Il fiume e la Torre Lubertino oggi Torre di Capobianco

Gli studi

Nel 1987, pubblicai a stampa (1) uno studio sulle origini e la storia di Sapri. Lo studio, iniziato a Salerno e poi proseguito a Napoli, fu condotto su vari fronti. Le scarse informazioni che la storiografia locale metteva a disposizione e le scarse fonti archi-vistiche dell’epoca, rendevano incerti i risultati ma, la ricerca di nuove fonti, meritava ulteriori approfondimenti ed indagini. Anche se oggi non vi è rimasta memoria di tutto ciò, questo studio fa luce su alcuni aspetti e caratteristiche peculiari che l’aspro territorio del Golfo di Policastro ha avuto nei secoli. Come vedremo, lo studio delle poche fonti fino a noi giunte, anche se andrebbero ulteriormente indagate, restituisce un piccolo ma utile contributo alla storia del ‘basso Cilento’ e di Sapri nei secoli. Nello studio redatto per il Comune di Sapri, per la redazione del nuovo P.R.G. di Sapri – oggi conservato negli Archivi del Comune – scrivevo e riportavo alcune notizie e documenti che, dal punto di vista strettamente bibliografico e storiografico, restano di estremo interesse. Già l’Holstenio nel 1666 (…) e poi l’Alfano (…), nel 1795, ci davano notizie di queste torri marittime e costiere costruite lungo il litorale fino a Salerno.  Le notizie storiche sulle torri costiere, erano state confermate nel 1745 e poi nel 1795 dall’Antonini (20), e poi anche da altri studiosi come il Pasanisi (…), il Vassalluzzo (…) ed il Guzzo (…), che dedicarono diverse pubblicazioni a questo argomento. In particolare, il Vassalluzzo (…) prima e poi in seguito il Guzzo (…), si sono occupati delle Torri costiere fatte costruire verso la fine del ‘500 dai Vicerè spagnoli, ma non è stata mai fatta una disamina approfondita sulle Torri marittime costruite in epoche anteriori.

Il fiume carsico e sotterraneo detto ‘Lubertino’ o ‘Obertino’  e u’ vull j l’acqua, in località Sciarapotamo.

Piante e Disegni, cartella XXXII numero 2, copia.jpg

(Fig. 1) Carta del’Principato Citra – Regno di Napoli‘, di probabile epoca Aragonese (2).

La natura carsica del litorale saprese

La natura carsica dei luoghi nei pressi della baia saprese è attestato dalla presenza di nu- merose sorgenti come ad esempio la sorgente dell’Acqua media nei pressi del porto. Questa sorgente di acqua dolce, mista a quella salata di mare, che sgorga ai piedi del costone roccioso nei pressi del porto, si mischiava con l’acqua di mare salata ed è per questo motivo che veniva utilizzata nell’antichità dalle popolazioni locali per le sue qualità purgative. Tutto il territorio che si affaccia sulla costa saprese e soprattutto quello che va verso Acquafredda, ha una natura ed una conformazione geologica di natura carsica con corsi d’acqua sotterranei e sorgenti che qua e la affiorano e che in passato hanno permesso il diffondersi di masserie in quelle aspre montagne come all’Orto delle canne o in località Fenosa e Vigne ecc… Da ragazzo, mio nonno mi mandava a prendere quest’acqua in quanto essa aveva notevoli qualità purgative e depurative. La particolare salinità di questa acqua, gli donava proprietà depurative e purgative. Alla fonte sgorga un’acqua leggermente salina a causa della vena d’acqua carsica che arriva dalla montagna e si mischia con quella salata del mare. La prima citazione che ritroviamo sul fiume di cui parliamo è quello della carta corogra- fica illustrata nella prima immagine (Fig. 1) Carta del’Principato Citra – Regno di Napoli‘, di probabile epoca Aragonese (2). Nella carta corografica manoscritta ‘Principato Citra – Regno di Napoli‘, di probabile epoca Aragonese (XV secolo), da me scoperta all’Archivio di Stato di Napoli (Fig. 1)(2), il fiume figura come “Fiume Lubertino” o ‘Obertino’. La carta di Fig. 1, è di notevole importanza per l’entroterra saprese e per la sua storia, in quanto in essa figurano tantissimi toponimi interessanti. Nella carta, dunque, viene citato questo fiume carsico sotterraneo che scorre nella montagna e sfocia in mare aperto e, la carta lo chiama “Fiume “Lubertino”, che si vede disegnato sulla terra ferma, lungo la costa di Sapri in direzione di Acquafredda e proprio di fronte allo Scoglio dello ‘Scialandro‘ (Fig. 3). Guardando la carta (di probabile epoca aragonese) (Fig. 1), il fiume Lubertino, doveva nascere da due sorgenti, una è nei pressi di Torraca e l’altra invece è la ‘Serra Corbara’, delle montagne poste prima di Lagonegro, forse in località ‘Fortino’. In seguito, il fiume, sarà citato anche dall’Antonini (3) che, nella sua ‘Lucania’ del 1745 (I° edizione) e poi nel 1797, per i tipi di Tomberli, lo chiamava ‘Obertino’. Nei pressi di questo fiume, oggi si vede solo la Torre cavallara vicereale di ‘Capobianco’ ma, più anticamente vi era nello stesso luogo la Torre detta dell’ ‘Obertino’. Io credo che la Torre ‘Obertino’, che nel XIX secolo era chiamata Torre di Capobianco, prendesse il nome proprio dal fiume carsico sotterraneo. Antonini (3) nei sui Discorsi (XI), nel 1745, così scriveva: “Ritornati al mare di Sapri, e ad oriente secondo l’intrapreso corso, camminando, trovasi allo scoglio detto Scialandro, sorgere in mare un notevole fiume, chiamato Obertino, la di cui acqua nei giorni di calma si può bere senza che sia con quella del mare mischiata, ma nei tempi di mediocre agitazione è coverto o confuso, ne si vede, che il solo suo gorgogliare. Or da quì sino alla marina di Maratea, che n’ è sette miglia lontano, e ch’ è una catena di continuati dirupatissimi alti scogli ( i frontoni), si trovan varie sorgive, e ruscelli di dolcissime acque, e da quando in quando delle grotte, ove i colombi fanno lor nidi, e l’està vi è deliziosa caccia di essi, che anche io due volte con sommo piacere ho…” (3). L’Antonini (3) si riferiva al fiume sotterraneo di natura carsica, che ancora oggi scorre nei pressi dello Scoglio dello Scialandro, che l’Antonini (3) chiamava “fiume Obertino“, in prossimità della torre Vicereale omonima, oggi scomparsa. Come l’Antonini (3) che pure era stato a visitare Sapri e questi luoghi, gli antichi scrittori e viaggiatori, raccoglievano sul posto informazioni dagli abitanti del luogo ma pren- devano sempre spunto da vecchie mappe o carte manoscritte come ad esempio la carta che quì pubblichiamo (Fig. 1) che è di sicuro una copia di una carta molto più antica e risalente all’epoca Aragonese (2). In seguito, il fiume sarà citato anche dallo scrittore inglese C.T. Ramage (4) che in viaggio per il Regno delle due Sicilie, nel 1700, scriveva in proposito: ”Mentre stavamo procedendo in direzione di Maratea i marinai mi parlarono dell’esistenza di un curioso fenomeno, e mi rammaricai di non averlo potuto vedere, prima di lasciare Sapri. Mi dissero che vicino a Sapri, nei pressi di una roccia chiamata Scialandro, emerge dal fondo del mare una polla d’acqua, che esce con tale forza da creare una corrente d’acqua dolce nel bel mezzo di quella salata e mi dissero pure che, quando il mare è calmo, è possibile bere l’acqua dolce, perchè questa non si mischia con quella salata, quando invece tira il vento essa si vede solo ribollire in mezzo al mare.”. Il Ramage si riferiva al fiume sotterraneo di natura carsica, che ancora oggi scorre nei pressi dello scoglio dello Scoglio dello ‘Scialandro’, ed in particolare parla della polla d’acqua che ribolle sul pelo dell’acqua del mare prospiciente il tratto di costa che lo separa dallo scoglio detto dello ‘Scialandro’ (Fig. 2), che figura e viene indicato anche nella carta che abbiamo pubblicato (Fig. 1). La polla d’acqua di cui ci riferisce C.T. Ramage (4), la tradizione popolare l’ha sempre chiamato ‘ u vull j l’acqua ( il significato dialettale di ‘u vull‘ è di ‘bollire’), ovvero il ribollire di polle di acqua sul pelo dell’acqua di mare, proprio nel tratto di mare antistante lo scoglio dello Scialandro e dovuto alla sorgente d’acqua dolce del fiume carsico e sotterraneo  che in quel punto sgorga direttamente con tale forza da fare ribollire il pelo dell’acqua del mare e visibile ad occhio nudo. Altri eruditi che, nel 1700, riferirono alcune notizie su Sapri è stato Beltrano (5) e Pacicchelli (6). Un altro erudito del tempo che ci ha parlato del fiume Lubertino o Obertino e del ‘U vull j l’acqua è stato il dott. Nicola Gallotti, che, dopo l’Unità d’Italia, fu eletto primo Sindaco di Sapri, esercitando nel contempo la professione medica a Sapri e di cui oggi ci restano testimonianze alcuni suoi scritti a stampa (di cui ne posseggo due). Al di là delle osservazioni prettamente mediche che il dottore Gallotti faceva e descriveva, risultano essere un’interessante testimonianza del nostro passato in quanto in essi vengono raccontate alcune notizie di storia locale ed altro. Ad esempio si parla di un fiume carsico sotterraneo che nasce dalla vicina montagna e che sfocia a mare all’altezza dello scoglio dello Scialandro, nei pressi della località detta “Sciarapotamo”, dove passando dal mare si può vedere ancora a pelo d’acqua “u vull’ j l’acqua”, in dialetto il ribollire dell’acqua del mare (7).

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(Fig. 1) Carta del’Principato Citra – Regno di Napoli‘, di probabile epoca Aragonese (2).

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(Fig. 2) Lo Scoglio dello ‘Scialandro’ , dopo il porto e la baia di Sapri

Le Torri costiere sul litorale saprese costruite prima di quelle Vicereali

Prima della costruzione di alcune torri marittime o costiere per l’avvistamento e la difesa militare delle  povere popolazioni che furono costruite verso la fine del ‘500, lungo il nostro litorale (…), vi erano alcune Torri preesistenti. Sebbene non avessimo trovato testimonianza diretta nella scarna documentazione Angioina ed Aragonese, oggi possiamo dire che alcune torri già esistevano lungo la costa del Golfo di Policastro, come attestano alcune carte corografiche inedite da me scoperte. Come si può vedere dall’immagine della Fig. 1, che illustra un particolare tratto dalla carta corografica manoscritta ‘Principato Citra – Regno di Napoli‘, d’epoca Aragonese, da me scoperta all’Archivio di Stato di Napoli (ASN) (…), nel tratto di costa limitrofo a Sapri, troviamo quattro torri. La carta citata è di probabile epoca Aragonese e quindi d’epoca anteriore a quella Vicereale in cui furono realizzate o fortificate alcune Torri marittime Vicereali e di cui parleremo. La carta da me rinvenuta all’Archivio di Stato di Napoli, di cui ho ivi pubblicato lo studio: “Sapri in una carta manoscritta e inedita d’epoca Aragonese”, a cui rimandiamo per gli opportuni approfondimenti, è di estremo interesse per la toponomastica ivi citati. Come possiamo ben vedere nell’immagine della Fig. 1, che illustra il particolare della baia di Sapri in una carta d’epoca Aragonese- si notano due Torri, disegnate di colore rosso carminio che sono poste alle due estremità della baia naturale di Sapri. Anzi a me pare vi fosse una terza fortificazione o torre posta sopra le colline. In particolare sulla parte occidentale della Baia di Sapri, corrispondente all’attuale Punta del Fortino, dove oggi si trova il Faro Pisacane, troviamo segnata la “Bondormire”, di cui parleremo. Sempre nella carta in questione, lungo il litorale che va verso Maratea e, dopo il “fiume Lubertino” e il “Scialandro Sc.” (scoglio dello Scialandro), quasi sotto un luogo segnato con il toponimo di “Casale del Confine”, troviamo segnata un’altra Torre marittima di cui però non si vede il nome. Un’altra Torre marittima, posta lungo il medesimo litorale, è segnata più giù e corrispondente al luogo segnato con il toponimo di “Casale del Corbo”, che non sappiamo cosa essi siano ma di sicuro non sono Acquafredda, perchè troppo vicini al fiume Lubertino. Il fatto che queste Torri, come la Torre del Buondormire, segnalata con il toponimo di “Bondormire”, denota che la carta è molto più antica del ‘500, epoca di costruzioni delle Torri marittime Vicereali. Già lo Schmiedt, nel suo studio sui “Antichi porti d’Italia” (11) sui porti della Magna Graecia, pubblicava un interessante disegno Particolare della costa occidentale della baia di Sapri e, scriveva in proposito: “….dedotto da un rilievo a scala 1:500 eseguito nel 1819 dal Tenente Blois del Genio Militare Napoletano. Si notano i resti dell’antico molo di “Le Cammerelle.” (Fig….). Nellinteressante disegno di rilievo planimetrico dell’area di S. Croce a Sapri, come doveva apparire al giovane Tenente del Genio Militare Napoletano nel 1819, si vede anche la Torre del Fortino”, oggi scomparsa, indicata ove si vede scritto la Marinella (…). Forse proprio il vecchio Fortino di cui ci parla il Gallotti (…). La batteria costiera preesistente disegnata nello schizzo del 1819 del Tenente C. Blois (Fig….), là dove oggi è il Faro “Pisacane”, di fronte all’Ospedale civile di Sapri, è un’antica batteria borbonica costiera che i Borboni volevano rinforzare. Il Genio militare Borbonico – dopo il decennio di occupazione francese diede incarico al Tenente C. Blois, del Genio militare Napoletano, di disegnare lo schizzo del rilievo planimetrico delle preesistenze del luogo, come si vede nella Fig….: “Particolare della costa occidentale della baia di Sapri“, dedotto da un rilievo a scala 1:5000 e tratto dal testo di Schmiedt (…), ove a p. 79, scrive:  “Si notino i resti dell’antico molo di “Le Cammerelle””, di cui abbiamo ivi pubblicato lo studio “Sapri in due studi di Giulio Schmiedt”, a cui rimandiamo per gli opportuni approfondimenti.

La costa di Sapri, nel 1154, nel “Libro di Re Ruggero”

Interessanti sono le citazioni di alcuni toponimi segnati per descrivere la nostra costa Saprese, nel “Libro di re Ruggero”, del 1154, tradotto dall’arabo da due studiosi medievalisti come Amari e Schiapparelli (…). Abbiamo ritenuto di indagare ulteriormente su questa vicenda in quanto crediamo che vadano ulteriormente approfondite alcune fonti e notizie in merito, come ad esempio la citazione di un toponimo arabo che dovrebbe indicare il luogo di Sapri, o un luogo vicino ad esso. Andrebbe ulteriormente indagata la notizia dataci da Amari e Schiapparelli (…), dove nella traduzione dall’arabo del testo scritto del ‘Libro di Re Ruggero’ del 1154, del geografo al-Idrisi (…), scrivono che nel suo libro, il geografo Idrisi, cita anche il porto di Sapri. La notizia, fu data per la prima volta dagli studiosi Pasquale Natella e Paolo Peduto nel loro “Pyxous-Policastro” (…), che parlando del Volpe (…) e delle mura di Policastro Bussentino al tempo dei Normanni del Roberto il Guiscardo, confermavano la notizia di solide mura e fortificazioni a Policastro, nel testo scritto in arabo del Libro del Re Ruggero del 1154, che descriveva gli scali marittimi più noti della Sicilia e del Regno Normanno dei primi del secolo XI. Il testo arabo del 1154, del geografo al-Idrisi, cita anche lo scalo marittimo di Sapri. Secondo la traduzione del testo in arabo di al-Idrisi, del 1154, i due studiosi Michele Amari e Schiapparelli (8), nel loro ‘L’Italia descritta nel ‘Libro di Re Ruggero’ compilato da Edrisi’

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(Fig. 1) Carta geografica dell’Italia, contenuta nel Libro di Re Ruggero del 1154, di el-Idrisi

Michele Amari e Schiapparelli (…), nel loro ‘L’Italia descritta nel ‘Libro di Re Ruggero’ compilato da Edrisi’, nel 1876-77, a p. 97, a proposito dei nostri luoghi, dopo aver parlato di Salerno, proseguendo nella sua descrizione geografica dei luoghi e parlando delle nostre coste, nel testo in arabo, a p. 97, parlando del 3° Compartimento del V clima”, scrivevano la presente traduzione di pag. 81 del testo arabo di al-Idrisi:

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“Da Policastro ad ‘.tr.b.s (2) (Petrosa), conosciuta col nome di marsà ràs b.li qas’t.rù (Porto del Capo Policastro) sei miglia.”. Poi aggiunge: ” Da questo Capo a qast.r.k.lì (Castrocucco) tredici miglia” .

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Nella nota (2), Amari e Schiapparelli (…), postillavano che: “(2) Metatesi di b.tr.s. Il porto del quale quì è parola, corrisponde all’attuale porto di Sapri ed il Capo Policastro al Capo Bianco.”Dunque, secondo i due studiosi e tradutori del Libro di Re Ruggero del 1154, al-Idrisi, la parola araba b.t.r.s., corrisponde al toponimo del porto di Sapri, mentre il ‘Capo di Policastro’, corrisponde al ‘Capo Bianco’. Amari e Schiapparelli, scrivevano “Da Policastro ad ‘.tr.b.s (2) (Petrosa), conosciuta col nome di marsà ràs b.li qas’t.rù (Porto del Capo Policastro) sei miglia.”. Dunque, quale dei due termini indica il toponimo di Petrosa? Il toponimo Petrosa, è indicato con il termine o la parola araba di ‘.tr.b.s. , oppure è indicato con il termine e le due parole di marsà ràs b.li qas’t.rù ? La citazione del toponimo ‘Petrasia’ e, di una Torre della ‘Petrosa’, toponimi che indicano due località vicinissime, in epoca Aragonese, ci fa pensare – secondo la traduzione del testo in arabo dei due studiosi Amari e Schiapparelli, del Libro di Re Ruggero del 1154 – non indichi un toponimo o nome di luogo di un porto o di uno scalo marittimo – in questo caso Sapri – ma, il toponimo  ‘.tr.b.s (‘Petrosa’) – noi crediamo – stia ad indicare il toponimo della  Torre costiera di difesa dell’omonima località nei pressi di Villammare, conosciuta dal geografo arabo di Re Normanno Ruggero d’Altavilla, nel XII secolo e, che la distanza indicata dal geofrafo al-Idrisi (Edrisi) – Da Policastro a Petrosa (2) (Il porto del quale quì è parola, corrisponde all’attuale porto di Sapri)… conosciuta col nome di marsà ràs b.li qas’t.rù (Porto del Capo Policastro) sei miglia.” – si riferisse alla distanza tra due Torri di avvistamento, di cui gli Arabi dovevano ben guardarsi nel caso di attacco. La citazione del toponimo di Capo Bianco’, quando più avanti – nella nota (2), Amari e Schiapparelli scrivono: “(2) Metatesi di b.tr.s. Il porto del quale quì è parola, corrisponde all’attuale porto di Sapri ed il Capo Policastro al Capo Bianco.”, sebbene i due studiosi abbiano bene individuato la costa, quella Saprese appunto, io credo che, il testo in arabo scritto dal geografo di Re Ruggero, al-Idrisi che, nel 1154, descriveva i luoghi sulla nostra costa, sia da riferire alla località “Petrosa”, nei pressi della località costiera di Villammare, dove oggi si può vedere l’omonima Torre marittima di avvistamento e di difesa, detta della Petrosa.  La presenza del toponimo di  ‘Petrasia’ e, di una Torre della ‘Petrosa’, vicinissime, in epoca aragonese, ci fa pensare che il toponimo ‘Petrosa’ – secondo la traduzione del testo in arabo dei due studiosi Amari e Schiapparelli, del Libro di Re Ruggero del 1154 – non indichi un toponimo o nome di luogo di un Porto o di uno scalo marittimo – in questo caso Sapri – ma, il toponimo  ‘.tr.b.s (Petrosa) – noi crediamo – stia ad indicare i toponimi di alcune Torri costiere di difesa conosciute dagli Arabi al tempo del Re Normanno Ruggero e, che la distanza indicata dal geofrafo al-Idrisi (Edrisi) – Da Policastro a Petrosa (2) ( Il porto del quale quì è parola, corrisponde all’attuale porto di Sapri)… conosciuta col nome di marsà ràs b.li qas’t.rù (Porto del Capo Policastro) sei miglia.” – si riferisse alla distanza tra due Torri di avvistamento, di cui gli Arabi dovevano ben guardarsi nel caso di attacco. Infatti, la citazione del geografo del toponimo di Capo Bianco’, quando più avanti – nella nota (2), Amari e Schiapparelli scrivono: “(2) Metatesi di b.tr.s. Il porto del quale quì è parola, corrisponde all’attuale porto di Sapri ed il Capo Policastro al Capo Bianco.” credo, si riferiscano alla località ad oriente di Sapri, dove alla fine del 1500, fu costruita la ‘Torre di Capobianco‘, altra Torre cavallara di avvistamento, costruita per la difesa delle coste in epoca Vicereale. Alcuni autori coevi come la traduzione del Rizzitano (…), del testo di Edrisi – scritto in arabo – che hanno integrato vecchie traduzioni del Joubert (…) del 1840, affermano che il toponimo arabo ‘.tr.b.s, sia Atrabis”. Amari (2), credeva che il toponimo arabo ‘.tr.b.s, fosse Petrosa’. (Atrabis o Petrosa)? Bisognerà indagare ulteriormente sull’antico manoscritto e sulla pagina in questione che cita il toponimo arabo ‘.tr.b.s . Sapri era citato con il toponimo in arabo ‘.tr.b.s  (prima) e poi, invece, nella nota (2), scrivono b.tr.s (??). Amari e Schiapparelli, a pagina XV, spiegano il sistema adottato nella traduzione del testo in arabo, nella trascrizione dei toponimi “si è tenuto il sistema di far corrispondere ad ogni lettera araba una sola del nostro alfabeto, modificando con punti o con altri segni quelle lettere che devono rappresentare lettere diverse dalle nostre nella pronuncia.”. Dunque, stando a quanto scrivevano i due studiosi italiani (…), per Sapri, dovrebbe corrispondere una parola in arabo composta da otto lettere ‘. tr . b . s e secondo loro dovrebbe corrispondere alla parola arabo اخرلص che però non conosciamo perchè non abbiamo letto il testo originale di al-Idrisi. Dove sono i punti, non sappiamo quali lettere in arabo sono state scritte da al-Idrisi. Possiamo solo dire che siano otto lettere. I punti nella traduzione dei due studiosi sono 4, quindi quattro lettere che non conosciamo. Nella sua nota (2) Amari non parla di ‘.tr.b.s  ma parla di: b.tr.s. Amari, prima scrive ‘.tr.b.s (Petrosa) e poi scrive b.tr.s. Bisognerà meglio studiare la pagina tratta dal manoscritto originale del “Libro di Re Ruggero”, trascritto in alcuni codici antichi come quello conservato alla Biblioteca Nazionale di Francia e verificare i punti sostituiti da Amari a quali lettere arabe corrispondono, così da avere la trascrizione integrale del toponimo di Sapri citato in arabo. Tuttavia, studiando la traduzione che ne fece il Joubert (…), nel 1840, si può leggere il toponimo arabo ‘.tr.b.sAtrabis”. Tuttavia, qualunque sia il toponimo citato dal geografo al-Idrisi nel suo Libro di Re Ruggero, certo è che se la notizia fosse confermata da ulteriori indagini, il toponimo di Sapri o il porto di Sapri, o il porto di Capo Policastro, era conosciuto nel 1154 e forse ancora prima della stesura del libro scritto in arabo.

La Torre dell’“Obertino” o del “Lubertino”, poi in seguito detta ‘Torre del Capo bianco’

Nel 1978, e nel 1991, Angelo Guzzo (…), pubblicò due libri di estremo interesse per la ricostruzione storiografica delle nostre zone. Nei suoi ‘Da Velia a Sapri, itinerario costiero tra mito e storia‘ e, nel postumo ‘Sulla rotta dei Saraceni –  La difesa anticorsara sulla costa del Cilento’, il Guzzo, anche sulla scorta del Pasanisi e del Vassalluzzo, fa una disamina della costruzione delle Torri marittime Vicereali costruite sul finire del XVI secolo, lungo le noste coste, da tempo oppresse dalle incursioni barbaresche. Secondo il Guzzo (…), a p…., la costruzione della Torre del Buondormire, rientrò nel programma di edificazione di queste torri nel Regno di Napoli che ordinarono alcuni Vicerè Spagnoli. Secondo la ricostruzione che il Guzzo (…) fa, anche sulla scorta dei documenti di Archivio raccolti e citati dal Pasanisi (…) “Solo nel 1566 venne l’ordine della costruzione delle torri nelle rimanenti parti del Principato Citra, nel tratto cioè, che da Agropoli si estende fino a Sapri e non comprese nel precedente bando. Le torri da edificarsi o da accomodarsi ed indicate dall’Ingegnere Tortelli, che era stato inviato in quella provincia dal Duca d’Alcalà, furono le seguenti: 33) Una nel luogo detto del Buondormire, presso Sapri.”. Dunque, secondo quanto scrisse il Guzzo (…), non risulta ben chiaro se la Torre del Buondormire presso Sapri, che pure faceva parte del programma di costruzione del bando del 1566, fosse già preesistente e se di questa fosse prevista dall’Ingere Tortelli, solo la sua ristrutturazione o rinforzo o invece, come non ritengo verosimile, si trattasse di una vera e propria costruzione. Il Guzzo (…), a p. 246, nella sua nota (15), cita Don Sancio Martinez, di cui ne ha scritto il Pasanisi (…), nell’altro suo saggio dedicato alla costruzione delle Torri marittime della nostra costa. Il Pasanisi (…), nel suo ‘Don Sancio Martinez de Leyna e le torri marittime della Molpa e Palinuro’, racconta della richiesta che Don Sancio Martinez, nel 1554, fece alle Università del luogo per la costruzione di due nuove Torri a Molpa e Palinuro. Il Guzzo, racconta che, sebbene la richiesta di tasse per la costruzione delle due nuove torri fosse stata negata dalle Università del posto, queste due nuove torri erano operanti nel 1557. Il Guzzo (…), a p. 248, scriveva in proposito che: “Nel Principato Citra, si costruivano torri, già progettate e comprese nel Bando del 1566, nelle seguenti località:………………….”. Anzi il Guzzo (…), a p. 250, scriveva che: “Alla fine del 1570 sulla costa cilentana, di tutte le torri progettate e comprese nel bando del 1566, solo le seguenti erano effettivamente compiute, come risulta dai pagamenti fatti ai caporali ed ai soldati: – …………………….. (35).”. Il Guzzo (…), a p. 252, nella sua nota (35), sulla scorta del Vassalluzzo (…), che a p. 197, del suo ‘Castelli, torri e borghi della costa Cilentana’, nella sua nota (…), postillava la stessa cosa “……………………………………….. Il Guzzo (…), riguardo la documentazione attestante la notizia che alla fine del 1570, la costruzione della Torre del Buondormire, presso Sapri, era effettivamente compiuta, ricavata dal Pasanisi (…), postillava che: “(22) Perc. Prov. Fascio 119, fol. 138- citato da Pasanisi O., op. cit., pag. 433.. Dunque, se notiamo bene, il Guzzo, sulla scorta del Pasanisi e dei documenti di Archivio citati, scrivendo che detta suffraga la costruzione “effettivamente compiuta”, come risulta dai pagamenti fatti ai caporali ed ai soldati”, incluendo nell’elenco anche quella la Torre del Buondormire, non avvalora affatto l’ipotesi che la Torre del Buondormire, fosse stata costruita con il Bando del Vicerè del 1566 e poi conclusa nel 1570, ma dimostra solo che essa, fosse operativa e pienamente funzionante. Non è facile stabilire l’epoca di costruzione delle Torri marittime, esistenti all’epoca sulla costa Saprese ma ritengo che moltissime di esse, già esistessero e che fossero da molto tempo funzionanti. Le nostre zone, e soprattutto le nostre coste, costituirono il primo vero baluardo nella Guerra del Vespro tra Angioini ed Aragonesi e già prima Federico II, aveva fatto costruire sulle nostre coste diferse fortificazioni. Non a caso le nostre Torri, nella tradizione orale vengono chiamate “Torri Normanne”. Non è facile stabilire l’origine di questa o di queste Torri, ma di certo possiamo dire che questa Torre, figura nella carta di probabile epoca Aragonese da noi scoperta all’Archivio di Stato di Napoli (Fig. 2), di cui parleremo. Amedeo La Greca (36), nei suoi ‘Appunti di Storia del Cilento’, sulla scorta degli studi del  Pasanisi (…), parlando di Federico II, ci conferma alcune nostre ipotesi circa alcune torri costiere cavallare già preesistenti al tempo della loro rinnovata ricostruzione dei Vicerè spagnoli, e cioè che molte torri costiere erano già preesistenti perchè erano state costruite dai Normanni e poi fatte rinforzare da Federico II ed in seguito dai Vicerè Spagnoli. La Greca, scriveva che: “Nel 1233 Fedrico II ordinava la ristrutturazione delle torri costiere costruite dai Normanni ‘a difesa dall’infame genìa dei pirati’ (torri di San Marco di Agropoli, di Tresino, di Licosa, di Cannicchio, di Ascea, di Palinuro e di San Giovanni a Piro).”. Dalla documentazione della Camera della Sommaria Vicereale del Regno di Napoli, pubblicata dal Pasanisi (3), si evince che la costruzione delle Torri cavallare fatte costruire verso la fine del ‘500 dai Vicerè spagnoli per la difesa delle coste e delle umili popolazioni dell’epoca, non interessavano alcune Torri costiere che già dovevano essere preesistenti, se non per il solo loro rafforzamento. Una di queste è la Torre detta del Buondormire. La Torre del Buondormire, preesisteva lungo il litorale saprese già da molto tempo prima del ‘500, in cui vennero costruite altre Torri costiere. Prima della costruzione di alcune torri marittime o costiere per l’avvistamento e la difesa militare delle  povere popolazioni che furono costruite verso la fine del ‘500, lungo il nostro litorale (14), vi erano alcune Torri preesistenti. Sebbene non avessimo trovato testimonianza diretta nella scarna documentazione Angioina ed Aragonese, oggi possiamo dire che alcune torri già esistevano lungo la costa del Golfo di Policastro, come attestano alcune carte corografiche inedite da me scoperte. L’unico studioso che si sia occupato delle Torri costiere costruite anteriormente a quelle fatte costruire dai Vicerè Spagnoli, verso la fine del ‘500, è stato il Pasanisi (2) che però non fa luce su alcune Torri costiere – di cui abbiamo testimonianza – preesistenti lungo il litorale costiero del Golfo di Policastro. In particolare quella detta Torre del Buondormire. Abbiamo ritenuto di indagare ulteriormente su questa vicenda in quanto crediamo che vadano ulteriormente approfondite alcune fonti e notizie in merito, come ad esempio la citazione di un toponimo arabo che dovrebbe indicare il luogo di Sapri, o un luogo vicino ad esso. Il Vassalluzzo (…), sulla scorta dell’Alfano (…), scriveva in proposito: “Dopo Villammare, nel 1785 e nel 1888 ancora vi era la Torre del Buondormire. Ad oriente del porto di Sapri vi era quella di Obertino, così chiamata dal fiume omonimo e oggi detta di Capobianco (Tav. VI, fig. 6). A guardia della prima Torre vi furono, come torrieri, nel 1568 Pietro Caviczoles; nel 1576 Prando della Torraca; e dal 1598 al 1605 Francesco Brando. A torriere della Torre di Capobianco, nell’anno 1584, fu chiamato De Colis Giovanni. “. Nel 1815 la Torre del Buondormire era ancora visibile tanto che il Romanelli (…), parlando della baia naturale di Sapri così scriveva: di due miglia di circonferenza, e di un miglio di diametro di apertura ecc…..Oggi le due punte sono guardate da due Torri, l’una ad occidente della di Buondormire, e l’altra ad oriente detta di Lubertino.” (7). Dall’altra parte del paese, verso Acquafredda, troviamo altre tre torri. La torre alla foce del torrente ‘Rubertino’ (ricordata dall’Antonini e dal Pacicchelli come quella del fiume ‘Obertino’) è una di queste. La Torre del Lubertino, era ancora visibile nel 1828, allorquando il viaggiatore inglese Craunfurd Tait Ramage, la vide. Ecco cosa scriveva in proposito lo scrittore e viaggiatore inglese Craufurd Tait Ramage (…), letterato scozzese, precettore dei figli del Console Inglese presso la corte borbonica di Napoli che, nell’Aprile del 1828, intraprese un viaggio a piedi nel Regno delle due Sicilie, arrivando sino a Sapri ed oltre parte della Calabria: Ritrovai la barca ad una punta che costituisce una delle estremità del porto. Le due estremità di questo sono protette da due Torri, quella ad ovest si chiama Buondormire e l’altra ad est, Lubertino.”. Poi, più avanti, sulla costa saprese, procedendo verso Acquafredda, abbiamo la ‘Torre dello Scialandro’ e la ‘Torre di Mezzanotte’ (…), oggi diroccata e posta nelle vicinanze del ‘Canale di Mezzanotte’. Nel XVIII secolo, Sapri, non viene più menzionato in alcune carte geografiche regionali, ma in alcune di queste carte troviamo riportate alcune torri cavallare costruite nel periodo del viceregno spagnolo del Regno di Napoli lungo la costa del Golfo di Policastro, tra cui, anche quelle costruite lungo il tratto di costa del litorale saprese, in prossimità del piccolo borgo marinaro di Sapri. Quasi sempre vengono annoverate: la Torre di Capobianco’, ancora visibile dopo il porto di Sapri, all’altezza dello scoglio dello Scialandro a mare (Fig….).

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(Fig. 6) Torre di Capobianco lungo la S.S. 18 e, di fronte lo scoglio dello Scialandro

Dal punto di vista bibliografico e storiografico, la prima citazione del toponimo “Lubertino”, la ritroviamo in una carta inedita, da noi rinvenuta all’Archivio di Stato di Napoli (…)(Fig….). Come si può vedere dall’immagine della Fig…., che illustra un particolare della nostra costa, tratto dalla carta corografica manoscritta ‘Principato Citra – Regno di Napoli‘, d’epoca Aragonese (secolo XV), da me scoperta all’Archivio di Stato di Napoli (ASN) (9), nel tratto di costa limitrofo a Sapri, troviamo quattro torri. La carta da me rinvenuta all’Archivio di Stato di Napoli (Fig….), di cui ho ivi pubblicato il saggio: “Sapri in una carta manoscritta e inedita d’epoca Aragonese”, a cui rimandiamo per gli opportuni approfondimenti, è di estremo interesse per la toponomastica riportata. Dal punto di vista strettamente bibliografico e storiografico, la prima notizia certa su questa ed altre Torri costiere costruite lungo il litorale saprese, è contenuta in questa carta di probabile epoca Aragonese (Fig….)(…). La carta in questione (Fig….)(…) è di probabile epoca Aragonese e quindi d’epoca anteriore a quella Vicereale (epoca in cui furono realizzate o fortificate alcune Torri marittime Vicereali che furono costruite lungo il litorale Saprese, verso la fine del ‘500, su ordine dei Vicerè spagnoli). Da un’analisi più accurata sul file digitale della sua fotoriproduzione tratta dall’originale ottenuto dall’Archivio di Stato di Napoli (…), dove essa è conservata (Fig….), si possono notare particolari inediti e notizie interessantissime sulla storia locale. In questa carta corografica (Fig…), vengono indicati i toponimi principali dei luoghi, l’orografia del territorio, fiumi e montagne, alture e poi si vedono indicate anche le Torri marittime che a quel tempo si vedevano.

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(Fig….) Particolare della carta corografica manoscritta ‘Principato Citra – Regno di Napoli‘, da me scoperta all’Archivio di Stato di Napoli (ASN) (9)

Dal punto di vista bibliografico e storiografico, la prima citazione del toponimo “Lubertino”, è contenuta nella carta illustrata nell’immagine di Fig…., che illustra un particolare della nostra costa, tratto dalla carta corografica manoscritta ‘Principato Citra – Regno di Napoli‘, d’epoca Aragonese (secolo XV), inedita e da me scoperta all’Archivio di Stato di Napoli (ASN) (…), nel tratto di costa limitrofo a Sapri, troviamo quattro torri. L’indagine demografica e geo-storica, condotta anche attraverso l’indagine cartografica, delle prime mappe delineate conosciute, se confrontate con le recenti vedute satellitali, può dare buoni frutti. In particolare per i casali citati, ci conforta l’immagine Fig…. (…), della carta d’epoca aragonese – dove essi vengono citati. La carta inedita, da me scoperta all’Archivio di Stato di Napoli, riveste una particolare importanza per i nomi dei luoghi o toponimi in essa citata, inoltre essa, è forse l’unica testimonianza cartografica dei due toponimi in questione che, ritroviamo solo in questa carta. Come si può vedere, nell’immagine sopra che illustra la carta in questione, nelle campagne poste a ridosso della fascia costiera di Sapri, e dopo il centro abitato di Sapri, andando verso Acquafredda, si possono leggere alcuni nomi di luogo, dei quali non conosciamo l’origine e che oggi sono del tutto scomparsi o di cui rimangono pochi ruderi. Proprio nel punto antistante il “fiume lubertino”, in mare è indicato lo “Sialandro scoglio”. La zona è ricca di sorgenti carsiche e ivi, non molto distante si trova il ‘fiume Lubertino’ (che l’Antonini chiamava ‘Obertino’), un fiume di natura carsica e sotterraneo che scorre dalla montagna e sversa le sue fresche e limpide acque nel tratto di mare antistante la fascia costiera più o meno all’altezza dello scoglio dello ‘Scialandro’. L’area è stata oggetto di ritrovamenti archeologici di manufatti d’epoca romana segnalati in due opuscoli a stampa del Gruppo Archeologico Golfo di Policastro (G.A.S.)(…) e, poco più avanti, scendendo verso la costa si trova il cosiddetto ‘Riparo Smaldone’, un ritrovamento d’epoca preistorica. L’area in questione, fino ai primi anni dell’800, fu frequentata anche per la presenza della vecchia postale borbonica che da Sapri proseguiva verso Maratea. Riguardo l’epoca Aragonese e forse prima ancora all’epoca angioina della Guerra del Vespro, è interessante un documento del 1481, recentemente acquisito in digitale dall’Archivio dell’Abbazia di Cava de Tirreni. Dunque, secondo la carta d’epoca aragonese, il fiume ‘Lubertino’ o ‘Obertino’ (per l’Antonini), sfocia nel tratto di mare dove vi è lo scoglio dello ‘Scialandro’ e questo è un particolare corretto in quanto un po’ più a oriente dello scoglio dello ‘Scialandro’, navigando e non molto distante dalla linea di costa, sul pelo dell’acqua del mare si può vedere quello che la tradizione popolare chiama “u’ vull’ j l’acqua”. Come possiamo ben vedere nell’immagine della Fig…., che illustra il particolare del litorale Saprese e della baia di Sapri, ad oriente della cittadina, proseguendo lungo la costa che si prolunga verso Acquafredda e Maratea, sil monte Ceraso e, sul lato orientale del fiume Lubertino, si vede segnata due Torri. La prima torre, senza l’indicazione del nsuo nome, è segnata ad oriente del fiume Lubertino e quasi prosspiciente lo scoglio dello Scialandro, citato col nome di “Sialandro scoglio”. Questa Torre costiera, è indicata, come le altre, ovvero è disegnata la forma di una piccola torre di colore rosso carminio. Io credo che questa Torre, segnata nella carta d’epoca Aragonese, sia la stessa, di cui parla Scipione Mazzella Napolitano (…), che chiama………………………… e, quella che nella carta geografica “Principato Citra”, del 1613, delineata intorno al 1590-1594, dal cartografo Mario Cartaro (Fig….) (…), è riportata in successione a quella del Buondormire e detta “Torre del Capobianco”. Infatti, lungo il litorale ad oriente del paese di Sapri, le torri costruite e conosciute erano diverse. Il Vassalluzzo (…), nel suo ‘Castelli, torri e borghi della costa Cilentana’, sulla scorta dell’Alfano (…), a p. 197, scrivevano in proposito: “Dopo Villammare, nel 1785 e nel 1888 ancora vi era la Torre del Buondormire. Ad oriente del porto di Sapri vi era quella di Obertino, così chiamata dal fiume omonimo e oggi detta di Capobianco (Tav. VI, fig. 6). A guardia della prima Torre vi furono, come torrieri, nel 1568 Pietro Caviczoles; nel 1576 Prando della Torraca; e dal 1598 al 1605 Francesco Brando. A torriere della Torre di Capobianco, nell’anno 1584, fu chiamato De Colis Giovanni. “. All’altezza dell’attuale scoglio dello Scialandro invece, in epoca vicereale e forse già prima vi era e vi è ancora visibile la Torre oggi detta Torre di Capobianco, che anticamente veniva chiamata Torre dell’Obertino o del Lubertino, citata pure dall’Antonini. Scipione Mazzella (…), non cita solo la Torre dello Scilandro come scrive Antonio Scarfone (…), ma cita anche la “42 T. di Capobene in terr. di Policastro”. Il Mazzella, cita pure un’altra torre che a noi pare strana: “64. T. della Fenosa detta Capo delle Gatte in terr.”. Scipione Mazzella Napolitano (…), a p…., parlando di Sapri, in proposito scriveva che: “Appresso Policastro col suo Golfo, che gli antichi chiamavano Seno Saprico dalla città di Sapri hoggi nominata li Bonati.”. Dunque, Scipione Mazzella Napolitano (…), che lacuni hanno preso ad esempio per ciò che scriveva, sebbene citasse delle interessanti notizie, non conosceva bene i luoghi e dunque non poteva sapere che all’epoca in cui egli scriveva, nel 1568, sebbene Sapri, appartenesse alla giurisdizione del mandamento di Vibonati, le sue coste erano quelle sapresi e non di Policastro. Infatti, le Torri costiere esistenti al tempo di Scipione Mazzella (…), nel 1568, non erano solo quella dello ‘Scialandro’, ma lungo la fascia costiera che da Sapri va verso Acquafredda, le torri erano diverse. E’ lo stesso Scipione Mazzella che lo dice nel suo elenco delle Torri in  ‘Provincia di Principato Citra’ a p. 87:

Mazzella Napolitano, p. 83, sulle Torri del Principato Citra

(Fig….) Scipione Mazzella Napolitano (…), p. 87, elenco delle Torri nel Principato Citra

Alcune torri cavallare litoranee e di avvistamento, costruite in epoca Vicereale, non venivano comprese nel territorio di Sapri, in quanto il territorio di Sapri all’epoca dell’edizione di Mazzella, era compreso nel territorio del feudo della baronia dei Palamolla di Torraca e sotto la giurisdizione più ampia del marchesato dei Carafa di Policastro. Infatti, tra le Torri esistenti lungo la fascia costiera saprese che si protende fino ad Acquafredda, vi erano ad esempio anche la torre costiera vicereale detta dello ‘Scialandro’ (vedi immagine di Fig….), costruita verso il confine tra le due Regioni e poco prima il Canale di Mezzanotte.

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(Fig….) Torre di Capobianco lungo la S.S. 18 e, di fronte lo scoglio dello Scialandro

Come si può ben vedere anche in questa carta delineata nel ‘500 (…). Si tratta della carta di Mario Cartaro-Stelliola (…), due cartografi del Regno di Napoli, che nel 1613, delinearono questa carta corografica del Principato Citra. In questa carta, oltre a citarsi la “Torre bondormire”, e “Torre lo Scilandro”, si citava anche l’altra torre esistente lungo la costa saprese ad oriente del porto, la “Torre del Capobianco”, che è quella attualmente visibile ed esistente.

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(Fig…) Carta geografica “Principato Citra” di Mario Cartaro (coll. C. A. Stelliola), 1613 (delineazione 1590- -1594), cm. 36 x 51, riprodotta e tratta da Mazzetti E., Cartografia del Mezzogiorno d’Italia, ESI, Napoli, tav. XVII, conservata alla BNN (Archivio Storico Attanasio)

Il rilievo del Ten. Blois, del 1819

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(Fig….) Rilievo della Baia di Sapri eseguito nel 1 gennaio 1819 dal Tenente Blois del Genio militare Napoletano, rilievo in scala 1:5000 – disegno acquerellato, conservato presso il Nuovo Archivio, sede S. Marco dell’Istituto Geografico Militare di Firenze (I.G.M.), Sezione ‘Stampe Antiche’: (n. 141142) ‘Porto di Sapri’, “Rilievo originale eseguito dal Ten. Blois del Genio Napoletano. Si notano i resti dell’antico molo di “Le Cammerelle”,  con la seguente collocazione: “cart. n. 82, doc. n. 52, Comune di Sapri, Prov. Salerno”. Lo schizzo fu pubblicato per la prima volta da Giulio Schmiedt (…), che in proposito scriveva: “Porto di Sapri’, Rilievo originale eseguito dal Ten. Blois del Genio Napoletano. Sono riportati resti dell’antico porto romano.”, datato 1 gennaio 1819 (Archivio Storico Attanasio – concessione dell’I.G.M. di Firenze n……).

Cattura....

(Fig….) Rilievo di Sapri del 1819, del Ten. Blois (…) – particolare della costa ad oriente

Come possiamo vedere nell’immagine illustrata nella fig…, uno stralcio della Fig…, in alto del 1819, che illustra la rappresentazione della costa ad oriente di Sapri, la linea di costa e parte del territorio prima e dopo l’attuale porto di Sapri, si leggono i seguenti toponimi: “P. Grotticelle” (Punta Grotticelle), in prossimità dell’area denominata nella carta: “S. Jorio” che, corrisponde all’attuale S. Giorgio. Scendendo più giu, lungo il crinale del monte Ceraso e più giù verso l’attuale porto di Sapri, troviamo “Le Grotticelle” e “P. d’Agona”. Proseguendo sempre ad oriente di Sapri e lungo la linea di costa, leggiamo una “P. di Capobianco” e poi si vede indicata la costruzione della “T. di Capo bianco”. Lo studioso  Giulio Schmiedt (….), nel 1975, pubblicò un’interessantissimo studio per i tipi dell’Istituto Geografico Militare di Firenze. Nel suo studio, sugli ‘Antichi porti d’Italia’ (…),, lo Schmiedt (…), riferiva che: “Dopo il porto di Policastro il Portolano del Mediterraneo (172), elenca nel Sinus Laus gli scali di Marina di Vibonati, di Sapri e di Maratea, ma non si hanno elementi che documentino se in epoca greca fossero frequentati. Per quanto riguarda il primo (Vibonati) si può solo dire che fu probabilmente uno scalo lucano chiamato Vibo ad Sicam e che il secondo (Sapri) fu sicuramente uno scalo romano, di cui rimarrebbero semisommerse alcune strutture sulla costa immediatamente a nord di Punta del Fortino” (riferendosi al punto ove si trova il Faro Pisacane) (…), a cui abbiamo dedicato lo studio: “Il vecchio Fortino borbonico a Sapri”, a cui rinviamo per gli opportuni approfondimenti e che vediamo illustrato nella foto del satellite. Lo studioso Giulio Schmiedt, nel suo interessantissimo studio di Fig…. (…), citato, parlando del ‘Portolano del Mediterraneo’, a pag. 79, nella nota (176), si riferisce al ‘Compasso de navigare’ (Fig….)(…), e poi aggiunge e cita il testo di P. Luigi Cavalcanti (…) ‘Guida del Pilota per le coste e i porti del Regno delle due Sicilie’, del 1846, che parla degli scali dell’area a p. 46. (…). Schmiedt (…), a p. 78, parlando dello scalo di Policastro, sembra si riferisca ad un ‘Portolano del Mediterraneo’, moderno. Certo risulta strana la citazione di un Sinus Laus’ e di un Vibo ad Sicam’. Non sappiamo se il geografo e studioso Giulio Schmiedt, si riferiva al ‘Compasso de navigare‘.  Schmiedt (…), a p. 63, parlando di Punta Campanella e Punta Licosa, cita il Compasso (132) e poi a p. 79, lo cita nuovamente nella sua nota (176), citando anche il testo che ne parla: di P. Luigi Cavalcanti (…) ‘Guida del Pilota per le coste e i porti del Regno delle due Sicilie’, del 1846 (…). Pier Luigi Cavalcanti (…), nella sua ‘Guida del Pilota per le coste e i porti del Regno delle due Sicilie’, nel 1846, a p. 45, nel suo portolano, così descriveva la costa la costa che da Policastro arriva fino alla secca di S. Janni, località costiera nei pressi di Castrocucco:

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(Fig…) Cavalcanti P.L. (…), Portolano

Le Torri di guardia o di avvistamento (guardiole), più piccole, con pochi uomini di guardia ed un solo cannone, erano disposte sulle alture, oppure lungo la costa, spesso in località difficilmente raggiungibili, ma in ottima posizione per sorvegliare molte miglia di mare. ogni torre era in vista delle due limitrofe, in modo da poter comunicare, sia durante il giorno (segnali di fumo) che di notte (con l’accensione di fuochi). Il numero di fuochi corrispondeva a quello delle navi in arrivo e la fumata, (nei limiti delpossibile…..) era rivolta nella direzione da cui queste provenivano. entrambi i tipi di segnalazione erano preceduti da un suono di campana. Le Torri angioine, più antiche, di forma cilindrica, con basamento a tronco di cono che rappresenta i 2/3 dell’altezza dell’intera torre ed è sormontato da una cordonatura (redondone o toro) di tufo grigio in piperno (roccia vulcanica proveniente dalle cave napoletane poste ai piedi dei Camaldoli) o materiale simile, e mura poco spesse. Avevano funzione, essenzialmente “di avvistamento”. Le torri circolari, quelle d’epoca Angioina, caddero in disuso con l’avvento della polvere a sparo. Fu l’avvento dell’artiglieria a segnare il passaggio dalla forma circolare a quella quadrata, per meglio resistere alle cannonate. Le nuove Torri, costruite con criteri più moderni, erano così in grado di assolvere a funzioni di avvistamento, riparo ed anche offesa. Talvolta, due o più Torri venivano unite da ballatoi. L’ingresso veniva aperto sul lato a monte, al piano superiore (3-6 m. di altezza) e poteva essere dotato di una scala retraibile., anziché in muratura. Il sacerdote Mario Vassalluzzo (…), nel suo pregevole studio sui ‘Castelli, Torri e Borghi della Costa Cilentana’, edito nel 1975, nel capitolo III: “Le Torri costiere nel Viceregno”, a p. 45, mostrava un disegno tratto dalle Carte e stampe, conservate all’Archivio di Stato di Napoli, da cui io stesso, trassi diversi documenti inediti:

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In questo disegno, si vedono le due principali tipologie di torri costiere. La torre dello Scialandro, appartenente al sistema difensivo costiero del Regno di Napoli, ma di sicuro non faceva parte del programma di costruzione promosso dal Governo Vicereale. Situata su uno sperone roccioso nei pressi del “Canale di Mezzanotte”, non conosciamo l’epoca di fondazione, ma essendo la sua struttura di foma a pianta e sezione circolare, dunque con base e tronco cilindrico, rappresentando ed assumendo la quasi perfetta forma di un cilindro, essa si configura tra le tipologie costruttive usate molti secoli prima dell’epoca Vicereale. Io credo che la sua forma cilindrica, può avvalore l’ipotesi che essa sia una Torre molto più antica e forse risalente al periodo Angioino. Per le torri Vicereali, ovvero le torri costiere, oggi in parte ancora visibili anche se dirute, al contrario è stato scritto molto. Le torri costiere vicereali sono le torri costruite lungo la costa del Regno di Napoli ed in particolare quelle Tirreniche, dal Governo dei Vicerè Spagoli, ce tra gli anni 1555 e 1582, intrapresero un programma di costruzione molto vasto.  Onofrio Pasanisi (…), nel suo ‘Don Sancio Martinez de Leyna e le torri marittime della Molpa e Palinuro’, racconta della richiesta che Don Sancio Martinez, nel 1554, fece alle Università del luogo per la costruzione di due nuove Torri a Molpa e Palinuro. Il Vassalluzzo (…), nel suo ‘Castelli, torri e borghi della costa Cilentana’, sulla scorta dell’Alfano (…), a p. 197, scriveva in proposito: “Dopo Villammare, nel 1785 e nel 1888 ancora vi era la Torre del Buondormire. Ad oriente del porto di Sapri vi era quella di Obertino, così chiamata dal fiume omonimo e oggi detta di Capobianco (Tav. VI, fig. 6). A guardia della prima Torre vi furono, come torrieri, nel 1568 Pietro Caviczoles; nel 1576 Prando della Torraca; e dal 1598 al 1605 Francesco Brando. A torriere della Torre di Capobianco, nell’anno 1584, fu chiamato De Colis Giovanni.. Dunque, secondo il Vassalluzzo (…), ad oriente di Sapri, l’unica Torre esistente e costruita era quella di Capobianco, anticamente detta Torre dell’Obertino. Dal sacerdote Mario Vassalluzzo (…), nessuna citazione delle torri costiere più antiche ed in particolare della ‘Torre di Scialandro’, di cui parlerò. Nel 1978, e nel 1991, Angelo Guzzo (…), pubblicò due libri di estremo interesse per la ricostruzione storiografica delle nostre zone. Nei suoi ‘Da Velia a Sapri, itinerario costiero tra mito e storia‘ e, nel postumo ‘Sulla rotta dei Saraceni –  La difesa anticorsara sulla costa del Cilento’, il Guzzo, anche sulla scorta del Pasanisi e del Vassalluzzo, fa una disamina della costruzione delle Torri marittime Vicereali costruite sul finire del XVI secolo, lungo le noste coste, da tempo oppresse dalle incursioni barbaresche. Secondo la ricostruzione che il Guzzo (…) fa, anche sulla scorta dei documenti di Archivio raccolti e citati dal Pasanisi (…) “Solo nel 1566 venne l’ordine della costruzione delle torri nelle rimanenti parti del Principato Citra, nel tratto cioè, che da Agropoli si estende fino a Sapri e non comprese nel precedente bando. Le torri da edificarsi o da accomodarsi ed indicate dall’Ingegnere Tortelli, che era stato inviato in quella provincia dal Duca d’Alcalà, furono le seguenti: 35) Una allo Scialandro, presso Sapri“. Dunque, il Guzzo (…), a p. 247, scriveva che la Torre dello Scialandro, veniva costruita a seguito dell’orinanza vicereale del 1566. Ma rileggendo il Pasanisi (…), abbiamo visto che l’epoca di costruzione di quella torre non si evince. Dal documento citato a p. 429 nella sua nota (1), si evince che l’università di Rivello, nel 1567, veniva esentata dal pagamento dei pesi per la Torre dello Scialandro, ma non si evince da nessun documento che la ‘Torre dello Scialandro’ rientrasse nel programma dell’ordinanza del 1566. Ancora il Guzzo (…), a pp. 248-250, in proposito scriveva che: “Nel Principato Citra, si costruivano torri, già progettate e comprese nel Bando del 1566, nelle seguenti località (e continua l’elenco delle torri a p. 250): “alla Petrosa, a Villammare; al Buondormire, presso Sapri, alla foce del torrente Rubertino, presso Sapri, allo Scialandro, presso Sapri.”. Il Guzzo, racconta che, sebbene la richiesta di tasse per la costruzione delle due nuove torri fosse stata negata dalle Università del posto, queste due nuove torri erano operanti nel 1557. Il Guzzo (…), a p. 248, scriveva in proposito che: “Nel Principato Citra, si costruivano torri, già progettate e comprese nel Bando del 1566, nelle seguenti località:………………….”. Anzi il Guzzo (…), a p. 250, scriveva che: “Alla fine del 1570 sulla costa cilentana, di tutte le torri progettate e comprese nel bando del 1566, solo le seguenti erano effettivamente compiute, come risulta dai pagamenti fatti ai caporali ed ai soldati: – ………………. (35).”. Il Guzzo (…), a p. 252, nella sua nota (35), sulla scorta del Vassalluzzo (…), che a p. 197, del suo ‘Castelli, torri e borghi della costa Cilentana’, nella sua nota (…), postillava la stessa cosa “……………………. Il Guzzo (…), nelle pagine seguenti, parla del programma di costruzione attuato nel Regno di Napoli dal governo Vicereale Spagnolo e a p. 250, a proposito della Torre del Buondormire, dice che questa era una delle torri che furono completate alla fine del 1570 e a p. 252, nella sua nota (35), postillava che: “(35) La Torre del Buondormire ora del tutto scomparsa, era ancora visibile nel 1888. Vi furono come torrieri: ecc..ecc..”. Il Guzzo (…), riguardo la documentazione attestante la notizia che alla fine del 1570, ricavata dal Pasanisi (…), la costruzione della Torre del Buondormire, presso Sapri, era effettivamente compiuta, in proposito postillava che: “(22) Perc. Prov. Fascio 119, fol. 138- citato da Pasanisi O., op. cit., pag. 433.”. Dunque, se notiamo bene, il Guzzo, sulla scorta del Pasanisi e dei documenti di Archivio citati, scrivendo che detta suffraga la costruzione “effettivamente compiuta”, come risulta dai pagamenti fatti ai caporali ed ai soldati”. Dunque, il Guzzo, sulla scorta del Pasanisi (…), comprendeva nell’elenco delle torri che venivano costruite nel 1566, anche quella dello Scialandro. Il Guzzo, nel suddetto elenco, citava la ‘Torre dello Scialandro’ e la citava dopo la Torre alla foce del torrente Rubertino che abbiamo visto essere poi stata chiamata Torre di Capobianco che è ancora visibile davanti lo scoglio dello Scialandro. Dunque, stando a ciò che lo stesso Guzzo scrivesse a p. 250, la Torre dello Scialandro seguiva in successione quella del torrente Rubertino, e dunque, questa torre doveva essere una torre posta lungo la costa dopo quella del torrente Rubertino. Sempre il Guzzo (…), a p. 253, scriveva che con la nuova tassa imposta nel 1582, e per effetto di essa furono portate a termine anche la torre alla foce del torrente Rubertino, presso Sapri. Dunque, della torre dello Scialandro, non si dice più nulla. Forse perchè era una torre già preesistente, come io credo, ma in rovina e dunque giudicata non idonea al programma di costruzione portato a termine dall’Ingegnere Tortelli. Dalla documentazione della Camera della Sommaria Vicereale del Regno di Napoli, pubblicata dal Pasanisi (…), si evince che la costruzione delle Torri cavallare fatte costruire verso la fine del ‘500 dai Vicerè spagnoli per la difesa delle coste e delle umili popolazioni dell’epoca, non interessavano alcune Torri costiere che già dovevano essere preesistenti, se non per il solo loro rafforzamento. Ma se il Guzzo (…), sulla scorta di Onofrio Pasanisi, a proposito di questa torre, a pp. 248-250, in proposito scriveva che: “Nel Principato Citra, si costruivano torri, già progettate e comprese nel Bando del 1566, nelle seguenti località (e continua l’elenco delle torri a p. 250): “alla Petrosa, a Villammare; al Buondormire, presso Sapri, alla foce del torrente Rubertino, presso Sapri, allo Scialandro, presso Sapri.”. Dunque, anche in questo caso il Guzzo (…), ci dà un quadro distorto della realtà dei fatti, in quanto secondo quanto asserisce, la torre dello Scialandro, si costruiva nel 1567. Come ho avuto già modo di ribadire, la torre dello Scialandro, nel 1567, era già preesistente ma dal documento citato dal Pasanisi non si evince che fosse in costruzione. Forse nel 1567, la Torre dello Scialandro, come altre torri già preesistenti, erano state oggetto di interventi di manutenzione. Sempre il Guzzo, a p. 253, scrive che nel programma di costruzione attuato nel Regno di Napoli dal governo Vicereale Spagnolo, per effetto della nuova tassa imposta nel 1582, fu portata a termine alcune torri ma nel suo elenco non figura quella dello Scialandro. Infatti, se la Torre dello Scialandro, veniva citata da Scipione Mazzella Napolitano, nella sua prima edizione del 1568, mi chiedo come fosse possibile che questa torre, pur essendo compresa nel programma di ricostruzione del 1566, non fosse stata ultimata a seguito del programma attuato a seguito della tassa del 1582. L’unica spiegazione logica è quella, come io credo, che la Torre dello Scialandro, fosse una torre già peesistente ancora prima della costruzioni vicereali e che poi in seguito, fu compresa nel programma di ricostruzione per rinforzarla ma, come io credo, i lavori non furono del tutto ultimati a causa del fatto che mancavano i fondi per ricostruirla o rinforzarla. Infatti, il sacerdote Mario Vassalluzzo (…), nel suo ‘Castelli, torri e borghi della costa Cilentana’, sulla scorta del Pasanisi (…), a p. 197, scriveva in proposito che: “Dopo Villammare, nel 1785 e nel 1888 ancora vi era la Torre del Buondormire. Ad oriente del porto di Sapri vi era quella di Obertino, così chiamata dal fiume omonimo e oggi detta di Capobianco (Tav. VI, fig. 6). A guardia della prima Torre vi furono, come torrieri, nel 1568 Pietro Caviczoles; nel 1576 Prando della Torraca; e dal 1598 al 1605 Francesco Brando. A torriere della Torre di Capobianco, nell’anno 1584, fu chiamato De Colis Giovanni.. Dunque, secondo l’elenco che fa il Vassalluzzo (…), tra il 1568 e il 1584, sulla ‘Torre dello Scialandro’, a sua guardia non risulta nessun torriere ma risultano torrieri a guardia delle torri di Buondormire e di Capobianco. Ovviamente il fatto che non risultassero torrieri a guardia della ‘Torre dello Scialandro, nel secolo XVI, non significa che questa torre non fosse già preesistente.  Il Guzzo (…), sulla scorta del Pasanisi (…), a p. 253, scriveva che nel 1580, la vicina Università di Maratea, “ricorreva al Vicerè per la mancata costruzione di una torre, già ordinata dal Governatore Conte di Briatico, nel luogo detto di Acquafredda, presso la grotta della Scala, approdo e dimora dei corsari (39).“. La “Grutta d’a Scala” (il nome significa ‘grotta della scala’). Il Guzzo, a p. 253, in proposito a questa torre in Acquafredda, nella sua nota (39), postillava che: “(39) O. Pasanisi, op. cit. p. 435.”. Infatti, Onofrio Pasanisi (…), a p. 435, aveva scritto che: “Nel 1580 l’università di Maratea ricorreva al vicerè per la mancata costruzione d’una torre già ordinata dal governatore Conte di Briatico nel luogo detto dell’Acqua fredda presso la grotta della Scala, approdo e dimora dei corsari (2).“. Il Pasanisi (…), a p. 435, nella sua nota (2), postillava che: “(2) Proc. R. Cam. (p.a.) n. 3037, vol. 277.”. Ma in questo caso il Pasanisi (…), non si riferiva alla ‘Torre di Scialandro’, ma si riferiva ad una torre costruita ad Acquafredda, nel luogo, dove io credo, oggi vi è la Villa Nitti. La vicina spiaggetta della grotta della Scala si trova ad Acquafredda di Maratea in Provincia di Potenza, ed è molto probabilmente la spiaggetta dove sbarcò il gruppetto al seguito di Costabile Carducci. Non sappiamo se il 10 marzo 1577, secondo quando scrive Onofrio Pasanisi (…), nel suo ‘Don Sancio Martinez de Leyna e le torri marittime della Molpa e Palinuro’, a p. 281: “il regio misuratore delle Torri delle cinque provincie di Terra di Lavoro, Principato Citra (il nostro) Basilicata, Terra di Bari e Capitanata, Liberato Lucido, ecc..”, l’avesse visitata insieme alle altre preesistenti lungo il litorale costiero del nostro Principato Citra. Certo è che se fosse ritrovato l’antico verbale di visita di Liberato Lucido, Regio misuratore del Regno di Napoli al tempo del governo dei Vicerè Spagnoli, sarebbe un ulteriore testimonianza dell’esistenza, anzi preesistenza della ‘Torre di Scilandro‘. A tal proposito stò cercando i registri ‘Quinernioni’, dove si annotavano le Sentenze e delibere della Regia Corte della Sommaria, come ci dice il Capasso. Riguardo la torre marittima della Molpa, requisita dal duca d’Alcalà, al De Leyna, e in seguito, il 10 marzo 1577, dunque dopo la prima edizione del Mazzella, secondo quanto il Pasanisi postillasse nella sua nota (3), si riferiva al “(3) Proc. R. Camera, n. 3749, vol. 315, p.a.”. Come pure, potrebbe risultare interessante il documento citato dal Guzzo (…), a p. 258: “Carta n. 41 del Volume 104 dell’Archivio di Stato di Napoli, Sommaria Diversi, I numerazione, in cui è ben chiaro il numero ed anche la dislocazione di tutte le torri marittime del Regno.”. Forse la ‘Torre dello Scialandro’ era una torre già preesistente, come io credo, ma in rovina e dunque giudicata non idonea al programma di costruzione portato a termine dall’Ingegnere Tortelli. Mazzella (…), a p. 87, elencava le torri costiere esistenti nel 1568, ed in proposito citava solo la torre dello ‘Scialandro’, scrivendo: “37 T. di Scilandro in Territorio di Policastro“. Scipione Mazzella (…), nel suo elenco delle Torri di Principato Citra, citava anche la “58 T. del Crivo di Scilandro in territorio di Cammerota”, confondendola con l’altra ‘Torre del Crivo‘, e confondendola il luogo, dicendola a Camerota. La torre dello Scialandro è una torre molto più antica delle altre visibili che la tradizione popolare orale chiama ‘Normanne’ ma, costruite in epoca Vicereale. Le torri vicereali,  non sono di forma circolare come quella dello Scialandro, ma esse hanno una sezione a base quadrata e, in elevato assumono una quasi perfetta forma cubica. La Torre dello Scialandro, invece, diversamente dalle altre e unico esempio esistente fino a Novi Velia, ha una sezione a base circolare ed in elevato, assume una forma quasi cilindrica, rastremandosi verso l’alto, forma questa tipica delle Torri d’epoca Angioina, dunque molto più antica delle altre. Inoltre, molti scrittori che l’anno citata, l’hanno confusa con la vecchia Torre dell’Obertino poi detta di Capobianco. La Torre dello Scialandro, come si può ben vedere in tutte le altre carte geografiche citate, è sempre segnata lungo la costa che da Sapri va verso Acquafredda ma posta in successione alla Torre di Capobianco. Credo che la Torre di Scialandro, sia la seconda torre ad oriente di Sapri e del fiume Lubertino, che si vede disegnata in rosso nella carta d’epoca Aragonese. Matteo Mazziotti (…), nel suo ‘Costabile Carducci ed i moti del Cilento del 1848′, edito nel 1909, parlando dei fatti che accaddero nel 1848, e sul Carducci, nel suo vol. II, a p. 5, in proposito alla torre che io credo fosse dello Scialandro, scriveva che: “Alcuni corsero ad avvertire le guardie doganali in una antica torre posta a ridosso della collina e addetta a caserma. Il brigatiere delle guardie, Salvatore Miggiani, raccolti i suoi pochi dipendenti ecc..”. A tal proposito, devo però citare il racconto dell’episodio e dei luoghi che fa Franco Maldonato (…), nel suo ‘Teste mozze’, edito recentemente, che a p. 104, in proposito allo sbarco di Carducci ad Acquafredda, scriveva che: “Messo al sicuro il gozzo, si inerpicano in cerca di cibo verso l’abitato, un borgo di duecento anime, noto come Acquafredda perchè nelle acque rivierasche affiora, una bolla visibile solo in tempo di bonaccia, una sorgente sotterranea di acqua dolce, più fredda delle altre correnti in ogni periodo dell’anno. Quivi si era rifugiato il sacerdote Vincenzo Peluso, che in gennaio ..”. Maldonato (…), a p. 105, continuando il suo racconto scriveva che: “ritenne più prudente ritirarsi ad Acquafredda, poco più di cinque chilometri da Sapri, in una casina a forma circolare situata su un colle che guarda direttamente verso il mare ma dal lato opposto del Porticello.”Dunque, secondo il Maldonato, il vecchio prete Vincenzo Peluso, nel gennaio del 1848, si era ritirato o “rifugiato” in una una casina a forma circolare situata su un colle che guarda direttamente verso il mare ma dal lato opposto del Porticello.”.

Le Torri costiere preesistenti e molto più antiche di quelle costruite nel Regno di Napoli dai Vicerè del governo Spagnolo

Sin dall’antichità furono costruite sui litorali marittimi torri costiere con funzioni di avvistamento contro la pirateria corsara, ma dobbiamo arrivare al XXI secolo perché esse abbiano una connotazione più specificamente antisaracena. In diverse località dell’Italia meridionale vennero edificate torri di vedetta a difesa dei porti e delle principali città. Furono gli Angioini a pensare a un sistema permanente e completo di difesa e di segnalazione con fumo e fuochi dall’alto di torri collocate in promontori e in vista una dell’altra. Tale sistema fu realizzato solo in minima parte, anche a causa dei continui cambiamenti politici e finì per passare sotto il controllo dei feudatari e delle famiglie che intendevano proteggere i propri territori, piuttosto che le popolazioni dei centri abitati. Non è facile stabilire l’epoca di costruzione delle Torri marittime, esistenti all’epoca sulla costa Saprese ma ritengo che moltissime di esse, già esistessero e che fossero da molto tempo funzionanti. Sulle Torri cosiere costruite all’epoca di Federico II di Svevia e quelle successive costruite in epoca Angioina, al tempo della disastrosa per le nostre terre “Guerra del Vespro”, che le interessò particolarmente, poco si è scritto e, poco si è detto e si è indagato. Le nostre zone, e soprattutto le nostre coste, costituirono il primo vero baluardo nella Guerra del Vespro tra Angioini ed Aragonesi e già prima Federico II, aveva fatto costruire sulle nostre coste diferse fortificazioni. Non a caso le nostre Torri, nella tradizione orale popolare vengono chiamate “Torri Normanne”. Non è facile stabilire l’origine di questa o di queste Torri, ma di certo possiamo dire che questa Torre, figura nella carta di probabile epoca Aragonese da noi scoperta all’Archivio di Stato di Napoli (Fig….), di cui parleremo. Amedeo La Greca (…), nei suoi ‘Appunti di Storia del Cilento’, sulla scorta degli studi del  Pasanisi (…), parlando di Federico II, ci conferma alcune nostre ipotesi circa alcune torri costiere cavallare già preesistenti al tempo della loro rinnovata ricostruzione dei Vicerè spagnoli, e cioè che molte torri costiere erano già preesistenti perchè erano state costruite dai Normanni e poi fatte rinforzare da Federico II ed in seguito dai Vicerè Spagnoli. Amedeo La Greca, scriveva che: “Nel 1233 Fedrico II ordinava la ristrutturazione delle torri costiere costruite dai Normanni ‘a difesa dall’infame genìa dei pirati’ (torri di San Marco di Agropoli, di Tresino, di Licosa, di Cannicchio, di Ascea, di Palinuro e di San Giovanni a Piro).”. Il La Greca (…), nell’elencare alcune delle Torri fatte costruire a difesa dall’Imperatore Svevo Federico II, si ferma a San Giovanni a Piro, ovvero ad alcune torri costruite lungo la costa di Scario. Ma l’elenco continua e, poco si è scritto su di esse. Prima della costruzione di alcune torri marittime o costiere per l’avvistamento e la difesa militare delle  povere popolazioni che furono costruite verso la fine del ‘500, lungo il nostro litorale (…), vi erano alcune Torri preesistenti. Lo studioso Orazio Campagna (…), nel suo ‘La “Regione Mercuriense” nella storia delle comunità costiere da Bonifati a Palinuro’, edito nel 1982, parlando di Policastro, a p. 259, in proposito scriveva che: “La contea di Policastro fu sempre considerata un caposaldo difensivo e per le comunità del Cilento e per Salerno, infatti, anche sotto Federico II il “castrum” subì rifacimenti, finanche col contributo della baronia di Camerota (79). Il campanile a torre, nel XI secolo (80), contribuiva alla difesa del centro (81). Contro l’avanzata degli Almugaveri, durante la guerra del Vespro, fu preposto alla difesa della costa, da Salerno a Policastro, Tommaso Sanseverino (82).”. Il Campagna (…), a p. 259, nella sua nota (79), postillava che: “(79) Nel Codice Diplomatico Salernitano, I.”. Sempre il Campagna (…), a p. 259, nella sua nota (80), postillava che: “(80) E’ nota una iscrizione del 1167, in G. Cataldo, op. cit.”. . Il Campagna (…), a p. 259, nella sua nota (79), postillava che: “(81) O. Siviero, Relazione sulla Chiesa cattedrale di Policastro, Napoli, 1925. Il colonnato della cripta fa risalire il tempio originario ad epoca costantiniana.”. Il Campagna (…), a p. 259, nella sua nota (82), postillava che: “(82) Gli Almugaveri o Almugavari erano soldati di fanteria, velocissimi nell’attacco, feroci contro la popolazione della costa. Erano alle dipendenze di un “adil” (duce). Inizialmente erano costituiti da arabi catalani, guasconi, aragonesi, navarresi, majorchini. Furono apprestate fortificazioni anche a S. Maria, a Capitello, a Bosco, a Camerota, e presso il monte Bulgheria. A Giacomo Sanseverino si deve la costruzione del castello, iniziata nel 1293 e terminata nel 1309, come da iscrizione sul portale. Sui Sanseverino, cfr. G. Azzarà, I Sanseverino nella storia d’Italia, in “SM”, a. V (1972), fasc. IV; Idem, I Sanseverino conti di Montesano, Padula, Sanza, Policastro, in “SM”, a. VIII (1975), fasc. III-IV, p. 335.”. Continuando il suo racconto il Campagna (…), a p. 260, riferendosi a Policastro, in proposito scriveva che: “Durante la guerra del Vespro, nonostante ne fosse stata rinforzata la difesa anche con armi fatte pervenire anche da Melfi (84), fu occupata dagli Almugaveri, il cui presidio, però fu presto sopraffatto, e la fortezza fu liberata. Nella seconda metà del XV secolo, i Petrucci ne avevano notevolmente ampliato il territorio nel basso Cilento (85). Dopo la congiura dei Baroni e il sequestro dei beni ai congiurati (86), la contea di Policastro che era stata avocata a sè dalla Corona, fu acquistata da Giovanni Carafa della Spina (87).”. Il Campagna (…), a p. 260, nella sua nota (84), postillava che: “(84) Reg. Ang. 48, f. 144 t.”. Il Campagna (…), a p. 260, nella sua nota (85), postillava che: “(85) E. Perito, ‘La congiura dei baroni e il conte di Policastro’, Bari 1926.”. Il Campagna (…), a p. 260, nella sua nota (86), postillava che: “(86) ASN, Privilegi della Sommaria, nei voll. 18 e sgg.; E. Perito, ‘La congiura ….’, op. cit.”. Il Campagna (…), a p. 260, nella sua nota (84), postillava che: “(88) Alla morte di Alfonso di Loria, 1597, la baronia di Majerà passò ai Carafa, difatti Vittoria di Loria, primogenita di Alfonso, aveva sposato Lelio Carafa, dei conti di Policastro, in F. A. Vanni, ‘Cronica di Majerà, ms, cit.”. Sui Sanseverino e sui Carafa ha scritto anche Carlo Pesce (…), nella sua ‘Storia della città di Lagonegro’. Sebbene non avessimo trovato testimonianza diretta nella scarna documentazione Angioina ed Aragonese, oggi possiamo dire che alcune torri già esistevano lungo la costa del Golfo di Policastro, come attestano alcune carte corografiche inedite da me scoperte. L’unico studioso che si sia occupato delle Torri costiere costruite anteriormente a quelle fatte costruire dai Vicerè Spagnoli, verso la fine del ‘500, è stato il Pasanisi (…) che però non fa luce su alcune Torri costiere – di cui abbiamo testimonianza – preesistenti lungo il litorale costiero del Golfo di Policastro. Tuttavia, sarà proprio il Pasanisi (…), come dirò, che oltre al Mazzella (…), citerà un’interessantissima notizia storica, forse l’unica, sulla ‘Torre di Scialandro’.  Alcune torri cavallare litoranee e di avvistamento, costruite in epoca Vicereale, non venivano comprese nel territorio di Sapri, in quanto il territorio di Sapri all’epoca dell’edizione di Scipione Mazzella Napolitano (…), era compreso nel territorio del feudo della baronia dei Palamolla di Torraca e sotto la giurisdizione più ampia del marchesato dei Carafa di Policastro.

 

 

Note bibliografiche:

(1) Attanasio F., “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, Dicembre 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10; l’articolo fu citato dal Cesarino F., La Lucania del Barone Antonini, stà in ”I Corsivi”, n. 3, 1988; “I villaggi deserti del Cilento”, rivista ‘i Corsivi’, Gen.- Feb., 1988, anno III, n. 1-2, Sapri, pp. 12-13; “La pittura locale a Villa Guariglia“, rivista “I Corsivi”, Luglio 1987, anno II, n. 7, Sapri, p. 29; “Notizie storiche su Castelruggero“, rivista “I Corsivi”, Sapri, dic. 1988, anno II, n. 12, pp. 13-14; “Per un centro di storia cilentana“, rivista “I Corsivi”, Sapri, Nov. 1986, anno I, n. 9, p. 23; “Per un’ area di riequilibrio naturale”, rivista “I Corsivi”, Agosto 1986, anno I, n. 6, Sapri, p. 17; “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, rivista ‘Progetto’, Salerno, Luglio 1994, anno V, n. 2., pp. 3-4; “Per una politica del recupero“, Rivista ‘Progetto’, Salerno, Maggio 1994, Anno V, n. 1, pag. 11; “I villaggi deserti del Cilento”, “Progetto”, Salerno, Aprile 1995, anno VI, n. 2, p. 16; “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998; si veda pure: ‘Le più antiche carte dell’Italia annesse ai più antichi codici greci conosciuti’, stà sulla rivista web ‘Zedinfo’, curata da Tonino Pitarresi, Palermo, ed. ZED, Gennaio 2018, consultabile collegandosi a: http://www.zedinfo.it/?p=9840

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(Fig….) Attanasio Francesco, Sapri, incursioni nella notte dei tempi, stà nella rivista ”I Corsivi”, n. 12, Sapri, Dicembre 1987, pp. 9-10

(2) (Fig. 1) Stralcio della carta corografica manoscritta ‘Principato Citra – Regno di Napoli‘, ove sul retro è scritto “1756’ (?), sec. XVIII, Principato Citra, Regno di Napoli”, da me scoperta all’Archivio di Stato di Napoli nei primi anni ’80 – Sezione ‘Diplomatico-politica’, “Raccolta piante e disegni“, C. XXXII, 2, di cui sappiamo che una copia, fatta riprodurre da Ferdinando Galiani, è conservata alla Biblioteca Nazionale di Parigi.

(3) Antonini G., La Lucania, ed. Tomberli, Napoli, 1795, disc. XI, vol. II, p. 430 e p. 435.

(4) Ramage Craufurd Tait, Viaggio nel Regno delle Due Sicilie, Roma, si veda ried. 1966 a cura di E. Clay e si veda, ristampa a cura di Raffaele Riccio, ed. dell’Ippogrifo, Sarno, 2014, p. 137

(5) Beltrano O., Breve descrizione del Regno di Napoli, Napoli, 1671.

(6) Pacichelli G.B., Il Regno di Napoli in prospettiva – dell’Abate Pacichelli, Napoli, Stamperia di Luigi Muzio, 1702, p….

 

(…) Gallotti Nicola, Sapri nella storia e nella tradizione popolare, Napoli, Tip. G. Golia, 1899 (Archivio Storico Attanasio)

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(7) (Fig. 4) Gallotti N., “Condizioni igienico-sanitarie di Sapri”, Ed. Tipografia Lagonegrese, 1891; “L’aqua potabile di Sapri – (Ricordi) per il Dott. Nicola Gallotti”, Tipolitografia Francesco Graniti, Napoli, 1901 (di mia proprietà); “L’aqua potabile in Sapri – osservazioni e proposte del Dott. Nicola Gallotti”, Napoli, Ed. Tipografia dell’Accademia Reale delle Scenze, 1902; “Sull’influenza ricomparsa in Sapri-  dal Febraio all’Aprile del 1894”, Napoli, Ed. Tipografia di Michele Gambella, 1894; “Per l’inaugurazione del nuovo cimitero in Sa- pri – discorso del Sindaco Dott. Nicola Gallotti, pronunziato il 31 luglio 1904”, Lagonegro, Tipografia lucana, 1904 (erano i tempi dei noti meridionalisti lucani come Giustino Fortunato).

(8) Romanelli D., Antica topografia Istorica del Regno di Napoli, Napoli, 1815, Stamperia Reale, ristampa de: Il Cilento, Paestum e il Picentino, a cura di La Greca F., ed. Galzerano, 1990, p. 101.

(9) (Fig. 5-6) Carta manoscritta “Golfo di Policastro“, senza indicazione di scala, a colori, (1° quarto sec. XIX), cm. 30 x 178, conservata presso la Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli, Sez. Manoscritti e rari, Ba 5d (2. Questa carta da me scoperta è inedita, fu da me pubblicata nellAnalisi sull’“Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“,per la redazione del P.R.G. del Comune di Sapri, Sapri, 1998 (1).

(10) (Fig. 7) Carta geografica di “Principato Citra” delineata da Mario Cartaro (coll. C. A. Stelliola), 1613 (delineazione 1590-1594), cm. 36 x 51, riprodotta da Mazzetti E., op. cit., (19), vol. II, tav. XVII. Oggi questa carta è conservata alla Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli e si può vedere alla biblioteca digitale.

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(…) Schmiedt Giulio, Antichi porti d’Italia – Gli scali Fenicio-punici – I porti della Magna Grecia, Parte II- I Porti delle Colonie Greche, stà nella rivista dell’I.G.M. “L’Universo”, ed. I.G.M., Firenze, 1975 (che noi possediamo in originale), pp. 78-79

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(…) Cavalcanti P.L., ‘Guida del Pilota per le coste e i porti del Regno delle due Sicilie’, Napoli, 1846, a p. 45, nel suo portolano, così descriveva la costa la costa che da Policastro arriva fino alla secca di S. Janni, località costiera nei pressi di Castrocucco.

Sapri, in due studi di Giulio Schmiedt

Gli studi

Nel 1987, pubblicai a stampa (1) uno studio sulle origini e la storia di Sapri. Lo studio, iniziato a Salerno e poi proseguito a Napoli, fu condotto su vari fronti. Le scarse informazioni che la storiografia locale metteva a disposizione e le scarse fonti archi-vistiche dell’epoca, rendevano incerti i risultati ma, la ricerca di nuove fonti, meritava ulteriori approfondimenti ed indagini. Anche se oggi non vi è rimasta memoria di tutto ciò, questo studio fa luce su alcuni aspetti e caratteristiche peculiari che l’aspro territorio del Golfo di Policastro ha avuto nei secoli. Come vedremo, lo studio delle poche fonti fino a noi giunte, anche se andrebbero ulteriormente indagate, restituisce un piccolo ma utile contributo alla storia del ‘basso Cilento’ e di Sapri nei secoli. Nello studio redatto per il Comune di Sapri, per la redazione del nuovo P.R.G. di Sapri – oggi conservato negli Archivi del Comune – scrivevo e riportavo alcune notizie e documenti che dal punto di vista strettamente bibliografico e storiografico, restano di estremo interesse. Recentemente abbiamo chiesto ed ottenuto dall’Istituto Geografico Militare di Firenze (I.G.M) che lo conserva, un disegno manoscritto del 1819 (Fig. 4) che fù pubblicato da Giulio Schmiedt (2) nel 1975.

Sapri in due studi di Giulio Schmiedt.

Lo studioso  Giulio Schmiedt (2), nel 1975, pubblicò un’interessantissimo studio per i tipi dell’Istituto Geografico Militare di Firenze. Nel suo studio, sugli ‘Antichi porti d’Italia’ (2), (Fig. 11), lo Schmiedt (2), riferiva che: “Dopo il porto di Policastro il Portolano del Mediterraneo (172), elenca nel Sinus Laus gli scali di Marina di Vibonati, di Sapri e di Maratea, ma non si hanno elementi che documentino se in epoca greca fossero frequentati. Per quanto riguarda il primo (Vibonati) si può solo dire che fu probabilmente uno scalo lucano chiamato Vibo ad Sicam e che il secondo (Sapri) fu sicuramente uno scalo romano, di cui rimarrebbero semisommerse alcune strutture sulla costa immediatamente a nord di Punta del Fortino” (riferendosi al punto ove si trova il Faro Pisacane) (2), a cui abbiamo dedicato lo studio: “Il vecchio Fortino borbonico a Sapri”, a cui rinviamo per gli opportuni approfondimenti e che vediamo illustrato nella foto del satellite di Figg. 1-2.

Punta Fortino a Sapri

(Fig. 1) Punta del Fortino in località Fortino a Sapri – veduta da satellite.

Località Fortino a Sapri

(Fig. 2) Località Fortino a Sapri – veduta da satellite.

Lo studioso Giulio Schmiedt, nel suo interessantissimo studio di Fig. 18 (2), citato, parlando del ‘Portolano del Mediterraneo’, a pag. 79, nella nota (176), si riferisce al ‘Compasso de navigare’ (Fig. 3)(4), e poi aggiunge e cita il testo di P. Luigi Cavalcanti, Guida del Pilota per le coste e i porti del Regno delle due Sicilie, 1846, che parla degli scali dell’area a p. 46. (7). Schmiedt, parlando dello scalo di Policastro a p. 78, sembra si riferisca ad un ‘Portolano del Mediterraneo’, moderno. Certo risulta strana la citazione di un ‘Sinus Laus’ e di un ‘Vibo ad Sicam’. Non sappiamo se il geografo e studioso Giulio Schmiedt, si riferiva al ‘Compasso de navigare‘.  Schmiedt (2), a p. 63, parlando di Punta Campanella e Punta Licosa, cita il Compasso (132) e poi a p. 79, lo cita nuovamente (176), citando anche il testo che ne parla: di P. Luigi Cavalcanti, Guida del Pilota per le coste e i porti del Regno delle due Sicilie, 1846 (7). Le uniche carte geografiche conosciute e datate prima del XIII secolo, sono alcune carte geografiche contenute in alcuni Codici miniati manoscritti e non sono portolani o carte nautiche. La più antica carta nautica o portolano a noi giunta e conosciuta è la cosiddetta ‘Carta Pisana‘ di cui abbiamo parlato in uno studio quì pubblicato, datata 1290 e che pare sia una Carta nautica annessa all’opera ‘Lo Compasso de navegare’, datato gennaio 1296 (XIII secolo)(4), di cui parla anche lo Schmiedt (2).  Crediamo che Schmiedt, abbia citato il ‘Vibo ad Sicam’ e ‘Sapri’, riferendosi al testo di Cavalcanti del 1846 (7), che non può riferirsi all’opera medievale in quanto essa fu scoperta e pubblicata dal Prof. Motzo nel 1947 (7). Inoltre, come vedremo appresso, il Compasso de navegare, opera anonima del 1296 (XIII secolo), cita Panicastro (Policastro) e non parla dello scalo di  Sapri, che invece, figura tra i porti conosciuti della ‘Carta Pisana’, con il toponimo di ‘Sapra’.

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(Fig. 3) Pagina 17 r del portolano medievale “lo Compasso de Navegare” di autore ignoto – la pagina è quella che descrive gli approdi e le coste da Salerno in giù (4).

Nel suo studio, Schmiedt (Fig. 12)(2), pubblicò lo schizzo illustrato nell’immagine di Fig. 3, che illustra un disegno del 1819 eseguito dal Tenente Blois del Genio Militare Napoletano (5). Si tratta del rilievo in scala 1:5000 della baia naturale di Sapri e del piccolo centro abitato. Il disegno di Fig. 4, pubblicato dallo Schmiedt (2) nel 1975 e da noi citato in alcuni nostri studi (1), nel 1987 e poi da Scarfone (8) nel 2014, è conservato presso il Nuovo Archivio, sede S. Marco dell’Istituto Geografico Militare di Firenze. Su questo rilievo militare, lo Schmiedt (2), scriveva in proposito: un vecchio schizzo eseguito nel 1819 a cura del Tenente Blois del Genio Napoletano” e, poi ancora: “Particolare della costa occidentale della baia di Sapri, dedotto da un rilievo a scala 1:500 eseguito nel 1819 dal Tenente Blois del Genio Militare Napoletano. Si notano i resti dell’antico molo di “Le Cammerelle”.

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(Fig. 4) “Porto di Sapri’, Rilievo originale eseguito dal Ten. Blois del Genio Napoletano. Sono riportati resti dell’antico porto romano.”, datato 1 gennaio 1819, rilievo in scala 1: 5000, con la seguente collocazione: cart. n. 82, doc. n. 52, Comune di Sapri, Prov. Salerno;  vecchio schizzo pubblicato dallo Schmiedt (2), è conservato presso il Nuovo Archivio, sede S. Marco dell’Istituto Geografico Militare di Firenze, Sezione ‘Stampe Antiche’: (n. 141142).

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(Fig. 4) “Particolare della costa occidentale della baia di Sapri“, vecchio schizzo disegnato a mano libera ed eseguito nel 1819 a cura del Tenente Blois del Genio militare Napoletano, dedotto da un rilievo a scala 1:5000 e tratto dal testo di Schmiedt (3), oggi conservato all’Istituto Geografico Militare di Firenze (5).

L’altro studio di Schmiedt (3)

In un altro suo pregevole studio, Schmiedt (3), pubblicò le immagini illustratate nelle Figg. 5-6-7-8-14, che illustrano alcune strutture semisommerse di alcune Ville d’epoca romana del litorale Laziale, che somigliano in modo assolutamente inequivocabile alle strutture semisommerse dette ‘Pilae’ a S. Croce a Sapri. Le immagini illustratate nelle Figg. 5-6-7-8-14, pubblicate da Schmiedt (3), rappresentano alcune strutture di due ville d’epoca romana, costruite lungo la costa laziale: la Villa della Nave o villa del patrizio romano Gneo Fonteio a Serapo (località di Gaeta) e, la Villa della Regione Sarinola o di Cicerone a Formia, di cui parleremo.

Le ‘Pilae’ a S. Croce sono simili alle strutture della Villa della Nave a Serapo

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(Fig. 5) Villa della Nave a Serapo – Rilievo delle strutture portuali, simili alle ‘Pilae’.

L’immagine di Fig. 5, pubblicata da Schmiedt (3),nella parte alta, illustra un disegno che rappresenta alcune strutture della ‘Villa della Nave’ o villa del patrizio romano Gneo Fonteio a Serapo (località di Gaeta), dove con la lettera “C si indicano i resti di sovrastrutture 1,2,3,4,5 = fondazioni sommerse di una veranda sul mare” che, come possiamo vedere dal raffronto delle due immagini di Fig. 6, si rassomigliano con le ‘Pilae’ in località S. Croce a Sapri, illuastrate nell’immagine satellitale di Figg. 7-8. Secondo lo Schmiedt (3), le strutture della villa d’epoca romana del patrizio Gneo Fonteio, sono delle strutture o “fondazioni sommerse di una veranda sul mare”. In realtà, le strutture illustrate da Schmiedt (3) e le ‘Pilae’ a S. Croce, sono delle strutture (forse portuali), semisommerse. Anche se oggi, in ambedue i casi, questre strutture o opere strutturali, sono immerse nell’acqua del mare ed affiorano per pochi centimetri fuori il pelo dell’acqua, rappresentano delle opere che in antichità si elevavano dal pelo dell’acqua di mare per diversi metri, tanto da costituire dei grandi e poderosi piloni di sostruzione di una passerella o di una veranda – come vuole lo Schmiedt. Credo si tratti di una struttura portuale elevata ed utilizzata come veranda o pontile flangiflutti,  per il passaggio delle onde e l’attracco ed il ricovero dei navigli. Il molo flangiflutti, semisommerso ed elevato – oggi la parte costruita elevata e fuori mare è poca ma si vede –  è stato costruito  in quel punto a difesa delle violente mareggiate nei giorni di forte libecciata. Infatti, a Sapri, si può vedere come nei giorni di forte vento, il mare in burrasca, scarica e dirige tutta la sua violenta forza e onde verso la direzione delle ‘Pilae’, costruite in quel punto per proteggere i piccoli legni ricoverati nel porticciolo della villa patrizia di S. Croce. Cio è dimostrato dalla tipologia costruttiva e dai materiali utilizzati per la loro costruzione. Si vede chiaramente come queste strutture, siano nate per essere state costruite immerse nell’acqua del mare, dall’uso della malta idraulica utilizzata – la pozzolana – per le costruzioni in acqua. Infatti, le ‘pilae’ a S. Croce, sono per metà costruite con mattoni di tufo legati da un’impasto di inerte e pozzolana, fino al pelo dell’acqua di mare, mentre la parte che oggi affiora dal mare si vede costruita con diversi materiali: ciotoli di pietra locale mista ad una poltiglia di calce normale.

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(Fig. 6) Villa della Nave a Serapo – le strutture portuali semisommerse, simili alle ‘Pilae’. 

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(Fig. 7) Villa della Nave a Serapo – le strutture portuali semisommerse, simili alle ‘Pilae’. 

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(Fig. 8) Villa della Nave a Serapo – le strutture portuali semisommerse, simili alle ‘Pilae’. 

Resti della villa Nave o di Gneo Fonteio a Serapo a Gaeta

(Fig. 9) Villa della Nave o di Gneo Fonteio a Serapo (località di Gaeta), visti dal satellite. Come si può ben vedere, queste strutture semisommerse, somigliano moltissimo allo stesso tipo di strutture semisommerse dette ‘Pilae’, poste lungo il litorale Saprese, illustrate nella Fig. 7 e nella Fig. 8.

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(Fig. 10) Strutture semisommerse dette ‘Pilae’, a Sapri, molto simili a quelle a Serapo.

Le Pilae a S. Croce

(Fig. 11) Strutture semisommerse dette ‘Pilae’, a Sapri, molto simili a quelle a Serapo.

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(Fig. 12) Strutture semisommerse dette ‘Pilae’, in località S. Croce a Sapri

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(Fig. 13) Strutture semisommerse dette ‘Pilae’, in località S. Croce a Sapri

Le Cammerelle a S. Croce a Sapri

Sempre nell’altro suo pregevole studio (3), lo Schmiedt, pubblicò l’immagine della Fig…. , che illustra alcune i criptoportici  della Villa della Regione Sarinola a Formia, d’epoca romana. Pare si tratti della Villa di Cicerone, che sappiamo avesse visitato anche la nostra Sapri. Si tratta della villa illustrata nell’immagine di Fig. 11, sottostante che illustra in particolare i criptoportici della Villa di Cicerone a Formia, pressochè identici a quelli di S. Croce. I resti, attribuiti alla residenza dell’oratore, si stendono sotto villa Rubino a Formia, di cui ci occuperemo in seguito e a cui dedicheremo gli opportuni approfondimenti (9).

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(Fig. 14) Villa di Cicerone a Formia – i criptoportici simili alle ‘Cammerelle’ di Sapri.

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(Fig. 15) Villa di Cicerone a Formia – i criptoportici simili alle ‘Cammerelle’ di Sapri.

Si tratta di una ventina di piccoli ambienti limitrofi alla battigia del mare che sono molto simili alle ‘Cammerelle’ di S. Croce a Sapri.  Si tratta di strutture d’epoca romana che la tradizione orale chiama “‘Cammerelle(piccole camerette) che,  molto probabilmente, dovevano essere delle strutture portuali per il deposito di derrate alimentari destinate alla villa patrizia d’epoca romana di cui vediamo i resti a S. Croce ed illustrati nell’immagine d’epoca di Fig. 9 e nel nostro rilievo architettonico illustrato in Fig. 10. Nelle immagini di Figg. 14 e 15, pubblicate da Schmiedt (3), si rappresenta la veduta di criptoportici della villa romana di Regione Sarinola”, ovvero della Villa romana di Cicerone a Formia-Minturno, oggi chiamata Villa Rubino. I criptoportici della Villa romana (Figg. 14-15), sono molto simili alle nostre ‘Cammerelle‘ in località Santa Croce. Come si può vedere dal raffronto delle due immagini di Fig. 16 e quelle illustrate nelle due Fig. 14 e Fig. 15, le strutture sono molto simili. Le strutture portuali o annesse alla Villa patrizia di Sapri, risultano molto simili alle ville patrizie lungo il litorale laziale scoperte a Serapo,  Formia e Sperlonga ed in particolare le Cammerelle a Sapri, risultano molto simili ai ‘criptoportici’ della Villa di Cicerone a Formia, o Villa della Regione Sarinola (come la chiama Schmiedt (3)).

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(Fig. 16) Le ‘Cammerelle’ e l’Istituto e la Specola a S. Croce a Sapri, nei primi del ‘900.

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(Fig. 17) Attanasio F., rilievo architettonico del prospetto principale delle strutture d’epoca romana a S. Croce a Sapri, da me eseguito nei primi anni ’80.

Nate bibliografiche:

(1) Attanasio F., “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10; l’articolo fu citato dal Cesarino F., La Lucania del Barone Antonini, stà in ” I Corsivi”, n. 3, 1988; “I villaggi deserti del Cilento”, rivista ‘i Corsivi’, Gen.- Feb.,1988, anno III, n. 1-2, Sapri, pp. 12-13; ” Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, rivista “I Corsivi”, Sa- pri, 1987, p. 9-10; “La pittura locale a Villa Guariglia“, rivista “I Corsivi”, Luglio 1987, anno II, n. 7, Sapri, p. 29; “Notizie storiche su Castelruggero“, rivista “I Corsivi”, Sapri, dic. 1988, anno II, n. 12, pp. 13-14; “Per un centro di storia cilentana“, rivista “I Corsivi”, Sapri, Nov. 1986, anno I, n. 9, p. 23; “Per un’ area di riequilibrio naturale”, rivista “I Corsivi”, Agosto 1986, anno I, n. 6, Sapri, p. 17; “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, rivista ‘Progetto’, Salerno, Luglio 1994, anno V, n. 2., pp. 3-4; “Per una politica del recupero“, Rivista ‘Progetto’, Salerno, Maggio 1994, Anno V, n. 1, pag. 11; “I villaggi deserti del Cilento”, “Progetto”, Salerno, Aprile 1995, anno VI, n. 2, p. 16; “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Re-golatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998.

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(2) (Fig. 18) Schmiedt G., Antichi porti d’Italia – Gli scali Fenicio-punici – I porti della Magna Grecia, Parte II- I Porti delle Colonie Greche, stà nella rivista dell’I.G.M. “L’Universo”, ed. I.G.M., Firenze, 1975 (che noi possediamo in originale), pp. 78-79.

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(3) (Fig. 18) Schmiedt G., ‘Il livello antico del Mar Tirreno‘, Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1972, pp. 134, 138 (Figg. 5-6-7-8-9-14-15-16-17-18).

(4) (Fig. 3) Trattasi del più antico portolano conosciuto, di autore anonimo e chiamato: ‘Lo Compasso de navegare’, o Codice Hamilton 396, datato a metà del secolo XIII (incipit porta la data del 1296 ma è molto più antico, forse delineato venti anni prima e su documenti molto più antichi). Pubblicato da B. R. MOTZO sotto il titolo: “Il Compasso da Navigare, opera italiana detta metà del secolo XIII”, stà in Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Cagliari, Cagliari, voI. VIII, 1947. Recentemente è stato tradotto da Debanne A., Lo Compasso de navegare, Edizione del Codice Hamilton 396, Editore Peter Lang Gmbh, Internationaler Verlag Der W, 2011. Oggi, il codice Hamilton 396 è conservato alla Handschriftenabteilung della Staatsbibliothek di Berlino. Si veda quì pubblicato lo studio ad esso dedicato. Schmiedt G., op. cit. (2), pp. 78-79, a pag. 78, quando parla di Sapri, alla voce ‘il Portolano del mediterraneo’, l’autore alla nota (172): “Cfr. op. cit., supra, p. 166”, che rimanda alla nota (171) – “Nel Portolano del Mediterraneo (Basso Tirreno e Ionio occidentale) a p. 166 viene esplicitamente ricordato che le isobate dei m 5 passano a m 600 da Policastro.”. Il ‘Portolano del Mediterraneo’, a cui si riferisce lo Schmiedt, forse è quello citato alla nota (166) di p. 77. Lo cita nelle pagine precedenti in alcune note,  e fa esplicito riferimento al ‘Compasso de navegare’, per es. alla nota (132). Si veda pure: P. Luigi Cavalcanti, Guida del Pilota per le coste e i porti del Regno delle due Sicilie, 1846, Napoli, Reale Tipografia Militare. Inoltre, si veda pure: il ‘Portolano del Mediterraneo’ del Lamberti, del 1865; il Portolano attribuito ad Alvise ca de Mosto, bollettino. Società Geografica italiana, 1893 e O. Marinelli, Atlante dei tipi geografici, I.G.M., Firenze, 1815.

(5)(Fig. 4) Particolare della costa occidentale della baia di Sapri, tratto da Schmiedt G., op. cit. (3), p. 78-79; Schmiedt, alla nota 173 di p. 78, scrive in proposito: un vecchio schizzo ecc.. eseguito nel 1819 a cura del Tenente Blois del Genio Napoletano” e, poi ancora: “Particolare della costa occidentale della baia di Sapri, dedotto da un rilievo a scala 1:500 eseguito nel 1819 dal Tenente Blois del Genio Militare Napoletano. Si notano i resti dell’antico molo di “Le Cammerelle”. Recentemente, nel 2014, la carta in questione è stata pubblicata da Scarfone A., op. cit. (8). Il vecchio schizzo pubblicato dallo Schmiedt (2), è conservato presso il Nuovo Archivio, sede S. Marco dell’Istituto Geografico Militare di Firenze, Sezione ‘Stampe Antiche’: (n. 141142) ‘Porto di Sapri’, Rilievo originale eseguito dal Ten. Blois del Genio Napoletano. Sono riportati resti dell’antico porto romano.”, datato 1 gennaio 1819, rilievo in scala 1: 5000, con la seguente collocazione: cart. n. 82, doc. n. 52, Comune di Sapri, Prov. Salerno. La carta può essere richiesta collegandosi al link dell’IGM:  https://www.igmi.org/carte-antiche/digitale_300_dpi/carta-1507626269.46?searchterm=Ten.+Blois+

(6) Beguinot C., Il Cilento – Problemi urbanistici, ed. del Centro Studi per il Cilento e il Vallo di Diano, collana diretta da Ruggero Moscati, VIII, Napoli, 1960.

(7) P. Luigi Cavalcanti, Guida del Pilota per le coste e i porti del Regno delle due Sicilie, Napoli, 1846, p. 46.

(8) Scarfone A., “Presenze geomitologiche nell’area costiera di Sapri”, stà in ‘Memorie descrittive della Carta Geologica d’Italia, XCVI (2014), pp. 447-460, pubblicato su un sito dell’ISPRA.

(9) la compongono vari ambienti rettangolari a nord e un settore residenziale a est, organizzato su tre terrazze; al centro sono due ninfei di età repubblicana. È la testimonianza meglio visibile della romana Formiae, che era dotata di un impianto termale presso piazza della Vittoria, di una peschiera in corrispondenza della Villa comunale, e di un teatro, in parte fungente da appoggio per le abitazioni soprastanti. I materiali rinvenuti sono parzialmente esposti nell’Museo archologico nazionale sottostante al Municipio, dove spiccano un gruppo acefalo di Leda col cigno, una statua di Ares e una ricca documentazione epigrafica sulla gens Vitruvia. A oriente del nucleo abitato inizia il Parco regionale suburbano di Gianola-Monte di Scauri, una superficie di 290 ettari a prevalente macchia mediterranea conserva resti archeologici di una villa romana e di una cisterna ottagonale, chiamata Tempio di Giano, databili al I sec. a.C. Un piccolo approdo, il porticciolo di Gianola del 1930, sorge sui resti di una peschiera romana. Il tratto di costa antistante il parco è Oasi Blu marina gestita dal WWF che organizza diverse attività (v. anche dintorni di Minturno).

Nel 1350, ‘Safri’ nell’Atlante Tammar-Luxor(o)

Gli studi

Nel 1987 pubblicai a stampa (1) uno studio sulle origini ed il ruolo dello scalo naturale della baia e del porto di Sapri, negli anni bui del medioevo. Lo studio, iniziato a Salerno e poi a Napoli, fu condotto su vari fronti. Le scarse informazioni che la storiografia locale metteva a disposizione e le scarse fonti archivistiche dell’epoca, rendevano incerti i risultati ma il periodo medioevale meritava ulteriori approfondimenti ed indagini e la ricerca di nuove fonti. Dopo diversi tentativi e dalle diverse notizie che emersero, mi resi conto che ne era valsa la pena. Con la progressiva e definitiva dissoluzione dello Impero romano e, la caduta degli ultimi Imperatori romani, tutta l’Italia fu interessata da continue guerre ed invasioni di popolazioni ‘barbariche’. Le invasioni degli Unni, Ostrogoti, Visigoti, i Vandali di Genserico e, Arabi, produssero sulle popolazioni già stremate, devastazione, pestilenze e, carestie. In questi secoli, anni bui del medioevo, i pochi centri costieri del ‘Cilento’ si desertificarono, restando dei piccoli villaggi di pescatori e ove talvolta, come è il caso di Sapri e Policastro, avevano un porto. Anche se oggi non vi è rimasta memoria di tutto ciò, questo studio cerca di far luce su alcuni aspetti e caratteristiche peculiari che l’aspro territorio del ‘basso Cilento’ e del Golfo di Policastro ha avuto nei secoli. Come vedremo, lo studio delle poche fonti fino a noi giunte, anche se andrebbero ulteriormente indagate restituisce un piccolo ma utile contributo alla storia del ‘basso Cilento’ e di Sapri nei secoli, le sue origini e l’evoluzione storico-urbana del centro costiero. Dall’analisi di alcuni vecchi scritti ed autori della bibliografia antiquaria ed anche in alcune antiche carte nautiche medievali e a stampa, vediamo come il toponimo di Sapri, nell’anticihità sia stato trasformato in Safri. Alla trasformazione del toponimo di Sapri in Safri, in antichità, abbiamo dedicato lo studio: “Safri”, a cui rinviamo per gli opportuni approfondimenti. In particolare in questo studio, cercheremo di fare degli approfondimenti circa la presenza del toponimo di Sapri nell’Atlante Tammar-Luxoro o Luxor (3), (Fig. 1), dove il toponimo di Sapri, figura trasformato in ‘Safri‘.

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(Fig. 1) Carta nautica del “Mediterraneo centrale” tratta dall’Atlante Tammar-Luxoro, Tavv. III e IV. Di autore ignoto, dei primi del XIV secolo (3), conservato alla Biblioteca Civica Berio di Genova.

Tammar-Luxor ricevuto dalla Biblioteca civica di Berio a Genova

(Fig. 2) Particolare tratto dalla Carta nautica del “Mediterraneo centrale” tratta dall’Atlante Tammar-Luxor(o), Tav. IV. Ingrandimento con i toponimi dei porti lungo la nostra costa tirrenica. Si vede, dopo ‘Panicastra (Policastro) Safri’ (5)

Il Safri, ricordato dall’Antonini

Sulla notizia riferita dall’Antonini (2) a proposito di Sapri che “Mario Negro lo chiama Safri “, è una notizia che viene confermata. Infatti, in altri studi sulle antiche carte nautiche e peripli rintracciati, quì pubblicati (….), abbiamo segnalato la citazione del toponimo medievale di Safri su alcune carte nautiche tardo medievali. E’ lo Almagià che in un suo pregevole studio, elenca i toponimi presenti sulle antiche carte (….).  Il toponimo di Sapri, secondo il prospetto dell’Almagià (….) è Safrì sulle prime carte fino a noi giunte. Safri figura sulla carta del Delorto, il Tammar-Luxoro (Fig. 2) e sulla carta detta De Combitis. Queste tre carte del XIII secolo, tra i porti della costa tirrenica annoverano Safri.

‘Safri’ sulle antiche carte nautiche del XIII e XIV secolo

La notizia tratta dall’Antonini, che Mario Negro la chiamava Safri’ci viene con- fermata dai nostri studi ed approfondimenti sul caso. Attraverso lo studio toponomastico da noi condotto attraverso lo studio della cartografia medievale, sulle antiche carte nau- tiche, quì pubblicati (2), si è potuto accertare che il toponimo di ‘Safri’, figura su alcuni documenti antichi ed in particolare Sapri, viene annoverato con il toponimo di ‘Safri’ su alcune carte nautiche e su alcuni portolani. La citazione di un porto o di un approdo co- nosciuto di ‘Safri’, viene confermata dall’Almagià (2) che in un suo pregevole prospetto (2), elenca i toponimi o nomi dei porti presenti sulle più antiche carte nautiche e porto- lani conosciuti (Fig. 3) (2). L’Almagià, nel suo pregevole prospetto, afferma che il toponi- mo del porto di Sapri, trasformato in ‘Safri‘, figura nell’AtlanteTammar-Luxoro’ (Fig. 1-2) (4).

Il toponimo di Safri nell’Atlante Tammar-Luxoro del XIII o inizi XIV secolo (Fig. 1).

Sapri, risulta annoverato con il toponimo di Safri in uno dei più antichi documenti della cartografia nautica che si conosce, il così detto Atlante Tammar-Luxor, così chiamato dal cognome del suo scopritore, il Prof. Tammar Luxoro (uno dei riformatori dell’Accademia Ligustica di Belle Arti, di famiglia ricca genovese), che lo scoprì tra le carte di famiglia, nel 1861. Il Tammar Luxoro Atlas o Atlante Luxoro, è di autore ignoto ed è uno dei più antichi cimeli di cartografia nautica che si siano conservati in tutto il mondo. E’, da collo- carsi alla fine del secolo XIII, o ai primi anni del secolo XIV (4); Il Tammar Luxoro Atlas o Atlante Luxoro, è di autore ignoto ed è una raccolta anonima di portolani italiani, com- posto da otto piccole tavole (tabulae), di fogli membranacei a colori manoscritti, mm. 226 x 155. Attualmente è conservato presso la Biblioteca Civica Berio a Genova (5). L’autore è sconosciuto. Alcuni ritengono che il suo autore sia Pietro Vesconte mentre altri pensano sia stato realizzato da Francesco de Cesanis di Venezia. (2). L’Almagià (2), scrive in proposito a p. 22: “Tra i più antichi documenti della cartografia nautica si annovera di solito anche il così detto Atlante Tammar-Luxoro. Anche questo Atlante è tuttavia certamente da collocarsi nella prima metà del secolo XIV. “. Dall’Almagia (2)(Fig. 3) e dal Desimoni (4), nella “coste napolitane, terre di lavoro e principati” (4), vengono elencati i toponimi riportati nell’antico testo e nella carta allegata che illustra le coste dell’Italia meridionale, nella sezione A della ‘Tavola quarta‘ (Fig. 1-2), figurano i toponimi di “Safri” (Sapri), Capo de Licosa, Palinuo (Palinuro), Panicastra (Policastro), Foresta (Bosco), Safri (Sapri), Malatri (Maratea), Tim (Isola di Dino), San Nicolo, Scallia (Scalea, scritto in rosso perchè importante). La Tav. IV (dx) è quella dove si vedono i centri costieri della costa tirrenica dell’Italia e dove figura il centro costiero di ‘Safri‘ (2). I toponimi elencati dal Desimoni (4) e dall’Almagià (2), li confermo in quanto, ho esaminato de visu la fotoriproduzione della (Figg. 1-2) che ho ottenuto dalla Biblioteca Civica di Berio su gentile concessione del Comune di Genova.

Tammar-Luxor ricevuto dalla Biblioteca civica di Berio a Genova

(Fig. 2) Particolare tratto dalla Carta nautica del “Mediterraneo centrale” tratta dall’Atlante Tammar-Luxoro, Tav. IV. Ingrandimento con i toponimi dei porti lungo la nostra costa tirrenica. Si vede, dopo ‘Panicastra (Policastro) Safri’.

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(Fig. 4) Pagina 65 dell’Atlante Tammar Luxor(o), illustrato da Desimoni e Belgrano (4).

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(Fig. 3) Prospetto dell’Almagià, sulla toponomastica nelle più antiche carte nautiche (2)

Note bibliografiche:

(1) Attanasio Francesco, “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10; l’articolo fu citato dal Cesarino F., La Lucania del Barone Antonini, stà in ” I Corsivi”, n. 3, 1988; “I villaggi deserti del Cilento”, rivista ‘i Corsivi’, Gen.- Feb.,1988, anno III, n. 1-2, Sapri, pp. 12-13; ” Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, rivista “I Corsivi”, Sa- pri, 1987, p. 9-10; “La pittura locale a Villa Guariglia“, rivista “I Corsivi”, Luglio 1987, anno II, n. 7, Sapri, p. 29; “Notizie storiche su Castelruggero“, rivista “I Corsivi”, Sapri, dic. 1988, anno II, n. 12, pp. 13-14; “Per un centro di storia cilentana“, rivista “I Corsivi”, Sapri, Nov. 1986, anno I, n. 9, p. 23; “Per un’ area di riequilibrio naturale”, rivista “I Corsivi”, Agosto 1986, anno I, n. 6, Sapri, p. 17; “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, rivista ‘Progetto’, Salerno, Luglio 1994, anno V, n. 2., pp. 3-4; “Per una politica del recupero“, Rivista ‘Progetto’, Salerno, Maggio 1994, Anno V, n. 1, pag. 11; “I villaggi deserti del Cilento”, “Progetto”, Salerno, Aprile 1995, anno VI, n. 2, p. 16; “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Re-golatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998.

(2) (Fig. 3) Almagià R., Toponomastica dell’Italia in alcune carte nautiche medioevali, stà in Monumenta Italia Cartographica, I.P.S., Firenze, 1929, Forni editore, Appendice I, I – Coste liguri e tirreniche della penisola, p. 68. Si veda dello stesso autore p. 3.

(3) (Fig. 1-2) Carta nautica del “Mediterraneo centrale” tratta dall’Atlante Tammar-Luxoro, Tavv. III e IV. Di autore ignoto, è una raccolta anonima di 8 piccole tavole o Carte nautiche e portolani italiani dei primi del XIV secolo, attualmente conservate presso la Biblioteca Civica Berio a Genova. I toponimi elencati dal Desimoni (4) e dall’Almagià (2), li confermo in quanto ho esaminato de visu la fotoriproduzione della (Fig. 1-2) che ho ottenuto dalla Biblioteca Civica di Berio su gentile concessione del Comune di Genova. Riprodotto ed illustrato da Desimoni C., op. cit. (4).

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(4) Desimoni C. e L.T. Belgrano, Atlante Idrografico del medioevo posseduto dal Prof. Tammar Luxoro, coste napolitane, terre di lavoro e principati, Genova, 1867, Tavola IV, pag. 65, stà in ‘Atti Società Ligure di Storia Patria’, Tomo V, Genova, Tip. dei Sordomuti, 1867; visibile sulla rete sul sito di Google play alla pagina: https://play.google.com/books/reader?id=_GU_AAAAYAAJ&printsec=frontcover&output=reader&hl=it&pg=GBS.PA65. Si veda pre di Desimoni C., Le carte nautiche italiane del medio evo, a proposito di un libro del prof. Fischer, Atti Soc. Ligure di Storia Patria. Vol. XIX, 15.

(5) Carte nautiche da musei e biblioteche della Liguria dal XIV al XVII secolo, Ed. Analisi, 1988, Mostra a Genova, Palazzo Belimbau, a cura di Gaetano Ferro, p. 32.

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Gli studi

Nel 1987, pubblicai a stampa (1) uno studio sulle origini e la storia di Sapri. Lo studio, iniziato a Salerno e poi proseguito a Napoli, fu condotto su vari fronti. Le scarse informazioni che la storiografia locale metteva a disposizione e le scarse fonti archi-vistiche dell’epoca, rendevano incerti i risultati ma, la ricerca di nuove fonti, meritava ulteriori approfondimenti ed indagini. Anche se oggi non vi è rimasta memoria di tutto ciò, questo studio fa luce su alcuni aspetti e caratteristiche peculiari che l’aspro territorio del Golfo di Policastro ha avuto nei secoli. Come vedremo, lo studio delle poche fonti fino a noi giunte, anche se andrebbero ulteriormente indagate, restituisce un piccolo ma utile contributo alla storia del ‘basso Cilento’ e di Sapri nei secoli. Nello studio redatto per il Comune di Sapri, per la redazione del nuovo P.R.G. di Sapri – oggi conservato negli Archivi del Comune – scrivevo e riportavo alcune notizie e documenti che dal punto di vista strettamente bibliografico e storiografico, restano di estremo interesse (1). Dall’analisi di alcuni vecchi scritti ed autori della bibliografia antiquaria ed anche in alcune antiche carte nautiche medievali e a stampa, vediamo come il toponimo di Sapri, nell’anticihità sia stato trasformato in Safri.

Sapri nella Lucania di Antonini: Mario Negro lo chiama Safri,…

Assume particolare importanza la citazione di un ‘Safri’ di Giuseppe Antonini, nella sua ‘Lucania’ (3) che, parlando di Sapri, riferisce alcune interessanti notizie che andrebbero ulteriormente indagate. Giuseppe Antonini, Barone di S. Biase, nella sua ‘Lucania’, per i tipi di Tomberli (3)(Fig. 1), riferisce: “ Luca Olstenio nelle note all’Italia antica di Cluverio pag. 1263. dice: Mario Negro lo chiama Safri,…(4). L’interessantissima notizia citata dall’Antonini (3) che Mario Nigro, “..lo chiama Safri,.” è stata tratta dal testo scritto in latino dell’erudito Mario Nigro (4), il quale, parlando di Sapri, lo chiamava ‘Safri‘ (4). L’antico testo di Mario Nigro o Dominicus Marius Niger, Veneto, è stato compilato nel 1557 a Basilea ed è intitolato: Geographie, commentarorium libri XI ecc…In questo testo del 1557, il veneto Mario Nigro, commenta il libro XI della Geografia di Strabone. Negro Mario (o Dominicus Marius Niger, Veneto), Geographie, commentarorium libri XI nunc primum ecc…., nel suo indice (Index), alla voce Safri, rimanda a ‘Safri castellum’ a p. 199. Infatti, nella ‘Lucanie Regiones fitus’, di Geographie Commentarii VII, a p. 199 (4), Mario Nigro, proposito di Sapri, scrive: “Inde Safri: Malatia (cb) castella. Postea Laus amnis in mare audit.” che tradotto significa: “Allora Safri, Malatia castelli. Dopo il fiume Laus sfocia nel mare aperto”.

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(Fig. 1) Pagina 430 della ‘Lucania’, I Discorsi’,  dell’Antonini (3).

‘Safri’ in Mario Nigro, citato dall’Antonini 

Sulla ‘Geografia’ di Tolomeo, trascritta e tradotta dal greco in latino, si basarono e trassero molte notizie alcuni eruditi e studiosi del ‘500, come ad esempio Negro Mario (o Domini- cus Marius Niger, Veneto), Geographie, commentarorium libri XI nunc primum ecc…, nella ‘Lucanie Regiones fitus’, di Geographie Commentarii VII che, nel 1557, (4), nell’indice, alla voce di Sapri, lo chiama ‘Safri castellum’ = p. 199. (4) (Fig. 2).

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(Fig. 2) Mario Nigro (4), 1557, p. 199.

Mario Nigro (4), a p. 199 scrive a proposito di Safri castellum: ” Mox Talaus urbis fuit Sybaritarum colonia paululum à mari semota, prope cuius locum in litore maris castellu est quod iuniores Paleocastrum uocant, Talao finui imminens, ubi & ammis Talaus Dianius nunc in radicibus Apenini exortus apud Masecum castellum: ad leva penes se alterum Sal- lam nomine relinques penetratos suterraneis speluncis monte in mare it. Inde Safri: Ma- latia castella. Postea Laus amnis in mare uadit, Laino modo nomine in quo ager Lucanius terminatur. In mediterraneo aut haec habentur, Ulci Compsas antiqua oppida. Item aliud Potentia no in celebre cui nomen ad hoc tepus restat, non procul à fonte Pyxi cui adiacent. Inde Blanda oppidum fuit situ ualidum.”. Che tradotto dal latino sarebbe: Poco dopo, Ta- lon della città era un sibarita, una colonia un po ‘dal mare diminuisce con l’altezza, nei pressi del luogo di cui ci, sulla riva del mare, villaggio è che il giovane Paleocastrum sono chiamati, di Talaus i seni della, che si affaccia sul, e dove ha animis Talon Dianius ora ai piedi delle piste della sorto tra Masecum il villaggio, alla mano sinistra è nelle mani di lui c’era un altro Sallam il nome del sarà per la penetrare grotte auterra montagna al mare. Poi castelli (i villaggi) di ‘Safri’, e Malatia. Dopo il fiume Laus sfocia nel mare aperto, ‘va’, il campo di Laino Lucanius, del modo in cui termina nel nome del. Queste parole si trovano al suo interno, o, punizione dell’iniquità: compsam antiche città. Famosa anche per nessun altra forza il cui nome rimane a questo momento, non lontano dalla fonte Pyxi cui è adiacente. Da questo è la situazione del soggiorno è stata la città di liscio dalla lingua.”. Queste interessantissime notizie riportate da scrittori testimoni del loro tempo andrebbero ulteriormente indagate o meglio tradotte. Alla luce delle recenti conferme possiamo affermare che il toponimo di ‘Safri‘ è confermato da otto documenti: Mario Ni- gro (4), Antonini (3), la carta nautica di Angelino Dalorto (Fig. 5), l’Atlante Tammar-Luxo- ro (Fig. 7-8) e nella carta de Corbitis (Fig. 6), la Carta d’Italia annessa all’Isolario di Cristofaro Buontelmonti (Fig. 7).

L’Ebner

Anche l’Ebner nel suo ‘Chiesa Baroni e popoli nel Cilento’, a pag. 589 (17), parlando di Sa-pri, scrive che oltre ad avere i toponimi di ‘Portum‘ e ‘Portus Saprorum’ veniva chiamato ‘Safri’. Non sappiamo come facesse l’Ebner a confermarci la notizia di un ‘Safri’ ma pre-sumiamo che egli, avesse letto qualcosa forse proprio in Mario Nigro (4), oppure su una delle tavole tolemaiche che portano il suo nome: il Codice Latino Ebner (13), la cui immagine di Fig. 3 è stata tratta da Borri (13). Non abbiamo potuto esaminare de visu l’immagine dall’originale e non possiamo confermare la nostra ipotesi che l’Ebner, citando il toponimo di ‘Safri’, si riferissse alla sua carta manoscritta tratta dalla Geografia di Claudio Tolomeo.

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(Fig. 3) Particolare della Carta d’Italia, annessa al Codice latino manoscritto Ebner (13).

‘Safri’ sulle più antiche carte nautiche del XIII e XIV secolo

La notizia riferita dall’Antonini (3), ovvero che Mario Nigro (4) lo chiamava Safri’ci viene confermata dai nostri studi ed approfondimenti sul caso. Infatti, attraverso lo studio toponomastico da noi condotto attraverso lo studio della cartografia medievale, sulle an-tiche carte nautiche e peripli rintracciati, quì pubblicati (2), si è potuto accertare che il to- ponimo di ‘Safri’, figura su alcuni documenti antichi manoscritti. Sapri, viene annoverato con il toponimo di ‘Safri’ su alcune carte nautiche e su alcuni portolani. La citazione di un porto o di un approdo conosciuto di ‘Safri‘, viene confermata dall’Almagià (7) che in un suo pregevole prospetto (8)(Fig. 4), elenca i toponimi o nomi dei porti presenti sulle più antiche carte nautiche e portolani conosciuti. L’Almagià (8), nel suo pregevole pros- petto, afferma che il toponimo del porto di Sapri, trasformato in ‘Safri‘, figura sulla carta del Dalorto (Fig. 5), il Tammar-Luxoro (Figg. 7-8) e sulla ‘carta detta ‘De Combitis’ (Fig. 6). Le  antichissime tre carte nautiche del XIII secolo, tra i porti della costa tirrenica annoverano ‘Safri’.

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(Fig. 4) Prospetto dell’Almagià, sulla toponomastica nelle più antiche carte nautiche (8).

‘Safri’ nella carta nautica del Dalorto, del 1339

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(Fig. 5) Carta nautica “Dal mar Baltico al mar Rosso”, di Angelino De Dalorto, del 1339 (9).

‘Safri’ nella carta nautica dell’Atlante Corbitis, del 1384

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(Fig. 6) L’Italia in una carta dell’Atlante nautico Corbitis già detto Combitis. In questa car- ta Sapri, figura con il toponimo di Safri (10).

Il toponimo di Safri nell’Atlante Tammar-Luxoro del XIII o inizi XIV secolo (Fig. 8).

Sapri, risulta annoverato con il toponimo di Safri in uno dei più antichi documenti della cartografia nautica che si conosce, il così detto Atlante Tammar-Luxor, così chiamato dal cognome del suo scopritore, il Prof. Tammar Luxoro (uno dei riformatori dell’Accademia Ligustica di Belle Arti, di famiglia ricca genovese), che lo scoprì tra le carte di famiglia, nel 1861. Il Tammar Luxoro Atlas o Atlante Luxoro, è di autore ignoto ed è uno dei più antichi cimeli di cartografia nautica che si siano conservati in tutto il mondo. E’, da collo- carsi alla fine del secolo XIII, o ai primi anni del secolo XIV (12); Il Tammar Luxoro Atlas o Atlante Luxoro, è di autore ignoto ed è una raccolta anonima di portolani italiani, com- posto da otto piccole tavole (tabulae), di fogli membranacei a colori manoscritti, mm. 226 x 155. Attualmente è conservato presso la Biblioteca Civica Berio a Genova (13). L’autore è sconosciuto. Alcuni ritengono che il suo autore sia Pietro Vesconte mentre altri pensa- no sia stato realizzato da Francesco de Cesanis di Venezia. (13). L’Almagià (7), scrive in proposito a p. 22: “Tra i più antichi documenti della cartografia nautica si annovera di solito anche il così detto Atlante Tammar-Luxoro. Anche questo Atlante è tuttavia certamente da collocarsi nella prima metà del secolo XIV.“. Dall’Almagia (7)(Fig. 6) e dal Desimoni (12), nella “coste napolitane, terre di lavoro e principati” (12), vengono elencati i toponimi riportati nell’antico testo e nella carta allegata che illustra le coste dell’Italia meridionale, nella sezione A della ‘Tavola quarta‘ (Fig. 7-8), figurano i toponimi di “Safri” (Sapri), Capo de Licosa, Palinuo (Palinuro), Panicastra (Policastro), Foresta (Bosco), Safri (Sapri), Malatri (Maratea), Tim (Isola di Dino), San Nicolo, Scallia (Scalea, scritto in  rosso), come si può vedere nell’immagine di Fig. 8, ingrandita. La Tav. IV (dx) è quella dove si vedono i centri costieri della costa tirrenica dell’Italia e dove figura il centro costiero di ‘Safri‘ (7). I toponimi elencati dal Desimoni (12) e dall’Almagià (7), li confermo in quanto ho esaminato de visu la fotoriproduzione della (Fig. 7) che ho ottenuto dalla Biblioteca Civica di Berio su gentile concessione del Comune di Genova (Figg. 7-8).

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(Fig. 7) Carta nautica del “Mediterraneo centrale” tratta dall’Atlante Tammar-Luxoro, Tav. III, IV. Di autore ignoto, dei primi del XIV secolo (11).

Tammar-Luxor ricevuto dalla Biblioteca civica di Berio a Genova

(Fig. 8) Particolare della Carta nautica del “Mediterraneo centrale” tratta dall’Atlante Tammar-Luxoro, Tav. IV. Ingrandimento con i toponimi dei porti lungo la nostra costa tirrenica. Si vede, dopo ‘Panicastra (Policastro) Safri’ (11).  

‘Safri’ nella carta nautica del 1373 di Francesco Pizigano alla Biblioteca Ambrosiana

L’altra carta nautica attribuita a Francesco Pizzigani ‘Portolano del Mediterraneo’, che quì pubblichiamo (Fig. 9) è datata 1373 ed è conservata alla Biblioteca Ambrosiana a Milano. Il più antico manufatto cartografico originale della Biblioteca del Congresso: un grafico nautico. Secondo quarto del XIV secolo. Anche questa carta nautica o portolano datata 1373, risulta essere molto interessante per il toponimo originario di Sapri. L’immagine della carta in questione (Fig. 9) si può ottenere collegandosi al sito: https://en.wikipedia. org/wiki/Portolan_chart. Recentemente abbiamo ottenuto dalla Biblioteca Ambrosiana di Milano, la fotoriproduzione del file digitale tratto dall’originale della carta nautica di Francesco Pizigano del 1373 (4)(Fig. 9) e della foto successiva ingrandita con le nostre coste dell’Italia del sud che quì pubblichiamo (Fig. 9). In essa si possono vedere i porti di Salerno e Scalia (Scalea), segnati di colore rosso, mentre con il colore nero (oggi un grigio sbiadito e con una scrittura gotica), vengono elencati i porti minori tra cui quello di Sapri e Policastro. Purtroppo, come si può vedere, i toponimi dei porti della nostra costa, non sono decifrabili a causa delle linee di distanza convergenti proprio verso il porto di Sapri. Non abbiamo potuto esaminare de visu l’originale e, purtroppo dall’ingrandimento del file digitale si evince che le linee di distanze di colore rosso, convergendo tutte in un punto adiacente alla porzione che interessa propio i toponimi dei porti che a noi interessano, non si distinguono con chiarezza i toponimi ivi riportati. Nell’ingrandimento (Fig. 9), si vede, sotto il toponimo di ‘Panecastro‘ (Policastro), segnato anche questo con il colore nero il toponimo del porto di Sapri, noi leggiamo un ‘Safri’.

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(Fig. 9) Carta nautica di Francesco Pizzigano del 1373, ‘Portolano del Mediterraneo’, con- servata alla Biblioteca Ambrosiana a Milano – fotoriproduzione dall’originale – Ingrandi- mento della fotoriproduzione su concessione della Biblioteca Ambrosia di Milano (13).

La ‘Carta del Mediterraneo’, contenuta nell’”Isolario” del Buontelmonti del 1420, esemplare contenuto nel Codice Hamilton 108, conservato alla Biblioteca Statale di Berlino

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(Fig. 14) Particolare delle coste dell’Italia meridionale in una carta contenuta nel Codice Hamilton 108 (20), contenente l’Isolario di Cristoforo Buontelmonti, del 1420 (prima metà del secolo XV),  tratta e pubblicata dal testo di Lago (19).

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(Fig. 15) Esemplare del ‘Liber Insularim Archipelagi cum pictura’, di Buontelmonti, conservato alla Biblioteca Medicea-Laurenziana di Firenze

La ‘Carta del Mediterraneo’, contenuta nell’”Isolario” del Buontelmonti del 1420, esemplare conservato alla Bibliotteca Medicea-Laurenziana di Firenze

In questa Carta del Mediterraneo (18), illustrata nelle immagini che seguono, figura il toponimo di ‘Saffri’, tra i luoghi o i porti e gli scali marittimi del litorale Tirrenico dell’Italia meridionale. Si tratta di una carta geografica contenuta nel ‘Liber Insularum Archipelagi cum pictura’ (20), di Cristoforo Buontelmonti, contenuto nel Codice latino di derivazione Tolemaica, Codice Plut. XXIX, 25 (Plut. 29.25), pp. cc. 62v e 63r, posseduto dalla Biblioteca Nazionale Medicea-Laurenziana di Firenze, e citata da Luciano Lago (19), op. cit., Tav. VII, dopo pag. 185 e s.  Questa carta, fu pubblicata dall’Almagià, op. cit. (7), Tav. X. bis, ed è quella contenuta nell’Isolario, conservato nella Biblioteca Medicea-Laurenziana di Firenze, XXIX, 25 della seconda metà del secolo XV.

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Plut. 9

Plut. 9

(Fig. 16) Particolare della ‘Carta del Mediterraneo’, contenuta nel ‘Liber Insularum Archipelagi cum pictura’ (20), di Cristoforo Buontelmonti, contenuto nel Codice latino di derivazione Tolemaica, Plut. 29.25, pp. cc. 62v e 63r, posseduto dalla Biblioteca Nazionale Medicea-Laurenziana di Firenze.

‘Safri’ nelle carte nautiche della Biblioteca Palatina di Parma

Recentemente ho acquisito un testo che ci parla delle carte nautiche conservate alla Bi- blioteca Palatina di Parma. Si tratta del testo: Carte per navigare. La raccolta di portolani della Biblioteca Palatina di Parma, a cura di Andrea De Pasquale che racconta ed illustra la mostra ‘Mirabilia Palatina’ del 2002, tenutasi alla Biblioteca Palatina di Parma, dove sono conservate alcune interessantissime carte nautiche del XV e XVI secolo. In queste carte nautiche manoscritte e miniate, abbiamo trovato i toponimi dei porti o scali marit-timi maggiori e minori delle nostre coste. Quì presentiamo e parleremo delle carte nauti- che conservate alla Biblioteca Palatina di Parma dove il toponimo del porto o scalo marit-timo di Sapri figura con Safri . Non abbiamo potuto esaminare de visu le carte che quì presentiamo ma dagli ingrandimenti si può leggere chiaramente il toponimo di Sapri tra- sformato in ‘Safri’. Oltre alle due carte nautiche attribuite a Francesco e Domenico (fra- telli) Pizigano (o Pizzigano o (i)), che abbiamo presentato in un nostro scritto ivi pubbli- cato, il toponimo di Sapri, figura trasformato in ‘Safri’ negli scali marittimi conosciuti delle seguenti carte conservate alla Biblioteca Palatina di Parma:  

‘Safri’ nell’Atlante nautico di Anonimo del 2° quarto del secolo XV

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(Fig. 10) Atlante nautico di Anonimo del 1624, conservato alla BPM (Ms. parm. 1624).

 ‘Safri’ nell’Atlante nautico del 1512 di Vesconte Maggiolo 

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(Fig. 11) Atlante nautico di Vesconte Maggiolo del 1512

In seguito all’Atlante nautico di Vesconte Maggiolo, del 1512, in cui lo scalo marittimo di Sapri figura con il toponimo di ‘Safri’, con il nuovo Atlante nautico di Vesconte e di Giovanni Maggiolo, del 1525 (tredici anni dopo), il toponimo dello scalo marittimo di Sapri figurerà come Sapri e non più ‘Safri’. Anzi in alcuni casi, il toponimo dello scalo marittimo di Sapri figurerà come Porto di Sapri. Fino alla metà del XVI secolo il toponimo dello scalo di Sapri figurerà annoverato con il toponimo di ‘Safri‘ per poi trasformarsi in seguito come ‘Sapri’ o a volte Porto di Sapri’, come ad esempio nell’Atlante nautico di Giovan Battista e Pietro Cavallini del 1654, conservato alla Biblioteca Palatina di Parma.

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(Fig. 12) ‘Porto de Sapri’, nell’Atlante nautico di Giovan Battista e Pietro Cavallini del 1654

L’Alfano nel 1823

L’Alfano (4), nel suo ‘Istorica descrizione del Regno di Napoli’, del 1823, a proposito di Sa- pri dice: “Terra sopra un falso piano bagnato dal Mar Tirreno, d’aria buona, Diocesi di Policastro, 64 miglia da Salerno distante, feudo di Carafa Spina. Anticamente fu detta Si-pron, edificata dai Sibariti, quando dopo la disfatta avuta dai Crotoniati nell’Olimpiade settantesima, furono costretti a disertare dai propri Luoghi. Vi è un vecchio Porto considerevole, che ha due miglia di perimetro, è mezzo miglio di apertura. Produce grani, frutta, vini generosi, oli eccellenti, e il mare da abbondante pesca. Fa di popolazione 1489.”. Noi questo abbiamo letto in Alfano a p. 135 (16), mentre l’Ebner (17) afferma che l’Alfano (16) scriveva di Sapri: all’imboccatura di esso (del porto di Sapri – della sua baia), varie vestigia di antichi magazzini, e molte mura stanno mezze sepolte nell’acqua: da queste reliquie argomentasi essere stata una colonia assai antica, o almeno un porto di considerazione. Credono alcuni che sia stata l’antica città di Velia; me è più probabile che avendo i Crotoniati distrutta la città di Sibari nella Calabria, alcuni Sibariti fuggiti andarono a edificarvi un castello col nome di Sibaron, poi Sipron, e finalmente Sapri, nominato anche Safri.”. 

Note bibliografiche:

(1) Attanasio F., “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10; l’articolo fu citato dal Cesarino F., La Lucania del Barone Antonini, stà in ” I Corsivi”, n. 3, 1988; “I villaggi deserti del Cilento”, rivista ‘i Corsivi’, Gen.- Feb.,1988, anno III, n. 1-2, Sapri, pp. 12-13; ” Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, rivista “I Corsivi”, Sa- pri, 1987, p. 9-10; “La pittura locale a Villa Guariglia“, rivista “I Corsivi”, Luglio 1987, anno II, n. 7, Sapri, p. 29; “Notizie storiche su Castelruggero“, rivista “I Corsivi”, Sapri, dic. 1988, anno II, n. 12, pp. 13-14; “Per un centro di storia cilentana“, rivista “I Corsivi”, Sapri, Nov. 1986, anno I, n. 9, p. 23; “Per un’ area di riequilibrio naturale”, rivista “I Corsivi”, Agosto 1986, anno I, n. 6, Sapri, p. 17; “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, rivista ‘Progetto’, Salerno, Luglio 1994, anno V, n. 2., pp. 3-4; “Per una politica del recupero“, Rivista ‘Progetto’, Salerno, Maggio 1994, Anno V, n. 1, pag. 11; “I villaggi deserti del Cilento”, “Progetto”, Salerno, Aprile 1995, anno VI, n. 2, p. 16; “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Re-golatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998.

(2) Attanasio F., “Sapri in alcune carte di Angelino Dalorto o Dulcert del 1300″; vedi pure: “Safri nell’Atlante Corbitis del XIII secolo”; si veda pure: Safri nell’Atlante Tammar-Luxo- ro”; ivi quì: Sapri rouinatawordpress.com.

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(3) Antonini G., La Lucania – discorsi, discorso XI, parte II, ed. Tomberli, Napoli, 1797.

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(4) Negro Mario (o Dominicus Marius Niger, Veneto), Geographie, commentarorium libri XI nunc primum ecc…, Basilea, 1557, nella ‘Lucanie Regiones fitus’, di Geographie Com- mentarii VII, p. 199. L’antico testo di Mario Nigro o Dominicus Marius Niger, Veneto, com- menta il libro XI della Geografia di Strabone e, si può scaricare gratis da Google libri alla pagina: https://books.google.it/books?id=hCGivYjTfhEC&pg=PR2&dq=Dominicus+Marius+ Niger,+Geographia,+Basileae,+1557&hl=it&sa=X&redir_esc=y#v=onepage&q=Dominicus Marius Niger%2C Geographia%2C

(5) (Fig. 2) Filippo Cluverio, Italia antiqua, carta geografica, del 1624. Carta d’Italia inseri- ta nell’”Italia antiqua” di Filippo Cluverio del 1624, Lugduni Batavorum, Elsevier, 1624, mm 282×363. Pubblicata postuma per la prima volta a Leiden nel 1624, se ne conoscono non meno di 25 edizioni almeno fino al 1729, pubblicate ad Amsterdam, Venezia, Londra, Parigi, Oxford, ecc. dai più prestigiosi editori dell’epoca.

(6) Holstenius (Olstenio) Lucas, (Note  all’Italia antiqua di Cluverio (5)), Lucae Holstenii Annotationes in geographiam sacram Caroli a S. Paulo; Italiam antiquam Cluverii et thesa- urum geograficum ortelii, ecc.., Roma, typis Iacobi Dragondelli, 1666 e altra edizione del 1624, pp. 22 e 288. Luca Olstenio, in questo libro, a p. 22  e a p. 288, parla e commenta le pagine 1262 e 1263 del libro di Filippo Cluverio o Philipp Cluverius o Philipp Cluver o Kluver, il quale scrisse l’Italia antiqua, che a p. 1263 parla di ‘Blanda oppidum’. Si veda pure: Almagià R., L’opera geografica di Luca Holsteno, Città del Vaticano, Biblioteca Apo- stolica Vaticana, 1942.

(7) Almagià R., Toponomastica dell’Italia in alcune carte nautiche medioevali, stà in “Mo- numenta Italia Cartographica”, I.P.S., Firenze, 1929, ed. Forni editore.

(8) (Fig. 4) Almagià R., op. cit., Appendice I, I – Coste liguri e tirreniche della penisola, p. 68.

(9) (Fig. 5) Carta nautica “Dal mar Baltico al mar Rosso”, di Angelino De Dalorto, del 1339. Carta nautica di Angelino De Dalorto, del 1339, è pubblicata da De La Ronciere A. M., M. Mollat Du Jourdin, I portolani, carte nautiche dal XIII al XVII secolo, ed. Bramante, Mila- no, 1992, tav. n. 7 a colori, del 1339 e, commento alla tavole, pagg. 193, 194, conservata Parigi, Biblioteca Nazionale di Francia, Cartes et Plans, Res. Ge B 696 (Fig. 5).

(10) (Fig. 6) L’Italia in una carta dell’Atlante nautico Corbitis già detto Combitis (2). In que- sta carta Sapri, figura con il toponimo di Safri. Tav. 2 (ff. 3 v- 4r): Mediterraneo centrale dal Peloponneso (limite orientale a zauatia) dall’Italia, alla Francia, con un breve tratto della costa spagnola fino a s[an]c[t]o felio. Conservato nella Biblioteca Marciana di Vene- zia, ms. It. VI, 213 (= 5982).

(11) (Fig. 7) Carta nautica del “Mediterraneo centrale” tratta dall’Atlante Tammar-Luxoro, Tav. III, IV. Di autore ignoto, è una raccolta anonima di portolani italiani dei primi del XIV secolo, otto piccole tavole, attualmente detenute presso la Biblioteca Civica Berio a Genova. I toponimi elencati dal Desimoni (9) e dall’Almagià (7), li confermo in quanto ho esaminato de visu la fotoriproduzione della (Fig. 1) che ho ottenuto dalla Biblioteca Civi- ca di Berio su gentile concessione del Comune di Genova.

(12) Almagià R., op. cit., pag. 3. Riprodotto ed illustrato da Desimoni C. o pubblicata in “Atti Società Ligure di Storia Patria“, Tomo V, 1867; Le carte nautiche italiane del medio evo, a proposito di un libro del prof. Fischer, Atti Soc. Ligure di Storia Patria. Vol. XIX, 15. Si veda anche Desimoni C. e L.T. Belgrano, Atlante Idrografico del medioevo posseduto dal Prof. Tammar Luxoro, coste napolitane, terre di lavoro e principati, Genova, 1867, Tavola IV, pag. 65, visibile sulla rete sul sito di Google play alla pagina: https://play.google.com/books/reader?id=_GU_AAAAYAAJ&printsec=frontcover&output=reader&hl=it&pg= GBS.PA65 . Si veda pure in proposito: Carte nautiche da musei e biblioteche della Liguria dal XIV al XVII secolo, Ed. Analisi, 1988, Mostra a Genova, Palazzo Belimbau, a cura di Gaetano Ferro, p. 32.

(13) (Fig. 9) Codice Latino Ebner, particolare della Carta d’Italia, annessa al Codice latino manoscritto Ebner. Questa carta è stata pubblicata da Borri A., op. cit. (4), CM3, p. 12. Pietro Ebner (17), è stato uno studioso medievalista del Cilento, forse lo scopritore dell’antico Codice (forse conservato alla Badia di Cava dei Tirreni), che conteneva l’antichissima carta manoscritta illustrata in Fig. 9.

(14) (Fig. 10) Carta nautica di Francesco Pizigano del 1373, Portolano del Mediterraneoconservata alla Biblioteca Ambrosiana a Milano (collocazione: manoscritti: SP_10_29). Si veda: Fischer (1886: p.148-51). Si veda pure il sito:  https://en.wikipedia.org/wiki/ Porto- lan_chart. L’immagine che pubblichiamo (Fig. 3) è la fotoriproduzione ordinata ed otte- nuta su concessione dalla Biblioteca Ambrosiana di Milano.

(15) (Fig. 11) Carta nautica di Francesco e Domenico Pizzigano, firmata e datata 1367, conservata nella Biblioteca Palatina di Parma (Ms. Parm. 1612), Membr., 1367 (dicembre 12), Venezia, cm. 87 x 128. La carta è stata pubblicata da Gorreri S., stà in Carte per navi- gare, la raccolta di portolani della Biblioteca Palatina di Parma, a cura di De Pasquale A., ed. MUP, Parma, 2009, p. 17. Le immagini delle carte nautiche dei fratelli Pizzigano, con- servate alla Biblioteca Palatina di Parma, sono tratte e pubblicate da Schuler C. J., Carto-grafare il mondo, ed. Logos, Modena, 2010, pp. 22-23.

(16) Alfano G.M., Istorica descrizione del Regno di Napoli, Napoli, 1823, p. 135.

(17) Ebner P., Chiesa, baroni e popoli del Cilento, ed. di storia e letteratura, Roma, 1982, vol. I, pp. 592, 592 e 593. Si veda pure dello stesso autore: Economia e società nel Cilento medievale, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 1979, vol. I-II.

(18) (Figg. 13) La ‘Carta del Mediterraneo’, contenuta nel ‘Liber Insularum Archipelagi cum pictura’ (20), di Cristoforo Buontelmonti, contenuto nel Codice latino di derivazione Tolemaica, Codice Plut. XXIX, 25 (Plut. 29.25), pp. cc. 62v e 63r, posseduto dalla Biblioteca Nazionale Medicea-Laurenziana di Firenze, e citata da Luciano Lago (19), op. cit., Tav. VII, dopo pag. 185 e s.  Questa carta, fu pubblicata dall’Almagià, op. cit. (7), Tav. X. bis, ed è quella contenuta nell’Isolario, conservato nella Biblioteca Medicea-Laurenziana di Firenze, XXIX, 25 della seconda metà del secolo XV.

(19) Lago L., Imago Mundi et Italiae – la versione del mondo e la scoperta dell’Italia nella cartografia antica (secoli X-XVI), con contributi di L. Gambi, M. Milanesi, L.Rombai, per la mostra di Cartografia storica allestita dall’Università degli Studi di Trieste, ed. La Mongolfiera, Trieste, 1994: Tav. V, stà nel cap.: ‘Le prime carte corografiche moderne dell’Italia’.

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(20) (Fig. 16) L‘Isolario o ‘Liber Insularum Archipelagi cum pictura’, di Cristoforo Buontelmonti, del 1420, è contenuto nel codice Hamilton 108, conservato alla Biblioteca Statale (Handschriftenabteilung della Staatsbibliothek) di Berlino; si veda il testo con prefazione di Ludovico de Sinner, Helvetia, Berna, Lipsia et Barolini, 1824, Lightning Source UK Ltd, Milton Keynes UK; la versione Berlinese è l’unica che contiene la carta dell’Italia in questione. Ricordiamo che il Codice Hamilton, conservato a Berlino, è di notevole interesse. L‘Isolario del Buontelmonti, è stato scoperto dal fiorentino Poggio Bracciolini che lo pubblicò in un codice latino e, possono essere scaricate dal sito: https://www.bl.uk/catalogues/illuminatedmanuscripts/Results.asp, ma esistono altre versioni dello stesso codice scoperto da Poggio Bracciolini nel…..Esiste il codice Latino, conservato nella Biblioteca Medicea-Laurenziana di Firenze, che riporta la segnatura Plut. 29-25 (Figg. 9-10-11). L’Almagià (7), pubblicò anche altre due carte dell’Isolario del Buontelmonti, Tav. X. bis, che sono quelle contenute nell’Isolario, conservato nella Biblioteca Medicea-Laurenziana di Firenze, XXIX, 25 (collocazione: Plut.29.25), della seconda metà del secolo XV. Esiste anche una versione conservata nella Biblioteca Apostolica Vaticana, ovvero il codice Barb. Latino 270. Si veda in particolare il testo “Desciption des iles de l’Archipel par Christophe Buontelmonti – version grecque par un anonyme” di Emile Legrand, Paris, ed. Ernest Leroux, 1897; si veda pure: Campana A., ‘Da codici del Buontelmonti’, estratto da “Silloge Bizantina” in onore di Silvio Giuseppe Mercati, Roma, 1957.

 

 

L’Italia nei Codici latini manoscritti più antichi conosciuti, delineati prima della stampa della ‘Cosmographia’

Gli studi

Nel 1987, pubblicai a stampa uno studio (1) sulle origini ed il ruolo dello scalo naturale della baia e del porto di Sapri. Come è noto, la cartografia e le carte geografiche, manoscritte dell’antichità, possono fornire un valido contributo alla storiografia, alle origini e alla toponomastica dei luoghi, in quanto attraverso una serie di informazioni in essa contenute si può risalire all’età o alle origini di un luogo. L’antica cartografia manoscritta rimane una valida testimonianza del passato dei luoghi e della geografia più in generale. Le carte geografiche manoscritte nella antichità sono quelle inserite in alcuni Codici manoscritti, di origine greca, i Codici greci manoscritti, rintracciati nel lontano Oriente dove essi erano stati compilati e trascritti e, che a volte contenevano allegati cartografici di notevole importanza come mappe o carte geografiche manoscritte (1). Moltissimi di questi Codici, come quello del geografo alessandrino Claudio Tolomeo, erano sconosciuti allo stesso mondo latino che non li aveva mai copiati. Molti di questi codici greci furono rintracciati e riportati nel mondo latino ed occidentale solo agli albori del Rinascimento. Moltissimi dei Codici latini manoscritti come i Codex miniati da monaci amanuensi, forse derivati da antichi codici di origine più antica e greca, sono andati perduti e non sono stati mai del tutto rintracciati. In questo studio, cercheremo di fare degli approfondimenti circa la presenza del toponimo di Sapri sulle antiche mappe e carte geografiche, manoscritte, contenute nei più antichi e conosciuti Codici miniati e manoscritti in greco-latino, le cui carte ivi contenute e di chiara derivazione tolemaica, erano conosciute già prima della pubblicazione a stampa della ‘Cosmographia’ di Claudio Tolomeo. Dopo questo codice, tra i codici latini a noi noti e conosciuti che conservino l’originario tipo greco, vi è il Codice Laurenziano XXVIII, 49, che è il codice più autorevole della classe B.

Le carte annesse alla ‘Geografia’ di Claudio Tolomeo

Quella di Tolomeo è la più antica opera superstite e il suo planisfero è una mappa del mondo così come si presume venisse visto e rappresentato nel II secolo d.C. dalla Civiltà Occidentale. Esso venne realizzato sulla descrizione contenuta nel libro di Tolomeo, Geographia , scritto nel 150 circa d.C. Sebbene le mappe autentiche non siano mai state trovate, la ‘Geographia’, contiene migliaia di riferimenti di varie parti del mondo, con in più le coordinate, le quali hanno permesso ai cartografi di ricostruire la visione del mon- do di Tolomeo, quando il manoscritto venne riscoperto intorno al XIV secolo. Quella di Tolomeo è la più antica opera superstite che adoperi osservazioni astronomiche per de- terminare la latitudine e la longitudine delle località, inserendole così in un reticolato geografico, metodo che l’astronomo greco aveva ereditato dai suoi predecessori d’età ellenistica Eratostene di Cirene ed Ipparco di Nicea, le cui opere originali sono tuttavia disgraziatamente andate perdute. Il planisfero di Tolomeo è una mappa del mondo così come si presume venisse visto e rappresentato nel II secolo d. C. dalla Civiltà Occidentale. Intorno alle carte che corredano la γεωγραφία di Claudio Tolomeo nei manoscritti greci finora conosciuti – poco più di una trentina – solo una minoranza è accompagnata da carte. Nel 1396, il maestro greco Manuele Crisolora, assunto come docente dal Comune di Firenze, fece giungere in Italia, da Costantinopoli, dove fu scoperta, la ‘Geografia’ di Tolomeo. Quando il padre Jos Fischer (18), rese nota l’importante scoperta che, accanto ai codici greci già da lungo tempo conosciuti che contengono 27 carte, esiste un’altra classe di codici contenenti 64 carte. I documenti tolemaici cominciano con le carte d’Italia annesse ai codici greci della ‘Geographia’ di Tolomeo, già in circolazione molto prima che fosse eseguita la traduzione latina del testo da parte di Jacopo d’Agnolo della Scarperia, allievo del Crisolora, che la tradusse dal greco in latino tra il 1406 e il 1409 nella Curia romana e, con il nome di ‘Cosmographia’, la dedicò al Papa Alessandro V. Le carte manoscritte, contenute nei Codici latini redatti prima della pubblicazione a stampa della ‘Cosmographia’ di Claudio Tolomeo, derivano da quelle redatte dal geografo greco e alessandrino e, malgrado queste carte siano annesse ai codici greci e latini conservati sino ai nostri giorni, esse non sono opera sua. Solo dopo la sua traduzione dal greco in latino, il testo della ‘Geographia’ o  γεωγραφία di Claudio Tolome (scoperta a Costantinopoli, l’odierna Istambul in Turchia), la sua versione latina, venne data alle stampe a caratteri mobili, con il nome di ‘Cosmographia’. Malgrado nessuna delle carte manoscritte annesse ai codici greci e latini conservati sino ai nostri giorni sia opera dello stesso Tolomeo, è lecito comunque ritenere che siano state redatte (dal XI al XV secolo) sulla scorta di dati e di notizie tramandate dal geografo alessandrino: la qualifica di carte tolemaiche è perciò, corretta e pienamente accettabile. Nei codici della prima classe (classe A), le carte si trovano alla fine del testo, o intercalate al libro VIII, in quelli della seconda (classe B), sono inserite nei capitoli corrispondenti. Dei manoscritti greci, il Cuntz (6), ne indica sette fondamentali, dei quali tre soli contengono carte, e cioè il Vat. Urb. gr. 82, ed il Ven. Marc. gr. 516, che appartengono alla classe A, ed il Laurenziano XXVIII, 49 della classe B (Fig. 8-9). Recentemente Borri (3), ci illumina su diversi aspetti della cartografia antica e, scrive in proposito: “Con qualche semplificazione si ritiene che, in relazione alla regione italiana, sia opportuno prendere in considerazione un ristretto gruppo di carte manoscritte greche (corrispondenti a quelle del Capello C., inserite nel Gruppo 1, Redazione A), e più precisamente quelle annesse ai codici (codex): Urbinate Greco 82 (Urb. 82), realizzato tra il 1000 ed il 1100; Laurenziano 626 (Laurent. 626), dell’inizio del secolo XV; Marciano 388 (Marc. 388); Vindobonensis Hist. (Vind. Hist) (Figg. 2-3-4), realizzato nel 1454 circa. Per queste carte interessantissime essendo le più antiche conosciute, rimandiamo allo studio ivi pubblicato: “Sapri, nelle prime carte greche-tolemaiche conosciute.”. Riguardo le altre carte geografiche conosciute e fino a noi giunte, il Borri, dice in proposito: Un’attenta osservazione dei contorni, disegno orografico, ecc.., ci consente di affermare che che dai predetti codici greci (ed in particolare dal Vind. Hist) derivano le carte annesse ai codici latini che, come si vedrà, saranno la fonte delle prime carte a stampa della penisola italiana.” (3).

Le carte annesse ai Codici e Atlanti a stampa della ‘Cosmographia’ di Tolomeo del XV sec.

Come è noto, l’unica cartografia pervenutaci dal mondo antico è quella cosiddetta tole- maica, ovvero delle carte geografiche medioevali, copie manoscritte delle originarie car- te di origine greca contenute nella ‘Geographia’ di Claudio Tolomeo. Oltre a questi antichi Codici miniati, le cui carte manoscritte ivi contenute, sono di estremo interesse per gli studiosi di toponomastica medievale e di cui ci siamo occupati quì in altri studi, vi sono pure tutti i Codici miniati che seguiranno alla pubblicazione a stampa di Jacopo d’Agnolo della Scarperia, che, tra il 1406 e il 1409, tradusse nella curia romana dal greco in latino, l’opera di Claudio Tolomeo, γεωγραφία  (Gheografikè ufeghesis), giunta in Italia da Cos- tantinopoli nel 1396, dove fu scoperta, grazie al maestro greco Manuele Crisolora, assun- to come docente dal Comune di Firenze, e dandogli il nuovo nome di Cosmographia’.  Quando il padre Jos Fischer rese nota l’importante scoperta che, accanto ai codici greci già da lungo tempo conosciuti che contengono 27 carte, esiste un’altra classe di codici contenenti 64 carte. Nei codici della prima classe (classe A), le carte si trovano alla fine del testo, o intercalate al libro VIII, in quelli della seconda (classe B), sono inserite nei capitoli corrispondenti. Dei manoscritti greci, il Cuntz (3), ne indica sette fondamentali, dei quali tre soli contengono carte, e cioè il Vat. Urb. gr. 82, ed il Ven. Marc. gr. 516, che appartengono alla classe A, ed il Laurenziano XXVIII, 49 della classe B. Dei Codici latini pervenutici in seguito alla traduzione dell’opera tolemaica fatta da Jacopo d’Agnolo della Scarperia, vi è il  Vindobonensis Hist. (Vind. Hist), realizzato nel 1454 circa (Figg. 2-3-4).   Recentemente Borri (2), ci illumina su diversi aspetti della cartografia antica e, scrive in proposito: Un’attenta osservazione dei contorni, disegno orografico, ecc…., ci consente di affermare che che dai predetti codici greci (ed in particolare dal Vind. Hist) derivano le carte annesse ai codici latini che, come si vedrà, saranno la fonte delle prime carte a stampa della penisola italiana.” (2). La riscoperta di Tolomeo venne accolta con entusiasmo nell’Italia del primo Umanesimo: prima del 1410 era pronta la traduzione latina a cura di Jacopo d’Agnolo da Scarperia ma solo nel 1409 veniva messa in circolazione con la dedica ad Alessandro V. Era dapprima senza carte; queste vennero eseguite da umanisti fiorentini, Francesco di Lapacino e Domenico di Lionardo Buoninsegni, seguendo pedissequamente modelli greci. Se dobbiamo dare importanza per la loro antichità alle tipiche tavole vecchie, che derivate dalle edizioni latine, appaiono poi ancora riportate dalle prime edizioni a stampa, ben maggiore significato presentano le cosiddette tavole nuove nei loro diversi rifacimenti. Ecco cosa scrive in proposito Vincenzo Boni in una scheda dedicata ad una Cosmographia di Tolomeo, posseduta dalla Biblioteca Nazionale di Napoli (16): “Tolomeo, fervente assertore dei principi matematico-trigonometrici per la costruzione delle carte geografiche, aveva, purtroppo, per l’ovvia penuria propria dei suoi tempi, poche conoscenze astronomiche e, pertanto, la sua geografia ‘ecumenica’ trasferì nel medioevo, ma soprattutto nel rinascimento, errori di calcolo gravissimi, che determinarono conclusioni spesso fuorvianti all’epoca delle grandi scoperte geografiche. Dall’inizio del ‘400 e fino a quasi tutto il ‘500, per effetto della riscoperta dei testi classici e per la venerazione della cultura greco-latina, la geografia tolemaica era legge in virtù della grande autorevolezza dell’autore. Esemplari di codici tolemaici si custodivano gelosamente nelle più ricche biblioteche d’Italia e d’Europa, da quella degli Este a Ferrara, a quella dei Montefeltro ad Urbino, da quella romana della Curia a quella dei Medici a Firenze, da quella napoletana di Alfonso e Ferrante d’Aragona a quella di Mattia Corvino d’Ungheria e Luigi XII di Francia. Colombo stesso, pur estimatore – e probabilmente disegnatore – di carte nautiche, che, ben più precise, ma purtroppo non considerate scientifiche, pullulavano da almeno quattrocento anni in Europa, per la rappresentazione delle coste del Mediterrano, del continente europeo e dell’Africa settentrionale, dovendo affrontare un viaggio intorno al mondo, tenne in gran conto il geografo alessandrino, fidandosi della misura tolemaica della circonferenza terrestre, che non induceva a pensare ad un nuovo continente tra l’Europa e il Catai (Cina) e il mitico Zipangu (Giappone) estreme terre dell’Asia, di cui si avevano notizie.“.

LE CARTE GEOGRAFICHE DELL’ITALIA CONTENUTE NEI CODICI MINIATI GRECO-LATINI PIU’ ANTICHI CONOSCIUTI

Le tavole dell’Italia annesse ai codici latini realizzati nel XV secolo e derivati dai quattro precitati codici greci vengono tradizionalmente suddivise in cinque gruppi, originanti da altrettan to scuole di cartografia, e precisamente:

La carta dell’Italia annessa al Codice greco “Vindobonensis Historia” o VIND-HIST (Fig. 2-3-4) (10).

Codice Vind-Hist

(Fig. 2) Tabula VI del Codice VIND-HIST (10).

La carta d’Italia annessa al Codice greco “Vindobonensis Historia” o VIND-HIST o Codex Vindobonensis, della Geografia di Claudio Tolomeo, la cui copia tradotta in latino è stato realizzata nel 1454 circa e, conservato presso la Osterreichische Nationalbibliothek di Vienna, in Austria (Fig. 2)(9), contiene questa carta d’Italia manoscritta in greco (Figg. 1- 2). La carta d’Italia annessa e contenuta in questo antichissimo codice greco di deriva- zione tolemaica è probabilmente più antica. La carta del codice VIND-HIST è molto simile al codice Urb. gr. 82 ed è probabile che anche questa carta, come il suo codice, risalgano ad un periodo che va dal XII al XIII secolo.

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(Fig. 3) L’Italia nel Codice greco Vidobonensis Historia (Vind-Hist) (10).

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(Fig. 4) La carta dell’Italia nel Codice greco Vidobonensis Historia (Vind-Hist), particolare delle nostre coste (10).

Le carte d’Italia annesse ai Codici miniati e latini derivati dai Codici greci della Geografia di Tolomeo

Il Borri (4) afferma che: Un’attenta osservazione dei contorni, disegno orografico, ecc.., ci consente di affermare che dai predetti codici greci (ed in particolare dal Vind. Hist),  derivano le carte annesse ai codici latini che, come si vedrà, saranno la fonte delle prime carte a stampa della penisola italiana. Infatti, dalla carta manoscritta annessa al codice greco della ‘Geografia’ di Tolomeo, detto ‘Vindobonensis Hist.’ (Vind. Hist) (Figg. 2-3-4), ed altre simili, derivano le tavole manoscritte annesse ai codici latini che,  come si vedrà, “saranno la fonte delle prime carte a stampa della penisola italiana.” (3). I codici greci hanno ispirato le prime carte a stampa, come ad esempio la carta manoscritta annessa al codice latino detto LAURENTIANO XXX.1 (Figg. 10-11), conservato presso la Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze. Sono entrambe di derivazione tolemaica ed entrambe sono molto interessanti. Il più antico Codice latino con carte manoscritte finora conosciuto, il Vat. Lat. 5698 (Figg. 5-6-7) (11), appare nel corredo cartografico col tipo dell’Urbina- te greco 82 (stà nell’altro studio ivi). Nella prima, i toponimi dei luoghi sono segnati in rosso ed in nero. Sarebbe interessante approfondire lo studio dei toponimi ivi riportati.

La carta d’Italia annessa al Codice latino manoscritto (Cod. Vat. Lat. n. 5698) (11). 

Come ha detto il Borri (3), sia il Codice latino  LAURENTIANO XXX.1, conservato presso la Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze e questo Codice latino manoscritto (Codice  Vaticano Latino 5698), della prima metà del secolo XV, sono entrambe di derivazione to- lemaica ed entrambe sono molto interessanti per i numerosi toponimi ivi citati. E’ proba- bile che, come afferma il Borri (3), anche questo Codice latino da Un’ attenta osservazione dei contorni, disegno orografico, ecc.., ci consente di affermare che dai predetti codici greci (ed in particolare dal Vind. Hist) derivano le carte annesse ai codici latini…” (3)(Figg. 5-6-7), la carta d’Italia annessa al Codice latino manoscritto Cod. Vat. Lat. 5698, è il più antico codice latino conosciuto della Geographia di Claudio Tolomeo (prima metà del secolo XV). Nell’originale, la carta dell’Italia misura cm. 69 x 44,5. Il più antico Codice latino con carte manoscritte finora conosciuto, è il Vat. Lat. 5698 che, appare nel corredo cartografico col tipo dell’Urbinate greco 82. Dice l’Almagià (4) in proposito: “2- Carte dell’Italia della Sardegna e della Sicilia nel Cod. Vat. Lat. 5698, il più antico codice latino conosciuto della Geografia di Tolomeo conosciuto.”. La carta manoscritta che rappresenta l’Italia (Fig. 5), andrebbe ulteriormente indagata nei diversi toponimi ivi citati. 

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(Fig. 5) Carta d’Italia annessa al Codice Vaticano latino 5698, manoscritto,  il più antico Codice latino conosciuto. Questa immagine è tratta dal Mazzetti (8).

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(Fig. 6) Carta d’Italia annessa al Codice Vaticano latino 5698, manoscritto,  il più antico Codice latino conosciuto. Immagine, tratta dal Mazzetti (8), Tav. I.

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(Fig. 7) Carta d’Italia annessa al Codice Vaticano latino 5698, manoscritto,  il più antico Codice latino conosciuto. Immagine, tratta dal Mazzetti (8).

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(Fig. 8) Carta d’Italia annessa al Codice latino manoscritto Cod. Vat. Lat. 5698, il più antico Codice latino conosciuto. Immagine, tratta dall’Almagià (4).

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(Fig. 9) Carta d’Italia annessa al Codice latino manoscritto Cod. Vat. Lat. 5698, il più antico Codice latino conosciuto. Immagine, tratta dall’Almagià (4).

La carta d’Italia annessa al Codice Laurenziano – Codice Vat. Latino XXVIII, 49 (12).

Nei codici di derivazione tolemaica, manoscritti e tradotti in latino, vi è il Codice Lauren- ziano (Codice Vat. Latino XVIII, 49), conservato nella Biblioteca Laurenziana di Firenze.  Questo Codice latino, contenente la ‘Geografia’ di Tolomeo, contiene una carta d’Italia (Figg. 10-11), di cui pubblichiamo un particolare delle coste meridionali ed un ingrandi- mento particolare delle nostre coste, manoscritta, che riporta i toponimi dei luoghi in greco. Questa carta fù pubblicata da Almagià R. (4): Carta d’Italia nel codice XXVIII, 49 della Biblioteca Laurenziana di Firenze contenente la Geografia di Tolomeo nella redazione B con 64 carte (secolo XIV). L’originale misura cm. 53 x 34″ (10), i cui toponimi andrebbero ulteriormente indagati. Il Cuntz (6) ha dimostrato la stretta parantela fra questo codice Laurenziano e l’Urbinate greco 82, anche per le carte. Ed io aggiungerei soprattutto per le carte. Il Cuntz ritiene che le carte del codice Laurenziano siano state eseguite nel XIV (o XIII) secolo, usufruendo degli stessi materiali che hanno servito per il testo, ma facendo qualche aggiunta di origine straboniana (12). Le carte geografiche annesse a questo antichissimo codice greco, sono delineate da un autore che ci è ignoto e sebbene ricalcassero e citassero nomi o toponimi di luoghi che interessano anche la nostra zona, andrebbero perciò ulteriormente indagate.

Plut. 28.49, c. 30r - Copia

 

(Fig. 10) Carta d’Italia annessa al Codice Laurenziano – Codice Vat. Latino XXVIII, 49 (XIV secolo) (12).

Particolare

 

(Fig. 11) Carta d’Italia annessa al Codice Laurenziano – Codice Vat. Latino XXVIII, 49 (XIV secolo) (12).

Plut.28.49, part.

(Fig. 11) Carta d’Italia annessa al Codice Laurenziano – Codice Vat. Latino XXVIII, 49 (XIV secolo) (12) – particolare delle nostre coste.

La carta d’Italia annessa al Codice latino manoscritto LAURENT. XXX.1, conservato nella Biblioteca Laurenziana-Medicea di Firenze (12).

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(Fig. 12) Carta d’Italia annessa al Codice latino manoscritto LAURENT. XXX.1, conservato nella Biblioteca Laurenziana-Medicea di Firenze (13).

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(Fig. 13) Carta d’Italia annessa al Codice latino manoscritto LAURENT. XXX.1, conservato nella Biblioteca Laurenziana-Medicea di Firenze (13).

La carta d’Italia, annessa al Codice latino manoscritto Ebner (14).

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(Fig. 14) Particolare della Carta d’Italia, annessa al Codice latino manoscritto Ebner (14).

La carta d’Italia, annessa al Codice latino Laurenziano XXX.4 (BLF) (15).

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(Fig. 15) La carta d’Italia, annessa al Codice latino Laurenziano XXX.4 (BLF) (15). 

La carta d’Italia, annessa ad un Codice latino Braid. XV.26 (15).

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(Fig. 16) Carta d’Italia manoscritta annessa al Codice latino Braid. XV.26 (15).

La carta d’Italia, annessa ad un Codice manoscritto della Cosmographia di Claudio Tolomeo alla Biblioteca Nazionale di Napoli (17).  

L’immagine di Fig. 17 e la Fig. 18 (particolare del Mezzogiorno d’Italia), illustra la carta VII, Europe tabula sexta Sexta Europe Tabula Italiam continet et Cyrnum insulam cum ceteris adiacentibus insulis (cc. 83v – 84r), che si può vedere (insieme alle altre) sulla pagina internet: http://digitale.bnnonline.it/index.php?it/105/le-tavole. Si tratta della immagine 8 di 28, contenuta in un Codice manoscritto della ‘Cosmographia’ di Claudio Tolomeo, posseduto dalla Biblioteca Nazionale di Napoli. Da una scheda sull’opera, sul sito della Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli, Vincenzo Boni, scriveva in proposito che: Il codice napoletano appartiene al fondo Farnese, risalente a papa Paolo III, già cardinale Alessandro Farnese (1468-1549), portato a Napoli, nel 1736, da Carlo di Borbone, figlio di Elisabetta Farnese, dopo la conquista del Regno di Napoli nel 1734.” (17). Da un’attenta analisi, questa Carta manoscritta, risulta quasi identica a quella annessa all’Atlante di Borso d’Este – La Cosmographia di Claudio Tolomeo, altro Codice miniato e manoscritto, conservato alla Biblioteca Estense Universitaria di Modena. Ad onor di causa dobbiamo precisare al riguardo che il Codice Napoletano, risulta essere ancora più antico del Codice Modenese.

Ms.V F 32 07

(Fig. 17) VIIEurope tabula sexta Sexta Europe Tabula Italiam continet et Cyrnum insulam cum ceteris adiacentibus insulis (cc. 83v – 84r), l’Italia tratta dalla Tav. VII della ‘Cosmographia’ di Tolomeo, contenuta in un Codice napoletano posseduto dalla BNN (17).

Ms.V F 32 07, conv. 1

(Fig. 18) Particolare dell’Italia tratta dalla VII tavola (Fig. 17), della ‘Cosmographia’ di Tolomeo, contenuta in un Codice napoletano posseduto dalla BNN (17).

Note bibliografiche:

(1) Attanasio F., “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10; l’articolo fu citato dal Cesarino F., La Lucania del Barone Antonini, stà in ” I Corsivi”, n. 3, 1988; “I villaggi deserti del Cilento”, rivista ‘i Corsivi’, Gen.- Feb.,1988, anno III, n. 1-2, Sapri, pp. 12-13; ” Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, rivista “I Corsivi”, Sa- pri, 1987, p. 9-10; “La pittura locale a Villa Guariglia“, rivista “I Corsivi”, Luglio 1987, anno II, n. 7, Sapri, p. 29; “Notizie storiche su Castelruggero“, rivista “I Corsivi”, Sapri, dic. 1988, anno II, n. 12, pp. 13-14; “Per un centro di storia cilentana“, rivista “I Corsivi”, Sapri, Nov. 1986, anno I, n. 9, p. 23; “Per un’ area di riequilibrio naturale”, rivista “I Corsivi”, Agosto 1986, anno I, n. 6, Sapri, p. 17; “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, rivista ‘Progetto’, Salerno, Luglio 1994, anno V, n. 2., pp. 3-4; “Per una politica del recupero“, Rivista ‘Progetto’, Salerno, Maggio 1994, Anno V, n. 1, pag. 11; “I villaggi deserti del Cilento”, “Progetto”, Salerno, Aprile 1995, anno VI, n. 2, p. 16; “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Re-golatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998.

(2) I.G. De Agostini, Mostra tenutasi a Milano: Segni e sogni della terra – il disegno del mondo dal mito di Atlante alla geografia delle reti, ed. de Agostini, 2001, p. 56.

(3) Borri A., L’Italia nell’antica cartografia, 1477-1799,  ed. Priuli e Verlucca, Torino, 1999

(4) Almagià R., Monumenta Italia Cartographica, I.P.S., Firenze, 1929, Forni editore, Tav. I.

(5) Capello F.C., Descrizione degli itinerari alpini di Jaque Signot, Codici e stampe dei se- coli XV e XVI, Rivista Geografica italiana, vol. LVII, 1950.

(6) Cuntz O., Die Geographic des Ptolemaus, Berlino, Weidmann, 1923, pp. 18-20.

(7) Brotton J., Le Grandi mappe, ed. Gribaudo, II edizione, 2016, stampato a Hong Kong, p. 24.

(8) Mazzetti E, Cartografia generale del Mezzogiorno e della Sicilia, a cura di E. Mazzetti, scritti di Roberto Almagià, Ernesto Pontieri, Rosario La Duca, ed. Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 1972.

(9) (Fig. 1) Planisfero di Tolomeo  ricostituito dalla Geographia tolemaica (circa 150 d.C.) nel XV secolo, che mostra la “Sinae” (Cina) all’estrema destra, oltre l’isola di “Taprobane” (Sri Lanka, più grande del normale) e l’“Aurea Chersonesus” (penisola del Sud-Est asiati- co). Questa carta è stata pubblicata da Brotton J. (7).

(10) (Figg. 2-3-4) L’immagine che pubblichiamo riguarda la carta manoscritta annessa al Codice greco “Vindobonensis Historia” o VINDHIST, (Codex Vindobonensis), realizzato nel 1454 circa e, conservato presso la Osterreichische Nationalbibliothek di Vienna, in Austria (Fig. 2). L’Italia nel Codice greco o Codex Vidobonensis (Vind-Hist) e, particolare. Questa carta è stata pubblicata da Borri A., op. cit. (3), CM1, p. 11.

(11) (Figg. 5-6-7-8-9) Carta d’Italia annessa al Codice latino manoscritto Cod. Vat. Lat. 5698, il più antico Codice latino conosciuto. Questa carta è stata pubblicata anche da Mazzetti E., op. cit. (8), Tomo II,  Tavola I. La carta d’Italia di Figg. 6-7 è stata pubblicata da Almagià, op. cit. (4), Tav. I bis, 2). Le immagini di Figg. 8-9, sono tratte dal testo di Almagià, op. cit. (4), Tav. I.

(12) (Figg. 10-11) Carta d’Italia annessa al Codice Laurenziano (Codice Vat. Latino XVIII, 49) (XIV secolo), della Biblioteca Laurenziana di Firenze, contenente la ‘Geografia’ di Tolomeo, pubblicata da Almagià R., op. cit. (5), Tavola II e nel Capitolo Primo: La cartografia dell’Italia anteriormente al secolo XV, p. 1-2-3. L’Almagià dice in proposito: “Carta d’Italia nel codice XXVIII, 49 della Biblioteca Laurenziana di Firenze contenente la Geografia di Tolomeo nella redazione B con 64 carte (secolo XIV). L’originale misura cm. 53 x 34.”. 

(13) (Figg. 12-13) Carta d’Italia annessa al Codice latino manoscritto LAURENT. XXX.1, conservato nella Biblioteca Laurenziana-Medicea di Firenze. Questa carta è stata pub- blicata da Borri A., op. cit. (3), CM2, p. 12.

(14) (Fig. 14) Carta d’Italia, particolare, annessa al Codice latino manoscritto Ebner. Que- sta carta è stata pubblicata da Borri A., op. cit. (4), CM3, p. 12.

(15) (Fig. 15) Stralcio della carta d’Italia, annessa al Codice latino Laurenziano XXX.4. Questa carta d’Italia è tratta da un Codice miniato della Cosmographia di Claudio Tolo- meo, il Codice vaticano latino Laurenziano XXX.4, conservato presso la Biblioteca Nazio- nale di Francia a Parigi. Forse di autore anonimo è uno dei primi Codici miniati con la traduzione in latino dell’opera cartografica ‘Geographia‘ di Claudio Tolomeo, dei primi del XIV secolo. Questa carta è quasi simile a quella contenuta nell’Atlante di Borso d’Este curato da Nicolà Germanico (o il Tedesco).

(16) (Fig. 16) Carta d’Italia manoscritta annessa al Codice latino Braid. XV.26, venne utiliz- zata insieme alla carta annessa al Codice Urb. Lat. 273, dall’Ignoto Berlingheriano quale modello per realizzare a Firenze la tavola di derivazione tolemaica a stampa del 1482, Novella Italia di Ignoto Berlingheriano (autore anonimo) annessa alla Geografia di Tolo- meo, in terza rima, curata da Francesco Berlinghieri, 1482 (12), stà quì in Sapri, nelle pri- me carte a stampa; nota (12) (Fig. 6); questa carta (Fig. 12) è pubblicata in Borri A. (4), C. M.5, p. 13.

(17) (Fig. 17-18) Si tratta dell’immagine 8 di 28, VIIEurope tabula sexta Sexta Europe Tabula Italiam continet et Cyrnum insulam cum ceteris adiacentibus insulis (cc. 83v – 84r), contenuta in un’esemplare di un Codice manoscritto della ‘Cosmographia’ di Claudio Tolomeo, posseduto dalla Biblioteca Nazionale di Napoli. Oggi conservato alla Biblioteca Nazionale di Napoli, abbiamo tratto l’immagine di un particolare della Carta dell’Italia della Tav. VII, che ha la seguente collocazione: Claudio Tolomeo, Cosmographia, Ms. membr., lat., sec. XV (1460-66), cc. I-II,124,III-IV, Biblioteca Nazionale di Napoli, ms. V. F. 32″, che si può vedere sulla pagina internet: http://digitale.bnnonline.it/index.php?it/105/le-tavole. Da una scheda sull’opera manoscritta, sul sito della BNN, di Vincenzo Boni, traiamo le seguenti informazioni: Il codice napoletano appartiene al fondo Farnese, risalente a papa Paolo III, già cardinale Alessandro Farnese (1468-1549), portato a Napoli, nel 1736, da Carlo di Borbone, figlio di Elisabetta Farnese, dopo la conquista del Regno di Napoli nel 1734.”. 

(18) Fischer Theobald, Sammlung mittela Iterlice Welt-und-See-Karten italienischen ursprungs ecc…(raccolta di mappamondi e carte marittime del medio evo d’origine italiana e da Biblioteche e d’Archivi italiani), Venezia, ed. Ongania, 1886.


Nel 1456, Sapri nella carta del Massajo

La carta d’Italia del Massajo, forse del 1456

Un altro disegnatore di manoscritti del ‘Geographia’ fu il pittore fiorentino Pietro del Massaio. L’assistente tecnico di Donnus Nicolaus Germanus, che lavorava a Firenze come cosmografo (e forse stampatore) che, nel 1466, presentò in visione a Borso d’Este, duca di Ferrara, il manoscritto di un Geographia. Il manoscritto è tuttora conservato nella Biblioteca D’Este a Modena. Pietro del Massajo, assistente e disegnatore del Nicolò Germanico era l’artista che disegnava le mappe secondo le indicazioni del cosmografo Nicolò Germanico, i cui testi invece erano scritti da Ugo Cominelli, un noto miniaturista originario di Mezières sulla Mosella. Della scuola del Massaio, che si ispira, tra altri, al Codice Laurent. XXX.1, con riferimento sia alla tavola tolemaica, sia alla tavola nuova è lItalia Novella’ di Pietro del Massajo annessa al codice latino 4802 della ‘Geografia’ di Claudio Tolomeo del 1450, dipinta a colori dal Massajo nel 1456 (Fig. 1), su pergamena e conservata insieme al codice latino nella Biblioteca Nazionale di Parigi. Questa carta è citata anche dall’Almagià (3). In essa si vedono  chiaramente riportati i toponimi di ‘Palamida’ (Palinuro), ‘Policastro’ e Sapri (1) (Fig. 1). L”Italia Novella’ di Pietro del Massajo, forse del 1450, è una carta manoscritta dipinta a colori. L’originale misura circa cm. 75 x 53. Purtroppo, il toponimo di Sapri è eroso ma guardando de visu la carta, il toponimo vi è citato.

f. 127r

(Fig. 1) L’”Italia Novella”, carta manoscritta e dipinta a colori dal fiorentino Pietro del Massajo, del 1456, annessa al Codice Latino 4802 della Geografia di Tolomeo (1), conservato alla Biblioteca Nazionale di Francia (1-2).

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(Fig. 1) L’”Italia Novella”, carta di Pietro del Massajo particolare delle nostre coste, dove si vede chiaramente riportati i toponimi di ‘Palamida’ (Palinuro), ‘Policastro’ (scritto in rosso perchè più importante o porto franco) e Sapri (1-2)

Pietro del Massajo, cod. Urb.Lat. 277

(Fig…) Particolare della nostra zona nella carta d’Italia contenuta nel codice Vaticano Urbinate Latino 277 conservato alla Biblioteca Apostolica Vaticana a Roma, datato 1456, interamente digitalizzato. Le carte annesse a questo antico codice di Jacobus Angelus (Jacopo Angelo della Scarperia), furono commentate da Ugo Cominelli di Mezières ed illustrate da Pietro del Massajo

L'Italia di Tolomeo di Pietro del Massajo nel Cod.vat. Urb.Lat.277

(Fig. 3) Carta d’Italia annessa alla ‘Cosmographia’ (la Geografia) di Claudio Tolomeo, riprodotta e contenuta nel codice Latino 4802 di Jacobus Angelus, (Jacopo Angelo della Scarperia) non datato, forse delineato nel 1456 conservato alla Biblioteca Nazionale di Francia Parigi e collocato come Par.Lat. 17542

La ‘Cosmographia’ di Claudio Tolomeo

La geografia di Tolomeo, del 150 d.C., fu riscoperta dal bizantino Massimo Planude, circa un secolo dopo l’umanista greco Emanuele Crisolora ne inviò in Italia una copia, che fu tradotta in latino da Jacopo di Angelo della Scarperia. A Pietro del Massajo (Firenze 1424-1496), pittore e miniatore, noto per lo più per una serie di lavori a carattere artigianale, è attribuita, grazie anche ad una nota aggiunta dal copista Ugo Cominelli di Mezières all’interno dei volumi, la decorazione e l’illustrazione di tre codici miniati della Geografia di Tolomeo. Il più antico dei tre è considerato il Par. Lat. 17542 ex 4802 della Biblioteca Nazionale di Parigi, del 1456, mentre il Vat. Lat. 5699 e l’Urb. Lat. 277 sono rispettivamente del 1469 e del 1472; i codici contengono, oltre a un mappamondo e una serie di tavole geografiche, alcune vedute di città, tra cui quella di Firenze. I tre disegni sono strettamente simili, anche se graficamente si può riconoscere una maggiore delicatezza nel tratto dell’esemplare parigino, e molto probabilmente vanno riferiti ad un archetipo di fine trecento.

Il Codice della Cosmographia di Tolomeo di Jacobo Angelus (Jacopo Angelo della Scarperia), codice conservato alla Biblioteca Nazionale di Francia a Parigi e collocato come Par.Lat. 17542, del 1456, il più antico esistente che riproduce le tavole della ‘Cosmographia’ di Tolomeo

Della versione della ‘Geographia’ di Tolomeo del Germanico, del 1466 e disegnata dal fiorentino Pietro del Massajo, si conoscono diversi manoscritti e, divenne la base per le mappe della prima edizione a stampa del ‘Geographia’, fatta a Bologna nel 1477. Ci sono giunti tre manoscritti firmati dai due uomini, datati 1469, 1472 e il terzo senza data. Il terzo senza data è proprio il n. 4802, conservato alla Biblioteca Nazinale di Francia da cui abbiamo tratto l’immagine di Fig. 1 (1). Un altro manoscritto anonimo è così somigliante a questi tre che è stato da molti attribuito a Pietro del Massaio. Il Codice Parigino Latino 4802 della ‘Cosmographia’ di Claudio Tolomeo è un codice latino di Jacobus Angelus, non datato, forse delineato nel 1456 e conservato alla Biblioteca Nazionale di Francia Parigi. Da questo codice, che contiene le carte dipinte, attribuite a Pietro Massajo, abbiamo tratto l'”Italia Novella”, forse delineata nel 1456 (Fig. 1). L’Almagià (3), sciveva in proposito: “Di questo Codice della Geografia di Tolomeo, sappiamo che era appartenuto alla Biblioteca di Alfonso V di Napoli.”.

L’altra carta del Massajo contenuta nel Codice Vaticano Urbinate Latino 277

Urb.lat.277_0267_fa_0125r.[01.xx.0000]_s

(Fig. 5) carta ‘Italia Novella’ di Pietro del Massajo, forse del 1456, contenuta nel  Codice Vaticano Urbinate Latino 277, della ‘Geografia’ di Claudio Tolomeo, conservato alla Biblioteca Apostolica Vaticana, consultabile con la segnatura: Urb.lat.277

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(Fig. 7) Particolare ingrandito delle nostre coste dell’‘Italia Novella’ di Pietro del Massajo annessa al codice parigino Part. Lat. 17542 ex 4802 di Jacopo Angelo della Scarperia

Note bibliografiche:

(1) (Fig. 1) L”Italia Novella’ di Pietro del Massajo del 1450, dipinta a colori. L’originale misura circa cm. 75 x 53. Questa carta e l’immagine sono tratte dall’Almagià (3), Tav. IX, 1), dove si vedono chiaramente riportati i toponimi di ‘Palamida’ (Palinuro), ‘Policastro’ e Sapri. Questa carta è stata citata dall’Almagià (3), Tav. IX, 1). L’immagine della Fig. 1, è la pagina 127r del Codice (2) ed è tratta dal sito della Biblioteca Nazionale di Francia a Parigi: http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b8454687p/f261.planchecontact. Questa carta ed altre del Massajo, sono annesse al Codice Parigino Latino 4802 della ‘Cosmographia’ di Claudio Tolomeo (2).

(2) (Fig. 3-4) Codice Parigino Latino 4802 della ‘Cosmographia’ di Claudio Tolomeo di Jacobus Angelus (Jacopo Angelo della Scarperia), non datato, forse delineato nel 1456 e conservato alla Biblioteca Nazionale di Francia Parigi, consultabile sul sito: http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b8454687p/f261.planchecontact. L’Almagià (3), sciveva in proposito: “Di questo Codice della Geografia di Tolomeo, sappiamo che era appartenuto alla Biblioteca di Alfonso V di Napoli.”.

Urb.277

(4) (Fig. 6) Codice Vaticano Urbinate Latino 277, della ‘Geografia’ di Claudio Tolomeo, conservato alla Biblioteca Apostolica Vaticana, consultabile con la segnatura: Urb.lat.277. Ptolomaei Claudii cosmographia, tabulae topographicae nonnullarum urbium, Veterani Friderici hexametri Sec. XV med. 2)

  • 2rv: Iacopo d’Angelo da Scarperia, sec. XV Iacobi Angeli Florentini praefatio in cosmographiam Ptolemaei Alexandrini ex graeco in latinum traducta ad Alexandrum V [in codice: “III”] summum pontificem Sec. XV med

(3) Almagià R., Monumenta Italia Cartographica, ed. I.P.S., Firenze, 1929, Forni editore, Tav. IX, 1).

Nel 1333, Sapri nella carta di Giovanni di Mauro da Carignano

portolano di Giovanni di Mauro da Carignano

(Fig. 1) “Tabula del Mediterraneo” di Giovanni di Mauro da Carignano del 1333.

Per la ricostruzione storica delle nostre terre e dei nostri luoghi nel periodo medievale, dai primordi fino al XVI secolo in poi, la documentazione sulle fonti storiche, sono molto scarse. Delle poche fonti e documentazione a noi pervenutaci, la cartografia medievale, e con essa le carte nautiche e portolani antichi, rappresentano delle valide testimonianze per la toponomastica dell’epoca. Attraverso la toponomastica medievale, che figura sulle carte antiche, possiamo suffragare alcune ipotesi sull’esistenza o meno di alcuni centri antichi. Come è noto, la cartografia (le carte geografiche), manoscritte dell’antichità, pos- sono fornire un valido contributo alla storiografia ed alla toponomastica dei luoghi in quanto, attraverso una serie di informazioni in essa contenute si può risalire all’epoca, alle origini di un luogo nell’antichità e quindi alla sua presenza, come ad esempio il to- ponimo di un luogo nell’antichità o la sua approssimativa ubicazione. L’antica cartogra- fia manoscritta rimane una valida testimonianza del passato dei luoghi e della geografia più in generale. E’ attraverso alcune antiche carte geografiche e/o portolani o carte nau- tiche medievali, in cui figura l’originanario toponimo di Sapri, che possiamo affermare con sufficiente certezza che questo centro, sia pur scalo marittimo di minore importanza (non figura mai in rosso), sia stato conosciuto nell’antichità. La scoperta del toponimo ‘Sapri’, in alcune carte medievali manoscritte, testimonia e prova l’esistenza documenta- ta di un approdo o un porto conosciuto dal nome di ‘Sapri’ nel XIV sec. Il toponimo di Sapri si ritrova, talvolta modificato in ‘Sapra’ o ‘Safri’ tra i centri costieri annoverati in molte carte nautiche e portolani del XIII e XIV secolo. Sapri, figura e viene annoverato tra i porti o approdi conosciuti sulla costa del Mare Tirreno dell’Italia. L’Almagià, in uno dei suoi studi del 1929 (2), pubblicava un’interessante prospetto sulla toponomastica medie- vale dell’Italia, attraverso alcune delle prime carte nautiche conosciute e, faceva notare come il toponimo di Sapri, insieme a Policastro, Palinuro e Maratea, figura tra le località costiere in alcune carte geografiche e nautiche medievali. E’ grazie anche agli studi dell’insigne esperto di cartografia e toponomastica medievale Roberto Almagià che, oggi possiamo affermare che il luogo o il porto di Sapri, fosse conosciuto nel XIII secolo.

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(Fig. 2) Carta nautica di Giovanni di Mauro da Carignano – particolare delle nostre coste.

Sapri nella carta nautica o portolano di Giovanni di Mauro da Carignano del 1333

Altro reperto cartografico dei primi del XIV secolo è la Carta nautica del “Mar Mediterraneo, del mar Nero e del mar Baltico fino al golfo di Finlandia”, datata 1333, del genovese Giovanni di Mauro da Carignano (Fig. 1)(2). Purtroppo questa bellissima carta corografica firmata da Giovanni di Mauro da Carignano, risalente forse ai primi anni del 1300, si conservava nell’Archivio di Stato di Firenze fino al 1929 quando la pubblicava Almagià (2) e Mori (2), è andata persa in occasione dell’ultimo conflitto mondiale. Giovanni da Carignano era Padre superiore (Rettore) della chiesa del Monastero di S. Marco a Genova, dal 1306 al 1314. Morì nel 1344 e la sua carta reca l’iscrizione attestante la sua paternità della carta (Fig. 1). Contemporaneo di un altro famoso cartografo genovese, Pietro Vesconte (il quale era in contatto con il veneziano Marino Senudo): entrambi firmavano le proprie mappe, modificando la tradizione all’anonimato diffusa fino ad allora. La firma di Giovanni si trova in corrispondenza del mar Baltico: «Presbiter Joannes Rector sancti Marci de portu Janue me fecit» (il prete Giovanni, rettore di san Marco al molo in Genova, mi realizzò). L’opera cartografica grazie alla quale si deve la sua fama è una carta nautica (carta – portolano) che supera i tradizionali confini delle mappe analoghe proponendosi come descrizione di tutta l’ecumene conosciuta, compreso Baltico, Asia ed Africa (Fig. 1). L’importante documento non è più consultabile, essendo stato distrutto nel 1943 durante un bombardamento a Napoli dove era esposto: precedentemente era stato conservato presso la Biblioteca Nazionale di Firenze. Sono disponibili alcune riproduzioni fotografiche, purtroppo datate e di qualità insoddisfacente. Almagià (2), a proposito della carta di Giovanni di Mauro: “3- I più antichi documenti della cartografia corografica d’Italia – Già la nota carta di Giovanni da Carignano ricorda al sua precedente – che è certo dei primissimi decenni, forse dei primi anni del secolo XIV, e rappresenta oltre al bacino del Mediterraneo; essa non è peraltro già più una carta nautica pura e semplice, perchè, come vedremo in seguito, dà già anche per l’Italia, alcune indicazioni sulle parte interne; ecc…..Il disegno delle coste italiane è già di gran lunga migliore della Carta Pisana e si avvicina molto al tipo che diverrà poi il più comune. La carta, che si conserva nell’Archivio di Stato di Firenze, è stata più volte riprodotta.” (Fig. 1).

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(Fig. 1) “Tabula del Mediterraneo” di Giovanni di Mauro da Carignano del 1333.

Note bibliografiche:

(1) Attanasio F., “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10; si veda pure: Attanasio F., “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998, a p. 15.

(2) (Fig. 1) Frate Giovanni di Mauro da Carignano, Carta nautica del “mar Mediterraneo, del mar Nero e del mar Baltico fino al golfo di Finlandia”. Questa carta si conserva all’Archivio di Stato di Firenze ed è stata più volte riprodotta – Collezione Ongania, Venezia, 1882, fascio III; la carta di Frate Giovanni da Carignano è stata riprodotta (poco bene per verità) nel ‘Periplus’ del Nordenskjold, Stoccolma, 1897 (tav. V). Si veda pure: Mori A., Osservazioni sulla cartografia romana, stà in Atti del III congresso nazionale di studi romani, p. 572-573. Si veda pure: UZIELLI Gustavo e AMAT DI SAN FILIPPO Pietro, Studi biografici e bibliografici sulla storia della geografia in Italia, vol. II: Mappamondi, carte nautiche, portolani ed altri monumenti cartografici specialmente italiani dei secoli XIII-XVII, Roma, Società Geografica Italiana, 1888, pp. 49–50 (scheda 9). Oggi la carta nautica del “mar Mediterraneo, del mar Nero e del mar Baltico fino al golfo di Finlandia”, è consultabile sul sito dell’Archivio di Stato di Firenze: http://www.archiviodistato.firenze.it/archividigitali/riproduzione/?id=148178. Almagià, op. cit. (3), ne parla a p. 3. Riguardo questa carta nei miei studi (1) così scrivevo: “Interessante è la carta di Giovanni da Carignano, che è dei prossimi decenni del XIV secolo (1300 ?) (90). (90) Questa carta si conserva all’Archivio di Stato di Firenze ed è stata più volte riprodotta. Collezione Ongania, Venezia, 1882, fascio III.

(3) Almagià R., Toponomastica dell’Italia in alcune carte nautiche medioevali, stà in “Mo- numenta Italia Cartographica”, I.P.S., Firenze, 1929, Forni editore, p. 3.

Nel 1300, Sapri in una carta contenuta nella ‘Cronaca’ di Fra’ Paolino Minorita

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(Fig. 1) Carta corografica dell’Italia, annessa ad una Cronaca di Fra Paolino Minorita, del XIV sec.: Codice Vaticano Latino 1960 (7).

Sapri, nella carta dell’Italia della Cronaca Fra Paolino Minorita

Per la ricostruzione storica delle nostre terre e dei nostri luoghi nel periodo medievale, dai primordi fino al XVI secolo in poi, la documentazione sulle fonti storiche sono molto scarse. Delle poche fonti e documentazione a noi pervenutaci, la cartografia medievale, e con essa le carte nautiche e portolani antichi, rappresentano delle valide testimonianze per la toponomastica dell’epoca. Attraverso la toponomastica medievale, che figura sulle carte antiche, possiamo suffragare alcune ipotesi sull’esistenza o meno di alcuni centri antichi. Come è noto, la cartografia (le carte geografiche), manoscritte dell’antichità, pos- sono fornire un valido contributo alla storiografia ed alla toponomastica dei luoghi in quanto, attraverso una serie di informazioni in essa contenute si può risalire all’epoca, alle origini di un luogo nell’antichità e quindi alla sua presenza, come ad esempio il to- ponimo di un luogo nell’antichità o la sua approssimativa ubicazione. L’antica cartogra- fia manoscritta rimane una valida testimonianza del passato dei luoghi e della geografia più in generale. E’ attraverso alcune antiche carte geografiche e/o portolani o carte nau- tiche medievali, in cui figura l’originanario toponimo di Sapri, che possiamo affermare con sufficiente certezza che questo centro, sia pur scalo marittimo di minore importanza (non figura mai in rosso), sia stato conosciuto nell’antichità. La scoperta del toponimo ‘Sapri’, in alcune carte medievali manoscritte, testimonia e prova l’esistenza documenta- ta di un approdo o un porto conosciuto dal nome di ‘Sapri’ nel XVI sec. Il toponimo di Sapri si ritrova, talvolta modificato in ‘Sapra’ o ‘Safri’ tra i centri costieri annoverati in molte carte nautiche e portolani del XIII e XIV secolo. Sapri, figura e viene annoverato tra i porti o approdi conosciuti sulla costa del Mare Tirreno dell’Italia. L’Almagià, in uno dei suoi studi del 1929 (2), pubblicava un’interessante prospetto sulla toponomastica medie- vale dell’Italia, attraverso alcune delle prime carte nautiche conosciute e, faceva notare come il toponimo di Sapri, insieme a Policastro (Policasta), Palinuro (Palanudo), Isola di Dino e Maratea (Maratea), figura tra le località costiere in alcune carte geografiche e nautiche medievali (3). E’ grazie anche agli studi dell’insigne esperto di cartografia e toponomastica medievale Roberto Almagià che, oggi possiamo affermare che il luogo o il porto di Sapri, fosse conosciuto nel XIII secolo. Nell’interessante prospetto dell’Almagià (3), ritroviamo l’antico toponimo di Sapri in ben altre tre carte nautiche medioevali. Secondo il prospetto dell’Almagià, l’antico toponimo di Sapri figura nella carta di ‘Fra Paolino’, in cui figura il toponimo di ‘Sapri’, successiva per datazione alle precedenti.

la carta di Fra Paolino

(Fig. 1) Carta dell’Italia annessa ad un Codice della Cronaca di Fra Paolino Minorita (secolo XIV), Codice Vaticano Latino 1960, pubblicata da Almagià (4-7).

L’Almagià, in un suo studio sulla toponomastica medievale (2), pubblica un interessante prospetto (Fig. 2)(3), dove elenca i toponimi che figurano in alcune antiche carte geografiche manoscritte ed in particolare i toponimi che figurano su questa carta lungo la costa tirrenica dell’Italia meridionale, all’altezza del Cilento e, del Golfo di Policastro, nell’elenco per questa carta l’Almagià dice che figurano i seguenti toponimi: Agpoli, cela, capo licosa, pisota, Palanudro, Policastro, Sapri, Maratea, dine, S. Nicolo, Scalea.  A proposito di questa carta, dice l’Almagià: Ma ancor prima della metà del secolo XIV un altro tentativo di combinazione di elementi desunti da carte nautiche con elementi desunti da altra provenienza veniva fatto con particolare riguardo all’Italia; se ne ha traccia purtoppo incompleta – in alcune carte annesse ad un codice della Cronaca di Fra Paolino Minorita, il famoso Codice Vaticano Latino 1960″ (2). Non abbiamo potuto esaminare de visu la carta in questione ma dal particolare tratto dal file digitale del Codice Vaticano Latino 1960 (Fig. 1), si legge chiaramente il toponimo di Sapri.

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(Fig. 3) Carta dell’Italia annessa ad una Cronaca del sec. XIV, di Fra Paolino Minorita (4-7).

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(Fig. 2) Prospetto dell’Almagià (3).

Frate Paolino Minorita, Vescovo di Pozzuoli

Più precisamente nella carta dell’’Italia’ (Figg. 1-2-3), annessa ad una ‘Cronaca’ scritta (ancor prima della metà del secolo XIV) da Frate Paolino Minorita, diventato Vescovo di Pozzuoli, nel 1324 e morto nel 1344. La Cronaca di Fra’ Paolino è il famoso  Codice Vaticano Latino 1960, cge si conserva alla Biblioteca Apostolica Vaticana (4). Frate Paolino Minorita Paolino nacque a Venezia nella seconda metà del sec. XIII. Entrò nell’ordine dei minori, fu a servizio della repubblica veneta. Egli fu infatti dapprima inquisitore nella Marca trevigiana e in seguito ottenne la carica di ambasciatore della Repubblica veneta al servizio di Roberto d’Angiò e di Giovanni XXII e della corte avignonese. Il 22 giugno 1324 fu creato vescovo di Pozzuoli e divenne uno dei consiglieri di re Roberto di Napoli; morì nel 1344. L’opera sua più conosciuta è il De regimine rectoris, scritto in italiano (8); esso si divide in tre parti: la prima tratta del governo individuale, la seconda del governo familiare, la terza del governo politico; e nelle divisioni e nel contenuto si rivela l’influenza del ‘De regimine principum’ di Egidio Romano. Un codice della Marciana attribuisce a Paolino una ‘Historia ab origine mundi’, incompleta; e, secondo un altro di Leida, sarebbe suo anche un Liber de Terra sancta; senza dubbio falsa è l’attribuzione che gli si fa d’un Liber secretorum fidelium crucis, che invece è del Vesconte-Senudo; sembra invece più probabile che abbia scritto un libro di ‘Gesta’, autobiografia. La carta corografica dell’Italia in questione (Fig. 1), è tratta dal Codice Vaticano Latino 1960 ed è stata pubblicata in Almagià (4). A proposito di questo cartografo, Piero Bonavero (6) dice in proposito: “Lavvio di queste strade s’intreccia con quelle carte corografiche d’Italia che trovano il più antico esempio nelle tavole annesse a un Codice della Cronaca di Fra’ Paolino Minorita, cioè il famoso Codice Vaticano Latino 1960. Queste carte d’Italia che risalgono alla prima metà del secolo XIV, hanno un’importanza eccezionale nella storia della cartografia. La grande Carta d’Italia intitolata: Italiae provinciae modernus situs, dipinta a colori su pergamena che si conserva al British Museum di Londra e la carta sciolta, anch’essa pergamenacea, forse del 1449, che raffigura l’intera Italia con le isole maggiori che si conserva nella raccolta Cicogna del Museo Civico Correr di Venezia.”.  

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(Fig. 3) Mappamondo, annesso ad una Cronaca di Fra’ Paolino Minorita, Vescovo di Pozzuoli (7).

Note bibliografiche:

(1) Attanasio Francesco, “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, Dicembre 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10; l’articolo fu citato dal Cesarino Felice, in ‘La Lucania del Barone Antonini’, stà in ” I Corsivi”, n. 3, 1988; “I villaggi deserti del Cilento”, rivista ‘i Corsivi’, Gen.- Feb., 1988, anno III, n. 1-2, Sapri, pp. 12-13; “La pittura locale a Villa Guariglia“, rivista “I Corsivi”, Luglio 1987, anno II, n. 7, Sapri, p. 29; “Notizie storiche su Castelruggero“, rivista “I Corsivi”, Sapri, dic. 1988, anno II, n. 12, pp. 13-14; “Per un centro di storia cilentana“, rivista “I Corsivi”, Sapri, Nov. 1986, anno I, n. 9, p. 23; “Per un’ area di riequilibrio naturale”, rivista “I Corsivi”, Agosto 1986, anno I, n. 6, Sapri, p. 17; “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, rivista ‘Progetto’, Salerno, Luglio 1994, anno V, n. 2., pp. 3-4; “Per una politica del recupero“, stà nella rivista ‘Progetto’, Salerno, Maggio 1994, Anno V, n. 1, pag. 11; “I villaggi deserti del Cilento”, “Progetto”, Salerno, Aprile 1995, anno VI, n. 2, p. 16; “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998 (Archivio Attanasio)

(2) Almagià Roberto, Toponomastica dell’Italia in alcune carte nautiche medioevali, stà in “Mo- numenta Italia Cartographica”, I.P.S., Firenze, 1929, Forni editore. Appendice I, p. 68, Tav. IV, 1.

(3) (Fig. 2) ibidem, Appendice I, I – Coste liguri e tirreniche della penisola, pp. 67, 68.

(4) (Figg. 1-2) Carta dell’Italia annessa ad un Codice della Cronaca di Fra Paolino Minorita (secolo XIV), Codice Vaticano Latino 1960 (7).

(5) il ricco notiziario di T. Accurti in Sbaraglia, Bibliotheca hist. bibl., III Supp. (1921), pp. 307-308, si veda anche il testo di Mori A., Le carte geografiche della cronaca di Fra Pao- lino Minorita: carte corografiche d’Italia coeve di Dante e di Petrarca.”, …………………………..

(6) Bonavero P., Riflessi italiani: l’identità di un paese attraverso la rappresentazione del suo territorio, ed. Touring, Milano, 2004, pp. 21-22.

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(7) Codice Vaticano Latino 1960, Paulini Minoritae de Venetiis opera historica Sec. XIV, vescovo di Pozzuoli, conservato alla Biblioteca Apostolica Vaticana, con la seguente segnatura: Vat.lat.1960, sul sito: https://digi.vatlib.it/view/MSS_Vat.lat.1960.

(8) Mussafia A.,  Altfranzösische Gedichte aus Venezianischen Handschriften, edizione di Vienna del 1848, in cui ci parla del ‘De regimine rectoris’, scritto in italiano da Frate Paolino Minorita.

Nel 1435, Scidro nella carta di Beccari(o)

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(Fig. 1) Carta nautica o portolano per i naviganti di Battista Beccari, del 1435 (3).

Nel 1978, pubblicai a stampa lo studio dal titolo: “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“ (1). In seguito, molte delle notizie storiche contenute nel precedente studio (1), con i do- vuti approfondimenti, frutto di studi e ricerche durati anni, furono da me pubblicate e contenute nella Relazione “Evoluzione storico-urbanistica di Sapri“, redatta per il nuovo Piano Regolatore Generale del Comune di Sapri, di cui fui incaricato e, depositata in Co- mune (1). Proprio nella Relazione redatta per il PRG del Comune di Sapri, in cui, parlan- do di ‘Scidro’ (la ‘Skidros‘, una delle tre colonie sibaritica citata dal geografo Strabone) (3), segnalai un’interessantissima notizia circa la citazione di una ‘Scidro‘ in una carta nauti- ca del XV secolo. In quello studio scrivevo:  “Se Sapri è un nome antico, è chiaro che non vi può corrispondere l’antica Skidros di Erodoto, a meno che ‘Scidros’ non sia una traduzione del nome in lucano o risalga ad un periodo pregreco e prelucano. In latino non esiste que- sto nome anche se scrittori locali ci dicono che ‘Scidrus’ passò nel 273 alla Lega di Roma. Molto più alla mano è però la derivazione dallo aggettivo greco ‘Sapros’ (putrido, marcio), con riferimento alla presenza di paludi” . “Scidro figura sulla carta nautica della nautica dell'” Italia” di Battista Becario, del 1435 (fig.3) (3)“. Infatti, il toponimo di Sapri, trasfor- mato in ‘Scidro’, figura nella carta nautica di Battista Beccari (o) (2). Nella carta nautica di Battista Beccario, datata 1435, tra le località costiere del Mare Tirreno, sotto la scritta del toponimo di Policastro, annovera e si legge chiaramente un “Scidro” (Fig. 1) (2). La carta, pubblicata da Almagià e da Silvana Gorreri (3), è conservata alla Biblioteca Pala- tina di Parma (3) ed è l’unica citazione del toponimo di Sapri, trasformato in un ‘Scidro‘. La ta- vola manoscritta su pergamena, è datata e firmata “Baptista Becharius civis Janue compo- sto hanc cartam anno domini millex.o CCCC.XXX.V di mense iulij”. I toponimi sono scritti in una piccola textualis con elementi corsivi in colore nero (come Scidro), ma in rosso e a moduolo maggiore le città più importanti (come Policastro). Nutriamo dei dubbi sulla correttezza del toponimo di ‘Scidro‘ citato nella carta del Beccari(o), in quanto ‘Sci- dro’ è citato sotto ‘Pollicastro’ (Policastro) e Maratia (Maratea) e non come di solito è ac- caduto nelle più vecchie carte nautiche che segnavano il toponimo di Sapri posto sotto Policastro ma prima di Maratea e Scalea. La carta del Beccari(o) è datata 1435 ed in quel periodo iniziavano a circolare le carte di derivazione tolemaica che verranno pubblicate più tardi a stampa.

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(Fig. 2) Carta nautica o portolano per i naviganti di Battista Beccari(o), del 1435 (3).

Battista Beccari, 1613, tav. 2, Palatina Parma(Fig. 3) Particolare delle coste meridionali della carta nautica di Battista Beccario (3).

La carta nautica di Battista Beccari(o) (Fig. 1-2-3).

La carta nautica di Battista Becari(o), del 1435, pubblicata (Fig. 1), con l’ingrandimento del particolare della costa Tirrenica de’Italia che cita il toponimo di ‘Scidro’, è conservata alla Biblioteca Palatina di Parma Italia (II, 21,1613)(3). E’ una carta nautica o portolano manoscritta e miniata su pergamena, firmato e datata, “Baptista Becharius civis Janue composto hanc cartam anno domini millex.o CCCC.XXX.V di mense iulij”, cm. 66 x 96,5, le- gatura cm 66,5 x 35,5. Battista Beccari, noto anche come Baptista Beccharius (nome an- che a volte “Beccaria”, “Beccari” o “Bedrazio”), fu un cartografo genovese del XV secolo. Praticamente nulla è noto della sua vita. Battista è probabilmente un parente (forse un figlio?) di un precedente cartografo genovese Francesco Beccario, autore di un portolano del 1403. Battista Beccario è autore di due grafici portolani notevoli conservati alla Baye- rische Staatsbibliothek di Monaco di Baviera (3).

Note bibliografiche:

(1) Attanasio F.,“Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10. Si veda pure: Silvestri A., ‘La popolazione del Cilento nel 1489’, Salerno, 1956; vedi pure Attanasio F., ‘I villaggi deserti del Cilento’, stà i “I Corsivi”, pp. 12, 13; Si veda pu-re: Attanasio F., “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale ( P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Frances-co Forte, 1998, p. 8.

(2) Cesarino F., Sapri archeologica, stà in “I Corsivi”, Marzo, 1987, n. 3, p. 5.

(3) La carta nautica di Battista Becario, del 1435, è conservata alla Biblioteca Palatina di Parma (Ms. Parm. 1613), Membr., 1435 (luglio). E’ stata pubblicata da Almagià R., Topono- mastica dell’Italia in alcune carte nautiche medioevali, stà in “Monumenta Italia Cartogra- phica”, I.P.S., Firenze, 1929, ed. Forni, tav. III, 3). La carta è stata pubblicata da Gorreri S., stà in Carte per navigare, la raccolta di porto- lani della Biblioteca Palatina di Parma, a cura di De Pasquale A., ed. MUP, Parma, 2009, tav. 2, p. 25. Battista Beccario è autore di due grafici portolani notevoli conservati alla Bayerische Staatsbibliothek di Monaco di Baviera, Germania (Mapp. XXV, 1y).

Nel 1365, ‘Safri’ nelle carte dei Pizzigano

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Gli studi

Per la ricostruzione storica delle nostre terre e dei nostri luoghi nel periodo medievale, dai primordi fino al XVI secolo in poi, la documentazione sulle fonti storiche sono molto scarse. Delle poche fonti e documentazione a noi pervenutaci, la cartografia medievale, e con essa le carte nautiche e portolani antichi e manoscritti, rappresentano delle valide testimonianze per la toponomastica dell’epoca. Attraverso la toponomastica medievale, che figura sulle carte antiche, possiamo suffragare alcune ipotesi sull’esistenza o meno di alcuni centri antichi. Come è noto, la cartografia ( le carte geografiche), manoscritte della antichità, possono fornire un valido contributo alla storiografia ed alla toponomastica dei luoghi in quanto, attraverso una serie di informazioni in essa contenute si può risali- re all’epoca, alle origini di un luogo nell’antichità e quindi alla sua presenza, come ad e- sempio il toponimo di un luogo nell’antichità o la sua approssimativa ubicazione. I por- tolani o le carte nautiche (le prime conosciute) realizzati nel XIII secolo in Italia, e più tardi in Spagna e Portogallo, noti per la loro precisione cartografica, che ci permettono di affermare che Sapri, sia pur scalo marittimo di minore importanza (non figura mai in rosso), sia stato conosciuto nell’antichità. La scoperta del toponimo ‘Sapri’, in alcune car- te medievali manoscritte, testimonia e prova l’esistenza documentata di un approdo o un porto conosciuto dal nome di ‘Sapri’ nel XVI sec. Il toponimo di Sapri si ritrova, talvolta modificato in ‘Sapra’ o ‘Safri’ tra i centri costieri annoverati in molte carte nautiche e portolani del XIII e XIV secolo. Sapri, figura e viene annoverato tra i porti o approdi cono- sciuti sulla costa del Mare Tirreno dell’Italia.

Sapri, in alcune carte nautiche dei fratelli Pizzigano, del 1365 (2).

Domenico e Francesco Pizzigano, noti come i fratelli Pizzigani, erano cartografi venezia- no del XIV secolo. Il suo nome è a volte dato come Pizigano (solo una ‘z’) nelle fonti più vecchie. I fratelli Pizzigani, sono principalmente conosciuti per la costruzione di un Por- tolano, firmato e datato 1367 (ma delineato due anni prima), conservato nella Biblioteca Palatina di Parma (2). Misura 138 per 92 centimetri, è uno dei più grandi mappe di quel periodo. Il portolano Pizigano del 1367 è notevole per andare oltre i normali confini geo- grafici di mappe contemporanee (Mediterraneo e Mar Nero) per includere ampie fasce dell’Oceano Atlantico, la penisola scandinava nord e il Mar Baltico e del Mar Caspio. C’è qualche controversia sulla paternità e l’attribuzione dell’autore. La nota sul bordo della mappa, afferma (in una sola lettura): “” MCCCLXVII./ Hoc opus compoxuid franciscus: /pizigano veneciarum et dom(i)n(icus) / pizigano in Venexia meffecit: / die decembris: “L’i- potesi comune è che si tratta di due fratelli, Francesco Pizzigano e Domenico Pizzigano, tra le varie ipotesi alternative che Francesco era figlio di Domenico, Piuttosto che suo fratello (e che Domenico potrebbe essere morto da questa data), che “domnus” è un titolo per un prete, che il vero nome del secondo autore è Marco, che una chiara lettura della nota di autore sembra più simile ‘Rardus’ – o (Ge) rardus, Gerardo; che ci potrebbero es- sere tre fratelli (Francesco, Domenico, Marco / Gerardo). Era consuetudine riferirsi ai fratelli come il Pizigani (uno z) La scoperta della mappa 1424 di Zuane Pizzigano nel XX secolo suggeriva una r – ortografia a un doppio z. Questa carta non viene citata da Alma- già e non viene segnalata nemmeno dallo studioso francese De La Ronciere che cita e pubblica un simile Atlante Veneziano del fine secolo XIV che, quì non pubblichiamo per- chè non riporta Sapri (3). Tuttavia, nelle due carte nautiche che quì pubblichiamo (Figg. 1-2-3), figura l’antico toponimo di Sapri. La carta alla Biblioteca Palatina di Parma, ri-  porta Sapri, il suo porto o il suo originario toponimo. Non abbiamo potuto esaminare de visu la carta conservata a Parma, ma dagli ingrandimenti delle loro fotoriproduzioni pubblicate a stampa, possiamo confermare che lo scalo marittimo di Sapri è citato.

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(Fig. 1) Carta nautica di Francesco e Domenico Pizzigano del 1365 (2).

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(Fig. 2) Carta nautica di Francesco e Domenico Pizzigano del 1365 (2).

La carta nautica del 1373 di Francesco Pizzigano alla Biblioteca Ambrosiana

L’altra carta nautica attribuita a Francesco Pizzigani ‘Portolano del Mediterraneo’, che quì pubblichiamo (Fig. 3) è datata 1373 ed è conservata alla Biblioteca Ambrosiana a Milano. Il più antico manufatto cartografico originale della Biblioteca del Congresso: un grafico nautico. Secondo quarto del XIV secolo. Anche questa carta nautica o portolano datata 1373, risulta essere molto interessante per il toponimo originario di Sapri. L’immagine della carta in questione (Fig. 3) si può ottenere collegandosi al sito: https://en.wikipedia. org/wiki/Portolan_chart. Recentemente abbiamo ottenuto dalla Biblioteca Ambrosiana di Milano, la fotoriproduzione del file digitale tratto dall’originale della carta nautica di Francesco Pizigano del 1373 (4)(Fig. 3) e della foto successiva ingrandita con le nostre co- ste dell’Italia del sud che quì pubblichiamo (Fig. 3 successiva). In essa si possono vedere i porti di Salerno e Scalia (Scalea), segnati di colore rosso, mentre con il colore nero (oggi un grigio sbiadito e con una scrittura gotica), vengono elencati i porti minori tra cui quel- lo di Sapri e Policastro. Purtroppo, come si può vedere, i toponimi dei porti della nostra costa, non sono decifrabili a causa delle linee di distanza convergenti proprio verso il porto di Sapri. Non abbiamo potuto esaminare de visu l’originale e, purtroppo dall’in- grandimento del file digitale si evince che le linee di distanze di colore rosso, convergen- do tutte in un punto adiacente alla porzio- ne che interessa propio i toponimi dei porti che a noi interessano, non si distinguono con chiarezza i toponimi ivi riportati. Nell’in- grandimento (Fig. 3), si vede, sotto il toponimo di ‘Panecastro‘ (Policastro), segnato an- che questo con il colore nero il toponimo del porto di Sapri, noi leggiamo un ‘Safri’.

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(Fig. 3) Carta nautica di Francesco Pizigano del 1373, ‘Portolano del Mediterraneo’, conser- vata alla Biblioteca Ambrosiana a Milano – fotoriproduzione dall’originale (4).

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(Fig. 3) Carta nautica di Francesco Pizigano del 1373, ‘Portolano del Mediterraneo’, conser- vata alla Biblioteca Ambrosiana a Milano – fotoriproduzione dall’originale (4).

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(Fig. 3) Carta nautica di Francesco Pizigano del 1373, ‘Portolano del Mediterraneo’, conser- vata alla Biblioteca Ambrosiana a Milano – fotoriproduzione dall’originale (4).

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(Fig. 3) Carta nautica di Francesco Pizigano del 1373, ‘Portolano del Mediterraneo’, conser- vata alla Biblioteca Ambrosiana a Milano – fotoriproduzione dall’originale – Ingrandimen to della fotoriproduzione su concessione della Biblioteca Ambrosia di Milano (4).

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(Fig. 4 e 5) Carta nautica di anonimo, fine secolo XIV, Biblioteca Nazionale di Parigi.

Bibliografia:

(1) Attanasio F., “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, n. 12, 1978;

(2) (Fig. 1-2) Carta nautica di Francesco e Domenico Pizigano, firmata e datata 1367, con- servata nella Biblioteca Palatina di Parma (Ms. Parm. 1612), Membr., 1367 (dicembre 12), Venezia, cm. 87 x 128. La carta è stata pubblicata da Gorreri S., stà in Carte per navigare, la raccolta di portolani della Biblioteca Palatina di Parma, a cura di De Pasquale A., ed. MUP, Parma, 2009, p. 17. Le immagini delle figure nn. 1-2, della carta dei fratelli Pizziga- ni, conservate alla Biblioteca Palatina di Parma, sono tratte e pubblicate da Schuler C. J., Cartografare il mondo, ed. Logos, Modena, 2010, pp. 22-23.

(3) (Fig. 4-5) De La Ronciere A. M., M. Mollat Du Jourdin, I portolani, carte nautiche dal XIII al XVII secolo, ed. Bramante, Milano, 1992, tav. n. 10 a colori e, commento alla tavole, pag. 199.

(4) (Fig. 3) Carta nautica di Francesco Pizigano del 1373, Portolano del Mediterraneocon- servata alla Biblioteca Ambrosiana a Milano (collocazione: manoscritti: SP_10_29). Si ve- da: Fischer (1886: p.148-51). Si veda pure il sito:  https://en.wikipedia.org/wiki/Portolan_ chart. L’immagine che pubblichiamo (Fig. 3) è la fotoriproduzione ordinata ed ottenuta su concessione dalla Biblioteca Ambrosiana di Milano.