Gli studi
Nel 1987, pubblicai a stampa (1) uno studio sulle origini e la storia di Sapri. Lo studio, iniziato a Salerno e poi proseguito a Napoli, fu condotto su vari fronti. Le scarse informazioni che la storiografia locale metteva a disposizione e le scarse fonti archi-vistiche dell’epoca, rendevano incerti i risultati ma, la ricerca di nuove fonti, meritava ulteriori approfondimenti ed indagini. Anche se oggi non vi è rimasta memoria di tutto ciò, questo studio fa luce su alcuni aspetti e caratteristiche peculiari che l’aspro territorio del Golfo di Policastro ha avuto nei secoli. Come vedremo, lo studio delle poche fonti fino a noi giunte, anche se andrebbero ulteriormente indagate, restituisce un piccolo ma utile contributo alla storia del ‘basso Cilento’ e di Sapri nei secoli. Nello studio redatto per il Comune di Sapri, per la redazione del nuovo P.R.G. di Sapri – oggi conservato negli Archivi del Comune – scrivevo e riportavo alcune notizie e documenti che dal punto di vista strettamente bibliografico e storiografico, restano di estremo interesse (1). Dall’analisi di alcuni vecchi scritti ed autori della bibliografia antiquaria ed anche in alcune antiche carte nautiche medievali e a stampa, vediamo come il toponimo di Sapri, nell’anticihità sia stato trasformato in Safri.
Sapri nella Lucania di Antonini: “Mario Negro lo chiama Safri,…
Assume particolare importanza la citazione di un ‘Safri’ di Giuseppe Antonini, nella sua ‘Lucania’ (3) che, parlando di Sapri, riferisce alcune interessanti notizie che andrebbero ulteriormente indagate. Giuseppe Antonini, Barone di S. Biase, nella sua ‘Lucania’, per i tipi di Tomberli (3)(Fig. 1), riferisce: “ Luca Olstenio nelle note all’Italia antica di Cluverio pag. 1263. dice: “Mario Negro lo chiama Safri,…” (4). L’interessantissima notizia citata dall’Antonini (3) che Mario Nigro, “..lo chiama Safri,.” è stata tratta dal testo scritto in latino dell’erudito Mario Nigro (4), il quale, parlando di Sapri, lo chiamava ‘Safri‘ (4). L’antico testo di Mario Nigro o Dominicus Marius Niger, Veneto, è stato compilato nel 1557 a Basilea ed è intitolato: Geographie, commentarorium libri XI ecc…In questo testo del 1557, il veneto Mario Nigro, commenta il libro XI della Geografia di Strabone. Negro Mario (o Dominicus Marius Niger, Veneto), Geographie, commentarorium libri XI nunc primum ecc…., nel suo indice (Index), alla voce Safri, rimanda a ‘Safri castellum’ a p. 199. Infatti, nella ‘Lucanie Regiones fitus’, di Geographie Commentarii VII, a p. 199 (4), Mario Nigro, proposito di Sapri, scrive: “Inde Safri: Malatia (cb) castella. Postea Laus amnis in mare audit.” che tradotto significa: “Allora Safri, Malatia castelli. Dopo il fiume Laus sfocia nel mare aperto”.
(Fig. 1) Pagina 430 della ‘Lucania’, I Discorsi’, dell’Antonini (3).
‘Safri’ in Mario Nigro, citato dall’Antonini
Sulla ‘Geografia’ di Tolomeo, trascritta e tradotta dal greco in latino, si basarono e trassero molte notizie alcuni eruditi e studiosi del ‘500, come ad esempio Negro Mario (o Domini- cus Marius Niger, Veneto), Geographie, commentarorium libri XI nunc primum ecc…, nella ‘Lucanie Regiones fitus’, di Geographie Commentarii VII che, nel 1557, (4), nell’indice, alla voce di Sapri, lo chiama ‘Safri castellum’ = p. 199. (4) (Fig. 2).

(Fig. 2) Mario Nigro (4), 1557, p. 199.
Mario Nigro (4), a p. 199 scrive a proposito di ‘Safri castellum: ” Mox Talaus urbis fuit Sybaritarum colonia paululum à mari semota, prope cuius locum in litore maris castellu est quod iuniores Paleocastrum uocant, Talao finui imminens, ubi & ammis Talaus Dianius nunc in radicibus Apenini exortus apud Masecum castellum: ad leva penes se alterum Sal- lam nomine relinques penetratos suterraneis speluncis monte in mare it. Inde Safri: Ma- latia castella. Postea Laus amnis in mare uadit, Laino modo nomine in quo ager Lucanius terminatur. In mediterraneo aut haec habentur, Ulci Compsas antiqua oppida. Item aliud Potentia no in celebre cui nomen ad hoc tepus restat, non procul à fonte Pyxi cui adiacent. Inde Blanda oppidum fuit situ ualidum.”. Che tradotto dal latino sarebbe: “Poco dopo, Ta- lon della città era un sibarita, una colonia un po ‘dal mare diminuisce con l’altezza, nei pressi del luogo di cui ci, sulla riva del mare, villaggio è che il giovane Paleocastrum sono chiamati, di Talaus i seni della, che si affaccia sul, e dove ha animis Talon Dianius ora ai piedi delle piste della sorto tra Masecum il villaggio, alla mano sinistra è nelle mani di lui c’era un altro Sallam il nome del sarà per la penetrare grotte auterra montagna al mare. Poi castelli (i villaggi) di ‘Safri’, e Malatia. Dopo il fiume Laus sfocia nel mare aperto, ‘va’, il campo di Laino Lucanius, del modo in cui termina nel nome del. Queste parole si trovano al suo interno, o, punizione dell’iniquità: compsam antiche città. Famosa anche per nessun altra forza il cui nome rimane a questo momento, non lontano dalla fonte Pyxi cui è adiacente. Da questo è la situazione del soggiorno è stata la città di liscio dalla lingua.”. Queste interessantissime notizie riportate da scrittori testimoni del loro tempo andrebbero ulteriormente indagate o meglio tradotte. Alla luce delle recenti conferme possiamo affermare che il toponimo di ‘Safri‘ è confermato da otto documenti: Mario Ni- gro (4), Antonini (3), la carta nautica di Angelino Dalorto (Fig. 5), l’Atlante Tammar-Luxo- ro (Fig. 7-8) e nella carta de Corbitis (Fig. 6), la Carta d’Italia annessa all’Isolario di Cristofaro Buontelmonti (Fig. 7).
L’Ebner
Anche l’Ebner nel suo ‘Chiesa Baroni e popoli nel Cilento’, a pag. 589 (17), parlando di Sa-pri, scrive che oltre ad avere i toponimi di ‘Portum‘ e ‘Portus Saprorum’ veniva chiamato ‘Safri’. Non sappiamo come facesse l’Ebner a confermarci la notizia di un ‘Safri’ ma pre-sumiamo che egli, avesse letto qualcosa forse proprio in Mario Nigro (4), oppure su una delle tavole tolemaiche che portano il suo nome: il Codice Latino Ebner (13), la cui immagine di Fig. 3 è stata tratta da Borri (13). Non abbiamo potuto esaminare de visu l’immagine dall’originale e non possiamo confermare la nostra ipotesi che l’Ebner, citando il toponimo di ‘Safri’, si riferissse alla sua carta manoscritta tratta dalla Geografia di Claudio Tolomeo.

(Fig. 3) Particolare della Carta d’Italia, annessa al Codice latino manoscritto Ebner (13).
‘Safri’ sulle più antiche carte nautiche del XIII e XIV secolo
La notizia riferita dall’Antonini (3), ovvero che Mario Nigro (4) lo chiamava ‘Safri’, ci viene confermata dai nostri studi ed approfondimenti sul caso. Infatti, attraverso lo studio toponomastico da noi condotto attraverso lo studio della cartografia medievale, sulle an-tiche carte nautiche e peripli rintracciati, quì pubblicati (2), si è potuto accertare che il to- ponimo di ‘Safri’, figura su alcuni documenti antichi manoscritti. Sapri, viene annoverato con il toponimo di ‘Safri’ su alcune carte nautiche e su alcuni portolani. La citazione di un porto o di un approdo conosciuto di ‘Safri‘, viene confermata dall’Almagià (7) che in un suo pregevole prospetto (8)(Fig. 4), elenca i toponimi o nomi dei porti presenti sulle più antiche carte nautiche e portolani conosciuti. L’Almagià (8), nel suo pregevole pros- petto, afferma che il toponimo del porto di Sapri, trasformato in ‘Safri‘, figura sulla carta del Dalorto (Fig. 5), il Tammar-Luxoro (Figg. 7-8) e sulla ‘carta detta ‘De Combitis’ (Fig. 6). Le antichissime tre carte nautiche del XIII secolo, tra i porti della costa tirrenica annoverano ‘Safri’.

(Fig. 4) Prospetto dell’Almagià, sulla toponomastica nelle più antiche carte nautiche (8).
‘Safri’ nella carta nautica del Dalorto, del 1339

(Fig. 5) Carta nautica “Dal mar Baltico al mar Rosso”, di Angelino De Dalorto, del 1339 (9).
‘Safri’ nella carta nautica dell’Atlante Corbitis, del 1384

(Fig. 6) L’Italia in una carta dell’Atlante nautico Corbitis già detto Combitis. In questa car- ta Sapri, figura con il toponimo di Safri (10).
Il toponimo di Safri nell’Atlante Tammar-Luxoro del XIII o inizi XIV secolo (Fig. 8).
Sapri, risulta annoverato con il toponimo di Safri in uno dei più antichi documenti della cartografia nautica che si conosce, il così detto Atlante Tammar-Luxor, così chiamato dal cognome del suo scopritore, il Prof. Tammar Luxoro (uno dei riformatori dell’Accademia Ligustica di Belle Arti, di famiglia ricca genovese), che lo scoprì tra le carte di famiglia, nel 1861. Il Tammar Luxoro Atlas o Atlante Luxoro, è di autore ignoto ed è uno dei più antichi cimeli di cartografia nautica che si siano conservati in tutto il mondo. E’, da collo- carsi alla fine del secolo XIII, o ai primi anni del secolo XIV (12); Il Tammar Luxoro Atlas o Atlante Luxoro, è di autore ignoto ed è una raccolta anonima di portolani italiani, com- posto da otto piccole tavole (tabulae), di fogli membranacei a colori manoscritti, mm. 226 x 155. Attualmente è conservato presso la Biblioteca Civica Berio a Genova (13). L’autore è sconosciuto. Alcuni ritengono che il suo autore sia Pietro Vesconte mentre altri pensa- no sia stato realizzato da Francesco de Cesanis di Venezia. (13). L’Almagià (7), scrive in proposito a p. 22: “Tra i più antichi documenti della cartografia nautica si annovera di solito anche il così detto Atlante Tammar-Luxoro. Anche questo Atlante è tuttavia certamente da collocarsi nella prima metà del secolo XIV.“. Dall’Almagia (7)(Fig. 6) e dal Desimoni (12), nella “coste napolitane, terre di lavoro e principati” (12), vengono elencati i toponimi riportati nell’antico testo e nella carta allegata che illustra le coste dell’Italia meridionale, nella sezione A della ‘Tavola quarta‘ (Fig. 7-8), figurano i toponimi di “Safri” (Sapri), Capo de Licosa, Palinuo (Palinuro), Panicastra (Policastro), Foresta (Bosco), Safri (Sapri), Malatri (Maratea), Tim (Isola di Dino), San Nicolo, Scallia (Scalea, scritto in rosso), come si può vedere nell’immagine di Fig. 8, ingrandita. La Tav. IV (dx) è quella dove si vedono i centri costieri della costa tirrenica dell’Italia e dove figura il centro costiero di ‘Safri‘ (7). I toponimi elencati dal Desimoni (12) e dall’Almagià (7), li confermo in quanto ho esaminato de visu la fotoriproduzione della (Fig. 7) che ho ottenuto dalla Biblioteca Civica di Berio su gentile concessione del Comune di Genova (Figg. 7-8).

(Fig. 7) Carta nautica del “Mediterraneo centrale” tratta dall’Atlante Tammar-Luxoro, Tav. III, IV. Di autore ignoto, dei primi del XIV secolo (11).

(Fig. 8) Particolare della Carta nautica del “Mediterraneo centrale” tratta dall’Atlante Tammar-Luxoro, Tav. IV. Ingrandimento con i toponimi dei porti lungo la nostra costa tirrenica. Si vede, dopo ‘Panicastra‘ (Policastro) ‘Safri’ (11).
‘Safri’ nella carta nautica del 1373 di Francesco Pizigano alla Biblioteca Ambrosiana
L’altra carta nautica attribuita a Francesco Pizzigani ‘Portolano del Mediterraneo’, che quì pubblichiamo (Fig. 9) è datata 1373 ed è conservata alla Biblioteca Ambrosiana a Milano. Il più antico manufatto cartografico originale della Biblioteca del Congresso: un grafico nautico. Secondo quarto del XIV secolo. Anche questa carta nautica o portolano datata 1373, risulta essere molto interessante per il toponimo originario di Sapri. L’immagine della carta in questione (Fig. 9) si può ottenere collegandosi al sito: https://en.wikipedia. org/wiki/Portolan_chart. Recentemente abbiamo ottenuto dalla Biblioteca Ambrosiana di Milano, la fotoriproduzione del file digitale tratto dall’originale della carta nautica di Francesco Pizigano del 1373 (4)(Fig. 9) e della foto successiva ingrandita con le nostre coste dell’Italia del sud che quì pubblichiamo (Fig. 9). In essa si possono vedere i porti di Salerno e Scalia (Scalea), segnati di colore rosso, mentre con il colore nero (oggi un grigio sbiadito e con una scrittura gotica), vengono elencati i porti minori tra cui quello di Sapri e Policastro. Purtroppo, come si può vedere, i toponimi dei porti della nostra costa, non sono decifrabili a causa delle linee di distanza convergenti proprio verso il porto di Sapri. Non abbiamo potuto esaminare de visu l’originale e, purtroppo dall’ingrandimento del file digitale si evince che le linee di distanze di colore rosso, convergendo tutte in un punto adiacente alla porzione che interessa propio i toponimi dei porti che a noi interessano, non si distinguono con chiarezza i toponimi ivi riportati. Nell’ingrandimento (Fig. 9), si vede, sotto il toponimo di ‘Panecastro‘ (Policastro), segnato anche questo con il colore nero il toponimo del porto di Sapri, noi leggiamo un ‘Safri’.

(Fig. 9) Carta nautica di Francesco Pizzigano del 1373, ‘Portolano del Mediterraneo’, con- servata alla Biblioteca Ambrosiana a Milano – fotoriproduzione dall’originale – Ingrandi- mento della fotoriproduzione su concessione della Biblioteca Ambrosia di Milano (13).
La ‘Carta del Mediterraneo’, contenuta nell’”Isolario” del Buontelmonti del 1420, esemplare contenuto nel Codice Hamilton 108, conservato alla Biblioteca Statale di Berlino

(Fig. 14) Particolare delle coste dell’Italia meridionale in una carta contenuta nel Codice Hamilton 108 (20), contenente l’Isolario di Cristoforo Buontelmonti, del 1420 (prima metà del secolo XV), tratta e pubblicata dal testo di Lago (19).

(Fig. 15) Esemplare del ‘Liber Insularim Archipelagi cum pictura’, di Buontelmonti, conservato alla Biblioteca Medicea-Laurenziana di Firenze
La ‘Carta del Mediterraneo’, contenuta nell’”Isolario” del Buontelmonti del 1420, esemplare conservato alla Bibliotteca Medicea-Laurenziana di Firenze
In questa Carta del Mediterraneo (18), illustrata nelle immagini che seguono, figura il toponimo di ‘Saffri’, tra i luoghi o i porti e gli scali marittimi del litorale Tirrenico dell’Italia meridionale. Si tratta di una carta geografica contenuta nel ‘Liber Insularum Archipelagi cum pictura’ (20), di Cristoforo Buontelmonti, contenuto nel Codice latino di derivazione Tolemaica, Codice Plut. XXIX, 25 (Plut. 29.25), pp. cc. 62v e 63r, posseduto dalla Biblioteca Nazionale Medicea-Laurenziana di Firenze, e citata da Luciano Lago (19), op. cit., Tav. VII, dopo pag. 185 e s. Questa carta, fu pubblicata dall’Almagià, op. cit. (7), Tav. X. bis, ed è quella contenuta nell’Isolario, conservato nella Biblioteca Medicea-Laurenziana di Firenze, XXIX, 25 della seconda metà del secolo XV.



(Fig. 16) Particolare della ‘Carta del Mediterraneo’, contenuta nel ‘Liber Insularum Archipelagi cum pictura’ (20), di Cristoforo Buontelmonti, contenuto nel Codice latino di derivazione Tolemaica, Plut. 29.25, pp. cc. 62v e 63r, posseduto dalla Biblioteca Nazionale Medicea-Laurenziana di Firenze.
‘Safri’ nelle carte nautiche della Biblioteca Palatina di Parma
Recentemente ho acquisito un testo che ci parla delle carte nautiche conservate alla Bi- blioteca Palatina di Parma. Si tratta del testo: Carte per navigare. La raccolta di portolani della Biblioteca Palatina di Parma, a cura di Andrea De Pasquale che racconta ed illustra la mostra ‘Mirabilia Palatina’ del 2002, tenutasi alla Biblioteca Palatina di Parma, dove sono conservate alcune interessantissime carte nautiche del XV e XVI secolo. In queste carte nautiche manoscritte e miniate, abbiamo trovato i toponimi dei porti o scali marit-timi maggiori e minori delle nostre coste. Quì presentiamo e parleremo delle carte nauti- che conservate alla Biblioteca Palatina di Parma dove il toponimo del porto o scalo marit-timo di Sapri figura con Safri . Non abbiamo potuto esaminare de visu le carte che quì presentiamo ma dagli ingrandimenti si può leggere chiaramente il toponimo di Sapri tra- sformato in ‘Safri’. Oltre alle due carte nautiche attribuite a Francesco e Domenico (fra- telli) Pizigano (o Pizzigano o (i)), che abbiamo presentato in un nostro scritto ivi pubbli- cato, il toponimo di Sapri, figura trasformato in ‘Safri’ negli scali marittimi conosciuti delle seguenti carte conservate alla Biblioteca Palatina di Parma:
‘Safri’ nell’Atlante nautico di Anonimo del 2° quarto del secolo XV

(Fig. 10) Atlante nautico di Anonimo del 1624, conservato alla BPM (Ms. parm. 1624).
‘Safri’ nell’Atlante nautico del 1512 di Vesconte Maggiolo

(Fig. 11) Atlante nautico di Vesconte Maggiolo del 1512
In seguito all’Atlante nautico di Vesconte Maggiolo, del 1512, in cui lo scalo marittimo di Sapri figura con il toponimo di ‘Safri’, con il nuovo Atlante nautico di Vesconte e di Giovanni Maggiolo, del 1525 (tredici anni dopo), il toponimo dello scalo marittimo di Sapri figurerà come Sapri e non più ‘Safri’. Anzi in alcuni casi, il toponimo dello scalo marittimo di Sapri figurerà come Porto di Sapri. Fino alla metà del XVI secolo il toponimo dello scalo di Sapri figurerà annoverato con il toponimo di ‘Safri‘ per poi trasformarsi in seguito come ‘Sapri’ o a volte ‘Porto di Sapri’, come ad esempio nell’Atlante nautico di Giovan Battista e Pietro Cavallini del 1654, conservato alla Biblioteca Palatina di Parma.

(Fig. 12) ‘Porto de Sapri’, nell’Atlante nautico di Giovan Battista e Pietro Cavallini del 1654
L’Alfano nel 1823
L’Alfano (4), nel suo ‘Istorica descrizione del Regno di Napoli’, del 1823, a proposito di Sa- pri dice: “Terra sopra un falso piano bagnato dal Mar Tirreno, d’aria buona, Diocesi di Policastro, 64 miglia da Salerno distante, feudo di Carafa Spina. Anticamente fu detta Si-pron, edificata dai Sibariti, quando dopo la disfatta avuta dai Crotoniati nell’Olimpiade settantesima, furono costretti a disertare dai propri Luoghi. Vi è un vecchio Porto considerevole, che ha due miglia di perimetro, è mezzo miglio di apertura. Produce grani, frutta, vini generosi, oli eccellenti, e il mare da abbondante pesca. Fa di popolazione 1489.”. Noi questo abbiamo letto in Alfano a p. 135 (16), mentre l’Ebner (17) afferma che l’Alfano (16) scriveva di Sapri: “all’imboccatura di esso (del porto di Sapri – della sua baia), varie vestigia di antichi magazzini, e molte mura stanno mezze sepolte nell’acqua: da queste reliquie argomentasi essere stata una colonia assai antica, o almeno un porto di considerazione. Credono alcuni che sia stata l’antica città di Velia; me è più probabile che avendo i Crotoniati distrutta la città di Sibari nella Calabria, alcuni Sibariti fuggiti andarono a edificarvi un castello col nome di Sibaron, poi Sipron, e finalmente Sapri, nominato anche Safri.”.
Note bibliografiche:
(1) Attanasio F., “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10; l’articolo fu citato dal Cesarino F., La Lucania del Barone Antonini, stà in ” I Corsivi”, n. 3, 1988; “I villaggi deserti del Cilento”, rivista ‘i Corsivi’, Gen.- Feb.,1988, anno III, n. 1-2, Sapri, pp. 12-13; ” Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, rivista “I Corsivi”, Sa- pri, 1987, p. 9-10; “La pittura locale a Villa Guariglia“, rivista “I Corsivi”, Luglio 1987, anno II, n. 7, Sapri, p. 29; “Notizie storiche su Castelruggero“, rivista “I Corsivi”, Sapri, dic. 1988, anno II, n. 12, pp. 13-14; “Per un centro di storia cilentana“, rivista “I Corsivi”, Sapri, Nov. 1986, anno I, n. 9, p. 23; “Per un’ area di riequilibrio naturale”, rivista “I Corsivi”, Agosto 1986, anno I, n. 6, Sapri, p. 17; “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, rivista ‘Progetto’, Salerno, Luglio 1994, anno V, n. 2., pp. 3-4; “Per una politica del recupero“, Rivista ‘Progetto’, Salerno, Maggio 1994, Anno V, n. 1, pag. 11; “I villaggi deserti del Cilento”, “Progetto”, Salerno, Aprile 1995, anno VI, n. 2, p. 16; “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Re-golatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998.
(2) Attanasio F., “Sapri in alcune carte di Angelino Dalorto o Dulcert del 1300″; vedi pure: “Safri nell’Atlante Corbitis del XIII secolo”; si veda pure: Safri nell’Atlante Tammar-Luxo- ro”; ivi quì: Sapri rouinatawordpress.com.

(3) Antonini G., La Lucania – discorsi, discorso XI, parte II, ed. Tomberli, Napoli, 1797.

(4) Negro Mario (o Dominicus Marius Niger, Veneto), Geographie, commentarorium libri XI nunc primum ecc…, Basilea, 1557, nella ‘Lucanie Regiones fitus’, di Geographie Com- mentarii VII, p. 199. L’antico testo di Mario Nigro o Dominicus Marius Niger, Veneto, com- menta il libro XI della Geografia di Strabone e, si può scaricare gratis da Google libri alla pagina: https://books.google.it/books?id=hCGivYjTfhEC&pg=PR2&dq=Dominicus+Marius+ Niger,+Geographia,+Basileae,+1557&hl=it&sa=X&redir_esc=y#v=onepage&q=Dominicus Marius Niger%2C Geographia%2C
(5) (Fig. 2) Filippo Cluverio, Italia antiqua, carta geografica, del 1624. Carta d’Italia inseri- ta nell’”Italia antiqua” di Filippo Cluverio del 1624, Lugduni Batavorum, Elsevier, 1624, mm 282×363. Pubblicata postuma per la prima volta a Leiden nel 1624, se ne conoscono non meno di 25 edizioni almeno fino al 1729, pubblicate ad Amsterdam, Venezia, Londra, Parigi, Oxford, ecc. dai più prestigiosi editori dell’epoca.
(6) Holstenius (Olstenio) Lucas, (Note all’Italia antiqua di Cluverio (5)), Lucae Holstenii Annotationes in geographiam sacram Caroli a S. Paulo; Italiam antiquam Cluverii et thesa- urum geograficum ortelii, ecc.., Roma, typis Iacobi Dragondelli, 1666 e altra edizione del 1624, pp. 22 e 288. Luca Olstenio, in questo libro, a p. 22 e a p. 288, parla e commenta le pagine 1262 e 1263 del libro di Filippo Cluverio o Philipp Cluverius o Philipp Cluver o Kluver, il quale scrisse l’Italia antiqua, che a p. 1263 parla di ‘Blanda oppidum’. Si veda pure: Almagià R., L’opera geografica di Luca Holsteno, Città del Vaticano, Biblioteca Apo- stolica Vaticana, 1942.
(7) Almagià R., Toponomastica dell’Italia in alcune carte nautiche medioevali, stà in “Mo- numenta Italia Cartographica”, I.P.S., Firenze, 1929, ed. Forni editore.
(8) (Fig. 4) Almagià R., op. cit., Appendice I, I – Coste liguri e tirreniche della penisola, p. 68.
(9) (Fig. 5) Carta nautica “Dal mar Baltico al mar Rosso”, di Angelino De Dalorto, del 1339. Carta nautica di Angelino De Dalorto, del 1339, è pubblicata da De La Ronciere A. M., M. Mollat Du Jourdin, I portolani, carte nautiche dal XIII al XVII secolo, ed. Bramante, Mila- no, 1992, tav. n. 7 a colori, del 1339 e, commento alla tavole, pagg. 193, 194, conservata Parigi, Biblioteca Nazionale di Francia, Cartes et Plans, Res. Ge B 696 (Fig. 5).
(10) (Fig. 6) L’Italia in una carta dell’Atlante nautico Corbitis già detto Combitis (2). In que- sta carta Sapri, figura con il toponimo di Safri. Tav. 2 (ff. 3 v- 4r): Mediterraneo centrale dal Peloponneso (limite orientale a zauatia) dall’Italia, alla Francia, con un breve tratto della costa spagnola fino a s[an]c[t]o felio. Conservato nella Biblioteca Marciana di Vene- zia, ms. It. VI, 213 (= 5982).
(11) (Fig. 7) Carta nautica del “Mediterraneo centrale” tratta dall’Atlante Tammar-Luxoro, Tav. III, IV. Di autore ignoto, è una raccolta anonima di portolani italiani dei primi del XIV secolo, otto piccole tavole, attualmente detenute presso la Biblioteca Civica Berio a Genova. I toponimi elencati dal Desimoni (9) e dall’Almagià (7), li confermo in quanto ho esaminato de visu la fotoriproduzione della (Fig. 1) che ho ottenuto dalla Biblioteca Civi- ca di Berio su gentile concessione del Comune di Genova.
(12) Almagià R., op. cit., pag. 3. Riprodotto ed illustrato da Desimoni C. o pubblicata in “Atti Società Ligure di Storia Patria“, Tomo V, 1867; Le carte nautiche italiane del medio evo, a proposito di un libro del prof. Fischer, Atti Soc. Ligure di Storia Patria. Vol. XIX, 15. Si veda anche Desimoni C. e L.T. Belgrano, Atlante Idrografico del medioevo posseduto dal Prof. Tammar Luxoro, coste napolitane, terre di lavoro e principati, Genova, 1867, Tavola IV, pag. 65, visibile sulla rete sul sito di Google play alla pagina: https://play.google.com/books/reader?id=_GU_AAAAYAAJ&printsec=frontcover&output=reader&hl=it&pg= GBS.PA65 . Si veda pure in proposito: Carte nautiche da musei e biblioteche della Liguria dal XIV al XVII secolo, Ed. Analisi, 1988, Mostra a Genova, Palazzo Belimbau, a cura di Gaetano Ferro, p. 32.
(13) (Fig. 9) Codice Latino Ebner, particolare della Carta d’Italia, annessa al Codice latino manoscritto Ebner. Questa carta è stata pubblicata da Borri A., op. cit. (4), CM3, p. 12. Pietro Ebner (17), è stato uno studioso medievalista del Cilento, forse lo scopritore dell’antico Codice (forse conservato alla Badia di Cava dei Tirreni), che conteneva l’antichissima carta manoscritta illustrata in Fig. 9.
(14) (Fig. 10) Carta nautica di Francesco Pizigano del 1373, Portolano del Mediterraneo, conservata alla Biblioteca Ambrosiana a Milano (collocazione: manoscritti: SP_10_29). Si veda: Fischer (1886: p.148-51). Si veda pure il sito: https://en.wikipedia.org/wiki/ Porto- lan_chart. L’immagine che pubblichiamo (Fig. 3) è la fotoriproduzione ordinata ed otte- nuta su concessione dalla Biblioteca Ambrosiana di Milano.
(15) (Fig. 11) Carta nautica di Francesco e Domenico Pizzigano, firmata e datata 1367, conservata nella Biblioteca Palatina di Parma (Ms. Parm. 1612), Membr., 1367 (dicembre 12), Venezia, cm. 87 x 128. La carta è stata pubblicata da Gorreri S., stà in Carte per navi- gare, la raccolta di portolani della Biblioteca Palatina di Parma, a cura di De Pasquale A., ed. MUP, Parma, 2009, p. 17. Le immagini delle carte nautiche dei fratelli Pizzigano, con- servate alla Biblioteca Palatina di Parma, sono tratte e pubblicate da Schuler C. J., Carto-grafare il mondo, ed. Logos, Modena, 2010, pp. 22-23.
(16) Alfano G.M., Istorica descrizione del Regno di Napoli, Napoli, 1823, p. 135.
(17) Ebner P., Chiesa, baroni e popoli del Cilento, ed. di storia e letteratura, Roma, 1982, vol. I, pp. 592, 592 e 593. Si veda pure dello stesso autore: Economia e società nel Cilento medievale, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 1979, vol. I-II.
(18) (Figg. 13) La ‘Carta del Mediterraneo’, contenuta nel ‘Liber Insularum Archipelagi cum pictura’ (20), di Cristoforo Buontelmonti, contenuto nel Codice latino di derivazione Tolemaica, Codice Plut. XXIX, 25 (Plut. 29.25), pp. cc. 62v e 63r, posseduto dalla Biblioteca Nazionale Medicea-Laurenziana di Firenze, e citata da Luciano Lago (19), op. cit., Tav. VII, dopo pag. 185 e s. Questa carta, fu pubblicata dall’Almagià, op. cit. (7), Tav. X. bis, ed è quella contenuta nell’Isolario, conservato nella Biblioteca Medicea-Laurenziana di Firenze, XXIX, 25 della seconda metà del secolo XV.
(19) Lago L., Imago Mundi et Italiae – la versione del mondo e la scoperta dell’Italia nella cartografia antica (secoli X-XVI), con contributi di L. Gambi, M. Milanesi, L.Rombai, per la mostra di Cartografia storica allestita dall’Università degli Studi di Trieste, ed. La Mongolfiera, Trieste, 1994: Tav. V, stà nel cap.: ‘Le prime carte corografiche moderne dell’Italia’.

(20) (Fig. 16) L‘Isolario o ‘Liber Insularum Archipelagi cum pictura’, di Cristoforo Buontelmonti, del 1420, è contenuto nel codice Hamilton 108, conservato alla Biblioteca Statale (Handschriftenabteilung della Staatsbibliothek) di Berlino; si veda il testo con prefazione di Ludovico de Sinner, Helvetia, Berna, Lipsia et Barolini, 1824, Lightning Source UK Ltd, Milton Keynes UK; la versione Berlinese è l’unica che contiene la carta dell’Italia in questione. Ricordiamo che il Codice Hamilton, conservato a Berlino, è di notevole interesse. L‘Isolario del Buontelmonti, è stato scoperto dal fiorentino Poggio Bracciolini che lo pubblicò in un codice latino e, possono essere scaricate dal sito: https://www.bl.uk/catalogues/illuminatedmanuscripts/Results.asp, ma esistono altre versioni dello stesso codice scoperto da Poggio Bracciolini nel…..Esiste il codice Latino, conservato nella Biblioteca Medicea-Laurenziana di Firenze, che riporta la segnatura Plut. 29-25 (Figg. 9-10-11). L’Almagià (7), pubblicò anche altre due carte dell’Isolario del Buontelmonti, Tav. X. bis, che sono quelle contenute nell’Isolario, conservato nella Biblioteca Medicea-Laurenziana di Firenze, XXIX, 25 (collocazione: Plut.29.25), della seconda metà del secolo XV. Esiste anche una versione conservata nella Biblioteca Apostolica Vaticana, ovvero il codice Barb. Latino 270. Si veda in particolare il testo “Desciption des iles de l’Archipel par Christophe Buontelmonti – version grecque par un anonyme” di Emile Legrand, Paris, ed. Ernest Leroux, 1897; si veda pure: Campana A., ‘Da codici del Buontelmonti’, estratto da “Silloge Bizantina” in onore di Silvio Giuseppe Mercati, Roma, 1957.
