Nel 1420, ‘Saperi’, in due carte del XV secolo

Gli studi

Nel 1987, pubblicai a stampa (1) uno studio sulle origini e la storia di Sapri. Lo studio, iniziato a Salerno e poi proseguito a Napoli, fu condotto su vari fronti. Le scarse informazioni che la storiografia locale metteva a disposizione e le scarse fonti archi-vistiche dell’epoca, rendevano incerti i risultati ma, la ricerca di nuove fonti, meritava ulteriori approfondimenti ed indagini. Anche se oggi non vi è rimasta memoria di tutto ciò, questo studio fa luce su alcuni aspetti e caratteristiche peculiari che l’aspro territorio del Golfo di Policastro ha avuto nei secoli. Come vedremo, lo studio delle poche fonti fino a noi giunte, anche se andrebbero ulteriormente indagate, restituisce un piccolo ma utile contributo alla storia del ‘basso Cilento’ e di Sapri nei secoli. Nello studio redatto per il Comune di Sapri, per la redazione del nuovo P.R.G. di Sapri – oggi conservato negli Archivi del Comune – scrivevo e riportavo alcune notizie e documenti che dal punto di vista strettamente bibliografico e storiografico, restano di estremo interesse.

Il toponimo di Sapri nel XV secolo in alcune carte, trasformato in Saperi.

Nel corso delle nostre ricerche, recentemente abbiamo trovato ben due carte geografiche manoscritte che citano il toponimo di Sapri come ‘Saperi’. Si tratta di due carte del XV secolo. Una è la carta nautica o portolano che abbraccia il mare Mediterraneo di Alber- tin de Virga del 1409 (Fig. 1) e l’altra è la carta dell’Italia detta ‘Carta Novella’, realizzata da Enrico Martello nel 1482 (Figg. 2-3). Nel primo caso si tratta di un porto o di uno scalo portuale, trattandosi di un portolano o carta nautica, mentre l’altra carta, quella del Mar- tello, cita un villaggio o luogo conosciuto. E’ interessante notare che in ambedue le carte, dove Sapri figura con il toponimo di ‘Saperi’, è la chiara testimonianza che il luogo di Sa- pri fosse conosciuto nel XV secolo. E’ probabile che a queste due carte ve ne saranno ag- giunte delle nuove in quanto crediamo non essere le sole a citare il toponimo di Saperi. Luigi Tancredi (4), in un suo scritto riporta la notizia che, secondo lo storico Apollonio Rodio (5), parlava di un toponimo grecoSaprini’, simile a ‘Saperi’. Tancredi, dice in pro- posito che “non ci sono notizie che lo confermino”. Il ‘Sapereis’ di Apolonio Rodio, potreb- be spiegare la citazione del toponimo Saperi su alcune carte nautiche.

La carta nautica di Albertin de Virga del 1420 (2).

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(Fig. 1) Portolano del “Mediterraneo e Mar Nero“, di Albertin de Virga, del 1409 (1).

Albertin de Virga o Albertinus de Virga, era un cartografo veneziano che intorno ai primi decenni del XV secolo, ha redatto e disegnato delle carte nautiche o portolani di ottima fattura. Tra queste, vi è quella intitolata “Mediterraneo e Mar Nero” del 1409 (inizi XV se- colo), probabilmente redatta per la Repubblica di Venezia, che cita il toponimo di Saperi (Fig. 1) (2). E’ un foglio di pergamena manoscritto colorato e miniato, 680 x 430 mm., con- servata alla Biblioteca Nazionale di Parigi. L’immagine (Fig. 1) che pubblichiamo è tratta da De La Ronciere A. M., M. Mollat Du Jourdin (2).

Saperi‘, nella Carta Novella’, dell’Italia, realizzata a Firenze nel 1482 da Enrico Martello (4).

Un’altra carta, dove viene citato il toponimo di Sapri trasformato in ‘Saperi’ è quella a cura dell’Ignoto Berlingheriano (anonimo), annessa alla stampa della prima ‘Carta Novel- la’, dell’Italia (Carta moderna dell’Italia), realizzata a Firenze nel 1482 da Enrico Martello ed inserita quale tavola moderna nel Codice Latino MAGLIABECANO XIII.6, conservato presso la Biblioteca Nazionale di Firenze (4) (Figg. 2 e 3). In questa carta manoscritta del XV secolo, si vede scritto il toponimo di Sapri, riportato con il toponimo di ‘Saperi’ (4).

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(Fig. 2) Carta dell’Italia, di Ignoto Berlingheriano (anonimo), annessa alla stampa della prima ‘Carta Novella’, dell’Italia (Carta moderna dell’Italia), realizzata a Firenze da En- rico Martello nel 1482 (3).

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(Fig. 2 e 3) Particolare della carta manoscritta, a cura dell’Ignoto Berlingheriano (anoni- mo), annessa alla stampa della prima ‘Carta Novella’, dell’Italia (Carta moderna dell’Ita- lia), realizzata a Firenze da Enrico Martello nel 1482 (3). In essa si vede chiaramente  scritto il toponimo di Sapri, trasformato in Saperi (3).

Note bibliografiche:  

(1) Attanasio F., “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10; l’articolo fu citato dal Cesarino F., La Lucania del Barone Antonini, stà in ” I Corsivi”, n. 3, 1988; “I villaggi deserti del Cilento”, rivista ‘i Corsivi’, Gen.-Feb., 1988, anno III, n. 1-2, Sapri, pp. 12-13; ” Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, rivista “I Corsivi”, Sapri, 1978, p. 9-10; “La pittura locale a Villa Guariglia“, rivista “I Corsivi”, Luglio 1987, anno II, n. 7, Sapri, p. 29; “Notizie storiche su Castelruggero“, rivista “I Corsivi”, Sapri, dic. 1988, anno II, n. 12, pp. 13-14; “Per un centro di storia cilentana“, rivista “I Corsivi”, Sapri, Nov. 1986, anno I, n. 9, p. 23; “Per un’ area di riequilibrio naturale”, rivista “I Corsivi”, A- gosto 1986, anno I, n. 6, Sapri, p. 17; “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale sa- prese attraverso alcuni disegni inediti”, rivista ‘Progetto’, Salerno, Luglio 1994, anno V, n. 2., pp. 3-4; “Per una politica del recupero“, Rivista ‘Progetto’, Salerno, Maggio 1994, Anno V, n. 1, pag. 11; “I villaggi deserti del Cilento”, “Progetto”, Salerno, Aprile 1995, anno VI, n. 2, p. 16; “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998.

(2) (Fig. 1) Carta nautica “Mediterraneo e Mar Nero” di Albertinus de Virga, del 1409. E’ un foglio di pergamena manoscritto colorato e miniato, 680 x 430 mm. , conservata alla Bi- blioteca Nazionale di Parigi, Cartes et Plans, Rés. Ge D 7900, che pubblichiamo, è tratta dal testo di De La Ronciere A. M., M. Mollat Du Jourdin, I portolani, carte nautiche dal XIII al XVII secolo, ed. Bramante, Milano, 1992, Tav. 11 e commenti alle tavole, pp. 199-200.   

(3) (Figg. 2 e 3) La ‘Carta Novella’ d’Italia (Carta moderna dell’Italia), manoscritta, a cura dell’Ignoto Berlingheriano (anonimo), annessa alla stampa della prima ‘Carta Novella’, dell’Italia (Carta moderna dell’Italia), realizzata a Firenze nel 1482 da Enrico Martello (XV secolo), ed inserita quale tavola moderna nel Codice latino MAGLIABECANO XIII.6, conservato presso la Biblioteca Nazionale di Firenze. In questa carta si vede chiaramente scritto il toponimo di Sapri viene riportato comeSaperi’. Questa carta è stata pubblicata da Borri A., op. cit. (4), CM6, p. 15 e dall’ Almagià R., Monumenta Italia Cartographica, I.P.S., Firenze, 1929, Forni editore, Tav. X.

(4) Tancredi L., Sapri, giovane e antica, ed. Parallelo 38, Villa S. Giovanni, 1985, p. 19.

(5) Apollonio Rodio, 2, 395.

Nel 1420, ‘Safra’ e ‘Saffri’, nelle carte dell’Isolario del Buontelmonti

Gli studi

Nel 1987, pubblicai a stampa (1) uno studio sulle origini e la storia di Sapri. Lo studio, iniziato a Salerno e poi proseguito a Napoli, fu condotto su vari fronti. Le scarse informazioni che la storiografia locale metteva a disposizione e le scarse fonti archi-vistiche dell’epoca, rendevano incerti i risultati ma, la ricerca di nuove fonti, merita-va ulteriori approfondimenti ed indagini. Anche se oggi non vi è rimasta memoria di tutto ciò, questo studio fa luce su alcuni aspetti e caratteristiche peculiari che l’aspro territorio del Golfo di Policastro ha avuto nei secoli. Come vedremo, lo studio delle poche fonti fino a noi giunte, anche se andrebbero ulteriormente indagate, restituisce un piccolo ma utile contributo alla storia del ‘basso Cilento’ e di Sapri nei secoli. Nello studio redatto per il Comune di Sapri, per la redazione del nuovo P.R.G. di Sapri – oggi conservato negli Archivi del Comune – scrivevo e riportavo alcune notizie e documenti che dal punto di vista strettamente bibliografico e storiografico, restano di estremo interesse. Andrebbero ulteriormente indagate alcune notizie ed alcune carte geografiche o corografiche trovate e su cui figurano i toponimi dei nostri luoghi. Sempre a caccia di nuovi ed interessanti documenti, recentemente il mio Archivio ha acquisito l’unica carta geografica dell’Italia (Fig. 1), annessa ad un esemplare molto raro del ‘Liber Insularum Archipelagi cum pictura’, di Cristoforo Buontelmonti, conservato alla Biblioteca Statale di Berlino, che recentemente su cortese interessamento del Prof. Everardus Overgaauw, ci ha fornito la fotoriproduzione digitale tratte dall’originale (fol. 62v e 63r = Aufn. 132 + 133), in cui viene rappresentata tutta la peinisola dell’Italia con le due Isole della Sicilia e della Sardegna, che quì pubblichiamo.

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(Fig. 1) L’Italia, contenuta nel ‘Liber Insularum Archipelagi cum pictura’ (5), di Cristoforo Buontelmonte, del 1420 (prima metà del secolo XV), contenuto nel Codice Hamilton 108, conservato alla Biblioteca Statale ((Handschriftenabteilung della Staatsbibliothek) di Berlino. L’immagine è tratta da Lago (4).

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(Fig. 1) L’Italia (fol. 62v), contenuta nel ‘Liber Insularum Archipelagi cum pictura’ (5), di Cristoforo Buontelmonte, del 1420 (prima metà del secolo XV), contenuto nel Codice Hamilton 108, conservato alla Biblioteca Statale ((Handschriftenabteilung della Staatsbibliothek) di Berlino, dove è conservato e da dove è pervenuto il file tratto dall’originale su gentile loro concessione.

La carta dell’Italia contenuta nel ‘Liber Insularum Archipelagi’ del Buontelmonti

L’interessantissima carta dell’Italia, manoscritta e dipinta a colori, della prima metà del XV secolo, allegata all’esemplare del ‘Liber Insularum Archipelagi cum pictura’, di Cristoforo Buontelmonti (5), che scrisse nel 1420, è una delle primissime carte corografiche dell’Italia, dove all’altezza del nostro Sapri, cita il toponimo di ‘Scalea’ (Fig. 1) (1).

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(Fig. 2) L’Italia, contenuta nel ‘Liber Insularum Archipelagi cum pictura’ (5), di Cristoforo Buontelmonte, del 1420 (prima metà del secolo XV), contenuto nel Codice Hamilton 108, conservato alla Biblioteca Statale ((Handschriftenabteilung della Staatsbibliothek) di Berlino.

Cristoforo Buontelmonti

Cristoforo Buondelmonti nato nel 1386 da una potente famiglia fiorentina, che aveva forti legami con il Levante, si formò con ogni probabilità alla scuola di Guarino ed era legato alla cerchia umanistica di Niccolo Niccoli, con il quale condivise l’interesse per la geografia. Lasciata Firenze, nel 1414 si recò a Rodi, per riscoprire le tracce della antica e civiltà greca e per oltre sedici anni percorse tutte le isole, le città, i monasteri del mare Egeo, Creta, Cipro, l’Ellesponto, Costantinopoli. Frutto di queste lunghe peregrinazioni nella culla della civiltà greca sono due opere storico-geografiche, la Descriptio insulae Cretae, inviata nel 1417 a Firenze a Niccolo Niccoli e il ‘Liber insularum Archipelagi cum pictura’, dedicato a al cardinale Giordano Orsini nel 1420. Il ‘Liber insularum’ conobbe quattro rielaborazioni, quella definitiva redatta a Costantinopoli nel 1430 (la prima è perduta). L’opera ebbe da subito una grande fortuna – sopravvive infatti in numerosi esemplari manoscritti sia nelle biblioteche italiane che europee; venne inoltre ripresa negli isolari manoscritti e a stampa di fine Quattrocento e del Cinquecento, quali gli Isolari illustrati di Henricus Martellus, di Bartolomeo de li Sonetti e di Giovanni Bordone – fonda il genere degli isolari, uno dei piu significativi linguaggi rinascimentali di rappresentazione dello spazio; un linguaggio che conbinava e fondeva le forme simboliche della cartografia nautica, della corografia storico-descrittiva con il linguaggio storico-letterario proprio degli itinerari.

L’Isolario, ‘Liber Insularum Archipelagi cum pictura’, di Cristoforo Buontelmonti

Cristoforo Buontelmonti, dopo essersi recato in tantissime località della Grecia e del Me- diterraneo (5) e, dopo aver girato e peregrinato per i luoghi dell’Egeo, Rodi, Creta, Cipro, l’Ellesponto, Costantinopoli, culla della civiltà greca, ha scritto e conosciamo due sue ope- re storico-geografiche, la Descriptio insulae Cretae, inviata nel 1417 a Firenze a Niccolo Niccoli e il ‘Liber insularum Archipelagi cum pictura’, dedicato a al cardinale Giordano Orsini nel 1420. Il Liber insularum.., conobbe quattro rielaborazioni, quella definitiva redatta a Costantinopoli nel 1430 (la prima è perduta). L’opera ebbe da subito una grande fortuna –sopravvive infatti in numerosi esemplari manoscritti sia nelle biblioteche italiane che europee; venne inoltre ripresa negli isolari manoscritti e a stampa di fine Quattrocento e del Cinquecento, quali gli Isolari illustrati di Henricus Martellus, di Bartolomeo de li Sonetti e di Giovanni Bordone – fonda il genere degli isolari, uno dei piu significativi linguaggi rinascimentali di rappresentazione dello spazio; un linguaggio che conbinava e fondeva le forme simboliche della cartografia nautica, della corografia storico-descrittiva con il linguaggio storico-letterario proprio degli itinerari. L‘Isolario del Buontelmonti, è stato scoperto dal fiorentino Poggio Bracciolini che lo pubblicò in un codice latino.  Esiste un’altro esemplare dell’Isolario del Buontelmonti che è proprio quello ritrovato da Poggio Bracciolini e si trova presso la Biblioteca Medicea-Laurenziana di Firenze (…) (Fig. 2), che pare portasse solo le carte delle isole ma non quella che quì pubblichiamo (Fig. 1-2-4), citata e pubblicata da Luciano Lago (4) e che è contenuta nel codice Hamilton 108 (5), conservato alla Biblioteca Statale di Berlino, che recentemente su cortese interessamento del Prof. Everardus Overgaauw, ci ha fornito la fotoriproduzione digitale tratte dall’originale (fol. 62v e 63r = Aufn. 132 + 133), in cui viene rappresentata tutta la peinisola dell’Italia con le due Isole della Sicilia e della Sardegna, che quì pubblichiamo su gentile autorizzazione della  Biblioteca Statale ‘Handschriftenabteilung della Staatsbibliothek’ di Berlino, che la conserva nel Codice Hamilton 108. Esiste anche un’altra versione del l'”Isolario” del Buontelmonti, conservato nella Biblioteca Apostolica Vaticana, ovvero il codice Barb. Latino 270.

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(Fig. 3) l’Isolario ‘Liber insularum Archipelagi cum pictura’, del 1420, di Cristoforo Buontelmonti (5), che contiene la carta manoscritta a colori della Fig. 1.

La carta d’Italia del 1420 (Fig. 1)(1), annessa all’Isolario del Buontelmonti (5).

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(Fig. 1) L’Italia, contenuta nel ‘Liber Insularum Archipelagi cum pictura’ (5), di Cristoforo Buontelmonte, del 1420 (prima metà del secolo XV), contenuto nel Codice Hamilton 108, conservato alla Biblioteca Statale ((Handschriftenabteilung della Staatsbibliothek) di Berlino.

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(Fig. 2) Particolare delle coste dell’Italia meridionale nella carta contenuta nel Codice Hamilton 108 (5), contenente l’Isolario di Cristoforo Buontelmonti, del 1420 (prima metà del secolo XV),  tratta dall’Italia di Fig. 1.

Luciano Lago (4), scriveva in proposito: “Tav. V – La carta d’Italia che appartiene ad un codice della Biblioteca Nazionale di Berlino (Hamilton, mm. 108), contiene il testo del noto Isolario di Cristoforo Buontelmonti in redazione abbreviata. Appartiene alla prima metà del secolo XV. Le caratteristiche incisioni semilunari del contorno e la nomenclatura costiera (rispetto alla quale quella delle regioni interne è scarsissima) denunciano senz’altro la derivazione da carte nautiche, anzi la stessa inquadratura della carta, con l’intero Adriatico e la costa settentrionale dell’Africa è quella di una carta nautica. Ma il disegno che ha servito di modello (diretto o indiretto) – aggiunge l’Almagià (1929) – “doveva essere molto arcaico, come attestano alcuni particolari, per esempio la esageratissima sporgenza di Ancona, la forma tozza della Calabria, ecc..che anche nei più antichi prodotti della cartografia nautica a noi pervenuti sono molto più attenuati. Si noti anche la strozzatura della Penisola tra i Golfi di Policastro e di Manfredonia e si noti che la parte migliore della carta è ancora il disegno delle coste liguri…”.

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(Fig. 4) Particolare delle coste dell’Italia meridionale in una carta contenuta nel Codice Hamilton 108 (5), contenente l’Isolario di Cristoforo Buontelmonti, del 1420 (prima metà del secolo XV),  tratta e pubblicata dal testo di Lago (4) e di Fig. 1, conservata a Berlino.

Scalea o Porto di Sapri ?

L’interessantissima carta corografica dell’Italia, manoscritta e dipinta a colori, della prima metà del XV secolo, è inserita nel Codice Hamilton 108 che contiene Isolario o ‘Liber Insularum Archipelagi cum pictura’, di Cristoforo Buontelmonti, che lo scrisse nel 1420, che quì pubblichiamo (Figg. 1-2-3-4 quella tratta dal testo di Luciano Lago). La carta dell’Italia, illustrata nell’immagine di  Figg. 1-2-3, è tratta dall‘Isolario o ‘Liber Insularum Archipelagi cum pictura’ (Fig. 2), di Cristoforo Buontelmonti, del 1420, contenuto nel codice Hamilton 108, conservato alla Biblioteca Statale ‘Handschriftenabteilung della Staatsbibliothek’ di Berlino, a cui recentemente abbiamo chiesto la riproduzione digitale dell’originale ed ottenuto su interessamento del Prof. Everardus Overgaauw, e  che pubblichiamo. La carta corografica dell’Italia, in qestione (l’originale misura 30,5 x 32,5), insieme allIsolario ‘Liber insularum Archipelagi cum pictura’ di  Cristoforo Buontelmonti (5), è stata pubblicata da Almagià (4), e da Luciano Lago (4). Tuttavia, questa carta andrebbe ulteriormente indagata. Non è stato possibile esaminare de visu questa meravigliosa carta geografica dei primi del ‘400, ma dall’analisi dell’ingrandimento della riproduzione digitale (Fig. 4), si può leggere all’altezza di Sapri un toponimo scritto ‘Scalea’. Dal  particolare ingrandito delle nostre coste (Fig. 4), si può vedere che tra i toponimi citati lungo le nostre coste da Salerno in giù, tra un ‘Panicastro’ (Policastro), e ‘Malicia’ (Maratea), figura il toponimo di ‘Scalea’. Il toponimo di ‘Scalea’, è citato due volte. Infatti, l’altro toponimo di ‘Scalea’ è citato per la seconda volta dopo ‘Tim’ (che dovrebbe corrispondere all’Isolotto di Dino a Praja a Mare) e di S. Nicola, che dovrebbe corrispondere al toponimo di S. Nicola Arcella sulle coste della Calabria Tirrenica. Quindi – ed è questa la stranezza – che all’altezza di Sapri, troviamo citato il toponimo (il primo) di Scalea. Il primo toponimo di ‘Scalea’ citato, corrisponde al porto di Scalea che doveva essere la baia di Sapri. Certo è che questo primo toponimo di SCALEA, citato, non è lo ‘Scalea’ della Calabria Tirrenica, che è citato poco più giù. Inoltre, bisogna dire che la S di Scalea, si ripete una seconda volta con la sua parte bassa prolungata, tanto che si legge SCALSA. Può anche essere che l’autore anonimo che ha delineato la carta corografica in questione, abbia confuso SCALEA con SCIDRA.  All’altezza del Golfo di Policastro della costa tirrenica d’Italia, oltre ai toponimi interessanti di c. de Licosa (Capo di Licosa), Palamia o Palamida (Palinuro), Foresta (? forse Bosco, che ricorre spesso in alcune carte del tempo), Panicastro (Policastro), sotto Policastro o ‘Panicastro’, io leggo il toponimo di Scalea. Dopo ‘Scalea’, leggiamo i toponimi di Malicia (Maratea) e Tim ( Isola di Dino), per poi arrivare ad un secondo Scalea (Scalea). Io credo che il primo toponimo di ‘Scalea’ citato, corrisponda al Porto di Scalea che all’epoca doveva essere considerato la baia naturale di Sapri. Scalea e Policastro, a quell’epoca, costituivano due porti di solito segnati con il colore rosso perche erano entrambi porti franchi, in quanto essi erano particolarmente impegnati nelle operazione belliche della Guerra del Vespro Siciliano, ovvero nella guerra che vi fu cruenta proprio sulle nostre coste tra le due casate, quella Aragonese che voleva conquistare il Regno di Napoli e strapparlo agli Angioini di Carlo II d’Angiò.

La Carta del Mediterraneo contenuta nell'”Isolario” del Buontelmonti, esemplare conservato alla Bibliotteca Medicea-Laurenziana di Firenze

In questa Carta del Mediterraneo (6), illustrata nelle immagini che seguono di Figg. 5-6-7, figura il toponimo di ‘Saffri’, tra i luoghi o i porti e gli scali marittimi del litorale Tirrenico dell’Italia meridionale. Si tratta di una carta geografica contenuta nel ‘Liber Insularum Archipelagi cum pictura’ (5), di Cristoforo Buontelmonti, contenuto nel Codice latino di derivazione Tolemaica, Codice Plut. XXIX, 25 (Plut. 29.25), pp. cc. 62v e 63r, posseduto dalla Biblioteca Nazionale Medicea-Laurenziana di Firenze, e citata da Luciano Lago (4), op. cit., Tav. VII, dopo pag. 185 e s.  Questa carta, fu pubblicata dall’Almagià, op. cit. (3), Tav. X. bis, ed è quella contenuta nell’Isolario, conservato nella Biblioteca Medicea-Laurenziana di Firenze, XXIX, 25 della seconda metà del secolo XV.

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(Fig. 5) La ‘Carta del Mediterraneo’,  contenuta nel ‘Liber Insularum Archipelagi cum pictura’ (5), di Cristoforo Buontelmonti, contenuto nel Codice latino di derivazione Tolemaica, Plut. 29.25, pp. cc. 62v e 63r, posseduto dalla Biblioteca Nazionale Medicea-Laurenziana di Firenze.

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(Fig. 6) Particolare della ‘Carta del Mediterraneo’, contenuta nel ‘Liber Insularum Archipelagi cum pictura’ (5), di Cristoforo Buontelmonti, contenuto nel Codice latino di derivazione Tolemaica, Plut. 29.25, pp. cc. 62v e 63r, posseduto dalla Biblioteca Nazionale Medicea-Laurenziana di Firenze.

Plut. 9

(Fig. 7) Particolare della ‘Carta del Mediterraneo’, contenuta nel ‘Liber Insularum Archipelagi cum pictura’ (5), di Cristoforo Buontelmonti, contenuto nel Codice latino di derivazione Tolemaica, Plut. 29.25, pp. cc. 62v e 63r, posseduto dalla Biblioteca Nazionale Medicea-Laurenziana di Firenze.

La Carta del Mediterraneo contenuta nell'”Isolario” del Buontelmonti, esemplare conservato alla Bibliotteca Medicea-Laurenziana di Firenze

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(Fig. 8) La carta corografica dell’Italia meridionale contenuta nel ‘Liber Insularum Archipelagi cum pictura’ (5), di Cristoforo Buontelmonti,  posseduto dalla Biblioteca Nazionale Medicea-Laurenziana di Firenze (collocato: II.II.312, pag. c. IIv), citata e pubblicata da Luciano Lago, op. cit. (4), dopo pagina 185 e s., Tav. VI. Anche in questa carta – tratta dal testo di Lago, ritroviamo citato il toponimo di Sapri. Non abbiamo potuto esaminare de visu la carta tratta dall’orinale dell’Isolario del Buontelmonti conservato lla Laurenziana (altro esemplare rispetto al Plut. XXIX, 25), ma dall’immagine pubblicata dal Lago si legge chiaramente il toponimo di Sapri.

Note bibliografiche:

(1) (Fig. 1-4-9) La carta corografica della penisola Italiana e delle due Isole della Sicilia e Sardegna, contenuta in un esemplare del ‘Liber Insularum Archipelagi cum pictura’ (5), di Cristoforo Buontelmonti (che lo compose nel 1420), annesso al codice berlinese Hamilton 108 (5), conservato alla Biblioteca Statale (Handschriftenabteilung della Staatsbibliothek) di di Berlino, che è l’unico esemplare che contiene la carta dell’Italia in questione (Figg. 1-3). Si tratta di una carta manoscritta a colori, di autore anonimo, annessa al libro di Buontelmonti (5). L’unica carta dell’Italia (Figg. 1-3-4) è cotenuta nell’esemplare berlinese. La carta in questione  è stata pubblicata da Luciano Lago, op. cit. (4), dopo pag. 185 e s. Tav. V ed è stata pubblicata anche da Almagià R., op. cit. (3),  Tav. VII, 1). Recentemente, abbiamo ottenuto su cortese interessamento del conservato alla Biblioteca Statale di Berlino, che recentemente su cortese interessamento del Prof. Everardus Overgaauw, ci ha fornito la fotoriproduzione digitale tratte dall’originale (fol. 62v e 63r = Aufn. 132 + 133), in cui viene rappresentata tutta la peinisola dell’Italia con le due Isole della Sicilia e della Sardegna, che quì pubblichiamo su gentile autorizzazione della  Biblioteca Statale ‘Handschriftenabteilung della Staatsbibliothek’ di Berlino, che la conserva nel Codice Hamilton 108.

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(Fig. 9) Isole: Sardegna e Sicilia (fol. 63r) della carta corografica dell’Italia, contenuta nel ‘Liber Insularum Archipelagi cum pictura’ (5), di Cristoforo Buontelmonte, del 1420 (prima metà del secolo XV), contenuto nel Codice Hamilton 108, conservato alla Biblioteca Statale ((Handschriftenabteilung della Staatsbibliothek) di Berlino, dove è conservato e da dove è pervenuto il file tratto dall’originale.

(2) (Fig. 8) La carta corografica dell’Italia meridionale contenuta nel ‘Liber Insularum Archipelagi cum pictura’ (5), di Cristoforo Buontelmonti,  posseduto dalla Biblioteca Nazionale Medicea-Laurenziana di Firenze (collocato: II.II.312, pag. c. IIv), e citata e pubblicata da Luciano Lago, op. cit. (4), dopo pagina 185 e s., Tav. VI.

(3) Almagià R., Monumenta Italiae Cartographica, I.P.S., Firenze, 1929, Forni editore. , Tav. VII, 1). Almagià, pubblicò anche altre due carte dell’Isolario del Buontelmonti, Tav. X. bis, che sono quelle contenute nell’Isolario, conservato nella Biblioteca Medicea-Laurenziana di Firenze, XXIX, 25 della seconda metà del secolo XV.

(4) Lago L., Imago Mundi et Italiae – la versione del mondo e la scoperta dell’Italia nella cartografia antica (secoli X-XVI), con contributi di L. Gambi, M. Milanesi, L.Rombai, per la mostra di Cartografia storica allestita dall’Università degli Studi di Trieste, ed. La Mongolfiera, Trieste, 1994: Tav. V, stà nel cap.: ‘Le prime carte corografiche moderne dell’Italia’.

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(Fig. 9) Esemplare del ‘Liber Insularim Archipelagi cum pictura’, di Buontelmonti, conservato alla Biblioteca Medicea-Laurenziana di Firenze

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(Fig. 10) Esemplare del ‘Liber Insularim Archipelagi cum pictura’, di Buontelmonti, conservato alla Biblioteca Medicea-Laurenziana di Firenze

(5) (Fig. 2) L‘Isolario o ‘Liber Insularum Archipelagi cum pictura’, di Cristoforo Buontelmonti, del 1420, è contenuto nel codice Hamilton 108, conservato alla Biblioteca Statale (Handschriftenabteilung della Staatsbibliothek) di Berlino; si veda il testo con prefazione di Ludovico de Sinner, Helvetia, Berna, Lipsia et Barolini, 1824, Lightning Source UK Ltd, Milton Keynes UK; la versione Berlinese è l’unica che contiene la carta dell’Italia in questione (Figg. 1-3). Il codice Hamilton 108,ha la seguente collocazione: Ms. Ham. 108. Ricordiamo che il Codice Hamilton, conservato a Berlino, è di notevole interesse. L‘’Isolario’ del Buontelmonti, è stato scoperto dal fiorentino Poggio Bracciolini che lo pubblicò in un codice latino e, possono essere scaricate dal sito: https://www.bl.uk/catalogues/illuminatedmanuscripts/Results.asp, ma esistono altre versioni dello stesso codice scoperto da Poggio Bracciolini nel…..Esiste il codice Latino, conservato nella Biblioteca Medicea-Laurenziana di Firenze, che riporta la segnatura Plut. 29-25 (Figg. 9-10-11). L’Almagià (3), pubblicò anche altre due carte dell’Isolario del Buontelmonti, Tav. X. bis, che sono quelle contenute nell’Isolario, conservato nella Biblioteca Medicea-Laurenziana di Firenze, XXIX, 25 (collocazione: Plut.29.25), della seconda metà del secolo XV. Esiste anche una versione conservata nella Biblioteca Apostolica Vaticana, ovvero il codice Barb. Latino 270. Si veda in particolare il testo “Desciption des iles de l’Archipel par Christophe Buontelmonti – version grecque par un anonyme” di Emile Legrand, Paris, ed. Ernest Leroux, 1897; si veda pure: Campana A., ‘Da codici del Buontelmonti’, estratto da “Silloge Bizantina” in onore di Silvio Giuseppe Mercati, Roma, 1957.

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Plut., 8

(Fig. 11) Esemplare del ‘Liber Insularim Archipelagi cum pictura’, di Cristoforo Buontelmonti, il Plut. XXIX, 25, conservato alla Biblioteca Medicea-Laurenziana di Firenze (5).

(6) (Figg. 5-6-7) La ‘Carta del Mediterraneo’, contenuta nel ‘Liber Insularum Archipelagi cum pictura’ (5), di Cristoforo Buontelmonti, contenuto nel Codice latino di derivazione Tolemaica, Codice Plut. XXIX, 25 (Plut. 29.25), pp. cc. 62v e 63r, posseduto dalla Biblioteca Nazionale Medicea-Laurenziana di Firenze, e citata da Luciano Lago (4), op. cit., Tav. VII, dopo pag. 185 e s.  Questa carta, fu pubblicata dall’Almagià, op. cit. (3), Tav. X. bis, ed è quella contenuta nell’Isolario, conservato nella Biblioteca Medicea-Laurenziana di Firenze, XXIX, 25 della seconda metà del secolo XV.

(Fig. 8) La carta corografica dell’Italia meridionale contenuta nel ‘Liber Insularum Archipelagi cum pictura’ (5), di Cristoforo Buontelmonti,  posseduto dalla Biblioteca Nazionale Medicea-Laurenziana di Firenze (collocato: II.II.312, pag. c. IIv), citata e pubblicata da Luciano Lago, op. cit. (4), dopo pagina 185 e s., Tav. VI. Anche in questa carta – tratta dal testo di Lago, ritroviamo citato il toponimo di Sapri. Non abbiamo potuto esaminare de visu la carta tratta dall’orinale dell’Isolario del Buontelmonti conservato lla Laurenziana (altro esemplare rispetto al Plut. XXIX, 25), ma dall’immagine pubblicata dal Lago si legge chiaramente il toponimo di Sapri.

Nel 1525, Sapri nel Kitab-i Bahriye di Piri-Re’is

La mappa di Piri Re’is

Il cinquecento fu Mediterraneo il secolo della riscossa turca. Insediatisi sul Bosforo, era per i turchi logico e naturale riprendere il vecchio sogno pan-europeo di conquista delle terre italiane e mettere così piede sulla terraferma ai piedi dell’Europa e del mondo occidentale. Non sto quì a raccontare le vicende storiche che caratterizzano quel periodo fino alla famosa battaglia di Lepanto nel 1571. Spentesi le mire espansionistiche dei mu- sulmani in occidente a causa anche delle lotte interne per la successione di Maometto II, le truppe ottomane si ritirarono dal Salento.  Nel corso del XVI secolo, intorno ai primi del cinquecento, sono state redatte alcune carte geografiche da alcuni cartografi ottomani. Si tratta di alcune carte navali di estrema importanza per i toponimi (nomi dei luo- ghi), in questo caso di porti conosciuti all’epoca. La seconda carta geografica è quella che conosciamo come la ‘mappa di Piri Re’is’ è un documento cartografico realizzato dall’am- miraglio turco Piri Reìs nel 1513. La mappa pergamenacea è conservata nella Biblioteca del Palazzo Topkapi di Istambul, dove fu rinvenuta nel 1929 durante i lavori di rifaci- mento per trasformarlo in museo: è una parte di un documento più ampio, di cui rap- presenta circa un terzo (o forse la metà) dell’estensione originaria. Essa reca la scritta: “Composta dall’umile Pīr figlio di Hajji Mehmet, noto come nipote per parte di padre di Ke- māl Reʾīs – possa Dio perdonarli -, nella città di Gallipoli, nel mese del sacro Muharram, nell’anno 919 [dell’Egira, corrispondente al marzo-aprile 1513.”, chiaro riferimento a Cristoforo Colombo. La mappa venne probabilmente realizzata da Piri Re’ìs per essere offerta al Sultano ottomano Solimano il Magnifico nel 1517. Probabilmente, subì alcuni ritocchi minori, successivi al 1519. Essa fu redatta sulla scorta di diverse informazioni, ricavate da carte nautiche e da mappamondi precedenti, rendendo il tutto coerente. Ol- tre a quattro portolani portoghesi, Pīrī Reʾīs si avvalse anche della cosiddetta “mappa di Colombo” (usata da Colombo come attesta lo stesso Piri Re’is nella scritta autografa sulla sua Mappa), che era stata razziata dopo la cattura di sette navi spagnole al largo di Va- lencia. Dopo la scoperta, le numerose note sulla mappa vennero tradotte nel 1935 – per esplicita volontà di Ataturk – da Bay Hasan Fehmi e Yusuf Akcura, per conto della “Socie- tà storica turca” (Turk tarihi kurumu). I due curatori allegarono l’integrale trascrizione delle legende della Carta di Piri Re’is (Piri Reis Haritasi), presenti in margine all’originale, in lingua turca moderna, tedesco, francese, inglese e italiano. La Carta è stata nuova- mente riprodotta nel 1966, anche in seguito all’approfondito studio di Ayşe Afetinan che, nel 1954, parlò dell’opera nel lavoro The oldest map of America.

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(Fig. 1) la mappa di Piri Re’is, del 1521 (1).

Le mappe del Kitab-i Bahriye di Piri Re’is

L’ammiraglio turco Piri-Re’is, nel 1525-26 scrisse il libro noto con il nome di Kitab-i Bah- riye ( Libro della marina) (Fig. 2). Una versione più ricca, composta nel 1525-26, realizzato con l’utilizzo di abili amanuensi e miniatori, fu preparata dallo stesso Piri Reis ap- positamente per il sultano Solimano il Magnifico (Fig. 3).

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(Fig. 2) Il Kitab-i Bahriye ( it. Libro della marina) è un portolano del Mediterraneo

(Fig. 3) Il Sultano Solimano il Magnifico rappresentato nel libro di Piri-Re’is.

Si conoscono ventidue di copie della prima versione e una decina della seconda, conser- vate in biblioteche di tutto il mondo. Recentemente, lo studioso Vito Salierno (1) ha pubblicato alcune carte annesse al  Kitab-i Bahriye dell’ammiraglio turco Piri Reis. Nella prima e seconda stesura, sono stati tramandati una trentina di esemplari di questo libro, conservati nelle biblioteche europee e turche. De La Ronciere A. M., M. Mollat Du Jourdin (1), nel commento alle tavole, pubblicano due dei 224 fogli in pergamena annessi al  Kitab-i Bahriyye, fogli in pergamena manoscritte miniati, conservati alla Biblioteca Nazionale di Parigi (1). I due studiosi francesi, nel loro commento alle tavole (1), scrivono in proposito: “questi documenti miniati, provengono dal libro di istruzioni nautiche che l’ammiraglio turco Piri Re’is dedicò al suo sovrano Solimano II detto il Magnifico, nell’anno 1526. Noto con il nome di Kitab-i-bahriye, questo libro del mare, che contiene al tempo stesso una documentazione scritta ed un’altra figurata, è un documento fondamentale nella storia della cartografia nautica mediterranea. Prima di questo libro, malgrado l’esistenza dei manuali nautici occidentali come il Compasso da navigare,….,nessun documento marittimo descriveva l’insieme delle coste, dei porti e delle isole del mediterraneo con tanti dettagli. Per il suo studio, Vito Salierno, ha utilizzato il manoscritto Marsili 3609, posseduto dalla Biblioteca Universitaria di Bologna che, nei disegni a colori di 425 x 250 mm su complessive 206 carte, dedica ben 33 carte all’Italia ed ai suoi porti, riportando decine di toponimi e scritte interessantissime in turco ottomano. Le 33 carte dell’Italia annesse ai due codici miniati conservati nella Biblioteca Universitaria di Bologna, il Marsili 3609 (utilizzata da Vito Salierno) ed il Marsili 3612, dovrebbero essere ulteriormente indagati, ma soprattutto bisognerebbe leggere meglio il testo scritto originale in arabo e tradotto poi in latino dall’arabo. Di queste 33 carte, noi pubblichiamo l’immagine della carta che riproduce La Penisola sorrentina ed il Golfo di Napoli’ (Fig. 4). Dice il Salierno (1) che in questa carta (Fig. 4) e nel testo scritto in arabo, il cartografo del sultano, scrive: lungo la costa verso Est, i borghi di Palinuro (Palmura) e Policastro (Polo Castri) tra i Capi Licosa (Liqoze), Palinuro e Punta degli Infreschi (?) (Firasta).” (1).

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(Fig. 4) Le coste della Campania e della Calabria nel Kitab-i Bahriyye dell’ammiraglio turco Piri Reis (1).

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(Fig. 5) le coste della Calabria nel Kitab-i Bahriyye dell’ammiraglio turco Piri Re’is.

Note bibliografiche:

(1) (Fig. 4) è stata pubblicata anche recentemente da Vito Salierno, Il cartografo di Solimano – i porti italiani nel Kitab-i Bahriye dell’ammiraglio turco Piri Reis, stà nella rivista ‘Charta geographica’, n. 90, vol. 2, anno 16, 2007, Padova, p. 19; si veda pure: Brotton J., Le Grandi mappe, ed. Gribaudo, 2014, pp. 90-91-92-93. Si veda pure: Monique de la Roncière e Michel Mollat, Les portulans: cartes marines du XIII au XVII siècle, Parigi 1984, e dello stesso autore: De La Ronciere A. M., M. Mollat Du Jourdin, I portolani, carte nautiche dal XIII al XVII secolo, ed. Bramante, Milano, 1992, tav. n. 28 a colori e, commento alla tavole, pagg. 211-212 e tavole 35-36 e commento alle tavole del Kitab-i Bahriye, pp. 218-219. I due autori francesi, nel commento alle tavole, pubblicano due dei 224 fogli in pergamena an- nessi al  Kitab-i Bahriyye, fogli in pergamena manoscritte miniati, 350 x 460 mm., conser- vati alla Biblioteca Nazionale di Parigi, Ms turc Supplement 956.

Nel 1154, Sapri, la Molpa ed altri luoghi nel ‘Libro di re Ruggero’

Gli Studi

Nel 1987 pubblicai a stampa (1) uno studio sulle origini ed il ruolo dello scalo naturale della baia e del porto di Sapri, negli anni bui del medioevo. Lo studio iniziato a Salerno e poi a Napoli fu condotto su vari fronti. Le scarse informazioni che la storiografia locale metteva a disposizione e le scarse fonti archivistiche dell’epoca rendevano incerti i risultati ma il periodo medioevale meritava ulteriori approfondimenti ed indagini e la ricerca di nuove fonti. Dopo diversi tentativi e dalle diverse notizie che emersero, mi resi conto che ne era valsa la pena. Sebbene ancora andrebbero ulteriormente indagate alcune di queste notizie storiche, dal quadro risulta chiaramente come queste terre, avessero avuto un ruolo non marginale nei secoli bui del medioevo. Anche se oggi vi è rimasta scarsa memoria di tutto ciò, questo studio cerca di far luce su alcuni aspetti e caratteristiche peculiari che l’aspro territorio del ‘basso Cilento’ e del Golfo di Policastro ha avuto nei secoli. Come vedremo, lo studio delle poche fonti fino a noi giunte, anche se andrebbero ulteriormente indagate restituisce un piccolo ma utile contributo alla storia del ‘basso Cilento’ nei secoli. Il nostro vuole essere un lavoro di ricerca prettamente filologico e storiografico, cercando di rimettere insieme le tante sparse notizie scritte nel tempo dai diversi studiosi e fonti che si sono occupati di queste vicende e di questi luoghi. Il presente saggio vuole approfondire e meglio indagare sulle origini di Sapri e della sua baia e porto marittimo. In particolare, il toponimo di Sapri, veniva citato nel 1154, nel “Libro di Re Ruggero”, di cui parlerò.

Sapri citato nel libro di Re Ruggero del 1154

Andrebbe ulteriormente indagata la notizia dataci da Amari e Schiapparelli (2), dove nella traduzione dall’arabo del testo scritto del ‘Libro di Re Ruggero’ del 1154, del geografo al-Idrisi (2), scrivono che nel suo libro, il geografo Idrisi, cita anche il porto di Sapri. La notizia, fu data per la prima volta dagli studiosi Pasquale Natella e Paolo Peduto nel loro ‘Pyxous-Policastro’ (8), che parlando del Volpe (9) e delle mura di Policastro Bussentino al tempo dei Normanni del Roberto il Guiscardo, confermavano la notizia di solide mura e fortificazioni a Policastro, nel testo scritto in arabo del Libro del Re Ruggero del 1154. I due studiosi però, a cui va il merito di aver segnalato per primi questa notizia su Policastro, non citavano Sapri. Rileggendo il testo di al-Idrisi, ci siamo accorti che non solo esso ci parla di Policastro ma cita anche lo scalo marittimo di Sapri. Il “Libro di Re Ruggero”, è datato dagli studiosi all’anno 1154 e, descriveva gli scali marittimi più noti della Sicilia e del Regno Normanno dei primi del secolo XI. Fu redatto nel 1154, da al-Idrisi, geografo di re Ruggero II d’Altavilla. Secondo i due studiosi Amari e Schiapparelli (2), il geografo arabo al-Idrisi, a proposito dei nostri luoghi, dopo aver parlato di Salerno, proseguendo nella sua descrizione geografica dei luoghi e parlando delle nostre coste, nel testo in arabo, scrive: “Da Policastro ad ‘.tr.b.s (2) (Petrosa), conosciuta col nome di marsà ràs b.li qas’t.rù (Porto del Capo Policastro) sei miglia.” (1). Poi aggiunge: ” Da questo Capo a qast.r.k.lì (Castrocucco) tredici miglia” . Nella nota (2), Amari e Schiapparelli scrivono: “(2) Metatesi di b.tr.s. Il porto del quale quì è parola, corrisponde all’attuale porto di Sapri ed il Capo Policastro al Capo Bianco.”.

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(Fig. 1) Re Ruggero II d’Altavilla, raffigurato in una statua marmorea posta sulla facciata del Palazzo Reale di Napoli.

Ruggero II d’Altavilla re di Sicilia

Ruggero II di Sicilia, conosciuto anche come Ruggero il normanno, figlio e successore di Ruggero I di Sicilia della dinastia degli Altavilla. Era figlio secondogenito del gran Conte di Sicilia, il normanno Ruggero I d’Altavilla e di Adelasia di Monferrato o Adelaide del Vasto. Fu conte di Sicilia dal 1105, duca di Puglia dal 1127 e primo re di Sicilia dal 1130 al 1154, divenendo noto come il fondatore del ‘Regnum Siciliae’ indipendente, appena ereditato il trono del padre Ruggero I, confermò con questo atto dell’aprile 1131, le precedenti donazioni. Poco è conosciuto dell’infanzia di Ruggero II. Alla morte del padre, avvenuta a Mileto nel 1101, sua madre Adelaide del Vasto, riuscì a governare la Sicilia con l’aiuto di valenti consiglieri, mentre lui ed il fratello erano ancora in tenera età. Nel 1105, morì il fratello maggiore Simone e a soli dieci anni Ruggero divenneconte di Sicilia. Nel 1121 sorsero le ostilità fra Ruggero II e il cugino Guglielmo, nipote di Roberto il Guiscardo e nuovo duca di Calabria. Ma Ruggero, in seguito ottenne la corona: il 27 settembre 1130 una Bolla di Anacleto II, consegnata al duca di Puglia presso la città di Avellino, fece Ruggero Re di Sicilia. Ruggero II era così divenuto uno dei più potenti sovrani d’Europa. Nell’estate del 1140 ad Ariano Irpino promulgò le Assise di Ariano, il corpus giuridico che formava la nuova costituzione del Regno di Sicilia. A lui si deve anche l’istituzione del ‘Catalogus baronum’, l’elenco di tutti i feudatari del regno, stilato per stabilire un più attento controllo del territorio, dei rapporti vassallatici e quindi delle potenzialità del proprio esercito. La corte più brillante dell’Europa del XII secolo era, senza dubbio, quella di Re Ruggero II d’Altavilla a Palermo. La studiosa Falcone (…), sulla scorta di un’altra eminente studiosa Enrica Follieri (…), parlando di un’antico privilegio normanno, concesso da re Ruggero II alla chiesa di Rofrano e di Grottaferrata, scriveva che: “Nel settembre del 1130 papa Anacleto II, concedendo al conte di Sicilia Ruggero II la dignità regia, fondava il nuovo Regno di Sicilia che includeva, oltre la Sicilia, la Calabria, il ducato di Puglia e le regioni fino a quel momento sottoposte all’autorità dei duchi normanni del Mezzogiorno peninsulare. Molto tempestivamente, quindi l’abate di Grottaferrata si premurò a richiedere al nuovo signore, il re Ruggero, la conferma dei possedimenti di Rofrano che fu concessa nell’aprile del 1131. Il documento è detto crisobollo perchè munito di sigillo d’oro.”. Con questo documento Normanno del 1131, Ruggero II d’Altavilla, Re di Sicilia, donava a Leonzio, Abate dell’Abbazia di Grottaferrata a Tuscolo (Frascati), la terra di Rofrano con i suoi possedimenti e Monasteri e Abbazie e Grancie, confermando le precedenti donazioni fatte dai suoi avi Ruggero I d’Altavilla, fratello di Roberto il Guiscardo e padre di Simone e del futuro re Ruggero II, e forse anche privilegi donati dal figlio del Guiscardo, Ruggero Borsa, o da suo figlio il duca Guglielmo (duca di Puglia, morto nel 1127).

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(Fig. 2)  Il ‘Crisobollo di Re Ruggero II’, dell’aprile 1131, copia del Menniti, particolare delle pagine 88r e 90v tratte dal “Regestum Bessarionis” o codice Crypt. Z.d.XII, conservato all’Abbazia di Grottaferrata.

Il “Libro di Re Ruggero” (re Ruggero II), di al-Idrisi (2)

Re Ruggero II, era noto per la sua grande curiosità intellettuale unita ad un profondo rispetto per l’erudizione, fenomeno piuttosto raro tra i principi suoi contemporanei. Intorno al 1140 egli chiamò a Palermo i più stimati studiosi sia dall’Europa che dall’Oriente e soleva trascorrere la maggior parte del suo tempo con i migliori scienziati, dottori, filosofi, geografi, matematici, intrattenendosi con loro in cordialità ed amicizia. In campo geografico gli Arabi furono soprattutto continuatori dei Greci e il loro grande merito fu aver mantenuto in vita la scienza classica: grazie a loro parte del sapere classico ritornò all’Occidente, preparando la rinascita della geografia nel Basso Medioevo. Nel Medioevo, mentre in Europa si assisteva ad un regresso degli studi e quindi delle conoscenze scientifiche rispetto al mondo classico, nel mondo islamico fiorivano tutta una serie di scuole divenute veri e propri centri di ricerca che spaziavano dall’astronomia alla matematica, alla fisica, alla geometria, alla medicina, alla chimica. La conoscenza di scritti e trattati scientifici dell’antichità classica, come l’Almagesto e la Geografia del grande matematico alessandrino Claudio Tolomeo (100-178 d. C.), andati persi in Occidente in seguito alle distruzioni delle invasioni barbariche, avevano infatti permesso agli Arabi di compiere progressi in ogni campo dello scibile umano e soprattutto nelle scienze mediche, astronomiche e geografiche. In campo geografico gli Arabi furono soprattutto continuatori dei Greci e il loro grande merito fu aver mantenuto in vita la scienza classica: grazie a loro parte del sapere classico ritornò all’Occidente, preparando la rinascita della geografia nel Basso Medioevo. Il più famoso dei geografi arabi, Abū ‘Abd Allāh Muhammad ibn Muhammad ibn ‘Abd Allah ibn Idrīs al-Siqillī (il Siciliano), detto anche Idrīsī o Al-Šarīf, visse e lavorò in Sicilia. Lo studioso arabo musulmano al-Sharif al-Idrisi, nel 1154, per conto del Re normanno di Sicilia Ruggero II d’Altavilla, realizzò il libro “La delizia di chi desidera attraversare la terra” (in arabo: نزهة المشتاق في اختراق الآفاق‎, o Nuzhat al-mushtāq fi’khtirāq al-āfāq che tradotto è ‘trattenimento per chi si diletta a girare il mondo‘), generalmente detto Libro di re Ruggero (in arabo: كتاب روجر, Kitab Rugar), è una descrizione del mondo scritta dal geografo arabo al-Idrisi (Edrisi), nel 1154, cui è allegato il mappamondo in 70 fogli noto come Tabula Rogeriana (Figg. 3-4-5-6-7). Al-Idrisi lavorò sul testo e sulla carta geografica per quindici anni alla corte del re normanno Ruggero II d’Altavilla di Sicilia che gli aveva commissionato l’opera intorno al 1138 (2). 

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(Fig. 3) Planisfero circolare tratto dal ‘Kitab nuzhat al-mushtaq fi iktirab al-afaq’ o Libro di Re Ruggero.

L’opera idrisiana rappresenta il massimo delle conoscenze geografiche possedute dagli Arabi ed è considerata come uno dei monumenti della geografia medievale. Nato a Ceuta in Marocco nel 1099, dopo aver compiuto gli studi a Cordova, che sotto la dominazione araba della Spagna (al-Andalus) era divenuto uno dei principali centri di cultura della penisola iberica, Idrisi raggiunse Palermo nel 1139, e divenne amico intimo del re normanno Ruggero II, entusiasta mecenate di ogni scienza e promotore, in particolare, delle conoscenze geografiche. Proprio Ruggero II incaricò il cartografo di riunire in un’unica descrizione geografica del mondo tutte le notizie riportate dai numerosi ambasciatori inviati nelle regioni allora conosciute allo scopo di raccogliere informazioni più corrette possibili, soprattutto sulle distanze. Dopo quindici anni di lavoro, nel 1154, Idrisi compendiò tutto il materiale nel cosiddetto Libro di Ruggero (Kitāb Ruğārī), ovvero Sollazzo per chi si diletta di girare il mondo (Kitāb nuzhat al-mushtāq fī ikhtirāq al-āfāq) e nella redazione di una carta generale, incisa su un disco d’argento, che andò distrutta pochi anni dopo. Nel manoscritto, in arabo e in latino, era inclusa anche una parte cartografica, composta da un mappamondo circolare e da settanta carte parziali. Secondo fonti arabe, Idrisi avrebbe compilato un libro anche per Guglielmo II (1154-1166), figlio di Ruggero, intitolato Il giardino del diletto e sollievo dell’anima (Rūḍ al-Uns wa nuzhat al-nafs), anch’esso perduto. Di questa seconda opera possediamo, però, la redazione abbreviata del 1192, intitolata Il giardino della gioia, composta di 73 carte in forma di atlante. L’esemplare destinato a Ruggero era inciso su di un disco d’argento pesante circa trecento libbre. Esso è andato perduto perché fuso dopo esser stato predato in occasione d’una sommossa contro il sovrano normanno Guglielmo I di Sicilia nel marzo 1161. L’originale del mappamondo era inciso su di una lastra d’argento larga 3,32 metri ed alta 1,48, anch’esso perduto. Secondo fonti arabe, Idrisi avrebbe compilato un libro anche per Guglielmo II (1154-1166), figlio di Ruggero, intitolato Il giardino del diletto e sollievo dell’anima (Rūḍ al-Uns wa nuzhat al-nafs), anch’esso perduto. Di questa seconda opera possediamo, però, la redazione abbreviata del 1192, intitolataIl giardino della gioia’, composta di 73 carte in forma di atlante. Oggi sopravvivono dieci manoscritti della ‘Tabula Rogeriana’, di cui cinque hanno il testo completo e otto hanno le carte. Due di essi si trovano alla Biblioteca Nazionale di Francia a Parigi, la più antica delle quali è datata circa 1325 (MS Arabe 2221). Un’altra copia, fatta al Cairo nel 1553, si trova alla Bodleian Library di Oxford (Mss. Pococke 375). Il manoscritto più completo, che contiene la totalità del testo, il mappamondo, nonché tutte le settanta carte delle sezioni, è conservato ad Istanbul. Altre copie si trovano al Cairo ed a San Pietroburgo. I lavori geografici di Edrisi hanno goduto d’una fama meritata presso i geografi arabi posteriori che a quelli attinsero largamente, come ‘ibn sa’ìd, Abulfeda ed altri. In Europa il nuzhat non fu conosciuto che verso la fine del secolo XVI, nel compendio, o meglio estratto spoglio della parte descrittiva, stampato a Roma l’anno 1592 della tipografia medicea e pubblicato in latino a Parigi nel 1619 dai maroniti Gabriele Sionita e Giovanni Hesronita, i quali per strano equivoco lo chiamarono ‘Geographia Nubiensis’. Una versione italiana di questo compendio fu fatta  nel 1600 dall’illustre matematico urbinate Bernardino Baldi, versione inedita il cui mnoscritto si conserva nella Biblioteca di Montpellier. Sull’edizione medicea lavorarono in seguito altri studiosi. Amedeo Joubert è stato il primo a far conoscere all’Europa l’intero trattato di Edrisi colla sua traduzione francese pubblicata nel Recuil de voyages et de memories” stampato a Parigi dalla Società geografica di Parigi (Tom. V, VI, 1836-1840). Fino all’edizione di Amari e Schiapparelli (2) che per la stesura del loro testo si servirono soprattutto del Codice conservato nella Biblioteca Nazionale di Parigi (BNN, Mn. 893).

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(Fig. 4) Planisfero circolare tratto dal ‘Kitab nuzhat al-mushtaq fi iktirab al-afaq’ o Libro di Re Ruggero.

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(Fig. 5) La ‘Tavola Rogeriana’ di al-Idrisi – particolare dell’Europa e del Mare Mediterraneo

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(Fig. 6) La ‘Tavola Rogeriana’ di al-Idrisi – particolare dell’Italia.

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(Fig. 7) L’Italia nella ‘Tavola Rogeriana’ contenuta nel testo di Amari e Schiapparelli (2).

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(Fig. 7) L’Italia nella ‘Tavola Rogeriana’ contenuta nel Libro di Re Ruggero di Idrisi (2).

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(Fig. 8) L’Italia nella ‘Tavola Rogeriana’ contenuta nel Libro di Re Ruggero di Idrisi (2).

Come si può vedere dalle immagini di Figg. 5-6-7-8, che rappresentano il particolare dell’Italia tutta della ‘Tavola Rogeriana’ o planisfero o mappamondo annessa al ‘Kitab nuzhat al-mushtaq fi iktirab al-afaq’, o “Libro di Re Ruggero”, realizzato dallo studioso arabo musulmano al-Sharif al-Idrisi, nel 1154 per conto del Re normanno di Sicilia Ruggero II, in esso vengono riportati innumerevoli toponimi di luoghi e porti conosciuti all’epoca. In particolare, nell’immagine illustrata in Fig. 7, che illustra la Tavola del “3° compartimento del V Clima”, lungo le coste dell’attuale confine tra Campania e Calabria, si vede segnato il toponimo di “Policastro”. Oltre alla “Tavola Rogeriana” (Figg. 5-6-7-8), esiste il testo fino a noi pervenutoci del “Libro di Re Ruggero”, scritto in arabo dal geografo al-Idrisi, di cui parleremo. E’ per la datazione di questo libro che risale al 1154, che esso, riveste un’importanza particolare per lo studio della toponomastica. L’orientamento del Planisfero è al contrario, ovvero il sud è messo verso l’alto, tipico di molte mappe del mondo islamico che pregavano rivolti verso la Mecca posta a sud. Al-Idrisi, nacque a Ceuta sulla costa nordafricana e, nei primi decenni del 1100, proveniente da Cordova, dove aveva appreso l’arte della cartografia, si trasferisce nella Sicilia normanna di Re Ruggero II d’Altavilla che gli commissionò questa grandiosa opera. Il ‘Libro di Re Ruggero’, di al-Idrisi, inizia con il Planisfero o mappamondo o Tabula o Tavola Rogeriana’ che si aggiunge al testo scritto in arabo in cui il geografo Idrisi, descrive luoghi della Sicilia fino a Roma. Questo libro, oltre alla Tavola Rogeriana (Fig. 3) ed al testo scritto, contiene 70 mappe regionali che rappresentano il mondo abitato. In una di queste 70 carte regionali, forse vi è quella che illustra l’Italia meridionale. Fra queste 70 carte regionali vi è quella della Sicilia. Noi pubblichiamo un ingrandimento dell’Italia tratta dal Planisfero o Tavola Rogeriana (Fig. 3) in cui si vedono interessantissimi toponimi locali di luoghi e porti, scritto in arabo che andrebbero ulteriormnte indagati. Il libro di al-Edrisi contiene lla cartografia (il Planisfero e le 70 carte regionali), di sicuro interesse ma, oltre a quelle riveste un notevole interesse la descrizione dei luoghi che viene fatta nel testo del libro stesso scritto in arabo (2). Riguardo le nostre coste, il Brancaccio (2) scrive che nel testo scritto in arabo e tradotto del Libro di Idrisi si legge: ” Passato Sorrento, Positano, Amalfi e Salerno. Della costa calabra erano citate Scalea, Amantea, Bivona, Tropea, Nicotera e Reggio – città piccola ma popolata – , dal che si può inferire lo scarso indice di costruzioni e l’elevata concentrazione della popolazione per unità abitativa, caratteristica comune a tutte le città meridionali”. Nella traduzione del testo, rimane più completa e puntuale quella dataci da Amari e Schiapparelli del 1883 (1). Ad esempio, nella mappa contenuta nel testo di Amari (2) (Fig. 6), si può leggere un buli qas’larù (Policastro), mentre Scalea la troviamo citata nel testo scritto di Idrisi, tradotto da Amari (2). Amari (2), nella traduzione del testo scritto di Idrisi, dice che: “Vi sono ventiquattro miglia per Policastro, fortilizio considerevole per estensione e per popolazione, presso il quale scorre da nord un fiume (il Bussento). Poi subito dopo Idrisi aggiunge: “Da Policastro ad ‘.tr.b.s (3) (Petrosa), conosciuta col nome di marsà ràs b.li qas’t.rù (Porto del Capo Policastro) sei miglia.” (2).

Ipotesi sul toponimo corrispondente a Sapri ( ‘. tr . b . s ) o ( b . tr . s) = ?

Abbiamo ritenuto di indagare ulteriormente su questa vicenda in quanto crediamo che vadano ulteriormente approfondite alcune fonti e notizie in merito, come ad esempio la citazione di un toponimo arabo che dovrebbe indicare il luogo di Sapri, o un luogo vicino ad esso. Andrebbe ulteriormente indagata la notizia dataci da Amari e Schiapparelli (1), dove nella traduzione dall’arabo del testo scritto del ‘Libro di Re Ruggero’ del 1154, del geografo al-Idrisi (2), scrivono che nel suo libro, il geografo Idrisi, cita anche il porto di Sapri. Secondo i due studiosi Amari e Schiapparelli, al-Idrisi, a proposito dei nostri luoghi, dopo aver parlato di Salerno, proseguendo nella sua descrizione geografica dei luoghi e parlando delle nostre coste, nel testo in arabo. Andrebbe ulteriormente indagata la notizia dataci da Amari e Schiapparelli (8), dove nella traduzione dall’arabo del testo scritto del ‘Libro di Re Ruggero’ del 1154, del geografo al-Idrisi (8), scrivono che nel suo libro, il geografo Idrisi, cita anche il porto di Sapri. La notizia, fu data per la prima volta dagli studiosi Pasquale Natella e Paolo Peduto nel loro “Pyxous-Policastro” (24), che parlando del Volpe (25) e delle mura di Policastro Bussentino al tempo dei Normanni del Roberto il Guiscardo, confermavano la notizia di solide mura e fortificazioni a Policastro, nel testo scritto in arabo del Libro del Re Ruggero del 1154, che descriveva gli scali marittimi più noti della Sicilia e del Regno Normanno dei primi del secolo XI. Il testo arabo del 1154, del geografo al-Idrisi, cita anche lo scalo marittimo di Sapri. Secondo la traduzione del testo in arabo di al-Idrisi, del 1154, i due studiosi Michele Amari e Schiapparelli (8), nel loro ‘L’Italia descritta nel ‘Libro di Re Ruggero’ compilato da Edrisi’

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(Fig. 1) Carta geografica dell’Italia, contenuta nel Libro di Re Ruggero del 1154, di el-Idrisi

Michele Amari e Schiapparelli (8), nel loro ‘L’Italia descritta nel ‘Libro di Re Ruggero’ compilato da Edrisi’, nel 1876-77, a pp. 96-97, a proposito dei nostri luoghi, dopo aver parlato di Salerno, proseguendo nella sua descrizione geografica dei luoghi e parlando delle nostre coste, nel testo in arabo, a p. 97, parlando del ‘3 scompartimento e del V clima’, scrivevano in proposito che:

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“Da Policastro ad ‘.tr.b.s (2) (Petrosa), conosciuta col nome di marsà ràs b.li qas’t.rù (Porto del Capo Policastro) sei miglia.”. Poi aggiunge: ” Da questo Capo a qast.r.k.lì (Castrocucco) tredici miglia” .

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(Fig….) Amari e Sciapparelli (8), Note bibliografiche al testo di pag. 97

Nella nota (2), Amari e Schiapparelli (…), postillavano che: “Metatesi di b.tr.s. Il porto del quale quì è parola, corrisponde all’attuale porto di Sapri ed il Capo Policastro al Capo Bianco.”Dunque, secondo i due studiosi e tradutori del Libro di Re Ruggero del 1154, al-Idrisi, la parola araba b.t.r.s., corrisponde al toponimo del porto di Sapri, mentre il ‘Capo di Policastro’, corrisponde al ‘Capo Bianco’. Amari e Schiapparelli, scrivevano “Da Policastro ad ‘.tr.b.s (2) (Petrosa), conosciuta col nome di marsà ràs b.li qas’t.rù (Porto del Capo Policastro) sei miglia.”. Dunque, quale dei due termini indica il toponimo di Petrosa? Il toponimo Petrosa, è indicato con il termine o la parola araba di ‘.tr.b.s. , oppure è indicato con il termine e le due parole di marsà ràs b.li qas’t.rù ? La citazione del toponimo ‘Petrasia’ e, di una Torre della ‘Petrosa’, toponimi che indicano due località vicinissime, in epoca Aragonese, ci fa pensare – secondo la traduzione del testo in arabo dei due studiosi Amari e Schiapparelli, del “Libro di Re Ruggero” del 1154 – non indichi un toponimo o nome di luogo di un porto o di uno scalo marittimo – in questo caso Sapri – ma, il toponimo  ‘.tr.b.s (‘Petrosa’) – noi crediamo – stia ad indicare il toponimo della  Torre costiera di difesa dell’omonima località nei pressi di Villammare, conosciuta dal geografo arabo di Re Normanno Ruggero d’Altavilla, nel XII secolo e, che la distanza indicata dal geofrafo al-Idrisi (Edrisi) – Da Policastro a Petrosa (2) (Il porto del quale quì è parola, corrisponde all’attuale porto di Sapri)… conosciuta col nome di marsà ràs b.li qas’t.rù (Porto del Capo Policastro) sei miglia.” – si riferisse alla distanza tra due Torri di avvistamento, di cui gli Arabi dovevano ben guardarsi nel caso di attacco. La citazione del toponimo di Capo Bianco’, quando più avanti – nella nota (2), Amari e Schiapparelli scrivono: “Metatesi di b.tr.s. Il porto del quale quì è parola, corrisponde all’attuale porto di Sapri ed il Capo Policastro al Capo Bianco.”, sebbene i due studiosi abbiano bene individuato la costa, quella Saprese appunto, io credo che, il testo in arabo scritto dal geografo di Re Ruggero, al-Idrisi che, nel 1154, descriveva i luoghi sulla nostra costa, sia da riferire alla località “Petrosa”, nei pressi della località costiera di Villammare, dove oggi si può vedere l’omonima Torre marittima di avvistamento e di difesa, detta della Petrosa.  La presenza del toponimo di  ‘Petrasia’ e, di una Torre della ‘Petrosa’, vicinissime, in epoca aragonese, ci fa pensare che il toponimo ‘Petrosa’ – secondo la traduzione del testo in arabo dei due studiosi Amari e Schiapparelli, del “Libro di Re Ruggero” del 1154 – non indichi un toponimo o nome di luogo di un Porto o di uno scalo marittimo – in questo caso Sapri – ma, il toponimo  ‘.tr.b.s (Petrosa) – noi crediamo – stia ad indicare i toponimi di alcune Torri costiere di difesa conosciute dagli Arabi al tempo del Re Normanno Ruggero e, che la distanza indicata dal geofrafo al-Idrisi (Edrisi) – Da Policastro a Petrosa (2) (Il porto del quale quì è parola, corrisponde all’attuale porto di Sapri)… conosciuta col nome di marsà ràs b.li qas’t.rù (Porto del Capo Policastro) sei miglia.” – si riferisse alla distanza tra due Torri di avvistamento, di cui gli Arabi dovevano ben guardarsi nel caso di attacco. Infatti, la citazione del geografo del toponimo di Capo Bianco’, quando più avanti – nella nota (2), Amari e Schiapparelli scrivono: “(2) Metatesi di b.tr.s. Il porto del quale quì è parola, corrisponde all’attuale porto di Sapri ed il Capo Policastro al Capo Bianco.” credo, si riferiscano alla località ad oriente di Sapri, dove alla fine del 1500, fu costruita la ‘Torre di Capobianco‘, altra Torre cavallara di avvistamento, costruita per la difesa delle coste in epoca Vicereale. Secondo la versione tradotta dall’arabo di Edrisi, dagli studiosi Amari e Schiapparelli, Sapri, sarebbe il toponimo di Petrosaconosciuta col nome di Porto del Capo Policastro”. Alcuni autori coevi come la traduzione del Rizzitano (2), del testo di Edrisi – scritto in arabo – che hanno integrato vecchie traduzioni del Joubert (…) del 1840, affermano che il toponimo arabo ‘.tr.b.s, sia Atrabis”. Amari (2), credeva che il toponimo arabo ‘.tr.b.s , fosse Petrosa’. (Atrabis o Petrosa)? Bisognerà indagare ulteriormente sull’antico manoscritto e sulla pagina in questione che cita il toponimo arabo ‘.tr.b.s . Sapri era citato con il toponimo in arabo ‘.tr.b.s  (prima) e poi, invece, nella nota (2), scrivono b.tr.s (??). Amari e Schiapparelli, a pagina XV, spiegano il sistema adottato nella traduzione del testo in arabo, nella trascrizione dei toponimi “si è tenuto il sistema di far corrispondere ad ogni lettera araba una sola del nostro alfabeto, modificando con punti o con altri segni quelle lettere che devono rappresentare lettere diverse dalle nostre nella pronuncia.”. Dunque, stando a quanto scrivevano i due studiosi italiani (8), per Sapri, dovrebbe corrispondere una parola in arabo composta da otto lettere ‘. tr . b . s e secondo loro dovrebbe corrispondere alla parola arabo اخرلص che però non conosciamo perchè non abbiamo letto il testo originale di al-Idrisi. Dove sono i punti, non sappiamo quali lettere in arabo sono state scritte da al-Idrisi. Possiamo solo dire che siano otto lettere. I punti nella traduzione dei due studiosi sono 4, quindi quattro lettere che non conosciamo. Nella sua nota (2) Amari non parla di ‘.tr.b.s  ma parla di: b.tr.s. Amari, prima scrive ‘.tr.b.s (Petrosa) e poi scrive b.tr.s. Bisognerà meglio studiare la pagina tratta dal manoscritto originale del “Libro di Re Ruggero”, trascritto in alcuni codici antichi come quello conservato alla Biblioteca Nazionale di Francia e verificare i punti sostituiti da Amari a quali lettere arabe corrispondono, così da avere la trascrizione integrale del toponimo di Sapri citato in arabo. Tuttavia, studiando la traduzione che ne fece il Joubert (…), nel 1840, si può leggere il toponimo arabo ‘.tr.b.sAtrabis”. Tuttavia, qualunque sia il toponimo citato dal geografo al-Idrisi nel suo Libro di Re Ruggero, certo è che se la notizia fosse confermata da ulteriori indagini, il toponimo di Sapri o il porto di Sapri, o il porto di Capo Policastro, era conosciuto nel 1154 e forse ancora prima della stesura del libro scritto in arabo.

Sapri o ‘Atrabis’ o ‘Petrosa’ nel Libro di Re Ruggero del 1154

Dunque, abbiamo visto come nella traduzione del testo in arabo del “Libro di Re Ruggero”, il toponimo di “Petrosa”, dovrebbe identificarsi con una località chiamata ‘Petrosa’, o con l’omonima Torre della Petrosa, a Villammare Il toponimo di “Petrosa”, che citano Amari e Schiapparelli (…), ci fa ricordare che a Villammare – una frazione di Vibonati – vi è una Torre vicereale, costruita verso la fine del 1500, detta appunto Torre della ‘Petrosa’. Essa prende il nome dalla medesima località dove essa è posta. La Torre della Petrosa è una delle numerose Torri cavallare e di avvistamento, marittime e costiere, costruite durante il Vice-regno spagnolo nel Regno di Napoli, per difendere le popolazioni locali dalle frequenti incursioni saracene. La Torre della Petrosa, figura tra quelle segnate nella carta geografi-ca “Principato Citra” di Mario Cartaro (coll. C. A. Stelliola), 1613 (delineazione 1590-1594) di Fig. 8.

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(Fig. 9) “Principato Citra” di Mario Cartaro (coll. C. A. Stelliola), 1613 (delineazione 1590- 1594), cm. 36 x 51, riprodotta e tratta dal Mazzetti.

La località “Petrosa” o “Petrasia” e l’omonima Torre della Petrosa a Villammare, in una carta d’epoca Aragonese.

La località ‘Petrasia’, è citata in una carta d’epoca aragonese da noi scoperta all’Archivio di Stato di Napoli, di cui abbiamo parlato in un altro nostro scritto, ivi e, come si può vedere nel particolare della Fig. 7, tratto dalla carta in questione (6).

Piante e Disegni, cartella XXXII, 2, convert. 2

(Fig. 10) Stralcio della carta corografica manoscritta ‘Principato Citra – Regno di Napoli‘, da me scoperta all’Archivio di Stato di Napoli (ASN) (6).

Nella carta corografica di Fig. 7, figurano i toponimi principali dei luoghi, l’orografia del territorio, fiumi e montagne, alture e poi si vedono indicate anche le Torri marittime che a quel tempo si vedevano. Nella carta in questione, di cui quì pubblichia-mo uno stralcio della zona limitrofa all’abitato di Sapri e della sua costa, si vede segnato in nero un toponimo ‘Petrasia’, un pò più spostato di una Torre – che pure figura – lungo la costa – all’altezza di Villammare – attuale frazione del Comune di Vibonati. La ‘Petrasia’, citata, figura proprio dove oggi è segnata la località ‘Petrosa‘, dove oggi – per intenderci – è segnata la contrada del ‘Parco Le Ginestre’. La presenza del toponimo di  ‘Petrasia’ e, di una Torre della ‘Petrosa’, vicinissime, in epoca aragonese, ci fa pensare che il toponimo ‘Petrosa’ – secondo la traduzione del testo in arabo dei due studiosi Amari e Schiapparelli, del Libro di Re Ruggero del 1154 – non indichi un toponimo o nome di luo-go di un Porto o di uno scalo marittimo – in questo caso Sapri – ma, il toponimo  ‘.tr.b.s (Petrosa) – noi crediamo – stia ad indicare i toponimi di alcune Torri costiere di difesa conosciute dagli Arabi al tempo del Re Normanno Ruggero e, che la distanza indicata dal geofrafo al-Idrisi (Edrisi) – Da Policastro a Petrosa (2) ( Il porto del quale quì è paro-la, corrisponde all’attuale porto di Sapri)… conosciuta col nome di marsà ràs b.li qas’t.rù (Porto del Capo Policastro) sei miglia.” – si riferisse alla distanza tra due Tor-ri di avvistamento, di cui gli Arabi dovevano ben guardarsi nel caso di attacco. Infatti, la citazione del geografo del toponimo di Capo Bianco’, quando più avanti – nella nota (2), Amari e Schiapparelli scrivono: “Metatesi di b.tr.s. Il porto del quale quì è parola, corrisponde all’attuale porto di Sapri ed il Capo Policastro al Capo Bianco.” credo, si riferiscano alla località ad oriente di Sapri, dove alla fine del 1500, fu costruita la ‘Torre di Capobianco‘,altra Torre cavallara di avvistamento, costruita per la difesa delle coste in epoca Vicereale. L’ipotesi di uno scalo marittimo chiamato con il toponimo Porto del Capo Policastro’ , identificabile con l’attuale marina di Villammare, è suffragato da alcune recenti carte geografiche come quella di Fig. 10, che, indicano alcuni toponimi conosciuti all’epoca, come quello della ‘Torre della Petrosa’ e, Porto di Li Bonati (Marina di Vibonati) che, noi crediamo fosse proprio il ‘Porto del Capo Policastro’ della traduzione dall’arabo del testo di Edrisi.

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(Fig. 11) Carta manoscritta “Golfo di Policastro“, senza indicazione di scala, a colori, (1° quarto sec. XIX), cm. 30 x 178, conservata presso la Biblioteca Nazionale di Napoli (7).

Note bibliografiche:

(1) Attanasio F., “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10; l’articolo fu citato dal Cesarino F., La Lucania del Barone Antonini, stà in ” I Corsivi”, n. 3, 1988; I villaggi deserti del Cilento”, rivista ‘i Corsivi’, Gen.-Feb.,1988, anno III, n. 1-2, Sapri, pp. 12-13; ” Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, rivista “I Corsi- vi”, Sapri, 1978, p. 9-10; “La pittura locale a Villa Guariglia“, rivista “I Corsivi”, Luglio 1987, anno II, n. 7, Sapri, p. 29; “Notizie storiche su Castelruggero“, rivista “i Corsivi”, Sapri, dic. 1988, anno II, n. 12, pp. 13-14; “Per un centro di storia cilentana“, rivista “I Corsivi”, Sapri, Nov. 1986, anno I, n. 9, p. 23; “Per un’ area di riequilibrio naturale”, rivista “ i Corsivi”, A- gosto 1986, anno I, n. 6, Sapri, p. 17; “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, rivista ‘Progetto’, Salerno, Luglio 1994, anno V, n. 2., pp. 3-4; “Per una politica del recupero“, Rivista ‘Progetto’, Salerno, Maggio1994, Anno V, n. 1, pag. 11; “I villaggi deserti del Cilento”, rivista “Progetto”, Salerno, Aprile 1995, anno VI, n. 2, p. 16; “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998.

(2) Brancaccio G., Geografia, Cartografia e Storia del Mezzogiorno, ed. Guida, Napoli, 1991. Si veda: 1- Il libro del Re Ruggero di al-Idrisi, cap. 4, p. 79; Per il Libro di Re Ruggero di al- Idrisi si veda: Amari M. – Schiapparelli C., L’Italia descritta nel ‘Libro di Re Ruggero’ compilato da Edrisi, in Atti della Reale Accademia dei Lincei, a. 274, s. 2, vol. VIII, 1876-77, Roma, 1883, p. 97, ed. Primary Source Edition. Il testo di Amari e Schiapparelli (2), può essere scaricato dal sito: https://ia802604.us.archive. org/16/items/litaliadescritta00idrsuoft/litaliadescritta00idrsuoft.pdf., che resta un’ottima traduzione del testo arabo scritto da Edrisi. Si veda anche: Edrisi, Il Libro di Ruggero, nella traduzione di U. Rizzitano, ed. Flaccovio, Palermo, 1994, pp. 91-92; si veda pure il testo del francese Jaubert nel 1840, che si basò su diversi manoscritti del Libro di Re Ruggero, ha fatto una mirabile traduzione del testo scritto in arabo; si veda pure: Santagati L., La Sicilia di al-Idrisi ne il Libro di Re Ruggero, ed. Salvatore Sciascia, Caltanisetta, 2010.

(3) (Figg. 1-2-3-4-5-6) si veda: Brotton J., Le Grandi mappe, ed. Gribaudo, 2014, pp. 46-47-48 -49 (Archivio Storico Attanasio)

(4) (Fig. 8) “Principato Citra” di Mario Cartaro (coll. C. A. Stelliola), 1613 (delineazione 1590- 1594), cm. 36 x 51, riprodotta e tratta da Mazzetti E., op. cit. (5) (Archivio Storico Attanasio)

(5) Mazzetti E, Cartografia generale del Mezzogiorno e della Sicilia, a cura di E. Mazzetti, scritti di Roberto Almagià, Ernesto Pontieri, Rosario La Duca, ESI, Napoli, 1972, tav. XVII (Archivio Storico Attanasio)

(6) (Fig. 9) Particolare del litorale Saprese tratto dalla Carta corografica manoscritta ed inedita “Principato Citra – Regno di Napoli”, da me scoperta e conservata all’Archivio di Stato di Napoli – Sezione Diplomatica-Politica, tratta dalla ‘Raccolta di piante e disegni‘, C. XXXII, n. 2, ove sul retro è scritto ‘1756’ (?), sec. XVIII, Principato Citra, Regno di Napoli, copia, conservata presso la Biblioteca Nazionale di Francia a  Parigi, fatta riprodurre da Ferdinando Galiano.”. Sul retro della riproduzione da me richiesta ed eseguita all’Archivio di Stato di Napoli, è impresso il timbro dell’ufficio Sezione Fotoriproduzione dell’ASN, lavoro n. 9124, del 16-5-81. Sulla carta in questione da me scoperta, si rimanda per gli opportuni approfondimenti allo studio ivi: “Sapri in una carta d’epoca Aragonese”. (Archivio Storico Attanasio)

(7) (Fig. 10) Carta manoscritta “Golfo di Policastro“, senza indicazione di scala, a colori, (1° quarto sec. XIX), cm. 30 x 178, conservata presso la Biblioteca Nazionale di Napoli, Sez. Manoscritti e rari, Ba 5d (2. Questa carta da me scoperta è inedita, fu da me pubblicata nell”Analisi Storico-Urbanistica’, per la redazione del P.R.G. del Comune di Sapri, Sapri, 1978, Fig. 52 (v. nota 150) (Archivio Storico Attanasio)

(8) Natella P. Peduto P., Pixous – Policastro, estratto da ‘L’Universo’, rivista di I.G.M., ed. I.G.M., Anno LIII, N. 3, Maggio-Giugno 1973, p. 513 (Archivio Attanasio)

(9) Volpe G., Notizie storiche dei principali luoghi del Cilento, Roma, 1888, ristampa ed. Ripostes, Cap. X, p. 117. Si veda pure p. 132 e p. 137, dove il Volpe parla del Porto di Sapri. Si veda pure: De Giorgi, Guida dell’Italia (Archivio Storico Attanasio)