Nel 1477, Sapri in una carta di Taddeo Crivelli

Gli studi

Nel 1987, pubblicai a stampa (1) uno studio sulle origini e la storia di Sapri. Lo studio, iniziato a Salerno e poi proseguito a Napoli, fu condotto su vari fronti. Le scarse informazioni che la storiografia locale metteva a disposizione e le scarse fonti archi-vistiche dell’epoca, rendevano incerti i risultati ma, la ricerca di nuove fonti, meritava ulteriori approfondimenti ed indagini. Anche se oggi non vi è rimasta memoria di tutto ciò, questo studio fa luce su alcuni aspetti e caratteristiche peculiari che l’aspro territorio del Golfo di Policastro ha avuto nei secoli. Come vedremo, lo studio delle poche fonti fino a noi giunte, anche se andrebbero ulteriormente indagate, restituisce un piccolo ma utile contributo alla storia del ‘basso Cilento’ e di Sapri nei secoli. Nello studio redatto per il Comune di Sapri, per la redazione del nuovo P.R.G. di Sapri – oggi conservato negli Archivi del Comune – scrivevo e riportavo alcune notizie e documenti che dal punto di vista strettamente bibliografico e storiografico, restano di estremo interesse. Nel 1987, pubblicai a stampa uno studio (1) sulle origini ed il ruolo dello scalo naturale della baia e del porto di Sapri. In questo studio, cercheremo di fare degli approfondimen- ti circa la presenza del toponimo di Sapri sulle carte geografiche, manoscritte, contenute neiprimi Atlanti stampati della Geografia di Claudio Tolomeo, giunta solo nel 1396 da Co- stantinopoli in Italia e poi tradotta da Jacopo d’Agnolo della Scarperia, che la tradusse dal greco in latino tra il 1406 e il 1409 con il nome di ‘Cosmographia’.

Le carte annesse agli Atlanti a stampa della Cosmographia di Tolomeo del XV sec.

Come è noto, l’unica cartografia pervenutaci dal mondo antico è quella cosiddetta tole- maica, ovvero delle carte geografiche medioevali, copie manoscritte delle originarie car- te di origine greca contenute nella ‘Geographia’ di Claudio Tolomeo. Oltre a questi antichi Codici miniati, le cui carte manoscritte ivi contenute, sono di estremo interesse per gli studiosi di toponomastica medievale e di cui ci siamo occupati quì in altri studi, vi sono pure tutti i Codici miniati che seguiranno alla pubblicazione a stampa di Jacopo d’Agnolo della Scarperia, che, tra il 1406 e il 1409, tradusse nella curia romana dal greco in latino, l’opera di Claudio Tolomeo, γεωγραφία  (Gheografikè ufeghesis), giunta in Italia da Cos- tantinopoli nel 1396, dove fu scoperta, grazie al maestro greco Manuele Crisolora, assun- to come docente dal Comune di Firenze, e dandogli il nuovo nome di Cosmographia’.  Quando il padre Jos Fischer rese nota l’importante scoperta che, accanto ai codici greci già da lungo tempo conosciuti che contengono 27 carte, esiste un’altra classe di codici contenenti 64 carte. Nei codici della prima classe (classe A), le carte si trovano alla fine del testo, o intercalate al libro VIII, in quelli della seconda (classe B), sono inserite nei capitoli corrispondenti. Dei manoscritti greci, il Cuntz (3), ne indica sette fondamentali, dei quali tre soli contengono carte, e cioè il Vat. Urb. gr. 82, ed il Ven. Marc. gr. 516, che appartengono alla classe A, ed il Laurenziano XXVIII, 49 della classe B. Nei Codici latini pervenutici in seguito alla traduzione dell’opera tolemaica fatta da Jacopo d’Agnolo della Scarperia, vi è il  Vindobonensis Hist. (Vind. Hist), realizzato nel 1454 circa. Recentemen- te Borri (2), ci illumina su diversi aspetti della cartografia antica e, scrive in proposito: Un’attenta osservazione dei contorni, disegno orografico, ecc…., ci consente di affermare che che dai predetti codici greci (ed in particolare dal Vind. Hist) derivano le carte annesse ai codici latini che, come si vedrà, saranno la fonte delle prime carte a stampa della peni- sola italiana.” (2). La riscoperta di Tolomeo venne accolta con entusiasmo nell’Italia del primo Umanesimo: prima del 1410 era pronta la traduzione latina a cura di Jacopo d’A- gnolo da Scarperia ma solo nel 1409 veniva messa in circolazione con la dedica ad Ales- sandro V. Era dapprima senza carte; queste vennero eseguite da umanisti fiorentini, Francesco di Lapacino e Domenico di Lionardo Buoninsegni, seguendo pedissequamen- te modelli greci. Se dobbiamo dare importanza per la loro antichità alle tipiche tavole vecchie, che derivate dalle edizioni latine, appaiono poi ancora riportate dalle prime edi- zioni a stampa, ben maggiore significato presentano le cosiddette tavole nuove nei loro diversi rifacimenti. Le tavole dell’Italia annesse ai codici latini realizzati nel XV secolo e derivati dai quattro precitati codici greci vengono tradizionalmente suddivise in cinque gruppi, originanti da altrettan to scuole di cartografia. In questo studio, parlerò della scuola LAPACINO-BUONINSEGNI, che si ispira, tra altri, al Codice Laurent.175 (…), una Scuola di cartografi copiatori dei codici tolemaici greci, 1) la scuola dei due umanisti fiorentini, Francesco di Lapacino e Domenico di Lionardo Buoninsegni, con riferimento sia alla tavola tolemaica sia alla tavola nuova, hanno avuto notevole influenza su tutte le altre, ed in modo più incisivo sulla Scuola del Germanico (1° e 2° tipo, ed in particolar modo dal Codice Ebner deriva l’edizione a stampa di Roma del 1478. In particolare in questo studio parlerò della Carta d’Italia del 1477 del pittore ferrarese Taddeo Crivelli, che l’annesse alla sua edizione bolognese della ‘Geografia’ di Claudio Tolomeo (Figg. 1-2), in cui appare il toponimo di ‘Sapri’.

Sapri nella Carta d’Italia nell’edizione bolognese della Geografia di Tolomeo curata da Taddeo Crivelli del 1477. 

Interessantissima è la carta dell’Italia, delineata intorno o prima all’anno 1477, dal pittore ferrarese Taddeo Crivelli, che la pubblicò e l’annesse alla sua edizione bolognese della ‘Geografia’ di Claudio Tolomeo (Figg. 1-2), in cui appare il toponimo di ‘Sapri’. In diversi miei studi pubblicati a stampa (1), accennavo a questa Carta geografica (Figg. 1-2), per la presenza del toponimo citato di SAPRI e, nel 1987, così mi esprimevo: “Sapri, è chiaramente visibile nell’edizione bolognese della ‘Geografia’ di Taddeo Crivelli, (fig. 38) (109).” (1). Già nel 1451 il Crivelli era attivo a Ferrara: si ha un’ampia documentazione della produzione e della vendita di un gran numero di miniature eseguite nei venti anni vissuti in questa città. Punto culminante della sua attività fu la commissione per la Bibbia di Borso d’Este, alla quale si dedicò fra il 1455 e il 1461. Nello stesso periodo, si impegnò in una attività del tutto inconsueta, cominciando ad interessarsi a progetti di incisione e di stampa; ma intanto aumentavano le difficoltà. La partecipazione del Crivelli al progetto che portò alla pubblicazione delle prime carte geografiche stampate nel 1477 è, come molti aspetti della sua carriera, poco verificabile. Non c’è dubbio che egli sapeva disegnare carte geografiche. E’ probabile che abbia visto la copia manoscritta della Cosmografia di Tolomeo che “Nicolaus Germanus” aveva mandato a Borso nel 1466 (cfr. facsimile, Amsterdam 1963; Campori, 1872, p. 257; Hermann, 1900, p. 261); il Crivelli, aveva anche illustrato un’opera di Tolomeo nel 1454 (Bertonii 1925, p. 62). Si sa che egli si unì al Puteolano a Bologna nell’aprile del 1474, in una società di breve durata, per la pubblicazione di mappamondi (Sighinolfi, 1908) e che, nello stesso anno e allo stesso scopo, fece parte di un’altra società insieme a Filippo Balduino, al libraio Giovanni degli Accursi e ai tipografi Lodovico e Domenico de Ruggeri. Non si sanno le sorti di questa impresa, ma si ritiene comunemente che le carte preparate per essa dal C. siano poi state incorporate nell’edizione della Cosmografia stampata nel 1477 da Domenico de Lapis e che esse si basino in gran parte sulla tradizione di Nicolaus Germanus. Dato che il nome del C. non appare in questo volume, ci si può limitare a notare che lo stile delle teste, delle città viste dall’alto, dell’accavallarsi delle onde e delle iscrizioni si avvicina, in effetti, a quello della Bibbia di Borso. La tecnica scadente suggerisce però che, se il C. stesso eseguì i disegni e le incisioni, egli non raggiunse quel livello di perfezione che caratterizzò la sua arte di miniatore.

Taddeo Crivelli, 1477..

Taddeo Crivelli, 1477

(Figg. 1-2) Carta d’Italia nell’edizione bolognese della Geografia di Tolomeo curata da Taddeo Crivelli (1477-80) (16), in cui si vede chiaramente scritto il toponimo di Sapri (7).

La carta d’Italia di Taddeo Crivelli, pubblicata nel 1477

L’insigne studioso di cartografia antica Roberto Almagià, in un suo pregevole studio: “Studio storico di cartografia napoletana” (9), così si esprimeva a proposito di questa pregevole carta: “E’ stato già più volte accennato come in Napoli l’interesse per gli studi geografici, già risvegliatosi sotto gli ultimi Angioini, si fece vivissimo durante il periodo della dominazione aragonese (…),…: ne fa fede, tra molte altre notizie, la Statistica del Regno di Napoli, eseguita a cura di Borso d’Este sino al 1444 (10). Nel presente studio, volendo, come si accennò, limitarci a considerare le carte geografiche a stampa, ci è mestieri prender le mosse da quelle annesse alle più antiche edizioni della Geografia di Claudio Tolomeo, le quali, come già scriveva il Nordenskjold, “costituiscono il prototipo di tutti gli Atlanti geografici pubblicati dopo la scoperta dell’arte della stampa”…Tutte le edizioni della Geografia di Tolomeo apparse nei secoli XV e XVI, hanno, come è noto, una tavola dell’Italia, riprodotta con gli elementi contenuti nell’opera stessa del geografo Alessandrino; ma non tutte le riproduzioni sono perfettamente uguali. Nella rarissima edizione bolognese stampata coi tipi di Domenico de’ Lapi tra il 1474 e il 1477 con le carte designate da Taddeo Crivelli ferrarese, la carta d’Italia, incisa in rame, misura cm. 54,4 x 39,2 e porta per intero i paralleli ecc…Dopo al descrizione tecnica della carta in questione (Fig. 1-2), l’Almagià (9), aggiunge: “…si scosta dal modello tolemaico più di qualsiasi delle corrispondenti carte delle edizioni successive (…).”. In questa carta e soprattutto in quelle delle successive edizioni, la delineazione delle coste Campane è imperfettissima e, manca quasi del tutto il promontorio del Cilento. Infatti, si noti anche degli evidenti errori nella citazione dei toponimi come ad esempio si noti che il toponimo di SAPRI è posto vicino a quello del fiume SILARUS e a PESTU, mentre invece BRUXENTU è posto molto più giù, ma essa resta un documento interessantissimo ed inoppugnabile per la conoscenza della toponomastica locale e della presenza dei luoghi, all’epoca della delineazione delle carte geografiche di Tolomeo. Questa carta che sostanzialmente ricopiava le antichissime carte di Claudio Tolomeo, è un importante documento per la storia di Sapri e del Cilento.

Note bibliografiche:

(1) Attanasio F., “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10; “I villaggi deserti del Cilento”, rivista ‘i Corsivi’, Gen.-Feb.,1988, anno III, n. 1-2, Sapri, pp. 12-13; ”Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, rivista “I Corsivi”, Sa- pri, 1987, p. 9-10; “La pittura locale a Villa Guariglia“, rivista “I Corsivi”, Luglio 1987, anno II, n. 7, Sapri, p. 29; “Notizie storiche su Castelruggero“, rivista “I Corsivi”, Sapri, dic. 1988, anno II, n. 12, pp. 13-14; “Per un centro di storia cilentana“, rivista “I Corsivi”, Sapri, Nov. 1986, anno I, n. 9, p. 23; “Per un’ area di riequilibrio naturale”, rivista “I Corsivi”, Agosto 1986, anno I, n. 6, Sapri, p. 17; “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, rivista ‘Progetto’, Salerno, Luglio 1994, anno V, n. 2., pp. 3-4; “Per una politica del recupero“, Rivista ‘Progetto’, Salerno, Maggio 1994, Anno V, n. 1, pag. 11; “I villaggi deserti del Cilento”, “Progetto”, Salerno, Aprile 1995, anno VI, n. 2, p. 16; “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Re-golatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998.

(2) Borri A., L’Italia nell’antica cartografia, 1477-1799,  ed. Priuli e Verlucca, Torino, 1999.

(3) Cuntz O., Die Geographic des Ptolemaus, Berlino, Weidmann, 1923, pp. 18-20

(4) Almagià R., Monumenta Italia Cartographica, ed. I.P.S., Firenze, 1929, Forni editore.

(5) Brotton J., Le Grandi mappe, ed. Gribaudo, 2014, p. 24.

(6) Capello F.C., Descrizione degli itinerari alpini di Jaque Signot, Codici e stampe dei secoli XV e XVI, Rivista Geografica italiana, vol. LVII, 1950.

(7) (Figg. 1-2) Carta d’Italia di Taddeo Crivelli, nell’edizione bolognese della Geografia di Tolomeo curata da Taddeo Crivelli (1477-80). La carta è stata pubblicata da Almagià R., op. cit. (4), Tavola V, 1). Questa carta è stata pubblicata da Borri A., op. cit. (2), C1, p. 22- 23. In questa carta si vede chiaramente scritto il toponimo di Sapri lungo la costa tirreni- ca meridionale. Di questa carta ne parla l’Almagià anche in vedi nota (9) e, vi saranno altre edizioni curate dal Crivelli.

 

(8) Mazzetti E., Cartografia generale del mezzogiorno e della Sicilia, scritti di Almagià R., Pontieri E., De Luca R., a cura di Mazzetti E., edizioni Scientifiche Italiane (ESI), Napoli, 1972, Tomo I-II, Tav……

(9) Almagià R., Il Napoletano nelle carte tolemaiche d’Italia, stà in “Studio storico di cartografia napoletana”, che stà in Mazzetti E., op. cit. (8), Parte II, pag. 10 e s.