pure che: “Allora questi fece cortesi saluti ed auguri a Pianciani, il quale nel congedarsi presentò al Dittatore il colonnello Rustow come quello al quale cedeva il comando delle tre brigate Parma, Milano, Bologna (Tharrena , Gandini e Puppi ), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo. I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, perchè era stata cambiata la destinazione per la quale eransi impegnati, e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. L’altra brigata Eberhardt, appena toccato Palermo col Torino, aveva ricevuto ordine da Sirtori di girare attorno alla Sicilia per l’Occidente ed il Mezzogiorno, e di recarsi a Giardini agli ordini di Bixio.”. Dunque, in questo passaggio il Pittaluga scrive che Tharrena e Gandini si dimisero, ed il comando delle due loro brigate, la “Tharrena” e la “Milano” passarono rispettivamente ai due colonnelli Spinazzi e De Giorgi, ma a noi da altri autori non risulta. Dunque, secondo il generale Pittaluga, la brigata “Milano” non era più comandata dal colonnello Gandini che fu sostituito con De Giorgi. A me risulta che Gandini, che comandava la brigata “Milano” sbarcò a Paola e poi a Sapri. Dunque, Pittaluga scriveva che una volta allontanato il Pianciani e, dimessisi i colonnelli Tharrena e Gandini, che chiesero di essere dispensati, essi furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi o De Giorgis. Spinazzi sostituendo Tharrena, andava a comandare la Brigata “Parma”; De Giorgi, sostituendo Gandini andava a comandare la Brigata “Milano”. Dei colonnelli Spinazzi e De Giorgi o De Giorgis, ci parla Rustow che, il 3 settembre era con loro a Sapri. Giulio Adamoli, nel suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario”, Milano, ed. Treves, 1861, a pp. 145-146 scriveva che: “Il contingente straniero della 15° Divisione, già così ricco, si accrebbe, con la Spedizione Pianciani, …..e i suoi capi, il Pianciani e il Bertani, si dimisero, le brigate, di cui essa si componeva, vennero distribuite fra i comandi dell’esercito meridionale. Il colonnello Rustow, che era con il Pianciani, rimasto quindi in disponibilità, fu chiamato dal Turr a disimpegnare le funzioni di capo di stato maggiore della sua divisione. Così egli divenne mio superiore.”. Agostino Bertani, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Bertani, giunto che fu a Palermo, radunati con Rustow, secondo gli ordini di Garibaldi, quattomila cinquecento volontari a Milazzo, …Etc…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “….nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, ebbe ordini da Garibaldi di portarli a Milazzo con tre brigate, mentre quella di Eberhard, imbarcata sul vapore ‘Franklin’, fu inviata alla costa meridionale dell’isola per unirsi alla colonna di Bixio. Etc…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 152, in proposito scriveva che: “A capo di questi volontari si era posto il colonnello Pianciani, il quale si era scelto il Rustow come capo di stato maggiore…..Erano in tutto 5 o 6 mila uomini ordinati su quattro brigate, agli ordini dei colonnelli Eberhard, Tarrena, Gandini e Puppi. Una brigata si era formata in Toscana e in Romagna, pronta ad avanzare nel continente al comando di Nicotera.”. Il colonnello Cesari Cesari (….) descritta la situazione dei volontari in Sicilia inizia a parlarci dei volontari della spedizione Pianciani. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “…a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 130-131, riferendosi a Milazzo e a Garibaldi, in proposito scriveva che: “….quindi si recò a Milazzo; ivi giunto il colonnello Rustow mise in ordine la truppa, Bertani intervenne alla rivista. Appena il generale Turr arrivò sul fronte della truppa, questa si diede a gridare: “Andiamo a Roma!….Vogliamo Roma!…”……Garibaldi ….Diede quindi ordine a Rustow di partire con tutti per Torre di Faro, ed egli recavasi lo stesso giorno a Messina, e prepararsi al passaggio in Calabria.“. Dunque, a Milazzo, le truppe dell’ex spedizione Pianciani, organizzate dal Bertani furono da Garibaldi aggregate alla 15° Divisione affidata al colonnello Rustow. Dunque, queste due brigate dell’ex spedizione Pianciani prima che fossero portate da Rustow e da Bertani a Paola si trovavano a Milazzo in Sicilia, non molto distanti da Messina e dallo Stretto per le coste della Calabria. Per l’itinerario seguito dalle truppe fino a Sapri vedremo innanzi. Il colonnello Cesare Cesari, del Ministero della Guerra nel testo citato, a p. 172, in proposito scriveva che: “Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano a loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”. Dalla revisione di queste notizie troviamo il Gandini che condusse le truppe della brigata “Milano”, la brigata “Parma” condotta dal maggiore Spinazzi, la brigata Puppi condotta da ?. Rustow era Capo di Stato Maggiore ed era stato momentaneamente nominato comandante di queste forze dal Bertani come scrive l’Agrati (…). Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, ecc…, a pp. 259-260 e ssg., in proposito scriveva che: “Queste sono cifre del Pianciani, alquanto diverse da quelle del Rustow, che però non differiscono di molto e stanno anch’esse a dimostrar l’importanza della spedizione. La quale era costituita da sei Brigate distinte, oltre che con un numero progressivo, col nome della provincia che per ognuna aveva dato il massimo contingente di volontari. Così la 1° Brigata era chiamata ‘Genova’, la 2° ‘Parma’, la 3° Milano, la 4° Bologna, la 5° Toscana, e l’ultima, la 6° Abruzzi….Le prime 4 agli ordini rispetivamente dei colonnelli Eberhardt, Tharrena, Cantini e Puppi, sarebbero sbarcate sulla costa pontificia presso Montalto.”. Qui però trovo un errore perchè il comandante della 3° brigata Milano non era “Cantini” ma Gandini. Dalla revisione di queste notizie troviamo il colonnello “Gandini” che condusse le truppe della brigata “Milano”, la brigata “Parma” condotta dal maggiore Spinazzi, la brigata Puppi condotta da Puppi ?. Rustow era Capo di Stato Maggiore ed era stato momentaneamente nominato comandante di queste forze dal Bertani come scrive l’Agrati (…). Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “A Palermo, il suo posto era stato preso dal Rustow, che quindi aveva assunto il comando della Divisione, battezzata allora dal Bertani stesso, di Terranova….La spedizione Bertani-Pianciani era affatto sconvolta. Parte con l’Eberhardt a Taormina, parte a Palermo, e parte col Rustow sulla punta settentrionale dell’Isola.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: “Queste forze, dice il Rustow, eran l’intera Brigata “Milano” e alcuni reparti della “Parma”: il resto aveva dovuto restare al Faro poichè i vapori non erano sufficienti per il trasporto. Componevano la Brigata “Milano” 3 Battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi e il capitano Venuti, e 2 Compagnie di bersaglieri.”. Scrive l’Agrati che la brigata “Milano”, comandata dal Gandini, era composta da 3 battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi ed il capitano Venuti e due compagnie di Bersaglieri. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, ecc…, a pp……., in proposito scriveva che: “…Bertani, che lasciato al suo posto a Genova Alessandro Antongini milanese, era arrivato a Palermo la sera del 10 agosto come già sappiamo. Alcuni, e fra questi il pur tanto accurato Comandini, lo fanno arrivare il dì dopo.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Il Pianciani, …..suggerì come successore al comando il colonnello Rustow. Garibaldi non si oppose, accettò pure le dimissioni, per gli stessi motivi addotti dal Pianciani, del colonnello Tharena e del Gandini delle brigate Milano e Bologna, che furono sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. Le brigate Parma, Bologna, Milano, partirono lo stesso giorno per Milazzo, etc…”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Infatti partì, e il 18 arrivò a Milazzo, ma non trovò più il Generale; trovò invece le tre brigate comprendenti circa 4500 uomini comandate dal Rustow. A Milazzo il 19 agosto pervenne pure il Turr con l’ordine del Dittatore di aggregare i volontari di Terranova alla 15° Divisione.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 88, in proposito scriveva che: “Il Bertani (1) aveva mobilitato circa novemila uomini, organizzati ed armati come nessun’altra spedizione. La spedizione era divisa in 24 battaglioni, (2) più un battaglione di cacciatori con 580 uomini, 120 guide, 220 uomini del genio, 180 di artiglieria e 120 addetti alla Intendenza. Si trattava in tutto di sei brigate: 1° la Genova; 2° la Parma; 3° la Milano; 4° la Bologna; 5° la Toscana; 6° la Abruzzi. Le prime quattro, agli ordini dei rispettivi comandanti colonnelli Eberhardt, Tharrena, Cantini, Puppi, dovevano concentrarsi nel Golfo degli Aranci, per agire sulla costa dello Stato pontificio. Etc…”. Maraldi, a p. 88, nella nota (1) postillava: “(1) W. Rustow, La brigata Milano nella Campagna etc…”. Maraldi, a p. 88, nella nota (2) postillava: “(2) L. Pianciani, Del’andamento delle cose in Italia, Milano, 1860 e Pittaluga, op. cit., p. 127-128 e 129.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 85, in proposito scriveva che: “Oltre alla formazione del battaglione del Montefeltro, al Comitato di Provvedimento (3) si deve la formazione della Brigata Emilia comandata dal Puppi, morto poi eroicamente a Capua, e composta di quattro battaglioni, uno dei quali comandato dal valoroso patriota marchigiano Cattabeni. Questa brigata, inviata al Golfo degli Aranci per fare parte della spedizione Pianciani, fu più tardi incorporata nella divisione Turr e destinata per il suo valore a Capua ed a Caiazzo.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Pecorini scriveva che dopo queste dimissioni, la truppa dell’ex spedizione Bertani-Pianciani veniva divisa: “Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, in questo passaggio, il Pecorini-Manzoni scriveva che una volta in Sicilia, a Palermo, le truppe della ex spedizione Pianciani, vennero denominate: “Tharena” (poi chiamata Spinazzi), “Milano”, comandata dal Rustow, “Puppi” (poi in seguito chiamata “Sacchi”), la “Nicotera” (poi in seguito chiamata “Spangaro”). Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 444, in proposito scriveva che: “Il Rustow, un esule tedesco, era al comando di questa brigata o meglio piccolo battaglione “Milano”, già affidato al comando del Pianciani, poi a quello del Turr, a Sapri e al Volturno. Importante.”. Traveljan (….), sulla scorta della White-Mario (….), che non vedeva di buon occhio i cavouriani Turr e Rustow, scriveva che all’“esule tedesco” Rustow, gli fu concesso da Garibaldi solo il comando della brigata “Milano”. Ma ciò non corrisponde al vero. Al Rustow, in seguito alle dimissioni del conte Luigi Pianciani, Garibaldi affidò lo Stato Maggiore delle tre brigate “Milano”, “Parma” e “Bologna”. La brigata “Milano” era comandata dal colonnello Gandini che pare si fosse dimesso e per questo motivo affidata al comando del maggiore De Giorgis; la brigata “Bologna”, comandata da Puppi; la brigata Parma, in origine comandata da Tharena e che in seguito alle dimissioni di Tharrena, fosse passata al maggiore Spinazzi. Tharena comandava la brigata “Parma” dell’ex spedizione Pianciani ma, insieme a Pianciani il 16 agosto 1860 diede le sue dimissioni. Su Wikipedia, alla voce “Pietro Spinazzi” leggiamo che Pietro Spinazzi, si arruolò nell’esercito regolare sabaudo, con il grado di capitano, stabilendosi nuovamente a Genova, per lasciarlo nel 1860 per seguire Giuseppe Garibaldi nella campagna dell’Italia meridionale al seguito della spedizione guidata da Luigi Pianciani, detta anche spedizione Terranova, forte di circa 8.940 uomini. Maggiore della 2ª Brigata “Parma”, comandata dal colonnello Tharrena, giunse in Sicilia via nave sbarcando a Palermo, l’11 agosto, e pochi giorni, a Milazzo, sostituì al comando della Brigata lo stesso colonnello Tharrena dimessosi in polemica con il comando generale in quanto cambiata le destinazione di impiego della sua unità. Durante la campagna guidò l’ex 2ª Brigata “Tharrena”, composta da 700 uomini circa, sempre agli ordini di Nino Bixio, comandante della 18ª Divisione dell’esercito meridionale, e per il valore dimostrato, il 1º ottobre nella battaglia del Volturno, durante il combattimento di Ponti della Valle di Maddaloni, fu elogiato ufficialmente dallo stesso, promosso al grado di tenente colonnello e proposto della croce al valore militare di Savoia che poi non ottenne. Il 21 maggio il Ministero della Guerra conferiva al luogotenente colonnello Pietro Spinazzi il comando del 2º Reggimento Volontari Italiani in formazione a Como. Il colonnello era nativo di Parma, sposato con figli, aveva oltre cinquant’anni d’età. Proveniva dai ranghi dell’esercito regolare che aveva lasciato volontariamente per inseguire l’irresistibile richiamo di Garibaldi. Generale Giovanni Pittaluga, La diversione: note garibaldine sulla Campagna del 1860, Casa Editrice Italiana, Roma, 1904. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “….nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi.”. Mario Menghini (….), nel suo “La spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli nei proclami etc…”, a p. 309, dal suo Diario e da una lettera dell’11 settembre 1860, da Napoli, in proposito scriveva che: “Vi dò una notizia, che son persuaso giungerà gradita a molti dei nostri amici, ed è che la 3° brigata Milano, comandata dal colonnello O. Gandini, è entrata la prima in Napoli, delle schiere garibaldine…..La 3° Brigata apparteneva all’ultima spedizione che partì da Genova ai primi d’agosto, e d’accordo con Garibaldi doveva scendere sulle terre romane.”. Mario Menghini scriveva che a Capua i volontari della 3° brigata, la brigata Milano erano comandati dal Gandini. Si vedrà in seguito che il comando sarà temporaneamente tolto al Rustow e dato al De Giorgi o De Giorgis. Ma abbiamo visto che a Palermo, il Gandini, si dimetterà insieme al Pianciani. Infatti, Giuseppe Maraldi (…), nel suo “La spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 100, riferendosi al rifiuto dato a Garibaldi dal Pianciani, a Palermo, in proposito scriveva che: “Le brigate, Parma, Bologna, Milano, ….Garibaldi non si oppose, accettò pure le dimissioni, per gli stessi motivi addotti dal Pianciani, del colonnello Tharena e del Gandini delle brigate Milano e Bologna, che furono sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi.”. Alberto Dallolio (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille nelle memorie Bolognesi”, Bologna, ed. Zanichelli, 1910, a p. 168, in proposito scriveva: “L’otto Agosto intanto, giorno di grandi e gloriose memorie per la città nostra, il battaglione dei “Cacciatori di Bologna” (1) partiva per Genova sotto gli ordini di Giambattista Cattabeni (2). Il maggiore Cattabeni, di Senigallia, apparteneva ad una famiglia di patriotti, alla quale non disdice il nome attribuitole da un biografo: “i Cairoli delle Marche”. Nel ’48 era etc…”. I “Cacciatori di Bologna” partirono per Genova al comando del maggiore Giambattista Cattabeni, di Senigallia. A Bologna fu organizzatore dei Cacciatori Bolognesi, che avrebbero dovuto partecipare alla liberazione delle Marche, ma a causa della situazione internazionale l’azione venne dirottata in Sicilia, imbarcandosi da Genova per il Sud. Dallolio, a p. 168 scriveva pure che: “Il Bertani l’aveva mandato a comandare questo primo battaglione bolognese e a capo di esso si trovò, come ho detto nell’infausta giornata di Caiazzo; Garibaldi premiò il valore, sepur sfortunato, col promuoverlo a colonnello etc…”. Dallolio, a p. 169 scriveva che: “I volontari bolognesi andavano a far parte della 4° Brigata comandata dal colonnello Pianciani: etc…”. Dallolio scriveva che, i volontari “Cacciatori di Bologna”, in Sardegna, nel golfo degli Aranci furono aggregati alla 4° Brigata comandata dal colonnello Pianciani. Alberto Dallolio (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille nelle memorie Bolognesi”, Bologna, ed. Zanichelli, 1910, riguardo il colonnello Gandini, che accompagnerà e comanderà la Brigata “Milano” a Paola e poi a Sapri, insieme al Rustow e a Turr, a p. 347, in proposito pubblicò una lettera di Carlo Bertoni (1) a Filippo Stanzani che racconta un episodio al Golfo degli Aranci e, scriveva: “V. Carlo Bertoni (1) a Filippo Stanzani. A bordo del Clipper il Shepherd, a poche miglia da Cagliari il 14 Agosto 1860. “Carissimo Stanzani. Ti scrivo due righe per dar seguito all’altra mia che ti scrissi da Genova domenica mattina alle ore sette. La spedizione era composta di due brigate, una delle quali (comandata dal Colonnello Gandini, la terza) era imbarca sopra il vapore Garibaldi, il quale rimorchiava un grossissimo Clipper Americano chiamato il ‘Shepherd’, a bordo del quale era imbarcata l’altra divisione (la quarta) comandata dal Colonnello Puppi, e della quale fa parte il nostro Battaglione dei Cacciatori di Bologna…..Il Colonnello Puppi, il bravo Cattabeni, Bassi ed io ci mettemmo sulla sponda etc…”. Dunque, dalla lettera-racconto del Bertoni si evince che il colonnello Gandini, accompagnava i volontari della brigata Milano, imbarcatasi a Genova sul vapore Garibaldi ed il colonnello Puppi accompagnava l’altra Brigata detta “Bologna” che era composta dai “Cacciatori di Bologna”. Dalla lettera del Bertoni, indirizzata a Filippo Stanzani, si evince che le truppe arrivarono nel porto naturale del Golfo degli Aranci in Sardegna il giorno 13 agosto 1860. Partitisi da Genova, arrivarono il 13, dove furono raggiunti da Bertani e da Garibaldi. Alberto Dallolio (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille nelle memorie Bolognesi”, Bologna, ed. Zanichelli, 1910, a p. 156, in proposito scriveva che, le truppe condotte da Genova in Sardegna nel golfo degli Aranci, la spedizione cosidetta “I volontari spediti dal Comitato bolognese avevano assunto il nome di ‘Cacciatori di Bologna’, e furono ordinati in quattro battaglioni, più o meno completi. Il primo, come ho detto, fu comandato dal maggiore Cattabeni: il secondo dal maggiore Luigi Bossi: il terzo dal maggiore Ferdinando Ferracini: il quarto dal capitano ff. di maggiore Giambattista Pantotti, che prima apparteneva al secondo battaglione. Il 1° battaglione, secondo il ruolo che si conserva, aveva la forza di 381 uomini, dei quali 20 ufficiali, 26 sottoufficiali, 31 caporali, 6 trombettieri e 298 cacciatori. Il secondo, come risulta da un ruolo datato da Milazzo, 22 agosto, aveva 16 ufficiali, 21 sottufficiali, 27 caporali, 3 trombettieri e 195 cacciatori: totale 262 uomini. Il terzo, conforme al ruolo datato pure da Milazzo 25 agosto, contava 271 uomini, di cui 8 ufficiali, 23 sottoufficiali, 31 caporali, 5 trombettieri e 204 cacciatori. Il quarto, pure da un ruolo datato da Milazzo, 25 agosto, risulta composto da 11 ufficiali, 23 sottoufficiali, 31 caporali, 5 trombettieri e 204 cacciatori: totale 274 uomini. Ciò darebbe una forza complessiva di 1188 uomini, che corrisponderebbe quasi esattamente a quella dianzi indicata. I quattro battaglioni formavano la brigata Bologna comandata dal colonnello Puppi di Siena, morto poi dinanzi a Capua. Essa fu posta dapprima agli ordini del colonnello Pianciani e fece parte della cosidetta spedizione Bertani del Golfo degli Aranci. Più tardi fu incorporata alla Divisione Turr: decimata a Capua e a Caiazzo, fu sciolta, e la residua forza fu dal Turr aggregata alla brigata Sacchi.”. Dunque, Dallolio scriveva che tra i volontari spediti da Genova nel golfo degli Aranci vi erano i “Cacciatori di Bologna”, i quali arrivati a Palermo diventarono la “Brigata Bologna”, che era composta da quattro battaglioni che in Sardegna erano al comando del colonnello Puppi di Siena, che poi, in seguito morì a Capua. Nel golfo degli Aranci, la brigata Bologna era comandata dal colonnello Pianciani e fece parte della cosiddetta “spedizione Bertani del golfo degli Aranci” ma quando arrivò a Palermo, Garibaldi, la tolse al comando del Pianciani, che si dimise e, l’aggregò e la incorporò alla “Divisione Turr”. La brigata “Bologna”, o Puppi, fu decimata a Capua e a Cajazzo e quindi, rimastane poche forze essa fu sciolta. Il colonnello Puppi morì a Capua, ucciso da una mitragliata borbonica. Dallolio scriveva pure che dopo la battaglia di Cajazzo, in cui morirono molti della brigata Bologna, “decimata a Capua e a Caiazzo, fu sciolta, e la residua forza fu dal Turr aggregata alla brigata Sacchi.”. La brigata “Bologna” diventò la brigata “Sacchi”. Infatti, nel 1860, lasciato l’esercito regio per dissidi con i suoi superiori, Bossi corse ad arruolarsi con i volontari di Garibaldi impegnati nella campagna dell’Italia meridionale. Maggiore comandante del 3º Reggimento della Brigata del colonnello Puppi poi Brigata “Sacchi”, Bossi concluse la spedizione con il grado di tenente colonnello. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, in questo passaggio, il Pecorini-Manzoni scriveva che una volta in Sicilia, a Palermo, le truppe della ex spedizione Pianciani, vennero denominate: “Tharena” (poi chiamata Spinazzi), “Milano”, comandata dal Rustow, “Puppi” (poi in seguito chiamata “Sacchi”), la “Nicotera” (poi in seguito chiamata “Spangaro”). Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 152, in proposito scriveva che: “Erano in tutto 5 o 6 mila uomini ordinati su quattro brigate, agli ordini dei colonnelli Eberhard, Tarrena, Gandini e Puppi. Una brigata si era formata in Toscana e in Romagna, pronta ad avanzare nel continente al comando di Nicotera.”. Cesari, a p. 155, in proposito scriveva: “Così infatti avvenne e dopo pochi giorni di sosta a Golfo Aranci, nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, etc…”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 88, in proposito scriveva che: “Il Bertani (1) aveva mobilitato circa novemila uomini, organizzati ed armati come nessun’altra spedizione. La spedizione era divisa in 24 battaglioni, (2) più un battaglione di cacciatori con 580 uomini, 120 guide, 220 uomini del genio, 180 di artiglieria e 120 addetti alla Intendenza. Si trattava in tutto di sei brigate: 1° la Genova; 2° la Parma; 3° la Milano; 4° la Bologna; 5° la Toscana; 6° la Abruzzi. Le prime quattro, agli ordini dei rispettivi comandanti colonnelli Eberhardt, Tharrena, Cantini, Puppi, dovevano concentrarsi nel Golfo degli Aranci,….”. Maraldi, a p. 88, nella nota (2) postillava: “(2) L. Pianciani, Dell’andamento delle cose in Italia, Milano, 1860 e Pittaluga, op. cit., p. 127-128 e 129.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 85, in proposito scriveva che: “Oltre alla formazione del battaglione del Montefeltro, al Comitato di Provvedimento (3) si deve la formazione della Brigata Emilia comandata dal Puppi, morto poi eroicamente a Capua, e composta di quattro battaglioni, uno dei quali comandato dal valoroso patriota marchigiano Cattabeni. Questa brigata, inviata al Golfo degli Aranci per fare parte della spedizione Pianciani, fu più tardi incorporata nella divisione Turr e destinata per il suo valore a Capua ed a Caiazzo.”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 196-197, in proposito scriveva che: “Non aveva io stesso formato quel corpo, esclusivamente quasi può dirsi ? non conosceva io personalmente tutti gli ufficiali, ai quali aveva consegnato i loro brevetti, tutti i volontari quasi che avevo io stesso riuniti nelle prime compagnie, organizzati poi a battaglioni, a brigate ? Potevo io non essere dolente di dare la mia dimissione, ritirarmi, quando sapeva quali elementi quel corpo conteneva, e sapeva in conseguenza che si sarebbe distinto in qualunque luogo dove per servire l’Italia fosse stato impiegato ? errava io forse nel giudicarne? i fatti han già risposto per me. Il colonnello Puppi che è morto sul campo di battaglia; il colonnello Rüstow che come capo di Stato maggiore del generale Turr dirige i lavori di assedio intorno a Capua; il maggiore Cattabeni che s’ impadroni di Cajazzo, prendendolo —dicono i fogli, strada per strada, casa per casa, respingendo nel Volturno i regi che nel villaggio si erano fortificati; il capitano Pedotti, che tanto si distinse alla stazione di Capua, che tanto si addentrò fra i nemici da farne annunziare la morte perchè si credeva impossibile che fosse altrimenti, appartenevano tutti alla nostra spedizione. Apparteneva alla spedizione e il battaglione bolognese che comandava Cattabeni, e i cacciatori milanesi che seguivano il Pedotti, e i battaglioni lombardi dei quali si leggono gli elogii e alla testa dei quali si trovava il Rüstow. Erano della spedizione quei dieci milanesi del Genio che sotto un fuoco micidiale del nemico caricavano un pezzo sulle loro spalle ; e credo dei nostri fosse pure quell’eroico popolano Genovese lo Zuppo che li guidava ; egli aveva servito quel pezzo solo, durante mezz’ora, mentre uomini e cavalli morivano intorno a lui , e quando..”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 197-198, in proposito scriveva che: “Giungemmo a Palermo alle 10 circa della sera del giorno 17 agosto; il generale era arrivato poche ore prima di noi; un suo ajutante venne a dirmi come egli desiderasse che i volontarii restassero a bordo quella notte; io dimandai se per me particolarmente avesse qualche ordine, e sentendo che no, dopo aver date le disposizioni necessarie per lo sbarco nella mattina seguente, scesi a terra che desideravo parlare quanto prima potessi con Garibaldi. Nella sera non mi fu possibile, mi dissero però che egli era in piedi ogni giorno prima delle quattro.”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a p. 208, in proposito scriveva che: “Tornando al discorso che io ebbi con Garibaldi , egli conchiuse dicendomi restassi in Palermo dove, aggiunse cortesemente, avrei avuto un collocamento conveniente; io di questo lo ringraziai, pregandolo invece mi autorizzasse a partire ; e da che egli sembrava insistere, soggiunsi: Generale, voi siete troppo uomo di onore per non sentire i doveri che impone una promessa; io sono oltremodo dolente di allontanarmi da voi, e ciò voi potete vedermi nel volto; ma io ho promesso a molti di andare nello Stato Romano, voi stesso ordinate chevadano in quello i volontarii che sono in Toscana , l’onore m’impone di raggiungerli, non per reclamare comandi, ma per unirmi ad essi e fare insieme tutto ciò che sarà possibile perchè i vostri voleri siano eseguiti, perchè quelle infelici popolazioni, che ci aspettano, siano in qualche modo soccorse ; se non riusciremo , io avrò almeno fatto il mio dovere, mantenuta la mia parola. Il Generale mi strinse la mano, aggiungendo dopo un momento di riflessione , voi partite dunque per … Livorno, io replicai; e così ebbe fine il nostro colloquio . – Avendo presentato a lui il colonnello Rüstow, come quello al quale io dovea cedere il comando: Voi lo riterreté , ei gli disse , durante l’assenza del colonnello Pianciani maniera cortese per farmi intendere come fosse dispiacente della determinazione che io avevo dovuto prendere.”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 210-211, in proposito scriveva che: “…quello nel quale lo lasciai a Palermo, delle offerte fattemi perchè rimanessi, del dispiacere mostrato perchè me ne andava. Rimasi quattro giorni a Palermo, aspettando la partenza del vapore per Livorno; intanto i corpi della spedizione che si trovavano già nella città, e che arrivavano dalla Sardegna, erano successivamente diretti a Melazzo; dello sbarco imminente delle Calabrie si veniva dicendo, fra i più informati, e dopo due giorni se n’ebbe la notizia ufficiale.”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a p. 211, in proposito scriveva che: “…I più restarono , e quelli che vollero partire dimandarono e ottennero licenza regolare, furono forniti di foglio di via e di mezzo di trasporto per tornare.”. Dunque, non tutti i volontari dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani, arrivati a Palermo, si unirono alle truppe Garibaldine. Jessie White Mario (….), nel suo, Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 170, in proposito scriveva che: “Onde la sua dimissione da Garibaldi accettata con queste parole: “Non crediate che etc….”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “In seguito alle spiegazioni di Garibaldi, Pianciani, che aveva promesso di non andare altrove che nella Romagna, diede la sua dimissione, e Garibaldi trasmise il comando sopra delle tre brigate, allora ancor unite, Tharrena , Gandini e Puppi al colonnello brigadiere e fino allora capo dello stato maggiore Rüstow, che ricevette nello stesso tempo l’incarico di raccogliere la divisione in Milazzo e di organizzarla.”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Rüstow stesso coll’ equipaggio del Bizantino era già nella mattina del 18 a Milazzo, dove giunsero nei giorni seguenti anche il resto delle truppe ; così che nel giorno 21 vi aveva già riuniti 4000 uomini circa. Avendo Tharrena chiesto il suo congedo, il maggiore Spinazzi ebbe il comando di quella brigata…..Rüstow si diede ora premura di organizzare quelle truppe a Milazzo, provvedendole di armi e munizioni , facendole esercitare, al quale oggetto non avevasi potuto fino allora approfittare d’alcun giorno, salvo per la prima brigata in Genova. Parleremo in seguito della quinta e sesta brigata rimaste nella Media Italia, e che in seguito al nuovo indirizzo preso dalle cose erano state divise dalle prime quattro.”. Dunque, Rustow scriveva che avendo “Tharrena”, che comandava la Brigata Parma, avendo chiesto le sue dimissioni dal comando della stessa, il comando fu affidato al maggiore SPINAZZI. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 332, in proposito scriveva che: “Ma Pianciani non si arrende e non accetta il cambiamento di programma: egli s’è impegnato per gli Stati Romani, non per la Calabria; e, senz’altro, si dimette indicando il Rustow a suo successore. Con lui, se ne vanno il Tharrena e qualche altro. Pochi giorni dopo, il Pianciani pubblica una protesta dichiarandosi repubblicano, ma affermando di aver lealmente accettato il programma “Italia e Vittorio Emanuele” cui intendeva tenersi fedele. Però, dice, ritener suo dovere “di opporsi a coloro che negoziano i popoli etc…”. Agrati, a p. 333, in proposito aggiunge che: “Il Pianciani abbandonò la Sicilia il 20 agosto e andò in Toscana, donde, come ospite pericoloso, lo espulse il Ricasoli dopo pochi giorni, il 2 settembre. A Palermo, il suo posto era stato preso dal Rustow, che quindi aveva assunro il comando della Divisione, battezzata allora dal Bertani stesso, di Terranova.”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a pp. 157, in proposito scriveva che: “II…fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda. Nè a Palermo perde il tempo. La brigata Eberhardt era già stata avviata sul Torino a raggiungere il Bixio a Taormina; ora s’imbarca egli stesso scortato dal battaglione Chiassi sul Franklin: fa egli pure il giro dell’Isola; arriva il 19 mattina a Taormina; comanda al Bixio, che aveva sospirato quel comando per lunghi giorni, d’imbarcare tutta la gente raccolta , circa quattromila uomini, su due vapori venuti da Palermo; udito però che le navi hanno bisogno di urgenti raddobbi, si fa per alcuni istanti carpentiere e si mette egli stesso coll’ ascia e col martello a tappare falle e piantar chiavarde, e quando tutto è lesto, pigiati in quei due piroscafi, pieni di avaríe e di magagne, quei quattromila uomini, nella notte del 19 sferra da Taormina; corre tutta quella notte, non visto, non sospettato, nella direzione di greco, e ai primi albori del 20 afferra presso Melito, tra Capo dell’ Armi e Capo Spartivento, l’ estrema spiaggia calabrese.”. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a pp. 708-709, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 708, aggiungeva che: “La brigata Puppi (divisione del pari di Turr) …..”. Su questa Brigata Garibaldina abbiamo alcune notizie, alcune delle quali, come vedremo innanzi riguarderanno il suo sbarco nel porto naturale di Sapri. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 299-300, in proposito scriveva: “La sera del 1° vennero quindi imbarcati circa 1500 uomini, cioè tutta la brigata Milano e porzione della brigata Parma; il resto della brigata Parma doveva venir dietro nel termine possibilmente più breve ed anche la brigata Bologna doveva essere spedita a Sapri, appena le navi fossero disponibili.”. Il generale Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, (prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “Il corpo di Rustow fu per ordine di Garibaldi unito alla 15. divisione comandata da Turr ….Vennero quindi imbarcati nella sera del 1. Settembre circa 1500 uomini, cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma; dovendo il resto della brigata Parma seguire il più presto possibile, ed anche quella di Bologna, in quanto lo avesero permesso il numero dei legni disponibili.”.
Le Brigate della Spedizione “TERRANOVA” (ex BERTANI-PIANCIANI)
Lo Stato Maggore di RUSTOW
Il Colonnello O. GANDINI Comandante della Brigata MILANO
Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 20, in proposito scriveva che: “Alle 5 di matina ripresimo la marcia. La notte mandai indietro un uomo fidato di Sapri con un ordine al maggiore Spinazzi onde ci seguisse con la brigata Parma tosto che fosse riunita, lasciando sul luogo l’ordine stesso per la brigata Bologna, la quale pure da Torre del Faro doveva arrivare a Sapri…..brigata Milano…si componeva di una sezione di bersaglieri costituita da due compagnie; e di tre battaglioni di linea, ognuno di 4 compagnie. Ogni battaglione era della forza di 300 uomini; i bersaglieri ammontavano a poco di 100 uomini ed erano comandati dal maggiore De Giorgi, ufficiale valente e formato alla buona scuola. Il maggiore Sessa comandava il 1° battaglione di linea; il maggior Montesi il 2°; il capitano Venuti, il 3°. Quest’ultimo era un eccellente maestro d’esercizi, severo nel servizio e qualche volta anche eccessivamente ruvido.“. Inoltre, sempre il Rustow, nella traduzione del Porro, a p. 22, in proposito scriveva che: “Garibaldi s’era recato fino a Forlino, io era rimasto indietro…..Potevano essere le 10 e mezzo del mattino all’incirca, quando io coi miei due ufficiali d’ordinanza ANTONIO BATTICOZZI e CESARE COMENDIO, questi un Lombardo, quello un Veronese, ragiunsi l’aspra e selvaggia cresta del Feralunga, sotto il monte Coruzzo, dalla quale si discende poi nella gola del Gauro che sbocca verso la solitaria taverna di Forlino, etc…”. Interessantissima questa descrizione dei luoghi che ci fa Rustow parlando della sua marcia da Vibonati al Fortino. Inoltre, Rustow ci dice che tra i suoi ufficiali della Brigata “Milano” che conduceva prima a Vibonati e poi al Fortino vi era Antonio Batticozzi e Cesare Comendio. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 19 e ssg., il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “….l’ordinamento della brigata Milano in questo punto in cui incominciarono seriamente le sue operazioni. La brigata si componeva di una sezione di bersaglieri costituita da due compagnie; e di tre battaglioni di linea, ognuno di 4 compagnie. Ogni battaglione era della forza di 300 uomini; i bersaglieri ammontavano a poco di 100 uomini ed erano comandati dal maggiore De Giorgi, ufficiale valente e formato alla buona scuola. Il maggiore Sessa comandava il 1° battaglione di linea; il maggior Montesi il 2°; il capitano Venuti, il 3°. Quest’ultimo era un eccellente maestro d’esercizi, severo nel servizio e qualche volta anche eccessivamente ruvido.”. Dunque, è il Rustow che testimoniava come la Brigata “Milano”, a Sapri, il 2 e il 3 settembre, si componeva di due Compagnie di Bersaglieri, oltre a tre battaglioni di linea, ed ogni Battaglione di linea era composto da 4 Compagnie. Ogni Battaglione di linea aveva una forza di 300 uomini. Rustow scriveva pure che “Il maggiore Sessa comandava il 1° battaglione di linea; il maggior Montesi il 2°; il capitano Venuti, il 3°”. Rustow scrive pure che la Sezione di Bersaglieri, costituita da n. 2 Compagnie “….ammontavano a poco di 100 uomini ed erano comandati dal maggiore De Giorgi, ufficiale valente e formato alla buona scuola.”. Dunque, il maggiore De Giorgi comandava la Sezione di Bersaglieri che ammontavano a poco più di 100 uomini. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo di Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 22 scriveva che: “Potevano essere le 10 e mezza del mattino all’incirca, quando io coi miei due ufficiali d’ordinanza Antonio Batticozzi e Cesare Comendio, questi un Lombardo, quello un Veronese, etc…”.Dunque, Rustow scriveva e citava i due ufficiali di ordinanza: ANTONIO BATTICOZZI, lombardo e CESARE COMENDIO, veronese. Infatti, Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 409-410, sulla scorta del Rustow, in proposito scriveva che: “Queste forze, dice il Rustow, eran l’intera Brigata “Milano” e alcuni reparti dell “Parma”: il resto aveva dovuto restare al Faro poichè i vapori non erano sufficienti per il trasporto. Componevano la Brigata “Milano” 3 Battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi e il capitano Venuti, e 2 Compagnie di bersaglieri. Il Turr imbarcò tutti il 1° settembre e sbarcò a Sapri alle 9 del mattino seguente. Alle 5 del pomeriggio ripartiva da Sapri per via di terra e poco prima del mezzogiorno del 4 settembre era al Fortino dopo aver bivaccato la prima notte a Vibonati ed aver costeggiato poi le falde del monte Cocuzzo. La Brigata “Bologna” ed il resto della “Parma” seguirono di lì a qualche giorno e il Rustow dice che quand’egli coi suoi, dopo il Fortino, s’avviò per la consolare, quell’altre truppe dell’antica Divisione Pianciani venivan dietro a due o tre giorni di marcia. Etc…”. Agrati, sulla scorta del Rustow scriveva che: “Componevano la Brigata “Milano” 3 Battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi e il capitano Venuti, e 2 Compagnie di bersaglieri.”. Agrati, a p. 409, scriveva che la brigata “Milano”, sbarcata a Sapri, con il Turr che l’aveva portata da Paola, era formata da tre battaglioni di 300 uomini ognuno. Essi erano guidati dai maggiori Montessi e Sessa ed il capitano Venuti. Agrati ci parla anche di De Giorgi o De Giorgis. Sul brigatiere De Giorgis, Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, nell’Indice dei nomi, a p. 629, in proposito scriveva che: “De Giorgis (brigadiere), 467” e, sul Venuti, a p. 635 scriveva: “Venuti….(capitano), 409, 467”. Dunque, l’Agrati scriveva che la Brigata Milano era composta da 3 battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori “SESSA”, “MONTESSI” ed il capitano “VENUTI”, più due Compagnie di Bersaglieri. Agrati, a p. 409, scriveva che la brigata “Milano”, sbarcata a Sapri, con il Turr che l’aveva portata da Paola, era formata da tre battaglioni di 300 uomini ognuno. Essi erano guidati dai maggiori Montessi e Sessa ed il capitano Venuti. Agrati ci parla anche del “maggiore De Giorgi” che egli chiama “De Giorgis”. Sul brigatiere De Giorgis, Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, nell’Indice dei nomi, a p. 629, in proposito scriveva che: “De Giorgis (brigadiere), 467” e, sul Venuti, a p. 635 scriveva: “Venuti….(capitano), 409, 467”. Infatti, Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, parlando dei battaglioni che combatterono la battaglia di Capua, a pp. 467, in proposito scriveva che: “…mentre Rustow muoveva contro Capua con 5300 uomini – lo dice egli stesso – così divisi: 1° La Brigata Eber col reggimento Cossovic: etc…2°. 2 Battaglioni della Brigata Spangaro: 900 uomini etc…3°. La Brigata “Milano” col maggiore De Giorgis; 850 uomini, dei quali però 300 in retroguardia agli ordini del capitano Venuti; 2 Battaglioni disponibili della Brigata Puppi – il 3° del Cattabeni lo vedemmo destinato all’attacco di Cajazzo etc..”. Sugli ufficiali della Brigata “Milano”, vi è la testimonianza diretta del Rustow. Inoltre, sempre il Rustow, nella traduzione del Porro, a p. 22, in proposito scriveva che: “Garibaldi s’era recato fino a Forlino, io era rimasto indietro…..Potevano essere le 10 e mezzo del mattino all’incirca, quando io coi miei due ufficiali d’ordinanza ANTONIO BATTICOZZI e CESARE COMENDIO, questi un Lombardo, quello un Veronese, ragiunsi l’aspra e selvaggia cresta del Feralunga, sotto il monte Coruzzo, dalla quale si discende poi nella gola del Gauro che sbocca verso la solitaria taverna di Forlino, etc…”. Inoltre, Rustow ci dice che tra i suoi ufficiali della Brigata “Milano” che conduceva prima a Vibonati e poi al Fortino vi era Antonio Batticozzi e Cesare Comendio. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: “Il Treveljan giustamente osserva che così buona parte delle forze raccolte dal partito mazziniano venivano a trovarsi al comando del più cavouriano fra i generali di Garibaldi. Queste forze, dice il Rustow, eran l’intera Brigata “Milano” e alcuni reparti dell “Parma”: il resto aveva dovuto restare al Faro poichè i vapori non erano sufficienti per il trasporto. Componevano la Brigata “Milano” 3 Battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi e il capitano Venuti, e 2 Compagnie di bersaglieri. Il Turr imbarcò tutti il 1° settembre e sbarcò a Sapri alle 9 del mattino seguente.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, parlando dei battaglioni che combatterono la battaglia di Capua, a pp. 467, in proposito scriveva che: “…mentre Rustow muoveva contro Capua con 5300 uomini – lo dice egli stesso – così divisi: 1° La Brigata Eber col reggimento Cossovic: etc…2°. 2 Battaglioni della Brigata Spangaro: 900 uomini etc…3°. La Brigata “Milano” col maggiore De Giorgis; 850 uomini, dei quali però 300 in retroguardia agli ordini del capitano Venuti; 2 Battaglioni disponibili della Brigata Puppi – il 3° del Cattabeni lo vedemmo destinato all’attacco di Cajazzo etc..”. La ricostruzione storica dell’Agrati non mi ritorna. Agrati scriveva che: “Il Turr imbarcò tutti il 1° settembre e sbarcò a Sapri alle 9 del mattino seguente.”. Dunque, Agrati scriveva che Turr sbarcava a Sapri alle 9 del mattino del giorno 2 settembre 1860, e fin qui mi trovo. Poi aggiunge: “Alle 5 del pomeriggio ripartiva da Sapri per via di terra….”. Agrati scriveva che il Turr ripartiva da Sapri, alle 5 del pomeriggio del giorno 2 settembre 1860. Il telegramma di Garibaldi che gli ordinava di partire da Sapri gli era arrivato la mattina stessa del 2 settembre o la notte del 3 settembre quando secondo alcuni egli ripartì da Sapri per portarsi a Lagonegro secondo gli ordini di Garibaldi ?. In primo luogo risulta che il generale Turr, su ordine di Garibaldi, il giorno 3 settembre aveva già lasciato Sapri per recarsi in perlustrazione verso Lagonegro dove dovevano trovarsi le truppe borboniche del generale Caldarelli. Inoltre, l’Agrati scrive che Turr si allontanò da Sapri alle 5 del pomeriggio del giorno 3 settembre, mentre Rustow testimoniava che si allontanò da Sapri alle 5 del mattino. Inoltre, Agrati scriveva pure che il Turr, “…e poco prima del mezzogiorno del 4 settembre era al Fortino dopo aver bivaccato la prima notte a Vibonati ed aver costeggiato poi le falde del monte Cocuzzo.”. Dal racconto del Rustow risulta che fu lui ad essere incaricato di allontanarsi da Sapri per recarsi con una parte della truppa arrivata a Sapri al Fortino o verso la strada Consolare. Inoltre, sempre dal racconto del Rustow risulta che fu lui, e non Turr a bivaccare e a pernottare a Vibonati. Agrati, a p. 409, scriveva che la brigata “Milano”, sbarcata a Sapri, con il Turr che l’aveva portata da Paola, era formata da tre battaglioni di 300 uomini ognuno. Essi erano guidati dai maggiori Montessi e Sessa ed il capitano Venuti. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “Ma Pianciani non si arrende e non accetta il cambiamento di programma: egli s’è impegnato per gli Stati Romani, non per la Calabria; e, senz’altro, si dimette indicando il Rustow a suo successore. Con lui, se ne vanno il Tharrena e qualche altro.”. Dunque, Agrati scriveva che secondo quanto scrisse Agostino Bertani, con Pianciani si dimisero il Tharrena e con lui se ne andò “qualche altro”. Agrati non scrive che si dimise Gandini. Agrati ci parla anche di De Giorgi o De Giorgis. Sul brigatiere De Giorgis, Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, nell’Indice dei nomi, a p. 629, in proposito scriveva che: “De Giorgis (brigadiere), 467” e, sul Venuti, a p. 635 scriveva: “Venuti….(capitano), 409, 467”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Sacchi – 8-9 settembre – Lagonegro; 10 settembre – Sapri sul mare; Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri; Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri-Vibanate; Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “. Dunque, il Pecorini-Manzoni nel suo specchietto ribadiva le date e le tappe delle singole Brigate. Riguardo Sapri leggiamo che arrivarono il giorno 2 settembre 1860 (e dunque si trovavano a Sapri alll’arrivo di Garibaldi il giorno 3 settembre), le due Brigate “Milano” ed una parte della Brigata “Spinazzi” o “Parma”. La Brigata “Puppi” ( o “Bologna”) sarà a Sapri il giorno 4 settembre 1860 e si mette in marcia subito per Vibonati. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 186, parlando della Spedizione di Ariano, in proprosito scriveva che: “Il tenente Canepa della Brigata Milano il 17 verso l’1 pom. sulla linea degli avamposti di Casapulla etc…”. Pecorini, sempre parlando di Capua, a p. 212, in proposito scriveva: “Comando della Brigata Milano: Luogotenente colonnello De Giorgis Carlo Felice, Capo di Stato Maggiore Capitano De Carolis; etc…furono anche aggregate a questa Divisione la brigata Corrao, già la Masa, e la Legione Inglese. (Doc. 80). Il Dittatore trasportava il suo quartiere generale a Caserta il giorno 27 settembre etc…”. Dunque, come ho già detto, verso il 20 settembre, il Comando della Brigata Milano passò al Luogotenente colonnello Carlo Felice De Giorgis. Sul sito della Presidenza della Repubblica è scritto che egli era Luogotenente colonnello di Fanteria che gli fu conferito il 30 novembre 1862. Su De Giorgis, il Pecorini, a p. 435, in proposito scriveva: “(Documento 64) 3° Brigata Milano. 3° Bataglione. Avamposto di Santa Prisca, 18 settembre 1860. Rapporto. Ieri verso un’ora pom.il sig. luogotenente Emilio Canepa, avente l’ispezione al battaglione percorreva la nostra linea, etc…”. Dunque, secondo questo rapporto, il Luogotenente Emilio Canepa ispezionò il Battaglione di Fanteria della Brigata Milano. Canepa viene più volte citato anche dal Rustow. Sul De Giorgis, il Pecorini, a p. 454, in proposito scriveva: “Documento 80. ESERCITO MERIDIONALE 15° Divisione Turr. Situazione Numerica della Forza della Suddetta Divisione al giorno 6 ottobre 1860: Corpo: Stato Maggiore della Divisione: Capo di Stato Maggiore, Colonnello Brigatiere Rustow; Genio: Capitano Tessera; Corpo Sanitario: Medico Divisionale Ziliani; Intendenza Militare: Intendente Ghiglione; Tribunale Militare: Avv. Fiscale, Bissoni Luigi; BRIGATA MILANO (2), Ten. Colonnello De Giogis; Corpo: Stato Maggiore: Capitano De Caroli; Bersaglieri Milanesi, Maggiore Mentesi; I° Battagl. Cacciatori Maggiore Sessa; 2° Battagl. Cacciatori, Maggiore Venuti; etc…”. Pecorini, a p. 454, nella nota (2) postillava: “(2) Già Gandini. Terza Brigata della Spedizione di Terranova.”. Dunque, il Pecorini cita gli ufficiali della Brigata Milano al 6 ottobre 1860 e sono: Carlo Felice De Giorgis, Tenente Colonnello; Capitano De Caroli, Capo di Stato Maggiore; Maggiore MENTESI, Capo di Stato Maggiore dei Bersaglieri Milanesi; Maggiore SESSA, Capo di Stato Maggiore del 1° Battaglione Cacciatori; Maggiore VENUTI, Capo di Stato Maggiore del 2° Battaglione dei Cacciatori. Su Carlo Felice De Giorgis, sul blog della Presidenza della Repubblica, si legge che era luogotenente colonnello di fanteria e, nel 30 novembre 1862 ebbe l’onoreficenza di Cavaliere Ordine Militare d’Italia. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 109 e ssg., in proposito scriveva che: “IV….Il generale Gandini, comandante della brigata Milano composta di novecento uomini, giunse anch’egli a Vibonati, etc…”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 109 e ssg., in proposito scriveva che: “III….Alba del giorno precedente v’era approdato il generale Rustovv con le brigate Milano e Spinazzi. Il Dittatore gli ordinò di avanzare con la prima brigata composta da novecento uomini, la sola veramente completa, per Vibonati, donde avrebbe proseguito per Padula. Mandò poi, a breve distanza, le brigate Spinazzi e Puppi. Era stato il Turr a concentrare queste forze a Sapri (circa 1500 uomini quasi tutti milanesi), …..”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 126-127 e ssg., in proposito scriveva che: “La spedizione era stata organizzata in sei brigate di linea, ciascuna formata su quattro battaglioni di quattro compagnie caduno non irregimentati. Le sei brigate erano numerate, denominate e comandate come segue : a 1ª Brigata Genova colonnello Eberhardt. a 2ª Brigata Parma colonnello Tharrena. a 3 Brigata Milano colonnello Gandini. a 4ª Brigata Bologna colonnello Puppi. a 5 Brigata Toscana colonnello Nicotera . 6ª Brigata Romagna colonnello Caucci. Inoltre eravi un battaglione carabinieri , due squadroni guide , due compagnie del genio , due batterie rigate da campagna. un servizio amministrativo. Gli effettivi delle compagnie erano di soli 80 uomini , ma vi era sicurezza di aumentarli , ciò che si sarebbe avverato senza ulteriore alterazione dei quadri . La forza totale al 31 luglio era di 8940 uomini.”. Dunque, Pittaluga, parlando della spedizione Pianciani-Bertani allestita per l’invasione degli Stati Pontifici, citava alcuni ufficiali e nomi che poi in seguito ritroveremo nello sbarco di queste truppe a Paola e a Sapri. Pittaluga oltre a dirci di Pianciani e di Rustow, cita il colonnello Picozzi, aiutante in campo di Rustow, cita l’intendente di Rustow il maggiore Sani, il maggiore Gemelli, medico capo, il maggiore Della Lucia, commissario, Spinazzi, ufficiale superiore, De Crianzi, ufficiale superiore, Cattabene, Pentotti, ufficiali superiori. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 148, in proposito scriveva che: “…quando giugevano in vista del Golfo degli Aranci, l’Amazone e l’Isera, portanti la Brigata ‘Parma’ (Tharrena), etc….Tharrena però, uomo serio e risoluto, fermavasi….Le altre due brigate, ‘Milano’ (Gandini) e ‘Bologna’ (Puppi), per gli ostacoli già accennati giunsero al convegno soltanto la sera del 13, coi vapori Weasel, Garibaldi, Calatafini e col Clipper Sheaperd.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156 e ssg., in proposito scriveva pure che: “Pianciani, il quale nel congedarsi presenò al Dittatore il colonnello Rustow come quello al quale cedeva il comando delle tre brigate, Parma, Milano e Bologna (Tharrena, Gandini, Puppi), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero l’ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo. I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, perchè era stata cambiata la destinazione per la quale eransi impegnati, e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi.”. Dunque, in questo passaggio il Pittaluga scrive che Tharrena e Gandini si dimisero, ed il comando delle due loro brigate, la “Tharrena” e la “Milano” passarono rispettivamente ai due colonnelli Spinazzi e De Giorgi o De Giorgis, ma a noi da altri autori non risulta. Dunque, secondo il generale Pittaluga, la brigata “Milano” non era più comandata dal colonnello Gandini che fu sostituito con De Giorgi. Dunque, Pittaluga scriveva che una volta allontanato il Pianciani e, dimessisi i colonnelli Tharrena e Gandini, che chiesero di essere dispensati, essi furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi o De Giorgis. Spinazzi sostituendo Tharrena, andava a comandare la Brigata “Parma”; De Giorgi, sostituendo Gandini andava a comandare la Brigata “Milano”. Dei colonnelli Spinazzi e De Giorgi o De Giorgis, ci parla Rustow che, il 3 settembre era con loro a Sapri. Di questo valoroso garibaldino ci ha parlato il Generale Giovanni Pittaluga, La diversione: note garibaldine sulla Campagna del 1860, Casa Editrice Italiana, Roma, 1904. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 157 e ssg., riferendosi al Bertani, in proposito scriveva pure che: “A Palermo apprese con rammarico da Pianciani quanto aveva deciso il Dittatore, ed il conseguente ritiro di Pianciani dal comando della Divisione che trovavasi a Milazzo, ed il congedo preso da Tharrena e da Gandini e da parecchi altri ufficiali . Ma non per questo si tenne per vinto. Disse a Pianciani che aveva avuto troppa fretta a lasciare il comando ; che conveniva di cercare ancora di convincere il Generale, e che a tal fine egli partiva subito per Milazzo. Quivi giunto trovò le tre brigate riunite sotto Rustow che gli fecero buona accoglienza. Non trovò più il Generale già partito per Giardini…”. Dunque, in questo passaggio il Pittaluga scrive che il “colonnello Tharrena” ed il “colonnello Gandini” si dimisero, ed il comando delle due loro brigate, la “Tharrena” e la “Milano” passarono rispettivamente ai due colonnelli “Spinazzi” e “De Giorgi”. Dunque, secondo il generale Pittaluga, la brigata “Milano” non era più comandata dal colonnello Gandini che fu sostituito con De Giorgi. La brigata “Milano”, comandata dal “maggiore De Giorgi” (in precedenza era comandata dal Gandini che si dimise insieme al Pianciani) e, la brigata “Parma” comandata dal maggiore Pietro Spinazzi (….) e, tutte sotto il comando del colonnello Wilhem Rustow che Garibaldi aveva nominato Capo di Stato Maggiore, in sostituzione del Pianciani e prima che Garibaldi nominasse Turr a Rotonda. Sul “Gandini” ha scritto, nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “….Garibaldi, il quale, giunto a Sapri, ordinava senz’altro al generale Rustow di avanzare con la sua brigata Milano, la prima che in quel momento si trovava già pronta e ordinata, per guadagnare rapidamente la strada consolare. A breve distanza mandò, al seguito di questa avanguardia, la brigata Spinazzi e poi la brigata Puppi…..Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli. Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano alla loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”. E poi, ancora, il Cesari, a p. 172, in proposito è scritto: “Così la sera del 3 settembre, il generale Gandini, comandante la brigata Milano, forte di 900 uomini, poteva giungere a Vibonati, etc…”. Dunque, il Cesari, ripropone la figura del “generale Gandini”, che, secondo lui comandava la Brigata “Milano”. Abbiamo visto, però, come il generale Gandini si fosse dimesso insieme al Nicotera ed al Pianciani a Palermo, all’arrivo della ex Spedizione Terranova dal Golfo degli Aranci. Dunque, insieme al Rustow ed al Turr, a Sapri, la Brigata Milano sbarcò col generale Gandini oppure questa Brigata garibaldina era comandata dal De Giorgi (che l’Agrati scriveva “De Giorgis” ?). Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 109 e ssg., in proposito scriveva che: “IV….Il generale Gandini, comandante della brigata Milano composta di novecento uomini, giunse anch’egli a Vibonati, etc…”. Anche Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a p. 195, si chiede: “..nel porto di Sapri, a capo dei circa 1600 uomini, componenti l’intera brigata Milano, comandata dal colonnello Gandini, e parte della brigata Parma agli ordini del maggiore Spinazzi (18).”. Quì Moliterni scriveva che la brigata “Milano” era comandata dal colonnello “Gandini”, ma su questa notizia nutriamo dei dubbi in quanto il colonnello Gandini, che comandava la brigata “Milano” e l’aveva portata con il Pianciani dal golfo degli Aranci a Palermo, si dimise con il colonnello Tharrena della brigata “Parma”, come scriverà il Dallolio. Nella nota (18), Moliterni postilla del racconto di Rustow nell’edizione e traduzione di E. Porro. Rustow non parla di Gandini ma scrive del colonnello De Giorgi. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156 e ssg., riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “Allora questi fece cortesi saluti ed auguri a Pianciani, il quale nel congedarsi presentò al Dittatore il colonnello Rustow come quello al quale cedeva il comando delle tre brigate, Parma, Milano e Bologna (Tharrena, Gandini, Puppi), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero l’ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo. I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, perchè era stata cambiata la destinazione per la quale eransi impegnati, e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. L’altra brigata Eberhardt,..di recarsi a Giardini agli ordini di Bixio.”. Sempre Pittaluga, a p. 157, riferendosi a Bertani, in proposito scriveva: “Milazzo. Quivi giunto trovò le tre brigate riunite sotto Rustow che gli fecero buona accoglienza….arrivò in quel giorno 19 agosto a Milazzo apportatore di un ordine del Dittatore che assegnava quelle truppe alla 15° Divisione comandata dal Turr stesso. Questi ordinò una rivista alla quale intervenne anche Bertani.”. Dunque, il generale Pittaluga scriveva che una volta allotanato il Pianciani e, dimessisi i colonnelli Tharrena e Gandini, che chiesero di essere dispensati, essi, furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. Spinazzi sostituendo Tharrena, andava a comandare la Brigata “Parma”; De Giorgi, sostituendo Gandini andava a comandare la Brigata “Milano”. Il Pittaluga è chiaro quando scrive che: “I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, ……e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. L’altra brigata Eberhardt,..di recarsi a Giardini agli ordini di Bixio.”. Come però faceva notare Moliterno (….), il “generale Gandini” viene espressamente citato dal Rustow, il quale era capo di Stato Maggiore della Brigata “Milano”. Infatti, Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 11, scriveva pure: “Ma i nostri legni bastarono appena per l’imbarco delle due brigate Milano e Parma, la brigata Bologna dovette restare al Faro. La brigata Milano e parte della brigata Parma erano con me sul vapore Rosolino Pilo. A mezzogiorno lasciammo dietro di noi la città di Tropea,etc…”. Dunque, Rustow parla espressamente della Calabria e, a pp. 12-13 aggiunge: “….Non mi rimase pertanto per altro partito che farle disbarcare a Tropea. Giunto quì in rada, ordinai al Colonnello Gandini, comandante della brigata Milano, di prender terra pel primo, ed appoggiato dai bersaglieri di Milano, e dai carabinieri di Genova, di disporre per l’ordinamento e l’esplorazione dell’interno etc…Il vapore Rosalino Pilo si allontanò….il suo esempio fu seguito anche dagli altri legni giunti poi, che avevano trasportato la brigata Parma, comandata dal valente maggiore Spinazzi. Ora non ci rimaneva che di continuare a piedi il viaggio pel Pizzo. Etc…”. Dunque, Rustow cita espressamente il “colonnello Gandini, comandante della brigata Milano…”. Sempre il Rustow, Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 34, in proposito scriveva che: “Alle 4 1/2 pomeridiane col 3° Battaglione della Brigata Milano, giunsi a Caserta dove trovavasi già la Brigata Bologna. Nei giorni 15 e 16 arrivò il resto della Brigata. Caserta doveva servirci di reidenza etc…Il colonnello Gandini aveva dovuto dimettere il comando della brigata Milano durante la spedizione di Ariano, ed il maggiore De Giorgi, fino ad ora comandante dei Bersaglieri, fu destinato ad occupare il suo posto. Il giorno 16, fui nominato capo dello Stato maggiore delle truppe che nelle vicinanze di Caserta si trovavano raccolte sulla sinistra del Volturno sotto il comando del Turr, trovandomi per tal modo sciolto dal comando della Divisione di Terranova, che ripresi solo il 19 settembre allorchè, come comandante dell’intiera ala sinistra, assunsi di condurla per la prima volta al fuoco.“. Dunque, il “colonnello Gandini”, secondo il racconto di Rustow (nella traduzione di Eliseo Porro) restò comandante della brigata Milano fino alla “Spedizione di Ariano”, in cui il generale Turr ebbe la disfatta del generale borbonico Bonanno, ed in quella occasione Gandini dovette cedere il suo posto al maggiore De Giorgi. Carlo Agrati, a p. 440, in proposito scriveva che: “Il 13 settembre tutta la Brigata “Milano” rientrava; era ad Avellino in quel giorno stesso, a Nola, il 14 e là riceveva l’ordine di portarsi direttamente a Caserta.”. L’Agrati cita il testo di Buttà (….), Un viaggio da Boccadifalco a Gaeta – Memorie della Rivoluzione del 1860 al 1861, Napoli, 1875. Sul colonnello, poi in seguito “Generale Gandini”, che comandava la Brigata “Milano” è stato più volte citato anche da Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 109 e ssg., in proposito scriveva che: “III….Alba del giorno precedente v’era approdato il generale Rustovv con le brigate Milano e Spinazzi. Il Dittatore gli ordinò di avanzare con la prima brigata composta da novecento uomini, la sola veramente completa, per Vibonati, donde avrebbe proseguito per Padula. Mandò poi, a breve distanza, le brigate Spinazzi e Puppi. Era stato il Turr a concentrare queste forze a Sapri (circa 1500 uomini quasi tutti milanesi), etc…”. De Crescenzo, a p. 112, riferendosi al giorno 3 settembre 1860, in proposito scriveva che: “IV. Il Generale Gandini, comandante della brigata ‘Milano’ composta di 900 uomini, giunse anch’egli a Vibonati, ma il giorno seguente, volendo spingersi più avanti, ripartì per il passo di monte Cucuzzo e Casalbuono.”. Dunque, il De Crescenzo scriveva che “il giorno seguente” (il giorno 4 settembre 1860), da Vibonati, il generale Gandini “comandante della brigata Milano, composta di 900 uomini” ordina di mettersi in marcia e dirigersi verso Casalnuovo. Nel De Crescenzo, ritroviamo il generale Gandini anche più avanti ed in particolare a p. 151, ove in proposito scriveva: “Lo Stato Maggiore del Dittatore desiderava che al momento dell’ingresso del Dittatore in Napoli vi fosse un discreto numero delle sue truppe, perciò fu ordinato con un telegramma al generale Gandini di muoversi subito da Eboli e recarsi a Vietri, dove aveva inizio la ferrovia. Il Gandini, tenendo presente che i suoi soldati erano stanchi, domandò chi di essi volesse partire. Quasi tutti risposero affermativamente e furono fatti salire su quanti carri potessero essere requisiti.”. Dunque, il Gandini condusse le truppe dei volontari della sua Brigata da Salerno a Vietri. De Crescenzo, a p. 159, scriveva pure che: “Il Rustow insieme alla brigata Milano, giunto in Eboli il 7, ebbe ordine di trovarsi a Napoli per il giorno dopo. Quest’ordine non fu però osservato, perchè i volontari erano stanchi per le lunghe marce e per giunta mancavano i carri per trasportarli. Il Rustow pensò allora di mandare a Salerno un distaccamento della guardia Nazionale. Etc…”. De Crescenzo, a p. 163, ritorna sulla stessa notizia di p. 151 e scriveva che: “Lo Stato Maggiore del Dittatore avrebbe desiderato che al momento dell’ingresso di Garibaldi in Napoli, vi si trovasse pronto un gran numero di garibaldini, perciò fu telegrafato subito al generale Gandini, comandante della brigata Milano, di partire presto da Eboli e di recarsi a Vietri…Gandini non credette opportuno di spingere i suoi militi, stanchi ormai dalle lunghe marce, etc…Il Gandini aveva sperato che giunto a Vietri le difficoltà sarebbero state superate, invece etc…”. Dunque, De Crescenzo cita più volte il generale Gandini che, ad Eboli, diresse le operazioni di marcia verso Salerno e verso Ariano, come vedremo. La testimonianza del Rustow, cozza con l’altra testimonianza del generale Giuseppe Pittaluga (…), che, nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156 e ssg., in proposito scriveva pure che: “Pianciani,…. cedeva il comando delle tre brigate, Parma, Milano e Bologna (Tharrena, Gandini, Puppi), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero l’ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo. I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, perchè era stata cambiata la destinazione per la quale eransi impegnati, e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano alla loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 15-16-17, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Pizzo…Alle cinque tutte le truppe si trovavano colà concentrate; ma i legni pel loro trasporto ivi stati predisposti, non bastavano che per una parte. Fu quindi imbarcata la intiera brigata Milano, ma una sola porzione della brigata Parma.”. Dunque, a Pizzo vennero imbarcati per Paola, l’intera Brigata “Milano” comandata dal maggiore De Giorgi ed una parte della Brigata “Parma” (o “Spinazzi”). Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 13, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Giunto quivi in rada, ordinai al colonnello Gandini, comandante della brigata Milano, di prender terra pel primo, e appoggiato dai Bersaglieri di Milano, e dai Carabinieri di Genova, di disporre per l’ordinamento di sicurezza ed un servizio di esplorazione, etc..Io rimasi a bordo onde sorvegliare lo sbarco etc…”. Rustow racconta lo sbarco della brigata Milano che si trovava imbarcata sul Rosalino Pilo, lasciata la città calabrese di Tropea e proseguire a marcia forzata verso Pizzo. Rustow, a p. 14 in proposito scriveva pure: “La brigata Milano coi suoi bersaglieri in testa…marciava…Per vero anche Spinazzi seguiva lestamente…”. Rustow, a p. 15 scriveva che: “La testa della colonna giunse a Monteleone alle ore 8, e la coda costituita dalla brigata Parma, non si arrivò che a mezzogiorno….per Pizzo, fu quindi imbarcata la intiera brigata Milano, ma una sola porzione della brigata Parma.”. Mario Menghini (….), nel suo “La spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli nei proclami etc…”, a p. 309, dal suo Diario e da una lettera dell’11 settembre 1860, da Napoli, in proposito scriveva che: “Vi dò una notizia, che son persuaso giungerà gradita a molti dei nostri amici, ed è che la 3° brigata Milano, comandata dal colonnello O. Gandini, è entrata la prima in Napoli, delle schiere garibaldine. E’ ben ordinata e ben tenuta: i soldati sono tutti giovani, ma le guerre nazionali hanno il merito di agguerrir presto l’artigiano, il contadino e lo studente. Al fiero sguardo, al portamento ardito, alla carnagione abbronzata e ad una certa serietà intelligente, il direste vecchi soldati. La 3° Brigata apparteneva all’ultima spedizione che partì da Genova ai primi d’agosto, e d’accordo con Garibaldi doveva scendere sulle terre romane.”. Mario Menghini scriveva che a Capua i volontari della 3° brigata, la brigata Milano erano comandati dal Gandini. Si vedrà in seguito che il comando sarà temporaneamente tolto al Rustow e dato al De Giorgi o De Giorgis. Ma abbiamo visto che a Palermo, il Gandini, si dimetterà insieme al Pianciani. Mario Menghini scriveva che a Capua i volontari della 3° brigata, la brigata Milano erano comandati dal Gandini. Si vedrà in seguito che il comando sarà temporaneamente tolto al Rustow e dato al De Giorgi o De Giorgis. Ma abbiamo visto che a Palermo, il Gandini, si dimetterà insieme al Pianciani. Infatti, Giuseppe Maraldi (…), nel suo “La spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 100, riferendosi al rifiuto dato a Garibaldi dal Pianciani, a Palermo, in proposito scriveva che: “Le brigate, Parma, Bologna, Milano, ….Garibaldi non si oppose, accettò pure le dimissioni, per gli stessi motivi addotti dal Pianciani, del colonnello Tharena e del Gandini delle brigate Milano e Bologna, che furono sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a pp. 194-195, in proposito scriveva che: “Così quei 1500 uomini della retroguardia diventavano l’avanguardia nella marcia su Napoli, grazie alla fortunata circostanza che li aveva forniti i mezzi di trasporto per mare, mentre gli altri dovevano avanzarsi per terra.”. Treveljan, a p. 194, nella nota (2) postillava: “(2) V. addietro, pagg. 152-155. Avevan lasciato la Sicilia e toccato il continente a Tropea, marciando di là a Pizzo per poi riprender il mare fino a Paola. Rustow, Brig. Milano, 11-16; Rustow, 299.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 444, in proposito scriveva che: “Il Rustow, un esule tedesco, era al comando di questa brigata o meglio piccolo battaglione “Milano”, già affidato al comando del Pianciani, poi a quello del Turr, a Sapri e al Volturno. Importante.”. Traveljan (….), sulla scorta della White-Mario (….), che non vedeva di buon occhio i cavouriani Turr e Rustow, scriveva che all’“esule tedesco” Rustow, gli fu concesso da Garibaldi solo il comando della brigata “Milano”.
Il maggiore DE GIORGIS della Brigata MILANO
Sul maggiore De Giorgis, il Pecorini, a p. 454, in proposito scriveva: “Documento 80. ESERCITO MERIDIONALE 15° Divisione Turr. Situazione Numerica della Forza della Suddetta Divisione al giorno 6 ottobre 1860: Corpo: Stato Maggiore della Divisione: Capo di Stato Maggiore, Colonnello Brigatiere Rustow; Genio: Capitano Tessera; Corpo Sanitario: Medico Divisionale Ziliani; Intendenza Militare: Intendente Ghiglione; Tribunale Militare: Avv. Fiscale, Bissoni Luigi; BRIGATA MILANO (2), Ten. Colonnello De Giogis; Corpo: Stato Maggiore: Capitano De Caroli; Bersaglieri Milanesi, Maggiore Mentesi; I° Battagl. Cacciatori Maggiore Sessa; 2° Battagl. Cacciatori, Maggiore Venuti; etc…”. Pecorini, a p. 454, nella nota (2) postillava: “(2) Già Gandini. Terza Brigata della Spedizione di Terranova.”. Dunque, il Pecorini cita gli ufficiali della Brigata Milano al 6 ottobre 1860 e sono: Carlo Felice De Giorgis, Tenente Colonnello; Capitano De Caroli, Capo di Stato Maggiore; Maggiore MENTESI, Capo di Stato Maggiore dei Bersaglieri Milanesi; Maggiore SESSA, Capo di Stato Maggiore del 1° Battaglione Cacciatori; Maggiore VENUTI, Capo di Stato Maggiore del 2° Battaglione dei Cacciatori. Su Carlo Felice De Giorgis, sul blog della Presidenza della Repubblica, si legge che era luogotenente colonnello di fanteria e, nel 30 novembre 1862 ebbe l’onoreficenza di Cavaliere Ordine Militare d’Italia. Sui Bersaglieri, il Rustow, Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 34, in proposito scriveva che: “Il colonnello Gandini aveva dovuto dimettere il comando della brigata Milano durante la spedizione di Ariano, ed il maggiore De Giorgi, fino ad ora comandante dei Bersaglieri, fu destinato ad occupare il suo posto.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 19 e ssg., il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “La brigata si componeva di una sezione di bersaglieri costituita da due compagnie; e di tre battaglioni di linea, ognuno di 4 compagnie. Ogni battaglione era della forza di 300 uomini; i bersaglieri ammontavano a poco di 100 uomini ed erano comandati dal maggiore De Giorgi, ufficiale valente e formato alla buona scuola. Il maggiore Sessa comandava il 1° battaglione di linea; il maggior Montesi il 2°; il capitano Venuti, il 3°. Quest’ultimo era un eccellente maestro d’esercizi, severo nel servizio e qualche volta anche eccessivamente ruvido.”. Dunque, è il Rustow che testimoniava come la Brigata “Milano”, a Sapri, il 3 settembre, si componeva di Bersaglieri ed era costituita da due Compagnie di Bersaglieri, oltre a tre battaglioni di linea, ed ogni Battaglione di linea era composto da 4 Compagnie. Ogni Battaglione di linea aveva una forza di 300 uomini. Rustow scriveva pure che “Il maggiore Sessa comandava il 1° battaglione di linea; il maggior Montesi il 2°; il capitano Venuti, il 3°”. Rustow scrive pure che la Sezione di Bersaglieri, costituita da n. 2 Compagnie “….ammontavano a poco di 100 uomini ed erano comandati dal maggiore De Giorgi, ufficiale valente e formato alla buona scuola.”. Dunque, il maggiore De Giorgi comandava la Sezione di Bersaglieri che ammontavano a poco più di 100 uomini. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 17-18, in proposito scriveva pure che: “I bersaglieri ed i carabinieri di Genova vennero destinati al servizio d’esplorazione, poichè credevano di trovarci in faccia al nemico, non senza un sospetto d’essere da esso circuiti.”. Dunque, secondo la testimonianza del colonnello Rustow, le truppe dei volontari condotti a Sapri ed ivi sbarcate, furono fatte accampare e poi il Rustow ordinò un servizio di esplorazione che affidò ai Bersaglieri ed ai Carabinieri di Genova.
Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 432, in proposito scriveva che: “(Documento 61) Brigata Sacchi 1° Reggimento. Vaccheria, presso S. Leucio, oggi 15 settembre 1860. Alle ore due dopo mezanotte il tenente Ferrabini Alessandro con una pattuglia etc…Il Luogotenente Colonnello L. Winkler.”. Dunque, in questo documento che riguarda la Brigata Sacchi del 1° Reggimento si cita il tenente FERRABINI ALESSANDRO. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 434, in proposito scriveva che: “(Documento 63) 15° Divisione Turr Brigata Puppi, Caserta, 16 settembre 1860. Sia lode al maggiore Ferracini, al capitano Tessera, etc…Firmato Puppi.”. Dunque, in questo documento, il colonnello PUPPI, cita il maggiore FERRACINI e il capitano TESSERA. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 432, in proposito scriveva che: “(Documento 64) 3° brigata Milano, 3° Battaglione, Avamposto di Santa Prisca, 18 settembre 1860. Rapporto. Ieri verso un’ora pom. il sig. luogotenente Emilio Canepa, avente l’ispezione al battaglione percorreva la nostra linea, etc….Egli consegnò allo Stato Maggiore del sig. brigatiere Eber in Santa Maria questi ufficiali napoletani. Il Comandante il Battaglione. Firmato Venuti.”. Dunque, in questo documento, VENUTI, Comandante il 3° Battaglione della 3° Brigata Milano, citava il luogotenente EMILIO CANEPA, ed il brigatiere EBER, dello Stato Maggiore di Rustow. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 436, in proposito scriveva che: “(Documento 66) Al Signor genrale Turr. S. Leucio, sera, 18 settembre 1860. In questa mattina con due compagnie della Brigata Puppi…etc…Vidimmo invece venire il 2° Reggimento della brigata Sacchi. Ho comunicato al Sig. colonnello Pellegrini che lo comanda la parola d’ordine e di campo. Dietro istruzioni del maggiore Ferracini etc…Firmato Alessandro DE-Bianchi Capitano della 1° Compagnia 3° Battaglione.”. Dunque, in questo documento indirizzato al generale Turr, il capitano della 1° Compagnia, 3° Battaglione, della Brigata PUPPI, il Capitano ALESSANDRO DE-BIANCHI, citava il colonnello PELLEGRINI che comandava il 2° Reggimento della Brigata SACCHI e citava il maggiore FERRACINI della Brigata sua Puppi. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 440, in proposito scriveva che: “(Documento 70) 15° Divisione (Turr) Brigata Milano. Rapporto del 19 settembre 1860 sotto Capua…..Caserta, 21 settembre 1860….coi bersaglieri in testa piazzai i due battaglioni di linea all’altezza dei battaglioni della brigata Puppi. Etc…, ed il 3° battaglione nuovamente comandato dal capitano sig. De Caroli, al quale affidai provvisoriamente il comando (sebbene già ferito sin dal principio della battaglia da una scheggia di mitraglia alla coscia sinistra) etc…Rileverà dai rapporti dei comandanti dei battaglioni, che qui le compiego, le perdite sofferte dalla brigata, e propongo per promozione di merito il sig. capitano De Caroli al grado di maggiore, lo stesso per il capitano Venuti, il sig. Vergani e Cavarrotti sotto-tenenti al 1° battaglione al grado di tenente, il furiere Zambetori al grado di sottotenente, i tenenti Magagna, Corbelli e Novelli del 2° battaglione al grado di capitano, il tenente Ferrari col braccio amputato al grado di Capitano. Del 3° battaglione propongo al grado di capitano il tenente Canepa, i sotto-tenenti Curti, Prunota, Pozzi, Monti, Geronimi etc…L’ajutante maggiore in 2° il tenente Zanner, il capitano Sig. Pifferi e capitano Mazzoni per un segno di distinzione, nonchè i sotto-tenenti Romualdi Alessandro, Ferrari Enrico, Lumari Luigi, Ragazzi Luigi e Ascarioni Lambro. Per i bersaglieri milanesi, cioè per il capitato Pedotti, tenente Oltrati, tenente Gadioli, sotto-tenente Rotondi, …sotto-tenente Quintini, etc..Raccomando il mio ajutante di campo Sig. Galuzzi. Firmato, il Comandante la Brigata DE GIORGIS.”. Come si è visto, a Capua, Rustow sostituì il Gandini, con De Giorgis che, pure faceva parte del corpo allegato alla XV Divisione di Turr. Notiamo che, in questo documento il comandante, il capitano o maggiore si firma DE GIORGIS. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 442, in proposito scriveva che: “(Documento 71) Sig. colonnello brigatiere Rustow. 15° Divisione (Turr) Brigata Milano. Rapporto del 19 settembre 1860 sotto Capua…..Santa Maria, 20 settembre 1860….dato l’ordine di ritirata i pochi nostri disimpegnati con alcuni bersaglieri lombardi (capitano Pedotti) restarono a mantenere il fuoco finchè tutti furono rientrati a Santa Maria, sbarrando etc…..l’esempio degli ufficiali, luogotenente Zancarini e sotto-tenenti Chiappa e Desimoni etc…Firmato Luogotenente Zancarini Giuseppe.”. In questo documento, il luogotenente ZANCARINI GIUSEPPE, comandante del …..scrive a Rustow il 20 settembre 1860 e cita l’ufficiale ZANCARINI e i sotto-tenenti CHIAPPA e DESIMONI. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 444, in proposito scriveva che: “(Documento 72) Al Colonnello Brigatiere Sacchi. 20 settembre 1860…..Si distinsero maggiormente per dovere e per coraggio ed intelligenza nel dirigere le compagnie, il maggiore Grioli, Occari, ed i capitani Stagni Gaetano della 15° e Calderoni Sivio della 10°. Firmato Tenente Colonnello Pellegrini.”. In questo documento, il tenente Colonnello Pellegrini della Brigata Sacchi, scrivendo al colonnello Gaetano SACCHI, citava il maggiore GRIOLI, OCCARI ed i capitani STAGNI GAETANO della XV Divisione e CALDERONI SILVIO della X Divisione. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 450, in proposito scriveva che: “(Documento 77) Signor generale Sacchi. Piedimonte, 22 settembre 1860. Il caporale Dellacqua della 9° Compagnia, ed il soldato Macchi dell’11° furono dei primi feriti….La compagnia comandata da Sgarallino, armata etc…Firmato Rachetti Capitano”. In questo documento, il capitano RACHETTI della Brigata Sacchi scrive al colonnello Gaetano Sacchi, e cita il caporale DELLACQUA della 9° compagnia ed il soldato MACCHI dell’11°. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 452, in proposito scriveva che: “(Documento 79) Brigata Sacchi, 2° Reggimento, Casino Reale di S. Leucio, 22 settembre 1860. …Col 3° Battaglione Grioli occupai etc…Col 4° battaglione Occari occupai il Casino Reale etc..ed il signor colonnello Albuzzi si ritirò colla sua gente e 3 compagnie 1° reggimento brigata Sacchi. I soldati del battaglione Grioli etc…Soltanto Musicò che trovavasi come sentinella, etc..unitamente ai soldati Maffoni e Camicie che portarono in salvo il ferito soldato Gianzani Angelo della 10° compagnia del mio reggimento. Musicò e Maffoni sono della 7° compagnia, Camicie dell’8° del battaglione Fabbri brigata Assanti….etc… Firmato G. Pellegrino.”. In questo documento, il Comandante del 3° Reggimento della Brigata Sacchi, G. PELLEGRINO, scriveva al Sacchi e citava il 3° battaglione GRIOLI, il 4° battaglione OCCARI, il colonnello ALBUZZI, colla sua gente, il soldato sentinella, MUSICO’, GIANZANI ANGELO, soldato ferito della 10° Compagnia del 3° Reggimento, i soldati MUSICO’ e MAFFONI e CAMICIE dela 7° compagnia dell’8° Battaglione FABBRI della Brigata ASSANTI.
Il Capitano APPEL triestino
Il generale borbonico Quandel-Vial, leggendo il “Giornale di bordo” redatto dall’ufficiale piemontese Garzia, capitano di Stato Maggiore che arrivò a Sapri con la nave francese “Brésil” noleggiata dal governo piemontese ed inviata a Sapri per prelevarvi eventuali truppe bisognose, trovò scritto che il capitano Garzia, per il giorno 4 settembre 1860 annotava che era arrivato a Sapri alle 8 del mattino del 4 settembre 1860 e, annotava pure che, arrivando nel porto di Sapri ha trovato cinque vapori garibaldini 2 o 3 brigantini mercantili. Il Capitano Garzia annotava pure che erano saliti sul “Brésil” “Il Capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del Generale Bustow (Rustow) ed altro Ufficiale Ungherese sono venuti a bordo ad assicurarmi, che in Sapri non vi era alcuno dei nostri, ma poteva trovarne a Maratea, Paola, Pizzo. Anche D. Antonio Buraglia di Maratea dava la stessa assicurazione.”.”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 577 ed in proposito scriveva che: “4 Settembre…Alle 8 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul vapore Brésil giunge nelle acque di Sapri, ed ecco ciò che trovo scritto nel Giornale di lui. “Quivi ho trovato cinque vapori Garibaldini 2 o 3 brigantini mercantili. La truppa Garibaldina sbarcata il giorno precedente e la mattina, compresa l’altra trasporta dall”Elvetie’ si fa ammontare a 8 o 9000 uomini. Garibaldi il 3 in barchetta da Ascea era andato a Sapri ed avea preso il cammino verso Lagonegro dove è giunto la sera del 3 o la mattina del 4. La truppa sbarcata poteva essere a Lagonegro e nel Vallo di Diana la sera del 4. Il Capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del Generale Bustow (Rustow) ed altro Ufficiale Ungherese sono venuti a bordo ad assicurarmi, che in Sapri non vi era alcuno dei nostri, ma poteva trovarne a Maratea, Paola, Pizzo. Anche D. Antonio Buraglia di Maratea dava la stessa assicurazione.”.”. In questo brano il Quandel-Vial riporta un brano del giornale di bordo del Brésil scritto dal capitano di Stato Maggiore della Marina Piemontese, Garzia, all’arrivo a Sapri che avrà un colloquio con il capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del colonnello Rustow sbarcati il 2 settembre con Turr ed i volontari garibaldini che si imbarcarono a Paola. Il Quandel ci parla di un capitano Appel triestino dello Stato Maggiore del colonnello Rustow, sbarcato a Sapri con le truppe provenienti da Paola. Infatti, il Quandel-Vial, parlando di Sapri in proposito scriveva che sul “Giornale di Bordo” del vapore Sardo o Piemontese “Brésil” condotta a Sapri dal Capitano di Stato Maggiore della Marina Piemontese “Garzia”, Vial trovò scritto o annotato che il Capitano Garzia, arrivato a Sapri il 4 settembre 1860, alle ore 20,00 (8 a.m.), trovò ed ebbe un colloquio con due ufficiali dell’Esercito Meridionale e della Divisione Turr, sbarcati a Sapri il giorno 2 settembre 1860. Garzia parlò con il Capitano dello Stato Maggiore di Rustow “APPEL triestino” e con un altro Ufficiale Ungherese: “Il Capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del Generale Bustow (Rustow) ed altro Ufficiale Ungherese sono venuti a bordo ad assicurarmi, che in Sapri non vi era alcuno dei nostri, etc….”. Il Quandel-Vial scriveva che nello Stato Maggiore del generale Rustow vi era il “Capitano APPEL triestino.”. Gli Ufficiali dello Stato Maggiore di Rustow, rimasti a Sapri, assicurarono il comandante Garzia del vapore “Brésil” che a Sapri “…non vi era alcuno dei nostri, ma poteva trovarne a Maratea, Paola, Pizzo. Anche D. Antonio Buraglia di Maratea dava la stessa assicurazione.”.”. Il Quandel-Vial scriveva che nello Stato Maggiore del generale Rustow vi era il “Capitano APPEL triestino.”. Gli Ufficiali dello Stato Maggiore di Rustow, rimasti a Sapri, assicurarono il comandante Garzia del vapore “Brésil” che, sebbene a Sapri non fossero rimasti soldati o Brigate di volontari Garibaldini, li avrebbero potuti incontrare a Maratea, a Paola e a Pizzo e quindi gli conveniva che proseguisse il suo viaggio di ricognizione. Sul Giornale di Bordo del vapore Brésil, il capitano Garzia scriveva pre che “Anche D. Antonio Buraglia di Maratea dava la stessa assicurazione.”.”. Don Antonio Buraglia di Maratea assicurava che a Sapri non vi era rimasto più nessuno. Don Antonio Buraglia è un nome legato a Maratea, un comune della provincia di Potenza, in Basilicata. In particolare, Piazza Buraglia rappresenta il cuore del centro storico di Maratea. Questa piazza è un punto vitale del borgo, con negozi, gallerie d’arte, bar e punti di ritrovo, e da essa si dipanano i caratteristici vicoli circostanti. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), che, a p. 203 e ssg., in proposito scriveva che: “Un consistente indizio, in tal senso è contenuto in alcuni brani del “giornale” redatto dal “Capitano di Stato Maggiore Garzia”, ……A Sapri, dove attraccò alle 8:00 del 4 settembre, il ‘Brésil’ trovò “5 vapori Garibaldini” e “2 o 3 brigantini mercantili” (37) probabilmente gli stessi dai quali, la mattina del 2 settembre, erano sbarcate la brigata Milano e parte della brigata Parma e, alle 23:00 settembre, la sopraggiunta brigata Puppi.”. Moliterni, a p. 203, nella nota (36) postillava: “(36) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Napoli, 1900, p. 576.”. Moliterni, a p. 203, nella nota (37) postillava: “(37) Ivi, p. 577.”.
PIETRO SPINAZZI COMANDANTE DELLA BRIGATA PARMA
Su Wikipedia, alla voce “Pietro Spinazzi” leggiamo che Pietro Spinazzi, si arruolò nell’esercito regolare sabaudo, con il grado di capitano, stabilendosi nuovamente a Genova, per lasciarlo nel 1860 per seguire Giuseppe Garibaldi nella campagna dell’Italia meridionale al seguito della spedizione guidata da Luigi Pianciani, detta anche spedizione Terranova, forte di circa 8.940 uomini. Maggiore della 2ª Brigata “Parma”, comandata dal colonnello Tharrena, giunse in Sicilia via nave sbarcando a Palermo, l’11 agosto, e pochi giorni, a Milazzo, sostituì al comando della Brigata lo stesso colonnello Tharrena dimessosi in polemica con il comando generale in quanto cambiata le destinazione di impiego della sua unità. Durante la campagna guidò l’ex 2ª Brigata “Tharrena”, composta da 700 uomini circa, sempre agli ordini di Nino Bixio, comandante della 18ª Divisione dell’esercito meridionale, e per il valore dimostrato, il 1º ottobre nella battaglia del Volturno, durante il combattimento di Ponti della Valle di Maddaloni, fu elogiato ufficialmente dallo stesso, promosso al grado di tenente colonnello e proposto della croce al valore militare di Savoia che poi non ottenne. Devo però aggiungere che prima di passare al corpo o Divisione XVIII di Bixio, il colonnello Pietro SPINAZZI, comandò la Brigata omonima che in precedenza era detta “Tharena”, ovvero la 2° Brigata dell’ex spedizione Pianciani, ovvero la spedizione per invadere gli Stati Pontifici organizzata da Agostino Bertani. Dimessosi Pianciani, a Palermo, Garibaldi lo sostituì con Pietro Spinazzi, e lo aggregò alla truppa comandata dal Rustow, con il nome di Brigata PARMA. La brigata Parma, non riuscì a d imbarcarsi tutta ed arrivare con Bertani e Rustow, tutta a Paola. Da Wikipedia leggiamo che il maggiore Pietro Spinazzi (Parma, … – Genova, post 1869) è stato un patriota, garibaldino e scrittore italiano. Si arruolò nell’esercito regolare sabaudo, con il grado di capitano, stabilendosi nuovamente a Genova, per lasciarlo nel 1860 per seguire Giuseppe Garibaldi nella campagna dell’Italia meridionale al seguito della spedizione guidata da Luigi Pianciani, detta anche spedizione Terranova, forte di circa 8.940 uomini. Maggiore della 2ª Brigata “Parma”, comandata dal colonnello Tharrena, giunse in Sicilia via nave sbarcando a Palermo, l’11 agosto, e pochi giorni, a Milazzo, sostituì al comando della Brigata lo stesso colonnello Tharrena dimessosi in polemica con il comando generale in quanto cambiata le destinazione di impiego della sua unità. Di Spinazzi ne parla anche Giacomo Oddo, I mille di Marsala: scene rivoluzionarie: opera dedicata alla Venezia …, 1863, pagina 981 e, come ho detto il Generale Giovanni Pittaluga, La diversione: note garibaldine sulla Campagna del 1860, Casa Editrice Italiana, Roma, 1904. A Paola, il 1° settembre 1860, la Brigata era ivi solo una parte di essa, mentre, solo dopo il 3 settembre 1860, iniziò ad arrivare a Sapri l’altra porzione della Brigata. Infatti, il 3 settembre, Rustow, marciando con la Brigata Milano verso Vibonati, inviò un ordine a Spinazzi che era rimasto a Sapri ad attendere il resto dei volontari garibaldini. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 20, in proposito scriveva che il 3 settembre, incontrado Garibaldi sulla spiaggia di Sapri, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Alle 5 di matina ripresimo la marcia. La notte mandai indietro un uomo fidato di Sapri con un ordine al maggiore Spinazzi onde ci seguisse con la brigata Parma tosto che fosse riunita, lasciando sul luogo l’ordine stesso per la brigata Bologna, la quale pure da Torre del Faro doveva arrivare a Sapri.”. La brigata “Puppi” (ex brigata “Bologna”) ancora non aveva potuto imbarcarsi a Paola con Turr e Rustow e quindi, questa brigata, il 2 settembre, all’arrivo di Turr e Rustow a Sapri non era ancora sbarcata. Si attendevano le truppe di parte della brigata “Parma” e di parte della brigata “Puppi” e quindi, il colonnello Rustow, portandosi verso Vibonati, inviò a Sapri, a maggiore Spinazzi un messaggio per le truppe che ancora dovevano essere riunite a Sapri. Il messaggio di Rustow era l’ordine a Spinazzi di proseguire verso Vibonati non appena le truppe delle due brigate “Parma” e “Bologna” fossero riunite a Sapri. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 11, scriveva pure: “Ma i nostri legni bastarono appena per l’imbarco delle due brigate Milano e Parma, la brigata Bologna dovette restare al Faro. La brigata Milano e parte della brigata Parma erano con me sul vapore Rosolino Pilo.”. Dunque, Rustow parla espressamente della Calabria e, a pp. 12-13 aggiunge: “….Il vapore Rosalino Pilo si allontanò….il suo esempio fu seguito anche dagli altri legni giunti poi, che avevano trasportato la brigata Parma, comandata dal valente maggiore Spinazzi. Ora non ci rimaneva che di continuare a piedi il viaggio pel Pizzo. Etc…”. Giuseppe Maraldi (…), nel suo “La spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 100, riferendosi al rifiuto dato a Garibaldi dal Pianciani, a Palermo, in proposito scriveva che: “Le brigate, Parma, Bologna, Milano, ….Garibaldi non si oppose, accettò pure le dimissioni, per gli stessi motivi addotti dal Pianciani, del colonnello Tharena e del Gandini delle brigate Milano e Bologna, che furono sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 88, in proposito scriveva che: “Il Bertani (1) aveva mobilitato circa novemila uomini, organizzati ed armati come nessun’altra spedizione. La spedizione era divisa in 24 battaglioni, (2) più un battaglione di cacciatori con 580 uomini, 120 guide, 220 uomini del genio, 180 di artiglieria e 120 addetti alla Intendenza. Si trattava in tutto di sei brigate: 1° la Genova; 2° la Parma; 3° la Milano; 4° la Bologna; 5° la Toscana; 6° la Abruzzi. Le prime quattro, agli ordini dei rispettivi comandanti colonnelli Eberhardt, Tharrena, Cantini, Puppi, dovevano concentrarsi nel Golfo degli Aranci, per agire sulla costa dello Stato pontificio. Etc…”. Maraldi, a p. 88, nella nota (1) postillava: “(1) W. Rustow, La brigata Milano nella Campagna etc…”. Maraldi, a p. 88, nella nota (2) postillava: “(2) L. Pianciani, Del’andamento delle cose in Italia, Milano, 1860 e Pittaluga, op. cit., p. 127-128 e 129.”. La brigata “Milano” era comandata dal colonnello “O. Gandini” che pare si fosse dimesso e per questo motivo affidata al comando del “maggiore De Giorgis”; la brigata “Bologna”, comandata da Puppi; la brigata Parma, in origine comandata da Tharena e che in seguito alle dimissioni di Tharrena, fosse passata al maggiore Spinazzi. Tharena comandava la brigata “Parma” dell’ex spedizione Pianciani ma, insieme a Pianciani il 16 agosto 1860 diede le sue dimissioni. Dei colonnelli Spinazzi e De Giorgi, ci parla Rustow che, il 3 settembre era con loro a Sapri. Oltre alle due precedenti Brigate, la Eberhard e la Puppi (….), componevano il contingente organizzato dal Bertani anche le due Brigate “Milano”, la brigata “Spinazzi” (ex Brigata “Parma” ed ancor prima Brigata Tharrena). La brigata “Milano”, comandata dal “maggiore De Giorgi” (in precedenza era comandata dal Gandini che si dimise insieme al Pianciani) e, la brigata “Parma” comandata dal maggiore “Pietro Spinazzi” (….) e, tutte sotto il comando del colonnello Wilhem Rustow che Garibaldi aveva nominato Capo di Stato Maggiore, in sostituzione del Pianciani e prima che Garibaldi nominasse Turr a Rotonda. Tutte queste Brigate facevano parte della XV Divisone dell’Esercito Meridionale. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, in questo passaggio, il Pecorini-Manzoni scriveva che una volta in Sicilia, a Palermo, le truppe della ex spedizione Pianciani, vennero denominate: “Tharena” (poi chiamata Spinazzi), “Milano”, comandata dal Rustow, “Puppi” (poi in seguito chiamata “Sacchi”), la “Nicotera” (poi in seguito chiamata “Spangaro”). Il colonnello era nativo di Parma, sposato con figli, aveva oltre cinquant’anni d’età. Proveniva dai ranghi dell’esercito regolare che aveva lasciato volontariamente per inseguire l’irresistibile richiamo di Garibaldi. Dalla revisione di queste notizie troviamo il colonnello “O. Gandini” che condusse le truppe della brigata “Milano”, la brigata “Parma” condotta dal “maggiore Spinazzi”, la brigata Puppi condotta da ?. Rustow era Capo di Stato Maggiore ed era stato momentaneamente nominato comandante di queste forze dal Bertani come scrive l’Agrati (…). In proposito a Pietro Spinazzi, Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Russo Luigi, Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a p. 281, in proposito scriveva che: “A Paola aveva lasciato il momentaneo comando al colonnello Guglielmo Rustow delle brigate Milano e Spiazzi con le quali, via mare, giunto a Pizzo la sera del 30 agosto, era salpato nella notte del 30-31.”. Quì Policicchio scrive erroneamente “Spiazzi” ma si tratta della brigata “Spinazzi”. Fa lo stesso errore Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. , in proposito scriveva che: “Intanto Stefano Turr, che era al seguito di Garibaldi, ebbe l’ordine di portarsi a Paola per imbarcare le truppe che erano giunte il giorno prima, dove lo attendeva il generale Guglielmo Rustow delle brigate Milano e Spiazzi con le quali era giunto a Pizzo la sera del 30 agosto, ed era salpato via mare nella notte tra il 30 e il 31 agosto. La mattina del primo settembre Turr giungeva a Paola e, prima di incamminarsi, scriveva a Nino Bixio che lo precedeva: “Le quattro brigate Eberhardt, Puppi, Milano, Spiazzi della dimessa spedizione Pianciani e Bertani sono state attaccate alla mia divisione….Parto oggi stesso per Paola, dove sono arrivate due delle suddette brigate, e farò di tutto per trovare imbarco, e spingermi per il Golfo di Policastro ed ivi sbarcare….”. Come ho già ribadito, non si tratta del maggiore “Spiazzi” ma di “Spinazzi”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 126-127 e ssg., in proposito scriveva che: “Ebbe per capo di stato maggiore il colonnello W. Rustow emigrato tedesco, scrittore militare di grido, e per aiutante generale il colonnello Picozzi; intendente il maggiore Sani; medico capo il maggiore Gemelli; commissario il maggiore Della Lucia. Vi erano ufficiali superiori distintissimi quali Spinazzi, De Criarzi, Cattabene, Pedotti. La spedizione era stata organizzata in sei brigate di linea, ciascuna formata su quattro battaglioni di quattro compagnie caduno non irregimentati. Le sei brigate erano numerate, denominate e comandate come segue: a 1ª Brigata Genova colonnello Eberhardt. a 2ª Brigata Parma colonnello Tharrena. La 3 Brigata Milano colonnello Gandini. La 4ª Brigata Bologna colonnello Puppi. a 5 Brigata Toscana colonnello Nicotera. 6ª Brigata Romagna colonnello Caucci. Inoltre eravi un battaglione carabinieri , due squadroni guide , due compagnie del genio , due batterie rigate da campagna. un servizio amministrativo. Gli effettivi delle compagnie erano di soli 80 uomini , ma vi era sicurezza di aumentarli , ciò che si sarebbe avverato senza ulteriore alterazione dei quadri. La forza totale al 31 luglio era di 8940 uomini.”. Dunque, Pittaluga, parlando della spedizione Pianciani-Bertani allestita per l’invasione degli Stati Pontifici, citava alcuni ufficiali e nomi che poi in seguito ritroveremo nello sbarco di queste truppe a Paola e a Sapri. Pittaluga oltre a dirci di Pianciani e di Rustow, cita il colonnello Picozzi, aiutante in campo di Rustow, cita l’intendente di Rustow il maggiore Sani, il maggiore Gemelli, medico capo, il maggiore Della Lucia, commissario, Spinazzi, ufficiale superiore, De Crianzi, ufficiale superiore, Cattabene, Pentotti, ufficiali superiori.
Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 20, in proposito scriveva che il 3 settembre, incontrado Garibaldi sulla spiaggia di Sapri, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Alle 5 di matina ripresimo la marcia. La notte mandai indietro un uomo fidato di Sapri con un ordine al maggiore Spinazzi onde ci seguisse con la brigata Parma tosto che fosse riunita, lasciando sul luogo l’ordine stesso per la brigata Bologna, la quale pure da Torre del Faro doveva arrivare a Sapri.”. La brigata “Puppi” (ex brigata “Bologna”) ancora non aveva potuto imbarcarsi a Paola con Turr e Rustow e quindi, questa brigata, il 2 settembre, all’arrivo di Turr e Rustow a Sapri non era ancora sbarcata. Si attendevano le truppe di parte della brigata “Parma” e di parte della brigata “Puppi” e quindi, il colonnello Rustow, portandosi verso Vibonati, inviò a Sapri, a maggiore Spinazzi un messaggio per le truppe che ancora dovevano essere riunite a Sapri. Il messaggio di Rustow era l’ordine a Spinazzi di proseguire verso Vibonati non appena le truppe delle due brigate “Parma” e “Bologna” fossero riunite a Sapri. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 11, scriveva pure: “Ma i nostri legni bastarono appena per l’imbarco delle due brigate Milano e Parma, la brigata Bologna dovette restare al Faro. La brigata Milano e parte della brigata Parma erano con me sul vapore Rosolino Pilo.”. Dunque, Rustow parla espressamente della Calabria e, a pp. 12-13 aggiunge: “….Il vapore Rosalino Pilo si allontanò….il suo esempio fu seguito anche dagli altri legni giunti poi, che avevano trasportato la brigata Parma, comandata dal valente maggiore Spinazzi. Ora non ci rimaneva che di continuare a piedi il viaggio pel Pizzo. Etc…”. Giuseppe Maraldi (…), nel suo “La spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 100, riferendosi al rifiuto dato a Garibaldi dal Pianciani, a Palermo, in proposito scriveva che: “Le brigate, Parma, Bologna, Milano, ….Garibaldi non si oppose, accettò pure le dimissioni, per gli stessi motivi addotti dal Pianciani, del colonnello Tharena e del Gandini delle brigate Milano e Bologna, che furono sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 88, in proposito scriveva che: “Il Bertani (1) aveva mobilitato circa novemila uomini, organizzati ed armati come nessun’altra spedizione. La spedizione era divisa in 24 battaglioni, (2) più un battaglione di cacciatori con 580 uomini, 120 guide, 220 uomini del genio, 180 di artiglieria e 120 addetti alla Intendenza. Si trattava in tutto di sei brigate: 1° la Genova; 2° la Parma; 3° la Milano; 4° la Bologna; 5° la Toscana; 6° la Abruzzi. Le prime quattro, agli ordini dei rispettivi comandanti colonnelli Eberhardt, Tharrena, Cantini, Puppi, dovevano concentrarsi nel Golfo degli Aranci, per agire sulla costa dello Stato pontificio. Etc…”. Maraldi, a p. 88, nella nota (1) postillava: “(1) W. Rustow, La brigata Milano nella Campagna etc…”. Maraldi, a p. 88, nella nota (2) postillava: “(2) L. Pianciani, Del’andamento delle cose in Italia, Milano, 1860 e Pittaluga, op. cit., p. 127-128 e 129.”. La brigata “Milano” era comandata dal colonnello “O. Gandini” che pare si fosse dimesso e per questo motivo affidata al comando del “maggiore De Giorgis”; la brigata “Bologna”, comandata da Puppi; la brigata Parma, in origine comandata da Tharena e che in seguito alle dimissioni di Tharrena, fosse passata al maggiore Spinazzi. Tharena comandava la brigata “Parma” dell’ex spedizione Pianciani ma, insieme a Pianciani il 16 agosto 1860 diede le sue dimissioni. Dei colonnelli Spinazzi e De Giorgi, ci parla Rustow che, il 3 settembre era con loro a Sapri. Oltre alle due precedenti Brigate, la Eberhard e la Puppi (….), componevano il contingente organizzato dal Bertani anche le due Brigate “Milano”, la brigata “Spinazzi” (ex Brigata “Parma” ed ancor prima Brigata Tharrena). La brigata “Milano”, comandata dal “maggiore De Giorgi” (in precedenza era comandata dal Gandini che si dimise insieme al Pianciani) e, la brigata “Parma” comandata dal maggiore “Pietro Spinazzi” (….) e, tutte sotto il comando del colonnello Wilhem Rustow che Garibaldi aveva nominato Capo di Stato Maggiore, in sostituzione del Pianciani e prima che Garibaldi nominasse Turr a Rotonda. Tutte queste Brigate facevano parte della XV Divisone dell’Esercito Meridionale. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, in questo passaggio, il Pecorini-Manzoni scriveva che una volta in Sicilia, a Palermo, le truppe della ex spedizione Pianciani, vennero denominate: “Tharena” (poi chiamata Spinazzi), “Milano”, comandata dal Rustow, “Puppi” (poi in seguito chiamata “Sacchi”), la “Nicotera” (poi in seguito chiamata “Spangaro”). Il colonnello era nativo di Parma, sposato con figli, aveva oltre cinquant’anni d’età. Proveniva dai ranghi dell’esercito regolare che aveva lasciato volontariamente per inseguire l’irresistibile richiamo di Garibaldi. Dalla revisione di queste notizie troviamo il colonnello “O. Gandini” che condusse le truppe della brigata “Milano”, la brigata “Parma” condotta dal “maggiore Spinazzi”, la brigata Puppi condotta da ?. Rustow era Capo di Stato Maggiore ed era stato momentaneamente nominato comandante di queste forze dal Bertani come scrive l’Agrati (…). In proposito a Pietro Spinazzi, Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Russo Luigi, Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a p. 281, in proposito scriveva che: “A Paola aveva lasciato il momentaneo comando al colonnello Guglielmo Rustow delle brigate Milano e Spiazzi con le quali, via mare, giunto a Pizzo la sera del 30 agosto, era salpato nella notte del 30-31.”. Quì Policicchio scrive erroneamente “Spiazzi” ma si tratta della brigata “Spinazzi”. Fa lo stesso errore Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. , in proposito scriveva che: “Intanto Stefano Turr, che era al seguito di Garibaldi, ebbe l’ordine di portarsi a Paola per imbarcare le truppe che erano giunte il giorno prima, dove lo attendeva il generale Guglielmo Rustow delle brigate Milano e Spiazzi con le quali era giunto a Pizzo la sera del 30 agosto, ed era salpato via mare nella notte tra il 30 e il 31 agosto. La mattina del primo settembre Turr giungeva a Paola e, prima di incamminarsi, scriveva a Nino Bixio che lo precedeva: “Le quattro brigate Eberhardt, Puppi, Milano, Spiazzi della dimessa spedizione Pianciani e Bertani sono state attaccate alla mia divisione….Parto oggi stesso per Paola, dove sono arrivate due delle suddette brigate, e farò di tutto per trovare imbarco, e spingermi per il Golfo di Policastro ed ivi sbarcare….”. Come ho già ribadito, non si tratta del maggiore “Spiazzi” ma di “Spinazzi”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 126-127 e ssg., in proposito scriveva che: “Ebbe per capo di stato maggiore il colonnello W. Rustow emigrato tedesco, scrittore militare di grido, e per aiutante generale il colonnello Picozzi; intendente il maggiore Sani; medico capo il maggiore Gemelli; commissario il maggiore Della Lucia. Vi erano ufficiali superiori distintissimi quali Spinazzi, De Criarzi, Cattabene, Pedotti. La spedizione era stata organizzata in sei brigate di linea, ciascuna formata su quattro battaglioni di quattro compagnie caduno non irregimentati. Le sei brigate erano numerate, denominate e comandate come segue: a 1ª Brigata Genova colonnello Eberhardt. a 2ª Brigata Parma colonnello Tharrena. La 3 Brigata Milano colonnello Gandini. La 4ª Brigata Bologna colonnello Puppi. a 5 Brigata Toscana colonnello Nicotera. 6ª Brigata Romagna colonnello Caucci. Inoltre eravi un battaglione carabinieri , due squadroni guide , due compagnie del genio , due batterie rigate da campagna. un servizio amministrativo. Gli effettivi delle compagnie erano di soli 80 uomini , ma vi era sicurezza di aumentarli , ciò che si sarebbe avverato senza ulteriore alterazione dei quadri. La forza totale al 31 luglio era di 8940 uomini.”. Dunque, Pittaluga, parlando della spedizione Pianciani-Bertani allestita per l’invasione degli Stati Pontifici, citava alcuni ufficiali e nomi che poi in seguito ritroveremo nello sbarco di queste truppe a Paola e a Sapri. Pittaluga oltre a dirci di Pianciani e di Rustow, cita il colonnello Picozzi, aiutante in campo di Rustow, cita l’intendente di Rustow il maggiore Sani, il maggiore Gemelli, medico capo, il maggiore Della Lucia, commissario, Spinazzi, ufficiale superiore, De Crianzi, ufficiale superiore, Cattabene, Pentotti, ufficiali superiori.
LA BRIGATA SPINAZZI (EX BRIGATA PARMA)
Una porzione della Brigata PARMA, comandata dal colonnello SPINAZZI, era stata portata da Bertani e Rustow a Paola e si trovava accampata a Paola in attesa di disposizioni del Dittatore. Dunque, una porzione della Brigata Parma, insieme alla Brigata MILANO si trovava a Paola, il 31 agosto 1860. Questa Brigata, su disposizione del Dittatore fu aggregata alla Divisione XV del generale Turr su ordine di Garibaldi. La Brigata Spinazzi, o PARMA, faceva parte della Divisione di Nino Bixio, la XVIII, ma passò a Turr, infatti, il generale Turr, da Cosenza, il 31agosto 1860 inviò un telegramma a Bixio dove gli scriveva che su ordine del Dittatore comandava lui la brigata Spinazzi. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 147-148, in proprosito scriveva che: “Pria di partire da Cosenza, Turr scrisse a Bixio: “Le quattro brigate, Eberhardt, Puppi, Milano, Spinazzi della dimessa spedizione Pianciani e Bertani sono attaccate alla mia divisione. Oggi riceverai l’ordine del Dittatore di formare la 18° Divisione sotto i tuoi ordini.“, che si trovava a Paola, con Rustow (una parte di essa). Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 20, in proposito scriveva che il 3 settembre, incontrado Garibaldi sulla spiaggia di Sapri, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Alle 5 di matina ripresimo la marcia. La notte mandai indietro un uomo fidato di Sapri con un ordine al maggiore Spinazzi onde ci seguisse con la brigata Parma tosto che fosse riunita, lasciando sul luogo l’ordine stesso per la brigata Bologna, la quale pure da Torre del Faro doveva arrivare a Sapri.”. La brigata “Puppi” (ex brigata “Bologna”) ancora non aveva potuto imbarcarsi a Paola con Turr e Rustow e quindi, questa brigata, il 2 settembre, all’arrivo di Turr e Rustow a Sapri non era ancora sbarcata. Si attendevano le truppe di parte della brigata “Parma” e di parte della brigata “Puppi” e quindi, il colonnello Rustow, portandosi verso Vibonati, inviò a Sapri, a maggiore Spinazzi un messaggio per le truppe che ancora dovevano essere riunite a Sapri. Il messaggio di Rustow era l’ordine a Spinazzi di proseguire verso Vibonati non appena le truppe delle due brigate “Parma” e “Bologna” fossero riunite a Sapri. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 11, scriveva pure: “Ma i nostri legni bastarono appena per l’imbarco delle due brigate Milano e Parma, la brigata Bologna dovette restare al Faro. La brigata Milano e parte della brigata Parma erano con me sul vapore Rosolino Pilo.”. Dunque, Rustow parla espressamente della Calabria e, a pp. 12-13 aggiunge: “….Il vapore Rosalino Pilo si allontanò….il suo esempio fu seguito anche dagli altri legni giunti poi, che avevano trasportato la brigata Parma, comandata dal valente maggiore Spinazzi. Ora non ci rimaneva che di continuare a piedi il viaggio pel Pizzo. Etc…”. Giuseppe Maraldi (…), nel suo “La spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 100, riferendosi al rifiuto dato a Garibaldi dal Pianciani, a Palermo, in proposito scriveva che: “Le brigate, Parma, Bologna, Milano, ….Garibaldi non si oppose, accettò pure le dimissioni, per gli stessi motivi addotti dal Pianciani, del colonnello Tharena e del Gandini delle brigate Milano e Bologna, che furono sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 88, in proposito scriveva che: “Il Bertani (1) aveva mobilitato circa novemila uomini, organizzati ed armati come nessun’altra spedizione. La spedizione era divisa in 24 battaglioni, (2) più un battaglione di cacciatori con 580 uomini, 120 guide, 220 uomini del genio, 180 di artiglieria e 120 addetti alla Intendenza. Si trattava in tutto di sei brigate: 1° la Genova; 2° la Parma; 3° la Milano; 4° la Bologna; 5° la Toscana; 6° la Abruzzi. Le prime quattro, agli ordini dei rispettivi comandanti colonnelli Eberhardt, Tharrena, Cantini, Puppi, dovevano concentrarsi nel Golfo degli Aranci, per agire sulla costa dello Stato pontificio. Etc…”. Maraldi, a p. 88, nella nota (1) postillava: “(1) W. Rustow, La brigata Milano nella Campagna etc…”. Maraldi, a p. 88, nella nota (2) postillava: “(2) L. Pianciani, Del’andamento delle cose in Italia, Milano, 1860 e Pittaluga, op. cit., p. 127-128 e 129.”. La brigata “Milano” era comandata dal colonnello “O. Gandini” che pare si fosse dimesso e per questo motivo affidata al comando del “maggiore De Giorgis”; la brigata “Bologna”, comandata da Puppi; la brigata Parma, in origine comandata da Tharena e che in seguito alle dimissioni di Tharrena, fosse passata al maggiore Spinazzi. Tharena comandava la brigata “Parma” dell’ex spedizione Pianciani ma, insieme a Pianciani il 16 agosto 1860 diede le sue dimissioni. Dei colonnelli Spinazzi e De Giorgi, ci parla Rustow che, il 3 settembre era con loro a Sapri. Oltre alle due precedenti Brigate, la Eberhard e la Puppi (….), componevano il contingente organizzato dal Bertani anche le due Brigate “Milano”, la brigata “Spinazzi” (ex Brigata “Parma” ed ancor prima Brigata Tharrena). La brigata “Milano”, comandata dal “maggiore De Giorgi” (in precedenza era comandata dal Gandini che si dimise insieme al Pianciani) e, la brigata “Parma” comandata dal maggiore “Pietro Spinazzi” (….) e, tutte sotto il comando del colonnello Wilhem Rustow che Garibaldi aveva nominato Capo di Stato Maggiore, in sostituzione del Pianciani e prima che Garibaldi nominasse Turr a Rotonda. Tutte queste Brigate facevano parte della XV Divisone dell’Esercito Meridionale. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, in questo passaggio, il Pecorini-Manzoni scriveva che una volta in Sicilia, a Palermo, le truppe della ex spedizione Pianciani, vennero denominate: “Tharena” (poi chiamata Spinazzi), “Milano”, comandata dal Rustow, “Puppi” (poi in seguito chiamata “Sacchi”), la “Nicotera” (poi in seguito chiamata “Spangaro”). Il colonnello era nativo di Parma, sposato con figli, aveva oltre cinquant’anni d’età. Proveniva dai ranghi dell’esercito regolare che aveva lasciato volontariamente per inseguire l’irresistibile richiamo di Garibaldi. Dalla revisione di queste notizie troviamo il colonnello “O. Gandini” che condusse le truppe della brigata “Milano”, la brigata “Parma” condotta dal “maggiore Spinazzi”, la brigata Puppi condotta da ?. Rustow era Capo di Stato Maggiore ed era stato momentaneamente nominato comandante di queste forze dal Bertani come scrive l’Agrati (…). In proposito a Pietro Spinazzi, Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Russo Luigi, Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a p. 281, in proposito scriveva che: “A Paola aveva lasciato il momentaneo comando al colonnello Guglielmo Rustow delle brigate Milano e Spiazzi con le quali, via mare, giunto a Pizzo la sera del 30 agosto, era salpato nella notte del 30-31.”. Quì Policicchio scrive erroneamente “Spiazzi” ma si tratta della brigata “Spinazzi”. Fa lo stesso errore Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. , in proposito scriveva che: “Intanto Stefano Turr, che era al seguito di Garibaldi, ebbe l’ordine di portarsi a Paola per imbarcare le truppe che erano giunte il giorno prima, dove lo attendeva il generale Guglielmo Rustow delle brigate Milano e Spiazzi con le quali era giunto a Pizzo la sera del 30 agosto, ed era salpato via mare nella notte tra il 30 e il 31 agosto. La mattina del primo settembre Turr giungeva a Paola e, prima di incamminarsi, scriveva a Nino Bixio che lo precedeva: “Le quattro brigate Eberhardt, Puppi, Milano, Spiazzi della dimessa spedizione Pianciani e Bertani sono state attaccate alla mia divisione….Parto oggi stesso per Paola, dove sono arrivate due delle suddette brigate, e farò di tutto per trovare imbarco, e spingermi per il Golfo di Policastro ed ivi sbarcare….”. Come ho già ribadito, non si tratta del maggiore “Spiazzi” ma di “Spinazzi”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 126-127 e ssg., in proposito scriveva che: “Ebbe per capo di stato maggiore il colonnello W. Rustow emigrato tedesco, scrittore militare di grido, e per aiutante generale il colonnello Picozzi; intendente il maggiore Sani; medico capo il maggiore Gemelli; commissario il maggiore Della Lucia. Vi erano ufficiali superiori distintissimi quali Spinazzi, De Criarzi, Cattabene, Pedotti. La spedizione era stata organizzata in sei brigate di linea, ciascuna formata su quattro battaglioni di quattro compagnie caduno non irregimentati. Le sei brigate erano numerate, denominate e comandate come segue: a 1ª Brigata Genova colonnello Eberhardt. a 2ª Brigata Parma colonnello Tharrena. La 3 Brigata Milano colonnello Gandini. La 4ª Brigata Bologna colonnello Puppi. a 5 Brigata Toscana colonnello Nicotera. 6ª Brigata Romagna colonnello Caucci. Inoltre eravi un battaglione carabinieri , due squadroni guide , due compagnie del genio , due batterie rigate da campagna. un servizio amministrativo. Gli effettivi delle compagnie erano di soli 80 uomini , ma vi era sicurezza di aumentarli , ciò che si sarebbe avverato senza ulteriore alterazione dei quadri. La forza totale al 31 luglio era di 8940 uomini.”. Dunque, Pittaluga, parlando della spedizione Pianciani-Bertani allestita per l’invasione degli Stati Pontifici, citava alcuni ufficiali e nomi che poi in seguito ritroveremo nello sbarco di queste truppe a Paola e a Sapri. Pittaluga oltre a dirci di Pianciani e di Rustow, cita il colonnello Picozzi, aiutante in campo di Rustow, cita l’intendente di Rustow il maggiore Sani, il maggiore Gemelli, medico capo, il maggiore Della Lucia, commissario, Spinazzi, ufficiale superiore, De Crianzi, ufficiale superiore, Cattabene, Pentotti, ufficiali superiori.
PIETRO PUPPI
LA BRIGATA PUPPI, ex Brigata EMILIA, poi BOLOGNA
Alberto Dallolio (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille nelle memorie Bolognesi”, Bologna, ed. Zanichelli, 1910, a p. 156, in proposito scriveva che, le truppe condotte da Genova in Sardegna nel golfo degli Aranci, la spedizione cosidetta “I volontari spediti dal Comitato bolognese avevano assunto il nome di ‘Cacciatori di Bologna’, e furono ordinati in quattro battaglioni, più o meno completi. Il primo, come ho detto, fu comandato dal maggiore Cattabeni: il secondo dal maggiore Luigi Bossi: il terzo dal maggiore Ferdinando Ferracini: il quarto dal capitano ff. di maggiore Giambattista Pantotti, che prima apparteneva al secondo battaglione. Il 1° battaglione, secondo il ruolo che si conserva, aveva la forza di 381 uomini, dei quali 20 ufficiali, 26 sottoufficiali, 31 caporali, 6 trombettieri e 298 cacciatori. Il secondo, come risulta da un ruolo datato da Milazzo, 22 agosto, aveva 16 ufficiali, 21 sottufficiali, 27 caporali, 3 trombettieri e 195 cacciatori: totale 262 uomini. Il terzo, conforme al ruolo datato pure da Milazzo 25 agosto, contava 271 uomini, di cui 8 ufficiali, 23 sottoufficiali, 31 caporali, 5 trombettieri e 204 cacciatori. Il quarto, pure da un ruolo datato da Milazzo, 25 agosto, risulta composto da 11 ufficiali, 23 sottoufficiali, 31 caporali, 5 trombettieri e 204 cacciatori: totale 274 uomini. Ciò darebbe una forza complessiva di 1188 uomini, che corrisponderebbe quasi esattamente a quella dianzi indicata. I quattro battaglioni formavano la brigata Bologna comandata dal colonnello Puppi di Siena, morto poi dinanzi a Capua. Essa fu posta dapprima agli ordini del colonnello Pianciani e fece parte della cosidetta spedizione Bertani del Golfo degli Aranci. Più tardi fu incorporata alla Divisione Turr: decimata a Capua e a Caiazzo, fu sciolta, e la residua forza fu dal Turr aggregata alla brigata Sacchi.”. Dunque, Dallolio scriveva che tra i volontari spediti da Genova nel golfo degli Aranci vi erano i “Cacciatori di Bologna”, i quali arrivati a Palermo diventarono la “Brigata Bologna”, che era composta da quattro battaglioni che in Sardegna erano al comando del colonnello Puppi di Siena, che poi, in seguito morì a Capua. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 85, in proposito scriveva che: “Oltre alla formazione del battaglione del Montefeltro, al Comitato di Provvedimento (3) si deve la formazione della Brigata Emilia comandata dal Puppi, morto poi eroicamente a Capua, e composta di quattro battaglioni, uno dei quali comandato dal valoroso patriota marchigiano Cattabeni. Questa brigata, inviata al Golfo degli Aranci per fare parte della spedizione Pianciani, fu più tardi incorporata nella divisione Turr e destinata per il suo valore a Capua ed a Caiazzo.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 88, in proposito scriveva che: “Il Bertani (1) aveva mobilitato circa novemila uomini, organizzati ed armati come nessun’altra spedizione. La spedizione era divisa in 24 battaglioni, (2) più un battaglione di cacciatori con 580 uomini, 120 guide, 220 uomini del genio, 180 di artiglieria e 120 addetti alla Intendenza. Si trattava in tutto di sei brigate: 1° la Genova; 2° la Parma; 3° la Milano; 4° la Bologna; 5° la Toscana; 6° la Abruzzi. Le prime quattro, agli ordini dei rispettivi comandanti colonnelli Eberhardt, Tharrena, Cantini, Puppi, dovevano concentrarsi nel Golfo degli Aranci, per agire sulla costa dello Stato pontificio. Etc…”. Maraldi, a p. 88, nella nota (1) postillava: “(1) W. Rustow, La brigata Milano nella Campagna etc…”. Maraldi, a p. 88, nella nota (2) postillava: “(2) L. Pianciani, Del’andamento delle cose in Italia, Milano, 1860 e Pittaluga, op. cit., p. 127-128 e 129.”. I garibaldini della “Spedizione Bertani-Pianciani” sbarcarono in Sicilia dove Garibaldi ed i suoi Mille avevano già conquistato la Sicilia. In particolare, la Brigata “Bologna”, poi in seguito denominata “PUPPI”, era approdata a Golfo Aranci in Sardegna e da lì, su ordine di Garibaldi fu dirottata a Palermo, ivi condotta dal colonnello Pianciani, il quale era stato precedentemente nominato Capo di Stato Maggiore della Spedizione negli Stati Pontifici. Questa Brigata andò a far parte e fu aggregata al contingente straniero della 15° Divisione. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, ecc…, a pp. 259-260 e ssg., in proposito scriveva che: “Queste sono cifre del Pianciani, alquanto diverse da quelle del Rustow, che però non differiscono di molto e stanno anch’esse a dimostrar l’importanza della spedizione. La quale era costituita da sei Brigate distinte, oltre che con un numero progressivo, col nome della provincia che per ognuna aveva dato il massimo contingente di volontari. Così la 1° Brigata era chiamata ‘Genova’, la 2° ‘Parma’, la 3° Milano, la 4° Bologna, la 5° Toscana, e l’ultima, la 6° Abruzzi….Le prime 4 agli ordini rispetivamente dei colonnelli Eberhardt, Tharrena, Cantini e Puppi, sarebbero sbarcate sulla costa pontificia presso Montalto.”. Qui però trovo un errore perchè il comandante della 3° brigata Milano non era “Cantini” ma Gandini. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 126-127 e ssg., in proposito scriveva che: “Ebbe per capo di stato maggiore il colonnello W. Rustow emigrato tedesco, scrittore militare di grido, e per aiutante generale il colonnello Picozzi; intendente il maggiore Sani; medico capo il maggiore Gemelli; commissario il maggiore Della Lucia. Vi erano ufficiali superiori distintissimi quali Spinazzi, De Criarzi, Cattabene, Pedotti. La spedizione era stata organizzata in sei brigate di linea, ciascuna formata su quattro battaglioni di quattro compagnie caduno non irregimentati. Le sei brigate erano numerate, denominate e comandate come segue: a 1ª Brigata Genova colonnello Eberhardt. a 2ª Brigata Parma colonnello Tharrena. a 3 Brigata Milano colonnello Gandini. a 4ª Brigata Bologna colonnello Puppi. a 5 Brigata Toscana colonnello Nicotera. 6ª Brigata Romagna colonnello Caucci. Inoltre eravi un battaglione carabinieri, due squadroni guide, due compagnie del genio, due batterie rigate da campagna. un servizio amministrativo. Gli effettivi delle compagnie erano di soli 80 uomini , ma vi era sicurezza di aumentarli, ciò che si sarebbe avverato senza ulteriore alterazione dei quadri. La forza totale al 31 luglio era di 8940 uomini.”. Dunque, Pittaluga, parlando della spedizione Pianciani-Bertani allestita per l’invasione degli Stati Pontifici, citava alcuni ufficiali e nomi che poi in seguito ritroveremo nello sbarco di queste truppe a Paola e a Sapri. Pittaluga oltre a dirci di Pianciani e di Rustow, cita il colonnello Picozzi, aiutante in campo di Rustow, cita l’intendente di Rustow il maggiore Sani, il maggiore Gemelli, medico capo, il maggiore Della Lucia, commissario, Spinazzi, ufficiale superiore, De Crianzi, ufficiale superiore, Cattabeni, Pentotti, ufficiali superiori. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 148, in proposito scriveva che: “…quando giugevano in vista del Golfo degli Aranci, l’Amazone e l’Isera, portanti la Brigata ‘Parma’ (Tharrena), etc….Tharrena però, uomo serio e risoluto, fermavasi….Le altre due brigate, ‘Milano’ (Gandini) e ‘Bologna’ (Puppi), per gli ostacoli già accennati giunsero al convegno soltanto la sera del 13, coi vapori Weasel, Garibaldi, Calatafini e col Clipper Sheaperd.”. Dunque, la Brigata Bologna, comandata dal Puppi e la Brigata Milano comandata dal Gandini giunsero al Golfo Aranci il 13 agosto 1860. Alberto Dallolio (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille nelle memorie Bolognesi”, Bologna, ed. Zanichelli, 1910, a p. 168, in proposito scriveva: “L’otto Agosto intanto, giorno di grandi e gloriose memorie per la città nostra, il battaglione dei “Cacciatori di Bologna” (1) partiva per Genova sotto gli ordini di Giambattista Cattabeni (2). Il maggiore Cattabeni, di Senigallia, apparteneva ad una famiglia di patriotti, alla quale non disdice il nome attribuitole da un biografo: “i Cairoli delle Marche”. Nel ’48 era etc…”. I “Cacciatori di Bologna” partirono per Genova al comando del maggiore Giambattista Cattabeni, di Senigallia. A Bologna fu organizzatore dei Cacciatori Bolognesi, che avrebbero dovuto partecipare alla liberazione delle Marche, ma a causa della situazione internazionale l’azione venne dirottata in Sicilia, imbarcandosi da Genova per il Sud. Dallolio, a p. 168 scriveva pure che: “Il Bertani l’aveva mandato a comandare questo primo battaglione bolognese e a capo di esso si trovò, come ho detto nell’infausta giornata di Caiazzo; Garibaldi premiò il valore, sepur sfortunato, col promuoverlo a colonnello etc…”. Dallolio, a p. 169 scriveva che: “I volontari bolognesi andavano a far parte della 4° Brigata comandata dal colonnello Pianciani: etc…”. Dallolio scriveva che, i volontari “Cacciatori di Bologna”, in Sardegna, nel golfo degli Aranci furono aggregati alla 4° Brigata comandata dal colonnello Pianciani. Nel golfo degli Aranci, la brigata Bologna era comandata dal colonnello Pianciani e fece parte della cosiddetta “spedizione Bertani del golfo degli Aranci” ma quando arrivò a Palermo, Garibaldi, la tolse al comando del Pianciani, che si dimise e, l’aggregò e la incorporò alla “Divisione Turr”. La brigata “Bologna”, o Puppi, fu decimata a Capua e a Cajazzo e quindi, rimastane poche forze essa fu sciolta. Il colonnello Puppi morì a Capua, ucciso da una mitragliata borbonica. Dallolio scriveva pure che dopo la battaglia di Cajazzo, in cui morirono molti della brigata Bologna, “decimata a Capua e a Caiazzo, fu sciolta, e la residua forza fu dal Turr aggregata alla brigata Sacchi.”. A Golfo Aranci li trovò Garibaldi che si era partito da Palermo. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 152, in proposito scriveva che: “Erano in tutto 5 o 6 mila uomini ordinati su quattro brigate, agli ordini dei colonnelli Eberhard, Tarrena, Gandini e Puppi. Una brigata si era formata in Toscana e in Romagna, pronta ad avanzare nel continente al comando di Nicotera.”. Cesari, a p. 155, in proposito scriveva: “Così infatti avvenne e dopo pochi giorni di sosta a Golfo Aranci, nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, etc…”. Il colonnello Cesare Cesari (….), nel 1921, nel suo “Corpi volontari dal 1848 al 1870 con XXI tavole fuori testo”, a p. 92, in proposito scriveva: “Cacciatori (di) Bologna. Chiamati Cacciatori di Bologna, l’ordinamento loro fu stabilito su 4 battaglioni, il 1° fu quello del Cattabeni, che si trovò al fatto d’armi di Cajazzo, il 2° si riunì agli ordini de maggiore Luigi Bossi, il 3° agli ordini del maggiore Ferdinando Ferracini ed il 4° col capitano G. Battista Pontotti.”. Ma, inizialmente la brigata Puppi era una delle brigate garibaldine arrivate a Palermo su ordine di Garibaldi che andò a prenderle a Golfo degli Aranci. Infatti, il colonnello Cesare Cesari, a p. 92 continuando il suo racconto scriveva pure che: “”Cacciatori (di) Bologna. Chiamati Cacciatori di Bologna…..il 2° si riunì agli ordini de maggiore Luigi Bossi, il 3° agli ordini del maggiore Ferdinando Ferracini ed il 4° col capitano G. Battista Pontotti. Questi ultimi tre giunsero nell’agosto a Milazzo e si riunirono ai garibaldini nella loro marcia sul continente.”. Dunque, a Milazzo (dopo l’arrivo a Palermo), i 4 battaglioni della Brigata Puppi erano comandati da LUIGI BOSSI, FERDINANDO FERRACINI e GIOVAN BATTISTA PANTOTTI. Da Wikipedia alla voce “Luigi Bossi” leggiamo che nel 1860, lasciato l’esercito regio per dissidi con i suoi superiori, Bossi corse ad arruolarsi con i volontari di Garibaldi impegnati nella campagna dell’Italia meridionale. Maggiore comandante del 3º Reggimento della Brigata del colonnello Puppi poi Brigata “Sacchi”, Bossi concluse la spedizione con il grado di tenente colonnello. Di lui ha scritto Gualtiero Castellini, Pagine garibaldine (1848-1866). Dalle Memorie del Maggiore Nicostrato Castellini, Torino, Ed. Fratelli Bocca, 1909. La brigata “Bologna” diventò la brigata “Sacchi”. Infatti, nel 1860, lasciato l’esercito regio per dissidi con i suoi superiori, Bossi corse ad arruolarsi con i volontari di Garibaldi impegnati nella campagna dell’Italia meridionale. Maggiore comandante del 3º Reggimento della Brigata del colonnello Puppi poi Brigata “Sacchi”, Bossi concluse la spedizione con il grado di tenente colonnello. Da Wikipedia leggiamo che Luigi Bossi, nel 1860, lasciato l’esercito regio per dissidi con i suoi superiori, Bossi corse ad arruolarsi con i volontari di Garibaldi impegnati nella campagna dell’Italia meridionale. Maggiore comandante del 3º Reggimento della Brigata del colonnello Puppi poi Brigata “Sacchi”, Bossi concluse la spedizione con il grado di tenente colonnello. Il colonnello Cesare Cesari, a p. 92 continuando il suo racconto scriveva pure che: “L’intiero corpo era comandato dal colonnello Puppi di Siena, che morì poi sotto le mura di Capua, lasciando il comando al Pianciani. Col Pianciani i volontari si divisero; una parte andò a golfo Aranci assieme al Bertani e l’altra si aggregò alla divisione Turr che la destinò alla brigata Sacchi. Si veda Dallolio, Spedizione dei Mille nelle Memorie bolognesi.”. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 196-197, in proposito scriveva che: “Non aveva io stesso formato quel corpo, esclusivamente quasi può dirsi ? non conosceva io personalmente tutti gli ufficiali, ai quali aveva consegnato i loro brevetti, tutti i volontari quasi che avevo io stesso riuniti nelle prime compagnie, organizzati poi a battaglioni, a brigate ? Potevo io non essere dolente di dare la mia dimissione, ritirarmi, quando sapeva quali elementi quel corpo conteneva, e sapeva in conseguenza che si sarebbe distinto in qualunque luogo dove per servire l’Italia fosse stato impiegato ? errava io forse nel giudicarne? i fatti han già risposto per me. Il colonnello Puppi che è morto sul campo di battaglia; il colonnello Rüstow che come capo di Stato maggiore del generale Turr dirige i lavori di assedio intorno a Capua; il maggiore Cattabeni che s’ impadronì di Cajazzo, prendendolo — dicono i fogli, strada per strada, casa per casa, respingendo nel Volturno i regi che nel villaggio si erano fortificati; il capitano Pedotti, che tanto si distinse alla stazione di Capua, che tanto si addentrò fra i nemici da farne annunziare la morte perchè si credeva impossibile che fosse altrimenti, appartenevano tutti alla nostra spedizione. Apparteneva alla spedizione e il battaglione bolognese che comandava Cattabeni, e i cacciatori milanesi che seguivano il Pedotti, e i battaglioni lombardi dei quali si leggono gli elogii e alla testa dei quali si trovava il Rüstow. Erano della spedizione quei dieci milanesi del Genio che sotto un fuoco micidiale del nemico caricavano un pezzo sulle loro spalle; e credo dei nostri fosse pure quell’eroico popolano Genovese lo Zuppo che li guidava ; egli aveva servito quel pezzo solo, durante mezz’ora, mentre uomini e cavalli morivano intorno a lui , e quando..”. Pianciani ci parla del colonnello Puppi, che in seguito morì a Capua sul campo di battaglia. Pianciani ci parla del maggiore Cattabeni che si impadronì di Cajazzo e respinse al Volturno l’esercito borbonico. Pianciani scrive che il maggiore Cattabeni comandava il battaglione dei Bolognesi. Pianciani ci parla del capitano Pedotti che si distinse a Capua e scrive che Pentotti era seguito dai cacciatori milanesi. Pianciani scriveva che appartenevano a questa spedizione “i battaglioni lombardi dei quali si leggono gli elogii e alla testa dei quali si trovava il Rüstow”. Pianciani scriveva che appartenevano “Erano della spedizione quei dieci milanesi del Genio che sotto un fuoco micidiale del nemico caricavano un pezzo sulle loro spalle; e credo dei nostri fosse pure quell’eroico popolano Genovese lo Zuppo che li guidava; egli aveva servito quel pezzo solo, durante mezz’ora, mentre uomini e cavalli morivano intorno a lui , e quando..”., ovvero faceva parte di quel corpo di spedizione da lui portato a Palermo dieci milanesi del Genio militare guidati da “Zuppo”, un popolano genovese. Del maggiore Cattabeni ha scritto Domenico Spadoni (….), nel suo “I Cairoli delle Marche (La famiglia Cattabeni)” Macerata, libreria Marchigiana, 1906, che, a p….., in proposito scriveva: “…………”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 6, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “L’esercito venne diviso in 6 piccole brigate, alle quali si diede il nome dei paesi dov’erano state formate, o di quelli che avevano fornito il maggior contingente per la loro formazione.”. Dunque, in questo passaggio Rustow scriveva che al piccolo esercito partito da Genova per la Sardegna, comandato dal colonnello Pianciani, era costituito da 6 Brigate a cui venne dato il nome delle città di provenienza dei volontari e quindi si ebbero la: “Così la 1° Brigata si chiamò Genova; la 2° Parma; la 3° Milano; la 4° Bologna; la 5° Toscana; la 6à degli Abruzzi. Il colonnello Pianciani ne aveva il comando in capo; io fui capo dello Stato Maggiore e Comandante in secondo.”. Rustow aggiunge che il piccolo esercito di volontari era comandato dal colonnello Pianciani che volle Rustow come capo di Stato maggiore e comandante in secondo. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 152, in proposito scriveva che: “A capo di questi volontari si era posto il colonnello Pianciani, il quale si era scelto il Rustow come capo di stato maggiore…..Erano in tutto 5 o 6 mila uomini ordinati su quattro brigate, agli ordini dei colonnelli Eberhard, Tarrena, Gandini e Puppi. Una brigata si era formata in Toscana e in Romagna, pronta ad avanzare nel continente al comando di Nicotera.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 148-149-150, in proposito scriveva che: “Le altre due brigate Milano (Gandini) e Bologna (Puppi), per gli ostacoli già accennati, giunsero al convegno soltanto la sera del 13, coi vapori Weasel, Garibaldi, Calatafimi e col clipper Sheaperd. Il comandante della Gulnara disponevasi a persuaderle a proseguire anch’esse per Palermo, quando il Whasington giungeva esso pure a Terranova. Etc…”.
Nel 17 agosto 1860, a Palermo, GARIBALDI ordinò a RUSTOW di portare a Milazzo le truppe dell’ex Spedizione Terranova
Il Generale Garibaldi, il 17 agosto 1860, arrivato a Palermo, in seguito al franco colloquio che ebbe con il colonnello Pianciani, su sua espressa proposta decise di affidare il Comando delle truppe dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani al colonnello Wilhelm (per gli italiani Guglielmo) RUSTOW e gli ordinò di portarle subito a Milazzo. Le truppe che Rustow portò a Milazzo su ordine di Garibaldi erano quelle che Garibaldi e Bertani trovarono a Golfo Aranci. Si tratta delle tre Brigate: la MILANO, LA BOLOGNA e la PARMA. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 128, aggiungeva che: “Pianciani condotti i suoi volontarî in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri. Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così : – Eberhardt, Tharena (poi Spinazzi ), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”.La Brigata Eberhardt era la Brigata GENOVA, la Brigata Tharena era la Brigata PARMA, che in seguito fu affidata al maggiore SPINAZZI, la Brigata MILANO e la Brigata BOLOGNA che fu chiamata Brigata PUPPI. La brigata Nicotera, poi in seguito chiamata SPANGARO, non faceva parte ancora del contingente arrivato a Palermo in quanto si trovava ancora da organizzare in Toscana. Pare che vi sia stata anche la Brigata GENOVA che fu trattenuta a Palermo per una manifestazione. Il generale Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, (prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “Il corpo di Rustow fu per ordine di Garibaldi unito alla 15. divisione comandata da Turr ….Vennero quindi imbarcati nella sera del 1. Settembre circa 1500 uomini, cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma; dovendo il resto della brigata Parma seguire il più presto possibile, ed anche quella di Bologna, in quanto lo avesero permesso il numero dei legni disponibili.”. Eliseo Porro (…..), nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), a pp. 8-9, in proposito scriveva che: “Sebbene assai penoso ed amaro, mi riuscisse il rinunciare ad un’impresa per la quale aveva già tutto predisposto e che vagheggiava con viva passione, pure non esitai a ciecamente sottomettermi agli ordini di Garibaldi. Esso mi affidò il comando della spedizione, ossia della divisione di Terranova, che d’allora in poi fu così nominata, ingiungendomi d’imbarcare per le 4 pomeridiane dello stesso giorno, tosto che le truppe avessero fatto il rancio, e di salpare per Milazzo, dove tutta la parte disponibile della divisione doveva riunirsi. Vi arrivai il 18 a mezzodi e nei susseguenti due giorni fui raggiunto dagli altri legni.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156, in proposito scriveva che: “Allora questi fece cortesi saluti ed auguri a Pianciani, il quale nel congedarsi presentò al Dittatore il colonnello Rustow come quello al quale cedeva il comando delle tre brigate Parma, Milano, Bologna (Tharrena , Gandini e Puppi ), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo. I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, perchè era stata cambiata la destinazione per la quale eransi impegnati, e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. L’altra brigata Eberhardt, appena toccato Palermo col Torino, aveva ricevuto ordine da Sirtori di girare attorno alla Sicilia per l’Occidente ed il Mezzogiorno, e di recarsi a Giardini agli ordini di Bixio.”.
GARIBALDI LASCIA PALERMO
Nel 17-18-19 agosto 1860, Garibaldi, da Palermo riparte per Messina, per il Faro e poi a Taormina e a GIARDINI, sulla costa orientale della Sicilia
Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Frattanto Garibaldi, che nella mattina dei 17 agosto aveva già lasciato Palermo per recarsi nella costa orientale della Sicilia, cominciò le sue operazioni per passare nelle Calabrie.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 171 e ssg., riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “Raggiunge Bixio a Giardino, dove da bravo calafato coll’ascia e martello rattoppò gli sdruci del Torino e del Franklin capaci appena di imbarcare duemila uomini; vi pigia dentro tremila trecentosessanta uomini sotto gli ordini di Bixio, tra questi la prima brigata della legione dispersa, e salpa nella notte del 19 dirigendosi a nord- est.”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a pp. 157, in proposito scriveva che: “II…fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda. Nè a Palermo perde il tempo. La brigata Eberhardt era già stata avviata sul Torino a raggiungere il Bixio a Taormina; ora s’imbarca egli stesso scortato dal battaglione Chiassi sul Franklin: fa egli pure il giro dell’Isola; arriva il 19 mattina a Taormina; comanda al Bixio, che aveva sospirato quel comando per lunghi giorni, d’imbarcare tutta la gente raccolta , circa quattromila uomini, su due vapori venuti da Palermo; udito però che le navi hanno bisogno di urgenti raddobbi, si fa per alcuni istanti carpentiere e si mette egli stesso coll’ ascia e col martello a tappare falle e piantar chiavarde, e quando tutto è lesto, pigiati in quei due piroscafi, pieni di avaríe e di magagne, quei quattromila uomini, nella notte del 19 sferra da Taormina; corre tutta quella notte, non visto, non sospettato, nella direzione di greco, e ai primi albori del 20 afferra presso Melito, tra Capo dell’ Armi e Capo Spartivento, l’ estrema spiaggia calabrese.”. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a p. 208, in proposito scriveva: “….la nuova brigata di Sicilia, ove approdava al 16 del mese. Questo indugio protrasse fino alla seconda metà del mese stesso le operazioni di guerra in terra ferma.”. Racioppi, a pp. 209-210, in proposito scriveva: “La spedizione adunque, che di Terranova veniva in Sicilia a mezzo l’agosto, numerando un ottomila uomini incirca, diè abilità al Dittatore di sospingersi alla seconda parte della impresa, che incominciava dal non agevole, per le molte crociere del napoletano naviglio, passaggio del Faro. Aveva egli radunato a Torre di Faro, in comando del Generale Orsini, trentacinque pezzi d’artiglieria, e censassanta barche e ponti volanti opportuni a traghettare uomini e cavalli; e quivi fatto allestimenti, che vi attraessero l’attenzione dell’inimico. Ma sopra cinque o sei altri punti delle coste orientali siciliane avea raccolte le truppe pronte al passaggio: era a Milazzo sul Tirreno la divisione Rustow; a Torre di Faro la divisione Cosenz e Medici; a Taormina, vero punto d’imbarco, le brigate Bixio ed Eberhard, in tutto un diciassette mila uomini. Il 19 agosto venne il Generale Garibaldi a Taormina; e la sera di quel giorno, sui piroscafi il ‘Torino’ ed il ‘Franklin’, fece imbarcare la divisione Bixio-Eberhard; che numerò allora sulle due navi 3360 uomini. “Il Generale (trascrivo le parole della prima relazione del generale Bixio) s’imbarca sul ‘Franklin’ etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 130-131, in proposito scriveva che: “Frattanto Garibaldi la mattina del 19 arrivando col generale Turr a Messina si portavano insieme a Giardini, ove la 1° Brigata (Bixio) della 15° Divisione Turr si preparava allo imbarco unitamente con altre truppe. Garibaldi diede ordine a Turr, che pure voleva partire per Calabria, di ritornare a Messina, onde con Sirtori, Cosenz e Medici preparare lo sbarco degli altri uomini sul continente, e prima di ogni altra cosa recarsi a Milazzo per attaccare alla sua Divisione i volontari della dimessa spedizione Bertani-Pianciani, onde non si sparpagliassero, cosa non improbabile, stante il disgusto che tuttavia provavano per essere stata mutata la loro destinazione su Roma per la quale erano fanatizzati. Turr ritornò a Messina, informò Sirtori, Medici e Cosenz che il Dittatore partiva con Bixio per sbarcare in Calabria; quindi si recò a Milazzo; ivi giunto il colonnello Rustow mise in ordine la truppa, Bertani intervenne alla rivista. Appena il generale Turr arrivò sul fronte della truppa, questa si diede a gridare: “Andiamo a Roma!….Vogliamo Roma!…” Aperte le righe il Generale passava lentamente la rivista, quindi disse: “In Sicilia comanda il Dittatore Garibaldi, la truppa marcia secondo i suoi ordini, ed a chi ciò non piacesse, non ha altro a fare che abbandonare l’Isola.” E queste parole bastarono a temperare l’ardore negli animi di quella generosa gioventù….Diede quindi ordine a Rustow di partire con tutti per Torre di Faro, ed egli recavasi lo stesso giorno a Messina, e prepararsi al passaggio in Calabria. Il Corpo della spedizione di Bixio a Giardini imbarcavasi il 19 sul ‘Franklin e sul Torino, e componevasi: 1° Brigata (Bixio) Divisione Turr, composta di 800 volontari che erano partiti con Bixio da Palermo; 700 siciliani da lui reclutati lungo le marce; la Brigata Eberhardt 2000 uomini, due Compagnie del battaglione Chiassi (Brigata Sacchi) 300. – In tutto 3500 imbarcati sopra due vapori che appena bastavano a 2000. Con questa nuova operazione si chiudeva l’impresa della spedizione di Sicilia, ed i Mille di Marsala raccoglievano la prima corona del loro trionfo sulla dominazione dei Borboni in una parte del reame.”. Pecorini, a p. 132, in proposito scriveva pure che: “Capo Secondo. Dal 20 agosto al 7 settembre. La notte del 19 Garibaldi con Bixio salpò dirigendosi a nord-est verso il Capo delle Armi; all’alba del 20 i due vapori accostarono verso terra, ma il ‘Torino’ sia per disaccortezza, sia per malizia del capitano investì nell’arena e vi rimase. Il Disbarco fu eseguito immediatamente etc…”. Dunque, secondo il Pecorini (che scriveva sulla scorta del racconto di Rustow), a Giardini diede ordine a Turr di recarsi a Milazzo a prendere i volontari dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Infatti partì, e il 18 arrivò a Milazzo, ma non trovò più il Generale; trovò invece le tre brigate comprendenti circa 4500 uomini comandate dal Rustow. Etc…”. Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373 e ssg., in proposito scriveva che: “Occupammo dunque lo Stretto di Messina dal Faro a quella città; frattanto le colonne Bixio ed Eber (1) ci raggiungevano per le vie di Girgenti e Caltanissetta, e si formava una quarta divisione Cosenz. Dimodochè ci trovammo ben presto con una forza imponente per noi assuefatti ad averne ben pоса. Nello Stretto di Messina. Giunti allo Stretto bisognava passarlo. Sicilia reintegrata nella grande famiglia italiana era certo un bellissimo acquisto ! Ma che ? Dovevamo noi, per compiacere alla diplomazia, lasciare incompleta, monca, la patria nostra ? E le Calabrie e Napoli che ci aspettavano a braccia aperte ? Ed il resto d’ Italia ancora servo dello straniero o del prete? Bisognava dunque passare lo Stretto, a dispetto della vigilanza somma dei Borbonici, e di chi per loro ! Un giorno si potè per mezzo d’ un Calabrese, parteggiante nostro, aprire intelligenza con alcuni militari del presidio della fortezza d’ Alta Fiumara, molto importante punto della costa orientale dello Stretto. Incaricai i colonnelli Missori e Musolino di passare con dugento uomini nella notte, e procurare d’ impadronirsi del forte suddetto. Ma sia per difetto d’accordi, per paura della guida, o per altri motivi, l’impresa fallì ! La gente sbarcata s’incontrò con una pattuglia nemica, che fu sconfitta, ma che dette l’allarme, sicchè i nostri furono obbligati di prendere la montagna. Il preludio dell’ impresa non era favorevole, e convenne abbandonare il progetto di passare lo Stretto a Faro , cercando di eseguire il passaggio in altra parte….Etc… (p. 374)…a Punta di Faro, ove il generale Sirtori avea già disposto due piroscafi nostri, il Torino ed il Franklin, perchè facessero il giro della Sicilia da settentrione ad occidente e ostro sino nella parte orientale dell’ isola a Taormina. Fu cotesta una savia e felice risoluzione. I due piroscafi suddetti giunsero a Giardini, porto di Taormina, v’ imbarcarono la divisione Bixio, e la passarono felicemente a Melito in Calabria. Dovendo la spedizione de’ due piroscafi colla divisione Bixio partire da Giardini per la Calabria, lo stesso giorno del mio arrivo a Faro io m’ imbarcai per Messina, vi presi una vettura, e giunsi a tempo per imbarcarmi col Franklin, e passare anch’ io in Calabria.”. Garibaldi, a p. 373, nella nota (1) postillava: “(1) Il generale Turr era passato sul continente per motivi di salute, ed avea lasciato il comando della brigata Eber.”. Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 375, in proposito scriveva che: “Giova qui narrare un incidente curioso successo a Giardini prima della nostra partenza per Calabria. Giunto in quel punto della costa orientale siciliana vi trovai il generale Bixio occupato ad imbarcare parte della sua gente e la brigata Eberard a bordo dei due piroscafi Torino e Franklin. Il magnifico Torino aveva già molta gente a bordo ed era in buonissimo stato. Il Franklin all’incontro andava a picco, era quasi pieno d’acqua, ed il macchinista protestava che non poteva far viaggio in tale stato. Da ciò Bixio si trovava molto contrariato , e si disponeva a partire col Torino solo. Io però, essendo stato a bordo del Franklin, ordinai a quasi tutti gli ufficiali di bordo di gettarsi in mare, sommergersi e cercare se potevano trovare la falla (1). Mandai nello stesso tempo sulla costa per avere degli escrementi di animali erbivori, e con quelli fare della purina. Così riuscimmo a stagnare alquanto il legno; il macchinista si abbonì, e sapendosi che io – stesso andrei col Franklin, si cominciò ad imbarcare il resto della gente, sicchè verso le dieci pomeridiane navigammo verso la costa di Calabria, ove si giunse felicemente..”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a p. 270, in proposito scriveva: “In quel frattempo Garibaldi, che la mattina del 17 agosto aveva già abbandonato Palermo, e si era recato sulle coste orientali della Sicilia, cominciò le sue operazioni per il passaggio in Calabria.”. Agostino Bertani, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Raggiunge Bixio a Giardino, etc…“. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 342, in proposito scriveva che: “Ma torniamo a Garibaldi. L’abbiamo visto giungere nella sera del 16 agosto a Palermo, da cui mancava da un mese: il Bertani l’aveva lasciato in Sardegna. Passata la notte nella sua cameretta di Palazzo Reale, etc…il 22 agosto il Dittatore s’era imbarcato per Messina…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 332, riferendosi a Pianciani, in proposito scriveva che: “Il 16 giunge a Palermo, ……scende a terra sperando di parlare con Garibaldi che è giunto prima di lui.”. Dunque, anche Garibaldi giunse a Palermo il 16 agosto 1860. Agrati, a p. 332 scrive che Pianciani incontrerà Garibaldi a Palermo il 17 agosto 1860. Quando riparte Garibaldi da Palermo ? Rustow partirà da Palermo e giunge a Milazzo con le truppe il giorno 18 agosto 1860. Agrati, a p. 342, in proposito aggiungeva che: “Ma torniamo a Garibaldi. L’abbiamo visto giungere nella sera del 16 agosto a Palermo, da cui mancava da un mese: il Bertani l’aveva lasciato in Sardegna. Passata la notte nella sua cameretta di Palazzo Reale, sopra Porta nuova, il mattino del 17 s’era recato a visitare istituzioni, conventi, quartieri, percorrendo in carrozza scoperta le vie che portavano ancora ben visibili le tracce dello spietato bombardamento nemico, fra lo stupore e il crescente entusiasmo della popolazione etc….Poi verso mezzodì – alle 11 ant. dice il ‘Diritto’ in una corrispondenza pubblicata il 22 agosto – il Dittatore s’era imbarcato per Messina, ed era giunto al Faro il mattino successivo.”. Agrati, a pp. 342-343 scriveva che: “Al Faro Garibaldi si trattenne pochissimo, che salì con Sirtori nella Torre e che si stette mezz’ora in tutto, poi si rimise in cammino per Messina risalendo a bordo del Washington…..In questa corrispondenza, pubblicata dall’Unità Italiana il 25 agosto e datata da Messina il 19, si dice che Garibaldi espresse allora la sua intenzione di passare lo Stretto col Bixio, mentre, come vedremo, egli si decise a ciò soltanto quando giunse a Taormina. Il corrispondente, quindi sarebbe stato profeta, ma quella data del 19, cioè a passaggio avvenuto, lascia dubitare che già lo scrivente fosse informato della partenza da Giardini, e infatti come proscritto della lettera stessa si dice che “Garibaldi è sbarcato felicemente a Giarre”, pur osservando che Giarre è in Sicilia e non in Calabria e che in tal caso lo Stretto non lo avrebbe passato. Prima ancora del mezzodì del 18, Garibaldi arriva a Messina. Ansioso di raggiungere le truppe che il Sirtori gli aveva detto concentrate a Giardini, ai piedi di Taormina, prosegue subito. Ma, poiché la via del mare non gli pare abbastanza sicura per le navi napoletane in crociera, prende una carrozza a tre cavalli e s’avvia di gran trotto per la bellissima strada costiera. Era pomeriggio avanzato quando giunse a Giardini. Lo dice il Canzio, che si trovava con lui: “18 agosto – Alle 4 pom. Garibaldi arriva a Giardini. Nella rada vi è il Torino e il Franklin etc…”. A questo punto del racconto l’Agrati scrive della lodi che Garibaldi, nelle sue “Memorie” fece a Sirtori per la felice organizzazione delle truppe di Bixio che fece trovare pronte a Garibaldi a Giardini. (si veda pp. 342 etc.. o p. 345). Carlo Agrati (….), nel suo, “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”.”, ed. Laterza, Bari, 1940, nel capitolo: “La campagna del 1860”, ecc…, a pp. 197-198 e ssg., in proposito scriveva che: “Garibaldi per tre volte cedette a Sirtori il governo dello Stato nominandolo Prodittatore, nella sua assenza. La prima fu alla vigilia della battaglia di Milazzo del 20 luglio, quando Garibaldi accorse in aiuto del Medici: la seconda fu al Faro il 12 di agosto quand’egli con Bertani ne partì per la Sardegna a raggiungere a Golfo Aranci la spedizione cosiddetta di Terranova. Una terza volta il Sirtori fu Prodittatore in Napoli il 14 settembre, ma egli già a Tarsia il 1° settembre aveva avuto il supremo comando dal Dittatore, che di là si avviò a tutta celerità sulla capitale, ove la situazione s’intorbidiva. Fu durante l’assenza di Garibaldi, e precisamente il 14 agosto, che il Sirtori dovette prendere una decisione della massima importanza a proposito delle truppe numerose della spedizione allestita dal Bertani, le quali di mano in mano che giungevano in Sardegna, venivano obbligate da un vapore sardo a ripartire immediatamente per Palermo. In questa città risiedevano Agostino Depretis, prodittatore della Sicilia, il quale non sapeva quali provvedimenti adottare per quella gente armata ed organizzata, che egli non si attendeva poiché da nessuna parte era stato avvisato del suo arrivo, senza contare ch’egli era nell’impossibilità assoluta di fornir loro viveri ed alloggi. Onde sollecitava dal Dittatore e dal Quartier Generale dell’esercito urgentissime istruzioni e immediati provvedimenti. Nell’impossibilitàto di chiedere, nonché di ottenere istruzioni dal Dittatore lontano, il Sirtori si trovò costretto a provvedere di sua iniziativa, e rispose al Depretis ordinandogli di far subito ripartire da Palermo quelle truppe per i porti dello Stretto di Messina, decidendo così quel passaggio sul continente, cui Garibaldi, tornato dalla Sardegna, fu appena in tempo a partecipare.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”, a cura di Adolfo Omodeo”, a p. 199, proseguendo il suo racconto scriveva pure che Bertani evitò l’arresto di Depretis, ordinato dal Sirtori, perchè egli non si fermò a Palermo con le truppe dell’ex spedizione Pianciani: “Nella rapida avanzata dei vari corpi garibaldini sulla capitale del Regno borbonico, il Sirtori, cui Garibaldi, come abbiamo visto, aveva ceduto il comando supremo ebbe indubbiamente la parte principale. Il coordinare i movimenti delle molteplici e sparse unità, il provvedere alle loro necessità materiali e ai mezzi del loro trasporto, e non di rado quelli stessi necessari alle truppe nemiche, travolte e fuggenti nel massimo scompiglio, tutto l’insieme insomma delle misure richieste dalle due armate, etc…”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 30, in proposito scriveva che: “Io avevo assistito alla partenza di Pianciani; più tardi, il suo contingente di truppa, diretto in un primo momento verso Milazzo ed il Faro, etc…”. Maxime Du Champ (….), nel suo“La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 61, in proposito scriveva che: ” – Che cos’è Milazzo ? – scriveva Napoleone etc…Accompagnai il generale Turr, il quale si imbarcò a mezzanotte per dare ordini al capo di una brigata che faceva parte della sua divisione. Mi ricordo una grande strada in pendio dove una lanterna oscillava solitaria, etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 130-131, in proprosito scriveva che: “Turr ritornò a Messina, informò Sirtori, Medici e Cosenz che il Dittatore partiva con Bixio per sbarcare in Calabria;….Il corpo della spedizione di Bixio a Giardini imbarcavasi il 19 sul ‘Franklin’ e sul ‘Torino’, e componevasi: 1° Brigata (Bixio) Divisione Turr, composta da 800 volontari che erano partiti con Bixio da Palermo; 700 siciliani da lui reclutati lungo le marce; la Brigata Eberhardt 2000 uomini, due Compagnie del battaglione Chiassi (Brigata Sacchi) 300. – In tutto 3500 imbarcati sopra due vapori che appena bastavano a 2000.”.
L’arrivo a Taormina dei vapori TORINO E FRANKLIN con la Brigata EBERHARDT
Nel 17 agosto 1860, l’arrivo nel porto di Taormina (Giardini) dei vapori Franklin e del Torino
Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a p. 343, riferendosi a Garibaldi scriveva che: “Ansioso di raggiungere le truppe che il Sirtori gli aveva detto concentrate a Giardini, ai piedi di Taormina, prosegue subito. Ma, poiché la via del mare non gli pare abbastanza sicura per le navi napoletane in crociera, prende una carrozza a tre cavalli e s’avvia di gran trotto per la bellissima strada costiera. Era pomeriggio avanzato quando giunse a Giardini. Lo dice il Canzio, che si trovava con lui: “18 agosto – Alle 4 pom. Garibaldi arriva a Giardini. Nella rada vi è il Torino e il Franklin. Allora stessa s’incomincia l’imbarco. Alle 9 pom. si parte.”. Le due navi erano giunte, dice il Durand-Brager, nel pomeriggio del 17 dal lungo giro compiuto a mezzogiorno dell’Isola.”. Dunque, l’Agrati scriveva che i due vapori, dopo aver fatto il giro della Sicilia arrivarono al porto di Taormina (Giardini), il 17 agosto 1860. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a pp. 157, riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “La brigata Eberhardt era già stata avviata sul Torino a raggiungere il Bixio a Taormina; ora s’imbarca egli stesso scortato dal battaglione Chiassi sul Franklin: fa egli pure il giro dell’Isola; arriva il 19 mattina a Taormina; etc….”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, ecc…, a pp. 325-326, in proposito scriveva che: “Il Torino, con la Brigata Eberhardt e con ben 1500 volontari, era già allora in viaggio per altri lidi. Questo vapore era giunto infatti nella capitale dell’Isola affatto inatteso il 12, lo stesso giorno in cui il Bertani era partito con Garibaldi dal Faro. Etc…”. Insomma, nel porto di Palermo, il 12 agosto 1860, il Depretis si ritrovò in modo inatteso i due vapori del Bertani, il Torino e l’Amazon e le truppe delle due Brigate Tharrena (1500 uomini) e l’Amazon con 2500 uomini disarmati ed affamati. Agrati, riferendosi a Garibaldi, da Cagliari, a p. 344 scriveva che Garibaldi: “ordina al Depretis di trattenere a Palermo tutti i vapori, nella speranza che con la intera spedizione Pianciani egli possa dalla Sicilia sbarcare in qualche punto della costa calabrese. Ma non vi è telegrafo e questo ordine arriva al Depretis con una lettera del Bertani affidata ad un vapore, probabilmente sardo, il quale non giunge a Palermo che il 15, troppo tardi come abbiamo visto, etc…”. Agrati, a p. 345, aggiunge: “…il Sirtori, dopo avere atteso tutto il giorno 13 istruzioni di Garibaldi, essendo pericoloso e dannoso trattenere più a lungo i 2500 volontari a Palermo – lo dice al Depretis – si decide il 14 mattina ad applicare il programma già concertato col Dittatore e telegrafa al Depretis- e questo di sua iniziativa – che mandi anche i vapori del Bertani a Taormina, mentre invia l’Oregon ad inforare Garibaldi di quanto succede.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, ecc…, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “Lo scopo del Governo sardo era raggiunto. La spedizione Bertani-Pianciani era affatto sconvolta. Parte con l’Eberhardt a Taormina, parte a Palermo, e parte col Rustow sulla punta settentrionale dell’Isola. Restava le ultime due Brigate dell’Italia centrale – la ‘Toscane e l’Abruzzi – alle quali bisognava impedire d’invadere gli Stati della Chiesa.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, ecc…, a p. 329, in proposito scriveva che: “A Trapani, poi, i due vapori non s’erano potuti fermare: erano già passati al largo innanzi alla città e avevano proseguito così indisturbati sino alla mèta che il Sirtori aveva loro fissata.”. Insomma, accadde che Sirtori, spazientito della mancata risposta di Garibaldi prese di sua iniziativa la saggia decisione di spostare subito le truppe del Bertani. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a p. 343, in proposito aggiungeva pure che: “Garibaldi nelle sue Memorie non ha che poche parole al riguardo, ed anche quelle di non grande chiarezza. “Il generale Sirtori aveva già disposto a punta di Faro due piroscafi nostri, il Torino ed il Franklin perché facessero il giro ad occidente e ad ostro dell’Isola sino a Taormina. Fu codesta una savia e felice risoluzione.”. Rileviamo come quel che Garibaldi dice dei due piroscafi non sia esatto: non dal Faro, ma da Palermo il Sirtori li aveva mandati a Taormina, né d’altronde a Palermo li aveva fatti mandare lui. Poi, c’è quella frase in cui loda la risoluzione di inviarli laggiù in modo che pare darne il merito al Sirtori. Ha voluto davvero dir questo ?”. Insomma, l’Agrati conferma che il generale Sirtori inviò a Taormina, nel vicino porto di Giardini, i due piroscafi su cui poi, si imbarcheranno Bixio e Garibaldi per la traversata sullo stretto di Messina e poter così sbarcare in Calabria. Che cosa era successo ?. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a p. 345, aggiunge: “…il Sirtori, dopo avere atteso tutto il giorno 13 istruzioni di Garibaldi, essendo pericoloso e dannoso trattenere più a lungo i 2500 volontari a Palermo – lo dice al Depretis – si decide il 14 mattina ad applicare il programma già concertato col Dittatore e telegrafa al Depretis- e questo di sua iniziativa – che mandi anche i vapori del Bertani a Taormina, mentre invia l’Oregon ad inforare Garibaldi di quanto succede.”. Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373 e ssg., in proposito scriveva che: “…..e tornammo a Punta di Faro, ove il generale Sirtori avea già disposto due piroscafi nostri, il Torino ed il Franklin, perchè facessero il giro della Sicilia da settentrione ad occidente e ostro sino nella parte orientale dell’ isola a Taormina. Fu cotesta una savia e felice risoluzione. I due piroscafi suddetti giunsero a Giardini, porto di Taormina, etc…”. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a p. 208, in proposito scriveva: “….la nuova brigata di Sicilia, ove approdava al 16 del mese. Questo indugio protrasse fino alla seconda metà del mese stesso le operazioni di guerra in terra ferma.”. Racioppi, a pp. 209-210, riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva: “Ma sopra cinque o sei altri punti delle coste orientali siciliane avea raccolte le truppe pronte al passaggio: era a Milazzo sul Tirreno la divisione Rustow; a Torre di Faro la divisione Cosenz e Medici; a Taormina, vero punto d’imbarco, le brigate Bixio ed Eberhard, in tutto un diciassette mila uomini. Etc…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “….ebbe ordini da Garibaldi di portarli a Milazzo con tre brigate, mentre quella di Eberhard, imbarcata sul vapore ‘Franklin’, fu inviata alla costa meridionale dell’isola per unirsi alla colonna di Bixio. Essa dovette fare tutto il giro della Sicilia, perchè Bixio, si era portato a Taormina. Così il Rustow giungeva a Milazzo dove furono riuniti circa 3500 uomini, e Bixio con le forze dell’Eberhard, con 400 Siciliani reclutati durante la traversata dell’isola e con due compagnie del battaglione Chiassi (brigata Sacchi) veniva ad avere ai suoi ordini una forza complessiva che si può calcolare in altri 3500 combattenti.“. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, linotip. S. Jannone, Salerno, 1961, a p. 107, in proposito scriveva che: “I. L’eroe, anzicchè approdare a Salerno, come s’era creduto, aveva, insieme col Bixio, varcato da Messina audacemente lo stretto la sera del 19 agosto, con due piroscafi, il Torino ed il Franklin, ed era sbarcato sul continente. Aveva condotto con sè circa quattromilacinquecento uomini che all’alba del 20 approdarono sulla spiaggia di Capo Spartivento, presso Melito. Con essi sono anche gli altri nostri partiti da Quarto e Gaetano Rocco di Campagna (1), imbarcatosi sul piroscafo Torino (2) insieme con ottocento volontari tutti romagnoli che, pervasi di intimo orgoglio, mettono piede sulla costa calabrese sotto un ostinato cannoneggiamento delle fregate regie.”. De Crescenzo, a p. 108, nella nota (1), postillava che: “(1) Era stato da Garibaldi nominato portabandiera nel I. Reggimento Eberkardt, Brigata Bixio.”. De Crescenzo, a p. 108, nella nota (2), postillava che: “(2) Il Rocco (1835-1913), per volere dello zio, si diede al sacerdozio; ma nel ’54, deposto l’abito talare, fuggì a Napoli etc…”. Emilio Zasio (….), nel suo “Da Marsala al Volturno – Ricordi di E. Z.”, ed. Camicia Rossa, Padova, Tip. Sacchetto, 1961, a pp. 74-75, riferendosi al fallito tentativo di Musolino, in proposito scriveva che: “A Bixio si die’ ordine di raggiungere con molti de ‘ suoi il punto accennato, ove il Torino, vapore, stava attendendoli. Era grande poderoso legno, e capiva a bordo quanti soldati mai, attissimo all’ufficio di trasporto.”.
Nel 15 agosto 1860 (?), NINO BIXIO fu nominato da Garibaldi, Maggior Generale e comandante della 15° Divisione dell’Esercito Meridionale
Da Wikipedia leggiamo che Nino Bixio fu promosso Maggior generale con decreto del 15 agosto 1860, gli venne affidato il comando della 15ª Divisione, con la quale sbarcò a Melito di Porto Salvo e, nella notte del 21 agosto, prese d’assalto la città di Reggio Calabria, conquistandola nella battaglia di Piazza Duomo. Durante i combattimenti il suo cavallo fu abbattuto da 19 pallottole, mentre Bixio se la cavò con una ferita al braccio sinistro. Prese parte alla battaglia di Calatafimi, comandando il 1º battaglione, e successivamente all’insurrezione di Palermo, guidando l’assalto al ponte dell’Ammiraglio. Nei combattimenti riportò una ferita alla clavicola causata da una palla vagante. Dopo una breve convalescenza, fu incaricato di guidare la 1ª Brigata della Divisione Turr verso Corleone e Girgenti, trovandosi a espletare incarichi di polizia militare, su disposizioni di Garibaldi, che temeva altri eccidi come quello accaduto a Partinico. La notizia citata in Wikipidia proviene dall’Album Storico Artistico dei Fratelli Terzaghi ma, il 15 agosto 1860, Garibaldi non poteva emettere il Decreto di nomina perchè egli arrivò a Palermo dalla Sardegna solo il giorno dopo.
BIXIO E GARIBALDI A GIARDINI (PORTO DI TAORMINA)
Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373 e ssg., in proposito scriveva che: “I due piroscafi suddetti giunsero a Giardini, porto di Taormina, v’ imbarcarono la divisione Bixio, e la passarono felicemente a Melito in Calabria. Dovendo la spedizione de’ due piroscafi colla divisione Bixio partire da Giardini per la Calabria, etc….“. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a pp. 209-210, riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva: “Ma sopra cinque o sei altri punti delle coste orientali siciliane avea raccolte le truppe pronte al passaggio: era a Milazzo sul Tirreno la divisione Rustow; a Torre di Faro la divisione Cosenz e Medici; a Taormina, vero punto d’imbarco, le brigate Bixio ed Eberhard, in tutto un diciassette mila uomini. Il 19 agosto venne il Generale Garibaldi a Taormina; e la sera di quel giorno, sui piroscafi il ‘Torino’ ed il ‘Franklin’, fece imbarcare la divisione Bixio-Eberhard; che numerò allora sulle due navi 3360 uomini. “Il Generale (trascrivo le parole della prima relazione del generale Bixio) s’imbarca sul ‘Franklin’ etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 342-343 scriveva che: “Prima ancora del mezzodì del 18, Garibaldi arriva a Messina. Ansioso di raggiungere le truppe che il Sirtori gli aveva detto concentrate a Giardini, ai piedi di Taormina, prosegue subito.”. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 171-172, riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “Raggiunge Bixio a Giardino , dove da bravo calafato coll’ascia e martello rattoppò gli sdruci del Torino e del Franklin capaci appena di imbarcare duemila uomini; vi pigia dentro tremila trecentosessanta uomini sotto gli ordini di Bixio, tra questi la prima brigata della legione dispersa, e salpa nella notte del 19 dirigendosi a nord- est . E finalmente afferra il suo capo saldo e sbarca uomini, armi , munizioni, fin le carrette, tra Capo dell ‘ Armi e Capo Spartivento sull ‘ estrema spiaggia calabrese. Qui ordina a Dezza di impadronirsi del telegrafo; il che questi fa dopo aver risposto nulla di nuovo all’ ufficiale di Capo dell’Armi che aveva domandato che cosa fossero quei vapori. Ma l’Aquila e il Fulminante cannoneggiano e il Torino arenato e gli sbarcati. I colpi rallegran la banda pioniera vissuta per dodici giorni in mezzo a quindicimila nemici, ora irrompendo su Bagnara, ora marciando a Pedovoli, poi ritornando ai Forestali , allettando sulla sua traccia le masse nemiche che così si assottigliavano alla marina. Infine, incalzata per ogni verso, volta oltre Appennino e giunge il 18 a San Lorenzo. Qui indusse il sindaco Rossi a proclamare la decadenza della dinastia borbonica, l’Italia Una con Vittorio Emanuele, la dittatura di Garibaldi. Sentito il cannone, Missori e i suoi precipitano giù a Mileto, salutati dalle bombe del nemico, accolti a braccia aperte da Garibaldi , e con esso marciano verso Reggio.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a p. 270, in proposito scriveva: “In quel frattempo Garibaldi, che la mattina del 17 agosto aveva già abbandonato Palermo, e si era recato sulle coste orientali della Sicilia, cominciò le sue operazioni per il passaggio in Calabria.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 272-273, in proposito scriveva: “Il 24 agosto Garibaldi fece passare presso Scilla sul continente napoletano tutta la sua armata attiva, compresa anche la divisione Rüstow, la quale trovavasi tuttavia a Milazzo. Giunte alla costa, le truppe si ordinarono in modo che le ultime arrivate si mettessero alla testa; innanzi a tutte le brigate Eber e Sacchi, indi la divisione Cosenz , la divisione Medici e la divisione Bixio….”. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a pp. 209-210, in proposito scriveva: “Ma sopra cinque o sei altri punti delle coste orientali siciliane avea raccolte le truppe pronte al passaggio: era a Milazzo sul Tirreno la divisione Rustow; a Torre di Faro la divisione Cosenz e Medici; a Taormina, vero punto d’imbarco, le brigate Bixio ed Eberhard, in tutto un diciassette mila uomini. Il 19 agosto venne il Generale Garibaldi a Taormina; e la sera di quel giorno, sui piroscafi il ‘Torino’ ed il ‘Franklin’, fece imbarcare la divisione Bixio-Eberhard; che numerò allora sulle due navi 3360 uomini. “Il Generale (trascrivo le parole della prima relazione del generale Bixio) s’imbarca sul ‘Franklin’ etc…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “….ebbe ordini da Garibaldi di portarli a Milazzo con tre brigate, mentre quella di Eberhard, imbarcata sul vapore ‘Franklin’, fu inviata alla costa meridionale dell’isola per unirsi alla colonna di Bixio. Essa dovette fare tutto il giro della Sicilia, perchè Bixio, si era portato a Taormina. Così il Rustow giungeva a Milazzo dove furono riuniti circa 3500 uomini, e Bixio con le forze dell’Eberhard, con 400 Siciliani reclutati durante la traversata dell’isola e con due compagnie del battaglione Chiassi (brigata Sacchi) veniva ad avere ai suoi ordini una forza complessiva che si può calcolare in altri 3500 combattenti.“. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 130, aggiungeva che: “Frattanto Garibaldi la mattina del 19 arrivando col generale Türr a Messina si portavano insieme a Giardini, ove la 1ª Brigata (Bixio) della 15ª Divisione Türr si preparava allo imbarco unitamente con altre truppe. Garibaldi diede ordine a Türr, che pure voleva partire per Calabria, di ritornare a Messina, onde’ con Sirtori, Cosenz e Medici preparare lo sbarco degli altri uomini sul continente, e prima di ogni altra cosa recarsi a Milazzo per attaccare alla sua Divisione i volontarî della dimessa spedizione Bertani – Pianciani, etc…”. Pecorini aggiungeva pure che: “Il Corpo della spedizione di Bixio a Giardini imbarcavasi il 19 sul ‘Franklin e sul Torino, e componevasi: 1° Brigata (Bixio) Divisione Turr, composta di 800 volontari che erano partiti con Bixio da Palermo; 700 siciliani da lui reclutati lungo le marce; la Brigata Eberhardt 2000 uomini, due Compagnie del battaglione Chiassi (Brigata Sacchi) 300. – In tutto 3500 imbarcati sopra due vapori che appena bastavano a 2000.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a pp. 361-362, in proposito scriveva che: “§. 14. Numerazione de’ Garibaldini. Gli scrittori garibaldini enumerano le loro milizie così: il Bixio con 4500 presso Taormina e Giardina; altre dodici migliaia a scaloni sulle coste nord-est ; le divisioni Cosenz e Medici e la brigata Eber Eresso Messina a Torre di Faro con ottomila; la brigata Sacchi di 1500 presso Spadafora, e ‘1 Rustow con 4000 a Melazzo. Inoltre l’Orsini con gli artiglieri uniti a Palermo, dodici cannoni, una batteria da montagna, altra da campo e due mortai veniva; per via tolse due mortai a Melazzo; e arrivò a Torre di Faro con trentanove pezzi, dove elevava sei batterie di costa, e altre galleggianti, e ponti da imbarcare cavalli. Da tale enumerazione sembrano i soli contati da trentunomila; ma giugnendovi quelli contro la cittadella, i corpi d’artiglieria, quelli rimasti a Palermo, e i 2300 del Nicotera, parrebbero da quarantamila.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Le brigate Parma, Bologna, Milano, partirono lo stesso giorno per Milazzo, mentre la Torino, per ordine del Sirtori, stava raggiungendo Giardini girando l’Isola per l’occidente e porsi agli ordini di Bixio, che si apprestava a varcare lo Stretto.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a p. 270, in proposito scriveva: “In quel frattempo Garibaldi, che la mattina del 17 agosto aveva già abbandonato Palermo, e si era recato sulle coste orientali della Sicilia, cominciò le sue operazioni per il passaggio in Calabria.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 272-273, in proposito scriveva: “Giunte alla costa, le truppe si ordinarono in modo che le ultime arrivate si mettessero alla testa; innanzi a tutte le brigate Eber e Sacchi, indi la divisione Cosenz , la divisione Medici e la divisione Bixio….”. Quando Rustow scrive che a Taormina vi era la Brigata Sacchi si riferisce alla Brigata Ebherardt che diventò Brigata SACCHI. Questa Brigata fu aggregata alla Divisione di Bixio. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156, in proposito scriveva che: “L’altra brigata Eberhardt, appena toccato Palermo col Torino, aveva ricevuto ordine da Sirtori di girare attorno alla Sicilia per l’Occidente ed il Mezzogiorno, e di recarsi a Giardini agli ordini di Bixio.”. Maxime Du Champ (….), nel suo“La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 61, in proposito scriveva che: ” – Che cos’è Milazzo ? – scriveva Napoleone etc…Accompagnai il generale Turr, il quale si imbarcò a mezzanotte per dare ordini al capo di una brigata che faceva parte della sua divisione. Mi ricordo una grande strada in pendio dove una lanterna oscillava solitaria, etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 129, in proposito scriveva che: “La 15° Divisione Turr della forza complessiva di 4261 uomini (Doc. 41) occupava allo arrivo del suo Generale i dintorni di Messina, la Divisione Medici con la Brigata Simonetti ed il reggimento Dunn pure Messina all’estrema destra, mentre la Divisione Cosenz e la Brigata Sacchi tenevano Capo Faro all’estrema sinistra.“. Su quanto accadesse a Taormina prima della partenza di Bixio con Garibaldi che sbarcarono in Calabria, vi è la testimonianza della giornalista inglese Jessie White-Mario (….), che in quei giorni fu infermiera distaccata vicino l’ambulanza di Stradivari. Jessie White Mario (….), nel suo, Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 173, continuando il su racconto tratto dal “Diario” di Bertani, scriveva: “….e il vice-capo dell ‘ambulanza, Stradivari, potè appena tenere riuniti medici sufficienti. Per eseguire gli ordini di Garibaldi, Bertani non aveva che il vaporetto l’Utile, venuto da Palermo coi cavalli della legione.”. La White, a p. 174, continuando il su racconto tratto dal “Diario” di Bertani, scriveva: “….Così il povero Ripari fino dal 22 fu sbalzato col personale e materiale d’ambulanza dall’Aberdeen ove pure era salito per ordine di Sirtori, e noi dovemmo sguizzare in barche pescherecce e sbarcare in mezzo ai regi e correre e correre per raggiungere Garibaldi.”. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a pp. 209-210, in proposito scriveva: “La spedizione adunque, che di Terranova veniva in Sicilia a mezzo l’agosto, numerando un ottomila uomini incirca, diè abilità al Dittatore di sospingersi alla seconda parte della impresa, che incominciava dal non agevole, per le molte crociere del napoletano naviglio, passaggio del Faro. Aveva egli radunato a Torre di Faro, in comando del Generale Orsini, trentacinque pezzi d’artiglieria, e censassanta barche e ponti volanti opportuni a traghettare uomini e cavalli; e quivi fatto allestimenti, che vi attraessero l’attenzione dell’inimico. Ma sopra cinque o sei altri punti delle coste orientali siciliane avea raccolte le truppe pronte al passaggio: era a Milazzo sul Tirreno la divisione Rustow; a Torre di Faro la divisione Cosenz e Medici; a Taormina, vero punto d’imbarco, le brigate Bixio ed Eberhard, in tutto un diciassette mila uomini. Il 19 agosto venne il Generale Garibaldi a Taormina; e la sera di quel giorno, sui piroscafi il ‘Torino’ ed il ‘Franklin’, fece imbarcare la divisione Bixio-Eberhard; che numerò allora sulle due navi 3360 uomini. “Il Generale (trascrivo le parole della prima relazione del generale Bixio) s’imbarca sul ‘Franklin’ etc…”. Racioppi scriveva che Garibaldi, sulla costa Siciliana e sullo Stretto di Messina, a Milazzo aveva radunato la divisione Rustow, che poi sarà quella che verrà a Paola e poi a Sapri. Garibaldi aveva fatto radunare a Torre del Faro, la divisione Cosenz e Medici e a Taormina, le brigate di Nino Bixio ed Eberhard che fece imbarcare il 19 agosto 1860. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 346, in proposito scriveva che: “A me par fuor di dubbio che il merito dell’organizazione della traversata risalga al Sirtori più che a Garibaldi. E ne è un’altra prova il fatto che Garibaldi giunse inatteso a Taormina proprio all’ultimo momento, quando già parte delle truppe del Bixio erano a bordo – il Durand-Brager scrive persino che l’imbarco era incominciato la mattina – onde è più lecito supporre che esse dovevano passare anche senza il Dittatore, sotto la guida di Bixio. Osservo, poi, che la traversata si compì proprio nel punto suggerito dalle lettere anonime degli ufficiali di marina napoletani e da quelle dei rifugiati nell’Aspromonte, alle quali si aggiunge un foglio di un informatore segreto – senza data né firma – che dice: “…Se si preferisce lo sbarco al di là del Capo dell’Armi, conviene proprio Mélito etc…”.“.
Emilio Zasio (….), nel suo “Da Marsala al Volturno – Ricordi di E. Z.”, ed. Camicia Rossa, Padova, Tip. Sacchetto, 1961, a pp. 74-75, riferendosi al fallito tentativo di Musolino, in proposito scriveva che: “VI. – Calabria….Fallito lo scopo del furtivo passaggio, distribuiti i volontari a piccole masse intorno a Messina, Faro e luoghi adiacenti, sicuri che i regi avrebberci atteso, posto piede in Calabria, Garibaldi ideò nuova spedizione e scelse il paesello di Giardini, a sito d’imbarco, fuori vista dei legni borbonici, proprio sulla spiaggia che prospetta il mar di Malta. A Bixio si die’ ordine di raggiungere con molti de ‘ suoi il punto accennato, ove il Torino, vapore, stava attendendoli. Era grande poderoso legno, e capiva a bordo quanti soldati mai, attissimo all’ufficio di trasporto. Nel silenzio e in fretta salirono le truppe in numero di 2000 e più, e in rotta di Malta, il legno non ispirava sospetti. Navigò quasi volta la poppa alla Calabria e solcato gran tratto, viste l’acque libere dai temuti sguardi, cambiando direzione a sinistra, avanzò nel Jonio, e fu a Mileto ove toccaron terra i nuovi difensori. Il crepuscolo vespertino del 20 agosto , sorrideva all’arrivo dei nostri; e avvenne che sorgiunte le fregate regie nulla trovassero a predare dal vapore in fuori. Cannonate a tutta possa, feriti quattro o cinque e incendiato il legno. Le fiamme nutrite dalla pece giganti l’arsero, la chiglia una bragia, sommerse lento lento. Garibaldi non istette, procede a Reggio disponendo il vicino attacco. Fatto buio, irrompe in città, combatte, assale, fa prigionieri, prende posizioni e opportuni posti di difesa. Durante l’adoprarsi attivo in ogni senso a fine di vincere i pericoli soprastanti al passaggio dei nostri per la necessaria azione sul continente, ove speravasi l’intervento di maggiori e più agguerriti elementi, noi dei 180 fummo impediti da tentativi pel concorso di malaugurosi fatti ; in quei di fino al 20 costretti a disastrosa vita, determinati a starcene e cooperare, calammo a Bagnara, e giù inosservati dal monte ci ponemmo dietro ad alta riva che circonda la piazza. A segno stabilito, sui nemici ivi raccolti, mandammo fucilate ; ne segui allarme e repentino movimento. Forti pattuglie di cavalli su pel monte, pervennero alla cima ed occuparono il più comodo transito nostro. Sostati, ci attesero, ma inutilmente Accortici, deviammo, e soli tre caddero fra loro. Riparammo a Forestari, cacciati da colonne , e più tardi a S. Stefano , e sottraemmo gran nerbo di forze ai regi per agevolare i passi ai nostri……
L’IMBARCO PER LA CALABRIA AL PORTO DI TAORMINA, GARIBALDI E BIXIO
Da Wikipedia leggiamo che Nino Bixio fu promosso Maggior generale con decreto del 15 agosto 1860, gli venne affidato il comando della 15ª Divisione, con la quale sbarcò a Melito di Porto Salvo. Nino Bixio partì insieme a Garibaldi, si imbarcò per sbarcare in Calabria, la notte del 18 agosto 1860 e, in proposito, in quei giorni, di quei giorni scrivevano Gustav Rasch (….), nel cap. IX “La campagna garibaldina nel Napoletano”, nel suo, Garibaldi e Napoli nel 1860: note di un viaggiatore prussiano – introduzione, traduzione e note di Luigi Emery, ed. Laterza, Bari, 1938, a pp. 137-138, in pproposito scriveva che: “Il corpo di spedizione, che due vapori portarono sul continente nella notte del 18 agosto, comprendeva 4200 uomini (1), parte della Brigata Bixio, parte della Brigata Eberhardt e 1000 uomini comandati dal Sacchi. Il figlio di Garibaldi, Menotti Garibaldi, comandava l’artiglieria, comprendente quattro obici da montagna, e un’ottima Compagnia di bersaglieri. La spedizione era comandata da Bixio e da Garibaldi…..etc…”. Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373, in proposito scriveva che: “I due piroscafi suddetti giunsero a Giardini, porto di Taormina, v’ imbarcarono la divisione Bixio, e la passarono felicemente a Melito in Calabria. Dovendo la spedizione de’ due piroscafi colla divisione Bixio partire da Giardini per la Calabria, lo stesso giorno del mio arrivo a Faro io m’ imbarcai per Messina, vi presi una vettura, e giunsi a tempo per imbarcarmi col Franklin, e passare anch’ io in Calabria.”. Garibaldi, a p. 373, nella nota (1) postillava: “(1) Il generale Turr era passato sul continente per motivi di salute, ed avea lasciato il comando della brigata Eber.”. Dunque, Garibaldi scriveva che in quei giorni, il generale Turr era ancora convalescente. Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 374 e ssg., in proposito scriveva che: “Bisognava dunque passare lo Stretto, …I due piroscafi suddetti giunsero a Giardini, porto di Taormina, v’ imbarcarono la divisione Bixio, e la passarono felicemente a Melito in Calabria. Dovendo la spedizione de’ due piroscafi colla divisione Bixio partire da Giardini per la Calabria, lo stesso giorno del mio arrivo a Faro io m’ imbarcai per Messina, vi presi una vettura, e giunsi a tempo per imbarcarmi col Franklin, e passare anch’ io in Calabria.”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Frattanto Garibaldi, che nella mattina dei 17 agosto aveva già lasciato Palermo per recarsi nella costa orientale della Sicilia, cominciò le sue operazioni per passare nelle Calabrie.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156, in proposito scriveva che: “L’altra brigata Eberhardt, appena toccato Palermo col Torino, aveva ricevuto ordine da Sirtori di girare attorno alla Sicilia per l’Occidente ed il Mezzogiorno, e di recarsi a Giardini agli ordini di Bixio.”. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 171-172, riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “Raggiunge Bixio a Giardino , dove da bravo calafato coll’ascia e martello rattoppò gli sdruci del Torino e del Franklin capaci appena di imbarcare duemila uomini; vi pigia dentro tremila trecentosessanta uomini sotto gli ordini di Bixio, tra questi la prima brigata della legione dispersa, e salpa nella notte del 19 dirigendosi a nord- est . E finalmente afferra il suo capo saldo e sbarca uomini, armi , munizioni, fin le carrette, tra Capo dell ‘ Armi e Capo Spartivento sull ‘ estrema spiaggia calabrese. Etc…”. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a pp. 209-210, riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva: “Ma sopra cinque o sei altri punti delle coste orientali siciliane avea raccolte le truppe pronte al passaggio: era a Milazzo sul Tirreno la divisione Rustow; a Torre di Faro la divisione Cosenz e Medici; a Taormina, vero punto d’imbarco, le brigate Bixio ed Eberhard, in tutto un diciassette mila uomini. Il 19 agosto venne il Generale Garibaldi a Taormina; e la sera di quel giorno, sui piroscafi il ‘Torino’ ed il ‘Franklin’, fece imbarcare la divisione Bixio-Eberhard; che numerò allora sulle due navi 3360 uomini. “Il Generale (trascrivo le parole della prima relazione del generale Bixio) s’imbarca sul ‘Franklin’ etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 342-343 scriveva che: “Prima ancora del mezzodì del 18, Garibaldi arriva a Messina. Ansioso di raggiungere le truppe che il Sirtori gli aveva detto concentrate a Giardini, ai piedi di Taormina, prosegue subito.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 342, in proposito scriveva che: “Ma torniamo a Garibaldi. L’abbiamo visto giungere nella sera del 16 agosto a Palermo, da cui mancava da un mese: il Bertani l’aveva lasciato in Sardegna. Passata la notte nella sua cameretta di Palazzo Reale, etc…il 22 agosto il Dittatore s’era imbarcato per Messina…”. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a pp. 209-210, in proposito scriveva: “Il 19 agosto venne il Generale Garibaldi a Taormina; e la sera di quel giorno, sui piroscafi il ‘Torino’ ed il ‘Franklin’, fece imbarcare la divisione Bixio-Eberhard; che numerò allora sulle due navi 3360 uomini. “Il Generale (trascrivo le parole della prima relazione del generale Bixio) s’imbarca sul ‘Franklin’ etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 130-131, in proposito scriveva che: “Il Corpo della spedizione di Bixio a Giardini imbarcavasi il 19 sul ‘Franklin e sul Torino, e componevasi: 1° Brigata (Bixio) Divisione Turr, composta di 800 volontari che erano partiti con Bixio da Palermo; 700 siciliani da lui reclutati lungo le marce; la Brigata Eberhardt 2000 uomini, due Compagnie del battaglione Chiassi (Brigata Sacchi) 300. – In tutto 3500 imbarcati sopra due vapori che appena bastavano a 2000.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 132, in proposito scriveva pure che: “Capo Secondo. Dal 20 agosto al 7 settembre. La notte del 19 Garibaldi con Bixio salpò dirigendosi a nord-est verso il Capo delle Armi; all’alba del 20 i due vapori accostarono verso terra, ma il ‘Torino’ sia per disaccortezza, sia per malizia del capitano investì nell’arena e vi rimase. Il Disbarco fu eseguito immediatamente etc…”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Le brigate Parma, Bologna, Milano, partirono lo stesso giorno per Milazzo, mentre la Torino, per ordine del Sirtori, stava raggiungendo Giardini girando l’Isola per l’occidente e porsi agli ordini di Bixio, che si apprestava a varcare lo Stretto.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a p. 270, in proposito scriveva: “In quel frattempo Garibaldi, che la mattina del 17 agosto aveva già abbandonato Palermo, e si era recato sulle coste orientali della Sicilia, cominciò le sue operazioni per il passaggio in Calabria.”. Maxime Du Champ (….), nel suo“La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 61, in proposito scriveva che: ” – Che cos’è Milazzo ? – scriveva Napoleone etc…Accompagnai il generale Turr, il quale si imbarcò a mezzanotte per dare ordini al capo di una brigata che faceva parte della sua divisione. Mi ricordo una grande strada in pendio dove una lanterna oscillava solitaria, etc…”. Va ricordato che lo sbarco sulla costa calabra fu reso possibile anche dalla mancata attuazione del blocco navale europeo, invocato da Francesco II e non attuato per decisione britannica, anche per l’intervento di Giacomo Filippo Lacaita, rifugiato politico in Inghilterra, il quale ebbe una parte importante nell’influenzare il ministro britannico Lord Russell sulla non ingerenza negli affari italiani. La notte tra il 18 e il 19 agosto 1860 Giuseppe Garibaldi e circa 3200/3500 Camicie Rosse, a bordo dei due piroscafi Torino e Franklin, partì da Naxos seguendo una rotta di attraversamento dello stretto più lunga e indiretta al fine di eludere il pattugliamento della flotta borbonica. Garibaldi era sul Franklin con 1200 uomini, mentre Bixio con circa altri 3000 uomini era imbarcato sul piroscafo Torino. Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a pp. 381-382 e ssg., in proposito scriveva che: “In Napoli più che a Palermo aveva il cavourismo lavorato indefessamente, e vi trovai non piccoli ostacoli. Corroborato poi dalla notizia che l’esercito sardo invadeva lo Stato pontificio, esso diventava insolente. Quel partito, basato sulla corruzione, nulla avea lasciato d’intentato. Esso s’era prima lusingato di fermarci al di là dello Stretto, e circoscrivere l’ azione nostra alla sola Sicilia. Perciò aveva chiamato in sussidio il magnanimo padrone, e già un vascello della marina militare francese era comparso nel Faro; ma ci valse immensamente il veto di lord John Russel, che in nome d’ Albione imponeva al sire di Francia di non mischiarsi nelle cose nostre.”. Garibaldi, in questo passaggio parla dei maneggi del partito di Cavour e scriveva che Cavour, contrariato per l’eventuale passaggio dalla Sicilia al Continente, fece di tutto per impedirlo tanto da chiamare in “sussidio” Napoleone III e la marina militare francese che comparse al Faro, ma in tale occasione lord John Russel “…imponeva al sire di Francia di non mischiarsi nelle cose nostre.”. Da Wikipedia leggiamo che intanto, mentre Garibaldi avanzava, erano stati ideati progetti per fermarlo, tramite un attentato alla sua vita, come risulta dal testo delle lettere scritte dal marchese di Villamarina al comandante d’Aste e dall’ammiraglio Persano allo stesso Garibaldi, nelle quali si rappresentava il pericolo di un tentativo di omicidio nei confronti del generale nizzardo, da parte di un finto disertore borbonico di nome Valentini, caporale della fanteria di marina borbonica e del bandito Giosafatte Tallarino accompagnato da altri sicari inviati al medesimo scopo. Gli agenti di Cavour offrirono il loro aiuto a Finzi, Visconti Venosta, Nisco, Mariano D’Ayala e Alessandro Nunziante per tentare una rivolta anti-borbonica e Persano lì arrivato con la flotta fece sbarcare anche una formazione di bersaglieri, ma l’esercito rimase fedele alle consegne ricevute, non coinvolgendo la città di Napoli in combattimenti; d’altra parte i mazziniani non agevolavano l’opera di Cavour e i cittadini della capitale attendevano l’arrivo di Garibaldi, senza peraltro impegnarsi e rischiare di persona. Francesco Crispi (….), nel suo “Crispi – Per un antico parlamentare col suo diario della spedizione dei Mille, Roma, ed. Edoardo Perino Tipografo, 1890, a p. 194, in proposito scriveva che: “…XL . Da Milazzo a Napoli. Dopo aver battuto a Milazzo le migliori truppe del Borbone e obbligata la guarnigione il 23 luglio a capitolare, Garibaldi s’era rapidamente portato in Messina. Egli era ormai padrone di tutta la Sicilia, tranne Messina, Augusta e Siracusa . Il generale Medici non tardò ad impossessarsi di Messina che non resistette. La punta del Faro e la costa fra il Faro e la città vennero fortificati. Ormai non si pensava più che a passare lo stretto, e, a tale scopo, a riunire forze sufficienti per abbattere gli ostacoli accumulati sulle coste di Calabria e per ispazzar via le truppe agglomeratevi. Garibaldi per un momento vagheggiò l’idea di comparire innanzi a Napoli e tentare uno di quei colpi di mano dei quali aveva il genio, ma l’abbandonò e lo sbarco ebbe luogo a Melito. Etc…”. Maxime Du Champ (….), nel suo“La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 62, in proposito scriveva che: “….; era il Faro, eravamo arrivati. Le ancore svolsero bruscamente le catene, e ci ancorammo nella parte più riparata di quello stretto. Innanzi a noi s’elevava la Sicilia, “all’ombra dell’Etna”; sulla nostra sinistra, Messina brillava etc…Alle nostre spalle si profilava la Calabria con le sue immense montagne scoscese, in cima alle quali bruciavano fuochi etc…(p. 63) Garibaldi sbarcò al Faro, poi lo vedemmo da lontano passare in carrozza sulla strada che costeggia il mare e raggiungere Messina. Egli si recava, senza riposarsi, a Taormina, per ispezionare la prima brigata che doveva tentare lo sbarco in terraferma. A stento riuscimmo a procurarci una barca che, spinta da tre rematori, ci consdusse assai rapidamente a Messina.”. Giovanni De Castro (….), nel suo “Giuseppe Sirtori”, Milano, ed. Dumolard, Milano, 1892, a p. 219, in proposito scriveva che: “I due piroscafi giunsero a Giardini, porto di Taormina, v’imbarcarono la divisione Bixio, e la tragittarono felicemente a Milito in Calabria….Lo stesso giorno del mio arrivo a Faro, io m’imbarcai per Messina, vi presi una vettura, e giunsi a tempo a Giardini per imbarcarmi col ‘Franklin’, e passare lo scopo; il 19 agosto Garibaldi toccava il suolo Calabrese e il giorno dopo prendeva a viva forza Reggio. Proseguì il trionfo sino a Napoli.”. Queste le uniche parole del De Castro sulla traversata delle Calabrie. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, a pp. 155-156, in proposito scriveva che: “…Garibaldi aveva ricevuto dal nord circa 20000 uomini (3) e al momento della traversata dello Stretto ne aveva già raccolti sotto i suoi ordini la massima parte; a questi eran poi da aggiungersi anche i volontari siciliani. Così egli si trovava a poter tener testa alle truppe di terraferma anche per numero; ma gl’incombeva per prima cosa di compierne il trasporto di là dallo Stretto sfuggendo alla vigilanza della flotta nemica; il che fino allora pareva dovesse essere, secondo i calcoli ordinari, ineffabile.”. Dobelli, a p. 155, nella nota (3) postillava: “(3) Appendice B.”. Fu per questi motivi che Garibaldi si organizzò anche una piccola flotta di navi che gli permettessero il veloce e sicuro sbarco sulle coste della Calabria. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 700, in proposito scriveva che: “Garibaldi sbarcò nella notte del 19 al 20 agosto sulla spiaggia di Melito, e la mattina del 20 s’incamminò verso Reggio. Bixio che si era imbarcato con lui a Taormina, e con lui era disceso a Melito, entrò il 21 a Reggio.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 132, in proposito scriveva pure che: “Capo Secondo. Dal 20 agosto al 7 settembre. La notte del 19 Garibaldi con Bixio salpò dirigendosi a nord-est verso il Capo delle Armi; all’alba del 20 i due vapori accostarono verso terra, ma il ‘Torino’ sia per disaccortezza, sia per malizia del capitano investì nell’arena e vi rimase. Il Disbarco fu eseguito immediatamente etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 129, in proprosito scriveva che: “Il Dittatore non aveva soltanto lavorato per organizzare un esercito, egli aveva fatto in poco tempo la sua marina che, oltre un gran numero di piccole barche, si componeva del ‘Tukory’, del ‘Waschington’, il ‘Franklin’, l’Oregon, la ‘Città di Torino’, il Fernet, l’Annita, l’Indipendance’.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 148, in proprosito scriveva che: “Il sollecito e bene organizzato trasporto per mare delle truppe Garibaldine è dovuto tutto all’opera zelante ed intelligente degli ufficiali superiori della marina militare di Garibaldi, Piola, Anguissola, Castiglia, Sandri, Maldini ed altri.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, a pp. 154-155, in proposito scriveva che: “Nel corso dell’anno dunque, Garibaldi aveva ricevuto dal nord circa 20000 uomini (3) e al momento della traversata dello Stretto ne aveva già raccolti sotto i suoi ordini la massima parte, a questi eran poi da aggiungersi anche i volontari siciliani. Così egli si trovava a poter tener testa alle truppe di terraferma anche per numero; ma gl’incombeva per prima cosa di compierne il trasporto di là dallo Stretto sfuggendo alla vigilanza della flotta nemica, il che fino allora pareva dovesse essere, secondo i calcoli ordinari, ineffettuabile.”. Genova di Revel (….), nel suo “Da Ancona a Napoli”, Milano, Fratelli Dumolard, 1892, a p. 16, in proposito scriveva che: “Il 20 agosto Garibaldi passò da Taormina a Melito, si fece padrone di Reggio ed unito agli altri suoi corpi sbarcati in vari punti, marciò rapidamente su Napoli.”. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a pp. 209-210, in proposito scriveva: “Ma sopra cinque o sei altri punti delle coste orientali siciliane avea raccolte le truppe pronte al passaggio: era a Milazzo sul Tirreno la divisione Rustow; a Torre di Faro la divisione Cosenz e Medici; a Taormina, vero punto d’imbarco, le brigate Bixio ed Eberhard, in tutto un diciassette mila uomini. Il 19 agosto venne il Generale Garibaldi a Taormina; e la sera di quel giorno, sui piroscafi il ‘Torino’ ed il ‘Franklin’, fece imbarcare la divisione Bixio-Eberhard; che numerò allora sulle due navi 3360 uomini. “Il Generale (trascrivo le parole della prima relazione del generale Bixio) s’imbarca sul ‘Franklin’ etc…”. Racioppi scriveva che Garibaldi, sulla costa Siciliana e sullo Stretto di Messina, a Milazzo aveva radunato la divisione Rustow, che poi sarà quella che verrà a Paola e poi a Sapri. Garibaldi aveva fatto radunare a Torre del Faro, la divisione Cosenz e Medici e a Taormina, le brigate di Nino Bixio ed Eberhard che fece imbarcare il 19 agosto 1860. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 346, in proposito scriveva che: “A me par fuor di dubbio che il merito dell’organizazione della traversata risalga al Sirtori più che a Garibaldi. E ne è un’altra prova il fatto che Garibaldi giunse inatteso a Taormina proprio all’ultimo momento, quando già parte delle truppe del Bixio erano a bordo – il Durand-Brager scrive persino che l’imbarco era incominciato la mattina – onde è più lecito supporre che esse dovevano passare anche senza il Dittatore, sotto la guida di Bixio. Osservo, poi, che la traversata si compì proprio nel punto suggerito dalle lettere anonime degli ufficiali di marina napoletani e da quelle dei rifugiati nell’Aspromonte, alle quali si aggiunge un foglio di un informatore segreto – senza data né firma – che dice: “…Se si preferisce lo sbarco al di là del Capo dell’Armi, conviene proprio Mélito etc…”.“. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 347, in proposito scriveva che: “Nella notte del 19 agosto, Garibaldi passò in Calabria con le truppe del Bixio. Questi, nella sua nota Relazione al Sirtori – esistente nell’originale all’Ambrosiana – equivoca di un giorno e dice la traversata avvenuta la notte seguente. Il suo equivoco ha tratto molti in inganno e tra questi il Guerzoni, il quale purtroppo afferma parecchie altre cose con eccessiva leggerezza, come quando dice che Garibaldi dal Faro sarebbe andato a Napoli, prima che a Golfo Aranci: cosa questa affatto immaginaria.”. Agrati, a p. 347, in proposito aggiungeva che: “Non v’è accordo neppure sul numero dei volontari imbarcati sul ‘Franklin’ e sul ‘Torino’: il Forbes li dice 3 mila sul Torino e 1200 sul Franklin, il Guerzoni 4 mila, e 4500 il Rustow complessivamente; il Treveljan, in base al rapporto Bixio, dà il numero di 3360, di poco superiore a quello che risulta dal quadro ufficiale in Archivio Sirtori di 3267 (1).”. Agrati, a p. 347, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi Appendice N. 9.”. Agrati, a pp. 347-348, in proposito aggiungeva che: “Mentre si faceva l’imbarco, Garibaldi scrisse al Sirtori la seguente lettera: “Taormina 18 agosto 1860. Generale etc…..G. Garibaldi”.”. Agrati, a p. 348, in proposito aggiungeva che: “Alle 9 – come s’è visto dal Canzio – le navi lasciano la Sicilia. Il Bixio comincia così il suo rapporto al Capo di Stato Maggiore: “Villa San Giovanni, 25 agosto 1860 etc….”. Agrati, a pp. 348-349, in proposito aggiungeva: “Il Bixio poi parla della falla prodotta nel Franklin come di un attentato, di un atto di sabotaggio diremmo oggi, e la versione appare verosimile sia per la cattiva volontà dei marinai alla partenza cui accenna lo stesso Bixio, sia perché nel viaggio intorno all’Isola nessuna falla s’era mai prodotta ed è strano che si producesse proprio quando la nave era ferma.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, linotip. S. Jannone, Salerno, 1961, a p. 107, in proposito scriveva che: “I. L’eroe, anzicchè approdare a Salerno, come s’era creduto, aveva, insieme col Bixio, varcato da Messina audacemente lo stretto la sera del 19 agosto, con due piroscafi, il Torino ed il Franklin, ed era sbarcato sul continente. Aveva condotto con sè circa quattromilacinquecento uomini che all’alba del 20 approdarono sulla spiaggia di Capo Spartivento, presso Melito. Con essi sono anche gli altri nostri partiti da Quarto e Gaetano Rocco di Campagna (1), imbarcatosi sul piroscafo Torino (2) insieme con ottocento volontari tutti romagnoli che, pervasi di intimo orgoglio, mettono piede sulla costa calabrese sotto un ostinato cannoneggiamento delle fregate regie. Il Bixio, per rendere agevole il disbarco, spinse il bastimento sulla spiaggia in modo che entrò per metà sulla terra. Quando ognuno fu a terra, le fregate si diedero tanto a mitragliare i volontari da costringerli a raggiungere le alture. Nondimeno le fregate, visto ormai inutile il cannoneggiamento, spedirono un’imbarcazione sul Torini vuoto ed abbandonato che, dopo essere stato saccheggiato, fu finanche incendiato. Poco lontano dal punto dello sbarco, in una cascina, erano nascoste le armi, di cui si impossessarono i garibaldini. Il Duce, imbarcatosi sul Tuchery, sbarcò in quei pressi col Menotti per iniziare la rotta su Reggio etc…”. De Crescenzo, a p. 108, nella nota (1), postillava che: “(1) Era stato da Garibaldi nominato portabandiera nel I. Reggimento Eberkardt, Brigata Bixio.”. De Crescenzo, a p. 108, nella nota (2), postillava che: “(2) Il Rocco (1835-1913), per volere dello zio, si diede al sacerdozio; ma nel ’54, deposto l’abito talare, fuggì a Napoli etc…”.
GARIBALDI E BIXIO SBARCANO IN CALABRIA
Nel 19 agosto 1860, il passaggio dei Garibaldini di Cosenz e di Bixio sulle coste della Calabria
Da Wikipedia leggiamo che il 19 agosto 1860, eludendo la sorveglianza delle poche navi della marina borbonica, Garibaldi passò lo Stretto di Messina e sbarcò a sud di Reggio Calabria. Volendo sfruttare la superiorità numerica, Pianell e Francesco II ordinarono di concentrare gli attacchi sui nemici sbarcati; ma Vial, fin dal primo momento, perse i contatti con i suoi generali, i quali, d’altra parte, invece di tenere riunite le truppe le sfiancarono in marce inconcludenti. Nino Bixio, promosso Maggior generale con decreto del 15 agosto 1860, gli venne affidato il comando della 15ª Divisione, con la quale sbarcò a Melito di Porto Salvo e, nella notte del 21 agosto, prese d’assalto la città di Reggio Calabria, conquistandola nella battaglia di Piazza Duomo. Durante i combattimenti il suo cavallo fu abbattuto da 19 pallottole, mentre Bixio se la cavò con una ferita al braccio sinistro. Sulla spiaggia melitese di Rumbolo il 19 agosto 1860 avvenne lo sbarco dei Mille di Giuseppe Garibaldi che, dopo aver occupato la Sicilia, puntavano alla conquista delle terre del regno borbonico “al di qua del Faro”. Lo sbarco a Melito Porto Salvo è un episodio della spedizione dei Mille che segnò l’inizio delle operazioni dell’Esercito meridionale garibaldino sulla parte continentale del Regno delle Due Sicilie. Fu effettuato, nella notte tra il 18 e il 19 agosto 1860, da Giuseppe Garibaldi e da 3.500 camicie rosse con l’obbiettivo di attraversare lo stretto di Messina e risalire la penisola italiana. Nella zona dello sbarco si opponevano ai garibaldini circa 16.000 effettivi dell’esercito borbonico schierati a difesa della costa calabra[1]. Va ricordato che lo sbarco sulla costa calabra fu reso possibile anche dalla mancata attuazione del blocco navale europeo, invocato da Francesco II e non attuato per decisione britannica, anche per l’intervento di Giacomo Filippo Lacaita, rifugiato politico in Inghilterra, il quale ebbe una parte importante nell’influenzare il ministro britannico Lord Russell sulla non ingerenza negli affari italiani. La notte tra il 18 e il 19 agosto 1860 Giuseppe Garibaldi e circa 3200/3500 Camicie Rosse, a bordo dei due piroscafi Torino e Franklin, partì da Naxos seguendo una rotta di attraversamento dello stretto più lunga e indiretta al fine di eludere il pattugliamento della flotta borbonica. Garibaldi era sul Franklin con 1200 uomini, mentre Bixio con circa altri 3000 uomini era imbarcato sul piroscafo Torino. Altri sbarchi avvennero il 21, tra Favazzina e Scilla, ad opera di Enrico Cosenz. Con la presa di Melito Porto Salvo, i volontari garibaldini, dopo essersi organizzati logisticamente, anche grazie al successivo sbarco di ulteriori contingenti, partirono alla conquista di Reggio. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, linotip. S. Jannone, Salerno, 1961, a p. 107, in proposito scriveva che: “I. L’eroe, anzicchè approdare a Salerno, come s’era creduto, aveva, insieme col Bixio, varcato da Messina audacemente lo stretto la sera del 19 agosto, con due piroscafi, il Torino ed il Franklin, ed era sbarcato sul continente. Aveva condotto con sè circa quattromilacinquecento uomini che all’alba del 20 approdarono sulla spiaggia di Capo Spartivento, presso Melito. Con essi sono anche gli altri nostri partiti da Quarto e Gaetano Rocco di Campagna (1), imbarcatosi sul piroscafo Torino (2) insieme con ottocento volontari tutti romagnoli che, pervasi di intimo orgoglio, mettono piede sulla costa calabrese sotto un ostinato cannoneggiamento delle fregate regie. Il Bixio, per rendere agevole il disbarco, spinse il bastimento sulla spiaggia in modo che entrò per metà sulla terra. Quando ognuno fu a terra, le fregate si diedero tanto a mitragliare i volontari da costringerli a raggiungere le alture. Nondimeno le fregate, visto ormai inutile il cannoneggiamento, spedirono un’imbarcazione sul Torini vuoto ed abbandonato che, dopo essere stato saccheggiato, fu finanche incendiato. Poco lontano dal punto dello sbarco, in una cascina, erano nascoste le armi, di cui si impossessarono i garibaldini. Il Duce, imbarcatosi sul Tuchery, sbarcò in quei pressi col Menotti per iniziare la rotta su Reggio etc…”. De Crescenzo, a p. 108, nella nota (1), postillava che: “(1) Era stato da Garibaldi nominato portabandiera nel I. Reggimento Eberkardt, Brigata Bixio.”. De Crescenzo, a p. 108, nella nota (2), postillava che: “(2) Il Rocco (1835-1913), per volere dello zio, si diede al sacerdozio; ma nel ’54, deposto l’abito talare, fuggì a Napoli etc…”. Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 374 e ssg., in proposito scriveva che: “Bisognava dunque passare lo Stretto, …I due piroscafi suddetti giunsero a Giardini, porto di Taormina, v’ imbarcarono la divisione Bixio, e la passarono felicemente a Melito in Calabria.”. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 171-172, riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “Raggiunge Bixio a Giardino , dove da bravo calafato coll’ascia e martello rattoppò gli sdruci del Torino e del Franklin capaci appena di imbarcare duemila uomini; vi pigia dentro tremila trecentosessanta uomini sotto gli ordini di Bixio, tra questi la prima brigata della legione dispersa, e salpa nella notte del 19 dirigendosi a nord- est . E finalmente afferra il suo capo saldo e sbarca uomini, armi , munizioni, fin le carrette, tra Capo dell ‘ Armi e Capo Spartivento sull ‘ estrema spiaggia calabrese. Etc…”. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 700, in proposito scriveva che: “Garibaldi sbarcò nella notte del 19 al 20 agosto sulla spiaggia di Melito, e la mattina del 20 s’incamminò verso Reggio. Bixio che si era imbarcato con lui a Taormina, e con lui era disceso a Melito, entrò il 21 a Reggio.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 346, in proposito scriveva che: “Osservo, poi, che la traversata si compì proprio nel punto suggerito dalle lettere anonime degli ufficiali di marina napoletani e da quelle dei rifugiati nell’Aspromonte, alle quali si aggiunge un foglio di un informatore segreto – senza data né firma – che dice: “…Se si preferisce lo sbarco al di là del Capo dell’Armi, conviene proprio Mélito etc…”.“. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 347, in proposito scriveva che: “Nella notte del 19 agosto, Garibaldi passò in Calabria con le truppe del Bixio. Questi, nella sua nota Relazione al Sirtori – esistente nell’originale all’Ambrosiana – equivoca di un giorno e dice la traversata avvenuta la notte seguente. Il suo equivoco ha tratto molti in inganno e tra questi il Guerzoni, il quale purtroppo afferma parecchie altre cose con eccessiva leggerezza, come quando dice che Garibaldi dal Faro sarebbe andato a Napoli, prima che a Golfo Aranci: cosa questa affatto immaginaria.”. Agrati, a p. 347, in proposito aggiungeva che: “Non v’è accordo neppure sul numero dei volontari imbarcati sul ‘Franklin’ e sul ‘Torino’: il Forbes li dice 3 mila sul Torino e 1200 sul Franklin, il Guerzoni 4 mila, e 4500 il Rustow complessivamente; il Treveljan, in base al rapporto Bixio, dà il numero di 3360, di poco superiore a quello che risulta dal quadro ufficiale in Archivio Sirtori di 3267 (1).”. Agrati, a p. 347, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi Appendice N. 9.”. Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche” (quindicesima tiratura), Firenze, Barbèra, 1888, a p. 375, in proposito scriveva che: “CAPITOLO XII. Sul continente napoletano. Circa alla fine d’agosto 1860, e verso le 3 antimeridiane d’una bella giornata approdammo sulla spiaggia di Melito. All’alba era tutta la gente in terra con armi e bagagli, e senza l’arenamento del Torino, che non potè uscire malgrado gli sforzi fatti dal Franklin per tirarlo fuori, potevasi in quello stesso giorno procedere verso Reggio. Alle 3 pomeridiane comparvero tre vapori borbonici capitanati dal Fulminante, e cominciarono a cannoneggiare gente, vapore ed ogni cosa. Provarono anche di metter fuori il Torino, ma non potendovi riuscire lo incendiarono. Il Franklin era partito e fu salvo. Verso le 3 della mattina del giorno seguente ebbe luogo lo sbarco, e noi marciammo su Reggio. Passammo il Capo dell ‘ Armi per lo stradale e meriggiammo vicino ad un villaggio che si trova tra quel Capo e la bella sorella di Messina. La squadra nemica osservava i nostri movimenti. Verso sera riprendemmo la marcia su Reggio, e giunti ad una certa distanza dalla città obliquammo a destra per sentieri remoti, evitando così gli avamposti nemici che ci aspettavano sullo stradale. Il colonnello Antonino Plutino e vari patriotti reggiani erano con noi, dimodochè avevamo delle buone guide. Facemmo varie fermate durante la notte per lasciare riposare la gente e per riunirla, ed alle 2 della mattina assaltammo Reggio.”. Giovanni De Castro (….), nel suo “Giuseppe Sirtori”, Milano, ed. Dumolard, Milano, 1892, a p. 219, in proposito scriveva che: “I due piroscafi giunsero a Giardini, porto di Taormina, v’imbarcarono la divisione Bixio, e la tragittarono felicemente a Milito in Calabria….Lo stesso giorno del mio arrivo a Faro, io m’imbarcai per Messina, vi presi una vettura, e giunsi a tempo a Giardini per imbarcarmi col ‘Franklin’, e passare lo scopo; il 19 agosto Garibaldi toccava il suolo Calabrese e il giorno dopo prendeva a viva forza Reggio. Proseguì il trionfo sino a Napoli.”. Queste le uniche parole del De Castro sulla traversata delle Calabrie. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, a pp. 155-156, in proposito scriveva che: “…Garibaldi aveva ricevuto dal nord circa 20000 uomini (3) e al momento della traversata dello Stretto ne aveva già raccolti sotto i suoi ordini la massima parte; a questi eran poi da aggiungersi anche i volontari siciliani. Così egli si trovava a poter tener testa alle truppe di terraferma anche per numero; ma gl’incombeva per prima cosa di compierne il trasporto di là dallo Stretto sfuggendo alla vigilanza della flotta nemica; il che fino allora pareva dovesse essere, secondo i calcoli ordinari, ineffabile.”. Dobelli, a p. 155, nella nota (3) postillava: “(3) Appendice B.”. Fu per questi motivi che Garibaldi si organizzò anche una piccola flotta di navi che gli permettessero il veloce e sicuro sbarco sulle coste della Calabria. Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a pp. 209 e ssg., in proposito scriveva che: “La spedizione adunque, che di Terranova veniva in Sicilia a mezzo l’agosto, numerando un ottomila uomini incirca, diè abilità al Dittatore di sospingersi alla seconda parte dell’impresa, che incominciava dal non agevole, per le molte crociere, del napoletano naviglio, passaggio del Faro.”. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a pp. 209-210, in proposito scriveva: “La spedizione adunque, che di Terranova veniva in Sicilia a mezzo l’agosto, numerando un ottomila uomini incirca, diè abilità al Dittatore di sospingersi alla seconda parte della impresa, che incominciava dal non agevole, per le molte crociere del napoletano naviglio, passaggio del Faro. Aveva egli radunato a Torre di Faro, in comando del Generale Orsini, trentacinque pezzi d’artiglieria, e censassanta barche e ponti volanti opportuni a traghettare uomini e cavalli; e quivi fatto allestimenti, che vi attraessero l’attenzione dell’inimico. Ma sopra cinque o sei altri punti delle coste orientali siciliane avea raccolte le truppe pronte al passaggio: era a Milazzo sul Tirreno la divisione Rustow; a Torre di Faro la divisione Cosenz e Medici; a Taormina, vero punto d’imbarco, le brigate Bixio ed Eberhard, in tutto un diciassette mila uomini. Il 19 agosto venne il Generale Garibaldi a Taormina; e la sera di quel giorno, sui piroscafi il ‘Torino’ ed il ‘Franklin’, fece imbarcare la divisione Bixio-Eberhard; che numerò allora sulle due navi 3360 uomini. “Il Generale (trascrivo le parole della prima relazione del generale Bixio) s’imbarca sul ‘Franklin’ etc…”. Racioppi scriveva che Garibaldi, sulla costa Siciliana e sullo Stretto di Messina, a Milazzo aveva radunato la divisione Rustow, che poi sarà quella che verrà a Paola e poi a Sapri. Garibaldi aveva fatto radunare a Torre del Faro, la divisione Cosenz e Medici e a Taormina, le brigate di Nino Bixio ed Eberhard che fece imbarcare il 19 agosto 1860. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 132, in proposito scriveva pure che: “Capo Secondo. Dal 20 agosto al 7 settembre. La notte del 19 Garibaldi con Bixio salpò dirigendosi a nord-est verso il Capo delle Armi; all’alba del 20 i due vapori accostarono verso terra, ma il ‘Torino’ sia per disaccortezza, sia per malizia del capitano investì nell’arena e vi rimase. Il Disbarco fu eseguito immediatamente etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 134, in proprosito scriveva che: “Bixio nello stesso giorno che stipulava col generale Gallotti la convenzione di resa (Docum. 44, 45) mediante la quale cedevano in mano di Garibaldi 8 pezzi da compagna, due di grosso calibro, sei di trenta, 14 mortai, altri pezzi grossi e 5000 fucili con le relative munizioni, quindi trasmetteva a Sirtori Capo dello Stato Maggiore Generale, un interessante rapporto intorno etc…(Doc. 46.).”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 131, in proposito scriveva che: “Diede quindi ordine a Rustow di partire con tutti per Torre di Faro, ed egli recavasi lo stesso giorno a Messina, e prepararsi al passaggio in Calabria.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 128, in proposito scriveva che: “Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 76, in proposito scriveva che: “Con Decreto del 14 nominò Sirtori, Turr e Orsini al grado di Maggiore Generale, e Bixio a Colonnello Brigadiere.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: “Nella notte sul 19 agosto, Garibaldi passò in Calabria con le truppe del Bixio. Questi, nella sua nota Relazione al Sirtori – esistente nell’originale all’Ambrosiana – equivoca di un giorno e dice la traversata avvenuta la notte seguente. Il suo equivoco ha tratto molti in inganno e tra questi il Guerzoni, etc…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 161, in proposito scriveva che: “Intanto il generale Cosenz imbarcava al Faro la compagnia francese De Flotte e la brigata Assanti, circa 1200 uomini, coi quali riusciva nella notte dal 21 al 22 di prendere terra a Favazzina, ricacciando a fucilate etc…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 165, in proposito scriveva che: “Spedita questa avanguardia, lo stesso Garibaldi ordinava alla brigata Eber di muovere verso Palmi, alle brigate Milano e Spinazzi di occupare Tropea ed alle truppe del Cosenz di raggiungere Tiriolo, dove egli aveva messo il suo quartiere generale, per incalzare di là, alle spalle, la colonna borbonica di Ghio. Questa infatti trovava a Soveria i calabresi, i quali però per dispaccio di Sartori, male interpretato nel senso di lasciar passare la colonna Ghio etc….Nello stesso giorno la brigata Puppi saliva essa pure da Scilla a Monteleone e Garibaldi in vettura raggiungeva Rogliano per passarvi in rivista altre bande di nuova formazione organizzate da Donato Morelli. Dopo di che, continuava per Cosenza per unirsi quivi col Turr, il quale, raccolte le truppe dell’ex colonna Pianciani doveva condurle per mare a Policastro.”. Quì rilevo l’errore di scrivere che Turr doveva condurre le truppe a Policastro mentre si trata di condurle a Sapri nel golfo di Policastro. Carlo Pecorini-Mazoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 129, in proposito scriveva che: “La 15° Divisione Turr della forza complessiva di 4261 uomini (Doc. 41) occupava etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 129, in proprosito scriveva che: “Il Dittatore non aveva soltanto lavorato per organizzare un esercito, egli aveva fatto in poco tempo la sua marina che, oltre un gran numero di piccole barche, si componeva del ‘Tukory’, del ‘Waschington’, il ‘Franklin’, l’Oregon, la ‘Città di Torino’, il Fernet, l’Annita, l’Indipendance’.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 130-131, in proprosito scriveva che: “Turr ritornò a Messina, informò Sirtori, Medici e Cosenz che il Dittatore partiva con Bixio per sbarcare in Calabria;….Il corpo della spedizione di Bixio a Giardini imbarcavasi il 19 sul ‘Franklin’ e sul ‘Torino’, e componevasi: 1° Brigata (Bixio) Divisione Turr, composta da 800 volontari che erano partiti con Bixio da Palermo; 700 siciliani da lui reclutati lungo le marce; la Brigata Eberhardt 2000 uomini, due Compagnie del battaglione Chiassi (Brigata Sacchi) 300. – In tutto 3500 imbarcati sopra due vapori che appena bastavano a 2000.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 140-141, in proprosito scriveva che: “Intanto tra il 24 ed il 25 agosto la brigata Eber della divisione Turr, aveva affrettato il suo sbarco sopra battelli a vapore a Bagnara, meno il battaglione La Porta e la sezione ungherese etc….le brigate Puppi, Milano e Spinazzi (divisione Turr) etc…La brigata Bixio (divisione Turr) etc…”. Pecorini, a p. 141, in proposito scriveva: “Il 28 alle 6 ant. la brigata Eber partiva da Mileto per Monteleone, ed arrivava alla tappa alle 9 ant. ove accampava a piè del monte. Alle 6 pom. muoveva per Pizzo, ove giungeva alle 10 pom. ed ivi riceveva ordine di proseguire il cammino e di accamparsi al Piano dei sorrisi (Maida) ove arrivava dopo un’ora di marcia. Etc…Questo stesso giorno arrivavano in Messina le brigate Puppi, Milano e Spinazzi che soffermavano a Gesso e partivano subito per Torre di Faro….Lo stesso giorno 29 giungevano a Torre di Faro le brigate Puppi, Milano e Spinazzi in attesa d’imbarco per passare in Calabria. Le brigate Milano e Spinazzi in questo stesso giorno sbarcarono a Tropea; la brigata Sacchi etc…arriva il 28 a Pizzo.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 146-147, in proprosito scriveva che: “Da Rogliano il generale Turr manda a Bixio la seguente lettera: “Al signor generale Bixio, Comandante la I° brigata della 15° Divisione. “Tiriolo o Soveria. Dietro ordine del Generale Dittatore, il generale Bixio assumerà momentaneamente il comando delle truppe della 15° divisione che sono in marcia sulla Consolare, e prenderà posto tra Rogliano e Cosenza, etc…Rogliano, il 31 agosto 1860. Firmato Turr.”. Il Pecorini, a p. 147, in proposito scriveva che: “….due brigate della dimessa spedizione Pianciani, le quali fin da quando stavano a Milazzo erano state incorporate alla 15° divisione sbarcarono a Paola, etc…”. Pecorini-Manzoni, a p. 147, in proposito scriveva che: “Da Rogliano il Dittatore con Cosenz e Turr proseguì per Cosenza, dove pervenne l’avviso che due brigate della dimessa spedizione Pianciani, le quali fin da quando stavano a Milazzo erano state incorporate alla 15° divisione, sbarcarono a Paola, onde Garibaldi vi spedì immediatamente Turr, con ordine se è possibile d’imbarcarle per il golfo di Policastro, oppure di prendere la via di terra, per trovarsi al più presto sulla strada per Lagonegro, ed avanzare sopra Salerno.”. Pecorini, a pp. 147-148 aggiungeva che: “Pria di partire da Cosenza, Turr scrisse a Bixio: “Caro Bixio, Le quattro brigate Eberhardt, Puppi, Milano, Spinazzi della dimessa spedizione Pianciani e Bertani sono attacate alla mia divisione. Oggi riceverai l’ordine del Dittatore di formare la 18° Divisione sotto i tuoi ordini. La brigata Eber cogli ungheresi resteranno nella mia divisione, mandami subito oltre i signori accennati ieri, il colonnello Telky e Maxime du Camps….Parto oggi stesso per Paola, dove sono arrivate due delle suddette brigate, e farò di tutto per trovare imbarco, e spingermi per il golfo di Policastro, ed ivi sbarcare. Cosenza, 31 agosto 1860.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 148, in proprosito scriveva che: “Il sollecito e bene organizzato trasporto per mare delle truppe Garibaldine è dovuto tutto all’opera zelante ed intelligente degli ufficiali superiori della marina militare di Garibaldi, Piola, Anguissola, Castiglia, Sandri, Maldini ed altri.”. Il colonnello polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzonero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a p. 301, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: “1° settembre….In quel giorno era noto a Salerno lo sbarco presso Sapri; le truppe ivi sbarcate si computavano perlomeno a 4000 uomini e secondo i calcoli più alti fino a 15,000. Caldarelli si diceva a Salerno…”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, a pp. 154-155, in proposito scriveva che: “Nel corso dell’anno dunque, Garibaldi aveva ricevuto dal nord circa 20000 uomini (3) e al momento della traversata dello Stretto ne aveva già raccolti sotto i suoi ordini la massima parte, a questi eran poi da aggiungersi anche i volontari siciliani. Così egli si trovava a poter tener testa alle truppe di terraferma anche per numero; ma gl’incombeva per prima cosa di compierne il trasporto di là dallo Stretto sfuggendo alla vigilanza della flotta nemica, il che fino allora pareva dovesse essere, secondo i calcoli ordinari, ineffettuabile.”. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 909, in proposito scriveva che: “La mattina del 4 settembre, intanto, dopo la notizia dello sbarco della colonna Rustow a Sapri, la quale si diceva forte di quattromila uomini, mentre in realtà era assai di men numerosa, ad unanimità, deliberò di potersi resistere etc…“. Il De Cesare, a p. 898, in proposito scriveva pure: “Da Reggio a Napoli non fu tirato un colpo di fucile, e Garibaldi, dapprima con la sua avanguardia e poi procedendo questa, con poche guide e cavalieri e con Enrico Cosenz sempre vicino, da lui nominato ministro della guerra, proseguiva la sua marcia, acclamato come il Dio della vittoria. Trovava dunque lo Stato disciolto, e a lui si arrendevano generali abbandonati dai propri soldati. Quella campagna, o per dir meglio, quella marcia trionfale, attraverso le Calabrie, è stata narrata da me con documenti inediti e interessanti in un altro mio libro (8).”. De Cesare, a p. 1139, nella nota (8) postillava: “(8) Una famiglia di patrioti”. Emile Maison (….), nel suo, Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861. Il testo è molto interessante in quanto riporta alcune lettere di alcuni volontari della nostra zona. Nell’opera il Maison, a pp. 60-61 e ssg. trascriveva una lettera del 3 settembre 1860 da Paola e scriveva: “Les Calabrais s’enrôlent en foule sous son drapeau. Tous ces pittoresques Calabrais , avec leur chapeau haut de forme , leur veste de velours , leur culotte courte , leurs sandales et leurs grandes guêtres , leur long fusil sur l’épaule et leur giberne en bandoulière , sont admirables à voir . Ils portent en eux un certain caractère de fierté et de grandeur qui leur sied à merveille ¹ . Et les brigands , me demandera- t- on , puisqu’il s’agit des Calabres , où sont – ils ? que font-ils ? Hélas ! j’ai le regret d’annoncer qu’il n’en existe plus dans cette chère Calabre depuis la proclamation du gouvernement de Victor -Emmanuel. En ma qualité de coureur d’aventures , j’en ai cherché , et mes recherches ont été vaines; je n’ai rencontré que des gens….”, che tradotto significa: “I calabresi si stanno arruolando in massa sotto la sua bandiera. Tutti questi pittoreschi calabresi, con i loro cilindri, le loro giacche di velluto, i loro calzoni corti, i loro sandali e le loro ampie ghette, i loro lunghi fucili in spalla e le loro gilet a tracolla, sono ammirevoli da vedere. Portano dentro di sé un certo carattere di orgoglio e grandezza che si addice loro perfettamente. (1) E i briganti, mi si chiederà, visto che stiamo parlando dei calabresi, dove sono? Cosa stanno facendo? Ahimè! Mi dispiace annunciare che non ne sono rimasti in questa cara Calabria dopo la proclamazione del governo di Vittorio Emanuele. Nella mia qualità di messaggero d’avventure, ne ho cercati alcuni, e le mie ricerche sono state vane; ho solo incontrato persone offrendomi ospitalità con la proverbiale generosità degli highlander scozzesi di Scribe. Notai anche, tra le donne, figure magnifiche, veri volti da Madonna; sembravano creati appositamente per ispirare poeti e artisti…..Lascio Paola a mezzogiorno e salgo a bordo del Benvenuto, che è diretto a Napoli, dopo una sosta a Palermo. Due francesi, Félix Piette de Montfoucault e Alcime Cazeaux, sono con me. Per un’ora marciamo in concerto con il Calatafimi. Sta trasportando a Napoli il reggimento napoletano che ho incontrato ieri. La sua banda ci saluta più volte con l’Inno di Garibaldi. La incoraggio con i nostri più fragorosi applausi. Nel frattempo, un gruppo di focene ci delizia con un balletto nautico pieno di affascinante originalità.”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Parleremo in seguito della quinta e sesta brigata rimaste nella Media Italia, e che in seguito al nuovo indirizzo preso dalle cose erano state divise dalle prime quattro. Frattanto Garibaldi, che nella mattina dei 17 agosto aveva già lasciato Palermo per recarsi nella costa orientale della Sicilia , cominciò le sue operazioni per passare nelle Calabrie.”. Genova di Revel (….), nel suo “Da Ancona a Napoli”, Milano, Fratelli Dumolard, 1892, a p. 16, in proposito scriveva che: “Il 20 agosto Garibaldi passò da Taormina a Melito, si fece padrone di Reggio ed unito agli altri suoi corpi sbarcati in vari punti, marciò rapidamente su Napoli.”. Emilio Zasio (….), nel suo “Da Marsala al Volturno – Ricordi di E. Z.”, ed. Camicia Rossa, Padova, Tip. Sacchetto, 1961, a pp. 74-75, riferendosi al fallito tentativo di Musolino, in proposito scriveva che: “VI. – Calabria….Fallito lo scopo del furtivo passaggio, distribuiti i volontari a piccole masse intorno a Messina, Faro e luoghi adiacenti, sicuri che i regi avrebberci atteso, posto piede in Calabria, Garibaldi ideò nuova spedizione e scelse il paesello di Giardini, a sito d’imbarco, fuori vista dei legni borbonici, proprio sulla spiaggia che prospetta il mar di Malta. A Bixio si die’ ordine di raggiungere con molti de ‘ suoi il punto accennato, ove il Torino, vapore, stava attendendoli. Era grande poderoso legno, e capiva a bordo quanti soldati mai, attissimo all’ufficio di trasporto. Nel silenzio e in fretta salirono le truppe in numero di 2000 e più, e in rotta di Malta, il legno non ispirava sospetti. Navigò quasi volta la poppa alla Calabria e solcato gran tratto, viste l’acque libere dai temuti sguardi, cambiando direzione a sinistra, avanzò nel Jonio, e fu a Mileto ove toccaron terra i nuovi difensori. Il crepuscolo vespertino del 20 agosto , sorrideva all’arrivo dei nostri; e avvenne che sorgiunte le fregate regie nulla trovassero a predare dal vapore in fuori. Cannonate a tutta possa, feriti quattro o cinque e incendiato il legno. Le fiamme nutrite dalla pece giganti l’arsero, la chiglia una bragia, sommerse lento lento. Garibaldi non istette, procede a Reggio disponendo il vicino attacco. Fatto buio, irrompe in città, combatte, assale, fa prigionieri, prende posizioni e opportuni posti di difesa. Durante l’adoprarsi attivo in ogni senso a fine di vincere i pericoli soprastanti al passaggio dei nostri per la necessaria azione sul continente, ove speravasi l’intervento di maggiori e più agguerriti elementi, noi dei 180 fummo impediti da tentativi pel concorso di malaugurosi fatti ; in quei di fino al 20 costretti a disastrosa vita, determinati a starcene e cooperare, calammo a Bagnara, e giù inosservati dal monte ci ponemmo dietro ad alta riva che circonda la piazza. A segno stabilito, sui nemici ivi raccolti, mandammo fucilate ; ne segui allarme e repentino movimento. Forti pattuglie di cavalli su pel monte, pervennero alla cima ed occuparono il più comodo transito nostro. Sostati, ci attesero, ma inutilmente Accortici, deviammo, e soli tre caddero fra loro. Riparammo a Forestari, cacciati da colonne , e più tardi a S. Stefano , e sottraemmo gran nerbo di forze ai regi per agevolare i passi ai nostri……
Nel 18-19 agosto 1860, a MILAZZO, l’arrivo delle truppe di volontari dell’ex ‘spedizione PIANCIANI’ (poi detta di Terranova). L’aggregazione all’Esercito Meridionale ed alla 15° Divisione, con a capo il generale Istvan Turr, il colonnello RUSTOW, il maggiore Spinazzi (Brigata Parma) e il colonnello GANDINI (Brigata Milano)
I garibaldini della “Spedizione Bertani-Pianciani” sbarcarono in Sicilia dove Garibaldi ed i suoi Mille avevano già conquistato la Sicilia. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “In seguito alle spiegazioni di Garibaldi, Pianciani, che aveva promesso di non andare altrove che nella Romagna, diede la sua dimissione, e Garibaldi trasmise il comando sopra delle tre brigate, allora ancor unite, Tharrena, Gandini e Puppi al colonnello brigadiere e fino allora capo dello stato maggiore Rüstow, che ricevette nello stesso tempo l’incarico di raccogliere la divisione in Milazzo e di organizzarla. Rüstow stesso coll’ equipaggio del Bizantino era già nella mattina del 18 a Milazzo, dove giunsero nei giorni seguenti anche il resto delle truppe; così che nel giorno 21 vi aveva già riuniti 4000 uomini circa. Avendo Tharrena chiesto il suo congedo, il maggiore Spinazzi ebbe il comando di quella brigata. A motivo della partenza di Pianciani, dello sviamento della divisione dalla sua originaria destinazione , dei malcontento e della dissensione che nè risultò quà e là, era sorvenuta una certa confusione negli affari, ed un certo numero di ufficiali e di soldati avevano voluto dimettersi con Pianciani a Palermo. Rüstow si diede ora premura di organizzare quelle truppe a Milazzo, provvedendole di armi e munizioni, facendole esercitare, al quale oggetto non avevasi potuto fino allora approfittare d’alcun giorno, salvo per la prima brigata in Genova. Parleremo in seguito della quinta e sesta brigata rimaste nella Media Italia, e che in seguito al nuovo indirizzo preso dalle cose erano state divise dalle prime quattro. Frattanto Garibaldi, che nella mattina dei 17 agosto aveva già lasciato Palermo per recarsi nella costa orientale della Sicilia, cominciò le sue operazioni per passare nelle Calabrie.”. Dunque, Rustow scriveva che avendo “Tharrena”, che comandava la Brigata Parma, avendo chiesto le sue dimissioni dal comando della stessa, il comando fu affidato al maggiore SPINAZZI. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156, in proposito scriveva che: “Allora questi fece cortesi saluti ed auguri a Pianciani, il quale nel congedarsi presentò al Dittatore il colonnello Rustow come quello al quale cedeva il comando delle tre brigate Parma, Milano, Bologna (Tharrena , Gandini e Puppi ), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo. I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, perchè era stata cambiata la destinazione per la quale eransi impegnati, e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi.”. Pittaluga, a p. 157, riferendosi a Bertani, in proposito scriveva: “Milazzo…. Quivi giunto trovò le tre brigate riunite sotto Rustow che gli fecero buona accoglienza….arrivò in quel giorno 19 agosto a Milazzo apportatore di un ordine del Dittatore che assegnava quelle truppe alla 15° Divisione comandata dal Turr stesso. Questi ordinò una rivista alla quale intervenne anche Bertani.”. Dunque, Pittaluga scriveva che una volta allontanato il Pianciani e, dimessisi i colonnelli Tharrena e Gandini, che chiesero di essere dispensati, essi furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi o De Giorgis. Spinazzi sostituendo Tharrena, andava a comandare la Brigata “Parma”; De Giorgi, sostituendo Gandini andava a comandare la Brigata “Milano”. Dei colonnelli Spinazzi e De Giorgi, ci parla Rustow che, il 3 settembre era con loro a Sapri. Giulio Adamoli, nel suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario”, Milano, ed. Treves, 1861, a pp. 145-146 scriveva che: “Il contingente straniero della 15° Divisione, già così ricco, si accrebbe, con la Spedizione Pianciani, che approdò in quei giorni a Messina. Appunto allora ci venne nientemeno che lo storico Guglielmo Rustow. Poichè gli avvolgimenti della diplomazia, ed alte influenze sventarono il disegno originario della spedizione, quello cioè di gettarsi sulle coste pontificie, e i suoi capi, il Pianciani e il Bertani, si dimisero, le brigate, di cui essa si componeva, vennero distribuite fra i comandi dell’esercito meridionale. Il colonnello Rustow, che era con il Pianciani, rimasto quindi in disponibilità, fu chiamato dal Turr a disimpegnare le funzioni di capo di stato maggiore della sua divisione. Così egli divenne mio superiore.”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 30, in proposito scriveva che: “Io avevo assistito alla partenza di Pianciani; più tardi, il suo contingente di truppa, diretto in un primo momento verso Milazzo ed il Faro, etc…”. Maxime Du Champ (….), nel suo“La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 61, in proposito scriveva che: ” – Che cos’è Milazzo ? – scriveva Napoleone etc…Accompagnai il generale Turr, il quale si imbarcò a mezzanotte per dare ordini al capo di una brigata che faceva parte della sua divisione. Mi ricordo una grande strada in pendio dove una lanterna oscillava solitaria, etc…”. Giacomo Racioppi (…), “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, (edizione Laterza, 1909), a p. 208, in proposito scriveva: “….la nuova brigata di Sicilia, ove approdava al 16 del mese. Questo indugio protrasse fino alla seconda metà del mese stesso le operazioni di guerra in terra ferma.”. Racioppi, a pp. 209-210, in proposito scriveva: “La spedizione adunque, che di Terranova veniva in Sicilia a mezzo l’agosto, numerando un ottomila uomini incirca, diè abilità al Dittatore di sospingersi alla seconda parte della impresa, che incominciava dal non agevole, per le molte crociere del napoletano naviglio, passaggio del Faro. Aveva egli radunato a Torre di Faro, in comando del Generale Orsini, trentacinque pezzi d’artiglieria, e censassanta barche e ponti volanti opportuni a traghettare uomini e cavalli; e quivi fatto allestimenti, che vi attraessero l’attenzione dell’inimico. Ma sopra cinque o sei altri punti delle coste orientali siciliane avea raccolte le truppe pronte al passaggio: era a Milazzo sul Tirreno la divisione Rustow; etc…”. Agostino Bertani, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo, domanda diecimila cartucce. Questi temendo nuovo sperpero fa consegnare le cartucce, ma vuole rimanere coi volontari, e a sua giustificazione prega il generale di dare l’ordine in iscritto per Palermo. Eccolo: “Esercito meridionale, Cagliari, 15 agosto 1860. Caro Bertani, Con tutta la gente che avete a disposizione venite a raggiungermi in Sicilia. – G. Garibaldi.”. Poi di propria ispirazione scrive a Nicotera consigliandolo di passare la frontiera tosco-romana e di agire subito etc…Queste istruzioni chiariscono di nuovo come Garibaldi non avesse mai abbandonata l’idea prediletta. Vero è che rifiutò di lasciar Pianciani, giunto a Palermo, partire colla spedizione lì per lì, per sbarcare negli Stati pontifici. Onde la sua dimissione da Garibaldi accettata con queste parole: “Non crediate però che io abbia cambiato il mio pensiero per quanto si riferisce allo Stato pontificio: desidero etc…”. Raggiunge Bixio a Giardino, etc…”. La White aggiunge su Bertani che: “Bertani, giunto che fu a Palermo, radunati con Rustow, secondo gli ordini di Garibaldi, quattomila cinquecento volontari a Milazzo, poi che aveva saputo della violenza usata da Ricasoli per costringere la quinta brigata a sbarcare a Palermo disfacendola anzi scortare da Livorno, e aveva letta la circolare di Farini che proibiva assolutamente altri arruolamenti di volontari sul continente, visto che il generale aveva spedito la brigata Eberhard a Trapani, studiava ogni mezzo per raggiungerlo. Etc…”. Il colonnello Cesari Cesari (….) descritta la situazione dei volontari in Sicilia inizia a parlarci dei volontari della spedizione Pianciani. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “…a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 127-128, in proposito scriveva che: ” – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Pecorini scriveva che dopo queste dimissioni, la truppa dell’ex spedizione Bertani-Pianciani veniva divisa: “Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, in questo passaggio, il Pecorini-Manzoni scriveva che una volta in Sicilia, a Palermo, le truppe della ex spedizione Pianciani, vennero denominate: “Tharena” (poi chiamata Spinazzi), “Milano”, comandata dal Rustow, “Puppi” (poi in seguito chiamata “Sacchi”), la “Nicotera” (poi in seguito chiamata “Spangaro”). Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 129, in proposito scriveva che: “La 15° Divisione Turr della forza complessiva di 4261 uomini (Doc. 41) occupava allo arrivo del suo Generale i dintorni di Messina, la Divisione Medici con la Brigata Simonetti ed il reggimento Dunn pure Messina all’estrema destra, mentre la Divisione Cosenz e la Brigata Sacchi tenevano Capo Faro all’estrema sinistra.“. Il colonnello Cesare Cesari, del Ministero della Guerra nel testo citato, a p. 172, in proposito scriveva che: “Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano a loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”. Dalla revisione di queste notizie troviamo il Gandini che condusse le truppe della brigata “Milano”, la brigata “Parma” condotta dal maggiore Spinazzi, la brigata Puppi condotta da Puppi ?. Rustow era Capo di Stato Maggiore ed era stato momentaneamente nominato comandante di queste forze dal Bertani come scrive l’Agrati (…). Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “….nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, ebbe ordini da Garibaldi di portarli a Milazzo con tre brigate, mentre quella di Eberhard, imbarcata sul vapore ‘Franklin’, fu inviata alla costa meridionale dell’isola per unirsi alla colonna di Bixio. Essa dovette fare tutto il giro della Sicilia, perchè Bixio, si era portato a Taormina. Così il Rustow giungeva a Milazzo dove furono riuniti circa 3500 uomini, e Bixio con le forze dell’Eberhard, con 400 Siciliani reclutati durante la traversata dell’isola e con due compagnie del battaglione Chiassi (brigata Sacchi) veniva ad avere ai suoi ordini una forza complessiva che si può calcolare in altri 3500 combattenti.“. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, ecc…, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “Subito la sera del 17 il Rustow era partito per mare alla volta di Milazzo, con una parte della Divisione e vi era giunto sul mezzodì del 18. Nei due giorni seguenti era arrivato anche il resto, così che il 20 erano riuniti 3700 uomini; la Brigata Genova, dice il Rustow, fu trattenuta in Palermo per una eventuale dimostrazione in Calabria. Dopo alcuni giorni di sosta per manovre e per organizzare, la Divisione lasciava Milazzo il 26 e per via di terra giungeva il 28 al Faro. Lo scopo del Governo sardo era raggiunto. La spedizione Bertani-Pianciani era affatto sconvolta. Parte con l’Eberhardt a Taormina, parte a Palermo, e parte col Rustow sulla punta settentrionale dell’Isola. Restava le ultime due Brigate dell’Italia centrale – la ‘Toscane e l’Abruzzi – alle quali bisognava impedire d’invadere gli Stati della Chiesa.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “Ma Pianciani non si arrende e non accetta il cambiamento di programma: egli s’è impegnato per gli Stati Romani, non per la Calabria; e, senz’altro, si dimette indicando il Rustow a suo successore. Con lui, se ne vanno il Tharrena e qualche altro. Pochi giorni dopo, il Pianciani pubblica una protesta dichiarandosi repubblicano, ma affermando di aver lealmente accettato il programma “Italia e Vittorio Emanuele” cui intendeva tenersi fedele. Però, dice, ritener suo dovere “di opporsi a coloro che negoziano i popoli etc…”. Agrati, a p. 333, in proposito aggiunge che: “Il Pianciani abbandonò la Sicilia il 20 agosto e andò in Toscana, donde, come ospite pericoloso, lo espulse il Ricasoli dopo pochi giorni, il 2 settembre. A Palermo, il suo posto era stato preso dal Rustow, che quindi aveva assunro il comando della Divisione, battezzata allora dal Bertani stesso, di Terranova. Subito la sera del 17 il Rustow era partito per mare alla volta di Milazzo, con una parte della Divisione e vi era giunto sul mezzodì del 18. Nei due giorni seguenti era arrivato anche il resto, così che il 20 erano riuniti 3700 uomini; la Brigata Genova, dice il Rustow, fu trattenuta in Palermo per una eventuale dimostrazione in Calabria.”. Dunque, secondo l’Agrati, Rustow partì da Palermo per Milazzo il 17 agosto 1860, di sera, con una parte della sua Divisione. Rustow arrivò a Milazzo il giorno 18 agosto 1860. Rustow non portò la Brigata Genova (la Brigata che era stata comandata da Eberhardt), ma portò a Miazzo solo le due Brigate MILANO (comandata dal colonnello GANDINI (?) o DE GIORGIS) e, la PARMA (comandata da SPINAZZI), che il 20 agosto 1860 furono tutte riunite a Milazzo. Doveva esserci anche la Brigata BOLOGNA (in seguito denominata PUPPI). La Brigata GENOVA fu trattenuta a Palermo. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: “Queste forze, dice il Rustow, eran l’intera Brigata “Milano” e alcuni reparti della “Parma”: il resto aveva dovuto restare al Faro poichè i vapori non erano sufficienti per il trasporto. Componevano la Brigata “Milano” 3 Battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi e il capitano Venuti, e 2 Compagnie di bersaglieri.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 333, in proposito scriveva che: “A Palermo, il suo posto era stato preso dal Rustow, che quindi aveva assunto il comando della Divisione, battezzata allora dal Bertani stesso, di ‘Terranova’.”. Scrive l’Agrati che la brigata “Milano”, comandata dal Gandini, era composta da 3 battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi ed il capitano Venuti e due compagnie di Bersaglieri. Eliseo Porro (…..), nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), a pp. 8-9-10, in proposito scriveva che: “Esso mi affidò il comando della spedizione, ossia della divisione di Terranova, che d’allora in poi fu così nominata, ingiungendomi d’imbarcare per le 4 pomeridiane dello stesso giorno, tosto che le truppe avessero fatto il rancio, e di salpare per Milazzo, dove tutta la parte disponibile della divisione doveva riunirsi. Vi arrivai il 18 a mezzodi e nei susseguenti due giorni fui raggiunto dagli altri legni. I militi radunati a Milazzo, che in tutto ammontavano a 3700, formati dalle brigate Parma, Milano e Bologna, costituivano un rinforzo considerevole pel piccolo esercito di Garibaldi, che in realtà era ben lontano dal raggiungere il numero che i giornali gli attribuivano. La brigata Genova fu trattenuta da Garibaldi per giovarsene in una dimostrazione verso le Calabrie; e le brigate Toscana e degli Abruzzi stąvano ancora nelle piazze destinate alla loro organizzazione attendendo la notizia del nostro approdo sulle coste papaline. Fu in quei giorni che Garibaldi si dispose a trasferire la guerra dall’isola al continente. Io lo sapeva ed immaginava la parte brillante che mi era riservata una volta giunto sul teatro della guerra. Sapeva ď’altronde che a ciò non poteva giungere se non a spese delle mie truppe , della loro esistenza, del loro avvenire; perciò mi dedicai all’intento che ogni possibile vantaggio dovesse riuscire non in mio favor personale, ma della guerra e per Garibaldi. Ben tosto mi decisi in conformità delle esigenze del mio dovere, cioè a completar l’armamento, provvedere alle munizioni, e ad esercitare i soldati, per la qual cosa fino a quel momento non aveva mai trovato nè il tempo, nè il luogo ; ed infine ad organizzare un servizio militare. Così ho fatto; ma trovai assai meno agevole mantenere il mio proposito di quello che non sembrasse all’atto di assumerlo. In ogni giorno, non una sola volta , ma perfino due, tre volte mi si consigliava la immediata partenza verso il Faro. Resistetti riguardo alla via di mare e momentaneamente anche per quella di terra, poichè mi sembrava inopportuno consumare in marcie forzate truppe del tutto nuove per presentarle al nemico digiune affatto d’istruzione, affrante e disordinate. Le interpretazioni che si diedero alla mia opposizione, non furono le più lusinghiere, ed anzi seppi che sottomano si lavorava assai per allontanarmi dal comando, e se lo conservai e se le mie intenzioni, per quanto lo comportassero le circostanze, poterono essere applicate, credo doverne andar debitore precipuamente alla perspicacia del general Sirtori. Ebbi occasione più tardi di eseguire fatti importanti e di procacciarmi nell’esercito qualche favorevole riputazione, ma non credo che tutto quanto ho potuto fare per l’esercito di Garibaldi mi sia costato sforzo maggiore di quello d’aver superato me stesso nella cella del convento di S. Francesco di Paola, vincendo tutte le tentazioni ed opponendo alle minaccie le esigenze del mio dovere. Voi, o miei commilitoni, il sapete e più di tutti sai tu, o padre Francesco Bandiera, quanto mi riuscisse difficile scacciare il malumore, allorchè per procacciarmi un divagamento mi obbligasti al racconto della storia degli eroi della mitologia alemanna, rimastami tuttavia nella memoria come residuo degli studi della prima mia giovinezza. Quante volte ti accuorasti perchè della pasta che mi imbandivi in quantità bastevole per dodici persone, non ne potessi prendere la centesima parte ! Finalmente la sera del 26 agosto intrapresi la marcia verso il Faro, etc…“. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 444, in proposito scriveva che: “Rustow, Brig. Mil. = Rustow (Wilhelm) – La brigata “Milano” nella campagna dell’Italia meridionale del 1860. Versione dal tedesco. Eliseo Porro. Milano, tip. Salvi, 1861. Versione italiana del Die Brigate Milano, 1860. Il Rustow, un esule tedesco, era al comando di questa brigata o meglio piccolo battaglione “Milano”, già affidato al comando del Pianciani, poi a quello del Turr, a Sapri e al Volturno. Importante.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 194, in proposito scriveva che: “…Bertani….Era andato ad annunciargli che i 1500 uomini della ben equipaggiata spedizione da lui organizzata per invadere lo Stato Pontificio e fatta divergere poi da Cavour e da Garibaldi stesso sulla Sicilia e il mezzogiorno erano arrivati a Paola per via di mare (2).”. Treveljan, a p. 194, nella nota (2) postillava: “(2) V. addietro, pagg. 152-155. Avevan lasciato la Sicilia e toccato il continente a Tropea, marciando di là a Pizzo per poi riprender il mare fino a Paola. Rustow, Brig. Milano, 11-16; Rustow, 299.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, ecc…, a pp. 327, in proposito scriveva che: “Intanto, a Palermo, il Depretis, che invano attende le sollecite istruzioni, non sa che cosa fare. Provvede acqua, carbone e viveri, ma i volontari a terra non li lascia scendere. Ed essi, naturalmente, protestano. Avviene di peggio il dì seguente, quando giunge un secondo vapore del cui arrivo il Prodittatore s’affretta ad informare il Sirtori: “Palermo 13 agosto ore 1,45 pom.”. Generale Sirtori etc…firmato Depretis”…..etc… (p. 328). E Depretis provvede ai necessari preparativi che richiedono l’intera giornata. Primi partono, il dì seguente, il Torino e il Franklin e stanno per partire altri vapori quando arriva l’ordine di Garibaldi di trattenere tutte le navi in Palermo. Il Depretis ne avverte subito il Sartori.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “Poi gli ordinò, senz’altro di proseguire per Palermo lasciandolo interdetto e deluso, ché il Pianciani quell’ordine non se lo attendeva. Egli aveva accettato di comandare la spedizione, pur di portarla negli Stati de Papa, e non in Sicilia: se mai l’avessero costretto a toccare l’Isola prima del Continente, era a Milazzo e non a Palermo ch’egli avrebbe dovuto andare. Così gli aveva lasciato scritto il Bertani. Ma, come gli si dice che il Bertani, col quale confida di potersi spiegare all’arrivo, è a bordo del ‘Washington’ col Dittatore, il Pianciani obbedisce e riparte. Il 16 giunge a Palermo, mentre le truppe restano a bordo egli, impaziente, scende a terra sperando di parlare con Garibaldi che è giunto prima di lui. Non lo vede, invece, che al mattino seguente e soltanto allora può esporgli le sue ragioni, a cui il Dittatore risponde ch’egli è fermamente deciso a portar tutte le truppe in Calabria e di là marciare sopra Napoli, e che il Pontificio bastano le truppe che sono in Toscana e in Romagna. Ma Pianciani non si arrende e non accetta il cambiamento di programma: egli s’è impegnato per gli Stati Romani, non per la Calabria; e, senz’altro, si dimette indicando il Rustow a suo successore. Con lui, se ne vanno il Tharrena e qualche altro. Pochi giorni dopo, il Pianciani pubblica una protesta dichiarandosi repubblicano, etc….A Palermo, il suo posto era stato preso dal Rustow, che quindi aveva assunto il comando della Divisione, battezzata allora dal Bertani stesso, di Terranova. Subito la sera del 17 il Rustow era partito per mare alla volta di Milazzo, con una parte della Divisione e vi era giunto sul mezzodì del 18. Nei due giorni seguenti era arrivato anche il resto, così che il 20 erano riuniti 3700 uomini; la Brigata Genova, dice il Rustow, fu trattenuta in Palermo per una eventuale dimostrazione in Calabria. Dopo alcuni giorni di sosta per manovre e per organizzare, la Divisione lasciava Milazzo il 26 e per via di terra giungeva il 28 al Faro. Lo scopo del Governo sardo era raggiunto. La spedizione Bertani-Pianciani era affatto sconvolta. Parte con l’Eberhardt a Taormina, parte a Palermo, e parte col Rustow sulla punta settentrionale dell’Isola. Restava le ultime due Brigate dell’Italia centrale – la ‘Toscane e l’Abruzzi – alle quali bisognava impedire d’invadere gli Stati della Chiesa.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 342, in proposito scriveva che: “Ma torniamo a Garibaldi. L’abbiamo visto giungere nella sera del 16 agosto a Palermo, da cui mancava da un mese: il Bertani l’aveva lasciato in Sardegna. Passata la notte nella sua cameretta di Palazzo Reale, etc…il 22 agosto il Dittatore s’era imbarcato per Messina…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 344, in proposito scriveva che: “Il giorno stesso, il 12 ripeto, giungono inaspettati a Palermo, il ‘Torino’ e più tardi, l’Amazon con parte dei volontari del Bertani…..e ordina al Depretis di trattenere a Palermo tutti i vapori, nella speranza che con la intera spedizione Pianciani egli possa dalla Sicilia sbarcare in qualche punto della costa calabrese. Ma non vi è telegrafo e questo ordine arriva al Depretis con una lettera del Bertani affidata ad un vapore, probabilmente sardo, il quale non giunge a Palermo che il 15, troppo tardi come abbiamo visto, etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, ecc…, a pp. 333, in proposito scriveva che: “Dal canto suo il Nicotera, in un ordine del giorno ai suoi, grida: “Viva l’Italia, viva la libertà, viva Garibaldi!” ma neppur egli accenna al Re. Dal che, si vede subito come il Pianciani e gli altri intendano quella lealtà, con la quale, secondo vanno strombazzando, avrebbero accettata la monarchia di Vittorio Emanuele e quanto giustificata sia la diffidenza del Cavour a loro riguardo. Il Pianciani abbandonò la Sicilia il 20 agosto e andò in Toscana, donde, come ospite pericoloso, lo espulse il Ricasoli dopo pochi giorni, il 2 settembre. A Palermo, il suo posto era stato preso dal Rustow, che quindi aveva assunto il comando della Divisione, battezzata allora dal Bertani stesso, di Terranova.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Il Pianciani, …..suggerì come successore al comando il colonnello Rustow. Garibaldi non si oppose, accettò pure le dimissioni, per gli stessi motivi addotti dal Pianciani, del colonnello Tharena e del Gandini delle brigate Milano e Bologna, che furono sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. Le brigate Parma, Bologna, Milano, partirono lo stesso giorno per Milazzo, mentre la Torino, per ordine del Sirtori, stava raggiungendo Giardini girando l’Isola per l’occidente e porsi agli ordini di Bixio, che si apprestava a varcare lo Stretto. Il Bertani giunse a Palermo quando Garibaldi era già partito, e, sempre fermo nell’idea di tentare la diversione, si affrettò a vedere il Pianciani per intendersi con lui. Non fu poca la meraviglia quando seppe delle decisioni prese dal Dittatore e della rinuncia che il Pianciani stesso aveva fatto del comando della Divisione, la quale, come si è detto, si era già avviata per Milazzo. Bertani si lamentò con il Pianciani e gli altri comandanti del troppo precipitoso abbandono del comando e dichiarò che contava ancora di persuadere il Dittatore e che lo andava a tal fine a raggiungere subito.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Infatti partì, e il 18 arrivò a Milazzo, ma non trovò più il Generale; trovò invece le tre brigate comprendenti circa 4500 uomini comandate dal Rustow. A Milazzo il 19 agosto pervenne pure il Turr con l’ordine del Dittatore di aggregare i volontari di Terranova alla 15° Divisione. Prima della consegna degli uomini al nuovo comandante ebbe luogo una rivista, alla fine della quale parte dei volontari si misero a gridare: “Andiamo a Roma…vogliamo Roma”. Turr gridò allora: “In Sicilia comanda il Dittatore Garibaldi; la truppa marcia secondo i suoi ordini, ed a chi non piacesse, non ha altro a fare abbandonare l’isola”. A queste severe parole ogni sedizione cessò. Il Bertani, che era presente alla rivista, ricevette, per il tramite di Acerbi, il seguente dispaccio del Dittatore (1): “Caro Bertani, ho molto bisogno di voi, dunque venite con tutta la vostra gente. Vostro Garibaldi”. Egli ubbidì, e da Milazzo a marcie forzate condusse i suoi uomini al Faro. Qui telegrafò al Generale per sapere in quale punto della costa calabrese doveva sbarcare. Il 28 agosto, Agostino Plutino, uno dei capi insurrezionali dell’Aspromonte, nominato da Garibaldi governatore della Calabria, telegrafava al Bertani, per ordine sempre del Generale, di far sbarcare la sua colonna fra Pizzo e S. Eufemia marciando poi a Nicastro. Bertani eseguì l’ordine e dopo mille peripezie il 29 agosto sbarcava a Tropea e da qui proseguiva con le truppe, d’accordo col Rustow per Pizzo, ove trovò un ordine del Sirtori di avanzare a marcie forzate per raggiungere il Quartiere Generale, che da S. Pietro del Tiriolo proseguiva verso il Generale che, dice la Mario, lo abbracciò, poi diede ordine al Generale Turr di andare a raggiungere la legione e portarla al più presto sulla via di Lagonegro, ed al Bertani disse (2): “Voi restereco meco, ho bisogno di voi”. Maraldi, a p. 99, nella nota (1) postillava: “(1) Pianciani, op. cit.”. Maraldi, a p. 101, nella nota (2) postillava:“(2) J. W. Mario, op. cit., 172, 173, 174.”. Maraldi, a p. 102, in proposito aggiungeva che: “Passando in tal modo, secondo l’ordine di Garibaldi, la legione alle dipendenze del Generale Turr, la diversione nel Pontificio, per la quale il Bertani aveva operato con tanta pertinacia, con tanto entusiasmo, era ormai messa definitivamente da parte. Il Governo aveva così raggiunto il suo intento: sconvolta prima, e poi fatta fallire completamente la spedizione Pianciani.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. III, a pp. 361-362, in proposito scriveva che: “§. 14. Numerazione de’ Garibaldini. Gli scrittori garibaldini enumerano le loro milizie così: il Bixio con 4500 presso Taormina e Giardina; altre dodici migliaia a scaloni sulle coste nord-est ; le divisioni Cosenz e Medici e la brigata Eber Eresso Messina a Torre di Faro con ottomila ; la brigata Sacchi di 1500 presso Spadafora, e ‘1 Rustow con 4000 a Melazzo. Inoltre l’Orsini con gli artiglieri uniti a Palermo, dodici cannoni, una batteria da montagna, altra da campo e due mortai veniva ; per via tolse due mortai a Melazzo; e arrivò a Torre di Faro con trentanove pezzi, dove elevava sei batterie di costa, e altre galleggianti, e ponti da imbarcare cavalli. Da tale enumerazione sembrano i soli contati da trentunomila; ma giugnendovi quelli contro la cittadella, i corpi d’artiglieria, quelli rimasti a Palermo, e i 2300 del Nicotera, parrebbero da quarantamila.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “Rüstow stesso cogli uomini del Bisantino era già a Milazzo la mattina del 18, ove in pochi giorni arrivò anche il resto delle truppe, in guisa che il 21 vi aveva raccolti circa 4000 uomini. Avendo Tharrena data la sua dimissione, la di lui brigata passò al maggiore Spinazzi. Per la partenza di Pianciani e la deviazione della divisione dal primitivo suo scopo, che suscitava qua e là qualche malumore e qualche recriminazione, l’ affare era in un certo disordine, e taluni degli uffiziali e soldati avevano in Palermo data la loro dimissione unitamente a Pianciani. Rüstow allora diede opera a riorganizzare le truppe a Milazzo, le provvidde di armi e munizioni e loro fece fare delle manovre, alle quali non si era finora potuto dedicare un sol giorno tranne per la prima brigata in Genova. Della quinta e sesta brigata, che in seguito all’andamento delle cose erano rimaste addietro nell’Italia Centrale disgiunte dal resto, avremo a tener parola più tardi.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a p. 270, in proposito scriveva: “In quel frattempo Garibaldi, che la mattina del 17 agosto aveva già abbandonato Palermo, e si era recato sulle coste orientali della Sicilia, cominciò le sue operazioni per il passaggio in Calabria.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 272-273, in proposito scriveva: “Il 24 agosto Garibaldi fece passare presso Scilla sul continente napoletano tutta la sua armata attiva, compresa anche la divisione Rüstow, la quale trovavasi tuttavia a Milazzo. Giunte alla costa, le truppe si ordinarono in modo che le ultime arrivate si mettessero alla testa; innanzi a tutte le brigate Eber e Sacchi, indi la divisione Cosenz , la divisione Medici e la divisione Bixio….”. Jessie White Mario (….), nel suo, Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 170, in proposito scriveva che: “Onde la sua dimissione da Garibaldi accettata con queste parole: “Non crediate che etc….”. La White, a p. 171, continuando il su racconto tratto dal “Diario” di Bertani, scriveva: “Bertani, giunto che fu a Palermo, radunati con Rustow, secondo gli ordini di Garibaldi, quattromila cinquecento volontari a Milazzo, etc…”. La White, a p. 173, continuando il su racconto tratto dal “Diario” di Bertani, scriveva: “Per eseguire gli ordini di Garibaldi, Bertani non aveva che il vaporetto l’Utile, venuto da Palermo coi cavalli della legione. Onde facendo marciare la gente da Milazzo, Gesso, Messina, al Faro, egli, precedendola, si assicurò i trasporti e telegrafò a Garibaldi a Reggio per sapere in che punto dovesse sbarcare colla gente. Risponde, il 28 agosto, Agostino Plutino , calabrese dei Mille, colui che raggiunse i pionieri sull’ Aspromonte e rimase con essi , ed ora era stato dal dittatore nominato governatore generale politico e militare della provincia di Calabria ultra prima con poteri illimitati: “……”(1).”. La White, a p. 174, continuando il su racconto tratto dal “Diario” di Bertani, scriveva: “Bertani intanto non si smarrì; lasciò la brigata Bologna coll’ordine di ficcarsi nel primo vapore vuoto, e imbarcate le brigate Milano e Parma sul Weasel, Dante, Calabria e il Pilo, sali su questo e s ‘ indirizzò per Santa Eufemia . Ma le sue pene erano tutt’altro che terminate. Alcuni capitani dei vapori e delle barche, interessati o pusillanimi , fecero impazzire i capi dei corpi , ‘ pretendendo di caricare poca gente, etc…”. La White, a pp. 179, continuando il su racconto tratto dal “Diario” di Bertani, scriveva: “….Ricevuto il dispaccio a Pizzo , Bertani con Acerbi sbarca a Paola, e, facendo il calcolo che per giungere a Lagonegro ci voglion trenta ore di vapore e novanta di marcia , va in persona a trovar Garibaldi a Rotonda per aver i suoi ordini.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 125-126, in proposito scriveva che: “Intanto che l’eletta schiera reggevasi in mezzo a poderose forze nemiche che non cessavano di attaccarla , e che il Dittatore avvisava a tutt’i mezzi per aumentare le sue forze di terra e di mare allo scopo di eseguire il suo sbarco in Calabria, una spedizione così detta di Terranova (1) già concertata dallo stesso Garibaldi, allestita da Bertani e comandata dal colonnello Conte Luigi Pianciani, trovavasi pronta a partire da Genova e Livorno per invadere gli Stati del Papa e suscitarvi la rivolta; essa componevasi di sei brigate: Intendenza, Ambulanza, Cacciatori, Guide, Genio, Artiglieria, in tutto 8940 uomini compresi gli uffiziali; tra i comandanti di brigata eravi Giovanni Nicotera giovane arditissimo, arrischiato fino alla temerità, patriota ardente, compagno di Pisacane nella spedizione di Sapri, dove ferito gravemente cadde in mano dei soldati di re Ferdinando, che per timore di aggiungere altre macchie di sangue alla sua corona, lo mandò alla galera a vita.”. Pecorini, a p. 126, nella nota (1) e postillava: “(1) Significava la nuova terra da aggiungersi alle già fatte italiane.”. Pecorini a p. 127 aggiungeva che: “Garibaldi in vista degli ostacoli del Governo di Torino, pressato dalla Diplomazia delle Potenze amiche , e segnatamente della Francia , era costretto di opporsi alla spedizione degli Stati Pontifici ed era corso a Cagliari per ritirare sotto il suo comando quel forte corpo di volontarî che con tanta cura era stato organizzato militarmente dal colonnello Pianciani coadiuvato da Rüstow , mentre l’organizzazione amministrativa era devoluta all’ intelligente lavoro dell’ Intendente militare Sanni, coll’assistenza del Commissario di guerra Francesco della Lucia. Questo corpo mutando direzione era da Garibaldi destinato a servire allo sbarco in Calabria. A Cagliari Garibaldi trovò una parte della spedizione, mentre un’altra aveva fatto rotta per Palermo; posteriormente vide arrivare altro vapore della spedizione, sul quale eravi imbarcato un numero di volontarî , lo Stato Maggiore ed il Comandante colonnello Pianciani.“. Pecorini, a p. 128, aggiungeva che: “Pianciani condotti i suoi volontarî in Palermo , una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri. Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così : – Eberhardt, Tharena (poi Spinazzi ), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Pecorini, a p. 130, aggiungeva che: “Lo stesso giorno la Brigata Sacchi riceveva ordine di portarsi a Spadafora per attendere i mezzi di trasporto, partiva nella stessa notte il 1° Reggimento, ma nella giornata del 17 si sospendeva la marcia del rimanente della Brigata. Il giorno 18 sbarcavano a Palermo le Brigate Puppi e Milano, le quali nello istesso giorno imbarcavansi per Milazzo.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 130, aggiungeva che: “Frattanto Garibaldi la mattina del 19 arrivando col generale Türr a Messina si portavano insieme a Giardini, ove la 1ª Brigata (Bixio) della 15ª Divisione Türr si preparava allo imbarco unitamente con altre truppe. Garibaldi diede ordine a Türr, che pure voleva partire per Calabria, di ritornare a Messina, onde’ con Sirtori, Cosenz e Medici preparare lo sbarco degli altri uomini sul continente, e prima di ogni altra cosa recarsi a Milazzo per attaccare alla sua Divisione i volontarî della dimessa spedizione Bertani – Pianciani, onde non si sparpagliassero, cosa non improbabile, stante il disgusto che tuttavia provavano per essere stata mutata la loro destinazione su Roma per la quale erano fanatizzati. Türr ritornò a Messina, informò Sirtori, Medici e Cosenz che il Dittatore partiva con Bixio per sbarcare in Calabria; quindi si recò a Milazzo; ivi giunto il Colonnello Rüstow mise in ordine la truppa, Bertani intervenne alla rivista. Appena il generale Türr arrivò sul fronte della truppa, questa si diede a gridare: « Andiamo a Roma ! … Vogliamo Roma ! … » Aperte le righe il Generale passava lentamente la rivista, quindi disse: In Sicilia comanda il Dittatore Garibaldi, la truppa marcia << secondo i suoi ordini, ed a chi ciò non piacesse, non ha altro << a fare che abbandonare l’Isola. » E queste parole bastarono a temperare l’ardore negli animi di quella generosa gioventù. Parlò poi all ‘ ufficialità, invitandola a mettere in opera ogni buon volere per mantenere ferma la disciplina, la quale in tutti i tempi e specialmente in quei momenti dovea essere base fondamentale di ordine e di organizzazione per poter compiere l’opera intrapresa con Garibaldi e conseguire lo scopo di ogni patriotta italiano. Diede quindi ordine a Rüstow di partire con tutti per Torre di Faro, ed egli recavasi lo stesso giorno a Messina, e preparavasi al passaggio in Calabria.”. Dunque, secondo il Pecorini (che scriveva sulla scorta del racconto di Rustow), a Giardini diede ordine a Turr di recarsi a Milazzo a prendere i volontari dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani. Dunque, a Milazzo, le truppe dell’ex spedizione Pianciani, organizzate dal Bertani furono da Garibaldi aggregate alla 15° Divisione affidata al colonnello Rustow. Dunque, queste due brigate dell’ex spedizione Pianciani prima che fossero portate da Rustow e da Bertani a Paola si trovavano a Milazzo in Sicilia, non molto distanti da Messina e dallo Stretto per le coste della Calabria. Per l’itinerario seguito dalle truppe fino a Sapri vedremo innanzi.
Nel 19 agosto 1860, a Milazzo, il generale TURR annuncia alle truppe che Garibaldi gli aveva dato il comando della 15° Divisione dell’Esercito Meridionale

I garibaldini della “Spedizione Bertani-Pianciani” sbarcarono in Sicilia dove Garibaldi aveva già conquistato la Sicilia. Essi parteciparono alle operazioni di Milazzo. A Milazzo, le truppe dell’ex spedizione Pianciani, organizzate dal Bertani furono da Garibaldi aggregate alla 15° Divisione affidata al generale Turr. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100 riferendosi al generale Turr, in proposito scriveva che: “A Milazzo il 19 agosto pervenne pure il Turr con l’ordine del Dittatore di aggregare i volontari di Terranova alla 15° Divisione. Prima della consegna degli uomini al nuovo comandante ebbe luogo una rivista, etc…”. Maraldi, a p. 101, nella nota (2) postillava:“(2) J. W. Mario, op. cit., 172, 173, 174.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 130, aggiungeva che: “Frattanto Garibaldi la mattina del 19 arrivando col generale Türr a Messina si portavano insieme a Giardini, ove la 1ª Brigata (Bixio) della 15ª Divisione Türr si preparava allo imbarco unitamente con altre truppe. Garibaldi diede ordine a Türr, che pure voleva partire per Calabria, di ritornare a Messina, onde’ con Sirtori, Cosenz e Medici preparare lo sbarco degli altri uomini sul continente, e prima di ogni altra cosa recarsi a Milazzo per attaccare alla sua Divisione i volontarî della dimessa spedizione Bertani – Pianciani, onde non si sparpagliassero, cosa non improbabile, stante il disgusto che tuttavia provavano per essere stata mutata la loro destinazione su Roma per la quale erano fanatizzati.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 156-157, in proposito scriveva che: “….ma arrivò in quel giorno 19 agosto a Milazzo il generale Türr apportatore di un ordine del Dittatore che assegnava quelle truppe alla 15ª Divisione comandata dal Türr stesso.”. Giulio Adamoli, nel suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario”, Milano, ed. Treves, 1861, a pp. 145-146 scriveva che: “Il contingente straniero della 15° Divisione, già così ricco, si accrebbe, con la Spedizione Pianciani, che approdò in quei giorni a Messina. Appunto allora ci venne nientemeno che lo storico Guglielmo Rustow…..Il colonnello Rustow, che era con il Pianciani, rimasto quindi in disponibilità, fu chiamato dal Turr a disimpegnare le funzioni di capo di stato maggiore della sua divisione. Così egli divenne mio superiore.”. Maxime Du Champ (….), nel suo“La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 61, in proposito scriveva che: ” – Che cos’è Milazzo ? – scriveva Napoleone etc…Accompagnai il generale Turr, il quale si imbarcò a mezzanotte per dare ordini al capo di una brigata che faceva parte della sua divisione. Mi ricordo una grande strada in pendio dove una lanterna oscillava solitaria, etc…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “Così il Rustow giungeva a Milazzo dove furono riuniti circa 3500 uomini, e Bixio con le forze dell’Eberhard, con 400 Siciliani reclutati durante la traversata dell’isola e con due compagnie del battaglione Chiassi (brigata Sacchi) veniva ad avere ai suoi ordini una forza complessiva che si può calcolare in altri 3500 combattenti.“. Giulio Adamoli, nel suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario”, Milano, ed. Treves, 1861, a pp. 145-146 scriveva che: “Il contingente straniero della 15° Divisione, già così ricco, si accrebbe, con la Spedizione Pianciani, che approdò in quei giorni a Messina. Appunto allora ci venne nientemeno che lo storico Guglielmo Rustow. Poichè gli avvolgimenti della diplomazia, ed alte influenze sventarono il disegno originario della spedizione, quello cioè di gettarsi sulle coste pontificie, e i suoi capi, il Pianciani e il Bertani, si dimisero, le brigate, di cui essa si componeva, vennero distribuite fra i comandi dell’esercito meridionale. Il colonnello Rustow, che era con il Pianciani, rimasto quindi in disponibilità, fu chiamato dal Turr a disimpegnare le funzioni di capo di stato maggiore della sua divisione. Così egli divenne mio superiore.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 129, in proposito scriveva che: “La 15° Divisione Turr della forza complessiva di 4261 uomini (Doc. 41) occupava allo arrivo del suo Generale i dintorni di Messina, la Divisione Medici con la Brigata Simonetti ed il reggimento Dunn pure Messina all’estrema destra, mentre la Divisione Cosenz e la Brigata Sacchi tenevano Capo Faro all’estrema sinistra.“. Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche”, Firenze, Barbèra, 1888, a p. 373, nella nota (1) postillava: “(1) Il generale Turr era passato sul continente per motivi di salute, ed avea lasciato il comando della brigata Eber.”.
IL VIAGGIO DI BERTANI DALLA SARDEGNA
Nel ….. agosto 1860, a Cagliari, la partenza di Agostino BERTANI e le sue truppe sul piroscafo noleggiato “Garibaldi”
Dalla Sardegna, il primo a ripartire per la Sicilia fu Garibaldi sul vapore Washington, ma sia Bertani che il Pianciani, che era arrivato sul “Byzantin”, ripartirono per la Sicilia solo dopo Garibaldi in quanto i vapori non avevano fatto del tutto rifornimento di carbone. Il colonnello Luigi Pianciani, comandante della Spedizione battezzata dal Bertani “Terranova”, si era partito d Genova, con Rustow e tutto lo Stato Maggiore, insieme ad altri volontari garibaldini che ancora non erano arrivati a Golfo Aranci. Si è visto che essi da Cagliari, ingiunti da Garibaldi dovettero ripartire per Palermo, ma essi non viaggiarono con Garibaldi che pure viaggiò per mare per Palermo ma ripartirono da Cagliari sul vapore Byzantin. Arrivarono a Palermo. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, anzi “Garibaldi” ed. Pantheon, con prefazione di Emilio Curatulo, ed. G. Barbera, Firenze, 1926, nal capitolo IX “Dal Faro al Volturno (1860)”, scrive degli avvenimenti che a noi interessano e, a pp. 157, in proposito scriveva che: “II…fa prima un’ escursione a Caprera, saluto del Leone alla diletta sua tana, e tornatone, ordina senz’altro che tutta la squadriglia lo segua a Cagliari e di là prosegua per Palermo, dove egli stesso nel mattino del 17 approda.”. Agostino Bertani, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Bertani, giunto che fu a Palermo, radunati con Rustow, secondo gli ordini di Garibaldi, quattomila cinquecento volontari a Milazzo, etc…”. Dunque, da ciò che scriveva il Bertani nel suo Diario si evince che egli da Cagliari era arrivato a Palermo dopo di Garibaldi, ma pare che non si sia imbarcato con Garibaldi e giunto a Palermo insieme a Garibaldi. Infatti, Bertani non viaggiò con Pianciani che, pure vide Garibaldi a Cagliari che lo costrinse ad andare a Palermo. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo, domanda diecimila cartucce. Questi temendo nuovo sperpero fa consegnare le cartucce, ma vuole rimanere coi volontari, e a sua giustificazione prega il generale di dare l’ordine in iscritto per Palermo. Eccolo: “Esercito meridionale, Cagliari, 15 agosto 1860. Caro Bertani, Con tutta la gente che avete a disposizione venite a raggiungermi in Sicilia. – G. Garibaldi.”.”. Dunque, la White, traendo dal Diario del Bertani, scriveva che Agostino Bertani, a Cagliari, non partirà con Garibaldi che si era imbarcato sul Washington, ma “…ma vuole rimanere coi volontari”. Dunque, se Bertani, a Cagliari non partì con Garibaldi, quando partì per Palermo ? Cosa fece Bertani a Cagliari ?. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 169 e ssg., riferendosi a Garibaldi a Golfo Aranci, in proposito scriveva che: “….Fissa Cagliari per radunare tutti, e volendo andare lui alla Maddalena per fare carbone (o per ispirarsi a Caprera ? ), Bertani monta a bordo d’altro legno, risoluto a non più abbandonare la spedizione e fare eseguire gli ordini di Garibaldi qualunque siano per essere. A tutte le domande ansiose, alle osservazioni dispettose di non pochi degli ardenti fautori della spedizione nel Pontificio, egli risponde: <Si va dove, quando, come Garibaldi ordinerà. E i volontari s’acquetarono pur fremendo.”. Dunque, dalle parole di Bertani e della White, traspare che, Garibaldi, prima di allontanarsi per andare a Caprera, sua isola amata (senza “Bertani monta a bordo d’altro legno), etc…”), Bertani, invece, salì su un altro vapore (che non era il Washington) dove vi erano parte delle sue truppe della Spedizione Terranova, scrive la White: “risoluto a non più abbandonare la spedizione e fare eseguire gli ordini di Garibaldi qualunque siano per essere.”. Agostino Bertani, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo, etc….”. Dunque, la White scriveva che, Garibaldi, “ritornato da Caprera a Cagliari”, (col Washington) nota che a Cagliari era arrivato (il 14 agosto 1860 anche il Pianciani, sul “Bysantin”, con una parte della brigata Puppi e con lo Stato Maggiore (Rustow ed altri. Riguardo a Bertani a Cagliari dopo il rientro di Garibaldi da Caprera, vediamo cosa scriveva un altro testimone di eccezione. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a pp. 190 e ssg., riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “…..stringendomi amichevolmente la mano, soggiungeva: “State di buon animo, Colonnello, tutto va bene, ci parleremo a Palermo, io vi seguirò, e così dicendo scendeva nella sua barchetta; io volli dimandare dove fosse il Bertani. A bordo con me, rispose: se volete parlar con lui venite pure, ma egli può solo ripetervi quello che vi ho detto io; del resto egli pure viene a Palermo e là in ogni caso lo vedrete. Etc..”. Dunque, Pianciani scriveva che Garibaldi gli disse che Bertani era sul vapore Washington e che con lui doveva viaggiare fino a Palermo, dove avrebbe potuto vedere ed incontrare. Dunque, a Cagliari, secondo quanto scrive il Pianciani, Bertani era con Garibaldi che gli promise che Bertani poteva vederlo a Palermo. Pianciani, a Cagliari non incontrò Bertani. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 170 e ssg., riferendosi a Garibaldi a Golfo Aranci, in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo, domanda diecimila cartucce. Questi temendo nuovo sperpero fa consegnare le cartucce, ma vuole rimanere coi volontari, e a sua giustificazione prega il generale di dare l’ordine in iscritto per Palermo. Eccolo: “Esercito Meridionale. Cagliari , 15 agosto 1860. Caro Bertani, Con tutta la gente che avete a disposizione venite a raggiungermi in Sicilia. G. Garibaldi.”.”. Dunque, secondo ciò che scrisse la White, Garibaldi invitò Bertani a seguirlo a Palermo ma Bertani “vuole rimanere coi volontari, etc…” e, prega Garibaldi di scrivergli l’ordine di recarsi a Palermo. Dunque, Bertani non partì il 16 agosto 1860 da Cagliari con Garibaldi ma partì senza Garibaldi ed arrivò a Palermo solo dopo Garibaldi e solo dopo il Pianciani. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “Il Garibaldi…a Palermo. Griunservi la sera del 17; ma il Pianciani ricusò di far quella guerra, e se ne tornò a Livorno; il surrogò il prussiano Rustow, che li menò a ordinarli a Melazzo.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “….a Palermo. Giunservi la sera del 17; ma il Pianciani ricusò di far quella guerra, e se ne tornò a Livorno; il surrogò il prussiano Rustow, che li menò a ordinarli a Melazzo.”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 297-298, in proposito scriveva: “Frattanto Garibaldi, che nella mattina dei 17 agosto aveva già lasciato Palermo per recarsi nella costa orientale della Sicilia, cominciò le sue operazioni per passare nelle Calabrie.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Il Bertani giunse a Palermo quando Garibaldi era già partito, e, sempre fermo nell’idea di tentare la diversione, si affrettò a vedere il Pianciani per intendersi con lui.”. Dunque, l’Agrati scriveva che Agostino Bertani non era partito da Cagliari con Garibaldi ma era rimasto in Sardegna. Infatti, Agostino Bertani, con altri volontari arriverà a Palermo ma solo dopo l’arrivo di Garibaldi (16 agosto 1860), solo dopo la partenza di Garibaldi per Trapani (17 agosto 1860) e solo dopo l’arrivo di Pianciani e Rustow, che a Palermo riuscirà a parlare con Garibaldi. Poi, proseguendo il nostro racconto, anche Bertani era rientrato dalla Sardegna con i suoi soldati e truppe dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani. Dunque, se Bertani arrivò a Palermo quando Garibaldi era già partito da Palermo, mi chiedo quando partì egli dalla Sardegna e quando arrivò in Sicilia ? Di sicuro Bertani arrivò a Palermo dopo il giorno 17 agosto 1860, giorno in cui Garibaldi era già in Sicilia e si incontrò con Pianciani, che per l’occasione si dimise. Dunque, su Bertani, che era rimasto in Sardegna a fare rifornimento, cosa sappiamo ?. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 342, in proposito scriveva che: “Ma torniamo a Garibaldi. L’abbiamo visto giungere nella sera del 16 agosto a Palermo, da cui mancava da un mese: il Bertani l’aveva lasciato in Sardegna. Passata la notte nella sua cameretta di Palazzo Reale, etc…il 22 agosto il Dittatore s’era imbarcato per Messina…”. Dunque, Agrati scriveva che il Bertani era rimasto in Sardegna mentre Garibaldi già era ripartito per Palermo. Nel titolo al saggio ho scritto che Bertani aveva noleggiato il vapore “Garibaldi”. Dunque, Bertani non partì il 16 agosto 1860 da Cagliari con Garibaldi ma partì senza Garibaldi ed arrivò a Palermo solo dopo Garibaldi e solo dopo il Pianciani. Infatti, Bertani, al rientro di Garibaldi dall’isola di Caprera, volle rimanere con le sue truppe e non salì sul vapore Washington dove era imbarcato Garibaldi che subito si diresse a Palermo. Agostino Bertani, con altri volontari arriverà a Palermo ma solo dopo l’arrivo di Garibaldi (16 agosto 1860), solo dopo la partenza di Garibaldi per Trapani (17 agosto 1860) e solo dopo l’arrivo di Pianciani e Rustow, che a Palermo riuscirà a parlare con Garibaldi. Poi, proseguendo il nostro racconto, anche Bertani era rientrato dalla Sardegna con i suoi soldati e truppe dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani. Ma quando Bertani rientra dalla Sardegna ? Inoltre dove si reca con i suoi volontari Bertani quando arriva in Sicilia dalla Sardegna ? Alcuni vogliono che Bertani arrivasse a Palermo. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a p. 363, in proposito scriveva che: “A proposito del vapore ‘Garibaldi’ noleggiato dal Bertani per la sua spedizione, nasce tra il Sirtori e il Bertani stesso un increscioso e, credo, ignorato incidente. Il Bertani imbarcato su quel vapore, era giunto da Palermo a Milazzo la sera del 20 agosto.”. Dunque, l’Agrati scriveva che Bertani si era imbarcato a Palermo con il vapore “Garibaldi”, noleggiato per portare alcune truppe dei volontari dell’ex spedizione che lui stesso chiamò “Spedizione Terranova”. Infatti, l’Agrati scriveva: “Il Bertani imbarcato su quel vapore, era giunto da Palermo a Milazzo la sera del 20 agosto.”. Dunque, secondo l’Agrati, Bertani arrivò a Milazzo, il 20 agosto 1860, proveniente da Palermo. A Milazzo, Bertani era andato perchè cercava di incontrare Garibaldi, ma ivi trovò le truppe sue ivi riunite con Rustow. Infatti, Carlo Agrati (….), nel suo “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”, a cura di Adolfo Omodeo”, a pp. 199, in proposito scriveva che: “Col Bertani il Sirtori aveva avuto anche un grave incidente a proposito del vapore Garibaldi che quello aveva noleggiato per la sua spedizione, col patto di rilasciarlo libero non appena avesse sbarcata in Sicilia la gente che trasportava.”. Dunque, Agrati scriveva che Agostino Bertani, a Palermo: “vapore Garibaldi che quello aveva noleggiato per la sua spedizione, col patto di rilasciarlo libero non appena avesse sbarcata in Sicilia la gente che trasportava.”. Agrati scriveva che il vapore “Garibaldi”, secondo il patto stipulato tra il Sirtori ed il Bertani, doveva essere rilasciato “non appena avesse sbarcata in Sicilia la gente che trasportava.”. Dunque, il vapore “Garibaldi” fu noleggiato dal Bertani per trasportare la sua “gente” in Sicilia. Dunque, questo vapore fu noleggiato prima di arrivare in Sicilia. E dove ? In Sardegna, dove Bertani aveva lasciato Garibaldi che subito era ripartito per la Sicilia. Bertani, a Palermo aveva noleggiato il vapore “Garibaldi” per trasportare in Sicilia le sue truppe provenienti da Cagliari. A causa di questo vapore “Garibaldi”, a p. 199, Agrati scrive che nacque un grave malinteso con il generale Sirtori perché “Garibaldi aveva ordinato al Sirtori di requisire detto vapore per il passaggio delle sue truppe in Calabria e il Sirtori trasmise l’ordine al Bertani. Ma questi non tenne in nessun conto la proibizione permettendo che il vapore se ne andasse. Il Sirtori irritato, che al suo ordine il Bertani così apertamente disobbedisse, telegrafò senz’altro al Depretis che lo arrestasse nel caso egli avesse ad approdare a Palermo.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a p. 363, in proposito scriveva che: “A proposito del vapore ‘Garibaldi’ noleggiato dal Bertani per la sua spedizione, nasce tra il Sirtori e il Bertani stesso un increscioso e, credo, ignorato incidente. Il Bertani imbarcato su quel vapore, era giunto da Palermo a Milazzo la sera del 20 agosto.”. Dunque, secondo l’Agrati, Bertani arrivò a Milazzo, proveniente da Palermo, il 20 agosto 1860. Bertani era andato a Milazzo perchè cercava di incontrare Garibaldi, ma ivi trovò le truppe sue ivi riunite con Rustow. Dunque, Bertani, dalla Sardegna si fermò prima a Palermo e poi proseguì per Milazzo. Egli proveniva dalla Sardegna sul vapore noleggiato “Garibaldi”. Siccome Sirtori aveva avuto ordine da Garibaldi che prima di partire per il continente aveva ordinato di fermare tutti i vapori a Trapani, il fatto che Bertani non fosse andato a Palermo dove lo attendeva il Depretis, fece nascere tra il Sirtori e Bertani un grave malinteso. Sul vapore “Garibaldi”, Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 169-170 e ssg., riferendosi all’arrivo di Garibaldi e Bertani a Golfo degli Aranci in Sardegna, in proposito scriveva che: “Bertani prende gli ordini dal generale e scende nella lancia; percorre i diversi bordi. V’è l’ Isère che ha sbarcato i genovesi, i quali danno bello spettacolo intorno agli accesi fuochi; v’è il Clipper, il Generale Garibaldi, il Calatafimi ; il Weasel era andato a Terranova per carbone. In tutto quattro, invece di seimila uomini; etc…”. Dunque, Bertani testimoniava nel suo Diario che alla rada di Golfo Aranci trovarono alcuni vapori tra cui il vapore “Il Generale Garibaldi”. La White, a p. 169, scriveva che: “Bertani monta a bordo d’altro legno, risoluto a non più abbandonare la spedizione e fare eseguire gli ordini di Garibaldi etc…”. Dunque, Bertani, a differenza di Garibaldi, “monta a bordo di altro legno”, ovvero non segue Garibaldi che è sul Washington e va a Caprera. Poi, a p. 171, in proposito scriveva che: “Bertani, giunto che fu a Palermo, radunati con Rustow, secondo gli ordini di Garibaldi, quattromila cinquecento volontari a Milazzo, etc…”. Dunque, la White conferma che Bertani giunse con i suoi volontari a Palermo e poi, a Milazzo si ricongiunse con Rustow e gli altri volontari. Rustow era partito il 17 da Palermo, su ordine di Garibaldi e dopo le dimissioni di Pianciani. A Palermo ancora non vi era Bertani che arriverà solo il 19 agosto 1860 e si recherà a Milazzo. Bertani e la White non dirà nulla sulla partenza di Bertani da Cagliari sul vapore “Il Generale Garibaldi” e non dirà molto sull’arrivo a Palermo, dove vi era il Depretis. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 152-153, in proposito scriveva che: “Pianciani domandò ancora al generale dove fosse Bertani; « a bordo con me; se volete parlare con lui, venite pure, ma egli può solo ripetervi quello che vi ho detto io ; del resto egli viene pure a Palermo, e là in ogni caso lo vedrete. » E da agile marinaio, come era salito ridiscese nella sua lancia. Pianciani voltosi al capitano ordinò ad alta voce: << A Palermo, e facciamo di arrivarvi il più presto possibile ». Bertani è furente; Pianciani è sconfortato; l’intera spedizione è perplessa; tutta la Sicilia è inquieta per l’assenza del Dittatore; questi vede fallita l’impresa per la quale aveva abbandonato l’iniziato passaggio in Calabria, ed aveva corso il pericolo di essere catturato dalla crociera borbonica; questi serenamente rassicurava tutti , dicendo << state di buon animo , tutto va bene ».” . Dunque, il Pittaluga, sulla scorta del Pianciani, scriveva che Pianciani, a Cagliari, prime che partissero per Palermo, chiedendo a Garibaldi di Bertani scrive che Garibaldi gli avesse risposto « a bordo con me; se volete parlare con lui, venite pure, ma egli può solo ripetervi quello che vi ho detto io ; del resto egli viene pure a Palermo, e là in ogni caso lo vedrete. ». Ma, il Pittaluga, proseguendo il suo racconto scriveva che: “Lo scacco subìto al Golfo degli Aranci non aveva abbattuto lo spirito di Bertani, il quale continuava a macchinare intorno alla diversione. Il Dittatore come al solito non si pronunziava ; tuttavia la necessità di ritornare in Sicilia, il tempo perduto, i pericoli corsi, gli ostacoli incontrati e tuttora persistenti , gli fecero dire della diversione che ormai era una minestra riscaldata.”. Pittaluga non dice nulla di Bertani che volle restare a Cagliari per meglio organizzare i suoi volontari (rifornimenti di combustibile etc..). Pittaluga, però, a pp. 156-157, in proposito scriveva: “Bertani intanto, giunto egli pure a Palermo quando il Dittatore era già partito, etc…”. Dunque, Pittaluga scriveva che Bertani arrivò a Palermo quando Garibaldi aveva già ricevuto il Pianciani ed era ripartito da Palermo, per recarsi verso Messina e Taormina. Dunque, Bertani, non era partito da Cagliari insieme a Garibaldi, sul vapore Washington ma era partito ed arrivato a Palermo il giorno 19 agosto 1860, dopo la partenza di Garibaldi da Palermo.
BERTANI IN VIAGGIO PER PALERMO
Nel ….. agosto 1860, a Palermo, l’arrivo di Agostino BERTANI, con il il vapore “Garibaldi” noleggiato e con cui porterà alcune truppe prima a Palermo e poi a Milazzo
Dunque, Bertani non partì il 16 agosto 1860 da Cagliari con Garibaldi ma partì senza Garibaldi ed arrivò a Palermo solo dopo Garibaldi e solo dopo il Pianciani. Infatti, Bertani, al rientro di Garibaldi dall’isola di Caprera, volle rimanere con le sue truppe e non salì sul vapore Washington dove era imbarcato Garibaldi che subito si diresse a Palermo. Agostino Bertani, con altri volontari arriverà a Palermo ma solo dopo l’arrivo di Garibaldi (16 agosto 1860), solo dopo la partenza di Garibaldi per Trapani (17 agosto 1860) e solo dopo l’arrivo di Pianciani e Rustow, che a Palermo riuscirà a parlare con Garibaldi. Poi, proseguendo il nostro racconto, anche Bertani era rientrato dalla Sardegna con i suoi soldati e truppe dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani. Garibaldi si era portato avanti. Garibaldi a Palermo aveva rivisto il Pianciani il quale si era dimesso e Garibaldi diede l’incarico a Rustow che sostituì Pianciani. Il comando era stato affidato a Turr. Garibaldi si allontana da Palermo e nel frattempo arrivò anche il Bertani il quale non trovandolo cerca in tutti i modi di raggiungerlo. Ma quando Bertani rientra dalla Sardegna ? Inoltre dove si reca con i suoi volontari Bertani quando arriva in Sicilia dalla Sardegna ? La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Ritornato da Caprera a Cagliari, Garibaldi, trovando giunto anche Pianciani, indica Palermo per luogo di riunione, avverte Bertani che parte per Trapani; lo invita ad accompagnarlo, domanda diecimila cartucce. Questi temendo nuovo sperpero fa consegnare le cartucce, ma vuole rimanere coi volontari, e a sua giustificazione prega il generale di dare l’ordine in iscritto per Palermo. Eccolo: “Esercito meridionale, Cagliari, 15 agosto 1860. Caro Bertani, Con tutta la gente che avete a disposizione venite a raggiungermi in Sicilia. – G. Garibaldi.”.”. Dunque, la White, traendo dal Diario del Bertani, scriveva che Agostino Bertani, a Cagliari, non partirà con Garibaldi che si era imbarcato sul Washington, ma “…ma vuole rimanere coi volontari”. Dunque, se Bertani, a Cagliari non partì con Garibaldi, quando partì per Palermo ? Cosa fece Bertani a Cagliari ?. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 169 e ssg., riferendosi a Garibaldi a Golfo Aranci, in proposito scriveva che: “….Fissa Cagliari per radunare tutti, e volendo andare lui alla Maddalena per fare carbone (o per ispirarsi a Caprera ? ), Bertani monta a bordo d’altro legno, risoluto a non più abbandonare la spedizione e fare eseguire gli ordini di Garibaldi qualunque siano per essere. A tutte le domande ansiose, alle osservazioni dispettose di non pochi degli ardenti fautori della spedizione nel Pontificio, egli risponde: <Si va dove, quando, come Garibaldi ordinerà. E i volontari s’acquetarono pur fremendo.”. Dunque, dalle parole di Bertani e della White, traspare che, Garibaldi, prima di allontanarsi per andare a Caprera, sua isola amata (senza “Bertani monta a bordo d’altro legno), etc…”), Bertani, invece, salì su un altro vapore (che non era il Washington) dove vi erano parte delle sue truppe della Spedizione Terranova, scrive la White: “risoluto a non più abbandonare la spedizione e fare eseguire gli ordini di Garibaldi qualunque siano per essere.”. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Bertani, giunto che fu a Palermo, radunati con Rustow, secondo gli ordini di Garibaldi, quattomila cinquecento volontari a Milazzo, poi che aveva saputo della violenza usata da Ricasoli per costringere la quinta brigata a sbarcare a Palermo disfacendola anzi scortare da Livorno, e aveva letta la circolare di Farini che proibiva assolutamente altri arruolamenti di volontari sul continente, visto che il generale aveva spedito la brigata Eberhard a Trapani, studiava ogni mezzo per raggiungerlo. Etc…”. In questo passaggio la White-Mario scriveva che Bertani era giunto a Palermo, a differenza di Agrati che scrive che Bertani non andò a Palermo, ma si diresse direttamente a Milazzo. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 171-172 e ssg., riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “Bertani, giunto che fu a Palermo, radunati con Rustow, secondo gli ordini di Garibaldi, quattromila cinquecento volontari a Milazzo, poi che aveva saputo della violenza usata da Ricasoli per costringere la quinta brigata a sbarcare a Palermo facendola anzi scortare da Livorno, e aveva letta la circolare di Farini che proibiva assolutamente altri arrolamenti di volontari sul continente, visto che il generale aveva spedito la brigata di Eberhard a Trapani, studiava ogni mezzo per raggiungerlo.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, a p. 154, in proposito scriveva che: “Dopo di ciò, egli riprese la via di Palermo, dove la spedizione Pianciani riunita di bel nuovo, apparve forte di 6000 uomini. Una volta là, il Bertani rinnovò i suoi scongiuri per persuaderlo a far vela verso lo Stato Pontificio, ma il Dittatore era ormai assorto nel problema del passaggio dello Stretto. Il Pianciani allora, presentate le sue dimissioni, riprese la via del ritorno. Ma il Bertani rimase sul teatro della guerra nella speranza di affermare il suo ascendente su Garibaldi in opposizione ai consigli più moderati del Medici, Turr, Bixio e Cosenz, tutti convinti della necessità di evitare una rottura con Cavour (2).”. Dobelli (Treveljan), a p. 154, nella nota (2) postillava: “(2) Pianciani, 212-213; Mem. Stor. Mil., II, 182; Turr, Risposta, 15-16.”. E’ questo un passaggio che non mi convince. Il Treveljan scrive come se Bertani fosse arrivato a Palermo ed avesse potuto parlare con Garibaldi. Questo lo fece il Pianciani ma non il Bertani che arrivò a Palermo solo dopo che Garibaldi fosse ripartito per Trapani. Infatti, Bertani arrivato a Palermo apprende delle dimissioni del Pianciani. Infatti, la White-Mario (…..), traendo dal diario del Bertani scriveva: “…studiava ogni mezzo per raggiungerlo.”. Bertani, arrivato in Sicilia, cercò invano di raggiungere Garibaldi. Bertani, arrivato in Sicilia da Cagliari, si vide con il Pianciani (?), il quale gli mise al corrente della “Diversione” di Garibaldi e delle dimissioni sue. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 152-153, in proposito scriveva che: “Pianciani domandò ancora al generale dove fosse Bertani; « a bordo con me; se volete parlare con lui, venite pure, ma egli può solo ripetervi quello che vi ho detto io; del resto egli viene pure a Palermo, e là in ogni caso lo vedrete. » E da agile marinaio, come era salito ridiscese nella sua lancia. Pianciani voltosi al capitano ordinò ad alta voce: << A Palermo, e facciamo di arrivarvi il più presto possibile ». Bertani è furente; Pianciani è sconfortato; l’intera spedizione è perplessa; tutta la Sicilia è inquieta per l’assenza del Dittatore; questi vede fallita l’impresa per la quale aveva abbandonato l’iniziato passaggio in Calabria, ed aveva corso il pericolo di essere catturato dalla crociera borbonica; questi serenamente rassicurava tutti , dicendo << state di buon animo , tutto va bene ».”. Dunque, il Pittaluga, sulla scorta del Pianciani, scriveva che Pianciani, a Cagliari, prime che partissero per Palermo, chiedendo a Garibaldi di Bertani scrive che Garibaldi gli avesse risposto « a bordo con me; se volete parlare con lui, venite pure, ma egli può solo ripetervi quello che vi ho detto io ; del resto egli viene pure a Palermo, e là in ogni caso lo vedrete. ». Ma, il Pittaluga, proseguendo il suo racconto scriveva che: “Lo scacco subìto al Golfo degli Aranci non aveva abbattuto lo spirito di Bertani, il quale continuava a macchinare intorno alla diversione. Il Dittatore come al solito non si pronunziava; tuttavia la necessità di ritornare in Sicilia, il tempo perduto, i pericoli corsi, gli ostacoli incontrati e tuttora persistenti , gli fecero dire della diversione che ormai era una minestra riscaldata.”. Pittaluga non dice nulla di Bertani che volle restare a Cagliari per meglio organizzare i suoi volontari (rifornimenti di combustibile etc..). Pittaluga, però, a pp. 156-157, in proposito scriveva: “Bertani intanto , giunto egli pure a Palermo quando il Dittatore era già partito, etc…”. Dunque, Pittaluga scriveva che Bertani arrivò a Palermo quando Garibaldi aveva già ricevuto il Pianciani ed era ripartito da Palermo, per recarsi verso Messina e Taormina. Dunque, Bertani, non era partito da Cagliari insieme a Garibaldi, sul vapore Washington ma era partito ed arrivato a Palermo il giorno 19 agosto 1860, dopo la partenza di Garibaldi da Palermo. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 156-157, in proposito scriveva che: “Bertani intanto, giunto egli pure a Palermo quando il Dittatore era già partito, era sempre infervorato della diversione da eseguire con le truppe di Pianciani, ed erasi anche affaticato a coordinare tutta l’azione secondo la nuova situazione risultata a Cagliari. A Palermo apprese con rammarico da Pianciani quanto aveva deciso il Dittatore, ed il conseguente ritiro di Pianciani dal comando della Divisione che trovavasi a Milazzo, ed il congedo preso da Tharrena e da Gandini e da parecchi altri ufficiali. Ma non per questo si tenne per vinto. Disse a Pianciani che aveva avuto troppa fretta a lasciare il comando; che conveniva di cercare ancora di convincere il Generale, e che a tal fine egli partiva subito per Milazzo.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Il Bertani giunse a Palermo quando Garibaldi era già partito, e, sempre fermo nell’idea di tentare la diversione, si affrettò a vedere il Pianciani per intendersi con lui.”. Maraldi, continuando il suo racconto, riferendosi a Bertani scriveva: “Non fu poca la meraviglia quando seppe delle decisioni prese dal Dittatore e della rinuncia che il Pianciani stesso aveva fatto del comando della Divisione, la quale, come si è detto, si era già avviata per Milazzo. Bertani si lamentò con il Pianciani e gli altri comandanti del troppo precipitoso abbandono del comando e dichiarò che contava ancora di persuadere il Dittatore e che lo andava a tal fine a raggiungere subito.”. Nel frattempo, Bertani deve fronteggiare le richieste di Sirtori il quale aveva ricevuto l’ordine da Garibaldi di requisire tutti i navigli, anche quelli su cui viaggiavano le truppe e il Bertani, per poter effettuare lo sbarco in Calabria. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 171-172 e ssg., riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “I Cavouriani, ritornati a sciami a mettere l’isola sossopra per l’immediata annessione, avevano sparsa la voce che egli sfidando il Re, Cavour e Garibaldi stesso, voleva condurre in persona la spedizione negli Stati pontifici. Depretis, col quale Bertani stava in continui rapporti, rideva della stupida calunnia; Sirtori però fu indotto a crederla.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, riferendosi a Bertani, in proposito scriveva che: “Infatti partì, e il 18 arrivò a Milazzo, etc…”. Proseguendo il suo racconto, la White, a p. 172 ci parla dell’incomprensione sorta tra Sirtori e Bertani. Infatti, Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 172 e ssg., riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “I Cavouriani, ritornati a sciami a mettere l’isola sossopra per l’immediata annessione, avevano sparsa la voce che egli sfidando il Re, Cavour e Garibaldi stesso, voleva condurre in persona la spedizione negli Stati pontifici. Depretis, col quale Bertani stava in continui rapporti, rideva della stupida calunnia; Sirtori però fu indotto a crederla. Nel fatto questi, il giorno 20, dando a me, impaziente di raggiungere Alberto passato coi pionieri, la notizia dello sbarco di Garibaldi e il permesso di imbarcarmi con Ripari capo dell’ambulanza, soggiunse: “Ora spero che Bertani smetterà la sua ostinata idea di condurre le sue genti negli Stati pontifici.”.”. Qui la White scrive che Sirtori fu indotto a credere della stupida calunnia nei confronti di Bertani emanando l’ordine di arresto, che poi, per fortuna non fu eseguito. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a p. 332, riferendosi a Pianciani, all’incontro con Garibaldi a Cagliari, in proposito scriveva che: “Ma, come gli si dice che il Bertani, col quale confida di potersi spiegare all’arrivo, è a bordo del ‘Washington’ col Dittatore, il Pianciani obbedisce e riparte” per Palermo. Il 16 agosto 1860, a Palermo accade che: “Il 16 sera giunge a Palermo (Pianciani), e mentre le trupe restano a bordo egli, impaziente, scende a terra sperando di parlare con Garibaldi che è giunto prima di lui.”. Dunque, Garibaldi arriverà prima di Pianciani a Palermo, il 16 agosto 1860 ma senza Bertani di cui l’Agrati non accenna. Agrati riprenderà a parlarci di Bertani solo quando, a p. 342 scriveva che Bertani aveva lasciato Garibaldi in Sardegna. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 342, in proposito scriveva che: “Ma torniamo a Garibaldi. L’abbiamo visto giungere nella sera del 16 agosto a Palermo, da cui mancava da un mese: il Bertani l’aveva lasciato in Sardegna. Passata la notte nella sua cameretta di Palazzo Reale, etc…il 22 agosto il Dittatore s’era imbarcato per Messina…”. Dunque, Agrati scriveva che il Bertani era rimasto in Sardegna mentre Garibaldi già era ripartito per Palermo. Nel titolo al saggio ho scritto che Bertani aveva noleggiato il vapore “Garibaldi”. Dunque, Bertani non partì il 16 agosto 1860 da Cagliari con Garibaldi ma partì senza Garibaldi ed arrivò a Palermo solo dopo Garibaldi e solo dopo il Pianciani.
IL VIAGGIO DI BERTANI PER MILAZZO
Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 171-172 e ssg., riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “Bertani, giunto che fu a Palermo, radunati con Rustow, secondo gli ordini di Garibaldi, quattromila cinquecento volontari a Milazzo, poi che aveva saputo della violenza usata da Ricasoli per costringere la quinta brigata a sbarcare a Palermo facendola anzi scortare da Livorno, e aveva letta la circolare di Farini che proibiva assolutamente altri arrolamenti di volontari sul continente, visto che il generale aveva spedito la brigata di Eberhard a Trapani, studiava ogni mezzo per raggiungerlo.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Bertani, giunto che fu a Palermo, radunati con Rustow, secondo gli ordini di Garibaldi, quattomila cinquecento volontari a Milazzo, ….”. La White-Mario (…..), traendo dal diario del Bertani scriveva: “…studiava ogni mezzo per raggiungerlo.”. Bertani, arrivato in Sicilia, cercò invano di raggiungere Garibaldi. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, a p. 154, in proposito scriveva che: “….Ma il Bertani rimase sul teatro della guerra nella speranza di affermare il suo ascendente su Garibaldi in opposizione ai consigli più moderati del Medici, Turr, Bixio e Cosenz, tutti convinti della necessità di evitare una rottura con Cavour (2).”. Dobelli (Treveljan), a p. 154, nella nota (2) postillava: “(2) Pianciani, 212-213; Mem. Stor. Mil., II, 182; Turr, Risposta, 15-16.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 152-153, in proposito scriveva che: “Lo scacco subìto al Golfo degli Aranci non aveva abbattuto lo spirito di Bertani, il quale continuava a macchinare intorno alla diversione. Il Dittatore come al solito non si pronunziava; tuttavia la necessità di ritornare in Sicilia, il tempo perduto, i pericoli corsi, gli ostacoli incontrati e tuttora persistenti, gli fecero dire della diversione che ormai era una minestra riscaldata.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, riferendosi a Bertani, in proposito scriveva che: “….e dichiarò che contava ancora di persuadere il Dittatore e che lo andava a tal fine a raggiungere subito.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, riferendosi a Bertani, in proposito scriveva che: “Infatti partì, e il 18 arrivò a Milazzo, etc…”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 156-157, riferendosi a Bertani, in proposito scriveva che: “Ma non per questo si tenne per vinto. Disse a Pianciani che aveva avuto troppa fretta a lasciare il comando; che conveniva di cercare ancora di convincere il Generale, e che a tal fine egli partiva subito per Milazzo. Quivi giunto trovò le tre brigate riunite sotto Rustow che gli fecero buona accoglienza, Non trovò più il Generale già partito per Giardini. Voleva raggiungerlo; ma arrivò in quel giorno 19 agosto a Milazzo il generale Türr etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a p. 363, in proposito scriveva che: “A proposito del vapore ‘Garibaldi’ noleggiato dal Bertani per la sua spedizione, nasce tra il Sirtori e il Bertani stesso un increscioso e, credo, ignorato incidente. Il Bertani imbarcato su quel vapore, era giunto da Palermo a Milazzo la sera del 20 agosto.”. Dunque, l’Agrati scriveva che Bertani si era imbarcato a Palermo con il vapore “Garibaldi”, noleggiato per portare alcune truppe dei volontari dell’ex spedizione che lui stesso chiamò “Spedizione Terranova”. Infatti, l’Agrati scriveva: “Il Bertani imbarcato su quel vapore, era giunto da Palermo a Milazzo la sera del 20 agosto.”. Dunque, secondo l’Agrati, Bertani arrivò a Milazzo, il 20 agosto 1860, proveniente da Palermo. A Milazzo, Bertani era andato perchè cercava di incontrare Garibaldi, ma ivi trovò le truppe sue ivi riunite con Rustow. Infatti, Carlo Agrati (….), nel suo “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”, a cura di Adolfo Omodeo”, a pp. 199, in proposito scriveva che: “Col Bertani il Sirtori aveva avuto anche un grave incidente a proposito del vapore Garibaldi che quello aveva noleggiato per la sua spedizione, col patto di rilasciarlo libero non appena avesse sbarcata in Sicilia la gente che trasportava.”. Dunque, Agrati scriveva che Agostino Bertani, a Palermo: “vapore Garibaldi che quello aveva noleggiato per la sua spedizione, col patto di rilasciarlo libero non appena avesse sbarcata in Sicilia la gente che trasportava.”. Agrati scriveva che il vapore “Garibaldi”, secondo il patto stipulato tra il Sirtori ed il Bertani, doveva essere rilasciato “non appena avesse sbarcata in Sicilia la gente che trasportava.”. Dunque, il vapore “Garibaldi” fu noleggiato dal Bertani per trasportare la sua “gente” in Sicilia. Dunque, questo vapore fu noleggiato prima di arrivare in Sicilia. E dove ? In Sardegna, dove Bertani aveva lasciato Garibaldi che subito era ripartito per la Sicilia. Bertani, a Palermo aveva noleggiato il vapore “Garibaldi” per trasportare in Sicilia le sue truppe provenienti da Cagliari. A causa di questo vapore “Garibaldi”, a p. 199, Agrati scrive che nacque un grave malinteso con il generale Sirtori perché “Garibaldi aveva ordinato al Sirtori di requisire detto vapore per il passaggio delle sue truppe in Calabria e il Sirtori trasmise l’ordine al Bertani. Ma questi non tenne in nessun conto la proibizione permettendo che il vapore se ne andasse. Il Sirtori irritato, che al suo ordine il Bertani così apertamente disobbedisse, telegrafò senz’altro al Depretis che lo arrestasse nel caso egli avesse ad approdare a Palermo.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a p. 364, il telegramma di Sirtori a Depretis inviato da Messina il 22 agosto 1860: ““Messina 22 ore 8 e 45 ant. “Prodittatore Depretis – Se giunge Bertani a bordo del vapore Garibaldi, lo faccia arrestare. Quest’ordine severo è motivato dall’aver condotto via di qui senza ordine e senza avviso il piroscafo Garibaldi che per ordine del Dittatore doveva servire a portare truppe in Calabria.”.”. Nel telegramma il Sirtori chiama il vapore Garibaldi “piroscafo”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a p. 363, in proposito scriveva che: “A proposito del vapore ‘Garibaldi’ noleggiato dal Bertani per la sua spedizione, nasce tra il Sirtori e il Bertani stesso un increscioso e, credo, ignorato incidente. Il Bertani imbarcato su quel vapore, era giunto da Palermo a Milazzo la sera del 20 agosto.”. Dunque, secondo l’Agrati, Bertani arrivò a Milazzo, il 20 agosto 1860. A Milazzo, Bertani era andato perchè cercava di incontrare Garibaldi, ma ivi trovò le truppe sue ivi riunite con Rustow. Dunque, Bertani, dalla Sardegna si fermò prima a Palermo e poi proseguì per Milazzo. Egli proveniva dalla Sardegna sul vapore noleggiato “Garibaldi”. Siccome Sirtori aveva avuto ordine da Garibaldi che prima di partire per il continente aveva ordinato di fermare tutti i vapori a Trapani, fece nascere tra il Sirtori e Bertani un grave malinteso. Carlo Agrati (….), nel suo “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”, a cura di Adolfo Omodeo”, a p. 199, proseguendo il suo racconto scriveva pure che Bertani evitò l’arresto di Depretis, ordinato dal Sirtori, perchè egli non si fermò a Palermo con le truppe dell’ex spedizione Pianciani: “Ma il Bertani non si fermò a Palermo allora, e fu ventura che si evitasse così un grave e doloroso incidente: il rapido succedersi degli eventi impedì poi che l’ordine venisse mai eseguito. Nella rapida avanzata dei vari corpi garibaldini sulla capitale del Regno borbonico, il Sirtori, cui Garibaldi, come abbiamo visto, aveva ceduto il comando supremo ebbe indubbiamente la parte principale. Il coordinare i movimenti delle molteplici e sparse unità, il provvedere alle loro necessità materiali e ai mezzi del loro trasporto, e non di rado quelli stessi necessari alle truppe nemiche, travolte e fuggenti nel massimo scompiglio, tutto l’insieme insomma delle misure richieste dalle due armate, etc…”. Carlo Agrati, a p. 363 aggiungeva dell’intimazione a Bertani del Sirtori: “Il Sirtori gli aveva già ordinato che gli mandasse la nave, ma il Bertani rifiutava perché il comandante di quella protestava che secondo gli impegni egli doveva tornar a Genova. Come lo seppe giunto a Milazzo, il Sirtori gli rinnovò l’ordine, giungendo sino al punto di minacciare di arresto il Bertani se ancora si rifiutasse d’obbedire. Questo almeno è quel che si deduce dalla seguente lettera, dato che non mi fu possibile rinvenire il testo dell’ordine Sirtori: “Da bordo del Garibaldi, 20 agosto ore 11 pom. Caro Sirtori – Sarà qui domani l”Indépendance’ che fa 11 miglia all’ora…Così si potrà lasciare libero il Garibaldi il cui capitano protesta di non poter ulteriormente star fuori di Genova. Tu mi hai ridotto una questione d’onore ad una quistione di disciplina militare…Ti rammento che il Generale mi scrisse pochi giorni sono a Genova di fare ogni sforzo rivoluzionario sullo Stato pontificio e di Napoli e che quindi anche in ciò obbedìì ai suoi ordini. Etc…“. Il Bertani si rifrisce alla fermezza con la quale aveva propugnata la fortunata spedizione dei Mille, alla quale, come vedemmo, il Sirtori ed il Medici erano stati avversi….A. Bertani.”. Dunque, Agrati riportava la lettera o dispaccio che Bertani inviò a Sirtori, rispondendogli, il 20 agosto 1860, dal vapore Garibaldi, con cui viaggiava navigando per recarsi a Milazzo. Agrati, a p. 364, in proposito aggiungeva che: “Il Bertani si riferisce alla fermezza con la quale aveva propugnata la fotunata spedizione dei Mille, la quale, come vedemmo, il Sirtori ed il Medici erano stati avversi. Fu certamente il Cattabeni che portò la lettera al Sirtori, e questi, ben lungi dall’arrendersi alle ragioni del Bertani, dovette provocare quell’ordine esplicito del Dittatore di usare il ‘Garibaldi’ pel trasporto delle truppe in Calabria. A sua volta il Bertani, malgrado l”Indépendance’ non arrivasse che due giorni dopo, non tenne conto dell’ordine di Sirtori e lasciò libero il vapore, etc…”. Agrati, continuando il suo racconto, a p. 364 scriveva che: “per cui il Sirtori, credendo che il Bertani fosse con esso diretto a Palermo, telegrafò al Depretis: “Messina 22 ore 8 e 45 ant. “Prodittatore Depretis – Se giunge Bertani a bordo del vapore Garibaldi, lo faccia arrestare. Etc…”. Agrati, a p. 364 proseguendo il suo racconto scriveva che: “A sua volta il Bertani, malgrado l”Indépendance’ non arrivasse che due giorni dopo, non tenne conto dell’ordine di Sirtori e lasciò libero il vapore, per cui il Sirtori, credendo che il Bertani fosse con esso diretto a Palermo, telegrafò al Depretis: “Messina 22 ore 8 e 45 ant. “Prodittatore Depretis – Se giunge Bertani a bordo del vapore Garibaldi, lo faccia arrestare. Etc…”. Dunque, il Sirtori invia un telegramma a Depretis e gli scrive: “Messina 22 ore 8 e 45 ant. “Prodittatore Depretis – Se giunge Bertani a bordo del vapore Garibaldi, lo faccia arrestare. Quest’ordine severo è motivato dall’aver condotto via di qui senza ordine e senza avviso il piroscafo Garibaldi che per ordine del Dittatore doveva servire a portare truppe in Calabria.”.”. L’Agrati, dopo aver detto dello spiacevole fatto tra Sirtori e Bertani, ovvero l’ordine di Sirtori inviato a Depretis di arrestare il Bertani che si era allontanato con il vapore Garibaldi e, giustifica il Bertani scrivendo: “Fortunatamente il Bertani non giunse a Palermo e Depretis non ebbe così da eseguire quell’ordine increscioso, che poi non venne più ricordato forse per il precipitare degli eventi.”. Dunque, Agrati scriveva che “fortunatamente il Bertani non giunse a Palermo” dove vi era il Depretis che non poté eseguire l’ordine di arrestare il Bertani. Dunque, Agrati scriveva che Bertani non giunse a Palermo e così Depretis non poté eseguire l’ordine di arresto. Ma, Agrati aveva scritto che Bertani era partito da Palermo col vapore “Garibaldi” noleggiato a Palermo per portare le truppe a Milazzo. Infatti, Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a p. 363, in proposito scriveva che: “A proposito del vapore ‘Garibaldi’ noleggiato dal Bertani per la sua spedizione, nasce tra il Sirtori e il Bertani stesso un increscioso e, credo, ignorato incidente. Il Bertani imbarcato su quel vapore, era giunto da Palermo a Milazzo la sera del 20 agosto.”. Dunque, l’Agrati scriveva che Bertani si era imbarcato a Palermo con il vapore “Garibaldi”, noleggiato per portare alcune truppe dei volontari dell’ex spedizione che lui stesso chiamò “Spedizione Terranova”. Infatti, l’Agrati scriveva: “Il Bertani imbarcato su quel vapore, era giunto da Palermo a Milazzo la sera del 20 agosto.”. Dunque, perché l’Agrati, proseguendo il suo racconto scrive “fortunatamente il Bertani non giunse a Palermo.” dove vi era il Depretis che non poté eseguire l’ordine di arrestare il Bertani ? Bertani, proveniente dalla Sardegna, giunse o non giunse a Palermo dalla Sardegna prima di andare a Milazzo ?. Forse l’Agrati si riferiva al viaggio che Bertani faceva sul piroscafo “Garibaldi”, di cui, il suo capitano si rifiutava di ritornare a Palermo perché siccome il mare di Sicilia era infestato di piroscafi borbonici, il comandante del “Garibaldi” “protestava che secondo gli impegni egli doveva tornar a Genova”, cosa che peraltro fece qundo arrivarono a Milazzo. Forse la frase di Agrati si riferiva a quando il Bertani aveva già lasciato Palermo per andare a Milazzo e fu raggiunto dalla dispaccio del generale Sirtori che gli intimava di restituirgli e mandargli indietro il piroscafo “Garibaldi”, con cui Bertani era partito, senza voler sentire ragioni, da Palermo. L’Agrati si riferisse alla sua frase, a p. 363: “Il Sirtori gli aveva già ordinato che gli mandasse la nave, ma il Bertani rifiutava perché il comandante di quella protestava che secondo gli impegni egli doveva tornar a Genova.”, ovvero, siccome Sirtori aveva ricevuto l’ordine da Garibaldi che tutti i legni dovevano essere disponibili per lo sbarco in Calabria scrisse a Bertani di consegnare il vapore “Garibaldi” che Bertani aveva noleggiato a Palermo, ma: “…col patto di rilasciarlo libero non appena avesse sbarcata in Sicilia la gente che trasportava.”. Da questo passo si evince che Bertani si era imbarcato sul piroscafo da lui noleggiato a Genova e che si trovava a Golfo Aranci, il piroscafo “Garibaldi”, a Cagliari, diretto a Palermo.Dunque, tra il Bertani e il Sirtori vi era il “…patto di rilasciarlo libero non appena avesse sbarcata in Sicilia la gente che trasportava.”. Ma, dove fu fatto questo patto di cui parla l’Agrati ?. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a p. 344, in proposito scriveva che: “Garibaldi, invece è in mare e fino alla sera del 13 non giunge a Golfo Aranci, né vi è modo alcuno di fargli sapere l’inattesa novità. Egli si accorge che là soltanto che con altre navi non vi son più quei due vapori, in seguito alla cui mancanza abbandona il progetto etc…, e ordina al Depretis di trattenere a Palermo tutti i vapori, nella speranza che con la intera spedizione Pianciani egli possa dalla Sicilia sbarcare in qualche punto della costa calabrese. Ma non vi è telegrafo e questo ordine arriva al Depretis con una lettera del Bertani affidata ad un vapore, probabilmente sardo, il quale non giunge a Palermo che il 15, troppo tardi come abbiamo visto, poiché due vapori, il Torino e il Franklin sono già partiti in seguito ad altro ordine avuto dal Sirtori da Messina. Etc…”. In questo passaggio si parla dell’ordine che Garibaldi invia a Depretis e indirettamente a Sirtori ma esso arriva il 15 agosto 1860 a Palermo, dove si trovava il prodittatore della Sicilia Depretis. E’ sulla base di questo ordine che il Sirtori invia a Bertani che si trovava a Cagliari di restituire il piroscafo “Garibaldi” non appena sarebbe arrivato a Palermo. Il Bertani aveva stipulato il patto che egli avrebbe lasciato libero il vapore ed il suo Comandante solo dopo che i volontari fossero stati trasportati in Sicilia, cosa che, peraltro avvenne perché come si è visto Bertani arriverà col vapore “Garibaldi” in Sicilia e a Palermo. Ma, perché accadde l’increscioso malinteso tra il Bertani ed il generale Sirtori ? Agrati, a p. 363 aggiungeva dell’intimazione a Bertani del Sirtori: “Il Sirtori gli aveva già ordinato che gli mandasse la nave, ma il Bertani rifiutava perché il comandante di quella protestava che secondo gli impegni egli doveva tornar a Genova.”. Agrati scriveva pure che: “Come lo seppe giunto a Milazzo, il Sirtori gli rinnovò l’ordine, giungendo sino al punto di minacciare di arresto il Bertani se ancora si rifiutasse d’obbedire. Questo almeno è quel che si deduce dalla seguente lettera, dato che non mi fu possibile rinvenire il testo dell’ordine Sirtori: “Da bordo del Garibaldi, 20 agosto ore 11 pom. Caro Sirtori – Sarà qui domani l”Indépendance’ che fa 11 miglia etc..”. Il Bertani si rifrisce alla fermezza con la quale aveva propugnata la fortunata spedizione dei Mille, alla quale, come vedemmo, il Sirtori ed il Medici erano stati avversi….A. Bertani.”. Dunque, Agrati riportava la lettera o dispaccio che Bertani inviò a Sirtori, rispondendogli, il 20 agosto 1860. Bertani era in viaggio sul “Garibaldi”. Dunque, il 22 agosto 1860, Sirtori scrive a Depretis che se arrivava Bertani a Milazzo egli avrebbe dovuto arrestarlo. Dunque, da questo dispaccio del Sirtori si evince che Bertani, il 22 agosto 1860 ancora era in viaggio sul vapore “Garibaldi” e non era arrivato a Milazzo.
BERTANI ARRIVA A MILAZZO
Nel 19 agosto 1860, a Milazzo, l’arrivo da Palermo di AGOSTINO BERTANI che va in cerca di Garibaldi
Agostino Bertani, nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 444-445 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Bertani, giunto che fu a Palermo, radunati con Rustow, secondo gli ordini di Garibaldi, quattomila cinquecento volontari a Milazzo, poi che aveva saputo della violenza usata da Ricasoli per costringere la quinta brigata a sbarcare a Palermo disfacendola anzi scortare da Livorno, e aveva letta la circolare di Farini che proibiva assolutamente altri arruolamenti di volontari sul continente, visto che il generale aveva spedito la brigata Eberhard a Trapani, studiava ogni mezzo per raggiungerlo. Etc…”. In questo passaggio la White-Mario scriveva che Bertani era giunto a Palermo, a differenza di Agrati che scriveva che Bertani non andò a Palermo. Bertani va a Milazzo cercando di raggiungere Garibaldi. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 171-172 e ssg., riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “Bertani, giunto che fu a Palermo, radunati con Rustow, secondo gli ordini di Garibaldi, quattromila cinquecento volontari a Milazzo, etc…”. La White aggiunge che Bertani, dopo aver riunito con Rustow le sue truppe a Milazzo: “….poi che aveva saputo della violenza usata da Ricasoli per costringere la quinta brigata a sbarcare a Palermo facendola anzi scortare da Livorno, e aveva letta la circolare di Farini che proibiva assolutamente altri arrolamenti di volontari sul continente, visto che il generale aveva spedito la brigata di Eberhard a Trapani, studiava ogni mezzo per raggiungerlo.”. Devo precisare però al riguardo che Bertani era sicuramente diffidente nei confronti di Cavour ma ciò che aveva saputo, ovvero della circolare di Farini e della violenza fatta a Nicotera dal Ricasoli non è fatto che avviene il 20 agosto 1860 ma ciò accade il 31 agosto 1860, dunque non è corretto ciò che scrive la White, la quale, tuttavia voleva dare un senso all’azione di Bertani che cerca di nuovo di raggiungere Garibaldi e sapere cosa doveva fare. Bertani, che era stato a Palermo e che aveva parlato con Depretis aveva certamente saputo della “diversione” che Cavour stava cercando di fare nei confronti delle truppe che, infatti furono dirottate da Golfo Aranci a Palermo. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a p. 363, in proposito scriveva che: “A proposito del vapore ‘Garibaldi’ noleggiato dal Bertani per la sua spedizione, nasce tra il Sirtori e il Bertani stesso un increscioso e, credo, ignorato incidente. Il Bertani imbarcato su quel vapore, era giunto da Palermo a Milazzo la sera del 20 agosto.”. Dunque, secondo l’Agrati, Bertani arrivò a Milazzo, proveniente da Palermo, il 20 agosto 1860. A Milazzo, Bertani era andato perchè cercava di incontrare Garibaldi, ma ivi trovò le truppe sue ivi riunite con Rustow. Genova di Revel (….), nel suo “Da Ancona a Napoli”, Milano, Fratelli Dumolard, 1892, a p. 16, in proposito scriveva che: “Il 20 agosto Garibaldi passò da Taormina a Melito, si fece padrone di Reggio ed unito agli altri suoi corpi sbarcati in vari punti, marciò rapidamente su Napoli.”. Dunque, il 22 agosto 1860, Sirtori scrive a Depretis che se arrivava Bertani a Milazzo egli avrebbe dovuto arrestarlo. Dunque, da questo dispaccio del Sirtori si evince che Bertani, il 22 agosto 1860 ancora era in viaggio sul vapore “Garibaldi” e non era arrivato a Milazzo. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, riferendosi a Bertani, in proposito scriveva che: “Infatti partì, e il 18 arrivò a Milazzo, ma non trovò più il Generale; trovò invece le tre brigate comprendenti circa 4500 uomini comandate dal Rustow. A Milazzo il 19 agosto pervenne pure il Turr con l’ordine del Dittatore di aggregare i volontari di Terranova alla 15° Divisione. Prima della consegna degli uomini al nuovo comandante ebbe luogo una rivista, alla fine della quale parte dei volontari si misero a gridare: “Andiamo a Roma…vogliamo Roma”. Turr gridò allora: “In Sicilia comanda il Dittatore Garibaldi; la truppa marcia secondo i suoi ordini, ed a chi non piacesse, non ha altro a fare abbandonare l’isola”. A queste severe parole ogni sedizione cessò. Il Bertani, che era presente alla rivista, ricevette, per il tramite di Acerbi, il seguente dispaccio del Dittatore (1): “Caro Bertani, ho molto bisogno di voi, dunque venite con tutta la vostra gente. Vostro Garibaldi”.”. Dunque, Maraldi scriveva che Bertani raggiunse Milazzo dove arrivò anche il generale Turr che convinse le truppe dei volontari garibaldini, non contenti della “diversione” (questi volontari organizzati da Bertani, in principio dovevano insieme al Pianciani invadere gli Stati Pontifici). Anche Agostino Bertani fu presente alla rivista dei volontari a Milazzo, il 19 agosto 1860. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 156-157, riferendosi a Bertani, in proposito scriveva che: “Ma non per questo si tenne per vinto. Disse a Pianciani che aveva avuto troppa fretta a lasciare il comando; che conveniva di cercare ancora di convincere il Generale, e che a tal fine egli partiva subito per Milazzo. a tal fine egli partiva subito per Milazzo. Quivi giunto trovò le tre brigate riunite sotto Rustow che gli fecero buona accoglienza, Non trovò più il Generale già partito per Giardini. Voleva raggiungerlo; ma arrivò in quel giorno 19 agosto a Milazzo il generale Türr apportatore di un ordine del Dittatore che assegnava quelle truppe alla 15ª Divisione comandata dal Türr stesso. Questi ordinò una rivista, alla quale intervenne anche Bertani. Appena il generale Türr arrivò sulla fronte delle truppe, etc…”. Dunque, Bertani, si recò con altre sue truppe a Milazzo dove trovò le sue truppe ivi portate da Rustow. Sull’increscioso malinteso accaduto tra il Sirtori ed il Bertani, Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 171-172 e ssg., riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “I Cavouriani, ritornati a sciami a mettere l’isola sottosopra per l’immediata annessione, avevano sparsa la voce che egli sfidando il Re, Cavour e Garibaldi stesso, voleva condurre in persona la spedizione negli Stati pontifici. Depretis, col quale Bertani stava in continui rapporti, rideva della stupida calunnia; Sirtori però fu indotto a crederla.”. La White, a p. 172, riferendosi al generale Sirtori aggiunge che: “Nel fatto questi, il giorno 20, dando a me, impaziente di raggiungere Alberto passato coi pionieri, la notizia dello sbarco di Garibaldi e il permesso di imbarcarmi con Ripari capo dell’ambulanza, soggiunse: “Ora spero che Bertani smetterà la sua ostinata idea di condurre le sue genti negli Stati pontifici. “Generale, “io risposi all’amico benevolo e venerando, “ho veduto stamani il Bertani a Milazzo, in mezzo ai volontari: egli non pensa che di eseguir gli ordini di Garibaldi e di raggiungerlo; non vuole però lasciarsi ghermire quella bella legione nè da Tizio nè da Caio, senza l’ordine di lui.”. Lo spero, “replicò, “troppo mi sarebbe dispiaciuto doverlo arrestare.”.”. Dunque, la White, che era stata a Milazzo, risponde a Sirtori che: “ho veduto stamani il Bertani a Milazzo, in mezzo ai volontari: egli non pensa che di eseguir gli ordini di Garibaldi e di raggiungerlo; non vuole però lasciarsi ghermire quella bella legione nè da Tizio nè da Caio, senza l’ordine di lui.”.”. La White aveva visto Bertani a Milazzo che partecipava alla rivista del generale Turr che invogliava le sue truppe, che non erano state tanto contente della “diversione” imposta da Cavour e che solo dopo l’intervento, a Milazzo di Bertani, si convinsero di andare con Garibaldi nelle provincie Napoletane e sbarcare in Calabria. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 130, aggiungeva che: “Türr ritornò a Messina, informò Sirtori, Medici e Cosenz che il Dittatore partiva con Bixio per sbarcare in Calabria; quindi si recò a Milazzo; ivi giunto il Colonnello Rüstow mise in ordine la truppa, Bertani intervenne alla rivista. Appena il generale Türr arrivò sul fronte della truppa, questa si diede a gridare: « Andiamo a Roma ! … Vogliamo Roma ! … » Aperte le righe il Generale passava lentamente la rivista, quindi disse: In Sicilia comanda il Dittatore Garibaldi, la truppa marcia << secondo i suoi ordini, ed a chi ciò non piacesse, non ha altro << a fare che abbandonare l’Isola. » E queste parole bastarono a temperare l’ardore negli animi di quella generosa gioventù. Parlò poi all’ufficialità, invitandola a mettere in opera ogni buon volere per mantenere ferma la disciplina, la quale in tutti i tempi e specialmente in quei momenti dovea essere base fondamentale di ordine e di organizzazione per poter compiere l’opera intrapresa con Garibaldi e conseguire lo scopo di ogni patriotta italiano. Diede quindi ordine a Rüstow di partire con tutti per Torre di Faro, ed egli recavasi lo stesso giorno a Messina, e preparavasi al passaggio in Calabria.”. Dunque, immagino che anche Bertani, su ordine di Turr partì con Rustow e con le sue truppe per Torre di Faro. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, il 20 agosto 1860, la giornalista White, moglie di Alberto Mario, ritornando a Milazzo scriveva che: “Trasognai, ma tornando a Milazzo trovai Bertani presso Cianciolo ferito; ambedue ridevano delle notizie già sparse del suo meditato arresto. Venne Türr, e passò in rivista la legione. < Andiamo a Roma ! Vogliamo andare a Roma ! scoppiò su tutta la fronte . Grido, al quale Bertani rispose : < Viva l’Italia ! Viva Garibaldi ! »; nè la disciplina fu scossa.”. La White, a questo punto aggiunge che: “Acerbi, andato per prendere istruzioni dal generale, ne ebbe per Bertani la seguente lettera, che mandò per telegrafo: Reggio, 22 agosto 1860. Caro Bertani, Ho molto bisogno di voi, dunque venite con tutta la vostra gente. Addio. – Vostro Garibaldi.”. La White, riferendosi a Milazzo dove ancora si trovava Bertani con le sue truppe, scriveva che, l’Intendente Acerbi era andato incontro a Garibaldi in Calabria. Acerbi, da Reggio Calabria, il 22 agosto 1860 telegrafò a Milazzo inviando una lettera o dispaccio per Agostino Bertani. Garibaldi ordinava a Bertani pregandolo di “Caro Bertani, Ho molto bisogno di voi, dunque venite con tutta la vostra gente. Addio. – Vostro Garibaldi.”. Fu questo l’ordine che attendeva Bertani. Dunque, Bertani, ricevuto il dispaccio da Garibaldi fece di tutto per sbarcare sul continente, in Calabria. La White, a pp. 173 prosegue scrivendo: “La caccia in quei giorni ai bipedi e quadrupedi e ai mezzi di trasporto per mare e per terra era fin comica si sentiva prima che si sapesse, che Garibaldi aveva abbandonato l’isola: anche invisibile, egli con magnetico fluido tutti attirava. I feriti di cui le case e le chiese di Milazzo erano piene, fuggirono; e il vice- capo dell ‘ ambulanza, Stradivari, potè appena tenere riuniti medici sufficienti. Per eseguire gli ordini di Garibaldi, Bertani non aveva che il vaporetto l’Utile, venuto da Palermo coi cavalli della legione. Onde facendo marciare la gente da Milazzo, Gesso, Messina, al Faro, egli, precedendola, si assicurò i trasporti e telegrafò a Garibaldi a Reggio per sapere in che punto dovesse sbarcare colla gente. Risponde, il 28 agosto, Agostino Plutino, calabrese dei Mille, colui che raggiunse i pionieri sull’ Aspromonte e rimase con essi, ed ora era stato dal dittatore nominato governatore generale politico e militare della provincia di Calabria ultra prima con poteri illimitati: (1).”. La White, a p. 173, nella nota (1) postillava che: “(1) Fatto questo da notarsi, dacchè una delle accuse mosse a Bertani fu che egli, quando divenne segretario generale, con arbitrio dittatoriale creò governatori a suo piacere. (2) Questo titolo innocentemente regalatogli da Plutino per telegrafo gli fruttò l’accusa di volere farsi generale ; ma egli si firmò sempre o Bertani o Bertani dott. Agostino.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Infatti partì, e il 18 arrivò a Milazzo, ma non trovò più il Generale; trovò invece le tre brigate comprendenti circa 4500 uomini comandate dal Rustow. A Milazzo il 19 agosto pervenne pure il Turr con l’ordine del Dittatore di aggregare i volontari di Terranova alla 15° Divisione. Prima della consegna degli uomini al nuovo comandante ebbe luogo una rivista, alla fine della quale parte dei volontari si misero a gridare: “Andiamo a Roma…vogliamo Roma”. Turr gridò allora: “In Sicilia comanda il Dittatore Garibaldi; la truppa marcia secondo i suoi ordini, ed a chi non piacesse, non ha altro a fare abbandonare l’isola”. A queste severe parole ogni sedizione cessò. Il Bertani, che era presente alla rivista, ricevette, per il tramite di Acerbi, il seguente dispaccio del Dittatore (1): “Caro Bertani, ho molto bisogno di voi, dunque venite con tutta la vostra gente. Vostro Garibaldi”.”. Maraldi, a p. 99, nella nota (1) postillava: “(1) Pianciani, op. cit.”. Maraldi, a p. 101, nella nota (2) postillava:“(2) J. W. Mario, op. cit., 172, 173, 174.”. Maraldi, a p. 102, in proposito aggiungeva che: “Passando in tal modo, secondo l’ordine di Garibaldi, la legione alle dipendenze del Generale Turr, la diversione nel Pontificio, per la quale il Bertani aveva operato con tanta pertinacia, con tanto entusiasmo, era ormai messa definitivamente da parte. Il Governo aveva così raggiunto il suo intento: sconvolta prima, e poi fatta fallire completamente la spedizione Pianciani.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, riferendosi a Bertani aggiungeva che: “Egli ubbidì, e da Milazzo a marcie forzate condusse i suoi uomini al Faro. Qui telegrafò al Generale per sapere in quale punto della costa calabrese doveva sbarcare. Il 28 agosto, Agostino Plutino, uno dei capi insurrezionali dell’Aspromonte, nominato da Garibaldi governatore della Calabria, telegrafava al Bertani, per ordine sempre del Generale, di far sbarcare la sua colonna fra Pizzo e S. Eufemia marciando poi a Nicastro. Bertani eseguì l’ordine e dopo mille peripezie il 29 agosto sbarcava a Tropea e da qui proseguiva con le truppe, d’accordo col Rustow per Pizzo, ove trovò un ordine del Sirtori di avanzare a marcie forzate per raggiungere il Quartiere Generale, che da S. Pietro del Tiriolo proseguiva verso il Generale che, dice la Mario, lo abbracciò, poi diede ordine al Generale Turr di andare a raggiungere la legione e portarla al più presto sulla via di Lagonegro, ed al Bertani disse (2): “Voi restereco meco, ho bisogno di voi”. Maraldi, a p. 99, nella nota (1) postillava: “(1) Pianciani, op. cit.”. Maraldi, a p. 101, nella nota (2) postillava:“(2) J. W. Mario, op. cit., 172, 173, 174.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “…Subito la sera del 17 il Rustow era partito per mare alla volta di Milazzo, con una parte della Divisione e vi era giunto sul mezzodì del 18. Nei due giorni seguenti era arrivato anche il resto, così che il 20 erano riuniti 3700 uomini; la Brigata Genova, dice il Rustow, fu trattenuta in Palermo per una eventuale dimostrazione in Calabria. Dopo alcuni giorni di sosta per manovre e per organizzare, la Divisione lasciava Milazzo il 26 e per via di terra giungeva il 28 al Faro.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “Dopo alcuni giorni di sosta per manovre e per organizzare, la Divisione lasciava Milazzo il 26 e per via di terra giungeva il 28 al Faro.”. Dunque, Agrati, riferendosi a Bertani scriveva che: “…la Divisione lasciava Milazzo il 26 e per via di terra giungeva al Faro il 28”. La Divisione di Rustow e Bertani, il 26 agosto si allontanava da Milazzo e marciando per via di terra, il 28 agosto 1860 arrivava al Faro (sempre in Sicilia). Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 158-159, riferendosi a Bertani, in proposito scriveva che: “Ma ciò non gli riuscì perchè quella stessa sera del 19 il Dittatore con Bixio, sugli sconquassati vapori il Franklin ed il Torino passava in Calabria. Bertani era perciò costretto a telegrafare a Pianciani tuttora a Palermo, che, stante la partenza del generale Dittatore, non vi era più modo di combinare la diversione. Il concetto della diversione subiva dunque un altro scacco. Non era ancora l’ultimo a precedere la rivincita.”.
A MILAZZO TURR PASSA IN RIVISTA LE TRUPPE
Nel 19 agosto 1860, a MILAZZO, l’arrivo del generale TURR a cui Garibaldi aveva dato il comando della 15° Divisione dell’Esercito Meridionale che includeva le truppe dell’ex Pianciani
I garibaldini della “Spedizione Bertani-Pianciani” sbarcarono in Sicilia dove Garibaldi aveva già conquistato la Sicilia. Essi parteciparono alle operazioni di Milazzo. A Milazzo, le truppe dell’ex spedizione Pianciani, organizzate dal Bertani furono da Garibaldi aggregate alla 15° Divisione affidata al colonnello Rustow. Dunque, queste due brigate dell’ex spedizione Pianciani prima che fossero portate da Rustow e da Bertani a Paola si trovavano a Milazzo in Sicilia, non molto distanti da Messina e dallo Stretto per le coste della Calabria. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 171-172 e ssg., riferendosi a Garibaldi, riferendosi a Bertani ed alla sua condotta, rispondendo al generale Sirtori, in proposito scriveva che: “…“ho veduto stamani il Bertani a Milazzo, in mezzo ai volontari: egli non pensa che di eseguir gli ordini di Garibaldi e di raggiungerlo; non vuole però lasciarsi ghermire quella bella legione nè da Tizio nè da Caio, senza l’ordine di lui.”.”. La White aveva visto Bertani a Milazzo che partecipava alla rivista del generale Turr che invogliava le sue truppe, che non erano state tanto contente della “diversione” imposta da Cavour e che solo dopo l’intervento, a Milazzo di Bertani, si convinsero di andare con Garibaldi nelle provincie Napoletane e sbarcare in Calabria. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 172 e ssg., riferendosi a Milazzo, in proposito scriveva che: “Venne Türr, e passò in rivista la legione. < Andiamo a Roma ! Vogliamo andare a Roma ! scoppiò su tutta la fronte. Grido, al quale Bertani rispose: < Viva l’Italia ! Viva Garibaldi ! »; nè la disciplina fu scossa. Acerbi, andato per prendere istruzioni dal generale, ne ebbe per Bertani la seguente lettera, che mandò per telegrafo: Reggio, 22 agosto 1860. Caro Bertani, Ho molto bisogno di voi, dunque venite con tutta la vostra gente. Addio. – Vostro Garibaldi.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Bertani si lamentò con il Pianciani e gli altri comandanti del troppo precipitoso abbandono del comando e dichiarò che contava ancora di persuadere il Dittatore e che lo andava a tal fine a raggiungere subito.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100 riferendosi al generale Turr, in proposito scriveva che: “A Milazzo il 19 agosto pervenne pure il Turr con l’ordine del Dittatore di aggregare i volontari di Terranova alla 15° Divisione. Prima della consegna degli uomini al nuovo comandante ebbe luogo una rivista, alla fine della quale parte dei volontari si misero a gridare: “Andiamo a Roma…vogliamo Roma”. Turr gridò allora: “In Sicilia comanda il Dittatore Garibaldi; la truppa marcia secondo i suoi ordini, ed a chi non piacesse, non ha altro a fare abbandonare l’isola”. A queste severe parole ogni sedizione cessò. Il Bertani, che era presente alla rivista, ricevette, per il tramite di Acerbi, il seguente dispaccio del Dittatore (1): “Caro Bertani, ho molto bisogno di voi, dunque venite con tutta la vostra gente. Vostro Garibaldi”.“. Maraldi, a p. 99, nella nota (1) postillava: “(1) Pianciani, op. cit.”. Maraldi, a p. 101, nella nota (2) postillava:“(2) J. W. Mario, op. cit., 172, 173, 174.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 130, aggiungeva che: “Frattanto Garibaldi la mattina del 19 arrivando col generale Türr a Messina si portavano insieme a Giardini, ove la 1ª Brigata (Bixio) della 15ª Divisione Türr si preparava allo imbarco unitamente con altre truppe. Garibaldi diede ordine a Türr, che pure voleva partire per Calabria, di ritornare a Messina, onde’ con Sirtori, Cosenz e Medici preparare lo sbarco degli altri uomini sul continente, e prima di ogni altra cosa recarsi a Milazzo per attaccare alla sua Divisione i volontarî della dimessa spedizione Bertani – Pianciani, onde non si sparpagliassero, cosa non improbabile, stante il disgusto che tuttavia provavano per essere stata mutata la loro destinazione su Roma per la quale erano fanatizzati. Türr ritornò a Messina, informò Sirtori, Medici e Cosenz che il Dittatore partiva con Bixio per sbarcare in Calabria; quindi si recò a Milazzo; ivi giunto il Colonnello Rüstow mise in ordine la truppa, Bertani intervenne alla rivista. Appena il generale Türr arrivò sul fronte della truppa, questa si diede a gridare : « Andiamo a Roma ! … Vogliamo Roma ! … » Aperte le righe il Generale passava lentamente la rivista, quindi disse: In Sicilia comanda il Dittatore Garibaldi, la truppa marcia << secondo i suoi ordini, ed a chi ciò non piacesse, non ha altro << a fare che abbandonare l’Isola. » E queste parole bastarono a temperare l’ardore negli animi di quella generosa gioventù. Parlò poi all’ufficialità, invitandola a mettere in opera ogni buon volere per mantenere ferma la disciplina, la quale in tutti i tempi e specialmente in quei momenti dovea essere base fondamentale di ordine e di organizzazione per poter compiere l’opera intrapresa con Garibaldi e conseguire lo scopo di ogni patriotta italiano. Diede quindi ordine a Rüstow di partire con tutti per Torre di Faro, ed egli recavasi lo stesso giorno a Messina, e preparavasi al passaggio in Calabria.”. Dunque, secondo il Pecorini (che scriveva sulla scorta del racconto di Rustow), a Giardini diede ordine a Turr di recarsi a Milazzo a prendere i volontari dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani. Dunque, a Milazzo, le truppe dell’ex spedizione Pianciani, organizzate dal Bertani furono da Garibaldi aggregate alla 15° Divisione affidata al colonnello Rustow. Dunque, queste due brigate dell’ex spedizione Pianciani prima che fossero portate da Rustow e da Bertani a Paola si trovavano a Milazzo in Sicilia, non molto distanti da Messina e dallo Stretto per le coste della Calabria. Per l’itinerario seguito dalle truppe fino a Sapri vedremo innanzi. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 156-157, riferendosi a Bertani, in proposito scriveva che: “…a tal fine egli partiva subito per Milazzo. Quivi giunto trovò le tre brigate riunite sotto Rustow che gli fecero buona accoglienza, Non trovò più il Generale già partito per Giardini. Voleva raggiungerlo; ma arrivò in quel giorno 19 agosto a Milazzo il generale Türr apportatore di un ordine del Dittatore che assegnava quelle truppe alla 15ª Divisione comandata dal Türr stesso. Questi ordinò una rivista, alla quale intervenne anche Bertani. Appena il generale Türr arrivò sulla fronte delle truppe, queste si diedero a gridare: « Andiamo a Roma! … Vogliamo Roma … ». Passata la rivista il generale Türr disse: « In Sicilia comanda il Dittatore Garibaldi ; la truppa marcia secondo i suoi ordini ; ed a chi ciò non piacesse, non ha altro a fare che abbandonare l’Isola ». E queste parole bastarono a temperare l’ardore di quella gioventù. Bertani che sperava sempre di ottenere per quelle truppe, che erano il risultato delle sue cure intense, ostinate e prolungate, un impiego speciale, ora che esse avevano calorosamente manifestato il loro desiderio, voleva fare ancora un tentativo presso il generale. Ma ciò non gli riuscì perchè quella stessa sera del 19 il Dittatore con Bixio, sugli sconquassati vapori il Franklin ed il Torino passava in Calabria. Bertani era perciò costretto a telegrafare a Pianciani tuttora a Palermo, che, stante la partenza del generale Dittatore, non vi era più modo di combinare la diversione. Il concetto della diversione subiva dunque un altro scacco. Non era ancora l’ultimo a precedere la rivincita.”. Giulio Adamoli, nel suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario”, Milano, ed. Treves, 1861, a pp. 145-146 scriveva che: “Il contingente straniero della 15° Divisione, già così ricco, si accrebbe, con la Spedizione Pianciani, che approdò in quei giorni a Messina. Appunto allora ci venne nientemeno che lo storico Guglielmo Rustow…..Il colonnello Rustow, che era con il Pianciani, rimasto quindi in disponibilità, fu chiamato dal Turr a disimpegnare le funzioni di capo di stato maggiore della sua divisione. Così egli divenne mio superiore.”. Maxime Du Champ (….), nel suo“La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 61, in proposito scriveva che: ” – Che cos’è Milazzo ? – scriveva Napoleone etc…Accompagnai il generale Turr, il quale si imbarcò a mezzanotte per dare ordini al capo di una brigata che faceva parte della sua divisione. Mi ricordo una grande strada in pendio dove una lanterna oscillava solitaria, etc…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “Così il Rustow giungeva a Milazzo dove furono riuniti circa 3500 uomini, e Bixio con le forze dell’Eberhard, con 400 Siciliani reclutati durante la traversata dell’isola e con due compagnie del battaglione Chiassi (brigata Sacchi) veniva ad avere ai suoi ordini una forza complessiva che si può calcolare in altri 3500 combattenti.“. Giulio Adamoli, nel suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario”, Milano, ed. Treves, 1861, a pp. 145-146 scriveva che: “Il contingente straniero della 15° Divisione, già così ricco, si accrebbe, con la Spedizione Pianciani, che approdò in quei giorni a Messina. Appunto allora ci venne nientemeno che lo storico Guglielmo Rustow. Poichè gli avvolgimenti della diplomazia, ed alte influenze sventarono il disegno originario della spedizione, quello cioè di gettarsi sulle coste pontificie, e i suoi capi, il Pianciani e il Bertani, si dimisero, le brigate, di cui essa si componeva, vennero distribuite fra i comandi dell’esercito meridionale. Il colonnello Rustow, che era con il Pianciani, rimasto quindi in disponibilità, fu chiamato dal Turr a disimpegnare le funzioni di capo di stato maggiore della sua divisione. Così egli divenne mio superiore.”. Maxime Du Champ (….), nel suo“La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 61, in proposito scriveva che: ” – Che cos’è Milazzo ? – scriveva Napoleone etc…Accompagnai il generale Turr, il quale si imbarcò a mezzanotte per dare ordini al capo di una brigata che faceva parte della sua divisione. Mi ricordo una grande strada in pendio dove una lanterna oscillava solitaria, etc…”. Maxime Du Champ (….), nel suo“La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, a p. 76, in proposito scriveva che: “Il 20 agosto avemmo una specie di festa in famiglia. In occasione del suo ritorno in Sicilia, il generale Turr aveva riunito a pranzo tutti gli ufficiali presenti a Messina della sua divisione, la più numerosa e la più importante dell’esercito meridionale. Questo pranzo, che coincideva con la festività di Santo Stefano d’Ungheria, si svolse nel palazzo che serviva da quartiere al colonnello di brigata Eber ed al suo stato maggiore. Fummo puntualissimi all’appuntamento, non c’è bisogno che lo dica; i generali Sirtori e Medici si sedettero l’uno alla destra l’altro alla sinistra del generale Turr, e tutt’intorno centocinquanta ufficiali, tutti in camicia rossa, presero posto ad un’enorme tavola a ferro di cavallo. Al levar delle mense, il tenente colonnello Spangaro (1) fece un brindisi al generale Turr; etc…”. Maxime Du Champ (….), nel suo“La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, a p. 43, in proposito scriveva che: “Cosa strana, Garibaldi nutre per i preti un odio che nemmeno gli enciclopedisti del diciottesimo secolo hanno provato; e dei due uomini che si è scelti per amici intimi, uno è un ex-parroco, l’altro un ex monaco! (1). Nel suo esercito, il generale che gli ispira maggior fiducia è Sirtori, che è stato monaco. C’era lì Basso, segretario devoto, sempre pronto, e che non soccombe sotto lo spaventevole compito di leggere la corrispondenza che ogni giorno arriva al generale dai quattro angoli della terra.”. Maceri, nel testo di Maxime Ducamp, a p. 43, nella nota (1) postillava: “(1) * Il “vecchietto, tozzo, barbuto, sempre all’erta” cui si accenna nel testo era l’ex-parroco mantovano Luigi Gusmaroli. Vale la pena confrontare la descrizione che ne fa il Duchamp con il profilo tracciatone all’Abba in ‘Da Quarto al Volturno’: “Curvetto, piccolo, tarchiato, passo da marinaio, capelli bianchi e lunghi, barba fatta, indovinata per parare quella del Generale; Gusmaroli, il vecchio parroco mantovano, può dare un’idea di quello che sarà Garibaldi, fra una ventina d’anni.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 129, in proposito scriveva che: “La 15° Divisione Turr della forza complessiva di 4261 uomini (Doc. 41) occupava allo arrivo del suo Generale i dintorni di Messina, la Divisione Medici con la Brigata Simonetti ed il reggimento Dunn pure Messina all’estrema destra, mentre la Divisione Cosenz e la Brigata Sacchi tenevano Capo Faro all’estrema sinistra.“.
Nel 19 agosto 1860, a Milazzo, Agostino BERTANI ricevè da Garibaldi un telegramma che lo invitava in Calabria
Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 172 e ssg., riferendosi a Milazzo, in proposito scriveva che: “Acerbi, andato per prendere istruzioni dal generale, ne ebbe per Bertani la seguente lettera, che mandò per telegrafo: Reggio, 22 agosto 1860. Caro Bertani, Ho molto bisogno di voi, dunque venite con tutta la vostra gente. Addio. – Vostro Garibaldi.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100 riferendosi al 19 agosto 1860, in proposito scriveva che: “Il Bertani, che era presente alla rivista, ricevette, per il tramite di Acerbi, il seguente dispaccio del Dittatore (1): “Caro Bertani, ho molto bisogno di voi, dunque venite con tutta la vostra gente. Vostro Garibaldi”.“. Maraldi, a p. 99, nella nota (1) postillava: “(1) Pianciani, op. cit.”. Maraldi, a p. 101, nella nota (2) postillava:“(2) J. W. Mario, op. cit., 172, 173, 174.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 130, aggiungeva che: “Frattanto Garibaldi la mattina del 19 arrivando col generale Türr a Messina si portavano insieme a Giardini, ove la 1ª Brigata (Bixio) della 15ª Divisione Türr si preparava allo imbarco unitamente con altre truppe. Garibaldi diede ordine a Türr, che pure voleva partire per Calabria, di ritornare a Messina, onde’ con Sirtori, Cosenz e Medici preparare lo sbarco degli altri uomini sul continente, e prima di ogni altra cosa recarsi a Milazzo per attaccare alla sua Divisione i volontarî della dimessa spedizione Bertani – Pianciani, onde non si sparpagliassero, cosa non improbabile, stante il disgusto che tuttavia provavano per essere stata mutata la loro destinazione su Roma per la quale erano fanatizzati.”. Dunque, come si vede, Pecorini, sulla scorta del Rustow non parlò affatto del telegramma di Garibaldi, che consegnato da Acerbi a Bertani lo invitava a venire con le sue truppe bene equipaggiate in Calabria. A Milazzo, Bertani aveva partecipato alla rivista che il generale Turr fece alle truppe ivi riunite. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 156-157, in proposito scriveva che: “Bertani che sperava sempre di ottenere per quelle truppe, che erano il risultato delle sue cure intense, ostinate e prolungate, un impiego speciale, ora che esse avevano calorosamente manifestato il loro desiderio, voleva fare ancora un tentativo presso il generale. Ma ciò non gli riuscì perchè quella stessa sera del 19 il Dittatore con Bixio, sugli sconquassati vapori il Franklin ed il Torino passava in Calabria. Bertani era perciò costretto a telegrafare a Pianciani tuttora a Palermo, che, stante la partenza del generale Dittatore, non vi era più modo di combinare la diversione. Il concetto della diversione subiva dunque un altro scacco. Non era ancora l’ultimo a precedere la rivincita.”.
Nel 20 agosto 1860, a Palermo partenza di Luigi PIANCIANI per Livorno
Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 158-159, riferendosi a Bertani, in proposito scriveva che: “….sera del 19 il Dittatore con Bixio, sugli sconquassati vapori il Franklin ed il Torino passava in Calabria. Bertani era perciò costretto a telegrafare a Pianciani tuttora a Palermo, che, stante la partenza del generale Dittatore, non vi era più modo di combinare la diversione. Il concetto della diversione subiva dunque un altro scacco. Non era ancora l’ultimo a precedere la rivincita. XXV. Pianciani partì da Palermo il 20 agosto per Livorno, pieno di pensieri, animato da speranze, mulinando gli incitamenti dell’Eroe, sotto l’impulso dei quali, appena giunto a Livorno il 23, iniziò subito l’attuazione dei suoi progetti , mandando una circolare telegrafica a Mauro Macchi, a tutti i Comitati, a Nicotera ed a Caucci, nella quale diceva: « Torno da Palermo. Garibaldi in Calabria ; forse altrove , domanda concorso ; quanti più volontari potete mandate a Genova; siamo alla fine; energia : avremo un’ Italia con Vittorio Emanuele » . Spedita la circolare partì per Firenze a conferire con Nicotera. In tempi gravi come quelli di cui si tratta, gli avvenimenti incalzano, le situazioni mutano vertiginosamente, gli uomini sono sopraffatti dalle cose, i propositi, i progetti, le opere sono precipitate, sconvolte e sfuggono alla direzione più meditata. Dal 13 al 23 agosto il Pianciani aveva vissuto navigando, e se molti fatti aveva notato, molte contrarietà subite, non conosceva e non poteva conoscere quanto era avvenuto lontano da Lui. Così Egli il 23 in Livorno ignorava che nel giorno 13 agosto, quello stesso giorno della sua partenza da Genova, il ministro dell’interno Farini aveva emanata la famosa circolare proibente qualsiasi arruolamento, il cui rigore era apparso inconsulto anche ai più moderati, perchè scopriva come debole lo stesso Governo, il quale aveva lasciato organizzare e partire una [ ventina di spedizioni con un totale di 21.000 Volontari, e vietava ora quelle spedizioni già pronte mentre erano state allestite con sua piena conoscenza; etc…”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 160-161, in proposito scriveva che: “…togliere la sua brigata. Ma Nicotera che aveva avuto promesse formali, ed incitamenti ed aiuti dallo stesso Ricasoli, risolutamente si rifiutò di obbedire. Lasciò liberi i suoi dipendenti che lo desideravano di ritornare alle loro case, dando loro per decidersi un tempo determinato , dopo il quale si intendevano vincolati. Niuno accettò, tutti protestarono contro lo scioglimento; di tale risolutezza s’impressionò lo stesso Ricasoli, in guisa che << si venne dopo molte discussioni tra Ricasoli e Nicotera ad una Convenzione scritta in data 24 agosto, che stabiliva » una serie di condizioni per le quali la brigata si sarebbe imbarcata a Livorno, vincolandosi a non sbarcare nè in Toscana nè sul territorio pontificio. Così il concetto della diversione ne risentiva una grande restrizione. Ma poichè Garibaldi non era più in Sicilia essendo passato il 20 agosto in Calabria, il Nicotera dichiarò altresì nella stessa convenzione che non intendeva di andare in Sicilia, ma bensì di volere sbarcare, sulle coste del Regno di Napoli. Ben egli, che esule a Genova, tre anni prima, aveva navigato con Pisacane da Genova a Ponza, da Ponza a Sapri, ed aveva onorato il patriottismo ed il valore italiano, avrebbe saputo dove sbarcare.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 159-160-161, in proposito scriveva che: “Dal 13 al 23 agosto il Pianciani aveva vissuto navigando, e se molti fatti aveva notato, molte contrarietà subite , non conosceva e non poteva conoscere quanto era avvenuto lontano da Lui. Così Egli il 23 in Livorno ignorava che nel giorno 13 agosto, quello stesso giorno della sua partenza da Genova, il ministro dell’interno Farini aveva emanata la famosa circolare proibente qualsiasi arruolamento , il cui rigore era apparso inconsulto anche ai più moderati, perchè scopriva come debole lo stesso Governo, etc…”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 165, in proposito scriveva che: “Partita il 1º e 3 settembre da Livorno, la brigata di Castel Pucci giunse a Palermo il 3 ed il 5; persistendo Nicotera nelle dimissioni, passò per ordine superiore sotto il comando del colonnello Spangaro. E, strana combinazione ! quella brigata partiva subito da Palermo per mare il giorno 7 diretta a ….. Sapri ! il 9 era a Salerno, il 10 entrava in Napoli. Si distinse poi sul Volturno.”.
Nel 26 agosto 1860, a Paola, il Maresciallo VIAL,
Cesare Morisani (….), nel suo, Ricordi storici. I fatti delle Calabrie nel luglio ed agosto 1860, Reggio, Tip. Caruso, 1872, a pp. 152, in proposito scriveva che: “…..in quel giorno stesso 26 Agosto si presentarono a Vial per dichiarargli che i loro corpi non si sarebbero battuti. Vial non seppe cacciar via quegl’inetti per farli sostituire da uffiziali capaci, non seppe superare quelle forti, ma superabili contrarietà, e attraversato in tutt’i modi, disperò di qualunque buon successo, disperò financo d’ assicurarsi la via colle armi, e s’appigliò al più umiliante partito, che gli restava, di domandare al nemico la ritirata. – All’ uompo spedì il capo dello Stato maggiore Colonnello Bertolini, facendolo imbarcare sul Vapore la Stella perchè la truppa si fosse ritirata sopra Salerno senz’ essere molestata. che ore dopo dalla partenza di Bertolini giungeva a Pizzo proveniente da Napoli un vapore francese, portante non già il generale Pianell, che prometteva di voler assumere il comando delle truppe in Calabria, non già altri generali da sostituire quelli, che fino allora aveano fatta cattiva prova, ma il maggiore Ludovigo De Sauget portante l’ordine, di lasciare interamente le Calabrie al nemico, e marciare in ritirata etc….”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 271-272, in proposito scriveva: “…..indubitabile che ai grandi successi di Garibaldi concorreva il contegno ignominioso dei napoletani. Se i generali ed uffiziali napoletani fossero stati brava gente, i rapidi successi di Garibaldi erano assolutamente impossibili. Ma è un grosso errore il credere che Garibaldi abbia operato col danaro per guadagnarsi dei traditori. Garibaldi non aveva danaro, e le perpetue strettezze pecuniarie dell’esercito meridionale non cessarono che dopo la presa di Napoli. È possibile che una volta od un’altra qualche furfante napoletano si risolvesse a prontamente capitolare, calcolando di poter usufruire a proprio vantaggio la cassa del reggimento o della brigata, ma anche questa cosa non può essersi verificata che di rado, poichè neppure le regie casse di guerra non erano troppo provviste. La causa principale dei rapidi successi di Garibaldi era senza questione lo stato di sfacelo in cui si trovava il paese, la mancanza di fede nella durata dello stato attuale, radicata appunto nel ceto colto civile e militare del paese, e la confusione che ne derivava. Erano le precise condizioni della Prussia nel 1806. Quegli stessi giovinastri che poche settimane prima impertinenti maltrattavano i loro soldati col più spaventevole arbitrio e sulla piazza d’armi avrebbero mangiati tutti gli eserciti del mondo , erano là imbambolati, appena la disciplina esterna più non bastasse , e si facesse appello all’uomo ed al merito personale.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 272-273, in proposito scriveva: “Il 24 agosto Garibaldi fece passare presso Scilla sul continente napoletano tutta la sua armata attiva, compresa anche la divisione Rüstow, la quale trovavasi tuttavia a Milazzo. Giunte alla costa, le truppe si ordinarono in modo che le ultime arrivate si mettessero alla testa; innanzi a tutte le brigate Eber e Sacchi, indi la divisione Cosenz, la divisione Medici e la divisione Bixio….Prima di narrare la marcia di Garibaldi attraverso le Calabrie, la Basilicata ed il Principato, per Napoli, è necessario intrattenerci alquanto dell’ insurrezione in queste provincie, la quale precorse l’esercito meridionale, indi vedere come a fronte degli avvenimenti si contenessero il re Francesco II, la sua corte ed il suo ministero. III. L’insurrezione nel continente napoletano. Contemporaneamente allo sbarco delle prime truppe di Garibaldi sul continente l’insurrezione destossi in tutto il territorio del re Francesco. L’armata di Garibaldi non è anzi tutto che il punto d’appoggio di questa insurrezione, che la precorre. È impossibile tenerle dietro in tutte le sue particolarità; è però necessario informare in qualche modo il lettore del modo in cui si diffuse.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a p. 276, in proposito scriveva: “Dopo il 25 agosto insorsero nel Principato citeriore Eboli, la Sala, il distretto del Cilento. I regii lasciavano tranquillamente che si facesse , ma non vedevano con altrettanta indifferenza che la rivoluzione si agitasse anche nel Principato ulteriore.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a p. 296, in proposito scriveva: “Durante i combattimenti di Villa San Giovanni e Piale, il general Viale, con parte delle sue truppe, erasi da Monteleone avanzato verso Bagnara ed aveva dato ordine allo stesso brigadiere Ruiz di attaccare i garibaldini. Questi erasi rifiutato di intraprendere l’attacco collo scarso numero di truppe che aveva. Viale quindi ritirossi di nuovo a Monteleone, si mise a letto ammalato e chiese la sua dimissione, appena vide in quale stato fuggivano i corpi di Briganti e Melendez, e quando seppe che i rinforzi i quali dovevano congiungersi con lui, allo sbarco presso Paola ne erano stati impediti da quegli abitanti.”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 492-493, in proposito scriveva che: “LV. La decimaquinta divisione, ingrossata dalle truppe disperse di già appartenenti al corpo di Luigi Pianciani state direttamente da Palermo trasportate a Paola, a Scaléa, a Policastro od a Sapri, sfilava colla massima secretezza e celerità sulla destra dell’esercito regio. A queste forze, già per sè considerevoli, si unirono tosto le bande insurrezionali del paese ed i numerosi distaccamenti dei Calabresi che avevano preceduto la marcia dell’ armata italiana. Con tutti questi corpi riuniti, il generale Türr, riuscendo a girare, come gli era stato ordinato l’estrema sinistra dei Regii, avrebbe potuto seriamente compromettere la loro posizione.”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a p. 487, in proposito scriveva che: “…XLII. Martedi 4 settembre i volontari levarono il campo dirigendosi verso Rogliano, dove giunsero e bivaccarono la notte seguente. All’alba del 5 si riposero in marcia e pervennero il giorno stesso a Cosenza, bella e pittoresca città, capo luogo della Calabria ulteriore. XLIII. Quivi i volontari pagavano un debito di patria e fraterna affezione e memoria. Il 24 luglio 1844 Cosenza era stata il teatro d’ infausta tragedia: Attilio ed Emilio Bandiera, Domenico Moro ed i loro compagni di gloria e sventura avevano quivi scontato col sangue la temerità giovanile e l’amore all’Italia. Un governo più equo o meno feroce avrebbe rispettato la loro gioventù e le loro illusioni: ma la Corte borbonica, avida mai sempre di sangue, tutti ad un tratto li fece dannare all’ ultima pena . Eglino subirono il loro destino con eroica rassegnazione e costanza : e furono l’un sopra l’altro fucilati etc….”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, a pp. 138-139, riferendosi al colonnello Ludovico Frapolli, in proposito scriveva che: “Garibaldi non era più a Bagnara, che aveva lasciato alcune ore prima del nostro arrivo; vi trovavamo invece il colonnello Frapolli, lo stesso con cui eravamo partiti da Genova…..Dopo aver parlato quella stessa mattina con Garibaldi, egli si preparava a ritornare in Sicilia per accellerare l’invio di truppe e dirigerle per mare non più a Reggio e su Scilla, ma molto più a nord, in previsione di una resistenza determinata, per lanciarle a Paola, dietro Cosenza, in maniera da tagliare la ritirata ai Napoletani, e su Sapri, per operare un movimento che potesse minacciare Salerno. Era il mezzo, escogitato assai bene dal Frapolli stesso, d’isolare gli uni dagli altri e di ridurre al nulla i diversi corpi regii che ancora occupavano in forze la strada di Napoli, e che potevano condenderci seriamente il passaggio nel caso poco probabile che al nostro avvicinarsi non si fosse sollevato tutto il paese. Frapolli partì solo sulla piccola imbarcazione per raggiungere Milazzo, e noi salimmo in carrozza per andare a raggiungere Garibaldi; etc…”. Dunque, Du Champ ci parla dell’arrivo di Turr a Bagnara calabra dove trovarono il colonnello Ludovico Frapolli (….), il quale aveva conversato con Garibaldi che da poco aveva lasciato Bagnara. Frapolli era in procinto d’imbarcarsi per la Sicilia, per andare a Milazzo e raccontava il piano di Garibaldi di non portare le truppe del Turr a Reggio e a Scilla ma di portarle a Sapri. Da Wikipedia leggiamo che Ludovico Frapolli, fu in Ingegniere, patriota. Partecipò a tutte le imprese garibaldine dal 1860 al 1871, dopo lunghi anni di esilio. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 140-141, in proprosito scriveva che: “Intanto tra il 24 ed il 25 agosto la brigata Eber della divisione Turr, aveva affrettato il suo sbarco sopra battelli a vapore a Bagnara, meno il battaglione La Porta e la sezione ungherese etc….le brigate Puppi, Milano e Spinazzi (divisione Turr) etc…La brigata Bixio (divisione Turr) etc…”. Pecorini, a p. 141, in proposito scriveva: “Il 28 alle 6 ant. la brigata Eber partiva da Mileto per Monteleone, ed arrivava alla tappa alle 9 ant. ove accampava a piè del monte. Alle 6 pom. muoveva per Pizzo, ove giungeva alle 10 pom. ed ivi riceveva ordine di proseguire il cammino e di accamparsi al Piano dei sorrisi (Maida) ove arrivava dopo un’ora di marcia. Etc…Questo stesso giorno arrivavano in Messina le brigate Puppi, Milano e Spinazzi che soffermavano a Gesso e partivano subito per Torre di Faro….Lo stesso giorno 29 giungevano a Torre di Faro le brigate Puppi, Milano e Spinazzi in attesa d’imbarco per passare in Calabria. Le brigate Milano e Spinazzi in questo stesso giorno sbarcarono a Tropea; la brigata Sacchi etc…arriva il 28 a Pizzo.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 141, in proposito scriveva che: “Lo stesso giorno 26 muovevano da Milazzo per Messina, dopo sette giorni di permanenza in quella città, le brigate Puppi, Milano, Spinazzi ( divisione Türr). La brigata Eber alle ore 8 ant. del 27 era in Rosarno ed accampava al di là del paese. Si rimetteva in marcia alle ore 6 pom. per Mileto dove giungeva alle 11 pom. ed accampava sulla strada di qua del paese; il servizio della guardia del campo, l’avanguardia e la retroguardia veniva prestato durante le marce per turno…..(riferendosi al 28 agosto)…Questo stesso giorno arrivavano in Messina le brigate Puppi, Milano e Spinazzi che soffermavano a Gesso e partivano subito per Torre di Faro. Dal Piano dei sorrisi partiva la colonna Eber il 29 per Maida alle 2 pom. e giungeva la tappa alle 11 di notte, dopo aver fatto una sosta a Fiumara Randaci. Lo stesso giorno 29 giungevano a Torre di Faro le brigate Puppi, Milano e Spinazzi in attesa d’imbarco per passare in Calabria. Le brigate Milano e Spinazzi in questo stesso giorno sbarcarono a Tropea; Etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 146, in proposito scriveva che: “Le brigate Milano e Spinazzi, passando per Monteleone, giungevano a Pizzo la sera dello stesso giorno 30, e partivano da colà nella notte del 30 al 31 per Paola.”.
BERTANI VIAGGIA IN MARE DIRETTO A MESSINA (TORRE DI FARO)
Nel 28 agosto 1860, Agostino BERTANI, viaggia con il vapore UTILE per raggiungere le sue truppe a Messina
Dopo aver ricevuto a Milazzo, il dispaccio di Garibaldi, dove Garibaldi lo invitava a portare le sue truppe in Calabria, Bertani, da Milazzo cerca di portare le sue genti al porto di Messina, a Torre di Faro. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 172-173, riferendosi a Bertani, in proposito scriveva che: “La caccia in quei giorni ai bipedi e quadrupedi e ai mezzi di trasporto per mare e per terra era fin comica si sentiva prima che si sapesse, che Garibaldi aveva abbandonato l’isola: anche invisibile, egli con magnetico fluido tutti attirava. I feriti di cui le case e le chiese di Milazzo erano piene, fuggirono; e il vice- capo dell ‘ ambulanza, Stradivari, potè appena tenere riuniti medici sufficienti. Per eseguire gli ordini di Garibaldi, Bertani non aveva che il vaporetto l’Utile, venuto da Palermo coi cavalli della legione. Onde facendo marciare la gente da Milazzo, Gesso, Messina, al Faro, egli, precedendola, si assicurò i trasporti e telegrafò a Garibaldi a Reggio per sapere in che punto dovesse sbarcare colla gente.“. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 174, in proposito scriveva che: “Senza la benevolenza del povero Nievo a Palermo, di Acerbi e di Nicola Fabrizi a Messina, Bertani davvero non avrebbe trovato trasporti tra tanti che se li leticavano per pigiarvi le genti loro, magari sloggiandone quelle degli altri. Così il povero Ripari fino dal 22 fu sbalzato col personale e materiale d’ambulanza dall’Aberdeen ove pure era salito per ordine di Sirtori, e noi dovemmo sguizzare in barche pescherecce e sbarcare in mezzo ai regi e correre e correre per raggiungere Garibaldi.“. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, riferendosi a Bertani aggiungeva che: “Egli ubbidì, e da Milazzo a marcie forzate condusse i suoi uomini al Faro. Qui telegrafò al Generale per sapere in quale punto della costa calabrese doveva sbarcare. Etc…”. Infatti, Eliseo Porro (…..), nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), a p. 10 proseguendo il suo racconto scriveva: “Finalmente la sera del 26 agosto intrapresi la marcia verso il Faro, e giunsi in quel giorno fino a Gesso; il 27 a Messina; il 28 alla Torre del Faro.”. Dunque, a Torre di Faro, il 28 agosto 1860, Bertani arrivò con alcune truppe imbarcatosi sul vapore Utile, che riuscì a trovare mentre il colonnello Rustow, da Milazzo dovette marciare con il grosso delle truppe dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 30, in proposito scriveva che: “Io avevo assistito alla partenza di Pianciani; più tardi, il suo contingente di truppa, diretto in un primo momento verso Milazzo ed il Faro, etc…”.
LA MARCIA DI RUSTOW PER MESSINA-TORRE DI FARO
Nel 26 e 27 agosto 1860, Torre di Faro, Messina, RUSTOW e le truppe di volontari dell’ex ‘spedizione TERRANOVA’ (ex Spedizione Bertani-Pianciani), ivi portate via terra da Milazzo ed ivi tutte riunite. Li raggiunge pure Agostino Bertani che li fa imarcare per la Calabria sul vapore UTILE
I garibaldini della “Spedizione Bertani-Pianciani” sbarcarono in Sicilia dove Garibaldi ed i suoi Mille avevano già conquistato la Sicilia. Essi parteciparono alle operazioni di Milazzo. A Milazzo, le truppe dell’ex spedizione Pianciani, organizzate dal Bertani furono da Garibaldi aggregate alla 15° Divisione affidata al colonnello Rustow. Dunque, queste due brigate dell’ex spedizione Pianciani prima che fossero portate da Rustow e da Bertani a Paola si trovavano a Milazzo in Sicilia, non molto distanti da Messina e dallo Stretto per le coste della Calabria. Le truppe furono spostate a marcie forzate a Torre di Faro. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, nell’“Allegato II: Riassunto delle Tabelle di Marcia dell’Esercito Meridionale”, a p. 515, riferendosi alla Brigata Milano, che è quella di cui stò parlando, in proprosito scriveva che: “28 agosto: Messina Torre di Faro; 29 agosto: Tropea Monteleone; 30 Pizzo; 31 Paola; 1 settembre: in mare per Sapri; 2 settembre: Sapri; 3 settembre: Vibonote; 4 settembre: Casalinuovo; 5 settembre Sala; 6 settembre Auletta; 7 settembre Eboli; 8 settembre Salerno; 9 settembre Napoli; 11 Avellino; 12 settembre Domenicane; 13 settembre Ariano; etc…”. Dunque, il Pecorini scriveva che la Brigata Milano si trovava a Torre di Faro il 28 agosto ed il 29 agosto era giunta a Tropea e Monteleone. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 823, in proposito scriveva che: “La divisione Rustow che trovavasi ancora in Milazzo, il 26 agosto aveva ricevuto l’ordine di marciare verso Torre di Faro per ivi imbarcarsi e muovere alla volta della Calabria. Essa arrivava il 28 a Torre di Faro, e la mattina del 29, le due brigate Milano e Parma s’imbarcarono per dirigersi nel golfo di Sant’Eufemia; la brigata Bologna dovette aspettare sulle coste di Sicilia, perchè i mezzi di trasporto mancavano. Etc…”. Eliseo Porro (…..), nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), a pp. 9-10-11, in proposito scriveva che: “In ogni giorno, non una sola volta, ma perfino due, tre volte mi si consigliava la immediata partenza verso il Faro. Resistetti riguardo alla via di mare e momentaneamente anche per quella di terra, poichè mi sembrava inopportuno consumare in marcie forzate truppe del tutto nuove per presentarle al nemico digiune affatto d’istruzione , affrante e disordinate. Etc…”. Rustow si lamentava del disordine che regnava a Milazzo. Poi, a p. 10 proseguendo il suo racconto scriveva: “Finalmente la sera del 26 agosto intrapresi la marcia verso il Faro, e giunsi in quel giorno fino a Gesso; il 27 a Messina; il 28 alla Torre del Faro. Quanto riuscissero utili le marcie per l’ordinamento delle truppe, lo mostrò l’esperienza. La colonna che dapprincipio si stendeva all’infinito potè a poco a poco essere raccolta, i militi abituarsi ad un rancio regolare e ad una certa celerità nel soddisfare ad ogni ramo del servizio militare. Che sarebbe avvenuto se ad ognuno avessi permesso di agire a proprio talento, poichè è a rimarcarsi che molti immaginavano che la colonna, a guisa di un viaggiatore pedestre dilettante, potesse d’un sol colpo fare una corsa da Milazzo a Torre del Faro ? Le colonne condotte da Garibaldi, giunte a Reggio avevano piegato verso il nord, diffondendo il terrore fra le demoralizzate truppe di Francesco II ed il giubilo nella gran maggioranza delle popolazioni. Per raggiungere queste colonne e procedere con esse di conserva malgrado la perdita di tempo incontrata, doveva imbarcarmi alla Torre del Faro ed approdare a Pizzo per formare l’estremità del sinistro fianco dell’esercito. Ma i nostri legni bastarono appena per l’imbarco delle due brigate Milano e Parma, cosicchè la brigata Bologna dovette restare al Faro. La brigata Milano e parte della brigata Parma erano con me sul vapore Rosolino Pilo.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a p. 270, in proposito scriveva: “In quel frattempo Garibaldi, che la mattina del 17 agosto aveva già abbandonato Palermo, e si era recato sulle coste orientali della Sicilia, cominciò le sue operazioni per il passaggio in Calabria.”. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 272-273, in proposito scriveva: “Il 24 agosto Garibaldi fece passare presso Scilla sul continente napoletano tutta la sua armata attiva, compresa anche la divisione Rüstow, la quale trovavasi tuttavia a Milazzo. Giunte alla costa, le truppe si ordinarono in modo che le ultime arrivate si mettessero alla testa; innanzi a tutte le brigate Eber e Sacchi, indi la divisione Cosenz, la divisione Medici e la divisione Bixio….”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 299-300, in proposito scriveva: “In pari tempo entrò in azione anche la divisione Rüstow. Il 26 agosto essa ebbe ordine di marciare da Milazzo a Torre di Faro onde colà essere imbarcata. Essendone la organizzazione ultimata, partì la stessa sera, ed arrivò in tre marcie, che servirono in pari tempo di esercizio a quelle giovani truppe, per Gesso e Messina, il 28 agosto a Torre di Faro, etc…”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, riferendosi a Bertani aggiungeva che: “Egli ubbidì, e da Milazzo a marcie forzate condusse i suoi uomini al Faro. Qui telegrafò al Generale per sapere in quale punto della costa calabrese doveva sbarcare.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 130, aggiungeva che: “Diede quindi ordine a Rüstow di partire con tutti per Torre di Faro, ed egli recavasi lo stesso giorno a Messina, e preparavasi al passaggio in Calabria.”. Dunque, secondo il Pecorini (che scriveva sulla scorta del racconto di Rustow), a Giardini diede ordine a Turr di recarsi a Milazzo a prendere i volontari dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “Così il Rustow giungeva a Milazzo dove furono riuniti circa 3500 uomini, e Bixio con le forze dell’Eberhard, con 400 Siciliani reclutati durante la traversata dell’isola e con due compagnie del battaglione Chiassi (brigata Sacchi) veniva ad avere ai suoi ordini una forza complessiva che si può calcolare in altri 3500 combattenti.“. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “Dopo alcuni giorni di sosta per manovre e per organizzare, la Divisione lasciava Milazzo il 26 e per via di terra giungeva il 28 al Faro. Lo scopo del Governo sardo era raggiunto. La spedizione Bertani-Pianciani era affatto sconvolta. Parte con l’Eberhardt a Taormina, parte a Palermo, e parte col Rustow sulla punta settentrionale dell’Isola.”. Dunque, Agrati racconta che, il colonnello Rustow arrivò la sera del 18 a Milazzo, al comando di una parte della sua Divisione (Divisione Turr) ed il 20 settembre 1860 era arrivata a Milazzo il resto della Divisione. Dopo alcuni giorni di sosta a Milazzo, la Divisione, il 28 riparte ed arriva al Faro. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 141, in proposito scriveva: “Il 28…..Questo stesso giorno arrivavano in Messina le brigate Puppi, Milano e Spinazzi che soffermavano a Gesso e partivano subito per Torre di Faro….Lo stesso giorno 29 giungevano a Torre di Faro le brigate Puppi, Milano e Spinazzi in attesa d’imbarco per passare in Calabria. Le brigate Milano e Spinazzi in questo stesso giorno sbarcarono a Tropea; la brigata Sacchi etc…arriva il 28 a Pizzo.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 141, in proposito scriveva che: “Lo stesso giorno 26 muovevano da Milazzo per Messina, dopo sette giorni di permanenza in quella città, le brigate Puppi, Milano, Spinazzi ( divisione Türr).”.
Nel 28 agosto 1860, da Reggio, Agostino PLUTINO invia un messaggio di Garibaldi a BERTANI con un messaggio telegrafico
Agostino Bertani che si trovava a Torre di Faro con le sue truppe e con Rustow telegrafò a Reggio Calabria per sapere dove si trovava Garibaldi e così poterlo raggiungere con le truppe che Garibaldi attendeva. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 173 e ssg., riferendosi a Bertani, in proposito scriveva che: “Bertani….e telegrafò a Garibaldi a Reggio per sapere in che punto dovesse sbarcare colla gente. Risponde, il 28 agosto, Agostino Plutino, calabrese dei Mille, colui che raggiunse i pionieri sull’ Aspromonte e rimase con essi, ed ora era stato dal dittatore nominato governatore generale politico e militare della provincia di Calabria ultra prima con poteri illimitati (1): etc…”. Dunque, la White scriveva che Agostino Bertani, il 27 agosto 1860 telegrafò a Reggio Calabria a Garibaldi che gli risponde da Reggio Calabria, il 28 agosto 1860 col tramite di Agostino Plutino, prodittatore della Calabria che gli risponde con il seguente messaggio telegrafico: «Reggio, 28 agosto 1860. Signore, In punto mi viene comunicato il seguente dispaccio elettrico per Lei: Fate sapere a Bertani a Torre di Faro che sbarchi la sua colonna a Santa Eufemia e che marci da costà a Nicastro. Per facilitare lo sbarco, Bertani deve portar seco barche. Mi avvisi se sbarcherà a Pizzo o a Santa Eufemia ( Pizzo , 28 , ore 5 ‘ /, pom. ). » La prego col ritorno del latore farmi tenere analoga risposta.- Il governatore generale Agostino Plutino. A. Bertani, generale di divisione, Torre di Faro.”. La White, a p. 173, nella nota (1) postillava che: “(1) Fatto questo da notarsi, dacchè una delle accuse mosse a Bertani fu che egli, quando divenne segretario generale, con arbitrio dittatoriale creò governatori a suo piacere. (2) Questo titolo innocentemente regalatogli da Plutino per telegrafo gli fruttò l’accusa di volere farsi generale ; ma egli si firmò sempre o Bertani o Bertani dott. Agostino.”. La White, a p. 174 proseguendo il suo racconto scriveva: “Bertani risponde a Plutino: “Vi prego partecipare al generale Garibaldi il seguente dispaccio: Scenderò a Santa Eufemia, condurrò barche meco, marcerò per Nicastro. Vi avvertirò appena sbarcato. Piola condusse vuoti a Palermo vapori destinati imbarco, perciò deve condurre uomini in due riprese. Vi prego altresì, signor governatore, di fare avvertire a Pizzo il tenente Francavilla condurre cavalli a Santa Eufemia subito.”. Dunque, la White scriveva che Bertani, dopo aver ricevuto a Torre di Faro l’ordine di Garibaldi inviatogli da Plutino, rispose al Governatore della Calabria con un dispaccio telegrafico dove gli annunciava che si sarebbe partito da Torre di Faro e si sarebbe diretto in Calabria, a Sant’Eufemia. Bertani, da Torre di Faro, prima di imbarcarsi sullo Stretto per andare in Calabria, diretto a Sant’Eufemia, telegrafa e risponde a Plutino, Governatore della Calabria per dirgli che vuole sbarcare con le sue truppe in Calabria. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, riferendosi a Bertani aggiungeva che: “Egli ubbidì, e da Milazzo a marcie forzate condusse i suoi uomini al Faro. Qui telegrafò al Generale per sapere in quale punto della costa calabrese doveva sbarcare. Il 28 agosto, Agostino Plutino, uno dei capi insurrezionali dell’Aspromonte, nominato da Garibaldi governatore della Calabria, telegrafava al Bertani, per ordine sempre del Generale, di far sbarcare la sua colonna fra Pizzo e S. Eufemia marciando poi a Nicastro. Bertani eseguì l’ordine e dopo mille peripezie il 29 agosto sbarcava a Tropea e da qui proseguiva con le truppe, d’accordo col Rustow per Pizzo, ove trovò un ordine del Sirtori di avanzare a marcie forzate per raggiungere il Quartiere Generale, che da S. Pietro del Tiriolo proseguiva verso il Generale che, dice la Mario, lo abbracciò, poi diede ordine al Generale Turr di andare a raggiungere la legione e portarla al più presto sulla via di Lagonegro, ed al Bertani disse (2): “Voi restereco meco, ho bisogno di voi”. Maraldi, a p. 99, nella nota (1) postillava: “(1) Pianciani, op. cit.”. Maraldi, a p. 101, nella nota (2) postillava:“(2) J. W. Mario, op. cit., 172, 173, 174.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 388-389, in proposito scriveva che: “Mentre così crolla tutta l’organizzazione borbonica, civile e militare, Garibaldi avanza rapidamente, trascinandosi dietro i suoi e spingendosi innanzi le torme dei vinti, tra i quali il panico, l’indisciplina, la dissoluzione non conoscon più limiti. Il 26 agosto il Dittatore è a Nicotera e di là scrive al Sirtori, senza sapere neppure con precisione dove si trovi: “Nicotera, 26 agosto 1860. Al Generale Sirtori a Mileto o sada da Rosarno a Mileto – Ebbi conferenza col Capo dello Stato Maggiore del maresciallo Vial e abbiam disposto il seguente: – Noi occuperemo Mileto domani etc…”. Il Sirtori riceve questa lettera nella notte stessa sul 27 al suo arrivo in Mileto e s’affretta a rispondere. Dice che il nemico si dirige al Pizzo dove s’imbarcherà e che Cosenz è partito da Rosarno la sera avanti con la sua 1° Brigata. Si imbarca pure a Torre di Faro il Bertani con circa 1500 uomini diretti al Pizzo. Il generale Milbitz, con la sua 2° Brigata della Divisione Cosenz, giunge a Nicotera il 27, sbarca e prosegue per Mileto….”.
LA BRIGATA BOLOGNA (PUPPI) RESTO’ AL FARO E NON POTE’ PARTIRE PER LA CALABRIA
Eliseo Porro (…..), nel 1860 pubblicò il testo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che era la sua traduzione dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow (….), a p. 10 proseguendo il suo racconto scriveva: “Per raggiungere queste colonne e procedere con esse di conserva malgrado la perdita di tempo incontrata, doveva imbarcarmi alla Torre del Faro ed approdare a Pizzo per formare l’estremità del sinistro fianco dell’esercito. Ma i nostri legni bastarono appena per l’imbarco delle due brigate Milano e Parma, cosicchè la brigata Bologna dovette restare al Faro. La brigata Milano e parte della brigata Parma erano con me sul vapore Rosolino Pilo.”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 337-338, in proposito scriveva: “….si mise in movimento la sera stessa ed arrivò in tre marcie, che servirono nello stesso tempo di esercizio di quelle giovani truppe, per Gesso e Messina nel 28 agosto a Torre di Faro, e nella mattina successiva s’imbarcarono le due brigate Milano e Parma, mancando i legni per la brigata Bologna, per far vela verso il golfo di s. Eufemia.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 299-300, in proposito scriveva: “In pari tempo entrò in azione anche la divisione Rüstow. Il 26 agosto essa ebbe ordine di marciare da Milazzo a Torre di Faro onde colà essere imbarcata. Essendone la organizzazione ultimata, partì la stessa sera, ed arrivò in tre marcie, che servirono in pari tempo di esercizio a quelle giovani truppe, per Gesso e Messina , il 28 agosto a Torre di Faro, il 29 mattina per tempo furono imbarcate le due brigate Milano e Parma, mancando navi per la brigata Bologna, e furono dirette al golfo di Sant’Eufemia.”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 823, in proposito scriveva che: “La divisione Rustow che trovavasi ancora in Milazzo, il 26 agosto aveva ricevuto l’ordine di marciare verso Torre di Faro per ivi imbarcarsi e muovere alla volta della Calabria. Essa arrivava il 28 a Torre di Faro, e la mattina del 29, le due brigate Milano e Parma s’imbarcarono per dirigersi nel golfo di Sant’Eufemia; la brigata Bologna dovette aspettare sulle coste di Sicilia, perchè i mezzi di trasporto mancavano. Etc…”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 174-175 proseguendo ancora scriveva: “Bertani intanto non si smarrì; lasciò la brigata Bologna coll’ordine di ficcarsi nel primo vapore vuoto, e imbarcate le brigate Milano e Parma sul Weasel, Dante, Calabria e il Pilo, sali su questo e s ‘ indirizzò per Santa Eufemia.“. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 141, in proposito scriveva che: “Lo stesso giorno 26 muovevano da Milazzo per Messina, dopo sette giorni di permanenza in quella città, le brigate Puppi, Milano, Spinazzi ( divisione Türr). La brigata Eber alle ore 8 ant. del 27 era in Rosarno ed accampava al di là del paese. Si rimetteva in marcia alle ore 6 pom. per Mileto dove giungeva alle 11 pom. ed accampava sulla strada di qua del paese; il servizio della guardia del campo, l’avanguardia e la retroguardia veniva prestato durante le marce per turno…..(riferendosi al 28 agosto)…Questo stesso giorno arrivavano in Messina le brigate Puppi, Milano e Spinazzi che soffermavano a Gesso e partivano subito per Torre di Faro. Dal Piano dei sorrisi partiva la colonna Eber il 29 per Maida alle 2 pom. e giungeva la tappa alle 11 di notte, dopo aver fatto una sosta a Fiumara Randaci. Lo stesso giorno 29 giungevano a Torre di Faro le brigate Puppi, Milano e Spinazzi in attesa d’imbarco per passare in Calabria. Le brigate Milano e Spinazzi in questo stesso giorno sbarcarono a Tropea; Etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: “Queste forze, dice il Rustow, eran l’intera Brigata “Milano” e alcuni reparti della “Parma”: il resto aveva dovuto restare al Faro poichè i vapori non erano sufficienti per il trasporto. Componevano la Brigata “Milano” 3 Battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi e il capitano Venuti, e 2 Compagnie di bersaglieri.”. Il colonnello Cesare Cesari, del Ministero della Guerra nel testo citato, a p. 172, in proposito scriveva che: “Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguir per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano a loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”.
BERTANI E RUSTOW CON LE BRIGATE MILANO E SPINAZZI SI IMBARCANO PER LA CALABRIA
Nel 29 agosto 1860, a Messina, Torre di Faro, l’imbarco per lo sbarco in Calabria (a Tropea) di Bertani e di RUSTOW con le truppe di volontari dell’ex ‘spedizione TERRANOVA’ (ex Spedizione Bertani-Pianciani): le due Brigate Milano e Spinazzi si imbarcano e viaggiano per sbarcare in Calabria sui vapori WEISEL, DANTE, CALABRIA e PILO
I garibaldini della “Spedizione Bertani-Pianciani” furono portate da Milazzo a Torre del Faro e da Torre del Faro si imbarcarono per sbarcare in Calabria. Queste forze garibaldine, raccolte in precedenza dal Bertani, per via mare raggiunsero le coste della Calabria ma dovettero sbarcare a Tropea e non poterono arrivare via mare a Pizzo Calabro che fu raggiunta solo marciando da Tropea. I vapori che li avevano trasportati da Torre di Faro, via mare, li lasciarono e li fecero sbarcare a Tropea. Da Tropea, in Calabria, marciarono fino a Pizzo dove si imbarcarono per Paola. Le truppe dell’ex Spedizione Pianciani, organizzate dal Bertani furono da Garibaldi aggregate alla 15° Divisione affidata al colonnello Rustow e le sue Brigate, prima di arrivare a Paola, dovettero sbarcare in Calabria, dopo aver attraversato lo Stretto di Messina. Si partirono il 28 agosto 1860 dal porto di Messina, Torre di Faro e da lì, via mare attraversarono lo Stretto ma dovettero barcare a Tropea. I comandanti dei piroscafi noleggiati dal Bertani non vollero proseguire fino a Pizzo e dopo che essi avevano completato lo sbarco a Tropea immediatamente lasciarono lo Stretto per paura di incontrare Navi borboniche nemiche. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a pp. 389, in proposito scriveva che: “Il Sirtori riceve questa lettera nella notte stessa sul 27 al suo arrivo in Mileto e s’affretta a rispondere. Dice che il nemico si dirige al Pizzo dove si imbarcherà e che Cosenz è partito da Rosarno la sera avanti con la sua 1° Brigata. Si imbarca pure a Torre di Faro il Bertani con circa 1500 uomini diretto al Pizzo.”. Dunque, Agrati (….), a pp. 389, riferendosi al 27 agosto 1860, in proposito scriveva che: “Si imbarca pure a Torre di Faro il Bertani con circa 1500 uomini diretto al Pizzo.”. Dunque, Bertani lasciò Torre di Faro, con le sue truppe dell’ex spedizione Pianciani, il 27 agosto 1860. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, nell’“Allegato II: Riassunto delle Tabelle di Marcia dell’Esercito Meridionale”, a p. 515, riferendosi alla Brigata Milano, che è quella di cui stò parlando, in proprosito scriveva che: “28 agosto: Messina Torre di Faro; 29 agosto: Tropea Monteleone; 30 Pizzo; 31 Paola; 1 settembre: in mare per Sapri; 2 settembre: Sapri; 3 settembre: Vibonote; 4 settembre: Casalinuovo; 5 settembre Sala; 6 settembre Auletta; 7 settembre Eboli; 8 settembre Salerno; 9 settembre Napoli; 11 Avellino; 12 settembre Domenicane; 13 settembre Ariano; etc…”. Dunque, il Pecorini scriveva che la Brigata Milano si trovava a Torre di Faro il 28 agosto ed il 29 agosto era giunta a Tropea e Monteleone. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 173 e ssg., riferendosi a Bertani, in proposito scriveva che: “Per eseguire gli ordini di Garibaldi, Bertani non aveva che il vaporetto l’Utile, venuto da Palermo coi cavalli della legione. Onde facendo marciare la gente da Milazzo, Gesso, Messina, al Faro, egli, precedendola, si assicurò i trasporti e telegrafò a Garibaldi a Reggio per sapere in che punto dovesse sbarcare colla gente. Risponde, il 28 agosto, Agostino Plutino, calabrese dei Mille, colui che raggiunse i pionieri sull’ Aspromonte e rimase con essi, ed ora era stato dal dittatore nominato governatore generale politico e militare della provincia di Calabria ultra prima con poteri illimitati: “……”(1).”. La White, a p. 174 proseguendo il suo racconto scriveva: “Bertani risponde a Plutino: Vi prego partecipare al generale Garibaldi il seguente dispaccio: Scenderò a Santa Eufemia, condurrò barche meco, marcerò per Nicastro. Vi avvertirò appena sbarcato. Piola condusse vuoti a Palermo vapori destinati imbarco, perciò deve condurre uomini in due riprese. Vi prego altresì, signor governatore, di fare avvertire a Pizzo il tenente Francavilla condurre cavalli a Santa Eufemia subito.”. Dunque, la White scriveva che Bertani, dopo aver ricevuto a Torre di Faro l’ordine di Garibaldi inviatogli da Plutino, rispose al Governatore della Calabria con un dispaccio telegrafico dove gli annunciava che si sarebbe partito da Torre di Faro e si sarebbe diretto in Calabria, a Sant’Eufemia. Ma, come vedremo non poté sbarcare a Sant’Eufemia ma arrivò a Tropea. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 174-175 proseguendo ancora scriveva: “Bertani intanto non si smarrì; lasciò la brigata Bologna coll’ordine di ficcarsi nel primo vapore vuoto, e imbarcate le brigate Milano e Parma sul Weasel, Dante, Calabria e il Pilo, sali su questo e s ‘ indirizzò per Santa Eufemia. Ma le sue pene erano tutt’altro che terminate. Alcuni capitani dei vapori e delle barche, interessati o pusillanimi, fecero impazzire i capi dei corpi, ‘pretendendo di caricare poca gente, guastando o fingendo guaste le macchine per retrocedere alle spiaggie sicule o sbarcare su quel punto dell’opposta sponda che a loro paresse meno pericoloso.”. Dunque, i volontari garibaldini, Rustow e Bertani, dovettero sbarcare a Tropea e non a Sant’Eufemia perché il capitano del vapore “Pilo” li aveva sbarcati lì e se n’era andato. Sulla partenza di Bertani e delle truppe dal Faro per andare in Calabria. Poi continuando il racconto scriveva: “Nel bel mezzo dello stretto scende agitato il capitano del Pilo, avvertendo che quello del ‘Calabria’ aveva dato indietro per minaccia di un legno napoletano e ora voleva sbarcare la gente a Tropea. Qui di fatti la sbarcò e voltò prora per la Sicilia.”. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 11-12, scriveva pure: “Finalmente la sera del 26 agosto intrapresi la marcia verso il Faro, e giunsi in quel giorno fino a Gesso; il 27 a Messina; il 28 alla Torre del Faro. Quanto riuscissero utili le marcie per l’ordinamento delle truppe, lo mostrò l’esperienza. La colonna che dapprincipio si stendeva all’infinito potè a poco a poco essere raccolta, i militi abituarsi ad un rancio regolare e ad una certa celerità nel soddisfare ad ogni ramo del servizio militare. Che sarebbe avvenuto se ad ognuno avessi permesso di agire a proprio talento, poichè è a rimarcarsi che molti immaginavano che la colonna, a guisa di un viaggiatore pedestre dilettante, potesse d’un sol colpo fare una corsa da Milazzo a Torre del Faro ? Le colonne condotte da Garibaldi, giunte a Reggio avevano piegato verso il nord, diffondendo il terrore fra le demoralizzate truppe di Francesco II ed il giubilo nella gran maggioranza delle popolazioni. Etc…“. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 11, scriveva pure: “Ma i nostri legni bastarono appena per l’imbarco delle due brigate Milano e Parma, la brigata Bologna dovette restare al Faro.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 299-300, in proposito scriveva: “In pari tempo entrò in azione anche la divisione Rüstow. Il 26 agosto essa ebbe ordine di marciare da Milazzo a Torre di Faro onde colà essere imbarcata. Essendone la organizzazione ultimata, partì la stessa sera, ed arrivò in tre marcie, che servirono in pari tempo di esercizio a quelle giovani truppe, per Gesso e Messina, il 28 agosto a Torre di Faro, il 29 mattina per tempo furono imbarcate le due brigate Milano e Parma, mancando navi per la brigata Bologna, e furono dirette al golfo di Sant’Eufemia. Etc….”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 337-338, in proposito scriveva: “Nello stesso tempo entrò in azione anche la divisione Rüstow. Ai 26 aprile essa ebbe l’ordine di marciare da Milazzo e Torre di Faro per essere imbarcata. Essendo compiuta la sua organizzazione, si mise in movimento la sera stessa ed arrivò in tre marcie, che servirono nello stesso tempo di esercizio di quelle giovani truppe, per Gesso e Messina nel 28 agosto a Torre di Faro, e nella mattina successiva s’imbarcarono le due brigate Milano e Parma, mancando i legni per la brigata Bologna, per far vela verso il golfo di s. Eufemia. Nel mezzogiorno dello stesso di 29 agosto essendo stato obbligato a sbarcare a Tropea distante circa tre marcie da Soveria – Manelli, etc…”. Dunque, Rustow raccontava che il 29 agosto 1860, le sue truppe dovettero sbarcare a Tropea e non a Sant’Eufemia, in quanto: “….per la paura dei capitani di navigli d’un vapore da guerra napoletano incrociante in quelle acque, che pretendevano aver anche veduto, dovettero quelle due brigate partire da Tropaea in quella notte stessa e nel giorno 30 a mezzodì erano già riunite a Monteleone; andarono di là a Pizzo, s’imbarcarono di nuovo, in quanto bastavano quei navigli facendo vela verso Paola, dove arrivavano nel 31 agosto. Formando……”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 823, in proposito scriveva che: “La divisione Rustow che trovavasi ancora in Milazzo, il 26 agosto aveva ricevuto l’ordine di marciare verso Torre di Faro per ivi imbarcarsi e muovere alla volta della Calabria. Essa arrivava il 28 a Torre di Faro, e la mattina del 29, le due brigate Milano e Parma s’imbarcarono per dirigersi nel golfo di Sant’Eufemia; la brigata Bologna dovette aspettare sulle coste di Sicilia, perchè i mezzi di trasporto mancavano. Il disbarco non potè aver luogo a Sant’ Eufemia, perchè una fregata napoletana si credeva incrociasse in quelle acque. Le brigale Milano e Parma dovettero disbarcare in Tropea, distante tre giorni di cammino da Soveria-Manelli. La notte stessa partirono; ed il 30 agosto a mezzogiorno erano già riuniti in Monteleone. Etc…”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, a p. 154, in proposito scriveva che: “…………..“. Dobelli (Treveljan), a p. 154, nella nota (2) postillava: “(2) Pianciani, 212-213; Mem. Stor. Mil., II, 182; Turr, Risposta, 15-16.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 194, nella nota (2) postillava: “(2) V. addietro, pagg. 152-155. Avevan lasciato la Sicilia e toccato il continente a Tropea, marciando di là a Pizzo per poi riprender il mare fino a Paola. Rustow, Brig. Milano, 11-16; Rustow, 299.”. Dunque, Treveljan, nella traduzione della Dobelli scriveva che le truppe dell’ex spedizione Pianciani avevano lasciato la Sicilia sbarcando a Tropea. Marciarono da Tropea a Pizzo Calabro da cui si imbarcarono e per via mare raggiunsero il porticciolo di Paola. Sul percorso seguito dalle truppe del Rustow (ex Pianciani) abbiamo la testimonianza dello stesso Rustow. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: “Queste forze, dice il Rustow, eran l’intera Brigata “Milano” e alcuni reparti della “Parma”: il resto aveva dovuto restare al Faro poichè i vapori non erano sufficienti per il trasporto. Componevano la Brigata “Milano” 3 Battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi e il capitano Venuti, e 2 Compagnie di bersaglieri.”. Scrive l’Agrati che la brigata “Milano”, comandata dal “Gandini”, era composta da 3 battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi ed il capitano Venuti e due compagnie di Bersaglieri. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a p. 389, in proposito scriveva che: “Si imbarca pure a Torre di Faro il Bertani con circa 1500 uomini diretto a Pizzo. Il generale Milbitz, con la 2° Brigata della Divisione Cosenz, giunge a Nicotera il 27, sbarca e prosegue per Mileto….(p. 390). Bertani sbarca a Tropea, poiché i capitani dei vapori, spaventati dalla presenza di una nave che credono una fregata napoletana, l’han messo a terra là, invece che al Pizzo, dove si dirige per via ordinaria.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 332-333 scriveva che: “Dopo alcuni giorni di sosta per manovre e per organizzare, la Divisione lasciava Milazzo il 26 e per via di terra giungeva il 28 al Faro.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 388-389, in proposito scriveva che: “Si imbarca pure a Torre di Faro il Bertani con circa 1500 uomini diretti al Pizzo. Il generale Milbitz, con la sua 2° Brigata della Divisione Cosenz, giunge a Nicotera il 27, sbarca e prosegue per Mileto…..Bertani sbarca a Tropea, poiché i capitani dei vapori spaventati dalla presenza di una nave che credono una fregata napoletana, l’han messo a terra là, invece che al Pizzo, dove si dirige per via ordinaria.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: “In Cosenza arriva il Bertani, che ha lasciato a Paola i 1500 soldati da lui condotti per mare dal Faro a Tropea, poi per terra sino al Pizzo e in fine per mare di nuovo dal Pizzo a Paola…..Queste forze, dice il Rustow, eran l’intera Brigata “Milano” e alcuni reparti della “Parma”: il resto aveva dovuto restare al Faro poichè i vapori non erano sufficienti per il trasporto.”. Dunque, secondo Agrati, Agostino Bertani condusse questa Divisione, insieme a Rustow dal Faro a Tropea. Da Tropea, Bertani e Rustow, marceranno fino ad arrivare a Pizzo Calabro, dove si imbarcheranno, e via mare arriveranno a Paola. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, nell’“Allegato II: Riassunto delle Tabelle di Marcia dell’Esercito Meridionale”, a p. 515, riferendosi alla Brigata Milano, che è quella di cui stò parlando, in proprosito scriveva che: “28 agosto: Messina Torre di Faro; 29 agosto: Tropea Monteleone; 30 Pizzo; 31 Paola; 1 settembre: in mare per Sapri; 2 settembre: Sapri; 3 settembre: Vibonote; 4 settembre: Casalinuovo; 5 settembre Sala; 6 settembre Auletta; 7 settembre Eboli; 8 settembre Salerno; 9 settembre Napoli; 11 Avellino; 12 settembre Domenicane; 13 settembre Ariano; etc…”. Dunque, il Pecorini scriveva che la Brigata Milano si trovava a Torre di Faro il 28 agosto ed il 29 agosto era giunta a Tropea e Monteleone. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 141, in proposito scriveva: “Il 28…..Questo stesso giorno arrivavano in Messina le brigate Puppi, Milano e Spinazzi che soffermavano a Gesso e partivano subito per Torre di Faro….Lo stesso giorno 29 giungevano a Torre di Faro le brigate Puppi, Milano e Spinazzi in attesa d’imbarco per passare in Calabria. Le brigate Milano e Spinazzi in questo stesso giorno sbarcarono a Tropea; la brigata Sacchi etc…arriva il 28 a Pizzo.”. Il colonnello Cesare Cesari, del Ministero della Guerra nel testo citato, a p. 172, in proposito scriveva che: “Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguir per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano a loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”. Dalla revisione di queste notizie troviamo il Gandini che condusse le truppe della brigata “Milano”, la brigata “Parma” condotta dal maggiore Spinazzi, la brigata Puppi condotta da ?. Rustow era Capo di Stato Maggiore ed era stato momentaneamente nominato comandante di queste forze dal Bertani come scrive l’Agrati (…). Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “Così il Rustow giungeva a Milazzo dove furono riuniti circa 3500 uomini, e Bixio con le forze dell’Eberhard, con 400 Siciliani reclutati durante la traversata dell’isola e con due compagnie del battaglione Chiassi (brigata Sacchi) veniva ad avere ai suoi ordini una forza complessiva che si può calcolare in altri 3500 combattenti.“. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Bertani eseguì l’ordine e dopo mille peripezie il 29 agosto sbarcava a Tropea e da qui proseguiva con le truppe, d’accordo col Rustow per Pizzo, etc…”. Maraldi, a p. 99, nella nota (1) postillava: “(1) Pianciani, op. cit.”. Maraldi, a p. 101, nella nota (2) postillava:“(2) J. W. Mario, op. cit., 172, 173, 174.”. Dunque, il Maraldi è tra quelli che scriveva che il Bertani raggiunse Garibaldi a Rotonda (come scrisse il Treveljan) e non a Cosenza. Riprendendo il discorso, però, il Maraldi, scrive che Bertani raggiunse Garibaldi al Tiriolo, contraddicendo ciò che aveva scritto a p. 101. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 165, in proposito è scritto: “Spedita questa avanguardia, lo stesso Garibaldi ordinava alla brigata Eber di muovere da Bagnara verso Palmi, alle brigate Milano e Spinazzi di occupare Tropea ed alle truppe del Cosenz di raggiungere il Tiriolo, dove egli aveva messo il suo quartier generale, per incalzare di là, alle spalle, la colonna borbonica del Ghio.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano alla loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”.
BERTANI E RUSTOW IN VIAGGIO PER LA CALABRIA
Nel 29 agosto 1860, da Messina Torre di Faro, il viaggio per lo sbarco in Calabria (a Tropea) di Bertani e di RUSTOW con le truppe di volontari dell’ex ‘spedizione TERRANOVA’ (ex Spedizione Bertani-Pianciani): le due Brigate Milano e Spinazzi sui vapori WEISEL, DANTE, CALABRIA e PILO
Da Milazzo, le truppe dell’ex spedizione Pianciani, organizzate dal Bertani furono da Garibaldi aggregate alla 15° Divisione affidata al colonnello Rustow e, le due brigate dell’ex spedizione Pianciani prima che fossero portate da Rustow e da Bertani a Paola, si trovavano a Milazzo in Sicilia, e da lì furono portate marciando fino al porto di Messina, a Torre di Faro, per passare lo Stretto. Le truppe dell’ex Spedizione Pianciani, organizzate dal Bertani furono da Garibaldi aggregate alla 15° Divisione affidata al colonnello Rustow e le sue Brigate, prima di arrivare a Paola, dovettero sbarcare in Calabria, dopo aver attraversato lo Stretto di Messina. Si partirono il 28 agosto 1860 dal porto di Messina, Torre di Faro e da lì, via mare attraversarono lo Stretto ma dovettero barcare a Tropea. I comandanti dei piroscafi noleggiati dal Bertani non vollero proseguire fino a Pizzo e dopo che essi avevano completato lo sbarco a Tropea immediatamente lasciarono lo Stretto per paura di incontrare Navi borboniche nemiche. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 173 e ssg., riferendosi a Bertani, in proposito scriveva che: “Per eseguire gli ordini di Garibaldi, Bertani non aveva che il vaporetto l’Utile, venuto da Palermo coi cavalli della legione. Onde facendo marciare la gente da Milazzo, Gesso, Messina, al Faro, egli, precedendola, si assicurò i trasporti etc…”. La White, a pp. 174-175 proseguendo ancora scriveva: “Bertani intanto non si smarrì; lasciò la brigata Bologna coll’ordine di ficcarsi nel primo vapore vuoto, e imbarcate le brigate Milano e Parma sul Weasel, Dante, Calabria e il Pilo, sali su questo e s’indirizzò per Santa Eufemia. Ma le sue pene erano tutt’altro che terminate. Alcuni capitani dei vapori e delle barche, interessati o pusillanimi, fecero impazzire i capi dei corpi, ‘ pretendendo di caricare poca gente, guastando o fingendo guaste le macchine per retrocedere alle spiaggie sicule o sbarcare su quel punto dell’opposta sponda che a loro paresse meno pericoloso. Etc…”. Dunque, i volontari garibaldini, Rustow e Bertani, dovettero sbarcare a Tropea e non a Sant’Eufemia perché il capitano del vapore “Pilo” li aveva sbarcati lì e se n’era andato. Sulla partenza di Bertani e delle truppe dal Faro per andare in Calabria, Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 448 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Bertani intanto non si smarrì; lasciò la brigata Bologna coll’ordine di ficcarsi nel primo vapore vuoto, e imbarcate le brigate Milano e Parma sul ‘Weisel, Dante, Calabria’ e il Pilo, salì su questo e s’indirizzò per Sant’Eufemia. Ma le sue pene erano tutt’altro che terminate. Alcuni capitani dei vapori e delle barche, etc…”. Poi continuando il racconto scriveva: “Nel bel mezzo dello stretto scende agitato il capitano del Pilo, avvertendo che quello del ‘Calabria’ aveva dato indietro per minaccia di un legno napoletano e ora voleva sbarcare la gente a Tropea. Qui di fatti la sbarcò e voltò prora per la Sicilia.”. Dunque, i volontari garibaldini, Rustow e Bertani, dovettero sbarcare a Tropea e non a Sant’Eufemia perché il capitano del vapore “Pilo” li aveva sbarcati lì e se n’era andato. La White, a pp. 174-175 proseguendo ancora scriveva: “Ma le sue pene erano tutt’altro che terminate. Alcuni capitani dei vapori e delle barche, interessati o pusillanimi, fecero impazzire i capi dei corpi, ‘ pretendendo di caricare poca gente, guastando o fingendo guaste le macchine per retrocedere alle spiaggie sicule o sbarcare su quel punto dell ‘ opposta sponda che a loro paresse meno pericoloso. Nel bel mezzo dello stretto scende agitato il capitano del Pilo, avvertendo che quello del Calabria aveva dato indietro per minaccia di un legno napoletano e ora voleva sbarcare la gente a Tropea. Quì di fatti la sbarcò etc….”. La White, a p. 175 scriveva: “Bertani s’avvia per mare, Rustow per terra. Dov’è Garibaldi ? ecco la domanda vociferata mille e mille volte al dì. Dove era Garibaldi ? Questo sapevano soltanto i nemici e i pochi fortunati che trovarono quadrupedi per seguirlo. Di Melendes e Briganti che si erano arresi a San Giovanni, Garibaldi manda liberi i soldati contando sullo sfacelo delle altre legioni, accavallandosi l’ uno sull’ altro. I forti dello stretto spalancano le porte al passaggio del vincitori. Vuotati così Torre Cavallo, Altafiumara, Scilla, Bagnara, vietato l’ulteriore transito delle navi nemiche, protetto lo sbarco dei Garibaldini, egli manda Mario a Milbitz (Sirtori, Cosenz, Medici c’erano già) con l’ordine di raggiungerlo con tutta la gente. Medici lo lascia per condurre il suo corpo, Bixio per condurvi i vincitori di Reggio e San Giovanni: Ripari ritorna per prendere il resto dell’ ambulanza e mi manda dal generale per prendere gli ordini e possibilmente trovare i mezzi di trasporto per i materiali d’ambulanza.”. Sul percorso seguito dalle truppe del Rustow (ex Pianciani) abbiamo la testimonianza dello stesso Rustow. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 11-12, scriveva pure: “Le colonne condotte da Garibaldi, giunte a Reggio avevano piegato verso il nord, diffondendo il terrore fra le demoralizzate truppe di Francesco II ed il giubilo nella gran maggioranza delle popolazioni. Per raggiungere queste colonne e procedere con esse di conserva malgrado la perdita di tempo incontrata, doveva imbarcarmi alla Torre del Faro ed approdare a Pizzo per formare l’estremità del sinistro fianco dell’esercito. Ma i nostri legni bastarono appena per l’imbarco delle due brigate Milano e Parma, cosicchè la brigata Bologna dovette restare al Faro. La brigata Milano e parte della brigata Parma erano con me sul vapore Rosolino Pilo. A mezzogiorno, lasciammo dietro di noi la città di Tropea, la quale trovasi fondata su una immensa roccia che domina il mare, ed accostavamo il capo di Zambrone, quando il piccolo vapore inglese Weasel che trasportava i carabinieri genovesi ed i soldati del Genio e si trovava più avanzato di noi, improvvisamente virò di bordo dirigendosi a tutta forza verso il sud. Si disse che un vapore da guerra napoletano era stato veduto al di là del capo Zambrone. In quell’istante io mi trovava in cabina dettando ordini di servizio, ed essendomi penetrato il rumore d’allarme, accorsi tosto sul ponte, ordinai di caricar le armi e di mettere in ordine le truppe. Il mio intendimento non era che quello di avvicinarmi al vapore napoletano, e conscio delle vacillanti disposizioni della marina napoletana, incominciare le ostilità e dopo qualche esitanza che era certo d’incontrare, procedere all’arrembaggio. Osservando le faccie dei bravi Milanesi, m’avvidi che le mie intenzioni erano state indovinate. I miei ordini furono accolti con giubilo ed eseguiti con ammirabile puntualità. Di fronte al pericolo, il soldato incominciava a formarsi; vi furono peraltro sapienti ufficiali, che certo ebbero la stramba idea che io volessi soltanto da lontano intraprendere un combattimento a fuoco coi Napoletani !! Intanto che mi trovava così occupato nelle disposizioni pel combattimento, m’accorsi che il capitano del Rosolino Pilo aveva virato di bordo e rivolta la prua al seguito del Weasel. Mi recai tosto da lui per indurlo a rimanere, rappresentandogli che il nemico infine non era stato ancora veduto, che era quindi incerto se realmente esistesse e che non era pur impossibile che il Weasel avesse veduto delle ombre. Tutto inutile. Il capitano si ricusò, allegando il pessimo stato della sua macchina, la mancanza di provvigioni e che non poteva correre quel rischio trovando di suo dovere salvare il legno. Tali adunque erano le predisposizioni date per il trasporto delle mie truppe, ed in contingenze tali si osava farmi rimprovero perchè non le avessi fatte correre a rompicollo da Milazzo al Faro. Non mi rimase pertanto altro partito che di sbarcarle presso Tropea.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 12-13-14, scriveva pure: “Non mi rimase pertanto altro partito che di sbarcarle presso Tropea. Giunto quivi in rada, ordinai al colonnello Gandini, comandante della brigata Milano, di prender terra pel primo, ed appoggiato dai bersaglieri di Milano, e dai carabinieri di Genova, di disporre per l’ordinamento di sicurezza ed un servizio di esplorazione, e di collocare l’infanteria più verso l’interno del continente. Io rimasi a bordo onde sorvegliare lo sbarco e dare le opportune disposizioni pel caso del reale avvicinamento del vapore napoletano. Tutto ciò si eseguiva; ma lo sbarco si effettuava con lentezza, poichè il Rosolino Pilo si trovava assai distante da terra e le poche nostre lancie non potevano se non a lunghi intervalli ritornare da terra a bordo. Per ottenere una maggior celerità, voleva richiedere il concorso del Weasel; ma allorchè il Pilo un poco alleggerito potè d’alquanto avvicinarsi a terra e d’altronde fummo assicurati che il bastimento napoletano non si vedeva e che anzi la sua comparsa in queste acque era assai improbabile e che nel giorno antecedente erano stati veduti scorrere lungo le coste un legno da guerra francese ed uno inglese, lo sbarco si continuò con tutta calma e pace, ed i soldati furono accampati sulla spiaggia del mare. Tosto compiuto lo scarico, il Pilo se ne parti per Palermo onde rassettare la sua macchina e far provvista di vettovaglie. Il suo esempio fu imitato dagli altri legni giunti poi, che avevano trasportato la brigata Parma, comandata dal valente maggiore Spinazzi. Ora non ci rimaneva che di continuare a piedi il viaggio pel Pizzo. Etc…”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 337-338, in proposito scriveva: “Nello stesso tempo entrò in azione anche la divisione Rüstow. Ai 26 aprile essa ebbe l’ordine di marciare da Milazzo e Torre di Faro per essere imbarcata. Essendo compiuta la sua organizzazione, si mise in movimento la sera stessa ed arrivò in tre marcie, che servirono nello stesso tempo di esercizio di quelle giovani truppe, per Gesso e Messina nel 28 agosto a Torre di Faro, e nella mattina successiva s’imbarcarono le due brigate Milano e Parma, mancando i legni per la brigata Bologna, per far vela verso il golfo di s. Eufemia. Nel mezzogiorno dello stesso di 29 agosto essendo stato obbligato a sbarcare a Tropea distante circa tre marcie da Soveria – Manelli, etc…”. Dunque, Rustow raccontava che il 29 agosto 1860, le sue truppe dovettero sbarcare a Tropea e non a Sant’Eufemia, in quanto: “….per la paura dei capitani di navigli d’un vapore da guerra napoletano incrociante in quelle acque, che pretendevano aver anche veduto, dovettero quelle due brigate partire da Tropea in quella notte stessa e nel giorno 30 a mezzodì erano già riunite a Monteleone; andarono di là a Pizzo, s’imbarcarono di nuovo, in quanto bastavano quei navigli facendo vela verso Paola, dove arrivavano nel 31 agosto. Formando……”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 299-300, in proposito scriveva: “In pari tempo entrò in azione anche la divisione Rüstow. Il 26 agosto essa ebbe ordine di marciare da Milazzo a Torre di Faro onde colà essere imbarcata. Essendone la organizzazione ultimata, partì la stessa sera, ed arrivò in tre marcie, che servirono in pari tempo di esercizio a quelle giovani truppe, per Gesso e Messina , il 28 agosto a Torre di Faro, il 29 mattina per tempo furono imbarcate le due brigate Milano e Parma, mancando navi per la brigata Bologna, e furono dirette al golfo di Sant’Eufemia. Verso mezzodì dello stesso giorno, costrette a sbarcare presso Tropea, distante circa tre tappe da Soveria-Manelli, per la paura che il capitano della nave aveva di un vapore da guerra napoletano che riputavasi incrociare in quelle acque e pretendevasi anzi d’aver veduto, le due brigate si misero la stessa notte in marcia da Tropea, erano il 30 a mezzodì riunite presso Monteleone, di là si recarono al Pizzo, etc…”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 823, in proposito scriveva che: “La divisione Rustow che trovavasi ancora in Milazzo, il 26 agosto aveva ricevuto l’ordine di marciare verso Torre di Faro per ivi imbarcarsi e muovere alla volta della Calabria. Essa arrivava il 28 a Torre di Faro, e la mattina del 29, le due brigate Milano e Parma s’imbarcarono per dirigersi nel golfo di Sant’Eufemia; la brigata Bologna dovette aspettare sulle coste di Sicilia, perchè i mezzi di trasporto mancavano. Il disbarco non potè aver luogo a Sant’ Eufemia, perchè una fregata napoletana si credeva incrociasse in quelle acque. Le brigale Milano e Parma dovettero disbarcare in Tropea, distante tre giorni di cammino da Soveria-Manelli. La notte stessa partirono…Etc…”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 194, nella nota (2) postillava: “(2) V. addietro, pagg. 152-155. Avevan lasciato la Sicilia e toccato il continente a Tropea, marciando di là a Pizzo per poi riprender il mare fino a Paola. Rustow, Brig. Milano, 11-16; Rustow, 299.”. Dunque, Treveljan, nella traduzione della Dobelli scriveva che le truppe dell’ex spedizione Pianciani avevano lasciato la Sicilia sbarcando a Tropea. Marciarono da Tropea a Pizzo Calabro da cui si imbarcarono e per via mare raggiunsero il porticciolo di Paola. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a p. 389, in proposito scriveva che: “Si imbarca pure a Torre di Faro il Bertani con circa 1500 uomini diretto a Pizzo. Il generale Milbitz, con la 2° Brigata della Divisione Cosenz, giunge a Nicotera il 27, sbarca e prosegue per Mileto….(p. 390). Bertani sbarca a Tropea, poiché i capitani dei vapori, spaventati dalla presenza di una nave che credono una fregata napoletana, l’han messo a terra là, invece che al Pizzo, dove si dirige per via ordinaria.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Bertani eseguì l’ordine e dopo mille peripezie il 29 agosto sbarcava a Tropea e da qui proseguiva con le truppe, d’accordo col Rustow per Pizzo, etc…”. Maraldi, a p. 99, nella nota (1) postillava: “(1) Pianciani, op. cit.”. Maraldi, a p. 101, nella nota (2) postillava:“(2) J. W. Mario, op. cit., 172, 173, 174.”. Dunque, il Maraldi è tra quelli che scriveva che il Bertani raggiunse Garibaldi a Rotonda (come scrisse il Treveljan) e non a Cosenza. Riprendendo il discorso, però, il Maraldi, scrive che Bertani raggiunse Garibaldi al Tiriolo, contraddicendo ciò che aveva scritto a p. 101.
BERTANI E RUSTOW A TROPEA CON LA MILANO E LA SPINAZZI
Nel 29 agosto 1860, a Tropea, l’arrivo AGOSTINO BERTANI, RUSTOW, SPINAZZI e le truppe di volontari dell’ex ‘spedizione TERRANOVA’ (ex Spedizione Bertani-Pianciani, e ora 15° Divisione Turr), le Brigate: Milano, Parma e Bologna, al comando di Rustow
Le truppe dell’ex Spedizione Pianciani, organizzate dal Bertani furono da Garibaldi aggregate alla 15° Divisione affidata al colonnello Rustow e le sue Brigate, prima di arrivare a Paola, dovettero sbarcare in Calabria, dopo aver attraversato lo Stretto di Messina. Si partirono il 28 agosto 1860 dal porto di Messina, Torre di Faro e da lì, via mare attraversarono lo Stretto ma dovettero barcare a Tropea. I comandanti dei piroscafi noleggiati dal Bertani non vollero proseguire fino a Pizzo e dopo che essi avevano completato lo sbarco a Tropea immediatamente lasciarono lo Stretto per paura di incontrare Navi borboniche nemiche. Da Tropea, in Calabria, marciarono fino a Pizzo dove si imbarcarono per Paola. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 174 aggiunge pure che: “….a Tropea. Qui di fatti la sbarcò e voltò prora per la Sicilia. Bertani scende anche lui, combina con Rustow di marciare colle genti sbarcate verso Pizzo e manda questi due telegrammi: Tropea, 29. Sono qui con quasi tutta la gente. Spero mi segua presto il rimanente. Partiamo per Pizzo ove attendo ordini. E all’intendente generale Acerbi: Tropea, 29. Sono qui con quasi quattromila uomini, m’avvio a Pizzo, mancando mezzi trasporto invierò bagagli per barca costì. Se vuoi corrispondere vieni all’ufficio telegrafico e dimmi ov’è il generale. Acerbi pronto risponde: Pizzo, 29. Mandato messo col tuo telegramma in cerca del generale, creduto nei dintorni Tiriolo. Vieni qui come puoi. Bertani s’avvia per mare, Rustow per terra. Dov’è Garibaldi ? ecco la domanda vociferata mille volte al dì. Dove era Garibaldi ? “. Dunque, i volontari garibaldini, Rustow e Bertani, dovettero sbarcare a Tropea e non a Sant’Eufemia perché il capitano del vapore “Pilo” li aveva sbarcati lì e se n’era andato. La White, a p. 175 scriveva: “Bertani s’avvia per mare, Rustow per terra. Dov’è Garibaldi ? ecco la domanda vociferata mille e mille volte al dì. Dove era Garibaldi ? Questo sapevano soltanto i nemici e i pochi fortunati che trovarono quadrupedi per seguirlo. Etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, nell’“Allegato II: Riassunto delle Tabelle di Marcia dell’Esercito Meridionale”, a p. 515, riferendosi alla Brigata Milano, che è quella di cui stò parlando, in proprosito scriveva che: “28 agosto: Messina Torre di Faro; 29 agosto: Tropea Monteleone; 30 Pizzo; 31 Paola; 1 settembre: in mare per Sapri; 2 settembre: Sapri; 3 settembre: Vibonote; 4 settembre: Casalinuovo; 5 settembre Sala; 6 settembre Auletta; 7 settembre Eboli; 8 settembre Salerno; 9 settembre Napoli; 11 Avellino; 12 settembre Domenicane; 13 settembre Ariano; etc…”. Dunque, il Pecorini scriveva che la Brigata Milano si trovava a Torre di Faro il 28 agosto ed il 29 agosto era giunta a Tropea e Monteleone. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Agostino Bertani (….), nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 448 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “….a Tropea. Qui di fatti la sbarcò e voltò prora per la Sicilia. Bertani scende anche lui, combina con Rustow di marciare colle genti sbarcate verso Pizzo e manda questi due telegrammi: etc…”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 12-13-14, scriveva pure: “Non mi rimase pertanto altro partito che di sbarcarle presso Tropea. Giunto quivi in rada, ordinai al colonnello Gandini, comandante della brigata Milano, di prender terra pel primo, ed appoggiato dai bersaglieri di Milano, e dai carabinieri di Genova, di disporre per l’ordinamento di sicurezza ed un servizio di esplorazione, e di collocare l’infanteria più verso l’interno del continente. Io rimasi a bordo onde sorvegliare lo sbarco e dare le opportune disposizioni pel caso del reale avvicinamento del vapore napoletano. Tutto ciò si eseguiva; ma lo sbarco si effettuava con lentezza, poichè il Rosolino Pilo si trovava assai distante da terra e le poche nostre lancie non potevano se non a lunghi intervalli ritornare da terra a bordo. Per ottenere una maggior celerità, voleva richiedere il concorso del Weasel; ma allorchè il Pilo un poco alleggerito potè d’alquanto avvicinarsi a terra e d’altronde fummo assicurati che il bastimento napoletano non si vedeva e che anzi la sua comparsa in queste acque era assai improbabile e che nel giorno antecedente erano stati veduti scorrere lungo le coste un legno da guerra francese ed uno inglese, lo sbarco si continuò con tutta calma e pace, ed i soldati furono accampati sulla spiaggia del mare. Tosto compiuto lo scarico, il Pilo se ne parti per Palermo onde rassettare la sua macchina e far provvista di vettovaglie. Il suo esempio fu imitato dagli altri legni giunti poi, che avevano trasportato la brigata Parma, comandata dal valente maggiore Spinazzi. Ora non ci rimaneva che di continuare a piedi il viaggio pel Pizzo. Etc…”. Dunque, le truppe con Bertani e Rustow dovettero mettersi in marcia diretti a Pizzo come comandava il Sirtori ma non potettero andare per mare. Da Tropea dovettero subito mettersi in marcia. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 299-300, in proposito scriveva: “In pari tempo entrò in azione anche la divisione Rüstow. Il 26 agosto essa ebbe ordine di marciare da Milazzo a Torre di Faro onde colà essere imbarcata. Essendone la organizzazione ultimata, partì la stessa sera, ed arrivò in tre marcie, che servirono in pari tempo di esercizio a quelle giovani truppe, per Gesso e Messina , il 28 agosto a Torre di Faro, il 29 mattina per tempo furono imbarcate le due brigate Milano e Parma, mancando navi per la brigata Bologna, e furono dirette al golfo di Sant’Eufemia . Verso mezzodi dello stesso giorno, costrette a sbarcare presso Tropea, distante circa tre tappe da Soveria-Manelli, per la paura che il capitano della nave aveva di un vapore da guerra napoletano che riputavasi incrociare in quelle acque e pretendevasi anzi d’aver veduto, le due brigate si misero la stessa notte in marcia da Tropea, erano il 30 a mezzodì riunite presso Monteleone, di là si recarono al Pizzo, ove furono di nuovo imbarcate, in quanto bastavano le navi, e fecero vela per Paola ove giunsero il 31 agosto. Formando l’ala sinistra dell’armata, colla loro traversata per acqua avevano allora già avanzato di due o tre tappe la vanguardia del grosso dell’esercito, avendo Garibaldi dovuto trattenersi ancora buona parte del 31 agosto nei dintorni di Soveria-Manelli per dare compimento alla capitolazione.”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 337-338, in proposito scriveva: “Nello stesso tempo entrò in azione anche la divisione Rüstow. Ai 26 aprile essa ebbe l’ordine di marciare da Milazzo e Torre di Faro per essere imbarcata. Essendo compiuta la sua organizzazione, si mise in movimento la sera stessa ed arrivò in tre marcie, che servirono nello stesso tempo di esercizio di quelle giovani truppe, per Gesso e Messina nel 28 agosto a Torre di Faro, e nella mattina successiva s’imbarcarono le due brigate Milano e Parma, mancando i legni per la brigata Bologna, per far vela verso il golfo di s. Eufemia. Nel mezzogiorno dello stesso di 29 agosto essendo stato obbligato a sbarcare a Tropea distante circa tre marcie da Soveria – Manelli, etc…”. Dunque, Rustow raccontava che il 29 agosto 1860, le sue truppe dovettero sbarcare a Tropea e non a Sant’Eufemia, in quanto: “….per la paura dei capitani di navigli d’un vapore da guerra napoletano incrociante in quelle acque, che pretendevano aver anche veduto, dovettero quelle due brigate partire da Tropaea in quella notte stessa e nel giorno 30 a mezzodì erano già riunite a Monteleone; andarono di là a Pizzo, s’imbarcarono di nuovo, in quanto bastavano quei navigli facendo vela verso Paola, dove arrivavano nel 31 agosto. Formando……”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: “In Cosenza arriva il Bertani, che ha lasciato a Paola i 1500 soldati da lui condotti per mare dal Faro a Tropea, poi per terra sino al Pizzo e in fine per mare di nuovo dal Pizzo a Paola. Ha lasciato la truppa là ed è venuto a raggiungere Garibaldi, il quale manda subito il Turr a prendere il comando di quella gente e l’aggrega alla sua Divisione. Il Treveljan giustamente osserva che così buona parte delle forze raccolte dal partito mazziniano venivano a trovarsi al comando del più cavouriano fra i generali di Garibaldi. Queste forze, dice il Rustow, eran l’intera Brigata “Milano” e alcuni reparti della “Parma”: il resto aveva dovuto restare al Faro poichè i vapori non erano sufficienti per il trasporto. Componevano la Brigata “Milano” 3 Battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi e il capitano Venuti, e 2 Compagnie di bersaglieri.”. Scrive l’Agrati che la brigata “Milano”, comandata dal Gandini, era composta da 3 battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi ed il capitano Venuti e due compagnie di Bersaglieri. Inoltre, l’Agrati scriveva che Agostino Bertani, insieme al colonnello Rustow condussero queste truppe dal Faro a Tropea, via mare e, marciando via terra, da Tropea fino a Pizzo Calabro, e poi ancora viaggiando via mare da Pizzo a Paola. Arrivati a Paola, Agostino Bertani lasciò il comando al Rustow e partì per Cosenza dove andò ad incontrare Garibaldi. Rustow aspettò con le truppe sbarcate nel porto di Paola. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 165, in proposito è scritto: “Spedita questa avanguardia, lo stesso Garibaldi ordinava alla brigata Eber di muovere da Bagnara verso Palmi, alle brigate Milano e Spinazzi di occupare Tropea ed alle truppe del Cosenz di raggiungere il Tiriolo, dove egli aveva messo il suo quartier generale, per incalzare di là, alle spalle, la colonna borbonica del Ghio.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano alla loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”. Il colonnello Cesare Cesari, del Ministero della Guerra nel testo citato, a p. 173 pubblicò la cartina con gli itinerari seguiti dalle truppe garibaldine dove indica per la “Brig. Spinazzi e Milano” l’itinerario da Scilla a Nicotera via mare e per la “brigata Milano” l’itinerario via terra da Nicotera o Monteleone fino a Pizzo la marcia via terra per riprendere il mare fino a Paola. Dalla revisione di queste notizie troviamo il Gandini che condusse le truppe della brigata Milano, la brigata “Parma” condotta dal maggiore Spinazzi, la brigata Puppi condotta da ?. Rustow era Capo di Stato Maggiore ed era stato momentaneamente nominato comandante di queste forze dal Bertani come scrive l’Agrati (…). Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: “Queste forze, dice il Rustow, eran l’intera Brigata “Milano” e alcuni reparti della “Parma”: il resto aveva dovuto restare al Faro poichè i vapori non erano sufficienti per il trasporto. Componevano la Brigata “Milano” 3 Battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi e il capitano Venuti, e 2 Compagnie di bersaglieri.”. Scrive l’Agrati che la brigata “Milano”, comandata dal “Gandini”, era composta da 3 battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi ed il capitano Venuti e due compagnie di Bersaglieri. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 492-493 e ssg., in proposito scriveva che: “LV. – La decimaquinta divisione, ingrossata dalle truppe disperse di già appartenenti al corpo di Luigi Pianciani state direttamente trasportate da Palermo a Paola, a Scalea, a Policastro od a Sapri, sfilava con la massima autorità e secretezza e celerità sulla destra dell’esercito regio.”. L’itinerario come vedremo non è proprio questo. Maxime Du Champ (….), nel suo“La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, a p. 117, in proposito scriveva che: “La divisione del generale Turr aveva già oltrepassato lo stretto, escluso la brigata Eber, che, insieme con lo stato maggiore, era in attesa al Faro dei piroscafi che dovevano trasportarla in terraferma.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 9, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “I militi radunati a Milazzo, che in tutto ammontavano a 3700, formati dalle brigate Parma, Milano e Bologna, costituivano un rinforzo considerevole pel piccolo esercito di Garibaldi, che in realtà era ben lontano dal raggiungere il numero che i giornali gli attribuivano. La brigata Genova fu trattenuta da Garibaldi per giovarsene in una dimostrazione verso le Calabrie; Etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a p. 389, in proposito scriveva che: “Si imbarca pure a Torre di Faro il Bertani con circa 1500 uomini diretto a Pizzo. Il generale Milbitz, con la 2° Brigata della Divisione Cosenz, giunge a Nicotera il 27, sbarca e prosegue per Mileto….(p. 390). Bertani sbarca a Tropea, poiché i capitani dei vapori, spaventati dalla presenza di una nave che credono una fregata napoletana, l’han messo a terra là, invece che al Pizzo, dove si dirige per via ordinaria.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Bertani eseguì l’ordine e dopo mille peripezie il 29 agosto sbarcava a Tropea e da qui proseguiva con le truppe, d’accordo col Rustow per Pizzo, ove trovò un ordine del Sirtori di avanzare a marcie forzate per raggiungere il Quartiere Generale, che da S. Pietro del Tiriolo proseguiva verso Cosenza. Il Bertani si avviò in persona, e a Rotonda raggiunse il Generale che, dice la Mario, lo abbracciò, poi diede ordine al Generale Turr di andare a raggiungere la legione e portarla al più presto sulla via di Lagonegro, ed al Bertani disse (2): “Voi restereco meco, ho bisogno di voi”.”. Maraldi, a p. 99, nella nota (1) postillava: “(1) Pianciani, op. cit.”. Maraldi, a p. 101, nella nota (2) postillava:“(2) J. W. Mario, op. cit., 172, 173, 174.”. Dunque, il Maraldi è tra quelli che scriveva che il Bertani raggiunse Garibaldi a Rotonda (come scrisse il Treveljan) e non a Cosenza. Riprendendo il discorso, però, il Maraldi, scrive che Bertani raggiunse Garibaldi al Tiriolo, contraddicendo ciò che aveva scritto a p. 101. Infatti, Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, nel cap. “Segretario del Dittatore”, a pp. 107-108, in proposito scriveva che: “Ripigliamo il viaggio del Bertani dopo il suo sbarco in Calabria. Raggiunto a Tiriolo il Dittatore, fu, come si è detto, da questi ricevuto a braccia aperte: “Siete la provvidenza, gli disse. La gente della vostra legione sbarcò meco prima in Calabria. Con questi altri andremo a Napoli”. Fu allora che il Bertani abbandonò del tutto l’idea della diversione, ed ubbidendo ai voleri del Duce, lo seguì fedelmente fino a Napoli e divenne poi il suo collaboratore. Gioverebbe trascrivere dal suo vivace, interessante diario, la narrazione che egli fa del percorso da Cosenza, a Spezzano, a Castrovillari, lungo le tappe della trionfale marcia di Garibaldi.”. Dunque, Maraldi scriveva che Agostino Bertani raggiunse Garibaldi a Tiriolo, in Provincia di Catanzaro e molto distante sia da Paola. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 823, in proposito scriveva che: “….e la mattina del 29, le due brigate Milano e Parma s’imbarcarono per dirigersi nel golfo di Sant’Eufemia; la brigata Bologna dovette aspettare sulle coste di Sicilia, perchè i mezzi di trasporto mancavano. Il disbarco non potè aver luogo a Sant’ Eufemia, perchè una fregata napoletana si credeva incrociasse in quelle acque. Le brigale Milano e Parma dovettero disbarcare in Tropea, distante tre giorni di cammino da Soveria-Manelli. La notte stessa partirono; ed il 30 agosto a mezzogiorno erano già riuniti in Monteleone. Etc…”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 194, nella nota (2) postillava: “(2) V. addietro, pagg. 152-155. Avevan lasciato la Sicilia e toccato il continente a Tropea, marciando di là a Pizzo per poi riprender il mare fino a Paola. Rustow, Brig. Milano, 11-16; Rustow, 299.”. Dunque, Treveljan, nella traduzione della Dobelli scriveva che le truppe dell’ex spedizione Pianciani avevano lasciato la Sicilia sbarcando a Tropea. Marciarono da Tropea a Pizzo Calabro da cui si imbarcarono e per via mare raggiunsero il porticciolo di Paola. Sul percorso seguito dalle truppe del Rustow (ex Pianciani) abbiamo la testimonianza dello stesso Rustow. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 141, in proposito scriveva che: “Lo stesso giorno 26 muovevano da Milazzo per Messina, dopo sette giorni di permanenza in quella città, le brigate Puppi, Milano, Spinazzi ( divisione Türr) . La brigata Eber alle ore 8 ant. del 27 era in Rosarno ed accampava al di là del paese. Si rimetteva in marcia alle ore 6 pom. per Mileto dove giungeva alle 11 pom. ed accampava sulla strada di qua del paese; il servizio della guardia del campo, l’avanguardia e la retroguardia veniva prestato durante le marce per turno…..(riferendosi al 28 agosto)…Questo stesso giorno arrivavano in Messina le brigate Puppi, Milano e Spinazzi che soffermavano a Gesso e partivano subito per Torre di Faro. Dal Piano dei sorrisi partiva la colonna Eber il 29 per Maida alle 2 pom. e giungeva la tappa alle 11 di notte, dopo aver fatto una sosta a Fiumara Randaci. Lo stesso giorno 29 giungevano a Torre di Faro le brigate Puppi, Milano e Spinazzi in attesa d’imbarco per passare in Calabria. Le brigate Milano e Spinazzi in questo stesso giorno sbarcarono a Tropea; Etc…”.
Nel 29 agosto 1860, a Tropea, BERTANI riceve il telegramma dell’Intendente ACERBI e si avvia a Pizzo
Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 448 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “…a Tropea. Qui di fatti la sbarcò e voltò prora per la Sicilia. Bertani scende anche lui, combina con Rustow di marciare colle genti sbarcate verso Pizzo e manda questi due telegrammi: “Tropea, 29. Sono qui con quasi tutta la gente. Spero mi segua presto il rimanente. Partiamo per Pizzo ove attendo ordini.”. E all’intendente generale Acerbi: “Tropea, 29. Sono qui con quasi quattromila uomini, m’avvio a Pizzo, mancando mezzi trasporto invierò bagagli per barca costì. Se vuoi corrispondere vieni all’ufficio telegrafico e dimmi ov’è il generale.” Acerbi pronto risponde: “Pizzo, 29. Mandato messo col tuo telegramma in cerca del generale, creduto nei dintorni Tiriolo. Vieni qui come puoi.”. Bertani s’avvia per mare, Rustow per terra. Dov’è Garibaldi ? ecco la domanda vociferata mille volte al dì. Dove era Garibaldi ? “. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 174 aggiunge pure che: “….a Tropea…. Bertani scende anche lui, combina con Rustow di marciare colle genti sbarcate verso Pizzo e manda questi due telegrammi: Tropea, 29. Sono qui con quasi tutta la gente. Spero mi segua presto il rimanente. Partiamo per Pizzo ove attendo ordini. E all’intendente generale Acerbi: Tropea, 29. Sono qui con quasi quattromila uomini, m’avvio a Pizzo, mancando mezzi trasporto invierò bagagli per barca costì. Se vuoi corrispondere vieni all’ufficio telegrafico e dimmi ov’è il generale. Acerbi pronto risponde: Pizzo, 29. Mandato messo col tuo telegramma in cerca del generale, creduto nei dintorni Tiriolo. Vieni qui come puoi. Bertani s’avvia per mare, Rustow per terra.”. Secondo la White-Mario (….), Bertani, a Tropea scrive ad Acerbi, Intendente generale Acerbi, il seguente dispaccio o telegramma: “E all’intendente generale Acerbi: “Tropea, 29. Sono qui con quasi quattromila uomini, m’avvio a Pizzo, mancando mezzi trasporto invierò bagagli per barca costì. Se vuoi corrispondere vieni all’ufficio telegrafico e dimmi ov’è il generale.”.”. Acerbi gli risponde da Pizzo, in data 29 agosto 1860. Infatti, Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 174 aggiunge pure che: “Acerbi pronto risponde: Pizzo, 29. Mandato messo col tuo telegramma in cerca del generale, creduto nei dintorni Tiriolo. Vieni qui come puoi. Bertani s’avvia per mare, Rustow per terra.”. Dunque, Acerbi era a Pizzo Calabro e comunica a Bertani (ed indirettamente a Rustow), pregandolo di proseguire la marcia fino a Pizzo Calabro dove lo troverà. Infatti, l’Intendente Generale ACERBI si riunirà con Bertani, con Rustow e con le truppe a Pizzo Calabro.
GARIBALDI E BIXIO IN CALABRIA
La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 171-172, riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “Raggiunge Bixio a Giardino, dove da bravo calafato coll’ascia e martello rattoppò gli sdruci del Torino e del Franklin capaci appena di imbarcare duemila uomini; vi pigia dentro tremila trecentosessanta uomini sotto gli ordini di Bixio, tra questi la prima brigata della legione dispersa, e salpa nella notte del 19 dirigendosi a nord- est . E finalmente afferra il suo capo saldo e sbarca uomini, armi , munizioni, fin le carrette, tra Capo dell ‘ Armi e Capo Spartivento sull ‘ estrema spiaggia calabrese. Qui ordina a Dezza di impadronirsi del telegrafo; il che questi fa dopo aver risposto nulla di nuovo all’ ufficiale di Capo dell’Armi che aveva domandato che cosa fossero quei vapori. Ma l’Aquila e il Fulminante cannoneggiano e il Torino arenato e gli sbarcati. I colpi rallegran la banda pioniera vissuta per dodici giorni in mezzo a quindicimila nemici, ora irrompendo su Bagnara, ora marciando a Pedovoli, poi ritornando ai Forestali , allettando sulla sua traccia le masse nemiche che così si assottigliavano alla marina. Infine, incalzata per ogni verso, volta oltre Appennino e giunge il 18 a San Lorenzo. Qui indusse il sindaco Rossi a proclamare la decadenza della dinastia borbonica, l’Italia Una con Vittorio Emanuele, la dittatura di Garibaldi. Sentito il cannone, Missori e i suoi precipitano giù a Mileto, salutati dalle bombe del nemico, accolti a braccia aperte da Garibaldi , e con esso marciano verso Reggio.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 174, in proposito scriveva che: “….Garibaldi. Il quale , costretto il nemico a sgombrare Reggio città, Cittadella e Forte al Mare, e fugato Briganti e accerchiato Melendes, gli intimò la resa a San Giovanni.“. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 175-176-177-178, in proposito scriveva che: “Dov’è Garibaldi ? ecco la domanda vociferata mille e mille volte al dì. Dove era Garibaldi ? Questo sapevano soltanto i nemici e i pochi fortunati che trovarono quadrupedi per seguirlo. Di Melendes e Briganti che si erano arresi a San Giovanni, Garibaldi manda liberi i soldati contando sullo sfacelo delle altre legioni, accavallandosi l’ uno sull’ altro. I forti dello stretto spalancano le porte al passaggio del vincitori. Vuotati così Torre Cavallo, Altafiumara, Scilla, Bagnara, vietato l’ulteriore transito delle navi nemiche, protetto lo sbarco dei Garibaldini, egli manda Mario a Milbitz (Sirtori, Cosenz, Medici c’erano già) con l’ordine di raggiungerlo con tutta la gente. Medici lo lascia per condurre il suo corpo, Bixio per condurvi i vincitori di Reggio e San Giovanni: Ripari ritorna per prendere il resto dell’ ambulanza e mi manda dal generale per prendere gli ordini e possibilmente trovare i mezzi di trasporto per i materiali d’ambulanza. Garibaldi raggiante per il sangue risparmiato, per lo sfacelo dell’esercito borbonico al grido di Viva l’Italia, viva Galibardi !, dissemi non aver bisogno di coppette o di cataplasmi, ma mi assegnò un bell’omnibus a due cavalli , il quale serviva mirabilmente a vari pionieri che seguivano Garibaldi sul cavallo di san Francesco e a vettovagliare il quartier generale sempre affamato. Nè il duce disprezzava le frittate , i capretti arrostiti, le ceste d’uva , di pèsche e soprattutto di fichi, che Paolo Papa, capo farmacista, ed io, infermiera, preparavamo lungo la via. Che incantevole viaggio tra quella lussureggiante verdura, sotto quel cielo azzurro , costeggiando il mare ceruleo, o internandosi tra i villaggi ove le popolazioni deliranti versavano lagrime, fiori, frutta, benedizioni su quel capo veramente benedetto ! Trent’anni di dolore svaniscono rievocando quei dì ! Garibaldi spesseggiava senza sosta, sapendo che ventimila nemici tra le Termopile di Monte Leone e Cosenza gli volevano contrastare il passo . Egli calcolava che i calabresi sotto Vincenzo Stocco avrebbero a questi precluso il passo. Sapeva che l’insurrezione trionfava nel Cosentino, in Basilicata , in Capitanata, nelle Puglie, che al sud di Tiriolo, nelle montagne a picco formanti un bastione insuperabile gli alpestri cacciatoricon infallibili moschetti tenevano le porte chiuse in faccia al generale Viale. Ma presso a Monte Leone si seppe che per un ordine di Sirtori mal interpretato le tre brigate di costui avevano ottenuto il passo franco ed erano scapolate. Potendo Viale congiungersi colle altre due delle prime Calabrie e ingrossarsi d’ottomila in Basilicata , molto sangue poteva ancora spargersi prima di arrivare a Napoli, e questo Garibaldi volle ad ogni costo risparmiare. Correndo alla spensierata con Nullo e Mario ( Missori era andato a Pizzo in cerca dei nostri cavalli che speravansi sbarcati) , ci trovammo all’avanguardia, e in un’osteria, vuota di provvigioni per i nemici, potemmo imbandire una gigantesca frittata condita di pomodori freschi, ghiottornia che Garibaldi giungendo con Stocco e le sempre affamate guide intendevano a divorare. Ma che ! Sirtori impensierito per il lato militare, trovando Garibaldi un po’ troppo fidente dal lato morale, non si fermò per assaggiarla, e invece via di corsa a San Pietro di Tiriol . Coll’esercito garibaldino indietro di parecchie tappe , volle accertarsi in persona quanto distasse da esso il nemico, sì che a San Pietro di Tiriolo tutti ci trovammo la sera. Garibaldi si coricò subito; Canzio e Mario trovarono alloggio vicino al quartier generale. Per Sirtori e altri affamati, tra i quali ricordo La Masa, Clemente Corte e la sua moglie inglese, s’imbandi una cena; e fin Sirtori sorrise alle pazze scommesse e ad un sonetto improvvisato da La Masa. Tutto ad un tratto un tuono fragoroso sembra infrangere l’aria. Sirtori e Corte tornano a cingersi le spade; ma siamo tutti abburattati come un bastimento investito da altra nave. Frittata, prosciutto, frutta , bicchieri, lumi , noi stessi si rotola tutti in terra. Il terremoto ! fuggiamo ! grida la padrona di casa entrando esterrefatta. Un solo, benchè fosse terribilmente scosso, Garibaldi, come ci disse Basso, non s’era neanche alzato. Così si finisce di cenare.“.
I TELEGRAMMI DI SIRTORI
Nel 30 agosto 1860, a San Pietro al Tiriolo, il generale SIRTORI invia un messaggio al generale TURR
Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 178 riferendosi al generale Sirtori che da Tiriolo scrive il seguente telegramma a Turr: “Sirtori esce per vedere se i messi spediti per notizie erano tornati. Uno ne era tornato, ma senza notizie di chi che sia, ond’ egli a Türr replica l’ordine, già mandato due volte in quel giorno, di condurre a marcia forzata quante truppe avesse sotto mano. Avvertito che ventimila razioni per oggi e trentamila per domani si troveranno da Tiriolo in avanti per le sospirate genti e le milizie degli insorti, continua: “per ciò che riguarda la marcia delle truppe, l’ufficiale mandato per proseguire fin che trovasse Medici e Bixio fu nell’impossibilità di proseguire per mancanza di mezzi di trasporto. Io la prego, signor generale, di usar di tutt’i mezzi che può trovare il di lei zelo, ed a valersi dell’autorità e del potere che le danno l’alto suó grado, perchè siano trovati mezzi di trasporto e trasmettere a Medici, a Bixio, a Bertani ed a Milbitz gli ordini del dittatore, che impongono di arrivare a marcie forzate fino in prossimità del quartiere generale che da San Pietro di Tiriolo oggi alle 4 ant. si avanzerà verso Cosenza. Trasmetta dunque per telegrafo e per corriere l’ordine seguente ai sopra nominati comandanti: Ordine del dittatore di marciare a marcia forzata finchè non arrivino in prossimità del quartier generale che da San Pietro di Tiriolo s’avanza verso Cosenza , pressando il nemico da vicino e sperando di raggiungerlo oggi stesso . » 30 agosto , ore 2 del mattino , San Pietro di Tiriolo. – Il capo dello stato maggiore G. SIRTORI….PS. Se sa dove è Acerbi gli mandi l’ordine di raggiungere subito il quartiere generale. Al generale Türr, dovunque trovisi.”. Dunque, il Sirtori telegrafa perchè cerca sia Acerbi che il generale Turr. Poi, a p. 179, la White scrive: “Partito il messo, con questo giunge correndo quello spedito da Acerbi, col telegramma di Bertani e uno suo; e Sirtori, convinto allora soltanto del celere ubbidire di Bertani, gentilmente me li mostra . ” Tropea è sul litorale romano ? ” domando. ” No davvero , ” risponde con uno dei suoi rari sorrisi , ” e c’è da scommettere che Bertani sarà il primo a raggiungerci. Bravo Agostino ! ” E di tutto suo pugno scrive: San Pietro di Tiriolo, ore 3 del mattino del 30 agosto 1860. Al signor Bertani o Rustow. È ordine espresso del dittatore che tutte le truppe avanzino a marcia forzata finchè si trovino in prossimità del quartier generale, che ora trovasi a San Pietro del Tiriolo a circa otto miglia da Tiriolo verso Correa e fra un’ora proseguirà verso Cosenza . Il nemico è a circa due miglia di qui, sicchè oggi vi è grande probabilità di combattimento: da cui comprenderà la necessità della marcia forzata . – Il capo dello stato maggiore : G. Sirtori.”. Agostino Bertani (….), nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 449-450, dal Diario di Bertani, riferendosi al generale Vial, in proposito scriveva che: “Ma presso a Monte Leone si seppe che per ordine di Sirtori mal interpretato le tre brigate di costui avevano ottenuto il passo franco ed erano scapolate. Potendo Viale congiungersi colle altre due delle prima Calabrie e ingrossarsi in Basilicata, molto sangue potevano ancora spargersi prima di arrivare a Napoli, e questo Garibaldi volle ad ogni costo risparmiare. Correndo alla spensierata con Nullo e Mario (Missori era andato a Pizzo in cerca dei nostri cavalli che speravansi sbarcati), ci trovammo all’avanguardia, e in un’osteria, vuota di provvigioni etc…”. La White-Mario, a p. 450, dal Diario di Bertani, riferendosi a Garibaldi insieme alla comitiva che lo accompagnava e a San Pietro di Tiriolo, in proposito scriveva che: “Così si finisce di cenare. Sirtori esce per vedere se i messi spediti per notizie erano tornati. Uno ne era tornato, ma senza notizie di chi che sia, ond’egli a Turr replica l’ordine, ma già mandato due volte in quel giorno, di condurre a marcia forzata quante truppe avesse sotto mano. Avvertito che “ventimila razioni per oggi e trentamila per domani si troveranno da Tiriolo in avanti per le sospirate genti e le milizie degli insorti”, continua: “per ciò che riguarda la marcia delle truppe, l’ufficiale mandato per proseguire fin che trovasse Medici e Bixio fu nell’impossibilità di proseguire per mancanza di mezzi di trasporto. Io la prego, signor generale, di usar tutt’i mezzi che può trovare il di lei zelo, ed a valersi dell’autorità e del potere e del potere che le danno l’alto suo grado, perchè siano trovati mezzi di trasporto e trasmettere a Medici, a Bixio, a Bertani ed a Milbitz gli ordini del Dittatore, che impongono di arrivare a marcie forzate fino in prossimità del quartiere generale che da San Pietro di Tiriolo oggi alle 4 ant. si avanzerà verso Cosenza. Trasmetta dunque per telegrafo e per corriere l’ordine seguente ai sopra nominati comandanti: “Ordine del dittatore di marciare a marcia forzata finchè non arrivino in prossimità del quartiere generale che da San Pietro di Tiriolo s’avanza verso Cosenza, pressando il nemico da vicino e sperando di raggiungerlo oggi stesso”. 30 agosto, ore 2 del mattino, San Pietro di Tiriolo. Il capo dello stato maggiore G. Sirtori.”. P.S. – Se sa dove è Acerbi gli mandi l’ordine di raggiungere subito il quartiere generale. Al generale Turr, ovunque trovisi.”. Partito il messo, con questo giunge correndo quello spedito da Acerbi, col telegramma di Bertani e uno suo; e Sirtori, convinto allora soltanto del ‘celere ubbidire’ di Bertani, gentilmente me li mostra. “Tropea è sul litorale romano? domando. – “No davvero”, risponde con uno dei suoi rari sorrisi, “e c’è da scommettere che Bertani sarà il primo a raggiungerci. Bravo Agostino!” E di tutto suo pugno scrive: “San Pietro di Tiriolo, ore 3 del mattino del 30 agosto 1860. Al signor Bertani o Rustow. E’ ordine espresso del dittatore che tutte le truppe avanzino a marcia forzata finchè si trovino in prossimità verso Cosenza. Il nemico è a circa due miglia di qui, sicchè oggi vi è grande probabilità di combattimento: da cui comprenderà la necessità della marcia forzata. – Il capo dello stato maggiore: G. Sirtori.”. Ricevuto il dispaccio a Pizzo, Bertani con Acerbi sbarca a Paola, e, facendo il calcolo …….”. La White-Mario, a pp. 451-452, dal Diario di Bertani, in proposito scriveva che: “Ricevuto il dispaccio a Pizzo, Bertani con Acerbi sbarca a Paola, etc…”. La White-Mario, a p. 453, dal Diario di Bertani, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi ‘La Guerra d’Italia nel 1860’ e specialmente la ‘Brigata Milano, tradotta da Elisio Porro.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 165, in proposito è scritto: “Spedita questa avanguardia, lo stesso Garibaldi ordinava alla brigata Eber di muovere da Bagnara verso Palmi, alle brigate Milano e Spinazzi di occupare Tropea ed alle truppe del Cosenz di raggiungere il Tiriolo, dove egli aveva messo il suo quartier generale, per incalzare di là, alle spalle, la colonna borbonica del Ghio.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, riferendosi a Bertani aggiungeva che: “Egli ubbidì, e da Milazzo a marcie forzate condusse i suoi uomini al Faro. Qui telegrafò al Generale per sapere in quale punto della costa calabrese doveva sbarcare. Il 28 agosto, Agostino Plutino, uno dei capi insurrezionali dell’Aspromonte, nominato da Garibaldi governatore della Calabria, telegrafava al Bertani, per ordine sempre del Generale, di far sbarcare la sua colonna fra Pizzo e S. Eufemia marciando poi a Nicastro. Bertani eseguì l’ordine e dopo mille peripezie il 29 agosto sbarcava a Tropea e da qui proseguiva con le truppe, d’accordo col Rustow per Pizzo, ove trovò un ordine del Sirtori di avanzare a marcie forzate per raggiungere il Quartiere Generale, che da S. Pietro del Tiriolo proseguiva verso il Generale che, dice la Mario, lo abbracciò, poi diede ordine al Generale Turr di andare a raggiungere la legione e portarla al più presto sulla via di Lagonegro, ed al Bertani disse (2): “Voi restereco meco, ho bisogno di voi”. Maraldi, a p. 99, nella nota (1) postillava: “(1) Pianciani, op. cit.”. Maraldi, a p. 101, nella nota (2) postillava:“(2) J. W. Mario, op. cit., 172, 173, 174.”. Dunque, il Maraldi è tra quelli che scriveva che il Bertani raggiunse Garibaldi a Rotonda (come scrisse il Treveljan) e non a Cosenza.
BERTANI E RUSTOW A MONTELEONE (VIBO VALENZIA)
Arrivati a Tropea, Bertani e Rustow con le loro truppe e due Brigate dovettero intraprendere una marcia molto faticosa per quelle truppe già molto stanche. Solo Bertani riuscì a spostarsi verso quella che sarà la prossima tappa, Monteleone, vicino Pizzo Calabro. Questo luogo in pratica sarebbe la piccola cittadina costiera di Vibo Valenzia, in Provincia di Cosenza.La piccola cittadina di Vibo Valenzia, si affaccia sul mare Tirreno, e non è molto distante da Pizzo Calabro. Da Wikipedia leggiamo che fino al 1863 fu chiamata “Monteleone” (l’antica Bibone). Dal 1863 al 1928 fu detta Monteleone di Calabria. Rustow con le truppe dovette marciare da Tropea, mentre Bertani forse riuscì a salpare con un qualche naviglio. La truppa garibaldina era diretta a Pizzo Calabro. A Monteleone arrivarono il 29 agosto 1860 di sera inoltrata. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, nell’“Allegato II: Riassunto delle Tabelle di Marcia dell’Esercito Meridionale”, a p. 515, riferendosi alla Brigata Milano, che è quella di cui stò parlando, in proprosito scriveva che: “28 agosto: Messina Torre di Faro; 29 agosto: Tropea Monteleone; 30 Pizzo; 31 Paola; 1 settembre: in mare per Sapri; 2 settembre: Sapri; 3 settembre: Vibonote; 4 settembre: Casalinuovo; 5 settembre Sala; 6 settembre Auletta; 7 settembre Eboli; 8 settembre Salerno; 9 settembre Napoli; 11 Avellino; 12 settembre Domenicane; 13 settembre Ariano; etc…”. Dunque, il Pecorini scriveva che la Brigata Milano si trovava a Torre di Faro il 28 agosto ed il 29 agosto 1860 era giunta a Tropea e Monteleone. Ma Rustow scriveva che arrivrono a Monteleone la mattina del 30 agosto 1860. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 13-14, scriveva pure: “La mattina del 30, mentre ci avvicinavamo a Monteleone, etc…”. Inoltre, a p. 14 scriveva pure che: “La testa della colonna giunse a Monteleone alle ore 8, e la coda, costituita dalla brigata Parma, non vi arrivò che a mezzogiorno.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 299-300, in proposito scriveva: “….erano il 30 a mezzodì riunite presso Monteleone, di là si recarono al Pizzo, ove furono di nuovo imbarcate, in quanto bastavano le navi, e fecero vela per Paola ove giunsero il 31 agosto. Formando l’ala sinistra dell’armata, colla loro traversata per acqua avevano allora già avanzato di due o tre tappe la vanguardia del grosso dell’esercito, avendo Garibaldi dovuto trattenersi ancora buona parte del 31 agosto nei dintorni di Soveria-Manelli per dare compimento alla capitolazione.”. Anche il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 823, in proposito scriveva che: “Le brigale Milano e Parma dovettero disbarcare in Tropea, distante tre giorni di cammino da Soveria-Manelli. La notte stessa partirono; ed il 30 agosto a mezzogiorno erano già riuniti in Monteleone.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 174 aggiunge pure che: “….a Tropea…. Bertani scende anche lui, combina con Rustow di marciare colle genti sbarcate verso Pizzo e manda questi due telegrammi: Tropea, 29. Sono qui con quasi tutta la gente. Spero mi segua presto il rimanente. Partiamo per Pizzo ove attendo ordini. E all’intendente generale Acerbi: Tropea, 29. Sono qui con quasi quattromila uomini, m’avvio a Pizzo, mancando mezzi trasporto invierò bagagli per barca costì. Se vuoi corrispondere vieni all’ufficio telegrafico e dimmi ov’è il generale. Acerbi pronto risponde: Pizzo, 29. Mandato messo col tuo telegramma in cerca del generale, creduto nei dintorni Tiriolo. Vieni qui come puoi. Bertani s’avvia per mare, Rustow per terra.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 180, in proposito scriveva: “Ricevuto il dispaccio a Pizzo, Bertani con Acerbi sbarca a Paola, etc…”. La White-Mario, a p. 453, dal Diario di Bertani, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi ‘La Guerra d’Italia nel 1860’ e specialmente la ‘Brigata Milano, tradotta da Elisio Porro.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 146, in proposito scriveva che: “Le brigate Milano e Spinazzi, passando per Monteleone, giungevano a Pizzo la sera dello stesso giorno 30, e partivano da colà nella notte del 30 al 31 per Paola.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a p. 389, in proposito scriveva che: “Si imbarca pure a Torre di Faro il Bertani con circa 1500 uomini diretto a Pizzo. Il generale Milbitz, con la 2° Brigata della Divisione Cosenz, giunge a Nicotera il 27, sbarca e prosegue per Mileto….(p. 390). Bertani sbarca a Tropea, poiché i capitani dei vapori, spaventati dalla presenza di una nave che credono una fregata napoletana, l’han messo a terra là, invece che al Pizzo, dove si dirige per via ordinaria. Etc…”. Le truppe di Bertani che marciarono da Tropea erano quelle che formavano le due Brigate che potettero partire sui vapori a Messina – Torre di Faro e si tratta delle due Brigate MILANO e SPINAZZI (la ex PARMA). Come si è detto la Bologna resterà al Faro. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 13-14, scriveva pure: “Ora non ci rimaneva che di continuare a piedi il viaggio pel Pizzo. La sera ad ora avanzata, ci posimo in marcia per Monteleone, che pure tutti gli ufficiali dovettero fare a piedi, giacchè i nostri cavalli, che erano stati trasportati dal Faro a Scilla, e dovevano raggiungerci per la via di terra, si trovavano ancora molto indietro. La marcia notturna produsse i suoi effetti. Le giovani nostre truppe assai difficilmente potevano essere tenute in ordine, e particolarmente la brigata Milano coi suoi bersaglieri in testa, i quali marciavano molto celeremente, si era di troppo distesa. Per vero anche Spinazzi seguiva lestamente, ma il suo ferreo rigore valse almeno a mantenere la gente unita. lo mi trovava così affranto dalla stanchezza, che quasi m’addormentavo camminando. I patimenti morali però, più che non le materiali fatiche degli ultimi otto giorni, avevano fortemente scossa la mia buona e solida complessione. Ma feci ogni sforzo per dar buon esempio ai soldati, é questo giovò infatti, come sempre in simili contingenze. Presso Tropea erasi incominciato a vedere i fantasmi sul mare, ed ora avveniva lo stesso in terra.”. Rustow, nella traduzione del Porro, continuando il suo racconto scriveva che: “La mattina del 30, mentre ci avvicinavamo a Monteleone, i bersaglieri in testa di colonna, io mi trovava col primo battaglione della brigata Milano, quando osservai un movimento istantaneo nei bersaglieri, pel quale sembrava volessero prender posizione su una lingua della spiaggia. Subito poi, mi si presentò l’ufficiale di massa della brigata, un tale che voleva operare strategicamente a suo capriccio; quest’ uomo, già attempato, era venuto a passo concitato colla sciabola sguainata, per raccontarmi un intiero romanzo di cavalleria napolitana che minacciava la nostra fronte e che aveva nello stesso tempo girato il nostro fianco destro. Egli voleva trovare delle disposizioni per (in un campo tutto aperto) occupare militarmente tutte le strade. Gli raccomandai di calmare il suo ardore, di bandire la confusione dalle sue idee e di non portar il disordine nelle truppe. Io diedi le disposizioni che mi parvero del caso, ed i comandi si diffusero rapidamente dalla testa alla coda della colonna, ed i nostri giovani soldati, sebbene stanchi, si raccolsero a passo tanto celere, che in un istante il primo battaglione formava già una colonna compatta intanto che gli altri ne seguivano l’esempio. Tosto formati, avanzammo, e presto ci accorsimo che la minacciante colonna nemica altro non era che una mandra di pacifici e ben pasciuti buoi. Più tardi ebbimo occasione di sperimentare che la regia cavalleria napoletana non era gran che più terribile di questi buoi grigi. Profittai però di tale avventura per far comprendere alle truppe il danno d’una marcia disordinata. – La testa della colonna giunse a Monteleone alle ore 8, e la coda, costituita dalla brigata Parma, non vi arrivò che a mezzogiorno. Subito dopo l’arrivo delle prime truppe, che furono accampate in un bel giardino, si fecero i preparativi necessari pel rancio. Ma tutto procedeva ancora con lentezza straordinaria, cosicchè erano le 2 pomeridiane quando alcuni battaglioni avevano appena acceso il fuoco, allorchè ci pervenne l’ordine di avanzare subito per Pizzo.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 194, nella nota (2) postillava: “(2) V. addietro, pagg. 152-155. Avevan lasciato la Sicilia e toccato il continente a Tropea, marciando di là a Pizzo per poi riprender il mare fino a Paola. Rustow, Brig. Milano, 11-16; Rustow, 299.”. Dunque, Treveljan, nella traduzione della Dobelli scriveva che le truppe dell’ex spedizione Pianciani avevano lasciato la Sicilia sbarcando a Tropea. Marciarono da Tropea a Pizzo Calabro da cui si imbarcarono e per via mare raggiunsero il porticciolo di Paola. Sul percorso seguito dalle truppe del Rustow (ex Pianciani) abbiamo la testimonianza dello stesso Rustow. Giulio Cesare Abba, Storia dei Mille. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, linotip. S. Jannone, Salerno, 1961, a p. 108, in proposito scriveva che: “Monteleone era occupata da circa dodicimila uomini comandata dal generale Ghio – il carnefice dell’infelice spedizione di Pisacane – il quale, appena seppe della capitolazione del generale Cardarelli a Cosenza (3), iniziò anche lui la ritirata. Non riuscendo però di imbarcarsi a Pizzo per mancanza di navi, fu costretto a proseguire la marcia in ritirata per terra attraverso la Calabria in rivolta; il 28 giunse a Chiriolo ed il 29 si fermò a Soveria Mannelli, per fronteggiare il Dittatore. Costui, frattanto, andava alla ricerca del brigatiere Stocco, capo di parecchie migliaia di volontari calabresi, per fare attaccare i borbonici alle spalle.”.
Nel 30 agosto 1860, i telegrammi di SIRTORI
Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 449-450, dal Diario di Bertani, riferendosi al generale Vial, in proposito scriveva che: “Ma presso a Monte Leone si seppe che per ordine di Sirtori mal interpretato le tre brigate di costui avevano ottenuto il passo franco ed erano scapolate. Potendo Viale congiungersi colle altre due delle prima Calabrie e ingrossarsi in Basilicata, molto sangue potevano ancora spargersi prima di arrivare a Napoli, e questo Garibaldi volle ad ogni costo risparmiare. Correndo alla spensierata con Nullo e Mario (Missori era andato a Pizzo in cerca dei nostri cavalli che speravansi sbarcati), ci trovammo all’avanguardia, e in un’osteria, vuota di provvigioni etc…”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 450, dal Diario di Bertani, riferendosi a Garibaldi insieme alla comitiva che lo accompagnava e a San Pietro di Tiriolo, in proposito scriveva che: “Così si finisce di cenare. Sirtori esce per vedere se i messi spediti per notizie erano tornati. Uno ne era tornato, ma senza notizie di chi che sia, ond’egli a Turr replica l’ordine, ma già mandato due volte in quel giorno, di condurre a marcia forzata quante truppe avesse sotto mano. Avvertito che “ventimila razioni per oggi e trentamila per domani si troveranno da Tiriolo in avanti per le sospirate genti e le milizie degli insorti”, continua: “per ciò che riguarda la marcia delle truppe, l’ufficiale mandato per proseguire fin che trovasse Medici e Bixio fu nell’impossibilità di proseguire per mancanza di mezzi di trasporto. Io la prego, signor generale, di usar tutt’i mezzi che può trovare il di lei zelo, ed a valersi dell’autorità e del potere e del potere che le danno l’alto suo grado, perchè siano trovati mezzi di trasporto e trasmettere a Medici, a Bixio, a Bertani ed a Milbitz gli ordini del Dittatore, che impongono di arrivare a marcie forzate fino in prossimità del quartiere generale che da San Pietro di Tiriolo oggi alle 4 ant. si avanzerà verso Cosenza. Trasmetta dunque per telegrafo e per corriere l’ordine seguente ai sopra nominati comandanti: “Ordine del dittatore di marciare a marcia forzata finchè non arrivino in prossimità del quartiere generale che da San Pietro di Tiriolo s’avanza verso Cosenza, pressando il nemico da vicino e sperando di raggiungerlo oggi stesso”. 30 agosto, ore 2 del mattino, San Pietro di Tiriolo. Il capo dello stato maggiore G. Sirtori.”. P.S. – Se sa dove è Acerbi gli mandi l’ordine di raggiungere subito il quartiere generale. Al generale Turr, ovunque trovisi.”. Partito il messo, con questo giunge correndo quello spedito da Acerbi, col telegramma di Bertani e uno suo; e Sirtori, convinto allora soltanto del ‘celere ubbidire’ di Bertani, gentilmente me li mostra. “Tropea è sul litorale romano? domando. – “No davvero”, risponde con uno dei suoi rari sorrisi, “e c’è da scommettere che Bertani sarà il primo a raggiungerci. Bravo Agostino!” E di tutto suo pugno scrive: “San Pietro di Tiriolo, ore 3 del mattino del 30 agosto 1860. Al signor Bertani o Rustow. E’ ordine espresso del dittatore che tutte le truppe avanzino a marcia forzata finchè si trovino in prossimità verso Cosenza. Il nemico è a circa due miglia di qui, sicchè oggi vi è grande probabilità di combattimento: da cui comprenderà la necessità della marcia forzata. – Il capo dello stato maggiore: G. Sirtori.”. Ricevuto il dispaccio a Pizzo, Bertani con Acerbi sbarca a Paola, e, facendo il calcolo …….”. La White-Mario, a pp. 451-452, dal Diario di Bertani, in proposito scriveva che: “Ricevuto il dispaccio a Pizzo, Bertani con Acerbi sbarca a Paola, etc…”. La White-Mario, a p. 453, dal Diario di Bertani, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi ‘La Guerra d’Italia nel 1860’ e specialmente la ‘Brigata Milano, tradotta da Elisio Porro.”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 178 riferendosi al generale Sirtori che da Tiriolo scrive il seguente telegramma a Turr: “30 agosto , ore 2 del mattino, San Pietro di Tiriolo . – Il capo dello stato maggiore G. SIRTORI. PS. Se sa dove è Acerbi gli mandi l’ordine di raggiungere subito il quartiere generale. Al generale Türr, dovunque trovisi.”. Dunque, il Sirtori telegrafa perchè cerca sia Acerbi che il generale Turr. Poi, a p. 179, la White scrive: “Partito il messo, con questo giunge correndo quello spedito da Acerbi, col telegramma di Bertani e uno suo; e Sirtori, convinto allora soltanto del celere ubbidire di Bertani, gentilmente me li mostra. “Tropea è sul litorale romano ? ” domando. ” No davvero, ” risponde con uno dei suoi rari sorrisi, ” e c’è da scommettere che Bertani sarà il primo a raggiungerci. Bravo Agostino ! “E di tutto suo pugno scrive: San Pietro di Tiriolo, ore 3 del mattino del 30 agosto 1860. Al signor Bertani o Rustow. È ordine espresso del dittatore che tutte le truppe avanzino a marcia forzata finchè si trovino in prossimità del quartier generale, che ora trovasi a San Pietro del Tiriolo a circa otto miglia da Tiriolo verso Correa e fra un’ora proseguirà verso Cosenza. Il nemico è a circa due miglia di qui, sicchè oggi vi è grande probabilità di combattimento: da cui comprenderà la necessità della marcia forzata. – Il capo dello stato maggiore : G. Sirtori.”. La White, a p. 180, in proposito scriveva: “Ricevuto il dispaccio a Pizzo, Bertani con Acerbi sbarca a Paola, etc…”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Il 28 agosto, Agostino Plutino, uno dei capi insurrezionali dell’Aspromonte, nominato da Garibaldi governatore della Calabria, telegrafava al Bertani, per ordine sempre del Generale, di far sbarcare la sua colonna fra Pizzo e S. Eufemia marciando poi a Nicastro.”. Maraldi, a p. 99, nella nota (1) postillava: “(1) Pianciani, op. cit.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Bertani eseguì l’ordine e dopo mille peripezie il 29 agosto sbarcava a Tropea e da qui proseguiva con le truppe, d’accordo col Rustow per Pizzo, ove trovò un ordine del Sirtori di avanzare a marcie forzate per raggiungere il Quartiere Generale, che da S. Pietro del Tiriolo proseguiva verso Cosenza. Il Bertani si avviò in persona, e a Rotonda raggiunse il Generale che, dice la Mario, lo abbracciò, poi diede ordine al Generale Turr di andare a raggiungere la legione e portarla al più presto sulla via di Lagonegro, ed al Bertani disse (2): “Voi restereco meco, ho bisogno di voi”.”. Maraldi, a p. 99, nella nota (1) postillava: “(1) Pianciani, op. cit.”. Maraldi, a p. 101, nella nota (2) postillava:“(2) J. W. Mario, op. cit., 172, 173, 174.”. Dunque, il Maraldi è tra quelli che scriveva che il Bertani raggiunse Garibaldi a Rotonda (come scrisse il Treveljan) e non a Cosenza. Riprendendo il discorso, però, il Maraldi, scrive che Bertani raggiunse Garibaldi al Tiriolo, contraddicendo ciò che aveva scritto a p. 101.
Nel 30 agosto 1860, a Tropea, BERTANI riceve il telegramma dell’Intendente ACERBI e si avvia a Pizzo
Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 448 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “E all’intendente generale Acerbi: “Tropea, 29. Sono qui con quasi quattromila uomini, m’avvio a Pizzo, mancando mezzi trasporto invierò bagagli per barca costì. Se vuoi corrispondere vieni all’ufficio telegrafico e dimmi ov’è il generale.”.”. Secondo la White-Mario (….), Bertani, a Tropea scrive ad Acerbi, Intendente generale Acerbi, il seguente dispaccio o telegramma: “E all’intendente generale Acerbi: “Tropea, 29. Sono qui con quasi quattromila uomini, m’avvio a Pizzo, mancando mezzi trasporto invierò bagagli per barca costì. Se vuoi corrispondere vieni all’ufficio telegrafico e dimmi ov’è il generale.”.”. La White (….), continuando il suo racconto tratto dal Taccuino del Bertani scriveva che: “Acerbi pronto risponde: “Pizzo, 29. Mandato messo col tuo telegramma in cerca del generale, creduto nei dintorni Tiriolo. Vieni qui come puoi.”. Bertani s’avvia per mare, Rustow per terra. Dov’è Garibaldi ? ecco la domanda vociferata mille volte al dì. Dove era Garibaldi ? “. Acerbi gli risponde a Bertani inviandogli un telegramma o dispaccio da Pizzo, in data 29 agosto 1860. Dunque, Acerbi era a Pizzo Calabro e comunica a Bertani (ed indirettamente a Rustow), pregandolo di proseguire la marcia fino a Pizzo Calabro dove lo troverà. Infatti, l’Intendente Generale ACERBI si riunirà con Bertani, con Rustow e con le truppe a Pizzo Calabro. A questo punto, Bertani e Rustow, da Tropea si mettono in viaggio per arrivare a Pizzo Calabro. Bertani viaggierà per mare con il vapore Utile mentre Rustow marcerà fino a Pizzo Calabro. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 174 aggiunge pure che: “….a Tropea…. Bertani scende anche lui, combina con Rustow di marciare colle genti sbarcate verso Pizzo e manda questi due telegrammi: Etc…”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 180, in proposito scriveva: “Ricevuto il dispaccio a Pizzo, Bertani con Acerbi sbarca a Paola, e, facendo il calcolo che per giungere a Lagonegro ci voglion trenta ore di vapore e novanta di marcia, va in persona a trovar Garibaldi a Rotonda per aver i suoi ordini.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 14-15-16, il Rustow nelle sue memorie, riferendosi a Pizzo Calabro scriveva che: “….allorchè ci pervenne l’ordine di avanzare subito per Pizzo. Alle cinque tutte le truppe si trovavano colà concentrate; ma i legni pel loro trasporto ivi stati predisposti, non bastavano che per una parte. Fu quindi imbarcata la intiera brigata Milano, ma una sola porzione della brigata Parma. Etc…”. Fin qui nessuno accenno ad Acerbi. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 450, dal Diario di Bertani, riferendosi a Garibaldi insieme alla comitiva che lo accompagnava e a San Pietro di Tiriolo, in proposito scriveva che: “E di tutto suo pugno scrive: “San Pietro di Tiriolo, ore 3 del mattino del 30 agosto 1860. Al signor Bertani o Rustow. E’ ordine espresso del dittatore che tutte le truppe avanzino a marcia forzata finchè si trovino in prossimità verso Cosenza. Il nemico è a circa due miglia di qui, sicchè oggi vi è grande probabilità di combattimento: da cui comprenderà la necessità della marcia forzata. – Il capo dello stato maggiore: G. Sirtori.”. Ricevuto il dispaccio a Pizzo, Bertani con Acerbi sbarca a Paola, e, facendo il calcolo …….”. La White-Mario, a pp. 451-452, dal Diario di Bertani, in proposito scriveva che: “Ricevuto il dispaccio a Pizzo, Bertani con Acerbi sbarca a Paola, etc…”. Dunque, l’accenno ad Acerbi è della White che scriveva che, il generale Sirtori, il 30 agosto 1860 scrise un messaggio a Bertani (e Rustow) intimandogli di marciare fino a Pizzo Calabro. Inoltre, la White scriveva che Bertani, arrivato a Pizzo Calabro, dove probabilmente vi era anche l’Intendente Acerbi, ricevuto il dispaccio di Sirtori, si imbarca con le truppe (con Rustow) insieme ad Acerbi e vanno a Paola, dove arriveranno il 31 agosto 1860.
BERTANI E RUSTOW A PIZZO CALABRO
Nel 30 agosto 1860, a Pizzo, AGOSTINO BERTANI, RUSTOW e le truppe di volontari dell’ex ‘spedizione TERRANOVA’ (ex Spedizione Bertani-Pianciani, e ora 15° Divisione Turr), le Brigate: Milano, Parma e Bologna (?)
A Milazzo, le truppe dell’ex spedizione Pianciani, organizzate dal Bertani furono da Garibaldi aggregate alla 15° Divisione affidata al colonnello Rustow. Le due brigate, prima che fossero portate da Rustow e da Bertani a Paola si trovavano a Milazzo in Sicilia, non molto distanti da Messina e dallo Stretto per le coste della Calabria. Queste forze da Torre del Faro partirono e sbarcarono in Calabria a Tropea. Da Tropea, in Calabria, marciarono fino a Pizzo dove si imbarcarono per Paola. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, nell’“Allegato II: Riassunto delle Tabelle di Marcia dell’Esercito Meridionale”, a p. 515, riferendosi alla Brigata Milano, che è quella di cui stò parlando, in proprosito scriveva che: “28 agosto: Messina Torre di Faro; 29 agosto: Tropea Monteleone; 30 Pizzo; 31 Paola; 1 settembre: in mare per Sapri; 2 settembre: Sapri; 3 settembre: Vibonote; 4 settembre: Casalinuovo; 5 settembre Sala; 6 settembre Auletta; 7 settembre Eboli; 8 settembre Salerno; 9 settembre Napoli; 11 Avellino; 12 settembre Domenicane; 13 settembre Ariano; etc…”. Dunque, il Pecorini scriveva che la Brigata Milano si trovava a Torre di Faro il 28 agosto ed il 29 agosto era giunta a Tropea e Monteleone. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 146, in proposito scriveva che: “Le brigate Milano e Spinazzi, passando per Monteleone, giungevano a Pizzo la sera dello stesso giorno 30, e partivano da colà nella notte del 30 al 31 per Paola.”. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 194, nella nota (2) postillava: “(2) V. addietro, pagg. 152-155. Avevan lasciato la Sicilia e toccato il continente a Tropea, marciando di là a Pizzo per poi riprender il mare fino a Paola. Rustow, Brig. Milano, 11-16; Rustow, 299.”. Dunque, Treveljan, nella traduzione della Dobelli scriveva che le truppe dell’ex spedizione Pianciani avevano lasciato la Sicilia sbarcando a Tropea. Marciarono da Tropea a Pizzo Calabro da cui si imbarcarono e per via mare raggiunsero il porticciolo di Paola. Sul percorso seguito dalle truppe del Rustow (ex Pianciani) abbiamo la testimonianza dello stesso Rustow. Giulio Cesare Abba, Storia dei Mille. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 174 aggiunge pure che: “….a Tropea…. Bertani scende anche lui, combina con Rustow di marciare colle genti sbarcate verso Pizzo e manda questi due telegrammi: Tropea, 29. Sono qui con quasi tutta la gente. Spero mi segua presto il rimanente. Partiamo per Pizzo ove attendo ordini. E all’intendente generale Acerbi: Tropea, 29. Sono qui con quasi quattromila uomini, m’avvio a Pizzo, mancando mezzi trasporto invierò bagagli per barca costì. Se vuoi corrispondere vieni all’ufficio telegrafico e dimmi ov’è il generale. Acerbi pronto risponde: Pizzo, 29. Mandato messo col tuo telegramma in cerca del generale, creduto nei dintorni Tiriolo. Vieni qui come puoi. Bertani s’avvia per mare, Rustow per terra. Etc…”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 448 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “…a Tropea…Qui di fatti la sbarcò e voltò prora per la Sicilia. Bertani scende anche lui, combina con Rustow di marciare colle genti sbarcate verso Pizzo e manda questi due telegrammi: etc…”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 180, in proposito scriveva: “Ricevuto il dispaccio a Pizzo, Bertani con Acerbi sbarca a Paola, e, facendo il calcolo che per giungere a Lagonegro ci voglion trenta ore di vapore e novanta di marcia, va in persona a trovar Garibaldi a Rotonda per aver i suoi ordini.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 14-15-16, il Rustow nelle sue memorie, riferendosi a Pizzo Calabro scriveva che: “Ma tutto procedeva ancora con lentezza straordinaria, cosicchè erano le 2 pomeridiane quando alcuni battaglioni avevano appena acceso il fuoco, allorchè ci pervenne l’ordine di avanzare subito per Pizzo. Alle cinque tutte le truppe si trovavano colà concentrate; ma i legni pel loro trasporto ivi stati predisposti, non bastavano che per una parte. Fu quindi imbarcata la intiera brigata Milano, ma una sola porzione della brigata Parma. – Da Pizzo, quella città fedele dove venne fucilato il bollente Murat, si doveva navigare per Paola, ove dicevasi trovarsi ancora presidio napoletano. Credendo al caso di un assalto, presi tutte le disposizioni per una tal fazione. Presso S. Lucido, lungi da Paola circa un’ora, era dove intendeva di approdare per muovere contro la città; quando da S. Lucido stesso col mezzo di segnali fummo informati che in prossimità non trovavansi nemici, e potemmo anzi osservare i nostri amici calabresi montati su dei cavalli simili a quelli che spesso si trovano disegnati sugli antichi vasi, correre lungo la costa del mare per recare a Paola la notizia dell’arrivo dei filibustieri rossi. Seguito da dodici bersaglieri, scesi a terra pel primo presso Paola, etc…”. Il generale Wilhelm (Guglielmo) Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, ( prima traduzione italiana del 1861), a p. 337, in proposito scrivea che: “…andarono di là a Pizzo, s’imbarcarono di nuovo, in quanto bastavano quei navigli facendo vela verso Paola, dove arrivavano nel 31 agosto. Formando l’ala sinistra dell’esercito, precedevano ora, mercè quella navigazione di due o tre marcie, l’avanguardia, avendo dovuto Garibaldi trattenersi una buona parte del 31 agosto in Soveria-Manelli, per mettere fine a quella capitolazione.”. Dunque, secondo il racconto di Rustow, le sue truppe sbarcarono a Paola il 31 agosto 1860. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: “In Cosenza arriva il Bertani, che ha lasciato a Paola i 1500 soldati da lui condotti per mare dal Faro a Tropea, poi per terra sino a Pizzo e in fine per mare di nuovo dal Pizzo a Paola.”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 823, in proposito scriveva che: “La divisione Rustow che trovavasi ancora in Milazzo, il 26 agosto aveva ricevuto l’ordine di marciare verso Torre di Faro per ivi imbarcarsi e muovere alla volta della Calabria. Essa arrivava il 28 a Torre di Faro, e la mattina del 29, le due brigate Milano e Parma s’imbarcarono per dirigersi nel golfo di Sant’Eufemia; la brigata Bologna dovette aspettare sulle coste di Sicilia, perchè i mezzi di trasporto mancavano. Il disbarco non potè aver luogo a Sant’ Eufemia, perchè una fregata napoletana si credeva incrociasse in quelle acque. Le brigale Milano e Parma dovettero disbarcare in Tropea, distante tre giorni di cammino da Soveria-Manelli. La notte stessa partirono; ed il 30 agosto a mezzogiorno erano già riuniti in Monteleone. Di là marciaron sopra Pizzo, dove imbarcaronsi di nuovo per arrivare il di 31 a Paola. Il primo di settembre arrivava a Paola Stefano Türr. Per ordine di Garibaldi il corpo di Rustow veniva riunito alla divisione comandata da Türr; tutta intiera la divisione ebbe ordine d’imbarcarsi immantinente e di salpare alla volta di Sapri per ispingersi rapidamente avanti e per formare l’avanguardia di tutta l’armata rivoluzionaria. La sera di quello stesso giorno ebbe luogo l’imbarco. Erano circa mille e cinquecento uomini; cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma; il resto di questa e tutta la brigata Bologna dovevan fare lo stesso viaggio al più presto possibile. Con quei mille e cinquecento uomini, Türr, la mattina del 2 settembre , disbarcava a Sapri. In questo modo l’avanguardia trovossi quasi di cinque tappe avanti il grosso dell’esercito che marciava da Soveria -Manelli sopra Cosenza per la strada consolare.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 299-300, in proposito scriveva: “….erano il 30 a mezzodì riunite presso Monteleone, di là si recarono al Pizzo, ove furono di nuovo imbarcate, in quanto bastavano le navi, e fecero vela per Paola ove giunsero il 31 agosto. Formando l’ala sinistra dell’armata, colla loro traversata per acqua avevano allora già avanzato di due o tre tappe la vanguardia del grosso dell’esercito, avendo Garibaldi dovuto trattenersi ancora buona parte del 31 agosto nei dintorni di Soveria-Manelli per dare compimento alla capitolazione.”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 337-338, in proposito scriveva: “Nel mezzogiorno dello stesso di 29 agosto essendo stato obbligato a sbarcare a Tropea distante circa tre marcie da Soveria – Manelli, per la paura dei capitani di navigli d’ un vapore da guerra napoletano incrociante in quelle acque, che pretendevano aver anche veduto, dovettero quelle due brigate partire da Tropaea in quella notte stessa e nel giorno 30 a mezzodì erano già riunite a Monteleone; andarono di là a Pizzo, s’imbarcarono di nuovo, in quanto bastavano quei navigli facendo vela verso Paola, dove arrivavano nel 31 agosto. Formando….”. Emile Maison (….), nel suo, Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861, riporta alcune lettere di alcuni volontari garibaldini che facevano parte delle truppe che sbarcarono a Sapri. Nell’opera il Maison, a pp. 55-56-57 e ssg. trascriveva una lettera del 2 settembre 1860 da Paola e scriveva: “Pizzo di Calabria e Paola, 31 agosto. ……Alle due, lasciammo il Pizzo per andare a Paola, trainati questa volta dal Dante. Etc…”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Il 28 agosto, Agostino Plutino, uno dei capi insurrezionali dell’Aspromonte, nominato da Garibaldi governatore della Calabria, telegrafava al Bertani, per ordine sempre del Generale, di far sbarcare la sua colonna fra Pizzo e S. Eufemia marciando poi a Nicastro.”. Maraldi, a p. 99, nella nota (1) postillava: “(1) Pianciani, op. cit.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Bertani eseguì l’ordine e dopo mille peripezie il 29 agosto sbarcava a Tropea e da qui proseguiva con le truppe, d’accordo col Rustow per Pizzo, ove trovò un ordine del Sirtori di avanzare a marcie forzate per raggiungere il Quartiere Generale, che da S. Pietro del Tiriolo proseguiva verso Cosenza. Il Bertani si avviò in persona, e a Rotonda raggiunse il Generale che, dice la Mario, lo abbracciò, poi diede ordine al Generale Turr di andare a raggiungere la legione e portarla al più presto sulla via di Lagonegro, ed al Bertani disse (2): “Voi restereco meco, ho bisogno di voi”.”. Maraldi, a p. 99, nella nota (1) postillava: “(1) Pianciani, op. cit.”. Maraldi, a p. 101, nella nota (2) postillava:“(2) J. W. Mario, op. cit., 172, 173, 174.”. Dunque, il Maraldi è tra quelli che scriveva che il Bertani raggiunse Garibaldi a Rotonda (come scrisse il Treveljan) e non a Cosenza. Riprendendo il discorso, però, il Maraldi, scrive che Bertani raggiunse Garibaldi al Tiriolo, contraddicendo ciò che aveva scritto a p. 101.
GIOVANNI ACERBI INTENDENTE GENERALE DELL’ESERCITO
Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 183 e ssg., in proposito scriveva che: “Egli nota essersi separato a Paola da Acerbi, intendente generale, che doveva condurre a Cosenza parecchi convogli di denaro giunti dalla Sicilia.”. Dunque, la White ricorda che Bertani scriveva nel suo taccuino che Bertani, lasciò Paola dove si separò dall’Intende generale “Acerbi”, il quale aveva avuto il compito di condurre a Cosenza, al quartiere Generale parecchi convogli di denaro giunti dalla Sicilia. Giovanni Acerbi, avanzo dei martirii di Mantova, il quale andava rivendicando nelle cospirazioni e nelle guerre l’onor del nome, macchiato da uno del casato che aveva venduto l’ingegno e le lettere all’Austria, prima ch’egli nascesse. Da Wikipedia leggiamo che Giovanni Battista Acerbi, a Genova collaborò con Mazzini alla preparazione del moto milanese del 1853. Nel 1859 partecipò alla guerra d’indipendenza nel Corpo dei Cacciatori delle Alpi, capitanato da Giuseppe Garibaldi, col grado di Sottotenente e ne seguì le imprese. Nel 1860 fu uno dei Mille e assunse le funzioni, con Ippolito Nievo come vice, d’intendente generale della spedizione garibaldina. Poiché la spedizione doveva avere un’Intendenza, questa fu formata sul serio, benché in verità, la cassa di guerra non contenesse che trentamila povere lire. E vi fu messo a capo Giovanni Acerbi, avanzo dei martirii di Mantova, il quale andava rivendicando nelle cospirazioni e nelle guerre l’onor del nome, macchiato da uno del casato che aveva venduto l’ingegno e le lettere all’Austria, prima ch’egli nascesse. Da Wikipedia leggiamo che nel 1859 partecipò alla guerra d’indipendenza nel Corpo dei Cacciatori delle Alpi, capitanato da Giuseppe Garibaldi, col grado di Sottotenente e ne seguì le imprese. Nel 1860 fu uno dei Mille e assunse le funzioni, con Ippolito Nievo come vice, d’intendente generale della spedizione garibaldina. Giulio Cesare Abba (….), nel suo “Storia dei Mille” scriveva: “Poiché la spedizione doveva avere un’Intendenza, questa fu formata sul serio, benché in verità, la cassa di guerra non contenesse che trentamila povere lire. E vi fu messo a capo Giovanni Acerbi, avanzo dei martirii di Mantova, il quale andava rivendicando nelle cospirazioni e nelle guerre l’onor del nome, macchiato da uno del casato che aveva venduto l’ingegno e le lettere all’Austria, prima ch’egli nascesse.”. Da Wikipedia, alla voce “Esercito Meridionale” leggiamo che Garibaldi organizzò complessivamente i volontari dell’Esercito meridionale in quattro divisioni, ognuna composta da due o tre brigate. Così la XV Divisione fu posta al comando dell’ungherese Stefano Turr, la XVI di Giuseppe Paternò, poi sostituito al comando da Enrico Cosenz, la XVII di Giacomo Medici, la XVIII di Nino Bixio. Dunque, Giovanni Cenni fu nominato Intendente Generale del Corpo d’armata dell’Esercito Meridionale di Garibaldi in Calabria.
A PIZZO, BERTANI TROVA L’INTENDENTE ACERBI
PAOLA
Paola partecipò al movimento di Garibaldi. L’eroe dei due mondi, tuttavia, non passo dalla città, a differenza dei suoi Garibaldini. Essi furono persino aiutati dal Comune quando le truppe comandate da Nino Bixio e Giacomo Medici s’imbarcarono per raggiungere Garibaldi a Napoli. Prima della costruzione della Ferrovia Paola-Cosenza nel 1910, il porto di Paola era molto trafficato, i piroscafi provenienti da Napoli e Messina erano carichi di merci e viaggiatori e il commercio fiorente. L’arrivo delle forze garibaldine provenienti dalla Sicilia e sbarcate a Paola è importante perchè queste forze saranno l’avanguardia garibaldina dell’Esercito Meridionale e saranno quelle che, fatte sbarcare a Paola dal generale Turr su ordine di Garibaldi, sbarcheranno a Sapri il giorno dopo. A Paola, Agostino Bertani aveva fatto concentrare le grigate Milano e Spinazzi che facevano parte della ex divisione Pianciani e, nella notte dal 30 e quella del 31 si trovarono sbarcate a Paola. Da Wikipedia, alla voce “Storia di Paola” leggiamo che Il 18 ottobre del 1806, Paola subì l’occupazione da parte dei Francesi. Essi incendiarono e saccheggiarono il Santuario di S. Francesco, che restò deserto. In seguito ad una legge emanata da Gioacchino Murat nel 1809, iniziò la soppressione di tutti gli ordini religiosi del regno di Napoli, compreso il protocenobio dei Minimi di Paola, nonostante la sua importanza, i conventi furono tutti convertiti ad altro uso, spesso militare, le chiese passarono al clero diocesano e tutti i beni clericali confiscati. Dopo il Congresso di Vienna (1815), Ferdinando IV di Borbone fu restaurato sul trono di Napoli. L’anno successivo i due regni di Napoli e Sicilia furono uniti nel nuovo Regno delle Due Sicilie. Nel 1844 il re Ferdinando II e la sua consorte Maria Teresa d’Asburgo visitarono Paola per voto. In seguito il re tornò il 29 ottobre 1852 accompagnato dal principe ereditario, Francesco. Durante il risorgimento, Paola partecipò al movimento di Garibaldi. L’eroe dei due mondi, tuttavia, non passo dalla città, a differenza dei suoi Garibaldini. Essi furono persino aiutati dal Comune quando le truppe comandate da Nino Bixio e Giacomo Medici s’imbarcarono per raggiungere Garibaldi a Napoli. Prima della costruzione della Ferrovia Paola-Cosenza nel 1910, il porto di Paola era molto trafficato, i piroscafi provenienti da Napoli e Messina erano carichi di merci e viaggiatori e il commercio fiorente. Vi nacque l’ultimo segretario del Partito Fascista, Carlo Scorza. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 15-16-17, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Da Pizzo, quella città fedele dove venne fucilato il bollente Murat, si doveva navigare per Paola, ove dicevasi trovarsi ancora presidio napoletano. Credendo al caso di un assalto, presi tutte le disposizioni per una tal fazione. Presso S. Lucido lungi da Paola circa un’ora, era dove intendeva di approdare per muovere contro la città; quando da S. Lucido stesso per mezzo di segnali fummo informati che in prossimità non trovavansi nemici, e potemmo anzi osservare i nostri amici calabresi montati su dei cavalli simili a quelli che spesso si trovano disegnati sugli antichi vasi, correre lungo la costa del mare, per recare a Paola la notizia dell’arrivo dei filibustieri rossi. Seguito da dodici bersaglieri, scesi a terra pel primo presso Paola, dove corsi pericolo di rimaner soffocato dalle entusiastiche espressione di gioia dei Calabresi. Tutta la Calabria era libera fino alla sua frontiera settentrionale; soltanto alcuni residui di truppe regie andavano ancora erranti per la provincia. Noi potevamo adunque avanzare verso il nord e procedere verso il nostro scopo senza espressione alcuna. Col solo accompagnamento della nobiltà di Paola, fra le quali era a distinguersi il ricco fabbricante di seta, signor F. Tuzzi, su un focoso cavallo offertomi, dalla bassa spiaggia del mare salii alla elevata città, accolto su tutta la via da applausi che fino a quel momento mi erano ignoti. Qui ebbe principio la marcia trionfale della brigata Milano; qui si vedeva che la libertà era merce ancora nuova e quindi vivamente apprezzata. Dopo che il signor Tuzzi m’ebbe assegnato per quartiere la sua stessa casa, ritornai alla marina per condurre in città le truppe che intanto erano sbarcate. Ma alle truppe non fu accordato lungo tempo per pensare al riposo ed agli alloggi, trascinate dall’uno all’altro caffè dal popolo di Paola e da esso lautamente trattate. Giunse notizia che alla sera Garibaldi avea costretto il general General napoletano Ghiò a capitolare con 5000 uomini presso Severia vicino al confine settentrionale della Calabria Ultra.”. Il Rustow ci parla della permanenza sua e delle truppe a Paola. Egli cita il sig. F. Tuzzi, nobile di Paola e fabbricante di seta, che gli offrì la sua bella e comoda casa per aqquartierarsi. Rustow racconta ancora e aggiunge che a Paola: “Giunse notizia che alla sera Garibaldi avea costretto il general napoletano Ghiò a capitolare con 5000 uomini presso Severia vicino al confine settentrionale della Calabria Ultra. Il mattino seguente arrivarono a Paola molti ufficiali borbonici fuggitivi, i quali cercavano mezzo per imbarcarsi al più presto per Napoli e Salerno, presso la qual ultima piazza, dietro estesi trinceramenti si trovava disposta una forte avanguardia di 12 mila uomini dell’esercito di Francesco II. Da parte mia feci il possibile per soddisfare i desiderj degli ufficiali borbonici; ma presto venni in condizione delle loro lagnanze. Ad essi pareva che il Dittatore non avesse fatto abbastanza accordando loro la libertà di ritirirarsi con armi, cavalli e bagagli.“. Giuseppe Garibaldi (….), nel suo “Memorie autobiografiche” (quindicesima tiratura), Firenze, Barbèra, 1888, a pp. 379-380 e ssg., in proposito scriveva che: “La nostra marcia lungo le Calabrie fu un vero e splendido trionfo, progredendo celeremente tra marziali e fervidissime popolazioni , una gran parte delle quali già in armi contro l’oppressore borbonico. A Soveria mise giù le armi la divisione Vial, forte di circa ottomila uomini, dandoci un materiale immenso in cannoni, moschetti e munizioni. La brigata Caldarelli capitolò colla colonna calabrese di Morelli a Cosenza. Infine dopo una corsa celere di pochi giorni da Reggio a Napoli, precedendo sempre le mie colonne che non potevan raggiungermi per quanto procedessero a marcie forzate, io giunsi nella bella Partenope.”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 492-493, in proposito scriveva che: “LV. La decimaquinta divisione, ingrossata dalle truppe disperse di già appartenenti al corpo di Luigi Pianciani state direttamente da Palermo trasportate a Paola, a Scaléa, a Policastro od a Sapri, sfilava colla massima secretezza e celerità sulla destra dell’esercito regio. A queste forze, già per sè considerevoli, si unirono tosto le bande insurrezionali del paese ed i numerosi distaccamenti dei Calabresi che avevano preceduto la marcia dell’ armata italiana. Con tutti questi corpi riuniti, il generale Türr, riuscendo a girare, come gli era stato ordinato l’estrema sinistra dei Regii, avrebbe potuto seriamente compromettere la loro posizione.”. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: “Garibaldi aveva toccato la spiaggia nei pressi di Scalea (2 settembre), da dove era poi salpato per Sapri su una barca condotta da due soli marinai (3 settembre). Il generale vi era stato indotto principalmente dalle insistenze di A. Dumas padre, che gli aveva scritto “invece che a Salerno potete sbarcare in tutto il Cilento, poco importa il luogo, è la terra del patriottismo” (93).”. Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, p. 130 etc..”. Emile Maison (….), nel suo, Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861, riporta alcune lettere di alcuni volontari garibaldini che facevano parte delle truppe che sbarcarono a Sapri. Nell’opera il Maison, a pp. 55-56-57 e ssg. trascriveva una lettera del 2 settembre 1860 da Paola e scriveva: “Pizzo di Calabria e Paola, 31 agosto. ……Alle due, lasciammo il Pizzo per andare a Paola, trainati questa volta dal Dante. Verso le nove, udimmo delle voci che ci gridavano di fermarci; Poi distinguemmo diverse imbarcazioni in acqua, e una di esse si dirigeva verso di noi… Poteva essere una flottiglia nemica? La barca si avvicinò e un uomo si precipitò sul ponte. Il capitano, piuttosto incuriosito da questa manovra, gli chiese cosa volesse. Poi, nel suo dialetto calabrese, il brav’uomo spiegò che eravamo nel periodo della grande stagione della pesca e che la nostra nave, passando troppo vicino alla costa, impediva ai pesci di cadere nelle reti. Ecco, almeno, un onesto cittadino i cui grandi eventi che si svolgevano intorno a lui non gli facevano perdere il senso dei suoi piccoli interessi. Mentre un trono crollava, lui distese pacificamente le sue reti. Il capitano, brontolando, promise di prendere in considerazione la sua richiesta, e un attimo dopo la Dante ci riportò a rimorchio.”.
Nel 31 agosto 1860, a Paola e le truppe borboniche del Generale Caldarelli
Nel testo a cura della Commissione Editrice, il suo “La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Carteggio Camillo Cavour etc…”, vol. II (Agosto-Settembre 1860), a p. 199, in proposito è scritto che: “785. A. Depretis a Cavour. Palermo, 31 Agosto (1860). Eccellenza, Dubitando che il Conte Persano, che ne fu avvertito, o il Cav. Piola, che non ho potuto vedere, non gliela abbiano scritta, credo necessario di darle io stesso una notizia che credo importante. Il Cav. Piola mi assicurava aver saputo da buona fonte che il Governo Napolitano ha determinato di mandare il materiale della sua Marina militare a Pola, o a Venezia, etc…”. Dunque, in un dispaccio del 31 agosto 1860 Depretis scrive da Palermo al conte di Cavour, scrive di una notizia importante da dargli e nel farlo scriveva che: “…il Cav. Piola, che non ho potuto vedere”. Dunque, il cav. Piola, era già partito da Palermo, mettendoi in viaggio per raggiungere Garibaldi e consegnargli la lettera del Depretis ?. Inoltre, nella sua lettera Depretis aggiunge che: “Le notizie del campo sono sempre ottime: questa stessa mattina un dispaccio del Generale mi avverte che a Paola le truppe Napolitane si resero a discrezione. Mandiamo di qui per imbarcarle. Il sig. Casalis avrà dato al Governo notizia dell’isola. Etc…”. Dunque, in un dispaccio del 31 agosto 1860 Depretis scrive da Palermo al conte di Cavour di avere ricevuto un dispaccio da Garibaldi che lo informava che a Paola le truppe borboniche si erano arrese “a discrezione”. Infatti, pare che il nel periodo precedente e fino al 31 maggio, Paola fosse stata occupata da una parte delle truppe del Generale Caldarelli.
BERTANI E ACERBI A PAOLA
Nel 31 agosto 1860, a PAOLA (provenienti in mare da Pizzo) sbarcarono Agostino BERTANI e l’Intendente generale ACERBI. Bertani lascia a Paola le truppe a Rustow e va incontro al Generale Garibaldi
Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 179 e ssg., in proposito scriveva che: “Partito il messo, con questo giunge correndo quello spedito da Acerbi, col telegramma di Bertani e uno suo; e Sirtori, convinto allora soltanto del celere ubbidire di Bertani, gentilmente me li mostra. ” Tropea è sul litorale romano ? ” domando. ” No davvero , ” risponde con uno dei suoi rari sorrisi, ” e c’è da scommettere che Bertani sarà il primo a raggiungerci. Bravo Agostino !” E di tutto suo pugno scrive: San Pietro di Tiriolo, ore 3 del mattino del 30 agosto 1860. Al signor Bertani o Rustow. È ordine espresso del dittatore che tutte le truppe avanzino a marcia forzata finchè si trovino in prossimità del quartier generale, che ora trovasi a San Pietro del Tiriolo a circa otto miglia da Tiriolo verso Correa e fra un’ora proseguirà verso Cosenza. Il nemico è a circa due miglia di qui, sicchè oggi vi è grande probabilità di combattimento: da cui comprenderà la necessità della marcia forzata. – Il capo dello stato maggiore : G. Sirtori . —”. Il dispaccio di Sirtori inviato a Bertani è del 30 agosto 1860. Agostino Bertani (….), nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 448 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Bertani s’avvia per mare, Rustow per terra. Dov’è Garibaldi ? ecco la domanda vociferata mille volte al dì. Dove era Garibaldi ? “. Bertani, da Tropea si avvia via mare navigando insieme ad Acerbi diretti a Paola. La White, proseguendo il suo racconto, a p. 179, in proposito aggiungeva che: “Ricevuto il dispaccio a Pizzo, Bertani con Acerbi sbarca a Paola, e, facendo il calcolo che per giungere a Lagonegro ci voglion trenta ore di vapore e novanta di marcia, va in persona a trovar Garibaldi a Rotonda per aver i suoi ordini.”. La White-Mario (….) scriveva che Bertani voleva a tutti i costi incontrare Garibaldi per parlarci ed arrivato a Paola con l’Intendente Acerbi, ivi sbarcati (Rustow procedeva e arrivò con le Brigate marciando da Pizzo). La White dice che Bertani va in persona “a trovar Garibaldi a Rotonda”. La White dice che Bertani va a Rotonda. Si tratta di Rotonda o Cosenza ?. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 180, in proposito scriveva: “Ricevuto il dispaccio a Pizzo, Bertani con Acerbi sbarca a Paola, e, facendo il calcolo che per giungere a Lagonegro ci voglion trenta ore di vapore e novanta di marcia, va in persona a trovar Garibaldi a Rotonda per aver i suoi ordini.”. Quì la White scrive che Bertani, opo essere sbarcato a Paola, va ad incontrare Garibaldi a Rotonda. Cosa che è vera in parte, nel senso che quando Garibaldi va a Rotonda vi era anche Bertani ma, Bertani andò a Cosenza ad incontrare Garibaldi, portandogli la lieta notizia delle sue truppe ivi sbarcate. Infatti, la White, a p. 179 aggiungeva: “Garibaldi, lasciando Stocco pro- dittatore con pieni poteri a Soveria, procedè oltre, e incontrandosi con Bertani lo abbracciò e ribaciò dicendo: etc…“. Dunque, la White, sulla scorta del Diario di Bertani scriveva che Bertani incontrò Garibaldi “procedè oltre…” oltre cosa ? Oltre Soveria Manelli che si trova in Calabria, non molto distante dal porto di Paola. Oltre Soveria Manelli vi è Cosenza dove effettivamente si incontrarono. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 195, nella nota (1) postillava: “(1) Rustow, 299-300; Rustow, Brig. Milano, 11-18; Turr, Div., 147-149; Forbes, 206; Bertani, II, 179-184 (a pag. 179, lin. 23, si legga Cosenza invece di Rotonda); etc..”. Treveljan (nella traduzione Dobelli), a p. 194, in proposito scriveva che: “Nella sua breve sosta a Cosenza, Garibaldi prese delle importanti disposizioni militari dovute all’arrivo del Bertani che lo aveva raggiunto venendo da Paola, città del litorale. Etc…”. Dunque, delle due una, ovvero Bertani non andò a Rotonda, come scriveva la White-Mario, ad incontrare Garibaldi, ma andò a raggiungeri a Cosenza. La Dobelli (Treveljan) postillava: “Bertani, II, 179-184 (a pag. 179, lin. 23, si legga Cosenza invece di Rotonda).”. In Appendice, la Dobelli scriveva: “Bertani = Mario (J.W.) – Agostino Bertani e i suoi tempi. 1888. E’ l’opera migliore dell’autrice. Importante per la corrispondenza del Bertani con Garibaldi e gli altri personaggi principali del 1860, attinta a larghe mani dall’Archivio Bertani, Milano.”. Dunque, la Dobelli si riferiva proprio al testo della giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra. Un’altra questione è l’Acerbi. Bertani, da Paola viaggerà con Acerbi ?. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 183 e ssg., in proposito scriveva che: “Il cuore patriottico di Bertani ne esultava; nè vi è da meravigliarsi se nella sua gioia entrava la dolce compiacenza di aver condotto, attraverso tanti ostacoli di cose e di uomini, la bella ed agguerrita legione agli avamposti, per circondare il duce che correva solo e veloce , precedendo di molte miglia le altre sue legioni. Quell ‘ ardente gioventù, che tanto aveva invidiato i fortunati compagni suoi di Calatafimi , di Palermo, di Milazzo, di Reggio, or si sarebbe consolata con lui affrontando il Re e i più fidi suoi veterani. Se Garibaldi avesse detto a Bertani < createmi altre legioni, egli sarebbe ritornato all’istante a Genova ; ma questi dicendogli « ora starete con me > aveva interpretato il suo desiderio e soddisfatto al suo affetto . E noi li seguiamo passo per passo, guidati dal taccuino, non ripetendo cose dette da altri narratori, chè tutti fanno un salto da Soveria a Napoli. Egli nota essersi separato a Paola da Acerbi, intendente generale, che doveva condurre a Cosenza parecchi convogli di denaro giunti dalla Sicilia.”. Dunque, la White ricorda che Bertani scriveva nel suo taccuino che Bertani, lasciò Paola dove si separò dall’Intende generale “Acerbi”, il quale aveva avuto il compito di condurre a Cosenza, al quartiere Generale parecchi convogli di denaro giunti dalla Sicilia. La giornalista White-Mario, a p. 455, riferendosi al Bertani, scriveva di Acerbi: “E noi li seguiamo passo passo, guidati dal taccuino, non ripetendo cose dette da altri narratori, chè tutti fanno un salto da Soveria a Napoli. Egli nota essersi separato a Paola da Acerbi, intendente generale, che doveva condurre a Cosenza parecchi convogli di denaro giunti dalla Sicilia.”. Dunque, la White scriveva che il Bertani annotò nel suo taccuino di viaggio che a Paola si separò dall’Acerbi, lasciando le sue truppe al colonnello Rustow. La White-Mario, a p. 453, dal Diario di Bertani, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi ‘La Guerra d’Italia nel 1860’ e specialmente la ‘Brigata Milano, tradotta da Elisio Porro.”. Dunque, Secondo la White, Bertani nel suo taccuino annotava che a Paola, dove era arrivato con l’Acerbi, se ne separò per andare a Rotonda a trovare Garibaldi. Dunque, Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 183 e ssg., riferendosi a Bertani ed al suo taccuino e memorie, in proposito scriveva che: “Egli nota essersi separato a Paola da Acerbi, intendente generale, che doveva condurre a Cosenza parecchi convogli di denaro giunti dalla Sicilia.”. In questo passaggio la White-Mario (…), scriveva che Bertani ricordava i aver lasciato Acerbi a Paola, “intendente generale, che doveva condurre a Cosenza parecchi convogli di denaro giunti dalla Sicilia.”. La notizia è interessante. La notizia tratta dal taccuino di Agostino Bertani è che Giovanni Acerbi, arrivato a Paola con Bertani, sul vapore Utile, da Pizzo Calabro, doveva condurre a Cosenza, al Quartier Generale di Sirtori aiuti e denaro che provenivano dalla Sicilia spediti dal Depretis. A questa notizia si riferisce anche il Bertani stesso che ne parla nel suo taccuino pubblicato dalla la White-Mario (…), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 186 e ssg., ed in particolare quando Bertani parla a Garibaldi al Fortino, nel corso della concitata discussione sull’annessione, il quale dice: “La discussione fu concitata: chi additava la mancanza di danaro, di armi, di volontari. Türr specialmente magnificava i soccorsi che sarebbero venuti da Torino. Io ricordava che i volontari affluirono, che la circolare di Farini, gli arresti, il rinvio di essi, il rifiuto sino di passaporti dal governo furono la sola causa del diminuito numero , che finora la sola Sicilia aveva sostenuto le spese della guerra, che le casse di Messina erano piene, che Acerbi era vicino con convogli di denaro e di materiali mandati dalla Sicilia, che le ricche provincie napoletane erano in rivolta e pendevano dalla sua sola parola, che ben altri erano i motivi e da ben lontano veniva la parola d’ordine di strappargli di mano la Sicilia.”. Bertani, per giustificare la sua avversione a Cavour e della sua politica avvisava Garibaldi che aiuti e danaro stavano arrivando con Acerbi, l’Intendente Generale che si era fermato a Paola per attendere i convogli carichi provenienti dalla Sicilia, cosa che non era stato capace di fare Cavour ed il governo Piemontese. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 410-411, in proposito scriveva che: “…Spezzano Albanese….Ma egli vi si trattenne assai poco e a sera giungeva in Castrovillari e vi passava la notte sul 2 settembre. Poi, all’alba, in viaggio di nuovo. Il Canzio con altri era stato lasciato a Tarsia e seguiva in ritardo. Egli nota nel suo Diario: “1° settembre – Siamo a Tarsia. Il Generale ci precede e parte per Castrovillari. Ieri giunse Bertani sbarcato a Paola con 4 mila uomini. Si imbarca per Sapri.”. Notizie queste, come sappiamo inesatte. Sirtori è in Cosenza col Quartier generale: Medici, Bixio, Eber, tutti i generali garibaldini seguono velocemente sulle strade della Calabria.”. Agrati cita il Canzio ed in particolare il suo “Diario”, che fu pubblicato da Mario Menghini (….), nel suo “La Spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli”. Sul suo Diario, sulla Treccani on-line leggiamo che sulla campagna ebbe l’incarico di inviare delle corrispondenze informative al Movimento di Genova: sembra anche che abbia tenuto un diario, che, rimasto segreto, secondo il Morando, sarebbe stato consegnato dalla vedova a L. D. Vassallo e da questo a G. D’Annunzio. Si veda Morando F.E., Ritratto di Stefano Canzio, in camicia rossa. Dunque, Agrati aggiunge che ciò che aveva scritto Canzio nel suo Diario erano notizie inesatte. Infatti, ciò che scrive Canzio: “Ieri giunse Bertani sbarcato a Paola con 4 mila uomini. Si imbarca per Sapri.”, non corrisponde al vero. Infatti è vero che Bertani, non si imbarcò da Paola per Sapri, ma egli raggiunse prima Garibaldi a Cosenza dove diede la lieta notizia a Garibaldi, la lieta notizia dei volontari a Paola. A Paola restò solo Rustow a guardia delle truppe ivi lasciate e riunite. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: “Il Dittatore in quei giorni correva sulla via di Napoli. L’abbiam lasciato a Soveria, donde parte il 31 agosto al mattino. Il Diario di Canzio dice: “31 agosto – Mandato nella notte a Corice (Còraci) distante un’ora, per requisizione foraggi, al mattino mi unisco al Generale e arriviamo a Rogliano. La sera siamo a Cosenza. Entusiasmo generale. Vi troviamo da 4 a 5 mila armati”. In Cosenza arriva il Bertani, che ha lasciato a Paola i 1500 soldati da lui condotti per mare dal Faro a Tropea, poi per terra sino a Pizzo e in fine per mare di nuovo dal Pizzo a Paola. Ha lasciato la truppa là ed egli è venuto a raggiungere Garibaldi, il quale manda subito il Turr a prendere il comando di quella gente e l’aggrega alla sua Divisione…..Queste forze, dice il Rustow, eran l’intera Brigata “Milano” e alcuni reparti della “Parma”: il resto aveva dovuto restare al Faro poichè i vapori non erano sufficienti per il trasporto. Componevano la Brigata “Milano” 3 Battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi e il capitano Venuti, e 2 Compagnie di bersaglieri.”. La Dobelli (Treveljan), a p. 179, in proposito scriveva: “…….”. Treveljan (nella traduzione Dobelli), a p. 194, in proposito scriveva che: “Nella sua breve sosta a Cosenza, Garibaldi prese delle importanti disposizioni militari dovute all’arrivo del Bertani che lo aveva raggiunto venendo da Paola, città del litorale. Etc…”. Alessandro Serra (….), nel suo L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 327-328, in proposito scriveva che: “Alle 20 giunse a Cosenza…..Investì Donato Morelli dei pieni poteri, sbrigò pratiche e non cenò. Intanto a Cosenza, per altra via, era giunto anche il Bertani. Proveniva da Paola, dove aveva lasciato i suoi 1.500 uomini, coi quali per via di mare era partito da Pizzo. Etc…”. Achille Ragazzoni (….), nel suo, “Un Garibaldino dimenticato – Camillo Zancani da Egna (1820-1888)”, Centro di Studi Atesini, Bolzano, 1988, a pp. 33-34, riportava una lettera dello Zancani, indirizzata a Vettore Ricci (la lettera è conservata al Museo del Risorgimento, Trento Archivio E/15, fascicolo 3, c. 13) ed, in proposito scriveva: “5- 1860 settembre 3, Cosenza….Signor Dottor Vettore Ricci, Milano, etc…Care Sorelle ed Amici!…etc….Garibaldi già dal primo del Corrente partiva col suo Stato Maggiore e guide alla volta di Paola a disporre delle truppe di Beltrami sbarcate in Numero di 8 Mille, così pure delle brigate Ebber che mandò a Sapri. Etc…”. Ragazzoni però scrive che sarà Garibaldi, il 1° settembre 1860 ad andare a Paola. Ma ciò non corrisponde al vero perchè gli storici ci dicono che Garibaldi fece un altro percorso e mandò Turr a prelevare le truppe a Paola e portarle a Sapri. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Agostino Bertani, insieme al geerale Intendente Giovanni Acerbi ed il colonnello Rustow, condotte le sue truppe (dell’ex spedizione Pianciani) a Paola, si separa e decide di ripertire subito per Cosenza per raggiungere il generale Garibaldi dove gli dà la bella notizia dell’arrivo delle sue truppe a Paola. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Bertani eseguì l’ordine e dopo mille peripezie il 29 agosto sbarcava a Tropea e da qui proseguiva con le truppe, d’accordo col Rustow per Pizzo, ove trovò un ordine del Sirtori di avanzare a marcie forzate per raggiungere il Quartiere Generale, che da S. Pietro del Tiriolo proseguiva verso Cosenza. Il Bertani si avviò in persona, e a Rotonda raggiunse il Generale che, dice la Mario, lo abbracciò, poi diede ordine al Generale Turr di andare a raggiungere la legione e portarla al più presto sulla via di Lagonegro, ed al Bertani disse (2): “Voi restereco meco, ho bisogno di voi”.”. Maraldi, a p. 99, nella nota (1) postillava: “(1) Pianciani, op. cit.”. Maraldi, a p. 101, nella nota (2) postillava:“(2) J. W. Mario, op. cit., 172, 173, 174.”. Dunque, il Maraldi è tra quelli che scriveva che il Bertani raggiunse Garibaldi a Rotonda (come scrisse il Treveljan) e non a Cosenza. Riprendendo il discorso, però, il Maraldi, scrive che Bertani raggiunse Garibaldi al Tiriolo, contraddicendo ciò che aveva scritto a p. 101. Infatti, Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, nel cap. “Segretario del Dittatore”, a pp. 107-108, in proposito scriveva che: “Ripigliamo il viaggio del Bertani dopo il suo sbarco in Calabria. Raggiunto a Tiriolo il Dittatore, fu, come si è detto, da questi ricevuto a braccia aperte: “Siete la provvidenza, gli disse. La gente della vostra legione sbarcò meco prima in Calabria. Con questi altri andremo a Napoli”. Fu allora che il Bertani abbandonò del tutto l’idea della diversione, ed ubbidendo ai voleri del Duce, lo seguì fedelmente fino a Napoli e divenne poi il suo collaboratore. Gioverebbe trascrivere dal suo vivace, interessante diario, la narrazione che egli fa del percorso da Cosenza, a Spezzano, a Castrovillari, lungo le tappe della trionfale marcia di Garibaldi.”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a p. 488, in proposito scriveva che: “XLVI. Alle ore cinque pomeridiane del giorno medesimo abbandonarono i nostri Cosenza dirigendosi a Paola, donde per ordine avuto dovevano per mare e al più presto recarsi a Sapri e a Salerno, dove il Re, coll’esercito sapeasi accampato. Pervenivano i volontari alla destinazione loro dopo un faticoso viaggio che durò per tutta la notte, e quivi, riposatisi alquanto, s’apparecchiavano pel giorno seguente ad imbarcarsi e a salpare. Medici s’allontanava impertanto da Paola nel punto medesimo che Garibaldi, rovesciata definitivamente la dinastia dei Borboni, entrava trionfante nella stessa Capitale del Regno. XLVII. II Dittatore, lasciata Soveria, e conducendo seco soltanto le divisioni Cosenz e Türr, le Guide, i Carabinieri e i Bersaglieri, marciava, come si disse, con incredibile celerità alla volta. di Napoli. Egli arrestavasi a Cosenza poche ore, il tempo necessario per dare a quel governo provvisorio ed a’ suoi generali le istruzioni opportune per le future operazioni di amministrazione e di guerra. In quel punto inoltre divise la sua piccola armata, mandando il generale Turr colla sua divisione a Paola con ordine di raccogliervi i volontari provenienti dall’Isola e di portarsi immediatamente co’ suoi nel rada di Policastro od a Sapri. Col rimanente delle forze, seguendo la angusta valle del Crati, ed oltrepassando a sinistra i villaggi di Rende e Montalto ed a destra l’antica e spaziosa foresta di Sila , slanciavasi sul grande stradale di Tarsia e Spezzano.”. Alessandro Serra (….), nel suo L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 327-328, in proposito scriveva che: “Alle 20 giunse a Cosenza…..Investì Donato Morelli dei pieni poteri, sbrigò pratiche e non cenò. Intanto a Cosenza, per altra via, era giunto anche il Bertani. Proveniva da Paola, dove aveva lasciato i suoi 1.500 uomini, coi quali per via di mare era partito da Pizzo.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Russo Luigi, Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a p. 281, in proposito scriveva che: “Al mattino del primo settembre Garibaldi partì alla volta di Rogliano, fece sosta nella casa di Donato Morelli e in serata raggiunse Cosenza dove, intanto, era giunto Agostino Bertani proveniente da Paola. A Paola aveva lasciato il momentaneo comando al colonnello Guglielmo Rustow delle brigate Milano e Spiazzi con le quali, via mare, giunto a Pizzo la sera del 30 agosto, era salpato nella notte del 30-31.”. Quì Policicchio scrive erroneamente “Spiazzi” ma si tratta della brigata “Spinazzi”.
Nel 31 agosto 1860, a Paola, insieme a Bertani arrivò anche l’Intendente Generale ACERBI
Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 183 e ssg., in proposito scriveva che: “Il cuore patriottico di Bertani ne esultava; nè vi è da meravigliarsi se nella sua gioia entrava la dolce compiacenza di aver condotto, attraverso tanti ostacoli di cose e di uomini, la bella ed agguerrita legione agli avamposti, per circondare il duce che correva solo e veloce, precedendo di molte miglia le altre sue legioni. Quell ‘ ardente gioventù, che tanto aveva invidiato i fortunati compagni suoi di Calatafimi, di Palermo, di Milazzo, di Reggio, or si sarebbe consolata con lui affrontando il Re e i più fidi suoi veterani. Se Garibaldi avesse detto a Bertani < createmi altre legioni, egli sarebbe ritornato all’istante a Genova; ma questi dicendogli « ora starete con me > aveva interpretato il suo desiderio e soddisfatto al suo affetto. E noi li seguiamo passo per passo, guidati dal taccuino, non ripetendo cose dette da altri narratori, chè tutti fanno un salto da Soveria a Napoli. Egli nota essersi separato a Paola da Acerbi, intendente generale, che doveva condurre a Cosenza parecchi convogli di denaro giunti dalla Sicilia.”. Secondo la White-Mario (….), Bertani, a Tropea scrive ad Acerbi, Intendente generale Acerbi, il seguente dispaccio o telegramma: “E all’intendente generale Acerbi: “Tropea, 29. Sono qui con quasi quattromila uomini, m’avvio a Pizzo, mancando mezzi trasporto invierò bagagli per barca costì. Se vuoi corrispondere vieni all’ufficio telegrafico e dimmi ov’è il generale.”.”. Acerbi gli risponde da Pizzo, in data 29 agosto 1860. Infatti, Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 174 aggiunge pure che: “Acerbi pronto risponde: Pizzo, 29. Mandato messo col tuo telegramma in cerca del generale, creduto nei dintorni Tiriolo. Vieni qui come puoi. Bertani s’avvia per mare, Rustow per terra.”. Dunque, Acerbi era a Pizzo Calabro e comunica a Bertani (ed indirettamente a Rustow), pregandolo di proseguire la marcia fino a Pizzo Calabro dove lo troverà. Infatti, l’Intendente Generale ACERBI si riunirà con Bertani, con Rustow e con le truppe a Pizzo Calabro. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a p. 488, in proposito scriveva che: “XLVI. Alle ore cinque pomeridiane del giorno medesimo abbandonarono i nostri Cosenza dirigendosi a Paola, donde per ordine avuto dovevano per mare e al più presto recarsi a Sapri e a Salerno, dove il Re, coll’esercito sapeasi accampato. Pervenivano i volontari alla destinazione loro dopo un faticoso viaggio che durò per tutta la notte, e quivi, riposatisi alquanto, s’apparecchiavano pel giorno seguente ad imbarcarsi e a salpare. Medici s’allontanava impertanto da Paola nel punto medesimo che Garibaldi, rovesciata definitivamente la dinastia dei Borboni, entrava trionfante nella stessa Capitale del Regno. XLVII. II Dittatore, lasciata Soveria, e conducendo seco soltanto le divisioni Cosenz e Türr, le Guide, i Carabinieri e i Bersaglieri, marciava, come si disse, con incredibile celerità alla volta. di Napoli. Egli arrestavasi a Cosenza poche ore, il tempo necessario per dare a quel governo provvisorio ed a’ suoi generali le istruzioni opportune per le future operazioni di amministrazione e di guerra.”. La White, proseguendo il suo racconto, a p. 179, in proposito aggiungeva che: “Ricevuto il dispaccio a Pizzo, Bertani con Acerbi sbarca a Paola, e, facendo il calcolo che per giungere a Lagonegro ci voglion trenta ore di vapore e novanta di marcia, va in persona a trovar Garibaldi a Rotonda per aver i suoi ordini.”. Giulio Cesare Abba, Storia dei Mille. Dunque, secondo la White-Mario (….), Bertani, a Tropea scrive ad Acerbi, Intendente generale Acerbi, il seguente dispaccio o telegramma: “E all’intendente generale Acerbi: “Tropea, 29. Sono qui con quasi quattromila uomini, m’avvio a Pizzo, mancando mezzi trasporto invierò bagagli per barca costì. Se vuoi corrispondere vieni all’ufficio telegrafico e dimmi ov’è il generale.”.”. Acerbi gli risponde da Pizzo, in data 29 agosto 1860. Chi era l’Intendente generale ACERBI ? Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Il Bertani, che era presente alla rivista, ricevette, per il tramite di Acerbi, il seguente dispaccio del Dittatore (1): “Caro Bertani, ho molto bisogno di voi, dunque venite con tutta la vostra gente. Vostro Garibaldi”. Egli ubbidì, e da Milazzo a marcie forzate condusse i suoi uomini al Faro. Etc…”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 448 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Bertani scende anche lui, combina con Rustow di marciare colle genti sbarcate verso Pizzo e manda questi due telegrammi: “Tropea, 29. Sono qui con quasi tutta la gente. Spero mi segua presto il rimanente. Partiamo per Pizzo ove attendo ordini.”. E all’intendente generale Acerbi: “Tropea, 29. Sono qui con quasi quattromila uomini, m’avvio a Pizzo, mancando mezzi trasporto invierò bagagli per barca costì. Se vuoi corrispondere vieni all’ufficio telegrafico e dimmi ov’è il generale.” Acerbi pronto risponde: “Pizzo, 29. Mandato messo col tuo telegramma in cerca del generale, creduto nei dintorni Tiriolo. Vieni qui come puoi.”. Bertani s’avvia per mare, Rustow per terra. Dov’è Garibaldi ? ecco la domanda vociferata mille volte al dì. Dove era Garibaldi ? “. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 450 e ssg., riferendosi al gnerale Sirtori ed al suo dispaccio inviato al generale Turr, del 30 agosto 1860 da San Pietro al Tiriolo, in proposito scriveva che: “Trasmetta dunque per telegrafo e per corriere l’ordine seguente ai sopra nominati comandanti: “Ordine del dittatore di marciare a marcia forzata finchè non arrivino in prossimità del quartiere generale che da San Pietro di Tiriolo s’avanza verso Cosenza, pressando il nemico da vicino e sperando di raggiungerlo oggi stesso”. 30 agosto, ore 2 del mattino, San Pietro di Tiriolo. Il capo dello stato maggiore G. Sirtori.”. P.S. – Se sa dove è Acerbi gli mandi l’ordine di raggiungere subito il quartiere generale. Al generale Turr, ovunque trovisi.”. Partito il messo, con questo giunge correndo quello spedito da Acerbi, col telegramma di Bertani e uno suo; e Sirtori, convinto allora soltanto del ‘celere ubbidire’ di Bertani, gentilmente me li mostra. “Tropea è sul litorale romano? domando. – “No davvero”, risponde con uno dei suoi rari sorrisi, “e c’è da scommettere che Bertani sarà il primo a raggiungerci. Bravo Agostino!” E di tutto suo pugno scrive: “San Pietro di Tiriolo, ore 3 del mattino del 30 agosto 1860. Al signor Bertani o Rustow. E’ ordine espresso del dittatore che tutte le truppe avanzino a marcia forzata finchè si trovino in prossimità verso Cosenza. Il nemico è a circa due miglia di qui, sicchè oggi vi è grande probabilità di combattimento: da cui comprenderà la necessità della marcia forzata. – Il capo dello stato maggiore: G. Sirtori.”. Ricevuto il dispaccio a Pizzo, Bertani con Acerbi sbarca a Paola, e, facendo il calcolo …….”. La White-Mario, a pp. 451-452, dal Diario di Bertani, in proposito scriveva che: “Ricevuto il dispaccio a Pizzo, Bertani con Acerbi sbarca a Paola, etc…”. La White-Mario, a p. 453, dal Diario di Bertani, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi ‘La Guerra d’Italia nel 1860’ e specialmente la ‘Brigata Milano, tradotta da Elisio Porro.”. Sirtori scriveva a Turr, il 30 agosto dal Quartiere Generale chiedendogli notizie di Acerbi. Il dispaccio di Sirtori inviato a Bertani è del 30 agosto 1860.
Nel 31 agosto 1860, a Paola (provenienti in mare da Pizzo) sbarcò l’Intendente ACERBI e i 5 milioni avuti dal Governo di Sicilia che doveva portare al Quartiere Generale
Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 455, riferendosi al Bertani, scriveva di Acerbi: “E noi li seguiamo passo passo, guidati dal taccuino, non ripetendo cose dette da altri narratori, chè tutti fanno un salto da Soveria a Napoli. Egli nota essersi separato a Paola da Acerbi, intendente generale, che doveva condurre a Cosenza parecchi convogli di denaro giunti dalla Sicilia.”. Dunque, secondo i ricordi ed il “Diario” del Bertani, riportato dalla White (….), ella scriveva che: “Egli nota essersi separato a Paola da Acerbi, intendente generale, che doveva condurre a Cosenza parecchi convogli di denaro giunti dalla Sicilia.”. La White scriveva che arrivati a Paola, Bertani si separò dall’Intendente generale ACERBI, in quanto quest’ultimo “doveva condurre a Cosenza parecchi convogli di denaro giunti dalla Sicilia.”. Di Acerbi, la White ne parla anche nel racconto tratto dal taccuino del Bertani, nella sua discussione con Garibaldi al Fortino del Cervaro, a proposito della discussione per l’annessione della Sicilia. Bertani (v. p. 457) annotava le sue parole con Garibaldi: “…finora la sola Sicilia aveva sostenuto le spese della guerra, che le casse di Messina erano piene, che Acerbi era vicino con convogli di denaro e di materiali mandati dalla Sicilia, etc…” e, dunque egli per questi ed altri motivi sconsigliava l’annessione. Secondo la White-Mario (….), Bertani, nel suo taccuino annotava che a Paola, dove era arrivato con l’Acerbi, se ne separò per andare a Rotonda a trovare Garibaldi. Acerbi, dunque, restò a Paola con il Rustow e le truppe?. Acerbi, dice la White doveva andare a Cosenza ma attendeva gli aiuti proessi che dalla Sicilia dovevano arrivare a Paola. Dunque, la White ricorda che Bertani scriveva nel suo taccuino che Bertani, lasciò Paola dove si separò dall’Intende generale “Acerbi”, il quale aveva avuto il compito di condurre a Cosenza, al quartiere Generale parecchi convogli di denaro giunti dalla Sicilia. La White-Mario, a p. 453, dal Diario di Bertani, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi ‘La Guerra d’Italia nel 1860’ e specialmente la ‘Brigata Milano, tradotta da Elisio Porro.”. Dunque, Secondo la White, Bertani nel suo taccuino annotava che a Paola, dove era arrivato con l’Acerbi, se ne separò per andare a Rotonda a trovare Garibaldi. Dunque, Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 183 e ssg., riferendosi a Bertani ed al suo taccuino e memorie, in proposito scriveva che: “Egli nota essersi separato a Paola da Acerbi, intendente generale, che doveva condurre a Cosenza parecchi convogli di denaro giunti dalla Sicilia.”. In questo passaggio la White-Mario (…), scriveva che Bertani ricordava i aver lasciato Acerbi a Paola, “intendente generale, che doveva condurre a Cosenza parecchi convogli di denaro giunti dalla Sicilia.”. La notizia è interessante. La notizia tratta dal taccuino di Agostino Bertani è che Giovanni Acerbi, arrivato a Paola con Bertani, sul vapore Utile, da Pizzo Calabro, doveva condurre a Cosenza, al Quartier Generale di Sirtori aiuti e denaro che provenivano dalla Sicilia spediti dal Depretis. Però, sebbene la notizia sia molto interessante, devo precisare e notare che, gli aiuti e danaro, che Acerbi doveva portare al Quartiere Generale di Cosenza, il Quartiere Generale del Generale SIRTORI che in quel momento arrivò insieme a Garibaldi a Cosenza, ed ivi si fermò, non riguardano Cosenza, perchè, infatti Bertani ancora ne parla come non essere del tutto arrivati a destinazione, quando il 4 settembre 1860, Garibaldi era al Fortino con Bertani. Bertani, che era informato degli aiuti, che Depretis doveva inviare a Sirtori, ne parla quando descrive il franco colloquio che egli ebbe con Garibaldi alla Taverna del Fortino del Cervaro, a proposito della discussione per l’annessione della Sicilia. A questa notizia si riferisce anche il Bertani stesso che ne parla nel suo taccuino pubblicato dalla la White-Mario (…), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 186 e ssg., ed in particolare quando Bertani parla a Garibaldi al Fortino, nel corso della concitata discussione sull’annessione, il quale dice: “La discussione fu concitata: chi additava la mancanza di danaro, di armi, di volontari. Türr specialmente magnificava i soccorsi che sarebbero venuti da Torino. Io ricordava che i volontari affluirono, che la circolare di Farini, gli arresti, il rinvio di essi, il rifiuto sino di passaporti dal governo furono la sola causa del diminuito numero , che finora la sola Sicilia aveva sostenuto le spese della guerra, che le casse di Messina erano piene, che Acerbi era vicino con convogli di denaro e di materiali mandati dalla Sicilia, che le ricche provincie napoletane erano in rivolta e pendevano dalla sua sola parola, che ben altri erano i motivi e da ben lontano veniva la parola d’ordine di strappargli di mano la Sicilia.”. Bertani, per giustificare la sua avversione a Cavour e della sua politica avvisava Garibaldi che aiuti e danaro stavano arrivando con Acerbi, l’Intendente Generale che si era fermato a Paola per attendere i convogli carichi provenienti dalla Sicilia, cosa che non era stato capace di fare Cavour ed il governo Piemontese. Bertani (v. p. 457) annotava le sue parole con Garibaldi: “…finora la sola Sicilia aveva sostenuto le spese della guerra, che le casse di Messina erano piene, che Acerbi era vicino con convogli di denaro e di materiali mandati dalla Sicilia, etc…” e, dunque egli per questi ed altri motivi sconsigliava l’annessione. Questi aiuti, denaro e fondi che avrebbero dovuto arrivare dalla Sicilia, ci parla Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, ecc…, a pp. 259-260 e ssg., riferendosi alla Spedizione Bertani-Pianciani, in proposito scriveva che: “Grazie a 5 milioni avuti dal nuovo Governo di Sicilia – che aveva rinvenuto nella zecca di Palermo con gran quantità di numerario in argento messo fuori corso dal governo borbonico per essere fuso e coniato di nuovo – , ai quali s’erano aggiunte altre 850 mila lire incassate dai diversi sottocomitati costituiti dal Bertani stesso in una ventina di città dell’Italia settentrionale e centrale, – grazie, dicevo, a questa somma, il Bertani, d’accordo col Mazzini, aveva radunati circa 9 mila uomini, li aveva armati e organizzati alla megli assai di quanto non fossero stati quelli di tutte le altre spedizioni precedenti, che la nuova superava anche e di gran lunga nel numero dei volontari. Lo storico tedesco Guglielmo Rustow ci dà, al riguardo, particolari minuti e precisi.”. Sull’invio di denaro e di aiuti Carlo Agrati, nel suo “Da Quarto al Volturno”, a p. 259, in proposito aveva scritto: “Grazie a 5 milioni avuti dal nuovo Governo di Sicilia -etc…”. Dunque, pare che Bertani avesse avuto dal Governo di Sicilia, dunque dal Depretis prodittatore, 5 milioni. Il Governo di Sicilia aveva rinvenuto nella zecca di Palermo un gran numero di argento.
RUSTOW A PAOLA
Nel 31 agosto 1860, la Brigata MILANO in viaggio via mare sul piroscafo DANTE, da Pizzo per Paola, in una lettera di un volontario garibaldino
Emile Maison (….), nel suo, Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861, riporta alcune lettere di alcuni volontari garibaldini che facevano parte delle truppe che sbarcarono a Sapri. Nell’opera il Maison, a pp. 55-56-57 e ssg. trascriveva una lettera del 2 settembre 1860 da Paola e scriveva: “Le Pizzo de Calabre et Paola, le 31 août . Vers dix heures du matin, nous entrons dans le golfe de Santa – Eufemia , et quelques instants après nous arrivons au Pizzo. Cette petite ville fut témoin du débarquement (1), de l’arrestation et de l’exécution de Joachim Murat , ex- roi de Naples. 2. Depuis cette époque , un décret du roi Ferdinand a honoré cette ville du titre de trèsfidèle (fidelissima ), et lui a accordé , en outre , l’exemption de toute espèce d’impôt . Bien plus, ce monarque a doté la famille Capellani d’une rente annuelle et perpétuelle de dixhuit cents francs environ , en récompense des services par elle rendus à la patrie dans cette grave circonstance . (Décret du 18 octobre 1815) Quatre cents volontaires de la brigade de Milan montent à notre bord. A deux heures , nous quittons le Pizzo pour aller à Paola, remorqué cette fois par le Dante. Vers les neuf heures , nous entendons des voix qui nous crient d’arrêter ; puis nous distinguons plusieurs barques sur l’eau, et l’une d’elles se dirige de notre côté… Seraitce une flottille ennemie ? La barque s’approche , et un homme s’élance sur le pont. Le capitaine, assez intrigué de cette manoeuvre, lui demande ce qu’il veut. Alors, dans son dialecte calabrais, le brave homme explique que nous sommes au moment de la grande pêche, et que notre bâtiment, en passant trop près de la côte , empêche le poisson de tomber dans les filets. Voilà, du moins, un honnête citoyen à qui les grands événements qui s’accomplissent autour de lui ne font point perdre le sentiment de ses petits intérêts. Pendant qu’un trône s’écroule , il tend paisiblement ses filets. Le capitaine, tout en maugréant, promet d’avoir égard à sa requête, et un instant après le Dante nous entraîne de nouveau à sa remorque.“, che tradotto significa: “Pizzo di Calabria e Paola, 31 agosto. Verso le dieci del mattino, entrammo nel golfo di Santa Eufemia e pochi istanti dopo giungemmo a Pizzo. Questa cittadina fu testimone dello sbarco (1), dell’arresto e dell’esecuzione di Gioacchino Murat, ex re di Napoli. 2. Da allora, un decreto di re Ferdinando ha onorato questa città con il titolo di fedelissima, e le ha concesso, inoltre, l’esenzione da ogni genere di tasse. Inoltre, questo monarca ha dotato la famiglia Capellani di una rendita annua e perpetua di circa milleottocento franchi, in ricompensa dei servizi da essa resi alla patria in questa grave circostanza. (Decreto del 18 ottobre 1815) Quattrocento volontari della brigata Milano salgono a bordo. Alle due, lasciammo il Pizzo per andare a Paola, trainati questa volta dal Dante. Verso le nove, udimmo delle voci che ci gridavano di fermarci; Poi distinguemmo diverse imbarcazioni in acqua, e una di esse si dirigeva verso di noi… Poteva essere una flottiglia nemica? La barca si avvicinò e un uomo si precipitò sul ponte. Il capitano, piuttosto incuriosito da questa manovra, gli chiese cosa volesse. Poi, nel suo dialetto calabrese, il brav’uomo spiegò che eravamo nel periodo della grande stagione della pesca e che la nostra nave, passando troppo vicino alla costa, impediva ai pesci di cadere nelle reti. Ecco, almeno, un onesto cittadino i cui grandi eventi che si svolgevano intorno a lui non gli facevano perdere il senso dei suoi piccoli interessi. Mentre un trono crollava, lui distese pacificamente le sue reti. Il capitano, brontolando, promise di prendere in considerazione la sua richiesta, e un attimo dopo la Dante ci riportò a rimorchio.”.
Nel 31 agosto 1860, a PAOLA (provenienti da Pizzo) a marcie forzate, l’arrivo del colonnello Wilhelm RUSTOW, Capo di Stato Maggiore con le sue due Brigate (che facevano parte dell’ex Spedizione Pianciani): MILANO, comandata da GANDINI e la PARMA (comandata dal maggiore SPINAZZI), al comando di RUSTOW, nominato da Garibaldi nuovo Capo di Stato Maggiore
Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 444, in proposito scriveva che: “Rustow, Brig. Mil. = Rustow (Wilhelm) – La brigata “Milano” nella campagna dell’Italia meridionale del 1860. Versione dal tedesco. Eliseo Porro. Milano, tip. Salvi, 1861. Versione italiana del Die Brigate Milano, 1860. Il Rustow, un esule tedesco, era al comando di questa brigata o meglio piccolo battaglione “Milano”, già affidato al comando del Pianciani, poi a quello del Turr, a Sapri e al Volturno. Importante.”. Agostino Bertani (….), nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 448 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “….a Tropea. Qui di fatti la sbarcò e voltò prora per la Sicilia. Bertani scende anche lui, combina con Rustow di marciare colle genti sbarcate verso Pizzo e manda questi due telegrammi: “Tropea, 29. Sono qui con quasi tutta la gente. Spero mi segua presto il rimanente. Partiamo per Pizzo ove attendo ordini.”. E all’intendente generale Acerbi: “Tropea, 29. Sono qui con quasi quattromila uomini, m’avvio a Pizzo, mancando mezzi trasporto invierò bagagli per barca costì. Se vuoi corrispondere vieni all’ufficio telegrafico e dimmi ov’è il generale.” Acerbi pronto risponde: “Pizzo, 29. Mandato messo col tuo telegramma in cerca del generale, creduto nei dintorni Tiriolo. Vieni qui come puoi.”. Bertani s’avvia per mare, Rustow per terra. Dov’è Garibaldi ? ecco la domanda vociferata mille volte al dì. Dove era Garibaldi ? “. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 451 dice che: “Ricevuto il dispaccio a Pizzo, Bertani con Acerbi sbarca a Paola, e, facendo il calcolo che per giungere a Lagonegro ci voglion trenta ore di vapore e novanta di marcia, va in persona a trovar Garibaldi a Rotonda per aver i suoi ordini. Etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 146, in proposito scriveva che: “Le brigate Milano e Spinazzi , passando per Monteleone, giungevano a Pizzo la sera dello stesso giorno 30, e partivano da colà nella notte del 30 al 31 per Paola.”. Dunque, Agostino Bertani, dopo aver ricevuto a Pizzo, il dispaccio del generale Sirtori del 30 agosto 1860, si reca a Paola con le sue truppe dell’ex spedizione Pianciani, comandate dal colonnello Rustow. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Infatti partì, e il 18 arrivò a Milazzo, ma non trovò più il Generale; trovò invece le tre brigate comprendenti circa 4500 uomini comandate dal Rustow. A Milazzo il 19 agosto pervenne pure il Turr con l’ordine del Dittatore di aggregare i volontari di Terranova alla 15° Divisione. Prima della consegna degli uomini al nuovo comandante ebbe luogo una rivista, alla fine della quale parte dei volontari si misero a gridare: “Andiamo a Roma…vogliamo Roma”. Turr gridò allora: “In Sicilia comanda il Dittatore Garibaldi; la truppa marcia secondo i suoi ordini, ed a chi non piacesse, non ha altro a fare abbandonare l’isola”. A queste severe parole ogni sedizione cessò. Il Bertani, che era presente alla rivista, ricevette, per il tramite di Acerbi, il seguente dispaccio del Dittatore (1): “Caro Bertani, ho molto bisogno di voi, dunque venite con tutta la vostra gente. Vostro Garibaldi”. Egli ubbidì, e da Milazzo a marcie forzate condusse i suoi uomini al Faro. Qui telegrafò al Generale per sapere in quale punto della costa calabrese doveva sbarcare. Il 28 agosto, Agostino Plutino, uno dei capi insurrezionali dell’Aspromonte, nominato da Garibaldi governatore della Calabria, telegrafava al Bertani, per ordine sempre del Generale, di far sbarcare la sua colonna fra Pizzo e S. Eufemia marciando poi a Nicastro.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Bertani eseguì l’ordine e dopo mille peripezie il 29 agosto sbarcava a Tropea e da qui proseguiva con le truppe, d’accordo col Rustow per Pizzo, ove trovò un ordine del Sirtori di avanzare a marcie forzate per raggiungere il Quartiere Generale, che da S. Pietro del Tiriolo proseguiva verso Cosenza. Il Bertani si avviò in persona, e a Rotonda raggiunse il Generale che, dice la Mario, lo abbracciò, poi diede ordine al Generale Turr di andare a raggiungere la legione e portarla al più presto sulla via di Lagonegro, ed al Bertani disse (2): “Voi restereco meco, ho bisogno di voi”.”. Maraldi, a p. 99, nella nota (1) postillava: “(1) Pianciani, op. cit.”. Maraldi, a p. 101, nella nota (2) postillava:“(2) J. W. Mario, op. cit., 172, 173, 174.”. Dunque, il Maraldi è tra quelli che scriveva che il Bertani raggiunse Garibaldi a Rotonda (come scrisse il Treveljan) e non a Cosenza. Riprendendo il discorso, però, il Maraldi, scrive che Bertani raggiunse Garibaldi al Tiriolo, contraddicendo ciò che aveva scritto a p. 101. Infatti, Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, nel cap. “Segretario del Dittatore”, a pp. 107-108, in proposito scriveva che: “Ripigliamo il viaggio del Bertani dopo il suo sbarco in Calabria. Raggiunto a Tiriolo il Dittatore, fu, come si è detto, da questi ricevuto a braccia aperte: “Siete la provvidenza, gli disse. La gente della vostra legione sbarcò meco prima in Calabria. Con questi altri andremo a Napoli”. Fu allora che il Bertani abbandonò del tutto l’idea della diversione, ed ubbidendo ai voleri del Duce, lo seguì fedelmente fino a Napoli e divenne poi il suo collaboratore. Gioverebbe trascrivere dal suo vivace, interessante diario, la narrazione che egli fa del percorso da Cosenza, a Spezzano, a Castrovillari, lungo le tappe della trionfale marcia di Garibaldi.”. Dunque, Maraldi scriveva che Agostino Bertani raggiunse Garibaldi a Rotonda ed in seguito a p. 101 scrive che Bertani aveva raggiunto Garibaldi al Tiriolo, in Provincia di Catanzaro e molto distante sia da Paola che da Rotonda e Cosenza. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 140-141, in proprosito scriveva che: “Intanto tra il 24 ed il 25 agosto la brigata Eber della divisione Turr, aveva affrettato il suo sbarco sopra battelli a vapore a Bagnara, meno il battaglione La Porta e la sezione ungherese etc….le brigate Puppi, Milano e Spinazzi (divisione Turr) etc…La brigata Bixio (divisione Turr) etc…”. Il Pecorini, a p. 147, in proposito scriveva che: “….due brigate della dimessa spedizione Pianciani, le quali fin da quando stavano a Milazzo erano state incorporate alla 15° divisione sbarcarono a Paola, etc…”. Da Tropea, in Calabria, marciarono fino a Pizzo dove si imbarcarono per Paola. Quando queste brigate arrivarono a Paola, il Bertani corse da Garibaldi comunicandogli l’arrivo di questo piccolo esercito ben equipaggiato, organizzato dal Bertani stesso. Quando Garibaldi ricevè la notizia dal Bertani, passò il comando delle stesse al generale Turr e le tolse al Bixio. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a p. 488, in proposito scriveva che: “XLVI. Alle ore cinque pomeridiane del giorno medesimo abbandonarono i nostri Cosenza dirigendosi a Paola, donde per ordine avuto dovevano per mare e al più presto recarsi a Sapri e a Salerno, dove il Re, coll’esercito sapeasi accampato. Pervenivano i volontari alla destinazione loro dopo un faticoso viaggio che durò per tutta la notte, e quivi, riposatisi alquanto, s’apparecchiavano pel giorno seguente ad imbarcarsi e a salpare.”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 492-493 e ssg., in proposito scriveva che: “LV. – La decimaquinta divisione, ingrossata dalle truppe disperse di già appartenenti al corpo di Luigi Pianciani state direttamente trasportate da Palermo a Paola, a Scalea, a Policastro od a Sapri, sfilava con la massima autorità e secretezza e celerità sulla destra dell’esercito regio.”. L’itinerario come vedremo non è proprio questo. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a p. 492 e ssg., in proposito scriveva che: “LIII. Contemporaneamente la decimaquinta divisione imbarcatasi a norma delle dovute istruzioni, nel piccolo porto di Paola, etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 147, in proposito scriveva che: “Da Rogliano il Dittatore con Cosenz e Turr proseguì per Cosenza, dove pervenne l’avviso che due brigate della dimessa spedizione Pianciani, le quali fin da quando stavano a Milazzo erano state incorporate alla 15° divisione, sbarcarono a Paola, etc…”. Dunque, a Milazzo, le truppe dell’ex spedizione Pianciani, organizzate dal Bertani furono da Garibaldi aggregate alla 15° Divisione affidata al colonnello Rustow. Queste due brigate, dell’ex spedizione Pianciani prima che fossero portate da Rustow e da Bertani a Paola si trovavano a Milazzo in Sicilia, non molto distanti da Messina e dallo Stretto per le coste della Calabria. Forse fu a Milazzo ? che queste forze garibaldine, raccolte in precedenza dal Bertani che, per via mare raggiunsero le coste della Calabria fino a Tropea. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 337-338, in proposito scriveva: “….andarono di là a Pizzo, s’imbarcarono di nuovo, in quanto bastavano quei navigli facendo vela verso Paola, dove arrivavano nel 31 agosto. Formando l’ala sinistra dell’ esercito, precedevano ora, mercè quella navigazione di due o tre marcie, l’avanguardia, avendo dovuto Garibaldi trattenersi una buona parte del 31 agosto in Soveria- Manelli , per mettere fine a quella capitolazione.”. Nel testo tradotto di Rustow, a p. 338, in proposito era scritto: “Nel 1. settembre arrivò a Paola il general Türr. corpo di Rüstow fu per ordine di Garibaldi unito alla 15. divisione comandata da Türr e dovette quindi, in quanto bastavano i navigli ivi presenti, imbarcarsi tosto per Sapri per guadagnare ancora più tempo, e formar per tal guisa l’avanguardia di tutto l’esercito. Vennero quindi imbarcati nella sera del 1. settembre circa 1500 uomini, cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma; dovendo il resto della brigata Parma seguire il più presto possibile, ed anche quella di Bologna, in quanto lo avessero permesso il numero dei legni disponibili. Türr stesso accompagnò la spedizione, che sbarcò ai 2 settembre di buon’ora a Sapri, precedendo così di cinque marcie il grosso dell’esercito , che si avanzava nella strada consolare da Soveria- Manelli per Cosenza.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 299-300, in proposito scriveva: “In pari tempo entrò in azione anche la divisione Rüstow. Il 26 agosto essa ebbe ordine di marciare da Milazzo a Torre di Faro onde colà essere imbarcata. Essendone la organizzazione ultimata, partì la stessa sera, ed arrivò in tre marcie, che servirono in pari tempo di esercizio a quelle giovani truppe, per Gesso e Messina , il 28 agosto a Torre di Faro, il 29 mattina per tempo furono imbarcate le due brigate Milano e Parma, mancando navi per la brigata Bologna , e furono dirette al golfo di Sant’Eufemia . Verso mezzodi dello stesso giorno, costrette a sbarcare presso Tropea, distante circa tre tappe da Soveria-Manelli, per la paura che il capitano della nave aveva di un vapore da guerra napoletano che riputavasi incrociare in quelle acque e pretendevasi anzi d’aver veduto, le due brigate si misero la stessa notte in marcia da Tropea, erano il 30 a mezzodì riunite presso Monteleone, di là si recarono al Pizzo, ove furono di nuovo imbarcate, in quanto bastavano le navi, e fecero vela per Paola ove giunsero il 31 agosto. Formando l’ala sinistra dell’armata, colla loro traversata per acqua avevano allora già avanzato di due o tre tappe la vanguardia del grosso dell’esercito, avendo Garibaldi dovuto trattenersi ancora buona parte del 31 agosto nei dintorni di Soveria-Manelli per dare compimento alla capitolazione. Il 1. settembre arrivò a Paola il generale Türr. Il corpo di Rüstow venne per ordine di Garibaldi riunito alla divisione comandata da Türr e dovette, almeno quella porzione che si trovava in Paola ed in quanto bastassero le navi, tornare tosto ad imbarcarsi per Sapri, onde guadagnare ancora più terreno, e così formare la vanguardia di tutta l’armata.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, nell’“Allegato II: Riassunto delle Tabelle di Marcia dell’Esercito Meridionale”, a p. 515, riferendosi alla Brigata Milano, che è quella di cui stò parlando, in proprosito scriveva che: “28 agosto: Messina Torre di Faro; 29 agosto: Tropea Monteleone; 30 Pizzo; 31 Paola; 1 settembre: in mare per Sapri; 2 settembre: Sapri; 3 settembre: Vibonote; 4 settembre: Casalinuovo; 5 settembre Sala; 6 settembre Auletta; 7 settembre Eboli; 8 settembre Salerno; 9 settembre Napoli; 11 Avellino; 12 settembre Domenicane; 13 settembre Ariano; etc…”. Dunque, il Pecorini scriveva che la Brigata Milano si trovava a Torre di Faro il 28 agosto ed il 29 agosto era giunta a Tropea e Monteleone. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 147, in proposito scriveva che: “Da Rogliano il Dittatore con Cosenz e Turr proseguì per Cosenza, dove pervenne l’avviso che due brigate della dimessa spedizione Pianciani, le quali fin da quando stavano a Milazzo erano state incorporate alla 15° divisione, sbarcarono a Paola, etc…”. Dunque, a Milazzo, le truppe dell’ex spedizione Pianciani, organizzate dal Bertani furono da Garibaldi aggregate alla 15° Divisione affidata al colonnello Rustow. Queste due brigate, dell’ex spedizione Pianciani prima che fossero portate da Rustow e da Bertani a Paola si trovavano a Milazzo in Sicilia, non molto distanti da Messina e dallo Stretto per le coste della Calabria. Forse fu a Milazzo ? che queste forze garibaldine, raccolte in precedenza dal Bertani che, per via mare raggiunsero le coste della Calabria fino a Tropea. Le grigate “Milano” e “Spinazzi” facevano parte della ex divisione Pianciani e nella notte dal 30 e quella del 31 si trovarono sbarcate a Paola. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 146, in proposito scriveva che: “Le brigate Milano e Spinazzi, passando per Monteleone, giungevano a Pizzo la sera dello stesso giorno 30, e partivano da colà nella notte del 30 al 31 per Paola.”. Le grigate “Milano” e “Spinazzi” facevano parte della ex divisione Pianciani e nella notte dal 30 e quella del 31 si trovarono sbarcate a Paola. Agostino Bertani (….), nel suo Diario, “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani”, Firenze, ed. Polizzi, 1869, (riferendosi però alla spiaggia di Sapri), a p. 71 fa un accenno alle truppe da lui portate e fatte sbarcare a Paola. Egli, a p. 71, in proposito scriveva: “Erano su quella spiaggia accampati in buon numero alcuni dei corpi di volontari della legione da me preparata per invadere lo Stato pontificio alla quale, bramosa di misurarsi coll’armi senza esserci sino allora riuscita, procurai con ogni sforzo di effrettare sul cammino di Napoli l’incontro col nemico, intanto che gli altri corpi a marcie forzate venivano verso la capitale dalle estreme Calabrie.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 146, in proposito scriveva che: “Le brigate Milano e Spinazzi, passando per Monteleone, giungevano a Pizzo la sera dello stesso giorno 30, e partivano da colà nella notte del 30 al 31 per Paola.”. Marciarono da Tropea a Pizzo Calabro da cui si imbarcarono e per via mare raggiunsero il porticciolo di Paola. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 157, riferendosi a Bertani, in proposito scriveva: “Milazzo. Quivi giunto trovò le tre brigate riunite sotto Rustow che gli fecero buona accoglienza….arrivò in quel giorno 19 agosto a Milazzo apportatore di un ordine del Dittatore che assegnava quelle truppe alla 15° Divisione comandata dal Turr stesso. Questi ordinò una rivista alla quale intervenne anche Bertani.”. Sul percorso seguito dalle truppe del Rustow (ex Pianciani) abbiamo la testimonianza dello stesso Rustow. Un altro testimone di eccezione fu il colonnello Rustow che portò le truppe dell’ex spedizione Bertani-Pianciani a Paola insieme a Bertani. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 15-16-17, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Fu quindi imbarcata la intiera brigata Milano, ma una sola porzione della brigata Parma. – Da Pizzo, quella città fedele dove venne fucilato il bollente Murat, si doveva navigare per Paola, ove dicevasi trovarsi ancora presidio napoletano. Credendo al caso di un assalto, presi tutte le disposizioni per una tal fazione. Presso S. Lucido lungi da Paola circa un’ora, era dove intendeva di approdare per muovere contro la città; quando da S. Lucido stesso per mezzo di segnali fummo informati che in prossimità non trovavansi nemici, e potemmo anzi osservare i nostri amici calabresi montati su dei cavalli simili a quelli che spesso si trovano disegnati sugli antichi vasi, correre lungo la costa del mare, per recare a Paola la notizia dell’arrivo dei filibustieri rossi. Seguito da dodici bersaglieri, scesi a terra pel primo presso Paola, dove corsi pericolo di rimaner soffocato dalle entusiastiche espressione di gioia dei Calabresi. Tutta la Calabria era libera fino alla sua frontiera settentrionale; soltanto alcuni residui di truppe regie andavano ancora erranti per la provincia. Noi potevamo adunque avanzare verso il nord e procedere verso il nostro scopo senza espressione alcuna. Col solo accompagnamento della nobiltà di Paola, fra le quali era a distinguersi il ricco fabbricante di seta, signor F. Tuzzi, su un focoso cavallo offertomi, dalla bassa spiaggia del mare salii alla elevata città, accolto su tutta la via da applausi che fino a quel momento mi erano ignoti. Qui ebbe principio la marcia trionfale della brigata Milano; qui si vedeva che la libertà era merce ancora nuova e quindi vivamente apprezzata. Dopo che il signor Tuzzi m’ebbe assegnato per quartiere la sua stessa casa, ritornai alla marina per condurre in città le truppe che intanto erano sbarcate. Ma alle truppe non fu accordato lungo tempo per pensare al riposo ed agli alloggi, trascinate dall’uno all’altro caffè dal popolo di Paola e da esso lautamente trattate.”. Il Rustow ci parla della permanenza sua e delle truppe a Paola. Egli cita il sig. F. Tuzzi, nobile di Paola e fabbricante di seta, che gli offrì la sua bella e comoda casa per aqquartierarsi. Rustow racconta ancora e aggiunge che a Paola: “Giunse notizia che alla sera Garibaldi avea costretto il general napoletano Ghiò a capitolare con 5000 uomini presso Severia vicino al confine settentrionale della Calabria Ultra. Il mattino seguente arrivarono a Paola molti ufficiali borbonici fuggitivi, i quali cercavano mezzo per imbarcarsi al più presto per Napoli e Salerno, presso la qual ultima piazza, dietro estesi trinceramenti si trovava disposta una forte avanguardia di 12 mila uomini dell’esercito di Francesco II. Da parte mia feci il possibile per soddisfare i desiderj degli ufficiali borbonici; ma presto venni in condizione delle loro lagnanze. Ad essi pareva che il Dittatore non avesse fatto abbastanza accordando loro la libertà di ritirirarsi con armi, cavalli e bagagli. Aspettava che il Dittatore movesse da Severia, per penetrare più all’interno del paese, verso Cosenza, per operare la mia congiunzione col corpo principale dell’esercito; infrattanto ci veniva apprestato un onore che per le nostre giovani truppe, ancor prive d’ogni esperienza, non era d’attendersi: furono destinate all’avanguardia dell’esercito; i risultati dimostrarono che il Dittatore non s’era ingannato.”. Dunque, il colonnello Rustow, partito il Bertani all’incontro con Garibaldi, restava a Paola con le sue truppe dell’ex divisione Bertani- Pianciani. Rustow aspettava ordini e disposizioni dallo Stato Maggiore o da Garibaldi che arrivarono il giorno dopo da Turr. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 337-338, in proposito scriveva: “….andarono di là a Pizzo, s’imbarcarono di nuovo, in quanto bastavano quei navigli facendo vela verso Paola, dove arrivavano nel 31 agosto. Formando l’ala sinistra dell’ esercito, precedevano ora, mercè quella navigazione di due o tre marcie, l’avanguardia, avendo dovuto Garibaldi trattenersi una buona parte del 31 agosto in Soveria- Manelli , per mettere fine a quella capitolazione.”. Dunque, il colonnello Rustow, partito il Bertani all’incontro con Garibaldi, restava a Paola con le sue truppe dell’ex divisione Bertani- Pianciani. Rustow aspettava ordini e disposizioni dallo Stato Maggiore o da Garibaldi che arrivarono il giorno dopo da Turr. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 16, nelle sue memorie scriveva che: “Seguito da dodici bersaglieri, scesi a terra pel primo presso Paola, dove corsi pericolo di essere soffocato dalle entusiastiche espressioni di gioia dei Calabresi. Tutta la Calabria era libera fino alla frontiera settentrionale; soltanto alcuni residui di truppe regie andavano ancora erranti per la provincia. Col solo accompagnamento della nobiltà di Paola, fra le quali era a distinguersi il ricco fabbricante di seta, signor F. Tuzzi, su un focoso cavallo offertomi, dalla bassa spiaggia del mare salii alla elevata città, accolto su tutta la via da applausi che fino a quel momento mi erano ignoti. Qui ebbe principio la marcia trionfale della brigata Milano; etc…”. Il generale Wilhelm (Guglielmo) Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, ( prima traduzione italiana del 1861), a p. 337, in proposito scrivea che: “..andarono di là a Pizzo, s’imbarcarono di nuovo, in quanto bastavano quei navigli facendo vela verso Paola, dove arrivavano nel 31 agosto. Formando l’ala sinistra dell’esercito, precedevano ora, mercè quella navigazione di due o tre marcie, l’avanguardia, avendo dovuto Garibaldi trattenersi una buona parte del 31 agosto in Soveria-Manelli, per mettere fine a quella capitolazione.”. Dunque, secondo il racconto di Rustow, le sue truppe sbarcarono a Paola il 31 agosto. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, a p. 389, in proposito scriveva che: “Si imbarca pure a Torre di Faro il Bertani con circa 1500 uomini diretto a Pizzo. Il generale Milbitz, con la 2° Brigata della Divisione Cosenz, giunge a Nicotera il 27, sbarca e prosegue per Mileto….(p. 390). Bertani sbarca a Tropea, poiché i capitani dei vapori, spaventati dalla presenza di una nave che credono una fregata napoletana, l’han messo a tera là, invece che al Pizzo, dove si dirige per via ordinaria.”. Marciarono da Tropea a Pizzo Calabro da cui si imbarcarono e per via mare raggiunsero il porticciolo di Paola. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 148, in proposito scriveva che: “…quando giugevano in vista del Golfo degli Aranci, l’Amazone e l’Isera, portanti la Brigata ‘Parma’ (Tharrena), etc….Tharrena però, uomo serio e risoluto, fermavasi….Le altre due brigate, ‘Milano’ (Gandini) e ‘Bologna’ (Puppi), per gli ostacoli già accennati giunsero al convegno soltanto la sera del 13, coi vapori Weasel, Garibaldi, Calatafini e col Clipper Sheaperd.”. Sempre Pittaluga, a p. 156 e ssg., in proposito scriveva pure che: “Allora questi fece cortesi saluti ed auguri a Pianciani, il quale nel congedarsi presentò al Dittatore il colonnello Rustow come quello al quale cedeva il comando delle tre brigate, Parma, Milano e Bologna (Tharrena, Gandini, Puppi), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero l’ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo. I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, perchè era stata cambiata la destinazione per la quale eransi impegnati, e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. L’altra brigata Eberhardt,..di recarsi a Giardini agli ordini di Bixio.”. Dunque, in questo passaggio il Pittaluga scrive che Tharrena e Gandini si dimisero, ed il comando delle due loro brigate, la “Tharrena” e la “Milano” passarono rispettivamente ai due colonnelli “Spinazzi” e “De Giorgi”, ma a noi da altri autori non risulta. Dunque, secondo il generale Pittaluga, la brigata “Milano” non era più comandata dal colonnello Gandini che fu sostituito con De Giorgi. A me risulta che Gandini, che comandava la brigata “Milano” sbarcò a Paola e poi a Sapri. Sempre Pittaluga, a p. 157, riferendosi a Bertani, in proposito scriveva: “Milazzo. Quivi giunto trovò le tre brigate riunite sotto Rustow che gli fecero buona accoglienza….arrivò in quel giorno 19 agosto a Milazzo apportatore di un ordine del Dittatore che assegnava quelle truppe alla 15° Divisione comandata dal Turr stesso. Questi ordinò una rivista alla quale intervenne anche Bertani.”. Sul percorso seguito dalle truppe del Rustow (ex Pianciani) abbiamo la testimonianza dello stesso Rustow. Il generale Wilhelm (Guglielmo) Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, ( prima traduzione italiana del 1861), a p. 337, in proposito scrivea che: “…andarono di là a Pizzo, s’imbarcarono di nuovo, in quanto bastavano quei navigli facendo vela verso Paola, dove arrivavano nel 31 agosto. Formando l’ala sinistra dell’esercito, precedevano ora, mercè quella navigazione di due o tre marcie, l’avanguardia, avendo dovuto Garibaldi trattenersi una buona parte del 31 agosto in Soveria-Manelli, per mettere fine a quella capitolazione.”. Dunque, secondo il racconto di Rustow, le sue truppe sbarcarono a Paola il 31 agosto. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 444, in proposito scriveva che: “Il Rustow, un esule tedesco, era al comando di questa brigata o meglio piccolo battaglione “Milano”, già affidato al comando del Pianciani, poi a quello del Turr, a Sapri.”. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 451-452 dice che: “Ricevuto il dispaccio a Pizzo, Bertani con Acerbi sbarca a Paola e, etc….”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 146, in proposito scriveva che: “Le brigate Milano e Spinazzi, passando per Monteleone, giungevano a Pizzo la sera dello stesso giorno 30, e partivano da colà nella notte del 30 al 31 per Paola.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano alla loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 15-16-17, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Pizzo…Alle cinque tutte le truppe si trovavano colà concentrate; ma i legni pel loro trasporto ivi stati predisposti, non bastavano che per una parte. Fu quindi imbarcata la intiera brigata Milano, ma una sola porzione della brigata Parma.”. Dunque, a Pizzo vennero imbarcati per Paola, l’intera Brigata “Milano” comandata dal maggiore De Giorgi ed una parte della Brigata “Parma” (o “Spinazzi”). Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano alla loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: “Queste forze, dice il Rustow, eran l’intera Brigata “Milano” e alcuni reparti della “Parma”: il resto aveva dovuto restare al Faro poichè i vapori non erano sufficienti per il trasporto. Componevano la Brigata “Milano” 3 Battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi e il capitano Venuti, e 2 Compagnie di bersaglieri.”. Dunque, l’Agrati scriveva che la Brigata Milano era composta da 3 battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori “Sessa”, “Montessi” ed il capitano “Venuti”, più due Compagnie di Bersaglieri. Sulla composizione della sua brigata, la brigata “Parma”, il colonnello Wilhelm Rustow racconta (nella traduzione di Porro), a p. 20 che: “….diedi ordine al maggiore Spinazzi onde ci seguisse con la brigata Parma tosto che fosse riunita, lasciando sul luogo l’ordine stesso per la brigata Bologna, la quale pure da Torre del Faro doveva arrivare a Sapri.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Russo Luigi, Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a p. 281, in proposito scriveva che: “Al mattino del primo settembre Garibaldi partì alla volta di Rogliano, fece sosta nella casa di Donato Morelli e in serata raggiunse Cosenza dove, intanto, era giunto Agostino Bertani proveniente da Paola. A Paola aveva lasciato il momentaneo comando al colonnello Guglielmo Rustow delle brigate Milano e Spiazzi con le quali, via mare, giunto a Pizzo la sera del 30 agosto, era salpato nella notte del 30-31.”. Quì Policicchio scrive erroneamente “Spiazzi” ma si tratta della brigata “Spinazzi”. Inoltre, Policicchio riporta due testi: il primo è quello della nota (25), a p. 281 dove postillava: “(25) C. Pecorini-Manzoni, Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli, F.lli Bocca, Firenze, 1876, p. 148.”. L’altro testo è quello della nota (26) a p. 282, dove postillava: “(26) E. Porro, La brigata Milano nella campagna dell’Italia meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow, Salvi, Milano, 1861, pp. 17-18”. Quì Policicchio scrive erroneamente “Spiazzi” ma si tratta della brigata “Spinazzi”. Da Wikipedia leggiamo che Pietro Spinazzi si arruolò nell’esercito regolare sabaudo, con il grado di capitano, stabilendosi nuovamente a Genova, per lasciarlo nel 1860 per seguire Giuseppe Garibaldi nella campagna dell’Italia meridionale al seguito della spedizione guidata da Luigi Pianciani, detta anche spedizione Terranova, forte di circa 8.940 uomini. Maggiore della 2ª Brigata “Parma”, comandata dal colonnello Tharrena, giunse in Sicilia via nave sbarcando a Palermo, l’11 agosto, e pochi giorni, a Milazzo, sostituì al comando della Brigata lo stesso colonnello Tharrena dimessosi in polemica con il comando generale in quanto cambiata le destinazione di impiego della sua unità. Durante la campagna guidò l’ex 2ª Brigata “Tharrena”, composta da 700 uomini circa, sempre agli ordini di Nino Bixio, comandante della 18ª Divisione dell’esercito meridionale, e per il valore dimostrato, il 1º ottobre nella battaglia del Volturno, durante il combattimento di Ponti della Valle di Maddaloni, fu elogiato ufficialmente dallo stesso, promosso al grado di tenente colonnello e proposto della croce al valore militare di Savoia che poi non ottenne. Di questo valoroso garibaldino ci ha parlato il Generale Giovanni Pittaluga, La diversione: note garibaldine sulla Campagna del 1860, Casa Editrice Italiana, Roma, 1904. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 823, in proposito scriveva che: “La divisione Rustow che trovavasi ancora in Milazzo, il 26 agosto aveva ricevuto l’ordine di marciare verso Torre di Faro per ivi imbarcarsi e muovere alla volta della Calabria. Essa arrivava il 28 a Torre di Faro, e la mattina del 29, le due brigate Milano e Parma s’imbarcarono per dirigersi nel golfo di Sant’Eufemia; la brigata Bologna dovette aspettare sulle coste di Sicilia, perchè i mezzi di trasporto mancavano. Il disbarco non potè aver luogo a Sant’ Eufemia, perchè una fregata napoletana si credeva incrociasse in quelle acque. Le brigale Milano e Parma dovettero disbarcare in Tropea, distante tre giorni di cammino da Soveria-Manelli. La notte stessa partirono; ed il 30 agosto a mezzogiorno erano già riuniti in Monteleone. Di là marciaron sopra Pizzo, dove imbarcaronsi di nuovo per arrivare il di 31 a Paola. Il primo di settembre arrivava a Paola Stefano Türr. Per ordine di Garibaldi il corpo di Rustow veniva riunito alla divisione comandata da Türr; tutta intiera la divisione ebbe ordine d’imbarcarsi immantinente e di salpare alla volta di Sapri per ispingersi rapidamente avanti e per formare l’avanguardia di tutta l’armata rivoluzionaria. La sera di quello stesso giorno ebbe luogo l’imbarco. Erano circa mille e cinquecento uomini; cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma ; il resto di questa e tutta la brigata Bologna dovevan fare lo stesso viaggio al più presto possibile. Con quei mille e cinquecento uomini, Türr, la mattina del 2 settembre, disbarcava a Sapri. In questo modo l’avanguardia trovossi quasi di cinque tappe avanti il grosso dell’esercito che marciava da Soveria -Manelli sopra Cosenza per la strada consolare.”.
Nel 31 agosto 1860, a Paola, il colonnello Wilhelm RUSTOW, Capo di Stato Maggiore con le sue due brigate (che facevano parte dell’ex Spedizione Pianciani): MILANO, comandata da GANDINI, e la PARMA (comandata dal maggiore SPINAZZI)
I garibaldini della “Spedizione Bertani-Pianciani” sbarcarono in Sicilia, ivi indirizzati da Garibaldi e dove Garibaldi ed i suoi Mille avevano già conquistato la Sicilia. In seguito all’arrivo dell’ex Spedizione “Terranova” o “Spedizione Pianciani”, a Palermo ed alle dimissioni del loro capo Luigi Pianciani, Garibaldi decise di affidare l’incarico di Capo di Stato Maggiore al colonnello polacco Wilhelm Rustow, per gli italiani Guglielmo Rustow, al quale fu dato subito l’incarico di portare quelle truppe a Milazzo, dove arrivarono il 17-18 agosto 1860. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a p. 258, in proposito scriveva: “Comandante in capo di essa era il colonnello Pianciani e capo dello stato maggiore generale il colonnell G. Rüstow, che avevano specialmente diretto l’organizzazione. La forza della spedizione ammontava a circa 9000 uomini. Questa piccola armata era ripartita in sei piccole brigate…”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “Garibaldi trasmise il comando sulle tre brigate riunite Tharrena, Gandini e Puppi al capo dello stato maggiore generale, colonnello brigadiere Rüstow, che ebbe in pari tempo incarico di raccogliere ed organizzare la divisione a Milazzo.”. Dunque, secondo la testimonianza stessa di Rustow, gli furono affidate le tre brigate “Tharrena” (che poi si dimise insieme a Pianciani e quindi passò al maggiore Spinazzi, la brigata “Milano” (Gandini) e “Puppi”. “Rüstow stesso cogli uomini del Bisantino era già a Milazzo la mattina del 18, ove in pochi giorni arrivò anche il resto delle truppe , in guisa che il 21 vi aveva raccolti circa 4000 uomini. Avendo Tharrena data la sua dimissione, la di lui brigata passò al maggiore Spinazzi.”. Dunque, “Tharrena”, che faceva parte del corpo di Spedizione ex Pianciani, si era dimesso a Palermo. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 272-273, in proposito scriveva: “Il 24 agosto Garibaldi fece passare presso Scilla sul continente napoletano tutta la sua armata attiva, compresa anche la divisione Rüstow, la quale trovavasi tuttavia a Milazzo.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 6, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Coi primi d’agosto, da 8 a 9 mila uomini si trovavano già sotto le armi. Essi furono raccolti in 22 deboli battaglioni, 5 compagnie di Bersaglieri di Genova e di Milano; 2 compagnie del Genio, e si ebbero inoltre 8 cannoni rigati da quattro. Anche la cavalleria non mancò del tutto, sebbene in principio non fosse costituita che da 30 guide toscane. L’esercito venne diviso in 6 piccole brigate, alle quali si diede il nome dei paesi dov’erano state formate, o di quelli che avevano fornito il maggior contingente per la loro formazione.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 6, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “L’esercito venne diviso in 6 piccole brigate, alle quali si diede il nome dei paesi dov’erano state formate, o di quelli che avevano fornito il maggior contingente per la loro formazione.”. Dunque, in questo passaggio Rustow scriveva che al piccolo esercito partito da Genova per la Sardegna, comandato dal colonnello Pianciani, era costituito da 6 Brigate a cui venne dato il nome delle città di provenienza dei volontari e quindi si ebbero la: “Così la 1° Brigata si chiamò Genova; la 2° Parma; la 3° Milano; la 4° Bologna; la 5° Toscana; la 6à degli Abruzzi. Il colonnello Pianciani ne aveva il comando in capo; io fui capo dello Stato Maggiore e Comandante in secondo.”. Rustow aggiunge che il piccolo esercito di volontari era comandato dal colonnello Pianciani che volle Rustow come capo di Stato maggiore e comandante in secondo. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 9, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “I militi radunati a Milazzo, che in tutto ammontavano a 3700, formati dalle brigate Parma, Milano e Bologna, costituivano un rinforzo considerevole pel piccolo esercito di Garibaldi, che in realtà era ben lontano dal raggiungere il numero che i giornali gli attribuivano. La brigata Genova fu trattenuta da Garibaldi per giovarsene in una dimostrazione verso le Calabrie; Etc…”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 15-16-17, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Pizzo…Alle cinque tutte le truppe si trovavano colà concentrate; ma i legni pel loro trasporto ivi stati predisposti, non bastavano che per una parte. Fu quindi imbarcata la intiera brigata Milano, ma una sola porzione della brigata Parma.”. Dunque, a Pizzo vennero imbarcati per Paola, l’intera Brigata “Milano” comandata dal maggiore De Giorgi ed una parte della Brigata “Parma” (o “Spinazzi”). Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 19, in proposito scriveva che il 3 settembre, incontrado Garibaldi sulla spiaggia di Sapri, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Dopo breve saluto, mi chiese quanta truppa potessi disporre. – Di 1600 uomini, risposi. – Avete un corpo intieramente organizzato ? – La brigata Milano di 900 a 1000 uomini. – Fate disporre la brigata Milano per la marcia ed avvertitemi quando sarà pronta. Io stesso sarò con voi. Non occorreva grran tempo per disporre la brigata Milano.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 148, in proposito scriveva che: “…quando giugevano in vista del Golfo degli Aranci, l’Amazone e l’Isera, portanti la Brigata ‘Parma’ (Tharrena), etc….Tharrena però, uomo serio e risoluto, fermavasi….Le altre due brigate, ‘Milano’ (Gandini) e ‘Bologna’ (Puppi), per gli ostacoli già accennati giunsero al convegno soltanto la sera del 13, coi vapori Weasel, Garibaldi, Calatafini e col Clipper Sheaperd.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156 e ssg., in proposito scriveva pure che: “…Dittatore il colonnello Rustow come quello al quale cedeva il comando delle tre brigate, Parma, Milano e Bologna (Tharrena, Gandini, Puppi), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero l’ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo. I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, perchè era stata cambiata la destinazione per la quale eransi impegnati, e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi.”. Dunque, Pittaluga scriveva che una volta allontanato il Pianciani e, dimessisi i colonnelli Tharrena e Gandini, che chiesero di essere dispensati, essi furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi o De Giorgis. Spinazzi sostituendo Tharrena, andava a comandare la Brigata “Parma”; De Giorgi, sostituendo Gandini andava a comandare la Brigata “Milano”. Dei colonnelli Spinazzi e De Giorgi o De Giorgis, ci parla Rustow che, il 3 settembre era con loro a Sapri. Di questo valoroso garibaldino ci ha parlato il Generale Giovanni Pittaluga, La diversione: note garibaldine sulla Campagna del 1860, Casa Editrice Italiana, Roma, 1904. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156 e ssg., in proposito scriveva pure che: “Allora questi fece cortesi saluti ed auguri a Pianciani, il quale nel congedarsi presentò al Dittatore il colonnello Rustow come quello al quale cedeva il comando delle tre brigate, Parma, Milano e Bologna (Tharrena, Gandini, Puppi), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero l’ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo. I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, perchè era stata cambiata la destinazione per la quale eransi impegnati, e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. L’altra brigata Eberhardt,..di recarsi a Giardini agli ordini di Bixio.”. Dunque, in questo passaggio il Pittaluga scrive che Tharrena e Gandini si dimisero, ed il comando delle due loro brigate, la “Tharrena” e la “Milano” passarono rispettivamente ai due colonnelli Spinazzi e De Giorgi o De Giorgis, ma a noi da altri autori non risulta. Dunque, secondo il generale Pittaluga, la brigata “Milano” non era più comandata dal colonnello Gandini che fu sostituito con De Giorgi. A me risulta che Gandini, che comandava la brigata “Milano” sbarcò a Paola e poi a Sapri. Dunque, Pittaluga scriveva che una volta allontanato il Pianciani e, dimessisi i colonnelli Tharrena e Gandini, che chiesero di essere dispensati, essi furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi o De Giorgis. Spinazzi sostituendo Tharrena, andava a comandare la Brigata “Parma”; De Giorgi, sostituendo Gandini andava a comandare la Brigata “Milano”. Dei colonnelli Spinazzi e De Giorgi o De Giorgis, ci parla Rustow che, il 3 settembre era con loro a Sapri. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 823, in proposito scriveva che: “La divisione Rustow…..Per ordine di Garibaldi il corpo di Rustow veniva riunito alla divisione comandata da Türr; tutta intiera la divisione ebbe ordine d’imbarcarsi immantinente e di salpare alla volta di Sapri per ispingersi rapidamente avanti e per formare l’avanguardia di tutta l’armata rivoluzionaria. La sera di quello stesso giorno ebbe luogo l’imbarco. Erano circa mille e cinquecento uomini; cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma ; il resto di questa e tutta la brigata Bologna dovevan fare lo stesso viaggio al più presto possibile.“. Mario Menghini (….), nel suo “La spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli nei proclami etc…”, a p. 309, dal suo Diario e da una lettera dell’11 settembre 1860, da Napoli, in proposito scriveva che: “Vi dò una notizia, che son persuaso giungerà gradita a molti dei nostri amici, ed è che la 3° brigata Milano, comandata dal colonnello O. Gandini, è entrata la prima in Napoli, delle schiere garibaldine. E’ ben ordinata e ben tenuta: i soldati sono tutti giovani, ma le guerre nazionali hanno il merito di agguerrir presto l’artigiano, il contadino e lo studente. Al fiero sguardo, al portamento ardito, alla carnagione abbronzata e ad una certa serietà intelligente, il direste vecchi soldati. La 3° Brigata apparteneva all’ultima spedizione che partì da Genova ai primi d’agosto, e d’accordo con Garibaldi doveva scendere sulle terre romane.”. Mario Menghini scriveva che a Capua i volontari della 3° brigata, la brigata Milano erano comandati dal Gandini. Si vedrà in seguito che il comando sarà temporaneamente tolto al Rustow e dato al De Giorgi o De Giorgis. Ma abbiamo visto che a Palermo, il Gandini, si dimetterà insieme al Pianciani. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “….nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, ebbe ordini da Garibaldi di portarli a Milazzo con tre brigate, mentre quella di Eberhard, imbarcata sul vapore ‘Franklin’, fu inviata alla costa meridionale dell’isola per unirsi alla colonna di Bixio. Etc…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 152, in proposito scriveva che: “A capo di questi volontari si era posto il colonnello Pianciani, il quale si era scelto il Rustow come capo di stato maggiore…..Erano in tutto 5 o 6 mila uomini ordinati su quattro brigate, agli ordini dei colonnelli Eberhard, Tarrena, Gandini e Puppi. Una brigata si era formata in Toscana e in Romagna, pronta ad avanzare nel continente al comando di Nicotera.”. Il colonnello Cesari Cesari (….) descritta la situazione dei volontari in Sicilia inizia a parlarci dei volontari della spedizione Pianciani. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “…a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, etc…”. Il colonnello Cesare Cesari, del Ministero della Guerra nel testo citato, a p. 172, in proposito scriveva che: “Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano a loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, in questo passaggio, il Pecorini-Manzoni scriveva che una volta in Sicilia, a Palermo, le truppe della ex spedizione Pianciani, vennero denominate: “Tharena” (poi chiamata Spinazzi), “Milano”, comandata dal Rustow, “Puppi” (poi in seguito chiamata “Sacchi”), la “Nicotera” (poi in seguito chiamata “Spangaro”). Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 130-131, riferendosi a Milazzo e a Garibaldi, in proposito scriveva che: “….quindi si recò a Milazzo; ivi giunto il colonnello Rustow mise in ordine la truppa, Bertani intervenne alla rivista. Appena il generale Turr arrivò sul fronte della truppa, questa si diede a gridare: “Andiamo a Roma!….Vogliamo Roma!…”……Garibaldi ….Diede quindi ordine a Rustow di partire con tutti per Torre di Faro, ed egli recavasi lo stesso giorno a Messina, e prepararsi al passaggio in Calabria.“. Per l’itinerario seguito dalle truppe fino a Sapri vedremo innanzi. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 127-128, in proposito scriveva che: ” – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Pecorini scriveva che dopo queste dimissioni, la truppa dell’ex spedizione Bertani-Pianciani veniva divisa: “Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, in questo passaggio, il Pecorini-Manzoni scriveva che una volta in Sicilia, a Palermo, le truppe della ex spedizione Pianciani, vennero denominate: “Tharena” (poi chiamata Spinazzi), “Milano”, comandata dal Rustow, “Puppi” (poi in seguito chiamata “Sacchi”), la “Nicotera” (poi in seguito chiamata “Spangaro”). Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, nell’“Allegato II: Riassunto delle Tabelle di Marcia dell’Esercito Meridionale”, a p. 515, riferendosi alla Brigata “Milano“, che è quella di cui stò parlando, in proprosito scriveva che: “28 agosto: Messina Torre di Faro; 29 agosto: Tropea Monteleone; 30 Pizzo; 31 Paola; 1 settembre: in mare per Sapri; 2 settembre: Sapri; 3 settembre: Vibonote; 4 settembre: Casalinuovo; 5 settembre Sala; 6 settembre Auletta; 7 settembre Eboli; 8 settembre Salerno; 9 settembre Napoli; 11 Avellino; 12 settembre Domenicane; 13 settembre Ariano; etc…”. Dunque, il Pecorini scriveva che la Brigata Milano si trovava a Torre di Faro il 28 agosto ed il 29 agosto era giunta a Tropea e Monteleone. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 140-141, in proprosito scriveva che: “Intanto tra il 24 ed il 25 agosto la brigata Eber della divisione Turr, aveva affrettato il suo sbarco sopra battelli a vapore a Bagnara, meno il battaglione La Porta e la sezione ungherese etc….le brigate Puppi, Milano e Spinazzi (divisione Turr) etc…La brigata Bixio (divisione Turr) etc…”. Il Pecorini, a p. 147, in proposito scriveva che: “….due brigate della dimessa spedizione Pianciani, le quali fin da quando stavano a Milazzo erano state incorporate alla 15° divisione sbarcarono a Paola, etc…”. Da Tropea, in Calabria, marciarono fino a Pizzo dove si imbarcarono per Paola. Quando queste brigate arrivarono a Paola, il Bertani corse da Garibaldi comunicandogli l’arrivo di questo piccolo esercito ben equipaggiato, organizzato dal Bertani stesso. Dal Diario di Bertani sappiamo che, il generale Turr, non appena ricevette l’incarico da Garibaldi, telegrafò a Bixio: “Le quattro brigate Eberhard, Puppi, Milano e Spinazzi della dimessa spedizione Bertani e Pianciani sono attaccate alla mia divisione.”.”. Dunque, secondo la White-Mario, che scriveva dal Diario di Agostino Bertani, le truppe che Garibaldi affidò al comando del generale ungherese Stefano Turr e che egli stesso portò da Paola a Sapri, sempre su comando di Garibaldi, erano 4 brigate: “Le quattro brigate Eberhard, Puppi, Milano e Spinazzi della dimessa spedizione Bertani e Pianciani sono attaccate alla mia divisione.”.“. La brigata Eberhard (….), la brigata Puppi (precedentemente denominata “Bologna”). Di queste due Brigate parlerò molto più innanzi perchè esse non furono subito interessate dall’imbarco a Paola per Sapri. Oltre alle due precedenti Brigate, la Eberhard e la Puppi (….), componevano il contingente organizzato dal Bertani anche le due Brigate “Milano”, la brigata “Spinazzi” (ex Brigata “Parma” ed ancor prima Brigata Tharrena). La brigata “Milano”, comandata dal “maggiore De Giorgi” (in precedenza era comandata dal Gandini che si dimise insieme al Pianciani) e, la brigata “Parma” comandata dal maggiore Pietro Spinazzi (….) e, tutte sotto il comando del colonnello Wilhem Rustow che Garibaldi aveva nominato Capo di Stato Maggiore, in sostituzione del Pianciani e prima che Garibaldi nominasse Turr a Rotonda. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 444, in proposito scriveva che: “Il Rustow, un esule tedesco, era al comando di questa brigata o meglio piccolo battaglione “Milano”, già affidato al comando del Pianciani, poi a quello del Turr, a Sapri e al Volturno. Importante.”. Traveljan (….), sulla scorta della White-Mario (….), che non vedeva di buon occhio i cavouriani Turr e Rustow, scriveva che all’“esule tedesco” Rustow, gli fu concesso da Garibaldi solo il comando della brigata “Milano”. Ma ciò non corrisponde al vero. Al Rustow, in seguito alle dimissioni del conte Luigi Pianciani, Garibaldi affidò lo Stato Maggiore delle tre brigate “Milano”, “Parma” e “Bologna”. La brigata “Milano” era comandata dal colonnello Gandini che pare si fosse dimesso e per questo motivo affidata al comando del maggiore De Giorgis; la brigata “Bologna”, comandata da Puppi; la brigata Parma, in origine comandata da Tharena e che in seguito alle dimissioni di Tharrena, fosse passata al maggiore Spinazzi. Tharena comandava la brigata “Parma” dell’ex spedizione Pianciani ma, insieme a Pianciani il 16 agosto 1860 diede le sue dimissioni. Su Wikipedia, alla voce “Pietro Spinazzi” leggiamo che Pietro Spinazzi, si arruolò nell’esercito regolare sabaudo, con il grado di capitano, stabilendosi nuovamente a Genova, per lasciarlo nel 1860 per seguire Giuseppe Garibaldi nella campagna dell’Italia meridionale al seguito della spedizione guidata da Luigi Pianciani, detta anche spedizione Terranova, forte di circa 8.940 uomini. Maggiore della 2ª Brigata “Parma”, comandata dal colonnello Tharrena, giunse in Sicilia via nave sbarcando a Palermo, l’11 agosto, e pochi giorni, a Milazzo, sostituì al comando della Brigata lo stesso colonnello Tharrena dimessosi in polemica con il comando generale in quanto cambiata le destinazione di impiego della sua unità. Durante la campagna guidò l’ex 2ª Brigata “Tharrena”, composta da 700 uomini circa, sempre agli ordini di Nino Bixio, comandante della 18ª Divisione dell’esercito meridionale, e per il valore dimostrato, il 1º ottobre nella battaglia del Volturno, durante il combattimento di Ponti della Valle di Maddaloni, fu elogiato ufficialmente dallo stesso, promosso al grado di tenente colonnello e proposto della croce al valore militare di Savoia che poi non ottenne. Il 21 maggio il Ministero della Guerra conferiva al luogotenente colonnello Pietro Spinazzi il comando del 2º Reggimento Volontari Italiani in formazione a Como. Il colonnello era nativo di Parma, sposato con figli, aveva oltre cinquant’anni d’età. Proveniva dai ranghi dell’esercito regolare che aveva lasciato volontariamente per inseguire l’irresistibile richiamo di Garibaldi. Dalla revisione di queste notizie troviamo il Gandini che condusse le truppe della brigata “Milano”, la brigata “Parma” condotta dal maggiore Spinazzi, la brigata Puppi condotta da ?. Rustow era Capo di Stato Maggiore ed era stato momentaneamente nominato comandante di queste forze dal Bertani come scrive l’Agrati (…). In proposito a Pietro Spinazzi, Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Russo Luigi, Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a p. 281, in proposito scriveva che: “A Paola aveva lasciato il momentaneo comando al colonnello Guglielmo Rustow delle brigate Milano e Spiazzi con le quali, via mare, giunto a Pizzo la sera del 30 agosto, era salpato nella notte del 30-31.”. Quì Policicchio scrive erroneamente “Spiazzi” ma si tratta della brigata “Spinazzi”. Fa lo stesso errore Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. , in proposito scriveva che: “Intanto Stefano Turr, che era al seguito di Garibaldi, ebbe l’ordine di portarsi a Paola per imbarcare le truppe che erano giunte il giorno prima, dove lo attendeva il generale Guglielmo Rustow delle brigate Milano e Spiazzi con le quali era giunto a Pizzo la sera del 30 agosto, ed era salpato via mare nella notte tra il 30 e il 31 agosto. La mattina del primo settembre Turr giungeva a Paola e, prima di incamminarsi, scriveva a Nino Bixio che lo precedeva: “Le quattro brigate Eberhardt, Puppi, Milano, Spiazzi della dimessa spedizione Pianciani e Bertani sono state attaccate alla mia divisione….Parto oggi stesso per Paola, dove sono arrivate due delle suddette brigate, e farò di tutto per trovare imbarco, e spingermi per il Golfo di Policastro ed ivi sbarcare….”. Come ho già ribadito, non si tratta del maggiore “Spiazzi” ma di “Spinazzi”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, ecc…, a pp. 259-260 e ssg., in proposito scriveva che: “Queste sono cifre del Pianciani, alquanto diverse da quelle del Rustow, che però non differiscono di molto e stanno anch’esse a dimostrar l’importanza della spedizione. La quale era costituita da sei Brigate distinte, oltre che con un numero progressivo, col nome della provincia che per ognuna aveva dato il massimo contingente di volontari. Così la 1° Brigata era chiamata ‘Genova’, la 2° ‘Parma’, la 3° Milano, la 4° Bologna, la 5° Toscana, e l’ultima, la 6° Abruzzi….Le prime 4 agli ordini rispetivamente dei colonnelli Eberhardt, Tharrena, Cantini e Puppi, sarebbero sbarcate sulla costa pontificia presso Montalto.”. Qui però trovo un errore perchè il comandante della 3° brigata Milano non era “Cantini” ma Gandini. Dalla revisione di queste notizie troviamo il Gandini che condusse le truppe della brigata “Milano”, la brigata “Parma” condotta dal maggiore Spinazzi, la brigata Puppi condotta da ?. Rustow era Capo di Stato Maggiore ed era stato momentaneamente nominato comandante di queste forze dal Bertani come scrive l’Agrati (…). Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “A Palermo, il suo posto era stato preso dal Rustow, che quindi aveva assunto il comando della Divisione, battezzata allora dal Bertani stesso, di Terranova….La spedizione Bertani-Pianciani era affatto sconvolta. Parte con l’Eberhardt a Taormina, parte a Palermo, e parte col Rustow sulla punta settentrionale dell’Isola.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: “In Cosenza arriva il Bertani, che ha lasciato a Paola i 1500 soldati da lui condotti per mare dal Faro a Tropea, poi per terra sino al Pizzo e in fine per mare di nuovo dal Pizzo a Paola…..Queste forze, dice il Rustow, eran l’intera Brigata “Milano” e alcuni reparti della “Parma”: il resto aveva dovuto restare al Faro poichè i vapori non erano sufficienti per il trasporto. Componevano la Brigata “Milano” 3 Battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi e il capitano Venuti, e 2 Compagnie di bersaglieri.”. Dunque, l’Agrati scriveva che la Brigata Milano era composta da 3 battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori “Sessa”, “Montessi” ed il capitano “Venuti”, più due Compagnie di Bersaglieri. Sulla composizione della sua brigata, la brigata “Parma”, il colonnello Wilhelm Rustow racconta (nella traduzione di Porro), a p. 20 che: “….diedi ordine al maggiore Spinazzi onde ci seguisse con la brigata Parma tosto che fosse riunita, lasciando sul luogo l’ordine stesso per la brigata Bologna, la quale pure da Torre del Faro doveva arrivare a Sapri.”. Scrive l’Agrati che la brigata “Milano”, comandata dal Gandini, era composta da 3 battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi ed il capitano Venuti e due compagnie di Bersaglieri. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, ecc…, a pp……., in proposito scriveva che: “…Bertani, che lasciato al suo posto a Genova Alessandro Antongini milanese, era arrivato a Palermo la sera del 10 agosto come già sappiamo. Alcuni, e fra questi il pur tanto accurato Comandini, lo fanno arrivare il dì dopo.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 88, in proposito scriveva che: “Il Bertani (1) aveva mobilitato circa novemila uomini, organizzati ed armati come nessun’altra spedizione. La spedizione era divisa in 24 battaglioni, (2) più un battaglione di cacciatori con 580 uomini, 120 guide, 220 uomini del genio, 180 di artiglieria e 120 addetti alla Intendenza. Si trattava in tutto di sei brigate: 1° la Genova; 2° la Parma; 3° la Milano; 4° la Bologna; 5° la Toscana; 6° la Abruzzi. Le prime quattro, agli ordini dei rispettivi comandanti colonnelli Eberhardt, Tharrena, Cantini, Puppi, dovevano concentrarsi nel Golfo degli Aranci, per agire sulla costa dello Stato pontificio. Etc…”. Maraldi, a p. 88, nella nota (1) postillava: “(1) W. Rustow, La brigata Milano nella Campagna etc…”. Maraldi, a p. 88, nella nota (2) postillava: “(2) L. Pianciani, Del’andamento delle cose in Italia, Milano, 1860 e Pittaluga, op. cit., p. 127-128 e 129.”. Giuseppe Maraldi (…), nel suo “La spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 100, riferendosi al rifiuto dato a Garibaldi dal Pianciani, a Palermo, in proposito scriveva che: “Le brigate, Parma, Bologna, Milano, ….Garibaldi non si oppose, accettò pure le dimissioni, per gli stessi motivi addotti dal Pianciani, del colonnello Tharena e del Gandini delle brigate Milano e Bologna, che furono sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Il Pianciani, …..suggerì come successore al comando il colonnello Rustow. Garibaldi non si oppose, accettò pure le dimissioni, per gli stessi motivi addotti dal Pianciani, del colonnello Tharena e del Gandini delle brigate Milano e Bologna, che furono sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. Le brigate Parma, Bologna, Milano, partirono lo stesso giorno per Milazzo, mentre la Torino, per ordine del Sirtori, stava raggiungendo Giardini girando l’Isola per l’occidente e porsi agli ordini di Bixio, che si apprestava a varcare lo Stretto.”. Dunque, secondo Maraldi, che scriveva sulla scorta del testo di Pianciani e del Pittaluga, Garibaldi, a Palermo, su indicazione stessa del Pianciani nominò Rustow e siccome il Tharena ed il colonnello Gandini pure si erano dimessi, Garibaldi nominò in loro sostituzione i colonnelli Spinazzi e De Giorgi o De Giorgis (come scriveva l’Agrati).
GARIBALDI A ROGLIANO E LA NOMINA DI TURR
Nel 31 agosto 1860, da Rogliano, il generale TURR, ricevuto l’incarico da Garibaldi scrive ed invia una lettera a BIXIO
Abbiamo visto che Garibaldi, dopo aver lasciato Soveria Manelli proseguì il suo viaggio per la Calabria ed arrivando a Rogliano, il 31 agosto 1860 trovò Donato Morelli con le sue bande di volontari Calabresi. E’ a Rogliano che il generale Turr scrive una lettera a Nino Bixio, che era “Comandante la 1° Brigata della 15° Divisione”, e che si trovava nei pressi di Tiriolo o di Soveria, gli scrive che Garibaldi gli ordinava di “assumerà momentaneamente il comando delle truppe della 15° divisione che sono in marcia sulla Consolare, e prenderà posto tra Rogliano e Cosenza, dove lascierà passare tutti gli altri corpi, e quindi si metterà in marcia alla coda dell’esercito. Etc…“. Rogliano è un piccolo paesello della Provincia di Catanzaro, non molto distante da Cosenza. Garibaldi prima di arrivare a Cosenza, da Soveria Manelli proseguì per Rogliano. Rogliano si trova nell’interno della Calabria e della Sila, più o meno all’altezza di Amantea sulla costa tirrenica. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 146-147, in proposito scriveva che: “Il Generale Garibaldi da Soveria lasciava la prodittatura a Vincenzo Stocco, e dato incarico a Sirtori di restare per raccogliere le truppe, partiva in vettura assieme con Turr e Cosenz ed alcune guide la mattina del 31 per Rogliano, dove trovò le bande calabresi organizzate da Donato Morelli.”, poi, proseguendo il suo racconto aggiungeva che: “Da Rogliano il generale Turr mandava a Bixio la seguente lettera: “Al Sig. generale Bixio Comandante la I° brigata della 15° divisione. Tiriolo o Soveria. Dietro ordine del Generale Dittatore, il generale Bixio assumerà momentaneamente il comando delle truppe della 15° divisione che sono in marcia sulla Consolare, e prenderà posto tra Rogliano e Cosenza, dove lascierà passare tutti gli altri corpi, e quindi si metterà in marcia alla coda dell’esercito. Spedirà subito a Cosenza il tenente colonnello Spangaro, il maggiore Bricoli ed il sig. Caranti; questi signori si serviranno di carrozza. Manderà pure a Cosenza i miei cavalli ed il suo bagaglio. Rogliano, il 31 agosto 1860. Firmato Turr.”.”. Dunque, Carlo Pecorini-Manzoni cita il telegramma che Turr scrisse a Nino Bixio, il 31 agosto 1860 per annunciargli che Garibaldi gli aveva dato il comando della 15° Divisione. Ma, devo precisare che, come scrive il Pecorini, il telegramma venne spedito da Turr, a Rogliano, non a Cosenza. Dunque, Garibaldi già a Rogliano incaricava Turr del comando della 15° Divisione. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 147, in proposito scriveva che: “Da Rogliano il Dittatore con Cosenz e Turr proseguì per Cosenza, dove pervenne l’avviso che due brigate della dimessa spedizione Pianciani, le quali fin da quando stavano a Milazzo erano state incorporate alla 15° Divisione, sbarcarono a Paola, etc…”.
Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 395, in proposito scriveva che: “Passata la notte in Soveria Garibaldi, al mattino del dì seguente, prosegue con la sua avanzata con celerità ancor maggiore perchè un certo Salvati, venuto per mare da Napoli al Pizzo, dopo lungo cammino l’ha raggiunto nella notte, e gli ha rimesso una lettera di Alessandro Dumas. In essa il romanziere francese gli dice che Liborio Romano s’è recato la sera del 23 agosto a bordo della sua goletta Emma,
GARIBALDI a COSENZA
Nel 31 agosto 1860, Garibaldi arrivò a Cosenza
Dopo aver lasciato il piccolo paese di Rogliano, Garibaldi proseguì il suo viaggio in carrozza ed arrivò a Cosenza. Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a p. 200 e ssg., in proposito scriveva che: “Il giorno 31 il Generale Garibaldi fu a Cosenza; etc…”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a pp. 194-195, in proposito scriveva che: “Nella sua breve sosta a Cosenza, Garibaldi etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 147, in proposito scriveva che: “Da Rogliano il Dittatore con Cosenz e Turr proseguì per Cosenza,…..“. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 488-489, in proposito scriveva che: “..XLVII. II Dittatore, lasciata Soveria, e conducendo seco soltanto le divisioni Cosenz e Türr, le Guide, i Carabinieri e i Bersaglieri, marciava, come si disse, con incredibile celerità alla volta. di Napoli. Egli arrestavasi a Cosenza poche ore, il tempo necessario per dare a quel governo provvisorio ed a’ suoi generali le istruzioni opportune per le future operazioni di amministrazione e di guerra.”. Raffaele De Cesare (Memor) (….), ed il suo “La fine di un Regno – Dal 1855 al 6 settembre 1860 con prefazione di Raffaele De Cesare”, ed. Città di Castello, 1900, parte II, a p. 461, in proposito scriveva che: “Passò la notte a Cosenza, e ne ripartì il primo settembre, accompagnato da non più di trenta persone, fra cavalieri e guide. Erano, tra gli altri, il Cosenz, che non lo lasciò più, sino a Napoli; Thürr, Corte, Caldesi, Avezzana, Musolino, Nullo, Mordini, Missori, Serafini, e due giornalisti e volontarii, Carlo Arrivabene e Antonio Gallenga, corrispondenti di giornali inglesi. Attraversando il resto della Calabria, sino al primo paese di Basilicata, che fu Rotonda , trovò la rivoluzione compiuta, da per tutto. Nessuno dei tanti scrittori, che, più o meno confusamente, descrissero quella marcia, la descrisse, con maggior vivacità di colorito, di Giacomo Racioppi, nel libro sopra ricordato. Il due settembre, Garibaldi giunse a Rotonda, etc…”. Antonio Pizzolorusso (…..), nel suo, I martiri per la libertà italiana della provincia di Salerno, Salerno, Tip. Nazionale, 1885, a p. 234, in proposito scriveva che: “Partitosi, il 14 luglio assume il ministero dell’interno, e Garibaldi resosi padrone della Sicilia, passa il Faro il 20 agosto, e ordina a Rustow di congiungersi in Paola al Generale Turr, ed egli imbarcatosi per Sapri li raggiunse il giorno 3 settembre ed ordina al primo d’ inoltrarsi con una brigata verso Vibonati e avanzarsi sulla via consolare. Rustow esegui perfettamente tali ordini , tagliò la via al generale Caldarelli , che secondo la convenzione di Cosenza si recava a Salerno, e l ‘ indusse a deporre le armi; ed entrò la sera trionfante in Sala Consilina, pervenendo la dimane ad Eboli, ove fu raggiunto da Garibaldi, che con molta esultanza fu accolto dal…..”. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961,a p. 308, in proposito scriveva: “La sera dello stesso giorno (31 agosto), sul cadere della notte, il Dittatore entra in Cosenza tra una moltitudine delirante. Tutte le vie della città sono illuminate a festa in suo onore. Non era Cosenza la città sacra ai Bandiera e lor compagni, a quelli asceti del nostro Risorgimento ? Ma egli non ha tempo di visitare il luogo ove furono fucilati: importanti decisioni etc…”. Alessandro Serra (….), nel suo L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 327-328, in proposito scriveva che: “Alle 20 giunse a Cosenza…..”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: “Il Dittatore in quei giorni correva sulla via di Napoli. L’abbiam lasciato a Soveria, donde parte il 31 agosto al mattino. Il Diario di Canzio dice: “31 agosto – Mandato nella notte a Corice (Còraci) distante un’ora, per requisizione foraggi, al mattino mi unisco al Generale e arriviamo a Rogliano. La sera siamo a Cosenza. Entusiasmo generale. Vi troviamo da 4 a 5 mila armati”.”. Dunque, Agrati traendo notizie dal Diario del Canzio scriveva che, il 31 agosto 1860, dopo aver lasciato Rogliano, il Canzio arrivò di sera con Garibaldi a Cosenza, dove trovarono entusiasmo generale. Mario Menghini (….) pubblicò il Diario del Canzio. Il Canzio, nel suo Diario, a p……(vedi Menghini), per il 31 agosto 1860, in proposito scriveva che: “31 agosto – Mandato nella notte a Corice (Còraci) distante un’ora, per requisizione foraggi, al mattino mi unisco al Generale e arriviamo a Rogliano. La sera siamo a Cosenza. Entusiasmo generale. Vi troviamo da 4 a 5 mila armati”.”. Antonio Guarasci (….), nel suo “La spedizione dei mille in Calabria – Aspetti e problemi di storia Cosentina”, estratto da “Calabria nobilissima”, n. 41-42, 1961, a pp. 39-40, in proposito scriveva: “Occupata Cosenza, distrutto l’esercito borbonico in Calabria, la marcia di Garibaldi fino alla marina di Tortora, per Tarsia, Spezzano Albanese, Castrovillari, Morano e Laino tra l’entusiasmo delle popolazioni, ha solo un valore documentario (46). Garibaldi ha fretta di arrivare a Napoli: deve impedire allo Stato Maggiore borbonico di riorganizzarsi; ha fretta di passare oltre Campotenese e di superare Sapri, per evitare che si ripeta l’errore del ’48 quando le forze borboniche dei generali Busacca e Lanza giunsero proprio a Sapri e sconfissero tra Campotenese e Spezzano, le squadre del Riboty, del Longo, di Domenico Mauro e Vincenzo Morelli. Egli ha bisogno di far presto per impedire all’Europa d’intervenire, per far superare a Cavour i timori e le sue ultime riserve antigaribaldine, per forzare la diplomazia europea allarmata fin dal suo sbarco nel continente. La rapida marcia di Garibaldi in Calabria convince, in qualche modo, Napoleone III e l’Europa della inevitabilità della fine dei Borboni e della vittoria della rivoluzione italiana; convince Cavour che la vittoria dell’Italia meridionale, con il suo sfondo popolare democratico, riabilitava di fronte al mondo il Risorgimento come fatto voluto e compiuto da italiani in terra d’Italia; convince ancora il liberale Cavour che l’Unità d’Italia non era una “corbelleria”, come egli soleva dire, ma la conclusione logica di tanti anni di passione nazionale.”. Guarasci, a p. 39, nella nota (46) postillava che: “(46) Sulla marcia di Garibaldi in Calabria oltre al lavoro di C. Agrati, Da Palermo al Volturno, Milano, 1937, gli studi e le fonti più recenti sono quelli contenuti nella raccolta degli ‘Atti del 2° Congresso storico calabrese (Napoli, 1961): E. De Palma, Alcuni aspetti del 1860 in Calabria e nel Mezzogiorno; G. Cingari, Lo stabilimento di Mongiana nella crisi del 1860; G. Aromolo, La difesa borbonica delle coste Calabre e lo sbarco di Garibaldi; C. Nardi, S. c.; A. Serra, L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille; A. Pepe, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri. A queste bisogna aggiungere la recentissima e informatissima ‘Storia del Regno di Napoli (in continuazione di quella di Pietro Colletta) di Francesco De Fiore, già citata, e pubblicata da A. F. Parisi in ‘Archivio Storico per la Calabria e la Lucania’, fasc. cit.”. Si tratta del manoscritto di Francesco De Fiore, “Continuazione della Storia del Reame di Napoli di Pietro Colletta”, pubblicato da Antonio Emilio Parise in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania. Antonio Guarasci (….), nel suo “La spedizione dei mille in Calabria – Aspetti e problemi di storia Cosentina”, estratto da “Calabria nobilissima”, n. 41-42, 1961, a pp. 39-40, in proposito scriveva: “Occupata Cosenza, distrutto l’esercito borbonico in Calabria, la marcia di Garibaldi fino alla marina di Tortora, per Tarsia, Spezzano Albanese, Castrovillari, Morano e Laino tra l’entusiasmo delle popolazioni, ha solo un valore documentario (46). Garibaldi ha fretta di arrivare a Napoli: deve impedire allo Stato Maggiore borbonico di riorganizzarsi; ha fretta di passare oltre Campotenese e di superare Sapri, per evitare che si ripeta l’errore del ’48 quando le forze borboniche dei generali Busacca e Lanza giunsero proprio a Sapri e sconfissero tra Campotenese e Spezzano, le squadre del Riboty, del Longo, di Domenico Mauro e Vincenzo Morelli. Egli ha bisogno di far presto per impedire all’Europa d’intervenire, per far superare a Cavour i timori e le sue ultime riserve antigaribaldine, per forzare la diplomazia europea allarmata fin dal suo sbarco nel continente. La rapida marcia di Garibaldi in Calabria convince, in qualche modo, Napoleone III e l’Europa della inevitabilità della fine dei Borboni e della vittoria della rivoluzione italiana; convince Cavour che la vittoria dell’Italia meridionale, con il suo sfondo popolare democratico, riabilitava di fronte al mondo il Risorgimento come fatto voluto e compiuto da italiani in terra d’Italia; convince ancora il liberale Cavour che l’Unità d’Italia non era una “corbelleria”, come egli soleva dire, ma la conclusione logica di tanti anni di passione nazionale.”. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961,a p. 308, in proposito scriveva: “La sera dello stesso giorno (31 agosto), sul cadere della notte, il Dittatore entra in Cosenza tra una moltitudine delirante. Tutte le vie della città sono illuminate a festa in suo onore. Non era Cosenza la città sacra ai Bandiera e lor compagni, a quelli asceti del nostro Risorgimento ? Ma egli non ha tempo di visitare il luogo ove furono fucilati: importanti decisioni lo premono per l’arrivo di Bertani, proveniente da Paola, ov’era sbarcato con quattromila uomini. Ha fretta di raggiungere Napoli. Le Camicie Rosse faranno poi quello che non ha potuto fare lui. Affida al Morelli il governo della città, a Saverio Altimai il comando dell’armi, e il giorno dopo (1° settembre) parte in carrozza aperta, seguito gradatamente eraggiunto da una seconda carrozza che porta il ‘Peard’ e i suoi compagni inglesi.”. Nella “Relazione sui fatti d’arme della Brigata Sacchi nella Campagna del 1860 dal 19 luglio 1860 al 12 febbraio 1861″, pubblicata in Bollettino della Società pavese di Storia Patria, Volume XIII, Mattei & C. Editori, Pavia, 1913, da Renato Sòriga (….), il colonnello Sacchi, a p. 92, in proposito scriveva pure che si trovava a Rogliano con la sua Brigata, e “Alle tre ant. ( 1 settembre ) del mattino riunisco tutta la Brigata in Rogliano e la fo’ accampare fuori paese. Un consiglio di guerra fa condannare alla fucilazione il Caporale tromba Canepa Luigi, confesso e convinto di furto di diciotto ducati e maltrattamenti a carico di una povera vecchia del paese; la sentenza viene eseguita pochi momenti prima della partenza da Rogliano alla presenza di tutta la Brigata schierata in battaglia sulla strada. Dolorosa necessità ma pure salutare esempio ai tristi ! Nella Brigata non uscì una voce chiedente grazia! malgrado che i soldati ricordassero altra occasione in cui le loro istanze valsero la grazia ad altro individuo convinto di furto. Si parte alle 4 pom. e si arriva a Cosenza alle 10. Si resta in Cosenza per dare riposo ai soldati (2 settembre) e provvedere scarpe ed altro indispensabile….Alle 2 ant. si parte per Tarsia….(3 settembre). A Tarsia si accampa in un boschetto d’uliveti….alle cinque pomeri. per Camerata e Spezzano Albanese…. “. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, a p. 581 ed in proposito scriveva che: “Alle 6 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul Brésil giunge nelle acque di Paola, e di ciò che vi faccia ne dà contezza il Giornale di lui così: “Alle 6 (a.m.) giunto a Paola quivi imbarcato…truppa, l’infermiere militare. Ho visto due vapori fra i quali il Duca di Calabria sbarcare casse d’armi e di munizioni e due brigantini mercantili carichi pronti e voleano essere rimorchiati a Salerno. Garibaldi è stato ricevuto a Cosenza con straordinarie feste. Il Generale Thurr ha provveduto allo imbarco degli Uffiziali a Paola ed è poi passato al Pizzo. Il Generale Morelli comanda le masse di Rogliano. Garibaldi pare abbia avuto ordine da Torino d’accellerare la marcia sopra Napoli. Etc…”.”.
Nel 31 agosto 1860, a Cosenza, Garibaldi nominò DONATO MORELLI Governatore Generale della Calabria Citeriore
Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a p. 200 e ssg., in proposito scriveva che: “Il giorno 31 il Generale Garibaldi fu a Cosenza; e nominò a Governator generale della provincia con ‘poteri illimitati’ Donato Morelli.”. Da Wikipedia leggiamo che Donato Morelli, partecipò all’insurrezione calabrese del 1848. Prese parte alle cospirazioni liberali del Regno delle Due Sicilie. Durante l’impresa dei Mille (1860) fu nominato da Giuseppe Garibaldi a Rogliano (Cosenza) Governatore della Calabria Citeriore il 31 agosto del 1860. Contribuì alla resa a Soveria Mannelli delle truppe dell’esercito borbonico (composto da 10 000 unità) comandate dal generale Giuseppe Ghio (30 agosto 1860). Fu deputato al Parlamento di Torino, Firenze e Roma ininterrottamente dal 1861 al 1886. Il 26 gennaio del 1889 fu nominato Senatore su proposta del Ministro Miceli. La nomina venne convalidata il 31 gennaio dello stesso anno. A più riprese fu anche sindaco di Rogliano (Cosenza). Dalla Treccani on-line leggiamo che Garibaldi, intanto, proseguiva la sua marcia verso il cuore del Regno, senza incontrare alcuna resistenza. Fermatosi a Rogliano, venne ospitato in quel palazzo Morelli che aveva accolto, alcuni anni prima, Ferdinando II e la sua corte. Dal balcone che dà sulla piazza parlò al popolo. Nel pomeriggio del 31 agosto nominò Morelli governatore della provincia con pieni poteri e gli dettò due decreti, con i quali abolì la tassa sul macinato per tutte le granaglie, eccettuato il frumento, ridusse il prezzo del sale da otto a quattro grani «per ciaschedun rotolo» e autorizzò gli abitanti di Cosenza e dei Casali a esercitare gratuitamente gli usi di pascolo e semina nelle terre demaniali della Sila. Allontanatosi Garibaldi, il nuovo governatore pubblicò, il 5 settembre, il decreto sulla Sila, avendo cura di stabilire che l’esercizio degli usi civici non doveva, in ogni caso, pregiudicare il diritto dei proprietari a far valere le loro ragioni. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 195, nella nota (1) postillava: “(1) Rustow, 299-300; Rustow, Brig. Milano, 11-18; Turr, Div., 147-149; Forbes, 206; Bertani, II, 179-184 (a pag. 179, lin. 23, si legga Cosenza invece di Rotonda); etc..”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a pp. 194-195, in proposito scriveva che: “: “Nella sua breve sosta a Cosenza, Garibaldi prese delle importanti disposizioni militari dovute all’arrivo del Bertani che lo aveva raggiunto venendo da Paola, città del litorale. Etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 147, in proposito scriveva che: “Da Rogliano il Dittatore con Cosenz e Turr proseguì per Cosenza,….., Lasciava infine la prodittattatura a Donato Morelli, e si portava avanti con Cosenz.”. Raffaele De Cesare (Memor) (….), ed il suo “La fine di un Regno – Dal 1855 al 6 settembre 1860 con prefazione di Raffaele De Cesare”, ed. Città di Castello, 1900, parte II, a p. 461, in proposito scriveva che: “Passò la notte a Cosenza, e ne ripartì il primo settembre , accompagnato da non più di trenta persone, fra cavalieri e guide. Erano, tra gli altri, il Cosenz, che non lo lasciò più, sino a Napoli; Thürr, Corte, Caldesi, Avezzana, Musolino, Nullo, Mordini, Missori, Serafini, e due giornalisti e volontarii, Carlo Arrivabene e Antonio Gallenga, corrispondenti di giornali inglesi. Attraversando il resto della Calabria, sino al primo paese di Basilicata, che fu Rotonda , trovò la rivoluzione compiuta, da per tutto. Nessuno dei tanti scrittori, che, più o meno confusamente, descrissero quella marcia, la descrisse, con maggior vivacità di colorito, di Giacomo Racioppi, nel libro sopra ricordato. Il due settembre, Garibaldi giunse a Rotonda, etc…”. Antonio Pizzolorusso (…..), nel suo, I martiri per la libertà italiana della provincia di Salerno, Salerno, Tip. Nazionale, 1885, a p. 234, in proposito scriveva che: “Partitosi, il 14 luglio assume il ministero dell’interno, e Garibaldi resosi padrone della Sicilia, passa il Faro il 20 agosto, e ordina a Rustow di congiungersi in Paola al Generale Turr, ed egli imbarcatosi per Sapri li raggiunse il giorno 3 settembre ed ordina al primo d’ inoltrarsi con una brigata verso Vibonati e avanzarsi sulla via consolare. Rustow esegui perfettamente tali ordini , tagliò la via al generale Caldarelli , che secondo la convenzione di Cosenza si recava a Salerno, e l ‘ indusse a deporre le armi; ed entrò la sera trionfante in Sala Consilina, pervenendo la dimane ad Eboli, ove fu raggiunto da Garibaldi, che con molta esultanza fu accolto dal…..”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 488-489, in proposito scriveva che: “XLVI. Alle ore cinque pomeridiane del giorno medesimo abbandonarono i nostri Cosenza dirigendosi a Paola, donde per ordine avuto dovevano per mare e al più presto recarsi a Sapri e a Salerno, dove il Re, coll’esercito sapeasi accampato. Pervenivano i volontari alla destinazione loro dopo un faticoso viaggio che durò per tutta la notte, e quivi, riposatisi alquanto, s’apparecchiavano pel giorno seguente ad imbarcarsi e a salpare. Medici s’allontanava impertanto da Paola nel punto medesimo che Garibaldi, rovesciata definitivamente la dinastia dei Borboni, entrava trionfante nella stessa Capitale del Regno. XLVII. II Dittatore, lasciata Soveria, e conducendo seco soltanto le divisioni Cosenz e Türr, le Guide, i Carabinieri e i Bersaglieri, marciava, come si disse, con incredibile celerità alla volta. di Napoli. Egli arrestavasi a Cosenza poche ore, il tempo necessario per dare a quel governo provvisorio ed a’ suoi generali le istruzioni opportune per le future operazioni di amministrazione e di guerra. In quel punto inoltre divise la sua piccola armata, mandando il generale Turr colla sua divisione a Paola con ordine di raccogliervi i volontari provenienti dall’Isola e di portarsi immediatamente co’ suoi nel rada di Policastro od a Sapri. Col rimanente delle forze, seguendo la angusta valle del Crati, ed oltrepassando a sinistra i villaggi di Rende e Montalto ed a destra l’antica e spaziosa foresta di Sila , slanciavasi sul grande stradale di Tarsia e Spezzano.”. Achille Ragazzoni (….), nel suo, “Un Garibaldino dimenticato – Camillo Zancani da Egna (1820-1888)”, Centro di Studi Atesini, Bolzano, 1988, a pp. 33-34, riportava una lettera dello Zancani, indirizzata a Vettore Ricci (la lettera è conservata al Museo del Risorgimento, Trento Archivio E/15, fascicolo 3, c. 13) ed, in proposito scriveva: “5- 1860 settembre 3, Cosenza….Signor Dottor Vettore Ricci, Milano, etc…Care Sorelle ed Amici!…etc…Fu nominato Governatore Generale delle 3 Province di Cosenza, Catanzaro e Reggio il fratello del Generale Morelli, homo di un gran onore. Garibaldi già dal primo del Corrente partiva col suo Stato Maggiore e guide alla volta di Paola a disporre delle truppe di Beltrami sbarcate in Numero di 8 Mille, così pure delle brigate Ebber che mandò a Sapri. Lui poi con Cosenz trovasi nella Basilicata a Sinistra di Potenza con un corpo di 50/m(ille) tutti Calabresi, e nazionali Napoletani, che vennero attruppati in parte dal Colonnello Boldoni compaesano. Etc…”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, a p. 581 ed in proposito scriveva che: “Alle 6 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul Brésil giunge nelle acque di Paola, e di ciò che vi faccia ne dà contezza il Giornale di lui così: “Garibaldi è stato ricevuto a Cosenza con straordinarie feste. Il Generale Thurr ha provveduto allo imbarco degli Uffiziali a Paola ed è poi passato al Pizzo. Il Generale Morelli comanda le masse di Rogliano. Garibaldi pare abbia avuto ordine da Torino d’accellerare la marcia sopra Napoli. Etc…”.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: “Il Dittatore in quei giorni correva sulla via di Napoli. L’abbiam lasciato a Soveria, donde parte il 31 agosto al mattino. Il Diario di Canzio dice: “31 agosto – Mandato nella notte a Corice (Còraci) distante un’ora, per requisizione foraggi, al mattino mi unisco al Generale e arriviamo a Rogliano. La sera siamo a Cosenza. Entusiasmo generale. Vi troviamo da 4 a 5 mila armati”. In Cosenza arriva il Bertani, etc…”. Mario Menghini (….) pubblicò il Diario del Canzio. Il Canzio, nel suo Diario, a p……(vedi Menghini), per il 31 agosto 1860, in proposito scriveva che: “31 agosto – Mandato nella notte a Corice (Còraci) distante un’ora, per requisizione foraggi, al mattino mi unisco al Generale e arriviamo a Rogliano. La sera siamo a Cosenza. Entusiasmo generale. Vi troviamo da 4 a 5 mila armati”.”. Dunque, Agrati traendo notizie dal Diario del Canzio scriveva che, il 31 agosto 1860, dopo aver lasciato Rogliano, il Canzio arrivò di sera con Garibaldi a Cosenza, dove trovarono entusiasmo generale e “..da 4 a 5 mila armati”. Gli armati di cui parla il Canzio nel suo Diario erano i volontari Calabresi organizzati da Donato Morelli. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961,a p. 308, in proposito scriveva: “La sera dello stesso giorno (31 agosto), sul cadere della notte, il Dittatore entra in Cosenza tra una moltitudine delirante. Tutte le vie della città sono illuminate a festa in suo onore. Non era Cosenza la città sacra ai Bandiera e lor compagni, a quelli asceti del nostro Risorgimento ? Ma egli non ha tempo di visitare il luogo ove furono fucilati: importanti decisioni lo premono per l’arrivo di Bertani, proveniente da Paola, ov’era sbarcato con quattromila uomini. Ha fretta di raggiungere Napoli. Le Camicie Rosse faranno poi quello che non ha potuto fare lui. Affida al Morelli il governo della città, a Saverio Altimari il comando dell’armi, e il giorno dopo (1° settembre) parte in carrozza aperta, seguito gradatamente eraggiunto da una seconda carrozza che porta il ‘Peard’ e i suoi compagni inglesi.”. Dunque, Garibaldi, a Cosenza si incontrò con Donato MORELLI a cui affidò il Governo della città ed affidò a Saverio ALTIMARI il comando delle armi. Alessandro Serra (….), nel suo L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 327-328, in proposito scriveva che: “Alle 20 giunse a Cosenza…..Investì Donato Morelli dei pieni poteri, sbrigò pratiche e non cenò. Intanto a Cosenza, per altra via, era giunto anche il Bertani. Proveniva da Paola, dove aveva lasciato i suoi 1.500 uomini, coi quali per via di mare era partito da Pizzo. Garibaldi lo volle con sé, per cui affidò al Turr i volontari del Bertani che vennero aggregati alla divisione del generoso ungherese. Il giorno seguente, di buon mattino, dettò per il generale Corsini in Soveria questo telegramma: “Consegni al Governo prodittatoriale della Calabria Citeriore 10 mila fucili, 400 mila cartucce e capsule in proporzione”. Indi, dopo aver lasciato a Cosenza il Sirtori col suo Quartier Generale, si avventurò attraverso la Calabria citeriore. Era il 1° settembre 1860. Il Dittatore viaggiava in carrozza aperta in compagnia del Bertani, del generale Cosenz e del Canzio. Era seguito dai suoi aiuntanti, dal colonnello inglese Peard e da quei pochi che disponevano di cavalli. Per più ore costeggiò la valle del Crati, la quale – fin su le colline che risalgono dall’una all’altra sponda – era allora una boscaglia fitta, paludosa, malsana, desolata di giorno, covo di lupi e di briganti di note. Verso le tredici, dopo circa sette ore di cammino, giunse al cimitero di Tarsia. Etc…”.
GARIBALDI ORDINA AD ORSINI DI CONSEGNARE I FUCILI
Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 575 ed in proposito scriveva che: “1° Settembre. A Paola già trovavansi disbarcati circa 2000 garibaldini. Il Generale Garibaldi ben per tempo, da Cosenza, invia a Soveria-Mannelli al Generale di Artiglieria Orsini Garibaldino il seguente ordine (Doc. N° 500): “Generale Orsini. – Consegnai al Governo prodittatoriale della Calabria Citeriore 10 mila fucili, 400 mila cartucce e capsule i proporzione. – G. Garibaldi.”. Poscia parte da Cosenza alla volta di Rotonda accompagnato da Bertani, dal generale Cosenz, dallo Stato Maggiore e dai Garibaldini a cavallo, precdendo l’avanguardia del suo Esercito. Le forze napolitane residue della 4° Brigata, comandate dal Generale Caldarelli, sono in marcia da Castelluccia su Lagonegro.”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, a p. 581 ed in proposito scriveva che: “Alle 6 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul Brésil giunge nelle acque di Paola, e di ciò che vi faccia ne dà contezza il Giornale di lui così: “Alle 6 (a.m.) giunto a Paola quivi imbarcato…truppa, l’infermiere militare. Ho visto due vapori fra i quali il Duca di Calabria sbarcare casse d’armi e di munizioni e due brigantini mercantili carichi pronti e voleano essere rimorchiati a Salerno. Etc…”.”. Alessandro Serra (….), nel suo L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 327-328, in proposito scriveva che: “Alle 20 giunse a Cosenza…..Investì Donato Morelli dei pieni poteri, sbrigò pratiche e non cenò. Intanto a Cosenza, per altra via, era giunto anche il Bertani. Proveniva da Paola, dove aveva lasciato i suoi 1.500 uomini, coi quali per via di mare era partito da Pizzo. Garibaldi lo volle con sé, per cui affidò al Turr i volontari del Bertani che vennero aggregati alla divisione del generoso ungherese. Il giorno seguente, di buon mattino, dettò per il generale Corsini in Soveria questo telegramma: “Consegni al Governo prodittatoriale della Calabria Citeriore 10 mila fucili, 400 mila cartucce e capsule in proporzione”.“.
I FUCILI PROVENIENTI DA SAPRI
Marc Monnier (…..), nel suo “Garibaldi. La conquête des Deux-Siciles”, Paris, Lévy, 1861 (si veda la sua traduzione il testo di Rocco Escalona, Marc Monnier, Garibaldi e la rivoluzione delle due Sicilie, Napoli, 1861, a pp. 250-251, riferendosi a dopo il 23 agosto 1860, in proposito scriveva che: “I comuni sospetti son disarmati; le giunte insurrezionali funzionano dovunque; 1500 vi son già arrivati a Sapri, e per mancanza di altre armi per andare al combattimento, i contadini si son fatti delle picche lunghe 15 palmi. I fucili giunti da Sapri confermano la notizia dello sbarco operato in quel punto, già celebre della Storia delle incursioni moderne. Si assicura dovunque che il numero de’ patriotti scesi su quel luogo si eleva a 6000, e che son comandati dal figlio di Garibaldi.”. Questa notizia non trova conferma in altri autori ma, ciò che scrive il Monnier, ovvero che “I fucili giunti da Sapri confermano la notizia dello sbarco operato in quel punto, già celebre nella Storia delle incursioni moderne.” è molto probabile che egli si riferisca allo sbarco dei volontari portati da Turr e da Rustow da Paola. Emilio Zasio (….), nel suo “Da Marsala al Volturno – Ricordi di E. Z.”, ed. Camicia Rossa, Padova, Tip. Sacchetto, 1961, a p. 84, riferendosi alla Calabria, a dopo Soveria, in proposito scriveva che: “Dalle Calabrie il Generale mosse a corse prodigiose per poste di cavalli, e si pensò nel repentino movimento poter riporsi il segreto d’entrata in Napoli. A tutt’uomo diedesi ciascuno, destinato a comandi, per assecondare l’impresa, e tutti contribuirono. Emuli nei conflitti, lo eran pure negli stenti pei duri servizi. Talvolta avvenne d’abbattersi con individui che a nome del Duce chiedessero cavalli alle poste, col dirsi investiti di mandato …… Il terreno era pieno di sconosciuti, forestieri i più – d’industria che imponevansi. E un di con Nullo trovammo un alemanno ad una posta. Ordinati cavalli, era per partire in uno a sbiadita beltà di donna d’otto lustri. Nullo disse: che fate ? – Fermate ; quei cavalli son pel generale. A che il tedesco nel suo idioma misto a parole nostre, rispose: ho incarichi ….. Chi siete ? Il barone M….. Smontate ….. Siamo stanchi di tanti intriganti. E li finì. – L’incognito non attese giustizia, se ne fuggì . -Accusato e cercato, più no ľrivedemmo. Era, come suol dirsi, un angelo custode, un fior di delatore.”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 575 ed in proposito scriveva che: “1° Settembre. A Paola già trovavansi disbarcati circa 2000 garibaldini. Il Generale Garibaldi ben per tempo, da Cosenza, invia a Soveria-Mannelli al Generale di Artiglieria Orsini Garibaldino il seguente ordine (Doc. N° 500): “Generale Orsini. – Consegnai al Governo prodittatoriale della Calabria Citeriore 10 mila fucili, 400 mila cartucce e capsule i proporzione. – G. Garibaldi.”. Poscia parte da Cosenza alla volta di Rotonda accompagnato da Bertani, dal generale Cosenz, dallo Stato Maggiore e dai Garibaldini a cavallo, precdendo l’avanguardia del suo Esercito. Le forze napolitane residue della 4° Brigata, comandate dal Generale Caldarelli, sono in marcia da Castelluccia su Lagonegro.”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, a p. 581 ed in proposito scriveva che: “Alle 6 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul Brésil giunge nelle acque di Paola, e di ciò che vi faccia ne dà contezza il Giornale di lui così: “Alle 6 (a.m.) giunto a Paola quivi imbarcato…truppa, l’infermiere militare. Ho visto due vapori fra i quali il Duca di Calabria sbarcare casse d’armi e di munizioni e due brigantini mercantili carichi pronti e voleano essere rimorchiati a Salerno. Etc…”.”.
ACERBI PORTA A COSENZA 5 MILIONI DI FRANCHI ?
Nel 31 agosto 1860, a Cosenza arrivò l’Intendente ACERBI e i 5 milioni avuti dal Governo di Sicilia che doveva portare al Quartiere Generale di SIRTORI che in quel momento
Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 455, riferendosi al Bertani, scriveva di Acerbi: “Egli nota essersi separato a Paola da Acerbi, intendente generale, che doveva condurre a Cosenza parecchi convogli di denaro giunti dalla Sicilia.”. Dunque, secondo i ricordi ed il “Diario” o “Taccuino” del Bertani, riportato dalla White (….), ella scriveva che: “Egli nota essersi separato a Paola da Acerbi, intendente generale, che doveva condurre a Cosenza parecchi convogli di denaro giunti dalla Sicilia.”. La White scriveva che arrivati a Paola, Bertani si separò dall’Intendente generale ACERBI, in quanto quest’ultimo “…doveva condurre a Cosenza parecchi convogli di denaro giunti dalla Sicilia.”. Secondo la White-Mario (….), Bertani, nel suo taccuino annotava che a Paola, dove era arrivato con l’Acerbi, se ne separò per andare a Rotonda a trovare Garibaldi. Acerbi, dunque, restò a Paola con il Rustow e le truppe?. Acerbi, dice la White doveva andare a Cosenza ma attendeva gli aiuti proessi che dalla Sicilia dovevano arrivare a Paola. Dunque, la White ricorda che Bertani scriveva nel suo taccuino che Bertani, lasciò Paola dove si separò dall’Intende generale “Acerbi”, il quale aveva avuto il compito di condurre a Cosenza, al quartiere Generale parecchi convogli di denaro giunti dalla Sicilia. La White-Mario, a p. 453, dal Diario di Bertani, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi ‘La Guerra d’Italia nel 1860’ e specialmente la ‘Brigata Milano, tradotta da Elisio Porro.”. Dunque, Secondo la White, Bertani nel suo taccuino annotava che a Paola, dove era arrivato con l’Acerbi, se ne separò per andare a Rotonda a trovare Garibaldi. In questo passaggio la White-Mario (…), scriveva che Bertani ricordava i aver lasciato Acerbi a Paola, “intendente generale, che doveva condurre a Cosenza parecchi convogli di denaro giunti dalla Sicilia.”. La notizia è interessante. La notizia tratta dal taccuino di Agostino Bertani è che Giovanni Acerbi, arrivato a Paola con Bertani, sul vapore Utile, da Pizzo Calabro, doveva condurre a Cosenza, al Quartier Generale di Sirtori aiuti e denaro che provenivano dalla Sicilia spediti dal Depretis. Però, sebbene la notizia sia molto interessante, devo precisare e notare che, gli aiuti e danaro, che Acerbi doveva portare al Quartiere Generale di Cosenza, il Quartiere Generale del Generale SIRTORI che in quel momento arrivò insieme a Garibaldi a Cosenza, ed ivi si fermò, non riguardano Cosenza, perchè, infatti Bertani ancora ne parla come non essere del tutto arrivati a destinazione, quando il 4 settembre 1860, Garibaldi era al Fortino con Bertani. Bertani, che era informato degli aiuti, che Depretis doveva inviare a Sirtori, ne parla quando descrive il franco colloquio che egli ebbe con Garibaldi alla Taverna del Fortino del Cervaro, a proposito della discussione per l’annessione della Sicilia. A questa notizia si riferisce anche il Bertani stesso che ne parla nel suo taccuino pubblicato dalla la White-Mario (…), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 186 e ssg., ed in particolare quando Bertani parla a Garibaldi al Fortino, nel corso della concitata discussione sull’annessione, il quale dice: “La discussione fu concitata: chi additava la mancanza di danaro, di armi, di volontari. Türr specialmente magnificava i soccorsi che sarebbero venuti da Torino. Io ricordava che i volontari affluirono, che la circolare di Farini, gli arresti, il rinvio di essi, il rifiuto sino di passaporti dal governo furono la sola causa del diminuito numero , che finora la sola Sicilia aveva sostenuto le spese della guerra, che le casse di Messina erano piene, che Acerbi era vicino con convogli di denaro e di materiali mandati dalla Sicilia, che le ricche provincie napoletane erano in rivolta e pendevano dalla sua sola parola, che ben altri erano i motivi e da ben lontano veniva la parola d’ordine di strappargli di mano la Sicilia.”. Bertani, per giustificare la sua avversione a Cavour e della sua politica avvisava Garibaldi che aiuti e danaro stavano arrivando con Acerbi, l’Intendente Generale che si era fermato a Paola per attendere i convogli carichi provenienti dalla Sicilia, cosa che non era stato capace di fare Cavour ed il governo Piemontese. Bertani (v. p. 457) annotava le sue parole con Garibaldi: “…finora la sola Sicilia aveva sostenuto le spese della guerra, che le casse di Messina erano piene, che Acerbi era vicino con convogli di denaro e di materiali mandati dalla Sicilia, etc…” e, dunque egli per questi ed altri motivi sconsigliava l’annessione. Questi aiuti, denaro e fondi che avrebbero dovuto arrivare dalla Sicilia, ci parla Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, ecc…, a pp. 259-260 e ssg., riferendosi alla Spedizione Bertani-Pianciani, in proposito scriveva che: “Grazie a 5 milioni avuti dal nuovo Governo di Sicilia – che aveva rinvenuto nella zecca di Palermo con gran quantità di numerario in argento messo fuori corso dal governo borbonico per essere fuso e coniato di nuovo – , ai quali s’erano aggiunte altre 850 mila lire incassate dai diversi sottocomitati costituiti dal Bertani stesso in una ventina di città dell’Italia settentrionale e centrale, – grazie, dicevo, a questa somma, il Bertani, d’accordo col Mazzini, aveva radunati circa 9 mila uomini, li aveva armati e organizzati alla megli assai di quanto non fossero stati quelli di tutte le altre spedizioni precedenti, che la nuova superava anche e di gran lunga nel numero dei volontari. Lo storico tedesco Guglielmo Rustow ci dà, al riguardo, particolari minuti e precisi.”. Sull’invio di denaro e di aiuti Carlo Agrati, nel suo “Da Quarto al Volturno”, a p. 259, in proposito aveva scritto: “Grazie a 5 milioni avuti dal nuovo Governo di Sicilia -etc…”. Dunque, pare che Bertani avesse avuto dal Governo di Sicilia, dunque dal Depretis prodittatore, 5 milioni. Il Governo di Sicilia aveva rinvenuto nella zecca di Palermo un gran numero di argento……..
BERTANI RAGGIUNGE GARIBALDI
Nel 31 agosto 1860, a Cosenza, da Paola arrivò Agostino BERTANI che va incontro al Generale Garibaldi
Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Agostino Bertani, insieme al generale Intendente Giovanni Acerbi ed il colonnello Rustow, condotte le sue truppe (dell’ex spedizione Pianciani) a Paola, si separa e decide di ripartire subito per Cosenza per raggiungere il generale Garibaldi dove gli dà la bella notizia dell’arrivo delle sue truppe a Paola. Bertani riparte da Paola per Cosenza. Alcuni storici scrivono che Bertani incontrò Garibaldi al Tiriolo, mentre altri parlano di Cosenza. Garibaldi si trovava a Cosenza, insieme al generale Enrico Cosenz ed altri. Altri storici ci dicono che Bertani si allontanò da Paola per incontrare Garibaldi a Rotonda. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 451-452 dice che: “Ricevuto il dispaccio a Pizzo, Bertani con Acerbi sbarca a Paola, e, facendo il calcolo che per giungere a Lagonegro ci voglion trenta ore di vapore e novanta di marcia, va in persona a trovar Garibaldi a Rotonda per aver i suoi ordini.”. La White scriveva che Agostino Bertani, dopo essere arrivato a Paola, probabilmente insieme all’Intendente Acerbi, decide di andare incontro a Garibaldi raggiungendolo a Rotonda. Vedremo in seguito che Bertani non raggiungerà Garibaldi a Rotonda ma lo raggiungerà a Cosenza. Infatti, la White proseguendo il suo racconto e riferendosi sempre al Bertani aggiunge che: “Garibaldi, lasciando Stocco pro-dittatore con pieni poteri a Soveria, procedè oltre, incontrandosi con Bertani etc…”. Dunque, la White si corregge e scrive che Garibaldi, dopo Soveria Manelli “proseguirà oltre” (proseguirà oltre Soveria) e si incontrerà con Bertani. La White, proseguendo il suo racconto scriveva pure che: “Il generale all’alba del 30, non avendo seco che ventiquattro guide, le manda ad intimare a Ghio, l’assassino di Pisacane, la resa a discrezione. Prima di mezzogiorno costui dovette licenziare il suo esercito, consegnar armi, artiglieria e cavalli; e in meno d’un’ora quel campo era di Garibaldi. Pisacane era vendicato a metà.”. La White proseguendo il suo racconto e riferendosi sempre al Bertani aggiunge che: “Garibaldi, lasciando Stocco pro-dittatore con pieni poteri a Soveria, procedè oltre, e incontrandosi con Bertani lo abbracciò e ribaciò dicendo: “Siete la provvidenza: la gente della vostra legione sbarcò meco perprima in Calabria. Con questi altri andremo a Napoli.”. E a Turr che gli stava alle coste per aver l’agognata legione ordinò di andare a Paola ad imbarcare i quattromila per il golfo di Policastro, oppure prendere la via di terra per trovarsi al più presto sulla via di Lagonegro. E a Bertani: “Volete accompagnare Turr a Paola ?” “Non occorre, generale: tutta la gente è in ordine, Rustow la consegnerà a chi va con ordini vostri”. “Bene”, rispose il generale, “e voi resterete meco, non è vero ? Ho bisogno di voi”. Bertani accettò l’affettuoso invito, e Turr, trionfante per il possesso della legione che da un mese desiderava e spiava, telegrafava a Bixio: “Le quattro brigate Eberhard, Puppi, Milano e Spinazzi della dimessa spedizione Bertani e Pianciani sono attaccate alla mia divisione.”.”. La White, a p. 452, aggiungeva che: “L’aggettivo ‘dimessa’ suonava trionfo. Questa è la vera storia della spedizione del golfo degli Aranci; nè saremo entrati in tanti particolari senza la persistenza di Turr nel dare a credere che ‘egli’ e la sua ‘divisione’ fossero gli unici al soccorso di Garibaldi nelle vicinanze e nell’entrata a Napoli; mentre non aveva seco che la ‘dimessa spedizione’ già condotta a Paola.”. La White-Mario, a p. 453, dal Diario di Bertani, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi ‘La Guerra d’Italia nel 1860’ e specialmente la ‘Brigata Milano, tradotta da Elisio Porro.”. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 451-452 dice che: “Garibaldi, lasciando Stocco pro-dittatore con pieni poteri a Soveria, procedè oltre, e incontrandosi con Bertani lo abbracciò e ribaciò dicendo: “Siete la provvidenza: la gente della vostra legione sbarcò meco per prima in Calabria. Con questi altri andremo a Napoli.”. E a Turr che gli stava alle coste per aver l’agognata legione ordinò di andare a Paola ad imbarcare i quattromila per il golfo di Policastro, oppure prendere la via di terra per trovarsi al più presto sulla via di Lagonegro. E a Bertani: “Volete accompagnare Turr a Paola ?” “Non occorre, generale: tutta la gente è in ordine, Rustow la consegnerà a chi va con ordini vostri”. “Bene”, rispose il generale, “e voi resterete meco, non è vero ? Ho bisogno di voi”. Etc…”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a pp. 194-195, in proposito scriveva che: “Nella sua breve sosta a Cosenza, Garibaldi prese delle importanti disposizioni militari dovute all’arrivo del Bertani che lo aveva raggiunto venendo da Paola, città del litorale. Era andato ad annunciargli che i 1500 uomini della ben equipaggiata spedizione da lui organizzata per invadere lo Stato Pontificio e fatta divergere poi da Cavour e da Garibaldi stesso sulla Sicilia e il mezzogiorno erano arrivati a Paola per via di mare (2).”. Treveljan, a p. 194, nella nota (2) postillava: “(2) V. addietro, pagg. 152-155. Avevan lasciato la Sicilia e toccato il continente a Tropea, marciando di là a Pizzo per poi riprender il mare fino a Paola. Rustow, Brig. Milano, 11-16; Rustow, 299.”. Garibaldi, avendo saputo delle truppe della ex-Divisione Pianciani riunite a Paola, a Cosenza, nominò il colonnello Turr generale e comandante della 15° Divisione, togliendola a Bixio. A Paola, Agostino Bertani aveva fatto concentrare le grigate Milano e Spinazzi che facevano parte della ex divisione Pianciani e, nella notte dal 30 e quella del 31 si trovarono sbarcate a Paola. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 195, nella nota (1) postillava: “(1) Rustow, 299-300; Rustow, Brig. Milano, 11-18; Turr, Div., 147-149; Forbes, 206; Bertani, II, 179-184 (a pag. 179, lin. 23, si legga Cosenza invece di Rotonda); etc..”. La Dobelli (Treveljan), a p. 179, in proposito scriveva: “…….”. Treveljan (nella traduzione Dobelli), a p. 194, in proposito scriveva che: “Nella sua breve sosta a Cosenza, Garibaldi prese delle importanti disposizioni militari dovute all’arrivo del Bertani che lo aveva raggiunto venendo da Paola, città del litorale. Etc…”. Dunque, delle due una, ovvero Bertani non andò a Rotonda, come scriveva la White-Mario, ad incontrare Garibaldi, ma andò a raggiungerl a Cosenza. La Dobelli (Treveljan) postillava: “Bertani, II, 179-184 (a pag. 179, lin. 23, si legga Cosenza invece di Rotonda).”. In Appendice, la Dobelli scriveva: “Bertani = Mario (J.W.) – Agostino Bertani e i suoi tempi. 1888. E’ l’opera migliore dell’autrice. Importante per la corrispondenza del Bertani con Garibaldi e gli altri personaggi principali del 1860, attinta a larghe mani dall’Archivio Bertani, Milano.”. Dunque, la Dobelli si riferiva proprio al testo della giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra. Infatti, nel vol. II, a p. 179 (che corrisponde a p. 451 del volume unico che io posseggo), ella scriveva: “….va in persona a trovar Garibaldi a Rotonda per aver i suoi ordini.”. Dunque, secondo il Treveljan si deve leggere Cosenza. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 448 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Bertani s’avvia per mare, Rustow per terra. Dov’è Garibaldi ? ecco la domanda vociferata mille volte al dì. Dove era Garibaldi ? “. Bertani, da Tropea si avvia via mare navigando insieme ad Acerbi diretti a Paola. La White, proseguendo il suo racconto, a p. 179, in proposito aggiungeva che: “Ricevuto il dispaccio a Pizzo, Bertani con Acerbi sbarca a Paola, e, facendo il calcolo che per giungere a Lagonegro ci voglion trenta ore di vapore e novanta di marcia, va in persona a trovar Garibaldi a Rotonda per aver i suoi ordini.”. La White-Mario (….) scriveva che Bertani voleva a tutti i costi incontrare Garibaldi per parlarci. Agostino Bertani, allontanatosi da Paola dove vi erano le sue truppe con Rustow che attendevano ordini da Garibaldi e da Sirtori, si reca a Cosenza dove incontrerà Garibaldi e gli dirà delle sue truppe ferme a Paola con Rustow che attendevano suoi ordini. Bertani raggiunse Garibaldi a Cosenza. Il 31 agosto 1860, Garibaldi era arrivato a Cosenza insieme al generale Turr. Garibaldi si trovava a Cosenza e viene raggiunto anche da Agostino Bertani e dall’Intendente Acerbi (?). Bertani viaggerà a cavallo da Paola, dove aveva lasciato le sue truppe ivi sbarcate con il colonnello Rustow. Bertani, da Paola viaggierà con Acerbi ?. Dunque, secondo il taccuino della White-Mario, Bertani arriverà a Rotonda con l’Acerbi dove incontrerà Garibaldi. Si è già visto che l’incontro tra Bertani e Garibaldi non sarà a Rotonda ma sarà a Cosenza. Che l’incontro si ebbe a Cosenza e non a Rotonda, è testimoniato dal telegramma che il generale Turr fece a Bixio, dopo aver ricevuto l’ordine da Garibaldi, a Cosenza, e non a Rotonda. Bertani, arrivato a Paola con l’Intendente Acerbi, ivi sbarcati e dove vi erano già arrivate le truppe con Rustow, lasciava Acerbi e Rustow a Paola e procedeva oltre per andare a conferire con Garibaldi. Alcuni storici scrissero che Bertani andò a Rotonda, altri scrivono che Bertani incontrò Garibaldi al Tiriolo, altri scrissero che Bertani incontrò Garibaldi a Cosenza. La White dice che Bertani va in persona “a trovar Garibaldi a Rotonda”. La White dice che Bertani va a Rotonda. Si tratta di Rotonda o Cosenza ?. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 179, dal Diario di Bertani, in proposito scriveva che: “Garibaldi, lasciando Stocco pro- dittatore con pieni poteri a Soveria, procedè oltre, e incontrandosi con Bertani lo abbracciò etc…”. Dunque, la White-Mario, dal Diario di Bertani scriveva che Garibaldi si incontrò con Garibaldi a Rotonda e non a Cosenza. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 451 e ssg. e ssg., in proposito scriveva che: “Partito il messo, con questo giunge correndo quello spedito da Acerbi, col telegramma di Bertani e uno suo; etc…”. La White-Mario (….) scriveva che arrivato a Paola, Agostino Bertani va a Rotonda dove raggiunse il generale Garibaldi. La White-Mario (….), sull’episodio continua a scrivere e, a p. 451 dice che: “Ricevuto il dispaccio a Pizzo, Bertani con Acerbi sbarca a Paola, e, facendo il calcolo che per giungere a Lagonegro ci voglion trenta ore di vapore e novanta di marcia, va in persona a trovar Garibaldi a Rotonda per aver i suoi ordini. Etc…”. Dunque, la White-Mario (….) scriveva che Bertani parte da Paola e raggiunge Garibaldi a Rotonda. E’ strano che la White-Mario facesse questo errore, perchè, infatti, pare che Bertani raggiungesse Garibaldi non a Rotonda ma al quartiere generale di Cosenza. Infatti, Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 195, nella nota (1) postillava: “(1) Rustow, 299-300; Rustow, Brig. Milano, 11-18; Turr, Div., 147-149; Forbes, 206; Bertani, II, 179-184 (a pag. 179, lin. 23, si legga Cosenza invece di Rotonda); etc..”. Treveljan (nella traduzione Dobelli), a p. 194, in proposito scriveva che: “Nella sua breve sosta a Cosenza, Garibaldi prese delle importanti disposizioni militari dovute all’arrivo del Bertani che lo aveva raggiunto venendo da Paola, città del litorale. Etc…”. Dunque, delle due una, ovvero Bertani non andò a Rotonda, come scriveva la White-Mario, ad incontrare Garibaldi, ma andò a raggiungeri a Cosenza. La Dobelli (Treveljan) postillava: “Bertani, II, 179-184 (a pag. 179, lin. 23, si legga Cosenza invece di Rotonda).”. In Appendice, la Dobelli scriveva: “Bertani = Mario (J.W.) – Agostino Bertani e i suoi tempi. 1888. E’ l’opera migliore dell’autrice. Importante per la corrispondenza del Bertani con Garibaldi e gli altri personaggi principali del 1860, attinta a larghe mani dall’Archivio Bertani, Milano.”. Dunque, la Dobelli si riferiva proprio al testo della giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra. Infatti, nel vol. II, a p. 179 (che corrisponde a p. 451 del volume unico che io posseggo), ella scriveva: “….va in persona a trovar Garibaldi a Rotonda per aver i suoi ordini.”. Dunque, secondo il Treveljan si deve leggere Cosenza. Bertani raggiunse Garibaldi a Cosenza. Un’altra questione è l’Acerbi. Bertani, da Paola viaggerà con Acerbi ?. La giornalista White-Mario, a p. 455, riferendosi al Bertani, scriveva di Acerbi: “E noi li seguiamo passo passo, guidati dal taccuino, non ripetendo cose dette da altri narratori, chè tutti fanno un salto da Soveria a Napoli. Egli nota essersi separato a Paola da Acerbi, intendente generale, che doveva condurre a Cosenza parecchi convogli di denaro giunti dalla Sicilia.”. Dunque, la White scriveva che il Bertani annotò nel suo taccuino di viaggio che a Paola si separò dall’Acerbi, lasciando le sue truppe al colonnello Rustow. La White-Mario, a p. 453, dal Diario di Bertani, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi ‘La Guerra d’Italia nel 1860’ e specialmente la ‘Brigata Milano, tradotta da Elisio Porro.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a pp. 194-195, in proposito scriveva che: “Nella sua breve sosta a Cosenza, Garibaldi prese delle importanti disposizioni militari dovute all’arrivo di Bertani che lo aveva raggiunto venendo da Paola, città del litorale. Era andato ad annunciargli che i 1500 uomini della ben equipaggiata spedizione da lui organizzata per invadere lo Stato Pontificio e fatta divergere poi da Cavour e da Garibaldi stesso sulla Sicilia e il mezzogiorno erano arrivati a Paola per via di mare (2). Etc…”. Dunque, le truppe del Bertani (ex spedizione Pianciani) arrivarono a Paola per via mare da Pizzo Calabro. Treveljan, a p. 194, nella nota (2) postillava: “(2) V. addietro, pagg. 152-155. Avevan lasciato la Sicilia e toccato il continente a Tropea, marciando di là a Pizzo per poi riprender il mare fino a Paola. Rustow, Brig. Milano, 11-16; Rustow, 299.”. Dunque, Treveljan, nella traduzione della Dobelli scriveva che le truppe dell’ex spedizione Pianciani avevano lasciato la Sicilia sbarcando a Tropea. George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 195, in proposito scriveva che: “Il primo settembre alle tre del mattino, Garibaldi, il Cosenz e il Bertani lasciavano Cosenza in carrozza aperta, etc…”. Dunque, se Garibaldi e Bertani lasciarono Cosenza il 1° settembre, alle tre del mattino ci conferma che Bertani arrivò da Paola il giorno 31 agosto 1860. Secondo la White, Bertani nel suo taccuino annotava che a Paola, dove era arrivato con l’Acerbi, se ne separò per andare a Rotonda a trovare Garibaldi. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 15-16-17, Rustow ci parla della permanenza sua e delle truppe a Paola. Egli cita il sig. F. Tuzzi, nobile di Paola e fabbricante di seta, che gli offrì la sua bella e comoda casa per aqquartierarsi. Rustow racconta ancora e aggiunge che a Paola: “Aspettava che il Dittatore movesse da Severia, per penetrare più all’interno del paese, verso Cosenza, per operare la mia congiunzione col corpo principale dell’esercito; infrattanto ci veniva apprestato un onore che per le nostre giovani truppe, ancor prive d’ogni esperienza, non era d’attendersi: furono destinate all’avanguardia dell’esercito; i risultati dimostrarono che il Dittatore non s’era ingannato.”. Dunque, Rustow, che era a Paola con i volontari garibaldini organizzati da Bertani, racconta che egli aspettando che Garibaldi movesse da Soveria e andasse a Cosenza, gli arrivò la notizia che “infrattanto ci veniva apprestato un onore che per le nostre giovani truppe, ancor prive d’ogni esperienza, non era d’attendersi: furono destinate all’avanguardia dell’esercito; i risultati dimostrarono che il Dittatore non s’era ingannato.”. Gli arrivò la notizia che la sua Divisione era stata attaccata a quella di Turr. Bertani dove era andato a parlare con Garibaldi avvisandolo delle truppe a Paola (tenute da Rustow), a Rotonda o a Cosenza ?. Dove prese la decisione Garibaldi di destinare le truppe di Bertani a Turr ? Lo fece a Rotonda o lo fece a Cosenza ?. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a p. 488, in proposito scriveva che: “XLVI. Alle ore cinque pomeridiane del giorno medesimo abbandonarono i nostri Cosenza dirigendosi a Paola, donde per ordine avuto dovevano per mare e al più presto recarsi a Sapri e a Salerno, dove il Re, coll’esercito sapeasi accampato. Pervenivano i volontari alla destinazione loro dopo un faticoso viaggio che durò per tutta la notte, e quivi, riposatisi alquanto, s’apparecchiavano pel giorno seguente ad imbarcarsi e a salpare.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 147, in proposito scriveva che: “Da Rogliano il Dittatore con Cosenz e Turr proseguì per Cosenza, dove pervenne l’avviso che due brigate della dimessa spedizione Pianciani, le quali fin da quando stavano a Milazzo erano state incorporate alla 15° divisione, sbarcarono a Paola, etc…”. Inoltre, Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 147-148, in proprosito scriveva che: “Pria di partire da Cosenza, Turr scrisse a Bixio: “Caro Bixio, Le quattro brigate, Eberhardt, Puppi, Milano, Spinazzi della dimessa spedizione Pianciani e Bertani sono attaccate alla mia divisione. Etc…Arrivederci a presto. Cosenza, 31 agosto 1860. Tuo affez. Turr.”. Dunque, il Pecorini-Manzoni cita il telegramma del generale Turr del 31 agosto 1860 che egli trasmette a Bixio proprio da Cosenza dopo che il generale Garibaldi gli affida il comando delle truppe di Bertani. Dunque, Bertani e Garibaldi si incontrarono a Cosenza. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 410-411, in proposito scriveva che: “…Spezzano Albanese….Ma egli vi si trattenne assai poco e a sera giungeva in Castrovillari e vi passava la notte sul 2 settembre. Poi, all’alba, in viaggio di nuovo. Il Canzio con altri era stato lasciato a Tarsia e seguiva in ritardo. Egli nota nel suo Diario: “1° settembre – Siamo a Tarsia. Il Generale ci precede e parte per Castrovillari. Ieri giunse Bertani sbarcato a Paola con 4 mila uomini. Si imbarca per Sapri.”. Notizie queste, come sappiamo inesatte. Sirtori è in Cosenza col Quartier generale: Medici, Bixio, Eber, tutti i generali garibaldini seguono velocemente sulle strade della Calabria.”. Agrati cita il Canzio ed in particolare il suo “Diario”, che fu pubblicato da Mario Menghini (….), nel suo “La Spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli”. Sul suo Diario, sulla Treccani on-line leggiamo che sulla campagna ebbe l’incarico di inviare delle corrispondenze informative al Movimento di Genova: sembra anche che abbia tenuto un diario, che, rimasto segreto, secondo il Morando, sarebbe stato consegnato dalla vedova a L. D. Vassallo e da questo a G. D’Annunzio. Si veda Morando F.E., Ritratto di Stefano Canzio, in camicia rossa. Dunque, Agrati aggiunge che ciò che aveva scritto Canzio nel suo Diario erano notizie inesatte. Infatti, ciò che scrive Canzio: “Ieri giunse Bertani sbarcato a Paola con 4 mila uomini. Si imbarca per Sapri.”, non corrisponde al vero. Infatti, Bertani non “s’imbarca per Sapri” ma, invece, è vero che Bertani raggiunse prima Garibaldi a Cosenza dove diede la lieta notizia a Garibaldi, la lieta notizia dei volontari a Paola. A Paola restò solo Rustow a guardia delle truppe ivi lasciate e riunite. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: “Il Dittatore in quei giorni correva sulla via di Napoli. L’abbiam lasciato a Soveria, donde parte il 31 agosto al mattino. Il Diario di Canzio dice: “31 agosto – Mandato nella notte a Corice (Còraci) distante un’ora, per requisizione foraggi, al mattino mi unisco al Generale e arriviamo a Rogliano. La sera siamo a Cosenza. Entusiasmo generale. Vi troviamo da 4 a 5 mila armati”. In Cosenza arriva il Bertani, che ha lasciato a Paola i 1500 soldati da lui condotti per mare dal Faro a Tropea, poi per terra sino a Pizzo e in fine per mare di nuovo dal Pizzo a Paola. Ha lasciato la truppa là ed egli è venuto a raggiungere Garibaldi, il quale manda subito il Turr a prendere il comando di quella gente e l’aggrega alla sua Divisione…..Queste forze, dice il Rustow, eran l’intera Brigata “Milano” e alcuni reparti della “Parma”: il resto aveva dovuto restare al Faro poichè i vapori non erano sufficienti per il trasporto. Componevano la Brigata “Milano” 3 Battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi e il capitano Venuti, e 2 Compagnie di bersaglieri.”. La Dobelli (Treveljan), a p. 179, in proposito scriveva: “…….”. Treveljan (nella traduzione Dobelli), a p. 194, in proposito scriveva che: “Nella sua breve sosta a Cosenza, Garibaldi prese delle importanti disposizioni militari dovute all’arrivo del Bertani che lo aveva raggiunto venendo da Paola, città del litorale. Etc…”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a pp. 194-195, in proposito scriveva che: “Nella sua breve sosta a Cosenza, Garibaldi prese delle importanti disposizioni militari…”. Alessandro Serra (….), nel suo L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 327-328, in proposito scriveva che: “Alle 20 giunse a Cosenza…..Investì Donato Morelli dei pieni poteri, sbrigò pratiche e non cenò. Intanto a Cosenza, per altra via, era giunto anche il Bertani. Proveniva da Paola, dove aveva lasciato i suoi 1.500 uomini, coi quali per via di mare era partito da Pizzo. Etc…”. Achille Ragazzoni (….), nel suo, “Un Garibaldino dimenticato – Camillo Zancani da Egna (1820-1888)”, Centro di Studi Atesini, Bolzano, 1988, a pp. 33-34, riportava una lettera dello Zancani, indirizzata a Vettore Ricci (la lettera è conservata al Museo del Risorgimento, Trento Archivio E/15, fascicolo 3, c. 13) ed, in proposito scriveva: “5- 1860 settembre 3, Cosenza….Signor Dottor Vettore Ricci, Milano, etc…Care Sorelle ed Amici!…etc….Garibaldi già dal primo del Corrente partiva col suo Stato Maggiore e guide alla volta di Paola a disporre delle truppe di Beltrami sbarcate in Numero di 8 Mille, così pure delle brigate Ebber che mandò a Sapri. Etc…”. Ragazzoni però scrive che sarà Garibaldi, il 1° settembre 1860 ad andare a Paola. Ma ciò non corrisponde al vero perchè gli storici ci dicono che Garibaldi fece un altro percorso e mandò Turr a prelevare le truppe a Paola e portarle a Sapri. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Agostino Bertani, insieme al geerale Intendente Giovanni Acerbi ed il colonnello Rustow, condotte le sue truppe (dell’ex spedizione Pianciani) a Paola, si separa e decide di ripertire subito per Cosenza per raggiungere il generale Garibaldi dove gli dà la bella notizia dell’arrivo delle sue truppe a Paola. Bertani riparte da Paola per Cosenza. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Bertani eseguì l’ordine e dopo mille peripezie il 29 agosto sbarcava a Tropea e da qui proseguiva con le truppe, d’accordo col Rustow per Pizzo, ove trovò un ordine del Sirtori di avanzare a marcie forzate per raggiungere il Quartiere Generale, che da S. Pietro del Tiriolo proseguiva verso Cosenza. Il Bertani si avviò in persona, e a Rotonda raggiunse il Generale che, dice la Mario, lo abbracciò, poi diede ordine al Generale Turr di andare a raggiungere la legione e portarla al più presto sulla via di Lagonegro, ed al Bertani disse (2): “Voi restereco meco, ho bisogno di voi”.”. Maraldi, a p. 99, nella nota (1) postillava: “(1) Pianciani, op. cit.”. Maraldi, a p. 101, nella nota (2) postillava:“(2) J. W. Mario, op. cit., 172, 173, 174.”. Dunque, il Maraldi è tra quelli che scriveva che il Bertani raggiunse Garibaldi a Rotonda (come scrisse il Treveljan) e non a Cosenza. Riprendendo il discorso, però, il Maraldi, scrive che Bertani raggiunse Garibaldi al Tiriolo, contraddicendo ciò che aveva scritto a p. 101. Infatti, Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, nel cap. “Segretario del Dittatore”, a pp. 107-108, in proposito scriveva che: “Ripigliamo il viaggio del Bertani dopo il suo sbarco in Calabria. Raggiunto a Tiriolo il Dittatore, fu, come si è detto, da questi ricevuto a braccia aperte: “Siete la provvidenza, gli disse. La gente della vostra legione sbarcò meco prima in Calabria. Con questi altri andremo a Napoli”. Fu allora che il Bertani abbandonò del tutto l’idea della diversione, ed ubbidendo ai voleri del Duce, lo seguì fedelmente fino a Napoli e divenne poi il suo collaboratore. Gioverebbe trascrivere dal suo vivace, interessante diario, la narrazione che egli fa del percorso da Cosenza, a Spezzano, a Castrovillari, lungo le tappe della trionfale marcia di Garibaldi.”. Dunque, Maraldi scriveva che Agostino Bertani raggiunse Garibaldi a Rotonda ed in seguito a p. 101 scrive che Bertani aveva raggiunto Garibaldi al Tiriolo, in Provincia di Catanzaro e molto distante sia da Paola che da Rotonda e Cosenza. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Bertani eseguì l’ordine e dopo mille peripezie il 29 agosto sbarcava a Tropea e da qui proseguiva con le truppe, d’accordo col Rustow per Pizzo, ove trovò un ordine del Sirtori di avanzare a marcie forzate per raggiungere il Quartiere Generale, che da S. Pietro del Tiriolo proseguiva verso Cosenza. Il Bertani si avviò in persona, e a Rotonda raggiunse il Generale che, dice la Mario, lo abbracciò, poi diede ordine al Generale Turr di andare a raggiungere la legione e portarla al più presto sulla via di Lagonegro, ed al Bertani disse (2): “Voi restereco meco, ho bisogno di voi”.”. Maraldi, a p. 99, nella nota (1) postillava: “(1) Pianciani, op. cit.”. Maraldi, a p. 101, nella nota (2) postillava:“(2) J. W. Mario, op. cit., 172, 173, 174.”. Dunque, il Maraldi è tra quelli che scriveva che il Bertani raggiunse Garibaldi a Rotonda (come scrisse il Treveljan) e non a Cosenza. Riprendendo il discorso, però, il Maraldi, scrive che Bertani raggiunse Garibaldi al Tiriolo, contraddicendo ciò che aveva scritto a p. 101. Infatti, Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, nel cap. “Segretario del Dittatore”, a pp. 107-108, in proposito scriveva che: “Ripigliamo il viaggio del Bertani dopo il suo sbarco in Calabria. Raggiunto a Tiriolo il Dittatore, fu, come si è detto, da questi ricevuto a braccia aperte: “Siete la provvidenza, gli disse. La gente della vostra legione sbarcò meco prima in Calabria. Con questi altri andremo a Napoli”. Fu allora che il Bertani abbandonò del tutto l’idea della diversione, ed ubbidendo ai voleri del Duce, lo seguì fedelmente fino a Napoli e divenne poi il suo collaboratore. Gioverebbe trascrivere dal suo vivace, interessante diario, la narrazione che egli fa del percorso da Cosenza, a Spezzano, a Castrovillari, lungo le tappe della trionfale marcia di Garibaldi.”. Dunque, Maraldi scriveva che Agostino Bertani raggiunse Garibaldi a Rotonda ed in seguito a p. 101 scrive che Bertani aveva raggiunto Garibaldi al Tiriolo, in Provincia di Catanzaro e molto distante sia da Paola che da Rotonda e Cosenza. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 147, in proposito scriveva che: “Da Rogliano il Dittatore con Cosenz e Turr proseguì per Cosenza, dove pervenne l’avviso che due brigate della dimessa spedizione Pianciani, le quali fin da quando stavano a Milazzo erano state incorporate alla 15° Divisione, sbarcarono a Paola, onde Garibaldi vi spedì immediatamente Turr con ordine, se possibile, d’imbarcarle per il golfo di Policastro, oppure di prendere la via di terra, per trovarsi al più presto sulla strada di Lagonegro, ed avanzare sopra Salerno. Lasciava infine la prodittattatura a Donato Morelli, e si portava avanti con Cosenz.”. Dunque, il Pecorini non scrive come arrivò a Garibaldi l’avviso che “due brigate della dimessa spedizione Pianciani” si trovavano a Paola, ovvero Pecorini non scrive che l’avviso gli lo portò il Bertani stesso a Cosenza, ma che fosse a Cosenza e non a Rotonda come scrive il Treveljan, lo testimonia il telegramma che il generale Turr, inviò da Cosenza, il 31 agosto 1860 a Nino Bixio, di cui parlerò in seguito. Infatti, dopo l’incontro a Cosenza di Garibaldi e Bertani, Garibaldi diede l’ordine a Turr di andare a Paola. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 147-148, in proprosito scriveva che: “Pria di partire da Cosenza, Turr scrisse a Bixio: “Caro Bixio, Le quattro brigate, Eberhardt, Puppi, Milano, Spinazzi della dimessa spedizione Pianciani e Bertani sono attaccate alla mia divisione……Cosenza, 31 agosto 1860. Tuo affez. Turr.”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a p. 488, in proposito scriveva che: “XLVI. Alle ore cinque pomeridiane del giorno medesimo abbandonarono i nostri Cosenza dirigendosi a Paola, donde per ordine avuto dovevano per mare e al più presto recarsi a Sapri e a Salerno, dove il Re, coll’esercito sapeasi accampato. Pervenivano i volontari alla destinazione loro dopo un faticoso viaggio che durò per tutta la notte, e quivi, riposatisi alquanto, s’apparecchiavano pel giorno seguente ad imbarcarsi e a salpare. Medici s’allontanava impertanto da Paola nel punto medesimo che Garibaldi, rovesciata definitivamente la dinastia dei Borboni, entrava trionfante nella stessa Capitale del Regno. XLVII. II Dittatore, lasciata Soveria, e conducendo seco soltanto le divisioni Cosenz e Türr, le Guide, i Carabinieri e i Bersaglieri, marciava, come si disse, con incredibile celerità alla volta. di Napoli. Egli arrestavasi a Cosenza poche ore, il tempo necessario per dare a quel governo provvisorio ed a’ suoi generali le istruzioni opportune per le future operazioni di amministrazione e di guerra. In quel punto inoltre divise la sua piccola armata, mandando il generale Turr colla sua divisione a Paola con ordine di raccogliervi i volontari provenienti dall’Isola e di portarsi immediatamente co’ suoi nel rada di Policastro od a Sapri. Col rimanente delle forze, seguendo la angusta valle del Crati, ed oltrepassando a sinistra i villaggi di Rende e Montalto ed a destra l’antica e spaziosa foresta di Sila , slanciavasi sul grande stradale di Tarsia e Spezzano.”. Alessandro Serra (….), nel suo L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 327-328, in proposito scriveva che: “Alle 20 giunse a Cosenza…..Investì Donato Morelli dei pieni poteri, sbrigò pratiche e non cenò. Intanto a Cosenza, per altra via, era giunto anche il Bertani. Proveniva da Paola, dove aveva lasciato i suoi 1.500 uomini, coi quali per via di mare era partito da Pizzo.”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 253, in proposito scriveva pure che: “A Lagonegro venimmo a sapere quel che era avvenuto al generale Turr dopo che lo avevamo lasciato. Mentre noi lo inseguiamo per la via di terra, egli aveva preso la più rapida via del mare per avvicinarsi a Napoli. Da Cosenza si era recato a Paola, e là, riunite le truppe che quotidianamente arrivavano dalla Sicilia, le aveva imbarcate su sei piroscafi.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Russo Luigi, Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a p. 281, in proposito scriveva che: “Al mattino del primo settembre Garibaldi partì alla volta di Rogliano, fece sosta nella casa di Donato Morelli e in serata raggiunse Cosenza dove, intanto, era giunto Agostino Bertani proveniente da Paola. A Paola aveva lasciato il momentaneo comando al colonnello Guglielmo Rustow delle brigate Milano e Spiazzi con le quali, via mare, giunto a Pizzo la sera del 30 agosto, era salpato nella notte del 30-31.”. Quì Policicchio scrive erroneamente “Spiazzi” ma si tratta della brigata “Spinazzi”.
BERTANI E GARIBALDI A COSENZA
Nel 31 agosto 1860, a Cosenza, l’incontro tra GARIBALDI e Agostino BERTANI, che gli annuncia essere a Paola alcune Brigate ivi sbarcate e riunite (circa 4000 uomini) pronte per combattere con lui
Agostino Bertani, allontanatosi da Paola dove vi erano le sue truppe con Rustow che attendevano ordini da Garibaldi e da Sirtori, si reca a Cosenza dove incontrerà Garibaldi e gli dirà delle sue truppe ferme a Paola con Rustow che attendevano suoi ordini. Bertani raggiunse Garibaldi a Cosenza. Il 31 agosto 1860, Garibaldi era arrivato a Cosenza insieme al generale Turr. Garibaldi si trovava a Cosenza e viene raggiunto anche da Agostino Bertani e dall’Intendente Acerbi (?). Bertani viaggerà a cavallo da Paola, dove aveva lasciato le sue truppe ivi sbarcate con il colonnello Rustow. Bertani, da Paola viaggierà con Acerbi ?. Dunque, secondo il taccuino della White-Mario, Bertani arriverà a Rotonda con l’Acerbi dove incontrerà Garibaldi. Dello storico incontro tra Garibaldi e Agostino Bertani, a Cosenza, ne hanno parlato alcuni storici e testimoni diretti, compreso il Bertani stesso. Bertani si era recato ad incontrarsi con Garibaldi per avvertirlo che alcune Brigate dell’ex Spedizione Pianciani, da loro due fatte arrivare a Palermo da Cagliari, erano da poco sbarcate e ben fatte riordinare da Rustow a Paola. Bertani portò la lieta notizia a Garibaldi. Garibaldi apprendendo la lieta notizia chiese a Bertani di restare con lui e diede incarico al generale Turr che era presente di recarsi a Paola per portarle a Sapri. Infatti, la giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, traendo molte notizie dal “Diario” di Agostino Bertani, a pp. 451-452 dice che: “Garibaldi, lasciando Stocco pro-dittatore con pieni poteri a Soveria, procedè oltre, e incontrandosi con Bertani lo abbracciò e ribaciò dicendo: “Siete la provvidenza: la gente della vostra legione sbarcò meco per prima in Calabria. Con questi altri andremo a Napoli.”.”. La White scriveva pure che, Garibaldi: “E a Turr che gli stava alle coste per aver l’agognata legione ordinò di andare a Paola ad imbarcare i quattromila per il golfo di Policastro, oppure prendere la via di terra per trovarsi al più presto sulla via di Lagonegro.”. La White aggiungeva pure del colloquio con Bertani che Garibaldi disse: “E a Bertani: “Volete accompagnare Turr a Paola ?” “Non occorre, generale: tutta la gente è in ordine, Rustow la consegnerà a chi va con ordini vostri”. “Bene”, rispose il generale, “e voi resterete meco, non è vero ? Ho bisogno di voi”. Bertani accettò l’affettuoso invito, etc…“. La White, a p. 452, aggiungeva che: “L’aggettivo ‘dimessa’ suonava trionfo. Questa è la vera storia della spedizione del golfo degli Aranci; nè saremo entrati in tanti particolari senza la persistenza di Turr nel dare a credere che ‘egli’ e la sua ‘divisione’ fossero gli unici al soccorso di Garibaldi nelle vicinanze e nell’entrata a Napoli; mentre non aveva seco che la ‘dimessa spedizione’ già condotta a Paola.”. La White-Mario, a p. 453, dal Diario di Bertani, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi ‘La Guerra d’Italia nel 1860’ e specialmente la ‘Brigata Milano, tradotta da Elisio Porro.”. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 451-452 dice che: “Garibaldi, lasciando Stocco pro-dittatore con pieni poteri a Soveria, procedè oltre, e incontrandosi con Bertani lo abbracciò e ribaciò dicendo: “Siete la provvidenza: la gente della vostra legione sbarcò meco per prima in Calabria. Con questi altri andremo a Napoli.”. E a Turr che gli stava alle coste per aver l’agognata legione ordinò di andare a Paola ad imbarcare i quattromila per il golfo di Policastro, oppure prendere la via di terra per trovarsi al più presto sulla via di Lagonegro. E a Bertani: “Volete accompagnare Turr a Paola ?” “Non occorre, generale: tutta la gente è in ordine, Rustow la consegnerà a chi va con ordini vostri”. “Bene”, rispose il generale, “e voi resterete meco, non è vero ? Ho bisogno di voi”. Etc…”. Dello storico incontro con Agostino Bertani ha scritto anche il Treveljan. Infatti, Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a pp. 194-195, in proposito scriveva che: “Nella sua breve sosta a Cosenza, Garibaldi prese delle importanti disposizioni militari dovute all’arrivo di Bertani che lo aveva raggiunto venendo da Paola, città del litorale. Era andato ad annunciargli che i 1500 uomini della ben equipaggiata spedizione da lui organizzata per invadere lo Stato Pontificio e fatta divergere poi da Cavour e da Garibaldi stesso sulla Sicilia e il mezzogiorno erano arrivati a Paola per via di mare (2).”. Treveljan, a p. 194, nella nota (2) postillava: “(2) V. addietro, pagg. 152-155. Avevan lasciato la Sicilia e toccato il continente a Tropea, marciando di là a Pizzo per poi riprender il mare fino a Paola. Rustow, Brig. Milano, 11-16; Rustow, 299.”. Treveljan (….), a p. 194 continuando il suo racconto scriveva che: “Apprendendo la presenza di quei 1500 uomini e delle loro imbarcazioni, Garibaldi inviò il Turr ad assumere il comando e condurli a Sapri per via di mare. Etc…”. Garibaldi, avendo saputo delle truppe della ex-Divisione Pianciani riunite a Paola, a Cosenza, nominò il colonnello Turr generale e comandante della 15° Divisione, togliendola a Bixio. A Paola, Agostino Bertani aveva fatto concentrare le grigate Milano e Spinazzi che facevano parte della ex divisione Pianciani e, nella notte dal 30 e quella del 31 si trovarono sbarcate a Paola. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 195, nella nota (1) postillava: “(1) Rustow, 299-300; Rustow, Brig. Milano, 11-18; Turr, Div., 147-149; Forbes, 206; Bertani, II, 179-184 (a pag. 179, lin. 23, si legga Cosenza invece di Rotonda); etc..”. La Dobelli (Treveljan) postillava: “Bertani, II, 179-184 (a pag. 179, lin. 23, si legga Cosenza invece di Rotonda).”. In Appendice, la Dobelli scriveva: “Bertani = Mario (J.W.) – Agostino Bertani e i suoi tempi. 1888. E’ l’opera migliore dell’autrice. Importante per la corrispondenza del Bertani con Garibaldi e gli altri personaggi principali del 1860, attinta a larghe mani dall’Archivio Bertani, Milano.”. Dunque, la Dobelli si riferiva proprio al testo della giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra. Infatti, nel vol. II, a p. 179 (che corrisponde a p. 451 del volume unico che io posseggo), ella scriveva: “….va in persona a trovar Garibaldi a Rotonda per aver i suoi ordini.”. Ma Bertani, non si incontrò con Garibaldi a Rotonda ma, lo storico incontro avvenne a Cosenza. Infatti, Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 147, in proposito scriveva che: “Da Rogliano il Dittatore con Cosenz e Turr proseguì per Cosenza, dove pervenne l’avviso che due brigate della dimessa spedizione Pianciani, le quali fin da quando stavano a Milazzo erano state incorporate alla 15° Divisione, sbarcarono a Paola, onde Garibaldi vi spedì immediatamente Turr con ordine, etc…”. Inoltre, Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 147-148, in proprosito scriveva che: “Pria di partire da Cosenza, Turr scrisse a Bixio: “Caro Bixio, Le quattro brigate, Eberhardt, Puppi, Milano, Spinazzi della dimessa spedizione Pianciani e Bertani sono attaccate alla mia divisione. Etc…Arrivederci a presto. Cosenza, 31 agosto 1860. Tuo affez. Turr.”. Dunque, il Pecorini-Manzoni cita il telegramma del generale Turr del 31 agosto 1860 che egli trasmette a Bixio proprio da Cosenza dopo che il generale Garibaldi gli affida il comando delle truppe di Bertani. Dunque, Bertani e Garibaldi si incontrarono a Cosenza. Devo però aggiungere che sebbene sia corretto ciò che scrisse il Pecorini-Manzoni, che a p. 147, in proposito scriveva che: “Da Rogliano il Dittatore con Cosenz e Turr proseguì per Cosenza, dove pervenne l’avviso che due brigate della dimessa spedizione Pianciani, etc…”, non citava affatto il Bertani, ma scriveva che a Garibaldi, a Cosenza gli pervenne l’avviso. A Garibaldi pervenne l’avviso delle truppe a Paola dal Bertani che si recò ad incontrarlo personalmente. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 488-489, in proposito scriveva che: “..XLVII. II Dittatore, lasciata Soveria, e conducendo seco soltanto le divisioni Cosenz e Türr, le Guide, i Carabinieri e i Bersaglieri, marciava, come si disse, con incredibile celerità alla volta. di Napoli. Egli arrestavasi a Cosenza poche ore, il tempo necessario per dare a quel governo provvisorio ed a’ suoi generali le istruzioni opportune per le future operazioni di amministrazione e di guerra. In quel punto inoltre divise la sua piccola armata , mandando il generale Türr colla sua divisione a Paola con ordine di raccogliervi i volontari provenienti dall’Isola e di portarsi immediatamente co’ suoi nel rada di Policastro od a Sapri. Col rimanente delle forze, seguendo la angusta valle del Crati, ed oltrepassando a sinistra i villaggi di Rende e Montalto ed a destra l’antica e spaziosa foresta di Sila, slanciavasi sul grande stradale di Tarsia e Spezzano.”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 488-489, riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “XLVII. II Dittatore, lasciata Soveria, e conducendo seco soltanto le divisioni Cosenz e Türr, le Guide, i Carabinieri e i Bersaglieri, marciava, come si disse, con incredibile celerità alla volta. di Napoli. Egli arrestavasi a Cosenza poche ore, il tempo necessario per dare a quel governo provvisorio ed a’ suoi generali le istruzioni opportune per le future operazioni di amministrazione e di guerra. In quel punto inoltre divise la sua piccola armata, mandando il generale Turr colla sua divisione a Paola etc…”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 492-493, in proposito scriveva che: “LIII. – Contemporaneamente la decimaquinta divisione imbarcatasi, a norma delle avute istruzioni, nel piccolo porto di Paola, ….LV. La decimaquinta divisione, ingrossata dalle truppe disperse di già appartenenti al corpo di Luigi Pianciani state direttamente da Palermo trasportate a Paola, a Scaléa, a Policastro od a Sapri, sfilava colla massima secretezza e celerità sulla destra dell’esercito regio.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Bertani eseguì l’ordine e dopo mille peripezie….raggiunse il Generale che, dice la Mario, lo abbracciò, poi diede ordine al Generale Turr di andare a raggiungere la legione e portarla al più presto sulla via di Lagonegro, ed al Bertani disse (2): “Voi restereco meco, ho bisogno di voi”.”. Maraldi, a p. 99, nella nota (1) postillava: “(1) Pianciani, op. cit.”. Maraldi, a p. 101, nella nota (2) postillava:“(2) J. W. Mario, op. cit., 172, 173, 174.”. Dunque, il Maraldi è tra quelli che scriveva che il Bertani raggiunse Garibaldi a Rotonda (come scrisse il Treveljan) e non a Cosenza. Maraldi, però scrive pure che Bertani raggiunse Garibaldi al Tiriolo, contraddicendo ciò che aveva scritto a p. 101. Infatti, Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, nel cap. “Segretario del Dittatore”, a pp. 107-108, in proposito scriveva che: “Ripigliamo il viaggio del Bertani dopo il suo sbarco in Calabria. Raggiunto a Tiriolo il Dittatore, fu, come si è detto, da questi ricevuto a braccia aperte: “Siete la provvidenza, gli disse. La gente della vostra legione sbarcò meco prima in Calabria. Con questi altri andremo a Napoli”. Fu allora che il Bertani abbandonò del tutto l’idea della diversione, ed ubbidendo ai voleri del Duce, lo seguì fedelmente fino a Napoli e divenne poi il suo collaboratore. Gioverebbe trascrivere dal suo vivace, interessante diario, la narrazione che egli fa del percorso da Cosenza, a Spezzano, a Castrovillari, lungo le tappe della trionfale marcia di Garibaldi.”. Dunque, Maraldi scriveva che Agostino Bertani raggiunse Garibaldi a Rotonda ed in seguito a p. 101 scrive che Bertani aveva raggiunto Garibaldi al Tiriolo, in Provincia di Catanzaro e molto distante sia da Paola che da Rotonda e Cosenza. Alessandro Serra (….), nel suo L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 327-328, in proposito scriveva che: “Alle 20 giunse a Cosenza…..Investì Donato Morelli dei pieni poteri, sbrigò pratiche e non cenò. Intanto a Cosenza, per altra via, era giunto anche il Bertani. Proveniva da Paola, dove aveva lasciato i suoi 1.500 uomini, coi quali per via di mare era partito da Pizzo. Garibaldi lo volle con sé, per cui affidò al Turr i volontari del Bertani che vennero aggregati alla divisione del generoso ungherese. Etc…”. Alessandro Serra, a p. 328 scriveva pure che: “Era il 1° settembre 1860. Il Dittatore viaggiava in carrozza aperta in compagnia del Bertani, del generale Cosenz e del Canzio. Etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: “Il Dittatore in quei giorni correva sulla via di Napoli. L’abbiam lasciato a Soveria, donde parte il 31 agosto al mattino. Il Diario di Canzio dice: “31 agosto – Mandato nella notte a Corice (Còraci) distante un’ora, per requisizione foraggi, al mattino mi unisco al Generale e arriviamo a Rogliano. La sera siamo a Cosenza. Entusiasmo generale. Vi troviamo da 4 a 5 mila armati”. In Cosenza arriva il Bertani, che ha lasciato a Paola i 1500 soldati da lui condotti per mare dal Faro a Tropea, poi per tera sino a Pizzo e in fine per mare di nuovo dal Pizzo a Paola. Ha lasciato la truppa là ed egli è venuto a raggiungere Garibaldi, il quale ha lasciato la truppa là ed egli è venuto a raggiungere Garibaldi, il quale mandò subito il Turr a prendere il comando di quella gente e l’aggrega alla sua Divisione.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: “In Cosenza arriva il Bertani, che ha lasciato a Paola i 1500 soldati da lui condotti per mare dal Faro a Tropea, poi per tera sino a Pizzo e in fine per mare di nuovo dal Pizzo a Paola. Ha lasciato la truppa là ed egli è venuto a raggiungere Garibaldi, etc…“. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: “Il Dittatore in quei giorni correva sulla via di Napoli. L’abbiam lasciato a Soveria, donde parte il 31 agosto al mattino. Il Diario di Canzio dice: “31 agosto – Mandato nella notte a Corice (Còraci) distante un’ora, per requisizione foraggi, al mattino mi unisco al Generale e arriviamo a Rogliano. La sera siamo a Cosenza. Entusiasmo generale. Vi troviamo da 4 a 5 mila armati”.”. Agrati, proseguendo il suo racconto, dove si basa sul diario del Canzio, scriveva pure che, a Cosenza: “In Cosenza arriva il Bertani, che ha lasciato a Paola i 1500 soldati da lui condotti per mare dal Faro a Tropea, poi per terra sino a Pizzo e in fine per mare di nuovo dal Pizzo a Paola. Ha lasciato la truppa là ed egli è venuto a raggiungere Garibaldi, il quale manda subito il Turr a prendere il comando di quella gente e l’aggrega alla sua Divisione….“. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 410-411, in proposito scriveva che: “…Spezzano Albanese….Ma egli vi si trattenne assai poco e a sera giungeva in Castrovillari e vi passava la notte sul 2 settembre. Poi, all’alba, in viaggio di nuovo. Il Canzio con altri era stato lasciato a Tarsia e seguiva in ritardo. Egli nota nel suo Diario: “1° settembre – Siamo a Tarsia. Il Generale ci precede e parte per Castrovillari. Ieri giunse Bertani sbarcato a Paola con 4 mila uomini. Si imbarca per Sapri.”. Notizie queste, come sappiamo inesatte. Sirtori è in Cosenza col Quartier generale: Medici, Bixio, Eber, tutti i generali garibaldini seguono velocemente sulle strade della Calabria.”. Agrati cita il Canzio ed in particolare il suo “Diario”, che fu pubblicato da Mario Menghini (….), nel suo “La Spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli”. Sul suo Diario, sulla Treccani on-line leggiamo che sulla campagna ebbe l’incarico di inviare delle corrispondenze informative al Movimento di Genova: sembra anche che abbia tenuto un diario, che, rimasto segreto, secondo il Morando, sarebbe stato consegnato dalla vedova a L. D. Vassallo e da questo a G. D’Annunzio. Si veda Morando F.E., Ritratto di Stefano Canzio, in camicia rossa. Dunque, Agrati aggiunge che ciò che aveva scritto Canzio nel suo Diario erano notizie inesatte. Infatti, ciò che scrive Canzio: “Ieri giunse Bertani sbarcato a Paola con 4 mila uomini. Si imbarca per Sapri.”, non corrisponde al vero. Infatti, Bertani, non “si imbarca per Sapri” ma è vero, invece, che Bertani, da Paola raggiunse prima Garibaldi a Cosenza dove diede la lieta notizia a Garibaldi. Agrati cita dal Diario di Canzio che scrive il 1° settembre 1860 che era a Tarsia e che il giorno prima, ovvero il 31 agosto 1860 era arrvato Bertani per incontrare Garibaldi e dirgli delle truppe a Paola. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 488-489, in proposito scriveva che: “XLVI. Alle ore cinque pomeridiane del giorno medesimo abbandonarono i nostri Cosenza dirigendosi a Paola, donde per ordine avuto dovevano per mare e al più presto recarsi a Sapri e a Salerno, dove il Re, coll’esercito sapeasi accampato. Pervenivano i volontari alla destinazione loro dopo un faticoso viaggio che durò per tutta la notte, e quivi, riposatisi alquanto, s ‘ apparecchiavano pel giorno seguente ad imbarcarsi e a salpare. Medici s’allontanava impertanto da Paola nel punto medesimo che Garibaldi, rovesciata definitivamente la dinastia dei Borboni, entrava trionfante nella stessa Capitale del Regno. XLVII. II Dittatore, lasciata Soveria, e conducendo seco soltanto le divisioni Cosenz e Türr, le Guide, i Carabinieri e i Bersaglieri, marciava, come si disse, con incredibile celerità alla volta. di Napoli. Egli arrestavasi a Cosenza poche ore, il tempo necessario per dare a quel governo provvisorio ed a’ suoi generali le istruzioni opportune per le future operazioni di amministrazione e di guerra. In quel punto inoltre divise la sua piccola armata, mandando il generale Turr colla sua divisione a Paola con ordine di raccogliervi i volontari provenienti dall’Isola e di portarsi immediatamente co’ suoi nel rada di Policastro od a Sapri. Col rimanente delle forze, seguendo la angusta valle del Crati, ed oltrepassando a sinistra i villaggi di Rende e Montalto ed a destra l’antica e spaziosa foresta di Sila, slanciavasi sul grande stradale di Tarsia e Spezzano.”. Raffaele De Cesare (Memor) (….), ed il suo “La fine di un Regno – Dal 1855 al 6 settembre 1860 con prefazione di Raffaele De Cesare”, ed. Città di Castello, 1900, parte II, a p. 461, in proposito scriveva che: “Passò la notte a Cosenza, e ne riparti il primo settembre , accompagnato da non più di trenta persone, fra cavalieri e guide. Erano, tra gli altri, il Cosenz, che non lo lasciò più, sino a Napoli; Thürr, Corte, Caldesi, Avezzana, Musolino, Nullo, Mordini, Missori, Serafini, e due giornalisti e volontarii, Carlo Arrivabene e Antonio Gallenga, corrispondenti di giornali inglesi. Attraversando il resto della Calabria, sino al primo paese di Basilicata, che fu Rotonda, trovò la rivoluzione compiuta, da per tutto. Nessuno dei tanti scrittori, che , più o meno confusamente, descrissero quella marcia, la descrisse, con maggior vivacità di colorito, di Giacomo Racioppi, nel libro sopra ricordato. Il due settembre, Garibaldi giunse a Rotonda, etc…”. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), che, a p. 203 e ssg., in proposito scriveva che: “Ma quel che è più interessante ai fini della presente indagine è quanto il capitano Garzia annotò il 5 settembre: “(….) Garibaldi pare abbia avuto ordine da Torino d’accellerare la marcia sopra Napoli. In effetti un vapore sardo l’ho incontrato il dì 4 arrivando a Sapri, che da quivi ritornava verso Napoli da dove era venuto la sera precedente (38).”. Moliterni, a p. 203, nella nota (36) postillava: “(36) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Napoli, 1900, p. 576.”. Moliterni, a p. 203, nella nota (37) postillava: “(37) Ivi, p. 577.”. Infatti, Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, a p. 581 ed in proposito scriveva che: “Alle 6 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul Brésil giunge nelle acque di Paola, e di ciò che vi faccia ne dà contezza il Giornale di lui così: “Alle 6 (a.m.) giunto a Paola quivi imbarcato…truppa, l’infermiere militare. Ho visto due vapori fra i quali il Duca di Calabria sbarcare casse d’armi e di munizioni e due brigantini mercantili carichi pronti e voleano essere rimorchiati a Salerno. Garibaldi è stato ricevuto a Cosenza con straordinarie feste. Il Generale Thurr ha provveduto allo imbarco degli Uffiziali a Paola ed è poi passato al Pizzo. Il Generale Morelli comanda le masse di Rogliano. Garibaldi pare abbia avuto ordine da Torino d’accellerare la marcia sopra Napoli. In effetti un vapore Sardo l’ho incontrato il dì 4 arrivando a Sapri, che quivi ritornava verso Napoli da dove era venuto la sera precedente” (Il vapore di cui fa cenno il Capitano Garzia e la Dora partita da Napoli il giorno 3 (come horeso noto a quella data trascrivendo un brano del Giornale particolare di bordo dell’Ammiraglio Persano) per condurre presso il Generale Garibaldi per volere del Conte di Cavour un amico innominato del Generale” e ripartito da Sapri per Napoli la notte del 3 al 4).”.
La giornalista White-Mario, a p. 455, riferendosi al Bertani, scriveva di Acerbi: “E noi li seguiamo passo passo, guidati dal taccuino, non ripetendo cose dette da altri narratori, chè tutti fanno un salto da Soveria a Napoli. Egli nota essersi separato a Paola da Acerbi, intendente generale, che doveva condurre a Cosenza parecchi convogli di denaro giunti dalla Sicilia.”.
GARIBALDI NOMINA TURR

(Fig. n….) – Ritratto fotografico del gen. Stefano Turr
Nel 31 agosto 1860, a Cosenza, Garibaldi nomina il generale TURR, Capo di Stato Maggiore della 15° Divisione garibaldina al posto di Rustow e, gli ordina di recarsi a Paola e di imbarcare le truppe per il golfo per portarle a Sapri
Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Agostino Bertani, insieme al generale Intendente Giovanni Acerbi ed il colonnello Rustow, condotte le sue truppe (dell’ex spedizione Pianciani) a Paola, si separa e decide di ripartire subito per Cosenza per raggiungere il generale Garibaldi dove gli dà la bella notizia dell’arrivo delle sue truppe a Paola. Bertani riparte da Paola per Cosenza. Dello storico incontro tra Garibaldi e Agostino Bertani, a Cosenza, ne hanno parlato alcuni storici e testimoni diretti, compreso il Bertani stesso. Bertani si era recato ad incontrarsi con Garibaldi per avvertirlo che alcune Brigate dell’ex Spedizione Pianciani, da loro due fatte arrivare a Palermo da Cagliari, erano da poco sbarcate e ben fatte riordinare da Rustow a Paola. Bertani portò la lieta notizia a Garibaldi. Garibaldi apprendendo la lieta notizia chiese a Bertani di restare con lui e diede incarico al generale Turr che era presente di recarsi a Paola per portarle a Sapri. Infatti, la giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, traendo molte notizie dal “Diario” di Agostino Bertani, a pp. 451-452 scriveva che Garibaldi, in seguito allo storico incontro con Bertani, proveniente da Paola: “E a Turr che gli stava alle coste per aver l’agognata legione ordinò di andare a Paola ad imbarcare i quattromila per il golfo di Policastro, oppure prendere la via di terra per trovarsi al più presto sulla via di Lagonegro.”. La White aggiungeva pure del colloquio con Bertani che Garibaldi disse: “E a Bertani: “Volete accompagnare Turr a Paola ?” “Non occorre, generale: tutta la gente è in ordine, Rustow la consegnerà a chi va con ordini vostri”. “Bene”, rispose il generale, “e voi resterete meco, non è vero ? Ho bisogno di voi”. Bertani accettò l’affettuoso invito, e Turr, trionfante per il possesso della legione che da un mese desiderava e spiava, telegrafava a Bixio: “Le quattro brigate Eberhard, Puppi, Milano e Spinazzi della dimessa spedizione Bertani e Pianciani sono attaccate alla mia divisione.”.”. La White, a p. 452, aggiungeva che: “L’aggettivo ‘dimessa’ suonava trionfo. Questa è la vera storia della spedizione del golfo degli Aranci; nè saremo entrati in tanti particolari senza la persistenza di Turr nel dare a credere che ‘egli’ e la sua ‘divisione’ fossero gli unici al soccorso di Garibaldi nelle vicinanze e nell’entrata a Napoli; mentre non aveva seco che la ‘dimessa spedizione’ già condotta a Paola.”. La White-Mario, a p. 453, dal Diario di Bertani, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi ‘La Guerra d’Italia nel 1860’ e specialmente la ‘Brigata Milano, tradotta da Elisio Porro.”. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 451-452 dice che: “E a Turr che gli stava alle coste per aver l’agognata legione ordinò di andare a Paola ad imbarcare i quattromila per il golfo di Policastro, oppure prendere la via di terra per trovarsi al più presto sulla via di Lagonegro. E a Bertani: “Volete accompagnare Turr a Paola ?” “Non occorre, generale: tutta la gente è in ordine, Rustow la consegnerà a chi va con ordini vostri”. “Bene”, rispose il generale, “e voi resterete meco, non è vero ? Ho bisogno di voi”. Etc…”. Dello storico incontro con Agostino Bertani ha scritto anche il Treveljan. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a pp. 196, in proposito scriveva che: “All’estremo opposto del Campo Tenese Garibaldi salì l’erta d’un altro passo (1) e varcandolo abbandonò la Calabria per la Basiicata, facendo la sua prima sosta nella nuova regione, a Rotonda, un paesetto di montagna dove egli trovò già costituita la Guardia Nazionale e l’intiera gerarchia delle autorità rivoluzionarie nè più nè meno che se fosse stato Parigi o per lo meno Cosenza (2).”. Sempre la Dobelli (….), a p. 198, in proposito scriveva pure che: “A questo punto del suo viaggio Garibaldi cambiò metodo,…..Il Dittatore fu perciò persuaso dai suoi amici a non mettersi indifeso alla mercè di quegli uomini che avrebbero potuto piantargli due palle in corpo con la stessa prontezza con cui spacciavano i loro generali, ed a raggiungere Sapri con una deviazione traverso i monti e il mare. A Sapri troverebbe i 1500 uomini del Turr, arrivati allora da Paola e conducendoli con una marcia fino a Lagonegro, potrebbe occupare in forza la linea di ritirata del Caldarelli e aprire con lui i negoziati in condizioni più favorevoli.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a pp. 194-195, in proposito scriveva che: “Nella sua breve sosta a Cosenza, Garibaldi prese delle importanti disposizioni militari dovute all’arrivo di Bertani che lo aveva raggiunto venendo da Paola, città del litorale. Era andato ad annunciargli che i 1500 uomini della ben equipaggiata spedizione da lui organizzata per invadere lo Stato Pontificio e fatta divergere poi da Cavour e da Garibaldi stesso sulla Sicilia e il mezzogiorno erano arrivati a Paola per via di mare (2).”. Treveljan, a p. 194, nella nota (2) postillava: “(2) V. addietro, pagg. 152-155. Avevan lasciato la Sicilia e toccato il continente a Tropea, marciando di là a Pizzo per poi riprender il mare fino a Paola. Rustow, Brig. Milano, 11-16; Rustow, 299.”. Treveljan (….), a p. 194 continuando il suo racconto scriveva che: “Apprendendo la presenza di quei 1500 uomini e delle loro imbarcazioni, Garibaldi inviò il Turr ad assumere il comando e condurli a Sapri per via di mare. Per tal modo le forze raccolte da Bertani a servizio partito estremo mazziniano cadevano sotto il governo del Turr, il più cavouriano degli ufficiali garibaldini. Il Bertani, ingoiando in silenzio l’amaro disinganno, s’attaccò alla persona del Dittatore e non appena ebbe scorso qualche giorno di viaggio al suo fianco ricominciò ad esercitare su lui l’ascedente che negli ultimi tempi sembrava avere perduto. Nello stesso tempo, il Turr, partito a briglia sciolta per Paola, assumeva il comando delle truppe e le metteva in mare, sbarcandole a Sapri, il 2 settembre, ventiquattr’ore avanti l’arrivo di Garibaldi in questo stesso posto. Così quei 1500 uomini della retroguardia diventavano l’avanguardia nella marcia su Napoli, grazie alla fortunata circostanza che li aveva forniti i mezzi di trasporto per mare, mentre gli altri dovevano avanzarsi per terra.”. Garibaldi, avendo saputo delle truppe della ex-Divisione Pianciani riunite a Paola, a Cosenza, nominò il colonnello Turr generale e comandante della 15° Divisione, togliendola a Bixio. A Paola, Agostino Bertani aveva fatto concentrare le grigate Milano e Spinazzi che facevano parte della ex divisione Pianciani e, nella notte dal 30 e quella del 31 si trovarono sbarcate a Paola. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 195, nella nota (1) postillava: “(1) Rustow, 299-300; Rustow, Brig. Milano, 11-18; Turr, Div., 147-149; Forbes, 206; Bertani, II, 179-184 (a pag. 179, lin. 23, si legga Cosenza invece di Rotonda); etc..”. La Dobelli (Treveljan), a p. 179, in proposito scriveva: “…….”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 492-493 e ssg., in proposito scriveva che: “LIV. – Turr….Secondo gli ordini avuti egli doveva raccogliere le diverse frazioni del corpo spedizionario di Luigi Pianciani, e marciare in appresso con sollecitudine, seguendo la valle del Sale, o la via di Capaccio, sopra Eboli, gettarsi quindi fra le gole del monte Corvino, e di là, disegnando una curva, inoltrarsi dal lato di San Cipriano e San Severino sulle alture della Cava, etc…LV. – La decimaquinta divisione, ingrossata dalle truppe disperse di già appartenenti al corpo di Luigi Pianciani state direttamente trasportate da Palermo a Paola, a Scalea, a Policastro od a Sapri, sfilava con la massima autorità e secretezza e celerità sulla destra dell’esercito regio. A queste forze, già per se considerevoli, si unirono tosto le bande insurrezionali del paese ed i numerosi distaccamenti dei Calabresi che avevano preceduto la marcia dell’armata italiana. Con tutti questi corpi riuniti, il generale Turr, riuscendo a girare, come gli era stato ordinato, l’estrema sinistra dei Regii, avrebbe potuto seriamente compromettere la loro posizione.”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 492-493, in proposito scriveva che: “LIII. – Contemporaneamente la decimaquinta divisione imbarcatasi, a norma delle avute istruzioni, nel piccolo porto di Paola, ….LV. La decimaquinta divisione, ingrossata dalle truppe disperse di già appartenenti al corpo di Luigi Pianciani state direttamente da Palermo trasportate a Paola, a Scaléa, a Policastro od a Sapri, sfilava colla massima secretezza e celerità sulla destra dell’esercito regio.”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 488-489, in proposito scriveva che: “..XLVII….Egli arrestavasi a Cosenza poche ore, il tempo necessario per dare a quel governo provvisorio ed a’ suoi generali le istruzioni opportune per le future operazioni di amministrazione e di guerra. In quel punto inoltre divise la sua piccola armata, mandando il generale Türr colla sua divisione a Paola con ordine di raccogliervi i volontari provenienti dall’Isola e di portarsi immediatamente co’ suoi nel rada di Policastro od a Sapri. Col rimanente delle forze, seguendo la angusta valle del Crati, ed oltrepassando a sinistra i villaggi di Rende e Montalto ed a destra l’antica e spaziosa foresta di Sila , slanciavasi sul grande stradale di Tarsia e Spezzano.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Bertani eseguì l’ordine e dopo mille peripezie….raggiunse il Generale che, dice la Mario, lo abbracciò, poi diede ordine al Generale Turr di andare a raggiungere la legione e portarla al più presto sulla via di Lagonegro, ed al Bertani disse (2): “Voi restereco meco, ho bisogno di voi”.”. Maraldi, a p. 99, nella nota (1) postillava: “(1) Pianciani, op. cit.”. Maraldi, a p. 101, nella nota (2) postillava:“(2) J. W. Mario, op. cit., 172, 173, 174.”. Dunque, il Maraldi è tra quelli che scriveva che il Bertani raggiunse Garibaldi a Rotonda (come scrisse il Treveljan) e non a Cosenza. Riprendendo il discorso, però, il Maraldi, scrive che Bertani raggiunse Garibaldi al Tiriolo, contraddicendo ciò che aveva scritto a p. 101. Infatti, Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, nel cap. “Segretario del Dittatore”, a pp. 107-108, in proposito scriveva che: “Ripigliamo il viaggio del Bertani dopo il suo sbarco in Calabria. Raggiunto a Tiriolo il Dittatore, fu, come si è detto, da questi ricevuto a braccia aperte: “Siete la provvidenza, gli disse. La gente della vostra legione sbarcò meco prima in Calabria. Con questi altri andremo a Napoli”. Fu allora che il Bertani abbandonò del tutto l’idea della diversione, ed ubbidendo ai voleri del Duce, lo seguì fedelmente fino a Napoli e divenne poi il suo collaboratore. Gioverebbe trascrivere dal suo vivace, interessante diario, la narrazione che egli fa del percorso da Cosenza, a Spezzano, a Castrovillari, lungo le tappe della trionfale marcia di Garibaldi.”. Dunque, Maraldi scriveva che Agostino Bertani raggiunse Garibaldi a Rotonda ed in seguito a p. 101 scrive che Bertani aveva raggiunto Garibaldi al Tiriolo, in Provincia di Catanzaro e molto distante sia da Paola che da Rotonda e Cosenza. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 253, in proposito scriveva pure che: “A Lagonegro venimmo a sapere quel che era avvenuto al generale Turr dopo che lo avevamo lasciato. Mentre noi lo inseguiamo per la via di terra, egli aveva preso la più rapida via del mare per avvicinarsi a Napoli. Da Cosenza si era recato a Paola, e là, riunite le truppe che quotidianamente arrivavano dalla Sicilia, le aveva imbarcate su sei piroscafi.”. A Paola restò solo Rustow a guardia delle truppe ivi lasciate e riunite. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzonero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a p. 299-300, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: “….erano il 30 a mezzodì riunite presso Monteleone, di là si recarono al Pizzo, ove furono di nuovo imbarcate, in quanto bastavano le navi, e fecero vela per Paola ove giunsero il 31 agosto. Formando l’ala sinistra dell’armata, colla loro traversata per acqua avevano allora già avanzato di due o tre tappe la vanguardia del grosso dell’esercito, avendo Garibaldi dovuto trattenersi ancora buona parte del 31 agosto nei dintorni di Soveria-Manelli per dare compimento alla capitolazione. Il 1. settembre arrivò a Paola il general Türr. Il corpo di Rüstow venne per ordine di Garibaldi riunito alla divisione comandata da Türr e dovette, almeno quella porzione che si trovava in Paola ed in quanto bastassero le navi, tornare tosto ad imbarcarsi per Sapri, onde guadagnare ancora più terreno, e così formare la vanguardia di tutta l’armata. La sera del 1° vennero quindi imbarcati circa 1500 uomini cioè tutta la brigata Milano e porzione della brigata Parma doveva venir dietro nel termine possibilmente più breve ed anche la brigata Bologna doveva essere spedita a Sapri, appena le navi fossero disponibili. Turr stesso accompagnò la spedizione che sbarcò a Sapri il 2 settembre di buon mattino, ove trovavasi cinque tappe innanzi del grosso dell’armata che si avanzava sulla strada consolare da Soveria-Manelli per Cosenza. Etc…”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 299-300, in proposito scriveva: “Il 1. settembre arrivò a Paola il general Türr. Il corpo di Rüstow venne per ordine di Garibaldi riunito alla divisione comandata da Türr e dovette, almeno quella porzione che si trovava in Paola ed in quanto bastassero le navi, tornare tosto ad imbarcarsi per Sapri, onde guadagnare ancora più terreno, e così formare la vanguardia di tutta l’armata.”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a p. 338, in proposito era scritto: “Nel 1. settembre arrivò a Paola il general Türr. corpo di Rüstow fu per ordine di Garibaldi unito alla 15. divisione comandata da Türr e dovette quindi, in quanto bastavano i navigli ivi presenti, imbarcarsi tosto per Sapri per guadagnare ancora più tempo, e formar per tal guisa l’avanguardia di tutto l’esercito. Vennero quindi imbarcati nella sera del 1. settembre circa 1500 uomini, cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma ; dovendo il resto della brigata Parma seguire il più presto possibile, ed anche quella di Bologna, in quanto lo avessero permesso il numero dei legni disponibili. Türr stesso accompagnò la spedizione, che sbarcò ai 2 settembre di buon’ora a Sapri, precedendo così di cinque marcie il grosso dell’esercito , che si avanzava nella strada consolare da Soveria- Manelli per Cosenza.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 17-18, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Ad essi pareva che il Dittatore non avesse fatto abbastanza accordando loro la libertà di ritirirarsi con armi, cavalli e bagagli. Aspettava che il Dittatore movesse da Severia, per penetrare più all’interno del paese, verso Cosenza, per operare la mia congiunzione col corpo principale dell’esercito; infrattanto ci veniva apprestato un onore che per le nostre giovani truppe, ancor prive d’ogni esperienza, non era d’attendersi: furono destinate all’avanguardia dell’esercito; i risultati dimostrarono che il Dittatore non s’era ingannato. Nel pomeriggio del 1° settembre giunse a Paola il generale Turr, il quale mi partecipò come le mie truppe fossero state aggregate al suo corpo. Egli portava seco 5000 franchi e l’ordine d’imbarcarsi per Sapri, dove l’ardito Pisacane nel 1857 fece l’infelice suo tentativo. Sapri è già fuori dalla Calabria e trovasi nel Principato. La sera del 1° settembre, con 1600 uomini componenti la intiera brigata Milano, ed una parte della brigata Parma, c’imbarcammo su 6 vapori, e la mattina del 2 alle 9, entrammo nella baia di Sapri.”. Antonio Pizzolorusso (…..), nel suo, I martiri per la libertà italiana della provincia di Salerno, Salerno, Tip. Nazionale, 1885, a p. 234, in proposito scriveva che: “Partitosi, il 14 luglio assume il ministero dell’interno, e Garibaldi resosi padrone della Sicilia, passa il Faro il 20 agosto , e ordina a Rustow di congiungersi in Paola al Generale Turr , ed egli imbarcatosi per Sapri li raggiunse il giorno 3 settembre ed ordina al primo d’ inoltrarsi con una brigata verso Vibonati e avanzarsi sulla via consolare. Rustow esegui perfettamente tali ordini, tagliò la via al generale Caldarelli, che secondo la convenzione di Cosenza si recava a Salerno, e l ‘ indusse a deporre le armi; ed entrò la sera trionfante in Sala Consilina, pervenendo la dimane ad Eboli, ove fu raggiunto da Garibaldi, che con molta esultanza fu accolto dal popolo etc…”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 157, riferendosi a Bertani, in proposito scriveva: “Milazzo. Quivi giunto trovò le tre brigate riunite sotto Rustow che gli fecero buona accoglienza….arrivò in quel giorno 19 agosto a Milazzo apportatore di un ordine del Dittatore che assegnava quelle truppe alla 15° Divisione comandata dal Turr stesso. Questi ordinò una rivista alla quale intervenne anche Bertani.”. Infatti, è bene ricordare che già Turr era stato nominato da Garibaldi, a Milazzo, al posto di Bixio, la 15° Divisione a cui appartenevano le truppe che sbarcarono con Bertani e Rustow a Paola. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a p. 195, si chiede: “….sappiamo che il Dittatore era in Calabria etc…Fu proprio questo generale ungherese in una sorta di avvicendamento con il patriota lombardo, ad essere inviato da Garibaldi a Paola, etc…(18).“. Quì, Moliterni postilla del racconto di Rustow nell’edizione e traduzione di E. Porro. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 147, in proposito scriveva che: “Da Rogliano il Dittatore con Cosenz e Turr proseguì per Cosenza, dove pervenne l’avviso che due brigate della dimessa spedizione Pianciani, le quali fin da quando stavano a Milazzo erano state incorporate alla 15° Divisione, sbarcarono a Paola, onde Garibaldi vi spedì immediatamente Turr con ordine, se possibile, d’imbarcarle per il golfo di Policastro, oppure di prendere la via di terra, per trovarsi al più presto sulla strada di Lagonegro, ed avanzare sopra Salerno. Lasciava infine la prodittattatura a Donato Morelli, e si portava avanti con Cosenz.”. Dopo aver ricevuto il prestigioso incarico da Garibaldi, il generale TURR scrive a Bixio e gli comunica l’avvenuto cambio. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 147-148, in proprosito scriveva che: “Pria di partire da Cosenza, Turr scrisse a Bixio: “Caro Bixio, Le quattro brigate, Eberhardt, Puppi, Milano, Spinazzi della dimessa spedizione Pianciani e Bertani sono attaccate alla mia divisione. Oggi riceverai l’ordine del Dittatore di formare la 18° Divisione sotto i tuoi ordini. La brigata Eber cogli ungheresi resteranno nella mia divisione, mandami subito, oltre i signori accennati ieri, il colonnello Teleky e Maxime du Camp. Io poi appena che ci riuniremo ti darò una brigata continentale per la formazione della tua divisione. Parto oggi stesso per Paola, dove sono arrivate due delle suddette brigate, e farò di tutto per trovare imbarco, e spingermi per il golfo di Policastro, ed ivi sbarcare. Arrivederci a presto. Cosenza, 31 agosto 1860. Tuo affez. Turr.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 146-147, in proposito scriveva che: “Il Generale Garibaldi da Soveria lasciava la prodittatura a Vincenzo Stocco, e dato incarico a Sirtori di restare per raccogliere le truppe, partiva in vettura assieme con Turr e Cosenz ed alcune guide la mattina del 31 per Rogliano, dove trovò le bande calabresi organizzate da Donato Morelli. Da Rogliano il generale Turr mandava a Bixio la seguente lettera: “Al Sig. generale Bixio Comandante la I° brigata della 15° divisione. Tiriolo o Soveria. Dietro ordine del Generale Dittatore, il generale Bixio assumerà momentaneamente il comando delle truppe della 15° divisione che sono in marcia sulla Consolare, e prenderà posto tra Rogliano e Cosenza, dove lascierà passare tutti gli altri corpi, e quindi si metterà in marcia alla coda dell’esercito. Spedirà subito a Cosenza il tenente colonnello Spangaro, il maggiore Bricoli ed il sig. Caranti; questi signori si serviranno di carrozza. Manderà pure a Cosenza i miei cavalli ed il suo bagaglio. Rogliano, il 31 agosto 1860. Firmato Turr.”.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 147, in proposito scriveva che: “Da Rogliano il Dittatore con Cosenz e Turr proseguì per Cosenza, dove pervenne l’avviso che due brigate della dimessa spedizione Pianciani, le quali fin da quando stavano a Milazzo erano state incorporate alla 15° Divisione, sbarcarono a Paola, etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 147-148, in proprosito scriveva che: “Pria di partire da Cosenza, Turr scrisse a Bixio: “Le quattro brigate, Eberhardt, Puppi, Milano, Spinazzi della dimessa spedizione Pianciani e Bertani sono attaccate alla mia divisione. …Parto oggi stesso per Paola, dove sono arrivate due delle suddette brigate, e farò di tutto per trovare imbarco, e spingermi per il golfo di Policastro, ed ivi sbarcare. Arrivederci a presto. Cosenza, 31 agosto 1860. Tuo affezz. Turr.”. Carlo Pecorini-Mazoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 148, in proposito scriveva che: “Giunto a Paola il generale Turr trovò Rustow con le brigate Milano e Spinazzi; etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 140-141, in proprosito scriveva che: “Intanto tra il 24 ed il 25 agosto la brigata Eber della divisione Turr, aveva affrettato il suo sbarco sopra battelli a vapore a Bagnara, meno il battaglione La Porta e la sezione ungherese etc….le brigate Puppi, Milano e Spinazzi (divisione Turr) etc…La brigata Bixio (divisione Turr) etc…”. Il Pecorini, a p. 147, in proposito scriveva che: “….due brigate della dimessa spedizione Pianciani, le quali fin da quando stavano a Milazzo erano state incorporate alla 15° divisione sbarcarono a Paola, etc…”. La ex divisione Pianciani era la “spedizione Terranova” che Bertani aveva organizzato per l’invasione dello Stato Pontificio. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 165, in proposito è scritto: “…il 30 agosto…nello stesso giorno la brigata Puppi saliva essa pure da Scilla a Monteleone e Garibaldi in vettura raggiungeva Rogliano per passare in rivista altre bande di nuova formazione organizzate da Donato Morelli. Dopo di che, continuava da Cosenza per unirsi quivi col Turr, il quale, raccolte le truppe dell’ex colonna Pianciani doveva condurle per mare a Policastro.”. Qui rileviamo l’errore perchè Turr doveva condurre le truppe dei volontari da Paola a Sapri non a Policastro. infatti, è a Sapri, che Turr e Rustow sbarcheranno il 2 settembre 1860, con tutte le truppe che porteranno da Paola. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano alla loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 823, in proposito scriveva che: “La divisione Rustow che trovavasi ancora in Milazzo, il 26 agosto aveva ricevuto l’ordine di marciare verso Torre di Faro per ivi imbarcarsi e muovere alla volta della Calabria . Essa arrivava il 28 a Torre di Faro, e la mattina del 29, le due brigate Milano e Parma s’imbarcarono per dirigersi nel golfo di Sant’Eufemia; la brigata Bologna dovette aspettare sulle coste di Sicilia, perchè i mezzi di trasporto mancavano. Il disbarco non potè aver luogo a Sant’ Eufemia, perchè una fregata napoletana si credeva incrociasse in quelle acque. Le brigale Milano e Parma dovettero disbarcare in Tropea, distante tre giorni di cammino da Soveria-Manelli. La notte stessa partirono; ed il 30 agosto a mezzogiorno erano già riuniti in Monteleone. Di là marciaron sopra Pizzo, dove imbarcaronsi di nuovo per arrivare il di 31 a Paola. Il primo di settembre arrivava a Paola Stefano Türr. Per ordine di Garibaldi il corpo di Rustow veniva riunito alla divisione comandata da Türr; tutta intiera la divisione ebbe ordine d’imbarcarsi immantinente e di salpare alla volta di Sapri per ispingersi rapidamente avanti e per formare l’avanguardia di tutta l’armata rivoluzionaria. La sera di quello stesso giorno ebbe luogo l’imbarco. Erano circa mille e cinquecento uomini; cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma; il resto di questa e tutta la brigata Bologna dovevan fare lo stesso viaggio al più presto possibile . Con quei mille e cinquecento uomini, Türr, la mattina del 2 settembre, disbarcava a Sapri. In questo modo l’avanguardia trovossi quasi di cinque tappe avanti il grosso dell’esercito che marciava da Soveria -Manelli sopra Cosenza per la strada consolare.”. Marc Monnier (…..), nel suo “Garibaldi. La conquête des Deux-Siciles”, Paris, Lévy, 1861 (si veda la sua traduzione il testo di Rocco Escalona, Marc Monnier, Garibaldi e la rivoluzione delle due Sicilie, Napoli, 1861, a pp. 250-251, riferendosi a dopo il 23 agosto 1860, in proposito scriveva che: “I comuni sospetti son disarmati; le giunte insurrezionali funzionano dovunque; 1500 vi son già arrivati a Sapri, e per mancanza di altre armi per andare al combattimento, i contadini si son fatti delle picche lunghe 15 palmi. I fucili giunti da Sapri confermano la notizia dello sbarco operato in quel punto, già celebre della Storia delle incursioni moderne. Si assicura dovunque che il numero de’ patriotti scesi su quel luogo si eleva a 6000, e che son comandati dal figlio di Garibaldi.”. Questa notizia non trova conferma in altri autori ma, ciò che scrive il Monnier, ovvero che “I fucili giunti da Sapri confermano la notizia dello sbarco operato in quel punto, già celebre nella Storia delle incursioni moderne.” è molto probabile che egli si riferisca allo sbarco dei volontari portati da Turr e da Rustow da Paola. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, a p. 581 ed in proposito scriveva che: “Alle 6 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul Brésil giunge nelle acque di Paola, e di ciò che vi faccia ne dà contezza il Giornale di lui così: “Alle 6 (a.m.) giunto a Paola quivi imbarcato…truppa, l’infermiere militare. Ho visto due vapori fra i quali il Duca di Calabria sbarcare casse d’armi e di munizioni e due brigantini mercantili carichi pronti e voleano essere rimorchiati a Salerno. Garibaldi è stato ricevuto a Cosenza con straordinarie feste. Il Generale Thurr ha provveduto allo imbarco degli Uffiziali a Paola ed è poi passato al Pizzo. Il Generale Morelli comanda le masse di Rogliano. Garibaldi pare abbia avuto ordine da Torino d’accellerare la marcia sopra Napoli. In effetti un vapore Sardo l’ho incontrato il dì 4 arrivando a Sapri, che quivi ritornava verso Napoli da dove era venuto la sera precedente” (Il vapore di cui fa cenno il Capitano Garzia e la Dora partita da Napoli il giorno 3 (come horeso noto a quella data trascrivendo un brano del Giornale particolare di bordo dell’Ammiraglio Persano) per condurre presso il Generale Garibaldi per volere del Conte di Cavour un amico innominato del Generale” e ripartito da Sapri per Napoli la notte del 3 al 4).”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: “….Garibaldi, il quale mandò subito il Turr a prendere il comando di quella gente e l’aggrega alla sua Divisione. Il Treveljan giustamente osserva che così buona parte delle forze raccolte dal partito mazziniano venivano a trovarsi al comando del più cavouriano fra i generali di Garibaldi.“. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: “Il Dittatore in quei giorni correva sulla via di Napoli. L’abbiam lasciato a Soveria, donde parte il 31 agosto al mattino. Il Diario di Canzio dice: “31 agosto – Mandato nella notte a Corice (Còraci) distante un’ora, per requisizione foraggi, al mattino mi unisco al Generale e arriviamo a Rogliano. La sera siamo a Cosenza. Entusiasmo generale. Vi troviamo da 4 a 5 mila armati”. In Cosenza arriva il Bertani, che ha lasciato a Paola i 1500 soldati da lui condotti per mare dal Faro a Tropea, poi per terra sino a Pizzo e in fine per mare di nuovo dal Pizzo a Paola. Ha lasciato la truppa là ed egli è venuto a raggiungere Garibaldi, il quale manda subito il Turr a prendere il comando di quella gente e l’aggrega alla sua Divisione…..Queste forze, dice il Rustow, eran l’intera Brigata “Milano” e alcuni reparti della “Parma”: il resto aveva dovuto restare al Faro poichè i vapori non erano sufficienti per il trasporto. Componevano la Brigata “Milano” 3 Battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi e il capitano Venuti, e 2 Compagnie di bersaglieri.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 410-411, in proposito scriveva che: “…Spezzano Albanese….Ma egli vi si trattenne assai poco e a sera giungeva in Castrovillari e vi passava la notte sul 2 settembre. Poi, all’alba, in viaggio di nuovo. Il Canzio con altri era stato lasciato a Tarsia e seguiva in ritardo. Egli nota nel suo Diario: “1° settembre – Siamo a Tarsia. Il Generale ci precede e parte per Castrovillari. Ieri giunse Bertani sbarcato a Paola con 4 mila uomini. Si imbarca per Sapri.”. Notizie queste, come sappiamo inesatte. Sirtori è in Cosenza col Quartier generale: Medici, Bixio, Eber, tutti i generali garibaldini seguono velocemente sulle strade della Calabria.”. Agrati cita il Canzio ed in particolare il suo “Diario”, che fu pubblicato da Mario Menghini (….), nel suo “La Spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli”. Sul suo Diario, sulla Treccani on-line leggiamo che sulla campagna ebbe l’incarico di inviare delle corrispondenze informative al Movimento di Genova: sembra anche che abbia tenuto un diario, che, rimasto segreto, secondo il Morando, sarebbe stato consegnato dalla vedova a L. D. Vassallo e da questo a G. D’Annunzio. Si veda Morando F.E., Ritratto di Stefano Canzio, in camicia rossa. Dunque, Agrati aggiunge che ciò che aveva scritto Canzio nel suo Diario erano notizie inesatte. Infatti, ciò che scrive Canzio: “Ieri giunse Bertani sbarcato a Paola con 4 mila uomini. Si imbarca per Sapri.”, non corrisponde al vero. Infatti è vero che Bertani, non si imbarcò da Paola per Sapri, ma egli raggiunse prima Garibaldi a Cosenza dove diede la lieta notizia a Garibaldi. Alessandro Serra (….), nel suo L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 327-328, in proposito scriveva che: “Alle 20 giunse a Cosenza…..Investì Donato Morelli dei pieni poteri, sbrigò pratiche e non cenò. Intanto a Cosenza, per altra via, era giunto anche il Bertani. Proveniva da Paola, dove aveva lasciato i suoi 1.500 uomini, coi quali per via di mare era partito da Pizzo. Garibaldi lo volle con sé, per cui affidò al Turr i volontari del Bertani che vennero aggregati alla divisione del generoso ungherese. Il giorno seguente, di buon mattino, dettò per il generale Corsini in Soveria questo telegramma: “Consegni al Governo prodittatoriale della Calabria Citeriore 10 mila fucili, 400 mila cartucce e capsule in proporzione”. Indi, dopo aver lasciato a Cosenza il Sirtori col suo Quartier Generale, si avventurò attraverso la Calabria citeriore. Era il 1° settembre 1860. Il Dittatore viaggiava in carrozza aperta in compagnia del Bertani, del generale Cosenz e del Canzio. Era seguito dai suoi aiuntanti, dal colonnello inglese Peard e da quei pochi che disponevano di cavalli. Per più ore costeggiò la valle del Crati, la quale – fin su le colline che risalgono dall’una all’altra sponda – era allora una boscaglia fitta, paludosa, malsana, desolata di giorno, covo di lupi e di briganti di note. Verso le tredici, dopo circa sette ore di cammino, giunse al cimitero di Tarsia. Etc…”. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), che, a p. 203 e ssg., in proposito scriveva che: “Un consistente indizio, in tal senso è contenuto in alcuni brani del “giornale” redatto dal “Capitano di Stato Maggiore Garzia”, il quale, alle 18:00 del 3 settembre si imbarcò a Napoli sul vapore di commercio francese ‘Brésil’, “al Servizio del Real Governo” con il compito “di toccare gli approdi da Sapri verso Sud” e prendere a bordo gli “Uffiziali, soldati e Impiegati governativi” che si avesse trovato (36). A Sapri, dove attraccò alle 8:00 del 4 settembre, il ‘Brésil’ trovò “5 vapori Garibaldini” e “2 o 3 brigantini mercantili” (37) probabilmente gli stessi dai quali, la mattina del 2 settembre, erano sbarcate la brigata Milano e parte della brigata Parma e, alle 23:00 settembre, la sopraggiunta brigata Puppi. Ma quel che è più interessante ai fini della presente indagine è quanto il capitano Garzia annotò il 5 settembre: “(….) Garibaldi pare abbia avuto ordine da Torino d’accellerare la marcia sopra Napoli. In effetti un vapore sardo l’ho incontrato il dì 4 arrivando a Sapri, che da quivi ritornava verso Napoli da dove era venuto la sera precedente (38).”. Moliterni, a p. 203, nella nota (36) postillava: “(36) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Napoli, 1900, p. 576.”. Moliterni, a p. 203, nella nota (37) postillava: “(37) Ivi, p. 577.”. L’Avv. Paolo Emilio Curti, nel suo “Arresto processo e condanna del colonnello Turr narrati da lui medesimo”, Milano, 1862, Tip. dei Lombardi, a pp. 69-70, in proposito scriveva: “Ma l’attivo uffiziale, a cui tardava di riprendere la sua vita operosa, non attese tutto questo tempo; ma fatti alcuni bagni ad Acqui di Piemonte, si ricondusse in Sicilia e con Garibaldi partiva per Messina e di là a Giardinetto, dove assistevano all’imbarco della brigata di Bixio destinata a sbarcare a Melito. Quindi egli medesimo col resto della sua divisione sbarca a Bagnara, e si riunisce di poi con Garibaldi a Palmi, d’onde con lui parte per Cosenza da cui è mandato a Paola per ivi assumere il comando dei volontari che vi aveva condotti il medico milanese Agostino Bertani, tramutatosi costui pure da uomo di scienza in soldato della rivoluzione siciliana. Il 1 settembre il general Türr arrivava a Paola, e questa data mi è fornita dallo storico di questa campagna, per me già citato, Guglielmo Rüstow, il quale da capo dello stato maggiore generale di Pianciani era passato al comando delle tre brigate riunite Tharrena, Gandini e Puppi, e che però trovavasi in quel punto a Paola. Anzi il generale Garibaldi ordinava che il corpo di Rüstow venisse riunito alla divisione comandata da Türr e dovesse, sia per mare che per terra spingersi innanzi onde guadagnar maggior terreno sul continente napoletano, e cosi formare la vanguardia di tutta l’armata. La sera di quel giorno vennero quindi imbarcati circa 1500 uomini, cioè tutta la brigata Milano e porzione della brigata Parma: il resto di quest’ultima brigata doveva tener dietro nel termine possibilmente più breve, ed anche la brigata Bologna doveva essere spedita a Sapri, appena le navi fossero state disponibili. Il generale Türr istesso accompagnava la spedizione, che col favor della notte, malgrado la vicinanza della flotta borbonica, potè arditamente compiersi, sì che sbarcò presso Sapri il 2 settembre di buon mattino e il 3 partiva per Lagonegro, onde ricevere nuovi ordini di Garibaldi. Questi rapidi movimenti sul continente, ne’quali il nostro Türr aveva tanta parte, portavano lo sgomento ne’Regii, tal che a’ dì 4 la Brigata Milano, ch’era a di lui dipendenza, perchè, come dissi, apparteneva alla sua divisione , trovavasi già sulla strada consolare presso Casalnuovo, il 5 incalzava le truppe napoletane comandate da Caldarelli che poi capitoló a Cosenza con Garibaldi, e quando due di dopo toccava Eboli, il Dittatore entrava già solo nella capitale abbandonata da Francesco II. Il generale Caldarelli non tardava pronunciarsi per la causa nazionale ed anche le truppe regie si ritirarono da Salerno, si che Türr poteva il giorno dopo all’arrivo in Napoli di Garibaldi raggiungerlo colla brigata Milano, la quale affrettò l’ingresso valendosi di veicoli d’ ogni maniera.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. , in proposito scriveva che: “Intanto Stefano Turr, che era al seguito di Garibaldi, ebbe l’ordine di portarsi a Paola per imbarcare le truppe che erano giunte il giorno prima, dove lo attendeva il generale Guglielmo Rustow delle brigate Milano e Spiazzi con le quali era giunto a Pizzo la sera del 30 agosto, ed era salpato via mare nella notte tra il 30 e il 31 agosto. La mattina del primo settembre Turr giungeva a Paola e, prima di incamminarsi, scriveva a Nino Bixio che lo precedeva: “Le quattro brigate Eberhardt, Puppi, Milano, Spiazzi della dimessa spedizione Pianciani e Bertani sono state attaccate alla mia divisione….Parto oggi stesso per Paola, dove sono arrivate due delle suddette brigate, e farò di tutto per trovare imbarco, e spingermi per il Golfo di Policastro ed ivi sbarcare….”. Silvano De Luca quì commette un errore perchè si tratta della brigata “Spinazzi” non “Spiazzi”.

(Fig. n…) – Ritratto fotografico di Nino Bixio in uniforme
TURR SCRIVE A BIXIO
Nel 31 agosto 1860, da Rogliano, il generale TURR, ricevuto l’incarico da Garibaldi scrive ed invia una lettera a BIXIO
Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 146-147, in proposito scriveva che: “Il Generale Garibaldi da Soveria lasciava la prodittatura a Vincenzo Stocco, e dato incarico a Sirtori di restare per raccogliere le truppe, partiva in vettura assieme con Turr e Cosenz ed alcune guide la mattina del 31 per Rogliano, dove trovò le bande calabresi organizzate da Donato Morelli.”, poi, proseguendo il suo racconto aggiungeva che: “Da Rogliano il generale Turr mandava a Bixio la seguente lettera: “Al Sig. generale Bixio Comandante la I° brigata della 15° divisione. Tiriolo o Soveria. Dietro ordine del Generale Dittatore, il generale Bixio assumerà momentaneamente il comando delle truppe della 15° divisione che sono in marcia sulla Consolare, e prenderà posto tra Rogliano e Cosenza, dove lascierà passare tutti gli altri corpi, e quindi si metterà in marcia alla coda dell’esercito. Spedirà subito a Cosenza il tenente colonnello Spangaro, il maggiore Bricoli ed il sig. Caranti; questi signori si serviranno di carrozza. Manderà pure a Cosenza i miei cavalli ed il suo bagaglio. Rogliano, il 31 agosto 1860. Firmato Turr.”.”. Dunque, Carlo Pecorini-Manzoni cita il telegramma che Turr scrisse a Nino Bixio, il 31 agosto 1860 per annunciargli che Garibaldi gli aveva dato il comando della 15° Divisione. Ma, devo precisare che, come scrive il Pecorini, il telegramma venne spedito da Turr, a Rogliano, non a Cosenza. Dunque, Garibaldi già a Rogliano incaricava Turr del comando della 15° Divisione. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 147, in proposito scriveva che: “Da Rogliano il Dittatore con Cosenz e Turr proseguì per Cosenza, dove pervenne l’avviso che due brigate della dimessa spedizione Pianciani, le quali fin da quando stavano a Milazzo erano state incorporate alla 15° Divisione, sbarcarono a Paola, etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 147-148, in proprosito scriveva che: “Pria di partire da Cosenza, Turr scrisse a Bixio: “Le quattro brigate, Eberhardt, Puppi, Milano, Spinazzi della dimessa spedizione Pianciani e Bertani sono attaccate alla mia divisione. Oggi riceverai l’ordine del Dittatore di formare la 18° Divisione sotto i tuoi ordini. La brigata Eber cogli ungheresi resteranno nella mia divisione, mandami subito, oltre i signori accennati ieri, il colonnello Teleky e Maxime du Camp. Io poi appena che ci riuniremo ti darò una brigata continentale per la formazione della tua divisione. Parto oggi stesso per Paola, dove sono arrivate due delle suddette brigate, e farò di tutto per trovare imbarco, e spingermi per il golfo di Policastro, ed ivi sbarcare. Arrivederci a presto. Cosenza, 31 agosto 1860. Tuo affez. Turr.”. Carlo Pecorini-Mazoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 148, in proposito scriveva che: “Giunto a Paola il generale Turr trovò Rustow con le brigate Milano e Spinazzi; etc…”. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 451-452 dice che: “Bertani accettò l’affettuoso invito, e Turr, trionfante per il possesso della legione che da un mese desiderava e spiava, telegrafava a Bixio: “Le quattro brigate Eberhard, Puppi, Milano e Spinazzi della dimessa spedizione Bertani e Pianciani sono attaccate alla mia divisione.”. L’aggettivo ‘dimessa’ suonava trionfo.”. Dunque, la White-Mario (….), dal Diario di Agostino Bertani, scriveva che il generale Turr, che si trovava a Rogliano e che aveva ricevuto l’incarico da Garibaldi: “….trionfante per il possesso della legione che da un mese desiderava e spiava, telegrafava a Bixio: “Le quattro brigate Eberhard, Puppi, Milano e Spinazzi della dimessa spedizione Bertani e Pianciani sono attaccate alla mia divisione.”. L’aggettivo ‘dimessa’ suonava trionfo.”. Dunque, il Turr, da Cosenza invia un dispaccio a Bixio dove gli anticipa la decisione di Garibaldi di affidare le brigate della ex-Divisione Pianciani a lui e che il Bixio riceverà l’ordine di Garibaldi di formare la 18° Divisione. Turr chiede pure a Bixio di mandargli subito il colonnello Teleky e Maxime Du Champ per attaccarli con la divisione Eber che restava con lui. Turr spiega a Bixio che sarebbe partito per Paola, dove si trovavano riunite le brigate dell’ex divisione Pianciani per portarle a Sapri. Turr, nel suo dispaccio a Bixio gli promette che “Io poi appena che ci riuniremo ti darò una brigata continentale per la formazione della tua divisione.”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a p. 489, in proposito scriveva che: “XLVII. II Dittatore, lasciata Soveria, e conducendo seco soltanto le divisioni Cosenz e Türr, le Guide, i Carabinieri e i Bersaglieri, marciava, come si disse , con incredibile celerità alla volta. di Napoli. Egli arrestavasi a Cosenza poche ore, il tempo necessario per dare a quel governo provvisorio ed a’ suoi generali le istruzioni opportune per le future operazioni di amministrazione e di guerra. In quel punto inoltre divise la sua piccola armata, mandando il generale Turr colla sua divisione a Paola con ordine di raccogliervi i volontari provenienti dall’Isola e di portarsi immediatamente co’ suoi nel rada di Policastro od a Sapri. Col rimanente delle forze, seguendo la angusta valle del Crati, ed oltrepassando a sinistra i villaggi di Rende e Montalto ed a destra l’antica e spaziosa foresta di Sila , slanciavasi sul grande stradale di Tarsia e Spezzano.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Bertani eseguì l’ordine e dopo mille peripezie il 29 agosto sbarcava a Tropea e da qui proseguiva con le truppe, d’accordo col Rustow per Pizzo, ove trovò un ordine del Sirtori di avanzare a marce forzate per raggiungere il Quartiere Generale, che da S. Pietro del Tiriolo proseguiva verso Cosenza. Il Bertani si avviò in persona, e a Rotonda raggiunse il Generale che, dice la Mario, lo abbracciò, poi diede ordine al Generale Turr di andare a raggiungere la legione e portarla al più presto sulla via di Lagonegro, ed al Bertani disse (2): “Voi restereco meco, ho bisogno di voi”.”. Maraldi, a p. 99, nella nota (1) postillava: “(1) Pianciani, op. cit.”. Maraldi, a p. 101, nella nota (2) postillava:“(2) J. W. Mario, op. cit., 172, 173, 174.”. Dunque, il Maraldi è tra quelli che scriveva che il Bertani raggiunse Garibaldi a Rotonda (come scrisse il Treveljan) e non a Cosenza. Riprendendo il discorso, però, il Maraldi, scrive che Bertani raggiunse Garibaldi al Tiriolo, contraddicendo ciò che aveva scritto a p. 101. Infatti, Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, nel cap. “Segretario del Dittatore”, a pp. 107-108, in proposito scriveva che: “Ripigliamo il viaggio del Bertani dopo il suo sbarco in Calabria. Raggiunto a Tiriolo il Dittatore, fu, come si è detto, da questi ricevuto a braccia aperte: “Siete la provvidenza, gli disse. La gente della vostra legione sbarcò meco prima in Calabria. Con questi altri andremo a Napoli”. Fu allora che il Bertani abbandonò del tutto l’idea della diversione, ed ubbidendo ai voleri del Duce, lo seguì fedelmente fino a Napoli e divenne poi il suo collaboratore. Gioverebbe trascrivere dal suo vivace, interessante diario, la narrazione che egli fa del percorso da Cosenza, a Spezzano, a Castrovillari, lungo le tappe della trionfale marcia di Garibaldi.”. Dunque, Maraldi scriveva che Agostino Bertani raggiunse Garibaldi a Rotonda ed in seguito a p. 101 scrive che Bertani aveva raggiunto Garibaldi al Tiriolo, in Provincia di Catanzaro e molto distante sia da Paola che da Rotonda e Cosenza. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 171, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: “Intanto Stefano Turr, che era al seguito di Garibaldi, ebbe l’ordine di portarsi a Paola per imbarcare le truppe che erano giunte il giorno prima, dove lo attendeva il generale Guglielmo Rustow delle brigate Milano e Spiazzi con le quali era giunto a Pizzo la sera del 30 agosto, ed era salpato via mare nella notte tra il 30 e il 31 agosto. La mattina del primo settembre Turr giungeva a Paola e, prima di incamminarsi, scriveva a Nino Bixio che lo precedeva: “Le quattro brigate Eberhardt, Puppi, Milano, Spiazzi della dimessa spedizione Pianciani e Bertani sono state attaccate alla mia divisione….Parto oggi stesso per Paola, dove sono arrivate due delle suddette brigate, e farò di tutto per trovare imbarco, e spingermi per il Golfo di Policastro ed ivi sbarcare….”. Del Duca, a p. 171, nella nota (231) postillava: “(231) F. Policicchio, Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro, in Garibaldi e garibaldini di Salerno, cit, pagg. 281-282”. Intanto devo rilevare un errore perchè il Del Duca scrivendo brigata “Spiazzi” sbaglia perchè si trattava della brigata “Spinazzi”, di cui parlerò ampiamente innanzi. Inoltre aggiungo che la lettera o dispaccio del generale Turr che fa pervenire a Bixio, che, come scriveva il Pecorini-Manzoni: “Da Rogliano il generale Turr mandava a Bixio la seguente lettera: “……”.”, dunque, il generale Turr scriveva a Bixio da Rogliano, e, di nuovo, rivevuto l’ordine da Garibaldi a Cosenza, il 31 agosto 1860, prima di partire per Paola, il generale Turr scrive a Bixio la seguente “telegramma” o dispaccio, come scrive la scrittrice Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 451-452 dice che: “Turr, trionfante per il possesso della legione che da un mese desiderava e spiava, telegrafava a Bixio: “Le quattro brigate Eberhard, Puppi, Milano e Spinazzi della dimessa spedizione Bertani e Pianciani sono attaccate alla mia divisione.”. Il testo completo del telegramma a Bixio è riportato da Carlo Pecorini-Manzoni (….), come ho già riportato. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 147-148, in proprosito scriveva che: “Pria di partire da Cosenza, Turr scrisse a Bixio: “Le quattro brigate, Eberhardt, Puppi, Milano, Spinazzi della dimessa spedizione Pianciani e Bertani sono attaccate alla mia divisione. Oggi riceverai l’ordine del Dittatore di formare la 18° Divisione sotto i tuoi ordini. La brigata Eber cogli ungheresi resteranno nella mia divisione, mandami subito, oltre i signori accennati ieri, il colonnello Teleky e Maxime du Camp. Io poi appena che ci riuniremo ti darò una brigata continentale per la formazione della tua divisione. Parto oggi stesso per Paola, dove sono arrivate due delle suddette brigate, e farò di tutto per trovare imbarco, e spingermi per il golfo di Policastro, ed ivi sbarcare. Arrivederci a presto. Cosenza, 31 agosto 1860. Tuo affez. Turr.”. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a p. 338, in proposito era scritto: “Nel 1. settembre arrivò a Paola il general Türr. corpo di Rüstow fu per ordine di Garibaldi unito alla 15. divisione comandata da Türr etc…”.
TURR RICEVE DA GARIBALDI 5000 FRANCHI
Bertani si era recato ad incontrarsi con Garibaldi per avvertirlo che alcune Brigate dell’ex Spedizione Pianciani, da loro due fatte arrivare a Palermo da Cagliari, erano da poco sbarcate e ben fatte riordinare da Rustow a Paola. Bertani portò la lieta notizia a Garibaldi. Garibaldi apprendendo la lieta notizia chiese a Bertani di restare con lui e diede incarico al generale Turr che era presente di recarsi a Paola per portarle a Sapri. Dopo la nomina del generale Turr, arrivando a Paola, secondo un altro testimone di eccezione, il colonello Rustow, portò a Paola 5000 franchi che probabilmente gli erano stati consegnati a Cosenza da Garibaldi stesso che gli aveva assegnato il prestigioso incarico. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 17-18, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Nel pomeriggio del 1° settembre giunse a Paola il generale Turr, il quale mi partecipò come le mie truppe fossero state aggregate al suo corpo. Egli portava seco 5000 franchi e l’ordine d’imbarcarsi per Sapri, dove l’ardito Pisacane nel 1857 fece l’infelice suo tentativo. Sapri è già fuori dalla Calabria e trovasi nel Principato. La sera del 1° settembre, con 1600 uomini componenti la intiera brigata Milano, ed una parte della brigata Parma, c’imbarcammo su 6 vapori, e la mattina del 2 alle 9, entrammo nella baia di Sapri.”. Dunque, Rustow scriveva che il generale Turr, da Cosenza dove si trovava con Garibaldi, a Paola, aveva portato 5000 franchi francesi. La notizia è interessante. Credo che questo danaro gli fu consegnato a Cosenza dai Calabresi che insieme a Donato Morelli (….), nominato Governatore di Cosenza e della Calabria. Rustow scriveva che il generale Turr, aveva portato i 5000 franchi a Paola, ma non ha specificato se questo danaro dovesse arrivare a Sapri o fermarsi a Paola. Tuttavia, il danaro in quei frangenti serviva per ogni cosa. Ad esempio, oltre ai viveri che bisognava apprestare per le truppe sbarcate a Paola, vi erano i vapori o piroscafi da noleggiare per il viaggio fino a Sapri. Bisognava noleggiare i mezzi di trasporto per le truppe che in seguito, da Sapri, dovettero risalire verso il Vallo di Diano e Eboli e Salerno. Il danro fu utilizzato dal generale Turr anche p provvedere ai bisogni degli Ufficiali borbonici che erano in fuga, i cui Superiori, avevano sottoscritto un armistizio o resa con Garibaldi.
TURR PARTE PER PAOLA
Nel 31 agosto 1860, a Cosenza, il generale TURR ricevuto l’ordine da Garibaldi parte spedito per Paola
Il generale Turr, ricevuto l’ordine da Garibaldi di andare a prendere le truppe dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani, scrive al generale Bixio e poi subito parte spedito e si reca a Paola. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a p. 338, in proposito era scritto: “Nel 1. settembre arrivò a Paola il general Türr. corpo di Rüstow fu per ordine di Garibaldi unito alla 15. divisione comandata da Türr etc…”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 253, in proposito scriveva pure che: “A Lagonegro venimmo a sapere quel che era avvenuto al generale Turr dopo che lo avevamo lasciato. Mentre noi lo inseguiamo per la via di terra, egli aveva preso la più rapida via del mare per avvicinarsi a Napoli. Da Cosenza si era recato a Paola, e là, riunite le truppe che quotidianamente arrivavano dalla Sicilia, le aveva imbarcate su sei piroscafi.”. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 451-452 dice che: “Garibaldi, lasciando Stocco pro-dittatore con pieni poteri a Soveria, procedè oltre, e incontrandosi con Bertani lo abbracciò e ribaciò dicendo: “Siete la provvidenza: la gente della vostra legione sbarcò meco perprima in Calabria. Con questi altri andremo a Napoli.”. E a Turr che gli stava alle coste per aver l’agognata legione ordinò di andare a Paola ad imbarcare i quattromila per il golfo di Policastro, oppure prendere la via di terra per trovarsi al più presto sulla via di Lagonegro. E a Bertani: “Volete accompagnare Turr a Paola ?” “Non occorre, generale: tutta la gente è in ordine, Rustow la consegnerà a chi va con ordini vostri”. “Bene”, rispose il generale, “e voi resterete meco, non è vero ? Ho bisogno di voi”. Bertani accettò l’affettuoso invito, e Turr, trionfante per il possesso della legione che da un mese desiderava e spiava, telegrafava a Bixio: “Le quattro brigate Eberhard, Puppi, Milano e Spinazzi della dimessa spedizione Bertani e Pianciani sono attaccate alla mia divisione.”. L’aggettivo ‘dimessa’ suonava trionfo.”. Dunque, la White-Mario (….), dal Diario di Agostino Bertani, scriveva che il generale Turr, che si trovava a Rogliano e che aveva ricevuto l’incarico da Garibaldi: “….trionfante per il possesso della legione che da un mese desiderava e spiava, telegrafava a Bixio: “Le quattro brigate Eberhard, Puppi, Milano e Spinazzi della dimessa spedizione Bertani e Pianciani sono attaccate alla mia divisione.”. L’aggettivo ‘dimessa’ suonava trionfo.”. La White-Mario, a p. 453, dal Diario di Bertani, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi ‘La Guerra d’Italia nel 1860’ e specialmente la ‘Brigata Milano, tradotta da Elisio Porro.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 17-18, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Nel pomeriggio del 1° settembre giunse a Paola il generale Turr, il quale mi partecipò come le mie truppe fossero state aggregate al suo corpo. Egli portava seco 5000 franchi e l’ordine d’imbarcarsi per Sapri, dove l’ardito Pisacane nel 1857 fece l’infelice suo tentativo. Sapri è già fuori dalla Calabria e trovasi nel Principato. La sera del 1° settembre, con 1600 uomini componenti la intiera brigata Milano, ed una parte della brigata Parma, c’imbarcammo su 6 vapori, e la mattina del 2 alle 9, entrammo nella baia di Sapri.”. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzonero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a p. 299, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: “Il 1° settembre arrivò a Paola il generale Turr.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a pp. 194-195, in proposito scriveva che: “Nello stesso tempo, il Turr, partito a briglia sciolta per Paola, etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 147, in proposito scriveva che: “….Cosenza, dove pervenne l’avviso che due brigate della dimessa spedizione Pianciani, le quali fin da quando stavano a Milazzo erano state incorporate alla 15° Divisione, sbarcarono a Paola, onde Garibaldi vi spedì immediatamente Turr etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 147-148, in proprosito scriveva che: “Pria di partire da Cosenza, Turr scrisse a Bixio: “Le quattro brigate, Eberhardt, Puppi, Milano, Spinazzi della dimessa spedizione Pianciani e Bertani sono attaccate alla mia divisione. Oggi riceverai l’ordine del Dittatore di formare la 18° Divisione sotto i tuoi ordini. La brigata Eber cogli ungheresi resteranno nella mia divisione, mandami subito, oltre i signori accennati ieri, il colonnello Teleky e Maxime du Camp. Io poi appena che ci riuniremo ti darò una brigata continentale per la formazione della tua divisione. Parto oggi stesso per Paola, dove sono arrivate due delle suddette brigate, e farò di tutto per trovare imbarco, e spingermi per il golfo di Policastro, ed ivi sbarcare. Arrivederci a presto. Cosenza, 31 agosto 1860. Tuo affez. Turr.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a pp. 194-195, in proposito scriveva che: “Nello stesso tempo, il Turr, partito a briglia sciolta per Paola, etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: “…..Garibaldi, il quale mandò subito il Turr a prendere il comando di quella gente e l’aggrega alla sua Divisione.”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a p. 489, in proposito scriveva che: “XLVII. II Dittatore, lasciata Soveria, e conducendo seco soltanto le divisioni Cosenz e Türr, le Guide, i Carabinieri e i Bersaglieri, marciava, come si disse, con incredibile celerità alla volta. di Napoli. Egli arrestavasi a Cosenza poche ore, il tempo necessario per dare a quel governo provvisorio ed a’ suoi generali le istruzioni opportune per le future operazioni di amministrazione e di guerra. In quel punto inoltre divise la sua piccola armata, mandando il generale Turr colla sua divisione a Paola con ordine di raccogliervi i volontari provenienti dall’Isola e di portarsi immediatamente co’ suoi nel rada di Policastro od a Sapri. Col rimanente delle forze, seguendo la angusta valle del Crati, ed oltrepassando a sinistra i villaggi di Rende e Montalto ed a destra l’antica e spaziosa foresta di Sila , slanciavasi sul grande stradale di Tarsia e Spezzano.”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 492-493 e ssg., in proposito scriveva che: “LIV. – Turr….Secondo gli ordini avuti egli doveva raccogliere le diverse frazioni del corpo spedizionario di Luigi Pianciani, e marciare in appresso con sollecitudine, seguendo la valle del Sale, o la via di Capaccio, sopra Eboli, gettarsi quindi fra le gole del monte Corvino, e di là, disegnando una curva, inoltrarsi dal lato di San Cipriano e San Severino sulle alture della Cava, etc…LV. – La decimaquinta divisione, ingrossata dalle truppe disperse di già appartenenti al corpo di Luigi Pianciani state direttamente trasportate da Palermo a Paola, a Scalea, a Policastro od a Sapri, sfilava con la massima autorità e secretezza e celerità sulla destra dell’esercito regio. A queste forze, già per se considerevoli, si unirono tosto le bande insurrezionali del paese ed i numerosi distaccamenti dei Calabresi che avevano preceduto la marcia dell’armata italiana. Con tutti questi corpi riuniti, il generale Turr, riuscendo a girare, come gli era stato ordinato, l’estrema sinistra dei Regii, avrebbe potuto seriamente compromettere la loro posizione.”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, a p. 581 ed in proposito scriveva che: “Alle 6 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul Brésil giunge nelle acque di Paola, e di ciò che vi faccia ne dà contezza il Giornale di lui così: “Alle 6 (a.m.) giunto a Paola quivi imbarcato…truppa, l’infermiere militare. Ho visto due vapori fra i quali il Duca di Calabria sbarcare casse d’armi e di munizioni e due brigantini mercantili carichi pronti e voleano essere rimorchiati a Salerno. Garibaldi è stato ricevuto a Cosenza con straordinarie feste. Il Generale Thurr ha provveduto allo imbarco degli Uffiziali a Paola ed è poi passato al Pizzo. Il Generale Morelli comanda le masse di Rogliano. Garibaldi pare abbia avuto ordine da Torino d’accellerare la marcia sopra Napoli. In effetti un vapore Sardo l’ho incontrato il dì 4 arrivando a Sapri, che quivi ritornava verso Napoli da dove era venuto la sera precedente” (Il vapore di cui fa cenno il Capitano Garzia e la Dora partita da Napoli il giorno 3 (come ho reso noto a quella data trascrivendo un brano del Giornale particolare di bordo dell’Ammiraglio Persano) per condurre presso il Generale Garibaldi per volere del Conte di Cavour un amico innominato del Generale” e ripartito da Sapri per Napoli la notte del 3 al 4).”. Dunque, il Ludovico Quandel scriveva che “Il Generale Thurr ha provveduto allo imbarco degli Uffiziali a Paola ed è poi passato al Pizzo.”. Ludovico Quandel citava le annotazioni del Capitano di Stato Maggiore Garzia che si era recato a Paola a bordo del vapore Brésil. Garzia annotava sul Giornale di bordo del vapore Brésil che “Il Generale Thurr ha provveduto allo imbarco degli Uffiziali a Paola ed è poi passato al Pizzo.”. Di questa notizia devo però far notare che conferma la venuta a Paola del generale Turr. A Paola, Turr, su ordine di Garibaldi si recherà il giorno 31 agosto 1860 e, come scrive anche il Rustow, si provvide a far salire a bordo di alcuni legni amici, alcuni Ufficiali borbonici che si volevano imbarcare in ritirata e lasciare la Calabria. Garzia, però scrive pure che subito dopo, il generale Turr si reca a Pizzo Calabro mentre come vedremo Turr, insieme a Rustow porterà le truppe ferme a Paola le porterà a Sapri. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 31 agosto, a p. 575 ed in proposito scriveva che: “A Paola già trovansi disbarcati circa 2000 garibaldini.”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, a p. 581 ed in proposito scriveva che: “Alle 6 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul Brésil giunge nelle acque di Paola, e di ciò che vi faccia ne dà contezza il Giornale di lui così: “Alle 6 (a.m.) giunto a Paola quivi imbarcato…truppa, l’infermiere militare. Ho visto due vapori fra i quali il Duca di Calabria sbarcare casse d’armi e di munizioni e due brigantini mercantili carichi pronti e voleano essere rimorchiati a Salerno. Garibaldi è stato ricevuto a Cosenza con straordinarie feste. Il Generale Thurr ha provveduto allo imbarco degli Uffiziali a Paola ed è poi passato al Pizzo. Il Generale Morelli comanda le masse di Rogliano. Garibaldi pare abbia avuto ordine da Torino d’accellerare la marcia sopra Napoli. In effetti un vapore Sardo l’ho incontrato il dì 4 arrivando a Sapri, che quivi ritornava verso Napoli da dove era venuto la sera precedente” (Il vapore di cui fa cenno il Capitano Garzia e la Dora partita da Napoli il giorno 3 (come ho reso noto a quella data trascrivendo un brano del Giornale particolare di bordo dell’Ammiraglio Persano) per condurre presso il Generale Garibaldi per volere del Conte di Cavour un amico innominato del Generale” e ripartito da Sapri per Napoli la notte del 3 al 4).”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 492-493, in proposito scriveva che: “LIII. – Contemporaneamente la decimaquinta divisione imbarcatasi, a norma delle avute istruzioni, nel piccolo porto di Paola, veleggiava con prospero vento alla volta di Sapri. La numerosa flotta napoletana che stazionava in quelle acque avrebbe agevolmente potuto impedire per mare il trasporto delle truppe italiane: ma sia che non amasse impegnarsi in conflitti o la movessero altre considerazioni si accontentava di seguirne e sorvegliarne in distanza i progetti e le mosse. Nell’ uscire dal porto di Paola il generale Türr scorgendosi di fronte ancorate le navi nemiche, dispose i suoi legni quasi fosse deciso ad accettar la battaglia che i Regii parevano offrirgli. Egli fece allineare le sue barche, insufficienti a resistere, in forma di mezza luna ponendovi ai fianchi ed al centro i tre soli vapori di cui disponeva. L’audacia dei volontari nell’apparecchiarsi ad una lotta cotanto ineguale e sopra un elemento che non era il loro proprio, poteva essere unicamente giustificata dall ‘ esito; e questo fu lor favorevole. Tosto i Napoletani levarono l’ancora, non già per avanzarsi e combattere , ma per ritrarsi e fuggire davanti un avversario, cui avevano da più mesi imparato a rispettare e a temere. Dopo quell’unico accidente i volontari poterono felicemente compire il viaggio cui il Generalissimo aveva loro indicato. LIV. Türr approdava a Sapri mentre Garibaldi correva sullo stradale di Lagonegro alla Polla. Secondo gli ordini avuti egli doveva raccogliere le diverse frazioni del corpo spedizionario di Luigi Pianciani, e marciare in appresso con sollecitudine, seguendo la valle del Sale o la via di Capaccio, sopra Eboli, gettarsi quindi fra le gole del monte Corvino, e di là, disegnando una curva, inoltrarsi dal lato di San Cipriano e San Severino sulle alture della Cava, donde potesse al momento opportuno intercettare la strada di Nocera e di Napoli. Con tali manovre Garibaldi mirava a rinnovare a Salerno i fatti di Alta Fiumara e Soveria , ed a prendere prigioniero il Re con tutto l’esercito. Il che sarebbe senza fallo avvenuto qualora Francesco II si fosse ostinato a tenere e difendere la sua posizione. LV. La decimaquinta divisione , ingrossata dalle truppe disperse di già appartenenti al corpo di Luigi Pianciani state direttamente da Palermo trasportate a Paola, a Scaléa, a Policastro od a Sapri, sfilava colla massima secretezza e celerità sulla destra dell’esercito regio. A queste forze, già per sè considerevoli , si unirono tosto le bande insurrezionali del paese ed i numerosi distaccamenti dei Calabresi che avevano preceduto la marcia dell’ armata italiana. Con tutti questi corpi riuniti, il generale Türr, riuscendo a girare, come gli era stato ordinato l’estrema sinistra dei Regii , avrebbe potuto seriamente compromettere la loro posizione.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Il Bertani si avviò in persona, e a Rotonda raggiunse il Generale che, dice la Mario, lo abbracciò, poi diede ordine al Generale Turr di andare a raggiungere la legione e portarla al più presto sulla via di Lagonegro, ed al Bertani disse (2): “Voi restereco meco, ho bisogno di voi”.”. Maraldi, a p. 99, nella nota (1) postillava: “(1) Pianciani, op. cit.”. Maraldi, a p. 101, nella nota (2) postillava:“(2) J. W. Mario, op. cit., 172, 173, 174.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, nel cap. “Segretario del Dittatore”, a pp. 107-108, in proposito scriveva che: “Ripigliamo il viaggio del Bertani dopo il suo sbarco in Calabria. Raggiunto a Tiriolo il Dittatore, fu, come si è detto, da questi ricevuto a braccia aperte: “Siete la provvidenza, gli disse. La gente della vostra legione sbarcò meco prima in Calabria. Con questi altri andremo a Napoli”. Fu allora che il Bertani abbandonò del tutto l’idea della diversione, ed ubbidendo ai voleri del Duce, lo seguì fedelmente fino a Napoli e divenne poi il suo collaboratore. Gioverebbe trascrivere dal suo vivace, interessante diario, la narrazione che egli fa del percorso da Cosenza, a Spezzano, a Castrovillari, lungo le tappe della trionfale marcia di Garibaldi.”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 823, in proposito scriveva che: “La divisione Rustow che trovavasi ancora in Milazzo, il 26 agosto aveva ricevuto l’ordine di marciare verso Torre di Faro per ivi imbarcarsi e muovere alla volta della Calabria. Essa arrivava il 28 a Torre di Faro, e la mattina del 29, le due brigate Milano e Parma s’imbarcarono per dirigersi nel golfo di Sant’Eufemia; la brigata Bologna dovette aspettare sulle coste di Sicilia, perchè i mezzi di trasporto mancavano. Il disbarco non potè aver luogo a Sant’ Eufemia, perchè una fregata napoletana si credeva incrociasse in quelle acque. Le brigale Milano e Parma dovettero disbarcare in Tropea, distante tre giorni di cammino da Soveria-Manelli. La notte stessa partirono; ed il 30 agosto a mezzogiorno erano già riuniti in Monteleone. Di là marciaron sopra Pizzo, dove imbarcaronsi di nuovo per arrivare il di 31 a Paola. Il primo di settembre arrivava a Paola Stefano Türr. Per ordine di Garibaldi il corpo di Rustow veniva riunito alla divisione comandata da Türr; tutta intiera la divisione ebbe ordine d’imbarcarsi immantinente e di salpare alla volta di Sapri per ispingersi rapidamente avanti e per formare l’avanguardia di tutta l’armata rivoluzionaria. La sera di quello stesso giorno ebbe luogo l’imbarco. Erano circa mille e cinquecento uomini; cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma; il resto di questa e tutta la brigata Bologna dovevan fare lo stesso viaggio al più presto possibile . Con quei mille e cinquecento uomini, Türr, la mattina del 2 settembre, disbarcava a Sapri. In questo modo l’avanguardia trovossi quasi di cinque tappe avanti il grosso dell’esercito che marciava da Soveria -Manelli sopra Cosenza per la strada consolare.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, riporta aneddoticamente una sua prsonale controstoria dei fatti accaduti in quegli anni. De Sivo, nel vol. III, nel capitolo XXIII, ci parla della marcia di Garibaldi in Calabria e in Basilicata. De Sivo, a pp. 360-361, in proposito scriveva che: “Questi, fallitogli il rapimento del vascello, tirò in Sardegna a pigliarsi i novemila raccolti dal Bertani. Il Pianciani che li comandava assicura che fossero 8940 in tutto, divise in sei brigate, un battaglione carabinieri, due squadroni di guide, due compagnie di genio, due batterie rigate da campo, e i servigi amministrativi e sanitarii: ogni brigata aver quattro battaglioni, ciascuno quattro compagnie, sicchè se ne potesse accrescere la gente senza alterare i quadri.”. De Sivo, a pp. 361-362, in proposito aggiungeva pure che: “Gli scrittori garibaldini enumerano le milizie così: il Bixio con 4500 presso Taormina e Giardina ; altre dodici migliaia a scaloni sulle coste nord -est ; le divisioni Cosenze Medici e la brigata Eber: presso Messina a Torre di Faro con ottomila ; la brigata Sacchi di 1500 presso Spadafora e il Rustow con 4000 a Melazzo…Da tale enumerazione sembrano i soli contati trentunomila; ma giugnendovi quelli contro la cittadella, i corpi d’artiglieria quelli rimasti a Palermo, e i 2300 del Nicotera, parrebbero da Quarantamila.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 147-148, in proprosito scriveva che: “Pria di partire da Cosenza, Turr scrisse a Bixio: “Le quattro brigate, Eberhardt, Puppi, Milano, Spinazzi della dimessa spedizione Pianciani e Bertani sono attaccate alla mia divisione. Oggi riceverai l’ordine del Dittatore di formare la 18° Divisione sotto i tuoi ordini. La brigata Eber cogli ungheresi resteranno nella mia divisione, mandami subito, oltre i signori accennati ieri, il colonnello Teleky e Maxime du Camp. Io poi appena che ci riuniremo ti darò una brigata continentale per la formazione della tua divisione. Parto oggi stesso per Paola, dove sono arrivate due delle suddette brigate, e farò di tutto per trovare imbarco, e spingermi per il golfo di Policastro, ed ivi sbarcare. Arrivederci a presto. Cosenza, 31 agosto 1860. Tuo affez. Turr.”. Maison Emile, Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861. Il testo è molto interessante in quanto riporta alcune lettere di alcuni volontari della nostra zona. Nell’opera il Maison, a pp. 60-61 e ssg. trascriveva una lettera del 3 settembre 1860 da Paola e scriveva: “Je vois le général Turr. Il est venu de Cosenza ȧ Paola pour presser le départ des troupes qui s’y trouvent. Le patriote hongrois , bien que tout jeune encore , a su , par son courage et son intrépidité, joints à de sérieuses connaissances dans l’art militaire, mériter le grade de général de division. Il a des dehors très-sympathiques et il possède pour le moins autant l’affection detous les volontaires que la confiance de son chef. Garibaldi, m’assure – t -on , avance sur Naples sans rencontrer aucun obstacle. Les Calabrais s’enrôlent en foule sous son drapeau . Tous ces pittoresques Calabrais , avec leur chapeau haut de forme , leur veste de velours, leur culotte courte, leurs sandales et leurs grandes guêtres , leur long fusil sur l’épaule et leur giberne en bandoulière , sont admirables à voir. Ils portent en eux un certain caractère de fierté et de grandeur qui leur sied à merveille ¹ . Et les brigands , me demandera- t- on , puisqu’il s’agit des Calabres , où sont – ils ? que font-ils ? Hélas ! j’ai le regret d’annoncer qu’il n’en existe plus dans cette chère Calabre depuis la proclamation du gouvernement de Victor -Emmanuel . En ma qualité de coureur d’aventures , j’en ai cherché , et mes recherches ont été vaines ; je n’ai rencontré que des gens….”, che tradotto significa: “Vedo il generale Turr. È venuto da Cosenza a Paola per sollecitare la partenza delle truppe. Il patriota ungherese, sebbene ancora molto giovane, si è guadagnato il grado di generale di divisione per il suo coraggio e la sua intrepidezza, uniti alla sua seria conoscenza dell’arte militare. Ha un aspetto molto simpatico e gode almeno tanto dell’affetto di tutti i volontari quanto della fiducia del suo comandante. Garibaldi, mi è stato assicurato, sta avanzando su Napoli senza incontrare alcun ostacolo. I calabresi si stanno arruolando in massa sotto la sua bandiera. Tutti questi pittoreschi calabresi, con i loro cilindri, le loro giacche di velluto, i loro calzoni corti, i loro sandali e le loro ampie ghette, i loro lunghi fucili in spalla e le loro gilet a tracolla, sono ammirevoli da vedere. Portano dentro di sé un certo carattere di orgoglio e grandezza che si addice loro perfettamente. (1) E i briganti, mi si chiederà, visto che stiamo parlando dei calabresi, dove sono? Cosa stanno facendo? Ahimè! Mi dispiace annunciare che non ne sono rimasti in questa cara Calabria dopo la proclamazione del governo di Vittorio Emanuele. Nella mia qualità di messaggero d’avventure, ne ho cercati alcuni, e le mie ricerche sono state vane; ho solo incontrato persone offrendomi ospitalità con la proverbiale generosità degli highlander scozzesi di Scribe. Notai anche, tra le donne, figure magnifiche, veri volti da Madonna; sembravano creati appositamente per ispirare poeti e artisti…..Lascio Paola a mezzogiorno e salgo a bordo del Benvenuto, che è diretto a Napoli, dopo una sosta a Palermo. Due francesi, Félix Piette de Montfoucault e Alcime Cazeaux, sono con me. Per un’ora marciamo in concerto con il Calatafimi. Sta trasportando a Napoli il reggimento napoletano che ho incontrato ieri. La sua banda ci saluta più volte con l’Inno di Garibaldi. La incoraggio con i nostri più fragorosi applausi. Nel frattempo, un gruppo di focene ci delizia con un balletto nautico pieno di affascinante originalità.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 171, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: “Intanto Stefano Turr, che era al seguito di Garibaldi, ebbe l’ordine di portarsi a Paola per imbarcare le truppe che erano giunte il giorno prima, dove lo attendeva il generale Guglielmo Rustow delle brigate Milano e Spiazzi con le quali era giunto a Pizzo la sera del 30 agosto, ed era salpato via mare nella notte tra il 30 e il 31 agosto. La mattina del primo settembre Turr giungeva a Paola e, prima di incamminarsi, scriveva a Nino Bixio che lo precedeva: “Le quattro brigate Eberhardt, Puppi, Milano, Spiazzi della dimessa spedizione Pianciani e Bertani sono state attaccate alla mia divisione….Parto oggi stesso per Paola, dove sono arrivate due delle suddette brigate, e farò di tutto per trovare imbarco, e spingermi per il Golfo di Policastro ed ivi sbarcare….”. Del Duca, a p. 171, nella nota (231) postillava: “(231) F. Policicchio, Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro, in Garibaldi e garibaldini di Salerno, cit, pagg. 281-282”. Intanto devo rilevare un errore perchè il Del Duca scrivendo brigata “Spiazzi” sbaglia perchè si trattava della brigata “Spinazzi”, di cui parlerò ampiamente innanzi.
A LAURIA E A LAGONEGRO
Nel 31 agosto 1860, a Sapri sbarcano tre ufficiali garibaldini, vanno a perlustrare la zona e arrivano a Lauria (Perini)? o a Lagonegro (Du Champ)? dove incontrano nella piazza 3000 soldati borbonici che ivi bivaccavano
Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 489-490, in proposito scriveva che: “XLIX. Da Castrovillari Garibaldi colla solita fretta moveva a Morano e a Rotonda e quindi a Castelluccio ed a Lauria. Quest’ultima città fu interamente distrutta nelle fazioni del 1808 dal generale Manhès che vi fece appiccare l’incendio e fucilare gran parte de’ suoi abitatori. Essa era il centro delle innumerevoli bande che in quel tempo lottavano contro i Francesi per l’indipendenza del loro paese nativo, e per così dire il quartier generale dell’ opposizione a Giocchino Murat e dei maneggi della proscritta fazione borbonica. Lauria, malgrado la murattiana vendetta, risorse ben tosto dalle sue rovine: e crebbe con aspirazioni ed idee liberali ed italiche.”. Perini racconta che Garibaldi arrivò a Castelluccio ed infine a Lauria. Perini racconta delle tristi vicende che interessarono Lauria in epoca Francese, col generale Manhès, nel 1808. Poi, proseguendo il suo racconto, Perini aggiunge e ci parla di un episodio sorto a Lauria. Perini scriveva: “L. Alcuni giorni prima era a Lauria sopravenuto uno strano accidente. Tre ufficiali garibaldini sbarcati in quel turno a Sapri ed inoltrandosi a diporto nell’interno del paese giunsero nelle sue vicinanze ed entrarono temerariamente in città, tuttavia presidiata dai Regii.“. Perini racconta che alcuni giorni prima dell’arrivo di Garibaldi a Lauria (quindi qualche giorno prima del 2 settembre 1860, ovvero il 31 agosto 1860), “Tre ufficiali garibaldini che erano sbarcati in quel turno a Sapri” si erano “inoltrati a diporto nell’interno del paese giunsero nelle sue vicinanze” di Lauria, dove, entranovi trovarono il piccolo paese di Lauria “presidiata dai Regii”, ovvero i tre ufficiali garibaldini trovarono Lauria occupata dalle truppe borboniche, probabilmente del generale Caldarelli. Analizzando meglio le parole del Perini, i tre ufficiali garibaldini sbarcati a Sapri, arrivarono a Lauria, che non è molto distante da Sapri, il 31 agosto 1860. Perini, proseguendo il suo racconto ci dice di ciò che accadde a Lauria. Perini scriveva che i tre ufficiali garibaldini: “L. I tre volontari, penetrati sino in piazza, s’imbatterono in un corpo di tre mila nemici che vi bivaccavano. Senza smarrirsi per questo, e non mostrando nemmeno avvedersi del pericolo in cui erano incorsi, eglino sedettero tranquillamente al caffè e si posero a parlare cogli ufficiali napoletani che venivano a vederli. Dopo qualche parola cortese scambiata da una parte e dall’altra gli ufficiali di Francesco II dichiararono essere eglino pure italiani non avrebbero mai combattuto contro i patriotti. Il nostro dovere, soggiungevano, quello sarebbe d’ impossessarci della vostre persone, e forse ne potremmo sperare una generosa ricompensa dal nostro governo: ma siccome il nostro cuore batte, egualmente che il vostro, alle idee di libertà e di patria, facciamo piena adesione alla causa da voi propugnala e ve lo proviamo lasciandovi liberi. La notte seguente quel corpo munito di cavalleria ed artiglieria volontariamente si sciolse e disperse: tali erano i sentimenti dell’armata in cui Francesco II doveva riporre l’estrema speranza della sua dinastia !”. Lo stesso episodio racconta Du Champ che, però, lo riferisce a Lagonegro e non a Lauria. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a pp. 249-250, in proposito scriveva pure che: “Ad una svolta, sbuca d’improvviso il paese di Lagonegro, erto su una collina, con la via principale così larga da rassomigliare ad un’immensa piazza. Lì, come a Cosenza, non ci è possibile trovare bestie da tiro, e siamo costretti a tenere il postiglione che ci ha portati da Rotonda in poi; povero ragazzo, è pieno di buona volontà, ma ci dimostra che, se non si vuole correre il rischio di vederli cadere sfiniti, i cavalli non possono proseguire. Dappertutto chiediamo notizie; si dice che Garibaldi sia a Sala o ad Eboli e che i regi siano a Salerno. La città è piena di soldati, venuti direttamente da Cosenza o condotti per mare fino a Sapri. Si è sparsa la voce che l’esercito dovrebbe concentrarsi a Lagonegro, ma nessuno può confermarla, e gli stessi capi ci confessano di non aver cicevuto nessun ordine a questo riguardo; si vorrebbe sapere tutto quello che avviene, si vorrebbe marciare avanti; si sente istintivamente che la conclusione è vicina e tutti son presi dalla smania di parteciparvi. Due giorni prima del nostro arrivo, era accaduto a Lagonegro un fatto singolare. Tre ufficiali del nostro esercito, in camicia rossa, e provenienti da Sapri, erano entrati nella città. Vi trovarono 3000 Napoletani, uno squadrone di cavalleria, e due batterie di campagna schierati sulla piazza. Un po’ sorpresi da quello spettacolo del tutto inatteso, i garibaldini non si persero d’animo e se ne andarono tranquillamente a sedere al caffè, restandosene a guardare le truppe regie allineate in bell’ordine. Nessuno diceva loro niente; li guardavano con una certa curiosità, ma senza ostilità. Essi allora si diressero verso i soldati napoletani e si misero a discorrere con loro: – Perché, domandarono i nostri, ve la battete sempre in ritirata e non ci avete conteso il passo ? – Perché prima di essere Napoletani, siamo Italiani e, come voi, vogliamo un’Italia una, e sappiamo che il governo del re Francesco II non è, per così dire, che una succursale della corte di Vienna. Voi credete che manchiamo di coraggio ? Avreste torto; sappiamo bene che nostro dovere sarebbe farvi immediatamente impiccare, ma preferiamo stringervi la mano dicendovi: arrivederci! Etc…”. Inoltre, devo precisare che il racconto di Maxime Du Champ, identico a ciò che Perini scriveva riferendosi al paese di Lauria, il Du Champ, non solo lo riferisce al piccolo borgo di Lagonegro e non a Lauria, ma, Du Champ scriveva che loro si trovavano a Lagonegro il 7 settembre 1860, allorquando di sera arriva loro il dispaccio che Garibaldi è entrato in Napoli. Infatti, Du Champ, a p. 259, in proposito scriveva che: “La notizia dell’ingresso di Garibaldi a Napoli si diffuse rapidamente a Lagonegro, che ben presto illuminata. L’indomani mattina, uno di noi ricevette un dispaccio in cui si annunciava che i forti di Napoli erano ancora in mano ai regi; ….Partimmo senza perdere tempo. Dopo Lagonegro, si direbbe che il paesaggio etc…”. Dunque, siccome il Du Champ si trovava a Lagonegro con la truppa garibaldina diretta dallo Spangaro, la sera del giorno 7 settembre, è desumibile che l’episodio dei tre ufficiali sbarcati a Sapri e arrivati a Lagonegro in perlustrazione, ascrivibile a “Due giorni prima del nostro arrivo, era accaduto a Lagonegro un fatto singolare”, si riferisce al giorno 5 settembre 1860.
A PAOLA
Nel 31 agosto 1860, l’arrivo a Paola e l’imbarco di UFFICIALI BORBONICI dell’armata Regia
Il generale Turr, ricevuto l’ordine da Garibaldi di andare a prendere le truppe dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani,si reca immediatamente a Paola, dove vi erano già alcune truppe e Brigate dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani, ivi fatte sbarcare e raccolte e riordinate dal colonnello Rustow. Queste truppe provenivano dalla Sicilia grazie all’azione congiunta di Agostino Bertani e il colonnello Rustow. Arrivando a Paola, però, il generale Turr, trovò anche molti Ufficiali dell’Armata borbonica che volevano allontanarsi dalla Calabria, e quindi imbarcarsi da Paola per Napoli. La notizia è testimoniata dal Capitano di Stato Maggiore Garzia e riportata da Ludovico Quandel (….) e pure da un testimone di eccezione quale il colonnello Rustow. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, a p. 581 ed in proposito scriveva che: “Alle 6 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul Brésil giunge nelle acque di Paola, e di ciò che vi faccia ne dà contezza il Giornale di lui così: “Alle 6 (a.m.) giunto a Paola quivi imbarcato…truppa, l’infermiere militare. Ho visto due vapori fra i quali il Duca di Calabria sbarcare casse d’armi e di munizioni e due brigantini mercantili carichi pronti e voleano essere rimorchiati a Salerno. Garibaldi è stato ricevuto a Cosenza con straordinarie feste. Il Generale Thurr ha provveduto allo imbarco degli Uffiziali a Paola ed è poi passato al Pizzo. Il Generale Morelli comanda le masse di Rogliano. Garibaldi pare abbia avuto ordine da Torino d’accellerare la marcia sopra Napoli. In effetti un vapore Sardo l’ho incontrato il dì 4 arrivando a Sapri, che quivi ritornava verso Napoli da dove era venuto la sera precedente” (Il vapore di cui fa cenno il Capitano Garzia e la Dora partita da Napoli il giorno 3 (come ho reso noto a quella data trascrivendo un brano del Giornale particolare di bordo dell’Ammiraglio Persano) per condurre presso il Generale Garibaldi per volere del Conte di Cavour un amico innominato del Generale” e ripartito da Sapri per Napoli la notte del 3 al 4).”. Dunque, il Ludovico Quandel scriveva che “Il Generale Thurr ha provveduto allo imbarco degli Uffiziali a Paola ed è poi passato al Pizzo.”. Ludovico Quandel citava le annotazioni del Capitano di Stato Maggiore Garzia che si era recato a Paola a bordo del vapore Brésil. Garzia annotava sul Giornale di bordo del vapore Brésil che “Il Generale Thurr ha provveduto allo imbarco degli Uffiziali a Paola ed è poi passato al Pizzo.”. Ludovico Quandel scriveva che “Il Generale Thurr ha provveduto allo imbarco degli Uffiziali a Paola ed è poi passato al Pizzo.”. Ludovico Quandel citava le annotazioni del Capitano di Stato Maggiore Garzia che si era recato a Paola a bordo del vapore Brésil. Garzia annotava sul Giornale di bordo del vapore Brésil che “Il Generale Thurr ha provveduto allo imbarco degli Uffiziali a Paola ed è poi passato al Pizzo.”. Questa notizia conferma la venuta a Paola del generale Turr.Anche se devo far notare che gli “Ufficiali” che Turr provvedè ad imbarcare non è detto che fossero quelli Regi, ma può essere che Garzia si riferisse agli Ufficiali dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani. A Paola, Turr, su ordine di Garibaldi si recherà il giorno 31 agosto 1860 e, come scrive anche il Rustow, si provvide a far salire a bordo di alcuni legni amici, alcuni Ufficiali borbonici che si volevano imbarcare in ritirata e lasciare la Calabria. Garzia, però scrive pure che subito dopo, il generale Turr si reca a Pizzo Calabro mentre come vedremo Turr, insieme a Rustow porterà le truppe ferme a Paola le porterà a Sapri. Che si riferisse ad Ufficiali borbonici in fuga lo scrive il colonnello Rustow. Intando vi è da dire che il Capitano Garzia, nel suo Giornale di Brordo del vapore “Brésil” scriveva che: “”Alle 6 (a.m.) giunto a Paola quivi imbarcato…truppa, l’infermiere militare. Ho visto due vapori fra i quali il Duca di Calabria sbarcare casse d’armi e di munizioni e due brigantini mercantili carichi pronti e voleano essere rimorchiati a Salerno. Garibaldi è stato ricevuto a Cosenza con straordinarie feste. Etc…”. Come ho già detto, un testimone di eccezione per lo sbarco a Paola delle truppe dell’ex Spedizione Bertani-Piacini è stato il colonnello Rustow. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 17, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Giunse notizia che alla sera Garibaldi avea costretto il general napoletano Ghiò a capitolare con 5000 uomini presso Severia vicino al confine settentrionale della Calabria Ultra. Il mattino seguente arrivarono a Paola molti ufficiali borbonici fuggitivi, i quali cercavano mezzo per imbarcarsi al più presto per Napoli e Salerno, presso la qual ultima piazza, dietro estesi trinceramenti si trovava disposta una forte avanguardia di 12 mila uomini dell’esercito di Francesco II. Da parte mia feci il possibile per soddisfare i desiderj degli ufficiali borbonici; ma presto venni in condizione delle loro lagnanze. Ad essi pareva che il Dittatore non avesse fatto abbastanza accordando loro la libertà di ritirirarsi con armi, cavalli e bagagli.“. Dunque, la notizia citata dal Ludovico-Quandel è stata confermata dal Rustow, che effettivamnte c parla degli Ufficiali borbonici “fuggitivi” che arrivarono a Paola per imbarcarsi sui legni garibaldini. Rustow però non era olui che sovrintendeva all’organizzazione per il trasporto delle truppe, ma il responsabile era il generale Sirtori che in quei giorni ebbe diverse difficoltà a reperire legni suffcienti al trasporto delle rimanenti truppe provenienti dalla Sicilia e a quelle che da Paola dovevano recarsi a Sapri. Perchè da Paola dovessero recarsi a Sapri, non ci è dato di sapere. Nel testo a cura della Commissione Editrice, il suo “La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Carteggio Camillo Cavour etc…”, vol. II (Agosto-Settembre 1860), a p. 191, in proposito è scritto che: “785. A. Depretis a Cavour. Palermo, 31 Agosto (1860). Eccellenza, …Il Cav. Piola mi assicura aver saputo da buona fonte che il Governo Napolitano ha determinato di mandare il materiale della sua Marina militare a Pola, o a Venezia, etc…Le notizie del campo sono sempre ottime: questa stessa mattina un dispaccio del Generale mi avverte che a Paola le truppe Napolitane si resero a discrezione. Mandiamo di qui per imbarcarle. Il sig. Casalis avrà dato al Governo notizia dell’isola. Etc…”. Inoltre, Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 17-18, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Nel pomeriggio del 1° settembre giunse a Paola il generale Turr, il quale mi partecipò come le mie truppe fossero state aggregate al suo corpo. Egli portava seco 5000 franchi e l’ordine d’imbarcarsi per Sapri, dove l’ardito Pisacane nel 1857 fece l’infelice suo tentativo. Sapri è già fuori dalla Calabria e trovasi nel Principato. La sera del 1° settembre, con 1600 uomini componenti la intiera brigata Milano, ed una parte della brigata Parma, c’imbarcammo su 6 vapori, e la mattina del 2 alle 9, entrammo nella baia di Sapri.”. Maison Emile, Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861. Il testo è molto interessante in quanto riporta alcune lettere di alcuni volontari della nostra zona. Nell’opera il Maison, a pp. 60-61 e ssg. trascriveva una lettera del 3 settembre 1860 da Paola e scriveva: “Je vois le général Turr. Il est venu de Cosenza ȧ Paola pour presser le départ des troupes qui s’y trouvent. Le patriote hongrois , bien que tout jeune encore , a su , par son courage et son intrépidité, joints à de sérieuses connaissances dans l’art militaire, mériter le grade de général de division. Il a des dehors très-sympathiques et il possède pour le moins autant l’affection detous les volontaires que la confiance de son chef. Garibaldi, m’assure – t -on , avance sur Naples sans rencontrer aucun obstacle. Les Calabrais s’enrôlent en foule sous son drapeau. Tous ces pittoresques Calabrais , avec leur chapeau haut de forme , leur veste de velours, leur culotte courte, leurs sandales et leurs grandes guêtres, leur long fusil sur l’épaule et leur giberne en bandoulière, sont admirables à voir. Ils portent en eux un certain caractère de fierté et de grandeur qui leur sied à merveille ¹ . Et les brigands , me demandera- t- on , puisqu’il s’agit des Calabres , où sont – ils ? que font-ils ? Hélas ! j’ai le regret d’annoncer qu’il n’en existe plus dans cette chère Calabre depuis la proclamation du gouvernement de Victor -Emmanuel. En ma qualité de coureur d’aventures , j’en ai cherché , et mes recherches ont été vaines ; je n’ai rencontré que des gens….”, che tradotto significa: “Lascio Paola a mezzogiorno e salgo a bordo del Benvenuto, che è diretto a Napoli, dopo una sosta a Palermo. Due francesi, Félix Piette de Montfoucault e Alcime Cazeaux, sono con me. Per un’ora marciamo in concerto con il Calatafimi. Sta trasportando a Napoli il reggimento napoletano che ho incontrato ieri. La sua banda ci saluta più volte con l’Inno di Garibaldi. La incoraggio con i nostri più fragorosi applausi. Nel frattempo, un gruppo di focene ci delizia con un balletto nautico pieno di affascinante originalità.”. Dunque, il soldato Garibaldino che nella lettera del 3 settembre 1860 scrive da Paola, scrive che il giorno prima, il 2 settembre 1860, a Paola, imbarcatosi sul vapore “Benvenuto” insieme ai suoi due amici, “francesi, Félix Piette de Montfoucault e Alcime Cazeaux,…”, vede che il vicino vapore “Calatafimi” portava seco “….a Napoli il reggimento napoletano che ho incontrato ieri. La sua banda ci saluta più volte con l’Inno di Garibaldi. La incoraggio con i nostri più fragorosi applausi.”. Devo però far notare quanto scriveva Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 492-493, in proposito scriveva che: “LIII. – Contemporaneamente la decimaquinta divisione imbarcatasi, a norma delle avute istruzioni, nel piccolo porto di Paola, veleggiava con prospero vento alla volta di Sapri. La numerosa flotta napoletana che stazionava in quelle acque avrebbe agevolmente potuto impedire per mare il trasporto delle truppe italiane: ma sia che non amasse impegnarsi in conflitti o la movessero altre considerazioni si accontentava di seguirne e sorvegliarne in distanza i progetti e le mosse. Nell’ uscire dal porto di Paola il generale Türr scorgendosi di fronte ancorate le navi nemiche, dispose i suoi legni quasi fosse deciso ad accettar la battaglia che i Regii parevano offrirgli. Egli fece allineare le sue barche, insufficienti a resistere, in forma di mezza luna ponendovi ai fianchi ed al centro i tre soli vapori di cui disponeva. L’audacia dei volontari nell’apparecchiarsi ad una lotta cotanto ineguale e sopra un elemento che non era il loro proprio, poteva essere unicamente giustificata dall ‘esito; e questo fu lor favorevole. Tosto i Napoletani levarono l’ancora, non già per avanzarsi e combattere, ma per ritrarsi e fuggire davanti un avversario, cui avevano da più mesi imparato a rispettare e a temere. Dopo quell’unico accidente i volontari poterono felicemente compire il viaggio cui il Generalissimo aveva loro indicato. Etc…”. Emilio Zasio (….), nel suo “Da Marsala al Volturno – Ricordi di E. Z.”, ed. Camicia Rossa, Padova, Tip. Sacchetto, 1961, a pp. 80-81, riferendosi alla Calabria, a Soveria, in proposito scriveva che: “L’avanti era parola costantemente all’ordine, e l’incalzare a bello studio gli avvenimenti favorivaci, mentre incuteva spavento ai regi. – Avevano impressioni di dissolvimento, e giovava marciare a gran giornate affinchè lo scoramente, di mala influenza, perdurasse nelle loro file. Milazzo fu battaglia vigorosa e convinse che forse si poteva progredire anco a Napoli, e caduto quel governo, stabilirvi il nostro. Anche i regi camminavano, speranzosi di arrıvare agli alloggiamenti, ma potente e celere l’inseguimento, arrestarousi a Soveria. Garibaldi saputo del loro numero, di novemila, non temporeggio, raggiuntili su quei monti, occupati i passi superiori mandò, per convenire al loro capo. Era l’intero ex corpo di Clary. Mario ed io, staccati dal drappello avanzato di Nullo, fummo a Soveria parlamentari a Ghio generale, a Clary sostituito. Premessi schiarimenti, alle proposte di resa, perchè attorniato, sorrise, e disse volersi battere. – Nessuno, ripetè, può indurmi a tale estremo, la strada per Napoli è mia, qui v’attendo, e non capisco le pretese vostre. – Soggiunto che Sacchi e Cosenz occupavan già l ‘ escite, non credette, attese istanti, e preferi trattare con Garibaldı S’ avvantaggio di tempo, e distribuironsi di fatto le forze indicate. Il Duce venne ed intimò la resa. – Convinto Ghio di sua condizione, visti i luoghi forti in poter nostro, cedette all’ inesorabile destino. Entrammo ne’ campi nemici, nelle vie di Soveria e cannoni ed armi in fascio in quantità raccogliemmo. – Alpigiani calati dalle native roccie provvidersi di fucili, e rientrarono contenti del – bottino. La milizia tutta inerme, prese direzioni di sua volontà, e divisa in crocchi, chi raggiunse le smarrite insegne, chi i propri lari, chi da un lato, chi dall’altro, in breve scomparve dal villaggio. – Ci rifornimmo di cavalli, consunti i nostri da fatiche e mancati nutrimenti, e quanto eravi, ripartito pei bisogni, attendemmo ai varii servigi. Ignoro come potè la salute durarci in quei di, e chi fu con Garibaldi sa che il lavoro succede costante, senza posa e necessaria quiete al lavoro……A Soveria in quell’incontro unironsi le maggiori forze che se non compatte, poterono nel miglior modo progredire a più interni paesi.“.

(Fig. n….) – Ritratto fotografico di Agostino De Pretis
Nel 1° settembre 1860, la situazione in Sicilia, il governo di DEPRETIS e la questione dell’annessione della Sicilia al Piemonte
Francesco Crispi (….), nel suo “Crispi – Per un antico parlamentare col suo diario della spedizione dei Mille, Roma, ed. Edoardo Perino Tipografo, 1890, a pp. 191-192, in proposito scriveva che: “Depretis giunse il 20 e vide tosto Sirtori e Crispi e partì per Milazzo dove Garibaldi aveva riportato una memoranda vittoria sulle truppe borboniche, comandate dai migliori generali napoletani. Depretis apparentemente aderiva al desiderio espressogli da Garibaldi; di fatto aveva istruzioni di spingere l’annessione immediata della Sicilia al Piemonte e portava in tasca il decreto reale , colla data in bianco , con cui era nominato commissario regio. Egli vide il 22 giugno Garibaldi e gli toccò il tasto dell’annessione, ma il generale rifiutò di entrare in quell’ordine di idee. Quando Garibaldi era partito per Milazzo, Crispi aveva insistito per accompagnarlo, ma il generale gli aveva imposto di restare presso Sirtori, che aveva duopo di lui. Giunto Depretis, Crispi reiterò le istanze, volendo accompagnare il Dittatore per tutta la campagna, ma Garibaldi gli ingiunse ancora di rimanere a Palermo con Depretis, al quale faceva mestieri d’avere un siciliano, colto ed esperto delle facende dello stato a fianco. – Io vi faccio un prezioso regalo disse Garibaldi a Depretis vi lascio un tesoro , sappiate apprezzarlo e valervene : è Crispi. — Crispi però non accettò l’ufficio se non a patto che non si parlasse di annessione della Sicilia, finchè la liberazione di Napoli non fosse compiuta.”. Ai primi di settembre vi è un fortissimo braccio di ferro tra Crispi e il prodittatore Depretis poiché questi capisce che, senza la sicurezza che darebbe l’annessione, possidenti e capitalisti non si prestino a metter fuori denaro, come delucida scrivendone a Garibaldi. Francesco Crispi fu una figura di spicco del Risorgimento. Obiettivo di Crispi era ora l’unità della nazione attraverso il propagarsi dell’insurrezione. Il presidente del Consiglio piemontese Cavour, invece, voleva l’annessione della Sicilia al Regno di Sardegna e impedire che la rivoluzione si propagasse fino a Roma. Ciò perché lo Stato Pontificio era protetto dalla Francia, che era una potenza amica del Piemonte. Così, per controllare e rallentare l’azione di Garibaldi, Cavour spedì in Sicilia Giuseppe La Farina. Non appena arrivato a Palermo, La Farina si impegnò a denigrare Crispi, già in difficoltà per aver esposto le sue idee anticlericali. D’altro canto l’aristocrazia siciliana sperava che, annessa subito al Piemonte, l’isola avrebbe potuto godere di un’autonomia di fatto. Il contrario di quello che auspicava Crispi che vedeva la Sicilia integrata solo in una nazione italiana. In grave difficoltà, quando il 23 giugno 1860 venne organizzata a Palermo un’importante manifestazione contro di lui, Crispi diede le dimissioni, confermandole nonostante il parere contrario di Garibaldi. Quest’ultimo a sua volta ordinò l’espulsione di La Farina dalla Sicilia. Francesco Crispi in quei frangenti era Ministro del governo di Depretis in Sicilia, allorquando i Mille di Garibaldi l’avevano conquistata e tolta ai Borbone. Da Wikipedia leggiamo che nel 1860 Giuseppe Garibaldi, durante l’Impresa dei Mille, liberata la Sicilia, affidò a Depretis il governo dell’isola dietro suggerimento dell’ammiraglio Carlo Pellion di Persano. A metà luglio dello stesso anno Depretis si recò a Palermo per affrettare il plebiscito che avrebbe unito la Sicilia all’Italia, ma non vi riuscì per le resistenze fatte dai collaboratori di Garibaldi: alla metà di settembre rassegnò le dimissioni. Intanto si è deciso di mandare Piola Caselli da Garibaldi, che è in marcia, per chiedergli di far votare per l’annessione. Lo raggiunge all’Osteria del Fortino, come vedremo innanzi. Nel frattempo seguiamo gli avvenimenti cronologicamente. Costanzo Maraldi (….), nel suo “La rivoluzione siciliana del 1860 e l’opera politico-amministrativa di Agostino Depretis”, Roma, Tip. L. Proja, via Emilio Faà di Bruno, 7, 1932, a p. 84 e ssg., in proposito scriveva: “.”….Era necessario dunque togliere il dubbio, determinare il sistema, ma non dovevasi togliere al Generale Garibaldi nè mettere in pericolo, i mezzi per compiere l’impresa da lui gloriosamente incominciata” (171) Quindi il Depretis il 1° settembre scriveva a Garibaldi una lunga lettera in cui, enumerando gli atti della sua amministrazione, dichiarava che le cose avrebbero potuto meglio procedere, se fossero state meno gravi le condizioni delle provincie, ove “ad ogni tratto” era necessario” reprimere il disordine ed impedire le violenze con le colonne mobili e giudizi subitanei; “le imposte” – continuava il Depretis- etc…(172)…”. Maraldi, a p. 84, nella nota (172) postilava: “(172) Lettera di A. Depretis a Garibaldi – 1° settembre 1860 – pubblicata in Colombo, op. cit., pag. 15-18, e in: A. Arzano: “Il dissidio fra Garibaldi e Depretis” 1913, pag. 43-45. Si noti che il Depretis afferma nella sua lettera che tutti i Segretari di Stato, compreso il Crispi, erano pienamente d’accordo nel volere l’anessione; etc…”. Il testo citato da Maraldi è quello di A. Colombo, Contributo alla Storia della Prodittatura di Agostino Depretis in Sicilia nel 1860, ed……, 191…..L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 402, nella nota (1) postillava: “”1) Dal libro di Francesco Crispi, I Mille appare non solo che fu egli il vero organizzatore della gloriosa spedizione, ma prevenne altresì, in quelle contingenze, il Bertani del pericolo della prematura annessione della Sicilia scrivendogli, tre giorni prima, una vivacissima lettera, arditamente interrogante: “La Sicilia è in potere d’un Luogotenente di Cavour (il De Pretis). Si parla oramai d’immediata annessione, e si dà come voluta e comandata da voi. Sarà mai vero ? Ditemelo. E’ vero che fra 15 giorni, per ordine vostro, la Sicilia sarà chiamata a votare sulla sua sorte?.”.”. Le parole di Crispi le riporta anche l’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, nel 1911, a p. 37, nella nota (1) postillava di Crispi: “(1) Dal recente libro di Francesco Crispi, I Mille appare non solo che fu egli il vero organizzatore della gloriosa spedizione, ma prevenne altresì, in quelle contingenze, il Bertani del pericolo della prematura annessione della Sicilia scrivendogli, tre giorni prima, una vivacissima lettera, arditamente interrogante: “La Sicilia è in potere d’un Luogotenente di Cavour (il De Pretis). Si parla oramai d’immediata annessione, e si dà come voluta e comandata da voi. Sarà mai vero ? Ditemelo. E’ vero che fra 15 giorni, per ordine vostro, la Sicilia sarà chiamata a votare sulla sua sorte?.”.”. Devo però precisare che Pesce si riferiva ad una lettera di Bertani che rivolse a Garibaldi mentre Moliterni dice essere una lettera spedita a Garibaldi da Crispi. Paolo Emilio Bilotti (….), che, nel suo “La Spedizione di Sapri – da Genova a Sanza”, ci parla degli eventi a Sapri, a p. 200, nella nota (4) postillava: “(4) La taverna del Fortino…..ivi fu tre anni dopo fortunatamente deciso da Garibaldi, per savio suggerimento di Agostino Bertani, di non consentire alla sollecita annessione della Sicilia al Piemonte, che il prodittatore Depretis, portavoce del conte di Cavour, s’industriava di ottenere a mezzo di Cosenz, di Turr e principalmente del suo fido Piola.“. Francesco Crispi in quei frangenti era Ministro del governo di Depretis in Sicilia, allorquando i Mille di Garibaldi l’avevano conquistata e tolta ai Borbone. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a p. 408 e ssg., in proposito scriveva che: “Cavour convintosi che il partito migliore era, per ora, di seguire il consiglio del Perano, non esita a stender la mano a Garibaldi, scrivendogli direttamente: “Torino, 31 agosto 1860. Signor Generale – Avendo avuto occasione di ragionare a lungo col suo amico capitano Laugier, l’ho incaricato di venire a Lei a darle spiegazione di molti fatti passati, nel vivo desiderio di stabilire fra noi quella completa fiducia che fra noi esisteva due anni sono…”. Questa lettera, non v’ha dubbio, dev’essere costata parecchio all’amor proprio di Cavour e poiché egli tale amor proprio l’ha saputo vincere, merita lode. Ma dopo quel che ha scritto ed ha fatto per crear ostacoli e difficoltà d’ogni sorta a Garibaldi nel suo cammino, è forse illogico supporre che abbia scritto in quel modo solo perché costrettovi dal suo stesso interesse, quando si fu convinto che ogni altra manovra era vana? Quando Garibaldi abbia avuta questa lettera e quale sia stato l’esito della missione Laugier non mi risulta; forse la rapidità degli avvenimenti rese la mossa del Cavour inutile. Certo la “completa fiducia” fra i due fu tutt’altro che ristabilita.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 412-413, in proposito scriveva che: “Per ben comprendere ciò, bisogna sapere che fra Crispi – è egli stesso che ce lo dice – e il Depretis non regna l’accordo migliore. Il Depretis, è stato inviato in Sicilia dal Re e dal Cavour, sia pure a richiesta di Garibaldi, col programma di proclamare al più presto l’annessione dell’Isola. Non che egli sia nel fondo cavouriano fervente, ma – scrive al Crispi l’amico Asproni – si mostra ligio a Cavour etc…Il Crispi etc…Il 30 agosto egli scrive a Garibaldi: “La Sicilia è in potere di un luogotenente di Cavour…etc…”.”. Aristide Arzano (….), nel suo, Il dissidio fra Garibaldi e Depretis sull’annessione della Sicilia, Città di Castello, Tip. Unione Arti Grafiche, 1913, a pp. 9-10, in proposito scriveva che: “Tutto il lavorio di Bertani e di Mazzini per attuare una forte spedizione nell’Umbria fu sempre, a tempo opportuno, avvedutamente devolto ai fini del Governo. Quando parve a Cavour che il Ricasoli tentennasse lo fece chiamare dal Re (30 luglio 1860) e poco dopo (8 agosto) scriveva al marchese Gualterio: “Il Ministero ha impedito questa spedizione e prese efficaci misure perchè altra non si compia”(1).”. Arzano, a p. 10, nella nota (1) postillava: “(1) Chiala, III, 317, IV-CCLXII”. Arzano, continuando il suo rcconto, a p. 10 scriveva che: “Infatti anche la brigata di Castel Pucci, comandata da Nicotera, dovette accontentarsi di far vela, pur essa, per la Sicilia non senza che il Nicotera ed il Sacchi subissero prima un arresto ammonitorio. E di tali fatti danno ragguaglio anche le lettere tratte dall’archivio Lanza che, come inedite, abbiamo creduto riferire integralmente ai n. I, II, III.”. Aristide Arzano (….), nel suo, Il dissidio fra Garibaldi e Depretis sull’annessione della Sicilia, Città di Castello, Tip. Unione Arti Grafiche, 1913, a p. 10 scriveva che: “6. Ciononostante, Agostino Depretis, mandato sul finir di luglio, per desiderio di Garibaldi, prodittatore nell’isola (2), ebbe il preciso incarico dal Re e da Cavour di sollecitare l’annessione; onde, scorso poco più di un mese in una laboriosa opera amministrativa, credette giunto il tempo di chiedere a Garibaldi autorità di proclamare la unione della Sicilia al regno di Vittorio Emanuele, facendola tosto confermare per mezzo di un plebiscito.”. Arzano, a p. 12, in proposito scriveva pure che: “7. Sia comunque, il 1° settembre la lettera al Dittatore (Doc. V) fu inviata. La recò a destinazione il ministro della marina siciliana, Giusepe Piola, che la recapitò personalmente a Garibaldi il 4 settembre, nella località detta Fortino, sulla strada per Lagonegro per Casalnuovo mette a Sala. La scelta del Piola, inviso a molti che pur erano cari a Garibaldi, forse non fu felice (cf. doc. XI). Ad ogni modo, indipendentemente da questa circostanza, Garibaldi, per sè stesso, era così poco avverso alla domanda contenuta nella lettera che di primo getto, dettò al suo segretario Basso la risposta così: “Caro De pretis, fate l’annessione quando volete”. Fu Bertani che lo richiamò a riflettere; le ragioni che egli addusse specie il “Non siete ancora a Napoli” (che doveva intendersi: “Non siete ancora a Roma”) sollevarono nel pensiero di Garibaldi l’immagine dell’Imperatore francese, forse impaziente di nuovi acquisti a dann d’Italia, e fu allora che, mutato consiglio, dettò: “Caro De Pretis. Parmi che Bonaparte possa aspettare alquanti giorni. Sbarazzatevi intanto di mezza dozzina d’inquieti e cominciate dai due C. (2)”(Doc. VI).”. Arzano, a p. 12, nella nota (2) postillava: “(2) Evidentemente Bartolomeo Casalis e Filippo Cordova, amici di Cavour. Circa i riferiti particolari vedasi MARIO, 457. Che Garibaldi fosse disposto all’annessione risulta anche dal D’ANCONA, II, 131, e dal Manacorda, 425. Che Bertani sconsigliasse Garibaldi dal concedere l’annessione è confermato dal Persano (Persano, 217). Questi però soggiunse, che Cavour fidente nei suoi mezzi non si sarebbe preoccupato per questo, ed era nel vero per Cavour, ma non per molti influenti suoi seguaci. Chi biasima Cavour, riguardando come ostile a Garibaldi, quella che era in realtà soltanto azione moderatice, non considera come egli abbia pur sapto resistere a chi o incitava a romperla con Garibaldi e a porlo fuori lege e a disperdere i volontari (Cfr. Tabarrini, V, 159, 161 e ssg.; Chial, V, 31-34): etc…”.
Nel 1° settembre 1860, la situazione in Sicilia, il governo di Depretis e la questione dell’annessione della Sicilia al Piemonte e PIOLA-CASELLI e la lettera di DEPRETIS indirizzata a Garibaldi per chiedergli l’autorizzazione all’annessione della Sicilia al Regno di Vittorio Emanuele II
Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani (….), nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, dove, il Bertani, a p. 73 e ssg., in proposito scriveva che: “Là ci avea altresì raggiunto per altra strada il tenente di vascello della marina sarda signor Piola, innalzato da Garibaldi al maggior grado della marina siciliana. Devoto, come era naturale e doveroso in lui, al governo di Torino e specialmente al suo primo ministro, egli veniva da Palermo inviato dal Depretis a sollecitare presso Garibaldi la pronta annessione della Sicilia, come il La Farina nella sua lettera citata accertava che sarebbe all’epoca da lui avvenuto etc….“. Da Wikipedia leggiamo che Giuseppe Alessandro Piola Caselli (Alessandria, 16 giugno 1824 – Torino, 7 maggio 1910) è stato un ammiraglio italiano. Garibaldi il 14 maggio 1860 era sbarcato a Marsala. Piola si dimette in giugno dalla Marina del Regno di Sardegna per organizzare la futura Marina dittatoriale siciliana di Garibaldi, col grado di capitano di fregata. Con decreto dittatoriale del 13 giugno fu nominato da Garibaldi segretario di stato per la marina siciliana. Costanzo Maraldi (….), nel suo, “La rivoluzione siciliana del 1860 e l’opera politico-amministrativa di Agostino Depretis”, Roma, Tip. L. Proja, via Emilio Faà di Bruno, 7, 1932, a p. 57, in proposito scriveva che: “A ministro della Marina era stato nominato il tenente di vascello Piola-Caselli, già appartenente alla marina Sarda, il quale aveva alle sue dipendenze alcuni ufficiali Sardi e Napoletani. Mentre il “Veloce” (ribattezzato (Tukery” in onore dell’eroico colonnello magiaro, che aveva dato la vita per la causa italiana), predava e catturava le navi borboniche in rotta tra Napoli e la Calabria, il Piola provvedeva ad organizzare la marina mercantile d’accordo con il Depretis e con il Bertani, al quale ultimo, come capo della Cassa Centrale di soccorso, toccava l’incarico di noleggiare, per conto del governo della Sicilia, i piroscafi da adibirsi al trasporto di armi e di volontari (116).”. Maraldi, a p. 57, nella nota (116) postillava: “L’intero plico XII dell’archivio Bertani è dedicato al carteggio Piola-Bertani-Sullioti ed altri armatori e costruttori per il noleggio e l’acquisto dei piroscafi. Vedremo in seguito i metodi sbrigativi del Bertani per il pagamento delle cambiali imposte dai contratti. Si noti che il Piola incontrava diffidenza e avversioni nell’ambiente rivoluzionario dell’esercito garibaldino. Molti lo sospettavano un agente di Cavour collocato al posto di capo della Marina per intralciare i movimenti dell’armata rivoluzionaria. Etc…”. Ida Nazari Micheli (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860 – cronistoria documentata”, Roma, Tipografia Cooperativa Sociale, 1911, nel “Capo IV° – 1 settembre-31 dicembre”, a p. 153 e ssg., in proposito scriveva che: “Avendo Cavour sollecitato il Prodittatore della Sicilia, Depretis a proporre a Garibaldi, ormai nel continente, di venire all’ennessione del l’Isola, il I° di settembre, Depretis, convinto dell’utilità di questo passo e spintovi pure dall’opinione pubblica, scriveva al Dittatore nei seguenti termini: “* “Illustre e carissimo amico – ….Il signor Piola, che vi rimetterà questa lettera, vi dirà le condizioni del paese e vi spiegherà le ragioni dell’atto importante al quale si sarebbe determinato il Governo. Eccovi quanto debbo dirvi sull’uno e sull’altro argomento. Etc…Credetemi qual sarà sempre per la vita il vostro aff. Depretis” (1)”. Nazari, a p. 156, nella nota (1) postillava: “(1) Milano, Cast. Sforz., Museo del Ris. Naz., Arch. Bertani.”. Nel 2017 è apparso un saggio di Biagio Moliterni (…),che scrisse sulla scorta della notizia diffusa dal Policicchio. Moliterni, collaborando con la rivista “I Corsivi” (edizione postuma a quella diretta dall’amico Pier Libero che la Dirigeva), invitato da Angelo Guzzo scriveva due saggi nel 2017, partendo dalla notizia diffusa da Policicchio. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a p. 193, si chiede: “Il 27 agosto Cavour scrisse al Prodittatore per sollecitarlo a prendere la tanto attesa decisione: “(…) Ora che il generale Garibaldi etc…”. De Pretis, cedendo alle pressioni, il 1° settembre si attivò per ottenere la necessaria autorizzazione da Garibaldi, affidando al suo Ministro della Marina, il capitano di vascello, Giuseppe Alessandro Piola Caselli, una lunga lettera per il Generale nella quale si disse convinto che: “(….) è giunta l’epoca in cui bisogna torre via le dubbiezze etc…Io Crispi, Amari, tutti i Segretari di Stato, tutti i patrioti più sicuri siamo pienamente d’accordo (14)”.”. Moliterni, a p. 193, nella nota (14) postillava: “(14) Cf. A. Colombo, Contributo alla Storia della Prodittatura di Agostino Depretis in Sicilia nel 1860, Saluzzo, 1911, pp. 15-18.”. Moliterni, a p. 193, scriveva pure: “E invece Crispi, d’accordo non lo era affatto, e già due giorni prima con chiaro riferimento a Bottero, aveva chiesto chiarimenti a Garibaldi con queste precise parole: “….”. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a p. 194, si sofferma sulla questione dell’annessione Siciliana al Governo Sabaudo, ed in proposito scriveva che: “Ne seguì una forte tensione del governo Siciliano, che restò con il fiato sospeso in attesa del ritorno di Piola Caselli, il quale aveva lasciato Palermo il 1° settembre per andare a conferire con Garibaldi (16).”. Moliterni, a p. 194, nella nota (1) postillava: “(1) Per una più completa esposizione della vicenda cfr. Piola Caselli, “Cronache marinare” di Giuseppe Alessandro Piola Caselli, Aneddoti della Marina Militare Sarda, Garibaldina ed Italiana (1843-1883), a cura di F. Adamoli, 2014, pp. 100-104 etc…”. A questo punto, Moliterni scrive del racconto di Bertani del colloquio incontro avvenuto al Fortino del Cervaro tra Garibaldi e Piola. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 854, in proposito scriveva che: “….a prestar servizio nella nuova flotta, che Garibaldi organizzava. In questa entrarono pure, col grado di tenenti, gli ex alfieri di vascello napoletani, Accinni, Cottrau e Libetta, i quali si erano correttamente dimessi in luglio. Il prodittatore Agostino Depretis, divenuto uomo d’azione, nominò ministro per la marina sicula il Piola Caselli, anch’egli ufficiale della flotta sarda; ma organizzatore effetivo di quella improvvisata marina da guerra fu l’Anguissola. Il Tukery, che contribuì con successo della giornata di Milazzo, ebbe poi l’incarico di catturare le navi regie in rotta fra la sicilia e Napoli, e catturò infatti l’Elba, che da Messina portava uffiziali a Napoli, e il ‘Duca di Calabria’, che veniva da Napoli; e divenne una minaccia per la marina da guerra….Il Persano comunicò il disegno al Depretis, il quale incaricò il Piola stesso dell’impresa: impresa assolutamente pazza, anche se fortunata, perchè il Monarca non era bastimento da poter servire in quelle circostanze, e perchè mezzo disarmato. Il tentativo non riuscì perchè il Tukery sbagliò manovra…..Il Tukery ebbe undici morti e molti feriti; ma, quel che fu più doloroso….Quasi tutti perirono. Erano a bordo del Tukery, in quella notte, che fu dal 13 al 14 agosto, oltre a Piola, etc…“. Nel testo a cura della Commissione Editrice, il suo “La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Carteggio Camillo Cavour etc…”, vol. II (Agosto-Settembre 1860), a p. 191, in proposito è scritto che: “785. A. Depretis a Cavour. Palermo, 31 Agosto (1860). Eccellenza, …Il Cav. Piola mi assicura aver saputo da buona fonte che il Governo Napolitano ha determinato di mandare il materiale della sua Marina militare a Pola, o a Venezia, etc…Le notizie del campo sono sempre ottime: qesta stessa mattina un dispaccio del Generale mi avverte che a Paola le truppe Napolitane si resero a discrezione. Mandiamo di qui per imbarcarle. Il sig. Casalis avrà dato al Governo notizia dell’isola. Etc…”. Riguardo il testo citato dal Moliterni, il testo di Carlo Piola-Caselli (….), “Aneddoti della Marina Militare Sarda Garibaldina ed Italiana (1843-1883)”, ed. 2014, ci parla del testo di Giuseppe Alessandro Piola-Caselli (…), “Cronache marinare”, di cui troviamo un estratto sulla rete a cura di Giulio Adamoli. Infatti, a p. 100 del testo che ritroviamo sulla rete, a cura di Adamoli, in proposito è scritto che: “50. L’ambasciata di Piola Caselli a Garibaldi. Il 1° settembre Crispi annota: “partenza del ministro Piola pel Campo”(616). Tutto dipende dalle decisioni di Garibaldi. Infatti il Capitano Piola, Min. della Mar., lascia Palermo con un messaggio esplicativo di Depretis al Gen. mentre la città rimane in sospeso sul tenore della risposta. Il Prodittatore spera che ottenga il permesso di ottenere nell’isola una votazione immediata giacché, spiega: “senza la sicurezza dell’avvenire che dà l’annessione, i ricchi, i capitalisti, i possidenti, non prestansi ad aiutare col denaro, si può costringerli ma i mezzi non sono sempre sicuri e si compromettono con le potenze estere.” (617). Avendo Depretis scritto questa calda lettera a Garibaldi, pregandolo ad autorizzare il Plebiscito, affermando che ogni ulteriore ritardo sarebbe cagione di danni, etc…”(618)….Crispi venuto a sapere quale sia la missione di questi s’indigna dei maneggi di lui. Il 30 Agosto ha scritto a Garibaldi: “La Sicilia è in potere di un luogotenente di Cavour.. Si parla ormai di immediata annessione e si dà come voluta e comandata da Voi. Sarà mai vero?” (620)….Depretis è ansioso di sentire da Piola se Garibaldi approvi il suo nuovo atteggiamento poichè da questo dipende il successo o il fallimento della sua missione.”. Adamoli, curando il testo, a p. 100, nella nota (616) postillava: “(616) Francesco Crispi, Il Diario dei Mille, Treves, 1910”. Riguardo il testo di Francesco Crispi (….), ed il suo “Crispi e l’impresa dei Mille – Il Diario del 1859 con prefazione di Guido Porzio”, Soc. An. Editrice La Voce, Firenze, ……..Ida Nazari Micheli (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860 – cronistoria documentata”, Roma, Tipografia Cooperativa Sociale, 1911, nel “Capo IV° – 1 settembre-31 dicembre”, a p. 156 e ssg., in proposito scriveva che: “E’ noto notissimo il fatto, che in seguito a questa lettera il Generale Garibaldi, dopo essersi consigliato con Turr e con Cosenz, aveva cominciato a dettare al suo segretario, Basso, in questi termini: “Caro Depretis, fate l’annessione quando volete…” Ma, esclama la Mario, – “sarebbe riuscito senza l’occhio vigile di Bertani” – Bertani e Crispi dovevano per conto di Mazzini, salvare il Dittatore dalle sciocchezze, dagli errori politici, vedi anche il Palamenghi-Crispi, I Mille, p. 342, dove si deplorano i primi errori fatti da Garibaldi a Napoli, che Crispi non giunse in tempo ad impedire; il maggiore, il più deplorato, fu quello naturalmente di aver consegnate le forze navali al Persano! – Povero Garibaldi! ogni volta che dava una manifestazione della sua perfetta lealtà al programma da lui liberamente assunto, i suoi più cari lo disapprovavano e cercavano di mettergli le mani avanti. Qulache volta ci riuscivano, etc…La lettera di adesione fu stracciata (I) e Piola ritornò a Depretis con risposta negativa. Il Depretis non si diede per vinto e rimandò il Piola con la seguente: “Caro ed illustre amico – Palermo 6 sett. 60. – La vostra lettera, che mi fu recata dal cav. Piola mi ha cagionato un vero dolore; etc…”. Nazari, a p. 157, nella nota (I) postillava: “(I) V. Bertani, Ire politiche d’oltre tomba; Mario J.W., Garibaldi, p. 283, ecc..”. Dunque, non ci eravamo accorti che nello riscrivere a Garibaldi da Palermo, il 6 settembre 1860, il Depretis scriveva che il Piola gli aveva consegnato una lettera di risposta a quella sua che gli fu consegnata al Fortino dallo stesso Piola. Denis Mack Smith (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860” (il titolo originale Cavour and Garibaldi nel 1860), ristampato da Einaudi, Torino, nel 1958, nel capitolo “Cavour costringe Depretis a una scelta”, a p. 236, in proposito scriveva che: “Tutto dipendeva dalle decisioni politiche di Garibaldi. Il I° settembre il capitano Piola, ministro della Marina, lasciò Palermo con un messaggio esplicativo di Depretis al generale, mentre Palermo rimaneva in sospeso sul tenore della risposta. Il prodittatore sperava che Piola si sarebbe fatto concedere il permesso di tenere nell’isola una votazione immediata, giacché, spiegò, “senza la sicurezza dell’avvenire che dà l’annessione, i ricchi, i capitalisti, i possidenti non prestansi ad aiutare col denaro, si può costringerli, ma i mezzi non sono sempre sicuri e ci compromettono colle potenze estere”(2). Piola restò via quattro giorni, ma durante la sua assenza la lotta non ebbe tregua.”. Mack Smith, a p. 236, nella nota (2) postillava: “(2) Depretis a Garibaldi, I° settembre 1860 (A. Colombo, op. cit., p. 17.).”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, nel cap. “Segretario del Dittatore”, a pp. 107-108, in proposito scriveva che: “Valga per tutti l’accenno al noto importante episodio del 4 settembre, avvenuto oltre Sapri nella località dove sorgeva l’osteria del Fortino. Qui arrivò il Piola, ministro della Marina Siciliana, inviato dal Depretis, la cui prodittatura in Sicilia attraversava gravi momenti, per chiedere al Dittatore l’autorizzazione a proclamare subito l’annessione dell’Isola al Piemonte.”. Nel testo a cura della Commissione Editrice, il suo “La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Carteggio Camillo Cavour etc…”, vol. II (Agosto-Settembre 1860), a p. 191, in proposito è scritto che: “785. A. Depretis a Cavour. Palermo, 31 Agosto (1860). Eccellenza, …Il Cav. Piola mi assicura aver saputo da buona fonte che il Governo Napolitano ha determinato di mandare il materiale della sua Marina militare a Pola, o a Venezia, etc…Le notizie del campo sono sempre ottime: questa stessa mattina un dispaccio del Generale mi avverte che a Paola le truppe Napolitane si resero a discrezione. Mandiamo di qui per imbarcarle. Il sig. Casalis avrà dato al Governo notizia dell’isola. Etc…”. Giuseppe Guerzoni (….), nel suo “Garibaldi di Giuseppe Guerzoni”, vol. I-II, ed. Barbèra, Firenze, 1882, nel vol. II, in cui a pp. 176-177, in proposito scriveva che: “Il 4 settembre, il comandante Piola, capo della Marina siciliana, raggiunto il generale Garibaldi a Fortino, presso Sapri, gli porgeva una lettera del Depretis, colla quale questi lo sollecitava a decretare il plebiscito dell’Isola. “La scena (scrive il Bertani) (1) accadeva in una povera osteria. Turr e Cosenz, presenti al colloquio, etc…”. Guerzoni, a p. 177, nella nota (1) èposstillava: “(1) Ire politiche d’oltre tomba, di Agostino Bertani, pag. 74.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 149-150, in proprosito scriveva che: “Ivi fu raggiunto il Generale Garibaldi dal comandante della flotta siciliana Piola, mandato espressamente da Depretis Prodittatore a Palermo per sollecitare Garibaldi a decretare l’annessione, senza di che, organizzare la Sicilia era impossibile. Etc….”. Nel 1998, in occasione della redazione dell’“Analisi: Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma e su incarico del Comune di Sapri che redissi per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.), nella mia nota (172) postillavo che: “(172) Infante A., Garibaldi nel Cilento, Torchiara, 1984, pp. 57, 58.”. Sul Fortino di Casaletto ha scritto l’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, che, a pp. 399-400, in propposito scriveva che: “III….narrato diffusamente nel Diario dal medico Agostino Bertani, assieme con la descrizione di quel viaggio avventuroso, che è pregio di trascrivere qui integralmente. “….Giunti, salendo, ad un piccolo gruppo di case che si chiama ‘Fortino’, e si trova sulla strada che da Lagonegro per Casalbuono mette a Sala, vi trovammo alcuni amici politici, inviati dalle provincie vicine, che venivano a dare informazioni ed aiuti al Generale Garibaldi. Là ci aveva raggiunti, per un altra via, il Tenente di Vascello della Marina Sarda Signor Piola, innalzato al maggior grado di comando della Marina Siciliana, il quale veniva da Palermo, inviato dal Depretis, a sollecitare presso Garibaldi la pronta annessione della Sicilia. Etc….(1)”. Pesce, a p. 403, nella nota (1) postillava: “(1) Ire politiche d’oltre tomba, raccolte da Agostino Bertani pag. 71.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 133, in proposito scriveva che: “Arrivano continuamente alla taverna deputazioni delle provincie recando sempre più liete notizie, il Piola capo della marina siciliana di Garibaldi e il generale Turr.”. Sappiamo che Piola Caselli si incontrò con Garibaldi e con il gruppo che lo accompagnava al Fortino del Cervaro. Moliterni, a p. 196, in proposito scriveva pre che: “Bertani riferisce del colloquio con il Ministro della Marina Siciliana avvenne la mattina del 4 settembre nella taverna del Fortino (21).”. La giornalista inglese Jessie White Mario (….), (vedova Mario), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra”, nel cap. XVIII: “Segretario generale del dittatore (Settembre)”, pubblicò e trascrisse l’episodio tratto dal Diario o taccuino del Bertani, ed a p. 456-457-458, in proposito scriveva che: “Giungono deputazioni e amici dalle vicine provincie tutti con buone notizie: giunge il Piola capo della marina siciliana di Garibaldi.”. Paolo Emilio Bilotti (….), che, nel suo “La Spedizione di Sapri – da Genova a Sanza”, ci parla degli eventi a Sapri, a p. 200, nella nota (4) postillava: “(4) La taverna del Fortino va ricordata nella storia del Risorgimento italiano per due avvenimenti importantissimi che vi si verificarono con opposti eventi. Ivi fu tre anni dopo fortunatamente deciso da Garibaldi, per savio suggerimento di Agostino Bertani, di non consentire alla sollecita annessione della Sicilia al Piemonte, che il prodittatore Depretis, portavoce del conte di Cavour, s’industriava di ottenere a mezzo di Cosenz, di Turr e principalmente del suo fido Piola.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 200, in proposito scriveva che: “….Fortino. In quella osteria fu sopraggiunto (4 settembre) dal Piola, un ufficiale della flotta Piemontese, inviatogli dal Depretis, suo Pro-Dittatore in Sicilia, con la missione di persuaderlo a dare il suo consenso all’immediata annessione dell’isola ai domini di Vittorio Emanuele. Il Turr e il Cosenz, ufficiali addetti al servizio di lui, si dettero a sostenere il Piola con ogni ardore, etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 412-413, in proposito scriveva che: “Qui lo raggiunge, inviato del Depretis, il ministro della Marina siciliana Piola. Egli viene a chiedere al Dittatore l’autorizzazione a proclamare subito l’annessione al Piemonte dell’Isola, ove la situazione è tutt’altro che lieta…..Ma questa lettera molto probabilmente non era ancor giunta a Garibaldi quando al Fortino il Piola gliene presentò un’altra del Depretis, nella quale il Prodittatore di Sicilia dipingeva a foschi colori la situazione di Palermo e dell’Isola intera, che invocava l’immediata annessione al Piemonte come rimedio a tutti i suoi mali. A sua volta il Piola – ministro di Garibaldi agli ordini di Cavour – caricò le tinte, e parlò della pubblica sicurezza ridotta a un mito, della situazione finanziaria prossima al fallimento, della disoccupazione generale: di tanti mali insomma che Garibaldi finì col cedere. E qui lascio la parola al Bertani: …etc…Così il Piola tornò a Palermo dal Depretis a mani vuote.”. Ma come si sa, Garibaldi non cedette ed ascoltò i consigli del Bertani. Nicola Montesano (….), nel suo “Casaletto, Terra in Provincia di Principato Citra”, a pp. 109-110, in proposito scriveva che: “Jesse White Mario: “…il Segretario di Stato della marina dittatoriale siciliana, l’alessandrino Giuseppe Alessandro Piola Caselli. Etc…”. Montesano (….), a p. 110, nella nota (151) postillava: “(151) Jesse White Mario, Agostino Bertani e i suoi tempi, Tipografia di G. Barbara, Firenze, 1888, pagg. 498 e 499.”. L’editore non è “G. Barbara”, ma è “G. Barbèra”. Infatti, Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra”, nel cap. XVIII: “Segretario generale del dittatore (Settembre)”, a pp. 456 e ssg., in proposito scriveva che: “….il Piola capo della marina siciliana di Garibaldi. Etc…”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 114-115 e ssg., in proposito scriveva che: “V. Al Fortino….Vi giunsero…il Piola, quest’ultimo ufficiale della flotta piemontese, capo della marina siciliana di Garibaldi, etc…”. Aristide Arzano (….), nel suo, Il dissidio fra Garibaldi e Depretis sull’annessione della Sicilia, Città di Castello, Tip. Unione Arti Grafiche, 1913, a p. 10 scriveva che: “6. Ciononostante, Agostino Depretis, mandato sul finir di luglio, per desiderio di Garibaldi, prodittatore nell’isola (2), ebbe il preciso incarico dal Re e da Cavour di sollecitare l’annessione; onde, scorso poco più di un mese in una laboriosa opera amministrativa, credette giunto il tempo di chiedere a Garibaldi autorità di proclamare la unione della Sicilia al regno di Vittorio Emanuele, facendola tosto confermare per mezzo di un plebiscito.”. Arzano, a p. 12, in proposito scriveva pure che: “7. Sia comunque, il 1° settembre la lettera al Dittatore (Doc. V) fu inviata. La recò a destinazione il ministro della marina siciliana, Giusepe Piola, che la recapitò personalmente a Garibaldi il 4 settembre, nella località detta Fortino, sulla strada per Lagonegro per Casalnuovo mette a Sala. La scelta del Piola, inviso a molti che pur erano cari a Garibaldi, forse non fu felice (cf. doc. XI). Ad ogni modo, indipendentemente da questa circostanza, Garibaldi, per sè stesso, era così poco avverso alla domanda contenuta nella lettera che di primo getto, dettò al suo segretario Basso la risposta così: “Caro De pretis, fate l’annessione quando volete”. Fu Bertani che lo richiamò a riflettere; le ragioni che egli addusse specie il “Non siete ancora a Napoli” (che doveva intendersi: “Non siete ancora a Roma”) sollevarono nel pensiero di Garibaldi l’immagine dell’Imperatore francese, forse impaziente di nuovi acquisti a dann d’Italia, e fu allora che, mutato consiglio, dettò: “Caro De Pretis. Parmi che Bonaparte possa aspettare alquanti giorni. Sbarazzatevi intanto di mezza dozzina d’inquieti e cominciate dai due C. (2)”(Doc. VI).”. Arzano, a p. 12, nella nota (2) postillava: “(2) Evidentemente Bartolomeo Casalis e Filippo Cordova, amici di Cavour. Circa i riferiti particolari vedasi MARIO, 457. Che Garibaldi fosse disposto all’annessione risulta anche dal D’ANCONA, II, 131, e dal Manacorda, 425. Che Bertani sconsigliasse Garibaldi dal concedere l’annessione è confermato dal Persano (Persano, 217). Questi però soggiunse, che Cavour fidente nei suoi mezzi non si sarebbe preoccupato per questo, ed era nel vero per Cavour, ma non per molti influenti suoi seguaci. Chi biaima Cavour, riguardando come ostile a Garibaldi, quella che era in realtà soltanto azione moderatice, non considera come egli abbia pur sapto resistere a chi o incitava a romperla con Garibaldi e a porlo fuori lege e a disperdere i volontari (Cfr. Tabarrini, V, 159, 161 e ssg.; Chial, V, 31-34): etc…”.
Nel 1° settembre 1860, a Palermo, la partenza di Alessandro Giuseppe PIOLA-CASELLI, Ministro della Marina dell’Esercito Meridionale, con l’incarico di incontrare Garibaldi e portargli una lettera di Depretis (Prodittatore della Sicilia) per chiedergli l’autorizzazione all’annessione della Sicilia al Regno di Vittorio Emanuele II

(Fig. n….) – Ritratto fotografico del colonnello Pianciani
Da Wikipedia leggiamo che Giuseppe Alessandro Piola Caselli (Alessandria, 16 giugno 1824 – Torino, 7 maggio 1910) è stato un ammiraglio italiano. Il prodittatore di Sicilia, Depretis si decise di inviarlo ad incontrare Garibaldi che stava risalendo le Calabrie ed ancora non era arrivato a Sapri, Depretis decise di inviargli una sua lettera per avere un consenso alla auspicata annessione della Sicilia al Piemonte. Piola-Caselli, che era già stato nominato da Garibaldi Ministro della Marina dell’Esercito Meridionale, si mise in viaggio per raggiungere Garibaldi sul campo o dove si trovava per consegnargli la missiva del Depretis. Come vedremo innanzi, il 4 settembre 1860 Piola-Caselli consegnò nelle mani di Garibaldi la missiva del Depretis, al Fortino di Casaletto Spartano. Sappiamo del viaggio del Piola-Caselli, inviato dal Depretis per incontrare Garibaldi sul campo, latore della lettera del Depretis che consegnò a Garibaldi al Fortino il 4 settembre 1860 ma non ci sono notizie sul viaggio. E’ molto probabile che sia Piola che l’Augier si siano incontrati a Sapri con il Turr e partiti insieme di buon ora col Turr che li accompagnò verso Garibaldi. Garibaldi gli aveva ordinato di muoversi da Sapri ma gli aveva scritto che sarebbe risalito al Fortino, dove poi tutti si incontrarono. Riguardo il viaggio di ritorno del Piola sappiamo pure che egli arrivò a Palermo il giorno 5 settembre 1860. Dunque, non è difficile che il Piola, si imbarcò di nuovo a Sapri per raggiungere via mare Palermo. Non conosciamo il percorso e la strada che fece Piola per raggiungere Garibaldi al Fortino del Cervaro il giorno 4 settembre ma ci sono motivi per ritenere che Piola raggiunse Sapri venendo da Palermo direttamente su un vascello della marina Sarda che approdò nella baia di Sapri. Forse il giorno 2 settembre egli risalì al Fortino e si spostò da Sapri insieme al generale Turr che su ordine di Garibaldi si allontanò da Sapri e si portò nelle prime ore del mattino del 3 verso Lagonegro. Non conosciamo l’esatto itinerario che fece Piola-Caselli per raggiungere Garibaldi al Fortino. Lo raggiunge all’Osteria del Fortino. L’episodio è conosciuto ma alcuni aspetti, tra cui il tragitto del viaggio intrapreso dal Piola, partendo da Palermo, con la lettera del Depretis non sono stati ancora del tutto indagati. Nel testo a cura della Commissione Editrice, il suo “La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Carteggio Camillo Cavour etc…”, vol. II (Agosto-Settembre 1860), a p. 191, in proposito è scritto che: “785. A. Depretis a Cavour. Palermo, 31 Agosto (1860). Eccellenza, …Il Cav. Piola mi assicura aver saputo da buona fonte che il Governo Napolitano ha determinato di mandare il materiale della sua Marina militare a Pola, o a Venezia, etc…Le notizie del campo sono sempre ottime: qesta stessa mattina un dispaccio del Generale mi avverte che a Paola le truppe Napolitane si resero a discrezione. Mandiamo di qui per imbarcarle. Il sig. Casalis avrà dato al Governo notizia dell’isola. Etc…”. Nel testo a cura della Commissione Editrice, il suo “La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Carteggio Camillo Cavour etc…”, vol. II (Agosto-Settembre 1860), a p. 233, in proposito è scritto che: “838. F. Còrdova a Cavour. Palermo, 4 Settembre 1860. Eccellenza, Sig. Conte Veneratissimo, Oggi si aspetta Piola di ritorno dal campo di Garibaldi, con l’oracolo del dittatore intorno all’annessione. Piola partì da Palermo la sera del mercoledì 29 Agosto, se non erro. Dopo avere più volte ripetuto che la venuta di Bottero aveva forrse guastato le sue pratiche per la pronta annessione, finalmente Depretis ci ha detto che spera nella circostanza di avere proposta l’annessione immediata a Garibaldi un giorno prima dell’arrivo di Bottero; in modo che il Dittatoree non potrà dire che la cosa è comandata da Torino. Etc…”. Dunque, secondo la lettera scritta da Filippo Cordova al Conte di Cavour, il 4 settembre 1860 a Palermo si aspettava l’arrivo di Piola che era stato spedito “al campo di Garibaldi” dal Depretis per portargli una lettera sua dove si chiedeva l’annessione immediata della Sicilia al Regno Piemontese. Il Piola, come si vedrà innanzi, si incontrò con Garibaldi alla Taverna del Fortino presso Casalnuovo e Lagonegro. Ma, non è chiaro il percorso che fece Piola per arrivare al Fortino, o meglio non è stato mai oggetto di studio. Nella sua lettera al Cavour, il Cordova scriveva che “Piola partì da Palermo la sera del mercoledì 29 Agosto, se non erro.”. E’ molto probabile che la data della partenza di Piola, Ministro della Marina dell’Esercito di Garibaldi, partitosi da Palermo sia quella del 1° settembre 1860, come vedremo innanzi. Sappiamo che Piola s’incontrò con Garibaldi al Fortino il 4 settembre 1860. Dunque, dal 29 agosto al 4 settembre 1860, 7 giorni per raggiungere Garibaldi ?. E’ molto probabile che Piola arrivasse a Paola dove incontrò il generale Turr che era ivi stato spedito da Garibaldi per portare i volontari di Bertani a Sapri. I volontari di Bertani si trovavano a Paola il 1° settembre quando, nella notte si imbarcarono con Turr per arrivare a Sapri il 2 settembre 1860. Piola sbarcò a Sapri, insieme a Rustow e a Turr, il giorno 2 settembre 1860 e con Turr, lo stesso giorno si avviò subito ad attendere Garibaldi al Fortino, che arrivò solo il 4 settembre 1860. Nel testo a cura della Commissione Editrice, il suo “La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Carteggio Camillo Cavour etc…”, vol. II (Agosto-Settembre 1860), a p. 199, in proposito è scritto che: “785. A. Depretis a Cavour. Palermo, 31 Agosto (1860). Eccellenza, Dubitando che il Conte Persano, che ne fu avvertito, o il Cav. Piola, che non ho potuto vedere, non gliela abbiano scritta, credo necessario di darle io stesso una notizia che credo importante. Il Cav. Piola mi assicurava aver saputo da buona fonte che il Governo Napolitano ha determinato di mandare il materiale della sua Marina militare a Pola, o a Venezia, etc…”. Dunque, in un dispaccio del 31 agosto 1860 Depretis scrive da Palermo al conte di Cavour, scrive di una notizia importante da dargli e nel farlo scriveva che: “…il Cav. Piola, che non ho potuto vedere”. Dunque, il cav. Piola, era già partito da Palermo, mettendoi in viaggio per raggiungere Garibaldi e consegnargli la lettera del Depretis ?. Un’autorevole testimonianza è Agostino Bertani (….), nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, dove, il Bertani, a p. 73 e ssg., riferendosi al Piola-Caselli, in proposito scriveva che: “….egli veniva da Palermo inviato dal Depretis a sollecitare presso Garibaldi la pronta annessione della Sicilia, come il La Farina nella sua lettera citata accertava che sarebbe all’epoca da lui avvenuto etc….“. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a p. 193, si chiede: “Il 27 agosto Cavour scrisse al Prodittatore per sollecitarlo a prendere la tanto attesa decisione: “(…) Ora che il generale Garibaldi etc…”. De Pretis, cedendo alle pressioni, il 1° settembre si attivò per ottenere la necessaria autorizzazione da Garibaldi, affidando al suo Ministro della Marina, il capitano di vascello, Giuseppe Alessandro Piola Caselli, una lunga lettera per il Generale nella quale si disse convinto che: “(….) è giunta l’epoca in cui bisogna torre via le dubbiezze etc…Io Crispi, Amari, tutti i Segretari di Stato, tutti i patrioti più sicuri siamo pienamente d’accordo (14)”.”. Moliterni, a p. 193, nella nota (14) postillava: “(14) Cf. A. Colombo, Contributo alla Storia della Prodittatura di Agostino Depretis in Sicilia nel 1860, Saluzzo, 1911, pp. 15-18.”. Moliterni, a p. 193, scriveva pure: “E invece Crispi, d’accordo non lo era affatto, e già due giorni prima con chiaro riferimento a Bottero, aveva chiesto chiarimenti a Garibaldi con queste precise parole: “….”. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a p. 194, si sofferma sulla questione dell’annessione Siciliana al Governo Sabaudo, ed in proposito scriveva che: “Ne seguì una forte tensione del governo Siciliano, che restò con il fiato sospeso in attesa del ritorno di Piola Caselli, il quale aveva lasciato Palermo il 1° settembre per andare a conferire con Garibaldi (16).”. Moliterni, a p. 194, nella nota (1) postillava: “(1) Per una più completa esposizione della vicenda cfr. Piola Caselli, “Cronache marinare” di Giuseppe Alessandro Piola Caselli, Aneddoti della Marina Militare Sarda, Garibaldina ed Italiana (1843-1883), a cura di F. Adamoli, 2014, pp. 100-104 etc…”. A questo punto, Moliterni scrive del racconto di Bertani del colloquio incontro avvenuto al Fortino del Cervaro tra Garibaldi e Piola. Riguardo il testo citato dal Moliterni, il testo di Carlo Piola-Caselli (….), “Aneddoti della Marina Militare Sarda Garibaldina ed Italiana (1843-1883)”, ed. 2014, ci parla del testo di Giuseppe Alessandro Piola-Caselli (…), “Cronache marinare”, di cui troviamo un estratto sulla rete a cura di Giulio Adamoli. Infatti, a p. 100 del testo che ritroviamo sulla rete, a cura di Adamoli, in proposito è scritto che: “50. L’ambasciata di Piola Caselli a Garibaldi. Il 1° settembre Crispi annota: “partenza del ministro Piola pel Campo”(616).”. Adamoli, curando il testo, a p. 100, nella nota (616) postillava: “(616) Francesco Crispi, Il Diario dei Mille, Milano, Treves, 1910”. Riguardo il testo di Francesco Crispi (….), ed il suo “Crispi e l’impresa dei Mille – Il Diario del 1859 con prefazione di Guido Porzio”, Soc. An. Editrice La Voce, Firenze, ……..Adamoli, curando il testo, a p. 100, nella nota (617) postillava: “(617) Depretis a Garibaldi, 1° settembre; A. Colombo, p. 17; Smith, ibidem.”. Adamoli, curando il testo, a p. 100, nella nota (618) postillava: “(618) CRISPI, Ibidem; Smith, Ibidem”. Adamoli, curando il testo, a p. 100, nella nota (620) postillava: “(620) Crispi; Agrati, Ibidem”. Sempre Adamoli, a pp. 100-101, in proposito scrive che: “La stessa ansia è di Cordova, il quale, il 4, da Palermo scrive a Cavour: “Eccellenza signor Conte Veneratissimo, Oggi si aspetta Piola dal Campo di Garibaldi, con l’oracolo del Dittatore intorno all’annessione. Piola partì da Palermo la sera del 29 Agosto, se non erro. Etc…” (624). Impetuosamente impegnato nel dirigere l’avanzata su Napoli, il 4 Garibaldi, rimessosi in cammino con tutta la sua gente, con i 1.500 uomini di Bertani e quelli di Stefano Turr, passato il monte Olivella scende a Levante, sino a riprendere la carrozzabile, abbandonato alla Rotonda e sulla quale cammina l’avversario, il gen. Caldarelli, in località dove sorge l’osteria del Fortino (625). Ecco quì Piola raggiungere finalmente l’esercito in marcia.”. Adamoli, a p. 101, nella nota (624) postilla che: “(624) LM, II, 828”. Adamoli, a p. 101, nella nota (625) postilla che: “(625) Agrati; Smith; L. Quandel Vial; etc…”. Ida Nazari Micheli (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860 – cronistoria documentata”, Roma, Tipografia Cooperativa Sociale, 1911, nel “Capo IV° – 1 settembre-31 dicembre”, a p. 153 e ssg., in proposito scriveva che: “Avendo Cavour sollecitato il Prodittatore della Sicilia, Depretis a proporre a Garibaldi, ormai nel continente, di venire all’ennessione del l’Isola, il I° di settembre, Depretis, convinto dell’utilità di questo passo e spintovi pure dall’opinione pubblica, scriveva al Dittatore nei seguenti termini: “* “Illustre e carissimo amico – ….Il signor Piola, che vi rimetterà questa lettera, vi dirà le condizioni del paese e vi spiegherà le ragioni dell’atto importante al quale si sarebbe determinato il Governo. Eccovi quanto debbo dirvi sull’uno e sull’altro argomento. Etc…Credetemi qual sarà sempre per la vita il vostro aff. Depretis” (1)”. Nazari, a p. 156, nella nota (1) postillava: “(1) Milano, Cast. Sforz., Museo del Ris. Naz., Arch. Bertani.”. Ida Nazari Micheli (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860 – cronistoria documentata”, Roma, Tipografia Cooperativa Sociale, 1911, nel “Capo IV° – 1 settembre-31 dicembre”, a p. 153 e ssg., in proposito scriveva che: “Avendo Cavour sollecitato il Prodittatore della Sicilia, Depretis a proporre a Garibaldi, ormai nel continente, di venire all’ennessione del l’Isola, il I° di settembre, Depretis, convinto dell’utilità di questo passo e spintovi pure dall’opinione pubblica, scriveva al Dittatore nei seguenti termini: “* “Illustre e carissimo amico – ….Il signor Piola, che vi rimetterà questa lettera, vi dirà le condizioni del paese e vi spiegherà le ragioni dell’atto importante al quale si sarebbe determinato il Governo. Eccovi quanto debbo dirvi sull’uno e sull’altro argomento. Etc…Credetemi qual sarà sempre per la vita il vostro aff. Depretis” (1)”. Nazari, a p. 156, nella nota (1) postillava: “(1) Milano, Cast. Sforz., Museo del Ris. Naz., Arch. Bertani.”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a pp. 399-400, in propposito scriveva che: “III….narrato diffusamente nel Diario dal medico Agostino Bertani, assieme con la descrizione di quel viaggio avventuroso, che è pregio di trascrivere qui integralmente. “….Là ci aveva raggiunti, per un altra via, il Tenente di Vascello della Marina Sarda Signor Piola, innalzato al maggior grado di comando della Marina Siciliana, il quale veniva da Palermo, inviato dal Depretis, a sollecitare presso Garibaldi la pronta annessione della Sicilia…(1).”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, nel 1911, a p. 33, in proposito scriveva che: “E là, nell’osteria del Fortino -….narrato diffusamente nel Diario dal Medico Agostino Bertani, assieme con la descrizione di quel viaggio avventuroso, che è pregio di trascrivere qui integralmente: “Là ci aveva raggiunti, per altra via, il Tenente di Vascello della Marina Sarda Signor Piola, innalzato al maggior grado di comando nella Marina Siciliana. Devoto, come era naturale e doveroso in lui, al governo di Torino e specialmente al suo primo ministro, egli veniva da Palermo, inviato dal Depretis, a sollecitare presso Garibaldi la pronta annessione della Sicilia.”.”. Denis Mack Smith (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860” (il titolo originale Cavour and Garibaldi nel 1860), ristampato da Einaudi, Torino, nel 1958, nel capitolo “Cavour costringe Depretis a una scelta”, a p. 236, in proposito scriveva che: “Tutto dipendeva dalle decisioni politiche di Garibaldi. Il I° settembre il capitano Piola, ministro della Marina, lasciò Palermo con un messaggio esplicativo di Depretis al generale, mentre Palermo rimaneva in sospeso sul tenore della risposta. Il prodittatore sperava che Piola si sarebbe fatto concedere il permesso di tenere nell’isola una votazione immediata, giacché, spiegò, “senza la sicurezza dell’avvenire che dà l’annessione, i ricchi, i capitalisti, i possidenti non prestansi ad aiutare col denaro, si può costringerli, ma i mezzi non sono sempre sicuri e ci compromettono colle potenze estere”(2). Piola restò via quattro giorni, ma durante la sua assenza la lotta non ebbe tregua.”. Mack Smith, a p. 236, nella nota (2) postillava: “(2) Depretis a Garibaldi, I° settembre 1860 (A. Colombo, op. cit., p. 17.).”. Dunque, Denis Mack Smith, a p. 236, scriveva che: “Il 1° settembre il capitano Piola, ministro della Marina, lasciò Palermo con un messaggio esplicativo di Depretis al generale.”. Costanzo Maraldi (….), nel suo “La rivoluzione siciliana del 1860 e l’opera politico-amministrativa di Agostino Depretis”, Roma, Tip. L. Proja, via Emilio Faà di Bruno, 7, 1932, a p. 84 e ssg., in proposito scriveva: “.”….Era necessario dunque togliere il dubbio, determinare il sistema, ma non dovevasi togliere al Generale Garibaldi nè mettere in pericolo, i mezzi per compiere l’impresa da lui gloriosamente incominciata” (171) Quindi il Depretis il 1° settembre scriveva a Garibaldi una lunga lettera in cui, enumerando gli atti della sua amministrazione, dichiarava che le cose avrebbero potuto meglio procedere, se fossero state meno gravi le condizioni delle provincie, ove “ad ogni tratto” era necessario” reprimere il disordine ed impedire le violenze con le colonne mobili e giudizi subitanei; “le imposte” – continuava il Depretis- etc…(172)…”. Maraldi, a p. 84, nella nota (172) postilava: “(172) Lettera di A. Depretis a Garibaldi – 1° settembre 1860 – pubblicata in Colombo, op. cit., pag. 15-18, e in: A. Arzano: “Il dissidio fra Garibaldi e Depretis” 1913, pag. 43-45. Si noti che il Depretis afferma nella sua lettera che tutti i Segretari di Stato, compreso il Crispi, erano pienamente d’accordo nel volere l’anessione; etc…”. Il testo citato da Maraldi è quello di A. Colombo, Contributo alla Storia della Prodittatura di Agostino Depretis in Sicilia nel 1860, ed……, 191…
Nel 1° settembre 1860, a Paola, in una lettera di un volontario garibaldino della brigata MILANO
Emile Maison (….), nel suo, Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861, riporta alcune lettere di alcuni volontari garibaldini che facevano parte delle truppe che sbarcarono a Sapri. Nell’opera il Maison, a pp. 57-58-59-60 e ssg. trascriveva una lettera del 1° settembre 1860 da Paola e scriveva: “Paola , le 1 septembre. A minuit et demi nous arrivons à Paola, patrie du grand saint François de Paule, l’illustre confesseur du roi Louis XI , de religieuse mémoire . La nuit est splendide . Au lieu de chercher mon logement , je me dirige vers la montagne . Mais , à peine arrivé sur la route qui tourne sur elle – même en mille circuits, je suis soudainement interpellé en italien par le cri de : – (( Qui va là ? » Je réponds dans la même langue : « Ami , soldat de Garibaldi . » – Avancez !J’avance . >> Et alors la sentinelle me demande le signe de convention et le mot d’ordre . Ne connaissant ni l’un ni l’autre , je ne puis satisfaire sa curiosité , et le factionnaire appelle la garde . Quatre hommes et un caporal sortent aussitôt d’une petite maison servant de poste. Mes cinq hommes commencent alors par armer leurs fusils et me mettent en joue; ensuite je reçois l’ordre du caporal d’avancer plus près. Je lui explique en riant que je suis Français, et que le désir de profiter d’une belle nuit m’a engagé à sortir , sans même songer å prendre le moindre renseignement . Pleinement convaincu de la sincérité de mes paroles , le caporal m’invite à partager sa botte de paille et sa dernière ration de vin . Je m’empresse d’accepter. En sortant du poste , à six heures , je croise un régiment napolitain qui a déposé les armes et dont la majeure partie retourne à Naples. Je visite le couvent des franciscains, placé dans une situation ravissante , à l’extrémité du pays. Dans la chapelle , je trouve un docteur français en train de jouer la Marseillaise sur l’orgue. C’est sans doute la première fois que les voûtes de cette chapelle, habituée aux cantiques, résonnent sous des accents révolutionnaires. Quant aux franciscains, ils paraissent de viner les paroles ou du moins leur sens général, car je lis dans leurs yeux ce je ne sais quoi qui, dans toutes langues du monde, s’appelle le patriotisme. En Calabre comme en Sicile , du reste, le bas clergé fait franchement cause commune avec le peuple . Au besoin , il l’aide et l’encourage en lui faisant connaître la vérité . Il est le premier à porter la cocarde tricolore et à crier : « Vive l’Italie une et libre ! vive Garibaldi! vive Victor-Emmanuel ! >>.“, che tradotto significa: “…..“Paola, 1° settembre. A mezzanotte e mezza arriviamo a Paola, patria del grande San Francesco di Paola, illustre confessore del re Luigi XI, di religiosa memoria. La notte è splendida. Invece di cercare alloggio, mi dirigo verso la montagna. Ma, appena arrivato sulla strada che si snoda su se stessa in mille giri, vengo improvvisamente interpellato in italiano dal grido: – “Chi va là?”. Rispondo nella stessa lingua: “Amico, soldato di Garibaldi”. – Avanti! Avanti. >> E allora la sentinella mi chiede il segno di convenzione e la parola d’ordine. Non conoscendo né l’uno né l’altro, non posso soddisfare la sua curiosità, e la sentinella chiama la guardia. Quattro uomini e un caporale escono subito da una casetta che funge da posto di guardia. I miei cinque uomini cominciano allora ad armare i fucili e mi puntano contro; poi ricevo dal caporale l’ordine di avanzare più vicino. Gli spiego ridendo che sono francese, e che il desiderio di godere di una bella notte mi ha spinto ad uscire, senza nemmeno pensare di prendere la minima informazione. Completamente Convinto della sincerità delle mie parole, il caporale mi invita a condividere la sua balla di paglia e la sua ultima razione di vino. Mi affretto ad accettare. Lasciando il posto alle sei, incontro un reggimento napoletano che ha deposto le armi e la cui maggior parte sta tornando a Napoli. Visito il convento francescano, situato in una posizione deliziosa, all’estremità del paese. Nella cappella, trovo un medico francese che suona la Marsigliese all’organo. È senza dubbio la prima volta che le volte di questa cappella, abituate agli inni, risuonano di accenti rivoluzionari. Quanto ai francescani, sembrano intuire le parole o almeno il loro significato generale, perché leggo nei loro occhi quello che non so cosa, in tutte le lingue del mondo, si chiama patriottismo. In Calabria come in Sicilia, del resto, il basso clero fa francamente causa comune con il popolo. Se necessario, lo aiuta e lo incoraggia facendogli conoscere la verità. È il primo a indossare la coccarda tricolore e a gridano: “Viva l’Italia, una e libera! Viva Garibaldi! Viva Vittorio Emanuele!”.
TURR ARRIVA A PAOLA
Nel 1° settembre 1860, a Paola, il generale Turr, partito al mattino da Cosenza arriva e trova già sbarcate due brigate della ex “Divisione Bertani-Pianciani” (la Brigata Milano ed una porzione della Parma), organizzate da Bertani ed al comando di Rustow
Il generale Turr, ricevuto l’ordine da Garibaldi di andare a prendere le truppe dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani, scrive al generale Bixio e poi subito parte spedito e si reca a Paola. Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a p. 338, in proposito era scritto: “Nel 1. settembre arrivò a Paola il general Türr. corpo di Rüstow fu per ordine di Garibaldi unito alla 15. divisione comandata da Türr e dovette quindi, in quanto bastavano i navigli ivi presenti, imbarcarsi tosto per Sapri per guadagnare ancora più tempo, e formar per tal guisa l’avanguardia di tutto l’esercito. Vennero quindi imbarcati nella sera del 1. settembre circa 1500 uomini, cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma; dovendo il resto della brigata Parma seguire il più presto possibile, ed anche quella di Bologna, in quanto lo avessero permesso il numero dei legni disponibili. Türr stesso accompagnò la spedizione, che sbarcò ai 2 settembre di buon’ora a Sapri, precedendo così di cinque marcie il grosso dell’esercito , che si avanzava nella strada consolare da Soveria- Manelli per Cosenza.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 410, in proposito scriveva che: “Era passato il mezzodì, quando, finita la paludosa valle del Crati, giungevano tutti a Tarsia. Di là Garibaldi scriveva al suo Capo di Stato maggiore: “Tarsia, 1° Settembre 1860. Generale Sirtori – In mia assenza voi avete il comando dell’esercito. L’esercito deve marciare su Napoli a marce regolari, avendo riguardo al buon nutrimento dei militi, non stancarli molto, procurare che facciano una buona pulizia, riparare possibilmente i corpi con volontari, lasciare convenevoli depositi, siccome in Reggio, Monteleone, Tiriolo pure a Rogliano (ove lasciai il colonnello Corte), Cosenza, Castrovillari, etc.. con l’oggetto di accrescere di numero gli antichi Battaglioni e crearne di nuovi. Io partirò alla volta di Castrovillari alle 4 pom. d’oggi, e seguito avanti quanto lo comporteranno le circostanze. Il generale Turr marciò da Cosenza per Paola per guidare la gente di Bertani verso Sapri, ove troverà altri miei ordini. Etc…Vostro Garibaldi.”.”. Dunque, già da Tarsia, il 1° settembre, Garibaldi scriveva al generale Sirtori, che era in viaggio col suo Stato Maggiore e lo avvertiva che il generale Turr andava a Paola a prendere lagente del Berani. Inoltre, Agrati scriveva che: “Il generale Turr marciò da Cosenza per Paola per guidare la gente di Bertani verso Sapri, ove troverà altri miei ordini. Etc…Vostro Garibaldi.”.”. Dunque, Turr, da Cosenza lasciò il gruppetto che viaggiava con Garibaldi e si diresse immediatamente a Paola. Dunque, Agrati scrive che Garibaldi, il 1° settembre scrivendo da Tarsia al generale Sirtori lo avvisa dei suoi ordini e lo avvisa che, il generale Turr, su suo comando marciò da Cosenza per Paola dove, al suo arrivo, doveva raccogliere la ex-Divisione Bertani-Pianciani che, ivi erano state raccolte dal Bertani. Dice pure che il generale Turr, doveva portare “la gente di Bertani verso Sapri.”. Infatti, Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 253, in proposito scriveva pure che: “A Lagonegro venimmo a sapere quel che era avvenuto al generale Turr dopo che lo avevamo lasciato. Mentre noi lo inseguiamo per la via di terra, egli aveva preso la più rapida via del mare per avvicinarsi a Napoli. Da Cosenza si era recato a Paola, e là, riunite le truppe che quotidianamente arrivavano dalla Sicilia, le aveva imbarcate su sei piroscafi.”. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 451-452 dice che: “Garibaldi, lasciando Stocco pro-dittatore con pieni poteri a Soveria, procedè oltre, e incontrandosi con Bertani lo abbracciò e ribaciò dicendo: “Siete la provvidenza: la gente della vostra legione sbarcò meco perprima in Calabria. Con questi altri andremo a Napoli.”. E a Turr che gli stava alle coste per aver l’agognata legione ordinò di andare a Paola ad imbarcare i quattromila per il golfo di Policastro, oppure prendere la via di terra per trovarsi al più presto sulla via di Lagonegro. E a Bertani: “Volete accompagnare Turr a Paola ?” “Non occorre, generale: tutta la gente è in ordine, Rustow la consegnerà a chi va con ordini vostri”. “Bene”, rispose il generale, “e voi resterete meco, non è vero ? Ho bisogno di voi”. Bertani accettò l’affettuoso invito, e Turr, trionfante per il possesso della legione che da un mese desiderava e spiava, telegrafava a Bixio: “Le quattro brigate Eberhard, Puppi, Milano e Spinazzi della dimessa spedizione Bertani e Pianciani sono attaccate alla mia divisione.”. L’aggettivo ‘dimessa’ suonava trionfo.”. Dunque, la White-Mario (….), dal Diario di Agostino Bertani, scriveva che il generale Turr, che si trovava a Rogliano e che aveva ricevuto l’incarico da Garibaldi: “….trionfante per il possesso della legione che da un mese desiderava e spiava, telegrafava a Bixio: “Le quattro brigate Eberhard, Puppi, Milano e Spinazzi della dimessa spedizione Bertani e Pianciani sono attaccate alla mia divisione.”. L’aggettivo ‘dimessa’ suonava trionfo.”. La White-Mario, a p. 453, dal Diario di Bertani, nella nota (1) postillava: “(1) Vedi ‘La Guerra d’Italia nel 1860’ e specialmente la ‘Brigata Milano, tradotta da Elisio Porro.”. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Il generale Turr, ricevuto l’ordine da Garibaldi di andare a prendere le truppe dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani, scrive al generale Bixio e poi subito parte spedito e si reca a Paola. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a pp. 194-195, in proposito scriveva che: “…Bertani che lo aveva raggiunto venendo da Paola, città del litorale. Era andato ad annunciargli che i 1500 uomini della ben equipaggiata spedizione da lui organizzata per invadere lo Stato Pontificio e fatta divergere poi da Cavour e da Garibaldi stesso sulla Sicilia e il mezzogiorno erano arrivati a Paola per via di mare (2). Apprendendo la presenza di quei 1500 uomini e delle loro imbarcazioni, Garibaldi inviò il Turr ad assumere il comando e condurli a Sapri per via di mare. Per tal modo le forze raccolte da Bertani a servizio partito estremo mazziniano cadevano sotto il governo del Turr, il più cavouriano degli ufficiali garibaldini. Il Bertani, ingoiando in silenzio l’amaro disinganno, s’attaccò alla persona del Dittatore e non appena ebbe scorso qualche giorno di viaggio al suo fianco ricominciò ad esercitare su lui l’ascedente che negli ultimi tempi sembrava avere perduto. Nello stesso tempo, il Turr, partito a briglia sciolta per Paola, assumeva il comando delle truppe e le metteva in mare, sbarcandole a Sapri, il 2 settembre, ventiquattr’ore avanti l’arrivo di Garibaldi in questo stesso posto. Così quei 1500 uomini della retroguardia diventavano l’avanguardia nella marcia su Napoli, grazie alla fortunata circostanza che li aveva forniti i mezzi di trasporto per mare, mentre gli altri dovevano avanzarsi per terra.”. Treveljan, a p. 194, nella nota (2) postillava: “(2) V. addietro, pagg. 152-155. Avevan lasciato la Sicilia e toccato il continente a Tropea, marciando di là a Pizzo per poi riprender il mare fino a Paola. Rustow, Brig. Milano, 11-16; Rustow, 299.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 198, parlando di Garibaldi a Rotonda, in proposito scriveva che: “A Sapri troverebbe i 1500 del Turr, arrivati allora da Paola e conducendoli con una marcia fino a Lagonegro, potrebbe occupare in forza la linea di ritirata del Caldarelli e aprire con lui negoziati in condizioni più favorevoli.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 17-18, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Ad essi pareva che il Dittatore non avesse fatto abbastanza accordando loro la libertà di ritirirarsi con armi, cavalli e bagagli. Aspettava che il Dittatore movesse da Severia, per penetrare più all’interno del paese, verso Cosenza, per operare la mia congiunzione col corpo principale dell’esercito; infrattanto ci veniva apprestato un onore che per le nostre giovani truppe, ancor prive d’ogni esperienza, non era d’attendersi: furono destinate all’avanguardia dell’esercito; i risultati dimostrarono che il Dittatore non s’era ingannato. Nel pomeriggio del 1° settembre giunse a Paola il generale Turr, il quale mi partecipò come le mie truppe fossero state aggregate al suo corpo. Egli portava seco 5000 franchi e l’ordine d’imbarcarsi per Sapri, dove l’ardito Pisacane nel 1857 fece l’infelice suo tentativo. Sapri è già fuori dalla Calabria e trovasi nel Principato. La sera del 1° settembre, con 1600 uomini componenti la intiera brigata Milano, ed una parte della brigata Parma, c’imbarcammo su 6 vapori, e la mattina del 2 alle 9, entrammo nella baia di Sapri. Etc…“. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 13, in proposito scriveva che: “Giunto qui in rada, ordinai al colonnello Gandini, comandante della brigata Milano, etc…”. Dunque Rustow scriveva che il colonnello Gandini era comandante della Brigata Milano. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 148, in proprosito scriveva che: “Giunto a Paola il generale Turr trovò Rustow con le brigate Milano e Spinazzi; diede l’ordine onde provvedere a tutto l’occorrente per mandare ad effetto il più presto possibile la partenza da quella spiaggia, etc…“. Maxime Du Camp (….), racconterà quegli avvenimenti nel suo “Expedition des Deux-Siciles”. Infatti, Maxime Du Camp (….), nel suo “Expedition des Deux-Siciles”, a pp. 228-229, in proposito scriveva che: “Ce fut à Lagonegro que nous apprimes ce que le general Turr etait devenu depuis que nous l’avions quitté. Pendant que nous le poursuivions par la route de terre, il avait prise la voie plus rapide de la mer pour se rapprocher de Naples. De Cosenza, il s’etait rendu à Paola, et là, ayant reunì toutes les troupes qui arrivaient journellement sur la cote de Sicile, il les avait embarquees su six bateaux à vapeur. Au moment où il allait quitter le port, une fregate napolitaine s’etait montrée. Etc…De Paola Turr débarqua à Sapri, y rassembla l’ancienne division Pianciani, marcha de facon à pouvoir au besoin, passant entre Salerne et Eboli, se jeter sur le montagnes de la Cava, etc…” che tradotto significa: “Fu a Lagonegro che apprendemmo cosa ne era stato del generale Turr da quando lo avevamo lasciato. Mentre lo inseguivamo via terra, aveva preso la via marittima più veloce per avvicinarsi a Napoli. Da Cosenza si recò a Paola, e là, radunate tutte le truppe che quotidianamente giungevano sulle coste della Sicilia, le imbarcò su sei piroscafi. Proprio mentre stava per lasciare il porto, arrivò una fregata napoletana. Ecc…Da Paola Turr sbarcò a Sapri, vi radunò la vecchia divisione Pianciani, marciò in modo da poter, se necessario, passando tra Salerno ed Eboli, gettarsi sui monti di Cava, etc…”. Il generale Wilhelm (Guglielmo) Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, ( prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “Nel 1° Settembre arrivò a Paola il generale Turr. Il corpo di Rustow fu per ordine di Garibaldi unito alle ore 15. divisione comandata da Turr e dovette quindi, in quanto bastavano i navigli presenti, imbarcarsi tosto per Sapri per guadagnare ancora più tempo, e formar per tal guisa l’avanguardia di tutto l’esercito. Vennero quindi imbarcati nella sera del 1. Settembre circa 1500 uomini, cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma; dovendo il resto della brigata Parma seguire il più presto possibile, ed anche quella di Bologna, in quanto lo avesero permesso il numero dei legni disponibili. Turr stesso accompagnò la spedizione, che sbarcò ai 2. settembre di buon ora a Sapri, precedendo così di cinque marcie il grosso dell’esercito, che si avanzava nella strada consolare da Soveria-Manelli per Cosenza.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 165, in proposito è scritto: “…il 30 agosto…nello stesso giorno la brigata Puppi saliva essa pure da Scilla a Monteleone e Garibaldi in vettura raggiungeva Rogliano per passare in rivista altre bande di nuova formazione organizzate da Donato Morelli. Dopo di che, continuava da Cosenza per unirsi quivi col Turr, il quale, raccolte le truppe dell’ex colonna Pianciani doveva condurle per mare a Policastro.”. Qui rileviamo l’errore perchè Turr doveva condurre le truppe dei volontari da Paola al golfo di Policastro, anzi precisamente a Sapri, dove sbarcherà con Rustow il giorno 2 settembre. Cesari, a p. 172, in proposito scriveva pure che: “Il concentramento di queste forze a Sapri si era potuto effettuare in gran parte, come si è detto, per merito del Turr, il quale spostando rapidamente le sue unità, le aveva portate successivamente in aiuto a Garibaldi nelle varie operazioni di terraferma, e, valendosi di trasporti marittimi le aveva progressivamente sbarcate nei punti più importanti ed avanzati della costa tirrenica. Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli. Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano alla loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione. Nello stesso tempo procedevano direttamente per Napoli, dopo aver preso imbarco a Paola, le altre due brigate di Eber e di Corrao. In grazia di questi movimenti, Garibaldi, nella sua avanzata da Cosenza in poi, veniva ad accrescere successivamente le sue forze con gli aiuti che gli venivano dal mare, fortunatamente indisturbati per l’astensione, di cui più volte si è fatto cenno, della marina borbonica.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 132, in proposito scriveva che: “Su la spiaggia di Sapri accampava una schiera di volontari delle brigate Milano e Spinazzi, appartenenti alla Divisione Turr, sbarcate ivi all’alba del 2 settembre (1).”. Mazziotti, a p. 132, nella nota (1) postillava: “(1) Turr aveva fatte sbarcare le truppe, reduci dalla Sicilia a Paola. Sbarcò a Sapri, riunì l’antica divisione Pianciani, marciò in modo di poter al bisogno passare tra Salerno ed Eboli, gettarsi su le montagne di Cava, attaccare i regi alle spalle e tagliare loro la via a Napoli se li avessero attesi a Salerno – Du Camp. – Expedition de deux Siciles, pag. 226.”. George Macaulay Treveljan (….), nel suo “Garibaldi and the making of Italy”, nel 1911, che ci parla dei mesi successivi allo sbarco in Calabria. Treveljan, nel capitolo “The march throug Calabria”, a p. 156, a p. 153, in proposito scriveva che: “Meanwile Turr rode down from Cosenza to Paola, took command of the troops collecter there and carried team by sea to Sapri, where they arrived on September 2, twenty-for hours fefore Garibaldi himself. In this way these 1500 men from the rear became the vanguard of the advance on Naples, owing to their good fortune in finding transport while the others had to march by land (2).”, che tradotto è: “Intanto Turr scese da Cosenza a Paola, prese il comando delle truppe che vi erano radunate e trasportò la squadra via mare a Sapri, dove giunse il 2 settembre, ventiquattr’ore prima dello stesso Garibaldi. In questo modo questi 1500 uomini della retroguardia divennero l’avanguardia dell’avanzata su Napoli, grazie alla loro fortuna nel trovare un mezzo di trasporto mentre gli altri dovettero marciare via terra (2).”. Treveljan, a p. 153, nella nota (2) postillava: “(2) Rustow, 299-300. Rustow’s Brig. Milano, 11-18. Turr’s Div. 147-149. Forbes, 206. Bertani, ii, 179-184 (on pag. 179, line 23, read Cosenza for Rotonda). Peard MS. Journal. Turr who had been invalided from Sicily (see p. 66 above) had recently returned more or less cured from Aix-la-Capelle.” che significa: “(2) Rustow, 299-300. Brig. Milano di Rustow, 11-18. Div. 147-149 di Turr. Forbes, 206. Bertani, ii, 179-184 (a pag. 179, riga 23, leggi Cosenza per Rotonda). Peard MS. Journal. Turr che era stato invalido dalla Sicilia (vedi pag. 66 sopra) era tornato di recente più o meno guarito da Aquisgrana.”. Treveljan citava i tre testi di Rustow (uno è quello tradotto da Eliseo Porro, sulla Brigata Milano e l’altro sulla divisione Turr). Treveljan cita il Bertani, i due testi del Bertani (uno su Whait Mario). Treveljan, nel capitolo “The march throug Calabria”, a p. 156 e ssg., nel capitolo “In the bay of Sapri”, a p. 157, in proposito scriveva che: “Here also the Dictator found Turs’s, troops, who ad sailed in the day before from Paola (2). Etc…“, che tradotto significa: “Anche qui il Dittatore trovò le truppe di Turr, salpate il giorno prima da Paola (2).”. Treveljan, a p. 157, nella nota (2) postillava: “(2) La Cava, p. 702. Bertani, ii. 184-185. Ire Politiche, 71-72. Racioppi, 200. Maison, 63-64. Rustow’s Brig. Mil. 18-19. Turr’s Div. 149.”. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 908, in proposito scriveva che: “Passò la notte seguente a Cosenza, e ne ripartì il primo settembre, accompagnato da non più di trenta persone, fra ufficiali e guide. Ricordo con certezza Enrico Cosenz, che non lasciò più sino a Napoli; Turr, Corte, Caldesi, Avezzana, Musolino, Nullo, Mordini, Missori, Serafini, e due giornalisti, che erano anche volontari: Carlo Arrivabene e Antonino Gallenga, corrispondenti di giornali inglesi. Attraversando il resto della Calabria, sino al primo paese di Basilicata, che fu Rotonda, Garibaldi trovò la rivoluzione compiuta quasi dappertutto. Fra i molti scrittori, i quali, più o meno confusamente, descrissero quella marcia, vanno eccettuati Giacomo Racioppi e Michele Lacava, le cui narrazioni sono abbastanza precise e documentate. Da Rotonda, dove giunse il 2 settembre, Garibaldi scese alla marina di Scalea, dove s’imbarcò. Arrivò la sera del 3 a Sapri d’overa approdata, il giorno innanzi, la divisione di Rustow e Pianciani, la quale, ultima arrivata, divenne l’avanguardia dell’esercito garibaldino.”. Dunque, il De Cesare scriveva che Garibaldi partendosi da Cosenza, e portandosi verso Rotonda in Basilicata, era accompagnato da un gruppo di una trentina di fidati collaboratori tra i quali vi erano: Enrico COSENZ che era stato nominato generale e che non lo lasciò mai fino a Napoli; il generale TURR, CORTE, CALDESI, AVEZZANA, MUSOLINO, NULLO, MORDINI, MISSORI, SERAFINI, e due giornalisti, che erano stati volontari: Carlo ARRIVABENE e Antonino GALLENGA. corrispondenti di giornali inglesi. Ma non tutti accompagnarono in seguito Garibaldi a Sapri, che il 3 settembre, alla marina di Castrocucco s’imbarcò per Sapri. Vedremo in seguito che TURR non resterà con Garibaldi e col suo seguito ma andrà a Paola. Vedremo in seguito che arrivati a Rotonda, Nullo sarà inviato verso il generale Caldarelli a Lagonegro per fargli trattare la resa. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Russo Luigi, Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a p. 281, in proposito scriveva che: “Intanto Stefano Turr, che era al seguito di Garibaldi, ebbe l’ordine di portarsi a Paola per imbarcare le truppe giunte il giorno prima. Vi giunse la mattina del primo settembre e, prima di mettersi in marcia, a Bixio che lo precedeva, scrisse: “…….”.”. Quì il Policicchio riporta due testi: il primo è quello della nota (25), a p. 281 dove postillava: “(25) C. Pecorini-Manzoni, Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli, F.lli Bocca, Firenze, 1876, p. 148.”. L’altro testo è quello della nota (26) a p. 282, dove postillava: “(26) E. Porro, La brigata Milano nella campagna dell’Italia meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow, Salvi, Milano, 1861, pp. 17-18”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro”, ed. Gutemberg, a p. 51, in proposito scriveva che: “Giunse a Paola la mattina del primo settembre, imbarcò le truppe e alla sera salpò verso i nostri lidi. “Egli portava seco 5000 franchi e l’ordine d’imbarcarsi per Sapri, dove l’ardito Pisacane nel 1857 fece l’infelice tentativo etc…(8)…”. “. Policicchio, a p. 51, nella nota (8) postillava del racconto di Rustow: “(8) E. Porro, La brigata Milano nella campagna dell’Italia meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow, Salvi, Milano, 1861, p. 17.”. Devo però doverosamente fare la precisazione che, Policicchio, oltre a saltare tutto ciò che vi è di scritto su Sapri nei racconti di Bertani, di Rustow ecc…, egli scrive che il generale Turr, una volta rimessi in ordine le truppe garibaldine presenti a Paola: “…alla sera salpò verso i nostri lidi.”. Mi chiedo quali fossero i suoi lidi se non quello di Sapri. Turr, insieme a Rustow e le altre brigate garibaldine con cui salpò da Paola sbarcò a Sapri e non in altri lidi generici. Infatti, Rustow ne spiega i motivi. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a p. 195, si chiede: “….sappiamo che il Dittatore era in Calabria etc…Fu proprio questo generale ungherese in una sorta di avvicendamento con il patriota lombardo, ad essere inviato da Garibaldi a Paola, da dove s’imbarcò nella serata del 1° settembre, giungendo alle 9:00 del mattino successivo nel porto di Sapri, a capo dei circa 1600 uomini, componenti l’intera brigata Milano, comandata dal colonnello Gandini, e parte della brigata Parma agli ordini del maggiore Spinazzi (18).”. Quì, Moliterni postilla del racconto di Rustow nell’edizione e traduzione di E. Porro. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, a p. 581 ed in proposito scriveva che: “Alle 6 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul Brésil giunge nelle acque di Paola, e di ciò che vi faccia ne dà contezza il Giornale di lui così: “Alle 6 (a.m.) giunto a Paola quivi imbarcato…truppa, l’infermiere militare. Ho visto due vapori fra i quali il Duca di Calabria sbarcare casse d’armi e di munizioni e due brigantini mercantili carichi pronti e voleano essere rimorchiati a Salerno. Garibaldi è stato ricevuto a Cosenza con straordinarie feste. Il Generale Thurr ha provveduto allo imbarco degli Uffiziali a Paola ed è poi passato al Pizzo. Il Generale Morelli comanda le masse di Rogliano. Garibaldi pare abbia avuto ordine da Torino d’accellerare la marcia sopra Napoli. Etc…”.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: “In Cosenza arriva il Bertani, che ha lasciato a Paola i 1500 soldati da lui condotti per mare dal Faro a Tropea, poi per terra sino a Pizzo e in fine per mare di nuovo dal Pizzo a Paola. Ha lasciato la truppa là ed egli è venuto a raggiungere Garibaldi, il quale mandò subito il Turr a prendere il comando di quella gente e l’aggrega alla sua Divisione. Il Treveljan giustamente osserva che così buona parte delle forze raccolte dal partito mazziniano venivano a trovarsi al comando del più cavouriano fra i generali di Garibaldi. Queste forze, dice il Rustow, eran l’intera Brigata “Milano” e alcuni reparti dell “Parma”: il resto aveva dovuto restare al Faro poichè i vapori non erano sufficienti per il trasporto. Componevano la Brigata “Milano” 3 Battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi e il capitano Venuti, e 2 Compagnie di bersaglieri. Il Turr imbarcò tutti il 1° settembre e sbarcò a Sapri alle 9 del mattino seguente. Alle cinque del pomeriggio ripartiva da Sapri per via di terra e poco prima del mezzogiorno del 4 settembre era al Fortino dopo aver bivaccato la prima notte a Vibonati ed aver costeggiato poi le falde del monte Cocuzzo. La Brigata “Bologna” ed il resto della “Parma” seguirono di lì a qualche giorno e il Rustow dice che quand’egli coi suoi, dopo il Fortino, s’avviò per la consolare etc…”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a p. 488, in proposito scriveva che: “XLVI. Alle ore cinque pomeridiane del giorno medesimo abbandonarono i nostri Cosenza dirigendosi a Paola, donde per ordine avuto dovevano per mare e al più presto recarsi a Sapri e a Salerno, dove il Re, coll’esercito sapeasi accampato. Pervenivano i volontari alla destinazione loro dopo un faticoso viaggio che durò per tutta la notte, e quivi, riposatisi alquanto, s ‘ apparecchiavano pel giorno seguente ad imbarcarsi e a salpare. Medici s’allontanava impertanto da Paola nel punto medesimo che Garibaldi, rovesciata definitivamente la dinastia dei Borboni, entrava trionfante nella stessa Capitale del Regno.”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a p. 489, in proposito scriveva che: “XLVII. II Dittatore, lasciata Soveria, e conducendo seco soltanto le divisioni Cosenz e Türr, le Guide, i Carabinieri e i Bersaglieri, marciava, come si disse, con incredibile celerità alla volta. di Napoli. Egli arrestavasi a Cosenza poche ore, il tempo necessario per dare a quel governo provvisorio ed a’ suoi generali le istruzioni opportune per le future operazioni di amministrazione e di guerra. In quel punto inoltre divise la sua piccola armata, mandando il generale Turr colla sua divisione a Paola con ordine di raccogliervi i volontari provenienti dall’Isola e di portarsi immediatamente co’ suoi nel rada di Policastro od a Sapri. Col rimanente delle forze, seguendo la angusta valle del Crati, ed oltrepassando a sinistra i villaggi di Rende e Montalto ed a destra l’antica e spaziosa foresta di Sila, slanciavasi sul grande stradale di Tarsia e Spezzano.”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 492-493, in proposito scriveva che: “LIII. – Contemporaneamente la decimaquinta divisione imbarcatasi, a norma delle avute istruzioni, nel piccolo porto di Paola, veleggiava con prospero vento alla volta di Sapri. La numerosa flotta napoletana che stazionava in quelle acque avrebbe agevolmente potuto impedire per mare il trasporto delle truppe italiane: ma sia che non amasse impegnarsi in conflitti o la movessero altre considerazioni si accontentava di seguirne e sorvegliarne in distanza i progetti e le mosse. Nell’ uscire dal porto di Paola il generale Türr scorgendosi di fronte ancorate le navi nemiche, dispose i suoi legni quasi fosse deciso ad accettar la battaglia che i Regii parevano offrirgli. Egli fece allineare le sue barche, insufficienti a resistere, in forma di mezza luna ponendovi ai fianchi ed al centro i tre soli vapori di cui disponeva. L’audacia dei volontari nell’apparecchiarsi ad una lotta cotanto ineguale e sopra un elemento che non era il loro proprio , poteva essere unicamente giustificata dall ‘ esito; e questo fu lor favorevole. Tosto i Napoletani levarono l’ancora, non già per avanzarsi e combattere, ma per ritrarsi e fuggire davanti un avversario, cui avevano da più mesi imparato a rispettare e a temere. Dopo quell’unico accidente i volontari poterono felicemente compire il viaggio cui il Generalissimo aveva loro indicato. LIV. Türr approdava a Sapri mentre Garibaldi correva sullo stradale di Lagonegro alla Polla. Secondo gli ordini avuti egli doveva raccogliere le diverse frazioni del corpo spedizionario di Luigi Pianciani , e marciare in appresso con sollecitudine, seguendo la valle del Sale o la via di Capaccio, sopra Eboli , gettarsi quindi fra le gole del monte Corvino, e di là , disegnando una curva, inoltrarsi dal lato di San Cipriano e San Severino sulle alture della Cava , donde potesse al momento opportuno intercettare la strada di Nocera e di Napoli. Con tali manovre Garibaldi mirava a rinnovare a Salerno i fatti di Alta Fiumara e Soveria, ed a prendere prigioniero il Re con tutto l’esercito. Il che sarebbe senza fallo avvenuto qualora Francesco II si fosse ostinato a tenere e difendere la sua posizione. LV. La decimaquinta divisione, ingrossata dalle truppe disperse di già appartenenti al corpo di Luigi Pianciani state direttamente da Palermo trasportate a Paola , a Scaléa, a Policastro od a Sapri, sfilava colla massima secretezza e celerità sulla destra dell’esercito regio. A queste forze, già per sè considerevoli , si unirono tosto le bande insurrezionali del paese ed i numerosi distaccamenti dei Calabresi che avevano preceduto la marcia dell’ armata italiana. Con tutti questi corpi riuniti, il generale Türr , riuscendo a girare, come gli era stato ordinato l’estrema sinistra dei Regii, avrebbe potuto seriamente compromettere la loro posizione.”. E’ interessante ciò che scrive il Perini sulle forze navali boroniche che stanziavano a Paola, dove le truppe della ex spedizione Pianciani, raccolte dal Bertani erano ivi fatte sbarcare e che continuavano a sbarcare mentre arrivava anche il Turr a prelevarle per portarle a Sapri su ordine di Garibaldi. Questo aspetto non è stato molto indagato. La flotta borbonica, con le sue navi, era numerosa “….si accontentava di seguirne e sorvegliare in distanza i progetti e le mosse.”. Raffaele De Cesare (….), nel suo “Una famiglia di patriotti”, a p. CCIII, in proposito scriveva che: “Garibaldi partì da Cosenza il dì appresso senza esercito, precedendone l’avanguardia e solo accompagnato dai suoi aiutanti, dalle sue guide, e dal suo ministro della Guerra, Enrico Cosenz. Attraversando il resto della Calabria, della Basilicata e la provincia di Salerno, trovò la rivoluzione compiuta dappertutto. Nessuno scrittore meglio del Racioppi ha descritto quella marcia meravigliosa e rapida (I).”. De Cesare, a p. CCIII, nella nota (I) postillava: “(I) Storia dei moti di Basilicata – Napoli, 1867.”. Antonio Pizzolorusso (….), nel suo “I martiri per la libertà italiana della provincia di Salerno dall’anno 1820 al 1857 con appendice intorno al moto rivoluzionario del 1860 per Antonio Pizzolorusso, Salerno, Tipografia Nazionale, 1885, si veda l’ed. Ripostes, a pp. 234-235, in proposito scriveva che: “….e Garibaldi resosi padrone della Sicilia, passa il Faro il 20 agosto, e ordina a Rustow di congiungersi in Paola al Generale Turr, ed egli imbarcatosi per Sapri li raggiunse il giorno 3 settembre ed ordina al primo d’ inoltrarsi con una brigata verso Vibonati e avanzarsi sulla via consolare.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Bertani eseguì l’ordine e dopo mille peripezie il 29 agosto sbarcava a Tropea e da qui proseguiva con le truppe, d’accordo col Rustow per Pizzo, ove trovò un ordine del Sirtori di avanzare a marcie forzate per raggiungere il Quartiere Generale, che da S. Pietro del Tiriolo proseguiva verso Cosenza. Il Bertani si avviò in persona, e a Rotonda raggiunse il Generale che, dice la Mario, lo abbracciò, poi diede ordine al Generale Turr di andare a raggiungere la legione e portarla al più presto sulla via di Lagonegro, ed al Bertani disse (2): “Voi restereco meco, ho bisogno di voi”.”. Maraldi, a p. 99, nella nota (1) postillava: “(1) Pianciani, op. cit.”. Maraldi, a p. 101, nella nota (2) postillava:“(2) J. W. Mario, op. cit., 172, 173, 174.”. Dunque, il Maraldi è tra quelli che scriveva che il Bertani raggiunse Garibaldi a Rotonda (come scrisse il Treveljan) e non a Cosenza. Riprendendo il discorso, però, il Maraldi, scrive che Bertani raggiunse Garibaldi al Tiriolo, contraddicendo ciò che aveva scritto a p. 101. Infatti, Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, nel cap. “Segretario del Dittatore”, a pp. 107-108, in proposito scriveva che: “Ripigliamo il viaggio del Bertani dopo il suo sbarco in Calabria. Raggiunto a Tiriolo il Dittatore, fu, come si è detto, da questi ricevuto a braccia aperte: “Siete la provvidenza, gli disse. La gente della vostra legione sbarcò meco prima in Calabria. Con questi altri andremo a Napoli”. Fu allora che il Bertani abbandonò del tutto l’idea della diversione, ed ubbidendo ai voleri del Duce, lo seguì fedelmente fino a Napoli e divenne poi il suo collaboratore. Gioverebbe trascrivere dal suo vivace, interessante diario, la narrazione che egli fa del percorso da Cosenza, a Spezzano, a Castrovillari, lungo le tappe della trionfale marcia di Garibaldi.”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 823, in proposito scriveva che: “La divisione Rustow che trovavasi ancora in Milazzo, il 26 agosto aveva ricevuto l’ordine di marciare verso Torre di Faro per ivi imbarcarsi e muovere alla volta della Calabria . Essa arrivava il 28 a Torre di Faro, e la mattina del 29, le due brigate Milano e Parma s’imbarcarono per dirigersi nel golfo di Sant’Eufemia; la brigata Bologna dovette aspettare sulle coste di Sicilia, perchè i mezzi di trasporto mancavano. Il disbarco non potè aver luogo a Sant’ Eufemia, perchè una fregata napoletana si credeva incrociasse in quelle acque. Le brigale Milano e Parma dovettero disbarcare in Tropea, distante tre giorni di cammino da Soveria-Manelli. La notte stessa partirono; ed il 30 agosto a mezzogiorno erano già riuniti in Monteleone. Di là marciaron sopra Pizzo, dove imbarcaronsi di nuovo per arrivare il di 31 a Paola. Il primo di settembre arrivava a Paola Stefano Türr. Per ordine di Garibaldi il corpo di Rustow veniva riunito alla divisione comandata da Türr; tutta intiera la divisione ebbe ordine d’imbarcarsi immantinente e di salpare alla volta di Sapri per ispingersi rapidamente avanti e per formare l’avanguardia di tutta l’armata rivoluzionaria. La sera di quello stesso giorno ebbe luogo l’imbarco. Erano circa mille e cinquecento uomini; cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma ; il resto di questa e tutta la brigata Bologna dovevan fare lo stesso viaggio al più presto possibile . Con quei mille e cinquecento uomini, Türr, la mattina del 2 settembre, disbarcava a Sapri. In questo modo l’avanguardia trovossi quasi di cinque tappe avanti il grosso dell’esercito che marciava da Soveria -Manelli sopra Cosenza per la strada consolare.”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Verona, 1866, vol. II, a pp. 361-362, in proposito aggiungeva pure che: “Gli scrittori garibaldini enumerano le milizie così: il Bixio con 4500 presso Taormina e Giardina ; altre dodici migliaia a scaloni sulle coste nord -est ; le divisioni Cosenze Medici e la brigata Eber: presso Messina a Torre di Faro con ottomila ; la brigata Sacchi di 1500 presso Spadafora e il Rustow con 4000 a Melazzo…Da tale enumerazione sembrano i soli contati trentunomila; ma giugnendovi quelli contro la cittadella, i corpi d’artiglieria quelli rimasti a Palermo, e i 2300 del Nicotera, parrebbero da Quarantamila.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 171, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: “Intanto Stefano Turr, che era al seguito di Garibaldi, ebbe l’ordine di portarsi a Paola per imbarcare le truppe che erano giunte il giorno prima, dove lo attendeva il generale Guglielmo Rustow delle brigate Milano e Spiazzi con le quali era giunto a Pizzo la sera del 30 agosto, ed era salpato via mare nella notte tra il 30 e il 31 agosto. La mattina del primo settembre Turr giungeva a Paola e, prima di incamminarsi, scriveva a Nino Bixio che lo precedeva: “Le quattro brigate Eberhardt, Puppi, Milano, Spiazzi della dimessa spedizione Pianciani e Bertani sono state attaccate alla mia divisione….Parto oggi stesso per Paola, dove sono arrivate due delle suddette brigate, e farò di tutto per trovare imbarco, e spingermi per il Golfo di Policastro ed ivi sbarcare….”. Del Duca, a p. 171, nella nota (231) postillava: “(231) F. Policicchio, Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro, in Garibaldi e garibaldini di Salerno, cit, pagg. 281-282”. Intanto devo rilevare un errore perchè il Del Duca scrivendo brigata “Spiazzi” sbaglia perchè si trattava della brigata “Spinazzi”, di cui parlerò ampiamente innanzi.Inoltre aggiungo che la lettera o dispaccio del generale Turr che fa pervenire a Bixio, che, come scriveva il Pecorini-Manzoni: “Da Rogliano il generale Turr mandava a Bixio la seguente lettera: “……”.”, dunque, il generale Turr scriveva a Bixio da Rogliano, e, di nuovo, rivevuto l’ordine da Garibaldi a Cosenza, il 31 agosto 1860, prima di partire per Paola, il generale Turr scrive a Bixio la seguente “telegramma” o dispaccio, come scrive la scrittrice Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 451-452 dice che: “Turr, trionfante per il possesso della legione che da un mese desiderava e spiava, telegrafava a Bixio: “Le quattro brigate Eberhard, Puppi, Milano e Spinazzi della dimessa spedizione Bertani e Pianciani sono attaccate alla mia divisione.”. Il testo completo del telegramma a Bixio è riportato da Carlo Pecorini-Manzoni (….), come ho già riportato. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 147-148, in proprosito scriveva che: “Pria di partire da Cosenza, Turr scrisse a Bixio: “Le quattro brigate, Eberhardt, Puppi, Milano, Spinazzi della dimessa spedizione Pianciani e Bertani sono attaccate alla mia divisione. Oggi riceverai l’ordine del Dittatore di formare la 18° Divisione sotto i tuoi ordini. La brigata Eber cogli ungheresi resteranno nella mia divisione, mandami subito, oltre i signori accennati ieri, il colonnello Teleky e Maxime du Camp. Io poi appena che ci riuniremo ti darò una brigata continentale per la formazione della tua divisione. Parto oggi stesso per Paola, dove sono arrivate due delle suddette brigate, e farò di tutto per trovare imbarco, e spingermi per il golfo di Policastro, ed ivi sbarcare. Arrivederci a presto. Cosenza, 31 agosto 1860. Tuo affez. Turr.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 299-300, in proposito scriveva: “….si recarono al Pizzo, ove furono di nuovo imbarcate, in quanto bastavano le navi, e fecero vela per Paola ove giunsero il 31 agosto. Formando l’ala sinistra dell’armata, colla loro traversata per acqua avevano allora già avanzato di due o tre tappe la vanguardia del grosso dell’esercito, avendo Garibaldi dovuto trattenersi ancora buona parte del 31 agosto nei dintorni di Soveria-Manelli per dare compimento alla capitolazione. Il 1. settembre arrivò a Paola il general Türr. Il corpo di Rüstow venne per ordine di Garibaldi riunito alla divisione comandata da Türr e dovette, almeno quella porzione che si trovava in Paola ed in quanto bastassero le navi, tornare tosto ad imbarcarsi per Sapri, onde guadagnare ancora più terreno, e così formare la vanguardia di tutta l’armata.”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 492-493, in proposito scriveva che: “LIII. – Contemporaneamente la decimaquinta divisione imbarcatasi, a norma delle avute istruzioni, nel piccolo porto di Paola, veleggiava con prospero vento alla volta di Sapri….La decimaquinta divisione, ingrossata dalle truppe disperse di già appartenenti al corpo di Luigi Pianciani state direttamente da Palermo trasportate a Paola, a Scaléa, a Policastro od a Sapri, sfilava colla massima secretezza e celerità sulla destra dell’esercito regio. A queste forze, già per sè considerevoli, si unirono tosto le bande insurrezionali del paese ed i numerosi distaccamenti dei Calabresi che avevano preceduto la marcia dell’ armata italiana. Con tutti questi corpi riuniti, il generale Türr, riuscendo a girare, come gli era stato ordinato l’estrema sinistra dei Regii, avrebbe potuto seriamente compromettere la loro posizione.”. L’Avv. Paolo Emilio Curti, nel suo “Arresto processo e condanna del colonnello Turr narrati da lui medesimo”, Milano, 1862, Tip. dei Lombardi, a pp. 69-70, in proposito scriveva: “Ma l’attivo uffiziale, a cui tardava di riprendere la sua vita operosa, non attese tutto questo tempo; ma fatti alcuni bagni ad Acqui di Piemonte, si ricondusse in Sicilia e con Garibaldi partiva per Messina e di là a Giardinetto, dove assistevano all’imbarco della brigata di Bixio destinata a sbarcare a Melito. Quindi egli medesimo col resto della sua divisione sbarca a Bagnara, e si riunisce di poi con Garibaldi a Palmi, d’onde con lui parte per Cosenza da cui è mandato a Paola per ivi assumere il comando dei volontari che vi aveva condotti il medico milanese Agostino Bertani, tramutatosi costui pure da uomo di scienza in soldato della rivoluzione siciliana. Il 1 settembre il general Türr arrivava a Paola, e questa data mi è fornita dallo storico di questa campagna, per me già citato, Guglielmo Rüstow, il quale da capo dello stato maggiore generale di Pianciani era passato al comando delle tre brigate riunite Tharrena, Gandini e Puppi, e che però trovavasi in quel punto a Paola. Anzi il generale Garibaldi ordinava che il corpo di Rüstow venisse riunito alla divisione comandata da Türr e dovesse, sia per mare che per terra spingersi innanzi onde guadagnar maggior terreno sul continente napoletano, e cosi formare la vanguardia di tutta l’armata. La sera di quel giorno vennero quindi imbarcati circa 1500 uomini, cioè tutta la brigata Milano e porzione della brigata Parma: il resto di quest’ultima brigata doveva tener dietro nel termine possibilmente più breve, ed anche la brigata Bologna doveva essere spedita a Sapri, appena le navi fossero state disponibili. Il generale Türr istesso accompagnava la spedizione, che col favor della notte, malgrado la vicinanza della flotta borbonica, potè arditamente compiersi, sì che sbarcò presso Sapri il 2 settembre di buon mattino e il 3 partiva per Lagonegro, onde ricevere nuovi ordini di Garibaldi. Questi rapidi movimenti sul continente, ne’ quali il nostro Türr aveva tanta parte, portavano lo sgomento ne’Regii, tal che a’ dì 4 la Brigata Milano, ch’era a di lui dipendenza, perchè, come dissi, apparteneva alla sua divisione, trovavasi già sulla strada consolare presso Casalnuovo, il 5 incalzava le truppe napoletane comandate da Caldarelli che poi capitoló a Cosenza con Garibaldi, e quando due di dopo toccava Eboli, il Dittatore entrava già solo nella capitale abbandonata da Francesco II. Il generale Caldarelli non tardava pronunciarsi per la causa nazionale ed anche le truppe regie si ritirarono da Salerno, si che Türr poteva il giorno dopo all’arrivo in Napoli di Garibaldi raggiungerlo colla brigata Milano, la quale affrettò l’ingresso valendosi di veicoli d’ ogni maniera.”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 575 ed in proposito scriveva che: “1° Settembre. A Paola già trovavansi disbarcati circa 2000 garibaldini. Il Generale Garibaldi ben per tempo, da Cosenza, invia a Soveria-Mannelli al Generale Orsini etc…Poscia parte da Cosenza alla volta di Rotonda accompagnato da Bertani, dal generale Cosenz, dallo Stato Maggiore e dai Garibaldini a cavallo, precdendo l’avanguardia del suo Esercito. Le forze napolitane residue della 4° Brigata, comandate dal Generale Caldarelli, sono in marcia da Castelluccia su Lagonegro.”.
TURR A PAOLA PORTA CON SE’ 5000 FRANCHI
Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 17-18, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Nel pomeriggio del 1° settembre giunse a Paola il generale Turr, il quale mi partecipò come le mie truppe fossero state aggregate al suo corpo. Egli portava seco 5000 franchi e l’ordine d’imbarcarsi per Sapri, dove l’ardito Pisacane nel 1857 fece l’infelice suo tentativo. Sapri è già fuori dalla Calabria e trovasi nel Principato. La sera del 1° settembre, con 1600 uomini componenti la intiera brigata Milano, ed una parte della brigata Parma, c’imbarcammo su 6 vapori, e la mattina del 2 alle 9, entrammo nella baia di Sapri.”. Dunque, Rustow scriveva che il generale Turr, da Cosenza dove si trovava con Garibaldi, a Paola, aveva portato 5000 franchi francesi. La notizia è interessante. Credo che questo danaro gli fu consegnato a Cosenza dai Calabresi che insieme a Donato Morelli (….), nominato Governatore di Cosenza e della Calabria. Rustow scriveva che il generale Turr, aveva portato i 5000 franchi a Paola, ma non ha specificato se questo danaro dovesse arrivare a Sapri o fermarsi a Paola. Tuttavia, il danaro in quei frangenti serviva per ogni cosa. Ad esempio, oltre ai viveri che bisognava apprestare per le truppe sbarcate a Paola, vi erano i vapori o piroscafi da noleggiare per il viaggio fino a Sapri. Bisognava noleggiare i mezzi di trasporto per le truppe che in seguito, da Sapri, dovettero risalire verso il Vallo di Diano e Eboli e Salerno. Il danro fu utilizzato dal generale Turr anche p provvedere ai bisogni degli Ufficiali borbonici che erano in fuga, i cui Superiori, avevano sottoscritto un armistizio o resa con Garibaldi.
Nel 31 agosto e 1° settembre 1860, l’arrivo a Paola e l’imbarco di UFFICIALI BORBONICI dell’armata Regia
Il generale Turr, ricevuto l’ordine da Garibaldi di andare a prendere le truppe dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani,si reca immediatamente a Paola, dove vi erano già alcune truppe e Brigate dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani, ivi fatte sbarcare e raccolte e riordinate dal colonnello Rustow. Queste truppe provenivano dalla Sicilia grazie all’azione congiunta di Agostino Bertani e il colonnello Rustow. Arrivando a Paola, però, il generale Turr, trovò anche molti Ufficiali dell’Armata borbonica che volevano allontanarsi dalla Calabria, e quindi imbarcarsi da Paola per Napoli. La notizia è testimoniata dal Capitano di Stato Maggiore Garzia e riportata da Ludovico Quandel (….) e pure da un testimone di eccezione quale il colonnello Rustow. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, a p. 581 ed in proposito scriveva che: “Alle 6 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul Brésil giunge nelle acque di Paola, e di ciò che vi faccia ne dà contezza il Giornale di lui così: “Alle 6 (a.m.) giunto a Paola quivi imbarcato…truppa, l’infermiere militare. Ho visto due vapori fra i quali il Duca di Calabria sbarcare casse d’armi e di munizioni e due brigantini mercantili carichi pronti e voleano essere rimorchiati a Salerno. Garibaldi è stato ricevuto a Cosenza con straordinarie feste. Il Generale Thurr ha provveduto allo imbarco degli Uffiziali a Paola ed è poi passato al Pizzo. Il Generale Morelli comanda le masse di Rogliano. Garibaldi pare abbia avuto ordine da Torino d’accellerare la marcia sopra Napoli. In effetti un vapore Sardo l’ho incontrato il dì 4 arrivando a Sapri, che quivi ritornava verso Napoli da dove era venuto la sera precedente” (Il vapore di cui fa cenno il Capitano Garzia e la Dora partita da Napoli il giorno 3 (come ho reso noto a quella data trascrivendo un brano del Giornale particolare di bordo dell’Ammiraglio Persano) per condurre presso il Generale Garibaldi per volere del Conte di Cavour un amico innominato del Generale” e ripartito da Sapri per Napoli la notte del 3 al 4).”. Dunque, il Ludovico Quandel scriveva che “Il Generale Thurr ha provveduto allo imbarco degli Uffiziali a Paola ed è poi passato al Pizzo.”. Ludovico Quandel citava le annotazioni del Capitano di Stato Maggiore Garzia che si era recato a Paola a bordo del vapore Brésil. Garzia annotava sul Giornale di bordo del vapore Brésil che “Il Generale Thurr ha provveduto allo imbarco degli Uffiziali a Paola ed è poi passato al Pizzo.”. Ludovico Quandel scriveva che “Il Generale Thurr ha provveduto allo imbarco degli Uffiziali a Paola ed è poi passato al Pizzo.”. Ludovico Quandel citava le annotazioni del Capitano di Stato Maggiore Garzia che si era recato a Paola a bordo del vapore Brésil. Garzia annotava sul Giornale di bordo del vapore Brésil che “Il Generale Thurr ha provveduto allo imbarco degli Uffiziali a Paola ed è poi passato al Pizzo.”. Questa notizia conferma la venuta a Paola del generale Turr.Anche se devo far notare che gli “Ufficiali” che Turr provvedè ad imbarcare non è detto che fossero quelli Regi, ma può essere che Garzia si riferisse agli Ufficiali dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani. A Paola, Turr, su ordine di Garibaldi si recherà il giorno 31 agosto 1860 e, come scrive anche il Rustow, si provvide a far salire a bordo di alcuni legni amici, alcuni Ufficiali borbonici che si volevano imbarcare in ritirata e lasciare la Calabria. Garzia, però scrive pure che subito dopo, il generale Turr si reca a Pizzo Calabro mentre come vedremo Turr, insieme a Rustow porterà le truppe ferme a Paola le porterà a Sapri. Che si riferisse ad Ufficiali borbonici in fuga lo scrive il colonnello Rustow. Intando vi è da dire che il Capitano Garzia, nel suo Giornale di Brordo del vapore “Brésil” scriveva che: “”Alle 6 (a.m.) giunto a Paola quivi imbarcato…truppa, l’infermiere militare. Ho visto due vapori fra i quali il Duca di Calabria sbarcare casse d’armi e di munizioni e due brigantini mercantili carichi pronti e voleano essere rimorchiati a Salerno. Garibaldi è stato ricevuto a Cosenza con straordinarie feste. Etc…”. Come ho già detto, un testimone di eccezione per lo sbarco a Paola delle truppe dell’ex Spedizione Bertani-Piacini è stato il colonnello Rustow. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 17, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Giunse notizia che alla sera Garibaldi avea costretto il general napoletano Ghiò a capitolare con 5000 uomini presso Severia vicino al confine settentrionale della Calabria Ultra. Il mattino seguente arrivarono a Paola molti ufficiali borbonici fuggitivi, i quali cercavano mezzo per imbarcarsi al più presto per Napoli e Salerno, presso la qual ultima piazza, dietro estesi trinceramenti si trovava disposta una forte avanguardia di 12 mila uomini dell’esercito di Francesco II. Da parte mia feci il possibile per soddisfare i desiderj degli ufficiali borbonici; ma presto venni in condizione delle loro lagnanze. Ad essi pareva che il Dittatore non avesse fatto abbastanza accordando loro la libertà di ritirirarsi con armi, cavalli e bagagli.“. Dunque, la notizia citata dal Ludovico-Quandel è stata confermata dal Rustow, che effettivamnte c parla degli Ufficiali borbonici “fuggitivi” che arrivarono a Paola per imbarcarsi sui legni garibaldini. Rustow però non era olui che sovrintendeva all’organizzazione per il trasporto delle truppe, ma il responsabile era il generale Sirtori che in quei giorni ebbe diverse difficoltà a reperire legni suffcienti al trasporto delle rimanenti truppe provenienti dalla Sicilia e a quelle che da Paola dovevano recarsi a Sapri. Perchè da Paola dovessero recarsi a Sapri, non ci è dato di sapere. Nel testo a cura della Commissione Editrice, il suo “La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Carteggio Camillo Cavour etc…”, vol. II (Agosto-Settembre 1860), a p. 191, in proposito è scritto che: “785. A. Depretis a Cavour. Palermo, 31 Agosto (1860). Eccellenza, …Il Cav. Piola mi assicura aver saputo da buona fonte che il Governo Napolitano ha determinato di mandare il materiale della sua Marina militare a Pola, o a Venezia, etc…Le notizie del campo sono sempre ottime: questa stessa mattina un dispaccio del Generale mi avverte che a Paola le truppe Napolitane si resero a discrezione. Mandiamo di qui per imbarcarle. Il sig. Casalis avrà dato al Governo notizia dell’isola. Etc…”. Inoltre, Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 17-18, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Nel pomeriggio del 1° settembre giunse a Paola il generale Turr, il quale mi partecipò come le mie truppe fossero state aggregate al suo corpo. Egli portava seco 5000 franchi e l’ordine d’imbarcarsi per Sapri, dove l’ardito Pisacane nel 1857 fece l’infelice suo tentativo. Sapri è già fuori dalla Calabria e trovasi nel Principato. La sera del 1° settembre, con 1600 uomini componenti la intiera brigata Milano, ed una parte della brigata Parma, c’imbarcammo su 6 vapori, e la mattina del 2 alle 9, entrammo nella baia di Sapri.”. L’Avv. Paolo Emilio Curti, nel suo “Arresto processo e condanna del colonnello Turr narrati da lui medesimo”, Milano, 1862, Tip. dei Lombardi, a pp. 69-70, in proposito scriveva: “Il generale Türr istesso accompagnava la spedizione, che col favor della notte, malgrado la vicinanza della flotta borbonica, potè arditamente compiersi, sì che sbarcò presso Sapri il 2 settembre di buon mattino e il 3 partiva per Lagonegro, etc…”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 575 ed in proposito scriveva che: “1° Settembre. A Paola già trovavansi disbarcati circa 2000 garibaldini.”.
Emile Maison (….), nel suo, Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861, riporta alcune lettere di alcuni volontari garibaldini che facevano parte delle truppe che sbarcarono a Sapri. Nell’opera il Maison, a pp. 57-58-59-60 e ssg. trascriveva una lettera del 1° settembre 1860 da Paola e scriveva: “Paola , le 1 septembre. A minuit et demi nous arrivons à Paola, patrie du grand saint François de Paule , l’illustre confesseur du roi Louis XI , de religieuse mémoire . La nuit est splendide . Au lieu de chercher mon logement , je me dirige vers la montagne . Mais , à peine arrivé sur la route qui tourne sur elle – même en mille circuits , je suis soudainement interpellé en italien par le cri de: – (( Qui va là ? » Je réponds dans la même langue : « Ami , soldat de Garibaldi . » – Avancez !J’avance . >> Et alors la sentinelle me demande le signe de convention et le mot d’ordre . Ne connaissant ni l’un ni l’autre , je ne puis satisfaire sa curiosité, et le factionnaire appelle la garde. Quatre hommes et un caporal sortent aussitôt d’une petite maison servant de poste. Mes cinq hommes commencent alors par armer leurs fusils et me mettent en joue; ensuite je reçois l’ordre du caporal d’avancer plus près. Je lui explique en riant que je suis Français, et que le désir de profiter d’une belle nuit m’a engagé à sortir, sans même songer å prendre le moindre renseignement . Pleinement convaincu de la sincérité de mes paroles, le caporal m’invite à partager sa botte de paille et sa dernière ration de vin. Je m’empresse d’accepter. En sortant du poste, à six heures , je croise un régiment napolitain qui a déposé les armes et dont la majeure partie retourne à Naples. Je visite le couvent des franciscains, placé dans une situation ravissante, à l’extrémité du pays. Dans la chapelle, je trouve un docteur français en train de jouer la Marseillaise sur l’orgue. C’est sans doute la première fois que les voûtes de cette chapelle, habituée aux cantiques, résonnent sous des accents révolutionnaires. Quant aux franciscains, ils paraissent de viner les paroles ou du moins leur sens général, car je lis dans leurs yeux ce je ne sais quoi qui, dans toutes langues du monde, s’appelle le patriotisme. En Calabre comme en Sicile, du reste, le bas clergé fait franchement cause commune avec le peuple . Au besoin , il l’aide et l’encourage en lui faisant connaître la vérité. Il est le premier à porter la cocarde tricolore et à crier : « Vive l’Italie une et libre ! vive Garibaldi! vive Victor-Emmanuel ! >>.“, che tradotto significa: “…..“Paola, 1° settembre. A mezzanotte e mezza arriviamo a Paola, patria del grande San Francesco di Paola, illustre confessore del re Luigi XI, di religiosa memoria. La notte è splendida. Invece di cercare alloggio, mi dirigo verso la montagna. Ma, appena arrivato sulla strada che si snoda su se stessa in mille giri, vengo improvvisamente interpellato in italiano dal grido: – “Chi va là?”. Rispondo nella stessa lingua: “Amico, soldato di Garibaldi”. – Avanti! Avanti. >> E allora la sentinella mi chiede il segno di convenzione e la parola d’ordine. Non conoscendo né l’uno né l’altro, non posso soddisfare la sua curiosità, e la sentinella chiama la guardia. Quattro uomini e un caporale escono subito da una casetta che funge da posto di guardia. I miei cinque uomini cominciano allora ad armare i fucili e mi puntano contro; poi ricevo dal caporale l’ordine di avanzare più vicino. Gli spiego ridendo che sono francese, e che il desiderio di godere di una bella notte mi ha spinto ad uscire, senza nemmeno pensare di prendere la minima informazione. Completamente Convinto della sincerità delle mie parole, il caporale mi invita a condividere la sua balla di paglia e la sua ultima razione di vino. Mi affretto ad accettare. Lasciando il posto alle sei, incontro un reggimento napoletano che ha deposto le armi e la cui maggior parte sta tornando a Napoli.“. Maison Emile, Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861. Il testo è molto interessante in quanto riporta alcune lettere di alcuni volontari della nostra zona. Nell’opera il Maison, a pp. 60-61 e ssg. trascriveva una lettera del 3 settembre 1860 da Paola e scriveva: “Je vois le général Turr. Il est venu de Cosenza ȧ Paola pour presser le départ des troupes qui s’y trouvent. Le patriote hongrois , bien que tout jeune encore , a su , par son courage et son intrépidité, joints à de sérieuses connaissances dans l’art militaire, mériter le grade de général de division. Il a des dehors très-sympathiques et il possède pour le moins autant l’affection detous les volontaires que la confiance de son chef. Garibaldi, m’assure – t -on , avance sur Naples sans rencontrer aucun obstacle. Les Calabrais s’enrôlent en foule sous son drapeau. Tous ces pittoresques Calabrais , avec leur chapeau haut de forme , leur veste de velours, leur culotte courte, leurs sandales et leurs grandes guêtres, leur long fusil sur l’épaule et leur giberne en bandoulière, sont admirables à voir. Ils portent en eux un certain caractère de fierté et de grandeur qui leur sied à merveille ¹ . Et les brigands , me demandera- t- on , puisqu’il s’agit des Calabres , où sont – ils ? que font-ils ? Hélas ! j’ai le regret d’annoncer qu’il n’en existe plus dans cette chère Calabre depuis la proclamation du gouvernement de Victor -Emmanuel. En ma qualité de coureur d’aventures , j’en ai cherché , et mes recherches ont été vaines ; je n’ai rencontré que des gens….”, che tradotto significa: “Lascio Paola a mezzogiorno e salgo a bordo del Benvenuto, che è diretto a Napoli, dopo una sosta a Palermo. Due francesi, Félix Piette de Montfoucault e Alcime Cazeaux, sono con me. Per un’ora marciamo in concerto con il Calatafimi. Sta trasportando a Napoli il reggimento napoletano che ho incontrato ieri. La sua banda ci saluta più volte con l’Inno di Garibaldi. La incoraggio con i nostri più fragorosi applausi. Nel frattempo, un gruppo di focene ci delizia con un balletto nautico pieno di affascinante originalità.”. Dunque, il soldato Garibaldino che nella lettera del 3 settembre 1860 scrive da Paola, scrive che il giorno prima, il 2 settembre 1860, a Paola, imbarcatosi sul vapore “Benvenuto” insieme ai suoi due amici, “francesi, Félix Piette de Montfoucault e Alcime Cazeaux,…”, vede che il vicino vapore “Calatafimi” portava seco “….a Napoli il reggimento napoletano che ho incontrato ieri. La sua banda ci saluta più volte con l’Inno di Garibaldi. La incoraggio con i nostri più fragorosi applausi.”. Devo però far notare quanto scriveva Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 492-493, in proposito scriveva che: “LIII. – Contemporaneamente la decimaquinta divisione imbarcatasi, a norma delle avute istruzioni, nel piccolo porto di Paola, veleggiava con prospero vento alla volta di Sapri. La numerosa flotta napoletana che stazionava in quelle acque avrebbe agevolmente potuto impedire per mare il trasporto delle truppe italiane: ma sia che non amasse impegnarsi in conflitti o la movessero altre considerazioni si accontentava di seguirne e sorvegliarne in distanza i progetti e le mosse. Nell’ uscire dal porto di Paola il generale Türr scorgendosi di fronte ancorate le navi nemiche, dispose i suoi legni quasi fosse deciso ad accettar la battaglia che i Regii parevano offrirgli. Egli fece allineare le sue barche, insufficienti a resistere, in forma di mezza luna ponendovi ai fianchi ed al centro i tre soli vapori di cui disponeva. L’audacia dei volontari nell’apparecchiarsi ad una lotta cotanto ineguale e sopra un elemento che non era il loro proprio, poteva essere unicamente giustificata dall ‘esito; e questo fu lor favorevole. Tosto i Napoletani levarono l’ancora, non già per avanzarsi e combattere, ma per ritrarsi e fuggire davanti un avversario, cui avevano da più mesi imparato a rispettare e a temere. Dopo quell’unico accidente i volontari poterono felicemente compire il viaggio cui il Generalissimo aveva loro indicato. Etc…”. Emilio Zasio (….), nel suo “Da Marsala al Volturno – Ricordi di E. Z.”, ed. Camicia Rossa, Padova, Tip. Sacchetto, 1961, a pp. 80-81, riferendosi alla Calabria, a Soveria, in proposito scriveva che: “L’avanti era parola costantemente all’ordine, e l’incalzare a bello studio gli avvenimenti favorivaci, mentre incuteva spavento ai regi. – Avevano impressioni di dissolvimento, e giovava marciare a gran giornate affinchè lo scoramente, di mala influenza, perdurasse nelle loro file. Milazzo fu battaglia vigorosa e convinse che forse si poteva progredire anco a Napoli, e caduto quel governo, stabilirvi il nostro. Anche i regi camminavano, speranzosi di arrıvare agli alloggiamenti, ma potente e celere l’inseguimento, arrestarousi a Soveria. Garibaldi saputo del loro numero, di novemila, non temporeggio, raggiuntili su quei monti, occupati i passi superiori mandò, per convenire al loro capo. Era l’intero ex corpo di Clary. Mario ed io, staccati dal drappello avanzato di Nullo, fummo a Soveria parlamentari a Ghio generale, a Clary sostituito. Premessi schiarimenti, alle proposte di resa, perchè attorniato, sorrise, e disse volersi battere. – Nessuno, ripetè, può indurmi a tale estremo, la strada per Napoli è mia, qui v’attendo, e non capisco le pretese vostre. – Soggiunto che Sacchi e Cosenz occupavan già l ‘ escite, non credette, attese istanti, e preferi trattare con Garibaldı S’ avvantaggio di tempo, e distribuironsi di fatto le forze indicate. Il Duce venne ed intimò la resa. – Convinto Ghio di sua condizione, visti i luoghi forti in poter nostro, cedette all’ inesorabile destino. Entrammo ne’ campi nemici, nelle vie di Soveria e cannoni ed armi in fascio in quantità raccogliemmo. – Alpigiani calati dalle native roccie provvidersi di fucili, e rientrarono contenti del – bottino. La milizia tutta inerme, prese direzioni di sua volontà, e divisa in crocchi, chi raggiunse le smarrite insegne, chi i propri lari, chi da un lato, chi dall’altro, in breve scomparve dal villaggio. – Ci rifornimmo di cavalli, consunti i nostri da fatiche e mancati nutrimenti, e quanto eravi, ripartito pei bisogni, attendemmo ai varii servigi. Ignoro come potè la salute durarci in quei di, e chi fu con Garibaldi sa che il lavoro succede costante, senza posa e necessaria quiete al lavoro……A Soveria in quell’incontro unironsi le maggiori forze che se non compatte, poterono nel miglior modo progredire a più interni paesi.“.
Nel 1° settembre 1860, a Paola, il ministro PIOLA-CASELLI arriva da Palermo e di sera si imbarca per Sapri insieme a Turr, a Rustow ed alle truppe dei volontari garibaldini della ex Spedizione Pianciani
Sappiamo del viaggio di Piola-Caselli, inviato dal Depretis per incontrare Garibaldi sul campo, latore della lettera del Depretis che consegnò a Garibaldi al Fortino il 4 settembre 1860 ma non ci sono notizie sul viaggio. E’ molto probabile che sia Piola che l’Augier si siano incontrati a Sapri con il Turr e partiti insieme di buon ora col Turr che li accompagnò verso Garibaldi. Garibaldi gli aveva ordinato di muoversi da Sapri ma gli aveva scritto che sarebbe risalito al Fortino, dove poi tutti si incontrarono. Riguardo il viaggio di ritorno del Piola sappiamo pure che egli arrivò a Palermo il giorno 5 settembre 1860. Dunque, non è difficile che il Piola, si imbarcò di nuovo a Sapri per raggiungere via mare Palermo. Non conosciamo il percorso e la strada che fece Piola per raggiungere Garibaldi al Fortino del Cervaro il giorno 4 settembre ma ci sono motivi per ritenere che Piola raggiunse Sapri venendo da Palermo direttamente su un vascello della marina Sarda che approdò nella baia di Sapri. Forse il giorno 2 settembre egli risalì al Fortino e si spostò da Sapri insieme al generale Turr che su ordine di Garibaldi si allontanò da Sapri e si portò nelle prime ore del mattino del 3 verso Lagonegro. Ida Nazari Micheli (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860 – cronistoria documentata”, Roma, Tipografia Cooperativa Sociale, 1911, nel “Capo IV° – 1 settembre-31 dicembre”, a p. 153 e ssg., in proposito scriveva che: “Avendo Cavour sollecitato il Prodittatore della Sicilia, Depretis a proporre a Garibaldi, ormai nel continente, di venire all’ennessione del l’Isola, il I° di settembre, Depretis, convinto dell’utilità di questo passo e spintovi pure dall’opinione pubblica, scriveva al Dittatore nei seguenti termini: “* “Illustre e carissimo amico – ….Il signor Piola, che vi rimetterà questa lettera, vi dirà le condizioni del paese e vi spiegherà le ragioni dell’atto importante al quale si sarebbe determinato il Governo. Eccovi quanto debbo dirvi sull’uno e sull’altro argomento. Etc…Credetemi qual sarà sempre per la vita il vostro aff. Depretis” (1)”. Nazari, a p. 156, nella nota (1) postillava: “(1) Milano, Cast. Sforz., Museo del Ris. Naz., Arch. Bertani.”. Nel testo a cura della Commissione Editrice, il suo “La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Carteggio Camillo Cavour etc…”, vol. II (Agosto-Settembre 1860), a p. 191, in proposito è scritto che: “785. A. Depretis a Cavour. Palermo, 31 Agosto (1860). Eccellenza, …Il Cav. Piola mi assicura aver saputo da buona fonte che il Governo Napolitano ha determinato di mandare il materiale della sua Marina militare a Pola, o a Venezia, etc…Le notizie del campo sono sempre ottime: qesta stessa mattina un dispaccio del Generale mi avverte che a Paola le truppe Napolitane si resero a discrezione. Mandiamo di qui per imbarcarle. Il sig. Casalis avrà dato al Governo notizia dell’isola. Etc…”. Nel testo a cura della Commissione Editrice, il suo “La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Carteggio Camillo Cavour etc…”, vol. II (Agosto-Settembre 1860), a p. 233, in proposito è scritto che: “838. F. Còrdova a Cavour. Palermo, 4 Settembre 1860. Eccellenza, Sig. Conte Veneratissimo, Oggi si aspetta Piola di ritorno dal campo di Garibaldi, con l’oracolo del dittatore intorno all’annessione. Piola partì da Palermo la sera del mercoledì 29 Agosto, se non erro. Dopo avere più volte ripetuto che la venuta di Bottero aveva forrse guastato le sue pratiche per la pronta annessione, finalmente Depretis ci ha detto che spera nella circostanza di avere proposta l’annessione immediata a Garibaldi un giorno prima dell’arrivo di Bottero; in modo che il Dittatore non potrà dire che la cosa è comandata da Torino. Etc…”. Dunque, secondo la lettera scritta da Filippo Cordova al Conte di Cavour, il 4 settembre 1860 a Palermo si aspettava l’arrivo di Piola che era stato spedito “al campo di Garibaldi” dal Depretis per portargli una lettera sua dove si chiedeva l’annessione immediata della Sicilia al Regno Piemontese. Il Piola, come si vedrà innanzi, si incontrò con Garibaldi alla Taverna del Fortino presso Casalnuovo e Lagonegro. Ma, non è chiaro il percorso che fece Piola per arrivare al Fortino, o meglio non è stato mai oggetto di studio. Nella sua lettera al Cavour, il Cordova scriveva che “Piola partì da Palermo la sera del mercoledì 29 Agosto, se non erro.”. E’ molto probabile che la data della partenza di Piola, Ministro della Marina dell’Esercito di Garibaldi, partitosi da Palermo sia quella del 29 agosto 1860. Sappiamo che Piola s’incontrò con Garibaldi al Fortino il 4 settembre 1860. Dunque, dal 29 agosto al 4 settembre 1860, 7 giorni per raggiungere Garibaldi ?. E’ molto probabile che Piola arrivasse a Paola dove incontrò il generale Turr che era ivi stato spedito da Garibaldi per portare i volontari di Bertani a Sapri. I volontari di Bertani si trovavano a Paola il 1 settembre quando, nella notte si imbarcarono con Turr per arrivare a Sapri il 2 settembre 1860. Piola sbarcò a Sapri, insieme a Rustow e a Turr, il giorno 2 settembre 1860 e con Turr, lo stesso giorno si avviò subito ad attendere Garibaldi al Fortino, che arrivò solo il 4 settembre 1860. Nel testo a cura della Commissione Editrice, il suo “La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Carteggio Camillo Cavour etc…”, vol. II (Agosto-Settembre 1860), a p. 191, in proposito è scritto che: “785. A. Depretis a Cavour. Palermo, 31 Agosto (1860). Eccellenza, …Il Cav. Piola mi assicura aver saputo da buona fonte che il Governo Napolitano ha determinato di mandare il materiale della sua Marina militare a Pola, o a Venezia, etc…Le notizie del campo sono sempre ottime: qesta stessa mattina un dispaccio del Generale mi avverte che a Paola le truppe Napolitane si resero a discrezione. Mandiamo di qui per imbarcarle. Il sig. Casalis avrà dato al Governo notizia dell’isola. Etc…”.
Nel 1° settembre 1860, a Paola, di sera, l’imbarco per Sapri del generale Stefano TURR, del colonnello Wilhelm Rustow e le truppe dei volontari garibaldini delle due Brigate MILANO ed una parte della PARMA
Nel testo di tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a p. 338, in proposito era scritto: “Nel 1. settembre arrivò a Paola il general Türr. corpo di Rüstow fu per ordine di Garibaldi unito alla 15. divisione comandata da Türr e dovette quindi, in quanto bastavano i navigli ivi presenti, imbarcarsi tosto per Sapri per guadagnare ancora più tempo, e formar per tal guisa l’avanguardia di tutto l’esercito. Vennero quindi imbarcati nella sera del 1. settembre circa 1500 uomini, cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma; dovendo il resto della brigata Parma seguire il più presto possibile, ed anche quella di Bologna, in quanto lo avessero permesso il numero dei legni disponibili. Türr stesso accompagnò la spedizione, che sbarcò ai 2 settembre di buon’ora a Sapri, precedendo così di cinque marcie il grosso dell’esercito , che si avanzava nella strada consolare da Soveria- Manelli per Cosenza.”. Costanzo Maraldi (….), nel suo “La rivoluzione siciliana del 1860 e l’opera politico-amministrativa di Agostino Depretis”, Roma, Tip. L. Proja, via Emilio Faà di Bruno, 7, 1932, a p. 89, in proposito scriveva: “Frattanto a Palermo….”si aspettava da un’ora all’altra il ritorno del Piola per bandire subito il plebiscito”. Michele Amari aveva già scritto il 4 settembre il proclama etc…(180)….Le cose erano a questo punto, quando la mattina del 5 settembre, il Piola, reduce dalla sua sfortunata missione, sbarcò a Palermo latore della risposta negativa di Garibaldi alla nota lettera di Depretis. E’ inutile descrivere la delusione, che provocò l’imprevista decisione delDittatore.”. Dunque, da queste notizie sappiamo che Piola-Caselli rientrò a Palermo, probabilmente imbarcatosi proprio da Sapri, il 5 settembre ma non conosciamo le tappe del suo viaggio di andata per arrivare ad incontrare Garibaldi. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 253, in proposito scriveva pure che: “A Lagonegro venimmo a sapere quel che era avvenuto al generale Turr dopo che lo avevamo lasciato. Mentre noi lo inseguiamo per la via di terra, egli aveva preso la più rapida via del mare per avvicinarsi a Napoli. Da Cosenza si era recato a Paola, e là, riunite le truppe che quotidianamente arrivavano dalla Sicilia, le aveva imbarcate su sei piroscafi.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 148, in proprosito scriveva che: “Giunto a Paola il generale Turr, ……e finalmente riescì la sera del 1° sul tardi ad imbarcarsi colla sua colonna. Durante la navigazione, che si prolungò per tutta la notte, usava molta precauzione, attesochè la flotta nemica stava sempre nelle acque vicine, ed all’alba del 2 settembre sbarcava a Sapri etc….”. Il generale Wilhelm (Guglielmo) Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, ( prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “Nel 1° Settembre arrivò a Paola il generale Turr. Il corpo di Rustow fu per ordine di Garibaldi unito alle ore 15. divisione comandata da Turr e dovette quindi, in quanto bastavano i navigli presenti, imbarcarsi tosto per Sapri per guadagnare ancora più tempo, e formar per tal guisa l’avanguardia di tutto l’esercito. Vennero quindi imbarcati nella sera del 1. Settembre circa 1500 uomini, cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma; dovendo il resto della brigata Parma seguire il più presto possibile, ed anche quella di Bologna, in quanto lo avesero permesso il numero dei legni disponibili. Turr stesso accompagnò la spedizione, che sbarcò ai 2. settembre di buon ora a Sapri, precedendo così di cinque marcie il grosso dell’esercito, che si avanzava nella strada consolare da Soveria-Manelli per Cosenza.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 165, in proposito è scritto: “…il 30 agosto…nello stesso giorno la brigata Puppi saliva essa pure da Scilla a Monteleone e Garibaldi in vettura raggiungeva Rogliano per passare in rivista altre bande di nuova formazione organizzate da Donato Morelli. Dopo di che, continuava da Cosenza per unirsi quivi col Turr, il quale, raccolte le truppe dell’ex colonna Pianciani doveva condurle per mare a Policastro.”. Qui rileviamo l’errore perchè Turr doveva condurre le truppe dei volontari da Paola al golfo di Policastro, anzi precisamente a Sapri, dove sbarcherà con Rustow il giorno 2 settembre. Cesari, a p. 172, in proposito scriveva pure che: “Il concentramento di queste forze a Sapri si era potuto effettuare in gran parte, come si è detto, per merito del Turr, il quale spostando rapidamente le sue unità, le aveva portate successivamente in aiuto a Garibaldi nelle varie operazioni di terraferma, e, valendosi di trasporti marittimi le aveva progressivamente sbarcate nei punti più importanti ed avanzati della costa tirrenica. Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli. Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano alla loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione. Nello stesso tempo procedevano direttamente per Napoli, dopo aver preso imbarco a Paola, le altre due brigate di Eber e di Corrao. In grazia di questi movimenti, Garibaldi, nella sua avanzata da Cosenza in poi, veniva ad accrescere successivamente le sue forze con gli aiuti che gli venivano dal mare, fortunatamente indisturbati per l’astensione, di cui più volte si è fatto cenno, della marina borbonica.”. Eliseo Porro (….), nel suo “La brigata Milano nella campagna dell’Italia meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow”, a p. 17-18, traducendo il testo del generale Rustow, in proposito scriveva che: “La sera del 1° settembre con 1600 uomini componenti la intiera brigata Milano, ed una parte della brigata Parma, c’imbarcammo su sei vapori, e la mattina del 2 alle 9, entrammo nella baia di Sapri.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a pp. 194-195, in proposito scriveva che: “…Bertani che lo aveva raggiunto venendo da Paola, città del litorale. Era andato ad annunciargli che i 1500 uomini della ben equipaggiata spedizione da lui organizzata per invadere lo Stato Pontificio e fatta divergere poi da Cavour e da Garibaldi stesso sulla Sicilia e il mezzogiorno erano arrivati a Paola per via di mare (2). Apprendendo la presenza di quei 1500 uomini e delle loro imbarcazioni, Garibaldi inviò il Turr ad assumere il comando e condurli a Sapri per via di mare. Per tal modo le forze raccolte da Bertani a servizio partito estremo mazziniano cadevano sotto il governo del Turr, il più cavouriano degli ufficiali garibaldini. Il Bertani, ingoiando in silenzio l’amaro disinganno, s’attaccò alla persona del Dittatore e non appena ebbe scorso qualche giorno di viaggio al suo fianco ricominciò ad esercitare su lui l’ascedente che negli ultimi tempi sembrava avere perduto. Nello stesso tempo, il Turr, partito a briglia sciolta per Paola, assumeva il comando delle truppe e le metteva in mare, sbarcandole a Sapri, il 2 settembre, ventiquattr’ore avanti l’arrivo di Garibaldi in questo stesso posto. Così quei 1500 uomini della retroguardia diventavano l’avanguardia nella marcia su Napoli, grazie alla fortunata circostanza che li aveva forniti i mezzi di trasporto per mare, mentre gli altri dovevano avanzarsi per terra.”. Treveljan, a p. 194, nella nota (2) postillava: “(2) V. addietro, pagg. 152-155. Avevan lasciato la Sicilia e toccato il continente a Tropea, marciando di là a Pizzo per poi riprender il mare fino a Paola. Rustow, Brig. Milano, 11-16; Rustow, 299.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 17-18, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Ad essi pareva che il Dittatore non avesse fatto abbastanza accordando loro la libertà di ritirirarsi con armi, cavalli e bagagli. Aspettava che il Dittatore movesse da Severia, per penetrare più all’interno del paese, verso Cosenza, per operare la mia congiunzione col corpo principale dell’esercito; infrattanto ci veniva apprestato un onore che per le nostre giovani truppe, ancor prive d’ogni esperienza, non era d’attendersi: furono destinate all’avanguardia dell’esercito; i risultati dimostrarono che il Dittatore non s’era ingannato. Nel pomeriggio del 1° settembre giunse a Paola il generale Turr, il quale mi partecipò come le mie truppe fossero state aggregate al suo corpo. Egli portava seco 5000 franchi e l’ordine d’imbarcarsi per Sapri, dove l’ardito Pisacane nel 1857 fece l’infelice suo tentativo. Sapri è già fuori dalla Calabria e trovasi nel Principato. La sera del 1° settembre, con 1600 uomini componenti la intiera brigata Milano, ed una parte della brigata Parma, c’imbarcammo su 6 vapori, e la mattina del 2 alle 9, entrammo nella baia di Sapri.”. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzonero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a p. 299, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: “Il 1° settembre arrivò a Paola il generale Turr. Il corpo di Rustow venne per ordine di Garibaldi riunita alla divisione comandata da Turr e dovette, almeno quella porzione che si trovava in Paola ed in quanto bastassero le navi, tornare tosto ad imbarcarsi per Sapri, onde guadagnare ancora più terreno, e così formare la vanguardia di tutta l’armata. La sera del 1° vennero quindi imbarcati circa 1500 uomini cioè tutta la brigata Milano e porzione della brigata Parma doveva venir dietro nel termine posibilmente più breve ed anche la brigata Bologna doveva essere spedita a Sapri, appena le navi fossero disponibili. Turr stesso accompagnò la spedizione che sbarcò a Sapri il 2 settembre di buon mattino, ove trovavasi cinque tappe innanzi del grosso dell’armata che si avanzava sulla strada consolare da Soveria-Manelli per Cosenza. Mentre Turr il 3 mattina partiva per Lagonegro onde riccevere gli ordini di Garibaldi, mentre Rustow si occupava dell’armamento della guardia nazionale dei dintorni etc…”. Il generale Wilhelm (Guglielmo) Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, (prima traduzione italiana del 1861), a p. 337, in proposito scrivea che: “Nel 1° settembre arrivò a Paola il generale Turr. Il corpo di Rustow fu per ordine di Garibaldi unito alla 15° divisione comandata dal generale Turr e dovette quindi, in quanto bastavano i navigli ivi presenti, imbarcarsi tosto per Sapri per guadagnare ancora più tempo, e formar per tal guisa l’avanguardia di tutto l’esercito. Vennero quindi imbarcati nella sera del 1° settembre cira 1500 uomini, cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma; dovendo il resto della brigata Parma seguire il più presto possibile, ed anche quella di Bologna, in quanto lo avessero permesso il numero dei legni disponibili. Turr stesso accompagnò la spedizione, che sbarcò ai 2 settembre di buon’ ora a Sapri.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Russo Luigi, Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a p. 281, in proposito scriveva che: “Garibaldi….A Paola aveva lasciato il momentaneo comando al colonnello Guglielmo Rustow delle brigate Milano e Spiazzi con le quali, via mare, giunto a Pizzo la sera del 30 agosto, era salpato nella notte del 30-31.”. Quì il Policicchio riporta due testi: il primo è quello della nota (25), a p. 281 dove postillava: “(25) C. Pecorini-Manzoni, Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli, F.lli Bocca, Firenze, 1876, p. 148.”. L’altro testo è quello della nota (26) a p. 282, dove postillava: “(26) E. Porro, La brigata Milano nella campagna dell’Italia meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow, Salvi, Milano, 1861, pp. 17-18”. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a p. 195, si chiede: “….sappiamo che il Dittatore era in Calabria etc…Fu proprio questo generale ungherese in una sorta di avvicendamento con il patriota lombardo, ad essere inviato da Garibaldi a Paola, da dove s’imbarcò nella serata del 1° settembre, giungendo alle 9:00 del mattino successivo nel porto di Sapri, a capo dei circa 1600 uomini, componenti l’intera brigata Milano, comandata dal colonnello Gandini, e parte della brigata Parma agli ordini del maggiore Spinazzi (18).”. Quì, Moliterni postilla del racconto di Rustow nell’edizione e traduzione di E. Porro. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), che, a p. 203 e ssg., in proposito scriveva che: “Un consistente indizio, in tal senso è contenuto in alcuni brani del “giornale” redatto dal “Capitano di Stato Maggiore Garzia”, il quale, alle 18:00 del 3 settembre si imbarcò a Napoli sul vapore di commercio francese ‘Brésil’, “al Servizio del Real Governo” con il compito “di toccare gli approdi da Sapri verso Sud” e prendere a bordo gli “Uffiziali, soldati e Impiegati governativi” che si avesse trovato (36). A Sapri, dove attraccò alle 8:00 del 4 settembre, il ‘Brésil’ trovò “5 vapori Garibaldini” e “2 o 3 brigantini mercantili” (37) probabilmente gli stessi dai quali, la mattina del 2 settembre, erano sbarcate la brigata Milano e parte della brigata Parma e, alle 23:00 settembre, la sopraggiunta brigata Puppi. Ma quel che è più interessante ai fini della presente indagine è quanto il capitano Garzia annotò il 5 settembre: “(….) Garibaldi pare abbia avuto ordine da Torino d’accellerare la marcia sopra Napoli. In effetti un vapore sardo l’ho incontrato il dì 4 arrivando a Sapri, che da quivi ritornava verso Napoli da dove era venuto la sera precedente (38).”. Moliterni, a p. 203, nella nota (36) postillava: “(36) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Napoli, 1900, p. 576.”. Moliterni, a p. 203, nella nota (37) postillava: “(37) Ivi, p. 577.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: “In Cosenza arriva il Bertani, che ha lasciato a Paola i 1500 soldati da lui condotti per mare dal Faro a Tropea, poi per terra sino a Pizzo e in fine per mare di nuovo dal Pizzo a Paola. Ha lasciato la truppa là ed egli è venuto a raggiungere Garibaldi, il quale mandò subito il Turr a prendere il comando di quella gente e l’aggrega alla sua Divisione. Il Treveljan giustamente osserva che così buona parte delle forze raccolte dal partito mazziniano venivano a trovarsi al comando del più cavouriano fra i generali di Garibaldi. Queste forze, dice il Rustow, eran l’intera Brigata “Milano” e alcuni reparti dell “Parma”: il resto aveva dovuto restare al Faro poichè i vapori non erano sufficienti per il trasporto. Componevano la Brigata “Milano” 3 Battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi e il capitano Venuti, e 2 Compagnie di bersaglieri. Il Turr imbarcò tutti il 1° settembre e sbarcò a Sapri alle 9 del mattino seguente. Alle cinque del pomeriggio ripartiva da Sapri per via di terra e poco prima del mezzogiorno del 4 settembre era al Fortino dopo aver bivaccato la prima notte a Vibonati ed aver costeggiato poi le falde del monte Cocuzzo. La Brigata “Bologna” ed il ressto della “Parma” seguirono di lì a qualche giorno e il Rustow dice che quand’egli coi suoi, dopo il Fortino, s’avviò per la consolare etc…”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 492-493 e ssg., in proposito scriveva che: “LIV. – Turr…Secondo gli ordini avuti egli doveva raccogliere le diverse frazioni del corpo spedizionario di Luigi Pianciani, etc…”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a p. 493 e ssg., in proposito scriveva che: “LIII. Contemporaneamente la decimaquinta divisione imbarcatasi a norma delle dovute istruzioni, nel piccolo porto di Paola, veleggiava con prospero vento alla volta di Sapri.”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a p. 488, in proposito scriveva che: “XLVI. Alle ore cinque pomeridiane del giorno medesimo abbandonarono i nostri Cosenza dirigendosi a Paola, donde per ordine avuto dovevano per mare e al più presto recarsi a Sapri e a Salerno, dove il Re, coll’esercito sapeasi accampato. Pervenivano i volontari alla destinazione loro dopo un faticoso viaggio che durò per tutta la notte, e quivi , riposatisi alquanto, s ‘ apparecchiavano pel giorno seguente ad imbarcarsi e a salpare. Medici s’allontanava impertanto da Paola nel punto medesimo che Garibaldi, rovesciata definitivamente la dinastia dei Borboni, entrava trionfante nella stessa Capitale del Regno.”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a p. 489, in proposito scriveva che: “XLVII. II Dittatore, lasciata Soveria, e conducendo seco soltanto le divisioni Cosenz e Türr, le Guide, i Carabinieri e i Bersaglieri, marciava, come si disse , con incredibile celerità alla volta. di Napoli. Egli arrestavasi a Cosenza poche ore, il tempo necessario per dare a quel governo provvisorio ed a’ suoi generali le istruzioni opportune per le future operazioni di amministrazione e di guerra. In quel punto inoltre divise la sua piccola armata, mandando il generale Turr colla sua divisione a Paola con ordine di raccogliervi i volontari provenienti dall’Isola e di portarsi immediatamente co’ suoi nel rada di Policastro od a Sapri. Col rimanente delle forze, seguendo la angusta valle del Crati, ed oltrepassando a sinistra i villaggi di Rende e Montalto ed a destra l’antica e spaziosa foresta di Sila , slanciavasi sul grande stradale di Tarsia e Spezzano.”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 492-493, in proposito scriveva che: “LIII. – Contemporaneamente la decimaquinta divisione imbarcatasi, a norma delle avute istruzioni, nel piccolo porto di Paola, veleggiava con prospero vento alla volta di Sapri. La numerosa flotta napoletana che stazionava in quelle acque avrebbe agevolmente potuto impedire per mare il trasporto delle truppe italiane: ma sia che non amasse impegnarsi in conflitti o la movessero altre considerazioni si accontentava di seguirne e sorvegliarne in distanza i progetti e le mosse. Nell’ uscire dal porto di Paola il generale Türr scorgendosi di fronte ancorate le navi nemiche, dispose i suoi legni quasi fosse deciso ad accettar la battaglia che i Regii parevano offrirgli. Egli fece allineare le sue barche, insufficienti a resistere, in forma di mezza luna ponendovi ai fianchi ed al centro i tre soli vapori di cui disponeva. L’audacia dei volontari nell’apparecchiarsi ad una lotta cotanto ineguale e sopra un elemento che non era il loro proprio, poteva essere unicamente giustificata dall ‘ esito; e questo fu lor favorevole. Tosto i Napoletani levarono l’ancora, non già per avanzarsi e combattere, ma per ritrarsi e fuggire davanti un avversario , cui avevano da più mesi imparato a rispettare e a temere. Dopo quell’unico accidente i volontari poterono felicemente compire il viaggio cui il Generalissimo aveva loro indicato.”. E’ interessante ciò che scrive il Perini sulle forze navali boroniche che stanziavano a Paola, dove le truppe della ex spedizione Pianciani, raccolte dal Bertani erano ivi fatte sbarcare e che continuavano a sbarcare mentre arrivava anche il Turr a prelevarle per portarle a Sapri su ordine di Garibaldi. Questo aspetto non è stato molto indagato. La flotta borbonica, con le sue navi, era numerosa “….si accontentava di seguirne e sorvegliare in distanza i progetti e le mosse.”. Antonio Pizzolorusso (….), nel suo “I martiri per la libertà italiana della provincia di Salerno dall’anno 1820 al 1857 con appendice intorno al moto rivoluzionario del 1860 per Antonio Pizzolorusso, Salerno, Tipografia Nazionale, 1885, si veda l’ed. Ripostes, a pp. 234-235, in proposito scriveva che: “….e Garibaldi resosi padrone della Sicilia, passa il Faro il 20 agosto, e ordina a Rustow di congiungersi in Paola al Generale Turr, ed egli imbarcatosi per Sapri li raggiunse il giorno 3 settembre ed ordina al primo d’ inoltrarsi con una brigata verso Vibonati e avanzarsi sulla via consolare.”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 823, in proposito scriveva che: “La divisione Rustow…..per arrivare il di 31 a Paola. Il primo di settembre arrivava a Paola Stefano Türr. Per ordine di Garibaldi il corpo di Rustow veniva riunito alla divisione comandata da Türr ; tutta intiera la divisione ebbe ordine d’imbarcarsi immantinente e di salpare alla volta di Sapri per ispingersi rapidamente avanti e per formare l’avanguardia di tutta l’armata rivoluzionaria. La sera di quello stesso giorno ebbe luogo l’imbarco. Erano circa mille e cinquecento uomini; cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma ; il resto di questa e tutta la brigata Bologna dovevan fare lo stesso viaggio al più presto possibile . Con quei mille e cinquecento uomini, Türr, la mattina del 2 settembre, disbarcava a Sapri. In questo modo l’avanguardia trovossi quasi di cinque tappe avanti il grosso dell’esercito che marciava da Soveria -Manelli sopra Cosenza per la strada consolare.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 299-300, in proposito scriveva: “Il 1. settembre arrivò a Paola il general Türr. Il corpo di Rüstow venne per ordine di Garibaldi riunito alla divisione comandata da Türr e dovette, almeno quella porzione che si trovava in Paola ed in quanto bastassero le navi, tornare tosto ad imbarcarsi per Sapri, onde guadagnare ancora più terreno, e così formare la vanguardia di tutta l’armata. La sera del 1° vennero quindi imbarcati circa 1500 uomini, cioè tutta la brigata Milano e porzione della brigata Parma; il resto della brigata Parma doveva venir dietro nel termine possibilmente più breve ed anche la brigata Bologna. doveva essere spedita a Sapri, appena le navi fossero disponibili. Türr stesso accompagnava la spedizione che sbarcò presso Sapri il 2 settembre di buon mattino, ove trovavasi cinque tappe innanzi del grosso dell ‘ armata che si avanzava sulla strada consolare da Soveria-Manelli per Cosenza.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 172, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: “La sera del 1° settembre – narra Rustow – con 1600 uomini componenti la intiera brigata Milano, ed una parte della brigata Parma, c’imbarcammo su sei vapori, e la mattina del 2 alle 9, entrammo nella baia di Sapri. Etc…(231).”. L’Avv. Paolo Emilio Curti, nel suo “Arresto processo e condanna del colonnello Turr narrati da lui medesimo”, Milano, 1862, Tip. dei Lombardi, a pp. 69-70, in proposito scriveva: “Ma l’attivo uffiziale, a cui tardava di riprendere la sua vita operosa, non attese tutto questo tempo; ma fatti alcuni bagni ad Acqui di Piemonte, si ricondusse in Sicilia e con Garibaldi partiva per Messina e di là a Giardinetto, dove assistevano all’imbarco della brigata di Bixio destinata a sbarcare a Melito. Quindi egli medesimo col resto della sua divisione sbarca a Bagnara, e si riunisce di poi con Garibaldi a Palmi, d’onde con lui parte per Cosenza da cui è mandato a Paola per ivi assumere il comando dei volontari che vi aveva condotti il medico milanese Agostino Bertani, tramutatosi costui pure da uomo di scienza in soldato della rivoluzione siciliana. Il 1 settembre il general Türr arrivava a Paola, e questa data mi è fornita dallo storico di questa campagna, per me già citato, Guglielmo Rüstow, il quale da capo dello stato maggiore generale di Pianciani era passato al comando delle tre brigate riunite Tharrena, Gandini e Puppi, e che però trovavasi in quel punto a Paola. Anzi il generale Garibaldi ordinava che il corpo di Rüstow venisse riunito alla divisione comandata da Türr e dovesse, sia per mare che per terra spingersi innanzi onde guadagnar maggior terreno sul continente napoletano, e cosi formare la vanguardia di tutta l’armata. La sera di quel giorno vennero quindi imbarcati circa 1500 uomini, cioè tutta la brigata Milano e porzione della brigata Parma: il resto di quest’ultima brigata doveva tener dietro nel termine possibilmente più breve, ed anche la brigata Bologna doveva essere spedita a Sapri, appena le navi fossero state disponibili. Il generale Türr istesso accompagnava la spedizione, che col favor della notte, malgrado la vicinanza della flotta borbonica, potè arditamente compiersi, sì che sbarcò presso Sapri il 2 settembre di buon mattino e il 3 partiva per Lagonegro, onde ricevere nuovi ordini di Garibaldi. Questi rapidi movimenti sul continente, ne’ quali il nostro Türr aveva tanta parte, portavano lo sgomento ne’Regii, tal che a’ dì 4 la Brigata Milano, ch’era a di lui dipendenza, perchè, come dissi, apparteneva alla sua divisione, trovavasi già sulla strada consolare presso Casalnuovo, il 5 incalzava le truppe napoletane comandate da Caldarelli che poi capitoló a Cosenza con Garibaldi, e quando due di dopo toccava Eboli, il Dittatore entrava già solo nella capitale abbandonata da Francesco II. Il generale Caldarelli non tardava pronunciarsi per la causa nazionale ed anche le truppe regie si ritirarono da Salerno, si che Türr poteva il giorno dopo all’arrivo in Napoli di Garibaldi raggiungerlo colla brigata Milano, la quale affrettò l’ingresso valendosi di veicoli d’ ogni maniera.”.
Nel 1° settembre 1860, da Paola, la sera l’imbarco ed il viaggio per Sapri del generale Stefano Turr e la flotta navale borbonica nemica
Un testimone della partenza delle truppe garibaldine raccolte a Paola da Rustow e prelevate dal generale Turr, su ordine di Garibaldi per portarle a Sapri è stato lo scrittore francese Maxime Du Champ (….), che, si trovava a Lagonegro con altre truppe e venne a sapere della lieta notizia. Du Camp (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 253, in proposito scriveva pure che: “Nel momento in cui stava per lasciare il porto, apparve una fregata napoletana. Sugli ‘steamers’ non c’era né un cannone né un obice; il generale Turr non si perse d’animo e mostrò di prendere un atteggiamento risoluto: allineò la sua piccola flotta in ordine di battaglia e parve aspettare il nemico, che eseguì qualche bordata mantenendosi a grande distanza e si decise a riprendere il largo. Da Paola, Turr sbarcò a Sapri, vi raccolse la ex-divisione Pianciani, e marciò….etc…”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 253, in proposito scriveva pure che: “A Lagonegro venimmo a sapere quel che era avvenuto al generale Turr dopo che lo avevamo lasciato. Mentre noi lo inseguiamo per la via di terra, egli aveva preso la più rapida via del mare per avvicinarsi a Napoli. Da Cosenza si era recato a Paola, e là, riunite le truppe che quotidianamente arrivavano dalla Sicilia, le aveva imbarcate su sei piroscafi. Nel momento in cui stava per lasciare il porto, apparve una fregata napoletana. Sugli ‘steamers’ non c’era né un cannone né un obice; il generale Turr non si perse d’animo e mostrò di prendere un atteggiamento risoluto: allineò la sua piccola flotta in ordine di battaglia e parve aspettare il nemico, che eseguì qualche bordata mantenendosi a grande distanza e si decise a riprendere il largo. Da Paola, Turr sbarcò a Sapri, vi raccolse la ex-divisione Pianciani, e marciò in modo da potere nel caso, passando tra Salerno ed Eboli, gettarsi sulle montagne di Cava, attaccare i regi alle spalle e tagliare loro la strada di Napoli, nel caso in cui ci avessero aspettato a Salerno. La loro ritirata, di cui stava appunto per giungersi notizia, doveva poi rendre inutile quell’ardito piano. Infatti, la sera, verso le otto, mentre stavamo per andare a vedere noi stessi i nostri cavalli fossero in condizione di riprendere il viaggio, ci arrivò un dispaccio: “7 settembre 1860. – Oggi, alle undici, Garibaldi è entrato a Napoli”. Il nostro primo sentimento, lo confesso, fu un cattivo sentimento di rammarico e quasi di ira; ne seguì uno più nobile, etc…”. Maxime Du Champ racconta l’episodio accaduto a Paola alla partenza dal porto di Paola diretti a Sapri che fece il generale Turr, insieme al colonnello Rustow e circa 1500 uomini della ex Divisione Pianciani. Du Champ, testimone diretto, racconta che alla partenza da Paola accadde un fatto increscioso e preoccupante. Mentre i 1500 uomini, volontari garibaldini stavano lasciando il porto di Paola insieme al loro generale, Turr ed insieme a Rustow, apparve al largo una fregata dell’esercito borbonico. Turr, avendola scorta si pone in posizione di battaglia. Carlo Pecorini-Mazoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 148-149, riferendosi al generale Turr, in proposito scriveva che: “Giunto a Paola il generale Turr …..e finalmente riescì la sera del 1° sul tardi ad imbarcarsi colla sua colonna. Durante la navigazione, che si prolungò tutta la notte, usava molta precauzione, attesochè la flotta nemica stava sempre nelle acque vicine, ed all’alba del 2 settembre sbarcava a Sapri e mandava avviso del suo arrivo al Generale Garibaldi, il quale da Cosenza era arrivato a Rotonda, da dove gli scriveva così: “Il latore v’informerà di ogni cosa – io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò. Rotonda, 2 settembre 1860, ore 11 ant. Firmato: G. Garibaldi”.”. Dunque, il Pecorini, riguardo il viaggio del Turr e della sua colonna e della flotta nemica scriveva che: “Durante la navigazione, che si prolungò tutta la notte, usava molta precauzione, attesochè la flotta nemica stava sempre nelle acque vicine, etc…”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a p. 488, in proposito scriveva che: “XLVI. Alle ore cinque pomeridiane del giorno medesimo abbandonarono i nostri Cosenza dirigendosi a Paola, donde per ordine avuto dovevano per mare e al più presto recarsi a Sapri e a Salerno, dove il Re, coll’esercito sapeasi accampato. Pervenivano i volontari alla destinazione loro dopo un faticoso viaggio che durò per tutta la notte, e quivi , riposatisi alquanto , s ‘ apparecchiavano pel giorno seguente ad imbarcarsi e a salpare. Medici s’allontanava impertanto da Paola nel punto medesimo che Garibaldi, rovesciata definitivamente la dinastia dei Borboni, entrava trionfante nella stessa Capitale del Regno.”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a p. 489, in proposito scriveva che: “XLVII. II Dittatore, lasciata Soveria, e conducendo seco soltanto le divisioni Cosenz e Türr, le Guide, i Carabinieri e i Bersaglieri, marciava, come si disse , con incredibile celerità alla volta. di Napoli. Egli arrestavasi a Cosenza poche ore, il tempo necessario per dare a quel governo provvisorio ed a’ suoi generali le istruzioni opportune per le future operazioni di amministrazione e di guerra. In quel punto inoltre divise la sua piccola armata, mandando il generale Turr colla sua divisione a Paola con ordine di raccogliervi i volontari provenienti dall’Isola e di portarsi immediatamente co’ suoi nel rada di Policastro od a Sapri . Col rimanente delle forze, seguendo la angusta valle del Crati, ed oltrepassando a sinistra i villaggi di Rende e Montalto ed a destra l’antica e spaziosa foresta di Sila , slanciavasi sul grande stradale di Tarsia e Spezzano.”. Osvaldo Perini ci racconta delle operazioni di imbarco a Paola. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a p. 492 e ssg., in proposito scriveva che: “LIII. Contemporaneamente la decimaquinta divisione imbarcatasi a norma delle dovute istruzioni, nel piccolo porto di Paola, veleggiava con prospero vento alla volta di Sapri. La numerosa flotta napoletana che stazionava in quelle acque avrebbe agevolmente potuto impedire per mare il trasporto delle truppe italiane: ma sia che non amasse impegnarsi in conflitti o la movessero altre considerazioni si accontentava di seguirne e sorvegliarne in distanza i progetti e le mosse. Nell’uscire nel porto di Paola il generale Turr scorgendosi di fronte ancorate le navi nemiche, dispose i suoi legni quasi fosse deciso ad accettar la battaglia che i Regii parevano offrirgli. Egli fece allineare le sue barche, insufficienti a resistere, in forma di mezza luna, ponendovi ai fianchi ed al centro i tre soli vapori di cui disponeva. L’audacia dei volontari ad apparecchiarsi ad una lotta cotanta ineguale e sopra un elemento che non era loro proprio, poteva essere unicamente giustificato dall’esito; e questo fu loro favorevole. Tosto i Napoletani levarono l’ancora, non già per avanzarsi e combattere, ma per ritrarsi e fuggire davanti un avversario, cui avevano da più mesi imparato a rispettare e a temere. Dopo quell’unico accidente i volontari poterono finalmente compire il viaggio cui il Generalissimo aveva loro indicato.”. E’ interessante ciò che scrive il Perini sulle forze navali borboniche che stanziavano a Paola, dove le truppe della ex spedizione Pianciani, raccolte dal Bertani erano ivi fatte sbarcare e che continuavano a sbarcare mentre arrivava anche il Turr a prelevarle per portarle a Sapri su ordine di Garibaldi. Questo aspetto non è stato molto indagato. La flotta borbonica, con le sue navi, era numerosa “….si accontentava di seguirne e sorvegliare in distanza i progetti e le mosse.”. Sulle navi borboniche di stazza a Paola e nel tratto di mare tirrenico da Paola a Napoli vi è la testimonianza di Ludovico Quandel-Vial che nel mese di settembre avviato alla carriera militare dal padre, come i fratelli Pietro, Giuseppe e Federico, entrò il 21 aprile 1855 nel Real Collegio Militare della Nunziatella da cui uscì il 19 ottobre 1858 alfiere del Real Corpo di Artiglieria delle Due Sicilie. Col grado di primo tenente, il 28 luglio 1860 prese parte alla battaglia di Capua, alla battaglia del Volturno e alla battaglia del Garigliano, al comando della Batteria nº 5. Come altri suoi colleghi dell’esercito del Regno delle Due Sicilie, una volta scarcerato fu invitato ad entrare nel neonato esercito del Regno d’Italia. Preferì ritirarsi a vita privata a Monte di Procida con la moglie, la cugina Giuseppina Vial. Ludovico Quandel-Vial racconta e trascrive notizie tratte dal maresciallo borbonico Vial. Pietro Carlo Maria Vial de Maton (Nizza, 5 ottobre 1777 – Roma, 28 febbraio 1863) è stato un militare italiano, maresciallo di campo dell’Esercito delle Due Sicilie e protagonista della resistenza del Regno delle Due Sicilie contro la Spedizione dei Mille e l’intervento piemontese. Negli anni convulsi della spedizione dei Mille Vial de Maton fu apprezzatissimo per il suo operato solerte e l’estrema durezza tenuta nel periodo di stanziamento dell’esercito borbonico sulla riva destra del Garigliano tra l’estate e l’autunno del 1860. E’ proprio attraverso i giornali di bordo dei capitani delle navi borboniche e piemontesi che incrociavano quelle acque che si possono avere ulteriori utili notizie. Infatti, Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 577 ed in proposito scriveva che: “Alle 8 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Grazia sul vapore Brésil giunge nelle acque di Sapri, ed ecco ciò che trovo scritto nel Giornale di lui. “Qui ho trovato cinque vapori Garibaldini 2 o 3 brigantini mercantili. La truppa Garibaldina sbarcata il giorno precedente e la mattina, compresa l’altra trasporta dall”Elvetie’ si fa ammontare a 8 o 9000 uomini. Il Capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del Generale Bustow (Rustow) ed altro Ufficiale Ungherese sono venuti a bordo ad assicurarmi, che in Sapri non vi era alcuno dei nostri, ma poteva trovarne a Maratea, Paola, Pizzo. Anche D. Antonio Muraglia di Maratea dava la stessa assicurazione (44).”. In questo brano il Quandel-Vial riporta un brano del giornale di bordo del Brésil scritto dal capitano di Stato Maggiore della marina piemontese, Garzia, all’arrivo a Sapri che avrà un colloquio con il capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del colonnello Rustow sbarcati il 2 settembre con Turr ed i volontari garibaldini che stavano a Paola. Il Quandel ci parla di un capitano Appel triestino dello Stato Maggiore del colonnello Rustow, sbarcato a Sapri con le truppe provenienti da Paola. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, a p. 581 ed in proposito scriveva che: “Alle 6 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul Brésil giunge nelle acque di Paola, e di ciò che vi faccia ne dà contezza il Giornale di lui così: “Alle 6 (a.m.) giunto a Paola quivi imbarcato…truppa, l’infermiere militare. Ho visto due vapori fra i quali il Duca di Calabria sbarcare casse d’armi e di munizioni e due brigantini mercantili carichi pronti e voleano essere rimorchiati a Salerno. Garibaldi è stato ricevuto a Cosenza con straordinarie feste. Il Generale Thurr ha provveduto allo imbarco degli Uffiziali a Paola ed è poi passato al Pizzo. Il Generale Morelli comanda le masse di Rogliano. Garibaldi pare abbia avuto ordine da Torino d’accellerare la marcia sopra Napoli. In effetti un vapore Sardo l’ho incontrato il dì 4 arrivando a Sapri, che quivi ritornava verso Napoli da dove era venuto la sera precedente” (Il vapore di cui fa cenno il Capitano Garzia e la Dora partita da Napoli il giorno 3 (come ho reso noto a quella data trascrivendo un brano del Giornale particolare di bordo dell’Ammiraglio Persano) per condurre presso il Generale Garibaldi per volere del Conte di Cavour un amico innominato del Generale” e ripartito da Sapri per Napoli la notte del 3 al 4).”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 31 agosto, a p. 575 ed in proposito scriveva che: “A Paola già trovansi disbarcati circa 2000 garibaldini.”. Carlo Pecorini-Mazoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 148-149, riferendosi al generale Turr, in proposito scriveva che: “Giunto a Paola il generale Turr …..e finalmente riescì la sera del 1° sul tardi ad imbarcarsi colla sua colonna. Durante la navigazione, che si prolungò tutta la notte, usava molta precauzione, attesochè la flotta nemica stava sempre nelle acque vicine, ed all’alba del 2 settembre sbarcava a Sapri etc…”. Dunque, il Pecorini, riguardo il viaggio del Turr e della sua colonna e della flotta nemica scriveva che: “Durante la navigazione, che si prolungò tutta la notte, usava molta precauzione, attesochè la flotta nemica stava sempre nelle acque vicine, etc…”. Pecorini racconta che il generale Turr, Rustow, con le loro colonne imbarcatisi a Paola, usarono molta precauzione nella navigazione stando attenti alla flotta borbonica nemica che in quei giorni era particolarmente presente nelle acque del golfo di Policastro dove loro entrarono, navigando ed imbarcatisi a Paola, nelle prime ore del mattino del giorno 2 settembre 1860. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 253, racconta dell’episodio accaduto a Paola, e poi aggiunge: “Da Paola, Turr sbarcò a Sapri, vi raccolse la ex-divisione Pianciani, e marciò….etc…”. Anche il Rustow (….) fu un testimone di eccezione. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 17-18, in proposito scriveva pure che: “Sapri è già fuori dalla Calabria e trovasi nel Principato.”. Il Rustow, a p. 17-18, in proposito scriveva: “….e la mattina del 2 alle 9, entrammo nella baia di Sapri. Alla spiaggia eravi già gran movimento, ma non di truppe napolitane, la cui presenza sarebbe stata pur possibile, ma sibbene di guardie nazionali e di popolo. Il generale Turr scese a terra pel primo accompagnato da un carabiniere genovese; io lo seguii tantosto etc…I bersaglieri ed i carabinieri di Genova vennero destinati al servizio d’esplorazione, poichè credevano di trovarci in faccia al nemico, non senza un sospetto d’essere da esso circuiti.“. Dunque, il colonnello Rustow, che accompagnava le truppe da Paola a Sapri, insieme al generale Turr, scriveva che arrivati a Sapri, non trovarono movimento di truppe napoletane, ovvero truppe borboniche nemiche. Sulle navi borboniche di stazza a Paola e nel tratto di mare tirrenico da Paola a Napoli vi è la testimonianza di Ludovico Quandel-Vial che nel mese di settembre avviato alla carriera militare dal padre, come i fratelli Pietro, Giuseppe e Federico, entrò il 21 aprile 1855 nel Real Collegio Militare della Nunziatella da cui uscì il 19 ottobre 1858 alfiere del Real Corpo di Artiglieria delle Due Sicilie. Col grado di primo tenente, il 28 luglio 1860 prese parte alla battaglia di Capua, alla battaglia del Volturno e alla battaglia del Garigliano, al comando della Batteria nº 5. Come altri suoi colleghi dell’esercito del Regno delle Due Sicilie, una volta scarcerato fu invitato ad entrare nel neonato esercito del Regno d’Italia. Preferì ritirarsi a vita privata a Monte di Procida con la moglie, la cugina Giuseppina Vial. Ludovico Quandel-Vial racconta e trascrive notizie tratte dal maresciallo borbonico Vial. Pietro Carlo Maria Vial de Maton (Nizza, 5 ottobre 1777 – Roma, 28 febbraio 1863) è stato un militare italiano, maresciallo di campo dell’Esercito delle Due Sicilie e protagonista della resistenza del Regno delle Due Sicilie contro la Spedizione dei Mille e l’intervento piemontese. Negli anni convulsi della spedizione dei Mille Vial de Maton fu apprezzatissimo per il suo operato solerte e l’estrema durezza tenuta nel periodo di stanziamento dell’esercito borbonico sulla riva destra del Garigliano tra l’estate e l’autunno del 1860. E’ proprio attraverso i giornali di bordo dei capitani delle navi borboniche e piemontesi che incrociavano quelle acque che si possono avere ulteriori utili notizie. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 31 agosto, a p. 575 ed in proposito scriveva che: “A Paola già trovansi disbarcati circa 2000 garibaldini.”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, a p. 581 ed in proposito scriveva che: “Alle 6 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul Brésil giunge nelle acque di Paola, e di ciò che vi faccia ne dà contezza il Giornale di lui così: “Alle 6 (a.m.) giunto a Paola quivi imbarcato…truppa, l’infermiere militare. Ho visto due vapori fra i quali il Duca di Calabria sbarcare casse d’armi e di munizioni e due brigantini mercantili carichi pronti e voleano essere rimorchiati a Salerno. Garibaldi è stato ricevuto a Cosenza con straordinarie feste. Il Generale Thurr ha provveduto allo imbarco degli Uffiziali a Paola ed è poi passato al Pizzo. Il Generale Morelli comanda le masse di Rogliano. Garibaldi pare abbia avuto ordine da Torino d’accellerare la marcia sopra Napoli. In effetti un vapore Sardo l’ho incontrato il dì 4 arrivando a Sapri, che quivi ritornava verso Napoli da dove era venuto la sera precedente” (Il vapore di cui fa cenno il Capitano Garzia e la Dora partita da Napoli il giorno 3 (come ho reso noto a quella data trascrivendo un brano del Giornale particolare di bordo dell’Ammiraglio Persano) per condurre presso il Generale Garibaldi per volere del Conte di Cavour un amico innominato del Generale” e ripartito da Sapri per Napoli la notte del 3 al 4).”. Denis Mack Smith (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860” (il titolo originale Cavour and Garibaldi nel 1860), ristampato da Einaudi, Torino, nel 1958, nel capitolo “Cavour costringe Depretis a una scelta”, a p. 236, in proposito scriveva che: “Piola restò via quattro giorni, ma durante la sua assenza la lotta non ebbe tregua.”. Antonio Pizzolorusso (….), nel suo “I martiri per la libertà italiana della provincia di Salerno dall’anno 1820 al 1857 con appendice intorno al moto rivoluzionario del 1860 per Antonio Pizzolorusso, Salerno, Tipografia Nazionale, 1885, si veda l’ed. Ripostes, a pp. 234-235, in proposito scriveva che: “….e Garibaldi resosi padrone della Sicilia, passa il Faro il 20 agosto, e ordina a Rustow di congiungersi in Paola al Generale Turr, ed egli imbarcatosi per Sapri li raggiunse il giorno 3 settembre ed ordina al primo d’ inoltrarsi con una brigata verso Vibonati e avanzarsi sulla via consolare.”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 823, in proposito scriveva che: “La divisione Rustow…..Di là marciaron sopra Pizzo, dove imbarcaronsi di nuovo per arrivare il di 31 a Paola. Il primo di settembre arrivava a Paola Stefano Türr. Per ordine di Garibaldi il corpo di Rustow veniva riunito alla divisione comandata da Türr; tutta intiera la divisione ebbe ordine d’imbarcarsi immantinente e di salpare alla volta di Sapri per ispingersi rapidamente avanti e per formare l’avanguardia di tutta l’armata rivoluzionaria. La sera di quello stesso giorno ebbe luogo l’imbarco. Erano circa mille e cinquecento uomini ; cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma; il resto di questa e tutta la brigata Bologna dovevan fare lo stesso viaggio al più presto possibile . Con quei mille e cinquecento uomini, Türr, la mattina del 2 settembre , disbarcava a Sapri. In questo modo l’avanguardia trovossi quasi di cinque tappe avanti il grosso dell’esercito che marciava da Soveria -Manelli sopra Cosenza per la strada consolare.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 299-300, in proposito scriveva: “Il 1. settembre arrivò a Paola il general Türr. Il corpo di Rüstow venne per ordine di Garibaldi riunito alla divisione comandata da Türr e dovette, almeno quella porzione che si trovava in Paola ed in quanto bastassero le navi, tornare tosto ad imbarcarsi per Sapri, onde guadagnare ancora più terreno, e così formare la vanguardia di tutta l’armata. La sera del 1° vennero quindi imbarcati circa 1500 uomini, cioè tutta la brigata Milano e porzione della brigata Parma; il resto della brigata Parma doveva venir dietro nel termine possibilmente più breve ed anche la brigata Bologna, doveva essere spedita a Sapri, appena le navi fossero disponibili. Türr stesso accompagnava la spedizione che sbarcò presso Sapri il 2 settembre di buon mattino, ove trovavasi cinque tappe innanzi del grosso dell ‘ armata che si avanzava sulla strada consolare da Soveria-Manelli per Cosenza.”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a p. 338, in proposito era scritto: “Nel 1. settembre arrivò a Paola il general Türr. corpo di Rüstow fu per ordine di Garibaldi unito alla 15. divisione comandata da Türr e dovette quindi, in quanto bastavano i navigli ivi presenti, imbarcarsi tosto per Sapri per guadagnare ancora più tempo, e formar per tal guisa l’avanguardia di tutto l’esercito. Vennero quindi imbarcati nella sera del 1. settembre circa 1500 uomini, cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma; dovendo il resto della brigata Parma seguire il più presto possibile, ed anche quella di Bologna, in quanto lo avessero permesso il numero dei legni disponibili. Türr stesso accompagnò la spedizione, che sbarcò ai 2 settembre di buon’ora a Sapri, precedendo così di cinque marcie il grosso dell’esercito , che si avanzava nella strada consolare da Soveria- Manelli per Cosenza.”. L’Avv. Paolo Emilio Curti, nel suo “Arresto processo e condanna del colonnello Turr narrati da lui medesimo”, Milano, 1862, Tip. dei Lombardi, a p. 70, in proposito scriveva: “Il generale Türr istesso accompagnava la spedizione, che col favor della notte, malgrado la vicinanza della flotta borbonica, potè arditamente compiersi, sì che sbarcò presso Sapri il 2 settembre di buon mattino e il 3 partiva per Lagonegro, onde ricevere nuovi ordini di Garibaldi.”.
Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre e a Garibaldi, a p. 575 ed in proposito scriveva che: “1° Settembre….Le forze napolitane residue della 4° Brigata, comandate dal Generale Caldarelli, sono in marcia da Castelluccia su Lagonegro.”.
Nel 2 settembre 1860, a Paola, il generale Turr, in una lettera di un volontario garibaldino
Emile Maison (….), nel suo, Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861, riporta alcune lettere di alcuni volontari garibaldini che facevano parte delle truppe che sbarcarono a Sapri. Nell’opera il Maison, a pp. 60-61 trascriveva una lettera del 2 settembre 1860 da Paola e scriveva: “Paola, le 2 septembre. Je vois le général Turr. Il est venu de Cosenza ȧ Paola pour presser le départ des troupes qui s’y trouvent. Le patriote hongrois , bien que tout jeune encore, a su, par son courage et son intrépidité, joints à de sérieuses connaissances dans l’art militaire, mériter le grade de général de division. Il a des dehors très-sympathiques et il possède pour le moins autant l’affection detous les volontaires que la confiance de son chef. Garibaldi, m’assure – t -on , avance sur Naples sans rencontrer aucun obstacle.”, che tradotto significa: “Vedo il generale Turr. È venuto da Cosenza a Paola per sollecitare la partenza delle truppe. Il patriota ungherese, sebbene ancora molto giovane, si è guadagnato il grado di generale di divisione per il suo coraggio e la sua intrepidezza, uniti alla sua seria conoscenza dell’arte militare. Ha un aspetto molto simpatico e gode almeno tanto dell’affetto di tutti i volontari quanto della fiducia del suo comandante. Garibaldi, mi è stato assicurato, sta avanzando su Napoli senza incontrare alcun ostacolo.”. Nella lettera del volontario garibaldino pubblicata dal Maison, il volontario scriveva da Paola e testimonia che “Vedo il generale Turr. È venuto da Cosenza a Paola per sollecitare la partenza delle truppe.“, vi è un evidente incongruenza in quanto la lettera è datata 2 settembre 1860. Il generale Turr arrivò a Paola il 1° settembre 1860 e solo il 2 settembre, dopo che Rustow aveva riordinato le brigate salparono per mare con destinazione Sapri. Insomma, il 2 settembre 1860, il generale Turr e Rustow erano già in viaggio per Sapri. Sempre il volontario garibaldino nella lettera del 2 settembre 1860, da Paola, pubblicata dal Maison, a pp. 61-62 aggiunge delle considerazioni sui volontari calabresi e aggiunge: “Paola, le 2 septembre……Les Calabrais s’enrôlent en foule sous son drapeau. Tous ces pittoresques Calabrais , avec leur chapeau haut de forme , leur veste de velours, leur culotte courte , leurs sandales et leurs grandes guêtres , leur long fusil sur l’épaule et leur giberne en bandoulière, sont admirables à voir. Ils portent en eux un certain caractère de fierté et de grandeur qui leur sied à merveille ¹. Et les brigands , me demandera- t- on , puisqu’il s’agit des Calabres , où sont – ils ? que font-ils ? Hélas ! j’ai le regret d’annoncer qu’il n’en existe plus dans cette chère Calabre depuis la proclamation du gouvernement de Victor -Emmanuel. En ma qualité de coureur d’aventures , j’en ai cherché , et mes recherches ont été vaines ; je n’ai rencontré que des gens….”, che tradotto significa: “I calabresi si stanno arruolando in massa sotto la sua bandiera. Tutti questi pittoreschi calabresi, con i loro cilindri, le loro giacche di velluto, i loro calzoni corti, i loro sandali e le loro ampie ghette, i loro lunghi fucili in spalla e le loro gilet a tracolla, sono ammirevoli da vedere. Portano dentro di sé un certo carattere di orgoglio e grandezza che si addice loro perfettamente. (1) E i briganti, mi si chiederà, visto che stiamo parlando dei calabresi, dove sono? Cosa stanno facendo? Ahimè! Mi dispiace annunciare che non ne sono rimasti in questa cara Calabria dopo la proclamazione del governo di Vittorio Emanuele. Nella mia qualità di messaggero d’avventure, ne ho cercati alcuni, e le mie ricerche sono state vane; ho solo incontrato persone offrendomi ospitalità con la proverbiale generosità degli highlander scozzesi di Scribe. Notai anche, tra le donne, figure magnifiche, veri volti da Madonna; sembravano creati appositamente per ispirare poeti e artisti“.
L’Avv. Paolo Emilio Curti, nel suo “Arresto processo e condanna del colonnello Turr narrati da lui medesimo”, Milano, 1862, Tip. dei Lombardi, a pp. 69-70, in proposito scriveva: “Ma l’attivo uffiziale, a cui tardava di riprendere la sua vita operosa, non attese tutto questo tempo; ma fatti alcuni bagni ad Acqui di Piemonte, si ricondusse in Sicilia e con Garibaldi partiva per Messina e di là a Giardinetto, dove assistevano all’imbarco della brigata di Bixio destinata a sbarcare a Melito. Quindi egli medesimo col resto della sua divisione sbarca a Bagnara, e si riunisce di poi con Garibaldi a Palmi, d’onde con lui parte per Cosenza da cui è mandato a Paola per ivi assumere il comando dei volontari che vi aveva condotti il medico milanese Agostino Bertani, tramutatosi costui pure da uomo di scienza in soldato della rivoluzione siciliana. Il 1 settembre il general Türr arrivava a Paola, e questa data mi è fornita dallo storico di questa campagna, per me già citato, Guglielmo Rüstow, il quale da capo dello stato maggiore generale di Pianciani era passato al comando delle tre brigate riunite Tharrena, Gandini e Puppi, e che però trovavasi in quel punto a Paola. Anzi il generale Garibaldi ordinava che il corpo di Rüstow venisse riunito alla divisione comandata da Türr e dovesse, sia per mare che per terra spingersi innanzi onde guadagnar maggior terreno sul continente napoletano, e cosi formare la vanguardia di tutta l’armata. La sera di quel giorno vennero quindi imbarcati circa 1500 uomini, cioè tutta la brigata Milano e porzione della brigata Parma: il resto di quest’ultima brigata doveva tener dietro nel termine possibilmente più breve, ed anche la brigata Bologna doveva essere spedita a Sapri, appena le navi fossero state disponibili. Il generale Türr istesso accompagnava la spedizione, che col favor della notte, malgrado la vicinanza della flotta borbonica, potè arditamente compiersi, sì che sbarcò presso Sapri il 2 settembre di buon mattino e il 3 partiva per Lagonegro, onde ricevere nuovi ordini di Garibaldi. Questi rapidi movimenti sul continente, ne’ quali il nostro Türr aveva tanta parte, portavano lo sgomento ne’ Regii, tal che a’ dì 4 la Brigata Milano, ch’era a di lui dipendenza, perchè, come dissi, apparteneva alla sua divisione, trovavasi già sulla strada consolare presso Casalnuovo, il 5 incalzava le truppe napoletane comandate da Caldarelli che poi capitoló a Cosenza con Garibaldi, e quando due di dopo toccava Eboli, il Dittatore entrava già solo nella capitale abbandonata da Francesco II. Il generale Caldarelli non tardava pronunciarsi per la causa nazionale ed anche le truppe regie si ritirarono da Salerno, si che Türr poteva il giorno dopo all’arrivo in Napoli di Garibaldi raggiungerlo colla brigata Milano, la quale affrettò l’ingresso valendosi di veicoli d’ ogni maniera.”.
GARIBALDI PARTE E LASCIA COSENZA
Nel 1° settembre 1860, a Cosenza, Garibaldi riparte
La giornalista White-Mario (….), a p. 455, riferendosi al Bertani, scriveva di Acerbi: “E noi li seguiamo passo passo, guidati dal taccuino, non ripetendo cose dette da altri narratori, chè tutti fanno un salto da Soveria a Napoli. Egli nota essersi separato a Paola da Acerbi, intendente generale, che doveva condurre a Cosenza parecchi convogli di denaro giunti dalla Sicilia.”. Alessandro Serra (….), nel suo L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 327-328, in proposito scriveva che: “Indi, dopo aver lasciato a Cosenza il Sirtori col suo Quartier Generale, si avventurò attraverso la Calabria citeriore. Era il 1° settembre 1860. Il Dittatore viaggiava in carrozza aperta in compagnia del Bertani, del generale Cosenz e del Canzio. Era seguito dai suoi aiuntanti, dal colonnello inglese Peard e da quei pochi che disponevano di cavalli. Per più ore costeggiò la valle del Crati, la quale – fin su le colline che risalgono dall’una all’altra sponda – era allora una boscaglia fitta, paludosa, malsana, desolata di giorno, covo di lupi e di briganti di note. Verso le tredici, dopo circa sette ore di cammino, giunse al cimitero di Tarsia. Etc…”. George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 195, in proposito scriveva che: “Il primo settembre alle tre del mattino, Garibaldi, il Cosenz e il Bertani lasciavano Cosenza in carrozza aperta, etc…”. Dunque, se Garibaldi e Bertani lasciarono Cosenza il 1° settembre, alle tre del mattino ci conferma che Bertani arrivò da Paola il giorno 31 agosto 1860. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 575 ed in proposito scriveva che: “1° Settembre. A Paola già trovavansi disbarcati circa 2000 garibaldini. Il Generale Garibaldi ben per tempo, da Cosenza, invia a Soveria-Mannelli al Generale di Artiglieria Orsini Garibaldino il seguente ordine (Doc. N° 500): “Generale Orsini. – Consegnai al Governo prodittatoriale della Calabria Citeriore 10 mila fucili, 400 mila cartucce e capsule i proporzione. – G. Garibaldi.”. Poscia parte da Cosenza alla volta di Rotonda accompagnato da Bertani, dal generale Cosenz, dallo Stato Maggiore e dai Garibaldini a cavallo, precdendo l’avanguardia del suo Esercito. Le forze napolitane residue della 4° Brigata, comandate dal Generale Caldarelli, sono in marcia da Castelluccia su Lagonegro.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 147, in proposito scriveva che: “Da Rogliano il Dittatore con Cosenz e Turr proseguì per Cosenza, dove pervenne l’avviso che due brigate della dimessa spedizione Pianciani, le quali fin da quando stavano a Milazzo erano state incorporate alla 15° Divisione, sbarcarono a Paola, etc…”. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra,…..
Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a p. 489, in proposito scriveva che: “XLVII. II Dittatore, lasciata Soveria, e conducendo seco soltanto le divisioni Cosenz e Türr, le Guide, i Carabinieri e i Bersaglieri, marciava, come si disse, con incredibile celerità alla volta. di Napoli. Egli arrestavasi a Cosenza poche ore, il tempo necessario per dare a quel governo provvisorio ed a’ suoi generali le istruzioni opportune per le future operazioni di amministrazione e di guerra…..Col rimanente delle forze, seguendo la angusta valle del Crati, ed oltrepassando a sinistra i villaggi di Rende e Montalto ed a destra l’antica e spaziosa foresta di Sila, slanciavasi sul grande stradale di Tarsia e Spezzano.”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 492-493, in proposito scriveva che: “LIII. – Contemporaneamente la decimaquinta divisione imbarcatasi, a norma delle avute istruzioni, nel piccolo porto di Paola, veleggiava con prospero vento alla volta di Sapri. La numerosa flotta napoletana che stazionava in quelle acque avrebbe agevolmente potuto impedire per mare il trasporto delle truppe italiane: ma sia che non amasse impegnarsi in conflitti o la movessero altre considerazioni si accontentava di seguirne e sorvegliarne in distanza i progetti e le mosse. Nell’ uscire dal porto di Paola il generale Türr scorgendosi di fronte ancorate le navi nemiche, dispose i suoi legni quasi fosse deciso ad accettar la battaglia che i Regii parevano offrirgli. Egli fece allineare le sue barche, insufficienti a resistere, in forma di mezza luna ponendovi ai fianchi ed al centro i tre soli vapori di cui disponeva. L’audacia dei volontari nell’apparecchiarsi ad una lotta cotanto ineguale e sopra un elemento che non era il loro proprio, poteva essere unicamente giustificata dall ‘ esito; e questo fu lor favorevole. Tosto i Napoletani levarono l’ancora, non già per avanzarsi e combattere , ma per ritrarsi e fuggire davanti un avversario, cui avevano da più mesi imparato a rispettare e a temere. Dopo quell’unico accidente i volontari poterono felicemente compire il viaggio cui il Generalissimo aveva loro indicato. LIV. Türr approdava a Sapri mentre Garibaldi correva sullo stradale di Lagonegro alla Polla. Secondo gli ordini avuti egli doveva raccogliere le diverse frazioni del corpo spedizionario di Luigi Pianciani, e marciare in appresso con sollecitudine, seguendo la valle del Sale o la via di Capaccio, sopra Eboli, gettarsi quindi fra le gole del monte Corvino, e di là, disegnando una curva, inoltrarsi dal lato di San Cipriano e San Severino sulle alture della Cava, donde potesse al momento opportuno intercettare la strada di Nocera e di Napoli. Con tali manovre Garibaldi mirava a rinnovare a Salerno i fatti di Alta Fiumara e Soveria , ed a prendere prigioniero il Re con tutto l’esercito. Il che sarebbe senza fallo avvenuto qualora Francesco II si fosse ostinato a tenere e difendere la sua posizione. LV. La decimaquinta divisione , ingrossata dalle truppe disperse di già appartenenti al corpo di Luigi Pianciani state direttamente da Palermo trasportate a Paola, a Scaléa, a Policastro od a Sapri, sfilava colla massima secretezza e celerità sulla destra dell’esercito regio. A queste forze, già per sè considerevoli , si unirono tosto le bande insurrezionali del paese ed i numerosi distaccamenti dei Calabresi che avevano preceduto la marcia dell’ armata italiana. Con tutti questi corpi riuniti, il generale Türr, riuscendo a girare, come gli era stato ordinato l’estrema sinistra dei Regii , avrebbe potuto seriamente compromettere la loro posizione.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, nel cap. “Segretario del Dittatore”, a pp. 107-108, in proposito scriveva che: “Ripigliamo il viaggio del Bertani dopo il suo sbarco in Calabria. Raggiunto a Tiriolo il Dittatore, fu, come si è detto, da questi ricevuto a braccia aperte: “Siete la provvidenza, gli disse. La gente della vostra legione sbarcò meco prima in Calabria. Con questi altri andremo a Napoli”. Fu allora che il Bertani abbandonò del tutto l’idea della diversione, ed ubbidendo ai voleri del Duce, lo seguì fedelmente fino a Napoli e divenne poi il suo collaboratore. Gioverebbe trascrivere dal suo vivace, interessante diario, la narrazione che egli fa del percorso da Cosenza, a Spezzano, a Castrovillari, lungo le tappe della trionfale marcia di Garibaldi.”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 489-490, in proposito scriveva che: “XLIX. Da Castrovillari Garibaldi colla solita fretta moveva a Morano e a Rotonda e quindi a Castelluccio ed a Lauria. Quest’ultima città fu interamente distrutta nelle fazioni del 1808 dal generale Manhès che vi fece appiccare l’incendio e fucilare gran parte de’ suoi abitatori. Essa era il centro delle innumerevoli bande che in quel tempo lottavano contro i Francesi per l’indipendenza del loro paese nativo, e per così dire il quartier generale dell’ opposizione a Giocchino Murat e dei maneggi della proscritta fazione borbonica. Lauria, malgrado la murattiana vendetta, risorse ben tosto dalle sue rovine: e crebbe con aspirazioni ed idee liberali ed italiche.”. Antonio Guarasci (….), nel suo “La spedizione dei mille in Calabria – Aspetti e problemi di storia Cosentina”, estratto da “Calabria nobilissima”, n. 41-42, 1961, a pp. 39-40, in proposito scriveva: “Occupata Cosenza, distrutto l’esercito borbonico in Calabria, la marcia di Garibaldi fino alla marina di Tortora, per Tarsia, Spezzano Albanese, Castrovillari, Morano e Laino tra l’entusiasmo delle popolazioni, ha solo un valore documentario (46). Garibaldi ha fretta di arrivare a Napoli: deve impedire allo Stato Maggiore borbonico di riorganizzarsi; ha fretta di passare oltre Campotenese e di superare Sapri, per evitare che si ripeta l’errore del ’48 quando le forze borboniche dei generali Busacca e Lanza giunsero proprio a Sapri e sconfissero tra Campotenese e Spezzano, le squadre del Riboty, del Longo, di Domenico Mauro e Vincenzo Morelli. Egli ha bisogno di far presto per impedire all’Europa d’intervenire, per far superare a Cavour i timori e le sue ultime riserve antigaribaldine, per forzare la diplomazia europea allarmata fin dal suo sbarco nel continente. La rapida marcia di Garibaldi in Calabria convince, in qualche modo, Napoleone III e l’Europa della inevitabilità della fine dei Borboni e della vittoria della rivoluzione italiana; convince Cavour che la vittoria dell’Italia meridionale, con il suo sfondo popolare democratico, riabilitava di fronte al mondo il Risorgimento come fatto voluto e compiuto da italiani in terra d’Italia; convince ancora il liberale Cavour che l’Unità d’Italia non era una “corbelleria”, come egli soleva dire, ma la conclusione logica di tanti anni di passione nazionale.”. Raffaele De Cesare (Memor) (….), ed il suo “La fine di un Regno – Dal 1855 al 6 settembre 1860 con prefazione di Raffaele De Cesare”, ed. Città di Castello, 1900, parte II, a p. 461, in proposito scriveva che: “Passò la notte a Cosenza, e ne riparti il primo settembre , accompagnato da non più di trenta persone, fra cavalieri e guide. Erano, tra gli altri, il Cosenz, che non lo lasciò più, sino a Napoli; Thürr, Corte, Caldesi, Avezzana, Musolino, Nullo, Mordini, Missori, Serafini, e due giornalisti e volontarii, Carlo Arrivabene e Antonio Gallenga, corrispondenti di giornali inglesi. Attraversando il resto della Calabria, sino al primo paese di Basilicata, che fu Rotonda , trovò la rivoluzione compiuta, da per tutto. Nessuno dei tanti scrittori, che , più o meno confusamente, descrissero quella marcia, la descrisse, con maggior vivacità di colorito, di Giacomo Racioppi, nel libro sopra ricordato. Il due settembre, Garibaldi giunse a Rotonda, etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 410-411, in proposito scriveva che: “Il Bertani rimase con Garibaldi e con lui partì il 1° di settembre, in una carrozza aperta seguita dagli aiutanti del Generale, dal Peard e da pochi altri cui i mezzi personali permettevano di tener loro dietro con cavalcature o carrozze. Era passato il mezzodì, quando, finita la paludosa valle del Crati, giungevano tutti a Tarsia. Di là Garibaldi scriveva di suo pugno al suo Capo di Stato maggiore: “Tarsia etc…”. Alessandro Serra (….), nel suo L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 327-328, in proposito scriveva che: “Alle 20 giunse a Cosenza…..Investì Donato Morelli dei pieni poteri, sbrigò pratiche e non cenò. Intanto a Cosenza, per altra via, era giunto anche il Bertani. Proveniva da Paola, dove aveva lasciato i suoi 1.500 uomini, coi quali per via di mare era partito da Pizzo. Garibaldi lo volle con sé, per cui affidò al Turr i volontari del Bertani che vennero aggregati alla divisione del generoso ungherese. Il giorno seguente, di buon mattino, dettò per il generale Corsini in Soveria questo telegramma: “Consegni al Governo prodittatoriale della Calabria Citeriore 10 mila fucili, 400 mila cartucce e capsule in proporzione”. Indi, dopo aver lasciato a Cosenza il Sirtori col suo Quartier Generale, si avventurò attraverso la Calabria citeriore. Era il 1° settembre 1860. Il Dittatore viaggiava in carrozza aperta in compagnia del Bertani, del generale Cosenz e del Canzio. Era seguito dai suoi aiuntanti, dal colonnello inglese Peard e da quei pochi che disponevano di cavalli. Per più ore costeggiò la valle del Crati, la quale – fin su le colline che risalgono dall’una all’altra sponda – era allora una boscaglia fitta, paludosa, malsana, desolata di giorno, covo di lupi e di briganti di note. Verso le tredici, dopo circa sette ore di cammino, giunse al cimitero di Tarsia. Etc…”. Antonio Guarasci (….), nel suo “La spedizione dei mille in Calabria – Aspetti e problemi di storia Cosentina”, estratto da “Calabria nobilissima”, n. 41-42, 1961, a pp. 39-40, in proposito scriveva: “Occupata Cosenza, distrutto l’esercito borbonico in Calabria, la marcia di Garibaldi fino alla marina di Tortora, per Tarsia, Spezzano Albanese, Castrovillari, Morano e Laino tra l’entusiasmo delle popolazioni, ha solo un valore documentario (46). Garibaldi ha fretta di arrivare a Napoli: deve impedire allo Stato Maggiore borbonico di riorganizzarsi; ha fretta di passare oltre Campotenese e di superare Sapri, per evitare che si ripeta l’errore del ’48 quando le forze borboniche dei generali Busacca e Lanza giunsero proprio a Sapri e sconfissero tra Campotenese e Spezzano, le squadre del Riboty, del Longo, di Domenico Mauro e Vincenzo Morelli. Egli ha bisogno di far presto per impedire all’Europa d’intervenire, per far superare a Cavour i timori e le sue ultime riserve antigaribaldine, per forzare la diplomazia europea allarmata fin dal suo sbarco nel continente. La rapida marcia di Garibaldi in Calabria convince, in qualche modo, Napoleone III e l’Europa della inevitabilità della fine dei Borboni e della vittoria della rivoluzione italiana; convince Cavour che la vittoria dell’Italia meridionale, con il suo sfondo popolare democratico, riabilitava di fronte al mondo il Risorgimento come fatto voluto e compiuto da italiani in terra d’Italia; convince ancora il liberale Cavour che l’Unità d’Italia non era una “corbelleria”, come egli soleva dire, ma la conclusione logica di tanti anni di passione nazionale.”.
SIRTORI RESTA A COSENZA
Alessandro Serra (….), nel suo L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 327-328, in proposito scriveva che: “Indi, dopo aver lasciato a Cosenza il Sirtori col suo Quartier Generale, si avventurò attraverso la Calabria citeriore. Era il 1° settembre 1860.“.
IL PIANO DI GARIBALDI
Osvaldo Perini (….), nel suo“La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a p. 488, in proposito scriveva che: “XLVI. Alle ore cinque pomeridiane del giorno medesimo abbandonarono i nostri Cosenza dirigendosi a Paola, donde per ordine avuto dovevano per mare e al più presto recarsi a Sapri e a Salerno, dove il Re, coll’esercito sapeasi accampato. Pervenivano i volontari alla destinazione loro dopo un faticoso viaggio che durò per tutta la notte, e quivi, riposatisi alquanto, s’apparecchiavano pel giorno seguente ad imbarcarsi e a salpare. Medici s’allontanava impertanto da Paola nel punto medesimo che Garibaldi, rovesciata definitivamente la dinastia dei Borboni, entrava trionfante nella stessa Capitale del Regno.”. Osvaldo Perini (….), nel suo“La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 492-493, in proposito scriveva che: “LIV. Türr approdava a Sapri mentre Garibaldi correva sullo stradale di Lagonegro alla Polla. Secondo gli ordini avuti egli doveva raccogliere le diverse frazioni del corpo spedizionario di Luigi Pianciani, e marciare in appresso con sollecitudine, seguendo la valle del Sale o la via di Capaccio, sopra Eboli, gettarsi quindi fra le gole del monte Corvino, e di là, disegnando una curva, inoltrarsi dal lato di San Cipriano e San Severino sulle alture della Cava, donde potesse al momento opportuno intercettare la strada di Nocera e di Napoli. Con tali manovre Garibaldi mirava a rinnovare a Salerno i fatti di Alta Fiumara e Soveria , ed a prendere prigioniero il Re con tutto l’esercito. Il che sarebbe senza fallo avvenuto qualora Francesco II si fosse ostinato a tenere e difendere la sua posizione. LV. La decimaquinta divisione , ingrossata dalle truppe disperse di già appartenenti al corpo di Luigi Pianciani state direttamente da Palermo trasportate a Paola, a Scaléa, a Policastro od a Sapri, sfilava colla massima secretezza e celerità sulla destra dell’esercito regio. A queste forze, già per sè considerevoli, si unirono tosto le bande insurrezionali del paese ed i numerosi distaccamenti dei Calabresi che avevano preceduto la marcia dell’ armata italiana. Con tutti questi corpi riuniti, il generale Türr , riuscendo a girare, come gli era stato ordinato l’estrema sinistra dei Regii , avrebbe potuto seriamente compromettere la loro posizione.”. Osvaldo Perini (….), nel suo“La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 493-494, in proposito scriveva che: “LVI. Dal sin qui detto manifestamente si scorge qual fosse il piano strategico dal Dittatore tracciato. tracciato . Come ad Alta Fiumara e a Soveria egli imaginava sorprendere l’armata e chiuderla da tutte le parti fra gl’insorti, il corpo condotto da Türr e le forze che egli stesso guidava all’assalto. Se Francesco II non si fosse per tempo ritirato, sarebbesi tosto veduto rinchiuso nel suo campo con Garibaldi di fronte, con Türr alle spalle, colla rivoluzione a sinistra e col mare alla destra. In tale frangente egli è chiaro che non altra via di salvezza gli sarebbe rimasta se non quella di cedere, capitolare ed arrendersi. LVII. Ma sia che Francesco prevedesse le mire nemiche e che quindi sentisse la necessità d’una pronta ritirata, sia ch’ egli non credesse conveniente accettar la battaglia in condizioni così svantaggiose, colla rivoluzione ai fianchi ed a tergo la capitale romoreggiante e mal fida, o non stimasse prudenza contare sul valore de’ suoi, i Borboniani inopinatamente levarono il campo e si diressero sulla via di Napoli. Infatti, anche non volendo calcolare sull’ esito delle mosse di Türr, che pure non poteva esser dubbio, l’esercito regio non avrebbe saputo resistere all’impeto di Garibaldi e de’ suoi. I soldati borbonici a chiari segni mostravano quanto di malavoglia s’ attendessero ad un conflitto, com’ eglino tremassero at nome solo del fortunato avversario e come fossero già vinti e soggiogati prima ancora di battersi. Dall’ altro canto l’audacia , le gesta e le marcie di Garibaldi apparivano così prodigiose e si strane che quelle anime ignare e fanatiche amavano piuttosto attribuirle ad una sopranaturale potenza etc…”. Antonio Guarasci (….), nel suo “La spedizione dei mille in Calabria – Aspetti e problemi di storia Cosentina”, estratto da “Calabria nobilissima”, n. 41-42, 1961, a p. 39 in proposito scriveva che: “Garibaldi giungeva la sera stessa a Cosenza, nella città antesignana di tutte le lotte del Risorgimento meridionale, sacra alla memoria dei fratelli Bandiera a cui si volle rendere doveroso e commosso omaggio. Garibaldi vi fu accolto trionfalmente dal Comitato Centrale e da tutta la popolazione. Parlò dal balcone del Palazzo dell’Intendenza, mentre al vallone di Rovito Nino Bixio esaltò il sacrificio dei fratelli Bandiera. Occupata Cosenza, distrutto l’esercito borbonico in Calabria, la marcia di Garibaldi fino alla marina di Tortora, per Tarsia, Spezzano Albanese, Castrovillari, Morano e Laino, tra l’entusiasmo delle popolazioni, ha solo un valore documentario (46). Garibaldi ha sfretta di arrivare a Napoli: deve impedire allo Stato maggiore borbonico di riorganizzarsi; ha fretta di passare oltre Campotenese e di superare Sapri, per evitare che si ripeta l’errore del ’48 quando le forze borboniche dei generali Busacca e Lanza giunsero proprio a Sapri e sconfissero tra Campotenese e Spezzano, le squadre del Riboty, del Longo, di Domenico Mauro e Vincenzo Morelli. Egli ha bisogno di far resto per impedire all’Europa d’intervenire, per far superare a Cavour i timori e le sue ultime riserve antigaribaldine, per forzare la diplomazia europea allarmata fin dal suo sbarco nel continente. La rapida marcia di Garibaldi in Calabria convince, in qualche modo, Napoleone III e l’Europa della inevitabilità della fine dei Borboni e della vittoria della rivoluzione italiana; convince Cavour che la vittoria dell’Italia meridionale, con il suo sfondo popolare e democratico.”. Guarasci, a p. 39, nella nota (46) postillava che: “(46) Sulla marcia di Garibaldi in Calabria oltre al lavoro di C. Agrati, Da Palermo al Volturno, Milano, 1937, gli studi e le fonti più recenti sono quelli contenuti nella raccolta degli ‘Atti del 2° Congresso storico calabrese (Napoli, 1961): E. De Palma, Alcuni aspetti del 1860 in Calabria e nel Mezzogiorno; G. Cingari, Lo stabilimento di Mongiana nella crisi del 1860; G. Aromolo, La difesa borbonica delle coste Calabre e lo sbarco di Garibaldi; C. Nardi, S. c.; A. Serra, L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille; A. Pepe, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri. A queste bisogna aggiungere la recentissima e informatissima ‘Storia del Regno di Napoli (in continuazione di quella di Pietro Colletta) di Francesco De Fiore, già citata, e pubblicata da A. F. Parisi in ‘Archivio Storico per la Calabria e la Lucania’, fasc. cit.”. Si tratta di un manoscritto di Francesco De Fiore (….), “Continuazione della Storia del Reame di Napoli di Pietro Colletta”, pubblicato in un suo saggio da Antonio Emilio Parisi, in “Archivio Storico per la Calabria e la Lucania”, Anno XXVI, 1957 (fasc. 1-2). Il testo citato è un manoscritto pubblicato da A. F. Parisi.
GARIBALDI A TARSIA
Nel 1° settembre 1860, a Tarsia, Garibaldi scrive al generale Sirtori, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Meridionale
Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 410-411, in proposito scriveva che: “Il Bertani rimase con Garibaldi e con lui partì il 1° di settembre, in una carrozza aperta seguita dagli aiutanti del Generale, dal Peard e da pochi altri cui i mezzi personali permettevano di tener loro dietro con cavalcature o carrozze. Era passato il mezzodì, quando, finita la paludosa valle del Crati, giungevano tutti a Tarsia. Di là Garibaldi scriveva di suo pugno al suo Capo di Stato maggiore: “Tarsia, 1° settembre 1860. Generale Sirtori – In mia assenza voi avete il comando dell’esercito. L’esercito deve marciare su Napoli a marce regolari, avendo riguardo al buon nutrimento dei militi, non stancarli molto, procurare che facciano una buona pulizia, riparare possibilmente l’abbigliamento loro e particolarmente le scarpe, accrescere i corpi con volontari, lasciare convenevoli depositi, siccome in Reggio. Monteleone, Tiriolo pure Rogliano (ove lasciai il colonnello Corte), Cosenza, Castrovillari, etc.. con l’oggetto di accrescere di numero gli antichi Battaglioni e crearne di nuovi. Io partirò alla volta di Castrovillari alle 4 pom. d’oggi, e seguito avanti quanto lo comporteranno le circostanze. Il generale Turr marciò da Cosenza per Paola per guidare la gente di Bertani verso Sapri, ove troverà altri miei ordini. Vi prevengo che la tappa da Cosenza a Tarsia è faticosissima, che non si trova in tutto il percorso una casa abitata né acqua da bere se non in un sol luogo. I corpi volontari calabresi che voglion seguirci alle stesse condizioni degli altri corpi dell’esercito aggregateli pure ed assegnate loro il posto di marcia. Vostro Garibaldi.”.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Giuseppe Sirtori “Il primo dei Mille”, a cura di Adolfo Omodeo”, a p. 197, in proposito scriveva che: “…ma egli già da Tarsia il 1° settembre aveva avuto il supremo comando dal Dittatore, che di là si avviò a tutta celerità sulla capitale, ove la situazione s’intorbidiva.”. Da Tarsia, dove Garibaldi si fermò per poco tempo, il 1° settembre 1860 scrisse al generale Sirtori anticipandogli alcuni ordini e avvisandolo che Turr si era partito per Paola da dove doveva condurre le truppe dell’ex divisione Bertani-Pianciani a Sapri. Nel dispaccio indirizzato a Sirtori Garibaldi gli scriveva che: “Il generale Turr marciò da Cosenza per Paola per guidare la gente di Bertani verso Sapri, ove troverà altri miei ordini.”. Inoltre, il telegramma o dispaccio di cui parla l’Agrati, ovvero ciò che Garibaldi, a Tarsia manda a dire al generale Sirtori, dimostra anche il fatto che già il 1° settembre 1860, e non come erroneamente si dice, Garibaldi era intenzionato a non proseguire la sua marcia prendendo la strada per Castelluccio-Lagonegro-Sala Consilina proseguendo sulla Consolare, ma, egli aveva intenzione di passare per Sapri che, al contrario si trova lungo la costa tirrenica e da lì, proseguire e risalire vero Sala Consilina. Infatti, a Tarsia, il 1° settembre 1860, Garibaldi scrive a Sirtori: “Il generale Turr marciò da Cosenza per Paola per guidare la gente di Bertani verso Sapri, ove troverà altri miei ordini.”. Garibaldi avvisa Sirtori che il generale Turr era andato a prendere le truppe di Bertani a Paola per portarle a Sapri “dove troverà suoi ordini”. Garibaldi, a Tarsia sapeva già che sarebbe passato a Sapri, dove avrebbe inviato nuovi ordini e nuove disposizioni a Turr che doveva ivi lasciare le truppe al Rustow. Garibaldi già da Tarsia o probabilmente già da Cosenza sapeva che avrebbe fatto la deviazione per Sapri. L’argomento sarà da me ripreso quando parlerò dell’arrivo e della partenza di Garibaldi da Rotonda e della sua deviazione. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Alessandro Serra (….), nel suo L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 327-328, in proposito scriveva che: “Il giorno seguente, di buon mattino, dettò per il generale Corsini in Soveria questo telegramma: “Consegni al Governo prodittatoriale della Calabria Citeriore 10 mila fucili, 400 mila cartucce e capsule in proporzione”. Indi, dopo aver lasciato a Cosenza il Sirtori col suo Quartier Generale, si avventurò attraverso la Calabria citeriore. Era il 1° settembre 1860. Il Dittatore viaggiava in carrozza aperta in compagnia del Bertani, del generale Cosenz e del Canzio. Era seguito dai suoi aiuntanti, dal colonnello inglese Peard e da quei pochi che disponevano di cavalli. Per più ore costeggiò la valle del Crati, la quale – fin su le colline che risalgono dall’una all’altra sponda – era allora una boscaglia fitta, paludosa, malsana, desolata di giorno, covo di lupi e di briganti di note. Verso le tredici, dopo circa sette ore di cammino, giunse al cimitero di Tarsia. Etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 430-431, riferendosi all’ingresso di Garibaldi a Napoli, in proposito scriveva che: “…ed anche il Canzio, il quale di certo però non v’era, poiché nel suo diario scrive che Garibaldi partì senza di lui – e lo vedemmo a Castrovillari, precedendolo nelle ultime tappe, di modo che egli, il Canzio, non giunse a Napoli che il 7 di sera. V’era poi di sicuro, lo dicon tutti, Gaspare Trecchi, e v’era pure Nicola Mignogna e Pietro Lacava, il quale ultimo, in un suo scritto, afferma di non avere mai visto manifestazione più grandiosa e commovente etc…Non c’era invece il Peard arrivato il dì prima, né Lodovico Frapolli, che aveva preceduto gli altri di qualche ora per prendere possesso dell’ufficio telegrafico.”. Dunque, il Canzio non era con Garibaldi neanche a Castrocucco. Dunque, il Canzio non era con Garibaldi perché a Tarsia non partì con lui ma restò con la sua Brigata. Infatti, Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 311-312, in proposito scriveva: “Un bel chiaro di luna. Sul cadere della notte (2 settembre), Garibaldi lascia rotonda in carrozza. Il Canzio nel suo ‘Diario’, in data 3, nota: “Il Generale deviò per Sapri. Il Generale Caldarelli, con 2000 soldati e 12 pezzi di artiglieria, ci precede d’una tappa”. Gli altri della scorta, tra cui Musolino, Missori, i giornalisti Arrivabene e Gallenga, Peard, che poi sarà scambiato per Garibaldi dalle popolazioni data la sua somiglianza con lui, proseguono sulla via di Napoli lungo la Consolare.”. Carlo Agrati (….), nel suo Da Palermo al Volturno, ed. Mondadori, Verona, 1937, a p. 410, aggiungeva pure che: “Il Canzio con altri era stato lasciato a Tarsia e seguiva in ritardo. Egli nota nel suo Diario: “1° settembre – Siamo a Tarsia. Il Generale ci precede e parte per Castrovillari.”. Agrati scriveva che le notizie tratte dal Diario del Canzio, rimasto a Tarsia, il 1° settembre, dopo la partenza di Garibaldi da Tarsia, sono inesatte. In effetti è inesatto quando scrive che Bertani ritorna a Paola per portare i volontari a Sapri. Sarà Turr a farlo su ordine di Garibaldi. Infatti, Stefano Canzio (…., nel suo “Diario”, manoscritto, già pubblicato da Mario Menghini (….), nel suo “La spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli, nei proclami, nelle corrispondenze, nei diarii e nelle illustrazioni del tempo”, da p. 454 pubblicò il “Diario di un Garibaldino che fece parte della prima spedizione delle Calabrie”, e a p……
Nel 1° settembre 1860, a Tarsia, Garibaldi, Cosenz e Bertani
Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 455, trascrive il Bertani (….), che annotava nel suo taccuino (documenti consultati dalla White): “In carrozza con Garibaldi e Cosenz partiamo alle tre antimeridiane. Alla ‘Bettola Nuova’ soldati napoletani. Si scese in carrozza più volte, passeggiando per il bel paese. Si passa il fiume a guado. Si ha sete e non c’è più niente da bere. Si ha fame e non c’è da mangiare (privilegio di tutti i compagni del generale). Arriviamo in un piccolo paese. Deputazioni e ovazioni. Finalmente il sindaco ci dà da mangiare. Si cambiano i cavalli. I napoletani alla ‘Taverna Nuova’. La gente si precipita, ferma le ruote della carrozza: “Calibardo, qual è Calibardo ? Fateci vedere Calibardo”. Alle dodici dopo una lunga ed erta salita giungemmo a Tarsia. Venne la guardia nazionale, chi armato, chi no. Si mangia al cospetto di tanta gente, tutti silenziosi cogli occhi fissi su Garibaldi. Ci si ferma a Spezzano Albanese ove parlano greco. Entusiasmo, gridi, salti di gioia. A Castrovillari in casa Pace capita Peard detto l’Inglese di Garibaldi. 2 settembre domenica. Etc…”. Secondo la White, ciò aveva annotato nel suo taccuino il Bertani. Osvaldo Perini (….), nel suo“La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 489-490, in proposito scriveva che: “XLVIII. Da Spezzano il Dittatore passava a Cammarata ed a Castrovillari, percorrendo la vasta e maremmosa pianura dove un tempo sorgeva la superba ed opulentissima Sibari e che ora i fiumi Crati e Coscile hanno ricoperto colla melma delle loro alluvioni. Dell’immensa e popolosa città, la fama della cui dissoluta mollezza si a lungo. riempi l’universo, oggimai non rimane più traccia essa giace sepolta sotto un fortissimo strato di vegetazione tropicale, in un cielo insalubre: le maestose sue torri, i monumenti, i trofei, ed i suoi trecento mila abitanti scomparvero: ed ora la più tremenda solitudine regna sul teatro di tanta opulenza: hanno fine in tal modo le pompe e le umane grandezze ! – XLIX . Da Castrovillari Garibaldi colla solita fretta moveva a Morano e a Rotonda e quindi a Castelluccio ed a Lauria. Etc..,”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 410, in proposito scriveva che: “Il Bertani rimase con Garibaldi e con lui partì il 1° di settembre, in una carrozza aperta seguita dagli aiutanti del Generale, dal Peard e da pochi altri cui i mezzi personali permettevano di tener loro dietro con cavalcature o carrozza. Era passato il mezzodì, quando, finita la paludosa valle del Crati, giungevano tutti a Tarsia.”. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 410-411, in proposito scriveva che: “…Spezzano Albanese….Ma egli vi si trattenne assai poco e a sera giungeva in Castrovillari e vi passava la notte sul 2 settembre. Poi, all’alba, in viaggio di nuovo. Il Canzio con altri era stato lasciato a Tarsia e seguiva in ritardo. Egli nota nel suo Diario: “1° settembre – Siamo a Tarsia. Il Generale ci precede e parte per Castrovillari. Ieri giunse Bertani sbarcato a Paola con 4 mila uomini. Si imbarca per Sapri.”. Notizie queste, come sappiamo inesatte. Sirtori è in Cosenza col Quartier generale: Medici, Bixio, Eber, tutti i generali garibaldini seguono velocemente sulle strade della Calabria.”. Agrati cita il Canzio ed in particolare il suo “Diario”, che fu pubblicato da Mario Menghini (….), nel suo “La Spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli”. Sul suo Diario, sulla Treccani on-line leggiamo che sulla campagna ebbe l’incarico di inviare delle corrispondenze informative al Movimento di Genova: sembra anche che abbia tenuto un diario, che, rimasto segreto, secondo il Morando, sarebbe stato consegnato dalla vedova a L. D. Vassallo e da questo a G. D’Annunzio. Si veda Morando F.E., Ritratto di Stefano Canzio, in camicia rossa. Nel suo “Diario”, pubblicato dalla giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 450, dal Diario di Bertani, riferendosi a Garibaldi insieme alla comitiva che lo accompagnava e a San Pietro di Tiriolo, in proposito scriveva che: “Sirtori esce per vedere se i messi spediti per notizie erano tornati. Uno ne era tornato, ma senza notizie di chi che sia, ond’egli a Turr replica l’ordine, già mandato due volte in quel giorno, di condurre a marcia forzata quante truppe avesse sotto mano. Avvertito che: “ventimila ragioni per oggi e tremila per domani si troveranno da Tiriolo in avanti per le sospirate genti e le milizie degli insorti, …etc… e trasmettere a Medici, a Bixio, a Bertani ed a Milbitz,….etc…Trasmetta dunque per telegrafo e per corriere l’ordine seguente ai sopra nominati comandanti: “Ordine del dittatore di marciare a marcia forzata finchè non arrivino in prossimità del quartier generale che da San Pietro di Tiriolo s’avanza verso Cosenza, pressando il nemico da vicino e sperando di raggiungerlo oggi stesso.” 30 agosto, ore 2 del mattino, San Pietro di Tiriolo. Il Capo dello stato maggiore G. Sirtori.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Bertani eseguì l’ordine e dopo mille peripezie il 29 agosto sbarcava a Tropea e da qui proseguiva con le truppe, d’accordo col Rustow per Pizzo, ove trovò un ordine del Sirtori di avanzare a marcie forzate per raggiungere il Quartiere Generale, che da S. Pietro del Tiriolo proseguiva verso Cosenza. Il Bertani si avviò in persona, e a Rotonda raggiunse il Generale che, dice la Mario, lo abbracciò, poi diede ordine al Generale Turr di andare a raggiungere la legione e portarla al più presto sulla via di Lagonegro, ed al Bertani disse (2): “Voi restereco meco, ho bisogno di voi”.”. Maraldi, a p. 99, nella nota (1) postillava: “(1) Pianciani, op. cit.”. Maraldi, a p. 101, nella nota (2) postillava:“(2) J. W. Mario, op. cit., 172, 173, 174.”. Dunque, il Maraldi è tra quelli che scriveva che il Bertani raggiunse Garibaldi a Rotonda (come scrisse il Treveljan) e non a Cosenza. Riprendendo il discorso, però, il Maraldi, scrive che Bertani raggiunse Garibaldi al Tiriolo, contraddicendo ciò che aveva scritto a p. 101. Infatti, Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, nel cap. “Segretario del Dittatore”, a pp. 107-108, in proposito scriveva che: “Ripigliamo il viaggio del Bertani dopo il suo sbarco in Calabria. Raggiunto a Tiriolo il Dittatore, fu, come si è detto, da questi ricevuto a braccia aperte: “Siete la provvidenza, gli disse. La gente della vostra legione sbarcò meco prima in Calabria. Con questi altri andremo a Napoli”. Fu allora che il Bertani abbandonò del tutto l’idea della diversione, ed ubbidendo ai voleri del Duce, lo seguì fedelmente fino a Napoli e divenne poi il suo collaboratore. Gioverebbe trascrivere dal suo vivace, interessante diario, la narrazione che egli fa del percorso da Cosenza, a Spezzano, a Castrovillari, lungo le tappe della trionfale marcia di Garibaldi.”. Dunque, Maraldi scriveva che Agostino Bertani raggiunse Garibaldi a Rotonda ed in seguito a p. 101 scrive che Bertani aveva raggiunto Garibaldi al Tiriolo, in Provincia di Catanzaro e molto distante sia da Paola che da Rotonda e Cosenza. Raffaele De Cesare (Memor) (….), ed il suo “La fine di un Regno – Dal 1855 al 6 settembre 1860 con prefazione di Raffaele De Cesare”, ed. Città di Castello, 1900, parte II, a p. 461, in proposito scriveva che: “Passò la notte a Cosenza, e ne riparti il primo settembre , accompagnato da non più di trenta persone, fra cavalieri e guide. Erano, tra gli altri, il Cosenz, che non lo lasciò più, sino a Napoli; Thürr, Corte, Caldesi, Avezzana, Musolino, Nullo, Mordini, Missori, Serafini, e due giornalisti e volontarii, Carlo Arrivabene e Antonio Gallenga, corrispondenti di giornali inglesi. Attraversando il resto della Calabria, sino al primo paese di Basilicata, che fu Rotonda, trovò la rivoluzione compiuta, da per tutto. Nessuno dei tanti scrittori, che , più o meno confusamente, descrissero quella marcia, la descrisse, con maggior vivacità di colorito, di Giacomo Racioppi, nel libro sopra ricordato. Il due settembre, Garibaldi giunse a Rotonda, etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo Da Palermo al Volturno, ed. Mondadori, Verona, 1937, a p. 410, in proposito scriveva: “Il Bertani rimase con Garibaldi e con lui partì il 1° di settembre, in una carrozza aperta seguita dagli aiutanti del Generale, dal Peard e da pochi altri cui i mezzi personali permettevano di tener loro dietro con cavalcature o carrozze. Era passato il mezzodì, quando, finita la paludosa valle del Crati, giungevano tutti a Tarsia. Di là etc…”. Agrati, a p. 410, aggiungeva pure che: “Ripresa la marcia nel pomeriggio, il Dittatore entrava in Spezzano Albanese, ove l’attendeva una dimostrazione così entusiastica da quasi impallidire quella stessa di Monteleone. Ma egli vi si trattenne assai poco e a sera giungeva in Castrovillari e vi passava la notte sul 2 di settembre. Poi, all’alba in viaggio di nuovo. Il Canzio con altri era stato lasciato a Tarsia e seguiva in ritardo. Egli nota nel suo Diario: “1° settembre – Siamo a Tarsia. Il Generale ci precede e parte per Castrovillari. Ieri giunse Bertani sbarcato a Paola con 4 mila uomini. Si imbarca per Sapri.”. Notizie queste, come sappiamo inesatte.”. Agrati scriveva che le notizie tratte dal Diario del Canzio, rimasto a Tarsia, il 1° settembre, dopo la partenza di Garibaldi da Tarsia, sono inesatte. In effetti è inesatto quando scrive che Bertani ritorna a Paola per portare i volontari a Sapri. Sarà Turr a farlo su ordine di Garibaldi. Alessandro Serra (….), nel suo L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 327-328, in proposito scriveva che: “Il giorno seguente, di buon mattino, dettò per il generale Corsini in Soveria questo telegramma: “Consegni al Governo prodittatoriale della Calabria Citeriore 10 mila fucili, 400 mila cartucce e capsule in proporzione”. Indi, dopo aver lasciato a Cosenza il Sirtori col suo Quartier Generale, si avventurò attraverso la Calabria citeriore. Era il 1° settembre 1860. Il Dittatore viaggiava in carrozza aperta in compagnia del Bertani, del generale Cosenz e del Canzio. Era seguito dai suoi aiuntanti, dal colonnello inglese Peard e da quei pochi che disponevano di cavalli. Per più ore costeggiò la valle del Crati, la quale – fin su le colline che risalgono dall’una all’altra sponda – era allora una boscaglia fitta, paludosa, malsana, desolata di giorno, covo di lupi e di briganti di note. Verso le tredici, dopo circa sette ore di cammino, giunse al cimitero di Tarsia. Etc…”. Alessandro Serra (….), nel suo L’itinerario di Garibaldi da Cosenza a Marina di Tortora durante la Spedizione dei Mille, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 328-329, in proposito scriveva che: “…..Verso le quattro di pomeriggio, lasciato il Canzio a Tarsia, Garibaldi risaliva in carrozza e dopo più di u’ora di cammino, giungeva a Spezzano Albanese, etc….”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 575 ed in proposito scriveva che: “1° Settembre. A Paola già trovavansi disbarcati circa 2000 garibaldini. Il Generale Garibaldi ben per tempo, da Cosenza, invia a Soveria-Mannelli al Generale Orsini etc…Poscia parte da Cosenza alla volta di Rotonda accompagnato da Bertani, dal generale Cosenz, dallo Stato Maggiore e dai Garibaldini a cavallo, precdendo l’avanguardia del suo Esercito. Le forze napolitane residue della 4° Brigata, comandate dal Generale Caldarelli, sono in marcia da Castelluccia su Lagonegro.”.
CONCENTRAMENTO DI TRUPPE GARIBALDINE A SAPRI
Nel 2 settembre 1860, a Sapri, alle ore 9,00, l’arrivo e lo sbarco del generale Istvan TURR, il colonnello Wilhelm RUSTOW, e le due brigate garibaldine (la Brigata MILANO ed una porzione della PARMA) che saranno fatte riordinare dal colonnello RUSTOW e fatte accampare in località Cantine
Nel 1998, in occasione della redazione dell’“Analisi: Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma e su incarico del Comune di Sapri che redissi per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.), in proposito così scrivevo che: “…..Tre anni dopo, il 2 settembre 1860, il Generale Rustow con la brigata Milano, composta da 900 uomini, e la Spinazzi, oltre 1500 uomini che il Generale Turr aveva concentrato a Sapri e che precedettero Giuseppe Garibaldi…(172).”. Nella mia nota (172) postillavo che: “(172) Infante A., Garibaldi nel Cilento, Torchiara, 1984, pp. 57, 58.”. Infatti, Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 57, in proposito scriveva che: “A Sapri comunque erano già sbarcati il giorno prima il generale Rustow e le brigate Milano e Spinazzi. Garibaldi ordinò alla prima, composta da 900 uomini, di portarsi a Vibonati e successivamente proseguire per Padula, poi inviò, a breve distanze dalle prime, le brigate Puppi e Spinazzi. Il Turr concentrò tutte queste forze a Sapri (oltre 1500 uomini) per portarsi in avanti con rapidità e aiutare l’Eroe e l’esercito meridionale.“. Sulle truppe e sugli ufficiali che parteciparono alle operazioni militari che facevano parte dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani, che, fatti arrivare da Garibaldi dal Golfo degli Aranci a Palermo ed in seguito da Agostino Bertani, dal colonnello Rustow, prima a Paola e poi a Sapri, non vi sono molte notizie se non quelle che abbiamo scritto. Le dimissioni del loro capo, il conte Luigi Pianciani, del colonnello Tharrena, presentate a Garibaldi stesso dopo il loro arrivo a Palermo. Ma, oltre alla nota testimonianza viva e diretta del colonnello Rustow, che insieme al Turr e a Bertani li condusse dalla Sicilia, prima a Milazzo e poi a Paola, non abbiamo grandi testimoni e non si è scritto molto. Il fatto è che una grande testimonianza è quella di Agostino Bertani che prima di morire lasciò il suo immenso archivio alla giornalista inglese Jessie White-Mario, che aveva partecipato lei stessa, insieme al marito Mario alle operazioni con il generale Bixio. Jessie White Mario (….), nel suo, Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 183, in proposito scriveva: “E noi li seguiamo passo per passo , guidati dal taccuino , non ripetendo cose dette da altri narratori, chè tutti fanno un salto da Soveria a Napoli.”. La White si riferisce al tacchuino o Diario di Agostino Bertani che pubblicò nel suo “Ire politiche d’oltretomba”. Essendo però, sia Turr che Rustow cavouriani convinti, i due ufficiali, in seguito alle note vicende dello scontro tra Mazziniani e Cavouriani, la mazziniana e garibaldina Jessie White Mario (….), nel suo, Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, sebbene riporti brani e ricostruzioni molto dettagliate dell’attività di Agostino Bertani, che non dimentichiamo era l’artefice principale della raccolta di quelle truppe che poi ritroveremo a Sapri, poco ha scritto su quei volontari garibaldini a cui bisogna riconoscere un tributo di riconoscenza e di affetto. La White-Mario (…), parlando del generale Istvan Turr e del colonnello polacco o tedesco Wilhelm (Guglielmo) Rustow, a pp. 180-181, in proposito scriveva che: “L’aggettivo dimessa sonava trionfo. Questa è la vera storia della spedizione del golfo degli Aranci; nè saremmo entrati in tanti particolari senza la persistenza di Türr nel dare a credere che egli e la sua divisione fossero gli unici al soccorso di Garibaldi nelle vicinanze e nell ‘ entrata a Napoli; mentre non aveva seco che la dimessa spedizione già condotta a Paola. A leggere l’immenso volume di 496 pagine , intitolato Storia della 15ma divisione Türr, si direbbe che tutto fece lui e senza di lui nulla si fece. Egli invece dal 2 luglio , quando lasciò Palermo per incomodi di salute, non ebbe comando attivo se non dopo il 7 settembre per domare la reazione in Ariano; poi il 19, disgraziatamente, sul Volturno, nell’assenza di Garibaldi che era a Palermo. Ad ogni straniero che combatteva per l’Italia Garibaldi era largo di gradi e di encomii. Ma il mondo ben sa oramai che le vittorie erano dovute a Garibaldi stesso e ai suoi ufficiali, Medici, Bixio, Sacchi, Cosenz e Sirtori, nomi che vivranno finchè vivrà la storia del risorgimento italiano. Da un ‘ altra parte Rustow nella sua storia scritta in tedesco, poi tradotta in italiano (1) parla del suo lavoro, il cui tema consisteva nella organizzazione di un piccolo esercito per abbattere Lamoricière. » Ma stabilito altrimenti nei decreti della provvidenza, Rustow lo condusse in salvo e, secondo lui , a lui solo si devono le gesta della legione sul Volturno. Bertani non è nominato neppure una volta. Ora la verità è che tutti i comitati di provvedimenti aiutarono; Giacomo Sani intendente assiduo ed esperto contribuì assai; Pianciani e sotto i suoi ordini Rustow ordinarono militarmente le brigate, e sul Volturno Rustow e i valorosi che le componevano fecero il loro dovere. Ma Bertani, il quale non leva mai a nessuno il suo merito, anzi fregiò molti col proprio , fu quello che creò, spedì o condusse a Garibaldi le legioni. E l’aver ordinato la rivoluzione nel Regno e nel Pontificio è pur lavoro suo, nè Domeneddio può togliergli quella gloria.”. La White, riguardo il testo del Turr, si riferisce al testo di Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che tuttavia riporta notizie molto interessanti. Inoltre, la White-Mario (….), riguardo il testo scritto in tedesco dal colonnello Wilhelm Rustow si riferisce al testo di traduzione di Eliseo Porro (….), che, nel 1860 pubblicava “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, “La guerra d’Italia nel 1860” del 1862. Di questo testo esistono altre diverse traduzioni che vedremo in seguito. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861 e, l’altra: “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, (prima traduzione italiana del 1861), che si possono scaricare gratuitamenta da Google libri. Sui volontari e su alcuni ufficiali, alcune notizie sono state da me tratte dall’altro testo testimonianza del conte Luigi Pianciani, “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a p. 338, in proposito era scritto: “Nel 1. settembre arrivò a Paola il general Türr. corpo di Rüstow fu per ordine di Garibaldi unito alla 15. divisione comandata da Türr e dovette quindi, in quanto bastavano i navigli ivi presenti, imbarcarsi tosto per Sapri per guadagnare ancora più tempo, e formar per tal guisa l’avanguardia di tutto l’esercito. Vennero quindi imbarcati nella sera del 1. settembre circa 1500 uomini, cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma; dovendo il resto della brigata Parma seguire il più presto possibile, ed anche quella di Bologna, in quanto lo avessero permesso il numero dei legni disponibili. Türr stesso accompagnò la spedizione, che sbarcò ai 2 settembre di buon’ora a Sapri, precedendo così di cinque marcie il grosso dell’esercito , che si avanzava nella strada consolare da Soveria- Manelli per Cosenza.”. Carlo Agrati (….), nel suo Da Palermo al Volturno, ed. Mondadori, Verona, 1937, a p. 410, in proposito scriveva: “Il Bertani rimase con Garibaldi e con lui partì il 1° di settembre, in una carrozza aperta seguita dagli aiutanti del Generale, dal Peard e da pochi altri cui i mezzi personali permettevano di tener loro dietro con cavalcature o carrozze. Era passato il mezzodì, quando, finita la paludosa valle del Crati, giungevano tutti a Tarsia. Di là etc…”. Agrati, a p. 410, aggiungeva pure che: “Ripresa la marcia nel pomeriggio, il Dittatore entrava in Spezzano Albanese, ove l’attendeva una dimostrazione così entusiastica da quasi impallidire quella stessa di Monteleone. Ma egli vi si trattenne assai poco e a sera giungeva in Castrovillari e vi passava la notte sul 2 di settembre. Poi, all’alba in viaggio di nuovo. Il Canzio con altri era stato lasciato a Tarsia e seguiva in ritardo. Egli nota nel suo Diario: “1° settembre – Siamo a Tarsia. Il Generale ci precede e parte per Castrovillari. Ieri giunse Bertani sbarcato a Paola con 4 mila uomini. Si imbarca per Sapri.”. Notizie queste, come sappiamo inesatte.”. Agrati scriveva che le notizie tratte dal Diario del Canzio, rimasto a Tarsia, il 1° settembre, dopo la partenza di Garibaldi da Tarsia, sono inesatte. In effetti è inesatto quando scrive che Bertani ritorna a Paola per portare i volontari a Sapri. Sarà Turr a farlo su ordine di Garibaldi. Maxime Du Champ (….), nel suo“La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, a pp. 138-139, riferendosi al colonnello Ludovico Frapolli, in proposito scriveva che: “Garibaldi non era più a Bagnara, che aveva lasciato alcune ore prima del nostro arrivo; vi trovavamo invece il colonnello Frapolli, lo stesso con cui eravamo partiti da Genova…..Dopo aver parlato quella stessa mattina con Garibaldi, egli si preparava a ritornare in Sicilia per accellerare l’invio di truppe e dirigerle per mare non più a Reggio e su Scilla, ma molto più a nord, in previsione di una resistenza determinata, per lanciarle a Paola, dietro Cosenza, i maniera da tagliare la ritirata ai Napoletani, e su Sapri, per operare un movimento che potesse minacciare Salerno. Era il mezzo, escogitato assai bene dal Frapolli stesso, d’isolare gli uni dagli altri e di ridurre al nulla i diversi corpi regii che ancora occupavano in forze la strada di Napoli, e che potevano condenderci seriamente il passaggio nel caso poco probabile che al nostro avvicinarsi non si fosse sollevato tutto il paese. Frapolli partì solo sulla piccola imbarcazione per raggiungere Milazzo, e noi salimmo in carrozza per andare a raggiungere Garibaldi; etc…”. Dunque, Du Champ ci parla dell’arrivo di Turr a Bagnara calbra dove trovarono il colonnello Ludovico Frapolli (….), il quale aveva conversato con Garibaldi che da poco aveva lasciato Bagnara. Frapolli era in procinto d’imbarcarsi per la Sicilia, per andare a Milazzo e raccontava il piano di Garibaldi di non portare le trupe del Turr a Reggio e a Scilla ma di portarle a Sapri. Da Wikipedia leggiamo che Ludovico Frapolli, fu Ingegniere, patriota. Partecipò a tutte le imprese garibaldine dal 1860 al 1871, dopo lunghi anni di esilio. Deputato dalla 7° e poi dalla 9° alla 11 legislatura. Iniziato il 10 dicembre 1862 nella Loggia Dante Alighieri di Torino, ne fu Maestro Venerabile. Gran Maestro del G. O. d’Italia. Ebbe il 33° grado del R.S.A.A. Francois Lenormant (….), nel 1883, nel suo A travers l’Apulie et la Lucanie”, vol. II, a p. 129, in proposito scriveva che: “Au mois d’aout 1860, une colonne de l’armée garibaldine prenait terre à Sapri pour opérer dans le Cilento parallelement au mouvement en avant du corps principal; c’etait le colonel Pianciani qui le commandait. Il envoya un dètachement à Sanza. Un nommé Savino Laveglia, que la voix pubblique designait comme ayant porté le premier coup à Pisacane, desarmé, fuit arretè chez lu et fusillé sans jugement dans la prison. C’etait repondre au meurtre par le meurtre…” che tradotto significa: “….Nell’agosto del 1860 una colonna dell’esercito garibaldino sbarcò a Sapri per operare nel Cilento parallelamente all’avanzamento del grosso; a comandarlo era il colonnello Pianciani. Mandò un distaccamento a Sanza. Un uomo di nome Savino Laveglia, che la voce pubblica nominava come colui che aveva inferto il primo colpo a Pisacane, disarmato, fuggì, fu arrestato a casa sua e fucilato senza processo nel carcere. Stava rispondendo all’omicidio con l’omicidio…”. Un testimone di eccezione del viaggio di Garibaldi è stato Agostino Bertani (….), che, nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, dove, il Bertani, raccontando del suo arrivo a Sapri al seguito di Garibaldi, a pp. 71 e ssg., in proposito scriveva che: “Narro al pubblico per la prima volta questo piccolo episodio della campagna politica del 1860….. Erano su quella spiaggia accampati in buon numero alcuni dei corpi di volontari della legione da me preparata per invadere lo Stato pontificio alla quale, bramosa di misurarsi coll’armi senza esserci sino allora riuscita, procurai con ogni sforzo di affrettare sul cammino di Napoli l’incontro col nemico, intanto che gli altri corpi a marce forzate venivano verso la capitale dalle estreme Calabrie.”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 30, in proposito scriveva che: “Io avevo assistito alla partenza di Pianciani; più tardi, il suo contingente di truppa, diretto in un primo momento verso Milazzo ed il Faro, toccò la terraferma a Sapri nel Principato citeriore, nel medesimo luogo dove Pisacane era disceso verso la morte; si congiunse con l’esercito meridionale sotto le mura di Capua, e prese parte attiva ai combattimenti che, per due mesi, i volontari dovettero sostenere sulle sponde del Volturno contro i soldati di Francesco II. Fu lunedì 13 agosto che gli uomini di questa spedizione, la quale di lì a tre giorni doveva essere sciolta, s’imbarcarono verso mezzogiorno, scortati da una parte della popolazione genovese, che li salutava con i suoi più caldi voti ed addii. La sera, fu il nostro turno.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 148-149 riferendosi al generale Turr che da Paola trasportò le sue truppe garibaldine a Sapri, in proprosito scriveva che: “….ed all’alba del 2 settembre sbarcava a Sapri etc…”. George Macaulay Treveljan (….), nel suo “Garibaldi and the making of Italy”, nel 1911, che ci parla dei mesi successivi allo sbarco in Calabria. Treveljan, nel capitolo “The march throug Calabria”, a p. 156, a p. 153, in proposito scriveva che: “Meanwile Turr rode down from Cosenza to Paola, took command of the troops collecter there and carried team by sea to Sapri, where they arrived on September 2, twenty-for hours fefore Garibaldi himself. In this way these 1500 men from the rear became the vanguard of the advance on Naples, owing to their good fortune in finding transport while the others had to march by land (2).”, che tradotto è: “Intanto Turr scese da Cosenza a Paola, prese il comando delle truppe che vi erano radunate e trasportò la squadra via mare a Sapri, dove giunse il 2 settembre, ventiquattr’ore prima dello stesso Garibaldi. In questo modo questi 1500 uomini della retroguardia divennero l’avanguardia dell’avanzata su Napoli, grazie alla loro fortuna nel trovare un mezzo di trasporto mentre gli altri dovettero marciare via terra (2).”. Treveljan, a p. 153, nella nota (2) postillava: “(2) Rustow, 299-300. Rustow’s Brig. Milano, 11-18. Turr’s Div. 147-149. Forbes, 206. Bertani, II, 179-184 (on pag. 179, line 23, read Cosenza for Rotonda). Peard MS. Journal. Turr who had been invalided from Sicily (see p. 66 above) had recently returned more or less cured from Aix-la-Capelle.” che significa: “(2) Rustow, 299-300. Brig. Milano di Rustow, 11-18. Div. 147-149 di Turr. Forbes, 206. Bertani, ii, 179-184 (a pag. 179, riga 23, leggi Cosenza per Rotonda). Peard MS. Journal. Turr che era stato invalido dalla Sicilia (vedi pag. 66 sopra) era tornato di recente più o meno guarito da Aquisgrana.”. Treveljan citava i tre testi di Rustow (uno è quello tradotto da Eliseo Porro, sulla Brigata Milano e l’altro sulla divisione Turr). Treveljan cita il Bertani, i due testi del Bertani (uno su Whait Mario). Treveljan, nel capitolo “The march throug Calabria”, a p. 156 e ssg., nel capitolo “In the bay of Sapri”, a p. 157, in proposito scriveva che: “Here also the Dictator found Turs’s, troops, who ad sailed in the day before from Paola (2). Etc…“, che tradotto significa: “Anche qui il Dittatore trovò le truppe di Turr, salpate il giorno prima da Paola (2).”. Treveljan, a p. 157, nella nota (2) postillava: “(2) La Cava, p. 702. Bertani, II. 184-185. Ire Politiche, 71-72. Racioppi, 200. Maison, 63-64. Rustow’s Brig. Mil. 18-19. Turr’s Div. 149.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a pp. 194-195, in proposito scriveva che: “Nello stesso tempo, il Turr, partito a briglia sciolta per Paola, assumeva il comando delle truppe e le metteva in mare, sbarcandole a Sapri, il 2 settembre, ventiquattr’ore avanti l’arrivo di Garibaldi in questo stesso posto. Così quei 1500 uomini della retroguardia diventavano l’avanguardia nella marcia su Napoli, grazie alla fortunata circostanza che li aveva forniti i mezzi di trasporto per mare, mentre gli altri dovevano avanzarsi per terra.”. Treveljan, a p. 194, nella nota (2) postillava: “(2) V. addietro, pagg. 152-155. Avevan lasciato la Sicilia e toccato il continente a Tropea, marciando di là a Pizzo per poi riprender il mare fino a Paola. Rustow, Brig. Milano, 11-16; Rustow, 299.”. Giacomo Racioppi (….), nel 1909, nel suo “Storia dei moti della basilicata e delle provincie contermini nel 1860”, a p. 219, in proposito scriveva che: “Però l’ebbero pregato a venire di Rotonda alla marina di Scalea; onde messosi in barca il giorno 3 settembre diresse a Sapri – Quivi il giorno innanzi era approdata la divisione Rustow, già del Pianciani del golfo degli Aranci, di cui fu cenno poco indietro; che da Paola, messa insieme alla brigata Turr, a guadagnare terreno era fatta imbarcare per Sapri; donde mosse quinc’innanzi all’avanguardo dell’esercito meridionale. Con essa il Generale venne il giorno 4 all’osteria del Fortino, e al povero villaggio di Casalnuovo nel vallo di Diano.”. Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a pp. 195 e ssg., in proposito scriveva che: “Ma già al 2 settembre l’avanguardo dell’esercito garibaldino in 2100 uomini in comando del generale Turr era sbarcato alle piagge di Sapri, e venuti nel Vallo Dianese. Questi, e il ritrarsi dei regii da Salerno, e i popoli levati in armi e fiero entusiasmo, e l’aure pregne di confidenza e di audacia spianarono la via al Dittatore. Il quale nel giorno 6 da Sala nominò il prodittatore Matina a governatore del Salernitano (con poteri illimitati”, e questi con esso lui procedendo in posta, venne il governo temporaneo da Sala a tramutarsi in Salerno. (1).”. Racioppi, a p. 195, nella nota (1) postillava: “(1) Gli atti o decreti furono raccolti nel libro ‘Della insurrezione nazionale del Salernitano nel 1860 per Antonio Alfieri d’Evandro. Napoli, 1861.”. Michele Lacava (….), nel suo “Cronistoria della rivoluzione in Basilicata del 1860 etc…”, a p. 701, in proposito aggiungeva che: “Il 1° Settembre il Generale Garibaldi era a Cosenza; la notte del 2 Settembre al 3 con sei compagni scese da Laino al mare; il giorno 3 và per mare a Sapri; da Sapri l’indomani martedì 4 Settembre parte e giunge al Fortino, e va a Casalnuovo etc…”. Michele Lacava (….), nel suo “Cronistoria della rivoluzione in Basilicata del 1860 etc…”, a p. 707, in proposito aggiungeva che: “Crediamo opportuno riportare il passaggio delle schiere Garibaldine a traverso la nostra provincia e quella di Salerno, quando il Generale Garibaldi sbarcato a Sapri, giungeva al Fortino e si portava in Napoli, etc…. Le Brigate Milano e Spinazzi della divisione Tùrr sbarcarono a Sapri all’alba del 2 Settembre, etc…”. Sempre il Lacava, a p. 708, aggiungeva che: “La brigata Puppi (divisione del pari di Turr) approdava a Sapri alle 11. pom. del giorno 3; sbarcava alle 8 ant. del giorno 4. Etc…”. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria della rivoluzione in Basilicata del 1860 etc…”, a p. 708, in proposito scriveva che: “La Brigata Puppi (divisione del pari di Tur) approdava a Sapri, alle 11 pom. del giorno 3; sbarcava alle 8 ant. del giorno 4. Il giorno 5 la stessa Brigata passando per Vibonati, giungeva a Casalnuovo…..“. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a p. 704, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, dal racconto del Racioppi (….), che a sua volta si rifà al racconto di Agostino Bertani, in proposito aggiungeva che: “Ed ora trascriviamo il Bertani: “….Erano su quella spiaggia accampati in buon numero alcuni dei corpi dei volontari della legione da me preparata per invadere lo stato pontificio, alla quale, bramosa di misurarsi coll’armi senza esserci sino allora riuscita, procurai con ogni sforzo di affrettare col cammino di Napoli l’incontro col nemico, intanto che gli altri corpi a marce forzate venivano verso la capitale dalle estreme Calabrie.”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 397, in proposito scriveva pure che: “III…., nella baia arenosa di Sapri, dove, nel giorno innanzi, erano approdate, provenienti da Paola, su 5 vapori, la divisione Rustow e le Brigate Milano, e Spinazzi della Divisione Tùr; queste proseguirono tosto all’avanguardia dell’esercito meridionale per Casalbuono e Sala per tagliare la via alla Brigata Borbonica del Caldarelli; rimase a Sapri con la sua divisione il Colonnello Polacco Rustow, il quale scrisse pure le memorie di quella campagna col titolo: ‘La guerra Italiana del 1860’.”. Il Pesce, a p…….. proseguendo il suo racconto scriveva che: “Garibaldi si fermò in Sapri poche ore in casa del Barone Gallotti, dove volle pranzare assai frugalmente, e quindi, montato un cavallo morello, e seguito pure dal Generale Tur, che aveva incontrato colà, partì per Vibonati, etc….”. Pesce erra perchè il generale Stefano Turr non si trovava a Sapri con Garibaldi ma lo attendeva al Fortino. Credo che Pesce si riferisse al generale prussiano Wilhelm Rustow (….). Il generale Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, (prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “Nel 1° Settembre arrivò a Paola il generale Turr. Il corpo di Rustow fu per ordine di Garibaldi unito alla 15. divisione comandata da Turr e dovette quindi, in quanto bastavano i navigli presenti, imbarcarsi tosto per Sapri per guadagnare ancora più tempo, e formar per tal guisa l’avanguardia di tutto l’esercito. Vennero quindi imbarcati nella sera del 1. Settembre circa 1500 uomini, cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma; dovendo il resto della brigata Parma seguire il più presto possibile, ed anche quella di Bologna, in quanto lo avesero permesso il numero dei legni disponibili. Turr stesso accompagnò la spedizione, che sbarcò ai 2. settembre di buon ora a Sapri, precedendo così di cinque marcie il grosso dell’esercito, che si avanzava nella strada consolare da Soveria-Manelli per Cosenza. Mentre Turr alle tre della mattina era partito per Lagonegro onde prender gli ordini di Garibaldi, mentre Rustow era occupato nell’armamento della guardia nazionale dei dintorni, arrivò Garibaldi nel pomeriggio dalla parte di mare a Capri (? è un errore perchè si tratta di Sapri) e dopo breve concerto impartì l’ordine a Rustow di partire quella sera stessa colla brigata Milano, la sola completa, alla volta di Vibonate (‘? Vibonati) per raggiungere per quel sito la strada maestra consolare; doveva seguire la brigata Parma appena raccolta a Sapri, come pure quella di Bologna subito che vi fosse arrivata.”. Il generale Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, (prima traduzione italiana del 1861), a p. 340, in proposito scrivea che: “Questo piano non durò che fino alle ore 4 di sera. Nel giorno stesso si conobbe in Salerno lo sbarco di Sapri; le truppe ivi sbarcate si pretendeva essere almeno 4,000 uomini, e tutt’al più 15,000. Si diceva a Salerno, che Caldarelli si fosse unito colle truppe di Garibaldi e marciasse e arciasse con loro contro Salerno etc….”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 17-18, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “….e l’ordine d’imbarcarsi per Sapri, dove l’ardito Pisacane nel 1857 fece l’infelice suo tentativo. Sapri è già fuori dalla Calabria e trovasi nel Principato. La sera del 1° settembre, con 1600 uomini componenti la intiera brigata Milano, ed una parte della brigata Parma, c’imbarcammo su 6 vapori, e la mattina del 2 alle 9, entrammo nella baia di Sapri. Alla spiaggia eravi già gran movimento, ma non di truppe napolitane, la cui presenza sarebbe stata pur possibile, ma sibbene di guardie nazionali e di popolo. Il generale Turr scese a terra pel primo accompagnato da un carabiniere genovese; io lo seguii tantosto per disporre gli alloggiamenti per le truppe ed ordinare le opportune misure di sicurezza. A nord della baia, presso la strada di Lazongro, fu accompagnata la brigata Milano, che formava l’ala destra; la sinistra formata dalla brigata Parma che ci accompagnava, venne accampata in un boschetto di olivi sulla vestigia dell’antica e potente città marittima Vibona. I bersaglieri e i carabinieri di Genova vennero destinati al servizio d’esplorazione, poichè credevamo di trovarci in faccia al nemico, non senza qualche sospetto d’essere da esso circuìti. A Sapri c’era duopo attendere gli ordini del Dittatore; per accelerare il cui arrivo, Turr il giorno 3 di buon mattino si recò a Lazongro. Io avevo intanto assai da fare ad intendermela colle guardie nazionali dei contorni che domandavano armi. Fui abbastanza fortunato per poter distribuire loro 600 fucili, dei quali per buona ventura mi trovavo provvisto, nè mi mancarono ringraziamenti perciò. Potei osservar gli stessi fucili sotto le mura di Capua fra le mani delle guardie nazionali mobilizzate.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Sacchi – 8-9 settembre – Lagonegro; 10 settembre – Sapri sul mare; Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri; Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri-Vibanate; Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “. Oltre alle brigate citate, nel Riassunto si citano anche i “Mille”, la “Brigata Bixio”, la “Brigata Eber” che, pare, non riguardano l’approdo di Sapri. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 165, in proposito è scritto: “…il 30 agosto…nello stesso giorno la brigata Puppi saliva essa pure da Scilla a Monteleone e Garibaldi in vettura raggiungeva Rogliano per passare in rivista altre bande di nuova formazione organizzate da Donato Morelli. Dopo di che, continuava da Cosenza per unirsi quivi col Turr, il quale, raccolte le truppe dell’ex colonna Pianciani doveva condurle per mare a Policastro.”. Qui rileviamo l’errore perchè Turr doveva condurre le truppe dei volontari da Paola al golfo di Policastro, anzi precisamente a Sapri, dove sbarcherà con Rustow il giorno 2 settembre. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 170 riferendosi al Re Ferdinando II, in proposito scriveva che: “Se non che, appena seppe che Avellino era insorta e che il 2 settembre la divisione Turr (sbarcata a Sapri) si era congiunta al grosso delle forze garibaldine, accompagnate dalle grida festanti etc…”. Cesari, a p. 172, in proposito è scritto: “A breve distanza mandò, al seguito di questa avanguardia, la brigata Spinazzi e poi la brigata Puppi. Il concentramento di queste forze a Sapri, si era potuto effettuare in gran parte, come si è detto, per merito del Turr, il quale spostando rapidamente le sue unità, le aveva portate successivamente in aiuto a Garibaldi nelle varie operazioni di terraferma, e, valendosi di trasporti marittimi le aveva progressivamente sbarcate nei punti più importanti ed avanzati della costa tirrenica.”. E’ chiaro che visto gli eventi in seguito, le truppe del Turr arrivarono a Sapri, non a Policastro. A p. 170, in proposito è scritto: “Se non che, appena seppe che Avellino era insorta e che il 2 settembre la divisione Turr (sbarcate a Sapri) si era congiunta al grosso delle forze garibaldine, accompagnata dalle grida festanti delle popolazioni, decise improvvisamente, contro il parere dei generali Pianell e Bosco, di etc…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “Le precedenti incertezze, e poi questa decisione, non potevano che facilitare notevolmente le operazioni di Garibaldi, il quale, giunto a Sapri, ordinava senz’altro al generale Rustow di avanzare con la sua brigata Milano, la prima che in quel momento si trovava già pronta e ordinata, per guadagnare rapidamente la strada consolare. A breve distanza mandò, al seguito di questa avanguardia, la brigata Spinazzi e poi la brigata Puppi. Il concentramento di queste forze a Sapri si era potuto effettuare in gran parte, come si è detto, per merito del Turr, il quale spostando rapidamente le sue unità, le aveva portate successivamente in aiuto a Garibaldi nelle varie operazioni di terraferma, e, valendosi di trasporti marittimi le aveva progressivamente sbarcate nei punti più importanti ed avanzati della costa tirrenica. Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli. Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano alla loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione. Nello stesso tempo procedevano direttamente per Napoli, dopo aver preso imbarco a Paola, le altre due brigate di Eber e di Corrao. In grazia di questi movimenti, Garibaldi, nella sua avanzata da Cosenza in poi, veniva ad accrescere successivamente le sue forze con gli aiuti che gli venivano dal mare, fortunatamente indisturbati per l’astensione, di cui più volte si è fatto cenno, della marina borbonica.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 17-18, in proposito scriveva pure che: “Nel pomeriggio del 1° settembre giunse a Paola il generale Turr, il quale mi partecipò come le mie truppe fossero state aggregate al suo corpo. Egli portava seco 5000 franchi e l’ordine d’imbarcarsi per Sapri, dove l’ardito Pisacane nel 1857 fece l’infelice suo tentativo. Sapri è già fuori dalla Calabria e trovasi nel Principato. La sera del 1° settembre, con 1600 uomini componenti la intiera brigata Milano, ed una parte della brigata Parma, c’imbarcammo su 6 vapori, e la mattina del 2 alle 9, entrammo nella baia di Sapri. Alla spiaggia eravi già gran movimento, ma non di truppe napolitane, la cui presenza sarebbe stata pur possibile, ma sibbene di guardie nazionali e di popolo. Il generale Turr scese a terra pel primo accompagnato da un carabiniere genovese; io lo seguii tantosto per disporre gli alloggiamenti per le truppe ed ordinare le opportune misure di sicurezza. A nord della baia presso la strada per Lazongro (qui è errato perchè si tratta di Lagonegro), fu accampata la brigata Milano, che formava l’ala destra; la sinistra formata dalla parte della brigata Parma che ci accompagnava, venne accampata in un boschetto di olivi sulle vestigia dell’antica e potente città marittima di Vibona. I bersaglieri ed i carabinieri di Genova vennero destinati al servizio d’esplorazione, poichè credevano di trovarci in faccia al nemico, non senza un sospetto d’essere da esso circuiti. A Sapri c’era d’uopo attendere gli ordini del Dittatore; per accellerare il cui arrivo, Turr, il giorno 3 di buon mattino si recò a Lazongro. Io aveva intanto assai da fare ad intendermela colle guardie nazionali dei contorni che domandavano armi. Fui abbastanza fortunato per poter loro distribuire 600 fucili, dei quali per buona ventura mi trovava provvisto, né mi mancarono ringraziamenti perciò. Potei osservare più tardi gli stessi fucili sotto lo mura di Capua fra le mani delle guardie nazionali mobilizzate.”. A questo proposito, ovvero in proposito a ciò che scrive Rustow: “Fui abbastanza fortunato per poter loro distribuire 600 fucili, dei quali per buona ventura mi trovava provvisto, né mi mancarono ringraziamenti perciò. Potei osservare più tardi gli stessi fucili sotto lo mura di Capua fra le mani delle guardie nazionali mobilizzate.”, egli si riferisce molto probabilmente ai fucili della brigata. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 20, in proposito scriveva che il 3 settembre, incontrado Garibaldi sulla spiaggia di Sapri, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Alle 5 di matina ripresimo la marcia. La notte mandai indietro un uomo fidato di Sapri con un ordine al maggiore Spinazzi onde ci seguisse con la brigata Parma tosto che fosse riunita, lasciando sul luogo l’ordine stesso per la brigata Bologna, la quale pure da Torre del Faro doveva arrivare a Sapri.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, di Rossi Luigi, ed. Plectica), a pp. 299-290, in proposito scriveva che: “A Sapri, vi concentrarono le brigate Milano, Spangaro, Sacchi. La prima era, abbiamo visto, proveniente da Paola; la seconda giungeva a Sapri da Palermo e da Sapri fu licenziata per Salerno il sei settembre; la terza giungeva a piedi da Spadafora, in provincia di Messina e solo l’otto settembre, a Lauria, seppe dell’arrivo di Garibaldi a Napoli.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, di Rossi Luigi, ed. Plectica), a p. 288, in proposito scriveva che: “Alle otto del giorno 4 il ‘Brésil’ si trovava nelle acque di Sapri e il capitano, sul giornale di bordo, annotò: etc….”. Il Policicchio, a p. 289 trascrive il racconto del testo in nota (44) dove postillava: “(44) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Tip. degli Artiglieri, Napoli, 1900, pp. 576-7.”. Policicchio, a p. 288 riporta un passo interessante tratto dal testo delle memorie del generle borbonico Ludovico Quandel-Vial. Da Wikipedia leggiamo che Ludovico Quandel col grado di primo tenente, il 28 luglio 1860 prese parte alla battaglia di Capua, alla battaglia del Volturno e alla battaglia del Garigliano, al comando della Batteria nº 5. Tra le sue opere più rappresentative si ricorda Una pagina di storia – Giornale degli avvenimenti politici e militari nelle Calabrie dal 25 luglio al 7 settembre 1860 (Napoli, Tipografia Artigianelli – 1900), nel quale descrive le operazioni militari che videro opposti gli eserciti garibaldino e del Regno delle Due Sicilie. Questa cronaca è uno dei documenti di riferimento di una delle scuole del Revisionismo del Risorgimento. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, a p. 581 ed in proposito scriveva che: “Alle 6 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul Brésil giunge nelle acque di Paola, e di ciò che vi faccia ne dà contezza il Giornale di lui così: “Alle 6 (a.m.) giunto a Paola quivi imbarcato…truppa, l’infermiere militare. Ho visto due vapori fra i quali il Duca di Calabria sbarcare casse d’armi e di munizioni e due brigantini mercantili carichi pronti e voleano essere rimorchiati a Salerno. Garibaldi è stato ricevuto a Cosenza con straordinarie feste. Il Generale Thurr ha provveduto allo imbarco degli Uffiziali a Paola ed è poi passato al Pizzo. Il Generale Morelli comanda le masse di Rogliano. Garibaldi pare abbia avuto ordine da Torino d’accellerare la marcia sopra Napoli. In effetti un vapore Sardo l’ho incontrato il dì 4 arrivando a Sapri, che quivi ritornava verso Napoli da dove era venuto la sera precedente” (Il vapore di cui fa cenno il Capitano Garzia e la Dora partita da Napoli il giorno 3 (come ho reso noto a quella data trascrivendo un brano del Giornale particolare di bordo dell’Ammiraglio Persano) per condurre presso il Generale Garibaldi per volere del Conte di Cavour un amico innominato del Generale” e ripartito da Sapri per Napoli la notte del 3 al 4).”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 577 ed in proposito scriveva che: “4 Settembre…Alle 8 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul vapore Brésil giunge nelle acque di Sapri, ed ecco ciò che trovo scritto nel Giornale di lui. “Quivi ho trovato cinque vapori Garibaldini 2 o 3 brigantini mercantili. La truppa Garibaldina sbarcata il giorno precedente e la mattina, compresa l’altra trasporta dall”Elvetie’ si fa ammontare a 8 o 9000 uomini. Garibaldi il 3 in barchetta da Ascea era andato a Sapri ed avea preso il cammino verso Lagonegro dove è giunto la sera del 3 o la mattina del 4. La truppa sbarcata poteva essere a Lagonegro e nel Vallo di Diana la sera del 4. Il Capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del Generale Bustow (Rustow) ed altro Ufficiale Ungherese sono venuti a bordo ad assicurarmi, che in Sapri non vi era alcuno dei nostri, ma poteva trovarne a Maratea, Paola, Pizzo. Anche D. Antonio Buraglia di Maratea dava la stessa assicurazione.”.”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a Pp. 575-576 ed in proposito scriveva che: “1° Settembre. A Paola già trovavansi disbarcati circa 2000 garibaldini….2 Settembre. All’alba sbarcano alla spiaggia di Sapri le Brigate garibaldine Milano e Spinazzi. A giorno chiaro le forze residue della 4° Brigata, comandate dal Brigatiere Caldarelli, si pongono in marcia da Lagonegro per S. Lorenzo la Padula. Il Generale Garibaldi perviene a Rotonda, ed ivi instanziato da molti decreta: invalido e nullo un contratto di enfiteusi etc…(1). A sera le forze residue della 4° Brigata (Caldarelli) si stabiliscono al bivacco di S. Lorenzo la Padula. Anche a sera il Generale Garibaldi parte da Rotonda in carrozza indirizzandosi a Laino, anzicchè a Lagonegro, perchè consigliato a scendere alla marina di Scalea per sicurezza (1) e per non porsi a contatto con le truppe comandate dal Generale Caldarelli. A notte fatta il Generale abbandona la consolare per Laino, passa sulla via che costeggia il fiume Lao, ed intraprende coi suoi sei seguaci la marcia a schiena di mulo (2), che domattina dovrà dovrà aver termine alla marina di Scalea.”. Quandel, a p. 576, nella nota (1) postillava: “(1) In Lagonegro e nel contado lo spirito della popolazione era ostile a Garibaldi.”. Quandel, a p. 576, nella nota (2) postillava: “(2) Ire politiche d’oltre tomba, raccolte da A. Bertani.”.
Infatti, l’ufficiale borbonico Ludovico Quandel-Vial, parlando di Sapri in proposito scriveva che sul Giornale di Bordo del Capitano di Stato Maggiore della Marina Piemontese Garzia, trovò scritto che arrivato nel porto di Sapri il 4 settembre 1860, in missione per prendere ed aiutare gli sbarchi, annotava che: “Il Capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del Generale Bustow (Rustow) ed altro Ufficiale Ungherese sono venuti a bordo ad assicurarmi, che in Sapri non vi era alcuno dei nostri, ma poteva trovarne a Maratea, Paola, Pizzo. Anche D. Antonio Buraglia di Maratea dava la stessa assicurazione.”.”. Ferruccio Policicchio, a p. 288, nella nota (43) postillava: “(43) Qui l’errore sta nella errata trascrizione (Ascea per Scalea) da parte dell’ex Capitano dell’esercito napoletano Quandel-Vial. Se preso alla lettera il generale avrebbe fatto il viaggio a ritroso.”. Policicchio, a p. 289, nella nota (44) postillava: “(44) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia – Giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Tip. degli Artiglieri, Napoli, 1900, pp. 576-7.”. Si tratta del testo di Ludovico Quandel-Vial, e del suo “Una pagina di storia – Giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860″, tipografia degli Artigianelli, Napoli, 1902. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzonero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a p. 299, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: “Il 1° settembre arrivò a Paola il generale Turr. Il corpo di Rustow venne per ordine di Garibaldi riunita alla divisione comandata da Turr e dovette, almeno quella porzione che si trovava in Paola ed in quanto bastassero le navi, tornare tosto ad imbarcarsi per Sapri, onde guadagnare ancora più terreno, e così formare la vanguardia di tutta l’armata. La sera del 1° vennero quindi imbarcati circa 1500 uomini cioè tutta la brigata Milano e porzione della brigata Parma doveva venir dietro nel termine posibilmente più breve ed anche la brigata Bologna doveva essere spedita a Sapri, appena le navi fossero disponibili. Turr stesso accompagnò la spedizione che sbarcò a Sapri etc…”. Il generale Wilhelm (Guglielmo) Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, ( prima traduzione italiana del 1861), a p. 337, in proposito scrivea che: “Turr stesso accompagnò la spedizione, che sbarcò ai 2 settembre di buon’ ora a Sapri.”. Raffaele De Cesare (Memor) (….), nel suo “La fine di un Regno – Dal 1855 al 6 settembre 1860 con prefazione di Raffaele De Cesare”, a p. 461, in proposito scriveva che: “Il 2 settembre Garibaldi giunse a Rotonda, povera terra del circondario di Lagonegro; e di là, per maggior sicurezza, fu consigliato a scendere alla marina di Scalea, dove s’imbarcò. Arrivò la sera del 3 a Sapri. A Sapri era approdata, il giorno innanzi, la divisione di Rustow e Pianciani, la quale ultima arrivata, divenne l’avanguardia dell’esercito garibaldino.”. De Cesare, a p. 462, in proposito scriveva pure che: “La mattina del quattro settembre, dopo la notizia dello sbarco della colonna di Rustow a Sapri, la quale si diceva forte di quattromila uomini, mentre in realtà era molto men numerosa, ebbe luogo un ultimo consiglio di Generali, il quale, ad unanimità, deliberò di non potersi resistere a Garibaldi, nè tra Campagna e Salerno etc…”. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 908, in proposito scriveva che: “Da Rotonda, dove giunse il 2 settembre, Garibaldi scese alla marina di Scalea, dove s’imbarcò. Arrivò la sera del 3 a Sapri dov’era approdata, il giorno innanzi, la divisione di Rustow e Pianciani, la quale, ultima arrivata, divenne l’avanguardia dell’esercito garibaldino. Il giorno 4 il dittatore si fermò all’osteria del Fortino, presso Casalnuovo, dove ricevé Nicola Mignogna e Pietro Lacava, che lo salutarono in nome del governo provvisorio di Basilicata, e gli portarono seimila ducati, in tante piastre e colonnati: somma che riuscì gradita al dittatore, e fu spesa, in gran parte, di sussidi ai soldati di Caldarelli, i quali, dopo la capitolazione di Cosenza, si ritiravano verso Napoli, e, dopo una nuova capitolazione fatta con Garibaldi, deposero le armi.”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, nel 1911, a pp. 29-30, in proposito scriveva che: “Dopo circa 3 ore di faticoso tragitto, Garibaldi co’ suoi compagni sbarcarono inaspetatamente verso le 2 pom. del 3 Settembre nell’ampia arenosa spiaggia di Sapri, dove, nel giorno innanzi erano approdate, provenienti da Paola, su 5 vapori, la divisione Rustow e le Brigate Milano e Spinazzi della Divisione Turr, queste proseguirono tosto all’avanguardia dell’esercito meridionale per Casalbuono e Sala per tagliare la via alla Brigata Borbonica del Caldarelli; rimase a Sapri con la sua Divisione il Colonnello Polacco Rustow, il quale scrisse pure le memorie di quella campagna col titolo: ‘La guerra Italiana del 1860’. Etc…”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 132, in proposito scriveva che: “Su la spiaggia di Sapri accampava una schiera di volontari delle brigate Milano e Spinazzi, appartenenti alla Divisione Turr, sbarcate ivi all’alba del 2 settembre (1). Il Dittatore accettò con i suoi compagni, per alcune ore, l’ospitalità di Giovanni Gallotti già condannato a venti anni di ferri dalla Gran Corte di Salerno per i moti del 1848 in Sapri (2).”. Mazziotti, a p. 132, nella nota (1) postillava: “(1) Turr aveva fatte sbarcare le truppe, reduci dalla Sicilia a Paola. Sbarcò a Sapri, riunì l’antica divisione Pianciani, marciò in modo di poter al bisogno passare tra Salerno ed Eboli, gettarsi su le montagne di Cava, attaccare i regi alle spalle e tagliare loro la via a Napoli se li avessero attesi a Salerno – Du Camp. – Expedition de deux Siciles, pag. 226.”. Maxime Du Camp (….), nel suo “Expedition des Deux-Siciles”, a pp. 228-229, in proposito scriveva che: “Ce fut à Lagonegro que nous apprimes ce que le general Turr etait devenu depuis que nous l’avions quitté. Pendant que nous le poursuivions par la route de terre, il avait prise la voie plus rapide de la mer pour se rapprocher de Naples. De Cosenza, il s’etait rendu à Paola, et là, ayant reunì toutes les troupes qui arrivaient journellement sur la cote de Sicile, il les avait embarquees su six bateaux à vapeur. Au moment où il allait quitter le port, une fregate napolitaine s’etait montrée. Etc…De Paola Turr débarqua à Sapri, y rassembla l’ancienne division Pianciani, marcha de facon à pouvoir au besoin, passant entre Salerne et Eboli, se jeter sur le montagnes de la Cava, etc…” che tradotto significa: “Fu a Lagonegro che apprendemmo cosa ne era stato del generale Turr da quando lo avevamo lasciato. Mentre lo inseguivamo via terra, aveva preso la via marittima più veloce per avvicinarsi a Napoli. Da Cosenza si recò a Paola, e là, radunate tutte le truppe che quotidianamente giungevano sulle coste della Sicilia, le imbarcò su sei piroscafi. Proprio mentre stava per lasciare il porto, arrivò una fregata napoletana. Ecc…Da Paola Turr sbarcò a Sapri, vi radunò la vecchia divisione Pianciani, marciò in modo da poter, se necessario, passando tra Salerno ed Eboli, gettarsi sui monti di Cava, etc…”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 30, in proposito scriveva che: “Io avevo assistito alla partenza di Pianciani; più tardi, il suo contingente di truppa, diretto in un primo momento verso Milazzo ed il Faro, toccò la terraferma a Sapri nel Principato citeriore, nel medesimo luogo dove Pisacane era disceso verso la morte; si congiunse con l’esercito meridionale sotto le mura di Capua, e prese parte attiva ai combattimenti che, per due mesi, i volontari dovettero sostenere sulle sponde del Volturno contro i soldati di Francesco II.”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a pp. 27-28-29-30, in proposito scriveva che: “Io avevo assistito alla partenza di Pianciani; più tardi, il suo contingente di truppa, diretto in un primo momento verso Milazzo ed il Faro, toccò la terraferma a Sapri nel Principato citeriore, nel medesimo luogo dove Pisacane era disceso verso la morte; etc…”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 253, in proposito scriveva pure che: “Da Paola, Turr sbarcò a Sapri, vi raccolse la ex-divisione Pianciani, e marciò in modo da potere nel caso, passando tra Salerno ed Eboli, gettarsi sulle montagne di Cava, attaccare i regi alle spalle e tagliare loro la strada di Napoli, nel caso in cui ci avessero aspettato a Salerno. La loro ritirata, di cui stava appunto per giungersi notizia, doveva poi rendre inutile quell’ardito piano. Infatti, la sera, verso le otto, mentre stavamo per andare a vedere noi stessi i nostri cavalli fossero in condizione di riprendere il viaggio, ci arrivò un dispaccio: “7 settembre 1860. – Oggi, alle undici, Garibaldi è entrato a Napoli”. Il nostro primo sentimento, lo confesso, fu un cattivo sentimento di rammarico e quasi di ira; ne seguì uno più nobile, etc…”. Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a pp. 195 e ssg., in proposito scriveva che: “Ma già al 2 settembre l’avanguardo dell’esercito garibaldino in 2100 uomini in comando del generale Turr era sbarcato alle piagge di Sapri, e venuti nel Vallo Dianese. Questi, e il ritrarsi dei regii da Salerno, e i popoli levati in armi e fiero entusiasmo, e l’aure pregne di confidenza e di audacia spianarono la via al Dittatore.”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 143 e ssg., in proposito scriveva che: “….il Dittatore, trovò la colonna del generale Turr ad accoglierlo, composta da 1500 volontari, quegli stessi che Bertani aveva procurati per la invasione dello Stato Pontificio, inquadrati nelle brigate “Milano” e “Spinazzi”. Era quella l’avanguardia dell’armata garibaldina, che doveva rifare, in altre condizioni, il cammino dei “300.”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 146 e ssg., in proposito scriveva che: “Nella notte dal 3 al 4 settembre fu alla testa delle truppe, ed accanto a lui cavalcava il fedele Turr, della generosa tetta d’Ungheria! Lo Stato Maggiore di Garibaldi era formato da ufficiali valorosi, già provati in aspre battaglie, tutte combattute per la libertà e la indipendenza dei popoli. Lasciarono Sapri nella tarda sera, e non poche guide armate si erano unite all’avanguardia. Ma quali timori ?”. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a p. 195, si chiede: “….sappiamo che il Dittatore era in Calabria etc…Fu proprio questo generale ungherese in una sorta di avvicendamento con il patriota lombardo, ad essere inviato da Garibaldi a Paola, da dove s’imbarcò nella serata del 1° settembre, giungendo alle 9:00 del mattino successivo nel porto di Sapri, a capo dei circa 1600 uomini, componenti l’intera brigata Milano, comandata dal colonnello Gandini, e parte della brigata Parma agli ordini del maggiore Spinazzi (18).”. Quì Moliterni scriveva che la brigata “Milano” era comandata dal colonnello Gandini, ma su questa notizia nutriaamo dei dubbi in quanto il colonnello Gandini, che comandava la brigata “Milano” e l’aveva portata con il Pianciani dal golfo degli Aranci a Palermo, si dimise con il colonnello Tharrena della “Parma”, come scriverà il Dallolio. Nella nota (18), Moliterni postilla del racconto di Rustow nell’edizione e traduzione di E. Porro. Rustow non parla di Gandini ma scrive del colonnello De Giorgi. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156 e ssg., riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “Allora questi fece cortesi saluti ed auguri a Pianciani, il quale nel congedarsi presentò al Dittatore il colonnello Rustow come quello al quale cedeva il comando delle tre brigate, Parma, Milano e Bologna (Tharrena, Gandini, Puppi), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero l’ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo. I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, perchè era stata cambiata la destinazione per la quale eransi impegnati, e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. L’altra brigata Eberhardt,..di recarsi a Giardini agli ordini di Bixio.”. Sempre Pittaluga, a p. 157, riferendosi a Bertani, in proposito scriveva: “Milazzo. Quivi giunto trovò le tre brigate riunite sotto Rustow che gli fecero buona accoglienza….arrivò in quel giorno 19 agosto a Milazzo apportatore di un ordine del Dittatore che assegnava quelle truppe alla 15° Divisione comandata dal Turr stesso. Questi ordinò una rivista alla quale intervenne anche Bertani.”. Dunque, il generale Pittaluga scriveva che una volta allotanato il Pianciani e, dimessisi i colonnelli Tharrena e Gandini, che chiesero di essere dispensati, essi, furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. Spinazzi sostituendo Tharrena, andava a comandare la Brigata “Parma”; De Giorgi, sostituendo Gandini andava a comandare la Brigata “Milano”. Dei colonnelli Spinazzi e De Giorgi, ci parla Rustow che, il 3 settembre era con loro a Sapri. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 20, in proposito scriveva che: “Alle 5 di matina ripresimo la marcia. La notte mandai indietro un uomo fidato di Sapri con un ordine al maggiore Spinazzi onde ci seguisse con la brigata Parma tosto che fosse riunita, lasciando sul luogo l’ordine stesso per la brigata Bologna, la quale pure da Torre del Faro doveva arrivare a Sapri…..brigata Milano…si componeva di una sezione di bersaglieri costituita da due compagnie; e di tre battaglioni di linea, ognuno di 4 compagnie. Ogni battaglione era della forza di 300 uomini; i bersaglieri ammontavano a poco di 100 uomini ed erano comandati dal maggiore De Giorgi, ufficiale valente e formato alla buona scuola. Il maggiore Sessa comandava il 1° battaglione di linea; il maggior Montesi il 2°; il capitano Venuti, il 3°. Quest’ultimo era un eccellente maestro d’esercizi, severo nel servizio e qualche volta anche eccessivamente ruvido.“. Inoltre, sempre il Rustow, nella traduzione del Porro, a p. 22, in proposito scriveva che: “Garibaldi s’era recato fino a Forlino, io era rimasto indietro…..Potevano essere le 10 e mezzo del mattino all’incirca, quando io coi miei due ufficiali d’ordinanza ANTONIO BATTICOZZI e CESARE COMENDIO, questi un Lombardo, quello un Veronese, ragiunsi l’aspra e selvaggia cresta del Feralunga, sotto il monte Coruzzo, dalla quale si discende poi nella gola del Gauro che sbocca verso la solitaria taverna di Forlino, etc…”. Interessantissima questa descrizione dei luoghi che ci fa Rustow parlando della sua marcia da Vibonati al Fortino. Inoltre, Rustow ci dice che tra i suoi ufficiali della Brigata “Milano” che conduceva prima a Vibonati e poi al Fortino vi era Antonio Batticozzi e Cesare Comendio. Infatti, Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: “In Cosenza arriva il Bertani, che ha lasciato a Paola i 1500 soldati da lui condotti per mare dal Faro a Tropea, poi per terra sino a Pizzo e in fine per mare di nuovo dal Pizzo a Paola. Ha lasciato la truppa là ed egli è venuto a raggiungere Garibaldi, il quale manda subito il Turr a prendere il comando di quella gente e l’aggrega alla sua Divisione. Il Treveljan giustamente osserva che così buona parte delle forze raccolte dal partito mazziniano venivano a trovarsi al comando del più cavouriano fra i generali di Garibaldi. Queste forze, dice il Rustow, eran l’intera Brigata “Milano” e alcuni reparti dell “Parma”: il resto aveva dovuto restare al Faro poichè i vapori non erano sufficienti per il trasporto. Componevano la Brigata “Milano” 3 Battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi e il capitano Venuti, e 2 Compagnie di bersaglieri. Il Turr imbarcò tutti il 1° settembre e sbarcò a Sapri alle 9 del mattino seguente.”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a p. 489, in proposito scriveva che: “XLVII. II Dittatore, lasciata Soveria, e conducendo seco soltanto le divisioni Cosenz e Türr, le Guide, i Carabinieri e i Bersaglieri, marciava, come si disse, con incredibile celerità alla volta. di Napoli. Egli arrestavasi a Cosenza poche ore, il tempo necessario per dare a quel governo provvisorio ed a’ suoi generali le istruzioni opportune per le future operazioni di amministrazione e di guerra. In quel punto inoltre divise la sua piccola armata, mandando il generale Turr colla sua divisione a Paola con ordine di raccogliervi i volontari provenienti dall’Isola e di portarsi immediatamente co’ suoi nel rada di Policastro od a Sapri. Col rimanente delle forze, seguendo la angusta valle del Crati, ed oltrepassando a sinistra i villaggi di Rende e Montalto ed a destra l’antica e spaziosa foresta di Sila , slanciavasi sul grande stradale di Tarsia e Spezzano.”. Da Wikipedia leggiamo che il maggiore Pietro Spinazzi (Parma, … – Genova, post 1869) è stato un patriota, garibaldino e scrittore italiano. Si arruolò nell’esercito regolare sabaudo, con il grado di capitano, stabilendosi nuovamente a Genova, per lasciarlo nel 1860 per seguire Giuseppe Garibaldi nella campagna dell’Italia meridionale al seguito della spedizione guidata da Luigi Pianciani, detta anche spedizione Terranova, forte di circa 8.940 uomini. Maggiore della 2ª Brigata “Parma”, comandata dal colonnello Tharrena, giunse in Sicilia via nave sbarcando a Palermo, l’11 agosto, e pochi giorni, a Milazzo, sostituì al comando della Brigata lo stesso colonnello Tharrena dimessosi in polemica con il comando generale in quanto cambiata le destinazione di impiego della sua unità. Di Spinazzi ne parla anche Giacomo Oddo, I mille di Marsala: scene rivoluzionarie: opera dedicata alla Venezia …, 1863, pagina 981 e, come ho detto il Generale Giovanni Pittaluga, La diversione: note garibaldine sulla Campagna del 1860, Casa Editrice Italiana, Roma, 1904. Seguendo sempre racconto di Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), che, a p. 203 e ssg., in proposito scriveva che: “Un consistente indizio, in tal senso è contenuto in alcuni brani del “giornale” redatto dal “Capitano di Stato Maggiore Garzia”, il quale, alle 18:00 del 3 settembre si imbarcò a Napoli sul vapore di commercio francese ‘Brésil’, “al Servizio del Real Governo” con il compito “di toccare gli approdi da Sapri verso Sud” e prendere a bordo gli “Uffiziali, soldati e Impiegati governativi” che si avesse trovato (36). A Sapri, dove attraccò alle 8:00 del 4 settembre, il ‘Brésil’ trovò “5 vapori Garibaldini” e “2 o 3 brigantini mercantili” (37) probabilmente gli stessi dai quali, la mattina del 2 settembre, erano sbarcate la brigata Milano e parte della brigata Parma e, alle 23:00 settembre, la sopraggiunta brigata Puppi. Ma quel che è più interessante ai fini della presente indagine è quanto il capitano Garzia annotò il 5 settembre: “(….) Garibaldi pare abbia avuto ordine da Torino d’accellerare la marcia sopra Napoli. In effetti un vapore sardo l’ho incontrato il dì 4 arrivando a Sapri, che da quivi ritornava verso Napoli da dove era venuto la sera precedente (38).”. Moliterni, a p. 203, nella nota (36) postillava: “(36) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Napoli, 1900, p. 576.”. Moliterni, a p. 203, nella nota (37) postillava: “(37) Ivi, p. 577.”. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 908, in proposito scriveva che: “Da Rotonda, dove giunse il 2 settembre, Garibaldi scese alla marina di Scalea, dove s’imbarcò. Arrivò la sera del 3 a Sapri d’overa approdata, il giorno innanzi, la divisione di Rustow e Pianciani, la quale, ultima arrivata, divenne l’avanguardia dell’esercito garibaldino.”. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 908, in proposito scriveva che: “La mattina del 4 settembre, intanto, dopo la notizia dello sbarco della colonna di Rustow a Sapri, la quale si diceva forte di quattromila uomini, mentre in realtà era assai men numerosa, etc….”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 492-493, in proposito scriveva che: “LIII. – Contemporaneamente la decimaquinta divisione imbarcatasi, a norma delle avute istruzioni, nel piccolo porto di Paola, veleggiava con prospero vento alla volta di Sapri. La numerosa flotta napoletana che stazionava in quelle acque avrebbe agevolmente potuto impedire per mare il trasporto delle truppe italiane: ma sia che non amasse impegnarsi in conflitti o la movessero altre considerazioni si accontentava di seguirne e sorvegliarne in distanza i progetti e le mosse. Nell’ uscire dal porto di Paola il generale Türr scorgendosi di fronte ancorate le navi nemiche, dispose i suoi legni quasi fosse deciso ad accettar la battaglia che i Regii parevano offrirgli. Egli fece allineare le sue barche, insufficienti a resistere, in forma di mezza luna ponendovi ai fianchi ed al centro i tre soli vapori di cui disponeva. L’audacia dei volontari nell’apparecchiarsi ad una lotta cotanto ineguale e sopra un elemento che non era il loro proprio, poteva essere unicamente giustificata dall ‘esito; e questo fu lor favorevole. Tosto i Napoletani levarono l’ancora, non già per avanzarsi e combattere , ma per ritrarsi e fuggire davanti un avversario , cui avevano da più mesi imparato a rispettare e a temere. Dopo quell’unico accidente i volontari poterono felicemente compire il viaggio cui il Generalissimo aveva loro indicato. LIV. Türr approdava a Sapri mentre Garibaldi correva sullo stradale di Lagonegro alla Polla. Secondo gli ordini avuti egli doveva raccogliere le diverse frazioni del corpo spedizionario di Luigi Pianciani, e marciare in appresso con sollecitudine, seguendo la valle del Sale o la via di Capaccio, sopra Eboli, gettarsi quindi fra le gole del monte Corvino, e di là, disegnando una curva, inoltrarsi dal lato di San Cipriano e San Severino sulle alture della Cava, donde potesse al momento opportuno intercettare la strada di Nocera e di Napoli. Con tali manovre Garibaldi mirava a rinnovare a Salerno i fatti di Alta Fiumara e Soveria , ed a prendere prigioniero il Re con tutto l’esercito. Il che sarebbe senza fallo avvenuto qualora Francesco II si fosse ostinato a tenere e difendere la sua posizione. LV. La decimaquinta divisione, ingrossata dalle truppe disperse di già appartenenti al corpo di Luigi Pianciani state direttamente da Palermo trasportate a Paola, a Scaléa, a Policastro od a Sapri, sfilava colla massima secretezza e celerità sulla destra dell’esercito regio. A queste forze, già per sè considerevoli , si unirono tosto le bande insurrezionali del paese ed i numerosi distaccamenti dei Calabresi che avevano preceduto la marcia dell’ armata italiana. Con tutti questi corpi riuniti, il generale Türr , riuscendo a girare, come gli era stato ordinato l’estrema sinistra dei Regii , avrebbe potuto seriamente compromettere la loro posizione.”. Lo stesso racconto ci viene da Maxime Du Champ (….), nel suo “L’expédition des Deux Siciles”, dove a p. 253, in proposito scriveva pure che: “A Lagonegro venimmo a sapere quel che era avvenuto al generale Turr dopo che lo avevano lasciato. Mentre noi lo inseguiamo per la via di terra, egli aveva preso la più rapida via del mare per avvicinarsi a Napoli. Da Cosenza si era recato a Paola, e là, riunite le truppe che quotidianamente arrivavano dalla Sicilia, le aveva imbarcate su sei piroscafi. Nel momento in cui stava per lasciare il porto, apparve una fregata napoletana. Sugli ‘steamers’ non c’era né un cannone né un obice; il generale Turr non si perse d’animo e mostrò di prendere un atteggiamento risoluto: allineò la sua piccola flotta in ordine di battaglia e parve aspettare il nemico, che eseguì qualche bordata mantenendosi a grande distanza e si decise a riprendere il largo.”. E’ interessante ciò che scrive il Perini sulle forze navali boroniche che stanziavano a Paola, dove le truppe della ex spedizione Pianciani, raccolte dal Bertani erano ivi fatte sbarcare e che continuavano a sbarcare mentre arrivava anche il Turr a prelevarle per portarle a Sapri su ordine di Garibaldi. Questo aspetto non è stato molto indagato. La flotta borbonica, con le sue navi, era numerosa “….si accontentava di seguirne e sorvegliare in distanza i progetti e le mosse.”. Antonio Pizzolorusso (….), nel suo “I martiri per la libertà italiana della provincia di Salerno dall’anno 1820 al 1857 con appendice intorno al moto rivoluzionario del 1860 per Antonio Pizzolorusso, Salerno, Tipografia Nazionale, 1885, si veda l’ed. Ripostes, a pp. 234-235, in proposito scriveva che: “….e Garibaldi resosi padrone della Sicilia, passa il Faro il 20 agosto, e ordina a Rustow di congiungersi in Paola al Generale Turr, ed egli imbarcatosi per Sapri li raggiunse il giorno 3 settembre ed ordina al primo d’ inoltrarsi con una brigata verso Vibonati e avanzarsi sulla via consolare.”. Charles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, a p. 215, in proposito scriveva che: “…..Turr and his column had not yet arrived, but were hourly expected, having lanted at Sapri the previous evening.“ che tradotto significa: “…...Turr e la sua colonna non erano ancora arrivati, ma erano attesi di ora in ora, essendo stati a Sapri la sera prima…etc…“, la testimonianza di Forbes non ci pare plausibile in quando scrivendo che Turr era a Sapri la sera prima, le date non collimano. Se Turr era stato a Sapri la sera del 2 settembre e partì da Sapri nelle prime ore del mattino del 3 settembre vuol dire che Forbes, quando scrive questo passaggio, riferendosi a Garibaldi …..Il sac. don Giuseppe Cataldo (….), nel suo “Notizie storiche su Policastro Bussentino etc…”, testo dattiloscritto ed impaginato nel “Seminario Vescovile”, nel 1973, a pp. -76-77, in proposito scriveva che: “Il 2 settembre erano approdate a Sapri, provenienti da Paola, su 5 vapori, la divisione Rustow e le Brigate Milano e Spinazzi della divisione Tur per inseguire ed ostacolare, per via di terra, la Brigata borbonica del Cardarelli.“. Antonio Pizzolorusso (….) e del suo “I martiri per la libertà italiana per la Provincia di Salerno con appendice intorno al moto rivoluzionario del 1860”, Salerno, 1885. Pizzolorusso, a p. 234, in proposito scriveva che: “….e Garibaldi resosi padrone della Sicilia, passa il Faro il 20 agosto, e ordina a Rustow di congiungersi in Paola al Generale Turr, ed egli imbarcatosi per Sapri li raggiunse il giorno 3 settembre e ordina al primo d’inoltrarsi con una brigata verso Vibonati e avanzarsi sulla via Consolare. Rustow eseguì perfettamente tali ordini, tagliò la via al Generale Caldarelli, che secondo la convenzione di Cosenza si recava a Salerno, e l’indusse a deporre le armi.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 409-410, in proposito scriveva che: “Queste forze, dice il Rustow, eran l’intera Brigata “Milano” e alcuni reparti dell “Parma”: il resto aveva dovuto restare al Faro poichè i vapori non erano sufficienti per il trasporto. Componevano la Brigata “Milano” 3 Battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi e il capitano Venuti, e 2 Compagnie di bersaglieri. Il Turr imbarcò tutti il 1° settembre e sbarcò a Sapri alle 9 del mattino seguente. Alle 5 del pomeriggio ripartiva da Sapri per via di terra e poco prima del mezzogiorno del 4 settembre era al Fortino dopo aver bivaccato la prima notte a Vibonati ed aver costeggiato poi le falde del monte Cocuzzo. La Brigata “Bologna” ed il resto della “Parma” seguirono di lì a qualche giorno e il Rustow dice che quand’egli coi suoi, dopo il Fortino, s’avviò per la consolare, quell’altre truppe dell’antica Divisione Pianciani venivan dietro a due o tre giorni di marcia. Etc…”. La ricostruzione storica dell’Agrati non mi ritorna. Agrati scriveva che: “Il Turr imbarcò tutti il 1° settembre e sbarcò a Sapri alle 9 del mattino seguente.”. Dunque, Agrati scriveva che Turr sbarcava a Sapri alle 9 del mattino del giorno 2 settembre 1860, e fin qui mi trovo. Poi aggiunge: “Alle 5 del pomeriggio ripartiva da Sapri per via di terra….”. Agrati scriveva che il Turr ripartiva da Sapri, alle 5 del pomeriggio del giorno 2 settembre 1860. Il telegramma di Garibaldi che gli ordinava di partire da Sapri gli era arrivato la mattina stessa del 2 settembre o la notte del 3 settembre quando secondo alcuni egli ripartì da Sapri per portarsi a Lagonegro secondo gli ordini di Garibaldi ?. In primo luogo risulta che il generale Turr, su ordine di Garibaldi, il giorno 3 settembre aveva già lasciato Sapri per recarsi in perlustrazione verso Lagonegro dove dovevano trovarsi le truppe borboniche del generale Caldarelli. Inoltre, l’Agrati scrive che Turr si allontanò da Sapri alle 5 del pomeriggio del giorno 3 settembre, mentre Rustow testimoniava che si allontanò da Sapri alle 5 del mattino. Inoltre, Agrati scriveva pure che il Turr, “…e poco prima del mezzogiorno del 4 settembre era al Fortino dopo aver bivaccato la prima notte a Vibonati ed aver costeggiato poi le falde del monte Cocuzzo.”. Dal racconto del Rustow risulta che fu lui ad essere incaricato di allontanarsi da Sapri per recarsi con una parte della truppa arrivata a Sapri al Fortino o verso la strada Consolare. Inoltre, sempre dal racconto del Rustow risulta che fu lui, e non Turr a bivaccare e a pernottare a Vibonati. Agrati, a p. 409, scriveva che la brigata “Milano”, sbarcata a Sapri, con il Turr che l’aveva portata da Paola, era formata da tre battaglioni di 300 uomini ognuno. Essi erano guidati dai maggiori Montessi e Sessa ed il capitano Venuti. Agrati ci parla anche di De Giorgi o De Giorgis. Sul brigatiere De Giorgis, Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, nell’Indice dei nomi, a p. 629, in proposito scriveva che: “De Giorgis (brigadiere), 467” e, sul Venuti, a p. 635 scriveva: “Venuti….(capitano), 409, 467”. Infatti, Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, parlando dei battaglioni che combatterono la battaglia di Capua, a pp. 467, in proposito scriveva che: “…mentre Rustow muoveva contro Capua con 5300 uomini – lo dice egli stesso – così divisi: 1° La Brigata Eber col reggimento Cossovic: etc…2°. 2 Battaglioni della Brigata Spangaro: 900 uomini etc…3°. La Brigata “Milano” col maggiore De Giorgis; 850 uomini, dei quali però 300 in retroguardia agli ordini del capitano Venuti; 2 Battaglioni disponibili della Brigata Puppi – il 3° del Cattabeni lo vedemmo destinato all’attacco di Cajazzo etc..”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 162, parlando della Spedizione di Ariano, in proprosito scriveva che: “Il generale Turr ebbe la missione di reprimere questi orrori. Era la mattina del 9 per tempo, e le due brigate della sua Divisione che il 7 erano ad Eboli, e l’8 a Salerno, entravano finalmente in Napoli. Con una di queste, la Brigata Milano giunta per prima, il generale Turr partiva in ferrovia per Nola alle ore 2 pom. Etc…”. Pecorini, sempre parlando di Ariano, a p. 164, in proposito scriveva: “Lo stesso giorno 10 il generale Turr coi bersaglieri milanesi, e un altro battaglione montato sui carri per guadagnare strada, si spinse fino a Dentecane, mentre Rustow, capo del suo Stato Maggiore, cogli altri due battaglioni seguiva di riserva fino a Pratola.”. Pecorini, sempre parlando di Ariano, a p. 186, in proposito scriveva: “Il tenente Canepa della Brigata Milano il 17 verso l’1 pom. sulla linea degli avamposti di Casapulla etc…”. Pecorini, sempre parlando di Capua, a p. 212, in proposito scriveva: “La brigata Puppi nei combattimenti del 19 agosto sotto Capua e 21 a Caiazzo, ebbe l’onore di trovarsi la più esposta al fuoco etc…brigata senza più il capo perchè morto in battaglia, onde fu che il generale aribaldi sulla proposta di Turr ne detrminò lo scioglimento; con gli uomini di essa formavasi un reggimento comandante tenente colonnello Bossi, che andava a far parte della Brigata Sacchi col seguente ordine del giorno: “Caserta, 27 settembre 1860. Comando generale della 15° Divisione. Dietro disposizione del Ministro della Guerra il comando della brigata Sacchi riceverà sotto i suoi ordini la residuale forza della sciolta brigata Puppi. Firmato Turr. (p. 213). La brigata Milano continuava a far stanza in Caserta fino al 30. La 15° Divisione quando fu compiuta la sua organizzazione, presentava il seguente quadro: Comando generale e Stato Maggiore:……..; Ufficiali superiori a disposizione:……; Stato Maggiore: Capitano di Stato Maggiore Pecorini Carlo etc…; Erano infine aggregati allo Stato Maggiore: Du Camp Massimo celebre scrittore francese, il quale scriveva nella ‘Revue de deux mondes’ e nel ‘Debats sempre in favore dell’Italia ancor prima della guerra del 1859, etc…Intendenza Militare:….; Corpo Sanitario:…..; Tribunale Militare:….; Comando della Brigata Sacchi: Maggiore Generale Sacchi Gaetano; Comando della Brigata Eber: Colonnello Brigatiere Eber Ferdinando, Capo di Stato Maggiore Maggiore Alessandri Giovanni, Capitano Applicato, Adamoli Giulio; Comando della Brigata Spangaro: Colonnello Brigatiere Spangaro Pietro, Capo di Stato Maggiore Capitano Baganti; Comando della Brigata Milano: Luogotenente colonnello De Giorgis Carlo Felice, Capo di Stato Maggiore Capitano De Carolis; etc…furono anche aggregate a questa Divisione la brigata Corrao, già la Masa, e la Legione Inglese. (Doc. 80). Il Dittatore trasportava il suo quartiere generale a Caserta il giorno 27 settembre etc…”. Dunque, come ho già detto, verso il 20 settembre, il Comando della Brigata Milano passò al Luogotenente colonnello Carlo Felice De Giorgis. Sul sito della Presidenza della Repubblica è scritto che egli era Luogotenente colonnello di Fanteria che gli fu conferito il 30 novembre 1862. Su De Giorgis, il Pecorini, a p. 435, in proposito scriveva: “(Documento 64) 3° Brigata Milano. 3° Bataglione. Avamposto di Santa Prisca, 18 settembre 1860. Rapporto. Ieri verso un’ora pom.il sig. luogotenente Emilio Canepa, avente l’ispezione al battaglione percorreva la nostra linea, etc…”. Dunque, secondo questo rapporto, il Luogotenente Emilio Canepa ispezionò il Battaglione di Fanteria della Brigata Milano. Canepa viene più volte citato anche dal Rustow. Sul De Giorgis, il Pecorini, a p. 454, in proposito scriveva: “Documento 80. ESERCITO MERIDIONALE 15° Divisione Turr. Situazione Numerica della Forza della Suddetta Divisione al giorno 6 ottobre 1860: Corpo: Stato Maggiore della Divisione: Capo di Stato Maggiore, Colonnello Brigatiere Rustow; Genio: Capitano Tessera; Corpo Sanitario: Medico Divisionale Ziliani; Intendenza Militare: Intendente Ghiglione; Tribunale Militare: Avv. Fiscale, Bissoni Luigi; BRIGATA MILANO (2), Ten. Colonnello De Giogis; Corpo: Stato Maggiore: Capitano De Caroli; Bersaglieri Milanesi, Maggiore Mentesi; I° Battagl. Cacciatori Maggiore Sessa; 2° Battagl. Cacciatori, Maggiore Venuti; etc…”. Pecorini, a p. 454, nella nota (2) postillava: “(2) Già Gandini. Terza Brigata della Spedizione di Terranova.”. Dunque, il Pecorini cita gli ufficiali della Brigata Milano al 6 ottobre 1860 e sono: Carlo Felice De Giorgis, Tenente Colonnello; Capitano De Caroli, Capo di Stato Maggiore; Maggiore MENTESI, Capo di Stato Maggiore dei Bersaglieri Milanesi; Maggiore SESSA, Capo di Stato Maggiore del 1° Battaglione Cacciatori; Maggiore VENUTI, Capo di Stato Maggiore del 2° Battaglione dei Cacciatori. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 109 e ssg., in proposito scriveva che: “IV….Il generale Gandini, comandante della brigata Milano composta di novecento uomini, giunse anch’egli a Vibonati, etc…”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 109 e ssg., in proposito scriveva che: “III….Alba del giorno precedente v’era approdato il generale Rustovv con le brigate Milano e Spinazzi. Il Dittatore gli ordinò di avanzare con la prima brigata composta da novecento uomini, la sola veramente completa, per Vibonati, donde avrebbe proseguito per Padula. Mandò poi, a breve distanza, le brigate Spinazzi e Puppi. Era stato il Turr a concentrare queste forze a Sapri (circa 1500 uomini quasi tutti milanesi), per spingersi rapidamente avanti ad aiutare Garibaldi e l’esercito meridionale: tali forze si trovarono così cinque tappe innanzi al grosso dell’esercito che si moveva, per la via consolare, da Soveria Mannelli su Cosenza.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 85-86, in proposito scriveva che: “VI….Da Roccagloriosa, dove pernottò con i suoi, il de Dominicis il 2 settembre dirigeva quest’ordine del giorno alle truppe: “Soldati, etc…A Sapri è sbarcata questa mattina una colonna di quattromila garibaldini comandata dal generale Turr. Domani la stessa marcerà per Lagonegro. Da bravi soldati, il momento supremo per noi è venuto etc….”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 147, in proposito scriveva che: “…Cosenza, dove pervenne l’avviso che due brigate della dimessa spedizione Pianciani, le quali fin da quando stavano a Milazzo erano state incorporate alla 15° divisione, sbarcarono a Paola, etc…”. Dunque, a Milazzo, le truppe dell’ex spedizione Pianciani, organizzate dal Bertani furono da Garibaldi aggregate alla 15° Divisione affidata al colonnello Rustow. Queste due brigate, dell’ex spedizione Pianciani prima che fossero portate da Rustow e da Bertani a Paola si trovavano a Milazzo in Sicilia, non molto distanti da Messina e dallo Stretto per le coste della Calabria. Forse fu a Milazzo ? che queste forze garibaldine, raccolte in precedenza dal Bertani che, per via mare raggiunsero le coste della Calabria fino a Tropea. Le grigate “Milano” e “Spinazzi” facevano parte della ex divisione Pianciani e nella notte dal 30 e quella del 31 si trovarono sbarcate a Paola. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 451-452, dal “Diario” di Agostino Bertani, in proposito scriveva che: “…Turr, trionfante per il possesso della legione che da un mese desiderava e spiava, telegrafava a Bixio: “Le quattro brigate Eberhard, Puppi, Milano e Spinazzi della dimessa spedizione Bertani e Pianciani sono attaccate alla mia divisione.”.”. Dal Diario di Bertani sappiamo che, il generale Turr, non appena ricevette l’incarico da Garibaldi, telegrafò a Bixio: “Le quattro brigate Eberhard, Puppi, Milano e Spinazzi della dimessa spedizione Bertani e Pianciani sono attaccate alla mia divisione.”.”. Dunque, secondo la White-Mario, che scriveva dal Diario di Agostino Bertani, le truppe che Garibaldi affidò al comando del generale ungherese Stefano Turr e che egli stesso portò da Paola a Sapri, sempre su comando di Garibaldi, erano 4 brigate: “Le quattro brigate Eberhard, Puppi, Milano e Spinazzi della dimessa spedizione Bertani e Pianciani sono attaccate alla mia divisione.”.“. La brigata Eberhard (….), la brigata Puppi (precedentemente denominata “Bologna”). Di queste due Brigate parlerò molto più innanzi perchè esse non furono subito interessate dall’imbarco a Paola per Sapri. Oltre alle due precedenti Brigate, la Eberhard e la Puppi (….), componevano il contingente organizzato dal Bertani anche le due Brigate “Milano”, la brigata “Spinazzi” (ex Brigata “Parma” ed ancor prima Brigata Tharrena). La brigata “Milano”, comandata dal “maggiore De Giorgi” (in precedenza era comandata dal Gandini che si dimise insieme al Pianciani) e, la brigata “Parma” comandata dal maggiore “Pietro Spinazzi” (….) e, tutte sotto il comando del colonnello Wilhem Rustow che Garibaldi aveva nominato Capo di Stato Maggiore, in sostituzione del Pianciani e prima che Garibaldi nominasse Turr a Rotonda. Tutte queste Brigate facevano parte della XV Divisone dell’Esercito Meridionale. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, in questo passaggio, il Pecorini-Manzoni scriveva che una volta in Sicilia, a Palermo, le truppe della ex spedizione Pianciani, vennero denominate: “Tharena” (poi chiamata Spinazzi), “Milano”, comandata dal Rustow, “Puppi” (poi in seguito chiamata “Sacchi”), la “Nicotera” (poi in seguito chiamata “Spangaro”). Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Sacchi – 8-9 settembre – Lagonegro; 10 settembre – Sapri sul mare; Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri; Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri-Vibanate; Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “. Dunque, il Pecorini-Manzoni nel suo specchietto ribadiva le date e le tappe delle singole Brigate. Riguardo Sapri leggiamo che arrivarono il giorno 2 settembre 1860 (e dunque si trovavano a Sapri alll’arrivo di Garibaldi il giorno 3 settembre), le due Brigate “Milano” ed una parte della Brigata “Spinazzi” o “Parma”. La Brigata “Puppi” ( o “Bologna”) sarà a Sapri il giorno 4 settembre 1860 e si mette in marcia subito per Vibonati. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 148, in proposito scriveva che: “…quando giungevano in vista del Golfo degli Aranci, l’Amazone e l’Isera, portanti la Brigata ‘Parma’ (Tharrena), etc….Tharrena però, uomo serio e risoluto, fermavasi….Le altre due brigate, ‘Milano’ (Gandini) e ‘Bologna’ (Puppi), per gli ostacoli già accennati giunsero al convegno soltanto la sera del 13, coi vapori Weasel, Garibaldi, Calatafini e col Clipper Sheaperd.”. Sempre Pittaluga, a p. 156 e ssg., in proposito scriveva pure che: “Allora questi fece cortesi saluti ed auguri a Pianciani, il quale nel congedarsi presentò al Dittatore il colonnello Rustow come quello al quale cedeva il comando delle tre brigate, Parma, Milano e Bologna (Tharrena, Gandini, Puppi), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero l’ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo. I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, perchè era stata cambiata la destinazione per la quale eransi impegnati, e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. L’altra brigata Eberhardt,..di recarsi a Giardini agli ordini di Bixio.”. Dunque, in questo passaggio il Pittaluga scrive che il “colonnello Tharrena” ed il “colonnello Gandini” si dimisero, ed il comando delle due loro brigate, la “Tharrena” e la “Milano” passarono rispettivamente ai due colonnelli “Spinazzi” e “De Giorgi”. Dunque, secondo il generale Pittaluga, la brigata “Milano” non era più comandata dal colonnello Gandini che fu sostituito con De Giorgi. La brigata “Milano”, comandata dal “maggiore De Giorgi” (in precedenza era comandata dal Gandini che si dimise insieme al Pianciani) e, la brigata “Parma” comandata dal maggiore Pietro Spinazzi (….) e, tutte sotto il comando del colonnello Wilhem Rustow che Garibaldi aveva nominato Capo di Stato Maggiore, in sostituzione del Pianciani e prima che Garibaldi nominasse Turr a Rotonda. Sul “Gandini” ha scritto, nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “….Garibaldi, il quale, giunto a Sapri, ordinava senz’altro al generale Rustow di avanzare con la sua brigata Milano, la prima che in quel momento si trovava già pronta e ordinata, per guadagnare rapidamente la strada consolare. A breve distanza mandò, al seguito di questa avanguardia, la brigata Spinazzi e poi la brigata Puppi…..Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli. Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano alla loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”. Il Cesari (….), scriveva che: “la brigata Puppi …..si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano alla loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”. E poi, ancora, il Cesari, a p. 172, in proposito è scritto: “Così la sera del 3 settembre, il generale Gandini, comandante la brigata Milano, forte di 900 uomini, poteva giungere a Vibonati, etc…”. Dunque, il Cesari, ripropone la figura del “generale Gandini”, che, secondo lui comandava la Brigata “Milano”. Abbiamo visto, però, come il generale Gandini si fosse dimesso insieme al Nicotera ed al Pianciani a Palermo, all’arrivo della ex Spedizione Terranova dal Golfo degli Aranci. Dunque, insieme al Rustow ed al Turr, a Sapri, la Brigata Milano sbarcò col generale Gandini oppure questa Brigata garibaldina era comandata dal De Giorgi (che l’Agrati scriveva “De Giorgis” ?). Il generale Pittaluga (….), a p. 157, riferendosi a Bertani, in proposito scriveva: “Milazzo. Quivi giunto trovò le tre brigate riunite sotto Rustow che gli fecero buona accoglienza….arrivò in quel giorno 19 agosto a Milazzo apportatore di un ordine del Dittatore che assegnava quelle truppe alla 15° Divisione comandata dal Turr stesso. Questi ordinò una rivista alla quale intervenne anche Bertani.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 109 e ssg., in proposito scriveva che: “IV….Il generale Gandini, comandante della brigata Milano composta di novecento uomini, giunse anch’egli a Vibonati, etc…”. Anche Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a p. 195, si chiede: “…a Paola, da dove s’imbarcò nella serata del 1° settembre, giungendo alle 9:00 del mattino successivo nel porto di Sapri, a capo dei circa 1600 uomini, componenti l’intera brigata Milano, comandata dal colonnello Gandini, e parte della brigata Parma agli ordini del maggiore Spinazzi (18).”. Quì Moliterni scriveva che la brigata “Milano” era comandata dal colonnello Gandini, ma su questa notizia nutriamo dei dubbi in quanto il colonnello Gandini, che comandava la brigata “Milano” e l’aveva portata con il Pianciani dal golfo degli Aranci a Palermo, si dimise con il colonnello Tharrena della “Parma”, come scriverà il Dallolio. Nella nota (18), Moliterni postilla del racconto di Rustow nell’edizione e traduzione di E. Porro. Rustow non parla di Gandini ma scrive del colonnello De Giorgi. Il Pittaluga è chiaro quando scrive che: “I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, ……e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. L’altra brigata Eberhardt,..di recarsi a Giardini agli ordini di Bixio.”. Come però faceva notare Moliterno (….), il “generale Gandini” viene espressamente citato dal Rustow, il quale era capo di Stato Maggiore della Brigata “Milano”. Infatti, Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 11, scriveva pure: “Ma i nostri legni bastarono appena per l’imbarco delle due brigate Milano e Parma, la brigata Bologna dovette restare al Faro. La brigata Milano e parte della brigata Parma erano con me sul vapore Rosolino Pilo. A mezzogiorno lasciammo dietro di noi la città di Tropea,etc…”. Dunque, Rustow parla espressamente della Calabria e, a pp. 12-13 aggiunge: “….Non mi rimase pertanto per altro partito che farle disbarcare a Tropea. Giunto quì in rada, ordinai al Colonnello Gandini, comandante della brigata Milano, di prender terra pel primo, ed appoggiato dai bersaglieri di Milano, e dai carabinieri di Genova, di disporre per l’ordinamento e l’esplorazione dell’interno etc…Il vapore Rosalino Pilo si allontanò….il suo esempio fu seguito anche dagli altri legni giunti poi, che avevano trasportato la brigata Parma, comandata dal valente maggiore Spinazzi. Ora non ci rimaneva che di continuare a piedi il viaggio pel Pizzo. Etc…”. Dunque, Rustow cita espressamente il “colonnello Gandini, comandante della brigata Milano…”. Sempre il Rustow, Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 34, in proposito scriveva che: “Alle 4 1/2 pomeridiane col 3° Battaglione della Brigata Milano, giunsi a Caserta dove trovavasi già la Brigata Bologna. Nei giorni 15 e 16 arrivò il resto della Brigata. Caserta doveva servirci di reidenza etc…Il colonnello Gandini aveva dovuto dimettere il comando della brigata Milano durante la spedizione di Ariano, ed il maggiore De Giorgi, fino ad ora comandante dei Bersaglieri, fu destinato ad occupare il suo posto. Il giorno 16, fui nominato capo dello Stato maggiore delle truppe che nelle vicinanze di Caserta si trovavano raccolte sulla sinistra del Volturno sotto il comando del Turr, trovandomi per tal modo sciolto dal comando della Divisione di Terranova, che ripresi solo il 19 settembre allorchè, come comandante dell’intiera ala sinistra, assunsi di condurla per la prima volta al fuoco.“. Dunque, il “colonnello Gandini”, secondo il racconto di Rustow restò comandante della brigata Milano fino alla “Spedizione di Ariano”, in cui il generale Turr ebbe la disfatta del generale borbonico Bonanno, ed in quella occasione Gandini dovette cedere il suo posto al maggiore De Giorgi. Carlo Agrati, a p. 440, in proposito scriveva che: “Il 13 settembre tutta la Brigata “Milano” rientrava; era ad Avellino in quel giorno stesso, a Nola, il 14 e là riceveva l’ordine di portarsi direttamente a Caserta.”. L’Agrati cita il testo di Buttà (….), Un viaggio da Boccadifalco a Gaeta – Memorie della Rivoluzione del 1860 al 1861, Napoli, 1875. Sul colonnello, poi in seguito “Generale Gandini”, che comandava la Brigata “Milano” è stato più volte citato anche da Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 109 e ssg., in proposito scriveva che: “III….Alba del giorno precedente v’era approdato il generale Rustovv con le brigate Milano e Spinazzi. Il Dittatore gli ordinò di avanzare con la prima brigata composta da novecento uomini, la sola veramente completa, per Vibonati, donde avrebbe proseguito per Padula. Mandò poi, a breve distanza, le brigate Spinazzi e Puppi. Era stato il Turr a concentrare queste forze a Sapri (circa 1500 uomini quasi tutti milanesi), etc…”. De Crescenzo, a p. 112, riferendosi al giorno 3 settembre 1860, in proposito scriveva che: “IV. Il Generale Gandini, comandante della brigata ‘Milano’ composta di 900 uomini, giunse anch’egli a Vibonati, ma il giorno seguente, volendo spingersi più avanti, ripartì per il passo di monte Cucuzzo e Casalbuono.”. Dunque, il De Crescenzo scriveva che “il giorno seguente” (il giorno 4 settembre 1860), da Vibonati, il generale Gandini “comandante della brigata Milano, composta di 900 uomini” ordina di mettersi in marcia e dirigersi verso Casalnuovo. Nel De Crescenzo, ritroviamo il generale Gandini anche più avanti ed in particolare a p. 151, ove in proposito scriveva: “Lo Stato Maggiore del Dittatore desiderava che al momento dell’ingresso del Dittatore in Napoli vi fosse un discreto numero delle sue truppe, perciò fu ordinato con un telegramma al generale Gandini di muoversi subito da Eboli e recarsi a Vietri, dove aveva inizio la ferrovia. Il Gandini, tenendo presente che i suoi soldati erano stanchi, domandò chi di essi volesse partire. Quasi tutti risposero affermativamente e furono fatti salire su quanti carri potessero essere requisiti.”. Dunque, il Gandini condusse le truppe dei volontari della sua Brigata da Salerno a Vietri. De Crescenzo, a p. 159, scriveva pure che: “Il Rustow insieme alla brigata Milano, giunto in Eboli il 7, ebbe ordine di trovarsi a Napoli per il giorno dopo. Quest’ordine non fu però osservato, perchè i volontari erano stanchi per le lunghe marce e per giunta mancavano i carri per trasportarli. Il Rustow pensò allora di mandare a Salerno un distaccamento della guardia Nazionale. Etc…”. De Crescenzo, a p. 163, ritorna sulla stessa notizia di p. 151 e scriveva che: “Lo Stato Maggiore del Dittatore avrebbe desiderato che al momento dell’ingresso di Garibaldi in Napoli, vi si trovasse pronto un gran numero di garibaldini, perciò fu telegrafato subito al generale Gandini, comandante della brigata Milano, di partire presto da Eboli e di recarsi a Vietri…Gandini non credette opportuno di spingere i suoi militi, stanchi ormai dalle lunghe marce, etc…Il Gandini aveva sperato che giunto a Vietri le difficoltà sarebbero state superate, invece etc…”. Dunque, De Crescenzo cita più volte il generale Gandini che, ad Eboli, diresse le operazioni di marcia verso Salerno e verso Ariano, come vedremo. La testimonianza del Rustow, cozza con l’altra testimonianza del generale Giuseppe Pittaluga (…), che, nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156 e ssg., in proposito scriveva pure che: “Pianciani,…. cedeva il comando delle tre brigate, Parma, Milano e Bologna (Tharrena, Gandini, Puppi), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero l’ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo. I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, perchè era stata cambiata la destinazione per la quale eransi impegnati, e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi.”. Questa testimonianza cozza pure con un’altra testimonianza, con quella cioè di Giulio Adamoli, che, nel suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario”, Milano, ed. Treves, 1861, a pp. 145-146 scriveva che: “Il contingente straniero della 15° Divisione, già così ricco, si accrebbe, con la Spedizione Pianciani, che approdò in quei giorni a Messina…..etc….e i suoi capi, il Pianciani e il Bertani, si dimisero, le brigate, di cui essa si componeva, vennero distribuite fra i comandi dell’esercito meridionale. Il colonnello Rustow, che era con il Pianciani, rimasto quindi in disponibilità, fu chiamato dal Turr a disimpegnare le funzioni di capo di stato maggiore della sua divisione. Così egli divenne mio superiore.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 146, in proposito scriveva che: “Le brigate Milano e Spinazzi, passando per Monteleone, giungevano a Pizzo la sera dello stesso giorno 30, e partivano da colà nella notte del 30 al 31 per Paola.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano alla loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 15-16-17, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Pizzo…Alle cinque tutte le truppe si trovavano colà concentrate; ma i legni pel loro trasporto ivi stati predisposti, non bastavano che per una parte. Fu quindi imbarcata la intiera brigata Milano, ma una sola porzione della brigata Parma.”. Dunque, a Pizzo vennero imbarcati per Paola, l’intera Brigata “Milano” comandata dal maggiore De Giorgi ed una parte della Brigata “Parma” (o “Spinazzi”). Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 13, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Giunto quivi in rada, ordinai al colonnello Gandini, comandante della brigata Milano, di prender terra pel primo, e appoggiato dai Bersaglieri di Milano, e dai Carabinieri di Genova, di disporre per l’ordinamento di sicurezza ed un servizio di esplorazione, etc..Io rimasi a bordo onde sorvegliare lo sbarco etc…”. Rustow racconta lo sbarco della brigata Milano che si trovava imbarcata sul Rosalino Pilo, lasciata la città calabrese di Tropea e proseguire a marcia forzata verso Pizzo. Rustow, a p. 14 in proposito scriveva pure: “La brigata Milano coi suoi bersaglieri in testa…marciava…Per vero anche Spinazzi seguiva lestamente…”. Rustow, a p. 15 scriveva che: “La testa della colonna giunse a Monteleone alle ore 8, e la coda costituita dalla brigata Parma, non si arrivò che a mezzogiorno….per Pizzo, fu quindi imbarcata la intiera brigata Milano, ma una sola porzione della brigata Parma.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 19, in proposito scriveva che il 3 settembre, incontrado Garibaldi sulla spiaggia di Sapri, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Dopo breve saluto, mi chiese quanta truppa potessi disporre. – Di 1600 uomini, risposi. – Avete un corpo intieramente organizzato ? – La brigata Milano di 900 a 1000 uomini. – Fate disporre la brigata Milano per la marcia ed avvertitemi quando sarà pronta. Io stesso sarò con voi. Non occorreva grran tempo per disporre la brigata Milano.”. Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a pp. 195 e ssg., in proposito scriveva che: “Ma già al 2 settembre l’avanguardo dell’esercito garibaldino in 2100 uomini in comando del generale Turr era sbarcato alle piagge di Sapri, e venuti nel Vallo Dianese.”. Il generale Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, (prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “Vennero quindi imbarcati nella sera del 1. Settembre circa 1500 uomini, cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma; dovendo il resto della brigata Parma seguire il più presto possibile, ed anche quella di Bologna, in quanto lo avesero permesso il numero dei legni disponibili.”. Il generale Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, (prima traduzione italiana del 1861), a p. 340, in proposito scrivea che: “Questo piano non durò che fino alle ore 4 di sera. Nel giorno stesso si conobbe in Salerno lo sbarco di Sapri; le truppe ivi sbarcate si pretendeva esssere almeno 4,000 uomini, e tutt’al più 15,000. Si diceva a Salerno, che Caldarelli si fosse unito colle truppe di Garibaldi e marciasse e arciasse con loro contro Salerno etc….”. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzonero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a p. 299, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: “La sera del 1° vennero quindi imbarcati circa 1500 uomini cioè tutta la brigata Milano e porzione della brigata Parma doveva venir dietro nel termine posibilmente più breve ed anche la brigata Bologna doveva essere spedita a Sapri, appena le navi fossero disponibili. Turr stesso accompagnò la spedizione che sbarcò a Sapri etc…”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 17-18, in proposito scriveva pure che: “La sera del 1° settembre, con 1600 uomini componenti la intiera brigata Milano, ed una parte della brigata Parma, c’imbarcammo su 6 vapori, e la mattina del 2 alle 9, entrammo nella baia di Sapri. Alla spiaggia eravi già gran movimento, ma non di truppe napolitane, la cui presenza sarebbe stata pur possibile, ma sibbene di guardie nazionali e di popolo. Il generale Turr scese a terra pel primo accompagnato da un carabiniere genovese; io lo seguii tantosto per disporre gli alloggiamenti per le truppe ed ordinare le opportune misure di sicurezza. A nord della baia presso la strada per Lazongro (qui è errato perchè si tratta di Lagonegro), fu accampata la brigata Milano, che formava l’ala destra; la sinistra formata dalla parte della brigata Parma che ci accompagnava, venne accampata in un boschetto di olivi sulle vestigia dell’antica e potente città marittima di Vibona. I bersaglieri ed i carabinieri di Genova vennero destinati al servizio d’esplorazione, poichè credevano di trovarci in faccia al nemico, non senza un sospetto d’essere da esso circuiti. A Sapri c’era d’uopo attendere gli ordini del Dittatore; per accellerare il cui arrivo, Turr, il giorno 3 di buon mattino si recò a Lazongro. Io aveva intanto assai da fare ad intendermela colle guardie nazionali dei contorni che domandavano armi. Fui abbastanza fortunato per poter loro distribuire 600 fucili, dei quali per buona ventura mi trovava provvisto, né mi mancarono ringraziamenti perciò. Potei osservare più tardi gli stessi fucili sotto lo mura di Capua fra le mani delle guardie nazionali mobilizzate.”. A questo proposito, ovvero in proposito a ciò che scrive Rustow: “Fui abbastanza fortunato per poter loro distribuire 600 fucili, dei quali per buona ventura mi trovava provvisto, né mi mancarono ringraziamenti perciò. Potei osservare più tardi gli stessi fucili sotto lo mura di Capua fra le mani delle guardie nazionali mobilizzate.”, egli si riferisce molto probabilmente ai fucili della brigata. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 20, in proposito scriveva che il 3 settembre, incontrado Garibaldi sulla spiaggia di Sapri, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Alle 5 di matina ripresimo la marcia. La notte mandai indietro un uomo fidato di Sapri con un ordine al maggiore Spinazzi onde ci seguisse con la brigata Parma tosto che fosse riunita, lasciando sul luogo l’ordine stesso per la brigata Bologna, la quale pure da Torre del Faro doveva arrivare a Sapri.”. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo di Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 19 e ssg., in proposito scriveva che il 3 settembre, incontrado Garibaldi sulla spiaggia di Sapri, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Dopo breve saluto, mi chiese quanta truppa potessi disporre. – Di 1600 uomini, risposi. – Avete un corpo intieramente organizzato ? – La brigata Milano di 900 a 1000 uomini. – Fate disporre la brigata Milano per la marcia ed avvertitemi quando sarà pronta. Io stesso sarò con voi. Non occorreva gran tempo per disporre la brigata Milano. Alle 5 di matina la marcia fu intrapresa. Tutti gli ufficiali superiori e quelli dello stato maggiore furono provvisti di muli. Ritenni per me l’unico cavallo che si potè trovare; ma non pensate già che fosse un arabo ardente; non era che un grosso e forte cavallo di montagna, avvezzo ad andar sempre di passo o a lento trotto, che faceva un vero martire del suo cavaliere, poichè tra l’altre cose non sapeva procedere se non condotto per la cavezza da un ragazzo a piedi. Discendemmo alla marina di Vibonate per un sentiero orribile, tutto ingombro di sozzure, compiendo una marcia in confronto alla quale è un nonnulla quella descritta dai filologi della Anabasi di Senofonte. Alla marina la colonna fu soffermata onde si potesse raccogliere. Giunse infrattanto Garibaldi accompagnato dal futuro ministro della guerra di Napoli e da alcuni ufficiali, e si mise esso stesso alla colonna. Salimmo per una buona strada il Vallone del Molinello e ci arrampicammo poi sull’altura dove è posta la sparpagliata città di Vibonate, che un tempo si estendeva fino alla baia di Sapri. I miei Milanesi etc….Ometto qui molte e molti particolari interessanti, riservandomi di farne cenno in altra occasione, lusingandomi per ora di far cosa gradita al lettore soltanto col fargli conoscere qual fosse l’ordinamento della brigata Milano in questo punto in cui incominciarono seriamente le sue operazioni. La brigata si componeva di una sezione di bersaglieri costituita da due compagnie; e di tre battaglioni di linea, ognuno di 4 compagnie. Ogni battaglione era della forza di 300 uomini; i bersaglieri ammontavano a poco di 100 uomini ed erano comandati dal maggiore De Giorgi, ufficiale valente e formato alla buona scuola. Il maggiore Sessa comandava il 1° battaglione di linea; il maggior Montesi il 2°; il capitano Venuti, il 3°. Quest’ultimo era un eccellente maestro d’esercizi, severo nel servizio e qualche volta anche eccessivamente ruvido. I bersaglieri portavano blouse e pantaloni verde scuro e cappelli neri con piume grigie; erano armati con fucili rigati austriaci. La linea portava giacchetta e pantaloni di traliccio greggio, in gran parte berretto rosso foggiato a somiglianza di quelli degli ufficiali francesi, e pel resto, berretto bleu filettato di rosso; per soprabbito avevano cappotti piemontesi. Quanto alle coperte, erasene potuto rinvenire soltanto una parte per le truppe. La calzatura era di pessima qualità, ciò che fu comprovato dalle poche marcie fatte, ed io mi trovava continuamente nell’apprensione di vedere dopo altre quattro cinque tappe le truppe letteralmente a piedi nudi. Sebbene ciascun soldato non si trovasse munito con più che venti cartucce, le quali era inoltre costretto di portar nel sacco del pane o in tasca, e che per deficienza di mezzi di trasporto non si potesse aver lusinga di una pronta rifornitura; pare nessuno se ne dava fastidio. I segni distintivi dei gradi erano per gli ufficiali delle striscie d’argento o d’oro all’ingiro del kepi: una pel sottotenente; due pel tenente; tre pel capitano; quattro pel maggiore. Il colonnello ne aveva cinque d’oro e due d’argento. I bersaglieri erano infine abbigliati alla foggia piemontese ed addestrati alla stessa scuola, inclusivamente al passo ginnastico, di cui solevano usare ogni volta le circostanze lo permettessero. E così era allestita la nostra piccola forza, oramai destinata all’insigne onore di formare la vanguardia dell’esercito meridionale. Essa precedeva di due o tre giornate le più vicine truppe della divisione Terranova, e di quattro o cinque la punta del corpo principale dell’esercito, e – cosa inaudita ma vera – fu essa che determinò lo sgombro della formidabile posizione di Salerno. Guidati da persone del luogo, la mattina del 4 settembre, discesimo il Vallone del Mulinello, per poi salire di nuovo, arramicandoci con somma difficoltà etc…“. Inoltre, sempre il Rustow, nella traduzione del Porro parlando della marcia da Vibonati al Fortino, a p. 22 scriveva che: “Potevano essere le 10 e mezza del mattino all’incirca, quando io coi miei due ufficiali d’ordinanza Antonio Batticozzi e Cesare Comendio, questi un Lombardo, quello un Veronese, etc…”. Il generale Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, ( prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “….Garibaldi nel pomeriggio dalla parte di mare a Capri ( è sbagliato ma è Sapri) e dopo breve concerto impartì l’ordine a Rustow di partire quella sera stessa colla brigata Milano, la sola completa, alla volta di Vibonate (‘? Vibonati) per raggiungere per quel sito la strada maestra consolare; doveva seguire la brigata Parma appena raccolta a Sapri, come pure quella di Bologna subito che vi fosse arrivata.”. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzonero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a pp. 299-300, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: “Mentre Turr il 3 settembre di buon mattino partiva per Lagonegro onde ricevere gli ordini di Garibaldi, mentre Rustow si occupava dell’armamento della guardia nazionale dei dintorni, nella misura della provvista d’armi che aveva portate con sè, a mezzodì dalla parte di mare arrivò a Sapri Garibaldi e dopo un breve abboccamento diede ordine a Rustow di marciare la sera stessa alla volta di Vibonate colla brigata Milano, la sola completa, onde occupare in quella località la strada consolare; la brigata Parma doveva seguirla, appena si fosse raccolta a Sapri, e la brigata Bologna appena vi fosse arrivata.”. Il generale Wilhelm (Guglielmo) Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, ( prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “….e dopo breve concerto impartì l’ordine a Rustow di partire quella sera stessa colla brigata Milano, la sola completa, alla volta di Vibonate, per raggiungere per quel sito la strada maestra consolare; doveva seguire la brigata Parma, appena raccolta a Sapri, come pure quella di Bologna subito che vi fosse arrivata. La brigata Milano arrivò tardi nella sera del 3 a Vibonate, etc…”. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo di Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 19-20-21-22, in proposito scriveva che il 3 settembre, incontrado Garibaldi sulla spiaggia di Sapri, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Giunse infrattanto Garibaldi accompagnato dal futuro ministro della guerra di Napoli e da alcuni ufficiali, e si mise esso stesso alla colonna. Salimmo per una buona strada il Vallone del Molinello e ci arrampicammo poi sull’altura dove è posta la sparpagliata città di Vibonate, che un tempo si estendeva fino alla baia di Sapri. I miei Milanesi bivaccavano nelle vie di Vibonate. Una quantità di fuochi d’allegria erano stati accesi dagli abitanti lungo la via che sale a quell’eminenza e di notte ci illuminarono anche gli altri angusti viottoli. Alle 5 di mattina del giorno 4, ripresimo la marcia.“. Inoltre, sempre il Rustow, nella traduzione del Porro parlando della marcia da Vibonati al Fortino, a p. 22 scriveva che: “Potevano essere le 10 e mezza del mattino all’incirca, quando io coi miei due ufficiali d’ordinanza Antonio Batticozzi e Cesare Comendio, questi un Lombardo, quello un Veronese, etc…”. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzonero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a pp. 299-300, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: “La brigata Milano arrivò a tarda sera del 3 a Vibonate e raggiunse il 4 il passo di Monte Cocuzzo oltrepassando oltre Fortino la strada consolare, sulla quale da allora in poi continuò a progredire, mentre le brigate Bologna e Parma la seguivano alla distanza di due o tre giorni di marcia il grosso dell’armata da quattro fino a sei. Il 4 settembre la brigata Milano, forte di 900 uomini, era già sulla strada consolare presso Casalnuovo.“. Il generale Wilhelm (Guglielmo) Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, ( prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “….impartì l’ordine a Rustow di partire quella sera stessa colla brigata Milano, la sola completa, alla volta di Vibonate, per raggiungere per quel sito la strada maestra consolare; doveva seguire la brigata Parma, appena raccolta a Sapri, come pure quella di Bologna subito che vi fosse arrivata. La brigata Milano arrivò tardi nella sera del 3 a Vibonate, etc…”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 20, in proposito scriveva che: “Alle 5 di matina ripresimo la marcia. La notte mandai indietro un uomo fidato di Sapri con un ordine al maggiore Spinazzi onde ci seguisse con la brigata Parma tosto che fosse riunita, lasciando sul luogo l’ordine stesso per la brigata Bologna, la quale pure da Torre del Faro doveva arrivare a Sapri…”. Sempre il Rustow, nel Porro aggiungeva pure altre informazioni utili. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 19 e ssg., il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “….l’ordinamento della brigata Milano in questo punto in cui incominciarono seriamente le sue operazioni. La brigata si componeva di una sezione di bersaglieri costituita da due compagnie; e di tre battaglioni di linea, ognuno di 4 compagnie. Ogni battaglione era della forza di 300 uomini; i bersaglieri ammontavano a poco di 100 uomini ed erano comandati dal maggiore De Giorgi, ufficiale valente e formato alla buona scuola. Il maggiore Sessa comandava il 1° battaglione di linea; il maggior Montesi il 2°; il capitano Venuti, il 3°. Quest’ultimo era un eccellente maestro d’esercizi, severo nel servizio e qualche volta anche eccessivamente ruvido.”. Dunque, è il Rustow che testimoniava come la Brigata “Milano”, a Sapri, il 2 e il 3 settembre, si componeva di due Compagnie di Bersaglieri, oltre a tre battaglioni di linea, ed ogni Battaglione di linea era composto da 4 Compagnie. Ogni Battaglione di linea aveva una forza di 300 uomini. Rustow scriveva pure che “Il maggiore Sessa comandava il 1° battaglione di linea; il maggior Montesi il 2°; il capitano Venuti, il 3°”. Rustow scrive pure che la Sezione di Bersaglieri, costituita da n. 2 Compagnie “….ammontavano a poco di 100 uomini ed erano comandati dal maggiore De Giorgi, ufficiale valente e formato alla buona scuola.”. Dunque, il maggiore De Giorgi comandava la Sezione di Bersaglieri che ammontavano a poco più di 100 uomini. Infatti, Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 409-410, sulla scorta del Rustow, in proposito scriveva che: “Queste forze, dice il Rustow, eran l’intera Brigata “Milano” e alcuni reparti dell “Parma”: il resto aveva dovuto restare al Faro poichè i vapori non erano sufficienti per il trasporto. Componevano la Brigata “Milano” 3 Battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi e il capitano Venuti, e 2 Compagnie di bersaglieri. Il Turr imbarcò tutti il 1° settembre e sbarcò a Sapri alle 9 del mattino seguente. Alle 5 del pomeriggio ripartiva da Sapri per via di terra e poco prima del mezzogiorno del 4 settembre era al Fortino dopo aver bivaccato la prima notte a Vibonati ed aver costeggiato poi le falde del monte Cocuzzo. La Brigata “Bologna” ed il resto della “Parma” seguirono di lì a qualche giorno e il Rustow dice che quand’egli coi suoi, dopo il Fortino, s’avviò per la consolare, quell’altre truppe dell’antica Divisione Pianciani venivan dietro a due o tre giorni di marcia. Etc…”. Agrati, sulla scorta del Rustow scriveva che: “Componevano la Brigata “Milano” 3 Battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi e il capitano Venuti, e 2 Compagnie di bersaglieri.”. Agrati, a p. 409, scriveva che la brigata “Milano”, sbarcata a Sapri, con il Turr che l’aveva portata da Paola, era formata da tre battaglioni di 300 uomini ognuno. Essi erano guidati dai maggiori Montessi e Sessa ed il capitano Venuti. Agrati ci parla anche di De Giorgi o De Giorgis. Sul brigatiere De Giorgis, Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, nell’Indice dei nomi, a p. 629, in proposito scriveva che: “De Giorgis (brigadiere), 467” e, sul Venuti, a p. 635 scriveva: “Venuti….(capitano), 409, 467”. Dunque, l’Agrati scriveva che la Brigata Milano era composta da 3 battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori “SESSA”, “MONTESSI” ed il capitano “VENUTI”, più due Compagnie di Bersaglieri. Agrati, a p. 409, scriveva che la brigata “Milano”, sbarcata a Sapri, con il Turr che l’aveva portata da Paola, era formata da tre battaglioni di 300 uomini ognuno. Essi erano guidati dai maggiori Montessi e Sessa ed il capitano Venuti. Agrati ci parla anche del “maggiore De Giorgi” che egli chiama “De Giorgis”. Sul brigatiere De Giorgis, Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, nell’Indice dei nomi, a p. 629, in proposito scriveva che: “De Giorgis (brigadiere), 467” e, sul Venuti, a p. 635 scriveva: “Venuti….(capitano), 409, 467”. Infatti, Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, parlando dei battaglioni che combatterono la battaglia di Capua, a pp. 467, in proposito scriveva che: “…mentre Rustow muoveva contro Capua con 5300 uomini – lo dice egli stesso – così divisi: 1° La Brigata Eber col reggimento Cossovic: etc…2°. 2 Battaglioni della Brigata Spangaro: 900 uomini etc…3°. La Brigata “Milano” col maggiore De Giorgis; 850 uomini, dei quali però 300 in retroguardia agli ordini del capitano Venuti; 2 Battaglioni disponibili della Brigata Puppi – il 3° del Cattabeni lo vedemmo destinato all’attacco di Cajazzo etc..”. Sugli ufficiali della Brigata “Milano”, vi è la testimonianza diretta del Rustow. Inoltre, sempre il Rustow, nella traduzione del Porro, a p. 22, in proposito scriveva che: “Garibaldi s’era recato fino a Forlino, io era rimasto indietro…..Potevano essere le 10 e mezzo del mattino all’incirca, quando io coi miei due ufficiali d’ordinanza ANTONIO BATTICOZZI e CESARE COMENDIO, questi un Lombardo, quello un Veronese, ragiunsi l’aspra e selvaggia cresta del Feralunga, sotto il monte Coruzzo, dalla quale si discende poi nella gola del Gauro che sbocca verso la solitaria taverna di Forlino, etc…”. Inoltre, Rustow ci dice che tra i suoi ufficiali della Brigata “Milano” che conduceva prima a Vibonati e poi al Fortino vi era Antonio Batticozzi e Cesare Comendio. Dei colonnelli Spinazzi e De Giorgi, ci parla Rustow che, il 3 settembre era con loro a Sapri. Sulla composizione della sua brigata, la brigata “Parma”, il colonnello Wilhelm Rustow racconta (nella traduzione di Porro), a p. 20 che: “….diedi ordine al maggiore Spinazzi onde ci seguisse con la brigata Parma tosto che fosse riunita, lasciando sul luogo l’ordine stesso per la brigata Bologna, la quale pure da Torre del Faro doveva arrivare a Sapri.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Russo Luigi, Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a p. 281, in proposito scriveva che: “Al mattino del primo settembre Garibaldi partì alla volta di Rogliano, fece sosta nella casa di Donato Morelli e in serata raggiunse Cosenza dove, intanto, era giunto Agostino Bertani proveniente da Paola. A Paola aveva lasciato il momentaneo comando al colonnello Guglielmo Rustow delle brigate Milano e Spiazzi con le quali, via mare, giunto a Pizzo la sera del 30 agosto, era salpato nella notte del 30-31.”. Quì Policicchio scrive erroneamente “Spiazzi” ma si tratta della brigata “Spinazzi”. Da Wikipedia leggiamo che Pietro Spinazzi si arruolò nell’esercito regolare sabaudo, con il grado di capitano, stabilendosi nuovamente a Genova, per lasciarlo nel 1860 per seguire Giuseppe Garibaldi nella campagna dell’Italia meridionale al seguito della spedizione guidata da Luigi Pianciani, detta anche spedizione Terranova, forte di circa 8.940 uomini. Maggiore della 2ª Brigata “Parma”, comandata dal colonnello “Tharrena”, giunse in Sicilia via nave sbarcando a Palermo, l’11 agosto, e pochi giorni, a Milazzo, sostituì al comando della Brigata lo stesso colonnello Tharrena dimessosi in polemica con il comando generale in quanto cambiata le destinazione di impiego della sua unità. Durante la campagna guidò l’ex 2ª Brigata “Tharrena”, composta da 700 uomini circa, sempre agli ordini di Nino Bixio, comandante della 18ª Divisione dell’esercito meridionale, e per il valore dimostrato, il 1º ottobre nella battaglia del Volturno, durante il combattimento di Ponti della Valle di Maddaloni, fu elogiato ufficialmente dallo stesso, promosso al grado di tenente colonnello e proposto della croce al valore militare di Savoia che poi non ottenne. Di questo valoroso garibaldino ci ha parlato il Generale Giovanni Pittaluga, La diversione: note garibaldine sulla Campagna del 1860, Casa Editrice Italiana, Roma, 1904. Di Spinazzi ne parla anche Giacomo Oddo, I mille di Marsala: scene rivoluzionarie: opera dedicata alla Venezia …, 1863, pagina 981 e, come ho detto il Generale Giovanni Pittaluga, La diversione: note garibaldine sulla Campagna del 1860, Casa Editrice Italiana, Roma, 1904. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 132, in proposito scriveva che: “Su la spiaggia di Sapri accampava una schiera di volontari delle brigate Milano e Spinazzi, appartenenti alla Divisione Turr, sbarcate ivi all’alba del 2 settembre (1).”. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), che, a p. 203 e ssg., in proposito scriveva che: “Un consistente indizio, in tal senso è contenuto in alcuni brani del “giornale” redatto dal “Capitano di Stato Maggiore Garzia”, il quale, alle 18:00 del 3 settembre si imbarcò a Napoli sul vapore di commercio francese ‘Brésil’, “al Servizio del Real Governo” con il compito “di toccare gli approdi da Sapri verso Sud” e prendere a bordo gli “Uffiziali, soldati e Impiegati governativi” che si avesse trovato (36). A Sapri, dove attraccò alle 8:00 del 4 settembre, il ‘Brésil’ trovò “5 vapori Garibaldini” e “2 o 3 brigantini mercantili” (37) probabilmente gli stessi dai quali, la mattina del 2 settembre, erano sbarcate la brigata Milano e parte della brigata Parma e, alle 23:00 settembre, la sopraggiunta brigata Puppi. Ma quel che è più interessante ai fini della presente indagine è quanto il capitano Garzia annotò il 5 settembre: “(….) Garibaldi pare abbia avuto ordine da Torino d’accellerare la marcia sopra Napoli. In effetti un vapore sardo l’ho incontrato il dì 4 arrivando a Sapri, che da quivi ritornava verso Napoli da dove era venuto la sera precedente (38).”. Moliterni, a p. 203, nella nota (36) postillava: “(36) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Napoli, 1900, p. 576.”. Moliterni, a p. 203, nella nota (37) postillava: “(37) Ivi, p. 577.”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 577 ed in proposito scriveva che: “4 Settembre…Alle 8 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul vapore Brésil giunge nelle acque di Sapri, ed ecco ciò che trovo scritto nel Giornale di lui. “Quivi ho trovato cinque vapori Garibaldini 2 o 3 brigantini mercantili. La truppa Garibaldina sbarcata il giorno precedente e la mattina, compresa l’altra trasporta dall”Elvetie’ si fa ammontare a 8 o 9000 uomini. Garibaldi il 3 in barchetta da Ascea era andato a Sapri ed avea preso il cammino verso Lagonegro dove è giunto la sera del 3 o la mattina del 4. La truppa sbarcata poteva essere a Lagonegro e nel Vallo di Diana la sera del 4. Il Capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del Generale Bustow (Rustow) ed altro Ufficiale Ungherese sono venuti a bordo ad assicurarmi, che in Sapri non vi era alcuno dei nostri, ma poteva trovarne a Maratea, Paola, Pizzo. Anche D. Antonio Buraglia di Maratea dava la stessa assicurazione.”.”. In questo brano il Quandel-Vial riporta un brano del giornale di bordo del Brésil scritto dal capitano di Stato Maggiore della Marina Piemontese, Garzia, all’arrivo a Sapri che avrà un colloquio con il capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del colonnello Rustow sbarcati il 2 settembre con Turr ed i volontari garibaldini che si imbarcarono a Paola. Il Quandel ci parla di un capitano Appel triestino dello Stato Maggiore del colonnello Rustow, sbarcato a Sapri con le truppe provenienti da Paola. Infatti, il Quandel-Vial, parlando di Sapri in proposito scriveva che sul Giornale di Bordo del Capitano di Stato Maggiore della Marina Piemontese Garzia, trovò scritto che arrivato nel porto di Sapri il 4 settembre 1860, in missione per prendere ed aiutare gli sbarchi, annotava che: “Il Capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del Generale Bustow (Rustow) ed altro Ufficiale Ungherese sono venuti a bordo ad assicurarmi, che in Sapri non vi era alcuno dei nostri, ma poteva trovarne a Maratea, Paola, Pizzo. Anche D. Antonio Buraglia di Maratea dava la stessa assicurazione.”.”. Il Quandel-Vial scriveva che nello Stato Maggiore del generale Rustow vi era il “Capitano APPEL triestino.”. Cercando altre ed ulteriori notizie sul capitano Appel di Trieste. Ferruccio Policicchio, a p. 288, nella nota (43) postillava: “(43) Qui l’errore sta nella errata trascrizione (Ascea per Scalea) da parte dell’ex Capitano dell’esercito napoletano Quandel-Vial. Se preso alla lettera il generale avrebbe fatto il viaggio a ritroso.”. Policicchio, a p. 289, nella nota (44) postillava: “(44) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia – Giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Tip. degli Artiglieri, Napoli, 1900, pp. 576-7.”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, a p. 581 ed in proposito scriveva che: “Alle 6 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul Brésil giunge nelle acque di Paola, e di ciò che vi faccia ne dà contezza il Giornale di lui così: “Alle 6 (a.m.) giunto a Paola quivi imbarcato…truppa, l’infermiere militare. Ho visto due vapori fra i quali il Duca di Calabria sbarcare casse d’armi e di munizioni e due brigantini mercantili carichi pronti e voleano essere rimorchiati a Salerno. Garibaldi è stato ricevuto a Cosenza con straordinarie feste. Il Generale Thurr ha provveduto allo imbarco degli Uffiziali a Paola ed è poi passato al Pizzo. Il Generale Morelli comanda le masse di Rogliano. Garibaldi pare abbia avuto ordine da Torino d’accellerare la marcia sopra Napoli. In effetti un vapore Sardo l’ho incontrato il dì 4 arrivando a Sapri, che quivi ritornava verso Napoli da dove era venuto la sera precedente” (Il vapore di cui fa cenno il Capitano Garzia e la Dora partita da Napoli il giorno 3 (come ho reso noto a quella data trascrivendo un brano del Giornale particolare di bordo dell’Ammiraglio Persano) per condurre presso il Generale Garibaldi per volere del Conte di Cavour un amico innominato del Generale” e ripartito da Sapri per Napoli la notte del 3 al 4).”. Raffaele De Cesare (Memor) (….), nel suo “La fine di un Regno – Dal 1855 al 6 settembre 1860 con prefazione di Raffaele De Cesare”, a p. 462, in proposito scriveva pure che: “La mattina del quattro settembre, dopo la notizia dello sbarco della colonna di Rustow a Sapri, la quale si diceva forte di quattromila uomini, mentre in realtà era molto men numerosa, ebbe luogo un ultimo consiglio di Generali, il quale, ad unanimità, deliberò di non potersi resistere a Garibaldi, nè tra Campagna e Salerno etc…”. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 908, in proposito scriveva che: “Da Rotonda, dove giunse il 2 settembre, Garibaldi scese alla marina di Scalea, dove s’imbarcò. Arrivò la sera del 3 a Sapri dov’era approdata, il giorno innanzi, la divisione di Rustow e Pianciani, la quale, ultima arrivata, divenne l’avanguardia dell’esercito garibaldino.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 109 e ssg., in proposito scriveva che: “III….Alba del giorno precedente v’era approdato il generale Rustovv con le brigate Milano e Spinazzi. Il Dittatore gli ordinò di avanzare con la prima brigata composta da novecento uomini, la sola veramente completa, per Vibonati, donde avrebbe proseguito per Padula. Mandò poi, a breve distanza, le brigate Spinazzi e Puppi. Era stato il Turr a concentrare queste forze a Sapri (circa 1500 uomini quasi tutti milanesi), etc…”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 143 e ssg., in proposito scriveva che: “….il Dittatore, trovò la colonna del generale Turr ad accoglierlo, composta da 1500 volontari, quegli stessi che Bertani aveva procurati per la invasione dello Stato Pontificio, inquadrati nelle brigate “Milano” e “Spinazzi”. Era quella l’avanguardia dell’armata garibaldina, che doveva rifare, in altre condizioni, il cammino dei “300.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “Intanto in tutto il Vallo di Diano era un continuo passaggio di Garibaldini. La brigate Milano e Spinazzi della divisione Turr, sbarcate a Sapri all’alba del 2 settembre, procedettero per Vibonati e quindi per Casalbuono, etc.. (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a pp. 195-196, in proposito scriveva: “A Sapri, Garibaldi e Bertani trovarono i circa 1600 patrioti sbarcatevi il giorno precedente, a una parte dei quali, precisamente ai 900-1000 uomini della brigata Milano, fu ordinato di mettersi in marcia, intorno alle 17:00 sotto il comando del colonnello Guglielmo Rustow.”. Mario Menghini (….), nel suo “La spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli nei proclami etc…”, a p. 309, dal suo Diario e da una lettera dell’11 settembre 1860, da Napoli, in proposito scriveva che: “Vi dò una notizia, che son persuaso giungerà gradita a molti dei nostri amici, ed è che la 3° brigata Milano, comandata dal colonnello O. Gandini, è entrata la prima in Napoli, delle schiere garibaldine. E’ ben ordinata e ben tenuta: i soldati sono tutti giovani, ma le guerre nazionali hanno il merito di agguerrir presto l’artigiano, il contadino e lo studente. Al fiero sguardo, al portamento ardito, alla carnagione abbronzata e ad una certa serietà intelligente, il direste vecchi soldati. La 3° Brigata apparteneva all’ultima spedizione che partì da Genova ai primi d’agosto, e d’accordo con Garibaldi doveva scendere sulle terre romane.”. Mario Menghini scriveva che a Capua i volontari della 3° brigata, la brigata Milano erano comandati dal Gandini. Si vedrà in seguito che il comando sarà temporaneamente tolto al Rustow e dato al De Giorgi o De Giorgis. Ma abbiamo visto che a Palermo, il Gandini, si dimetterà insieme al Pianciani. Infatti, Giuseppe Maraldi (…), nel suo “La spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 100, riferendosi al rifiuto dato a Garibaldi dal Pianciani, a Palermo, in proposito scriveva che: “Le brigate, Parma, Bologna, Milano, ….Garibaldi non si oppose, accettò pure le dimissioni, per gli stessi motivi addotti dal Pianciani, del colonnello Tharena e del Gandini delle brigate Milano e Bologna, che furono sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi.”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a pp. 823-824, in proposito scriveva che: “La divisione Rustow…..Il primo di settembre arrivava a Paola Stefano Türr. Per ordine di Garibaldi il corpo di Rustow veniva riunito alla divisione comandata da Türr ; tutta intiera la divisione ebbe ordine d’imbarcarsi immantinente e di salpare alla volta di Sapri per ispingersi rapidamente avanti e per formare l’avanguardia di tutta l’armata rivoluzionaria. La sera di quello stesso giorno ebbe luogo l’imbarco. Erano circa mille e cinquecento uomini ; cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma ; il resto di questa e tutta la brigata Bologna dovevan fare lo stesso viaggio al più presto possibile. Con quei mille e cinquecento uomini, Türr, la mattina del 2 settembre, disbarcava a Sapri. In questo modo l’avanguardia trovossi quasi di cinque tappe avanti il grosso dell’esercito che marciava da Soveria -Manelli sopra Cosenza per la strada consolare.”. Marc Monnier (…..), nel suo “Garibaldi. La conquête des Deux-Siciles”, Paris, Lévy, 1861 (si veda la sua traduzione il testo di Rocco Escalona, Marc Monnier, Garibaldi e la rivoluzione delle due Sicilie, Napoli, 1861, a pp. 250-251, riferendosi a dopo il 23 agosto 1860, in proposito scriveva che: “I comuni sospetti son disarmati ; le giunte insurrezionali funzionano dovunque ; 1500 vi son già arrivati a Sapri, e per mancanza di altre armi per andare al combattimento, i contadini si son fatti delle picche lunghe 15 palmi. I fucili giunti da Sapri confermano la notizia dello sbarco operato in quel punto, già celebre della Storia delle incursioni moderne. Si assicura dovunque che il numero de ‘ patriotti scesi su quel luogo si eleva a 6000 , e che son comandati dal figlio di Garibaldi.”. Questa notizia non trova conferma in altri autori ma, ciò che scrive il Monnier, ovvero che “I fucili giunti da Sapri confermano la notizia dello sbarco operato in quel punto, già celebre nella Storia” è molto probabile che egli si riferisca allo sbarco dei volontari portati da Turr e da Rustow da Paola. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Trieste, 1868, Vol. II, a p. 173, in proposito scriveva che: “Intanto il Turr sbarcava gente a Sapri il 2 settembre. Il Garibaldi con pochi uffiziali giunse il 5 a Sala; mangiò a lauta mensa, e fè il Matina governatore della provincia; poi andò ad Auletta.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 299-300, in proposito scriveva: “Il 1. settembre arrivò a Paola il general Türr. Il corpo di Rüstow venne per ordine di Garibaldi riunito alla divisione comandata da Türr e dovette, almeno quella porzione che si trovava in Paola ed in quanto bastassero le navi, tornare tosto ad imbarcarsi per Sapri, onde guadagnare ancora più terreno, e così formare la vanguardia di tutta l’armata. La sera del 1° vennero quindi imbarcati circa 1500 uomini, cioè tutta la brigata Milano e porzione della brigata Parma; il resto della brigata Parma doveva venir dietro nel termine possibilmente più breve ed anche la brigata Bologna . doveva essere spedita a Sapri, appena le navi fossero disponibili . Türr stesso accompagnava la spedizione che sbarcò presso Sapri il 2 settembre di buon mattino, ove trovavasi cinque tappe innanzi del grosso dell ‘ armata che si avanzava sulla strada consolare da Soveria-Manelli per Cosenza.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 172, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: “La sera del 1° settembre – narra Rustow – con 1600 uomini componenti la intiera brigata Milano, ed una parte della brigata Parma, c’imbarcammo su sei vapori, e la mattina del 2 alle 9, entrammo nella baia di Sapri. Etc…(231).”. Giacinto De Sivo (….), nel suo “Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861”, Trieste, 1868, Vol. II, a pp. 172-173, in proposito scriveva che: “Intanto il Turr sbarcava gente a Sapri il 2 settembre.”. Michelangelo Pucci (….), nel suo “Tortora – Natura, Storia Cultura”, a p. 99 ci parla della “Cronaca del viaggio di Garibaldi da Rotonda al Fortino” ed in proposito scriveva che: “….unendosi ai contingenti sbarcativi nei giorni precedenti, fra i quali quello dei 1500 del gen. Turr (1), sbarcatovi il giorno prima da Paola.”. Pucci, a p. 102, nella nota (1) postillava: “(1) R. Finelli – 150 anni dopo – ai quaranta all’ora sulle tracce di Garibaldi”. Infatti, Riccardo Finelli (….), a p. 152, in proposito scriveva: “Vedi l’ultimo spicchio di sole affondare nel Tirreno, proprio a strapiombo sulla Secca di Castrocucco, il porticciolo naturale fra le roccie della scogliera. Da lì Garibaldi s’imbarcò per Sapri, aggirando via mare la zona di Acquafredda, resa transitabile via terra solo molti decenni dopo, con l’apertura della galleria sotto una cresta rocciosa che arriva fin dentro al mare. Più in alto, verso la valle della Fiumarella, si sa accendendo una luna color crema, allegra e meravigliata, che a passi veloci conquista la scena lungo la scia di mare che lambisce l’Isola di Dino e prosegue fino a capo Scalea. Hai trovato compagnia fino a Maratea.”. Jessie White Mario (….), nel suo, Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 170, in proposito scriveva che: “Onde la sua dimissione da Garibaldi accettata con queste parole: “Non crediate che etc….”. La White, a p. 171, continuando il su racconto tratto dal “Diario” di Bertani, scriveva: “Bertani, giunto che fu a Palermo, radunati con Rustow, secondo gli ordini di Garibaldi, quattromila cinquecento volontari a Milazzo, poi che aveva saputo della violenza usata da Ricasoli per costringere la quinta brigata a sbarcare a Palermo facendola anzi scortare da Livorno, e aveva letta la circolare di Farini che proibiva assolutamente altri arrolamenti di volontari sul continente, visto che il generale aveva spedito la brigata di Eberhard a Trapani, studiava ogni mezzo per raggiungerlo.”.
Nel 2 settembre 1860, da PAOLA, un volontario garibaldino nel suo Diario testimone della partenza da Paola di TURR e RUSTOW
Emile Maison (….), nel suo, Journal d’un volontaire de Garibaldi, Paris, 1861. Il testo è molto interessante in quanto riporta alcune lettere di alcuni volontari della nostra zona. Nell’opera il Maison, a pp. 60-61 e ssg. trascriveva una lettera del 2 settembre 1860 da Paola e scriveva: “Je vois le général Turr. Il est venu de Cosenza ȧ Paola pour presser le départ des troupes qui s’y trouvent. Le patriote hongrois , bien que tout jeune encore , a su , par son courage et son intrépidité, joints à de sérieuses connaissances dans l’art militaire, mériter le grade de général de division. Il a des dehors très-sympathiques et il possède pour le moins autant l’affection detous les volontaires que la confiance de son chef. Garibaldi , m’assure – t -on , avance sur Naples sans rencontrer aucun obstacle….Etc….(1)…“, che tradotto significa: “Vedo il generale Turr. È venuto da Cosenza a Paola per sollecitare la partenza delle truppe. Il patriota ungherese, sebbene ancora molto giovane, si è guadagnato il grado di generale di divisione per il suo coraggio e la sua intrepidezza, uniti alla sua seria conoscenza dell’arte militare. Ha un aspetto molto simpatico e gode almeno tanto dell’affetto di tutti i volontari quanto della fiducia del suo comandante. Garibaldi, mi è stato assicurato, sta avanzando su Napoli senza incontrare alcun ostacolo…….(1)….”. Maison, a p. 62, trascrive una lettera del 3 settembre 1860 e scrive: “Paola, en mer, le 3 septembre. Je quitte Paola à midi et je remonte à bord du Benvenuto , qui se dirige sur Naples , après avoir fait escale à Palerme : Deux Français , Félix Piette de Montfoucault et Alcime Cazeaux, sont avec moi . Pendant une heure nous marchons de concert avec le Calatafimi. Il transporte à Naples le régiment napolitain que j’ai rencontré hier. Sa musique nous salue à plusieurs reprises de l’Inno di Garibaldi . Nous l’encourageons de nos plus vifs applaudissements. Pendant ce temps , une bande de marsouins nous régale d’un ballet nautique rempli d’une charmante originalité.”, ilcui significato è: “Lascio Paola a mezzogiorno e salgo a bordo del Benvenuto, che è diretto a Napoli, dopo una sosta a Palermo. Due francesi, Félix Piette de Montfoucault e Alcime Cazeaux, sono con me. Per un’ora marciamo in concerto con il Calatafimi. Sta trasportando a Napoli il reggimento napoletano che ho incontrato ieri. La sua banda ci saluta più volte con l’Inno di Garibaldi. La incoraggio con i nostri più fragorosi applausi. Nel frattempo, un gruppo di focene ci delizia con un balletto nautico pieno di affascinante originalità.”.
Nel 2 settembre 1860, a Sapri, la FLOTTA NAVALE BORBONICA nel porto, le navi nemiche e l’esercito borbonico
Carlo Pecorini-Mazoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 148-149, riferendosi al generale Turr, in proposito scriveva che: “Giunto a Paola il generale Turr …..e finalmente riescì la sera del 1° sul tardi ad imbarcarsi colla sua colonna. Durante la navigazione, che si prolungò tutta la notte, usava molta precauzione, attesochè la flotta nemica stava sempre nelle acque vicine, ed all’alba del 2 settembre sbarcava a Sapri etc…”. Dunque, il Pecorini, riguardo il viaggio del Turr e della sua colonna e della flotta nemica scriveva che: “Durante la navigazione, che si prolungò tutta la notte, usava molta precauzione, attesochè la flotta nemica stava sempre nelle acque vicine, etc…”. Pecorini racconta che il generale Turr, Rustow, con le loro colonne imbarcatisi a Paola, usarono molta precauzione nella navigazione stando attenti alla flotta borbonica nemica che in quei giorni era particolarmente presente nelle acque del golfo di Policastro dove loro entrarono, navigando ed imbarcatisi a Paola, nelle prime ore del mattino del giorno 2 settembre 1860. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 253, racconta dell’episodio accaduto a Paola, e poi aggiunge: “Da Paola, Turr sbarcò a Sapri, vi raccolse la ex-divisione Pianciani, e marciò….etc…”. Anche Osvaldo Perini ci racconta delle operazioni di imbarco a Paola. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 492-493, in proposito scriveva che: “LIII. – Contemporaneamente la decimaquinta divisione imbarcatasi, a norma delle avute istruzioni, nel piccolo porto di Paola, veleggiava con prospero vento alla volta di Sapri. La numerosa flotta napoletana che stazionava in quelle acque avrebbe agevolmente potuto impedire per mare il trasporto delle truppe italiane: ma sia che non amasse impegnarsi in conflitti o la movessero altre considerazioni si accontentava di seguirne e sorvegliarne in distanza i progetti e le mosse. Nell’ uscire dal porto di Paola il generale Türr scorgendosi di fronte ancorate le navi nemiche, dispose i suoi legni quasi fosse deciso ad accettar la battaglia che i Regii parevano offrirgli. Egli fece allineare le sue barche, insufficienti a resistere, in forma di mezza luna ponendovi ai fianchi ed al centro i tre soli vapori di cui disponeva. L’audacia dei volontari nell’apparecchiarsi ad una lotta cotanto ineguale e sopra un elemento che non era il loro proprio, poteva essere unicamente giustificata dall ‘esito ; e questo fu lor favorevole. Tosto i Napoletani levarono l’ancora, non già per avanzarsi e combattere, ma per ritrarsi e fuggire davanti un avversario , cui avevano da più mesi imparato a rispettare e a temere. Dopo quell’unico accidente i volontari poterono felicemente compire il viaggio cui il Generalissimo aveva loro indicato. LIV. Türr approdava a Sapri mentre Garibaldi correva sullo stradale di Lagonegro alla Polla. Secondo gli ordini avuti egli doveva raccogliere le diverse frazioni del corpo spedizionario di Luigi Pianciani, e marciare in appresso con sollecitudine, seguendo la valle del Sale o la via di Capaccio, sopra Eboli, gettarsi quindi fra le gole del monte Corvino, e di là , disegnando una curva, inoltrarsi dal lato di San Cipriano e San Severino sulle alture della Cava, donde potesse al momento opportuno intercettare la strada di Nocera e di Napoli. Con tali manovre Garibaldi mirava a rinnovare a Salerno i fatti di Alta Fiumara e Soveria , ed a prendere prigioniero il Re con tutto l’esercito. Il che sarebbe senza fallo avvenuto qualora Francesco II si fosse ostinato a tenere e difendere la sua posizione. LV. La decimaquinta divisione, ingrossata dalle truppe disperse di già appartenenti al corpo di Luigi Pianciani state direttamente da Palermo trasportate a Paola, a Scaléa, a Policastro od a Sapri, sfilava colla massima secretezza e celerità sulla destra dell’esercito regio. A queste forze, già per sè considerevoli, si unirono tosto le bande insurrezionali del paese ed i numerosi distaccamenti dei Calabresi che avevano preceduto la marcia dell’ armata italiana. Con tutti questi corpi riuniti, il generale Türr , riuscendo a girare, come gli era stato ordinato l’estrema sinistra dei Regii, avrebbe potuto seriamente compromettere la loro posizione.”. Lo stesso racconto ci viene da Maxime Du Champ (….), nel suo “L’expédition des Deux Siciles”, dove a p. 253, in proposito scriveva pure che: “A Lagonegro venimmo a sapere quel che era avvenuto al generale Turr dopo che lo avevano lasciato. Mentre noi lo inseguiamo per la via di terra, egli aveva preso la più rapida via del mare per avvicinarsi a Napoli. Da Cosenza si era recato a Paola, e là, riunite le truppe che quotidianamente arrivavano dalla Sicilia, le aveva imbarcate su sei piroscafi. Nel momento in cui stava per lasciare il porto, apparve una fregata napoletana. Sugli ‘steamers’ non c’era né un cannone né un obice; il generale Turr non si perse d’animo e mostrò di prendere un atteggiamento risoluto: allineò la sua piccola flotta in ordine di battaglia e parve aspettare il nemico, che eseguì qualche bordata mantenendosi a grande distanza e si decise a riprendere il largo.”. E’ interessante ciò che scrive il Perini sulle forze navali boroniche che stanziavano a Paola, dove le truppe della ex spedizione Pianciani, raccolte dal Bertani erano ivi fatte sbarcare e che continuavano a sbarcare mentre arrivava anche il Turr a prelevarle per portarle a Sapri su ordine di Garibaldi. Questo aspetto non è stato molto indagato. La flotta borbonica, con le sue navi, era numerosa “….si accontentava di seguirne e sorvegliare in distanza i progetti e le mosse.”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a p. 492 e ssg., in proposito scriveva che: “LIII. Contemporaneamente la decimaquinta divisione imbarcatasi a norma delle dovute istruzioni, nel piccolo porto di Paola, veleggiava con prospero vento alla volta di Sapri. La numerosa flotta napoletana che stazionava in quelle acque avrebbe agevolmente potuto impedire per mare il trasporto delle truppe italiane: ma sia che non amasse impegnarsi in conflitti o la movessero altre considerazioni si accontentava di seguirne e sorvegliarne in distanza i progetti e le mosse…..Dopo quell’unico accidente i volontari poterono finalmente compire il viaggio cui il Generalissimo aveva loro indicato.”. E’ interessante ciò che scrive il Perini sulle forze navali borboniche che stanziavano a Paola, dove le truppe della ex spedizione Pianciani, raccolte dal Bertani erano ivi fatte sbarcare e che continuavano a sbarcare mentre arrivava anche il Turr a prelevarle per portarle a Sapri su ordine di Garibaldi. Questo aspetto non è stato molto indagato. La flotta borbonica, con le sue navi, era numerosa “….si accontentava di seguirne e sorvegliare in distanza i progetti e le mosse.”. Anche il Rustow (….) fu un testimone di eccezione. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 17-18, in proposito scriveva pure che: “Sapri è già fuori dalla Calabria e trovasi nel Principato.”. Il Rustow, a p. 17-18, in proposito scriveva: “….e la mattina del 2 alle 9, entrammo nella baia di Sapri. Alla spiaggia eravi già gran movimento, ma non di truppe napolitane, la cui presenza sarebbe stata pur possibile, ma sibbene di guardie nazionali e di popolo. Il generale Turr scese a terra pel primo accompagnato da un carabiniere genovese; io lo seguii tantosto etc…I bersaglieri ed i carabinieri di Genova vennero destinati al servizio d’esplorazione, poichè credevano di trovarci in faccia al nemico, non senza un sospetto d’essere da esso circuiti.“. Dunque, il colonnello Rustow, che accompagnava le truppe da Paola a Sapri, insieme al generale Turr, scriveva che arrivati a Sapri, non trovarono movimento di truppe napoletane, ovvero truppe borboniche nemiche. Sulle navi borboniche di stazza a Paola e nel tratto di mare tirrenico da Paola a Napoli vi è la testimonianza di Ludovico Quandel-Vial che nel mese di settembre avviato alla carriera militare dal padre, come i fratelli Pietro, Giuseppe e Federico, entrò il 21 aprile 1855 nel Real Collegio Militare della Nunziatella da cui uscì il 19 ottobre 1858 alfiere del Real Corpo di Artiglieria delle Due Sicilie. Col grado di primo tenente, il 28 luglio 1860 prese parte alla battaglia di Capua, alla battaglia del Volturno e alla battaglia del Garigliano, al comando della Batteria nº 5. Come altri suoi colleghi dell’esercito del Regno delle Due Sicilie, una volta scarcerato fu invitato ad entrare nel neonato esercito del Regno d’Italia. Preferì ritirarsi a vita privata a Monte di Procida con la moglie, la cugina Giuseppina Vial. Ludovico Quandel-Vial racconta e trascrive notizie tratte dal maresciallo borbonico Vial. Pietro Carlo Maria Vial de Maton (Nizza, 5 ottobre 1777 – Roma, 28 febbraio 1863) è stato un militare italiano, maresciallo di campo dell’Esercito delle Due Sicilie e protagonista della resistenza del Regno delle Due Sicilie contro la Spedizione dei Mille e l’intervento piemontese. Negli anni convulsi della spedizione dei Mille Vial de Maton fu apprezzatissimo per il suo operato solerte e l’estrema durezza tenuta nel periodo di stanziamento dell’esercito borbonico sulla riva destra del Garigliano tra l’estate e l’autunno del 1860. E’ proprio attraverso i giornali di bordo dei capitani delle navi borboniche e piemontesi che incrociavano quelle acque che si possono avere ulteriori utili notizie. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 31 agosto, a p. 575 ed in proposito scriveva che: “A Paola già trovansi disbarcati circa 2000 garibaldini.”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, a p. 581 ed in proposito scriveva che: “Alle 6 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul Brésil giunge nelle acque di Paola, e di ciò che vi faccia ne dà contezza il Giornale di lui così: “Alle 6 (a.m.) giunto a Paola quivi imbarcato…truppa, l’infermiere militare. Ho visto due vapori fra i quali il Duca di Calabria sbarcare casse d’armi e di munizioni e due brigantini mercantili carichi pronti e voleano essere rimorchiati a Salerno. Garibaldi è stato ricevuto a Cosenza con straordinarie feste. Il Generale Thurr ha provveduto allo imbarco degli Uffiziali a Paola ed è poi passato al Pizzo. Il Generale Morelli comanda le masse di Rogliano. Garibaldi pare abbia avuto ordine da Torino d’accellerare la marcia sopra Napoli. In effetti un vapore Sardo l’ho incontrato il dì 4 arrivando a Sapri, che quivi ritornava verso Napoli da dove era venuto la sera precedente” (Il vapore di cui fa cenno il Capitano Garzia e la Dora partita da Napoli il giorno 3 (come ho reso noto a quella data trascrivendo un brano del Giornale particolare di bordo dell’Ammiraglio Persano) per condurre presso il Generale Garibaldi per volere del Conte di Cavour un amico innominato del Generale” e ripartito da Sapri per Napoli la notte del 3 al 4).”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 577 ed in proposito scriveva che: “4 Settembre…Alle 8 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul vapore Brésil giunge nelle acque di Sapri, ed ecco ciò che trovo scritto nel Giornale di lui. “Quivi ho trovato cinque vapori Garibaldini 2 o 3 brigantini mercantili. La truppa Garibaldina sbarcata il giorno precedente e la mattina, compresa l’altra trasporta dall”Elvetie’ si fa ammontare a 8 o 9000 uomini. Garibaldi il 3 in barchetta da Ascea era andato a Sapri ed avea preso il cammino verso Lagonegro dove è giunto la sera del 3 o la mattina del 4. La truppa sbarcata poteva essere a Lagonegro e nel Vallo di Diana la sera del 4. Il Capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del Generale Bustow (Rustow) ed altro Ufficiale Ungherese sono venuti a bordo ad assicurarmi, che in Sapri non vi era alcuno dei nostri, ma poteva trovarne a Maratea, Paola, Pizzo. Anche D. Antonio Buraglia di Maratea dava la stessa assicurazione.”.”. In questo brano il Quandel-Vial riporta un brano del giornale di bordo del Brésil scritto dal capitano di Stato Maggiore della Marina Piemontese, Garzia, all’arrivo a Sapri che avrà un colloquio con il capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del colonnello Rustow sbarcati il 2 settembre con Turr ed i volontari garibaldini che si imbarcarono a Paola. Il Quandel ci parla di un capitano Appel triestino dello Stato Maggiore del colonnello Rustow, sbarcato a Sapri con le truppe provenienti da Paola. Infatti, il Quandel-Vial, parlando di Sapri in proposito scriveva che sul Giornale di Bordo del Capitano di Stato Maggiore della Marina Piemontese Garzia, trovò scritto che arrivato nel porto di Sapri il 4 settembre 1860, in missione per prendere ed aiutare gli sbarchi, annotava che: “Il Capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del Generale Bustow (Rustow) ed altro Ufficiale Ungherese sono venuti a bordo ad assicurarmi, che in Sapri non vi era alcuno dei nostri, ma poteva trovarne a Maratea, Paola, Pizzo. Anche D. Antonio Buraglia di Maratea dava la stessa assicurazione.”.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 148-149 riferendosi al generale Turr che da Paola trasportò le sue truppe garibaldine a Sapri, in proprosito scriveva che: “Durante la navigazione, che si prolungò per tutta la notte, usava molta precauzione, attesochè la flotta nemica stava sempre nelle acque vicine, ed all’alba del 2 settembre sbarcava a Sapri etc…”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 492-493, parlando delle truppe dei volontari garibaldini dell’ex spedizione Bertani-Pianciani, in proposito scriveva che: “LIII. – Contemporaneamente la decimaquinta divisione imbarcatasi, a norma delle avute istruzioni, nel piccolo porto di Paola, …..LIV. Türr approdava a Sapri mentre Garibaldi correva sullo stradale di Lagonegro alla Polla. Secondo gli ordini avuti egli doveva raccogliere le diverse frazioni del corpo spedizionario di Luigi Pianciani, e marciare in appresso con sollecitudine, seguendo la valle del Sale o la via di Capaccio, sopra Eboli , gettarsi quindi fra le gole del monte Corvino, e di là, disegnando una curva, inoltrarsi dal lato di San Cipriano e San Severino sulle alture della Cava, donde potesse al momento opportuno intercettare la strada di Nocera e di Napoli. Con tali manovre Garibaldi mirava a rinnovare a Salerno i fatti di Alta Fiumara e Soveria , ed a prendere prigioniero il Re con tutto l’esercito. Il che sarebbe senza fallo avvenuto qualora Francesco II si fosse ostinato a tenere e difendere la sua posizione. LV. La decimaquinta divisione, ingrossata dalle truppe disperse di già appartenenti al corpo di Luigi Pianciani state direttamente da Palermo trasportate a Paola , a Scaléa, a Policastro od a Sapri, sfilava colla massima secretezza e celerità sulla destra dell’esercito regio. A queste forze, già per sè considerevoli, si unirono tosto le bande insurrezionali del paese ed i numerosi distaccamenti dei Calabresi che avevano preceduto la marcia dell’ armata italiana. Con tutti questi corpi riuniti, il generale Türr, riuscendo a girare, come gli era stato ordinato l’estrema sinistra dei Regii, avrebbe potuto seriamente compromettere la loro posizione.”. Lo stesso racconto ci viene da Maxime Du Champ (….), nel suo “L’expédition des Deux Siciles”, dove a p. 253, in proposito scriveva pure che: “A Lagonegro venimmo a sapere quel che era avvenuto al generale Turr dopo che lo avevano lasciato. Mentre noi lo inseguiamo per la via di terra, egli aveva preso la più rapida via del mare per avvicinarsi a Napoli. Da Cosenza si era recato a Paola, e là, riunite le truppe che quotidianamente arrivavano dalla Sicilia, le aveva imbarcate su sei piroscafi. Nel momento in cui stava per lasciare il porto, apparve una fregata napoletana. Sugli ‘steamers’ non c’era né un cannone né un obice; il generale Turr non si perse d’animo e mostrò di prendere un atteggiamento risoluto: allineò la sua piccola flotta in ordine di battaglia e parve aspettare il nemico, che eseguì qualche bordata mantenendosi a grande distanza e si decise a riprendere il largo.”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a p. 488, in proposito scriveva che: “XLVI. Alle ore cinque pomeridiane del giorno medesimo abbandonarono i nostri Cosenza dirigendosi a Paola, donde per ordine avuto dovevano per mare e al più presto recarsi a Sapri e a Salerno, dove il Re, coll’esercito sapeasi accampato. Pervenivano i volontari alla destinazione loro dopo un faticoso viaggio che durò per tutta la notte, e quivi, riposatisi alquanto , s ‘apparecchiavano pel giorno seguente ad imbarcarsi e a salpare. Medici s’allontanava impertanto da Paola nel punto medesimo che Garibaldi, rovesciata definitivamente la dinastia dei Borboni, entrava trionfante nella stessa Capitale del Regno.”. E’ interessante ciò che scrive il Perini sulle forze navali boroniche che stanziavano a Paola, dove le truppe della ex spedizione Pianciani, raccolte dal Bertani erano ivi fatte sbarcare e che continuavano a sbarcare mentre arrivava anche il Turr a prelevarle per portarle a Sapri su ordine di Garibaldi. Questo aspetto non è stato molto indagato. La flotta borbonica, con le sue navi, era numerosa “….si accontentava di seguirne e sorvegliare in distanza i progetti e le mosse.”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 823, in proposito scriveva che: “….la brigata Bologna dovette aspettare sulle coste di Sicilia, perchè i mezzi di trasporto mancavano. Il disbarco non potè aver luogo a Sant’ Eufemia, perchè una fregata napoletana si credeva incrociasse in quelle acque. Le brigale Milano e Parma dovettero disbarcare in Tropea, distante tre giorni di cammino da Soveria-Manelli. La notte stessa partirono; ed il 30 agosto etc….”.
Nel 2 settembre 1860, nel porto di Sapri, i 6 PIROSCAFI, tra cui l’ELVETIE che, da Paola trasportarono le truppe garibaldine
Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 823, in proposito scriveva che: “Per ordine di Garibaldi il corpo di Rustow veniva riunito alla divisione comandata da Türr; tutta intiera la divisione ebbe ordine d’imbarcarsi immantinente e di salpare alla volta di Sapri per ispingersi rapidamente avanti e per formare l’avanguardia di tutta l’armata rivoluzionaria. La sera di quello stesso giorno ebbe luogo l’imbarco. Erano circa mille e cinquecento uomini; cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma; il resto di questa e tutta la brigata Bologna dovevan fare lo stesso viaggio al più presto possibile . Con quei mille e cinquecento uomini, Türr, la mattina del 2 settembre, disbarcava a Sapri.”. Dunque, vi sono poche notizie sull’imbarco delle truppe che da Paola furono trasportate a Sapri. Anche il Rustow (….) fu un testimone di eccezione. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 17-18, in proposito scriveva pure che: “Sapri è già fuori dalla Calabria e trovasi nel Principato.”. Il Rustow, a p. 17-18, in proposito scriveva: “….e la mattina del 2 alle 9, entrammo nella baia di Sapri. Alla spiaggia eravi già gran movimento, ma non di truppe napolitane, la cui presenza sarebbe stata pur possibile, ma sibbene di guardie nazionali e di popolo. Il generale Turr scese a terra pel primo accompagnato da un carabiniere genovese; io lo seguii tantosto etc…I bersaglieri ed i carabinieri di Genova vennero destinati al servizio d’esplorazione, poichè credevano di trovarci in faccia al nemico, non senza un sospetto d’essere da esso circuiti.“. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 11, scriveva pure: “Ma i nostri legni bastarono appena per l’imbarco delle due brigate Milano e Parma, la brigata Bologna dovette restare al Faro. La brigata Milano e parte della brigata Parma erano con me sul vapore Rosolino Pilo. A mezzogiorno lasciammo dietro di noi la città di Tropea, etc…”. Dunque, Rustow parla espressamente della Calabria e, a pp. 12-13 aggiunge: “….Non mi rimase pertanto per altro partito che farle disbarcare a Tropea. Giunto quì in rada, ordinai al Colonnello Gandini, comandante della brigata Milano, di prender terra pel primo, ed appoggiato dai bersaglieri di Milano, e dai carabinieri di Genova, di disporre per l’ordinamento e l’esplorazione dell’interno etc…Il vapore Rosalino Pilo si allontanò….il suo esempio fu seguito anche dagli altri legni giunti poi, che avevano trasportato la brigata Parma, comandata dal valente maggiore Spinazzi. Ora non ci rimaneva che di continuare a piedi il viaggio pel Pizzo. Etc…”. Dunque, Rustow cita espressamente il “colonnello Gandini, comandante della brigata Milano…”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 15-16-17, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Pizzo…Alle cinque tutte le truppe si trovavano colà concentrate; ma i legni pel loro trasporto ivi stati predisposti, non bastavano che per una parte. Fu quindi imbarcata la intiera brigata Milano, ma una sola porzione della brigata Parma.”. Dunque, a Pizzo vennero imbarcati per Paola, l’intera Brigata “Milano” comandata dal maggiore De Giorgi ed una parte della Brigata “Parma” (o “Spinazzi”). Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzonero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a p. 299, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: “La sera del 1° vennero quindi imbarcati circa 1500 uomini cioè tutta la brigata Milano e porzione della brigata Parma doveva venir dietro nel termine posibilmente più breve ed anche la brigata Bologna doveva essere spedita a Sapri, appena le navi fossero disponibili. Turr stesso accompagnò la spedizione che sbarcò a Sapri etc…”. Il generale Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, (prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “Nel 1° Settembre arrivò a Paola il generale Turr. Il corpo di Rustow fu per ordine di Garibaldi unito alla 15. divisione comandata da Turr e dovette quindi, in quanto bastavano i navigli presenti, imbarcarsi tosto per Sapri per guadagnare ancora più tempo, e formar per tal guisa l’avanguardia di tutto l’esercito. Vennero quindi imbarcati nella sera del 1. Settembre circa 1500 uomini, etc…”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 17-18, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “….e l’ordine d’imbarcarsi per Sapri, dove l’ardito Pisacane nel 1857 fece l’infelice suo tentativo. Sapri è già fuori dalla Calabria e trovasi nel Principato. La sera del 1° settembre, con 1600 uomini componenti la intiera brigata Milano, ed una parte della brigata Parma, c’imbarcammo su 6 vapori, e la mattina del 2 alle 9, entrammo nella baia di Sapri. Alla spiaggia eravi già gran movimento, ma non di truppe napolitane, la cui presenza sarebbe stata pur possibile, ma sibbene di guardie nazionali e di popolo.”. Dunque, secondo il Rustow, nella traduzione di Eliseo Porro, a Sapri le truppe garibaldine furono trasportate su sei vapori. Il generale Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, (prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “Nel 1° Settembre arrivò a Paola il generale Turr. Il corpo di Rustow fu per ordine di Garibaldi unito alla 15. divisione comandata da Turr e dovette quindi, in quanto bastavano i navigli presenti, imbarcarsi tosto per Sapri per guadagnare ancora più tempo, e formar per tal guisa l’avanguardia di tutto l’esercito. Vennero quindi imbarcati nella sera del 1. Settembre circa 1500 uomini, cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma; dovendo il resto della brigata Parma seguire il più presto possibile, ed anche quella di Bologna, in quanto lo avesero permesso il numero dei legni disponibili.”. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), che, a p. 203 e ssg., in proposito scriveva che: “Un consistente indizio, in tal senso è contenuto in alcuni brani del “giornale” redatto dal “Capitano di Stato Maggiore Garzia”, il quale, alle 18:00 del 3 settembre si imbarcò a Napoli sul vapore di commercio francese ‘Brésil’, “al Servizio del Real Governo” con il compito “di toccare gli approdi da Sapri verso Sud” e prendere a bordo gli “Uffiziali, soldati e Impiegati governativi” che si avesse trovato (36). A Sapri, dove attraccò alle 8:00 del 4 settembre, il ‘Brésil’ trovò “5 vapori Garibaldini” e “2 o 3 brigantini mercantili” (37) probabilmente gli stessi dai quali, la mattina del 2 settembre, erano sbarcate la brigata Milano e parte della brigata Parma e, alle 23:00 settembre, la sopraggiunta brigata Puppi. Ma quel che è più interessante ai fini della presente indagine è quanto il capitano Garzia annotò il 5 settembre: “(….) Garibaldi pare abbia avuto ordine da Torino d’accellerare la marcia sopra Napoli. In effetti un vapore sardo l’ho incontrato il dì 4 arrivando a Sapri, che da quivi ritornava verso Napoli da dove era venuto la sera precedente (38).”. Moliterni, a p. 203, nella nota (36) postillava: “(36) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Napoli, 1900, p. 576.”. Moliterni, a p. 203, nella nota (37) postillava: “(37) Ivi, p. 577.”. Dunque, il capitano di Stato Maggiore Piemontese, Garzia aveva annotato sul suo “Giornale di Bordo” della nave francese “Brésil” con cui era arrivato a Sapri, che il 4 settembre 1860 tovò nel porto di Sapri “5 vapori Garibaldini” e “2 o 3 brigantini mercantili” (37), etc…”. La notizia proviene dall’ufficiale borbonico Ludovico Quandel-Vial (….), che nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 577 ed in proposito scriveva che: “4 Settembre…Alle 8 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul vapore Brésil giunge nelle acque di Sapri, ed ecco ciò che trovo scritto nel Giornale di lui. “Quivi ho trovato cinque vapori Garibaldini 2 o 3 brigantini mercantili. La truppa Garibaldina sbarcata il giorno precedente e la mattina, compresa l’altra trasportata dall”Elvetie’ si fa ammontare a 8 o 9000 uomini. Etc…”. Dunque, l’ufficiale borbonico trovò annotato nel “Giornale di bordo” del capitano piemontese Garzia che: “La truppa Garibaldina sbarcata il giorno precedente e la mattina, compresa l’altra trasportata dall”Elvetie’ si fa ammontare a 8 o 9000 uomini. Etc…”. Il Capitano Garzia parla di alcune navi ancorate ed ormeggiate nel porto di Sapri e parla anche dell’“Elvetie”. Maxime Du Camp (….), nel suo “Expedition des Deux-Siciles”, a pp. 228-229, in proposito scriveva che: “Ce fut à Lagonegro que nous apprimes ce que le general Turr etait devenu depuis que nous l’avions quitté. Pendant que nous le poursuivions par la route de terre, il avait prise la voie plus rapide de la mer pour se rapprocher de Naples. De Cosenza, il s’etait rendu à Paola, et là, ayant reunì toutes les troupes qui arrivaient journellement sur la cote de Sicile, il les avait embarquees su six bateaux à vapeur. Au moment où il allait quitter le port, une fregate napolitaine s’etait montrée. Etc…De Paola Turr débarqua à Sapri, y rassembla l’ancienne division Pianciani, marcha de facon à pouvoir au besoin, passant entre Salerne et Eboli, se jeter sur le montagnes de la Cava, etc…” che tradotto significa: “Fu a Lagonegro che apprendemmo cosa ne era stato del generale Turr da quando lo avevamo lasciato. Mentre lo inseguivamo via terra, aveva preso la via marittima più veloce per avvicinarsi a Napoli. Da Cosenza si recò a Paola, e là, radunate tutte le truppe che quotidianamente giungevano sulle coste della Sicilia, le imbarcò su sei piroscafi. Proprio mentre stava per lasciare il porto, arrivò una fregata napoletana. Ecc…Da Paola Turr sbarcò a Sapri, vi radunò la vecchia divisione Pianciani, marciò in modo da poter, se necessario, passando tra Salerno ed Eboli, gettarsi sui monti di Cava, etc…”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 253, in proposito scriveva pure che: “Sugli ‘steamers’ non c’era né un cannone né un obice; il generale Turr non si perse d’animo e mostrò di prendere un atteggiamento risoluto: allineò la sua piccola flotta in ordine di battaglia e parve aspettare il nemico, che eseguì qualche bordata mantenendosi a grande distanza e si decise a riprendere il largo. Etc…”. Dunque, Maxime Du Champ scriveva che Turr imbarcò a Paola le sue brigate garibaldine su degli “steamers”, che egli scrive non essere dotati di obici ne di cannoni. Steamers in inglese è il piroscafo. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 397, in proposito scriveva pure che: “III…., nella baia arenosa di Sapri, dove, nel giorno innanzi, erano approdate, provenienti da Paola, su 5 vapori, la divisione Rustow etc….”. Il sac. don Giuseppe Cataldo (….), nel suo “Notizie storiche su Policastro Bussentino etc…”, testo dattiloscritto ed impaginato nel “Seminario Vescovile”, nel 1973, a pp. -76-77, in proposito scriveva che: “Il 2 settembre erano approdate a Sapri, provenienti da Paola, su 5 vapori, la divisione Rustow e le Brigate Milano e Spinazzi della divisione Tur per inseguire ed ostacolare, per via di terra, la Brigata borbonica del Cardarelli.“. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 172, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: “La sera del 1° settembre – narra Rustow – con 1600 uomini componenti la intiera brigata Milano, ed una parte della brigata Parma, c’imbarcammo su sei vapori, e la mattina del 2 alle 9, entrammo nella baia di Sapri. Etc…(231).”.Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a p. 338, in proposito era scritto: “Nel 1. settembre arrivò a Paola il general Türr. corpo di Rüstow fu per ordine di Garibaldi unito alla 15. divisione comandata da Türr e dovette quindi, in quanto bastavano i navigli ivi presenti, imbarcarsi tosto per Sapri per guadagnare ancora più tempo, e formar per tal guisa l’avanguardia di tutto l’esercito. Vennero quindi imbarcati nella sera del 1. settembre circa 1500 uomini, cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma; dovendo il resto della brigata Parma seguire il più presto possibile, ed anche quella di Bologna, in quanto lo avessero permesso il numero dei legni disponibili. Türr stesso accompagnò la spedizione, che sbarcò ai 2 settembre di buon’ora a Sapri, precedendo così di cinque marcie il grosso dell’esercito, che si avanzava nella strada consolare da Soveria- Manelli per Cosenza.”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 338-339, in proposito era scritto: “Türr stesso accompagnò la spedizione, che sbarcò ai 2 settembre di buon’ora a Sapri, precedendo così di cinque marcie il grosso dell’esercito , che si avanzava nella strada consolare da Soveria- Manelli per Cosenza…..Mentre Türr alle 3 della mattina era partito per Lagonegro onde prender gli ordini di Garibaldi, mentre Rüstow era occupato nell’ armamento della guardia nazionale dei dintorni, arrivò Garibaldi nel pomeriggio dalla parte di mare a Capri e dopo breve concerto imparti l’ordine a Rüstow di partire quella sera stessa colla brigata Milano, la sola completa, alla volta di Vibonate , per raggiungere per quel sito la strada maestra consolare; doveva seguire la brigata Parma appena raccolta a Sapri, come pure quella di Bologna subito che vi fosse arrivata. La brigata Milano arrivò tardi nella sera del 3 a Vibonate, e raggiunse il giorno dopo il passo del Monte Cocuzzo, passando a Fortino la strada consolare, su cui marciarono d’allora in poi, mentre lebrigate Bologna e Parma la seguivano a 2 e 3 giorni di marcie, ed il grosso dell’ esercito dai 4 ai 6.”.
Nel 2 settembre 1860, a Sapri, alle ore 9,00, sbarcano: il generale Istvan TURR, il colonnello Wilhelm RUSTOW, la Brigata “MILANO” comandata dal colonnello O. GANDINI ed il maggiore DE GIORGIS che comandava 2 compagnie di Bersaglieri (100 uomini), il maggiore SESSA che comandava il 1° battaglione di linea; il maggiore MONTESI il 2°; il capitano VENUTI, il 3°), ed una parte della brigata “PARMA” comandata dal maggiore SPINAZZI, riordinate dal colonnello RUSTOW e fatte accampare in località Cantine
I garibaldini della “Spedizione Bertani-Pianciani” sbarcarono in Sicilia, ivi indirizzati da Garibaldi e dove Garibaldi ed i suoi Mille avevano già conquistato la Sicilia. In seguito all’arrivo dell’ex Spedizione “Terranova” o “Spedizione Pianciani”, a Palermo ed alle dimissioni del loro capo Luigi Pianciani, Garibaldi decise di affidare l’incarico di Capo di Stato Maggiore al colonnello polacco Wilhelm Rustow, per gli italiani Guglielmo Rustow, al quale fu dato subito l’incarico di portare quelle truppe a Milazzo, dove arrivarono il 17-18 agosto 1860. Luigi Pianciani (….), nel suo “Dell’andamento delle cose in Italia – rivelazioni, memorie e riflessioni del col. Luigi Pianciani”, Milano, ed. del Politecnico, 1909, a p. 211, in proposito scriveva che: “…I più restarono , e quelli che vollero partire dimandarono e ottennero licenza regolare , furono forniti di foglio di via e di mezzo di trasporto per tornare.”. Dunque, non tutti i volontari dell’ex Spedizione Bertani-Pianciani, arrivati a Palermo, si unirono alle truppe Garibaldine. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a p. 258, in proposito scriveva: “Comandante in capo di essa era il colonnello Pianciani e capo dello stato maggiore generale il colonnell G. Rüstow, che avevano specialmente diretto l’organizzazione. La forza della spedizione ammontava a circa 9000 uomini. Questa piccola armata era ripartita in sei piccole brigate…”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 265-266, in proposito scriveva: “Garibaldi trasmise il comando sulle tre brigate riunite Tharrena, Gandini e Puppi al capo dello stato maggiore generale, colonnello brigadiere Rüstow, che ebbe in pari tempo incarico di raccogliere ed organizzare la divisione a Milazzo.”. Dunque, secondo la testimonianza stessa di Rustow, gli furono affidate le tre brigate “Tharrena” (che poi si dimise insieme a Pianciani e quindi passò al maggiore Spinazzi, la brigata “Milano” (Gandini) e “Puppi”. “Rüstow stesso cogli uomini del Bisantino era già a Milazzo la mattina del 18, ove in pochi giorni arrivò anche il resto delle truppe , in guisa che il 21 vi aveva raccolti circa 4000 uomini. Avendo Tharrena data la sua dimissione, la di lui brigata passò al maggiore Spinazzi.”. Dunque, “Tharrena”, che faceva parte del corpo di Spedizione ex Pianciani, si era dimesso a Palermo. Rustow proseguendo il suo racconto, a pp. 272-273, in proposito scriveva: “Il 24 agosto Garibaldi fece passare presso Scilla sul continente napoletano tutta la sua armata attiva, compresa anche la divisione Rüstow, la quale trovavasi tuttavia a Milazzo.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 299-300, in proposito scriveva: “La sera del 1° vennero quindi imbarcati circa 1500 uomini, cioè tutta la brigata Milano e porzione della brigata Parma; il resto della brigata Parma doveva venir dietro nel termine possibilmente più breve ed anche la brigata Bologna. doveva essere spedita a Sapri, appena le navi fossero disponibili.”. Il generale Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, (prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “Il corpo di Rustow fu per ordine di Garibaldi unito alla 15. divisione comandata da Turr ….Vennero quindi imbarcati nella sera del 1. Settembre circa 1500 uomini, cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma; dovendo il resto della brigata Parma seguire il più presto possibile, ed anche quella di Bologna, in quanto lo avesero permesso il numero dei legni disponibili.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 6, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Coi primi d’agosto, da 8 a 9 mila uomini si trovavano già sotto le armi. Essi furono raccolti in 22 deboli battaglioni, 5 compagnie di Bersaglieri di Genova e di Milano; 2 compagnie del Genio, e si ebbero inoltre 8 cannoni rigati da quattro. Anche la cavalleria non mancò del tutto, sebbene in principio non fosse costituita che da 30 guide toscane. L’esercito venne diviso in 6 piccole brigate, alle quali si diede il nome dei paesi dov’erano state formate, o di quelli che avevano fornito il maggior contingente per la loro formazione.”. Dunque, in questo passaggio Rustow scriveva che al piccolo esercito partito da Genova per la Sardegna, comandato dal colonnello Pianciani, era costituito da 6 Brigate a cui venne dato il nome delle città di provenienza dei volontari e quindi si ebbero la: “Così la 1° Brigata si chiamò Genova; la 2° Parma; la 3° Milano; la 4° Bologna; la 5° Toscana; la 6à degli Abruzzi. Il colonnello Pianciani ne aveva il comando in capo; io fui capo dello Stato Maggiore e Comandante in secondo.”. Rustow aggiunge che il piccolo esercito di volontari era comandato dal colonnello Pianciani che volle Rustow come capo di Stato maggiore e comandante in secondo. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 9, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “I militi radunati a Milazzo, che in tutto ammontavano a 3700, formati dalle brigate Parma, Milano e Bologna, costituivano un rinforzo considerevole pel piccolo esercito di Garibaldi, che in realtà era ben lontano dal raggiungere il numero che i giornali gli attribuivano. La brigata Genova fu trattenuta da Garibaldi per giovarsene in una dimostrazione verso le Calabrie; Etc…”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 15-16-17, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Pizzo…Alle cinque tutte le truppe si trovavano colà concentrate; ma i legni pel loro trasporto ivi stati predisposti, non bastavano che per una parte. Fu quindi imbarcata la intiera brigata Milano, ma una sola porzione della brigata Parma.”. Dunque, a Pizzo vennero imbarcati per Paola, l’intera Brigata “Milano” comandata dal maggiore De Giorgi ed una parte della Brigata “Parma” (o “Spinazzi”). Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 19, in proposito scriveva che il 3 settembre, incontrado Garibaldi sulla spiaggia di Sapri, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Dopo breve saluto, mi chiese quanta truppa potessi disporre. – Di 1600 uomini, risposi. – Avete un corpo intieramente organizzato ? – La brigata Milano di 900 a 1000 uomini. – Fate disporre la brigata Milano per la marcia ed avvertitemi quando sarà pronta. Io stesso sarò con voi. Non occorreva gran tempo per disporre la brigata Milano.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 17-18, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “..La sera del 1° settembre, con 1600 uomini componenti la intiera brigata Milano, ed una parte della brigata Parma, c’imbarcammo su 6 vapori, e la mattina del 2 alle 9, entrammo nella baia di Sapri. Alla spiaggia eravi già gran movimento, ma non di truppe napolitane, la cui presenza sarebbe stata pur possibile, ma sibbene di guardie nazionali e di popolo. Il generale Turr scese a terra pel primo accompagnato da un carabiniere genovese; io lo seguii tantosto per disporre gli alloggiamenti per le truppe ed ordinare le opportune misure di sicurezza. A nord della baia, presso la strada di Lazongro, fu accompagnata la brigata Milano, che formava l’ala destra; la sinistra formata dalla brigata Parma che ci accompagnava, venne accampata in un boschetto di olivi sulla vestigia dell’antica e potente città marittima Vibona. I bersaglieri e i carabinieri di Genova vennero destinati al servizio d’esplorazione, poichè credevamo di trovarci in faccia al nemico, non senza qualche sospetto d’essere da esso circuìti.”. Dunque, in questo breve passaggio, Rustow scrive che a Sapri sbarcarono i garibaldini della brigata “Milano”, che formava l’ala destra, insieme alle truppe della brigata “Parma”, che formava l’ala sinistra. Sbarcarono pure i “i Bersaglieri Carabinieri di Genova”, che Rustow destinò al servizio di esplorazione. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 20, in proposito scriveva che il 3 settembre, incontrado Garibaldi sulla spiaggia di Sapri, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Alle 5 di matina ripresimo la marcia. La notte mandai indietro un uomo fidato di Sapri con un ordine al maggiore Spinazzi onde ci seguisse con la brigata Parma tosto che fosse riunita, lasciando sul luogo l’ordine stesso per la brigata Bologna, la quale pure da Torre del Faro doveva arrivare a Sapri.”. La brigata “Puppi” (ex brigata “Bologna”) ancora non aveva potuto imbarcarsi a Paola con Turr e Rustow e quindi, questa brigata, il 2 settembre, all’arrivo di Turr e Rustow a Sapri non era ancora sbarcata. Si attendevano le truppe di parte della brigata “Parma” e di parte della brigata “Puppi” e quindi, il colonnello Rustow, portandosi verso Vibonati, inviò a Sapri, a maggiore Spinazzi un messaggio per le truppe che ancora dovevano essere riunite a Sapri. Il messaggio di Rustow era l’ordine a Spinazzi di proseguire verso Vibonati non appena le truppe delle due brigate “Parma” e “Bologna” fossero riunite a Sapri. Il generale Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, (prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “….Garibaldi nel pomeriggio dalla parte di mare a Capri ( è sbagliato ma è Sapri) e dopo breve concerto impartì l’ordine a Rustow di partire quella sera stessa colla brigata Milano, la sola completa, alla volta di Vibonate (‘? Vibonati) per raggiungere per quel sito la strada maestra consolare; doveva seguire la brigata Parma appena raccolta a Sapri, come pure quella di Bologna subito che vi fosse arrivata.”. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzozero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a pp. 299-300, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: “Mentre Turr il 3 settembre di buon mattino partiva per Lagonegro onde ricevere gli ordini di Garibaldi, mentre Rustow si occupava dell’armamento della guardia nazionale dei dintorni, nella misura della provvista d’armi che aveva portate con sè, a mezzodì dalla parte di mare arrivò a Sapri Garibaldi e dopo un breve abboccamento diede ordine a Rustow di marciare la sera stessa alla volta di Vibonate colla brigata Milano, la sola completa, onde occupare in quella località la strada consolare; la brigata Parma doveva seguirla, appena si fosse raccolta a Sapri, e la brigata Bologna appena vi fosse arrivata.”. Il generale Wilhelm (Guglielmo) Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, ( prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “….e dopo breve concerto impartì l’ordine a Rustow di partire quella sera stessa colla brigata Milano, la sola completa, alla volta di Vibonate, per raggiungere per quel sito la strada maestra consolare; doveva seguire la brigata Parma, appena raccolta a Sapri, come pure quella di Bologna subito che vi fosse arrivata. La brigata Milano arrivò tardi nella sera del 3 a Vibonate, etc…”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 126-127 e ssg., in proposito scriveva che: “Il Comitato allora affidò il comando della diversione al colonnello Pianciani , il quale già funzionava da capo di stato maggiore della spedizione sin da quando se ne era iniziata l’organizzazione, più volte ridotta e ricompletata dopo le spedizioni di Medici, di Malenchini, di Cosenz e di Sacchi per la Sicilia. Il Pianciani patriota illustre, liberale a tutta prova sin dalla sua giovinezza; colonnello sin dal 1848; passato a Venezia ove aveva reso importanti servizii; comandante della divisione di Ancona nel 1849, dove compì difficilissime operazioni, era indicatissimo per tale importante missione. Appartenente a cospicua famiglia titolata dell’Umbria, conosceva minuziosamente lo scacchiere della spedizione. Ebbe per capo di stato maggiore il colonnello W. Rustow emigrato tedesco, scrittore militare di grido, e per aiutante generale il colonnello Picozzi; intendente il maggiore Sani; medico capo il maggiore Gemelli; commissario il maggiore Della Lucia. Vi erano ufficiali superiori distintissimi quali Spinazzi, De Criarzi, Cattabene, Pedotti. La spedizione era stata organizzata in sei brigate di linea, ciascuna formata su quattro battaglioni di quattro compagnie caduno non irregimentati. Le sei brigate erano numerate, denominate e comandate come segue : a 1ª Brigata Genova colonnello Eberhardt. a 2ª Brigata Parma colonnello Tharrena. a 3 Brigata Milano colonnello Gandini . a 4ª Brigata Bologna colonnello Puppi. a 5 Brigata Toscana colonnello Nicotera . 6ª Brigata Romagna colonnello Caucci. Inoltre eravi un battaglione carabinieri , due squadroni guide , due compagnie del genio , due batterie rigate da campagna. un servizio amministrativo. Gli effettivi delle compagnie erano di soli 80 uomini , ma vi era sicurezza di aumentarli , ciò che si sarebbe avverato senza ulteriore alterazione dei quadri . La forza totale al 31 luglio era di 8940 uomini.”. Dunque, Pittaluga, parlando della spedizione Pianciani-Bertani allestita per l’invasione degli Stati Pontifici, citava alcuni ufficiali e nomi che poi in seguito ritroveremo nello sbarco di queste truppe a Paola e a Sapri. Pittaluga oltre a dirci di Pianciani e di Rustow, cita il colonnello Picozzi, aiutante in campo di Rustow, cita l’intendente di Rustow il maggiore Sani, il maggiore Gemelli, medico capo, il maggiore Della Lucia, commissario, Spinazzi, ufficiale superiore, De Crianzi, ufficiale superiore, Cattabene, Pentotti, ufficiali superiori. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 148, in proposito scriveva che: “…quando giugevano in vista del Golfo degli Aranci, l’Amazone e l’Isera, portanti la Brigata ‘Parma’ (Tharrena), etc….Tharrena però, uomo serio e risoluto, fermavasi….Le altre due brigate, ‘Milano’ (Gandini) e ‘Bologna’ (Puppi), per gli ostacoli già accennati giunsero al convegno soltanto la sera del 13, coi vapori Weasel, Garibaldi, Calatafini e col Clipper Sheaperd.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156 e ssg., in proposito scriveva pure che: “Pianciani, il quale nel congedarsi presenò al Dittatore il colonnello Rustow come quello al quale cedeva il comando delle tre brigate, Parma, Milano e Bologna (Tharrena, Gandini, Puppi), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero l’ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo. I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, perchè era stata cambiata la destinazione per la quale eransi impegnati, e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi.”. Dunque, in questo passaggio il Pittaluga scrive che Tharrena e Gandini si dimisero, ed il comando delle due loro brigate, la “Tharrena” e la “Milano” passarono rispettivamente ai due colonnelli Spinazzi e De Giorgi o De Giorgis, ma a noi da altri autori non risulta. Dunque, secondo il generale Pittaluga, la brigata “Milano” non era più comandata dal colonnello Gandini che fu sostituito con De Giorgi. Dunque, Pittaluga scriveva che una volta allontanato il Pianciani e, dimessisi i colonnelli Tharrena e Gandini, che chiesero di essere dispensati, essi furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi o De Giorgis. Spinazzi sostituendo Tharrena, andava a comandare la Brigata “Parma”; De Giorgi, sostituendo Gandini andava a comandare la Brigata “Milano”. Dei colonnelli Spinazzi e De Giorgi o De Giorgis, ci parla Rustow che, il 3 settembre era con loro a Sapri. Di questo valoroso garibaldino ci ha parlato il Generale Giovanni Pittaluga, La diversione: note garibaldine sulla Campagna del 1860, Casa Editrice Italiana, Roma, 1904. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 157 e ssg., riferendosi al Bertani, in proposito scriveva pure che: “A Palermo apprese con rammarico da Pianciani quanto aveva deciso il Dittatore, ed il conseguente ritiro di Pianciani dal comando della Divisione che trovavasi a Milazzo, ed il congedo preso da Tharrena e da Gandini e da parecchi altri ufficiali . Ma non per questo si tenne per vinto. Disse a Pianciani che aveva avuto troppa fretta a lasciare il comando ; che conveniva di cercare ancora di convincere il Generale, e che a tal fine egli partiva subito per Milazzo. Quivi giunto trovò le tre brigate riunite sotto Rustow che gli fecero buona accoglienza. Non trovò più il Generale già partito per Giardini…”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 823, in proposito scriveva che: “La divisione Rustow…..Per ordine di Garibaldi il corpo di Rustow veniva riunito alla divisione comandata da Türr; ….Erano circa mille e cinquecento uomini; cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma; il resto di questa e tutta la brigata Bologna dovevan fare lo stesso viaggio al più presto possibile.“. Michele Lacava, nel suo “Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero pel dott. Michele Lacava”, del 1895, a p. 704, nel cap. VII: “Viaggio del Generale Garibaldi a traverso la Lucania – Il Fortino di Lagonegro”, a p. 707, in proposito aggiungeva che: “Le Brigate Milano e Spinazzi della divisione Tùrr sbarcarono a Sapri all’alba del 2 Settembre, etc…”. Sempre il Lacava, a p. 708, aggiungeva che: “La brigata Puppi (divisione del pari di Turr) approdava a Sapri alle 11. pom. del giorno 3; sbarcava alle 8 ant. del giorno 4. Etc…”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, nel 1911, a pp. 29-30, in proposito scriveva che: “….dove, nel giorno innanzi erano approdate, provenienti da Paola, su 5 vapori, la divisione Rustow e le Brigate Milano e Spinazzi della Divisione Turr, ….”. Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a pp. 195 e ssg., in proposito scriveva che: “Ma già al 2 settembre l’avanguardo dell’esercito garibaldino in 2100 uomini in comando del generale Turr era sbarcato alle piagge di Sapri, e venuti nel Vallo Dianese.”. Il sac. don Giuseppe Cataldo (….), nel suo “Notizie storiche su Policastro Bussentino etc…”, testo dattiloscritto ed impaginato nel “Seminario Vescovile”, nel 1973, a pp. -76-77, in proposito scriveva che: “Il 2 settembre erano approdate a Sapri, provenienti da Paola, su 5 vapori, la divisione Rustow e le Brigate Milano e Spinazzi della divisione Tur per inseguire ed ostacolare, per via di terra, la Brigata borbonica del Cardarelli.“. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “A breve distanza mandò, al seguito di questa avanguardia, la brigata Spinazzi e poi la brigata Puppi.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli. Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano alla loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “….nelle giornate del 14 e del 16 agosto, le quattro brigate scesero a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, ebbe ordini da Garibaldi di portarli a Milazzo con tre brigate, mentre quella di Eberhard, imbarcata sul vapore ‘Franklin’, fu inviata alla costa meridionale dell’isola per unirsi alla colonna di Bixio. Etc…”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 152, in proposito scriveva che: “A capo di questi volontari si era posto il colonnello Pianciani, il quale si era scelto il Rustow come capo di stato maggiore…..Erano in tutto 5 o 6 mila uomini ordinati su quattro brigate, agli ordini dei colonnelli Eberhard, Tarrena, Gandini e Puppi. Una brigata si era formata in Toscana e in Romagna, pronta ad avanzare nel continente al comando di Nicotera.”. Il colonnello Cesari Cesari (….) descritta la situazione dei volontari in Sicilia inizia a parlarci dei volontari della spedizione Pianciani. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 155, in proposito scriveva: “…a Palermo. Quivi però il Pianciani e il Tarrena si dimisero, e il comando della brigata Tarrena fu affidato al maggiore Spinazzi. Rustow, preso il posto del Pianciani, etc…”. Il colonnello Cesare Cesari, del Ministero della Guerra nel testo citato, a p. 172, in proposito scriveva che: “Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano a loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Pianciani condotti i suoi volontari in Palermo, una volta mutato il programma rassegnò le sue dimissioni e con lui Nicotera ed altri – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, in questo passaggio, il Pecorini-Manzoni scriveva che una volta in Sicilia, a Palermo, le truppe della ex spedizione Pianciani, vennero denominate: “Tharena” (poi chiamata Spinazzi), “Milano”, comandata dal Rustow, “Puppi” (poi in seguito chiamata “Sacchi”), la “Nicotera” (poi in seguito chiamata “Spangaro”). Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 130-131, riferendosi a Milazzo e a Garibaldi, in proposito scriveva che: “….quindi si recò a Milazzo; ivi giunto il colonnello Rustow mise in ordine la truppa, Bertani intervenne alla rivista. Appena il generale Turr arrivò sul fronte della truppa, questa si diede a gridare: “Andiamo a Roma!….Vogliamo Roma!…”……Garibaldi ….Diede quindi ordine a Rustow di partire con tutti per Torre di Faro, ed egli recavasi lo stesso giorno a Messina, e prepararsi al passaggio in Calabria.“. Per l’itinerario seguito dalle truppe fino a Sapri vedremo innanzi. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 127-128, in proposito scriveva che: ” – Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Pecorini scriveva che dopo queste dimissioni, la truppa dell’ex spedizione Bertani-Pianciani veniva divisa: “Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, in questo passaggio, il Pecorini-Manzoni scriveva che una volta in Sicilia, a Palermo, le truppe della ex spedizione Pianciani, vennero denominate: “Tharena” (poi chiamata Spinazzi), “Milano”, comandata dal Rustow, “Puppi” (poi in seguito chiamata “Sacchi”), la “Nicotera” (poi in seguito chiamata “Spangaro”). Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, nell’“Allegato II: Riassunto delle Tabelle di Marcia dell’Esercito Meridionale”, a p. 515, riferendosi alla Brigata “Milano“, che è quella di cui stò parlando, in proprosito scriveva che: “28 agosto: Messina Torre di Faro; 29 agosto: Tropea Monteleone; 30 Pizzo; 31 Paola; 1 settembre: in mare per Sapri; 2 settembre: Sapri; 3 settembre: Vibonote; 4 settembre: Casalinuovo; 5 settembre Sala; 6 settembre Auletta; 7 settembre Eboli; 8 settembre Salerno; 9 settembre Napoli; 11 Avellino; 12 settembre Domenicane; 13 settembre Ariano; etc…”. Dunque, il Pecorini scriveva che la Brigata Milano si trovava a Torre di Faro il 28 agosto ed il 29 agosto era giunta a Tropea e Monteleone. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 140-141, in proprosito scriveva che: “Intanto tra il 24 ed il 25 agosto la brigata Eber della divisione Turr, aveva affrettato il suo sbarco sopra battelli a vapore a Bagnara, meno il battaglione La Porta e la sezione ungherese etc….le brigate Puppi, Milano e Spinazzi (divisione Turr) etc…La brigata Bixio (divisione Turr) etc…”. Il Pecorini, a p. 147, in proposito scriveva che: “….due brigate della dimessa spedizione Pianciani, le quali fin da quando stavano a Milazzo erano state incorporate alla 15° divisione sbarcarono a Paola, etc…”. Da Tropea, in Calabria, marciarono fino a Pizzo dove si imbarcarono per Paola. Quando queste brigate arrivarono a Paola, il Bertani corse da Garibaldi comunicandogli l’arrivo di questo piccolo esercito ben equipaggiato, organizzato dal Bertani stesso. Dal Diario di Bertani sappiamo che, il generale Turr, non appena ricevette l’incarico da Garibaldi, telegrafò a Bixio: “Le quattro brigate Eberhard, Puppi, Milano e Spinazzi della dimessa spedizione Bertani e Pianciani sono attaccate alla mia divisione.”.”. Dunque, secondo la White-Mario, che scriveva dal Diario di Agostino Bertani, le truppe che Garibaldi affidò al comando del generale ungherese Stefano Turr e che egli stesso portò da Paola a Sapri, sempre su comando di Garibaldi, erano 4 brigate: “Le quattro brigate Eberhard, Puppi, Milano e Spinazzi della dimessa spedizione Bertani e Pianciani sono attaccate alla mia divisione.”.“. La brigata Eberhard (….), la brigata Puppi (precedentemente denominata “Bologna”). Di queste due Brigate parlerò molto più innanzi perchè esse non furono subito interessate dall’imbarco a Paola per Sapri. Oltre alle due precedenti Brigate, la Eberhard e la Puppi (….), componevano il contingente organizzato dal Bertani anche le due Brigate “Milano”, la brigata “Spinazzi” (ex Brigata “Parma” ed ancor prima Brigata Tharrena). La brigata “Milano”, comandata dal “maggiore De Giorgi” (in precedenza era comandata dal Gandini che si dimise insieme al Pianciani) e, la brigata “Parma” comandata dal maggiore Pietro Spinazzi (….) e, tutte sotto il comando del colonnello Wilhem Rustow che Garibaldi aveva nominato Capo di Stato Maggiore, in sostituzione del Pianciani e prima che Garibaldi nominasse Turr a Rotonda. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a pp. 194-195, in proposito scriveva che: “Così quei 1500 uomini della retroguardia diventavano l’avanguardia nella marcia su Napoli, grazie alla fortunata circostanza che li aveva forniti i mezzi di trasporto per mare, mentre gli altri dovevano avanzarsi per terra.”. Treveljan, a p. 194, nella nota (2) postillava: “(2) V. addietro, pagg. 152-155. Avevan lasciato la Sicilia e toccato il continente a Tropea, marciando di là a Pizzo per poi riprender il mare fino a Paola. Rustow, Brig. Milano, 11-16; Rustow, 299.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 444, in proposito scriveva che: “Il Rustow, un esule tedesco, era al comando di questa brigata o meglio piccolo battaglione “Milano”, già affidato al comando del Pianciani, poi a quello del Turr, a Sapri e al Volturno. Importante.”. Traveljan (….), sulla scorta della White-Mario (….), che non vedeva di buon occhio i cavouriani Turr e Rustow, scriveva che all’“esule tedesco” Rustow, gli fu concesso da Garibaldi solo il comando della brigata “Milano”. Ma ciò non corrisponde al vero. Al Rustow, in seguito alle dimissioni del conte Luigi Pianciani, Garibaldi affidò lo Stato Maggiore delle tre brigate “Milano”, “Parma” e “Bologna”. La brigata “Milano” era comandata dal colonnello “O. Gandini” che pare si fosse dimesso e per questo motivo affidata al comando del “maggiore De Giorgis”; la brigata “Bologna”, comandata da Puppi; la brigata Parma, in origine comandata da Tharena e che in seguito alle dimissioni di Tharrena, fosse passata al maggiore Spinazzi. Tharena comandava la brigata “Parma” dell’ex spedizione Pianciani ma, insieme a Pianciani il 16 agosto 1860 diede le sue dimissioni. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VII: “La decisione sarda di invadere il Pontificio”, ecc…, a pp. 259-260 e ssg., in proposito scriveva che: “Queste sono cifre del Pianciani, alquanto diverse da quelle del Rustow, che però non differiscono di molto e stanno anch’esse a dimostrar l’importanza della spedizione. La quale era costituita da sei Brigate distinte, oltre che con un numero progressivo, col nome della provincia che per ognuna aveva dato il massimo contingente di volontari. Così la 1° Brigata era chiamata ‘Genova’, la 2° ‘Parma’, la 3° Milano, la 4° Bologna, la 5° Toscana, e l’ultima, la 6° Abruzzi….Le prime 4 agli ordini rispetivamente dei colonnelli Eberhardt, Tharrena, Cantini e Puppi, sarebbero sbarcate sulla costa pontificia presso Montalto.”. Qui però trovo un errore perchè il comandante della 3° brigata Milano non era “Cantini” ma Gandini. Dalla revisione di queste notizie troviamo il Gandini che condusse le truppe della brigata “Milano”, la brigata “Parma” condotta dal maggiore Spinazzi, la brigata Puppi condotta da ?. Rustow era Capo di Stato Maggiore ed era stato momentaneamente nominato comandante di queste forze dal Bertani come scrive l’Agrati (…). Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “A Palermo, il suo posto era stato preso dal Rustow, che quindi aveva assunto il comando della Divisione, battezzata allora dal Bertani stesso, di Terranova….La spedizione Bertani-Pianciani era affatto sconvolta. Parte con l’Eberhardt a Taormina, parte a Palermo, e parte col Rustow sulla punta settentrionale dell’Isola.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: “In Cosenza arriva il Bertani, che ha lasciato a Paola i 1500 soldati da lui condotti per mare dal Faro a Tropea, poi per terra sino al Pizzo e in fine per mare di nuovo dal Pizzo a Paola…..Queste forze, dice il Rustow, eran l’intera Brigata “Milano” e alcuni reparti della “Parma”: il resto aveva dovuto restare al Faro poichè i vapori non erano sufficienti per il trasporto. Componevano la Brigata “Milano” 3 Battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi e il capitano Venuti, e 2 Compagnie di bersaglieri.”. Dunque, l’Agrati scriveva che la Brigata Milano era composta da 3 battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori “Sessa”, “Montessi” ed il capitano “Venuti”, più due Compagnie di Bersaglieri. Sulla composizione della sua brigata, la brigata “Parma”, il colonnello Wilhelm Rustow racconta (nella traduzione di Porro), a p. 20 che: “….diedi ordine al maggiore Spinazzi onde ci seguisse con la brigata Parma tosto che fosse riunita, lasciando sul luogo l’ordine stesso per la brigata Bologna, la quale pure da Torre del Faro doveva arrivare a Sapri.”. Scrive l’Agrati che la brigata “Milano”, comandata dal Gandini, era composta da 3 battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi ed il capitano Venuti e due compagnie di Bersaglieri. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, nel capitolo VIII scriveva: “Pianciani e Nicotera – La spedizione Bertani divisa e sconvolta”, ecc…, a pp……., in proposito scriveva che: “…Bertani, che lasciato al suo posto a Genova Alessandro Antongini milanese, era arrivato a Palermo la sera del 10 agosto come già sappiamo. Alcuni, e fra questi il pur tanto accurato Comandini, lo fanno arrivare il dì dopo.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 88, in proposito scriveva che: “Il Bertani (1) aveva mobilitato circa novemila uomini, organizzati ed armati come nessun’altra spedizione. La spedizione era divisa in 24 battaglioni, (2) più un battaglione di cacciatori con 580 uomini, 120 guide, 220 uomini del genio, 180 di artiglieria e 120 addetti alla Intendenza. Si trattava in tutto di sei brigate: 1° la Genova; 2° la Parma; 3° la Milano; 4° la Bologna; 5° la Toscana; 6° la Abruzzi. Le prime quattro, agli ordini dei rispettivi comandanti colonnelli Eberhardt, Tharrena, Cantini, Puppi, dovevano concentrarsi nel Golfo degli Aranci, per agire sulla costa dello Stato pontificio. Etc…”. Maraldi, a p. 88, nella nota (1) postillava: “(1) W. Rustow, La brigata Milano nella Campagna etc…”. Maraldi, a p. 88, nella nota (2) postillava: “(2) L. Pianciani, Dell’andamento delle cose in Italia, Milano, 1860 e Pittaluga, op. cit., p. 127-128 e 129.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 85, in proposito scriveva che: “Oltre alla formazione del battaglione del Montefeltro, al Comitato di Provvedimento (3) si deve la formazione della Brigata Emilia comandata dal Puppi, morto poi eroicamente a Capua, e composta di quattro battaglioni, uno dei quali comandato dal valoroso patriota marchigiano Cattabeni. Questa brigata, inviata al Golfo degli Aranci per fare parte della spedizione Pianciani, fu più tardi incorporata nella divisione Turr e destinata per il suo valore a Capua ed a Caiazzo.”. Giuseppe Maraldi (…), nel suo “La spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 100, riferendosi al rifiuto dato a Garibaldi dal Pianciani, a Palermo, in proposito scriveva che: “Le brigate, Parma, Bologna, Milano, ….Garibaldi non si oppose, accettò pure le dimissioni, per gli stessi motivi addotti dal Pianciani, del colonnello Tharena e del Gandini delle brigate Milano e Bologna, che furono sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Il Pianciani, …..suggerì come successore al comando il colonnello Rustow. Garibaldi non si oppose, accettò pure le dimissioni, per gli stessi motivi addotti dal Pianciani, del colonnello Tharena e del Gandini delle brigate Milano e Bologna, che furono sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. Le brigate Parma, Bologna, Milano, partirono lo stesso giorno per Milazzo, mentre la Torino, per ordine del Sirtori, stava raggiungendo Giardini girando l’Isola per l’occidente e porsi agli ordini di Bixio, che si apprestava a varcare lo Stretto.”. Dunque, secondo Maraldi, che scriveva sulla scorta del testo di Pianciani e del Pittaluga, Garibaldi, a Palermo, su indicazione stessa del Pianciani nominò Rustow e siccome il Tharena ed il colonnello Gandini pure si erano dimessi, Garibaldi nominò in loro sostituzione i colonnelli Spinazzi e De Giorgi o De Giorgis (come scriveva l’Agrati). Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Infatti partì, e il 18 arrivò a Milazzo, ma non trovò più il Generale; trovò invece le tre brigate comprendenti circa 4500 uomini comandate dal Rustow. A Milazzo il 19 agosto pervenne pure il Turr con l’ordine del Dittatore di aggregare i volontari di Terranova alla 15° Divisione.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a pp. 99-100, in proposito scriveva che: “Bertani eseguì l’ordine e dopo mille peripezie il 29 agosto sbarcava a Tropea e da qui proseguiva con le truppe, d’accordo col Rustow per Pizzo, ove trovò un ordine del Sirtori di avanzare a marcie forzate per raggiungere il Quartiere Generale, che da S. Pietro del Tiriolo proseguiva verso il Generale che, dice la Mario, lo abbracciò, poi diede ordine al Generale Turr di andare a raggiungere la legione e portarla al più presto sulla via di Lagonegro, ed al Bertani disse (2): “Voi restereco meco, ho bisogno di voi”. Maraldi, a p. 99, nella nota (1) postillava: “(1) Pianciani, op. cit.”. Maraldi, a p. 101, nella nota (2) postillava:“(2) J. W. Mario, op. cit., 172, 173, 174.”. Dunque, il Maraldi è tra quelli che scriveva che il Bertani raggiunse Garibaldi a Rotonda (come scrisse il Treveljan) e non a Cosenza. Riprendendo il discorso, però, il Maraldi, scrive che Bertani raggiunse Garibaldi al Tiriolo, contraddicendo ciò che aveva scritto a p. 101. Infatti, Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, nel cap. “Segretario del Dittatore”, a pp. 107-108, in proposito scriveva che: “Ripigliamo il viaggio del Bertani dopo il suo sbarco in Calabria. Raggiunto a Tiriolo il Dittatore, fu, come si è detto, da questi ricevuto a braccia aperte: “Siete la provvidenza, gli disse. La gente della vostra legione sbarcò meco prima in Calabria. Con questi altri andremo a Napoli”. Fu allora che il Bertani abbandonò del tutto l’idea della diversione, ed ubbidendo ai voleri del Duce, lo seguì fedelmente fino a Napoli e divenne poi il suo collaboratore. Gioverebbe trascrivere dal suo vivace, interessante diario, la narrazione che egli fa del percorso da Cosenza, a Spezzano, a Castrovillari, lungo le tappe della trionfale marcia di Garibaldi.”. Dunque, Maraldi scriveva che Agostino Bertani raggiunse Garibaldi a Rotonda ed in seguito a p. 101 scrive che Bertani aveva raggiunto Garibaldi al Tiriolo, in Provincia di Catanzaro e molto distante sia da Paola che da Rotonda e Cosenza. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), che, a p. 203 e ssg., in proposito scriveva che: “Un consistente indizio, in tal senso è contenuto in alcuni brani del “giornale” redatto dal “Capitano di Stato Maggiore Garzia”, il quale, alle 18:00 del 3 settembre si imbarcò a Napoli sul vapore di commercio francese ‘Brésil’, “al Servizio del Real Governo” con il compito “di toccare gli approdi da Sapri verso Sud” e prendere a bordo gli “Uffiziali, soldati e Impiegati governativi” che si avesse trovato (36). A Sapri, dove attraccò alle 8:00 del 4 settembre, il ‘Brésil’ trovò “5 vapori Garibaldini” e “2 o 3 brigantini mercantili” (37) probabilmente gli stessi dai quali, la mattina del 2 settembre, erano sbarcate la brigata Milano e parte della brigata Parma e, alle 23:00 settembre, la sopraggiunta brigata Puppi. Ma quel che è più interessante ai fini della presente indagine è quanto il capitano Garzia annotò il 5 settembre: “(….) Garibaldi pare abbia avuto ordine da Torino d’accellerare la marcia sopra Napoli. In effetti un vapore sardo l’ho incontrato il dì 4 arrivando a Sapri, che da quivi ritornava verso Napoli da dove era venuto la sera precedente (38).”. Moliterni, a p. 203, nella nota (36) postillava: “(36) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Napoli, 1900, p. 576.”. Moliterni, a p. 203, nella nota (37) postillava: “(37) Ivi, p. 577.”. Nel testo delle memorie del generale borbonico Ludovico Quandel-Vial. Da Wikipedia leggiamo che Ludovico Quandel col grado di primo tenente, il 28 luglio 1860 prese parte alla battaglia di Capua, alla battaglia del Volturno e alla battaglia del Garigliano, al comando della Batteria nº 5. Tra le sue opere più rappresentative si ricorda Una pagina di storia – Giornale degli avvenimenti politici e militari nelle Calabrie dal 25 luglio al 7 settembre 1860 (Napoli, Tipografia Artigianelli – 1900), nel quale descrive le operazioni militari che videro opposti gli eserciti garibaldino e del Regno delle Due Sicilie. Questa cronaca è uno dei documenti di riferimento di una delle scuole del Revisionismo del Risorgimento. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 577 ed in proposito scriveva che: “4 Settembre…Alle 8 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul vapore Brésil giunge nelle acque di Sapri, ed ecco ciò che trovo scritto nel Giornale di lui. “Quivi ho trovato cinque vapori Garibaldini 2 o 3 brigantini mercantili. La truppa Garibaldina sbarcata il giorno precedente e la mattina, compresa l’altra trasporta dall”Elvetie’ si fa ammontare a 8 o 9000 uomini. Garibaldi il 3 in barchetta da Ascea era andato a Sapri ed avea preso il cammino verso Lagonegro dove è giunto la sera del 3 o la mattina del 4. La truppa sbarcata poteva essere a Lagonegro e nel Vallo di Diana la sera del 4. Il Capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del Generale Bustow (Rustow) ed altro Ufficiale Ungherese sono venuti a bordo ad assicurarmi, che in Sapri non vi era alcuno dei nostri, ma poteva trovarne a Maratea, Paola, Pizzo. Anche D. Antonio Buraglia di Maratea dava la stessa assicurazione.”.”. Ferruccio Policicchio, a p. 288, nella nota (43) postillava: “(43) Qui l’errore sta nella errata trascrizione (Ascea per Scalea) da parte dell’ex Capitano dell’esercito napoletano Quandel-Vial. Se preso alla lettera il generale avrebbe fatto il viaggio a ritroso.”. Policicchio, a p. 289, nella nota (44) postillava: “(44) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia – Giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Tip. degli Artiglieri, Napoli, 1900, pp. 576-7.”. Jessie White Mario (….), nel suo, Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 183, in proposito scriveva: “E noi li seguiamo passo per passo , guidati dal taccuino, non ripetendo cose dette da altri narratori, chè tutti fanno un salto da Soveria a Napoli. Egli nota essersi separato a Paola da Acerbi, intendente generale, che doveva condurre a Cosenza parecchi convogli di denaro giunti dalla Sicilia. E continua : “…….”. Dunque, in questo passaggio la White ci parla dell’“Intendente generale Acerbi” da cui Bertani si separerà a Paola, lasciando le truppe a Rustow per raggiungere Garibaldi a Cosenza. La White, a p. 171, continuando il su racconto tratto dal “Diario” di Bertani, scriveva: “Bertani, giunto che fu a Palermo, radunati con Rustow, secondo gli ordini di Garibaldi, quattromila cinquecento volontari a Milazzo, etc…”. La White, a p. 173, continuando il su racconto tratto dal “Diario” di Bertani, scriveva: “….e il vice-capo dell ‘ambulanza, Stradivari, potè appena tenere riuniti medici sufficienti. Per eseguire gli ordini di Garibaldi, Bertani non aveva che il vaporetto l’Utile, venuto da Palermo coi cavalli della legione. Onde facendo marciare la gente da Milazzo, Gesso, Messina, al Faro, egli, precedendola, si assicurò i trasporti e telegrafò a Garibaldi a Reggio per sapere in che punto dovesse sbarcare colla gente. Risponde, il 28 agosto, Agostino Plutino , calabrese dei Mille, colui che raggiunse i pionieri sull’ Aspromonte e rimase con essi , ed ora era stato dal dittatore nominato governatore generale politico e militare della provincia di Calabria ultra prima con poteri illimitati: “……”(1).”. La White, a pp. 179, continuando il su racconto tratto dal “Diario” di Bertani, scriveva: “….Ricevuto il dispaccio a Pizzo , Bertani con Acerbi sbarca a Paola, e , facendo il calcolo che per giungere a Lagonegro ci voglion trenta ore di vapore e novanta di marcia , va in persona a trovar Garibaldi a Rotonda per aver i suoi ordini.”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 338-339, in proposito era scritto: “Türr stesso accompagnò la spedizione, che sbarcò ai 2 settembre di buon’ora a Sapri, precedendo così di cinque marcie il grosso dell’esercito , che si avanzava nella strada consolare da Soveria- Manelli per Cosenza…..Mentre Türr alle 3 della mattina era partito per Lagonegro onde prender gli ordini di Garibaldi, mentre Rüstow era occupato nell’ armamento della guardia nazionale dei dintorni, arrivò Garibaldi nel pomeriggio dalla parte di mare a Capri e dopo breve concerto imparti l’ordine a Rüstow di partire quella sera stessa colla brigata Milano, la sola completa, alla volta di Vibonate , per raggiungere per quel sito la strada maestra consolare; doveva seguire la brigata Parma appena raccolta a Sapri, come pure quella di Bologna subito che vi fosse arrivata. La brigata Milano arrivò tardi nella sera del 3 a Vibonate, e raggiunse il giorno dopo il passo del Monte Cocuzzo , passando a Fortino la strada consolare, su cui marciarono d’allora in poi, mentre lebrigate Bologna e Parma la seguivano a 2 e 3 giorni di marcie, ed il grosso dell’ esercito dai 4 ai 6. Nello stesso giorno 4 settembre arrivò nella strada consolare verso Casalnuovo la brigata Milano forte di 900 uomini circa; e nel giorno 5 marciò verso Sala passando vicino alla brigata regia Caldarelli. Questi aveva fatto sosta a Padula per meglio eseguire la capitolazione stipulata a Cosenza coi Calabresi, in forza della quale egli erasi obbligato di non marciare contro Garibaldi. Il rapido avanzarsi della brigata Milano lo tagliò fuori da Salerno ed egli capitolò con Garibaldi. Nel giorno 6 settembre la brigata Milano marciò verso Auletta ed ai 7 verso Eboli.”.
Nel 2 settembre 1860, a Sapri, gli UFFICIALI della Brigata MILANO sbarcati con Turr e Rustow
Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo di Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 19 e ssg., in proposito scriveva: “Tutti gli ufficiali superiori e quelli dello stato maggiore furono provvisti di muli. Ritenni per me l’unico cavallo che si potè trovare; ma non pensate già che fosse un arabo ardente; non era che un grosso e forte cavallo di montagna, avvezzo ad andar sempre di passo o a lento trotto, che faceva un vero martire del suo cavaliere, poichè tra l’altre cose non sapeva procedere se non condotto per la cavezza da un ragazzo a piedi…”. Dunque, il colonnello Rustow racconta e testimonia la foggia dei volontari garibaldini organizzati dal Bertani per l’arrivo a Paola e poi sbarcati con Turr a Sapri. Rustow racconta che a Sapri, tutti gli ufficiali superiori e quelli dello Stato Maggiore erano provvisti di muli. Solo lui aveva un cavallo. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo di Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 19 e ssg., in proposito scriveva che il 3 settembre, incontrado Garibaldi sulla spiaggia di Sapri, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “La brigata si componeva di una sezione di bersaglieri costituita da due compagnie; e di tre battaglioni di linea, ognuno di 4 compagnie. Ogni battaglione era della forza di 300 uomini; i bersaglieri ammontavano a poco di 100 uomini ed erano comandati dal maggiore De Giorgi, ufficiale valente e formato alla buona scuola. Il maggiore Sessa comandava il 1° battaglione di linea; il maggior Montesi il 2°; il capitano Venuti, il 3°. Quest’ultimo era un eccellente maestro d’esercizi, severo nel servizio e qualche volta anche eccessivamente ruvido. I bersaglieri portavano blouse e pantaloni verde scuro e cappelli neri con piume grigie; erano armati con fucili rigati austriaci. La linea portava giacchetta e pantaloni di traliccio greggio, in gran parte berretto rosso foggiato a somiglianza di quelli degli ufficiali francesi, e pel resto, berretto bleu filettato di rosso; per soprabbito avevano cappotti piemontesi. Quanto alle coperte, erasene potuto rinvenire soltanto una parte per le truppe. La calzatura era di pessima qualità, ciò che fu comprovato dalle poche marcie fatte, ed io mi trovava continuamente nell’apprensione di vedere dopo altre quattro cinque tappe le truppe letteralmente a piedi nudi. Sebbene ciascun soldato non si trovasse munito con più che venti cartucce, le quali era inoltre costretto di portar nel sacco del pane o in tasca, e che per deficienza di mezzi di trasporto non si potesse aver lusinga di una pronta rifornitura; pare nessuno se ne dava fastidio. I segni distintivi dei gradi erano per gli ufficiali delle striscie d’argento o d’oro all’ingiro del kepi: una pel sottotenente; due pel tenente; tre pel capitano; quattro pel maggiore. Il colonnello ne aveva cinque d’oro e due d’argento. I bersaglieri erano infine abbigliati alla foggia piemontese ed addestrati alla stessa scuola, inclusivamente al passo ginnastico, di cui solevano usare ogni volta le circostanze lo permettessero.”.
Il maggiore SPINAZZI e la brigata PARMA dell’ex spedizione Bertani-Pianciani
Su Wikipedia, alla voce “Pietro Spinazzi” leggiamo che Pietro Spinazzi, si arruolò nell’esercito regolare sabaudo, con il grado di capitano, stabilendosi nuovamente a Genova, per lasciarlo nel 1860 per seguire Giuseppe Garibaldi nella campagna dell’Italia meridionale al seguito della spedizione guidata da Luigi Pianciani, detta anche spedizione Terranova, forte di circa 8.940 uomini. Maggiore della 2ª Brigata “Parma”, comandata dal colonnello Tharrena, giunse in Sicilia via nave sbarcando a Palermo, l’11 agosto, e pochi giorni, a Milazzo, sostituì al comando della Brigata lo stesso colonnello Tharrena dimessosi in polemica con il comando generale in quanto cambiata le destinazione di impiego della sua unità. Durante la campagna guidò l’ex 2ª Brigata “Tharrena”, composta da 700 uomini circa, sempre agli ordini di Nino Bixio, comandante della 18ª Divisione dell’esercito meridionale, e per il valore dimostrato, il 1º ottobre nella battaglia del Volturno, durante il combattimento di Ponti della Valle di Maddaloni, fu elogiato ufficialmente dallo stesso, promosso al grado di tenente colonnello e proposto della croce al valore militare di Savoia che poi non ottenne. Devo però aggiungere che prima di passare al corpo o Divisione XVIII di Bixio, il colonnello Pietro SPINAZZI, comandò la Brigata omonima che in precedenza era detta “Tharena”, ovvero la 2° Brigata dell’ex spedizione Pianciani, ovvero la spedizione per invadere gli Stati Pontifici organizzata da Agostino Bertani. Dimessosi Pianciani, a Palermo, Garibaldi lo sostituì con Pietro Spinazzi, e lo aggregò alla truppa comandata dal Rustow, con il nome di Brigata PARMA. La brigata Parma, non riuscì a d imbarcarsi tutta ed arrivare con Bertani e Rustow, tutta a Paola. Da Wikipedia leggiamo che il maggiore Pietro Spinazzi (Parma, … – Genova, post 1869) è stato un patriota, garibaldino e scrittore italiano. Si arruolò nell’esercito regolare sabaudo, con il grado di capitano, stabilendosi nuovamente a Genova, per lasciarlo nel 1860 per seguire Giuseppe Garibaldi nella campagna dell’Italia meridionale al seguito della spedizione guidata da Luigi Pianciani, detta anche spedizione Terranova, forte di circa 8.940 uomini. Maggiore della 2ª Brigata “Parma”, comandata dal colonnello Tharrena, giunse in Sicilia via nave sbarcando a Palermo, l’11 agosto, e pochi giorni, a Milazzo, sostituì al comando della Brigata lo stesso colonnello Tharrena dimessosi in polemica con il comando generale in quanto cambiata le destinazione di impiego della sua unità. Di Spinazzi ne parla anche Giacomo Oddo, I mille di Marsala: scene rivoluzionarie: opera dedicata alla Venezia …, 1863, pagina 981 e, come ho detto il Generale Giovanni Pittaluga, La diversione: note garibaldine sulla Campagna del 1860, Casa Editrice Italiana, Roma, 1904. A Paola, il 1° settembre 1860, la Brigata era ivi solo una parte di essa, mentre, solo dopo il 3 settembre 1860, iniziò ad arrivare a Sapri l’altra porzione della Brigata. Infatti, il 3 settembre, Rustow, marciando con la Brigata Milano verso Vibonati, inviò un ordine a Spinazzi che era rimasto a Sapri ad attendere il resto dei volontari garibaldini. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 20, in proposito scriveva che il 3 settembre, incontrado Garibaldi sulla spiaggia di Sapri, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Alle 5 di matina ripresimo la marcia. La notte mandai indietro un uomo fidato di Sapri con un ordine al maggiore Spinazzi onde ci seguisse con la brigata Parma tosto che fosse riunita, lasciando sul luogo l’ordine stesso per la brigata Bologna, la quale pure da Torre del Faro doveva arrivare a Sapri.”. La brigata “Puppi” (ex brigata “Bologna”) ancora non aveva potuto imbarcarsi a Paola con Turr e Rustow e quindi, questa brigata, il 2 settembre, all’arrivo di Turr e Rustow a Sapri non era ancora sbarcata. Si attendevano le truppe di parte della brigata “Parma” e di parte della brigata “Puppi” e quindi, il colonnello Rustow, portandosi verso Vibonati, inviò a Sapri, a maggiore Spinazzi un messaggio per le truppe che ancora dovevano essere riunite a Sapri. Il messaggio di Rustow era l’ordine a Spinazzi di proseguire verso Vibonati non appena le truppe delle due brigate “Parma” e “Bologna” fossero riunite a Sapri. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 11, scriveva pure: “Ma i nostri legni bastarono appena per l’imbarco delle due brigate Milano e Parma, la brigata Bologna dovette restare al Faro. La brigata Milano e parte della brigata Parma erano con me sul vapore Rosolino Pilo.”. Dunque, Rustow parla espressamente della Calabria e, a pp. 12-13 aggiunge: “….Il vapore Rosalino Pilo si allontanò….il suo esempio fu seguito anche dagli altri legni giunti poi, che avevano trasportato la brigata Parma, comandata dal valente maggiore Spinazzi. Ora non ci rimaneva che di continuare a piedi il viaggio pel Pizzo. Etc…”. Giuseppe Maraldi (…), nel suo “La spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 100, riferendosi al rifiuto dato a Garibaldi dal Pianciani, a Palermo, in proposito scriveva che: “Le brigate, Parma, Bologna, Milano, ….Garibaldi non si oppose, accettò pure le dimissioni, per gli stessi motivi addotti dal Pianciani, del colonnello Tharena e del Gandini delle brigate Milano e Bologna, che furono sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi.”. Giuseppe Maraldi (….), nel suo, “La Spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 88, in proposito scriveva che: “Il Bertani (1) aveva mobilitato circa novemila uomini, organizzati ed armati come nessun’altra spedizione. La spedizione era divisa in 24 battaglioni, (2) più un battaglione di cacciatori con 580 uomini, 120 guide, 220 uomini del genio, 180 di artiglieria e 120 addetti alla Intendenza. Si trattava in tutto di sei brigate: 1° la Genova; 2° la Parma; 3° la Milano; 4° la Bologna; 5° la Toscana; 6° la Abruzzi. Le prime quattro, agli ordini dei rispettivi comandanti colonnelli Eberhardt, Tharrena, Cantini, Puppi, dovevano concentrarsi nel Golfo degli Aranci, per agire sulla costa dello Stato pontificio. Etc…”. Maraldi, a p. 88, nella nota (1) postillava: “(1) W. Rustow, La brigata Milano nella Campagna etc…”. Maraldi, a p. 88, nella nota (2) postillava: “(2) L. Pianciani, Del’andamento delle cose in Italia, Milano, 1860 e Pittaluga, op. cit., p. 127-128 e 129.”. La brigata “Milano” era comandata dal colonnello “O. Gandini” che pare si fosse dimesso e per questo motivo affidata al comando del “maggiore De Giorgis”; la brigata “Bologna”, comandata da Puppi; la brigata Parma, in origine comandata da Tharena e che in seguito alle dimissioni di Tharrena, fosse passata al maggiore Spinazzi. Tharena comandava la brigata “Parma” dell’ex spedizione Pianciani ma, insieme a Pianciani il 16 agosto 1860 diede le sue dimissioni. Dei colonnelli Spinazzi e De Giorgi, ci parla Rustow che, il 3 settembre era con loro a Sapri. Oltre alle due precedenti Brigate, la Eberhard e la Puppi (….), componevano il contingente organizzato dal Bertani anche le due Brigate “Milano”, la brigata “Spinazzi” (ex Brigata “Parma” ed ancor prima Brigata Tharrena). La brigata “Milano”, comandata dal “maggiore De Giorgi” (in precedenza era comandata dal Gandini che si dimise insieme al Pianciani) e, la brigata “Parma” comandata dal maggiore “Pietro Spinazzi” (….) e, tutte sotto il comando del colonnello Wilhem Rustow che Garibaldi aveva nominato Capo di Stato Maggiore, in sostituzione del Pianciani e prima che Garibaldi nominasse Turr a Rotonda. Tutte queste Brigate facevano parte della XV Divisone dell’Esercito Meridionale. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, in questo passaggio, il Pecorini-Manzoni scriveva che una volta in Sicilia, a Palermo, le truppe della ex spedizione Pianciani, vennero denominate: “Tharena” (poi chiamata Spinazzi), “Milano”, comandata dal Rustow, “Puppi” (poi in seguito chiamata “Sacchi”), la “Nicotera” (poi in seguito chiamata “Spangaro”). Il colonnello era nativo di Parma, sposato con figli, aveva oltre cinquant’anni d’età. Proveniva dai ranghi dell’esercito regolare che aveva lasciato volontariamente per inseguire l’irresistibile richiamo di Garibaldi. Dalla revisione di queste notizie troviamo il colonnello “O. Gandini” che condusse le truppe della brigata “Milano”, la brigata “Parma” condotta dal “maggiore Spinazzi”, la brigata Puppi condotta da ?. Rustow era Capo di Stato Maggiore ed era stato momentaneamente nominato comandante di queste forze dal Bertani come scrive l’Agrati (…). In proposito a Pietro Spinazzi, Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Russo Luigi, Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a p. 281, in proposito scriveva che: “A Paola aveva lasciato il momentaneo comando al colonnello Guglielmo Rustow delle brigate Milano e Spiazzi con le quali, via mare, giunto a Pizzo la sera del 30 agosto, era salpato nella notte del 30-31.”. Quì Policicchio scrive erroneamente “Spiazzi” ma si tratta della brigata “Spinazzi”. Fa lo stesso errore Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. , in proposito scriveva che: “Intanto Stefano Turr, che era al seguito di Garibaldi, ebbe l’ordine di portarsi a Paola per imbarcare le truppe che erano giunte il giorno prima, dove lo attendeva il generale Guglielmo Rustow delle brigate Milano e Spiazzi con le quali era giunto a Pizzo la sera del 30 agosto, ed era salpato via mare nella notte tra il 30 e il 31 agosto. La mattina del primo settembre Turr giungeva a Paola e, prima di incamminarsi, scriveva a Nino Bixio che lo precedeva: “Le quattro brigate Eberhardt, Puppi, Milano, Spiazzi della dimessa spedizione Pianciani e Bertani sono state attaccate alla mia divisione….Parto oggi stesso per Paola, dove sono arrivate due delle suddette brigate, e farò di tutto per trovare imbarco, e spingermi per il Golfo di Policastro ed ivi sbarcare….”. Come ho già ribadito, non si tratta del maggiore “Spiazzi” ma di “Spinazzi”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 126-127 e ssg., in proposito scriveva che: “Ebbe per capo di stato maggiore il colonnello W. Rustow emigrato tedesco, scrittore militare di grido, e per aiutante generale il colonnello Picozzi; intendente il maggiore Sani; medico capo il maggiore Gemelli; commissario il maggiore Della Lucia. Vi erano ufficiali superiori distintissimi quali Spinazzi, De Criarzi, Cattabene, Pedotti. La spedizione era stata organizzata in sei brigate di linea, ciascuna formata su quattro battaglioni di quattro compagnie caduno non irregimentati. Le sei brigate erano numerate, denominate e comandate come segue: a 1ª Brigata Genova colonnello Eberhardt. a 2ª Brigata Parma colonnello Tharrena. La 3 Brigata Milano colonnello Gandini. La 4ª Brigata Bologna colonnello Puppi. a 5 Brigata Toscana colonnello Nicotera. 6ª Brigata Romagna colonnello Caucci. Inoltre eravi un battaglione carabinieri , due squadroni guide , due compagnie del genio , due batterie rigate da campagna. un servizio amministrativo. Gli effettivi delle compagnie erano di soli 80 uomini , ma vi era sicurezza di aumentarli , ciò che si sarebbe avverato senza ulteriore alterazione dei quadri. La forza totale al 31 luglio era di 8940 uomini.”. Dunque, Pittaluga, parlando della spedizione Pianciani-Bertani allestita per l’invasione degli Stati Pontifici, citava alcuni ufficiali e nomi che poi in seguito ritroveremo nello sbarco di queste truppe a Paola e a Sapri. Pittaluga oltre a dirci di Pianciani e di Rustow, cita il colonnello Picozzi, aiutante in campo di Rustow, cita l’intendente di Rustow il maggiore Sani, il maggiore Gemelli, medico capo, il maggiore Della Lucia, commissario, Spinazzi, ufficiale superiore, De Crianzi, ufficiale superiore, Cattabene, Pentotti, ufficiali superiori.
Il colonnello O. GANDINI ? o DE GIORGIS ? al comando della Brigata MILANO
Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 20, in proposito scriveva che: “Alle 5 di matina ripresimo la marcia. La notte mandai indietro un uomo fidato di Sapri con un ordine al maggiore Spinazzi onde ci seguisse con la brigata Parma tosto che fosse riunita, lasciando sul luogo l’ordine stesso per la brigata Bologna, la quale pure da Torre del Faro doveva arrivare a Sapri…..brigata Milano…si componeva di una sezione di bersaglieri costituita da due compagnie; e di tre battaglioni di linea, ognuno di 4 compagnie. Ogni battaglione era della forza di 300 uomini; i bersaglieri ammontavano a poco di 100 uomini ed erano comandati dal maggiore De Giorgi, ufficiale valente e formato alla buona scuola. Il maggiore Sessa comandava il 1° battaglione di linea; il maggior Montesi il 2°; il capitano Venuti, il 3°. Quest’ultimo era un eccellente maestro d’esercizi, severo nel servizio e qualche volta anche eccessivamente ruvido.“. Inoltre, sempre il Rustow, nella traduzione del Porro, a p. 22, in proposito scriveva che: “Garibaldi s’era recato fino a Forlino, io era rimasto indietro…..Potevano essere le 10 e mezzo del mattino all’incirca, quando io coi miei due ufficiali d’ordinanza ANTONIO BATTICOZZI e CESARE COMENDIO, questi un Lombardo, quello un Veronese, ragiunsi l’aspra e selvaggia cresta del Feralunga, sotto il monte Coruzzo, dalla quale si discende poi nella gola del Gauro che sbocca verso la solitaria taverna di Forlino, etc…”. Interessantissima questa descrizione dei luoghi che ci fa Rustow parlando della sua marcia da Vibonati al Fortino. Inoltre, Rustow ci dice che tra i suoi ufficiali della Brigata “Milano” che conduceva prima a Vibonati e poi al Fortino vi era Antonio Batticozzi e Cesare Comendio. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 19 e ssg., il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “….l’ordinamento della brigata Milano in questo punto in cui incominciarono seriamente le sue operazioni. La brigata si componeva di una sezione di bersaglieri costituita da due compagnie; e di tre battaglioni di linea, ognuno di 4 compagnie. Ogni battaglione era della forza di 300 uomini; i bersaglieri ammontavano a poco di 100 uomini ed erano comandati dal maggiore De Giorgi, ufficiale valente e formato alla buona scuola. Il maggiore Sessa comandava il 1° battaglione di linea; il maggior Montesi il 2°; il capitano Venuti, il 3°. Quest’ultimo era un eccellente maestro d’esercizi, severo nel servizio e qualche volta anche eccessivamente ruvido.”. Dunque, è il Rustow che testimoniava come la Brigata “Milano”, a Sapri, il 2 e il 3 settembre, si componeva di due Compagnie di Bersaglieri, oltre a tre battaglioni di linea, ed ogni Battaglione di linea era composto da 4 Compagnie. Ogni Battaglione di linea aveva una forza di 300 uomini. Rustow scriveva pure che “Il maggiore Sessa comandava il 1° battaglione di linea; il maggior Montesi il 2°; il capitano Venuti, il 3°”. Rustow scrive pure che la Sezione di Bersaglieri, costituita da n. 2 Compagnie “….ammontavano a poco di 100 uomini ed erano comandati dal maggiore De Giorgi, ufficiale valente e formato alla buona scuola.”. Dunque, il maggiore De Giorgi comandava la Sezione di Bersaglieri che ammontavano a poco più di 100 uomini. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo di Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 22 scriveva che: “Potevano essere le 10 e mezza del mattino all’incirca, quando io coi miei due ufficiali d’ordinanza Antonio Batticozzi e Cesare Comendio, questi un Lombardo, quello un Veronese, etc…”.Dunque, Rustow scriveva e citava i due ufficiali di ordinanza: ANTONIO BATTICOZZI, lombardo e CESARE COMENDIO, veronese. Infatti, Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 409-410, sulla scorta del Rustow, in proposito scriveva che: “Queste forze, dice il Rustow, eran l’intera Brigata “Milano” e alcuni reparti dell “Parma”: il resto aveva dovuto restare al Faro poichè i vapori non erano sufficienti per il trasporto. Componevano la Brigata “Milano” 3 Battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi e il capitano Venuti, e 2 Compagnie di bersaglieri. Il Turr imbarcò tutti il 1° settembre e sbarcò a Sapri alle 9 del mattino seguente. Alle 5 del pomeriggio ripartiva da Sapri per via di terra e poco prima del mezzogiorno del 4 settembre era al Fortino dopo aver bivaccato la prima notte a Vibonati ed aver costeggiato poi le falde del monte Cocuzzo. La Brigata “Bologna” ed il resto della “Parma” seguirono di lì a qualche giorno e il Rustow dice che quand’egli coi suoi, dopo il Fortino, s’avviò per la consolare, quell’altre truppe dell’antica Divisione Pianciani venivan dietro a due o tre giorni di marcia. Etc…”. Agrati, sulla scorta del Rustow scriveva che: “Componevano la Brigata “Milano” 3 Battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi e il capitano Venuti, e 2 Compagnie di bersaglieri.”. Agrati, a p. 409, scriveva che la brigata “Milano”, sbarcata a Sapri, con il Turr che l’aveva portata da Paola, era formata da tre battaglioni di 300 uomini ognuno. Essi erano guidati dai maggiori Montessi e Sessa ed il capitano Venuti. Agrati ci parla anche di De Giorgi o De Giorgis. Sul brigatiere De Giorgis, Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, nell’Indice dei nomi, a p. 629, in proposito scriveva che: “De Giorgis (brigadiere), 467” e, sul Venuti, a p. 635 scriveva: “Venuti….(capitano), 409, 467”. Dunque, l’Agrati scriveva che la Brigata Milano era composta da 3 battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori “SESSA”, “MONTESSI” ed il capitano “VENUTI”, più due Compagnie di Bersaglieri. Agrati, a p. 409, scriveva che la brigata “Milano”, sbarcata a Sapri, con il Turr che l’aveva portata da Paola, era formata da tre battaglioni di 300 uomini ognuno. Essi erano guidati dai maggiori Montessi e Sessa ed il capitano Venuti. Agrati ci parla anche del “maggiore De Giorgi” che egli chiama “De Giorgis”. Sul brigatiere De Giorgis, Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, nell’Indice dei nomi, a p. 629, in proposito scriveva che: “De Giorgis (brigadiere), 467” e, sul Venuti, a p. 635 scriveva: “Venuti….(capitano), 409, 467”. Infatti, Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, parlando dei battaglioni che combatterono la battaglia di Capua, a pp. 467, in proposito scriveva che: “…mentre Rustow muoveva contro Capua con 5300 uomini – lo dice egli stesso – così divisi: 1° La Brigata Eber col reggimento Cossovic: etc…2°. 2 Battaglioni della Brigata Spangaro: 900 uomini etc…3°. La Brigata “Milano” col maggiore De Giorgis; 850 uomini, dei quali però 300 in retroguardia agli ordini del capitano Venuti; 2 Battaglioni disponibili della Brigata Puppi – il 3° del Cattabeni lo vedemmo destinato all’attacco di Cajazzo etc..”. Sugli ufficiali della Brigata “Milano”, vi è la testimonianza diretta del Rustow. Inoltre, sempre il Rustow, nella traduzione del Porro, a p. 22, in proposito scriveva che: “Garibaldi s’era recato fino a Forlino, io era rimasto indietro…..Potevano essere le 10 e mezzo del mattino all’incirca, quando io coi miei due ufficiali d’ordinanza ANTONIO BATTICOZZI e CESARE COMENDIO, questi un Lombardo, quello un Veronese, ragiunsi l’aspra e selvaggia cresta del Feralunga, sotto il monte Coruzzo, dalla quale si discende poi nella gola del Gauro che sbocca verso la solitaria taverna di Forlino, etc…”. Inoltre, Rustow ci dice che tra i suoi ufficiali della Brigata “Milano” che conduceva prima a Vibonati e poi al Fortino vi era Antonio Batticozzi e Cesare Comendio. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: “Il Treveljan giustamente osserva che così buona parte delle forze raccolte dal partito mazziniano venivano a trovarsi al comando del più cavouriano fra i generali di Garibaldi. Queste forze, dice il Rustow, eran l’intera Brigata “Milano” e alcuni reparti dell “Parma”: il resto aveva dovuto restare al Faro poichè i vapori non erano sufficienti per il trasporto. Componevano la Brigata “Milano” 3 Battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi e il capitano Venuti, e 2 Compagnie di bersaglieri. Il Turr imbarcò tutti il 1° settembre e sbarcò a Sapri alle 9 del mattino seguente.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, parlando dei battaglioni che combatterono la battaglia di Capua, a pp. 467, in proposito scriveva che: “…mentre Rustow muoveva contro Capua con 5300 uomini – lo dice egli stesso – così divisi: 1° La Brigata Eber col reggimento Cossovic: etc…2°. 2 Battaglioni della Brigata Spangaro: 900 uomini etc…3°. La Brigata “Milano” col maggiore De Giorgis; 850 uomini, dei quali però 300 in retroguardia agli ordini del capitano Venuti; 2 Battaglioni disponibili della Brigata Puppi – il 3° del Cattabeni lo vedemmo destinato all’attacco di Cajazzo etc..”. La ricostruzione storica dell’Agrati non mi ritorna. Agrati scriveva che: “Il Turr imbarcò tutti il 1° settembre e sbarcò a Sapri alle 9 del mattino seguente.”. Dunque, Agrati scriveva che Turr sbarcava a Sapri alle 9 del mattino del giorno 2 settembre 1860, e fin qui mi trovo. Poi aggiunge: “Alle 5 del pomeriggio ripartiva da Sapri per via di terra….”. Agrati scriveva che il Turr ripartiva da Sapri, alle 5 del pomeriggio del giorno 2 settembre 1860. Il telegramma di Garibaldi che gli ordinava di partire da Sapri gli era arrivato la mattina stessa del 2 settembre o la notte del 3 settembre quando secondo alcuni egli ripartì da Sapri per portarsi a Lagonegro secondo gli ordini di Garibaldi ?. In primo luogo risulta che il generale Turr, su ordine di Garibaldi, il giorno 3 settembre aveva già lasciato Sapri per recarsi in perlustrazione verso Lagonegro dove dovevano trovarsi le truppe borboniche del generale Caldarelli. Inoltre, l’Agrati scrive che Turr si allontanò da Sapri alle 5 del pomeriggio del giorno 3 settembre, mentre Rustow testimoniava che si allontanò da Sapri alle 5 del mattino. Inoltre, Agrati scriveva pure che il Turr, “…e poco prima del mezzogiorno del 4 settembre era al Fortino dopo aver bivaccato la prima notte a Vibonati ed aver costeggiato poi le falde del monte Cocuzzo.”. Dal racconto del Rustow risulta che fu lui ad essere incaricato di allontanarsi da Sapri per recarsi con una parte della truppa arrivata a Sapri al Fortino o verso la strada Consolare. Inoltre, sempre dal racconto del Rustow risulta che fu lui, e non Turr a bivaccare e a pernottare a Vibonati. Agrati, a p. 409, scriveva che la brigata “Milano”, sbarcata a Sapri, con il Turr che l’aveva portata da Paola, era formata da tre battaglioni di 300 uomini ognuno. Essi erano guidati dai maggiori Montessi e Sessa ed il capitano Venuti. Carlo Agrati (….), nel suo, “Da Palermo al Volturno”, ed. Mondadori, Milano, 1937, a pp. 332-333, in proposito scriveva che: “Ma Pianciani non si arrende e non accetta il cambiamento di programma: egli s’è impegnato per gli Stati Romani, non per la Calabria; e, senz’altro, si dimette indicando il Rustow a suo successore. Con lui, se ne vanno il Tharrena e qualche altro.”. Dunque, Agrati scriveva che secondo quanto scrisse Agostino Bertani, con Pianciani si dimisero il Tharrena e con lui se ne andò “qualche altro”. Agrati non scrive che si dimise Gandini. Agrati ci parla anche di De Giorgi o De Giorgis. Sul brigatiere De Giorgis, Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, nell’Indice dei nomi, a p. 629, in proposito scriveva che: “De Giorgis (brigadiere), 467” e, sul Venuti, a p. 635 scriveva: “Venuti….(capitano), 409, 467”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Sacchi – 8-9 settembre – Lagonegro; 10 settembre – Sapri sul mare; Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri; Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri-Vibanate; Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “. Dunque, il Pecorini-Manzoni nel suo specchietto ribadiva le date e le tappe delle singole Brigate. Riguardo Sapri leggiamo che arrivarono il giorno 2 settembre 1860 (e dunque si trovavano a Sapri alll’arrivo di Garibaldi il giorno 3 settembre), le due Brigate “Milano” ed una parte della Brigata “Spinazzi” o “Parma”. La Brigata “Puppi” ( o “Bologna”) sarà a Sapri il giorno 4 settembre 1860 e si mette in marcia subito per Vibonati. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 186, parlando della Spedizione di Ariano, in proprosito scriveva che: “Il tenente Canepa della Brigata Milano il 17 verso l’1 pom. sulla linea degli avamposti di Casapulla etc…”. Pecorini, sempre parlando di Capua, a p. 212, in proposito scriveva: “Comando della Brigata Milano: Luogotenente colonnello De Giorgis Carlo Felice, Capo di Stato Maggiore Capitano De Carolis; etc…furono anche aggregate a questa Divisione la brigata Corrao, già la Masa, e la Legione Inglese. (Doc. 80). Il Dittatore trasportava il suo quartiere generale a Caserta il giorno 27 settembre etc…”. Dunque, come ho già detto, verso il 20 settembre, il Comando della Brigata Milano passò al Luogotenente colonnello Carlo Felice De Giorgis. Sul sito della Presidenza della Repubblica è scritto che egli era Luogotenente colonnello di Fanteria che gli fu conferito il 30 novembre 1862. Su De Giorgis, il Pecorini, a p. 435, in proposito scriveva: “(Documento 64) 3° Brigata Milano. 3° Bataglione. Avamposto di Santa Prisca, 18 settembre 1860. Rapporto. Ieri verso un’ora pom.il sig. luogotenente Emilio Canepa, avente l’ispezione al battaglione percorreva la nostra linea, etc…”. Dunque, secondo questo rapporto, il Luogotenente Emilio Canepa ispezionò il Battaglione di Fanteria della Brigata Milano. Canepa viene più volte citato anche dal Rustow. Sul De Giorgis, il Pecorini, a p. 454, in proposito scriveva: “Documento 80. ESERCITO MERIDIONALE 15° Divisione Turr. Situazione Numerica della Forza della Suddetta Divisione al giorno 6 ottobre 1860: Corpo: Stato Maggiore della Divisione: Capo di Stato Maggiore, Colonnello Brigatiere Rustow; Genio: Capitano Tessera; Corpo Sanitario: Medico Divisionale Ziliani; Intendenza Militare: Intendente Ghiglione; Tribunale Militare: Avv. Fiscale, Bissoni Luigi; BRIGATA MILANO (2), Ten. Colonnello De Giogis; Corpo: Stato Maggiore: Capitano De Caroli; Bersaglieri Milanesi, Maggiore Mentesi; I° Battagl. Cacciatori Maggiore Sessa; 2° Battagl. Cacciatori, Maggiore Venuti; etc…”. Pecorini, a p. 454, nella nota (2) postillava: “(2) Già Gandini. Terza Brigata della Spedizione di Terranova.”. Dunque, il Pecorini cita gli ufficiali della Brigata Milano al 6 ottobre 1860 e sono: Carlo Felice De Giorgis, Tenente Colonnello; Capitano De Caroli, Capo di Stato Maggiore; Maggiore MENTESI, Capo di Stato Maggiore dei Bersaglieri Milanesi; Maggiore SESSA, Capo di Stato Maggiore del 1° Battaglione Cacciatori; Maggiore VENUTI, Capo di Stato Maggiore del 2° Battaglione dei Cacciatori. Su Carlo Felice De Giorgis, sul blog della Presidenza della Repubblica, si legge che era luogotenente colonnello di fanteria e, nel 30 novembre 1862 ebbe l’onoreficenza di Cavaliere Ordine Militare d’Italia. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 109 e ssg., in proposito scriveva che: “IV….Il generale Gandini, comandante della brigata Milano composta di novecento uomini, giunse anch’egli a Vibonati, etc…”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 109 e ssg., in proposito scriveva che: “III….Alba del giorno precedente v’era approdato il generale Rustovv con le brigate Milano e Spinazzi. Il Dittatore gli ordinò di avanzare con la prima brigata composta da novecento uomini, la sola veramente completa, per Vibonati, donde avrebbe proseguito per Padula. Mandò poi, a breve distanza, le brigate Spinazzi e Puppi. Era stato il Turr a concentrare queste forze a Sapri (circa 1500 uomini quasi tutti milanesi), …..”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a pp. 126-127 e ssg., in proposito scriveva che: “La spedizione era stata organizzata in sei brigate di linea, ciascuna formata su quattro battaglioni di quattro compagnie caduno non irregimentati. Le sei brigate erano numerate, denominate e comandate come segue : a 1ª Brigata Genova colonnello Eberhardt. a 2ª Brigata Parma colonnello Tharrena. a 3 Brigata Milano colonnello Gandini. a 4ª Brigata Bologna colonnello Puppi. a 5 Brigata Toscana colonnello Nicotera . 6ª Brigata Romagna colonnello Caucci. Inoltre eravi un battaglione carabinieri , due squadroni guide , due compagnie del genio , due batterie rigate da campagna. un servizio amministrativo. Gli effettivi delle compagnie erano di soli 80 uomini , ma vi era sicurezza di aumentarli , ciò che si sarebbe avverato senza ulteriore alterazione dei quadri . La forza totale al 31 luglio era di 8940 uomini.”. Dunque, Pittaluga, parlando della spedizione Pianciani-Bertani allestita per l’invasione degli Stati Pontifici, citava alcuni ufficiali e nomi che poi in seguito ritroveremo nello sbarco di queste truppe a Paola e a Sapri. Pittaluga oltre a dirci di Pianciani e di Rustow, cita il colonnello Picozzi, aiutante in campo di Rustow, cita l’intendente di Rustow il maggiore Sani, il maggiore Gemelli, medico capo, il maggiore Della Lucia, commissario, Spinazzi, ufficiale superiore, De Crianzi, ufficiale superiore, Cattabene, Pentotti, ufficiali superiori. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 148, in proposito scriveva che: “…quando giugevano in vista del Golfo degli Aranci, l’Amazone e l’Isera, portanti la Brigata ‘Parma’ (Tharrena), etc….Tharrena però, uomo serio e risoluto, fermavasi….Le altre due brigate, ‘Milano’ (Gandini) e ‘Bologna’ (Puppi), per gli ostacoli già accennati giunsero al convegno soltanto la sera del 13, coi vapori Weasel, Garibaldi, Calatafini e col Clipper Sheaperd.”. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156 e ssg., in proposito scriveva pure che: “Pianciani, il quale nel congedarsi presenò al Dittatore il colonnello Rustow come quello al quale cedeva il comando delle tre brigate, Parma, Milano e Bologna (Tharrena, Gandini, Puppi), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero l’ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo. I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, perchè era stata cambiata la destinazione per la quale eransi impegnati, e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi.”. Dunque, in questo passaggio il Pittaluga scrive che Tharrena e Gandini si dimisero, ed il comando delle due loro brigate, la “Tharrena” e la “Milano” passarono rispettivamente ai due colonnelli Spinazzi e De Giorgi o De Giorgis, ma a noi da altri autori non risulta. Dunque, secondo il generale Pittaluga, la brigata “Milano” non era più comandata dal colonnello Gandini che fu sostituito con De Giorgi. Dunque, Pittaluga scriveva che una volta allontanato il Pianciani e, dimessisi i colonnelli Tharrena e Gandini, che chiesero di essere dispensati, essi furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi o De Giorgis. Spinazzi sostituendo Tharrena, andava a comandare la Brigata “Parma”; De Giorgi, sostituendo Gandini andava a comandare la Brigata “Milano”. Dei colonnelli Spinazzi e De Giorgi o De Giorgis, ci parla Rustow che, il 3 settembre era con loro a Sapri. Di questo valoroso garibaldino ci ha parlato il Generale Giovanni Pittaluga, La diversione: note garibaldine sulla Campagna del 1860, Casa Editrice Italiana, Roma, 1904. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 157 e ssg., riferendosi al Bertani, in proposito scriveva pure che: “A Palermo apprese con rammarico da Pianciani quanto aveva deciso il Dittatore, ed il conseguente ritiro di Pianciani dal comando della Divisione che trovavasi a Milazzo, ed il congedo preso da Tharrena e da Gandini e da parecchi altri ufficiali . Ma non per questo si tenne per vinto. Disse a Pianciani che aveva avuto troppa fretta a lasciare il comando ; che conveniva di cercare ancora di convincere il Generale, e che a tal fine egli partiva subito per Milazzo. Quivi giunto trovò le tre brigate riunite sotto Rustow che gli fecero buona accoglienza. Non trovò più il Generale già partito per Giardini…”. Dunque, in questo passaggio il Pittaluga scrive che il “colonnello Tharrena” ed il “colonnello Gandini” si dimisero, ed il comando delle due loro brigate, la “Tharrena” e la “Milano” passarono rispettivamente ai due colonnelli “Spinazzi” e “De Giorgi”. Dunque, secondo il generale Pittaluga, la brigata “Milano” non era più comandata dal colonnello Gandini che fu sostituito con De Giorgi. La brigata “Milano”, comandata dal “maggiore De Giorgi” (in precedenza era comandata dal Gandini che si dimise insieme al Pianciani) e, la brigata “Parma” comandata dal maggiore Pietro Spinazzi (….) e, tutte sotto il comando del colonnello Wilhem Rustow che Garibaldi aveva nominato Capo di Stato Maggiore, in sostituzione del Pianciani e prima che Garibaldi nominasse Turr a Rotonda. Sul “Gandini” ha scritto, nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “….Garibaldi, il quale, giunto a Sapri, ordinava senz’altro al generale Rustow di avanzare con la sua brigata Milano, la prima che in quel momento si trovava già pronta e ordinata, per guadagnare rapidamente la strada consolare. A breve distanza mandò, al seguito di questa avanguardia, la brigata Spinazzi e poi la brigata Puppi…..Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli. Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano alla loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”. E poi, ancora, il Cesari, a p. 172, in proposito è scritto: “Così la sera del 3 settembre, il generale Gandini, comandante la brigata Milano, forte di 900 uomini, poteva giungere a Vibonati, etc…”. Dunque, il Cesari, ripropone la figura del “generale Gandini”, che, secondo lui comandava la Brigata “Milano”. Abbiamo visto, però, come il generale Gandini si fosse dimesso insieme al Nicotera ed al Pianciani a Palermo, all’arrivo della ex Spedizione Terranova dal Golfo degli Aranci. Dunque, insieme al Rustow ed al Turr, a Sapri, la Brigata Milano sbarcò col generale Gandini oppure questa Brigata garibaldina era comandata dal De Giorgi (che l’Agrati scriveva “De Giorgis” ?). Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 109 e ssg., in proposito scriveva che: “IV….Il generale Gandini, comandante della brigata Milano composta di novecento uomini, giunse anch’egli a Vibonati, etc…”. Anche Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a p. 195, si chiede: “..nel porto di Sapri, a capo dei circa 1600 uomini, componenti l’intera brigata Milano, comandata dal colonnello Gandini, e parte della brigata Parma agli ordini del maggiore Spinazzi (18).”. Quì Moliterni scriveva che la brigata “Milano” era comandata dal colonnello “Gandini”, ma su questa notizia nutriamo dei dubbi in quanto il colonnello Gandini, che comandava la brigata “Milano” e l’aveva portata con il Pianciani dal golfo degli Aranci a Palermo, si dimise con il colonnello Tharrena della brigata “Parma”, come scriverà il Dallolio. Nella nota (18), Moliterni postilla del racconto di Rustow nell’edizione e traduzione di E. Porro. Rustow non parla di Gandini ma scrive del colonnello De Giorgi. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156 e ssg., riferendosi a Garibaldi, in proposito scriveva che: “Allora questi fece cortesi saluti ed auguri a Pianciani, il quale nel congedarsi presentò al Dittatore il colonnello Rustow come quello al quale cedeva il comando delle tre brigate, Parma, Milano e Bologna (Tharrena, Gandini, Puppi), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero l’ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo. I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, perchè era stata cambiata la destinazione per la quale eransi impegnati, e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. L’altra brigata Eberhardt,..di recarsi a Giardini agli ordini di Bixio.”. Sempre Pittaluga, a p. 157, riferendosi a Bertani, in proposito scriveva: “Milazzo. Quivi giunto trovò le tre brigate riunite sotto Rustow che gli fecero buona accoglienza….arrivò in quel giorno 19 agosto a Milazzo apportatore di un ordine del Dittatore che assegnava quelle truppe alla 15° Divisione comandata dal Turr stesso. Questi ordinò una rivista alla quale intervenne anche Bertani.”. Dunque, il generale Pittaluga scriveva che una volta allotanato il Pianciani e, dimessisi i colonnelli Tharrena e Gandini, che chiesero di essere dispensati, essi, furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. Spinazzi sostituendo Tharrena, andava a comandare la Brigata “Parma”; De Giorgi, sostituendo Gandini andava a comandare la Brigata “Milano”. Il Pittaluga è chiaro quando scrive che: “I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, ……e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. L’altra brigata Eberhardt,..di recarsi a Giardini agli ordini di Bixio.”. Come però faceva notare Moliterno (….), il “generale Gandini” viene espressamente citato dal Rustow, il quale era capo di Stato Maggiore della Brigata “Milano”. Infatti, Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 11, scriveva pure: “Ma i nostri legni bastarono appena per l’imbarco delle due brigate Milano e Parma, la brigata Bologna dovette restare al Faro. La brigata Milano e parte della brigata Parma erano con me sul vapore Rosolino Pilo. A mezzogiorno lasciammo dietro di noi la città di Tropea,etc…”. Dunque, Rustow parla espressamente della Calabria e, a pp. 12-13 aggiunge: “….Non mi rimase pertanto per altro partito che farle disbarcare a Tropea. Giunto quì in rada, ordinai al Colonnello Gandini, comandante della brigata Milano, di prender terra pel primo, ed appoggiato dai bersaglieri di Milano, e dai carabinieri di Genova, di disporre per l’ordinamento e l’esplorazione dell’interno etc…Il vapore Rosalino Pilo si allontanò….il suo esempio fu seguito anche dagli altri legni giunti poi, che avevano trasportato la brigata Parma, comandata dal valente maggiore Spinazzi. Ora non ci rimaneva che di continuare a piedi il viaggio pel Pizzo. Etc…”. Dunque, Rustow cita espressamente il “colonnello Gandini, comandante della brigata Milano…”. Sempre il Rustow, Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 34, in proposito scriveva che: “Alle 4 1/2 pomeridiane col 3° Battaglione della Brigata Milano, giunsi a Caserta dove trovavasi già la Brigata Bologna. Nei giorni 15 e 16 arrivò il resto della Brigata. Caserta doveva servirci di reidenza etc…Il colonnello Gandini aveva dovuto dimettere il comando della brigata Milano durante la spedizione di Ariano, ed il maggiore De Giorgi, fino ad ora comandante dei Bersaglieri, fu destinato ad occupare il suo posto. Il giorno 16, fui nominato capo dello Stato maggiore delle truppe che nelle vicinanze di Caserta si trovavano raccolte sulla sinistra del Volturno sotto il comando del Turr, trovandomi per tal modo sciolto dal comando della Divisione di Terranova, che ripresi solo il 19 settembre allorchè, come comandante dell’intiera ala sinistra, assunsi di condurla per la prima volta al fuoco.“. Dunque, il “colonnello Gandini”, secondo il racconto di Rustow (nella traduzione di Eliseo Porro) restò comandante della brigata Milano fino alla “Spedizione di Ariano”, in cui il generale Turr ebbe la disfatta del generale borbonico Bonanno, ed in quella occasione Gandini dovette cedere il suo posto al maggiore De Giorgi. Carlo Agrati, a p. 440, in proposito scriveva che: “Il 13 settembre tutta la Brigata “Milano” rientrava; era ad Avellino in quel giorno stesso, a Nola, il 14 e là riceveva l’ordine di portarsi direttamente a Caserta.”. L’Agrati cita il testo di Buttà (….), Un viaggio da Boccadifalco a Gaeta – Memorie della Rivoluzione del 1860 al 1861, Napoli, 1875. Sul colonnello, poi in seguito “Generale Gandini”, che comandava la Brigata “Milano” è stato più volte citato anche da Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 109 e ssg., in proposito scriveva che: “III….Alba del giorno precedente v’era approdato il generale Rustovv con le brigate Milano e Spinazzi. Il Dittatore gli ordinò di avanzare con la prima brigata composta da novecento uomini, la sola veramente completa, per Vibonati, donde avrebbe proseguito per Padula. Mandò poi, a breve distanza, le brigate Spinazzi e Puppi. Era stato il Turr a concentrare queste forze a Sapri (circa 1500 uomini quasi tutti milanesi), etc…”. De Crescenzo, a p. 112, riferendosi al giorno 3 settembre 1860, in proposito scriveva che: “IV. Il Generale Gandini, comandante della brigata ‘Milano’ composta di 900 uomini, giunse anch’egli a Vibonati, ma il giorno seguente, volendo spingersi più avanti, ripartì per il passo di monte Cucuzzo e Casalbuono.”. Dunque, il De Crescenzo scriveva che “il giorno seguente” (il giorno 4 settembre 1860), da Vibonati, il generale Gandini “comandante della brigata Milano, composta di 900 uomini” ordina di mettersi in marcia e dirigersi verso Casalnuovo. Nel De Crescenzo, ritroviamo il generale Gandini anche più avanti ed in particolare a p. 151, ove in proposito scriveva: “Lo Stato Maggiore del Dittatore desiderava che al momento dell’ingresso del Dittatore in Napoli vi fosse un discreto numero delle sue truppe, perciò fu ordinato con un telegramma al generale Gandini di muoversi subito da Eboli e recarsi a Vietri, dove aveva inizio la ferrovia. Il Gandini, tenendo presente che i suoi soldati erano stanchi, domandò chi di essi volesse partire. Quasi tutti risposero affermativamente e furono fatti salire su quanti carri potessero essere requisiti.”. Dunque, il Gandini condusse le truppe dei volontari della sua Brigata da Salerno a Vietri. De Crescenzo, a p. 159, scriveva pure che: “Il Rustow insieme alla brigata Milano, giunto in Eboli il 7, ebbe ordine di trovarsi a Napoli per il giorno dopo. Quest’ordine non fu però osservato, perchè i volontari erano stanchi per le lunghe marce e per giunta mancavano i carri per trasportarli. Il Rustow pensò allora di mandare a Salerno un distaccamento della guardia Nazionale. Etc…”. De Crescenzo, a p. 163, ritorna sulla stessa notizia di p. 151 e scriveva che: “Lo Stato Maggiore del Dittatore avrebbe desiderato che al momento dell’ingresso di Garibaldi in Napoli, vi si trovasse pronto un gran numero di garibaldini, perciò fu telegrafato subito al generale Gandini, comandante della brigata Milano, di partire presto da Eboli e di recarsi a Vietri…Gandini non credette opportuno di spingere i suoi militi, stanchi ormai dalle lunghe marce, etc…Il Gandini aveva sperato che giunto a Vietri le difficoltà sarebbero state superate, invece etc…”. Dunque, De Crescenzo cita più volte il generale Gandini che, ad Eboli, diresse le operazioni di marcia verso Salerno e verso Ariano, come vedremo. La testimonianza del Rustow, cozza con l’altra testimonianza del generale Giuseppe Pittaluga (…), che, nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156 e ssg., in proposito scriveva pure che: “Pianciani,…. cedeva il comando delle tre brigate, Parma, Milano e Bologna (Tharrena, Gandini, Puppi), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero l’ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo. I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, perchè era stata cambiata la destinazione per la quale eransi impegnati, e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano alla loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 15-16-17, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Pizzo…Alle cinque tutte le truppe si trovavano colà concentrate; ma i legni pel loro trasporto ivi stati predisposti, non bastavano che per una parte. Fu quindi imbarcata la intiera brigata Milano, ma una sola porzione della brigata Parma.”. Dunque, a Pizzo vennero imbarcati per Paola, l’intera Brigata “Milano” comandata dal maggiore De Giorgi ed una parte della Brigata “Parma” (o “Spinazzi”). Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 13, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Giunto quivi in rada, ordinai al colonnello Gandini, comandante della brigata Milano, di prender terra pel primo, e appoggiato dai Bersaglieri di Milano, e dai Carabinieri di Genova, di disporre per l’ordinamento di sicurezza ed un servizio di esplorazione, etc..Io rimasi a bordo onde sorvegliare lo sbarco etc…”. Rustow racconta lo sbarco della brigata Milano che si trovava imbarcata sul Rosalino Pilo, lasciata la città calabrese di Tropea e proseguire a marcia forzata verso Pizzo. Rustow, a p. 14 in proposito scriveva pure: “La brigata Milano coi suoi bersaglieri in testa…marciava…Per vero anche Spinazzi seguiva lestamente…”. Rustow, a p. 15 scriveva che: “La testa della colonna giunse a Monteleone alle ore 8, e la coda costituita dalla brigata Parma, non si arrivò che a mezzogiorno….per Pizzo, fu quindi imbarcata la intiera brigata Milano, ma una sola porzione della brigata Parma.”. Mario Menghini (….), nel suo “La spedizione garibaldina di Sicilia e di Napoli nei proclami etc…”, a p. 309, dal suo Diario e da una lettera dell’11 settembre 1860, da Napoli, in proposito scriveva che: “Vi dò una notizia, che son persuaso giungerà gradita a molti dei nostri amici, ed è che la 3° brigata Milano, comandata dal colonnello O. Gandini, è entrata la prima in Napoli, delle schiere garibaldine. E’ ben ordinata e ben tenuta: i soldati sono tutti giovani, ma le guerre nazionali hanno il merito di agguerrir presto l’artigiano, il contadino e lo studente. Al fiero sguardo, al portamento ardito, alla carnagione abbronzata e ad una certa serietà intelligente, il direste vecchi soldati. La 3° Brigata apparteneva all’ultima spedizione che partì da Genova ai primi d’agosto, e d’accordo con Garibaldi doveva scendere sulle terre romane.”. Mario Menghini scriveva che a Capua i volontari della 3° brigata, la brigata Milano erano comandati dal Gandini. Si vedrà in seguito che il comando sarà temporaneamente tolto al Rustow e dato al De Giorgi o De Giorgis. Ma abbiamo visto che a Palermo, il Gandini, si dimetterà insieme al Pianciani. Mario Menghini scriveva che a Capua i volontari della 3° brigata, la brigata Milano erano comandati dal Gandini. Si vedrà in seguito che il comando sarà temporaneamente tolto al Rustow e dato al De Giorgi o De Giorgis. Ma abbiamo visto che a Palermo, il Gandini, si dimetterà insieme al Pianciani. Infatti, Giuseppe Maraldi (…), nel suo “La spedizione dei Mille e l’opera di Agostino Bertani”, a p. 100, riferendosi al rifiuto dato a Garibaldi dal Pianciani, a Palermo, in proposito scriveva che: “Le brigate, Parma, Bologna, Milano, ….Garibaldi non si oppose, accettò pure le dimissioni, per gli stessi motivi addotti dal Pianciani, del colonnello Tharena e del Gandini delle brigate Milano e Bologna, che furono sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a pp. 194-195, in proposito scriveva che: “Così quei 1500 uomini della retroguardia diventavano l’avanguardia nella marcia su Napoli, grazie alla fortunata circostanza che li aveva forniti i mezzi di trasporto per mare, mentre gli altri dovevano avanzarsi per terra.”. Treveljan, a p. 194, nella nota (2) postillava: “(2) V. addietro, pagg. 152-155. Avevan lasciato la Sicilia e toccato il continente a Tropea, marciando di là a Pizzo per poi riprender il mare fino a Paola. Rustow, Brig. Milano, 11-16; Rustow, 299.”. Emma Bice Dobelli (….), nel 1913, nella sua traduzione del testo di George Macaulay Treveljan (….), “Garibaldi e la formazione dell’Italia”, nel cap. VII, “La marcia attraverso la Calabria”, a p. 444, in proposito scriveva che: “Il Rustow, un esule tedesco, era al comando di questa brigata o meglio piccolo battaglione “Milano”, già affidato al comando del Pianciani, poi a quello del Turr, a Sapri e al Volturno. Importante.”. Traveljan (….), sulla scorta della White-Mario (….), che non vedeva di buon occhio i cavouriani Turr e Rustow, scriveva che all’“esule tedesco” Rustow, gli fu concesso da Garibaldi solo il comando della brigata “Milano”.
Nel 2 settembre 1860, a Sapri, i Bersaglieri comandati dal maggiore DE GIORGI (o De Griorgis)
Sul De Giorgis, il Pecorini, a p. 454, in proposito scriveva: “Documento 80. ESERCITO MERIDIONALE 15° Divisione Turr. Situazione Numerica della Forza della Suddetta Divisione al giorno 6 ottobre 1860: Corpo: Stato Maggiore della Divisione: Capo di Stato Maggiore, Colonnello Brigatiere Rustow; Genio: Capitano Tessera; Corpo Sanitario: Medico Divisionale Ziliani; Intendenza Militare: Intendente Ghiglione; Tribunale Militare: Avv. Fiscale, Bissoni Luigi; BRIGATA MILANO (2), Ten. Colonnello De Giogis; Corpo: Stato Maggiore: Capitano De Caroli; Bersaglieri Milanesi, Maggiore Mentesi; I° Battagl. Cacciatori Maggiore Sessa; 2° Battagl. Cacciatori, Maggiore Venuti; etc…”. Pecorini, a p. 454, nella nota (2) postillava: “(2) Già Gandini. Terza Brigata della Spedizione di Terranova.”. Dunque, il Pecorini cita gli ufficiali della Brigata Milano al 6 ottobre 1860 e sono: Carlo Felice De Giorgis, Tenente Colonnello; Capitano De Caroli, Capo di Stato Maggiore; Maggiore MENTESI, Capo di Stato Maggiore dei Bersaglieri Milanesi; Maggiore SESSA, Capo di Stato Maggiore del 1° Battaglione Cacciatori; Maggiore VENUTI, Capo di Stato Maggiore del 2° Battaglione dei Cacciatori. Su Carlo Felice De Giorgis, sul blog della Presidenza della Repubblica, si legge che era luogotenente colonnello di fanteria e, nel 30 novembre 1862 ebbe l’onoreficenza di Cavaliere Ordine Militare d’Italia. Sui Bersaglieri, il Rustow, Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 34, in proposito scriveva che: “Il colonnello Gandini aveva dovuto dimettere il comando della brigata Milano durante la spedizione di Ariano, ed il maggiore De Giorgi, fino ad ora comandante dei Bersaglieri, fu destinato ad occupare il suo posto.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 19 e ssg., il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “La brigata si componeva di una sezione di bersaglieri costituita da due compagnie; e di tre battaglioni di linea, ognuno di 4 compagnie. Ogni battaglione era della forza di 300 uomini; i bersaglieri ammontavano a poco di 100 uomini ed erano comandati dal maggiore De Giorgi, ufficiale valente e formato alla buona scuola. Il maggiore Sessa comandava il 1° battaglione di linea; il maggior Montesi il 2°; il capitano Venuti, il 3°. Quest’ultimo era un eccellente maestro d’esercizi, severo nel servizio e qualche volta anche eccessivamente ruvido.”. Dunque, è il Rustow che testimoniava come la Brigata “Milano”, a Sapri, il 3 settembre, si componeva di Bersaglieri ed era costituita da due Compagnie di Bersaglieri, oltre a tre battaglioni di linea, ed ogni Battaglione di linea era composto da 4 Compagnie. Ogni Battaglione di linea aveva una forza di 300 uomini. Rustow scriveva pure che “Il maggiore Sessa comandava il 1° battaglione di linea; il maggior Montesi il 2°; il capitano Venuti, il 3°”. Rustow scrive pure che la Sezione di Bersaglieri, costituita da n. 2 Compagnie “….ammontavano a poco di 100 uomini ed erano comandati dal maggiore De Giorgi, ufficiale valente e formato alla buona scuola.”. Dunque, il maggiore De Giorgi comandava la Sezione di Bersaglieri che ammontavano a poco più di 100 uomini. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 17-18, in proposito scriveva pure che: “I bersaglieri ed i carabinieri di Genova vennero destinati al servizio d’esplorazione, poichè credevano di trovarci in faccia al nemico, non senza un sospetto d’essere da esso circuiti.”. Dunque, secondo la testimonianza del colonnello Rustow, le truppe dei volontari condotti a Sapri ed ivi sbarcate, furono fatte accampare e poi il Rustow ordinò un servizio di esplorazione che affidò ai Bersaglieri ed ai Carabinieri di Genova.
Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 432, in proposito scriveva che: “(Documento 61) Brigata Sacchi 1° Reggimento. Vaccheria, presso S. Leucio, oggi 15 settembre 1860. Alle ore due dopo mezanotte il tenente Ferrabini Alessandro con una pattuglia etc…Il Luogotenente Colonnello L. Winkler.”. Dunque, in questo documento che riguarda la Brigata Sacchi del 1° Reggimento si cita il tenente FERRABINI ALESSANDRO. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 434, in proposito scriveva che: “(Documento 63) 15° Divisione Turr Brigata Puppi, Caserta, 16 settembre 1860. Sia lode al maggiore Ferracini, al capitano Tessera, etc…Firmato Puppi.”. Dunque, in questo documento, il colonnello PUPPI, cita il maggiore FERRACINI e il capitano TESSERA. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 432, in proposito scriveva che: “(Documento 64) 3° brigata Milano, 3° Battaglione, Avamposto di Santa Prisca, 18 settembre 1860. Rapporto. Ieri verso un’ora pom. il sig. luogotenente Emilio Canepa, avente l’ispezione al battaglione percorreva la nostra linea, etc….Egli consegnò allo Stato Maggiore del sig. brigatiere Eber in Santa Maria questi ufficiali napoletani. Il Comandante il Battaglione. Firmato Venuti.”. Dunque, in questo documento, VENUTI, Comandante il 3° Battaglione della 3° Brigata Milano, citava il luogotenente EMILIO CANEPA, ed il brigatiere EBER, dello Stato Maggiore di Rustow. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 436, in proposito scriveva che: “(Documento 66) Al Signor genrale Turr. S. Leucio, sera, 18 settembre 1860. In questa mattina con due compagnie della Brigata Puppi…etc…Vidimmo invece venire il 2° Reggimento della brigata Sacchi. Ho comunicato al Sig. colonnello Pellegrini che lo comanda la parola d’ordine e di campo. Dietro istruzioni del maggiore Ferracini etc…Firmato Alessandro DE-Bianchi Capitano della 1° Compagnia 3° Battaglione.”. Dunque, in questo documento indirizzato al generale Turr, il capitano della 1° Compagnia, 3° Battaglione, della Brigata PUPPI, il Capitano ALESSANDRO DE-BIANCHI, citava il colonnello PELLEGRINI che comandava il 2° Reggimento della Brigata SACCHI e citava il maggiore FERRACINI della Brigata sua Puppi. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 440, in proposito scriveva che: “(Documento 70) 15° Divisione (Turr) Brigata Milano. Rapporto del 19 settembre 1860 sotto Capua…..Caserta, 21 settembre 1860….coi bersaglieri in testa piazzai i due battaglioni di linea all’altezza dei battaglioni della brigata Puppi. Etc…, ed il 3° battaglione nuovamente comandato dal capitano sig. De Caroli, al quale affidai provvisoriamente il comando (sebbene già ferito sin dal principio della battaglia da una scheggia di mitraglia alla coscia sinistra) etc…Rileverà dai rapporti dei comandanti dei battaglioni, che qui le compiego, le perdite sofferte dalla brigata, e propongo per promozione di merito il sig. capitano De Caroli al grado di maggiore, lo stesso per il capitano Venuti, il sig. Vergani e Cavarrotti sotto-tenenti al 1° battaglione al grado di tenente, il furiere Zambetori al grado di sottotenente, i tenenti Magagna, Corbelli e Novelli del 2° battaglione al grado di capitano, il tenente Ferrari col braccio amputato al grado di Capitano. Del 3° battaglione propongo al grado di capitano il tenente Canepa, i sotto-tenenti Curti, Prunota, Pozzi, Monti, Geronimi etc…L’ajutante maggiore in 2° il tenente Zanner, il capitano Sig. Pifferi e capitano Mazzoni per un segno di distinzione, nonchè i sotto-tenenti Romualdi Alessandro, Ferrari Enrico, Lumari Luigi, Ragazzi Luigi e Ascarioni Lambro. Per i bersaglieri milanesi, cioè per il capitato Pedotti, tenente Oltrati, tenente Gadioli, sotto-tenente Rotondi, …sotto-tenente Quintini, etc..Raccomando il mio ajutante di campo Sig. Galuzzi. Firmato, il Comandante la Brigata DE GIORGIS.”. Come si è visto, a Capua, Rustow sostituì il Gandini, con De Giorgis che, pure faceva parte del corpo allegato alla XV Divisione di Turr. Notiamo che, in questo documento il comandante, il capitano o maggiore si firma DE GIORGIS. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 442, in proposito scriveva che: “(Documento 71) Sig. colonnello brigatiere Rustow. 15° Divisione (Turr) Brigata Milano. Rapporto del 19 settembre 1860 sotto Capua…..Santa Maria, 20 settembre 1860….dato l’ordine di ritirata i pochi nostri disimpegnati con alcuni bersaglieri lombardi (capitano Pedotti) restarono a mantenere il fuoco finchè tutti furono rientrati a Santa Maria, sbarrando etc…..l’esempio degli ufficiali, luogotenente Zancarini e sotto-tenenti Chiappa e Desimoni etc…Firmato Luogotenente Zancarini Giuseppe.”. In questo documento, il luogotenente ZANCARINI GIUSEPPE, comandante del …..scrive a Rustow il 20 settembre 1860 e cita l’ufficiale ZANCARINI e i sotto-tenenti CHIAPPA e DESIMONI. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 444, in proposito scriveva che: “(Documento 72) Al Colonnello Brigatiere Sacchi. 20 settembre 1860…..Si distinsero maggiormente per dovere e per coraggio ed intelligenza nel dirigere le compagnie, il maggiore Grioli, Occari, ed i capitani Stagni Gaetano della 15° e Calderoni Sivio della 10°. Firmato Tenente Colonnello Pellegrini.”. In questo documento, il tenente Colonnello Pellegrini della Brigata Sacchi, scrivendo al colonnello Gaetano SACCHI, citava il maggiore GRIOLI, OCCARI ed i capitani STAGNI GAETANO della XV Divisione e CALDERONI SILVIO della X Divisione. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 450, in proposito scriveva che: “(Documento 77) Signor generale Sacchi. Piedimonte, 22 settembre 1860. Il caporale Dellacqua della 9° Compagnia, ed il soldato Macchi dell’11° furono dei primi feriti….La compagnia comandata da Sgarallino, armata etc…Firmato Rachetti Capitano”. In questo documento, il capitano RACHETTI della Brigata Sacchi scrive al colonnello Gaetano Sacchi, e cita il caporale DELLACQUA della 9° compagnia ed il soldato MACCHI dell’11°. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 452, in proposito scriveva che: “(Documento 79) Brigata Sacchi, 2° Reggimento, Casino Reale di S. Leucio, 22 settembre 1860. …Col 3° Battaglione Grioli occupai etc…Col 4° battaglione Occari occupai il Casino Reale etc..ed il signor colonnello Albuzzi si ritirò colla sua gente e 3 compagnie 1° reggimento brigata Sacchi. I soldati del battaglione Grioli etc…Soltanto Musicò che trovavasi come sentinella, etc..unitamente ai soldati Maffoni e Camicie che portarono in salvo il ferito soldato Gianzani Angelo della 10° compagnia del mio reggimento. Musicò e Maffoni sono della 7° compagnia, Camicie dell’8° del battaglione Fabbri brigata Assanti….etc… Firmato G. Pellegrino.”. In questo documento, il Comandante del 3° Reggimento della Brigata Sacchi, G. PELLEGRINO, scriveva al Sacchi e citava il 3° battaglione GRIOLI, il 4° battaglione OCCARI, il colonnello ALBUZZI, colla sua gente, il soldato sentinella, MUSICO’, GIANZANI ANGELO, soldato ferito della 10° Compagnia del 3° Reggimento, i soldati MUSICO’ e MAFFONI e CAMICIE dela 7° compagnia dell’8° Battaglione FABBRI della Brigata ASSANTI.
Nel 2 settembre 1860, a Sapri, insieme a Rustow e a Turr, sbarcò anche il Capitano APPEL triestino, Capitano dello Stato Maggiore di Rustow. Il 3 e 4 settembre Appel si trovava a Sapri dove era rimasto insieme al maggiore Spinazzi e con le truppe residue (la brigata Parma)
Il generale borbonico Quandel-Vial, leggendo il “Giornale di bordo” redatto dall’ufficiale piemontese Garzia, capitano di Stato Maggiore che arrivò a Sapri con la nave francese “Brésil” noleggiata dal governo piemontese ed inviata a Sapri per prelevarvi eventuali truppe bisognose, trovò scritto che il capitano Garzia, per il giorno 4 settembre 1860 annotava che era arrivato a Sapri alle 8 del mattino del 4 settembre 1860 e, annotava pure che, arrivando nel porto di Sapri ha trovato cinque vapori garibaldini 2 o 3 brigantini mercantili. Il Capitano Garzia annotava pure che erano saliti sul “Brésil” “Il Capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del Generale Bustow (Rustow) ed altro Ufficiale Ungherese sono venuti a bordo ad assicurarmi, che in Sapri non vi era alcuno dei nostri, ma poteva trovarne a Maratea, Paola, Pizzo. Anche D. Antonio Buraglia di Maratea dava la stessa assicurazione.”.”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 577 ed in proposito scriveva che: “4 Settembre…Alle 8 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul vapore Brésil giunge nelle acque di Sapri, ed ecco ciò che trovo scritto nel Giornale di lui. “Quivi ho trovato cinque vapori Garibaldini 2 o 3 brigantini mercantili. La truppa Garibaldina sbarcata il giorno precedente e la mattina, compresa l’altra trasporta dall”Elvetie’ si fa ammontare a 8 o 9000 uomini. Garibaldi il 3 in barchetta da Ascea era andato a Sapri ed avea preso il cammino verso Lagonegro dove è giunto la sera del 3 o la mattina del 4. La truppa sbarcata poteva essere a Lagonegro e nel Vallo di Diana la sera del 4. Il Capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del Generale Bustow (Rustow) ed altro Ufficiale Ungherese sono venuti a bordo ad assicurarmi, che in Sapri non vi era alcuno dei nostri, ma poteva trovarne a Maratea, Paola, Pizzo. Anche D. Antonio Buraglia di Maratea dava la stessa assicurazione.”.”. In questo brano il Quandel-Vial riporta un brano del giornale di bordo del Brésil scritto dal capitano di Stato Maggiore della Marina Piemontese, Garzia, all’arrivo a Sapri che avrà un colloquio con il capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del colonnello Rustow sbarcati il 2 settembre con Turr ed i volontari garibaldini che si imbarcarono a Paola. Il Quandel ci parla di un capitano Appel triestino dello Stato Maggiore del colonnello Rustow, sbarcato a Sapri con le truppe provenienti da Paola. Infatti, il Quandel-Vial, parlando di Sapri in proposito scriveva che sul “Giornale di Bordo” del vapore Sardo o Piemontese “Brésil” condotta a Sapri dal Capitano di Stato Maggiore della Marina Piemontese “Garzia”, Vial trovò scritto o annotato che il Capitano Garzia, arrivato a Sapri il 4 settembre 1860, alle ore 20,00 (8 a.m.), trovò ed ebbe un colloquio con due ufficiali dell’Esercito Meridionale e della Divisione Turr, sbarcati a Sapri il giorno 2 settembre 1860. Garzia parlò con il Capitano dello Stato Maggiore di Rustow “APPEL triestino” e con un altro Ufficiale Ungherese: “Il Capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del Generale Bustow (Rustow) ed altro Ufficiale Ungherese sono venuti a bordo ad assicurarmi, che in Sapri non vi era alcuno dei nostri, etc….”. Il Quandel-Vial scriveva che nello Stato Maggiore del generale Rustow vi era il “Capitano APPEL triestino.”. Gli Ufficiali dello Stato Maggiore di Rustow, rimasti a Sapri, assicurarono il comandante Garzia del vapore “Brésil” che a Sapri “…non vi era alcuno dei nostri, ma poteva trovarne a Maratea, Paola, Pizzo. Anche D. Antonio Buraglia di Maratea dava la stessa assicurazione.”.”. Il Quandel-Vial scriveva che nello Stato Maggiore del generale Rustow vi era il “Capitano APPEL triestino.”. Gli Ufficiali dello Stato Maggiore di Rustow, rimasti a Sapri, assicurarono il comandante Garzia del vapore “Brésil” che, sebbene a Sapri non fossero rimasti soldati o Brigate di volontari Garibaldini, li avrebbero potuti incontrare a Maratea, a Paola e a Pizzo e quindi gli conveniva che proseguisse il suo viaggio di ricognizione. Sul Giornale di Bordo del vapore Brésil, il capitano Garzia scriveva pre che “Anche D. Antonio Buraglia di Maratea dava la stessa assicurazione.”.”. Don Antonio Buraglia di Maratea assicurava che a Sapri non vi era rimasto più nessuno. Don Antonio Buraglia è un nome legato a Maratea, un comune della provincia di Potenza, in Basilicata. In particolare, Piazza Buraglia rappresenta il cuore del centro storico di Maratea. Questa piazza è un punto vitale del borgo, con negozi, gallerie d’arte, bar e punti di ritrovo, e da essa si dipanano i caratteristici vicoli circostanti. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), che, a p. 203 e ssg., in proposito scriveva che: “Un consistente indizio, in tal senso è contenuto in alcuni brani del “giornale” redatto dal “Capitano di Stato Maggiore Garzia”, ……A Sapri, dove attraccò alle 8:00 del 4 settembre, il ‘Brésil’ trovò “5 vapori Garibaldini” e “2 o 3 brigantini mercantili” (37) probabilmente gli stessi dai quali, la mattina del 2 settembre, erano sbarcate la brigata Milano e parte della brigata Parma e, alle 23:00 settembre, la sopraggiunta brigata Puppi.”. Moliterni, a p. 203, nella nota (36) postillava: “(36) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Napoli, 1900, p. 576.”. Moliterni, a p. 203, nella nota (37) postillava: “(37) Ivi, p. 577.”.
I SOLDATI GARIBALDINI SBARCATI A SAPRI
Nel 2 settembre 1860, a Sapri, la brigata “MILANO” comandata dal generale GANDINI, una parte della brigata “PARMA” (ex Tharrena) comandata dal maggiore SPINAZZI ed una parte della brigata “BOLOGNA” (PUPPI), riordinate dal colonnello Rustow e accampate in località Cantine, con il maggiore DE GIORGIS che comandava 2 compagnie di Bersaglieri (100 uomini), il maggiore SESSA che comandava il 1° battaglione di linea; il maggiore MONTESI il 2°; il capitano VENUTI, il 3°)
Nel 1998, in occasione della redazione dell’“Analisi: Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma e su incarico del Comune di Sapri che redissi per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.), in proposito così scrivevo che: “…..Tre anni dopo, il 2 settembre 1860, il Generale Rustow con la brigata Milano, composta da 900 uomini, e la Spinazzi, oltre 1500 uomini che il Generale Turr aveva concentrato a Sapri e che precedettero Giuseppe Garibaldi…(172).”. Nella mia nota (172) postillavo che: “(172) Infante A., Garibaldi nel Cilento, Torchiara, 1984, pp. 57, 58.”. Infatti, Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 57, in proposito scriveva che: “A Sapri comunque erano già sbarcati il giorno prima il generale Rustow e le brigate Milano e Spinazzi. Garibaldi ordinò alla prima, composta da 900 uomini, di portarsi a Vibonati e successivamente proseguire per Padula, poi inviò, a breve distanze dalle prime, le brigate Puppi e Spinazzi. Il Turr concentrò tutte queste forze a Sapri (oltre 1500 uomini) etc…“. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 492-493 e ssg., in proposito scriveva che: “LV. – La decimaquinta divisione, ingrossata dalle truppe disperse di già appartenenti al corpo di Luigi Pianciani state direttamente trasportate da Palermo a Paola, a Scalea, a Policastro od a Sapri, sfilava con la massima autorità e secretezza e celerità sulla destra dell’esercito regio.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 147, in proposito scriveva che: “…Cosenza, dove pervenne l’avviso che due brigate della dimessa spedizione Pianciani, le quali fin da quando stavano a Milazzo erano state incorporate alla 15° divisione, sbarcarono a Paola, etc…”. Dunque, a Milazzo, le truppe dell’ex spedizione Pianciani, organizzate dal Bertani furono da Garibaldi aggregate alla 15° Divisione affidata al colonnello Rustow. Queste due brigate, dell’ex spedizione Pianciani prima che fossero portate da Rustow e da Bertani a Paola si trovavano a Milazzo in Sicilia, non molto distanti da Messina e dallo Stretto per le coste della Calabria. Forse fu a Milazzo ? che queste forze garibaldine, raccolte in precedenza dal Bertani che, per via mare raggiunsero le coste della Calabria fino a Tropea. Le grigate “Milano” e “Spinazzi” facevano parte della ex divisione Pianciani e nella notte dal 30 e quella del 31 si trovarono sbarcate a Paola. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 451-452, dal “Diario” di Agostino Bertani, in proposito scriveva che: “…Turr, trionfante per il possesso della legione che da un mese desiderava e spiava, telegrafava a Bixio: “Le quattro brigate Eberhard, Puppi, Milano e Spinazzi della dimessa spedizione Bertani e Pianciani sono attaccate alla mia divisione.”.”. Dal Diario di Bertani sappiamo che, il generale Turr, non appena ricevette l’incarico da Garibaldi, telegrafò a Bixio: “Le quattro brigate Eberhard, Puppi, Milano e Spinazzi della dimessa spedizione Bertani e Pianciani sono attaccate alla mia divisione.”.”. Dunque, secondo la White-Mario, che scriveva dal Diario di Agostino Bertani, le truppe che Garibaldi affidò al comando del generale ungherese Stefano Turr e che egli stesso portò da Paola a Sapri, sempre su comando di Garibaldi, erano 4 brigate: “Le quattro brigate Eberhard, Puppi, Milano e Spinazzi della dimessa spedizione Bertani e Pianciani sono attaccate alla mia divisione.”.“. La brigata Eberhard (….), la brigata Puppi (precedentemente denominata “Bologna”). Di queste due Brigate parlerò molto più innanzi perchè esse non furono subito interessate dall’imbarco a Paola per Sapri. Oltre alle due precedenti Brigate, la Eberhard e la Puppi (….), componevano il contingente organizzato dal Bertani anche le due Brigate “Milano”, la brigata “Spinazzi” (ex Brigata “Parma” ed ancor prima Brigata Tharrena). La brigata “Milano”, comandata dal “maggiore De Giorgi” (in precedenza era comandata dal Gandini che si dimise insieme al Pianciani) e, la brigata “Parma” comandata dal maggiore “Pietro Spinazzi” (….) e, tutte sotto il comando del colonnello Wilhem Rustow che Garibaldi aveva nominato Capo di Stato Maggiore, in sostituzione del Pianciani e prima che Garibaldi nominasse Turr a Rotonda. Tutte queste Brigate facevano parte della XV Divisone dell’Esercito Meridionale. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “Le brigate di questa Divisione che approdarono in Sicilia si denominarono così: Eberhardt, Tharena (poi Spinzazzi), Milano, Puppi, Nicotera (poi Spangaro).”. Dunque, in questo passaggio, il Pecorini-Manzoni scriveva che una volta in Sicilia, a Palermo, le truppe della ex spedizione Pianciani, vennero denominate: “Tharena” (poi chiamata Spinazzi), “Milano”, comandata dal Rustow, “Puppi” (poi in seguito chiamata “Sacchi”), la “Nicotera” (poi in seguito chiamata “Spangaro”). Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 513, nel “Riassunto delle tabelle di marcia”, del “Esercito meridionale 15° Divisione Turr”, compilato dallo “Stato Maggiore Sez. Operazioni Militari e Personale”, alla tappa di “Sapri”, in proprosito scriveva che: “Brigata Sacchi – 8-9 settembre – Lagonegro; 10 settembre – Sapri sul mare; Brigata Spangaro – 8 settembre – Sapri; Brigata Puppi – 4 settembre – Sapri-Vibanate; Brigata Milano – 31 agosto – Paola, 1° settembre – sul mare, 2 settembre – Sapri; 3 settembre – Vibonote.; “. Dunque, il Pecorini-Manzoni nel suo specchietto ribadiva le date e le tappe delle singole Brigate. Riguardo Sapri leggiamo che arrivarono il giorno 2 settembre 1860 (e dunque si trovavano a Sapri alll’arrivo di Garibaldi il giorno 3 settembre), le due Brigate “Milano” ed una parte della Brigata “Spinazzi” o “Parma”. La Brigata “Puppi” ( o “Bologna”) sarà a Sapri il giorno 4 settembre 1860 e si mette in marcia subito per Vibonati. Il generale Giuseppe Pittaluga (…), nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 148, in proposito scriveva che: “…quando giungevano in vista del Golfo degli Aranci, l’Amazone e l’Isera, portanti la Brigata ‘Parma’ (Tharrena), etc….Tharrena però, uomo serio e risoluto, fermavasi….Le altre due brigate, ‘Milano’ (Gandini) e ‘Bologna’ (Puppi), per gli ostacoli già accennati giunsero al convegno soltanto la sera del 13, coi vapori Weasel, Garibaldi, Calatafini e col Clipper Sheaperd.”. Sempre Pittaluga, a p. 156 e ssg., in proposito scriveva pure che: “Allora questi fece cortesi saluti ed auguri a Pianciani, il quale nel congedarsi presentò al Dittatore il colonnello Rustow come quello al quale cedeva il comando delle tre brigate, Parma, Milano e Bologna (Tharrena, Gandini, Puppi), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero l’ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo. I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, perchè era stata cambiata la destinazione per la quale eransi impegnati, e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. L’altra brigata Eberhardt,..di recarsi a Giardini agli ordini di Bixio.”. Dunque, in questo passaggio il Pittaluga scrive che il “colonnello Tharrena” ed il “colonnello Gandini” si dimisero, ed il comando delle due loro brigate, la “Tharrena” e la “Milano” passarono rispettivamente ai due colonnelli “Spinazzi” e “De Giorgi”. Dunque, secondo il generale Pittaluga, la brigata “Milano” non era più comandata dal colonnello Gandini che fu sostituito con De Giorgi. La brigata “Milano”, comandata dal “maggiore De Giorgi” (in precedenza era comandata dal Gandini che si dimise insieme al Pianciani) e, la brigata “Parma” comandata dal maggiore Pietro Spinazzi (….) e, tutte sotto il comando del colonnello Wilhem Rustow che Garibaldi aveva nominato Capo di Stato Maggiore, in sostituzione del Pianciani e prima che Garibaldi nominasse Turr a Rotonda. Sul “Gandini” ha scritto, nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “….Garibaldi, il quale, giunto a Sapri, ordinava senz’altro al generale Rustow di avanzare con la sua brigata Milano, la prima che in quel momento si trovava già pronta e ordinata, per guadagnare rapidamente la strada consolare. A breve distanza mandò, al seguito di questa avanguardia, la brigata Spinazzi e poi la brigata Puppi…..Così, mentre la brigata Spangaro compiva per mare le due tappe da Palermo a Sapri e poi da Sapri a Salerno, la brigata Sacchi giungeva pure per mare da Spadafora a Sapri e proseguiva poi direttamente per Napoli. Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano alla loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”. Il Cesari (….), scriveva che: “la brigata Puppi …..si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano alla loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”. E poi, ancora, il Cesari, a p. 172, in proposito è scritto: “Così la sera del 3 settembre, il generale Gandini, comandante la brigata Milano, forte di 900 uomini, poteva giungere a Vibonati, etc…”. Dunque, il Cesari, ripropone la figura del “generale Gandini”, che, secondo lui comandava la Brigata “Milano”. Abbiamo visto, però, come il generale Gandini si fosse dimesso insieme al Nicotera ed al Pianciani a Palermo, all’arrivo della ex Spedizione Terranova dal Golfo degli Aranci. Dunque, insieme al Rustow ed al Turr, a Sapri, la Brigata Milano sbarcò col generale Gandini oppure questa Brigata garibaldina era comandata dal De Giorgi (che l’Agrati scriveva “De Giorgis” ?). Il generale Pittaluga (….), a p. 157, riferendosi a Bertani, in proposito scriveva: “Milazzo. Quivi giunto trovò le tre brigate riunite sotto Rustow che gli fecero buona accoglienza….arrivò in quel giorno 19 agosto a Milazzo apportatore di un ordine del Dittatore che assegnava quelle truppe alla 15° Divisione comandata dal Turr stesso. Questi ordinò una rivista alla quale intervenne anche Bertani.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 109 e ssg., in proposito scriveva che: “IV….Il generale Gandini, comandante della brigata Milano composta di novecento uomini, giunse anch’egli a Vibonati, etc…”. Anche Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a p. 195, si chiede: “…a Paola, da dove s’imbarcò nella serata del 1° settembre, giungendo alle 9:00 del mattino successivo nel porto di Sapri, a capo dei circa 1600 uomini, componenti l’intera brigata Milano, comandata dal colonnello Gandini, e parte della brigata Parma agli ordini del maggiore Spinazzi (18).”. Quì Moliterni scriveva che la brigata “Milano” era comandata dal colonnello Gandini, ma su questa notizia nutriamo dei dubbi in quanto il colonnello Gandini, che comandava la brigata “Milano” e l’aveva portata con il Pianciani dal golfo degli Aranci a Palermo, si dimise con il colonnello Tharrena della “Parma”, come scriverà il Dallolio. Nella nota (18), Moliterni postilla del racconto di Rustow nell’edizione e traduzione di E. Porro. Rustow non parla di Gandini ma scrive del colonnello De Giorgi. Il Pittaluga è chiaro quando scrive che: “I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, ……e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi. L’altra brigata Eberhardt,..di recarsi a Giardini agli ordini di Bixio.”. Come però faceva notare Moliterno (….), il “generale Gandini” viene espressamente citato dal Rustow, il quale era capo di Stato Maggiore della Brigata “Milano”. Infatti, Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 11, scriveva pure: “Ma i nostri legni bastarono appena per l’imbarco delle due brigate Milano e Parma, la brigata Bologna dovette restare al Faro. La brigata Milano e parte della brigata Parma erano con me sul vapore Rosolino Pilo. A mezzogiorno lasciammo dietro di noi la città di Tropea,etc…”. Dunque, Rustow parla espressamente della Calabria e, a pp. 12-13 aggiunge: “….Non mi rimase pertanto per altro partito che farle disbarcare a Tropea. Giunto quì in rada, ordinai al Colonnello Gandini, comandante della brigata Milano, di prender terra pel primo, ed appoggiato dai bersaglieri di Milano, e dai carabinieri di Genova, di disporre per l’ordinamento e l’esplorazione dell’interno etc…Il vapore Rosalino Pilo si allontanò….il suo esempio fu seguito anche dagli altri legni giunti poi, che avevano trasportato la brigata Parma, comandata dal valente maggiore Spinazzi. Ora non ci rimaneva che di continuare a piedi il viaggio pel Pizzo. Etc…”. Dunque, Rustow cita espressamente il “colonnello Gandini, comandante della brigata Milano…”. Sempre il Rustow, Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 34, in proposito scriveva che: “Alle 4 1/2 pomeridiane col 3° Battaglione della Brigata Milano, giunsi a Caserta dove trovavasi già la Brigata Bologna. Nei giorni 15 e 16 arrivò il resto della Brigata. Caserta doveva servirci di reidenza etc…Il colonnello Gandini aveva dovuto dimettere il comando della brigata Milano durante la spedizione di Ariano, ed il maggiore De Giorgi, fino ad ora comandante dei Bersaglieri, fu destinato ad occupare il suo posto.”. Dunque, il “colonnello Gandini”, secondo il racconto di Rustow restò comandante della brigata Milano fino alla “Spedizione di Ariano”, in cui il generale Turr ebbe la disfatta del generale borbonico Bonanno, ed in quella occasione Gandini dovette cedere il suo posto al maggiore De Giorgi. Carlo Agrati, a p. 440, in proposito scriveva che: “Il 13 settembre tutta la Brigata “Milano” rientrava; era ad Avellino in quel giorno stesso, a Nola, il 14 e là riceveva l’ordine di portarsi direttamente a Caserta.”. L’Agrati cita il testo di Buttà (….), Un viaggio da Boccadifalco a Gaeta – Memorie della Rivoluzione del 1860 al 1861, Napoli, 1875. Sul colonnello, poi in seguito “Generale Gandini”, che comandava la Brigata “Milano” è stato più volte citato anche da Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 109 e ssg., in proposito scriveva che: “III….Alba del giorno precedente v’era approdato il generale Rustovv con le brigate Milano e Spinazzi. Il Dittatore gli ordinò di avanzare con la prima brigata composta da novecento uomini, la sola veramente completa, per Vibonati, donde avrebbe proseguito per Padula. Mandò poi, a breve distanza, le brigate Spinazzi e Puppi. Era stato il Turr a concentrare queste forze a Sapri (circa 1500 uomini quasi tutti milanesi), etc…”. De Crescenzo, a p. 112, riferendosi al giorno 3 settembre 1860, in proposito scriveva che: “IV. Il Generale Gandini, comandante della brigata ‘Milano’ composta di 900 uomini, giunse anch’egli a Vibonati, ma il giorno seguente, volendo spingersi più avanti, ripartì per il passo di monte Cucuzzo e Casalbuono.”. Dunque, il De Crescenzo scriveva che “il giorno seguente” (il giorno 4 settembre 1860), da Vibonati, il generale Gandini “comandante della brigata Milano, composta di 900 uomini” ordina di mettersi in marcia e dirigersi verso Casalnuovo. Nel De Crescenzo, ritroviamo il generale Gandini anche più avanti ed in particolare a p. 151, ove in proposito scriveva: “Lo Stato Maggiore del Dittatore desiderava che al momento dell’ingresso del Dittatore in Napoli vi fosse un discreto numero delle sue truppe, perciò fu ordinato con un telegramma al generale Gandini di muoversi subito da Eboli e recarsi a Vietri, dove aveva inizio la ferrovia. Il Gandini, tenendo presente che i suoi soldati erano stanchi, domandò chi di essi volesse partire. Quasi tutti risposero affermativamente e furono fatti salire su quanti carri potessero essere requisiti.”. Dunque, il Gandini condusse le truppe dei volontari della sua Brigata da Salerno a Vietri. De Crescenzo, a p. 159, scriveva pure che: “Il Rustow insieme alla brigata Milano, giunto in Eboli il 7, ebbe ordine di trovarsi a Napoli per il giorno dopo. Quest’ordine non fu però osservato, perchè i volontari erano stanchi per le lunghe marce e per giunta mancavano i carri per trasportarli. Il Rustow pensò allora di mandare a Salerno un distaccamento della guardia Nazionale. Etc…”. De Crescenzo, a p. 163, ritorna sulla stessa notizia di p. 151 e scriveva che: “Lo Stato Maggiore del Dittatore avrebbe desiderato che al momento dell’ingresso di Garibaldi in Napoli, vi si trovasse pronto un gran numero di garibaldini, perciò fu telegrafato subito al generale Gandini, comandante della brigata Milano, di partire presto da Eboli e di recarsi a Vietri…Gandini non credette opportuno di spingere i suoi militi, stanchi ormai dalle lunghe marce, etc…Il Gandini aveva sperato che giunto a Vietri le difficoltà sarebbero state superate, invece etc…”. Dunque, De Crescenzo cita più volte il generale Gandini che, ad Eboli, diresse le operazioni di marcia verso Salerno e verso Ariano, come vedremo. La testimonianza del Rustow, cozza con l’altra testimonianza del generale Giuseppe Pittaluga (…), che, nel suo “La Diversione – Note garibaldine sulla campagna del 1860”, Roma, editrice Italiana, 1904, a p. 156 e ssg., in proposito scriveva pure che: “Pianciani,…. cedeva il comando delle tre brigate, Parma, Milano e Bologna (Tharrena, Gandini, Puppi), riunite nel porto di Palermo, le quali ricevettero l’ordine di partire lo stesso giorno per Milazzo. I colonnelli Tharrena e Gandini, chiesero ed ottennero di essere dispensati, perchè era stata cambiata la destinazione per la quale eransi impegnati, e furono rispettivamente sostituiti dai colonnelli Spinazzi e De Giorgi.”. Questa testimonianza cozza pure con un’altra testimonianza, con quella cioè di Giulio Adamoli, che, nel suo “Da San Martino a Mentana – Ricordi di un volontario”, Milano, ed. Treves, 1861, a pp. 145-146 scriveva che: “Il contingente straniero della 15° Divisione, già così ricco, si accrebbe, con la Spedizione Pianciani, che approdò in quei giorni a Messina…..etc….e i suoi capi, il Pianciani e il Bertani, si dimisero, le brigate, di cui essa si componeva, vennero distribuite fra i comandi dell’esercito meridionale. Il colonnello Rustow, che era con il Pianciani, rimasto quindi in disponibilità, fu chiamato dal Turr a disimpegnare le funzioni di capo di stato maggiore della sua divisione. Così egli divenne mio superiore.”. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 146, in proposito scriveva che: “Le brigate Milano e Spinazzi, passando per Monteleone, giungevano a Pizzo la sera dello stesso giorno 30, e partivano da colà nella notte del 30 al 31 per Paola.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “Contemporaneamente la brigata Puppi giunta a Milazzo e fatta proseguire per il continente fino a Pizzo, si imbarcava per Sapri, per unirsi alle brigate Milano (Gandini) e Spinazzi le quali si erano alla loro volta imbarcate a Paola per la medesima destinazione.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 15-16-17, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Pizzo…Alle cinque tutte le truppe si trovavano colà concentrate; ma i legni pel loro trasporto ivi stati predisposti, non bastavano che per una parte. Fu quindi imbarcata la intiera brigata Milano, ma una sola porzione della brigata Parma.”. Dunque, a Pizzo vennero imbarcati per Paola, l’intera Brigata “Milano” comandata dal maggiore De Giorgi ed una parte della Brigata “Parma” (o “Spinazzi”). Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 13, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Giunto quivi in rada, ordinai al colonnello Gandini, comandante della brigata Milano, di prender terra pel primo, e appoggiato dai Bersaglieri di Milano, e dai Carabinieri di Genova, di disporre per l’ordinamento di sicurezza ed un servizio di esplorazione, etc..Io rimasi a bordo onde sorvegliare lo sbarco etc…”. Rustow racconta lo sbarco della brigata Milano che si trovava imbarcata sul Rosalino Pilo, lasciata la città calabrese di Tropea e proseguire a marcia forzata verso Pizzo. Rustow, a p. 14 in proposito scriveva pure: “La brigata Milano coi suoi bersaglieri in testa…marciava…Per vero anche Spinazzi seguiva lestamente…”. Rustow, a p. 15 scriveva che: “La testa della colonna giunse a Monteleone alle ore 8, e la coda costituita dalla brigata Parma, non si arrivò che a mezzogiorno….per Pizzo, fu quindi imbarcata la intiera brigata Milano, ma una sola porzione della brigata Parma.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 19, in proposito scriveva che il 3 settembre, incontrado Garibaldi sulla spiaggia di Sapri, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Dopo breve saluto, mi chiese quanta truppa potessi disporre. – Di 1600 uomini, risposi. – Avete un corpo intieramente organizzato ? – La brigata Milano di 900 a 1000 uomini. – Fate disporre la brigata Milano per la marcia ed avvertitemi quando sarà pronta. Io stesso sarò con voi. Non occorreva grran tempo per disporre la brigata Milano.”. Giacomo Racioppi (…), nel suo “Storia dei moti di Basilicata e delle Provincie contermini nel 1860 per Giacomo Racioppi con prefazione di Pietro Lacava”, a pp. 195 e ssg., in proposito scriveva che: “Ma già al 2 settembre l’avanguardo dell’esercito garibaldino in 2100 uomini in comando del generale Turr era sbarcato alle piagge di Sapri, e venuti nel Vallo Dianese.”. Il generale Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, (prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “Vennero quindi imbarcati nella sera del 1. Settembre circa 1500 uomini, cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma; dovendo il resto della brigata Parma seguire il più presto possibile, ed anche quella di Bologna, in quanto lo avesero permesso il numero dei legni disponibili.”. Il generale Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, (prima traduzione italiana del 1861), a p. 340, in proposito scrivea che: “Questo piano non durò che fino alle ore 4 di sera. Nel giorno stesso si conobbe in Salerno lo sbarco di Sapri; le truppe ivi sbarcate si pretendeva esssere almeno 4,000 uomini, e tutt’al più 15,000. Si diceva a Salerno, che Caldarelli si fosse unito colle truppe di Garibaldi e marciasse e arciasse con loro contro Salerno etc….”. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzonero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a p. 299, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: “La sera del 1° vennero quindi imbarcati circa 1500 uomini cioè tutta la brigata Milano e porzione della brigata Parma doveva venir dietro nel termine posibilmente più breve ed anche la brigata Bologna doveva essere spedita a Sapri, appena le navi fossero disponibili. Turr stesso accompagnò la spedizione che sbarcò a Sapri etc…”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 17-18, in proposito scriveva pure che: “La sera del 1° settembre, con 1600 uomini componenti la intiera brigata Milano, ed una parte della brigata Parma, c’imbarcammo su 6 vapori, e la mattina del 2 alle 9, entrammo nella baia di Sapri. Alla spiaggia eravi già gran movimento, ma non di truppe napolitane, la cui presenza sarebbe stata pur possibile, ma sibbene di guardie nazionali e di popolo. Il generale Turr scese a terra pel primo accompagnato da un carabiniere genovese; io lo seguii tantosto per disporre gli alloggiamenti per le truppe ed ordinare le opportune misure di sicurezza. A nord della baia presso la strada per Lazongro (qui è errato perchè si tratta di Lagonegro), fu accampata la brigata Milano, che formava l’ala destra; la sinistra formata dalla parte della brigata Parma che ci accompagnava, venne accampata in un boschetto di olivi sulle vestigia dell’antica e potente città marittima di Vibona. I bersaglieri ed i carabinieri di Genova vennero destinati al servizio d’esplorazione, poichè credevano di trovarci in faccia al nemico, non senza un sospetto d’essere da esso circuiti. A Sapri c’era d’uopo attendere gli ordini del Dittatore; per accellerare il cui arrivo, Turr, il giorno 3 di buon mattino si recò a Lazongro. Io aveva intanto assai da fare ad intendermela colle guardie nazionali dei contorni che domandavano armi. Fui abbastanza fortunato per poter loro distribuire 600 fucili, dei quali per buona ventura mi trovava provvisto, né mi mancarono ringraziamenti perciò. Potei osservare più tardi gli stessi fucili sotto lo mura di Capua fra le mani delle guardie nazionali mobilizzate.”. Il Rustow, parlando in prima persona scriveva che: “Fui abbastanza fortunato per poter loro distribuire 600 fucili, dei quali per buona ventura mi trovava provvisto, né mi mancarono ringraziamenti perciò. Potei osservare più tardi gli stessi fucili sotto lo mura di Capua fra le mani delle guardie nazionali mobilizzate.”, egli si riferisce molto probabilmente ai fucili della brigata. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 20, in proposito scriveva che il 3 settembre, incontrado Garibaldi sulla spiaggia di Sapri, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Alle 5 di matina ripresimo la marcia. La notte mandai indietro un uomo fidato di Sapri con un ordine al maggiore Spinazzi onde ci seguisse con la brigata Parma tosto che fosse riunita, lasciando sul luogo l’ordine stesso per la brigata Bologna, la quale pure da Torre del Faro doveva arrivare a Sapri.”. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo di Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 19 e ssg., in proposito scriveva che il 3 settembre, incontrado Garibaldi sulla spiaggia di Sapri, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Dopo breve saluto, mi chiese quanta truppa potessi disporre. – Di 1600 uomini, risposi. – Avete un corpo intieramente organizzato ? – La brigata Milano di 900 a 1000 uomini. – Fete disporre la brigata Milano per la marcia ed avvertitemi quando sarà pronta. Io stesso sarò con voi. Non occorreva gran tempo per disporre la brigata Milano. Alle 5 di matina la marcia fu intrapresa. Tutti gli ufficiali superiori e quelli dello stato maggiore furono provvisti di muli. Ritenni per me l’unico cavallo che si potè trovare; ma non pensate già che fosse un arabo ardente; non era che un grosso e forte cavallo di montagna, avvezzo ad andar sempre di passo o a lento trotto, che faceva un vero martire del suo cavaliere, poichè tra l’altre cose non sapeva procedere se non condotto per la cavezza da un ragazzo a piedi. Discendemmo alla marina di Vibonate per un sentiero orribile, tutto ingombro di sozzure, compiendo una marcia in confronto alla quale è un nonnulla quella descritta dai filologi della Anabasi di Senofonte. Alla marina la colonna fu soffermata onde si potesse raccogliere. Giunse infrattanto Garibaldi accompagnato dal futuro ministro della guerra di Napoli e da alcuni ufficiali, e si mise esso stesso alla colonna. Salimmo per una buona strada il Vallone del Molinello e ci arrampicammo poi sull’altura dove è posta la sparpagliata città di Vibonate, che un tempo si estendeva fino alla baia di Sapri. I miei Milanesi etc….Ometto qui molte e molti particolari interessanti, riservandomi di farne cenno in altra occasione, lusingandomi per ora di far cosa gradita al lettore soltanto col fargli conoscere qual fosse l’ordinamento della brigata Milano in questo punto in cui incominciarono seriamente le sue operazioni. La brigata si componeva di una sezione di bersaglieri costituita da due compagnie; e di tre battaglioni di linea, ognuno di 4 compagnie. Ogni battaglione era della forza di 300 uomini; i bersaglieri ammontavano a poco di 100 uomini ed erano comandati dal maggiore De Giorgi, ufficiale valente e formato alla buona scuola. Il maggiore Sessa comandava il 1° battaglione di linea; il maggior Montesi il 2°; il capitano Venuti, il 3°. Quest’ultimo era un eccellente maestro d’esercizi, severo nel servizio e qualche volta anche eccessivamente ruvido. I bersaglieri portavano blouse e pantaloni verde scuro e cappelli neri con piume grigie; erano armati con fucili rigati austriaci. La linea portava giacchetta e pantaloni di traliccio greggio, in gran parte berretto rosso foggiato a somiglianza di quelli degli ufficiali francesi, e pel resto, berretto bleu filettato di rosso; per soprabbito avevano cappotti piemontesi. Quanto alle coperte, erasene potuto rinvenire soltanto una parte per le truppe. La calzatura era di pessima qualità, ciò che fu comprovato dalle poche marcie fatte, ed io mi trovava continuamente nell’apprensione di vedere dopo altre quattro cinque tappe le truppe letteralmente a piedi nudi. Sebbene ciascun soldato non si trovasse munito con più che venti cartucce, le quali era inoltre costretto di portar nel sacco del pane o in tasca, e che per deficienza di mezzi di trasporto non si potesse aver lusinga di una pronta rifornitura; pare nessuno se ne dava fastidio. I segni distintivi dei gradi erano per gli ufficiali delle striscie d’argento o d’oro all’ingiro del kepi: una pel sottotenente; due pel tenente; tre pel capitano; quattro pel maggiore. Il colonnello ne aveva cinque d’oro e due d’argento. I bersaglieri erano infine abbigliati alla foggia piemontese ed addestrati alla stessa scuola, inclusivamente al passo ginnastico, di cui solevano usare ogni volta le circostanze lo permettessero. E così era allestita la nostra piccola forza, oramai destinata all’insigne onore di formare la vanguardia dell’esercito meridionale. Essa precedeva di due o tre giornate le più vicine truppe della divisione Terranova, e di quattro o cinque la punta del corpo principale dell’esercito, e – cosa inaudita ma vera – fu essa che determinò lo sgombro della formidabile posizione di Salerno. Guidati da persone del luogo, la mattina del 4 settembre, discesimo il Vallone del Mulinello, per poi salire di nuovo, arramicandoci con somma difficoltà etc…“. Inoltre, sempre il Rustow, nella traduzione del Porro parlando della marcia da Vibonati al Fortino, a p. 22 scriveva che: “Potevano essere le 10 e mezza del mattino all’incirca, quando io coi miei due ufficiali d’ordinanza Antonio Batticozzi e Cesare Comendio, questi un Lombardo, quello un Veronese, etc…”. Il generale Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, ( prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “….Garibaldi nel pomeriggio dalla parte di mare a Capri ( è sbagliato ma è Sapri) e dopo breve concerto impartì l’ordine a Rustow di partire quella sera stessa colla brigata Milano, la sola completa, alla volta di Vibonate (‘? Vibonati) per raggiungere per quel sito la strada maestra consolare; doveva seguire la brigata Parma appena raccolta a Sapri, come pure quella di Bologna subito che vi fosse arrivata.”. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzonero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a pp. 299-300, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: “Mentre Turr il 3 settembre di buon mattino partiva per Lagonegro onde ricevere gli ordini di Garibaldi, mentre Rustow si occupava dell’armamento della guardia nazionale dei dintorni, nella misura della provvista d’armi che aveva portate con sè, a mezzodì dalla parte di mare arrivò a Sapri Garibaldi e dopo un breve abboccamento diede ordine a Rustow di marciare la sera stessa alla volta di Vibonate colla brigata Milano, la sola completa, onde occupare in quella località la strada consolare; la brigata Parma doveva seguirla, appena si fosse raccolta a Sapri, e la brigata Bologna appena vi fosse arrivata.”. Il generale Wilhelm (Guglielmo) Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, ( prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “….e dopo breve concerto impartì l’ordine a Rustow di partire quella sera stessa colla brigata Milano, la sola completa, alla volta di Vibonate, per raggiungere per quel sito la strada maestra consolare; doveva seguire la brigata Parma, appena raccolta a Sapri, come pure quella di Bologna subito che vi fosse arrivata. La brigata Milano arrivò tardi nella sera del 3 a Vibonate, etc…”. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo di Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 19-20-21-22, in proposito scriveva che il 3 settembre, incontrado Garibaldi sulla spiaggia di Sapri, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Giunse infrattanto Garibaldi accompagnato dal futuro ministro della guerra di Napoli e da alcuni ufficiali, e si mise esso stesso alla colonna. Salimmo per una buona strada il Vallone del Molinello e ci arrampicammo poi sull’altura dove è posta la sparpagliata città di Vibonate, che un tempo si estendeva fino alla baia di Sapri. I miei Milanesi bivaccavano nelle vie di Vibonate. Una quantità di fuochi d’allegria erano stati accesi dagli abitanti lungo la via che sale a quell’eminenza e di notte ci illuminarono anche gli altri angusti viottoli. Alle 5 di mattina del giorno 4, ripresimo la marcia.“. Inoltre, sempre il Rustow, nella traduzione del Porro parlando della marcia da Vibonati al Fortino, a p. 22 scriveva che: “Potevano essere le 10 e mezza del mattino all’incirca, quando io coi miei due ufficiali d’ordinanza ANTONIO BATTICOZZI e CESARE COMENDIO, questi un Lombardo, quello un Veronese, etc…”. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzonero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a pp. 299-300, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: “La brigata Milano arrivò a tarda sera del 3 a Vibonate e raggiunse il 4 il passo di Monte Cocuzzo oltrepassando oltre Fortino la strada consolare, sulla quale da allora in poi continuò a progredire, mentre le brigate Bologna e Parma la seguivano alla distanza di due o tre giorni di marcia il grosso dell’armata da quattro fino a sei. Il 4 settembre la brigata Milano, forte di 900 uomini, era già sulla strada consolare presso Casalnuovo.“. Il generale Wilhelm (Guglielmo) Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, ( prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “….impartì l’ordine a Rustow di partire quella sera stessa colla brigata Milano, la sola completa, alla volta di Vibonate, per raggiungere per quel sito la strada maestra consolare; doveva seguire la brigata Parma, appena raccolta a Sapri, come pure quella di Bologna subito che vi fosse arrivata. La brigata Milano arrivò tardi nella sera del 3 a Vibonate, etc…”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 20, in proposito scriveva che: “Alle 5 di matina ripresimo la marcia. La notte mandai indietro un uomo fidato di Sapri con un ordine al maggiore Spinazzi onde ci seguisse con la brigata Parma tosto che fosse riunita, lasciando sul luogo l’ordine stesso per la brigata Bologna, la quale pure da Torre del Faro doveva arrivare a Sapri…”. Sempre il Rustow, nel Porro aggiungeva pure altre informazioni utili. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 19 e ssg., il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “….l’ordinamento della brigata Milano in questo punto in cui incominciarono seriamente le sue operazioni. La brigata si componeva di una sezione di bersaglieri costituita da due compagnie; e di tre battaglioni di linea, ognuno di 4 compagnie. Ogni battaglione era della forza di 300 uomini; i bersaglieri ammontavano a poco di 100 uomini ed erano comandati dal maggiore De Giorgi, ufficiale valente e formato alla buona scuola. Il maggiore Sessa comandava il 1° battaglione di linea; il maggior Montesi il 2°; il capitano Venuti, il 3°. Quest’ultimo era un eccellente maestro d’esercizi, severo nel servizio e qualche volta anche eccessivamente ruvido.”. Dunque, è il Rustow che testimoniava come la Brigata “Milano”, a Sapri, il 3 settembre, si componeva di Bersaglieri ed era costituita da due Compagnie di Bersaglieri, oltre a tre battaglioni di linea, ed ogni Battaglione di linea era composto da 4 Compagnie. Ogni Battaglione di linea aveva una forza di 300 uomini. Rustow scriveva pure che “Il maggiore Sessa comandava il 1° battaglione di linea; il maggior Montesi il 2°; il capitano Venuti, il 3°”. Rustow scrive pure che la Sezione di Bersaglieri, costituita da n. 2 Compagnie “….ammontavano a poco di 100 uomini ed erano comandati dal maggiore De Giorgi, ufficiale valente e formato alla buona scuola.”. Dunque, il maggiore De Giorgi comandava la Sezione di Bersaglieri che ammontavano a poco più di 100 uomini. Infatti, Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 409-410, sulla scorta del Rustow, in proposito scriveva che: “Queste forze, dice il Rustow, eran l’intera Brigata “Milano” e alcuni reparti dell “Parma”: il resto aveva dovuto restare al Faro poichè i vapori non erano sufficienti per il trasporto. Componevano la Brigata “Milano” 3 Battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi e il capitano Venuti, e 2 Compagnie di bersaglieri. Il Turr imbarcò tutti il 1° settembre e sbarcò a Sapri alle 9 del mattino seguente. Alle 5 del pomeriggio ripartiva da Sapri per via di terra e poco prima del mezzogiorno del 4 settembre era al Fortino dopo aver bivaccato la prima notte a Vibonati ed aver costeggiato poi le falde del monte Cocuzzo. La Brigata “Bologna” ed il resto della “Parma” seguirono di lì a qualche giorno e il Rustow dice che quand’egli coi suoi, dopo il Fortino, s’avviò per la consolare, quell’altre truppe dell’antica Divisione Pianciani venivan dietro a due o tre giorni di marcia. Etc…”. Agrati, sulla scorta del Rustow scriveva che: “Componevano la Brigata “Milano” 3 Battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori Sessa e Montessi e il capitano Venuti, e 2 Compagnie di bersaglieri.”. Agrati, a p. 409, scriveva che la brigata “Milano”, sbarcata a Sapri, con il Turr che l’aveva portata da Paola, era formata da tre battaglioni di 300 uomini ognuno. Essi erano guidati dai maggiori Montessi e Sessa ed il capitano Venuti. Agrati ci parla anche di De Giorgi o De Giorgis. Sul brigatiere De Giorgis, Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, nell’Indice dei nomi, a p. 629, in proposito scriveva che: “De Giorgis (brigadiere), 467” e, sul Venuti, a p. 635 scriveva: “Venuti….(capitano), 409, 467”. Dunque, l’Agrati scriveva che la Brigata Milano era composta da 3 battaglioni di 300 uomini l’uno, coi maggiori “SESSA”, “MONTESSI” ed il capitano “VENUTI”, più due Compagnie di Bersaglieri. Agrati, a p. 409, scriveva che la brigata “Milano”, sbarcata a Sapri, con il Turr che l’aveva portata da Paola, era formata da tre battaglioni di 300 uomini ognuno. Essi erano guidati dai maggiori Montessi e Sessa ed il capitano Venuti. Agrati ci parla anche del “maggiore De Giorgi” che egli chiama “De Giorgis”. Sul brigatiere De Giorgis, Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, nell’Indice dei nomi, a p. 629, in proposito scriveva che: “De Giorgis (brigadiere), 467” e, sul Venuti, a p. 635 scriveva: “Venuti….(capitano), 409, 467”. Infatti, Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, parlando dei battaglioni che combatterono la battaglia di Capua, a pp. 467, in proposito scriveva che: “…mentre Rustow muoveva contro Capua con 5300 uomini – lo dice egli stesso – così divisi: 1° La Brigata Eber col reggimento Cossovic: etc…2°. 2 Battaglioni della Brigata Spangaro: 900 uomini etc…3°. La Brigata “Milano” col maggiore De Giorgis; 850 uomini, dei quali però 300 in retroguardia agli ordini del capitano Venuti; 2 Battaglioni disponibili della Brigata Puppi – il 3° del Cattabeni lo vedemmo destinato all’attacco di Cajazzo etc..”. Sugli ufficiali della Brigata “Milano”, vi è la testimonianza diretta del Rustow. Inoltre, sempre il Rustow, nella traduzione del Porro, a p. 22, in proposito scriveva che: “Garibaldi s’era recato fino a Forlino, io era rimasto indietro…..Potevano essere le 10 e mezzo del mattino all’incirca, quando io coi miei due ufficiali d’ordinanza ANTONIO BATTICOZZI e CESARE COMENDIO, questi un Lombardo, quello un Veronese, ragiunsi l’aspra e selvaggia cresta del Feralunga, sotto il monte Coruzzo, dalla quale si discende poi nella gola del Gauro che sbocca verso la solitaria taverna di Forlino, etc…”. Interessantissima questa descrizione dei luoghi che ci fa Rustow parlando della sua marcia da Vibonati al Fortino. Inoltre, Rustow ci dice che tra i suoi ufficiali della Brigata “Milano” che conduceva prima a Vibonati e poi al Fortino vi era Antonio Batticozzi e Cesare Comendio. Dei colonnelli Spinazzi e De Giorgi, ci parla Rustow che, il 3 settembre era con loro a Sapri. Sulla composizione della sua brigata, la brigata “Parma”, il colonnello Wilhelm Rustow racconta (nella traduzione di Porro), a p. 20 che: “….diedi ordine al maggiore Spinazzi onde ci seguisse con la brigata Parma tosto che fosse riunita, lasciando sul luogo l’ordine stesso per la brigata Bologna, la quale pure da Torre del Faro doveva arrivare a Sapri.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro” (sta in “Russo Luigi, Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno”, ed. Plectica), a p. 281, in proposito scriveva che: “Al mattino del primo settembre Garibaldi partì alla volta di Rogliano, fece sosta nella casa di Donato Morelli e in serata raggiunse Cosenza dove, intanto, era giunto Agostino Bertani proveniente da Paola. A Paola aveva lasciato il momentaneo comando al colonnello Guglielmo Rustow delle brigate Milano e Spiazzi con le quali, via mare, giunto a Pizzo la sera del 30 agosto, era salpato nella notte del 30-31.”. Quì Policicchio scrive erroneamente “Spiazzi” ma si tratta della brigata “Spinazzi”. Da Wikipedia leggiamo che Pietro Spinazzi si arruolò nell’esercito regolare sabaudo, con il grado di capitano, stabilendosi nuovamente a Genova, per lasciarlo nel 1860 per seguire Giuseppe Garibaldi nella campagna dell’Italia meridionale al seguito della spedizione guidata da Luigi Pianciani, detta anche spedizione Terranova, forte di circa 8.940 uomini. Maggiore della 2ª Brigata “Parma”, comandata dal colonnello “Tharrena”, giunse in Sicilia via nave sbarcando a Palermo, l’11 agosto, e pochi giorni, a Milazzo, sostituì al comando della Brigata lo stesso colonnello Tharrena dimessosi in polemica con il comando generale in quanto cambiata le destinazione di impiego della sua unità. Durante la campagna guidò l’ex 2ª Brigata “Tharrena”, composta da 700 uomini circa, sempre agli ordini di Nino Bixio, comandante della 18ª Divisione dell’esercito meridionale, e per il valore dimostrato, il 1º ottobre nella battaglia del Volturno, durante il combattimento di Ponti della Valle di Maddaloni, fu elogiato ufficialmente dallo stesso, promosso al grado di tenente colonnello e proposto della croce al valore militare di Savoia che poi non ottenne. Di questo valoroso garibaldino ci ha parlato il Generale Giovanni Pittaluga, La diversione: note garibaldine sulla Campagna del 1860, Casa Editrice Italiana, Roma, 1904. Di Spinazzi ne parla anche Giacomo Oddo, I mille di Marsala: scene rivoluzionarie: opera dedicata alla Venezia …, 1863, pagina 981 e, come ho detto il Generale Giovanni Pittaluga, La diversione: note garibaldine sulla Campagna del 1860, Casa Editrice Italiana, Roma, 1904. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 132, in proposito scriveva che: “Su la spiaggia di Sapri accampava una schiera di volontari delle brigate Milano e Spinazzi, appartenenti alla Divisione Turr, sbarcate ivi all’alba del 2 settembre (1).”. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), che, a p. 203 e ssg., in proposito scriveva che: “Un consistente indizio, in tal senso è contenuto in alcuni brani del “giornale” redatto dal “Capitano di Stato Maggiore Garzia”, il quale, alle 18:00 del 3 settembre si imbarcò a Napoli sul vapore di commercio francese ‘Brésil’, “al Servizio del Real Governo” con il compito “di toccare gli approdi da Sapri verso Sud” e prendere a bordo gli “Uffiziali, soldati e Impiegati governativi” che si avesse trovato (36). A Sapri, dove attraccò alle 8:00 del 4 settembre, il ‘Brésil’ trovò “5 vapori Garibaldini” e “2 o 3 brigantini mercantili” (37) probabilmente gli stessi dai quali, la mattina del 2 settembre, erano sbarcate la brigata Milano e parte della brigata Parma e, alle 23:00 settembre, la sopraggiunta brigata Puppi. Ma quel che è più interessante ai fini della presente indagine è quanto il capitano Garzia annotò il 5 settembre: “(….) Garibaldi pare abbia avuto ordine da Torino d’accellerare la marcia sopra Napoli. In effetti un vapore sardo l’ho incontrato il dì 4 arrivando a Sapri, che da quivi ritornava verso Napoli da dove era venuto la sera precedente (38).”. Moliterni, a p. 203, nella nota (36) postillava: “(36) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Napoli, 1900, p. 576.”. Moliterni, a p. 203, nella nota (37) postillava: “(37) Ivi, p. 577.”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, a p. 581 ed in proposito scriveva che: “Alle 6 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul Brésil giunge nelle acque di Paola, e di ciò che vi faccia ne dà contezza il Giornale di lui così: “Alle 6 (a.m.) giunto a Paola quivi imbarcato…truppa, l’infermiere militare. Ho visto due vapori fra i quali il Duca di Calabria sbarcare casse d’armi e di munizioni e due brigantini mercantili carichi pronti e voleano essere rimorchiati a Salerno. Garibaldi è stato ricevuto a Cosenza con straordinarie feste. Il Generale Thurr ha provveduto allo imbarco degli Uffiziali a Paola ed è poi passato al Pizzo. Il Generale Morelli comanda le masse di Rogliano. Garibaldi pare abbia avuto ordine da Torino d’accellerare la marcia sopra Napoli. In effetti un vapore Sardo l’ho incontrato il dì 4 arrivando a Sapri, che quivi ritornava verso Napoli da dove era venuto la sera precedente” (Il vapore di cui fa cenno il Capitano Garzia e la Dora partita da Napoli il giorno 3 (come ho reso noto a quella data trascrivendo un brano del Giornale particolare di bordo dell’Ammiraglio Persano) per condurre presso il Generale Garibaldi per volere del Conte di Cavour un amico innominato del Generale” e ripartito da Sapri per Napoli la notte del 3 al 4).”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a p. 577 ed in proposito scriveva che: “4 Settembre…Alle 8 (a.m.) il Capitano di Stato Maggiore Garzia sul vapore Brésil giunge nelle acque di Sapri, ed ecco ciò che trovo scritto nel Giornale di lui. “Quivi ho trovato cinque vapori Garibaldini 2 o 3 brigantini mercantili. La truppa Garibaldina sbarcata il giorno precedente e la mattina, compresa l’altra trasporta dall”Elvetie’ si fa ammontare a 8 o 9000 uomini. Garibaldi il 3 in barchetta da Ascea era andato a Sapri ed avea preso il cammino verso Lagonegro dove è giunto la sera del 3 o la mattina del 4. La truppa sbarcata poteva essere a Lagonegro e nel Vallo di Diana la sera del 4. Il Capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del Generale Bustow (Rustow) ed altro Ufficiale Ungherese sono venuti a bordo ad assicurarmi, che in Sapri non vi era alcuno dei nostri, ma poteva trovarne a Maratea, Paola, Pizzo. Anche D. Antonio Buraglia di Maratea dava la stessa assicurazione.”.”. In questo brano il Quandel-Vial riporta un brano del giornale di bordo del Brésil scritto dal capitano di Stato Maggiore della Marina Piemontese, Garzia, all’arrivo a Sapri che avrà un colloquio con il capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del colonnello Rustow sbarcati il 2 settembre con Turr ed i volontari garibaldini che si imbarcarono a Paola. Il Quandel ci parla di un capitano Appel triestino dello Stato Maggiore del colonnello Rustow, sbarcato a Sapri con le truppe provenienti da Paola. Infatti, il Quandel-Vial, parlando di Sapri in proposito scriveva che sul Giornale di Bordo del Capitano di Stato Maggiore della Marina Piemontese Garzia, trovò scritto che arrivato nel porto di Sapri il 4 settembre 1860, in missione per prendere ed aiutare gli sbarchi, annotava che: “Il Capitano Appel Triestino dello Stato Maggiore del Generale Bustow (Rustow) ed altro Ufficiale Ungherese sono venuti a bordo ad assicurarmi, che in Sapri non vi era alcuno dei nostri, ma poteva trovarne a Maratea, Paola, Pizzo. Anche D. Antonio Buraglia di Maratea dava la stessa assicurazione.”.”. Il Quandel-Vial scriveva che nello Stato Maggiore del generale Rustow vi era il “Capitano APPEL triestino.”. Ferruccio Policicchio, a p. 288, nella nota (43) postillava: “(43) Qui l’errore sta nella errata trascrizione (Ascea per Scalea) da parte dell’ex Capitano dell’esercito napoletano Quandel-Vial. Se preso alla lettera il generale avrebbe fatto il viaggio a ritroso.”. Policicchio, a p. 289, nella nota (44) postillava: “(44) L. Quandel-Vial, Una pagina di storia – Giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Tip. degli Artiglieri, Napoli, 1900, pp. 576-7.”. Raffaele De Cesare (Memor) (….), nel suo “La fine di un Regno – Dal 1855 al 6 settembre 1860 con prefazione di Raffaele De Cesare”, a p. 462, in proposito scriveva pure che: “La mattina del quattro settembre, dopo la notizia dello sbarco della colonna di Rustow a Sapri, la quale si diceva forte di quattromila uomini, mentre in realtà era molto men numerosa, ebbe luogo un ultimo consiglio di Generali, il quale, ad unanimità, deliberò di non potersi resistere a Garibaldi, nè tra Campagna e Salerno etc…”. Raffaele De Cesare, nel suo “La fine di un Regno – di Raffaele De Cesare – edizione definitiva con aggiunte, nuovi documenti etc…”, ed. Longanesi, a p. 908, in proposito scriveva che: “Da Rotonda, dove giunse il 2 settembre, Garibaldi scese alla marina di Scalea, dove s’imbarcò. Arrivò la sera del 3 a Sapri dov’era approdata, il giorno innanzi, la divisione di Rustow e Pianciani, la quale, ultima arrivata, divenne l’avanguardia dell’esercito garibaldino.”. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 109 e ssg., in proposito scriveva che: “III….Alba del giorno precedente v’era approdato il generale Rustovv con le brigate Milano e Spinazzi. Il Dittatore gli ordinò di avanzare con la prima brigata composta da novecento uomini, la sola veramente completa, per Vibonati, donde avrebbe proseguito per Padula. Mandò poi, a breve distanza, le brigate Spinazzi e Puppi. Era stato il Turr a concentrare queste forze a Sapri (circa 1500 uomini quasi tutti milanesi), etc…”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a p. 143 e ssg., in proposito scriveva che: “….il Dittatore, trovò la colonna del generale Turr ad accoglierlo, composta da 1500 volontari, quegli stessi che Bertani aveva procurati per la invasione dello Stato Pontificio, inquadrati nelle brigate “Milano” e “Spinazzi”. Era quella l’avanguardia dell’armata garibaldina, che doveva rifare, in altre condizioni, il cammino dei “300.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 138, in proposito scriveva che: “Intanto in tutto il Vallo di Diano era un continuo passaggio di Garibaldini. La brigate Milano e Spinazzi della divisione Turr, sbarcate a Sapri all’alba del 2 settembre, procedettero per Vibonati e quindi per Casalbuono, etc.. (2).”. Mazziotti, a p. 138, nella nota (2) postillava: “(2) Caraguel – Souvenirs et aventures, pag. 175.”. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a pp. 195-196, in proposito scriveva: “A Sapri, Garibaldi e Bertani trovarono i circa 1600 patrioti sbarcatevi il giorno precedente, a una parte dei quali, precisamente ai 900-1000 uomini della brigata Milano, fu ordinato di mettersi in marcia, intorno alle 17:00 sotto il comando del colonnello Guglielmo Rustow.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 162, parlando della Spedizione di Ariano, in proprosito scriveva che: “Il generale Turr ebbe la missione di reprimere questi orrori. Era la mattina del 9 per tempo, e le due brigate della sua Divisione che il 7 erano ad Eboli, e l’8 a Salerno, entravano finalmente in Napoli. Con una di queste, la Brigata Milano giunta per prima, il generale Turr partiva in ferrovia per Nola alle ore 2 pom. Etc…”. Pecorini, sempre parlando di Ariano, a p. 164, in proposito scriveva: “Lo stesso giorno 10 il generale Turr coi bersaglieri milanesi, e un altro battaglione montato sui carri per guadagnare strada, si spinse fino a Dentecane, mentre Rustow, capo del suo Stato Maggiore, cogli altri due battaglioni seguiva di riserva fino a Pratola.”. Pecorini, sempre parlando di Ariano, a p. 186, in proposito scriveva: “Il tenente Canepa della Brigata Milano il 17 verso l’1 pom. sulla linea degli avamposti di Casapulla etc…”. Pecorini, sempre parlando di Capua, a p. 212, in proposito scriveva: “La brigata Puppi nei combattimenti del 19 agosto sotto Capua e 21 a Caiazzo, ebbe l’onore di trovarsi la più esposta al fuoco etc…brigata senza più il capo perchè morto in battaglia, onde fu che il generale Garibaldi sulla proposta di Turr ne determinò lo scioglimento; con gli uomini di essa formavasi un reggimento comandante tenente colonnello Bossi, che andava a far parte della Brigata Sacchi col seguente ordine del giorno: “Caserta, 27 settembre 1860. Comando generale della 15° Divisione. Dietro disposizione del Ministro della Guerra il comando della brigata Sacchi riceverà sotto i suoi ordini la residuale forza della sciolta brigata Puppi. Firmato Turr. (p. 213). La brigata Milano continuava a far stanza in Caserta fino al 30. La 15° Divisione quando fu compiuta la sua organizzazione, presentava il seguente quadro: Comando generale e Stato Maggiore:……..; Ufficiali superiori a disposizione:……; Stato Maggiore: Capitano di Stato Maggiore Pecorini Carlo etc…; Erano infine aggregati allo Stato Maggiore: Du Camp Massimo celebre scrittore francese, il quale scriveva nella ‘Revue de deux mondes’ e nel ‘Debats sempre in favore dell’Italia ancor prima della guerra del 1859, etc…Intendenza Militare:….; Corpo Sanitario:…..; Tribunale Militare:….; Comando della Brigata Sacchi: Maggiore Generale Sacchi Gaetano; Comando della Brigata Eber: Colonnello Brigatiere Eber Ferdinando, Capo di Stato Maggiore Maggiore Alessandri Giovanni, Capitano Applicato, Adamoli Giulio; Comando della Brigata Spangaro: Colonnello Brigatiere Spangaro Pietro, Capo di Stato Maggiore Capitano Baganti; Comando della Brigata Milano: Luogotenente colonnello De Giorgis Carlo Felice, Capo di Stato Maggiore Capitano De Carolis; etc…furono anche aggregate a questa Divisione la brigata Corrao, già la Masa, e la Legione Inglese. (Doc. 80). Il Dittatore trasportava il suo quartiere generale a Caserta il giorno 27 settembre etc…”. Dunque, come ho già detto, verso il 20 settembre, il Comando della Brigata Milano passò al Luogotenente colonnello Carlo Felice De Giorgis. Sul sito della Presidenza della Repubblica è scritto che egli era Luogotenente colonnello di Fanteria che gli fu conferito il 30 novembre 1862. Su De Giorgis, il Pecorini, a p. 435, in proposito scriveva: “(Documento 64) 3° Brigata Milano. 3° Bataglione. Avamposto di Santa Prisca, 18 settembre 1860. Rapporto. Ieri verso un’ora pom.il sig. luogotenente Emilio Canepa, avente l’ispezione al battaglione percorreva la nostra linea, etc…”. Dunque, secondo questo rapporto, il Luogotenente Emilio Canepa ispezionò il Battaglione di Fanteria della Brigata Milano. Canepa viene più volte citato anche dal Rustow. Sul De Giorgis, il Pecorini, a p. 454, in proposito scriveva: “ESERCITO MERIDIONALE 15° Divisione Turr. Situazione Numerica della Forza della Suddetta Divisione al giorno 6 ottobre 1860: Corpo: Stato Maggiore della Divisione: Capo di Stato Maggiore, Colonnello Brigatiere Rustow; Genio: Capitano Tessera; Corpo Sanitario: Medico Divisionale Ziliani; Intendenza Militare: Intendente Ghiglione; Tribunale Militare: Avv. Fiscale, Bissoni Luigi; BRIGATA MILANO (2), Ten. Colonnello De Giogis; Corpo: Stato Maggiore: Capitano De Caroli; Bersaglieri Milanesi, Maggiore Mentesi; I° Battagl. Cacciatori Maggiore Sessa; 2° Battagl. Cacciatori, Maggiore Venuti; etc…”. Pecorini, a p. 454, nella nota (2) postillava: “(2) Già Gandini. Terza Brigata della Spedizione di Terranova.”. Dunque, il Pecorini cita gli ufficiali della Brigata Milano al 6 ottobre 1860 e sono: Carlo Felice De Giorgis, Tenente Colonnello; Capitano De Caroli, Capo di Stato Maggiore; Maggiore MENTESI, Capo di Stato Maggiore dei Bersaglieri Milanesi; Maggiore SESSA, Capo di Stato Maggiore del 1° Battaglione Cacciatori; Maggiore VENUTI, Capo di Stato Maggiore del 2° Battaglione dei Cacciatori. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a p. 489, in proposito scriveva che: “XLVII. II Dittatore, lasciata Soveria, e conducendo seco soltanto le divisioni Cosenz e Türr, le Guide, i Carabinieri e i Bersaglieri, marciava, come si disse, con incredibile celerità alla volta. di Napoli. Egli arrestavasi a Cosenza poche ore, il tempo necessario per dare a quel governo provvisorio ed a’ suoi generali le istruzioni opportune per le future operazioni di amministrazione e di guerra. In quel punto inoltre divise la sua piccola armata, mandando il generale Turr colla sua divisione a Paola con ordine di raccogliervi i volontari provenienti dall’Isola e di portarsi immediatamente co’ suoi nel rada di Policastro od a Sapri. Col rimanente delle forze, seguendo la angusta valle del Crati, ed oltrepassando a sinistra i villaggi di Rende e Montalto ed a destra l’antica e spaziosa foresta di Sila , slanciavasi sul grande stradale di Tarsia e Spezzano.”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 492-493, in proposito scriveva che: “LIII. – Contemporaneamente la decimaquinta divisione imbarcatasi, a norma delle avute istruzioni, nel piccolo porto di Paola, veleggiava con prospero vento alla volta di Sapri. La numerosa flotta napoletana che stazionava in quelle acque avrebbe agevolmente potuto impedire per mare il trasporto delle truppe italiane: ma sia che non amasse impegnarsi in conflitti o la movessero altre considerazioni si accontentava di seguirne e sorvegliarne in distanza i progetti e le mosse. Nell’ uscire dal porto di Paola il generale Türr scorgendosi di fronte ancorate le navi nemiche, dispose i suoi legni quasi fosse deciso ad accettar la battaglia che i Regii parevano offrirgli. Egli fece allineare le sue barche, insufficienti a resistere, in forma di mezza luna ponendovi ai fianchi ed al centro i tre soli vapori di cui disponeva. L’audacia dei volontari nell’apparecchiarsi ad una lotta cotanto ineguale e sopra un elemento che non era il loro proprio , poteva essere unicamente giustificata dall ‘ esito ; e questo fu lor favorevole . Tosto i Napoletani levarono l’ancora, non già per avanzarsi e combattere , ma per ritrarsi e fuggire davanti un avversario , cui avevano da più mesi imparato a rispettare e a temere. Dopo quell’unico accidente i volontari poterono felicemente compire il viaggio cui il Generalissimo aveva loro indicato. LIV. Türr approdava a Sapri mentre Garibaldi correva sullo stradale di Lagonegro alla Polla. Secondo gli ordini avuti egli doveva raccogliere le diverse frazioni del corpo spedizionario di Luigi Pianciani , e marciare in appresso con sollecitudine, seguendo la valle del Sale o la via di Capaccio, sopra Eboli , gettarsi quindi fra le gole del monte Corvino, e di là , disegnando una curva, inoltrarsi dal lato di San Cipriano e San Severino sulle alture della Cava , donde potesse al momento opportuno intercettare la strada di Nocera e di Napoli. Con tali manovre Garibaldi mirava a rinnovare a Salerno i fatti di Alta Fiumara e Soveria , ed a prendere prigioniero il Re con tutto l’esercito. Il che sarebbe senza fallo avvenuto qualora Francesco II si fosse ostinato a tenere e difendere la sua posizione. LV. La decimaquinta divisione, ingrossata dalle truppe disperse di già appartenenti al corpo di Luigi Pianciani state direttamente da Palermo trasportate a Paola , a Scaléa, a Policastro od a Sapri, sfilava colla massima secretezza e celerità sulla destra dell’esercito regio. A queste forze, già per sè considerevoli , si unirono tosto le bande insurrezionali del paese ed i numerosi distaccamenti dei Calabresi che avevano preceduto la marcia dell’ armata italiana. Con tutti questi corpi riuniti, il generale Türr , riuscendo a girare, come gli era stato ordinato l’estrema sinistra dei Regii, avrebbe potuto seriamente compromettere la loro posizione.”. Antonio Pizzolorusso (….), nel suo “I martiri per la libertà italiana della provincia di Salerno dall’anno 1820 al 1857 con appendice intorno al moto rivoluzionario del 1860 per Antonio Pizzolorusso, Salerno, Tipografia Nazionale, 1885, si veda l’ed. Ripostes, a pp. 234-235, in proposito scriveva che: “….e Garibaldi resosi padrone della Sicilia, passa il Faro il 20 agosto, e ordina a Rustow di congiungersi in Paola al Generale Turr, ed egli imbarcatosi per Sapri li raggiunse il giorno 3 settembre ed ordina al primo d’ inoltrarsi con una brigata verso Vibonati e avanzarsi sulla via consolare.”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 824, in proposito scriveva che: “Erano circa mille e cinquecento uomini ; cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma; il resto di questa e tutta la brigata Bologna dovevan fare lo stesso viaggio al più presto possibile . Con quei mille e cinquecento uomini, Türr, la mattina del 2 settembre , disbarcava a Sapri. In questo modo l’avanguardia trovossi quasi di cinque tappe avanti il grosso dell’esercito che marciava da Soveria -Manelli sopra Cosenza per la strada consolare…..Etc….Il giorno 3 , Türr partiva per Lagonegro per trovarvi notizie ed ordini di Garibaldi , e Rustow occupavasi dell’armamento della Guardia nazionale del paese; quando inaspettatamente videsi apparire Garibaldi arrivato anch’esso a Sapri per via di mare. A Rustow fu dato ordine di partire la stessa sera con la brigata Milano, la sola veramente completa, per Vibonate. Forte di novecento uomini questa brigata la notte del 3 arrivava a Vibonate, donde spingevasi rapidamente più avanti al di là di Padula.”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 338-339, in proposito era scritto: “Mentre Türr alle 3 della mattina era partito per Lagonegro onde prender gli ordini di Garibaldi, mentre Rüstow era occupato nell’ armamento della guardia nazionale dei dintorni, arrivò Garibaldi nel pomeriggio dalla parte di mare a Capri e dopo breve concerto imparti l’ordine a Rüstow di partire quella sera stessa colla brigata Milano, la sola completa, alla volta di Vibonate , per raggiungere per quel sito la strada maestra consolare; doveva seguire la brigata Parma appena raccolta a Sapri, come pure quella di Bologna subito che vi fosse arrivata.”.
Nel 3 settembre 1860, a Sapri, il colonnello RUSTOW, ed il riordino della truppa sbarcata nell’accampamento in “località Cantine”
Come ho già detto, il 2 settembre 1860, dopo essere sbarcati a Sapri, le truppe dell’ex Spedizione Pianciani, vennero riordinate e forse fatte accampare in “località Cantine”, che è il territorio di Sapri al confine con la piccola frazione del Timpone. Il colonnello Rustow provvide insieme al generale Turr alla bisogna, in previsione dell’arrivo di Garibaldi e del suo piccolo seguito. Bisognava preparare la truppa per le marcie successive, riguardare gli equipaggiamenti, i rifornimenti, le guide, i muli per il trasporto ecc…Infatti, oltre alle truppe, che intanto continuavano ad arrivare a marcie forzate provenienti da Lagonegro ed a sbarcare a Sapri, provenienti da Pizzo o da Paola, arrivarono anche aiuti materiali che servivano alle truppe. In verità vi era penuria di cose utili, di armamenti e di viveri. Ho già detto delle Brigate e dei loro comandanti che sbarcarono a Sapri, il giorno 2 settembre 1860. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 19, in proposito scriveva che il 3 settembre, incontrado Garibaldi sulla spiaggia di Sapri, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Dopo breve saluto, mi chiese quanta truppa potessi disporre. – Di 1600 uomini, risposi. – Avete un corpo intieramente organizzato ? – La brigata Milano di 900 a 1000 uomini. Etc…”. Dunque, secondo la testimonianza di Rustow, la truppa sbarcata a Sapri ammontava a 1600 uomini, ma alla domanda di Garibaldi “Avete un corpo intieramente organizzato ?”, il Rustow rispondeva che: “La brigata Milano di 900 a 1000 uomini”. Infatti, nella tarda serata del 3 settembre, la truppa che partì con Rustow per Vibonati ammontava a circa 1000 uomini, mentre 600 uomini restarono a Sapri. Il generale Wilhelm (Guglielmo) Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, ( prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “….e dopo breve concerto impartì l’ordine a Rustow di partire quella sera stessa colla brigata Milano, la sola completa, alla volta di Vibonate, per raggiungere per quel sito la strada maestra consolare; doveva seguire la brigata Parma, appena raccolta a Sapri, come pure quella di Bologna subito che vi fosse arrivata.”. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzonero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a p. 300, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: “Mentre Turr il 3 settembre di buon mattino partiva per Lagonegro onde ricevere gli ordini di Garibaldi, mentre Rustow si occupava dell’armamento della guardia nazionale dei dintorni, nella misura della provvista d’armi che aveva portate con sè, a mezzodì dalla parte di mare arrivò a Sapri Garibaldi e dopo un breve abboccamento diede ordine a Rustow di marciare la sera stessa per Vibonate colla brigata Milano, la sola completa, onde occupare in quella località la strada consolare; la brigata Parma doveva doveva seguirla, appena si fosse raccolta a Sapri, e la brigata Bologna, appena vi fosse arrivata. La brigata Milano arrivò a tarda sera del 3 a Vibonate e raggiunse il 4 il passo di monte Cocuzzo oltrepassando presso Fortino la strada consolare, sulla quale da allora in poi continuò a progredire, mentre le brigate Bologna e Parma la seguivano alla distanza di due o tre giorni di marcia, il grosso dell’armata da quattro fino a sei. Il 4 settembre, la brigata Milano, forte di circa 900 uomini, era già sulla strada consolare presso Casalnuovo. Il 5 marciava avanti sulle orme della regia brigata Caldarelli verso Sala. Caldarelli avaa fatto alto a Padula onde meglio adempiere la sua capitolazione conchiusa coi Calabresi a Cosenza, per la quale egli non doveva battersi con Garibaldi. Il rapido avanzarsi della brigata Milano lo tagliò fuori da Salerno ed egli capitolò con Garibaldi. Il 6 la brigata Milano marciava sopra Auletta, ed il 7 settembre sopra Eboli. Lo stesso giorno in cui la piccola avanguardia toccava questo punto, il dittatore entrava nella capitale abbandonata da Francesco II.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “…Garibaldi, il quale, giunto a Sapri, ordinava senz’altro al generale Rustow di avanzare con la sua brigata Milano, la prima che in quel momento si trovava già pronta e ordinata, per guadagnare rapidamente la strada consolare.”. Non ho detto cosa fece Turr e Rustow per approntare tutto quanto servisse per le future marcie da Sapri in poi. Agostino Bertani (….), nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, dove, il Bertani, a pp. 72 e ssg., riferendosi al 3 settembre 1860, quando insieme a Garibaldi sbarcò a Sapri, in proposito scriveva che: “Erano su quella spiaggia accampati in buon numero alcuni dei corpi di volontari della legione da me preparata per invadere lo Stato pontificio alla quale, bramosa di misurarsi coll’armi senza esserci sino all’ora riuscita, procurai con ogni sforzo di affrettare sul cammino di Napoli l’incontro col nemico.”. Anche il Rustow (….) fu un testimone di eccezione. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 17-18, in proposito scriveva pure che: “Nel pomeriggio del 1° settembre giunse a Paola il generale Turr, il quale mi partecipò come le mie truppe fossero state aggregate al suo corpo. Egli portava seco 5000 franchi e l’ordine d’imbarcarsi per Sapri, dove l’ardito Pisacane nel 1857 fece l’infelice suo tentativo. Sapri è già fuori dalla Calabria e trovasi nel Principato.”. Dunque, Rustow testimoniava che il generale Turr arrivato a Paola per imbarcare le truppe e portarle via mare a Sapri, insieme a Rustow, aveva con se 5000 franchi. E’ molto probile che questa cifra servì proprio per pagare tutto quanto occorresse per le truppe che arrivarono a Sapri. Tuttavia, devo precisare che le truppe che sbarcarono a Sapri, il 2 settembre erano state equipaggiate e preparate dal Bertani. Sempre il Rustow, a p. 17-18, in proposito scriveva: “La sera del 1° settembre, con 1600 uomini componenti la intiera brigata Milano, ed una parte della brigata Parma, c’imbarcammo su 6 vapori, e la mattina del 2 alle 9, entrammo nella baia di Sapri. Alla spiaggia eravi già gran movimento, ma non di truppe napolitane, la cui presenza sarebbe stata pur possibile, ma sibbene di guardie nazionali e di popolo. Il generale Turr scese a terra pel primo accompagnato da un carabiniere genovese; io lo seguii tantosto per disporre gli alloggiamenti per le truppe ed ordinare le opportune misure di sicurezza. A nord della baia presso la strada per Lazongro (qui è errato perchè si tratta di Lagonegro), fu accampata la brigata Milano, che formava l’ala destra; la sinistra formata dalla parte della brigata Parma che ci accompagnava, venne accampata in un boschetto di olivi sulle vestigia dell’antica e potente città marittima di Vibona. I bersaglieri ed i carabinieri di Genova vennero destinati al servizio d’esplorazione, poichè credevano di trovarci in faccia al nemico, non senza un sospetto d’essere da esso circuiti. A Sapri c’era d’uopo attendere gli ordini del Dittatore; per accellerare il cui arrivo, Turr, il giorno 3 di buon mattino si recò a Lazongro.”. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo di Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 19 e ssg., in proposito scriveva che il 3 settembre, incontrado Garibaldi sulla spiaggia di Sapri, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Tutti gli ufficiali superiori e quelli dello stato maggiore furono provvisti di muli. Ritenni per me l’unico cavallo che si potè trovare; ma non pensate già che fosse un arabo ardente; non era che un grosso e forte cavallo di montagna, avvezzo ad andar sempre di passo o a lento trotto, che faceva un vero martire del suo cavaliere, poichè tra l’altre cose non sapeva procedere se non condotto per la cavezza da un ragazzo a piedi…”. Dunque, il colonnello Rustow racconta e testimonia la foggia dei volontari garibaldini organizzati dal Bertani per l’arrivo a Paola e poi sbarcati con Turr a Sapri. Rustow racconta che a Sapri, tutti gli ufficiali superiori e quelli dello Stato Maggiore erano provvisti di muli. Solo lui aveva un cavallo. Continuando il suo racconta scriveva che: “I bersaglieri portavano blouse e pantaloni verde scuro e cappelli neri con piume grigie; erano armati con fucili rigati austriaci. La linea portava giacchetta e pantaloni di traliccio greggio, in gran parte berretto rosso foggiato a somiglianza di quelli degli ufficiali francesi, e pel resto, berretto bleu filettato di rosso; per soprabbito avevano cappotti piemontesi. Quanto alle coperte, erasene potuto rinvenire soltanto una parte per le truppe. La calzatura era di pessima qualità, ciò che fu comprovato dalle poche marcie fatte, ed io mi trovava continuamente nell’apprensione di vedere dopo altre quattro cinque tappe le truppe letteralmente a piedi nudi. Sebbene ciascun soldato non si trovasse munito con più che venti cartucce, le quali era inoltre costretto di portar nel sacco del pane o in tasca, e che per deficienza di mezzi di trasporto non si potesse aver lusinga di una pronta rifornitura; pare nessuno se ne dava fastidio. I segni distintivi dei gradi erano per gli ufficiali delle striscie d’argento o d’oro all’ingiro del kepi: una pel sottotenente; due pel tenente; tre pel capitano; quattro pel maggiore. Il colonnello ne aveva cinque d’oro e due d’argento. I bersaglieri erano infine abbigliati alla foggia piemontese ed addestrati alla stessa scuola, inclusivamente al passo ginnastico, di cui solevano usare ogni volta le circostanze lo permettessero. E così era allestita la nostra piccola forza, oramai destinata all’insigne onore di formare la vanguardia dell’esercito meridionale. Essa precedeva di due o tre giornate le più vicine truppe della divisione Terranova, e di quattro o cinque la punta del corpo principale dell’esercito, ….Etc…“. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzonero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a pp. 299-300, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: “Mentre Turr il 3 settembre di buon mattino partiva per Lagonegro onde ricevere gli ordini di Garibaldi, mentre Rustow si occupava dell’armamento della guardia nazionale dei dintorni, nella misura della provvista d’armi che aveva portate con sè, a mezzodì dalla parte di mare arrivò a Sapri Garibaldi etc…”. Dunque, Bizzonero, nella traduzione del Rustow scriveva che, dopo la partenza di Turr da Sapri, Rustow si occupò dell’armamento della Guardia Nazionale dei dintorni, fornendo armi e munizioni a loro nella misura della sua provvista d’armi che aveva e che doveva portare con se. Antonio Pizzolorusso (….), nel suo “I martiri per la libertà italiana della provincia di Salerno dall’anno 1820 al 1857 con appendice intorno al moto rivoluzionario del 1860 per Antonio Pizzolorusso, Salerno, Tipografia Nazionale, 1885, si veda l’ed. Ripostes, a pp. 234-235, in proposito scriveva che: “….e Garibaldi resosi padrone della Sicilia, passa il Faro il 20 agosto, e ordina a Rustow di congiungersi in Paola al Generale Turr, ed egli imbarcatosi per Sapri li raggiunse il giorno 3 settembre ed ordina al primo d’ inoltrarsi con una brigata verso Vibonati e avanzarsi sulla via consolare. Rustow eseguì perfettamente tali ordini, tagliò la via al generale Caldarelli, che secondo la convenzione di Cosenza si recava a Salerno, e l’indusse a deporre le armi ; ed entrò la sera trionfante in Sala Consilina, pervenendo la dimane ad Eboli, etc…”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 824, in proposito scriveva che: “Erano circa mille e cinquecento uomini ; cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma; il resto di questa e tutta la brigata Bologna dovevan fare lo stesso viaggio al più presto possibile . Con quei mille e cinquecento uomini, Türr, la mattina del 2 settembre, disbarcava a Sapri. In questo modo l’avanguardia trovossi quasi di cinque tappe avanti il grosso dell’esercito che marciava da Soveria -Manelli sopra Cosenza per la strada consolare…..Etc….Il giorno 3, Türr partiva per Lagonegro per trovarvi notizie ed ordini di Garibaldi, e Rustow occupavasi dell’armamento della Guardia nazionale del paese; quando inaspettatamente videsi apparire Garibaldi arrivato anch’esso a Sapri per via di mare. A Rustow fu dato ordine di partire la stessa sera con la brigata Milano, la sola veramente completa, per Vibonate. Forte di novecento uomini questa brigata la notte del 3 arrivava a Vibonate, donde spingevasi rapidamente più avanti al di là di Padula. La brigata borbonica, comandata dal generale Caldarelli, e che, come di sopra narrammo, dopo aver capitolato coi rivoluzionari di Cosenza, ritiravasi sopra Salerno, giusto a Padula venne ad incontrarsi con Garibaldi. I volontari di Stocco le erano alle spalle, la brigata Milano era poco distante. Garibaldi intimò la resa a Caldarelli, e questi venne a capitolazione. Ecco altri quattromila uomini disarmati e dispersi. Ecco ai nomi dei generali vinti, Gallotti, Mellendez, Briganti, Viale, Ghio, aggiunto quello di Caldarelli; ecco nuovi fortunati avvenimenti per la rivoluzione, tristissime infauste notizie per Francesco II.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 299-300, in proposito scriveva: “Mentre Türr il 3 mattina partiva per Lagonegro onde ricevere gli ordini di Garibaldi, mentre Rüstow si occupava dell’armamento della guardia nazionale dei dintorni, nella misura della provvista d’armi che aveva portate con sè, a mezzodì dalla parte di mare arrivò a Sapri Garibaldi e dopo un breve abboccamento diede ordine a Rüstow di marciare la sera stessa alla volta di Vibonate colla brigata Milano, la sola completa, onde occupare in quella località la strada consolare; la brigata Parma doveva seguirla, appena si fosse raccolta a Sapri, e la brigata Bologna, appena vi fosse arrivata.”. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 338-339, in proposito era scritto: “Mentre Türr alle 3 della mattina era partito per Lagonegro onde prender gli ordini di Garibaldi, mentre Rüstow era occupato nell’ armamento della guardia nazionale dei dintorni, arrivò Garibaldi nel pomeriggio dalla parte di mare a Capri e dopo breve concerto imparti l’ordine a Rüstow di partire quella sera stessa colla brigata Milano, la sola completa, alla volta di Vibonate, per raggiungere per quel sito la strada maestra consolare; doveva seguire la brigata Parma appena raccolta a Sapri, come pure quella di Bologna subito che vi fosse arrivata.”.
Nel 2 settembre 1860, a Sapri, il colonnello RUSTOW ed il riordino della truppa sbarcata e l’accampamento in “località Cantine”
Come ho già detto, il 2 settembre 1860, dopo essere sbarcati a Sapri, le truppe dell’ex Spedizione Pianciani, vennero riordinate e forse fatte accampare in “località Cantine”, che è il territorio di Sapri al confine con la piccola frazione del Timpone. Il colonnello Rustow provvide insieme al generale Turr alla bisogna, in previsione dell’arrivo di Garibaldi e del suo piccolo seguito. Bisognava preparare la truppa per le marcie successive, riguardare gli equipaggiamenti, i rifornimenti, le guide, i muli per il trasporto ecc…Infatti, oltre alle truppe, che intanto continuavano ad arrivare a marcie forzate provenienti da Lagonegro ed a sbarcare a Sapri, provenienti da Pizzo o da Paola, arrivarono anche aiuti materiali che servivano alle truppe. In verità vi era penuria di cose utili, di armamenti e di viveri. Ho già detto delle Brigate e dei loro comandanti che sbarcarono a Sapri, il giorno 2 settembre 1860. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 19, in proposito scriveva che il 3 settembre, incontrado Garibaldi sulla spiaggia di Sapri, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “Dopo breve saluto, mi chiese quanta truppa potessi disporre. – Di 1600 uomini, risposi. – Avete un corpo intieramente organizzato ? – La brigata Milano di 900 a 1000 uomini. Etc…”. Dunque, secondo la testimonianza di Rustow, la truppa sbarcata a Sapri ammontava a 1600 uomini, ma alla domanda di Garibaldi “Avete un corpo intieramente organizzato ?”, il Rustow rispondeva che: “La brigata Milano di 900 a 1000 uomini”. Infatti, nella tarda serata del 3 settembre, la truppa che partì con Rustow per Vibonati ammontava a circa 1000 uomini, mentre 600 uomini restarono a Sapri. Il generale Wilhelm (Guglielmo) Rustow (…..), nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, ( prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, in proposito scrivea che: “….e dopo breve concerto impartì l’ordine a Rustow di partire quella sera stessa colla brigata Milano, la sola completa, alla volta di Vibonate, per raggiungere per quel sito la strada maestra consolare; doveva seguire la brigata Parma, appena raccolta a Sapri, come pure quella di Bologna subito che vi fosse arrivata.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 299-300, in proposito scriveva: “Türr stesso accompagnava la spedizione che sbarcò presso Sapri il 2 settembre di buon mattino, ove trovavasi cinque tappe innanzi del grosso dell ‘ armata che si avanzava sulla strada consolare da Soveria-Manelli per Cosenza . Mentre Türr il 3 mattina partiva per Lagonegro onde ricevere gli ordini di Garibaldi, mentre Rüstow si occupava dell’armamento della guardia nazionale dei dintorni, nella misura della provvista d’armi che aveva portate con sè, ….”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 824, in proposito scriveva che: “Il giorno 3, Türr partiva per Lagonegro per trovarvi notizie ed ordini di Garibaldi, e Rustow occupavasi dell’armamento della Guardia nazionale del paese; quando inaspettatamente videsi apparire Garibaldi arrivato anch’esso a Sapri per via di mare.”. Nel 1928, il colonnello Cesare Cesari del Ministero della Guerra (….), nel suo “La Campagna di Garibaldi (1860)”, Roma, a p. 172, in proposito è scritto: “…Garibaldi, il quale, giunto a Sapri, ordinava senz’altro al generale Rustow di avanzare con la sua brigata Milano, la prima che in quel momento si trovava già pronta e ordinata, per guadagnare rapidamente la strada consolare.”. Non ho detto cosa fece Turr e Rustow per approntare tutto quanto servisse per le future marcie da Sapri in poi. Agostino Bertani (….), nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, dove, il Bertani, a pp. 72 e ssg., riferendosi al 3 settembre 1860, quando insieme a Garibaldi sbarcò a Sapri, in proposito scriveva che: “Erano su quella spiaggia accampati in buon numero alcuni dei corpi di volontari della legione da me preparata per invadere lo Stato pontificio alla quale, bramosa di misurarsi coll’armi senza esserci sino all’ora riuscita, procurai con ogni sforzo di affrettare sul cammino di Napoli l’incontro col nemico.”. Anche il Rustow (….) fu un testimone di eccezione. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 17-18, in proposito scriveva pure che: “Nel pomeriggio del 1° settembre giunse a Paola il generale Turr, il quale mi partecipò come le mie truppe fossero state aggregate al suo corpo. Egli portava seco 5000 franchi e l’ordine d’imbarcarsi per Sapri, dove l’ardito Pisacane nel 1857 fece l’infelice suo tentativo. Sapri è già fuori dalla Calabria e trovasi nel Principato.”. Dunque, Rustow testimoniava che il generale Turr arrivato a Paola per imbarcare le truppe e portarle via mare a Sapri, insieme a Rustow, aveva con se 5000 franchi. E’ molto probile che questa cifra servì proprio per pagare tutto quanto occorresse per le truppe che arrivarono a Sapri. Tuttavia, devo precisare che le truppe che sbarcarono a Sapri, il 2 settembre erano state equipaggiate e preparate dal Bertani. Sempre il Rustow (trad. Porro), a p. 17-18, in proposito scriveva: “La sera del 1° settembre, con 1600 uomini componenti la intiera brigata Milano, ed una parte della brigata Parma, c’imbarcammo su 6 vapori, e la mattina del 2 alle 9, entrammo nella baia di Sapri. Alla spiaggia eravi già gran movimento, ma non di truppe napolitane, la cui presenza sarebbe stata pur possibile, ma sibbene di guardie nazionali e di popolo. Il generale Turr scese a terra pel primo accompagnato da un carabiniere genovese; io lo seguii tantosto per disporre gli alloggiamenti per le truppe ed ordinare le opportune misure di sicurezza. A nord della baia presso la strada per Lazongro (qui è errato perchè si tratta di Lagonegro), fu accampata la brigata Milano, che formava l’ala destra; la sinistra formata dalla parte della brigata Parma che ci accompagnava, venne accampata in un boschetto di olivi sulle vestigia dell’antica e potente città marittima di Vibona. I bersaglieri ed i carabinieri di Genova vennero destinati al servizio d’esplorazione, poichè credevano di trovarci in faccia al nemico, non senza un sospetto d’essere da esso circuiti. A Sapri c’era d’uopo attendere gli ordini del Dittatore; per accellerare il cui arrivo, Turr, il giorno 3 di buon mattino si recò a Lazongro.”. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo di Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 19 e ssg., in proposito scriveva che il 3 settembre, incontrado Garibaldi sulla spiaggia di Sapri, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “I bersaglieri portavano blouse e pantaloni verde scuro e cappelli neri con piume grigie; erano armati con fucili rigati austriaci. La linea portava giacchetta e pantaloni di traliccio greggio, in gran parte berretto rosso foggiato a somiglianza di quelli degli ufficiali francesi, e pel resto, berretto bleu filettato di rosso; per soprabbito avevano cappotti piemontesi. Quanto alle coperte, erasene potuto rinvenire soltanto una parte per le truppe. La calzatura era di pessima qualità, ciò che fu comprovato dalle poche marcie fatte, ed io mi trovava continuamente nell’apprensione di vedere dopo altre quattro cinque tappe le truppe letteralmente a piedi nudi. Sebbene ciascun soldato non si trovasse munito con più che venti cartucce, le quali era inoltre costretto di portar nel sacco del pane o in tasca, e che per deficienza di mezzi di trasporto non si potesse aver lusinga di una pronta rifornitura; pare nessuno se ne dava fastidio….I bersaglieri erano infine abbigliati alla foggia piemontese ed addestrati alla stessa scuola, inclusivamente al passo ginnastico, di cui solevano usare ogni volta le circostanze lo permettessero.”. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzonero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a pp. 299-300, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: “Mentre Turr il 3 settembre di buon mattino partiva per Lagonegro onde ricevere gli ordini di Garibaldi, mentre Rustow si occupava dell’armamento della guardia nazionale dei dintorni, nella misura della provvista d’armi che aveva portate con sè, a mezzodì dalla parte di mare arrivò a Sapri Garibaldi e dopo un breve abboccamento diede ordine a Rustow etc…”. Dunque, Bizzonero scriveva che, il generale Turr, diretto verso Lagonegro, aveva portato con sè “…nella misura della provvista d’armi che aveva portate con sè….”. Rustow, nella traduzione di Bizzonero lasciava intendere che il generale Turr, lasciando Sapri si era allontanato con una buona “provvista di armi”.
Nel 2 settembre 1860, a Sapri, il generale RUSTOW inviò in esplorazione i Bersaglieri comandati dal maggiore De Giorgi (o De Griorgis)
Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 17-18, in proposito scriveva pure che: “I bersaglieri ed i carabinieri di Genova vennero destinati al servizio d’esplorazione, poichè credevano di trovarci in faccia al nemico, non senza un sospetto d’essere da esso circuiti.”. Dunque, secondo la testimonianza del colonnello Rustow, le truppe dei volontari condotti a Sapri ed ivi sbarcate, furono fatte accampare e poi il Rustow ordinò un servizio di esplorazione che affidò ai Bersaglieri ed ai Carabinieri di Genova. Sui Bersaglieri, il Rustow, Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 34, in proposito scriveva che: “Il colonnello Gandini aveva dovuto dimettere il comando della brigata Milano durante la spedizione di Ariano, ed il maggiore De Giorgi, fino ad ora comandante dei Bersaglieri, fu destinato ad occupare il suo posto.”. Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 19 e ssg., il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “La brigata si componeva di una sezione di bersaglieri costituita da due compagnie; e di tre battaglioni di linea, ognuno di 4 compagnie. Ogni battaglione era della forza di 300 uomini; i bersaglieri ammontavano a poco di 100 uomini ed erano comandati dal maggiore De Giorgi, ufficiale valente e formato alla buona scuola. Il maggiore Sessa comandava il 1° battaglione di linea; il maggior Montesi il 2°; il capitano Venuti, il 3°. Quest’ultimo era un eccellente maestro d’esercizi, severo nel servizio e qualche volta anche eccessivamente ruvido.”. Dunque, è il Rustow che testimoniava come la Brigata “Milano”, a Sapri, il 3 settembre, si componeva di Bersaglieri ed era costituita da due Compagnie di Bersaglieri, oltre a tre battaglioni di linea, ed ogni Battaglione di linea era composto da 4 Compagnie. Ogni Battaglione di linea aveva una forza di 300 uomini. Rustow scriveva pure che “Il maggiore Sessa comandava il 1° battaglione di linea; il maggior Montesi il 2°; il capitano Venuti, il 3°”. Rustow scrive pure che la Sezione di Bersaglieri, costituita da n. 2 Compagnie “….ammontavano a poco di 100 uomini ed erano comandati dal maggiore De Giorgi, ufficiale valente e formato alla buona scuola.”. Dunque, il maggiore De Giorgi comandava la Sezione di Bersaglieri che ammontavano a poco più di 100 uomini. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 824, in proposito scriveva che: “La sera di quello stesso giorno ebbe luogo l’imbarco. Erano circa mille e cinquecento uomini ; cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma ; il resto di questa e tutta la brigata Bologna dovevan fare lo stesso viaggio al più presto possibile. Con quei mille e cinquecento uomini, Türr, la mattina del 2 settembre, disbarcava a Sapri. In questo modo l’avanguardia trovossi quasi di cinque tappe avanti il grosso dell’esercito che marciava da Soveria -Manelli sopra Cosenza per la strada consolare.”. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 299-300, in proposito scriveva: “La sera del 1° vennero quindi imbarcati circa 1500 uomini, cioè tutta la brigata Milano e porzione della brigata Parma; il resto della brigata Parma doveva venir dietro nel termine possibilmente più breve ed anche la brigata Bologna. doveva essere spedita a Sapri, appena le navi fossero disponibili. Türr stesso accompagnava la spedizione che sbarcò presso Sapri il 2 settembre di buon mattino, ove trovavasi cinque tappe innanzi del grosso dell ‘ armata che si avanzava sulla strada consolare da Soveria-Manelli per Cosenza . Mentre Türr il 3 mattina partiva per Lagonegro onde ricevere gli ordini di Garibaldi, mentre Rüstow si occupava dell’armamento della guardia nazionale dei dintorni, nella misura della provvista d’armi che aveva portate con sè,….”.
Nel 3 settembre 1860, a Sapri arrivarono moltissimi INSORTI CILENTANI, al comando di MICHELE MAGNONI che ivi si accamparono in attesa di Garibaldi
Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 492-493, in proposito scriveva che: “LIII. – Contemporaneamente la decimaquinta divisione imbarcatasi, a norma delle avute istruzioni, nel piccolo porto di Paola, veleggiava con prospero vento alla volta di Sapri….La decimaquinta divisione, ingrossata dalle truppe disperse di già appartenenti al corpo di Luigi Pianciani state direttamente da Palermo trasportate a Paola, a Scaléa, a Policastro od a Sapri, sfilava colla massima secretezza e celerità sulla destra dell’esercito regio. A queste forze, già per sè considerevoli, si unirono tosto le bande insurrezionali del paese ed i numerosi distaccamenti dei Calabresi che avevano preceduto la marcia dell’ armata italiana. Con tutti questi corpi riuniti, il generale Türr, riuscendo a girare, come gli era stato ordinato l’estrema sinistra dei Regii, avrebbe potuto seriamente compromettere la loro posizione.”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, a p. 67, in “Appendice”, nel documento “N° 3 bis”, in proposito scriveva che: “Il 24 lo stesso Comitato nominava mio fratello Salvatore a Comandante di un Corpo d’insurrezione, come dalla credenziale che trascrivo. Etc…All’onorevole Cittadino Salvatore Magnoni. Recatoci sopra luogo, e presi concerti con tutti i capi del movimento, il giorno 27 agosto in Rutino si proclamava da noi la insurrezione Nazionale, e congiungendoci con de Dominicis, Pagano, e Giordano, raccolte tutte le forze insurrezionali, che approssimativamente ammontavano a 3000 uomini, si marciò pel Vallo di Policastro. La notte del 3 settembre mio fratello Michele con pochi uomini andò ad incontrare il Generale Garibaldi sbarcato a Sapri, e ne ricevette le disposizioni per la marcia nel Vallo di Diano.”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, a p. 67, in “Appendice”, in proposito scriveva che: “La notte del 3 settembre mio fratello Michele con pochi uomini andò ad incontrare il Generale Garibaldi sbarcato a Sapri, e ne ricevette le disposizioni per la marcia nel Vallo di Diano. Etc…”. La relazione è di Lucio Magnoni, fratello di Michele. Lucio Magnoni, nella sua relazione-rapporto, (si veda Antonio Alfieri d’Evandro (…), nel 1861, nel suo “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, a p. 67, nell’“Appendice”) scriveva che: “La notte del 3 settembre mio fratello Michele con pochi uomini andò ad incontrare il Generale Garibaldi sbarcato a Sapri, e ne ricevette le disposizioni per la marcia nel Vallo di Diano.”. Oltre a questo documento di Lucio Magnoni, vi è un altro documento che testimonia l’arrivo delle colonne a Capitello ed è dello stesso De Dominicis. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Cenni generali”, a p. XVIII, in proposito scriveva che: “….L’amico nostro, impedito dal redigerla per fisica indisposizione, era stato soccorso dagl’operosi cittadini Gennaro Pagano e Luigi Giordano ed avea diviso le sue colonne in tre battaglioni che marciando per Policastro si ricongiunsero a Sapri con gl’insorti di Magnoni ed ingrossarono le nostre file nel Vallo di Diano. Così le masse di tutte le forze della rivoluzione riconcentrandosi in quella strategica vallea e Fabrizii fece occupare solidamente le gole di Campestrino e del Fortino stabilendo il quartier generale allo Scorzo. Etc…”. Dunque, il segretario della Prodittatura Alfieri D’Evandro scriveva che “Gennaro Pagano e Luigi Giordano ed avea diviso le sue colonne in tre battaglioni che marciando per Policastro si ricongiunsero a Sapri con gl’insorti di Magnoni ed ingrossarono le nostre file nel Vallo di Diano.”. Antonio Alfieri d’Evandro (….), nel suo, “Della insurrezione nazionale del salernitano nel 1860 – Pensieri e documenti per Alfieri d’Evandro”, 1861, nel capitolo “Documenti”, a pp. 7-8, in proposito scriveva che: “N.° 9 bis. Ai Signori Presidenti e Componenti il Comitato Unitario Nazionale di Napoli. Signori…In conseguenza di ciò martedì scorso faceva partire mio fratello Michele col cittadino Teodosio de Dominicis per Ascea; i quali messa sotto le armi quella Guardia Nazionale, movevano verso Pisciotta con forze imponenti ed occupavano Centola, Foria, Poderia, Camerota e Rocca Gloriosa tra le grida entusiastiche di quelle popolazioni di Viva Vittorio Emmanuele Re d’Italia, Viva il Dittatore Garibaldi. Ho loro ordinato di gittarsi nel Vallo di Policastro, raccogliere tutte quelle forze ed andar ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro. Etc…”. Dunque, dalla Relazione di Lucio Magnoni, si evince che il Magnoni ordinò ai rivoltosi cilentani capeggiati dai suoi fratelli di “Ho loro ordinato di gittarsi nel Vallo di Policastro, raccogliere tutte quelle forze ed andar ad occupare la linea tra Sapri e Lagonegro. Etc…”. Tutte e tre le colonne si ricongiunsero a Sapri. La notizia di truppe di volontari cilentani ci è data pure dal colonnello Rustow che era rimasto a Sapri con le sue truppe (ex Divisione Pianciani), portate da Paola a Sapri insieme al generale Turr. Infatti, Rustow, nella traduzione di Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, a p. 17-18, in proposito scriveva: “La sera del 1° settembre, con 1600 uomini componenti la intiera brigata Milano, ed una parte della brigata Parma, c’imbarcammo su 6 vapori, e la mattina del 2 alle 9, entrammo nella baia di Sapri. Alla spiaggia eravi già gran movimento, ma non di truppe napolitane, la cui presenza sarebbe stata pur possibile, ma sibbene di guardie nazionali e di popolo. Etc…”. Rustow scrive chiaramente che sbarcati a Sapri con le sue truppe, insieme a Turr, la mattina del giorno 2 settembre 1860, a Sapri trovarono “Alla spiaggia eravi già gran movimento, ma non di truppe napolitane, la cui presenza sarebbe stata pur possibile, ma sibbene di guardie nazionali e di popolo.”. Rustow scriveva nelle sue Memorie che sulla “spiaggia” di Sapri, il 2 settembre 1860 trovarono “gran movimento di truppe, ma non di truppe napolitane”. Rustow voleva intendere che a Sapri, il 2 settembre 1860 non vi erano truppe Regie o nemiche ma già vi erano truppe di volontari rivoluzionari. E’ molto probabile che a Sapri, in quei giorni, in previsione che si venne a sapere che a Sapri doveva arrivare Garibaldi, Michele Magnoni (lo scrive il fratello Lucio nella sua Relazione), con alcuni suoi uomini fidati si recò a Sapri per incontrare Giuseppe Garibaldi ivi atteso. Infatti, i volontari garibaldini e cilentani giudati da Michele Magnoni, stanziatisi provvisoriamente a Sapri, insieme alle truppe ivi portate dal Turr, ricevettero fucili e armi da Rustow. Infatti, Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 17-18, in proposito scriveva pure che: “A Sapri c’era d’uopo attendere gli ordini del Dittatore; per accellerare il cui arrivo, Turr, il giorno 3 di buon mattino si recò a Lazongro. Io aveva intanto assai da fare ad intendermela colle guardie nazionali dei contorni che domandavano armi. Fui abbastanza fortunato per poter loro distribuire 600 fucili, dei quali per buona ventura mi trovava provvisto, né mi mancarono ringraziamenti perciò. Potei osservare più tardi gli stessi fucili sotto lo mura di Capua fra le mani delle guardie nazionali mobilizzate.”. A questo proposito, ovvero in proposito a ciò che scrive Rustow: “Fui abbastanza fortunato per poter loro distribuire 600 fucili, dei quali per buona ventura mi trovava provvisto, né mi mancarono ringraziamenti perciò. Potei osservare più tardi gli stessi fucili sotto lo mura di Capua fra le mani delle guardie nazionali mobilizzate.”, egli si riferisce molto probabilmente ai fucili della brigata. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a pp. 85-86, in proposito scriveva che: “VII…Le masse dei rivoltosi, così organizzati, si recarono nella notte a Pisciotta, poi furono divise in due colonne: una al comando del Giordano si diresse verso la parte meridionale e marittima per poter proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse; l’altra, all’immediato comando del de Dominicis, intraprese la strada interna e, dopo aver percorso diversi paesi della contrada, giungeva a Capitello (Ispani) e si riannodava di bel nuovo col Giordano. Quivi ebbero la ventura di trovare Garibaldi il quale, arrivato pochi momenti prima a Sapri, era stato già ricevuto da Michele Magnoni, che comandava l’avanzata alla testa della sua coorte. Le masse insurrezionali sostavano poche ore in Capitello. VIII…etc…”. Dunque, De Crescenzo scriveva che, “Michele Magnoni, che comandava l’avanzata alla testa della sua coorte”, si incontrò, il giorno dopo, a Sapri con Garibaldi. Si perché Michele Magnoni, con i suoi rivoltosi cilentani che comandava, avendo saputo che Turr e Rustow erano sbarcati il 2 settembre 1860 a Sapri, ivi si recò con i suoi rivoltosi Cilentani. Sappiamo che il De Dominicis ed il Giordano si trovavano nei paraggi di Sapri. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 264, in proposito scriveva che: “Con i Mille era sbarcato a Marsala anche Michele Magnoni, al quale il generale diede poi l’incarico (Messina 2 agosto) di promuovere a Salerno “la insurrezione a favore della causa nazionale”. Giunto a Napoli e informatone il Comitato Unitario d’azione, Michele Magnoni ottenne per il fratello Lucio (23 agosto) la nomina ad “Alto Commissario Politico e Civile pel distretto di Vallo, in provincia di Salerno, il che importa imperio assoluto in talune emergenze anche sul potere militare” e per il fratello Salvatore (24 agosto) quella di Comandante del Corpo d’insurrezione sempre per lo stesso distretto. Il 27 agosto, a Rutino, “si proclamava da noi la insurrezione Nazionale e congiungendosi con De Dominicis, Pagano e Giordano, raccolte tutte le forze insurrezionali che approssimativamente ammontavano a 3000 uomini, si marciò pel Vallo di Policastro”(92).”. Ebner, a p. 264, nella nota (92) postillava: “(92) D’Evandro, cit., Docum., n. 3 bis (Relazione Lucio Magnoni). Vi è trascritto l’ordine del Dittatore, di cui è una riproduzione in G. De Crescenzo, I salernitani nell’epopea garibaldina del 1860, Salerno 1939. L. Magnoni emise a Rutino, il 31 agosto, la seguente ordinanza valida per tutti i paesi controllati dalla sua rete: “Unità d’Italia // Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia // Il Generale Garibaldi Dittatore // etc…”. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: “La relazione di Lucio Magnoni conferma l’invio di messi fidati a Ceraso, Ascea e Pisciotta. Sicché la colonna partita da Rutino, e rinforzata lungo la via, incontrò a Velia gli insorti di Ceraso (vi si erano uniti circa 80 giovani di Vallo) al comando di Pietro Giordano. Ad Ascea, Teodosio De Dominicis distribuì a coloro che ne mancavano, i 500 fucili rimessi dal Comitato d’azione di Genova per il Cilento, sbarcati a Pioppi e da lui ritirati. Raggiunta Pisciotta, dove era in attesa Gennaro Pagano si divisero. Il grosso al comando di Teodosio De Dominicis proseguì per l’interno per tagliare le vie di accesso al mare. La colonna Giordano s’incamminò lungo la costa, a proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse e una più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco del generale. Garibaldi aveva toccato la spiaggia nei pressi di Scalea (2 settembre), da dove era poi salpato per Sapri su una barca condotta da due soli marinai (3 settembre). Il generale vi era stato indotto principalmente dalle insistenze di A. Dumas padre, che gli aveva scritto “invece che a Salerno potete sbarcare in tutto il Cilento, poco importa il luogo, è la terra del patriottismo”(93).”. Pietro Ebner, (….), nel suo “Storia di un feudo del Mezzogiorno”, a p. 265, in proposito scriveva che: “La relazione di Lucio Magnoni conferma….Raggiunta Pisciotta, dove era in attesa Gennaro Pagano si divisero. Il grosso al comando di Teodosio De Dominicis proseguì per l’interno per tagliare le vie di accesso al mare. La colonna Giordano s’incamminò lungo la costa, a proteggere eventuali sbarchi di camicie rosse e una più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco del generale. Garibaldi aveva toccato la spiaggia nei pressi di Scalea (2 settembre), da dove era poi salpato per Sapri su una barca condotta da due soli marinai (3 settembre) (93).”. Ebner, a p. 265, nella nota (93) postillava: “(93) RSS 1966, p. 62 sg. Mazziotti, cit., II, p. 130 etc..”. Ebner scriveva che: “La colonna….più leggera, agli ordini di Michele Magnoni, si spinse verso Sapri a copertura dello sbarco del generale.”. Carmine Pinto (….), nel suo saggio “Una storia del Cilento borbonico – Michele e i fratelli Magnoni nella Rvoluzione meridionale (1848-1860)”, a p. 104, in proposito aggiungeva che: “Michele Magnoni partì dal Basso Cilento con la sua compagnia per primo, per unirsi a Teodosio De Dominicis, altro uomo di tradizione rivoluzionaria, ma cavouriano, che scendeva nel Golfo di Policastro. Insieme avrebbero dovuto ricevere Garibaldi. Etc…”. Pinto, a p. 104, nella nota (68) postillava: “(68) Ordinanza del Commissario Lucio Magnoni, Rutino 1 agosto 1860, APM.”. Matteo Mazziotti (….), nel 1902, nel suo “Memorie di Carlo De Angelis”, a p. 135, in proposito scriveva che: “Le altre forze insurrezionali del Cilento, comandate dal Magnoni, che avevano preso la direzione di Sapri e Sanza, vennero man mano piegando verso Nocera, donde alcune altre erano etc…”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel 1860”, a pp. 127-128, in proposito scriveva che: “…Questa colonna ebbe ordini dal Magnoni di raccogliere guardie nazionali in tutti i comuni del Vallo di Policastro ed occupare la linea tra Sapri e Lagonegro (3). Difatti il giorno 3 occuparono Torreorsaia e Castelruggiero e quindi accamparono su quella linea. A la colonna si unirono Pietro Giordano e Giovanni Pagano.”. Il sac. don Giuseppe Cataldo (….), nel suo “Notizie storiche su Policastro Bussentino etc…”, testo dattiloscritto ed impaginato nel “Seminario Vescovile”, nel 1973, a pp. -76-77, in proposito scriveva che: “Dopo una breve sosta in casa del Barone Gallotti, Garibaldi proseguì per Vibonati, dove pernottò in casa della famiglia Del Vecchio. Per Policastro passarono le colonne degli uomini del Magnoni e le forze del Maggiore De Dominicis, che si unirono a Capitello all’esercito del Maggiore Giordano; tutti questi attendevano Garibaldi e proteggevano eventuali sbarchi di “camicie rosse”. Ad inflittire le file dell’esercito garibaldino accorsero giovani di S. Marina e di Scario. Camminando verso Policastro Garibaldi restò ammirato alla vista dei maestosi ulivi, molto più grandi di quelli della sua nativa riviera ligure. Nei pressi di Villammare, s’imbattè in una colonna di rivoltosi Cilentani, diretti a Sapri per punire i colpevoli dell’assassinio di Costabile Carducci; ma li distolse dal triste proposito con quell’affabilità ed energia che il caso richiedeva. I Cilentani passando per Policastro avevano incendiato il palazzo del Cav. Felice Pecorelli e, dopo l’incontro con Garibaldi, ripiegarono su Sanza, dove trucidarono il capourbano Sabino Laveglia, il responsabile dell’eccidio di Pisacane. Da Vibonati Garibaldi marciò alla volta di Napoli, passando per Torraca, il Fortino di Battaglia, Eboli e Salerno: brillanti furono le manifestazioni di accoglienza da parte delle autorità locali e del popolo, grande fu l’entusiasmo; ma le truppe borboniche, che seguivano i garibaldini, erano sbandate, avvilite e disperse. La causa della libertà ormai aveva vinto !”.
Nel 3 settembre 1860, a Sapri, RUSTOW e la sua distribuzione di 600 fucili che, furono distribuiti alla GUARDIA NAZIONALE DEI DINTORNI o ai RIVOLTOSI CILENTANI DI MICHELE MAGNONI ?
Oltre a queste informazioni, il Rustow aggiungeva che: “Io aveva intanto assai da fare ad intendermela colle guardie nazionali dei contorni che domandavano armi. Fui abbastanza fortunato per poter loro distribuire 600 fucili, dei quali per buona ventura mi trovava provvisto, né mi mancarono ringraziamenti perciò. Potei osservare più tardi gli stessi fucili sotto lo mura di Capua fra le mani delle guardie nazionali mobilizzate.”. Rustow scriveva di aver consegnato 600 fucili che avevano portato da Paola e li consegnò alle “Guardie Nazionali dei contorni” che nel frattempo si erano radunate anch’esse a Sapri. A Capo di una delle “Guardie Nazionali dei contorni”, ovvero dei paesi vicini, di cui parlerò in appresso, vi erano sicuramente i Gallotti di Sapri (i figli del barone Gallotti di Casaletto). A questo proposito, il Rustow osserva che i suoi fucili (600), li rivide a Capua: “Potei osservare più tardi gli stessi fucili sotto lo mura di Capua fra le mani delle guardie nazionali mobilizzate.”. Garibaldi scrisse al Turr che a Sapri avrebbe dovuto lasciare “una solida base di uomini e mezzi.”. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzonero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a pp. 299-300, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: “Mentre Turr il 3 settembre di buon mattino partiva per Lagonegro onde ricevere gli ordini di Garibaldi, mentre Rustow si occupava dell’armamento della guardia nazionale dei dintorni, nella misura della provvista d’armi che aveva portate con sè, …etc…”. Dunque, Bizzonero scriveva che, il generale Turr, diretto verso Lagonegro, aveva portato con sè “…nella misura della provvista d’armi che aveva portate con sè….”. Rustow, nella traduzione di Bizzonero lasciava intendere che il generale Turr, lasciando Sapri si era allontanato con una buona “provvista di armi”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 824, in proposito scriveva che: “Il giorno 3, Türr partiva per Lagonegro per trovarvi notizie ed ordini di Garibaldi, e Rustow occupavasi dell’armamento della Guardia nazionale del paese; quando inaspettatamente videsi apparire Garibaldi arrivato anch’esso a Sapri per via di mare.”. Marc Monnier (…..), nel suo “Garibaldi. La conquête des Deux-Siciles”, Paris, Lévy, 1861 (si veda la sua traduzione il testo di Rocco Escalona, Marc Monnier, Garibaldi e la rivoluzione delle due Sicilie, Napoli, 1861, a pp. 250-251, riferendosi a dopo il 23 agosto 1860, in proposito scriveva che: “I comuni sospetti son disarmati; le giunte insurrezionali funzionano dovunque ; 1500 vi son già arrivati a Sapri, e per mancanza di altre armi per andare al combattimento, i contadini si son fatti delle picche lunghe 15 palmi. I fucili giunti da Sapri confermano la notizia dello sbarco operato in quel punto, già celebre della Storia delle incursioni moderne. Si assicura dovunque che il numero de’ patriotti scesi su quel luogo si eleva a 6000, e che son comandati dal figlio di Garibaldi.”. Questa notizia non trova conferma in altri autori ma, ciò che scrive il Monnier, ovvero che “I fucili giunti da Sapri confermano la notizia dello sbarco operato in quel punto, già celebre nella Storia” è molto probabile che egli si riferisca allo sbarco dei volontari portati da Turr e da Rustow da Paola.
A SAPRI IL GENERALE TURR
Nel 2 settembre 1860, a Sapri, il generale Stefano TURR scrive al generale Garibaldi che da poco era arrivato a Rotonda
Carlo Pecorini-Mazoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 148-149, riferendosi al generale Turr, in proposito scriveva che: “….ed all’alba del 2 settembre sbarcava a Sapri e mandava avviso del suo arrivo al Generale Garibaldi, il quale da Cosenza era arrivato a Rotonda, da dove gli scriveva così: “Il latore v’informerà di ogni cosa – io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò. Rotonda, 2 settembre 1860, ore 11 ant. Firmato: G. Garibaldi”.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 172, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: “Nella mattina del 2 settembre Garibaldi attraversò l’altopiano di Campotenese e, appresso dello sbarco di Sapri, scriveva al Generale Turr: “Il latore v’informerà di ogni cosa, io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso scriverò” (232), mentre la sera stessa deviava verso il Golfo di Policastro per raggiungere Tortora dove pernottò.”. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961,a pp. 309-310, in proposito scriveva: “Ma, prima di partire, manda un individuo a Sapri con ordini per Turr e avvertirlo del suo arrivo. In pari tempo, viole assicurarsi delle intenzioni del generale Caldarelli, che si trovava a pochi chilometri da Rotonda, a Castelluccio.”.
Nel 2 settembre 1860, da Rotonda, Garibaldi, ricevuto il dispaccio di Turr dove comunica a Garibaldi di trovarsi a Sapri con le truppe, da casa di Serafino Fasanelli invia ordini al generale Turr
Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 132, in proposito scriveva che: “Garibaldi di là scrisse la mattina stessa al Turr, che approdato a Sapri e che prontamente era andato senza seguito a Lagonegro per sorvegliare le mosse del generale borbonico Caldarelli, etc…”. Arrivato a Rotonda, Garibaldi aveva saputo dell’arrivo di Turr con le sue truppe a Sapri ma non conosceva la situazione e la posizione delle truppe borboniche del generale Caldarelli. A Rotonda i gruppi rivoluzionari che lo avevano atteso ed ospitato avvisarono Garibaldi della difficile ed ambigua posizione del Caldarelli che aveva capitolato a Cosenza con Morelli ma non si conoscevano le sue reali intenzioni. Dunque, molto preoccupato Garibaldi chiede notizie al generale Turr che gli aveva scritto da Sapri e gli manda un invia l’ordine di recarsi in perlustrazione verso Lagonegro. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 148 riferendosi a Turr, in proprosito scriveva che: “…, ed all’alba del 2 settembre sbarcava a Sapri e mandava avviso del suo arrivo al Generale Garibaldi, il quale da Cosenza era arrivato a Rotonda, da dove gli scriveva così: “Al generale Turr. Il latore v’informerà di ogni cosa – io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò. Rotonda, 2 settembre 1860, ore 11 ant. Firmato: G. Garibaldi.”.“. Dunque, il generale Turr, che da poco era arrivato a Sapri, il 2 settembre 1860 invia da Sapri un messo che raggiunge Garibaldi a Rotonda. Nel messaggio, Turr scriveva avvisava Garibaldi che era arrivato a Sapri. Garibaldi, da Rotonda, venuto avvisato dal Turr che si trovava a Sapri con le truppe, il 2 settembre 1860 gli inviò un messo con un suo dispaccio con ordini indirizzati al generale Turr che lo ricevette a Sapri. Garibaldi scriveva al Turr: “Il latore v’informerà di ogni cosa – io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò.”. Dunque, Garibaldi avvisa il generale Turr del suo imminente arrivo a Sapri. Ma quali erano gli ordini di Garibaldi per il generale Turr ?. Quale era il testo completo del messaggio che Garibaldi inviava al Turr a Sapri attraverso il messo (“il latore”) ?. Quali erano gli ordini di Garibaldi per il Turr ? Un testimone d’eccezione è stato Agostino Bertani, che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 455-456, trascrive il Bertani (….), che annotava nel suo taccuino (documenti consultati dalla White): “…2 settembre 1860…A Rotonda, paese di tremila anime, troviamo alcuni volontari, la guardia nazionale, tutti giulivi e ben disposti: scendiamo in casa di Serafino Fasanelli, da dove si manda un individuo a Sapri con ordini per Turr avvertendolo dell’arrivo. Garibaldi vuole assicurarsi che Cardarelli costretto da Donato Morelli a capitolare in Cosenza non scivoli entro Salerno. Mi prega di stendergli un indirizzo. Etc…”. Dunque, Bertani annotava nel suo taccuino che “….A Rotonda, paese di tremila anime, troviamo alcuni volontari, la guardia nazionale, tutti giulivi e ben disposti: scendiamo in casa di Serafino Fasanelli, da dove si manda un individuo a Sapri con ordini per Turr avvertendolo dell’arrivo. Etc…”. Bertani annotava che, da Rotonda, da casa Fasanelli: “…da dove si manda un individuo a Sapri con ordini per Turr avvertendolo dell’arrivo. Garibaldi vuole assicurarsi che Cardarelli costretto da Donato Morelli a capitolare in Cosenza non scivoli entro Salerno. Etc…”. Infatti, il senatore Giustino Fortunato (…), in un suo celebre discorso sull’argomento, Per le lapidi a’ martiri della Patria, pronunciato a Potenza il 20 settembre 1898, Fortunato ripercosse, tra studi e ricordi personali, quell’epopea così come fu vissuta da noi lucani. E Fortunato non manca di ricordare due avvenimenti legati alla nostra Maratea: il passaggio di Garibaldi in barca davanti la nostra costa e il sacrificio del nostro concittadino Carlo Mazzei (1843-1860). In questo discorso Fortunato cita il Diario di Agostino Bertani e scriveva che: “Quindici giorni dopo – continua – Garibaldi attraversa l’estremo lembo della nostra provincia. Nel diario, così poco noto, del Bertani, è cenno di quel grande avvenimento. “Il 2 settembre (egli scrive) …..A Rotonda troviamo tutti giulivi, e mandiamo un individuo a Sapri con ordini per Türr….. Etc..”. Dunque, secondo la diretta testimonianza del Bertani, che faceva parte della piccola comitiva di Garibaldi, arrivati a Rotonda e venuti a conoscenza degli spostamenti della truppa del generale Caldarelli, Garibaldi decise di deviare e di non proseguire per la strada consolare verso Lagonegro ma di andare sulla costa calabra per imbarcarsi per Sapri. Presa la decisione di arrivare a Sapri, Garibaldi da Rotonda manda un messaggio o un dispaccio al generale Turr che, invece, si trovava già a Sapri con le sue truppe che aveva trasportato da Paola. Garibaldi lo avverte del suo imminente arrivo a Sapri e gli ordina di recarsi in perlustrazione a Lagonegro e comunicargli la posizione delle truppe del Caldarelli. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 172, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: “Nella mattina del 2 settembre Garibaldi attraversò l’altopiano di Campotenese e, appresso dello sbarco di Sapri, scriveva al Generale Turr: “Il latore v’informerà di ogni cosa, io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso scriverò” (232), mentre la sera stessa deviava verso il Golfo di Policastro per raggiungere Tortora dove pernottò.”. Giuseppe Guida (….), nel suo “Il Lagonegrese nel XIX secolo – Considerazioni storiche etc…”, a p. 98, in proposito scriveva che: “Dopo la capitolazione del generale Caldarelli e del generale Ghio con un esercito di quindicimila uomini, Garibaldi avanzò rapidamente da Cosenza a Castrovillari e il 2 settembre, accompagnato da Cosenz, Bixio, Medici, Sirtori, Bertani e dal segretario Basso, toccò il territorio lucano, entrando in Rotonda, entusiasticamente acclamato dalla popolazione in delirio e dai patrioti. Gli fu consegnato il seguente messaggio inviatogli dal Governo Pro-dittatoriale lucano: “Al Generale Dittatore Giuseppe Garibaldi – Salute “Signore,…etc….Potenza, 1° settembre 1860. Nicola Mignogna – G. Albini”. Garibaldi si fermò per poche ore in casa Fasanelli; verso sera riprese la marcia in carrozza per Castelluccio. Nella valle del Mercure, sul fiume Lao, si incontrò con il colonnello Boldoni, capo militare della insurrezione lucana, da cui fu informato sulla situazione in atto nelle nostre contrade fino ad Auletta e da cui diede le istruzioni dettagliate sulle future azioni da svolgere lungo la strada da Lagonegro ad Auletta e da Auletta a Salerno. Informato poi che sulla strada da Castelluccio a Lagonegro si muoveva lentamente in ritirata, a piccole tappe, umiliata ed affamata, la Brigata Caldarelli, il Dittatore ritenne prudente abbandonare la strada consolare e si recò verso Laino con la sua comitiva; giudato poi da patrioti del luogo, attraversò di notte a dorso di mulo le zone montagnose e boscose dei Piani del Carro, di Massacornuta e della valle del Savico nel territorio di Aieta e Tortora e alle prime luci dell’alba scese verso la spiaggia del Tirreno.”. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961,a pp. 309-310, in proposito scriveva: “Ma, prima di partire, manda un individuo a Sapri con ordini per Turr e avvertirlo del suo arrivo. In pari tempo, viole assicurarsi delle intenzioni del generale Caldarelli, che si trovava a pochi chilometri da Rotonda, a Castelluccio.”.
Nel 2 settembre 1860, da Rotonda, Garibaldi inviò un dispaccio al generale TURR che lo ricevette a Sapri
Garibaldi preoccupato della presenza delle truppe Regie borboniche e del generale Caldarelli che gli dicevano essere a Castelluccio, dopo le assicurazioni ricevute per il cambio di itinerario ovvero la strada ed il percorso che egli e i suoi fidati amici doveva percorrere per arrivare sulla costa ed imbarcarsi per raggiungere Sapri, prima di partire da Rotonda e di rimettersi in marcia, manda un dispaccio al generale Turr che, in quel momento era già arrivato a Sapri con Rustow e con le truppe scelte dell’ex spedizione Pianciani. Garibaldi, nel dispaccio indirizzato al generale Turr lo avvisa del suo imminente arrivo a Sapri e gli ordina a Turr di lasciare Sapri e le truppe a Rustow e di portarsi in avanscoperta a Lagonegro per controllare la situazione delle truppe del Caldarelli. Infatti, il generale Turr, come vedremo, ricevendo il messaggio di Garibaldi a Sapri si recherà con pochi uomini scelti a Lagonegro. Un testimone di eccezione è Agostino Bertani. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 455-456, trascrive il Bertani (….), che annotava nel suo taccuino (documenti consultati dalla White): “A Castrovillari in casa Pace capita Peard detto l’Inglese di Garibaldi. 2 settembre domenica. Si parte alle cinque: ovazioni al Morana. Etc…A Rotonda, paese di tremila anime, troviamo alcuni volontari, la guardia nazionale, tutti giulivi e ben disposti: scendiamo in casa di Serafino Fasanelli, da dove si manda un individuo a Sapri con ordini per Turr avvertendolo dell’arrivo. Garibaldi vuole assicurarsi che Cardarelli costretto da Donato Morelli a capitolare in Cosenza non scivoli entro Salerno. Etc…”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, nel cap. XVIII “Capitolo Decimottavo – Segretario generale del Dittatore (Settembre)”, a pp. 454 e ssg., riprendendo il racconto del Bertani, in proposito scriveva che: “…Arco trionfale a Casaletto. Si annuncia la truppa regia presso Castrocucco che dista dodici miglia. A Rotonda, paese di tremila anime, troviamo alcuni volontari, la guardia nazionale, tutti giulivi e ben disposti: scendiamo in casa di Serafino Fasanelli, da dove si manda un individuo a Sapri con ordini per Turr avvertendolo dell’arrivo. Garibaldi vuole assicurarsi che Cardarelli costretto da Donato Morelli a capitolare in Cosenza non scivoli entro Salerno. Etc…”. Un altro testimone di eccezione è Charles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, nel cap. XVIII, a pp. 205-206 e ssg., riferendosi a Rotonda, in propsito scriveva che: “Non c’erano più truppe napoletane da questa parte di Salerno, tranne la colonna di Caldarelli, in viaggio verso Napoli per rispettare i termini della convenzione che avevano fatto con il governo provvisorio. Erano tre giorni di marcia più avanti, a Castrovillari, una città a quarantatré miglia di distanza. Desideroso di fermare questa colonna, che aveva buone ragioni di credere si sarebbe schierata dalla parte della causa nazionale, Garibaldi si spinse avanti la mattina con un paio di postini, portando con sé Cosenz, Sirtori, Trecchi, Nullo, Missori, Stanietti, Gusmarola e Basso ordinarono al resto del suo stato maggiore di seguire l’esercito il più velocemente possibile. Bertani, che era arrivato da Paola per segnalare l’arrivo della divisione di Pianciani, si unì a lui; e furono inviati ordini a Türr, che ora aveva il comando, di condurre la divisione via mare a Sapri, in provincia di Salerno, sbarcare e attendere il generale a Lagonegro, intromettendosi così tra la colonna di Caldarelli e Napoli.”. Dunque, il Forbes scriveva che la colonna del generale borbonico Cardarelli si trovava a Castelluccio, ovvero a tre giorni più avanti di Garibaldi e dei suoi. Dunque, Forbes aggiunge che dopo l’arrivo di Bertani da Paola, “che era arrivato da Paola per segnalare l’arrivo della divisione di Pianciani, si unì a lui; etc…”. L’arrivo di Bertani da Paola non fu però a Rotonda ma Bertani avvisò Garibaldi delle truppe a Paola arrivando a Cosenza dove gli portò la notizia. Infatti, il generale Turr si partì per Paola e per Sapri da Cosenza dove ebbe l’esplicito ordine di Garibaldi. Forbes aggiunge che: “….e furono inviati ordini a Türr, che ora aveva il comando, di condurre la divisione via mare a Sapri, in provincia di Salerno, sbarcare e attendere il generale a Lagonegro”, ovvero Garibaldi, a Rotonda inviò un dispaccio a Turr che si trovava a Sapri con nuovi ordini avvisandolo pure che Turr doveva “attendere il generale a Lagonegro”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 132, in proposito scriveva che: “Garibaldi di là scrisse la mattina stessa al Turr, che approdato a Sapri e che prontamente era andato senza seguito a Lagonegro per sorvegliare le mosse del generale borbonico Caldarelli, etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, nel suo capitolo “Da Palermo a Napoli”, a pp. 148-149, riferendosi al generale Turr, in proprosito scriveva che: “…ed all’alba del 2 settembre sbarcava a Sapri e mandava avviso del suo arrivo al Generale Garibaldi, il quale da Cosenza era arrivato a Rotonda, da dove gli scriveva così: “Al generale Turr….Sapri. Il latore v’informerà di ogni cosa – io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò. Rotonda, 2 settembre 1860, ore 11 ant. Firmato: G. Garibaldi.”.”. Turr nel ricevere questa lettera lesciò la sua colonna a Sapri per correre con un piccolo seguito a Lagonegro, dove seppe che il generale Caldarelli marciava sulla linea postale, onde gli mandò un’intimazione di attenersi strettamente alla capitolazione di Cosenza, ed alle marcie in essa stabilite, in contrario sarebbe stato costretto di attaccarlo dove lo trovasse fuor di luogo, e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi, il quale, avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri. Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. Dunque, il Pecorini-Manzoni (….) scriveva che, Garibaldi arrivato a Rotonda, il 2 settembre 1860, e ricevuto il dipaccio di Turr che gli comunicava dell’avvenuto suo sbarco a Sapri con Rustow e le brigate portate da Paola, Garibaldi inviò subito da Rotonda un ulteriore dispaccio al generale Turr scrivendogli questo: “Al generale Turr….Sapri. Il latore v’informerà di ogni cosa – io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò. Rotonda, 2 settembre 1860, ore 11 ant. Firmato: G. Garibaldi.”.”. Dunque, secondo il Pecorini-Manzoni, a Rotonda Garibaldi, dopo aver ricevuto il dispaccio dal Turr che le truppe erano a Sapri gli scriveva “Il latore v’informerà di ogni cosa”, di cosa ? e poi aggiungeva: “…io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò.”. Dunque, Garibaldi avvisava il Turr, che in quel momento si trovava a Sapri con Rustow e le sue truppe, lo avvisava che da Rotonda l’avrebbe raggiunto al più presto. Dove, a Sapri ?. Garibaldi scriveva a Turr che l’avrebbe raggiunto al più presto, a Sapri ? Forse si riferiva a Sapri oppure la isposta è contenuta nel messaggio che avrebbe riferito il “latore”. Pecorini-Manzoni (….) continuando il suo racconto scriveva pure che, arrivato il messaggio di Garibaldi a Turr che si trovava a Sapri: “Turr nel ricevere questa lettera lesciò la sua colonna a Sapri per correre con un piccolo seguito a Lagonegro, dove seppe che il generale Caldarelli marciava sulla linea postale, onde gli mandò un’intimazione di attenersi strettamente alla capitolazione di Cosenza, ed alle marcie in essa stabilite, in contrario sarebbe stato costretto di attaccarlo dove lo trovasse fuor di luogo, e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi, il quale, avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri. Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. Dunque, secondo il Pecorini (….), rievuto il dispaccio di Garibaldi, il generale Turr si reca in avanscoperta a Lagonegro, dove il Forbes scrive che egli “era atteso perchè non era ancora arrivato”. Pecorini scrive pure che il generale Turr, partitosi da Sapri, il 3 settembre 1860, di buon mattino, arriva a Lagonegro e il Generale Caldarelli era già partito, infatti egli scrive: “dove seppe che il generale Caldarelli marciava sulla linea postale, onde gli mandò un’intimazione di attenersi strettamente alla capitolazione di Cosenza, ed alle marcie in essa stabilite, in contrario sarebbe stato costretto di attaccarlo dove lo trovasse fuor di luogo.”. Pecorini scrive pure che il generale Turr, presumibilmente da Lagonegro, non avendo trovato il generale borbonico Caldarelli (…) inviò, presumibilmente da Lagonegro il 3 settembre 1860, un ulteriore dispaccio a Garibaldi che, nel frattempo era arrivato a Sapri, e, secondo il Pecorini-Manzoni (…), egli scrive: “….e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi, il quale, avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri.”. Su questa ultima notizia nutriamo dei dubbi, in quanto non mi sembra corretta la tempistica del Pecorini. A mio parere è corretto ciò che scrive il Pecorini, ovvero che: “…e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi”, ovvero è corretto che il generale Turr, da Lagonegro invierà un ulteriore dispaccio a Garibaldi informandolo dei movimenti del generale Caldarelli ma, questo dispaccio, credo, Garibaldi non lo riceverà quando è in viaggio o a Tortora (ovvero prima che egli decida di imbarcarsi per Sapri). Pecorini erra quando scrive che Garibaldi, ricevuta la risposta (secondo messaggio) di Turr “…avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri.”. Garibaldi riceverà il secondo messaggio del generale Turr a Sapri stesso, quando arriverà e sbarcherà a Sapri. Infatti, da casa Gallotti, come vedremo Garibaldi, rispondendo al secondo messaggio di Turr gli scriverà un secondo dispaccio, come vedremo. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 824, riferendosi al generale Turr, in proposito scriveva che: “Il giorno 3, Türr partiva per Lagonegro per trovarvi notizie ed ordini di Garibaldi, e Rustow occupavasi dell’armamento della Guardia nazionale del paese; quando inaspettatamente videsi apparire Garibaldi arrivato anch’esso a Sapri per via di mare.”. Oddo, continuando il suo racconto ci dice del generale Caldarelli e della posizione delle sue truppe borboniche: “La brigata borbonica, comandata dal generale Caldarelli, e che, come di sopra narrammo, dopo aver capitolato coi rivoluzionari di Cosenza, ritiravasi sopra Salerno, giusto a Padula venne ad incontrarsi con Garibaldi. I volontari di Stocco le erano alle spalle , la brigata Milano era poco distante . Garibaldi intimò la resa a Caldarelli, e questi venne a capitolazione. Ecco altri quattromila uomini disarmati e dispersi. Ecco ai nomi dei generali vinti, Gallotti, Mellendez, Briganti , Viale, Ghio, aggiunto quello di Caldarelli ; ecco nuovi fortunati avvenimenti per la rivoluzione , tristissime infauste notizie per Francesco II.”. Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie” continuando il suo racconto scriveva pure di Rustow a Sapri: “A Rustow fu dato ordine di partire la stessa sera con la brigata Milano, la sola veramente completa, per Vibonate. Forte di novecento uomini questa brigata la notte del 3 arrivava a Vibonate, donde spingevasi rapidamente più avanti al di là di Padula.”. Infatti, sulla stesso tenore Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 172, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: “Nella mattina del 2 settembre Garibaldi attraversò l’altopiano di Campotenese e, appreso dello sbarco di Sapri, scriveva al Generale Turr: “Il latore v’informerà di ogni cosa, io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso scriverò” (232), mentre la sera stessa deviava verso il Golfo di Policastro per raggiungere Tortora dove pernottò.”. De Luca, a p. 172, nella nota (232) si rifà alla nota (231) dove postillava del testo di Ferruccio Policicchio (….), ed il suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro”, in “Garibaldi e Garibaldini in Provincia di Salerno”, pp. 281-282. Dunque, De Luca (….) scriveva che Garibaldi, dopo che aveva attraversato “…l’altopiano di Campotenese e, appreso dello sbarco di Sapri”, scriveva al Generale Turr un dispaccio. Poi aggiunge: “…mentre la sera stessa deviava verso il Golfo di Policastro per raggiungere Tortora dove pernottò.”. Dunque, De Luca (….) scriveva che Garibaldi inviò un dispaccio al generale Turr prima che egli, “la sera stessa” si partisse da (presumo che intendesse da Rotonda): “…deviava verso il Golfo di Policastro per raggiungere Tortora dove pernottò.”. Dunque, De Luca scriveva che Garibaldi, dopo “avere appreso dello sbarco di Sapri”, lo sbarco del generale Turr e di Rustow a Sapri, si decide a deviare verso il Golfo di Policastro per raggiungere Tortora. Inoltre, De Luca scriveva pure che Garibaldi avendo avuta contezza dello sbarco di Turr a Sapri, inviò a Turr a Sapri il seguente dispaccio: “….scriveva al Generale Turr: “Il latore v’informerà di ogni cosa, io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso scriverò”.”. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 309-310, in proposito scriveva: “Persuaso dagli amici a non esporsi indifeso alla mercé di quegli sbrancati d’ogni risma, che avrebbero potuto riservargli qualche brutta sorpresa e piantargli due palle in corpo con la stessa prontezza con cui avevano spacciato i loro generali, Garibaldi decide per evitarli di avvicinarsi al mare e di dirigersi alla marina di Scalea. Ma, prima di partire, manda un individuo a Sapri con ordini per Turr e avvertirlo del suo arrivo. In pari tempo, vuole assicurarsi delle intenzioni del generale Caldarelli, che si trovava a pochi chilometri da Rotonda, a Castelluccio.”. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 309-310, riferendsi a Garibaldi, in proposito scriveva: “Persuaso dagli amici a non esporsi indifeso alla mercé di quegli sbrancati d’ogni risma, che avrebbero potuto riservargli qualche brutta sorpresa e piantargli due palle in corpo con la stessa prontezza con cui avevano spacciato i loro generali, Garibaldi decide per evitarli di avvicinarsi al mare e di dirigersi alla marina di Scalea. Ma, prima di partire, manda un individuo a Sapri con ordini per Turr e avvertirlo del suo arrivo. Etc…”. Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 57, in proposito scriveva che: “Il tre settembre, …..A Sapri…Garibaldi scrisse al Turr….Nella missiva gli chiese infine di comunicargli al più presto la pista seguita dalla brigata del generale borbonico Cardarelli.”. Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 57, in proposito scriveva che: “Il tre settembre, …..A Sapri…Garibaldi scrisse al Turr….Nella missiva gli chiese infine di comunicargli al più presto la pista seguita dalla brigata del generale borbonico Cardarelli.”. Infante (…) non aveva torto quando scriveva questa notizia. Infatti, Garibaldi, da Sapri, non avendo ricevuto molte notizie sulla posizione reale del Caldarelli (o forse era una finta), nello riscrivere da Sapri un ulteriore messaggio al generale Turr, gli chiede di nuovo dove si trovasse il generale Caldarelli.
Nel 3 settembre 1860, il generale Turr si parte da Sapri e si reca in perlustrazione nel Lagonegrese alla ricerca di notizie sulla brigata del generale Caldarelli
Il generale Turr, ricevuto a Sapri il dispaccio missiva, inviatogli da Rotonda dal generale Garibaldi, che. gli ordinava di recarsi in perlustrazione nel Lagonegrese e fargli avere notizie della Brigata borbonica del generale Caldarelli, il generale Turr si parte di primo mattino, con un gruppo scelto di uomini, lascia Sapri dove era sbarcato con Rustow il giorno prima, lascia le truppe a Rustow e si reca nel Lagonegrese. Questo dispaccio di cui parliamo è il primo dispaccio che Garibaldi inviò a Turr da Rotonda. Un testimone di eccezione è il colonnello Polacco, Guglielmo Rustow. Infatti, Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 17-18, in proposito scriveva pure che: “A Sapri c’era d’uopo attendere gli ordini del Dittatore; per accellerare il cui arrivo, Turr, il giorno 3 di buon mattino si recò a Lazongro. Io aveva intanto assai da fare ad intendermela colle guardie nazionali dei contorni che domandavano armi. Fui abbastanza fortunato per poter loro distribuire 600 fucili, dei quali per buona ventura mi trovava provvisto, né mi mancarono ringraziamenti perciò. Potei osservare più tardi gli stessi fucili sotto lo mura di Capua fra le mani delle guardie nazionali mobilizzate.”. Un altro testimone di eccezione è Charles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, nel cap. XVIII, a pp. 205-206 e ssg., riferendosi a Rotonda, in propsito scriveva che: “Non c’erano più truppe napoletane da questa parte di Salerno, tranne la colonna di Caldarelli, in viaggio verso Napoli per rispettare i termini della convenzione che avevano fatto con il governo provvisorio. Erano tre giorni di marcia più avanti, a Castrovillari, una città a quarantatré miglia di distanza. Desideroso di fermare questa colonna, che aveva buone ragioni di credere si sarebbe schierata dalla parte della causa nazionale, Garibaldi si spinse avanti la mattina con un paio di postini, portando con sé Cosenz, Sirtori, Trecchi, Nullo, Missori, Stanietti, Gusmarola e Basso ordinarono al resto del suo stato maggiore di seguire l’esercito il più velocemente possibile. Bertani, che era arrivato da Paola per segnalare l’arrivo della divisione di Pianciani, si unì a lui; etc…”. Forbes continuando il suo racconto scriveva nel suo Diario che: “….e furono inviati ordini a Türr, che ora aveva il comando, di condurre la divisione via mare a Sapri, in provincia di Salerno, sbarcare e attendere il generale a Lagonegro, intromettendosi così tra la colonna di Caldarelli e Napoli.”. Dunque secondo il Forbes, gli ordini che furono inviati a Turr che in quel momento era a Sapri, furono di “attendere il generale a Lagonegro”. Forbes aggiunge che: “….e furono inviati ordini a Türr, che ora aveva il comando, di condurre la divisione via mare a Sapri, in provincia di Salerno, sbarcare e attendere il generale a Lagonegro, intromettendosi così tra la colonna del Caldarelli…”, ovvero Garibaldi, a Rotonda inviò un dispaccio a Turr che si trovava a Sapri con nuovi ordini avvisandolo pure che Turr doveva “attendere il generale a Lagonegro”. Charles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, a p. 215, in proposito scriveva che, dopo essere arrivato a Lauria e a Lagonegro: “….la città di Lagonegro, ci imbattemmo nella retroguardia napoletana alle dieci, sul punto di invadere la città. Il corpo principale, forte di circa 1500 persone, si trovava nella Piazza. Avevano appena accettato, con il loro generale, di arruolarsi nell’esercito nazionale. Turr e la sua colonna non erano ancora arrivati, ma erano attesi di ora in ora, essendo stati a Sapri la sera prima. Il sentiero di montagna tra le due città è tuttavia molto arduo. L’Intendente ci invitò a colazione, dove trovammo Trecchi e Nullo, insieme a Caldarelli e ad alcuni suoi ufficiali. Etc… supporto; ma se mai gli uomini furono giustificati nel fare una cosa del genere, lo furono. In un modo o nell’altro strideva con i miei sentimenti; non si poteva rispettarli. Non c’è niente che mi abbia colpito più fortemente durante il mio tour che sentire costantemente: “Oh, così e così, si è comportato magnificamente…..etc…“. Dunque, il Forbes scriveva e testimoniava che quando egli con la sua colonna arrivò a Lagonegro, il giorno 2 settembre, il generale Turr era lì atteso ma ancora non era arrivato. Forbes scriveva che, il 2 settembre 1860, al suo arrivo a Lagonegro trovò Trecchi e Nullo che erano stati ivi inviati da Garibaldi, che a Rotonda gli aveva ordinato di andare a cercare di parlare con il generale borbonico Caldarelli. Dunque, pare che quando arrivò Forbes a Lagonegro egli dice di aver pranzato insieme a Trecchi, Nullo e al generale Caldarelli e, quando arrivò a Lagonegro il generale Turr, il Caldarelli già era partito e, il Turr non potette parlarci. Questo fatto però non è del tutto chiarito. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 149, in proprosito scriveva che: “Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. Dunque, il Pecorini-Manzoni scriveva che: “Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. Infatti, arrivato a Lagonegro, il generale Turr seppe che il generale borbonico Caldarelli era stato a Lagonegro ma era ripartito sulla consolare con le sue truppe e quindi gli invia, da Lagonegro, un telegramma in cui gli intimava di arrendersi. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 824, in proposito scriveva che: “Il giorno 3, Türr partiva per Lagonegro per trovarvi notizie ed ordini di Garibaldi, e Rustow occupavasi dell’armamento della Guardia nazionale del paese; quando inaspettatamente videsi apparire Garibaldi arrivato anch’esso a Sapri per via di mare. A Rustow fu dato ordine di partire la stessa sera con la brigata Milano, la sola veramente completa, per Vibonate.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 132, in proposito scriveva che: “Garibaldi di là scrisse la mattina stessa al Turr, che approdato a Sapri e che prontamente era andato senza seguito a Lagonegro per sorvegliare le mosse del generale borbonico Caldarelli, etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, nel suo capitolo “Da Palermo a Napoli”, a pp. 148-149, riferendosi al generale Turr, in proprosito scriveva che: “…ed all’alba del 2 settembre sbarcava a Sapri e mandava avviso del suo arrivo al Generale Garibaldi, il quale da Cosenza era arrivato a Rotonda, da dove gli scriveva così: “Al generale Turr….Sapri. Il latore v’informerà di ogni cosa – io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò. Rotonda, 2 settembre 1860, ore 11 ant. Firmato: G. Garibaldi.”.”. Turr nel ricevere questa lettera lesciò la sua colonna a Sapri per correre con un piccolo seguito a Lagonegro, dove seppe che il generale Caldarelli marciava sulla linea postale, onde gli mandò un’intimazione di attenersi strettamente alla capitolazione di Cosenza, ed alle marcie in essa stabilite, in contrario sarebbe stato costretto di attaccarlo dove lo trovasse fuor di luogo, e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi, il quale, avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri. Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. Dunque, il Pecorini-Manzoni (….) scriveva che, Garibaldi arrivato a Rotonda, il 2 settembre 1860, e ricevuto il dipaccio di Turr che gli comunicava dell’avvenuto suo sbarco a Sapri con Rustow e le brigate portate da Paola, Garibaldi inviò subito da Rotonda un ulteriore dispaccio al generale Turr scrivendogli questo: “Al generale Turr….Sapri. Il latore v’informerà di ogni cosa – io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò. Rotonda, 2 settembre 1860, ore 11 ant. Firmato: G. Garibaldi.”.”. Dunque, secondo il Pecorini-Manzoni, a Rotonda Garibaldi, dopo aver ricevuto il dispaccio dal Turr che le truppe erano a Sapri gli scriveva “Il latore v’informerà di ogni cosa”, di cosa ? e poi aggiungeva: “…io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò.”. Dunque, Garibaldi avvisava il Turr, che in quel momento si trovava a Sapri con Rustow e le sue truppe, lo avvisava che da Rotonda l’avrebbe raggiunto al più presto. Pecorini-Manzoni (….) continuando il suo racconto scriveva pure che, arrivato il messaggio di Garibaldi a Turr che si trovava a Sapri: “Turr nel ricevere questa lettera lesciò la sua colonna a Sapri per correre con un piccolo seguito a Lagonegro, dove seppe che il generale Caldarelli marciava sulla linea postale, onde gli mandò un’intimazione di attenersi strettamente alla capitolazione di Cosenza, ed alle marcie in essa stabilite, in contrario sarebbe stato costretto di attaccarlo dove lo trovasse fuor di luogo, e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi, il quale, avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri. Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. Dunque, secondo il Pecorini (….), rievuto il dispaccio di Garibaldi, il generale Turr si reca in avanscoperta a Lagonegro, dove il Forbes scrive che egli “era atteso perchè non era ancora arrivato”. Pecorini scrive pure che il generale Turr, partitosi da Sapri, il 3 settembre 1860, di buon mattino, arriva a Lagonegro e il Generale Caldarelli era già partito, infatti egli scrive: “dove seppe che il generale Caldarelli marciava sulla linea postale, onde gli mandò un’intimazione di attenersi strettamente alla capitolazione di Cosenza, ed alle marcie in essa stabilite, in contrario sarebbe stato costretto di attaccarlo dove lo trovasse fuor di luogo.”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 398, in proposito trascrivendo il testo del Bertani opinava che: “III. Garibaldi…., e quindi, montato un cavallo morello, e seguito pure dal generale Turr, che aveva incontrato colà, partì per Vibonati, dove passò la notte in casa della patriottica famiglia Del Vecchio.”. Dunque, l’avv. Pesce (….), nella sua Cronistoria sbaglia perchè scriveva che, arrivato a Sapri, Garibaldi “si unisce al generale Tur, che aveva incontrato colà, partì per Vibonati…”. Garibaldi salì verso Vibonati ma non incontrò il generale Turr perchè gli aveva ordinato di portarsi nel Lagonegrese in avanscoperta. Turr non era a Sapri quando arrivò Garibaldi. Stesso errore fa Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a pp. 146, in proposito scriveva che: “…..e finalmente, ecco la baia di Sapri, etc…”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a pp. 142-143 e ssg., in proposito scriveva che: “Nella notte dal 3 al 4 settembre fu alla testa delle truppe, ed accanto a lui cavalcava il fedele Turr, della generosa terra d’Ungheria ! Lo Stato Maggiore di Garibaldi era formato da ufficiali valorosi, già provati in aspre battaglie, tutte combattute per la libertà e la indipendenza dei popoli. Lasciarono Sapri etc…”. L’Avv. Paolo Emilio Curti, nel suo “Arresto processo e condanna del colonnello Turr narrati da lui medesimo”, Milano, 1862, Tip. dei Lombardi, a pp. 69-70, in proposito scriveva: “Ma l’attivo uffiziale, a cui tardava di riprendere la sua vita operosa, non attese tutto questo tempo; ma fatti alcuni bagni ad Acqui di Piemonte, si ricondusse in Sicilia e con Garibaldi partiva per Messina e di là a Giardinetto, dove assistevano all’imbarco della brigata di Bixio destinata a sbarcare a Melito. Quindi egli medesimo col resto della sua divisione sbarca a Bagnara, e si riunisce di poi con Garibaldi a Palmi, d’onde con lui parte per Cosenza da cui è mandato a Paola per ivi assumere il comando dei volontari che vi aveva condotti il medico milanese Agostino Bertani, tramutatosi costui pure da uomo di scienza in soldato della rivoluzione siciliana. Il 1 settembre il general Türr arrivava a Paola, e questa data mi è fornita dallo storico di questa campagna, per me già citato, Guglielmo Rüstow, il quale da capo dello stato maggiore generale di Pianciani era passato al comando delle tre brigate riunite Tharrena, Gandini e Puppi, e che però trovavasi in quel punto a Paola. Anzi il generale Garibaldi ordinava che il corpo di Rüstow venisse riunito alla divisione comandata da Türr e dovesse, sia per mare che per terra spingersi innanzi onde guadagnar maggior terreno sul continente napoletano, e cosi formare la vanguardia di tutta l’armata. La sera di quel giorno vennero quindi imbarcati circa 1500 uomini, cioè tutta la brigata Milano e porzione della brigata Parma: il resto di quest’ultima brigata doveva tener dietro nel termine possibilmente più breve, ed anche la brigata Bologna doveva essere spedita a Sapri, appena le navi fossero state disponibili. Il generale Türr istesso accompagnava la spedizione, che col favor della notte, malgrado la vicinanza della flotta borbonica, potè arditamente compiersi, sì che sbarcò presso Sapri il 2 settembre di buon mattino e il 3 partiva per Lagonegro, onde ricevere nuovi ordini di Garibaldi. Questi rapidi movimenti sul continente, ne’ quali il nostro Türr aveva tanta parte, portavano lo sgomento ne’ Regii, tal che a’ dì 4 la Brigata Milano, ch’era a di lui dipendenza, perchè, come dissi, apparteneva alla sua divisione, trovavasi già sulla strada consolare presso Casalnuovo, il 5 incalzava le truppe napoletane comandate da Caldarelli che poi capitoló a Cosenza con Garibaldi, e quando due di dopo toccava Eboli, il Dittatore entrava già solo nella capitale abbandonata da Francesco II. Il generale Caldarelli non tardava pronunciarsi per la causa nazionale ed anche le truppe regie si ritirarono da Salerno, si che Türr poteva il giorno dopo all’arrivo in Napoli di Garibaldi raggiungerlo colla brigata Milano, la quale affrettò l’ingresso valendosi di veicoli d’ ogni maniera.”.
Nel 31 agosto 1860, a Sapri sbarcano tre ufficiali garibaldini, vanno a perlustrare la zona e arrivano a Lauria (Perini)? o a Lagonegro (Du Champ)? dove incontrano nella piazza 3000 soldati borbonici che ivi bivaccavano
Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 489-490, in proposito scriveva che: “XLIX. Da Castrovillari Garibaldi colla solita fretta moveva a Morano e a Rotonda e quindi a Castelluccio ed a Lauria. Quest’ultima città fu interamente distrutta nelle fazioni del 1808 dal generale Manhès che vi fece appiccare l’incendio e fucilare gran parte de’ suoi abitatori. Essa era il centro delle innumerevoli bande che in quel tempo lottavano contro i Francesi per l’indipendenza del loro paese nativo, e per così dire il quartier generale dell’ opposizione a Giocchino Murat e dei maneggi della proscritta fazione borbonica. Lauria, malgrado la murattiana vendetta, risorse ben tosto dalle sue rovine: e crebbe con aspirazioni ed idee liberali ed italiche.”. Perini racconta che Garibaldi arrivò a Castelluccio ed infine a Lauria. Perini racconta delle tristi vicende che interessarono Lauria in epoca Francese, col generale Manhès, nel 1808. Poi, proseguendo il suo racconto, Perini aggiunge e ci parla di un episodio sorto a Lauria. Perini scriveva: “L. Alcuni giorni prima era a Lauria sopravenuto uno strano accidente. Tre ufficiali garibaldini sbarcati in quel turno a Sapri ed inoltrandosi a diporto nell’interno del paese giunsero nelle sue vicinanze ed entrarono temerariamente in città, tuttavia presidiata dai Regii.“. Perini racconta che alcuni giorni prima dell’arrivo di Garibaldi a Lauria (quindi qualche giorno prima del 2 settembre 1860, ovvero il 31 agosto 1860), “Tre ufficiali garibaldini che erano sbarcati in quel turno a Sapri” si erano “inoltrati a diporto nell’interno del paese giunsero nelle sue vicinanze” di Lauria, dove, entranovi trovarono il piccolo paese di Lauria “presidiata dai Regii”, ovvero i tre ufficiali garibaldini trovarono Lauria occupata dalle truppe borboniche, probabilmente del generale Caldarelli. Analizzando meglio le parole del Perini, i tre ufficiali garibaldini sbarcati a Sapri, arrivarono a Lauria, che non è molto distante da Sapri, il 31 agosto 1860. Perini, proseguendo il suo racconto ci dice di ciò che accadde a Lauria. Perini scriveva che i tre ufficiali garibaldini: “L. I tre volontari, penetrati sino in piazza, s’imbatterono in un corpo di tre mila nemici che vi bivaccavano. Senza smarrirsi per questo, e non mostrando nemmeno avvedersi del pericolo in cui erano incorsi, eglino sedettero tranquillamente al caffè e si posero a parlare cogli ufficiali napoletani che venivano a vederli. Dopo qualche parola cortese scambiata da una parte e dall’altra gli ufficiali di Francesco II dichiararono essere eglino pure italiani non avrebbero mai combattuto contro i patriotti. Il nostro dovere, soggiungevano, quello sarebbe d’ impossessarci della vostre persone, e forse ne potremmo sperare una generosa ricompensa dal nostro governo: ma siccome il nostro cuore batte, egualmente che il vostro, alle idee di libertà e di patria, facciamo piena adesione alla causa da voi propugnala e ve lo proviamo lasciandovi liberi. La notte seguente quel corpo munito di cavalleria ed artiglieria volontariamente si sciolse e disperse: tali erano i sentimenti dell’armata in cui Francesco II doveva riporre l’estrema speranza della sua dinastia !”. Lo stesso episodio racconta Du Champ che, però, lo riferisce a Lagonegro e non a Lauria. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a pp. 249-250, in proposito scriveva pure che: “Ad una svolta, sbuca d’improvviso il paese di Lagonegro, erto su una collina, con la via principale così larga da rassomigliare ad un’immensa piazza. Lì, come a Cosenza, non ci è possibile trovare bestie da tiro, e siamo costretti a tenere il postiglione che ci ha portati da Rotonda in poi; povero ragazzo, è pieno di buona volontà, ma ci dimostra che, se non si vuole correre il rischio di vederli cadere sfiniti, i cavalli non possono proseguire. Dappertutto chiediamo notizie; si dice che Garibaldi sia a Sala o ad Eboli e che i regi siano a Salerno. La città è piena di soldati, venuti direttamente da Cosenza o condotti per mare fino a Sapri. Si è sparsa la voce che l’esercito dovrebbe concentrarsi a Lagonegro, ma nessuno può confermarla, e gli stessi capi ci confessano di non aver cicevuto nessun ordine a questo riguardo; si vorrebbe sapere tutto quello che avviene, si vorrebbe marciare avanti; si sente istintivamente che la conclusione è vicina e tutti son presi dalla smania di parteciparvi. Due giorni prima del nostro arrivo, era accaduto a Lagonegro un fatto singolare. Tre ufficiali del nostro esercito, in camicia rossa, e provenienti da Sapri, erano entrati nella città. Vi trovarono 3000 Napoletani, uno squadrone di cavalleria, e due batterie di campagna schierati sulla piazza. Un po’ sorpresi da quello spettacolo del tutto inatteso, i garibaldini non si persero d’animo e se ne andarono tranquillamente a sedere al caffè, restandosene a guardare le truppe regie allineate in bell’ordine. Nessuno diceva loro niente; li guardavano con una certa curiosità, ma senza ostilità. Essi allora si diressero verso i soldati napoletani e si misero a discorrere con loro: – Perché, domandarono i nostri, ve la battete sempre in ritirata e non ci avete conteso il passo ? – Perché prima di essere Napoletani, siamo Italiani e, come voi, vogliamo un’Italia una, e sappiamo che il governo del re Francesco II non è, per così dire, che una succursale della corte di Vienna. Voi credete che manchiamo di coraggio ? Avreste torto; sappiamo bene che nostro dovere sarebbe farvi immediatamente impiccare, ma preferiamo stringervi la mano dicendovi: arrivederci! Etc…”. Inoltre, devo precisare che il racconto di Maxime Du Champ, identico a ciò che Perini scriveva riferendosi al paese di Lauria, il Du Champ, non solo lo riferisce al piccolo borgo di Lagonegro e non a Lauria, ma, Du Champ scriveva che loro si trovavano a Lagonegro il 7 settembre 1860, allorquando di sera arriva loro il dispaccio che Garibaldi è entrato in Napoli. Infatti, Du Champ, a p. 259, in proposito scriveva che: “La notizia dell’ingresso di Garibaldi a Napoli si diffuse rapidamente a Lagonegro, che ben presto illuminata. L’indomani mattina, uno di noi ricevette un dispaccio in cui si annunciava che i forti di Napoli erano ancora in mano ai regi; ….Partimmo senza perdere tempo. Dopo Lagonegro, si direbbe che il paesaggio etc…”. Dunque, siccome il Du Champ si trovava a Lagonegro con la truppa garibaldina diretta dallo Spangaro, la sera del giorno 7 settembre, è desumibile che l’episodio dei tre ufficiali sbarcati a Sapri e arrivati a Lagonegro in perlustrazione, ascrivibile a “Due giorni prima del nostro arrivo, era accaduto a Lagonegro un fatto singolare”, si riferisce al giorno 5 settembre 1860.
A SAPRI, IL GENERALE TURR, RUSTOW E PIOLA-CASELLI in missione per il DEPRETIS e CAVOUR
Nel 2 settembre 1860, a Sapri, sbarcò (?) Giuseppe Alessandro PIOLA-CASELLI, comandante della Marina Siciliana, inviato dal Prodittatore della Sicilia Depretis per consegnare una lettera a Garibaldi, imbarcatosi con Turr e Rustow a Paola
Sappiamo del viaggio del Piola-Caselli, inviato dal Depretis per incontrare Garibaldi sul campo, latore della lettera del Depretis che consegnò a Garibaldi al Fortino il 4 settembre 1860 ma non ci sono notizie sul viaggio. Ai primi di settembre vi è un fortissimo braccio di ferro tra Crispi e il prodittatore Depretis poiché questi capisce che, senza la sicurezza che darebbe l’annessione, possidenti e capitalisti non si prestino a metter fuori denaro, come delucida scrivendone a Garibaldi. Intanto si decise di mandare Piola Caselli da Garibaldi, che era in marcia, per chiedergli l’autorizzazione per l’annessione della Sicilia a Vittorio Emanuele II. Piola raggiunse e si incontrò con Garibaldi all’Osteria del Fortino. Non conosciamo il percorso e la strada che fece Piola per raggiungere Garibaldi al Fortino del Cervaro il giorno 4 settembre ma, vi sono motivi per ritenere che Piola, partito da Palermo il 1° settembre, molto probabilmente con un vascello della Marina Sarda raggiunse prima Paola, dove si trovava Turr e poi con questi si portò a Sapri. Da Sapri, Piola Caselli raggiunse Garibaldi partendo insieme a Turr che il 3, di buon mattino si allontanò per ordine di Garibaldi stesso che lo invitò a portarsi verso Lagonegro. Sappiamo che Piola Caselli partì da Palermo il 1° settembre ma non conosciamo il percorso del suo viaggio prima che arrivasse al Fortino. E’ molto probabile però che Piola Caselli, inviato da Depretis, arrivò la sera stessa a Paola e da lì, giorno 2 settembre arrivò con Turr a Sapri via mare. E’ molto probabile che sia Piola che l’Augier si siano incontrati a Sapri con il Turr e partiti insieme di buon ora col Turr che li accompagnò verso Garibaldi. Garibaldi gli aveva ordinato di muoversi da Sapri ma gli aveva scritto che sarebbe risalito al Fortino, dove poi tutti si incontrarono. Riguardo il viaggio di ritorno del Piola sappiamo pure che egli arrivò a Palermo il giorno 5 settembre 1860. Dunque, non è difficile che il Piola, si imbarcò di nuovo a Sapri per raggiungere via mare Palermo. Non conosciamo il percorso e la strada che fece Piola per raggiungere Garibaldi al Fortino del Cervaro il giorno 4 settembre ma ci sono motivi per ritenere che Piola raggiunse Sapri venendo da Palermo direttamente su un vascello della marina Sarda che approdò nella baia di Sapri. Forse il giorno 3 settembre egli risalì al Fortino e si spostò da Sapri insieme al generale Turr che su ordine di Garibaldi si allontanò da Sapri e si portò nelle prime ore del mattino del 3 verso Lagonegro. A Sapri, Turr ricevè un dispaccio di Garibaldi con l’ordine di portarsi a Lagonegro per raccogliere utili informazioni circa la posizione e le truppe del generale Caldarelli. Garibaldi gli scriveva il 2 settembre da Rotonda come abbiamo visto. Il 3 settembre, di buon mattino Turr si allontanò da Sapri e pare si portò verso Lagonegro, dove si trovavano alcune brigate garibaldine lì raccoltesi. Turr, prima di allontanarsi da Sapri lasciò le sue brigate (tra cui il generale Gandini), al comando del colonnello polacco Rustow, e che restarono in attesa dell’arrivo di Garibaldi e di nuovi ordini. Come vedremo, alcuni danno questa versione e danno Turr partito nelle prime ore del matino del 3 settembre 1860 mentre altri danno una versione diversa scrivendo che Turr ricevette Garibaldi a Sapri ed insieme, tra cui anche Rustow, si recarono al Fortino. La prima versione, ovvero quella di avere lasciato Sapri prima dell’arrivo di Garibaldi e di Cosenz, avvalora anche l’altra ipotesi mia che Turr, nel lasciare Sapri nelle prime ore del mattino portò con il suo piccolo seguito anche il ministro della marina siciliana Piola-Caselli e forse anche il capitano Augier. Gaetano Maraldi, nel suo “La rivoluzione siciliana del 1860 e l’opera politico-amministrativa di Agostino Depretis”, Roma, Tip. L. Proja, via Emilio Faà di Bruno, 7, 1932, a p. 89, in proposito scriveva: “Frattanto a Palermo….”si aspettava da un’ora all’altra il ritorno del Piola per bandire subito il plebiscito”. Michele Amari aveva già scritto il 4 settembre il proclama etc…(180)….Le cose erano a questo punto, quando la mattina del 5 settembre, il Piola, reduce dalla sua sfortunata missione, sbarcò a Palermo latore della risposta negativa di Garibaldi alla nota lettera di Depretis. E’ inutile descrivere la delusione, che provocò l’imprevista decisione del Dittatore.”. Dunque, da queste notizie sappiamo che Piola-Caselli rientrò a Palermo, probabilmente imbarcatosi proprio da Sapri, il 5 settembre ma non conosciamo le tappe del suo viaggio di andata per arrivare ad incontrare Garibaldi. Gaetano Maraldi, nel suo “La rivoluzione siciliana del 1860 e l’opera politico-amministrativa di Agostino Depretis”, Roma, Tip. L. Proja, via Emilio Faà di Bruno, 7, 1932, a p. 83-84 e ssg., in proposito scriveva: “.”….Era necessario dunque togliere il dubbio, determinare il sistema, ma non dovevasi togliere al Generale Garibaldi nè mettere in pericolo, i mezzi per compiere l’impresa da lui gloriosamente incominciata” (171) Quindi il Depretis il 1° settembre scriveva a Garibaldi una lunga lettera in cui, enumerando gli atti della sua amministrazione, dichiarava che le cose avrebbero potuto meglio procedere, se fossero state meno gravi le condizioni delle provincie, ove “ad ogni tratto” era necessario” reprimere il disordine ed impedire le violenze con le colonne mobili e giudizi subitanei; “le imposte” – continuava il Depretis- etc…(172)…..IX…..Il Piola, latore della lettera del Depretis, raggiunse Garibaldi la mattina del 4 settembre 1860, presso un piccolo gruppo di case chiamato Fortino, sulla strada che da Lagonero per Casalnuovo mette a Sala Consilina.”. Sappiamo che il ministro della Marina Siciliana di Garibaldi Piola-Caselli si incontrò con Garibaldi al Fortino dove lo raggiunse il 4 settembre 1860 ma non ci sono notizie certe sul suo viaggio e sull’itinerario che egli seguì, imbarcandosi a Palermo per la missione delicatissima e segreta affidatagli dal Depretis. Agostino Bertani (….), nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, dove, il Bertani, a p. 73 e ssg., in proposito scriveva che: “Vi trovammo alcuni amici politici inviati dalle provincie vicine che venivano a dare informazioni ed aiuti al generale Garibaldi. Là ci avea altresì raggiunto per altra strada il tenente di vascello della marina sarda signor Piola, innalzato da Garibaldi al maggior grado della marina siciliana. Devoto, come era naturale e doveroso in lui, al governo di Torino e specialmente al suo primo ministro, egli veniva da Palermo inviato dal Depretis a soollecitare presso Garibaldi la pronta annessione della Sicilia, come il La Farina nella sua lettera citata accertava che sarebbe all’epoca da lui avvenuto etc….“. Sulla missione di Piola Caselli, nel racconto del Diario di Agostino Bertani, che ricordiamo sbarcò in sieme a Garibaldi sulla spiaggia di Sapri, nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, dove, il Bertani, a p. 73 e ssg., in proposito scriveva che: “Piola aveva rivelato ai più influenti il proprio incarico e gli venne agevolmente fatto d’impegnarli in suo aiuto. Mi accorsi bensì di qualche imbroglio ma più di esso etc….(p. 74) vidi Piola, passare al di là dell’assito e rinchiudersi dietro la porta. Rispettai la tacita consegna e seguitava a mangiare; ma, scorsi pochi istanti, entrò anche Turr, del cui intervento non compresi la necessità; poscia sopraggiunse ed entrò Cosenz. Allora m’avvidi etc….”. Dunque, riguardo il viaggio di Piola Caselli che venne al Fortino ad incontrare Garibaldi, Bertani riferisce che egli si era partito da Palermo, e che egli arrivò al Fortino. Bertani scriveva nel suo Diario dello storico incontro al Fortino che “il tenente di vascello della marina sarda signor Piola, innalzato da Garibaldi al maggior grado della marina siciliana”, aveva raggiunto la Taverna del Fortino del Cervaro “raggiunto per altra via”, intendendo che Piola non fece la stessa strada che aveva fatto Garibaldi e Bertani, ma ciò non esclude, come io credo, che Piola sia sbarcato a Sapri il 2 settembre con il generale Turr provenienti da Paola dove era arrivato il 1° settembre e che, con lui, , il giorno 3 settembre, di buon matino sia risalito verso Lagonegro e poi al Fortino. Moliterni, a p. 196, in proposito scriveva pure che: “Ne seguì una forte tensione nel governo Siciliano, che restò con il fiato sospeso in attesa del ritorno di Piola Caselli, il quale aveva lasciato Palermo il 1° Settembre per andare a conferire con Garibaldi (16).”. Moliterni, a p. 196, nella nota (16) postillava: “(16) Per una più completa esposizione della vicenda cfr. C. Piola Caselli, “Cronache marinare” di Giuseppe Alessandro Piola Caselli – Aneddoti della Marina Militare Sarda, Garibaldina ed Italiana (1843-1883), a cura di F. Adamoli, 2014, pp. 100-104 etc…”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, nel 1911, a p. 37, riportando i passi di Bertani (….), in proposito scriveva che dopo il colloquio con Garibaldi al Fortino: “Poco dopo si partì. Piola si rivolse a mezzogiorno, e noi già rifatti allegri, ci siamo rimessi in carrozza diretti a Casalbuono (2).”. Pesce, a p. 37, nella nota (2) postillava: “(2) Ire politiche d’oltre tomba, raccolte da A. Bertani, pag. 71.”. E’ molto probabile che il maggiore Piola Caselli, in seguito allo storico incontro al Fortino ridiscese al porto di Sapri dove l’aspettava un piroscafo a vapore che lo riportò a Palermo per riferire a Depretis. Sappiamo che Piola giunto a Palermo e riferì al Depretis la mancata autorizzazione di Garibaldi all’annessione, tanto che in seguito Depretis si dimise. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 114-115 e ssg., in proposito scriveva che: “V. Al Fortino….Mentre la comitiva era lì radunata per accordarsi circa le mosse da prendere, arrivavano in continuazione deputazioni delle provincie, per annunziare liete notizie. Vi giunsero anche il dott. Mari di Auleta, il Mignogna, il Lacava, il Turr, il Piola, quest’ultimo ufficiale della flotta piemontese, capo della marina siciliana di Garibaldi, ed inviato dal Depretis con l’incarico di persuadere il Generale a dare il suo consenso all’immediata annssione della sola Sicilia al regno di Vittorio Emanuele.”. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a p. 195, si chiede: “Ma dove si trovava Garibaldi in quel momento ? E i due messaggeri, Piola Caselli e Augier, riuscirono ad incontrarlo ?. Riguardo la prima domanda sappiamo che il Dittatore era in Calabria etc…Turr….Fu proprio questo generale ungherese in una sorta di avvicendamento con il patriota lombardo, ad essere inviato da Garibaldi a Paola, da dove s’imbarcò nella serata del 1° settembre, giungendo alle 9:00 del mattino successivo nel porto di Sapri, a capo dei circa 1600 uomini, componenti l’intera brigata Milano, comandata dal colonnello Gandini, e parte della brigata Parma agli ordini del maggiore Spinazzi (18).”. Moliterni, a p. 195, nella nota (18) postillava: “(18) Cf. E. Porro (a cura di) La brigata Milano nella campagna dell’Italia meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow, Milano, 1861, p. 17.”. Quì, Moliterni postilla del racconto di Rustow nell’edizione e traduzione di E. Porro. Moliterni, a p. 196, in proposito scriveva che: “Più articolata è la risposta da dare al nostro secondo interrogativo. Infatti, dal Diario e dalle memorie di Bertani conosciamo esattamente i tempi, il luogo, le modalità e l’esito del colloquio di Garibaldi con Piola Caselli, mentre sull’incontro con Augier non si è mai indagato abbastanza, etc….”. Moliterni scrive del racconto di Bertani del colloquio incontro avvenuto al Fortino del Cervaro tra Garibaldi e Piola. Sappiamo che Piola Caselli si incontrò con Garibaldi e con il gruppo che lo accompagnava al Fortino del Cervaro. Moliterni, a p. 196, in proposito scriveva pre che: “Bertani riferisce del colloquio con il Ministro della Marina Siciliana avvenne la mattina del 4 settembre nella taverna del Fortino (21).”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra”, nel cap. XVIII: “Segretario generale del dittatore (Settembre)”, a pp. 456 e ssg., riporta delle sue considerazioni ma pubblica le parole di Bertani e, non parla affatto di Piola. Sulla White, Moliterni, a p. 196, nella nota (21) postillava: “(21) Il patriota lombardo rievocò la scena nel suo diario, il cui relativo stralcio fu trascritto da Jessie White Mario, Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, Firenze, 1888, pp. 456-457, e nel suo libro Ire politiche d’oltre tomba. L’epistolario di Giuseppe La Farina, Firenze, 1869, pp. 72-77.”. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a p. 193, si chiede: “Il 27 agosto Cavour scrisse al Prodittatore per sollecitarlo a prendere la tanto attesa decisione: “(…) Ora che il generale Garibaldi etc…”. De Pretis, cedendo alle pressioni, il 1° settembre si attivò per ottenere la necessaria autorizzazione da Garibaldi, affidando al suo Ministro della Marina, il capitano di vascello, Giuseppe Alessandro Piola Caselli, una lunga lettera per il Generale nella quale si disse convinto che: “(….) è giunta l’epoca in cui bisogna torre via le dubbiezze etc…Io Crispi, Amari, tutti i Segretari di Stato, tutti i patrioti più sicuri siamo pienamente d’accordo (14)”.”. Moliterni, a p. 193, nella nota (14) postillava: “(14) Cf. A. Colombo, Contributo alla Storia della Prodittatura di Agostino Depretis in Sicilia nel 1860, Saluzzo, 1911, pp. 15-18.”. Moliterni, a p. 193, scriveva pure: “E invece Crispi, d’accordo non lo era affatto, e già due giorni prima con chiaro riferimento a Bottero, aveva chiesto chiarimenti a Garibaldi con queste precise parole: “….”. Le parole di Crispi le riporta anche l’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, nel 1911, a p. 37, nella nota (1) postillava di Crispi: “(1) Dal recente libro di Francesco Crispi, I Mille appare non solo che fu egli il vero organizzatore della gloriosa spedizione, ma prevenne altresì, in quelle contingenze, il Bertani del pericolo della prematura annessione della Sicilia scrivendogli, tre giorni prima, una vivacissima lettera, arditamente interrogante: “La Sicilia è in potere d’un Luogotenente di Cavour (il De Pretis). Si parla oramai d’immediata annessione, e si dà come voluta e comandata da voi. Sarà mai vero ? Ditemelo. E’ vero che fra 15 giorni, per ordine vostro, la Sicilia sarà chiamata a votare sulla sua sorte?.”.”. Devo però precisare che Pesce si riferiva ad una lettera di Bertani che rivolse a Garibaldi mentre Moliterni dice essere una lettera spedita a Garibaldi da Crispi. Francesco Crispi in quei frangenti era Ministro del governo di Depretis in Sicilia, allorquando i Mille di Garibaldi l’avevano conquistata e tolta ai Borbone. Da Wikipedia leggiamo che nel 1860 Giuseppe Garibaldi, durante l’Impresa dei Mille, liberata la Sicilia, affidò a Depretis il governo dell’isola dietro suggerimento dell’ammiraglio Carlo Pellion di Persano. A metà luglio dello stesso anno Depretis si recò a Palermo per affrettare il plebiscito che avrebbe unito la Sicilia all’Italia, ma non vi riuscì per le resistenze fatte dai collaboratori di Garibaldi: alla metà di settembre rassegnò le dimissioni. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a pp. 399-400, in propposito scriveva che: “III….narrato diffusamente nel Diario dal medico Agostino Bertani, assieme con la descrizione di quel viaggio avventuroso, che è pregio di trascrivere qui integralmente. “….Giunti, ….vi trovammo alcuni amici politici, inviati dalle provincie vicine, che venivano a dare informazioni ed aiuti al Generale Garibaldi. Là ci aveva raggiunti, per un altra via, il Tenente di Vascello della Marina Sarda Signor Piola, innalzato al maggior grado di comando della Marina Siciliana, il quale veniva da Palermo, inviato dal Depretis, a sollecitare presso Garibaldi la pronta annessione della Sicilia….”. …..(1).”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: “Il Turr imbarcò tutti il 1° settembre e sbarcò a Sapri alle 9 del mattino seguente. Alle cinque del pomeriggio ripartiva da Sapri per via di terra e poco prima del mezzogiorno del 4 settembre era al Fortino dopo aver bivaccato la prima notte a Vibonati ed aver costeggiato poi le falde del monte Cocuzzo. La Brigata “Bologna” ed il resto della “Parma” seguirono di lì a qualche giorno e il Rustow dice che quand’egli coi suoi, dopo il Fortino, s’avviò per la consolare etc…”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 824, in proposito scriveva che: “Erano circa mille e cinquecento uomini ; cioè tutta la brigata Milano ed una parte della brigata Parma ; il resto di questa e tutta la brigata Bologna dovevan fare lo stesso viaggio al più presto possibile. Con quei mille e cinquecento uomini, Türr, la mattina del 2 settembre, disbarcava a Sapri. In questo modo l’avanguardia trovossi quasi di cinque tappe avanti il grosso dell’esercito che marciava da Soveria -Manelli sopra Cosenza per la strada consolare…..Etc….Il giorno 3 , Türr partiva per Lagonegro per trovarvi notizie ed ordini di Garibaldi, e Rustow occupavasi dell’armamento della Guardia nazionale del paese etc…”. Nel ……, nel testo di Giuseppe Alessandro Piola Caselli, Aneddoti della Marina Militare Sarda, Garibaldina ed Italiana (1843-1883), a cura di F. Adamoli, 2014, che ritroviamo on-line sulla rete, a p. 100 è scritto che: “50. L’ambasciata di Piola Caselli a Garibaldi. Il 1° settembre Crispi annota: “partenza del ministro Piola pel Campo”(616). Tutto dipende dalle decisioni di Garibaldi. Infatti il Capitano Piola, Min. della Mar., lascia Palermo con un messaggio esplicativo di Depretis al Gen. mentre la città rimane in sospeso sul tenore della risposta.”. Adamoli, curando il testo, a p. 100, nella nota (616) postillava: “(616) Francesco Crispi, Il Diario dei Mille, Treves, 1910”. Adamoli, curando il testo, a p. 100, nella nota (617) postillava: “(617) Depretis a Garibaldi, 1° settembre; A. Colombo, p. 17; Smith, ibidem.”. Adamoli, curando il testo, a p. 100, nella nota (618) postillava: “(618) CRISPI, Ibidem; Smith, Ibidem”. Adamoli, curando il testo, a p. 100, nella nota (620) postillava: “(620) Crispi; Agrati, Ibidem”. Sempre Adamoli, a pp. 100-101, in proposito scrive che: “La stessa ansia è di Cordova, il quale, il 4, da Palermo scrive a Cavour: “Eccellenza signor Conte Veneratissimo, Oggi si aspetta Piola dal Campo di Garibaldi, con l’oracolo del Dittatore intorno all’annessione. Piola partì da Palermo la sera del 29 Agosto, se non erro. Etc…” (624). Impetuosamente impegnato nel dirigere l’avanzata su Napoli, il 4 Garibaldi, rimessosi in cammino con tutta la sua gente, con i 1.500 uomini di Bertani e quelli di Stefano Turr, passato il monte Olivella scende a Levante, sino a riprendere la carrozzabile, abbandonato alla Rotonda e sulla quale cammina l’avversario, il gen. Caldarelli, in località dove sorge l’osteria del Fortino (625). Ecco quì Piola raggiungere finalmente l’esercito in marcia.”. Adamoli, a p. 101, nella nota (624) postilla che: “(624) LM, II, 828”. Adamoli, a p. 101, nella nota (625) postilla che: “(625) Agrati; Smith; L. Quandel Vial; etc…”. Adamoli, a p. 102, in proposito scriveva: “Poco dopo Piola parte; Garibaldi si rimette in carrozza con i suoi seguaci, etc…(628)….Ect…Intanto Piola il 5 rientra a Palermo con la risposta: trova la città agitata etc…”. Adamoli, curando il testo, a p. 102, nella nota (628) postillava: “(628) L. Quandel Vial, Ibidem.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 409-410, in proposito scriveva che: “Il Turr imbarcò tutti il 1° settembre e sbarcò a Sapri alle 9 del mattino seguente. Alle 5 del pomeriggio ripartiva da Sapri per via di terra e poco prima del mezzogiorno del 4 settembre era al Fortino dopo aver bivaccato la prima notte a Vibonati ed aver costeggiato poi le falde del monte Cocuzzo. La Brigata “Bologna” ed il resto della “Parma” seguirono di lì a qualche giorno e il Rustow dice che quand’egli coi suoi, dopo il Fortino, s’avviò per la consolare, quell’altre truppe dell’antica Divisione Pianciani venivan dietro a due o tre giorni di marcia. Etc…”. La ricostruzione storica dell’Agrati non mi ritorna. In primo luogo risulta che il generale Turr, su ordine di Garibaldi, il giorno 3 settembre aveva già lasciato Sapri per recarsi in perlustrazione verso Lagonegro dove dovevano trovarsi le truppe borboniche del generale Caldarelli. Inoltre, l’Agrati scrive che Turr si allontanò da Sapri alle 5 del pomeriggio del giorno 3 settembre. Dal racconto del Rustow risulta che fu lui ad essere incaricato di allontanarsi da Sapri per recarsi con una parte della truppa arrivata a Sapri al Fortino o verso la strada Consolare. Inoltre, sempre dal racconto del Rustow risulta che fu lui, e non Turr a bivaccare e a pernottare a Vibonati. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 412-413, in proposito scriveva che: “Qui lo raggiunge, inviato del Depretis, il ministro della Marina siciliana Piola. Egli viene a chiedere al Dittatore l’autorizzazione a proclamare subito l’annessione al Piemonte dell’Isola, ove la situazione è tutt’altro che lieta. …..Ma questa lettera molto probabilmente non era ancor giunta a Garibaldi quando al Fortino il Piola gliene presentò un’altra del Depretis, etc…E qui lascio la parola al Bertani: …etc…Così il Piola tornò a Palermo dal Depretis a mani vuote.”. Ida Nazari Micheli (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860 – cronistoria documentata”, Roma, Tipografia Cooperativa Sociale, 1911, nel “Capo IV° – 1 settembre-31 dicembre”, a p. 153 e ssg., in proposito scriveva che: “Avendo Cavour sollecitato il Prodittatore della Sicilia, Depretis a proporre a Garibaldi, ormai nel continente, di venire all’ennessione del l’Isola, il I° di settembre, Depretis, convinto dell’utilità di questo passo e spintovi pure dall’opinione pubblica, scriveva al Dittatore nei seguenti termini: “* “Illustre e carissimo amico – ….Il signor Piola, che vi rimetterà questa lettera, vi dirà le condizioni del paese e vi spiegherà le ragioni dell’atto importante al quale si sarebbe determinato il Governo. Eccovi quanto debbo dirvi sull’uno e sull’altro argomento. Etc…Credetemi qual sarà sempre per la vita il vostro aff. Depretis” (1)”. Nazari, a p. 156, nella nota (1) postillava: “(1) Milano, Cast. Sforz., Museo del Ris. Naz., Arch. Bertani.”. Nel testo a cura della Commissione Editrice, il suo “La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Carteggio Camillo Cavour etc…”, vol. II (Agosto-Settembre 1860), a p. 191, in proposito è scritto che: “785. A. Depretis a Cavour. Palermo, 31 Agosto (1860). Eccellenza, …Il Cav. Piola mi assicura aver saputo da buona fonte che il Governo Napolitano ha determinato di mandare il materiale della sua Marina militare a Pola, o a Venezia, etc…Le notizie del campo sono sempre ottime: qesta stessa mattina un dispaccio del Generale mi avverte che a Paola le truppe Napolitane si resero a discrezione. Mandiamo di qui per imbarcarle. Il sig. Casalis avrà dato al Governo notizia dell’isola. Etc…”. Nel testo a cura della Commissione Editrice, il suo “La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Carteggio Camillo Cavour etc…”, vol. II (Agosto-Settembre 1860), a p. 233, in proposito è scritto che: “838. F. Còrdova a Cavour. Palermo, 4 Settembre 1860. Eccellenza, Sig. Conte Veneratissimo, Oggi si aspetta Piola di ritorno dal campo di Garibaldi, con l’oracolo del dittatore intorno all’annessione. Piola partì da Palermo la sera del mercoledì 29 Agosto, se non erro. Dopo avere più volte ripetuto che la venuta di Bottero aveva forrse guastato le sue pratiche per la pronta annessione, finalmente Depretis ci ha detto che spera nella circostanza di avere proposta l’annessione immediata a Garibaldi un giorno prima dell’arrivo di Bottero; in modo che il Dittatoree non potrà dire che la cosa è comandata da Torino. Etc…”. Dunque, secondo la lettera scritta da Filippo Cordova al Conte di Cavour, il 4 settembre 1860 a Palermo si aspettava l’arrivo di Piola che era stato spedito “al campo di Garibaldi” dal Depretis per portargli una lettera sua dove si chiedeva l’annessione immediata della Sicilia al Regno Piemontese. Il Piola, come si vedrà innanzi, si incontrò con Garibaldi alla Taverna del Fortino presso Casalnuovo e Lagonegro. Ma, non è chiaro il percorso che fece Piola per arrivare al Fortino, o meglio non è stato mai oggetto di studio. Nella sua lettera al Cavour, il Cordova scriveva che “Piola partì da Palermo la sera del mercoledì 29 Agosto, se non erro.”. E’ molto probabile che la data della partenza di Piola, Ministro della Marina dell’Esercito di Garibaldi, partitosi da Palermo sia quella del 29 agosto 1860. Sappiamo che Piola s’incontrò con Garibaldi al Fortino il 4 settembre 1860. Dunque, dal 29 agosto al 4 settembre 1860, 7 giorni per raggiungere Garibaldi ?. E’ molto probabile che Piola arrivasse a Paola dove incontrò il generale Turr che era ivi stato spedito da Garibaldi per portare i volontari di Bertani a Sapri. I volontari di Bertani si trovavano a Paola il 1 settembre quando, nella notte si imbarcarono con Turr per arrivare a Sapri il 2 settembre 1860. Piola sbarcò a Sapri, insieme a Rustow e a Turr, il giorno 2 settembre 1860 e con Turr, lo stesso giorno si avviò subito ad attendere Garibaldi al Fortino, che arrivò solo il 4 settembre 1860.
Nel 2 settembre 1860, a Sapri, il generale Stefano TURR scrive al generale Garibaldi che da poco era arrivato a Rotonda
Carlo Pecorini-Mazoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a pp. 148-149, riferendosi al generale Turr, in proposito scriveva che: “….ed all’alba del 2 settembre sbarcava a Sapri e mandava avviso del suo arrivo al Generale Garibaldi, il quale da Cosenza era arrivato a Rotonda, da dove gli scriveva così: “Il latore v’informerà di ogni cosa – io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò. Rotonda, 2 settembre 1860, ore 11 ant. Firmato: G. Garibaldi”.”. Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 172, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: “Nella mattina del 2 settembre Garibaldi attraversò l’altopiano di Campotenese e, appresso dello sbarco di Sapri, scriveva al Generale Turr: “Il latore v’informerà di ogni cosa, io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso scriverò” (232), mentre la sera stessa deviava verso il Golfo di Policastro per raggiungere Tortora dove pernottò.”. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961,a pp. 309-310, in proposito scriveva: “Ma, prima di partire, manda un individuo a Sapri con ordini per Turr e avvertirlo del suo arrivo. In pari tempo, viole assicurarsi delle intenzioni del generale Caldarelli, che si trovava a pochi chilometri da Rotonda, a Castelluccio.”.
Nel 2 settembre 1860, da Rotonda, Garibaldi inviò un dispaccio al generale TURR che lo ricevette a Sapri
Garibaldi preoccupato della presenza delle truppe Regie borboniche e del generale Caldarelli che gli dicevano essere a Castelluccio, dopo le assicurazioni ricevute per il cambio di itinerario ovvero la strada ed il percorso che egli e i suoi fidati amici doveva percorrere per arrivare sulla costa ed imbarcarsi per raggiungere Sapri, prima di partire da Rotonda e di rimettersi in marcia, manda un dispaccio al generale Turr che, in quel momento era già arrivato a Sapri con Rustow e con le truppe scelte dell’ex spedizione Pianciani. Garibaldi, nel dispaccio indirizzato al generale Turr lo avvisa del suo imminente arrivo a Sapri e gli ordina a Turr di lasciare Sapri e le truppe a Rustow e di portarsi in avanscoperta a Lagonegro per controllare la situazione delle truppe del Caldarelli. Infatti, il generale Turr, come vedremo, ricevendo il messaggio di Garibaldi a Sapri si recherà con pochi uomini scelti a Lagonegro. Un testimone di eccezione è Agostino Bertani. Un testimone d’eccezione è stato Agostino Bertani, che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. Un testimone di eccezione è stato Agostino Bertani che fu accanto a Garibaldi dall’inizio della Spedizione fino a Napoli. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a p. 183, in proposito scriveva: “E noi li seguiamo passo per passo , guidati dal taccuino , non ripetendo cose dette da altri narratori, chè tutti fanno un salto da Soveria a Napoli.”. La White si riferisce al tacchuino o Diario di Agostino Bertani che pubblicò nel suo “Ire politiche d’oltretomba” e a p. 185, vol. II, trascrive il Bertani (….), che annotava nel suo taccuino (documenti consultati dalla White): “Si annuncia la truppa regia presso a Castrocucco che dista dodici miglia. A Rotonda, paese di tremila anime troviamo alcuni volontari, la guardia nazionale, tutti giulivi e ben disposti: scendiamo in casa di Serafino Fasanelli, da dove si manda un individuo a Sapri con ordini per Türr avvertendolo dell’arrivo. Garibaldi vuole assicurarsi che Cardarelli costretto da Donato Morelli a capitolare in Cosenza non scivoli entro Salerno . Mi prega di stendergli un indirizzo.”. Nell’altro testo di mia proprietà, a pp. 455-456, volume unico, in proposito scriveva: “…2 settembre 1860…A Rotonda, paese di tremila anime, troviamo alcuni volontari, la guardia nazionale, tutti giulivi e ben disposti: scendiamo in casa di Serafino Fasanelli, da dove si manda un individuo a Sapri con ordini per Turr avvertendolo dell’arrivo. Garibaldi vuole assicurarsi che Cardarelli costretto da Donato Morelli a capitolare in Cosenza non scivoli entro Salerno. Mi prega di stendergli un indirizzo. Etc…”. Dunque, Bertani annotava nel suo taccuino che “….A Rotonda, paese di tremila anime, troviamo alcuni volontari, la guardia nazionale, tutti giulivi e ben disposti: scendiamo in casa di Serafino Fasanelli, da dove si manda un individuo a Sapri con ordini per Turr avvertendolo dell’arrivo. Etc…”. Bertani annotava che, da Rotonda, da casa Fasanelli: “…da dove si manda un individuo a Sapri con ordini per Turr avvertendolo dell’arrivo. Garibaldi vuole assicurarsi che Cardarelli costretto da Donato Morelli a capitolare in Cosenza non scivoli entro Salerno. Etc…”. Infatti, il senatore Giustino Fortunato (…), in un suo celebre discorso sull’argomento, Per le lapidi a’ martiri della Patria, pronunciato a Potenza il 20 settembre 1898, Fortunato ripercosse, tra studi e ricordi personali, quell’epopea così come fu vissuta da noi lucani. E Fortunato non manca di ricordare due avvenimenti legati alla nostra Maratea: il passaggio di Garibaldi in barca davanti la nostra costa e il sacrificio del nostro concittadino Carlo Mazzei (1843-1860). In questo discorso Fortunato cita il Diario di Agostino Bertani e scriveva che: “Quindici giorni dopo – continua – Garibaldi attraversa l’estremo lembo della nostra provincia. Nel diario, così poco noto, del Bertani, è cenno di quel grande avvenimento. “Il 2 settembre (egli scrive) …..A Rotonda troviamo tutti giulivi, e mandiamo un individuo a Sapri con ordini per Türr….. Etc..”. Dunque, secondo la diretta testimonianza del Bertani, che faceva parte della piccola comitiva di Garibaldi, arrivati a Rotonda e venuti a conoscenza degli spostamenti della truppa del generale Caldarelli, Garibaldi decise di deviare e di non proseguire per la strada consolare verso Lagonegro ma di andare sulla costa calabra per imbarcarsi per Sapri. Presa la decisione di arrivare a Sapri, Garibaldi da Rotonda manda un messaggio o un dispaccio al generale Turr che, invece, si trovava già a Sapri con le sue truppe che aveva trasportato da Paola. Garibaldi lo avverte del suo imminente arrivo a Sapri e gli ordina di recarsi in perlustrazione a Lagonegro e comunicargli la posizione delle truppe del Caldarelli. La giornalista Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, a pp. 455-456, trascrive il Bertani (….), che annotava nel suo taccuino (documenti consultati dalla White): “A Castrovillari in casa Pace capita Peard detto l’Inglese di Garibaldi. 2 settembre domenica. Si parte alle cinque: ovazioni al Morana. Etc…A Rotonda, paese di tremila anime, troviamo alcuni volontari, la guardia nazionale, tutti giulivi e ben disposti: scendiamo in casa di Serafino Fasanelli, da dove si manda un individuo a Sapri con ordini per Turr avvertendolo dell’arrivo. Garibaldi vuole assicurarsi che Cardarelli costretto da Donato Morelli a capitolare in Cosenza non scivoli entro Salerno. Etc…”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra, nel cap. XVIII “Capitolo Decimottavo – Segretario generale del Dittatore (Settembre)”, a pp. 454 e ssg., riprendendo il racconto del Bertani, in proposito scriveva che: “…Arco trionfale a Casaletto. Si annuncia la truppa regia presso Castrocucco che dista dodici miglia. A Rotonda, paese di tremila anime, troviamo alcuni volontari, la guardia nazionale, tutti giulivi e ben disposti: scendiamo in casa di Serafino Fasanelli, da dove si manda un individuo a Sapri con ordini per Turr avvertendolo dell’arrivo. Garibaldi vuole assicurarsi che Cardarelli costretto da Donato Morelli a capitolare in Cosenza non scivoli entro Salerno. Etc…”. Un altro testimone di eccezione è Charles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, nel cap. XVIII, a pp. 205-206 e ssg., riferendosi a Rotonda, in propsito scriveva che: “Non c’erano più truppe napoletane da questa parte di Salerno, tranne la colonna di Caldarelli, in viaggio verso Napoli per rispettare i termini della convenzione che avevano fatto con il governo provvisorio. Erano tre giorni di marcia più avanti, a Castrovillari, una città a quarantatré miglia di distanza. Desideroso di fermare questa colonna, che aveva buone ragioni di credere si sarebbe schierata dalla parte della causa nazionale, Garibaldi si spinse avanti la mattina con un paio di postini, portando con sé Cosenz, Sirtori, Trecchi, Nullo, Missori, Stanietti, Gusmarola e Basso ordinarono al resto del suo stato maggiore di seguire l’esercito il più velocemente possibile. Bertani, che era arrivato da Paola per segnalare l’arrivo della divisione di Pianciani, si unì a lui; e furono inviati ordini a Türr, che ora aveva il comando, di condurre la divisione via mare a Sapri, in provincia di Salerno, sbarcare e attendere il generale a Lagonegro, intromettendosi così tra la colonna di Caldarelli e Napoli.”. Dunque, il Forbes scriveva che la colonna del generale borbonico Cardarelli si trovava a Castelluccio, ovvero a tre giorni più avanti di Garibaldi e dei suoi. Dunque, Forbes aggiunge che dopo l’arrivo di Bertani da Paola, “che era arrivato da Paola per segnalare l’arrivo della divisione di Pianciani, si unì a lui; etc…”. L’arrivo di Bertani da Paola non fu però a Rotonda ma Bertani avvisò Garibaldi delle truppe a Paola arrivando a Cosenza dove gli portò la notizia. Infatti, il generale Turr si partì per Paola e per Sapri da Cosenza dove ebbe l’esplicito ordine di Garibaldi. Forbes aggiunge che: “….e furono inviati ordini a Türr, che ora aveva il comando, di condurre la divisione via mare a Sapri, in provincia di Salerno, sbarcare e attendere il generale a Lagonegro”, ovvero Garibaldi, a Rotonda inviò un dispaccio a Turr che si trovava a Sapri con nuovi ordini avvisandolo pure che Turr doveva “attendere il generale a Lagonegro”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 132, in proposito scriveva che: “Garibaldi di là scrisse la mattina stessa al Turr, che approdato a Sapri e che prontamente era andato senza seguito a Lagonegro per sorvegliare le mosse del generale borbonico Caldarelli, etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, nel suo capitolo “Da Palermo a Napoli”, a pp. 148-149, riferendosi al generale Turr, in proprosito scriveva che: “…ed all’alba del 2 settembre sbarcava a Sapri e mandava avviso del suo arrivo al Generale Garibaldi, il quale da Cosenza era arrivato a Rotonda, da dove gli scriveva così: “Al generale Turr….Sapri. Il latore v’informerà di ogni cosa – io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò. Rotonda, 2 settembre 1860, ore 11 ant. Firmato: G. Garibaldi.”.”. Turr nel ricevere questa lettera lesciò la sua colonna a Sapri per correre con un piccolo seguito a Lagonegro, dove seppe che il generale Caldarelli marciava sulla linea postale, onde gli mandò un’intimazione di attenersi strettamente alla capitolazione di Cosenza, ed alle marcie in essa stabilite, in contrario sarebbe stato costretto di attaccarlo dove lo trovasse fuor di luogo, e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi, il quale, avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri. Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. Dunque, il Pecorini-Manzoni (….) scriveva che, Garibaldi arrivato a Rotonda, il 2 settembre 1860, e ricevuto il dipaccio di Turr che gli comunicava dell’avvenuto suo sbarco a Sapri con Rustow e le brigate portate da Paola, Garibaldi inviò subito da Rotonda un ulteriore dispaccio al generale Turr scrivendogli questo: “Al generale Turr….Sapri. Il latore v’informerà di ogni cosa – io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò. Rotonda, 2 settembre 1860, ore 11 ant. Firmato: G. Garibaldi.”.”. Dunque, secondo il Pecorini-Manzoni, a Rotonda Garibaldi, dopo aver ricevuto il dispaccio dal Turr che le truppe erano a Sapri gli scriveva “Il latore v’informerà di ogni cosa”, di cosa ? e poi aggiungeva: “…io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò.”. Dunque, Garibaldi avvisava il Turr, che in quel momento si trovava a Sapri con Rustow e le sue truppe, lo avvisava che da Rotonda l’avrebbe raggiunto al più presto. Dove, a Sapri ?. Garibaldi scriveva a Turr che l’avrebbe raggiunto al più presto, a Sapri ? Forse si riferiva a Sapri oppure la isposta è contenuta nel messaggio che avrebbe riferito il “latore”. Pecorini-Manzoni (….) continuando il suo racconto scriveva pure che, arrivato il messaggio di Garibaldi a Turr che si trovava a Sapri: “Turr nel ricevere questa lettera lesciò la sua colonna a Sapri per correre con un piccolo seguito a Lagonegro, dove seppe che il generale Caldarelli marciava sulla linea postale, onde gli mandò un’intimazione di attenersi strettamente alla capitolazione di Cosenza, ed alle marcie in essa stabilite, in contrario sarebbe stato costretto di attaccarlo dove lo trovasse fuor di luogo, e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi, il quale, avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri. Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. Dunque, secondo il Pecorini (….), rievuto il dispaccio di Garibaldi, il generale Turr si reca in avanscoperta a Lagonegro, dove il Forbes scrive che egli “era atteso perchè non era ancora arrivato”. Pecorini scrive pure che il generale Turr, partitosi da Sapri, il 3 settembre 1860, di buon mattino, arriva a Lagonegro e il Generale Caldarelli era già partito, infatti egli scrive: “dove seppe che il generale Caldarelli marciava sulla linea postale, onde gli mandò un’intimazione di attenersi strettamente alla capitolazione di Cosenza, ed alle marcie in essa stabilite, in contrario sarebbe stato costretto di attaccarlo dove lo trovasse fuor di luogo.”. Pecorini scrive pure che il generale Turr, presumibilmente da Lagonegro, non avendo trovato il generale borbonico Caldarelli (…) inviò, presumibilmente da Lagonegro il 3 settembre 1860, un ulteriore dispaccio a Garibaldi che, nel frattempo era arrivato a Sapri, e, secondo il Pecorini-Manzoni (…), egli scrive: “….e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi, il quale, avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri.”. Su questa ultima notizia nutriamo dei dubbi, in quanto non mi sembra corretta la tempistica del Pecorini. A mio parere è corretto ciò che scrive il Pecorini, ovvero che: “…e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi”, ovvero è corretto che il generale Turr, da Lagonegro invierà un ulteriore dispaccio a Garibaldi informandolo dei movimenti del generale Caldarelli ma, questo dispaccio, credo, Garibaldi non lo riceverà quando è in viaggio o a Tortora (ovvero prima che egli decida di imbarcarsi per Sapri). Pecorini erra quando scrive che Garibaldi, ricevuta la risposta (secondo messaggio) di Turr “…avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri.”. Garibaldi riceverà il secondo messaggio del generale Turr a Sapri stesso, quando arriverà e sbarcherà a Sapri. Infatti, da casa Gallotti, come vedremo Garibaldi, rispondendo al secondo messaggio di Turr gli scriverà un secondo dispaccio, come vedremo. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 824, riferendosi al generale Turr, in proposito scriveva che: “Il giorno 3, Türr partiva per Lagonegro per trovarvi notizie ed ordini di Garibaldi, e Rustow occupavasi dell’armamento della Guardia nazionale del paese; quando inaspettatamente videsi apparire Garibaldi arrivato anch’esso a Sapri per via di mare.”. Oddo, continuando il suo racconto ci dice del generale Caldarelli e della posizione delle sue truppe borboniche: “La brigata borbonica, comandata dal generale Caldarelli, e che, come di sopra narrammo, dopo aver capitolato coi rivoluzionari di Cosenza, ritiravasi sopra Salerno, giusto a Padula venne ad incontrarsi con Garibaldi. I volontari di Stocco le erano alle spalle , la brigata Milano era poco distante . Garibaldi intimò la resa a Caldarelli, e questi venne a capitolazione. Ecco altri quattromila uomini disarmati e dispersi. Ecco ai nomi dei generali vinti, Gallotti, Mellendez, Briganti , Viale, Ghio, aggiunto quello di Caldarelli ; ecco nuovi fortunati avvenimenti per la rivoluzione , tristissime infauste notizie per Francesco II.”. Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie” continuando il suo racconto scriveva pure di Rustow a Sapri: “A Rustow fu dato ordine di partire la stessa sera con la brigata Milano, la sola veramente completa, per Vibonate. Forte di novecento uomini questa brigata la notte del 3 arrivava a Vibonate, donde spingevasi rapidamente più avanti al di là di Padula.”. Infatti, sulla stesso tenore Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 172, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: “Nella mattina del 2 settembre Garibaldi attraversò l’altopiano di Campotenese e, appreso dello sbarco di Sapri, scriveva al Generale Turr: “Il latore v’informerà di ogni cosa, io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso scriverò” (232), mentre la sera stessa deviava verso il Golfo di Policastro per raggiungere Tortora dove pernottò.”. De Luca, a p. 172, nella nota (232) si rifà alla nota (231) dove postillava del testo di Ferruccio Policicchio (….), ed il suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro”, in “Garibaldi e Garibaldini in Provincia di Salerno”, pp. 281-282. Dunque, Del Luca (….) scriveva che Garibaldi, dopo che aveva attraversato “…l’altopiano di Campotenese e, appreso dello sbarco di Sapri”, scriveva al Generale Turr un dispaccio. Poi aggiunge: “…mentre la sera stessa deviava verso il Golfo di Policastro per raggiungere Tortora dove pernottò.”. Dunque, De Luca (….) scriveva che Garibaldi inviò un dispaccio al generale Turr prima che egli, “la sera stessa” si partisse da (presumo che intendesse da Rotonda): “…deviava verso il Golfo di Policastro per raggiungere Tortora dove pernottò.”. Dunque, Del Luca scriveva che Garibaldi, dopo “avere appreso dello sbarco di Sapri”, lo sbarco del generale Turr e di Rustow a Sapri, si decide a deviare verso il Golfo di Policastro per raggiungere Tortora. Inoltre, Del Luca scriveva pure che Garibaldi avendo avuta contezza dello sbarco di Turr a Sapri, inviò a Turr a Sapri il seguente dispaccio: “….scriveva al Generale Turr: “Il latore v’informerà di ogni cosa, io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso scriverò”.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 410-411, scriveva ancora che: “Al primo paesetto che incontra, La Rotonda, il Dittatore fa sosta e apprende che il Caldarelli è a Castelluccio, a sette od otto chilometri davanti a lui, sulla medesima strada. Per evitar quelle truppe che potrebbero riservargli qualche brutta sorpresa, nella notte del 3, riparte a cavallo, e si dirige al mare, scendendo la valle del Lao, ove non sempre son tracciati i sentieri. Poi, ad una dozzina di chilometri dalla Rotonda, lascia la valle e si dirige a ponenteverso la costa, e là né di strade né di sentieri v’é traccia alcuna.“. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 132, in proposito scriveva che: “Garibaldi di là scrisse la mattina stessa al Turr, che approdato a Sapri e che prontamente era andato senza seguito a Lagonegro per sorvegliare le mosse del generale borbonico Caldarelli, etc…”. Arrivato a Rotonda, Garibaldi aveva saputo dell’arrivo di Turr con le sue truppe a Sapri ma non conosceva la situazione e la posizione delle truppe borboniche del generale Caldarelli. A Rotonda i gruppi rivoluzionari che lo avevano atteso ed ospitato avvisarono Garibaldi della difficile ed ambigua posizione del Caldarelli che aveva capitolato a Cosenza con Morelli ma non si conoscevano le sue reali intenzioni. Dunque, molto preoccupato Garibaldi chiede notizie al generale Turr che gli aveva scritto da Sapri e gli manda un invia l’ordine di recarsi in perlustrazione verso Lagonegro. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 309-310, in proposito scriveva: “Persuaso dagli amici a non esporsi indifeso alla mercé di quegli sbrancati d’ogni risma, che avrebbero potuto riservargli qualche brutta sorpresa e piantargli due palle in corpo con la stessa prontezza con cui avevano spacciato i loro generali, Garibaldi decide per evitarli di avvicinarsi al mare e di dirigersi alla marina di Scalea. Ma, prima di partire, manda un individuo a Sapri con ordini per Turr e avvertirlo del suo arrivo. In pari tempo, vuole assicurarsi delle intenzioni del generale Caldarelli, che si trovava a pochi chilometri da Rotonda, a Castelluccio.”. Attilio Pepe (….), nel suo, La marcia di Garibaldi in Calabria nel 1860 e la sua deviazione per Sapri, in Atti del 2° Congresso di Storia Calabrese, Catanzaro 25-27; Cosenza 28 aprile-1. maggio 1960, ed. Fiorentino, Napoli, 1961, a pp. 309-310, riferendsi a Garibaldi, in proposito scriveva: “Persuaso dagli amici a non esporsi indifeso alla mercé di quegli sbrancati d’ogni risma, che avrebbero potuto riservargli qualche brutta sorpresa e piantargli due palle in corpo con la stessa prontezza con cui avevano spacciato i loro generali, Garibaldi decide per evitarli di avvicinarsi al mare e di dirigersi alla marina di Scalea. Ma, prima di partire, manda un individuo a Sapri con ordini per Turr e avvertirlo del suo arrivo. Etc…”. Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 57, in proposito scriveva che: “Il tre settembre, …..A Sapri…Garibaldi scrisse al Turr….Nella missiva gli chiese infine di comunicargli al più presto la pista seguita dalla brigata del generale borbonico Cardarelli.”. Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 57, in proposito scriveva che: “Il tre settembre, …..A Sapri…Garibaldi scrisse al Turr….Nella missiva gli chiese infine di comunicargli al più presto la pista seguita dalla brigata del generale borbonico Cardarelli.”. Infante (…) non aveva torto quando scriveva questa notizia. Infatti, Garibaldi, da Sapri, non avendo ricevuto molte notizie sulla posizione reale del Caldarelli (o forse era una finta), nello riscrivere da Sapri un ulteriore messaggio al generale Turr, gli chiede di nuovo dove si trovasse il generale Caldarelli.
Nel 2 settembre 1860, a Sapri, il Sindaco: don VINCENZO PELUSO, nipote del famigerato prete e Capo Urbano all’epoca di Carducci e di Pisacane
Quando, il 2 settembre 1860 arrivò a Sapri il generale Turr, con i volontari garibaldini guidati dal colonnello Rustow, non si hanno notizie precise dello stato dell’Amministrazione Comunale di Sapri. Vi sono poche notizie in merito. Luigi Tancredi (….), nel suo “Sapri giovane e antica”, a p. 89, nell’elencare i Sindaci di Sapri, in proposito scriveva: “9) Prospero La Corte 1822; 10) Francescantonio Peluso, 1834; 11) Pasquale Autuori, 1844; 12) Vincenzo Peluso, 1852; (13) Pasquale Autuori, 1865; (14) etc….(7)”. Tancredi, a p. 89, nella nota (7) postillava: “(7) Dagli Archivi Diocesano e Comunale di Sapri.”. Dunque, secondo il sacerdote Luigi Tancredi, a Sapri, all’epoca di Garibaldi, nel 1860, il Sindaco era Vincenzo Peluso che fu Sindaco di Sapri dal 1852 (1857, sbarco di Pisacane) al 1865, quando fu eletto Sindaco don Pasquale Autuori. Purtroppo notizie più precise in tal senso non vi sono a causa dei diversi roghi avvenuti presso il Municipio di Sapri, in occasione dei quali sono andati definitivamente persi i documenti municipali dell’epoca, in particolare le Delibere del Consiglio Decurionale. Riguardo il Comune di Sapri, sempre Luigi Tancredi (….), nel suo “Sapri giovane e antica”, a p. 88, in proposito scriveva: “Nel 1816 nel sigillo comunale sono introdotte le insegne borboniche (àncora e corona reale) con la scritta “Comune di Sapri”. L’istituzione del Comune nella struttura attuale, per i tempi cambiati, avvenne con Decreto del 6 novembre 1809 ed ebbe decorrenza dal 1° gennaio 1810.”. Dunque, il Tancredi scriveva che al tempo di Garibaldi il Sindaco di Sapri era Vincenzo Peluso. Si tratta di Vincenzo Peluso, il vecchio prete pluriomicida ?, la cui fazione era filo-borbonica. No, si trattava del nipote del famigerato prete, e nel 1857 era Capo Urbano di Sapri. Nel 1998, in occasione della redazione dell’“Analisi: Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma e su incarico del Comune di Sapri redissi per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) e, in proposito così scrivevo che: “Essendo assente il capo degli urbani di Sapri, Vincenzo Peluso, (nipote del prete che nel ’48 fece uccidere il Carducci), fuggito a Sala Consilina con il nipote Annibale, etc…”. Dunque, all’epoca il capo degli urbani di Sapri era Vincenzo Peluso, nipote del famigerato prete Vincenzo Peluso che, nel 1848 si era macchiato dell’orrenda uccisione del patriota Costabile Carducci. Il 28 giugno 1857, secondo le cronache dell’epoca, il capo degli Urbani di Sapri Vincenzo Peluso fuggì a Sala Consilina insieme al nipote Annibale Peluso. Questo Vincenzo Peluso (nipote del prete) non si trovò a partecipare ai fatti dello sbarco di Carlo Pisacane. Resterà in carica fino al 1865 quando verrà eletto Sindaco di Sapri “13) Pasquale Autuori”. Il Bilotti (…), dedica quattro pagine allo storico sbarco ed in proposito scriveva che: Essendo assente il capo degli urbani di Sapri, Vincenzo Peluso, (nipote del prete che nel ’48 fece uccidere il Carducci), fuggito a Sala Consilina con il nipote Annibale, prese il comando degli urbani Giuseppe Gallotti, il quale, lasciata una dozzina di urbani al litorale, corse con altri undici all’oliveto del Fortino. Giorgio Mallamaci (…), nel suo “Torraca – Storia di un borgo del Cilento”, invece parlando della “I moti del 1928 e del 1848” continuando a parlare di Torraca, a p. 89 e ssg., nel capitolo “Torraca, 29 giugno 1857”, in proposito scriveva che: “A Sapri. Il giorno precedente, infatti, un gruppo di facinorosi aveva dato la caccia al capourbano ‘Vincenzo Peluso’, nipote dell’omonimo sacerdote che aveva fatto assassinare ‘Costabile Carducci’. La ricerca ebbe esito negativo, poiché costui insieme al sindaco ‘Leopoldo Peluso’ un altro suo parente, erano riusciti a dileguarsi. Per ritorsione, gli uomini venuti da lontano, abbatterono le insegne della caserma e per vendicare il Carducci, diedero alle fiamme la casa dello zio sacerdote.”. Dunque, secondo il Mallamaci, all’epoca di Pisacane il Sindaco di Sapri era Leopoldo Peluso, altro nipote del famigerato Prete Vincenzo. Dunque, all’epoca, i due nipoti del famigerato prete Vincenzo Peluso, uno era Vicenzo Peluso (omonimo dello zio prete) che era capourbano e l’altro, Leopoldo Peluso che era Sindaco di Sapri. Felice Fusco (…), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri”, nel cap. VII, a p. 74, in proposito scriveva che: “Il manipolo guidato da Nicotera e Falcone non ebbe miglior successo. Raggiunto il corpo della guardia urbana ne abbattè le insegne e invano cercò Vincenzo Peluso, il capourbano, per vendicare su di lui l’uccisione di Costabile Carducci (14); né ottenne armi e viveri nelle abitazioni in cui penetrò, col risultato di spaventare ancora di più gli abitanti non ancora fuggiti.“. Fusco, a p. 288, nella nota (14) postillava: “(14) Per vendicarsi dell’affronto subito quella notte il capourbano e i suoi congiunti asserirono poi di essere stati derubati di ben 113 ducati dai rivoltosi guidati da Nicotera (G. Fischetti, Cenno storico ecc.., cit., p. 39).”. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La Spedizione di Sapri”, ed. Laterza, nel 1969, in “Appendice Documentaria”, a p. 193, aggiungeva che tra le “spieghe” del Pacifico vi era: “‘Nel fol. 5° vi sono indicati i nomi di’: Giovanni Gallotti al Fortino. Venanzio Aldini. Antonio S. Elmo.”. ‘Per le spieghe date dallo stesso Nicotera eran quelli da cui si dovea far capo nello sbarcare a Sapri’. ‘Nel fol. 5° t. si leggono le circostanze relative allo sbarco in Sapri e sono le seguenti: ‘Giunti a Sapri alle 8 di sera….Un distaccamento comandato da Nicotera per prendere il Sindaco ed avere de’ viveri ed il Capourbano Pelosi per ammazzarlo. Etc…”. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La Spedizione di Sapri”, ed. Laterza, nel 1969, a pp. 54-55, in proposito scriveva che: “Frattanto il gruppo più attivo dei rivoltosi, esteri e politici, al comando di Nicotera e di Falcone, dopo avere assalito al grido di “Viva l’Italia, Viva la Repubblica” il corpo della guardia urbana e distrutti gli stemmi (13), va a casa del capurbano d. Vincenzo Peluso con l’intenzione di vendicare con la sua uccisione la morte di Costabile Carducci (14), ma non avendolo rinvenuto, perché se ne era fuggito a Sala, appicca il fuoco alla porta di casa (15); indi, sempre al grido di “Viva la libertà”, percorre il paese penetrando qua e là nelle case per sequestrarvi armi e munizioni. Tutto ciò, invece di accendere e galvanizzare gli animi, valse ad atterrirli; sicché quando all’alba del 29 tutta la massa dei rivoltosi, con la bandiera spiegata ed emettendo grida incitanti alla rivolta, penetrò nel paese, lo trovò quasi deserto, ed i pochi rimasti fecero tutt’altro che buona accoglienza (16), nonostante le promesse di abolire tutti i pesi, cioè gabella e fondiaria.”. Cassese, a p. 55, nella nota (13) postillava: “(13) B. 197, vol. XVI”. Cassese, a p. 55, nella nota (14) postillava: “(14) Sulla infelice fine di questo coraggioso patriota, che nel ’48 fu l’anima dei moti nel Salernitano, e che cadde ad Acquafredda ad opera specialmente del prete Peluso, cfr. M. Mazziotti, Costabile Carducci ed i moti del Cilento nel 1848, voll. 2, Roma-Milano, 1909 e L. Cassese, Contadini e operai del Salernitano nei moti del Quarantotto, in “Rassegna Storica salernitana”, IX (1948), pp. I-IV.“. Cassese, a p. 55, nella nota (15) postillava: “(15) B. 197, vol. IX.”. Cassese, a p. 55, nella nota (16) postillava: “(16) B. 197, vol. VI, c. 2.”. Leopoldo Cassese (….), nel suo “La Spedizione di Sapri”, ed. Laterza, nel 1969, a p. 55, in proposito scriveva che: “Frattanto il gruppo più attivo dei rivoltosi, esteri e politici, al comando di Nicotera e di Falcone, ….si recarono poi, in tredici o quattordici, a casa del noto realista d. Giuseppe Magaldi, con l’intenzione di ucciderlo, ma non lo rinvenero (18); di là passarono, etc…”. Cassese, a p. 55, nella nota (18) postillava: “(18) B. 197, voll. VI e VII.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 221 parlando dei Peluso a Sapri, nella nota (62) postillava: “(62) Sull’opposta sponda, a Sapri, non solo vi era la famiglia Peluso. Sedata la rivolta del Quarantotto, Giuseppe Magaldi di Michelangelo implorò “una piazza di commesso facendo presente che in Luglio del 1848 rischiò la vita per opporsi ad un’orda di Calabresi a mano armata ed in seguito del disarmo eseguito dal Colonnello Reno meritò la fiducia di essere prescelto a funzionare da Sindaco, quando fu sollecito telegraficamente partecipare al Ministro della Guerra un nuovo arrivo di Cilentani in quel luogo, ed a prestare l’opera ed i chiarimenti opportuni allo inviare della truppa comandata dal colonnello Mansi”. ASS, Intendenza, Gabinetto, b. 137, f. 71.”. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri”, a p. 68 continuava sulla lettera a Fanelli e scriveva che: “Nella lettera, della quale abbiamo già sottolineato significative affermazioni, è palpabile l’ottimistica visione del reticolo cospirativo del Vallo: circa 500 liberali sono già pronti e il numero tende a salire; …..d’un “partito opposto”, quello dei proprietari filoborbonici, che poteva operare alla luce del sole e spendere addirittura 5 carlini (la paga di 5 giornate lavorative di un bracciante) il giorno per ogni sostenitore. I Perazzo (53), i Palmieri e i Coletti (54) erano solo alcune delle famiglie collaborazioniste del Cilento meridionale; ad esse si possono aggiungere Campolongo a Sanza, probabilmente i Carrano a Teggiano, i Picinni Leopardi a Buonabitacolo, i Gallotti a Morigerati (55), i Santomauro a Padula (56), i Peluso e i Magaldi a Sapri, i De Stefano etc….Un’altra parte dei possidenti che finiva con l’essere collaborazionista era costituita da quegli ‘attendibili’ etc… Fu il caso degli attendibili di Polla (59), di Sanza (di cui diremo), di Sapri (60), di Carmine Perazzo di Torraca (61), etc…”. Dunque, Fusco scriveva: “…..d’un “partito opposto”, quello dei proprietari filoborbonici, che poteva operare alla luce del sole e spendere addirittura 5 carlini (la paga di 5 giornate lavorative di un bracciante) il giorno per ogni sostenitore…I Peluso e i Magaldi a Sapri, etc…(57).”. Dunque in questa lettera del Fanelli al comitato di Napoli si citavano per Sapri i Peluso e i Magaldi. Fusco, a p. 283, nella nota (57) postillava: “(57) L. Rossi, Gli statuti di Novi Velia ecc.., cit., pag. 49 – 96. Ivi altri possidenti filoborbonici.”. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri”, a p. 288, nella nota (12) postillava: “(12) Fuggirono non solo i ‘realisti’ (il capourbano Vincenzo Peluso col figlio Annibale, capourbano di Ispani, fuggì a Vallo: cfr. P. E. Bilotti, La Spedizione di Sapri ecc…, cit., pag. 190; Giuseppe Magaldi; il sindaco Leopoldo Peluso; Giuseppe Gallotti che per ordine di Fischetti aveva guidato gli urbani contro i ‘rivoltosi’; ed altri ancora) e verosimilmente paurosi cittadini, ma anche gli ‘attendibili’ timorosi di compromettersi (ASS, P. s. S., Atti Istruttori, b. 197, vol. I, cc. 75 ss.).”. Paolo Emilio Bilotti (….), che, nel suo “La Spedizione di Sapri – da Genova a Sanza”, ci parla degli eventi a Sapri, nei cap. X e XI, a pp. 186-187, nella nota (3) postillava che: “(3) Oltre ai quattro indicati di sopra, i liberali di quella regione, in quell’epoca inscritti nel registro di polizia, furono i seguenti cinquantanove: ….24. Giovanni Magaldi – ect….”. Dunque, il Bilotti scriveva che tra i liberali iscritti nei registri di polizia, nel 1848 vi era Giovanni Magaldi, che, a Sapri, presumibilmente apparteneva alla fazione dei Gallotti.
NEL 3 SETTEMBRE 1860, TURR PARTI’ DA SAPRI PER ANDARE A LAGONEGRO, FORSE PORTANDO CON SE’ ANCHE PIOLA-CASELLI
Nel 3 settembre 1860, da Sapri, alle 3 del mattino, la partenza del generale TURR, che aveva ricevuto da Rotonda, da Garibaldi che gli ordinava di portarsi in perlustrazione verso Lagonegro. Turr, lasciò le truppe ai comandi di RUSTOW e si allontanò con il PIOLA, latore di una lettera di Depretis
Arrivato a Sapri, il 2 settembre 1860, il generale Turr ricevè un dispaccio di Garibaldi con l’ordine di portarsi a Lagonegro per raccogliere utili informazioni circa la posizione e le truppe del generale Caldarelli. Garibaldi gli scriveva il 2 settembre da Rotonda come abbiamo visto. Il 3 settembre, di buon mattino Turr si allontanò da Sapri e pare si portò verso Lagonegro, dove si trovavano alcune brigate garibaldine lì raccoltesi, ma oltre a queste vi dovevano essere anche le colonne del Caldarelli. Turr, prima di allontanarsi da Sapri lasciò le sue brigate (tra cui il generale Gandini), al comando del colonnello polacco Rustow, e che restarono in attesa dell’arrivo di Garibaldi e di nuovi ordini. Come vedremo, alcuni danno questa versione e danno Turr partito nelle prime ore del mattino del 3 settembre 1860 mentre altri danno una versione diversa scrivendo che Turr ricevette Garibaldi a Sapri ed insieme, tra cui anche Rustow, si recarono al Fortino. La prima versione, ovvero quella di avere lasciato Sapri prima dell’arrivo di Garibaldi e di Cosenz, avvalora anche l’altra ipotesi mia che Turr, nel lasciare Sapri nelle prime ore del mattino portò con il suo piccolo seguito anche il ministro della marina siciliana Piola-Caselli e forse anche il capitano Augier. Vediamo cosa è stato scritto. Un testimone di eccezione è il colonnello Wilhelm Rustow che era sbarcato a Sapri, il giorno 2 settembre insieme al Turr per portarvi da Paola le truppe garibaldine. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 338-339, in proposito era scritto: “Mentre Türr alle 3 della mattina era partito per Lagonegro onde prender gli ordini di Garibaldi, mentre Rüstow era occupato nell’ armamento della guardia nazionale dei dintorni, arrivò Garibaldi nel pomeriggio dalla parte di mare a Capri e dopo breve concerto impartì l’ordine a Rüstow di partire quella sera stessa colla brigata Milano, la sola completa, alla volta di Vibonate, per raggiungere per quel sito la strada maestra consolare; doveva seguire la brigata Parma appena raccolta a Sapri, come pure quella di Bologna subito che vi fosse arrivata. La brigata Milano arrivò tardi nella sera del 3 a Vibonate, e raggiunse il giorno dopo il passo del Monte Cocuzzo, passando a Fortino la strada consolare, su cui marciarono d’allora in poi, mentre lebrigate Bologna e Parma la seguivano a 2 e 3 giorni di marcie, ed il grosso dell’ esercito dai 4 ai 6.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a pp. 148-149, in proprosito scriveva che: “…, ed all’alba del 2 settembre sbarcava a Sapri e mandava avviso del suo arrivo al Generale Garibaldi, il quale da Cosenza era arrivato a Rotonda, da dove gli scriveva così: “Al generale Turr. Sapri. Il latore v’informerà di ogni cosa – io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò. Rotonda, 2 settembre 1860, ore 11 ant. Firmato: G. Garibaldi.”.“. Dunque, Garibaldi scriveva al generale Turr: “Il latore v’informerà di ogni cosa – io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 149, in proprosito scriveva che: “Turr nel ricevere questa lettera lesciò la sua colonna a Sapri per correre con un piccolo seguito a Lagonegro, dove seppe che il generale Caldarelli marciava sulla linea postale, onde gli mandò un’intimazione di attenersi strettamente alla capitolazione di Cosenza, ed alle marcie in essa stabilite, in contrario sarebbe stato costretto di attaccarlo dove lo trovasse fuor di luogo, e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi, il quale, avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri. Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. Dunque, Pecorini-Manzoni scriveva che: “Turr nel ricevere questa lettera lesciò la sua colonna a Sapri per correre con un piccolo seguito a Lagonegro”. Dopo aver ricevuto il messaggio e l’ordine di Garibaldi, il generale Turr che, nel 2 settembre si trovava a Sapri, insieme a Rustow, con le truppe portate ivi da Paola, il 3 settembre, di buon mattino, si allontanò in perlustrazione, con pochi uomini, dirigendosi verso Lagonegro dove si sapeva che erano arrivate le truppe borboniche del generale Caldarelli, il quale però, pare non avesse intenzione di rispettare i patti stipulati con il Morelli a Cosenza. E’ per questo motivo che Garibaldi, da Rotonda invia un primo ordine a Turr, che gli aveva comunicato di essere arrivato a Sapri. Garibaldi, arrivato a Sapri il giorno 3 setembre, da casa Gallotti invia un secondo messaggio o dispaccio a Turr, che già si trovava verso Lagonegro per ordinargli di fargli sapere al più presto notizie di Caldarelli. Carlo Pecorini-Manzoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 149, in proposito scriveva pure: “Coerentemente a questa lettera Turr appena arrivato a Fortino il 4 Settembre, si fermò per attendervi il Dittatore che vi arrivò il giorno stesso.”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, a pp. 29-30, in proposito scriveva che: “….rimase a Sapri con la sua Divisione il Colonnello Polacco Rustow, il quale scrisse pure le memorie di quella campagna col titolo: ‘La guerra Italiana del 1860’.”. Infatti, Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 17-18, il Rustow nelle sue memorie scriveva che: “A Sapri c’era duopo attendere gli ordini del Dittatore; per accelerare il cui arrivo, Turr il giorno 3 di buon mattino si recò a Lazongro. Io avevo intanto assai da fare ad intendermela colle guardie nazionali dei contorni che domandavano armi. Etc…” (qui vi è l’errore perchè si tratta di Lagonegro). Dunque, secondo il colonnello polacco Wilhelm Rustow, a Sapri, il generale Turr si partì per Lagonegro alle prime ore del mattino del 3 settembre 1860. Per quegli eventi la miglior ricostruzione storica è quella di un testimone d’eccezione, il colonnello Polacco Wilhelm Rustow (….) che, nella traduzione del suo testo di Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel suo “La guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow”, ( prima traduzione italiana del 1861), a p. 338, riferendosi al giorno 3 settembre, ovvero all’arrivo di Garibaldi a Sapri, in proposito scrivea che: “Mentre Turr alle tre della mattina era partito per Lagonegro onde prender gli ordini di Garibaldi, mentre Rustow era occupato nell’armamento della guardia nazionale dei dintorni, etc…”. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzonero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a p. 300, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: “Mentre Turr il 3 settembre di buon mattino partiva per Lagonegro onde ricevere gli ordini di Garibaldi, mentre Rustow si occupava dell’armamento della guardia nazionale dei dintorni, nella misura della provvista d’armi che aveva portate con sè, a mezzodì dalla parte di mare arrivò a Sapri Garibaldi…”. Dunque, Porro e Bizzonero, nella loro traduzione del colonnello Rustow scrivevano che il generale Turr si allontanò da Sapri il giorno 3 settembre 1860, di buon mattino. Sappiamo che ciò avvenne su espresso ordine di Garibaldi che da Rotonda aveva inviato un dispaccio a Turr che, il giorno prima era sbarcato a Sapri, insieme a Rustow con le truppe garibaldine ivi portate da Paola. Rileggendo Rustow, testimone di eccezione, sappiamo che Turr si parte da Sapri alle 3 del mattino del 3 settembre 1860. Il colonnello Polacco Wilhelm Rustow, nella traduzione del suo testo del dott. G. Bizzonero (….), nel suo “La Guerra Italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow con 7 carte e piani – versione del dott. G. Bizzonero”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1861, a pp. 299-300, riferendosi al comando ricevuto da Garibaldi di procedere per Vibonati, nelle sue memorie scriveva che: “Mentre Turr il 3 settembre di buon mattino partiva per Lagonegro onde ricevere gli ordini di Garibaldi, mentre Rustow si occupava dell’armamento della guardia nazionale dei dintorni, nella misura della provvista d’armi che aveva portate con sè, …etc…”. Dunque, Bizzonero scriveva che, il generale Turr, diretto verso Lagonegro, aveva portato con sè “…nella misura della provvista d’armi che aveva portate con sè….”. Rustow, nella traduzione di Bizzonero lasciava intendere che il generale Turr, lasciando Sapri si era allontanato con una buona “provvista di armi”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 132, in proposito scriveva che: “Garibaldi di là scrisse la mattina stessa al Turr, che approdato a Sapri e che prontamente era andato senza seguito a Lagonegro per sorvegliare le mosse del generale borbonico Caldarelli, etc…”. Un altro testimone di eccezione è Charles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, all’arrivo a Lagonegro, a p. 215, in proposito scriveva che: “….Turr and his column had not yet arrived, but were hourly expected, having lanted at Sapri the previous evening. The mountain track between the two towns is, however, very arduous. The ‘Intendente’ invited us to breakfast, where we found Trecchi and Nullo, togeter whit Caldarelli and some of his officers…etc…” che tradotto significa: “….Turr e la sua colonna non erano ancora arrivati, ma erano attesi di ora in ora, essendo stati a Sapri la sera prima. Il sentiero di montagna tra le due città è tuttavia molto arduo. L’Intendente ci invitò a colazione, dove trovammo Trecchi e Nullo, insieme a Caldarelli e ad alcuni suoi ufficiali. Etc…”. Dunque, il Forbes scriveva e testimoniava che quando egli con la sua colonna arrivò a Lagonegro, il giorno 2 settembre, il generale Turr era lì atteso ma ancora non era arrivato. Forbes scriveva che, il 2 settembre, al suo arrivo, a Lagonegro trovò Trecchi e Nullo che erano stati ivi inviati da Garibaldi, che a Rotonda gli aveva ordinato di andare a cercare di parlare con il generale borbonico Caldarelli. Dunque, pare che quando arrivò Forbes a Lagonegro egli dice di aver pranzato insieme a Trecchi, Nullo e al generale Caldarelli e, quando arrivò a Lagonegro il generale Turr, il Caldarelli già era partito e, il Turr non potette parlarci. Questo fatto però non è del tutto chiarito. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 149, in proprosito scriveva che: “Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. Dunque, il Pecorini-Manzoni scriveva che: “Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. Infatti, arrivato a Lagonegro, il generale Turr seppe che il generale borbonico Caldarelli era stato a Lagonegro ma era ripartito sulla consolare con le sue truppe e quindi gli invia, da Lagonegro, un telegramma in cui gli intimava di arrendersi. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 149, in proprosito scriveva che: “….gli mandò un’intimazione di attenersi strettamente alla capitolazione di Cosenza, ed alle marcie in essa stabilite, in contrario sarebbe stato costretto di attaccarlo dove lo trovasse fuor di luogo, e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi, etc…”. Alcuni, come il Moliterni sostengono la tesi secondo cui il generale Turr si allontanò da Sapri per perlustrare la zona. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a pp. 195-196, in proposito scriveva: “…nel primo pomeriggio raggiunsero il porto di Sapri, come lo stesso Generale scrisse in un messaggio a Turr, che in quel momento era in perlustrazione nella zona: “Sono qui giunto alle 3 1/2 pom. Etc…”(19).”. Moliterni, però scriveva che Turr, all’arrivo di Garibaldi: “….in quel momento era in perlustrazione nella zona: etc…”. Si potrebbe far credere che Turr, si trovasse in perlustrazione nella zona di Sapri, ma egli si era allontanato su ordine di Garibaldi e si era portato verso Lagonegro in perlustrazione ed in missione su ordine di Garibaldi (vedi telegramma di Garibaldi ricevuto da Rotonda), per sondare la posizione della brigata del Caldarelli. Turr, si era già allontanato da Sapri ed è proprio per questo che Garibaldi con il suo secondo dispaccio gli chiede informazioni e gli fa sapere di essere sbarcato a Sapri. Turr perlustrava la zona di Lagonegro e la via Consolare per conoscere la posizione del generale Caldarelli. Moliterni, a p. 195, nella nota (19) postillava: “(19) Cf. Edizione Nazionale degli scritti di Giuseppe Garibaldi, vol. XI, Epistolario, vol. V, 1860, a cura di M. De Leonardis, Roma, 1988, p. 229, n. 1781.”. Riguardo l’orario di partenza di Turr da Sapri, che, come si è visto è stata una partenza mattiniera, molto presto, forse le tre o le 4 del mattino, unica nota stonata è il racconto di Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 409-410, in proposito scriveva che: “Il Turr imbarcò tutti il 1° settembre e sbarcò a Sapri alle 9 del mattino seguente. Alle 5 del pomeriggio ripartiva da Sapri per via di terra e poco prima del mezzogiorno del 4 settembre era al Fortino….Etc…”. Agrati scriveva che: “Alle 5 del pomeriggio ripartiva da Sapri per via di terra…” riferendosi al giorno 2 settembre 1860. Agrati scriveva che il Turr ripartiva da Sapri, alle ore 17,00 (pomeriggio) del giorno 2 settembre 1860. Ma ciò non credo che corrisponda al vero. Infatti, il telegramma o il dispaccio di Garibaldi, pervenutogli a Sapri, in cui Garibaldi gli ordinava di partire da Sapri gli era arrivato la mattina stessa del 2 settembre o la notte del 3 settembre quando secondo alcuni egli ripartì da Sapri per portarsi a Lagonegro secondo gli ordini di Garibaldi ?. In primo luogo risulta che il generale Turr, su ordine di Garibaldi, il giorno 3 settembre aveva già lasciato Sapri per recarsi in perlustrazione verso Lagonegro dove dovevano trovarsi le truppe borboniche del generale Caldarelli. Inoltre, l’Agrati scrive che Turr si allontanò da Sapri alle 5 del pomeriggio del giorno 3 settembre, mentre Rustow testimoniava che si allontanò da Sapri alle 5 del mattino. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 134, in proposito scriveva che: “Il Generale Turr, avuta la notizia che sarebbe stato raggiunto da Garibaldi a Sapri, ignaro delle sue manovre, il 3 settembre, di buon mattino, con truppa limitata e a spese del comune di Torraca, si portò a Lagonegro sperando di incontrarlo, e non con l’intento di proteggerlo da eventuali sorprese che sarebbero potute sortire dalle truppe del Caldarelli in ritirata da Cosenza, dove, abbiamo visto, aveva capitolato (2).”. Policicchio, a p. 134, nella nota (2) postillava: “(2) In realtà, tra Castelluccio, Lauria e Lagonegro il territorio è impervio, idoneo a imboscate. Etc…”. Riguardo questa notizia, il Policicchio non è stato molto preciso. E’ vero che il Generale Turr, di stanza con le sue truppe a Sapri, di buon mattino si allontanò da Sapri per portarsi verso Lagonegro ma ciò avvenne per preciso ordine di Garibaldi che nella lettera a lui indirizzata, da Rotonda, il 2 settembre, gli annunciava l’arrivo a Sapri e gli ordinava di portarsi verso Lagonegro, probabilmente per coprirgli le spalle, al Fortino dove poi si incontrarono e, prendere informazioni sul Caldarelli. E’ nota a tutti il dispaccio che Garibaldi scrisse a Turr da Rotonda, il 2 settembre. In secondo luogo non so dove Policicchio asserisca che il Turr “…con truppa limitata e a spese del comune di Torraca”. Tuttavia, anche per me, la documentazione che riguarda l’aministrazione del Comune di Sapri, nel 1860 è limitata. Forse la testimonianza di Osvaldo Perini e di Maxime Du Champ riguarda proprio l’allontanamento da Sapri del generale Turr che si recò, su ordine di Garibaldi, verso Lauria e Lagonegro per osservare gli spostamenti della truppa del generale Caldarelli. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 489-490 e ssg., in proposito scriveva che: “XLIX. Alcuni giorni prima era a Lauria sopravenuto uno strano accidente. Tre ufficiali garibaldini sbarcati in quel turno a Sapri ed inoltrandosi a diporto all’interno del paese giunsero nelle sue vicinanze ed entrarono temerariamente in città, tuttavia presidiata dai Regii. I tre volontari, penetrati sino in piazza, s’imbatterono in un corpo di tremila nemici che vi bivaccavano. Senza smarrisri per questo, e non mostrando nemmeno a vedersi del pericolo in cui erano incorsi, eglino sedettero tranquillamente al caffè e si posero a parlare cogli ufficiali napoletani che venivano a vederli. Dopo qualche parola cortese scambiata da una parte e dall’altr gli ufficiali di Francesco II dichiararono essere eglino pure italiani e non avrebbero mai combattuto contro i patriotti. Il nostro dovere, soggiungevano, quello sarebbe d’impossessarsi delle vostre persone etc…”. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a pp. 249-250, in proposito scriveva pure che: “Ad una svolta, sbuca d’improvviso il paese di Lagonegro, erto su una collina, con la via principale così larga da rassomigliare ad un’immensa piazza. Lì, come a Cosenza, non ci è possibile trovare bestie da tiro, e siamo costretti a tenere il postiglione che ci ha portati da Rotonda in poi; povero ragazzo, è pieno di buona volontà, ma ci dimostra che, se non si vuole correre il rischio di vederli cadere sfiniti, i cavalli non possono proseguire. Dappertutto chiediamo notizie; si dice che Garibaldi sia a Sala o ad Eboli e che i regi siano a Salerno. La città è piena di soldati, venuti direttamente da Cosenza o condotti per mare fino a Sapri. Si è sparsa la voce che l’esercito dovrebbe concentrarsi a Lagonegro, ma nessuno può confermarla, e gli stessi capi ci confessano di non aver cicevuto nessun ordine a questo riguardo; si vorrebbe sapere tutto quello che avviene, si vorrebbe marciare avanti; si sente istintivamente che la conclusione è vicina e tutti son presi dalla smania di parteciparvi.”. Ida Nazari Micheli (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860 – cronistoria documentata”, Roma, Tipografia Cooperativa Sociale, 1911, nel “Capo IV° – 1 settembre-31 dicembre”, a p. 151 e ssg., in proposito scriveva che: “…; ma prevedendo come questa forma avrebbe offeso ancora Garibaldi quando l’avesse saputa, l’abrebbe offeso come se fosse diretta unicamente contro la sua persona, Cavour scrisse al Generale, che già era giunto a Salerno, la seguente lettera: “Torino, 31 agosto 1860. Avendo avuto occasione di ragionare a lungo col Suo amico il capitano Laugier (1) sono rimasto convinto essere, etc…(1).”. Nazari Micheli, a p. 151, nella nota (1) postillava: “(1) Credo debba dirsi AUGIER.”. Ida Nazari Micheli (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860 – cronistoria documentata”, Roma, Tipografia Cooperativa Sociale, 1911, nel “Capo IV° – 1 settembre-31 dicembre”, a p. 152, nella nota (1) postillava: “(1) e (3) CHIALA, Lett., cit., vol. III, p. 308 e vol. IV, p. 3.”. E’ interessante ciò che scrive la Nazari sulla lettera che Cavour scrive il 31 agosto 1860 da Torino, indirizzata a Garibaldi. Ella scriveva che Garibaldi: “…già era giunto a Salerno, etc…”. La partenza di Augier da Napoli, per mezzo dell’ammiraglio Persano è documentata e Garibaldi ancora non era arrivato a Salerno come scrive Nazari. E’ molto probabile che il capitano Augier completò la sua missione per conto di Cavour partendo da Paola o da Sapri ed accompagnato da Turr verso il Fortino o la consegnò personalmente a Garibaldi a Sapri prima che egli ripartisse per il Fortino. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 490-491, in proposito scriveva che: “LII. Da Lauria il Dittatore dirigevasi a Bosco, e di là a Lagonegro, amena città fabbricata sulla strada ed in mezzo ad altissimi monti. Le sue truppe giornalmente ingrossavano coi numerosi disertori dell’armata borbonica e colle non meno numerose squadriglie d’insorti che mancando di capi nazionali accorrevano ad arruolarsi nei battaglioni volontari. Egli passava in appresso a Sala e alla Polla , ove pose il campo , trovandosi in prossimità delle posizioni tenute dai Regii comandati dallo stesso monarca.”. Dunque, secondo il racconto di Osvaldo Perini, Garibaldi non cambiò itinerario ma da Lauria, dove passando da Rotonda era arrivato, si diresse a Bosco, odierna Nemoli e da lì arrivò a Lagonegro, che dice essere “amena città fabbricata sulla strada ed in mezzo ad altissimi monti.”. Dunque, a differenza del contemporaneo Du Champ (entrambi scrissero nel 1861), Perini non fa sbarcare Garibaldi a Sapri. Nel testo a cura della Commissione Editrice, il suo “La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Carteggio Camillo Cavour etc…”, vol. II (Agosto-Settembre 1860), a p. 233, in proposito è scritto che: “833. Francesco Astengo a Cavour. Reservée. 4 Settembre 1860. Eccellenza, Appena giunto in Napoli, consegnai i dispacci al loro indirizzo, mi occupai subito della partenza del Capitano (1). Non avendo rinvenuto mezzo di sorta pel suo trasporto sulla costa, fui costretto a raccomandarmi al Sig. Conte Persano, che ordinò senza indugio la partenza del Dora. Il predetto Capitano fu con tal mezzo sbarcato felicemente vicinissimo alla sua destinazione. Il Generale continua ad avanzare e trovasi non molto discosto da Salerno, vi è quasi la certezza che le truppe si batteranno debolmente, sono scoraggiate, ed anco indispettite contro chi le dirige. Il General Bosco si è dichiarato indisposto e pare che tornerà a Napoli. Etc…”. Con questo dispaccio del 4 settembre, l’Astengo rientrato a Napoli scriveva al Conte Cavour per metterlo al corrente della buona riuscita della missione del Capitano Agier presso il Fortino. Infatti, Astengo scriveva al Cavour dicendogli che il Capitano Augier (….), imbarcatosi sulla Dora, mezzo messogli a disposizione dall’Amiraglio Persano “fu con tal mezzo sbarcato felicemente vicinissimo alla sua destinazione.”. La Commissione, a p. 233, nella nota (1) postillava: “(1) Augier ?.”. Nel testo a cura della Commissione Editrice, il suo “La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Carteggio Camillo Cavour etc…”, vol. II (Agosto-Settembre 1860), a p. 268, in proposito è scritto che: “887. Francesco Astengo a Cavour. Napoli, 9 Settembre 1860. Eccellenza, Il Capitano Auger farà conoscere con esattezza a V.E. le intenzioni del Generale che purtroppo non sono molto conformi a’ di lei desiderii. Garibaldi ha deciso di non arrestasrsi che a Roma e proclamare colà V. Emanuele Re d’Italia. Spera che al suo approssimarsi il Papa e le Truppe Francesi se ne anderanno. L’altro jeri rispose negativamente a Depretis che gli domandava istantatemente l’annessione immediata della Sicilia. Etc…(269, la lettera di Astengo continua) Il Dittatore ha un’armata di 30.000 uomini e lasciò nelle Calabrie 40.000 circa armati. Ha ricevuto sempre con benevolenza il Marchese di Villamarina. Il Capitano Auger è riuscito a mettere Bertani in sospetto di Garibaldi al quale d’altra parte il Generale non può perdonare d’aver trasgredito a’ suoi ordini riguardo l’ultima spedizione fatta, giacchè il Dittatore l’aveva destinata per Napoli, mentre Bertani voleva dirigerla verso le Romagne e fare da sè. Riaccese l’odio contro tutti quelli che circondano il Dittatore contro Bertani. Parlò al Generale in modo così franco come fin qui nessuno aveva usato di fare. Garibaldi ne rimase commosso e lo colmò di onori, ebbe sempre un posto alla sua mensa e sedette alla destra nella sua carrozza quando si mostrò in pubblico. Un suo ordine scritto prescrisse che gli fosse sempre etc…”. Il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, che a p. 132, riferendosi al Generale Turr che, da Sapri, con il suo seguito partì per raggiungere Lagonegro, in proposito scriveva che: “Garibaldi di là scrisse la mattina stessa al Tiirr, che approdato a Sapri e che prontamente era andato senza seguito a Lagonegro per sorvegliare le mosse del generale borbonico Caldarelli, così : Sono giunto qui alle 3 *i2. Io marcerò con la vostra colonna. Etc…”. Dunque, secondo il Mazziotti, il generale Turr, partitosi da Sapri, era andato a Lagonegro senza seguito. Il dott. C. Bizzozero (….)(nel testo è scritto “G. Bizzozero”), nella sua versione tradotta del testo “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da Guglielmo Rustow – con 7 carte e piani”, Milano, ed. Civelli, 1861, a pp. 299-300, in proposito scriveva: “Mentre Türr il 3 mattina partiva per Lagonegro onde ricevere gli ordini di Garibaldi, mentre Rüstow si occupava dell’armamento della guardia nazionale dei dintorni, nella misura della provvista d’armi che aveva portate con sè, ….”.
Nel 3 settembre 1860, il generale Turr si parte da Sapri e si reca in perlustrazione nel Lagonegrese alla ricerca di notizie sulla brigata del generale Caldarelli
Il generale Turr, ricevuto a Sapri il dispaccio missiva, inviatogli da Rotonda dal generale Garibaldi, che. gli ordinava di recarsi in perlustrazione nel Lagonegrese e fargli avere notizie della Brigata borbonica del generale Caldarelli, il generale Turr si parte di primo mattino, con un gruppo scelto di uomini, lascia Sapri dove era sbarcato con Rustow il giorno prima, lascia le truppe a Rustow e si reca nel Lagonegrese. Questo dispaccio di cui parliamo è il primo dispaccio che Garibaldi inviò a Turr da Rotonda. Un testimone di eccezione è il colonnello Polacco, Guglielmo Rustow. Infatti, Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a pp. 17-18, in proposito scriveva pure che: “A Sapri c’era d’uopo attendere gli ordini del Dittatore; per accellerare il cui arrivo, Turr, il giorno 3 di buon mattino si recò a Lazongro. Io aveva intanto assai da fare ad intendermela colle guardie nazionali dei contorni che domandavano armi. Fui abbastanza fortunato per poter loro distribuire 600 fucili, dei quali per buona ventura mi trovava provvisto, né mi mancarono ringraziamenti perciò. Potei osservare più tardi gli stessi fucili sotto lo mura di Capua fra le mani delle guardie nazionali mobilizzate.”. Un altro testimone di eccezione è Charles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, nel cap. XVIII, a pp. 205-206 e ssg., riferendosi a Rotonda, in propsito scriveva che: “Non c’erano più truppe napoletane da questa parte di Salerno, tranne la colonna di Caldarelli, in viaggio verso Napoli per rispettare i termini della convenzione che avevano fatto con il governo provvisorio. Erano tre giorni di marcia più avanti, a Castrovillari, una città a quarantatré miglia di distanza. Desideroso di fermare questa colonna, che aveva buone ragioni di credere si sarebbe schierata dalla parte della causa nazionale, Garibaldi si spinse avanti la mattina con un paio di postini, portando con sé Cosenz, Sirtori, Trecchi, Nullo, Missori, Stanietti, Gusmarola e Basso ordinarono al resto del suo stato maggiore di seguire l’esercito il più velocemente possibile. Bertani, che era arrivato da Paola per segnalare l’arrivo della divisione di Pianciani, si unì a lui; etc…”. Forbes continuando il suo racconto scriveva nel suo Diario che: “….e furono inviati ordini a Türr, che ora aveva il comando, di condurre la divisione via mare a Sapri, in provincia di Salerno, sbarcare e attendere il generale a Lagonegro, intromettendosi così tra la colonna di Caldarelli e Napoli.”. Dunque secondo il Forbes, gli ordini che furono inviati a Turr che in quel momento era a Sapri, furono di “attendere il generale a Lagonegro”. Forbes aggiunge che: “….e furono inviati ordini a Türr, che ora aveva il comando, di condurre la divisione via mare a Sapri, in provincia di Salerno, sbarcare e attendere il generale a Lagonegro, intromettendosi così tra la colonna del Caldarelli…”, ovvero Garibaldi, a Rotonda inviò un dispaccio a Turr che si trovava a Sapri con nuovi ordini avvisandolo pure che Turr doveva “attendere il generale a Lagonegro”. Charles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, a p. 215, in proposito scriveva che, dopo essere arrivato a Lauria e a Lagonegro: “….la città di Lagonegro, ci imbattemmo nella retroguardia napoletana alle dieci, sul punto di invadere la città. Il corpo principale, forte di circa 1500 persone, si trovava nella Piazza. Avevano appena accettato, con il loro generale, di arruolarsi nell’esercito nazionale. Turr e la sua colonna non erano ancora arrivati, ma erano attesi di ora in ora, essendo stati a Sapri la sera prima. Il sentiero di montagna tra le due città è tuttavia molto arduo. L’Intendente ci invitò a colazione, dove trovammo Trecchi e Nullo, insieme a Caldarelli e ad alcuni suoi ufficiali. Etc… supporto; ma se mai gli uomini furono giustificati nel fare una cosa del genere, lo furono. In un modo o nell’altro strideva con i miei sentimenti; non si poteva rispettarli. Non c’è niente che mi abbia colpito più fortemente durante il mio tour che sentire costantemente: “Oh, così e così, si è comportato magnificamente…..etc…“. Dunque, il Forbes scriveva e testimoniava che quando egli con la sua colonna arrivò a Lagonegro, il giorno 2 settembre, il generale Turr era lì atteso ma ancora non era arrivato. Forbes scriveva che, il 2 settembre 1860, al suo arrivo a Lagonegro trovò Trecchi e Nullo che erano stati ivi inviati da Garibaldi, che a Rotonda gli aveva ordinato di andare a cercare di parlare con il generale borbonico Caldarelli. Dunque, pare che quando arrivò Forbes a Lagonegro egli dice di aver pranzato insieme a Trecchi, Nullo e al generale Caldarelli e, quando arrivò a Lagonegro il generale Turr, il Caldarelli già era partito e, il Turr non potette parlarci. Questo fatto però non è del tutto chiarito. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 149, in proprosito scriveva che: “Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. Dunque, il Pecorini-Manzoni scriveva che: “Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. Infatti, arrivato a Lagonegro, il generale Turr seppe che il generale borbonico Caldarelli era stato a Lagonegro ma era ripartito sulla consolare con le sue truppe e quindi gli invia, da Lagonegro, un telegramma in cui gli intimava di arrendersi. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 824, in proposito scriveva che: “Il giorno 3, Türr partiva per Lagonegro per trovarvi notizie ed ordini di Garibaldi, e Rustow occupavasi dell’armamento della Guardia nazionale del paese; quando inaspettatamente videsi apparire Garibaldi arrivato anch’esso a Sapri per via di mare. A Rustow fu dato ordine di partire la stessa sera con la brigata Milano, la sola veramente completa, per Vibonate.”. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 132, in proposito scriveva che: “Garibaldi di là scrisse la mattina stessa al Turr, che approdato a Sapri e che prontamente era andato senza seguito a Lagonegro per sorvegliare le mosse del generale borbonico Caldarelli, etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, nel suo capitolo “Da Palermo a Napoli”, a pp. 148-149, riferendosi al generale Turr, in proprosito scriveva che: “…ed all’alba del 2 settembre sbarcava a Sapri e mandava avviso del suo arrivo al Generale Garibaldi, il quale da Cosenza era arrivato a Rotonda, da dove gli scriveva così: “Al generale Turr….Sapri. Il latore v’informerà di ogni cosa – io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò. Rotonda, 2 settembre 1860, ore 11 ant. Firmato: G. Garibaldi.”.”. Turr nel ricevere questa lettera lesciò la sua colonna a Sapri per correre con un piccolo seguito a Lagonegro, dove seppe che il generale Caldarelli marciava sulla linea postale, onde gli mandò un’intimazione di attenersi strettamente alla capitolazione di Cosenza, ed alle marcie in essa stabilite, in contrario sarebbe stato costretto di attaccarlo dove lo trovasse fuor di luogo, e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi, il quale, avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri. Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. Dunque, il Pecorini-Manzoni (….) scriveva che, Garibaldi arrivato a Rotonda, il 2 settembre 1860, e ricevuto il dipaccio di Turr che gli comunicava dell’avvenuto suo sbarco a Sapri con Rustow e le brigate portate da Paola, Garibaldi inviò subito da Rotonda un ulteriore dispaccio al generale Turr scrivendogli questo: “Al generale Turr….Sapri. Il latore v’informerà di ogni cosa – io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò. Rotonda, 2 settembre 1860, ore 11 ant. Firmato: G. Garibaldi.”.”. Dunque, secondo il Pecorini-Manzoni, a Rotonda Garibaldi, dopo aver ricevuto il dispaccio dal Turr che le truppe erano a Sapri gli scriveva “Il latore v’informerà di ogni cosa”, di cosa ? e poi aggiungeva: “…io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò.”. Dunque, Garibaldi avvisava il Turr, che in quel momento si trovava a Sapri con Rustow e le sue truppe, lo avvisava che da Rotonda l’avrebbe raggiunto al più presto. Pecorini-Manzoni (….) continuando il suo racconto scriveva pure che, arrivato il messaggio di Garibaldi a Turr che si trovava a Sapri: “Turr nel ricevere questa lettera lesciò la sua colonna a Sapri per correre con un piccolo seguito a Lagonegro, dove seppe che il generale Caldarelli marciava sulla linea postale, onde gli mandò un’intimazione di attenersi strettamente alla capitolazione di Cosenza, ed alle marcie in essa stabilite, in contrario sarebbe stato costretto di attaccarlo dove lo trovasse fuor di luogo, e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi, il quale, avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri. Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. Dunque, secondo il Pecorini (….), rievuto il dispaccio di Garibaldi, il generale Turr si reca in avanscoperta a Lagonegro, dove il Forbes scrive che egli “era atteso perchè non era ancora arrivato”. Pecorini scrive pure che il generale Turr, partitosi da Sapri, il 3 settembre 1860, di buon mattino, arriva a Lagonegro e il Generale Caldarelli era già partito, infatti egli scrive: “dove seppe che il generale Caldarelli marciava sulla linea postale, onde gli mandò un’intimazione di attenersi strettamente alla capitolazione di Cosenza, ed alle marcie in essa stabilite, in contrario sarebbe stato costretto di attaccarlo dove lo trovasse fuor di luogo.”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a p. 398, in proposito trascrivendo il testo del Bertani opinava che: “III. Garibaldi…., e quindi, montato un cavallo morello, e seguito pure dal generale Turr, che aveva incontrato colà, partì per Vibonati, dove passò la notte in casa della patriottica famiglia Del Vecchio.”. Dunque, l’avv. Pesce (….), nella sua Cronistoria sbaglia perchè scriveva che, arrivato a Sapri, Garibaldi “si unisce al generale Tur, che aveva incontrato colà, partì per Vibonati…”. Garibaldi salì verso Vibonati ma non incontrò il generale Turr perchè gli aveva ordinato di portarsi nel Lagonegrese in avanscoperta. Turr non era a Sapri quando arrivò Garibaldi. Stesso errore fa Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a pp. 146, in proposito scriveva che: “…..e finalmente, ecco la baia di Sapri, etc…”. Domenico Romagnano (….), nel suo “Garibaldi nel Salernitano”, nel cap. XIV, a pp. 142-143 e ssg., in proposito scriveva che: “Nella notte dal 3 al 4 settembre fu alla testa delle truppe, ed accanto a lui cavalcava il fedele Turr, della generosa terra d’Ungheria ! Lo Stato Maggiore di Garibaldi era formato da ufficiali valorosi, già provati in aspre battaglie, tutte combattute per la libertà e la indipendenza dei popoli. Lasciarono Sapri etc…”. L’Avv. Paolo Emilio Curti, nel suo “Arresto processo e condanna del colonnello Turr narrati da lui medesimo”, Milano, 1862, Tip. dei Lombardi, a pp. 69-70, in proposito scriveva: “Ma l’attivo uffiziale, a cui tardava di riprendere la sua vita operosa, non attese tutto questo tempo; ma fatti alcuni bagni ad Acqui di Piemonte, si ricondusse in Sicilia e con Garibaldi partiva per Messina e di là a Giardinetto, dove assistevano all’imbarco della brigata di Bixio destinata a sbarcare a Melito. Quindi egli medesimo col resto della sua divisione sbarca a Bagnara, e si riunisce di poi con Garibaldi a Palmi, d’onde con lui parte per Cosenza da cui è mandato a Paola per ivi assumere il comando dei volontari che vi aveva condotti il medico milanese Agostino Bertani, tramutatosi costui pure da uomo di scienza in soldato della rivoluzione siciliana. Il 1 settembre il general Türr arrivava a Paola, e questa data mi è fornita dallo storico di questa campagna, per me già citato, Guglielmo Rüstow, il quale da capo dello stato maggiore generale di Pianciani era passato al comando delle tre brigate riunite Tharrena, Gandini e Puppi, e che però trovavasi in quel punto a Paola. Anzi il generale Garibaldi ordinava che il corpo di Rüstow venisse riunito alla divisione comandata da Türr e dovesse, sia per mare che per terra spingersi innanzi onde guadagnar maggior terreno sul continente napoletano, e cosi formare la vanguardia di tutta l’armata. La sera di quel giorno vennero quindi imbarcati circa 1500 uomini, cioè tutta la brigata Milano e porzione della brigata Parma: il resto di quest’ultima brigata doveva tener dietro nel termine possibilmente più breve, ed anche la brigata Bologna doveva essere spedita a Sapri, appena le navi fossero state disponibili. Il generale Türr istesso accompagnava la spedizione, che col favor della notte, malgrado la vicinanza della flotta borbonica, potè arditamente compiersi, sì che sbarcò presso Sapri il 2 settembre di buon mattino e il 3 partiva per Lagonegro, onde ricevere nuovi ordini di Garibaldi. Questi rapidi movimenti sul continente, ne’ quali il nostro Türr aveva tanta parte, portavano lo sgomento ne’ Regii, tal che a’ dì 4 la Brigata Milano, ch’era a di lui dipendenza, perchè, come dissi, apparteneva alla sua divisione, trovavasi già sulla strada consolare presso Casalnuovo, il 5 incalzava le truppe napoletane comandate da Caldarelli che poi capitoló a Cosenza con Garibaldi, e quando due di dopo toccava Eboli, il Dittatore entrava già solo nella capitale abbandonata da Francesco II. Il generale Caldarelli non tardava pronunciarsi per la causa nazionale ed anche le truppe regie si ritirarono da Salerno, si che Türr poteva il giorno dopo all’arrivo in Napoli di Garibaldi raggiungerlo colla brigata Milano, la quale affrettò l’ingresso valendosi di veicoli d’ ogni maniera.”.
Nel 31 agosto 1860, a Sapri sbarcano tre ufficiali garibaldini, vanno a perlustrare la zona e arrivano a Lauria (Perini)? o a Lagonegro (Du Champ)? dove incontrano nella piazza 3000 soldati borbonici che ivi bivaccavano
Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 489-490, in proposito scriveva che: “XLIX. Da Castrovillari Garibaldi colla solita fretta moveva a Morano e a Rotonda e quindi a Castelluccio ed a Lauria. Quest’ultima città fu interamente distrutta nelle fazioni del 1808 dal generale Manhès che vi fece appiccare l’incendio e fucilare gran parte de’ suoi abitatori. Essa era il centro delle innumerevoli bande che in quel tempo lottavano contro i Francesi per l’indipendenza del loro paese nativo, e per così dire il quartier generale dell’ opposizione a Giocchino Murat e dei maneggi della proscritta fazione borbonica. Lauria, malgrado la murattiana vendetta, risorse ben tosto dalle sue rovine: e crebbe con aspirazioni ed idee liberali ed italiche.”. Perini racconta che Garibaldi arrivò a Castelluccio ed infine a Lauria. Perini racconta delle tristi vicende che interessarono Lauria in epoca Francese, col generale Manhès, nel 1808. Poi, proseguendo il suo racconto, Perini aggiunge e ci parla di un episodio sorto a Lauria. Perini scriveva: “L. Alcuni giorni prima era a Lauria sopravenuto uno strano accidente. Tre ufficiali garibaldini sbarcati in quel turno a Sapri ed inoltrandosi a diporto nell’interno del paese giunsero nelle sue vicinanze ed entrarono temerariamente in città, tuttavia presidiata dai Regii.“. Perini racconta che alcuni giorni prima dell’arrivo di Garibaldi a Lauria (quindi qualche giorno prima del 2 settembre 1860, ovvero il 31 agosto 1860), “Tre ufficiali garibaldini che erano sbarcati in quel turno a Sapri” si erano “inoltrati a diporto nell’interno del paese giunsero nelle sue vicinanze” di Lauria, dove, entranovi trovarono il piccolo paese di Lauria “presidiata dai Regii”, ovvero i tre ufficiali garibaldini trovarono Lauria occupata dalle truppe borboniche, probabilmente del generale Caldarelli. Analizzando meglio le parole del Perini, i tre ufficiali garibaldini sbarcati a Sapri, arrivarono a Lauria, che non è molto distante da Sapri, il 31 agosto 1860. Perini, proseguendo il suo racconto ci dice di ciò che accadde a Lauria. Perini scriveva che i tre ufficiali garibaldini: “L. I tre volontari, penetrati sino in piazza, s’imbatterono in un corpo di tre mila nemici che vi bivaccavano. Senza smarrirsi per questo, e non mostrando nemmeno avvedersi del pericolo in cui erano incorsi, eglino sedettero tranquillamente al caffè e si posero a parlare cogli ufficiali napoletani che venivano a vederli. Dopo qualche parola cortese scambiata da una parte e dall’altra gli ufficiali di Francesco II dichiararono essere eglino pure italiani non avrebbero mai combattuto contro i patriotti. Il nostro dovere, soggiungevano, quello sarebbe d’ impossessarci della vostre persone, e forse ne potremmo sperare una generosa ricompensa dal nostro governo: ma siccome il nostro cuore batte, egualmente che il vostro, alle idee di libertà e di patria, facciamo piena adesione alla causa da voi propugnala e ve lo proviamo lasciandovi liberi. La notte seguente quel corpo munito di cavalleria ed artiglieria volontariamente si sciolse e disperse: tali erano i sentimenti dell’armata in cui Francesco II doveva riporre l’estrema speranza della sua dinastia !”. Lo stesso episodio racconta Du Champ che, però, lo riferisce a Lagonegro e non a Lauria. Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a pp. 249-250, in proposito scriveva pure che: “Ad una svolta, sbuca d’improvviso il paese di Lagonegro, erto su una collina, con la via principale così larga da rassomigliare ad un’immensa piazza. Lì, come a Cosenza, non ci è possibile trovare bestie da tiro, e siamo costretti a tenere il postiglione che ci ha portati da Rotonda in poi; povero ragazzo, è pieno di buona volontà, ma ci dimostra che, se non si vuole correre il rischio di vederli cadere sfiniti, i cavalli non possono proseguire. Dappertutto chiediamo notizie; si dice che Garibaldi sia a Sala o ad Eboli e che i regi siano a Salerno. La città è piena di soldati, venuti direttamente da Cosenza o condotti per mare fino a Sapri. Si è sparsa la voce che l’esercito dovrebbe concentrarsi a Lagonegro, ma nessuno può confermarla, e gli stessi capi ci confessano di non aver cicevuto nessun ordine a questo riguardo; si vorrebbe sapere tutto quello che avviene, si vorrebbe marciare avanti; si sente istintivamente che la conclusione è vicina e tutti son presi dalla smania di parteciparvi. Due giorni prima del nostro arrivo, era accaduto a Lagonegro un fatto singolare. Tre ufficiali del nostro esercito, in camicia rossa, e provenienti da Sapri, erano entrati nella città. Vi trovarono 3000 Napoletani, uno squadrone di cavalleria, e due batterie di campagna schierati sulla piazza. Un po’ sorpresi da quello spettacolo del tutto inatteso, i garibaldini non si persero d’animo e se ne andarono tranquillamente a sedere al caffè, restandosene a guardare le truppe regie allineate in bell’ordine. Nessuno diceva loro niente; li guardavano con una certa curiosità, ma senza ostilità. Essi allora si diressero verso i soldati napoletani e si misero a discorrere con loro: – Perché, domandarono i nostri, ve la battete sempre in ritirata e non ci avete conteso il passo ? – Perché prima di essere Napoletani, siamo Italiani e, come voi, vogliamo un’Italia una, e sappiamo che il governo del re Francesco II non è, per così dire, che una succursale della corte di Vienna. Voi credete che manchiamo di coraggio ? Avreste torto; sappiamo bene che nostro dovere sarebbe farvi immediatamente impiccare, ma preferiamo stringervi la mano dicendovi: arrivederci! Etc…”. Inoltre, devo precisare che il racconto di Maxime Du Champ, identico a ciò che Perini scriveva riferendosi al paese di Lauria, il Du Champ, non solo lo riferisce al piccolo borgo di Lagonegro e non a Lauria, ma, Du Champ scriveva che loro si trovavano a Lagonegro il 7 settembre 1860, allorquando di sera arriva loro il dispaccio che Garibaldi è entrato in Napoli. Infatti, Du Champ, a p. 259, in proposito scriveva che: “La notizia dell’ingresso di Garibaldi a Napoli si diffuse rapidamente a Lagonegro, che ben presto illuminata. L’indomani mattina, uno di noi ricevette un dispaccio in cui si annunciava che i forti di Napoli erano ancora in mano ai regi; ….Partimmo senza perdere tempo. Dopo Lagonegro, si direbbe che il paesaggio etc…”. Dunque, siccome il Du Champ si trovava a Lagonegro con la truppa garibaldina diretta dallo Spangaro, la sera del giorno 7 settembre, è desumibile che l’episodio dei tre ufficiali sbarcati a Sapri e arrivati a Lagonegro in perlustrazione, ascrivibile a “Due giorni prima del nostro arrivo, era accaduto a Lagonegro un fatto singolare”, si riferisce al giorno 5 settembre 1860.
Nel 3 settembre 1860, alle 3 del mattino, il generale Turr, da Sapri, si recò a Lagonegro, ed a spese del comune di Torraca (?) si servì di guide “persone del luogo”
Sappiamo che di buon mattino, il generale Turr, su ordine di Garibaldi, avendo ricevuto il dispaccio da Rotonda, partì da Sapri e si diresse con pochi suoi fidi ufficiali verso Lagonegro. Nel testo tradotto “La guerra italiana del 1860 descritta politicamente e militarmente da W. Rustow – prima traduzione italiana sull’originale stampato a Zurigo”, ed. Cecchini, Venezia, 1861, a pp. 338-339, in proposito era scritto: “Mentre Türr alle 3 della mattina era partito per Lagonegro onde prender gli ordini di Garibaldi, mentre Rüstow era occupato nell’ armamento della guardia nazionale dei dintorni, arrivò Garibaldi nel pomeriggio dalla parte di mare a Capri e dopo breve concerto imparti l’ordine a Rüstow di partire quella sera stessa colla brigata Milano, la sola completa, alla volta di Vibonate , per raggiungere per quel sito la strada maestra consolare; doveva seguire la brigata Parma appena raccolta a Sapri, come pure quella di Bologna subito che vi fosse arrivata.”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 149, in proprosito scriveva che: “Turr nel ricevere questa lettera lesciò la sua colonna a Sapri per correre con un piccolo seguito a Lagonegro, dove …..etc…”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 409-410, in proposito scriveva che: “Il Turr imbarcò tutti il 1° settembre e sbarcò a Sapri alle 9 del mattino seguente. Alle 5 del pomeriggio ripartiva da Sapri per via di terra e poco prima del mezzogiorno del 4 settembre era al Fortino….Etc…”. Agrati scriveva che: “Alle 5 del pomeriggio ripartiva da Sapri per via di terra…” riferendosi al giorno 2 settembre 1860. Agrati scriveva che il Turr ripartiva da Sapri, alle ore 17,00 (pomeriggio) del giorno 2 settembre 1860. Ma ciò non credo che corrisponda al vero. Infatti, il telegramma o il dispaccio di Garibaldi, pervenutogli a Sapri, in cui Garibaldi gli ordinava di partire da Sapri gli era arrivato la mattina stessa del 2 settembre o la notte del 3 settembre quando secondo alcuni egli ripartì da Sapri per portarsi a Lagonegro secondo gli ordini di Garibaldi ?. In primo luogo risulta che il generale Turr, su ordine di Garibaldi, il giorno 3 settembre aveva già lasciato Sapri per recarsi in perlustrazione verso Lagonegro dove dovevano trovarsi le truppe borboniche del generale Caldarelli. Inoltre, l’Agrati scrive che Turr si allontanò da Sapri alle 5 del pomeriggio del giorno 3 settembre, mentre Rustow testimoniava che si allontanò da Sapri alle 5 del mattino. Il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, che a p. 132, riferendosi al Generale Turr che, da Sapri, con il suo seguito partì per raggiungere Lagonegro, in proposito scriveva che: “Garibaldi di là scrisse la mattina stessa al Tiirr, che approdato a Sapri e che prontamente era andato senza seguito a Lagonegro per sorvegliare le mosse del generale borbonico Caldarelli, …Etc…”. Dunque, secondo il Mazziotti, il generale Turr, partitosi da Sapri, era andato a Lagonegro senza seguito. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 134, in proposito scriveva che: “Il Generale Turr, avuta la notizia che sarebbe stato raggiunto da Garibaldi a Sapri, ignaro delle sue manovre, il 3 settembre, di buon mattino, con truppa limitata e a spese del comune di Torraca, si portò a Lagonegro….”. Policicchio, a p. 134, nella nota (2) postillava: “(2) In realtà, tra Castelluccio, Lauria e Lagonegro il territorio è impervio, idoneo a imboscate. Etc…”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 134, in proposito scriveva che: “Il Generale Turr….., con truppa limitata e a spese del comune di Torraca, si portò a Lagonegro….”. Policicchio scriveva che il generale Turr si portava a Lagonegro “con truppa limitata e a spese del comune di Torraca”. Dunque, Policicchio scriveva che Turr, con un piccolo seguito si recò a Lagonegro “…e a spese del comune di Torraca”. Ferruccio Policicchio, però, più tardi, in un’altra sua pubblicazione: “Le camicie rosse nel Golfo di Policastro” (in “Garibaldi e Garibaldini in Provincia di Salerno”, ed. Plectica, ed. 2005, cambia versione e non dice nulla delle “spese a carico del Comune di Torraca”. Policicchio, a p. 282, in proposito scriveva: “L’ufficiale, ignaro delle manovre di Garibaldi, il 3 settembre, di buon mattino e con truppa limitata, si portò a Lagonegro etc…”. Vi è da dire che il generale Turr non era tanto “ignaro delle manovre di Garibaldi” visto che aveva ricevuto il dispaccio da Garibaldi stesso che glielo aveva inviato da Rotonda a mezzo di un messo inviato appositamente da Rotonda a Sapri. Ritorniamo a ciò che Policicchio aveva scritto sul viaggio di Turr da Sapri al Fortino “spese a carico del comune di Torraca”. E’ molto probabile che il generale Turr, allontanatosi da Sapri e dalle sue truppe che aveva lasciato a Sapri a Rustow, risalì verso il mandamento di Lagonegro passando prima da Torraca e, ricalcando lo stesso percorso che tre anni prima aveva fatto Carlo Pisacane con i suoi Trecento. Il percorso sarà descritto da Rustow che però risalirà da Vibonati, passando nel teritorio di Torraca ecc…Ma, la notizia fornitaci da Policicchio è quella che il comune di Torraca dovette partecipare alle spese per tale viaggio. Si trattava forse delle spese che bisognava approntare per tale viaggio, come ad esempio le spese per pagare delle guide che conoscevano bene il percorso aspro ed impervio che permettesse di risalire a Lagonegro o al Fortino senza avere sgraditi incontri ?. Infatti, Policicchio, a p. 134, nella nota (2) postillava: “(2) In realtà, tra Castelluccio, Lauria e Lagonegro il territorio è impervio, idoneo a imboscate. Mezzo secolo prima, durante l’occupazione dei francesi, i Generali Reyner e Massena vi trovarono forte resistenza prima di giungere in fondo alla Calabria.”. Turr, con il suo piccolo seguito non conosceva il percorso e soprattutto doveva percorrere sentieri aspri e dirupi che permettessero a lui ed al suo piccolo seguito di non incappare in brutte sorprese e quindi passò per Torraca per ingaggiare, a spese del comune delle guide esperte di quei luoghi. Infatti, il colonnello Rustow, nel suo racconto tradotto da Eliseo Porro (….), “La brigata Milano nella campagna dell’Italia Meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow – versione dall’originale tedesco per Eliseo Porro”, che traduceva dal russo il testo di Wilhelm (Guglielmo) Rustow, nel 1860, a p. 20, nelle sue memorie scriveva che: “Guidate da persone del luogo, la mattina del 4 settembre, discesimo pel Vallone del Molinello, etc..” e, a p. 22 scriveva che: “I bersaglieri erano in testa e come di consueto avevano incominciata la marcia al passo ginnastico, che furono ben tosto costretti di moderare fra quei viottoli montani aspri, angusti e pericolosi. Garibaldi s’era recato avanti fino a Forlino; io era rimasto indietro per sorvegliare la marcia della colonna lungamente sparpagliata, ed arrestarla e raccoglierla nei luoghi opportuni. Avevamo percorso una via certamente impraticabile per qualunque armata regolare; ma a noi pure costò il sacrificio di alcuni uomini e di alcuni muli caduti fra i precipizi.”. Sebbene Rustow non parlasse del viaggio intrapreso dal generale Turr, ma parlava del suo che intraprese il giorno dopo da Vibonati, descrive bene e testimonia l’angustia che dovettero affrontare i garibaldini per risalire verso il Fortino di Casaletto. Queste guide, perfetti conoscitori dei luoghi da percorrere, erano “persone del luogo”,come più tardi scriveva il colonnello Rustow. Sulle guide, di cui si servì sicuramente il generale Turr, dovendo risalire da Sapri al Fortino, troviamo un’altra notizia che riguarda una guida di Torraca. Si tratta di Marcello BRANDI, che poi, in seguito sarà Sindaco di Torraca. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro”, ed. Gutemberg, a p. 138, in proposito scriveva: “Una delle tante “persone del luogo”, ossia guide, fu il ‘vavu’ (nonno) Marcello di Gioacchino Vaiano. Lui stesso lo racconta in una lirica (12).”. Policicchio, a p. 138, nella nota (12) postillava: “(12) G. Vaiano, All’aria aperta (poesie), s.c.e., Sapri, 2008, p. 101.”. Infatti, l’ex preside ed amico, Gioacchino Vaiano, nel suo “All’aria aperta – poesie”, ed. Il Papiro, Sapri, 2008, a p. 101, nella sua lirica “Racconti di famiglia”, scriveva: “U vavu Marciello, ch’era u figliu du Sinnacu Francesco Brandi ca fece u cambanaru, com’è scrittu oramaie ndà storia du paisu nuostu, pe se nzurà a vava Giuanna, l’abbrazzau etc…u diariu addò u maritu avìia scrittu quiddu fattu viecchiu de l’abbrazzu nzieme a tand’ate cose da famiglia. Ngera scrittu pure du cavaddu iangu ca Garebbalde avìia regalatu o vavu Marciellu, quannu veneddu da Vibonati pi Pagliuuoli, l’avìia accumpagnat versu u Furtinu, pa via adduv’era passatu Carlu. Come “chi era Carlu ?”, era Carlo Pisacane, ….U vavu Marciellu, nepote mìiu, etc…”. Dunque Vaiano racconta di questo scritto che aveva trovato sua nonna dove vi erano state appuntate alcuni fatti storici dell’epoca di Pisacane e di Garibaldi che avevano riguardato direttamente il nonno (u vavu) Marcello Brandi, figlio di Francesco Brandi, Sindaco di Torraca nel …….. Amedeo La Greca (….), “Torraca preunitaria – Fatti – Personaggi-Curiosità (1806-1860)”, Ed. Centro Culturale per il Cilento, 2015. La Greca, cita un Leonardo Gallotti e a p. 203 scriveva: “Appendice – Sindaci di Torraca nell’Ottocento fino all’Unità – Francesco Brando dal 1906 al 1808.”. La notizia pubblicata da Policicchio è molto interessante. Questa notizia potrebbe dimostrare indirettamente che Garibaldi, nel percorso che egli fece insieme alla piccola comitiva, abbia attraversato più o meno lo stesso percorso ricalcato da Pisacane e cioè passato da Torraca. Parlando direttamente con il Preside Vaiano mi diceva che il nonno si chiamasse Marcello Brandi. Marcello Brandi fu eletto Sindaco di Torraca. La notizia è interesante perché ci pone una ulteriore domanda. Perchè dovevano essere spese a cui provvide il comune di Torraca e non il comune di Sapri visto che Sapri era già comune dal 1810 ?. Il 1° gennaio 1810, durante il decennio francese, Sapri fu eretta a Comune autonomo dal governo Napoleonico di Giuseppe Bonaparte prima e Gioacchino Murat dopo e, continuò a rimanere tale con il nuovo avvento della casata borbonica e con l’Unità d’Italia. Il sacerdote Luigi Tancredi (…) nel suo “Sapri giovane e antica”, a p. 88 in proposito scriveva che: “La rifondazione possiamo dire, del Comune, avvenne con Decreto del 6 novembre 1809 ed ebbe decorrenza dal 1° gennaio 1810.“. Il sacerdote Luigi Tancredi (…) nel suo “Sapri giovane e antica”, a p. 89 riporta l’elenco dei “Sindaci di Sapri” da cui risulta che nel 1810 il 6° Sindaco di Sapri era “6) – Vincenzo Peluso” e, dal 1810 il 7° Sindaco “7) – Lorenzo Autuori nel 1811”. Dal 1811 al 1860 ha fatto parte del circondario di Vibonati, appartenente al Distretto di Sala Consilina del Regno delle Due Sicilie. Presumo che la risposta si trovi nel fatto che le guide erano di Torraca e non di Sapri. Notizia questa interessante ma suffragata da documenti storici del Comune di Torraca ? Certo è che all’epoca, i Comuni, i Municipi, su disposizione del Matina e di Alfieri d’Evandro nel Cilento e l’Albini in Basilicata, dovettero partecipare alle spese del movimento insurrezionale. Mi chiedo però, perchè mai, per le spese della risalita al Fortino di Turr avrebbe dovuto partecipare il Comune di Torraca, come sostiene Policicchio, visto che Sapri era da tempo Comune ? Esistono delle delibere Decurionali del Comune di Torraca che suffragano alcune notizie di quel periodo ma, per quel che ci è dato sapere ad oggi, le spese del Comune di Torraca riguardavano le “guide” che dovevano accompagnare il generale Turr in perlustrazione e risalire verso Lagonegro. Le guide servivano a Turr per una maggiore sicurezza nell’attraversare un territorio a lui sconosciuto ed evitare che si potesse imbattere in truppe borboniche nemiche. Sui documenti che attesterebbero le notizie dateci da Policicchio, più innanzi parlerò dell’unico libro esistente presso il Comune di Sapri. Si tratta di una raccolta di Delibere Decurionali del Comune di Sapri che inizia dal 1818 e finisce al 1847, ovvero a prima dei fatti del Carducci. Di tutta la parte che riguarda il periodo di Garibaldi vi sono i documenti conservati all’Archivio di Stato di Salerno e di Napoli.
Nel 3 settembre 1860, Giuseppe Alessandro PIOLA-CASELLI, comandante della Marina Siciliana, inviato dal Prodittatore della Sicilia Depretis per consegnare una lettera a Garibaldi, imbarcatosi con Turr e Rustow a Paola sbarcò a Sapri e da Sapri partì insieme a Turr per andare al Fortino per incontrare Garibaldi ?
Sappiamo del viaggio del Piola-Caselli, inviato dal Depretis per incontrare Garibaldi sul campo, latore della lettera del Depretis che consegnò a Garibaldi al Fortino il 4 settembre 1860 ma non ci sono notizie sul viaggio. E’ molto probabile che sia Piola che l’Augier si siano incontrati a Sapri con il Turr e partiti insieme di buon ora col Turr che li accompagnò verso Garibaldi. Garibaldi gli aveva ordinato di muoversi da Sapri ma gli aveva scritto che sarebbe risalito al Fortino, dove poi tutti si incontrarono. Riguardo il viaggio di ritorno del Piola sappiamo pure che egli arrivò a Palermo il giorno 5 settembre 1860. Dunque, non è difficile che il Piola, si imbarcò di nuovo a Sapri per raggiungere via mare Palermo. Non conosciamo il percorso e la strada che fece Piola per raggiungere Garibaldi al Fortino del Cervaro il giorno 4 settembre ma ci sono motivi per ritenere che Piola raggiunse Sapri venendo da Palermo direttamente su un vascello della marina Sarda che approdò nella baia di Sapri. Forse il giorno 3 settembre egli risalì al Fortino e si spostò da Sapri insieme al generale Turr che su ordine di Garibaldi si allontanò da Sapri e si portò nelle prime ore del mattino del 3 verso Lagonegro. A Sapri, Turr ricevè un dispaccio di Garibaldi con l’ordine di portarsi a Lagonegro per raccogliere utili informazioni circa la posizione e le truppe del generale Caldarelli. Garibaldi gli scriveva il 2 settembre da Rotonda come abbiamo visto. Il 3 settembre, di buon mattino Turr si allontanò da Sapri e pare si portò verso Lagonegro, dove si trovavano alcune brigate garibaldine lì raccoltesi. Turr, prima di allontanarsi da Sapri lasciò le sue brigate (tra cui il generale Gandini), al comando del colonnello polacco Rustow, e che restarono in attesa dell’arrivo di Garibaldi e di nuovi ordini. Come vedremo, alcuni danno questa versione e danno Turr partito nelle prime ore del matino del 3 settembre 1860 mentre altri danno una versione diversa scrivendo che Turr ricevette Garibaldi a Sapri ed insieme, tra cui anche Rustow, si recarono al Fortino. La prima versione, ovvero quella di avere lasciato Sapri prima dell’arrivo di Garibaldi e di Cosenz, avvalora anche l’altra ipotesi mia che Turr, nel lasciare Sapri nelle prime ore del mattino portò con il suo piccolo seguito anche il ministro della marina siciliana Piola-Caselli e forse anche il capitano Augier.
Gaetano Maraldi, nel suo “La rivoluzione siciliana del 1860 e l’opera politico-amministrativa di Agostino Depretis”, Roma, Tip. L. Proja, via Emilio Faà di Bruno, 7, 1932, a p. 89, in proposito scriveva: “Frattanto a Palermo….”si aspettava da un’ora all’altra il ritorno del Piola per bandire subito il plebiscito”. Michele Amari aveva già scritto il 4 settembre il proclama etc…(180)….Le cose erano a questo punto, quando la mattina del 5 settembre, il Piola, reduce dalla sua sfortunata missione, sbarcò a Palermo latore della risposta negativa di Garibaldi alla nota lettera di Depretis. E’ inutile descrivere la delusione, che provocò l’imprevista decisione del Dittatore.”. Dunque, da queste notizie sappiamo che Piola-Caselli rientrò a Palermo, probabilmente imbarcatosi proprio da Sapri, il 5 settembre ma non conosciamo le tappe del suo viaggio di andata per arrivare ad incontrare Garibaldi. Gaetano Maraldi, nel suo “La rivoluzione siciliana del 1860 e l’opera politico-amministrativa di Agostino Depretis”, Roma, Tip. L. Proja, via Emilio Faà di Bruno, 7, 1932, a p. 83-84 e ssg., in proposito scriveva: “.”….Era necessario dunque togliere il dubbio, determinare il sistema, ma non dovevasi togliere al Generale Garibaldi nè mettere in pericolo, i mezzi per compiere l’impresa da lui gloriosamente incominciata” (171) Quindi il Depretis il 1° settembre scriveva a Garibaldi una lunga lettera in cui, enumerando gli atti della sua amministrazione, dichiarava che le cose avrebbero potuto meglio procedere, se fossero state meno gravi le condizioni delle provincie, ove “ad ogni tratto” era necessario” reprimere il disordine ed impedire le violenze con le colonne mobili e giudizi subitanei; “le imposte” – continuava il Depretis- etc…(172)…..IX…..Il Piola, latore della lettera del Depretis, raggiunse Garibaldi la mattina del 4 settembre 1860, presso un piccolo gruppo di case chiamato Fortino, sulla strada che da Lagonero per Casalnuovo mette a Sala Consilina.”. Sappiamo che il ministro della Marina Siciliana di Garibaldi Piola-Caselli si incontrò con Garibaldi al Fortino dove lo raggiunse il 4 settembre 1860 ma non ci sono notizie certe sul suo viaggio e sull’itinerario che egli seguì, imbarcandosi a Palermo per la missione delicatissima e segreta affidatagli dal Depretis. Agostino Bertani (….), nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, dove, il Bertani, a p. 73 e ssg., in proposito scriveva che: “Vi trovammo alcuni amici politici inviati dalle provincie vicine che venivano a dare informazioni ed aiuti al generale Garibaldi. Là ci avea altresì raggiunto per altra strada il tenente di vascello della marina sarda signor Piola, innalzato da Garibaldi al maggior grado della marina siciliana. Devoto, come era naturale e doveroso in lui, al governo di Torino e specialmente al suo primo ministro, egli veniva da Palermo inviato dal Depretis a soollecitare presso Garibaldi la pronta annessione della Sicilia, come il La Farina nella sua lettera citata accertava che sarebbe all’epoca da lui avvenuto etc….“. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, a p. 114-115 e ssg., in proposito scriveva che: “V. Al Fortino….Mentre la comitiva era lì radunata per accordarsi circa le mosse da prendere, arrivavano in continuazione deputazioni delle provincie, per annunziare liete notizie. Vi giunsero anche il dott. Mari di Auleta, il Mignogna, il Lacava, il Turr, il Piola, quest’ultimo ufficiale della flotta piemontese, capo della marina siciliana di Garibaldi, ed inviato dal Depretis con l’incarico di persuadere il Generale a dare il suo consenso all’immediata annssione della sola Sicilia al regno di Vittorio Emanuele.”. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a p. 195, si chiede: “Ma dove si trovava Garibaldi in quel momento ? E i due messaggeri, Piola Caselli e Augier, riuscirono ad incontrarlo ?. Riguardo la prima domanda sappiamo che il Dittatore era in Calabria etc…Turr….Fu proprio questo generale ungherese in una sorta di avvicendamento con il patriota lombardo, ad essere inviato da Garibaldi a Paola, da dove s’imbarcò nella serata del 1° settembre, giungendo alle 9:00 del mattino successivo nel porto di Sapri, a capo dei circa 1600 uomini, componenti l’intera brigata Milano, comandata dal colonnello Gandini, e parte della brigata Parma agli ordini del maggiore Spinazzi (18).”. Moliterni, a p. 195, nella nota (18) postillava: “(18) Cf. E. Porro (a cura di) La brigata Milano nella campagna dell’Italia meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow, Milano, 1861, p. 17.”. Quì, Moliterni postilla del racconto di Rustow nell’edizione e traduzione di E. Porro. Moliterni, a p. 196, in proposito scriveva che: “Più articolata è la risposta da dare al nostro secondo interrogativo. Infatti, dal Diario e dalle memorie di Bertani conosciamo esattamente i tempi, il luogo, le modalità e l’esito del colloquio di Garibaldi con Piola Caselli, mentre sull’incontro con Augier non si è mai indagato abbastanza, etc….”. Moliterni scrive del racconto di Bertani del colloquio incontro avvenuto al Fortino del Cervaro tra Garibaldi e Piola. Sappiamo che Piola Caselli si incontrò con Garibaldi e con il gruppo che lo accompagnava al Fortino del Cervaro. Moliterni, a p. 196, in proposito scriveva pre che: “Bertani riferisce del colloquio con il Ministro della Marina Siciliana avvenne la mattina del 4 settembre nella taverna del Fortino (21).”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a p. 409, in proposito scriveva che: “Il Turr imbarcò tutti il 1° settembre e sbarcò a Sapri alle 9 del mattino seguente. Alle cinque del pomeriggio ripartiva da Sapri per via di terra e poco prima del mezzogiorno del 4 settembre era al Fortino dopo aver bivaccato la prima notte a Vibonati ed aver costeggiato poi le falde del monte Cocuzzo. La Brigata “Bologna” ed il resto della “Parma” seguirono di lì a qualche giorno e il Rustow dice che quand’egli coi suoi, dopo il Fortino, s’avviò per la consolare etc…”. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 824, in proposito scriveva che: “Il giorno 3 , Türr partiva per Lagonegro per trovarvi notizie ed ordini di Garibaldi, e Rustow occupavasi dell’armamento della Guardia nazionale del paese ; quando inaspettatamente videsi apparire Garibaldi arrivato anch’esso a Sapri per via di mare. A Rustow fu dato ordine di partire la stessa sera con la brigata Milano , la sola veramente completa, per Vibonate.”. Ida Nazari Micheli (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860 – cronistoria documentata”, Roma, Tipografia Cooperativa Sociale, 1911, nel “Capo IV° – 1 settembre-31 dicembre”, a p. 153 e ssg., in proposito scriveva che: “……………..”. Nel testo a cura della Commissione Editrice, il suo “La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Carteggio Camillo Cavour etc…”, vol. II (Agosto-Settembre 1860), a p. 191, in proposito è scritto che: “785. A. Depretis a Cavour. Palermo, 31 Agosto (1860). Eccellenza, …Il Cav. Piola mi assicura aver saputo da buona fonte che il Governo Napolitano ha determinato di mandare il materiale della sua Marina militare a Pola, o a Venezia, etc…Le notizie del campo sono sempre ottime: qesta stessa mattina un dispaccio del Generale mi avverte che a Paola le truppe Napolitane si resero a discrezione. Mandiamo di qui per imbarcarle. Il sig. Casalis avrà dato al Governo notizia dell’isola. Etc…”. Nel testo a cura della Commissione Editrice, il suo “La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Carteggio Camillo Cavour etc…”, vol. II (Agosto-Settembre 1860), a p. 233, in proposito è scritto che: “838. F. Còrdova a Cavour. Palermo, 4 Settembre 1860. Eccellenza, Sig. Conte Veneratissimo, Oggi si aspetta Piola di ritorno dal campo di Garibaldi, con l’oracolo del dittatore intorno all’annessione. Piola partì da Palermo la sera del mercoledì 29 Agosto, se non erro. Dopo avere più volte ripetuto che la venuta di Bottero aveva forrse guastato le sue pratiche per la pronta annessione, finalmente Depretis ci ha detto che spera nella circostanza di avere proposta l’annessione immediata a Garibaldi un giorno prima dell’arrivo di Bottero; in modo che il Dittatoree non potrà dire che la cosa è comandata da Torino. Etc…”. Dunque, secondo la lettera scritta da Filippo Cordova al Conte di Cavour, il 4 settembre 1860 a Palermo si aspettava l’arrivo di Piola che era stato spedito “al campo di Garibaldi” dal Depretis per portargli una lettera sua dove si chiedeva l’annessione immediata della Sicilia al Regno Piemontese. Il Piola, come si vedrà innanzi, si incontrò con Garibaldi alla Taverna del Fortino presso Casalnuovo e Lagonegro. Ma, non è chiaro il percorso che fece Piola per arrivare al Fortino, o meglio non è stato mai oggetto di studio. Nella sua lettera al Cavour, il Cordova scriveva che “Piola partì da Palermo la sera del mercoledì 29 Agosto, se non erro.”. E’ molto probabile che la data della partenza di Piola, Ministro della Marina dell’Esercito di Garibaldi, partitosi da Palermo sia quella del 29 agosto 1860. Sappiamo che Piola s’incontrò con Garibaldi al Fortino il 4 settembre 1860. Dunque, dal 29 agosto al 4 settembre 1860, 7 giorni per raggiungere Garibaldi ?. E’ molto probabile che Piola arrivasse a Paola dove incontrò il generale Turr che era ivi stato spedito da Garibaldi per portare i volontari di Bertani a Sapri. I volontari di Bertani si trovavano a Paola il 1 settembre quando, nella notte si imbarcarono con Turr per arrivare a Sapri il 2 settembre 1860. Piola sbarcò a Sapri, insieme a Rustow e a Turr, il giorno 2 settembre 1860 e con Turr, lo stesso giorno si avviò subito ad attendere Garibaldi al Fortino, che arrivò solo il 4 settembre 1860. E’ molto probabile però che Piola Caselli, inviato da Depretis, arrivò la sera stessa a Paola e da lì, giorno 2 settembre arrivò con Turr a Sapri via mare. Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a p. 193, si chiede: “Il 27 agosto Cavour scrisse al Prodittatore per sollecitarlo a prendere la tanto attesa decisione: “(…) Ora che il generale Garibaldi etc…”. De Pretis, cedendo alle pressioni, il 1° settembre si attivò per ottenere la necessaria autorizzazione da Garibaldi, affidando al suo Ministro della Marina, il capitano di vascello, Giuseppe Alessandro Piola Caselli, una lunga lettera per il Generale nella quale si disse convinto che: “(….) è giunta l’epoca in cui bisogna torre via le dubbiezze etc…Io Crispi, Amari, tutti i Segretari di Stato, tutti i patrioti più sicuri siamo pienamente d’accordo (14)”.”. Moliterni, a p. 193, nella nota (14) postillava: “(14) Cf. A. Colombo, Contributo alla Storia della Prodittatura di Agostino Depretis in Sicilia nel 1860, Saluzzo, 1911, pp. 15-18.”. Moliterni, a p. 193, scriveva pure: “E invece Crispi, d’accordo non lo era affatto, e già due giorni prima con chiaro riferimento a Bottero, aveva chiesto chiarimenti a Garibaldi con queste precise parole: “….”. Le parole di Crispi le riporta anche l’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, nel 1911, a p. 37, nella nota (1) postillava di Crispi: “(1) Dal recente libro di Francesco Crispi, I Mille appare non solo che fu egli il vero organizzatore della gloriosa spedizione, ma prevenne altresì, in quelle contingenze, il Bertani del pericolo della prematura annessione della Sicilia scrivendogli, tre giorni prima, una vivacissima lettera, arditamente interrogante: “La Sicilia è in potere d’un Luogotenente di Cavour (il De Pretis). Si parla oramai d’immediata annessione, e si dà come voluta e comandata da voi. Sarà mai vero ? Ditemelo. E’ vero che fra 15 giorni, per ordine vostro, la Sicilia sarà chiamata a votare sulla sua sorte?.”.”. Devo però precisare che Pesce si riferiva ad una lettera di Bertani che rivolse a Garibaldi mentre Moliterni dice essere una lettera spedita a Garibaldi da Crispi. Francesco Crispi in quei frangenti era Ministro del governo di Depretis in Sicilia, allorquando i Mille di Garibaldi l’avevano conquistata e tolta ai Borbone. Da Wikipedia leggiamo che nel 1860 Giuseppe Garibaldi, durante l’Impresa dei Mille, liberata la Sicilia, affidò a Depretis il governo dell’isola dietro suggerimento dell’ammiraglio Carlo Pellion di Persano. A metà luglio dello stesso anno Depretis si recò a Palermo per affrettare il plebiscito che avrebbe unito la Sicilia all’Italia, ma non vi riuscì per le resistenze fatte dai collaboratori di Garibaldi: alla metà di settembre rassegnò le dimissioni. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Storia della città di Lagonegro”, a pp. 399-400, in propposito scriveva che: “III….narrato diffusamente nel Diario dal medico Agostino Bertani, assieme con la descrizione di quel viaggio avventuroso, che è pregio di trascrivere qui integralmente. “….Giunti, ….vi trovammo alcuni amici politici, inviati dalle provincie vicine, che venivano a dare informazioni ed aiuti al Generale Garibaldi. Là ci aveva raggiunti, per un altra via, il Tenente di Vascello della Marina Sarda Signor Piola, innalzato al maggior grado di comando della Marina Siciliana, il quale veniva da Palermo, inviato dal Depretis, a sollecitare presso Garibaldi la pronta annessione della Sicilia….”. …..(1).”. Paolo Emilio Bilotti (….), che, nel suo “La Spedizione di Sapri – da Genova a Sanza”, ci parla degli eventi a Sapri, a p. 200, nella nota (4) postillava: “(4) La taverna del Fortino…..ivi fu tre anni dopo fortunatamente deciso da Garibaldi, per savio suggerimento di Agostino Bertani, di non consentire alla sollecita annessione della Sicilia al Piemonte, che il prodittatore Depretis, portavoce del conte di Cavour, s’industriava di ottenere a mezzo di Cosenz, di Turr e principalmente del suo fido Piola.“. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 150, in proprosito scriveva che: “….Ivi fu raggiunto il Generale Garibaldi dal maggiore della flotta siciliana Piola, mandato espressamente da Depretis Prodittatore a Palermo per sollecitare Garibaldi a decretare l’annessione, …..Etc…”. Pesce, a p. 403, nella nota (1) postillava: “(1) Ire politiche d’oltre tomba, raccolte da Agostino Bertani pag. 71.”. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a pp. 146-147, in proposito scriveva che: “….con Giuseppe Piola, comandante della Marina Siciliana; ……Tra i presenti c’era il tenente di vascello Giuseppe Piola, che Garibaldi aveva nominato comandante della Marina Siciliana. L’alto ufficiale era stato inviato da Agostino Depretis, prodittatore della Sicilia, col compito di indurre Garibaldi a consentire l’annessione…..Etc…”. Felice Fusco (….), nel suo “Carlo Pisacane e la Spedizione di Sapri – etc…”, a pp. 146-147, in proposito scriveva che: “Nella taverna del Fortino, ….furono prese importanti decisioni (63). Tra i presenti c’era il tenente di vascello Giuseppe Piola, che Garibaldi aveva nominato comandante della Marina Siciliana. L’alto ufficiale era stato inviato da Agostino Depretis, prodittatore della Sicilia, col compito di indurre Garibaldi a consentire l’annessione dell’isola al regno sabaudo. Il tentativo si inseriva nel disegno etc…”. L’avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, nel 1911, a p. 33, in proposito scriveva che: “E là, nell’osteria del Fortino -….narrato diffusamente nel Diario dal Medico Agostino Bertani, assieme con la descrizione di quel viaggio avventuroso, che è pregio di trascrivere qui integralmente: “Là ci aveva raggiunti, per altra via, il Tenente di Vascello della Marina Sarda Signor Piola, innalzato al maggior grado di comando nella Marina Siciliana. Devoto, come era naturale e doveroso in lui, al governo di Torino e specialmente al suo primo ministro, egli veniva da Palermo, inviato dal Depretis, a sollecitare presso Garibaldi la pronta annessione della Sicilia.”.”. Infatti, dello storico incontro avvenuto nella locanda o taverna del Fortino del Cervaro o di Casaletto, ha scritto Agostino Bertani (….), nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, dove, il Bertani, a pp. 71-73 e ssg., in proposito scriveva che: “Narro al pubblico per la prima volta questo piccolo episodio della campagna politica del 1860….(p. 73)…..vi trovammo alcuni amici politici inviati dalle provincie vicine che venivano a dare informazioni ed aiuti al generale Garibaldi. Là ci avea altresì raggiunto per altra via il tenente di vascello della marina sarda signor Piola, innalzato da Garibaldi al maggior grado della marina siciliana. Devoto, come era naturale e doveroso in lui, al governo di Torino e specialmente al suo primo ministro, egli veniva da Palermo inviato dal Depretis a soollecitare presso Garibaldi la pronta annessione della Sicilia, come il La Farina nella sua lettera citata accertava che sarebbe all’epoca da lui fissata avvenuto.“. Sulla missione di Piola Caselli, nel racconto del Diario di Agostino Bertani, che ricordiamo sbarcò in sieme a Garibaldi sulla spiaggia di Sapri, nel suo “L’epistolario di Giuseppe La Farina – Ire politiche d’oltre tomba raccolte da Agostino Bertani” del 1869, dove, il Bertani, a p. 73 e ssg., in proposito scriveva che: “Piola aveva rivelato ai più influenti il proprio incarico e gli venne agevolmente fatto d’impegnarli in suo aiuto. Mi accorsi bensì di qualche imbroglio ma più di esso etc….(p. 74) vidi Piola, passare al di là dell’assito e rinchiudersi dietro la porta. Rispettai la tacita consegna e seguitava a mangiare; ma, scorsi pochi istanti, entrò anche Turr, del cui intervento non compresi la necessità; poscia sopraggiunse ed entrò Cosenz. Allora m’avvidi etc….”. Dunque, riguardo il viaggio di Piola Caselli che venne al Fortino ad incontrare Garibaldi, Bertani riferisce che egli si era partito da Palermo, e che egli arrivò al Fortino. Bertani scriveva nel suo Diario dello storico incontro al Fortino che “il tenente di vascello della marina sarda signor Piola, innalzato da Garibaldi al maggior grado della marina siciliana”, aveva raggiunto la Taverna del Fortino del Cervaro “raggiunto per altra via”, intendendo che Piola non fece la stessa strada che aveva fatto Garibaldi e Bertani, ma ciò non esclude, come io credo, che Piola sia sbarcato a Sapri il 2 settembre con il generale Turr provenienti da Paola dove era arrivato il 1° settembre e che, con lui, , il giorno 3 settembre, di buon matino sia risalito verso Lagonegro e poi al Fortino. Moliterni, a p. 196, in proposito scriveva pure che: “Ne seguì una forte tensione nel governo Siciliano, che restò con il fiato sospeso in attesa del ritorno di Piola Caselli, il quale aveva lasciato Palermo il 1° Settembre per andare a conferire con Garibaldi (16).”. Moliterni, a p. 196, nella nota (16) postillava: “(16) Per una più completa esposizione della vicenda cfr. C. Piola Caselli, “Cronache marinare” di Giuseppe Alessandro Piola Caselli – Aneddoti della Marina Militare Sarda, Garibaldina ed Italiana (1843-1883), a cura di F. Adamoli, 2014, pp. 100-104 etc…”. L’Avv. Carlo Pesce (….), nel suo “Lagonegro nella rivoluzione del 1860”, nel 1911, a p. 37, riportando i passi di Bertani (….), in proposito scriveva che dopo il colloquio con Garibaldi al Fortino: “Poco dopo si partì. Piola si rivolse a mezzogiorno, e noi già rifatti allegri, ci siamo rimessi in carrozza diretti a Casalbuono (2).”. Pesce, a p. 37, nella nota (2) postillava: “(2) Ire politiche d’oltre tomba, raccolte da A. Bertani, pag. 71.”. E’ molto probabile che il maggiore Piola Caselli, in seguito allo storico incontro al Fortino ridiscese al porto di Sapri dove l’aspettava un piroscafo a vapore che lo riportò a Palermo per riferire a Depretis. Sappiamo che Piola giunto a Palermo e riferì al Depretis la mancata autorizzazione di Garibaldi all’annessione, tanto che in seguito Depretis si dimise. Infatti, Biagio Moliterni, nel suo “Il ruolo del “Capitano Augier” nella Spedizione dei Mille” (stà in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, 2017, LXXXIII, consultabile sul sito di ANIMI), a p. 195, si chiede: “Ma dove si trovava Garibaldi in quel momento ? E i due messaggeri, Piola Caselli e Augier, riuscirono ad incontrarlo ?. Riguardo la prima domanda sappiamo che il Dittatore era in Calabria etc…Turr….Fu proprio questo generale ungherese in una sorta di avvicendamento con il patriota lombardo, ad essere inviato da Garibaldi a Paola, da dove s’imbarcò nella serata del 1° settembre, giungendo alle 9:00 del mattino successivo nel porto di Sapri, a capo dei circa 1600 uomini, componenti l’intera brigata Milano, comandata dal colonnello Gandini, e parte della brigata Parma agli ordini del maggiore Spinazzi (18).”. Moliterni, a p. 195, nella nota (18) postillava: “(18) Cf. E. Porro (a cura di) La brigata Milano nella campagna dell’Italia meridionale del 1860 del colonnello W. Rustow, Milano, 1861, p. 17.”. Quì, Moliterni postilla del racconto di Rustow nell’edizione e traduzione di E. Porro. Moliterni, a p. 196, in proposito scriveva che: “Più articolata è la risposta da dare al nostro secondo interrogativo. Infatti, dal Diario e dalle memorie di Bertani conosciamo esattamente i tempi, il luogo, le modalità e l’esito del colloquio di Garibaldi con Piola Caselli, mentre sull’incontro con Augier non si è mai indagato abbastanza, etc….”. Moliterni scrive del racconto di Bertani del colloquio incontro avvenuto al Fortino del Cervaro tra Garibaldi e Piola. Sappiamo che Piola Caselli si incontrò con Garibaldi e con il gruppo che lo accompagnava al Fortino del Cervaro. Moliterni, a p. 196, in proposito scriveva pre che: “Bertani riferisce del colloquio con il Ministro della Marina Siciliana avvenne la mattina del 4 settembre nella taverna del Fortino (21).”. Jessie White Mario (….), nel suo “Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, (edizione di Firenze, 1888, Tipografia di G. Barbèra”, nel cap. XVIII: “Segretario generale del dittatore (Settembre)”, a pp. 456 e ssg., riporta delle sue considerazioni ma pubblica le parole di Bertani e, non parla affatto di Piola. Sulla White, Moliterni, a p. 196, nella nota (21) postillava: “(21) Il patriota lombardo rievocò la scena nel suo diario, il cui relativo stralcio fu trascritto da Jessie White Mario, Agostino Bertani e i suoi tempi per Jessie White Mario”, Firenze, 1888, pp. 456-457, e nel suo libro Ire politiche d’oltre tomba. L’epistolario di Giuseppe La Farina, Firenze, 1869, pp. 72-77.”. Nel ……, nel testo di Giuseppe Alessandro Piola Caselli, Aneddoti della Marina Militare Sarda, Garibaldina ed Italiana (1843-1883), a cura di F. Adamoli, 2014, che ritroviamo on-line sulla rete, a p. 100 è scritto che: “50. L’ambasciata di Piola Caselli a Garibaldi. Il 1° settembre Crispi annota: “partenza del ministro Piola pel Campo”(616). Tutto dipende dalle decisioni di Garibaldi. Infatti il Capitano Piola, Min. della Mar., lascia Palermo con un messaggio esplicativo di Depretis al Gen. mentre la città rimane in sospeso sul tenore della risposta.”. Adamoli, curando il testo, a p. 100, nella nota (616) postillava: “(616) Francesco Crispi, Il Diario dei Mille, Treves, 1910”. Adamoli, curando il testo, a p. 100, nella nota (617) postillava: “(617) Depretis a Garibaldi, 1° settembre; A. Colombo, p. 17; Smith, ibidem.”. Adamoli, curando il testo, a p. 100, nella nota (618) postillava: “(618) CRISPI, Ibidem; Smith, Ibidem”. Adamoli, curando il testo, a p. 100, nella nota (620) postillava: “(620) Crispi; Agrati, Ibidem”. Sempre Adamoli, a pp. 100-101, in proposito scrive che: “La stessa ansia è di Cordova, il quale, il 4, da Palermo scrive a Cavour: “Eccellenza signor Conte Veneratissimo, Oggi si aspetta Piola dal Campo di Garibaldi, con l’oracolo del Dittatore intorno all’annessione. Piola partì da Palermo la sera del 29 Agosto, se non erro. Etc…” (624). Impetuosamente impegnato nel dirigere l’avanzata su Napoli, il 4 Garibaldi, rimessosi in cammino con tutta la sua gente, con i 1.500 uomini di Bertani e quelli di Stefano Turr, passato il monte Olivella scende a Levante, sino a riprendere la carrozzabile, abbandonato alla Rotonda e sulla quale cammina l’avversario, il gen. Caldarelli, in località dove sorge l’osteria del Fortino (625). Ecco quì Piola raggiungere finalmente l’esercito in marcia.”. Adamoli, a p. 101, nella nota (624) postilla che: “(624) LM, II, 828”. Adamoli, a p. 101, nella nota (625) postilla che: “(625) Agrati; Smith; L. Quandel Vial; etc…”. Adamoli, a p. 102, in proposito scriveva: “Poco dopo Piola parte; Garibaldi si rimette in carrozza con i suoi seguaci, etc…(628)….Ect…Intanto Piola il 5 rientra a Palermo con la risposta: trova la città agitata etc…”. Adamoli, curando il testo, a p. 102, nella nota (628) postillava: “(628) L. Quandel Vial, Ibidem.”. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 409-410, in proposito scriveva che: “Il Turr imbarcò tutti il 1° settembre e sbarcò a Sapri alle 9 del mattino seguente. Alle 5 del pomeriggio ripartiva da Sapri per via di terra e poco prima del mezzogiorno del 4 settembre era al Fortino dopo aver bivaccato la prima notte a Vibonati ed aver costeggiato poi le falde del monte Cocuzzo. La Brigata “Bologna” ed il resto della “Parma” seguirono di lì a qualche giorno e il Rustow dice che quand’egli coi suoi, dopo il Fortino, s’avviò per la consolare, quell’altre truppe dell’antica Divisione Pianciani venivan dietro a due o tre giorni di marcia. Etc…”. La ricostruzione storica dell’Agrati non mi ritorna. In primo luogo risulta che il generale Turr, su ordine di Garibaldi, il giorno 3 settembre aveva già lasciato Sapri per recarsi in perlustrazione verso Lagonegro dove dovevano trovarsi le truppe borboniche del generale Caldarelli. Inoltre, l’Agrati scrive che Turr si allontanò da Sapri alle 5 del pomeriggio del giorno 3 settembre. Dal racconto del Rustow risulta che fu lui ad essere incaricato di allontanarsi da Sapri per recarsi con una parte della truppa arrivata a Sapri al Fortino o verso la strada Consolare. Inoltre, sempre dal racconto del Rustow risulta che fu lui, e non Turr a bivaccare e a pernottare a Vibonati. Carlo Agrati (….), nel suo “Da Palermo al Volturno”, a pp. 412-413, in proposito scriveva che: “Qui lo raggiunge, inviato del Depretis, il ministro della Marina siciliana Piola. Egli viene a chiedere al Dittatore l’autorizzazione a proclamare subito l’annessione al Piemonte dell’Isola, ove la situazione è tutt’altro che lieta. …..Ma questa lettera molto probabilmente non era ancor giunta a Garibaldi quando al Fortino il Piola gliene presentò un’altra del Depretis, etc…E qui lascio la parola al Bertani: …etc…Così il Piola tornò a Palermo dal Depretis a mani vuote.”. Ida Nazari Micheli (….), nel suo “Cavour e Garibaldi nel 1860 – cronistoria documentata”, Roma, Tipografia Cooperativa Sociale, 1911, nel “Capo IV° – 1 settembre-31 dicembre”, a p. 153 e ssg., in proposito scriveva che: “Avendo Cavour sollecitato il Prodittatore della Sicilia, Depretis a proporre a Garibaldi, ormai nel continente, di venire all’ennessione del l’Isola, il I° di settembre, Depretis, convinto dell’utilità di questo passo e spintovi pure dall’opinione pubblica, scriveva al Dittatore nei seguenti termini: “* “Illustre e carissimo amico – ….Il signor Piola, che vi rimetterà questa lettera, vi dirà le condizioni del paese e vi spiegherà le ragioni dell’atto importante al quale si sarebbe determinato il Governo. Eccovi quanto debbo dirvi sull’uno e sull’altro argomento. Etc…Credetemi qual sarà sempre per la vita il vostro aff. Depretis” (1)”. Nazari, a p. 156, nella nota (1) postillava: “(1) Milano, Cast. Sforz., Museo del Ris. Naz., Arch. Bertani.”. Nel testo a cura della Commissione Editrice, il suo “La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Carteggio Camillo Cavour etc…”, vol. II (Agosto-Settembre 1860), a p. 191, in proposito è scritto che: “785. A. Depretis a Cavour. Palermo, 31 Agosto (1860). Eccellenza, …Il Cav. Piola mi assicura aver saputo da buona fonte che il Governo Napolitano ha determinato di mandare il materiale della sua Marina militare a Pola, o a Venezia, etc…Le notizie del campo sono sempre ottime: qesta stessa mattina un dispaccio del Generale mi avverte che a Paola le truppe Napolitane si resero a discrezione. Mandiamo di qui per imbarcarle. Il sig. Casalis avrà dato al Governo notizia dell’isola. Etc…”. Nel testo a cura della Commissione Editrice, il suo “La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia – Carteggio Camillo Cavour etc…”, vol. II (Agosto-Settembre 1860), a p. 233, in proposito è scritto che: “838. F. Còrdova a Cavour. Palermo, 4 Settembre 1860. Eccellenza, Sig. Conte Veneratissimo, Oggi si aspetta Piola di ritorno dal campo di Garibaldi, con l’oracolo del dittatore intorno all’annessione. Piola partì da Palermo la sera del mercoledì 29 Agosto, se non erro. Dopo avere più volte ripetuto che la venuta di Bottero aveva forrse guastato le sue pratiche per la pronta annessione, finalmente Depretis ci ha detto che spera nella circostanza di avere proposta l’annessione immediata a Garibaldi un giorno prima dell’arrivo di Bottero; in modo che il Dittatoree non potrà dire che la cosa è comandata da Torino. Etc…”. Dunque, secondo la lettera scritta da Filippo Cordova al Conte di Cavour, il 4 settembre 1860 a Palermo si aspettava l’arrivo di Piola che era stato spedito “al campo di Garibaldi” dal Depretis per portargli una lettera sua dove si chiedeva l’annessione immediata della Sicilia al Regno Piemontese. Il Piola, come si vedrà innanzi, si incontrò con Garibaldi alla Taverna del Fortino presso Casalnuovo e Lagonegro. Ma, non è chiaro il percorso che fece Piola per arrivare al Fortino, o meglio non è stato mai oggetto di studio. Nella sua lettera al Cavour, il Cordova scriveva che “Piola partì da Palermo la sera del mercoledì 29 Agosto, se non erro.”. E’ molto probabile che la data della partenza di Piola, Ministro della Marina dell’Esercito di Garibaldi, partitosi da Palermo sia quella del 29 agosto 1860. Sappiamo che Piola s’incontrò con Garibaldi al Fortino il 4 settembre 1860. Dunque, dal 29 agosto al 4 settembre 1860, 7 giorni per raggiungere Garibaldi ?. E’ molto probabile che Piola arrivasse a Paola dove incontrò il generale Turr che era ivi stato spedito da Garibaldi per portare i volontari di Bertani a Sapri. I volontari di Bertani si trovavano a Paola il 1 settembre quando, nella notte si imbarcarono con Turr per arrivare a Sapri il 2 settembre 1860. Piola sbarcò a Sapri, insieme a Rustow e a Turr, il giorno 2 settembre 1860 e con Turr, lo stesso giorno si avviò subito ad attendere Garibaldi al Fortino, che arrivò solo il 4 settembre 1860. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 824, in proposito scriveva che: “Il giorno 3, Türr partiva per Lagonegro per trovarvi notizie ed ordini di Garibaldi, e Rustow occupavasi dell’armamento della Guardia nazionale del paese; quando inaspettatamente videsi apparire Garibaldi arrivato anch’esso a Sapri per via di mare. A Rustow fu dato ordine di partire la stessa sera con la brigata Milano , la sola veramente completa, per Vibonate. Forte di novecento uomini questa brigata la notte del 3 arrivava a Vibonate, donde spingevasi rapidamente più avanti al di là di Padula. La brigata borbonica , comandata dal generale Caldarelli , e che , come di sopra narrammo, dopo aver capitolato coi rivoluzionari di Cosenza, ritiravasi sopra Salerno, giusto a Padula venne ad incontrarsi con Garibaldi. I volontari di Stocco le erano alle spalle , la brigata Milano era poco distante . Garibaldi intimò la resa a Caldarelli, e questi venne a capitolazione . Ecco altri quattromila uomini disarmati e dispersi. Ecco ai nomi dei generali vinti , Gallotti, Mellendez, Briganti , Viale, Ghio, aggiunto quello di Caldarelli ; ecco nuovi fortunati avvenimenti per la rivoluzione , tristissime infauste notizie per Francesco II.”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a Pp. 575-576 ed in proposito scriveva che: “1° Settembre. A Paola già trovavansi disbarcati circa 2000 garibaldini….2 Settembre. All’alba sbarcano alla spiaggia di Sapri le Brigate garibaldine Milano e Spinazzi. A giorno chiaro le forze residue della 4° Brigata, comandate dal Brigatiere Caldarelli, si pongono in marcia da Lagonegro per S. Lorenzo la Padula. Il Generale Garibaldi perviene a Rotonda, ed ivi instanziato da molti decreta: invalido e nullo un contratto di enfiteusi etc…(1). A sera le forze residue della 4° Brigata (Caldarelli) si stabiliscono al bivacco di S. Lorenzo la Padula. Anche a sera il Generale Garibaldi parte da Rotonda in carrozza indirizzandosi a Laino, anzicchè a Lagonegro, perchè consigliato a scendere alla marina di Scalea per sicurezza (1) e per non porsi a contatto con le truppe comandate dal Generale Caldarelli. A notte fatta il Generale abbandona la consolare per Laino, passa sulla via che costeggia il fiume Lao, ed intraprende coi suoi sei seguaci la marcia a schiena di mulo (2), che domattina dovrà dovrà aver termine alla marina di Scalea.”. Quandel, a p. 576, nella nota (1) postillava: “(1) In Lagonegro e nel contado lo spirito della popolazione era ostile a Garibaldi.”. Quandel, a p. 576, nella nota (2) postillava: “(2) Ire politiche d’oltre tomba, raccolte da A. Bertani.”. Quandel, a p. 576 aggiunge che: “3 Settembre. Le forze residue della 4° Brigata, comandate dal Generale Caldarelli rimarranno a riposo per l’intera giornata presso S. Lorenzo la Padula per lo stabilito la capitolazione tra il Generale sunnomato ed il Comitato centrale sovversivo della Provincia di Cosenza. A giorno fatto il Generale Garibaldi giunge coi suoi seguaci alla marina di Scalea, ed ivi avendo trovata una barcaccia con due remiganti vi monta coi Generali Cosenz e Tur con Bertani e Basso e due uffiziali di Stato Maggiore, e fa rotta alla volta di Sapri costeggiando.”.
Nel 3 settembre 1860, a Lagonegro, il generale Turr mandò al generale Caldarelli l’avvertimento di rispettare la capitolazione stipulata a Cosenza
A Sapri, Turr ricevè un dispaccio di Garibaldi con l’ordine di portarsi a Lagonegro per raccogliere utili informazioni circa la posizione e le truppe del generale Caldarelli. Garibaldi gli scriveva il 2 settembre da Rotonda come abbiamo visto. Il 3 settembre, di buon mattino Turr si allontanò da Sapri e pare si portò verso Lagonegro, dove si trovavano alcune brigate garibaldine lì raccoltesi, ma oltre a queste vi dovevano essere anche le colonne del Caldarelli. Nel 1921, il senatore Matteo Mazziotti (….), nel suo “L’insurrezione Salernitana nel nel 1860”, a p. 132, in proposito scriveva che: “Garibaldi di là scrisse la mattina stessa al Turr, che approdato a Sapri e che prontamente era andato senza seguito a Lagonegro per sorvegliare le mosse del generale borbonico Caldarelli, etc…”. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 149, in proprosito scriveva che: “Turr nel ricevere questa lettera lesciò la sua colonna a Sapri per correre con un piccolo seguito a Lagonegro, dove seppe che il generale Caldarelli marciava sulla linea postale, onde gli mandò un’intimazione di attenersi strettamente alla capitolazione di Cosenza, ed alle marcie in essa stabilite, in contrario sarebbe stato costretto di attaccarlo dove lo trovasse fuor di luogo, e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi, il quale, avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri. Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. Dunque, Pecorini-Manzoni scriveva che: “Turr nel ricevere questa lettera lesciò la sua colonna a Sapri per correre con un piccolo seguito a Lagonegro”. Il Pecorini-Manzoni scriveva che “Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. Infatti, la notizia secondo cui quando arrivò Turr a Lagonegro la colonna del Caldarelli era già partita da Lagonegro è testimoniata da Charles Stuart Forbes (….), nel suo “The campaign of Garibaldi in the two Sicilies”, all’arrivo a Lagonegro, a p. 215, in proposito scriveva che: “….Turr and his column had not yet arrived, but were hourly expected, having lanted at Sapri the previous evening. The mountain track between the two towns is, however, very arduous. The ‘Intendente’ invited us to breakfast, where we found Trecchi and Nullo, togeter whit Caldarelli and some of his officers…etc…” che tradotto significa: “….Turr e la sua colonna non erano ancora arrivati, ma erano attesi di ora in ora, essendo stati a Sapri la sera prima. Il sentiero di montagna tra le due città è tuttavia molto arduo. L’Intendente ci invitò a colazione, dove trovammo Trecchi e Nullo, insieme a Caldarelli e ad alcuni suoi ufficiali. Etc…”. Dunque, il Forbes scriveva e testimoniava che quando egli con la sua colonna arrivò a Lagonegro, il giorno 2 settembre, il generale Turr era lì atteso ma ancora non era arrivato. Forbes scriveva che, il 2 settembre, al suo arrivo, a Lagonegro trovò Trecchi e Nullo che erano stati ivi inviati da Garibaldi, che a Rotonda gli aveva ordinato di andare a cercare di parlare con il generale borbonico Caldarelli. Dunque, pare che quando arrivò Forbes a Lagonegro egli dice di aver pranzato insieme a Trecchi, Nullo e al generale Caldarelli e, quando arrivò a Lagonegro il generale Turr, il Caldarelli già era partito e, il Turr non potette parlarci. Questo fatto però non è del tutto chiarito. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 149, in proprosito scriveva che: “Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. Dunque, il Pecorini-Manzoni scriveva che: “Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. Infatti, arrivato a Lagonegro, il generale Turr seppe che il generale borbonico Caldarelli era stato a Lagonegro ma era ripartito sulla consolare con le sue truppe e quindi gli invia, da Lagonegro, un telegramma in cui gli intimava di arrendersi. Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 149, in proprosito scriveva che: “….gli mandò un’intimazione di attenersi strettamente alla capitolazione di Cosenza, ed alle marcie in essa stabilite, in contrario sarebbe stato costretto di attaccarlo dove lo trovasse fuor di luogo, e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi, etc…”. Pecorini-Manzoni scriveva che, il generale Turr, arrivato a Lagonegro, il giorno 3 settembre 1860 scrisse un dispaccio al generale Caldarelli, in cui gli intimava di arrendersi e di attenersi alla capitolazione stipulata con il Morelli a Cosenza. Dalle informazioni assunte, Turr venne a sapere che il generale borbonico Caldarelli era già partito da Lagonegro e non aveva rispettato i patti stabiliti col Morelli a Cosenza. Infatti, Pecorini scriveva: “Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. Pecorini-Manzoni, a p. 149 scriveva che il generale Turr, recatosi a Lagonegro ed appreso del generale Caldarelli e delle sue truppe borboniche non si trovavano più a Lagonegro e quindi molto probabilmente Turr temendo che il Caldarelli studiava una sortita contro Garibaldi, scriveva: “Turr…e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi, il quale, avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri.”. Inoltre, il Pecorini-Manzoni, a p. 149, in proprosito scriveva che: “….e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi, il quale, avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri. Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. Pecorini scriveva che il generale Turr, da Lagonegro comunicava a Garibaldi, che ancora non era arrivato a Sapri, del dispaccio-intimazione di resa che aveva inviato a Caldarelli. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 824, in proposito scriveva che: “Il giorno 3, Türr partiva per Lagonegro per trovarvi notizie ed ordini di Garibaldi, e Rustow occupavasi dell’armamento della Guardia nazionale del paese; quando inaspettatamente videsi apparire Garibaldi arrivato anch’esso a Sapri per via di mare.”. Oddo, continuando il suo racconto ci dice del generale Caldarelli e della posizione delle sue truppe borboniche: “La brigata borbonica, comandata dal generale Caldarelli, e che, come di sopra narrammo, dopo aver capitolato coi rivoluzionari di Cosenza, ritiravasi sopra Salerno, giusto a Padula venne ad incontrarsi con Garibaldi. I volontari di Stocco le erano alle spalle , la brigata Milano era poco distante . Garibaldi intimò la resa a Caldarelli, e questi venne a capitolazione. Ecco altri quattromila uomini disarmati e dispersi. Ecco ai nomi dei generali vinti, Gallotti, Mellendez, Briganti , Viale, Ghio, aggiunto quello di Caldarelli ; ecco nuovi fortunati avvenimenti per la rivoluzione , tristissime infauste notizie per Francesco II.”. Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie” continuando il suo racconto scriveva pure di Rustow a Sapri: “A Rustow fu dato ordine di partire la stessa sera con la brigata Milano, la sola veramente completa, per Vibonate. Forte di novecento uomini questa brigata la notte del 3 arrivava a Vibonate, donde spingevasi rapidamente più avanti al di là di Padula.”. Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 57, in proposito scriveva che: “Il tre settembre, …..A Sapri…Garibaldi scrisse al Turr….Nella missiva gli chiese infine di comunicargli al più presto la pista seguita dalla brigata del generale borbonico Cardarelli.”. Osvaldo Perini (….), nel suo “La Spedizione dei Mille – Storia documentata della liberazione della Bassa Italia”, Editore F. Candiani, 1861, a pp. 492-493, in proposito scriveva che: “LIV. Türr approdava a Sapri mentre Garibaldi correva sullo stradale di Lagonegro alla Polla. Secondo gli ordini avuti egli doveva raccogliere le diverse frazioni del corpo spedizionario di Luigi Pianciani, e marciare in appresso con sollecitudine, seguendo la valle del Sale o la via di Capaccio, sopra Eboli , gettarsi quindi fra le gole del monte Corvino, e di là, disegnando una curva, inoltrarsi dal lato di San Cipriano e San Severino sulle alture della Cava, donde potesse al momento opportuno intercettare la strada di Nocera e di Napoli. Con tali manovre Garibaldi mirava a rinnovare a Salerno i fatti di Alta Fiumara e Soveria, ed a prendere prigioniero il Re con tutto l’esercito. Il che sarebbe senza fallo avvenuto qualora Francesco II si fosse ostinato a tenere e difendere la sua posizione. LV. La decimaquinta divisione, ingrossata dalle truppe disperse di già appartenenti al corpo di Luigi Pianciani state direttamente da Palermo trasportate a Paola, a Scaléa, a Policastro od a Sapri, sfilava colla massima secretezza e celerità sulla destra dell’esercito regio. A queste forze, già per sè considerevoli, si unirono tosto le bande insurrezionali del paese ed i numerosi distaccamenti dei Calabresi che avevano preceduto la marcia dell’ armata italiana. Con tutti questi corpi riuniti, il generale Türr, riuscendo a girare, come gli era stato ordinato l’estrema sinistra dei Regii, avrebbe potuto seriamente compromettere la loro posizione.”. Ferruccio Policicchio (….), nel suo “Le Camicie Rosse nel golfo di Policastro”, edizioni Gutemberg, 2011, a p. 134, in proposito scriveva che: “Il Generale Turr, avuta la notizia che sarebbe stato raggiunto da Garibaldi a Sapri, ignaro delle sue manovre, il 3 settembre, di buon mattino, con truppa limitata e a spese del comune di Torraca, si portò a Lagonegro sperando di incontrarlo, e non con l’intento di proteggerlo da eventuali sorprese che sarebbero potute sortire dalle truppe del Caldarelli in ritirata da Cosenza, dove, abbiamo visto, aveva capitolato (2).”. Policicchio, a p. 134, nella nota (2) postillava: “(2) In realtà, tra Castelluccio, Lauria e Lagonegro il territorio è impervio, idoneo a imboscate. Etc…”. Devo però precisare che l’amico Ferruccio in questo passaggio non è stato preciso, in quanto, il generale Turr ebbe precisi ordini da Garibaldi che gli scrisse da Rotonda e gli ordinò di portarsi in perlustrazione verso Lagonegro, come si è visto. Infatti, il Turr partirà di buon mattino da Sapri, forse in compagnia di Auger e di Piola. Il Generale Turr, di stanza con le sue truppe a Sapri, di buon mattino si allontanò da Sapri per portarsi verso Lagonegro ma ciò avvenne per preciso ordine di Garibaldi che nella lettera a lui indirizzata, da Rotonda, il 2 settembre, gli annunciava l’arrivo a Sapri e gli ordinava di portarsi verso Lagonegro, probabilmente per coprirgli le spalle, al Fortino dove poi si incontrarono e, prendere informazioni sul Caldarelli. E’ nota a tutti la lettera che Garibaldi scrisse a Turr. La lettera è del 2 settembre scritta da Garibaldi a Rotonda. Devo altresì soffermarmi anche sull’altra notizia che ci dà il Policicchio e cioè che “Il Generale Turr….., con truppa limitata e a spese del comune di Torraca, si portò a Lagonegro….”. Policicchio scriveva che il generale Turr si portava a Lagonegro “con truppa limitata e a spese del comune di Torraca”. Notizia questa interessante ma suffragata da documenti storici del Comune di Torraca ? Certo è che i Comuni, i Municipi, all’epoca, su disposizione del Matina e di Alfieri d’Evandro dovettero partecipare alle spese del movimento Rivoluzionario ma perchè avrebbe dovuto partecipare il Comune di Torraca visto che Sapri era stato già elevato a Comune ? Esistono delle delibere Decurionali del Comune di Torraca che suffragano alcune notizie di quel periodo ma, per quel che ci è dato sapere ad oggi, le spese del Comune di Torraca riguardavano le “guide” che dovevano accompagnare il generale Turr in perlustrazione e risalire verso Lagonegro. Le guide servivano a Turr per una maggiore sicurezza nell’attraversare un territorio a lui sconosciuto ed evitare che si potesse imbattere in truppe borboniche nemiche. Infatti, Policicchio, a p. 134, nella nota (2) postillava: “(2) In realtà, tra Castelluccio, Lauria e Lagonegro il territorio è impervio, idoneo a imboscate. Etc…”. Sui documenti che attesterebbero le notizie dateci da Policicchio, più innanzi parlerò dell’unico libro esistente presso il Comune di Sapri. Si tratta di una raccolta di Delibere Decurionali del Comune di Sapri che inizia dal 1828 e finisce al 1847, ovvero a prima dei fatti del Carducci. Di tutta la parte che riguarda il periodo di Garibaldi vi sono i documenti conservati all’Archivio di Stato di Salerno e di Napoli. Sulla situazione delle truppe borboniche del generale Caldarelli abbiamo la testimonianza di Maxime Du Champ (….), nel suo “La Spedizione delle due Sicilie”, introduzione di Guido Macera, editore Cappelli, Rocca San Casciano, 1963, nel capitolo VIII, a p. 250, in proposito scriveva pure che: ” Ad una svolta, sbuca d’improvviso il paese di Lagonegro, …..Dappertutto chiediamo notizie; si dice che Garibaldi sia a Sala o ad Eboli e che i regi siano a Salerno. La città è piena di soldati, venuti direttamente da Cosenza o condotti per mare fino a Sapri. Si è sparsa la voce che l’esercito dovrebbe concentrarsi a Lagonegro, ma nessuno può confermarla, e gli stessi capi ci confessano di non aver cicevuto nessun ordine a questo riguardo; si vorrebbe sapere tutto quello che avviene, si vorrebbe marciare avanti; si sente istintivamente che la conclusione è vicina e tutti son presi dalla smania di parteciparvi. Etc…”. Nel proseguire il suo racconto, il Du Champ racconta dell’episodio di cui aveva appreso a Lagonegro, e a p. 251, scriveva ancora: “Due giorni prima del nostro arrivo, era accaduto a Lagonegro un fatto singolare. Tre ufficiali del nostro esercito, in camicia rossa, e provenienti da Sapri, erano entrati nella città. Vi trovarono tremila Napoletani, uno squadrone di cavalleria, etc…”. L’Avv. Paolo Emilio Curti, nel suo “Arresto processo e condanna del colonnello Turr narrati da lui medesimo”, Milano, 1862, Tip. dei Lombardi, a pp. 69-70, in proposito scriveva: “Ma l’attivo uffiziale, a cui tardava di riprendere la sua vita operosa, non attese tutto questo tempo ; ma fatti alcuni bagni ad Acqui di Piemonte, si ricondusse in Sicilia e con Garibaldi partiva per Messina e di là a Giardinetto, dove assistevano all’imbarco della brigata di Bixio destinata a sbarcare a Melito. Quindi egli medesimo col resto della sua divisione sbarca a Bagnara, e si riunisce di poi con Garibaldi a Palmi, d’onde con lui parte per Cosenza da cui è mandato a Paola per ivi assumere il comando dei volontari che vi aveva condotti il medico milanese Agostino Bertani, tramutatosi costui pure da uomo di scienza in soldato della rivoluzione siciliana. Il 1° settembre il generale Türr arrivava a Paola, e questa data mi è fornita dallo storico di questa campagna, per me già citato, Guglielmo Rüstow, il quale da capo dello stato maggiore generale di Pianciani era passato al comando delle tre brigate riunite Tharrena, Gandini e Puppi, e che però trovavasi in quel punto a Paola. Anzi il generale Garibaldi ordinava che il corpo di Rüstow venisse riunito alla divisione comandata da Türr e dovesse , sia per mare che per terra spingersi innanzi onde guadagnar maggior terreno sul continente napoletano, e cosi formare la vanguardia di tutta l’armata. La sera di quel giorno vennero quindi imbarcati circa 1500 uomini, cioè tutta la brigata Milano e porzione della brigata Parma: il resto di quest’ultima brigata doveva tener dietro nel termine possibilmente più breve, ed anche la brigata Bologna doveva essere spedita a Sapri, appena le navi fossero state disponibili. Il generale Türr istesso accompagnava la spedizione, che col favor della notte, malgrado la vicinanza della flotta borbonica, potè arditamente compiersi, sì che sbarcò presso Sapri il 2 settembre di buon mattino e il 3 partiva per Lagonegro, onde ricevere nuovi ordini di Garibaldi. Questi rapidi movimenti sul continente, ne’quali il nostro Türr aveva tanta parte, portavano lo sgomento ne’Regii, tal che a’ dì 4 la Brigata Milano, ch’era a di lui dipendenza, perchè, come dissi, apparteneva alla sua divisione, trovavasi già sulla strada consolare presso Casalnuovo, il 5 incalzava le truppe napoletane comandate da Caldarelli che poi capitoló a Cosenza con Garibaldi, e quando due di dopo toccava Eboli, il Dittatore entrava già solo nella capitale abbandonata da Francesco II . Il generale Caldarelli non tardava pronunciarsi per la causa nazionale ed anche le truppe regie si ritirarono da Salerno, si che Türr poteva il giorno dopo all’arrivo in Napoli di Garibaldi raggiungerlo colla brigata Milano, la quale affrettò l’ingresso valendosi di veicoli d’ ogni maniera.”. Ludovico Quandel-Vial (….), nel suo “Una pagina di storia, giornale degli avvenimenti politici e militari nella Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860”, Napoli, 1900, riferendosi al giorno 4 settembre, a Pp. 575-576 ed in proposito scriveva che: “1° Settembre. A Paola già trovavansi disbarcati circa 2000 garibaldini….2 Settembre. All’alba sbarcano alla spiaggia di Sapri le Brigate garibaldine Milano e Spinazzi. A giorno chiaro le forze residue della 4° Brigata, comandate dal Brigatiere Caldarelli, si pongono in marcia da Lagonegro per S. Lorenzo la Padula. Il Generale Garibaldi perviene a Rotonda, ed ivi instanziato da molti decreta: invalido e nullo un contratto di enfiteusi etc…(1). A sera le forze residue della 4° Brigata (Caldarelli) si stabiliscono al bivacco di S. Lorenzo la Padula. Anche a sera il Generale Garibaldi parte da Rotonda in carrozza indirizzandosi a Laino, anzicchè a Lagonegro, perchè consigliato a scendere alla marina di Scalea per sicurezza (1) e per non porsi a contatto con le truppe comandate dal Generale Caldarelli. A notte fatta il Generale abbandona la consolare per Laino, passa sulla via che costeggia il fiume Lao, ed intraprende coi suoi sei seguaci la marcia a schiena di mulo (2), che domattina dovrà dovrà aver termine alla marina di Scalea.”. Quandel, a p. 576, nella nota (1) postillava: “(1) In Lagonegro e nel contado lo spirito della popolazione era ostile a Garibaldi.”. Quandel, a p. 576, nella nota (2) postillava: “(2) Ire politiche d’oltre tomba, raccolte da A. Bertani.”. Quandel, a p. 576 aggiunge che: “3 Settembre. Le forze residue della 4° Brigata, comandate dal Generale Caldarelli rimarranno a riposo per l’intera giornata presso S. Lorenzo la Padula per lo stabilito la capitolazione tra il Generale sunnomato ed il Comitato centrale sovversivo della Provincia di Cosenza. A giorno fatto il Generale Garibaldi giunge coi suoi eguaci alla marina di Scalea, ed ivi avendo trovata una barcaccia con due remiganti vi monta coi Generali Cosenz e Tur con Bertani e Basso e due uffiziali di Stato Maggiore, e fa rotta alla volta di Sapri costeggiando.”.
Nel 3 settembre 1860, Bixio prende la 18° Divisione
Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, a p. 148, in proprosito scriveva che: “Bixio pigliava la 18° Divisione col seguente ordine del giorno: “D’ordine del Generale in capo, prendo il comando della 18 divisione. Catanzaro, 3 settembre 1860. Firmato: Bixio.”. Dunque, dopo aver ricevuto l’ordine dal generale Turr che la XVI divisione andava a lui, Bixio, che si trovava a Catanzaro, accetta la 18° Divisione.
Nel 3 settembre 1860, da Lagonegro, il generale Turr scriveva a Garibaldi (che troverà sbarcando a Sapri) rispondendogli e fornendogli notizie sul Caldarelli. Garibaldi arrivando a Sapri troverà il dispaccio di Turr che gli comunicava che il generale Caldarelli era già partito da Lagonegro
Carlo Pecorini-Manzoni, nel suo “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, nel suo capitolo “Da Palermo a Napoli”, a pp. 148-149, riferendosi al generale Turr, in proprosito scriveva che: “…ed all’alba del 2 settembre sbarcava a Sapri e mandava avviso del suo arrivo al Generale Garibaldi, il quale da Cosenza era arrivato a Rotonda, da dove gli scriveva così: “Al generale Turr….Sapri. Il latore v’informerà di ogni cosa – io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò. Rotonda, 2 settembre 1860, ore 11 ant. Firmato: G. Garibaldi.”.”. Turr nel ricevere questa lettera lesciò la sua colonna a Sapri per correre con un piccolo seguito a Lagonegro, dove seppe che il generale Caldarelli marciava sulla linea postale, onde gli mandò un’intimazione di attenersi strettamente alla capitolazione di Cosenza, ed alle marcie in essa stabilite, in contrario sarebbe stato costretto di attaccarlo dove lo trovasse fuor di luogo, e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi, il quale, avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri. Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. Dunque, il Pecorini-Manzoni (….) scriveva che, Garibaldi arrivato a Rotonda, il 2 settembre 1860, e ricevuto il dipaccio di Turr che gli comunicava dell’avvenuto suo sbarco a Sapri con Rustow e le brigate portate da Paola, Garibaldi inviò subito da Rotonda un ulteriore dispaccio al generale Turr scrivendogli questo: “Al generale Turr….Sapri. Il latore v’informerà di ogni cosa – io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò. Rotonda, 2 settembre 1860, ore 11 ant. Firmato: G. Garibaldi.”.”. Dunque, secondo il Pecorini-Manzoni, a Rotonda Garibaldi, dopo aver ricevuto il dispaccio dal Turr che le truppe erano a Sapri gli scriveva “Il latore v’informerà di ogni cosa”, di cosa ? e poi aggiungeva: “…io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso vi scriverò.”. Dunque, Garibaldi avvisava il Turr, che in quel momento si trovava a Sapri con Rustow e le sue truppe, lo avvisava che da Rotonda l’avrebbe raggiunto al più presto. Dove, a Sapri ?. Garibaldi scriveva a Turr che l’avrebbe raggiunto al più presto, a Sapri ? Forse si riferiva a Sapri oppure la isposta è contenuta nel messaggio che avrebbe riferito il “latore”. Pecorini-Manzoni (….) continuando il suo racconto scriveva pure che, arrivato il messaggio di Garibaldi a Turr che si trovava a Sapri: “Turr nel ricevere questa lettera lesciò la sua colonna a Sapri per correre con un piccolo seguito a Lagonegro, dove seppe che il generale Caldarelli marciava sulla linea postale, onde gli mandò un’intimazione di attenersi strettamente alla capitolazione di Cosenza, ed alle marcie in essa stabilite, in contrario sarebbe stato costretto di attaccarlo dove lo trovasse fuor di luogo, e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi, il quale, avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri. Quando Turr arrivava a Lagonegro, la Brigata Caldarelli era già partita.”. Dunque, secondo il Pecorini (….), rievuto il dispaccio di Garibaldi, il generale Turr si reca in avanscoperta a Lagonegro, dove il Forbes scrive che egli “era atteso perchè non era ancora arrivato”. Pecorini scrive pure che il generale Turr, partitosi da Sapri, il 3 settembre 1860, di buon mattino, arriva a Lagonegro e il Generale Caldarelli era già partito, infatti egli scrive: “dove seppe che il generale Caldarelli marciava sulla linea postale, onde gli mandò un’intimazione di attenersi strettamente alla capitolazione di Cosenza, ed alle marcie in essa stabilite, in contrario sarebbe stato costretto di attaccarlo dove lo trovasse fuor di luogo.”. Pecorini scrive pure che il generale Turr, presumibilmente da Lagonegro, non avendo trovato il generale borbonico Caldarelli (…) inviò, presumibilmente da Lagonegro il 3 settembre 1860, un ulteriore dispaccio a Garibaldi che, nel frattempo era arrivato a Sapri, e, secondo il Pecorini-Manzoni (…), egli scrive: “….e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi, il quale, avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri.”. Su questa ultima notizia nutriamo dei dubbi, in quanto non mi sembra corretta la tempistica del Pecorini. A mio parere è corretto ciò che scrive il Pecorini, ovvero che: “…e di ciò dava avviso al Generale Garibaldi”, ovvero è corretto che il generale Turr, da Lagonegro invierà un ulteriore dispaccio a Garibaldi informandolo dei movimenti del generale Caldarelli ma, questo dispaccio, credo, Garibaldi non lo riceverà quando è in viaggio o a Tortora (ovvero prima che egli decida di imbarcarsi per Sapri). Pecorini erra quando scrive che Garibaldi, ricevuta la risposta (secondo messaggio) di Turr “…avuto questa notizia, scendeva a mare diretto per Sapri.”. Garibaldi riceverà il secondo messaggio del generale Turr a Sapri stesso, quando arriverà e sbarcherà a Sapri. Infatti, da casa Gallotti, come vedremo Garibaldi, rispondendo al secondo messaggio di Turr gli scriverà un secondo dispaccio, come vedremo. Carlo Pecorini-Mazoni (….), “Storia della 15° divisione Turr nella campagna del 1860 in Sicilia e Napoli”, che a p. 149, in proposito scriveva che: “Garibaldi giunto a Sapri scrisse a Turr la seguente lettera: “Sapri, 3 settembre 1860. Generale Turr, ….Sono giunto alle 3 1/2 pom. etc…Mandatemi a dire ove si trova la brigata Caldarelli.”. Dunque, Pecorini-Manzoni scriveva che Garibaldi da Sapri, il 3 settembre 1860 scrisse un altro dispaccio a Turr informandolo che era arrivato a Sapri alle ore 15,30 e che avrebbe marciato con le sue brigate (colonna Milano e Spinazzi) fino al Fortino del Cervaro. Garibaldi scriveva a Turr per accertarsi dell’esatta posizione di Caldarelli. Il monaco domenicano Giacomo Buonafede Oddo (….), nel suo “I Mille di Marsala – Scene rivoluzionarie”, nel 1866, a p. 824, in proposito scriveva che: “Il giorno 3, Türr partiva per Lagonegro per trovarvi notizie ed ordini di Garibaldi, e Rustow occupavasi dell’armamento della Guardia nazionale del paese; quando inaspettatamente videsi apparire Garibaldi arrivato anch’esso a Sapri per via di mare.”. Oddo, continuando il suo racconto ci dice del generale Caldarelli e della posizione delle sue truppe borboniche: “La brigata borbonica, comandata dal generale Caldarelli, e che, come di sopra narrammo, dopo aver capitolato coi rivoluzionari di Cosenza, ritiravasi sopra Salerno, giusto a Padula venne ad incontrarsi con Garibaldi. I volontari di Stocco le erano alle spalle , la brigata Milano era poco distante . Garibaldi intimò la resa a Caldarelli, e questi venne a capitolazione. Ecco altri quattromila uomini disarmati e dispersi. Ecco ai nomi dei generali vinti, Gallotti, Mellendez, Briganti , Viale, Ghio, aggiunto quello di Caldarelli ; ecco nuovi fortunati avvenimenti per la rivoluzione , tristissime infauste notizie per Francesco II.”. Infatti, sullo stesso tenore Silvano Del Duca (….), nel suo “Il Golfo di Policastro dai Moti rivoluzionari del 1848 all’Unità d’Italia”, ed. Gaia, Saggi, 2011, a p. 172, sulla scorta di Ferruccio Policicchio (….) , in proposito scriveva che: “Nella mattina del 2 settembre Garibaldi attraversò l’altopiano di Campotenese e, appreso dello sbarco di Sapri, scriveva al Generale Turr: “Il latore v’informerà di ogni cosa, io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso scriverò” (232), mentre la sera stessa deviava verso il Golfo di Policastro per raggiungere Tortora dove pernottò.”. De Luca, a p. 172, nella nota (232) si rifà alla nota (231) dove postillava del testo di Ferruccio Policicchio (….), ed il suo “Le Camicie Rosse nel Golfo di Policastro”, in “Garibaldi e Garibaldini in Provincia di Salerno”, pp. 281-282. Dunque, De Luca (….) scriveva che Garibaldi, dopo che aveva attraversato “…l’altopiano di Campotenese e, appreso dello sbarco di Sapri”, scriveva al Generale Turr un dispaccio. Poi aggiunge: “…mentre la sera stessa deviava verso il Golfo di Policastro per raggiungere Tortora dove pernottò.”. Dunque, De Luca (….) scriveva che Garibaldi inviò un dispaccio al generale Turr prima che egli, “la sera stessa” si partisse da (presumo che intendesse da Rotonda): “…deviava verso il Golfo di Policastro per raggiungere Tortora dove pernottò.”. Dunque, De Luca scriveva che Garibaldi, dopo “avere appreso dello sbarco di Sapri”, lo sbarco del generale Turr e di Rustow a Sapri, si decide a deviare verso il Golfo di Policastro per raggiungere Tortora. Inoltre, De Luca scriveva pure che Garibaldi avendo avuta contezza dello sbarco di Turr a Sapri, inviò a Turr a Sapri il seguente dispaccio: “….scriveva al Generale Turr: “Il latore v’informerà di ogni cosa, io procurerò di raggiungervi al più presto, in caso diverso scriverò”.”. Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 57, in proposito scriveva che: “Il tre settembre, …..A Sapri…Garibaldi scrisse al Turr….Nella missiva gli chiese infine di comunicargli al più presto la pista seguita dalla brigata del generale borbonico Cardarelli.”. Antonio Infante (….), nel 1984, nel suo “Garibaldi nel Cilento”, a p. 57, in proposito scriveva che: “Il tre settembre, …..A Sapri…Garibaldi scrisse al Turr….Nella missiva gli chiese infine di comunicargli al più presto la pista seguita dalla brigata del generale borbonico Cardarelli.”. Infante (…) non aveva torto quando scriveva questa notizia. Infatti, Garibaldi, da Sapri, non avendo ricevuto molte notizie sulla posizione reale del Caldarelli (o forse era una finta), nello riscrivere da Sapri un ulteriore messaggio al generale Turr, gli chiede di nuovo dove si trovasse il generale Caldarelli. Gennaro De Crescenzo (….), nel suo “L’epopea garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane”, Linotip. S. Jannone, Salerno, 1961, a p. 111, in proposito scriveva che: “Il barone Giovanni Gallotti, già distintosi nei moti del 1848, volle ospitare in sua casa, per poche ore, Garibaldi ed il suo seguito (6). Di là il generale scrisse al Turr, informandolo del suo sbarco a Sapri ed avvisandolo che avrebbe marciato fino al Fortino con le colonne Milano e Spinazzi, dopo aver lasciato a Sapri un notevole distaccamento. Gli chiese poi dove si trovasse il generale borbonico Caldarelli e la di lui brigata (7).”. De Crescenzo, a p. 111, nella nota (7) postillava: “(7) Era sulla strada di Lagonegro alla testa di tremila uomini, con i quali aveva già iniziata la ritirata da Cosenza per passare nelle file garibaldine.”. Dunque, a parte che il De Crescenzo non fa minimamente accenno ala dispaccio che Garibaldi inviò da Rotonda a Sapri al Turr ma ci parla di un ulteriore dispaccio inviato da Garibaldi quando arrivato a Sapri, il 3 settembre 1860 scrisse al Turr da casa Gallotti che lo ospitò e, di cui parlerò.
